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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II (of 2) - -Author: Salimbene de Adam - -Translator: Carlo Cantarelli - -Release Date: February 2, 2020 [EBook #61305] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 2 *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - CRONACA - DI - FRA SALIMBENE PARMIGIANO - - DELL'ORDINE DEI MINORI - - - VOLGARIZZATA DA - CARLO CANTARELLI - - - SULL'EDIZIONE UNICA DEL 1857 - CORREDATA DI NOTE E DI UN AMPIO - INDICE PER MATERIE - - =Vol. Secondo= - - - - PARMA - LUIGI BATTEI EDITORE - 1882 - - - - - _Il traduttore si riserva - il diritto della proprietà letteraria_ - - - - -CRONACA - -DI FRA SALIMBENE DI ADAMO PARMIGIANO DELL'ORDINE DE' MINORI - - -a. 1266 - -L'anno del Signore 1266, Re Carlo passò il ponte di Ceprano[1] col -suo esercito per andare contro Manfredi Principe, di Puglia e Sicilia, -figlio dell'Imperatore deposto Federico II; poi Re Carlo coll'esercito -passò il ponte di S. Germano[2], ed entrò di forza in S. Germano; agli -11 di Febbraio prese Capua, poscia sconfisse Manfredi e l'esercito -di lui presso Benevento. Il qual Manfredi cadde morto con tremila de' -suoi, tra cui il Conte Galvano, Annibale nipote del Cardinale Riccardo, -Enrico Marchese di Scipione, nipote di Uberto Pallavicini, e molti -altri Baroni; e Manfredi fu sepolto appiè del ponte di Benevento[3], -un venerdì 26 Febbraio. Fu anche presa la moglie di Manfredi con due -suoi figliuoli e con tutto il tesoro in Manfredonia. (Questa città la -fabbricò Manfredi, e le impose il proprio nome; e fu fondata in vece di -un'altra città, che si chiamava Siponto, a due miglia di distanza; e, -se il Principe viveva pochi anni ancora, sarebbe diventata una delle -più cospicue città del mondo. È tutta murata in giro, come dicono, ed -ha un porto sicurissimo; è alle radici del monte Gargano; la strada -principale è già abitata; sono già poste le fondamenta delle case -nelle altre strade, che sono larghissime, e aggiungono molto alla -bellezza della città. Ma Re Carlo l'ha tanto in uggia, che non la vuol -nemmeno sentir nominare, anzi vuole che si chiami Siponto nuova). -Nella stessa battaglia restò prigioniero anche il Conte Giordano e -Pietro Asino di Fiorenza, e molti altri rimasero morti sul campo. Il -Principe Manfredi però ebbe alcune buone qualità, di cui ho parlato -a sufficienza nel lavoro che feci intorno a Gregorio X. E ciò ridico -perchè lo storiografo deve essere imparziale, sicchè d'una persona non -dica soltanto il male, e ne tacia il bene. I Cortigiani principali di -Manfredi furono: Il Conte Galvano Lancia, che era il primo della Corte, -e più d'ogni altro influente; era Piemontese ed aveva attinenza di -parentela col Marchese Lancia; il Conte Giordano e il Conte Bartolomeo -ambedue Piemontesi; il Conte di Caserta di Puglia, che tradì Manfredi, -di cui, credo, aveva in moglie una sorella; il Conte di Acerra della -Puglia di Terra di Lavoro; Giovanni da Procida, potente e grande -nella Corte di Manfredi, ed è in voce d'aver egli propinato il veleno -a Re Corrado, ad istanza del fratello Manfredi; Manfredo Maletta, -che vive tuttora, Conte Ciamberlano, potentissimo alla Corte di -Manfredi, ricchissimo, e da Manfredi stesso prediletto. Questo Maletta -avendo potuto sfuggire alla strage che si fece dell'esercito del suo -Signore, si ricoverò a Venezia, e vi abitò finchè Pietro d'Aragona -invase il Regno dalla parte di Messina contro Re Carlo, fratello del -Re di Francia S. Lodovico di buona memoria. Ed ora il prenominato -Ciamberlano è uno dei grandi e prediletti nella Corte di Pietro -d'Aragona. Egli sa dove stanno nascosti molti tesori. È valentissimo -e perfetto compositore di canti e canzonette, e per suonare strumenti -musicali è stimato non aver pari al mondo. È regnicolo, cioè oriondo -del Regno. E qui è da notare che Re Carlo fece uccidere molti, or -l'uno or l'altro, che si spacciavano per Manfredi. Imperocchè non -manca mai chi, a cagione di lucro, s'infinge per Manfredi; sia pur -anche che si esponga al pericolo della morte. L'anno stesso poi 1266, -Brescia, che era sotto la Signoria del Marchese Uberto Pallavicini, -si ribellò al Marchese, ed i Bresciani che erano dentro la città, e -quelli che ne erano fuorusciti, fecero tra loro pace e concordia, e -si rappacificarono anche coi Milanesi e coi Bergamaschi, in Febbraio. -L'anno stesso, i Modenesi fuorusciti occuparono il castello di Monte -Valerio[4], per tradigione di Ugolino da Guiglia, un nobile del -contado di Modena, che fattosi d'improvviso traditore e nemico, di -amico e fedele che era dei Modenesi della città, cioè degli Aigoni, -che parteggiavano per la Chiesa, e ribellatosi a quelli che in molte -maniere l'onoravano, lo consegnò ai fuorusciti, cioè ai Gorzano e a -quelli di parte loro; i quali occupando il detto castello molestavano -in diversi modi la diocesi di Modena. Perciò, i predetti Modenesi -della città, colla milizia dei Reggiani, e forte numero di popolani ed -alcuni Parmigiani si posero a campo virilmente e potentemente attorno -al castello; ed ivi durando tutto il mese, fu tanta la fame e la sete -a cui furono ridotti quei del castello per la moltitudine degli uomini -e degli animali, che non vi si poteva più vivere; e inoltre vi si era -fatto un insoffribile fetore, sicchè dopo aver perduto per forza, ai -3 di luglio, lo steccato, già ridotti agli estremi, avuto affidamento -del rispetto alle persone, abbandonarono, ai 4 di Luglio stesso, il -castello. Allora il prenominato traditore Ugolino di Guilia, mentre -malato morto si trasportava via dal castello, fatto segno alle grida -e all'ira del popolo, fu crudelmente ucciso in mezzo al campo; ed il -castello fu completamente distrutto. L'anno stesso, ai 3 di Settembre, -si rappacificarono tra loro la fazione di quei di Sesso che era fuori, -e la fazione dei Roberti, che eran dentro. E a Reggio fu Podestà -Bonacorso de' Bellincioni da Firenze, che fu tanto benefico ai poveri, -quanto severo coi nobili. E i nobili ne lo cacciarono, perchè sosteneva -i diritti del Comune, e faceva buona giustizia...... Lo stesso anno, i -Guelfi Fiorentini ritornarono in Firenze, e ne espulsero i Ghibellini. -Lo stesso anno, Re Carlo assediò Poggibonsi[5], e vi era stato dintorno -a campo lungo tempo, quando l'ebbe per accordi; ed ivi morì sua moglie -l'anno seguente. L'anno 1266, una grande moltitudine di Saraceni -passando lo stretto venne in Ispagna, e si unirono a quelli che già -vi erano, e, volendo riconquistare quella parte di Spagna che avevano -perduta, fecero immensa strage di cristiani. Ma in fine, serratisi -insieme i cristiani del paese, e aggiuntivisi molti crociati da -diverse parti, riportarono, quantunque con gravi perdite, vittoria sui -Saraceni. - - -a. 1267 - -L'anno del Signore 1267, indizione 10ª, Re Carlo in Toscana strinse -di lungo assedio il castello di Poggibonsi, ove erasi chiuso un forte -nucleo di nobili avversi alla Chiesa; finalmente venne con loro ad -accordi e se ne andarono. Fu pure conchiusa pace e concordia tra i -Cremonesi di dentro la città e i fuorusciti, per mediazione del Legato -del Papa. E Uberto Pallavicino perdette la Signoria di Cremona e di -altre città, nelle quali aveva signoreggiato, e se ne tornò a' suoi -castelli di Ghisaleggio e Landasio nella diocesi di Piacenza. E il -Pallavicino stesso restava meravigliato che un prete solo, e colle sole -blandizie delle sue parole, l'avesse potuto espellere da' suoi dominii; -e perciò era solito dire: - - Cum verbis blandis et factis saepe nefandis - Amentem prudens fallere saepe solet. - - Con opra rea, ma con parole molli, - L'accorto spesso sa gabbare i folli. - -E se lo meritò bene il Pallavicino di perdere la Signoria di Cremona, -perchè temendo di perderla se i devoti che si flagellavano fossero -andati a Cremona, fece piantare le forche lungo il Po....... Così -lo stesso anno uscì di Cremona, con quei di parte sua, Bosio di -Dovara e fu assediato nella Rocchetta[6]. Questi due iniqui Signori -spadroneggiarono molti anni in Cremona. Questo stesso anno, verso -la festa del beato Francesco, Corradino figlio di Corrado, che era -figlio di Federico Imperatore deposto, venne dall'Alemagna per andare -in Puglia a ricuperare contro Re Carlo la Terra degli avi suoi; e -molti Toscani e Lombardi si associarono a lui, e per via non incontrò -alcun ostacolo sino al giorno della battaglia. Perciò l'esercito dei -Cremonesi di dentro la città, per timore di Corradino e dei Veronesi, -sciolse l'assedio della Rocchetta. Questo Corradino era giovine di -lettere, e parlava benissimo latino: e lo stesso anno, in ottobre, -andò a Verona con numerosissima milizia tedesca. Così l'anno stesso, in -Luglio, di notte, furtivamente, Giacomino da Palù ascese ed entrò sul -sasso di Bismantova, ove fu ucciso Turco da Bismantova. Dai Reggiani -e Parmigiani fu pure quell'anno, in Agosto, cinta d'assedio Crovara, -ed i Reggiani vi avevano tre trabucchi, i Parmigiani uno. E Crovara[7] -si arrese a patti, e Bismantova pure fece la sua dedizione, e diede -ostaggi al Comune di Reggio, per sigurtà che non gli avrebbero per lo -innanzi recata offesa. Così pure in Dicembre, ai nove, fu riconquistato -il castello di Reggiolo, occupato dai Cremonesi, che l'avevano avuto da -quei di Sesso, che lo possedevano per ragion di conquista; e fu dalle -mani dei Cremonesi riscattato a prezzo di tremila lire reggiane, oltre -le spese per ambasciate, militi e fanti, che andarono a servizio dei -Cremonesi. - - -a. 1268 - -L'anno 1268, indizione 11ª, i Parmigiani cinsero di assedio Borgo S. -Donnino coll'aiuto de' Modenesi, Cremonesi, Piacentini e Reggiani; e se -ne ritirarono dopo esservi stati lungo tempo attorno, e aver distrutto -nel contado alberi, biade, vigne e case. E allora i Parmigiani si -rappaciarono con que' loro concittadini che soggiornavano in Borgo S. -Donnino. Quell'anno infermò Papa Clemente IV, il giorno di S. Cecilia, -e otto giorni dopo, cioè la vigilia di S. Andrea, morì. L'anno stesso, -Corradino passò presso la Rocchetta e vicino a Brescia; poi tornò alla -Rocchetta di Bosio, passò l'Adda e pel Ticino si recò a Pavia, ove si -fermò molti giorni; poscia si portò a Pisa, traversando le Terre del -Marchese del Carretto, e per mare. Il suo esercito arrivò più tardo -a Pisa passando per il territorio dei Fieschi. E lo stesso anno si -accostò a Roma marciando attraverso la Toscana, a malgrado dei Guelfi -del paese, e raccolse uomini su quel di Lucca. Così nello stesso -millesimo, la vigilia del beato Bartolomeo, s'azzuffò l'esercito di -Corradino coll'esercito di Re Carlo, il quale ne trionfò; e dalla parte -di Corradino molti cadendo furon morti. Vi fu grande strage, e molti -si diedero a fuga, e molti altri Baroni e cavalieri rimasero prigioni. -Lo stesso Corradino col Duca d'Austria e moltissimi altri fu fatto -prigioniero e condotto nelle carceri di Palestrina. Ed Enrico fratello -del Re di Castiglia, che era allora Senatore di Roma, fu parimente -preso in questa battaglia con Galvagno Lanza. Il quale, insieme a -molti altri Pugliesi traditori, fu ucciso con due suoi figli presso -Roma. E l'anno stesso Modenesi e Reggiani presero Brandola[8].... E, -il dì di S. Luca Evangelista, la moglie di Re Carlo venne a Reggio -con numerosissimo seguito di fanti, di cavalieri e balestrieri. E, -non un mese dopo, arrivò a Reggio il Conte di Fiandra in compagnia di -sua moglie, che era figlia di Re Carlo, con una moltitudine di gente, -che tutti andavano in Puglia dopo la sconfitta di Corradino e de' -suoi, nella quale battaglia rimase prigioniero Corrado di Antiochia, -nipote dell'Imperatore, che era evaso dalla prigione del Re per opera -di Giacomo di Napoleone e compagni, che erano nell'accampamento dei -Saraceni. E quella sconfitta avvenne nei campi Palentini, presso -il fiume[9] della Marca, vicino ad Albi[10]. E lo stesso anno, dopo -tre mesi, fece a Corradino medesimo, al duca d'Austria nel regno di -Puglia, e al Conte Gerardo da Pisa..... fece loro presso Napoli mozzar -la testa. Morì anche quell'anno, ai 28 Novembre, Papa Clemente IV, -nativo della Provenza. Questo Papa Clemente, che ebbe moglie e figli, -prima fu avvocato di grande rinomanza e consigliere del Re di Francia: -dipoi, morta la moglie, per merito di vita buona e di rara scienza, fu -fatto Vescovo di Puy[11], poscia Arcivescovo di Narbonne; in seguito, -Vescovo e Cardinale della Sabina; finalmente, mandato da Papa Urbano -IV in Inghilterra, come Legato per la riformazione della pace, fu, in -sua assenza, dai Cardinali eletto Papa, a Perugia, e si diede tanto -alle veglie, ai digiuni, alle preghiere e ad altre buone opere, che si -crede che Iddio pe' meriti di lui abbia liberato la Chiesa dai gravi -disordini, che a quei tempi l'affliggevano. Egli, quando Corradino -nipote dell'Imperatore Federico, s'accingeva a battere Re Carlo, a -cui il Papa aveva dato il Regno di Sicilia, mentre molti disperavano -delle sorti di Carlo, sia perchè l'esercito di Corradino era grosso, -sia perchè la Sicilia s'era ribellata a Carlo stesso, predisse in un -pubblico sermone...... che Corradino come fumo si dissiperebbe, e Carlo -entrerebbe in Puglia siccome inconscia vittima. E l'evento gli fece -ragione; poichè Corradino, dopo presa la fuga, fu fatto prigioniero, -e n'ebbe tronco il capo; e il suo nome, in pochi giorni, svanì come -fumo. Questo Papa canonizzò anche a Viterbo, nella chiesa dei frati -Predicatori, una Edwige duchessa di Polonia, vedova di ammirabile -santità, la quale, tra gli altri suoi miracoli, essendosi differita -di molti anni la sua canonizzazione......... La qual cosa saputasi -da un ebreo, si fece subito battezzare con tutta la sua famiglia. Lo -stesso anno, ai 5 di Dicembre, Manfredo dei Roberti, eletto Vescovo -di Verona chiuse i suoi giorni; e, nello stesso mese, morì Pietro da -Vico, Prefetto di Roma. E lo stesso anno 1268, il Soldano di Babilonia, -devastata l'Armenia, occupò Antiochia, una delle più cospicue città del -mondo, e, presi ed uccisi uomini e donne, la ridusse una solitudine, -e....... per la maggior parte li uccise; e questo avvenne ai 16 di -Maggio, vigilia dell'Ascensione. Così pure nel millesimo sussegnato, -cioè 1268, Corradino, nipote del fu Imperatore Federico, sprezzando -la scomunica del Papa, levando le armi contro Carlo, fatto dalla -Chiesa Re di Sicilia, aggiunti ai Tedeschi, che aveva, molti Lombardi -e Toscani, arrivò a Roma, dove, accolto solennemente, alla imperiale, -si associò il Senatore di Roma Enrico, fratello del Re di Castiglia -e molti Romani, e s'avviò contro Carlo in Puglia; ma dopo un'aspra -battaglia campale, Corradino, co' suoi che voltavan le spalle, fu fatto -prigioniero, e da Carlo con due nobili decapitato. - - -a. 1269 - -L'anno 1269, indizione 12ª, a mezzo Aprile, cadde una abbondantissima -neve, che durò, in pianura, due giorni e due notti: e cominciò a -nevicare a mezzanotte tra Sabato e Domenica, nè cessò che sino a -verso sera. La notte successiva si ebbe forte brina, l'altra ancora, -brina fortissima, che distrusse tutte le vigne. E in quell'anno fu dai -Reggiani distrutto il castello di Pizegolo[12], come anche Toano[13] -fu distrutto e raso al suolo. Questo fu un anno di venti furiosissimi; -e, nel mese di Luglio i Cremonesi andarono a campeggiare attorno alla -Rocchetta di Bosio da Dovaria, che venne a soggezione del Comune di -Cremona; e, a norma de' patti sanciti tra le parti belligeranti, la -Rocchetta fu smantellata. Così pure Lucera de' Saraceni in Puglia -si arrese a Re Carlo. E nello stesso anno, in Settembre, duecento -fanti montanari con cavalleria e fanteria della diocesi di Modena, -si recarono, per l'interesse del Comune, nel Frignano contro Guidino -Montecucoli, fratello di Bonacorso, per riedificare un castello in -servizio dei Serafinelli della stessa Terra del Frignano[14]; e ne -restaron morti e prigionieri di fanti e di cavalieri. E allora accorse -il Conte Maginardo con numeroso corpo di militi di Bologna e della -diocesi in aiuto del suddetto Guidino; e si combattè una accanita -battaglia, e furono presi, impiccati e morti quasi tutti quelli della -diocesi di Reggio, e vi morì con un suo segretario, Guido di Mandra, -che era, pel Comune, Capitano di quelli della diocesi di Reggio. Lo -stesso anno, la rocca di Bardi[15], nel mese di Novembre, si arrese al -Comune di Piacenza; e i Parmigiani distrussero sino alle fondamenta -la muraglia di cinta di Borgo S. Donnino, spianarono le fossa del -castello, e mandarono comandando ai Borghigiani di abbandonare il -castello, e fabbricando case, si facessero un borgo lungo la strada -verso Parma. Quell'anno stesso il Marchese Uberto Pallavicini, guercio, -vecchio e invecchiato nel mal fare, morì in montagna nell'amarezza -dell'anima e nel dolore, senza confessione e senza penitenza, e senza -dare alcuna soddisfazione alla Chiesa. E i frati Minori furono là, -volendo tentare di convertirlo a Dio, almeno in punto di morte...... -A cui disse frate Gerardino di S. Giovanni in Persiceto, lettore di -teologia nel convento dei frati Minori di Parma: Il Savio ne' Proverbii -6º dice: _Corri, affrettati, risveglia il tuo amico_: Ed io adempiei -a questo precetto della Scrittura, o Signore, recandomi da voi per la -salute dell'anima vostra, ch'io voglio conquistare al cielo........ -E il Pallavicino, rispose: Non ho rimorso in coscienza di tener nulla -che sia d'altri. A cui frate Gerardino replicò; _Chi nasconde le sue -colpe non sarà indirizzato; chi se ne confesserà e le abbandonerà, -riceverà misericordia_. Ma frate Gerardino riconoscendo che s'affannava -invano, disse: _Ho fatto quel che toccava a me_ ecc. e l'abbandonò alla -pertinacia di lui....... Penso che frate Gerardino fosse mandato al -Pallavicino o dai Parmigiani, o da qualche Legato per richiamarlo alla -legge della Chiesa. Perocchè quando Papa Clemente passò da Piacenza, -come privato, per andar a ricevere l'investitura del papato, disse -ad alcune persone: A nome mio, dopo ch'io sia partito di quì, dite -a quel Signore che tiene la Signoria di Cremona, che se vuol essere -amico di Dio e della Chiesa e lasciar vivere la gente in pace, io -porrò opera acciocchè il Papa gli faccia buona e festosa accoglienza, -e gli usi misericordia........ I Parmigiani però del Pallavicino -se ne sono vendicati ancor vivo, smantellandogli le castella, e -devastando le Terre che aveva occupato....... Signoreggiò vent'anni -in Cremona; che se altrettanti avesse servito a Dio, n'avrebbe avuto -in mercede il regno eterno. Iddio gli perdoni i molti danni, che ha -fatto ai Parmigiani, ai Cremonesi, ai Piacentini e a molte altre -città Lombarde; ma neppur esso se la passò impunemente........... -Nello stesso anno, si tenne un Capitolo generale in Assisi, essendo -tutt'ora Ministro Generale frate Bonaventura; nè vi era Papa, perchè -i Cardinali non avevano ancora potuto accordarsi. In questo tempo i -Bolognesi si recarono a Primaro, e vi eressero un castello contro i -Veneziani. (Primaro è una località su quel di Ravenna, dove il Po che -rade Argenta, entra in mare). E corsero i Veneziani contro i Bolognesi -con grosso esercito, con navi, baliste, màngani e trabucchi e con ogni -maniera d'argomenti da guerra; e fecero alto alla sponda opposta del -Po, e tentarono un vigoroso attacco al castello de' Bolognesi, e vi -fu grosso combattimento. I Veneziani battevano la torre de' Bolognesi -con màngani e trabucchi; ma i Bolognesi difesero virilmente il loro -castello, sicchè i Veneti abbandonarono l'impresa. Ed i Bolognesi -stettero quivi a oste, credo, due o tre anni, e ne morirono trecento, -o cinquecento, per la malaria del mare, e per la moltitudine delle -zanzare, delle pulci, delle mosche e dei tafani. E frate Pellegrino -del Polesine Bolognese, dell'Ordine de' frati Minori, andò e compose -in accordo Veneti e Bolognesi. I Bolognesi distrussero il castello che -avevano fatto, e quindi partirono, donando molto legname del castello -sfatto ai frati Minori di Ravenna. E siccome io abitava allora a -Ravenna, mi pare che la distruzione di quel castello da parte dei -Bolognesi, e la loro partenza da Primaro accadessero quando Corradino -fu sbaragliato da Carlo, cioè nel 1268. (Ed innumerevoli stormi di -quegli uccelli, che nelle vigne devastano le uve, e che dal volgo si -chiamano tordi, passarono nell'autunno di quell'anno, sicchè ogni sera -dopo cena sino al crepuscolo della notte, e per molti giorni, appena -si poteva liberamente vedere il cielo. Ed erano talora due, tre strati -l'uno sopra l'altro, e coprivano l'estensione di tre o quattro miglia. -E, poco dopo, altri stormi d'uccelli dello stesso genere sopravvenivano -volando, stormeggiando, e gracidando in suono che parea di lamento. E -questo ripetevasi per molti giorni, verso sera, discendendo dai monti -alle valli, e tutto il cielo ingombravano. Ed io con altri frati ogni -sera usciva a vedere, a osservare, a empirmi di meraviglia, e volendo -stare all'aperto, all'aperto non si era, perchè quegli uccelli velavano -tutto il cielo. E dico cosa vera, da me veduta; nè l'avrei creduta a -chi me l'avesse contata). La cagione poi, per cui i Bolognesi andarono -a Primaro e fabbricarono ivi un castello è questa. I Veneziani sono -uomini avari, tenaci e superstiziosi, e vorrebbero assoggettare a sè -tutto il mondo, se fosse possibile; e trattano ruvidamente i mercanti -che vanno ai loro mercati, e vendono caro, e fan pagare molti pedaggi -in più luoghi del loro territorio, per una stessa persona e per un -sol viaggio. E se qualche mercante porta colà le sue merci a vendere, -non può riportarnele, anzi è costretto a vendere, voglia non voglia; -e se una nave carica, che non sia delle loro, per qualche avaria si -ricoveri nei loro porti, non può uscirne, se prima non ha venduto le -merci a loro; e dicono che fu per volere di Dio che quella nave riparò -in un loro porto; al che nulla si può contraddire. Nel tempo in cui -Roglerio di Bagnacavallo dominava a Ravenna, sopravvennero i Veneziani, -e costruirono un castello allo sbocco delle valli, e sulla riva del -Po pel naviglio che va da Ravenna al Po dalla parte di S. Alberto, -e promisero ai Ravennati, che i Veneti avrebbero tenuto il castello -per cinquant'anni e che annualmente, per tale concessione, avrebbero -pagato alla cittadinanza di Ravenna, cioè al Comune, cinquecento lire -della moneta Ravennate; e pagavano puntualmente, come io ho veduto. -Ma i Veneziani in questo affare vi ebbero cinque furberie, o malizie. -La prima fu che mentre questa concessione doveva durare, come s'è -detto, cinquanta anni e non più, ora si maneggiano a perpetuarla; -nè solamente lo dicono, ma lo mostrano a fatti; perchè mentre prima -avevano edificato il castello di legname, ora lo fanno di muraglia. -La seconda è che da questa stazione intercettano la via alle navi -Lombarde, che non possono trar nulla nè dalle Romagne, nè dalla Marca -d'Ancona; da' quali paesi potrebbero esportare frumento, vino, olio, -pesce, carne, sale, fichi, uova, formaggi, frutta, ed ogni sorta di -vettovaglie, se i Veneziani non l'impedissero. Terza, perchè girano -per ogni verso facendo incetta in queste due provincie d'ogni sorta -di vettovaglie, e, perchè prima di loro non ne facciano raccolta, -prevengono i Bolognesi, ai quali per la molta popolazione e per la -fame degli abitanti delle città e delle campagne, urge necessità -di avere abbondanza di tali provvigioni. Per la qual cosa, nessuna -meraviglia se i Bolognesi si sono levati ad alzare un castello contro -i Veneziani, a cagione dei quali dovrebbero accendersi di sdegno ed -insorgere anche tutti i Lombardi, e condurre un esercito e far guerra -ai Veneziani per i danni che loro apportano. Quarta, perchè nel porto -di Santa Maria di Ravenna hanno sempre all'àncora una galea armata, -affinchè di lì nessuno possa uscire con vittovaglie, chiudendo ogni -sbocco ai Ravennati, ai Bolognesi, ai Lombardi. Il che non era punto -nei patti della concessione. Quinto, perchè tengono sempre in Ravenna, -a spese del Comune, un console, che chiamano Vicedomino, coll'ufficio -di sorvegliare con sollecitudine, con somma diligenza e oculatezza, -che i Ravennati non tramino alcun che in danno dei Veneziani, nè -ordiscano nulla contro l'attuale stato di cose; il che pure non era -fra' patti. E i Veneziani denominarono quel castello Marcamò, volendo -dire il mare chiamò, stante che dal castello si ode il suono delle -onde quando il mare è agitato, e si sollevano i cavalloni. Domandai -al Conte Roglerio di Bagnacavallo se l'avesse fatto fare egli quel -castello; e mi rispose: Fratello, io non l'ho fatto fare, se non nel -senso che l'ho lasciato costruire, essendochè quando si fece, io aveva -tanta autorità in Ravenna da poter impedire che si facesse. Ma per tre -motivi lasciai fare: 1º perchè io aveva per moglie una veneziana; 2º -perchè in quel tempo i miei nemici erano fuori di Ravenna; 3º perchè me -ne veniva vantaggio, pagando i Veneziani ai Ravennati cinquecento lire -annue. D'altronde noi non ne risentiamo danno di sorta, perchè Ravenna -ha tanta abbondanza di vettovaglie, che sarebbe stoltezza volerne -di più. Di fatto una larga scodella piena colma di sale a Ravenna -costa un piccolo denaro; all'osteria si pagano altrettanto dodici -ova cotte e condite; quando è la stagione delle anitre selvatiche, se -voglio, posso comprarne una grassissima per quattro piccoli denari; e -talvolta ho visto che, se taluno s'incaricava di pelarne dieci, gliene -davano cinque di mercede. La stessa soperchiarìa usano i Mantovani a -Governolo[16]. (Una volta era della Contessa Matilde, come era anche -la città di Mantova): perchè quivi non si accetta pedaggio dalle navi, -che passano pel Po, ma le costringono a navigare per dieci miglia sino -a Mantova. E dopo che ivi hanno fatto vedere le merci, scaricandole -e ricaricandole e pagando il pedaggio, li fanno (sic) ritornare al Po -per lo stesso canale naviglio, sendochè altra via non avrebbero aperta, -se non ritornando a Governolo. Per la qual cosa sdegnati i Cremonesi -fecero quella Tagliata, di cui più sopra a suo luogo abbiamo parlato, -discorrendo cioè dell'anno in cui fu fatta, la quale molto giovò -ai Mantovani, e danneggiò i Reggiani, avendo loro distrutto campi, -vigne e ville. Questa Tagliata sino a Primaro[17] impaludò larga zona -di terreni, distrusse e sommerse molte ville, e dove prima si aveva -abbondanza di frumento e di vino, ora si ha copia di pesci di diverse -specie. - - -a. 1270 - -L'anno 1270, indizione 13.ª, nel mese d'Aprile, Domenica delle olive, -arrivò a Reggio l'Imperatore di Costantinopoli che era in viaggio per -oltremare; e, il giorno stesso, nel convento dei frati Minori, creò -cavaliere Giacomino di Roteglia[18], che poi pel 1.º di Maggio bandì -una gran corte, per trovarsi alla quale tutti i cavalieri e quasi tutti -i giovani gentiluomini di Reggio vestirono a nuovo, e poi fecero doni -dei loro vestiarii. Lo stesso anno, ai 27 di Giugno, Giovedì, mancò ai -vivi Bonifazio da Foiano, Arciprete della Chiesa maggiore di Reggio, -uomo di lettere e fratello germano di Guglielmo Vescovo di Reggio, -ed era stato anche Arciprete di Campigliola. Morì a S. Salvatore ove -dimorava, e fu sepolto nella Chiesa maggiore. L'anno stesso, in Agosto, -furono smantellati i fortilizi, le castella e le case degli aderenti -al partito di quei di Sesso della diocesi di Reggio, e, nel mese di -Settembre, furono mandati a confino essi e ventiquattro loro amici, -appartenenti anch'eglino alla diocesi di Reggio, con ingiunzione di -stare al di là di Bologna, di Tortona e di Verona. Così, in Settembre -fu anche morto Arverio, fratello di Bonacorso da Palù, con due figli -ed altre persone, da Giacomino da Palù; il quale Giacomino da Palù, a -più riprese, fece strage di molti del suo casato; cioè uccise il padre -di suo genero, Alberto Caro, ed il genero, che aveva nome Zanone, e -il figlio della propria figlia, bambino ancor lattante, battendolo -contro terra, e Arverio, che era suo fratello consanguineo, e un altro -ancora del suo casato. Così, nel millesimo sussegnato 1270, non vi era -nè Papa, nè Imperatore; e il Re di Francia Lodovico il cristianissimo, -non rattenuto dal pensiero delle fatiche e delle spese, che altra volta -aveva fatto oltre mare, di nuovo imprese il viaggio con due figli, il -Re di Navarra, e moltissimi Baroni e Prelati della Chiesa per liberare -Terra Santa. Ma per redimere più agevolmente Terra Santa deliberarono -di assoggettare prima alla potestà dei cristiani il Regno di Tunisi, -che, trovandosi a mezza via, impediva di non poco il viaggio a quelli -che passavano per andar oltre mare. Ma dopo che con un pronto e forte -colpo di mano ebbero occupato il porto e Cartagine, che è presso -Tunisi, nell'esercito de' Cristiani cominciò a infuriare la malattia, -che quell'anno infieriva lungo le coste di quel mare; e mietè, prima, -la vita d'un figlio del Re, poi quella del Legato del Papa, Cardinale -Albanese, in seguito quella del Re stesso cristianissimo, Lodovico, -e di molti Conti e Baroni e semplici soldati. Come poi abbia chiusi -i suoi giorni il Re prenominato.... Nella sua malattia non cessando -mai di lodare Iddio, talvolta alle lodi intercalava questa preghiera: -_Fammi, o Signore, tener in non cale la prospera sorte del mondo, e -non paventare l'avversa_. Pregava anche per il popolo che aveva tratto -seco, dicendo: _Santifica e custodisci, o Signore; il tuo popolo_. E -in sul punto di esalare l'ultimo respiro, alzò gli occhi al cielo e -disse: _Entrerò in casa tua, adorerò nel santo tempio tuo, e confesserò -il tuo nome, o Signore_. Pronunziate queste parole, s'addormentò nel -Signore. E in mezzo al turbamento d'animo dell'esercito dei cristiani, -e alla festa che ne facevano i Saraceni, ecco che con numerose squadre -di milizia arrivò Carlo Re di Sicilia, a sollecitare il quale, vivo -ancora il Re di Francia, era venuto suo fratello; il cui arrivo molta -esultanza suscitò negli animi dei cristiani, e molta trepidazione nei -Saraceni. E quantunque, a quanto appariva, fossero di numero superiori -ai cristiani, pure mancava loro l'ardimento di provocarli a generale -battaglia; ma con loro arti recavano ai cristiani molte molestie; -delle quali questa fu una. Quella regione è molto sabbiosa, e, in -tempo di siccità, sommamente polverosa; laonde i Saraceni appostarono -molte migliaia d'uomini sopra un monte vicino ai cristiani, e quando -soffiava il vento nella direzione dei cristiani, smovevano la sabbia, -e se ne sollevavano nubi e nembi d'un polverìo, che era molestissimo -ai cristiani. Ma finalmente, per pioggia caduta, cessò la polvere, e -i cristiani, appostate le macchine e tutti gli argomenti guerreschi, -s'apparecchiavano ad oppugnare Tunisi da mare e da terra; il che -incutendo timore ai Saraceni, vennero a patti coi cristiani. Tra i -quali patti è fama che i principali fossero i seguenti: che tutti i -cristiani prigionieri in quel Regno si lasciassero in libertà; che -nei monasteri fabbricati nelle città di quel Regno ad onore del nome -di Cristo, si potesse liberamente predicare il Vangelo dai frati -Minori e Predicatori, od altri che fossero; che liberamente si potesse -battezzare chi il desiderasse; che, pagate le spese della crociata al -Re, la Tunisia fosse tributaria al Re di Sicilia. E molti altri patti -furono convenuti, che quì sarebbe troppo lungo annoverare. E mentre per -l'arrivo di Odoardo Re d'Inghilterra, in compagnia di una moltitudine -di Frisoni ed altri pellegrini, era cresciuto di tanto il numero dei -combattenti cristiani, che si giudicava arrivassero a 200000, e si -sperava che bastassero non solo a redimere Terra Santa, ma anche a -soggiogare tutti i Saraceni, sì numeroso esercito, per le peccata de' -cristiani, si disperse senza aver apportato alcun notevole vantaggio. -Perocchè il Legato, che avrebbe dovuto dirigerli, fu rapito da morte; -Terra Santa, a cui doveano avviarsi, mancava del governatore dei -pellegrini; il Patriarca, che fu delegato per Terra Santa, era morto; -la Sede Apostolica che a tutti doveva sopravvedere e provvedere, era -vacante; e il Re di Navarra, che era partito malato dall'Africa, giunto -in Sicilia, soccombette alla sua malattia. - - -a. 1271 - -L'anno del Signore 1271, indizione 14.ª, l'ultimo di Marzo, arrivò di -passaggio a Reggio, Filippo Re di Francia con suo fratello e col suo -esercito, ed ebbe ospitalità nel palazzo di Guglielmo da Fogliano, -che allora era Vescovo di Reggio. Il qual Re andava in Francia colla -salma di suo padre Lodovico Re di Francia, che trasportava dall'Africa, -dove era morto a Cartagine presso Tunisi. E lo trasportava in un'urna -chiusovi con aromi; ed in un'altra urna portava la salma di Tristano -suo fratello e figlio del Re predetto, che era morto parimente a -Cartagine con molti altri Baroni, che s'eran mossi per redimere oltre -mare la Terra Santa. E dopo otto giorni passò pure da Reggio il Conte -di Fiandra colla sua gente e la sua milizia. In quell'anno fu enorme -carestia di biade; tanto che in Maggio e Giugno lo staio di fava si -vendeva sei soldi imperiali; lo staio di melica, tre, quattro soldi -imperiali; lo staio di spelta costava due soldi e mezzo imperiali -sul pubblico mercato, e in contratti privati dieci soldi reggiani; -lo staio del frumento si pagava venti soldi imperiali in pubblico; -ed in privato, otto soldi imperiali. E lo stesso anno i Cremonesi -andarono a oste contro il castello di Malgrate[19], e vi stettero fino -a tanto che lo ebbero a patti, e lo diroccarono e rasero al suolo. Lo -stesso anno fu anche devastato il territorio di Crema sino alle fossa -della città, in Giugno, dai Milanesi. Ed era allora Podestà di Milano -Roberto da Tripoli, cittadino Reggiano, dei Roberti. In quell'anno fu -costituita in Bologna una compagnia, che si chiamava della giustizia; -ed era numerosa assai e composta dei migliori popolani di quella -città; e mandò ottocento dei suoi armati ai confini del territorio -Bolognese per la sicurezza della città. Nello stesso anno, Deto dei -Cancellieri di Pistoia fu sei mesi Podestà di Reggio, da San Pietro -al 1º. di Gennaio; e il detto Podestà andò ad assediare il castello -di Corvara, ai 22 di Luglio, con fanteria e cavalleria del quartiere -di Castello e di S. Nazzaro. Vi concorse anche un quartiere della -città di Parma. E il Comune di Reggio mandò tre trabucchi, e tre quei -di Parma. Il Comune di Mantova, in aiuto del Comune di Reggio, pel -detto assedio, inviò venticinque balestrieri; quel di Castiglione di -Toscana anch'esso mandò a servigio del Comune di Reggio un manipolo -di balestrieri. E vi stettero a oste i detti quartieri di Castello e -di S. Nazzaro diciasette giorni; poi vi andarono i fanti ed i cavalli -del quartiere di S. Pietro e di S. Lorenzo per ventitrè giorni. Poscia -vi ritornarono quelli del quartiere di Castello e di S. Nazzaro per -undici giorni; ed ebbero, per capitolazione, tanto il castello che la -Terra di Corvara; e il castello lo atterrarono, la Terra la devastarono -a volontà del Comune di Reggio; e quelli che erano dentro il castello -ebbero affidamento per le persone e le robe loro; e stettero ai bandi e -alle condanne del Comune di Reggio, che s'impossessò del castello ai 19 -Settembre, giorno di Sabato. E Giacomino da Palù, per la restituzione -di quella Terra, toccò quattrocento lire imperiali. Nell'Agosto di -quell'anno i Bolognesi corsero a oste sulla diocesi di Modena, e -cinsero di assedio Savignano[20] e Montombraro[21]; stantechè fra i -Comuni di Bologna e di Modena vi era una convenzione, per la quale -i Modenesi non potevano avere alcun castello alla destra del Panaro, -e perciò i Bolognesi distrussero que' due castelli.... E, per questi -sei mesi, si pagò lo staio del frumento otto soldi imperiali e più; lo -staio di spelta, otto _grossi_; una libbra grossa di carne di maiale, -14, 15, 16, 17, 18 imperiali; una libbra grossa d'olio d'ulivo, due -soldi imperiali; quattordici fichi secchi, un _reggiano_; dodici o -tredici mandorle, un _reggiano_; uno staio di farro, 12 o 13 _grossi_. -Ed ogni altra sorta di vettovaglie fu quell'anno scarsissima. Ed in -quest'anno, allorchè si trasportava in Francia la salma di S. Lodovico -Re di Francia, per intercessione di lui, che è come dire per amore -di lui, operò Iddio molti miracoli.... Nella città di Reggio, quando -eravi di passaggio il corpo di S. Lodovico, Giacomo degli Alucii alzò -preghiere a Dio, acciocchè per amore del Santo lo esaudisse; e il -Signore rese miracoloso il suo Santo, il quale sanò per miracolo una -gamba a Giacomo degli Alucii. A Parma, che è la mia città, quella cioè -di cui sono nativo, guarì una fanciulla di un cancro, che aveva in un -braccio. E, nel 1274, maestro Rolando Taverna Parmigiano, Vescovo di -Spoleto, cui Papa Martino IV mandò in Francia a raccogliere e scrivere -i miracoli di S. Lodovico Re di Francia, perchè lo voleva canonizzare -e inscrivere nell'Albo dei Santi, reduce dalla Francia, dove era -andato per la preaccennata commissione, disse a me in Reggio, dove io -allora abitava, che aveva raccolti e notati settantaquattro miracoli, -diligentemente provati con testimonianze attendibili ed autorevoli. - - -a. 1272 - -L'anno 1272, indizione 15ª, fu creato Papa Gregorio X, che prima si -chiamava Tedaldo Visconti di Piacenza. E per discordia de' Cardinali -la cristianità era stata senza Papa tre anni, nove mesi e ventun -giorni. E lo stesso anno, ai 14 di Marzo, lunedì, morì Enzo figlio -del fu Federico Imperatore, che era nelle carceri di Bologna; ed ebbe -sepoltura nel convento de' frati Predicatori; e il Comune di Bologna -lo fece imbalsamare, e tutta la città gli rese solenni onori funebri -alla sepoltura. Considera ora le opere di Dio. Questo Re Enzo fu -figlio illeggittimo dell'Imperatore Federico; eppure ebbe tanti onori -in morte sulla sua tomba. Chè per lui fu un onore morire ed esser -sepolto in Bologna; essere dai Bolognesi stato fatto imbalsamare; -essere ricevuto nel convento loro dai frati Predicatori, ed ivi essere -messo a dormire l'eterno sonno con S. Domenico. Mentre Corrado, figlio -legittimo dello stesso Imperatore, mancò di questi onori non solo, ma -quando si trasportava a Palermo, ove sono le tombe dei Redi Sicilia, -dai Messinesi ne furono gettate le ossa nel mar di Messina, e buttato -pasto ai pesci....... perchè aveva fatto danno e sfregio ai Messinesi, -come aveva fatto il padre di lui.... Nel medesimo anno, nel suddetto -mese di Marzo, morì il Cardinale Ottaviano; e i frati Minori di Reggio -comprarono alcune case presso al loro convento, e il Comune incaricò -periti stimatori, che calcolassero il valore di prezzo di quelle case -da comprarsi in buona fede, e il Consiglio tutto concordò. E così -ampliarono il loro convento e aprirono una strada nuova che s'allineava -direttamente colla casa di Arduino de' Tacoli, che va alla chiesa di -S. Giacomo, dove abitano i frati dell'Ordine di Pietro peccatore di -S. Maria in Porto di Ravenna; del qual Ordine è Santa Fenicola di -Parma. E nello stesso anno, in Aprile, i Bolognesi co' loro amici -s'accordarono e tennero un Consiglio generale, ed un Consiglio de' -popolani, ed arringarono e statuirono di voler andare a oste col loro -carroccio sulla diocesi di Modena, per torre al Comune e alla città -di Modena tutta quella parte di diocesi che avevano alla destra del -Panaro. Ed i Bolognesi fecero incidere a lettere su d'una pietra, che -il Comune di Bologna era deliberato di andare a quella impresa. E la -pietra fu murata nel palazzo del Comune di Bologna, sicchè il Podestà e -il Capitano del popolo di Bologna, quando erano in palazzo, la avevano -sott'occhi ogni giorno. E i Bolognesi quotidianamente premevano il -detto Podestà e Capitano ad armare a tal fine l'esercito, avendo il -Comune deliberato in proposito, e avendo il Podestà e il Capitano -giurato di eseguire la deliberazione. Inoltre i Bolognesi inviarono ai -Parmigiani alcuni loro ambasciatori, i quali nel palazzo del Comune di -Parma perorarono domandando e pregando da parte dei loro concittadini, -che ai Parmigiani piacesse di non immischiarsi nelle vertenze del -territorio Modenese posto tra la Secchia e Bologna; come essi non -s'intrometterebbero in quanto accadesse tra la Secchia e Parma; che era -quanto dire: Prendetevi la signoria della città e diocesi di Reggio -sino alla Secchia, che noi faremo altrettanto della città e diocesi -di Modena sino alla Secchia stessa. E fu risposto che non era uso -de' Parmigiani far danno ai loro vicini quando non avevano colpa. E -li rimandarono inesauditi, nè vollero prestare il loro assenso alle -proposte de' Bolognesi, e mantennero sino ad oggi pace e amicizia co' -loro vicini Reggiani e Modenesi. Nè la città e Comune di Modena volle -cedere ai Bolognesi quella parte di diocesi e territorio, che era sulla -destra del Panaro, anzi cercarono di aiuto i loro amici per difendersi -contro i Bolognesi. E in aiuto dei Modenesi accorsero da Cremona -cento cavalieri con tre cavalli ciascuno, da Parma due mila uomini -di fanteria e mille di cavalleria. Accorse pure il Marchese d'Este da -Ferrara, e dalla città di Reggio molta cavalleria, oltre i maggiorenti -e più potenti e più nobili della città, non a spese del Comune, ma per -conto ed onore proprio. E i Bolognesi trassero fuori e condussero nella -piazza del Comune di Bologna il loro carroccio; ma quando giunse il -momento pe' Bolognesi di formare il loro esercito, la fazione di quelli -dei Geremei di Bologna non volle prendere l'armi contro i Modenesi, -e stavano anzi pronti ed in armi alle loro case; e se gli altri -Bolognesi si fossero mossi contro i Modenesi, la fazione di quei de' -Geremei aveva progetti e accordi di far entrare in Bologna il Marchese -d'Este con tutta sua gente, e i Parmigiani, i Cremonesi, i Reggiani -e i Modenesi, che erano in Modena, e molti Toscani e Romagnoli, ed -espellere da Bologna tutti quelli del partito de' Lambertazzi. Quindi -i Bolognesi si ristettero dall'andare sopra Modena. Lo stesso anno, -all'ultimo di Maggio, uscì di vita Gerardo da Tripoli, e fu sepolto il -1º di Giugno, mercoledì, vigilia dell'Ascensione, nel monastero di S. -Prospero di Reggio. E durante la Podesteria del predetto Podestà, cioè -Triverio dei Rustici, cittadino di Gubbio[22], si ebbe gran carestia -d'ogni sorta di vettovaglie, tale che uno staio di frumento costava 8, -9, 10 soldi imperiali; uno staio di spelta si vendeva quattro soldi -imperiali, e 13 e 14 _grossi_; uno staio di melica 12, 13, 15, 16 -_grossi_; uno staio di fava 15, 18, 20 _grossi_; uno di ceci 8, 9 soldi -imperiali; una libbra grossa di carne di maiale 18, 20, 22 imperiali; -una libbra d'olio d'ulivo, 22 soldi imperiali; e un peso di cacio 8, 9 -soldi imperiali; uno staio di fagiuoli, 20 grossi, e 7 soldi imperiali. -E d'ogni altra specie di _vettovaglie_, per tutto il detto tempo, vi fu -massima penuria; e durò due anni. Nello stesso millesimo, in Luglio, -Guglielmo Luigini fu nominato Abbate del monastero di S. Prospero -di Reggio, confermato dal Legato, che era a Piacenza, ed insediato -nell'ufficio ai 13 di Luglio, mercoledì. E per quel giorno il detto -Abbate fece imbandire un sontuoso banchetto, a cui furono invitati -i Chierici, i Religiosi e i migliori cittadini di Reggio. E nel 30 -Luglio, sabato, morì Bonifazio di Canossa, e fu sepolto in S. Leonardo -della città di Reggio. Ai venti di Maggio dello stesso anno, arrivò a -Reggio Odoardo Re d'Inghilterra, che era di ritorno colla moglie da' -paesi d'oltremare, e fu ospitato nel palazzo del Vescovo; e, il giorno -appresso, si rimise in viaggio alla volta del suo paese. Lo stesso anno -cominciò la fabbrica del palazzo nuovo del Comune di Reggio, sul trivio -di quei di Sesso e di altre casamenta, che erano di Ugo Speciale, -e d'altre casamenta ancora prospettanti sullo stesso trivio; e morì -nell'anno stesso Guido Gaio de' Roberti, che fu sepolto nella chiesa -dei frati Minori. - - -a. 1273 - -L'anno 1273, indizione 1ª, il dì 27 Settembre, cioè nella festa -dei SS.i Cosma e Damiano, giunse a Reggio Papa Gregorio X co' suoi -Cardinali, e ricevette ospitalità nel monastero di S. Prospero; e, il -giorno seguente, mosse per Parma, affrettato dal bisogno di andare a -Lione per tenervi Concilio. Questo Gregorio, di santissima religione, -era compassionevole dei poveri, largo e benigno sopra ogni altro -uomo, molto misericordioso e mansueto. Egli, quando era Arcidiacono di -Liegi, e, per divozione, era in viaggio per oltremare, trovandosi di -alloggio nel palazzo di Viterbo, fu dai Cardinali proclamato Papa. Egli -fece una nomina di Cardinali lodatissima, per avere eletto personaggi -insigni e valenti. Al terz'anno del suo pontificato, per aiuto di -Terra Santa, cui voleva visitare in persona, celebrò uno straordinario -Concilio a Lione, che si aperse il 1º di Maggio; al quale intervennero -anche ambasciatori straordinari dei Greci e dei Tartari. Dei Greci, -che promettevano di ritornare all'unità della Chiesa, e a provarlo -confessarono che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figliuolo, -e cantarono solennemente il Simbolo in seno al Concilio. Dei Tartari, -che battezzati nel corso del Concilio, ritornarono al loro paese. Il -numero de' Prelati presenti al Concilio fu di 500 Vescovi, 60 Abbati, -e circa 1000 altri Prelati. Questo Papa nel Concilio diede molte ed -utili disposizioni relative ai soccorsi per Terra Santa, alla elezione -de' Sommi Pontefici, e allo stato della Chiesa universale. Durante -il Concilio, gli elettori degli Imperatori elessero il Conte Rodolfo -di Lamagna Imperatore dei Romani. Allora Rodolfo Re dei Romani e Re -dei Franchi insieme a molti Baroni presero la croce per andare in -soccorso di Terra Santa. Questo Papa aveva una rara esperienza delle -cose secolari; nè studiava a guadagni, ma a soccorrere i poveri. Morì -e fu sepolto ad Arezzo. Cominciò l'anno 1272, e, dal giorno della sua -elezione, tenne la Sede Apostolica quattro anni e dieci giorni; ed il -papato restò vacante dieci giorni. - - -a. 1274 - -L'anno 1274, indizione 2.ª, fu celebrato a Lione da Gregorio X un -Concilio generale nel quale soppresse l'Ordine dei Saccati, e la -congregazione, o piuttosto la dispersione di quei villani e ribaldi, -che si dicono e non sono apostoli, ma sono anzi una sinagoga di -Satana, e l'avanguardia dell'Anticristo, del quale Ordine fu fondatore -Gherardino Segalello in Parma, che in mille modi folleggiò, come -ricordo d'aver già detto e veduto, e fece folleggiare tanti altri; ma -si avverò in lui ciò che Davide già da tempo lontano aveva predetto nel -salmo 57º: _Al nulla si ridurranno, come acqua che scorre: tende il suo -arco sino a che siano annientati_. Quest'arco teso fu Papa Gregorio -X, che nel Concilio generale di Lione soppresse quelle Religioni di -mendicanti, che di recente erano state istituite, cioè quella dei -Saccati, e di quei ribaldi che chiamavano sè stessi apostoli, volendo -egli dare esecuzione alla Decretale di Innocenzo III, fatta in Concilio -generale, che dice: Acciochè la troppa diversità delle Religioni non -induca grave confusione nella Chiesa di Dio, abbiamo assolutamente -proibito che nessuno istituisca una Religione nuova; e chiunque -voglia darsi ad una Religione, si volga ad una di quelle, che sono -già approvate. Nel millesimo preindicato, la città di Bologna fu in -preda ad un grave conflitto intestino, e in parte fu messa a fuoco. -E il partito imperiale di detta città, quello cioè dei Lambertazzi, -fu spogliato e scacciato nella festa di S. Giovanni Battista. Nel -qual anno, un sabato, 2 Giugno, sul mattino, i Bolognesi partigiani -dell'Impero, per timore che arrivassero rinforzi a quelli del partito -della Chiesa contro gli imperiali stessi, senza violenza e senza colpo -ferire se la svignarono da Bologna, e si ricoverarono a Faenza. La -quale, nell'anno stesso, dai Bolognesi, che erano ancora in Bologna, -cioè da quelli di parte della Chiesa, fu stretta d'assedio, e ad -aiutarli concorse anche una certa quantità di pedoni, cavalieri e -balestrieri di Modena, Reggio, Parma e Cremona, e fu tutt'all'intorno -devastata e distrutta. Le quali cose, io, che allora abitava a Faenza, -ho vedute e riconosciute. - - -a. 1275 - -L'anno 1275, indizione 3ª, ai 24 del mese d'Aprile, la cavalleria di -Bologna con Nicoluzzo da Balugano di Jesi, Podestà di Bologna, e con -Malatesta di Vircolo, cittadino di Rimini, Capitano del popolo di -Bologna, fecero una cavalcata contro i Faentini e contro i Bolognesi -fuorusciti, che erano a Faenza. E giunti alla porta della città di -Faenza, i Faentini e i Bolognesi fuorusciti fecero una cavalcata vicino -ad alcuni castelli occupati dai Bolognesi; e ritornando a Faenza si -trovarono di fronte alla cavalleria di Bologna, e, sovrastando in -pericolo, coraggiosamente li assalirono, e, quando piacque a Dio, -la milizia di Bologna fu messa in piena rotta e fuga, e parte ne -furon morti, parte prigioni, parte mortalmente feriti. Questo scontro -avvenne vicino al ponte di S. Procolo, che dista da Faenza due o tre -brevi miglia. L'anno stesso, ai tredici Giugno, giovedì, i Bolognesi, -invocato l'aiuto de' Lombardi, formarono un esercito contro i Faentini -e i Forlivesi per annientarli. E, in aiuto dei Bolognesi di parte della -Chiesa, accorse una certa quantità di cavalleria e di balestrieri di -Ferrara, e Modenesi, e Reggiani, e Parmigiani, e si accamparono al -ponte di S. Procolo ne' pressi di Faenza, a distanza di due, come è -detto più sopra, o al più tre brevi miglia. Nel quale esercito vi era -un'infinita quantità di fanti e di cavalli. E avendo essi un giorno, -per devastare l'agro Faentino, passato il ponte, Guido Conte di -Montefeltro, Capitano di guerra de' Faentini e Forlivesi e Bolognesi -fuorusciti, mandò dicendo al Malatesta, capitano de' Bolognesi, che -voleva battaglia. Nè questi la rifiutò. Quindi immediatamente il Conte -Guido uscì di Faenza con tutta la sua gente, e designò le schiere, -che dovevano battersi; e il Malatesta designò le sue. Fatta dall'uno -e dall'altro Capitano la designazione delle proprie squadre, il -Conte Guido urtò poderosamente contro i Bolognesi, e debellandoli, -inseguendoli, uccidendo e facendo prigionieri, li ridusse al nulla. -Poscia, disperse, malconciate, passate a fil di spada le milizie, il -Conte Guido si volse contro la caterva de' popolani, che erano oltre -quattromila, e stavano ancora compatti nell'accampamento a guardia del -vessillo e del carroccio, e senza colpo ferire si arresero prigionieri -del Conte, il quale, a trionfo della vittoria, li trasse entro Faenza -e chiuse in carcere. E così i Faentini corsero sul luogo, nel quale -l'esercito era stato a campo, e vi trovarono e presero intatte tutte -le vettovaglie, i padiglioni, le tende, i carri ed ogni sorta di -salmerie occorrenti ad un esercito. E in quel combattimento perirono -molti cavalieri nobili e potenti, cioè Nicolò de' Bazalerii, Arriguccio -de' Galluzzi di Bologna, e tra fanti e cavalieri Bolognesi ben 3325. -Così pure di Reggio fu morto Giovanni Rossello de' Roberti, allora -Capitano della cavalleria Reggiana, e Princivallo di Minozzo, e Guido -Briga figlio del fu Bernardo di Corrado; i quali furono trasportati a -Reggio ciascuno in una sua arca; e i primi due, cioè Giovanni Rossello -e Princivallo, furono sepolti in due tombe separate nel convento dei -frati Predicatori, dopo essere stati esposti su due distinti feretri -nella chiesa di S. Barnaba fuori Porta S. Pietro. E tutta la città -uscì fuori ad incontrarli, e fu un sabato, 15 Giugno. Guido Briga, -poi arrivò in un'arca più giorni dopo, e fu sepolto alla chiesa de' -frati Minori. Fu morto anche Nicolò del fu Filippo Vescovo, che era -giudice col Podestà di Bologna in quell'esercito; ma sul campo non -fu possibile rinvenirne il cadavere. Questa vittoria dei Faentini, e -strage dei Bolognesi, accadde nel giorno di S. Antonio dell'Ordine de' -Minori; e perciò i Bolognesi non vogliono nemmeno udirlo più nominare -in Bologna. Anche l'anno avanti, i Bolognesi stanchi dell'assedio -di Faenza, la vigilia di S. Francesco l'abbandonarono; e così per -S. Francesco evitarono mali, per S. Antonio hanno acquistato beni -(_sic_). L'anno stesso 1275 cominciò per la fiera di S. Maurizio a -piovere dirottamente, e prima di Natale si rovesciò dal cielo per più -giorni tale diluvio d'acque, che portò vaste innondazioni, a i fiumi -traboccarono ed uscirono dai loro alvei spandendosi per la diocesi -di Reggio; e tutto l'inverno fu piovoso. E, in quell'anno e nel -successivo, s'ebbero in pianura piogge e diluvii, e, ai monti, nevi -oltre misura copiose; e in alcuni punti di montagna furono alte sin -cinque braccia, e in altri sino a sei braccia; e tanta neve durò più -mesi nell'anno predetto e nel seguente. Vi fu anche ai monti grande -morìa di maiali e d'altro bestiame, per mancanza di nutrizione. Non -avevano nulla da somministrar loro a pasto, e cuocevano fieno e lo -trituravano per pascere i maiali. In quell'anno, ai 5 di Dicembre, -festa di S. Nicolò, giunse a Reggio, reduce da Lione, Gregorio X con -sua Corte e suoi Cardinali, e fu ospitato nel palazzo del Vescovo di -Reggio. Il giorno dopo partì per Roma; ma poi ad Arezzo infermò, e vi -stette molti giorni infermo. - - -a. 1276 - -L'anno 1276, indizione 4ª, ai 10 di Gennaio, festa di S. Paolo, primo -eremita, Papa Gregorio X morì ad Arezzo, città della Toscana. Questo -Papa fu molto zelante delle cose divine, e molto aveva in animo di -fare; ma la morte prematura gli tolse di mandare a compimento i suoi -progetti. Egli depose un Vescovo, che aveva domandato licenza di non -intervenire al Concilio, perchè sospettò che volesse rimanere a casa -per avarizia, cioè per risparmiare le spese...... Così pure biasimò -e vituperò frate Pietro dei Fulconi di Reggio, e lo allontanò da sè, -mentre prima dimorava seco a Corte, perchè accumulava tesori. Tolse il -cappello rosso al Cardinale Riccardo, perchè parve che avesse conferita -una prebenda con simonia. E, fin prima che fosse Papa, furono composti -alcuni versi, ch'egli poi credeva che alludessero a sè, e che per sè -fossero stati profeticamente scritti, ne' quali è detto: - - Sanctus parebit, et Christi scita tenebit. - Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae[23]. - - D'angelico costume un santo austero - Verrà del Cristo a custodire il Vero. - - Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci - Di Simon mago miseri seguaci. - -Ma riportiamo per ordine tutti i versi, giacchè questo Papa li -riferiva a sè stesso. Questi sono alcuni versi, che furono destinati -ad alcuni Cardinali, e anche ad un certo Capitolo provinciale dei frati -Predicatori, parecchi mesi prima che Papa Gregorio X fosse eletto, come -un sacerdote del detto Ordine, frate degno di fede, disse a me, e mi -diede i versi. Ed io, quasi tre mesi prima della elezione di Gregorio -X, vidi que' versi nel loro testo originale: - - Quarto Clementi, dum tertius annus agetur - Papa sacer genti justorum substituetur, - Ac domo Christi succedet sanctior isti, - Patris de coelis servus bonus, atque fidelis. - Huic salvandarum zelus vehemens animarum - Et quod honoretur Deus a cunctis et ametur. - Currus et auriga Christi populis erit iste; - Nam sua non quaeret, sed quae tua sunt, - bone Christe. - Gazas terrenas spernet, discrimine plenas, - Conformis Christo, mundo dum vivet in isto. - Hunc Deus ornabit, et mire clarificabit, - Sanctificabit, magnificabit, glorificabit, - Mundum pacabit, et Ierusalem renovabit. - Fructus terra dabit, Deus orbem laetificabit - Sed prius horribile quiddam parebit in yle - (Idest): in mundo. - Clementi alius sacer succedet et almus, - Cui procuratrix Theotocon ejus amatrix, - Et defensatrix, semperque benigna educatrix. - En circa mille bis centum septuaginta - Tetraque: tunc ille velut annorum quadraginta, - Sanctus parebit, et Christi scita tenebit, - Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae. - Christe, tuum pulcrum tunc nobis, sancte, sepulcrum - Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis. - Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi. - Cardinibus multam, pones, altissime, mulctam. - Tres Deus orantes, quam saepius et vigilantes, - Quod sic praestetur, clare docuisse videtur. - - Dopo Clemente volgerà 'l terz'anno, - E di Clemente quarto avrà lo scanno - Pastor novel di sacro spiro ardente, - Voto e desio della cristiana gente. - Alma che vien dal ciel d'amore accesa, - Niun più santo di lui vedrà la Chiesa. - Dell'uom la perfezion, di Dio la gloria - Saran sua cura sol, virtude e storia. - Cocchio e cocchier del popolo di Cristo, - Brama al regno di Lui sol fare acquisto. - L'oro disprezza, che a virtù fa guerra; - Tesoreggia pel ciel sopra la terra. - In lui magnificenza, in lui splendore - Iddio raduna, e ne fa santo il cuore. - Per lui fia pura dell'altar la face; - Lieto il mondo per lui composto in pace. - Colmo di frutti avrà la terra il seno, - Colmo di gioie il cor, lieto, sereno. - Ma prima il sol vedrà prodigio strano - Che di Clemente il successor sovrano. - Cui la Madre di Dio, Vergine pura, - Guida darà, difesa, amore e cura. - Ecco il dugensettantaquattro arriva - Aggiunto al mille; e sapïenza viva - D'angelico costume, un santo austero - Verrà del Cristo a custodire il Vero. - Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci - Di Simon mago miseri seguaci. - Il gran Sepolcro a liberar di Cristo - Ei viene, e vola al glorïoso acquisto. - E, lo schiavo d'error e di sofisma - Acheo converso, sparirà lo scisma. - Guizzanti strideran le tue saette - Sui Porporati, altissime vendette. - Par che squarciasse del futuro il velo - A preghi e veglie di tre santi il cielo. - -E questa scrittura noi la vediamo letteralmente verificata. A Papa -Clemente IV succedette Gregorio X; e fu buon uomo, giusto, retto e -timorato di Dio; e prima che a Clemente succedesse un altro Papa -apparve al mondo un'_orribile cosa_; e fu che i cristiani, per -discordia tra' Cardinali, stettero senza Papa tre anni, nove mesi e -ventun giorni; e perciò restavano stupefatti di tanto lunga vacanza -della Sede Apostolica. Laonde Gregorio X appena fatto Papa, fissò norme -opportune per l'elezione del Sommo Pontefice. Il detto poi ne' versi: - - En circa mille biscentum septuaginta - Tetraque, tunc ille velut annorum quadraginta - -è chiaro e facilissimo a intendersi, perchè si verificò alla lettera. -Nel 1274 celebrò un Concilio generale a Lione, in cui si mostrò -veramente santo, perchè stabilì ottime regole da osservarsi; e credeva -fermamente di attenersi agli insegnamenti di Cristo, se fosse vissuto; -ma per la malizia altrui, fu dalla morte tolto di mezzo, come Giosia Re -di Giuda, quando appunto era più necessario....... Quel che segue poi -negli altri versi - - Angelicae vitae; pavor vobis, o Giezitae - -s'è già detto come perseguitò vivamente i simoniaci. Quel che vien dopo: - - Christe, tuum pulcrum, tunc nobis, sancte, sepulcrum - Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis. - -si può spiegare adempiuto in questo modo: Egli visitò una volta -personalmente Terra Santa, e s'era proposto di visitarla di nuovo per -redimere il Santo Sepolcro. Ma contro la volontà di Dio nulla si può. -Ond'è che il Signore disse Luca 21.º: _E Gerusalemme sarà calpestata -dai Gentili, finchè i tempi dei Gentili siano compiuti_. Ond'è che è -detto, Apocalisse 11.º: _Ed essi calcheranno la Città Santa lo spazio -di quarantadue mesi_. L'Abbate Gioachimo intese questo numero così: -quarantadue mesi sono le quarantadue generazioni, che pone Mattia, -chè tali si dichiararono nel nuovo testamento, perchè secondo S. -Luca III: _E Gesù Cristo cominciava ad esser come di trent'anni_, -quando fu batezzato da Giovanni. Poni dunque quarantadue generazioni -da Cristo sino ai giorni nostri, assegnando trent'anni a ciascuna -generazione, e si completeranno in 1260 anni, (tempo in cui cominciò la -divozione dei flagellanti). Il qual numero è designato in più luoghi, -come nell'apocalisse 11.º: _Ed io darò a' miei due testimonii di -profetizzare: e profetizzeranno 1260 giorni, vestiti di sacchi_. E più -innanzi Apocalisse 12.º: _E la donna fuggì nel deserto, dove ha luogo -apparecchiato da Dio, acciocchè sia quivi nudrita 1260 giorni_. E tanto -qui che più su, pel giorno si intende l'anno....... Quindi non appare -essere volere di Dio, che il Sepolcro di Cristo, una volta glorioso, -sia ora liberato. Ma se fosse dipeso dalla volontà di Gregorio X -sarebbe stato liberato, se la morte non gli avesse tronca l'impresa in -mano, stantechè a questo fine andò oltremare, rinnovò l'Impero, celebrò -il Concilio...... Io credo in vero (non so se m'inganni) che per queste -due cose che il Papa tentò di fare, Iddio lo togliesse di mezzo, non -volendo che sorga più alcun Imperatore dopo Federico II, di cui è detto -ancora: _In lui sarà finito l'Impero, perchè sebbene sia per avere -successori, dalla suprema Sede Romana non ne avranno il titolo_. Non -pare poi che sia volere di Dio che il Santo Sepolcro sia liberato, -perchè molti che hanno voluto provarvisi, hanno provato invano. E -perciò a questo riguardo la Chiesa può esclamare con Isaia 49.º: _Io mi -sono affaticato a vuoto: invano, ed indarno ho consumato la mia forza; -ma pur certo la mia ragione è appo il Signore, e l'opera mia appo -l'Iddio mio_. Quanto segue poi in quei versi. - - Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi. - -cioè i Greci; così si può spiegare. I Greci intervennero al Concilio -di Lione celebrato da Gregorio X e promisero di ritornare all'unità -della Chiesa romana....... Riguardo poi alla conversione de' Greci -e de' Giudei ecc, leggi nel libro dell'Abbate Gioachimo, chè la sua -esposizione è bellissima, piacevole, e piena di verità...... - -L'anno del Signore 1276, indizione 4.ª, ai 21 di Gennaio festa di -S Agnese, fu eletto Papa frate Pietro dell'Ordine dei Predicatori, -Borgognone, della città di Tarantasia, il quale essendo Arcivescovo -di Lione, fu fatto Cardinale da Papa Gregorio X, che fregiò del -cappello stesso anche frate Bonaventura Ministro Generale dell'Ordine -de' Minori, maestro Pietro Spagnuolo, e due altri. Del collegio de' -Cardinali dunque era stato il primo, e fu chiamato Innocenzo V, che -morì l'anno stesso, in cui fu fatto Papa, cioè ai 22 di Giugno. E -l'anno stesso, un martedì, sul finir di Giugno, vigilia di S. Giovanni -Battista, si rovesciò un diluvio strabocchevole d'acque; tantochè -il Crostolo gonfiò in modo che, da Rivalta[24] sino a Bagnolo[25], -tutto il territorio era allagato, e molte persone perirono annegate; -e le biade furono travolte da luogo a luogo, e ruinarono i ponti dei -torrenti, le case furono rese crollanti, o atterrate dall'inondazione, -le biade sommerse, le ghiaie che erano sulle strade trasportate su' -campi o ne' fossati, sicchè diluvio tale non fu mai più veduto, nè -i vecchi ricordavano che mai l'eguale in antico fosse avvenuto. E il -Crostolo gonfiò e si espanse talmente presso il borgo di S. Stefano -e d'Ognissanti fuori porta, che la corrente delle acque invase la -strada d'Ognissanti in Reggio, e dell'acqua che veniva dal Crostolo ne -furon piene le case dell'una parte e dell'altra del borgo predetto, e -tutta la strada era coperta di detta acqua, sicchè una barca poteva -navigarvi. Anche tutto l'Ospedale di Santa Caterina ne era pieno e -l'Ospedale di S. Geminiano parimente, e la strada pareva un canale -naviglio; e il detto Ospedale di S. Geminiano ne riportò gravi danni in -biade ed altre cose, asportate dall'inondazione. Anche la strada della -Modolena[26] pareva un canale naviglio; e le acque della Modolena[27] -si congiunsero con quelle del Crostolo; e que' torrenti scorrevano per -case e per campi, che pareva un mare. Anche molto bestiame annegò, cioè -tutte le pecore dell'Ospedale di S. Pietro in Vincoli di Modolena, e -molti altri animali. Nè udita fu mai nè veduta altrettale inondazione, -nè i vecchi ne avevano memoria. E tanto diluvio si scatenò per tutto -il mondo, e le pioggie durarono tutta la state e l'autunno, sicchè non -si potè seminare; e nella Villa di Crostolo[28], presso Masenzatico, le -case s'empirono d'acqua del fiume; e la pioggia persistette quattordici -mesi. Lo stesso anno morì Papa Innocenzo V, ai 22 di Giugno, e fu -eletto, agli 11 di Luglio, Ottobono Fieschi, nipote di Papa Innocenzo -IV, e si chiamò Adriano V, che morì il mese dopo, ai 17 d'Agosto, e fu -sepolto nella chiesa de' frati Minori a Viterbo; e, nel successivo 17 -Settembre, fu eletto Papa maestro Pietro Spagnuolo, che assunse il nome -di Giovanni XXI, e restò in sede otto mesi e un giorno. E nello stesso -anno si ebbero pioggie dirotte e diluvii, sicchè i campagnoli non -poterono seminare; cosa non mai più udita dai vecchi. - - -a. 1277 - -L'anno 1277, indizione 5.ª, ai 21 di Gennaio, giorno di Santa Agnese, -giovedì, Napoleone cittadino Milanese, Anziano perpetuo del popolo -della città di Milano, fu ignomininsamente rimosso da quell'anzianato, -fatto prigioniero con sei o sette di casa sua da' fuorusciti milanesi, -e da' Comaschi e lo ritengono tuttora prigione in Como, ossia ne' -castelli Comaschi, e precisamente nel castello di Bardello[29]; e sono -state fatte tre gabbie, in cui sono chiusi, cioè, come si dice, due per -gabbia. E la presura era avvenuta in un borgo della diocesi di Milano, -che si chiama Desio[30]. E i contadini di quel borgo uccisero allora -Francesco della Torre, ed alcuni altri di quei della Torre, e amici -loro. E Cassone figlio di Napoleone, udito di questa cosa in un certo -castello ove si trovava, corse con quattrocento armati a cavallo sopra -Milano, ed entrò in città co' suoi, e trovò che casa sua e quelle de' -suoi erano poste a ruba e a sacco; e le porte della città erano chiuse, -e il popolo di Milano affollatissimo e armato nel Broletto, e quivi -Cassone s'impegnò in una mischia e uccise molti; ma quando s'accorse -che non trovava gran seguito, uscì fuori coi suoi armati, e s'accostò -a Lodi, la quale non lasciandolo entrare, si trattenne ne' sobborghi, e -il giorno dopo andò a Crema co' suoi armati. E l'Arcivescovo di Milano -in una con tutti quelli del partito di dentro, fecero l'ingresso in -città con vivissima festa ed esultanza; e il popolo milanese elesse -questo stesso Arcivescovo a suo Signore: e assecondando il desiderio -dell'Arcivescovo nominarono Simone, Capitano della città per un -anno; Guglielmo Pusterla, Podestà dei mercanti; e Riccardo conte di -Langosco[31], Podestà della città. E, ai 21 del mese di Maggio, morì -Papa Giovanni XXI dopo un Papato di otto mesi e un giorno. E, lo stesso -anno, un Lunedì 7 Luglio, morì Ugolino da Fogliano, e il giorno dopo -fu sepolto alla chiesa di S. Spirito di Reggio. E quello fu un anno -in cui uno staio di fava seminata ne fruttò diciotto, venti, anche -venticinque; e perciò più ancora di quello del proverbio: _Fava de -zenaro, lo mozo per lo staro_; cioè quando si semina fava in Gennaio, -prolifica tanto che se ne ha un moggio da uno staio: questa è sperienza -e tradizione degli agricoltori. Lo stesso anno e millesimo, un esercito -Reggiano andò a oste a Bismantova[32]; e quelli di Bismantova si -arresero all'obbedienza del Podestà di Reggio, nel mese d'Agosto. Nello -stesso mese, Guastalla, cioè il territorio di Guastalla, fu occupato -dai nemici; ma immantinente fu riconquistato dall'altro partito, cioè -da quelli di parte della Chiesa; e tutti quelli che l'avevano occupato -restarono, o morti, o prigionieri. In quell'anno fuvvi grande morìa, -e moltissime malattie d'uomini, di donne e di ragazzi per quasi tutto -il mondo, ma principalmente nel regno d'Italia e in Lombardia; e le -pioggie furono sì continue e grosse, che non si poterono raccogliere le -meliche, nè seccarle, nè si potè seminare. L'anno stesso, Mastino della -Scala, che ebbe la Signoria di Verona dopo Ezzelino da Romano, fu morto -da quattro assassini Veronesi. Ma Alberto della Scala suo fratello -germano, e che succedette a Mastino nella Signoria di Verona, vendicò -pienamente il fratello facendo uccidere i malfattori..... In quell'anno -si ebbe anche gravissima carestia, e in alcuni casi fu venduto uno -staio di frumento 9 soldi imperiali, e 20 soldi reggiani; uno staio -di fava 17, 18, 19 _grossi_; uno staio di melica 13, 14, 15 _grossi_; -una libbra grossa d'olio d'ulivo 21 imperiali, e sin anche 22 e due -soldi imperiali. Fu anche in quell'anno che, coll'assenso del Consiglio -generale di Cremona, nel mese di Novembre e di Dicembre, si cominciò -ad otturare il cavo Tagliata. E fu eletto Papa, verso il giorno di S. -Andrea, il Cardinale Giovanni Gaetani, che assunse il nome di Nicolò -III. Egli da Cardinale era il governatore, e protettore e censore -dell'Ordine de' Minori, e dopo che fu Papa, commentò la loro Regola, e -chiarì alcune cose che parevano non facili ad intendersi. Ed è notabile -che tutti i Cardinali governatori, protettori e censori dell'Ordine del -beato Francesco, furono poi fatti Papi, come Gregorio IX, Alessandro -IV e Nicolò III; e ciò credo io, mercè la grazia di Dio, l'aiuto del -beato Francesco e la bontà della vita loro. Del resto, quello che ha -da venire sallo Iddio. Ora il Cardinale dell'Ordine de' frati Minori è -Matteo Rossi, e ne lo assegnò, anzi ne lo impose, Papa Nicolò, perchè è -suo parente; ma i frati avevano eletto Girolamo, che era stato Ministro -Generale del loro Ordine, ed ora è Cardinal prete del titolo di Santa -Potenziana (ma dopo fu fatto Vescovo di Palestrina; e frate Bencivenni -è stato fatto Vescovo di Albano. Questi fu dell'Ordine dei Minori, -lettore di teologia, bello, buono, onesto uomo, e amico intimo di -Nicolò III, che lo creò anche Cardinale, perchè talvolta abitò con lui, -e amava affettuosamente l'Ordine, a cui apparteneva). - - -a. 1278 - -L'anno 1278, indizione 6.ª, fu impedito dai Cremonesi che si interrasse -il cavo Tagliata, quando il Comune di Reggio, a chiuderlo, vi aveva già -spese duemila lire imperiali e più, senza tener conto della prestazione -d'opera ed altre spese da parte degli abitanti della diocesi di Reggio. -Ed il Comune di Reggio ne ebbe grave danno e beffa; perchè il Marchese -Cavalcabò cogli altri Cremonesi della città di Cremona negarono al -Comune di Reggio la promessa indennità delle spese fatte per la detta -chiusura, e la distrussero; promessa che era stata fatta ad Azzone di -Manfredi, che allora era Podestà di Cremona, e al Comune di Reggio, dal -Consiglio generale e dal Comune di Cremona stessa. In quell'anno uno -staio di frumento costava 8, 9, 10 soldi imperiali; uno staio di spelta -14 _grossi_, e 5 soldi imperiali; e uno staio di melica 14 _grossi_ -e 5 soldi imperiali. E lo stesso anno, in Maggio, fu smantellata, -diroccata e incendiata Gonzaga[33], ossia il castello di Gonzaga, dai -Mantovani. E allora era Signore di Mantova Pinamonte, il quale tenne -molt'anni quella Signoria, e di tale opera di distruzione era solito -vantarsene, e andava dicendo: «Ho fatto la tale cosa, durante la mia -Signoria, ho fatto la tale altra, nè finora me ne capitò disgrazia, -anzi ogni cosa mi va a seconda dei voti»; ma queste vanterie non erano -da uomo sensato...... E nota che nel millesimo sussegnato si trattò la -prima volta di creare un Capitano del popolo di Reggio; e fu fatto, -a sei mesi, Ugolino Rossi, cioè il figlio del fu Giacomo di Bernardo -Rossi di Parma, per cura di Guglielmo Fogliani, Vescovo di Reggio, -che ebbe dal Comune facoltà di eleggerlo. E lo stesso anno fu presa -Lodi da Cassone della Torre di Milano. Nello stesso millesimo ed anno, -Giliolo da Marano di Parma, Giudice, fu eletto, a sei mesi, Podestà di -Reggio, cioè dal 1º Luglio al 1º Gennaio. E lo stesso anno, sotto la -reggenza del detto Podestà, quelli di Bismantova ruppero il patto di -obbedienza al Podestà e al Comune di Reggio. E il sunnominato Ugolino -Rossi, Capitano del popolo di Reggio, assunse per primo l'ufficio della -Capitaneria, ed ebbe sede la prima volta nella casa di un Guido Gaio -de' Roberti. In quell'anno fu preso anche dai Cremonesi il castello -di Fornovo[34]; e dal Patriarca d'Aquileia e dai Torriani si presero -a forza molte Terre in quel di Milano, e furono fatti innumerevoli -prigionieri. A Bologna si concordò la pace per interposizione di frate -Latino, nipote di Papa Nicolò III, e Cardinale Legato in Lombardia ed -in Toscana. - - -a. 1279 - -L'anno 1279, indizione 7ª, nella diocesi di Reggio fu preso un -lupo[35], che divorava i ragazzi. E nello stesso anno, nel mese -di Febbraio, Tommasino di Gorzano e quei di Banzola di soppiatto -occuparono Bismantova, e ne portarono via roba, vettovaglie e tutto -quanto vi si trovava; e nello stesso mese i prenominati invasori -consegnarono ogni cosa nelle mani di un milite del Podestà di Reggio -pel Comune, che ne pagò mille lire reggiane. Nel mese di Maggio poi -morì Aimerico da Palù in Parma, e fu sepolto nel convento de' frati -Minori, e dai Parmigiani si ebbe distinte dimostrazioni d'onore tanto -alla morte, quanto sulla tomba. E lo stesso anno, nel mese di Febbraio, -o sul principio di Marzo, fu segnata la pace tra i Torriani e quei -di Lodi da una parte, e i Milanesi dall'altra. E, nel mese d'Aprile, -a Reggio furono giurate e contratte parentele tra quei di Fogliano e -Antonio de' Roberti, tra Giacomino di Rodiglia e Guido da Tripoli, e -tra Guido di Bibianello e Guglielmo di Canossa. E poscia, in Aprile -o in Maggio, quei di Bismantova rioccuparono Pietra Bismantova; -e un certo numero di fanti e di cavalli da Bologna e da Parma con -balestrieri di Modena andò a oste colà, e vi stettero quindici giorni; -finchè quelli di Bismantova restituirono a patti quella Terra al Comune -di Reggio, e si ritirarono. (Nel soprassegnato millesimo due Re co' -loro eserciti si azzuffarono e n'ebbero aspra ed accanita battaglia, -cioè Rodolfo Re de' Romani, che coll'assenso di Gregorio X era stato -eletto al seggio d'Imperatore, e il Re di Boemia; urtarono dunque -l'uno contro l'altro, e Re Rodolfo ne riportò la vittoria e uccise -il Re di Boemia; e l'uno e l'altro erano buoni amici dell'Ordine -de' frati Minori). Lo stesso anno, nella festa dei SS. Apostoli -Filippo e Giacomo, cioè il 1º Maggio, un fortissimo terremoto scosse -la Marca d'Ancona, sicchè due parti di Camerino[36] subissarono, e -molte vittime si ebbero a deplorare: Fabriano, Matelica, Cagli, S. -Severino e Cingoli, tutti questi castelli ruinarono, e parimente -Nocera, Foligno, Spello[37], e in breve tutti i castelli, che sono -tra que' monti ne furono assai malconci. Così tre monti tra i quali -eranvi artificialmente formati due laghi e costrutto un castello si -riunirono; e i laghi e il fiume, che col rigurgito delle acque li -formava, ed il castello restarono sepolti. In Romagna e sui monti -tra Firenze e Bologna ruinarono castelli ed ogni sorta di edifici con -innumerevoli vittime sotto le ruine; e tanto timore invase l'animo di -tutti, che da quelle parti nessuno s'attentava più di stare in casa, -neppure il Legato Cardinale Latino. Nella Marca d'Ancona e altrove -si rappacificarono molte discordie per timore e per l'aspettazione di -imminente pericolo. Fu fatta anche pace tra i Bolognesi e i Romagnoli -per mediazione del Cardinale Latino dell'Ordine dei Predicatori. Così -nello stesso anno, verso il giorno d'Ognissanti, fu la città di Parma -interdetta dagli uffici ecclesiastici, per cagione di due donne, che -in quella città furono bruciate vive per eretiche (delle quali una si -chiamava Alina, l'altra era una sua seguace) e per cagione de' frati -Predicatori e del Cardinale Latino. Come pure verso Natale furono di -nuovo espulsi da Bologna quelli che vi erano rientrati per la fatta -concordia, cioè i Lambertazzi, perchè pretendevano un trattamento pari -a quello dei partigiani della Chiesa. (Parimente nel suddetto millesimo -fu ucciso Francesco Cavatrutta di Parma per intrighi e sollecitazioni -di un certo capo di assassini, che si chiamava Cecco Tosco di Firenze. -Accorse dunque alla chiamata di costui Guglielmo Bestiario de' -Lambertini di Bologna con alcuni malfattori, e lo ferì di spada nel -palazzo del Comune di Bologna, e lo dilacerarono a brandellini, e lo -gettarono giù dal palazzo come vile carname. Allora era Podestà di -Bologna Guglielmo Putagio di Parma, e frate Ghifredo Pagani di Parma -era Guardiano de' frati Minori di Bologna). Nello stesso millesimo si -videro anche le imposture di miracoli di un certo Alberto, che stava a -Cremona e che era stato un portatore e ad un tempo un tracannatore di -vino, non che un peccatore; dopo la cui morte, come se ne faceva correr -voce, operò molti miracoli a Cremona, a Parma e a Reggio. In Reggio -alla chiesa di S. Giorgio, e del beato Giovanni Battista; a Parma nella -chiesa di S. Pietro, che è presso la piazza nuova, ove avevano la loro -stazione, tutti i brentori di Parma ossia i tracannatori di vino; e -beato chi li poteva toccare, o dare loro qualche cosa del proprio; -altrettanto facevano le donne. Ed univano compagnie per le parrocchie, -ed uscivano per le vie, e per le piazze, per andare processionalmente -alla chiesa di S. Pietro, ove si veneravano reliquie di quell'Alberto; -e cantando portavano croci e gonfaloni, e facevano offerte di porpore, -sciamiti, broccati, baldacchini[38] e molti denari; che poi i brentori -si dividevano tra di loro e tenevano per sè. La qual cosa vedendo i -parrochi si affrettarono a far dipingere le immagini di quell'Alberto -nelle loro chiese, perchè crescesse il numero e il pregio delle -offerte. E non solo in quel tempo si faceva dipingere l'immagine di lui -nelle chiese, ma anche sui muri, sotto i porticati delle città, delle -campagne e de' castelli. Il che è contrario alle leggi ecclesiastiche, -le quali proibiscono di venerare le reliquie di chi non è stato dalla -Chiesa riconosciuto e ascritto all'albo dei Santi; nè si può dipingere -l'immagine di alcuno come di Santo, se prima non ne sia pubblicata -la canonizzazione. Laonde i Vescovi, che permettono tali abusi nelle -loro diocesi, meriterebbero d'essere rimossi dal loro ufficio, cioè -meriterebbero d'essere spogliati della loro dignità episcopale......... -E chiunque avesse mancato d'intervenire a queste solennità, si -riguardava come un eretico che le avesse in odio. E i secolari andavan -dicendo a chiara e viva voce ai frati Minori ed ai Predicatori: Voi -credete che non possano far miracoli che i vostri Santi; ma siete -pure in inganno; ed ora lo si vede da questo. Ma Iddio sbugiardò -presto l'accusa infame, apposta a' suoi servi ed amici, mettendo in -chiaro la menzogna di coloro, che li avevano accusati, e castigando i -calunniatori degli innocenti. Di fatto, arrivato un tale da Cremona, -che diceva d'aver portato una reliquia di questo S. Alberto, cioè -il dito mignolo del piede destro, accorsero affollati i Parmigiani, -uomini, donne, ragazzi, ragazze, vecchi, giovani, chierici, secolari, -e tutti i Religiosi, e con processione lunga, infinita, portarono -quel dito alla chiesa matrice, che è quella della Vergine gloriosa; e -collocato quel dito sull'altare maggiore, s'accostò Anselmo Sanvitali, -Canonico della cattedrale, e, a volte, Vicario del Vescovo, e lo baciò. -Ma sentito odore, cioè fetore d'aglio, e dettolo agli altri preti, -s'accorsero anch'essi e riconobbero che erano stati gabbati, poichè -non trovarono che fosse nulla fuorchè uno spicchio di aglio; e così -restarono canzonati i Parmigiani e beffati, i quali _folleggiarono in -vanità e diventarono vani_. In Cremona, nella chiesa ove era sepolto -quell'Alberto, i Cremonesi volevano dimostrare che Dio per mezzo di lui -operava miracoli; e perciò da Pavia e da altre città Lombarde molti -infermi vi si facevano condurre per liberarsi dalle loro infermità. -Accorsero anche da Pavia a Cremona molte nobili donne e donzelle, -alcune per divozione, altre per isperanza di guarigione........ e -perciò di gran lunga sbaglia il peccatore, o il malato, che abbandona i -Santi conosciuti a prova, e si rivolge ad invocare l'aiuto di chi non -può essere esaudito...... Nota però e considera che come i Cremonesi, -i Parmigiani, e i Reggiani folleggiarono per Alberto brentore, anche -i Padovani avevano folleggiato prima per un certo Antonio, che era un -pellegrino, e i Ferraresi per un certo Armanno Pungilupo.............. -Iddio realmente ascolta anche le invocazioni del beato Francesco, del -beato Antonio, di S. Domenico e de' figli loro, ai quali debbono dare -ascolto i peccatori. Ma la venerazione di tali nuovi Santi nasceva -da molteplici cause: da parte de' malati, per ricuperare la sanità; -da parte de' curiosi, per vedere novità; da parte dei preti, per -invidia che hanno de' moderni Religiosi; da parte dei Vescovi e dei -Canonici, pel lucro che ne ritraggono, come è palese nel Vescovo e -ne' Canonici di Ferrara, che guadagnarono molto per la divozione di -Armanno Pungilupo; e finalmente da parte di coloro che vagavano fuori -delle loro città, come partigiani dell'Impero, i quali speravano, in -occasione de' prodigi operati da questi nuovi Santi, di rappacificarsi -coi loro concittadini, essere rimessi in possesso de' loro averi, e di -finirla d'andare vagolanti pel mondo. Nel millesimo sussegnato, cioè -1279, indizione 7ª, fu rotta la pace di Milano, perchè il Marchese -di Monferrato ingannò e tradì i Torriani, come fece divulgare per la -Lombardia il Patriarca, che era uno de' Torriani. Però ebbe luogo la -pace de' Bolognesi, che nel mese di Settembre rientrarono in Bologna; e -fu fatta una tregua e una pace tra' Bresciani e i Mantovani. E, l'anno -stesso, i frati Predicatori di Parma fuggirono e si ricoverarono a -Reggio, perchè i Parmigiani si sollevarono contro di loro, a cagione -di una donna, cui essi avevano fatta arrostire come una gazzera. Perciò -i Parmigiani furono scomunicati da frate Latino Cardinale e Legato del -Papa, che era a Firenze, e che apparteneva all'Ordine dei Predicatori. -E un venerdì, 22 Dicembre, fu rotta la pace tra i Bolognesi della città -e i fuorusciti. Vi fu guerra civile, e molti ne rimasero morti, e una -quasi innumerevole quantità di case, che appartenevano a quelli del -partito dei Lambertazzi, furono incendiate e diroccate dal partito -avverso; laonde per timore di peggio i Lambertazzi uscirono dalla -città. - - -a. 1280 - -L'anno 1280, indizione 8ª, uno staio di seme di canapa si vendeva 16, -sino a 20 soldi imperiali. E in quell'anno i Parmigiani incominciarono -a fare i cavi per murarvi le fondamenta di un castello presso a Cadeo -sulla strada pubblica[39], e nel mese di Marzo scavarono le fossa di -quel castello nella contrada di Cella, e lo chiamarono il castello -della Croce. E i Mantovani fecero un ponte nella contrada che si chiama -Brazzolo[40]. E nel mese di Agosto, nell'ottava dell'Assunzione della -beata Maria Vergine, morì Papa Nicolò III. E i partigiani dell'Impero, -di Faenza e di molte altre Terre della Romagna, uscirono dalle loro -città. Il Conte di Romagna, che era Podestà di Bologna, cominciò allora -a parteggiare per gli anzidetti Bolognesi. Nello stesso anno firmossi -una pace fra quelli di Padova e di Verona, e la fazione imperiale -lasciò Bologna; nel Settembre la parte imperiale uscì di Vercelli. -Nello stesso anno insorse discordia tra Guglielmo Vescovo di Reggio, i -preti della città e della diocesi di Reggio stessa da una parte, e Dego -Capitano del popolo e il popolo di Reggio dall'altra, a cagione delle -decime, parendo che i preti volessero esigere troppo dal popolo e dalla -città. Perciò il Capitano con ventiquattro difensori delle ragioni del -popolo statuirono leggi contro i laici collettori delle dette decime; -e per cagione di quelle leggi il Vescovo scomunicò il Capitano, i -ventiquattro Avvocati e tutto il Consiglio generale del popolo, e -oltracciò pubblicò l'interdetto su tutta la città. D'onde il popolo in -furore elesse altri venticinque popolani, tra' quali sette Giudici (e -ne' predetti ventiquattro, ce n'erano già quattro di Giudici) e presero -gravissime deliberazioni contro il clero: 1º che nessuno dovesse -pagare decima di sorta nè dare consiglio, aiuto o favore ai preti, nè -con loro trovarsi commensali, nè prendere servigio in casa loro, nè -abitare in loro appartamenti, nè prendere da loro mezzadrie, nè dar -loro da bere nè da mangiare (e molte altre pene ognuna delle quali -per sè gravissima), nè macinare, nè cuocer pane nel forno per loro, nè -radere la barba, nè prestare a loro ministero di sorta; arrogando a sè -stessi, i preaccennati sapienti, autorità di dire, stabilire, ordinare -a loro talento ed arbitrio checchè loro piacesse riguardo al clero. -La quale autorità fu poi loro confermata dal Consiglio generale del -popolo; e tutte le suddette ordinanze furono approvate ed osservate -tanto dal popolo in ogni singolo individuo, quanto dal corpo della -milizia e da tutti i buoni uomini. E in quell'occasione molti mugnai -furono condannati a pagare cinquanta lire reggiane a testa, perchè -contro le dette ordinanze macinarono al di là del termine fissato in -mulini di chierici, e molte altre persone toccarono multe. Nello stesso -anno, cioè 1280, Tebaldello, verso la festa del beato Martino Vescovo, -a tradimento pose Faenza in mano a quelli che erano del partito della -Chiesa, cioè in mano ai Bolognesi e ai Manfredi di Faenza, ed espulse -i suoi; e colse il momento, in cui la massima parte de' suoi erano -all'assedio di un castello. Lo stesso anno i Parmigiani restituirono ai -Cremonesi il carroccio, che tolsero loro quando fugarono da Vittoria -l'Imperatore Federico II; ed i Cremonesi ne ricambiarono i Parmigiani -restituendo il carroccio, che avevano loro tolto in altra occasione; -e questi scambi furono eseguiti con reciproche onorificenze, in mezzo -all'allegria, ed all'esultanza d'ambe le parti, la vigilia della -natività della beata Vergine Maria, che era una Domenica. E le due -città accorsero in aiuto di Lodi con fanteria e cavalleria contro i -Milanesi e il Marchese di Monferrato, che per distruggerla s'era mosso -con tutti gli altri Lombardi. Fu anche allora che nel mese di Novembre -Faenza fu presa dai Ravennati e da venticinque soldati Reggiani, che -erano ad Imola pel Comune di Reggio a servigio de' Bolognesi, e da -alcuni militi del Conte, e dai Bolognesi stessi, che dopo accorsero -colà, e dopo loro tutta la milizia de' Parmigiani e de' Reggiani, che -corse sino ad Imola. E molti Bolognesi furon morti, molti prigionieri, -tra' quali se ne contarono quarantacinque che erano dei più valenti. -E fu uno de' grandi e potenti di Faenza che pose la sua città in mano -ai Bolognesi, e si chiamava Tebaldello de' Zambrasi. Questi, ch'io ho -veduto e conosciuto, e fu un guerriero valoroso come un secondo Jefte, -non era un figlio legittimo; pure un fratello di lui, frate Zambrasino -dell'Ordine de' Gaudenti, gli assegnò mezza l'eredità paterna, perchè -riconosceva in lui un uomo intraprendente, e perchè dei Zambrasi -nessuno più sopravviveva tranne loro due; e giacchè c'era da esserne -ricchi ambedue, divise in parti eguali il patrimonio del padre, e -innalzò il fratello a grandezza di stato. E quando i Bolognesi della -città, quelli cioè che si dicevano partigiani della Chiesa, fecero il -loro ingresso in Faenza, mezza Faenza era all'assedio di un castello -coi Bolognesi fuorusciti; e Tebaldello aveva spiato tempo opportuno a -fare sua ribalderia. In quell'anno il ponte di Brazzolo, fatto fare -dai Mantovani, fu distrutto dalla violenza delle correnti d'acque -diluviali, che furono tali da asportare inferiormente, come dicevasi, -quel ponte. Allora fu anche conchiusa una concordia tra il Vescovo di -Reggio e i suoi preti da una parte, e il Capitano del popolo, il popolo -stesso, ed il Comune di Reggio dall'altra, riguardo alle decime, nel -senso che nessuno dovesse essere costretto a pagarle, se non secondo -la propria coscienza; e molti altri patti furono convenuti in quella -concordia. L'anno stesso Sinigallia fu a tradimento data in Signoria al -Conte Guido di Montefeltro, il quale, come ne correva voce, condannò a -morte, e fece uccidere in quella città 1500 persone. - - -a. 1281 - -L'anno 1281, indizione 9.ª, Cassone della Torre di Milano fu morto -in battaglia con molti altri Lodigiani dai Milanesi, come anche restò -morto sul campo il Podestà di Lodi nello stesso combattimento, ed era -Scurtapelliccia de' Porta, Parmigiano e consanguineo di Obizzo Vescovo -di Parma. Nello stesso millesimo ed anno fu eletto Papa Martino IV -d'origine francese. Fu eletto alla cattedra di S. Pietro in Febbraio, -e preso dal Collegio de' Cardinali: prima si chiamava Simone. Era stato -Tesoriere della chiesa di S. Martino di Tours, amico de' frati Minori, -de' quali teneva sempre alcuni alla sua Corte, e da loro si confessava. -A questi frati diede anche un ampio privilegio di confessare e -predicare, e promise di fare loro ancora più ampie concessioni. Questi -spedì più volte forze armate contro Forlì, ma il partito della Chiesa -si ebbe la peggio, restandone i militi debellati, fugati, prigioni e -morti, tra' quali cadde anche Tebaldello, due volte traditore della sua -patria, e restò sommerso insieme al suo cavallo nella fossa della città -di Forlì. Morì allora di parte della Chiesa anche il Conte Taddeo e -Comacio fratello di Anselmo de' Corradini di Ravenna, e morirono molti -altri. Della parte contraria vi lasciarono la vita Guido degli Acarisii -di Faenza, e molti altri sì di Bologna che d'altronde, ben degni -d'essere ricordati. - - -a. 1282 - -L'anno 1282, indizione 10ª, si sviluppò una sì folta quantità di -bruchi da frutti, che a' giorni nostri nessuno ne ricorda l'eguale, -e sbrucarono tutti i frutteti, fiori e fronde, e le piante parevano -come sogliono essere d'inverno, mentre a primavera erano fronzute -e fiorite benissimo; e quando que' bruchi non trovarono più di che -pascersi sulle piante fruttifere, fecero passaggio a quelle dei -salici, e anche quelle rodevano; risparmiarono soltanto le fronde de' -noci, e credo fosse per la loro amarezza. In seguito cominciarono a -cadere a terra grossi e grassi, e strisciavano pe' campi e per le -strade, e finalmente morivano; nè quelli erano bruchi da orto, ma -d'altra specie. Lo stesso anno infierì gran carestia di biade, cioè di -frumento, di spelta, di melica, di fava, di legumi d'ogni specie. Lo -stesso anno fu anche levato, nel giorno de' beati apostoli Filippo e -Giacomo, l'interdetto ai Parmigiani, loro imposto per cagione de' frati -Predicatori, che avevano fatto bruciare per eretica una donna di nome -Alina. E spontaneamente erano usciti tutti i frati Predicatori da Parma -colla croce e in processione, perchè alcuni stolti s'erano avventati -fin dentro il loro convento, e ne avevano ferito alcuni; ma quei -mascalzoni, che avevano portato offesa ai frati Predicatori, furono -gravemente puniti dai Parmigiani. Quell'anno molte persone fecero -tra loro concordia nella città di Reggio; i Parmigiani e i Cremonesi -con loro compagnie andarono a devastare le biade di quei di Soncino, -perchè Boso di Dovaria aveva in quel castello la sua residenza, e -sperava di entrare in Cremona, se l'avesse potuto; ma non gli fu -permesso. Quell'anno il Marchese di Monferrato andò e si mise a campo -nella diocesi di Lodi ad una coi Milanesi, Pavesi e loro carroccio, -e per dir breve e sbrigarmi presto, con tutte le città di parte sua, -cioè Vercellesi, Novaresi, Alessandrini, Comaschi e con tutti gli -altri suoi amici, e andava dicendo che voleva ridonare la pace alla -Lombardia. Ma quelli che parteggiavano per la Chiesa non gli prestarono -fede, e unanimi gli si opposero, e si prepararono a resistenza e a -guerra contro di lui. E subito in prima linea i Cremonesi uscirono -contro tanta oste, e mandarono pregando i Parmigiani che senza indugio -accorressero col loro carroccio a difendere Cremona; e subito andarono. -E quando si sperò che la battaglia fosse vicina, Parmigiani e Cremonesi -chiamarono ad accorrere i loro amici, cioè Ferraresi, Bolognesi, -Modenesi, Reggiani, Bresciani e Piacentini, i quali prontissimi -volarono al campo. E Capitano e condottiero di tutti questi fu Lodovico -Conte di S. Bonifacio di Verona, che allora era Podestà di Parma. -Ma il Marchese prenominato sentissi il tremore in corpo sul punto -d'azzuffarsi con loro, e di soppiatto si allontanò, e ritornarono tutti -dell'una e dell'altra parte alle loro città senza essersi misurati -coll'armi. E mentre erano ancora tutti in Cremona, prima di separarsi, -tutti quelli del partito della Chiesa fecero magnifiche onoranze ai -Parmigiani, e sopratutti i Bolognesi, che sono sempre nobili cavalieri -e gentiluomini, fecero un torneo attorno al Carroccio de' Parmigiani -per ingraziarseli e mostrarsi loro amici. Perocchè i Parmigiani erano -ben voluti da Papa Martino IV, che un tempo aveva studiato leggi in -Parma, alla scuola di Uberto da Bobbio, ed erano nelle buone grazie -della Corte Romana e di Re Carlo, perchè erano sempre pronti a correre -in aiuto della Chiesa. Oltracciò avevano alla Corte un Cardinale -oriondo di Parma, ossia di una villa della diocesi di Parma, che -si chiama Gainago[41]. (In questa villa io frate Salimbene ho avuto -molti possedimenti). Questi aveva attinenze di parentela con maestro -Alberto da Parma, che fu sant'uomo, ed uno dei sette Notai della Corte, -in grazia del quale, e inoltre per ragione dalla sua abilità nelle -lettere, della sua bontà, onestà e intraprendenza, Papa Nicolò III -lo fece Cardinale, e si chiamava Gerardo _Albo_.[42] Papa Martino IV -mandò costui in Sicilia a richiamare i Siciliani all'obbedienza della -Chiesa quando si ribellarono a Re Carlo, e a Palermo uccisero tutti -i Francesi, uomini e donne, e i bambini li battevano a morte contro -le pietre, e alle gravide apersero il ventre. Ed un certo Giudice -francese, nell'atto di uscire di casa per sedare il popolo tumultuante, -fu pregato da un savio cittadino di non immischiarsi fra il popolo, ma -anzi se la svignasse per una finestra appartata, e salvasse sua vita. -S'appigliò al consiglio, e andò ad un certo castello per mettersi -al sicuro. Ma scorto, lo inseguirono i Palermitani, s'impossessarono -del castello, e tratto il Giudice sulla piazza di Palermo lo fecero -a brani. I Messinesi però non incrudelirono tanto contro i francesi, -ma li spogliarono dell'armi e dell'avere, e li inviarono a Carlo loro -Signore, che in quei giorni era tornato indietro per non perdere -Napoli, e perchè Pietro d'Aragona aveva invaso da quella parte la -Sicilia, e aveva per alleati il Re di Castiglia e il Paleologo. Questo -Pietro Re d'Aragona aveva moglie una figlia del Principe Manfredi; e -il Principe Manfredi, cui Carlo aveva tolta la vita, era figlio del -fu Imperatore Federico 2.º. Il Paleologo poi era un tale che teneva -a Costantinopoli la Signoria dei Greci dopo aver ucciso il figlio di -Vattaccio, precedente Signore de' Greci stessi, per potere su loro -signoreggiare; e temeva che Re Carlo e Papa Martino IV volessero -invadere Costantinopoli. Ma papa Martino IV voleva prima sbrigarsi -di Forlì, che teneva occupata tutto la Romagna. E la Romagna era una -piccola Provincia, ma ricca, fertile e popolosa, tra la Marca d'Ancona -e la città di Bologna. E la Chiesa Romana la ebbe in dono da Rodolfo -eletto Imperatore a' tempi di Gregorio X; stantechè spesso, i Romani -Pontefici, quando si fanno le elezioni degli Imperatori, procurano -di raspar qualche lembo di territorio da aggregare al loro dominio -temporale. Nè agli Imperatori di recente eletti conviene negare quello -che loro è domandato: sia per ragione di cortesia e liberalità, che -in sul principio dell'impero vogliono mostrare verso la Chiesa; sia -perchè considerano come un dono loro fatto tutto quello che acquistano -diventando Imperatori; e poi perchè ripugna loro mostrarsi meno che -liberali prima di aver in capo la corona; finalmente per non esporsi -al danno e alla vergogna d'una ripulsa. Ora per una parte Rodolfo, -eletto Imperatore in Allemagna, è in pace; e per l'altra la Chiesa -pare non curarsi di coronarlo. Perciò il Papa inviò il prenominato -Cardinale ai Siciliani; i quali risposero che di buon grado volevano -obbedire ai comandi della Chiesa, ma che respingevano come esorbitante -la dominazione Francese. Per questa cagione i Francesi erano sulle -mosse coll'armata e coll'esercito numerosissimo per soccorrere Re -Carlo. Quello che ne nascerà, lo vedranno i superstiti. In quell'anno -Papa Martino abitò in Orvieto; poscia passò a Montefiascone. Parimente -nel medesimo anno, in concistoro, alla presenza del Papa e de' -Cardinali, furono letti dispacci che annunziavano come il Paleologo -in Costantinopoli avesse creato un Papa Greco e Cardinali Greci. I -Perugini l'anno stesso si posero sull'armi per correre a devastare -Foligno; ma il Papa mandò loro intimando che desistessero, altrimenti -li scomunicherebbe: (sappi che Foligno era dell'orto di S. Pietro). I -Perugini però non se ne trattennero; corsero e devastarono tutta quella -Diocesi sino alle fossa della città, e furono scomunicati. Ma perciò -sdegnati fecero fantocci di paglia rappresentanti Papa e Cardinali, -li trascinarono ad ignominia per le strade della città, e poi sino -ad un certo monte, sulla vetta del quale fecero del Papa vestito di -rosso un falò, ed altrettanto de' Cardinali, battezzando i fantocci -per rappresentanti quale dell'uno, quale dell'altro Cardinale. E noto -che i Perugini credevano in buona fede d'aver ragione di battere i -Folignati e sterminarli, perchè essendosi una volta battuti gli uni -contro gli altri, Perugini e Folignati, questi scatenarono contro -quelli tanta furia di strage, e tanta vergogna e avvilimento inflisse -Iddio in quella battaglia ai Perugini, che una vecchietta di Foligno -con un bastoncello di cannuccia bastò a far andare in carcere dieci de' -Perugini; e altrettanto poterono fare altre donne, senza che a quei -di Perugia restasse tanto di ardire nel cuore da tener testa neppure -a singole donniciuole. Nel sussegnato millesimo, verso S. Martino, un -certo uomo di Soncino, che si chiamava Rossi degli Infonditi, diede a -tradimento quella terra ai Cremonesi, che ora sono dentro la città, -cioè al partito della Chiesa, e, per tale tradigione del castello -di Soncino, si ebbe premio quattrocento lire imperiali. Parimente -lo stesso anno, a fin di maggio, per quattro o cinque giorni si ebbe -tanto caldo che sarebbe parso eccessivo anche pel Luglio; e i contadini -dicevano che nocque assai al frumento; poichè è detto nel libro di -Giobbe 37.º: _Il frumento desidera le nubi_: massimamente quando è in -fiore e in granitura. E non vi fu invero piena annata di raccolta di -frumento; ma di quelle biade, che i contadini chiamano minute, l'anno -fu ubertosissimo, cioè di panico, di miglio, di melica, di fagiuoli -e di rape; anche la vendemmia fu abbondante; ma la grandine devastò -le vigne in più luoghi. Così nella state dello stesso anno si udirono -terribili e orribili tuoni, che parevano quasi visibili e palpabili, -così che molti un giorno, verso sera, per terrore caddero a terra, e -nella notte seguente i tuoni si rinnovarono spaventevoli. Nel predetto -millesimo fu anche celebrato un Capitolo generale de' frati dell'ordine -dei Minori in Allemagna a Strasbourg, sotto il ministro Generale frate -Buonagrazia. Allora il Conte Lodovico di S. Bonifazio di Verona fu -Podestà di Reggio dal 1.º Luglio al 1.º di Gennaio. E in Parma, nel -dì dell'Assunzione della Beata Maria Vergine, fu fatta una nobilissima -corte, che durò quasi un mese, e furono creati due cavalieri del casato -dei Rossi, cioè Guglielmino e Ugolino, fratelli germani, figli del fu -Giacomo di Bernardo di Rolando Rossi. E nella festa del Beato Michele -e del beato Francesco, in Ferrara fu fatta altra nobilissima corte, -perchè Azzone figlio del Marchese d'Este fu fatto cavaliere, e prese -per moglie una figlia di Gentile, figlio di Bertoldo Orsini, e fratello -del fu Papa Nicolò III romano. Nello stesso anno e nella stessa -stagione, anno 2.º del pontificato di Papa Martino, arrivò Pietro, -fratello del Re di Francia e Conte d'Artois, con grosso esercito di -Francesi, che andavano a soccorso di Carlo Re di Sicilia contro Pietro -Re d'Aragona; e il giorno di S. Ilarione Abbate creò a Reggio tre -cavalieri, due de' Fogliani, cioè Bartolino e Simone, e Rondanello -de' Taccoli; e subito ripartì lo stesso giorno, perchè s'affrettava -a soccorrere Carlo, e prima voleva anche fare visita a Papa Martino. -Nella seguente Domenica poi, 25 ottobre, si rappacificarono quelli -degli Strufi cogli Orsi e Salustri, nel convento de' frati Minori di -Reggio, per interposizione di frate Giovannino de' Lupicini, lettore -de' frati Minori a Reggio; ed erano presenti molti uomini e donne, -giovanetti e donzelle, vecchi e ragazzi. In questi tempi viveva -a Parma un pover uomo, che faceva il ciabattino, puro, semplice, -timorato di Dio, cortese, cioè di urbane maniere, ed illetterato; -ma aveva un intelletto tanto illuminato da intendere le scritture -di quelli, che predissero il futuro, cioè dell'Abbate Gioachimo, di -Merlino, di Metodio, della Sibilla, di Isaia, Geremia, Osea, Daniele, -dell'Apocalisse, non che di Michele Scoto, che fu astrologo di Federico -II. Imperatore. E molte cose ho udito da lui, che poscia avvennero; -p. e. che Papa Nicolò III doveva morire in Agosto, e che il successore -sarebbe stato Papa Martino, e molte altre cose, che stiamo aspettando -che accadano, se vivremo, giacchè: - - Ratio praeteriti scire futura focit. - - Quel che già fu, ciò che avverrà ne insegna. - -Quest'uomo, oltre al nome proprio, che è maestro Benvenuto, comunemente -si chiama Asdente, cioè, per ironia, senza denti, perchè anzi ha -denti grossi, e non allineati regolarmente, e la favella ha intricata; -tuttavia intende e si fa intendere bene. Sta in Co' di Ponte a Parma, -presso la fossa della città, e presso il pozzo, lungo la strada che -va a Borgo 8. Donnino. Parimente nell'anno sussegnato, cioè 1282, -Papa Martino IV spedì un esercito in Romagna, composto di Francesi, -Lombardi, Toscani, e Romagnoli, e fece cingere d'assedio più mesi -Meldola, che non si potè prendere, ma però vi forono molte vittime -dell'una e dell'altra parte; e Papa Martino vi spese molte migliaia di -fiorini d'oro. Così pure nel millesimo suddetto fu stabilito il duello -che doveva farsi a Bordeaux tra Re Carlo e Re Pietro d'Aragona, come -diremo più innanzi. - - -a. 1283 - -L'anno del Signore 1283, Lodovico Conte di S. Bonifacio di Verona, -scaduto della Podesteria di Reggio, fermò sua stanza nella medesima -città, vicino alla chiesa di S. Giacomo e al convento dei frati Minori, -in casa di Bernardo da Gesso. E lo stesso anno 1283, da Lendinara[43] -venne a Reggio presso di lui sua figlia Mabilia, bellissima donzella, e -nella stessa casa di Bernardo da Gesso[44] ove abitava il detto Conte, -e nello stesso giorno che arrivò presso il padre, ella si maritò con -Savino Torriani Milanese, ricchissimo e potentissimo; e subito dopo -gli sponsali assistette alla messa della beata Vergine nel convento -de' frati Minori; ed, oltre i Reggiani, vi aveva un corteo di molti -cavalieri di Parma e di Modena, e il fior delle donne di Reggio; e, -subito dopo la messa ebbero imbandita una refezione. E l'imbandigione -in quella casa e nel convento di S. Giacomo non fu parca. Questo -avvenne nel suddetto millesimo ed anno, il venerdì precedente la -Domenica di Settuagesima, ai 12 di Febbraio; e il sabato successivo, -la mattina per tempissimo, si posero in viaggio per Parma; ed ivi lo -sposo e la sposa abitano presso il Battistero. Il sunnominato Conte era -figlio di Rizzardo, uomo saggio, prode cavaliere, valoroso in armi, -e dotto nell'arte della guerra. E quando Parma si ribellò a Federico -II, l'anno 1247, fa il primo ad accorrere in aiuto de' Parmigiani, -e, passando pel territorio di Guastalla, entrò in Parma con molti -armati. Il resto come abbiamo detto più sopra. Questo Conte Lodovico -ebbe moglie una tedesca, d'onde gli nacque la figlia prenominata, e -tre figli, che sono giovanetti bellissimi, cortesi ed istruiti, il -primo de' quali si chiama Vinciguerra. E nello stesso anno e millesimo, -l'ottava di Pasqua, che cadde nel giorno di S. Marco Evangelista, il -suddetto Conte, la sera, era agli estremi della vita; e in morte e -nel testamento affidò e raccomandò i suoi figli alle cure di Obizzo -Marchese d'Este, che li accolse affettuosamente e li trattò come figli -suoi, sebbene prima il Marchese non si trovasse in buoni accordi col -Conte. (E la cagione della discordia tra loro era stata la città di -Mantova, di cui ciascuno di loro ambiva la Signoria; ma sfuggì di mano -all'uno e all'altro, e la ebbe Pinamonte). E il predetto Marchese -rimise i figli del detto Conte in possesso di tutti i beni, che il -padre loro aveva in Lendinara. E la notte seguente al dì di S. Marco -morì, assistito dai frati Minori, dai quali si era confessato, e regolò -ottimamente le cose dell'anima sua. E la cittadinanza di Reggio pensò -ad onorare degnamente la salma di lui; e fece a larga mano le spese -del funerale, come a nobile personaggio conveniva, che era stato loro -Podestà e che si trovava espulso da' suoi possedimenti come partigiano -della Chiesa. Alle sue esequie intervennero tutti i Religiosi di Reggio -e molte Religiose, tutta la cittadinanza Reggiana, e molti foresi; e -i più nobili Reggiani ne portarono il feretro al convento de' frati -Minori, ove fu sepolto. Il suo corpo era vestito di scarlatto, con una -bella pelliccia di vaio e un bel manto, e così adorno fu deposto, il -lunedì successivo alla festa di S. Marco, in un magnifico Mausoleo, -che il Comune di Reggio a proprie spese gli fece erigere; ed ebbe la -spada cinta a' fianchi, al tallone gli speroni d'oro, una gran borsa -appesa alla cintura di seta, alle mani i guanti, al capo una bellissima -cappellina scarlatta, orlata di pelle di vaio, ed una clamide pure -scarlatta e ornata di pelliccio di vaio. Il detto Conte lasciò al -convento de' frati Minori il suo destriero e le sue armi. Sulla tomba -sta quest'epitafio: - - Cum tua maiestas Lodoyce quae clara potestas - Urbis Veronae comes inclyte sub regione - Hac fait inclusa Libitine morsibus usa - Aprilis quina restabat lux peregrina - Ast octogeni tres anni mille duceni - - Requietorio - Di Lodovico inclito Conte di Verona - Che compiuta la Podesteria di Reggio - Il primo di Gennaio - E la vita - Il cinque d'Aprile 1283 - In quest'urna - Se ne chiusero le ceneri - E gli splendori della grandezza - -Fu pure questo Conte uomo onesto e santo; e d'onestà n'aveva tanta -che, passeggiando per città, non alzava mai gli occhi verso alcuna -donna, sicchè le donne, ed anche le bellissime signore ne facevano -le meraviglie .... E il Conte d'Artois, Pietro, fratello del Re di -Francia, passando da Reggio, e avendo udito che era un sant'uomo, -e che aveva il nome del padre suo, cioè Lodovico, e che si trovava -fuori de' suoi possedimenti a cagione del parteggiare per la Chiesa, -gli volle fare visita, lo abbracciò e lo baciò. Quel Pietro fratello -del Re di Francia si compiaceva di fare visita a tutti que' santi -uomini, di cui aveva udito parlare, onde mandò anche cercando, per -vederlo, frate Giovanni da Carpinete dell'Ordine de frati Minori. -(Questi era entrato nell'Ordine prima del gran terremoto del 1222). -Nell'anniversario poi della morte del Conte Lodovico la moglie di -lui mandò a Reggio pel convento de' frati Minori, ove era sepolto suo -marito, un bel paliotto da altare di sciamito e porpora. E l'anima di -lui per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia. In questo -1283 si deplorò una grandissima morìa di bovini in tutta la Lombardia, -Romagna e Italia, e nell'anno successivo grande mortalità d'uomini. -E di fatto presso Salins[45] in Borgogna, in un convento di frati -Minori vi erano ventidue frati, veduti da un certo frate Francese che -dimorava in Grecia e passava per andare a Parigi; d'onde ritornando -poi indietro lo stesso anno, nè trovò morti undici, cioè la metà di -quanti erano. Udii questo dalle labbra di lui a Reggio. Anche in altre -parti del mondo dominò in quell'anno grande mortalità; e in breve -questa è regola generale, che ogni volta che accade morìa di bovini, -subito l'anno dopo sussegue mortalità d'uomini. L'anno già detto 1283 -Bernardo Lanfredo di Lucca fu Podestà di Reggio per sei mesi, dal -1.º Luglio sino al 1.º Gennaio; al tempo del quale, perchè era troppo -debole, si commisero molti omicidi ed altri delitti nella città e nel -territorio di Reggio, tanto che i nemici di un tale in città con una -scala entrarono nella casa per una finestra, e lo uccisero in letto. -Così questo Podestà, a cagione della sua non curanza e debolezza -nell'applicazione delle leggi, fu del numero di quelli, di cui il -Signore dice per bocca d'Isaia 3.º _Io farò che de' giovinetti saranno -lor principi_. Alla lettera costui non era giovinetto d'età, ma di -negligenza nel far giustizia. A lui successe Barnaba Pallastrelli di -Piacenza, che non la perdonò a nessuno, e tolse di mezzo molti ladri -e malfattori. Molti ne condannò a morte, e se ne eseguì la sentenza, -durante la sua Podesteria, sicchè i Reggiani per la severa applicazione -della giustizia dissero che era un distruttore della loro città. Ma -molto maggior danno apportò il suo antecessore colla sua negligenza -e rilassatezza, per la quale nella città di Reggio si accesero molte -nimistà e guerre, che durano tuttora e saranno cause della ruina di -Reggio, se Dio non provvede altrimenti.... Tuttavia il primo, che era -Lucchese e rilassato, se lo vollero i Parmigiani per loro Capitano; e -il secondo, di Piacenza, che era stato severo e rigido, se lo presero -i Modenesi; e a tempo della sua Podesteria Modena fu ruinata, come -diremo sotto la rubrica dell'anno 1284. Nell'anno 1283 il Numero -d'oro e l'indizione coincidevano nel numero 11; e ai due d'Aprile, che -era luna piena, la stella lucidissima, che si chiama Venere, pareva -entrata nel cerchio della luna nuova; e di notte, dopo mattutino, -un'altra splendissima stella, che si chiama Giove, pareva, verso il -sud, occupare la branca superiore dello Scorpione. Così, nello stesso -anno, Forlì ritornò all'obbedienza della chiesa, la qual città da molti -anni le era ribelle, e Papa Martino IV ogni anno le mandava contro -un grosso esercito di Francesi, e di diverse altre genti. (E davano -il guasto alle vigne, alle biade, alle piante pomifere, agli oliveti, -ai fichi, ai mandorli, alle melagrane, alle case, agli animali, alle -botti, ai dolii, e ad ogni cosa nata ne' campi. Questa città avrebbe -francata dai Bolognesi, che l'avevano occupata, tutta la Romagna, se -non vi si fosse intromessa la Chiesa, che prese le armi contro Forlì. -La causa poi, per cui la Chiesa vi si intromise, fu che il Papa aveva -domandata in dono la Romagna a Rodolfo quando fu eletto Imperatore, -e Rodolfo gli aveva concesso di occuparla) E, in più anni, vi spese -per insignorirsene molte migliaia di fiorini d'oro, anzi molte some di -monete d'oro. Stantechè Papa Martino s'aveva fatto pertinace proposito -d'averla di violenza, se non poteva di accordo. E così avvenne, perchè, -come suol dirsi, _il lavoro costante vince tutto_. E venuta che fu -quella città all'obbedienza della Chiesa, ne furono spianate le fosse, -smantellate le porte, atterrate case e palazzi, e rasi al suolo i più -cospicui edifici. I principali cittadini di quella città ne uscirono, -e andarono a ricoverarsi in nascosi ricettacoli per lasciar sbollire -gli sdegni. Ma il Conte Guido di Montefeltro, che era Capitano e -condottiero de' Forlivesi e del partito imperiale, venne ad accordi -colla Chiesa, e andò a confino per alcun tempo a Chioggia. Poscia fu -mandato in Lombardia, ed abitò ad Asti distintamente ricolmo d'onori, -perchè era ben voluto da tutti per la sua precedente probità, per le -molte vittorie riportate, e per la saviezza e sottomissione, colla -quale ora obbediva alla Chiesa. Inoltre egli era uomo nobile, sensato, -prudente, costumato, liberale, cortese, largo, cavaliere valoroso e -prode nell'armi, e dotto nell'arte militare. Prediligeva l'Ordine de' -frati Minori, non solo perchè vi aveva alcuni parenti, ma anche perchè -il beato Francesco lo aveva salvato miracolosamente da molti pericoli, -e liberato da' ceppi e dal carcere del Malatesta. Nulla ostante da -alcuni sciocchi di frati Minori ebbe più volte a soffrire gravissime -ingiurie. Egli in Asti ebbe una conveniente compagnia e famiglia, -e molte persone non cessavano di darsi premura di offrigli aiuto e -servigio. Queste cose accaddero tra il tempo in cui i Re sogliono -cominciare le guerre, e la festa del beato Giovanni Battista; ed ivi -era Legato del Papa Bernardo di Provenza Cardinale della Corte romana. -Lo stesso anno Re Carlo da Napoli recossi a Bordeaux, credendo di -scontrarsi in duello con Pietro Re d'Aragona. Questi due Re dovevano -aver secoloro soli cento cavallieri per ciascuno, come avevano -convenuto con giuramento. Ma quella prova d'armi non ebbe luogo, perchè -il Re d'Aragona la declinò. E quello scontro si doveva fare per cagione -della Sicilia, in cui Pietro Re d'Aragona aveva posto piede, e l'aveva -occupata con un esercito; poichè Papa Nicolò III gliel'aveva data, in -odio di Re Carlo, coll'assenso di alcuni Cardinali, che allora erano -alla Corte, e d'altronde lo stesso Pietro Re d'Aragona credeva d'avervi -diritto, come genero del Principe Manfredi. Ma Carlo, fratello del Re -di Francia, avevala avuta prima da Papa Urbano IV per aver soccorsa la -Chiesa contro Manfredi, figlio di Federico Imperatore deposto. Nello -stesso millesimo morì Guglielmo Fogliani Vescovo di Reggio, e provvide -male all'anima sua, essendochè fu uomo avaro, illetterato e quasi un -laico: fu _pastore ed idolo_ come dice Zaccaria 11.º ecc. Voleva vivere -splendidamente, cioè avere ciascun giorno per sè tavola lautissima; -e spesso imbandiva sontuosi banchetti ai ricchi ed ai parenti; ma per -i poveri ebbe insensibili le viscere della pietà, nè collocò a marito -le zitelle povere; fu uomo grossolano, cioè ebete e rude; trovò pochi -che parlassero bene di lui. Meglio per lui se fosse stato porcaio, -o se avesse avuta la lebbra, che fare il Vescovo. Nulla diede mai -ai religiosi, nè ai frati Minori, nè ai Predicatori, nè ad altri -poveri; e i poveri Religiosi, che assistettero alle sue esequie, non -ebbero nemmeno di che mangiare per quel giorno a spese prelevate dal -patrimonio di lui o dalla mensa vescovile. Io fui presente al funerale -e alla sepoltura, e so che un cane cacò sulla tomba di lui tosto che -egli fu sepolto. Fu collocato nella parte inferiore della chiesa -maggiore, ove si mettono quelli del popolo (ma veramente meritava -d'esser sepolto in una fogna). Egli in vita conturbò molte persone che -godevano la loro pace. Fu Vescovo di Reggio quarant'anni, meno un mese, -morì in Agosto il giorno di S. Agostino, e fu sepolto la Domenica dopo, -giorno della decollazione di S. Giovanni Battista. Parimente nel detto -millesimo quelli di Bibbiano, che è una villa della diocesi di Reggio -a case sparse, accordatisi insieme fecero nella villa stessa un borgo; -e i frati Minori di Parma fabbricarono un bel refettorio nel prato -di S. Ercolano, ove si trova il loro convento, e dove anticamente i -Parmigiani facevano il mercato, e poi dopo, verso quaresima, correvano -torneamenti. Nello stesso anno i Parmigiani fecero un ponte di pietre -sul torrente Parma, a capo della contrada che si chiama Galera[46], -dalla casa degli Umiliati alla casa dei Predicatori, e murarono la -città dalla parte de' monti, vicino al torrente Parma e all'Ospedale -di S. Francesco[47]. Così negli anni precedenti i Parmigiani avevano -fatto molti miglioramenti alla città loro; avevano compiuto il -Battistero in tutta la parte superiore, tirandolo su sino al comignolo; -e sarebbe stato terminato molto tempo prima se Ezzelino da Romano, che -signoreggiava a Verona, non avesse frapposto ostacoli[48]; poichè quel -Battistero si costruiva tutto di marmi di Verona; fecero scolpire i -colossali leoni e le colonne, a ornamento della porta principale del -duomo, sulla piazza del Battistero e dell'episcopio; fecero anche tre -ampie, belle e magnifiche vie; una, dalla chiesa di S. Cristina sino -al palazzo del Comune; una seconda, dalla piazza nuova, ove il Podestà -tiene a concione il popolo, sino alla chiesa di S Tommaso Apostolo; la -terza, dalla piazza del Comune sino alla chiesa di S. Paolo; e su tutte -queste vie a destra e a sinistra sorsero belle case e palazzi. Fecero -anche il palazzo del Capitano, assai bello, presso il palazzo vecchio, -che era stato fatto da Torello da Strada, Pavese e Podestà di Parma; -sotto la cui Podesteria fu anche cominciato il castello di Torello -sulla strada che va a Borgo S. Donnino. Ma siccome quelli di Borgo S. -Donnino si sottomisero all'obbedienza del Comune di Parma, i Parmigiani -desistettero dall'opera intrapresa e non compirono il castello, che -avevano progettato di costruire. Così nell'anno sussegnato ampliarono -la piazza nuova del Comune comprando tutte le case attorno alla piazza; -e si proponevano di erigere un altro palazzo con botteghe a comodo del -pubblico sull'area, ove in antico sorgeva il bellissimo palazzo dei -Pagani, ch'io ho visto co' miei occhi, e poi fu palazzo di Manfredo da -Scipione[49], più bello ancora; e finalmente vi si costruì il macello -de' beccai; poi il Comune lo comprò per sè colle casamenta che vi erano -attigue[50] e colla torre di Rufino Vernazzi, che era dalla parte di S. -Pietro. Avevano anche aperto negli anni anteriori un canale naviglio, -ma poco utile. Discendeva giù per un vecchio alveo sino alla Villa del -Cardinale Gerardo Albo, che fu anche una volta Villa mia, perchè io -vi aveva estesi possedimenti, e che si chiama Gainago; e nella parte -inferiore di detta Villa svoltava, perchè non andasse come prima a -Colorno, ma portasse le barche a Frassinara[51]; ma sia che andasse a -Colorno, sia che a Frassinara, era sempre un naviglio di poco conto. -E certamente saprei cavarlo meglio io un naviglio utile ai Parmigiani -se avessi pieno e libero potere. Nello stesso anno scavarono un lungo -fossato lungo la strada che va a Brescello, dall'ospedale sino a -Sorbolo[52], nel quale immisero il Gambalone, perchè colle sue acque -inondava tutti i campi al di sotto della strada, sicchè non potevano -servire nè all'agricoltura, nè agli agricoltori. Quell'anno morì frate -Bonagrazia, Ministro Generale dell'Ordine de' Minori, in Provenza ad -Avignone, la vigilia del beato Francesco, giorno di Domenica, e fu -sepolto nella chiesa de' frati Minori, davanti all'altare maggiore, -e alla sua morte si trovò presente frate Vitale, Ministro Provinciale -di Bologna, che ricevette incarico di benedire, da parte del morente, -tutti i frati della Provincia di Bologna, e di assolverli da tutti -i loro peccati. E fu fatto. Fu Ministro Generale quattr'anni, e si -differì la convocazione del Capitolo generale sino alla Pentecoste -del 1285 perchè, come era stato deliberato nel Capitolo generale -precedente, si doveva celebrare a Milano. Nel 1283 si trovò il corpo -della beata Maria Maddalena tutto intero, tranne una gamba, in Provenza -nel castello di S. Massimino (S. Massimino fu uno dei settantadue -discepoli, de' quali si parla in Luca 10.º; e fu Arcivescovo di Aix, -che è la città in cui è il sepolcro di quel Conte, la cui figlia fu -moglie del Re di Francia S. Lodovico, che andò oltremare in soccorso -di Terra Santa l'anno 1248; la qual città è distante quindici miglia -da Marsiglia, ed io vi soggiornai l'anno che il Re andò oltre mare, -perchè io era addetto a quel convento). E, quando fu trovato il corpo -della beata Maria Maddalena, a stento si poteva leggere l'iscrizione -con una lente, stante l'antichità della scrittura. E piacque a Re Carlo -(che era Conte di Provenza e quell'anno andava a Bordeaux per quel -duello, che era stato convenuto ed ordinato con Pietro Re d'Aragona) -che il corpo della beata Maria Maddalena fosse esposto al pubblico, -e fosse esaltato ed onorato, e se ne celebrasse una festa solenne. -Così si fece. Da allora in poi cessarono le contese, le opposizioni, -i cavilli, gli abusi e gli inganni che avevano luogo per cagione -del corpo della beata Maria Maddalena. Perocchè quelli di Sinigaglia -dicono di possederlo essi, e que' di Vezelay anch'eglino pretendono -di possederlo, e ne avevano una leggenda che ne parlava. Ma è chiaro -che in tre luoghi non può essere il corpo di una donna. (Per causa -congenere ardenti contese vi sono anche a Ravenna per il corpo di S. -Apollinare, perchè quei di Chiassi, che fu una volta città, sostengono -di possederlo, quei di Ravenna parimente pretendono di averlo, stando -di fatto che un Arcivescovo di Ravenna trasportò il corpo di S. -Appollinare da Chiassi a Ravenna, per timore che gli Agareni[53] lo -involassero, come ho letto più volte nel pontificale di Ravenna, e -reverentemente lo collocò nella chiesa di S. Martino, presso la chiesa -di S. Salvatore, che una volta fu chiesa dei Greci; ma che da Ravenna -sia poi stato di nuovo asportato non si trova scritto in nessun luogo). -Il corpo dunque della Beata Maria Maddalena è veramente nel castello -di S. Massimino, come quello di S. Marta sua sorella è a Tarascon. Il -fratello poi di loro, Lazzaro, fu Vescovo di Marsiglia. E la spelonca -di S. Maria Maddalena, nella quale essa fece penitenza trent'anni, -dista da Marsiglia quindici miglia, e vi ho dormito dentro una notte, -immediatamente dopo la sua festa; ed è al fianco di un monte altissimo, -roccioso, e tanto vasta è quella spelonca, che a mio avviso, se ricordo -bene, possono starvi dentro mille persone. Vi sono tre altari, ed un -zampillo d'acqua come quello della fontana di Siloe, e una bellissima -strada vi conduce; e fuori e vicino all'ingresso della spelonca -vi è una chiesa, alla quale è addetto un sacerdote. Al di sopra di -quello speco l'altezza del monte è ancora tanta, quanta è quella del -Battistero di Parma; e lo speco è tanto elevato sulla pianura di quel -territorio che tre volte la torre degli Asinelli di Bologna, a mio -avviso e se ricordo bene, non potrebbe arrivarvi, sicchè gli alberi di -alto fusto che sono al piano, guardati da quel punto sembrano ortiche, -o salvia del Caspio. E siccome quella regione, o contrada, è ancora al -tutto disabitata e deserta, le donne e le nobili signore di Marsiglia, -quando per divozione si recano colà, fanno condurre dietro sè asini -carichi di pane, di vino, di torte, di pesci e di quali altre vivande -desiderano. Sulla strada però, a cinque miglia dalla spelonca, vi è -un monastero delle Albe, che hanno molte deferenze pei frati Minori, -e di buon grado li veggono, li accolgono, servono loro con ogni -attenzione il bisognevole, ed offrono un'agiata ospitalità. A riprova -poi dell'invenzione del vero corpo della Maddalena concorre un miracolo -che a que' giorni fece il Signore mercè di lei, a dimostrare che quello -ne era il vero corpo. Ed eccolo. Camminando in quel tempo un giovane -beccaio per una strada, incontrò un suo conoscente, che gli domandò -d'onde venisse. Ed egli rispose: Torno dal castello di S. Massimino, -ove di recente è stato scoperto il corpo della beata Maria Maddalena, -della quale ho baciato una tibia. A cui disse. No, non avrai baciato -una tibia di lei, ma quella di un'asina, o di un asino, che i chierici -a guadagno mostreranno ai semplici. Ed essendosi perciò acceso alterco -acre tra loro, l'incredulo non divoto della Maddalena appioppò diversi -colpi di spada al divoto, nè, la mercè di Maddalena, gli produsse -ferita di sorta. Il divoto della Maddalena, a sua volta aggiustò un sol -fendente al non devoto, e non bisognò il secondo, chè subito perdette -la vita e ritrovò la morte. Dolentissimo poi il difensore della -Maddalena d'aver ucciso un uomo (e l'aveva fatto a propria difesa, -e malgrado, e fortuitamente) e temendo di essere preso dai parenti -dell'ucciso, si ricoverò ad Arles, e poscia a S. Egidio, per essere -quivi sicuro e lasciar sbollire gli sdegni. Ma il padre dell'ucciso -spillando dieci lire ad un traditore, fece imprigionare l'uccisore del -figlio, già condannato nel capo. Ma la notte precedente il giorno, in -cui doveva essere impiccato, a lui che vegliava apparve in carcere la -Maddalena, e gli disse: Non temere, o divoto mio, e difensore zelante -della mia gloria, che non morirai. Io ti assisterò al momento opportuno -in modo che tutti quelli che vedranno, ne rimarrano esterrefatti, e -scioglieranno inni di grazie al Signore, che opera miracoli, e a me di -lui serva. Ma quando sarai liberato, riconosci da me questo beneficio a -te conferito, ed a vantaggio dell'anima tua, abbine gratitudini a Dio -tuo liberatore. Ciò detto, la Maddalena sparve lasciandolo consolato. -L'indomani fu appeso alla forca senza riportarne nè guasti al corpo, -nè dolore all'anima. Ma poscia a poco, ecco d'improvviso, a vista di -tutti gli spettatori calare dal cielo a rattissimo volo una colomba -candida come la neve, e posare sul patibolo, sciogliere il capestro -dal collo dell'impiccato devoto alla Maddalena, e deporlo in terra -illeso. Ma gli ufficiali pubblici e i giustizieri, per insistenza de' -parenti dell'ucciso, volendolo di nuovo appendere, per opera de' beccai -si evase, de' quali era ivi adunata gran caterva armata di spade e di -bastoni. (Tanto s'adoperavano perchè era stato collega ed amico, ed -anche perchè avevano ammirato il prodigio chiaro e stupendo). Avendo -poi raccontato a tutti che aveva commesso quell'omicidio suo malgrado, -e per ragione di difesa sua e dell'onore della Maddalena, e che essa -gli aveva già promesso in carcere che al momento opportuno lo avrebbe -liberato, ne ebbero consolazione e cantarono lodi a Dio e alla beata -Maria Maddalena liberatrice del devoto di lei. Il Conte di Provenza, -udito parlare di questi fatti, volle vedere quell'uomo, e udirseli -raccontare dalla bocca di lui, e tenerlo in Corte finchè campasse; ma -egli rispose che se vi fosse chi lo facesse anche padrone di tutto il -mondo, non vorrebbe finir la sua vita altrove che in servizio della -Maddalena, nel castello di S. Massimino, ove il corpo di lei era stato -di recente scoperto, cioè nel 1283. E così fece. E nello stesso anno, -nel mese di Giugno, dovevano battersi a duello Re Carlo, e Pietro Re -d'Aragona. Titoli di Re Carlo, che fu Re di Gerusalemme e Sicilia, -Duca di Puglia, Principe di Capua, Senatore dell'Alma Città, Principe -dell'Acaia, d'Anjou[54], di Provenza, Conte di Forcalquier[55] e -di Tonnerre[56]. Avendo Pietro Re d'Aragona inviato con sue lettere -credenziali il Prefetto di Marsiglia a Re Carlo, allo scopo di trattare -e concludere un matrimonio tra un figlio di detto Pietro e una figlia -d'un figlio del predetto Re Carlo; pochi giorni dopo quelle trattative -di matrimonio, del quale lo stesso Pietro si diceva desiderosissimo, -secondo che ne assicurava quel prefetto, e secondo che egli stesso -esprimeva nelle sue lettere credenziali, e dopo molte altre amichevoli -dimostrazioni da parte di Pietro stesso fatte allo stesso Re Carlo -per mezzo del preaccennato Prefetto, Pietro Re d'Aragona spogliò -Re Carlo del Regno di Sicilia con una frode, che si copriva sotto -le apparenze di trattative di pace e parentela tra loro. E avendo -Pietro Re d'Aragona già allestito navi e quanto occorre a guerra per -navigare alla volta della Sicilia, il Re di Francia mandò a lui una -straordinaria ambasciata e messi speciali, a significargli che non -andasse punto contro suo figlio Re Carlo, nè ponesse piede sul regno -di lui, perchè se mai facesse ingiuria a Re Carlo, o all'erede di Re -Carlo, la reputerebbe fatta alla propria persona. E Pietro con cortesia -e benignità rispose agli ambasciatori che egli non aveva per nulla -intenzione di fare ingiuria a Re Carlo, nè all'erede di Re Carlo; ma -desiderava di andar oltremare contro gli infedeli Saraceni, e che tutto -quel di territorio potesse conquistare, lo assegnerebbe a quel proprio -figlio che prendesse moglie la figlia del figlio di Re Carlo. Ricercò -per di più al Sommo Pontefice la decima delle terre dello Stato della -Chiesa in aiuto di quell'impresa, che voleva compiere oltremare contro -i Saraceni, ad esaltazione e gloria della fede cristiana; e pregollo -altresì di voler prendere sotto la propria custodia e tutela il suo -regno di Aragona. Quando poi Re Carlo ebbe notizie che Pietro con quel -tessuto di menzogna era riuscito a por piede in Sicilia, per mezzo di -messi speciali e per lettere gli impose di ritirarsi dal suo regno, -e per nessun pretesto lo occupasse. Ma Pietro, fidente nelle proprie -forze e nelle popolazioni della Sicilia, rispose che non sgombrerebbe -mai dal Regno di Sicilia, finchè potesse tenerlo in suo dominio. Udita -tale risposta, Re Carlo, che allora era in Puglia, adunò un esercito -innumerevole di fanti e di cavalli, e per mare con immenso naviglio -mosse contro di lui. Ma i Cavalieri più saggi, che accompagnavano -l'uno e l'altro Re, ad evitare che tanta moltitudine d'uomini fosse -condotta a strage, proposero che tra Re Pietro e Re Carlo si facesse -un duello. E furono eletti sei probi e prudenti Cavalieri dall'una e -dall'altra parte, che dovevano ordinare e disporre in che luogo, in -che modo, con quali formalità, in che tempo e come s'avesse a fare il -duello. I quali tutti concordemente deliberarono e statuirono per lo -meglio che si dovesse fare a Bordeaux, città della Guascogna, sotto la -Podestà e il dominio del Re d'Inghilterra, e definitivamente fissarono -che l'uno e l'altro, Re Carlo e Re Pietro d'Aragona eleggessero -que' cento de' loro migliori Cavalieri che volessero, e con loro i -Re medesimi in persona si dovessero trovare al 1.º di Giugno 1283 -indizione 11ª nel luogo prestabilito; e che nel medesimo luogo e -città si dovesse preparare un campo tutt'intorno chiuso, sicchè -nessuno potesse entrare, tranne i detti Re e loro Cavalieri. Le quali -cose tutte Re Carlo e Re Pietro giurarono sul santo Vangelo di Dio -di osservare appuntino e che al dì prefisso, nel preindicato luogo -anderebbero coi duecento cavalieri, salvo impedimento di salute, e -che tra loro personalmente si batterebbero. Così pure sul Vangelo di -Dio giurarono che chi non si trovasse al convegno nel giorno e nel -luogo prestabilito, si dovesse per tutta la di lui vita chiamare non -Re, ma mentitore, traditore, e mancatore della fede data, e che del -resto non potesse avere nè conseguire onore alcuno al mondo; e se da -persona ne fosse interrogato, non lo dovesse negare, ma dappertutto -e a tutti e singoli l'avesse da confessare. Il serenissimo Re Carlo, -illustre protettore e scudo della sacrosanta madre Chiesa romana e -della fede cristiana, secondo le convenzioni e i patti preaccennati, -al tempo prefisso, presente Giovanni di Grillo Cavaliere siniscalco -dell'illustre Re d'Inghilterra, e presenti moltissimi altri Giudici e -Ufficiali del detto Re d'Inghilterra, di lui Luogotenenti in Guascogna, -e specialmente nella città di Bordeaux, si presentò in questa città al -giorno prefisso, con i suoi cento Cavalieri per battersi personalmente -in duello, e aspettò Re Pietro da mattina a sera. Ma Re Pietro, -quantunque da più persone degne di fede fosse stato veduto sano di -corpo il giorno precedente, e tanto vicino alla città di Bordeaux, -che, se avesse voluto, avrebbe potuto trovarvisi, tuttavia non vi -andò, non comparve; nè esso, nè altri per lui ne fece scuse di nessuna -sorta. Dovendo dunque il detto Pietro d'Aragona, giusta le ragioni e -le convenzioni sopra allegate, essere spogliato e privato d'ogni onore -reale, e passar sempre la vita sua nell'ignominia, il Legato, per -mandato del Sommo Pontefice, conferì il Regno d'Aragona all'illustre Re -di Francia pel figlio di lui. Il Re di Francia lo accettò, e inviò sua -gente ad occuparlo dalla parte della Navarra, e ordinò di fare subito -una leva generale nella Catalogna. Il Re Carlo va in Francia, e deve -trovarsi ad un abboccamento col Re d'Allemagna. Il Re di Francia e il -Re d'Inghilterra inviano loro gente in aiuto del Re di Castiglia contro -i di lui figli ribelli; in aiuto del quale andò Boise Re de' Mori con -10000 soldati, e ricuperò già molte terre; e si è fatto accordo che i -nepoti del Re di Francia abbiano da avere il regno dopo la morte dello -stesso Re di Castiglia. Il Re di Portogallo e dell'Algarvia scrisse -al Re di Francia e al Re d'Inghilterra, e inviò a loro messi speciali -per significare che era dolente della fatuità di Pietro suo cognato, -e che era pronto a fare ciò che volessero. Il Re d'Inghilterra negò al -figlio del detto Pietro la sua figlia che gli aveva promessa moglie; e -il Re di Maiorica mandò una solenne ambasciata e lettere per avvisare -che non voleva immischiarsi negli affari di suo fratello. E si crede -per fermo che si firmassero patti secreti tra lui e il Re di Francia a -Moissac[57], ai 27 di Giugno, indizione 11.ª. E nota che quando i due -detti Re giurarono di fare quel duello, Papa Martino IV s'interpose -per consiglio e assenso de' suoi Cardinali, e proibì che si facesse; -ma la sua opposizione non approdò a distorne l'ostinato animo di -Carlo, se pure Pietro d'Aragona si fosse prestato a farlo. Tuttavia -non mancano coloro che scusano Pietro Re d'Aragona d'essersi sottratto -al convenuto duello, e sostengono che non presentossi, perchè il Re di -Francia stava pronto con un esercito vicino al luogo del combattimento -per soccorrere al bisogno suo zio Re Carlo. E vi fu chi disse che Re -Pietro sotto mentite spoglie di mercante andò fino presso al luogo -fissato pel combattimento per non infrangere il giuramento, e ne fece -rogare atto pubblico: e che poi se ne sottrasse per timore che il Re di -Francia accorresse in aiuto di Carlo. Nell'anno sussegnato s'incendiò -il convento dei frati Predicatori in Verona, e ne furono danneggiati -assai, essendone bruciati i libri, e fusi i calici. Lo stesso -infortunio toccò ai frati Minori presso Lione, dopo Natale, la sera di -S. Stefano, quando colà risedeva Papa Innocenzo IV co' suoi Cardinali. -In quell'ora frate Pietro di Belleville, un vecchietto, studiava la -predica che doveva fare l'indomani; ed essendosi addormentato, s'accese -il fuoco; e se, svegliatosi, avesse gridato, avrebbe avuto soccorso, -ma invece s'affrettò alla cucina per una secchia d'acqua, volendo -all'insaputa di tutti estinguerlo; ma quando tornò, il fuoco era tanto -dilatato, che ne bruciò il dormitorio e tutti i libri. Ed in quell'anno -io mi trovai là con frate Giovanni da Parma Ministro Generale, cui il -Papa voleva mandare in Grecia. E nel detto millesimo 1283, abitando io -nel convento di Seggio, il dì d'Ognissanti, dopo mattutino, uscendo -di chiesa entrai nel chiostro, ed ivi stetti all'aperto sul prato; -e pioveva dall'alto una pioggia copiosa, e più alto ancora io vedeva -contemporaneamente un cielo sereno, lucidissimo e trapunto di stelle. -Questa cosa l'ho vista anche un'altra volta l'anno dopo, ma di giorno, -e non potei vedere le stelle. - - -a. 1284 - -L'anno 1284, indizione 12., il 27 di Febbraio, si udirono terribili -tuoni, quali sogliono udirsi il giorno di S. Gervaso e Protaso, -e Giovanni e Paolo piovve e grandinò. L'anno stesso i Parmigiani -costruirono un bel ponte di pietra sul torrente Parma, dove era ab -antico un ponte di legname, che si diceva di donna Egidia[58]. E fu -donna Egidia da Palù, che aveva anticamente fatto costruire quel -ponte di legno, quando il Comune di Parma assegnò a Bonacorso da -Palù una porta della città, da difendere, ed era allora vassallo del -Comune di Parma, perchè occupava quella porta, e dal Comune avevala -avuta. Ma in seguito per le accese ire dei partiti, e per rottura -tra la Chiesa e l'Impero, i Parmigiani in odio al partito imperiale -ruinarono quella porta sino alle fondamenta. Parimente in quest'anno -si cominciò in Parma un nuovo e bel campanile tra la Chiesa maggiore e -la canonica[59], dove prima era il vecchio. In detto anno vi fu anche -abbondanza di frumento; di vino se n'ebbe poco a confronto dell'anno -anteriore, ma buono; d'ogni sorta frutti ve ne fu gran copia... fu -misericordia di Dio, giacchè gli anni precedenti, a cagione de' bruchi -da frutti, le piante non ne portarono a maturità.... Nello stesso -millesimo molti fatti accaddero non veramente degni di storia, ma che -però non debbono passare al tutto sotto silenzio. In assenza di Re -Carlo, il figlio di lui, al quale aveva affidato il Regno di Puglia, -andò e commise battaglia navale coll'armata di Pietro d'Aragona, e la -sua armata fu rotta, ed egli stesso prigioniero; nè vi era presente -il Re d'Aragona, ma l'Ammiraglio di lui colle sue navi. Arrivato poi -Re Carlo a Napoli, pochi giorni dopo la cattura del figlio, convocata -un'adunanza, proclamò suo figlio uno stolto, pazzo, insensato, e -che aveva operato senza senno, commettendo battaglia senza il suo -consiglio, e perciò non voleva prendersi pensiero di lui, come non -fosse mai nato. E lo diseredò, gli tolse il Principato e lo assegnò -al figlio del figlio prigioniero. E a dimostrare allegrezza, e far -scomparire ogni segno di lutto, ed esaltare la promozione del nipote, -fece in città co' suoi cavalieri un torneo; e così si finse sereno e -senza rabbia. Tuttavia in processo di tempo si trovò in brutte acque, -a tale che, quanto a denari, ne cercò a' suoi amici per le città -Lombarde; ed anche i Parmigiani per amichevole soccorso gli diedero -due migliaia di fiorini d'oro, cioè mille lire imperiali. E credo che -anche altre città gli stendessero la mano soccorrevole. Questi due Re, -cioè Carlo e Pietro d'Aragona, gravi e reciproche insidie si tramavano -a cagione del possesso del Regno di Sicilia; ma la loro fine sta ancora -sepolta nell'avvenire. Ora, che scriviamo queste cose volge l'anno -1284, settembre, giorno dell'esaltazione della santa Croce; e chi ama -il Re d'Aragona dice di lui ogni bene; e chi ama Re Carlo dice ogni -bene di Re Carlo. In questo stesso anno, la città di Modena si divise -in due fazioni; e cagione di tale scissura furono alcuni omicidii -commessi maliziosamente, turpemente e vergognosamente senza che i loro -autori ne toccassero la dovuta pena, cioè senza applicazione della -legge. E quelli da Rosa, ossia di Sassuolo andarono fuori di città -con quelli di Savignano e co' Grassoni e loro aderenti, tanto popolani -che militari; ed occuparono Sassuolo, Savignano[60], Monbaranzone[61], -e in breve, occuparono tutta la zona di territorio al di sopra della -strada Emilia. Fortificarono Sassuolo, inchiudendo nella cerchia dei -fortilizii tutte le case del paese, e cavarono fosse d'ogni intorno; -e scorrazzavano per la diocesi di Modena, devastando, incendiando e -rapinando, perchè quelli della città non li volevano lasciar rientrare. -E mandaron dicendo ai Parmigiani che accettassero le chiavi de' loro -castelli e delle fortezze che avevano, e fossero loro Signori. Quelli -poi che erano in città licenziarono il loro Podestà, Pallastrelli di -Piacenza, pagandogliene il salario, e crearono Podestà un Pistoiese, -e posero a ruina le case e i palazzi dei fuorusciti. E quando i -Parmigiani mandarono i loro ambasciatori a Modena per rappacificare -tra loro i due partiti, mentre gli ambasciatori andavano per la città -pregando di fare quanto era necessario per la pacificazione, i Modenesi -stavano per le vie sull'armi alle porte delle case loro, e digrignavano -i denti contro gli ambasciatori Parmigiani, e andavano ripetendo: -Che si fa? Gettiamoci sopra di loro, dilaceriamoli, perchè son essi -che ruinano la città nostra. E così calunniavano chi non aveva colpa; -stantechè per contrario i Parmigiani molte volte hanno sguainate le -spade a favore di Modena contro i Bolognesi. Gli ambasciatori inviati -dai Parmigiani a Modena erano: Il Capitano del popolo Egidio Milleduci, -che è maestro di leggi, ed altri non pochi, che riferirono al ritorno -queste scene ai Parmigiani nel palazzo, in pieno Consiglio generale. -Ed i Parmigiani ridevano all'udir queste cose, nè vi fu persona che -proferisse sinistre parole contro i Modenesi. Poichè sapevano tutti -di non aver inferto alcun danno a Modena, e sapevano anche che la -causa della ruina di Modena era il tizzone della discordia ardente -tra i Boschetti e quelli di Savignano. E i maggiorenti che erano in -Modena, e che furono e ne sono i capitani, erano i Rangoni, i Boschetti -e i Guidi. E al principio di questo dissidio i Modenesi di dentro -la città fecero grande allestimento d'armi e di tutte le cose che a -guerra sono necessarie; e approntarono carri carichi di vettovaglie, -di baliste e d'armi, e condussero numerose squadre contro i Modenesi -fuorusciti, sperando di avvilupparli; e con questo apparato corsero -sopra Sassuolo, e cominciò un combattimento con quelli di Sassuolo. -(Sassuolo è un castello a dieci miglia da Modena sulla Secchia). Ma i -Modenesi fuorusciti si trovavano a Savignano. Tostochè Manfredino di -Sassuolo seppe che i suoi erano alle prese coi nemici, e che virilmente -si battevano aspettando soccorso, coll'eccitamento nell'animo disse -a quelli di sua parte: Se vi è chi sia mio amico, si unisca a me, ed -ora ne faccia prova, e combattiamo oggi per noi e pei nostri amici. -Lo seguirono allora tutti quelli che erano atti a portare le armi, -giovani e vecchi, eccetto quelli che erano necessari a tenere guardia -a Savignano; ed irruppero poderosamente contro i Modenesi di dentro -la città, e li sconfissero, molti ne passarono a fil di spada, e molti -ne fecero prigionieri, e fecero bottino di tutte le vettovaglie e del -materiale da guerra. È vero però che i vinti, quand'ebbero veduto -la fierezza dell'assalto e l'audacia de' loro nemici concittadini, -si diedero a fuggire gettando via le armi e i vestiari e quanto -portarono, pensando solo a salvarsi. Sapute i Parmigiani queste cose, -mandarono con grande apparato ai Reggiani otto ambasciatori, persone -che tutte erano state più volte insignite dell'ufficio di Podestà di -città cospicue, a pregarli di non far pazzie, come i Modenesi, e non -rovinare la patria; e si fermarono a Reggio non pochi giorni, ed io -li ho veduti, ed ho loro fatto visita, perchè in quel tempo io era -addetto al convento di Reggio. (Gli ambasciatori Parmigiani erano: -Matteo da Correggio, Bonacorso di Montecchio, Rolando Putagio, Rolando -degli Adegherii, Ugolino Rossi, Egidiolo di Marano, e due popolani, -i cui nomi non ricordo). Ai quali i Reggiani risposero che avessero -pur eglino cura e sollecitudine di custodire la loro Parma, ch'essi -s'adoprerebbero a custodire la città propria, a ciò non cadesse a -ruina. E i Reggiani diedero risposta di questo tenore, perchè tanto -in Parma che in Reggio regnava una certa ambizione e gelosia, quasi -volessero dire: _O medico, cura te stesso_. In Reggio, oltre il partito -imperiale, già da lungo tempo espulso, vagante ed errante in esilio, -s'erano formati due partiti tra quelli che tenevano per la Chiesa, -dei quali uno si diceva il superiore, e l'altro l'inferiore. Del -partito superiore della città di Reggio erano principali personaggi -e Capitani: Azzone Manfredi, Antonio Roberti, Tomasino suo figlio, e -Matteo Fogliani co' suoi seguaci. Del partito inferiore erano capi: -Rolandino di Canossa, Francesco Fogliani, il suo fratello Prevosto di -Carpineti co' suoi aderenti, Guido da Albareto, Ezzelino suo figlio, -ed un altro Rolando, Abbate di Canossa, Scarabello, Manfredino di -Guercio, Ugo di Corrado, Corradino suo figlio, Giacomino de' Panzeri, -Tomasino suo figlio, Bartolomeo dei Panzeri, Zaccaria suo figlio, -Guglielmo de' Lupicini Abbate di S. Prospero (che fece pace coi Bajardi -e si rimase nel suo monastero) e Garsendonio de Lupicini (costui poi -disertò, abbandonando il partito, e fece adesione a Matteo Fogliani, -e s'imparentò con lui, accettando una figlia per moglie al proprio -figliuolo Ugolino), finalmente Guido de' Lupicini, e più altri. In -Parma poi vi era questa divisione: Obizzo Sanvitali Vescovo di Parma -coi di lui seguaci era capo dell'una parte; dell'altra parte era Ugo -Sossi germano consanguineo di lui, essendo figli di due sorelle, -ed ambidue nipoti di Papa Innocenzo IV. Per Ugo Rossi tenevano -quelli da Correggio e molti altri notabili Parmigiani. Queste sono -pompe ed ambizioni da lasciarsi in disparte e degne dello sprezzo -degli uomini sennati, perchè l'Apostolo dice... Frattanto accortisi -i Reggiani d'aver data risposta di poco garbo agli ambasciatori -Parmigiani, pentiti, e costretti da necessità, elessero alcuni proprii -ambasciatori, li inviarono ai Parmigiani e dai Parmigiani ottennero -tutto quello che vollero, e li fecero giurare sull'anima propria di non -venir meno a quello che domandavano, cioè se l'un partito di Reggio -malignamente espellesse l'altro, i Parmigiani aiuterebbero sempre -chi fosse stato iniquamente espulso, e molte altre cose si pattuirono -utili a mantenere in città la concordia. Gli ambasciatori mandati dai -Reggiani ai Parmigiani erano: Rolandino di Canossa, Guido da Tripoli, -ed un Giudice, Pietro di Albinea, che fu l'oratore dell'ambasciata. -Questi avendo, nel loro albergo in borgo di S. Cristina, udito -parlare di Asdente, profeta de' Parmigiani, lo mandarono a chiamare -per consultarlo intorno alle sorti della loro città; e gli imposero -sulla sua coscienza di non tacer nulla di quello che Dio stava loro -preparando per l'avvenire. Ed egli rispose che se si conservassero -in pace sino a Natale, sfuggirebbero all'ira di Dio; diversamente -berrebbero tutto il calice dell'ira divina, come l'avevano ingollato i -Modenesi. Essi risposero che si sarebbero mantenuti in pace; che anzi, -per raffermare la pace e l'amicizia, si disponevano a stringere tra -loro vincoli di parentela per mezzo di matrimonii. Ai quali egli di -ripiglio soggiunse che queste cose si facevano da loro con mala fede, e -che sotto il velo della pace si nascondeva il veleno. Se ne ritornarono -pertanto gli ambasciatori, e non si parlò più in seguito di matrimonii; -studiarono vieppiù a fabbricare materiale da guerra, che a mantenere -una scambievole amicizia; e si verificò di loro quello che Michele -Scoto disse in que' suoi versi, ne' quali vaticinava il futuro: - - Et Regii partes insimul mala verba tenebunt. - - In Reggio ogni fazion rotta ha la fede, - Le lingue arrota, si dilania e fiede. - -In questi giorni si strinsero con vincoli di amore e di amicizia -in una forte alleanza le città di Piacenza, Parma, Cremona, Reggio, -Modena, Bologna, Ferrara e Brescia, che tutte parteggiavano per la -Chiesa. I partigiani dell'Impero già da lungo tempo esulavano dalle -loro città, e andavan vagando pel mondo senza speranza di rimpatriare, -per quanto dipendeva dal partito della Chiesa; Mantova poi era della -fazione contraria per impulso di Pinamonte, che la signoreggiava. Le -suddette città adunque conoscendo tutti i danni, che avevano incolto -i Modenesi, elessero dal proprio seno un certo numero di cospicui -ambasciatori, e li mandarono a Reggio, perchè ivi convocassero una -grande assemblea allo scopo di ripristinare in Modena la pace, se -ve ne fosse modo. Ma non lo poterono, quantunque vi si adoprassero -attorno molti giorni, e vi fossero convenuti i rappresentanti delle -due parti di Modena, cioè quei di dentro, e quei di fuori. Finalmente -gli ambasciatori con chiusero, deliberarono e decretarono che non si -recherebbe a nessuna delle due parti nè consiglio, nè soccorso, nè -aiuto, nè favore, sia perchè non vollero per loro bene e per la pace -consentire alle proposte fatte, sia perchè non si poteva far danno -a nessuna delle due parti dei Modenesi senza offendere il partito -degli alleati, sendochè tutti stavano per la Chiesa, ed anche per non -alimentare in quei di Reggio e d'altre città la speranza di ricevere -aiuti, se talora in eguale maniera folleggiassero. Allora i Modenesi -vedendosi abbandonati a se stessi da tutti quegli amici loro, in cui -confidavano, mandarono a Firenze e alle altre città della Toscana per -indurle a raccorre soldati, e a formare e mandare un esercito potente -a farla finita, e che l'una parte l'altra esterminasse e disperdesse. -Così stanno le cose oggi, ottava della Natività della beata Vergine. -Come finirà, sallo Iddio; se camperemo, vedremo. Allora i Reggiani -licenziarono il loro Podestà Tobia Rangoni di Modena, che andasse -pe' fatti suoi, e se ne tornasse a Modena sua città, datogli prima -quel salario che ad onore e decoro gli era dovuto. E per tre motivi -ebbero a licenziarlo: Perchè era nuovo nel ministero dell'amministrare -(non aveva mai avuto altra Podesteria che questa) e contro alcuni -procedeva con acrimonia e ingiustizia; e per lievissimo fallo multava, -o cacciava in carcere; la qual cosa spiacque ai Reggiani.... Perchè -era balbuziente, tanto che provocava a riso chi l'ascoltava, e quando -in consiglio voleva dire: Avete udito (_propositam_) la proposta? -Diceva: _audivistis propoltam?_ E lo deridevano come scilinguato; ma -invece era balbuziente. Però meritano più di essere derisi quelli, che -eleggono alle magistrature uomini di quella fatta, i quali non hanno -valore di sorta: il che è segno che i simili godono che vi siano dei -loro simili, lasciandosi guidare dall'interesse privato più che dal -bene pubblico.... Finalmente perchè poneva in opera ogni mezzo per -provocare discordie in Reggio e trascinare i Reggiani a parteggiare -per la sua fazione, cioè quella dei Modenesi, che erano dentro Modena. -Le quali cose considerando, i Reggiani lo deposero dall'ufficio, -lasciandogli facoltà di tornare tra' suoi, ed elessero Podestà quello -che era lor Capitano, aumentadogli il salario, per avere in avvenire -un uomo che fosse saggio ed intraprendente, dal cui diritto operare -e dalla cui fedeltà si crede salvata la città di Reggio.... Egli -era oriondo di Città di Castello. In questi giorni Obizzo Vescovo di -Parma convitò in casa sua il profeta de' Parmigiani, che si chiamava -Asdente, e lo interrogò minutamente intorno a cose che stavano ancora -nascoste nel fitto velo del futuro. Il quale rispose, a udita di molte -persone, che fra breve i Reggiani e i Parmigiani soffrirebbero molte -tribolazioni; e parimente vaticinò intorno alla morte di Martino 4.º -Sommo Pontefice, delle quali cose determinò e specificò i tempi, ch'io -non voglio riportare; e che a Martino dovevano succedere tre Papi tra -loro divisi e nemici, de' quali uno sarebbe stato legittimo, gli altri -eletti illegittimamente; predisse anche la ruina di Modena prima che -avvenisse. E questo profeta altro non è che un uomo che ha l'intelletto -illuminato ad intendere i detti di Merlino, della Sibilla, dell'Abbate -Gioachimo e di tutti quelli che lessero nel futuro; ed è uomo cortese, -umile, famigliare, senza sussiego, senza superbia, nè annunzia mai -cosa con affermazione assoluta; ma dice sempre: Così pare a me; così -intendo io il tal libro. E quando taluno leggendo in sua presenza, -salta qualche tratto, subito se ne accorge, e dice: Tu mi fai inganno, -tu hai ommesso qualche cosa. E molti da diverse parti del mondo vanno -ad interrogarlo. Egli aveva predetto ben tre mesi prima dell'evento -il disastro de' Pisani; e un certo Pisano venne da Pisa a Parma per -un suo scopo ad interrogarlo, dopo due battaglie già combattute coi -Genovesi. Perocchè i Pisani e i Genovesi tre volte si sono battuti -in battaglia navale; la prima nel 1283, e due volte nel 1284, e ne' -primi due combattimenti, tra morti e prigionieri si calcolano messi -fuori di linea 6000, tra' quali il Conte Facio fu condotto prigione -a Genova, e molti altri notabili. E, mentre tra loro in mare ferveva -ancora la battaglia, un tal Genovese montò su una nave Pisana e si -caricò di lastre d'argento; ma avendo l'armatura di ferro, ed essendo -carico di lastre e volendo di nuovo risalire sulla sua nave non potè -raggiungerla e cadde e colò a fondo, come una pietra, col ferro e -coll'argento, e fors'anche colle sue scelleratezze. Tutti questi -particolari li ho uditi dal lettore di Ravenna che era un Genovese, -e veniva allora allora di Genova. E nota miracolo, e pensa: I Pisani -sono stati sbaragliati e fatti prigionieri dai Genovesi nel tempo, nel -luogo, nel mese, nel giorno, in cui essi avevano catturato i Prelati -a' tempi di Papa Gregorio IX di buona memoria; e giudica se è vero ciò -che il signore disse in Zaccaria 2.º: _Chi tocca voi, tocca la pupilla -dell'occhio mio._ Nota che i Parmigiani, uno de' quali mi son io, -dicono che la vendetta sino a trent'anni è ancora in tempo. E dicono -vero. Ve ne ha un esempio lampante in S. Brizio, a cui dopo trent'anni -di episcopato toccò la pena vindice delle moltiplici afflizioni inferte -a S. Martino, per cui ne soffrì moltiplici tormenti. Leggi la vita di -S. Brizio, e vedrai se non è come ti dico. Così l'anno 1284 ripensando -i Pisani al danno inferto loro dai Genovesi, e volendosene vendicare, -costruirono sull'Arno molte navi e galee e attrezzi di marina; e, -allestita la squadra, deliberarono e pubblicarono ordinanza che dei -Pisani dai venti a' sessant'anni nessuno vi fosse esente dal servire in -guerra. E corsero tutta la marina Genovese distruggendo, incendiando, -uccidendo, catturando, e rapinando: e devastarono tutto quel tratto di -litorale che da Genova si stende sino alla Provenza, passando davanti a -tutte le città marittime, cioè Noli, Albenga, Savona, e Ventimiglia in -cerca de' Genovesi per dar loro battaglia. I Genovesi anch'essi avevan -fatta ordinanza che nessuno dei loro dai diciotto ai settant'anni -rimanesse a casa, ma dovesse co' suoi concittadini impugnare la -spada; e così correvano il mare dando la caccia ai Pisani. Finalmente -s'incontrarono fra il Capo Corso e la Gorgona[62], legarono insieme -colle catene le galee, come è loro costume nelle battaglie navali, ed -ivi si batterono con tanta strage d'ambe le parti, che pareva averne -compassione anche il cielo e conturbarsene. Molti dell'una parte e -dell'altra eran morti e molte navi colate a fondo. E già i Pisani -avevano avuto il sopravvento, quando giunse ai Genovesi un rinforzo di -galee, e di nuovo si lanciarono sui Pisani già stanchi; ma pur tuttavia -gli uni e gli altri continuarono la zuffa con accanimento. Finalmente i -Pisani, riconoscendosi vinti, si arresero ai Genovesi, i quali uccisero -i feriti, e mandarono gli altri alle prigioni. Ma anche chi vinse -non potè menarne gran vanto, poichè la battaglia fu deplorevolmente -sanguinosa pei vinti e pei vincitori. E furono tante le lagrime ed -i sospiri in Genova e in Pisa, che mai non ne furono altrettanti in -quelle città dalla loro fondazione sino a noi. E chi senza piangere -e senza contristarsi può narrare il furore, con cui quelle due -nobilissime città, d'onde veniva agli Italiani ogni sorta di ben di -Dio, si laceravano per sola vanità, e ambizione, e vana gloria di -supremazia, come, se il mare non fosse ampio abbastanza ai naviganti? -Quindi invalse l'usanza di dire: - - Iniuriam latam sibi nunquam vindicat apte, - Qui ruit in peius, quo dedecoratur aperte. - - Male al danno appien provvede - Chi da folle se lo incoglie; - Ma se al peggio volge il piede - Danno ed onta ne raccoglie. - -Questa battaglia fu combattuta ai 13 d'Agosto, Domenica, festa dei -SS. Ippolito e Cassiano[63]. Io non ho voluto segnare quì il numero -dei morti e dei prigionieri dell'una e dell'altra parte, perchè si -racconta in diverse maniere. Però l'Arcivescovo di Pisa ne fissava -un numero preciso in una lettera all'Arcivescovo di Bologna, numero -ch'io non voglio notare, perchè aspetto da Pisa alcuni frati Minori, -che me ne daranno la cifra accertata. E nota che questa battaglia -tra Pisani e Genovesi fu pronosticata e segnalata molto prima che -si combattesse, giacchè nella villa di S. Ruffino[64] della diocesi -di Parma, alcune donne, che di notte purgavano il lino, videro due -grandi astri in cielo, che andavano l'uno contro l'altro all'assalto, -e più volte si ritirarono, e più volte di nuovo ritornarono al cozzo. -Nell'anno sussegnato, dopo la battaglia tra Pisani e Genovesi, molte -donne Pisane, belle, nobili, ricche e di potenti famiglie, unite ora a -trenta, ora a quaranta insieme, da Pisa a piedi si recavano a Genova -per cercare e fare visita ai prigionieri di loro famiglie; tra quali -chi vi aveva il marito, chi il figlio, il fratello, il consanguineo, -cui _Iddio non aveva balzati nel seno della misericordia di coloro -che li avevano fatti prigionieri_ (Salmo 105.º). E quando quelle donne -domandavano ai custodi delle carceri di vedere i proprii parenti, si -sentivano rispondere: Ieri ne sono morti trenta, oggi quaranta, e li -abbiamo gettati in mare, e di questo ne tocca ogni giorno ai Pisani. -E quelle donne udendosi dire tali cose de' loro cari, e non potendoli -rivedere, angustiate dalle strette del cuore cadevano a terra, e per -la piena dell'affanno e del dolore appena potevano respirare; e poi, -ripreso fiato, colle unghie si laceravano la faccia, si scarmigliavano -i capelli, e ad alte e gemebonde grida piangevano fino a che loro -restavano lagrime da versare. Imperocchè i Pisani morivano in carcere -d'inedia, di fame, di penuria, di miseria, di dolore e di tristezza, -poichè: _Ebbero dominio su di loro quelli che li odiavano, i loro -nemici eran quelli che li tormentavano, ed erano caduti sotto le loro -mani._ (Salmo 105º). Nè i Pisani erano giudicati degni de' sepolcri -de' padri loro, e perciò li privavano di sepoltura.... E quando le -dette donne Pisane arrivavano di ritorno a casa, trovavano morti -altri, che alla partenza avevano lasciati sani. Iddio in quell'anno -percosse la città di Pisa con una pestilenza, che trasse assai di -cittadini al sepolcro... nè vi era casa, in cui non si trovasse un -morto.... Toccò Iddio i Pisani colla spada del suo furore perchè da -lungo tempo erano diventati ribelli alla Chiesa, e perchè avevano -catturato in mare i prelati che andavano al concilio convocato da -Papa Gregorio IX di buona memoria.... Quattr'anni io ho abitato nel -convento di Pisa dell'Ordine de' frati Minori, ben quarant'anni fa, e -perciò mi contristano le sventure de' Pisani, e ne ho compassione: e -Dio me lo vede nel cuore. E, quando io abitava colà, fu per tre anni -loro Podestà Bonacorso da Palù, cui i Pisani fecero loro Ammiraglio, -e lo misero alla testa di quella loro armata, che condussero sulle -loro galee sino alle bocche del porto di Genova. (Ed i Pisani oltre -le galee vecchie che possedevano, ne costruirono cento di nuove per -trasportare quell'esercito, e l'Imperatore in servizio e aiuto dei -Pisani, ne mandò di sue cinquanta in completo assetto di guerra, le -quali, trovandomi io sul porto di Pisa, ho vedute io arrivare dal -Regno.) Ed i Pisani, giunti colla loro armata vicino al porto di Genova -lanciarono contro la città per millanteria, per fasto ed a sempiterna -memoria, un nembo di saette che portavano l'acuta punta non di ferro, -ma d'argento. Essi per tanto vedendo che i Genovesi non uscivano a -battaglia, risolcarono il mare devastando e incendiando tutto quanto si -parava loro innanzi lungo il litorale de' Genovesi. E nota che come è -naturale l'odio tra l'uomo e il serpente, il cane e il lupo, il cavallo -e il grifone, così cova un lungo odio tra Pisani e Genovesi, Pisani e -Lucchesi, Pisani e Fiorentini. Tra Pisani e Genovesi per cagione della -supremazia sul mare, volendo per una certa ambizione, ciascuno parere -da più dell'altro; e allora i monti si innalzano, ma le pianure non si -abbassano.... Tra Lucchesi e Pisani cova odio, discordia e malevolenza, -non solo perchè quelle due città sono di territorio confinanti, -ma anche perchè i Pisani appresero dieci castelli del Vescovo di -Lucca, e li tennero lungo tempo, per cui furono anche scomunicati, e -persistettero lungo tempo nella loro pertinacia (quelle castella erano -sui monti). Tra Fiorentini poi e Pisani cova odio, perchè quando i -Fiorentini andavano a Pisa per comperare merci, i Pisani facevano loro -pagare troppo grave dazio d'uscita alle porte. Avuta dunque notizia -i Fiorentini e i Lucchesi, che erano legati tra loro d'interessi e di -amicizia, del gran colpo inferto dai Genovesi ai Pisani, giudicarono -quello un momento favorevole, e ordinarono un esercito contro i Pisani -nell'anno preindicato, in Dicembre, poco prima di Natale, e con loro -dovevano trovarsi quei di Prato e di Corneto per avviluppare i restanti -Pisani, e se fosse possibile, ridurli a completa ruina, e farli sparire -dalla faccia della terra. La qual cosa risaputasi dai Pisani, se ne -impensierirono altamente, riconoscendo che su di loro si adempieva -quel detto del Deuteronomio 28.º: _E voi resterete poca gente, là dove -per addietro sarete stati come le stelle del cielo in moltitudine._ -Onde i Pisani atterriti si volsero a pregare Iddio.... Avendo dunque -sciolte al cielo le preghiere, s'avverò la scrittura che dice: _È -necessario che intervenga l'aiuto di Dio quando manca quello degli -uomini._ E sorse loro in mente il buon consiglio di mandare le chiavi -della loro Pisa a Papa Martino perchè li difendesse dai loro nemici; il -quale di buon grado li accolse tra le sue braccia, e represse i nemici -insorgenti.... Isaia 60º: _Ed i figliuoli di quelli che ti affliggevano -verranno a te inchinandosi; e tutti quelli che ti dispettavano si -prostreranno alle piante de' tuoi piedi._ Ciò che ho udito, ho scritto; -oggi le cose sono così; non si sa come anderà poi a finire; chi camperà -vedrà l'esito degli eventi. Tutto il mondo è in perturbazione e volto -al sinistro; siamo sulla fine del 1284. Nel millesimo suindicato corse -voce che Federico 2º, già Imperatore, vivesse ancora in Allemagna; e -che avesse sèguito di una immensa moltitudine di Tedeschi, ai quali -largamente faceva le spese. E acquistò tanta consistenza e diffusione -questa voce che molte città Lombarde spedirono messi speciali a vedere -e constatare, se effettivamente ancora vivesse, o se fosse una fiaba. -Anche il Marchese d'Este ne mandò uno per conto proprio. Anche alcuni -Gioachimiti prestarono qualche fede alla voce corsa e credettero non -impossibile la sopravvivenza di Federico, perchè la Sibilla dice: -«Essa chiuderà gli occhi di morte ascosa, cioè la gallina gallicana, -e sorviverà e suonerà fama a dire in mezzo ai popoli, vive e non -vive, essendo superstite uno dei polli, o uno de' polli dei polli.» -Anche Merlino dice di lui: «Due volte quinquagennario sarà trattato -blandamente.» Il qual passo i Gioachimiti lo interpretavano così: Due -volte cinquanta fanno cento; quasi sostenendo che avesse cent'anni. -Ma non ne fu nulla. Col tempo si provò che era un ciurmadore, un -gabbamondo, che tali cose fingeva a guadagno; e così tanto egli che i -suoi seguaci sfumarono. Parimente nello stesso anno suonò altra fama. -Dissero testimoni veridici, cioè frati Minori e Predicatori che da -poco erano arrivati d'oltremare, che tra Tartari e Saraceni era per -avvenire una gran novità. Dicevano dunque che il figlio del defunto Re -dei Tartari era insorto a combattere lo zio regnante, che aveva fatta -adesione ai Saraceni; e l'aveva ucciso, e con lui aveva fatta strage -di una grande moltitudine di Saraceni. Inoltre mandò comando al Soldano -di Babilonia di fuggire in Egitto; altrimenti se l'avrà tra le mani, lo -ucciderà, quando arriverà ai paese di lui, ove si è proposto di andare -sollecitamente; perocchè, come si dice, vuol essere in Gerusalemme il -Sabato Santo; e se vedrà discendere fuoco dal cielo, come asseriscono i -cristiani, minaccia di uccidere tutti gli Agareni che potrà incontrare. -E già prima di cominciare la predetta guerra alleato coi Georgiani e -cogli altri cristiani, a cui aveva fatta adesione, fece coniare moneta, -sovra un lato della quale vedevasi il Sepolcro, e sull'altro stava -scritto: In nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Pose -anche sulle armi e sugli stendardi la croce, e nel nome del Crocifisso -menò duplice strage, cioè dei Saraceni e dei Tartari avversi a lui. -Giunto ciò a conoscenza del Soldano di Babilonia e degli Agareni -di lui sudditi, che si affrettavano a portare soccorso ai Tartari, -si ritirarono, velocemente fuggendo, per non perire anch'essi coi -cristiani nemici. E qui finisce l'istoria. In questo stesso millesimo, -i Modenesi di dentro la città, presso Montale[65], il giorno 19 -Settembre, il Martedì prima delle Tempora, di nuovo si azzuffarono -coi Modenesi fuorusciti, che abitavano a Sassuolo, e si battagliò -aspramente dall'una e dall'altra parte con grande strage. Però i -Modenesi, che abitavano in Sassuolo furono vittoriosi anche in questo -combattimento, che accadde in Martedì, presso Montale, come li erano -stati nel primo, che avvenne un lunedì, al principio delle ostilità; e -in questi due scontri tra morti sul campo e prigionieri ve ne furono -ben cinquecento; e parte caddero di spada, altri furon tradotti ai -ceppi in carcere, ed ivi trattenuti. In quel tempo i Modenesi di dentro -la città ebbero un tale che si spacciava per astrologo ed indovino, -a cui davano dieci denari grossi d'argento al giorno, e ogni notte -tre grosse candele Genovesi di purgatissima cera, e, interrogando il -futuro, prometteva ai Modenesi che, se una terza volta si cimentassero -a combattimento, ne riporterebbero vittoria. A cui i Modenesi -risposero: Noi non vogliamo misurarci coi nostri nemici nè in Lunedì, -nè in Martedì, perchè in questi due giorni siamo stati vinti: designane -un giorno diverso per combattere, e sappi che se questa volta non -riporteremo la vittoria, che ne prometti, ti caveremo l'altro occhio -che ti resta. (Giacchè era guercio, e un barattiere, un gabbamondo, -come provò l'evento). Temendo egli dunque di non indovinare, se ne -portò via tutto quello che s'era guadagnato, e all'insaputa di tutti... -se la svignò per la sua strada. Allora quei di Sassuolo cominciarono -a far loro le beffe, come a gente che: _Ha sacrificato ai demonii, -e non a Dio; a Dii, i quali essi non avevano conosciuto, Dii nuovi, -venuti di prossimo e a cui i loro padri non avevano prestato culto._ -(Deuteronomio 32º). E i Parmigiani, udendo quanti disastri avevano -colpito i Modenesi, mandarono dodici ambasciatori, per desiderio di -ricomporli a concordia. Ma fu opera vana. Non prestarono fede a loro e -non vollero ascoltarli.... Ma tutto questo accadde perchè si avverasse -la profezia di Merlino profeta Inglese. Perocchè Merlino compose -versi, ne' quali presagiva con verità l'avvenire delle città Lombarde, -Toscane, Romagnole e della Marca, versi ch'io credo degni d'essere qui -riportati, e che cominciano così: - -Incominciano i versi di Merlino - - Venient in mundo — - — et duo erunt sine fine utundo. - Gravia tum dura — - — multa sunt inde futura. - In Lombardia — - — tunc errabit phylosophia. - Superbia regnabit — - — cum ventis tota volabit. - Ipsa Toscana — - — dicetur a gentibus vana. - Peregrinando ibit — - — diffusa, peccando peribit. - Romandiola — - — sub iugo teneatur a stola, - Quæ in perpensum — - — tallionem reddet immensum. - Marchia anchonitana — - — sub Ecclesia stabit romana, - Quæ semper lanam — - — evellet sibi cotidianam. - Apulia vero — - — tota erit plena veneno. - Multi morientur — - — et Reges pro auro delentur. - Marchia delusa — - — plorabit in sanguine fusa; - Et diu plorabit — - — sub dura potestate durabit. - Francia durabit — - — et pluribus praeponderabit; - Et cum defecerit — - — effusio sanguinis erit. - Alamannia imperabit — - — zizaniam mundi fugabit, - Qui retinet gentes — - — Imperium non diligentes. - Provincia sola — - — diu stabit sub arida stola, - Quæ revelata — - — dicetur et accumulata. - Ab Hispanianis multus — - — erit sanguis in terra diffusus - Lombardos natos — - — volens sibi fore ligatos. - Ecclesia plorabit — - — cum superbia tanta regnabit; - Et non providebit, — - — in dura servitute manebit. - Florentia florebit — - — immundo tota lucebit - Lilium depictum — - — in campis erit a Senis devictum; - Sed convalescet — - — Lilii cum victoria crescet. - Inepte peccando — - — semper vivet dissimulando. - Mediolanum — - — sibi turrim firmabit in vanum; - Aquila videbit — - — turrim ipsam totam delebit. - Adducet gentes — - — de longe et sunt venientes, - Quæ dabunt duram — - — delinquentibus in vano iacturam. - Parma patietur — - — multo languore repletur; - In malum recidet — - — quam medicus sanare non valet; - Sed relevatur — - — unguento coronae sanatur. - Quod erit antiquum — - — per exemplum præbet iniquum. - Mutina perversa — - — tota erit in fine demersa. - Volens dominari — - — potentioribus æquiparari. - Regium, regina — - — civitas, erit ipsa supina, - Et non providebit — - — in dissensione multa manebit. - In ipsa Cremona — - — sibi nidum aquiret corona, - E tamdiu stabit — - — ut aquila ipsa volabit - Pace decepta, — - — a sponso accepta, - Et re pensata, — - — Lombardia erit cremata. - Ferraria testatur — - — quod mala subire paratur - Propter peccata, - — quæ diu erunt in ea patrata: - In servitute stabit, — - — donec peccare cessabit, - Et ejiciat illum — - — qui peccatum committit indignum. - Mantua pugnabit, — - — in fine terga Veronæ dabit; - Fugabit serpentes — - — eam sub cauda tenentes. - Bononia regnabit — - — cum integra longe durabit, - Fjiciet unam — - — ad mane partem ituram. - In brevi veniendo — - — per intrinsecam ejiciendo, - Quae non revertetur, — - — donec tota sordibus lavetur. - Faventia oppressa — - — multotiens erit obsessa; - Indicat scriptura — - — quod mala sunt in ea futura, - Et tamen favet, — - — quod in ea pars Bononiæ cadet; - Quæ dabit dorsum, — - — semper eundo deorsum. - Gravia quam plura — - — sustinebit Imola dura, - Quæ re pensata — - — cito erit a languore sanata. - - Verranno e due saran che in infinito - Il mondo emungeran di lito in lito. - Duri travagli e piaghe e un mar di mali - Scosso allor pioverà sovra i mortali. - Sillogizzando allor filosofia - Errante annebbierà la Lombardia. - Regnerà la superbia, e in suo talento, - Sull'ale, vuota, volerà del vento. - Anche sull'Arno la gentil Toscana - Dalle genti sarà chiamata vana; - Pellegrinando affogherà dispersa - Nel vano mar del suo peccato immersa. - Sulla Romagna regneran le stole, - Che taglia le imporran d'immensa mole. - La Chiesa avrà la Marca Anconitana, - Qual pecora, da cui trarre la lana. - Dal monte al mar l'Apula terra eletta - Tutta sarà d'atro veleno infetta. - Molti dì morte assaggieran lo strale; - Farà sfumare i re compro pugnale. - La Marca illusa, ogni speranza persa, - Cadrà nel pianto e nel suo sangue immersa. - E lungo il pianto fia, lungo il lamento - Sotto un Signor ch'ogni pietade ha spento. - Salda colonna erta starà la Francia: - Sul capo a molti agiterà la lancia; - Ma, se la destra un dì stanca le langue, - Suoi fiumi e mari avrà tinti di sangue. - La gran Lamagna imperierà superba, - Disvellerà dal mondo ogni mal erba; - Dal mondo ove s'annida e si nutrica - Gente all'Impero asprissima nemica. - Sulla Provenza segregata e sola - Suo regno a lungo avrà l'arida stola; - Che sotto d'ogni ciel sarà chiamata - Insiem la rivelata e accumulata. - Di sangue esausta a pien la Spagna fia - Per conquistare a sè la Lombardia. - Lungo la Chiesa emetterà lamento - Perchè superbia alza tant'ala al vento; - Ma provvedere al mal non sa, non cura: - E geme in servitù spietata e dura. - Fiorenza in fiore a tutto il mondo splende. - Siena sul campo il giglio a terra stende; - Ma il giglio poi risorgerà fiorente - Quando vittoria avrà piena e ridente. - E in ogni inettudine peccando - Viverà sempre mai dissimulando. - Alza Milano invan torre superba; - L'aquila viene e la pareggia all'erba. - Viene, e da lunge folte schiere adduce; - Fa de' ribelli aspra vendetta e truce. - Parma patisce e langue; e poi nel male - Ricade e niuno a risanarla vale; - Ma si rileva, e a lei vigore dona - L'unguento sanator della corona. - Quei che valean per i vetusti tempi - Innanzi or reca disadatti esempi. - Modena fatta in sua ragion perversa - In un mare di guai sarà sommersa. - Gonfiando il core a dominare aspira - Ed a salir tra que' che in alto mira. - Reggio cadrà, cadrà pur essa a terra - E senza freno avrà continua guerra. - Sull'argine del Po dentro Cremona - Suo nido comporrà l'alta Corona, - E a lungo in sen l'avrà l'ospite suolo. - Sinchè i vanni aprirà l'aquila al volo. - Rotta la data fè, rotta la tregua - Ferma da giuro che 'l dubbiar dilegua, - Lo sposo, a studio frodolento, insano, - A foco e fiamma osa mandar Milano. - Ferrara a sopportar s'appresta il lutto, - Di lunghe colpe sue condegno frutto. - Serva sarà fin che il peccare dura - E scacci il peccator dalle sue mura. - Mantova pugnerà d'ardore piena - Ed a Verona in fin mostra la schiena. - Costringerà la serpe a via fuggire, - La serpe che la stringe tra le spire. - Bologna in auge avrà sua signoria - Finchè concorde ed incorrotta sia; - Ma caccierà gran schiera di sua gente, - Errante in pianto e duol verso l'oriente; - Che presto tornerà coll'ira in petto, - A sbandeggiar chi resta al patrio tetto, - E più non torneran senza paura, - Se mondi non saran di lor sozzura. - Faenza oppressa e d'ogni parte vinta - Molte fiate sarà d'assedio cinta. - Indica la scrittura e chiaro rende - Che futuro di guai nembo l'attende. - Pur favoreggia in un'iniqua guerra - Chi i fuorusciti Bolognesi atterra, - Che fuggiranno in duol cupo profondo, - Precipitando sempre in sino al fondo, - Imola colpirà lunga sventura; - E il ripensarvi sol l'assenna e cura. - -Vi fu anche nello stesso millesimo un Notaio Reggiano, di nome Giovanni -Malvezzo, cioè avente un brutto vezzo, il quale volendo consigliare -i suoi concittadini di non folleggiare come i Modenesi, compose i -seguenti versi: - - Mutina, quid speras — - — dum tecum jurgia quæras? - Nil, nisi te superas. — - — Vis mala ferre? Feras. - Tu te persequeris, — - — quasi desperata teneris - Te furiosa feris; — - — digna perire, peris - Cur, rea, te prodis, — - — cur destruis, uris et odis? - Cur tua, totque fodis — - — viscera rupta modis? - Hic satis, ac alibi, — - — poteris quasi mortua scribi. - Gens inimica sibi, — - — Mutina, parce tibi. - Cerne tuas aedes, — - — incendia, bellaque, cædes, - Tu, milesque pedes — - — tristis ubique sedes. - Mutina, te recole, — - — nimia iam languida mole, - Et te cum prole — - — flente perire dole. - Sit tibi, sit sedis — - — paritas laris, urbis et æedis - Sit tibi; si credis, — - — ad bona prima redis. - Desinat armorum — - — furor et discursus equorum, - Sub strepitu quorum - — fit sine pace forum. - Suscipe doctrinas, — - — et quas tibi do medicinas; - Et quas pono minas, — - — me posuisse sinas. - Si prece, sive minis, — - — non flecteris, aut medicinis, - Ecce tuus finis, — - — præda, ruina, cinis. - Gens regina lege — - — qua vivit Mutina lege; - Te cum pace tege; — - — te sine parte rege. - Hæc aliena vide, — - — discrimina, schisma recide: - De te confide — - — non trepidanda fide - Proxima es: harum — - — rerum sit cura tuarum, - Exemplum quarum — - — non tibi credo parum. - - Modena cieca, fra torbid'ire - Speri tu forse di rifiorire? - Speranze vane. Tu cerchi guai. - Cerca ed avrai. - Te stessa struggi; morta è la speme: - Un furibondo destin ti preme. - Perir sei degna. Sentenza data. - Tu se' spacciata. - Contro te stessa perchè t'affanni? - Perchè ti struggi? Perchè t'inganni? - Perchè le carni tanto ti sbrani - In modi strani? - Modena folle! basti: Deh! cessa. - L'albo de' morti tra' suoi t'ha messa. - Di te, che d'astio su te ribocchi, - Pietà ti tocchi. - Ve' quanti incendi! Che guerre e stragi! - Ve' la ruina de' tuoi palagi. - Vedi dispersi fanti e cavalli, - Armi e timballi. - Modena, pensa. Lasciar tuoi nati - Sotto la mole de' tuoi peccati - Teco perire, non ti rampogna? - Non hai vergogna? - Cittade e tetto, l'ara e la mensa - Vi sia comune. Modena, pensa. - E, se la prisca gloria ti piace, - Componti in pace. - Cessin dell'armi lampi e furori - E scalpitio di corridori; - brilli la gioia, regni l'amore - In ogni cuore. - Ascolta il verbo, fa tuo 'l consiglio - Di chi vuol trarti da reo periglio; - E, se talora minaccia suona, - Me lo perdona. - Se chi minaccia, se chi ti prega, - Favella a rupe che non si piega, - Ecco il destino, che a te si serba: - Ruina acerba. - Reggio gentile, guarda l'esempio. - Modena scissa di sè fa scempio. - Pace fraterna ti sia muraglia, - Scudo e zagaglia. - Quest'è l'esempio. Pensa, fa senno, - Guerre intestine troncar si denno; - E poi confida. Vivi secura - Fra le tue mura. - Sei sulla china: ferma, t'arretra. - Pensa a te stessa; la scena è tetra, - E fosca luce d'intorno spande. - L'esempio è grande. - -Si noti che il senso di questi versi s'incontra anche nelle parole -di Salomone. Proverbii 24.º: _Io passai presso al campo del pigro, -e presso alla vigna dell'uomo scemo di senno_ ecc. Lo stesso anno -Guglielmo Marchese di Monferrato maritò sua figlia col figlio del -Paleologo defunto, che risiede nella città di Costantinopoli, Signore -dei Greci; e le assegnò in dote il Regno di Tessalonica, cui la -famiglia del Marchese di Monferrato aveva ricevuto ab antico, cioè -ai tempi dell'Imperatore Federico I., quando Manuele Imperatore -Costantinopolitano fece invito al Marchese stesso di mandargli uno -dei suoi figli, al quale voleva impalmare una propria figlia; e così -fu fatto e gli diede in moglie donna Maria, e in dote il Regno di -Tessalonica che da quel tempo e per tal modo passò ai Marchesi di -Monferrato. Ma il detto Marchese, causa la dominazione dei Greci, non -ritraendo alcun utile da quel Regno lo assegnò in dote a quella sua -figlia che maritò l'anno 1284 col figlio del Paleologo. E il figlio -del Paleologo diede allo suocero molte migliaia di bizantini[66]. -Inoltre gli promise che in tutta sua vita gli speserebbe in Lombardia -cinquecento soldati per la guerra. Allora il Marchese, fidente in tale -aiuto, andò e prese Tortona, e molti uccise, molti incarcerò cittadini -e soldati che eran venuti d'altronde. Al Vescovo poi, che era nativo di -quella città, il Marchese disse: Ditemi, o Vescovo, questi Tortonesi -sono vostri sudditi, e sotto la vostra Signoria? No, Signore, rispose -il Vescovo. E allora il Marchese ripigliò: Perchè dunque vi cuoce -tanto l'animo che si diano a me? Perchè, rispose il Vescovo, io sono -stato eletto pastore, rettore e custode del popolo di questa città, e -voi combattete in un campo nemico al partito della Chiesa. Allora il -Marchese soggiunse: Se vorrete essere amico mio, io sarò amico vostro; -altrimenti scatenerò le fiamme del mio furore sopra di voi. Manderò -dunque un esercito con tre Capitani a' vostri castelli, e voi anderete -seco loro, e v'adoprerete in modo che i Castellani consegnino a me la -signoria de' castelli, che hanno in custodia. E il Vescovo di rimando: -Signore, curerò fedelmente che le castella vi siano consegnate. -Giunti ai castelli, il Vescovo chiamò i Castellani, e con premura li -sollecitò a porre le loro castella sotto la Signoria del Marchese. Ma -i Castellani, quasi tutti per una bocca, risposero al Vescovo a udita -dei Capitani: O Vescovo, sappiate che le castella, che difendiamo ad -onore della santa Chiesa romana, noi non le daremo no in mano di chi -non cessa mai di opprimere il partito della Chiesa, nè le consegneremo -neppure a voi, sino a tanto che voi non sarete libero padrone di -voi stesso. Così risposero tutti i Castellani dei castelli, ai quali -fu condotto il Vescovo. Il che udendo i Capitani presero la via per -ricondurre il Vescovo al Marchese. Ma a mezzo della strada, lasciato in -disparte il Vescovo, buccinavano tra loro di ucciderlo. La qual cosa -il Vescovo per conghiettura indovinando, disse loro: _quant'è a me, -eccomi nelle vostre mani: fatemi secondo che vi parrà buono e diritto. -Ma pur sappiate per certo, che se voi mi fate morire, voi mettete del -sangue innocente addosso a voi, ed a questa città ed a' suoi abitanti_. -Geremia 26.º. E aggiunse, parlando con uno de' Capitani, che era suo -consanguineo: Sappi che una volta fosti mio soggetto ed io ti poteva -far danno, ma l'occhio mio ti perdonò. Ciò udito, quell'insano subito -con un coltello, o con un'alabarda, trapassò d'un colpo il corpo del -Vescovo, dicendo: Del resto non sarò più sotto la tua Signoria. Il -secondo Capitano perforò il cranio del Vescovo colla spada. Il terzo -Capitano lo ferì pure di spada all'omero; e così il Vescovo morì per -le spade degli iniqui. Il Marchese udendo che il Vescovo era stato -morto, mandonne a raccogliere la salma, e invitando tutti i Religiosi -e i Chierici, che erano in Tortona, gli fece dare onorifica sepoltura; -ed egli stesso in persona, ad onoranza del Vescovo, volle essere uno di -quelli che portavano il feretro, per argomento che il Vescovo non era -stato ucciso per ordine suo. I Castellani poi preaccennati fecero buona -difesa ai castelli consegnati alla loro fede, nè li posero mai nelle -mani del Marchese; il quale abitava in Tortona, e allestiva un esercito -per muovere a tempo opportuno guerra ai Milanesi. La qual cosa risaputa -dalle milizie che erano in Sassuolo, corsero al Marchese, a cui si può -applicare quello che per comando del Signore disse Elia ad Acab. 3. -dei Re 21.º. _Uccideste per soprappiù e v'impadroniste_ ecc. Le cose -oggi stanno così; nessuno può indovinarne la fine: chi camperà, vedrà -lo scioglimento del nodo. Lo stesso anno i Parmigiani facevano venire -del sale da Cervia, ossia dalla Romagna, per loro uso; e i Modenesi -che erano dentro la città, irruppero sopra i bifolchi presso Bazzano, -e tolsero loro e carri, e sale e buoi in odio ai Parmigiani,[67] -perchè pareva a que' Modenesi che prima che si scatenasse quella -guerra e distruzione della città per la malizia de' loro concittadini -fuorusciti, i Parmigiani avrebbero potuto impedire che tanti mali -piombassero poi a loro sul capo. Ed attribuivano questo principalmente -a Matteo da Correggio e a Guido di lui fratello, che nella Podesteria -erano succeduti a Giacomo da Enzola, morto prima della scadenza del -proprio ufficio. Ed usarono i Modenesi quella soperchieria anche perchè -quel carico di sale deviava dalla strada sua diritta e naturale, ove -si pagava il pedaggio; finalmente operarono quella cattura in odio -di quelli di Sassuolo, che avevano permesso ai Parmigiani di passare -per le terre da loro occupate senza pagamento di pedaggio, come lo -avrebbero pagato, se il messo si fosse presentato a loro quando i -bifolchi erano arrivati col sale a Bazzano; ma per una certa stolidità -andando tra nemici, e sviando dagli amici entrò nella città di Modena. -Onde il savio ne' proverbii 26.º dice: _Chi si taglia i piedi ne -bee l'ingiuria; così avviene a chi manda a far de' messaggi per uno -stolto_... ne hai esempio in Gerardo dei Rozzi di Parma, che spacciava -se stesso per astrologo e indovino. Quando i Parmigiani fuorusciti, che -parteggiavano per l'Impero, presero Colorno, e vi entrarono il giorno -di S. Domenico, e gli ebbero domandato se l'anderebbe bene per loro, -egli rispose che ottimamente, perchè vi erano entrati sotto il segno -dello scorpione. Eppure pochi giorni dopo sopravvennero i Parmigiani -del partito della Chiesa, e li espulsero tutti, e alcuni ne uccisero, -e Colorno riconquistarono; e lo scorpione non salvò punto quelli che vi -erano entrati prima. Nello stesso anno mangiai per la prima volta, nel -giorno di S. Chiara, i ravioli senza involucro di pasta; e questo lo -dico per mostrare quanto s'è raffinata la ghiottoneria degli uomini per -i commestibili, a confronto di quella degli uomini primitivi, i quali -erano contenti de' cibi semplici, che loro imbandiva la madre natura, -de' quali dice Ovidio nel 1.º libro delle Metamorfosi: - - Contentique cibis, nullo cogente, creatis, - Arbuteos foetus, montanaque fraga legebant, - Cornaque, et in duris haerentia mora rubetis - Et quae deciderant patula Iovis arbore glandes. - - E contento del cibo che s'avea, - Senza sudarlo, da natura amica, - Corniòle, corbezzole cogliea - Fragole ognor dalla pendice aprica, - E l'atra mora che tra spin pendea - Dell'aspra rosa nella selva antica, - E quella che dall'albero di Giove - Edula ghianda maturando piove. - -Nella state dello stesso anno molti farfalloni svolazzavano per gli -orti, e deposero loro uova sulle foglie de' cavoli, d'onde poi si -schiusero bruchi, che rosero le ortaglie. E specialmente i cavoli si -chiamano _olera_. _Olus ab alendo_ fu detto, perchè l'uomo si alimentò -_ex oleribus _ (erbaggi mangerecci) prima di cominciar a mangiare -biade e carni. Così dice Isidoro (Etimologie 12.º). Si ebbero anche in -alcune parti del mondo forti terremoti; sicchè quando frate Roglerio -dell'Ordine de' frati Minori, Lodigiano, che era stato compagno del -Visitatore della Provincia di Bologna, ritornava dalla Corte, dove -era stato con un Cardinale, e passava per Taurenno ove s'era proposto -di albergare, gli abitanti di quel luogo gli dissero: Padre Santo, in -questo paese si fa sentire sovente il terremoto; e in quell'istante, -eccoti subito una violentissima scossa. E il frate sclamò: _Colui -che guarda la terra e la fa traballare, che tocca i monti e fumano_. -Salmo 103.º. Detto ciò il frate si guardò indietro e vide una casa -coperta di paglia, e disse che la notte voleva dormire in quella, -perchè, soggiunse, se vado a dormire in altra, forse gli embrici, o -le tegole cadranno sopra di me, se la casa ruina, e vi morrò. La qual -cosa udendo e vedendo alcune donne del paese, portarono i loro letti -in quella capanna per dormire con sicurezza accanto ai frati. Il che -avendo scorto un certo vecchio, disse ai frati; Avete fatto cosa, che -non dovevate fare, perchè dovete sempre essere preparati alla morte... -a cui di rimando il frate: Il beato Girolamo dice: _È prudenza temere -di tutto ciò che può sopravvenirne_, e l'Ecclesiastico 18.º: _Il saggio -teme di tutto_. Questo l'ho udito io da frate Roglerio, che fu compagno -di frate Benvenuto, nostro Visitatore della Provincia di Bologna. -Così nel millesimo sussegnato, nel giorno di S. Tomaso Apostolo, che -fu in Giovedì, e la notte successiva, verso l'ora di mattutino, si -videro lampeggiamenti e si udirono tuoni fragorosissimi, cose insolite -a vedersi e a udirsi in quella stagione. E allora a Venezia le acque -montarono ad allagare la città, tanto che, come dicono i più vecchi, -eguale allagamento non fu mai visto dalla fondazione della città -ai giorni nostri; poichè quella città è fondata nelle acque, e si -sommersero barche e perirono persone; e le mercerie, che non erano nei -solai delle case, s'avariarono. Eguale disastro soffrì Chioggia, che -anch'essa è nelle lagune, ove si fa il sale. E Bernardo, Cardinale -Legato della Chiesa romana, che abitava a Bologna, diceva che tale -infortunio aveva incolto i Veneziani, perchè non volevano soccorrere Re -Carlo contro Pietro Re d'Aragona, quantunque fosse desiderio di Papa -Martino. Parimente in que' due giorni, cioè il Venerdì e il Sabato, -si verificò quel detto profetico di Zaccaria 14º: _In quel giorno non -vi sarà luce, ma freddo e gelo;_ cosa che spesso verso Natale avviene. -Così pure la vigilia di Natale, che fu in Domenica, mentre recitavamo -mattutino, la luna si ecclissò totalmente; come disse il Signore in -Matteo 24º. _Il sole scurerà,_ (il che si rinnoverà l'anno venturo, -come alcuni asseriscono) _la luna non darà il suo splendore._ La qual -cosa ho veduto più volte dopo che sono entrato nell'Ordine de' frati -Minori.... Quindi ho avuto campo a moltiplicare queste osservazioni, -perchè talvolta scura il sole, tal altra la luna, e poi accadono -terremoti; e alcuni che debbono predicare non hanno così alla mano le -cognizioni intorno a questa materia; e restano confusi. Ricordo che -io abitava nel convento di Pisa, sono bene quarant'anni e più, che -si sentì terremoto nel giorno successivo a quel di Natale, cioè la -notte di S. Stefano, e frate Chiaro di Fiorenza dell'Ordine de' frati -Minori, uno de' più celebrati chierici del mondo, predicò due volte al -popolo nella chiesa arcivescovile; e la prima piacque, la seconda non -piacque. E non per altro spiacque, se non perchè prese un argomento -stesso per tuttadue le prediche. Nella qual cosa, da parte sua, mostrò -abilità straordinaria, perchè disse cose sempre nuove; ma il volgo -maligno e semplicione, che non sa regole, pensò che avesse ridetto il -discorso della prima volta, perchè versava su lo stesso tema; sicchè -il predicatore mietè vergogna da cosa onde gliene doveva venire onore. -Or ecco il tema che s'era proposto, Aggeo 2º: _Fra poco io scrollerò il -cielo, e la terra, e il mare e l'asciutto._ Nota che il terremoto suol -formarsi nei monti cavernosi, ne' quali è imprigionato un vento, che -volendo sprigionarsi, e non avendo spiraglio all'uscita, squarcia la -terra, che trema, e quindi si sente il terremoto. Ne abbiamo immagine -in una castagna non castrata, che salta via violentemente dal fuoco -e detona, e mette spavento a chi è seduto attorno al focolare.... Nel -sussegnato millesimo, cioè 1284, il giorno di Natale e di S. Stefano, -tutta la giornata e tutta la notte si rovesciò un subisso di neve, -la quale pel troppo peso atterrò o franse le piante da frutta, come -mandorli e melogranati; e si ebbe anche uno smisurato freddo.... Lo -stesso anno Giacomo Colonna, Cardinale della Chiesa romana, e nipote di -Papa Nicolò 3º, mandò cercando frate Giovanni da Parma, che era stato -Generale, e spontaneamente e con grande sua consolazione dimorava nel -romitaggio di Grecio (dove il beato Francesco talvolta nel giorno di -Natale raffigurò il presepio di Betlemme col Bambino) volendolo vedere -e parlare seco in famigliarità, come intimo suo amico; e si videro, -e n'ebbero molta consolazione ambidue, e parlarono alla dimestica di -cose divine.... Ora è tempo di continuare il resto. Lo stesso anno morì -frate Marco, che fu compagno di frate Giovanni da Parma, quand'era -Ministro Generale, e di altri Ministri, come di frate Crescenzio, -e di frate Bonaventura; del quale Marco mi pare non doversene più -parlare, avendone detto abbastanza più indietro. Altro compagno di -frate Giovanni da Parma, quand'era Ministro Generale, fu frate Andrea -di Bologna, uomo onesto, mite, grazioso, famigliare, religioso, e -divoto a Dio. Era anche buono scrittore, e nel Capitolo di Siena -dettò quella lettera, che S. Lodovico ricevette a tempo della prima -crociata, lettera che gli piacque moltissimo, per la liberalità e la -cortesia di frate Giovanni da Parma Ministro Generale. Fu anche frate -Andrea Ministro della provincia d'oltremare, cioè di Terra Santa, o -Terra di promissione (... Si vergogni adunque Federico 2º, il quale, -sia che volesse scherzare, sia che volesse dire da senno, insultando -a Dio diceva che se Iddio avesse veduto il Regno ch'esso aveva in -Sicilia in Calabria e in Puglia, non avrebbe tanto lodato la Terra di -promissione). Pertanto frate Andrea morì lodatamente in pace, quand'era -Penitenziere alla Corte del Papa. Terzo compagno di frate Giovanni -da Parma fu frate Gualterio, oriondo d'Inghilterra, e vero Inglese; -buon cantore, gracile, alto di statura, bello, di santa e onesta vita, -di buoni costumi e letterato; era stato scolare di frate Giovanni -da Parma quando, prima di diventare Ministro Generale, era lettore a -Napoli. Così frate Gualterio fu mandato addetto alla Corte, ma pose -ogni opera sua per essere liberato da quel servigio, amando meglio -di essere afflitto col popolo di Dio che godere la giocondità del -peccato temporale, e reputando maggior ricchezza l'umiltà di Cristo, -che il tesoro degli Egiziani.... Tuttavia ho udito che questo frate -Gualterio fu poi suo malgrado fatto Vescovo, non so dove. Fu mio amico. -E nota che tutti i compagni di frate Giovanni da Parma sono stati miei -intimi amici e famigliari. Quarto compagno di frate Giovanni da Parma -fu frate Bonagiunta della Marca d'Ancona, di Fabriano, buon Custode -e uomo di lettere, buon cantore, predicatore, scrittore, calvo, di -statura mezzana e di faccia somigliante a S. Paolo. Quando era novizzo -del convento di Fano, l'anno 1238, giovanetto ancora, abitava meco. -Fu il primo e l'ultimo Vescovo di Recanati. Quinto compagno di frate -Giovanni da Parma fu frate Giovanni di Ravenna, grosso, corpulento e -bruno, buon uomo e di vita onesta. Non ho mai veduto uomo che più di -lui mangiasse avidamente le lasagne condite col formaggio. Fu Guardiano -del convento di Napoli, quando frate Giovanni da Parma vi fu lettore, -prima d'essere Ministro Generale. Sesto compagno di frate Giovanni -da Parma fu frate Anselmo Rabuino Lombardo, d'Asti, grosso, bruno, e -aveva l'aria da Prelato, di vita onesta e santa; nel secolo era stato -Giudice; fu Ministro della provincia di Terra di Lavoro e poi della -Marca Trivigiana. Amò molto frate Giovanni da Parma, ed accogliendo -favorevolmente i voti dei Ministri Lombardi e dei Custodi a Lione, -pose opera e fece sì che frate Giovanni da Parma fosse eletto Ministro -Generale. Frate Anselmo Rabuino era conosciuto dal sommo Pontefice -Innocenzo IV. Io abitava nel convento di Pisa, e frate Anselmo, che -era Ministro della provincia di Terra di Lavoro, mi scrisse di andare -con mio fratello Guido di Adamo ad abitare nella sua provincia; ma -non ci fu permesso dai frati del convento di Pisa, perchè ci vedevano -volentieri con loro. Settimo compagno di frate Giovanni da Parma fu -frate Bartolomeo Guiscolo di Parma, illustre oratore e passionatissimo -Gioachimita, cortese uomo e liberale, nel secolo maestro di grammatica, -e nell'Ordine uomo onesto e santo. Sapeva scrivere, miniare e -predicare, come ne ho detto abbastanza più addietro. Ottavo compagno -di frate Giovanni da Parma fu frate Guidolino Gennari di Parma, che fu -uomo di lettere e buon cantore; cantava benissimo nel canto melodico, -cioè nel canto rotto, e nel canto fermo aveva più arte che voce, la -quale aveva debole; fu buon compositore, buono e bello scrittore, e -buon correttore alla mensa nel convento di Bologna. Conosceva benissimo -la Bibbia, e fu di vita onesta e santa, sicchè era ben voluto dai -frati. Morì a Bologna e fu sepolto nel convento dei frati Minori, -e riposi in pace. Nono compagno di frate Giovanni da Parma fu frate -Giacomino da Berceto, di vita onesta e santa, valente predicatore, -e di gran forza di voce; fu Guardiano del convento di Rimini. Decimo -compagno di frate Giovanni da Parma fu frate Giacomo degli Assandri -di Mantova, uomo onesto e santo, ottimo consigliere e interprete -delle Decretali. Fu qualche tempo Ministro in Schiavonia, regione -che si chiama anche Dalmazia. Undecimo compagno di frate Giovanni da -Parma fu frate Drudo, Ministro della provincia di Borgogna, lettore -di teologia, che ogni giorno voleva predicare ai frati intorno alle -influenze divine, come ho udito, quando mi trovai seco in Borgogna. -Questi fu nobil uomo e bello, di vita onesta e santissima oltre -ogni credere, e fu divoto a Dio in modo meraviglioso, e al disopra -dell'umano giudizio. Frate Giovanni da Parma se lo condusse seco, -quando Papa Innocenzo IV di buona memoria lo inviò ai Greci per -indurli ad unità di fede colla Chiesa romana. Duodecimo compagno di -frate Giovanni da Parma fu frate Bonaventura da Iseo, e lo fu quando -frate Giovanni andò mandato dal Papa ai Greci. Era frate Bonaventura -vecchio di convento e di età, saggio, intraprendente, sagacissimo, -di onesta e santa vita, e ben voluto da Ezzelino da Romano; tuttavia -si dava oltremisura l'aria da barone, quantunque, secondo la fama, -fosse figlio di un'ostessa. Era stato anche Ministro di vecchia data -nell'Ordine; poichè fu Ministro nella provincia di Provenza; Ministro -nella provincia di Genova, in quella di Bologna, e in quella della -Marca Trivigiana. Compose un volume di Sermoni intorno alle feste, e -alle Tempora; condusse vita laudabile, e l'anima sua riposi in pace. -Sappi però che frate Giovanni da Parma, quand'era Ministro Generale, -non li ebbe tutti contemporaneamente questi compagni; e li conduceva -seco or gli uni, ora gli altri, quando voleva andare attorno per -visitare l'Ordine, perchè non potendo que' suoi compagni reggere alla -fatica ch'egli durava, gli fu giocoforza averne molti. E molte altre -virtù ebbero in sè i suddetti dodici compagni, che per brevità io -tacqui. Ora parliamo di frate Ugo Provenzale, grande ed intimo amico -di frate Giovanni da Parma. Egli fu uno dei più illustri chierici del -mondo, e tenacissimo Gioachimita, e di vita onesta e santissima oltre -al credibile, come ho veduto io co' miei occhi; ma siccome di lui ho -già parlato più sopra abbastanza, mi pare che qui si debba tacerne. -Egli, quando a Dio piacque, morì a Marsiglia, dopo aver compiuta una -lunga serie di opere buone; e fu sepolto in un'arca di pietra nella -chiesa dei Prati Minori di Marsiglia stessa; e Iddio lo illustrò con -miracoli. E accanto a lui, in un'altra urna di pietra, è sepolta sua -sorella Donolina, cui parimente Iddio fece per miracoli insigne. Costei -non entrò mai in alcuna Religione, ma visse sempre in mezzo al secolo -castamente e religiosamente. Elesse suo sposo il figlio di Dio, ed -ebbe speciale devozione al beato Francesco, del cui cordone andava -cinta, per segno dell'acceso amore che aveva a lui; e quasi tutto il -giorno lo passava in preghiere nella chiesa dei frati minori. Nessuno -sparlava di lei; nessuno sospettava d'alcuna opera sua cattiva; tutti -la tenevano in reverenza, uomini, donne, Religiosi, secolari, per la -sua segnalata santità. Ottenne da Dio la grazia peculiare di essere -rapita in estasi, come i frati Minori videro le mille volte nella loro -chiesa; e, se le alzavano un braccio, lo teneva irrigidito in quella -posizione da mattina a sera perchè era tutta assorta in Dio. La qual -cosa tutta Marsiglia sapeva, e s'era divulgata anche per altre città. -Si erano fatte di lei seguaci ottanta nobili donne di Marsiglia, di -condizione, quali mediocre, quali illustre, per salvare col suo esempio -l'anima loro, delle quali ella era maestra e donna. E giacchè dalla mia -penna è caduto il nome di Marsiglia e della Provenza, non credo fuor di -luogo scriverne quello che me ne ricorda, degno di essere saputo. In -Marsiglia nacque un fanciullo il giorno di San Benedetto, e Benedetto -fu chiamato, il quale, slattato che fu, fu poi mandato un giorno di S. -Benedetto a imparar lettere; dopo che fu grandicello, e che sapea di -lettere, nel giorno di San Benedetto entrò nell'Ordine dei monaci neri; -e in processo di tempo, il giorno di San Benedetto fu fatto sacrista; -poscia, con intervallo di più anni, nel giorno di San Benedetto, i -monaci, per bontà della vita e dei costumi di lui, lo elessero Abbate; -e così di grado in grado elevandosi, i canonici di Marsiglia nel -giorno di S. Benedetto lo crearono loro Vescovo, e ne tenne la dignità -laudabilmente; poscia nel giorno di San Benedetto entrò nell'Ordine del -beato Francesco, nel quale umilmente e lodevolmente passò dieci anni; -e nel giorno di San Benedetto vide l'ultimo suo giorno, e fu sepolto -nella Chiesa dei frati Minori di Marsiglia in un'arca di pietra, e -Iddio lo illustrò con miracoli. Questi fu veramente uomo venerabile, -benedetto di grazia e di nome. Sia benedetto un tal Vescovo, che bene -cominciò e terminò bene; e per opera sua i frati Minori di Marsiglia -ebbero molti buoni libri, perchè volle piuttosto _umiliarsi coi miti di -cuore, che dividere le spoglie coi superbi,_ Proverbi 16.º. Parliamo -ora di frate Rolando Pavese. Costui, benchè da molti sprezzato, fu -uomo santo ed umile sacerdote, predicatore, di molte preghiere, e di -molto merito presso Dio; la qual cosa che già bene conoscevano, in -più maniere la riconobbero i frati; ma basterà dirne una. Un secolare -si accostò una sera al Guardiano del convento dei Frati Minori, in -cui abitava questo frate Rolando, e gli disse: Padre, mi raccomando -a Dio, e a voi; e vi prego di raccomandarmi alle orazioni dei vostri -frati, che mi liberino _dagli importuni e perversi uomini_ 2.ª ai -Tessalonicesi; 3º; perchè ho nimicizie capitali, e nimici pieni di -veleno, i quali, mi si dice che stanotte vogliano entrare di forza -in casa mia, e ammazzarmi. Il Guardiano premurosamente lo raccomandò -ai frati, pregandoli di fare per amor di Dio un'opera di pietà, ed -essi con premura la fecero. All'indomani tornò quel secolare, e in -Capitolo riferì al solo Guardiano le cose, che nella notte gli erano -accadute, e disse: Sia ringraziato Cristo, sia ringraziato l'amico. E -aggiunse: Sappiate, Reverendo Padre, che que' nemici, che cercavano -la vita mia, con spade e con bastoni la notte passata irruppero in -casa mia per uccidermi; ma ivi comparve un certo frate Minore ch'io -riconoscerei benissimo, se il vedessi, che ne li scacciò, come si -scacciano le mosche e le zanzare col ventaglio, quando si vogliono far -fuggire. Udite queste cose, il Guardiano fu preso da meraviglia e in -una da allegrezza, e gli rispose: Sta quì meco alla porta del Capitolo, -e quando quel tal frate passerà, indicamelo ma in modo che nessuno -scorga. E già era suonato il primo segnale del vespro; ed ecco che -al secondo tocco della campana, il Guardiano domandava al secolare: È -questi? No rispondeva; e questa domanda fu ripetuta per ciascuno che -passava. Finalmente al passare di frate Rolando, a cui quel secolare -non aveva mai parlato, disse al Guardiano: Questi è quel frate, per -cui buona opera e aiuto, Iddio stanotte mi ha liberato. Il Ministro -Generale, credendo di fargli cosa piacevole e grata, mandò questo frate -Rolando al convento di Alverno, e stettevi in gran consolazione finchè -gli piacque. Il convento di Alverno poi è nella provincia di Toscana, -nella diocesi d'Arezzo, sull'Apennino, dove il Serafino apparve al -beato Francesco, e a similitudine di quelle di nostro Signor Gesù -Cristo, gli impresse le stimmate. Passai una volta da questo convento, -reduce da Assisi, dove io era andato per divozione; e il sacrista mi -fece vedere un grosso pezzo del legno della croce del Signore, che -frate Mansueto aveva ricevuto dal Re di Francia S. Lodovico di buona -memoria, quando fu inviato a lui come nunzio da papa Alessandro IV. -Trovandomi poi nel convento di Alverne, visitai tutti i luoghi di -divozione che vi sono, e nella Domenica celebrai la messa conventuale, -e, dopo il vangelo, predicai al popolo, che vi era adunato, uomini -donne, e dopo pranzo andai a Santa Maria di Bagno ove il mio compagno -frate Giacomino Savini di Piacenza aveva predicato; poscia andammo -a Meldola, poi a Forlì, d'onde a Faenza, dove abitavamo. E nota che -quando fui ad Alverno, frate Lotario, che molto tempo prima era stato -mio Custode a Pisa, viveva ancora, ed abitava colà vecchio e malato. -Credo che quel convento sarebbe stato abbandonato, come mi disse, se -non fosse stato per riguardo di lui. Osservai che quando quei frati -fanno la commemorazione del beato Francesco nel mattutino dicono -sempre quell'antifona, che incomincia: _O Martyr desiderio: O Martire -di desiderio_; e ne' vespri: _Coelorum candor: O candore de' cieli_. -In queste due antifone si fa menzione dell'apparizione serafica, e -sempre nel cominciarle a dire, i frati curvano le ginocchia. Passiamo -ora a discorrere qualche cosa di frate Nicola da Montefeltro, che fu -molti anni Ministro in Ungheria, poscia in Schiavonia, ossia Dalmazia, -e abitò anche molti anni, sino alla sua morte, come semplice frate, -nel convento di Bologna. Egli fu uomo umile più che qualunque altro -io abbia veduto al mondo... reputava se stesso una nullità, e una -nullità voleva essere tenuto dagli altri... sicchè se taluno gli faceva -segno di riverenza, tosto prostrato a terra baciavagli i piedi, se -poteva... Egli quando suonava la campanella del refettorio, era il -primo ad arrivare a versar l'acqua del lavacro alle mani dei frati. -Quando arrivavano frati forestieri era il primo che si presentava -a lavar loro i piedi: e quantunque all'apparenza fosse poco atto a -tali uffici, perchè era corpulento e vecchio, la carità, l'umiltà, -la santità, la cortesia, la liberalità e l'alacrità lo rendevano -destro, piacente e adatto.... Morì, e fu sepolto onorificamente nella -chiesa dei frati Minori di Bologna. Nessuno miracolo fece Iddio per -lui dopo la sua morte, perchè pregò Iddio di non farne; come anche il -santissimo frate Egidio di Perugia pregò Iddio che dopo la sua morte -non facesse miracoli per lui... (Frate Egidio sepolto in un'arca di -pietra nella Chiesa de' frati Minori a Perugia fu... computandovi -il beato Francesco, la cui vita scrisse frate Leone, che fu uno dei -tre speciali compagni del beato Francesco). Ma frate Nicola operò -tre miracoli in vita sua, cioè li operò Iddio a gloria di lui, ben -degni di ricordo. Il primo fu che avendo il Guardiano di un convento -comandato ad un frate giovane chierico suddiacono, di far di cucina -per amore di Dio, cioè la minestra pei frati, fino a che ritornasse -il cuciniere, che era assente, ed avendo egli umilmente obbedito, -ebbe la disgrazia che gli cadde il breviario nel paiuolo, e s'inzuppò -tutto. Ed essendo il libro perciò sformato, e il frate piangendone -e gridando e dicendo d'avere avuto quel libro a prestito, per cui -ne provava maggiore angoscia, frate Nicola, udito di questo fatto e -volendolo consolare, gli disse: Vedi, o figlio, non piangere; dammi il -libro in prestito, che ne ho bisogno un momento per recitare le Ore. -Appartatosi poscia frate Nicola e sciolta una preghiera a Dio, Iddio -ritornò il libro alla primiera nitidezza, tanto che nessun guasto ne -appariva. La qual cosa considerando quel frate, che prima piangeva -per il guasto del libro, consolatosene, restò altamente meravigliato, -e benedisse Iddio. Altra volta per mezzo di frate Nicola fece Iddio -il seguente miracolo. Una certa donna di Bologna, che aveva un figlio -coperto di fistole, sognò che se frate Nicola facesse il segno della -croce sul figlio di lei, all'istante ne sarebbe liberato. Quella donna -essendo molto divota ai frati Minori andò col figlio al Guardiano, e -gli raccontò il sogno. Era allora Guardiano frate Andrea da Bologna, -(che fu il secondo compagno di frate Giovanni da Parma, quand'era -Ministro Generale, e di cui ho già fatto menzione) il quale adunati -tutti i sacerdoti del convento di Bologna tranne frate Nicola, raccontò -loro quello che la donna aveva veduto in sogno, e che stava tuttora -alla porta del convento in aspettazione della grazia. E frate Andrea -disse a que' sacerdoti: Ma noi non potremo indurre frate Nicola a far -questa cosa, se non lo inganniamo con uno stratagemma. Laonde andate -voi tutti a quella donna, e conducete vosco anche frate Nicola, ed io -arriverò ultimo; e al mio arrivo mi direte che quella donna vuole una -grazia dai frati, cioè che ciascun sacerdote faccia il segno della -croce sopra il figlio di lei; ed io subito la contenterò; e dopo di -me, direte a frate Nicola che faccia altrettanto. Fece adunque frate -Andrea il segno della croce sul fanciullo; ma non se ne vide effetto, -perchè la grazia era ad altri riservata. La madre del fanciullo allora, -e tutti gli altri sacerdoti pregarono frate Nicola che per amor di -Dio facesse il segno della croce su quel fanciullo; ma egli si rifiutò -ricisamente e disse: lo faccia la Marchesina di lui madre, che io ne -sono affatto indegno. Ma frate Andrea, Guardiano, gli comandò in virtù -di salutare obbedienza, che messa da banda ogni scusa, senza indugio -segnasse colla forma della croce il fanciullo. E dopo averlo fatto, -tosto il fanciullo fu sanato, e subito la madre, a vista dei frati, ne -tolse le fasciature e le pezzuole. I frati poi ne ringraziarono Dio, e -ne tennero scolpito nell'animo loro la memoria. Altra volta fece Iddio -per mezzo di frate Nicola uno strepitoso miracolo. Era un giovane nel -convento di Bologna, che si chiamava frate Guido figlio di Massaria. -Costui quando dormiva, russava sì forte, che nessuno poteva aver quiete -in una casa dove egli fosse: e, quel che sorpassava tutto, non solo -disturbava orribilmente chi dormiva, ma anche chi vegliava. Perciò i -frati lo mandarono a dormire in un angolo del convento destinato per -le legne e per la paglia; ma neppur così poterono i frati impedire -che non risuonasse per tutto il convento quel maledetto russare. -Allora si convocò un'adunanza di tutti i sacerdoti e dei discreti -del convento di Bologna in camera di frate Giovanni da Parma, che era -Ministro Generale, e gli dissero che quel giovane, a cagione di grave -vizio organico che aveva, doveva essere mandato fuori dall'Ordine; -ed io pure era presente. E fu giudizio e deliberazione comune che si -dovesse ritornare alla madre di lui, perchè essa, che conosceva il -difetto di suo figlio, aveva ingannato l'Ordine. Ma per disposizione -divina non fu rimandato immediatamente, poichè Iddio voleva fare un -miracolo per frate Nicola. Considerando pertanto frate Nicola che -quel giovane doveva essere mandato fuori dell'Ordine per un difetto di -natura, non per sua colpa, ogni giorno chiamavalo sull'alba a servirgli -messa; e, dopo la messa, il giovine di dietro all'altare, per ordine -di frate Nicola, s'inginocchiava sperandone qualche grazia. Frate -Nicola poi colle mani ne toccava la faccia e il naso, volendogli, -la Dio mercè, restituire il dono della salute, e gli ordinava di non -rivelare quel segreto a persona. Ed ecco che subito fu quel giovine -guarito benissimo, e, dopo, dormiva quieto e pacifico come un ghiro, -senza disturbo alcuno dei frati. Si trasferì poscia nella provincia -romana; diventò sacerdote, confessore, predicatore, ossequiente e utile -ai frati e riconoscente dei beneficî che Dio aveva a lui conferiti -mercè dei meriti e delle preghiere di frate Nicola, che sia benedetto -ne' secoli de' secoli, e così sia. Ora passiamo a frate Bertoldo di -Lamagna. Costui fu sacerdote e predicatore dell'Ordine dei Minori, di -onesta e santa vita, come a religioso si addice; fece l'esposizione -dell'Apocalisse, della quale non ho copiato che la parte che riguarda -i sette Vescovi dell'Asia, i quali sul principio dell'Apocalissi sono -raffigurati sotto il nome di Angeli, e lo feci allo scopo di accertarmi -che quelli non erano stati Angeli, e perchè io aveva l'esposizione -dell'Apocalissi dell'Abbate Gioachimo, la quale io pregiava sopra tutte -le altre. Compose anche un grosso volume di sermoni per le feste di -tutto l'anno e per le domeniche; de' quali copiai due soli, perchè vi -si parlava dell'Anticristo con molta aggiustatezza. Il primo cominciava -così: _Ecce positus est hic in ruinam_; cioè: _Ecco che questi è -posto per ruina_. L'altro: _Ascendente Jesu in naviculam, secuti -sunt eum discipuli eius_; cioè: _Ascendendo Gesù sulla navicella, -i discepoli di lui lo seguirono_, ne' quali è trattato ampiamente -dell'Anticristo, e del tremendo giudizio. E avverti che frate Bertoldo -ricevette da Dio il dono speciale della predicazione; e tutti quelli -che lo ascoltarono, dicono che dagli Apostoli a noi non fu mai uno -pari a lui, che predicasse in lingua tedesca. Una gran moltitudine -d'uomini e donne lo seguiva, talora sessanta o cento mila; e talora -una gran moltitudine di gente da molte città convenuta per ascoltare -le salutifere e melliflue parole che suonavano dalle labbra di lui.... -Quando egli voleva predicare montava su di un palco a mo' di battifredo -(cioè una torre di legno a foggia di campanile, di cui si serviva come -di pulpito, all'aperto nelle campagne) sulla punta alta del quale, -coloro che ne congegnavano insieme le parti, collocavano una banderuola -perchè dalla direzione del vento che spirava, il popolo conoscesse da -che parte dovesse mettersi per udir meglio. E, maraviglia! si udiva ed -intendeva tanto da chi era vicino, come da chi era lontano a lui; nè, -quand'egli predicava, vi era alcuno che s'alzasse e partisse se prima -la predica non fosse finita. E quando parlava del giudizio tremendo, -tremavano tutti, come giunchi nell'acqua, e lo pregavano per amor -di Dio di non parlare di quell'argomento, perchè a udirlo atterriva -e faceva inorridire. Dovendo un dì frate Bertoldo predicare in un -certo luogo, avvenne che un bifolco pregò il padrone di permettergli -di andare ad ascoltarlo. A cui il padrone rispose: anderò io alla -predica, e tu anderai ai campi co' buoi ad arare.... Ma avendo il -bifolco un altro giorno cominciato ad arare la mattina per tempissimo -nel campo, maraviglia! ecco che subito udì la voce di frate Bertoldo -che predicava, sebbene in quel giorno fosse lontano ben trenta -miglia. Allora il bifolco tolse di sul collo il giogo a' buoi, perchè -pascolassero, ed egli standosene seduto ascoltava la predica. E quì -furono operati tre miracoli in uno: Primo, perchè udì la predica e la -intese, quantunque fosse distante ben di trenta miglia al predicatore; -secondo, perchè imparò tutta la predica, e se la suggellò ben salda -nella memoria; terzo, perchè, finita la predica, arò tanta terra quanto -ne soleva arare in giornate, in cui non sospendeva mai il lavoro. -Avendo poi il bifolco interrogato il padrone intorno alla predica, ed -esso non sapendola ripetere, gliela ripetè egli tutta per filo e per -segno aggiungendo che l'aveva udita e imparata di sul campo. Perciò il -padrone, riconosciutavi l'opera di un miracolo, diede piena facoltà -al bifolco di andare liberamente, ogni volta che lo desiderasse, -alla predica di frate Bertoldo, per quanto urgente fosse il lavoro -che avesse da fare. Era poi consuetudine di questo frate, che andava -predicando ora in una, ora in altra città, di prestabilire il tempo -e il luogo delle sue prediche, affinchè il popolo che vi affluiva -potesse trovare sufficienza di vettovaglie. Una volta, certa nobil -donna accesa d'ardente desiderio di udire frate Bertoldo a predicare, -sei anni continui, per città e castella, con alcune sue compagne... -seco lui potè avere un colloquio secreto e famigliare. Finiti i sei -anni e i denari che aveva, la vigilia dell'Assunzione della beata -Vergine non avendo di che mangiare nè essa, nè le sue compagne, andò -da frate Bertoldo, e gli espose schietto e netto lo stato di miseria -in cui versava. Frate Bertoldo, udito tutto, la mandò a nome suo da un -banchiere a dirgli che le desse pel vitto ed altre spese tanto denaro, -quanto ne poteva meritare un giorno di Indulgenza, per ottenere la -quale ella aveva seguito sei anni frate Bertoldo. Il banchiere sorrise -e disse: Come posso io calcolare il valore di un giorno di indulgenza -meritata da voi seguendo le peregrinazioni di frate Bertoldo? A -cui essa rispose; Mi ha detto che da una parte mettiate denari -nel piattello della bilancia, ed io soffierò sull'altro piattello; -l'equilibrio vi darà, la misura del valore dell'indulgenza da me -acquistata. Pose dunque il banchiere monete a larga mano, e ne empì il -piattello della bilancia; essa soffiò sull'altro, e subito quel soffio -mostrossi preponderante, e le monete furono sollevate come si fossero -cambiate in lievi piume. La qual cosa considerando, il banchiere ne fu -pieno di meraviglia; e più e più volte rimise monete sulla bilancia; ma -il soffio della donna non potè essere mai vinto dal peso loro, perchè -lo Spirito Santo per mezzo di lei spirava sì forte che il piattello, su -cui soffiava la donna, non potè mai essere equilibrato dall'altro delle -monete. La qual cosa vedendo sì il banchiere che la nobil donna e le -altre di lei compagne, meravigliati volarono difilato a frate Bertoldo -e gli raccontarono per punto le cose accadute; e il banchiere aggiunse: -Io sono pronto a restituire l'altrui, e per amor di Dio a distribuire -il mio ai poveri, e a diventare, come desidero, un buon uomo, perchè -oggi ho veramente veduto miracoli. Perciò frate Bertoldo gli impose -di dare a larga mano vettovaglie a quella donna e alle compagne di -lei, per cagione di cui tanto prodigio aveva veduto. Il che subito e -di buonissimo grado fece a lode di nostro Signor Gesù Cristo, a cui è -onore e gloria ne' secoli de' secoli, e così sia. Una volta, passando -frate Bertoldo verso sera col suo compagno laico per una strada, -incappò nei bravi di un Castellano, che lo presero, lo condussero al -castello, lo incatenarono, e quella notte lo tennero con siffatta -ospitalità. Ma quel Castellano aveva tanto gravemente angariati i -suoi concittadini, che nel palazzo del Comune avevano già dipinto il -modo di punizione che gli si doveva infliggere, se mai avvenisse che -potessero ghermirlo, cioè la forca. All'indomani per tempissimo si -presentò il carnefice al Castellano suo signore, e gli disse: Che vuole -si faccia la signoria vostra di quei frati, che ieri sera sono stati -condotti qui? A cui il Castellano rispose: Spicciali; che era come -dire: Impiccali.... Tale era quel Castellano, tali i suoi bravi, che -alcuni svaligiavano, altri ammazzavano, altri menavano al castello e -incarceravano, e teneanli sinchè per denaro si riscattassero, altri li -uccidevano issofatto. Ora frate Bertoldo dormiva, e il suo compagno, un -frate laico, vegliava recitando il mattutino, e aveva udita la sentenza -di morte dal Castellano lanciata sul loro capo, giacchè tra lui e loro -non era che una semplice parete. Allora il laico cominciò a chiamare, -più volte gridando, frate Bertoldo. E il Castellano udendo pronunciare -il nome di frate Bertoldo, si diede a pensare se mai per caso fosse -quel famoso predicatore, di cui si dicevano mirabilia; e incontanente -richiamato il carnefice, gli comandò di non toccar que' frati, anzi -di condurli al suo cospetto. Condotti alla presenza del signore del -castello, furono domandati di lor nome. E il laico rispose: Il mio -nome è questo, e lo disse. Il mio compagno si chiama frate Bertoldo, -quel famoso, graziosissimo predicatore, per cui mezzo Iddio opera tanti -miracoli. Udito ciò, il Castellano si prostrò subito a' piedi di frate -Bertoldo, lo abbracciò e lo baciò. Inoltre lo pregò per amor di Dio -di fare una predica per udirla, poichè da tanto tempo aveva desiderio -di ascoltare da lui la parola della salute. E frate Bertoldo annuì a -patto che in una col signore del castello si adunassero ad ascoltare -la predica tutti que' bravi che vi avevano. E il Castellano promise -di farlo volentieri. Mentre dunque egli faceva chiamare i suoi bravi, -e frate Bertoldo s'era messo in disparte a pregare, si avvicinò a -lui il compagno e gli disse: Sappiate, frate Bertoldo, che da questo -signore è stata posta sulla nostra testa sentenza di morte. Laonde se -mai inspiratamente avete predicato altre volte delle pene dell'inferno -e della gloria del paradiso, or qui risurga la vostra valentia, che -ora ne fa vieppiù bisogno. Udendo frate Bertoldo questa cosa, si -diede tutto a pregare Iddio; e poi presentatosi a quell'uditorio, -parlò così infiammatamente, e così spiegò la parola della salute, che -tutti ne furono commossi al pianto. E prima di partire li confessò -tutti, ordinò a tutti di abbandonare quel castello, di restituire il -mal tolto, e di perseverare in far penitenza per tutta loro vita, se -volevano acquistarsi il gaudio eterno. Il Castellano poi, prostrato a' -piedi di frate Bertoldo, piangendo dirottamente, lo pregò di riceverlo -per amor di Dio nell'ordine del beato Francesco; e lo accolse colla -speranza di ottenerne poi grazia dal Ministro. Voleva anche seguire -subito frate Bertoldo, ma questi glielo proibì, temendo del furore -del popolo, che era stato tormentato, e nulla sapeva della conversione -di lui. Arrivato frate Bertoldo alla città, il popolo volle udirlo a -predicare, e tutti si adunarono nel greto di un fiume, ove dalla parte -del pulpito pendevano dalla forca alcuni ladroni. (Tu che leggi queste -cose, mettiti davanti agli occhi, come tipo, la ghiaia del fiume Reno -presso Bologna). Ma il Castellano suaccennato, dopo la partenza di -frate Bertoldo, infiammato d'amor di Dio, e vinto dal desiderio di -riudirlo dimenticò tutte le soperchierie inferte alla città, e andato -da solo al luogo, in cui si predicava, fu subito riconosciuto e preso -e condotto alla forca; giacchè fu da tutti rincorso e tutti gridavan -alto: s'impicchi, s'impicchi, e turpemente muoia questo pessimo nostro -nemico.... Frate Bertoldo, che vide il popolo correre e lasciare la -predica, fu preso da meraviglia e disse: Non mi avvenne mai che nessuno -partisse dalla mia predica, se non dopo finita, e dopo ricevutane -la benedizione. Allora una delle persone che erano ancora sedute -al posto rispose: Padre, non ve ne maravigliate, perchè fu preso il -tale Castellano, che era pessimo nostro nemico, e lo trascinano alla -forca. Udendo questo, frate Bertoldo fu preso da tremore, e disse: -Sappiate ch'io ho confessato lui e tutti i suoi satelliti, e che li -ho assolti e mandati a far penitenza, ed io aveva anche ammesso il -Castellano all'Ordine del beato Francesco, ed ora veniva qui per udire -la predica; corriamo dunque tutti e liberiamolo. Si diedero tutti a -correre velocemente, ma arrivati sol luogo del patibolo, eravi già -su penzolone e spirante. Ad un cenno di frate Bertoldo fu deposto, e -trovarongli attorno al collo una carta scritta a caratteri d'oro che -diceva: Sapienza 4.º: _Maturato egli in breve tempo compiè una lunga -carriera: conciossiachè era cara a Dio l'anima di lui; per questo egli -si affrettò di trarlo di messo all'iniquità._ Allora frate Bertoldo -mandò chiamando i frati Minori del convento della città, pregandoli -di portare una croce, un feretro, e un abito da frate e accorressero a -vedere e udire le mirabili opere del Signore. Così fu fatto; e riferì -loro tutto intero il caso. Trasportarono il corpo di lui, e gli diedero -onorifica sepoltura nel convento de' frati Minori, lodando il Signore -che opera tali miracoli.... L'anno 1284, indizione 12.ª, millesimo -che abbiamo già più sopra cominciato, settantadue di quelli che si -chiamano apostoli, e non li sono, tra' quali ve n'erano di giovani -e di vecchi, viaggiavano per la publica strada, passando per Modena -e per Reggio, diretti a Parma per vedere frate Gherardino Segalello, -che era stato il loro istitutore, mettere nelle mani di lui ogni loro -avere, essere da lui benedetti, e con licenza di lui viaggiare pel -mondo. Ed egli condusseli entro una chiesa vicino a Parma, li spogliò -tutti, li rivestì, li ammise all'Ordine degli apostoli, li benedisse, -e poi li lasciò liberi dì andare dove volessero. Papa Gregorio X da -Piacenza, in pieno Concilio a Lione, interdisse loro di aggregarsi -nuovi proseliti e di moltiplicarsi; pure vestono ancora quel loro abito -e vanno girovagando e folleggiando pel mondo; nè hanno il timore di -Dio, nè reverenza per l'uomo, cioè pel Sommo Vicario di Gesù Cristo, -e credono di essere in istato di salvezza, mentre non obbediscono alla -Chiesa romana. Parimente lo stesso anno, pochi giorni dopo le predette -cose, arrivarono per la stessa strada pubblica, dodici donzelle -avvolte in mantelli attorno alle scapole, che dicevano di essere -sorelle apostolesse degli uomini preaccennati, e andavano a Parma a -visitare Gherardino Segalello per lo stesso preindicato scopo. Questi -uomini, che dicono di essere, ma non sono apostoli, e sono invece -ribaldi e uomini grossolani e bestiali, conducendo secoloro queste -donne, credevano di fare ciò che l'Apostolo disse ai Corinzi 9.º: -_Non abbiamo noi podestà di menare attorno una donna sorella_? Nello -stesso millesimo Papa Martino IV mandò lettere di comando di predicare -la crociata contro Pietro d'Aragona, che aveva occupato la Sicilia; e -metteva innanzi quattro ragioni, per le quali voleva che si predicasse -una crociata contro di lui. La prima, perchè aveva occupata una Terra -della Chiesa, e contro la volontà della Chiesa tenevala, nè s'induceva -ad abbandonarla. La seconda, per aiutare e favorire Re Carlo, a cui la -Chiesa aveva data quella Terra. La terza, perchè colà si moltiplicavano -gli eretici, nè gli inquisitori dell'eresia potevano andarvi, a cagione -degli ufficiali che vi teneva Pietro d'Aragona. La quarta, perchè -l'esercito di Pietro d'Aragona che stanziava in Sicilia, impediva -di soccorrere Terra Santa, che di là ab antico traeva abbondanza di -vettovaglie e d'armi e d'armati. Ma la crociata non si predicò, perchè -dopo breve tempo avvenne la morte di Re Carlo e del Sommo Pontefice -romano. - - -a. 1285 - -Di fatto l'anno seguente, cioè 1285, indizione 13.º il giorno subito -dopo l'Epifania, ed era Domenica, Re Carlo morì presso Foggia, fu -portato a Napoli, ed ivi sepolto[68]. E noto che, dopo parecchi -anni di regno, morì il giorno compleanno della sua incoronazione. -Egli fu ottimo guerriero, e lavò l'onta di que' Francesi, che erano -andati oltremare con Re Lodovico il Santo. Lasciò dopo sè molti eredi -legittimi, figli e nipoti, e della sua morte una santa donna n'aveva -avuta chiara visione. Una donna di Barletta, nello stesso anno 1285, -ebbe una visione mostratale da Dio, della quale parlandone ai frati -Minori, di cui era dovota, disse: Ho veduto in una visione notturna -uno che stava davanti a me e diceva: Prima che avvenga, sappi sin -d'ora che, entro un anno, per volere di Dio, quattro notabilissimi -personaggi entreranno nel regno della morte, _ove è la sede assegnata -ad ogni vivente_ Giobbe 3.º: E il primo sarà Re Carlo; il secondo, Papa -Martino; il terzo, Filippo Re di Francia; il quarto, Pietro d'Aragona. -E gli eventi s'argomentarono di provarlo; conciossiachè ogni cosa -succedette giusta la predizione. Questa donna, quando morì Re Carlo, -ebbe un'altra visione, e raccontandola ai frati Minori, disse: Parevami -d'essere in un ampio e bellissimo giardino, ove vidi un gigantesco e -terribile drago, dal cui cospetto io spaventata fuggiva con quanta lena -di correre io aveva. Ma il drago di corsa velocissima m'inseguiva, -gridando e pregandomi con voce umana di aspettarlo, chè mi voleva -parlare. Avendo io udito quella voce che suonava umana, mi soffermai, -volendo udire che cosa dicesse; e voltami a lui, gli dico: Chi siete -voi, e che volete dirmi? E in risposta disse: Io sono Re Carlo, che -abitava in questo bellissimo Giardino, d'onde Pietro d'Aragona con -un frusto di carne ora mi scaccia. E alludeva alla moglie di Pietro -d'Aragona, per cagion della quale occupò contro Re Carlo il Regno di -Sicilia. E che la moglie venga significata col nome di Carne, si ha in -Giobbe 1º.... Dopo poi che i frati Minori ebbero saputo della morte di -Re Carlo, riconobbero che quella donna aveva veduta una visione vera. -Nello stesso millesimo, dopo la morte di Re Carlo, si vide un'ecclisse -di luna, ai 4 di Marzo, nell'ora in cui cantavamo il mattutino, cioè -nella Domenica di _lætare Jerusalem_ (_allegrati, Gerusalemme_); nella -quale Domenica il Sommo Pontefice dà la Rosa. Questa Rosa è d'oro e -contiene entro di se musco e balsamo; in che si rappresenta la Trinità -delle sostanze di Cristo.... Il musco, che trasuda dal liocorno, e -colla sua essenza aromatica conforta lo spirito, significa il corpo -di Cristo...... Il balsamo, che è caldo e odorifero, denota l'anima -di Cristo..... L'oro...... raffigura la divinità..... Il Papa dona -questa Rosa al Prefetto di Roma. Il Papa dunque dando la Rosa viene -a significare le accennate sostanze e spiega il mistero. Parimente -il Doge di Venezia co' suoi Veneziani, nel giorno dell'Ascensione del -Signore, sposa il mare coll'anello d'oro; parte per festa ed allegria; -parte mosso da una specie di antica idolatria, per la quale i Veneziani -sacrificano a Nettuno; parte, per indicare che i Veneziani hanno il -dominio del mare. Poi i pescatori, a cui piace, chè d'altronde non -vi sono forzati, si cavan nudi, e colla bocca piena di olio, che poi -mandan fuori, si buttano nel profondo del mare a ripescare l'anello; -e chi lo può trovare, senza contrasto, è suo.... Nel millesimo -stesso sussegnato, la Pasqua cadde ai 25 di Marzo, cioè il giorno -dell'Annunciazione della Beata Vergine, la qual coincidenza alcuni -credevano infausta; il che si aspetta che accada di nuovo fra dieci -anni, cioè nel 1295. E nello stesso anno, il giorno della Pasqua di -Risurrezione, Papa Martino IV fece un solenne pontificale; e poi nel -Mercordì fra l'ottava, nel qual giorno si cantò alla messa l'introito -_Venite, benedicti_ (_Venite, o Benedetti_), chiuse la sua carriera -mortale; e volle essere sepolto ad Assisi nella chiesa del beato -Francesco, perchè era amico intimo dell'Ordine de' frati Minori. E -immediatamente, dopo l'ottava di Pasqua, ai 2 d'Aprile, ebbe successore -Giacomo Savelli Romano, che era del novero del Collegio de' Cardinali, -anzi ne era l'anziano, vecchio, carico d'anni, malazzato, affetto di -podagra e di chiragra; e prese nome Onorio IV. Dopo che fu fatto Papa, -andò subito a Roma, e richiamò i Cardinali, sparsi in Legazioni per le -varie provincie, a fine di trattare con loro della pacificazione del -mondo. Era stato lasciato esecutore del testamento di Papa Martino IV; -e mandò al figlio di Re Carlo, che era in Sicilia prigioniero di Pietro -d'Aragona, un ingente tesoro in grazia di amicizia; e incoronò Carlo, -nipote di Re Carlo; e si spera che farà molto bene, come si dice, e -come pare che egli stesso assicuri.... - - Delle insidie e della callidità del diavolo, che colla sua finezza - tenta di trarre in inganno i servi di Dio. - -Dopo l'assunzione dì Onorio al papato, un certo religioso riconobbe -d'essere stato deluso. Vivente ancora Papa Martino, al religioso -preaccennato frequentemente appariva il diavolo, e gli prometteva il -Papato per subito dopo la morte del Papa d'allora. Ma il frate, come -raccontò ad un suo amico, col quale ebbe un colloquio confidenziale -intorno a questa cosa, pareva che non si curasse del Papato, se non -in quanto desiderava, diventando Papa, di poter rappacificare il -mondo. Ma l'amico tanto intimo, a cui svelava il secreto dell'anima, -gli disse che a lui pareva impossibile, stante che egli non era -persona eminente, nè di gran conto, e perchè i Cardinali, a cui spetta -l'elezione, non avevano di lui nessuna conoscenza; ma egli rispondeva -che quell'elezione non è opera umana.... In seguito morì il Papa, e -fu creato Papa altri, non egli; quindi se ne rimase frustrato nella -ricevuta promessa, ed ingannato.... Il religioso preaccennato, a cui -tali cose accaddero, era un frate Minore, di cui taccio il nome a -fine di bene.... Tutte queste prenarrate cose, quando quarantacinque -anni fa, io abitava nel convento di Pisa, le seppi da frate Riccardo, -il quale, quando avvennero, dimorava nel convento di Pisa, ed -ammaestrano ad aversi buona guardia dalle insidie del diavolo.... -Visse un sant'uomo, frate Minore, nativo d'Imola, di nome Benintendi, -sublimato all'Ordine del sacerdozio. Egli aveva abitato meco più -anni nel convento di Ravenna; era gradito confessore, ogni notte -faceva trecento genuflessioni, e digiunò ogni giorno tutto il tempo -di vita sua. Una volta fu condotta a questo frate una donna invasa -dal diavolo..... Ad uno scongiuro il diavolo se ne volò via confuso -e deluso con grida di pianto e di dolore, e la donna, ringraziandone -Iddio, ne fu completamente liberata..... quindi il beato Francesco, -quando il suo compagno fu una notte bastonato dai demonii alla Corte di -un Cardinale, si narra che gli dicesse: I diavoli sono i gastaldi del -nostro Signore, destinati a tenere gli uomini in guardia di sè stessi. -Anzi io penso ch'egli abbia permesso a suoi gastaldi di irrompere sopra -di noi, perchè questa nostra dimora nella Corte de' magnati, non fa -buon esempio al popolo. Nella diocesi di Parma, sul monte Bardone, vi -è un castello, che si chiama Berceto, trenta miglia distante da Parma. -Era di quel paese un certo chierico, di nome Guglielmo, che dimorava a -Parma. E quando una volta la moglie di un tal Ghidini fabbroferraio, -che era figlia di un certo Pieco abitante nel Borgo delle asse, fu -ossessa dal diavolo, quel chierico andò a lei, e cominciò a scongiurare -il diavolo, comandandogli di uscire da quella donna: e il demonio -rispose: Uscirò sì da lei, ma io ti ordirò tale una tela, per la -quale tu non potrai più molestarmi, nè costringermi ad uscire da' miei -abitacoli. Perchè sappi già sin d'ora che io farò che tu sia ucciso tra -breve, e che tu altri ucciderai. E l'evento avverò la minaccia. Pochi -mesi dopo, in Parma stessa, ebbe egli ad altercare in un cortile con -un Arduino di Chiavari, e si accapigliarono; ma un forte urtò contro -un altro forte, ed ambedue soccombettero. Il fatto me l'ha raccontato -chi era presente, e vide quando l'un l'altro si uccisero; e quale -dalle labbra di lui la ho udita, tale fedelmente ve la trascrivo. E fu -frate Giacomino de' Tortelli, che vide e me lo narrò, che ora è frate -Minore; e la donna che prima era ossessa dal demonio, ne fu pienamente -libera, ed è in Parma nel monastero dell'Ordine di S. Chiara. Il -Ghidini suo marito entrò nell'Ordine de' frati Minori; e, convertitosi -a mal in cuore, e datosi a vita non sua, rivolse l'animo al passato, e -uscì dal convento durante il noviziato, e vive nel secolo, acciocchè -_chi è ingiusto sielo ancora più: e chi è contaminato contaminisi -vieppiù_ ecc. Apocalissi 22.º. Del resto Arduino di Chiavari era uomo -di lettere, bello, robusto, battagliero, e aveva fatto quello stesso -giorno suoi bagagli per partire all'indomani da Parma, e ritornare -alla terra nativa. La terra, d'ond'era nativo, si chiama Chiavari, in -riva al mare, nella diocesi di Genova, presso Lavagna, dove abitavano -i frati Minori. Ed io mi vi son trovato più volte. Ed ivi presso si -ha abbondanza di buon vino di vernaccia; e il vino di quella terra è -generoso e delizioso tanto, che possono qui trovar loro luogo i versi -fatti per quel liquore da un certo Trutanno, che disse: - - Vinum de vite — - — det nobis gaudia vitæ. - Si duo sunt vina, — - — mihi de meliore propina. - Non prosunt vina — - — nisi fiat repetitio trina. - Dum quartum poto, - — succedunt gaudia voto. - Ad potum quintum, — - — mens vadit in laberyntum. - Sexta potationum — - — me cogit abire supinum - - Se il vin di grappoli — Il sen m'innonda, - Sento rinascermi — vita gioconda. - Se hai vin, che è lacrima — D'uve diverse, - Dei più gradevole — Vo' me ne verse. - Se non ripetesi — Tre volte a prova, - Tre volte il bevere, — Il ber non giova. - Se un quarto calice — Ne bacio e ingollo, - Mi grilla il giolito — Sin nel midollo. - Se un'altra ciotola — M'empie i desiri, - Mi danno il dondolo — I capogiri. - Se il sesto tónfano — Nel sen n'imbotto, - Supin mi corico; — Sono arcicotto. - -..... Di otto pericoli, che si notano dall'Apostolo, e di esempi di -pericoli..... Hai l'esempio di S.ª Chiara, che in Ispagna liberò i -sommersi in un fiume.... Parimente quello del beato Francesco, tuffato -da' ladroni nelle nevi, una volta che viaggiando per una selva, -cantava in francese lodi a Dio, come accenna il responsorio: _mentre -a corpo seminudo_; e come disse il beato Francesco stesso: Se il -diavolo può avere tra mani un pelo d'un uomo, tosto lo fa crescere in -una trave; e come disse il Ministro Generale frate Bonaventura, una -volta che predicava ai frati in Bologna, ove io mi trovava in persona: -Consentire alle suggestioni e alle tentazioni del demonio, è tanto, -quanto precipitarsi dalla guglia di un'altissima torre, e, giunti a -mezzo, volersi appigliare ad un palo o ad una stanga, per non ruinare -a fondo....... Erano a studio in Bologna tre scolari e amici Toscani, -i quali avevano tra loro stabilito di entrare insieme nell'Ordine -de' frati Minori. E sperando senza dubbio di entrare nell'Ordine del -beato Francesco, come avevano deliberato, convennero nella proposta di -andare uno di loro in Toscana per denari, onde potersi vestire e fare -le altre spese, volute dalla convenienza di chi lascia il mondo, ed -entra novizzo in una Religione... Passato Casalecchio[69] e arrivato -al ponte del Reno sulla via che va a Crespellano[70], il diavolo -gli diede uno spintone, e lo precipitò nel fiume, e ve lo sommerse -e annegò; e dopo tempo ne fu trovato il cadavere nel Polesine, e non -fu creduto degno di sepoltura. (Il Polesine è la terra, in cui frate -Pellegrino di Bologna aveva le sue possessioni. Frate Pellegrino poi -è uomo tutto dato alle cose dello spirito, e letterato, che non beve -mai che acqua, e abborre dal vino; e fu due volte Ministro nell'Ordine -de' frati Minori, cioè nella provincia di Grecia e nella provincia -di Genova). Ma non vedendosi ritornare il primo compagno, perchè nol -poteva, essendo stato annegato dal demonio, piacque ai due rimasti a -Bologna, che l'un di loro andasse in Toscana per il medesimo scopo del -primo, ed anche per far ricerche dell'amico smarrito; ma arrivato al -luogo sopradetto, e proceduto pochi passi avanti, il diavolo lanciò -dal tetto di una piccola chiesa sul capo di questo scolare, una grossa -pietra che gliene franse il cranio, e cadde subito morto, e fu quivi -sepolto presso la stessa chiesa. Ma non ritornando neppure il secondo, -perchè nol poteva, il terzo entrò nell'Ordine senza sapere quale caso -avesse incolto i compagni. Questi è frate Pietro di Cori[71], dalla cui -bocca ho saputo la storia che scrivo; il quale mentre era ancora nel -noviziato di Bologna, fu compagno di un frate sacerdote, che andava a -confessare nel Polesine. E trovandosi quel frate, che era sacerdote, -occupato in chiesa a confessare, ed il novizzo fuori, a chiacchierare -con quelli del contado, sopravvenne un indemoniato, che pareva crudele -e terribile. A cui frate Pietro disse: Io riconoscerò che veramente hai -il demonio in corpo, se saprai parlar meco in latino, e se mi dirai che -avvenne di tre scolari, che erano compagni, e come ordinò ciascun di -loro i fatti suoi. Allora il demonio cominciò a parlare, e parlava un -sì corretto latino, che frate Pietro se ne meravigliò altissimamente, -a udire un uomo rozzo e campagnuolo parlare così, e in quel modo -argomentare. Ed insistendo sul fare inchiesta dei tre compagni, -disse che egli stesso n'aveva uccisi due, come più sopra è detto. -E ricercatolo del terzo compagno, rispose: Non so che sia avvenuto -del terzo perchè fuggì e si allontanò da me; Ma potrà fuggirmi, non -sfuggirmi, poichè io lo circuirò e ridurrò a tale porto, che chiunque -ne abbia udito parlare ne avrà il tintinnio in ambe le orecchie. -Interrogò dunque frate Pietro gli abitanti di quella terra, se il -demonio avesse detto il vero del cadavere dello scolare ivi rinvenuto, -ed attestarono che era vero punto per punto quanto il diavolo esponeva. -Avendo poi fatto cercare accuratamente dell'altro compagno riseppe -essere egualmente vero. E tanto basti. Crebbe costui nell'Ordine -de' frati Minori, diventò uomo di molta letteratura, peritissimo nel -diritto canonico, buono di leggere tutta la Bibbia in lingua francese; -e passando giorno sopra giorno, ed anno sopra anno accumulandosi, fu -eletto Ministro nella provincia di Genova, in Sicilia, e in Toscana -sette anni. Fu uomo sempre pieno di sospetti, che insultava facilmente -e copriva di vituperi le persone per poterle tenere a stecco. Esaltava -cui voleva, cui voleva umiliava; uomo di più faccie, astuto, malizioso, -volpe scaltrita, ipocrita vile ed abbietto; uomo pestifero e maledetto, -odiato terribilmente da Papa Alessandro IV; e detestato a morte. -Era figlio di un Sacerdote della diocesi del predetto Papa, quando -questi era ancora ne' gradi minori della gerarchia. Fu mio Ministro e -Custode, quand'io era in Toscana; e, dopo che ne partii, commise tante -turpitudini ed enormità, che non sono da raccontare, per cui fu dai -frati condegnamente castigato. Più volte uscì dall'Ordine, e terminò -malamente la sua vita, a ragione de' suoi meriti. Quindi si mostrano -vere anche le cose che predisse di lui il demonio... Pertanto tutte -queste cose ho narrato avendone porta occasione quel frate che fu -ingannato dal demonio, a cui compariva e prometteva il papato; cose che -possono tornare utili a conoscere le finezze e le malizie del diavolo. -... Ora ritorniamo alla storia profana, e continuiamo ciò che resta -a dirsi. L'anno 1285, indizione 13.ª, millesimo che incominciammo già -più addietro, tutto il mese di marzo fu tanta la molestia delle pulci, -e ne fu tanta l'abbondanza da parere, ed essere anche troppe per piena -estate. E perciò mi tornano a mente que' versi soliti a dirsi: - - In _x_ finita — - — tria sunt animalia dira: - Sunt pulices fortes, — - — cimices, culicumque cohortes; - Sed pulices saltu — - — fugiunt, culicesque volatu; - Et cimices pravi — - — nequeunt foetore necari etc. - - Tre v'hanno insetti a nomi in X cadenti: - Pulci, zanzare e cimici fetenti. - La pulce fugge a salti e ti canzona; - Va la zanzara a volo, e 'l flauto suona; - La cimice se schiacci uggiosa e lenta, - Col vindice fetor a te s'avventa; ecc. - -Nello stesso millesimo ai 7 di Marzo, Sabato, verso sera, si udirono -orribili tuoni e spaventosi, e si videro lampi, quasi incendii del -cielo, e tosto imperversò una grossissima grandine, che distrusse le -ortaglie e gli alberi da frutta, come i mandorli, i melagrani, e i -fichi primaticci, ossia i fioroni.... Così anche a Milano si celebrò -un Capitolo generale dell'Ordine de' frati Minori, nel giorno di -Pentecoste, che fu ai 13 di Maggio. E furono dimessi molti Ministri, -e fu modificato il nostro Statuto, a cui quà fu aggiunto, là tolto; e -frate Pietro, Ministro della Guascogna, che era maestro con cattedra, -fu Vicario in quel Capitolo, come se fosse stato Ministro Generale, -perchè frate Buonagrazia, ultimo Ministro Generale era morto. Per la -elezione del Ministro Generale però ottenne la maggioranza dei voti -e fu creato frate Arlotto da Prato di Toscana, maestro con cattedra, -che faceva lezioni a Parigi. Parimente in quell'anno fu celebrato -un Capitolo generale dell'Ordine de' frati Predicatori a Bologna; e -siccome anch'essi erano acefali, fu eletto frate Munione spagnuolo -Maestro dell'Ordine de' frati Predicatori. E sappi che quelli, che -noi frati Minori chiamiamo Ministri Generali, essi li chiamano Maestri -Maggiori, che comandano agli altri.... E tutto sta bene, perchè vi è -differenza di nomi, ma in sostanza tutto riguarda e converge a Dio.... -Sappi anche che i frati Predicatori ebbero più Maestri transalpini che -cisalpini; e la ragione forse è questa che il loro fondatore, cioè San -Domenico, fu un ultramontano. Noi per contrario ne abbiamo avuto più di -Italiani che di transalpini. E questo per tre ragioni: Primo, perchè -il beato Francesco è Italiano; secondo, perchè è sempre maggiore il -numero dei votanti Italiani; terzo perchè sanno più di governo. E gli -Italiani temono che se i francesi avessero il predominio nel governo -dell'Ordine, si rilasserebbe il rigore della Religione. Avverti che -eglino si lamentano se abbiamo maestri di cattedra, dottorati a Parigi. -Noi di rincontro ci adoperiamo ad ogni potere per non aver Ministri -Generali Francesi per le ragioni addotte più sopra.... Nota, che ad un -certo frate de' Predicatori, tutto dedicatosi alle cose dello spirito, -fu rivelato in una visione che i Predicatori avrebbero avuto tanti -Maestri Generali, quante sono lettere in questa parola: _Dirigimur_ -(siamo diretti) che sono nove; ed a verificarsi completamente non -restano più che due lettere, cioè u ed r. Poichè prendi la prima -lettera, ed hai Domenico; prendi la seconda, ed avrai _Jordanum_ -(Giordano); prendi la terza, ed avrai Raimondo; la quarta, ed hai -Ioannem (Giovanni); la quinta, ed hai Gumberto; la sesta, ed hai di -nuovo _Ioannem_ (Giovanni); prendi la settima, ed hai Munione che ora -governa l'Ordine. Esempio quasi identico reca il beato Gregorio nel -Dialogo libro 3º.... E nota che l'Abbate Gioachimo, a cui Iddio rivelò -il futuro, disse che l'Ordine dei Predicatori doveva patire coll'Ordine -de' Chierici; e che l'Ordine de' Minori doveva durare fino alla fine. -Nello stesso millesimo preindicato, nel quale si sono celebrati que' -due Capitoli generali, il Marchese Guglielmo di Monferrato coll'aiuto -dei Torriani di Milano e con altri amici condusse un grosso esercito -contro i Milanesi che erano dentro la città. Anche i Modenesi avevano -tra loro accesa discordia, e più volte diedero di piglio alle armi. I -Tartari invasero tutta l'Ungheria e devastarono tutto con ogni maniera -di stragi, d'incendi e di rapine; e in quella invasione uccisero tutti -i frati d'un convento di Predicatori, tranne due rannicchiati in un -nascondiglio. Finalmente i Tartari fecero pace col Re d'Ungheria, a cui -il Re dei Tartari mandò una lettera di questo tenore: «Davide Giovanni -Re di Tarso e dell'isola orientale e delle genti, che vi abitano, al -Re degli Ungheri (invia) la sua grazia e quella del suo popolo, grazia -cui il Dio Trino ed Uno ecc. Come piacque al Signore il nostro cuore -si è elevato al di sopra di tutto ciò che si dice uomo terreno, e il -nostro trono si è alzato sopra il collo dei ribelli, sicchè i Re della -terra adorano la cintura de' nostri lombi, tranne il Re di Francia -cui D.... in un dialogo chiama il fedele e il cattolico, e mi disse: -Non stendere la mano sopra di lui; la nostra spada divorerà i nemici -del crocefisso, e i nostri cavalli e li nostri asini manicheranno i -resti di loro; i piedi de' nostri dromedarii e de' nostri camelli -non sono più bifidi per la rigidezza che contrassero; moviamo i -nostri accampamenti in inverno; sia pace a tutti; mandino a noi vino -in ricambio di balsamo, frumento invece di oro puro, poichè stiamo -pellegrinando lungi dalle nostre sedi, chiamati da una stella, che ne -guida. Nostra cura è di riportare alle loro Terre[72] il Signor nostro -Baldassare e i nostri cognati Gaspare e Melchiorre». Mentre si spargeva -sangue in tutte queste battaglie, mi tornavano a mente le parole di -nostro Signor Gesù Cristo ai discepoli, Matteo 23.º.... Così nell'anno -stesso sussegnato, il Re di Francia, dopo la morte di Re Carlo suo zio, -condusse un grosso innumerevole esercito in Ispagna contro Pietro di -Aragona, chè lo voleva annientare. Così sono le cose oggi, giorno di -S. Sisto 1285; se ne ignora la fine perchè gli eventi di una guerra -sono sempre incerti.... Parimenti lo stesso anno i Modenesi fuorusciti -combatterono un'asprissima battaglia contro i Modenesi di dentro la -città, e da ambo le parti si pugnò accanitamente, e molti caddero -feriti sul campo, molti ne furono morti, e molti rimasero prigionieri. -Lo stesso anno tornarono ad azzuffarsi presso Gorzano, e si rinnovò -la strage dell'altra volta, poichè vi fu grande carneficina da ambo -le parti, e molti popolani e cavallieri vi trovarono l'ultimo giorno -di vita. Tuttavia i Modenesi di dentro la città si vantavano d'aver -avuto il sopravvento in tutte e due le battaglie, e quindi dalla -vittoria pigliando audacia, andarono ad incendiare Balugola[73], che -è un borgo del Modenese in montagna. Parimente nello stesso anno di -comune accordo la fanteria e la cavalleria della città di Modena andò -al castello di Rubiera, che è sulla strada publica, nella diocesi di -Reggio, e quelli di Sassuolo fecero altrettanto; però non avvenne tra -loro fusione, se ne stettero a campo separati. E vi andò il Podestà -di Reggio con dodici ambasciatori Reggiani, e vi ritrovarono anche -frati Minori e Predicatori, e si fece lo scambio e il rilascio dei -prigionieri, che in tutto tra l'una e l'altra parte erano 400. E -questo fu fatto la vigilia di S. Pietro in Vincoli, ultimo del mese -di Luglio; ma già sin da molto tempo prima ne erano intervenute -lunghe trattative. Tuttavia perdurò fra loro una guerra vigorosa e -sanguinosa, e de' Modenesi tra della parte di que' di dentro, e di -quella di fuori, che abitavano a Sassuolo, ne furono morti 1500; i -più notabili de' quali sono: Matteo Montecucoli[74], Guglielmino di -Monteveglio[75], Ponzio Provenzale, Capitano delle milizie dei Modenesi -della città, Gherardo Rangone, Gherardino Boschetti, Giovanni da Rosa, -l'Arciprete di Bazoara de' Presuli, Rainiero dei Denti di Balugola, -Raimonduccio Grassoni, Nordulo da Livizzano[76], Nevo da Levizzano, -Gigliolo de' Poltronieri, Bartolomeo di Campiglio[77], Tomaso di -Lovoleto[78], Ardizzone di Lovoleto, Neri di Leccaterra (questi fu -valentissimo nel rotare la spada e vibrare la lancia), Carentano -dei Carentani, il Modenese de' Ricci, Zaccaria di Tripino, Francesco -di Spezzano[79], Tommaso di Spezzano. Qui si chiude il catalogo de' -notabili Modenesi uccisi a tempo di quella accanita guerra che tra -loro stoltamente si fecero. Ci pensino eglino! Ora è a dire alcunchè -de' Genovesi. Tiene la Signorìa di Genova Uberto Spinola, e nel -1285, agli 8 di Giugno, con cento galee filò pel porto di Pisa per -forzarlo, ed impadronirsene; e i Lucchesi colle loro milizie corsero -contro i Pisani a Ripafratta[80], ove è un castello de' Pisani presso -il Serchio, e diedero il guasto all'agro Pisano, mettendo a fuoco le -case, le vigne, le biade. E l'anno precedente Genovesi e Pisani due -volte avevano tra loro cozzato in battaglia navale, ed i Pisani furono -sconfitti, a tale che di Pisani tra morti e prigionieri 10,000 furon -messi fuori di combattimento; di Genovesi solo 200. E nota che il -sunnominato Uberto tenne di forza la Signoria di Genova dodici anni, -e contrastando all'ambizione de' Grimaldi, che parteggiavano per la -Chiesa. Parimente l'anno prenotato, Papa Onorio IV mandò ordinando ai -Lucchesi che avevano stretto d'assedio Ripafratta, castello dei Pisani -sul Serchio, di cessare dalla guerra contro Pisa; e inoltre scomunicò -tutti quelli, che avevano ostilmente impugnate le armi contro i Pisani, -perchè questi ora si sono annidati sotto lo scudo e la protezione della -Chiesa, essendo che dove abbondò il peccato, sovrabbonderà anche la -grazia, dice l'Apostolo ai Romani 5.º. Nello stesso anno cominciarono -le fondamenta della chiesa dei frati Minori di Reggio; e frate Giglino -di Corrado da Reggio ne pose, il venerdì dell'ottava di Pentecoste, 18 -di Maggio, la prima pietra nel pilastro anteriore lungo la via, che è -vicina alla casa della Chiesa di S. Giacomo. Quell'anno fu anche molto -piovoso, e non passava giorno senza pioggia, e i contadini n'erano di -mal umore, perchè non potevano fare i loro lavori; e ne accagionavano i -frati Minori, perchè gettando le fondamenta della loro Chiesa, avevano -dissotterrate le ossa dei morti. E quell'anno non portò piena raccolta, -perchè il frumento in qualche luogo fu distrutto parte dalla grandine, -parte da altre calamità. La state poi non fu ristorata da nessuna -pioggia, e s'ebbe grande siccità, anzi aridità; nè vi fu abbondanza -d'ortaglie perchè gli orti non erano irrigui, nè si ottenne dal cielo -beneficio di pioggia. Si ebbe carestia di zucche e di _minuti_[81], -di vino, di olio, di rape, di castagne e di molte altre specie di -frutta. L'anno stesso vi fu un eclisse di sole, verso sera, un lunedì -4 Giugno, ma fu un eclisse parziale, ristretto, e veduto da pochi, -perchè il cielo in quel giorno era nebuloso. Di questi eclissi di sole, -di luna, e di stelle, sappi ch'io ne ho veduto spesse volte, dopo che -sono entrato nell'Ordine dei frati Minori; ed avvengono non solo perchè -Iddio lo predisse, dicendo Luca 23ª.... ma anche perchè portendono, -ossia dimostrano, qualche cosa che ha da accadere. Però tra gli altri -eclissi di sole, che si sono veduti a miei giorni, il più notevole -fu quello del 1239, di cui ho parlato quanto basta più indietro; e -di luna, il più maraviglioso fu quello che si vide il primo anno del -pontificato di Gregorio X, in Maggio, verso l'ora del mattutino, quando -apparve nella luna il segno della Croce, e che in quella notte durò -a lungo, e fu veduto da molti in varie parti del mondo. Questo segno -nella luna poi comparve ancora l'anno 1272, indizione 15ª. Poi tra -gli altri prodigi di stelle, massimo fu quello che si fece vedere a -tutto il mondo ai tempi di Papa Urbano IV. L'anno in cui morì apparve -in cielo una stella cometa, a modo di fiaccola, verso la festa di S. -Apollinare, e continuò a mostrarsi sino alla morte del Papa; della -quale apparizione parimente ho scritto più sopra alla rubrica dell'anno -1264.... Le comete i latini le chiamano con parola che significa -crinite, perchè mandano uno sprazzo di luce, che somiglia ad una chioma -svolazzante; e gli Stoici ne annoverano più di trenta, i cui nomi ed -effetti alcuni astrologi notarono. Dei più cospicui lavori pubblici -compiuti dai Parmigiani par bene parlarne ora. Nel millesimo sussegnato -i Parmigiani cominciarono un grandioso palazzo e bello sulla piazza -nuova, e fecero costruire la porta di S. Benedetto, e cominciarono il -ponte di pietra sull'Enza, torrente che interseca la pubblica strada, -che va da Parma a Reggio, a cinque miglia da Parma; e fecero fare una -grossa campana per la torre del Comune, essendosi rotta quella che -v'era prima; e siccome per mancanza di metallo non si formarono le -anse, od orecchie, e perciò non si poteva legare ed appendere, fu dallo -stesso maestro fusa una seconda volta, ma non era sonora per qualche -difetto, che, pur si crede, debba avere. Onde i Parmigiani mandarono -a Pisa in cerca di un valente maestro, che loro gettasse una buona -campana. E il maestro da Pisa venne a Parma sfarzosamente vestito, come -un gran Barone; ed alloggiò nel convento dei frati Predicatori, ove -fece la campana con quella maggiore e migliore diligenza, che ebbe e -potè, avendo ricevuto metallo nuovo ed in gran quantità, come volle; e -ne disegnò una forma bellissima... inoltre la gettò sulle fondamenta -della chiesa de' Predicatori, che era già fondata, perchè temeva che -il metallo sfuggisse dalla forma per di sotto. Ma nulla giovarono -tante diligenze, e la campana fusa non fu trovata buona, nè quanto -alla forma, nè quanto alla sonorità. E così Iddio punì l'orgoglio de' -Parmigiani, che volevano avere una campana che si udisse sino a Reggio -e a Borgo S. Donnino, ma appena si sentiva per Parma. E i Parmigiani -spesero in quell'anno a fare e rifare una campana mille lire imperiali, -nè poterono averla buona. Nel convento poi dei frati Predicatori in -Parma non abitavano allora che quattro frati per custodire il locale. -Poichè i frati Predicatori fuggirono da Parma per cagione di una donna -che si chiamava Alina, che l'avevano que' frati fatta bruciare viva per -eretica; nè erano ancora ivi tornati ad abitare, stantechè a ritornare -volevano esserne onorificamente pregati; ma i Parmigiani si curavan -poco di loro, perchè riguardo ai Religiosi sono sempre duri e poco -ossequenti. Parimente, nello stesso millesimo, i Parmigiani costruirono -una grossa muraglia lungo il torrente Parma, ad oriente della chiesa -di S. Maria del Tempio[82], a partire dal ponte di donna Egidia verso -il ponte di pietra, sul quale decorre la strada publica, ed ove si -vendono le mercerie. Così in quell'anno eressero due torri in riva al -Taro, l'una sulla destra, l'altra sulla sinistra di quel torrente, là -dove esso mette foce in Po; e stesero una catena di ferro tra l'una -e l'altra torre, acciocchè nessuno potesse in quel luogo entrare nè -uscire per acqua con merci senza il placito dei Parmigiani. Altrettanto -fecero sull'Enza, dove presso Enzano sbocca in Po; altrettanto sulla -Parma, presso Colorno, ovvero Copermio. In quell'anno nella villa -di Poviglio, che è nella diocesi di Parma, nel breve giro di tre -mesi morirono ottanta uomini; e questa è regola generale, ossia una -sperienza provata, che quante volte vi è morìa di bovini, altrettante -l'anno successivo sopravviene mortalità di uomini. Infierì anche -in Roma una micidiale pestilenza, sicchè sotto Papa Onorio IV, di -soli mitrati tra Abbati e Vescovi, dalla Pasqua sino all'Assunzione -della beata Vergine, ne morirono ventiquattro. E nello stesso anno -i Parmigiani deliberarono di fare un ponte di pietra sul Taro, che è -distante da Parma cinque miglia, sulla strada pubblica, che va a Borgo -S. Donnino. Inoltre costruirono una torre nel castello di Grondola[83], -che hanno sull'Apennino a tre miglia da Pontremoli. Ma per isvolgere -meglio questo argomento delle opere fatte dai Parmigiani, è necessario -rifarci indietro, e nominare anche quelle che furono compiute prima che -noi fossimo nati. - - -a. 1196 - -L'anno dunque dell'Incarnazione del Signore 1196 fu cominciato il -battistero di Parma; e mio padre, come ho saputo da lui stesso, -collocovvi la pietra fondamentale per memoria e ricordo ai posteri. -Tra il battistero e casa mia non vi era spazio in mezzo. E mio padre si -chiamava Guido di Adamo, ed io figlio suo frate Salimbene dell'Ordine -de' frati Minori. - - -a. 1199 - -L'anno 1199 que' di Borgo S. Donnino fecero stormo co' carrocci contro -i Piacentini e i Milanesi e quelli che tenevano da parte loro, e furono -sconfitti i Borghigiani. - - -a. 1207 - -L'anno 1207 furono fatte le pile del ponte di pietra sul torrente -Parma, e nevicò strabocchevolmente e si chiama la neve di S. Agata, -perchè fioccò in quel giorno, e i nati dopo d'allora la ricordano e -ne parlano come di cosa straordinaria, chè arrivò all'altezza della -statura d'un uomo. E fu quell'anno stesso che il beato Francesco fondò -l'Ordine de' frati Minori, regnando Papa Innocenzo III, nel decimo anno -del suo pontificato, e visse nell'Ordine stesso venti anni interi. - - -a. 1210 - -L'anno 1210 furono scavate le fossa di santa Croce di Parma, e -l'Imperatore Ottone venne a Parma. - - -a. 1211 - -L'anno 1211 fu coniata la prima moneta dei piccoli denari di Parma, e -si incominciò la fabbrica della casa della Religion Vecchia di Parma. - - -a. 1213 - -L'anno 1213 i Cremonesi, da soli, rapirono il carroccio ai Milanesi. - - -a. 1215 - -L'anno 1215 Roberto di Manfredo di Pio, Modenese, fu Podestà di Parma, -e i Parmigiani e i Cremonesi assediarono Castelnovo de' Piacentini. - - -a. 1216 - -L'anno 1216 gelò il Po. - - -a. 1217 - -L'anno 1217 si raccolse un esercito a Zibello[84]. - - -a. 1221 - -L'anno 1221 Torello Strada di Pavia fu Podestà di Parma; e allora si -cominciò a fabbricare il palazzo nuovo del Comune di Parma. - - -a. 1222 - -L'anno 1222 fu Podestà di Parma Enrico degli Avvocati di Cremona; e -quest'anno sul principio della sua Podesteria si ebbe, per Natale, uno -spaventevole terremoto, che spesso è rammemorato da chi sopravvisse, od -è nato dopo. - - -a. 1224 - -L'anno 1224 fu Podestà di Parma Manfredo Cornazzani, e morì Obizzo -Vescovo di Parma, oriondo di Lavagna, e zio di Papa Innocenzo IV. - - -a. 1226 - -L'anno 1226 venne a Parma Federico Imperatore. - - -a. 1227 - -L'anno 1227 Torello Strada, di Pavia fu di nuovo Podestà di Parma. E -allora si cominciò a costruire il castello così detto di Torello[85] -contro Borgo S. Donnino, perchè i Borghigiani non volevano stare -all'obbedienza de' Parmigiani; ma siccome poi i Borghigiani si -sottomisero al Comune di Parma, perciò i Parmigiani desistettero -dalla costruzione del castello. Questo per ora sia detto de' lavori -pubblici e delle gesta dei Parmigiani. Altrove forse diremo d'altro, -se si presenterà occasione di parlarne, e se mi parrà opportuno. Si -continui dunque il millesimo cominciato. L'anno pertanto suindicato, -cioè 1285, Manfredo Torta degli Alberghetti di Faenza morì nella -villa di Sezaria a cinque miglia da Faenza; e fu ucciso in una con suo -figlio da' suoi consanguinei, mentre reduce da Ravenna era a pranzo -con loro. E lo stesso anno i nipoti del conte Taddeo di Buonconte -insorsero contro Malatesta di Rimini, e lo percossero, e volevano -ucciderlo a Cesena presso la casa degli Eremitani, per aiuto de' quali -potè evadersi, perchè la loro porta era aperta. Così in quell'anno fu -deliberato dai Reggiani, in pieno Consiglio, che i pescivendoli non -potessero vendere pesce a cominciare dal principio di quaresima sin -dopo Pasqua, sotto comminatoria e pena di venticinque lire di bonini; -la quale deliberazione fu appuntino eseguita. La cagione poi di questa -deliberazione fu che quando i cavallieri, o i giudici domandavano -ad un pescivendolo: Quanto vale questo pesce? esso richiestone due o -tre volte, sdegnava di rispondere, anzi si voltava da altra parte, e -chiacchierava col compare dicendogli: Compare, poni quà, spingi là il -cesto, o il cavagno. D'onde quel de' Proverbii XXIX: _Il servo non si -corregge con parole: benchè intenda, però non risponderà_.... Oltre -ciò volevano di una piccola tinca, o anguilla tre o quattro grossi. Ma -i pescatori e i pescivendoli vedendo che quello era stato stabilito -contro loro si eseguiva con fermezza e con rigore, e che ne avevan -danno, poichè tutti i loro pesci furono numerati e posti in vivai da -starvi sino a dopo Pasqua, andarono ai frati Minori scongiurandoli di -supplicare il Podestà, il Capitano e gli Anziani e tutto il Consiglio -di voler ritirare quella legge, e promettevano di vendere il loro -pesce, a chi voleva comprarne, a prezzo ragionevole e discreto, con -cortesia e a buon mercato. Ma non pertanto fu disdetta la deliberazione -presa, secondo la parola detta dall'Apostolo per Esaù nella lettera -agli Ebrei 12.ª _Imperciocchè non trovò luogo di pentimento benchè -richiedesse quello con lagrime_. Ed i Reggiani minacciavano di fare -altrettanto ai beccai, se per Pasqua non vendessero le carni al -macello con cortesia e a prezzo ragionevole. Il che udendo buccinare -i beccai, si regolarono secondo che insegna la Sapienza ne' Proverbii -XIX: _Percuoti lo schernitore, e il semplice ne diventerà avveduto_ -ecc. Gherardo Varoli, Giudice, fu il primo a denunziare in Consiglio -la malizia dei pescivendoli, e la sua denunzia fece prendere quella -deliberazione.... Parimente nel millesimo soprassegnato, cioè 1285 -quei di Sassuolo catturarono 800 donne di quelli che erano dentro -Modena, uscite alle vigne a vendemmiare, e le condussero a Sassuolo -in prigione. Il che avvenne un martedì, 4 Settembre; ma presto furono -prosciolte, perchè i Modenesi della città ne catturarono similmente -di quelle dei Sassuolesi. Furono anche presi il 21 Settembre, giorno -di S. Matteo Apostolo, ventiquattro di quei di Sassuolo dai Modenesi -della città che erano a Rubiera, e li sorpresero nella villa di -Corticella[86], ad un miglio e mezzo da Rubiera; tra cui furono i -principali: Burigardo, che era maestro della milizia di Sassuolo, -prode dell'armi e dotto nell'arte militare, (questi era di Gap, che -è piccola città della Provenza. Fu questi che aveva consigliato di -catturare le dette donne e mandarle in carcere; e lo stesso mese fu -anch'egli preso e condotto nelle prigioni di Modena). Un altro de' più -cospicui fu il Conte Lesnardo di Crema; tutti gli altri erano Francesi, -meno uno di Modena. E nota che, come dissero poscia i Modenesi di -dentro la città, se Burigardo, quando in principio corse in aiuto -di quei di Sassuolo, avesse fatto un colpo di mano ardito sopra la -città, eglino erano deliberati di svignarsela e abbandonare Modena; -tanto il timore era diventato loro consigliere e padrone. Ma Iddio -meglio dispose ne' suoi decreti; perchè ai 7 di Ottobre fu firmato un -compromesso tra i Modenesi fuorusciti e quelli di dentro la città. E -Guido di Correggio e Matteo suo fratello furono i principali autori di -quella pacificazione, e de' patti convenuti; anche Mastino Sanvitali -di Parma molto s'adoperò a fine che i Modenesi si riamicassero; e -Frate Pietro da Collecchio di Parma, dell'Ordine de' frati Minori e -lettore nel convento di Modena, egualmente e fedelmente se ne curò, -recandosi con insistenza dai sunnominati personaggi, e correndo e -ricorrendo da Modena a Sassuolo e viceversa, rapportando, come loro -nunzio, quanto avevano detto le parti. Però era intendimento tanto -di quei della città di Modena, come di quelli di Sassuolo, che in -ogni modo un componimento si conchiudesse. Perocchè la miseria e la -povertà avevano già vinto gli uni e gli altri ed erano vincolati a -grossi debiti, e le loro casse erano al verde; e le avevano esauste i -Toscani, i Francesi, i Romagnuoli e molte altre genti cogli stipendi -che ricevevano. Anch'io frate Salimbene di Parma dell'Ordine de' frati -Minori, accompagnai in occasione di quelle trattative frate Pietro da -Collecchio, e andai a Sassuolo da Manfredino e pregai lui, non meno che -gli altri maggiorenti de' fuorusciti Modenesi, a non respingere, per -quanto dipendeva da loro, le proposte di pace.... I quali risposero -con cortesia e benignità che in ogni modo volevano la pace co' loro -concittadini, e che erano dell'animo disposti ad accettare le proposte -di coloro che s'erano intromessi in quell'affare, quantunque paressero -loro gravi, e realmente le fossero. A que' giorni andai a Carpi per -festeggiare ivi il giorno del beato Francesco. Arrivando là vi trovai -i messi secreti del Marchese d'Este adunati nella chiesa plebana, -e nell'ora stessa giunsero da Parma Guido da Correggio e Matteo suo -fratello; e tosto tennero tra loro consiglio intorno al trattato di -pace. E perchè i pensieri pigliano forza e maturità dai consigli, -intanto di notte.... interloquirono, e stabilirono un progetto, cui -nessuno a Carpi conobbe, tranne l'Arciprete della Chiesa plebana. E -la mattina per tempissimo i messi del Marchese partirono per Ferrara, -e Guido e Matteo andarono a Modena, e cominciarono a trattare della -pace. Pochi giorni dopo poi, i prenominati due fratelli, si recarono -a Parma, e pregarono il Podestà, il Capitano e tutto il Consiglio -a volersi intromettere in quella pacificazione de' Modenesi, perchè -la volevan pur fare colla loro annuenza; e il Capitano, il Podestà e -tutto il Consiglio acconsentirono. Allora Guido prese a prestito dai -Parmigiani mille lire, ed altrettante ne prese dai Reggiani Matteo, per -pagare lo stipendio ai soldati che erano in Modena e licenziarli, per -trattare la pace con maggiore speranza di riescita. Queste trattative -però si strascicarono per molti giorni, perchè le passioni erano molto -accese e la matassa assai intricata. E mandarono a Reggio Burigardo, -che era in ceppi a Modena, e il Conte Lesnardo con alcuni altri, e -vi furono ritenuti prigioni nel palazzo del Comune. Poscia Guido da -Correggio andò e prese Burigardo e lo condusse a Correggio, che è -una villa nella diocesi di Reggio, ed ivi gli fece gli onori; poi lo -condusse a Castelnuovo[87], nella diocesi di Parma, dove sì egli che -suo fratello Matteo da Correggio hanno loro possedimenti, ed ivi lo -onorò magnificamente banchettando e servendo squisite imbandigioni. E -Burigardo disse a Guido: Se mi ti dessi anche in mano per ischiavo, -io non ricambierei condegnamente la tua gentilezza. E aggiunse: Voi -mi liberaste dal carcere di Modena, o Guido, e mi sottraeste dalle -unghie de' miei nemici, e di quelli che mi tendevano insidie, e -tramavano alla mia vita. Perciò ogni volta che avesse da insorgere -guerra contro di voi, per tutta la mia vita mi troverete sulla breccia -in vostro aiuto, in vostro servizio. Di che Guido gli rese grazie, lo -lasciò andar libero in pace, anzi lo accompagnò sino a luogo sicuro. -E Burigardo andò a Sassuolo, e da quelli di Sassuolo fu accolto e -veduto festosamente e onorificamente, come fosse arrivato un Angelo del -cielo. E nota che Burigardo non mancò di reverenza verso Dio; e fugli -devoto a segno che aveva sempre in sua Corte un proprio cappellano -che ciascun giorno diceva messa e celebrava i divini uffici per lui. -Quando fu a Reggio mandò regalando ai frati Minori un grosso doppiero -da accendersi, in onore del corpo del Signore, al momento della -elevazione nella messa. Ma quando Burigardo fu ritornato a Sassuolo, -allora si disperò della pace; e que' di Sassuolo incominciarono a -rifortificare il loro castello. Però Matteo da Correggio nel Consiglio -de' Modenesi parlò assai caldamente in favore di quei di Sassuolo, e -perorò splendidamente producendo allegazioni in favor loro; e si mostrò -vivamente sdegnato co' Modenesi, perchè non volevano dare l'amplesso -della pace ai loro concittadini fuorusciti, e perchè essi due fratelli -dovettero stare occupati, per le trattative di quella pace, dal -giorno del beato Francesco sino al giorno di Santa Lucia. Inoltre i -Modenesi avevano eletto Guido a loro Podestà per l'anno seguente, il -quale aveva anche ordinato che fossero diroccati tutti i castelli e le -fortezze che erano nella diocesi di Modena, come era stato convenuto -nel trattato di pace. Partissi adunque Matteo da Modena focosamente -sdegnato per le cagioni suesposte, dicendo che porterebbe la sua dimora -tra quelli di Sassuolo, dacchè per loro bene i Modenesi non volevano -ascoltarlo. Anche Guido suo fratello fece altrettanto, minacciando di -associarsi ad Obizzo vescovo di Parma, che teneva le parti di quei di -Sassuolo, e combattere per tutta vita sua contro i Modenesi, finchè -non fosse ristabilita la pace in Modena..... Il che ponderando i -Modenesi, riconobbero d'aver operato male, perchè avevano già seminate -le campagne, e avevano edificate case per la diocesi; ma se perdurava -la guerra non c'era lume di speranza di raccoglierne il frutto; -laonde mandaron dicendo che volevano in ogni modo rappacificarsi -coi loro concittadini..... Così stanno le cose oggi, poco prima di -Natale. Vedremo come va a finire. Però della pace de' Lombardi confido -poco; perchè quando penso alle loro pacificazioni, mi par di vedere -quel gioco che fanno i ragazzi, quando l'uno pone le sue mani sulle -ginocchia, e l'altro vi soprapone le sue, e quando l'uno vuol essere -vincitore trae rapidamente le mani che ha sotto e le porta sopra a -quelle del compagno battendole d'un colpo forte, e così si dà l'aria -del vincitore. Ma spesso di vincitore lo vediamo vinto; donde nacque il -detto: - - Ratio præteriti scire futura facit - - Quello che fu, quel che verrà ne insegna. - -È provato ciò che diciamo. Ho visto a' miei giorni che i Parmigiani, -che erano in Borgo S. Donnino, di parte imperiale, pregarono i loro -concittadini, che erano in Parma, di ammetterli al bacio della pace; -e si fece. Ma rientrati in città volevano trattare alla pari con -quelli, che parteggiavano per la Chiesa; e perciò, moltiplicatesi le -discordie dall'una e dall'altra parte, di nuovo furono espulsi.... -Altrettanto accadde ai Bolognesi, Modenesi, Reggiani; altrettanto ai -Cremonesi. Quando quelli, che tenevano in Cremona le parti dell'Impero, -ebbero accolto festevolmente ed onorificamente i loro concittadini -fuorusciti, questi dopo un mese, con frode maligna, resero loro male -per bene, onde il partito della Chiesa espulse e cacciò in fuga l'altro -partito..... Dunque l'Imperatore Federico seminò in Italia queste -fazioni, queste divisioni, queste maledizioni, che durano ancora; nè si -possono spegnere gli odii, nè cancellarsi per la pravità degli uomini -e la malizia del diavolo..... Ma Federico è passato di questa vita, e -sebbene avesse in sè qualche seme di buono, ebbe anche assai di pravo e -di perverso, come si palesa dal fatto seguente. Essendo stato un tempo -scomunicato da Papa Gregorio IX, ed essendo arrivato ad una terra nella -quale si trovava il Patriarca di Aquileia (era bell'uomo e zio di Santa -Elisabetta Langravia), Bertoldo, persona ch'io ho veduta e conosciuta, -mandò a dire al Patriarca che andasse a messa coll'Imperatore. Ma -il Patriarca, che sapeva già di questo sin prima di vedere il messo -dell'Imperatore, per dar colore al diniego, aveva fatto chiamare il -barbiere, poi fece imbandire la mensa, si assise e cominciò a pranzare; -e mandò a dire all'Imperatore che non poteva andare a messa, perchè -era languido, ed era a tavola per rifocillarsi. Il quale di nuovo gli -mandò dicendo che, messo da banda ogni pretesto, si recasse a lui. -Ed egli, volendo togliersi d'attorno quella vessazione, umilmente -accondiscese, e andato, assistette alla messa con lui. Quindi si legge -che l'Imperatore Costantino dicesse: «Chi tenta perpetrare ciò che è -male, si studia di cattivarsi i buoni.» Quindi Giovanni e Paolo dissero -di Giuliano apostata: «Dopo che Giuliano è stato ributtato dal cospetto -di Dio, tenta di trarre anche gli altri a morte.» Ciò avvenne nella -Marca Trivigiana a Vicenza, il giorno di Pentecoste. Altre pravità del -fu Imperatore Federico più sopra ho notate. Anche in altra cronaca più -breve ne ho parlato, ma non di tutte, che erano moltissime. Tuttavia -si sappia che non fu tanto crudele, quanto Ezzelino da Romano, che -signoreggiò a lungo la Marca Trivigiana; si sappia anche che fu a -volte uomo sollazzevole, ma ebbe molti detrattori, e insidiatori, che -ne cercavano la vita, e volevano ucciderlo, specialmente in Puglia, -in Sicilia e in tutto il Regno. Inoltre in quell'anno 1285 i Modenesi -fuorusciti cinsero d'assedio il castello di Magreda[88] nella diocesi -di Modena, che essendo debole e mal munito, e difeso da pochi uomini, -fu preso agevolmente. Allora Neri di Leccaterra, di cui ho parlato -più su nel catalogo dei Modenesi, entrato nella chiesa della beata -Vergine, che era nel castello, vi pose fuoco per incendiarla, dicendo: -Ora pensaci tu, o Santa Maria, a difenderti, se il puoi. Ma, appena -profferite queste parole, a malizia ed ingiuria, tosto una lancia da -altri vibrata trapassò la corazza di lui, gli si infisse nel cuore, -e cadde subito morto. E siccome è accertato che non l'avevano vibrata -i suoi, si crede che sia stato colpito da Mercurio; sia perchè questi -fu solito farsi ultore delle ingiurie recate alla beata Vergine; sia -perchè uccise con una lancia anche Giuliano Apostata nella guerra -coi Persiani. E quel Neri era assai lodato vibratore di lancia, e di -lancia avea ucciso molti..... Nello stesso anno la Corte romana, cioè -Papa Onorio IV co' suoi Cardinali, tenne la sua residenza a Tivoli; -ove infierì una peste micidiale tanto che, di soli foresi, ne morirono -2000. Ed i frati Minori spesso avevano nella loro chiesa quattro -funerali al giorno; e vi fu un vecchietto transalpino, eletto Vescovo, -venuto per la sua consacrazione, che morì egli e venticinque della sua -famiglia. Udii dire questo dal Ministro della Touraine, ossia di S. -Martino, che vi era..... E nota, come anche altrove mi ricorda d'aver -detto, che questa è la regola generale e provata che, ogni volta che vi -è morìa di bovini, nell'anno susseguente capita morìa d'uomini. Così -anche dopo una fame avviene similmente che sussegue morìa d'uomini. -Nello stesso anno frate Vitale, Ministro di Bologna, morì in Settembre -presso Bologna, ed era stato Ministro 15 o 16 anni, e fu uomo di -poco valore, in quanto riguarda gli atti esterni. Dopo la cui morte -congregatisi i frati nel convento di Bologna, cioè i Guardiani, i -Custodi, i Lettori ed alcuni Discreti, a cui era devoluta la elezione, -nel mese di Ottobre nominarono Ministro frate Bartolomeo da Bologna, -che era stato conventato maestro a Parigi. E mandarono frate Filippo -Boschetti di Modena a Parigi al Ministro Generale, frate Arlotto, per -la conferma del Provinciale eletto. E così fece. Parimente in questo -stesso anno morì in Ispagna a Girona[89] Filippo Re di Francia, ove -era andato con un grosso esercito contro Pietro Re d'Aragona. (Ne -morirono molti anche dell'esercito del Re, non colpiti dal nemico, -ma dal volere di Dio, al cui cenno ogni cosa nasce e muore. Questi -era figlio di S. Lodovico). La salma di Re Filippo fu trasportata e -sepolta a Parigi; e gli successe Filippo figlio suo. E nota, che ora -i Re di Francia si chiamano tutti o col nome di Lodovico, o col nome -di Filippo. Nota eziandio, che in poco tempo il partito della Chiesa -fu colpito di gravissimi danni ed infortunii durissimi; primo, perchè -in battaglia navale restò prigioniero il figlio di Carlo in mano delle -genti di Pietro d'Aragona, ed è tenuto in carcere in Sicilia; secondo, -perchè Re Carlo morì poco dopo la cattura di suo figlio; terzo, perchè -Papa Martino IV nello stesso anno passò fra il numero dei più; quarto, -perchè lo stesso avvenne del Re di Francia. E tutto questo accadde in -quasi un sol anno, cioè nel 1285; nel quale anno stesso Papa Onorio -IV mandò ordinando di riscuotere le decime di tre anni di tutte -le Chiese, e che si pagassero e dessero al figlio di Re Carlo per -liberare la Sicilia dalla Signoria, dalla podestà e dalla schiavitù -di Pietro d'Aragona, che la occupava contro il beneplacito della -Chiesa. Quest'anno cadde anche la torre del castello di Bibbianello. -È Bibbianello un castello della fu Contessa Matilde, nella diocesi di -Reggio, sulle colline, ove s'innalzano quattro castelli vicini gli -uni agli altri; e l'uno dista dall'altro quanto è la gittata d'una -balista. E il primo si chiama Montevecchio; il secondo Bibbianello, -in cui abita Guido di Canossa con Bonifazio suo fratello; il terzo si -chiama Monte-Luncilo, nel quale non è che la chiesa di S. Leonardo; -il quarto si chiama Mongiovanni, ove abita un sacerdote vecchio, -vecchissimo, carico d'anni che ha nome Gherardo e fa molto di bene; -nessun altro vi è tranne le persone di suo servigio, ed è addetto alla -Chiesa di S. Nicolò. E nota che questi quattro castelli in antico -furono comodamente abitati da cavallieri e donne, e vi ebbero torri -e palazzi, che ora sono diroccati, e i resti dei caseggiati e le -fondamenta sono lasciati in abbandono. Ci pensino i padroni! I quali -si sono assottigliati di famiglia, e sono bersagliati da tribolazioni -e da dolori. Lo stesso anno, verso il giorno di S.ª Lucia, morì di -improvviso, senza precedente malattia, nel suo letto, Barnaba, che si -soprannomava della Regina, oriondo di Reggio. Egli fu mio molto amico, -ed era il divertimento de' chierici, canonici, prelati, cavallieri, -baroni, e di tutti quelli che cercavano di divertirsi in sentirlo -parlare, essendo che parlava benissimo francese, toscano, lombardo e -molte altre lingue, e sapeva contraffare i fanciulli quando parlano -coi fanciulli, le donne quando in famigliare discorso cinguettano -de' fatti loro con altre donne loro comari; e così era destro a -contraffare i predicatori antichi, imitando quelli che predicavano al -tempo dell'allelluia, allorchè si arrogavano di far miracoli, come a -que' giorni ho visto io co' miei occhi. Eglino furono frate Giovanni -da Vicenza dell'Ordine de' Predicatori, che faceva miracoli a Parma; -frate Giacomino da Parma che li faceva a Reggio, e perciò si diceva da -Reggio, ed era dell'Ordine de' Predicatori; frate Ghirardo di Modena, -dell'Ordine de' Minori, che girava quà e là per l'Italia e predicava -benissimo in Milano; e molti altri, ch'io vidi e conobbi, la cui -memoria sia con Dio, e così sia. Così nello stesso anno morì maestro -Rolando da Parma, il cui padre era chiamato maestro Taverna, bell'uomo -e cortese, e bravissimo sartore, che faceva gli abiti dei nobili. -Questo maestro Rolando andò a Parigi assai povero, ove studiò per molti -anni molte scienze e diventò un illustre chierico e letterato, e si -fece denaroso, ricco e rinomatissimo. Quando poi Papa Nicolò III creò -una serie di Cardinali, fra cui c'era anche Gerardo Albo di Gainago -(che è una villa della diocesi di Parma) assunse questo maestro Rolando -al vescovado di Spoleto. Papa Martino IV poi lo tolse da Spoleto e -lo mandò in Francia a raccogliere nota de' Miracoli di S. Lodovico -Re di Francia di buona memoria, che voleva canonizzarlo e ascriverlo -all'albo dei Santi. Al quale ufficio soddisfece ottimamente; e quando, -reduce dalla Francia lo vidi a Reggio, mi disse che portava al Papa -la storia di settantaquattro miracoli, che Dio, per amore del Re suo -servo ed amico, aveva operati sopra diversi malati, miracoli tutti -provati per mezzo di attendibili testimoni, e diligentemente registrati -da notai, e con tutte le più legali forme autenticati. E quando Papa -Martino vide queste cose ne fu lietissimo; poichè egli stesso, prima -di essere Pontefice romano, era stato collettore dei miracoli del Re -di Francia, ma dopo che fu Papa, sostituì a se stesso maestro Rolando. -Perciò il Papa lo retribuì del lavoro fatto, dandogli un Vescovado più -cospicuo in Francia, del quale, prevenuto dalla morte, non ricevette -l'investitura; e morì anche il Papa lo stesso anno, e non potè, come -stava in cima a' suoi desiderii, canonizzare S. Lodovico Re di Francia -di buona memoria. Forse questa canonizzazione è riserbata per altro -Papa. Questo maestro Rolando Vescovo di Spoleto fece in Parma alcune -opere per qualche riguardo degne di ricordo. Nella Chiesa di S. -Sepolcro, dove stanno i frati di S.ª Fenicola, eresse a sue spese una -bellissima cappella sorretta da colonne di marmo, rasente la strada, e -la dotò convenientemente a celebrarvisi, come voleva, ne' tempi e ne' -giorni permessi, una messa da morti per le anime di suo padre, di sua -madre e de' suoi parenti, che ivi sono sepolti. Come pure vicino alla -Chiesa maggiore, che è della Vergine gloriosa, e vicino all'ingresso -di S. Giovanni Evangelista, ove abitano i monaci, comperò le casamenta -del fu Gerardo da Correggio (padre di Guido e di Matteo) e fece alzare -alte muraglie per fabbricarvi un palazzo; e di dietro a queste comperò -le case de' Boveri, e vi fece fare muraglie e pometi, e appartamenti -a diversi piani per abitarvi e riposare quando andasse a Parma. Così -pregato dai frati Umiliati del Paullo[90], che abitano presso a Parma -fuori porta S. Benedetto, volle comprare il convento e le terre, che -essi ivi avevano, come egli ha contato a me, e dar loro mille lire -imperiali, per passarvi la state, e per ritirarvisi quando fosse che -gli piacesse; ma siccome volevano duecento lire imperiali più di quante -egli ne voleva dare, si sciolsero le trattative del contratto, perchè -_chi munge con troppa veemenza ne trae il sangue_, come è detto ne' -Proverbii 10.º. Così presso Gainago comprò ampie possessioni cioè tutta -la villa di Sinzanese[91] (che una volta fu di Tomaso di Ugo Armario, e -poi di Antonino de' Buzzoli, da cui le comprò) e le diede a certi frati -oltramontani, che sono dell'Ordine della Chartreuse, e si assomigliano -ai frati Predicatori nell'abito nero, come ho veduto io co' miei occhi -quando venuti a Parma per prendere possesso personalmente del tenimento -loro donato, nel giorno dell'Assunzione della beata Vergine vennero a -sentir messa alla Chiesa de' Frati Minori. E nota che Rolando Taverna, -di cui abbiamo più sopra parlato, fu sempre duro e burbero, e non -mai famigliare e umano verso i Religiosi di Parma, e nulla loro legò -neppure in morte. E tutti i Parmigiani, chierici, laici, uomini, donne, -nobili e popolani hanno comunemente questa qualità e questa maledizione -nelle ossa, di essere poco devoti, e duri e crudi coi Religiosi e cogli -altri servi di Dio, siano dei loro, siano forestieri. Il che sembra -essere pessimo segno dell'ira di Dio sul loro capo.... Ed in Ezechiele -16.º... che sta bene e si può applicare ai Parmigiani per la durezza -e nessuna loro misericordia verso i poveri servi di Dio... e perciò io -frate Salimbene Parmigiano sono stato già quarantott'anni nell'Ordine -de' frati Minori, ma non volli mai abitare in mezzo ai Parmigiani per -la niuna loro devozione, che in apparenza e di fatto non hanno verso -i servi di Dio. E non si curano di far loro alcun bene, quantunque lo -potrebbero e saprebbero fare benissimo, se n'avessero voglia, perchè -cogli istrioni, co' giullari e coi mimi largheggiano, e ai cavallieri, -che si dicono della Corte, a l'ho visto io co' miei occhi, fecero -talvolta di magnifici regali. Certo è che, se vi fosse in Francia una -Città grande come è Parma in Lombardia, vi potrebbero abitare e vivere -con decoro ben cento frati Minori con abbondanza di tutto quello che -occorre. Però nel sussegnato millesimo Gerardo Albo, Cardinale della -Corte romana, che è di Parma, fece una limosina ai frati Minori di -Parma, regalando al convento venti lire imperiali, e altrettanto ai -frati, che si recarono a lui come nunzii nella Corte, alla quale si -trovava; i quali erano anch'essi Parmigiani, cioè frate Ghirardino -Rangone e frate Francesco Torniglio; ciascuno de' quali ricevette dieci -lire imperiali, e quindici ne mandò a Guglielmo Rangone di Parma, in -grazia di frate Ghirardino, che era figlio di lui. Anzi il Cardinale -mandò invitando Guglielmo Rangone ad andare e star seco in Corte; -e accettò e in quella Corte si elevò a rara grandezza. Il suddetto -Cardinale fece anche fabbricare a sue spese un bello e buono dormitorio -per le donne della Religione Vecchia di Parma, perchè in quel monastero -aveva una sua sorella. Parimente donò cento lire imperiali alla Chiesa -matrice di Parma, che è della beata Vergine gloriosa, perchè vi si -facesse una buona campana, e fu gettata buona, anzi ottima e sonora. -Così ai frati Predicatori largì duecento lire imperiali perchè si -fabbricassero la loro Chiesa; e la fabbricano ora che sono ritornati -dalla loro schiavitù di Babilonia, già riconciliati coi Parmigiani, che -li avevano costretti a fuggire per cagione del rosolamento di donna -Alina; schiavitù di Babilonia che per loro ha durato molti anni. In -questo stesso millesimo, la vigilia di San Martino Pietro d'Aragona -morì di morte naturale, ed il guardiano de' frati Minori lo confessò, -e fu sepolto a Villafranca[92] nel convento de' frati Minori. E furono -inviati messi a Papa Onorio IV supplicandolo di frapporsi e mettere in -concordia i figli di Pietro d'Aragona coi figli del Re di Francia, i -quali si dice che siano consanguinei; e il duca d'Austria, che aveva -moglie una sorella di Pietro d'Aragona vi si pose in mezzo paciere. -Questo Pietro Re d'Aragona fu uomo magnanimo, forte guerriero, e -dotto nell'arte militare, audace e assai intraprendente, come lo -dimostra chiaro l'impresa del Regno di Sicilia, nella quale ardì por -piede contro il volere e le armi di Re Carlo e Papa Martino. La sua -arditezza appare chiaramente anche da altro fatto, che ora narrerò. -Tra la Provenza e la Spagna s'erge un monte altissimo, che dagli -abitanti di quella regione, si chiama monte _Canigoso_, e che in nostra -lingua si chiamerebbe _Caliginoso_. Questo monte è la prima terra che -appare ai naviganti che arrivano, ed è l'ultima a scomparire a quei -che partono; e dopo questa non possono più vederne altra. Su questo -monte non abitò mai uomo; nè figlio d'uomo osò mai salirvi su per la -smisurata altezza e per la fatica e la difficoltà della salita: alle -pendici però del monte vi sono abitanti. Or dunque essendosi proposto -Pietro d'Aragona di salirvi sopra per vedere e toccar con mano che -cosa vi fosse sulla vetta del monte, chiamati due cavalli eri suoi -intimi amici, cui amava intrinsecamente, espose loro ciò che s'avea -proposto di fare; i quali se ne rallegrarono, e promisero che non solo -serberebbero il secreto, ma che inoltre non si dividerebbero mai da -lui. Preso adunque vitto ed armi all'uopo, lasciati i cavalli alle -falde del monte, dove erano abitanti, cominciarono a salire grado grado -a piedi: e montati già molto in alto, cominciarono a udire terribili -e paurosi tuoni, e guizzavano lampi e saette, e imperversava grandine -e bufera. Di che spaventati caddero a terra come esanimi, non tanto -per l'orrore del presente, quanto per il timore del futuro. Ma Pietro, -che era più robusto di corpo e più forte di animo, e che voleva dare -adempimento al desiderio del suo cuore, li confortava a non ismarrirsi -di coraggio tra quelle tempeste e quei dolori, dicendo che alla fin -fine anche quel travaglio frutterebbe loro onore e gloria; e dava loro -mangiare, e mangiava con loro, e dopo la fatica concedeva riposo, e -di nuovo li inanimava a salire da bravi con lui. E questo fu detto e -fatto più volte. Finalmente que' due compagni di Pietro cominciarono -a venir meno, sicchè, per la eccessiva stanchezza, e il cammino e lo -spavento de' tuoni, appena potevano respirare. Allora Pietro li pregò -di fermarsi e aspettarlo sino alla sera del giorno seguente, e se a -quel tempo non fosse di ritorno a loro, scendessero pure, e andassero -dove loro gradisse. Salì dunque Pietro solo con gran fatica, e giunto -alla vetta, vi trovò un lago, nel quale gettando una pietruzza, ne -saltò fuori un drago orribile e gigantesco, che cominciò a svolazzare -per l'aria, e l'aria diventò tenebrosa e scura per l'alito che mandava. -Dopo di che Pietro cominciò la discesa, e ai compagni riferì, espose -e narrò quanto aveva veduto e fatto; e lungo la discesa comandò loro -di ripetere, a chi loro piacesse, queste cose. Mi pare che questo -fatto di Pietro d'Aragona si possa annoverare tra le meraviglie del -genere di quelle d'Alessandro, il quale, per acquistarsi gloria, volle -misurarsi in molte e tremende imprese. Di Re Carlo è da sapere che fu -uomo magnanimo, prode dell'armi e dotto nell'arte militare, e che per -acquistarsi fama si esponeva a molti pericoli, il che si fece palese in -fatti all'evidenza provati. E prima di tutto, quando uccise Manfredi, -Principe del Regno di Sicilia e figlio del fu Imperatore Federico. -Poi quando uccise Corradino, che era figlio del suddetto fu Imperatore -Federico; e parimente si acquistò fama in molti altri combattimenti. -Egli avendo un giorno udito che un certo cavalliere della Campania, -tra Roma e Terra di Lavoro, vinceva tutti in singolare certame, sì -Francesi che Lombardi, comandò al Principe suo figlio di sfidarlo, e -divolgare la fama che un nuovo cavalliere era pronto a misurarsi col -cavalliere della Campania. Il che avendo udito il figlio suo, come -meglio seppe e potè, tentò distorre il padre dal proposito, dicendo che -quel cavalliere era fortissimo, robusto e destro nel combattimento, -e poi perchè _vi è sempre un eccelso al disopra dell'eccelso_, ecc. -Ecclesiaste 5. Il padre non volle piegarsi alla preghiera, nè dare -ascolto al figlio, e fissò il giorno al duello. E nel dì prefisso -trovandosi tutti e due pronti al posto e all'armi, dopo il terzo suonar -della tromba, cominciarono a corrersi incontro ed urtarsi, e l'un -forte contro l'altro forte tanto fortemente cozzò, che tutti ne ebbero -meraviglia, nè caddero di cavallo, e nemmeno si scossero sulla sella -del loro destriero; e l'uno calò al volto dell'altro tale fendente, che -le spade, dell'uno che colpiva e dell'altro che parava, si fransero -dalla punta all'elsa. Volle poi Re Carlo misurarsi colla clava, e a -sua scelta ne sostenne il primo colpo. Ma il cavalliere della Campania -fu sopra lui come nibbio sopra un uccelletto, e come sparviero sopra -un'anitrella, e tenendo la clava a due mani, calò si fiero un colpo -sul capo di lui, che se avesse colto in pieno, senza dubbio ne sarebbe -caduto esanime. Ma il colpo scivolò dal capo all'omero e lungo il -busto, e battè in pieno sulla sella tanto potentemente, che il cavallo -piegò le ginocchia, e Carlo ne restò stordito con due coste rotte. Il -Principe suo figlio lo condusse alla tenda, e gli altri cavallieri, -spogliatolo dell'armi, riconobbero che era Re Carlo, e restarono -meravigliati. La qual cosa risaputasi dal cavalliere della Campania, si -lasciò vincere dal timore, inforcò la sella del suo cavallo, e si diede -alla fuga, e stettesi nascosto per buon tempo nella Marca d'Ancona. E -Carlo, dopo rinvenuto, chè il colpo l'aveva come fatto uscire di sè, -domandò al figlio se quel cavalliere l'aspettasse tuttavia sul terreno, -perchè voleva alla sua volta fare il suo colpo. Ma il figlio rispose: -Statevene pure in tranquillo, chè i medici dicono che avete due costole -rotte. Tanto fece e sostenne Re Carlo per onore della Francia; poichè -non voleva che nessun Lombardo avesse fama di gagliardia maggiore di -quella de' Francesi. E noto che questi quattro, di cui si è parlato, -furono robusti cacciatori al cospetto di Dio.... Papa Martino volle -pertinacemente soggiogare la Romagna, e ottenne il suo intento, e per -acquistarla molti perirono di spada e molti ci spesero tesori. Re Carlo -condusse l'esercito contro il Principe Manfredi e contro Corradino, -e vinse; Pietro Re d'Aragona guerreggiò ed occupò il Regno di Sicilia -contro Carlo, e invase la Puglia. Il Re di Francia poi, per vendicare -lo zio Carlo, gettò in Ispagna un grosso esercito di Francesi contro -Pietro d'Aragona; e tuttavia nel breve giro d'un solo anno passarono -tutti nel novero dei più.... Ma Primasso nel trattato _Della vita del -mondo_, disse benissimo: - - Heu! Heu! mundi vita, - Quare me delectas ita? - Cum non possis mecum stare. - Quid me cogis te amare? - - Ahi vita! Ahi vita! perchè mai cotanto - Il tuo m'alletta lusinghiero incanto! - Perchè mi leghi a te d'amor si forte, - Se teco vien necessità di morte? - -Nel millesimo sopraddetto, cioè nel 1285, gli eredi di Ghiberto da -Gente figli e nepoti, furono dai Parmigiani totalmente espulsi dalla -villa di Campeggine. E causa di questa loro espulsione fu non solo -un vecchio odio contro il padre loro, cioè contro Ghiberto da Gente, -ma un odio recente contro i figli. Perocchè dell'odio paterno si può -dire quel che si legge in Ezechiele 18º. Delle colpe di Ghiberto da -Gente, per le quali i Parmigiani lo presero a odiare, ne fu detto -più sopra abbastanza largamente, ma se ne tacquero alcune, che ora si -debbono trarre in luce. Essendochè quand'egli teneva la signoria di -Parma, avendo Papa Innocenzo IV, che allora aveva residenza a Napoli, -mandato invitando Bertolino Tavernieri di andare da lui, perchè aveva -Elena di lui nipote per moglie, e perchè lo voleva fare Podestà di -Napoli; e Bertolino avendone chiesta licenza a Ghiberto da Gente, e -questi avendogliela concessa, gliela ritolse dopochè con enorme spesa -aveva già fatti gli apprestamenti pel viaggio; e oltracciò lo confinò -a Noceto, dove aveva i suoi possedimenti, e vi passò molti giorni e -molte notti con animo sempre agitato e in timore e in aspettazione -di insidie da parte de' suoi nemici; e massimamente del Pallavicini, -che lo odiava, e teneva allora la Signorìa di Cremona. E quando di -notte udiva romori, e ne udiva di frequente, usciva ai campi col suo -destriero, e tutta notte, in veglia, stava aspettando all'aperto, come -pronto a fuggire. Vedendo poi Bertolino che Ghiberto da Gente non gli -perdonava, nè lo riammetteva in Parma, come gli aveva promesso, ruppe -il confino, e andò a Papa Innocenzo IV, che lo aveva invitato; e lo -fece Podestà di Napoli, e durante la Podesteria di lui, il pontefice -morì, e fu sepolto in Duomo. Ed Alessandro IV fu eletto Papa per arti -del Podestà Bertolino, il quale rattenne i Cardinali dall'uscire dalla -città fino a che non avessero eletto il Papa. E Papa Alessandro non fu -ingrato al ricevuto beneficio, anzi provvide del suo tesoro a Bertolino -finchè visse; e l'anima sua per la misericordia di Dio riposi in pace, -perchè fu uomo cortese, valoroso, potente, ed intimo mio amico. Ma -Ghiberto da Gente fece devastare le possessioni di lui e diroccarne -i palazzi, perchè era uscito di confino, ed era andato al Papa, che -lo aveva invitato. La qual cosa da parte di Ghiberto fu non solo una -bestialità, ma anche una pazzia, perchè quando il superiore comanda, e -l'inferiore contraddice, questi non ha diritto di essere obbedito.... -Di Bertolino non rimasero discendenti, nè di Giacomo suo fratello, che -morì dopo lui, e lasciò le sue ricchezze ai Templarii; e così il casato -di Bertolino Tavernieri di Parma, che ai tempi di Federico Imperatore -era stato un nobilissimo barone, si è spento completamente, e a lui -si attaglia a capello quel detto: _Tesoreggia e non sa perchè_.... -Quando Ghiberto da Gente dominava in Parma, il Pallavicino dominava -in Cremona. E quando talora parlava in famigliarità col Pallavicino, -questi gli diceva: Ah! Dio, e non avrò io mai la signoria di Parma? e, -in così dire, gettava violentemente contro terra la spada, a dimostrare -che per questa cosa montava in ira. Ma Ghiberto da Gente non gli voleva -cedere la Signoria di Parma, anzi voleva tenersela stretta, perchè -ne traeva non solo onore, ma anche un grosso emolumento. Tuttavia -volle usar grazia al Pallavicino di lasciarlo entrare in Parma con -500 armati, coi quali, quasi pavoneggiandosene, cavalcò più volte per -città, ma i Parmigiani tenevano gli archi tesi, quasi volessero lanciar -saette contro alcuno, e così spaventarli a ciò si partissero da Parma. -E Ghiberto da Gente godeva che se ne partissero, perchè temeva, se -fossero rimasti a lungo in città, che gliene rapissero la Signoria. -Un dì avvenne che dovendo passare il Pallavicino co' suoi armati per -la via di Cò di Ponte, dove abitano i Marchesi Lupi, uno di questi -comandò al suo servo che sotto il portico, che correva lungo la strada, -gli lavasse i piedi in una conca, volendo dimostrare al pubblico -che si curava tanto del Pallavicino, quanto della coda di una capra. -Abitavano una volta tanto i Marchesi Lupi che i Pallavicini in una -villa, che si chiama Soragna, nella diocesi di Parma, a cinque miglia -a settentrione di Borgo S. Donnino; e questa vicinanza d'abitazione -dava origine a molte gare vivacissime. Il Pallavicino pertanto non -potè avere mai, siccome desiderava, la Signoria di Parma, e Ghiberto -da Gente che aveala, col tempo la perdette. Ghiberto da Gente adunque, -oltre le preaccennate colpe, aveva anche queste, onde fu fortemente -in odio ai Parmigiani.... Meglio operò Guido da Polenta, che abitava a -Ravenna, il quale si prese buona vendetta, ma non volle sorpassare la -misura. Di fatto quand'egli era ancor fanciullo, e l'Imperatore teneva -in carcere, come ostaggio, il padre di lui, Guido Malabocca, fratello -del Conte Ruggero di Bagnacavallo, s'adoperò perchè l'Imperatore -gli mozzasse, o facesse mozzare, il capo; ed egli, fatto adulto, -rese la pariglia a Guido Malabocca. Ma andando poi, dopo alcun tempo -a Bagnacavallo con molti armati, ed incontrando lungo la via, in -compagnia di pochi, il Conte Ruggero, e consigliandolo i suoi compagni -di viaggio di sbarazzarsi compiutamente anche del Conte Ruggiero -stesso, per togliersi d'intorno ogni timore, egli rispose: Abbiam fatto -abbastanza; ci basti quanto abbiamo fatto; di male se ne può sempre -fare; ma fatto che sia, non si può più rimediare. E così lo lasciò -andare libero... Del nuovo odio poi degli eredi di Ghiberto da Gente -si può dir questo. È da sapere che ebbe un figlio di nome Pino. Costui -colle sue male opere provocò in mille maniere i Parmigiani contro gli -eredi di suo padre. Anzitutto invase contro i Parmigiani Guastalla e -la prese e volle tenerla occupata; poi prese moglie e la fece poscia -uccidere; d'onde per divina sentenza molti guai piovvero sul suo capo. -Costei voleva sposarla il padre di lui, quando esiliato dai Parmigiani -dimorava in Ancona; ma Pinotto solleticato dalla cupidigia delle -ricchezze, o dall'avvenenza di quella donna, precorrendo al padre, -gliela surrepì, e se la tolse per se. Essa aveva nome Beatrice, era una -Pugliese che abitava in Ancona, aveva tesori, era bellissima, vivace, -sollazzevole, liberale, cortese e molto esperta nel gioco degli scacchi -e dei dadi. Abitava con Pino suo marito a Bibbianello (che una volta -era castello della Contessa Matilde) e di frequente veniva con altre -donne al convento dei frati Minori di Monfalcone per fare una gita, e -per conversare coi frati. Ed io allora appunto ivi abitava; e mi disse -parlando meco confidenzialmente, che la volevano uccidere, e indovinai -chi poteva essere che tramava insidie alla sua vita; e gliene espressi -le mie vivissime doglianze, e le suggerii di confessarsi, e di vivere -sempre in grazia di Dio, per essere ad ogni momento preparata alla -morte.... In quel tempo Pino partì da Bibbianello molto sdegnato contro -Guido suo consanguineo, come ho veduto io coi miei occhi; condusse -seco la moglie sua a Correggio, che è una villa della diocesi di -Reggio, ove da un suo scudiero di nome Martinello, la fece soffocare -con un piumaccio, e fu sepolta nella stessa villa; e di lei rimasero -tre ragazze che sono una bellezza. E, siccome è scritto che _Dio non -permette che resti invendicato_... e perciò sono da dire alcune cose -intorno alle sventure che colpirono il marito di lei. Prima di tutto, -venne in odio non solo ai Parmigiani, ma anche ai consanguinei ed ai -nepoti; in secondo luogo, fu preso dagli assassini di Sassuolo, i quali -per riscatto gli tolsero i cavalli e duecento lire imperiali; terzo, -avendo voluto svaligiare, per una sua vendetta, un tale che viaggiava -per la strada pubblica di Parma, i Parmigiani mandarono alla villa di -Campeggine, ove aveva le sue possessioni, e fecero arare tutti i suoi -seminati, e le già nate seminagioni, e coprirle di terra, e distruggere -14, o 20 sue case che aveva in Campeggine stesso; quarto, dopo la morte -della prima moglie, cui fece uccidere, prese una cert'altra donna, che -per molti impedimenti da ambe le parti, sua moglie non poteva essere -(questa aveva nome Beatrice, come la prima, leggiadrissima, figlia di -Bonacorso da Palli; e la sposò vedova del primo marito Atto da Sesso); -quinto ed ultimo, imprigionò di nuovo alcuni uomini, cui una volta -teneva tra ceppi in carcere, e li aveva prosciolti; nè volle che per -danaro si riscattassero, quantunque non gli avessero mai fatta offesa, -e non avessero verso lui obbligo alcuno non soddisfatto. Essendo stato -dai Parmigiani cacciato in bando, e non desistendo dal mal oprare, -diede ragione ai Parmigiani di espellere dalla villa di Campeggine non -meno lui che tutti gli eredi di Ghiberto da Gente. Questo Pinotto fu -chiamato anche Giacomino, e fu uomo bello e magnanimo, audace, franco, -e a uso dei Parmigiani, superbo. Egli aveva due sorelle, una, moglie a -Gherardo figlio di Bernardo di Rolando Bossi, di nome Aica; l'altra, di -nome Mabilia, che era di natura altiera e disdegnosa, moglie a Guido -di Correggio; e, quando cominciò a malare dell'ultima malattia, di -cui morì, d'improvviso perdette la parola; e di lei rimasero diverse -figlie e due figli. Lombardino poi, fratello di costoro, ebbe moglie -un'avvenentissima Pavese, di nome Aldessona, da cui gli nacquero figli -e figlie; e Lombardino fu il primogenito di Ghiberto da Gente, che a -grande onore lo fece creare cavalliere quando aveva ancora la signoria -di Parma. Chiunque poteva, in quel tempo, lo regalava a larga mano, -e chi regalava credeva d'aver ricevuto grazia singolare, se Ghiberto -non sdegnava di accettare. Altrettanto fu di Giacomo Tavernieri quando -fu fatto cavalliere, al tempo in cui suo padre Bertolo era in fiore -a Parma alla testa del partito imperiale. Nel millesimo sussegnato -vi fu anche estesa malattia e morìa di gatti, i quali colti dal morbo -diventavano come lebbrosi e scabbiosi, e poi morivano. Così pure nello -stesso millesimo, nel mese di Novembre[93], il giorno di San Calisto, -verso oriente, sull'albeggiare, apparvero due stelle come congiunte, -e così ogni notte si mostrarono per molti giorni, sinchè verso il -dì d'Ognissanti cominciarono a disgiungersi ed allontanarsi l'una -dall'altra. E allora si stava appunto trattando per la pacificazione -de' Modenesi, la quale era cosa molto intricata, perchè il progetto -che si presentava non gradiva ai Modenesi della città; e i Modenesi -che erano in Sassuolo ne erano soddisfattissimi, riconoscendo che -i giudici di quel arbitrato erano loro favorevoli. Gli arbitri poi -erano Guido da Correggio e Matteo suo fratello germano. Nello stesso -millesimo Papa Onorio IV, prima del Natale, creò un Cardinale, che -era di sua famiglia, per supplire alla vacanza lasciata dal Cardinale -Vescovo di Frascati, morto in quell'anno. Questo novello Cardinale -era stato Arcivescovo di Monreale in Sicilia. Così in quell'anno -Gherardino da Enzola fu condannato dai Parmigiani a pagare mille -lire parmensi, e le pagò puntualmente; e la cagione della condanna -fu questa. Suo padre Giacomo da Enzola fu Podestà di Modena, ed ivi -malatosi, morto e sepolto nella chiesa maggiore, fu ad onore dipinto -sulla tomba a cavallo, da cavalliere. E siccome fu a tempo della sua -podesteria che avvennero que' misfatti e quegli omicidii, che furono -il principio della successiva discordia e guerra in Modena, quella cioè -che s'accese tra le diverse fazioni Modenesi, e non ne era stata presa -vendetta e giustizia... i Modenesi provocati, sdegnati, turbati, e -accesi d'ira, considerando i guai che loro ne erano derivati, cavarono -gli occhi al ritratto del Podestà, e cacarono sulla tomba di lui; in -seguito poi mandarono a Parma due ambasciatori, uomini del popolo, -uno de' quali nel Consiglio degli anziani di Parma pronunciò molti -oltraggi ed ingiurie contro Giacomo da Enzola, padre dell'or defunto -Gherardino. Provocato adunque Gherardino da Enzola dal linguaggio -di quell'ambasciatore, fece quel che dice la scrittura, Ecclesiaste -I.: _Sino a tempo opportuno porterà pazienza_. Di fatto, quando -quell'ambasciatore, che aveva profferite parole d'oltraggio contro -suo padre, fu in viaggio per ritornare a Modena, Gherardino lo seguì -con alcuni giovani audaci sulla strada, e, in quel della diocesi di -Seggio, lo ferì gravemente e tanto sconciamente che ne restò sformato, -non però ucciso; e quindi i Parmigiani lo condannarono ad una multa -di mille lire parmensi. Ho detto tutte queste cose per dimostrare che -i Parmigiani operarono saviamente a far giustizia, e aveva operato -male chi non l'aveva fatta in Modena. E noto che questo Giacomo da -Enzola prese moglie una vedova di Padova, detta Marchesina, trovatagli -da Matteo da Correggio, quand'era Podestà di Padova. Da questa donna -Giacomo ebbe in dote una somma ingente, cui diede a mutuo, e co' -frutti ne comprò campi, vigne ed estese possessioni nella villa di -Poviglio[94], e diventò ricco e grande assai. In Parma poi comprò la -mia casa, che era presso il battistero[95], e gli fu quasi regalata, -cioè la ebbe per vilissimo prezzo, secondo la stima che ne faceva -mio padre, e che veramente era da farsene. Giacomo fu dappoi fatto -cavalliere sulla porta del battistero che guarda verso la piazza, e -andò a Modena ad assumere la Podesteria, a cui era stato eletto dai -Modenesi; e prima di finire la sua Reggenza, finì la vita, e morì d'una -malattia di gola, che i Greci chiamano apoplessia. Si confessò da frate -Giacomino da Porto di Modena, e con lui aggiustò le cose dell'anima. -Lasciò ai frati Minori di Parma dieci lire imperiali, e altrettante ai -frati Minori di Modena per l'anima sua e per il mal tolto, e l'anima -sua per la misericodia di Dio risposi in pace.... Di lui rimase una -figlia di nome Aica, che ebbe per primo marito Gherardino degli Arcili; -di cui rimasta vedova, sposò Ezzelino figlio del fu Aimerico da Palù; -da cui le nacquero figli e figlie. Il fratello poi della prenominata -Aica, e figlio di Giacomo da Enzola ha nome Gherardino; giovane largo, -liberale, cortese, e che vive onorificamente. L'avolo di Giacomo si -chiamava Guidolino da Enzola, uomo di mezzana statura, ricco, grande -e molto di chiesa, ed io l'ho veduto le mille volte. Egli si divise -dagli altri da Enzola, che abitavano nella strada di S. Cristina, e -venne ad abitare presso il duomo, ove ogni dì assisteva ad una messa -e a tutto l'ufficio diurno e notturno nelle ore in cui si recitava. E -quando non era occupato nell'assistenza dell'ufficio divino, sedeva -co' suoi vicini sotto un portico publico presso il palazzo del -Vescovo, e parlava con loro di Dio, oppure stava ascoltando chi ne -parlava. Non tollerava che alcun ragazzo lanciasse sassi contro il -battistero, o contro il duomo, e portasse guasto alle sculture e alle -pitture. E quando lo vedeva, se ne irritava, gli correva dietro, e -raggiuntolo, lo batteva a colpi di correggiuolo, come se ne fosse ivi -destinato a guardia, mentre lo faceva soltanto per zelo e amore di -Dio, quasi ripetesse quel detto profetico.... E il sunnominato, oltre -al giardino, la torre e il palazzo ove abitava, aveva anche molte -altre case, un forno ed una cantina; e una volta la settimana, sulla -pubblica via, presso casa sua, come ho veduto io più volte co' miei -occhi, faceva una limosina generale a tutti i poveri della città, che -si presentavano, consistente in pane, fave cotte e vino. Egli fu molto -amico e uno dei principali benefattori dell'Ordine de' frati Minori. -Ebbe da sua moglie (che era sorella di Gherardo da Correggio, detto -anche dai Denti, padre di Matteo e di Guido) due figli, cui, come ho -veduto io co' miei occhi, giunti all'età virile, fece cavallieri egli -stesso; e l'uno aveva nome Matteo, e l'altro Ugo, e tuttadue furono -miei speciali amici. Questi due fratelli, allorchè Parma si ribellò -all'Imperatore furono dall'Imperatore presi e tenuti in carcere; e, -in seguito, furono sepolti nel convento de' frati Minori di Parma. -Da Matteo poi, che ebbe moglie Richeldina, sorella di Bernardino -Cornazzani, nacquero tre figli, cioè Bernardo da Enzola, che fu -cavalliere e valoroso personaggio, e Podestà di Perugia quando colà -aveva residenza Papa Clemente IV. (Questi fu mio amico e me lo dimostrò -a fatti, perchè quando io fui a Perugia, ed egli vi era Podestà, mandò -subito cercandomi, e mi affidò una missione alla Corte del Papa. Egli -mori troppo presto, come gli altri suoi fratelli, ma lasciò figli). -Secondogenito di Matteo, figlio di Guidolino da Enzola, fu Giacomo, -Podestà di Modena, di cui s'è parlato abbastanza più su. Il terzogenito -fu Guido, che ebbe moglie una figlia di Albertino dei Turcli di -Ferrara, d'onde gli nacquero più figli, uno de' quali si chiama Turclo, -bandito dai Parmigiani come uomo pestifero e maledetto; sendochè a -molti altri misfatti, di cui era macchiato, aggiunse anche quello -d'aver ucciso crudelissimamente di lancia, mentre sedeva a mensa e -secolui pranzava, l'Abbate del monastero di Brescello senza che questi -alcuna colpa avesse.... Da Ugo poi, figlio di Guidolino da Enzola, -ammogliato con Luchesia del Monastero, cioè di San Marco, discesero due -figli, di cui uno di nome Guglielmo, e l'altro Matteo, e due figlie, -una che diventò moglie di Giacomino dei Panzeri di Reggio, che non ebbe -figli; l'altra si maritò con Bonacorso di Montiglio[96], dalla quale -ebbe molti figli. Dopo queste cose, irritata Luchesia contro i figli, -prese per marito Ghirardino figlio di Lanfranco da Pisa di Modena, -la quale poi gli morì senza aver avuto da essa alcuna prole. Così -Guidolino da Enzola, avolo di tutti i sunnominati, ebbe una figlia, -Richeldina, donna lasciva e mondana, presa per moglie da Giacomino -di Beneceto[97], dalla quale gli nacquero due figli, Arpo e Pietro. -Giacomino degli Arpi fu bel cavalliere e ricchissimo di possessioni, -case e tesori; ma consumò e dissipò tutto in banchetti, istrioni e -cortigianerie, sicchè i figli suoi, come a me lo contava piangendo Arpo -uno di loro, non avevano di che mangiare se non andavano accattandone -dagli altri. Così Arpo di Beneceto, fratello germano del predetto -Giacomino, entrò nell'Ordine de' frati Minori con Bernardo Bafoli, -quasi subito dopo che a Parma si cominciarono a conoscere i detti -frati. Ma Bernardo Bafoli era un cavalliere ricchissimo, famoso e di -gran reputazione in Parma, magnanimo, prode guerriero e dotto nell'arte -militare. Questi sul principio del suo noviziato nell'Ordine dimostrò -un vivissimo fervore nell'adempiere coll'opera il detto apostolico che -sta scritto nella 13ª agli Ebrei: _Usciamo dunque con Gesù fuori della -porta portando il suo vitupero_. Di fatto, all'insaputa de' frati fece -montare su d'un cavallo un suo uomo, e da un altro si fece legare alla -coda del cavallo stesso, e comandò che lo sferzassero camminando per la -pubblica via della città, e a tutta gola gridassero: Dalli al ladro, -dalli al ladro. Ed essendo arrivati al portico di S. Pietro, dove i -militi, secondo l'uso, stanno a sedere in ora di riposo e si divertono, -credendo essi che fosse veramente un ladro, cui bastonassero per i di -lui misfatti, cominciarono anch'essi a gridare: Dalli al ladro, dalli -al ladro. Allora Bernardo, sollevata la faccia, disse loro: In verità, -avete detto bene dalli al ladro, perchè sino ad ora son vissuto come -un ladrone contro Dio altissimo, e contro l'anima mia; e perciò sono -ben degno di essere sferzato. E, ciò detto, comandò a' suoi uomini di -continuare il cammino e le sferzate sino a fuori di porta. Ma quelli -che stavano a sedere sotto il portico quando ebbero conosciuto che -era Bernardo Bafoli, se ne dolsero, e tocchi nel cuore dissero: Oggi -abbiam veduto miracolo; benedetto Dio che umilia e che esalta, e _fa -misericordia a cui egli vuole, ed indura chi egli vuole_ ai Romani 9º. -(Questa fu alla lettera un'ispirazione, un cambiamento operato dalla -destra di Dio, perchè molti animati ed eccitati da questo esempio -abbandonarono il secolo. Allora Bernardo Vizio, associato ad alcuni -altri, fondò la religione de' frati di Martorano. Fu allora che si -istituì in Parma una religione nuova, cioè di quelli che si chiamavano -i militi di Gesù Cristo, nella quale non si ammettevano tranne quelli -che prima fossero stati militari; e que' frati si assomigliavano a -quegli altri, che ora dai contadini si chiamano Gaudenti, salvo che -quelli si chiamavano militi di Gesù Cristo, questi militi di santa -Maria. Quelli erano soltanto in Parma, questi si sono già moltiplicati -in molte città; ma siccome di queste istituzioni ho già parlato più -sopra, non occorre più parlarne. Parimente in quel tempo (cioè quando -Bernardo Bafoli si fece sferzare per la pubblica via in Parma) vi -erano due fratelli germani, che si fecero frati Minori, de' quali -uno aveva nome frate Illuminato, l'altro frate Berardo. Questi due -fratelli, che avevano fatto gli usurai, restituirono le usure ed il -mal tolto, e per amore di Dio fornirono di vestiario duecento poveri, -ed elargirono ai frati Minori duecento lire imperiali, perchè si -fabbricassero il convento[98], che allora si stava già costruendo -di nuovo nel prato del Comune, ove si teneva in antico la fiera, e -dove in quaresima i Parmigiani si esercitavano nell'armi cogli scudi. -Anche frate Illuminato mosso da amore di Dio, ad esempio di frate, -Bernardo Bafoli, si fece sferzare per le strade della città). Di -Bernardo Bafoli poi è da sapere che ebbe una figlia di nome Bernardina, -saggia, prudente, santa e devota a Dio, che è Badessa del monastero -dell'Ordine di santa Chiara in Parma. Così pure è da sapere che -Egidio Bafoli, padre del prenominato Bernardo, quando Costantinopoli -fu presa dai latini, gagliardamente ne abbattè una porta con uno di -quegli spadoni fatti a quest'uso, come io ho saputo da frate Gherardo -Rangone, che era presente e vide. E allora riconobbero i Greci che -s'era adempita quella profezia, che stava sculta sulla porta stessa. -Perocchè molte profezie ivi si trovano scolpite, sia sulle porte, -sia sulle colonne delle porte, le quali non si intendono che quando -si sono avverate. Bernardo Bafoli poi, quand'era frate Minore, e nel -tempo in cui i Parmigiani erano andati coll'Imperatore a campeggiare -contro i Milanesi, accorse un giorno ad un incendio sviluppatosi nel -borgo di santa Cristina, e stando colla scure in mano sul comignolo -di una casa incendiata, divideva e gettava a destra e a sinistra i -legnami per isolare l'incendio. E questo fece a vista di tutti, e tutti -lo commendavano dell'opera sua accorta e vigorosa, e giustamente di -generazione in generazione ne riceverà onore sempiterno, poichè questa -sua buona azione sarà ricordata per molti anni avvenire. Poscia andò -alla Terra Santa, ove terminò lodatamente i suoi giorni nell'Ordine del -beato Francesco, che è l'Ordine dei frati Minori; e l'anima sua per la -misericordia di Dio riposi in pace, chè bene cominciò e bene terminò. -Queste cose dette di sopra ho voluto notare, perchè attinenti a persone -che per la più parte vidi e conobbi, ed, in breve tempo, di questa vita -passarono all'altra....... Se altre più cose avvenissero nel millesimo -sussegnato cioè nel 1285, degne di memoria, non ricordo; di queste ho -parlato con fedeltà e con verità, perchè le ho vedute co' miei occhi. -Basta di quest'anno; or passiamo al successivo. - - -a. 1286 - -L'anno del Signore 1286, indizione 14ª avvenne quanto segue. Quest'anno -fece un inverno straordinario, e fallirono tutti i proverbi degli -antichi, meno uno che dice: Febbraio breve è il più greve (sottintendi: -dei mesi dell'anno). Questo proverbio si verificò in quest'anno più -che in ogni altro di vita mia; sendochè in questo Febbraio sette volte -Iddio diede _la neve a misura della lana, e come cenere dissipò la -nebbia_, e si ebbe freddo intensissimo e gelo......... E si formarono -molti semi di ascessi tanto negli uomini che nelle galline, che col -tempo si svilupparono. Di fatto in Cremona, Piacenza, Parma, Reggio e -in molte altre città e diocesi d'Italia vi fu grande morìa d'uomini e -di galline; ed in Cremona ad una sola donna in breve tempo ne morirono -quarantotto. Ed un medico aperse il cadavere di quelle galline e trovò -l'ascesso nel cuore, trovò cioè una certa vescichetta alla punta del -cuore di ciascuna gallina; aperse anche il cadavere d'un uomo, e sul -cuore trovò una simile vescichetta. In quei giorni nel mese di Maggio, -maestro Giovannino fisico, che abitava a stipendio in Venezia, scrisse -ai Reggiani suoi concittadini una lettera, colla quale li consigliava -a non mangiare erbaggi, nè uova, nè carni di galline per tutto Maggio. -D'onde avvenne che una gallina si vendeva a soli cinque piccoli -denari. Tuttavia alcune donne sagaci davano da mangiare alle galline la -marrobia pesta, o triturata e mista ad acqua e farro, o farina, e per -benefico effetto di tale antidoto le galline si liberavano del morbo e -si salvavano. Ritorniamo al principio dell'inverno che fu bello e dolce -sino al giorno della Purificazione; nel qual giorno piovve a dirotto, -e così non potè aver luogo il proverbio degli antichi, nè si potè -ridire quello della Cantica 2º.... E a primavera le piante fiorirono -benissimo, ma sopravenne una brina, che in molti luoghi distrusse in -gran parte i fiori de' mandorli e d'altri frutti, e le gemme delle -viti; e così andò perduta la speranza delle frutta. Tuttavia l'annata -fu ricca di prodotti, e si raccolse molto frumento, vino, olio, e -copia d'ogni cosa, e vi fu piena raccolta, tranne che Iddio pareva -sdegnato cogli ortolani; poichè, per mancanza di pioggia sulla terra, -ebbero scarsezza d'erbaggi; ma dell'asciutto s'allegravano molto i -fabbricatori del sale, e dei mattoni, che servono alle opere murarie. -E nota che non piovve nè in tutto Marzo, nè in Aprile, eccetto che il -giorno di S. Giorgio cadde una pioggerellina simile a rugiada, che -si ripetè poi in Maggio il giorno di S. Michele; poi Iddio si fece -benigno, piovve e la terra portò i suoi frutti. Nell'anno sunnotato -fu ucciso Guido da Bibbianello e Bonifacio suo fratello, sui primi -d'Aprile, ai 5, cioè il Venerdì dopo la Domenica di Passione, (il -qual giorno nel calendario si scrive: ultimo della luna di Pasqua) sul -far della sera. Andava Guido da Reggio a Bibbianello con sua cognata -Giovannina, moglie di suo fratello Bonifacio, che, solo, li seguiva -a tre miglia di distanza, e questi tre senza alcuna compagnia, e -inermi, non avevano seco che alcuni ronzinetti. E gli uccisori loro -furono: Primo, Scarabello di Canossa, che gittò giù da cavallo Guido, -e stesolo a terra, gli assestò un colpo di lancia, nè bisognò il -secondo; il secondo a percuoterlo fu Azzolino fratello dell'Abbate di -Canossa, figlio di Guido da Albareto[99], che gli mozzò il capo. Gli -altri furono Ghibertino da Modolena[100], Guerzo di Cortogno[101], -e parecchi altri a piedi e a cavallo, che gli vibrarono molti colpi -aprendogli piaga sopra piaga. Giovannina la rimisero a cavallo, d'onde -s'era precipitata per stendersi come scudo sopra Guido, colla fede -e colla speranza che in grazia di lei lo risparmierebbero (stantechè -era loro parente); e camminò tutto quel giorno vagando sola e gemendo -nell'amarezza del suo cuore, e giunse a Bibbianello, che era una volta -castello della contessa Matilde, e diffuse sinistre voci e piene di -spavento. E, quanti le udirono, con alte grida piansero finchè vennero -loro meno le lagrime. E le salme dei due fratelli giacquero tutta -la notte in quella vasta solitudine. Ma alcuni dicono che Manfredino -figlio di Guercio da Assaiuto, che dimora nella villa di Coviolo[102], -avendo udite queste cose, mosso a pietà, andò con alcuni uomini e -un carro, raccolse i cadaveri di quei due, li mise l'uno accanto -all'altro, e li depose nella chiesa de' Templarii, che è a mezzo della -via, che va a Bibbianello. All'indomani poi da Bibbianello andarono -uomini e portarono le salme degli uccisi a seppellire colle vesti e -l'armi loro nelle tombe della famiglia, al convento de' frati Minori -di Monfalcone; ed era Sabbato, giorno in cui si cantava alla messa, -in vece dell'epistola, quel di Geremia 18º che dice: _Saranno le -mogli loro senza prole e vedove_ ecc. E siccome Rolandino di Canossa -era fratello consanguineo di Scarabello fu denunziato e accusato al -Podestà; poichè Scarabello era stato altra volta bandito da Reggio, e -quindi se fosse stato citato non sarebbe andato, nè sarebbe comparso. -Il Podestà di Reggio adunque, Bonifacio Marchese Lupi di Parma, mandò -per Rolandino, che si presentò a lui con una caterva d'armati. Ma il -Podestà avendo riconosciuto, in quanto riguardava a questo fatto, la -innocenza di lui, lo lasciò andare in pace senza punizione di sorta. -Poscia fu denunziato ed accusato Guido da Albareto, che comparve, fu -sostenuto in carcere dieci giorni e per una volta solo sottoposto a -miti tormenti, e poi prosciolto. E mentre si sottoponeva a' tormenti -Guido da Albareto, i Reggiani credettero che si sommovesse una guerra -intestina per tre ragioni: 1º per cagione di quei due fratelli uccisi; -2º per cagione del grande personaggio che era sottoposto ai tormenti; -3º per cagione dei partiti che tra loro si rodevano in Reggio. (Due -fazioni erano in Reggio; l'una che si chiamava Superiore, l'altra -Inferiore. Ambedue si professavano, ed erano, partigiane della Chiesa; -poichè il partito imperiale, già da molti anni espulso, andava errando -pel mondo. Col tempo poi questa discordia de' Reggiani, sedò alquanto, -e cominciarono le due parti a coabitare in città senza reciproco -timore). Il Podestà quando si cominciò a sottoporre a tormenti Guido, -lo pregò di sopportarli con pazienza per amor suo e per amore di Dio, -specialmente perchè di mal in cuore lo faceva tormentare; ma gli era -necessità il farlo, sia per ragione d'ufficio da parte sua, sia per -ragione di colpa e di pena imposta a Guido. Il quale riconoscendo che -il Podestà faceva questo per onore dell'uno e dell'altro, sostenne -con pazienza quanto prima gli sarebbe parso acerbo e crudo, e dopo, -riconosciutane la ragione, gli parve mite la pena. E disse al Podestà: -_Se questo calice non può passare da me senza che io beva, si faccia -la tua volontà_. Però vi fu chi disse che il sunnominato Guido, per -denaro sborsato, non fosse sottoposto a' tormenti, giacchè al danaro -tutto cede........ Perocchè Rolando Abbate di Canossa, che è figlio di -lui, spillò cento lire imperiali a Guido di Correggio, e altrettante -al Podestà di Reggio, in grazia de' quali schivò i tormenti. E quando -corse voce che si doveva tormentare, il Podestà non permise che vi -fosse persona presente, tranne egli e Guido da Correggio; e lo fece -sedere sopra un pesatoio da farina per qualche tempo, e intanto parlava -con lui famigliarmente delle cose che erano accadute. E smontato da -tale aculeo, e in una camera messosi a letto, mandò a chiamare Giacomo -da Palù, e gli narrò le sofferenze patite fra tormenti. Dopo, discese -dal palazzo, andò a casa di Rolandino da Canossa, che stava vicino -alla piazza, ed ivi passavasi il tempo sollazzevolmente mangiando e -bevendo, e giocondamente vivendo. Ma quando discese dal palazzo del -Comune si fece sorreggere da due uomini a destra e a sinistra, per -far credere che era stato gravemente offeso dai tormenti del Podestà. -Ma il Signore dice in Luca 12º: _Nulla è così coperto che non si -riveli_..... È da sapere che Guido di Bibbianello fu uomo nobile, -giacchè per linea paterna discendeva da quei di Canossa (laonde quelli -che lo uccisero erano suoi parenti), per linea materna era di Parma, -ed i figli di Ghiberto da Gente erano suoi germani consanguinei. Così -ebbe per moglie Giovanna figlia di Guido di Monte (ed era nipote del fu -Guglielmo Fogliani vescovo di Reggio); e Giovannino da Rodeglia[103] -aveva per moglie una sorella germana di lui, laonde si dicevano, -ed erano cognati, essendo mariti di due sorelle. Questo Guido da -Bibbianello fu inoltre bell'uomo, letterato, di raro ingegno, forte -memoria, fluente facondia, stringente eloquenza, vivace, giocondo, -largo, liberale, molto socievole e sollazzevole, benevolo, e uno de' -precipui benefattori de' frati Minori; sendochè i frati Minori avevano -nel territorio appartenente a lui un convento, nel bosco che è a -piedi di Monfalcone, ove come è detto più sopra, è stato sepolto con -suo fratello nelle tombe de' suoi avi; e l'anima sua, se è possibile, -per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia. In suo vivente -mi si mostrò sempre amico, come anche di mio fratello frate Guido di -Adamo, che morì anche esso nel convento di Monfalcone, e vi fu sepolto. -Tuttavia Guido da Bibbianello da' suoi malevoli era giudicato maligno, -e gli attribuivano molte azioni malvagie, che fosse cioè maldicente -e detrattore dei servi di Dio..... E tale è l'abitudine degli uomini -carnali, di denigrare la fama dei servi di Dio, e credono di trovare -una scusa de' loro peccati col far credere d'aver compagni nel mal fare -anche uomini santi. Così gli si attribuiva d'essere solito dire che -se era destinato alla vita eterna, la avrebbe, per quanto peccasse, e -se fosse destinato alle eterne pene avrebbe dovuto sobbarcarvisi, per -quanto operasse dirittamente. E, a provarlo, adduceva quel passo della -Scrittura di Luca 22º: _Il figlio dell'uomo va dov'è prestabilito_. E -fu una stoltezza, perchè, quantunque io ed altri frati amici suoi gli -dicessimo di guardarsene, tenea poco conto del nostro avviso, e non -voleva udirne, e rispondeva: La Scrittura dice, Ecclesiastico 19º: -_Chi crede subito, è di cuor leggiero, e sarà considerato dappoco_. -A cui, essendo egli dotto della Bibbia, io soggiungeva: È scritto -ne' Proverbii che il Savio dice 28º: _Beato l'uomo, che è sempre in -timore_ ecc. Ma, come ho già detto, non voleva ascoltarne; anzi scoteva -il capo, quasi a disprezzo di ciò che gli si diceva. Al già detto -aggiunsi: È scritto ne' Proverbii 22º: _La via dello stolto è diritta -al suo parere_. Insistendo io pertanto in questi concetti, e dicendo: -Io ti ho espresso il mio pensiero, rispose: Le parole sono molte, -ma molte sono quelle che nelle dispute sono vuote...... che è nella -provincia della Siria; secondo, perchè non gli fu data soddisfazione -nella Corte del Papa nè riguardo alle sue petizioni, nè riguardo al -suo compagno della Provenza; terzo, perchè quand'era in viaggio per -andare al ministro Generale, che era a Parigi, prima di arrivarvi, -per voci che ne correvano e per annunzi ricevutine, seppe della morte -del Generale; quindi ritornò alla Corte, e non sappiamo che cosa abbia -fatto. Avevano inoltre a quel tempo i Cardinali un tal Papa, che era -podagroso, di poca dottrina, un vero romano, avaro e meschino, Giacomo -Savelli, e si chiamava Onorio IV. Egli non solo non fu promotore di -Religioni nuove, ma si studiò in ogni maniera di ridurre al nulla le -già iniziate e prosperanti, poichè per denaro avuto da alcuni prelati -di chiese, s'era fitto nell'animo il pensiero e il proposito di fare -ingiuria e oltraggio ad Ordini illustri, come all'ordine de' frati -Minori e de' Predicatori..... Ma Iddio lo tolse di mezzo, e prevenuto -dalla morte non ebbe tempo di effettuare quanto covava in petto..... -Avrebbe apportato grave impedimento alla salute delle anime questo -Papa Onorio, se avesse potuto condurre ad effetto quello che andava -maturando nella sua mente. Riguardo ai Tartari vedi più sopra. E se -alcuno ricerchi perchè le cose che riguardano i Tartari io non le -abbia aggruppate insieme, rispondo d'aver fatto così perchè accadevano -successivamente, ed io successivamente le registrava ogni qual volta -mi venivano riferite..... Nel millesimo soprannotato, nella diocesi di -Bologna avvenne che un giovane ricco, che aveva ancora superstiti il -padre e la madre, avendo preso moglie, la prima sera del matrimonio, -prima ancora d'aver tocca la moglie, diede ospitalità a tre ribaldi, -di quelli che dicono di essere apostoli e non sono, i quali persuasero -a quel giovane di non accoppiarsi colla moglie..... e questa astinenza -insinuavano per far eglino prima del giovine marito...... Allora il -giovane si riconobbe ingannato da que' ribaldi, li fece prendere e -ne sporse querela al Podestà, che li fece impiccare...... Questa cosa -adunque avendola saputa Obizzo Sanvitali, Vescovo di Parma, che lungo -tempo li aveva favoriti per riguardo di Ghirardino Segalello, loro -istitutore, li espulse da Parma e da tutta la sua diocesi, conoscendo -che sono vili truffatori, ribaldi, gabbamondo e seduttori della peggior -risma...... Quel Ghirardino Segalello, che fu loro istitutore, ora è -ridotto a tanta demenza, che va vestito da istrione, e fattosi giullare -e mimo va facendo pazzie pe' viali e per le piazze; poichè ha il cuore -in vanità...... nè ha timore di Dio...... Di lui e de' suoi seguaci -ho parlato più sopra diffusamente. Nel millesimo sussegnato morì in -Reggio un certo Bresciano, che prima insegnava a leggere ai ragazzi il -salterio, e simulava di esser povero, e andava mendicando, e talvolta -suonando e cantando per avere più larga limosina. A costui il diavolo -aveva messo in testa, che doveva sopravvenire una desolante carestia; -e perciò biscottava i pezzi di pane, che accattava, e li riponeva in -serbo, per provvedere in tempo un rimedio a quella fame, che, com'è -detto, il diavolo gli aveva inchiodato in capo che dovesse arrivare. -Ma come fu detto di quel ricco del Vangelo..... così accadde a questo -infelice. Perocchè una sera malò più gravemente del solito, ed, essendo -solo in casa, aveva chiusa con diligenza la porta con una sbarra, e -quella notte fu strozzato dal diavolo, e malamente e disonestamente -trattato. L'indomani non facendosi vedere, gli uomini del vicinato, -le donne, i ragazzi in folla adunati atterrarono a forza la porta, e -lo videro giacente morto in terra, e vi trovarono farina in sacchi già -fetida dentro una cassa, e due altre casse di tozzi di pane biscottato; -e si constatò che aveva in Reggio due case, in due diverse parrocchie, -di cui andò in possesso il Comune di Reggio; e così si verificò quello -che volgarmente si dice: _Ciò che non riceve Cristo, lo piglia il -fisco_. Perciò i ragazzi lo spogliarono nudo questo infelicissimo, -e gli legarono i piedi con vincigli attorcigliati, e così nudo lo -trascinarono per tutta la città, per le strade e per le piazze, scherno -e ludibrio di tutti. E, quel che è singolare, si fu che non furono -sobillati da nessuno a farlo, e che nessuno li rimproverò, come d'aver -fatta una mala cosa. Ed essendo arrivati all'ospedale di Sant'Antonio -stanchi di tedio e di fatica, vollero legare quello sconciato cadavere -alla coda del carro di un bifolco, che per caso conduceva il carro -co' buoi per quella via; ma il contadino facendo opposizione, ecco -che subito i ragazzi gli si scagliarono addosso, e lo percossero -gravemente. E allora il bifolco lasciò fare ai ragazzi quella -ribalderia. Uscirono pertanto di città per la porta di S. Stefano, e -lo gettarono giù dal ponte nella ghiaia del Crostolo, fiume o torrente -che sia; e scendendo giù nell'alveo attorno al cadavere, gli gettarono -addosso una gran caterva di pietre, sclamando ad alte grida: Scendano -con te nell'inferno la tua fame e la tua avarizia insieme colla tua -miseria, e vi stiano in eterno e più oltre. E nota che i ragazzi sono -generosi ed i vecchi tenaci. Perciò anche Marziale Coco disse: - - Miramur juvenes largos, vetulosque tenaces; - Illis cum multum, his breve restet iter. - - È un fatto in vero sovra ogni altro strano - Che scialacqui il garzon lunge da morte, - E ammassi poi con appetito insano - Chi già del cimiter bussa alle porte. - -Parimente nel detto millesimo avvenne un gran turbamento nel monastero -di S. Prospero di Reggio, in occasione delle guerre. In quel tempo era -diciasettesimo Abbate del monastero Guglielmo de' Lupicini, buon uomo, -per quanto a religione ed onestà, ma per quanto riguarda agli affari -mondani, semplice, rustico ed avaro. Trattava anche male a vitto i suoi -monaci, e perciò li ebbe poi avversi. Perocchè Bonifacio, figlio di -Gherardo di Boiardo da Rubiera, di intesa con alcuni monaci, che non se -la intendevano bene coll'Abbate, perchè li trattava male a vitto, la -prima volta occupò il monastero nel giorno di Pentecoste, all'ora del -pranzo, lo spogliò, portò via quello che volle, e si ritirò. L'Abbate -si diede alla fuga e andò al convento de' frati Minori, ove si fermò -tutto quel giorno e la notte seguente; e poscia passò in casa di un suo -fratello germano, che si chiama Sinibaldo, e vi ospitò alcuni giorni -coll'animo sospeso e il cuor pauroso. La seconda volta il prenominato -Bonifacio, al tempo della mietitura, occupò le cascine del monastero, -cioè la Migliarina[104] ed altre cascine; poi si prese di forza -Fossole[105], assediò, prese e mise a fuoco la Casamatta, ed ivi uccise -un uomo, che difendeva i suoi bovini e non glieli voleva dare; un altro -ne ferirono gravemente, e lasciatolo tutto piaghe, se n'andaron via che -era semivivo. E nota che queste cose erano state predette all'Abbate -prima che avvenissero; ma per quella sua semplicità ed avarizia, non -volle prevenirle e guardarsene, poichè le saette previste feriscono -meno..... Ma gli amici dell'Abbate vedendo che era pigro a premunirsi, -spontanei accorsero, non richiesti da lui, ed erano quaranta buoni -Reggiani, che fecero la guardia al monastero di S. Prospero tutta la -notte precedente il giorno di Pentecoste. Ma arrivata l'ora del pranzo, -non li ringraziò nemmeno della guardia che avevan fatta tutta la notte, -non li invitò a pranzo, e lasciò che andassero a pranzare alle proprie -case. Ed egli andò al suo palazzo con alcuni suoi scudieri e donzelli -per pranzare. Ed ecco che mentre sedeva a mensa, e credeva tutto -tranquillo, d'improvviso udì il rintocco della campana della torre, -che era suonata dai monaci di lui avversarii....... Allora i secolari -nemici dell'Abbate, sbucando prontamente dai nascondigli, irruppero nel -monastero, volendo creare un nuovo Abbate; e l'Abbate, per aiuto della -misericordia di Dio, si precipitò da un'angusto solaio, che chiamavano -ambulatorio, poi traversò le fosse, e arrivò, come s'è già detto, -al convento de' frati Minori, spaventato e tremante come un giunco -nell'acqua corrente. Ivi tutti gli amici, che venivano a visitarlo, lo -rimproveravano acremente, e lo caricavano di oltraggiosi rimbrotti, -rinfacciandogli che tali cose lo avevano incolto a cagione della sua -rusticità ed avarizia. Ed egli tutto sopportava con pazienza, perchè -si riconosceva colpevole. Ma nel mese precedente, cioè nel Maggio, -prima che all'Abbate tali cose avvenissero...... e le persone, che -hanno attinenza col detto Ordine de' Cisterciensi si astengono da ogni -contatto cogli stessi frati Minori, e come fossero scomunicati, non -assistono ai loro divini uffici, nè alle loro predicazioni; e questo è -di scandalo universale, ed una grave jattura per la Chiesa; le quali -cose però da molti savi e prudenti uomini si riconoscono promosse da -fomite d'invidia e di odio[106]. Avendo dunque noi sempre prediletto e -favorito in modo speciale il predetto Ordine Cisterciense, ordiniamo -a tutti voi in generale, e a ciascuno in particolare, sotto stretto -comando, di andare in vece nostra ai singoli conventi e monasteri del -detto Ordine esistenti nel distretto della vostra giurisdizione, e di -avvisare gli Abbati, le abbazie e i conventi loro, e di supplicarli -da parte nostra di revocare provvidamente ed effettivamente entro un -mese, a contare dal giorno in cui riceveranno i presenti ordini, i -loro Statuti così improvvidamente pubblicati e promulgati con iscandalo -della Chiesa..... E, se non obbediscono, abbiamo deliberato e decretato -che nessuno, Duca, Marchese, Conte, Nobiluomo, od altri chichessia, -suddito del nostro Impero possa dare all'Ordine Cisterciense nulla de' -suoi beni, nè mobili, nè immobili, nè trasferire in loro proprietà -gli accennati beni con alcun titolo di alienazione senza il nostro -espresso assenso....... le possessioni, delle quali l'Ordine stesso -abbonda; e se altrimenti sarà fatto..... comandando a tutti voi in -generale, e a ciascuno di voi in particolare di revocarle per autorità -della Maestà imperiale..... La causa poi, onde i frati dell'Ordine -Cisterciense si sollevarono contro i frati Minori, per cui fu emanata -contro di loro una legge sì dura, come poi in seguito ho saputo, fu -questa. Uscì dal nostro Ordine, ed entrò in quello dei Cisterciensi un -frate Minore, il quale si comportò tanto bene che arrivò a diventare -Abbate di un cospicuo monastero. I frati Minori per una certa gara -d'emulazione, che in ordine a questa cosa non era secondo il consiglio -della saggezza, temendo che altri, seguendo l'esempio di quel frate, -abbandonassero il loro Ordine, lo presero e lo ricondussero al loro -convento, e lo nutrirono col pane della tribolazione e coll'acqua del -dolore. La qual cosa risaputa, i Cisterciensi s'irritarono acerbamente -e si sdegnarono contro i frati Minori, e questo per cinque motivi: -primo, perchè punirono chi non meritava di essere punito; secondo, -perchè non dipendeva più dall'Ordine nostro; terzo, perchè lo presero -vestito dell'abito monacale; quarto, perchè nell'Ordine loro era stato -elevato ad un'alta prelatura, quella di Abbate; quinto ed ultimo, -perchè si diportava tanto bene nell'Ordine loro per vita, per saviezza, -e buoni costumi, che era loro ben accetto ed in grazia di tutti. Ma -Rodolfo, che è stato legittimamente eletto Imperatore, e che ama di -cuore, e di fatto promuove l'Ordine de' frati Minori, per amore di Dio -e del beato Francesco, saputo che i Cisterciensi avevano preso contro -loro una deliberazione tanto dura, se ne sdegnò, e scrisse a loro -riguardo la lettera surriportata..... Questo Re Rodolfo fu veramente -quel buon vicino, di cui dice il Savio ne' Proverbii 23º: _Il vicino -di loro è forte_. Ma i Cisterciensi, conosciuta la predetta lettera, -revocarono e annullarono subito la deliberazione presa, e ordinarono -che i frati Minori fossero ricevuti nelle loro case con famigliarità, -amorevolezza, cortesia e benignità, non solo per declinare da se -stessi il danno, a cui potevano andare incontro, come aveva minacciato -chi aveva scritta la lettera, ma eziandio per obbedire a sì potente -Signore, secondo il detto dell'Apostolo ai Romani 13º: _Ogni persona -sia sottoposta alle potestà superiori_. Riguardo poi alla deferenza -dell'Imperatore Rodolfo verso i frati Minori, cerca più indietro, e -troverai che cedette loro il suo palazzo, che aveva nella città di -Reggio, perchè vi edificassero il loro convento, e che promise di far -loro in seguito maggiori elargizioni. Simile controversia incontrò -frate Buonagrazia, quando era ministro provinciale a Bologna, contro -il monastero di Nonantola[107], che è nel territorio di Modena. Un -certo frate Guidolino, Ferrarese, uscì dell'Ordine de' frati Minori, ed -entrò in quello di S. Benedetto dei Monaci Neri, ove nel monastero di -Nonantola si comportò tanto bene e tanto lodatamente, che s'acquistò -la benevolenza di tutti, e lo elessero Abbate del nominato monastero. -Per cagione di che sostennero tra loro i frati Minori e que' monaci -Benedettini una fiammante controversia al cospetto di Giovanni Gaetani -(che allora era governatore de' frati Minori, e poscia fu Papa Nicolò -III) e, dopo vivissimo dibattito, i frati Minori ottennero che non -fosse fatto Abbate. E quei monaci spesero 10000 lire imperiali per -riuscire ed averlo Abbate. Ma non potendo averlo, e vedendo che -s'affannavano invano, non elessero nessun altro Abbate, e lo fecero -lui signore dell'abbazia, come se Abbate fosse canonicamente. Questo -dimostri quanto l'amavano que' monaci. Ma egli fece come l'antico -Giuseppe, che a' suoi fratelli non volle rendere male per male, pur -potendolo e non mancandogliene occasione; che anzi si tolse premura di -far loro del bene, adempiendo quel detto dell'Apostolo ai Romani 13º: -_Non rendere a nessuno male per male_, ed anche: _Non lasciarti vincere -dal male, ma col bene vinci il male_. Suona a proposito anche quello -dell'Ecclesiastico 10º: _Non aver memoria dell'ingiuria, che t'ha -fatto il prossimo_; il che appuntino faceva questo frate Guidolino. -E vedeva tanto volentieri e accoglieva i frati Minori nel monastero -di Nonantola, come fossero angeli di Dio, e pregò i suoi confrati di -averne sempre due nel monastero a spese del monastero stesso, come -scrivani a copiare e moltiplicare gli originali degli scrittori, de' -quali originali colà vi era gran dovizia. Questo frate Guidolino fu -mio intimo amico, quando coabitavamo nel convento di Ravenna. E nota -che i frati Minori da Papa Nicolò IV, che era pur esso dell'Ordine de' -Minori, si ebbero un privilegio, pel quale nessuno che uscisse dal loro -Ordine potesse in perpetuo essere promosso ad alcuna prelatura di altro -Ordine. - - -a. 1287 - -L'anno 1287, indizione 15ª, i frati Predicatori ritornarono ad abitare -in Parma, d'onde erano partiti spontanei per cagione di una donna -eretica, di nome Alina, cui essi avevano fatta bruciare. E ritornarono -il giorno della Cattedra di S. Pietro; ed uscirono per andar loro -incontro colle trombe e cogli stendali alcuni Parmigiani ed i -Religiosi, che li accolsero e accompagnarono in città con onorificenza. -Nello stesso millesimo, dopo che i Lupicini ed i Boiardi s'erano già -rappacificati, furono uccisi due monaci del monastero di S. Prospero di -Reggio, e furono que' monaci, che avevano già tempo tradito l'Abbate -e il monastero di S. Prospero. Poscia, a breve distanza di tempo, -a vendetta di que' due monaci, ne fu ucciso un altro del monastero -stesso, che, delegato come suo procuratore dall'Abbate, andava alla -Corte con un cert'altro sacerdote. Questo monaco era figlio di Gifredo -de' Muti di Reggio, frate Gaudente; e disse a chi lo feriva; Chi -siete voi? Ed i feritori risposero: Noi siamo i procuratori di que' -due monaci, che pochi giorni fa sono stati uccisi, ed abbiamo mandato -di rendere pan per focaccia. E feritolo, fuggirono lasciandolo mezzo -morto. Fu portato a casa de' suoi parenti, fece la sua confessione, -e s'addormentò nel Signore; e pochi giorni dopo, la madre di questo -monaco malatasi di tristezza, morì anch'essa. Così nello stesso -millesimo i Reggiani per carnevale non fecero baldoria, secondo il -costume delle altre città cristiane, che in tal tempo folleggiano e -fan pazzie, ma se ne restarono senza chiasso, come se fossero morti -i loro. Ma in quaresima, che è tempo dedicato a Dio, cominciarono a -folleggiare, mentre sarebbe stato tempo prezioso per la salute delle -anime, tempo di fare elemosine, e di attendere alle opere di pietà..... -tempo di confessarsi, di ascoltare le prediche; di visitare le chiese, -di pregare, di digiunare, e di piangere...... In quaresima adunque non -si diedero i Reggiani alle opere di pietà, nè si curarono delle sante -cose preaccennate, ma corsero dietro a vanità, e invanirono..... Di -fatto molti di loro presero a prestito vesti dalle donne, e vestiti, -da donne, cominciarono loro giochi, e andavano per la città attorno -in torneamenti; e per avere vieppiù apparenza di donne, con biacca -imbellettavano le maschere, che si mettevano al volto, non curandosi -delle pene a ciò comminate...... Guai a que' miseri cristiani che -tentano di convertire il tempo consacrato al culto ecclesiastico in -tempo di dissolutezza e vaniloquio...... Certamente Cristo, nostro -Dio, c'insegnò a digiunare in quaresima...... e siccome decretarono i -Venerabili Padri Pontefici romani...... ma alcuni infelici cristiani -nelle città Lombarde nè digiunano, nè si confessano de' loro peccati. -E perchè in tal tempo non possono trovar carni in beccheria, mangiano -in secreto carni di galline e di capponi, e, dopo, tutto il giorno -se ne stanno sdraiati su stuoie, sotto i porticati, e nelle piazze, -giocano a zare, a' dadi, e a trottolino, e bestemmiano il nome del -Signore e della beata Vergine madre di Lui; e que' tali si danno a -credere che possano mutare i tempi e le leggi, e che venga il giorno -di poter vivere in libera libidine. Nota che l'Apostolo specificò -alcuni segni de' malvagi cristiani, che vivranno circa i tempi -dell'Anticristo, i quali segni si riscontrano in quelle persone che -a' dì nostri s'infangano nel peccato senza verecondia...... Ma non -giovò ai Reggiani. Videro sì i guai de' Modenesi loro vicini, ma non -si diedero pensiero di guardarsene; che anzi posero i semi di tutti -que' mali, che poi piombarono su di loro, di cui già parlammo, ed -anche in seguito parleremo. In fatto alcuni anni prima del corrente -millesimo alcuni mugnai di Reggio, con una certa astuzia e malizia -domandarono ed ebbero dai frati Minori alcune tonache usate e vecchie, -che dicevano di voler porre sotto il meccanismo del purgatore per -ridurle all'apparenza e alla mondizie di nuove; ma se ne valsero poi -a vestirsi nel carnevale in abito di frati Minori, e dopo il tramonto -del sole ballarono cantando sulla pubblica strada. E queste pazzie -facevano per suggestione del diavolo, che voleva si calunniassero -gli innocenti, e che, da chi passava, fossero creduti realmente -frati Minori quelli che le dette cose facevano, e così diventasse -uno scandalo e un disonore pe' frati...... Il che di fatto si avverò -poi ne' mugnai, che tali cose facevano. Perocchè il Podestà di Reggio -d'allora, saputo di ciò, irritossi assai per l'amore che nutriva pe' -frati Minori, e, come era suo dovere, li punì severamente, imponendo -loro multe in denaro, e bando perpetuo dalla città, perchè altri non -osasse più in seguito ripetere quelle scene...... Nel detto anno, -cioè 1287, ai tre d'Aprile, Giovedì Santo, morì Papa Onorio IV, e il -giorno dopo, Venerdì Santo, fu sepolto. Egli fu uomo podagroso; prima -si chiamava Giacomo Savelli, romano, eletto dal novero de' Cardinali, -e resse il pontificato due anni. Creò un solo Cardinale, cui mandò -in Germania con missione di condurre di là Rodolfo eletto Imperatore, -volendolo, come comunemente si credeva, incoronare; ma il Papa morì, -e Rodolfo restossi senza la corona dell'Impero. Laonde appare chiaro -che Iddio non voglia che più sorga alcuno a reggere come Imperatore -la pubblica cosa, come è stato detto di Federico II da quelli che con -ispirito profetico predicono il futuro: «In lui morrà anche l'Impero, -perchè sebbene possa avere successori, saranno privi del titolo -d'Imperatori da parte del supremo potere dell'autorità romana». Fuvvi -un'altra cagione ancora della morte di Papa Onorio IV. Perocchè volle -far gravare la sua mano sull'Ordine de' frati Minori e Predicatori, -togliendo loro la facoltà di confessare e di predicare, per eccitamento -di alcuni prelati oltramontani, che spesero a questo scopo 100,000 lire -della moneta di Tours. E Matteo Rossi, che era il Cardinale protettore, -governatore e censore dell'Ordine de' Minori, venne ai frati piangendo -e disse: Frati miei, io ho insistito quanto ho potuto per stornare il -sommo Pontefice da' suoi propositi, ma non ho potuto smoverlo dal malo -divisamento che ha fitto in cuor suo contro di voi...... E siccome è -impossibile che le preghiere dei molti non sieno esaudite...... quando -Papa Onorio l'indomani, Giovedì Santo, avrebbe pronunciata la sentenza, -ecco che Iddio lo colpì la sera innanzi e lo tolse di vita...... Ed -io abitava nel convento de' frati Minori di Montefalcone. Lo stesso -anno Nicolò Fogliani prese Carpineti[108] e Pacilo[109], (due castelli -della diocesi di Reggio), e vi pose di stanza a guardia suoi armati, -in servizio di Monaco di Canossa, i cui fratelli l'anno antecedente -erano stati uccisi, cioè Guido di Bibbianello e Bonifacio di lui -fratello. A vendicare adunque i suoi fratelli, Monaco di Canossa, che -aveva signoria a Bibbianello, con molti uomini d'armi andò, e, facendo -violenza ai custodi delle porte della città, entrò in Reggio. E in quel -giorno ebbe suo principio una sanguinosa zuffa nella città di Reggio, -ed ebbe per effetto che il Podestà che era Cremonese, e il Capitano che -era di Parma, discesero dai loro Palazzi, e il dì seguente, ricevuto -loro salario, partirono ritornando alle loro città. Frattanto Matteo -Fogliani, Guido da Tripoli e Monaco di Bibbianello si spartirono gli -uffici principali della Signoria. E Monaco di Bibbianello andò in -persona ad appiccare il fuoco alla casa di Rolandino da Canossa, e -l'incendiò e la fece smantellare sino alle fondamenta; e mentre queste -devastazioni si compievano, inanimava i suoi armati, dicendo: Venite a -me con sicurezza, e non temete, che io sono fatato ed invulnerabile. -E questo diceva per tenere alto il coraggio de' suoi, e renderli -pronti ad osare. Quivi fu ucciso un popolano, che era bello e buon -uomo, amico mio e dei frati Minori, del partito di Rolandino, ed in -quel giorno era di guardia alla casa di lui. Questi esercitava in -Reggio l'arte del cimatore, e si chiamava Ugolino da Canossa. Questo -accadde il Mercoledì dell'ottava di Pasqua, nel qual giorno cantammo -nella messa _Venite, benedicti: Venite, o benedetti_; ed io abitava -nel convento di Montefalcone; e quel giorno andai a Reggio, entrai in -città, e vidi tutto co' miei occhi, perchè tutta la giornata, mentre -queste cose si facevano, io girai attorno per la città. E le follie, -che i Reggiani fecero nella quaresima, si convertirono in pianti ed -in querimonie, perchè fatte in tal tempo presagivano male...... E -l'Arciprete della chiesa maggiore, che si chiama Enzo Uberto, ed un -certo eremita andavano predicando a pieno uditorio che quelle baldorie, -che si facevano dai Reggiani nella quaresima, erano un buon segno. -Ma frate Benvenuto dell'Ordine dei Minori predicava il contrario, -cioè che presagivano male, come poi provò e dimostrò il fatto. Questo -frate Benvenuto era del Modenese, lettore di teologia, predicatore -buono, ornato e gradito al clero e al popolo; sapeva di greco e di -latino; fu interprete molto abile e sottilissimo del testo bibblico; e -ovunque correva lezione storpia corresse, e diede un testo, che è il -più corretto che oggi si trovi al mondo; fu correttore alla mensa in -Parigi si trovò compagno di molti che diventarono poi sommi Pontefici, -cioè Papa Adriano, Papa Gregorio X oriondo di Piacenza; e tuttavia -amò meglio restare umile cogli umili, che por piede nelle Corti de' -grandi; e tale è tornato al suo Ordine, nel quale talvolta, quando -torna il suo giorno, secondo l'uso dell'Ordine stesso, lava anche -le scodelle. Uomo di molto studio e di acuto ingegno, e dottissimo, -di memoria facilissima, che ha molti e buoni libri, che si procurò -con grande fatica copiandoseli e facendosene copiare, quando era a -studio in Parigi. Umile, socievole, benigno, onesto, di vita santa; di -edificante conversare, e da tutti tenuto in distinta considerazione. -Questi dunque, in quanto all'applicazione che se ne può fare al caso -presente, che riguarda i Reggiani, mi pare prefigurato in Michea, il -quale consigliò il Re Acabbo di non ingaggiare battaglia in Ramoth -di Galaad contro i Siri. E _Sedecia figlio di Canaan_, che _si fece -le corna di ferro_ e disse al Re: _Con queste soffierai sulla Siria, -finchè tu l'abbia annientata_, prefigurò coloro, che adulavano i -Reggiani, quando in quaresima folleggiavano.... Quel giorno dunque, -in cui accaddero le dette cose ai reggiani, incontrai l'Arciprete -della chiesa maggiore della città di Reggio, presso la chiesa di San -Pietro, ove era stato canonico, ed era profondamente melanconico e -quasi inebetito; e presemi per mano, come per dar segno di conoscermi -e d'aver meco dimestichezza, poichè io aveva abitato a Reggio sei -anni. E gli domandai come stesse; e mi rispose che stava come in un -mulino rotto. Allora, siccome costui era stato uno degli adulatori -dei Reggiani quando matteggiavano in quaresima, fui sul punto di -dirgli quello che disse Michea ad un tale nella storia preaccennata: -_Vedrai_ ecc. cioè saprai e conoscerai che cosa sta nella camera del -letto, quando nella camera del letto ti ritirerai. Il profeta volle -significare che colui, al quale parlava, conoscerebbe piena la verità, -quando la tribulazione gli acuisse l'intelletto. Ma stando lì lì -per dirgli questa cosa, il mio animo e la mia lingua gliela vollero -risparmiare, memori di quel che dice la Scrittura: _Non irridere un -uomo che si trova nel dolore_.... Parimente il giorno stesso, in cui -ebbero cominciamento le cose già dette dei Reggiani, Monaco di Canossa, -ossia di Bibbianello, andò in persona alle carceri del Comune, e co' -suoi uomini d'armi ruppe e le aprì, liberando tutti i prigionieri dalla -miseria, e dalle catene, e dalle tenebre, e dall'ombra di morte, e -infrangendo i loro ceppi li lasciò andare in libertà. E vi si trovavano -alcuni condannati a bando perpetuo dal Comune, tra' quali taluno era -già da lungo tempo carcerato, ai quali parve rinascesse una luce nuova, -e ne provarono massimo gaudio e tripudio, ne resero grazie a Monaco, -e si offersero sempre pronti ad amarlo e servirlo in sempiterno. Quel -giorno stesso nella città di Reggio Giacomino dei Panzeri e suo figlio -Tomasino assalirono coraggiosamente la fazione loro avversa, come leoni -che balzano sopra la preda, parati a penetrare anche attraverso un muro -di ferro. Ed a Tomasino fu ucciso sotto il cavallo mentre assaliva i -nemici al trivio de' Roberti. Giacomino poi essendosi recato alla porta -di S. Nazzaro, non per uscire e partirsene ma per comandare che la -porta si abbandonasse aperta, mentre ne ritornava verso casa sua urtò -in una moltitudine di armati, ai quali non potendo tener testa, gli -fu giocoforza uscire di città; sendochè i Lupicini si staccarono dal -partito di Rolandino in occasione di un parentado recente contrattosi -tra lui e Matteo Fogliani, avendo Garsendonio accettata come sposa -una figlia di Matteo per suo figlio Ugolino; ed altri ancora del -partito di Rolandino di Canossa e di Giacomino de' Panzeri non erano -dell'animo inclinati a menar le mani; alcuni altri poi se n'erano -usciti di città, e se ne stavano nelle loro castella. Allora furono -messe a ruba e a sacco le case di alcuni, e ne fu portato via ogni -bene, frumento, vino e tutti i mobili; e i giorni successivi furono -rase al suolo le case di Giacomino, di Bartolomeo e di Buonacorso de' -Panzeri, di Alberto degli Indusiati, di Ugo di Corrado, di Rolandino -di Canossa e di Manfredino del Guercio. Come pure il giorno di quella -sommossa, dopo nona, molti malfattori e ribaldi andarono correndo al -convento de' frati Minori per entrarvi e far bottino degli oggetti che -vi erano stati depositati. Di che accortisi i frati suonarono a stormo -la campana più grossa; e subito, ecco presente Guido da Tripoli, armato -sul destriero, e lo vidi io co' miei occhi, e menò loro colpi di clava, -e li cacciò tutti in fuga. Egli mi guardò e disse: Ohe! frati, e non -avete voi di buoni randelli da bastonar cotestoro, che non vi rubino? A -cui io risposi che a noi non lice bastonare nessuno.... Allora intesi -che aveva detto vero Isaia nel 9º: _Perchè ogni saccheggiamento di -saccheggiatori è con istrepito e tumulto_. In que' giorni Rolandino di -Canossa, Francesco Fogliani, suo fratello il Prevosto di Carpineti, -Giacomino dei Panzeri, suo figlio Tomasino e molti altri con loro -dello stesso partito, andarono a Parma, e fecero apprestare vessilli, -banderuole e macchine da guerra per correre ai castelli che hanno -nella diocesi di Reggio, e battere i loro avversarii, cioè i Reggiani -che stanno dentro la città. E un giorno quei di Gesso fecero una -scorreria contro quelli di Roncolo[110], e rapirono loro dai pascoli -i buoi e le vacche; la qual cosa vedendo quelli di Roncolo portarono -in sicuro su quel della diocesi di Parma le robe loro, e abbandonarono -vuote e deserte le case e la villa.... Quelli poi delle Castella -fabbricarono case e trasportarono ogni lor cosa alle falde del colle -su cui è Bibbianello, e parte anche sulla vetta. Altrettanto fecero -quei di Cauresana[111], di Farneto, di Corniano e di Plazzola intorno -intorno a monte Lucio, nella sua più alta parte; così anche quelli di -Oliveto; e quelli di Bibbiano si munirono di fortilizii per timore -di una vicina guerra. Quelli di Caviano costruirono case intorno -alla chiesa plebana, vi cavarono all'ingiro le fossa e le riempirono -d'acqua per essere al coperto dalla furia del devastatore. Così sono -oggi le cose. La fine sarà quella che sarà, perchè sono sempre incerti -gli eventi delle guerre, e la spada ora atterra l'uno, ora atterra -l'altro. Ma i Modenesi risapendo di tutti questi guai dei Reggiani, -ne furono in forte apprensione e vollero espellere di nuovo que' loro -concittadini, che erano tornati da Sassuolo, e coi quali avevano da -poco tempo fatta pace. I quali risposero di essere disposti ad obbedire -e andare a confino, e piegarsi a' loro comandi, e fare tutto quanto -volessero. Laonde i Modenesi vinti da tanta docilità risparmiarono ai -loro concittadini, che erano tornati da Sassuolo, sì grave danno e non -li costrinsero ad uscire di città; ma raffermarono più saldamente la -pace e la primiera concordia, e si imbandirono scambievoli banchetti, -e si contrassero fra le loro famiglie maritaggi, e consolidarono -i loro rapporti di amicizia coi vincoli delle affinità. Lo stesso -anno un certo maestro Pisano, che era a Parma per fondere campane, -fece anche quella del Comune di Parma, grossa, bella e buona; e deve -farne un'altra pel duomo a spese del Cardinale oriondo di Gainago. E -l'anno antecedente ne aveva fusa un'altra pel Comune, ma, all'atto -del gettarla, per insufficienza di metallo riuscì mancante degli -orecchioni; e quindi non potendo servire a nulla fu ridotta a pezzi. -Un cert'altro maestro Pisano anch'esso ne aveva fatta prima ancora -un'altra, ma non era sonora, e di lontano non si udiva. Questa essendo -stata sospesa alquanto alta da terra ad un castello di legno presso -il palazzo dell'Imperatore, che in Parma è all'Arena, cadde da quella -specie di battifredo a terra, e non offese nessuno, tranne che ad un -giovane portò via la parte anteriore di un piede, col quale aveva dato -un calcio al padre, ma non impunemente, come il giusto giudizio di -Dio lo dimostrò con tale disgrazia.... Dacchè adunque abbiamo fatta -menzione de' lavori pubblici de' Parmigiani, sta bene che ne facciamo -pieno racconto di alcuno per meglio ricordarne le origini; e per farlo -meglio è d'uopo ritornare alquanto indietro (Vedi più su dei lavori -publici dei Parmigiani). Così nel susseguente millesimo, il Mercordì -dell'ottava di Pentecoste, che era ai 28 di Maggio, i Reggiani, fanti -e cavalli, uscirono armati dalla città per battersi con quelli di Gesso -e si misero a campo sul Campora, un torrente che ha le sue scaturigini -presso Canossa, e va a metter foce nel Crostolo. Allora quei di Gesso -uscirono anch'eglino col proponimento di presentare battaglia, e -andavano provocando al combattimento i Reggiani della città. Stavano -l'une squadre di fronte alle altre a mezzo miglio d'intervallo, e -dall'una parte e dall'altra si mandavano avanti quelli che si chiamano -spie od esploratori, per conoscere la moltitudine degli armati, o la -debolezza del nemico; e così durarono tutta la giornata, finchè stanchi -di noia, retrocedettero lo stesso giorno senza essersi scontrati. -Ma nel seguente sabato delle Tempora, cioè l'ultimo di Maggio, festa -di S. Petronilla, que' di Gesso andarono a battere contro la chiesa -plebana di Caviano, attorno alla quale uomini e donne s'erano ritirati -e trincerati. E quel luogo era assai ben munito a cagione della torre, -della chiesa, e della fossa che lo cingevano, e per il numero d'uomini, -di pietre, di baliste ed altre diverse macchine guerresche. Allora -si accostò Guido di Albareto, che era uno dei condottieri di quei di -Gesso, e tenne un'allocuzione a quei della Terra, dicendo: Provegga -ciascuno di voi all'anima propria, e arrendetevi a noi, e andatevene -liberi in pace senza dannaggio di sorta; che se resistete, sappiate -che sarete presi di forza, e senza misericordia appesi alle forche. In -quel punto, irritato da tale linguaggio, uno di quelli che erano sulla -torre, lanciò dall'alto una pietra, che andò a colpire sulla testa il -cavallo di Guido, il quale orribilmente rotando intorno a se stesso, -quasi stramazzò. Allora cominciò l'attacco tra quelli di dentro il -castello, e quei di fuori; e quel giorno dentro il fortilizio della -plebana non erano presenti che quaranta uomini, che ferirono quindici -nemici, de' quali nella ritirata morirono tre e furono sepolti. Ma -quei di fuori riconoscendo che non potevano espugnare le munimenta di -quella Chiesa plebana, si sbandarono per la villa di Caviano a far -bottino di oche, di galline, di capponi, di galli, di porcelli, di -agnelli, e di quanto vi era e loro piacque. Di fatto quella villa era -boscosa e ricca d'ogni ben di Dio, e gli abitanti vivevano quasi a -maniera dei Sidonii, isolati e senza comunione con quelli delle Terre -vicine; nè vi fu chi opponesse resistenza, nè aprisse bocca a gridare. -In quella notte posero a fuoco cinquantatrè case della villa di Caviano -tra buone e in mal essere; e tutte indifferentemente l'avrebbero -bruciate, se non avessero smesso per le istanze e le preghiere dei -frati Minori, che si opposero a quei malandrini. La quale devastazione -scorta quelli di Bibbiano, spillarono cento lire imperiali a quelli -di Gesso, e concordarono seco loro una tregua d'un anno, per poter -lavorare sicuri i loro campi e raccoglierne le messi. Questa tregua si -pattuì mercè di donna Beatrice, vedova, sorella di Guglielmo Rangone -di Parma. Allora Egidiolo di Montecchio cominciò a porsi in mezzo -per concordare una tregua tra quei della villa di Caviano e quelli -di Gesso; e la mediazione di lui era molto promettente, perchè sua -moglie era nata da quei di Canossa, sorella della madre dell'Abbate, -e Monaco di Bibbianello era nipote della moglie di Egidiolo come nato -da un consanguineo di lei. Questo Egidiolo era uomo soave, pacifico e -dolce; e tutto il tempo di queste lotte tra Reggiani e quei di Gesso, -molto si affannò correndo ora a Gesso, ora di là ritornando ai nostri; -ma da questo suo adoperarsi non ne raccolse che calunnie e maldicenze. -A questi giorni era Podestà dei Modenesi Rolando degli Adegherii di -Parma, che chiamò a sè quelli che erano tornati da Sassuolo, e co' -quali i Modenesi della città s'erano pacificati, e con modi cortesi -li persuase di uscire dalla città, perchè non li incogliesse disastro; -specialmente che conosceva addentro l'umore de' Modenesi, e sapeva di -un soccorso, che aspettavano dai Reggiani. E furono in tutto obbedienti -e partirono. Subito dopo arrivarono da Reggio un duecento soldati, -che entrarono tutti in Modena, e fu da loro senza contrasto occupata. -A quei giorni si ripetè molte volte a Reggio la voce che i Parmigiani -erano in discordia tra loro, che tutte le parti eran sull'armi, e si -aveva speranza che Parma fosse dai Parmigiani distrutta. E ognuno -parlava a seconda del proprio desiderio; e molti sembravano godere -della distruzione di Parma, secondo che è scritto nei Treni 1... -perocchè è gran sollievo per gli infelici trovar compagni nella -miseria. Ma la Beata Vergine, che in Parma ha culto e onore, sembra -tenere sotto la sua cura e protezione speciale quella città. In quel -tempo era a Parma Capitano di un partito Obizzo Sanvitali Vescovo -della città, e dell'altro partito Guido da Correggio. Quelli poi, che -erano stati espulsi da Reggio, si chiamavano di Gesso, dal nome di -un castello ove abitavano, il cui Capitano in capo era Rolandino di -Canossa, uomo bello, nobile, cortese, liberale e che aveva avute in -Italia molte Podesterie. Sua madre era una Piemontese, nobil donna e -santissima. E questo Rolandino, di cui parliamo, usò una singolarissima -cortesia, che è ben degna di essere raccontata. Avendo tregua quei di -Gesso con quelli di Albinea, che è una Terra del Vescovo di Reggio, un -certo tale di Albinea si presentò a lui lamentando che uno di quelli -di Gesso gli aveva rapiti i buoi. E subito glieli fece restituire, -dicendo: Vuoi d'altro? E quel tale soggiunse: Vorrei che quell'uomo, -che sta nel vostro paese mi restituisse anche il mio vestito. E -Rolandino invitando quell'uomo a restituire, e non volendovisi esso -prestare, Rolandino stesso si cavò il soprabito, ossia la guarnacca, -gliela diede e disse: Credo che tu sia così ben ripagato del tuo abito; -vattene in pace. La qual cosa avendo veduto quel contadino che aveva -portato via l'abito all'uomo d'Albinea, arrossì e prostrandosi a piedi -di Rolandino, confessò sua colpa e ridiede l'abito all'uomo derubato. -Or sappi che i capi condottieri di quei di Gesso furono: Rolandino di -Canossa, Guido di Albareto co' suoi figli, cioè Azzolino e l'Abbate di -Canossa, che si chiama Rolando; poi Guglielmino Scarabello e Bonifacio, -fratello dell'Abbate di S. Prospero, Reggiano soltanto per madre; -inoltre il Prevosto di Carpineti e suo fratello Francesco Fogliani co' -suoi figli; Giacomino de' Panzeri con Tomasino suo figlio; i quali due -si batterono da leoni nell'occasione della cacciata del loro partito da -Reggio; Bartolomeo dei Panzeri con Zaccaria suo figlio; Ugo di Corrado -con Corradino suo figlio; Manfredino di Guerzo co' suoi figli; Enrico -di Gherro un buon banchiere; e un tal bastardo bell'uomo e valoroso, -che qualche volta fu Podestà di quei di Gesso, (ed anche Enrico fu -loro Podestà); e Ro... poscia Cremona cominciò ad eleggersi Podestà -uno di Cremona. L'altra turba poi che formava le schiere di quei -di Gesso erano, o mercenarii, o assassini, o ribaldi. E si noti che -Corradino, figlio di Ugo di Corrado, fu dai ribaldi fatto Capitano e -Podestà loro. Notisi inoltre che i Lupicini al momento dell'espulsione -od uscita dalla città, abbandonarono il loro partito, e restarono in -città; e si ascrissero al partito di Matteo Fogliani, la cui figlia -la accettò Garsendonio per moglie di Ugolino suo figlio. E sappi che -allora quei di Dallo, in servizio e favore di Matteo Fogliani, stettero -molti giorni a campo intorno a Bismantova, perchè Guido di Albareto -con alcuni altri s'erano ritirati su quella roccia per isfuggire illesi -di fronte al nemico. Dopo, gli assedianti annoiati, levarono il campo, -e quei di Bismantova discesero e partirono. Di Guido d'Albareto poi è -da sapere che, come disse a me suo figlio l'Abbate di Canossa parlando -meco un giorno con famigliarità presso la porta di Gesso cinque anni -prima che gli accadesse quella disgrazia, da cui fu tormentato in -occasione della morte di Guido di Bibianello, interrogò un indovino, -che prediceva il futuro, e sapeva dire quello che accadrebbe a questo -o a quello, affinchè gli predicesse quali eventi aspettavano il -padre di lui; e gli mostrò un libro nel quale stava scritto: «Cadrà -nelle mani d'un giudice.» E così fu di fatto, come abbiam narrato più -sopra. Laonde è chiaro, che non solo i profeti preveggono l'avvenire, -ma lo preveggono talvolta anche i demonii e gli uomini peccatori, e -tanto meglio i giusti, come diremo, se ci basterà la vita a parlare -del seguente millesimo. Nell'anno sussegnato, un Sabato 17 Maggio, -all'ora del pranzo, fu ucciso Pinotto figlio di Ghiberto da Gente, -nella villa di Campegine, da' suoi nipoti, figli di Lombardino da -Gente, de' quali uno aveva nome Ghibertino e l'altro Guglielmino; e -fu ucciso per una contesa che avevano tra loro per un mulino, anzi -per cosa da meno, cioè una pezza o stretta lingua di terra, che era -di dietro ad un molino. Ma già sin da anni addietro aveva avuto a -litigare anche con Lombardino padre di costoro; e per ciò andarono -con alcuni malfattori ed assassini, che gli furon sopra con armi e con -randelli e l'uccisero.... E qui osserva un triplice giudizio di Dio. -Primo, che tutti quelli che sapevano della premeditata uccisione della -moglie di Pinotto, cioè di Beatrice di Puglia, e vi acconsentirono, -in breve giro di tempo furono uccisi anche essi, e primo fu Pinotto; -secondo, Guido di Bibbianello (il quale porse occasione a Pinotto di -farlo uccidere, perchè volle dormire con lei; ma ella si ricusò di -consumare l'adulterio, non solo per non commettere una turpitudine, -ma anche perchè Pinotto e Guido erano fratelli consanguinei). Terzo, -fu un certo Martinello, che una notte la soffocò con un piumino in -Correggio. Il secondo giudizio è che quel Martinello, uccisore della -moglie di Pinotto per mandato avutone da Pinotto stesso, ebbe poi anche -mano nella uccisione di Pinotto; e Martinello poi, ferito all'assedio -di Moncaulo[112], tornato a casa morì per non aver saputo guardarsi -dalla propria moglie. Terzo giudizio di Dio e miracoloso si è che se -per caso gli uccisori di Pinotto fossero state persone estranee alla -famiglia, i nipoti stessi, che lo hanno fatto uccidere, per l'onore -di casa loro e secondo l'uso e la vanità della gloria mondana, lo -avrebbero vendicato. Parimente, nel Venerdì precedente, il Consiglio -Municipale di Parma deliberò di compiere il castello di Navone, -presso Reggio, sulla pubblica strada, vicino alla borgata di Cadèo. -Lo stesso anno, ai 16 di Giugno, quelli di Gesso andarono contro quei -di Querciola[113], coi quali erano federati e avevano fatto tregua, -volendo da loro trarre preda e prigioni, mentre i giorni precedenti ne -avevano ucciso parecchi, e avevano fatto bottino di animali, e condotti -via dei prigionieri. Essendo dunque, dopo aver fatta tregua con loro, -di nuovo contro di loro ritornati, con intenzione di predare, ai 16 di -Giugno, come è detto, arrivarono i militi Reggiani della città con a -capo Pocapenna di Canossa e si accamparono fra Gesso e Querciola, ma -non videro che le spalle de' nemici fuggenti, secondo quel detto.... -Poichè i Reggiani stavano in armi contro loro da una parte, e quei -di Querciola dall'altra, e ne fecero centotrè prigionieri; e la più -parte furono condotti a Reggio legati ad una sola fune, e posti a ceppi -sotto buona guardia nelle carceri del Comune. Quei di Querciola però -se ne ritennero alcuni a risarcimento dei danni loro inferti da quei -di Gesso. (Querciola è una villa di Matteo Fogliani). Non vi fecero -però prigionieri che uomini assoldati, mentre i maggiorenti di Gesso -se ne stavano in casa protetti dal castello; i quali poi, udita la -cattura dei loro soldati, gridarono dicendo: _Guai a noi; perocchè non -fu tanta esultanza ieri e ieri l'altro: Guai a noi! chi ne libererà -dalle mani di cotesti sublimi Dei_, (Re 1º). La sera susseguente quelli -di Reggio innalzarono una fiaccola ardente sulla vetta della torre -del Comune a segno di contento e di letizia per allegrare l'animo de' -loro amici, che erano in Bibbianello e ne' castelli vicini; i quali -fecero altrettanto innalzando fiaccole accese, come fanno i contadini -in tempo di quaresima, quando fanno illuminazione alle loro casette e -capanne. Così pure fecero quelli della plebana di Caviano alzando una -fiaccola accesa sulla punta del loro campanile. All'indomani Monaco di -Bibbianello mandò gente d'armi a bruciare le case che erano attorno a -Canossa[114] per vendicare l'incendio della villa di Caviano, operato -da quei di Gesso. Tre giorni dopo, cioè la festa di S. Gervaso e -Protaso, corsero i Reggiani sopra il castello di Mozzadella[115] e -distrussero le case, e tagliarono le vigne, che vi erano attorno; e -con loro vi erano quelli di Bibbianello, delle Quattro Castella, di -Bibbiano e di Caviano, e fu fatto un gran guasto di vigne. Ma quelli -del castello di Gesso ferirono molti degli assalitori cogli archi e -colle saette, e lo stesso giorno i Reggiani se ne tornarono a casa, -a numero completo, intatti; i feriti furono di quelli delle Quattro -Castella e di altre ville. Nel detto anno, l'ultimo di Giugno, que' -di Sassuolo, licenziati da quelli di Modena, che li accompagnarono -sino ai confini, ritornarono alla loro città, e ritornarono in pace e -coll'annuenza dei Modenesi della città; e morì il Vescovo di Modena, -che era di Milano, e si chiamava Ardicione, già vecchio e carico -d'anni; e vi fu in Modena viva agitazione, che durò parecchi giorni -per l'elezione di un nuovo Vescovo. Finalmente fu eletto frate Filippo -Boschetti di Modena, che era de' Minori. Dal partito contrario ne fu -parimente eletto uno, cioè Guido de' Guidi Arciprete di Cittanova, -dotto nel diritto canonico, ma aveva la vista lesa, ed era fratello -di frate Bonifacio de' Guidi, anch'esso frate Minore. Finalmente la -vinse frate Filippo e fu consacrato Vescovo di Modena. E nota che a' -miei tempi molti frati Minori e Predicatori furono insigniti delle -Prelature Vescovili, ma più in grazia de' parentadi e de' consanguinei, -che in grazia dell'Ordine a cui appartenevano. Poichè i Canonici delle -Cattedrali e delle Chiese madri di ciascuna città non amano avere -a loro superiori dei Religiosi, benchè sappiano che splendono per -dottrina e per costumatezza, d'onde avviene che que' canonici temono -di essere rimproverati delle loro lascivie e carnalità..... E de' -frati Minori e Predicatori l'Abbate Gioachimo dice nell'esposizione -di Geremia: «Questi due Ordini semplici ed umili sorgeranno in mezzo -alla Chiesa, e allora aspramente sgrideranno e redarguiranno la -meretrice di Babilonia....» (Nota che per la meretrice di Babilonia -si può intendere ogni anima peccatrice). Di questi due Ordini disse -anche l'Abbate Gioachimo: «Mi pare che uno raccolga indifferentemente -ogni sorta grappoli, incorporando alla Chiesa chierici e laici; e che -l'altro scelga soltanto le primizie dei chierici». Ma di questo basti; -e la penna ripigli la narrazione dei fasti dei Reggiani, a cui ora -è rivolto specialmente il nostro intendimento, almeno per quanto ha -attinenza colla presente guerra, la quale nel sussegnato millesimo e -nel seguente, di molto scosse, turbò e afflisse la città di Reggio. -A questi giorni del sunnotato anno, cioè 1287, in Luglio, evasero -dal carcere del Comune di Reggio ventotto prigionieri; per cui fu -incarcerato Scalfino, figlio di Guido degli Indusiati, e sottoposto -a tormenti, perchè i Reggiani erano persuasi che avesse fatto avere -ai carcerati una lima per aiuto ad evadere. E, dopo altri tormenti, -posero sotto le piante de' piedi di lui un fornello con pruni accesi, -e con un manticello soffiavano perchè i pruni fossero più vivi e -ardenti a tormentare. E mentre stava ivi a sedere co' piedi sopra -il fuoco, fecero venire suo padre, perchè vedesse il figlio tra quel -martirio. Oltracciò Guido fu condannato in trecento lire della moneta -di Bologna, che pagata, lo lasciarono andare in libertà. A questi dì -alcuni ebbero pensiero di fare una tradigione del castello di Reggiolo -a danno della città di Reggio, e a beneficio di quei di Gesso, ma -la frode fu scoperta dai Reggiani la Dio mercè: _Il quale dissipa i -pensieri dei malvagi, che non possan compiere i disegni che avevano -cominciati_; e di quelli che erano alla custodia del castello di -Reggiolo, ne fuggirono dieci, che dovevano esserne i traditori. Però -dai Reggiani fu preso il nipote di Corrado di Canino da Palù, cioè -un figlio d'una sorella di lui, e si chiamava Corradino del Bondeno, -e fu più e più volte sottoposto a gravi tormenti. Poscia fu appeso -per le braccia al palazzo del Comune, poi mozzato del capo, tratto a -coda di cavallo a suggello di derisione, di vergogna e di obbrobrio -sempiterno, e finalmente bruciato. Dopo di che tutti i Canini, che -sono della famiglia dei Palù, furon posti al bando perpetuo del Comune -di Reggio con tutti i loro eredi. E noto che quei di Gesso, se veniva -lor fatto di avere in mano Reggiolo, speravano che Veronesi, Mantovani -e quei di Sesso accorressero, sorprendessero la città di Reggio, e ne -scacciassero l'altro partito che ora ne tiene la Signoria. E Corrado -Canino era designato Podestà di Reggio per tre anni. Ma l'iniquità -ha mentito a sè stessa, come era ben giusto, perchè due mesi prima -Corrado aveva fatto uccidere l'Arciprete Fagioli di Fornovo[116] -Parmense, ed un suo nipote (figlio di Alessandra sorella di Rolandino -di Canossa) che si chiamava Carotto, ed era fratello di Bonifacio, il -quale era balbuziente, che aveva cioè la lingua non sciolta. E mentre -aveva perpetrato tutti questi delitti, i Reggiani, a cui fu ingrato, -tolleravano che abitasse in Reggio nella chiesa di S. Nicolò, che è -del monastero delle Fontanelle[117] nell'agro Parmigiano, quantunque -Guglielmo Fogliani Vescovo di Reggio, e poscia i frati Gaudenti, se -la volessero in seguito appropriare. Si diceva che anche il Vescovo -di Parma avesse dato dugento lire a quei di Gesso, come aiuto ad -impadronirsi di Reggiolo, e che, quando quelli di Sassuolo furono -prosciolti dai Modenesi, mandò dugento uomini di cavalleria, e duecento -di fanteria in loro aiuto (ma siccome i Reggiani corsero prontamente -in aiuto de' Modenesi, quei quattrocento non poterono compiere il -loro disegno, perchè temevano che fosse loro impedita la ritirata -per Reggio) dei quali poi si valsero quelli di Gesso per mettere a -ruba e a fuoco Caviano, come abbiamo più sopra narrato. E sappi che -al principio di questa guerra quelli di Gesso furono audacissimi, -bruciando, distruggendo, catturando quelli del partito avverso. Ma poi -cominciarono ad accasciarsi, perchè i Reggiani ogni momento salivano -a loro con numerosa gente, e ne esportavano le biade, incendiando -le case, tagliando le vigne di Rolandino, che davano il vino della -vernaccia, e disertarono la vigna di Guido d'Albareto, e ne misero -la casa a fuoco. Questa casa aveva molti alloggi e più palchi; vi -era la loggia, la sala del palazzo, molte camere da letto, cucine, -stalle, cantine, forno, quartieri pe' militi di guardia, mulini e -parecchi nascondigli, e, tutto, la fiamma vorace annientò. Lo stesso -anno vi fu un immenso sviluppo di zanzare, al monte, nelle paludi e al -piano, dal principio di Luglio sino al giorno di S. Maria Maddalena; -ed erano molestissime per l'importunità e la punzecchiatura. E noto -che quest'anno ritardò di molto la maturazione delle biade, tanto che -gli agricoltori e i mietitori non si sbrigarono della raccolta che -verso S. Maria Maddalena, e quel che pe' Giudei fu annunziato come una -benedizione, cioè: _La trebbiatura delle messi toccherà la vendemmia, e -la vendemmia si sovrapporrà alla seminagione_, Levitico I, i cristiani -se lo attribuivano a castigo. Parimente nel detto anno il figlio del -Re d'Aragona, che era figlio[118] del fu Imperatore Federico II vinse -i francesi, che sotto Re Carlo avevano fatto le campagne di Puglia -e di Sicilia, e s'impossessò di tutto il Regno. Nello stesso anno -la grossa e bella campana del Comune di Parma si ruppe per imperizia -del campanaro a suonarla. Così pure lo stesso anno ebbero convegno in -Parma gli ambasciatori di Bologna, Modena, Reggio, Brescia, Piacenza -e Cremona per trattare e deliberare intorno ad una concordia e ad -una pace delle città Lombarde, affinchè ognuna potesse godere quiete -sicura e vivere tranquillamente, senza lasciarsi sopraffare da nemici -a cagione delle loro dissensioni.... Nello stesso anno fu celebrato a -Montpellier un Capitolo generale de' frati Minori, e fu creato Ministro -generale Matteo di Acquasparta, Toscano, della valle di Spoleto. Ed in -questo generale Capitolo non furono presi buoni provvedimenti, secondo -il modo di vedere degli Italiani e secondo la consuetudine degli altri -Capitoli generali. Fu ivi Vicario frate Pietro di Fallengaria[119], -che fu poi mandato lettore alla Corte, essendo maestro dottorato. -Similmente a questi giorni sorse un'infocata discordia nella Romagna -per ire di partiti; e nello stesso anno e mese, quattordici di quei -ribaldi che erano in Gesso si proposero di andar a spogliare il -convento dei frati Minori di Montefalcone. Il che saputosi da Giacomino -dei Panzeri e da Bonifacio di Canossa, fratello dell'Abbate di S. -Prospero di Reggio, li minacciarono, e per timore se ne rattennero e -decamparono dalla loro stoltezza. Parimente nello stesso anno, e in -quegli stessi giorni, i popolani di Bologna presero gravi deliberazioni -contro i loro Cavallieri, e contro tutti i nobili della città, cioè -che qualunque Cavalliere o nobile offendesse alcuno appartenente ad -una compagnia d'uomini del popolo, così se ne devastassero le ville, -le case di città e di campagna, i campi e le piante, che de' loro beni -non restasse pietra sopra pietra. Ed in queste punizioni incapparono -per primi i figli di Nicolò dei Bazelerii, che dal popolo furono -completamente in ogni loro cosa devastati. D'onde venne che tutti i -Cavallieri di Bologna, per l'impeto del popolo furente, già temono di -abitare in città; e, a guisa dei Francesi[120], dimorano nelle Ville -sui loro possedimenti; e perciò i popolani, che abitano in città, -a guisa dei Francesi anch'essi, possono chiamarsi borghesi. Ma i -popolani debbono temere che piova su loro l'ira di Dio, perchè operano -contro la divina Scrittura, che dice, Levitico 19.º: _Rendi giusto -giudizio al tuo prossimo ecc. non far vendetta e non serbare odio -a que' del tuo popolo_. Così per opera de' popolani e de' contadini -il mondo si distrugge, e si conserva per opera de' Cavallieri e dei -nobili. E Pateclo nel libro de' Tristi disse: _Et quando de sola fit -tomera ecc. Quando la suola diventa tomaio ecc._ E vuol significare -che ogni cosa diviene grave a sopportarsi, quando chi deve star di -sotto monta sopra. La qual cosa il Signore minaccia di fare anche -per punizione dei peccati, (Deuteronomio 28.º): _Il forestiere che -sarà nel mezzo di te sarà innalzato ben alto sopra di te ecc. e tutte -queste maledizioni verranno sopra di te ecc._ Ma poscia è da temere che -non avvenga il rovescio della medaglia, perchè in giorno di fortuna, -si mutano le corna della luna. Richiàmati a memoria l'esempio de' -beccai di Cremona, de' quali uno aveva un grosso cane, che tollerò -con pazienza molte molestie infertegli da un ringhioso bottolo d'un -altro beccaio; ma siccome quel cagnotto non voleva smettere il solito -disturbare, perciò fu sommerso e annegato in Po. E così sono molti a -questo mondo, che, se vivessero in pace, nessuno li toccherebbe; ma -andando studiatamente in cerca di brighe, le trovano poi... ma di ciò -basti e riparliamo dei Reggiani. A questi giorni dell'anno sunnotato, -cioè 1287, quelli di Gesso stretti da neccessità, perchè incalzati -da' nemici, si serrarono nella rocca, e subito arrivarono i Reggiani -della città coi loro alleati a cingerli d'assedio, e li tennero stretti -quasi quindici giorni. E allora vennero ambasciatori da Bologna e da -Parma per pacificare tra loro quei di Gesso assediati nella rocca, e -quelli di Reggio che li assediavano. E così col pretesto di trattare -la pace fu levato l'assedio e quelli di Gesso uscirono dalla rocca; -ma pace non si fece. Anzi quelli di Gesso operarono peggio di prima, -depredarono, distrussero le ville della diocesi di Reggio, fecero -prigionieri e li sottoposero a studiati e inconsueti tormenti per -indurli a riscattarsene per denaro. E coloro che tali cose facevano -erano assassini di Bergamo, di Milano, della Liguria, che quelli di -Gesso avevano assoldati.... E avendo una volta pigliato un poveretto, -che non aveva loro recato punto offesa, anzi avrebbe loro fatto -servigio, se avesse saputo come, lo legarono, lo trassero a Gesso, e -gli dissero: Imponi a te stesso la taglia: Che era quanto dire: Di' -tu quanto ne puoi dare. Ma avendo risposto che nulla poteva dare, gli -martellarono la bocca con un sasso, e gli caddero sei denti, ed un -settimo crollante stava per cadere. E altrettanto fecero a più altri. -Ad alcuni gettarono al collo una corda a nodo corsoio, e strinsero -tanto che gliene schizzarono fuori gli occhi dalle occhiaie posandosi -sulle guancie; ad altri legavano soltanto il pollice della mano destra, -o della sinistra, e li appendevano in modo che non toccassero terra; -altri ancora sospendevano legati per i testicoli; a chi stringevano -con fune soltanto il mignolo d'un piede, pel quale si sosteneva sospeso -tutto il corpo; a chi legavano le mani a tergo, e li facevano sedere, -e sotto i piedi mettevano un fornello di pruni accesi, che con un -soffietto facevano diventare più vivamente ardenti; a chi legavano -il pollice del piede destro con una funicella legata ad un dente, poi -lo punzecchiavano nella schiena perchè cavasse a se stesso il dente; -uno ne aveva legate le mani colle tibie presso alle calcagna (come -agli agnelli destinati vittime, o al macello) e così un giorno intero -senza mangiare e senza bere lo lasciavano sospeso ad una pertica; un -altro era sfregato con un legno durissimo agli stinchi, finchè se ne -vedevano scoperte le ossa; era insomma a vedere, e anche solo a udire, -una miseria e una pietà indicibile. E quando i maggiorenti di Gesso li -rimproveravano di fare quelle orribili crudeltà su uomini cristiani, -si irritavano quegli assassini, e li invitavano imperativamente a -ritirarsi, se non volevano essi stessi un simile trattamento. Quindi -per necessità, volere o non volere, permettevano quegli orrori. Molte -altre guise di tormenti escogitavano ed applicavano, che per brevità -non descrivo.... Entrarono dunque nella Bocchetta quei di Gesso il -1.º d'Agosto, giorno di S. Pietro in Vincoli, e vi stettero assediati -sino al giorno dei SS. Martiri Ippolito e Cassiano, giorno in cui ne -uscirono. Ed un giovine, che vi si trovava, disse a me che dentro vi -erano 300 uomini e 240 cavalli. Fuori poi all'ingiro per l'assedio -si noveravano 3000 uomini, computandovi i Reggiani e gli amici loro, -che in diversi gruppi erano collocati quà e là pei monti attorno alla -Rocchetta, come riserva. E se i Reggiani li avessero presi per fame -(e prenderli si poteva, se non l'avessero impedito i Parmigiani e -i Bolognesi coll'intromettersi pacieri) senza dubbio la guerra era -finita, perchè i capitali loro nemici erano chiusi nella Bocchetta, -e al di fuori i Reggiani avevano mangani e trabucchi, i cui urti gli -assediati non avrebbero potuto sostenere. La Rocchetta poi è ad un -miglio da Sassuolo, e a dieci miglia da Reggio. Questa è una valle -chiusa attorno da monti, nel cui mezzo sorge un monticolo, sul quale è -costrutta la rocchetta, che si chiama anche con altro nome Tiniberga -per la seguente ragione. Alcuni Bergamaschi dei maggiorenti della -città, per un omicidio da loro perpetrato, furono banditi dalla città -loro e cacciati a perpetuo confino, senza speranza di più rimpatriare. -Ed essendo andati a Reggio, chiesero al Comune di Reggio un luogo in -cui poter abitare sicuri. I Reggiani permisero loro di girare attorno -pel territorio Reggiano, e, ove trovassero un luogo non abitato -da altri e a loro opportuno, ivi erigessero una loro fortezza e vi -abitassero; e così costruirono la Rocchetta, che da loro fu denominata -Tiniberga. Questa ora appartiene a Bernardo da Gesso. In questi giorni -e nel susseguente millesimo i Bolognesi posero a confino molti dei -loro Cavalieri o li mandarono a dimora in varie città. E ciò fecero -i popolani, perchè cominciarono a dominare sopra i Cavallieri. E nota -che la divina Scrittura giudica pessima la signoria di certi ordini di -persone, come sarebbero le donne, i ragazzi, i servi, gli stolti, i -nemici, e le persone di bassa sfera, delle quali dice: _Nulla di più -aspro d'una persona d'umile condizione, quando sale ad alto grado_. -E Pateclo, nel libro dei Tristi, disse: _Et cativo homo podhesta de -terra_ ecc. D'ogni specie di queste Signorie cercane esempi più sopra. -In questi giorni Monaco di Bibbianello, che è di Canossa, catturò -Bernardo di Guglielmo, diacono della Chiesa di S. Antonino delle -Quattro Castella, che spontaneamente e prontamente, senza costrizione -di tormenti, come dicevano coloro che lo catturarono, confessò d'avere -avuto il proposito di tradire Bibbianello e darlo a quelli di Gesso. -E tosto gli segarono le canne della gola, e lo portarono in giro per -il castello, morto... nudo; poscia lo precipitarono giù dal castello -come un vile cadavere, e fu sepolto colla sola camicia nella Chiesa di -S. Antonino. Cantando io messa in Bibbianello il giorno di S. Giovanni -Battista, costui cantò alla messa il Vangelo; e lo stesso anno, il -giorno dopo la Decollazione di S. Giovanni Battista, giorno di Sabato, -fu scannato. Alla sorella di lui, di nome Berta, tagliarono la lingua, -e la espulsero dalle Quattro Castella con comando di non ritornarvi. -Essendochè attribuivano a lei, come anche alla concubina di lui, o -amante o meretrice che fosse, la colpa di rivelare certi colpevoli -segreti tra quelli di Gesso ed alcuni infami traditori delle Quattro -Castella. Questo diacono era vecchio ed aveva la sua concubina... -e finalmente non seppe e non volle confessarsi. Chi lo uccise si -chiama Martinello, un famigerato assassino malfattore, che Monaco di -Bibbianello teneva seco nella rocca. Parimente nell'anno precedente, -dagli assassini di Monaco di Bibbianello fu ucciso Peregrino arciprete -della Chiesa plebana di Caviano, a cui attribuivano la colpa di non -essere sincero partigiano di Monaco, e lo accagionavano di molte altre -cose non meritevoli di essere ricordate. E furono quattro quelli che -l'assassinarono: Raimondello, Giacopello, Acorto e Ferarello. Questi -quattro una sera cenarono con lui, e la notte mentre egli dormiva -nel proprio letto, colle spade l'uccisero, e lo bistrattarono così -brutalmente ed oscenamente che pareva un mostro orribile. Ma non fu -tarda la vendetta di Dio a raggiungere gli assassini di questo prete. -Non passò un anno che Raimondello restò morto da quei di Gesso; anche -Giacopello incappò nelle mani di quelli di Gesso, che gli schiantarono -due denti, e appena se la potè svignare. Acorto e Ferarello li colpì -Iddio ne' loro letti. Parimenti nel millesimo sussegnato, quando il -Podestà di Bologna e i cittadini Bolognesi trassero dalla clausura -quelli della Rocchetta, condussero secoloro a Bologna Rolandino di -Canossa, lo posero tra ceppi e sotto custodia per avere una malleverìa -che si farebbe la pace, e ve lo tennero a lungo; fecero altrettanto a -Bartolomeo dei Panzeri, una volta giudice, cittadino Reggiano, e al -Prevosto di Carpineti, che era figlio d'Alberto Fogliati e fratello -di F.... Così nello stesso anno tutti quelli dell'antico partito di -Federico Imperatore, che tanto tempo erano stati esuli dalle loro -città e girovaganti, mulinarono di impadronirsi di qualche città, -in cui abitare senza vergogna o senza tristezza, pronti a pigliarsi -vendetta de' loro nemici, se non volessero vivere in pace con loro. -Ed a ciò meditare li aveva indotti una necessità durissima, perchè... -cioè quelli che parteggiavano per la Chiesa in niun modo volevano -loro aprire le viscere della misericordia, accoglierli pacificamente -e riammetterli nelle loro città. Perciò macchinarono di tentare ciò -che abbiamo accennato più sopra; e Rolandino di Canossa con quelli -di Gesso aveva giurato a quelli di Sesso che per tutta sua vita -non entrerebbe in Reggio, se non vi entrasse di pieno accordo con -loro, come conveniva. Si adunarono dunque quelli dell'antico partito -imperiale, cioè di Cremona, di Parma, di Reggio, di Modena, di Bologna, -e tirarono seco quei di Gesso e di Sassuolo, e avevano in loro aiuto da -Verona e da Mantova cinquecento cavallieri, e duecento tedeschi. E ai -7 di Settembre, Sabbato, sull'ora del mattutino, Tomasino di Sassuolo, -con alcuni altri, entrò in Modena per l'alveo del canale, e per porta -Bazoaria, e cominciò a scorrazzare qua e là, e a dire gridando che -sua era la città e de' suoi Cavallieri, e vi piantò sue bandiere e sue -insegne: _Ma la iniquità mentì a se stessa_, la Dio mercè, _che dissipa -i propositi dei malvagi, sicchè non possono adempiere le cominciate -imprese_. Giobbe 5.º. Diffatto avevano già posto mano all'uccisione dei -fanciulli, la cui innocenza Iddio immantinente in due maniere vendicò: -primo, aprendo ai fanciulli le porte del paradiso, così che intanto che -da altri ricevevano la morte, da lui erano assunti alla vita del cielo; -secondo, non permettendo loro di impossessarsi della città, la quale -indubbiamente sarebbe stata occupata, se si fosse aperta la porta, non -potutasi così subito aprire, perchè era ferma in alto da una sbarra di -ferro. Non fu dunque abbastanza accorto Tomasino di Sassuolo, gridando -troppo presto: Nostra è la città, prima che fosse aperta la porta. -Così pure non erano ancora arrivati ad aiuto i duecento tedeschi, che -giunsero dopo; e i cinquecento che erano venuti da Verona e da Mantova -con altra moltitudine, aspettavano di fuori, volendo entrare in città -sol quando fosse libero il passo a chi era per entrare. Ma siccome -entrare non potevano, posero fuoco alla porta, affinchè bruciate le -imposte, fosse tolto ogni ostacolo. Ma anche allora incontrarono -due impedimenti: primo, che soffiava un vento gagliardo e loro -contrario, sicchè avventandosi le fiamme verso loro, li costringeva -ad allontanarsi; secondo, perchè la fornace di bragia che era -sull'ingresso dopo bruciate le porte, non permise loro di introdursi. -E gridando alcuni: Al fuoco, al fuoco, svegliarono i cittadini, che -dato di piglio alle armi, e combattendo virilmente, fiaccarono i -nemici, li respinsero, a punta di spada li fugarono, e li inseguirono -sino a Sassuolo... permisero loro di entrare... cominciarono a cercare -studiosamente i traditori. E presero Grassone de' Grassoni... e lo -impiccarono alla porta Bazoaria; e in quei giorni, nella suddetta -occasione, trentanove persone furono appese al patibolo, tra le quali, -come si diceva, alcune erano innocenti. Era allora Podestà di Modena -Bernardino di Ravenna, figlio di Guido da Polenta e di... da Fontana, e -di Samaritana Alberghetti di Faenza. In quel tempo Matteo da Correggio -andò a Modena, e nel palazzo del Comune, in pieno Consiglio, rimproverò -acremente il Podestà, dicendo: Di certo, Voi, o Podestà, addossate una -grave responsabilità a noi e a questa città; responsabilità, per cui ne -bisognerà tremare per tutta nostra vita, a cagione della precipitata -vendetta... che avete fatta.... Detto ciò, ognuno se ne tornò a casa -propria. Parimente nel detto anno, agli 8 di Settembre, giorno della -Natività della Beata vergine, verso l'ora di Vespro, quelli di Gesso, -in tempo di tregua pattuita con quelli di Bibbiano e delle Quattro -Castella, i quali avevano già spillato il denaro convenuto, ripiegarono -indietro e non attennero la fede data, ma s'avventarono sopra questi, -come ho visto io co' miei occhi, e rapirono e condussero via dai -pascoli dieci paia di buoi, una giovenca, quattro ragazzi, ed uccisero -un uomo. Ma quelli dello Quattro Castella, cioè di Bibbianello... A -questi giorni si celebrò un Capitolo provinciale per la provincia di -Bologna presso Ferrara, al quale intervenne anche il Ministro Generale -frate Matteo di Acquasparta. Era allora Ministro provinciale di Bologna -frate Bartolomeo di Bologna, riputatissimo maestro dottorato. E per -celebrare solennemente il detto Capitolo fece le spese il Marchese -d'Este, e ne onorò la mensa a pranzo. E la Marchesa sua moglie, che era -malata, morì; e come essa aveva vivamente desiderato, fu onorificamente -sepolta dai frati del Capitolo nel convento dei frati Minori. La sua -anima per la misericordia di Dio riposi in pace, perchè in vita e in -morte fece molti benefizii ai frati Minori. Parimente nello stesso -anno, in settembre, ai dieci, nell'ottava della Natività della beata -Vergine, morì a Parma Salvino Torriani di Milano, e fu sepolto al -convento de' frati Minori di Parma, nel sepolcreto dei frati. Volle -essere sepolto senza pompe funebri, e così fu fatto. Fu genero del -Conte di S. Bonifacio di Verona, che aveva moglie una figlia di lui. -Era straricco. Si confessò divotamente dai frati Minori. Aveva fatto -un bellissimo testamento, nel quale molto aveva legato per la sua anima -ai poveri di Cristo; specialmente ai frati Minori, ai Predicatori e ad -altri Religiosi sì di Milano che d'altri paesi. Ma Guido da Correggio -l'adulterò con abrasioni e mutamenti, e l'anima sua Iddio la depenni -dal libro della vita, se non restituisce quanto, a frode e a malizia, -ha tolto ai poveri di Cristo, perchè fece graffio alla volontà di -un buon uomo, che aveva steso un testamento bellissimo per la salute -dell'anima sua. E questo Guido da Correggio, cittadino di Parma, non -aveva con lui attinenze di parentela, era a lui estraneo affatto, anzi -nemico. E siccome dice Iddio che, chi si umilia sarà esaltato, perciò -quel Salvino, che si umiliò coi miti di cuore scegliendo... ora presso -la porta... nell'atrio dei Minori è tumulato il suo corpo in un ricco e -bellissimo mausoleo; e la sua anima per la misericordia di Dio riposi -in pace. Nel detto anno, in settembre, i Parmigiani cominciarono a -murare un ponte di pietra detto dei Salarii, sul torrente Parma, sino -alla via, che va a S. Cecilia; e murarono anche la porta di borgo -Sant'Egidio, che conduce a S. Lazzaro, che è sulla strada pubblica. -Similmente la porta del prato di S. Ercolano, per la quale si va al -borgo, che si chiama di Bologna. E a clausura della fossa vi fecero -un muro in testa, presso il naviglio e il molino, perchè le fosse più -a lungo tenessero l'acqua. E a questi giorni vi era in Parma ardente -discordia fra il Vescovo Obizzo Sanvitali e Guido da Correggio. Eglino -erano i due Capitani dei partiti, che erano in quel tempo nella città; -nè erano stati fatti Capitani dai cittadini di Parma, ossia eletti, -ma da sè stessi si erano arrogata la supremazia; e l'uno e l'altro -credeva di operare secondo ragione e a vantaggio della città. E le -persone d'allora, secondochè parteggiavano, parlavano anche, lodavano, -biasimavano chi l'uno, chi l'altro. Ma il beato Agostino dice che -poco è da curarsi dei giudizii degli uomini; e la ragione che ne -dà è questa; non ti può infamare un oltraggio, ne ti può coronare -una adulazione. Parimente nel sunnominato millesimo, la vigilia di -San Giovanni Battista... l'armata di Pietro... Re d'Aragona colò a -fondo, al di là di Napoli,[121] molte navi Francesi. E molti plebei, -ossia popolani, e Cavallieri, e nobili, e baroni, che erano reliquie -dell'esercito di Re Carlo, n'ebbero cavati gli occhi. E fu cosa -veramente degna e giusta... perocchè sono superbissimi stoltissimi, e -uomini quasi... maledetti, che sprezzano tutte le nazioni del mondo, e -specialmente gli Inglesi ed i Lombardi, e per Lombardi intendono tutti -gli Italiani e i Cisalpini, mentre son dessi che veramente meritano -di essere disprezzati, e che realmente li sono da tutti. Ai quali può -applicarsi a capello quel che per canzonatura dicesi di Trutanno: - - Dum Trutannus in _m_ pateram tenet et sedet ad _pir (sic)?_ Regem - Capadocum — credit habero cocum. - - (Forse vuol dire) Quando Trutanno ha in _mano_ il bicchiere, e sta - seduto _ad un buon fuoco_ si leva in tanta superbia da credere che - il Re di Capadocia sia il suo cuoco. - -Perocchè dopo aver ben bevuto i Francesi si danno da credere di poter -vincere e balloccarsi tra mano tutto il mondo. Ma s'ingannano.... -I Francesi adunque portano altissima la cresta. E affliggevano i -regnicoli, i Toscani, i Lombardi, che dimoravano nel regno di Puglia, -e loro rapivano... gratuitamente, cioè senza pagare... frumento... -e carni, capponi, oche, galline, e quanto può servire a vittovaglia. -E non si limitavano a non pagare le derrate, o le grascie comperate, -ma per sopraccarico percuotevano e ferivano chi loro vendeva. Questo -eccesso si mostrò chiaro nel fatto che sono per narrare. Un Parmigiano -aveva una bellissima moglie, la quale domandando ad un Francese il -prezzo delle oche, che a lui aveva vendute, non solo egli si rifiutò -di dare il danaro patteggiato... ma per giunta la percosse con un -colpo tanto grave che non vi fu bisogno del secondo, e a scherno le -domandò se volesse null'altro da lui. Questa cosa seppe il marito, e -ne fremette sì.... Morì anche nel detto millesimo il Re dei Saraceni -di Tunisi; e, in odio di Re Carlo, elessero loro Re un figlio del -fu Pietro Re d'Aragona. Il quale accettò... ed assunse la Signoria -di loro. E questo Re d'Aragona era figlio d'una figlia di Manfredi, -Principe di Puglia, il quale poi era figlio del fu Federico Imperatore -spodestato... - - - FINE DELLA CRONACA. - - -FRAMMENTI - -DI UN LIBRO INTITOLATO _Il Prelato_ - -SCRITTO DA FRA SALIMBENE - -AGGIUNTI ALLA CRONACA DELLO STESSO AUTORE - - -ALCUNI FRAMMENTI - - =Incomincia il libro, che ha per titolo= _Il Prelato_, =a cui fare - mi porse occasione frate Elia: e contiene molte buone ed utili - cose.= - -Parimente nel suddetto millesimo, cioè 1238, indizione 11.ª io frate -Salimbene di Adamo, parmigiano, vestii l'abito dell'Ordine de' Minori, -il giorno 4 di Febbraio, festa di S. Gilberto, e fui ammesso la sera -della vigilia di S. Agata dal Ministro Generale frate Elia nel convento -di Parma, d'onde egli stava per muovere alla volta dell'Imperatore -in Cremona, mandatovi da Papa Gregorio IX; essendo che frate Elia era -intimo amico dell'uno e dell'altro, e perciò opportuno mediatore tra -loro. E in vero, secondochè dice il beato Gregorio «quando si manda -come oratore una persona che spiace a chi si manda, si sdegna l'animo -di chi la riceve e si volge al peggio». E, quando fui ricevuto, eravi -presente frate Gherardo da Modena, che pregò perchè fossi accolto, -e fu esaudito. Era allora Podestà di Parma Gherardo da Correggio, -detto dai Denti perchè aveva i denti grossi; e venne in persona al -convento dei frati Minori con alcuni Cavallieri per fare visita a -frate Elia Ministro Generale, il quale aveva stanza in quella parte -del convento ove è il refettorio degli ospiti o forestieri, e lo trovò -seduto accanto a buon fuoco, sopra un sedile coperto con un cuscino di -piume, e teneva in capo un cappello all'armena; e, come ho veduto io -co' miei occhi, quando entrò il podestà e lo salutò, egli nè si alzò -in piedi, nè si mosse punto. La qual cosa fu giudicata una grossolana -villania, poichè Iddio stesso dice nella divina Scrittura, Levitico -19.º: _Lèvati su davanti al canuto, ed onora l'aspetto del vecchio_. -Parimenti dice l'Ecclesiastico 3.º: _Quanto più sei collocato in -alto, tanto più in ogni cosa umiliati, e troverai grazia al cospetto -del Signore_. Anche l'Apostolo ai Romani 13.º dice: _Rendete adunque -a ciascuno il debito... l'onore a chi dovete onore_. E di nuovo -l'Ecclesiastico 41.º. Imperocchè non _è bene di arrossire per qualunque -cosa, e non tutte le cose ben fatte piacciono a tutti... Vergognati -di tacere con quelli che ti salutano_. Frate Elia però adempì un -altro luogo della scrittura, che dice, Proverbi 26.º: _Chi dà gloria -allo stolto fa come chi gittasse una pietra preziosa in una mora di -sassi._ Uno dei genitori di frate Elia, cioè il padre, era di Castello -dei Britti[122] nella diocesi di Bologna, e la madre di Assisi, e nel -secolo questo frate[123] aveva nome Bombarone, faceva il materassaio, -o insegnava in Assisi a leggere il Salterio ai ragazzi. Entrato -nell'Ordine de' Minori, ricevette il nome di Elia e diventò due volte -Ministro Generale. Godeva i favori dell'Imperatore e del Papa, ma -col tempo Iddio lo umiliò a seconda della sentenza: _Questo umilia, -quello esalta..._ non così accadde a frate Elia; anzi siccome non ebbe -riconoscenza pei favori ricevuti, fu destituito in modo che non fu mai -più riammesso nel suo grado; la qual cosa egli non aveva mai potuto -darsi a credere.... Questo poi avvenne nell'anno successivo, come -diremo, quando fu deposto da Papa Gregorio IX in un Capitolo generale; -e bene se lo meritò per le brutte colpe che aveva. E prima di tutto -parliamo della sua villania verso Gherardo da Correggio, che essendo -nobil uomo ed insignito di sublime dignità, poichè era Podestà di -Parma, ed essendosi recato a lui per fargli visita e rendergli onore, -egli avrebbe dovuto alzarsi in piedi per far onore anche a sè stesso. -Imperocchè l'onore non è solamente di colui, a cui si dispensa, ma -eziandio, e più, di colui che lo dispensa. Frate Elia non considerò -l'atto suo sotto questo aspetto, e quindi commise villania. Perciò -Pateclo di tali persone dice nel libro dei Tristi: - - Cativo hom podhesta de terra - E povero superbo ki vol guerra. - E senescalco kintrol desco me serra. - E villan ki fi messo a cavallo. - Et homo ke zeloso andar a ballo. - E l'intronar de testa quando fallo. - E aver hom ki in honor aventura - E tutti quanti de solazo no cura. - -Quel Gherardo da Correggio era alto di statura, di giuste proporzioni -di membra, tenea più del macilento che del pingue, Cavalliere robusto -e dotto nell'arte della guerra. Io lo ho veduto due volte Podestà -di Parma; la prima, quando entrai nell'Ordine; poi, quando la città -di Parma si ribellò al deposto Imperatore Federico II. Egli fu amico -intimo e speciale di mio fratello Guido di Adamo, frate dell'Ordine -de' Minori, ed era padre di Guido e di Matteo da Correggio, che tutti -e due ebbero l'onore di molte podesterie. Uno di loro, cioè Guido, -fu ardente guerriero e dotto nell'armi, ed ebbe moglie Mabilia di -Giberto da Gente, di cui generò figli e figlie. L'altro, cioè Matteo, -fu Cavalliere di senno, nè ebbe figli, tranne uno illeggittimo. Quando -io entrai nell'Ordine dei frati Minori, Tancredi Pallavicino, Abbate -del convento di S. Giovanni di Parma, uomo di cortesia e liberalità -distinta, di onorata fama e di vita onesta e santa, mandò a frate Elia -Ministro Generale, perchè avesse da imbandire la cena per sè e pei -frati, un regalo di capponi, portati da un contadino penzoloni, davanti -e di dietro, da una pertica che aveva sulle spalle. Era un Giovedì, -ed era presente il Podestà ed io pure in abito ancora da secolare, -e vidi tutto questo, e la sera dopo cena fui ammesso all'Ordine. Io -aveva già lautamente pranzato in casa mia; eppure i frati mi condussero -nell'infermeria e mi vollero servire un'ottima cena. Ma in seguito mi -alimentarono di cavoli per tutta vita mia, quantunque da secolare io -non avessi mai mangiato cavoli, anzi mi movevano tanta ripugnanza, che -non avrei nemmeno mangiate carni che fossero state cotte con cavoli; e -in seguito ebbi poi sempre in mente il detto tante volte ripetuto: - - Milvus ait pullo. - Dum portaretur ab illo: - Cum pi pi faris, - Non te tenet ungula talis. - - Ad un pulcin, che seco a voi traea - Stretto tra l'ugne, uno sparvier dicea: - Il pipilar che fai spettra ogni cosa, - Ma l'ugna che ti tien non è pietosa. - -E Giobbe 6.º dice: _Le cose che l'anima mia avrebbe ricusato pur di -toccare, sono ora i miei dolorosi cibi_. Inoltre frate Elia aveva -il costume di parlare parabolicamente; ed una volta, interrogato da -Gherardo Podestà di Parma, ove andasse ed a che fare, rispose: Il Papa, -che mi ha incaricato di questa missione, è per me contemporaneamente -una forza di attrazione e di repulsione. Quasi volesse dire che passava -da un amico ad un altro amico, e questa maniera di esprimersi fu -giudicata dagli uditori ingegnosissima.... La seconda colpa di Elia fu -di aver ricevuto nell'Ordine molte persone inutili. Io abitai due anni -nel convento di Siena e vi trovai venticinque frati laici: ne abitai -quattro in quello di Pisa, e ve n'erano trenta. E forse per molte -ragioni Iddio permise queste ammissioni.... La quarta ragione si è -che Dio lo aveva rivelato all'Abbate Gioachino. Onde, parlando egli di -due Ordini futuri, dice: «Parmi vedere che l'Ordine de' Minori accolga -senza distinzione ogni sorta di frutti della terra, e incorporerà nella -Chiesa chierici e laici; e l'altro dia precipuamente la preferenza ai -chierici». Se poi vi sia alcuno che voglia sapere qual colpa vi fu da -parte di frate Elia nel ricevere i laici nell'Ordine, se lo fece perchè -Iddio aveva così decretato, rispondo che: - - Quidquid agant homines, — - intentio judicat omnes - - Null'opra in colpa all'uom giammai s'appone, - Se fatta sia con buona intenzione. - -La passione di Cristo fu certamente cosa buona, anzi ottima, perchè per -essa noi siamo stati redenti e siamo salvi; ma fu cattiva pei Giudei, -i quali lo fecero patire, e poi non vollero credere in Cristo, che -aveva patito. Così, se frate Elia riceveva nell'Ordine una moltitudine -di laici per poter meglio con loro padroneggiare, o per averne le mani -piene di denaro da loro contribuito, io sostengo che appunto per questo -era veramente meritevole d'essere deposto. Perciò dice la sapienza -nei Proverbi 17.º: _L'empio prende il presente dal seno per pervertire -le vie del giudizio_. Egli se lo saprà. Terza colpa di frate Elia fu -il promuovere uomini indegni alle Prelature dell'Ordine. A Guardiani, -Custodi, Ministri promoveva dei laici, il che era fuor d'ogni ragione, -non mancando nell'Ordine buona messe di chierici. Ed io a' miei giorni -ho avuto per Custode un laico, e laici parecchi Guardiani. Non ho -mai avuto un laico per Ministro, ma ne ho veduto parecchi in altre -provincie. Nè è da meravigliare se li nominava, perchè l'Ecclesiastico -nel 13.º dice: _Tutte le bestie fan società colle loro simili, così -ogni uomo si unirà col suo simile_. Che se alcuno obbietti l'articolo -della nostra Regola che dice: _I Ministri stessi, se sono preti_ ecc. -io gli farò osservare che il citato articolo fu inserito per quel -tempo in cui l'Ordine scarseggiava di Sacerdoti e d'uomini di nome e -di lettere, quali ora abbiamo, e quali vi furono ai tempi di frate -Elia. Quarta colpa di frate Elia fu non aver dato all'Ordine leggi -generali tendenti a conservare la Regola e a servire di norma per il -regime uniforme dell'Ordine stesso. Nè leggi generali di tale natura -furono mai emanate, durante il governo di tre Ministri Generali, cioè -del beato Francesco, di Giovanni Parenti e di Elia, che due volte, -a nostro danno, fu Ministro. Imperocchè sotto il suo governo molti -frati laici in Toscana portavano la chierica, come ho veduto co' miei -occhi, quantunque non conoscessero nemmeno una lettera dell'alfabeto; -alcuni dimoravano in città, accanto alle Chiese dei frati, chiusi in -romitaggi, ma che avevano finestre, per cui mezzo tenevano colloquii -colle donne; e i laici non erano utili nè a confessare, nè a dare -buoni consigli. E questo l'ho veduto a Pistoia ed altrove. Così pure -alcuni se ne stavano soli, cioè senza compagno, negli ospedali; e -questo l'ho veduto a Siena, dove un frate Martino Spagnuolo, laico, -vecchio e di bassa statura, serviva ai malati nell'ospedale, e tutto il -giorno, quando gli piaceva, se ne andava da solo gironi per la città; -ed altri li ho veduti in tal modo girare il mondo. Ho veduto anche -chi portava sempre la barba lunga, a uso degli armeni e dei greci, che -lasciano crescere la barba senza mai raderla, nè avevano il cingolo. -Altri si cingevano di una corda comune, con entro un'anima intorno -alla quale i fili erano in vaghe e varie guise attorcigliati; e beato -chi se la poteva comprare più bella. Sarebbe troppo lungo il noverare -tante altre cose da me osservate, che erano ben lungi dal conferire -onestà al vestiario. I laici erano fin anche mandati ai Capitoli per -rappresentare i voti dei semplici fraticelli; e tanti altri laici, a -cui per grado non spettava, a torme popolavano i Capitoli. Ed io, in un -Capitolo provinciale convocato a Siena, ho visto ben trecento frati, la -più parte laici, che ivi null'altro facevano che mangiare e dormire. E -nella provincia di Toscana, quando io vi dimorava, che di tre provincie -fu unita in una sola, erano tanti i laici, quanti i chierici, anzi di -laici ve ne erano quattro di più. Ah! Elia, Elia! _tu hai moltiplicato -la gente, ma non hai accresciuta l'allegrezza_, Isaia 9.º. Anderei -troppo per le lunghe s'io volessi sciorinare tutte le grossolanità e -gli abusi, che ho veduto, e forse me ne verrebbe meno il tempo e la -carta, e annoierei i lettori senza alcun loro insegnamento. Se qualche -frate laico vedeva od udiva un frate ancor giovinetto parlare latino, -ne lo rimprocciava dicendogli: Ah! meschinello, vuoi tu abbandonare la -santa semplicità per far pompa del tuo sapere? Ai quali di ripicco io -rispondeva: «La santa semplicità giova solo a sè stessa, e quanto per -merito di vita è utile a edificazione della congregazione dei fedeli, -altrettanto è nociva se non sa confutare i nemici della Chiesa». -È vero che chi è asino vorrebbe che ogni cosa fosse dell'asino, -secondo che fu scritto.... A quei tempi si arrivò al punto che i -laici precedevano i sacerdoti; e in qualche romitorio, ove tutti, -tranne un sacerdote e uno scolare, erano laici, volevano che anche -il sacerdote, il giorno che gli toccasse, facesse da cucina. Ed una -volta accadde che il sacerdote fosse cuciniere in giorno di domenica, -ed entrato in cucina e sbarrato bene l'uscio, cominciasse, come meglio -sapeva, a cuocere gli ortaggi. Ma passarono alcuni Francesi secolari, -che con insistenza domandavano una messa, nè vi era chi la dicesse. -Corsero perciò in fretta i laici alla porta della cucina e bussarono -perchè il sacerdote uscisse a dire la messa. Ma egli rispose: Andate, -andate voi a cantare la messa, chè io faccio in cucina quel servizio -che non volete far voi. Di che arrossirono grandemente e riconobbero -la loro nullaggine. Ed era veramente una miseranda stoltezza non -mostrare reverenza a quel sacerdote, che doveva poi essere giudice -delle loro coscienze. Perciò in processo di tempo sono stati ridotti -a pochissimi, ed ora la loro ammissione è quasi al tutto proibita, -perchè non ebbero nessuna riconoscenza per l'onore loro conferito, e -perchè l'Ordine dei Minori non ha bisogno di tanta caterva di laici... -che sempre tendevano insidie a noi. Ed io ricordo che in un Capitolo, -tenutosi nel convento di Pisa, fu proposto di deliberare che quando -si ammetteva un chierico si ammettesse contemporaneamente anche un -laico; ma la proposta nè fu deliberata, nè ammessa alla discussione; -chè sarebbe stata gravissima sconvenienza. Tuttavia quando entrai -nell'Ordine dei Minori vi trovai molti uomini insigni per santità, -per coltura letteraria e per ispirito di preghiera, di devozione e di -contemplazione. E questo soltanto di buono ebbe frate Elia che promosse -nell'Ordine dei Minori gli studi teologici. L'Ordine, quando io vi -entrai, era stato fondato da trent'anni, e vidi il frate, che primo -si era associato al beato Francesco, ed altri di que' primi. A Parma -lasciai lettore di teologia frate Sansone, Inglese; ed a Fano, quando -vi fui novizzo della Provincia d'Ancona, al cui governo sedevano due -Ministri, ebbi lettore frate Umile di Milano. Ora che scrivo corre -l'anno 1283, dopo la Natività della Vergine gloriosa, giorno di San -Gorgone martire, e sta al governo della Chiesa Romana Papa Martino -IV... la qual cosa accadde l'anno seguente quando fu deposto frate -Elia, e fu scritta una lunga serie di costituzioni. Quinta colpa di -frate Elia fu di non aver mai voluto visitare il nostro Ordine; ma -dimorava sempre o ad Assisi, o in un luogo che si era fatto fabbricare -elegantissimo, ameno e deliziosissimo nella diocesi d'Arezzo, luogo -che si chiama anche oggidì Cella di Cortona.... Sesta colpa di frate -Elia fu di tormentare e gettare il vilipendio sui Ministri provinciali -sino a che si riscattassero dalle sue persecuzioni, o spillando a -lui danaro, o inviando regali. E quell'infelice accettava regali -contro quel che dice la Scrittura nel Deuteronomio 16.º: _Non aver -riguardo alla persona, e non prender presenti; perciocchè il presente -accieca gli occhi de' savi, e sovverte le parole de' giusti_. E ne -diede esempio Alberto Balzolano giudice di Faenza, che cambiò la sua -sentenza dopo che ebbe saputo che un contadino gli aveva regalato -un maiale.... Di più il sunnominato Elia teneva tanto a bacchetta -i Ministri provinciali, che tremavano al suo cospetto, come giunchi -scossi dalla corrente, o come allodola inseguita dallo sparviere, che -vola a ghermirla. Nè è da farne le meraviglie; chè egli era figlio -di Belial, e nessuno gli poteva parlare. Infatti nessuno osava dire a -lui la verità, redarguendo i fatti di lui e le male opere, tranne che -frate Agostino di Recanati e frate Bonavventura di Iseo. Con facilità -vilipendeva i Ministri che erano calunniati da suoi cagnotti, certi -frati laici maligni, intrattabili e pieni di veleno, che erano sparsi -per le Provincie dell'Ordine.... Li deponeva dall'ufficio loro anche -innocenti, li privava di libri, li sospendeva dalla predicazione e -dalla confessione e da ogni atto del loro legittimo ministero. Inoltre -dava loro un lungo cappuccio e li mandava dall'oriente all'occidente, -cioè dalla Sicilia o dalla Puglia in Ispagna o in Inghilterra, o -viceversa. Così depose dall'ufficio frate Alberto Parmigiano, Ministro -provinciale di Bologna, uomo santissimo, e per lettera, comandò a -frate Gherardo da Modena di surrogare il Ministro deposto, e condurlo -ad Assisi col cappuccio della probazione. Ma frate Gherardo, che era -uomo mitissimo, nulla disse di tanto a quel Ministro; solamente lo -pregò di seguirlo perchè lo voleva accompagnare a visitar la sede del -beato padre Francesco. Andarono dunque ambedue vestiti ad un modo -sino ad Assisi, e quando frate Gherardo fu all'anticamera di frate -Elia tirò fuori due capparoni di probazione, e ne indossò egli uno, e -l'altro lo diede al predetto Ministro di Bologna e disse: Mettitelo, o -padre, e aspetta qui sino a che io ritorni. Presentatosi intanto frate -Gherardo ad Elia, e prostratosi a piedi di lui, disse: Ho obbedito a -voi, ed ho condotto qui il Ministro di Bologna in capparone; ed è quì -fuori che attende, pronto a fare ciò che a voi piacerà di comandare. -All'udir queste parole, si dissipò ad Elia ogni nebbia di sdegno che -gli ingombrava l'animo, e si calmò quel suo spirito gonfio contro -di lui.... Introdotto poi frate Alberto, gli restituì il grado, di -cui l'aveva spogliato, e per giunta gli fece, mercè frate Gherardo, -molte concessioni a favore della Provincia. Per questa dunque e per -altre simili cose del pessimo che era frate Elia, covavano nell'animo -de' Ministri provinciali molti propositi di vendette. Ma aspettavano -tempo ed opportunità di poter _rispondere allo stesso secondo la sua -follia: chè talora non gli paresse d'esser savio_. Proverbi 26.º.... -Era infatti Elia un pessimo, a cui possono benissimo applicarsi le cose -dette da Daniele a proposito di Nabuccodonosor: Egli uccideva chi egli -voleva, ed altresì lasciava in vita chi egli voleva; egli innalzava -chi gli piaceva ed altresì abbassava chi gli piaceva. Come anche paion -fatti a posta per lui que' versi che citai più sopra: - - Asperius nihil est humili, cum surgit in altum - - Nulla di più aspro d'una persona di umile condizione - quando sale ad alto grado. - -Era durissimo il vivere sotto il suo governo.... Le tre mentovate -cose si facevano coi Ministri provinciali ai tempi di frate Elia; si -calunniavano; violenti giudizii sopra di loro cadevano; e si pervertiva -nelle loro Provincie il senso della giustizia... La terza colpa è -manifesta, perchè come ho veduto io co' miei occhi, Elia metteva a -stanza in ogni Provincia un visitatore, che vi rimaneva tutto l'anno, -e girava attorno per la Provincia stessa come ne fosse stato Ministro, -e soggiornava col suo compagno in ogni convento quindici giorni, ed -anche un mese, or più, or meno, a suo grado. E le Provincie erano -meno estese d'oggi; e chiunque aveva il ticchio di accusare il suo -Ministro potevalo fare, chè egli davagli retta; e qual fosse cosa che -un Ministro avesse ordinato nella propria Provincia, il visitatore -potevala abrogare, o mutare, aggiungendovi o sopprimendone a suo -talento. Onde avveniva che _il cuore de' figli degli uomini si empiva -di malizia e di disprezzo in sua vita._ Ecclesiastico 9.º. Tuttavia i -Ministri buoni perseveravano in loro virtù, seguendo il detto.... Ma -Elia mandava visitatori, che erano piuttosto esattori che correttori -dei costumi, e sollecitavano Provincie e Ministri a pagare tributi e -mandare regali e, _se alcuno non dava loro nulla in bocca, bandivano -contro a lui la guerra._ Michea 3.º. Di che avvenne che i Ministri -provinciali del suo tempo fecero gettare a loro spese, in Assisi, per -la chiesa del beato Francesco, una grossa campana, bella e sonora, -da me veduta, ed altre cinque simili a quella, onde tutta la vallata -echeggiava di dilettevolissima armonia. Così anche, quando io, durante -il mio noviziato, dimorava a Fano, arrivarono due frati che portavano a -schiena d'asino un grosso pesce salato avvolto in istuoie, ed io l'ho -veduto, che era un regalo del Ministro d'Ungheria a frate Elia.... -Parimente in quel tempo per sollecitazioni del Ministro della stessa -Provincia, il Re d'Ungheria mandò un'ampia tazza d'oro ad Assisi per -teca e ad onore del capo del beato Francesco. Ma lungo il viaggio, -essendo una sera stata deposta a custodirla nella sacristia del -convento di Siena, alcuni frati, per leggerezza d'animo, e per certa -loro vanità, con quella bevettero del più generoso che avevano, per -potersi vantare d'aver bevuto in una coppa del Re d'Ungheria. Ma -il Guardiano del convento di Siena di nome Giovannetto, e di patria -d'Assisi, zelantissimo della giustizia e della onestà, risaputo il -fatto, ordinò al refettoriere, anch'esso di nome Giovannetto, e nativo -di Belfort, di porre, al pranzo del dì seguente, davanti a ciascuno -di quelli, che avevano bevuto con quella coppa, una piccola olla -nera e tinta, di quelle che volgarmente si chiamano pignatte, colla -quale, volere o non volere, furono costretti a bevere, affinchè quando -venisse loro il prurito di vantarsi d'aver bevuto con una tazza del -Re d'Ungheria, tornasse loro a memoria che per quella colpa avevano -poi dovuto bere in una pignatta sporca.... Finalmente l'Ordine de' -frati Minori mosse reclami a Papa Gregorio IX, contro le moltiplici -vessazioni del pessimo Ministro Generale frate Elia; ed il Papa porse -ascolto alle grida dell'Ordine del Beato Francesco, e depose quel -pessimo di Elia.... i Ministri e i Custodi dell'Ordine per ispirazione -divina elessero Ministro Generale dell'Ordine quel buon uomo di Alberto -da Pisa, ed il Papa stesso raffermò la elezione, affinchè la fosse -più presto finita, e tosto s'accordarono secondo la sentenza....... -E avverti che dice: _I figli di Giuda e i figli d'Israele_, perchè -nell'Ordine dei frati Minori si debbino adunare in uno solo e generale -Capitolo i Cisalpini e i Transalpini e nominare senza intrighi, e -senza scissure, uno solo e comune Ministro Generale... Tanto accadde -al pessimo Ministro Elia, cui Papa Gregorio IX depose dall'Ufficio, -come quello che spegneva la vitalità dell'Ordine del beato Francesco, e -voleva tenersene il governo contro il placito de' Ministri provinciali -e dei Custodi, a cui, secondo la Regola, spetta l'elezione. E qui è -da avvisare che il frequente cambiar di Prelati giova per tre ragioni -alla conservazione delle congregazioni religiose. La prima è, perchè -non diventino insolenti, restando a lungo al governo, come si verifica -negli Abbati dell'Ordine di San Benedetto, i quali eleggendosi a -vita, e non essendo mai sostituiti, vilipendono i loro dipendenti e li -stimano quanto la quinta rota del carro» che non esiste; e gli Abbati -coi secolari mangiano buone carni, mentre i monachelli nel refettorio -vivono di legumi; e arrecano ai loro soggetti tanti altri disagi, e -usano tanti sgarbi, che non dovrebbero farsi, mentre essi vogliono -vivere lautamente e colla più ampia libertà........ Di cortesia ne -hai uno splendido esempio in un Re d'Inghilterra, che trovandosi in un -bosco coi suoi soldati accanto ad una sorgente, e, volendo pranzare, -gli fu porto uno di que' vasi da vino che in Toscana si chiamano -fiasconi e in Lombardia bottacci; ed avendo chiesto se vi fosse altro -vino, ed avutone in risposta che no, disse: Ve ne sarà a sufficienza -per tutti; e versò dentro la vasca dell'acqua il vino del fiascone, -dicendo: Questa sarà bevanda comune per noi tutti. E fu giudicata -somma cortesia.... Così non fanno que' Prelati che pranzando alla -mensa comune co' loro dipendenti, sotto i loro occhi mangiano pane -bianchissimo, e bevono vino generoso e squisitissimo senza farne loro -minima parte, la qual cosa è tenuta come assai villana; e così pure -fanno d'ogni altra cosa servita.... E così vi sono Prelati che bevono -vino ottimo sotto gli occhi de' loro soggetti senza loro offrirne; e -sì che ne berrebbero tanto volontieri quanto i superiori loro, giacchè -tutte le gole sono sorelle. Certamente que' cotali non sono Inglesi, -i quali al contrario usano dire: Voi dovete bere tanto, quanto ho -bevuto io...... e gli Inglesi credono usare cortesia, perchè bevono -volontieri, e altrettanto volontieri offrono da bere agli altri. Ma -i Prelati de' nostri tempi, che sono Lombardi, avidamente cercano per -sè quello che la gola appetisce, e agli altri non vogliono darne; la -qual cosa è il colmo della scortesia...... Dunque i Prelati, secondo -l'esempio di Cristo hanno da servire i loro dipendenti. Il che a -ragione si usa nell'Ordine di Pietro il peccatore a Ravenna, nel quale -nei giorni di digiuno i Prelati servono la colazione ai loro soggetti -a imitazione e memoria dell'esempio di Cristo..... Colui che presiede -all'Ordine di Pietro il peccatore sta a Ravenna in S. Maria in Porto; -e allo stesso Ordine appartiene anche Santa Fenicola nella diocesi -di Parma, come pure molti altri conventi in più parti del mondo..... -Secondo, per uso di lingua, come fanno i Pugliesi, i Siciliani ed -i Romani, che danno del Tu all'Imperatore e al Sommo Pontefice, e -tuttavia gli danno anche del signore, e dicono: Tu Messere. Terzo -per ragione di età; poichè può convenire benissimo che si dia del Tu -ad un garzoncello, che è fanciullo ancora giovinetto; ma i Lombardi -danno del Voi non solamente ad un fanciullo solo, ma anche ad una sola -gallina, ad un solo merlo, e fin anche ad un sol pezzo di legno..... Di -S. Nicolò fu detto che in tutto e per tutto serbava sempre la stessa -umiltà e gravità di costumi; il che è veramente singolare, stantechè -gli onori sogliono far mutare tenore di vita. Onde Pateclo nel libro -de' _Tristi_ disse: - - Si me noia homo, ki desdigna - L'altra gente, per onor ke l'infia - -Di S. Tomaso Arcivescovo di Cantorbery sta bene sapere che divenne -tutt'altr'uomo da quel di prima dopochè fu fatto suo malgrado -Arcivescovo; e si macerò le carni con cilicio e digiuni. Difatto -non solo indossava per camicia un cilizio, ma di cilizio vestiva -anche le coscie sino alle ginocchia. Occultava poi la sua santità -tanto studiosamente, che, salve sempre le esigenze della onestà, -sia nel decoro degli abiti, sia in ogni altra cosa che è d'uso -comune della vita, non discordava dalle foggie dell'uso generale. -Ogni giorno ginocchioni faceva l'abluzione ai piedi di tredici -poverelli, serviva loro una refezione, e, date loro quattro monete -d'argento, li licenziava..... Questo si può applicare a Re Artaldo, -che credeva di poter porre limiti alla libertà della Chiesa, come è -detto nella leggenda. Ma il Re tentava di piegarlo al suo volere, a -danno della Chiesa, pretendendo che confermasse le consuetudini de' -suoi predecessori contro la libertà della Chiesa. Ma il beato Tomaso -queste cose non lasciò correre, e perciò n'ebbe il martirio.... -Nell'Ordine dei Minori io ho avuto Ministro un frate Aldobrando del -castello di Fiagnano[124] nella diocesi di Imola, del quale, frate -Albertino da Verona (Autore del sermone «Forse la memoria») scherzando -diceva che aveva avuto qualche brutta idea contro Dio. Aveva egli un -capo deforme, fatto a foggia dell'elmo degli antichi, e aveva molti -peli sulla fronte. E quando nell'ottava dell'Epifania gli toccava -d'intonare l'antifona _Caput draconis (la testa del dragone)_ i frati -si mettevano a ridere ed egli se ne conturbava ed arrossiva: A me poi -tornava sempre a mente quel detto di Seneca: _Qual anima pensi tu che -viva dentro di chi ha un faccia tanto brutta?_..... E questo accadde -a Guglielmo Fogliani, che fu eletto Vescovo di Reggio quando in mezzo -alle discordie cittadine fu eletto anche Guizzolo degli Albiconi, e -l'anno 1253 gli fu necessità rifugiarsi a Mantova, a cagione delle -contese tra il partito imperiale e il partito della Chiesa. Altrettanto -capitò a Matteo di Pio Canonico della chiesa di Modena e Prevosto della -chiesa di Ganaceto[125], che tanto armeggiò per diventare Vescovo di -Modena, e vi riuscì; eppure era un gobbo sconciamente curvo. E per -cagione di lui si sollevarono i partiti; e la fazione imperiale, a cui -egli apparteneva, fu espulsa da Modena, e andò esulando, come la ho -veduta io, per le Romagne, a Ravenna, a Faenza, a Forlì, quando ardeva -più infuocata la guerra...... così nel mio Ordine, che è quello del -beato Francesco e de' frati Minori, ho conosciuto alcuni lettori molto -dotti e santi, che pur tuttavia avevano certe debolezze, per cui altri -li giudicavano teste leggere. Imperocchè si balloccavano volontieri -col gatto, o col cagnolino, o con qualche uccelletto; ma non a modo del -beato Francesco che pure si trastullava con un fagiano, o una cicala, -e si dilettava nel Signore..... Sappi che nel pontificale di Ravenna -ho letto molte volte che un Arcivescovo di Ravenna era diventato tanto -vecchio da essere rimbambinito, e parlava come un bimbo. Ed essendo per -arrivare a Ravenna l'Imperatore Carlo Magno, e dovendo l'Arcivescovo -pranzare con lui, i preti della curia lo pregarono che per mostrarsi -ben educato e dare buon concetto di sè si guardasse dal fare e dal dire -insulsaggini. Ed egli rispose: Dite bene, figlioli miei, dite bene; ed -io me ne guarderò. Ma sedendo poi a tavola, a fianco dell'Imperatore, -l'Arcivescovo battè colla mano alla dimestica sulla spalla -dell'Imperatore, dicendogli: Pappa, pappa, Imperatore. E domandando -l'Imperatore ai presenti che cosa dicesse, gli risposero che per -vecchiaia rifatto bambino, lo invitava con quel parlare da fanciullo a -mangiare. Allora l'Imperatore con volto giulivo lo abbracciò, dicendo: -Ecco tu sei un vero Israelita senza malizia.... E noi vediamo che a -nostri giorni in Italia le città, cambiano i Capitani e i Podestà loro -due volte all'anno, e amministrano a rigore la giustizia, e il loro -governo è buono. Essendochè quando li insediano giurano di osservare -gli statuti dettati dai savii della città, a cui arrivano. Inoltre -hanno a fianco giudici e savii, che si regolano a norma de' loro -maggiori e governano a seconda de' loro consigli..... La settima colpa -di frate Elia fu lo scialarsela in una vita sfoggiata di splendore, -di delizie e di fasto. Di rado andava altrove che alla Corte di Papa -Gregorio IX o di Federico II, de quali era amico intimo; o a Santa -Maria della Porzioncella[126], (dove il Beato Francesco fondò l'Ordine -dei frati Minori e dove morì); o al convento d'Assisi, ove si conserva -alla venerazione dei credenti il corpo del beato padre Francesco; o al -convento di Cella di Cortona[127], luogo bellissimo e deliziosissimo, -fatto fabbricare da lui con bell'arte nella diocesi di Arezzo; e di -consueto era o colà, o nel convento d'Assisi. E aveva palafreni grassi -e ben quartati, e andava sempre a cavallo, anche per passare da una -chiesa all'altra sol mezzo miglio distante, contravvenendo alla Regola, -che prescrive ai frati Minori di non servirsi mai di cavalcatura, -tranne che per una ben dimostrata necessità, e per malattia. Così pure -per donzelli, come usano i Vescovi, aveva garzoncelli secolari, vestiti -di indumenti variopinti, che in ogni cosa gli erano pronti a servirlo. -Di rado poi in convento sedeva alla mensa comune cogli altri frati, ma -quasi sempre solo, in disparte, nel suo appartamento..... ed era cosa a -mio parere villanissima avvegnacchè - - Nullius sine sotio — - jucunda fit possessio. - - Niuna cosa dolce sia - Senza cara compagnia. - -Aveva anche nel convento di Assisi, suo cuoco particolare, frate -Bartolomeo di Padova, ch'io ho veduto e conosciuto, e che faceva -una cucina delicatissima. Costui restò inseparabilmente al servizio -di lui, sin che la morte incolse frate Elia. Altrettanto fecero -gli altri, che componevano la sua famiglia. Ebbe frate Elia una sua -particolare famiglia di dodici o quattordici frati, che teneva sempre -seco nel convento di Cella di Cortona, e non vestirono mai l'abito -regolare; dopo la morte del loro malo pastore, o meglio seduttore, -riconosciutisi delusi nelle loro speranze, ritornarono nell'Ordine. -Tra costoro aveva Elia un certo Giovanni, che dicevano di Lodi, frate -laico, duro, aspro, tormentatore, un vero boia, che a cenni di Elia -disciplinava senza misericordia i frati..... Ottava colpa di frate -Elia fu di voler tenere il Generalato dell'Ordine sino colla violenza, -e per non lasciarselo isfuggire di mano, mise in opera molte astuzie. -La prima era quella di cambiare di frequente i Ministri provinciali, -affinchè, poste salde radici nel loro ufficio, non sorgessero più -arditamente contro di lui; poi nominava Ministri que' frati che aveva -amici; finalmente non convocava mai Capitoli generali, ma solamente -parziali, cioè di soli Ministri cisalpini, e non chiamava i Ministri -transalpini per timore che lo deponessero. Ma quando piacque a Dio, -da cui ogni bene dipende, congregati insieme e questi e quelli, lo -destituirono...... E allo scopo di ottener quell'adunanza di tutti i -Ministri in Capitolo generale a fine di deporre Elia, s'adoperò frate -Arnolfo Inglese, dell'Ordine de' Minori, uomo santo e letterato, acceso -di zelo per l'incremento dell'Ordine; e frate Arnolfo era allora -penitenziere alla Corte di Papa Gregorio IX. Nona colpa di frate -Elia fu che quando seppe di quella convocazione di Ministri contro -di lui, mandò per tutta Italia ordinando a tutti i frati laici più -nerboruti, e creduti suoi fautori, di non mancare di intervenire al -Capitolo generale, sperando che lo avrebbero sostenuto coi randelli. -La qual cosa risaputasi da frate Arnolfo indusse Papa Gregorio IX a -decretare che non fossero ammessi al Capitolo generale che que' frati, -che sono designati dalla Regola co' loro compagni e coi Discreti, -e fece annullare tutte le lettere di obbedienza inviate da Elia ai -laici. E il Papa stesso intervenne al Capitolo, e ascoltò i voti dei -frati, che volevano deposto Elia, ed eletto a successore di lui nel -Generalato frate Alberto da Pisa. In quel Capitolo fu anche deliberata -una moltitudine di ordinanze generali; ma erano slegate, e in processo -di tempo le coordinò poi il Ministro Generale frate Bonaventura, -che poco vi aggiunse di suo, e appena le ritoccò in alcuni punti. In -quell'anno, dopo il Capitolo generale, vi fu un ecclissi di sole, da -me veduto, di cui parlerò più sotto a suo luogo. Frate Elia, quand'era -ancora Ministro Generale, saputo che si stava per convocare un Capitolo -universale contro di sè, mandò ordinando a tutti i conventi che ogni -giorno i frati nella congregazione capitolare, dopo la preghiera -_Pretiosa_ recitassero con lettura chiara, alternandosi fra loro, -come a coro, i versetti del Salmo: _Qui regis Isral, intende_ ecc. _O -pastore d'Israel porgi gli orecchi_ ecc. (salmo 80º); essendo che sotto -l'allegoria della vigna pare voglia indicare l'Ordine..... E in poche -parole pare che tutto il salmo alluda all'Ordine e alla Religione del -Beato Francesco; ed è composto di tanti versetti, quanti sono gli anni -che il beato Francesco visse nell'Ordine, cioè venti. E il versetto che -dice: _Exterminavit eam aper de silva, et singularis ferus depastus -est eam. I cinghiali l'hanno guastata e le fiere detta campagna -l'hanno pascolata_, si riferisce fuor di dubbio ad un cattivo Ministro -Generale dell'Ordine, quale fu Elia, distruttore, esterminatore e -ruina dell'Ordine dei Minori; perchè nessuno, fuorchè Elia è stato -nell'Ordine cattivo Ministro...... ma restò deluso, perchè si diede a -credere di poter tenere sempre in sue mani il governo dei frati, come -fa il Papa di Roma fin che vive. Quell'altro versetto poi dei salmo, -che dice: _Fiat manus tua super virum dexterae tuae, et super filium -hominis, quem confirmasti tibi: Sia la tua mano sopra l'uomo della tua -destra, e sopra il figliuol dell'uomo, che tu ti avevi fortificato,_ -allude al buon Generale, quali tutti furono, ad eccezione di Elia. -Recitammo dunque il salmo ogni giorno prima del Capitolo generale -un mese intero, cosa che non ho mai visto fare nè prima, nè dopo. Nè -troverei sconvenienza il farlo prima d'ogni Capitolo generale, massime -dopo la morte di un Ministro Generale.... Decima colpa di frate Elia -fu il non sopportare nè con umiltà, nè rassegnato, la sua deposizione. -Ma fece piena adesione a Federico II Imperatore, già scomunicato da -Papa Gregorio IX, con lui cavalcava, con lui dimorava cogli abiti -dell'Ordine insieme ad alcuni frati suoi domestici. Il che ridondava a -sfregio del Papa, a scandalo della Chiesa e a vergogna del suo Ordine; -specialmente che l'Imperatore era già stato scomunicato, e a quei -giorni stringeva d'assedio Faenza e Ravenna, e quel miserabile era -sempre in mezzo all'esercito dell'Imperatore, e dava a lui consigli, -e prestava favore. Ai contadini specialmente ed agli altri secolari -porse sì cattivo esempio..... E i contadini, i ragazzi e le ragazze di -Toscana ogni volta che incontravano per via frati Minori, e li ho uditi -centinaia di volte, cantavano: - - Hor attorna fratt Helia, - Ke pres'ha la mala via; - -e se ne rattristavano i buoni frati, e se ne sdegnavano a morte a -udir tali cose...... Onde Papa Gregorio, provocato, lo scomunicò. -Undecima colpa di frate Elia fu l'infamia di cui si coperse occupandosi -di Alchimia. Di fatto, quando sapeva che nell'Ordine vi era qualche -frate, che nel secolo aveva studiato di quella scienza, o ciurmeria, -lo mandava a chiamare e tenevaselo presso di sè nel palazzo Gregoriano -(Papa Gregorio IX s'era fatto fabbricare nel convento de' frati Minori -d'Assisi un magnifico alloggio, non meno per lustro della casa del -beato Francesco che per sua abitazione quando andava ad Assisi). In -quell'appartamento adunque vi erano camere e molti luoghi secreti, ne' -quali Elia albergava que' frati e molte altre persone, ove pareva quasi -si andasse _a consultare la Pitonessa_. Incolpi sè stesso: egli ci -pensi. Dodicesima colpa di frate Elia fu che dopo la sua deposizione, -e dopo che si mostrò andare vagando coll'Imperatore, un giorno si -presentò ad un convento di Minori, e, raccoltili in Capitolo, cominciò -a voler provare la sua innocenza, e l'ingiustizia della sua deposizione -da parte dei frati; e cominciò dicendo..... Dopo di che continuò il -suo dire, come volle e piacque a lui, sempre lodando sè e denigrando -l'Ordine. Ma poi trovò chi rispose a quanto aveva detto..... E chi con -tanta franchezza rispose a frate Elia fu frate Bonaventura da Forlì, da -cui io l'ho saputo. Rivoltosi allora frate Elia a lui, disse: Chi ti ha -ammesso all'Ordine? A cui frate Bonaventura di rimando: Non tu, no, che -hai abbandonato l'Ordine, e vai vagando pel mondo, e perciò i contadini -ti cantano sul viso: - - Hor attorna fratt Helia, - Ke pres'ha la mala via; - -Vattene pur dunque, frate mosca.... All'udir queste cose frate Elia -s'ammutolì e partissene confuso. Tredicesima colpa di frate Elia fu -di non aver mai voluto riconciliarsi coll'Ordine, e rimase sino alla -morte nella sua ostinazione. E quando frate Giovanni da Parma Ministro -Generale mandò a lui il suo amico frate Gherardo da Modena, che era -uno de' frati primitivi, a pregarlo che per amore di Dio e del beato -Francesco, pel bene dell'anima propria, e per dare buon esempio, -ritornasse in seno alla Religione, cui era stato addetto, rispose: -Frate Gherardo, ho udito dire tanto bene di quel venerabile frate -Giovanni da Parma che non mi rifiuterei di prostrarmi a suoi piedi e -confessare le mie colpe, fidente nella sua benignità, ma temo assai -che que' Ministri provinciali, che sono stati offesi da me, mi tendano -insidia, mi caccino tra ceppi in carcere, e mi alimentino di poca -acqua e pan muffato. Inoltre, avendo io offeso anche la Corte romana, -so che il Cardinale governatore dell'Ordine vorrebbe intromettersi -nell'affare del castigo da infliggermi; nè io voglio perdere la -protezione che ho dell'Imperatore. Nulla ostante frate Gherardo da -Modena stette tutto un giorno intero nel convento di Cella di Cortona -in colloquio famigliare con frate Elia, e s'adoperò ad ogni potere -per vincerlo e convertire lui e i frati domestici di lui, e indurli -ad essere ossequenti alle discipline dell'Ordine.... Ma si ingegnò -invano, perchè Elia pei detti motivi non volle piegarsi...... Quel -frate Gherardo però passò colà tutta la notte successiva senza poter -dormire, e, come poscia narrò, gli era paruto di aver udito tutta -notte svolazzare demonii per la casa e pel convento come pipistrelli, -e li udiva emettere grida, che gli fecero correr per le ossa tremore -e terrore: _M'è venuto uno spavento ed un tremito, che ha spaventate -tutte le mie ossa, ed uno spirito è passato davanti a me, che mi ha -fatto arricciare i peli della mia carne_, dice Giobbe 4.º. Finalmente, -sorto il sole e dato un saluto, in fretta si partì col suo compagno, -e riferì al suo Generale tutto per ordine, quanto aveva veduto e -udito. In processo di tempo frate Elia morì scomunicato, come già -era, da Papa Gregorio IX; se abbia avuto l'assoluzione e se abbia -provveduto bene all'anima sua, ora se lo saprà. Ei ci pensi...... -Dopo tempo, giacchè _a qualsivoglia affare v'è tempo e modo,_ come -dice l'Ecclesiaste 8.º, un Custode fece disseppellire il corpo di -frate Elia e gettare in una fogna..... Se vi è chi desideri sapere a -chi ne' lineamenti del volto si assomigliasse frate Elia, gli dico -che si assomigliava in tutto a frate Ugo di Reggio, cognominato -Pocapaglia, nel secolo, maestro di grammatica; destrissimo a dar la -beffa, parlatore prontissimo, e nell'Ordine ottimo e facondissimo -predicatore, che confutava vittoriosamente i calunniatori dell'Ordine, -e colla parola e coll'esempio li riduceva al silenzio. Ed un maestro -Guido Bonatti di Forlì, che si spacciava per filosofo e astrologo, e -gettava il fango sulle predicazioni dei frati, fu da lui sifattamente -confuso al cospetto di tutta l'Università e del popolo di Forlì, che -per tutto il tempo che frate Ugo soggiornò in quelle parti, non solo -non osò più fiatare, ma nè manco farsi vedere. Quest'Ugo aveva sempre -in pronto tanti adagi, tante sentenze, tante favole, tanto copiosa -messe d'esempi, e stavano sì bene sulle sue labbra, perchè li applicava -sempre a proposito, ed era tanto facondo, colto e graziosissimo -parlatore che tutti con gran diletto pendevano dalle sue labbra. I -Ministri e i Prelati dell'Ordine però non lo vedevano di buon occhio, -perchè parlava sempre allegoricamente, e con proverbii e con esempi -li confondeva. Ma egli non si dava pensiero di loro, protetto che si -credeva dalla santità della sua vita. E basti di frate Elia. Perchè -fu già mio proponimento di favellare di tutti i Ministri Generali -dell'Ordine del beato Francesco quando ne avessi tempo opportuno; -ma di Elia, che fu uno di loro, e quello appunto che mi ricevette -nell'Ordine, e che offre vasto campo all'istoria, ho voluto sbrigarmene -prima d'ogni altro per aver agio di continuare più spigliatamente -l'istoria incominciata, dopo di essermi alleggerito del gran fardello -ch'egli da solo mi dava da portare...... Innocenzo 3.º mandò legati a -Filippo Re di Francia per indurlo ad invadere la Terra degli Albigesi -e distruggerli, il quale li prese tutti e li fece abbruciare. Questo -Papa l'anno 1215, diciottesimo del suo pontificato, convocò un solenne -concilio, a cui concorsero Prelati da tutte le parti del mondo. Ed io -ho letto il discorso, che egli vi pronunciò, e cominciava: _Desiderio -desideravi hoc Pascha_ ecc. ed ho letto anche tutte le deliberazioni, -che vi si presero, tra le quali fu decretato che non si potesse più -fondare alcuna congregazione di frati mendicanti. Ma tale decreto, -per non curanza dei Prelati, non fu osservato, anzi, chi vuole, si -mette il cappuccio, e va mendicando, e si gloria di avere istituita -una nuova Religione. Da ciò nasce confusione nel mondo, e i secolari -ne sono gravati, e le limosine non bastano oramai più nemmeno per -quelli, che operando colla parola e colla dottrina, stabilì il Signore -che avessero a vivere del Vangelo; ed i secolari ignoranti, che non -hanno lume di discernimento, legano nelle loro tavole testamentarie -tanto ad una donnicciuola che vive sola in un romitaggio, quanto ad -una congregazione di trenta sacerdoti, che quasi ogni giorno dicono -messa pe' vivi e pe' morti. Provegga Iddio; e muti in meglio quello -che non va bene. Non parlo di tante altre ordinanze per non seccare -e per schivare le lungherie. Finalmente Innocenzo l'anno 1209 coronò -Ottone IV Imperatore, e lo fece sacramentare di rispettar tutti i -diritti della Chiesa. Ma esso, lo stesso dì, ruppe il giuramento e fece -depredare i romei; onde il Papa lo scomunicò e lo depose dall'Impero. -Deposto Ottone, fu eletto Federico figlio di Enrico, e fu coronato -Imperatore. Egli pubblicò buone leggi contro gli eretici ed a favore -delle libertà della Chiesa. Questi sopra tutti gli altri Imperatori -rifulse per gloria e per ricchezze; ma in sua superbia ne abusò. -Imperocchè tiranneggiò la Chiesa, imprigionò due cardinali, fece -trarre in carcere anche i Prelati, che Gregorio IX aveva convocati a -Concilio, e quindi ne fu scomunicato. Finalmente, morto Gregorio per -abbattimento di tante tribolazioni, Innocenzo IV Genovese, convocato un -Concilio a Lione, lo depose dall'Impero; e la sede dell'Impero, dopo -la deposizione e la morte di lui, rimane tuttora vacante. Si avvisa -che quanto riguarda Federico, Papa Gregorio e Innocenzo IV, è stato -detto qui fuori d'ordine cronologico in riepilogo anticipato...... -Uguccione oriondo di Toscana, pisano, fu Vescovo di Ferrara. Compose -un libro _delle Origini_, e compose alcuni altri opuscoli utilissimi, -che corrono per le mani di molti, ed io li ho veduti e letti più volte. -Resse l'episcopato virilmente, degnamente ed onoratamente sino a che -chiuse la sua lodata vita. Volò al cielo l'ultimo giorno d'Aprile -del 1210, dopo 20 anni di episcopato, meno un giorno. Il 1º Giugno -1211 fu insediato nella cattedra Nicolò Vescovo di Reggio. Egli fu -nominato Vescovo e quasi uomo d'armi; godeva dei favori dell'Imperatore -Federico e della Corte romana; era di Padova, della nobile stirpe dei -Maltraversi, bell'uomo, splendido, cortese e fece ampliare l'episcopio -di Reggio, Usò tante deferenze ai frati Minori che volle sin loro dare -per abitazione la canonica della chiesa matrice, sede Vescovile; ed i -canonici di quel tempo l'acconsentirono, e per amore dei frati Minori -s'accontentarono d'andar ad abitare nelle case annesse alle cappelle -della città. Ma i Minori per umiltà non vollero dare tanto disagio -ai canonici, e non accettarono. Il dispensiere di questo Vescovo fu -accusato presso il suo padrone di non dare ai frati Minori la limosina -di pane da lui stabilita. Perciò chiamollo a sè, e lo rimproverò, -dicendogli; Figlio, non dice forse l'Ecclesiastico 4.º: _Non defraudare -la limosina al povero_? Ma sapendo il Vescovo, per sentenza di Salomone -ne' proverbii 29.º che _Il servo non si corregge con parole; benchè -intenda, non però risponderà_, lo cacciò in una angustissima e cieca -prigione, e lo nutrì del pane del dolore e dell'acqua dell'amarezza. -Poscia lo licenziò; e Iddio lo benedica. Giacchè sapeva bene il Vescovo -che la genìa dei servi non si emenda che col supplizio, come disse un -certo tiranno a quelli che erano incaricati di servire gli alimenti a -S. Ippolito. Sia benedetto, dice Pateclo di Monferrato, che perdonò a -tutti tranne che agli scudieri, miserissimi uomini, i quali dopochè -nelle Corti dei Grandi sono stati elevati a nobilissimi uffici, -diventano spilorci per mostrarsi buoni custodi e massai della roba dei -padroni loro, e rubano ai poveri e alla buona gente quanto poi regalano -alle loro puttane: e talora accade che le mogli e le figlie dei padroni -diventano le amanti dei servitori, dei dispensieri e dei fattori, -perchè delle robe di casa non possono mai godere che per mezzo loro. -Miserrimi che sono tali padroni! che custodiscono con più religione i -prodotti delle loro terre che il proprio onore e l'illibatezza delle -mogli e delle figlie loro. Tuttociò ha osservato il mio occhio, e ne -ha avuto le prove. Nicolò adunque Vescovo di Reggio fu uomo valente e -di molte cose esperto, e sapeva essere chierico coi chierici, religioso -coi religiosi, soldato coi soldati e barone coi baroni. - - - - -INDICE GENERALE - -DELLE MATERIE CONTENUTE NELLA CRONACA - -DI FRA SALIMBENE - - - - -Indice Generale - - -A - - =Abbate= di Bertinoro v. I. 215-216. - =Abele= di Danimarca v. I. 322. - =Acaia.= Re Carlo d'Angiò ha titolo di Principe dell'Acaia - v. II. 72. - =Accarisio= (degli) Guido. Parteggia per l'Impero v. I. 262. - » Sua morte v. II. 52. - =Acerra= (di) Conte Tomaso v. I. 320. - » Cortigiano di Re Manfredi v. II. 4. - =Acorto.= Uccide l'Arciprete di Caviano v. II. 216. - =Acquasparta= (di) Matteo. Eletto Ministro generale dei - Minori v. II. 210. - =Adamo= di Marisco. Amico di frate Ugo v. I. 134. - » Sue qualità v. I. 134. - » Suoi scritti v. I. 173 - =Adamo= (degli) Famiglia v. I. 14 e seg. - Adamino v. I. 15 e 33. - Giovanni v. I. 15. - Egidia di Guido v. I. 30. - Agnese. Sua origine v. I. 23 - » Sue qualità v. I. 90. - Agnese di Guido v. I. 15. - Aica di Bernardo v. I. 15. - Alberta di Rolando v. I. 15. - Bartolomeo di Rolando v. I. 15. - Bernardo di Oliviero. Sua morte v. I, 13, 15, 31. - Bonifacio di Bernardo v. I. 15. - Caracosa di Guido, v. I. 29. - Caracosa di Oliviero v. I. 31. - Corrado di Bernardo v. 1. 32. - Emblavato v. I. 15-33. - Francesco di Rolando v. I. 15. - Gisla v. I. 30. - Guido v. I. 15. - Guido di Guido. Mandato dai Parmigiani in missione presso - Innocenzo IV v. I. 31. - Guido di Giovanni v. I. 15. - Guido di Rolando v. I. 15. - Guido fratello del Cronista v. I. 315. - Guido padre del Cronista v. I. 14-15. - » Va a Fano per tentare che esca dal convento il figlio - Salimbene v. 1. 18. 67. - Giacomo di Oliviero v. I. 31. - Giovanni maestro v. I. 15. 29 - Leonardo di Bernardo v. I. 15. 32. - Mabilia. v. I. 15. - Mabilia di Rolando v. I. 15. - Maria di Guido v. I. 29. - Maria v. I. 29. 35. - Oliviero di Adamo v. I. 15. - Oliviero di Bernardo v. I. 15. - Ognibene (il Cronista). Nato v. I. 8. 15. - Pino di Rolando v. I. 15. - Rica di Bernardo v. I. 15. - Rolando di Oliviero v. I. 15. 31. 33. - Rolandino di Rolando v. I. 15. - Romagna di Bernardo v. I. 15. - Villano v. I. 32. - Salimbene. Nato v. I. 8. 15. - » Va a Lione v. I. 83. 105. - » Va in Francia v. I. 118. - » Commensale di Giovanni da Magione v I. 119. - » Accenni ad alcune sue opere v. 1. 121. 122. 311. - » Commensale di S. Lodovico Re di Francia v. I. 129. 130. - =Adamo= le Rigalde v. I. 315. - =Adda.= Sconfitta di Ezzelino v. I. 330. - » Passaggio di Corradino v. II. 8. - =Adegherii= (degli) Rolando, Ambasciatore a Reggio, - v. II. 80. - » Podestà di Modena v. II. 201. - =Adelardi= (degli) Giuditta. Lamenta che vi siano troppi - frati v. I. 152. - Rainiero. v. 1. 61. Frate Gaudente. 344. - =Adriano V.= Aiuta a spogliar del vescovado Maestro Giovanni - di donna Rifida v. I. 37. - » Nipote del Papa defunto v. I. 305. - » Elezione e morte, v. II. 38. - =Agareni.= v. II. 69. - =Agostino= di Recanati. Censore di frate Elia. v. II. 236 - =Aica.= Concubina di Guglielmotto. v. I. 76. - =Aicardo= di Ugo. v. I. 31. - =Aigoni=, famiglia, v. II. 5. - =Aimerico= (degli) Famiglia v. I. 31. - =Aimono= frate eletto Ministro Generale v. I. 68. 165. - » Visita conventi v. I. 176. - » Sua esposizione di Isaia, v. I. 321. - » Morte v. I. 80. - =Aix.= Dove è v. I. 171. - » Vi abita e vi muore il Conte di Provenza v. I. 171. - » Vi fu Arcivescovo S. Massimino. v. II. 68. - =Albano= (di) Cardinale. Sua morte, v. II. 18. 19. - =Albareto= (di) Guido. Sua fazione in Reggio v. II. 81. - » È accusato, v. II. 179. - » Assolto per corruzione v. II. 181. - » Si batte a Cariano, v. II. 200. - » Grandiosità della sua casa. v. II. 209. 210. - » Predizione che lo riguarda, v. II. 203. - » Si brucia la sua casa. v. II. 209. - Azzolino. Uccide Guido di Bibbianello v. II. 178. - » Uno de' principali nell'esercito di quei di Gesso - v. II. 202. - Ezzelino. Del partito della città di sotto in Reggio v. II. 81. - Rolando. Del partito della città di sotto in Reggio v. II. 81. - =Albe= Suore. Loro convento, v. II. 70. - =Albenga.= Devastata dai Pisani v. II. 86. - =Alberghetti= (degli) Ugolino. Signoreggia in Faenza - v. I. 262. 809. - Manfredo Torta. Morte infertagli da consaguinei v. II. 147. - Alberico. Frate Gaudente, v. I. 262. - Samaritana, v. II. 218. - Famiglia, v. I. 158. Signori di Faenza, v. I. 262. - =Alberico= da Romano, vedi Romano (da). - =Albertino= di Verona. Trova modo di dar cibo ad Enzo Re - prigioniero, v. I. 216. - =Alberto= Cremonese. Falsi miracoli, v. II. 46. - Uccellatore. Padre di Giovanni da Parma, v. I. 190. - Cremonella fisico a Fontevivo. v. I. 335. - Parmigiano. Notaio della Corte Somana. v. I. 157. - » Sue qualità e parentela v. II. 54. - Pisano. Ministro Generale de' Minori, v. I. 25. 67. - » Sua morte, v. I. 68. - Della Scala. Succede a Mastino, v. I. 276. - Malavolta. Podestà di Genova annunzia la cattura di Re Enzo - v. I. 216. - =Albi.= Presso Albi si combatte la battaglia detta di - Tagliacozzo. v. II. 9. - =Albicani= (degli) Famiglia, v. I. 80. - Guizzolo eletto Vescovo, v. I. 80. v. II. 245. - =Albinea= (quei di), v. II. 202. - (di) Pietro. Ambasciatore a Parma ed oratore dell'ambasceria - v. II. 82. - =Albe= Gerardo. Fatto Cardinale, v. II. 34. - » Mandato a pacificare i Siciliani al tempo del Vespro - siciliano, v. II. 54. 56. - » Fa doni ai Minori, v. II. 160. - » Fa fare il dormitorio delle donne della Religion Vecchia, - v. II. 160. - » Fa un'offerta perchè si faccia una campana pel Duomo, - v. II. 160. - =Albrighetti.= Vedi Alberghetti. - =Alcarisii.= Vedi Accarisii. Famiglia, v. I. 309. - =Alconio.= Chi vi ha signoria v. I. 263. - =Aldobrando= da Foiano va ad un Concilio a Ravenna - v. I. 298. - =Alemagna.= Predizione che la riguarda v. II. 97. - =Alessandria.= Arrivo di Salimbene v. I. 209. - » Dominio del Pallavicino v. I. 228. - » Dominio di Lanzavecchia v. I. 254. - » Cagione di guerra tra Uberto Pallavicino e il Marchese - di Monferrato v. I. 272. - =Alessandrini.= Catturano i Tortonesi v. I. 326. - » Seguendo il Marchese di Monferrato vanno contro Lodi - v. II. 93. - =Alessandro= III. Ha controversie coi Principi - v. I. 12. 123. IV. Eletto v. I. 346. - » Ha controversie coi Principi v. I. 12. - » Riprova un opuscolo di Guglielmo del Santo Amore - v. I. 28. 179. - » Unisce i Britti in una sola Congregaz. v. I 151. - » Osteggia Fra Giovanni da Parma v. I. 180. - » Canonizza Santa Chiara v. I. 199. - » Tenta convertire Ezzelino v. I. 285. - =Alessandro IV.= Convoca un Concilio a Ravenna v. I. 298. - » Annulla disposizioni di Innocenzo IV v. I. 305. - » Espelle Guglielmo del Santo Amore v. I. 333. - » Eletto Papa v. I. 278. 305. 331. - » Vuole che i frati Minori confessino v. I. 302. - » Fatto scandaloso da lui narrato v. I. 302. - » Sua morte v. I. 285. 344. - Maestro inglese v. I. 23. - =Alina.= Bruciata. v. II. 48. 160. - =Alleluia= (tempo dell') Comincia v. I. 43. - =Alucii= (degli) Giacomo. Guarito per miracolo di San - Lodovico Re di Francia, v. II. 22. - =Alvernia= (monte di). S. Francesco vi riceve le stimmate - v. II. 115. - =Ambasciatori= Cremonesi. Loro costume, v. I. 235. - =Ambrogio= Normanno. Monaco v. I. 246. - =Amici= (degli) Amizzone. Va in Puglia a prender oro - v. I, 21. - =Ammanato= Tosco, Castaldo di Filippo Legato. Come punito - v. I. 293. - =Anagni.= Patria di Gregorio IX v. I. 11. - » Vi si canonizza S. Chiara v. I. 332. - =Anastasio= ravennate. Nemico di Paolo Traversali v. I. 70. - =Ancona.= Vi è in esilio Ghiberto da Gente v. I. 329. - =Andalò= (degli) Castellano. Primeggia in Bologna v. I. 264. - Loterengo. Podestà di Reggio v. I. 339. - » Priore dei Gaudenti v. I. 344. - =Andrea= di San Giovanni d'Acri, v. I. 8. - Di Bologna. Compagno di frate Giovanni da Parma e sue qualità - v. II. 109. - » Guardiano v. II. 118. - Re d'Ungheria v. I. 70. 71. - Chiesa di S. (Mantova). Vi fu ucciso Guidotto Vescovo di - Mantova v. I. 61. - Di Trezzo. Assoggettato a suplizii v. I. 103. - =Angeli= (degli) Guido. Vicario di Ghiberto da Gente nella - Podesteria di Reggio v. I. 338. - =Angere.= Cardinale nipote di Urbano IV v. I. 74. - =Anjou.= Provincia v. II. 72. - =Annibale.= Nipote del Cardinale Riccardo. Morte v. II. 8. - =Anselmo.= Raboino v. I. 198. - =Anticristo= v. I, 321. 334. - =Antiochia.= Presa dal Soldano di Babilonia, v. II. 10. - =Antonio= S. da Padova. Morte v. I. 41. - Pellegrino. Creduto santo v. II. 47. - Da Parma. Va ambasciatore ai Tartari v. I. 116: - =Apollinare= S. Ravenna e Chiassi sostengono averne il - corpo V. II. 69. - =Apostoli= e Apostolesse. Congrega v. I. 153. 167. - » Loro qualità v. I. 153. - » Non sono in istato di salute v. I. 163. - » Debolezza dei Vescovi a loro riguardo v. I. 166. - » Loro soppressione v. I. 153. v. II. 28. - » Arrivano a Parma v. II. 126. - » Cacciati da Parma v. II. 183. - =Aquila.= Primo a fare traduzioni, v. I. 121. - =Aquileia= (di). Gregorio di Montelungo Arcivescovo, - v. I. 29. - =Arcili= (degli) Gherardo e Gherardino. v. I. 91. - » Allocuzione, v. I. 91. v. II. 172. - =Ardizzone= Vescovo di Modena, sua morte, v. II. 207. - =Arduino= di Chiavari. Sua rissa, v. II. 131. - =Arezzo.= Vi muore Gregorio X. v. II. 31. - =Argenta.= Il Legato Filippo va ad Argenta, v. I. 293. - » Suo uso colà. v. I. 311. - =Arles.= Salimbene vi si trova, v. I. 131. 174. - » Frate Giovanni da Parma vi si trova, v. I. 174. - =Arlotto= da Prato. Dottorato a Parigi, v. I. 191. - » Eletto Ministro Generale dei Minori, v. II. 136. - » È a Parigi v. II. 155. - =Armarii= (degli) Tomaso. Un suo figlio uccide un frate, - v. I. 21. - Ugo di Tomaso possiede e vende Sinzanese. v. II. 159. - =Armenia= devastata, v. II. IO. - =Arno.= Presso la foce i Pisani costruiscono galee, - v. II. 86. - =Arnolfo= frate Guardiano. Possiede un certo libello, - v. 1.337. - =Arpi= (degli) Giacomino, v. II. 174. - » Ricco dissipatore finisce col mendicare, v. II 174. - Arpo. Frate, v. II. 174. - =Artaldo= Re d'Inghilterra. Espelle S. Tomaso di Cantorbery - v. I. 123. v. II. 244. - =Aschieri= (degli) Aschiero. Espulso da Reggio. v. I. 82. - =Asdente= Benvenuto. Chi era, che faceva e sue qualità - v. II. 58. - » Ambasciatori Reggiani lo consultano e sua risposta v. II. 82. - » Il Vescovo lo invita a pranzo, v. II. 84. - » Suoi vaticinii, v. II. 85. - » Sue capacità e sue riserve, v. II. 85. - =Asinelli= (degli) torre, v. II. 70. - =Asino= Pietro. Sua morte, v. II. 4. - Giordano, v. II. 4. - =Assaiuto= (di) Manfredino. v. II. 179. - Guercio, v. II. 179. - =Assandri= (degli) Giacomo. Compagno di frate Giovanni da - Parma e sue qualità, v. II. 112. - =Assassini.= Depredano, v. I. 94. - » Scorazzano il territorio parmigiano, v. I. 94. 102 - =Assisi.= Vi muore maestro Guglielmo di Gattatico - v. I. 305. - » Vi è sepolto Martino 4. v. II. 129. - =Asti.= Guido Conte di Montefeltro vi è confinato, - v. I. 361. - =Atanulfo= (di) Raimondo. Il primo dei Saccati, v. I. 152. - =Attila= Re. v. I. 114. - =Auduci.= Pretendono la Signoria di Imola, v. I. 276. - =Austria= (d') Duca. Ucciso, v. II. 9. - » Paciere tra Pietro d'Aragona e i figli del Re di Francia, - v. II. 161. - =Auxerre.= Vi si trova Salimbene, e va a Vezellay a visitare - il creduto corpo della Maddalena, v. I. 120. - » Ricca di vigne, v. I. 122. 140. - =Avanzo.= Frate, v. I. 184. - =Avignone.= Dov'è. v. I. 205. - » Vi muore frate Buonagrazia. 176. - =Avvocati.= Famiglia di Mantova. Espulsi, v. I. 61. - (degli) Enrico di Cremona. Podestà di Parma, v. II. 146. - - -B - - =Baffoli= (dei) Egidio. Suo valore, v. II. 176. - Bernardina. Sue qualità, v. II. 176. - Bernardo. Frate, sue qualità e stranezze, v. II. 174. - » Spegne un incendio in strada S. Cristina in Parma - v. II. 176. - » Sua morte, v. II. 176. - =Bagnacavallo.= Salimbene vi dimora, v. I. 96. - » Il Vescovo di Faenza si nasconde ivi in una torre v. I. 309. - =Baiso= (di) Guido. Sua morte, v. I. 11. - =Balbeck.= Costrutta, v. I. 222. - =Baldacchino.= Nome di una stoffa, v. II. 46. - =Baldovino.= Conte di Fiandra alle crociate, v. I. 14. - =Baldovino.= Imperatore ha per moglie una figlia di Re - Giovanni v. I. 24. - =Baliano= (di) Saetta, v. I. 8. 16. - =Balugano= (di) Nicoluzzo. Va contro i Bolognesi fuorusciti - v. II. 29. - =Balugola= castello. Incendiato, v. II. 139. - =Balzolano.= Giudice venale, v. II. 236. - =Banzola.= Castello, v. II. 43. - =Baratti= (dei) Adelasia. v. I. 15. - Gerardo, v. I. 15. - Fizaimone, Frate Gaudente, v. I. 844. - Famiglia, v. I. 33. - =Barbarasi= Cremonesi. Signori in Cremona per l'impero - v. I. 264. - =Bareo= (di) Ugo. Sue relazioni con Pasquetta. v. I. 75. - =Bardello.= Castello. Vi è prigione in gabbia di ferro - all'esterno di alta torre Napo della Torre v. II. 39. - =Bardi.= Si arrende ai Piacentini, v. II. 12. - =Bardone.= Monte su cui è Berceto. v. II. 131. - =Barisello= Giovanni sartore. Costringe coll'armi i - Parmigiani imperiali a giurar per la Chiesa, v. I. 266. - » Ha sèguito d'armati, v. I. 266. - » Sposa una Cornazzani. v. I. 269. - » Ritorna al suo mestiere di sarto v. I. 270. - =Barletta.= Una donna di Barletta predice la morte di più - Principi, v. II. 127. - =Barnaba= della Regina da Reggio. Sue qualità e morte, - v. II. 156. - =Bartolomeo.= Frate Minore. Compone un libro intorno alla - natura delle cose. v. 1. 65. - Da Vicenza, v. I. 48. - » Istituisce la Regola de' Gaudenti, v. I. 345. - » Fatto Vescovo, v. I. 345. - Da Bologna, dottore. Eletto Ministro provinciale, v. II. 155. - Canale. Cortigiano di Re Manfredi, v. II. 4. - =Bassetto= Frate, v. I. 206. - =Bastardi= (dei) famiglia. Due uccisi, v. I. 346. - =Bazaleri= (dei). Nicolò muore in battaglia, v. II. 30. - » Devastazione d'ogni cosa de' suoi figli, v. II. 211. - =Bazzano.= I Bolognesi lo bloccano, v. I. 11. - » Vi sono sorpresi i carrettieri Parmigiani che portavano sale - da Cervia, v. II. 105. - » Assediato dai Bolognesi v. I. 203. - =Beatrice= di Puglia. Moglie di Pinotto da Gente, - v. II. 167. - =Beaucaire=. v. I. 136. - » Frate Giovanni da Parma invitato dai frati di - Beaucaire. v. I. 173. - =Beaune=. Ricca di vigne. v. I. 123. - =Beccai= di Cremona. Vendetta, v. II. 212. - » di Parma. Aiutano Ghiberto da Gente ad insignorirsi - di Parma, v. I. 326. - » di Reggio. Minacciati se non vendono le carni a - prezzo di ragione, v. II. 148. - =Becherio= Pietro. Signore di Vercelli, v. I. 254. - =Belleville= (di) Pietro. Per suo poco accorgimento si - sviluppa un incendio, v. II. 76. - =Bellincioni= (dei) Bonaccorso. Podestà di Reggio, v. II. 6. - » Cacciato dalla Podesteria, v. II. 6. - =Belletti= (dei) Ravanino. Podestà di Reggio v. I. 10. - =Bencivieni= Vescovo di Albano, v. II. 41. - » Fatto Cardinale v. II. 41. - =Beneceto= (da) Giacomino, v. II. 174. - =Benedetto= di Arezzo. Ministro della Provincia di Grecia, - v. I. 24. - Di Colle, v. I. 191. - Di Cornetta, v. I. 44. - » Fa la devozione dell'allelluia a Parma, v. I. 45. - Di Faenza. Fisico e dottore a Parigi, v. I. 179. - Di Marsiglia. Sue qualità e suo caso raro sì che par - strano, v. II. 114. - =Benevento=. Manfredi è sepolto a piè del ponte di - Benevento, v. II. 3. - =Benintendi= frate e sue qualità, v. II. 130. - =Benvenuto= frate e sua dottrina v. II. 195. - =Berceto.= Distrutto, v. I. 84. - » Assediato v. I. 236. - » Dove si trovi v. II. 131. - =Bergamaschi=. All'assedio di Brescia, v. I. 66. - » Aiutano Federico 2. v. I. 101. - » Fanno pace coi Bresciani, v. II. 5. - » Fabbricano Timberga v. II. 214. - » A stipendio di quei di Gesso. v. II. 212, 213. - =Bergamo=. Tributaria di Uberto Pallavicino, v. I. 228. - » Suoi fuorusciti fabbricano Timberga, v. II. 214. - =Bernardino= di Buzea. A Campeggino presso Ghiberto da - Gente, v. I. 327. - » di Ravenna. Podestà di Modena v. II. 218. - =Bernardo= Cardinale. Esiglia Guido da Montefeltro. - v. I. 261. - » Legato v. I. 318. - » Suo detto. v. II. 108. - » Manda frate Fatebene a Pinamonte. v. I. 318. - » di Guglielmo. Imprigionato e ucciso. v. II. 215. - » A sua sorella fu tagliata la lingua, v. II. 215. - » di Giacomo. Suo figlio è decapitato. v. I. 263. - Vizio. Spogliato del vescovato, v. I. 36. - » Eletto Vescovo. v. I. 42. - =Bertinoro= o Brettinoro Villa Perchè così detta. v. I. 216. - =Bertoldo= di Alemagna. Dottrina ed opere. v. II. 120. - » Conversioni e miracoli. v. II. 121 e seg. - Patriarca di Aquileia. Invitato da Federico 2. v. II. 153. - =Bertoldino=. Frate. Ministro v. I. 198. - » Lettore. v. I. 210. - =Bertrando= di Manara. Compagno dell'Istitutore dei Saccati. - v. I. 152. - =Biacardo= Guglielmo frate. v. I. 209. - =Bibbianello= castello. I Parmigiani lo ricuperano, - v. I. 202. - » Dove è, v. II. 156. - » Pino parte. v. II. 168. - » Tentativo di consegnarlo al nemico. v. II. 215. - » Ruina la torre. v. II. 156 - =Bibbiano=. Dove è. v. I. 84. - » Se ne fa un Borgo. v. II. 65. - » Si fortifica. v. II. 198. - » Fa tregua con quei di Gesso. v. II 201. - =Beduzzano=. Federico 2. vi impicca Parmigiani. v. I. 102. - =Binicli= (dei) Uguccione, Signore in Imola per l'Impero. - v. I. 263. - » Prigioniero e decapitato. v. I. 263. - Giovanni v. I. 263. - =Bismantova=. S'arrende ai Reggiani. v. II. 8. - » È ripresa. v. II. 43. - » Assediata. v. II. 40. - =Bobbio=. Si crede vi sia un'idria delle nozze di Cana - Gallilea. v. I. 220. - =Boccabadati=. v. I. 50. - =Boemia=. Guerra coll'Ungheria. v. I. 344 - =Boezio=. Fatto morire da Teodorico. v. I. 115. - =Boiardi= (dei) Bonifacio. Manomette il convento di S. - Prospero in Reggio. v. II. 185, 186. - Gerardo. v. II. 185. - Famiglia. Fanno pace coll'abbate di S. Prospero di - Reggio. v. II. 81. - =Bologna=. Alcuni della famiglia del Cronista Salimbene - vi si accasano. v. I. 14. - » Vi si conducono i prigionieri di Castel Leone. v. I. 65 - » Vi passa Giovanni da Parma. v. I. 185. - » Vi si trova frate Rainaldo. v. I. 213. - » C'è Salimbene. v. I. 221. - » Profezia che riguarda Bologna. v. I. 252. - » A Bologna non si vuol sentir parlare di S. Antonio. - v. I. 290. - » Innocenzo IV a Bologna v. I. 326. - » Pestilenza a Bologna v. I. 341. - » Costituzione dell'Ordine dei Gaudenti v. I. 344. - » Costituzione della Congregazione della Giustizia - v. II. 21. - » Muore a Bologna Re Enzo v. II. 23. - » Bologna incendiata v. II. 28. 48. - » Quelli del partito dell'impero fuggono v. II. 28. - » Pacificazione del Cardinale Latino v. II. 44. - » Cavatrutta è ucciso v. II. 45. - » Bologna vuole tutta la destra del Panaro v. II. 24. 25. - » Pacificazione v. II. 43. - » Guglielmo Putagio Podestà a Bologna v. II. 45. - » Rientrano i fuorusciti v. II. 48. - » Bologna fa lega con altre città v. II. 83. - » Caso di tre toscani scolari a Bologna v. II. 133. - » Miracoli di fra Giovanni da Vicenza, v. I. 46. - » Ambasciatori di Bologna a pacificare quei di Gesso - v. II. 212. - » Fa prigione Rolandino di Canossa v. II. 216. - =Bolognesi=. Si obbligano a far guerra ai Modenesi v. I. 4. - » Assediano S. Cesario v. I. 12. 34. - » Vanno contro Sant'Arcangelo v. I. 6. - » Spianano le fossa di Imola v. I. 8. - » Assediano Bazzano v. I. 11. - » Combattono con nuove foggie d'armi v. I. 13. - » Loro armi perdute in battaglia esposte a Parma - v. I. 34. - » Prendono Castel Leone v. I. 65. - » Sconfitti dai Parmigiani v. I. 13. - » Si trovano a Luzzara v. I. 84. - » Aiutano i Parmigiani v. I. 94. - » Assediano Forlì v. I. 96. - » Assediano Bazzano v. I. 203. - » Fanno prigioniero Re Enzo v. I. 216. - » Assediano Modena v. I. 68. 220. - » Domandano al Papa Medicina v. I. 326. - » Fanno un castello sul Po di Primaro. v. II. 13. - » Danneggiati dai Veneziani v. II. 13. - » Assediano Savignano v. II. 22. - » Mandano ambascieria a Parma v. II. 24. - » Vanno a Primaro contro i Veneziani v. II. 13. - » Cavalcano contro Faenza v. II. 29. - » I popolani contro i Cavallieri v. II. 211. - » Fanno una pace v. II. 48. - » Rottura della pace v. II. 48. - » Molti fatti prigionieri v. II. 29. - » Entrano in Faenza v. II. 28. - » Mandano ambasciatori a Parma per pacificare la - Lombardia v. II. 210. - =Bolognini=. Moneta v. II. 147. - =Bombarone= materassaio, che fa poi il Ministro generale - frate Elia v. II. 227. - =Bonaggiunta=, frate compagno di Giovanni da Parma e sue - qualità v. II. 110. - =Bonagrazia=. Ministro Generale dei Minori va in visita - dei conventi v. I. 176. - » Sua elezione v. I. 196. - » Sua proibizione ai frati di andare ad un Concilio - di Ravenna v. I. 298. - » Non vuol andare ad un Concilio v. I. 298. - » Tiene Capitolo a Strasbourg v. II. 57. - » Sua morte v. I. 176. 205. v. II. 68. 136. - =Bonaventura= di Bagnorea. Eletto Ministro generale dei - Minori v. I. 189. - » Maestro all'Università di Parigi v. I. 177. - » Scrive la vita di S. Francesco v. I. 80. - » Domanda al Papa se permette che i Minori confessino - v. I. 302. - » Interviene al trasporto delle ceneri di S. Antonio - v. I. 327. - » Richiama al dovere Frate Girardino di Borgo San - Donnino v. I. 334. - Di Forlì v. I. 206. - Di Iseo. Gran predicatore, a cui un giorno fugge l'uditorio - v. I. 161. - » Va in Grecia con frate Giovanni da Parma v. I. 206. - =Bonaventura= di Iseo. Compagno di frate Giovanni da Parma - e sue qualità v. II. 112. - =Boncompagni= Taddeo. Sconsiglia maestro Martino di Fano - di farsi frate v. I. 22. - » Signore della Romagna v. I. 263. - » Contro i Malatesta v. II. 147. - =Boncompagno= Fiorentino. Maestro di grammatica v. I. 52. - Da Prato. Frate non vuole che una sola tonaca v. I. 167. - =Bondeno=. Preso il castello v. I. 8. - =Bongiorno= Giudeo. Amico di Salimbene v. I. 287. - =Bonicea=. Castello di Marchesopolo Pallavicino in Grecia - v. I. 275. - =Bonicii= (dei) Gregorio. Abbate del Monastero di - S. Prospero in Reggio v. I. 343. - =Bonifacio= S. (di) Conte Rizzardo. Conduce aiuti a Parma - v. I. 98. - » Esulante v. I. 261. - Lodovico. Podestà di Reggio vi muore v. II. 60. - Di Bibbianello v. II 178. - Minorita. Visitatore di monasteri, v. I. 37. - Di Giacomo da Canossa v. I. 338- - Da Foiano. Muore v. II. 18. - =Bordeaux=. Luogo del duello tra Re Carlo e Re Pietro - d'Aragona v. II. 75. - » Re Carlo è presente v. II. 75. - =Borghetto= di Taro. Battaglia v. I. 91. 92. - =Borghigiani= Ricevono beneficii dai Parmigiani v. I. 267. - » Vanno contro i Milanesi e sono sconfitti v. II. 145. - » Ribelli ai Parmigiani, questi contro loro alzano - un castello alla Parola v. II. 146. - =Borgo= di S. Cristina in Parma v. I. 66. - » Vi sono ad albergo ambasciatori Reggiani v. II. 82. - » Vi abitano gli Enzola v. II. 172. - » Incendio v. II. 176. - » Allargato v. II. 67. - =Borgo= S. Donnino. Rifugio di fuorusciti v. I. 267. - » Assedio e devastazione delle campagne v. II. 8. - » Smantellamento delle sue mura v. II. 12. - » S'arrende ai Parmigiani v. II. 12. - S. Pietro di Modena. Incendiato dai Bolognesi, v. I. 68. - =Borgogna= Vi si trova Salimbene v. I. 118 e seg. - » Ferace di vini. v. I. 122. - =Borgondione= Giudice Pisano, traduttore dal greco - v. I. 134. - =Boscaioli=. Loro istituzione v. I. 150. - » Detti anche Saccati v. I. 151. - =Boschetti= di Reggio. Loro discordia con quelli di - Savignano v. II 80. - » Erano capi di una fazione in Modena v. II. 80. - Gherardino, morto in battaglia v. II. 140. - Filippo. In missione a Parigi v. II. 155. - Vescovo di Modena v. II 207. - =Buoso, o Boso= di Dovara. Podestà di Reggio, v. I. 84. - » Signore di Cremona v. I. 254. - » Espulso da Cremona v. I. 317. v. II 7. - » Smantellata la sua Rocchetta v. II. 11. - =Botteri= Ugo. Arriva all'accampamento di Grola v. I. 99. - =Boveri= Giacomo. Sua prodezza v. I. 13. - » Case dei Boveri comprate da maestro Rolando v. II. 158. - =Bovi= Rolandino. Minacciato da Barisello. v. I. 268. - =Brancaleone= di Bologna v. I. 337. - =Brandola=. È presa v. II. 9. - =Brazzolo=. Ponte fatto dai Mantovani a Brazzolo v. II. 48. - » Ponte asportato dalle acque, v. II. 51. - =Brentori=. Credono santo un Alberto di Cremona v. II. 45. - =Brescello=. Distrutto v. I. 84. - » Il castello fabbricato dai Parmigiani v. I. 220. - » Preso dal Pallavicino v. I. 326. - » L'abbate del Monastero è ucciso v. II. 173. - =Brescia=. Gran terremoto v. I. 9. - » Assediata v. I. 65. - » Passa il Conte di Fiandra v. I. 349. - » Si ribella al Pallavicino v. II. 5. - » Passa Corradino v. II. 8. - » Fa pace coi Mantovani v. II. 48. - » Fa una lega v. II. 83. - » Suoi ambasciatori a Parma v. II. 210. - =Bresciani=. Aiutano i Cremonesi v. I. 3. - » Aiutano i Bolognesi v. I. 34. - » Lottano contro Federico II v. I. 63 e seg. - » Sono a Luzzara v. I. 84. - » Corrono contro il Marchese di Monferrato v. II. 53. - =Brianchon.= Vi si trova Salimbene v. I. 118. - =Bricci=. Signori di Imola per la Chiesa v. I. 276. - =Briga= Guido. Sua morte, v. II. 30. - =Brina= dannosissima, v. I. 60. 330. v. II. 11. - =Britti= Frati v. I. 151. - =Britti= (dei) Castello v. II. 227. - =Brizio= S. Vescovo punito v. II. 86. - =Broletto= di Milano. Combattimento fra il popolo ed i - Torriani v. II. 39. - =Bruchi=. Quantità e guasti fatti v. II. 52. - =Budelli= (dei) Egidio v. I. 236. - =Buiolo= frate. Addetto alla Corte d'Innocenzo IV. v. I. - 209. 324. - =Burigardo= prode maestro di milizia. Fatto Prigioniero - v. II. 148. - » Guido da Correggio lo conduce a Correggio ed a - Castelnuovo di sotto v. II. 150. - » Torna a Sassuolo, v. II. 151. - =Busseto= Edificato da Uberto Pallavicino v. I. 229. - » Distrutto dai Cremonesi v. I. 229. - =Buzzola= Ugolino v. I. 262. - =Buzzoli= (dei) Angelica. Terziaria dei Minori v. I. 177. - Antonino v. II. 159. - Giacomo. Terziario dei Minori v. I. 177. - Mabilia. Terziaria dei Minori v. I. 177. - - -C - - =Cadeo=. I Parmigiani vi fabbricano un castello v. II. 48. - =Cagli= v. I. 187. - » Ruina per terremoto v. II. 44. - =Calabria=. Arrivano di Calabria aiuti a Federico II - v. I. 101. - » Sua bellezza e ubertosità v. I. 233. - =Calareso= Bartolomeo. Suo giudizio intorno a frate Giovanni - da Parma v. I. 180. - =Calcinato=. Preso. v. I. 64. - =Calerno=. Predicazione fattavi. v. I. 47. - =Callegari= famiglia. È loro bruciata la casa v. I. 82. - =Camerino=. Subissato in gran parte. v. II. 44. - =Campagnola=. v. I. 8 - » Prima messa celebrata nella sua chiesa. v. I. 11. - » Giuliano da Sesso vi fu sepolto in un fosso. v. I. 219. - » È presa v. I. 223. - =Campana= del Comune di Parma. Fatta fare. v. II. 143. - » Fatta rifare. v. II. 143. - » Si rompe. v. II. 210. - Della Cattedrale. Il Cardinale Gerardo Albo spende per - farla fare. v. II. 160. - =Campanile= del Duomo di Parma. v. II. 77. - =Campeggine= Villa. Ghiberto da Gente vi fabbrica palazzi. - v. I. 327. - » Vi si distruggono le case di Ghiberto da Gente. - v. II. 168. - » I Da Gente ne sono espulsi. v. II. 168, 169. - » Vi si distruggono le case e i seminati dei Da - Gente. v. II. 168. - » Pinotto da Gente vi è ucciso, v. II. 204. - =Campiglio= (da) Bartolomeo. Morto in battaglia, v. II. 140. - =Campigliola=, v. II. 18. - =Campogalliano=. (di) Arciprete. Suo incontro con Salimbene - v. I. 300. - » Discussione con Salimbene v. I. 300, e seg. - =Campo= di Mosa. Federico 2. vi fa impiccare militi - Anconitani. v. I. 104. - =Campora=. Torrente dov'è. v. II 199. - =Campo= S. Giorgio in Verona. Ezzelino vi fa bruciare - 11000 Padovani v. I. 100, 260. - =Canale= (da) Gerardo. Sommerso in mare. v. I. 104. - =Cancellieri= (dei) Deto. Podestà di Reggio. v. II. 21. - =Candele= Genovesi v. II. 93. - =Canapa= (di) seme. Prezzo esorbitante, v. II. 48. - =Canini= (dei) Corrado, v. II. 208. - Guidotto. v. I. 275. - Famiglia espulsa da Reggio. v. I. 82. - =Canoli= (da) Manfredino. Morto in combattimento a Colorno - v. I. 269. - =Castello=. Preso e ricuperato v. I. 347. - =Canonici= di Lucca v. I. 309. - Non amano Vescovi che fossero prima frati v. II. 207. - =Canossa=. Rocca. Da chi fatta costruire v. I. 338. - (di) Alberto. Capitano v. I. 338. - » Distrugge Canossa v. I. 388. - Bonifacio. Tiene il castello di Canossa, v. I. 338. - » Sua morte v. II. 26. 178. - » Uno dei capi dell'esercito di quei di Gesso, v. II. 203. - » Impedisce il saccheggio del convento di Monfalcone - v. II 211. - Guido. Ucciso v. II. 178. 204. - » Suoi antenati v. II. 179. - Ugolino. Ucciso, v. II. 194. - Monaco. Apre le carceri di Reggio v. II. 196. - Rolando. Corrompe Guido di Albareto v. II. 180. - Alessandra v II. 209. - Rolandino. Uno di quelli della città di sotto in Reggio - v. II. 81. - » Ambasciatore a Parma v. II. 82. - » Accusato v. II. 179 - » Distruzione della sua casa v. II. 197. - » Distruzione delle sue vigne v. II. 209. - » Giura di non por più piede in Reggio v. II. 216. - Scarabello. Parteggia per quei di sotto in Reggio v. II. 81. - » Uccide Guido di Bibbianello v. II. 178. - =Capaccio=. Castello. Assediato, restano prigionieri i - Baroni Pugliesi ribelli, v. I. 83. - =Capellini= Cremonesi. Signori in Cremona per la Chiesa - v. I. 264. - =Capitolo= generale in Assisi v. I. 41. v. II. 13. - =Capriolo=. È preso dal Conte di Fiandra e ne uccide gli - abitanti, v. I. 349. - =Capua=. Se Carlo la occupa v. II. 3. - =Carbonisi= (dei) Castellano. Podestà di Parma, v. I. 224. - =Carentano= dei Carentani. Muore in battaglia v. II. 140. - =Carestia= v I. 11. v. II. 22. 26. 41. 52. - =Carlo= Figlio di Pipino v. I. 23. Angioino Re di Napoli. - » Va col fratello in oriente v. I. 127. - » Suo imbarco v. I. 131. - » Sua moglie v. I. 137. - » Capitano dei crociati di Parma v. I. 270. - » Venuto in Italia passa il ponte di Ceprano e - S. Germano v II. 3. - » Sconfigge Manfredi v. II. 3. - » Arriva un esercito francese ad aiutarlo v. II. 9. - » Sua moglie arriva a Reggio d'Emilia v. II. 9. - » Sua battaglia di Tagliacozzo v. II. 9. - » Suoi titoli v. II. 72. - » Re di Sicilia v. II. 10. - » Si rende tributaria la Tunisia v. II. 20. - » La Sicilia gli si ribella — Vespro Siciliano v. II. 54. - » Gli arrivano soccorsi contro Re Pietro d'Aragona - v. II. 58. - » Va a Bordeaux pel duello con Re Pietro d'Aragona - v. II. 64. - » Sue gesta v. II. 162. - » Muore a Foggia v. II. 127. - » Visione d'una donna di Barletta che predice la - sua morte v. II. 127. - » Suo figlio prigioniero di Re Pietro d'Aragona - v. II. 78, 155. - » Sue qualità v. II. 162. - Re Nipote di Carlo. Incoronato da Onorio, v. II. 129. - Conte di Provenza v. I. 346. - =Carni= porcine v. I. 11. - =Caro= Alberto. Ucciso v. II. 18. - =Carotto=. Ucciso v. II. 209. - =Carpenetolo=. Preso, v. I. 64. - =Carpi=. Guido e Matteo da Correggio coi messi del Marchese - d'Este a congresso v. II. 150. - =Carpigiani=. Non posson saper nulla di un'adunanza politica - tenuta a Carpi v. II. 150. - =Carpineti= (di) Prevosto. Uno dei capi di quei di Gesso, - v. II. 203. - =Carretto= (del) Marchese v. II. 8. - =Carroccio= de' Bolognesi. I Modenesi volevano rapirlo - v. I. 34. - Dei Cremonesi. I Parmigiani lo prendono v. I. 108, 119. - » È restituito v. II. 50. - Dei Parmigiani. Difeso e salvato da un Boveri v. I. 13. - » È perduto v. I. 223, 224. - » È restituito v. II. 50. - =Casa= del Salimbene. Dov'era v. I. 10. - =Casalecchio= v. II. 133. - =Casalmaggiore.= Incendiato dai Mantovani v. I. 102. - =Casaleddo=. Castello v. I. 8. - » È preso v. I. 64. - =Casaloddo= (di) Alberto v. I. 8. - =Casamatta=. Cascina devastata v. II. 186. - =Caserta= (di) Conte Rizzardo v. I. 320. - » Tradisce Manfredi v. II. 4. - Contessa. Rimprovera Federico II. v. I. 181. - =Cassio= (di) Bernardo di Gerardo v. I. 31. - Gerardo v. I. 30. - Gerardo di Gerardo v. I. 31. - Giacomo di Ugo v. I. 31. - Famiglia v. I. 31. - =Cassone= della Torre. Entra in Milano e combattimento - v. II. 39. - » Va contro Crema v. II. 39. - » Ucciso in battaglia v. II. 51. - =Castello= (città di) Salimbene vi trova chi gli impone il - nome v. I. 16. - =Castello=. Di Jeres. Vi si trova Salimbene v. I. 170. - Dei Britti v. II. 227 - Della Croce. Fabbricato dai Parmigiani v. II. 48. - Franco. Predicazione che vi si fa v. I. 46. - » Vi si incanala contro ad arte il Panaro v. I. 63. - Di Gonzaga. Assediato dai Parmigiani v. I. 8. - » Distrutto v. II. 42. - Leone. Vi furono catturati molti Pavesi v. I. 3. - » Predicazione fattavi v. I. 46. - » Atterrata la torre, v. I. 65. - Navone. Terminato dai Parmigiani v. II. 205. - Nuovo di sotto. Guido da Correggio vi festeggia Burigardo - v. II. 150. - Nuovo piacentino. Assediato dai Parmigiani e Cremonesi - v. II. 145. - Di Piumazzo. Vi si conduce il carroccio dei Bolognesi - v. I. 34. - S. Arcangelo. I Bolognesi l'assediano v. I. 6. - S. Cesario. Cinto d'assedio v. I. 12, 34. - S. Felice. Vi è prigioniero Enrico di Federico II. v. I. 60. - Di Torello. Sua costruzione, v. II. 146. - =Castellarano.= È preso v. I. 323, 339. - =Castella= (quattro) Gli abitanti fuggono dalle incursioni - di quei di Gesso v. II. 198. - =Catalogna.= Si fa leva di soldati v. II. 75. - =Cavalcabò= Marchese v. I. 42. - » Nega ai Reggiani un'indennità promessa v. II. 42. - =Cavatrutta.= Ucciso, v. II. 45. - =Cavaza= (da). Decapitato v. I. 327, 328. - =Cavigliano.= Dov'è v. I. 84. - =Cavriago.= Ricuperato dai Parmigiani v. I. 202. - =Cavriana= (di) Famiglie. Fuggono dalle incursioni di quei - di Sesso v. II. 198. - =Cazaconte= Aldobrandino. Principe v. I. 320. - =Cecco= Tosco. Capo di assassini v. II. 45. - =Cedonico= S. Condotto in Francia da S. Massimino v. I. 171. - =Celestino= IV Papa. Elezione e morte v. I. 78. - =Cella= Villa. I Parmigiani vi fabbricano un castello - v. II. 48. - =Celle= di Cortona. Frate Elia vi si fabbrica un sontuoso - alloggio. v. II. 236. - =Cervia.= Parma si provvede di sale a quelle saline - v. II. 105. - =Cesena.= Quei di Cesena liberati dalle carceri v. I. 6. - » Everardo Vescovo di Cesena, v. I. 294. - » Vi si vuol uccidere Malatesta di Rimini v. II. 147. - =Chambery.= Nelle vicinanze di Chambery frana di un monte - intero v. I. 204. - =Chiara= S. Sua canonizzazione v. I. 278, 332. - » La prima volta che fu detta la messa di Santa Chiara - v. I. 199. - =Chiassi.= Fu città. Vi era il corpo di S. Apollinare - v. II. 69. - =Chiavari= Castello. Miracolo avvenuto a Chiavari, v. I. 39. - » (di) Arduino v. II. 131. - =Chierici=. Loro contese coi Regolari. v. I. 298 - sino al 310. - =Chiesa= di S. Agata in Parma. Sepolcreto della famiglia - del Salimbene v. I. 13. - Di S. Alessio di Ferrara. Un canonico soffocato dal - diavolo v. I. 309. - Di S. Antonino v. II. 215. - Di S. Barnaba in Reggio. Esposti i corpi di Rossello - e Princivallo v. II. 30. - Di S. Cecilia in Parma. Nelle sue vicinanze abita - Barisello. v. I. 266. - Di S. Cristina in Parma v. I. 109. 227. - Dei Minori in Reggio. Fondata v. II. 141. - Dei Minori in Parma. A che serve ora v. II. 175. - Di S. Giorgio in Parma v. I. 31. - Di S. Giorgio in Reggio. Miracoli di Alberto da Cremona - v. II. 45. - Di S. Giorgio di Ferrara v. I. 287. - Di S. Gervaso in Parma. Nelle sue vicinanze è la - casa di Guido Bovi v. I. 268. - Di S. Giacomo in Reggio v. II. 141. - Del Gesù in Reggio. Fondata v. I. 47. - Di S. Giovanni Battista in Reggio. Miracoli v. II. 45 - Di S. Lorenzo in Reggio. Vi si conchiuse la pace v. I. 330. - Di S. Leonardo in Reggio. Vi è sepolto Bonifacio - di Canossa v. II. 26. - Di S. Maria dei Templari in Parma v. II. 144. - S. Maria Maggiore in Roma. Avviene la cattura di - Gregorio VII. v. I. 237. - S. Martino in Ravenna. Ov'era il corpo di Sant'Apollinare - v. II. 69. - S. Martino in Tours v. II. 52. - Di S Alessio in Ferrara v. I. 309. - Di S. Nicolò in Reggio v. II. 209. - Di S. Paolo in Parma. Nelle vicinanze vi abitano quei - da Colorno v. I. 274. - Di S. Pietro in Parma. Si fa la devozione di S. - Alberto brentore v. II. 45. - Di S. Pietro Maggiore in Ravenna. Data ai Minori - v. I. 292. - Di S. Romano in Ferrara. Chiesa madre della diocesi, - ma non della città v. I. 287. - Di S. Salvatore in Ravenna v. II. 69. - Di S. Sepolcro in Parma. Maestro Rolando Taverna - vi fabbrica una cappella e il suo sepolcro. v. II. 158. - Di S. Spirito in Reggio. Vi è sepolto Ugolino Fogliani - v. II. 40. - Di S. Tommaso in Parma. Ampliamento della via che - vi conduce partendo dalla piazza nuova. v. II. 67. - Di S. Vittorio in Vittoria. v. I. 99. - Di S. Vitale presso Ravenna. Sepolcro di Paolo Traversari v. - I. 70. - » Il sacrista di S. Vitale narra al Salimbene come - si comportò in Chiesa Pasquetta v. I. 75. - =Chioggia=. Innondata dall'alta marea v. II. 108. - » Vi è a confino Guido di Montefeltro v. I. 261. - =Cingoli=. Ruina per Terremoto v. II. 44. - =Cistercensi= di Fontevivo v. I. 335. - =Civita= di Castello v. II. 84. - =Civitanova=. l'Arciprete di Civitanova s'incontra con - Salimbene e loro discussione, v. I. 300. - =Clara= S. Canonizzazione. 278. 332. - » La prima volta che si recita la messa di lei v. I. 199. - Dei Conti di Lomello v. I. 271. - =Claro=. Dottore illustre v. I. 298. - » Predicatore celebre v. II. 108. - =Clarello= frate portabandiera nella crociata contro - Ezzelino v. I. 289. - =Clemente= Antipapa v. I. 244. - Papa IV. Visse pacificamente v. I. 12. - » Eletto Pontefice v. I. 347. - » Ebbe moglie e figli v. II. 9 10. - » Sua morte v. II. 9. - » Sua predizione sulla fine di Corradino v. II. 10. - » Canonizza S. Edvige, o Edroiga. v. II. 10. - =Clodoveo=. Visita della tomba di S. Marta a Tarascon. - v. I. 172. - » Dotò la chiesa di S. Marta. v. I. 172. - » Fu Battezzato da S. Remigio. v. I. 172. - =Clugny=. Magnifico monastero di Benedettini. v. I. 120. - =Cocca=. famiglia. v. I. 14. - =Code delle donne= Ordinanza di non portarle v. I. 73, 318. - =Cò di Ponte= in Parma, alla sinistra del Torrente. - Vi abitano i Marchesi Lupi. v. II. 166. - =Collecchio= o Collecchiello. Segalello vi fa stranezze - v. I. 154. - » Bernardo di Rolando Rossi vi è ucciso, v. I. 203. - =Collegio= de' Canonici di Mantova Annunziano al Papa - l'assassinio del Vescovo. v. I. 61. - =Colomba= (della) monastero v. I. 4. - =Colombano= Beato. Sue reliquie v. I. 221. - =Colonna= Giacomo Cardinale. Parente del Papa. v. I. 72. - » Invita Giovanni da Parma alla Corte v. II. 109. - =Colonne= del Duomo di Parma. v. II. 66. - =Colorno= castello. Federico II medita di prenderlo. - v. I. 266. - » Da Colorno si devia il naviglio. v. II. 67. - » Si fanno torri alla foce della Parma. v. II. 144. - =Cometa=. Appare. v. I. 346. - » Maravigliosa. v. II. 142. - » Portentosi avvenimenti. v. II. 142, 170. - =Como=. Dominio del Pallavicino. v. I. 228. - » In un castello vi è prigione in gabbia all'esterno - dell'alta torre Napo della Torre. v. II. 39. - =Concilio= di S. Giovanni Laterano. v. I. 4. - Di Lione. Depone Federico II. v. I. 79. - » Federico II. vi invia ambasciatori. v. I. 106. - » Sopprime i Saccati. v. I. 152. - » Sopprime i così detti Apostoli, v. L. 158. - » Vi intervengono Greci e Tartari. v II. 27. - » Proibisce l'istituzione di nuove Religioni. v. II. 28. - Di Ravenna. Provvede contro i Tartari. v. I. 298. - =Consorzio= di S. Maria di Parma. Fondazione. v. I. 15, 330. - =Conte= di Fiandra. Il Pallavicino gli vuol chiudere - il passo v. I. 348, 349. - » Arriva a Reggio colla moglie. v. II. 9. - » Passa per Reggio coll'esercito. v. II. 21. - Di Provenza. v. I. 136, 307. - » I frati non ne ricevono il cadavere nella loro - chiesa. v. I. 172, 307. - » Dimora ad Aix. v. I. 171. - Delle Romagne. Parteggia pe' Bolognesi. v. II. 49. - Riccardo di Langosco. Podestà di Milano. v. II. 40. - =Conti= Pisani. v. I. 277. - =Contrada= in Pisa detta fondaco dei mercanti Parmigiani. - v. I. 27. - =Conventi= de' Minori. Ad Aix. v. I. 195. - » a Rimini v. II. 112. - » a Bologna v. I. 176. - » a Parma. v. II. 160. - » a Fano. v. I. 165. - » a Lione. v. I. 134. - » a Napoli. v. I. 176. - » a Provins. v. I. 138. - » a Siena v. I. 135. - » a Ferrara. v. I. 274. - » a Jeres. v. I. 194. - » a Monfalcone. v. II. 211. - » a Reggio. v. I. 337. - =Copermio= Villa. v. II. 144. - =Coppa= di Legno maravigliosa. v. I. 111. - =Corona= di Federico II. v. I. 108. - » Cortopasso la trova v. I. 108. - » I Parmigiani la comprano. - v. I. 109. - » Quanto pagata. v. I. 227. - =Cornazzani= (dei) Manfredo. v. I. 67. - » Podestà di Reggio. v. I. 64. - » Podestà di Lucca. v. I. 67. - » Podestà di Parma. v. II. 146. - » Ucciso a Borghetto di Taro in battaglia. v. I. 92. - Bernardino. v. II. 173. - Richeldina. v. II. 173. - Pinchilina. v. II. 174. - Famiglia. v. I. 269. - =Cornetani=. Coi Lucchesi contro Pisa. v. II. 90. - =Corneto=. Coi Fiorentini contro Pisa. v. II. 90. - =Corniano= (di) Famiglie. Fuggono dalle incursioni di quei - di Gesso. v. II. 198. - =Corradini= (dei) Anselmo. v. II. 52. - Comacio Ucciso. v. II. 52. - Taddeo. Ucciso. v. II. 52. - =Corradino=. Tenta di succedere nell'Impero. v. I. 232. - » Ucciso da Carlo d'Anjou. v. I. 232. - » Dato bugiardamente per morto. v. I. 332. - » Arriva in Italia. v. II. 7. - » Arriva a Roma. v. II. 11 - » Battaglia di Tagliacozzo e sua morte. v. II. 9. - » Sue qualità. v. II. 7. - » Prigioniero. v. II. 9. - Del Bondeno. Martoriato. v. II. 208. - =Corrado= d'Antiochia. Prigioniero. v. II. 9. - Di Berceto. Assoggettato a tormenti. v. I. 103. - =Corrado= (di) Giglino. Pone le fondamenta della chiesa dei - Minori a Reggio. v. II. 141. - Corradino. È del partito de' Reggiani di sotto. v. II 81. - » Capo di ribaldi. v. II. 203. - Ugo. Partigiano di quei di sotto in Reggio. v. II. 81. - =Corrado= Re figlio d'una figlia di Re Giovanni. Arriva in - Italia, v. I. 321 - » Succede a Federico 2. v. I. 232. - » Distrugge Napoli, v. I. 322. - » Terrore de' Religiosi in Germania, v. I. 291. - » Arriva in Puglia, v. I. 321. - » Si dice avvelenato, v. I. 322. - » Gettate in mare le sue ceneri, v. I. 322. - =Correggio= (da). Frigerio. v. I. 61. - Gerardo. Podestà di Parma v. I. 92. v. II. 228. - » Abbandona Federico 2. v I. 105. - » Vende sue case in Parma, v. II. 158. - Guido. Sposa Mabilia da Gente, v. I. 329. - » Tenta pacificare Modena con Sassuolo, v. II. 149. - » Libera Burigardo. v. II. 150. - » Podestà eletto di Modena, v. II. 151. - » Altera il testamento di Salvino Torriani. v. II. 219. - Matteo. Ambasciatore a Reggio, v. II. 80. 81. - » Portatore di Pace. v. II. 149. - » Pacifica Modena con Sassuolo, v. II. 149. - » Podestà di Padova, v. II. 171. - » Rimprovera il Podestà di Modena, v. II. 218. - =Corsica= (di) Vescovo. Espulso, v. I. 199. - =Corte= bandita. In Ferrara, v. II. 57. - In Parma. Durata quasi un mese. v. II. 57. - =Cortenova.= Battaglia contro i Milanesi v. I. 66. - =Cortogno= (di) Guerzo. Uccide Guido da Bibbianello - v. II. 178. - =Cortopasso.= Trova la corona di Federico II a Grola. - v. I. 108. - » La vende ai Parmigiani, v. I. 109. - =Costamezzana.= Castello dei Pallavicini, v. I. 276. - » Bartolo Tavernieri ferito vi si ritira, v. I. 92. - =Costantino= Imperatore. Suo detto, v. II. 153. - =Costantinopoli.= È ritolta ai Veneziani, v. I. 340. - =Costanza.= Coronata Imperatrice, v. I. 7. - =Costanza.= Si marita attempata, v. I. 22. 247. - » Paternità e carattere, v. I. 246. - » Contese col marito v. I. 247. - =Coviolo.= Dimora di Manfredino di Guerzo. v. II. 179. - =Crema.= Devastata, v. II. 21. - =Cremona.= Vi è prigioniero il figlio del Doge di Venezia, - v. I. 66. - » Vi si impiccano militi Anconitani, v. I. 103. - » Federico II da Vittoria fugge a Cremona, v. I. 119 - » Federico II vi abita, v. I. 203. - » È suo Signore Re Enzo. v. I. 218. - » Parmigiani tormentati a Cremona v. I. 224. - » Signoria di Uberto Pallavicino. v. I. 228. 255. - » Partiti dei Cappelletti e dei Barbarasi. v. I. 262. - » È Podestà Uberto Pallavicino, v. I. 349. - » Il Pallavicino ne perde la Signoria, v. II. 7. - » Miracoli in Cremona, v. II. 45 - » Boso di Dovara spera di entrarvi, v. II. 53. - » Si fa torneo in onore dei Parmigiani, v. II. 53. 54. - » Si fa una lega. v. II. 83. - » Ambasciatori di Cremona a Parma, v. II. 210. - =Cremonella= frate a Fontevivo. v. I. 335. - » Sua abilità nell'abradere le pergamene e pulirle, v. I. 336. - =Cremonesi.= Aiutano i Pavesi, v. I. 3. - » Vincono i Milanesi, v. I. 4. - » Aiutati dai Reggiani, v. I. 7. - » Vanno contro i Bolognesi, v. I. 13. 34. - » Sono con Re Enzo a Quinzano. v. I. 97. - » Perdono il carroccio, v. I. 108. - » Abbandonano il Pallavicino, v. I. 317. - » Fanno una concordia coi Piacentini, v. I. 323. - » Prendono Ezzelino da Romano, v. I. 267. 339. - » Giurano Guerra ad. Ezzelino da Romano, v. I. 339. - » Non ammettono nel loro territorio i Flagellantisi. v. I. 342. - » Abbandonano l'assedio della Rocchetta del Dovara. v. II. 7. - » Devastano il Borghigiano, v. II. 8. - » Vanno contro Malgrate, v. II. 21. - » Vanno contro Bologna, v. II. 25 - » Vanno contro Faenza v. IL 28. - » Impediscono l'interramento della Tagliata. v. II. 41, 42. - » Sostengono che Alberto fa miracoli, v. II. 47. - » Restituiscono il carroccio ai Parmigiani, v. II. 50. - » Accorrono in aiuto di Lodi. v. II. 50. - » Devastano l'agro di Soncino. v. II. 53. - » Invocano soccorsi, v. II. 53. - » Hanno Soncino per tradimento, v. II. 57. - » Rapiscono il carroccio ai Milanesi, v. II. 145. - =Crescenzio= frate. Eletto Generale de' Minori, v. I. 80. - =Crespellano= villa, v. II. 133. - =Crevalcore.= Assediato e preso da Federico II. v. I. 68. - =Crostolo.= Fa inondazione v. I. 219. - » Vi si getta, dai Reggiani un maestro che si fingeva stretto - dalla fame. v. II. 184. - =Crovara=, o Corvara, o Crevara. Avuta a patti, v. II. 8. - » Assediata, v. II. 22. - » Avuta a patti, v. II. 22. - =Cuinis-Kan.= Imperatore dei Tartari. Riceve frate Giovanni - di val di Carpine, v. I. 113. - » Sua lettera al Papa. v. I. 113. - - -D - - =Dalla Torre= Cassone armato corre sopra Milano, v. II. 39. - » Va verso Lodi. v. II. 39. - Francesco. Ucciso, v. II. 39. - Napoleone o Napo. _Vedi Napoleone._ - =Dallio.= Buffone della Corte di Federico II e sua risposta - a Federico. v. I. 236. - =Dallo= (quei di). Assediano Bismantova. v. II. 203 - =Dalmazia.= v. II. 116. - =Damiata.= Occupata dai Crociati. v. I. 204. - » Assediata. v. I. 7. - » Restituita ai Saraceni. v. I. 222. - =De-Angeli= Guido. Nipote e vicario di Ghiberto da Gente a - Reggio. v. I. 338. - » Spodestato. v. I. 338. - =Decime.= Quistioni per le decime tra il clero secolare e - regolare. v. I. 300 e seg. - =Dego.= Capitano del popolo a Reggio. Sua rottura col clero - per le decime. v. II. 49. - =Denti= (dai) Raniero. Morto in battaglia. v. II. 140. - =Derivazioni= (delle) libro di Uguccione. v. II. 258. - =Desio.= Vi fu preso Napo della Torre. v. II. 39. - =Diana= di Pietro Pagani. v. I. 263. - =Diluvio.= v. II. 37. - =Diotisalvi= frate. Suo motto. v. I. 54. 55. - =Divoti= dei Minori. v. I. 177. - =Divozione= dei flagellatisi. v. I. 169. - =Doge= di Venezia. Sposa il mare coll'anello. v. II. 128 - =Domatolo= di Miano. Assessore del Podestà di Lucca. - v. I. 67. - =Domenico= S. Morte. v. I. 8. - » Maestro Generale dei Predicatori. v. II. 137. - =Donne= Parmigiane. Offerta d'una città d'argento alla - B. Vergine. v. I. 101. - » Bruciate. v. II. 45. - » Maritate a Borgo S. Donnino. v. I. 267. - Pisane. Vanno a Genova a visitare i loro prigionieri. - v. II. 88. - (delle) code. v. I. 73. - (delle) veli. v. I. 73. - =Donolina=, sorella di frate Ugo di Jeres. Morte, miracoli, - qualità e catalessi, v. II. 113. - =Donzella=. Moglie di Re Enzo. v. I. 199. - =Dovaria= (di) Bosio. Signore di Cremona per l'Impero. - v. I. 254. - » Assediato nella sua Rocchetta. v. II. 7. - » La sua Rocchetta è presa. v. II. 11. - » Risiede a Soncino. v. II. 53. - =Drudone= frate. Compagno di fra Giovanni da Parma in - Grecia e sue qualità, v. I. 206. v. II. 112. - =Duca d'Austria=. Sua morte. v. II. 9. - - -E - - =Eboli= (di) Marino. v. I. 320. - =Ecclissi=. v. I 25. 67. - Di luna. v. II. 108, 128. - Di sole. v. II. 142. - » Appare nella luna il segno della croce. v. II. 142. - =Edvige= o Edroiga. Canonizzata. v. II. 10. - =Egidio= Perugino. Suo detto. v. I. 89. - » Sue qualità e morte. v. II. 117. - Della Religione della SS. Trinità. Concorda i Roberti - coi Fogliani. v. I. 330. - =Eleazari= (degli) Schianca. Frate Gaudente. v. I. 344. - =Elefante= di Federico II. v. I. 63. - =Elefanti= d'Etiopia. v. I. 65. - =Elena=. Nipote d'Innocenzo IV, moglie di Bartolo - Tavernieri. v. II. 165. - =Elia=. Ammette all'Ordine dei Minori il Salimbene. - v. I. 17. - » Si congratula con Salimbene. v. I. 22. - » Scomunicato. v. II. 252. - » Suoi costumi, difetti e colpe, v. II. 230 e seg. - » Deposto da Ministro Generale. v. I. 67. v. II. 249. - » Sua morte. v. II. 255. - » Si fabbrica una sontuosa residenza. v. II. 247, 248. - » Ha suoi paggi, cuoco e cavalli. v. II. 248. - =Elisabetta= S.ª Canonizzata. v. I. 12. - » Non è ricevuto il cadavere alla Chiesa dei Minori. - v. I. 172, 307. - Langravia. v. II. 153. - =Eliseo= Beato. Reliquie portate a Parma da Salimbene. - v. I. 294. - =Emondo= S. Canonizzato. v. I. 79. - =Enrico III= Imperatore. Entra in Roma. v. I. 237. - » Occupa la Sicilia. v. I. 247. - » Spoglia la Sicilia. v. I. 247. - » Sua morte. v. I. 247. - Fratello del Re di Castiglia. Sua morte. v. II. 9. - Re di Danimarca. Affogato in mare. v. I. 322 - Da Bobbio. Va a Beaucaire domandando al Generale - un lettore. v. I. 174. - Pisano. Sue qualità. v. I. 85, 86. - » Cantore e miniatore. v. I. 86. - » Compone la musica per un inno di S. Francesco. - v. I. 279. - Figlio di Federico II imprigionato dal padre v. I. 60. - » Sua morte. 60. - =Enverardo= di Brescia. Prigioniero di Ezzelino. v. I. 294. - =Enza= Torrente. v. I. 84. - » Ponte sull'Enza costrutto dai Parmigiani. v. II. 143. - » Due torri costrutte alla foce. v. II. 144. - =Enzano=. Villa. v. II. 144. - =Enzo= Re. Impedisce al vescovo di Reggio la residenza - nell'episcopio. v. I. 80. - » È alla Tagliata dell'Adda. v. I. 83. - » Prigioniero, è liberato dai Parmigiani. v. I. 83. - » Lascia Parma e va ad assediare Quinzano. v. I. 28. - » S'accampa al Taro-morto. v. I. 97. - » Prigioniero dei Bolognesi. v. I. 216. 228. - » Re. Sua morte. v. II. 23. - » Il Comune di Bologna gli fece i funerali. v. II. 23. - » Fece fare la Scaloppia. v. I. 203. - » Sue qualità. v. I. 216. - » Un frate con accorgimento trova modo di cibarlo. - v. I. 216. - =Enzola= (degli) Aica. Maritata a Gherardino degli Arcili. - v. II. 172. - Bernardino. Fatto Cavalliere. v. II. 173. - » Podestà di Perugia v. II. 173. - Ghirardino. Perchè condannato ad una multa. v. II. 171. - » Sue qualità. v. II. 171. - Guido. v. II. 173. - Guidolino. Sue qualità e cura degli ornati del duomo - e del battistero. v. II. 172. - » Sue limosine. v. II. 172. - Guglielmo. v. II. 173. - Ugo. Fatto Cavalliere. v. II. 173. - Famiglia. v. II. 172. 173. - Giacomo. Podestà di Modena. v. II. 103. 170. - » Fatto Cavalliere sulla porta del battistero. - v. II. 171. - » Sua morte. v. II. 105. - Matteo. Fatto Cavalliere. v. II. 173. - Richeldina. Sue qualità. v. II. 174. - Turclo. v. II. 173. - =Episcopio= di Parma. Vi abitano vicino i Marsilii. - v. I. 30. - » Si fabbrica. v. I. 45. - =Eremitani= frati. Ridotti ad un solo Ordine. v. I. 151. - Di Cesena. Salvano il Malatesta di Rimini. v. II. 147. - =Eremiti= Britti. v. I. 151. - Di Favale. v. I. 151. - Giambonitani. v. I. 151. - Di S. Agostino. v. I. 151. - Di S. Guglielmo v. I. 151. - =Ermengarda=, Nonna di Salimbene. Sue qualità. v. I. 30. - =Estensi=. Azzone. Si ribella. v. I. 68. - » Assedia Ferrara. v. I. 69. - » Coi Parmigiani fabbrica Brescello. v. I. 220. - » Signore di Ferrara. v. I. 255. - » Sposa Mabilia di Marchesopolo Pallavicini. v. I. 274. - » Fa guerra ad Ezzelino. v. I. 339. - » Fatto Cavalliere. v. II. 57. - » Sue qualità. v. I. 274. - Costanza. Moglie di Guglielmo Pallavicini. v. I. 271. - Obizzo. Signore di Ferrara. v. I. 71. 255. - » Suo carattere. v. I. 71. 72. - » Ostaggio in Puglia muore. v. I. 255. - » Lodovico di S. Bonifacio conte di Verona morendo - gli affida i proprii figli. v. II. 60. - Rainaldo. Ostaggio dell'Imperatore. v. I. 71. - » Sua morte. v. I. 255. - Il Marchese di Ferrara. Aiuta il partito della Chiesa - di Modena. v. I. 346. - » Manda in Germania per vedere se Federico II - vive. v. II. 91. - » S'adopera a pacificare i Modenesi. v. II. 150. - » Morte di sua moglie. v. II. 219. - =Ezzelino= da Romano. Fa prigioniero Ugo dei Roberti. - v. I. 84. - » Aiuta Federico II contro Parma. v. I. 99. - » Prende Este. v. I. 220. - » Sua efferatezza. v. I. 99. - » Fa bruciare 11,000 Padovani. v. I. 100, 260. - » Gli succede Mastino dalla Scala. v. I. 261. - » È prigioniero dei Cremonesi. v. I. 267. 339. - » Ha un colloquio con Gregorio di Montelungo. - v. I. 285. - » Filippo Arcivescovo di Ravenna bandisce contro - lui una crociata. v. I. 287. - » Fa prigioniero Filippo Arcivescovo di Ravenna. v. I. 385. - » Alcuni evadono dalle carceri di Ezzelino. v. I. 293. - » Non accetta un consiglio de' suoi e gli è fatale. - v. I. 182. - » Sua morte. v. I. 285. 339. - - -F - - =Fabbrico= Villa. v. I. 8. - =Fabriano=. Ruina per terremoto. v. II. 44. - =Faentini=. Spianano la fossa di Imola. v. I. 8. - » Resistono a Federico II. v. I. 63. - =Faenza=. Assediata. v. I. 77. 78. - » Volpi nel Faentino. v. I. 95. - » Assediata dai Bolognesi. v. II. 28. - » I Signori di Faenza. v. I. 262. - » I Lambertazzi ammessi, poi espulsi. v. I. 264. - » Filippo Legato va al convento di Santa Chiara. v. I. 296. - » Passano da Faenza milizie francesi. v. I. 348. - » Discordie e ruina. v. II. 29. - » Guido di Montefeltro sbaraglia i Bolognesi. v. II. 29. - » È presa. v. I. 78. - =Fagiuoli= di Fornovo. Arciprete ucciso. v. II. 208. 209. - =Fame=. v. I. 3. - =Fanano= Villa. Predicazione ivi fatta. v. I. 302. - =Fano= Reggiano. v. I. 84 - =Fano= Romagnolo. Il padre di Salimbene vuole a casa il - figlio che è nel convento di Fano. v. I. 17. 18. - =Farfalloni=. I bruchi nati da loro fanno gran danno - v. II. 106. - =Farneto= (di) famiglie v. II. Fuggono per le incursioni di - quei di Gesso. v. II. 198. - =Fasanella= Castello. v. I. 320. - =Fasso= di Parma. Frate. v. I. 67. - =Fatebene= Frate. Va a Pinamonte di Mantova con gran - pericolo. v. I. 318. - =Fave= fresche per Natale. v. I. 205. - =Fazio= o Facio Conte. Prigioniero de' Genovesi. v. II. 85. - =Federico I=. Ne parla Merlino. v. I. 146. - II. Sue qualità. v. I. 231. 5. 105. - » Predizione di Gioachimo verificatasi in lui. v. I. 5. - » Incoronazione. v. I. 7. - » Scrive per far uscire Salimbene di convento. v. I. 17. - » Nascita. v. I. 22. - » Parma gli si ribella. v. I. 97. - » Imprigiona suo figlio Enrico. v. I. 60. - » Viene in Lombardia. v. I. 63. - » Prende castella e assedia Brescia, v. I. 63 e seg. - » Prende il carroccio ai Milanesi. v. I. 66. - » Lo regala alla città di Roma che lo rifiuta. v. I. 66. - » È scomunicato. v. I. 67. - » Assedia Piumazzo e Crevalcore. v. I. 68. - » Prende Ravenna. v. I. 70. - » Prende Faenza. v. I. 78. - » È deposto. v. I. 82. - » S'avvia a Lione. v. I. 92. - » Assedia Parma. v. I. 101. - » Fa impiccare prigionieri di guerra. v. I. 102. - » Messo in fuga dai Parmigiani perde Vittoria. 108. - » Torna in Puglia. v. I. 110. - » Rimproverato dalla Contessa di Caserta. v. I. 181. - » Sua morte. v. I. 7, 77, 230. - » Ammoglia Enzo suo figlio. v. I. 199. - » Suoi infortunii. v. I. 226. - » Sue stranezze. v. I. 232, 233. - » Vaticinii di Merlino verificati in lui. v. I. 230. - » Sua avarizia. v. I. 320. - » Suoi figli. v. I. 348. - » Disperde i nobili e Principi della Puglia. v. I. 319. 320. - » Corre voce che soppraviva. v. I. 77. v. II. 91. - =Felina=. È presa. v. I. 83. - =Fenicola= S.ª Terra parmigiana di proprietà dell'Ordine - di Pietro Peccatore. v. II. 24. - =Ferrara=. Assediata tre mesi. v. I. 69. - » Predicazione ivi fatta da Frate Bonaventura. v. I. 101. - » Salimbene va a Ferrara. v. I. 222. - » Signoria di Salinguerra. v. I. 255. - » Bando di guerra ad Ezzelino. v. I. 287. - » Arriva Innocenzo IV. v. I. 325. - » Fa una lega. v. I. 339. - =Ferrarello=. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 216. - =Ferraresi=. Prendono Bondeno. v. I. 8. - » Si arrendono e consegnano Salinguerra. v. I. 69. - » Giurano guerra ad Ezzelino. v. I. 339. - » Aiutano i Bolognesi contro Faenza. v. II. 29. - » Aiutano i Parmigiani. v. I. 94. - =Ferri= Villano. Sua beffa a Federico II. v. I. 237. - =Fieschi= (dei) Guglielmo Cardinale. v. I. 279. - » Loro Terre. v. II. 8. - =Filangeri= Rizzardo. v. I. 320. - =Filippo= Arcivescovo di Ravenna. Legato. v. I. 286. - » Circoscrizione della sua Legazione. v. I. 286. - » Aiuta Guglielmotto. v. I. 75. - » Fa di casa sua Frate Vita. v. I. 89. - » Bandisce Guerra ad Ezzelino. v. I. 288. - » Vescovo di Ferrara. v. I. 287. - » Aduna un Concilio per provveder soccorsi ai cristiani. - v. I. 298. - » Prende Padova. v. I. 288. - » Prigioniero di Ezzelino. v. I. 293. 335. - » Come evase dal Carcere. V. I. 293. - » Va in Ispagna a studio di negromanzia. v. I. 286. - » Studia a Parigi. v. I. 287. - » Legato in Germania. v. I. 290. - » Fugge da una città passando per un buco che era sotto - l'imposta di una porta. v. I. 291. - » Ha un figlio ed una figlia. v. I. 294. - » Va ad un convento di suore. v. I. 295. - Maestro Cancelliere di Parigi. v. I. 321. - » Frate Enrico compone musica per lui. v. I. 87. - Di Pistoia. Arcivescovo di Ravenna. v. I. 55. - Re di Francia l'ardito. Passa per Reggio v. II. 20. - » Predizione della sua morte v. II. 127. - » Sua guerra in Ispagna. v. II. 155. - » La sua salma trasportata a Parigi. v. II. 155. - =Fior= d'oliva. v I. 40. - =Fiorenzola.= Presso Fiorenzuola è ucciso il Marchese di - Monferrato. v. I. 273. - =Fiorentina= (Torre). Vi muore Federico II. v. I. 7. 230. - =Fiorentini.= Sono sconfitti. v. I. 340. - » Loro odii coi Pisani. v. II. 90. - =Firenze.= Signoria ora di Guelfi, ora di Ghibellini. - v. I. 277. - =Fizaimone.= Frate Gaudente. v. I. 344. - =Flagellantisi.= Principio della loro divozione. v. I. 341. - =Flora= (di) Ordine. v. I. 138. - =Foggia.= Vi muore Carlo d'Anjou. v. II. 127. - =Fogliani= (dei) Bertolino. Fatto Cavalliere dal Conte - d Artois. v. II. 58. - Bonifacio. Sua morte. v. II. 18. - Francesco. Della fazione di quei di sotto in Reggio. v. II. 81. - » Va a Parma per armi. v. II. 198. - » Uno de' capi dell'esercito di quei di Gesso. v. II. 203. - Guglielmo, eletto vescovo. v. I. 80 - » Impedito di risedere nell'episcopio. v. I. 80. - » Pacifica i Roberti coi Fogliari. v. I. 330. - » Si rappacifica coi Reggiani. v. I. 330. - » Vende il palazzo. v. I. 338. - » Ospita Filippo Re di Francia. v. II. 20. - » Elegge Rolando Rossi Capitano del popolo di Reggio. - v. II. 42. - » Suo accordo coi Reggiani per la quistione delle decime - v. II. 51. - » Sua morte e sue qualità. v. II. 65. - Ugolino. Sua morte v. I. 11. v. II. 40. - Matteo. Sua eredità. v. I. 70. - » Del partito della città di sopra in Reggio. v. II. 81. - » Signore di Reggio. v. II. 194. - Nicolò. Prende Carpineti e Pacilo. v. II. 194. - Paolo. v. I. 70. - Il Prevosto di Carpineti, che è del partito di quei di sotto - in Reggio v. II. 81. - Tomaso. Sposa Traversaria Traversari. v. I. 70. - » Signore di Ravenna. v. I. 262. - Famiglia. Espulsa da Reggio. v. I. 82. - =Folignati.= Vittoriosi contro i Perugini. v. II. 56. - =Foligno.= Guerreggiato dai Perugini v. II. 56. - =Fontana= (di) Adegherio. Famiglia spogliata. v. I. 72. - » Espulso da Ferrara. v. I. 255. - » Aiuta Salimbene nel matrimonio di Matolino. v. I. 310. - =Fontanellato.= Vi soggiorna Gherardo da Canale. v. I. 105. - =Fontanelle= (di) Monastero. v. II. 209. - =Fontevivo.= v. I. 98. 157. 335. - =Forcalquier= (di) Conti. v. II. 72. - =Forlì.= Signoria di Guido di Montefeltro v. I. 261. - » Vi è un vescovo nemico dei frati v. I. 307. - » Martino IV tenta di prenderlo. v. II. 52. - » Sottomessa. v. II. 63. 64. - =Forlivesi.= Contro i Bolognesi. v. II. 29. - =Fornovo.= Fagioli da Fornovo ucciso. v. II. 208. 209. - Fornovo Lombardo preso dai Cremonesi. v. II. 43. - =Fosse= di Parma a Porta S.ª Croce scavate. v. II. 145. - =Fossola.= Presa di forza. v. II. 186. - =Francesco= S. Sua morte. v. I. 10. - » Sua canonizzazione. v. I. 12. - » Traslazione del suo corpo. v. I. 41. - » Riceve le stimmate. v. I. 100. - » Figura il presepio di Betlemme. v. I. 189. - =Francesi.= Si sollevano contro i Minori. v. I. 323. - » Arrivano in Italia. v. I. 317. - » Strage di loro in oriente. v. I. 81. - » Loro qualità. v. II. 220. 221. - =Frassinara.= Villa a cui si conduce un canale naviglio. - v. II. 68. - =Frati.= Britti. v. I. 151. - Gaudenti. Loro istituzione. v. I. 344. - Minori. Loro qualità. v. I. 168 e seg. - » Loro antagonismo col clero secolare v. I. 298 e seg. - » Loro questione coi Cistercensi. v. II. 188. - » Gioachimo abbate allude a loro in una profezia. v. I. 162. - » Opposizioni alla loro istituzione. v. I. 163. - » Onorio IV toglie ai Minori la facoltà di confessare e - predicare. v. II. 193. - » Privilegio avuto da Gregorio. IX. v. I. 302. - » Comprano a Reggio un palazzo. v. I. 338. - » Frate Salimbene li giustifica. v. I. 306. e seg. - » Fabbricano un refettorio a Parma v. II 66. - del Martorano v. II. 175. - di Parma. v. I. 155. - di Reggio. Comprano case. v. II. 24. - di Ravenna. v. II. 24. - Saccati. v. I. 151. - di S. Fenicola. v. II. 24. - della Chartreuse. Vengono a Parma. v. II. 159. - =Frignano.= Quelli del Frignano uccisi. v. I. 339. - » Fanti e cavalli montanari l'invadono. v. II. 11. 12. - =Frumento.= Prezzo. v. I. 6. 339. v. II. 42. - =Fulconi= (dei) Pietro. Concorda i Reggiani tra loro. - v. I. 348. - » Allontanato dalla Corte del Papa v. II. 31. - - -G - - =Gabriele= di Cremona. Egregie sue qualità. v. I. 122. - =Gainago.= Il Cronista Salimbene vi ha sue possessioni. - v. II. 54. 67. - =Gaio= Guido. Sua casa è sede della Capitaneria di Reggio. - v. II. 43. - =Galera= (di) Ponte. Costrutto v. II. 66. - =Galla= Placidia Pagani v. I. 263. - =Galla= Placidia Imperatrice ha eretto un convento a - Ravenna. v. I. 315. - =Galline= (di) morìa. v. II. 177. - =Galluzzi= (dei) Arriguccio. Muore v. II. 30. - =Galvano= Conte. Sua morte v. II. 3. - » Molto influente a Corte. v. II. 4. - =Gambalone.= Scavato. v. II. 68. - =Gàmbara= Castello. Preso. v. I. 64. - =Gap.= Patria di Burigardo. v. II. 148. - =Garfagnana.= Dov'è, e castelli tolti al Vescovo di Lucca. - v. I. 193. - =Garsendino.= Vescovo di Ferrara. v. I. 287. - =Garsendonio= Lupicini. Dà moglie a suo figlio una Fogliani. - v. II 81. - =Gattaiola= (di) Badessa. Provoca Lucca contro i Minori. - v. I. 40. 41. - =Gatti= (dei) morìa, v. II. 169. - =Gennari= Guidolino. Compagno di F. Giovanni da Parma - e sue qualità. v. II. 111. - =Genova=. Assalita dai Pisani. v. II 85. - » Salimbene va a Genova. v. I. 193. - » Nozze illustri e fastose. v. I. 323. - » Due volte sconfigge i Pisani. v. II. 140. - =Gente= (da) Aldessona. Moglie di Lombardino. v. II. 169. - Aica. Moglie di Gherardo Rossi. v. II. 169. - Beretta. Sue esimie qualità. v. I. 43. - Gibertino. Uccide Pinotto da Gente. v. II. 204. - Giberto. Accusa Obizzo Sanvitali. v. I. 37. - » Figlio di Gigliolo. v. I. 43. - » Si batte a Borghetto di Taro. v. I. 92. - » Signoreggia Parma. v. I. 254. - » S'atterrano le sue case a Campeggine. v. I. 327. - » Riceve il Vescovo di Reggio. v. I. 330. - » Podestà di Reggio. v. I. 338. - » Spodestato. v. I. 338. - » È ucciso suo figlio. v. I. 337. - » I beccai lo fanno signore di Parma. v. I. 328. - » Falsifica le monete. v. I. 328. - » Sua morte. v. I. 329. - » I suoi figli e nipoti sono cacciati da Campeggine. - v. II. 164. - Giliolo. Podestà di Reggio. v. I. 43. - » Suo detto. v. I. 43. - Guido. Eletto Podestà di Reggio. v. I. 330, 337. - » Sua morte. v. I. 337. - Lombardino. Marito d'Aldessona fatto Cavalliere. v. - II. 169. - Mabilia. Si marita con Guido da Correggio. v. I. 329. - v. II. 169. - Manfredo. Marito d'una sorella di Salimbene. v. I. 43. - Pino o Pinotto. Fa uccidere la moglie. v. II. 168. - Pino o Pinotto. Sposa una donna voluta da suo padre. - v. II. 167. - » Si atterrano sue case a Campeggine. v. II. 168. - » È ucciso. v. II. 204. - Tedaldo. v. I. 48. - Guglielmino. Uccide Pinotto da Gente. v. II. 204. - Famiglia, perchè detta da Gente. v. I. 43. - =Geo=. Castello. Preso. v. I. 64. - =Gerardino= da S. Giovanni in Persiceto. Suo colloquio con - Uberto Pallavicini. v. II. 12. - Da Parma. Consiglia Salimbene a non seguir Gioachimo. - v. I. 325. - Da Borgo S. Donnino. Gioachimita. v. I. 138. - » Va a studio a Parigi. v. I. 140. - » Pubblica un libello. v. I. 140. - » Muore scomunicato. v. I. 140. - » Un suo libro frivolo. v. I. 337. - » Sue qualità. v. I. 337. - =Gerardo=. Prete scostumato. v. I. 299. - Conte di Pisa. Sua morte. v. II. 9. - Banchiere. Libera di prigione un Legato. v. I. 293. - Da Prato. Va in Tartaria ambasciatore. v. I. 116. 191. - Delle Quattro Castella. v. II. 156. - De' Rozzi. Sua predizione. v I. 165 - Da Modena. Sue imposture di miracoli. v. II. 157. - =Geremei= di Bologna del partito della Chiesa. v. I. 264. - » Non vogliono andare a' danni di Modena. v. II. 25. - =Germano=. S. (di) corpo. v. I. 121. - =Gerusalemme=. v. I. 3. - =Gesso=, Castello. v. II. 59. - (di) Bernardo. In casa sua abita Lodovico conte di - S. Bonifazio. v. II. 59. - » Signore di Timberga. v. II. 214. - (di) quelli. Devastano il territorio reggiano e commettono - atrocità. v. II. 212. 213. - =Gherro= (di) Enrico. Uno de' capi di quei di Gesso. - v. II. 203. - =Ghiaia= della Parma. Vi si impiccano prigionieri di guerra. - v. I. 102. - Del Taro. Vi s'incatenano moltissimi Parmigiani. - v. I. 224. - =Ghibellini=, così detti in Toscana. v. I. 277. - Assediati a Poggibonzi. v. II. 6. - =Ghiberto= Antipapa. v. I. 237. - =Ghirardino= di Nazario. Podestà di Reggio. v. I. 40. - » Sua immagine a basso rilievo. v. I. 40. - =Ghisalecchio=. Castello. v. I. 273. - =Giacomino= di Beneceto. v. II. 174. - Di Berceto. Compagno di Giovanni da Parma e sue - qualità. v. II. 112. - Di Cassio. Consanguineo di Salimbene. v. I. 234. - » Sue imposture di miracoli. v. II. 157. - Da Porto. Frate, confessa Giacomo Enzola. v. II. 171. - =Giacomo= di Bernardo. Non vuol moglie una figlia - dell'Arcivescovo - di Ravenna. v. I. 294. - Di Canossa. v. I. 338. - Boveri. Suo atto di coraggio. v. I. 13. - Di Iseo. Nega l'assoluzione ad una Badessa. v. I. 41. - » Guarito per miracolo. v. I. 41. - Di Maluso. Assessore del Podestà di Lucca. v. I. 67. - Da Palù. Sua morte. v. I. 10. - Di Pavia. Frate, è cacciato dal convento di Modena. - v. I. 218. - Di Brescello. Frate, è cacciato dal convento di Modena. - v. I. 218. - =Giacopello=. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 216. - =Giliolo= da Marano. Podestà di Reggio. v. II. 42. - Di donna Agnese. Podestà di Reggio. v. I. 43. - =Gioachimo=. Sua predizione per Federico II. v. I. 5. - » Predizioni intorno a Pontefici. v. I. 12. - » Salimbene è seguace di Gioachimo. v. I. 132. - » Amico di Enrico VI. Imperatore. v. I. 248. - » Sue profezie. v. I. 321. - » Sua esposizione dell'Apocalisse. v. I. 321. - » Predizioni intorno ai Predicatori, Minori, clero - secolare. v. I. 162. - » Opuscolo contro Pietro Lombardo. v. I. 141. - » Sue qualità. v. I. 143. 144. - » Interpretazioni sugli Evangelisti. v. I. 170. - » Predice l'istituzione de' Predicatori e Minori. - v. I. 170. - =Giovanetto=. Maestro Maggiore de' Predicatori. v. II. 137. - Frate Minore. v. II. 240. - =Giovanni= XXI. Invia missione in Tartaria. v. I. 116. - » Sua dottrina. v. I. 182. - » Sua elezione. v. II. 38. - » Muore sotto la ruina d'una volta. v. I. 183. v. II. - 38. 40. - Re. Rimprovera Federico II. v. I. 23. - » Si fa frate. v. I. 24. - di Bibbiano. Frate espulso da Modena. v. I. 218. - di Bondeno. Canonico scostumato. v. I. 309. - di Bologna. v. I. 46. - il Buono. v. I. 151. - da Procida. Cortigiano di Manfredi. v. II. 4. - » Avvelena Corrado. v. III. 4. - di Carpineti. Frate, il conte d'Artois vuol vederlo. - v. II. 62. - di Castelvetro. Manda Salimbene a distogliere Giovanni - da Parma dal seguire i Gioachimiti. v. I. 182. - di Donna Rifida. Eletto Vescovo. v. I. 42. - » Spogliato del Vescovado. v. I. 37. - da Parma. Frate, va al Concilio di Lione. v. I. 81. - » Eletto Ministro Generale. v. I. 84. 188. - » Non vuol moltiplicare le leggi, e perchè. v. I. 179. - » Vuol dar esso licenza ai frati di predicare. v. I. 126. - » Parla al cospetto del Re di Francia. v. I. 128. - » Sua umiltà. v. I. 129. 186. - » Parla al Corpo Universitario di Parigi. v. I. 178. - » Lettera di ammissione data ai Terziarii. v. I. 177. - » Amico di frate Ugo di Jeres. v. I. 132. - » Suo carattere e sua dottrina. v. I. 175. - » È avversato perchè Gioachimita. v. I. 180. - » Si dimette da Ministro Generale. v. I. 189. - » Si ritira a Greccio. v. I. 182. - » Va in Grecia. v. I. 183. - » Suoi compagni. v. II. 109 e seg. - » Ritorna dalla visita di tutti i conventi. v. I. 172. - » Detto Giovannino da S. Lazzaro. v. I. 175. - » Si voleva farlo Cardinale. v. I. 183. - » Il Re di Francia lo venera. v. I. 183. - » Onorato dal Re d'Inghilterra. v. I. 184. - » Ha detrattori ed ammiratori. v. I. 180. 183. - » Designa il suo successore nel Generalato. v. I. 189. - » Vuol seco a tavola gli umili fraticelli. v. I. 186. - » Uccelli selvatici che covano sotto il suo tavolo. - v. I. 189. - =Giordano= Cardinale. Di poca dottrina. v. I. 73. - Conte. Sua morte. v. II. 4. - » Cortigiano di Manfredi. v. II. 4. - Maestro Generale de' Predicatori. v. II. 137. - =Giovannino= dalle Olle. Ad Arles domanda al Generale - l'aureola. v. I. 191. - » Va in Affrica. v. I. 196. - » Morte, qualità e miracoli. v. I. 197. - Pigolino di Parma. v. I. 142. - Di Reggio. Dottor fisico. v. II. 177. - =Girona=. Vi muore il Re di Francia. v. II. 155. - =Giuliano= da Sesso. Maestro in leggi e atroce. v. I. 218. - =Giaratto=. Fatto prigioniero a Grola. v. I. 224. - =Giutto=. Frate. v. I. 157. - =Gogo= Rolandino. Morto in battaglia a Colorno. v. I. 269. - =Gonzaga=. Assediata dai Reggiani. v. I. 8. - » Distrutta dai Mantovani. v. II. 42. - =Gorgona=. Isola o scoglio. v. II. 86. - =Gorgonzola=. È presa. v. I. 83. - » Re Enzo restatovi prigioniero è liberato dai Parmigiani. - v. I. 83. - =Gorzano=. Castello distrutto. v. I. 347. - =Gorzano= (di) Tomaso. È ucciso. v. I. 346. - » Prende Bismantova. v. II. 43. - Famiglia Cacciata da Modena. v. I. 346. - » È loro dato Monte Valerio. v. II. 5. - =Gottolengo=. È preso. v. I. 64. - =Governolo=. Navi che vi passano sul Po costrette a salire - il Mincio sino a Mantova. v. II. 17. - =Gradenigo= Marco. Podestà di Reggio deposto. v. I. 347. - =Gramignazzo=. Vi si catturano barche mantovane. v. I. 84. - =Grassoni= (dei) Raimonduccio. Morto in battaglia. - v. II. 140. - Grassone. Impiccato. v. II. 218. - Famiglia. Lascia Modena. v. II. 78. - =Grazia=. Vescovo. v. I 42. - =Greccio=. Romitaggio di Giovanni da Parma. v. I. 189. - =Greci=. Scomunicati per le loro opinioni intorno allo - Spirito Santo. v. I. 12. - =Grecia=. Il suo Re invita Giovanni da Parma. v. I. 209. - =Gregorio= VII. Eletto Papa. v. I. 237. - » Amico della Contessa Matilde e sue qualità. v. I. 244. - » IX. Scomunica i Greci. v. I. 12. - » Eletto Papa. v. I. 11. - » Dà privilegi ai Minori. v. I. 302. - » Scomunica Federico II. v. I. 228. - » Sua morte. v. I. 78. - » X. Eletto Papa. v. II. 23. - » Sopprime i Saccati. v. I. 152. - » Riprova la Congregazione di Segalello. v. I. 154. - » Sopprime la Congregazione di Segalello. v. I. 153. - » Uso del denaro raccolto per le Crociate. v. I. 319. - » Suo concilio a Lione. v. II. 27. - » Sua morte. v. II. 27. 31. - » Depone Prelati avari. v. II. 31. - » Arriva a Reggio. v. II. 26. 31. - » Fissa norme per l'elezione de' Papi. v. II. 35. - Di Montelungo. Legato in Lombardia. v. I. 29. 282. - » Arriva a Parma. v. I. 99. - » È a Parma per l'assedio di Federico II. v. I. 99. - » Sue astuzie. v. I. 283. - » Guida i Parmigiani a battaglia. v. I. 109. - » Suo corvo parlante dato a pegno. v. I. 284. - » Patriarca di Aquileia. v. I. 285. - » Tentato di aderire all'Impero. v. I. 283. 284. - » Aveva concubine. v. I. 285. - Romano. Vescovo morto eretico. v. I. 42. - =Grelone= Giovanni. v. I. 15. - =Greloni= Famiglia. v. I. 15. - =Grenoble.= Vi passa Salimbene che visita una gran frana. - v. I. 204. 207. - =Grenoni.= Da non confondere coi Greloni. v. I. 15. - =Grillo= (dei) Giovanni. Siniscalco del Re d'Inghilterra. - v. II. 75. - =Grimaldi.= Partigiani della Chiesa, sta contro loro - Uberto Spinola. v. II. 141. - =Groia.= Federico II vi fabbrica Vittoria e conia moneta. - v. I. 99. - =Grondola= Castello. I Parmigiani vi fanno una torre. - v. II. 144. - =Gruamonte.= Frate Gaudente. v. I. 344. - =Gualengo= Gherardino, frate. v. I. 263. - =Gualterio.= Conte di Manopello ucciso da Federico II. - v. I. 320. - Frate Inglese. Compagno di Giovanni da Parma. Vescovo e sue - qualità. v. II. 110. - =Gualterotto.= v. I. 23. - =Guardasone.= Ricuperato dai Parmigiani. v. I. 202. - =Guascogna.= Vi sono Luogotenenti Inglesi. v. II. 75. - =Guastalla.= Bloccata. v. I. 84. - » Passa Rizzardo di S. Bonifazio conte. v. I. 98. - » Perduta e ricuperata. v. II. 40. - =Guazzatola= de' Cavalli in Parma. v. I. 109. - =Guelfi.= Partigiani della Chiesa. v. I. 277. - =Guercio= o Guerzo (di) Manfredino. Parteggia per quei di - sotto in Reggio. v. II. 81. - » Uno dei Capi di quei di Gesso. v. II. 203. - » Si ruinano le sue case. v. II. 197. - =Guglielmino= di Gattatico (maestro). Muore. v. I. 305. - =Guglielmo= Cardinale. Fa confessione pubblica. v. I. 325. - » Vescovo di Modena. v. I. 46. - di Britto. v. I. 134. - da Buzea. Guardiano parziale co' frati. v. I. 185. - Biancardo. v. I. 209. - di Gattatico ostile ai Minori. v. I. 305. - di Berceto. v. II. 131. - Frate de' Predicatori. Predica a Vienna e sue qualità. - v. I. 133. 134. - di Canossa. v. II. 43. - Vescovo di Reggio. Contende per le decime. v. II. 49 - Re d'Olanda. Eletto Imperatore. v. I. 232. 233. - di Piemonte, frate. v. I. 198. - di Pertuis. Sua morte. v. I. 196. - Ministro di Borgogna. Interrogato intorno alla frana di - Grenoble. v. I. 204. - del Santo Amore. Fa un opuscolo contro i frati questuanti. - v. I. 178. - » Provoca l'ira dell'Università di Parigi. v. I. 178. - » Espulso dalla Francia. v. I. 179. - Romano. Vescovo di Parma scomunicato. v. I. 42. - Maestro. Compila una somma. v. I 121. - » Predica. v. I. 133. - Marchese di Monferrato. Lotta con Uberto Pallavicino. - v. I. 272. - » Sua figlia chiesta per moglie. v. II. 102. - » Lotta contro il Vescovo di Tortona. v. II. 103. - » Lotta contro i Milanesi. v. II. 138. - Re di Sicilia. Padre dell'Imperatrice Costanza. v. I. 237. 246. - » Morendo comanda ai figli di non maritare Costanza. - v. I. 246. - =Guglielmotto.= Arriva a Ravenna. v. I. 75. - » Spogliato di tutto torna in Puglia. v. I. 76. 262. - =Guidi= di Reggio. Capifazione in Modena. v. II. 80. - =Guidi= (dei) Bonifacio. Fratello dell'Arciprete di - Cittanova. v. I. 300. - =Guido.= Eletto Vescovo di Modena, ma non confermato. - v. II. 207. - =Guidizzolo.= v. I. 64. - =Guido= di Bibbianello. Ucciso. v. II. 178. 204. - » Sue qualità. v. II. 181. - Conte di Montefeltro. Signore di Forlì. v. I. 261. - » Capitano. v. I. 261. - » Riceve Sinigallia tradita, e vi fa uccidere 1500 persone. - v. II. 51. - » Confinato a Chioggia, poi in Asti e sue qualità. v. II. 64. - Guido di Reggio. v. I. 7. - Guido di Massaria. v. II. 118. - =Guidolino= Ferrarese. Frate che cambia di Ordine. - v. II. 189. - =Guidotto.= Vescovo di Mantova ucciso. v. I. 61. - =Guiscardo= Normanno. Aiuta Gregorio VII. v. I. 237. - » Ottiene in feudo la Puglia. v. I. 245. - » Conquista la Sicilia. v. I. 246. - » Origine della dinastia de' Normanni. v. I. 246. - =Guiscolo=, frate di Parma. Suo detto. v. I. 125. - =Guiscolo= Gioachimita e sue qualità. v. I. 138. - » Va a Sens. v. I. 140. - » Compagno di Giovanni da Parma. v. II. 111. - - -I - - =Idria= creduta delle nozze di Cana. v. I. 220. - =Ilario= S. Paese. v. I. 47. - =Ildebrando.= Priore del convento di Cluny. v. I. 208. - » Eletto Papa. v. I. 237. - =Illuminato.= Segretario di frate Elia. v. I. 17. - » Si fa flagellare. v. II. 176. - =Imelda.= Madre di Salimbene. v. I. 31. - =Imola.= Appianate le fosse. v. I. 8. - » Fazioni in Imola. v. I. 276. - » Signoria dei Nurduli e Binicli. v. I. 263. - =Imperatore= di Costantinopoli. Arriva a Reggio. v. II. 17. - =Imperatrice= moglie di Federico II incoronata. v. I. 7. - =Indusiati= (degli) Albertino. Atterrate le sue case. - v. II. 197. - Guido. Costretto ad assistere ai tormenti del figlio. - v. II. 208. - Scalfino. Messo in prigione e tormentato. v. II. 57. - =Infonditi= (degli) Rosso. Tradisce Soncino per 400 lire - imperiali. v. II. 57. - =Inglesi.= Amanti di ber vino. v. I. 125. - =Iniquità= (di) Uberto. Signore di Piacenza. v. I. 254. - » Podestà di Piacenza. v. I. 323. - =Innocenzo= III. Sua morte. v. I. 4. - » Depone Ottone. v. I. 5. - » Esalta Federico II. v. I. 5. - » Approva l'Ordine minoritico. v. I. 168. - » Fa preti i dodici compagni di S. Francesco. v. I. 168. - » IV. Lotta coi Principi. v. I. 12. - » Canonico di Parma. v. I. 35. 78. - » Conferma, poi ritira l'elezione a Badessa di una sua nipote. - v. I. 89. - » Dichiara Ferrara città della Chiesa. v. I. 69. 325. - » Predica a Ferrara. v. I. 69. - » Eletto Papa. v. I. 78. - » Fugge a Lione. v. I. 79. - » Depone Federico II. v. I. 82. - » Riceve i messi di Federico II. v. I. 106. - » Manda ambasciatori ai Tartari. v. I. 111. - » Riceve un'ambasciata dei Greci. v. I. 205. - » Va a Genova. v. I. 323. - » In morte. v. I. 331. - » Nozze d'una sua nipote a Genova. v. I. 323. - » È a Napoli. v. I. 331. - » Sua morte v. I. 331. - » Invia emissarii in Puglia per toglierla a Federico II. - v. I. 201. - » V. Elezione e morte. v. II. 37. - =Inverno.= Caldo. v. I. 11. 348. - » Tanto freddo che gela il Po. v. I. 6. - =Irtace= Re. Sposa una suora, v. I. 159. - » Uccide S. Matteo e brucia un convento. v. I. 159. - - -J - - =Jeres.= Vi si trova Salimbene. v. I. 131. 142. - » Clima. v. I. 194. 195. - » Saline. v. I. 137. - =Jesi.= Vi è nato Federico II. v. I. 22. 247. - =Jocellino.= Frate Inglese letterato. v. I. 174. - » Compagno di frate Stefano. v. I. 174. - - -L - - =Lambertazzi.= Espulsi da Bologna vanno a Faenza. v. I. 264. - » Espulsi. v. I. 290. - » Pace fatta col partito della Chiesa. v. II. 45. - » Espulsi di nuovo. v. II. 28. - » Bruciate da' nemici le loro case. v. II. 48. - =Lamberteschi= (dei) Lambertesco. Podestà di Reggio. - v. I. 78. - =Lambertini= (dei) Pietro. v. I. 72. - Guglielmo. v. II. 45. - Ugolino. Frate Gaudente. v. I. 344. - =Lancia= Conte. Cortigiano di Re Manfredi. v. II. 4. - Marchese di Piemonte. v. I. 320. - =Landasio.= Castello Pallavicini. v. I. 273. - =Lanerio.= Frate Guardiano. v. I. 209. - =Lanfredo= Bernardo. Podestà di Reggio. v. II. 62. - » Sua negligenza. v. II. 62. - » Capitano del popolo di Parma. v. II. 63. - =Langosco= (di) Conte Riccardo. Podestà di Milano. - v. II. 40. - =Langravio= di Turingia. La sua elezione favorita dal - Papa. v. I. 79. 232. - » Eletto Imperatore. v. I. 333. - =Lanzavecchia.= Signore d'Alessandria. v. I. 254. - =Latino= Cardinale. v. I. 72. - » Sua ordinanza per le vesti delle donne. v. I. 73. 318. - » Pacifica Bolognesi e Romagnoli. v. II. 43. - » Scomunica i Parmigiani. v. II. 44. 45. - » Legato. v. I. 317. - =Lavagna= (di) Guglielmo Cardinale. Fa costruire un - convento. v. I. 37. - Obizzo. Vescovo di Parma. v. I. 35. - Terra. v. I. 37. - =Lazzaro= S. Condotto in Francia da S. Massimino. v. I. 171. - » Vescovo di Marsiglia. v. I. 171. v. II. 70. - Villa del parmigiano. v. I. 175. - =Leccaterra= (di) Neri. Ucciso in guerra. v. II. 140. - » Incendia una chiesa. v. II. 154. - =Leggenda= del B. Francesco. v. I. 80. - =Lendinara.= v. II. 59. - =Leone= Frate Minore. v. I. 48. - » Arcivescovo. v. I. 48. - =Leoni= del Duomo di Parma. Quando fatti. v. II. 66. - =Lesnardo= di Crema. Fatto prigioniero. v. II. 148. - =Lettera= dell'Imperatore dei Tartari. v. I. 113. - Di ammissione fra i divoti dei Minori. v. I. 177. - =Lione.= Arriva Salimbene. v. I. 29. - » Innocenzo IV. fugge a Lione. v. I. 79. - » Federico II. vuol andare su Lione. v. I. 92. - » Pier delle Vigne inviato a Lione. v. I. 106. - » Innocenzo IV. lascia Lione. v. I. 323. - =Livizzano= (di) Nevo. Morto in battaglia. v. II. 140. - Nordulo. Morto in battaglia. v. II. 140. - =Lodi.= Signoria del Pallavicino. v. I. 228. - » I Milanesi entrano in Lodi. v. I. 326. - » Cassone della Torre va sopra Lodi e la prende. v. II. 39. 42. - » Si pacifica coi Milanesi. v. II. 43. - =Lodigiani.= Aiutati da Parma e Cremona. v. II. 50. - =Lodovico= S. Re di Francia. Fra Giovanni da Magione - va da S. Lodovico. v. I. 117. - » Arriva a Sens. v. I. 126. - » Ricevimento fattogli. v. I. 126. 127. - » Gli è offerto un luccio. v. I. 127. - » Alloggia presso i Minori. v. I. 127. 128. - » Pranzo del Re. v. I. 130. - » S'imbarca. v. I. 131. - » Caccia dalla Francia Guglielmo del Santo Amore. v. I. 179. - » Venera Fra Giovanni da Parma. v. I. 183. - » Prende Damiata. v. I. 204. - » Fatto prigioniero e restituito. v. I. 222. - » Fabbrica Balbek. v. I. 222. - » Di nuovo in Oriente. v. II. 18. - » Assale la Tunisia. v. II. 18. - » Sua morte. v. II. 19. - Conte di Verona. v. I. 261. - » Capitano dei Cremonesi e loro alleati. v. II. 53. - » Podestà di Parma. v. II. 53. - » Podestà di Reggio. v. II. 57. - » Sua morte. v. II. 60. - =Logoteta.= Pier delle Vigne. v. I. 227. - =Lombardi.= Impedito loro il commercio colla Romagna. - v. II. 16. - =Lombardia.= Tormentata dai Barbarasi. v. I. 264. - » Cardinale Latino Legato in Lombardia. v. II. 43. - » Suoi confini. v. I. 98. - » Manda per constatare se Federico II. vive. v. II. 91. - =Lomello= (di) Clara. Moglie di Manfredo Pallavicini. - v. I. 271. - =Lorenzo.= Frate Arcivescovo d'Antivari. v. I. 325. - =Lotario.= Frate Custode di Salimbene. v. II. 116. - =Lovoleto= (di) Tomaso. Morto in battaglia. v. II. 140. - Ardizzone. Morto in battaglia. v. II. 140. - =Luca.= Frate Pugliese. Sua orazione funebre per Re Enrico. - v. I. 60. - » Sue qualità. v. I. 86. - =Lucca.=. Corradino leva soldati sul territorio di Lucca. - v. II. 9. 10. - =Lucchesi.= Traditi alla battaglia di Montaperti. v. I. 340. - » Vanno contro Pisa. v. II. 140. - » Onorio IV. impone loro di non molestare i Pisani. v. II. 141. - =Lucci.= Abbondanza di lucci nel Taro morto. v. I. 98. - » Regalo al Re di Francia. v. I. 127. - » Regalo al Podestà di Bologna. v. I. 65. - =Lucera= de' Saraceni. Si arrende a Re Carlo. v. II. 11. - =Luisini= (dei) Guglielmo. Imbandisce un banchetto. - v. II. 26. - =Lupi= Marchesi. Bonifacio. Podestà di Reggio. v. II. 179. - Goffredo. v. I. 223. - Guido. v. I. 223. - Ugo. v. I. 223. - Monte. Valente nell'armi, muore in battaglia. v. I. 223. - Rolando. v. I. 223. - =Lupicini= (dei) Garsendonio. Abbandona il partito di quei - di sotto in Reggio. v. II. 81. 197. - Sinibaldo. v. II. 186. - Guido. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81. - Guglielmo. Parteggia per quei di sotto in Reggio. - v. II. 81. - » Abbate di S. Prospero in Reggio. v. II. 185. - Ugolino. Sposa una Fogliani. v. II. 81. - Giovannino. Frate, pacifica tra loro gli Strufi, gli Orsi - e i Salustri. v. II. 58. - Famiglia espulsa da Reggio. v. I. 82. - =Luzzara=. Assediata. v. I. 84. - - -M - - =Macello= de' beccai di Parma. v. II. 67. - =Macometto=. Parola segnata sul capo del dragone. v. I. 321. - =Maddalena= S. Se ne credeva il corpo a Vezellay. v. I. 130. - » S. Massimino la condusse ad Aix. v. I. 171. - » Se ne scopre il corpo a S. Massimino. v. II. 68. - » Leggenda. v. II. 69. - » In più luoghi si pretende d'averne il corpo. v. II. 69. - =Maginardo= Conte guerriero. v. II. 12. - =Magreda=. Castello assediato e preso. v. II. 154. - =Malabocca= Guido. v. II. 167. - =Malafucina= (di). Così detti in Parma gli avversarii della - Chiesa. v. I. 265. - =Malatesta=. Signore di Rimini. v. I. 261. - » Minacciato dai nipoti di Buonconte. v. II. 147. - =Malavolta= (dei) Alberto. Podestà di Genova. v. I. 216. - =Maletta= Girardo. Sue qualità. v. I. 50. - » Acclamato Podestà di Parma. v. I. 50. - =Maletta= Girardo. Predica a Parma e finge miracoli. - v. I. 51. - Manfredo. Potente presso Re Manfredi. v. II. 4. - » Cortigiano di Re Pietro, poeta e musico. v. II. 5. - =Malgrate=. Preso dai Cremonesi. v. II. 21 - =Malvezzo= Giovanni. Suoi versi. v. II. 99. - =Mancasale= Villa. Sconfitta del Marchese Cavalcabò. - v. I. 42. - =Mandelli= (dei) Rubaconti. Ubertino, Podestà di Reggio. - v. I. 342. - =Mandra= (di) Guido. Sua morte. v. II. 12. - =Manfredi= Re. Paternità e maternità. v. I. 110. - » Tiene occulta la morte del padre. v. I. 230. - » Succede a Corrado. v. I. 232. - » Il Legato lo diffama. v. I. 317. - » Si finge l'aio di Corradino e assume la corona. v. I. 332. - » Sconfitto. v. I. 347. - » I Francesi contro di lui. v. II. 3. - » Suoi Cortigiani. v. II. 3. - » Ucciso. v. I. 347. v. II. 4. - » Uccisore di Corrado. v. I. 348. - » Sua sepoltura. v. II. 3. - » Sua moglie e i figli prigionieri. v. II. 4. - » Alcuni si fingono Manfredi. v. II. 5. - » Ha costrutto Manfredonia e le ha dato nome. v. II. 4. - =Manfredi= (dei) Azzone. Podestà di Cremona. v. II. 42. - di Modena. Sua morte e bellezza. v. I. 269. - Simone di Giovanni di Bonifazio. v. I. 82. - » Entra in Novi. v. I. 220. - » Sua morte. v. I. 344 - » Sue qualità. v. I. 220. - di Faenza. Tebaldello gli dà in mano Faenza. v. II. 50. - =Manfredino= di Rosa. Podestà di Parma scioglie la compagnia - di Barisello. v. I. 269. - =Manfredo= di Tortona, frate. Va al Concilio di Ravenna. - v. I. 298. - =Manfredonia=. Sua fondazione. v. II. 4. - =Mangani e Manganelle=. Armi nuove. v. II. 13. - » Esposte nella piazza del Duomo a Parma. v. I. 34. - =Manopelle= (di) Gualterio. Fatto morire. v. I. 320. - =Mansueto=, frate. Ha dal Re di Francia un grosso pezzo - del legno della Croce. v. II. 116. - di Castiglione Aretino. A Fano parla con Salimbene. - v. I. 22. 332. - =Mantova=. Assediata da Federico II. v. I. 63. - » Pinamonte la signoreggia. v. I. 255. - » Martino di Parma vi è Vescovo. v. I. 315. - » Chi porta lettere a Mantova è ucciso. v. I. 318. - » Innocenzo IV. a Mantova. v. I. 324. - » Il Conte di Fiandra a Mantova. v. I. 349. - » Navi sul Po costrette a toccar Mantova. v. II. 17. - =Mantovani=. Prendono Bondeno. v. I. 8. - » Intercettano la via che conduce a Reggio. v. I. 10. - » Prendono Marcaria. v. I. 63. - » È catturato un loro naviglio a Brescello ed un - altro a Gramignazzo. v. I. 84. - » Incendiano Casalmaggiore. v. I. 102. - =Manuele= Imperatore Greco. S'imparenta col Marchese di - Monferrato. v. II. 103. - =Marano= (di) Egidiolo. Podestà di Reggio. v. II. 42. - » Ambasciatore a Reggio. v. II. 81. - =Maravone= dei Bonici. v. I. 82. - » Ostaggio. v. I. 203. - =Marca= d'Ancona. Ricuperata dalla Chiesa. v. I. 203. - » Gran terremoto. v. II. 44. - =Marca= Trivigiana. Crudeltà di Alberico da Romano. v. - I. 255. - =Marcamò=. Castello. v. II. 16. - =Marcaria=. Distrutta. v. I. 63. - =Marcella=. A Marsiglia con S. Massimino. v. I. 171. - » Scrive la vita di S. Marta. v. I. 171. - =Marchesella= (di) Guglielmo signore di Ferrara. v. I. 69. - =Marchesina=. Moglie di Giacomo d'Enzola v. I. 171. - =Marchesopolo= Pallavicini. Abita in Soragna. v. I. 278. - » Va in Romanìa. v. I. 275. - » Ucciso dai Greci. v. I. 275. - » Motivo di espatriare. v. I. 275. - =Marco=, frate. Compagno di frate Giovanni da Parma. v. - I. 186. - » Sua morte. v. II. 109. - » Sue qualità. v. I. 187. - » Rimbrotta il Ministro Generale Bonaventura. v. I. 187. - di Michele. v. I. 310. - =Maria=. Marchesa di Monferrato. v. II. 103. - =Marino= di Eboli. v. I. 320. - =Marsigli= (dei) Gisla Madre di Guido fratello di Salimbene. - v. I. 30. - Famiglia. v. I. 30. - =Marsiglia=. Salimbene a Marsiglia. v. I. 131. - » Caso strano di un fanciullo. v. II. 114. - =Marta= S.ª Condotta in Provenza da S. Massimino. - v. I. 171. - » Sua vita scritta da Marcella sua fantesca. v. I. 171. - » Suo corpo a Tarascon. v. I. 172. - » Clodoveo ne visitò la tomba e dotò la chiesa. v. I. 172. - =Martinello=. Uccisore di Beatrice di Puglia. v. II. 162. - » Ucciso. v. II. 204. - =Martino= S. Vescovo. Perseguitato da S. Brizio. v. II. 86. - IV. Papa. Tenta impadronirsi di Forlì. v. I. 261. v. - II. 52. - » Fa raccogliere nota de' miracoli di S. Lodovico. - v. II. 23. - » Eletto Papa. v. II. 51. - » Assedia Meldola. v. I. 319. - » Studente di leggi a Parma. v. II. 54. - » Proibisce il duello fra Re Carlo e Re Pietro. v. II. 76. - » Asdente ne predice la morte. v. II. 85. - » Indice una crociata contro il Re d'Aragona. v. II. 126. - » Sua morte. v. II. 129. - Cantore. v. I. 209. - di Colorno. Vescovo di Parma. v. I. 42. - Spagnuolo. v. II. 232. - di Fano. Dottore in leggi. Ospite di Salimbene. v. I. 21. - di Parma (maestro). Legato pontificio e sue qualità. v. I. 314. - » Vescovo di Mantova. v. I. 315. - =Marziale= Coco. v. I. 201. - =Marzio=, frate, di Milano. S'adopera a che Giovanni da - Parma sia fatto Generale. v. I. 198. - =Massimino= S. Castello. Vi si scopre il corpo della - Maddalena. v. II. 68. - =Massimino= il Santo. Arriva ad Aix con Maria Marta e - Maria Maddalena, e ne fu fatto Vescovo. v. I. 171. - =Mastino= della Scala succede ad Ezzelino. v. I. 261. - =Matelica.= Ruina per terremoto. v. II. 44. - =Matilde= Contessa. È sepolta a Polirone. v. I. 324. - » Gregorio VII. va da Matilde a Canossa. v. I. 244. - » Sua Rocca. v. I. 338. - =Mattelino=, letterato che parla contro i frati. v. I. 306. - » Soddisfatto della risposta di Salimbene. v. I. 310. - » Ammogliato. v. I. 310. - =Matteo= Cremonese, frate. v. I. 198. - da Modena. Frate. v. I. 151. - della Marca d'Ancona. I suoi Apostoli si bastonano con quelli - di Putagio. v. I. 158. - di Acquasparta. Eletto Ministro Generale de' Minori. v. II. 210. - =Maurizio.= Frate di Provins letterato. v. I. 139. - =Mazonzatico.= Innondato. v. II. 38. - =Medesano= Castello dei Pallavicini. v. I. 276. - =Medicina=, Terra. I Bolognesi la vogliono dal Papa. - v. I. 326. - =Meldola.= Spesa fatta pel suo assedio. v. I. 319. - » Assediata. v. II. 59. - =Melica.= Prezzo. v. I. 11. v. II. 42. - » Abbondanza. v. II. 57. - =Meloria.= Battaglia in mare. v. II. 86. - =Memoriale= fatto da Tomaso di Celiano. v. I. 80. 81. - =Mendoli.= Signori in Imola per l'Impero. v. I. 276. - =Mercato= in Parma. v. II. 66. 175. - =Mercerie= avariate a Venezia. v. II. 108. - =Merlino= (di) notizie. v. I. 146. - » Sue profezie per Federico II. v. I. 248. - » Sue profezie sulle città italiane. v. II. 93. - =Messina.= Si spargono in mare le ossa di Corrado. - v. I. 322. - » Re Pietro da Messina inonda la Sicilia. v. II. 5. 55. - » Non si fa strage di Francesi pel Vespro Siciliano. v. II. 55. - =Miano.= Castello dei Pallavicini. v. I. 276. - =Migliarina.= Cascina. v. II. 186. - =Migliorati.= Viviano espulso da Reggio. v. I. 82. - =Milanesi.= Lotta coi Cremonesi. v. I. 3. - » Aiutano i Bolognesi. v. I. 34. - » Contro Federico II. e sconfitti. v. I. 65. 66. - » Prendono Re Enzo. v. I. 83. - » Aiutano Parma contro Federico II. v. I. 94. - » Prendono Lodi e Tortona. v. I. 326. - » Fan pace coi Bergamaschi. v. II. 5. - » Devastano il Cremasco. v. II. 21. - » Fan pace coi Torriani e con Lodi. v. II. 43. - » Uccidono Cassone della Torre. v. II. 51. - » Assaliti dal Marchese di Monferrato. v. II. 138. - =Milano.= Federico II. sopra Milano. v. I. 82. - » Nozze fatte dell'Imperatore Enrico. v. I. 147. - » Signoria del Pallavicino. v. I. 228. - » Espulsione di Napo della Torre. v. II. 39. - » Cassone della Torre fa strage in Milano. v. II. 39. - » Rottura col Marchese di Monferrato. v. II. 138. - =Militi= di G. C. Loro istituzione. v. I. 344. - di M. V. Loro istituzione. v. I. 344. - =Milleduci= (dei) Egidio. Ambasciatore di Parma a Modena. - v. II. 79. - =Miniatore= Enrico da Pisa. v. I. 86. - =Minozzo= (di) Princivallo. Sua morte in battaglia. - v. II. 30. - =Modena.= Discordia dei cittadini. v. I. 94. - » Parmigiani a guardia di Modena. v. I. 103. - » Signoria di Re Enzo. v. I. 216. - » Si catturano frati. v. I. 218. - » Signoria di Giacomo Rangone. v. I. 254. - » Ghiberto da Gente tenta averne la signoria. v. I. 329. - » Il Marchese d'Este aiuta Modena. v. I. 346. - » Devastazione del territorio. v. II. 5. - » Divisioni cittadine. v. II. 79. 80. - » Predizione della sua distruzione. v. I. 252. - » Cattura di Parmigiani passanti con sale. v. II. 105. - » Trecento donne incarcerate. v. II. 148. - » Tratta di pace con Sassuolo. v. II. 149. - » Invasa da Tomasino di Sassuolo. v. II. 217. - =Modenesi.= Guerreggiati da Reggio e da Bologna. v. I. 4. - » Prendono Bondeno. v. I. 8. - » Devastano il Bolognese ed occupano Piumazzo. v. I. 11. - » Vogliono condurre a Modena il carroccio dei Bolognesi. - v. I. 34. - » Loro amicizia coi Parmigiani. v. I. 270. - » Conducono il Panaro a urtare contro Castelfranco. v. I. 63. - » Perdono Castel Leone. v. I. 65. - » Loro alleanza coi Bolognesi. v. I. 220. - » Fanno due Podestà, uno per parte. v. I. 220. - » Loro devozione delle flagellazioni. v. I. 341. - » Assediano Montevallaro. v. II. 5. - » Assediano Borgo S. Donnino. v. II. 8. - » Cercano aiuto ai Parmigiani. v. II. 24. 25. - » Devastano le terre di Forlì e Faenza. v. II. 29. - » Loro minaccie agli ambasciatori Parmigiani. v. II. 79. - » Battaglia perduta con quei di Sassuolo. v. II. 80. - » Battaglia a Montale, e morti in battaglia. v. II. 92. 93. - » Due battaglie de' forusciti con que' di dentro. v. II. 139. - » Cattura di Sassolesi. v. II. 148. - » Non piacciono patti di pace. v. II. 170. - =Modolena=, Villa. Innondata. v. I. 219. v. II. 38. - (di) Gibertino. Uccide Guido di Bibbianello. v. II. 178. - =Moissac.= v. II. 76. - =Monaldo= da Orvieto. Podestà di Modena. v. I. 346. - =Monastero= (del) Luchesia. v. II. 173. - di S. Benedetto di Montecassino. v. I. 120. - di Leno. Vi è Abbate un Giberto da Gente. v. I. 329. - di Polirone. v. I. 120. - di S. Chiara di Imola. v. I. 32. - di S. Chiara di Parma. Vi muoiono madre e figlia Baratti. - v. I. 15. 32. - di Reggio. Vi è badessa una sorella di Salimbene. v. I. 29. 30. - di Chiavari. Caso strano avvenutovi. v. I. 39. - de' Cistercensi in Chiaravalle della Colomba. v. I. 4. - de' Cistercensi a Fontevivo. Vi è chi abrade le pergamene. - v. I. 335. 336. - di Cluny. Sua magnificenza. v. I. 120. - delle Fontanelle sul parmigiano. v. II. 209. - di S. Gallo. Sua grandiosità. v. I. 120. - di S. Giovanni Evangelista di Ravenna. Maestro Martino di - Parma vi dimora. v. I. 315. - di Nonantola. v. II. 190. - di Pontigny. Visitato da Salimbene. v. I. 123. - di S. Prospero in Reggio. v. I. 343. v. II. 25. - » Vi alloggia Gregorio X. v. II. 26. - » Vi è gran disordine. v. II. 185. - » Sono uccisi due frati. v. II. 190. - =Monete= di Parma. Falsificate, e prima coniazione. - v. I. 328. v. II. 145. - di Reggio. Prima coniazione fatta dal Podestà Giliolo - parmigiano. v. I. 43. - =Monferrato= (di) Marchese. Signore del Piemonte. v. I. 254. - » Inganna i Torriani. v. II. 48. - » Va contro Lodi. v. II. 53. - » Riceve in dote il Regno di Tessalonica. v. II. 103. - » Occupa Tortona e le castella del Vescovo. v. II. 103. 104. - » Sua guerra con Uberto Pallavicini. v. I. 272. - » Ucciso dai Piacentini. v. I. 273. - » Va contro Milano. v. II. 138. - =Monforte= (di) Conte. v. I. 2. - =Monreale.= Paese. v. I. 96. - =Montale.= Battaglia tra Modenesi e Sassolesi. v. II. 93. - =Monte.= Canigoso o calliginoso. v. II. 161. - Fiascone. Vi abita Martino IV. v. II. 56. - Chiaro. Assediato e distrutto. v. I. 64. 349. - Falcone. Vi è un convento di Minori. v. II. 179. - Gargano. v. II. 4. - Giovanni. v. II. 196. - Luncilo. v. II. 156. - Cenisio. v. I. 98. - Vecchio o Vedro. v. II. 156. - Ombraro. Assediato dai Bolognesi. v. II. 22. - =Montebaranzone.= v. II. 78. 79. - =Montecassino=. Vi è un monastero grandioso. v. I. 120. - =Montecuccoli= (dei) Bonaccorso. v. II. 12. - Guidino. v. II. 12. - Matteo morto in battaglia. v. II. 140. - =Montelungo= (di) Gregorio. Vedi Gregorio. - =Montefeltro= (di) Guido. Capitano dei Faentini e sua - battaglia. v. II. 29. - =Montenero= (di) Rizzardo. Ucciso da Federico II. - v. I. 320. - =Montevallaro=, o Monte Valerio. Castello. v. II. 5. - =Montevecchio= (di) Guglielmo. Morto in battaglia. - v. II. 140. - =Montecchio= (di) Egidiolo. Suo carattere e mediazioni. - v. II. 201. - =Montecchio= (di) Bonaccorso. Ambasciatore a Reggio. - v. II. 80. - » Sposa un'Enzola. v. II. 173. - =Montembraro=. Assediato dai Bolognesi. v. II. 22. - =Monumenti= Siciliani. v. II. 23. - =Morando= Maestro. Poeta. v. I. 124. - =Moría=. v. I. 341. - » di bestiame. v. II. 31. - » d'uomini. v. II. 40. - » di gatti. v. II. 169. - » di galline. v. II. 177. - » di bovini e uomini. v. II. 62. - » in Pisa. v. II. 89. - » a Tivoli. v. II. 154. - =Mose=. Castello. v. I. 63. 64. - =Mozzadella=. I Reggiani l'assalgono. v. II. 206. - =Mugello= (di) Ubaldino. Legato e sue qualità. v. I. 279. - =Munione=. Maestro Maggiore de' Predicatori. v. II. 137. - =Muradal=. Passo della Sierra Morena. v. I. 3. - =Mura= di cinta a Reggio. Incominciate. v. I. 40. - =Muraglia= lungo il Parma. v. II. 144. - =Musica= (di) Compositori. v. I. 86. 87. 88. - =Musso= (di) Antonio. v. I. 40. - Enrico. v. I. 40. - =Muti= (dei) Gifredo. Frate Gaudente. v. II. 191. - - -N - - =Nantelmo=. Guardiano. Usa riguardi a Salimbene. v. I. 198. - =Napoleone= della Torre. Signore di Milano. v. I. 254. - » Rimosso dall'ufficio e messo in prigione. v. II. 39. - =Napoleone= (di) Giacomo. Libera Corrado di Antiochia. - v. II. 9. - =Napoli=. Decapitazione di Corradino e del Duca d'Austria. - v. II. 9. - » Vi si trasporta la salma di Re Carlo. v. II. 127. - » Muore a Napoli Innocenzo IV. v. I. 331. - » Si fa l'elezione del successore d'Innocenzo IV. v. I. 331. - =Navi= fabbricate alla foce dell'Arno. v. II. 86. - =Naviglio= de' Mantovani. Catturato. v. I. 84. - Canale de' Parmigiani condotto a Frassinara. v. II. 67. - =Navone=. Castello terminato. v. II. 205. - =Navarra=. v. II. 75. - =Neve= straordinaria. v. I. 6. 11. v. II. 109. - » Alta come un uomo. v. II. 145. - =Nicola= palombaro. v. I. 233. 234. - Frate, Vescovo e confessore del Papa. v. I. 324. - =Nicolò= III. Odia frate Giovanni da Parma. v. I. 180. - » Fa Legato il Cardinale Latino. v. I. 73. 317. - » Eletto Papa. v. II. 41. - » Sua morte. v. II. 49. - » Fa Cardinale Gerardo Albo di Gainago. v. II. 54. - » Dà la Sicilia a Pietro d'Aragona. v. II. 65. - Confessore del Papa. v. I. 324. 325. - Vescovo di Reggio pone la prima pietra della chiesa - del Gesù. v. I. 47. - » Sua morte. v. I. 80. - di Montefeltro. Sua santità. v. II. 116. - » Fatti della sua vita. v. II. 116. 117. - =Nicolò= di Filippo, Vescovo. Giudice morto all'Impresa - di Faenza. v. II. 30. - =Nicoluzzo= da Balugano. Podestà di Bologna. v. II. 29. - =Nizza=. Castello. v. I. 137. - Città. Frate Ponzio vi è Guardiano. v. I. 195. - » Salimbene sbarca a Nizza. v. I. 197. - =Nocera= de' Saraceni. v. I. 7. 101. 230. - » Re Carlo la prende. v. II. 11. - =Noceto=. Convegno di fuorusciti Parmigiani. v. I. 91. - » Vi è confinato Bertolino Tavernieri. v. II. 165. - =Noli=. Devastata dai Pisani. v. II. 86. - =Norduli=. Signori in Imola per la Chiesa. v. I. 263. 276. - =Novara=. Dà soldati al Pallavicino. v. I. 228. - =Novaresi=. Vanno contro Lodi. v. II. 53. - =Novi=. Preso dai Reggiani. v. I. 223. - =Nozze= solenni a Genova. v. I. 323. - =Nuazil= de' Tartari e de' Greci a Lione. v. II. 27. - - -O - - =Obizzo=. Vescovo di Parma. v. I. 42. - » Fa catturare fra Gerardino Segalello. v. I. 160. - » Sua morte. v. II. 146. - » Favorisce i Sassolesi. v. II. 152. - =Oddone= Cardinale. Parla al cospetto del Re di Francia. - v. I. 128. 184. - =Odoardo= Re d'Inghilterra. Va in Oriente e al ritorno - passa da Reggio. v. II. 20. 26. - =Officio= ecclesiastico. Ha bisogno di riforma. v. I. 4. - =Olmo= di Giovanni Grelone. v. I. 15. - =Onorio= III. Eletto incorona Federico II. v. I. 7. - » Sua morte. v. I. 11. - IV. Eletto. v. II. 129. - » Invita Lucca a non far guerra a Pisa. v. II. 141. - =Onorio= IV. Abita a Tivoli. v. II. 154. - » impone decime. v. II. 156. - » È pregato di pacificare i figli del Re di Francia e di Pietro - d'Aragona. v. II. 161. - » Ostile ai frati. v. II. 163. - » Sua morte. v. II. 183. 193. - =Orsi= (degli) quei. Pacificati cogli Strufi. v. II. 58. - =Orsini= (degli) Bertoldo. Fratello di Nicolò III. - v. II. 57. - Gentile. Marita sua figlia ad Azzone Estense. v. II. 57. - =Orvieto.= Vi abita Martino IV. v. II. 56. - =Ospedale= di S. Francesco in Parma. v. II. 66. - di S. Geminiano in Reggio. v. II. 38. - di S. Caterina in Reggio. v. II. 38. - di S. Pietro in Vincoli in Reggio. v. II. 38. - di Rodolfo Tanzi in Parma. v. II. 66. - di Fra Barattino in Parma. v. II. 66. - di S. Bartolomeo di Strada Rotta in Parma. v. II. 66. - dei Lebbrosi in S. Lazzaro di Parma. v. II. 66. - della Misericordia, poi Maggiore in Parma. v. II. 66. - di Reggio. Danneggiato da innondazioni. v. II. 38. - =Ottaviano= Cardinale. Ricupera le Romagne. v. I. 203. - » Legato Pontificio. v. I. 279. - » Sua crociata contro Alberico da Romano. v. I. 258. - » Si teme che tradisca Parma. v. I. 279. - » Si crede figlio di Gregorio IX. v. I. 280. - » Sua figlia vuol amoreggiare con Salimbene. v. I. 280. - » Partigiano dell'Impero. v. I. 281. - » Sua morte. v. II. 24. - =Ottobuono= Cardinale, poi Papa Adriano V. v. I. 305. - =Ottone= Imperatore. Deposto da Innocenzo III. v. I. 5. - » Venuto a Parma. v. II. 145. - - -P - - =Pacile.= Castello. v. II. 194. - =Padova.= Signoria di Ezzelino. v. I. 288. - » Filippo Legato l'assale e prende. v. I. 290. - » Si pacifica con Verona. v. II. 49. - =Padovani.= Undici mila bruciati vivi in Verona. v. I. 100. - » Onorano per santo un impostore. v. II. 47. - =Pagani= (dei) Alberto. Podestà di Modena, fa cavalliere suo - figlio. v. I. 34. - Galla Placidia. v. I. 263. - Gifredo. Guardiano a Bologna. v. II. 45. - Enrico. Fatto cavalliere. v. I. 34. - Pagano. v. I. 34. - Pietro, Signore di Susinana per l'Impero. v. I. 263. - Egidio. v. I. 34. - Famiglia spenta. v. I. 34. - =Paganino= da Ferrara, frate. v. I. 197. - =Pallastrelli= (dei) Barnaba. Podestà di Reggio. v. II. 62. - » Spodestato. v. II. 79. - =Palazzo= del Capitano in Parma. Fabbricato. v. II. 67. - del Comune di Reggio. Rifabbricato. v. II. 26. - del Comune di Parma. Si fabbrica in piazza nuova. - v. II. 143. 146. - del Vescovo di Ferrara. Innocenzo IV. vi predica dal balcone. - v. I. 69. - del Vescovo di Parma. Fabbricato. v. I. 42. 45. - » Attiguo a casa Marsilii. v. I. 30. - del Vescovo di Reggio. Re Enzo lo occupa. v. I. 80. - » Vi alloggia il Re d'Inghilterra. v. II. 26. - dell'Imperatore a Parma. Alloggio di Rizzardo di S. Bonifacio. - v. I. 98. - dell'Imperatore a Reggio. Comprato dai Minori. v. I. 338. - dei Pagani in Parma. v. I. 271. v. II. 67. - di Manfredo di Scipione. v. I. 271. v. II. 67. - del Pallavicino, a Parma. Smantellato. v. I. 229. - del Pallavicino a Soragna. v. I. 273. - di Rodolfo Imperatore a Reggio. v. I. 338. - =Palazzolo.= Il Conte di Fiandra forza il passo dell'Oglio. - v. I. 349. - =Paleologo.= Usurpa il trono. v. I. 183. v. II. 55. - » Crea un Papa Greco. v. II. 56. - » Ricupera Costantinopoli. v. I. 340. - » Riceve Tessalonica in dote della nuora. v. II. 103. - =Palermo.= Non si può portarvi il corpo di Federico II. - v. I. 230. - » Vi si vuol portare il corpo di Corrado. v. I. 322. v. II. 23. - » Vespro Siciliano. v. II. 54. - =Palestrina.= Corradino nelle prigioni di Palestrina. - v. II. 9. - =Pallavicini= (dei) Delfino. Podestà di Reggio. v. I. 276. - Guidotto. Grande di Spagna. v. I. 273. - Guglielmo. v. I. 271. - Mabilia di Rubino. Si marita. v. I. 275. - Isabella. v. I. 273. - Mabilia di Marchesopolo. v. I. 273. 274. - » Sposa Azzone d'Este. v. I. 274. - » Sua morte e sue qualità. v. I. 274. - » Venuta in odio ai medici e farmacisti. v. I. 274. - Enrico. v. I. 272. - » Sua morte. v. II. 3. - Marchesopolo. Abita in Soragna. v. I. 273. - » Va ad abitare in Romanía. v. I. 275. - » Ucciso dai Greci. v. I. 275. - » Motivo della partenza da Parma. v. I. 275. - Rubino. Sposa Ermengarda da Palù. v. I. 275. - » Sua morte. v. I. 275. 341. - Di Varano. v. I. 276. - Uberto di Pellegrino. v. I. 271. - Uberto detto il Pallavicino. Si batte a Grola. v. I. 223. - » Si atterra il suo Palazzo in Parma. v. I. 229. - » Signore di Cremona. v. I. 229. 254 - » i Parmigiani fuorusciti tentano di dargli in mano la - città. v. I. 265. - » Occupa Borgo S. Donnino. v. I. 266. - » Lotta col Marchese di Monferrato. v. I. 272. - » Si fa Signore delle città lombarde. v. I. 228. - » Va a Lodi contro i Milanesi. v. I. 324. - » Prende Brescello. v. I. 326. - » Tenta impedire il passo al Conte di Fiandra. v. I. 349. - » Brescia gli si ribella. v. II. 7. - » Perde la Signoria delle città lombarde. v. I. 229. - » Si ritira a Gisalecchio e muore. v. II. 7. 12. - » Alza forche pe' flagellatisi se vanno a Cremona. v. I. 342. - Manfredo. Abita a Scipione. v. I. 271. - » Si distrugge il suo palazzo. v. I. 271. - » Ha molti pozzi salsi a Scipione. v. I. 272. - Tancredi. Abbate di S. Giovanni in Parma. v. II. 229. - » Manda un regalo di capponi a frate Elia. v. II. 229. - Famiglia. v. I. 271. - =Palù= (da) Egidio, Egidiolo, o Giliolo. Podestà di Reggio. - v. I. 43. - Arverio. È ucciso. v. II. 18. - Corrado. v. II. 208. - Bonaccorso. Vince il Marchese di Cavalcabò. v. I. 42. - » È ucciso. v. I. 202. 203. - » Parma gli dà da difendere una porta della città. v. II. 77. - » Podestà ed ammiraglio de' Pisani. v. II. 89. - Egidia. Fa il ponte or detto di Caprazucca. v. I. 43. - v. II. 77. - Corradino. v. II. 208. - Ermengarda. Sposa Rubino Pallavicini. v. I. 275. - » Si rimarita e muore. v. I. 275. 276. - Ezzelino. v. II. 172. - Giacomino. Entra in Bismantova. v. II. 8. - » Uccide molti di sua famiglia. v. II. 18. - » Cede Corvara per denaro. v. II. 22. - Giacomo. Sua morte. v. I. 10. - Canino. v. II. 208. - Aimerico. Sua morte. v. II. 43. 172. - Manfredo. Espulso da Reggio. v. I. 32. - Famiglia. v. I. 10. - =Panaro=, fiume. Si vuol far andare contro Castelfranco. - v. I. 63. - =Pandolfo= di Fasanella, Principe. Vittima di Federico II. - v. I. 320. - =Panizzari= (dei) Avanza. v. I. 32. - Bernardo v. I. 32. - Gisa. v. I. 32. - Gerardo. v. I. 32. - Giacomo. Frate di esimie doti. v. I. 32. - Maria. v. I. 32. - Naimerio. v. I. 31. - =Paolino.= Vescovo di Nola prigioniero. v. I. 114. - =Panzeri= (dei) Bartolomeo. Uno de' capi di quei di sotto a - Reggio. v. II. 81. - » Sono arse le sue case. v. II. 198. - » uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203. - » Catturato. v. II. 216. - Bonaccorso. Sono arse le sue case. v. II. 197. - Giacomino. Uno de' capi di quei di sotto in Reggio. v. II. 81. - » Ha moglie un'Enzola. v. II. 173. - » Assalta i suoi nemici in Reggio. v. II. 197. - » Si ardono le sue case. v. II. 197. - » Va a Parma a ordinare armi. v. II. 198. - Giacomino. Uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203. - » Difende i Minori di Monfalcone. v. II. 211. - Tomasino. Uno de' capi di quei di sotto in Reggio. - v. II. 81. - » Assale i suoi nemici in Reggio. v. II. 197. - » Va a Parma per armi. v. II. 198. - » Uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203. - Zaccaria. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81. - =Parenti= Giovanni. Ministro Generale dei Minori. - v. II. 238. - =Parigi=. Salimbene a Parigi. v. I. 118. - » Partenza di S. Lodovico per l'oriente. v. I. 126. - » Giovanni da Parma all'Università di Parigi. v. I. 178. - » Vi si porta la salma di Re Filippo. v. II. 175. - » Frate Benvenuto a Parigi. v. II. 195. - » Maestro Rolando di Parma studia a Parigi. v. II. 157. - =Parma=, Torrente. Lungh'esso si fa un muro di difesa - dalle innondazioni. v. II. 144. - » Costrutte due torri alla foce. v. II. 144. - Città. Richiesta d'aiuto da Modena. v. I. 65. - » Vuota d'uomini atti alle armi. v. I. 66. - » Federico II. ne scaccia i partigiani del Papa. v. I. 82. - » Si ribella a Federico II. v. I. 29. 83. 98. - » Vuol battaglia contro Federico II. v. I. 94. - » Re Enzo s'avvicina a Parma. v. I. 97. - » Arrivano aiuti. v. I. 98. - » Federico II. minaccia distruggerla. v. I. 101. - » Assediata. v. I. 29. 101. - » Sortita e battaglia a Vittoria o Grola. v. I. 107. - » Segalello esce di Parma. v. I. 154. - » I fuorusciti sconfiggono que' di dentro. v. I. 92. - » Dominano Rossi, Tavernieri, Ghiberto da Gente. v. I. 254. - » Teme l'arrivo del Pallavicino. v. I. 265. - » Il popolano Barisello. v. I. 266. - » Si fa la Società de' Crociati. v. I. 270. - » I beccai creano Signore di Parma Ghiberto da - Gente. v. I. 328. - » Ghiberto da Gente falsifica le monete. v. I. 328. - » I flagellatisi a Parma. v. I. 341. - » Parma interdetta. v. II. 44. 45. - » Devozione per Alberto da Cremona. v. II. 45. - » Scaccia i Predicatori. v. II. 48. 160. - » Strade S. Cristina, S. Lucia, de' Genovesi rettilineate - ed ampliate. v. II. 66. 67. - » Un'ossessa. v. II. 131. - » Ponte sull'Enza. v. II. 143. - » Si coniano monete. v. II:. 145. - » Si scavano le fossa di S. Croce. v. II. 145. - » Lavori di Gerardo Albo in Parma. v. II. 160. - » Si fuse una campana. v. II. 143. - » Istituzione dei Militi di G. C. v. II. 175. - » Ambasciatori in Parma. v. II. 210. - =Parmigiani=. Devastano il Piacentino. v. I. 4. - » Battaglia a Zibello. v. I. 7. II. 146. - » Contro i Bolognesi a Bazzano. v. I. 11. - » Prendono Piumazzo. v. I. 11. 68. - » Corron pericolo di perdere il carroccio. v. I. 13. - » Incendiano sobborghi a Reggio. v. I. 219. - » Con Federico II. contro i Milanesi. v. I. 65. 66. - » Con Re Enzo prendono Gorgonzola. v. I. 83. - » Ricevono aiuti. v. I. 98. - » Vincitori a Vittoria. v. I. 108. - » Vinti dai fuorusciti a Grola. v. I. 223. 224. - » Loro contegno col Pallavicino. v. I 265. v. II. 13. 166. - » Ammissione in città dei fuorusciti. v. I. 265. - » Vogliono introdurre una devozione in Cremona. - v. I. 342. - » Assediano e distruggono B. S. Donnino. v. I. 2. - v. II. 12. - » Rifiutano il territorio Reggiano offerto dai - Bolognesi. v. II. 24. - » Contro Faenza. v. II. 29. - » Scacciano i Predicatori. v. II 48. - » Restituiscono il carroccio ai Cremonesi. v. II. 50 - » Levato l'interdetto. v. II. 52. - » Devastano l'agro di Soncino. v. II. 53. - » Onore fatto ai Parmigiani. v. II. 53. - » Fanno il Ponte Verde. v. II. 66. - » Ricevono ambasciatori Reggiani. v. II. 82. - » I fuorusciti col Pallavicino prendono Colorno. v. - I. 266. - » I Parmigiani riprendono Colorno. v. I. 268. - » Fanno il ponte sull'Enza. v. II. 143. - » Fanno torri alla foce del Taro, Parma, Enza. v. II. 144. - » Trattano la riammissione de' fuorusciti. v. II. 152. - » Espellono i da Gente. v. II. 169. - » Fanno il ponte dei Salarii. v. II. 219. - » Ricuperano Rivalta, Cavriago, Guardasone. v. I. 202. - =Passocorto=. Trova e vende la corona di Federico II. - v. I. 108. - =Pastori= Francesi. Vogliono vendicare il Re di Francia. - v. I. 322. - » Insorgono contro i Minori. v. I. 322. - =Pavesi=. Assediano Brescia con Federico II. v. I. 66. - =Pavia=. Signoria del Pallavicino. v. I. 228. - » Corradino a Pavia. v. II. 8. - =Pavone=. Castello preso. v. I. 64. - =Pecorari=. (dei) Guido. v. I. 31. - =Pellegrino=. Castello dei Pallavicini. v. I. 271. - =Pellegrino= da Polesine Bolognese. Narra d'una chiesa - distrutta a Reggio. v. I. 225. - » Concorda Bolognesi e Veneziani. v. II. 14. - » Sue qualità. v. II. 133. - Pisano. Maestro ad Argenta. v. I. 313. - =Pellegrino= Arciprete ucciso. v. II. 215. - =Penazzi= (dei) Giacomo. Podestà di Reggio. v. I. 21. 338. - » Podestà di Genova. v. I. 21. - =Pentecoste=, frate. v. I. 198. - =Perugia=. Rainaldo rinuncia il vescovado. v. I. 213. - » Vi si elegge Clemente IV. v. I. 347. - » Fa guerra a Foligno. v. II. 56. - » Brucia fantocci di Papi e Cardinali. v. II. 56. - =Pesce= prezioso regalato a Frate Elia. v. II. 240. - =Pescivendoli=. È loro proibito a Reggio vendere pesce in - quaresima. v. II. 147. - =Piacentini=. Aiutano i Cremonesi. v. I. 3. - » Aiutano i Bolognesi. v. I. 34. - » Aiutano i Parmigiani. v. I. 94. 98. - » Uccidono il Marchese di Monferrato. v. I. 273. - » Contro Borgo S. Donnino. v. II. 8. - » Bardi si arrende a loro. v. II. 12. - » Loro lega con altre città. v. II. 83. - » Assedio di Castelnovo piacentino. v. II. 145. - =Piacenza=. Signoria del Pallavicino. v. I. 228. - » Signoria di Uberto Iniquità. v. I. 254. - » Patria di Gregorio X. v. II. 23. - =Piazza=. Di S. Alessandro in Parma. Vi è il Palazzo - Pallavicini. v. I. 229. - Vecchia, in Parma. Vi abitano i Marsili. v. I. 30. - » Vi sono esposte armi, bottino di guerra. v. I. 34. - Nuova di Parma, o del Comune. v. I. 271. - » Sede dei Brentori. v. II. 45. - » Suo ampliamento. v. II. 67. - » Vi si fabbrica il palazzo Municipale. v. II. 143. - =Piemonte= (di) Bartolomeo. Cortigiano di Manfredi. - v. II. 4. - Guglielmo. Vescovo di Modena. v. I. 46. - Giordano. Cortigiano di Re Manfredi. v. II. 4. - =Pietro= d'Albinea. Ambasciatore di Reggio a Parma. - v. II. 82. - di Belleville. Letterato e frate. v. II. 76. - di Puglia, frate. v. I. 142. - » Vinto in una disputa da frate Ugo. v. I. 143. e seg. - di Beneceto. Sua paternità. v. II. 174. - di Calabria. Principe. v. I. 320. - di Cori. Provinciale de' Minori. v. I. 192 - » Narra di un indemoniato. v. II. 134. - di Collecchio. Pacifica Modena con Sassuolo. v. II. 149. - di Felegara. v. II. 211. - Conte d'Artois. Arriva in aiuto di Re Carlo. v. II. 58. - » Fa tre Cavalieri a Reggio. v. II. 58. - » Vuol vedere Lodovico di S. Bonifazio. v. II. 61. - Spagnolo (maestro). Molto dotto Gioachimita. v. I. 182. - Lanerio. Guardiano. v. I. 209. - Lombardo. Sua opinione sulla Trinità. v. I. 141. - Re d'Aragona. Sua benevolenza a Maletta. v. II. 4. 5. - » Invade la Sicilia. v. II. 5. 55. - » Sua parentela cogli Svevi. v. II. 55. - » Il Conte d'Artois gli va contro. v. II. 58. - » Nicolò III. gli aveva data la Sicilia. v. II. 65. - » Duello con Re Carlo. v. II. 74. - » Schiva il duello. v. II. 64. 65. - » Minacciato se fa guerra a Re Carlo. v. II. 73. - » Giura i patti del duello. v. II. 74. - » Non si presenta al duello. v. II. 75. - » Giustificazione dell'assenza dal duello. v. II. 76. - » Vaticinio della sua morte. v. II. 127. - » Il figlio di Re Carlo suo prigioniero. v. II. 77. 78. - » Guerreggiato dal Re di Francia in Ispagna. v. II. 75. - » Sue qualità e salita del monte Canigoso. v. II. 165. - » Suo figlio s'impadronisce di tutto il regno di - Puglia. v. II. 210. - » Sua morte. v. II. 160. - » Un suo figlio eletto Re di Tunisia. v. II. 221. - =Pigolino= Giovannino da Parma. v. I. 142. - =Pii= (dei). Gherardino signoreggia in Modena. v. I. 254. - » Lanfranco. v. I. 254. - =Pinamonte=. Signore di Mantova. v. I. 255. v. II. 83. - » Sue larghezze ai Minori. v. I. 318. - » Sue millanterie. v. I. 319. - » Sue qualità e vanterie insensate. v. I. 318. v. II. 42. - =Pinchilini=. Nobili di Borgo S. Donnino. v. I. 267. - =Pio= (di) Matteo. Vescovo di Modena espulso. v. I. 306. - Manfredo. v. II. 145. - Roberto. Podestà di Parma. v. II. 145. - =Pisa=. Tiene per l'Impero. v. I. 277. - » Corradino a Pisa. v. II. 8. - » Vaticinio del disastro di Pisa. v. II. 85. - » Bonaccorso da Palù Podestà di Pisa. v. II. 89. - » Allestisce molte galee. v. II. 86. - » Fiorentini e Lucchesi contro Pisa. v. II. 90. - » Devasta il Genovesato. v. II. 86. - » Fa prigionieri molti Prelati. v. I. 192. 193. - (da) Gherardino e Lanfranco. v. II. 173. - =Pisani=. Guerre contro i Genovesi. v. II. 85. - » Lanciano contro Genova freccie d'argento. v. II. 89. - » Cagioni d'odio contro i Pisani. v. II. 90. - » Danno le chiavi della città al Papa. v. II. 91. - =Pistoia=. Vi muore Filippo Arcivescovo di Ravenna. - v. I. 311. - » Vi è frate Ugo di Jeres. v. I. 135. - =Piumazzo=. I Parmigiani lo prendono. v. I. 11. 68. - =Pizegolo=. Distrutto. v. II. 11. - =Piazzola= (di). Famiglie. v. II. 198. - =Po=. Gelato. v. I. 6. 61. 69. v. II. 145. - =Pocapenna= di Canossa. Condottiero di Reggiani contro - quei di Gesso. v. II. 205. - =Poggibonzi=. Assediato da Carlo d'Angiò. v. II. 6. - =Polenta= (da) Bernardino. Podestà di Ravenna. v. II. 218. - Guido. Savio contegno verso un nemico. v. II. 167. - =Polesine=. v. II. 133. - =Poltronieri= (dei) Giliolo. Morto in battaglia. v. II. 140. - =Ponte= di donna Egidia. v. I. 43. - » Si fa di Pietra. v. II. 77. - » È a tergo della chiesa dei Templarii. v. II. 144. - di Benevento. A pie' d'una pila è sepolto Re Manfredi. - v. II. 3. - di S. Germano. Passa Re Carlo. v. II. 3. - dei Salarii. Fatto in Parma. v. II. 219. - di S. Procolo. Battaglia di Bolognesi Guelfi contro - Bolognesi Ghibellini. v. I. 290. - dell'Enza. Costrutto. v. II. 143. - di Galera o Ghiaia, or Ponte Verde. Costrutto. v. II. 66. - del Rodano. Fatto dall'Arcivescovo di Vienna. v. I. 133. - della Tagliata, fatti da Lambertesco Lamberteschi. - v. I. 78. - del Taro. Costrutto. v. II. 144. - della fossa di Parma. Rotto e conseguenze. v. I. 224. - =Pontevico=. Vi arriva Federico II. v. I. 64. - =Pontremolesi=. Accorrono al disalveo del Panaro. v. I. 63. - =Pontremoli=. Ambito dal Pallavicino. v. I. 275. - =Ponzio=. Frate Guardiano. v. I. 195. - Provenzale. Morto in battaglia. v. II. 140. - =Porta= Scortapelliccia. Ucciso in battaglia. v. II. 51. - » Podestà di Lodi. v. II. 51. - =Portico= di S. Pietro in Parma. v. II. 174. - Pubblico in Parma vicino all'episcopio. v. II. 172. - =Porto= di S. Maria presso Ravenna. v. II. 16. - =Portoghesi=. Sconfitti. v. I. 3. - =Poviglio=, Castello. Moría. v. II. 144. - » Giacomo Enzola compra molte terre. v. II. 171. - =Pozzolesi= (de') Andrea. Nipote di Salimbene. v. I. 30. - Martino, Legato. Allevato in casa Pozzolesi. v. I. 314. - =Pranzo= di Re Lodovico a Sens. Sua descrizione. v. I. 130. - =Pratesi=. Contro Pisa. v. II. 90. - =Prato= di S. Ercolano a Parma. Mercato e piazza de' tornei. - v. II. 66. - =Prato=. Città. Coi fiorentini contro Pisa. v. II. 90. - =Predicatori=. Vantano la loro dottrina. v. I. 148. - » Espulsi da Parma. v. II. 48. - » Loro ritorno. v. II. 190. - =Primaro=. Dov'è e castello dei Bolognesi. v. II. 13. 16. - =Primasso=. Accusato fa sua scusa in versi. - v. I. 56. 57. 58. - =Privilegio= detto _Mare Magno_. v. I. 332. - =Procida= (da) Giovanni. Cortigiano di Re Manfredi. - v. II. 4. - =Provins.= Salimbene vi si trova. v. I. 138. - =Pucilesio= (da) Francesco. Morto in guerra a Colorno. v. - I. 268. 269. - =Puglia=. Papa Innocenzo IV. l'invade. v. I. 79. - » Data in feudo a Roberto Guiscardo. v. I. 245. - » Sua bellezza e ubertosità. v. I. 233. - =Pungilupo= Armanno. Impostore creduto santo. v. II. 47. - =Pusterla= (da) Guglielmo. Podestà de' mercanti a Milano. - v. II. 40. - =Putagio= Guido. Apostolo di Segalello. v. I. 157. - » Viaggia da Prelato. v. I. 157. 158. - » Entra nell'Ordine de' Templarii. v. I. 158. - Guglielmo. Podestà di Bologna. v. II. 45. - Rolando. Podestà di Bologna. v. I. 158. - » Ambasciatore a Reggio. v. II. 81. - Tripia. Prefettessa degli Apostoli. v. I. 164. - - -Q - - =Quaresima=. A Reggio si fa Carnevale in quaresima. - v. II. 191. - =Querciola=. Assalita da quei di Gesso. v. II. 205. - =Quintavalla= (da) Bernardo. Il primo frate Minore ammesso - da S. Francesco. v. I. 16. - =Quinzano=. Re Enzo l'assedia. v. I. 92. - » Re Enzo leva l'assedio. v. I. 97. - - -R - - =Rabuino= Anselmo. Compagno di Giovanni da Parma e sue - qualità. v. II. 111. - =Raimondello=. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 215. - =Raimondo=. Frate, Ministro Provinciale. v. I. 172. - di Atanulfo. Primo dei Saccati. v. I. 152. - da Sesso. Podestà di Ferrara. v. I. 69. - Di Berengario. Conte di Provenza. v. I. 137. - =Rainaldo= di Arezzo. Non vuol esser Vescovo. v. I. 207. - » Mortificato da un Vescovo. v. I. 210. 214. - » Giudica un canonico. v. I. 212. - » Rinuncia il vescovado. v. I. 213. - » Sua morte, miracolo e qualità. v. I. 214. 215. - di Este. v. I. 71. - Vescovo Ostiense. v. I. 210. - » Legato. v. I. 278. - » Eletto Papa, Alessandro IV. v. I. 331. - » Canonizza S. Chiara. Sue virtù. v. I. 331. 332. - Di Tocca. Amato da Alessandro IV. v. I. 332. - =Rainerio= maestro. Dotto, ma umiliato. v. I. 136. 137. - =Rainieri= (dei) Berta. Ripudiata da Uberto Pallavicini. - v. I. 229. - =Ranfreda=. v. I. 10. - =Rangoni= (dei) Gherardo. Morto in battaglia. v. II. 140. - » Frate. v. II. 176. - Tobia. Spodestato dai Reggiani. v. II. 84. - Gherardo. Spiega l'origine del cognome da Gente e - sua morte. v. I. 43. - Gherardino. Frate, si eleva a grandezza v. II. 160. - Guglielmo riceve un dono. v. II. 160. - Beatrice, vedova è paciera tra Gesso e Bibbiano. v. - II. 201. - Giacomino. Signore di Modena per la Chiesa. v. I. 254. - » Chiama soccorsi per Modena. v. I. 346. - » Podestà di Modena. v. I. 254. - » Podestà di Reggio. v. I. 347. - Famiglia. È dei maggiorenti di Modena. v. II. 80. - =Rappresentazione= sacra. v. I. 182. - =Ravanino= Bellotti. Podestà di Reggio. v. I. 10. - =Ravenna=. Presa da Federico II. v. I. 70. - » Guglielmotto. Espulso. v. I. 76. - » Predica un ragazzo. v. I. 162. - » Paolo Traversari la signoreggia. v. I. 70. 261. 262. - » Stefano del Re d'Ungheria espulso. v. I. 71. - » Guglielmotto signore di Ravenna. v. I. 70. - » Carlo Svevo nato a Ravenna. v. I. 348. - » Porto di S. Maria di Ravenna. v. II. 16. - » Un Commissario di Venezia è a Ravenna. v. II. 16. - » Abbondanza a Ravenna v. II. 16. 17. - » Guido da Polenta dimora a Ravenna. v. II. 167. - =Ravennati=. Prendono Faenza. v. II. 50. - =Re= d'Alemagna. Rodolfo vince il Re di Boemia. v. II. 44. - dell'Algarvia. Dolente della fatuità di Pietro d'Aragona. - v. II. 75. - d'Inghilterra. Non tollera i motti dei buffoni di Corte. - v. I. 184. - » Custode dell'arena del duello tra Re Carlo e Re - Pietro. v. II. 74. 75. - » Onora fra Giovanni da Parma. v. I. 184. - d'Aragona. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3. - » suo figlio conquista la Sicilia. v. II. 210. - Artaldo. Tende a limitare le libertà della Chiesa. v. - II. 244. - di Boemia. Sconfigge gli Ungheri. v. I. 343. - » Vinto e morto in battaglia da Rodolfo Imperatore. - v. II. 44. - di Castiglia. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3. - » Eletto Imperatore da un partito. v. I. 333. - » Creduto l'Anticristo. v. I. 334. - » Aiutato contro i figli ribelli. v. II. 75. - di Francia. Alla battaglia di Muradal. v. I. 2. - » Parte per l'Oriente. v. I. 130. 203. - » Fa uffici con Pietro d'Aragona per indurlo a lasciare - la Sicilia. v. II. 73. - » Marcia contro Pietro d'Aragona. v. II. 75. 139. - » Sua morte. v. II. 155. - d'Ungheria. Vinto dal Re di Boemia. v. I. 343. - » Manda una tazza d'oro ad Assisi. v. II. 240. - Giovanni. Sua valentia nell'armi. v. I. 23. - » Dice Federico II. figlio d'un beccaio. v. I. 23. - » Sua figlia moglie dell'Imperatore Greco. v. I. 23. - di Maiorica. Non s'impegna pel fratello Re d'Aragona. - v. II. 75. - di Navarra. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3. - » Va in Oriente. v. II. 18. - » Muore in Sicilia. v. II. 20. - di Portogallo. Gli duole della fatuità di Pietro d'Aragona. - v. II. 75. - dei Tartari. Suo figlio fa credere di farsi cristiano. v. - II. 92. - di Tarso. Scrive al Re d'Ungheria. v. II. 138. - di Tunisi. Vinto si rende tributario del Re di Sicilia. - v. II. 20. - =Recanati=. Buonaggiunta ne fu primo ed ultimo Vescovo. - v. II. 110. - =Rechelda=. Concubina del padre di Salimbene. v. I. 29. - =Redendesco=. Castello preso. v. I. 64 - =Regaldo= di Rouen. Riceve il Re di Francia a Sens. - v. I. 126. - » Pranza col Re di Francia. v. I. 129. - » È a Mantova. v. I. 314. - » Arcivescovo di Rouen in grazia del Re. v. I. 315. - » Sua qualità. v. I. 314. 315. - =Reggiani=. Aiutano i Parmigiani ed i Cremonesi v. I. 4. 7. - » Assediano Gonzaga. v. I. 8. - » Loro Podestà Ravanino Bellotti e tregua coi Mantovani. - v. I. 10. - » Loro Podestà Manfredo Cornazzani. v. I. 64. - » Assediano Piumazzo. v. I. 68. - » All'assedio di Brescia con Federico II. v. I. 66. - » Loro Podestà Lambertesco Lamberteschi. v. I. 78. - » Loro Podestà Uberto Pallavicino. v. I. 83. - » Podestà Boso di Dovara, assediano Guastalla. v. I. 84. 92. - » Loro Podestà Bonaccorso Bellincioni. v. II. 6. - » Pace tra i Roberti e quei di Gesso. v. II. 6. - » Ricuperano Corvara, Bismantova, Reggiolo. v. II. 8. - » Prendono Brandola. v. II. 9. - » Distruggono Pizzegolo e Toano. v. II. 11. - » Deto loro Podestà prende Corvara. v. II. 21. - » Aiutano Bologna contro Faenza. v. II. 28. - » Eleggono Ugolino Rossi Capitano. v. II. 43. - » Loro quistioni col clero per le decime. v. II. 49. - » Loro Podestà Lodovico di S. Bonifacio. v. II. 60. - » Podestà Bernardo Lanfredo. v. II. 62. - » Podestà Barnaba Pallastrelli. v. II. 62. - » Fanno scuse co' Parmigiani. v. II. 82. - » Consultano Asdente. v. II. 82. - » Fuorusciti ammessi e ricacciati. v. II. 152. - » Fanno carnevale in quaresima. v. II. 191. - » Combattimento in Reggio. v. II. 194. - » Licenziano Podestà e Capitano. v. II. 194 - =Reggio=. Tiene per l'Impero. v. I. 64. 66. - » Conia moneta. v. I. 43. - » Ghiberto da Gente Podestà. v. I. 338. - » Giacomo Penazzi Podestà. v. I. 338. - » Tregua tra i fuorusciti e quei di dentro. v. I. 348. - » È a Reggio la moglie di Re Carlo. v. II. 9. - » È a Reggio l'Imperatore Greco. v. II. 17. - » Vi arriva Filippo di Francia colla salma di S. - Lodovico. v. II. 20. - » Arriva Gregorio X. v. II. 26. - » Si accorda col Vescovo per le decime. v. II. 51. - » Muore Guglielmo Fogliani Vescovo. v. II. 65. - » Consigli de' Parmigiani alla città di Reggio. v. II. 80. - » Fa alleanza colle città Lombarde. v. II. 83. - » Si proibisce la vendita del pesce in quaresima. - v. II. 147. - » Un bresciano maestro, è morto e straziato. v. II. 184. - » Permette la costruzione di Timberga. v. II. 214. - » Combattimento in Reggio. v. II. 194. - » S'intromette tra quei di Querciolo, Gesso, Canossa. - v. II. 205. - =Reggiolo=. Vi si fanno le fosse. v. I. 78 - » Continua la costruzione della torre. v. I. 78. - » È ricuperato dai Reggiani. v. II. 8. - » Principio della costruzione della torre. v. I. 343. - =Religione= vecchia di Parma. Istituita. v. II. 145. - » Ampliato il convento. v. II. 160. - =Reliquia= notevole della Croce di G. C. v. II. 115. 116. - =Remigio= S. Battezzò Clodoveo. v. I. 172. - =Reno= (il piccolo). Predicazione nella sua ghiaia. - v. I. 52. - =Riccardo= (di S. Vittore). Maestro di musica. v. I. 87. - Cardinale. Difende gli eremitani. v. I. 152. - Frate. v. II. 130. - Conte di Cornovaglia. Eletto Imperatore. v. I. 333. - =Ricci= (dei), Modenese. Morto in battaglia. v. II. 140. - =Rifida= (di donna) Giovanni, Vescovo di Parma. v. I. 42. - =Riminesi=. Assaliti dai Bolognesi. v. I. 6. - =Rimini=. Signoria di Malatesta. v. I. 261. - =Rinoceronte=. v. I. 196. - =Ripafratta=. Scontro tra Lucchesi e Pisani. v. II. 140. - =Rivalta=. Ricuperata dai Parmigiani. v. I. 202. - =Rizzardo= Conte di Caserta. Vittima di Federico II. - v. I. 320. - =Rizzardo= Conte di Verona. Va a soccorso di Parma. - v. I. 98. v. II. 60. - » Sue qualità. v. II. 59. 60. - Di Montenegro. Vittima di Federico II. v. I. 320. - =Rizzuti= (dei) Guido. Cosa che avviene a sua moglie. - v. I. 162. - =Roberti= (dei) Antonio. Parteggia per que' di sopra in - Reggio. v. II. 81. - » Contrae parentela coi Fogliani. v. II. 43. - Guido Gaio. Sua morte. v. II. 26. - Ugo. Prigioniero di Ezzelino. v. I. 84. - » Signore di Reggio per la Chiesa. v. I. 254. - Il Vescovo di Tripoli. Sua morte in Parma. v. I. 203. - Giovanni Rossello. Sua morte. v. II. 30. - Manfredo. Vescovo di Verona, muore. v. II. 10. - Tomasino. Di quelli della città di sopra in Reggio. - v. II. 81. - Il Patriarca di Antiochia. Muore a Lione e sue qualità. - v. I. 85. - Famiglia. Stormo alle case. v. I. 82. - » Espulsa da Reggio. v. I. 82. - » Fa Podestà di Reggio Giacomino Rangone. v. I. 347. - =Roberto=. Fratello del Re di Francia. v. I. 127. - » Compagno del fratello Re alla crociata. v. I. 203. - » Ucciso. v. I. 204. - Normanno. v. I. 246. - Grossatesta. Arcivescovo di Lincoln. v. I. 134. - Patriarca di Gerusalemme. Scrive di stragi di cristiani. - v. I. 81. - di Tripoli. Podestà di Milano. v. II. 21. - Servitore de' Minori e sue qualità. v. I. 155. 156. - =Rocchetta= di Boso di Dovara. Assediata. v. II. 7. - » Vi passa Corradino. v. II. 8. - » Assediata e smantellata. v. II. 11. - Di Tiniberga o Timberga. v. II. 214. - =Rochelle=. Vi è abbondanza di vigne. v. I. 123. - =Rodiglia= (di) Giacomo. Fatto Cavalliere. v. II. 17. - » S'imparenta con Guido di Tripoli. v. II. 43. - Giovannino. v. II. 181. - =Rodolfo= d'Alemagna. Eletto Imperatore per volontà del - Papa. v. I. 232. - » Dà ai Minori il suo palazzo in Reggio. v. I. 339. - » Fatto Imperatore dagli Elettori legali. v. II. 27. - di Sassonia. Frate dotto. v. I. 138. - Re dei Romani. In guerra col Re di Boemia. v. II. 44. - » Dà la Romagnola al Papa. v. II. 55. 63. - » Non fu incoronato. v. II. 193. - » Emette un'ordinanza a favore dei Minori. v. II. 187. - =Roglerio=[128] di Bagnacavallo. Signore di Ravenna. - v. II. 15. - » Per generosità d'un nemico ha salva la vita v. II. 167. - Di Lodi. Suo fatto. v. II. 107. - =Rolandino= di Canossa. Abbruciata la sua casa. v. II. 194. - =Rolando= di Pavia. Frate, sue qualità e miracolo. - v. II. 114. - Maestro di Parma. Opere sue degne di memoria. v. - II. 158. - » Sartore, dottore, vescovo, letterato. v. II. 157. 158. - » In sua morte. v. II. 159. - =Rolo=. Vi furono fatti molti prigionieri v. I. 217. - » Occupato. v. I. 220. - =Roma=. Predizione su Roma. v. I. 253. - » Carlo d'Angiò a Roma. v. I. 347. - » Corradino s'accosta a Roma. v. II. 8. - =Romagnola=. Combatte a favore de' Bolognesi. v. I. 34. - » La Chiesa ricupera la Romagnola. v. I. 203. - » Guerre in Romagnola. v. I. 96. - » Signorìa di Taddeo Buoncompagni. v. I. 263. - » È impedita l'esportazione de' prodotti. v. II. 15. - » Gran terremoto. v. II. 44. - » Gli imperiali fuggono da molte città. v. II. 49. - » Donata al Papa da Rodolfo Imperatore. v. II. 55. 63. - » Vinta da Martino IV. con molto spendio. v. II. 63. - =Romagnoli=. Devastano l'agro Reggiano. v. I. 219. - » Assediano Modena. v. I. 220. - » Fan pace coi Bolognesi. v. II. 44. - =Romano= (da) Alberico. Signore di Treviso. v. I. 255. - » Sue atrocità e sue qualità. v. I. 255. 256. - » Sbranato. v. I. 251. 259. - » Pentito. v. I. 261. - Ezzelino. (Vedi alla lettera E). - =Roncolo=. Assalito da quei di Gesso. v. II. 198. - =Rosa=. Dono del Papa al Prefetto di Roma. Che cosa - significhi. v. II. 128. - =Rosa= (di) Giovanni. Morto in battaglia. v. II. 140. - Manfredo. Signore di Modena. v. I. 254. - » Chiama Toscani in aiuto di Modena. v. I. 346. - Manfredino. Podestà di Parma. v. I. 269. - Famiglia espulsa da Modena. v. II. 78. - =Rossena=. Presa. v. I. 83. - =Rossi=. Bernardo di Rolando. Viene in soccorso di Parma. - v. I. 94. 99. - » Intende un'allegoria di Federico II. v. I. 105. - » Sue qualità e famiglia. v. I. 223. - » Crede gli sia stata fatta ingiustizia. v. I. 50. - » Ucciso presso Collecchio. v. I. 203. - » Signore di Parma per la Chiesa. v. I. 254. - Gherardo. v. II. 169. - Guglielmo. Fatto Cavalliere. v. II. 57. - Ugolino. Capitano del popolo a Reggio. v. II. 42. - » Fatto Cavalliere. v. II. 57. - » Va ambasciatore a Reggio. v. II. 81. - Ugo. Capo di fazione in Parma. v. II. 81. - Giacomo. v. II. 42. 57. - Matteo Cardinale. Protettore dei Minori. v. I. 72. v. - II. 193. - Matteo. Cardinale e Vescovo. v. II. 41. - Rolando. v. I. 99. - =Rozzi= (dei) Gherardo. Predice prospera fortuna a chi - occupò Colorno. v. I. 165. v. II. 106. - » Una sua profezia smentita dal fatto. v. I. 165. - v. II. 106. - =Rubaconti= Ubaldino de' Mandelli. Podestà di Reggio. - v. I. 342. - =Rubiera=. Prigionieri di guerra scambiati. v. II. 139. - =Rufino= d'Alessandria. v. I. 209. - Provinciale di Bologna. Chiama Salimbene a Bologna. - v. I. 207. - =Rufino= S. Villa. Cosa meravigliosa osservata. v. II. 88. - Gorgone di Piacenza. Istituisce i militi della B. V. - v. I. 344. - =Ruggiero= o - =Rogierio= di Bagnacavallo. Signore di Ravenna - per gli Imperiali. v. I. 263. v. II. 167. - =Rustici= (dei) Triverio. Podestà di Reggio. v. II. 25. - =Ruzinento=. Ostaggio. v. I. 203. - - -S - - =Saba=. Regina. v. I. 324. - =Saccati= (dei) Ordine. Istituiti a Jeres. v. I. 150. - » Soppressi. v. I. 152. v. II. 27. - » Ubbidiscono al Papa. v. I. 163. - =Sacerdoti=. Loro antagonismo coi frati. v. I. 300 e seg. - =Sacristia= del Duomo di Parma. Vi è custodita la corona - di Federico II. v. I. 108. - =Saladino=. Parola segnata sul capo del dragone. v. I. 321. - =Salinguerra=. Fa pace con Federico II. v. I. 63. - » Mandato prigione a Venezia. v. I. 69. - » Signore di Ferrara. v. I. 69. 255. - =Salins=. Morìa. v. II. 62. - =Samaritani= (dei) Lambertino. Podestà di Faenza. v. I. 296. - =S. Bonifacio= (di) Conte. Lodovico esule. v. I. 261. - =S. Bonifacio= (di) Conte marita la figlia con Savino della - Torre. v. II. 59. - » Contro il Marchese di Monferrato e i Milanesi. v. II. 53. - » Podestà di Reggio. v. II. 59. - » Sua morte e funerali. v. II. 60. 61. - Mabilia. Maritata con Savino Torriani. v. II. 59. - Rizzardo. Soccorre i Parmigiani contro Federico II. - v. I. 94. - » Alloggia in Parma all'Arena. v. I. 98. - Vinciguerra. Figlio di Lodovico. v. II. 60. - =S. Ruffino=. Villa. Vedute due stelle che si davano - l'assalto. v. II. 88. - =Sansone=, frate inglese. v. II. 235. - =S. Salvatore=. Villa. Muore Bonifazio da Foiano. v. II. 18. - =S. Severino=. Ruina per terremoto. v. II. 44. - =Santa= Maria in Monte. I Bolognesi vi si affollano per - vedere maestro Boncompagni che aveva detto di volare. - v. I. 53. - Di Bagno. v. II. 116. - In strada. Combattimenti avvenuti. v. I. 11. 13. 35. - =Santo= Amore (del) Guglielmo. Pubblica un libello. - v. I. 333. - » Espulso dalla Francia. v. I. 333. - =Santo= Stefano. Terra occupata. v. I. 220. - =Sanvitali= (dei) Alberto. Canonico in Parma. v. I. 35. - » Vescovo eletto. v. I. 35. - » Il vescovado si toglie a Bernardo Vizio per conferirlo - ad Alberto Sanvitali. v. I. 36. 80. - Anselmo. v. I. 36. - » Canonico e Vicario del Vescovo. v. II. 47. - Azzone Prende moglie una sorella di Salimbene. v. I. 35. - Cecilia. v. I. 37. - Guarino. Morto in battaglia. v. I. 35. - Guglielmo. v. I. 36. - Ugo. Capitano de' fuorusciti. v. I. 91. - » Tenta rientrare in Parma. v. I. 92. - Giacomo. Perseguitato da Ghiberto da Gente. v. I. 328. - Mastino. S'adopera a concordare i Modenesi v. II. 149. - Obizzo. Vescovo di Parma. v. I. 36. - » Difende i frati contro il clero secolare. v. I. 299. - » Sue qualità e severità col clero. v. I. 36. 37. 311. - » Tenuto in reverenza. v. I. 343. - » Imprigiona Segalello. v. I. 160. - » È alla testa d'una fazione. v. II. 81. 202. - » Convita Asdente. v. II. 84. - » Espelle i così detti Apostoli. v. II. 183. - » Sua discordia con Guido da Correggio. v. II. 220. - Tedisio. Sue qualità. v. I. 37. - Zangaro. Morto in battaglia. v. I. 35. - =Saraceni=. A servizio di Federico II. v. I. 64. - Di Lucera. v. I. 101. - Passano in Ispagna. v. II. 6. - Guerra con loro in Tunisia. v. II. 18. 19. - » Muore il loro Re. v. II. 221. - =Sassuolo= (di) Manfredo. Signore di Modena per l'Impero. - v. I. 254. - Tomasino coi fuorusciti Ghibellini entra in Modena. v. II. 217. - =Sassuolo=, Terra. Salimbene vi è chiamato a predicare. - v. I. 342. - » Assalito dai Modenesi. v. II. 80. - » Trattative di pace coi Modenesi. v. II. 149. - » Pietro da Collecchio tenta di pacificare Modenesi - e Sassolesi. v. II. 149. - » Guido e Matteo da Correggio tentano accordi fra - Modena e Sassuolo. v. II. 149. - » I Sassolesi sono ricacciati da Modena. v. II. 198. - =Savelli= (dei) Giacomo. Eletto Papa Onorio IV. v. II. 129. - » Suoi atti. v. II. 129. - =Savignano=. Assediato. v. II. 22. - » Famiglie di fuorusciti vi abitano. v. II. 78. 79. - =Savini= Giacomino. Frate compagno di Salimbene. v. II. 116. - =Savoia=. Ove comincia dalla parte d'Italia la Signoria del - Conte. v. I. 98. - =Savona=. Devastata dai Pisani. v. II. 86. - =Scala= (della) Alberto. Signore di Verona. v. I. 276. - » Sue qualità. v. I. 276. - » Vendica Mastino. v. II. 40. - Mastino. Succede ad Ezzelino da Romano. v. I. 276. - » Ucciso da assassini. v. I. 276. v. II. 40. - =Scalopia=. Fatta da Re Enzo. v. I. 203. - =Scarabello= Guglielmino. Uno de' Capi di quei di Gesso. - v. II. 202. 203. - =Scardove=. Abbondanti nel Taro morto. v. I. 98. - =Scarpa=. Famiglia. v. I. 199. - =Scazano=. Stormo intorno alla casa di. v. I. 82. - =Schiavonia=. v. II. 112. 116. - =Scipione=. Castello dei Pallavicini. v. I. 271. - =Scoltenna=, Scotenna, o Panaro. Si vuol condurre contro - Castelfranco. v. I. 63. - =Scorza= Egidio. Sposa Ermengarda da Palù. v. I. 275. 276. - =Scoto= Michele. Astrologo interrogato da Federico II. v. - I. 235. - » Sue predizioni ridotte in versi. v. I. 249. - =Scotti= Armanno. In missione a Reggio. v. I. 92. - =Secchia=, Torrente. Proposta ai Parmigiani per confine del - loro territorio. v. II. 24. - =Segalello= Gherardino. Istituisce la Congregazione degli - Apostoli. v. I. 153. 155. - » Sue qualità. v. I. 153. 154. 160. - » Suo vestiario. v. I. 153. - » Sua stranezza a Collecchio. v. I. 154. - » Ammirato da' suoi seguaci. v. I. 154. - » Gregorio X. Sopprime la Congregazione di lui. v. I. 154. - » Riceve a Parma 72 Apostoli e 12 giovinette Apostolesse. - v. II. 126. - » Fa pazzie. v. I. 160. - =Sens=. Passaggio di S. Lodovico. v. I. 126 e seg. - =Senzenese= (di) Gherardo. v. I. 21. - Villa comprata da maestro Rolando. v. II. 159. - =Sepolcro= della Contessa Matilde a Polirone. v. I. 324. - =Serafinelli= (dei). v. II. 12. - =Serchio= fiume. v. II. 140. - =Sermione=. Nido di eretici. v. I. 318. - =Sessa=. Castello. v. I. 820. - =Sesso= (di) Egidio. Frate Gaudente. v. I. 344. - Bernardo. Frate Gaudente. v. I. 344. - Atto. v. II. 169. - Giliolo. v. I. 338. - Guido. Muore affogato. v. I. 217. - » Signore di Reggio per l'Impero. v. I. 254. - Giuliano. Uno spurio della famiglia. v. I. 219. - » Giudice condanna a morte alcuni di que' da Foliano. - v. I. 218. - » Sua morte. v. I. 219. - Raimondo. Podestà di Ferrara. v. I. 69. - (quelli di). Sconfiggono il Marchese Cavalcabò. v. I. 42. - » Sono confinati. v. I. 347. - » Pacificazione tra i fuorusciti e que' di dentro v. II. 6. - » Danno Reggiolo ai Cremonesi. v. II. 8. - » Ventiquattro mandati a confino. v. II. 18. - » Si smantellano le loro castella. v. II. 18. - =Sibille=. Eritrea e Tiburtina. v. I. 232. - =Sicilia=. Aiuta Federico II. v. I. 101. - » Quanto bella. v. I. 233. - » Data in feudo a Roberto Guiscardo. v. I. 245. - » Data a Carlo d'Anjou. v. I. 346. - » Vespro Siciliano. v. II. 54. - » Occupata da Pietro Re d'Aragona. v. II. 126. - =Sienesi=. Vittoriosi a Montaperti. v. I. 340. - =Sile=. Fiume. v. I. 257. - =Simmaco=. Condannato a morte. v. I. 115. - =Simone=. Capitano di Milano. v. II. 39. - Della Contessa. Ministro dei Minori. v. I. 202. - di Montesarchio. Procuratore dei Minori alla Corte del - Papa. v. I. 197. - » Va in Puglia a ribellarla a Federico II. v. I. 201. - » Sue doti. v. I. 202. - » Torturato. v. I. 202. - » Fa miracoli. v. I. 202. - =Sinigallia.= Per tradimento data a Guido di Montefeltro. - v. II. 51. - » Sostiene d'avere il corpo della Maddalena. - v. II. 69. - =Siponto=. Rifabbricato da Manfredi prende nome di - Manfredonia. v. II. 4. - =Siria=. v. II. 182. - =Società= dei Crociati in Parma. v. I. 270. - tra Reggio e Parma. v. I. 7. - della Giustizia a Bologna. v. II. 21. - dei cinquecento. v. I. 328. - =Soldano= di Babilonia. Prende Antiochia. v. II. 10. - » Minacciato perchè vuol farsi cristiano. v. II. 92. - =Sommo= (dei). Famiglia annientata. v. I. 229. - =Soncino=. Vi è sepolto Ezzelino da Romano. v. I. 285. 339. - » Dato per tradigione ai Cremonesi. v. II. 57. - =Soragna=. Mabilia Pallavicini lascia le sue terre di - Soragna ai poveri. v. I. 274. - » Vi abitano i Pallavicino. v. I. 275. - » Pallavicino e Lupi in Soragna. v. II. 166. - =Sorbolo=. Si scava il Gambalone sino a Sorbolo. v. II. 68. - =Sosonana=. Castello di Pietro Pagani. v. I. 263. - =Speciale= Ugo. v. II. 26. - =Spello=. Ruina per terremoto. v. I. 44. - =Spelonca= di S. Maria Maddalena. v. II. 70. - =Spelta=. Prezzo. v. I. 11. v. II. 42. - =Spezzano= (di) Francesco. Morto in battaglia. v. II. 140. - Tomaso. Morto in battaglia. v. II. 140. - =Spinola= Uberto. Signore di Genova va contro Pisa. - v. II. 140. - =Spoleto.= v. II. 210. - =Staio.= Parmigiano e Ferrarese. v. I. 226. - =Stanislao= S. Canonizzato in Assisi. v. I. 79. - =Statuti= dei Reggiani contro il clero. v. II. 49. 50. 51. - =Stefani= (degli) Grisopola. v. I. 30. - Martino. v. I. 30. - Villana. v. I. 30. - Famiglia splendida. v. I. 34. - =Stefano=. Inglese. È a Beaucaire. v. I. 173. - » È a Genova. v. I. 174. 209. - » Fa onore a Genova. v. I. 200. - » Predica a confusione d'un Vescovo. v. I. 200. 210. - » Va a Roma. v. I. 198. - Cardinale. Sua morte. v. I. 331. - d'Ungheria. Sposa Traversaria di Ravenna. v. I. 70. 262. - » Signore di Ravenna. v. I. 262. - » Sue disgrazie. v. I. 70. e seg. - » Fratello di S. Elisabetta. v. I. 70. 71. - Lettore. Sue qualità. v. I. 173. - =Stelle=. Due unite. v. II. 170. - =Sterilità= delle terre. v. I. 94 - =Stormo=. In Reggio intorno alla casa di Scazano. v. I. 82. - =Stranezze= di Federico II. v. I. 232. e seg. - =Strasburgo=. Capitolo generale de' Minori. v. I. 182. 197. - v. II. 57. - =Strufi= (degli). Pacificati cogli Orsi e Salustri. - v. II. 58. - =Suore= di S. Chiara. Vendono un vecchio convento. - v. I. 338. - - -T - - =Taccoli= (dei) Arduino. v. II. 24. - Rondanello. Fatto Cavalliere del Conte d'Artois. v. II. 58. - =Taddeo= Romano. Tenuto per santo. v. I. 198. - di Sessa Principe. v. I. 320. - =Tagliacozzo=. Battaglia. v. II. 9. - =Tagliata=. Si fa il cavo. v. I. 8. - » Coll'assenso dei Cremonesi s'interra la Tagliata - dai Reggiani. v. II. 41. - » I Cremonesi impediscono l'Otturamento della Tagliata. - v. II. 41. - » Vi si fanno i ponti. v. I. 78. - =Tarasconi= Giberto. Espulso da Reggio. v. I. 82. - =Tarascon=. Castello. Predicazione. v. I. 136. - » Frate Giovanni da Parma a Tarascon. v. I. 172. - » Vi è il corpo di S. Marta. v. I. 172. v. II. 69. - » Clodoveo a Tarascon. v. I. 172. - =Taro=, Torrente. Combattimento dei Parmigiani nella ghiaia - del Taro. v. I. 93. - » Re Enzo s'accampa al Taro morto. v. I. 97. - » Torri costrutte alla foce del Taro. v. II. 144. - » Ponte costrutto sul Taro. v. II. 144. - =Tartarìa=. Fra Giovanni di Magione ritorna dalla Tartarìa. - v. I. 111. - » Lettera dell'imperatore dei Tartari. v. I. 113. - » Invadono l'Ungheria. v. II. 138. - =Taverna= Rolando. Scrive de' miracoli di S. Lodovico. - v. II. 23. - » Sartore, dottore, vescovo e sue opere. v. II. 157. 158. - =Tavernieri= (dei) Maria. Si marita. v. I. 93. - Giacomo. Fatto Cavalliere. v. II. 169. - Bertolino. Bandito da Parma. v. I. 329. - » Rompe il confino. v. II. 165. - » Podestà di Napoli. v. I. 331. - » Costringe i Cardinali ad eleggere il Papa in Napoli. - v. I. 331. - Bartolo. Signore in Parma pel partito imperiale. v. - I. 254. - » Ferito si ritira a Costamezzana. v. I. 92. - Auda. v. I. 67. - Paolo. Capitano del partito dell'Impero. v. I. 94. - =Tebaldello=. Ridà Faenza alla Chiesa. v. I. 262. v. II. 50. - » Traditore del suo partito. v. I. 262. - » Sue qualità. v. II. 50. 51. - » Sua morte. v. II. 52. - =Tebaldi= Francesco. Si ribella a Federico II. v. I. 83. - » Ucciso. v. I. 227. 320. - Famiglia. Ha per mezzadro Giovanni Barisello. v. I. 266. - =Tedeschi=. Assediano Brescia. v. I. 66. - » A Verona con Corradino. v. II. 7. - =Templarii=. Eredi di Bertolino Tavernieri. v. II. 166. - » Loro convento a Monfalcone. v. II. 179. - » Loro convento in Parma a capo del Ponte Caprazucca, - sinistra del torrente. v. II. 144. - =Tempo= dell'allelluia. v. I. 60. 345. - =Teodorico=. Arcivescovo di Ravenna. v. I. 55. - Re. Fabbrica chiese. v. I. 115. - » Suo sepolcro. v. I. 115. - » Sue ceneri disperse da Papa Gregorio. v. I. 115. - =Terra= di Lavoro. Aiuta Federico II. v. I. 101. - » Sua bellezza. v. I. 233. - Santa. Il padre di Salimbene vi è andato. v. I. 14. - » S. Lodovico Re va per liberarla. v. I. 128. - » Federico II. s'acconcia coi Saraceni. v. I. 228. - » Seconda crociata di S. Lodovico. v. II. 18. - =Terremoto=. Di Brescia, v. I. 9. - » Altri terremoti. v. I. 220. v. II. 44. 107. 146. - » Spiegazione che si dà del fenomeno. v. II. 109. - =Tesoro= di Vittoria. v. I. 108. - =Tessalonica=. Regno dato in dote al marchese di Monferrato. - v. II. 103. - =Testa= Enrico. Podestà di Parma ucciso a Borghetto. - v. I. 92. - » Sue qualità. v. I. 94. - =Thaday-Kan.= v. I. 114. - =Ticino= v. II. 8. - =Timberga=, o =Tiniberga=. Etimologia. v. II. 214. - =Tinche=. v. I. 98. - =Toano=. Castello distrutto. v. II. 11. - =Tomaso= di Cantorbery. Suo martirio. v. I. 62. - » Espulso d'Inghilterra. v. I. 123. - Cardinale. Vicelegato. v. I. 88. 278. - » Letterato. v. I. 278. - » Scrive a Federico II. v. I. 278. - di Cellano. Scrive la vita di S. Francesco. v. I. 80. - di Pavia. Sue qualità. v. I. 311. - Greco. Compagno di Giovanni da Parma in Grecia. - v. I. 206. - =Tonnere= (di) Conte. Carlo d'Angiò. v. II. 72. - =Torello= Giacomo. Figlio di Salinguerra. v. I. 69. - Di Strada. Fabbrica il palazzo comunale a Parma. - v. II. 67. - » Fabbrica il castello di Torello. v. II. 67. 146. - » Podestà di Parma. v. II. 146. - =Torino=. Vi è Federico II. v. I. 28. 98. - » Suore (di). v. I. 38. - =Tormenti= crudeli e nuovi. v. II. 212. 213. - =Torniglio= Francesco. v. II. 160. - =Torre= di Gherardo del Canale. v. I. 104. - » Detto ironico di Federico II. per Gherardo. v. I. 104. - Di Governolo. v. II. 17. - di Reggiolo. Si fabbrica. v. I. 343. - di Rufino Vernazzi. v. II. 67. - Degli Asinelli. v. II. 70. - =Torri= alla foce del Taro, dell'Enza, della Parma. - v. II. 144. - =Torriani= (dei) Cassone. Entra in Milano. v. II. 39. - » Prende Lodi. v. II. 42. - » Ucciso in battaglia. v. II. 51. - Francesco. È ucciso. v. II. 39. - Napo, o Napoleone. Signore di Milano. v. I. 254. - » Rimosso dall'anzianato e prigioniero in una gabbia. - v. II. 39. - Savino o Salvino. S'ammoglia e prende stanza a - Parma. v. II. 59. - » Sua morte. v. II. 219. - Tassone. Signore di Milano. v. I. 254. - Famiglia. Tradita. v. II. 48. - =Torricella=. Messa a fuoco dai Mantovani. v. I. 84. - » Arriva Federico II. v. I. 117. - =Tortelli= (dei) Giacomino frate. v. II. 131. - =Tortigliano.= Dov'è. v. I. 84. - =Tortona=. Vi passa Salimbene. v. I. 209. - » Vi domina il Pallavicino. v. I. 228. - » Guerra pel possesso di Tortona. v. I. 272. - » Confino di 24 di quei di Sesso. v. II. 18. - » Il Marchese di Monferrato la occupa. v. II. 103. 104. - » Il Vescovo è ucciso. v. II. 104. - =Tortonesi= prigionieri. v. I. 326. - » Non cedono le castella del Vescovo. v. II. 104. - =Toscani=. Devastano S. Vito. v. I. 222. - » Accordi perchè vengano a Bologna. v. II. 25. - =Trabucchi=. v. I. 237. - =Traversarii= (dei) Aica. Ostaggio di Federico II. v. I. 74. - » Fatta bruciare. v. I. 74. - Paolo. Sue qualità. v. I. 70. - » Aica sua figlia. v. I. 74. - » Suo sepolcro. v. I. 75. - » Signore di Ravenna per la Chiesa. v. I. 70. 262. - =Trebbio= (di) Arciprete. Sua discussione con Salimbene. - v. I. 300. e seg. - =Trevigiani=. In ribellione. v. I. 68. - » Sbranano Alberico da Romano. v. I. 255. - =Treviso=. v. I. 255. - =Tripla=. Prefettessa degli Apostoli. v. I. 164. - =Tripino= (di) Zaccaria. Morto in battaglia. v. II. 140. - =Tripoli= (di) Gerardo. Sua morte. v. II. 25. - Guido. Sua parentela con Giacomino di Rodiglia v. II. 43. - » Ambasciatore dei Reggiani a Parma. v. II. 82. - » Signore di Reggio. v. II. 194. - » Difende i Minori. v. II. 197. - » Roberto Podestà di Milano. v. II. 21. - =Trisendo=. Depreda lungo la strada da Reggio a Canossa. - v. I. 338. - =Tristano=. Figlio di Lodovico Re di Francia morto in - Tunisia. v. II. 20. - =Trutanno=. Versi fatti da lui. v. II 132. - =Tujuk-Kan=. v. I. 114. - =Tunisi=. Occupata da S. Lodovico. v. II. 18. - =Tunisia=. Occupata e fatta tributaria del Re di Napoli. - v. II. 20. - =Turchi= (dei) Albertino. v. II. 173. - =Turco= da Bismantova. Ucciso. v. II. 8. - - -U - - =Ubaldino= di Mugello. v. I. 279. - =Uberto= di Bobbio. Maestro di leggi in Parma v. II. 54. - =Uberto= Iniquità. Signore di Piacenza. v. I. 254. - =Uccelli=. Gran moltitudine. v. I. 95. v. II. 14. - =Ufficio= ecclesiastico. Suo bisogno di riforme. v. I. 4. - =Ugo=. Frate Minore dimora a Jeres. v. I. 131. - » Invitato in Ispagna. v. I. 194. - » Sue qualità. v. I. 132. 135. - » Tiene conferenze a Jeres. v. I. 137. - » Disputa con frate Pietro Predicatore. v. I. 142. e seg. - » Ha nemici. v. I. 150. - » Sua morte a Marsiglia. v. II. 113. - Cardinale. Sue qualità. v. I. 79. - =Ugolino=. Arciprete di Trebbio. v. I. 300. - Cardinale. v. I. 11. - » Legato. v. I. 11. 278. - » Eletto Papa Gregorio IX. v. I. 278. - Di Gavassa Frate. Cosa che gli accade alle porte di - Reggio. v. I. 218. - =Uguccione= Vescovo di Ferrara. v. II. 258. - =Umborgo= Bertoldo. v. I. 320. - =Umile=. Frate di Milano. v. I. 22. v. II. 235. - » Maestro di teologia di Salimbene. v. I. 165. - » Scolaro di Aimone. v. I. 165. - » Suo racconto. v. I. 302. 303. - =Umiliati= (degli) casa. v. II. 66. - » Loro convento al Paullo. v. II. 158. - =Ungheria=. Invasa dai Tartari. v. I. 12. - » In guerra col Re di Boemia. v. I. 344. - =Unicorno=. v. I. 196. - =Università= di Parigi. Si leva contro i Minori. v. I. 178. - =Urbano IV=. Crea Cardinale un nipote. v. I. 74. - » Oriondo di Troises. v. I. 74. - » Eletto Papa. v. I. 201. 346. - » Dà la Sicilia a Carlo d'Anjou. v. I. 346. - » Sua lettera al Vescovo di Ferrara. v. I. 201. - » Sua morte. v. I. 296. 313. 346. - =Urbino=. Dov'è. v. I. 187. - - -V - - =Valerio= (monte). Occupato dai Modenesi fuorusciti. - v. II. 5. - » S'arrende ai Modenesi della città. v. II. 6. - =Valle= di S. Giovanni di Moriana. Grande frana. v. I. 204. - =Valle= Spoletina. v. I. 202. v. II. 210. - =Varano=. Castello dei Pallavicini. v. I. 276. - =Varoli= Gherardo. Denunzia i pescivendoli di Reggio. v. - II. 148. - =Vatacio= Imperatore Greco. Domanda al Papa fra Giovanni - da Parma. v. I. 188. - » Fa regali a Giovanni da Parma. v. I. 183. - » Si spera induca i Greci alla dottrina della Chiesa - romana. v. I. 205. - =Vegezio.= Suoi libri sull'arte della guerra. v. I. 282. - =Venditori= di pesce a Reggio. Si proibisce loro di venderne - in quaresima. v. II. 147. - =Venezia= (di) Doge. Gli è consegnato Salinguerra. v. I. 69. - Città innondata dal mare. v. II. 107. - =Veneziani=. Presso Luzzara. v. I. 84. - » Battono un castello de' Bolognesi. v. II. 14. - » Loro crociata contro Alberico da Romano. v. I. 258. 259. - » Loro qualità. v. II. 14. - =Venti= furiosi. v. II. 11. - =Ventimiglia.= Devastata dai Pisani. v. II. 86. - =Vercelli=. Riconquistato da Federico II. v. I. 202. - » Tributaria del Pallavicino. v. I. 228. - » Signoria di Pietro Becherio. v. I. 254. - =Vernaccia= di Chiavari. Ottima. v. II. 132. - =Vernazzi= (dei) Rufino. Sua torre presso San Pietro in - Parma. v. II. 67. - =Verona=. Bruciati 11000 Padovani. v. I. 100. 260. - » Signorìa di Ezzelino. v. I. 260. - » Signorìa di Mastin della Scala. v. I. 61. 276. - » Re Corradino a Verona. v. II. 7. - » Mastin della Scala ucciso. v. I. 276. v. II. 40. - » Signorìa d'Alberto della Scala. v. I. 276. - » Fa pace con Padova. v. II. 49. - » Nega marmi pel battistero di Parma. v. II. 66. - » Brucia il convento dei Domenicani. v. II. 76. - =Veronesi=. Prendono Bondeno. v. I. 8. - » Quei di Gesso sperano il loro aiuto. v. II. 208. - =Verzoli=. Borghigiani nobili. v. I. 267. - =Vescovado= di Auxerre. v. I. 122. - di Arezzo. v. II. 115. - di Brescia. v. I. 8. - di Modena devastato. v. II. 79. - =Vescovo= di Bologna. Sa dei morti alla Meloria. v. II. 88. - Di Corsica. Fa prete Salimbene. v. I. 199. - » Espulso dalla diocesi. v. I. 199. - di Faenza. Sue qualità. v. I. 309. - di Ferrara. Avaro. v. I. 201. - di Pisa. Scrive del numero dei morti alla Meloria. - v. II. 88. - di Genova. Avaro e sospetto di eterodossia. v. I. 200. - di Tortona. Fatto uccidere. v. II. 103. - di Tripoli. Muore in Parma. v. I. 203. - =Vespro= Siciliano. v. II. 54. - =Vettovaglia=. Abbondanza. v. II. 16. 17. - =Vezelay.= Si crede abbia il corpo della Maddalena. - v. I. 130. - =Viceconti= a Pisa. v. I. 277. - =Vicentini.= Contro Federico II. v. I. 63. - =Vicenza=. Signorìa di Ezzelino. v. I. 260. - » Presa e distrutta da Federico. II. v. I. 63. - =Vico= (di) Pietro. Sua morte. v. II. 10. - =Vie= di Parma. S. Michele, S. Lucia, dei Genovesi ampliate. - v. II. 67. - =Vienna= di Provenza. S.ª Marcella morta a Vienna. v. I. - 171. 207. - » Salimbene a Vienna. v. I. 133. - =Vigna= del balsamo. v. I. 196. - =Vigne= distrutte. v. I. 6. 60. 61. v. II. 11. - =Vigne= (delle) Pietro. Calunniato. v. I. 106. - » Favorito di Federico II. v. I. 106. 320. - » Ucciso. v. I. 106. 227. 320. - =Vignola.= Bolognesi sconfitti dai Parmigiani ecc. v. I. 68. - =Villafranca= de Panades. Morte di Pietro d'Aragona. - v. II. 160. - =Villano= Ferri. Prende a gioco Federico II. v. I. 236. 237. - =Vinciguerra.= v. I. 261. - » Figlio di Lodovico conte di S. Bonifacio. v. II. 60. - =Vino= di Francia. Quantità e qualità. v. I. 123. - =Vinzolo= Mantovano. Preso. v. I. 64. - =Visconti= (dei) Tedaldo. Diventato Papa. v. II. 23. - =Visdomini= (di) Ugo di Magnarotto. Morto in battaglia. - v. I. 92. - =Visioni= di Salimbene. v. I. 20. 25. - D'una donna di Barletta. v. II. 127. - =Vita=. Frate e Cantore celebre. v. I. 87. 88. - » Una suora saltò giù da una finestra per seguirlo. - v. I. 89. - » Sua morte. v. I. 89. - » Musicò l'inno di S. Francesco. v. I. 279. - =Vitale=. Provinciale di Bologna. v. I. 199. - » È ad Avignone quando muore Buonagrazia. v. II. 68. - » Sua morte. v. II. 155. - » Di Volterra. v. I. 22. - =Vitelia=. v. I. 31. - =Vito= S. Devastato da Bolognesi ecc. v. I. 222. - =Vittoria=. Città fondata da Federico II. v. I. 99. - » Federico II. vi fu rotto e fugato. v. I. 99. - » Ricco bottino fatto a Vittoria. v. I. 108. - » Presa e distrutta. v. I. 108. - =Vittorini=. Monete coniate a Vittoria. v. I. 99. - =Vizio= Bernardo degli Scotti. Spogliato del vescovado. v. - I. 36. 80. - » Istituisce la Religione di Martorano. v. II. 175. - - -Z - - =Zambrasi= (dei) Tebaldello, uno spurio della famiglia. v. - I. 262. - » Tradisce Faenza. v. I. 262. - » Muore affogato. v. II. 52. - Famiglia. v. I. 263. - =Zambrasino=. Frate Gaudente assume coerede un fratello - spurio. v. I. 262. v. II. 50. 51. - =Zampironi= (dei) Caracosa. v. I. 32. - =Zampoldo= Ugo piacentino. Frate, assume missione presso - il Papa per controversie fra preti e frati. v. I. 304. - =Zanzare=. Grande quantità. v. II. 210. - =Zibello=. Esercito a Zibello contro i Milanesi. - v. I. 7. v. II. 146. - - -FINE DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME. - - - - -ERRATA-CORRIGE - - - Errori Correzioni - - Pag. 12 Mangiardo Maginardo - » 23 Tebaldo Tedaldo - » 66 S. Stefano S. Ercolano - » 77 nebbe n'ebbe - » 78 ragona Aragona - » 81 Baiardi Boiardi - » 131 Piero Pieco - » 140 Liccaterra Leccaterra - » 148 Leonardo Lesnardo - » 169 reliata altiera - » 210 Reggio, Piacenza Reggio, Brescia, Piacenza - » 308 sesta linea v. I. 43 v. II. 204. - - - - -NOTE: - - -[1] Sul Liri a cento ventidue chilometri da Roma sulla ferrovia -Roma-Napoli. - -[2] Sul Rapido a 150 chilometri da Roma stilla ferrovia Roma-Napoli, a -piedi di Montecassino. - -[3] La battaglia fu combattuta sul fiume Calore nei pressi di -Benevento, quasi sullo stesso campo, ove i Romani ed Annibale ebbero ad -incontrarsi a battaglia. - -[4] Sul Panaro a monte dell'Emilia. - -[5] A 26 chilometri da Siena sulla ferrovia Empoli-Siena. - -[6] Era sulla destra dell'Oglio a poche miglia da Piadena a Sud di -Canneto. - -[7] Crevara, Corvara, o Crovara a venti miglia Sud di Reggio sulla -destra dell'Enza. - -[8] Quindici miglia al Sud di Modena presso Paullo. - -[9] Il fiume di quella Marca o circoscrizione territoriale è il Salto, -che entra nel Velino a Rieti; col Velino e col Turano nella Nera presso -Terni, e tutti nel Tevere presso Orte. - -[10] Villaggio distante tre miglia al Fùcino, ventuno ad Aquila, otto a -Tagliacozzo. - -[11] Città capoluogo del dipartimento dell'Alta Loira. - -[12] Tra l'Appennino a circa venti miglia al Sud di Reggio. Non ne -resta più segno. - -[13] Tra l'Appennino a circa venti miglia Sud di Reggio; esso era -vicino al non più esistente Pizegolo. - -[14] Il Frignano era un territorio sull'Appennino alla sinistra del -Panaro, di cui il capoluogo ora è Pavullo. - -[15] Sull'alto dell'Appennino, a sinistra del Ceno e Sud-Est di -Piacenza. - -[16] A Sud-Est di Mantova presso lo sbocco del Mincio in Po; sicchè lo -barche dal Po doveano salire il Mincio sino a Mantova. - -[17] Siede alla sinistra del Po detto di Primaro, a due miglia -dall'Adriatico. - -[18] Sulla sinistra della Secchia a circa trenta chilometri Sud-Sud-Est -di Reggio. - -[19] Di rimpetto a Lecco sulla sponda opposta del lago. - -[20] Alla destra del Panaro, 12 miglia circa Sud-Est di Modena. - -[21] Sull'Appennino non lungo alle scaturigini della Camoggia, a venti -miglia Sud-Est di Modena. - -[22] Sull'Appennino, alla sinistra del Tevere e a Nord-Est di Perugia. - -[23] _Giezitae:_ Giezi era un servo del Profeta Eliseo, che si fece -pagare pel miracolo che il Profeta operò ridonando salute al Re Naaman, -del quale il Profeta stesso aveva rifiutate le offerte. Perciò Giezi è -ritenuto dagli espositori della Bibbia come persona che faceva mercato -delle cose sacre; mercanti che ebbero poi nome da Simon mago. - -[24] A tre miglia Sud di Reggio. - -[25] Sette miglia circa Nord-Est di Reggio. - -[26] Villa sull'Emilia a pochi chilometri Ovest di Reggio. - -[27] Torrentello che scende dall'Appennino ad Ovest di Reggio. - -[28] Villa di Crostolo: pochi chilometri a Nord di Reggio; così detta -perchè posta a cavaliere dell'antico alveo, che aveva il Crostolo -quando attraversava la città di Reggio. - -[29] Tra la punta Nord del lago di Varese e il lago Maggiore. - -[30] Due chilometri circa Nord-Ovest di Monza. - -[31] Sulla sinistra del Sesia a Sud-Est a pochi chilometri da Vercelli. - -[32] A venti miglia Sud di Reggio. Era fortissimo castello sulla vetta -isolata d'un monte. Non resta più vestigio di castello, ma solo un nudo -smisurato sasso chiamato Pietra Bismantova. - -[33] A Sud di Mantova alla destra del Po. - -[34] Sulla strada Bergamo Crema alla destra del Serio, diciasette -miglia da Bergamo. - -[35] Il testo dice lupus muzus: Ma non mi è venuto fatto di poter -rinvenire se per quel muzus si voglia indicare una specie particolare -di lupi, o una qualità speciale di quell'individuo. - -[36] Camerino, Fabriano, Matelica, Cagli, S. Severino, Cingoli ad -Ovest di Ancona nelle vallate del Metauro, dell'Esino, del Chienti, del -Potenza. - -[37] Spello a due miglia Nord di Foligno. - -[38] Il baldacchino era una stoffa operaia che si confezionava a -Babilonia, ora Bagdad, e che nel medio evo si chiamava Baldacco. Come -da Arras è venuto arazzo, da Reims la renza, da Dovay il doagio ecc. - -[39] Sull'Emilia tra Parma e Reggio a sette circa chilometri alla -destra dell'Enza. - -[40] A sei miglia Nord-Est di Cremona. - -[41] Al Nord di Parma, distante circa 10 chilometri dalla città. - -[42] Questo Cardinale Gerardo che il Salimbene chiama Albo, gli -scrittori posteriori di storie parmensi lo chiamano Gerardo Bianchi. Ma -non parrebbe che la significazione identica delle due parole dovesse -essere, trattandosi di nome proprio, ragion sufficiente a commutare -l'uno nell'altro. Tuttavia si possono scusare per ciò, che questi ne -avranno probabilmente preso il cognome da un marmo del Battistero di -Parma, dova il padre di lui è detto Albertus Blanchus. Questo marmo -per quanto si può arguire dalle foggie architettoniche e figurative -di cui è ornato il nicchione in cui è murato, sarebbe stato scritto e -posto un secolo dopo il Salimbene. E quindi è facile a credersi che la -commutazione dell'Albus in Blanchus sia stata opera del tempo, in cui -la lingua non aveva ancora norme base. - -[43] Lendinara: Ad Ovest e vicin di Rovigo sull'Adigetto. - -[44] Gesso: Era castello al Sud di Reggio e alla sinistra del -Tresinaro, appiè dell'Appennino. - -[45] Salins: Ad Ovest di Neufchatel, sulla strada Ginevra-Besançon. - -[46] Galera; Nome del dialetto di que' tempi, che è stato formato da -alterazioni subite dal latino _glarea_, ghiaia. Diffatti quel ponte -è anch'oggi in capo a piazza, detta della Ghiaia; ma ha cambiato nome -prendendo quello di Ponte Verde dal colore de' parapetti. - -[47] Da un rogito in originale di Gerardo Alberto Notaio imperiale, -pubblicato il 15 Febbraio 1238, si apprende che presso Parma e presso -il canale Naviglio Taro sorgeva una casa e una chiesa di S. Francesco, -i cui amministratorì vendettero terre e case poste in Basilicanova -a certo Sopramoggio. Questa casa Salimbene la chiama Ospedale di -S. Francesco. Ora non esiste più nulla. Ma l'Ospedale sarà stato -sicuramente fuso coll'Ospedale detto allora della Misericordia, e -poscia Ospedale maggiore, che aveva sede in Borgo Taschieri. E tale -fusione sarà stata fatta, quando la Città volle fusi in uno solo, cioè -in quello fondato da Rodolfo Tanzi, tutti gli altri ospizi, sia della -città, che della campagna; e vi era l'Ospedale di F. Barattino; di S. -Bartolomeo di Strada Botta, fuori porta Stradella; di S. Lazzaro de' -Lebbrosi, in S. Lazzaro; di S. Francesco, tra Fragnano e la città di -Parma, circa nelle vicinanze dell'attuale Porta V. Emanuele. - -[48] Proibì di trarre i marmi dalle cave veronesi. - -[49] Pochi chilometri al Sud di Borgo S. Donnino. - -[50] Ed ora, parte è piazza della Steccata, parte area su cui s'innalza -il magnifico tempio omonimo della detta piazza. - -[51] A 9 circa chilometri Nord-Est di Parma. - -[52] A dodici circa chilometri Nord-Est di Parma sulla sinistra -dell'Enza. - -[53] Agareni: Popolo dell'Arabia. Alcuni credono che siano discendenti -da Ismaele figlio di Agar. Altri li crede così detti da Agarena loro -città, posta nell'Arabia Felice, memorabile per un lungo e vano -assedio, di cui la strinse l'Imperatore Traiano. Con questo nome -si chiamò pure una setta di cristiani, che nella metà del secolo 7. -abbracciarono l'Islamismo. Onde Agareni, e Saraceni suonava in quel -tempo una stessa gente. - -[54] Anjou: Antica provincia della Francia formata dai moderni -dipartimenti Maina e Loira, Sarta, Mayenna, Indra e Loira. - -[55] Forcalquier; è nel dipartimento Basse Alpi alla destra della -Duranza. - -[56] Tonnerre; è sulla destra dell'Armançon nel dipartimento Yonne. - -[57] Moissac: Giace sul Tarn, dipartimento Tarn e Garonna. - -[58] Ora si chiama ponte Caprazucca. - -[59] La canonica, o residenza dei canonici, era sull'area dell'attuale -seminario. - -[60] Sulla destra del Panaro a monte dell'Emilia 18 chilometri da -Modena. - -[61] A sud di Sassuolo su un colle distante circe 10 chilometri da -Sassuolo stesso. - -[62] Questa battaglia segna il principio della decadenza di Pisa, o -si chiama della Meloria, da uno scoglio piuttosto che isolotto dello -stesso nome, si trovarono di fronte l'Ammiraglio Pisano Benedetto -Buzzaccherini, dice G. Villani, e l'ammiraglio Genovese Uberto Doria; -(Il Roncioni nelle sue Istorie Pisane dice invece che l'Ammiraglio de' -primi fosse Ugolino Gherardeschi, quel de' secondi Roberto Doria.) -Settanta galee Pisane dice G. Villani, ottantacinque dice Roncioni; -cento trenta galee Genovesi secondo Villani, cento quarantaquattro, -secondo Rondoni. Il Cronista Firentino dice, che morti, che -prigionieri, sedicimila uomini perduti dai Pisani e quaranta galee loro -prese, oltre le andate a picco; l'Istorico Pisano unisce le perdite -d'uomini di questa battaglia con quelle d'altre battaglie, e in tutto -fa somma di novemila; e di galee scrive di ventotto catturate e ventuna -colate a fondo; d'onde si scorge che cerca di attenuare il disastro di -Pisa. - -[63] Il Roncioni nelle sue Storie Pisane dice che la battaglia fa -combattuta il 6 Agosto, giorno di S. Sisto. - -[64] S. Ruffino: Giace sulla destra della Baganza a dieci chilom. Sud -di Parma. - -[65] Ad Ovest di Modena, e a pochi chilometri dalla città. - -[66] Bizantini: Moneta dell'Impero Greco di que' tempi, così dette da -Bisanzio. - -[67] Si noti che, per una convenzione tra Parma e Modena, il sale -che proveniva dalla Romagnola per uso de' Parmigiani, passando per il -territorio di Modena, doveva essere esente dal pagamento del pedaggio o -dazio di transito. - -[68] Giovanni Villani dice: «Passò di questa vita il dì 7 Gennaio 1284; -e fu recato il suo corpo a Napoli, ove, dopo il grande lamento fatto -di sua morte, fu seppellito all'Arcivescovado di Napoli con grande -onore». Tuttavia deve essere più attendibile la testimonianza del -Salimbene, scrittore contemporaneo al fatto, e che anzi aveva tra mani -la compilazione di questa Cronaca l'anno stesso in cui la detta morte -avvenne. - -[69] Sud-ovest di Bologna, pochi chilometri distante dalla città. - -[70] Ovest di Bologna a pochi chilometri distante. - -[71] A Sud-Est di Velletri e distante circa quindici chilometri. - -[72] Forse, _tombe_ degli avi loro, a cui voleva trasportare le -salme delle persone nominate, morte in battaglia, dicendo il testo; -_deportare ad propria_. - -[73] Di poco più in su di Vignola, alla sinistra del Panaro. Era un -castello, di cui resta qualche vestigio in alcune case che ne ritengono -ancora il nome. - -[74] Villaggio al Sud di Modena sull'Apennino a cavaliere della strada -che per Paullo va in Toscana. - -[75] A monte dell'Emilia e destra del Panaro, che una volta apparteneva -a Modena. - -[76] Pieno sud di Modena e pieno Ovest di Vignola. - -[77] Vicinissimo a Vignola a sud. - -[78] La famiglia Lovoleto prese nome dal bosco omonimo (Lupoletum) -stanza di lupi, che ora chiamasi della Saliceta, o di S. Felice, a nord -di Modena, sinistra del Panaro, vicino al Finale. - -[79] Al sud di Modena e di poco sopra Sassuolo. - -[80] Ripafratta: Castello sul tronco di ferrovia Lucca-Pisa. - -[81] Minuti dice il testo latino. Minuto, parola antiquata, anzi ora -fuor d'uso, presso gli scrittori italiani del secolo decimoquarto, -è usata a significare una minestra composta di varie specie d'erbe -mangereccie, ossia ortaggi. A' tempi del Salimbene, anteriore d'un -secolo ai preaccennati scrittori, in quel suo latino medioevale, -si usava invece a significare le stesse varie specie d'ortaglie, di -cui si componeva quella minestra. Di questa parola, ora fuor d'uso, -resta tuttavia nella lingua parlata di qualche parte d'Italia un suo -derivato, che non ha perduto il senso antico, cioè, minutina che serve -ad indicare un'insalata di varie specie d'erbucce. - -[82] S. Maria del Tempio, ovvero Chiesa dei Templarii, era quella che, -sino alla recente soppressione delle Corporazioni religiose, è stata -chiesa dei Cappuccini. - -[83] Grondola: Castello tra il Verde e la Magriola, o piccola Magra, -poco dopo la cresta dell'Apennino per chi corre lo stradale Parma — -Spezia. - -[84] Il 13 d'ottobre 1217 i Milanesi cavalcarono sul Parmigiano, -e accostandosi a Zibello per urtare contro Cremona, i Parmigiani -capitanati da Zangaro Sanvitali corsero anch'essi su Zibello e vi fu -combattuta un'aspra e sanguinosa battaglia, che non ebbe successo -decisivo. Nell'anno 1218 di nuovo i Parmigiani coi Cremonesi -si scontrarono sullo stesso campo di battaglia. Se però questo -combattimento del 1218 non sia quello stesso del 1217, perchè dovendo -essere accaduto sulla fine dell'anno, o sul principio dell'altro, -chi lo riferisce al primo, chi al secondo. L'anno 1219 nuovo scontro -e sanguinoso combattimento tra Milanesi, Parmigiani e Cremonesi ne' -pressi del ridetto Castello. L'anno 1221 cozzarono ancora gli uni -contro gli altri, Milanesi, Parmigiani e Cremonesi a Zibello: ma in -questa giornata i Milanesi e loro alleati rotti, lasciarono molti -morti sul campo, e molti prigionieri nelle mani de' Parmigiani e loro -confederati. - -[85] Castel Torello si costruì sul torrente Parola presso Borgo S. -Donnino, e si comandò di andarlo ad abitare a coloro, che abitavano -dove fu già il castello di Rivo Sanguinaro. L'uno e l'altro de' -castelli sorgevano sull'Emilia alla sinistra del Taro, sulle via -maestra che va a Borgo S. Donnino. - -[86] Corticella è al sud-ovest di Rubiera. - -[87] Ora conosciuto col nome di Castelnovo di Sotto a Nord di Reggio ed -a distanza di 15 chilometri. - -[88] A sud-ovest di Modena poco distante a Sassuolo. - -[89] Alcuni dicono che questo Filippo chiamato l'ardito morisse a -Perpignano; ma io tengo a credere al Cronista Salimbene, il quale -col mezzo de' frati del suo Ordine, che erano su tutti i punti della -Spagna, poteva avere sicura contezza del fatto. - -[90] È un piccolissimo tratto di terreno una volta paludoso, che ora da -palude per alterazione di parola si dice Paullo, ed è subito fuori di -Porta San Michele della città di Parma, a sinistra di chi esce. - -[91] Villa a nord di Parma alla destra del torrente Parma a distanza di -circa dieci chilometri dalla città. - -[92] Villafranca de Panades, già Villanova, sul mare a mezza via circa -tra Barcellona e Tarragona. - -[93] Il testo dice Novembre: ma deve essere errore di autografo o di -copista, che l'ha scritto invece di ottobre; 1. perchè S. Calisto è in -ottobre: 2. perchè il dì d'Ognissanti è il primo di Novembre, quindi se -San Calisto volesse porsi in Novembre, tra S. Calisto e Ognissanti, si -dovrebbe andare indietro e non avanti. - -[94] Distante 18 chilometri da Reggio a Nord. - -[95] In altro luogo dice che casa sua toccava il battistero, e -più avanti nota che suo padre, dalla finestra di casa propria, -faceva conversazione col Vescovo, che pure stava ad una finestra -dell'Episcopio; quindi la casa di Salimbene si trovava sull'area -dell'attuale palazzo dei Marchesi Rosa. - -[96] Dista 12 miglia al sud-ovest da Casale. - -[97] Dista quattro chilometri ad oriente di Parma. - -[98] Ora quel convento e quella chiesa è ridotto ad uso di carceri, -dette di S. Francesco. - -[99] Villa distante circa 5 chilometri a Nord di Modena. - -[100] Al sud di Reggio in quel di Castelnovo de' monti vicino all'Enza. - -[101] Villa a pochi chilometri da Reggio sull'Emilia ad ovest della -città. - -[102] Villa distante 8 chilometri circa al Sud di Reggio, e alla -sinistra del Crostolo. - -[103] Dista circa 24 chilometri al Sud di Reggio sulla sinistra della -Secchia. - -[104] Dista 16 miglia circa al Nord di Modena, poco al di sotto di -Carpi. - -[105] Dista 13 miglia circa al Nord di Modena, tre miglia al di sotto -di Carpi. - -[106] Quì s'intende che il testo manca di qualche cosa, senza che -l'editore ne abbia dato avviso colla solita punteggiatura sulla linea. - -[107] Dista 5 miglia a Nord-Est da Modena alla destra del Panaro. - -[108] A Sud di Reggio sulla destra delle scaturigini del Tresinaro. - -[109] Ora non ne resta che il nome nella Cronaca, nè si conosce ove -sorgesse quest'antico castello. - -[110] Giace in colle a 15 chilometri circa al Sud di Reggio. - -[111] Cauresana, Farneto, Corniano, Piazzola erano nei dintorni di -Bibbianello. - -[112] Al Sud di Reggio, appartiene a quel groppo di colli, tra cui -scaturisce il Crostolo. - -[113] Sui colli a circa 30 chilometri a pieno sud di Reggio presso le -scaturigini del Tresinaro. - -[114] Questa celebre Rocca, che sorgeva, e di cui restano ancora -pochi avanzi, sui colli reggiani, distante circa venti chilometri -al sud-ovest di Reggio, fu eretta, secondo il Luchino, l'anno 931 da -Atto, Azzo o Azzone, detto anche Alberto e Albertazzo, che la munì di -triplice muraglia, contro cui hanno urtato più volte invano poderose -forze, tra le quali anche quelle di Berengario II Re d'Italia. Ma la -celebrità di Canossa è principalmente dovuta alla gloriosa figlia di -Beatrice di Lorena e di Bonifacio, Duca, o Marchese di Toscana, che -era figlio di un figlio del fondatore della rocca stessa, è dovuta cioè -alla Contessa Matilde; la quale con più che principesca magnificenza vi -ospitò il trionfante frate Gregorio VII, l'umiliato Imperatore Enrico, -Adelaide marchesana di Susa, il Marchese Azzone fondatore della casa -d'Este e di quella di Brunswich e molti altri Principi e Prelati. -E grandi cose videro quelle mura, alti consigli s'agitarono in quel -recinto; sicchè Donizone, monaco che a quei tempi viveva nel convento -colà esistente, e scrittore delle gesta di Matilde, maravigliato, non -potè rattenersi dall'esclamare che la sua Canossa era diventata una -nuova Reina. - -[115] Sul Crostolo al sud di Reggio e circa dieci chilometri distante. - -[116] A Sud-Ovest di Parma a piedi dell'Appennino sulla destra del Taro. - -[117] A Nord-Ovest di Parma sulla destra dello Stirone e presso la sua -foce in Taro. - -[118] _Figlio dell'Imperatore Federico II_. Quì la parola figlio è da -intendere nel senso di discendente. Questo figlio di Pietro d'Aragona -era Giacomo, secondogenito, nato dalla moglie di Pietro, Costanza, la -quale era figlia di Manfredi, figlio di Federico II; e quindi Giacomo -non era figlio, ma pronipote di Federico II. Le vittorie sui Francesi -riportate da Giacomo d'Aragona, furono merito di Ruggeri di Loria, -e Lauria, così detto dalla sua città nativa in Basilicata, che fa il -più grande ammiraglio del secolo XIII, e più valente che tanti d'altri -tempi. - -[119] Probabilmente Fallegaria, ora Fallegara al sud di Reggio, in quel -di Scandiano. - -[120] Usava in Francia che i patrizii, i Baroni, i nobili vivevano -nelle loro castella di campagna; ed i commercianti, gli artigiani ed -altri professionisti dimoravano nei Borghi o città, e perciò erano -chiamati i Borghesi, e costituivano quello stato, classe di cittadini -che si diceva la Borghesia. - -[121] Nelle acque di Castellamare di Stabia. - -[122] Castel de' Britti, a monte dell'Emilia, distante, circa, 10 -chilometri e ad oriente di Bologna, sulla destra dell'Idice. Questo -Castello ha avuto qualche parte nella storia bolognese del Medio Evo. - -[123] Frate Elia nacque a Beviglio, sobborgo di Assisi; e nella lunetta -posta sopra l'architrave del refettorio maggiore del convento di -Assisi vi è un'antichissima pittura, ove egli è rappresentato con altri -compagni in atto di venerare il P. S. Francesco, e sotto la figura di -frate Elia è scritto in antico gotico: _F. Elias a Bevilio_. - -[124] Sui colli alla destra del Sillaro che va al Po di Primaro. - -[125] A circa 10 chilometri al Nord di Modena. - -[126] Distante circa tre miglia da Assisi sulla ferrovia -Perugia-Foligno; chiamata Porzioncella perchè era una piccola porzione -dei beni di un convento di frati Benedettini, su cui sorgeva la chiesa -di S. Maria degli Angeli. - -[127] Il convento denominato Le Celle, abitato nel secolo 13º da frati -dell'Ordine de' Minori, ed ove il Ministro Generale frate Elia s'era -fabbricata una magnifica residenza, esiste tuttora in vicinanza di -Cortona. Prima della soppressione delle Corporazioni religiose era -convento di Cappuccini, ed è oggi proprietà privata venduta dal Demanio -ad uno de' frati soppressi, e molti ex frati vi coabitano sotto la -tutela della legge di libera associazione. - -[128] Si noti che nel testo latino ora è scritto _Roglerius_, ora -_Rogerius_. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -Le correzioni indicate a fine volume (Errata Corrige) sono state -riportate nel testo. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano -vol. II (of 2), by Salimbene de Adam - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 2 *** - -***** This file should be named 61305-0.txt or 61305-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/3/0/61305/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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II -(of 2), by Salimbene de Adam - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most -other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II (of 2) - -Author: Salimbene de Adam - -Translator: Carlo Cantarelli - -Release Date: February 2, 2020 [EBook #61305] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 2 *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -CRONACA<br /> -DI<br /> -FRA SALIMBENE -<span class="smaller">VOLUME II</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -CRONACA<br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="small">FRA SALIMBENE PARMIGIANO</span> -</p> - -<p class="pad1 x-large"> -DELL'ORDINE DEI MINORI -</p> - -<p class="pad2"> -VOLGARIZZATA DA<br /> -<span class="large">CARLO CANTARELLI</span> -</p> - -<p class="pad2"> -SULL'EDIZIONE UNICA DEL 1857<br /> -CORREDATA DI NOTE E DI UN AMPIO<br /> -INDICE PER MATERIE -</p> - -<p class="pad1"> -<b>Vol. Secondo</b> -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="x-large">PARMA</span><br /> -LUIGI BATTEI EDITORE<br /> -<span class="large">1882</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -<i>Il traduttore si riserva -il diritto della proprietà letteraria</i> -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<h2 id="cronaca">CRONACA -<span class="smaller">DI FRA SALIMBENE DI ADAMO -PARMIGIANO -DELL'ORDINE DE' MINORI</span></h2> - -<h2 class="anni" id="a1266">a. 1266</h2> -</div> - -<p> -L'anno del Signore 1266, Re Carlo passò il ponte di -Ceprano<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> col suo esercito per andare contro Manfredi -Principe, di Puglia e Sicilia, figlio dell'Imperatore -deposto Federico II; poi Re Carlo coll'esercito passò il -ponte di S. Germano<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, ed entrò di forza in S. Germano; -agli 11 di Febbraio prese Capua, poscia sconfisse Manfredi -e l'esercito di lui presso Benevento. Il qual Manfredi -cadde morto con tremila de' suoi, tra cui il Conte -Galvano, Annibale nipote del Cardinale Riccardo, Enrico -Marchese di Scipione, nipote di Uberto Pallavicini, e -molti altri Baroni; e Manfredi fu sepolto appiè del -ponte di Benevento<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>, un venerdì 26 Febbraio. Fu -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -anche presa la moglie di Manfredi con due suoi figliuoli -e con tutto il tesoro in Manfredonia. (Questa città la fabbricò -Manfredi, e le impose il proprio nome; e fu fondata -in vece di un'altra città, che si chiamava Siponto, a -due miglia di distanza; e, se il Principe viveva pochi -anni ancora, sarebbe diventata una delle più cospicue -città del mondo. È tutta murata in giro, come dicono, -ed ha un porto sicurissimo; è alle radici del monte -Gargano; la strada principale è già abitata; sono già -poste le fondamenta delle case nelle altre strade, che -sono larghissime, e aggiungono molto alla bellezza della -città. Ma Re Carlo l'ha tanto in uggia, che non la vuol -nemmeno sentir nominare, anzi vuole che si chiami -Siponto nuova). Nella stessa battaglia restò prigioniero -anche il Conte Giordano e Pietro Asino di Fiorenza, e -molti altri rimasero morti sul campo. Il Principe Manfredi -però ebbe alcune buone qualità, di cui ho parlato -a sufficienza nel lavoro che feci intorno a Gregorio X. -E ciò ridico perchè lo storiografo deve essere imparziale, -sicchè d'una persona non dica soltanto il male, e ne -tacia il bene. I Cortigiani principali di Manfredi furono: -Il Conte Galvano Lancia, che era il primo della Corte, -e più d'ogni altro influente; era Piemontese ed aveva -attinenza di parentela col Marchese Lancia; il Conte -Giordano e il Conte Bartolomeo ambedue Piemontesi; -il Conte di Caserta di Puglia, che tradì Manfredi, di -cui, credo, aveva in moglie una sorella; il Conte di -Acerra della Puglia di Terra di Lavoro; Giovanni da -Procida, potente e grande nella Corte di Manfredi, ed è -in voce d'aver egli propinato il veleno a Re Corrado, ad -istanza del fratello Manfredi; Manfredo Maletta, che -vive tuttora, Conte Ciamberlano, potentissimo alla Corte -di Manfredi, ricchissimo, e da Manfredi stesso prediletto. -Questo Maletta avendo potuto sfuggire alla strage che -si fece dell'esercito del suo Signore, si ricoverò a Venezia, -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -e vi abitò finchè Pietro d'Aragona invase il Regno -dalla parte di Messina contro Re Carlo, fratello del Re -di Francia S. Lodovico di buona memoria. Ed ora il -prenominato Ciamberlano è uno dei grandi e prediletti -nella Corte di Pietro d'Aragona. Egli sa dove stanno -nascosti molti tesori. È valentissimo e perfetto compositore -di canti e canzonette, e per suonare strumenti musicali -è stimato non aver pari al mondo. È regnicolo, -cioè oriondo del Regno. E qui è da notare che Re Carlo -fece uccidere molti, or l'uno or l'altro, che si spacciavano -per Manfredi. Imperocchè non manca mai chi, a -cagione di lucro, s'infinge per Manfredi; sia pur anche -che si esponga al pericolo della morte. L'anno stesso -poi 1266, Brescia, che era sotto la Signoria del Marchese -Uberto Pallavicini, si ribellò al Marchese, ed i Bresciani -che erano dentro la città, e quelli che ne erano fuorusciti, -fecero tra loro pace e concordia, e si rappacificarono -anche coi Milanesi e coi Bergamaschi, in Febbraio. L'anno -stesso, i Modenesi fuorusciti occuparono il castello di -Monte Valerio<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>, per tradigione di Ugolino da Guiglia, -un nobile del contado di Modena, che fattosi d'improvviso -traditore e nemico, di amico e fedele che era dei -Modenesi della città, cioè degli Aigoni, che parteggiavano -per la Chiesa, e ribellatosi a quelli che in molte -maniere l'onoravano, lo consegnò ai fuorusciti, cioè ai -Gorzano e a quelli di parte loro; i quali occupando il -detto castello molestavano in diversi modi la diocesi di -Modena. Perciò, i predetti Modenesi della città, colla -milizia dei Reggiani, e forte numero di popolani ed -alcuni Parmigiani si posero a campo virilmente e potentemente -attorno al castello; ed ivi durando tutto il -mese, fu tanta la fame e la sete a cui furono ridotti -quei del castello per la moltitudine degli uomini e degli -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -animali, che non vi si poteva più vivere; e inoltre vi -si era fatto un insoffribile fetore, sicchè dopo aver perduto -per forza, ai 3 di luglio, lo steccato, già ridotti -agli estremi, avuto affidamento del rispetto alle persone, -abbandonarono, ai 4 di Luglio stesso, il castello. Allora -il prenominato traditore Ugolino di Guilia, mentre malato -morto si trasportava via dal castello, fatto segno alle -grida e all'ira del popolo, fu crudelmente ucciso in -mezzo al campo; ed il castello fu completamente distrutto. -L'anno stesso, ai 3 di Settembre, si rappacificarono -tra loro la fazione di quei di Sesso che era fuori, -e la fazione dei Roberti, che eran dentro. E a Reggio -fu Podestà Bonacorso de' Bellincioni da Firenze, che -fu tanto benefico ai poveri, quanto severo coi nobili. E -i nobili ne lo cacciarono, perchè sosteneva i diritti del -Comune, e faceva buona giustizia...... Lo stesso -anno, i Guelfi Fiorentini ritornarono in Firenze, e ne -espulsero i Ghibellini. Lo stesso anno, Re Carlo assediò -Poggibonsi<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>, e vi era stato dintorno a campo lungo -tempo, quando l'ebbe per accordi; ed ivi morì sua -moglie l'anno seguente. L'anno 1266, una grande moltitudine -di Saraceni passando lo stretto venne in Ispagna, -e si unirono a quelli che già vi erano, e, volendo riconquistare -quella parte di Spagna che avevano perduta, -fecero immensa strage di cristiani. Ma in fine, serratisi -insieme i cristiani del paese, e aggiuntivisi molti crociati -da diverse parti, riportarono, quantunque con gravi -perdite, vittoria sui Saraceni. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1267">a. 1267</h2> - -<p> -L'anno del Signore 1267, indizione 10ª, Re Carlo in -Toscana strinse di lungo assedio il castello di Poggibonsi, -ove erasi chiuso un forte nucleo di nobili avversi -alla Chiesa; finalmente venne con loro ad accordi e se -ne andarono. Fu pure conchiusa pace e concordia tra i -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -Cremonesi di dentro la città e i fuorusciti, per mediazione -del Legato del Papa. E Uberto Pallavicino perdette -la Signoria di Cremona e di altre città, nelle -quali aveva signoreggiato, e se ne tornò a' suoi castelli -di Ghisaleggio e Landasio nella diocesi di Piacenza. E -il Pallavicino stesso restava meravigliato che un prete -solo, e colle sole blandizie delle sue parole, l'avesse -potuto espellere da' suoi dominii; e perciò era solito -dire: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Cum verbis blandis et factis saepe nefandis</p> -<p class="i01">Amentem prudens fallere saepe solet.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Con opra rea, ma con parole molli,</p> -<p class="i02"> L'accorto spesso sa gabbare i folli.</p> -</div></div> - -<p> -E se lo meritò bene il Pallavicino di perdere la Signoria -di Cremona, perchè temendo di perderla se i devoti che -si flagellavano fossero andati a Cremona, fece piantare -le forche lungo il Po....... Così lo stesso anno uscì -di Cremona, con quei di parte sua, Bosio di Dovara e -fu assediato nella Rocchetta<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Questi due iniqui Signori -spadroneggiarono molti anni in Cremona. Questo stesso -anno, verso la festa del beato Francesco, Corradino figlio -di Corrado, che era figlio di Federico Imperatore deposto, -venne dall'Alemagna per andare in Puglia a ricuperare -contro Re Carlo la Terra degli avi suoi; e molti Toscani -e Lombardi si associarono a lui, e per via non incontrò -alcun ostacolo sino al giorno della battaglia. Perciò l'esercito -dei Cremonesi di dentro la città, per timore di -Corradino e dei Veronesi, sciolse l'assedio della Rocchetta. -Questo Corradino era giovine di lettere, e parlava benissimo -latino: e lo stesso anno, in ottobre, andò a Verona -con numerosissima milizia tedesca. Così l'anno stesso, -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -in Luglio, di notte, furtivamente, Giacomino da Palù -ascese ed entrò sul sasso di Bismantova, ove fu ucciso -Turco da Bismantova. Dai Reggiani e Parmigiani fu -pure quell'anno, in Agosto, cinta d'assedio Crovara, ed -i Reggiani vi avevano tre trabucchi, i Parmigiani uno. -E Crovara<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> si arrese a patti, e Bismantova pure fece -la sua dedizione, e diede ostaggi al Comune di Reggio, -per sigurtà che non gli avrebbero per lo innanzi recata -offesa. Così pure in Dicembre, ai nove, fu riconquistato -il castello di Reggiolo, occupato dai Cremonesi, che -l'avevano avuto da quei di Sesso, che lo possedevano -per ragion di conquista; e fu dalle mani dei Cremonesi -riscattato a prezzo di tremila lire reggiane, oltre le spese -per ambasciate, militi e fanti, che andarono a servizio -dei Cremonesi. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1268">a. 1268</h2> - -<p> -L'anno 1268, indizione 11ª, i Parmigiani cinsero di -assedio Borgo S. Donnino coll'aiuto de' Modenesi, Cremonesi, -Piacentini e Reggiani; e se ne ritirarono dopo -esservi stati lungo tempo attorno, e aver distrutto nel -contado alberi, biade, vigne e case. E allora i Parmigiani -si rappaciarono con que' loro concittadini che soggiornavano -in Borgo S. Donnino. Quell'anno infermò Papa -Clemente IV, il giorno di S. Cecilia, e otto giorni dopo, -cioè la vigilia di S. Andrea, morì. L'anno stesso, Corradino -passò presso la Rocchetta e vicino a Brescia; poi -tornò alla Rocchetta di Bosio, passò l'Adda e pel Ticino -si recò a Pavia, ove si fermò molti giorni; poscia si portò -a Pisa, traversando le Terre del Marchese del Carretto, -e per mare. Il suo esercito arrivò più tardo a Pisa passando -per il territorio dei Fieschi. E lo stesso anno -si accostò a Roma marciando attraverso la Toscana, -a malgrado dei Guelfi del paese, e raccolse uomini -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -su quel di Lucca. Così nello stesso millesimo, la -vigilia del beato Bartolomeo, s'azzuffò l'esercito di -Corradino coll'esercito di Re Carlo, il quale ne trionfò; -e dalla parte di Corradino molti cadendo furon morti. -Vi fu grande strage, e molti si diedero a fuga, e molti -altri Baroni e cavalieri rimasero prigioni. Lo stesso -Corradino col Duca d'Austria e moltissimi altri fu -fatto prigioniero e condotto nelle carceri di Palestrina. -Ed Enrico fratello del Re di Castiglia, che era allora -Senatore di Roma, fu parimente preso in questa battaglia -con Galvagno Lanza. Il quale, insieme a molti altri Pugliesi -traditori, fu ucciso con due suoi figli presso Roma. -E l'anno stesso Modenesi e Reggiani presero Brandola<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.... -E, il dì di S. Luca Evangelista, la moglie di Re -Carlo venne a Reggio con numerosissimo seguito di fanti, -di cavalieri e balestrieri. E, non un mese dopo, arrivò -a Reggio il Conte di Fiandra in compagnia di sua moglie, -che era figlia di Re Carlo, con una moltitudine di gente, -che tutti andavano in Puglia dopo la sconfitta di Corradino -e de' suoi, nella quale battaglia rimase prigioniero -Corrado di Antiochia, nipote dell'Imperatore, che era -evaso dalla prigione del Re per opera di Giacomo di -Napoleone e compagni, che erano nell'accampamento dei -Saraceni. E quella sconfitta avvenne nei campi Palentini, -presso il fiume<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> della Marca, vicino ad Albi<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. E lo -stesso anno, dopo tre mesi, fece a Corradino medesimo, -al duca d'Austria nel regno di Puglia, e al Conte Gerardo -da Pisa..... fece loro presso Napoli mozzar -la testa. Morì anche quell'anno, ai 28 Novembre, Papa -Clemente IV, nativo della Provenza. Questo Papa Clemente, -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -che ebbe moglie e figli, prima fu avvocato di -grande rinomanza e consigliere del Re di Francia: dipoi, -morta la moglie, per merito di vita buona e di rara -scienza, fu fatto Vescovo di Puy<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>, poscia Arcivescovo -di Narbonne; in seguito, Vescovo e Cardinale della Sabina; -finalmente, mandato da Papa Urbano IV in Inghilterra, -come Legato per la riformazione della pace, fu, in -sua assenza, dai Cardinali eletto Papa, a Perugia, e si -diede tanto alle veglie, ai digiuni, alle preghiere e ad -altre buone opere, che si crede che Iddio pe' meriti di -lui abbia liberato la Chiesa dai gravi disordini, che a -quei tempi l'affliggevano. Egli, quando Corradino nipote -dell'Imperatore Federico, s'accingeva a battere Re Carlo, -a cui il Papa aveva dato il Regno di Sicilia, mentre -molti disperavano delle sorti di Carlo, sia perchè l'esercito -di Corradino era grosso, sia perchè la Sicilia s'era -ribellata a Carlo stesso, predisse in un pubblico sermone...... -che Corradino come fumo si dissiperebbe, e -Carlo entrerebbe in Puglia siccome inconscia vittima. -E l'evento gli fece ragione; poichè Corradino, dopo -presa la fuga, fu fatto prigioniero, e n'ebbe tronco il capo; -e il suo nome, in pochi giorni, svanì come fumo. Questo -Papa canonizzò anche a Viterbo, nella chiesa dei frati -Predicatori, una Edwige duchessa di Polonia, vedova -di ammirabile santità, la quale, tra gli altri suoi miracoli, -essendosi differita di molti anni la sua canonizzazione......... -La qual cosa saputasi da un ebreo, -si fece subito battezzare con tutta la sua famiglia. Lo -stesso anno, ai 5 di Dicembre, Manfredo dei Roberti, -eletto Vescovo di Verona chiuse i suoi giorni; e, nello -stesso mese, morì Pietro da Vico, Prefetto di Roma. E -lo stesso anno 1268, il Soldano di Babilonia, devastata -l'Armenia, occupò Antiochia, una delle più cospicue -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -città del mondo, e, presi ed uccisi uomini e donne, la -ridusse una solitudine, e....... per la maggior parte -li uccise; e questo avvenne ai 16 di Maggio, vigilia -dell'Ascensione. Così pure nel millesimo sussegnato, cioè -1268, Corradino, nipote del fu Imperatore Federico, -sprezzando la scomunica del Papa, levando le armi -contro Carlo, fatto dalla Chiesa Re di Sicilia, aggiunti -ai Tedeschi, che aveva, molti Lombardi e Toscani, arrivò -a Roma, dove, accolto solennemente, alla imperiale, si -associò il Senatore di Roma Enrico, fratello del Re di -Castiglia e molti Romani, e s'avviò contro Carlo in -Puglia; ma dopo un'aspra battaglia campale, Corradino, -co' suoi che voltavan le spalle, fu fatto prigioniero, e da -Carlo con due nobili decapitato. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1269">a. 1269</h2> - -<p> -L'anno 1269, indizione 12ª, a mezzo Aprile, cadde -una abbondantissima neve, che durò, in pianura, due -giorni e due notti: e cominciò a nevicare a mezzanotte -tra Sabato e Domenica, nè cessò che sino a verso sera. -La notte successiva si ebbe forte brina, l'altra ancora, -brina fortissima, che distrusse tutte le vigne. E in quell'anno -fu dai Reggiani distrutto il castello di Pizegolo<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>, -come anche Toano<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> fu distrutto e raso al suolo. -Questo fu un anno di venti furiosissimi; e, nel mese di -Luglio i Cremonesi andarono a campeggiare attorno alla -Rocchetta di Bosio da Dovaria, che venne a soggezione -del Comune di Cremona; e, a norma de' patti sanciti -tra le parti belligeranti, la Rocchetta fu smantellata. -Così pure Lucera de' Saraceni in Puglia si arrese a Re -Carlo. E nello stesso anno, in Settembre, duecento fanti -montanari con cavalleria e fanteria della diocesi di -Modena, si recarono, per l'interesse del Comune, nel -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -Frignano contro Guidino Montecucoli, fratello di Bonacorso, -per riedificare un castello in servizio dei Serafinelli -della stessa Terra del Frignano<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>; e ne restaron -morti e prigionieri di fanti e di cavalieri. E allora -accorse il Conte Maginardo con numeroso corpo di militi -di Bologna e della diocesi in aiuto del suddetto Guidino; -e si combattè una accanita battaglia, e furono -presi, impiccati e morti quasi tutti quelli della diocesi -di Reggio, e vi morì con un suo segretario, Guido di -Mandra, che era, pel Comune, Capitano di quelli della -diocesi di Reggio. Lo stesso anno, la rocca di Bardi<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>, -nel mese di Novembre, si arrese al Comune di Piacenza; -e i Parmigiani distrussero sino alle fondamenta la muraglia -di cinta di Borgo S. Donnino, spianarono le fossa -del castello, e mandarono comandando ai Borghigiani di -abbandonare il castello, e fabbricando case, si facessero un -borgo lungo la strada verso Parma. Quell'anno stesso il -Marchese Uberto Pallavicini, guercio, vecchio e invecchiato -nel mal fare, morì in montagna nell'amarezza -dell'anima e nel dolore, senza confessione e senza penitenza, -e senza dare alcuna soddisfazione alla Chiesa. E -i frati Minori furono là, volendo tentare di convertirlo -a Dio, almeno in punto di morte...... A cui disse -frate Gerardino di S. Giovanni in Persiceto, lettore di -teologia nel convento dei frati Minori di Parma: Il Savio -ne' Proverbii 6º dice: <i>Corri, affrettati, risveglia il tuo -amico</i>: Ed io adempiei a questo precetto della Scrittura, -o Signore, recandomi da voi per la salute dell'anima -vostra, ch'io voglio conquistare al cielo........ E il -Pallavicino, rispose: Non ho rimorso in coscienza di -tener nulla che sia d'altri. A cui frate Gerardino replicò; -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -<i>Chi nasconde le sue colpe non sarà indirizzato; chi -se ne confesserà e le abbandonerà, riceverà misericordia</i>. -Ma frate Gerardino riconoscendo che s'affannava invano, -disse: <i>Ho fatto quel che toccava a me</i> ecc. e l'abbandonò -alla pertinacia di lui....... Penso che frate Gerardino -fosse mandato al Pallavicino o dai Parmigiani, -o da qualche Legato per richiamarlo alla legge della -Chiesa. Perocchè quando Papa Clemente passò da Piacenza, -come privato, per andar a ricevere l'investitura -del papato, disse ad alcune persone: A nome mio, dopo -ch'io sia partito di quì, dite a quel Signore che tiene -la Signoria di Cremona, che se vuol essere amico di Dio -e della Chiesa e lasciar vivere la gente in pace, io porrò -opera acciocchè il Papa gli faccia buona e festosa accoglienza, -e gli usi misericordia........ I Parmigiani -però del Pallavicino se ne sono vendicati ancor vivo, -smantellandogli le castella, e devastando le Terre che -aveva occupato....... Signoreggiò vent'anni in Cremona; -che se altrettanti avesse servito a Dio, n'avrebbe -avuto in mercede il regno eterno. Iddio gli perdoni i -molti danni, che ha fatto ai Parmigiani, ai Cremonesi, -ai Piacentini e a molte altre città Lombarde; ma neppur -esso se la passò impunemente........... Nello stesso -anno, si tenne un Capitolo generale in Assisi, essendo -tutt'ora Ministro Generale frate Bonaventura; nè vi era -Papa, perchè i Cardinali non avevano ancora potuto -accordarsi. In questo tempo i Bolognesi si recarono a -Primaro, e vi eressero un castello contro i Veneziani. -(Primaro è una località su quel di Ravenna, dove il Po -che rade Argenta, entra in mare). E corsero i Veneziani -contro i Bolognesi con grosso esercito, con navi, baliste, -màngani e trabucchi e con ogni maniera d'argomenti -da guerra; e fecero alto alla sponda opposta del Po, e -tentarono un vigoroso attacco al castello de' Bolognesi, e -vi fu grosso combattimento. I Veneziani battevano la -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -torre de' Bolognesi con màngani e trabucchi; ma i Bolognesi -difesero virilmente il loro castello, sicchè i Veneti -abbandonarono l'impresa. Ed i Bolognesi stettero quivi -a oste, credo, due o tre anni, e ne morirono trecento, o -cinquecento, per la malaria del mare, e per la moltitudine -delle zanzare, delle pulci, delle mosche e dei tafani. -E frate Pellegrino del Polesine Bolognese, dell'Ordine -de' frati Minori, andò e compose in accordo Veneti e -Bolognesi. I Bolognesi distrussero il castello che avevano -fatto, e quindi partirono, donando molto legname del -castello sfatto ai frati Minori di Ravenna. E siccome io -abitava allora a Ravenna, mi pare che la distruzione di -quel castello da parte dei Bolognesi, e la loro partenza -da Primaro accadessero quando Corradino fu sbaragliato -da Carlo, cioè nel 1268. (Ed innumerevoli stormi di -quegli uccelli, che nelle vigne devastano le uve, e che -dal volgo si chiamano tordi, passarono nell'autunno di -quell'anno, sicchè ogni sera dopo cena sino al crepuscolo -della notte, e per molti giorni, appena si poteva liberamente -vedere il cielo. Ed erano talora due, tre strati -l'uno sopra l'altro, e coprivano l'estensione di tre o -quattro miglia. E, poco dopo, altri stormi d'uccelli -dello stesso genere sopravvenivano volando, stormeggiando, -e gracidando in suono che parea di lamento. E questo -ripetevasi per molti giorni, verso sera, discendendo dai -monti alle valli, e tutto il cielo ingombravano. Ed io -con altri frati ogni sera usciva a vedere, a osservare, a -empirmi di meraviglia, e volendo stare all'aperto, all'aperto -non si era, perchè quegli uccelli velavano tutto -il cielo. E dico cosa vera, da me veduta; nè l'avrei -creduta a chi me l'avesse contata). La cagione poi, per -cui i Bolognesi andarono a Primaro e fabbricarono ivi -un castello è questa. I Veneziani sono uomini avari, -tenaci e superstiziosi, e vorrebbero assoggettare a sè -tutto il mondo, se fosse possibile; e trattano ruvidamente -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -i mercanti che vanno ai loro mercati, e vendono caro, e -fan pagare molti pedaggi in più luoghi del loro territorio, -per una stessa persona e per un sol viaggio. E se -qualche mercante porta colà le sue merci a vendere, -non può riportarnele, anzi è costretto a vendere, voglia -non voglia; e se una nave carica, che non sia delle loro, -per qualche avaria si ricoveri nei loro porti, non può -uscirne, se prima non ha venduto le merci a loro; e -dicono che fu per volere di Dio che quella nave riparò -in un loro porto; al che nulla si può contraddire. Nel -tempo in cui Roglerio di Bagnacavallo dominava a -Ravenna, sopravvennero i Veneziani, e costruirono un -castello allo sbocco delle valli, e sulla riva del Po pel -naviglio che va da Ravenna al Po dalla parte di S. -Alberto, e promisero ai Ravennati, che i Veneti avrebbero -tenuto il castello per cinquant'anni e che annualmente, -per tale concessione, avrebbero pagato alla cittadinanza -di Ravenna, cioè al Comune, cinquecento lire della -moneta Ravennate; e pagavano puntualmente, come io -ho veduto. Ma i Veneziani in questo affare vi ebbero -cinque furberie, o malizie. La prima fu che mentre -questa concessione doveva durare, come s'è detto, cinquanta -anni e non più, ora si maneggiano a perpetuarla; -nè solamente lo dicono, ma lo mostrano a fatti; perchè -mentre prima avevano edificato il castello di legname, -ora lo fanno di muraglia. La seconda è che da questa -stazione intercettano la via alle navi Lombarde, che non -possono trar nulla nè dalle Romagne, nè dalla Marca -d'Ancona; da' quali paesi potrebbero esportare frumento, -vino, olio, pesce, carne, sale, fichi, uova, formaggi, frutta, -ed ogni sorta di vettovaglie, se i Veneziani non l'impedissero. -Terza, perchè girano per ogni verso facendo -incetta in queste due provincie d'ogni sorta di vettovaglie, -e, perchè prima di loro non ne facciano raccolta, prevengono -i Bolognesi, ai quali per la molta popolazione e -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -per la fame degli abitanti delle città e delle campagne, -urge necessità di avere abbondanza di tali provvigioni. -Per la qual cosa, nessuna meraviglia se i Bolognesi si -sono levati ad alzare un castello contro i Veneziani, a -cagione dei quali dovrebbero accendersi di sdegno ed -insorgere anche tutti i Lombardi, e condurre un esercito -e far guerra ai Veneziani per i danni che loro apportano. -Quarta, perchè nel porto di Santa Maria di Ravenna -hanno sempre all'àncora una galea armata, affinchè di -lì nessuno possa uscire con vittovaglie, chiudendo ogni -sbocco ai Ravennati, ai Bolognesi, ai Lombardi. Il che -non era punto nei patti della concessione. Quinto, perchè -tengono sempre in Ravenna, a spese del Comune, un -console, che chiamano Vicedomino, coll'ufficio di sorvegliare -con sollecitudine, con somma diligenza e oculatezza, -che i Ravennati non tramino alcun che in danno dei -Veneziani, nè ordiscano nulla contro l'attuale stato di -cose; il che pure non era fra' patti. E i Veneziani denominarono -quel castello Marcamò, volendo dire il mare -chiamò, stante che dal castello si ode il suono delle -onde quando il mare è agitato, e si sollevano i cavalloni. -Domandai al Conte Roglerio di Bagnacavallo se l'avesse -fatto fare egli quel castello; e mi rispose: Fratello, io -non l'ho fatto fare, se non nel senso che l'ho lasciato -costruire, essendochè quando si fece, io aveva tanta -autorità in Ravenna da poter impedire che si facesse. -Ma per tre motivi lasciai fare: 1º perchè io aveva per -moglie una veneziana; 2º perchè in quel tempo i miei -nemici erano fuori di Ravenna; 3º perchè me ne -veniva vantaggio, pagando i Veneziani ai Ravennati -cinquecento lire annue. D'altronde noi non ne risentiamo -danno di sorta, perchè Ravenna ha tanta abbondanza di -vettovaglie, che sarebbe stoltezza volerne di più. Di fatto -una larga scodella piena colma di sale a Ravenna costa -un piccolo denaro; all'osteria si pagano altrettanto dodici -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -ova cotte e condite; quando è la stagione delle anitre -selvatiche, se voglio, posso comprarne una grassissima -per quattro piccoli denari; e talvolta ho visto che, se -taluno s'incaricava di pelarne dieci, gliene davano cinque -di mercede. La stessa soperchiarìa usano i Mantovani a -Governolo<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. (Una volta era della Contessa Matilde, -come era anche la città di Mantova): perchè quivi non -si accetta pedaggio dalle navi, che passano pel Po, ma -le costringono a navigare per dieci miglia sino a Mantova. -E dopo che ivi hanno fatto vedere le merci, scaricandole -e ricaricandole e pagando il pedaggio, li fanno -(sic) ritornare al Po per lo stesso canale naviglio, sendochè -altra via non avrebbero aperta, se non ritornando a -Governolo. Per la qual cosa sdegnati i Cremonesi fecero -quella Tagliata, di cui più sopra a suo luogo abbiamo -parlato, discorrendo cioè dell'anno in cui fu fatta, la -quale molto giovò ai Mantovani, e danneggiò i Reggiani, -avendo loro distrutto campi, vigne e ville. Questa Tagliata -sino a Primaro<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> impaludò larga zona di terreni, -distrusse e sommerse molte ville, e dove prima si aveva -abbondanza di frumento e di vino, ora si ha copia di -pesci di diverse specie. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1270">a. 1270</h2> - -<p> -L'anno 1270, indizione 13.ª, nel mese d'Aprile, Domenica -delle olive, arrivò a Reggio l'Imperatore di -Costantinopoli che era in viaggio per oltremare; e, il giorno -stesso, nel convento dei frati Minori, creò cavaliere Giacomino -di Roteglia<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>, che poi pel 1.º di Maggio bandì -una gran corte, per trovarsi alla quale tutti i cavalieri -e quasi tutti i giovani gentiluomini di Reggio vestirono -a nuovo, e poi fecero doni dei loro vestiarii. Lo stesso -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -anno, ai 27 di Giugno, Giovedì, mancò ai vivi Bonifazio da -Foiano, Arciprete della Chiesa maggiore di Reggio, uomo di -lettere e fratello germano di Guglielmo Vescovo di Reggio, -ed era stato anche Arciprete di Campigliola. Morì a S. -Salvatore ove dimorava, e fu sepolto nella Chiesa maggiore. -L'anno stesso, in Agosto, furono smantellati i fortilizi, -le castella e le case degli aderenti al partito di -quei di Sesso della diocesi di Reggio, e, nel mese di -Settembre, furono mandati a confino essi e ventiquattro -loro amici, appartenenti anch'eglino alla diocesi di Reggio, -con ingiunzione di stare al di là di Bologna, di Tortona -e di Verona. Così, in Settembre fu anche morto -Arverio, fratello di Bonacorso da Palù, con due figli ed -altre persone, da Giacomino da Palù; il quale Giacomino -da Palù, a più riprese, fece strage di molti del suo casato; -cioè uccise il padre di suo genero, Alberto Caro, ed il -genero, che aveva nome Zanone, e il figlio della propria -figlia, bambino ancor lattante, battendolo contro terra, e -Arverio, che era suo fratello consanguineo, e un altro -ancora del suo casato. Così, nel millesimo sussegnato 1270, -non vi era nè Papa, nè Imperatore; e il Re di Francia -Lodovico il cristianissimo, non rattenuto dal pensiero -delle fatiche e delle spese, che altra volta aveva fatto -oltre mare, di nuovo imprese il viaggio con due figli, il Re -di Navarra, e moltissimi Baroni e Prelati della Chiesa per -liberare Terra Santa. Ma per redimere più agevolmente -Terra Santa deliberarono di assoggettare prima alla potestà -dei cristiani il Regno di Tunisi, che, trovandosi a -mezza via, impediva di non poco il viaggio a quelli che -passavano per andar oltre mare. Ma dopo che con un -pronto e forte colpo di mano ebbero occupato il porto e -Cartagine, che è presso Tunisi, nell'esercito de' Cristiani -cominciò a infuriare la malattia, che quell'anno infieriva -lungo le coste di quel mare; e mietè, prima, la vita d'un -figlio del Re, poi quella del Legato del Papa, Cardinale -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -Albanese, in seguito quella del Re stesso cristianissimo, -Lodovico, e di molti Conti e Baroni e semplici soldati. -Come poi abbia chiusi i suoi giorni il Re prenominato.... -Nella sua malattia non cessando mai di lodare Iddio, -talvolta alle lodi intercalava questa preghiera: <i>Fammi, -o Signore, tener in non cale la prospera sorte del -mondo, e non paventare l'avversa</i>. Pregava anche per -il popolo che aveva tratto seco, dicendo: <i>Santifica e -custodisci, o Signore; il tuo popolo</i>. E in sul punto di -esalare l'ultimo respiro, alzò gli occhi al cielo e disse: -<i>Entrerò in casa tua, adorerò nel santo tempio tuo, e -confesserò il tuo nome, o Signore</i>. Pronunziate queste -parole, s'addormentò nel Signore. E in mezzo al turbamento -d'animo dell'esercito dei cristiani, e alla festa -che ne facevano i Saraceni, ecco che con numerose squadre -di milizia arrivò Carlo Re di Sicilia, a sollecitare il -quale, vivo ancora il Re di Francia, era venuto suo fratello; -il cui arrivo molta esultanza suscitò negli animi -dei cristiani, e molta trepidazione nei Saraceni. E quantunque, -a quanto appariva, fossero di numero superiori -ai cristiani, pure mancava loro l'ardimento di provocarli -a generale battaglia; ma con loro arti recavano ai cristiani -molte molestie; delle quali questa fu una. Quella -regione è molto sabbiosa, e, in tempo di siccità, sommamente -polverosa; laonde i Saraceni appostarono molte -migliaia d'uomini sopra un monte vicino ai cristiani, e -quando soffiava il vento nella direzione dei cristiani, -smovevano la sabbia, e se ne sollevavano nubi e nembi -d'un polverìo, che era molestissimo ai cristiani. Ma -finalmente, per pioggia caduta, cessò la polvere, e i cristiani, -appostate le macchine e tutti gli argomenti guerreschi, -s'apparecchiavano ad oppugnare Tunisi da mare -e da terra; il che incutendo timore ai Saraceni, vennero -a patti coi cristiani. Tra i quali patti è fama che i -principali fossero i seguenti: che tutti i cristiani prigionieri -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -in quel Regno si lasciassero in libertà; che nei -monasteri fabbricati nelle città di quel Regno ad onore -del nome di Cristo, si potesse liberamente predicare il -Vangelo dai frati Minori e Predicatori, od altri che -fossero; che liberamente si potesse battezzare chi il -desiderasse; che, pagate le spese della crociata al Re, -la Tunisia fosse tributaria al Re di Sicilia. E molti altri -patti furono convenuti, che quì sarebbe troppo lungo -annoverare. E mentre per l'arrivo di Odoardo Re d'Inghilterra, -in compagnia di una moltitudine di Frisoni -ed altri pellegrini, era cresciuto di tanto il numero dei -combattenti cristiani, che si giudicava arrivassero a 200000, -e si sperava che bastassero non solo a redimere Terra -Santa, ma anche a soggiogare tutti i Saraceni, sì numeroso -esercito, per le peccata de' cristiani, si disperse -senza aver apportato alcun notevole vantaggio. Perocchè il -Legato, che avrebbe dovuto dirigerli, fu rapito da morte; -Terra Santa, a cui doveano avviarsi, mancava del governatore -dei pellegrini; il Patriarca, che fu delegato per -Terra Santa, era morto; la Sede Apostolica che a tutti -doveva sopravvedere e provvedere, era vacante; e il Re -di Navarra, che era partito malato dall'Africa, giunto -in Sicilia, soccombette alla sua malattia. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1271">a. 1271</h2> - -<p> -L'anno del Signore 1271, indizione 14.ª, l'ultimo di -Marzo, arrivò di passaggio a Reggio, Filippo Re di Francia -con suo fratello e col suo esercito, ed ebbe ospitalità -nel palazzo di Guglielmo da Fogliano, che allora era -Vescovo di Reggio. Il qual Re andava in Francia colla -salma di suo padre Lodovico Re di Francia, che trasportava -dall'Africa, dove era morto a Cartagine presso -Tunisi. E lo trasportava in un'urna chiusovi con aromi; -ed in un'altra urna portava la salma di Tristano suo -fratello e figlio del Re predetto, che era morto parimente -a Cartagine con molti altri Baroni, che s'eran mossi per -redimere oltre mare la Terra Santa. E dopo otto giorni -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -passò pure da Reggio il Conte di Fiandra colla sua gente -e la sua milizia. In quell'anno fu enorme carestia di -biade; tanto che in Maggio e Giugno lo staio di fava si -vendeva sei soldi imperiali; lo staio di melica, tre, quattro -soldi imperiali; lo staio di spelta costava due soldi e -mezzo imperiali sul pubblico mercato, e in contratti privati -dieci soldi reggiani; lo staio del frumento si pagava -venti soldi imperiali in pubblico; ed in privato, otto -soldi imperiali. E lo stesso anno i Cremonesi andarono a -oste contro il castello di Malgrate<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>, e vi stettero fino -a tanto che lo ebbero a patti, e lo diroccarono e rasero -al suolo. Lo stesso anno fu anche devastato il territorio -di Crema sino alle fossa della città, in Giugno, dai Milanesi. -Ed era allora Podestà di Milano Roberto da Tripoli, -cittadino Reggiano, dei Roberti. In quell'anno fu -costituita in Bologna una compagnia, che si chiamava -della giustizia; ed era numerosa assai e composta dei -migliori popolani di quella città; e mandò ottocento dei -suoi armati ai confini del territorio Bolognese per la -sicurezza della città. Nello stesso anno, Deto dei Cancellieri -di Pistoia fu sei mesi Podestà di Reggio, da San -Pietro al 1º. di Gennaio; e il detto Podestà andò ad -assediare il castello di Corvara, ai 22 di Luglio, con fanteria -e cavalleria del quartiere di Castello e di S. Nazzaro. -Vi concorse anche un quartiere della città di Parma. -E il Comune di Reggio mandò tre trabucchi, e tre quei -di Parma. Il Comune di Mantova, in aiuto del Comune -di Reggio, pel detto assedio, inviò venticinque balestrieri; -quel di Castiglione di Toscana anch'esso mandò a servigio -del Comune di Reggio un manipolo di balestrieri. -E vi stettero a oste i detti quartieri di Castello e di -S. Nazzaro diciasette giorni; poi vi andarono i fanti ed -i cavalli del quartiere di S. Pietro e di S. Lorenzo per -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -ventitrè giorni. Poscia vi ritornarono quelli del quartiere -di Castello e di S. Nazzaro per undici giorni; ed ebbero, -per capitolazione, tanto il castello che la Terra di Corvara; e -il castello lo atterrarono, la Terra la devastarono a volontà -del Comune di Reggio; e quelli che erano dentro -il castello ebbero affidamento per le persone e le robe -loro; e stettero ai bandi e alle condanne del Comune di -Reggio, che s'impossessò del castello ai 19 Settembre, -giorno di Sabato. E Giacomino da Palù, per la restituzione -di quella Terra, toccò quattrocento lire imperiali. -Nell'Agosto di quell'anno i Bolognesi corsero a oste -sulla diocesi di Modena, e cinsero di assedio Savignano<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> -e Montombraro<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>; stantechè fra i Comuni di Bologna -e di Modena vi era una convenzione, per la quale i -Modenesi non potevano avere alcun castello alla destra -del Panaro, e perciò i Bolognesi distrussero que' due -castelli.... E, per questi sei mesi, si pagò lo staio -del frumento otto soldi imperiali e più; lo staio di spelta, -otto <i>grossi</i>; una libbra grossa di carne di maiale, 14, -15, 16, 17, 18 imperiali; una libbra grossa d'olio d'ulivo, -due soldi imperiali; quattordici fichi secchi, un <i>reggiano</i>; -dodici o tredici mandorle, un <i>reggiano</i>; uno staio di -farro, 12 o 13 <i>grossi</i>. Ed ogni altra sorta di vettovaglie -fu quell'anno scarsissima. Ed in quest'anno, allorchè si -trasportava in Francia la salma di S. Lodovico Re di -Francia, per intercessione di lui, che è come dire per -amore di lui, operò Iddio molti miracoli.... Nella -città di Reggio, quando eravi di passaggio il corpo di -S. Lodovico, Giacomo degli Alucii alzò preghiere a Dio, -acciocchè per amore del Santo lo esaudisse; e il Signore -rese miracoloso il suo Santo, il quale sanò per miracolo -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -una gamba a Giacomo degli Alucii. A Parma, che -è la mia città, quella cioè di cui sono nativo, guarì una -fanciulla di un cancro, che aveva in un braccio. E, nel -1274, maestro Rolando Taverna Parmigiano, Vescovo di -Spoleto, cui Papa Martino IV mandò in Francia a raccogliere -e scrivere i miracoli di S. Lodovico Re di Francia, -perchè lo voleva canonizzare e inscrivere nell'Albo dei -Santi, reduce dalla Francia, dove era andato per la -preaccennata commissione, disse a me in Reggio, dove -io allora abitava, che aveva raccolti e notati settantaquattro -miracoli, diligentemente provati con testimonianze -attendibili ed autorevoli. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1272">a. 1272</h2> - -<p> -L'anno 1272, indizione 15ª, fu creato Papa Gregorio -X, che prima si chiamava Tedaldo Visconti di Piacenza. -E per discordia de' Cardinali la cristianità era stata -senza Papa tre anni, nove mesi e ventun giorni. E lo -stesso anno, ai 14 di Marzo, lunedì, morì Enzo figlio -del fu Federico Imperatore, che era nelle carceri di -Bologna; ed ebbe sepoltura nel convento de' frati Predicatori; -e il Comune di Bologna lo fece imbalsamare, e -tutta la città gli rese solenni onori funebri alla sepoltura. -Considera ora le opere di Dio. Questo Re Enzo fu -figlio illeggittimo dell'Imperatore Federico; eppure ebbe -tanti onori in morte sulla sua tomba. Chè per lui fu un -onore morire ed esser sepolto in Bologna; essere dai -Bolognesi stato fatto imbalsamare; essere ricevuto nel -convento loro dai frati Predicatori, ed ivi essere messo -a dormire l'eterno sonno con S. Domenico. Mentre Corrado, -figlio legittimo dello stesso Imperatore, mancò di -questi onori non solo, ma quando si trasportava a Palermo, -ove sono le tombe dei Redi Sicilia, dai Messinesi -ne furono gettate le ossa nel mar di Messina, e buttato -pasto ai pesci....... perchè aveva fatto danno e -sfregio ai Messinesi, come aveva fatto il padre di lui.... -Nel medesimo anno, nel suddetto mese di Marzo, -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -morì il Cardinale Ottaviano; e i frati Minori di Reggio -comprarono alcune case presso al loro convento, e il -Comune incaricò periti stimatori, che calcolassero il -valore di prezzo di quelle case da comprarsi in buona -fede, e il Consiglio tutto concordò. E così ampliarono il -loro convento e aprirono una strada nuova che s'allineava -direttamente colla casa di Arduino de' Tacoli, che va -alla chiesa di S. Giacomo, dove abitano i frati dell'Ordine -di Pietro peccatore di S. Maria in Porto di Ravenna; -del qual Ordine è Santa Fenicola di Parma. E nello -stesso anno, in Aprile, i Bolognesi co' loro amici s'accordarono -e tennero un Consiglio generale, ed un Consiglio -de' popolani, ed arringarono e statuirono di voler andare -a oste col loro carroccio sulla diocesi di Modena, per -torre al Comune e alla città di Modena tutta quella -parte di diocesi che avevano alla destra del Panaro. Ed -i Bolognesi fecero incidere a lettere su d'una pietra, -che il Comune di Bologna era deliberato di andare a -quella impresa. E la pietra fu murata nel palazzo del -Comune di Bologna, sicchè il Podestà e il Capitano del -popolo di Bologna, quando erano in palazzo, la avevano -sott'occhi ogni giorno. E i Bolognesi quotidianamente -premevano il detto Podestà e Capitano ad armare a tal -fine l'esercito, avendo il Comune deliberato in proposito, -e avendo il Podestà e il Capitano giurato di eseguire la -deliberazione. Inoltre i Bolognesi inviarono ai Parmigiani -alcuni loro ambasciatori, i quali nel palazzo del Comune -di Parma perorarono domandando e pregando da parte -dei loro concittadini, che ai Parmigiani piacesse di non -immischiarsi nelle vertenze del territorio Modenese posto -tra la Secchia e Bologna; come essi non s'intrometterebbero -in quanto accadesse tra la Secchia e Parma; -che era quanto dire: Prendetevi la signoria della città -e diocesi di Reggio sino alla Secchia, che noi faremo -altrettanto della città e diocesi di Modena sino alla -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -Secchia stessa. E fu risposto che non era uso de' Parmigiani -far danno ai loro vicini quando non avevano colpa. -E li rimandarono inesauditi, nè vollero prestare il loro -assenso alle proposte de' Bolognesi, e mantennero sino -ad oggi pace e amicizia co' loro vicini Reggiani e Modenesi. -Nè la città e Comune di Modena volle cedere -ai Bolognesi quella parte di diocesi e territorio, che era -sulla destra del Panaro, anzi cercarono di aiuto i loro -amici per difendersi contro i Bolognesi. E in aiuto dei -Modenesi accorsero da Cremona cento cavalieri con tre -cavalli ciascuno, da Parma due mila uomini di fanteria -e mille di cavalleria. Accorse pure il Marchese d'Este -da Ferrara, e dalla città di Reggio molta cavalleria, -oltre i maggiorenti e più potenti e più nobili della città, -non a spese del Comune, ma per conto ed onore proprio. -E i Bolognesi trassero fuori e condussero nella piazza -del Comune di Bologna il loro carroccio; ma quando -giunse il momento pe' Bolognesi di formare il loro esercito, -la fazione di quelli dei Geremei di Bologna non -volle prendere l'armi contro i Modenesi, e stavano anzi -pronti ed in armi alle loro case; e se gli altri Bolognesi -si fossero mossi contro i Modenesi, la fazione di quei -de' Geremei aveva progetti e accordi di far entrare in -Bologna il Marchese d'Este con tutta sua gente, e i -Parmigiani, i Cremonesi, i Reggiani e i Modenesi, che -erano in Modena, e molti Toscani e Romagnoli, ed espellere -da Bologna tutti quelli del partito de' Lambertazzi. -Quindi i Bolognesi si ristettero dall'andare sopra Modena. -Lo stesso anno, all'ultimo di Maggio, uscì di vita Gerardo -da Tripoli, e fu sepolto il 1º di Giugno, mercoledì, -vigilia dell'Ascensione, nel monastero di S. Prospero di -Reggio. E durante la Podesteria del predetto Podestà, -cioè Triverio dei Rustici, cittadino di Gubbio<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>, si -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -ebbe gran carestia d'ogni sorta di vettovaglie, tale che -uno staio di frumento costava 8, 9, 10 soldi imperiali; -uno staio di spelta si vendeva quattro soldi imperiali, e -13 e 14 <i>grossi</i>; uno staio di melica 12, 13, 15, 16 <i>grossi</i>; -uno staio di fava 15, 18, 20 <i>grossi</i>; uno di ceci 8, 9 -soldi imperiali; una libbra grossa di carne di maiale -18, 20, 22 imperiali; una libbra d'olio d'ulivo, 22 soldi -imperiali; e un peso di cacio 8, 9 soldi imperiali; uno -staio di fagiuoli, 20 grossi, e 7 soldi imperiali. E d'ogni -altra specie di <i>vettovaglie</i>, per tutto il detto tempo, vi -fu massima penuria; e durò due anni. Nello stesso -millesimo, in Luglio, Guglielmo Luigini fu nominato -Abbate del monastero di S. Prospero di Reggio, confermato -dal Legato, che era a Piacenza, ed insediato nell'ufficio -ai 13 di Luglio, mercoledì. E per quel giorno -il detto Abbate fece imbandire un sontuoso banchetto, -a cui furono invitati i Chierici, i Religiosi e i migliori -cittadini di Reggio. E nel 30 Luglio, sabato, morì Bonifazio -di Canossa, e fu sepolto in S. Leonardo della città -di Reggio. Ai venti di Maggio dello stesso anno, arrivò -a Reggio Odoardo Re d'Inghilterra, che era di ritorno -colla moglie da' paesi d'oltremare, e fu ospitato nel -palazzo del Vescovo; e, il giorno appresso, si rimise in -viaggio alla volta del suo paese. Lo stesso anno cominciò -la fabbrica del palazzo nuovo del Comune di Reggio, -sul trivio di quei di Sesso e di altre casamenta, che -erano di Ugo Speciale, e d'altre casamenta ancora prospettanti -sullo stesso trivio; e morì nell'anno stesso -Guido Gaio de' Roberti, che fu sepolto nella chiesa dei -frati Minori. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1273">a. 1273</h2> - -<p> -L'anno 1273, indizione 1ª, il dì 27 Settembre, cioè -nella festa dei SS<sup>i</sup> Cosma e Damiano, giunse a Reggio -Papa Gregorio X co' suoi Cardinali, e ricevette ospitalità -nel monastero di S. Prospero; e, il giorno seguente, -mosse per Parma, affrettato dal bisogno di -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -andare a Lione per tenervi Concilio. Questo Gregorio, -di santissima religione, era compassionevole dei poveri, -largo e benigno sopra ogni altro uomo, molto misericordioso -e mansueto. Egli, quando era Arcidiacono di Liegi, e, -per divozione, era in viaggio per oltremare, trovandosi di -alloggio nel palazzo di Viterbo, fu dai Cardinali proclamato -Papa. Egli fece una nomina di Cardinali lodatissima, -per avere eletto personaggi insigni e valenti. Al terz'anno -del suo pontificato, per aiuto di Terra Santa, cui voleva -visitare in persona, celebrò uno straordinario Concilio a -Lione, che si aperse il 1º di Maggio; al quale intervennero -anche ambasciatori straordinari dei Greci e dei Tartari. -Dei Greci, che promettevano di ritornare all'unità -della Chiesa, e a provarlo confessarono che lo Spirito -Santo procede dal Padre e dal Figliuolo, e cantarono -solennemente il Simbolo in seno al Concilio. Dei Tartari, -che battezzati nel corso del Concilio, ritornarono al loro -paese. Il numero de' Prelati presenti al Concilio fu di 500 -Vescovi, 60 Abbati, e circa 1000 altri Prelati. Questo Papa -nel Concilio diede molte ed utili disposizioni relative ai -soccorsi per Terra Santa, alla elezione de' Sommi Pontefici, -e allo stato della Chiesa universale. Durante il Concilio, -gli elettori degli Imperatori elessero il Conte Rodolfo di -Lamagna Imperatore dei Romani. Allora Rodolfo Re dei -Romani e Re dei Franchi insieme a molti Baroni presero -la croce per andare in soccorso di Terra Santa. -Questo Papa aveva una rara esperienza delle cose secolari; -nè studiava a guadagni, ma a soccorrere i poveri. -Morì e fu sepolto ad Arezzo. Cominciò l'anno 1272, e, -dal giorno della sua elezione, tenne la Sede Apostolica -quattro anni e dieci giorni; ed il papato restò vacante -dieci giorni. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1274">a. 1274</h2> - -<p> -L'anno 1274, indizione 2.ª, fu celebrato a Lione da -Gregorio X un Concilio generale nel quale soppresse -l'Ordine dei Saccati, e la congregazione, o piuttosto la -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -dispersione di quei villani e ribaldi, che si dicono e non -sono apostoli, ma sono anzi una sinagoga di Satana, e -l'avanguardia dell'Anticristo, del quale Ordine fu fondatore -Gherardino Segalello in Parma, che in mille modi -folleggiò, come ricordo d'aver già detto e veduto, e fece -folleggiare tanti altri; ma si avverò in lui ciò che Davide -già da tempo lontano aveva predetto nel salmo 57º: <i>Al -nulla si ridurranno, come acqua che scorre: tende il -suo arco sino a che siano annientati</i>. Quest'arco teso -fu Papa Gregorio X, che nel Concilio generale di Lione -soppresse quelle Religioni di mendicanti, che di recente -erano state istituite, cioè quella dei Saccati, e di quei -ribaldi che chiamavano sè stessi apostoli, volendo egli -dare esecuzione alla Decretale di Innocenzo III, fatta in -Concilio generale, che dice: Acciochè la troppa diversità -delle Religioni non induca grave confusione nella Chiesa -di Dio, abbiamo assolutamente proibito che nessuno -istituisca una Religione nuova; e chiunque voglia darsi -ad una Religione, si volga ad una di quelle, che sono -già approvate. Nel millesimo preindicato, la città di -Bologna fu in preda ad un grave conflitto intestino, e in -parte fu messa a fuoco. E il partito imperiale di detta -città, quello cioè dei Lambertazzi, fu spogliato e scacciato -nella festa di S. Giovanni Battista. Nel qual anno, -un sabato, 2 Giugno, sul mattino, i Bolognesi partigiani -dell'Impero, per timore che arrivassero rinforzi a quelli -del partito della Chiesa contro gli imperiali stessi, senza -violenza e senza colpo ferire se la svignarono da Bologna, -e si ricoverarono a Faenza. La quale, nell'anno stesso, dai -Bolognesi, che erano ancora in Bologna, cioè da quelli -di parte della Chiesa, fu stretta d'assedio, e ad aiutarli -concorse anche una certa quantità di pedoni, cavalieri e -balestrieri di Modena, Reggio, Parma e Cremona, e fu -tutt'all'intorno devastata e distrutta. Le quali cose, io, -che allora abitava a Faenza, ho vedute e riconosciute. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<h2 class="anni" id="a1275">a. 1275</h2> - -<p> -L'anno 1275, indizione 3ª, ai 24 del mese d'Aprile, -la cavalleria di Bologna con Nicoluzzo da Balugano di -Jesi, Podestà di Bologna, e con Malatesta di Vircolo, -cittadino di Rimini, Capitano del popolo di Bologna, fecero -una cavalcata contro i Faentini e contro i Bolognesi -fuorusciti, che erano a Faenza. E giunti alla porta della -città di Faenza, i Faentini e i Bolognesi fuorusciti fecero -una cavalcata vicino ad alcuni castelli occupati dai -Bolognesi; e ritornando a Faenza si trovarono di fronte -alla cavalleria di Bologna, e, sovrastando in pericolo, coraggiosamente -li assalirono, e, quando piacque a Dio, la -milizia di Bologna fu messa in piena rotta e fuga, e -parte ne furon morti, parte prigioni, parte mortalmente -feriti. Questo scontro avvenne vicino al ponte di S. Procolo, -che dista da Faenza due o tre brevi miglia. L'anno -stesso, ai tredici Giugno, giovedì, i Bolognesi, invocato -l'aiuto de' Lombardi, formarono un esercito contro i -Faentini e i Forlivesi per annientarli. E, in aiuto dei -Bolognesi di parte della Chiesa, accorse una certa quantità -di cavalleria e di balestrieri di Ferrara, e Modenesi, -e Reggiani, e Parmigiani, e si accamparono al ponte di -S. Procolo ne' pressi di Faenza, a distanza di due, come -è detto più sopra, o al più tre brevi miglia. Nel quale -esercito vi era un'infinita quantità di fanti e di cavalli. -E avendo essi un giorno, per devastare l'agro Faentino, -passato il ponte, Guido Conte di Montefeltro, Capitano -di guerra de' Faentini e Forlivesi e Bolognesi fuorusciti, -mandò dicendo al Malatesta, capitano de' Bolognesi, che -voleva battaglia. Nè questi la rifiutò. Quindi immediatamente -il Conte Guido uscì di Faenza con tutta la sua -gente, e designò le schiere, che dovevano battersi; e il -Malatesta designò le sue. Fatta dall'uno e dall'altro -Capitano la designazione delle proprie squadre, il Conte -Guido urtò poderosamente contro i Bolognesi, e debellandoli, -inseguendoli, uccidendo e facendo prigionieri, li ridusse -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -al nulla. Poscia, disperse, malconciate, passate a -fil di spada le milizie, il Conte Guido si volse contro la -caterva de' popolani, che erano oltre quattromila, e stavano -ancora compatti nell'accampamento a guardia del -vessillo e del carroccio, e senza colpo ferire si arresero -prigionieri del Conte, il quale, a trionfo della vittoria, li -trasse entro Faenza e chiuse in carcere. E così i Faentini -corsero sul luogo, nel quale l'esercito era stato a -campo, e vi trovarono e presero intatte tutte le vettovaglie, -i padiglioni, le tende, i carri ed ogni sorta di -salmerie occorrenti ad un esercito. E in quel combattimento -perirono molti cavalieri nobili e potenti, cioè -Nicolò de' Bazalerii, Arriguccio de' Galluzzi di Bologna, -e tra fanti e cavalieri Bolognesi ben 3325. Così pure di -Reggio fu morto Giovanni Rossello de' Roberti, allora -Capitano della cavalleria Reggiana, e Princivallo di Minozzo, -e Guido Briga figlio del fu Bernardo di Corrado; -i quali furono trasportati a Reggio ciascuno in una sua -arca; e i primi due, cioè Giovanni Rossello e Princivallo, -furono sepolti in due tombe separate nel convento dei -frati Predicatori, dopo essere stati esposti su due distinti -feretri nella chiesa di S. Barnaba fuori Porta S. Pietro. -E tutta la città uscì fuori ad incontrarli, e fu un sabato, -15 Giugno. Guido Briga, poi arrivò in un'arca più -giorni dopo, e fu sepolto alla chiesa de' frati Minori. Fu -morto anche Nicolò del fu Filippo Vescovo, che era giudice -col Podestà di Bologna in quell'esercito; ma sul -campo non fu possibile rinvenirne il cadavere. Questa -vittoria dei Faentini, e strage dei Bolognesi, accadde -nel giorno di S. Antonio dell'Ordine de' Minori; e perciò -i Bolognesi non vogliono nemmeno udirlo più nominare -in Bologna. Anche l'anno avanti, i Bolognesi stanchi -dell'assedio di Faenza, la vigilia di S. Francesco l'abbandonarono; -e così per S. Francesco evitarono mali, per -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -S. Antonio hanno acquistato beni (<i>sic</i>). L'anno stesso 1275 -cominciò per la fiera di S. Maurizio a piovere dirottamente, -e prima di Natale si rovesciò dal cielo per più -giorni tale diluvio d'acque, che portò vaste innondazioni, -a i fiumi traboccarono ed uscirono dai loro alvei spandendosi -per la diocesi di Reggio; e tutto l'inverno fu -piovoso. E, in quell'anno e nel successivo, s'ebbero in -pianura piogge e diluvii, e, ai monti, nevi oltre misura -copiose; e in alcuni punti di montagna furono alte sin -cinque braccia, e in altri sino a sei braccia; e tanta neve -durò più mesi nell'anno predetto e nel seguente. Vi fu -anche ai monti grande morìa di maiali e d'altro bestiame, -per mancanza di nutrizione. Non avevano nulla da somministrar -loro a pasto, e cuocevano fieno e lo trituravano -per pascere i maiali. In quell'anno, ai 5 di -Dicembre, festa di S. Nicolò, giunse a Reggio, reduce -da Lione, Gregorio X con sua Corte e suoi Cardinali, e -fu ospitato nel palazzo del Vescovo di Reggio. Il giorno -dopo partì per Roma; ma poi ad Arezzo infermò, e vi -stette molti giorni infermo. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1276">a. 1276</h2> - -<p> -L'anno 1276, indizione 4ª, ai 10 di Gennaio, festa -di S. Paolo, primo eremita, Papa Gregorio X morì ad -Arezzo, città della Toscana. Questo Papa fu molto zelante -delle cose divine, e molto aveva in animo di fare; ma -la morte prematura gli tolse di mandare a compimento -i suoi progetti. Egli depose un Vescovo, che aveva -domandato licenza di non intervenire al Concilio, perchè -sospettò che volesse rimanere a casa per avarizia, cioè per -risparmiare le spese...... Così pure biasimò e vituperò -frate Pietro dei Fulconi di Reggio, e lo allontanò -da sè, mentre prima dimorava seco a Corte, perchè -accumulava tesori. Tolse il cappello rosso al Cardinale -Riccardo, perchè parve che avesse conferita una prebenda -con simonia. E, fin prima che fosse Papa, furono composti -alcuni versi, ch'egli poi credeva che alludessero a sè, -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -e che per sè fossero stati profeticamente scritti, ne' quali -è detto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Sanctus parebit, et Christi scita tenebit.</p> -<p class="i01">Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">D'angelico costume un santo austero</p> -<p class="i02"> Verrà del Cristo a custodire il Vero.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci</p> -<p class="i02"> Di Simon mago miseri seguaci.</p> -</div></div> - -<p> -Ma riportiamo per ordine tutti i versi, giacchè questo -Papa li riferiva a sè stesso. Questi sono alcuni versi, -che furono destinati ad alcuni Cardinali, e anche ad un -certo Capitolo provinciale dei frati Predicatori, parecchi -mesi prima che Papa Gregorio X fosse eletto, come un -sacerdote del detto Ordine, frate degno di fede, disse a -me, e mi diede i versi. Ed io, quasi tre mesi prima -della elezione di Gregorio X, vidi que' versi nel loro -testo originale: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quarto Clementi, dum tertius annus agetur</p> -<p class="i01">Papa sacer genti justorum substituetur,</p> -<p class="i01">Ac domo Christi succedet sanctior isti,</p> -<p class="i01">Patris de coelis servus bonus, atque fidelis.</p> -<p class="i01">Huic salvandarum zelus vehemens animarum</p> -<p class="i01">Et quod honoretur Deus a cunctis et ametur.</p> -<p class="i01">Currus et auriga Christi populis erit iste;</p> -<p class="i01">Nam sua non quaeret, sed quae tua sunt,</p> -<p class="i11"> bone Christe.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span></p> -<p class="i01">Gazas terrenas spernet, discrimine plenas,</p> -<p class="i01">Conformis Christo, mundo dum vivet in isto.</p> -<p class="i01">Hunc Deus ornabit, et mire clarificabit,</p> -<p class="i01">Sanctificabit, magnificabit, glorificabit,</p> -<p class="i01">Mundum pacabit, et Ierusalem renovabit.</p> -<p class="i01">Fructus terra dabit, Deus orbem laetificabit</p> -<p class="i01">Sed prius horribile quiddam parebit in yle</p> -<p class="i11"> (Idest): in mundo.</p> -<p class="i01">Clementi alius sacer succedet et almus,</p> -<p class="i01">Cui procuratrix Theotocon ejus amatrix,</p> -<p class="i01">Et defensatrix, semperque benigna educatrix.</p> -<p class="i01">En circa mille bis centum septuaginta</p> -<p class="i01">Tetraque: tunc ille velut annorum quadraginta,</p> -<p class="i01">Sanctus parebit, et Christi scita tenebit,</p> -<p class="i01">Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae.</p> -<p class="i01">Christe, tuum pulcrum tunc nobis, sancte, sepulcrum</p> -<p class="i01">Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis.</p> -<p class="i01">Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi.</p> -<p class="i01">Cardinibus multam, pones, altissime, mulctam.</p> -<p class="i01">Tres Deus orantes, quam saepius et vigilantes,</p> -<p class="i01">Quod sic praestetur, clare docuisse videtur.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Dopo Clemente volgerà 'l terz'anno,</p> -<p class="i02"> E di Clemente quarto avrà lo scanno</p> -<p class="i01">Pastor novel di sacro spiro ardente,</p> -<p class="i02"> Voto e desio della cristiana gente.</p> -<p class="i01">Alma che vien dal ciel d'amore accesa,</p> -<p class="i02"> Niun più santo di lui vedrà la Chiesa.</p> -<p class="i01">Dell'uom la perfezion, di Dio la gloria</p> -<p class="i02"> Saran sua cura sol, virtude e storia.</p> -<p class="i01">Cocchio e cocchier del popolo di Cristo,</p> -<p class="i02"> Brama al regno di Lui sol fare acquisto.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span></p> -<p class="i01">L'oro disprezza, che a virtù fa guerra;</p> -<p class="i02"> Tesoreggia pel ciel sopra la terra.</p> -<p class="i01">In lui magnificenza, in lui splendore</p> -<p class="i02"> Iddio raduna, e ne fa santo il cuore.</p> -<p class="i01">Per lui fia pura dell'altar la face;</p> -<p class="i02"> Lieto il mondo per lui composto in pace.</p> -<p class="i01">Colmo di frutti avrà la terra il seno,</p> -<p class="i02"> Colmo di gioie il cor, lieto, sereno.</p> -<p class="i01">Ma prima il sol vedrà prodigio strano</p> -<p class="i02"> Che di Clemente il successor sovrano.</p> -<p class="i01">Cui la Madre di Dio, Vergine pura,</p> -<p class="i02"> Guida darà, difesa, amore e cura.</p> -<p class="i01">Ecco il dugensettantaquattro arriva</p> -<p class="i02"> Aggiunto al mille; e sapïenza viva</p> -<p class="i01">D'angelico costume, un santo austero</p> -<p class="i02"> Verrà del Cristo a custodire il Vero.</p> -<p class="i01">Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci</p> -<p class="i02"> Di Simon mago miseri seguaci.</p> -<p class="i01">Il gran Sepolcro a liberar di Cristo</p> -<p class="i02"> Ei viene, e vola al glorïoso acquisto.</p> -<p class="i01">E, lo schiavo d'error e di sofisma</p> -<p class="i02"> Acheo converso, sparirà lo scisma.</p> -<p class="i01">Guizzanti strideran le tue saette</p> -<p class="i02"> Sui Porporati, altissime vendette.</p> -<p class="i01">Par che squarciasse del futuro il velo</p> -<p class="i02"> A preghi e veglie di tre santi il cielo.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<p> -E questa scrittura noi la vediamo letteralmente verificata. -A Papa Clemente IV succedette Gregorio X; e -fu buon uomo, giusto, retto e timorato di Dio; e prima -che a Clemente succedesse un altro Papa apparve al -mondo un'<i>orribile cosa</i>; e fu che i cristiani, per discordia -tra' Cardinali, stettero senza Papa tre anni, nove -mesi e ventun giorni; e perciò restavano stupefatti di -tanto lunga vacanza della Sede Apostolica. Laonde Gregorio -X appena fatto Papa, fissò norme opportune per -l'elezione del Sommo Pontefice. Il detto poi ne' versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">En circa mille biscentum septuaginta</p> -<p class="i01">Tetraque, tunc ille velut annorum quadraginta</p> -</div></div> - -<p> -è chiaro e facilissimo a intendersi, perchè si verificò -alla lettera. Nel 1274 celebrò un Concilio generale a -Lione, in cui si mostrò veramente santo, perchè stabilì -ottime regole da osservarsi; e credeva fermamente di -attenersi agli insegnamenti di Cristo, se fosse vissuto; -ma per la malizia altrui, fu dalla morte tolto di mezzo, -come Giosia Re di Giuda, quando appunto era più necessario....... -Quel che segue poi negli altri versi -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Angelicae vitae; pavor vobis, o Giezitae</p> -</div></div> - -<p> -s'è già detto come perseguitò vivamente i simoniaci. -Quel che vien dopo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Christe, tuum pulcrum, tunc nobis, sancte, sepulcrum</p> -<p class="i01">Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis.</p> -</div></div> - -<p> -si può spiegare adempiuto in questo modo: Egli visitò -una volta personalmente Terra Santa, e s'era proposto -di visitarla di nuovo per redimere il Santo Sepolcro. Ma -contro la volontà di Dio nulla si può. Ond'è che il -Signore disse Luca 21.º: <i>E Gerusalemme sarà calpestata -dai Gentili, finchè i tempi dei Gentili siano compiuti</i>. -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -Ond'è che è detto, Apocalisse 11.º: <i>Ed essi -calcheranno la Città Santa lo spazio di quarantadue -mesi</i>. L'Abbate Gioachimo intese questo numero -così: quarantadue mesi sono le quarantadue generazioni, -che pone Mattia, chè tali si dichiararono nel nuovo testamento, -perchè secondo S. Luca III: <i>E Gesù Cristo cominciava -ad esser come di trent'anni</i>, quando fu batezzato -da Giovanni. Poni dunque quarantadue generazioni -da Cristo sino ai giorni nostri, assegnando trent'anni a -ciascuna generazione, e si completeranno in 1260 anni, -(tempo in cui cominciò la divozione dei flagellanti). Il -qual numero è designato in più luoghi, come nell'apocalisse -11.º: <i>Ed io darò a' miei due testimonii di profetizzare: -e profetizzeranno 1260 giorni, vestiti di sacchi</i>. -E più innanzi Apocalisse 12.º: <i>E la donna fuggì nel deserto, -dove ha luogo apparecchiato da Dio, acciocchè -sia quivi nudrita 1260 giorni</i>. E tanto qui che più su, pel -giorno si intende l'anno....... Quindi non appare essere -volere di Dio, che il Sepolcro di Cristo, una volta glorioso, -sia ora liberato. Ma se fosse dipeso dalla volontà di Gregorio -X sarebbe stato liberato, se la morte non gli -avesse tronca l'impresa in mano, stantechè a questo fine -andò oltremare, rinnovò l'Impero, celebrò il Concilio...... -Io credo in vero (non so se m'inganni) che per queste -due cose che il Papa tentò di fare, Iddio lo togliesse di -mezzo, non volendo che sorga più alcun Imperatore dopo -Federico II, di cui è detto ancora: <i>In lui sarà finito -l'Impero, perchè sebbene sia per avere successori, dalla -suprema Sede Romana non ne avranno il titolo</i>. Non -pare poi che sia volere di Dio che il Santo Sepolcro sia -liberato, perchè molti che hanno voluto provarvisi, hanno -provato invano. E perciò a questo riguardo la Chiesa -può esclamare con Isaia 49.º: <i>Io mi sono affaticato a -vuoto: invano, ed indarno ho consumato la mia forza; -ma pur certo la mia ragione è appo il Signore, e l'opera -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -mia appo l'Iddio mio</i>. Quanto segue poi in quei -versi. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi.</p> -</div></div> - -<p> -cioè i Greci; così si può spiegare. I Greci intervennero -al Concilio di Lione celebrato da Gregorio X e promisero -di ritornare all'unità della Chiesa romana....... Riguardo -poi alla conversione de' Greci e de' Giudei ecc, leggi nel -libro dell'Abbate Gioachimo, chè la sua esposizione è -bellissima, piacevole, e piena di verità...... -</p> - -<p> -L'anno del Signore 1276, indizione 4.ª, ai 21 di Gennaio -festa di S Agnese, fu eletto Papa frate Pietro dell'Ordine -dei Predicatori, Borgognone, della città di -Tarantasia, il quale essendo Arcivescovo di Lione, fu -fatto Cardinale da Papa Gregorio X, che fregiò -del cappello stesso anche frate Bonaventura Ministro -Generale dell'Ordine de' Minori, maestro Pietro Spagnuolo, -e due altri. Del collegio de' Cardinali dunque -era stato il primo, e fu chiamato Innocenzo V, che morì -l'anno stesso, in cui fu fatto Papa, cioè ai 22 di Giugno. -E l'anno stesso, un martedì, sul finir di Giugno, vigilia -di S. Giovanni Battista, si rovesciò un diluvio strabocchevole -d'acque; tantochè il Crostolo gonfiò in modo -che, da Rivalta<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> sino a Bagnolo<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, tutto il territorio -era allagato, e molte persone perirono annegate; e le -biade furono travolte da luogo a luogo, e ruinarono i -ponti dei torrenti, le case furono rese crollanti, o atterrate -dall'inondazione, le biade sommerse, le ghiaie che -erano sulle strade trasportate su' campi o ne' fossati, -sicchè diluvio tale non fu mai più veduto, nè i vecchi -ricordavano che mai l'eguale in antico fosse avvenuto. -E il Crostolo gonfiò e si espanse talmente presso il -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -borgo di S. Stefano e d'Ognissanti fuori porta, che la -corrente delle acque invase la strada d'Ognissanti in -Reggio, e dell'acqua che veniva dal Crostolo ne furon -piene le case dell'una parte e dell'altra del borgo predetto, -e tutta la strada era coperta di detta acqua, -sicchè una barca poteva navigarvi. Anche tutto l'Ospedale -di Santa Caterina ne era pieno e l'Ospedale di S. -Geminiano parimente, e la strada pareva un canale -naviglio; e il detto Ospedale di S. Geminiano ne riportò -gravi danni in biade ed altre cose, asportate dall'inondazione. -Anche la strada della Modolena<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> pareva un -canale naviglio; e le acque della Modolena<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> si congiunsero -con quelle del Crostolo; e que' torrenti scorrevano -per case e per campi, che pareva un mare. Anche -molto bestiame annegò, cioè tutte le pecore dell'Ospedale -di S. Pietro in Vincoli di Modolena, e molti altri animali. -Nè udita fu mai nè veduta altrettale inondazione, -nè i vecchi ne avevano memoria. E tanto diluvio si -scatenò per tutto il mondo, e le pioggie durarono tutta -la state e l'autunno, sicchè non si potè seminare; e -nella Villa di Crostolo<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>, presso Masenzatico, le case -s'empirono d'acqua del fiume; e la pioggia persistette -quattordici mesi. Lo stesso anno morì Papa Innocenzo -V, ai 22 di Giugno, e fu eletto, agli 11 di Luglio, Ottobono -Fieschi, nipote di Papa Innocenzo IV, e si chiamò -Adriano V, che morì il mese dopo, ai 17 d'Agosto, e fu -sepolto nella chiesa de' frati Minori a Viterbo; e, nel -successivo 17 Settembre, fu eletto Papa maestro Pietro -Spagnuolo, che assunse il nome di Giovanni XXI, e restò -in sede otto mesi e un giorno. E nello stesso anno si -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -ebbero pioggie dirotte e diluvii, sicchè i campagnoli -non poterono seminare; cosa non mai più udita dai -vecchi. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1277">a. 1277</h2> - -<p> -L'anno 1277, indizione 5.ª, ai 21 di Gennaio, giorno -di Santa Agnese, giovedì, Napoleone cittadino Milanese, -Anziano perpetuo del popolo della città di Milano, fu -ignomininsamente rimosso da quell'anzianato, fatto prigioniero -con sei o sette di casa sua da' fuorusciti milanesi, -e da' Comaschi e lo ritengono tuttora prigione in Como, -ossia ne' castelli Comaschi, e precisamente nel castello -di Bardello<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>; e sono state fatte tre gabbie, in cui -sono chiusi, cioè, come si dice, due per gabbia. E la -presura era avvenuta in un borgo della diocesi di -Milano, che si chiama Desio<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. E i contadini di quel -borgo uccisero allora Francesco della Torre, ed alcuni -altri di quei della Torre, e amici loro. E Cassone figlio -di Napoleone, udito di questa cosa in un certo castello -ove si trovava, corse con quattrocento armati a cavallo -sopra Milano, ed entrò in città co' suoi, e trovò che casa -sua e quelle de' suoi erano poste a ruba e a sacco; e -le porte della città erano chiuse, e il popolo di Milano -affollatissimo e armato nel Broletto, e quivi Cassone -s'impegnò in una mischia e uccise molti; ma quando -s'accorse che non trovava gran seguito, uscì fuori coi -suoi armati, e s'accostò a Lodi, la quale non lasciandolo -entrare, si trattenne ne' sobborghi, e il giorno dopo -andò a Crema co' suoi armati. E l'Arcivescovo di Milano -in una con tutti quelli del partito di dentro, fecero -l'ingresso in città con vivissima festa ed esultanza; e -il popolo milanese elesse questo stesso Arcivescovo a -suo Signore: e assecondando il desiderio dell'Arcivescovo -nominarono Simone, Capitano della città per un anno; -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -Guglielmo Pusterla, Podestà dei mercanti; e Riccardo -conte di Langosco<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>, Podestà della città. E, ai 21 del -mese di Maggio, morì Papa Giovanni XXI dopo un -Papato di otto mesi e un giorno. E, lo stesso anno, un -Lunedì 7 Luglio, morì Ugolino da Fogliano, e il giorno -dopo fu sepolto alla chiesa di S. Spirito di Reggio. E -quello fu un anno in cui uno staio di fava seminata -ne fruttò diciotto, venti, anche venticinque; e perciò -più ancora di quello del proverbio: <i>Fava de zenaro, -lo mozo per lo staro</i>; cioè quando si semina fava in -Gennaio, prolifica tanto che se ne ha un moggio da uno -staio: questa è sperienza e tradizione degli agricoltori. -Lo stesso anno e millesimo, un esercito Reggiano andò -a oste a Bismantova<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>; e quelli di Bismantova si -arresero all'obbedienza del Podestà di Reggio, nel mese -d'Agosto. Nello stesso mese, Guastalla, cioè il territorio -di Guastalla, fu occupato dai nemici; ma immantinente -fu riconquistato dall'altro partito, cioè da quelli di -parte della Chiesa; e tutti quelli che l'avevano occupato -restarono, o morti, o prigionieri. In quell'anno fuvvi -grande morìa, e moltissime malattie d'uomini, di donne -e di ragazzi per quasi tutto il mondo, ma principalmente -nel regno d'Italia e in Lombardia; e le pioggie furono -sì continue e grosse, che non si poterono raccogliere le -meliche, nè seccarle, nè si potè seminare. L'anno stesso, -Mastino della Scala, che ebbe la Signoria di Verona -dopo Ezzelino da Romano, fu morto da quattro assassini -Veronesi. Ma Alberto della Scala suo fratello germano, -e che succedette a Mastino nella Signoria di -Verona, vendicò pienamente il fratello facendo uccidere -i malfattori..... In quell'anno si ebbe anche gravissima -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -carestia, e in alcuni casi fu venduto uno staio di -frumento 9 soldi imperiali, e 20 soldi reggiani; uno -staio di fava 17, 18, 19 <i>grossi</i>; uno staio di melica 13, -14, 15 <i>grossi</i>; una libbra grossa d'olio d'ulivo 21 -imperiali, e sin anche 22 e due soldi imperiali. Fu -anche in quell'anno che, coll'assenso del Consiglio -generale di Cremona, nel mese di Novembre e di Dicembre, -si cominciò ad otturare il cavo Tagliata. E fu -eletto Papa, verso il giorno di S. Andrea, il Cardinale -Giovanni Gaetani, che assunse il nome di Nicolò III. -Egli da Cardinale era il governatore, e protettore e -censore dell'Ordine de' Minori, e dopo che fu Papa, -commentò la loro Regola, e chiarì alcune cose che -parevano non facili ad intendersi. Ed è notabile che -tutti i Cardinali governatori, protettori e censori dell'Ordine -del beato Francesco, furono poi fatti Papi, -come Gregorio IX, Alessandro IV e Nicolò III; e ciò -credo io, mercè la grazia di Dio, l'aiuto del beato Francesco -e la bontà della vita loro. Del resto, quello che -ha da venire sallo Iddio. Ora il Cardinale dell'Ordine -de' frati Minori è Matteo Rossi, e ne lo assegnò, anzi ne -lo impose, Papa Nicolò, perchè è suo parente; ma i -frati avevano eletto Girolamo, che era stato Ministro -Generale del loro Ordine, ed ora è Cardinal prete del -titolo di Santa Potenziana (ma dopo fu fatto Vescovo di -Palestrina; e frate Bencivenni è stato fatto Vescovo di -Albano. Questi fu dell'Ordine dei Minori, lettore di -teologia, bello, buono, onesto uomo, e amico intimo di -Nicolò III, che lo creò anche Cardinale, perchè talvolta -abitò con lui, e amava affettuosamente l'Ordine, a cui -apparteneva). -</p> - -<h2 class="anni" id="a1278">a. 1278</h2> - -<p> -L'anno 1278, indizione 6.ª, fu impedito dai Cremonesi -che si interrasse il cavo Tagliata, quando il Comune di -Reggio, a chiuderlo, vi aveva già spese duemila lire imperiali -e più, senza tener conto della prestazione d'opera -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -ed altre spese da parte degli abitanti della diocesi di -Reggio. Ed il Comune di Reggio ne ebbe grave danno e -beffa; perchè il Marchese Cavalcabò cogli altri Cremonesi -della città di Cremona negarono al Comune di Reggio la -promessa indennità delle spese fatte per la detta chiusura, -e la distrussero; promessa che era stata fatta ad -Azzone di Manfredi, che allora era Podestà di Cremona, -e al Comune di Reggio, dal Consiglio generale e dal -Comune di Cremona stessa. In quell'anno uno staio di -frumento costava 8, 9, 10 soldi imperiali; uno staio di -spelta 14 <i>grossi</i>, e 5 soldi imperiali; e uno staio di -melica 14 <i>grossi</i> e 5 soldi imperiali. E lo stesso anno, -in Maggio, fu smantellata, diroccata e incendiata Gonzaga<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>, -ossia il castello di Gonzaga, dai Mantovani. -E allora era Signore di Mantova Pinamonte, il quale -tenne molt'anni quella Signoria, e di tale opera di -distruzione era solito vantarsene, e andava dicendo: «Ho -fatto la tale cosa, durante la mia Signoria, ho fatto la -tale altra, nè finora me ne capitò disgrazia, anzi ogni -cosa mi va a seconda dei voti»; ma queste vanterie -non erano da uomo sensato...... E nota che nel -millesimo sussegnato si trattò la prima volta di creare -un Capitano del popolo di Reggio; e fu fatto, a sei mesi, -Ugolino Rossi, cioè il figlio del fu Giacomo di Bernardo -Rossi di Parma, per cura di Guglielmo Fogliani, Vescovo -di Reggio, che ebbe dal Comune facoltà di eleggerlo. -E lo stesso anno fu presa Lodi da Cassone della Torre -di Milano. Nello stesso millesimo ed anno, Giliolo da -Marano di Parma, Giudice, fu eletto, a sei mesi, Podestà -di Reggio, cioè dal 1º Luglio al 1º Gennaio. E lo stesso -anno, sotto la reggenza del detto Podestà, quelli di -Bismantova ruppero il patto di obbedienza al Podestà -e al Comune di Reggio. E il sunnominato Ugolino -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -Rossi, Capitano del popolo di Reggio, assunse per primo -l'ufficio della Capitaneria, ed ebbe sede la prima volta -nella casa di un Guido Gaio de' Roberti. In quell'anno -fu preso anche dai Cremonesi il castello di Fornovo<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>; -e dal Patriarca d'Aquileia e dai Torriani si presero a -forza molte Terre in quel di Milano, e furono fatti innumerevoli -prigionieri. A Bologna si concordò la pace per -interposizione di frate Latino, nipote di Papa Nicolò III, -e Cardinale Legato in Lombardia ed in Toscana. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1279">a. 1279</h2> - -<p> -L'anno 1279, indizione 7ª, nella diocesi di Reggio fu -preso un lupo<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>, che divorava i ragazzi. E nello stesso -anno, nel mese di Febbraio, Tommasino di Gorzano e -quei di Banzola di soppiatto occuparono Bismantova, e -ne portarono via roba, vettovaglie e tutto quanto vi si -trovava; e nello stesso mese i prenominati invasori consegnarono -ogni cosa nelle mani di un milite del Podestà -di Reggio pel Comune, che ne pagò mille lire reggiane. -Nel mese di Maggio poi morì Aimerico da Palù in -Parma, e fu sepolto nel convento de' frati Minori, e dai -Parmigiani si ebbe distinte dimostrazioni d'onore tanto -alla morte, quanto sulla tomba. E lo stesso anno, nel -mese di Febbraio, o sul principio di Marzo, fu segnata -la pace tra i Torriani e quei di Lodi da una parte, e i -Milanesi dall'altra. E, nel mese d'Aprile, a Reggio furono -giurate e contratte parentele tra quei di Fogliano e -Antonio de' Roberti, tra Giacomino di Rodiglia e Guido -da Tripoli, e tra Guido di Bibianello e Guglielmo di -Canossa. E poscia, in Aprile o in Maggio, quei di Bismantova -rioccuparono Pietra Bismantova; e un certo -numero di fanti e di cavalli da Bologna e da Parma -con balestrieri di Modena andò a oste colà, e vi stettero -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -quindici giorni; finchè quelli di Bismantova restituirono -a patti quella Terra al Comune di Reggio, e si ritirarono. -(Nel soprassegnato millesimo due Re co' loro eserciti -si azzuffarono e n'ebbero aspra ed accanita battaglia, -cioè Rodolfo Re de' Romani, che coll'assenso di Gregorio -X era stato eletto al seggio d'Imperatore, e il Re di -Boemia; urtarono dunque l'uno contro l'altro, e Re -Rodolfo ne riportò la vittoria e uccise il Re di Boemia; -e l'uno e l'altro erano buoni amici dell'Ordine de' frati -Minori). Lo stesso anno, nella festa dei SS. Apostoli -Filippo e Giacomo, cioè il 1º Maggio, un fortissimo terremoto -scosse la Marca d'Ancona, sicchè due parti di -Camerino<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> subissarono, e molte vittime si ebbero a -deplorare: Fabriano, Matelica, Cagli, S. Severino e -Cingoli, tutti questi castelli ruinarono, e parimente Nocera, -Foligno, Spello<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>, e in breve tutti i castelli, che -sono tra que' monti ne furono assai malconci. Così tre -monti tra i quali eranvi artificialmente formati due -laghi e costrutto un castello si riunirono; e i laghi e -il fiume, che col rigurgito delle acque li formava, ed il -castello restarono sepolti. In Romagna e sui monti tra -Firenze e Bologna ruinarono castelli ed ogni sorta di -edifici con innumerevoli vittime sotto le ruine; e tanto -timore invase l'animo di tutti, che da quelle parti nessuno -s'attentava più di stare in casa, neppure il Legato -Cardinale Latino. Nella Marca d'Ancona e altrove si -rappacificarono molte discordie per timore e per l'aspettazione -di imminente pericolo. Fu fatta anche pace tra -i Bolognesi e i Romagnoli per mediazione del Cardinale -Latino dell'Ordine dei Predicatori. Così nello stesso -anno, verso il giorno d'Ognissanti, fu la città di Parma -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -interdetta dagli uffici ecclesiastici, per cagione di due -donne, che in quella città furono bruciate vive per -eretiche (delle quali una si chiamava Alina, l'altra era -una sua seguace) e per cagione de' frati Predicatori e -del Cardinale Latino. Come pure verso Natale furono di -nuovo espulsi da Bologna quelli che vi erano rientrati -per la fatta concordia, cioè i Lambertazzi, perchè pretendevano -un trattamento pari a quello dei partigiani -della Chiesa. (Parimente nel suddetto millesimo fu -ucciso Francesco Cavatrutta di Parma per intrighi e -sollecitazioni di un certo capo di assassini, che si chiamava -Cecco Tosco di Firenze. Accorse dunque alla chiamata -di costui Guglielmo Bestiario de' Lambertini di -Bologna con alcuni malfattori, e lo ferì di spada nel -palazzo del Comune di Bologna, e lo dilacerarono a -brandellini, e lo gettarono giù dal palazzo come vile -carname. Allora era Podestà di Bologna Guglielmo -Putagio di Parma, e frate Ghifredo Pagani di Parma -era Guardiano de' frati Minori di Bologna). Nello stesso -millesimo si videro anche le imposture di miracoli di -un certo Alberto, che stava a Cremona e che era stato -un portatore e ad un tempo un tracannatore di vino, -non che un peccatore; dopo la cui morte, come se ne -faceva correr voce, operò molti miracoli a Cremona, a -Parma e a Reggio. In Reggio alla chiesa di S. Giorgio, -e del beato Giovanni Battista; a Parma nella chiesa di -S. Pietro, che è presso la piazza nuova, ove avevano la -loro stazione, tutti i brentori di Parma ossia i tracannatori -di vino; e beato chi li poteva toccare, o dare -loro qualche cosa del proprio; altrettanto facevano le -donne. Ed univano compagnie per le parrocchie, ed -uscivano per le vie, e per le piazze, per andare processionalmente -alla chiesa di S. Pietro, ove si veneravano -reliquie di quell'Alberto; e cantando portavano croci e -gonfaloni, e facevano offerte di porpore, sciamiti, broccati, -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -baldacchini<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> e molti denari; che poi i brentori -si dividevano tra di loro e tenevano per sè. La qual -cosa vedendo i parrochi si affrettarono a far dipingere -le immagini di quell'Alberto nelle loro chiese, perchè -crescesse il numero e il pregio delle offerte. E non solo -in quel tempo si faceva dipingere l'immagine di lui -nelle chiese, ma anche sui muri, sotto i porticati delle -città, delle campagne e de' castelli. Il che è contrario -alle leggi ecclesiastiche, le quali proibiscono di venerare -le reliquie di chi non è stato dalla Chiesa riconosciuto -e ascritto all'albo dei Santi; nè si può dipingere l'immagine -di alcuno come di Santo, se prima non ne sia -pubblicata la canonizzazione. Laonde i Vescovi, che permettono -tali abusi nelle loro diocesi, meriterebbero -d'essere rimossi dal loro ufficio, cioè meriterebbero -d'essere spogliati della loro dignità episcopale......... -E chiunque avesse mancato d'intervenire a queste solennità, -si riguardava come un eretico che le avesse in -odio. E i secolari andavan dicendo a chiara e viva voce -ai frati Minori ed ai Predicatori: Voi credete che non -possano far miracoli che i vostri Santi; ma siete pure -in inganno; ed ora lo si vede da questo. Ma Iddio -sbugiardò presto l'accusa infame, apposta a' suoi servi -ed amici, mettendo in chiaro la menzogna di coloro, che -li avevano accusati, e castigando i calunniatori degli -innocenti. Di fatto, arrivato un tale da Cremona, che -diceva d'aver portato una reliquia di questo S. Alberto, -cioè il dito mignolo del piede destro, accorsero affollati -i Parmigiani, uomini, donne, ragazzi, ragazze, vecchi, -giovani, chierici, secolari, e tutti i Religiosi, e con -processione lunga, infinita, portarono quel dito alla -chiesa matrice, che è quella della Vergine gloriosa; e -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -collocato quel dito sull'altare maggiore, s'accostò Anselmo -Sanvitali, Canonico della cattedrale, e, a volte, -Vicario del Vescovo, e lo baciò. Ma sentito odore, cioè -fetore d'aglio, e dettolo agli altri preti, s'accorsero -anch'essi e riconobbero che erano stati gabbati, poichè -non trovarono che fosse nulla fuorchè uno spicchio di -aglio; e così restarono canzonati i Parmigiani e beffati, -i quali <i>folleggiarono in vanità e diventarono vani</i>. In -Cremona, nella chiesa ove era sepolto quell'Alberto, i -Cremonesi volevano dimostrare che Dio per mezzo di -lui operava miracoli; e perciò da Pavia e da altre città -Lombarde molti infermi vi si facevano condurre per -liberarsi dalle loro infermità. Accorsero anche da Pavia -a Cremona molte nobili donne e donzelle, alcune per -divozione, altre per isperanza di guarigione........ e -perciò di gran lunga sbaglia il peccatore, o il malato, -che abbandona i Santi conosciuti a prova, e si rivolge -ad invocare l'aiuto di chi non può essere esaudito...... -Nota però e considera che come i Cremonesi, i Parmigiani, -e i Reggiani folleggiarono per Alberto brentore, -anche i Padovani avevano folleggiato prima per un certo -Antonio, che era un pellegrino, e i Ferraresi per un -certo Armanno Pungilupo.............. Iddio realmente -ascolta anche le invocazioni del beato Francesco, -del beato Antonio, di S. Domenico e de' figli loro, ai -quali debbono dare ascolto i peccatori. Ma la venerazione -di tali nuovi Santi nasceva da molteplici cause: -da parte de' malati, per ricuperare la sanità; da parte -de' curiosi, per vedere novità; da parte dei preti, per -invidia che hanno de' moderni Religiosi; da parte dei -Vescovi e dei Canonici, pel lucro che ne ritraggono, come -è palese nel Vescovo e ne' Canonici di Ferrara, che guadagnarono -molto per la divozione di Armanno Pungilupo; -e finalmente da parte di coloro che vagavano fuori -delle loro città, come partigiani dell'Impero, i quali -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -speravano, in occasione de' prodigi operati da questi -nuovi Santi, di rappacificarsi coi loro concittadini, essere -rimessi in possesso de' loro averi, e di finirla d'andare -vagolanti pel mondo. Nel millesimo sussegnato, cioè -1279, indizione 7ª, fu rotta la pace di Milano, perchè il -Marchese di Monferrato ingannò e tradì i Torriani, -come fece divulgare per la Lombardia il Patriarca, che -era uno de' Torriani. Però ebbe luogo la pace de' Bolognesi, -che nel mese di Settembre rientrarono in Bologna; -e fu fatta una tregua e una pace tra' Bresciani e i -Mantovani. E, l'anno stesso, i frati Predicatori di Parma -fuggirono e si ricoverarono a Reggio, perchè i Parmigiani -si sollevarono contro di loro, a cagione di una -donna, cui essi avevano fatta arrostire come una gazzera. -Perciò i Parmigiani furono scomunicati da frate -Latino Cardinale e Legato del Papa, che era a Firenze, -e che apparteneva all'Ordine dei Predicatori. E un -venerdì, 22 Dicembre, fu rotta la pace tra i Bolognesi -della città e i fuorusciti. Vi fu guerra civile, e molti -ne rimasero morti, e una quasi innumerevole quantità -di case, che appartenevano a quelli del partito dei Lambertazzi, -furono incendiate e diroccate dal partito avverso; -laonde per timore di peggio i Lambertazzi uscirono -dalla città. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1280">a. 1280</h2> - -<p> -L'anno 1280, indizione 8ª, uno staio di seme di canapa -si vendeva 16, sino a 20 soldi imperiali. E in -quell'anno i Parmigiani incominciarono a fare i cavi -per murarvi le fondamenta di un castello presso a Cadeo -sulla strada pubblica<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>, e nel mese di Marzo scavarono -le fossa di quel castello nella contrada di Cella, -e lo chiamarono il castello della Croce. E i Mantovani -fecero un ponte nella contrada che si chiama Brazzolo<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -E nel mese di Agosto, nell'ottava dell'Assunzione della -beata Maria Vergine, morì Papa Nicolò III. E i partigiani -dell'Impero, di Faenza e di molte altre Terre della -Romagna, uscirono dalle loro città. Il Conte di Romagna, -che era Podestà di Bologna, cominciò allora a parteggiare -per gli anzidetti Bolognesi. Nello stesso anno -firmossi una pace fra quelli di Padova e di Verona, e la -fazione imperiale lasciò Bologna; nel Settembre la parte -imperiale uscì di Vercelli. Nello stesso anno insorse -discordia tra Guglielmo Vescovo di Reggio, i preti della -città e della diocesi di Reggio stessa da una parte, e -Dego Capitano del popolo e il popolo di Reggio dall'altra, -a cagione delle decime, parendo che i preti -volessero esigere troppo dal popolo e dalla città. Perciò -il Capitano con ventiquattro difensori delle ragioni del -popolo statuirono leggi contro i laici collettori delle -dette decime; e per cagione di quelle leggi il Vescovo -scomunicò il Capitano, i ventiquattro Avvocati e tutto il -Consiglio generale del popolo, e oltracciò pubblicò l'interdetto -su tutta la città. D'onde il popolo in furore -elesse altri venticinque popolani, tra' quali sette Giudici -(e ne' predetti ventiquattro, ce n'erano già quattro di -Giudici) e presero gravissime deliberazioni contro il -clero: 1º che nessuno dovesse pagare decima di sorta -nè dare consiglio, aiuto o favore ai preti, nè con loro -trovarsi commensali, nè prendere servigio in casa loro, -nè abitare in loro appartamenti, nè prendere da loro -mezzadrie, nè dar loro da bere nè da mangiare (e molte -altre pene ognuna delle quali per sè gravissima), nè -macinare, nè cuocer pane nel forno per loro, nè radere -la barba, nè prestare a loro ministero di sorta; arrogando -a sè stessi, i preaccennati sapienti, autorità di -dire, stabilire, ordinare a loro talento ed arbitrio checchè -loro piacesse riguardo al clero. La quale autorità fu -poi loro confermata dal Consiglio generale del popolo; -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -e tutte le suddette ordinanze furono approvate ed osservate -tanto dal popolo in ogni singolo individuo, quanto -dal corpo della milizia e da tutti i buoni uomini. E in -quell'occasione molti mugnai furono condannati a pagare -cinquanta lire reggiane a testa, perchè contro le dette -ordinanze macinarono al di là del termine fissato in -mulini di chierici, e molte altre persone toccarono multe. -Nello stesso anno, cioè 1280, Tebaldello, verso la festa -del beato Martino Vescovo, a tradimento pose Faenza in -mano a quelli che erano del partito della Chiesa, cioè -in mano ai Bolognesi e ai Manfredi di Faenza, ed -espulse i suoi; e colse il momento, in cui la massima -parte de' suoi erano all'assedio di un castello. Lo stesso -anno i Parmigiani restituirono ai Cremonesi il carroccio, -che tolsero loro quando fugarono da Vittoria l'Imperatore -Federico II; ed i Cremonesi ne ricambiarono i -Parmigiani restituendo il carroccio, che avevano loro -tolto in altra occasione; e questi scambi furono eseguiti -con reciproche onorificenze, in mezzo all'allegria, ed -all'esultanza d'ambe le parti, la vigilia della natività -della beata Vergine Maria, che era una Domenica. E le -due città accorsero in aiuto di Lodi con fanteria e -cavalleria contro i Milanesi e il Marchese di Monferrato, -che per distruggerla s'era mosso con tutti gli altri -Lombardi. Fu anche allora che nel mese di Novembre -Faenza fu presa dai Ravennati e da venticinque soldati -Reggiani, che erano ad Imola pel Comune di Reggio a -servigio de' Bolognesi, e da alcuni militi del Conte, e -dai Bolognesi stessi, che dopo accorsero colà, e dopo loro -tutta la milizia de' Parmigiani e de' Reggiani, che corse -sino ad Imola. E molti Bolognesi furon morti, molti -prigionieri, tra' quali se ne contarono quarantacinque che -erano dei più valenti. E fu uno de' grandi e potenti di -Faenza che pose la sua città in mano ai Bolognesi, e -si chiamava Tebaldello de' Zambrasi. Questi, ch'io ho -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -veduto e conosciuto, e fu un guerriero valoroso come un -secondo Jefte, non era un figlio legittimo; pure un fratello -di lui, frate Zambrasino dell'Ordine de' Gaudenti, gli -assegnò mezza l'eredità paterna, perchè riconosceva in -lui un uomo intraprendente, e perchè dei Zambrasi nessuno -più sopravviveva tranne loro due; e giacchè c'era -da esserne ricchi ambedue, divise in parti eguali il patrimonio -del padre, e innalzò il fratello a grandezza di -stato. E quando i Bolognesi della città, quelli cioè che -si dicevano partigiani della Chiesa, fecero il loro ingresso -in Faenza, mezza Faenza era all'assedio di un castello -coi Bolognesi fuorusciti; e Tebaldello aveva spiato tempo -opportuno a fare sua ribalderia. In quell'anno il ponte -di Brazzolo, fatto fare dai Mantovani, fu distrutto dalla -violenza delle correnti d'acque diluviali, che furono tali -da asportare inferiormente, come dicevasi, quel ponte. -Allora fu anche conchiusa una concordia tra il Vescovo -di Reggio e i suoi preti da una parte, e il Capitano del -popolo, il popolo stesso, ed il Comune di Reggio dall'altra, -riguardo alle decime, nel senso che nessuno -dovesse essere costretto a pagarle, se non secondo la -propria coscienza; e molti altri patti furono convenuti -in quella concordia. L'anno stesso Sinigallia fu a tradimento -data in Signoria al Conte Guido di Montefeltro, -il quale, come ne correva voce, condannò a morte, e fece -uccidere in quella città 1500 persone. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1281">a. 1281</h2> - -<p> -L'anno 1281, indizione 9.ª, Cassone della Torre di -Milano fu morto in battaglia con molti altri Lodigiani -dai Milanesi, come anche restò morto sul campo il Podestà -di Lodi nello stesso combattimento, ed era Scurtapelliccia -de' Porta, Parmigiano e consanguineo di Obizzo -Vescovo di Parma. Nello stesso millesimo ed anno fu -eletto Papa Martino IV d'origine francese. Fu eletto -alla cattedra di S. Pietro in Febbraio, e preso dal Collegio -de' Cardinali: prima si chiamava Simone. Era -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -stato Tesoriere della chiesa di S. Martino di Tours, amico -de' frati Minori, de' quali teneva sempre alcuni alla sua -Corte, e da loro si confessava. A questi frati diede anche -un ampio privilegio di confessare e predicare, e promise -di fare loro ancora più ampie concessioni. Questi spedì -più volte forze armate contro Forlì, ma il partito della -Chiesa si ebbe la peggio, restandone i militi debellati, -fugati, prigioni e morti, tra' quali cadde anche Tebaldello, -due volte traditore della sua patria, e restò sommerso -insieme al suo cavallo nella fossa della città di -Forlì. Morì allora di parte della Chiesa anche il Conte -Taddeo e Comacio fratello di Anselmo de' Corradini di -Ravenna, e morirono molti altri. Della parte contraria vi -lasciarono la vita Guido degli Acarisii di Faenza, e -molti altri sì di Bologna che d'altronde, ben degni d'essere -ricordati. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1282">a. 1282</h2> - -<p> -L'anno 1282, indizione 10ª, si sviluppò una sì folta -quantità di bruchi da frutti, che a' giorni nostri nessuno -ne ricorda l'eguale, e sbrucarono tutti i frutteti, fiori e -fronde, e le piante parevano come sogliono essere d'inverno, -mentre a primavera erano fronzute e fiorite benissimo; -e quando que' bruchi non trovarono più di che pascersi -sulle piante fruttifere, fecero passaggio a quelle dei salici, -e anche quelle rodevano; risparmiarono soltanto le fronde -de' noci, e credo fosse per la loro amarezza. In seguito cominciarono -a cadere a terra grossi e grassi, e strisciavano -pe' campi e per le strade, e finalmente morivano; nè quelli -erano bruchi da orto, ma d'altra specie. Lo stesso anno infierì -gran carestia di biade, cioè di frumento, di spelta, di -melica, di fava, di legumi d'ogni specie. Lo stesso anno -fu anche levato, nel giorno de' beati apostoli Filippo e Giacomo, -l'interdetto ai Parmigiani, loro imposto per cagione -de' frati Predicatori, che avevano fatto bruciare per eretica -una donna di nome Alina. E spontaneamente erano usciti -tutti i frati Predicatori da Parma colla croce e in processione, -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -perchè alcuni stolti s'erano avventati fin dentro -il loro convento, e ne avevano ferito alcuni; ma quei -mascalzoni, che avevano portato offesa ai frati Predicatori, -furono gravemente puniti dai Parmigiani. Quell'anno -molte persone fecero tra loro concordia nella città -di Reggio; i Parmigiani e i Cremonesi con loro compagnie -andarono a devastare le biade di quei di Soncino, -perchè Boso di Dovaria aveva in quel castello la sua -residenza, e sperava di entrare in Cremona, se l'avesse -potuto; ma non gli fu permesso. Quell'anno il Marchese -di Monferrato andò e si mise a campo nella diocesi di -Lodi ad una coi Milanesi, Pavesi e loro carroccio, e per -dir breve e sbrigarmi presto, con tutte le città di parte -sua, cioè Vercellesi, Novaresi, Alessandrini, Comaschi e con -tutti gli altri suoi amici, e andava dicendo che voleva -ridonare la pace alla Lombardia. Ma quelli che parteggiavano -per la Chiesa non gli prestarono fede, e unanimi -gli si opposero, e si prepararono a resistenza e a guerra -contro di lui. E subito in prima linea i Cremonesi uscirono -contro tanta oste, e mandarono pregando i Parmigiani -che senza indugio accorressero col loro carroccio a -difendere Cremona; e subito andarono. E quando si sperò -che la battaglia fosse vicina, Parmigiani e Cremonesi -chiamarono ad accorrere i loro amici, cioè Ferraresi, -Bolognesi, Modenesi, Reggiani, Bresciani e Piacentini, i -quali prontissimi volarono al campo. E Capitano e condottiero -di tutti questi fu Lodovico Conte di S. Bonifacio -di Verona, che allora era Podestà di Parma. Ma il Marchese -prenominato sentissi il tremore in corpo sul punto -d'azzuffarsi con loro, e di soppiatto si allontanò, e ritornarono -tutti dell'una e dell'altra parte alle loro città -senza essersi misurati coll'armi. E mentre erano ancora -tutti in Cremona, prima di separarsi, tutti quelli del partito -della Chiesa fecero magnifiche onoranze ai Parmigiani, -e sopratutti i Bolognesi, che sono sempre nobili -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -cavalieri e gentiluomini, fecero un torneo attorno al Carroccio -de' Parmigiani per ingraziarseli e mostrarsi loro -amici. Perocchè i Parmigiani erano ben voluti da Papa -Martino IV, che un tempo aveva studiato leggi in Parma, -alla scuola di Uberto da Bobbio, ed erano nelle buone -grazie della Corte Romana e di Re Carlo, perchè erano -sempre pronti a correre in aiuto della Chiesa. Oltracciò -avevano alla Corte un Cardinale oriondo di Parma, ossia -di una villa della diocesi di Parma, che si chiama Gainago<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>. -(In questa villa io frate Salimbene ho avuto -molti possedimenti). Questi aveva attinenze di parentela -con maestro Alberto da Parma, che fu sant'uomo, ed -uno dei sette Notai della Corte, in grazia del quale, e -inoltre per ragione dalla sua abilità nelle lettere, della -sua bontà, onestà e intraprendenza, Papa Nicolò III lo -fece Cardinale, e si chiamava Gerardo <i>Albo</i>.<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> Papa -Martino IV mandò costui in Sicilia a richiamare i Siciliani -all'obbedienza della Chiesa quando si ribellarono -a Re Carlo, e a Palermo uccisero tutti i Francesi, uomini -e donne, e i bambini li battevano a morte contro le -pietre, e alle gravide apersero il ventre. Ed un certo -Giudice francese, nell'atto di uscire di casa per sedare -il popolo tumultuante, fu pregato da un savio cittadino -di non immischiarsi fra il popolo, ma anzi se la svignasse -per una finestra appartata, e salvasse sua vita. S'appigliò -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -al consiglio, e andò ad un certo castello per mettersi al sicuro. -Ma scorto, lo inseguirono i Palermitani, s'impossessarono -del castello, e tratto il Giudice sulla piazza di Palermo -lo fecero a brani. I Messinesi però non incrudelirono -tanto contro i francesi, ma li spogliarono dell'armi e dell'avere, -e li inviarono a Carlo loro Signore, che in quei -giorni era tornato indietro per non perdere Napoli, e perchè -Pietro d'Aragona aveva invaso da quella parte la Sicilia, -e aveva per alleati il Re di Castiglia e il Paleologo. -Questo Pietro Re d'Aragona aveva moglie una figlia del -Principe Manfredi; e il Principe Manfredi, cui Carlo aveva -tolta la vita, era figlio del fu Imperatore Federico 2.º. -Il Paleologo poi era un tale che teneva a Costantinopoli -la Signoria dei Greci dopo aver ucciso il figlio di Vattaccio, -precedente Signore de' Greci stessi, per potere su loro -signoreggiare; e temeva che Re Carlo e Papa Martino IV -volessero invadere Costantinopoli. Ma papa Martino IV -voleva prima sbrigarsi di Forlì, che teneva occupata tutto -la Romagna. E la Romagna era una piccola Provincia, -ma ricca, fertile e popolosa, tra la Marca d'Ancona e -la città di Bologna. E la Chiesa Romana la ebbe in dono -da Rodolfo eletto Imperatore a' tempi di Gregorio X; -stantechè spesso, i Romani Pontefici, quando si fanno le -elezioni degli Imperatori, procurano di raspar qualche -lembo di territorio da aggregare al loro dominio temporale. -Nè agli Imperatori di recente eletti conviene negare quello -che loro è domandato: sia per ragione di cortesia e -liberalità, che in sul principio dell'impero vogliono -mostrare verso la Chiesa; sia perchè considerano come -un dono loro fatto tutto quello che acquistano diventando -Imperatori; e poi perchè ripugna loro mostrarsi meno che -liberali prima di aver in capo la corona; finalmente per -non esporsi al danno e alla vergogna d'una ripulsa. Ora -per una parte Rodolfo, eletto Imperatore in Allemagna, -è in pace; e per l'altra la Chiesa pare non curarsi di -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -coronarlo. Perciò il Papa inviò il prenominato Cardinale -ai Siciliani; i quali risposero che di buon grado volevano -obbedire ai comandi della Chiesa, ma che respingevano -come esorbitante la dominazione Francese. Per questa -cagione i Francesi erano sulle mosse coll'armata e -coll'esercito numerosissimo per soccorrere Re Carlo. Quello -che ne nascerà, lo vedranno i superstiti. In quell'anno -Papa Martino abitò in Orvieto; poscia passò a Montefiascone. -Parimente nel medesimo anno, in concistoro, alla -presenza del Papa e de' Cardinali, furono letti dispacci -che annunziavano come il Paleologo in Costantinopoli -avesse creato un Papa Greco e Cardinali Greci. I Perugini -l'anno stesso si posero sull'armi per correre a devastare -Foligno; ma il Papa mandò loro intimando che -desistessero, altrimenti li scomunicherebbe: (sappi che Foligno -era dell'orto di S. Pietro). I Perugini però non -se ne trattennero; corsero e devastarono tutta quella Diocesi -sino alle fossa della città, e furono scomunicati. Ma -perciò sdegnati fecero fantocci di paglia rappresentanti -Papa e Cardinali, li trascinarono ad ignominia per le -strade della città, e poi sino ad un certo monte, sulla -vetta del quale fecero del Papa vestito di rosso un falò, -ed altrettanto de' Cardinali, battezzando i fantocci per -rappresentanti quale dell'uno, quale dell'altro Cardinale. -E noto che i Perugini credevano in buona fede d'aver -ragione di battere i Folignati e sterminarli, perchè essendosi -una volta battuti gli uni contro gli altri, Perugini -e Folignati, questi scatenarono contro quelli tanta furia -di strage, e tanta vergogna e avvilimento inflisse Iddio -in quella battaglia ai Perugini, che una vecchietta di -Foligno con un bastoncello di cannuccia bastò a far -andare in carcere dieci de' Perugini; e altrettanto poterono -fare altre donne, senza che a quei di Perugia -restasse tanto di ardire nel cuore da tener testa neppure -a singole donniciuole. Nel sussegnato millesimo, verso S. -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -Martino, un certo uomo di Soncino, che si chiamava Rossi -degli Infonditi, diede a tradimento quella terra ai Cremonesi, -che ora sono dentro la città, cioè al partito della -Chiesa, e, per tale tradigione del castello di Soncino, si ebbe -premio quattrocento lire imperiali. Parimente lo stesso -anno, a fin di maggio, per quattro o cinque giorni si -ebbe tanto caldo che sarebbe parso eccessivo anche pel -Luglio; e i contadini dicevano che nocque assai al frumento; -poichè è detto nel libro di Giobbe 37.º: <i>Il frumento -desidera le nubi</i>: massimamente quando è in fiore e in -granitura. E non vi fu invero piena annata di raccolta -di frumento; ma di quelle biade, che i contadini chiamano -minute, l'anno fu ubertosissimo, cioè di panico, -di miglio, di melica, di fagiuoli e di rape; anche la vendemmia -fu abbondante; ma la grandine devastò le -vigne in più luoghi. Così nella state dello stesso -anno si udirono terribili e orribili tuoni, che parevano -quasi visibili e palpabili, così che molti un giorno, -verso sera, per terrore caddero a terra, e nella notte -seguente i tuoni si rinnovarono spaventevoli. Nel predetto -millesimo fu anche celebrato un Capitolo generale de' frati -dell'ordine dei Minori in Allemagna a Strasbourg, sotto -il ministro Generale frate Buonagrazia. Allora il Conte -Lodovico di S. Bonifazio di Verona fu Podestà di Reggio -dal 1.º Luglio al 1.º di Gennaio. E in Parma, nel dì dell'Assunzione -della Beata Maria Vergine, fu fatta una -nobilissima corte, che durò quasi un mese, e furono creati -due cavalieri del casato dei Rossi, cioè Guglielmino -e Ugolino, fratelli germani, figli del fu Giacomo di Bernardo -di Rolando Rossi. E nella festa del Beato Michele -e del beato Francesco, in Ferrara fu fatta altra nobilissima -corte, perchè Azzone figlio del Marchese d'Este fu -fatto cavaliere, e prese per moglie una figlia di Gentile, -figlio di Bertoldo Orsini, e fratello del fu Papa Nicolò -III romano. Nello stesso anno e nella stessa stagione, anno -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -2.º del pontificato di Papa Martino, arrivò Pietro, fratello -del Re di Francia e Conte d'Artois, con grosso -esercito di Francesi, che andavano a soccorso di Carlo -Re di Sicilia contro Pietro Re d'Aragona; e il giorno di -S. Ilarione Abbate creò a Reggio tre cavalieri, due de' Fogliani, -cioè Bartolino e Simone, e Rondanello de' Taccoli; -e subito ripartì lo stesso giorno, perchè s'affrettava a -soccorrere Carlo, e prima voleva anche fare visita a Papa -Martino. Nella seguente Domenica poi, 25 ottobre, si rappacificarono -quelli degli Strufi cogli Orsi e Salustri, nel -convento de' frati Minori di Reggio, per interposizione di -frate Giovannino de' Lupicini, lettore de' frati Minori a -Reggio; ed erano presenti molti uomini e donne, giovanetti -e donzelle, vecchi e ragazzi. In questi tempi viveva a -Parma un pover uomo, che faceva il ciabattino, puro, -semplice, timorato di Dio, cortese, cioè di urbane maniere, -ed illetterato; ma aveva un intelletto tanto illuminato -da intendere le scritture di quelli, che predissero il -futuro, cioè dell'Abbate Gioachimo, di Merlino, di Metodio, -della Sibilla, di Isaia, Geremia, Osea, Daniele, -dell'Apocalisse, non che di Michele Scoto, che fu astrologo -di Federico II. Imperatore. E molte cose ho udito -da lui, che poscia avvennero; p. e. che Papa Nicolò III -doveva morire in Agosto, e che il successore sarebbe -stato Papa Martino, e molte altre cose, che stiamo aspettando -che accadano, se vivremo, giacchè: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i03"> Ratio praeteriti scire futura focit.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Quel che già fu, ciò che avverrà ne insegna.</p> -</div></div> - -<p> -Quest'uomo, oltre al nome proprio, che è maestro Benvenuto, -comunemente si chiama Asdente, cioè, per -ironia, senza denti, perchè anzi ha denti grossi, e -non allineati regolarmente, e la favella ha intricata; -tuttavia intende e si fa intendere bene. Sta in Co' di -Ponte a Parma, presso la fossa della città, e presso il -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -pozzo, lungo la strada che va a Borgo 8. Donnino. -Parimente nell'anno sussegnato, cioè 1282, Papa Martino -IV spedì un esercito in Romagna, composto di Francesi, -Lombardi, Toscani, e Romagnoli, e fece cingere d'assedio -più mesi Meldola, che non si potè prendere, ma però vi -forono molte vittime dell'una e dell'altra parte; e Papa -Martino vi spese molte migliaia di fiorini d'oro. Così -pure nel millesimo suddetto fu stabilito il duello che -doveva farsi a Bordeaux tra Re Carlo e Re Pietro d'Aragona, -come diremo più innanzi. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1283">a. 1283</h2> - -<p> -L'anno del Signore 1283, Lodovico Conte di S. Bonifacio -di Verona, scaduto della Podesteria di Reggio, -fermò sua stanza nella medesima città, vicino alla chiesa -di S. Giacomo e al convento dei frati Minori, in casa di -Bernardo da Gesso. E lo stesso anno 1283, da Lendinara<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> -venne a Reggio presso di lui sua figlia Mabilia, bellissima -donzella, e nella stessa casa di Bernardo da Gesso<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> -ove abitava il detto Conte, e nello stesso giorno che arrivò -presso il padre, ella si maritò con Savino Torriani -Milanese, ricchissimo e potentissimo; e subito dopo gli -sponsali assistette alla messa della beata Vergine nel -convento de' frati Minori; ed, oltre i Reggiani, vi aveva -un corteo di molti cavalieri di Parma e di Modena, e il -fior delle donne di Reggio; e, subito dopo la messa ebbero -imbandita una refezione. E l'imbandigione in quella -casa e nel convento di S. Giacomo non fu parca. Questo -avvenne nel suddetto millesimo ed anno, il venerdì precedente -la Domenica di Settuagesima, ai 12 di Febbraio; e il -sabato successivo, la mattina per tempissimo, si posero -in viaggio per Parma; ed ivi lo sposo e la sposa abitano -presso il Battistero. Il sunnominato Conte era figlio di -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -Rizzardo, uomo saggio, prode cavaliere, valoroso in -armi, e dotto nell'arte della guerra. E quando Parma -si ribellò a Federico II, l'anno 1247, fa il primo ad accorrere -in aiuto de' Parmigiani, e, passando pel territorio -di Guastalla, entrò in Parma con molti armati. Il resto -come abbiamo detto più sopra. Questo Conte Lodovico -ebbe moglie una tedesca, d'onde gli nacque la figlia prenominata, -e tre figli, che sono giovanetti bellissimi, cortesi -ed istruiti, il primo de' quali si chiama Vinciguerra. -E nello stesso anno e millesimo, l'ottava di Pasqua, che -cadde nel giorno di S. Marco Evangelista, il suddetto -Conte, la sera, era agli estremi della vita; e in morte e -nel testamento affidò e raccomandò i suoi figli alle cure -di Obizzo Marchese d'Este, che li accolse affettuosamente -e li trattò come figli suoi, sebbene prima il -Marchese non si trovasse in buoni accordi col Conte. -(E la cagione della discordia tra loro era stata la città -di Mantova, di cui ciascuno di loro ambiva la Signoria; -ma sfuggì di mano all'uno e all'altro, e la ebbe Pinamonte). -E il predetto Marchese rimise i figli del detto -Conte in possesso di tutti i beni, che il padre loro aveva -in Lendinara. E la notte seguente al dì di S. Marco morì, -assistito dai frati Minori, dai quali si era confessato, e -regolò ottimamente le cose dell'anima sua. E la cittadinanza -di Reggio pensò ad onorare degnamente la salma -di lui; e fece a larga mano le spese del funerale, come a -nobile personaggio conveniva, che era stato loro Podestà -e che si trovava espulso da' suoi possedimenti come partigiano -della Chiesa. Alle sue esequie intervennero tutti i -Religiosi di Reggio e molte Religiose, tutta la cittadinanza -Reggiana, e molti foresi; e i più nobili Reggiani -ne portarono il feretro al convento de' frati Minori, ove -fu sepolto. Il suo corpo era vestito di scarlatto, con una -bella pelliccia di vaio e un bel manto, e così adorno fu -deposto, il lunedì successivo alla festa di S. Marco, in -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -un magnifico Mausoleo, che il Comune di Reggio a proprie -spese gli fece erigere; ed ebbe la spada cinta a' fianchi, -al tallone gli speroni d'oro, una gran borsa appesa alla -cintura di seta, alle mani i guanti, al capo una bellissima -cappellina scarlatta, orlata di pelle di vaio, ed una -clamide pure scarlatta e ornata di pelliccio di vaio. Il -detto Conte lasciò al convento de' frati Minori il suo destriero -e le sue armi. Sulla tomba sta quest'epitafio: -</p> - -<p class="center"> -Cum tua maiestas Lodoyce quae clara potestas<br /> -Urbis Veronae comes inclyte sub regione<br /> -Hac fait inclusa Libitine morsibus usa<br /> -Aprilis quina restabat lux peregrina<br /> -Ast octogeni tres anni mille duceni -</p> - -<p class="center"> -Requietorio<br /> -Di Lodovico inclito Conte di Verona<br /> -Che compiuta la Podesteria di Reggio<br /> -Il primo di Gennaio<br /> -E la vita<br /> -Il cinque d'Aprile 1283<br /> -In quest'urna<br /> -Se ne chiusero le ceneri<br /> -E gli splendori della grandezza -</p> - -<p> -Fu pure questo Conte uomo onesto e santo; e d'onestà -n'aveva tanta che, passeggiando per città, non alzava -mai gli occhi verso alcuna donna, sicchè le donne, -ed anche le bellissime signore ne facevano le meraviglie -.... E il Conte d'Artois, Pietro, fratello del Re -di Francia, passando da Reggio, e avendo udito che era -un sant'uomo, e che aveva il nome del padre suo, cioè -Lodovico, e che si trovava fuori de' suoi possedimenti a -cagione del parteggiare per la Chiesa, gli volle fare visita, -lo abbracciò e lo baciò. Quel Pietro fratello del Re -di Francia si compiaceva di fare visita a tutti que' santi -uomini, di cui aveva udito parlare, onde mandò anche -cercando, per vederlo, frate Giovanni da Carpinete dell'Ordine -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -de frati Minori. (Questi era entrato nell'Ordine -prima del gran terremoto del 1222). Nell'anniversario -poi della morte del Conte Lodovico la moglie di lui mandò -a Reggio pel convento de' frati Minori, ove era sepolto -suo marito, un bel paliotto da altare di sciamito e porpora. -E l'anima di lui per la misericordia di Dio riposi -in pace, e così sia. In questo 1283 si deplorò una grandissima -morìa di bovini in tutta la Lombardia, Romagna e Italia, -e nell'anno successivo grande mortalità d'uomini. E di fatto -presso Salins<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> in Borgogna, in un convento di frati Minori -vi erano ventidue frati, veduti da un certo frate Francese -che dimorava in Grecia e passava per andare a Parigi; -d'onde ritornando poi indietro lo stesso anno, nè trovò -morti undici, cioè la metà di quanti erano. Udii questo -dalle labbra di lui a Reggio. Anche in altre parti del -mondo dominò in quell'anno grande mortalità; e in breve -questa è regola generale, che ogni volta che accade -morìa di bovini, subito l'anno dopo sussegue mortalità -d'uomini. L'anno già detto 1283 Bernardo Lanfredo di -Lucca fu Podestà di Reggio per sei mesi, dal 1.º Luglio -sino al 1.º Gennaio; al tempo del quale, perchè era troppo -debole, si commisero molti omicidi ed altri delitti nella -città e nel territorio di Reggio, tanto che i nemici di -un tale in città con una scala entrarono nella casa per -una finestra, e lo uccisero in letto. Così questo Podestà, -a cagione della sua non curanza e debolezza nell'applicazione -delle leggi, fu del numero di quelli, di cui il Signore -dice per bocca d'Isaia 3.º <i>Io farò che de' giovinetti -saranno lor principi</i>. Alla lettera costui non era giovinetto -d'età, ma di negligenza nel far giustizia. A lui -successe Barnaba Pallastrelli di Piacenza, che non la perdonò -a nessuno, e tolse di mezzo molti ladri e malfattori. -Molti ne condannò a morte, e se ne eseguì la sentenza, -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -durante la sua Podesteria, sicchè i Reggiani per -la severa applicazione della giustizia dissero che era un -distruttore della loro città. Ma molto maggior danno -apportò il suo antecessore colla sua negligenza e rilassatezza, -per la quale nella città di Reggio si accesero -molte nimistà e guerre, che durano tuttora e saranno -cause della ruina di Reggio, se Dio non provvede altrimenti.... -Tuttavia il primo, che era Lucchese e -rilassato, se lo vollero i Parmigiani per loro Capitano; e -il secondo, di Piacenza, che era stato severo e rigido, se -lo presero i Modenesi; e a tempo della sua Podesteria -Modena fu ruinata, come diremo sotto la rubrica dell'anno -1284. Nell'anno 1283 il Numero d'oro e l'indizione -coincidevano nel numero 11; e ai due d'Aprile, -che era luna piena, la stella lucidissima, che si chiama -Venere, pareva entrata nel cerchio della luna nuova; e -di notte, dopo mattutino, un'altra splendissima stella, -che si chiama Giove, pareva, verso il sud, occupare la -branca superiore dello Scorpione. Così, nello stesso anno, -Forlì ritornò all'obbedienza della chiesa, la qual città -da molti anni le era ribelle, e Papa Martino IV ogni anno -le mandava contro un grosso esercito di Francesi, e di -diverse altre genti. (E davano il guasto alle vigne, alle -biade, alle piante pomifere, agli oliveti, ai fichi, ai mandorli, -alle melagrane, alle case, agli animali, alle botti, -ai dolii, e ad ogni cosa nata ne' campi. Questa città avrebbe -francata dai Bolognesi, che l'avevano occupata, -tutta la Romagna, se non vi si fosse intromessa la Chiesa, -che prese le armi contro Forlì. La causa poi, per cui la -Chiesa vi si intromise, fu che il Papa aveva domandata -in dono la Romagna a Rodolfo quando fu eletto Imperatore, -e Rodolfo gli aveva concesso di occuparla) E, in -più anni, vi spese per insignorirsene molte migliaia di -fiorini d'oro, anzi molte some di monete d'oro. Stantechè -Papa Martino s'aveva fatto pertinace proposito -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -d'averla di violenza, se non poteva di accordo. E così -avvenne, perchè, come suol dirsi, <i>il lavoro costante vince -tutto</i>. E venuta che fu quella città all'obbedienza della -Chiesa, ne furono spianate le fosse, smantellate le porte, -atterrate case e palazzi, e rasi al suolo i più cospicui -edifici. I principali cittadini di quella città ne uscirono, -e andarono a ricoverarsi in nascosi ricettacoli per lasciar -sbollire gli sdegni. Ma il Conte Guido di Montefeltro, -che era Capitano e condottiero de' Forlivesi e del partito -imperiale, venne ad accordi colla Chiesa, e andò a confino -per alcun tempo a Chioggia. Poscia fu mandato in -Lombardia, ed abitò ad Asti distintamente ricolmo d'onori, -perchè era ben voluto da tutti per la sua precedente -probità, per le molte vittorie riportate, e per la -saviezza e sottomissione, colla quale ora obbediva alla -Chiesa. Inoltre egli era uomo nobile, sensato, prudente, -costumato, liberale, cortese, largo, cavaliere valoroso e -prode nell'armi, e dotto nell'arte militare. Prediligeva -l'Ordine de' frati Minori, non solo perchè vi aveva alcuni -parenti, ma anche perchè il beato Francesco lo aveva -salvato miracolosamente da molti pericoli, e liberato -da' ceppi e dal carcere del Malatesta. Nulla ostante da -alcuni sciocchi di frati Minori ebbe più volte a soffrire -gravissime ingiurie. Egli in Asti ebbe una conveniente -compagnia e famiglia, e molte persone non -cessavano di darsi premura di offrigli aiuto e servigio. -Queste cose accaddero tra il tempo in cui i Re sogliono -cominciare le guerre, e la festa del beato Giovanni -Battista; ed ivi era Legato del Papa Bernardo di Provenza -Cardinale della Corte romana. Lo stesso anno Re Carlo -da Napoli recossi a Bordeaux, credendo di scontrarsi in -duello con Pietro Re d'Aragona. Questi due Re dovevano -aver secoloro soli cento cavallieri per ciascuno, come -avevano convenuto con giuramento. Ma quella prova -d'armi non ebbe luogo, perchè il Re d'Aragona la declinò. -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -E quello scontro si doveva fare per cagione della -Sicilia, in cui Pietro Re d'Aragona aveva posto piede, -e l'aveva occupata con un esercito; poichè Papa Nicolò -III gliel'aveva data, in odio di Re Carlo, coll'assenso di -alcuni Cardinali, che allora erano alla Corte, e d'altronde -lo stesso Pietro Re d'Aragona credeva d'avervi diritto, -come genero del Principe Manfredi. Ma Carlo, fratello del -Re di Francia, avevala avuta prima da Papa Urbano IV -per aver soccorsa la Chiesa contro Manfredi, figlio di -Federico Imperatore deposto. Nello stesso millesimo -morì Guglielmo Fogliani Vescovo di Reggio, e provvide -male all'anima sua, essendochè fu uomo avaro, illetterato -e quasi un laico: fu <i>pastore ed idolo</i> come dice -Zaccaria 11.º ecc. Voleva vivere splendidamente, cioè -avere ciascun giorno per sè tavola lautissima; e spesso -imbandiva sontuosi banchetti ai ricchi ed ai parenti; ma -per i poveri ebbe insensibili le viscere della pietà, nè -collocò a marito le zitelle povere; fu uomo grossolano, -cioè ebete e rude; trovò pochi che parlassero bene di lui. -Meglio per lui se fosse stato porcaio, o se avesse avuta -la lebbra, che fare il Vescovo. Nulla diede mai ai religiosi, -nè ai frati Minori, nè ai Predicatori, nè ad altri -poveri; e i poveri Religiosi, che assistettero alle sue esequie, -non ebbero nemmeno di che mangiare per quel giorno a -spese prelevate dal patrimonio di lui o dalla mensa vescovile. -Io fui presente al funerale e alla sepoltura, e so che -un cane cacò sulla tomba di lui tosto che egli fu sepolto. Fu -collocato nella parte inferiore della chiesa maggiore, ove si -mettono quelli del popolo (ma veramente meritava d'esser -sepolto in una fogna). Egli in vita conturbò molte -persone che godevano la loro pace. Fu Vescovo di Reggio -quarant'anni, meno un mese, morì in Agosto il giorno -di S. Agostino, e fu sepolto la Domenica dopo, giorno -della decollazione di S. Giovanni Battista. Parimente -nel detto millesimo quelli di Bibbiano, che è una villa -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -della diocesi di Reggio a case sparse, accordatisi insieme -fecero nella villa stessa un borgo; e i frati Minori di -Parma fabbricarono un bel refettorio nel prato di S. -Ercolano, ove si trova il loro convento, e dove anticamente -i Parmigiani facevano il mercato, e poi dopo, verso -quaresima, correvano torneamenti. Nello stesso anno i -Parmigiani fecero un ponte di pietre sul torrente -Parma, a capo della contrada che si chiama Galera<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>, -dalla casa degli Umiliati alla casa dei Predicatori, e -murarono la città dalla parte de' monti, vicino al torrente -Parma e all'Ospedale di S. Francesco<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. Così -negli anni precedenti i Parmigiani avevano fatto molti -miglioramenti alla città loro; avevano compiuto il Battistero -in tutta la parte superiore, tirandolo su sino al -comignolo; e sarebbe stato terminato molto tempo prima -se Ezzelino da Romano, che signoreggiava a Verona, -non avesse frapposto ostacoli<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>; poichè quel Battistero -si costruiva tutto di marmi di Verona; fecero scolpire i -colossali leoni e le colonne, a ornamento della porta -principale del duomo, sulla piazza del Battistero e dell'episcopio; -fecero anche tre ampie, belle e magnifiche -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -vie; una, dalla chiesa di S. Cristina sino al palazzo del -Comune; una seconda, dalla piazza nuova, ove il Podestà -tiene a concione il popolo, sino alla chiesa di S Tommaso -Apostolo; la terza, dalla piazza del Comune sino -alla chiesa di S. Paolo; e su tutte queste vie a destra -e a sinistra sorsero belle case e palazzi. Fecero anche il -palazzo del Capitano, assai bello, presso il palazzo vecchio, -che era stato fatto da Torello da Strada, Pavese e -Podestà di Parma; sotto la cui Podesteria fu anche cominciato -il castello di Torello sulla strada che va a -Borgo S. Donnino. Ma siccome quelli di Borgo S. Donnino -si sottomisero all'obbedienza del Comune di Parma, -i Parmigiani desistettero dall'opera intrapresa e non -compirono il castello, che avevano progettato di costruire. -Così nell'anno sussegnato ampliarono la piazza nuova -del Comune comprando tutte le case attorno alla piazza; -e si proponevano di erigere un altro palazzo con botteghe -a comodo del pubblico sull'area, ove in antico -sorgeva il bellissimo palazzo dei Pagani, ch'io ho -visto co' miei occhi, e poi fu palazzo di Manfredo -da Scipione<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>, più bello ancora; e finalmente vi si costruì -il macello de' beccai; poi il Comune lo comprò per -sè colle casamenta che vi erano attigue<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> e colla torre -di Rufino Vernazzi, che era dalla parte di S. Pietro. -Avevano anche aperto negli anni anteriori un canale -naviglio, ma poco utile. Discendeva giù per un vecchio -alveo sino alla Villa del Cardinale Gerardo Albo, che fu -anche una volta Villa mia, perchè io vi aveva estesi -possedimenti, e che si chiama Gainago; e nella parte -inferiore di detta Villa svoltava, perchè non andasse come -prima a Colorno, ma portasse le barche a -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -Frassinara<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>; ma sia che andasse a Colorno, sia che a Frassinara, -era sempre un naviglio di poco conto. E certamente -saprei cavarlo meglio io un naviglio utile ai Parmigiani -se avessi pieno e libero potere. Nello stesso anno scavarono -un lungo fossato lungo la strada che va a Brescello, -dall'ospedale sino a Sorbolo<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>, nel quale immisero -il Gambalone, perchè colle sue acque inondava -tutti i campi al di sotto della strada, sicchè non potevano -servire nè all'agricoltura, nè agli agricoltori. Quell'anno -morì frate Bonagrazia, Ministro Generale dell'Ordine -de' Minori, in Provenza ad Avignone, la vigilia del -beato Francesco, giorno di Domenica, e fu sepolto nella -chiesa de' frati Minori, davanti all'altare maggiore, e -alla sua morte si trovò presente frate Vitale, Ministro -Provinciale di Bologna, che ricevette incarico di benedire, -da parte del morente, tutti i frati della Provincia di -Bologna, e di assolverli da tutti i loro peccati. E fu -fatto. Fu Ministro Generale quattr'anni, e si differì la -convocazione del Capitolo generale sino alla Pentecoste -del 1285 perchè, come era stato deliberato nel Capitolo -generale precedente, si doveva celebrare a Milano. Nel -1283 si trovò il corpo della beata Maria Maddalena -tutto intero, tranne una gamba, in Provenza nel castello -di S. Massimino (S. Massimino fu uno dei settantadue -discepoli, de' quali si parla in Luca 10.º; e fu Arcivescovo -di Aix, che è la città in cui è il sepolcro di quel -Conte, la cui figlia fu moglie del Re di Francia S. Lodovico, -che andò oltremare in soccorso di Terra Santa -l'anno 1248; la qual città è distante quindici miglia da -Marsiglia, ed io vi soggiornai l'anno che il Re andò -oltre mare, perchè io era addetto a quel convento). E, -quando fu trovato il corpo della beata Maria Maddalena, -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -a stento si poteva leggere l'iscrizione con una lente, -stante l'antichità della scrittura. E piacque a Re Carlo -(che era Conte di Provenza e quell'anno andava a Bordeaux -per quel duello, che era stato convenuto ed ordinato -con Pietro Re d'Aragona) che il corpo della beata -Maria Maddalena fosse esposto al pubblico, e fosse esaltato -ed onorato, e se ne celebrasse una festa solenne. -Così si fece. Da allora in poi cessarono le contese, le -opposizioni, i cavilli, gli abusi e gli inganni che avevano -luogo per cagione del corpo della beata Maria Maddalena. -Perocchè quelli di Sinigaglia dicono di possederlo -essi, e que' di Vezelay anch'eglino pretendono di possederlo, -e ne avevano una leggenda che ne parlava. Ma -è chiaro che in tre luoghi non può essere il corpo di -una donna. (Per causa congenere ardenti contese vi -sono anche a Ravenna per il corpo di S. Apollinare, -perchè quei di Chiassi, che fu una volta città, sostengono -di possederlo, quei di Ravenna parimente pretendono -di averlo, stando di fatto che un Arcivescovo di -Ravenna trasportò il corpo di S. Appollinare da Chiassi -a Ravenna, per timore che gli Agareni<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> lo involassero, -come ho letto più volte nel pontificale di Ravenna, -e reverentemente lo collocò nella chiesa di S. Martino, -presso la chiesa di S. Salvatore, che una volta fu chiesa -dei Greci; ma che da Ravenna sia poi stato di nuovo -asportato non si trova scritto in nessun luogo). Il -corpo dunque della Beata Maria Maddalena è veramente -nel castello di S. Massimino, come quello di S. Marta -sua sorella è a Tarascon. Il fratello poi di loro, Lazzaro, -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -fu Vescovo di Marsiglia. E la spelonca di S. Maria -Maddalena, nella quale essa fece penitenza trent'anni, -dista da Marsiglia quindici miglia, e vi ho dormito -dentro una notte, immediatamente dopo la sua festa; -ed è al fianco di un monte altissimo, roccioso, e tanto -vasta è quella spelonca, che a mio avviso, se ricordo -bene, possono starvi dentro mille persone. Vi sono tre -altari, ed un zampillo d'acqua come quello della fontana -di Siloe, e una bellissima strada vi conduce; e -fuori e vicino all'ingresso della spelonca vi è una -chiesa, alla quale è addetto un sacerdote. Al di sopra -di quello speco l'altezza del monte è ancora tanta, -quanta è quella del Battistero di Parma; e lo speco è -tanto elevato sulla pianura di quel territorio che tre -volte la torre degli Asinelli di Bologna, a mio avviso -e se ricordo bene, non potrebbe arrivarvi, sicchè gli alberi -di alto fusto che sono al piano, guardati da quel punto -sembrano ortiche, o salvia del Caspio. E siccome quella -regione, o contrada, è ancora al tutto disabitata e deserta, -le donne e le nobili signore di Marsiglia, quando -per divozione si recano colà, fanno condurre dietro sè -asini carichi di pane, di vino, di torte, di pesci e di -quali altre vivande desiderano. Sulla strada però, a -cinque miglia dalla spelonca, vi è un monastero delle -Albe, che hanno molte deferenze pei frati Minori, e di -buon grado li veggono, li accolgono, servono loro con -ogni attenzione il bisognevole, ed offrono un'agiata -ospitalità. A riprova poi dell'invenzione del vero corpo -della Maddalena concorre un miracolo che a que' giorni -fece il Signore mercè di lei, a dimostrare che quello -ne era il vero corpo. Ed eccolo. Camminando in quel -tempo un giovane beccaio per una strada, incontrò un -suo conoscente, che gli domandò d'onde venisse. Ed -egli rispose: Torno dal castello di S. Massimino, ove di -recente è stato scoperto il corpo della beata Maria Maddalena, -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -della quale ho baciato una tibia. A cui disse. -No, non avrai baciato una tibia di lei, ma quella di -un'asina, o di un asino, che i chierici a guadagno mostreranno -ai semplici. Ed essendosi perciò acceso alterco -acre tra loro, l'incredulo non divoto della Maddalena -appioppò diversi colpi di spada al divoto, nè, la mercè -di Maddalena, gli produsse ferita di sorta. Il divoto -della Maddalena, a sua volta aggiustò un sol fendente -al non devoto, e non bisognò il secondo, chè subito -perdette la vita e ritrovò la morte. Dolentissimo poi il -difensore della Maddalena d'aver ucciso un uomo (e -l'aveva fatto a propria difesa, e malgrado, e fortuitamente) -e temendo di essere preso dai parenti dell'ucciso, -si ricoverò ad Arles, e poscia a S. Egidio, per -essere quivi sicuro e lasciar sbollire gli sdegni. Ma il -padre dell'ucciso spillando dieci lire ad un traditore, -fece imprigionare l'uccisore del figlio, già condannato -nel capo. Ma la notte precedente il giorno, in cui doveva -essere impiccato, a lui che vegliava apparve in -carcere la Maddalena, e gli disse: Non temere, o divoto -mio, e difensore zelante della mia gloria, che non -morirai. Io ti assisterò al momento opportuno in modo -che tutti quelli che vedranno, ne rimarrano esterrefatti, -e scioglieranno inni di grazie al Signore, che opera miracoli, -e a me di lui serva. Ma quando sarai liberato, -riconosci da me questo beneficio a te conferito, ed a vantaggio -dell'anima tua, abbine gratitudini a Dio tuo -liberatore. Ciò detto, la Maddalena sparve lasciandolo -consolato. L'indomani fu appeso alla forca senza riportarne -nè guasti al corpo, nè dolore all'anima. Ma poscia -a poco, ecco d'improvviso, a vista di tutti gli spettatori -calare dal cielo a rattissimo volo una colomba candida -come la neve, e posare sul patibolo, sciogliere il capestro -dal collo dell'impiccato devoto alla Maddalena, e deporlo -in terra illeso. Ma gli ufficiali pubblici e i giustizieri, -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -per insistenza de' parenti dell'ucciso, volendolo di nuovo -appendere, per opera de' beccai si evase, de' quali era -ivi adunata gran caterva armata di spade e di bastoni. -(Tanto s'adoperavano perchè era stato collega ed amico, -ed anche perchè avevano ammirato il prodigio chiaro -e stupendo). Avendo poi raccontato a tutti che aveva -commesso quell'omicidio suo malgrado, e per ragione -di difesa sua e dell'onore della Maddalena, e che essa -gli aveva già promesso in carcere che al momento opportuno -lo avrebbe liberato, ne ebbero consolazione e -cantarono lodi a Dio e alla beata Maria Maddalena -liberatrice del devoto di lei. Il Conte di Provenza, -udito parlare di questi fatti, volle vedere quell'uomo, -e udirseli raccontare dalla bocca di lui, e tenerlo in -Corte finchè campasse; ma egli rispose che se vi fosse -chi lo facesse anche padrone di tutto il mondo, non -vorrebbe finir la sua vita altrove che in servizio della -Maddalena, nel castello di S. Massimino, ove il corpo -di lei era stato di recente scoperto, cioè nel 1283. E -così fece. E nello stesso anno, nel mese di Giugno, -dovevano battersi a duello Re Carlo, e Pietro Re d'Aragona. -Titoli di Re Carlo, che fu Re di Gerusalemme -e Sicilia, Duca di Puglia, Principe di Capua, Senatore -dell'Alma Città, Principe dell'Acaia, d'Anjou<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>, di -Provenza, Conte di Forcalquier<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> e di Tonnerre<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. -Avendo Pietro Re d'Aragona inviato con sue lettere -credenziali il Prefetto di Marsiglia a Re Carlo, allo scopo -di trattare e concludere un matrimonio tra un figlio -di detto Pietro e una figlia d'un figlio del predetto -Re Carlo; pochi giorni dopo quelle trattative di matrimonio, -del quale lo stesso Pietro si diceva desiderosissimo, -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -secondo che ne assicurava quel prefetto, e secondo -che egli stesso esprimeva nelle sue lettere credenziali, -e dopo molte altre amichevoli dimostrazioni da parte di -Pietro stesso fatte allo stesso Re Carlo per mezzo del -preaccennato Prefetto, Pietro Re d'Aragona spogliò Re -Carlo del Regno di Sicilia con una frode, che si copriva -sotto le apparenze di trattative di pace e parentela tra -loro. E avendo Pietro Re d'Aragona già allestito navi -e quanto occorre a guerra per navigare alla volta della -Sicilia, il Re di Francia mandò a lui una straordinaria -ambasciata e messi speciali, a significargli che non -andasse punto contro suo figlio Re Carlo, nè ponesse -piede sul regno di lui, perchè se mai facesse ingiuria -a Re Carlo, o all'erede di Re Carlo, la reputerebbe -fatta alla propria persona. E Pietro con cortesia e benignità -rispose agli ambasciatori che egli non aveva per -nulla intenzione di fare ingiuria a Re Carlo, nè all'erede -di Re Carlo; ma desiderava di andar oltremare -contro gli infedeli Saraceni, e che tutto quel di territorio -potesse conquistare, lo assegnerebbe a quel proprio -figlio che prendesse moglie la figlia del figlio di Re -Carlo. Ricercò per di più al Sommo Pontefice la decima -delle terre dello Stato della Chiesa in aiuto di quell'impresa, -che voleva compiere oltremare contro i Saraceni, -ad esaltazione e gloria della fede cristiana; e pregollo -altresì di voler prendere sotto la propria custodia e -tutela il suo regno di Aragona. Quando poi Re Carlo -ebbe notizie che Pietro con quel tessuto di menzogna -era riuscito a por piede in Sicilia, per mezzo di messi -speciali e per lettere gli impose di ritirarsi dal suo -regno, e per nessun pretesto lo occupasse. Ma Pietro, -fidente nelle proprie forze e nelle popolazioni della Sicilia, -rispose che non sgombrerebbe mai dal Regno di -Sicilia, finchè potesse tenerlo in suo dominio. Udita tale -risposta, Re Carlo, che allora era in Puglia, adunò un -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -esercito innumerevole di fanti e di cavalli, e per mare -con immenso naviglio mosse contro di lui. Ma i Cavalieri -più saggi, che accompagnavano l'uno e l'altro Re, -ad evitare che tanta moltitudine d'uomini fosse condotta -a strage, proposero che tra Re Pietro e Re Carlo si -facesse un duello. E furono eletti sei probi e prudenti -Cavalieri dall'una e dall'altra parte, che dovevano ordinare -e disporre in che luogo, in che modo, con quali -formalità, in che tempo e come s'avesse a fare il duello. -I quali tutti concordemente deliberarono e statuirono -per lo meglio che si dovesse fare a Bordeaux, città -della Guascogna, sotto la Podestà e il dominio del Re -d'Inghilterra, e definitivamente fissarono che l'uno e -l'altro, Re Carlo e Re Pietro d'Aragona eleggessero -que' cento de' loro migliori Cavalieri che volessero, e -con loro i Re medesimi in persona si dovessero trovare -al 1.º di Giugno 1283 indizione 11ª nel luogo prestabilito; -e che nel medesimo luogo e città si dovesse preparare -un campo tutt'intorno chiuso, sicchè nessuno potesse -entrare, tranne i detti Re e loro Cavalieri. Le quali -cose tutte Re Carlo e Re Pietro giurarono sul santo -Vangelo di Dio di osservare appuntino e che al dì prefisso, -nel preindicato luogo anderebbero coi duecento cavalieri, -salvo impedimento di salute, e che tra loro personalmente -si batterebbero. Così pure sul Vangelo di Dio -giurarono che chi non si trovasse al convegno nel giorno -e nel luogo prestabilito, si dovesse per tutta la di lui -vita chiamare non Re, ma mentitore, traditore, e mancatore -della fede data, e che del resto non potesse avere -nè conseguire onore alcuno al mondo; e se da persona ne -fosse interrogato, non lo dovesse negare, ma dappertutto -e a tutti e singoli l'avesse da confessare. Il serenissimo -Re Carlo, illustre protettore e scudo della sacrosanta madre -Chiesa romana e della fede cristiana, secondo le convenzioni -e i patti preaccennati, al tempo prefisso, presente -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -Giovanni di Grillo Cavaliere siniscalco dell'illustre Re -d'Inghilterra, e presenti moltissimi altri Giudici e Ufficiali -del detto Re d'Inghilterra, di lui Luogotenenti -in Guascogna, e specialmente nella città di Bordeaux, si -presentò in questa città al giorno prefisso, con i suoi cento -Cavalieri per battersi personalmente in duello, e aspettò Re -Pietro da mattina a sera. Ma Re Pietro, quantunque da -più persone degne di fede fosse stato veduto sano di -corpo il giorno precedente, e tanto vicino alla città -di Bordeaux, che, se avesse voluto, avrebbe potuto trovarvisi, -tuttavia non vi andò, non comparve; nè esso, nè -altri per lui ne fece scuse di nessuna sorta. Dovendo -dunque il detto Pietro d'Aragona, giusta le ragioni e -le convenzioni sopra allegate, essere spogliato e privato -d'ogni onore reale, e passar sempre la vita sua nell'ignominia, -il Legato, per mandato del Sommo Pontefice, -conferì il Regno d'Aragona all'illustre Re di Francia -pel figlio di lui. Il Re di Francia lo accettò, e inviò -sua gente ad occuparlo dalla parte della Navarra, e ordinò -di fare subito una leva generale nella Catalogna. Il Re -Carlo va in Francia, e deve trovarsi ad un abboccamento -col Re d'Allemagna. Il Re di Francia e il Re d'Inghilterra -inviano loro gente in aiuto del Re di Castiglia contro i di -lui figli ribelli; in aiuto del quale andò Boise Re de' Mori -con 10000 soldati, e ricuperò già molte terre; e si è fatto -accordo che i nepoti del Re di Francia abbiano da avere -il regno dopo la morte dello stesso Re di Castiglia. Il Re di -Portogallo e dell'Algarvia scrisse al Re di Francia e al -Re d'Inghilterra, e inviò a loro messi speciali per significare -che era dolente della fatuità di Pietro suo cognato, -e che era pronto a fare ciò che volessero. Il Re d'Inghilterra -negò al figlio del detto Pietro la sua figlia che gli aveva -promessa moglie; e il Re di Maiorica mandò una solenne -ambasciata e lettere per avvisare che non voleva immischiarsi -negli affari di suo fratello. E si crede per fermo -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -che si firmassero patti secreti tra lui e il Re di Francia -a Moissac<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>, ai 27 di Giugno, indizione 11.ª. E nota che -quando i due detti Re giurarono di fare quel duello, -Papa Martino IV s'interpose per consiglio e assenso -de' suoi Cardinali, e proibì che si facesse; ma la sua -opposizione non approdò a distorne l'ostinato animo di -Carlo, se pure Pietro d'Aragona si fosse prestato a farlo. -Tuttavia non mancano coloro che scusano Pietro Re d'Aragona -d'essersi sottratto al convenuto duello, e sostengono -che non presentossi, perchè il Re di Francia stava pronto -con un esercito vicino al luogo del combattimento per -soccorrere al bisogno suo zio Re Carlo. E vi fu chi disse -che Re Pietro sotto mentite spoglie di mercante andò -fino presso al luogo fissato pel combattimento per non -infrangere il giuramento, e ne fece rogare atto pubblico: -e che poi se ne sottrasse per timore che il Re di Francia -accorresse in aiuto di Carlo. Nell'anno sussegnato s'incendiò -il convento dei frati Predicatori in Verona, e ne -furono danneggiati assai, essendone bruciati i libri, e fusi -i calici. Lo stesso infortunio toccò ai frati Minori presso -Lione, dopo Natale, la sera di S. Stefano, quando colà -risedeva Papa Innocenzo IV co' suoi Cardinali. In quell'ora -frate Pietro di Belleville, un vecchietto, studiava -la predica che doveva fare l'indomani; ed essendosi addormentato, -s'accese il fuoco; e se, svegliatosi, avesse -gridato, avrebbe avuto soccorso, ma invece s'affrettò alla -cucina per una secchia d'acqua, volendo all'insaputa di -tutti estinguerlo; ma quando tornò, il fuoco era tanto -dilatato, che ne bruciò il dormitorio e tutti i libri. Ed -in quell'anno io mi trovai là con frate Giovanni da -Parma Ministro Generale, cui il Papa voleva mandare in -Grecia. E nel detto millesimo 1283, abitando io nel convento -di Seggio, il dì d'Ognissanti, dopo mattutino, -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -uscendo di chiesa entrai nel chiostro, ed ivi stetti all'aperto -sul prato; e pioveva dall'alto una pioggia copiosa, -e più alto ancora io vedeva contemporaneamente un cielo -sereno, lucidissimo e trapunto di stelle. Questa cosa l'ho -vista anche un'altra volta l'anno dopo, ma di giorno, e -non potei vedere le stelle. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1284">a. 1284</h2> - -<p> -L'anno 1284, indizione 12., il 27 di Febbraio, si udirono -terribili tuoni, quali sogliono udirsi il giorno di S. -Gervaso e Protaso, e Giovanni e Paolo piovve e grandinò. -L'anno stesso i Parmigiani costruirono un bel ponte -di pietra sul torrente Parma, dove era ab antico un ponte -di legname, che si diceva di donna Egidia<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>. E fu -donna Egidia da Palù, che aveva anticamente fatto costruire -quel ponte di legno, quando il Comune di Parma -assegnò a Bonacorso da Palù una porta della città, da -difendere, ed era allora vassallo del Comune di Parma, -perchè occupava quella porta, e dal Comune avevala -avuta. Ma in seguito per le accese ire dei partiti, e -per rottura tra la Chiesa e l'Impero, i Parmigiani in odio -al partito imperiale ruinarono quella porta sino alle -fondamenta. Parimente in quest'anno si cominciò in -Parma un nuovo e bel campanile tra la Chiesa maggiore -e la canonica<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>, dove prima era il vecchio. In detto anno -vi fu anche abbondanza di frumento; di vino se n'ebbe -poco a confronto dell'anno anteriore, ma buono; d'ogni -sorta frutti ve ne fu gran copia... fu misericordia -di Dio, giacchè gli anni precedenti, a cagione de' bruchi -da frutti, le piante non ne portarono a maturità.... -Nello stesso millesimo molti fatti accaddero non veramente -degni di storia, ma che però non debbono passare -al tutto sotto silenzio. In assenza di Re Carlo, il figlio -di lui, al quale aveva affidato il Regno di Puglia, andò -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -e commise battaglia navale coll'armata di Pietro d'Aragona, -e la sua armata fu rotta, ed egli stesso prigioniero; -nè vi era presente il Re d'Aragona, ma l'Ammiraglio di -lui colle sue navi. Arrivato poi Re Carlo a Napoli, pochi -giorni dopo la cattura del figlio, convocata un'adunanza, -proclamò suo figlio uno stolto, pazzo, insensato, -e che aveva operato senza senno, commettendo battaglia -senza il suo consiglio, e perciò non voleva prendersi pensiero -di lui, come non fosse mai nato. E lo diseredò, gli -tolse il Principato e lo assegnò al figlio del figlio prigioniero. -E a dimostrare allegrezza, e far scomparire ogni -segno di lutto, ed esaltare la promozione del nipote, fece -in città co' suoi cavalieri un torneo; e così si finse sereno -e senza rabbia. Tuttavia in processo di tempo si trovò -in brutte acque, a tale che, quanto a denari, ne cercò -a' suoi amici per le città Lombarde; ed anche i Parmigiani -per amichevole soccorso gli diedero due migliaia -di fiorini d'oro, cioè mille lire imperiali. E credo che -anche altre città gli stendessero la mano soccorrevole. Questi -due Re, cioè Carlo e Pietro d'Aragona, gravi e reciproche -insidie si tramavano a cagione del possesso del Regno -di Sicilia; ma la loro fine sta ancora sepolta nell'avvenire. -Ora, che scriviamo queste cose volge l'anno 1284, -settembre, giorno dell'esaltazione della santa Croce; e -chi ama il Re d'Aragona dice di lui ogni bene; e chi -ama Re Carlo dice ogni bene di Re Carlo. In questo -stesso anno, la città di Modena si divise in due fazioni; e -cagione di tale scissura furono alcuni omicidii commessi -maliziosamente, turpemente e vergognosamente senza che -i loro autori ne toccassero la dovuta pena, cioè senza -applicazione della legge. E quelli da Rosa, ossia di -Sassuolo andarono fuori di città con quelli di Savignano -e co' Grassoni e loro aderenti, tanto popolani che -militari; ed occuparono Sassuolo, Savignano<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>, -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -Monbaranzone<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>, e in breve, occuparono tutta la zona di -territorio al di sopra della strada Emilia. Fortificarono -Sassuolo, inchiudendo nella cerchia dei fortilizii tutte -le case del paese, e cavarono fosse d'ogni intorno; e -scorrazzavano per la diocesi di Modena, devastando, incendiando -e rapinando, perchè quelli della città non li -volevano lasciar rientrare. E mandaron dicendo ai Parmigiani -che accettassero le chiavi de' loro castelli e -delle fortezze che avevano, e fossero loro Signori. Quelli -poi che erano in città licenziarono il loro Podestà, Pallastrelli -di Piacenza, pagandogliene il salario, e crearono -Podestà un Pistoiese, e posero a ruina le case e i palazzi -dei fuorusciti. E quando i Parmigiani mandarono i loro -ambasciatori a Modena per rappacificare tra loro i due -partiti, mentre gli ambasciatori andavano per la città -pregando di fare quanto era necessario per la pacificazione, -i Modenesi stavano per le vie sull'armi alle -porte delle case loro, e digrignavano i denti contro gli -ambasciatori Parmigiani, e andavano ripetendo: Che si -fa? Gettiamoci sopra di loro, dilaceriamoli, perchè son -essi che ruinano la città nostra. E così calunniavano -chi non aveva colpa; stantechè per contrario i Parmigiani -molte volte hanno sguainate le spade a favore di -Modena contro i Bolognesi. Gli ambasciatori inviati dai -Parmigiani a Modena erano: Il Capitano del popolo Egidio -Milleduci, che è maestro di leggi, ed altri non pochi, -che riferirono al ritorno queste scene ai Parmigiani -nel palazzo, in pieno Consiglio generale. Ed i Parmigiani -ridevano all'udir queste cose, nè vi fu persona -che proferisse sinistre parole contro i Modenesi. Poichè -sapevano tutti di non aver inferto alcun danno a Modena, -e sapevano anche che la causa della ruina di -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -Modena era il tizzone della discordia ardente tra i -Boschetti e quelli di Savignano. E i maggiorenti che -erano in Modena, e che furono e ne sono i capitani, -erano i Rangoni, i Boschetti e i Guidi. E al principio -di questo dissidio i Modenesi di dentro la città fecero -grande allestimento d'armi e di tutte le cose che a guerra -sono necessarie; e approntarono carri carichi di vettovaglie, -di baliste e d'armi, e condussero numerose squadre -contro i Modenesi fuorusciti, sperando di avvilupparli; -e con questo apparato corsero sopra Sassuolo, e cominciò -un combattimento con quelli di Sassuolo. (Sassuolo è un -castello a dieci miglia da Modena sulla Secchia). Ma i -Modenesi fuorusciti si trovavano a Savignano. Tostochè -Manfredino di Sassuolo seppe che i suoi erano alle prese -coi nemici, e che virilmente si battevano aspettando soccorso, -coll'eccitamento nell'animo disse a quelli di sua -parte: Se vi è chi sia mio amico, si unisca a me, ed -ora ne faccia prova, e combattiamo oggi per noi e pei -nostri amici. Lo seguirono allora tutti quelli che erano -atti a portare le armi, giovani e vecchi, eccetto quelli -che erano necessari a tenere guardia a Savignano; ed -irruppero poderosamente contro i Modenesi di dentro la -città, e li sconfissero, molti ne passarono a fil di spada, -e molti ne fecero prigionieri, e fecero bottino di tutte -le vettovaglie e del materiale da guerra. È vero però che -i vinti, quand'ebbero veduto la fierezza dell'assalto e -l'audacia de' loro nemici concittadini, si diedero a fuggire -gettando via le armi e i vestiari e quanto portarono, -pensando solo a salvarsi. Sapute i Parmigiani queste -cose, mandarono con grande apparato ai Reggiani otto -ambasciatori, persone che tutte erano state più volte -insignite dell'ufficio di Podestà di città cospicue, a pregarli -di non far pazzie, come i Modenesi, e non rovinare -la patria; e si fermarono a Reggio non pochi giorni, ed -io li ho veduti, ed ho loro fatto visita, perchè in quel -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -tempo io era addetto al convento di Reggio. (Gli ambasciatori -Parmigiani erano: Matteo da Correggio, Bonacorso -di Montecchio, Rolando Putagio, Rolando degli -Adegherii, Ugolino Rossi, Egidiolo di Marano, e due popolani, -i cui nomi non ricordo). Ai quali i Reggiani -risposero che avessero pur eglino cura e sollecitudine -di custodire la loro Parma, ch'essi s'adoprerebbero a -custodire la città propria, a ciò non cadesse a ruina. E -i Reggiani diedero risposta di questo tenore, perchè tanto -in Parma che in Reggio regnava una certa ambizione e -gelosia, quasi volessero dire: <i>O medico, cura te stesso</i>. -In Reggio, oltre il partito imperiale, già da lungo tempo -espulso, vagante ed errante in esilio, s'erano formati -due partiti tra quelli che tenevano per la Chiesa, dei -quali uno si diceva il superiore, e l'altro l'inferiore. -Del partito superiore della città di Reggio erano principali -personaggi e Capitani: Azzone Manfredi, Antonio -Roberti, Tomasino suo figlio, e Matteo Fogliani co' suoi -seguaci. Del partito inferiore erano capi: Rolandino di -Canossa, Francesco Fogliani, il suo fratello Prevosto di -Carpineti co' suoi aderenti, Guido da Albareto, Ezzelino -suo figlio, ed un altro Rolando, Abbate di Canossa, Scarabello, -Manfredino di Guercio, Ugo di Corrado, Corradino -suo figlio, Giacomino de' Panzeri, Tomasino suo -figlio, Bartolomeo dei Panzeri, Zaccaria suo figlio, Guglielmo -de' Lupicini Abbate di S. Prospero (che fece -pace coi Bajardi e si rimase nel suo monastero) e Garsendonio -de Lupicini (costui poi disertò, abbandonando -il partito, e fece adesione a Matteo Fogliani, e s'imparentò -con lui, accettando una figlia per moglie al proprio -figliuolo Ugolino), finalmente Guido de' Lupicini, e -più altri. In Parma poi vi era questa divisione: Obizzo -Sanvitali Vescovo di Parma coi di lui seguaci era capo -dell'una parte; dell'altra parte era Ugo Sossi germano -consanguineo di lui, essendo figli di due sorelle, ed ambidue -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -nipoti di Papa Innocenzo IV. Per Ugo Rossi tenevano -quelli da Correggio e molti altri notabili Parmigiani. -Queste sono pompe ed ambizioni da lasciarsi in -disparte e degne dello sprezzo degli uomini sennati, perchè -l'Apostolo dice... Frattanto accortisi i Reggiani -d'aver data risposta di poco garbo agli ambasciatori -Parmigiani, pentiti, e costretti da necessità, elessero -alcuni proprii ambasciatori, li inviarono ai Parmigiani -e dai Parmigiani ottennero tutto quello che vollero, e li -fecero giurare sull'anima propria di non venir meno a -quello che domandavano, cioè se l'un partito di Reggio -malignamente espellesse l'altro, i Parmigiani aiuterebbero -sempre chi fosse stato iniquamente espulso, e molte -altre cose si pattuirono utili a mantenere in città la -concordia. Gli ambasciatori mandati dai Reggiani ai -Parmigiani erano: Rolandino di Canossa, Guido da Tripoli, -ed un Giudice, Pietro di Albinea, che fu l'oratore -dell'ambasciata. Questi avendo, nel loro albergo in -borgo di S. Cristina, udito parlare di Asdente, profeta de' -Parmigiani, lo mandarono a chiamare per consultarlo -intorno alle sorti della loro città; e gli imposero sulla -sua coscienza di non tacer nulla di quello che Dio stava -loro preparando per l'avvenire. Ed egli rispose che se si -conservassero in pace sino a Natale, sfuggirebbero all'ira -di Dio; diversamente berrebbero tutto il calice dell'ira -divina, come l'avevano ingollato i Modenesi. Essi risposero -che si sarebbero mantenuti in pace; che anzi, -per raffermare la pace e l'amicizia, si disponevano a -stringere tra loro vincoli di parentela per mezzo di matrimonii. -Ai quali egli di ripiglio soggiunse che queste -cose si facevano da loro con mala fede, e che sotto il velo -della pace si nascondeva il veleno. Se ne ritornarono -pertanto gli ambasciatori, e non si parlò più in seguito -di matrimonii; studiarono vieppiù a fabbricare materiale -da guerra, che a mantenere una scambievole amicizia; -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -e si verificò di loro quello che Michele Scoto disse in -que' suoi versi, ne' quali vaticinava il futuro: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Et Regii partes insimul mala verba tenebunt.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> In Reggio ogni fazion rotta ha la fede,</p> -<p class="i02"> Le lingue arrota, si dilania e fiede.</p> -</div></div> - -<p> -In questi giorni si strinsero con vincoli di amore e di -amicizia in una forte alleanza le città di Piacenza, Parma, -Cremona, Reggio, Modena, Bologna, Ferrara e Brescia, -che tutte parteggiavano per la Chiesa. I partigiani -dell'Impero già da lungo tempo esulavano dalle loro -città, e andavan vagando pel mondo senza speranza di -rimpatriare, per quanto dipendeva dal partito della Chiesa; -Mantova poi era della fazione contraria per impulso di -Pinamonte, che la signoreggiava. Le suddette città adunque -conoscendo tutti i danni, che avevano incolto i Modenesi, -elessero dal proprio seno un certo numero di -cospicui ambasciatori, e li mandarono a Reggio, perchè -ivi convocassero una grande assemblea allo scopo di -ripristinare in Modena la pace, se ve ne fosse modo. Ma non -lo poterono, quantunque vi si adoprassero attorno molti -giorni, e vi fossero convenuti i rappresentanti delle due -parti di Modena, cioè quei di dentro, e quei di fuori. -Finalmente gli ambasciatori con chiusero, deliberarono -e decretarono che non si recherebbe a nessuna delle -due parti nè consiglio, nè soccorso, nè aiuto, nè -favore, sia perchè non vollero per loro bene e per -la pace consentire alle proposte fatte, sia perchè non -si poteva far danno a nessuna delle due parti dei -Modenesi senza offendere il partito degli alleati, sendochè -tutti stavano per la Chiesa, ed anche per non alimentare -in quei di Reggio e d'altre città la speranza -di ricevere aiuti, se talora in eguale maniera folleggiassero. -Allora i Modenesi vedendosi abbandonati a se -stessi da tutti quegli amici loro, in cui confidavano, -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -mandarono a Firenze e alle altre città della Toscana per -indurle a raccorre soldati, e a formare e mandare un -esercito potente a farla finita, e che l'una parte l'altra -esterminasse e disperdesse. Così stanno le cose oggi, -ottava della Natività della beata Vergine. Come finirà, -sallo Iddio; se camperemo, vedremo. Allora i Reggiani -licenziarono il loro Podestà Tobia Rangoni di Modena, -che andasse pe' fatti suoi, e se ne tornasse a Modena -sua città, datogli prima quel salario che ad onore e decoro -gli era dovuto. E per tre motivi ebbero a licenziarlo: -Perchè era nuovo nel ministero dell'amministrare -(non aveva mai avuto altra Podesteria che questa) e -contro alcuni procedeva con acrimonia e ingiustizia; e per -lievissimo fallo multava, o cacciava in carcere; la qual -cosa spiacque ai Reggiani.... Perchè era balbuziente, tanto -che provocava a riso chi l'ascoltava, e quando in consiglio -voleva dire: Avete udito (<i>propositam</i>) la proposta? -Diceva: <i>audivistis propoltam?</i> E lo deridevano come -scilinguato; ma invece era balbuziente. Però meritano -più di essere derisi quelli, che eleggono alle magistrature -uomini di quella fatta, i quali non hanno valore di -sorta: il che è segno che i simili godono che vi siano -dei loro simili, lasciandosi guidare dall'interesse privato -più che dal bene pubblico.... Finalmente perchè poneva -in opera ogni mezzo per provocare discordie in Reggio -e trascinare i Reggiani a parteggiare per la sua fazione, -cioè quella dei Modenesi, che erano dentro Modena. -Le quali cose considerando, i Reggiani lo deposero dall'ufficio, -lasciandogli facoltà di tornare tra' suoi, ed elessero -Podestà quello che era lor Capitano, aumentadogli -il salario, per avere in avvenire un uomo che fosse saggio -ed intraprendente, dal cui diritto operare e dalla cui -fedeltà si crede salvata la città di Reggio.... Egli era -oriondo di Città di Castello. In questi giorni Obizzo -Vescovo di Parma convitò in casa sua il profeta de' Parmigiani, -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -che si chiamava Asdente, e lo interrogò minutamente -intorno a cose che stavano ancora nascoste nel -fitto velo del futuro. Il quale rispose, a udita di molte -persone, che fra breve i Reggiani e i Parmigiani soffrirebbero -molte tribolazioni; e parimente vaticinò intorno -alla morte di Martino 4.º Sommo Pontefice, delle quali -cose determinò e specificò i tempi, ch'io non voglio riportare; -e che a Martino dovevano succedere tre Papi -tra loro divisi e nemici, de' quali uno sarebbe stato legittimo, -gli altri eletti illegittimamente; predisse anche -la ruina di Modena prima che avvenisse. E questo profeta -altro non è che un uomo che ha l'intelletto illuminato -ad intendere i detti di Merlino, della Sibilla, dell'Abbate -Gioachimo e di tutti quelli che lessero nel futuro; -ed è uomo cortese, umile, famigliare, senza sussiego, -senza superbia, nè annunzia mai cosa con affermazione -assoluta; ma dice sempre: Così pare a me; così intendo -io il tal libro. E quando taluno leggendo in sua presenza, -salta qualche tratto, subito se ne accorge, e dice: Tu -mi fai inganno, tu hai ommesso qualche cosa. E molti -da diverse parti del mondo vanno ad interrogarlo. Egli -aveva predetto ben tre mesi prima dell'evento il disastro -de' Pisani; e un certo Pisano venne da Pisa a Parma -per un suo scopo ad interrogarlo, dopo due battaglie -già combattute coi Genovesi. Perocchè i Pisani e i Genovesi -tre volte si sono battuti in battaglia navale; la -prima nel 1283, e due volte nel 1284, e ne' primi due -combattimenti, tra morti e prigionieri si calcolano messi -fuori di linea 6000, tra' quali il Conte Facio fu condotto -prigione a Genova, e molti altri notabili. E, mentre tra -loro in mare ferveva ancora la battaglia, un tal Genovese -montò su una nave Pisana e si caricò di lastre d'argento; -ma avendo l'armatura di ferro, ed essendo carico di lastre -e volendo di nuovo risalire sulla sua nave non potè raggiungerla -e cadde e colò a fondo, come una pietra, col -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -ferro e coll'argento, e fors'anche colle sue scelleratezze. -Tutti questi particolari li ho uditi dal lettore di Ravenna -che era un Genovese, e veniva allora allora di Genova. -E nota miracolo, e pensa: I Pisani sono stati sbaragliati -e fatti prigionieri dai Genovesi nel tempo, nel luogo, nel -mese, nel giorno, in cui essi avevano catturato i Prelati -a' tempi di Papa Gregorio IX di buona memoria; e giudica -se è vero ciò che il signore disse in Zaccaria 2.º: <i>Chi -tocca voi, tocca la pupilla dell'occhio mio.</i> Nota che i -Parmigiani, uno de' quali mi son io, dicono che la vendetta -sino a trent'anni è ancora in tempo. E dicono vero. -Ve ne ha un esempio lampante in S. Brizio, a cui dopo -trent'anni di episcopato toccò la pena vindice delle moltiplici -afflizioni inferte a S. Martino, per cui ne soffrì -moltiplici tormenti. Leggi la vita di S. Brizio, e vedrai -se non è come ti dico. Così l'anno 1284 ripensando i -Pisani al danno inferto loro dai Genovesi, e volendosene -vendicare, costruirono sull'Arno molte navi e galee e -attrezzi di marina; e, allestita la squadra, deliberarono -e pubblicarono ordinanza che dei Pisani dai venti a' sessant'anni -nessuno vi fosse esente dal servire in guerra. -E corsero tutta la marina Genovese distruggendo, incendiando, -uccidendo, catturando, e rapinando: e devastarono -tutto quel tratto di litorale che da Genova si stende sino alla -Provenza, passando davanti a tutte le città marittime, cioè -Noli, Albenga, Savona, e Ventimiglia in cerca de' Genovesi -per dar loro battaglia. I Genovesi anch'essi avevan fatta -ordinanza che nessuno dei loro dai diciotto ai settant'anni -rimanesse a casa, ma dovesse co' suoi concittadini impugnare -la spada; e così correvano il mare dando la caccia ai -Pisani. Finalmente s'incontrarono fra il Capo Corso e la -Gorgona<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>, legarono insieme colle catene le galee, -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -come è loro costume nelle battaglie navali, ed ivi si batterono -con tanta strage d'ambe le parti, che pareva -averne compassione anche il cielo e conturbarsene. Molti -dell'una parte e dell'altra eran morti e molte navi -colate a fondo. E già i Pisani avevano avuto il sopravvento, -quando giunse ai Genovesi un rinforzo di galee, e di -nuovo si lanciarono sui Pisani già stanchi; ma pur tuttavia -gli uni e gli altri continuarono la zuffa con accanimento. -Finalmente i Pisani, riconoscendosi vinti, si arresero -ai Genovesi, i quali uccisero i feriti, e mandarono -gli altri alle prigioni. Ma anche chi vinse non potè -menarne gran vanto, poichè la battaglia fu deplorevolmente -sanguinosa pei vinti e pei vincitori. E furono -tante le lagrime ed i sospiri in Genova e in Pisa, che -mai non ne furono altrettanti in quelle città dalla loro -fondazione sino a noi. E chi senza piangere e senza contristarsi -può narrare il furore, con cui quelle due nobilissime -città, d'onde veniva agli Italiani ogni sorta di -ben di Dio, si laceravano per sola vanità, e ambizione, e -vana gloria di supremazia, come, se il mare non fosse -ampio abbastanza ai naviganti? Quindi invalse l'usanza -di dire: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Iniuriam latam sibi nunquam vindicat apte,</p> -<p class="i02"> Qui ruit in peius, quo dedecoratur aperte.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Male al danno appien provvede</p> -<p class="i04"> Chi da folle se lo incoglie;</p> -<p class="i04"> Ma se al peggio volge il piede</p> -<p class="i04"> Danno ed onta ne raccoglie.</p> -</div></div> - -<p> -Questa battaglia fu combattuta ai 13 d'Agosto, Domenica, -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -festa dei SS. Ippolito e Cassiano<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. Io non ho -voluto segnare quì il numero dei morti e dei prigionieri -dell'una e dell'altra parte, perchè si racconta in diverse -maniere. Però l'Arcivescovo di Pisa ne fissava un numero -preciso in una lettera all'Arcivescovo di Bologna, -numero ch'io non voglio notare, perchè aspetto da Pisa -alcuni frati Minori, che me ne daranno la cifra accertata. -E nota che questa battaglia tra Pisani e Genovesi -fu pronosticata e segnalata molto prima che si combattesse, -giacchè nella villa di S. Ruffino<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> della diocesi -di Parma, alcune donne, che di notte purgavano il lino, -videro due grandi astri in cielo, che andavano l'uno -contro l'altro all'assalto, e più volte si ritirarono, e più -volte di nuovo ritornarono al cozzo. Nell'anno sussegnato, -dopo la battaglia tra Pisani e Genovesi, molte donne -Pisane, belle, nobili, ricche e di potenti famiglie, unite -ora a trenta, ora a quaranta insieme, da Pisa a piedi -si recavano a Genova per cercare e fare visita ai prigionieri -di loro famiglie; tra quali chi vi aveva il marito, -chi il figlio, il fratello, il consanguineo, cui <i>Iddio -non aveva balzati nel seno della misericordia di coloro -che li avevano fatti prigionieri</i> (Salmo 105.º). E quando -quelle donne domandavano ai custodi delle carceri di -vedere i proprii parenti, si sentivano rispondere: Ieri ne -sono morti trenta, oggi quaranta, e li abbiamo gettati -in mare, e di questo ne tocca ogni giorno ai Pisani. E -quelle donne udendosi dire tali cose de' loro cari, e non -potendoli rivedere, angustiate dalle strette del cuore -cadevano a terra, e per la piena dell'affanno e del -dolore appena potevano respirare; e poi, ripreso fiato, -colle unghie si laceravano la faccia, si scarmigliavano i -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -capelli, e ad alte e gemebonde grida piangevano fino a -che loro restavano lagrime da versare. Imperocchè i Pisani -morivano in carcere d'inedia, di fame, di penuria, -di miseria, di dolore e di tristezza, poichè: <i>Ebbero -dominio su di loro quelli che li odiavano, i loro nemici -eran quelli che li tormentavano, ed erano caduti sotto le -loro mani.</i> (Salmo 105º). Nè i Pisani erano giudicati degni -de' sepolcri de' padri loro, e perciò li privavano di sepoltura.... -E quando le dette donne Pisane arrivavano -di ritorno a casa, trovavano morti altri, che alla partenza -avevano lasciati sani. Iddio in quell'anno percosse la -città di Pisa con una pestilenza, che trasse assai di -cittadini al sepolcro... nè vi era casa, in cui non -si trovasse un morto.... Toccò Iddio i Pisani -colla spada del suo furore perchè da lungo tempo erano -diventati ribelli alla Chiesa, e perchè avevano catturato -in mare i prelati che andavano al concilio convocato da -Papa Gregorio IX di buona memoria.... Quattr'anni -io ho abitato nel convento di Pisa dell'Ordine de' frati -Minori, ben quarant'anni fa, e perciò mi contristano le -sventure de' Pisani, e ne ho compassione: e Dio me lo -vede nel cuore. E, quando io abitava colà, fu per tre -anni loro Podestà Bonacorso da Palù, cui i Pisani -fecero loro Ammiraglio, e lo misero alla testa di quella -loro armata, che condussero sulle loro galee sino alle -bocche del porto di Genova. (Ed i Pisani oltre le galee -vecchie che possedevano, ne costruirono cento di nuove -per trasportare quell'esercito, e l'Imperatore in servizio -e aiuto dei Pisani, ne mandò di sue cinquanta in completo -assetto di guerra, le quali, trovandomi io sul porto di -Pisa, ho vedute io arrivare dal Regno.) Ed i Pisani, giunti -colla loro armata vicino al porto di Genova lanciarono -contro la città per millanteria, per fasto ed a sempiterna -memoria, un nembo di saette che portavano l'acuta -punta non di ferro, ma d'argento. Essi per tanto vedendo -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -che i Genovesi non uscivano a battaglia, risolcarono il -mare devastando e incendiando tutto quanto si parava -loro innanzi lungo il litorale de' Genovesi. E nota che -come è naturale l'odio tra l'uomo e il serpente, il cane -e il lupo, il cavallo e il grifone, così cova un lungo -odio tra Pisani e Genovesi, Pisani e Lucchesi, Pisani e -Fiorentini. Tra Pisani e Genovesi per cagione della -supremazia sul mare, volendo per una certa ambizione, -ciascuno parere da più dell'altro; e allora i monti si -innalzano, ma le pianure non si abbassano.... Tra -Lucchesi e Pisani cova odio, discordia e malevolenza, -non solo perchè quelle due città sono di territorio confinanti, -ma anche perchè i Pisani appresero dieci castelli -del Vescovo di Lucca, e li tennero lungo tempo, per -cui furono anche scomunicati, e persistettero lungo -tempo nella loro pertinacia (quelle castella erano sui -monti). Tra Fiorentini poi e Pisani cova odio, perchè -quando i Fiorentini andavano a Pisa per comperare -merci, i Pisani facevano loro pagare troppo grave dazio -d'uscita alle porte. Avuta dunque notizia i Fiorentini -e i Lucchesi, che erano legati tra loro d'interessi e di -amicizia, del gran colpo inferto dai Genovesi ai Pisani, -giudicarono quello un momento favorevole, e ordinarono -un esercito contro i Pisani nell'anno preindicato, in -Dicembre, poco prima di Natale, e con loro dovevano -trovarsi quei di Prato e di Corneto per avviluppare i -restanti Pisani, e se fosse possibile, ridurli a completa -ruina, e farli sparire dalla faccia della terra. La qual -cosa risaputasi dai Pisani, se ne impensierirono altamente, -riconoscendo che su di loro si adempieva quel detto del -Deuteronomio 28.º: <i>E voi resterete poca gente, là dove -per addietro sarete stati come le stelle del cielo in -moltitudine.</i> Onde i Pisani atterriti si volsero a pregare -Iddio.... Avendo dunque sciolte al cielo le preghiere, -s'avverò la scrittura che dice: <i>È necessario che intervenga -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -l'aiuto di Dio quando manca quello degli uomini.</i> -E sorse loro in mente il buon consiglio di mandare -le chiavi della loro Pisa a Papa Martino perchè li difendesse -dai loro nemici; il quale di buon grado li accolse -tra le sue braccia, e represse i nemici insorgenti.... -Isaia 60º: <i>Ed i figliuoli di quelli che ti affliggevano verranno -a te inchinandosi; e tutti quelli che ti dispettavano -si prostreranno alle piante de' tuoi piedi.</i> Ciò -che ho udito, ho scritto; oggi le cose sono così; non si -sa come anderà poi a finire; chi camperà vedrà l'esito -degli eventi. Tutto il mondo è in perturbazione e volto -al sinistro; siamo sulla fine del 1284. Nel millesimo -suindicato corse voce che Federico 2º, già Imperatore, -vivesse ancora in Allemagna; e che avesse sèguito di -una immensa moltitudine di Tedeschi, ai quali largamente -faceva le spese. E acquistò tanta consistenza e -diffusione questa voce che molte città Lombarde spedirono -messi speciali a vedere e constatare, se effettivamente -ancora vivesse, o se fosse una fiaba. Anche il Marchese -d'Este ne mandò uno per conto proprio. Anche alcuni -Gioachimiti prestarono qualche fede alla voce corsa e -credettero non impossibile la sopravvivenza di Federico, -perchè la Sibilla dice: «Essa chiuderà gli occhi di morte -ascosa, cioè la gallina gallicana, e sorviverà e suonerà -fama a dire in mezzo ai popoli, vive e non vive, essendo -superstite uno dei polli, o uno de' polli dei polli.» Anche -Merlino dice di lui: «Due volte quinquagennario -sarà trattato blandamente.» Il qual passo i Gioachimiti -lo interpretavano così: Due volte cinquanta fanno cento; -quasi sostenendo che avesse cent'anni. Ma non ne fu nulla. -Col tempo si provò che era un ciurmadore, un gabbamondo, -che tali cose fingeva a guadagno; e così tanto egli che i -suoi seguaci sfumarono. Parimente nello stesso anno suonò -altra fama. Dissero testimoni veridici, cioè frati Minori -e Predicatori che da poco erano arrivati d'oltremare, che -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -tra Tartari e Saraceni era per avvenire una gran novità. -Dicevano dunque che il figlio del defunto Re dei Tartari -era insorto a combattere lo zio regnante, che aveva fatta -adesione ai Saraceni; e l'aveva ucciso, e con lui aveva -fatta strage di una grande moltitudine di Saraceni. Inoltre -mandò comando al Soldano di Babilonia di fuggire in -Egitto; altrimenti se l'avrà tra le mani, lo ucciderà, -quando arriverà ai paese di lui, ove si è proposto di -andare sollecitamente; perocchè, come si dice, vuol essere -in Gerusalemme il Sabato Santo; e se vedrà discendere -fuoco dal cielo, come asseriscono i cristiani, minaccia di -uccidere tutti gli Agareni che potrà incontrare. E già prima -di cominciare la predetta guerra alleato coi Georgiani e -cogli altri cristiani, a cui aveva fatta adesione, fece coniare -moneta, sovra un lato della quale vedevasi il Sepolcro, e -sull'altro stava scritto: In nome del Padre, del Figliuolo -e dello Spirito Santo. Pose anche sulle armi e sugli stendardi -la croce, e nel nome del Crocifisso menò duplice -strage, cioè dei Saraceni e dei Tartari avversi a lui. -Giunto ciò a conoscenza del Soldano di Babilonia e degli -Agareni di lui sudditi, che si affrettavano a portare soccorso -ai Tartari, si ritirarono, velocemente fuggendo, per -non perire anch'essi coi cristiani nemici. E qui finisce -l'istoria. In questo stesso millesimo, i Modenesi di dentro -la città, presso Montale<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>, il giorno 19 Settembre, il -Martedì prima delle Tempora, di nuovo si azzuffarono -coi Modenesi fuorusciti, che abitavano a Sassuolo, e si -battagliò aspramente dall'una e dall'altra parte con -grande strage. Però i Modenesi, che abitavano in Sassuolo -furono vittoriosi anche in questo combattimento, -che accadde in Martedì, presso Montale, come li erano -stati nel primo, che avvenne un lunedì, al principio delle -ostilità; e in questi due scontri tra morti sul campo e -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -prigionieri ve ne furono ben cinquecento; e parte caddero -di spada, altri furon tradotti ai ceppi in carcere, -ed ivi trattenuti. In quel tempo i Modenesi di dentro -la città ebbero un tale che si spacciava per astrologo -ed indovino, a cui davano dieci denari grossi d'argento -al giorno, e ogni notte tre grosse candele Genovesi di -purgatissima cera, e, interrogando il futuro, prometteva -ai Modenesi che, se una terza volta si cimentassero a -combattimento, ne riporterebbero vittoria. A cui i Modenesi -risposero: Noi non vogliamo misurarci coi nostri -nemici nè in Lunedì, nè in Martedì, perchè in questi -due giorni siamo stati vinti: designane un giorno diverso -per combattere, e sappi che se questa volta non riporteremo -la vittoria, che ne prometti, ti caveremo l'altro -occhio che ti resta. (Giacchè era guercio, e un barattiere, -un gabbamondo, come provò l'evento). Temendo egli -dunque di non indovinare, se ne portò via tutto quello -che s'era guadagnato, e all'insaputa di tutti... -se la svignò per la sua strada. Allora quei di Sassuolo -cominciarono a far loro le beffe, come a gente che: <i>Ha -sacrificato ai demonii, e non a Dio; a Dii, i quali essi -non avevano conosciuto, Dii nuovi, venuti di prossimo -e a cui i loro padri non avevano prestato culto.</i> (Deuteronomio -32º). E i Parmigiani, udendo quanti disastri -avevano colpito i Modenesi, mandarono dodici ambasciatori, -per desiderio di ricomporli a concordia. Ma fu opera -vana. Non prestarono fede a loro e non vollero ascoltarli.... Ma -tutto questo accadde perchè si avverasse -la profezia di Merlino profeta Inglese. Perocchè -Merlino compose versi, ne' quali presagiva con verità -l'avvenire delle città Lombarde, Toscane, Romagnole e -della Marca, versi ch'io credo degni d'essere qui riportati, -e che cominciano così: -</p> - -<p> -Incominciano i versi di Merlino -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Venient in mundo —</p> -<p class="i02"> — et duo erunt sine fine utundo.</p> -<p class="i01">Gravia tum dura —</p> -<p class="i02"> — multa sunt inde futura.</p> -<p class="i01">In Lombardia —</p> -<p class="i02"> — tunc errabit phylosophia.</p> -<p class="i01">Superbia regnabit —</p> -<p class="i02"> — cum ventis tota volabit.</p> -<p class="i01">Ipsa Toscana —</p> -<p class="i02"> — dicetur a gentibus vana.</p> -<p class="i01">Peregrinando ibit —</p> -<p class="i02"> — diffusa, peccando peribit.</p> -<p class="i01">Romandiola —</p> -<p class="i02"> — sub iugo teneatur a stola,</p> -<p class="i01">Quæ in perpensum —</p> -<p class="i02"> — tallionem reddet immensum.</p> -<p class="i01">Marchia anchonitana —</p> -<p class="i02"> — sub Ecclesia stabit romana,</p> -<p class="i01">Quæ semper lanam —</p> -<p class="i02"> — evellet sibi cotidianam.</p> -<p class="i01">Apulia vero —</p> -<p class="i02"> — tota erit plena veneno.</p> -<p class="i01">Multi morientur —</p> -<p class="i02"> — et Reges pro auro delentur.</p> -<p class="i01">Marchia delusa —</p> -<p class="i02"> — plorabit in sanguine fusa;</p> -<p class="i01">Et diu plorabit —</p> -<p class="i02"> — sub dura potestate durabit.</p> -<p class="i01">Francia durabit —</p> -<p class="i02"> — et pluribus praeponderabit;</p> -<p class="i01">Et cum defecerit —</p> -<p class="i02"> — effusio sanguinis erit.</p> -<p class="i01">Alamannia imperabit —</p> -<p class="i02"> — zizaniam mundi fugabit,</p> -<p class="i01">Qui retinet gentes —</p> -<p class="i02"> — Imperium non diligentes.</p> -<p class="i01">Provincia sola —</p> -<p class="i02"> — diu stabit sub arida stola,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span></p> -<p class="i01">Quæ revelata —</p> -<p class="i02"> — dicetur et accumulata.</p> -<p class="i01">Ab Hispanianis multus —</p> -<p class="i02"> — erit sanguis in terra diffusus</p> -<p class="i01">Lombardos natos —</p> -<p class="i02"> — volens sibi fore ligatos.</p> -<p class="i01">Ecclesia plorabit —</p> -<p class="i02"> — cum superbia tanta regnabit;</p> -<p class="i01">Et non providebit, —</p> -<p class="i02"> — in dura servitute manebit.</p> -<p class="i01">Florentia florebit —</p> -<p class="i02"> — immundo tota lucebit</p> -<p class="i01">Lilium depictum —</p> -<p class="i02"> — in campis erit a Senis devictum;</p> -<p class="i01">Sed convalescet —</p> -<p class="i02"> — Lilii cum victoria crescet.</p> -<p class="i01">Inepte peccando —</p> -<p class="i02"> — semper vivet dissimulando.</p> -<p class="i01">Mediolanum —</p> -<p class="i02"> — sibi turrim firmabit in vanum;</p> -<p class="i01">Aquila videbit —</p> -<p class="i02"> — turrim ipsam totam delebit.</p> -<p class="i01">Adducet gentes —</p> -<p class="i02"> — de longe et sunt venientes,</p> -<p class="i01">Quæ dabunt duram —</p> -<p class="i02"> — delinquentibus in vano iacturam.</p> -<p class="i01">Parma patietur —</p> -<p class="i02"> — multo languore repletur;</p> -<p class="i01">In malum recidet —</p> -<p class="i02"> — quam medicus sanare non valet;</p> -<p class="i01">Sed relevatur —</p> -<p class="i02"> — unguento coronae sanatur.</p> -<p class="i01">Quod erit antiquum —</p> -<p class="i02"> — per exemplum præbet iniquum.</p> -<p class="i01">Mutina perversa —</p> -<p class="i02"> — tota erit in fine demersa.</p> -<p class="i01">Volens dominari —</p> -<p class="i02"> — potentioribus æquiparari.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span></p> -<p class="i01">Regium, regina —</p> -<p class="i02"> — civitas, erit ipsa supina,</p> -<p class="i01">Et non providebit —</p> -<p class="i02"> — in dissensione multa manebit.</p> -<p class="i01">In ipsa Cremona —</p> -<p class="i02"> — sibi nidum aquiret corona,</p> -<p class="i01">E tamdiu stabit —</p> -<p class="i02"> — ut aquila ipsa volabit</p> -<p class="i01">Pace decepta, —</p> -<p class="i02"> — a sponso accepta,</p> -<p class="i01">Et re pensata, —</p> -<p class="i02"> — Lombardia erit cremata.</p> -<p class="i01">Ferraria testatur —</p> -<p class="i02"> — quod mala subire paratur</p> -<p class="i01">Propter peccata,</p> -<p class="i02"> — quæ diu erunt in ea patrata:</p> -<p class="i01">In servitute stabit, —</p> -<p class="i02"> — donec peccare cessabit,</p> -<p class="i01">Et ejiciat illum —</p> -<p class="i02"> — qui peccatum committit indignum.</p> -<p class="i01">Mantua pugnabit, —</p> -<p class="i02"> — in fine terga Veronæ dabit;</p> -<p class="i01">Fugabit serpentes —</p> -<p class="i02"> — eam sub cauda tenentes.</p> -<p class="i01">Bononia regnabit —</p> -<p class="i02"> — cum integra longe durabit,</p> -<p class="i01">Fjiciet unam —</p> -<p class="i02"> — ad mane partem ituram.</p> -<p class="i01">In brevi veniendo —</p> -<p class="i02"> — per intrinsecam ejiciendo,</p> -<p class="i01">Quae non revertetur, —</p> -<p class="i02"> — donec tota sordibus lavetur.</p> -<p class="i01">Faventia oppressa —</p> -<p class="i02"> — multotiens erit obsessa;</p> -<p class="i01">Indicat scriptura —</p> -<p class="i02"> — quod mala sunt in ea futura,</p> -<p class="i01">Et tamen favet, —</p> -<p class="i02"> — quod in ea pars Bononiæ cadet;</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span></p> -<p class="i01">Quæ dabit dorsum, —</p> -<p class="i02"> — semper eundo deorsum.</p> -<p class="i01">Gravia quam plura —</p> -<p class="i02"> — sustinebit Imola dura,</p> -<p class="i01">Quæ re pensata —</p> -<p class="i02"> — cito erit a languore sanata.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Verranno e due saran che in infinito</p> -<p class="i02"> Il mondo emungeran di lito in lito.</p> -<p class="i01">Duri travagli e piaghe e un mar di mali</p> -<p class="i02"> Scosso allor pioverà sovra i mortali.</p> -<p class="i01">Sillogizzando allor filosofia</p> -<p class="i02"> Errante annebbierà la Lombardia.</p> -<p class="i01">Regnerà la superbia, e in suo talento,</p> -<p class="i02"> Sull'ale, vuota, volerà del vento.</p> -<p class="i01">Anche sull'Arno la gentil Toscana</p> -<p class="i02"> Dalle genti sarà chiamata vana;</p> -<p class="i01">Pellegrinando affogherà dispersa</p> -<p class="i02"> Nel vano mar del suo peccato immersa.</p> -<p class="i01">Sulla Romagna regneran le stole,</p> -<p class="i02"> Che taglia le imporran d'immensa mole.</p> -<p class="i01">La Chiesa avrà la Marca Anconitana,</p> -<p class="i02"> Qual pecora, da cui trarre la lana.</p> -<p class="i01">Dal monte al mar l'Apula terra eletta</p> -<p class="i02"> Tutta sarà d'atro veleno infetta.</p> -<p class="i01">Molti dì morte assaggieran lo strale;</p> -<p class="i02"> Farà sfumare i re compro pugnale.</p> -<p class="i01">La Marca illusa, ogni speranza persa,</p> -<p class="i02"> Cadrà nel pianto e nel suo sangue immersa.</p> -<p class="i01">E lungo il pianto fia, lungo il lamento</p> -<p class="i02"> Sotto un Signor ch'ogni pietade ha spento.</p> -<p class="i01">Salda colonna erta starà la Francia:</p> -<p class="i02"> Sul capo a molti agiterà la lancia;</p> -<p class="i01">Ma, se la destra un dì stanca le langue,</p> -<p class="i02"> Suoi fiumi e mari avrà tinti di sangue.</p> -<p class="i01">La gran Lamagna imperierà superba,</p> -<p class="i02"> Disvellerà dal mondo ogni mal erba;</p> -<p class="i01">Dal mondo ove s'annida e si nutrica</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p> -<p class="i02"> Gente all'Impero asprissima nemica.</p> -<p class="i01">Sulla Provenza segregata e sola</p> -<p class="i02"> Suo regno a lungo avrà l'arida stola;</p> -<p class="i01">Che sotto d'ogni ciel sarà chiamata</p> -<p class="i02"> Insiem la rivelata e accumulata.</p> -<p class="i01">Di sangue esausta a pien la Spagna fia</p> -<p class="i02"> Per conquistare a sè la Lombardia.</p> -<p class="i01">Lungo la Chiesa emetterà lamento</p> -<p class="i02"> Perchè superbia alza tant'ala al vento;</p> -<p class="i01">Ma provvedere al mal non sa, non cura:</p> -<p class="i02"> E geme in servitù spietata e dura.</p> -<p class="i01">Fiorenza in fiore a tutto il mondo splende.</p> -<p class="i02"> Siena sul campo il giglio a terra stende;</p> -<p class="i01">Ma il giglio poi risorgerà fiorente</p> -<p class="i02"> Quando vittoria avrà piena e ridente.</p> -<p class="i01">E in ogni inettudine peccando</p> -<p class="i02"> Viverà sempre mai dissimulando.</p> -<p class="i01">Alza Milano invan torre superba;</p> -<p class="i02"> L'aquila viene e la pareggia all'erba.</p> -<p class="i01">Viene, e da lunge folte schiere adduce;</p> -<p class="i02"> Fa de' ribelli aspra vendetta e truce.</p> -<p class="i01">Parma patisce e langue; e poi nel male</p> -<p class="i02"> Ricade e niuno a risanarla vale;</p> -<p class="i01">Ma si rileva, e a lei vigore dona</p> -<p class="i02"> L'unguento sanator della corona.</p> -<p class="i01">Quei che valean per i vetusti tempi</p> -<p class="i02"> Innanzi or reca disadatti esempi.</p> -<p class="i01">Modena fatta in sua ragion perversa</p> -<p class="i02"> In un mare di guai sarà sommersa.</p> -<p class="i01">Gonfiando il core a dominare aspira</p> -<p class="i02"> Ed a salir tra que' che in alto mira.</p> -<p class="i01">Reggio cadrà, cadrà pur essa a terra</p> -<p class="i02"> E senza freno avrà continua guerra.</p> -<p class="i01">Sull'argine del Po dentro Cremona</p> -<p class="i02"> Suo nido comporrà l'alta Corona,</p> -<p class="i01">E a lungo in sen l'avrà l'ospite suolo.</p> -<p class="i02"> Sinchè i vanni aprirà l'aquila al volo.</p> -<p class="i01">Rotta la data fè, rotta la tregua</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span></p> -<p class="i02"> Ferma da giuro che 'l dubbiar dilegua,</p> -<p class="i01">Lo sposo, a studio frodolento, insano,</p> -<p class="i02"> A foco e fiamma osa mandar Milano.</p> -<p class="i01">Ferrara a sopportar s'appresta il lutto,</p> -<p class="i02"> Di lunghe colpe sue condegno frutto.</p> -<p class="i01">Serva sarà fin che il peccare dura</p> -<p class="i02"> E scacci il peccator dalle sue mura.</p> -<p class="i01">Mantova pugnerà d'ardore piena</p> -<p class="i02"> Ed a Verona in fin mostra la schiena.</p> -<p class="i01">Costringerà la serpe a via fuggire,</p> -<p class="i02"> La serpe che la stringe tra le spire.</p> -<p class="i01">Bologna in auge avrà sua signoria</p> -<p class="i02"> Finchè concorde ed incorrotta sia;</p> -<p class="i01">Ma caccierà gran schiera di sua gente,</p> -<p class="i02"> Errante in pianto e duol verso l'oriente;</p> -<p class="i01">Che presto tornerà coll'ira in petto,</p> -<p class="i02"> A sbandeggiar chi resta al patrio tetto,</p> -<p class="i01">E più non torneran senza paura,</p> -<p class="i02"> Se mondi non saran di lor sozzura.</p> -<p class="i01">Faenza oppressa e d'ogni parte vinta</p> -<p class="i02"> Molte fiate sarà d'assedio cinta.</p> -<p class="i01">Indica la scrittura e chiaro rende</p> -<p class="i02"> Che futuro di guai nembo l'attende.</p> -<p class="i01">Pur favoreggia in un'iniqua guerra</p> -<p class="i02"> Chi i fuorusciti Bolognesi atterra,</p> -<p class="i01">Che fuggiranno in duol cupo profondo,</p> -<p class="i02"> Precipitando sempre in sino al fondo,</p> -<p class="i01">Imola colpirà lunga sventura;</p> -<p class="i02"> E il ripensarvi sol l'assenna e cura.</p> -</div></div> - -<p> -Vi fu anche nello stesso millesimo un Notaio Reggiano, -di nome Giovanni Malvezzo, cioè avente un brutto vezzo, -il quale volendo consigliare i suoi concittadini di non -folleggiare come i Modenesi, compose i seguenti versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Mutina, quid speras —</p> -<p class="i02"> — dum tecum jurgia quæras?</p> -<p class="i01">Nil, nisi te superas. —</p> -<p class="i02"> — Vis mala ferre? Feras.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span></p> -<p class="i01">Tu te persequeris, —</p> -<p class="i02"> — quasi desperata teneris</p> -<p class="i01">Te furiosa feris; —</p> -<p class="i02"> — digna perire, peris</p> -<p class="i01">Cur, rea, te prodis, —</p> -<p class="i02"> — cur destruis, uris et odis?</p> -<p class="i01">Cur tua, totque fodis —</p> -<p class="i02"> — viscera rupta modis?</p> -<p class="i01">Hic satis, ac alibi, —</p> -<p class="i02"> — poteris quasi mortua scribi.</p> -<p class="i01">Gens inimica sibi, —</p> -<p class="i02"> — Mutina, parce tibi.</p> -<p class="i01">Cerne tuas aedes, —</p> -<p class="i02"> — incendia, bellaque, cædes,</p> -<p class="i01">Tu, milesque pedes —</p> -<p class="i02"> — tristis ubique sedes.</p> -<p class="i01">Mutina, te recole, —</p> -<p class="i02"> — nimia iam languida mole,</p> -<p class="i01">Et te cum prole —</p> -<p class="i02"> — flente perire dole.</p> -<p class="i01">Sit tibi, sit sedis —</p> -<p class="i02"> — paritas laris, urbis et æedis</p> -<p class="i01">Sit tibi; si credis, —</p> -<p class="i02"> — ad bona prima redis.</p> -<p class="i01">Desinat armorum —</p> -<p class="i02"> — furor et discursus equorum,</p> -<p class="i01">Sub strepitu quorum</p> -<p class="i02"> — fit sine pace forum.</p> -<p class="i01">Suscipe doctrinas, —</p> -<p class="i02"> — et quas tibi do medicinas;</p> -<p class="i01">Et quas pono minas, —</p> -<p class="i02"> — me posuisse sinas.</p> -<p class="i01">Si prece, sive minis, —</p> -<p class="i02"> — non flecteris, aut medicinis,</p> -<p class="i01">Ecce tuus finis, —</p> -<p class="i02"> — præda, ruina, cinis.</p> -<p class="i01">Gens regina lege —</p> -<p class="i02"> — qua vivit Mutina lege;</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p> -<p class="i01">Te cum pace tege; —</p> -<p class="i02"> — te sine parte rege.</p> -<p class="i01">Hæc aliena vide, —</p> -<p class="i02"> — discrimina, schisma recide:</p> -<p class="i01">De te confide —</p> -<p class="i02"> — non trepidanda fide</p> -<p class="i01">Proxima es: harum —</p> -<p class="i02"> — rerum sit cura tuarum,</p> -<p class="i01">Exemplum quarum —</p> -<p class="i02"> — non tibi credo parum.</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Modena cieca, fra torbid'ire</p> -<p class="i02"> Speri tu forse di rifiorire?</p> -<p class="i02"> Speranze vane. Tu cerchi guai.</p> -<p class="i11"> Cerca ed avrai.</p> -<p class="i01">Te stessa struggi; morta è la speme:</p> -<p class="i02"> Un furibondo destin ti preme.</p> -<p class="i02"> Perir sei degna. Sentenza data.</p> -<p class="i11"> Tu se' spacciata.</p> -<p class="i01">Contro te stessa perchè t'affanni?</p> -<p class="i02"> Perchè ti struggi? Perchè t'inganni?</p> -<p class="i02"> Perchè le carni tanto ti sbrani</p> -<p class="i11"> In modi strani?</p> -<p class="i01">Modena folle! basti: Deh! cessa.</p> -<p class="i02"> L'albo de' morti tra' suoi t'ha messa.</p> -<p class="i02"> Di te, che d'astio su te ribocchi,</p> -<p class="i11"> Pietà ti tocchi.</p> -<p class="i01">Ve' quanti incendi! Che guerre e stragi!</p> -<p class="i02"> Ve' la ruina de' tuoi palagi.</p> -<p class="i02"> Vedi dispersi fanti e cavalli,</p> -<p class="i11"> Armi e timballi.</p> -<p class="i01">Modena, pensa. Lasciar tuoi nati</p> -<p class="i02"> Sotto la mole de' tuoi peccati</p> -<p class="i02"> Teco perire, non ti rampogna?</p> -<p class="i11"> Non hai vergogna?</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span></p> -<p class="i01">Cittade e tetto, l'ara e la mensa</p> -<p class="i02"> Vi sia comune. Modena, pensa.</p> -<p class="i02"> E, se la prisca gloria ti piace,</p> -<p class="i11"> Componti in pace.</p> -<p class="i01">Cessin dell'armi lampi e furori</p> -<p class="i02"> E scalpitio di corridori;</p> -<p class="i02"> brilli la gioia, regni l'amore</p> -<p class="i11"> In ogni cuore.</p> -<p class="i01">Ascolta il verbo, fa tuo 'l consiglio</p> -<p class="i02"> Di chi vuol trarti da reo periglio;</p> -<p class="i02"> E, se talora minaccia suona,</p> -<p class="i11"> Me lo perdona.</p> -<p class="i01">Se chi minaccia, se chi ti prega,</p> -<p class="i02"> Favella a rupe che non si piega,</p> -<p class="i02"> Ecco il destino, che a te si serba:</p> -<p class="i11"> Ruina acerba.</p> -<p class="i01">Reggio gentile, guarda l'esempio.</p> -<p class="i02"> Modena scissa di sè fa scempio.</p> -<p class="i02"> Pace fraterna ti sia muraglia,</p> -<p class="i11"> Scudo e zagaglia.</p> -<p class="i01">Quest'è l'esempio. Pensa, fa senno,</p> -<p class="i02"> Guerre intestine troncar si denno;</p> -<p class="i02"> E poi confida. Vivi secura</p> -<p class="i11"> Fra le tue mura.</p> -<p class="i01">Sei sulla china: ferma, t'arretra.</p> -<p class="i02"> Pensa a te stessa; la scena è tetra,</p> -<p class="i02"> E fosca luce d'intorno spande.</p> -<p class="i11"> L'esempio è grande.</p> -</div></div> - -<p> -Si noti che il senso di questi versi s'incontra anche nelle -parole di Salomone. Proverbii 24.º: <i>Io passai presso al -campo del pigro, e presso alla vigna dell'uomo scemo -di senno</i> ecc. Lo stesso anno Guglielmo Marchese di -Monferrato maritò sua figlia col figlio del Paleologo defunto, -che risiede nella città di Costantinopoli, Signore -dei Greci; e le assegnò in dote il Regno di Tessalonica, -cui la famiglia del Marchese di Monferrato aveva ricevuto -ab antico, cioè ai tempi dell'Imperatore Federico I., quando -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -Manuele Imperatore Costantinopolitano fece invito al -Marchese stesso di mandargli uno dei suoi figli, al quale -voleva impalmare una propria figlia; e così fu fatto e -gli diede in moglie donna Maria, e in dote il Regno di -Tessalonica che da quel tempo e per tal modo passò ai -Marchesi di Monferrato. Ma il detto Marchese, causa la -dominazione dei Greci, non ritraendo alcun utile da quel -Regno lo assegnò in dote a quella sua figlia che maritò -l'anno 1284 col figlio del Paleologo. E il figlio del Paleologo -diede allo suocero molte migliaia di bizantini<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. -Inoltre gli promise che in tutta sua vita gli speserebbe -in Lombardia cinquecento soldati per la guerra. Allora -il Marchese, fidente in tale aiuto, andò e prese Tortona, -e molti uccise, molti incarcerò cittadini e soldati che -eran venuti d'altronde. Al Vescovo poi, che era nativo -di quella città, il Marchese disse: Ditemi, o Vescovo, -questi Tortonesi sono vostri sudditi, e sotto la vostra -Signoria? No, Signore, rispose il Vescovo. E allora il -Marchese ripigliò: Perchè dunque vi cuoce tanto l'animo -che si diano a me? Perchè, rispose il Vescovo, io sono -stato eletto pastore, rettore e custode del popolo di -questa città, e voi combattete in un campo nemico al -partito della Chiesa. Allora il Marchese soggiunse: Se -vorrete essere amico mio, io sarò amico vostro; altrimenti -scatenerò le fiamme del mio furore sopra di voi. -Manderò dunque un esercito con tre Capitani a' vostri -castelli, e voi anderete seco loro, e v'adoprerete in -modo che i Castellani consegnino a me la signoria de' -castelli, che hanno in custodia. E il Vescovo di rimando: -Signore, curerò fedelmente che le castella vi siano consegnate. -Giunti ai castelli, il Vescovo chiamò i Castellani, -e con premura li sollecitò a porre le loro castella -sotto la Signoria del Marchese. Ma i Castellani, quasi -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -tutti per una bocca, risposero al Vescovo a udita dei -Capitani: O Vescovo, sappiate che le castella, che difendiamo -ad onore della santa Chiesa romana, noi non le -daremo no in mano di chi non cessa mai di opprimere -il partito della Chiesa, nè le consegneremo neppure a -voi, sino a tanto che voi non sarete libero padrone di -voi stesso. Così risposero tutti i Castellani dei castelli, -ai quali fu condotto il Vescovo. Il che udendo i Capitani -presero la via per ricondurre il Vescovo al Marchese. -Ma a mezzo della strada, lasciato in disparte il Vescovo, -buccinavano tra loro di ucciderlo. La qual cosa il Vescovo -per conghiettura indovinando, disse loro: <i>quant'è -a me, eccomi nelle vostre mani: fatemi secondo che vi -parrà buono e diritto. Ma pur sappiate per certo, che -se voi mi fate morire, voi mettete del sangue innocente -addosso a voi, ed a questa città ed a' suoi abitanti</i>. Geremia -26.º. E aggiunse, parlando con uno de' Capitani, che era -suo consanguineo: Sappi che una volta fosti mio soggetto ed -io ti poteva far danno, ma l'occhio mio ti perdonò. Ciò -udito, quell'insano subito con un coltello, o con un'alabarda, -trapassò d'un colpo il corpo del Vescovo, dicendo: -Del resto non sarò più sotto la tua Signoria. Il secondo -Capitano perforò il cranio del Vescovo colla spada. -Il terzo Capitano lo ferì pure di spada all'omero; e così -il Vescovo morì per le spade degli iniqui. Il Marchese -udendo che il Vescovo era stato morto, mandonne a raccogliere -la salma, e invitando tutti i Religiosi e i Chierici, -che erano in Tortona, gli fece dare onorifica sepoltura; -ed egli stesso in persona, ad onoranza del Vescovo, -volle essere uno di quelli che portavano il feretro, per -argomento che il Vescovo non era stato ucciso per ordine -suo. I Castellani poi preaccennati fecero buona difesa -ai castelli consegnati alla loro fede, nè li posero mai -nelle mani del Marchese; il quale abitava in Tortona, e -allestiva un esercito per muovere a tempo opportuno guerra -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -ai Milanesi. La qual cosa risaputa dalle milizie che erano -in Sassuolo, corsero al Marchese, a cui si può applicare -quello che per comando del Signore disse Elia ad Acab. -3. dei Re 21.º. <i>Uccideste per soprappiù e v'impadroniste</i> ecc. -Le cose oggi stanno così; nessuno può indovinarne la -fine: chi camperà, vedrà lo scioglimento del nodo. Lo -stesso anno i Parmigiani facevano venire del sale da -Cervia, ossia dalla Romagna, per loro uso; e i Modenesi -che erano dentro la città, irruppero sopra i bifolchi -presso Bazzano, e tolsero loro e carri, e sale e buoi in -odio ai Parmigiani,<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> perchè pareva a que' Modenesi che -prima che si scatenasse quella guerra e distruzione della -città per la malizia de' loro concittadini fuorusciti, i -Parmigiani avrebbero potuto impedire che tanti mali -piombassero poi a loro sul capo. Ed attribuivano questo -principalmente a Matteo da Correggio e a Guido di lui -fratello, che nella Podesteria erano succeduti a Giacomo -da Enzola, morto prima della scadenza del proprio ufficio. -Ed usarono i Modenesi quella soperchieria anche -perchè quel carico di sale deviava dalla strada sua diritta -e naturale, ove si pagava il pedaggio; finalmente -operarono quella cattura in odio di quelli di Sassuolo, -che avevano permesso ai Parmigiani di passare per le -terre da loro occupate senza pagamento di pedaggio, -come lo avrebbero pagato, se il messo si fosse presentato -a loro quando i bifolchi erano arrivati col sale a -Bazzano; ma per una certa stolidità andando tra nemici, -e sviando dagli amici entrò nella città di Modena. Onde -il savio ne' proverbii 26.º dice: <i>Chi si taglia i piedi ne -bee l'ingiuria; così avviene a chi manda a far de' -messaggi per uno stolto</i>... ne hai esempio in -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -Gerardo dei Rozzi di Parma, che spacciava se stesso per -astrologo e indovino. Quando i Parmigiani fuorusciti, -che parteggiavano per l'Impero, presero Colorno, e vi -entrarono il giorno di S. Domenico, e gli ebbero domandato -se l'anderebbe bene per loro, egli rispose che ottimamente, -perchè vi erano entrati sotto il segno dello -scorpione. Eppure pochi giorni dopo sopravvennero i Parmigiani -del partito della Chiesa, e li espulsero tutti, e -alcuni ne uccisero, e Colorno riconquistarono; e lo scorpione -non salvò punto quelli che vi erano entrati prima. -Nello stesso anno mangiai per la prima volta, nel giorno -di S. Chiara, i ravioli senza involucro di pasta; e questo -lo dico per mostrare quanto s'è raffinata la ghiottoneria -degli uomini per i commestibili, a confronto di quella -degli uomini primitivi, i quali erano contenti de' cibi -semplici, che loro imbandiva la madre natura, de' quali -dice Ovidio nel 1.º libro delle Metamorfosi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Contentique cibis, nullo cogente, creatis,</p> -<p class="i01">Arbuteos foetus, montanaque fraga legebant,</p> -<p class="i01">Cornaque, et in duris haerentia mora rubetis</p> -<p class="i01">Et quae deciderant patula Iovis arbore glandes.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> E contento del cibo che s'avea,</p> -<p class="i02"> Senza sudarlo, da natura amica,</p> -<p class="i02"> Corniòle, corbezzole cogliea</p> -<p class="i02"> Fragole ognor dalla pendice aprica,</p> -<p class="i02"> E l'atra mora che tra spin pendea</p> -<p class="i02"> Dell'aspra rosa nella selva antica,</p> -<p class="i02"> E quella che dall'albero di Giove</p> -<p class="i02"> Edula ghianda maturando piove.</p> -</div></div> - -<p> -Nella state dello stesso anno molti farfalloni svolazzavano -per gli orti, e deposero loro uova sulle foglie de' -cavoli, d'onde poi si schiusero bruchi, che rosero le ortaglie. -E specialmente i cavoli si chiamano <i>olera</i>. <i>Olus -ab alendo</i> fu detto, perchè l'uomo si alimentò <i>ex oleribus </i> -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -(erbaggi mangerecci) prima di cominciar a mangiare -biade e carni. Così dice Isidoro (Etimologie 12.º). -Si ebbero anche in alcune parti del mondo forti terremoti; -sicchè quando frate Roglerio dell'Ordine de' frati -Minori, Lodigiano, che era stato compagno del Visitatore -della Provincia di Bologna, ritornava dalla Corte, dove -era stato con un Cardinale, e passava per Taurenno ove -s'era proposto di albergare, gli abitanti di quel luogo -gli dissero: Padre Santo, in questo paese si fa sentire -sovente il terremoto; e in quell'istante, eccoti subito -una violentissima scossa. E il frate sclamò: <i>Colui che -guarda la terra e la fa traballare, che tocca i monti -e fumano</i>. Salmo 103.º. Detto ciò il frate si guardò indietro -e vide una casa coperta di paglia, e disse che la -notte voleva dormire in quella, perchè, soggiunse, se -vado a dormire in altra, forse gli embrici, o le tegole -cadranno sopra di me, se la casa ruina, e vi morrò. La -qual cosa udendo e vedendo alcune donne del paese, portarono -i loro letti in quella capanna per dormire con -sicurezza accanto ai frati. Il che avendo scorto un -certo vecchio, disse ai frati; Avete fatto cosa, che non -dovevate fare, perchè dovete sempre essere preparati -alla morte... a cui di rimando il frate: Il beato -Girolamo dice: <i>È prudenza temere di tutto ciò che può -sopravvenirne</i>, e l'Ecclesiastico 18.º: <i>Il saggio teme di -tutto</i>. Questo l'ho udito io da frate Roglerio, che fu -compagno di frate Benvenuto, nostro Visitatore della Provincia -di Bologna. Così nel millesimo sussegnato, nel -giorno di S. Tomaso Apostolo, che fu in Giovedì, e la -notte successiva, verso l'ora di mattutino, si videro lampeggiamenti -e si udirono tuoni fragorosissimi, cose insolite -a vedersi e a udirsi in quella stagione. E allora a -Venezia le acque montarono ad allagare la città, tanto -che, come dicono i più vecchi, eguale allagamento non -fu mai visto dalla fondazione della città ai giorni nostri; -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -poichè quella città è fondata nelle acque, e si sommersero -barche e perirono persone; e le mercerie, che non -erano nei solai delle case, s'avariarono. Eguale disastro -soffrì Chioggia, che anch'essa è nelle lagune, ove si -fa il sale. E Bernardo, Cardinale Legato della Chiesa -romana, che abitava a Bologna, diceva che tale infortunio -aveva incolto i Veneziani, perchè non volevano soccorrere -Re Carlo contro Pietro Re d'Aragona, quantunque -fosse desiderio di Papa Martino. Parimente in que' due -giorni, cioè il Venerdì e il Sabato, si verificò quel detto -profetico di Zaccaria 14º: <i>In quel giorno non vi sarà -luce, ma freddo e gelo;</i> cosa che spesso verso Natale -avviene. Così pure la vigilia di Natale, che fu in Domenica, -mentre recitavamo mattutino, la luna si ecclissò -totalmente; come disse il Signore in Matteo 24º. <i>Il sole -scurerà,</i> (il che si rinnoverà l'anno venturo, come alcuni -asseriscono) <i>la luna non darà il suo splendore.</i> La -qual cosa ho veduto più volte dopo che sono entrato -nell'Ordine de' frati Minori.... Quindi ho avuto -campo a moltiplicare queste osservazioni, perchè talvolta -scura il sole, tal altra la luna, e poi accadono terremoti; -e alcuni che debbono predicare non hanno così alla -mano le cognizioni intorno a questa materia; e restano -confusi. Ricordo che io abitava nel convento di Pisa, -sono bene quarant'anni e più, che si sentì terremoto -nel giorno successivo a quel di Natale, cioè la notte di -S. Stefano, e frate Chiaro di Fiorenza dell'Ordine de' -frati Minori, uno de' più celebrati chierici del mondo, -predicò due volte al popolo nella chiesa arcivescovile; e -la prima piacque, la seconda non piacque. E non per -altro spiacque, se non perchè prese un argomento stesso -per tuttadue le prediche. Nella qual cosa, da parte sua, -mostrò abilità straordinaria, perchè disse cose sempre -nuove; ma il volgo maligno e semplicione, che non sa -regole, pensò che avesse ridetto il discorso della prima -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -volta, perchè versava su lo stesso tema; sicchè il predicatore -mietè vergogna da cosa onde gliene doveva venire -onore. Or ecco il tema che s'era proposto, Aggeo 2º: -<i>Fra poco io scrollerò il cielo, e la terra, e il mare e -l'asciutto.</i> Nota che il terremoto suol formarsi nei monti -cavernosi, ne' quali è imprigionato un vento, che volendo -sprigionarsi, e non avendo spiraglio all'uscita, squarcia -la terra, che trema, e quindi si sente il terremoto. Ne -abbiamo immagine in una castagna non castrata, che -salta via violentemente dal fuoco e detona, e mette -spavento a chi è seduto attorno al focolare.... Nel -sussegnato millesimo, cioè 1284, il giorno di Natale e -di S. Stefano, tutta la giornata e tutta la notte si rovesciò -un subisso di neve, la quale pel troppo peso atterrò -o franse le piante da frutta, come mandorli e melogranati; -e si ebbe anche uno smisurato freddo.... Lo -stesso anno Giacomo Colonna, Cardinale della Chiesa -romana, e nipote di Papa Nicolò 3º, mandò cercando -frate Giovanni da Parma, che era stato Generale, e -spontaneamente e con grande sua consolazione dimorava -nel romitaggio di Grecio (dove il beato Francesco talvolta -nel giorno di Natale raffigurò il presepio di Betlemme -col Bambino) volendolo vedere e parlare seco in -famigliarità, come intimo suo amico; e si videro, e n'ebbero -molta consolazione ambidue, e parlarono alla dimestica -di cose divine.... Ora è tempo di continuare -il resto. Lo stesso anno morì frate Marco, che fu compagno -di frate Giovanni da Parma, quand'era Ministro -Generale, e di altri Ministri, come di frate Crescenzio, e -di frate Bonaventura; del quale Marco mi pare non doversene -più parlare, avendone detto abbastanza più indietro. -Altro compagno di frate Giovanni da Parma, quand'era -Ministro Generale, fu frate Andrea di Bologna, uomo -onesto, mite, grazioso, famigliare, religioso, e divoto -a Dio. Era anche buono scrittore, e nel Capitolo di -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -Siena dettò quella lettera, che S. Lodovico ricevette -a tempo della prima crociata, lettera che gli piacque -moltissimo, per la liberalità e la cortesia di frate Giovanni -da Parma Ministro Generale. Fu anche frate Andrea -Ministro della provincia d'oltremare, cioè di Terra -Santa, o Terra di promissione (... Si vergogni adunque -Federico 2º, il quale, sia che volesse scherzare, sia -che volesse dire da senno, insultando a Dio diceva che -se Iddio avesse veduto il Regno ch'esso aveva in Sicilia -in Calabria e in Puglia, non avrebbe tanto lodato la -Terra di promissione). Pertanto frate Andrea morì lodatamente -in pace, quand'era Penitenziere alla Corte del -Papa. Terzo compagno di frate Giovanni da Parma fu -frate Gualterio, oriondo d'Inghilterra, e vero Inglese; -buon cantore, gracile, alto di statura, bello, di santa e -onesta vita, di buoni costumi e letterato; era stato scolare -di frate Giovanni da Parma quando, prima di diventare -Ministro Generale, era lettore a Napoli. Così frate Gualterio -fu mandato addetto alla Corte, ma pose ogni opera -sua per essere liberato da quel servigio, amando meglio -di essere afflitto col popolo di Dio che godere la giocondità -del peccato temporale, e reputando maggior ricchezza -l'umiltà di Cristo, che il tesoro degli Egiziani.... -Tuttavia ho udito che questo frate Gualterio fu -poi suo malgrado fatto Vescovo, non so dove. Fu mio -amico. E nota che tutti i compagni di frate Giovanni -da Parma sono stati miei intimi amici e famigliari. -Quarto compagno di frate Giovanni da Parma fu frate -Bonagiunta della Marca d'Ancona, di Fabriano, buon Custode -e uomo di lettere, buon cantore, predicatore, scrittore, -calvo, di statura mezzana e di faccia somigliante a S. -Paolo. Quando era novizzo del convento di Fano, l'anno -1238, giovanetto ancora, abitava meco. Fu il primo e -l'ultimo Vescovo di Recanati. Quinto compagno di frate -Giovanni da Parma fu frate Giovanni di Ravenna, grosso, -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -corpulento e bruno, buon uomo e di vita onesta. Non -ho mai veduto uomo che più di lui mangiasse avidamente -le lasagne condite col formaggio. Fu Guardiano -del convento di Napoli, quando frate Giovanni da Parma -vi fu lettore, prima d'essere Ministro Generale. Sesto -compagno di frate Giovanni da Parma fu frate Anselmo -Rabuino Lombardo, d'Asti, grosso, bruno, e aveva l'aria -da Prelato, di vita onesta e santa; nel secolo era stato -Giudice; fu Ministro della provincia di Terra di Lavoro -e poi della Marca Trivigiana. Amò molto frate Giovanni -da Parma, ed accogliendo favorevolmente i voti dei Ministri -Lombardi e dei Custodi a Lione, pose opera e -fece sì che frate Giovanni da Parma fosse eletto Ministro -Generale. Frate Anselmo Rabuino era conosciuto -dal sommo Pontefice Innocenzo IV. Io abitava nel convento -di Pisa, e frate Anselmo, che era Ministro della -provincia di Terra di Lavoro, mi scrisse di andare con -mio fratello Guido di Adamo ad abitare nella sua provincia; -ma non ci fu permesso dai frati del convento -di Pisa, perchè ci vedevano volentieri con loro. Settimo -compagno di frate Giovanni da Parma fu frate Bartolomeo -Guiscolo di Parma, illustre oratore e passionatissimo -Gioachimita, cortese uomo e liberale, nel secolo -maestro di grammatica, e nell'Ordine uomo onesto e -santo. Sapeva scrivere, miniare e predicare, come ne ho -detto abbastanza più addietro. Ottavo compagno di frate -Giovanni da Parma fu frate Guidolino Gennari di Parma, -che fu uomo di lettere e buon cantore; cantava -benissimo nel canto melodico, cioè nel canto rotto, e nel -canto fermo aveva più arte che voce, la quale aveva -debole; fu buon compositore, buono e bello scrittore, -e buon correttore alla mensa nel convento di Bologna. -Conosceva benissimo la Bibbia, e fu di vita onesta e -santa, sicchè era ben voluto dai frati. Morì a Bologna -e fu sepolto nel convento dei frati Minori, e riposi in -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -pace. Nono compagno di frate Giovanni da Parma fu -frate Giacomino da Berceto, di vita onesta e santa, valente -predicatore, e di gran forza di voce; fu Guardiano -del convento di Rimini. Decimo compagno di frate Giovanni -da Parma fu frate Giacomo degli Assandri di -Mantova, uomo onesto e santo, ottimo consigliere e interprete -delle Decretali. Fu qualche tempo Ministro in -Schiavonia, regione che si chiama anche Dalmazia. Undecimo -compagno di frate Giovanni da Parma fu frate -Drudo, Ministro della provincia di Borgogna, lettore di -teologia, che ogni giorno voleva predicare ai frati intorno -alle influenze divine, come ho udito, quando mi trovai -seco in Borgogna. Questi fu nobil uomo e bello, di vita -onesta e santissima oltre ogni credere, e fu divoto a -Dio in modo meraviglioso, e al disopra dell'umano giudizio. -Frate Giovanni da Parma se lo condusse seco, -quando Papa Innocenzo IV di buona memoria lo inviò -ai Greci per indurli ad unità di fede colla Chiesa romana. -Duodecimo compagno di frate Giovanni da Parma -fu frate Bonaventura da Iseo, e lo fu quando frate Giovanni -andò mandato dal Papa ai Greci. Era frate Bonaventura -vecchio di convento e di età, saggio, intraprendente, -sagacissimo, di onesta e santa vita, e ben voluto -da Ezzelino da Romano; tuttavia si dava oltremisura -l'aria da barone, quantunque, secondo la fama, fosse -figlio di un'ostessa. Era stato anche Ministro di vecchia -data nell'Ordine; poichè fu Ministro nella provincia di -Provenza; Ministro nella provincia di Genova, in quella -di Bologna, e in quella della Marca Trivigiana. Compose -un volume di Sermoni intorno alle feste, e alle -Tempora; condusse vita laudabile, e l'anima sua riposi -in pace. Sappi però che frate Giovanni da Parma, quand'era -Ministro Generale, non li ebbe tutti contemporaneamente -questi compagni; e li conduceva seco or gli -uni, ora gli altri, quando voleva andare attorno per -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -visitare l'Ordine, perchè non potendo que' suoi compagni -reggere alla fatica ch'egli durava, gli fu giocoforza -averne molti. E molte altre virtù ebbero in sè i suddetti -dodici compagni, che per brevità io tacqui. Ora -parliamo di frate Ugo Provenzale, grande ed intimo -amico di frate Giovanni da Parma. Egli fu uno dei più -illustri chierici del mondo, e tenacissimo Gioachimita, -e di vita onesta e santissima oltre al credibile, come ho -veduto io co' miei occhi; ma siccome di lui ho già parlato -più sopra abbastanza, mi pare che qui si debba -tacerne. Egli, quando a Dio piacque, morì a Marsiglia, -dopo aver compiuta una lunga serie di opere buone; e -fu sepolto in un'arca di pietra nella chiesa dei Prati -Minori di Marsiglia stessa; e Iddio lo illustrò con miracoli. -E accanto a lui, in un'altra urna di pietra, è -sepolta sua sorella Donolina, cui parimente Iddio fece -per miracoli insigne. Costei non entrò mai in alcuna -Religione, ma visse sempre in mezzo al secolo castamente -e religiosamente. Elesse suo sposo il figlio di Dio, ed ebbe -speciale devozione al beato Francesco, del cui cordone -andava cinta, per segno dell'acceso amore che aveva a -lui; e quasi tutto il giorno lo passava in preghiere nella -chiesa dei frati minori. Nessuno sparlava di lei; nessuno -sospettava d'alcuna opera sua cattiva; tutti la tenevano -in reverenza, uomini, donne, Religiosi, secolari, per la sua -segnalata santità. Ottenne da Dio la grazia peculiare di -essere rapita in estasi, come i frati Minori videro le -mille volte nella loro chiesa; e, se le alzavano un braccio, -lo teneva irrigidito in quella posizione da mattina a sera -perchè era tutta assorta in Dio. La qual cosa tutta Marsiglia -sapeva, e s'era divulgata anche per altre città. Si -erano fatte di lei seguaci ottanta nobili donne di Marsiglia, -di condizione, quali mediocre, quali illustre, per salvare -col suo esempio l'anima loro, delle quali ella era maestra -e donna. E giacchè dalla mia penna è caduto il nome -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -di Marsiglia e della Provenza, non credo fuor di luogo -scriverne quello che me ne ricorda, degno di essere saputo. -In Marsiglia nacque un fanciullo il giorno di San -Benedetto, e Benedetto fu chiamato, il quale, slattato -che fu, fu poi mandato un giorno di S. Benedetto a imparar -lettere; dopo che fu grandicello, e che sapea di -lettere, nel giorno di San Benedetto entrò nell'Ordine -dei monaci neri; e in processo di tempo, il giorno di San -Benedetto fu fatto sacrista; poscia, con intervallo di più -anni, nel giorno di San Benedetto, i monaci, per bontà -della vita e dei costumi di lui, lo elessero Abbate; e -così di grado in grado elevandosi, i canonici di Marsiglia -nel giorno di S. Benedetto lo crearono loro Vescovo, e -ne tenne la dignità laudabilmente; poscia nel giorno di San -Benedetto entrò nell'Ordine del beato Francesco, nel quale -umilmente e lodevolmente passò dieci anni; e nel giorno -di San Benedetto vide l'ultimo suo giorno, e fu sepolto -nella Chiesa dei frati Minori di Marsiglia in un'arca di -pietra, e Iddio lo illustrò con miracoli. Questi fu veramente -uomo venerabile, benedetto di grazia e di nome. -Sia benedetto un tal Vescovo, che bene cominciò e terminò -bene; e per opera sua i frati Minori di Marsiglia -ebbero molti buoni libri, perchè volle piuttosto <i>umiliarsi -coi miti di cuore, che dividere le spoglie coi superbi,</i> -Proverbi 16.º. Parliamo ora di frate Rolando Pavese. -Costui, benchè da molti sprezzato, fu uomo santo ed umile -sacerdote, predicatore, di molte preghiere, e di molto -merito presso Dio; la qual cosa che già bene conoscevano, -in più maniere la riconobbero i frati; ma basterà dirne -una. Un secolare si accostò una sera al Guardiano del -convento dei Frati Minori, in cui abitava questo frate -Rolando, e gli disse: Padre, mi raccomando a Dio, e a -voi; e vi prego di raccomandarmi alle orazioni dei vostri -frati, che mi liberino <i>dagli importuni e perversi uomini</i> -2.ª ai Tessalonicesi; 3º; perchè ho nimicizie capitali, e -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -nimici pieni di veleno, i quali, mi si dice che stanotte -vogliano entrare di forza in casa mia, e ammazzarmi. Il -Guardiano premurosamente lo raccomandò ai frati, pregandoli -di fare per amor di Dio un'opera di pietà, ed -essi con premura la fecero. All'indomani tornò quel secolare, -e in Capitolo riferì al solo Guardiano le cose, che -nella notte gli erano accadute, e disse: Sia ringraziato -Cristo, sia ringraziato l'amico. E aggiunse: Sappiate, -Reverendo Padre, che que' nemici, che cercavano la vita -mia, con spade e con bastoni la notte passata irruppero -in casa mia per uccidermi; ma ivi comparve un certo -frate Minore ch'io riconoscerei benissimo, se il vedessi, -che ne li scacciò, come si scacciano le mosche e le zanzare -col ventaglio, quando si vogliono far fuggire. Udite -queste cose, il Guardiano fu preso da meraviglia e in -una da allegrezza, e gli rispose: Sta quì meco alla porta -del Capitolo, e quando quel tal frate passerà, indicamelo -ma in modo che nessuno scorga. E già era suonato il -primo segnale del vespro; ed ecco che al secondo tocco -della campana, il Guardiano domandava al secolare: È -questi? No rispondeva; e questa domanda fu ripetuta -per ciascuno che passava. Finalmente al passare di frate -Rolando, a cui quel secolare non aveva mai parlato, disse -al Guardiano: Questi è quel frate, per cui buona opera -e aiuto, Iddio stanotte mi ha liberato. Il Ministro Generale, -credendo di fargli cosa piacevole e grata, mandò -questo frate Rolando al convento di Alverno, e stettevi -in gran consolazione finchè gli piacque. Il convento di -Alverno poi è nella provincia di Toscana, nella diocesi -d'Arezzo, sull'Apennino, dove il Serafino apparve al -beato Francesco, e a similitudine di quelle di nostro -Signor Gesù Cristo, gli impresse le stimmate. Passai una -volta da questo convento, reduce da Assisi, dove io era -andato per divozione; e il sacrista mi fece vedere un -grosso pezzo del legno della croce del Signore, che frate -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -Mansueto aveva ricevuto dal Re di Francia S. Lodovico -di buona memoria, quando fu inviato a lui come nunzio -da papa Alessandro IV. Trovandomi poi nel convento di -Alverne, visitai tutti i luoghi di divozione che vi sono, -e nella Domenica celebrai la messa conventuale, e, dopo -il vangelo, predicai al popolo, che vi era adunato, uomini -donne, e dopo pranzo andai a Santa Maria di Bagno ove -il mio compagno frate Giacomino Savini di Piacenza -aveva predicato; poscia andammo a Meldola, poi a Forlì, -d'onde a Faenza, dove abitavamo. E nota che quando -fui ad Alverno, frate Lotario, che molto tempo prima -era stato mio Custode a Pisa, viveva ancora, ed abitava -colà vecchio e malato. Credo che quel convento sarebbe -stato abbandonato, come mi disse, se non fosse stato -per riguardo di lui. Osservai che quando quei frati -fanno la commemorazione del beato Francesco nel mattutino -dicono sempre quell'antifona, che incomincia: -<i>O Martyr desiderio: O Martire di desiderio</i>; e ne' vespri: -<i>Coelorum candor: O candore de' cieli</i>. In queste due -antifone si fa menzione dell'apparizione serafica, e sempre -nel cominciarle a dire, i frati curvano le ginocchia. -Passiamo ora a discorrere qualche cosa di frate Nicola -da Montefeltro, che fu molti anni Ministro in Ungheria, -poscia in Schiavonia, ossia Dalmazia, e abitò anche molti -anni, sino alla sua morte, come semplice frate, nel convento -di Bologna. Egli fu uomo umile più che qualunque -altro io abbia veduto al mondo... reputava se stesso -una nullità, e una nullità voleva essere tenuto dagli altri... -sicchè se taluno gli faceva segno di riverenza, -tosto prostrato a terra baciavagli i piedi, se poteva... -Egli quando suonava la campanella del refettorio, era il -primo ad arrivare a versar l'acqua del lavacro alle mani -dei frati. Quando arrivavano frati forestieri era il primo -che si presentava a lavar loro i piedi: e quantunque -all'apparenza fosse poco atto a tali uffici, perchè era -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -corpulento e vecchio, la carità, l'umiltà, la santità, la -cortesia, la liberalità e l'alacrità lo rendevano destro, -piacente e adatto.... Morì, e fu sepolto onorificamente -nella chiesa dei frati Minori di Bologna. Nessuno miracolo -fece Iddio per lui dopo la sua morte, perchè pregò -Iddio di non farne; come anche il santissimo frate Egidio -di Perugia pregò Iddio che dopo la sua morte non facesse -miracoli per lui... (Frate Egidio sepolto in -un'arca di pietra nella Chiesa de' frati Minori a Perugia -fu... computandovi il beato Francesco, la cui vita -scrisse frate Leone, che fu uno dei tre speciali compagni -del beato Francesco). Ma frate Nicola operò tre miracoli -in vita sua, cioè li operò Iddio a gloria di lui, ben degni -di ricordo. Il primo fu che avendo il Guardiano di un -convento comandato ad un frate giovane chierico suddiacono, -di far di cucina per amore di Dio, cioè la minestra -pei frati, fino a che ritornasse il cuciniere, che era assente, -ed avendo egli umilmente obbedito, ebbe la disgrazia che -gli cadde il breviario nel paiuolo, e s'inzuppò tutto. Ed -essendo il libro perciò sformato, e il frate piangendone -e gridando e dicendo d'avere avuto quel libro a prestito, -per cui ne provava maggiore angoscia, frate Nicola, udito -di questo fatto e volendolo consolare, gli disse: Vedi, o -figlio, non piangere; dammi il libro in prestito, che ne -ho bisogno un momento per recitare le Ore. Appartatosi -poscia frate Nicola e sciolta una preghiera a Dio, Iddio -ritornò il libro alla primiera nitidezza, tanto che nessun -guasto ne appariva. La qual cosa considerando quel frate, -che prima piangeva per il guasto del libro, consolatosene, -restò altamente meravigliato, e benedisse Iddio. Altra -volta per mezzo di frate Nicola fece Iddio il seguente miracolo. -Una certa donna di Bologna, che aveva un figlio -coperto di fistole, sognò che se frate Nicola facesse il segno -della croce sul figlio di lei, all'istante ne sarebbe liberato. -Quella donna essendo molto divota ai frati Minori andò -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -col figlio al Guardiano, e gli raccontò il sogno. Era allora -Guardiano frate Andrea da Bologna, (che fu il secondo -compagno di frate Giovanni da Parma, quand'era Ministro -Generale, e di cui ho già fatto menzione) il quale -adunati tutti i sacerdoti del convento di Bologna tranne -frate Nicola, raccontò loro quello che la donna aveva -veduto in sogno, e che stava tuttora alla porta del convento -in aspettazione della grazia. E frate Andrea disse -a que' sacerdoti: Ma noi non potremo indurre frate Nicola -a far questa cosa, se non lo inganniamo con uno stratagemma. -Laonde andate voi tutti a quella donna, e conducete -vosco anche frate Nicola, ed io arriverò ultimo; -e al mio arrivo mi direte che quella donna vuole una -grazia dai frati, cioè che ciascun sacerdote faccia il segno -della croce sopra il figlio di lei; ed io subito la contenterò; -e dopo di me, direte a frate Nicola che faccia altrettanto. -Fece adunque frate Andrea il segno della croce -sul fanciullo; ma non se ne vide effetto, perchè la -grazia era ad altri riservata. La madre del fanciullo -allora, e tutti gli altri sacerdoti pregarono frate Nicola -che per amor di Dio facesse il segno della croce su -quel fanciullo; ma egli si rifiutò ricisamente e disse: -lo faccia la Marchesina di lui madre, che io ne sono -affatto indegno. Ma frate Andrea, Guardiano, gli comandò -in virtù di salutare obbedienza, che messa da -banda ogni scusa, senza indugio segnasse colla forma -della croce il fanciullo. E dopo averlo fatto, tosto il fanciullo -fu sanato, e subito la madre, a vista dei frati, ne -tolse le fasciature e le pezzuole. I frati poi ne ringraziarono -Dio, e ne tennero scolpito nell'animo loro la memoria. -Altra volta fece Iddio per mezzo di frate Nicola uno -strepitoso miracolo. Era un giovane nel convento di Bologna, -che si chiamava frate Guido figlio di Massaria. Costui -quando dormiva, russava sì forte, che nessuno poteva aver -quiete in una casa dove egli fosse: e, quel che sorpassava -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -tutto, non solo disturbava orribilmente chi dormiva, ma -anche chi vegliava. Perciò i frati lo mandarono a dormire -in un angolo del convento destinato per le legne e per la -paglia; ma neppur così poterono i frati impedire che non -risuonasse per tutto il convento quel maledetto russare. -Allora si convocò un'adunanza di tutti i sacerdoti e dei -discreti del convento di Bologna in camera di frate Giovanni -da Parma, che era Ministro Generale, e gli dissero -che quel giovane, a cagione di grave vizio organico che -aveva, doveva essere mandato fuori dall'Ordine; ed io -pure era presente. E fu giudizio e deliberazione comune -che si dovesse ritornare alla madre di lui, perchè essa, -che conosceva il difetto di suo figlio, aveva ingannato -l'Ordine. Ma per disposizione divina non fu rimandato -immediatamente, poichè Iddio voleva fare un miracolo -per frate Nicola. Considerando pertanto frate Nicola che -quel giovane doveva essere mandato fuori dell'Ordine -per un difetto di natura, non per sua colpa, ogni giorno -chiamavalo sull'alba a servirgli messa; e, dopo la messa, -il giovine di dietro all'altare, per ordine di frate Nicola, -s'inginocchiava sperandone qualche grazia. Frate Nicola -poi colle mani ne toccava la faccia e il naso, volendogli, -la Dio mercè, restituire il dono della salute, e gli ordinava -di non rivelare quel segreto a persona. Ed ecco -che subito fu quel giovine guarito benissimo, e, dopo, -dormiva quieto e pacifico come un ghiro, senza disturbo -alcuno dei frati. Si trasferì poscia nella provincia romana; -diventò sacerdote, confessore, predicatore, ossequiente e -utile ai frati e riconoscente dei beneficî che Dio aveva -a lui conferiti mercè dei meriti e delle preghiere di frate -Nicola, che sia benedetto ne' secoli de' secoli, e così -sia. Ora passiamo a frate Bertoldo di Lamagna. Costui -fu sacerdote e predicatore dell'Ordine dei Minori, -di onesta e santa vita, come a religioso si addice; fece -l'esposizione dell'Apocalisse, della quale non ho copiato -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -che la parte che riguarda i sette Vescovi dell'Asia, i -quali sul principio dell'Apocalissi sono raffigurati sotto -il nome di Angeli, e lo feci allo scopo di accertarmi che -quelli non erano stati Angeli, e perchè io aveva l'esposizione -dell'Apocalissi dell'Abbate Gioachimo, la quale -io pregiava sopra tutte le altre. Compose anche un grosso -volume di sermoni per le feste di tutto l'anno e per le -domeniche; de' quali copiai due soli, perchè vi si parlava -dell'Anticristo con molta aggiustatezza. Il primo -cominciava così: <i>Ecce positus est hic in ruinam</i>; cioè: -<i>Ecco che questi è posto per ruina</i>. L'altro: <i>Ascendente -Jesu in naviculam, secuti sunt eum discipuli eius</i>; cioè: -<i>Ascendendo Gesù sulla navicella, i discepoli di lui lo -seguirono</i>, ne' quali è trattato ampiamente dell'Anticristo, -e del tremendo giudizio. E avverti che frate Bertoldo -ricevette da Dio il dono speciale della predicazione; e -tutti quelli che lo ascoltarono, dicono che dagli Apostoli -a noi non fu mai uno pari a lui, che predicasse in lingua -tedesca. Una gran moltitudine d'uomini e donne lo -seguiva, talora sessanta o cento mila; e talora una gran -moltitudine di gente da molte città convenuta per ascoltare -le salutifere e melliflue parole che suonavano dalle -labbra di lui.... Quando egli voleva predicare montava -su di un palco a mo' di battifredo (cioè una torre di -legno a foggia di campanile, di cui si serviva come di -pulpito, all'aperto nelle campagne) sulla punta alta -del quale, coloro che ne congegnavano insieme le parti, -collocavano una banderuola perchè dalla direzione del -vento che spirava, il popolo conoscesse da che parte -dovesse mettersi per udir meglio. E, maraviglia! si udiva -ed intendeva tanto da chi era vicino, come da chi era -lontano a lui; nè, quand'egli predicava, vi era alcuno -che s'alzasse e partisse se prima la predica non fosse finita. -E quando parlava del giudizio tremendo, tremavano -tutti, come giunchi nell'acqua, e lo pregavano per -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -amor di Dio di non parlare di quell'argomento, perchè -a udirlo atterriva e faceva inorridire. Dovendo un dì -frate Bertoldo predicare in un certo luogo, avvenne che -un bifolco pregò il padrone di permettergli di andare ad -ascoltarlo. A cui il padrone rispose: anderò io alla predica, -e tu anderai ai campi co' buoi ad arare.... Ma -avendo il bifolco un altro giorno cominciato ad arare la -mattina per tempissimo nel campo, maraviglia! ecco che -subito udì la voce di frate Bertoldo che predicava, sebbene -in quel giorno fosse lontano ben trenta miglia. Allora -il bifolco tolse di sul collo il giogo a' buoi, perchè -pascolassero, ed egli standosene seduto ascoltava la predica. -E quì furono operati tre miracoli in uno: Primo, -perchè udì la predica e la intese, quantunque fosse -distante ben di trenta miglia al predicatore; secondo, -perchè imparò tutta la predica, e se la suggellò ben -salda nella memoria; terzo, perchè, finita la predica, arò -tanta terra quanto ne soleva arare in giornate, in cui -non sospendeva mai il lavoro. Avendo poi il bifolco interrogato -il padrone intorno alla predica, ed esso non sapendola -ripetere, gliela ripetè egli tutta per filo e per segno -aggiungendo che l'aveva udita e imparata di sul campo. -Perciò il padrone, riconosciutavi l'opera di un miracolo, -diede piena facoltà al bifolco di andare liberamente, ogni -volta che lo desiderasse, alla predica di frate Bertoldo, -per quanto urgente fosse il lavoro che avesse da fare. -Era poi consuetudine di questo frate, che andava predicando -ora in una, ora in altra città, di prestabilire il -tempo e il luogo delle sue prediche, affinchè il popolo -che vi affluiva potesse trovare sufficienza di vettovaglie. -Una volta, certa nobil donna accesa d'ardente desiderio -di udire frate Bertoldo a predicare, sei anni continui, -per città e castella, con alcune sue compagne... -seco lui potè avere un colloquio secreto e famigliare. Finiti -i sei anni e i denari che aveva, la vigilia dell'Assunzione -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -della beata Vergine non avendo di che mangiare -nè essa, nè le sue compagne, andò da frate Bertoldo, e -gli espose schietto e netto lo stato di miseria in cui -versava. Frate Bertoldo, udito tutto, la mandò a nome -suo da un banchiere a dirgli che le desse pel vitto ed -altre spese tanto denaro, quanto ne poteva meritare un -giorno di Indulgenza, per ottenere la quale ella aveva -seguito sei anni frate Bertoldo. Il banchiere sorrise e -disse: Come posso io calcolare il valore di un giorno di -indulgenza meritata da voi seguendo le peregrinazioni -di frate Bertoldo? A cui essa rispose; Mi ha detto che -da una parte mettiate denari nel piattello della bilancia, -ed io soffierò sull'altro piattello; l'equilibrio vi darà, la -misura del valore dell'indulgenza da me acquistata. -Pose dunque il banchiere monete a larga mano, e ne -empì il piattello della bilancia; essa soffiò sull'altro, e -subito quel soffio mostrossi preponderante, e le monete -furono sollevate come si fossero cambiate in lievi piume. -La qual cosa considerando, il banchiere ne fu pieno di -meraviglia; e più e più volte rimise monete sulla bilancia; -ma il soffio della donna non potè essere mai vinto -dal peso loro, perchè lo Spirito Santo per mezzo di -lei spirava sì forte che il piattello, su cui soffiava la -donna, non potè mai essere equilibrato dall'altro delle -monete. La qual cosa vedendo sì il banchiere che la -nobil donna e le altre di lei compagne, meravigliati volarono -difilato a frate Bertoldo e gli raccontarono per -punto le cose accadute; e il banchiere aggiunse: Io -sono pronto a restituire l'altrui, e per amor di Dio a -distribuire il mio ai poveri, e a diventare, come desidero, -un buon uomo, perchè oggi ho veramente veduto -miracoli. Perciò frate Bertoldo gli impose di dare a -larga mano vettovaglie a quella donna e alle compagne -di lei, per cagione di cui tanto prodigio aveva veduto. -Il che subito e di buonissimo grado fece a lode di nostro -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -Signor Gesù Cristo, a cui è onore e gloria ne' secoli de' -secoli, e così sia. Una volta, passando frate Bertoldo verso -sera col suo compagno laico per una strada, incappò nei -bravi di un Castellano, che lo presero, lo condussero al -castello, lo incatenarono, e quella notte lo tennero con -siffatta ospitalità. Ma quel Castellano aveva tanto gravemente -angariati i suoi concittadini, che nel palazzo del -Comune avevano già dipinto il modo di punizione che -gli si doveva infliggere, se mai avvenisse che potessero -ghermirlo, cioè la forca. All'indomani per tempissimo si -presentò il carnefice al Castellano suo signore, e gli -disse: Che vuole si faccia la signoria vostra di quei -frati, che ieri sera sono stati condotti qui? A cui il -Castellano rispose: Spicciali; che era come dire: Impiccali.... -Tale era quel Castellano, tali i suoi bravi, -che alcuni svaligiavano, altri ammazzavano, altri menavano -al castello e incarceravano, e teneanli sinchè per -denaro si riscattassero, altri li uccidevano issofatto. Ora -frate Bertoldo dormiva, e il suo compagno, un frate -laico, vegliava recitando il mattutino, e aveva udita la -sentenza di morte dal Castellano lanciata sul loro capo, -giacchè tra lui e loro non era che una semplice parete. -Allora il laico cominciò a chiamare, più volte gridando, -frate Bertoldo. E il Castellano udendo pronunciare il -nome di frate Bertoldo, si diede a pensare se mai per -caso fosse quel famoso predicatore, di cui si dicevano -mirabilia; e incontanente richiamato il carnefice, gli -comandò di non toccar que' frati, anzi di condurli al -suo cospetto. Condotti alla presenza del signore del castello, -furono domandati di lor nome. E il laico rispose: -Il mio nome è questo, e lo disse. Il mio compagno si -chiama frate Bertoldo, quel famoso, graziosissimo predicatore, -per cui mezzo Iddio opera tanti miracoli. Udito -ciò, il Castellano si prostrò subito a' piedi di frate Bertoldo, -lo abbracciò e lo baciò. Inoltre lo pregò per amor -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -di Dio di fare una predica per udirla, poichè da tanto -tempo aveva desiderio di ascoltare da lui la parola della -salute. E frate Bertoldo annuì a patto che in una col -signore del castello si adunassero ad ascoltare la predica -tutti que' bravi che vi avevano. E il Castellano promise di -farlo volentieri. Mentre dunque egli faceva chiamare i -suoi bravi, e frate Bertoldo s'era messo in disparte a -pregare, si avvicinò a lui il compagno e gli disse: Sappiate, -frate Bertoldo, che da questo signore è stata -posta sulla nostra testa sentenza di morte. Laonde se -mai inspiratamente avete predicato altre volte delle pene -dell'inferno e della gloria del paradiso, or qui risurga -la vostra valentia, che ora ne fa vieppiù bisogno. Udendo -frate Bertoldo questa cosa, si diede tutto a pregare -Iddio; e poi presentatosi a quell'uditorio, parlò così infiammatamente, -e così spiegò la parola della salute, che -tutti ne furono commossi al pianto. E prima di partire li -confessò tutti, ordinò a tutti di abbandonare quel castello, -di restituire il mal tolto, e di perseverare in far penitenza -per tutta loro vita, se volevano acquistarsi il -gaudio eterno. Il Castellano poi, prostrato a' piedi di -frate Bertoldo, piangendo dirottamente, lo pregò di riceverlo -per amor di Dio nell'ordine del beato Francesco; e -lo accolse colla speranza di ottenerne poi grazia dal Ministro. -Voleva anche seguire subito frate Bertoldo, ma questi -glielo proibì, temendo del furore del popolo, che era -stato tormentato, e nulla sapeva della conversione di lui. -Arrivato frate Bertoldo alla città, il popolo volle udirlo -a predicare, e tutti si adunarono nel greto di un fiume, -ove dalla parte del pulpito pendevano dalla forca alcuni -ladroni. (Tu che leggi queste cose, mettiti davanti agli -occhi, come tipo, la ghiaia del fiume Reno presso Bologna). -Ma il Castellano suaccennato, dopo la partenza di -frate Bertoldo, infiammato d'amor di Dio, e vinto dal -desiderio di riudirlo dimenticò tutte le soperchierie -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -inferte alla città, e andato da solo al luogo, in cui -si predicava, fu subito riconosciuto e preso e condotto -alla forca; giacchè fu da tutti rincorso e tutti gridavan -alto: s'impicchi, s'impicchi, e turpemente muoia -questo pessimo nostro nemico.... Frate Bertoldo, -che vide il popolo correre e lasciare la predica, fu preso -da meraviglia e disse: Non mi avvenne mai che nessuno -partisse dalla mia predica, se non dopo finita, e -dopo ricevutane la benedizione. Allora una delle persone -che erano ancora sedute al posto rispose: -Padre, non ve ne maravigliate, perchè fu preso il tale -Castellano, che era pessimo nostro nemico, e lo trascinano -alla forca. Udendo questo, frate Bertoldo fu -preso da tremore, e disse: Sappiate ch'io ho confessato -lui e tutti i suoi satelliti, e che li ho assolti e mandati -a far penitenza, ed io aveva anche ammesso il Castellano -all'Ordine del beato Francesco, ed ora veniva qui -per udire la predica; corriamo dunque tutti e liberiamolo. -Si diedero tutti a correre velocemente, ma arrivati -sol luogo del patibolo, eravi già su penzolone e -spirante. Ad un cenno di frate Bertoldo fu deposto, e -trovarongli attorno al collo una carta scritta a caratteri -d'oro che diceva: Sapienza 4.º: <i>Maturato egli in breve -tempo compiè una lunga carriera: conciossiachè era -cara a Dio l'anima di lui; per questo egli si affrettò -di trarlo di messo all'iniquità.</i> Allora frate Bertoldo -mandò chiamando i frati Minori del convento della città, -pregandoli di portare una croce, un feretro, e un abito -da frate e accorressero a vedere e udire le mirabili -opere del Signore. Così fu fatto; e riferì loro tutto intero -il caso. Trasportarono il corpo di lui, e gli diedero onorifica -sepoltura nel convento de' frati Minori, lodando il -Signore che opera tali miracoli.... L'anno 1284, -indizione 12.ª, millesimo che abbiamo già più sopra -cominciato, settantadue di quelli che si chiamano apostoli, -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -e non li sono, tra' quali ve n'erano di giovani e -di vecchi, viaggiavano per la publica strada, passando -per Modena e per Reggio, diretti a Parma per vedere -frate Gherardino Segalello, che era stato il loro istitutore, -mettere nelle mani di lui ogni loro avere, essere -da lui benedetti, e con licenza di lui viaggiare pel -mondo. Ed egli condusseli entro una chiesa vicino a Parma, -li spogliò tutti, li rivestì, li ammise all'Ordine degli -apostoli, li benedisse, e poi li lasciò liberi dì andare -dove volessero. Papa Gregorio X da Piacenza, in pieno -Concilio a Lione, interdisse loro di aggregarsi nuovi -proseliti e di moltiplicarsi; pure vestono ancora quel -loro abito e vanno girovagando e folleggiando pel mondo; -nè hanno il timore di Dio, nè reverenza per l'uomo, -cioè pel Sommo Vicario di Gesù Cristo, e credono di -essere in istato di salvezza, mentre non obbediscono -alla Chiesa romana. Parimente lo stesso anno, pochi -giorni dopo le predette cose, arrivarono per la stessa -strada pubblica, dodici donzelle avvolte in mantelli attorno -alle scapole, che dicevano di essere sorelle apostolesse -degli uomini preaccennati, e andavano a Parma -a visitare Gherardino Segalello per lo stesso preindicato -scopo. Questi uomini, che dicono di essere, ma non sono -apostoli, e sono invece ribaldi e uomini grossolani e bestiali, -conducendo secoloro queste donne, credevano di -fare ciò che l'Apostolo disse ai Corinzi 9.º: <i>Non abbiamo -noi podestà di menare attorno una donna sorella</i>? -Nello stesso millesimo Papa Martino IV mandò lettere -di comando di predicare la crociata contro Pietro d'Aragona, -che aveva occupato la Sicilia; e metteva innanzi -quattro ragioni, per le quali voleva che si predicasse -una crociata contro di lui. La prima, perchè aveva occupata -una Terra della Chiesa, e contro la volontà della -Chiesa tenevala, nè s'induceva ad abbandonarla. La seconda, -per aiutare e favorire Re Carlo, a cui la Chiesa -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -aveva data quella Terra. La terza, perchè colà si moltiplicavano -gli eretici, nè gli inquisitori dell'eresia potevano -andarvi, a cagione degli ufficiali che vi teneva -Pietro d'Aragona. La quarta, perchè l'esercito di Pietro -d'Aragona che stanziava in Sicilia, impediva di soccorrere -Terra Santa, che di là ab antico traeva abbondanza -di vettovaglie e d'armi e d'armati. Ma la crociata non -si predicò, perchè dopo breve tempo avvenne la morte -di Re Carlo e del Sommo Pontefice romano. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1285">a. 1285</h2> - -<p> -Di fatto l'anno seguente, cioè 1285, indizione 13.º il -giorno subito dopo l'Epifania, ed era Domenica, Re -Carlo morì presso Foggia, fu portato a Napoli, ed ivi -sepolto<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>. E noto che, dopo parecchi anni di regno, -morì il giorno compleanno della sua incoronazione. Egli -fu ottimo guerriero, e lavò l'onta di que' Francesi, che -erano andati oltremare con Re Lodovico il Santo. Lasciò -dopo sè molti eredi legittimi, figli e nipoti, e della sua -morte una santa donna n'aveva avuta chiara visione. -Una donna di Barletta, nello stesso anno 1285, ebbe -una visione mostratale da Dio, della quale parlandone -ai frati Minori, di cui era dovota, disse: Ho veduto in -una visione notturna uno che stava davanti a me e diceva: -Prima che avvenga, sappi sin d'ora che, entro un -anno, per volere di Dio, quattro notabilissimi personaggi -entreranno nel regno della morte, <i>ove è la sede assegnata -ad ogni vivente</i> Giobbe 3.º: E il primo sarà Re -Carlo; il secondo, Papa Martino; il terzo, Filippo Re -di Francia; il quarto, Pietro d'Aragona. E gli eventi -s'argomentarono di provarlo; conciossiachè ogni cosa -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -succedette giusta la predizione. Questa donna, quando -morì Re Carlo, ebbe un'altra visione, e raccontandola -ai frati Minori, disse: Parevami d'essere in un ampio e -bellissimo giardino, ove vidi un gigantesco e terribile -drago, dal cui cospetto io spaventata fuggiva con quanta -lena di correre io aveva. Ma il drago di corsa velocissima -m'inseguiva, gridando e pregandomi con voce -umana di aspettarlo, chè mi voleva parlare. Avendo io -udito quella voce che suonava umana, mi soffermai, volendo -udire che cosa dicesse; e voltami a lui, gli dico: -Chi siete voi, e che volete dirmi? E in risposta disse: -Io sono Re Carlo, che abitava in questo bellissimo Giardino, -d'onde Pietro d'Aragona con un frusto di carne -ora mi scaccia. E alludeva alla moglie di Pietro d'Aragona, -per cagion della quale occupò contro Re Carlo il -Regno di Sicilia. E che la moglie venga significata col -nome di Carne, si ha in Giobbe 1º.... Dopo poi -che i frati Minori ebbero saputo della morte di Re -Carlo, riconobbero che quella donna aveva veduta una -visione vera. Nello stesso millesimo, dopo la morte di Re -Carlo, si vide un'ecclisse di luna, ai 4 di Marzo, nell'ora -in cui cantavamo il mattutino, cioè nella Domenica -di <i>lætare Jerusalem</i> (<i>allegrati, Gerusalemme</i>); nella -quale Domenica il Sommo Pontefice dà la Rosa. Questa -Rosa è d'oro e contiene entro di se musco e balsamo; -in che si rappresenta la Trinità delle sostanze di Cristo.... Il -musco, che trasuda dal liocorno, e colla -sua essenza aromatica conforta lo spirito, significa il -corpo di Cristo...... Il balsamo, che è caldo e odorifero, -denota l'anima di Cristo..... L'oro...... -raffigura la divinità..... Il Papa dona questa Rosa -al Prefetto di Roma. Il Papa dunque dando la Rosa -viene a significare le accennate sostanze e spiega il mistero. -Parimente il Doge di Venezia co' suoi Veneziani, -nel giorno dell'Ascensione del Signore, sposa il mare -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -coll'anello d'oro; parte per festa ed allegria; parte mosso -da una specie di antica idolatria, per la quale i Veneziani -sacrificano a Nettuno; parte, per indicare che i -Veneziani hanno il dominio del mare. Poi i pescatori, a -cui piace, chè d'altronde non vi sono forzati, si cavan -nudi, e colla bocca piena di olio, che poi mandan fuori, -si buttano nel profondo del mare a ripescare l'anello; e -chi lo può trovare, senza contrasto, è suo.... Nel -millesimo stesso sussegnato, la Pasqua cadde ai 25 di -Marzo, cioè il giorno dell'Annunciazione della Beata Vergine, -la qual coincidenza alcuni credevano infausta; il -che si aspetta che accada di nuovo fra dieci anni, cioè -nel 1295. E nello stesso anno, il giorno della Pasqua di -Risurrezione, Papa Martino IV fece un solenne pontificale; -e poi nel Mercordì fra l'ottava, nel qual giorno si -cantò alla messa l'introito <i>Venite, benedicti</i> (<i>Venite, o -Benedetti</i>), chiuse la sua carriera mortale; e volle essere -sepolto ad Assisi nella chiesa del beato Francesco, -perchè era amico intimo dell'Ordine de' frati Minori. E -immediatamente, dopo l'ottava di Pasqua, ai 2 d'Aprile, -ebbe successore Giacomo Savelli Romano, che era del -novero del Collegio de' Cardinali, anzi ne era l'anziano, -vecchio, carico d'anni, malazzato, affetto di podagra e -di chiragra; e prese nome Onorio IV. Dopo che fu fatto -Papa, andò subito a Roma, e richiamò i Cardinali, sparsi -in Legazioni per le varie provincie, a fine di trattare -con loro della pacificazione del mondo. Era stato lasciato -esecutore del testamento di Papa Martino IV; e mandò -al figlio di Re Carlo, che era in Sicilia prigioniero di -Pietro d'Aragona, un ingente tesoro in grazia di amicizia; -e incoronò Carlo, nipote di Re Carlo; e si spera -che farà molto bene, come si dice, e come pare che egli -stesso assicuri.... -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -Delle insidie e della callidità del diavolo, che colla -sua finezza tenta di trarre in inganno i servi di Dio. -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -</p> - -<p> -Dopo l'assunzione dì Onorio al papato, un certo religioso -riconobbe d'essere stato deluso. Vivente ancora -Papa Martino, al religioso preaccennato frequentemente -appariva il diavolo, e gli prometteva il Papato per subito -dopo la morte del Papa d'allora. Ma il frate, come -raccontò ad un suo amico, col quale ebbe un colloquio -confidenziale intorno a questa cosa, pareva che non si -curasse del Papato, se non in quanto desiderava, diventando -Papa, di poter rappacificare il mondo. Ma l'amico -tanto intimo, a cui svelava il secreto dell'anima, gli -disse che a lui pareva impossibile, stante che egli non -era persona eminente, nè di gran conto, e perchè i Cardinali, -a cui spetta l'elezione, non avevano di lui -nessuna conoscenza; ma egli rispondeva che quell'elezione -non è opera umana.... In seguito morì il Papa, e -fu creato Papa altri, non egli; quindi se ne rimase frustrato -nella ricevuta promessa, ed ingannato.... Il religioso -preaccennato, a cui tali cose accaddero, era un frate -Minore, di cui taccio il nome a fine di bene.... Tutte -queste prenarrate cose, quando quarantacinque anni fa, -io abitava nel convento di Pisa, le seppi da frate Riccardo, -il quale, quando avvennero, dimorava nel convento -di Pisa, ed ammaestrano ad aversi buona guardia dalle insidie -del diavolo.... Visse un sant'uomo, frate Minore, -nativo d'Imola, di nome Benintendi, sublimato all'Ordine -del sacerdozio. Egli aveva abitato meco più -anni nel convento di Ravenna; era gradito confessore, -ogni notte faceva trecento genuflessioni, e digiunò ogni -giorno tutto il tempo di vita sua. Una volta fu condotta -a questo frate una donna invasa dal diavolo..... Ad -uno scongiuro il diavolo se ne volò via confuso e deluso -con grida di pianto e di dolore, e la donna, ringraziandone -Iddio, ne fu completamente liberata..... quindi -il beato Francesco, quando il suo compagno fu una -notte bastonato dai demonii alla Corte di un Cardinale, -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -si narra che gli dicesse: I diavoli sono i gastaldi del -nostro Signore, destinati a tenere gli uomini in guardia -di sè stessi. Anzi io penso ch'egli abbia permesso a -suoi gastaldi di irrompere sopra di noi, perchè questa -nostra dimora nella Corte de' magnati, non fa buon -esempio al popolo. Nella diocesi di Parma, sul monte -Bardone, vi è un castello, che si chiama Berceto, trenta -miglia distante da Parma. Era di quel paese un certo -chierico, di nome Guglielmo, che dimorava a Parma. E -quando una volta la moglie di un tal Ghidini fabbroferraio, -che era figlia di un certo Pieco abitante nel Borgo -delle asse, fu ossessa dal diavolo, quel chierico andò a lei, -e cominciò a scongiurare il diavolo, comandandogli di -uscire da quella donna: e il demonio rispose: Uscirò sì -da lei, ma io ti ordirò tale una tela, per la quale tu -non potrai più molestarmi, nè costringermi ad uscire -da' miei abitacoli. Perchè sappi già sin d'ora che io -farò che tu sia ucciso tra breve, e che tu altri ucciderai. -E l'evento avverò la minaccia. Pochi mesi dopo, in Parma -stessa, ebbe egli ad altercare in un cortile con un Arduino -di Chiavari, e si accapigliarono; ma un forte urtò -contro un altro forte, ed ambedue soccombettero. Il fatto -me l'ha raccontato chi era presente, e vide quando l'un -l'altro si uccisero; e quale dalle labbra di lui la ho -udita, tale fedelmente ve la trascrivo. E fu frate Giacomino -de' Tortelli, che vide e me lo narrò, che ora è -frate Minore; e la donna che prima era ossessa dal demonio, -ne fu pienamente libera, ed è in Parma nel -monastero dell'Ordine di S. Chiara. Il Ghidini suo marito -entrò nell'Ordine de' frati Minori; e, convertitosi a -mal in cuore, e datosi a vita non sua, rivolse l'animo -al passato, e uscì dal convento durante il noviziato, e -vive nel secolo, acciocchè <i>chi è ingiusto sielo ancora -più: e chi è contaminato contaminisi vieppiù</i> ecc. Apocalissi -22.º. Del resto Arduino di Chiavari era uomo di -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -lettere, bello, robusto, battagliero, e aveva fatto quello -stesso giorno suoi bagagli per partire all'indomani da -Parma, e ritornare alla terra nativa. La terra, d'ond'era -nativo, si chiama Chiavari, in riva al mare, nella diocesi -di Genova, presso Lavagna, dove abitavano i frati Minori. -Ed io mi vi son trovato più volte. Ed ivi presso -si ha abbondanza di buon vino di vernaccia; e il vino -di quella terra è generoso e delizioso tanto, che possono -qui trovar loro luogo i versi fatti per quel liquore da -un certo Trutanno, che disse: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Vinum de vite —</p> -<p class="i02"> — det nobis gaudia vitæ.</p> -<p class="i01">Si duo sunt vina, —</p> -<p class="i02"> — mihi de meliore propina.</p> -<p class="i01">Non prosunt vina —</p> -<p class="i02"> — nisi fiat repetitio trina.</p> -<p class="i01">Dum quartum poto,</p> -<p class="i02"> — succedunt gaudia voto.</p> -<p class="i01">Ad potum quintum, —</p> -<p class="i02"> — mens vadit in laberyntum.</p> -<p class="i01">Sexta potationum —</p> -<p class="i02"> — me cogit abire supinum</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Se il vin di grappoli — Il sen m'innonda,</p> -<p class="i02"> Sento rinascermi — vita gioconda.</p> -<p class="i01">Se hai vin, che è lacrima — D'uve diverse,</p> -<p class="i02"> Dei più gradevole — Vo' me ne verse.</p> -<p class="i01">Se non ripetesi — Tre volte a prova,</p> -<p class="i02"> Tre volte il bevere, — Il ber non giova.</p> -<p class="i01">Se un quarto calice — Ne bacio e ingollo,</p> -<p class="i02"> Mi grilla il giolito — Sin nel midollo.</p> -<p class="i01">Se un'altra ciotola — M'empie i desiri,</p> -<p class="i02"> Mi danno il dondolo — I capogiri.</p> -<p class="i01">Se il sesto tónfano — Nel sen n'imbotto,</p> -<p class="i02"> Supin mi corico; — Sono arcicotto.</p> -</div></div> - -<p> -..... Di otto pericoli, che si notano dall'Apostolo, e -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -di esempi di pericoli..... Hai l'esempio di S.ª Chiara, -che in Ispagna liberò i sommersi in un fiume.... Parimente -quello del beato Francesco, tuffato da' ladroni -nelle nevi, una volta che viaggiando per una selva, cantava -in francese lodi a Dio, come accenna il responsorio: -<i>mentre a corpo seminudo</i>; e come disse il beato Francesco -stesso: Se il diavolo può avere tra mani un pelo -d'un uomo, tosto lo fa crescere in una trave; e come -disse il Ministro Generale frate Bonaventura, una volta -che predicava ai frati in Bologna, ove io mi trovava in -persona: Consentire alle suggestioni e alle tentazioni del -demonio, è tanto, quanto precipitarsi dalla guglia di -un'altissima torre, e, giunti a mezzo, volersi appigliare -ad un palo o ad una stanga, per non ruinare a fondo....... -Erano a studio in Bologna tre scolari e amici -Toscani, i quali avevano tra loro stabilito di entrare insieme -nell'Ordine de' frati Minori. E sperando senza -dubbio di entrare nell'Ordine del beato Francesco, come -avevano deliberato, convennero nella proposta di andare -uno di loro in Toscana per denari, onde potersi vestire -e fare le altre spese, volute dalla convenienza di chi -lascia il mondo, ed entra novizzo in una Religione... -Passato Casalecchio<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> e arrivato al ponte del Reno -sulla via che va a Crespellano<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>, il diavolo gli diede -uno spintone, e lo precipitò nel fiume, e ve lo sommerse -e annegò; e dopo tempo ne fu trovato il cadavere nel -Polesine, e non fu creduto degno di sepoltura. (Il Polesine -è la terra, in cui frate Pellegrino di Bologna -aveva le sue possessioni. Frate Pellegrino poi è uomo -tutto dato alle cose dello spirito, e letterato, che non -beve mai che acqua, e abborre dal vino; e fu due volte -Ministro nell'Ordine de' frati Minori, cioè nella provincia -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -di Grecia e nella provincia di Genova). Ma non vedendosi -ritornare il primo compagno, perchè nol poteva, -essendo stato annegato dal demonio, piacque ai due rimasti -a Bologna, che l'un di loro andasse in Toscana -per il medesimo scopo del primo, ed anche per far ricerche -dell'amico smarrito; ma arrivato al luogo sopradetto, -e proceduto pochi passi avanti, il diavolo lanciò -dal tetto di una piccola chiesa sul capo di questo scolare, -una grossa pietra che gliene franse il cranio, e cadde -subito morto, e fu quivi sepolto presso la stessa chiesa. -Ma non ritornando neppure il secondo, perchè nol poteva, -il terzo entrò nell'Ordine senza sapere quale caso avesse -incolto i compagni. Questi è frate Pietro di Cori<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>, -dalla cui bocca ho saputo la storia che scrivo; il quale -mentre era ancora nel noviziato di Bologna, fu compagno -di un frate sacerdote, che andava a confessare nel Polesine. -E trovandosi quel frate, che era sacerdote, occupato -in chiesa a confessare, ed il novizzo fuori, a chiacchierare -con quelli del contado, sopravvenne un indemoniato, che -pareva crudele e terribile. A cui frate Pietro disse: Io -riconoscerò che veramente hai il demonio in corpo, se -saprai parlar meco in latino, e se mi dirai che avvenne -di tre scolari, che erano compagni, e come ordinò ciascun -di loro i fatti suoi. Allora il demonio cominciò a -parlare, e parlava un sì corretto latino, che frate Pietro -se ne meravigliò altissimamente, a udire un uomo rozzo -e campagnuolo parlare così, e in quel modo argomentare. -Ed insistendo sul fare inchiesta dei tre compagni, -disse che egli stesso n'aveva uccisi due, come più sopra -è detto. E ricercatolo del terzo compagno, rispose: -Non so che sia avvenuto del terzo perchè fuggì e -si allontanò da me; Ma potrà fuggirmi, non sfuggirmi, -poichè io lo circuirò e ridurrò a tale porto, che chiunque -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -ne abbia udito parlare ne avrà il tintinnio in -ambe le orecchie. Interrogò dunque frate Pietro gli -abitanti di quella terra, se il demonio avesse detto -il vero del cadavere dello scolare ivi rinvenuto, ed attestarono -che era vero punto per punto quanto il diavolo -esponeva. Avendo poi fatto cercare accuratamente -dell'altro compagno riseppe essere egualmente vero. E tanto -basti. Crebbe costui nell'Ordine de' frati Minori, diventò -uomo di molta letteratura, peritissimo nel diritto canonico, -buono di leggere tutta la Bibbia in lingua francese; e passando -giorno sopra giorno, ed anno sopra anno accumulandosi, -fu eletto Ministro nella provincia di Genova, in Sicilia, -e in Toscana sette anni. Fu uomo sempre pieno di sospetti, -che insultava facilmente e copriva di vituperi le -persone per poterle tenere a stecco. Esaltava cui voleva, -cui voleva umiliava; uomo di più faccie, astuto, malizioso, -volpe scaltrita, ipocrita vile ed abbietto; uomo pestifero -e maledetto, odiato terribilmente da Papa Alessandro -IV; e detestato a morte. Era figlio di un Sacerdote -della diocesi del predetto Papa, quando questi era -ancora ne' gradi minori della gerarchia. Fu mio Ministro -e Custode, quand'io era in Toscana; e, dopo che ne partii, -commise tante turpitudini ed enormità, che non sono da -raccontare, per cui fu dai frati condegnamente castigato. -Più volte uscì dall'Ordine, e terminò malamente la sua -vita, a ragione de' suoi meriti. Quindi si mostrano vere -anche le cose che predisse di lui il demonio... Pertanto -tutte queste cose ho narrato avendone porta occasione -quel frate che fu ingannato dal demonio, a cui -compariva e prometteva il papato; cose che possono tornare -utili a conoscere le finezze e le malizie del diavolo. -... Ora ritorniamo alla storia profana, e continuiamo -ciò che resta a dirsi. L'anno 1285, indizione 13.ª, millesimo -che incominciammo già più addietro, tutto il mese -di marzo fu tanta la molestia delle pulci, e ne fu tanta -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -l'abbondanza da parere, ed essere anche troppe per -piena estate. E perciò mi tornano a mente que' versi -soliti a dirsi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">In <i>x</i> finita —</p> -<p class="i02"> — tria sunt animalia dira:</p> -<p class="i01">Sunt pulices fortes, —</p> -<p class="i02"> — cimices, culicumque cohortes;</p> -<p class="i01">Sed pulices saltu —</p> -<p class="i02"> — fugiunt, culicesque volatu;</p> -<p class="i01">Et cimices pravi —</p> -<p class="i02"> — nequeunt foetore necari etc.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Tre v'hanno insetti a nomi in X cadenti:</p> -<p class="i02"> Pulci, zanzare e cimici fetenti.</p> -<p class="i01">La pulce fugge a salti e ti canzona;</p> -<p class="i02"> Va la zanzara a volo, e 'l flauto suona;</p> -<p class="i01">La cimice se schiacci uggiosa e lenta,</p> -<p class="i02"> Col vindice fetor a te s'avventa; ecc.</p> -</div></div> - -<p> -Nello stesso millesimo ai 7 di Marzo, Sabato, verso sera, -si udirono orribili tuoni e spaventosi, e si videro lampi, -quasi incendii del cielo, e tosto imperversò una grossissima -grandine, che distrusse le ortaglie e gli alberi da -frutta, come i mandorli, i melagrani, e i fichi primaticci, -ossia i fioroni.... Così anche a Milano si celebrò un -Capitolo generale dell'Ordine de' frati Minori, nel giorno -di Pentecoste, che fu ai 13 di Maggio. E furono dimessi -molti Ministri, e fu modificato il nostro Statuto, a cui -quà fu aggiunto, là tolto; e frate Pietro, Ministro della -Guascogna, che era maestro con cattedra, fu Vicario in -quel Capitolo, come se fosse stato Ministro Generale, -perchè frate Buonagrazia, ultimo Ministro Generale era -morto. Per la elezione del Ministro Generale però ottenne -la maggioranza dei voti e fu creato frate Arlotto da Prato -di Toscana, maestro con cattedra, che faceva lezioni a -Parigi. Parimente in quell'anno fu celebrato un Capitolo -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -generale dell'Ordine de' frati Predicatori a Bologna; e -siccome anch'essi erano acefali, fu eletto frate Munione -spagnuolo Maestro dell'Ordine de' frati Predicatori. E -sappi che quelli, che noi frati Minori chiamiamo Ministri -Generali, essi li chiamano Maestri Maggiori, che -comandano agli altri.... E tutto sta bene, perchè -vi è differenza di nomi, ma in sostanza tutto riguarda -e converge a Dio.... Sappi anche che i frati Predicatori -ebbero più Maestri transalpini che cisalpini; e -la ragione forse è questa che il loro fondatore, cioè San -Domenico, fu un ultramontano. Noi per contrario ne abbiamo -avuto più di Italiani che di transalpini. E questo -per tre ragioni: Primo, perchè il beato Francesco è Italiano; -secondo, perchè è sempre maggiore il numero dei -votanti Italiani; terzo perchè sanno più di governo. E gli -Italiani temono che se i francesi avessero il predominio -nel governo dell'Ordine, si rilasserebbe il rigore della -Religione. Avverti che eglino si lamentano se abbiamo -maestri di cattedra, dottorati a Parigi. Noi di rincontro -ci adoperiamo ad ogni potere per non aver Ministri Generali -Francesi per le ragioni addotte più sopra.... -Nota, che ad un certo frate de' Predicatori, tutto dedicatosi -alle cose dello spirito, fu rivelato in una visione -che i Predicatori avrebbero avuto tanti Maestri Generali, -quante sono lettere in questa parola: <i>Dirigimur</i> (siamo -diretti) che sono nove; ed a verificarsi completamente -non restano più che due lettere, cioè u ed r. Poichè -prendi la prima lettera, ed hai Domenico; prendi la seconda, -ed avrai <i>Jordanum</i> (Giordano); prendi la terza, -ed avrai Raimondo; la quarta, ed hai Ioannem (Giovanni); -la quinta, ed hai Gumberto; la sesta, ed hai di nuovo -<i>Ioannem</i> (Giovanni); prendi la settima, ed hai Munione -che ora governa l'Ordine. Esempio quasi identico reca il -beato Gregorio nel Dialogo libro 3º.... E nota che -l'Abbate Gioachimo, a cui Iddio rivelò il futuro, disse -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -che l'Ordine dei Predicatori doveva patire coll'Ordine -de' Chierici; e che l'Ordine de' Minori doveva durare fino -alla fine. Nello stesso millesimo preindicato, nel quale si -sono celebrati que' due Capitoli generali, il Marchese -Guglielmo di Monferrato coll'aiuto dei Torriani di Milano -e con altri amici condusse un grosso esercito contro -i Milanesi che erano dentro la città. Anche i Modenesi -avevano tra loro accesa discordia, e più volte diedero di -piglio alle armi. I Tartari invasero tutta l'Ungheria e -devastarono tutto con ogni maniera di stragi, d'incendi -e di rapine; e in quella invasione uccisero tutti i frati -d'un convento di Predicatori, tranne due rannicchiati -in un nascondiglio. Finalmente i Tartari fecero pace col -Re d'Ungheria, a cui il Re dei Tartari mandò una -lettera di questo tenore: «Davide Giovanni Re di Tarso -e dell'isola orientale e delle genti, che vi abitano, al Re -degli Ungheri (invia) la sua grazia e quella del suo -popolo, grazia cui il Dio Trino ed Uno ecc. Come piacque -al Signore il nostro cuore si è elevato al di sopra -di tutto ciò che si dice uomo terreno, e il nostro trono si -è alzato sopra il collo dei ribelli, sicchè i Re della terra -adorano la cintura de' nostri lombi, tranne il Re di Francia -cui D.... in un dialogo chiama il fedele e il cattolico, -e mi disse: Non stendere la mano sopra di lui; la -nostra spada divorerà i nemici del crocefisso, e i nostri -cavalli e li nostri asini manicheranno i resti di loro; i -piedi de' nostri dromedarii e de' nostri camelli non sono -più bifidi per la rigidezza che contrassero; moviamo i -nostri accampamenti in inverno; sia pace a tutti; mandino -a noi vino in ricambio di balsamo, frumento invece di -oro puro, poichè stiamo pellegrinando lungi dalle nostre -sedi, chiamati da una stella, che ne guida. Nostra cura -è di riportare alle loro Terre<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> il Signor nostro Baldassare -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -e i nostri cognati Gaspare e Melchiorre». Mentre -si spargeva sangue in tutte queste battaglie, mi tornavano -a mente le parole di nostro Signor Gesù Cristo ai -discepoli, Matteo 23.º.... Così nell'anno stesso sussegnato, -il Re di Francia, dopo la morte di Re Carlo suo -zio, condusse un grosso innumerevole esercito in Ispagna -contro Pietro di Aragona, chè lo voleva annientare. Così -sono le cose oggi, giorno di S. Sisto 1285; se ne ignora la -fine perchè gli eventi di una guerra sono sempre incerti.... -Parimenti lo stesso anno i Modenesi fuorusciti -combatterono un'asprissima battaglia contro i Modenesi -di dentro la città, e da ambo le parti si pugnò accanitamente, -e molti caddero feriti sul campo, molti ne furono -morti, e molti rimasero prigionieri. Lo stesso anno -tornarono ad azzuffarsi presso Gorzano, e si rinnovò la -strage dell'altra volta, poichè vi fu grande carneficina -da ambo le parti, e molti popolani e cavallieri vi trovarono -l'ultimo giorno di vita. Tuttavia i Modenesi di -dentro la città si vantavano d'aver avuto il sopravvento -in tutte e due le battaglie, e quindi dalla vittoria pigliando -audacia, andarono ad incendiare Balugola<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>, -che è un borgo del Modenese in montagna. Parimente -nello stesso anno di comune accordo la fanteria e la -cavalleria della città di Modena andò al castello di Rubiera, -che è sulla strada publica, nella diocesi di Reggio, -e quelli di Sassuolo fecero altrettanto; però non avvenne -tra loro fusione, se ne stettero a campo separati. E vi -andò il Podestà di Reggio con dodici ambasciatori Reggiani, -e vi ritrovarono anche frati Minori e Predicatori, -e si fece lo scambio e il rilascio dei prigionieri, che in -tutto tra l'una e l'altra parte erano 400. E questo fu -fatto la vigilia di S. Pietro in Vincoli, ultimo del mese -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -di Luglio; ma già sin da molto tempo prima ne erano -intervenute lunghe trattative. Tuttavia perdurò fra loro -una guerra vigorosa e sanguinosa, e de' Modenesi tra -della parte di que' di dentro, e di quella di fuori, che -abitavano a Sassuolo, ne furono morti 1500; i più notabili -de' quali sono: Matteo Montecucoli<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>, Guglielmino -di Monteveglio<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>, Ponzio Provenzale, Capitano delle -milizie dei Modenesi della città, Gherardo Rangone, -Gherardino Boschetti, Giovanni da Rosa, l'Arciprete di -Bazoara de' Presuli, Rainiero dei Denti di Balugola, -Raimonduccio Grassoni, Nordulo da Livizzano<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>, Nevo -da Levizzano, Gigliolo de' Poltronieri, Bartolomeo di Campiglio<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>, -Tomaso di Lovoleto<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>, Ardizzone di Lovoleto, -Neri di Leccaterra (questi fu valentissimo nel rotare la -spada e vibrare la lancia), Carentano dei Carentani, il -Modenese de' Ricci, Zaccaria di Tripino, Francesco di -Spezzano<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>, Tommaso di Spezzano. Qui si chiude il -catalogo de' notabili Modenesi uccisi a tempo di quella -accanita guerra che tra loro stoltamente si fecero. Ci -pensino eglino! Ora è a dire alcunchè de' Genovesi. Tiene -la Signorìa di Genova Uberto Spinola, e nel 1285, agli -8 di Giugno, con cento galee filò pel porto di Pisa per -forzarlo, ed impadronirsene; e i Lucchesi colle loro milizie -corsero contro i Pisani a Ripafratta<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>, ove è un -castello de' Pisani presso il Serchio, e diedero il guasto -all'agro Pisano, mettendo a fuoco le case, le vigne, le -biade. E l'anno precedente Genovesi e Pisani due volte -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -avevano tra loro cozzato in battaglia navale, ed i Pisani -furono sconfitti, a tale che di Pisani tra morti e prigionieri -10,000 furon messi fuori di combattimento; di -Genovesi solo 200. E nota che il sunnominato Uberto -tenne di forza la Signoria di Genova dodici anni, e contrastando -all'ambizione de' Grimaldi, che parteggiavano -per la Chiesa. Parimente l'anno prenotato, Papa Onorio IV -mandò ordinando ai Lucchesi che avevano stretto d'assedio -Ripafratta, castello dei Pisani sul Serchio, di cessare -dalla guerra contro Pisa; e inoltre scomunicò tutti -quelli, che avevano ostilmente impugnate le armi contro -i Pisani, perchè questi ora si sono annidati sotto lo scudo -e la protezione della Chiesa, essendo che dove abbondò -il peccato, sovrabbonderà anche la grazia, dice l'Apostolo -ai Romani 5.º. Nello stesso anno cominciarono le -fondamenta della chiesa dei frati Minori di Reggio; e -frate Giglino di Corrado da Reggio ne pose, il venerdì -dell'ottava di Pentecoste, 18 di Maggio, la prima pietra -nel pilastro anteriore lungo la via, che è vicina alla casa -della Chiesa di S. Giacomo. Quell'anno fu anche molto -piovoso, e non passava giorno senza pioggia, e i contadini -n'erano di mal umore, perchè non potevano fare -i loro lavori; e ne accagionavano i frati Minori, perchè -gettando le fondamenta della loro Chiesa, avevano dissotterrate -le ossa dei morti. E quell'anno non portò piena -raccolta, perchè il frumento in qualche luogo fu distrutto -parte dalla grandine, parte da altre calamità. La state -poi non fu ristorata da nessuna pioggia, e s'ebbe grande -siccità, anzi aridità; nè vi fu abbondanza d'ortaglie -perchè gli orti non erano irrigui, nè si ottenne dal cielo -beneficio di pioggia. Si ebbe carestia di zucche e di -<i>minuti</i><a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>, di vino, di olio, di rape, di castagne e di -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -molte altre specie di frutta. L'anno stesso vi fu un -eclisse di sole, verso sera, un lunedì 4 Giugno, ma fu -un eclisse parziale, ristretto, e veduto da pochi, perchè -il cielo in quel giorno era nebuloso. Di questi eclissi -di sole, di luna, e di stelle, sappi ch'io ne ho veduto -spesse volte, dopo che sono entrato nell'Ordine dei frati -Minori; ed avvengono non solo perchè Iddio lo predisse, -dicendo Luca 23ª.... ma anche perchè portendono, -ossia dimostrano, qualche cosa che ha da accadere. Però -tra gli altri eclissi di sole, che si sono veduti a miei -giorni, il più notevole fu quello del 1239, di cui ho -parlato quanto basta più indietro; e di luna, il più -maraviglioso fu quello che si vide il primo anno del -pontificato di Gregorio X, in Maggio, verso l'ora del -mattutino, quando apparve nella luna il segno della -Croce, e che in quella notte durò a lungo, e fu veduto -da molti in varie parti del mondo. Questo segno nella -luna poi comparve ancora l'anno 1272, indizione 15ª. -Poi tra gli altri prodigi di stelle, massimo fu quello -che si fece vedere a tutto il mondo ai tempi di Papa -Urbano IV. L'anno in cui morì apparve in cielo una -stella cometa, a modo di fiaccola, verso la festa di S. -Apollinare, e continuò a mostrarsi sino alla morte del -Papa; della quale apparizione parimente ho scritto più -sopra alla rubrica dell'anno 1264.... Le comete -i latini le chiamano con parola che significa crinite, -perchè mandano uno sprazzo di luce, che somiglia -ad una chioma svolazzante; e gli Stoici ne annoverano -più di trenta, i cui nomi ed effetti alcuni astrologi -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -notarono. Dei più cospicui lavori pubblici compiuti dai -Parmigiani par bene parlarne ora. Nel millesimo sussegnato -i Parmigiani cominciarono un grandioso palazzo -e bello sulla piazza nuova, e fecero costruire la porta -di S. Benedetto, e cominciarono il ponte di pietra sull'Enza, -torrente che interseca la pubblica strada, che -va da Parma a Reggio, a cinque miglia da Parma; e -fecero fare una grossa campana per la torre del Comune, -essendosi rotta quella che v'era prima; e siccome per -mancanza di metallo non si formarono le anse, od orecchie, -e perciò non si poteva legare ed appendere, fu -dallo stesso maestro fusa una seconda volta, ma non era -sonora per qualche difetto, che, pur si crede, debba -avere. Onde i Parmigiani mandarono a Pisa in cerca -di un valente maestro, che loro gettasse una buona campana. -E il maestro da Pisa venne a Parma sfarzosamente -vestito, come un gran Barone; ed alloggiò nel convento -dei frati Predicatori, ove fece la campana con quella -maggiore e migliore diligenza, che ebbe e potè, avendo -ricevuto metallo nuovo ed in gran quantità, come volle; -e ne disegnò una forma bellissima... inoltre la gettò -sulle fondamenta della chiesa de' Predicatori, che era -già fondata, perchè temeva che il metallo sfuggisse dalla -forma per di sotto. Ma nulla giovarono tante diligenze, -e la campana fusa non fu trovata buona, nè quanto alla -forma, nè quanto alla sonorità. E così Iddio punì l'orgoglio -de' Parmigiani, che volevano avere una campana -che si udisse sino a Reggio e a Borgo S. Donnino, ma -appena si sentiva per Parma. E i Parmigiani spesero in -quell'anno a fare e rifare una campana mille lire imperiali, -nè poterono averla buona. Nel convento poi dei frati -Predicatori in Parma non abitavano allora che quattro -frati per custodire il locale. Poichè i frati Predicatori -fuggirono da Parma per cagione di una donna che si -chiamava Alina, che l'avevano que' frati fatta bruciare -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -viva per eretica; nè erano ancora ivi tornati ad abitare, -stantechè a ritornare volevano esserne onorificamente -pregati; ma i Parmigiani si curavan poco di loro, perchè -riguardo ai Religiosi sono sempre duri e poco ossequenti. -Parimente, nello stesso millesimo, i Parmigiani -costruirono una grossa muraglia lungo il torrente Parma, -ad oriente della chiesa di S. Maria del Tempio<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>, a -partire dal ponte di donna Egidia verso il ponte di pietra, -sul quale decorre la strada publica, ed ove si vendono -le mercerie. Così in quell'anno eressero due torri -in riva al Taro, l'una sulla destra, l'altra sulla sinistra -di quel torrente, là dove esso mette foce in Po; e stesero -una catena di ferro tra l'una e l'altra torre, acciocchè -nessuno potesse in quel luogo entrare nè uscire -per acqua con merci senza il placito dei Parmigiani. -Altrettanto fecero sull'Enza, dove presso Enzano sbocca -in Po; altrettanto sulla Parma, presso Colorno, ovvero -Copermio. In quell'anno nella villa di Poviglio, che è -nella diocesi di Parma, nel breve giro di tre mesi morirono -ottanta uomini; e questa è regola generale, ossia -una sperienza provata, che quante volte vi è morìa di -bovini, altrettante l'anno successivo sopravviene mortalità -di uomini. Infierì anche in Roma una micidiale -pestilenza, sicchè sotto Papa Onorio IV, di soli mitrati -tra Abbati e Vescovi, dalla Pasqua sino all'Assunzione -della beata Vergine, ne morirono ventiquattro. E nello -stesso anno i Parmigiani deliberarono di fare un ponte -di pietra sul Taro, che è distante da Parma cinque -miglia, sulla strada pubblica, che va a Borgo S. Donnino. -Inoltre costruirono una torre nel castello di Grondola<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>, -che hanno sull'Apennino a tre miglia da -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -Pontremoli. Ma per isvolgere meglio questo argomento -delle opere fatte dai Parmigiani, è necessario rifarci -indietro, e nominare anche quelle che furono compiute -prima che noi fossimo nati. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1196">a. 1196</h2> - -<p> -L'anno dunque dell'Incarnazione del Signore 1196 -fu cominciato il battistero di Parma; e mio padre, come -ho saputo da lui stesso, collocovvi la pietra fondamentale -per memoria e ricordo ai posteri. Tra il battistero e -casa mia non vi era spazio in mezzo. E mio padre si -chiamava Guido di Adamo, ed io figlio suo frate Salimbene -dell'Ordine de' frati Minori. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1199">a. 1199</h2> - -<p> -L'anno 1199 que' di Borgo S. Donnino fecero stormo -co' carrocci contro i Piacentini e i Milanesi e quelli -che tenevano da parte loro, e furono sconfitti i Borghigiani. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1207">a. 1207</h2> - -<p> -L'anno 1207 furono fatte le pile del ponte di pietra -sul torrente Parma, e nevicò strabocchevolmente e si -chiama la neve di S. Agata, perchè fioccò in quel giorno, -e i nati dopo d'allora la ricordano e ne parlano come -di cosa straordinaria, chè arrivò all'altezza della statura -d'un uomo. E fu quell'anno stesso che il beato Francesco -fondò l'Ordine de' frati Minori, regnando Papa -Innocenzo III, nel decimo anno del suo pontificato, e -visse nell'Ordine stesso venti anni interi. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1210">a. 1210</h2> - -<p> -L'anno 1210 furono scavate le fossa di santa Croce -di Parma, e l'Imperatore Ottone venne a Parma. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1211">a. 1211</h2> - -<p> -L'anno 1211 fu coniata la prima moneta dei piccoli -denari di Parma, e si incominciò la fabbrica della casa -della Religion Vecchia di Parma. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1213">a. 1213</h2> - -<p> -L'anno 1213 i Cremonesi, da soli, rapirono il carroccio -ai Milanesi. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1215">a. 1215</h2> - -<p> -L'anno 1215 Roberto di Manfredo di Pio, Modenese, -fu Podestà di Parma, e i Parmigiani e i Cremonesi assediarono -Castelnovo de' Piacentini. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1216">a. 1216</h2> - -<p> -L'anno 1216 gelò il Po. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -</p> - -<h2 class="anni" id="a1217">a. 1217</h2> - -<p> -L'anno 1217 si raccolse un esercito a Zibello<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1221">a. 1221</h2> - -<p> -L'anno 1221 Torello Strada di Pavia fu Podestà di -Parma; e allora si cominciò a fabbricare il palazzo nuovo -del Comune di Parma. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1222">a. 1222</h2> - -<p> -L'anno 1222 fu Podestà di Parma Enrico degli Avvocati -di Cremona; e quest'anno sul principio della sua -Podesteria si ebbe, per Natale, uno spaventevole terremoto, -che spesso è rammemorato da chi sopravvisse, od -è nato dopo. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1224">a. 1224</h2> - -<p> -L'anno 1224 fu Podestà di Parma Manfredo Cornazzani, -e morì Obizzo Vescovo di Parma, oriondo di Lavagna, -e zio di Papa Innocenzo IV. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1226">a. 1226</h2> - -<p> -L'anno 1226 venne a Parma Federico Imperatore. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1227">a. 1227</h2> - -<p> -L'anno 1227 Torello Strada, di Pavia fu di nuovo -Podestà di Parma. E allora si cominciò a costruire il -castello così detto di Torello<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> contro Borgo S. Donnino, -perchè i Borghigiani non volevano stare all'obbedienza -de' Parmigiani; ma siccome poi i Borghigiani si -sottomisero al Comune di Parma, perciò i Parmigiani -desistettero dalla costruzione del castello. Questo per -ora sia detto de' lavori pubblici e delle gesta dei Parmigiani. -Altrove forse diremo d'altro, se si presenterà -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -occasione di parlarne, e se mi parrà opportuno. Si continui -dunque il millesimo cominciato. L'anno pertanto suindicato, -cioè 1285, Manfredo Torta degli Alberghetti di -Faenza morì nella villa di Sezaria a cinque miglia da -Faenza; e fu ucciso in una con suo figlio da' suoi consanguinei, -mentre reduce da Ravenna era a pranzo con -loro. E lo stesso anno i nipoti del conte Taddeo di -Buonconte insorsero contro Malatesta di Rimini, e lo -percossero, e volevano ucciderlo a Cesena presso la casa -degli Eremitani, per aiuto de' quali potè evadersi, perchè -la loro porta era aperta. Così in quell'anno fu deliberato -dai Reggiani, in pieno Consiglio, che i pescivendoli non -potessero vendere pesce a cominciare dal principio di -quaresima sin dopo Pasqua, sotto comminatoria e pena -di venticinque lire di bonini; la quale deliberazione fu -appuntino eseguita. La cagione poi di questa deliberazione -fu che quando i cavallieri, o i giudici domandavano -ad un pescivendolo: Quanto vale questo pesce? -esso richiestone due o tre volte, sdegnava di rispondere, -anzi si voltava da altra parte, e chiacchierava col compare -dicendogli: Compare, poni quà, spingi là il cesto, -o il cavagno. D'onde quel de' Proverbii XXIX: <i>Il servo -non si corregge con parole: benchè intenda, però non -risponderà</i>.... Oltre ciò volevano di una piccola -tinca, o anguilla tre o quattro grossi. Ma i pescatori e -i pescivendoli vedendo che quello era stato stabilito contro -loro si eseguiva con fermezza e con rigore, e che -ne avevan danno, poichè tutti i loro pesci furono numerati -e posti in vivai da starvi sino a dopo Pasqua, andarono -ai frati Minori scongiurandoli di supplicare il -Podestà, il Capitano e gli Anziani e tutto il Consiglio -di voler ritirare quella legge, e promettevano di vendere -il loro pesce, a chi voleva comprarne, a prezzo ragionevole -e discreto, con cortesia e a buon mercato. Ma non -pertanto fu disdetta la deliberazione presa, secondo la -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -parola detta dall'Apostolo per Esaù nella lettera agli -Ebrei 12.ª <i>Imperciocchè non trovò luogo di pentimento -benchè richiedesse quello con lagrime</i>. Ed i Reggiani -minacciavano di fare altrettanto ai beccai, se per Pasqua -non vendessero le carni al macello con cortesia e a -prezzo ragionevole. Il che udendo buccinare i beccai, si -regolarono secondo che insegna la Sapienza ne' Proverbii -XIX: <i>Percuoti lo schernitore, e il semplice ne diventerà -avveduto</i> ecc. Gherardo Varoli, Giudice, fu il primo a -denunziare in Consiglio la malizia dei pescivendoli, e la -sua denunzia fece prendere quella deliberazione.... -Parimente nel millesimo soprassegnato, cioè 1285 quei -di Sassuolo catturarono 800 donne di quelli che erano -dentro Modena, uscite alle vigne a vendemmiare, e le -condussero a Sassuolo in prigione. Il che avvenne un -martedì, 4 Settembre; ma presto furono prosciolte, perchè -i Modenesi della città ne catturarono similmente di -quelle dei Sassuolesi. Furono anche presi il 21 Settembre, -giorno di S. Matteo Apostolo, ventiquattro di quei -di Sassuolo dai Modenesi della città che erano a Rubiera, -e li sorpresero nella villa di Corticella<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>, ad un miglio -e mezzo da Rubiera; tra cui furono i principali: Burigardo, -che era maestro della milizia di Sassuolo, prode -dell'armi e dotto nell'arte militare, (questi era di Gap, -che è piccola città della Provenza. Fu questi che aveva -consigliato di catturare le dette donne e mandarle in -carcere; e lo stesso mese fu anch'egli preso e condotto -nelle prigioni di Modena). Un altro de' più cospicui fu -il Conte Lesnardo di Crema; tutti gli altri erano Francesi, -meno uno di Modena. E nota che, come dissero -poscia i Modenesi di dentro la città, se Burigardo, -quando in principio corse in aiuto di quei di Sassuolo, -avesse fatto un colpo di mano ardito sopra la città, -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -eglino erano deliberati di svignarsela e abbandonare -Modena; tanto il timore era diventato loro consigliere -e padrone. Ma Iddio meglio dispose ne' suoi decreti; -perchè ai 7 di Ottobre fu firmato un compromesso tra -i Modenesi fuorusciti e quelli di dentro la città. E Guido -di Correggio e Matteo suo fratello furono i principali -autori di quella pacificazione, e de' patti convenuti; anche -Mastino Sanvitali di Parma molto s'adoperò a fine che -i Modenesi si riamicassero; e Frate Pietro da Collecchio -di Parma, dell'Ordine de' frati Minori e lettore nel convento -di Modena, egualmente e fedelmente se ne curò, -recandosi con insistenza dai sunnominati personaggi, e -correndo e ricorrendo da Modena a Sassuolo e viceversa, -rapportando, come loro nunzio, quanto avevano detto le -parti. Però era intendimento tanto di quei della città -di Modena, come di quelli di Sassuolo, che in ogni -modo un componimento si conchiudesse. Perocchè la -miseria e la povertà avevano già vinto gli uni e gli altri -ed erano vincolati a grossi debiti, e le loro casse erano -al verde; e le avevano esauste i Toscani, i Francesi, i -Romagnuoli e molte altre genti cogli stipendi che ricevevano. -Anch'io frate Salimbene di Parma dell'Ordine -de' frati Minori, accompagnai in occasione di quelle -trattative frate Pietro da Collecchio, e andai a Sassuolo -da Manfredino e pregai lui, non meno che gli altri maggiorenti -de' fuorusciti Modenesi, a non respingere, per -quanto dipendeva da loro, le proposte di pace.... -I quali risposero con cortesia e benignità che in ogni modo -volevano la pace co' loro concittadini, e che erano dell'animo -disposti ad accettare le proposte di coloro che s'erano -intromessi in quell'affare, quantunque paressero loro gravi, -e realmente le fossero. A que' giorni andai a Carpi per -festeggiare ivi il giorno del beato Francesco. Arrivando -là vi trovai i messi secreti del Marchese d'Este adunati -nella chiesa plebana, e nell'ora stessa giunsero da Parma -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -Guido da Correggio e Matteo suo fratello; e tosto tennero -tra loro consiglio intorno al trattato di pace. E -perchè i pensieri pigliano forza e maturità dai consigli, -intanto di notte.... interloquirono, e stabilirono un -progetto, cui nessuno a Carpi conobbe, tranne l'Arciprete -della Chiesa plebana. E la mattina per tempissimo -i messi del Marchese partirono per Ferrara, e Guido e -Matteo andarono a Modena, e cominciarono a trattare della -pace. Pochi giorni dopo poi, i prenominati due fratelli, -si recarono a Parma, e pregarono il Podestà, il Capitano -e tutto il Consiglio a volersi intromettere in quella pacificazione -de' Modenesi, perchè la volevan pur fare colla -loro annuenza; e il Capitano, il Podestà e tutto il Consiglio -acconsentirono. Allora Guido prese a prestito -dai Parmigiani mille lire, ed altrettante ne prese dai -Reggiani Matteo, per pagare lo stipendio ai soldati -che erano in Modena e licenziarli, per trattare la pace -con maggiore speranza di riescita. Queste trattative però -si strascicarono per molti giorni, perchè le passioni erano -molto accese e la matassa assai intricata. E mandarono a -Reggio Burigardo, che era in ceppi a Modena, e il Conte -Lesnardo con alcuni altri, e vi furono ritenuti prigioni nel -palazzo del Comune. Poscia Guido da Correggio andò e -prese Burigardo e lo condusse a Correggio, che è una -villa nella diocesi di Reggio, ed ivi gli fece gli onori; -poi lo condusse a Castelnuovo<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>, nella diocesi di Parma, -dove sì egli che suo fratello Matteo da Correggio -hanno loro possedimenti, ed ivi lo onorò magnificamente -banchettando e servendo squisite imbandigioni. E Burigardo -disse a Guido: Se mi ti dessi anche in mano per -ischiavo, io non ricambierei condegnamente la tua gentilezza. -E aggiunse: Voi mi liberaste dal carcere di -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -Modena, o Guido, e mi sottraeste dalle unghie de' miei -nemici, e di quelli che mi tendevano insidie, e tramavano -alla mia vita. Perciò ogni volta che avesse da insorgere -guerra contro di voi, per tutta la mia vita mi -troverete sulla breccia in vostro aiuto, in vostro servizio. -Di che Guido gli rese grazie, lo lasciò andar libero in -pace, anzi lo accompagnò sino a luogo sicuro. E Burigardo -andò a Sassuolo, e da quelli di Sassuolo fu accolto -e veduto festosamente e onorificamente, come fosse -arrivato un Angelo del cielo. E nota che Burigardo non -mancò di reverenza verso Dio; e fugli devoto a segno -che aveva sempre in sua Corte un proprio cappellano -che ciascun giorno diceva messa e celebrava i divini -uffici per lui. Quando fu a Reggio mandò regalando ai -frati Minori un grosso doppiero da accendersi, in onore -del corpo del Signore, al momento della elevazione nella -messa. Ma quando Burigardo fu ritornato a Sassuolo, -allora si disperò della pace; e que' di Sassuolo incominciarono -a rifortificare il loro castello. Però Matteo -da Correggio nel Consiglio de' Modenesi parlò assai -caldamente in favore di quei di Sassuolo, e perorò splendidamente -producendo allegazioni in favor loro; e si -mostrò vivamente sdegnato co' Modenesi, perchè non -volevano dare l'amplesso della pace ai loro concittadini -fuorusciti, e perchè essi due fratelli dovettero stare occupati, -per le trattative di quella pace, dal giorno del -beato Francesco sino al giorno di Santa Lucia. Inoltre i -Modenesi avevano eletto Guido a loro Podestà per l'anno -seguente, il quale aveva anche ordinato che fossero diroccati -tutti i castelli e le fortezze che erano nella diocesi -di Modena, come era stato convenuto nel trattato -di pace. Partissi adunque Matteo da Modena focosamente -sdegnato per le cagioni suesposte, dicendo che porterebbe -la sua dimora tra quelli di Sassuolo, dacchè per -loro bene i Modenesi non volevano ascoltarlo. Anche -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -Guido suo fratello fece altrettanto, minacciando di associarsi -ad Obizzo vescovo di Parma, che teneva le parti -di quei di Sassuolo, e combattere per tutta vita sua -contro i Modenesi, finchè non fosse ristabilita la pace -in Modena..... Il che ponderando i Modenesi, riconobbero -d'aver operato male, perchè avevano già seminate -le campagne, e avevano edificate case per la diocesi; -ma se perdurava la guerra non c'era lume di -speranza di raccoglierne il frutto; laonde mandaron -dicendo che volevano in ogni modo rappacificarsi coi -loro concittadini..... Così stanno le cose oggi, poco -prima di Natale. Vedremo come va a finire. Però della -pace de' Lombardi confido poco; perchè quando penso -alle loro pacificazioni, mi par di vedere quel gioco che -fanno i ragazzi, quando l'uno pone le sue mani sulle ginocchia, -e l'altro vi soprapone le sue, e quando l'uno -vuol essere vincitore trae rapidamente le mani che ha -sotto e le porta sopra a quelle del compagno battendole -d'un colpo forte, e così si dà l'aria del vincitore. Ma -spesso di vincitore lo vediamo vinto; donde nacque il -detto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> Ratio præteriti scire futura facit</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Quello che fu, quel che verrà ne insegna.</p> -</div></div> - -<p> -È provato ciò che diciamo. Ho visto a' miei giorni che -i Parmigiani, che erano in Borgo S. Donnino, di parte -imperiale, pregarono i loro concittadini, che erano in -Parma, di ammetterli al bacio della pace; e si fece. -Ma rientrati in città volevano trattare alla pari con -quelli, che parteggiavano per la Chiesa; e perciò, moltiplicatesi -le discordie dall'una e dall'altra parte, di nuovo -furono espulsi.... Altrettanto accadde ai Bolognesi, -Modenesi, Reggiani; altrettanto ai Cremonesi. Quando -quelli, che tenevano in Cremona le parti dell'Impero, -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -ebbero accolto festevolmente ed onorificamente i loro -concittadini fuorusciti, questi dopo un mese, con frode -maligna, resero loro male per bene, onde il partito della -Chiesa espulse e cacciò in fuga l'altro partito..... -Dunque l'Imperatore Federico seminò in Italia queste -fazioni, queste divisioni, queste maledizioni, che durano -ancora; nè si possono spegnere gli odii, nè cancellarsi -per la pravità degli uomini e la malizia del diavolo..... -Ma Federico è passato di questa vita, e sebbene avesse -in sè qualche seme di buono, ebbe anche assai di pravo -e di perverso, come si palesa dal fatto seguente. Essendo -stato un tempo scomunicato da Papa Gregorio IX, ed -essendo arrivato ad una terra nella quale si trovava il -Patriarca di Aquileia (era bell'uomo e zio di Santa -Elisabetta Langravia), Bertoldo, persona ch'io ho veduta -e conosciuta, mandò a dire al Patriarca che andasse a -messa coll'Imperatore. Ma il Patriarca, che sapeva già -di questo sin prima di vedere il messo dell'Imperatore, -per dar colore al diniego, aveva fatto chiamare il barbiere, -poi fece imbandire la mensa, si assise e cominciò -a pranzare; e mandò a dire all'Imperatore che non -poteva andare a messa, perchè era languido, ed era a -tavola per rifocillarsi. Il quale di nuovo gli mandò dicendo -che, messo da banda ogni pretesto, si recasse a -lui. Ed egli, volendo togliersi d'attorno quella vessazione, -umilmente accondiscese, e andato, assistette alla -messa con lui. Quindi si legge che l'Imperatore Costantino -dicesse: «Chi tenta perpetrare ciò che è male, si -studia di cattivarsi i buoni.» Quindi Giovanni e Paolo -dissero di Giuliano apostata: «Dopo che Giuliano è stato -ributtato dal cospetto di Dio, tenta di trarre anche gli -altri a morte.» Ciò avvenne nella Marca Trivigiana a -Vicenza, il giorno di Pentecoste. Altre pravità del fu -Imperatore Federico più sopra ho notate. Anche in altra -cronaca più breve ne ho parlato, ma non di tutte, che -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -erano moltissime. Tuttavia si sappia che non fu tanto -crudele, quanto Ezzelino da Romano, che signoreggiò a -lungo la Marca Trivigiana; si sappia anche che fu a -volte uomo sollazzevole, ma ebbe molti detrattori, e insidiatori, -che ne cercavano la vita, e volevano ucciderlo, -specialmente in Puglia, in Sicilia e in tutto il Regno. -Inoltre in quell'anno 1285 i Modenesi fuorusciti cinsero -d'assedio il castello di Magreda<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> nella diocesi di -Modena, che essendo debole e mal munito, e difeso da -pochi uomini, fu preso agevolmente. Allora Neri di -Leccaterra, di cui ho parlato più su nel catalogo dei -Modenesi, entrato nella chiesa della beata Vergine, che -era nel castello, vi pose fuoco per incendiarla, dicendo: -Ora pensaci tu, o Santa Maria, a difenderti, se il puoi. -Ma, appena profferite queste parole, a malizia ed ingiuria, -tosto una lancia da altri vibrata trapassò la -corazza di lui, gli si infisse nel cuore, e cadde subito -morto. E siccome è accertato che non l'avevano vibrata -i suoi, si crede che sia stato colpito da Mercurio; sia -perchè questi fu solito farsi ultore delle ingiurie recate alla -beata Vergine; sia perchè uccise con una lancia anche -Giuliano Apostata nella guerra coi Persiani. E quel -Neri era assai lodato vibratore di lancia, e di lancia -avea ucciso molti..... Nello stesso anno la Corte -romana, cioè Papa Onorio IV co' suoi Cardinali, tenne -la sua residenza a Tivoli; ove infierì una peste micidiale -tanto che, di soli foresi, ne morirono 2000. Ed i frati -Minori spesso avevano nella loro chiesa quattro funerali -al giorno; e vi fu un vecchietto transalpino, eletto Vescovo, -venuto per la sua consacrazione, che morì egli e -venticinque della sua famiglia. Udii dire questo dal -Ministro della Touraine, ossia di S. Martino, che vi era..... -E nota, come anche altrove mi ricorda d'aver -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -detto, che questa è la regola generale e provata che, -ogni volta che vi è morìa di bovini, nell'anno susseguente -capita morìa d'uomini. Così anche dopo una -fame avviene similmente che sussegue morìa d'uomini. -Nello stesso anno frate Vitale, Ministro di Bologna, morì -in Settembre presso Bologna, ed era stato Ministro 15 -o 16 anni, e fu uomo di poco valore, in quanto riguarda -gli atti esterni. Dopo la cui morte congregatisi i frati -nel convento di Bologna, cioè i Guardiani, i Custodi, i -Lettori ed alcuni Discreti, a cui era devoluta la elezione, -nel mese di Ottobre nominarono Ministro frate Bartolomeo -da Bologna, che era stato conventato maestro a -Parigi. E mandarono frate Filippo Boschetti di Modena -a Parigi al Ministro Generale, frate Arlotto, per la conferma -del Provinciale eletto. E così fece. Parimente in -questo stesso anno morì in Ispagna a Girona<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> Filippo -Re di Francia, ove era andato con un grosso esercito -contro Pietro Re d'Aragona. (Ne morirono molti anche -dell'esercito del Re, non colpiti dal nemico, ma dal -volere di Dio, al cui cenno ogni cosa nasce e muore. -Questi era figlio di S. Lodovico). La salma di Re Filippo -fu trasportata e sepolta a Parigi; e gli successe Filippo -figlio suo. E nota, che ora i Re di Francia si chiamano -tutti o col nome di Lodovico, o col nome di Filippo. -Nota eziandio, che in poco tempo il partito della Chiesa -fu colpito di gravissimi danni ed infortunii durissimi; -primo, perchè in battaglia navale restò prigioniero il figlio -di Carlo in mano delle genti di Pietro d'Aragona, ed è tenuto -in carcere in Sicilia; secondo, perchè Re Carlo -morì poco dopo la cattura di suo figlio; terzo, perchè -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -Papa Martino IV nello stesso anno passò fra il numero -dei più; quarto, perchè lo stesso avvenne del Re di Francia. -E tutto questo accadde in quasi un sol anno, cioè -nel 1285; nel quale anno stesso Papa Onorio IV mandò -ordinando di riscuotere le decime di tre anni di tutte -le Chiese, e che si pagassero e dessero al figlio di Re -Carlo per liberare la Sicilia dalla Signoria, dalla podestà -e dalla schiavitù di Pietro d'Aragona, che la occupava -contro il beneplacito della Chiesa. Quest'anno cadde -anche la torre del castello di Bibbianello. È Bibbianello -un castello della fu Contessa Matilde, nella diocesi di -Reggio, sulle colline, ove s'innalzano quattro castelli -vicini gli uni agli altri; e l'uno dista dall'altro quanto -è la gittata d'una balista. E il primo si chiama Montevecchio; -il secondo Bibbianello, in cui abita Guido di -Canossa con Bonifazio suo fratello; il terzo si chiama -Monte-Luncilo, nel quale non è che la chiesa di S. Leonardo; -il quarto si chiama Mongiovanni, ove abita un -sacerdote vecchio, vecchissimo, carico d'anni che ha -nome Gherardo e fa molto di bene; nessun altro vi è -tranne le persone di suo servigio, ed è addetto alla Chiesa -di S. Nicolò. E nota che questi quattro castelli in antico -furono comodamente abitati da cavallieri e donne, e vi -ebbero torri e palazzi, che ora sono diroccati, e i resti dei -caseggiati e le fondamenta sono lasciati in abbandono. -Ci pensino i padroni! I quali si sono assottigliati di -famiglia, e sono bersagliati da tribolazioni e da dolori. -Lo stesso anno, verso il giorno di S.ª Lucia, morì di improvviso, -senza precedente malattia, nel suo letto, Barnaba, -che si soprannomava della Regina, oriondo di Reggio. -Egli fu mio molto amico, ed era il divertimento de' chierici, -canonici, prelati, cavallieri, baroni, e di tutti quelli -che cercavano di divertirsi in sentirlo parlare, essendo -che parlava benissimo francese, toscano, lombardo e -molte altre lingue, e sapeva contraffare i fanciulli quando -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -parlano coi fanciulli, le donne quando in famigliare discorso -cinguettano de' fatti loro con altre donne loro comari; -e così era destro a contraffare i predicatori antichi, -imitando quelli che predicavano al tempo dell'allelluia, -allorchè si arrogavano di far miracoli, come a que' giorni -ho visto io co' miei occhi. Eglino furono frate Giovanni -da Vicenza dell'Ordine de' Predicatori, che faceva miracoli -a Parma; frate Giacomino da Parma che li faceva -a Reggio, e perciò si diceva da Reggio, ed era dell'Ordine -de' Predicatori; frate Ghirardo di Modena, dell'Ordine -de' Minori, che girava quà e là per l'Italia e predicava -benissimo in Milano; e molti altri, ch'io vidi e conobbi, -la cui memoria sia con Dio, e così sia. Così nello -stesso anno morì maestro Rolando da Parma, il cui padre -era chiamato maestro Taverna, bell'uomo e cortese, -e bravissimo sartore, che faceva gli abiti dei nobili. -Questo maestro Rolando andò a Parigi assai povero, ove -studiò per molti anni molte scienze e diventò un illustre -chierico e letterato, e si fece denaroso, ricco e rinomatissimo. -Quando poi Papa Nicolò III creò una serie di -Cardinali, fra cui c'era anche Gerardo Albo di Gainago -(che è una villa della diocesi di Parma) assunse -questo maestro Rolando al vescovado di Spoleto. Papa -Martino IV poi lo tolse da Spoleto e lo mandò in Francia -a raccogliere nota de' Miracoli di S. Lodovico Re di Francia -di buona memoria, che voleva canonizzarlo e ascriverlo -all'albo dei Santi. Al quale ufficio soddisfece ottimamente; -e quando, reduce dalla Francia lo vidi a Reggio, -mi disse che portava al Papa la storia di settantaquattro -miracoli, che Dio, per amore del Re suo servo ed amico, -aveva operati sopra diversi malati, miracoli tutti provati -per mezzo di attendibili testimoni, e diligentemente registrati -da notai, e con tutte le più legali forme autenticati. -E quando Papa Martino vide queste cose ne fu lietissimo; -poichè egli stesso, prima di essere Pontefice romano, -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -era stato collettore dei miracoli del Re di Francia, -ma dopo che fu Papa, sostituì a se stesso maestro Rolando. -Perciò il Papa lo retribuì del lavoro fatto, dandogli -un Vescovado più cospicuo in Francia, del quale, -prevenuto dalla morte, non ricevette l'investitura; e morì -anche il Papa lo stesso anno, e non potè, come stava in -cima a' suoi desiderii, canonizzare S. Lodovico Re di -Francia di buona memoria. Forse questa canonizzazione -è riserbata per altro Papa. Questo maestro Rolando Vescovo -di Spoleto fece in Parma alcune opere per qualche -riguardo degne di ricordo. Nella Chiesa di S. Sepolcro, -dove stanno i frati di S.ª Fenicola, eresse a sue spese -una bellissima cappella sorretta da colonne di marmo, -rasente la strada, e la dotò convenientemente a celebrarvisi, -come voleva, ne' tempi e ne' giorni permessi, una -messa da morti per le anime di suo padre, di sua madre -e de' suoi parenti, che ivi sono sepolti. Come pure vicino -alla Chiesa maggiore, che è della Vergine gloriosa, e -vicino all'ingresso di S. Giovanni Evangelista, ove abitano -i monaci, comperò le casamenta del fu Gerardo da Correggio -(padre di Guido e di Matteo) e fece alzare alte -muraglie per fabbricarvi un palazzo; e di dietro a queste -comperò le case de' Boveri, e vi fece fare muraglie e -pometi, e appartamenti a diversi piani per abitarvi e riposare -quando andasse a Parma. Così pregato dai frati -Umiliati del Paullo<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, che abitano presso a Parma -fuori porta S. Benedetto, volle comprare il convento e le -terre, che essi ivi avevano, come egli ha contato a me, -e dar loro mille lire imperiali, per passarvi la state, e -per ritirarvisi quando fosse che gli piacesse; ma siccome -volevano duecento lire imperiali più di quante egli ne -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -voleva dare, si sciolsero le trattative del contratto, perchè -<i>chi munge con troppa veemenza ne trae il sangue</i>, -come è detto ne' Proverbii 10.º. Così presso Gainago comprò -ampie possessioni cioè tutta la villa di Sinzanese<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> -(che una volta fu di Tomaso di Ugo Armario, e poi di -Antonino de' Buzzoli, da cui le comprò) e le diede a certi -frati oltramontani, che sono dell'Ordine della Chartreuse, -e si assomigliano ai frati Predicatori nell'abito nero, -come ho veduto io co' miei occhi quando venuti a Parma -per prendere possesso personalmente del tenimento loro -donato, nel giorno dell'Assunzione della beata Vergine -vennero a sentir messa alla Chiesa de' Frati Minori. E -nota che Rolando Taverna, di cui abbiamo più sopra -parlato, fu sempre duro e burbero, e non mai famigliare -e umano verso i Religiosi di Parma, e nulla loro legò -neppure in morte. E tutti i Parmigiani, chierici, laici, -uomini, donne, nobili e popolani hanno comunemente -questa qualità e questa maledizione nelle ossa, di essere -poco devoti, e duri e crudi coi Religiosi e cogli altri -servi di Dio, siano dei loro, siano forestieri. Il che sembra -essere pessimo segno dell'ira di Dio sul loro capo.... -Ed in Ezechiele 16.º... che sta bene e si -può applicare ai Parmigiani per la durezza e nessuna -loro misericordia verso i poveri servi di Dio... -e perciò io frate Salimbene Parmigiano sono stato già -quarantott'anni nell'Ordine de' frati Minori, ma non volli -mai abitare in mezzo ai Parmigiani per la niuna loro -devozione, che in apparenza e di fatto non hanno verso -i servi di Dio. E non si curano di far loro alcun bene, -quantunque lo potrebbero e saprebbero fare benissimo, -se n'avessero voglia, perchè cogli istrioni, co' giullari e -coi mimi largheggiano, e ai cavallieri, che si dicono della -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -Corte, a l'ho visto io co' miei occhi, fecero talvolta di -magnifici regali. Certo è che, se vi fosse in Francia una -Città grande come è Parma in Lombardia, vi potrebbero -abitare e vivere con decoro ben cento frati Minori con -abbondanza di tutto quello che occorre. Però nel sussegnato -millesimo Gerardo Albo, Cardinale della Corte -romana, che è di Parma, fece una limosina ai frati -Minori di Parma, regalando al convento venti lire imperiali, -e altrettanto ai frati, che si recarono a lui come -nunzii nella Corte, alla quale si trovava; i quali erano -anch'essi Parmigiani, cioè frate Ghirardino Rangone e -frate Francesco Torniglio; ciascuno de' quali ricevette -dieci lire imperiali, e quindici ne mandò a Guglielmo -Rangone di Parma, in grazia di frate Ghirardino, che -era figlio di lui. Anzi il Cardinale mandò invitando -Guglielmo Rangone ad andare e star seco in Corte; e -accettò e in quella Corte si elevò a rara grandezza. Il -suddetto Cardinale fece anche fabbricare a sue spese un -bello e buono dormitorio per le donne della Religione -Vecchia di Parma, perchè in quel monastero aveva una -sua sorella. Parimente donò cento lire imperiali alla -Chiesa matrice di Parma, che è della beata Vergine -gloriosa, perchè vi si facesse una buona campana, e fu -gettata buona, anzi ottima e sonora. Così ai frati Predicatori -largì duecento lire imperiali perchè si fabbricassero -la loro Chiesa; e la fabbricano ora che sono ritornati -dalla loro schiavitù di Babilonia, già riconciliati coi -Parmigiani, che li avevano costretti a fuggire per cagione -del rosolamento di donna Alina; schiavitù di Babilonia -che per loro ha durato molti anni. In questo stesso millesimo, -la vigilia di San Martino Pietro d'Aragona morì -di morte naturale, ed il guardiano de' frati Minori lo -confessò, e fu sepolto a Villafranca<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> nel convento -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -de' frati Minori. E furono inviati messi a Papa Onorio IV -supplicandolo di frapporsi e mettere in concordia i figli -di Pietro d'Aragona coi figli del Re di Francia, i quali -si dice che siano consanguinei; e il duca d'Austria, che -aveva moglie una sorella di Pietro d'Aragona vi si pose -in mezzo paciere. Questo Pietro Re d'Aragona fu uomo -magnanimo, forte guerriero, e dotto nell'arte militare, -audace e assai intraprendente, come lo dimostra chiaro -l'impresa del Regno di Sicilia, nella quale ardì por piede -contro il volere e le armi di Re Carlo e Papa Martino. La -sua arditezza appare chiaramente anche da altro fatto, -che ora narrerò. Tra la Provenza e la Spagna s'erge un -monte altissimo, che dagli abitanti di quella regione, si -chiama monte <i>Canigoso</i>, e che in nostra lingua si chiamerebbe -<i>Caliginoso</i>. Questo monte è la prima terra che -appare ai naviganti che arrivano, ed è l'ultima a scomparire -a quei che partono; e dopo questa non possono -più vederne altra. Su questo monte non abitò mai uomo; -nè figlio d'uomo osò mai salirvi su per la smisurata -altezza e per la fatica e la difficoltà della salita: alle -pendici però del monte vi sono abitanti. Or dunque essendosi -proposto Pietro d'Aragona di salirvi sopra per -vedere e toccar con mano che cosa vi fosse sulla vetta -del monte, chiamati due cavalli eri suoi intimi amici, -cui amava intrinsecamente, espose loro ciò che s'avea -proposto di fare; i quali se ne rallegrarono, e promisero -che non solo serberebbero il secreto, ma che inoltre non -si dividerebbero mai da lui. Preso adunque vitto ed armi -all'uopo, lasciati i cavalli alle falde del monte, dove -erano abitanti, cominciarono a salire grado grado a piedi: -e montati già molto in alto, cominciarono a udire terribili -e paurosi tuoni, e guizzavano lampi e saette, e imperversava -grandine e bufera. Di che spaventati caddero -a terra come esanimi, non tanto per l'orrore del presente, -quanto per il timore del futuro. Ma Pietro, che era più -robusto di corpo e più forte di animo, e che voleva dare -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -adempimento al desiderio del suo cuore, li confortava a -non ismarrirsi di coraggio tra quelle tempeste e quei -dolori, dicendo che alla fin fine anche quel travaglio frutterebbe -loro onore e gloria; e dava loro mangiare, e mangiava -con loro, e dopo la fatica concedeva riposo, e di -nuovo li inanimava a salire da bravi con lui. E questo -fu detto e fatto più volte. Finalmente que' due compagni -di Pietro cominciarono a venir meno, sicchè, per la eccessiva -stanchezza, e il cammino e lo spavento de' tuoni, -appena potevano respirare. Allora Pietro li pregò di fermarsi -e aspettarlo sino alla sera del giorno seguente, e -se a quel tempo non fosse di ritorno a loro, scendessero -pure, e andassero dove loro gradisse. Salì dunque Pietro -solo con gran fatica, e giunto alla vetta, vi trovò un lago, -nel quale gettando una pietruzza, ne saltò fuori un drago -orribile e gigantesco, che cominciò a svolazzare per l'aria, -e l'aria diventò tenebrosa e scura per l'alito che mandava. -Dopo di che Pietro cominciò la discesa, e ai compagni -riferì, espose e narrò quanto aveva veduto e fatto; -e lungo la discesa comandò loro di ripetere, a chi loro -piacesse, queste cose. Mi pare che questo fatto di Pietro -d'Aragona si possa annoverare tra le meraviglie del genere -di quelle d'Alessandro, il quale, per acquistarsi gloria, -volle misurarsi in molte e tremende imprese. Di Re Carlo -è da sapere che fu uomo magnanimo, prode dell'armi -e dotto nell'arte militare, e che per acquistarsi fama si -esponeva a molti pericoli, il che si fece palese in fatti -all'evidenza provati. E prima di tutto, quando uccise -Manfredi, Principe del Regno di Sicilia e figlio del fu -Imperatore Federico. Poi quando uccise Corradino, che -era figlio del suddetto fu Imperatore Federico; e parimente -si acquistò fama in molti altri combattimenti. -Egli avendo un giorno udito che un certo cavalliere -della Campania, tra Roma e Terra di Lavoro, vinceva -tutti in singolare certame, sì Francesi che Lombardi, -comandò al Principe suo figlio di sfidarlo, e divolgare -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -la fama che un nuovo cavalliere era pronto a misurarsi -col cavalliere della Campania. Il che avendo udito il -figlio suo, come meglio seppe e potè, tentò distorre il -padre dal proposito, dicendo che quel cavalliere era -fortissimo, robusto e destro nel combattimento, e -poi perchè <i>vi è sempre un eccelso al disopra dell'eccelso</i>, -ecc. Ecclesiaste 5. Il padre non volle piegarsi -alla preghiera, nè dare ascolto al figlio, e fissò il -giorno al duello. E nel dì prefisso trovandosi tutti e due -pronti al posto e all'armi, dopo il terzo suonar della -tromba, cominciarono a corrersi incontro ed urtarsi, e -l'un forte contro l'altro forte tanto fortemente cozzò, che -tutti ne ebbero meraviglia, nè caddero di cavallo, e nemmeno -si scossero sulla sella del loro destriero; e l'uno -calò al volto dell'altro tale fendente, che le spade, dell'uno -che colpiva e dell'altro che parava, si fransero -dalla punta all'elsa. Volle poi Re Carlo misurarsi colla -clava, e a sua scelta ne sostenne il primo colpo. Ma il -cavalliere della Campania fu sopra lui come nibbio sopra -un uccelletto, e come sparviero sopra un'anitrella, e tenendo -la clava a due mani, calò si fiero un colpo sul -capo di lui, che se avesse colto in pieno, senza dubbio -ne sarebbe caduto esanime. Ma il colpo scivolò dal capo -all'omero e lungo il busto, e battè in pieno sulla sella -tanto potentemente, che il cavallo piegò le ginocchia, e -Carlo ne restò stordito con due coste rotte. Il Principe -suo figlio lo condusse alla tenda, e gli altri cavallieri, -spogliatolo dell'armi, riconobbero che era Re Carlo, e -restarono meravigliati. La qual cosa risaputasi dal cavalliere -della Campania, si lasciò vincere dal timore, inforcò -la sella del suo cavallo, e si diede alla fuga, e -stettesi nascosto per buon tempo nella Marca d'Ancona. -E Carlo, dopo rinvenuto, chè il colpo l'aveva come fatto -uscire di sè, domandò al figlio se quel cavalliere l'aspettasse -tuttavia sul terreno, perchè voleva alla sua volta -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -fare il suo colpo. Ma il figlio rispose: Statevene pure in -tranquillo, chè i medici dicono che avete due costole -rotte. Tanto fece e sostenne Re Carlo per onore della -Francia; poichè non voleva che nessun Lombardo avesse -fama di gagliardia maggiore di quella de' Francesi. E -noto che questi quattro, di cui si è parlato, furono robusti -cacciatori al cospetto di Dio.... Papa Martino volle -pertinacemente soggiogare la Romagna, e ottenne il suo -intento, e per acquistarla molti perirono di spada e molti -ci spesero tesori. Re Carlo condusse l'esercito contro il -Principe Manfredi e contro Corradino, e vinse; Pietro Re -d'Aragona guerreggiò ed occupò il Regno di Sicilia contro -Carlo, e invase la Puglia. Il Re di Francia poi, per -vendicare lo zio Carlo, gettò in Ispagna un grosso esercito -di Francesi contro Pietro d'Aragona; e tuttavia nel -breve giro d'un solo anno passarono tutti nel novero dei -più.... Ma Primasso nel trattato <i>Della vita del mondo</i>, -disse benissimo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Heu! Heu! mundi vita,</p> -<p class="i01">Quare me delectas ita?</p> -<p class="i01">Cum non possis mecum stare.</p> -<p class="i01">Quid me cogis te amare?</p> -</div></div> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ahi vita! Ahi vita! perchè mai cotanto</p> -<p class="i03"> Il tuo m'alletta lusinghiero incanto!</p> -<p class="i01">Perchè mi leghi a te d'amor si forte,</p> -<p class="i03"> Se teco vien necessità di morte?</p> -</div></div> - -<p> -Nel millesimo sopraddetto, cioè nel 1285, gli eredi di Ghiberto -da Gente figli e nepoti, furono dai Parmigiani totalmente -espulsi dalla villa di Campeggine. E causa di questa -loro espulsione fu non solo un vecchio odio contro il -padre loro, cioè contro Ghiberto da Gente, ma un odio -recente contro i figli. Perocchè dell'odio paterno si può dire -quel che si legge in Ezechiele 18º. Delle colpe di Ghiberto -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -da Gente, per le quali i Parmigiani lo presero a odiare, -ne fu detto più sopra abbastanza largamente, ma se ne -tacquero alcune, che ora si debbono trarre in luce. Essendochè -quand'egli teneva la signoria di Parma, avendo -Papa Innocenzo IV, che allora aveva residenza a Napoli, -mandato invitando Bertolino Tavernieri di andare da lui, -perchè aveva Elena di lui nipote per moglie, e perchè -lo voleva fare Podestà di Napoli; e Bertolino avendone -chiesta licenza a Ghiberto da Gente, e questi avendogliela -concessa, gliela ritolse dopochè con enorme spesa aveva -già fatti gli apprestamenti pel viaggio; e oltracciò lo -confinò a Noceto, dove aveva i suoi possedimenti, e vi -passò molti giorni e molte notti con animo sempre agitato -e in timore e in aspettazione di insidie da parte -de' suoi nemici; e massimamente del Pallavicini, che lo -odiava, e teneva allora la Signorìa di Cremona. E quando -di notte udiva romori, e ne udiva di frequente, usciva -ai campi col suo destriero, e tutta notte, in veglia, stava -aspettando all'aperto, come pronto a fuggire. Vedendo -poi Bertolino che Ghiberto da Gente non gli perdonava, -nè lo riammetteva in Parma, come gli aveva promesso, -ruppe il confino, e andò a Papa Innocenzo IV, che lo -aveva invitato; e lo fece Podestà di Napoli, e durante la -Podesteria di lui, il pontefice morì, e fu sepolto in Duomo. -Ed Alessandro IV fu eletto Papa per arti del Podestà -Bertolino, il quale rattenne i Cardinali dall'uscire dalla -città fino a che non avessero eletto il Papa. E Papa Alessandro -non fu ingrato al ricevuto beneficio, anzi provvide -del suo tesoro a Bertolino finchè visse; e l'anima -sua per la misericordia di Dio riposi in pace, perchè fu -uomo cortese, valoroso, potente, ed intimo mio amico. -Ma Ghiberto da Gente fece devastare le possessioni di -lui e diroccarne i palazzi, perchè era uscito di confino, -ed era andato al Papa, che lo aveva invitato. La qual -cosa da parte di Ghiberto fu non solo una bestialità, ma -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -anche una pazzia, perchè quando il superiore comanda, -e l'inferiore contraddice, questi non ha diritto di essere -obbedito.... Di Bertolino non rimasero discendenti, nè di -Giacomo suo fratello, che morì dopo lui, e lasciò le sue ricchezze -ai Templarii; e così il casato di Bertolino Tavernieri -di Parma, che ai tempi di Federico Imperatore era stato un -nobilissimo barone, si è spento completamente, e a lui si -attaglia a capello quel detto: <i>Tesoreggia e non sa perchè</i>.... -Quando Ghiberto da Gente dominava in Parma, -il Pallavicino dominava in Cremona. E quando talora -parlava in famigliarità col Pallavicino, questi gli diceva: -Ah! Dio, e non avrò io mai la signoria di Parma? e, -in così dire, gettava violentemente contro terra la spada, -a dimostrare che per questa cosa montava in ira. Ma -Ghiberto da Gente non gli voleva cedere la Signoria di -Parma, anzi voleva tenersela stretta, perchè ne traeva -non solo onore, ma anche un grosso emolumento. Tuttavia -volle usar grazia al Pallavicino di lasciarlo entrare in -Parma con 500 armati, coi quali, quasi pavoneggiandosene, -cavalcò più volte per città, ma i Parmigiani tenevano -gli archi tesi, quasi volessero lanciar saette contro alcuno, -e così spaventarli a ciò si partissero da Parma. E Ghiberto -da Gente godeva che se ne partissero, perchè temeva, -se fossero rimasti a lungo in città, che gliene -rapissero la Signoria. Un dì avvenne che dovendo passare -il Pallavicino co' suoi armati per la via di Cò di Ponte, -dove abitano i Marchesi Lupi, uno di questi comandò -al suo servo che sotto il portico, che correva lungo la -strada, gli lavasse i piedi in una conca, volendo dimostrare -al pubblico che si curava tanto del Pallavicino, -quanto della coda di una capra. Abitavano una volta -tanto i Marchesi Lupi che i Pallavicini in una villa, che -si chiama Soragna, nella diocesi di Parma, a cinque -miglia a settentrione di Borgo S. Donnino; e questa vicinanza -d'abitazione dava origine a molte gare vivacissime. -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -Il Pallavicino pertanto non potè avere mai, siccome -desiderava, la Signoria di Parma, e Ghiberto da Gente -che aveala, col tempo la perdette. Ghiberto da Gente -adunque, oltre le preaccennate colpe, aveva anche queste, -onde fu fortemente in odio ai Parmigiani.... Meglio -operò Guido da Polenta, che abitava a Ravenna, il quale -si prese buona vendetta, ma non volle sorpassare la misura. -Di fatto quand'egli era ancor fanciullo, e l'Imperatore -teneva in carcere, come ostaggio, il padre di lui, -Guido Malabocca, fratello del Conte Ruggero di Bagnacavallo, -s'adoperò perchè l'Imperatore gli mozzasse, o -facesse mozzare, il capo; ed egli, fatto adulto, rese la -pariglia a Guido Malabocca. Ma andando poi, dopo alcun -tempo a Bagnacavallo con molti armati, ed incontrando -lungo la via, in compagnia di pochi, il Conte Ruggero, -e consigliandolo i suoi compagni di viaggio di sbarazzarsi -compiutamente anche del Conte Ruggiero stesso, -per togliersi d'intorno ogni timore, egli rispose: Abbiam -fatto abbastanza; ci basti quanto abbiamo fatto; di male -se ne può sempre fare; ma fatto che sia, non si può più -rimediare. E così lo lasciò andare libero... Del nuovo -odio poi degli eredi di Ghiberto da Gente si può dir -questo. È da sapere che ebbe un figlio di nome Pino. -Costui colle sue male opere provocò in mille maniere i -Parmigiani contro gli eredi di suo padre. Anzitutto invase -contro i Parmigiani Guastalla e la prese e volle -tenerla occupata; poi prese moglie e la fece poscia uccidere; -d'onde per divina sentenza molti guai piovvero sul -suo capo. Costei voleva sposarla il padre di lui, quando -esiliato dai Parmigiani dimorava in Ancona; ma Pinotto -solleticato dalla cupidigia delle ricchezze, o dall'avvenenza -di quella donna, precorrendo al padre, gliela surrepì, -e se la tolse per se. Essa aveva nome Beatrice, era -una Pugliese che abitava in Ancona, aveva tesori, era -bellissima, vivace, sollazzevole, liberale, cortese e molto -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -esperta nel gioco degli scacchi e dei dadi. Abitava con -Pino suo marito a Bibbianello (che una volta era castello -della Contessa Matilde) e di frequente veniva con altre -donne al convento dei frati Minori di Monfalcone per -fare una gita, e per conversare coi frati. Ed io allora -appunto ivi abitava; e mi disse parlando meco confidenzialmente, -che la volevano uccidere, e indovinai chi poteva -essere che tramava insidie alla sua vita; e gliene -espressi le mie vivissime doglianze, e le suggerii di -confessarsi, e di vivere sempre in grazia di Dio, per -essere ad ogni momento preparata alla morte.... -In quel tempo Pino partì da Bibbianello molto sdegnato -contro Guido suo consanguineo, come ho veduto io coi -miei occhi; condusse seco la moglie sua a Correggio, che -è una villa della diocesi di Reggio, ove da un suo scudiero -di nome Martinello, la fece soffocare con un piumaccio, -e fu sepolta nella stessa villa; e di lei rimasero -tre ragazze che sono una bellezza. E, siccome è scritto -che <i>Dio non permette che resti invendicato</i>... e perciò -sono da dire alcune cose intorno alle sventure che -colpirono il marito di lei. Prima di tutto, venne in odio -non solo ai Parmigiani, ma anche ai consanguinei ed ai -nepoti; in secondo luogo, fu preso dagli assassini di -Sassuolo, i quali per riscatto gli tolsero i cavalli e duecento -lire imperiali; terzo, avendo voluto svaligiare, per -una sua vendetta, un tale che viaggiava per la strada -pubblica di Parma, i Parmigiani mandarono alla villa di -Campeggine, ove aveva le sue possessioni, e fecero arare -tutti i suoi seminati, e le già nate seminagioni, e coprirle -di terra, e distruggere 14, o 20 sue case che aveva in -Campeggine stesso; quarto, dopo la morte della prima -moglie, cui fece uccidere, prese una cert'altra donna, -che per molti impedimenti da ambe le parti, sua moglie -non poteva essere (questa aveva nome Beatrice, come la -prima, leggiadrissima, figlia di Bonacorso da Palli; e la -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -sposò vedova del primo marito Atto da Sesso); quinto -ed ultimo, imprigionò di nuovo alcuni uomini, cui una -volta teneva tra ceppi in carcere, e li aveva prosciolti; -nè volle che per danaro si riscattassero, quantunque non -gli avessero mai fatta offesa, e non avessero verso lui -obbligo alcuno non soddisfatto. Essendo stato dai Parmigiani -cacciato in bando, e non desistendo dal mal oprare, -diede ragione ai Parmigiani di espellere dalla villa di -Campeggine non meno lui che tutti gli eredi di Ghiberto -da Gente. Questo Pinotto fu chiamato anche Giacomino, -e fu uomo bello e magnanimo, audace, franco, e a uso -dei Parmigiani, superbo. Egli aveva due sorelle, una, -moglie a Gherardo figlio di Bernardo di Rolando Bossi, -di nome Aica; l'altra, di nome Mabilia, che era di natura -altiera e disdegnosa, moglie a Guido di Correggio; e, -quando cominciò a malare dell'ultima malattia, di cui -morì, d'improvviso perdette la parola; e di lei rimasero -diverse figlie e due figli. Lombardino poi, fratello di costoro, -ebbe moglie un'avvenentissima Pavese, di nome -Aldessona, da cui gli nacquero figli e figlie; e Lombardino -fu il primogenito di Ghiberto da Gente, che a grande -onore lo fece creare cavalliere quando aveva ancora la -signoria di Parma. Chiunque poteva, in quel tempo, lo -regalava a larga mano, e chi regalava credeva d'aver -ricevuto grazia singolare, se Ghiberto non sdegnava di -accettare. Altrettanto fu di Giacomo Tavernieri quando -fu fatto cavalliere, al tempo in cui suo padre Bertolo -era in fiore a Parma alla testa del partito imperiale. -Nel millesimo sussegnato vi fu anche estesa malattia e -morìa di gatti, i quali colti dal morbo diventavano come -lebbrosi e scabbiosi, e poi morivano. Così pure nello stesso -millesimo, nel mese di Novembre<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>, il giorno di San -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -Calisto, verso oriente, sull'albeggiare, apparvero due -stelle come congiunte, e così ogni notte si mostrarono -per molti giorni, sinchè verso il dì d'Ognissanti cominciarono -a disgiungersi ed allontanarsi l'una dall'altra. -E allora si stava appunto trattando per la pacificazione -de' Modenesi, la quale era cosa molto intricata, perchè -il progetto che si presentava non gradiva ai Modenesi -della città; e i Modenesi che erano in Sassuolo ne erano -soddisfattissimi, riconoscendo che i giudici di quel arbitrato -erano loro favorevoli. Gli arbitri poi erano Guido -da Correggio e Matteo suo fratello germano. Nello stesso -millesimo Papa Onorio IV, prima del Natale, creò un -Cardinale, che era di sua famiglia, per supplire alla vacanza -lasciata dal Cardinale Vescovo di Frascati, morto -in quell'anno. Questo novello Cardinale era stato Arcivescovo -di Monreale in Sicilia. Così in quell'anno Gherardino -da Enzola fu condannato dai Parmigiani a pagare -mille lire parmensi, e le pagò puntualmente; e la cagione -della condanna fu questa. Suo padre Giacomo da Enzola -fu Podestà di Modena, ed ivi malatosi, morto e sepolto -nella chiesa maggiore, fu ad onore dipinto sulla tomba -a cavallo, da cavalliere. E siccome fu a tempo della sua -podesteria che avvennero que' misfatti e quegli omicidii, -che furono il principio della successiva discordia e guerra -in Modena, quella cioè che s'accese tra le diverse fazioni -Modenesi, e non ne era stata presa vendetta e giustizia... -i Modenesi provocati, sdegnati, turbati, e accesi d'ira, -considerando i guai che loro ne erano derivati, cavarono -gli occhi al ritratto del Podestà, e cacarono sulla tomba -di lui; in seguito poi mandarono a Parma due ambasciatori, -uomini del popolo, uno de' quali nel Consiglio degli -anziani di Parma pronunciò molti oltraggi ed ingiurie -contro Giacomo da Enzola, padre dell'or defunto Gherardino. -Provocato adunque Gherardino da Enzola dal -linguaggio di quell'ambasciatore, fece quel che dice la -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -scrittura, Ecclesiaste I.: <i>Sino a tempo opportuno porterà -pazienza</i>. Di fatto, quando quell'ambasciatore, che aveva -profferite parole d'oltraggio contro suo padre, fu in viaggio -per ritornare a Modena, Gherardino lo seguì con alcuni -giovani audaci sulla strada, e, in quel della diocesi -di Seggio, lo ferì gravemente e tanto sconciamente che -ne restò sformato, non però ucciso; e quindi i Parmigiani -lo condannarono ad una multa di mille lire parmensi. -Ho detto tutte queste cose per dimostrare che i Parmigiani -operarono saviamente a far giustizia, e aveva operato -male chi non l'aveva fatta in Modena. E noto che -questo Giacomo da Enzola prese moglie una vedova di -Padova, detta Marchesina, trovatagli da Matteo da Correggio, -quand'era Podestà di Padova. Da questa donna -Giacomo ebbe in dote una somma ingente, cui diede a -mutuo, e co' frutti ne comprò campi, vigne ed estese -possessioni nella villa di Poviglio<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, e diventò ricco e -grande assai. In Parma poi comprò la mia casa, che era -presso il battistero<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>, e gli fu quasi regalata, cioè la -ebbe per vilissimo prezzo, secondo la stima che ne faceva -mio padre, e che veramente era da farsene. Giacomo -fu dappoi fatto cavalliere sulla porta del battistero -che guarda verso la piazza, e andò a Modena ad assumere -la Podesteria, a cui era stato eletto dai Modenesi; -e prima di finire la sua Reggenza, finì la vita, e morì -d'una malattia di gola, che i Greci chiamano apoplessia. -Si confessò da frate Giacomino da Porto di Modena, e -con lui aggiustò le cose dell'anima. Lasciò ai frati Minori -di Parma dieci lire imperiali, e altrettante ai frati -Minori di Modena per l'anima sua e per il mal tolto, -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -e l'anima sua per la misericodia di Dio risposi in pace.... -Di lui rimase una figlia di nome Aica, che ebbe per -primo marito Gherardino degli Arcili; di cui rimasta -vedova, sposò Ezzelino figlio del fu Aimerico da Palù; -da cui le nacquero figli e figlie. Il fratello poi della -prenominata Aica, e figlio di Giacomo da Enzola ha nome -Gherardino; giovane largo, liberale, cortese, e che vive -onorificamente. L'avolo di Giacomo si chiamava Guidolino -da Enzola, uomo di mezzana statura, ricco, grande -e molto di chiesa, ed io l'ho veduto le mille volte. Egli -si divise dagli altri da Enzola, che abitavano nella strada -di S. Cristina, e venne ad abitare presso il duomo, ove -ogni dì assisteva ad una messa e a tutto l'ufficio diurno -e notturno nelle ore in cui si recitava. E quando non -era occupato nell'assistenza dell'ufficio divino, sedeva -co' suoi vicini sotto un portico publico presso il palazzo -del Vescovo, e parlava con loro di Dio, oppure stava -ascoltando chi ne parlava. Non tollerava che alcun ragazzo -lanciasse sassi contro il battistero, o contro il -duomo, e portasse guasto alle sculture e alle pitture. -E quando lo vedeva, se ne irritava, gli correva -dietro, e raggiuntolo, lo batteva a colpi di correggiuolo, -come se ne fosse ivi destinato a guardia, -mentre lo faceva soltanto per zelo e amore di Dio, quasi -ripetesse quel detto profetico.... E il sunnominato, -oltre al giardino, la torre e il palazzo ove abitava, aveva -anche molte altre case, un forno ed una cantina; e una -volta la settimana, sulla pubblica via, presso casa sua, -come ho veduto io più volte co' miei occhi, faceva una -limosina generale a tutti i poveri della città, che si presentavano, -consistente in pane, fave cotte e vino. Egli -fu molto amico e uno dei principali benefattori dell'Ordine -de' frati Minori. Ebbe da sua moglie (che era sorella -di Gherardo da Correggio, detto anche dai Denti, -padre di Matteo e di Guido) due figli, cui, come ho -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -veduto io co' miei occhi, giunti all'età virile, fece cavallieri -egli stesso; e l'uno aveva nome Matteo, e l'altro Ugo, -e tuttadue furono miei speciali amici. Questi due fratelli, -allorchè Parma si ribellò all'Imperatore furono dall'Imperatore -presi e tenuti in carcere; e, in seguito, furono -sepolti nel convento de' frati Minori di Parma. Da Matteo -poi, che ebbe moglie Richeldina, sorella di Bernardino Cornazzani, -nacquero tre figli, cioè Bernardo da Enzola, che -fu cavalliere e valoroso personaggio, e Podestà di Perugia -quando colà aveva residenza Papa Clemente IV. (Questi -fu mio amico e me lo dimostrò a fatti, perchè quando -io fui a Perugia, ed egli vi era Podestà, mandò subito -cercandomi, e mi affidò una missione alla Corte del Papa. -Egli mori troppo presto, come gli altri suoi fratelli, ma -lasciò figli). Secondogenito di Matteo, figlio di Guidolino -da Enzola, fu Giacomo, Podestà di Modena, di cui s'è -parlato abbastanza più su. Il terzogenito fu Guido, che -ebbe moglie una figlia di Albertino dei Turcli di Ferrara, -d'onde gli nacquero più figli, uno de' quali si chiama -Turclo, bandito dai Parmigiani come uomo pestifero e -maledetto; sendochè a molti altri misfatti, di cui era macchiato, -aggiunse anche quello d'aver ucciso crudelissimamente -di lancia, mentre sedeva a mensa e secolui -pranzava, l'Abbate del monastero di Brescello senza che -questi alcuna colpa avesse.... Da Ugo poi, figlio di -Guidolino da Enzola, ammogliato con Luchesia del Monastero, -cioè di San Marco, discesero due figli, di cui uno -di nome Guglielmo, e l'altro Matteo, e due figlie, una -che diventò moglie di Giacomino dei Panzeri di Reggio, -che non ebbe figli; l'altra si maritò con Bonacorso di -Montiglio<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>, dalla quale ebbe molti figli. Dopo queste -cose, irritata Luchesia contro i figli, prese per marito -Ghirardino figlio di Lanfranco da Pisa di Modena, la -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -quale poi gli morì senza aver avuto da essa alcuna prole. -Così Guidolino da Enzola, avolo di tutti i sunnominati, -ebbe una figlia, Richeldina, donna lasciva e mondana, -presa per moglie da Giacomino di Beneceto<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>, dalla -quale gli nacquero due figli, Arpo e Pietro. Giacomino -degli Arpi fu bel cavalliere e ricchissimo di possessioni, -case e tesori; ma consumò e dissipò tutto in banchetti, -istrioni e cortigianerie, sicchè i figli suoi, come a me lo -contava piangendo Arpo uno di loro, non avevano di -che mangiare se non andavano accattandone dagli altri. -Così Arpo di Beneceto, fratello germano del predetto -Giacomino, entrò nell'Ordine de' frati Minori con Bernardo -Bafoli, quasi subito dopo che a Parma si cominciarono -a conoscere i detti frati. Ma Bernardo Bafoli -era un cavalliere ricchissimo, famoso e di gran reputazione -in Parma, magnanimo, prode guerriero e dotto nell'arte -militare. Questi sul principio del suo noviziato nell'Ordine -dimostrò un vivissimo fervore nell'adempiere -coll'opera il detto apostolico che sta scritto nella 13ª -agli Ebrei: <i>Usciamo dunque con Gesù fuori della porta -portando il suo vitupero</i>. Di fatto, all'insaputa de' frati -fece montare su d'un cavallo un suo uomo, e da un -altro si fece legare alla coda del cavallo stesso, e comandò -che lo sferzassero camminando per la pubblica -via della città, e a tutta gola gridassero: Dalli al ladro, -dalli al ladro. Ed essendo arrivati al portico di S. Pietro, -dove i militi, secondo l'uso, stanno a sedere in ora di -riposo e si divertono, credendo essi che fosse veramente -un ladro, cui bastonassero per i di lui misfatti, cominciarono -anch'essi a gridare: Dalli al ladro, dalli al ladro. -Allora Bernardo, sollevata la faccia, disse loro: In verità, -avete detto bene dalli al ladro, perchè sino ad ora son -vissuto come un ladrone contro Dio altissimo, e contro -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -l'anima mia; e perciò sono ben degno di essere sferzato. -E, ciò detto, comandò a' suoi uomini di continuare il -cammino e le sferzate sino a fuori di porta. Ma quelli -che stavano a sedere sotto il portico quando ebbero -conosciuto che era Bernardo Bafoli, se ne dolsero, e -tocchi nel cuore dissero: Oggi abbiam veduto miracolo; -benedetto Dio che umilia e che esalta, e <i>fa misericordia -a cui egli vuole, ed indura chi egli vuole</i> ai Romani 9º. -(Questa fu alla lettera un'ispirazione, un cambiamento -operato dalla destra di Dio, perchè molti animati ed -eccitati da questo esempio abbandonarono il secolo. Allora -Bernardo Vizio, associato ad alcuni altri, fondò la -religione de' frati di Martorano. Fu allora che si istituì -in Parma una religione nuova, cioè di quelli che si -chiamavano i militi di Gesù Cristo, nella quale non si -ammettevano tranne quelli che prima fossero stati militari; -e que' frati si assomigliavano a quegli altri, che -ora dai contadini si chiamano Gaudenti, salvo che quelli -si chiamavano militi di Gesù Cristo, questi militi di -santa Maria. Quelli erano soltanto in Parma, questi si -sono già moltiplicati in molte città; ma siccome di -queste istituzioni ho già parlato più sopra, non occorre -più parlarne. Parimente in quel tempo (cioè quando -Bernardo Bafoli si fece sferzare per la pubblica via in -Parma) vi erano due fratelli germani, che si fecero frati -Minori, de' quali uno aveva nome frate Illuminato, l'altro -frate Berardo. Questi due fratelli, che avevano fatto gli -usurai, restituirono le usure ed il mal tolto, e per amore -di Dio fornirono di vestiario duecento poveri, ed elargirono -ai frati Minori duecento lire imperiali, perchè si -fabbricassero il convento<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>, che allora si stava già -costruendo di nuovo nel prato del Comune, ove si teneva -in antico la fiera, e dove in quaresima i Parmigiani si -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -esercitavano nell'armi cogli scudi. Anche frate Illuminato -mosso da amore di Dio, ad esempio di frate, Bernardo -Bafoli, si fece sferzare per le strade della città). -Di Bernardo Bafoli poi è da sapere che ebbe una figlia -di nome Bernardina, saggia, prudente, santa e devota -a Dio, che è Badessa del monastero dell'Ordine di santa -Chiara in Parma. Così pure è da sapere che Egidio -Bafoli, padre del prenominato Bernardo, quando Costantinopoli -fu presa dai latini, gagliardamente ne abbattè -una porta con uno di quegli spadoni fatti a quest'uso, -come io ho saputo da frate Gherardo Rangone, che era -presente e vide. E allora riconobbero i Greci che s'era -adempita quella profezia, che stava sculta sulla porta -stessa. Perocchè molte profezie ivi si trovano scolpite, -sia sulle porte, sia sulle colonne delle porte, le quali -non si intendono che quando si sono avverate. Bernardo -Bafoli poi, quand'era frate Minore, e nel tempo in cui -i Parmigiani erano andati coll'Imperatore a campeggiare -contro i Milanesi, accorse un giorno ad un incendio -sviluppatosi nel borgo di santa Cristina, e stando colla scure -in mano sul comignolo di una casa incendiata, divideva e -gettava a destra e a sinistra i legnami per isolare l'incendio. -E questo fece a vista di tutti, e tutti lo commendavano -dell'opera sua accorta e vigorosa, e giustamente -di generazione in generazione ne riceverà onore sempiterno, -poichè questa sua buona azione sarà ricordata per molti -anni avvenire. Poscia andò alla Terra Santa, ove terminò lodatamente -i suoi giorni nell'Ordine del beato Francesco, che -è l'Ordine dei frati Minori; e l'anima sua per la misericordia -di Dio riposi in pace, chè bene cominciò e bene terminò. -Queste cose dette di sopra ho voluto notare, perchè -attinenti a persone che per la più parte vidi e conobbi, -ed, in breve tempo, di questa vita passarono all'altra....... -Se altre più cose avvenissero nel millesimo sussegnato -cioè nel 1285, degne di memoria, non ricordo; di queste -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -ho parlato con fedeltà e con verità, perchè le ho vedute -co' miei occhi. Basta di quest'anno; or passiamo al successivo. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1286">a. 1286</h2> - -<p> -L'anno del Signore 1286, indizione 14ª avvenne quanto -segue. Quest'anno fece un inverno straordinario, e fallirono -tutti i proverbi degli antichi, meno uno che dice: -Febbraio breve è il più greve (sottintendi: dei mesi -dell'anno). Questo proverbio si verificò in quest'anno -più che in ogni altro di vita mia; sendochè in questo -Febbraio sette volte Iddio diede <i>la neve a misura -della lana, e come cenere dissipò la nebbia</i>, e si ebbe -freddo intensissimo e gelo......... E si formarono -molti semi di ascessi tanto negli uomini che nelle galline, -che col tempo si svilupparono. Di fatto in Cremona, -Piacenza, Parma, Reggio e in molte altre città e diocesi -d'Italia vi fu grande morìa d'uomini e di galline; ed -in Cremona ad una sola donna in breve tempo ne morirono -quarantotto. Ed un medico aperse il cadavere di -quelle galline e trovò l'ascesso nel cuore, trovò cioè -una certa vescichetta alla punta del cuore di ciascuna -gallina; aperse anche il cadavere d'un uomo, e sul cuore -trovò una simile vescichetta. In quei giorni nel mese di -Maggio, maestro Giovannino fisico, che abitava a stipendio -in Venezia, scrisse ai Reggiani suoi concittadini una -lettera, colla quale li consigliava a non mangiare erbaggi, -nè uova, nè carni di galline per tutto Maggio. D'onde -avvenne che una gallina si vendeva a soli cinque piccoli -denari. Tuttavia alcune donne sagaci davano da mangiare -alle galline la marrobia pesta, o triturata e mista -ad acqua e farro, o farina, e per benefico effetto di tale -antidoto le galline si liberavano del morbo e si salvavano. -Ritorniamo al principio dell'inverno che fu bello e dolce -sino al giorno della Purificazione; nel qual giorno piovve -a dirotto, e così non potè aver luogo il proverbio degli -antichi, nè si potè ridire quello della Cantica 2º.... -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -E a primavera le piante fiorirono benissimo, ma sopravenne -una brina, che in molti luoghi distrusse in gran -parte i fiori de' mandorli e d'altri frutti, e le gemme -delle viti; e così andò perduta la speranza delle frutta. -Tuttavia l'annata fu ricca di prodotti, e si raccolse -molto frumento, vino, olio, e copia d'ogni cosa, e vi fu -piena raccolta, tranne che Iddio pareva sdegnato cogli -ortolani; poichè, per mancanza di pioggia sulla terra, -ebbero scarsezza d'erbaggi; ma dell'asciutto s'allegravano -molto i fabbricatori del sale, e dei mattoni, che -servono alle opere murarie. E nota che non piovve nè -in tutto Marzo, nè in Aprile, eccetto che il giorno di S. -Giorgio cadde una pioggerellina simile a rugiada, che -si ripetè poi in Maggio il giorno di S. Michele; poi -Iddio si fece benigno, piovve e la terra portò i suoi -frutti. Nell'anno sunnotato fu ucciso Guido da Bibbianello -e Bonifacio suo fratello, sui primi d'Aprile, ai 5, -cioè il Venerdì dopo la Domenica di Passione, (il qual -giorno nel calendario si scrive: ultimo della luna di -Pasqua) sul far della sera. Andava Guido da Reggio a -Bibbianello con sua cognata Giovannina, moglie di suo -fratello Bonifacio, che, solo, li seguiva a tre miglia di -distanza, e questi tre senza alcuna compagnia, e inermi, -non avevano seco che alcuni ronzinetti. E gli uccisori loro -furono: Primo, Scarabello di Canossa, che gittò giù da -cavallo Guido, e stesolo a terra, gli assestò un colpo di -lancia, nè bisognò il secondo; il secondo a percuoterlo fu -Azzolino fratello dell'Abbate di Canossa, figlio di Guido -da Albareto<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>, che gli mozzò il capo. Gli altri furono -Ghibertino da Modolena<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>, Guerzo di Cortogno<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>, e -parecchi altri a piedi e a cavallo, che gli vibrarono -molti colpi aprendogli piaga sopra piaga. Giovannina la -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -rimisero a cavallo, d'onde s'era precipitata per stendersi -come scudo sopra Guido, colla fede e colla speranza che -in grazia di lei lo risparmierebbero (stantechè era loro -parente); e camminò tutto quel giorno vagando sola e -gemendo nell'amarezza del suo cuore, e giunse a Bibbianello, -che era una volta castello della contessa Matilde, -e diffuse sinistre voci e piene di spavento. E, quanti -le udirono, con alte grida piansero finchè vennero loro -meno le lagrime. E le salme dei due fratelli giacquero -tutta la notte in quella vasta solitudine. Ma alcuni dicono -che Manfredino figlio di Guercio da Assaiuto, che -dimora nella villa di Coviolo<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>, avendo udite queste cose, -mosso a pietà, andò con alcuni uomini e un carro, raccolse -i cadaveri di quei due, li mise l'uno accanto all'altro, e li -depose nella chiesa de' Templarii, che è a mezzo della via, -che va a Bibbianello. All'indomani poi da Bibbianello -andarono uomini e portarono le salme degli uccisi a -seppellire colle vesti e l'armi loro nelle tombe della -famiglia, al convento de' frati Minori di Monfalcone; ed -era Sabbato, giorno in cui si cantava alla messa, in vece -dell'epistola, quel di Geremia 18º che dice: <i>Saranno le -mogli loro senza prole e vedove</i> ecc. E siccome Rolandino -di Canossa era fratello consanguineo di Scarabello fu -denunziato e accusato al Podestà; poichè Scarabello era -stato altra volta bandito da Reggio, e quindi se fosse -stato citato non sarebbe andato, nè sarebbe comparso. -Il Podestà di Reggio adunque, Bonifacio Marchese Lupi -di Parma, mandò per Rolandino, che si presentò a lui -con una caterva d'armati. Ma il Podestà avendo riconosciuto, -in quanto riguardava a questo fatto, la innocenza -di lui, lo lasciò andare in pace senza punizione -di sorta. Poscia fu denunziato ed accusato Guido da Albareto, -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -che comparve, fu sostenuto in carcere dieci giorni -e per una volta solo sottoposto a miti tormenti, e poi -prosciolto. E mentre si sottoponeva a' tormenti Guido da -Albareto, i Reggiani credettero che si sommovesse una -guerra intestina per tre ragioni: 1º per cagione di quei -due fratelli uccisi; 2º per cagione del grande personaggio -che era sottoposto ai tormenti; 3º per cagione dei partiti -che tra loro si rodevano in Reggio. (Due fazioni erano -in Reggio; l'una che si chiamava Superiore, l'altra -Inferiore. Ambedue si professavano, ed erano, partigiane -della Chiesa; poichè il partito imperiale, già da molti -anni espulso, andava errando pel mondo. Col tempo poi -questa discordia de' Reggiani, sedò alquanto, e cominciarono -le due parti a coabitare in città senza reciproco -timore). Il Podestà quando si cominciò a sottoporre a -tormenti Guido, lo pregò di sopportarli con pazienza per -amor suo e per amore di Dio, specialmente perchè di -mal in cuore lo faceva tormentare; ma gli era necessità -il farlo, sia per ragione d'ufficio da parte sua, sia per -ragione di colpa e di pena imposta a Guido. Il quale -riconoscendo che il Podestà faceva questo per onore -dell'uno e dell'altro, sostenne con pazienza quanto prima -gli sarebbe parso acerbo e crudo, e dopo, riconosciutane -la ragione, gli parve mite la pena. E disse al Podestà: -<i>Se questo calice non può passare da me senza che io -beva, si faccia la tua volontà</i>. Però vi fu chi disse che -il sunnominato Guido, per denaro sborsato, non fosse -sottoposto a' tormenti, giacchè al danaro tutto cede........ -Perocchè Rolando Abbate di Canossa, che è figlio di lui, -spillò cento lire imperiali a Guido di Correggio, e altrettante -al Podestà di Reggio, in grazia de' quali schivò -i tormenti. E quando corse voce che si doveva tormentare, -il Podestà non permise che vi fosse persona presente, -tranne egli e Guido da Correggio; e lo fece sedere sopra -un pesatoio da farina per qualche tempo, e intanto -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -parlava con lui famigliarmente delle cose che erano -accadute. E smontato da tale aculeo, e in una camera -messosi a letto, mandò a chiamare Giacomo da Palù, e -gli narrò le sofferenze patite fra tormenti. Dopo, discese -dal palazzo, andò a casa di Rolandino da Canossa, -che stava vicino alla piazza, ed ivi passavasi il tempo -sollazzevolmente mangiando e bevendo, e giocondamente -vivendo. Ma quando discese dal palazzo del Comune si -fece sorreggere da due uomini a destra e a sinistra, per -far credere che era stato gravemente offeso dai tormenti -del Podestà. Ma il Signore dice in Luca 12º: <i>Nulla è -così coperto che non si riveli</i>..... È da sapere che -Guido di Bibbianello fu uomo nobile, giacchè per linea -paterna discendeva da quei di Canossa (laonde quelli -che lo uccisero erano suoi parenti), per linea materna -era di Parma, ed i figli di Ghiberto da Gente erano -suoi germani consanguinei. Così ebbe per moglie Giovanna -figlia di Guido di Monte (ed era nipote del fu Guglielmo -Fogliani vescovo di Reggio); e Giovannino da Rodeglia<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> -aveva per moglie una sorella germana di lui, laonde si -dicevano, ed erano cognati, essendo mariti di due sorelle. -Questo Guido da Bibbianello fu inoltre bell'uomo, letterato, -di raro ingegno, forte memoria, fluente facondia, -stringente eloquenza, vivace, giocondo, largo, liberale, -molto socievole e sollazzevole, benevolo, e uno de' precipui -benefattori de' frati Minori; sendochè i frati Minori -avevano nel territorio appartenente a lui un convento, -nel bosco che è a piedi di Monfalcone, ove come è detto -più sopra, è stato sepolto con suo fratello nelle tombe -de' suoi avi; e l'anima sua, se è possibile, per la misericordia -di Dio riposi in pace, e così sia. In suo -vivente mi si mostrò sempre amico, come anche di -mio fratello frate Guido di Adamo, che morì anche -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -esso nel convento di Monfalcone, e vi fu sepolto. Tuttavia -Guido da Bibbianello da' suoi malevoli era giudicato maligno, -e gli attribuivano molte azioni malvagie, che fosse -cioè maldicente e detrattore dei servi di Dio..... E -tale è l'abitudine degli uomini carnali, di denigrare la -fama dei servi di Dio, e credono di trovare una scusa -de' loro peccati col far credere d'aver compagni nel mal -fare anche uomini santi. Così gli si attribuiva d'essere -solito dire che se era destinato alla vita eterna, la -avrebbe, per quanto peccasse, e se fosse destinato alle -eterne pene avrebbe dovuto sobbarcarvisi, per quanto -operasse dirittamente. E, a provarlo, adduceva quel -passo della Scrittura di Luca 22º: <i>Il figlio dell'uomo -va dov'è prestabilito</i>. E fu una stoltezza, perchè, -quantunque io ed altri frati amici suoi gli dicessimo -di guardarsene, tenea poco conto del nostro avviso, -e non voleva udirne, e rispondeva: La Scrittura dice, -Ecclesiastico 19º: <i>Chi crede subito, è di cuor leggiero, -e sarà considerato dappoco</i>. A cui, essendo egli dotto -della Bibbia, io soggiungeva: È scritto ne' Proverbii che -il Savio dice 28º: <i>Beato l'uomo, che è sempre in -timore</i> ecc. Ma, come ho già detto, non voleva ascoltarne; -anzi scoteva il capo, quasi a disprezzo di ciò che gli si -diceva. Al già detto aggiunsi: È scritto ne' Proverbii 22º: -<i>La via dello stolto è diritta al suo parere</i>. Insistendo -io pertanto in questi concetti, e dicendo: Io ti ho espresso -il mio pensiero, rispose: Le parole sono molte, ma molte -sono quelle che nelle dispute sono vuote...... che -è nella provincia della Siria; secondo, perchè non gli fu -data soddisfazione nella Corte del Papa nè riguardo alle -sue petizioni, nè riguardo al suo compagno della Provenza; -terzo, perchè quand'era in viaggio per andare al -ministro Generale, che era a Parigi, prima di arrivarvi, -per voci che ne correvano e per annunzi ricevutine, seppe -della morte del Generale; quindi ritornò alla Corte, e -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -non sappiamo che cosa abbia fatto. Avevano inoltre a -quel tempo i Cardinali un tal Papa, che era podagroso, -di poca dottrina, un vero romano, avaro e meschino, Giacomo -Savelli, e si chiamava Onorio IV. Egli non solo -non fu promotore di Religioni nuove, ma si studiò in -ogni maniera di ridurre al nulla le già iniziate e prosperanti, -poichè per denaro avuto da alcuni prelati di -chiese, s'era fitto nell'animo il pensiero e il proposito -di fare ingiuria e oltraggio ad Ordini illustri, come -all'ordine de' frati Minori e de' Predicatori..... Ma -Iddio lo tolse di mezzo, e prevenuto dalla morte non -ebbe tempo di effettuare quanto covava in petto..... -Avrebbe apportato grave impedimento alla salute delle -anime questo Papa Onorio, se avesse potuto condurre ad -effetto quello che andava maturando nella sua mente. -Riguardo ai Tartari vedi più sopra. E se alcuno ricerchi -perchè le cose che riguardano i Tartari io non le abbia -aggruppate insieme, rispondo d'aver fatto così perchè -accadevano successivamente, ed io successivamente le -registrava ogni qual volta mi venivano riferite..... -Nel millesimo soprannotato, nella diocesi di Bologna avvenne -che un giovane ricco, che aveva ancora superstiti -il padre e la madre, avendo preso moglie, la prima sera -del matrimonio, prima ancora d'aver tocca la moglie, -diede ospitalità a tre ribaldi, di quelli che dicono di -essere apostoli e non sono, i quali persuasero a quel -giovane di non accoppiarsi colla moglie..... e questa -astinenza insinuavano per far eglino prima del giovine -marito...... Allora il giovane si riconobbe ingannato -da que' ribaldi, li fece prendere e ne sporse querela al -Podestà, che li fece impiccare...... Questa cosa -adunque avendola saputa Obizzo Sanvitali, Vescovo di -Parma, che lungo tempo li aveva favoriti per riguardo -di Ghirardino Segalello, loro istitutore, li espulse da -Parma e da tutta la sua diocesi, conoscendo che sono -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -vili truffatori, ribaldi, gabbamondo e seduttori della -peggior risma...... Quel Ghirardino Segalello, che -fu loro istitutore, ora è ridotto a tanta demenza, che -va vestito da istrione, e fattosi giullare e mimo va facendo -pazzie pe' viali e per le piazze; poichè ha il cuore -in vanità...... nè ha timore di Dio...... Di -lui e de' suoi seguaci ho parlato più sopra diffusamente. -Nel millesimo sussegnato morì in Reggio un certo Bresciano, -che prima insegnava a leggere ai ragazzi il -salterio, e simulava di esser povero, e andava mendicando, -e talvolta suonando e cantando per avere più larga limosina. -A costui il diavolo aveva messo in testa, che -doveva sopravvenire una desolante carestia; e perciò -biscottava i pezzi di pane, che accattava, e li riponeva -in serbo, per provvedere in tempo un rimedio a quella -fame, che, com'è detto, il diavolo gli aveva inchiodato -in capo che dovesse arrivare. Ma come fu detto di quel -ricco del Vangelo..... così accadde a questo infelice. -Perocchè una sera malò più gravemente del solito, ed, -essendo solo in casa, aveva chiusa con diligenza la porta -con una sbarra, e quella notte fu strozzato dal diavolo, -e malamente e disonestamente trattato. L'indomani non -facendosi vedere, gli uomini del vicinato, le donne, i -ragazzi in folla adunati atterrarono a forza la porta, e -lo videro giacente morto in terra, e vi trovarono farina -in sacchi già fetida dentro una cassa, e due altre casse -di tozzi di pane biscottato; e si constatò che aveva in -Reggio due case, in due diverse parrocchie, di cui andò -in possesso il Comune di Reggio; e così si verificò quello -che volgarmente si dice: <i>Ciò che non riceve Cristo, lo -piglia il fisco</i>. Perciò i ragazzi lo spogliarono nudo -questo infelicissimo, e gli legarono i piedi con vincigli -attorcigliati, e così nudo lo trascinarono per tutta la -città, per le strade e per le piazze, scherno e ludibrio -di tutti. E, quel che è singolare, si fu che non furono -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -sobillati da nessuno a farlo, e che nessuno li rimproverò, -come d'aver fatta una mala cosa. Ed essendo -arrivati all'ospedale di Sant'Antonio stanchi di tedio -e di fatica, vollero legare quello sconciato cadavere alla -coda del carro di un bifolco, che per caso conduceva -il carro co' buoi per quella via; ma il contadino facendo -opposizione, ecco che subito i ragazzi gli si scagliarono -addosso, e lo percossero gravemente. E allora -il bifolco lasciò fare ai ragazzi quella ribalderia. Uscirono -pertanto di città per la porta di S. Stefano, e lo -gettarono giù dal ponte nella ghiaia del Crostolo, -fiume o torrente che sia; e scendendo giù nell'alveo -attorno al cadavere, gli gettarono addosso una gran -caterva di pietre, sclamando ad alte grida: Scendano con -te nell'inferno la tua fame e la tua avarizia insieme -colla tua miseria, e vi stiano in eterno e più oltre. E -nota che i ragazzi sono generosi ed i vecchi tenaci. Perciò -anche Marziale Coco disse: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Miramur juvenes largos, vetulosque tenaces;</p> -<p class="i01">Illis cum multum, his breve restet iter.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">È un fatto in vero sovra ogni altro strano</p> -<p class="i02"> Che scialacqui il garzon lunge da morte,</p> -<p class="i01">E ammassi poi con appetito insano</p> -<p class="i02"> Chi già del cimiter bussa alle porte.</p> -</div></div> - -<p> -Parimente nel detto millesimo avvenne un gran turbamento -nel monastero di S. Prospero di Reggio, in occasione -delle guerre. In quel tempo era diciasettesimo -Abbate del monastero Guglielmo de' Lupicini, buon uomo, -per quanto a religione ed onestà, ma per quanto riguarda -agli affari mondani, semplice, rustico ed avaro. Trattava -anche male a vitto i suoi monaci, e perciò li ebbe poi -avversi. Perocchè Bonifacio, figlio di Gherardo di Boiardo -da Rubiera, di intesa con alcuni monaci, che non se la -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -intendevano bene coll'Abbate, perchè li trattava male -a vitto, la prima volta occupò il monastero nel giorno -di Pentecoste, all'ora del pranzo, lo spogliò, portò via -quello che volle, e si ritirò. L'Abbate si diede alla fuga -e andò al convento de' frati Minori, ove si fermò tutto -quel giorno e la notte seguente; e poscia passò in casa -di un suo fratello germano, che si chiama Sinibaldo, e vi -ospitò alcuni giorni coll'animo sospeso e il cuor pauroso. -La seconda volta il prenominato Bonifacio, al tempo -della mietitura, occupò le cascine del monastero, cioè -la Migliarina<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a> ed altre cascine; poi si prese di forza -Fossole<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>, assediò, prese e mise a fuoco la Casamatta, -ed ivi uccise un uomo, che difendeva i suoi bovini e -non glieli voleva dare; un altro ne ferirono gravemente, -e lasciatolo tutto piaghe, se n'andaron via che era semivivo. -E nota che queste cose erano state predette -all'Abbate prima che avvenissero; ma per quella sua -semplicità ed avarizia, non volle prevenirle e guardarsene, -poichè le saette previste feriscono meno..... Ma gli -amici dell'Abbate vedendo che era pigro a premunirsi, -spontanei accorsero, non richiesti da lui, ed erano quaranta -buoni Reggiani, che fecero la guardia al monastero -di S. Prospero tutta la notte precedente il giorno di -Pentecoste. Ma arrivata l'ora del pranzo, non li ringraziò -nemmeno della guardia che avevan fatta tutta la notte, -non li invitò a pranzo, e lasciò che andassero a pranzare -alle proprie case. Ed egli andò al suo palazzo con alcuni -suoi scudieri e donzelli per pranzare. Ed ecco che mentre -sedeva a mensa, e credeva tutto tranquillo, d'improvviso -udì il rintocco della campana della torre, che era suonata -dai monaci di lui avversarii....... Allora i -secolari nemici dell'Abbate, sbucando prontamente dai -nascondigli, irruppero nel monastero, volendo creare un -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -nuovo Abbate; e l'Abbate, per aiuto della misericordia -di Dio, si precipitò da un'angusto solaio, che chiamavano -ambulatorio, poi traversò le fosse, e arrivò, come s'è -già detto, al convento de' frati Minori, spaventato e tremante -come un giunco nell'acqua corrente. Ivi tutti gli -amici, che venivano a visitarlo, lo rimproveravano acremente, -e lo caricavano di oltraggiosi rimbrotti, rinfacciandogli -che tali cose lo avevano incolto a cagione della -sua rusticità ed avarizia. Ed egli tutto sopportava con -pazienza, perchè si riconosceva colpevole. Ma nel mese -precedente, cioè nel Maggio, prima che all'Abbate tali -cose avvenissero...... e le persone, che hanno attinenza -col detto Ordine de' Cisterciensi si astengono da -ogni contatto cogli stessi frati Minori, e come fossero -scomunicati, non assistono ai loro divini uffici, nè alle -loro predicazioni; e questo è di scandalo universale, ed -una grave jattura per la Chiesa; le quali cose però da -molti savi e prudenti uomini si riconoscono promosse -da fomite d'invidia e di odio<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. Avendo dunque noi -sempre prediletto e favorito in modo speciale il predetto -Ordine Cisterciense, ordiniamo a tutti voi in generale, -e a ciascuno in particolare, sotto stretto comando, di -andare in vece nostra ai singoli conventi e monasteri -del detto Ordine esistenti nel distretto della vostra -giurisdizione, e di avvisare gli Abbati, le abbazie e i -conventi loro, e di supplicarli da parte nostra di revocare -provvidamente ed effettivamente entro un mese, a contare -dal giorno in cui riceveranno i presenti ordini, i -loro Statuti così improvvidamente pubblicati e promulgati -con iscandalo della Chiesa..... E, se non obbediscono, -abbiamo deliberato e decretato che nessuno, -Duca, Marchese, Conte, Nobiluomo, od altri chichessia, -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -suddito del nostro Impero possa dare all'Ordine Cisterciense -nulla de' suoi beni, nè mobili, nè immobili, nè -trasferire in loro proprietà gli accennati beni con alcun -titolo di alienazione senza il nostro espresso assenso....... -le possessioni, delle quali l'Ordine stesso abbonda; e se -altrimenti sarà fatto..... comandando a tutti voi in -generale, e a ciascuno di voi in particolare di revocarle -per autorità della Maestà imperiale..... La causa -poi, onde i frati dell'Ordine Cisterciense si sollevarono -contro i frati Minori, per cui fu emanata contro di loro -una legge sì dura, come poi in seguito ho saputo, fu -questa. Uscì dal nostro Ordine, ed entrò in quello dei -Cisterciensi un frate Minore, il quale si comportò tanto -bene che arrivò a diventare Abbate di un cospicuo monastero. -I frati Minori per una certa gara d'emulazione, -che in ordine a questa cosa non era secondo il consiglio -della saggezza, temendo che altri, seguendo l'esempio -di quel frate, abbandonassero il loro Ordine, lo presero -e lo ricondussero al loro convento, e lo nutrirono col -pane della tribolazione e coll'acqua del dolore. La qual -cosa risaputa, i Cisterciensi s'irritarono acerbamente e -si sdegnarono contro i frati Minori, e questo per cinque -motivi: primo, perchè punirono chi non meritava di essere -punito; secondo, perchè non dipendeva più dall'Ordine -nostro; terzo, perchè lo presero vestito dell'abito monacale; -quarto, perchè nell'Ordine loro era stato elevato -ad un'alta prelatura, quella di Abbate; quinto ed ultimo, -perchè si diportava tanto bene nell'Ordine loro per vita, -per saviezza, e buoni costumi, che era loro ben accetto -ed in grazia di tutti. Ma Rodolfo, che è stato legittimamente -eletto Imperatore, e che ama di cuore, e di fatto -promuove l'Ordine de' frati Minori, per amore di Dio e -del beato Francesco, saputo che i Cisterciensi avevano -preso contro loro una deliberazione tanto dura, se ne -sdegnò, e scrisse a loro riguardo la lettera surriportata..... -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -Questo Re Rodolfo fu veramente quel buon -vicino, di cui dice il Savio ne' Proverbii 23º: <i>Il vicino -di loro è forte</i>. Ma i Cisterciensi, conosciuta la predetta -lettera, revocarono e annullarono subito la deliberazione -presa, e ordinarono che i frati Minori fossero ricevuti -nelle loro case con famigliarità, amorevolezza, cortesia e -benignità, non solo per declinare da se stessi il danno, -a cui potevano andare incontro, come aveva minacciato -chi aveva scritta la lettera, ma eziandio per obbedire a -sì potente Signore, secondo il detto dell'Apostolo ai Romani -13º: <i>Ogni persona sia sottoposta alle potestà superiori</i>. -Riguardo poi alla deferenza dell'Imperatore -Rodolfo verso i frati Minori, cerca più indietro, e troverai -che cedette loro il suo palazzo, che aveva nella -città di Reggio, perchè vi edificassero il loro convento, -e che promise di far loro in seguito maggiori elargizioni. -Simile controversia incontrò frate Buonagrazia, quando -era ministro provinciale a Bologna, contro il monastero -di Nonantola<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>, che è nel territorio di Modena. Un -certo frate Guidolino, Ferrarese, uscì dell'Ordine de' frati -Minori, ed entrò in quello di S. Benedetto dei Monaci -Neri, ove nel monastero di Nonantola si comportò tanto -bene e tanto lodatamente, che s'acquistò la benevolenza -di tutti, e lo elessero Abbate del nominato monastero. -Per cagione di che sostennero tra loro i frati Minori e -que' monaci Benedettini una fiammante controversia al -cospetto di Giovanni Gaetani (che allora era governatore -de' frati Minori, e poscia fu Papa Nicolò III) e, dopo -vivissimo dibattito, i frati Minori ottennero che non -fosse fatto Abbate. E quei monaci spesero 10000 lire -imperiali per riuscire ed averlo Abbate. Ma non potendo -averlo, e vedendo che s'affannavano invano, non elessero -nessun altro Abbate, e lo fecero lui signore dell'abbazia, -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -come se Abbate fosse canonicamente. Questo dimostri -quanto l'amavano que' monaci. Ma egli fece come l'antico -Giuseppe, che a' suoi fratelli non volle rendere male -per male, pur potendolo e non mancandogliene occasione; -che anzi si tolse premura di far loro del bene, adempiendo -quel detto dell'Apostolo ai Romani 13º: <i>Non -rendere a nessuno male per male</i>, ed anche: <i>Non lasciarti -vincere dal male, ma col bene vinci il male</i>. -Suona a proposito anche quello dell'Ecclesiastico 10º: -<i>Non aver memoria dell'ingiuria, che t'ha fatto il -prossimo</i>; il che appuntino faceva questo frate Guidolino. -E vedeva tanto volentieri e accoglieva i frati Minori nel -monastero di Nonantola, come fossero angeli di Dio, e -pregò i suoi confrati di averne sempre due nel monastero -a spese del monastero stesso, come scrivani a copiare -e moltiplicare gli originali degli scrittori, de' quali -originali colà vi era gran dovizia. Questo frate Guidolino -fu mio intimo amico, quando coabitavamo nel convento -di Ravenna. E nota che i frati Minori da Papa Nicolò -IV, che era pur esso dell'Ordine de' Minori, si ebbero -un privilegio, pel quale nessuno che uscisse dal loro -Ordine potesse in perpetuo essere promosso ad alcuna -prelatura di altro Ordine. -</p> - -<h2 class="anni" id="a1287">a. 1287</h2> - -<p> -L'anno 1287, indizione 15ª, i frati Predicatori ritornarono -ad abitare in Parma, d'onde erano partiti spontanei -per cagione di una donna eretica, di nome Alina, -cui essi avevano fatta bruciare. E ritornarono il giorno -della Cattedra di S. Pietro; ed uscirono per andar loro -incontro colle trombe e cogli stendali alcuni Parmigiani -ed i Religiosi, che li accolsero e accompagnarono in città -con onorificenza. Nello stesso millesimo, dopo che i Lupicini -ed i Boiardi s'erano già rappacificati, furono uccisi -due monaci del monastero di S. Prospero di Reggio, -e furono que' monaci, che avevano già tempo tradito -l'Abbate e il monastero di S. Prospero. Poscia, a breve -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -distanza di tempo, a vendetta di que' due monaci, ne -fu ucciso un altro del monastero stesso, che, delegato -come suo procuratore dall'Abbate, andava alla Corte -con un cert'altro sacerdote. Questo monaco era figlio -di Gifredo de' Muti di Reggio, frate Gaudente; e disse -a chi lo feriva; Chi siete voi? Ed i feritori risposero: -Noi siamo i procuratori di que' due monaci, che pochi -giorni fa sono stati uccisi, ed abbiamo mandato di rendere -pan per focaccia. E feritolo, fuggirono lasciandolo -mezzo morto. Fu portato a casa de' suoi parenti, fece -la sua confessione, e s'addormentò nel Signore; e pochi -giorni dopo, la madre di questo monaco malatasi di -tristezza, morì anch'essa. Così nello stesso millesimo i -Reggiani per carnevale non fecero baldoria, secondo il -costume delle altre città cristiane, che in tal tempo folleggiano -e fan pazzie, ma se ne restarono senza chiasso, -come se fossero morti i loro. Ma in quaresima, che è -tempo dedicato a Dio, cominciarono a folleggiare, mentre -sarebbe stato tempo prezioso per la salute delle anime, -tempo di fare elemosine, e di attendere alle opere di -pietà..... tempo di confessarsi, di ascoltare le prediche; -di visitare le chiese, di pregare, di digiunare, e -di piangere...... In quaresima adunque non si diedero -i Reggiani alle opere di pietà, nè si curarono delle -sante cose preaccennate, ma corsero dietro a vanità, e -invanirono..... Di fatto molti di loro presero a prestito -vesti dalle donne, e vestiti, da donne, cominciarono -loro giochi, e andavano per la città attorno in torneamenti; -e per avere vieppiù apparenza di donne, con -biacca imbellettavano le maschere, che si mettevano al -volto, non curandosi delle pene a ciò comminate...... -Guai a que' miseri cristiani che tentano di convertire -il tempo consacrato al culto ecclesiastico in tempo di -dissolutezza e vaniloquio...... Certamente Cristo, -nostro Dio, c'insegnò a digiunare in quaresima...... -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -e siccome decretarono i Venerabili Padri Pontefici romani...... -ma alcuni infelici cristiani nelle città Lombarde -nè digiunano, nè si confessano de' loro peccati. E perchè -in tal tempo non possono trovar carni in beccheria, mangiano -in secreto carni di galline e di capponi, e, dopo, -tutto il giorno se ne stanno sdraiati su stuoie, sotto i -porticati, e nelle piazze, giocano a zare, a' dadi, e a -trottolino, e bestemmiano il nome del Signore e della -beata Vergine madre di Lui; e que' tali si danno a credere -che possano mutare i tempi e le leggi, e che venga -il giorno di poter vivere in libera libidine. Nota che -l'Apostolo specificò alcuni segni de' malvagi cristiani, -che vivranno circa i tempi dell'Anticristo, i quali segni -si riscontrano in quelle persone che a' dì nostri s'infangano -nel peccato senza verecondia...... Ma non -giovò ai Reggiani. Videro sì i guai de' Modenesi loro -vicini, ma non si diedero pensiero di guardarsene; che -anzi posero i semi di tutti que' mali, che poi piombarono -su di loro, di cui già parlammo, ed anche in seguito -parleremo. In fatto alcuni anni prima del corrente millesimo -alcuni mugnai di Reggio, con una certa astuzia -e malizia domandarono ed ebbero dai frati Minori alcune -tonache usate e vecchie, che dicevano di voler porre -sotto il meccanismo del purgatore per ridurle all'apparenza -e alla mondizie di nuove; ma se ne valsero poi a -vestirsi nel carnevale in abito di frati Minori, e dopo il -tramonto del sole ballarono cantando sulla pubblica -strada. E queste pazzie facevano per suggestione del -diavolo, che voleva si calunniassero gli innocenti, e che, -da chi passava, fossero creduti realmente frati Minori -quelli che le dette cose facevano, e così diventasse uno -scandalo e un disonore pe' frati...... Il che di fatto -si avverò poi ne' mugnai, che tali cose facevano. Perocchè -il Podestà di Reggio d'allora, saputo di ciò, irritossi -assai per l'amore che nutriva pe' frati Minori, e, come -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -era suo dovere, li punì severamente, imponendo loro -multe in denaro, e bando perpetuo dalla città, perchè -altri non osasse più in seguito ripetere quelle scene...... -Nel detto anno, cioè 1287, ai tre d'Aprile, -Giovedì Santo, morì Papa Onorio IV, e il giorno dopo, -Venerdì Santo, fu sepolto. Egli fu uomo podagroso; prima -si chiamava Giacomo Savelli, romano, eletto dal novero -de' Cardinali, e resse il pontificato due anni. Creò un -solo Cardinale, cui mandò in Germania con missione di -condurre di là Rodolfo eletto Imperatore, volendolo, come -comunemente si credeva, incoronare; ma il Papa morì, -e Rodolfo restossi senza la corona dell'Impero. Laonde -appare chiaro che Iddio non voglia che più sorga alcuno -a reggere come Imperatore la pubblica cosa, come è -stato detto di Federico II da quelli che con ispirito -profetico predicono il futuro: «In lui morrà anche l'Impero, -perchè sebbene possa avere successori, saranno -privi del titolo d'Imperatori da parte del supremo potere -dell'autorità romana». Fuvvi un'altra cagione ancora -della morte di Papa Onorio IV. Perocchè volle far gravare -la sua mano sull'Ordine de' frati Minori e Predicatori, -togliendo loro la facoltà di confessare e di predicare, -per eccitamento di alcuni prelati oltramontani, che -spesero a questo scopo 100,000 lire della moneta di Tours. -E Matteo Rossi, che era il Cardinale protettore, governatore -e censore dell'Ordine de' Minori, venne ai frati -piangendo e disse: Frati miei, io ho insistito quanto ho -potuto per stornare il sommo Pontefice da' suoi propositi, -ma non ho potuto smoverlo dal malo divisamento che -ha fitto in cuor suo contro di voi...... E siccome -è impossibile che le preghiere dei molti non sieno esaudite...... -quando Papa Onorio l'indomani, Giovedì -Santo, avrebbe pronunciata la sentenza, ecco che Iddio -lo colpì la sera innanzi e lo tolse di vita...... Ed -io abitava nel convento de' frati Minori di Montefalcone. -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -Lo stesso anno Nicolò Fogliani prese Carpineti<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a> e -Pacilo<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>, (due castelli della diocesi di Reggio), e vi -pose di stanza a guardia suoi armati, in servizio di -Monaco di Canossa, i cui fratelli l'anno antecedente -erano stati uccisi, cioè Guido di Bibbianello e Bonifacio di -lui fratello. A vendicare adunque i suoi fratelli, Monaco -di Canossa, che aveva signoria a Bibbianello, con molti -uomini d'armi andò, e, facendo violenza ai custodi delle -porte della città, entrò in Reggio. E in quel giorno ebbe -suo principio una sanguinosa zuffa nella città di Reggio, -ed ebbe per effetto che il Podestà che era Cremonese, e -il Capitano che era di Parma, discesero dai loro Palazzi, -e il dì seguente, ricevuto loro salario, partirono ritornando -alle loro città. Frattanto Matteo Fogliani, Guido da -Tripoli e Monaco di Bibbianello si spartirono gli uffici -principali della Signoria. E Monaco di Bibbianello andò -in persona ad appiccare il fuoco alla casa di Rolandino -da Canossa, e l'incendiò e la fece smantellare sino alle -fondamenta; e mentre queste devastazioni si compievano, -inanimava i suoi armati, dicendo: Venite a me con sicurezza, -e non temete, che io sono fatato ed invulnerabile. -E questo diceva per tenere alto il coraggio de' -suoi, e renderli pronti ad osare. Quivi fu ucciso un -popolano, che era bello e buon uomo, amico mio e dei -frati Minori, del partito di Rolandino, ed in quel giorno -era di guardia alla casa di lui. Questi esercitava in -Reggio l'arte del cimatore, e si chiamava Ugolino da -Canossa. Questo accadde il Mercoledì dell'ottava di -Pasqua, nel qual giorno cantammo nella messa <i>Venite, -benedicti: Venite, o benedetti</i>; ed io abitava nel convento -di Montefalcone; e quel giorno andai a Reggio, -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -entrai in città, e vidi tutto co' miei occhi, perchè tutta la -giornata, mentre queste cose si facevano, io girai attorno -per la città. E le follie, che i Reggiani fecero nella -quaresima, si convertirono in pianti ed in querimonie, -perchè fatte in tal tempo presagivano male...... E -l'Arciprete della chiesa maggiore, che si chiama Enzo -Uberto, ed un certo eremita andavano predicando a pieno -uditorio che quelle baldorie, che si facevano dai Reggiani -nella quaresima, erano un buon segno. Ma frate -Benvenuto dell'Ordine dei Minori predicava il contrario, -cioè che presagivano male, come poi provò e dimostrò -il fatto. Questo frate Benvenuto era del Modenese, lettore -di teologia, predicatore buono, ornato e gradito al -clero e al popolo; sapeva di greco e di latino; fu interprete -molto abile e sottilissimo del testo bibblico; e -ovunque correva lezione storpia corresse, e diede un -testo, che è il più corretto che oggi si trovi al mondo; -fu correttore alla mensa in Parigi si trovò compagno -di molti che diventarono poi sommi Pontefici, cioè Papa -Adriano, Papa Gregorio X oriondo di Piacenza; e tuttavia -amò meglio restare umile cogli umili, che por -piede nelle Corti de' grandi; e tale è tornato al suo -Ordine, nel quale talvolta, quando torna il suo giorno, -secondo l'uso dell'Ordine stesso, lava anche le scodelle. -Uomo di molto studio e di acuto ingegno, e dottissimo, -di memoria facilissima, che ha molti e buoni libri, che -si procurò con grande fatica copiandoseli e facendosene -copiare, quando era a studio in Parigi. Umile, socievole, -benigno, onesto, di vita santa; di edificante conversare, -e da tutti tenuto in distinta considerazione. Questi dunque, -in quanto all'applicazione che se ne può fare al -caso presente, che riguarda i Reggiani, mi pare prefigurato -in Michea, il quale consigliò il Re Acabbo di non -ingaggiare battaglia in Ramoth di Galaad contro i Siri. -E <i>Sedecia figlio di Canaan</i>, che <i>si fece le corna di -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -ferro</i> e disse al Re: <i>Con queste soffierai sulla Siria, -finchè tu l'abbia annientata</i>, prefigurò coloro, che adulavano -i Reggiani, quando in quaresima folleggiavano.... -Quel giorno dunque, in cui accaddero le dette -cose ai reggiani, incontrai l'Arciprete della chiesa -maggiore della città di Reggio, presso la chiesa di San -Pietro, ove era stato canonico, ed era profondamente -melanconico e quasi inebetito; e presemi per mano, come -per dar segno di conoscermi e d'aver meco dimestichezza, -poichè io aveva abitato a Reggio sei anni. E gli domandai -come stesse; e mi rispose che stava come in un -mulino rotto. Allora, siccome costui era stato uno degli -adulatori dei Reggiani quando matteggiavano in quaresima, -fui sul punto di dirgli quello che disse Michea -ad un tale nella storia preaccennata: <i>Vedrai</i> ecc. cioè -saprai e conoscerai che cosa sta nella camera del letto, -quando nella camera del letto ti ritirerai. Il profeta -volle significare che colui, al quale parlava, conoscerebbe -piena la verità, quando la tribulazione gli acuisse l'intelletto. -Ma stando lì lì per dirgli questa cosa, il mio -animo e la mia lingua gliela vollero risparmiare, memori -di quel che dice la Scrittura: <i>Non irridere un uomo -che si trova nel dolore</i>.... Parimente il giorno stesso, -in cui ebbero cominciamento le cose già dette dei Reggiani, -Monaco di Canossa, ossia di Bibbianello, andò in -persona alle carceri del Comune, e co' suoi uomini d'armi -ruppe e le aprì, liberando tutti i prigionieri dalla miseria, -e dalle catene, e dalle tenebre, e dall'ombra di morte, -e infrangendo i loro ceppi li lasciò andare in libertà. E -vi si trovavano alcuni condannati a bando perpetuo dal -Comune, tra' quali taluno era già da lungo tempo carcerato, -ai quali parve rinascesse una luce nuova, e ne provarono -massimo gaudio e tripudio, ne resero grazie a Monaco, -e si offersero sempre pronti ad amarlo e servirlo -in sempiterno. Quel giorno stesso nella città di Reggio -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -Giacomino dei Panzeri e suo figlio Tomasino assalirono -coraggiosamente la fazione loro avversa, come leoni che -balzano sopra la preda, parati a penetrare anche attraverso -un muro di ferro. Ed a Tomasino fu ucciso sotto -il cavallo mentre assaliva i nemici al trivio de' Roberti. -Giacomino poi essendosi recato alla porta di S. Nazzaro, -non per uscire e partirsene ma per comandare che la -porta si abbandonasse aperta, mentre ne ritornava verso -casa sua urtò in una moltitudine di armati, ai quali non -potendo tener testa, gli fu giocoforza uscire di città; -sendochè i Lupicini si staccarono dal partito di Rolandino -in occasione di un parentado recente contrattosi -tra lui e Matteo Fogliani, avendo Garsendonio accettata -come sposa una figlia di Matteo per suo figlio -Ugolino; ed altri ancora del partito di Rolandino di Canossa -e di Giacomino de' Panzeri non erano dell'animo -inclinati a menar le mani; alcuni altri poi se n'erano -usciti di città, e se ne stavano nelle loro castella. Allora -furono messe a ruba e a sacco le case di alcuni, e ne fu -portato via ogni bene, frumento, vino e tutti i mobili; -e i giorni successivi furono rase al suolo le case di Giacomino, -di Bartolomeo e di Buonacorso de' Panzeri, di -Alberto degli Indusiati, di Ugo di Corrado, di Rolandino -di Canossa e di Manfredino del Guercio. Come pure il -giorno di quella sommossa, dopo nona, molti malfattori -e ribaldi andarono correndo al convento de' frati Minori -per entrarvi e far bottino degli oggetti che vi erano stati -depositati. Di che accortisi i frati suonarono a stormo -la campana più grossa; e subito, ecco presente Guido da -Tripoli, armato sul destriero, e lo vidi io co' miei occhi, -e menò loro colpi di clava, e li cacciò tutti in fuga. Egli -mi guardò e disse: Ohe! frati, e non avete voi di buoni -randelli da bastonar cotestoro, che non vi rubino? A cui -io risposi che a noi non lice bastonare nessuno.... -Allora intesi che aveva detto vero Isaia nel 9º: <i>Perchè -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -ogni saccheggiamento di saccheggiatori è con istrepito -e tumulto</i>. In que' giorni Rolandino di Canossa, Francesco -Fogliani, suo fratello il Prevosto di Carpineti, Giacomino -dei Panzeri, suo figlio Tomasino e molti altri con loro -dello stesso partito, andarono a Parma, e fecero apprestare -vessilli, banderuole e macchine da guerra per correre -ai castelli che hanno nella diocesi di Reggio, e battere -i loro avversarii, cioè i Reggiani che stanno dentro -la città. E un giorno quei di Gesso fecero una scorreria -contro quelli di Roncolo<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>, e rapirono loro dai pascoli -i buoi e le vacche; la qual cosa vedendo quelli di Roncolo -portarono in sicuro su quel della diocesi di Parma -le robe loro, e abbandonarono vuote e deserte le case e -la villa.... Quelli poi delle Castella fabbricarono case -e trasportarono ogni lor cosa alle falde del colle su cui è -Bibbianello, e parte anche sulla vetta. Altrettanto fecero -quei di Cauresana<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>, di Farneto, di Corniano e di Plazzola -intorno intorno a monte Lucio, nella sua più alta -parte; così anche quelli di Oliveto; e quelli di Bibbiano -si munirono di fortilizii per timore di una vicina guerra. -Quelli di Caviano costruirono case intorno alla chiesa -plebana, vi cavarono all'ingiro le fossa e le riempirono -d'acqua per essere al coperto dalla furia del devastatore. -Così sono oggi le cose. La fine sarà quella che sarà, -perchè sono sempre incerti gli eventi delle guerre, e la -spada ora atterra l'uno, ora atterra l'altro. Ma i Modenesi -risapendo di tutti questi guai dei Reggiani, ne furono -in forte apprensione e vollero espellere di nuovo que' loro -concittadini, che erano tornati da Sassuolo, e coi quali -avevano da poco tempo fatta pace. I quali risposero di -essere disposti ad obbedire e andare a confino, e piegarsi -a' loro comandi, e fare tutto quanto volessero. Laonde i -Modenesi vinti da tanta docilità risparmiarono ai loro -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -concittadini, che erano tornati da Sassuolo, sì grave danno -e non li costrinsero ad uscire di città; ma raffermarono -più saldamente la pace e la primiera concordia, e si -imbandirono scambievoli banchetti, e si contrassero fra -le loro famiglie maritaggi, e consolidarono i loro rapporti -di amicizia coi vincoli delle affinità. Lo stesso anno -un certo maestro Pisano, che era a Parma per fondere -campane, fece anche quella del Comune di Parma, grossa, -bella e buona; e deve farne un'altra pel duomo a spese -del Cardinale oriondo di Gainago. E l'anno antecedente -ne aveva fusa un'altra pel Comune, ma, all'atto del gettarla, -per insufficienza di metallo riuscì mancante degli -orecchioni; e quindi non potendo servire a nulla fu ridotta -a pezzi. Un cert'altro maestro Pisano anch'esso ne -aveva fatta prima ancora un'altra, ma non era sonora, -e di lontano non si udiva. Questa essendo stata sospesa -alquanto alta da terra ad un castello di legno presso il -palazzo dell'Imperatore, che in Parma è all'Arena, cadde -da quella specie di battifredo a terra, e non offese nessuno, -tranne che ad un giovane portò via la parte anteriore -di un piede, col quale aveva dato un calcio al padre, -ma non impunemente, come il giusto giudizio di Dio lo -dimostrò con tale disgrazia.... Dacchè adunque abbiamo -fatta menzione de' lavori pubblici de' Parmigiani, sta -bene che ne facciamo pieno racconto di alcuno per meglio -ricordarne le origini; e per farlo meglio è d'uopo ritornare -alquanto indietro (Vedi più su dei lavori publici -dei Parmigiani). Così nel susseguente millesimo, il Mercordì -dell'ottava di Pentecoste, che era ai 28 di Maggio, -i Reggiani, fanti e cavalli, uscirono armati dalla città -per battersi con quelli di Gesso e si misero a campo -sul Campora, un torrente che ha le sue scaturigini -presso Canossa, e va a metter foce nel Crostolo. Allora -quei di Gesso uscirono anch'eglino col proponimento di -presentare battaglia, e andavano provocando al combattimento -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -i Reggiani della città. Stavano l'une squadre di -fronte alle altre a mezzo miglio d'intervallo, e dall'una -parte e dall'altra si mandavano avanti quelli che si -chiamano spie od esploratori, per conoscere la moltitudine -degli armati, o la debolezza del nemico; e così durarono -tutta la giornata, finchè stanchi di noia, retrocedettero lo -stesso giorno senza essersi scontrati. Ma nel seguente -sabato delle Tempora, cioè l'ultimo di Maggio, festa di -S. Petronilla, que' di Gesso andarono a battere contro la -chiesa plebana di Caviano, attorno alla quale uomini e -donne s'erano ritirati e trincerati. E quel luogo era assai -ben munito a cagione della torre, della chiesa, e della -fossa che lo cingevano, e per il numero d'uomini, di -pietre, di baliste ed altre diverse macchine guerresche. -Allora si accostò Guido di Albareto, che era uno dei condottieri -di quei di Gesso, e tenne un'allocuzione a quei -della Terra, dicendo: Provegga ciascuno di voi all'anima -propria, e arrendetevi a noi, e andatevene liberi in -pace senza dannaggio di sorta; che se resistete, sappiate -che sarete presi di forza, e senza misericordia appesi alle -forche. In quel punto, irritato da tale linguaggio, uno -di quelli che erano sulla torre, lanciò dall'alto una pietra, -che andò a colpire sulla testa il cavallo di Guido, -il quale orribilmente rotando intorno a se stesso, quasi -stramazzò. Allora cominciò l'attacco tra quelli di dentro -il castello, e quei di fuori; e quel giorno dentro il fortilizio -della plebana non erano presenti che quaranta uomini, -che ferirono quindici nemici, de' quali nella ritirata -morirono tre e furono sepolti. Ma quei di fuori riconoscendo -che non potevano espugnare le munimenta di -quella Chiesa plebana, si sbandarono per la villa di Caviano -a far bottino di oche, di galline, di capponi, di -galli, di porcelli, di agnelli, e di quanto vi era e loro piacque. -Di fatto quella villa era boscosa e ricca d'ogni -ben di Dio, e gli abitanti vivevano quasi a maniera dei -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -Sidonii, isolati e senza comunione con quelli delle Terre -vicine; nè vi fu chi opponesse resistenza, nè aprisse bocca -a gridare. In quella notte posero a fuoco cinquantatrè -case della villa di Caviano tra buone e in mal essere; -e tutte indifferentemente l'avrebbero bruciate, se non -avessero smesso per le istanze e le preghiere dei frati -Minori, che si opposero a quei malandrini. La quale devastazione -scorta quelli di Bibbiano, spillarono cento lire -imperiali a quelli di Gesso, e concordarono seco loro una -tregua d'un anno, per poter lavorare sicuri i loro campi -e raccoglierne le messi. Questa tregua si pattuì mercè -di donna Beatrice, vedova, sorella di Guglielmo Rangone -di Parma. Allora Egidiolo di Montecchio cominciò a -porsi in mezzo per concordare una tregua tra quei della -villa di Caviano e quelli di Gesso; e la mediazione di -lui era molto promettente, perchè sua moglie era nata -da quei di Canossa, sorella della madre dell'Abbate, e -Monaco di Bibbianello era nipote della moglie di Egidiolo -come nato da un consanguineo di lei. Questo Egidiolo -era uomo soave, pacifico e dolce; e tutto il tempo -di queste lotte tra Reggiani e quei di Gesso, molto si -affannò correndo ora a Gesso, ora di là ritornando ai -nostri; ma da questo suo adoperarsi non ne raccolse che -calunnie e maldicenze. A questi giorni era Podestà dei -Modenesi Rolando degli Adegherii di Parma, che chiamò -a sè quelli che erano tornati da Sassuolo, e co' quali i -Modenesi della città s'erano pacificati, e con modi cortesi -li persuase di uscire dalla città, perchè non li incogliesse -disastro; specialmente che conosceva addentro l'umore -de' Modenesi, e sapeva di un soccorso, che aspettavano -dai Reggiani. E furono in tutto obbedienti e partirono. -Subito dopo arrivarono da Reggio un duecento soldati, -che entrarono tutti in Modena, e fu da loro senza contrasto -occupata. A quei giorni si ripetè molte volte a Reggio -la voce che i Parmigiani erano in discordia tra loro, che -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -tutte le parti eran sull'armi, e si aveva speranza che -Parma fosse dai Parmigiani distrutta. E ognuno parlava -a seconda del proprio desiderio; e molti sembravano godere -della distruzione di Parma, secondo che è scritto -nei Treni 1... perocchè è gran sollievo per gli infelici -trovar compagni nella miseria. Ma la Beata Vergine, -che in Parma ha culto e onore, sembra tenere sotto -la sua cura e protezione speciale quella città. In quel tempo -era a Parma Capitano di un partito Obizzo Sanvitali -Vescovo della città, e dell'altro partito Guido da Correggio. -Quelli poi, che erano stati espulsi da Reggio, si -chiamavano di Gesso, dal nome di un castello ove abitavano, -il cui Capitano in capo era Rolandino di Canossa, -uomo bello, nobile, cortese, liberale e che aveva avute -in Italia molte Podesterie. Sua madre era una Piemontese, -nobil donna e santissima. E questo Rolandino, di -cui parliamo, usò una singolarissima cortesia, che è ben -degna di essere raccontata. Avendo tregua quei di Gesso -con quelli di Albinea, che è una Terra del Vescovo di -Reggio, un certo tale di Albinea si presentò a lui lamentando -che uno di quelli di Gesso gli aveva rapiti i -buoi. E subito glieli fece restituire, dicendo: Vuoi d'altro? -E quel tale soggiunse: Vorrei che quell'uomo, che sta -nel vostro paese mi restituisse anche il mio vestito. E -Rolandino invitando quell'uomo a restituire, e non volendovisi -esso prestare, Rolandino stesso si cavò il soprabito, -ossia la guarnacca, gliela diede e disse: Credo che -tu sia così ben ripagato del tuo abito; vattene in pace. -La qual cosa avendo veduto quel contadino che aveva -portato via l'abito all'uomo d'Albinea, arrossì e prostrandosi -a piedi di Rolandino, confessò sua colpa e ridiede -l'abito all'uomo derubato. Or sappi che i capi condottieri -di quei di Gesso furono: Rolandino di Canossa, Guido -di Albareto co' suoi figli, cioè Azzolino e l'Abbate di -Canossa, che si chiama Rolando; poi Guglielmino Scarabello -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -e Bonifacio, fratello dell'Abbate di S. Prospero, Reggiano -soltanto per madre; inoltre il Prevosto di Carpineti -e suo fratello Francesco Fogliani co' suoi figli; Giacomino -de' Panzeri con Tomasino suo figlio; i quali due si batterono -da leoni nell'occasione della cacciata del loro partito da -Reggio; Bartolomeo dei Panzeri con Zaccaria suo figlio; -Ugo di Corrado con Corradino suo figlio; Manfredino di -Guerzo co' suoi figli; Enrico di Gherro un buon banchiere; -e un tal bastardo bell'uomo e valoroso, che qualche volta -fu Podestà di quei di Gesso, (ed anche Enrico fu loro -Podestà); e Ro... poscia Cremona cominciò ad eleggersi -Podestà uno di Cremona. L'altra turba poi che formava le -schiere di quei di Gesso erano, o mercenarii, o assassini, o -ribaldi. E si noti che Corradino, figlio di Ugo di Corrado, fu -dai ribaldi fatto Capitano e Podestà loro. Notisi inoltre -che i Lupicini al momento dell'espulsione od uscita -dalla città, abbandonarono il loro partito, e restarono in -città; e si ascrissero al partito di Matteo Fogliani, la -cui figlia la accettò Garsendonio per moglie di Ugolino -suo figlio. E sappi che allora quei di Dallo, in servizio -e favore di Matteo Fogliani, stettero molti giorni a campo -intorno a Bismantova, perchè Guido di Albareto con -alcuni altri s'erano ritirati su quella roccia per isfuggire -illesi di fronte al nemico. Dopo, gli assedianti annoiati, -levarono il campo, e quei di Bismantova discesero -e partirono. Di Guido d'Albareto poi è da sapere che, -come disse a me suo figlio l'Abbate di Canossa parlando -meco un giorno con famigliarità presso la porta di Gesso -cinque anni prima che gli accadesse quella disgrazia, da -cui fu tormentato in occasione della morte di Guido di -Bibianello, interrogò un indovino, che prediceva il futuro, -e sapeva dire quello che accadrebbe a questo o a quello, -affinchè gli predicesse quali eventi aspettavano il padre -di lui; e gli mostrò un libro nel quale stava scritto: -«Cadrà nelle mani d'un giudice.» E così fu di fatto, -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -come abbiam narrato più sopra. Laonde è chiaro, che -non solo i profeti preveggono l'avvenire, ma lo preveggono -talvolta anche i demonii e gli uomini peccatori, e -tanto meglio i giusti, come diremo, se ci basterà la vita -a parlare del seguente millesimo. Nell'anno sussegnato, -un Sabato 17 Maggio, all'ora del pranzo, fu ucciso -Pinotto figlio di Ghiberto da Gente, nella villa di Campegine, -da' suoi nipoti, figli di Lombardino da Gente, -de' quali uno aveva nome Ghibertino e l'altro Guglielmino; -e fu ucciso per una contesa che avevano tra loro -per un mulino, anzi per cosa da meno, cioè una pezza -o stretta lingua di terra, che era di dietro ad un molino. -Ma già sin da anni addietro aveva avuto a litigare anche -con Lombardino padre di costoro; e per ciò andarono -con alcuni malfattori ed assassini, che gli furon sopra -con armi e con randelli e l'uccisero.... E qui -osserva un triplice giudizio di Dio. Primo, che tutti -quelli che sapevano della premeditata uccisione della -moglie di Pinotto, cioè di Beatrice di Puglia, e vi -acconsentirono, in breve giro di tempo furono uccisi anche -essi, e primo fu Pinotto; secondo, Guido di Bibbianello -(il quale porse occasione a Pinotto di farlo uccidere, -perchè volle dormire con lei; ma ella si ricusò di consumare -l'adulterio, non solo per non commettere una -turpitudine, ma anche perchè Pinotto e Guido erano -fratelli consanguinei). Terzo, fu un certo Martinello, che -una notte la soffocò con un piumino in Correggio. Il -secondo giudizio è che quel Martinello, uccisore della -moglie di Pinotto per mandato avutone da Pinotto stesso, -ebbe poi anche mano nella uccisione di Pinotto; e Martinello -poi, ferito all'assedio di Moncaulo<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>, tornato -a casa morì per non aver saputo guardarsi dalla propria -moglie. Terzo giudizio di Dio e miracoloso si è che se -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -per caso gli uccisori di Pinotto fossero state persone -estranee alla famiglia, i nipoti stessi, che lo hanno fatto -uccidere, per l'onore di casa loro e secondo l'uso e la -vanità della gloria mondana, lo avrebbero vendicato. -Parimente, nel Venerdì precedente, il Consiglio Municipale -di Parma deliberò di compiere il castello di Navone, -presso Reggio, sulla pubblica strada, vicino alla borgata -di Cadèo. Lo stesso anno, ai 16 di Giugno, quelli di -Gesso andarono contro quei di Querciola<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>, coi quali -erano federati e avevano fatto tregua, volendo da loro trarre -preda e prigioni, mentre i giorni precedenti ne avevano -ucciso parecchi, e avevano fatto bottino di animali, e -condotti via dei prigionieri. Essendo dunque, dopo aver -fatta tregua con loro, di nuovo contro di loro ritornati, -con intenzione di predare, ai 16 di Giugno, come è detto, -arrivarono i militi Reggiani della città con a capo Pocapenna -di Canossa e si accamparono fra Gesso e Querciola, -ma non videro che le spalle de' nemici fuggenti, secondo -quel detto.... Poichè i Reggiani stavano in armi -contro loro da una parte, e quei di Querciola dall'altra, -e ne fecero centotrè prigionieri; e la più parte furono -condotti a Reggio legati ad una sola fune, e posti a -ceppi sotto buona guardia nelle carceri del Comune. -Quei di Querciola però se ne ritennero alcuni a risarcimento -dei danni loro inferti da quei di Gesso. (Querciola -è una villa di Matteo Fogliani). Non vi fecero -però prigionieri che uomini assoldati, mentre i maggiorenti -di Gesso se ne stavano in casa protetti dal castello; i -quali poi, udita la cattura dei loro soldati, gridarono -dicendo: <i>Guai a noi; perocchè non fu tanta esultanza -ieri e ieri l'altro: Guai a noi! chi ne libererà dalle -mani di cotesti sublimi Dei</i>, (Re 1º). La sera susseguente -quelli di Reggio innalzarono una fiaccola ardente -sulla vetta della torre del Comune a segno di contento -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -e di letizia per allegrare l'animo de' loro amici, che -erano in Bibbianello e ne' castelli vicini; i quali fecero -altrettanto innalzando fiaccole accese, come fanno i contadini -in tempo di quaresima, quando fanno illuminazione -alle loro casette e capanne. Così pure fecero quelli della -plebana di Caviano alzando una fiaccola accesa sulla -punta del loro campanile. All'indomani Monaco di Bibbianello -mandò gente d'armi a bruciare le case che -erano attorno a Canossa<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a> per vendicare l'incendio -della villa di Caviano, operato da quei di Gesso. Tre -giorni dopo, cioè la festa di S. Gervaso e Protaso, -corsero i Reggiani sopra il castello di Mozzadella<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a> e -distrussero le case, e tagliarono le vigne, che vi erano -attorno; e con loro vi erano quelli di Bibbianello, delle -Quattro Castella, di Bibbiano e di Caviano, e fu fatto un -gran guasto di vigne. Ma quelli del castello di Gesso -ferirono molti degli assalitori cogli archi e colle saette, -e lo stesso giorno i Reggiani se ne tornarono a casa, a -numero completo, intatti; i feriti furono di quelli delle -Quattro Castella e di altre ville. Nel detto anno, l'ultimo -di Giugno, que' di Sassuolo, licenziati da quelli di Modena, -che li accompagnarono sino ai confini, ritornarono -alla loro città, e ritornarono in pace e coll'annuenza dei -Modenesi della città; e morì il Vescovo di Modena, che -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -era di Milano, e si chiamava Ardicione, già vecchio e -carico d'anni; e vi fu in Modena viva agitazione, che -durò parecchi giorni per l'elezione di un nuovo Vescovo. -Finalmente fu eletto frate Filippo Boschetti di Modena, -che era de' Minori. Dal partito contrario ne fu parimente -eletto uno, cioè Guido de' Guidi Arciprete di Cittanova, -dotto nel diritto canonico, ma aveva la vista lesa, ed era -fratello di frate Bonifacio de' Guidi, anch'esso frate -Minore. Finalmente la vinse frate Filippo e fu consacrato -Vescovo di Modena. E nota che a' miei tempi molti frati -Minori e Predicatori furono insigniti delle Prelature Vescovili, -ma più in grazia de' parentadi e de' consanguinei, -che in grazia dell'Ordine a cui appartenevano. Poichè -i Canonici delle Cattedrali e delle Chiese madri di ciascuna -città non amano avere a loro superiori dei Religiosi, -benchè sappiano che splendono per dottrina e per costumatezza, -d'onde avviene che que' canonici temono di -essere rimproverati delle loro lascivie e carnalità..... -E de' frati Minori e Predicatori l'Abbate Gioachimo dice -nell'esposizione di Geremia: «Questi due Ordini semplici -ed umili sorgeranno in mezzo alla Chiesa, e allora aspramente -sgrideranno e redarguiranno la meretrice di Babilonia....» -(Nota che per la meretrice di Babilonia si -può intendere ogni anima peccatrice). Di questi due -Ordini disse anche l'Abbate Gioachimo: «Mi pare che -uno raccolga indifferentemente ogni sorta grappoli, incorporando -alla Chiesa chierici e laici; e che l'altro scelga -soltanto le primizie dei chierici». Ma di questo basti; -e la penna ripigli la narrazione dei fasti dei Reggiani, -a cui ora è rivolto specialmente il nostro intendimento, -almeno per quanto ha attinenza colla presente guerra, -la quale nel sussegnato millesimo e nel seguente, di -molto scosse, turbò e afflisse la città di Reggio. A questi -giorni del sunnotato anno, cioè 1287, in Luglio, evasero -dal carcere del Comune di Reggio ventotto prigionieri; -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -per cui fu incarcerato Scalfino, figlio di Guido degli -Indusiati, e sottoposto a tormenti, perchè i Reggiani erano -persuasi che avesse fatto avere ai carcerati una lima -per aiuto ad evadere. E, dopo altri tormenti, posero sotto -le piante de' piedi di lui un fornello con pruni accesi, -e con un manticello soffiavano perchè i pruni fossero più -vivi e ardenti a tormentare. E mentre stava ivi a sedere -co' piedi sopra il fuoco, fecero venire suo padre, -perchè vedesse il figlio tra quel martirio. Oltracciò Guido -fu condannato in trecento lire della moneta di Bologna, -che pagata, lo lasciarono andare in libertà. A questi dì -alcuni ebbero pensiero di fare una tradigione del castello -di Reggiolo a danno della città di Reggio, e a beneficio -di quei di Gesso, ma la frode fu scoperta dai Reggiani -la Dio mercè: <i>Il quale dissipa i pensieri dei malvagi, -che non possan compiere i disegni che avevano cominciati</i>; -e di quelli che erano alla custodia del castello di Reggiolo, -ne fuggirono dieci, che dovevano esserne i traditori. -Però dai Reggiani fu preso il nipote di Corrado di -Canino da Palù, cioè un figlio d'una sorella di lui, e -si chiamava Corradino del Bondeno, e fu più e più volte -sottoposto a gravi tormenti. Poscia fu appeso per le -braccia al palazzo del Comune, poi mozzato del capo, -tratto a coda di cavallo a suggello di derisione, di vergogna -e di obbrobrio sempiterno, e finalmente bruciato. -Dopo di che tutti i Canini, che sono della famiglia dei -Palù, furon posti al bando perpetuo del Comune di -Reggio con tutti i loro eredi. E noto che quei di Gesso, -se veniva lor fatto di avere in mano Reggiolo, speravano -che Veronesi, Mantovani e quei di Sesso accorressero, -sorprendessero la città di Reggio, e ne scacciassero l'altro -partito che ora ne tiene la Signoria. E Corrado Canino -era designato Podestà di Reggio per tre anni. Ma l'iniquità -ha mentito a sè stessa, come era ben giusto, perchè -due mesi prima Corrado aveva fatto uccidere l'Arciprete -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -Fagioli di Fornovo<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> Parmense, ed un suo nipote -(figlio di Alessandra sorella di Rolandino di Canossa) -che si chiamava Carotto, ed era fratello di Bonifacio, il -quale era balbuziente, che aveva cioè la lingua non -sciolta. E mentre aveva perpetrato tutti questi delitti, i -Reggiani, a cui fu ingrato, tolleravano che abitasse in -Reggio nella chiesa di S. Nicolò, che è del monastero -delle Fontanelle<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> nell'agro Parmigiano, quantunque -Guglielmo Fogliani Vescovo di Reggio, e poscia i frati -Gaudenti, se la volessero in seguito appropriare. Si diceva -che anche il Vescovo di Parma avesse dato dugento -lire a quei di Gesso, come aiuto ad impadronirsi di -Reggiolo, e che, quando quelli di Sassuolo furono prosciolti -dai Modenesi, mandò dugento uomini di cavalleria, -e duecento di fanteria in loro aiuto (ma siccome i -Reggiani corsero prontamente in aiuto de' Modenesi, -quei quattrocento non poterono compiere il loro disegno, -perchè temevano che fosse loro impedita la ritirata per -Reggio) dei quali poi si valsero quelli di Gesso per -mettere a ruba e a fuoco Caviano, come abbiamo più -sopra narrato. E sappi che al principio di questa guerra -quelli di Gesso furono audacissimi, bruciando, distruggendo, -catturando quelli del partito avverso. Ma poi -cominciarono ad accasciarsi, perchè i Reggiani ogni -momento salivano a loro con numerosa gente, e ne -esportavano le biade, incendiando le case, tagliando le -vigne di Rolandino, che davano il vino della vernaccia, -e disertarono la vigna di Guido d'Albareto, e ne misero -la casa a fuoco. Questa casa aveva molti alloggi e più -palchi; vi era la loggia, la sala del palazzo, molte camere -da letto, cucine, stalle, cantine, forno, quartieri pe' militi -di guardia, mulini e parecchi nascondigli, e, tutto, la -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -fiamma vorace annientò. Lo stesso anno vi fu un immenso -sviluppo di zanzare, al monte, nelle paludi e al -piano, dal principio di Luglio sino al giorno di S. Maria -Maddalena; ed erano molestissime per l'importunità e la -punzecchiatura. E noto che quest'anno ritardò di molto -la maturazione delle biade, tanto che gli agricoltori e i -mietitori non si sbrigarono della raccolta che verso -S. Maria Maddalena, e quel che pe' Giudei fu annunziato -come una benedizione, cioè: <i>La trebbiatura delle -messi toccherà la vendemmia, e la vendemmia si sovrapporrà -alla seminagione</i>, Levitico I, i cristiani se lo -attribuivano a castigo. Parimente nel detto anno il figlio -del Re d'Aragona, che era figlio<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> del fu Imperatore -Federico II vinse i francesi, che sotto Re Carlo avevano -fatto le campagne di Puglia e di Sicilia, e s'impossessò -di tutto il Regno. Nello stesso anno la grossa e bella -campana del Comune di Parma si ruppe per imperizia -del campanaro a suonarla. Così pure lo stesso anno ebbero -convegno in Parma gli ambasciatori di Bologna, -Modena, Reggio, Brescia, Piacenza e Cremona per trattare e deliberare -intorno ad una concordia e ad una pace delle -città Lombarde, affinchè ognuna potesse godere quiete -sicura e vivere tranquillamente, senza lasciarsi sopraffare -da nemici a cagione delle loro dissensioni.... -Nello stesso anno fu celebrato a Montpellier un Capitolo -generale de' frati Minori, e fu creato Ministro generale -Matteo di Acquasparta, Toscano, della valle di Spoleto. -Ed in questo generale Capitolo non furono presi buoni -provvedimenti, secondo il modo di vedere degli Italiani -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -e secondo la consuetudine degli altri Capitoli generali. -Fu ivi Vicario frate Pietro di Fallengaria<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>, che fu -poi mandato lettore alla Corte, essendo maestro dottorato. -Similmente a questi giorni sorse un'infocata discordia -nella Romagna per ire di partiti; e nello stesso -anno e mese, quattordici di quei ribaldi che erano in -Gesso si proposero di andar a spogliare il convento dei -frati Minori di Montefalcone. Il che saputosi da Giacomino -dei Panzeri e da Bonifacio di Canossa, fratello dell'Abbate -di S. Prospero di Reggio, li minacciarono, e -per timore se ne rattennero e decamparono dalla loro -stoltezza. Parimente nello stesso anno, e in quegli stessi -giorni, i popolani di Bologna presero gravi deliberazioni -contro i loro Cavallieri, e contro tutti i nobili della città, -cioè che qualunque Cavalliere o nobile offendesse alcuno -appartenente ad una compagnia d'uomini del popolo, così -se ne devastassero le ville, le case di città e di campagna, -i campi e le piante, che de' loro beni non restasse -pietra sopra pietra. Ed in queste punizioni incapparono -per primi i figli di Nicolò dei Bazelerii, che dal popolo -furono completamente in ogni loro cosa devastati. D'onde -venne che tutti i Cavallieri di Bologna, per l'impeto del -popolo furente, già temono di abitare in città; e, a guisa -dei Francesi<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>, dimorano nelle Ville sui loro possedimenti; -e perciò i popolani, che abitano in città, a guisa -dei Francesi anch'essi, possono chiamarsi borghesi. Ma i -popolani debbono temere che piova su loro l'ira di Dio, -perchè operano contro la divina Scrittura, che dice, Levitico -19.º: <i>Rendi giusto giudizio al tuo prossimo ecc. -non far vendetta e non serbare odio a que' del tuo popolo</i>. -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -Così per opera de' popolani e de' contadini il mondo -si distrugge, e si conserva per opera de' Cavallieri e dei -nobili. E Pateclo nel libro de' Tristi disse: <i>Et quando de -sola fit tomera ecc. Quando la suola diventa tomaio ecc.</i> -E vuol significare che ogni cosa diviene grave a sopportarsi, -quando chi deve star di sotto monta sopra. La qual -cosa il Signore minaccia di fare anche per punizione dei -peccati, (Deuteronomio 28.º): <i>Il forestiere che sarà nel -mezzo di te sarà innalzato ben alto sopra di te ecc. e -tutte queste maledizioni verranno sopra di te ecc.</i> Ma -poscia è da temere che non avvenga il rovescio della -medaglia, perchè in giorno di fortuna, si mutano le corna -della luna. Richiàmati a memoria l'esempio de' beccai -di Cremona, de' quali uno aveva un grosso cane, che -tollerò con pazienza molte molestie infertegli da un ringhioso -bottolo d'un altro beccaio; ma siccome quel cagnotto -non voleva smettere il solito disturbare, perciò fu -sommerso e annegato in Po. E così sono molti a questo -mondo, che, se vivessero in pace, nessuno li toccherebbe; -ma andando studiatamente in cerca di brighe, le trovano -poi... ma di ciò basti e riparliamo dei Reggiani. -A questi giorni dell'anno sunnotato, cioè 1287, quelli -di Gesso stretti da neccessità, perchè incalzati da' nemici, -si serrarono nella rocca, e subito arrivarono i Reggiani -della città coi loro alleati a cingerli d'assedio, e li tennero -stretti quasi quindici giorni. E allora vennero ambasciatori -da Bologna e da Parma per pacificare tra loro -quei di Gesso assediati nella rocca, e quelli di Reggio -che li assediavano. E così col pretesto di trattare la pace -fu levato l'assedio e quelli di Gesso uscirono dalla rocca; -ma pace non si fece. Anzi quelli di Gesso operarono -peggio di prima, depredarono, distrussero le ville della -diocesi di Reggio, fecero prigionieri e li sottoposero a -studiati e inconsueti tormenti per indurli a riscattarsene -per denaro. E coloro che tali cose facevano erano assassini -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -di Bergamo, di Milano, della Liguria, che quelli di -Gesso avevano assoldati.... E avendo una volta pigliato -un poveretto, che non aveva loro recato punto offesa, anzi -avrebbe loro fatto servigio, se avesse saputo come, lo legarono, -lo trassero a Gesso, e gli dissero: Imponi a te stesso -la taglia: Che era quanto dire: Di' tu quanto ne puoi dare. -Ma avendo risposto che nulla poteva dare, gli martellarono -la bocca con un sasso, e gli caddero sei denti, ed -un settimo crollante stava per cadere. E altrettanto fecero -a più altri. Ad alcuni gettarono al collo una corda -a nodo corsoio, e strinsero tanto che gliene schizzarono -fuori gli occhi dalle occhiaie posandosi sulle guancie; ad -altri legavano soltanto il pollice della mano destra, o -della sinistra, e li appendevano in modo che non toccassero -terra; altri ancora sospendevano legati per i testicoli; -a chi stringevano con fune soltanto il mignolo d'un piede, -pel quale si sosteneva sospeso tutto il corpo; a chi -legavano le mani a tergo, e li facevano sedere, e sotto -i piedi mettevano un fornello di pruni accesi, che con un -soffietto facevano diventare più vivamente ardenti; a chi -legavano il pollice del piede destro con una funicella legata -ad un dente, poi lo punzecchiavano nella schiena perchè -cavasse a se stesso il dente; uno ne aveva legate le mani -colle tibie presso alle calcagna (come agli agnelli destinati -vittime, o al macello) e così un giorno intero -senza mangiare e senza bere lo lasciavano sospeso ad una -pertica; un altro era sfregato con un legno durissimo -agli stinchi, finchè se ne vedevano scoperte le ossa; era -insomma a vedere, e anche solo a udire, una miseria e -una pietà indicibile. E quando i maggiorenti di Gesso li -rimproveravano di fare quelle orribili crudeltà su uomini -cristiani, si irritavano quegli assassini, e li invitavano -imperativamente a ritirarsi, se non volevano essi stessi -un simile trattamento. Quindi per necessità, volere o non -volere, permettevano quegli orrori. Molte altre guise di -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -tormenti escogitavano ed applicavano, che per brevità -non descrivo.... Entrarono dunque nella Bocchetta -quei di Gesso il 1.º d'Agosto, giorno di S. Pietro in -Vincoli, e vi stettero assediati sino al giorno dei SS. -Martiri Ippolito e Cassiano, giorno in cui ne uscirono. Ed -un giovine, che vi si trovava, disse a me che dentro vi -erano 300 uomini e 240 cavalli. Fuori poi all'ingiro per -l'assedio si noveravano 3000 uomini, computandovi i -Reggiani e gli amici loro, che in diversi gruppi erano -collocati quà e là pei monti attorno alla Rocchetta, come -riserva. E se i Reggiani li avessero presi per fame (e -prenderli si poteva, se non l'avessero impedito i Parmigiani -e i Bolognesi coll'intromettersi pacieri) senza dubbio -la guerra era finita, perchè i capitali loro nemici -erano chiusi nella Bocchetta, e al di fuori i Reggiani -avevano mangani e trabucchi, i cui urti gli assediati non -avrebbero potuto sostenere. La Rocchetta poi è ad un -miglio da Sassuolo, e a dieci miglia da Reggio. Questa -è una valle chiusa attorno da monti, nel cui mezzo sorge -un monticolo, sul quale è costrutta la rocchetta, che -si chiama anche con altro nome Tiniberga per la seguente -ragione. Alcuni Bergamaschi dei maggiorenti della città, -per un omicidio da loro perpetrato, furono banditi dalla -città loro e cacciati a perpetuo confino, senza speranza -di più rimpatriare. Ed essendo andati a Reggio, chiesero -al Comune di Reggio un luogo in cui poter abitare sicuri. -I Reggiani permisero loro di girare attorno pel territorio -Reggiano, e, ove trovassero un luogo non abitato -da altri e a loro opportuno, ivi erigessero una loro fortezza -e vi abitassero; e così costruirono la Rocchetta, -che da loro fu denominata Tiniberga. Questa ora appartiene -a Bernardo da Gesso. In questi giorni e nel susseguente -millesimo i Bolognesi posero a confino molti dei -loro Cavalieri o li mandarono a dimora in varie città. -E ciò fecero i popolani, perchè cominciarono a dominare -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -sopra i Cavallieri. E nota che la divina Scrittura giudica -pessima la signoria di certi ordini di persone, come sarebbero -le donne, i ragazzi, i servi, gli stolti, i nemici, -e le persone di bassa sfera, delle quali dice: <i>Nulla di -più aspro d'una persona d'umile condizione, quando -sale ad alto grado</i>. E Pateclo, nel libro dei Tristi, disse: -<i>Et cativo homo podhesta de terra</i> ecc. D'ogni specie di -queste Signorie cercane esempi più sopra. In questi giorni -Monaco di Bibbianello, che è di Canossa, catturò Bernardo -di Guglielmo, diacono della Chiesa di S. Antonino -delle Quattro Castella, che spontaneamente e prontamente, -senza costrizione di tormenti, come dicevano coloro che -lo catturarono, confessò d'avere avuto il proposito di -tradire Bibbianello e darlo a quelli di Gesso. E tosto -gli segarono le canne della gola, e lo portarono in giro -per il castello, morto... nudo; poscia lo precipitarono -giù dal castello come un vile cadavere, e fu sepolto -colla sola camicia nella Chiesa di S. Antonino. Cantando -io messa in Bibbianello il giorno di S. Giovanni Battista, -costui cantò alla messa il Vangelo; e lo stesso anno, il -giorno dopo la Decollazione di S. Giovanni Battista, giorno -di Sabato, fu scannato. Alla sorella di lui, di nome Berta, -tagliarono la lingua, e la espulsero dalle Quattro Castella -con comando di non ritornarvi. Essendochè attribuivano -a lei, come anche alla concubina di lui, o amante o -meretrice che fosse, la colpa di rivelare certi colpevoli -segreti tra quelli di Gesso ed alcuni infami traditori delle -Quattro Castella. Questo diacono era vecchio ed aveva -la sua concubina... e finalmente non seppe e non -volle confessarsi. Chi lo uccise si chiama Martinello, un -famigerato assassino malfattore, che Monaco di Bibbianello -teneva seco nella rocca. Parimente nell'anno precedente, -dagli assassini di Monaco di Bibbianello fu ucciso -Peregrino arciprete della Chiesa plebana di Caviano, a -cui attribuivano la colpa di non essere sincero partigiano -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -di Monaco, e lo accagionavano di molte altre cose non -meritevoli di essere ricordate. E furono quattro quelli che -l'assassinarono: Raimondello, Giacopello, Acorto e Ferarello. -Questi quattro una sera cenarono con lui, e la notte -mentre egli dormiva nel proprio letto, colle spade l'uccisero, -e lo bistrattarono così brutalmente ed oscenamente -che pareva un mostro orribile. Ma non fu tarda la vendetta -di Dio a raggiungere gli assassini di questo prete. -Non passò un anno che Raimondello restò morto da -quei di Gesso; anche Giacopello incappò nelle mani di -quelli di Gesso, che gli schiantarono due denti, e appena -se la potè svignare. Acorto e Ferarello li colpì Iddio -ne' loro letti. Parimenti nel millesimo sussegnato, quando -il Podestà di Bologna e i cittadini Bolognesi trassero -dalla clausura quelli della Rocchetta, condussero secoloro -a Bologna Rolandino di Canossa, lo posero tra ceppi e -sotto custodia per avere una malleverìa che si farebbe -la pace, e ve lo tennero a lungo; fecero altrettanto a -Bartolomeo dei Panzeri, una volta giudice, cittadino Reggiano, -e al Prevosto di Carpineti, che era figlio d'Alberto -Fogliati e fratello di F.... Così nello stesso anno tutti -quelli dell'antico partito di Federico Imperatore, che -tanto tempo erano stati esuli dalle loro città e girovaganti, -mulinarono di impadronirsi di qualche città, in -cui abitare senza vergogna o senza tristezza, pronti a -pigliarsi vendetta de' loro nemici, se non volessero vivere -in pace con loro. Ed a ciò meditare li aveva indotti una -necessità durissima, perchè... cioè quelli che parteggiavano -per la Chiesa in niun modo volevano loro aprire -le viscere della misericordia, accoglierli pacificamente e -riammetterli nelle loro città. Perciò macchinarono di -tentare ciò che abbiamo accennato più sopra; e Rolandino -di Canossa con quelli di Gesso aveva giurato a quelli di -Sesso che per tutta sua vita non entrerebbe in Reggio, -se non vi entrasse di pieno accordo con loro, come conveniva. -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -Si adunarono dunque quelli dell'antico partito -imperiale, cioè di Cremona, di Parma, di Reggio, di -Modena, di Bologna, e tirarono seco quei di Gesso e di -Sassuolo, e avevano in loro aiuto da Verona e da Mantova -cinquecento cavallieri, e duecento tedeschi. E ai 7 -di Settembre, Sabbato, sull'ora del mattutino, Tomasino -di Sassuolo, con alcuni altri, entrò in Modena per l'alveo -del canale, e per porta Bazoaria, e cominciò a scorrazzare -qua e là, e a dire gridando che sua era la città e -de' suoi Cavallieri, e vi piantò sue bandiere e sue insegne: -<i>Ma la iniquità mentì a se stessa</i>, la Dio mercè, <i>che -dissipa i propositi dei malvagi, sicchè non possono -adempiere le cominciate imprese</i>. Giobbe 5.º. Diffatto -avevano già posto mano all'uccisione dei fanciulli, la -cui innocenza Iddio immantinente in due maniere vendicò: -primo, aprendo ai fanciulli le porte del paradiso, -così che intanto che da altri ricevevano la morte, da lui -erano assunti alla vita del cielo; secondo, non permettendo -loro di impossessarsi della città, la quale indubbiamente -sarebbe stata occupata, se si fosse aperta la -porta, non potutasi così subito aprire, perchè era ferma -in alto da una sbarra di ferro. Non fu dunque abbastanza -accorto Tomasino di Sassuolo, gridando troppo -presto: Nostra è la città, prima che fosse aperta la porta. -Così pure non erano ancora arrivati ad aiuto i duecento -tedeschi, che giunsero dopo; e i cinquecento che erano -venuti da Verona e da Mantova con altra moltitudine, -aspettavano di fuori, volendo entrare in città sol quando -fosse libero il passo a chi era per entrare. Ma siccome -entrare non potevano, posero fuoco alla porta, affinchè -bruciate le imposte, fosse tolto ogni ostacolo. Ma anche -allora incontrarono due impedimenti: primo, che soffiava -un vento gagliardo e loro contrario, sicchè avventandosi -le fiamme verso loro, li costringeva ad allontanarsi; secondo, -perchè la fornace di bragia che era sull'ingresso -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -dopo bruciate le porte, non permise loro di introdursi. -E gridando alcuni: Al fuoco, al fuoco, svegliarono i cittadini, -che dato di piglio alle armi, e combattendo virilmente, -fiaccarono i nemici, li respinsero, a punta di spada -li fugarono, e li inseguirono sino a Sassuolo... permisero -loro di entrare... cominciarono a cercare studiosamente -i traditori. E presero Grassone de' Grassoni... -e lo impiccarono alla porta Bazoaria; e in quei -giorni, nella suddetta occasione, trentanove persone furono -appese al patibolo, tra le quali, come si diceva, alcune -erano innocenti. Era allora Podestà di Modena Bernardino -di Ravenna, figlio di Guido da Polenta e di... -da Fontana, e di Samaritana Alberghetti di Faenza. In -quel tempo Matteo da Correggio andò a Modena, e nel -palazzo del Comune, in pieno Consiglio, rimproverò acremente -il Podestà, dicendo: Di certo, Voi, o Podestà, addossate -una grave responsabilità a noi e a questa città; -responsabilità, per cui ne bisognerà tremare per tutta -nostra vita, a cagione della precipitata vendetta... -che avete fatta.... Detto ciò, ognuno se ne tornò a -casa propria. Parimente nel detto anno, agli 8 di Settembre, -giorno della Natività della Beata vergine, verso -l'ora di Vespro, quelli di Gesso, in tempo di tregua -pattuita con quelli di Bibbiano e delle Quattro Castella, -i quali avevano già spillato il denaro convenuto, ripiegarono -indietro e non attennero la fede data, ma s'avventarono -sopra questi, come ho visto io co' miei occhi, -e rapirono e condussero via dai pascoli dieci paia di buoi, -una giovenca, quattro ragazzi, ed uccisero un uomo. -Ma quelli dello Quattro Castella, cioè di Bibbianello... -A questi giorni si celebrò un Capitolo provinciale per -la provincia di Bologna presso Ferrara, al quale intervenne -anche il Ministro Generale frate Matteo di Acquasparta. -Era allora Ministro provinciale di Bologna frate -Bartolomeo di Bologna, riputatissimo maestro dottorato. -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -E per celebrare solennemente il detto Capitolo fece le -spese il Marchese d'Este, e ne onorò la mensa a pranzo. -E la Marchesa sua moglie, che era malata, morì; e come -essa aveva vivamente desiderato, fu onorificamente sepolta -dai frati del Capitolo nel convento dei frati Minori. La -sua anima per la misericordia di Dio riposi in pace, -perchè in vita e in morte fece molti benefizii ai frati -Minori. Parimente nello stesso anno, in settembre, ai -dieci, nell'ottava della Natività della beata Vergine, morì -a Parma Salvino Torriani di Milano, e fu sepolto al -convento de' frati Minori di Parma, nel sepolcreto dei -frati. Volle essere sepolto senza pompe funebri, e così fu -fatto. Fu genero del Conte di S. Bonifacio di Verona, -che aveva moglie una figlia di lui. Era straricco. Si confessò -divotamente dai frati Minori. Aveva fatto un bellissimo -testamento, nel quale molto aveva legato per la -sua anima ai poveri di Cristo; specialmente ai frati Minori, -ai Predicatori e ad altri Religiosi sì di Milano che -d'altri paesi. Ma Guido da Correggio l'adulterò con -abrasioni e mutamenti, e l'anima sua Iddio la depenni -dal libro della vita, se non restituisce quanto, a frode -e a malizia, ha tolto ai poveri di Cristo, perchè fece -graffio alla volontà di un buon uomo, che aveva steso un -testamento bellissimo per la salute dell'anima sua. E -questo Guido da Correggio, cittadino di Parma, non aveva -con lui attinenze di parentela, era a lui estraneo affatto, -anzi nemico. E siccome dice Iddio che, chi si umilia -sarà esaltato, perciò quel Salvino, che si umiliò coi miti -di cuore scegliendo... ora presso la porta... -nell'atrio dei Minori è tumulato il suo corpo in un ricco -e bellissimo mausoleo; e la sua anima per la misericordia -di Dio riposi in pace. Nel detto anno, in settembre, -i Parmigiani cominciarono a murare un ponte di pietra -detto dei Salarii, sul torrente Parma, sino alla via, che -va a S. Cecilia; e murarono anche la porta di borgo Sant'Egidio, -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -che conduce a S. Lazzaro, che è sulla strada pubblica. -Similmente la porta del prato di S. Ercolano, per -la quale si va al borgo, che si chiama di Bologna. E a -clausura della fossa vi fecero un muro in testa, presso -il naviglio e il molino, perchè le fosse più a lungo tenessero -l'acqua. E a questi giorni vi era in Parma ardente -discordia fra il Vescovo Obizzo Sanvitali e Guido da Correggio. -Eglino erano i due Capitani dei partiti, che erano -in quel tempo nella città; nè erano stati fatti Capitani -dai cittadini di Parma, ossia eletti, ma da sè stessi si -erano arrogata la supremazia; e l'uno e l'altro credeva -di operare secondo ragione e a vantaggio della città. E -le persone d'allora, secondochè parteggiavano, parlavano -anche, lodavano, biasimavano chi l'uno, chi l'altro. Ma -il beato Agostino dice che poco è da curarsi dei giudizii -degli uomini; e la ragione che ne dà è questa; non ti -può infamare un oltraggio, ne ti può coronare una adulazione. -Parimente nel sunnominato millesimo, la vigilia -di San Giovanni Battista... l'armata di Pietro... Re -d'Aragona colò a fondo, al di là di Napoli,<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a> molte -navi Francesi. E molti plebei, ossia popolani, e Cavallieri, -e nobili, e baroni, che erano reliquie dell'esercito di Re -Carlo, n'ebbero cavati gli occhi. E fu cosa veramente -degna e giusta... perocchè sono superbissimi stoltissimi, -e uomini quasi... maledetti, che sprezzano tutte -le nazioni del mondo, e specialmente gli Inglesi ed i -Lombardi, e per Lombardi intendono tutti gli Italiani e -i Cisalpini, mentre son dessi che veramente meritano di -essere disprezzati, e che realmente li sono da tutti. Ai -quali può applicarsi a capello quel che per canzonatura -dicesi di Trutanno: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -Dum Trutannus in <i>m</i> pateram tenet et sedet ad <i>pir (sic)?</i> -Regem Capadocum — credit habero cocum. -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -(Forse vuol dire) Quando Trutanno ha in <i>mano</i> il bicchiere, -e sta seduto <i>ad un buon fuoco</i> si leva in tanta superbia -da credere che il Re di Capadocia sia il suo cuoco. -</p> -</div> - -<p> -Perocchè dopo aver ben bevuto i Francesi si danno da -credere di poter vincere e balloccarsi tra mano tutto il -mondo. Ma s'ingannano.... I Francesi adunque portano -altissima la cresta. E affliggevano i regnicoli, i Toscani, -i Lombardi, che dimoravano nel regno di Puglia, -e loro rapivano... gratuitamente, cioè senza pagare... -frumento... e carni, capponi, oche, galline, e -quanto può servire a vittovaglia. E non si limitavano a -non pagare le derrate, o le grascie comperate, ma per -sopraccarico percuotevano e ferivano chi loro vendeva. -Questo eccesso si mostrò chiaro nel fatto che sono per -narrare. Un Parmigiano aveva una bellissima moglie, la -quale domandando ad un Francese il prezzo delle oche, -che a lui aveva vendute, non solo egli si rifiutò di dare il -danaro patteggiato... ma per giunta la percosse con -un colpo tanto grave che non vi fu bisogno del secondo, -e a scherno le domandò se volesse null'altro da lui. -Questa cosa seppe il marito, e ne fremette sì.... -Morì anche nel detto millesimo il Re dei Saraceni di Tunisi; -e, in odio di Re Carlo, elessero loro Re un figlio -del fu Pietro Re d'Aragona. Il quale accettò... -ed assunse la Signoria di loro. E questo Re d'Aragona -era figlio d'una figlia di Manfredi, Principe di Puglia, -il quale poi era figlio del fu Federico Imperatore spodestato... -</p> - -<p class="pad2 center large"> -<span class="smcap">Fine della Cronaca.</span> -</p> -<hr class="silver" /> -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -</p> - -<h2 id="frammenti">FRAMMENTI -<span class="smaller">DI UN LIBRO INTITOLATO <i>Il Prelato</i></span></h2> - -<p class="center"> -SCRITTO DA FRA SALIMBENE -</p> - -<p class="center"> -AGGIUNTI -ALLA CRONACA DELLO STESSO AUTORE -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -</p> - -<h3>ALCUNI FRAMMENTI</h3> - -<div class="blockquote"> -<p> -<b>Incomincia il libro, che ha per titolo</b> <i>Il Prelato</i>, <b>a cui -fare mi porse occasione frate Elia: e contiene -molte buone ed utili cose.</b> -</p> -</div> -</div> - -<p class="pad2"> -Parimente nel suddetto millesimo, cioè 1238, -indizione 11.ª io frate Salimbene di Adamo, parmigiano, -vestii l'abito dell'Ordine de' Minori, il giorno -4 di Febbraio, festa di S. Gilberto, e fui ammesso -la sera della vigilia di S. Agata dal Ministro Generale -frate Elia nel convento di Parma, d'onde egli -stava per muovere alla volta dell'Imperatore in -Cremona, mandatovi da Papa Gregorio IX; essendo -che frate Elia era intimo amico dell'uno e dell'altro, -e perciò opportuno mediatore tra loro. E in vero, -secondochè dice il beato Gregorio «quando si manda -come oratore una persona che spiace a chi si manda, -si sdegna l'animo di chi la riceve e si volge al -peggio». E, quando fui ricevuto, eravi presente -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -frate Gherardo da Modena, che pregò perchè fossi -accolto, e fu esaudito. Era allora Podestà di Parma -Gherardo da Correggio, detto dai Denti perchè aveva -i denti grossi; e venne in persona al convento dei -frati Minori con alcuni Cavallieri per fare visita a -frate Elia Ministro Generale, il quale aveva stanza -in quella parte del convento ove è il refettorio -degli ospiti o forestieri, e lo trovò seduto accanto -a buon fuoco, sopra un sedile coperto con un cuscino -di piume, e teneva in capo un cappello all'armena; -e, come ho veduto io co' miei occhi, -quando entrò il podestà e lo salutò, egli nè si alzò -in piedi, nè si mosse punto. La qual cosa fu giudicata -una grossolana villania, poichè Iddio stesso -dice nella divina Scrittura, Levitico 19.º: <i>Lèvati su -davanti al canuto, ed onora l'aspetto del vecchio</i>. -Parimenti dice l'Ecclesiastico 3.º: <i>Quanto più sei -collocato in alto, tanto più in ogni cosa umiliati, -e troverai grazia al cospetto del Signore</i>. Anche -l'Apostolo ai Romani 13.º dice: <i>Rendete adunque a -ciascuno il debito... l'onore a chi dovete onore</i>. -E di nuovo l'Ecclesiastico 41.º. Imperocchè non <i>è -bene di arrossire per qualunque cosa, e non tutte -le cose ben fatte piacciono a tutti... Vergognati -di tacere con quelli che ti salutano</i>. Frate Elia però -adempì un altro luogo della scrittura, che dice, Proverbi -26.º: <i>Chi dà gloria allo stolto fa come chi -gittasse una pietra preziosa in una mora di sassi.</i> -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -Uno dei genitori di frate Elia, cioè il padre, era -di Castello dei Britti<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> nella diocesi di Bologna, -e la madre di Assisi, e nel secolo questo frate<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a> -aveva nome Bombarone, faceva il materassaio, o -insegnava in Assisi a leggere il Salterio ai ragazzi. -Entrato nell'Ordine de' Minori, ricevette il nome di -Elia e diventò due volte Ministro Generale. Godeva -i favori dell'Imperatore e del Papa, ma col tempo -Iddio lo umiliò a seconda della sentenza: <i>Questo -umilia, quello esalta...</i> non così accadde a frate -Elia; anzi siccome non ebbe riconoscenza pei favori -ricevuti, fu destituito in modo che non fu mai più -riammesso nel suo grado; la qual cosa egli non -aveva mai potuto darsi a credere.... Questo -poi avvenne nell'anno successivo, come diremo, -quando fu deposto da Papa Gregorio IX in un Capitolo -generale; e bene se lo meritò per le brutte -colpe che aveva. E prima di tutto parliamo della -sua villania verso Gherardo da Correggio, che -essendo nobil uomo ed insignito di sublime dignità, -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -poichè era Podestà di Parma, ed essendosi -recato a lui per fargli visita e rendergli onore, egli -avrebbe dovuto alzarsi in piedi per far onore anche -a sè stesso. Imperocchè l'onore non è solamente -di colui, a cui si dispensa, ma eziandio, e più, di -colui che lo dispensa. Frate Elia non considerò -l'atto suo sotto questo aspetto, e quindi commise -villania. Perciò Pateclo di tali persone dice nel -libro dei Tristi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Cativo hom podhesta de terra</p> -<p class="i01">E povero superbo ki vol guerra.</p> -<p class="i01">E senescalco kintrol desco me serra.</p> -<p class="i01">E villan ki fi messo a cavallo.</p> -<p class="i01">Et homo ke zeloso andar a ballo.</p> -<p class="i01">E l'intronar de testa quando fallo.</p> -<p class="i01">E aver hom ki in honor aventura</p> -<p class="i01">E tutti quanti de solazo no cura.</p> -</div></div> - -<p> -Quel Gherardo da Correggio era alto di statura, di -giuste proporzioni di membra, tenea più del macilento -che del pingue, Cavalliere robusto e dotto nell'arte -della guerra. Io lo ho veduto due volte Podestà -di Parma; la prima, quando entrai nell'Ordine; -poi, quando la città di Parma si ribellò al deposto Imperatore -Federico II. Egli fu amico intimo e speciale -di mio fratello Guido di Adamo, frate dell'Ordine -de' Minori, ed era padre di Guido e di Matteo da -Correggio, che tutti e due ebbero l'onore di molte -podesterie. Uno di loro, cioè Guido, fu ardente guerriero -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -e dotto nell'armi, ed ebbe moglie Mabilia di -Giberto da Gente, di cui generò figli e figlie. L'altro, -cioè Matteo, fu Cavalliere di senno, nè ebbe figli, -tranne uno illeggittimo. Quando io entrai nell'Ordine -dei frati Minori, Tancredi Pallavicino, Abbate -del convento di S. Giovanni di Parma, uomo di -cortesia e liberalità distinta, di onorata fama e di -vita onesta e santa, mandò a frate Elia Ministro -Generale, perchè avesse da imbandire la cena per -sè e pei frati, un regalo di capponi, portati da un -contadino penzoloni, davanti e di dietro, da una pertica -che aveva sulle spalle. Era un Giovedì, ed era -presente il Podestà ed io pure in abito ancora da -secolare, e vidi tutto questo, e la sera dopo cena -fui ammesso all'Ordine. Io aveva già lautamente -pranzato in casa mia; eppure i frati mi condussero -nell'infermeria e mi vollero servire un'ottima cena. -Ma in seguito mi alimentarono di cavoli per tutta -vita mia, quantunque da secolare io non avessi mai -mangiato cavoli, anzi mi movevano tanta ripugnanza, -che non avrei nemmeno mangiate carni -che fossero state cotte con cavoli; e in seguito ebbi -poi sempre in mente il detto tante volte ripetuto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Milvus ait pullo.</p> -<p class="i01">Dum portaretur ab illo:</p> -<p class="i01">Cum pi pi faris,</p> -<p class="i01">Non te tenet ungula talis.</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ad un pulcin, che seco a voi traea</p> -<p class="i01">Stretto tra l'ugne, uno sparvier dicea:</p> -<p class="i01">Il pipilar che fai spettra ogni cosa,</p> -<p class="i01">Ma l'ugna che ti tien non è pietosa.</p> -</div></div> - -<p> -E Giobbe 6.º dice: <i>Le cose che l'anima mia avrebbe -ricusato pur di toccare, sono ora i miei dolorosi -cibi</i>. Inoltre frate Elia aveva il costume di parlare -parabolicamente; ed una volta, interrogato da Gherardo -Podestà di Parma, ove andasse ed a che fare, -rispose: Il Papa, che mi ha incaricato di questa -missione, è per me contemporaneamente una forza -di attrazione e di repulsione. Quasi volesse dire che -passava da un amico ad un altro amico, e questa -maniera di esprimersi fu giudicata dagli uditori ingegnosissima.... -La seconda colpa di Elia fu -di aver ricevuto nell'Ordine molte persone inutili. -Io abitai due anni nel convento di Siena e vi trovai -venticinque frati laici: ne abitai quattro in quello -di Pisa, e ve n'erano trenta. E forse per molte -ragioni Iddio permise queste ammissioni.... La -quarta ragione si è che Dio lo aveva rivelato all'Abbate -Gioachino. Onde, parlando egli di due -Ordini futuri, dice: «Parmi vedere che l'Ordine -de' Minori accolga senza distinzione ogni sorta di -frutti della terra, e incorporerà nella Chiesa chierici -e laici; e l'altro dia precipuamente la preferenza -ai chierici». Se poi vi sia alcuno che voglia sapere -qual colpa vi fu da parte di frate Elia nel -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -ricevere i laici nell'Ordine, se lo fece perchè Iddio -aveva così decretato, rispondo che: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quidquid agant homines, —</p> -<p class="i01">intentio judicat omnes</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Null'opra in colpa all'uom giammai s'appone,</p> -<p class="i01">Se fatta sia con buona intenzione.</p> -</div></div> - -<p> -La passione di Cristo fu certamente cosa buona, -anzi ottima, perchè per essa noi siamo stati redenti -e siamo salvi; ma fu cattiva pei Giudei, i quali lo -fecero patire, e poi non vollero credere in Cristo, -che aveva patito. Così, se frate Elia riceveva nell'Ordine -una moltitudine di laici per poter meglio -con loro padroneggiare, o per averne le mani piene -di denaro da loro contribuito, io sostengo che appunto -per questo era veramente meritevole d'essere -deposto. Perciò dice la sapienza nei Proverbi 17.º: -<i>L'empio prende il presente dal seno per pervertire -le vie del giudizio</i>. Egli se lo saprà. Terza colpa -di frate Elia fu il promuovere uomini indegni alle -Prelature dell'Ordine. A Guardiani, Custodi, Ministri -promoveva dei laici, il che era fuor d'ogni ragione, -non mancando nell'Ordine buona messe di -chierici. Ed io a' miei giorni ho avuto per Custode -un laico, e laici parecchi Guardiani. Non ho mai -avuto un laico per Ministro, ma ne ho veduto parecchi -in altre provincie. Nè è da meravigliare se -li nominava, perchè l'Ecclesiastico nel 13.º dice: -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -<i>Tutte le bestie fan società colle loro simili, così ogni -uomo si unirà col suo simile</i>. Che se alcuno obbietti -l'articolo della nostra Regola che dice: <i>I Ministri -stessi, se sono preti</i> ecc. io gli farò osservare -che il citato articolo fu inserito per quel tempo -in cui l'Ordine scarseggiava di Sacerdoti e d'uomini -di nome e di lettere, quali ora abbiamo, e quali vi -furono ai tempi di frate Elia. Quarta colpa di frate -Elia fu non aver dato all'Ordine leggi generali -tendenti a conservare la Regola e a servire di norma -per il regime uniforme dell'Ordine stesso. Nè -leggi generali di tale natura furono mai emanate, -durante il governo di tre Ministri Generali, cioè del -beato Francesco, di Giovanni Parenti e di Elia, che -due volte, a nostro danno, fu Ministro. Imperocchè -sotto il suo governo molti frati laici in Toscana -portavano la chierica, come ho veduto co' miei occhi, -quantunque non conoscessero nemmeno una lettera -dell'alfabeto; alcuni dimoravano in città, accanto -alle Chiese dei frati, chiusi in romitaggi, ma che -avevano finestre, per cui mezzo tenevano colloquii -colle donne; e i laici non erano utili nè a confessare, -nè a dare buoni consigli. E questo l'ho veduto -a Pistoia ed altrove. Così pure alcuni se ne -stavano soli, cioè senza compagno, negli ospedali; -e questo l'ho veduto a Siena, dove un frate Martino -Spagnuolo, laico, vecchio e di bassa statura, -serviva ai malati nell'ospedale, e tutto il giorno, -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -quando gli piaceva, se ne andava da solo gironi -per la città; ed altri li ho veduti in tal modo girare -il mondo. Ho veduto anche chi portava sempre -la barba lunga, a uso degli armeni e dei greci, che -lasciano crescere la barba senza mai raderla, nè -avevano il cingolo. Altri si cingevano di una corda -comune, con entro un'anima intorno alla quale i -fili erano in vaghe e varie guise attorcigliati; e beato -chi se la poteva comprare più bella. Sarebbe troppo -lungo il noverare tante altre cose da me osservate, -che erano ben lungi dal conferire onestà al vestiario. -I laici erano fin anche mandati ai Capitoli per rappresentare -i voti dei semplici fraticelli; e tanti altri -laici, a cui per grado non spettava, a torme popolavano -i Capitoli. Ed io, in un Capitolo provinciale -convocato a Siena, ho visto ben trecento frati, la -più parte laici, che ivi null'altro facevano che mangiare -e dormire. E nella provincia di Toscana, -quando io vi dimorava, che di tre provincie fu unita -in una sola, erano tanti i laici, quanti i chierici, -anzi di laici ve ne erano quattro di più. Ah! Elia, -Elia! <i>tu hai moltiplicato la gente, ma non hai -accresciuta l'allegrezza</i>, Isaia 9.º. Anderei troppo -per le lunghe s'io volessi sciorinare tutte le grossolanità -e gli abusi, che ho veduto, e forse me ne -verrebbe meno il tempo e la carta, e annoierei i -lettori senza alcun loro insegnamento. Se qualche -frate laico vedeva od udiva un frate ancor giovinetto -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -parlare latino, ne lo rimprocciava dicendogli: -Ah! meschinello, vuoi tu abbandonare la santa semplicità -per far pompa del tuo sapere? Ai quali di -ripicco io rispondeva: «La santa semplicità giova -solo a sè stessa, e quanto per merito di vita è -utile a edificazione della congregazione dei fedeli, -altrettanto è nociva se non sa confutare i nemici -della Chiesa». È vero che chi è asino vorrebbe -che ogni cosa fosse dell'asino, secondo che fu scritto.... -A quei tempi si arrivò al punto che i laici -precedevano i sacerdoti; e in qualche romitorio, -ove tutti, tranne un sacerdote e uno scolare, erano -laici, volevano che anche il sacerdote, il giorno che -gli toccasse, facesse da cucina. Ed una volta accadde -che il sacerdote fosse cuciniere in giorno di -domenica, ed entrato in cucina e sbarrato bene -l'uscio, cominciasse, come meglio sapeva, a cuocere -gli ortaggi. Ma passarono alcuni Francesi secolari, -che con insistenza domandavano una messa, nè vi -era chi la dicesse. Corsero perciò in fretta i laici -alla porta della cucina e bussarono perchè il sacerdote -uscisse a dire la messa. Ma egli rispose: Andate, -andate voi a cantare la messa, chè io faccio in cucina -quel servizio che non volete far voi. Di che -arrossirono grandemente e riconobbero la loro nullaggine. -Ed era veramente una miseranda stoltezza -non mostrare reverenza a quel sacerdote, che doveva -poi essere giudice delle loro coscienze. Perciò -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -in processo di tempo sono stati ridotti a pochissimi, -ed ora la loro ammissione è quasi al tutto proibita, -perchè non ebbero nessuna riconoscenza per l'onore -loro conferito, e perchè l'Ordine dei Minori non ha -bisogno di tanta caterva di laici... che sempre -tendevano insidie a noi. Ed io ricordo che in un -Capitolo, tenutosi nel convento di Pisa, fu proposto -di deliberare che quando si ammetteva un chierico -si ammettesse contemporaneamente anche un laico; -ma la proposta nè fu deliberata, nè ammessa alla -discussione; chè sarebbe stata gravissima sconvenienza. -Tuttavia quando entrai nell'Ordine dei Minori -vi trovai molti uomini insigni per santità, per -coltura letteraria e per ispirito di preghiera, di devozione -e di contemplazione. E questo soltanto di -buono ebbe frate Elia che promosse nell'Ordine dei -Minori gli studi teologici. L'Ordine, quando io vi -entrai, era stato fondato da trent'anni, e vidi il -frate, che primo si era associato al beato Francesco, -ed altri di que' primi. A Parma lasciai lettore di -teologia frate Sansone, Inglese; ed a Fano, quando -vi fui novizzo della Provincia d'Ancona, al cui governo -sedevano due Ministri, ebbi lettore frate Umile -di Milano. Ora che scrivo corre l'anno 1283, dopo -la Natività della Vergine gloriosa, giorno di San -Gorgone martire, e sta al governo della Chiesa Romana -Papa Martino IV... la qual cosa accadde -l'anno seguente quando fu deposto frate Elia, e fu -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -scritta una lunga serie di costituzioni. Quinta colpa -di frate Elia fu di non aver mai voluto visitare il -nostro Ordine; ma dimorava sempre o ad Assisi, o -in un luogo che si era fatto fabbricare elegantissimo, -ameno e deliziosissimo nella diocesi d'Arezzo, -luogo che si chiama anche oggidì Cella di -Cortona.... Sesta colpa di frate Elia fu di tormentare -e gettare il vilipendio sui Ministri provinciali -sino a che si riscattassero dalle sue persecuzioni, -o spillando a lui danaro, o inviando regali. -E quell'infelice accettava regali contro quel che -dice la Scrittura nel Deuteronomio 16.º: <i>Non aver -riguardo alla persona, e non prender presenti; perciocchè -il presente accieca gli occhi de' savi, e sovverte -le parole de' giusti</i>. E ne diede esempio Alberto -Balzolano giudice di Faenza, che cambiò la sua sentenza -dopo che ebbe saputo che un contadino gli -aveva regalato un maiale.... Di più il sunnominato -Elia teneva tanto a bacchetta i Ministri -provinciali, che tremavano al suo cospetto, come -giunchi scossi dalla corrente, o come allodola inseguita -dallo sparviere, che vola a ghermirla. Nè è -da farne le meraviglie; chè egli era figlio di Belial, -e nessuno gli poteva parlare. Infatti nessuno osava -dire a lui la verità, redarguendo i fatti di lui e le -male opere, tranne che frate Agostino di Recanati -e frate Bonavventura di Iseo. Con facilità vilipendeva -i Ministri che erano calunniati da suoi cagnotti, -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -certi frati laici maligni, intrattabili e pieni di veleno, -che erano sparsi per le Provincie dell'Ordine.... -Li deponeva dall'ufficio loro anche innocenti, li -privava di libri, li sospendeva dalla predicazione e -dalla confessione e da ogni atto del loro legittimo -ministero. Inoltre dava loro un lungo cappuccio e -li mandava dall'oriente all'occidente, cioè dalla Sicilia -o dalla Puglia in Ispagna o in Inghilterra, o -viceversa. Così depose dall'ufficio frate Alberto Parmigiano, -Ministro provinciale di Bologna, uomo santissimo, -e per lettera, comandò a frate Gherardo -da Modena di surrogare il Ministro deposto, e condurlo -ad Assisi col cappuccio della probazione. Ma -frate Gherardo, che era uomo mitissimo, nulla disse -di tanto a quel Ministro; solamente lo pregò di seguirlo -perchè lo voleva accompagnare a visitar la -sede del beato padre Francesco. Andarono dunque -ambedue vestiti ad un modo sino ad Assisi, e -quando frate Gherardo fu all'anticamera di frate -Elia tirò fuori due capparoni di probazione, e ne -indossò egli uno, e l'altro lo diede al predetto -Ministro di Bologna e disse: Mettitelo, o padre, e -aspetta qui sino a che io ritorni. Presentatosi intanto -frate Gherardo ad Elia, e prostratosi a piedi -di lui, disse: Ho obbedito a voi, ed ho condotto -qui il Ministro di Bologna in capparone; ed è quì -fuori che attende, pronto a fare ciò che a voi -piacerà di comandare. All'udir queste parole, si -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -dissipò ad Elia ogni nebbia di sdegno che gli ingombrava -l'animo, e si calmò quel suo spirito -gonfio contro di lui.... Introdotto poi frate -Alberto, gli restituì il grado, di cui l'aveva spogliato, -e per giunta gli fece, mercè frate Gherardo, -molte concessioni a favore della Provincia. Per -questa dunque e per altre simili cose del pessimo -che era frate Elia, covavano nell'animo de' Ministri -provinciali molti propositi di vendette. Ma aspettavano -tempo ed opportunità di poter <i>rispondere -allo stesso secondo la sua follia: chè talora non -gli paresse d'esser savio</i>. Proverbi 26.º.... Era -infatti Elia un pessimo, a cui possono benissimo -applicarsi le cose dette da Daniele a proposito di -Nabuccodonosor: Egli uccideva chi egli voleva, ed -altresì lasciava in vita chi egli voleva; egli innalzava -chi gli piaceva ed altresì abbassava chi gli -piaceva. Come anche paion fatti a posta per lui -que' versi che citai più sopra: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Asperius nihil est humili, cum surgit in altum</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Nulla di più aspro d'una persona di umile condizione</p> -<p class="i01">quando sale ad alto grado.</p> -</div></div> - -<p> -Era durissimo il vivere sotto il suo governo.... -Le tre mentovate cose si facevano coi Ministri -provinciali ai tempi di frate Elia; si calunniavano; -violenti giudizii sopra di loro cadevano; e si pervertiva -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -nelle loro Provincie il senso della giustizia... -La terza colpa è manifesta, perchè come ho veduto -io co' miei occhi, Elia metteva a stanza in ogni -Provincia un visitatore, che vi rimaneva tutto -l'anno, e girava attorno per la Provincia stessa -come ne fosse stato Ministro, e soggiornava col -suo compagno in ogni convento quindici giorni, -ed anche un mese, or più, or meno, a suo grado. -E le Provincie erano meno estese d'oggi; e chiunque -aveva il ticchio di accusare il suo Ministro -potevalo fare, chè egli davagli retta; e qual fosse -cosa che un Ministro avesse ordinato nella propria -Provincia, il visitatore potevala abrogare, o mutare, -aggiungendovi o sopprimendone a suo talento. Onde -avveniva che <i>il cuore de' figli degli uomini si empiva -di malizia e di disprezzo in sua vita.</i> Ecclesiastico 9.º. -Tuttavia i Ministri buoni perseveravano in loro -virtù, seguendo il detto.... Ma Elia mandava -visitatori, che erano piuttosto esattori che correttori -dei costumi, e sollecitavano Provincie e Ministri -a pagare tributi e mandare regali e, <i>se alcuno -non dava loro nulla in bocca, bandivano contro a -lui la guerra.</i> Michea 3.º. Di che avvenne che i -Ministri provinciali del suo tempo fecero gettare -a loro spese, in Assisi, per la chiesa del beato -Francesco, una grossa campana, bella e sonora, -da me veduta, ed altre cinque simili a quella, onde -tutta la vallata echeggiava di dilettevolissima armonia. -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -Così anche, quando io, durante il mio noviziato, -dimorava a Fano, arrivarono due frati che -portavano a schiena d'asino un grosso pesce salato -avvolto in istuoie, ed io l'ho veduto, che era un -regalo del Ministro d'Ungheria a frate Elia.... -Parimente in quel tempo per sollecitazioni del -Ministro della stessa Provincia, il Re d'Ungheria -mandò un'ampia tazza d'oro ad Assisi per teca -e ad onore del capo del beato Francesco. Ma lungo -il viaggio, essendo una sera stata deposta a custodirla -nella sacristia del convento di Siena, alcuni -frati, per leggerezza d'animo, e per certa loro vanità, -con quella bevettero del più generoso che avevano, -per potersi vantare d'aver bevuto in una coppa -del Re d'Ungheria. Ma il Guardiano del convento -di Siena di nome Giovannetto, e di patria d'Assisi, -zelantissimo della giustizia e della onestà, risaputo -il fatto, ordinò al refettoriere, anch'esso di nome -Giovannetto, e nativo di Belfort, di porre, al pranzo -del dì seguente, davanti a ciascuno di quelli, che -avevano bevuto con quella coppa, una piccola olla -nera e tinta, di quelle che volgarmente si chiamano -pignatte, colla quale, volere o non volere, -furono costretti a bevere, affinchè quando venisse -loro il prurito di vantarsi d'aver bevuto con una -tazza del Re d'Ungheria, tornasse loro a memoria -che per quella colpa avevano poi dovuto bere in -una pignatta sporca.... Finalmente l'Ordine -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -de' frati Minori mosse reclami a Papa Gregorio IX, -contro le moltiplici vessazioni del pessimo Ministro -Generale frate Elia; ed il Papa porse ascolto alle -grida dell'Ordine del Beato Francesco, e depose -quel pessimo di Elia.... i Ministri e i Custodi -dell'Ordine per ispirazione divina elessero Ministro -Generale dell'Ordine quel buon uomo di Alberto da -Pisa, ed il Papa stesso raffermò la elezione, affinchè -la fosse più presto finita, e tosto s'accordarono -secondo la sentenza....... E avverti che dice: -<i>I figli di Giuda e i figli d'Israele</i>, perchè nell'Ordine -dei frati Minori si debbino adunare in uno -solo e generale Capitolo i Cisalpini e i Transalpini -e nominare senza intrighi, e senza scissure, uno -solo e comune Ministro Generale... Tanto accadde -al pessimo Ministro Elia, cui Papa Gregorio IX depose -dall'Ufficio, come quello che spegneva la vitalità -dell'Ordine del beato Francesco, e voleva -tenersene il governo contro il placito de' Ministri -provinciali e dei Custodi, a cui, secondo la Regola, -spetta l'elezione. E qui è da avvisare che il frequente -cambiar di Prelati giova per tre ragioni alla -conservazione delle congregazioni religiose. La prima -è, perchè non diventino insolenti, restando a -lungo al governo, come si verifica negli Abbati -dell'Ordine di San Benedetto, i quali eleggendosi -a vita, e non essendo mai sostituiti, vilipendono i -loro dipendenti e li stimano quanto la quinta rota -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -del carro» che non esiste; e gli Abbati coi secolari -mangiano buone carni, mentre i monachelli nel -refettorio vivono di legumi; e arrecano ai loro soggetti -tanti altri disagi, e usano tanti sgarbi, che -non dovrebbero farsi, mentre essi vogliono vivere -lautamente e colla più ampia libertà........ -Di cortesia ne hai uno splendido esempio in un Re -d'Inghilterra, che trovandosi in un bosco coi suoi -soldati accanto ad una sorgente, e, volendo pranzare, -gli fu porto uno di que' vasi da vino che in -Toscana si chiamano fiasconi e in Lombardia bottacci; -ed avendo chiesto se vi fosse altro vino, ed -avutone in risposta che no, disse: Ve ne sarà a -sufficienza per tutti; e versò dentro la vasca dell'acqua -il vino del fiascone, dicendo: Questa sarà -bevanda comune per noi tutti. E fu giudicata somma -cortesia.... Così non fanno que' Prelati che pranzando -alla mensa comune co' loro dipendenti, sotto -i loro occhi mangiano pane bianchissimo, e bevono -vino generoso e squisitissimo senza farne loro minima -parte, la qual cosa è tenuta come assai villana; -e così pure fanno d'ogni altra cosa servita.... -E così vi sono Prelati che bevono vino ottimo -sotto gli occhi de' loro soggetti senza loro offrirne; -e sì che ne berrebbero tanto volontieri quanto -i superiori loro, giacchè tutte le gole sono sorelle. -Certamente que' cotali non sono Inglesi, i quali al -contrario usano dire: Voi dovete bere tanto, quanto -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -ho bevuto io...... e gli Inglesi credono usare -cortesia, perchè bevono volontieri, e altrettanto -volontieri offrono da bere agli altri. Ma i Prelati -de' nostri tempi, che sono Lombardi, avidamente -cercano per sè quello che la gola appetisce, e agli -altri non vogliono darne; la qual cosa è il colmo -della scortesia...... Dunque i Prelati, secondo -l'esempio di Cristo hanno da servire i loro dipendenti. -Il che a ragione si usa nell'Ordine di Pietro -il peccatore a Ravenna, nel quale nei giorni di -digiuno i Prelati servono la colazione ai loro soggetti -a imitazione e memoria dell'esempio di Cristo..... -Colui che presiede all'Ordine di Pietro il -peccatore sta a Ravenna in S. Maria in Porto; e -allo stesso Ordine appartiene anche Santa Fenicola -nella diocesi di Parma, come pure molti altri conventi -in più parti del mondo..... Secondo, per -uso di lingua, come fanno i Pugliesi, i Siciliani ed -i Romani, che danno del Tu all'Imperatore e al -Sommo Pontefice, e tuttavia gli danno anche del -signore, e dicono: Tu Messere. Terzo per ragione -di età; poichè può convenire benissimo che si -dia del Tu ad un garzoncello, che è fanciullo ancora -giovinetto; ma i Lombardi danno del Voi -non solamente ad un fanciullo solo, ma anche ad -una sola gallina, ad un solo merlo, e fin anche ad -un sol pezzo di legno..... Di S. Nicolò fu detto -che in tutto e per tutto serbava sempre la stessa -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -umiltà e gravità di costumi; il che è veramente -singolare, stantechè gli onori sogliono far mutare -tenore di vita. Onde Pateclo nel libro de' <i>Tristi</i> disse: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Si me noia homo, ki desdigna</p> -<p class="i01">L'altra gente, per onor ke l'infia</p> -</div></div> - -<p> -Di S. Tomaso Arcivescovo di Cantorbery sta bene -sapere che divenne tutt'altr'uomo da quel di prima -dopochè fu fatto suo malgrado Arcivescovo; e -si macerò le carni con cilicio e digiuni. Difatto -non solo indossava per camicia un cilizio, ma di -cilizio vestiva anche le coscie sino alle ginocchia. -Occultava poi la sua santità tanto studiosamente, -che, salve sempre le esigenze della onestà, sia nel -decoro degli abiti, sia in ogni altra cosa che è d'uso -comune della vita, non discordava dalle foggie -dell'uso generale. Ogni giorno ginocchioni faceva -l'abluzione ai piedi di tredici poverelli, serviva loro -una refezione, e, date loro quattro monete d'argento, -li licenziava..... Questo si può applicare a Re -Artaldo, che credeva di poter porre limiti alla libertà -della Chiesa, come è detto nella leggenda. Ma il -Re tentava di piegarlo al suo volere, a danno della -Chiesa, pretendendo che confermasse le consuetudini -de' suoi predecessori contro la libertà della -Chiesa. Ma il beato Tomaso queste cose non lasciò -correre, e perciò n'ebbe il martirio.... Nell'Ordine -dei Minori io ho avuto Ministro un frate Aldobrando -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -del castello di Fiagnano<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> nella diocesi -di Imola, del quale, frate Albertino da Verona -(Autore del sermone «Forse la memoria») scherzando -diceva che aveva avuto qualche brutta idea -contro Dio. Aveva egli un capo deforme, fatto a -foggia dell'elmo degli antichi, e aveva molti peli -sulla fronte. E quando nell'ottava dell'Epifania -gli toccava d'intonare l'antifona <i>Caput draconis -(la testa del dragone)</i> i frati si mettevano a ridere -ed egli se ne conturbava ed arrossiva: A me poi -tornava sempre a mente quel detto di Seneca: -<i>Qual anima pensi tu che viva dentro di chi ha un -faccia tanto brutta?</i>..... E questo accadde a -Guglielmo Fogliani, che fu eletto Vescovo di Reggio -quando in mezzo alle discordie cittadine fu eletto -anche Guizzolo degli Albiconi, e l'anno 1253 gli -fu necessità rifugiarsi a Mantova, a cagione delle -contese tra il partito imperiale e il partito della -Chiesa. Altrettanto capitò a Matteo di Pio Canonico -della chiesa di Modena e Prevosto della chiesa di -Ganaceto<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>, che tanto armeggiò per diventare -Vescovo di Modena, e vi riuscì; eppure era un gobbo -sconciamente curvo. E per cagione di lui si sollevarono -i partiti; e la fazione imperiale, a cui egli -apparteneva, fu espulsa da Modena, e andò esulando, -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -come la ho veduta io, per le Romagne, a Ravenna, -a Faenza, a Forlì, quando ardeva più infuocata la -guerra...... così nel mio Ordine, che è quello -del beato Francesco e de' frati Minori, ho conosciuto -alcuni lettori molto dotti e santi, che pur tuttavia -avevano certe debolezze, per cui altri li giudicavano -teste leggere. Imperocchè si balloccavano volontieri -col gatto, o col cagnolino, o con qualche uccelletto; -ma non a modo del beato Francesco che pure si -trastullava con un fagiano, o una cicala, e si dilettava -nel Signore..... Sappi che nel pontificale -di Ravenna ho letto molte volte che un Arcivescovo -di Ravenna era diventato tanto vecchio da essere -rimbambinito, e parlava come un bimbo. Ed essendo -per arrivare a Ravenna l'Imperatore Carlo Magno, -e dovendo l'Arcivescovo pranzare con lui, i preti -della curia lo pregarono che per mostrarsi ben educato -e dare buon concetto di sè si guardasse dal -fare e dal dire insulsaggini. Ed egli rispose: Dite -bene, figlioli miei, dite bene; ed io me ne guarderò. -Ma sedendo poi a tavola, a fianco dell'Imperatore, -l'Arcivescovo battè colla mano alla dimestica sulla -spalla dell'Imperatore, dicendogli: Pappa, pappa, -Imperatore. E domandando l'Imperatore ai presenti -che cosa dicesse, gli risposero che per vecchiaia rifatto -bambino, lo invitava con quel parlare da fanciullo -a mangiare. Allora l'Imperatore con volto -giulivo lo abbracciò, dicendo: Ecco tu sei un vero -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -Israelita senza malizia.... E noi vediamo che a -nostri giorni in Italia le città, cambiano i Capitani -e i Podestà loro due volte all'anno, e amministrano -a rigore la giustizia, e il loro governo è buono. -Essendochè quando li insediano giurano di osservare -gli statuti dettati dai savii della città, a -cui arrivano. Inoltre hanno a fianco giudici e savii, -che si regolano a norma de' loro maggiori e governano -a seconda de' loro consigli..... La settima -colpa di frate Elia fu lo scialarsela in una vita -sfoggiata di splendore, di delizie e di fasto. Di rado -andava altrove che alla Corte di Papa Gregorio IX -o di Federico II, de quali era amico intimo; o a -Santa Maria della Porzioncella<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>, (dove il Beato -Francesco fondò l'Ordine dei frati Minori e dove -morì); o al convento d'Assisi, ove si conserva alla -venerazione dei credenti il corpo del beato padre -Francesco; o al convento di Cella di Cortona<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>, -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -luogo bellissimo e deliziosissimo, fatto fabbricare da -lui con bell'arte nella diocesi di Arezzo; e di consueto -era o colà, o nel convento d'Assisi. E aveva -palafreni grassi e ben quartati, e andava sempre -a cavallo, anche per passare da una chiesa all'altra -sol mezzo miglio distante, contravvenendo alla Regola, -che prescrive ai frati Minori di non servirsi -mai di cavalcatura, tranne che per una ben dimostrata -necessità, e per malattia. Così pure per donzelli, -come usano i Vescovi, aveva garzoncelli secolari, -vestiti di indumenti variopinti, che in ogni cosa -gli erano pronti a servirlo. Di rado poi in convento -sedeva alla mensa comune cogli altri frati, ma -quasi sempre solo, in disparte, nel suo appartamento..... -ed era cosa a mio parere villanissima avvegnacchè -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nullius sine sotio —</p> -<p class="i01">jucunda fit possessio.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Niuna cosa dolce sia</p> -<p class="i01">Senza cara compagnia.</p> -</div></div> - -<p> -Aveva anche nel convento di Assisi, suo cuoco particolare, -frate Bartolomeo di Padova, ch'io ho veduto -e conosciuto, e che faceva una cucina delicatissima. -Costui restò inseparabilmente al servizio di lui, sin -che la morte incolse frate Elia. Altrettanto fecero -gli altri, che componevano la sua famiglia. Ebbe -frate Elia una sua particolare famiglia di dodici o -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -quattordici frati, che teneva sempre seco nel convento -di Cella di Cortona, e non vestirono mai l'abito -regolare; dopo la morte del loro malo pastore, -o meglio seduttore, riconosciutisi delusi nelle loro -speranze, ritornarono nell'Ordine. Tra costoro aveva -Elia un certo Giovanni, che dicevano di Lodi, frate -laico, duro, aspro, tormentatore, un vero boia, che -a cenni di Elia disciplinava senza misericordia i frati..... -Ottava colpa di frate Elia fu di voler tenere -il Generalato dell'Ordine sino colla violenza, e -per non lasciarselo isfuggire di mano, mise in opera -molte astuzie. La prima era quella di cambiare di -frequente i Ministri provinciali, affinchè, poste salde -radici nel loro ufficio, non sorgessero più arditamente -contro di lui; poi nominava Ministri que' frati -che aveva amici; finalmente non convocava mai -Capitoli generali, ma solamente parziali, cioè di soli -Ministri cisalpini, e non chiamava i Ministri transalpini -per timore che lo deponessero. Ma quando -piacque a Dio, da cui ogni bene dipende, congregati -insieme e questi e quelli, lo destituirono...... -E allo scopo di ottener quell'adunanza di tutti i -Ministri in Capitolo generale a fine di deporre Elia, -s'adoperò frate Arnolfo Inglese, dell'Ordine de' Minori, -uomo santo e letterato, acceso di zelo per -l'incremento dell'Ordine; e frate Arnolfo era allora -penitenziere alla Corte di Papa Gregorio IX. Nona -colpa di frate Elia fu che quando seppe di quella -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -convocazione di Ministri contro di lui, mandò per -tutta Italia ordinando a tutti i frati laici più nerboruti, -e creduti suoi fautori, di non mancare di -intervenire al Capitolo generale, sperando che lo -avrebbero sostenuto coi randelli. La qual cosa risaputasi -da frate Arnolfo indusse Papa Gregorio IX -a decretare che non fossero ammessi al Capitolo -generale che que' frati, che sono designati dalla Regola -co' loro compagni e coi Discreti, e fece annullare -tutte le lettere di obbedienza inviate da Elia -ai laici. E il Papa stesso intervenne al Capitolo, e -ascoltò i voti dei frati, che volevano deposto Elia, -ed eletto a successore di lui nel Generalato frate -Alberto da Pisa. In quel Capitolo fu anche deliberata -una moltitudine di ordinanze generali; ma erano -slegate, e in processo di tempo le coordinò poi il -Ministro Generale frate Bonaventura, che poco vi -aggiunse di suo, e appena le ritoccò in alcuni punti. -In quell'anno, dopo il Capitolo generale, vi fu un -ecclissi di sole, da me veduto, di cui parlerò più -sotto a suo luogo. Frate Elia, quand'era ancora -Ministro Generale, saputo che si stava per convocare -un Capitolo universale contro di sè, mandò ordinando -a tutti i conventi che ogni giorno i frati -nella congregazione capitolare, dopo la preghiera -<i>Pretiosa</i> recitassero con lettura chiara, alternandosi -fra loro, come a coro, i versetti del Salmo: <i>Qui regis -Isral, intende</i> ecc. <i>O pastore d'Israel porgi gli -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -orecchi</i> ecc. (salmo 80º); essendo che sotto l'allegoria -della vigna pare voglia indicare l'Ordine..... -E in poche parole pare che tutto il salmo alluda -all'Ordine e alla Religione del Beato Francesco; ed -è composto di tanti versetti, quanti sono gli anni -che il beato Francesco visse nell'Ordine, cioè venti. -E il versetto che dice: <i>Exterminavit eam aper -de silva, et singularis ferus depastus est eam. I -cinghiali l'hanno guastata e le fiere detta campagna -l'hanno pascolata</i>, si riferisce fuor di dubbio -ad un cattivo Ministro Generale dell'Ordine, quale -fu Elia, distruttore, esterminatore e ruina dell'Ordine -dei Minori; perchè nessuno, fuorchè Elia è -stato nell'Ordine cattivo Ministro...... ma restò -deluso, perchè si diede a credere di poter tenere -sempre in sue mani il governo dei frati, come fa il -Papa di Roma fin che vive. Quell'altro versetto -poi dei salmo, che dice: <i>Fiat manus tua super -virum dexterae tuae, et super filium hominis, -quem confirmasti tibi: Sia la tua mano sopra -l'uomo della tua destra, e sopra il figliuol dell'uomo, -che tu ti avevi fortificato,</i> allude al buon -Generale, quali tutti furono, ad eccezione di Elia. -Recitammo dunque il salmo ogni giorno prima del -Capitolo generale un mese intero, cosa che non ho -mai visto fare nè prima, nè dopo. Nè troverei sconvenienza -il farlo prima d'ogni Capitolo generale, -massime dopo la morte di un Ministro Generale.... -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -Decima colpa di frate Elia fu il non sopportare nè -con umiltà, nè rassegnato, la sua deposizione. Ma -fece piena adesione a Federico II Imperatore, già -scomunicato da Papa Gregorio IX, con lui cavalcava, -con lui dimorava cogli abiti dell'Ordine insieme -ad alcuni frati suoi domestici. Il che ridondava -a sfregio del Papa, a scandalo della Chiesa e -a vergogna del suo Ordine; specialmente che l'Imperatore -era già stato scomunicato, e a quei giorni -stringeva d'assedio Faenza e Ravenna, e quel miserabile -era sempre in mezzo all'esercito dell'Imperatore, -e dava a lui consigli, e prestava favore. -Ai contadini specialmente ed agli altri secolari porse -sì cattivo esempio..... E i contadini, i ragazzi -e le ragazze di Toscana ogni volta che incontravano -per via frati Minori, e li ho uditi centinaia -di volte, cantavano: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Hor attorna fratt Helia,</p> -<p class="i01">Ke pres'ha la mala via;</p> -</div></div> - -<p> -e se ne rattristavano i buoni frati, e se ne sdegnavano -a morte a udir tali cose...... Onde -Papa Gregorio, provocato, lo scomunicò. Undecima -colpa di frate Elia fu l'infamia di cui si coperse -occupandosi di Alchimia. Di fatto, quando sapeva -che nell'Ordine vi era qualche frate, che nel secolo -aveva studiato di quella scienza, o ciurmeria, -lo mandava a chiamare e tenevaselo presso di sè -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -nel palazzo Gregoriano (Papa Gregorio IX s'era -fatto fabbricare nel convento de' frati Minori d'Assisi -un magnifico alloggio, non meno per lustro -della casa del beato Francesco che per sua abitazione -quando andava ad Assisi). In quell'appartamento -adunque vi erano camere e molti luoghi -secreti, ne' quali Elia albergava que' frati e molte -altre persone, ove pareva quasi si andasse <i>a consultare -la Pitonessa</i>. Incolpi sè stesso: egli ci pensi. -Dodicesima colpa di frate Elia fu che dopo la sua -deposizione, e dopo che si mostrò andare vagando -coll'Imperatore, un giorno si presentò ad un convento -di Minori, e, raccoltili in Capitolo, cominciò -a voler provare la sua innocenza, e l'ingiustizia -della sua deposizione da parte dei frati; e cominciò -dicendo..... Dopo di che continuò il suo dire, -come volle e piacque a lui, sempre lodando sè e -denigrando l'Ordine. Ma poi trovò chi rispose a -quanto aveva detto..... E chi con tanta franchezza -rispose a frate Elia fu frate Bonaventura -da Forlì, da cui io l'ho saputo. Rivoltosi allora -frate Elia a lui, disse: Chi ti ha ammesso all'Ordine? -A cui frate Bonaventura di rimando: Non tu, no, -che hai abbandonato l'Ordine, e vai vagando pel -mondo, e perciò i contadini ti cantano sul viso: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Hor attorna fratt Helia,</p> -<p class="i01">Ke pres'ha la mala via;</p> -</div></div> - -<p> -Vattene pur dunque, frate mosca.... All'udir -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -queste cose frate Elia s'ammutolì e partissene confuso. -Tredicesima colpa di frate Elia fu di non aver -mai voluto riconciliarsi coll'Ordine, e rimase sino -alla morte nella sua ostinazione. E quando frate -Giovanni da Parma Ministro Generale mandò a lui -il suo amico frate Gherardo da Modena, che era -uno de' frati primitivi, a pregarlo che per amore di -Dio e del beato Francesco, pel bene dell'anima propria, -e per dare buon esempio, ritornasse in seno -alla Religione, cui era stato addetto, rispose: Frate -Gherardo, ho udito dire tanto bene di quel venerabile -frate Giovanni da Parma che non mi rifiuterei -di prostrarmi a suoi piedi e confessare le mie colpe, -fidente nella sua benignità, ma temo assai che -que' Ministri provinciali, che sono stati offesi da me, -mi tendano insidia, mi caccino tra ceppi in carcere, -e mi alimentino di poca acqua e pan muffato. -Inoltre, avendo io offeso anche la Corte romana, -so che il Cardinale governatore dell'Ordine vorrebbe -intromettersi nell'affare del castigo da infliggermi; -nè io voglio perdere la protezione che ho dell'Imperatore. -Nulla ostante frate Gherardo da Modena -stette tutto un giorno intero nel convento di Cella -di Cortona in colloquio famigliare con frate Elia, e -s'adoperò ad ogni potere per vincerlo e convertire -lui e i frati domestici di lui, e indurli ad essere -ossequenti alle discipline dell'Ordine.... Ma si -ingegnò invano, perchè Elia pei detti motivi non -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -volle piegarsi...... Quel frate Gherardo però -passò colà tutta la notte successiva senza poter -dormire, e, come poscia narrò, gli era paruto di -aver udito tutta notte svolazzare demonii per la -casa e pel convento come pipistrelli, e li udiva -emettere grida, che gli fecero correr per le ossa -tremore e terrore: <i>M'è venuto uno spavento ed un -tremito, che ha spaventate tutte le mie ossa, ed -uno spirito è passato davanti a me, che mi ha -fatto arricciare i peli della mia carne</i>, dice Giobbe 4.º. -Finalmente, sorto il sole e dato un saluto, in fretta -si partì col suo compagno, e riferì al suo Generale -tutto per ordine, quanto aveva veduto e udito. In -processo di tempo frate Elia morì scomunicato, come -già era, da Papa Gregorio IX; se abbia avuto l'assoluzione -e se abbia provveduto bene all'anima sua, -ora se lo saprà. Ei ci pensi...... Dopo tempo, -giacchè <i>a qualsivoglia affare v'è tempo e modo,</i> -come dice l'Ecclesiaste 8.º, un Custode fece disseppellire -il corpo di frate Elia e gettare in una fogna..... -Se vi è chi desideri sapere a chi ne' lineamenti -del volto si assomigliasse frate Elia, gli dico -che si assomigliava in tutto a frate Ugo di Reggio, -cognominato Pocapaglia, nel secolo, maestro di -grammatica; destrissimo a dar la beffa, parlatore -prontissimo, e nell'Ordine ottimo e facondissimo -predicatore, che confutava vittoriosamente i calunniatori -dell'Ordine, e colla parola e coll'esempio -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -li riduceva al silenzio. Ed un maestro Guido Bonatti -di Forlì, che si spacciava per filosofo e astrologo, -e gettava il fango sulle predicazioni dei frati, -fu da lui sifattamente confuso al cospetto di tutta -l'Università e del popolo di Forlì, che per tutto il -tempo che frate Ugo soggiornò in quelle parti, -non solo non osò più fiatare, ma nè manco farsi -vedere. Quest'Ugo aveva sempre in pronto tanti -adagi, tante sentenze, tante favole, tanto copiosa -messe d'esempi, e stavano sì bene sulle sue labbra, -perchè li applicava sempre a proposito, ed era -tanto facondo, colto e graziosissimo parlatore che -tutti con gran diletto pendevano dalle sue labbra. -I Ministri e i Prelati dell'Ordine però non lo vedevano -di buon occhio, perchè parlava sempre allegoricamente, -e con proverbii e con esempi li confondeva. -Ma egli non si dava pensiero di loro, protetto -che si credeva dalla santità della sua vita. -E basti di frate Elia. Perchè fu già mio proponimento -di favellare di tutti i Ministri Generali dell'Ordine -del beato Francesco quando ne avessi tempo -opportuno; ma di Elia, che fu uno di loro, e quello -appunto che mi ricevette nell'Ordine, e che offre -vasto campo all'istoria, ho voluto sbrigarmene -prima d'ogni altro per aver agio di continuare più -spigliatamente l'istoria incominciata, dopo di essermi -alleggerito del gran fardello ch'egli da solo -mi dava da portare...... Innocenzo 3.º mandò -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -legati a Filippo Re di Francia per indurlo ad invadere -la Terra degli Albigesi e distruggerli, il -quale li prese tutti e li fece abbruciare. Questo -Papa l'anno 1215, diciottesimo del suo pontificato, -convocò un solenne concilio, a cui concorsero Prelati -da tutte le parti del mondo. Ed io ho letto il -discorso, che egli vi pronunciò, e cominciava: <i>Desiderio -desideravi hoc Pascha</i> ecc. ed ho letto anche -tutte le deliberazioni, che vi si presero, tra le -quali fu decretato che non si potesse più fondare -alcuna congregazione di frati mendicanti. Ma tale -decreto, per non curanza dei Prelati, non fu osservato, -anzi, chi vuole, si mette il cappuccio, e va -mendicando, e si gloria di avere istituita una nuova -Religione. Da ciò nasce confusione nel mondo, e i -secolari ne sono gravati, e le limosine non bastano -oramai più nemmeno per quelli, che operando colla -parola e colla dottrina, stabilì il Signore che avessero -a vivere del Vangelo; ed i secolari ignoranti, -che non hanno lume di discernimento, legano nelle -loro tavole testamentarie tanto ad una donnicciuola -che vive sola in un romitaggio, quanto ad una -congregazione di trenta sacerdoti, che quasi ogni -giorno dicono messa pe' vivi e pe' morti. Provegga -Iddio; e muti in meglio quello che non va bene. -Non parlo di tante altre ordinanze per non seccare -e per schivare le lungherie. Finalmente Innocenzo -l'anno 1209 coronò Ottone IV Imperatore, e lo fece -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -sacramentare di rispettar tutti i diritti della Chiesa. -Ma esso, lo stesso dì, ruppe il giuramento e fece -depredare i romei; onde il Papa lo scomunicò e -lo depose dall'Impero. Deposto Ottone, fu eletto -Federico figlio di Enrico, e fu coronato Imperatore. -Egli pubblicò buone leggi contro gli eretici -ed a favore delle libertà della Chiesa. Questi -sopra tutti gli altri Imperatori rifulse per gloria e -per ricchezze; ma in sua superbia ne abusò. Imperocchè -tiranneggiò la Chiesa, imprigionò due cardinali, -fece trarre in carcere anche i Prelati, che -Gregorio IX aveva convocati a Concilio, e quindi -ne fu scomunicato. Finalmente, morto Gregorio per -abbattimento di tante tribolazioni, Innocenzo IV -Genovese, convocato un Concilio a Lione, lo depose -dall'Impero; e la sede dell'Impero, dopo la deposizione -e la morte di lui, rimane tuttora vacante. -Si avvisa che quanto riguarda Federico, Papa Gregorio -e Innocenzo IV, è stato detto qui fuori d'ordine -cronologico in riepilogo anticipato...... -Uguccione oriondo di Toscana, pisano, fu Vescovo -di Ferrara. Compose un libro <i>delle Origini</i>, e compose -alcuni altri opuscoli utilissimi, che corrono -per le mani di molti, ed io li ho veduti e letti più -volte. Resse l'episcopato virilmente, degnamente -ed onoratamente sino a che chiuse la sua lodata -vita. Volò al cielo l'ultimo giorno d'Aprile del -1210, dopo 20 anni di episcopato, meno un giorno. -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -Il 1º Giugno 1211 fu insediato nella cattedra Nicolò -Vescovo di Reggio. Egli fu nominato Vescovo e -quasi uomo d'armi; godeva dei favori dell'Imperatore -Federico e della Corte romana; era di Padova, -della nobile stirpe dei Maltraversi, bell'uomo, splendido, -cortese e fece ampliare l'episcopio di Reggio, -Usò tante deferenze ai frati Minori che volle sin -loro dare per abitazione la canonica della chiesa -matrice, sede Vescovile; ed i canonici di quel tempo -l'acconsentirono, e per amore dei frati Minori s'accontentarono -d'andar ad abitare nelle case annesse -alle cappelle della città. Ma i Minori per umiltà -non vollero dare tanto disagio ai canonici, e non -accettarono. Il dispensiere di questo Vescovo fu accusato -presso il suo padrone di non dare ai frati -Minori la limosina di pane da lui stabilita. Perciò -chiamollo a sè, e lo rimproverò, dicendogli; Figlio, -non dice forse l'Ecclesiastico 4.º: <i>Non defraudare -la limosina al povero</i>? Ma sapendo il Vescovo, per -sentenza di Salomone ne' proverbii 29.º che <i>Il servo -non si corregge con parole; benchè intenda, non -però risponderà</i>, lo cacciò in una angustissima e -cieca prigione, e lo nutrì del pane del dolore e -dell'acqua dell'amarezza. Poscia lo licenziò; e Iddio -lo benedica. Giacchè sapeva bene il Vescovo -che la genìa dei servi non si emenda che col supplizio, -come disse un certo tiranno a quelli che -erano incaricati di servire gli alimenti a S. Ippolito. -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -Sia benedetto, dice Pateclo di Monferrato, che perdonò -a tutti tranne che agli scudieri, miserissimi -uomini, i quali dopochè nelle Corti dei Grandi sono -stati elevati a nobilissimi uffici, diventano spilorci -per mostrarsi buoni custodi e massai della roba dei -padroni loro, e rubano ai poveri e alla buona gente -quanto poi regalano alle loro puttane: e talora accade -che le mogli e le figlie dei padroni diventano -le amanti dei servitori, dei dispensieri e dei fattori, -perchè delle robe di casa non possono mai godere -che per mezzo loro. Miserrimi che sono tali padroni! -che custodiscono con più religione i prodotti delle -loro terre che il proprio onore e l'illibatezza delle -mogli e delle figlie loro. Tuttociò ha osservato il -mio occhio, e ne ha avuto le prove. Nicolò adunque -Vescovo di Reggio fu uomo valente e di molte cose -esperto, e sapeva essere chierico coi chierici, religioso -coi religiosi, soldato coi soldati e barone coi -baroni. -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -</p> - -<h2 id="indgen">INDICE GENERALE -<span class="smaller">DELLE MATERIE CONTENUTE NELLA CRONACA<br /> -DI -FRA SALIMBENE</span></h2> - -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -</p> - -<p class="title"> -Indice Generale -</p> -</div> - -<h3>A</h3> - -<ul> -<li><b>Abbate</b> di Bertinoro v. I. 215-216.</li> -<li><b>Abele</b> di Danimarca v. I. 322.</li> -<li><b>Acaia.</b> Re Carlo d'Angiò ha titolo di Principe dell'Acaia v. II. 72.</li> -<li><b>Accarisio</b> (degli) Guido. Parteggia per l'Impero v. I. 262.</li> -<li class="in1">» Sua morte v. II. 52.</li> -<li><b>Acerra</b> (di) Conte Tomaso v. I. 320.</li> -<li class="in1">» Cortigiano di Re Manfredi v. II. 4.</li> -<li><b>Acorto.</b> Uccide l'Arciprete di Caviano v. II. 216.</li> -<li><b>Acquasparta</b> (di) Matteo. Eletto Ministro generale dei Minori v. II. 210.</li> -<li><b>Adamo</b> di Marisco. Amico di frate Ugo v. I. 134.</li> -<li class="in1">» Sue qualità v. I. 134.</li> -<li class="in1">» Suoi scritti v. I. 173</li> -<li><b>Adamo</b> (degli) Famiglia v. I. 14 e seg.</li> -<li class="in1">Adamino v. I. 15 e 33.</li> -<li class="in1">Giovanni v. I. 15.</li> -<li class="in1">Egidia di Guido v. I. 30.</li> -<li class="in1">Agnese. Sua origine v. I. 23</li> -<li class="in2">» Sue qualità v. I. 90.</li> -<li class="in1">Agnese di Guido v. I. 15.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span></li> -<li class="in1">Aica di Bernardo v. I. 15.</li> -<li class="in1">Alberta di Rolando v. I. 15.</li> -<li class="in1">Bartolomeo di Rolando v. I. 15.</li> -<li class="in1">Bernardo di Oliviero. Sua morte v. I, 13, 15, 31.</li> -<li class="in1">Bonifacio di Bernardo v. I. 15.</li> -<li class="in1">Caracosa di Guido, v. I. 29.</li> -<li class="in1">Caracosa di Oliviero v. I. 31.</li> -<li class="in1">Corrado di Bernardo v. 1. 32.</li> -<li class="in1">Emblavato v. I. 15-33.</li> -<li class="in1">Francesco di Rolando v. I. 15.</li> -<li class="in1">Gisla v. I. 30.</li> -<li class="in1">Guido v. I. 15.</li> -<li class="in1">Guido di Guido. Mandato dai Parmigiani in missione presso Innocenzo IV v. I. 31.</li> -<li class="in1">Guido di Giovanni v. I. 15.</li> -<li class="in1">Guido di Rolando v. I. 15.</li> -<li class="in1">Guido fratello del Cronista v. I. 315.</li> -<li class="in1">Guido padre del Cronista v. I. 14-15.</li> -<li class="in2">» Va a Fano per tentare che esca dal convento il figlio Salimbene v. 1. 18. 67.</li> -<li class="in1">Giacomo di Oliviero v. I. 31.</li> -<li class="in1">Giovanni maestro v. I. 15. 29</li> -<li class="in1">Leonardo di Bernardo v. I. 15. 32.</li> -<li class="in1">Mabilia. v. I. 15.</li> -<li class="in1">Mabilia di Rolando v. I. 15.</li> -<li class="in1">Maria di Guido v. I. 29.</li> -<li class="in1">Maria v. I. 29. 35.</li> -<li class="in1">Oliviero di Adamo v. I. 15.</li> -<li class="in1">Oliviero di Bernardo v. I. 15.</li> -<li class="in1">Ognibene (il Cronista). Nato v. I. 8. 15.</li> -<li class="in1">Pino di Rolando v. I. 15.</li> -<li class="in1">Rica di Bernardo v. I. 15.</li> -<li class="in1">Rolando di Oliviero v. I. 15. 31. 33.</li> -<li class="in1">Rolandino di Rolando v. I. 15.</li> -<li class="in1">Romagna di Bernardo v. I. 15.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span></li> -<li class="in1">Villano v. I. 32.</li> -<li class="in1">Salimbene. Nato v. I. 8. 15.</li> -<li class="in2">» Va a Lione v. I. 83. 105.</li> -<li class="in2">» Va in Francia v. I. 118.</li> -<li class="in2">» Commensale di Giovanni da Magione v I. 119.</li> -<li class="in2">» Accenni ad alcune sue opere v. 1. 121. 122. 311.</li> -<li class="in2">» Commensale di S. Lodovico Re di Francia v. I. 129. 130.</li> -<li><b>Adamo</b> le Rigalde v. I. 315.</li> -<li><b>Adda.</b> Sconfitta di Ezzelino v. I. 330.</li> -<li class="in1">» Passaggio di Corradino v. II. 8.</li> -<li><b>Adegherii</b> (degli) Rolando, Ambasciatore a Reggio, v. II. 80.</li> -<li class="in1">» Podestà di Modena v. II. 201.</li> -<li><b>Adelardi</b> (degli) Giuditta. Lamenta che vi siano troppi frati v. I. 152.</li> -<li class="in1">Rainiero. v. 1. 61. Frate Gaudente. 344.</li> -<li><b>Adriano V.</b> Aiuta a spogliar del vescovado Maestro Giovanni di donna Rifida v. I. 37.</li> -<li class="in1">» Nipote del Papa defunto v. I. 305.</li> -<li class="in1">» Elezione e morte, v. II. 38.</li> -<li><b>Agareni.</b> v. II. 69.</li> -<li><b>Agostino</b> di Recanati. Censore di frate Elia. v. II. 236</li> -<li><b>Aica.</b> Concubina di Guglielmotto. v. I. 76.</li> -<li><b>Aicardo</b> di Ugo. v. I. 31.</li> -<li><b>Aigoni</b>, famiglia, v. II. 5.</li> -<li><b>Aimerico</b> (degli) Famiglia v. I. 31.</li> -<li><b>Aimono</b> frate eletto Ministro Generale v. I. 68. 165.</li> -<li class="in1">» Visita conventi v. I. 176.</li> -<li class="in1">» Sua esposizione di Isaia, v. I. 321.</li> -<li class="in1">» Morte v. I. 80.</li> -<li><b>Aix.</b> Dove è v. I. 171.</li> -<li class="in1">» Vi abita e vi muore il Conte di Provenza v. I. 171.</li> -<li class="in1">» Vi fu Arcivescovo S. Massimino. v. II. 68.</li> -<li><b>Albano</b> (di) Cardinale. Sua morte, v. II. 18. 19.</li> -<li><b>Albareto</b> (di) Guido. Sua fazione in Reggio v. II. 81.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span></li> -<li class="in1">» È accusato, v. II. 179.</li> -<li class="in1">» Assolto per corruzione v. II. 181.</li> -<li class="in1">» Si batte a Cariano, v. II. 200.</li> -<li class="in1">» Grandiosità della sua casa. v. II. 209. 210.</li> -<li class="in1">» Predizione che lo riguarda, v. II. 203.</li> -<li class="in1">» Si brucia la sua casa. v. II. 209.</li> -<li class="in1">Azzolino. Uccide Guido di Bibbianello v. II. 178.</li> -<li class="in2">» Uno de' principali nell'esercito di quei di Gesso v. II. 202.</li> -<li class="in1">Ezzelino. Del partito della città di sotto in Reggio v. II. 81.</li> -<li class="in1">Rolando. Del partito della città di sotto in Reggio v. II. 81.</li> -<li><b>Albe</b> Suore. Loro convento, v. II. 70.</li> -<li><b>Albenga.</b> Devastata dai Pisani v. II. 86.</li> -<li><b>Alberghetti</b> (degli) Ugolino. Signoreggia in Faenza v. I. 262. 809.</li> -<li class="in1">Manfredo Torta. Morte infertagli da consaguinei v. II. 147.</li> -<li class="in1">Alberico. Frate Gaudente, v. I. 262.</li> -<li class="in1">Samaritana, v. II. 218.</li> -<li class="in1">Famiglia, v. I. 158. Signori di Faenza, v. I. 262.</li> -<li><b>Alberico</b> da Romano, vedi Romano (da).</li> -<li><b>Albertino</b> di Verona. Trova modo di dar cibo ad Enzo Re prigioniero, v. I. 216.</li> -<li><b>Alberto</b> Cremonese. Falsi miracoli, v. II. 46.</li> -<li class="in1">Uccellatore. Padre di Giovanni da Parma, v. I. 190.</li> -<li class="in1">Cremonella fisico a Fontevivo. v. I. 335.</li> -<li class="in1">Parmigiano. Notaio della Corte Somana. v. I. 157.</li> -<li class="in2">» Sue qualità e parentela v. II. 54.</li> -<li class="in1">Pisano. Ministro Generale de' Minori, v. I. 25. 67.</li> -<li class="in2">» Sua morte, v. I. 68.</li> -<li class="in1">Della Scala. Succede a Mastino, v. I. 276.</li> -<li class="in1">Malavolta. Podestà di Genova annunzia la cattura di Re Enzo v. I. 216.</li> -<li><b>Albi.</b> Presso Albi si combatte la battaglia detta di Tagliacozzo. v. II. 9.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span></li> -<li><b>Albicani</b> (degli) Famiglia, v. I. 80.</li> -<li class="in1">Guizzolo eletto Vescovo, v. I. 80. v. II. 245.</li> -<li><b>Albinea</b> (quei di), v. II. 202.</li> -<li class="in1">(di) Pietro. Ambasciatore a Parma ed oratore dell'ambasceria v. II. 82.</li> -<li><b>Albe</b> Gerardo. Fatto Cardinale, v. II. 34.</li> -<li class="in1">» Mandato a pacificare i Siciliani al tempo del Vespro siciliano, v. II. 54. 56.</li> -<li class="in1">» Fa doni ai Minori, v. II. 160.</li> -<li class="in1">» Fa fare il dormitorio delle donne della Religion Vecchia, v. II. 160.</li> -<li class="in1">» Fa un'offerta perchè si faccia una campana pel Duomo, v. II. 160.</li> -<li><b>Albrighetti.</b> Vedi Alberghetti.</li> -<li><b>Alcarisii.</b> Vedi Accarisii. Famiglia, v. I. 309.</li> -<li><b>Alconio.</b> Chi vi ha signoria v. I. 263.</li> -<li><b>Aldobrando</b> da Foiano va ad un Concilio a Ravenna v. I. 298.</li> -<li><b>Alemagna.</b> Predizione che la riguarda v. II. 97.</li> -<li><b>Alessandria.</b> Arrivo di Salimbene v. I. 209.</li> -<li class="in1">» Dominio del Pallavicino v. I. 228.</li> -<li class="in1">» Dominio di Lanzavecchia v. I. 254.</li> -<li class="in1">» Cagione di guerra tra Uberto Pallavicino e il Marchese di Monferrato v. I. 272.</li> -<li><b>Alessandrini.</b> Catturano i Tortonesi v. I. 326.</li> -<li class="in1">» Seguendo il Marchese di Monferrato vanno contro Lodi v. II. 93.</li> -<li><b>Alessandro</b> III. Ha controversie coi Principi v. I. 12. 123. IV. Eletto v. I. 346.</li> -<li class="in1">» Ha controversie coi Principi v. I. 12.</li> -<li class="in1">» Riprova un opuscolo di Guglielmo del Santo Amore v. I. 28. 179.</li> -<li class="in1">» Unisce i Britti in una sola Congregaz. v. I 151.</li> -<li class="in1">» Osteggia Fra Giovanni da Parma v. I. 180.</li> -<li class="in1">» Canonizza Santa Chiara v. I. 199.</li> -<li class="in1">» Tenta convertire Ezzelino v. I. 285.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span></li> -<li><b>Alessandro IV.</b> Convoca un Concilio a Ravenna v. I. 298.</li> -<li class="in1">» Annulla disposizioni di Innocenzo IV v. I. 305.</li> -<li class="in1">» Espelle Guglielmo del Santo Amore v. I. 333.</li> -<li class="in1">» Eletto Papa v. I. 278. 305. 331.</li> -<li class="in1">» Vuole che i frati Minori confessino v. I. 302.</li> -<li class="in1">» Fatto scandaloso da lui narrato v. I. 302.</li> -<li class="in1">» Sua morte v. I. 285. 344.</li> -<li class="in1">Maestro inglese v. I. 23.</li> -<li><b>Alina.</b> Bruciata. v. II. 48. 160.</li> -<li><b>Alleluia</b> (tempo dell') Comincia v. I. 43.</li> -<li><b>Alucii</b> (degli) Giacomo. Guarito per miracolo di San Lodovico Re di Francia, v. II. 22.</li> -<li><b>Alvernia</b> (monte di). S. Francesco vi riceve le stimmate v. II. 115.</li> -<li><b>Ambasciatori</b> Cremonesi. Loro costume, v. I. 235.</li> -<li><b>Ambrogio</b> Normanno. Monaco v. I. 246.</li> -<li><b>Amici</b> (degli) Amizzone. Va in Puglia a prender oro v. I, 21.</li> -<li><b>Ammanato</b> Tosco, Castaldo di Filippo Legato. Come punito v. I. 293.</li> -<li><b>Anagni.</b> Patria di Gregorio IX v. I. 11.</li> -<li class="in1">» Vi si canonizza S. Chiara v. I. 332.</li> -<li><b>Anastasio</b> ravennate. Nemico di Paolo Traversali v. I. 70.</li> -<li><b>Ancona.</b> Vi è in esilio Ghiberto da Gente v. I. 329.</li> -<li><b>Andalò</b> (degli) Castellano. Primeggia in Bologna v. I. 264.</li> -<li class="in1">Loterengo. Podestà di Reggio v. I. 339.</li> -<li class="in2">» Priore dei Gaudenti v. I. 344.</li> -<li><b>Andrea</b> di San Giovanni d'Acri, v. I. 8.</li> -<li class="in1">Di Bologna. Compagno di frate Giovanni da Parma e sue qualità v. II. 109.</li> -<li class="in2">» Guardiano v. II. 118.</li> -<li class="in1">Re d'Ungheria v. I. 70. 71.</li> -<li class="in1">Chiesa di S. (Mantova). Vi fu ucciso Guidotto Vescovo di Mantova v. I. 61.</li> -<li class="in1">Di Trezzo. Assoggettato a suplizii v. I. 103.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span></li> -<li><b>Angeli</b> (degli) Guido. Vicario di Ghiberto da Gente nella Podesteria di Reggio v. I. 338.</li> -<li><b>Angere.</b> Cardinale nipote di Urbano IV v. I. 74.</li> -<li><b>Anjou.</b> Provincia v. II. 72.</li> -<li><b>Annibale.</b> Nipote del Cardinale Riccardo. Morte v. II. 8.</li> -<li><b>Anselmo.</b> Raboino v. I. 198.</li> -<li><b>Anticristo</b> v. I, 321. 334.</li> -<li><b>Antiochia.</b> Presa dal Soldano di Babilonia, v. II. 10.</li> -<li><b>Antonio</b> S. da Padova. Morte v. I. 41.</li> -<li class="in1">Pellegrino. Creduto santo v. II. 47.</li> -<li class="in1">Da Parma. Va ambasciatore ai Tartari v. I. 116:</li> -<li><b>Apollinare</b> S. Ravenna e Chiassi sostengono averne il corpo V. II. 69.</li> -<li><b>Apostoli</b> e Apostolesse. Congrega v. I. 153. 167.</li> -<li class="in1">» Loro qualità v. I. 153.</li> -<li class="in1">» Non sono in istato di salute v. I. 163.</li> -<li class="in1">» Debolezza dei Vescovi a loro riguardo v. I. 166.</li> -<li class="in1">» Loro soppressione v. I. 153. v. II. 28.</li> -<li class="in1">» Arrivano a Parma v. II. 126.</li> -<li class="in1">» Cacciati da Parma v. II. 183.</li> -<li><b>Aquila.</b> Primo a fare traduzioni, v. I. 121.</li> -<li><b>Aquileia</b> (di). Gregorio di Montelungo Arcivescovo, v. I. 29.</li> -<li><b>Arcili</b> (degli) Gherardo e Gherardino. v. I. 91.</li> -<li class="in1">» Allocuzione, v. I. 91. v. II. 172.</li> -<li><b>Ardizzone</b> Vescovo di Modena, sua morte, v. II. 207.</li> -<li><b>Arduino</b> di Chiavari. Sua rissa, v. II. 131.</li> -<li><b>Arezzo.</b> Vi muore Gregorio X. v. II. 31.</li> -<li><b>Argenta.</b> Il Legato Filippo va ad Argenta, v. I. 293.</li> -<li class="in1">» Suo uso colà. v. I. 311.</li> -<li><b>Arles.</b> Salimbene vi si trova, v. I. 131. 174.</li> -<li class="in1">» Frate Giovanni da Parma vi si trova, v. I. 174.</li> -<li><b>Arlotto</b> da Prato. Dottorato a Parigi, v. I. 191.</li> -<li class="in1">» Eletto Ministro Generale dei Minori, v. II. 136.</li> -<li class="in1">» È a Parigi v. II. 155.</li> -<li><b>Armarii</b> (degli) Tomaso. Un suo figlio uccide un frate, v. I. 21.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span></li> -<li class="in1">Ugo di Tomaso possiede e vende Sinzanese. v. II. 159.</li> -<li><b>Armenia</b> devastata, v. II. IO.</li> -<li><b>Arno.</b> Presso la foce i Pisani costruiscono galee, v. II. 86.</li> -<li><b>Arnolfo</b> frate Guardiano. Possiede un certo libello, v. 1.337.</li> -<li><b>Arpi</b> (degli) Giacomino, v. II. 174.</li> -<li class="in1">» Ricco dissipatore finisce col mendicare, v. II 174.</li> -<li class="in1">Arpo. Frate, v. II. 174.</li> -<li><b>Artaldo</b> Re d'Inghilterra. Espelle S. Tomaso di Cantorbery v. I. 123. v. II. 244.</li> -<li><b>Aschieri</b> (degli) Aschiero. Espulso da Reggio. v. I. 82.</li> -<li><b>Asdente</b> Benvenuto. Chi era, che faceva e sue qualità v. II. 58.</li> -<li class="in1">» Ambasciatori Reggiani lo consultano e sua risposta v. II. 82.</li> -<li class="in1">» Il Vescovo lo invita a pranzo, v. II. 84.</li> -<li class="in1">» Suoi vaticinii, v. II. 85.</li> -<li class="in1">» Sue capacità e sue riserve, v. II. 85.</li> -<li><b>Asinelli</b> (degli) torre, v. II. 70.</li> -<li><b>Asino</b> Pietro. Sua morte, v. II. 4.</li> -<li class="in1">Giordano, v. II. 4.</li> -<li><b>Assaiuto</b> (di) Manfredino. v. II. 179.</li> -<li class="in1">Guercio, v. II. 179.</li> -<li><b>Assandri</b> (degli) Giacomo. Compagno di frate Giovanni da Parma e sue qualità, v. II. 112.</li> -<li><b>Assassini.</b> Depredano, v. I. 94.</li> -<li class="in1">» Scorazzano il territorio parmigiano, v. I. 94. 102</li> -<li><b>Assisi.</b> Vi muore maestro Guglielmo di Gattatico v. I. 305.</li> -<li class="in1">» Vi è sepolto Martino 4. v. II. 129.</li> -<li><b>Asti.</b> Guido Conte di Montefeltro vi è confinato, v. I. 361.</li> -<li><b>Atanulfo</b> (di) Raimondo. Il primo dei Saccati, v. I. 152.</li> -<li><b>Attila</b> Re. v. I. 114.</li> -<li><b>Auduci.</b> Pretendono la Signoria di Imola, v. I. 276.</li> -<li><b>Austria</b> (d') Duca. Ucciso, v. II. 9.</li> -<li class="in1">» Paciere tra Pietro d'Aragona e i figli del Re di Francia, v. II. 161.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span></li> -<li><b>Auxerre.</b> Vi si trova Salimbene, e va a Vezellay a visitare il creduto corpo della Maddalena, v. I. 120.</li> -<li class="in1">» Ricca di vigne, v. I. 122. 140.</li> -<li><b>Avanzo.</b> Frate, v. I. 184.</li> -<li><b>Avignone.</b> Dov'è. v. I. 205.</li> -<li class="in1">» Vi muore frate Buonagrazia. 176.</li> -<li><b>Avvocati.</b> Famiglia di Mantova. Espulsi, v. I. 61.</li> -<li class="in1">(degli) Enrico di Cremona. Podestà di Parma, v. II. 146.</li> -</ul> - -<h3>B</h3> - -<ul> -<li><b>Baffoli</b> (dei) Egidio. Suo valore, v. II. 176.</li> -<li class="in1">Bernardina. Sue qualità, v. II. 176.</li> -<li class="in1">Bernardo. Frate, sue qualità e stranezze, v. II. 174.</li> -<li class="in2">» Spegne un incendio in strada S. Cristina in Parma v. II. 176.</li> -<li class="in2">» Sua morte, v. II. 176.</li> -<li><b>Bagnacavallo.</b> Salimbene vi dimora, v. I. 96.</li> -<li class="in1">» Il Vescovo di Faenza si nasconde ivi in una torre v. I. 309.</li> -<li><b>Baiso</b> (di) Guido. Sua morte, v. I. 11.</li> -<li><b>Balbeck.</b> Costrutta, v. I. 222.</li> -<li><b>Baldacchino.</b> Nome di una stoffa, v. II. 46.</li> -<li><b>Baldovino.</b> Conte di Fiandra alle crociate, v. I. 14.</li> -<li><b>Baldovino.</b> Imperatore ha per moglie una figlia di Re Giovanni v. I. 24.</li> -<li><b>Baliano</b> (di) Saetta, v. I. 8. 16.</li> -<li><b>Balugano</b> (di) Nicoluzzo. Va contro i Bolognesi fuorusciti v. II. 29.</li> -<li><b>Balugola</b> castello. Incendiato, v. II. 139.</li> -<li><b>Balzolano.</b> Giudice venale, v. II. 236.</li> -<li><b>Banzola.</b> Castello, v. II. 43.</li> -<li><b>Baratti</b> (dei) Adelasia. v. I. 15.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span></li> -<li class="in1">Gerardo, v. I. 15.</li> -<li class="in1">Fizaimone, Frate Gaudente, v. I. 844.</li> -<li class="in1">Famiglia, v. I. 33.</li> -<li><b>Barbarasi</b> Cremonesi. Signori in Cremona per l'impero v. I. 264.</li> -<li><b>Bareo</b> (di) Ugo. Sue relazioni con Pasquetta. v. I. 75.</li> -<li><b>Bardello.</b> Castello. Vi è prigione in gabbia di ferro all'esterno di alta torre Napo della Torre v. II. 39.</li> -<li><b>Bardi.</b> Si arrende ai Piacentini, v. II. 12.</li> -<li><b>Bardone.</b> Monte su cui è Berceto. v. II. 131.</li> -<li><b>Barisello</b> Giovanni sartore. Costringe coll'armi i Parmigiani imperiali a giurar per la Chiesa, v. I. 266.</li> -<li class="in1">» Ha sèguito d'armati, v. I. 266.</li> -<li class="in1">» Sposa una Cornazzani. v. I. 269.</li> -<li class="in1">» Ritorna al suo mestiere di sarto v. I. 270.</li> -<li><b>Barletta.</b> Una donna di Barletta predice la morte di più Principi, v. II. 127.</li> -<li><b>Barnaba</b> della Regina da Reggio. Sue qualità e morte, v. II. 156.</li> -<li><b>Bartolomeo.</b> Frate Minore. Compone un libro intorno alla natura delle cose. v. 1. 65.</li> -<li class="in1">Da Vicenza, v. I. 48.</li> -<li class="in2">» Istituisce la Regola de' Gaudenti, v. I. 345.</li> -<li class="in2">» Fatto Vescovo, v. I. 345.</li> -<li class="in1">Da Bologna, dottore. Eletto Ministro provinciale, v. II. 155.</li> -<li class="in1">Canale. Cortigiano di Re Manfredi, v. II. 4.</li> -<li><b>Bassetto</b> Frate, v. I. 206.</li> -<li><b>Bastardi</b> (dei) famiglia. Due uccisi, v. I. 346.</li> -<li><b>Bazaleri</b> (dei). Nicolò muore in battaglia, v. II. 30.</li> -<li class="in1">» Devastazione d'ogni cosa de' suoi figli, v. II. 211.</li> -<li><b>Bazzano.</b> I Bolognesi lo bloccano, v. I. 11.</li> -<li class="in1">» Vi sono sorpresi i carrettieri Parmigiani che portavano sale da Cervia, v. II. 105.</li> -<li class="in1">» Assediato dai Bolognesi v. I. 203.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span></li> -<li><b>Beatrice</b> di Puglia. Moglie di Pinotto da Gente, v. II. 167.</li> -<li><b>Beaucaire</b>. v. I. 136.</li> -<li class="in1">» Frate Giovanni da Parma invitato dai frati di Beaucaire. v. I. 173.</li> -<li><b>Beaune</b>. Ricca di vigne. v. I. 123.</li> -<li><b>Beccai</b> di Cremona. Vendetta, v. II. 212.</li> -<li class="in1">» di Parma. Aiutano Ghiberto da Gente ad insignorirsi di Parma, v. I. 326.</li> -<li class="in1">» di Reggio. Minacciati se non vendono le carni a prezzo di ragione, v. II. 148.</li> -<li><b>Becherio</b> Pietro. Signore di Vercelli, v. I. 254.</li> -<li><b>Belleville</b> (di) Pietro. Per suo poco accorgimento si sviluppa un incendio, v. II. 76.</li> -<li><b>Bellincioni</b> (dei) Bonaccorso. Podestà di Reggio, v. II. 6.</li> -<li class="in1">» Cacciato dalla Podesteria, v. II. 6.</li> -<li><b>Belletti</b> (dei) Ravanino. Podestà di Reggio v. I. 10.</li> -<li><b>Bencivieni</b> Vescovo di Albano, v. II. 41.</li> -<li class="in1">» Fatto Cardinale v. II. 41.</li> -<li><b>Beneceto</b> (da) Giacomino, v. II. 174.</li> -<li><b>Benedetto</b> di Arezzo. Ministro della Provincia di Grecia, v. I. 24.</li> -<li class="in1">Di Colle, v. I. 191.</li> -<li class="in1">Di Cornetta, v. I. 44.</li> -<li class="in2">» Fa la devozione dell'allelluia a Parma, v. I. 45.</li> -<li class="in1">Di Faenza. Fisico e dottore a Parigi, v. I. 179.</li> -<li class="in1">Di Marsiglia. Sue qualità e suo caso raro sì che par strano, v. II. 114.</li> -<li><b>Benevento</b>. Manfredi è sepolto a piè del ponte di Benevento, v. II. 3.</li> -<li><b>Benintendi</b> frate e sue qualità, v. II. 130.</li> -<li><b>Benvenuto</b> frate e sua dottrina v. II. 195.</li> -<li><b>Berceto.</b> Distrutto, v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Assediato v. I. 236.</li> -<li class="in1">» Dove si trovi v. II. 131.</li> -<li><b>Bergamaschi</b>. All'assedio di Brescia, v. I. 66.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span></li> -<li class="in1">» Aiutano Federico 2. v. I. 101.</li> -<li class="in1">» Fanno pace coi Bresciani, v. II. 5.</li> -<li class="in1">» Fabbricano Timberga v. II. 214.</li> -<li class="in1">» A stipendio di quei di Gesso. v. II. 212, 213.</li> -<li><b>Bergamo</b>. Tributaria di Uberto Pallavicino, v. I. 228.</li> -<li class="in1">» Suoi fuorusciti fabbricano Timberga, v. II. 214.</li> -<li><b>Bernardino</b> di Buzea. A Campeggino presso Ghiberto da Gente, v. I. 327.</li> -<li class="in1">» di Ravenna. Podestà di Modena v. II. 218.</li> -<li><b>Bernardo</b> Cardinale. Esiglia Guido da Montefeltro. v. I. 261.</li> -<li class="in1">» Legato v. I. 318.</li> -<li class="in1">» Suo detto. v. II. 108.</li> -<li class="in1">» Manda frate Fatebene a Pinamonte. v. I. 318.</li> -<li class="in1">» di Guglielmo. Imprigionato e ucciso. v. II. 215.</li> -<li class="in1">» A sua sorella fu tagliata la lingua, v. II. 215.</li> -<li class="in1">» di Giacomo. Suo figlio è decapitato. v. I. 263.</li> -<li class="in1">Vizio. Spogliato del vescovato, v. I. 36.</li> -<li class="in2">» Eletto Vescovo. v. I. 42.</li> -<li><b>Bertinoro</b> o Brettinoro Villa Perchè così detta. v. I. 216.</li> -<li><b>Bertoldo</b> di Alemagna. Dottrina ed opere. v. II. 120.</li> -<li class="in1">» Conversioni e miracoli. v. II. 121 e seg.</li> -<li class="in1">Patriarca di Aquileia. Invitato da Federico 2. v. II. 153.</li> -<li><b>Bertoldino</b>. Frate. Ministro v. I. 198.</li> -<li class="in1">» Lettore. v. I. 210.</li> -<li><b>Bertrando</b> di Manara. Compagno dell'Istitutore dei Saccati. v. I. 152.</li> -<li><b>Biacardo</b> Guglielmo frate. v. I. 209.</li> -<li><b>Bibbianello</b> castello. I Parmigiani lo ricuperano, v. I. 202.</li> -<li class="in1">» Dove è, v. II. 156.</li> -<li class="in1">» Pino parte. v. II. 168.</li> -<li class="in1">» Tentativo di consegnarlo al nemico. v. II. 215.</li> -<li class="in1">» Ruina la torre. v. II. 156</li> -<li><b>Bibbiano</b>. Dove è. v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Se ne fa un Borgo. v. II. 65.</li> -<li class="in1">» Si fortifica. v. II. 198.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span></li> -<li class="in1">» Fa tregua con quei di Gesso. v. II 201.</li> -<li><b>Beduzzano</b>. Federico 2. vi impicca Parmigiani. v. I. 102.</li> -<li><b>Binicli</b> (dei) Uguccione, Signore in Imola per l'Impero. v. I. 263.</li> -<li class="in1">» Prigioniero e decapitato. v. I. 263.</li> -<li class="in1">Giovanni v. I. 263.</li> -<li><b>Bismantova</b>. S'arrende ai Reggiani. v. II. 8.</li> -<li class="in1">» È ripresa. v. II. 43.</li> -<li class="in1">» Assediata. v. II. 40.</li> -<li><b>Bobbio</b>. Si crede vi sia un'idria delle nozze di Cana Gallilea. v. I. 220.</li> -<li><b>Boccabadati</b>. v. I. 50.</li> -<li><b>Boemia</b>. Guerra coll'Ungheria. v. I. 344</li> -<li><b>Boezio</b>. Fatto morire da Teodorico. v. I. 115.</li> -<li><b>Boiardi</b> (dei) Bonifacio. Manomette il convento di S. Prospero in Reggio. v. II. 185, 186.</li> -<li class="in1">Gerardo. v. II. 185.</li> -<li class="in1">Famiglia. Fanno pace coll'abbate di S. Prospero di Reggio. v. II. 81.</li> -<li><b>Bologna</b>. Alcuni della famiglia del Cronista Salimbene vi si accasano. v. I. 14.</li> -<li class="in1">» Vi si conducono i prigionieri di Castel Leone. v. I. 65</li> -<li class="in1">» Vi passa Giovanni da Parma. v. I. 185.</li> -<li class="in1">» Vi si trova frate Rainaldo. v. I. 213.</li> -<li class="in1">» C'è Salimbene. v. I. 221.</li> -<li class="in1">» Profezia che riguarda Bologna. v. I. 252.</li> -<li class="in1">» A Bologna non si vuol sentir parlare di S. Antonio. v. I. 290.</li> -<li class="in1">» Innocenzo IV a Bologna v. I. 326.</li> -<li class="in1">» Pestilenza a Bologna v. I. 341.</li> -<li class="in1">» Costituzione dell'Ordine dei Gaudenti v. I. 344.</li> -<li class="in1">» Costituzione della Congregazione della Giustizia v. II. 21.</li> -<li class="in1">» Muore a Bologna Re Enzo v. II. 23.</li> -<li class="in1">» Bologna incendiata v. II. 28. 48.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span></li> -<li class="in1">» Quelli del partito dell'impero fuggono v. II. 28.</li> -<li class="in1">» Pacificazione del Cardinale Latino v. II. 44.</li> -<li class="in1">» Cavatrutta è ucciso v. II. 45.</li> -<li class="in1">» Bologna vuole tutta la destra del Panaro v. II. 24. 25.</li> -<li class="in1">» Pacificazione v. II. 43.</li> -<li class="in1">» Guglielmo Putagio Podestà a Bologna v. II. 45.</li> -<li class="in1">» Rientrano i fuorusciti v. II. 48.</li> -<li class="in1">» Bologna fa lega con altre città v. II. 83.</li> -<li class="in1">» Caso di tre toscani scolari a Bologna v. II. 133.</li> -<li class="in1">» Miracoli di fra Giovanni da Vicenza, v. I. 46.</li> -<li class="in1">» Ambasciatori di Bologna a pacificare quei di Gesso v. II. 212.</li> -<li class="in1">» Fa prigione Rolandino di Canossa v. II. 216.</li> -<li><b>Bolognesi</b>. Si obbligano a far guerra ai Modenesi v. I. 4.</li> -<li class="in1">» Assediano S. Cesario v. I. 12. 34.</li> -<li class="in1">» Vanno contro Sant'Arcangelo v. I. 6.</li> -<li class="in1">» Spianano le fossa di Imola v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Assediano Bazzano v. I. 11.</li> -<li class="in1">» Combattono con nuove foggie d'armi v. I. 13.</li> -<li class="in1">» Loro armi perdute in battaglia esposte a Parma v. I. 34.</li> -<li class="in1">» Prendono Castel Leone v. I. 65.</li> -<li class="in1">» Sconfitti dai Parmigiani v. I. 13.</li> -<li class="in1">» Si trovano a Luzzara v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Aiutano i Parmigiani v. I. 94.</li> -<li class="in1">» Assediano Forlì v. I. 96.</li> -<li class="in1">» Assediano Bazzano v. I. 203.</li> -<li class="in1">» Fanno prigioniero Re Enzo v. I. 216.</li> -<li class="in1">» Assediano Modena v. I. 68. 220.</li> -<li class="in1">» Domandano al Papa Medicina v. I. 326.</li> -<li class="in1">» Fanno un castello sul Po di Primaro. v. II. 13.</li> -<li class="in1">» Danneggiati dai Veneziani v. II. 13.</li> -<li class="in1">» Assediano Savignano v. II. 22.</li> -<li class="in1">» Mandano ambascieria a Parma v. II. 24.</li> -<li class="in1">» Vanno a Primaro contro i Veneziani v. II. 13.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span></li> -<li class="in1">» Cavalcano contro Faenza v. II. 29.</li> -<li class="in1">» I popolani contro i Cavallieri v. II. 211.</li> -<li class="in1">» Fanno una pace v. II. 48.</li> -<li class="in1">» Rottura della pace v. II. 48.</li> -<li class="in1">» Molti fatti prigionieri v. II. 29.</li> -<li class="in1">» Entrano in Faenza v. II. 28.</li> -<li class="in1">» Mandano ambasciatori a Parma per pacificare la Lombardia v. II. 210.</li> -<li><b>Bolognini</b>. Moneta v. II. 147.</li> -<li><b>Bombarone</b> materassaio, che fa poi il Ministro generale frate Elia v. II. 227.</li> -<li><b>Bonaggiunta</b>, frate compagno di Giovanni da Parma e sue qualità v. II. 110.</li> -<li><b>Bonagrazia</b>. Ministro Generale dei Minori va in visita dei conventi v. I. 176.</li> -<li class="in1">» Sua elezione v. I. 196.</li> -<li class="in1">» Sua proibizione ai frati di andare ad un Concilio di Ravenna v. I. 298.</li> -<li class="in1">» Non vuol andare ad un Concilio v. I. 298.</li> -<li class="in1">» Tiene Capitolo a Strasbourg v. II. 57.</li> -<li class="in1">» Sua morte v. I. 176. 205. v. II. 68. 136.</li> -<li><b>Bonaventura</b> di Bagnorea. Eletto Ministro generale dei Minori v. I. 189.</li> -<li class="in1">» Maestro all'Università di Parigi v. I. 177.</li> -<li class="in1">» Scrive la vita di S. Francesco v. I. 80.</li> -<li class="in1">» Domanda al Papa se permette che i Minori confessino v. I. 302.</li> -<li class="in1">» Interviene al trasporto delle ceneri di S. Antonio v. I. 327.</li> -<li class="in1">» Richiama al dovere Frate Girardino di Borgo San Donnino v. I. 334.</li> -<li class="in1">Di Forlì v. I. 206.</li> -<li class="in1">Di Iseo. Gran predicatore, a cui un giorno fugge l'uditorio v. I. 161.</li> -<li class="in2">» Va in Grecia con frate Giovanni da Parma v. I. 206.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span></li> -<li><b>Bonaventura</b> di Iseo. Compagno di frate Giovanni da Parma e sue qualità v. II. 112.</li> -<li><b>Boncompagni</b> Taddeo. Sconsiglia maestro Martino di Fano di farsi frate v. I. 22.</li> -<li class="in1">» Signore della Romagna v. I. 263.</li> -<li class="in1">» Contro i Malatesta v. II. 147.</li> -<li><b>Boncompagno</b> Fiorentino. Maestro di grammatica v. I. 52.</li> -<li class="in1">Da Prato. Frate non vuole che una sola tonaca v. I. 167.</li> -<li><b>Bondeno</b>. Preso il castello v. I. 8.</li> -<li><b>Bongiorno</b> Giudeo. Amico di Salimbene v. I. 287.</li> -<li><b>Bonicea</b>. Castello di Marchesopolo Pallavicino in Grecia v. I. 275.</li> -<li><b>Bonicii</b> (dei) Gregorio. Abbate del Monastero di S. Prospero in Reggio v. I. 343.</li> -<li><b>Bonifacio</b> S. (di) Conte Rizzardo. Conduce aiuti a Parma v. I. 98.</li> -<li class="in1">» Esulante v. I. 261.</li> -<li class="in1">Lodovico. Podestà di Reggio vi muore v. II. 60.</li> -<li class="in1">Di Bibbianello v. II 178.</li> -<li class="in1">Minorita. Visitatore di monasteri, v. I. 37.</li> -<li class="in1">Di Giacomo da Canossa v. I. 338-</li> -<li class="in1">Da Foiano. Muore v. II. 18.</li> -<li><b>Bordeaux</b>. Luogo del duello tra Re Carlo e Re Pietro d'Aragona v. II. 75.</li> -<li class="in1">» Re Carlo è presente v. II. 75.</li> -<li><b>Borghetto</b> di Taro. Battaglia v. I. 91. 92.</li> -<li><b>Borghigiani</b> Ricevono beneficii dai Parmigiani v. I. 267.</li> -<li class="in1">» Vanno contro i Milanesi e sono sconfitti v. II. 145.</li> -<li class="in1">» Ribelli ai Parmigiani, questi contro loro alzano un castello alla Parola v. II. 146.</li> -<li><b>Borgo</b> di S. Cristina in Parma v. I. 66.</li> -<li class="in1">» Vi sono ad albergo ambasciatori Reggiani v. II. 82.</li> -<li class="in1">» Vi abitano gli Enzola v. II. 172.</li> -<li class="in1">» Incendio v. II. 176.</li> -<li class="in1">» Allargato v. II. 67.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span></li> -<li><b>Borgo</b> S. Donnino. Rifugio di fuorusciti v. I. 267.</li> -<li class="in1">» Assedio e devastazione delle campagne v. II. 8.</li> -<li class="in1">» Smantellamento delle sue mura v. II. 12.</li> -<li class="in1">» S'arrende ai Parmigiani v. II. 12.</li> -<li class="in1">S. Pietro di Modena. Incendiato dai Bolognesi, v. I. 68.</li> -<li><b>Borgogna</b> Vi si trova Salimbene v. I. 118 e seg.</li> -<li class="in1">» Ferace di vini. v. I. 122.</li> -<li><b>Borgondione</b> Giudice Pisano, traduttore dal greco v. I. 134.</li> -<li><b>Boscaioli</b>. Loro istituzione v. I. 150.</li> -<li class="in1">» Detti anche Saccati v. I. 151.</li> -<li><b>Boschetti</b> di Reggio. Loro discordia con quelli di Savignano v. II 80.</li> -<li class="in1">» Erano capi di una fazione in Modena v. II. 80.</li> -<li class="in1">Gherardino, morto in battaglia v. II. 140.</li> -<li class="in1">Filippo. In missione a Parigi v. II. 155.</li> -<li class="in1">Vescovo di Modena v. II 207.</li> -<li><b>Buoso, o Boso</b> di Dovara. Podestà di Reggio, v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Signore di Cremona v. I. 254.</li> -<li class="in1">» Espulso da Cremona v. I. 317. v. II 7.</li> -<li class="in1">» Smantellata la sua Rocchetta v. II. 11.</li> -<li><b>Botteri</b> Ugo. Arriva all'accampamento di Grola v. I. 99.</li> -<li><b>Boveri</b> Giacomo. Sua prodezza v. I. 13.</li> -<li class="in1">» Case dei Boveri comprate da maestro Rolando v. II. 158.</li> -<li><b>Bovi</b> Rolandino. Minacciato da Barisello. v. I. 268.</li> -<li><b>Brancaleone</b> di Bologna v. I. 337.</li> -<li><b>Brandola</b>. È presa v. II. 9.</li> -<li><b>Brazzolo</b>. Ponte fatto dai Mantovani a Brazzolo v. II. 48.</li> -<li class="in1">» Ponte asportato dalle acque, v. II. 51.</li> -<li><b>Brentori</b>. Credono santo un Alberto di Cremona v. II. 45.</li> -<li><b>Brescello</b>. Distrutto v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Il castello fabbricato dai Parmigiani v. I. 220.</li> -<li class="in1">» Preso dal Pallavicino v. I. 326.</li> -<li class="in1">» L'abbate del Monastero è ucciso v. II. 173.</li> -<li><b>Brescia</b>. Gran terremoto v. I. 9.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span></li> -<li class="in1">» Assediata v. I. 65.</li> -<li class="in1">» Passa il Conte di Fiandra v. I. 349.</li> -<li class="in1">» Si ribella al Pallavicino v. II. 5.</li> -<li class="in1">» Passa Corradino v. II. 8.</li> -<li class="in1">» Fa pace coi Mantovani v. II. 48.</li> -<li class="in1">» Fa una lega v. II. 83.</li> -<li class="in1">» Suoi ambasciatori a Parma v. II. 210.</li> -<li><b>Bresciani</b>. Aiutano i Cremonesi v. I. 3.</li> -<li class="in1">» Aiutano i Bolognesi v. I. 34.</li> -<li class="in1">» Lottano contro Federico II v. I. 63 e seg.</li> -<li class="in1">» Sono a Luzzara v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Corrono contro il Marchese di Monferrato v. II. 53.</li> -<li><b>Brianchon.</b> Vi si trova Salimbene v. I. 118.</li> -<li><b>Bricci</b>. Signori di Imola per la Chiesa v. I. 276.</li> -<li><b>Briga</b> Guido. Sua morte, v. II. 30.</li> -<li><b>Brina</b> dannosissima, v. I. 60. 330. v. II. 11.</li> -<li><b>Britti</b> Frati v. I. 151.</li> -<li><b>Britti</b> (dei) Castello v. II. 227.</li> -<li><b>Brizio</b> S. Vescovo punito v. II. 86.</li> -<li><b>Broletto</b> di Milano. Combattimento fra il popolo ed i Torriani v. II. 39.</li> -<li><b>Bruchi</b>. Quantità e guasti fatti v. II. 52.</li> -<li><b>Budelli</b> (dei) Egidio v. I. 236.</li> -<li><b>Buiolo</b> frate. Addetto alla Corte d'Innocenzo IV. v. I. 209. 324.</li> -<li><b>Burigardo</b> prode maestro di milizia. Fatto Prigioniero v. II. 148.</li> -<li class="in1">» Guido da Correggio lo conduce a Correggio ed a Castelnuovo di sotto v. II. 150.</li> -<li class="in1">» Torna a Sassuolo, v. II. 151.</li> -<li><b>Busseto</b> Edificato da Uberto Pallavicino v. I. 229.</li> -<li class="in1">» Distrutto dai Cremonesi v. I. 229.</li> -<li><b>Buzzola</b> Ugolino v. I. 262.</li> -<li><b>Buzzoli</b> (dei) Angelica. Terziaria dei Minori v. I. 177.</li> -<li class="in1">Antonino v. II. 159.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span></li> -<li class="in1">Giacomo. Terziario dei Minori v. I. 177.</li> -<li class="in1">Mabilia. Terziaria dei Minori v. I. 177.</li> -</ul> - -<h3>C</h3> - -<ul> -<li><b>Cadeo</b>. I Parmigiani vi fabbricano un castello v. II. 48.</li> -<li><b>Cagli</b> v. I. 187.</li> -<li class="in1">» Ruina per terremoto v. II. 44.</li> -<li><b>Calabria</b>. Arrivano di Calabria aiuti a Federico II v. I. 101.</li> -<li class="in1">» Sua bellezza e ubertosità v. I. 233.</li> -<li><b>Calareso</b> Bartolomeo. Suo giudizio intorno a frate Giovanni da Parma v. I. 180.</li> -<li><b>Calcinato</b>. Preso. v. I. 64.</li> -<li><b>Calerno</b>. Predicazione fattavi. v. I. 47.</li> -<li><b>Callegari</b> famiglia. È loro bruciata la casa v. I. 82.</li> -<li><b>Camerino</b>. Subissato in gran parte. v. II. 44.</li> -<li><b>Campagnola</b>. v. I. 8</li> -<li class="in1">» Prima messa celebrata nella sua chiesa. v. I. 11.</li> -<li class="in1">» Giuliano da Sesso vi fu sepolto in un fosso. v. I. 219.</li> -<li class="in1">» È presa v. I. 223.</li> -<li><b>Campana</b> del Comune di Parma. Fatta fare. v. II. 143.</li> -<li class="in1">» Fatta rifare. v. II. 143.</li> -<li class="in1">» Si rompe. v. II. 210.</li> -<li class="in1">Della Cattedrale. Il Cardinale Gerardo Albo spende per farla fare. v. II. 160.</li> -<li><b>Campanile</b> del Duomo di Parma. v. II. 77.</li> -<li><b>Campeggine</b> Villa. Ghiberto da Gente vi fabbrica palazzi. v. I. 327.</li> -<li class="in1">» Vi si distruggono le case di Ghiberto da Gente. v. II. 168.</li> -<li class="in1">» I Da Gente ne sono espulsi. v. II. 168, 169.</li> -<li class="in1">» Vi si distruggono le case e i seminati dei Da Gente. v. II. 168.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span></li> -<li class="in1">» Pinotto da Gente vi è ucciso, v. II. 204.</li> -<li><b>Campiglio</b> (da) Bartolomeo. Morto in battaglia, v. II. 140.</li> -<li><b>Campigliola</b>, v. II. 18.</li> -<li><b>Campogalliano</b>. (di) Arciprete. Suo incontro con Salimbene v. I. 300.</li> -<li class="in1">» Discussione con Salimbene v. I. 300, e seg.</li> -<li><b>Campo</b> di Mosa. Federico 2. vi fa impiccare militi Anconitani. v. I. 104.</li> -<li><b>Campora</b>. Torrente dov'è. v. II 199.</li> -<li><b>Campo</b> S. Giorgio in Verona. Ezzelino vi fa bruciare 11000 Padovani v. I. 100, 260.</li> -<li><b>Canale</b> (da) Gerardo. Sommerso in mare. v. I. 104.</li> -<li><b>Cancellieri</b> (dei) Deto. Podestà di Reggio. v. II. 21.</li> -<li><b>Candele</b> Genovesi v. II. 93.</li> -<li><b>Canapa</b> (di) seme. Prezzo esorbitante, v. II. 48.</li> -<li><b>Canini</b> (dei) Corrado, v. II. 208.</li> -<li class="in1">Guidotto. v. I. 275.</li> -<li class="in1">Famiglia espulsa da Reggio. v. I. 82.</li> -<li><b>Canoli</b> (da) Manfredino. Morto in combattimento a Colorno v. I. 269.</li> -<li><b>Castello</b>. Preso e ricuperato v. I. 347.</li> -<li><b>Canonici</b> di Lucca v. I. 309. Non amano Vescovi che fossero prima frati v. II. 207.</li> -<li><b>Canossa</b>. Rocca. Da chi fatta costruire v. I. 338.</li> -<li class="in1">(di) Alberto. Capitano v. I. 338.</li> -<li class="in2">» Distrugge Canossa v. I. 388.</li> -<li class="in1">Bonifacio. Tiene il castello di Canossa, v. I. 338.</li> -<li class="in2">» Sua morte v. II. 26. 178.</li> -<li class="in2">» Uno dei capi dell'esercito di quei di Gesso, v. II. 203.</li> -<li class="in2">» Impedisce il saccheggio del convento di Monfalcone v. II 211.</li> -<li class="in1">Guido. Ucciso v. II. 178. 204.</li> -<li class="in2">» Suoi antenati v. II. 179.</li> -<li class="in1">Ugolino. Ucciso, v. II. 194.</li> -<li class="in1">Monaco. Apre le carceri di Reggio v. II. 196.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span></li> -<li class="in1">Rolando. Corrompe Guido di Albareto v. II. 180.</li> -<li class="in1">Alessandra v II. 209.</li> -<li class="in1">Rolandino. Uno di quelli della città di sotto in Reggio v. II. 81.</li> -<li class="in2">» Ambasciatore a Parma v. II. 82.</li> -<li class="in2">» Accusato v. II. 179</li> -<li class="in2">» Distruzione della sua casa v. II. 197.</li> -<li class="in2">» Distruzione delle sue vigne v. II. 209.</li> -<li class="in2">» Giura di non por più piede in Reggio v. II. 216.</li> -<li class="in1">Scarabello. Parteggia per quei di sotto in Reggio v. II. 81.</li> -<li class="in2">» Uccide Guido di Bibbianello v. II. 178.</li> -<li><b>Capaccio</b>. Castello. Assediato, restano prigionieri i Baroni Pugliesi ribelli, v. I. 83.</li> -<li><b>Capellini</b> Cremonesi. Signori in Cremona per la Chiesa v. I. 264.</li> -<li><b>Capitolo</b> generale in Assisi v. I. 41. v. II. 13.</li> -<li><b>Capriolo</b>. È preso dal Conte di Fiandra e ne uccide gli abitanti, v. I. 349.</li> -<li><b>Capua</b>. Se Carlo la occupa v. II. 3.</li> -<li><b>Carbonisi</b> (dei) Castellano. Podestà di Parma, v. I. 224.</li> -<li><b>Carentano</b> dei Carentani. Muore in battaglia v. II. 140.</li> -<li><b>Carestia</b> v I. 11. v. II. 22. 26. 41. 52.</li> -<li><b>Carlo</b> Figlio di Pipino v. I. 23. Angioino Re di Napoli.</li> -<li class="in1">» Va col fratello in oriente v. I. 127.</li> -<li class="in1">» Suo imbarco v. I. 131.</li> -<li class="in1">» Sua moglie v. I. 137.</li> -<li class="in1">» Capitano dei crociati di Parma v. I. 270.</li> -<li class="in1">» Venuto in Italia passa il ponte di Ceprano e S. Germano v II. 3.</li> -<li class="in1">» Sconfigge Manfredi v. II. 3.</li> -<li class="in1">» Arriva un esercito francese ad aiutarlo v. II. 9.</li> -<li class="in1">» Sua moglie arriva a Reggio d'Emilia v. II. 9.</li> -<li class="in1">» Sua battaglia di Tagliacozzo v. II. 9.</li> -<li class="in1">» Suoi titoli v. II. 72.</li> -<li class="in1">» Re di Sicilia v. II. 10.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span></li> -<li class="in1">» Si rende tributaria la Tunisia v. II. 20.</li> -<li class="in1">» La Sicilia gli si ribella — Vespro Siciliano v. II. 54.</li> -<li class="in1">» Gli arrivano soccorsi contro Re Pietro d'Aragona v. II. 58.</li> -<li class="in1">» Va a Bordeaux pel duello con Re Pietro d'Aragona v. II. 64.</li> -<li class="in1">» Sue gesta v. II. 162.</li> -<li class="in1">» Muore a Foggia v. II. 127.</li> -<li class="in1">» Visione d'una donna di Barletta che predice la sua morte v. II. 127.</li> -<li class="in1">» Suo figlio prigioniero di Re Pietro d'Aragona v. II. 78, 155.</li> -<li class="in1">» Sue qualità v. II. 162.</li> -<li class="in1">Re Nipote di Carlo. Incoronato da Onorio, v. II. 129.</li> -<li class="in1">Conte di Provenza v. I. 346.</li> -<li><b>Carni</b> porcine v. I. 11.</li> -<li><b>Caro</b> Alberto. Ucciso v. II. 18.</li> -<li><b>Carotto</b>. Ucciso v. II. 209.</li> -<li><b>Carpenetolo</b>. Preso, v. I. 64.</li> -<li><b>Carpi</b>. Guido e Matteo da Correggio coi messi del Marchese d'Este a congresso v. II. 150.</li> -<li><b>Carpigiani</b>. Non posson saper nulla di un'adunanza politica tenuta a Carpi v. II. 150.</li> -<li><b>Carpineti</b> (di) Prevosto. Uno dei capi di quei di Gesso, v. II. 203.</li> -<li><b>Carretto</b> (del) Marchese v. II. 8.</li> -<li><b>Carroccio</b> de' Bolognesi. I Modenesi volevano rapirlo v. I. 34.</li> -<li class="in1">Dei Cremonesi. I Parmigiani lo prendono v. I. 108, 119.</li> -<li class="in2">» È restituito v. II. 50.</li> -<li class="in1">Dei Parmigiani. Difeso e salvato da un Boveri v. I. 13.</li> -<li class="in2">» È perduto v. I. 223, 224.</li> -<li class="in2">» È restituito v. II. 50.</li> -<li><b>Casa</b> del Salimbene. Dov'era v. I. 10.</li> -<li><b>Casalecchio</b> v. II. 133.</li> -<li><b>Casalmaggiore.</b> Incendiato dai Mantovani v. I. 102.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span></li> -<li><b>Casaleddo</b>. Castello v. I. 8.</li> -<li class="in1">» È preso v. I. 64.</li> -<li><b>Casaloddo</b> (di) Alberto v. I. 8.</li> -<li><b>Casamatta</b>. Cascina devastata v. II. 186.</li> -<li><b>Caserta</b> (di) Conte Rizzardo v. I. 320.</li> -<li class="in1">» Tradisce Manfredi v. II. 4.</li> -<li class="in1">Contessa. Rimprovera Federico II. v. I. 181.</li> -<li><b>Cassio</b> (di) Bernardo di Gerardo v. I. 31.</li> -<li class="in1">Gerardo v. I. 30.</li> -<li class="in1">Gerardo di Gerardo v. I. 31.</li> -<li class="in1">Giacomo di Ugo v. I. 31.</li> -<li class="in1">Famiglia v. I. 31.</li> -<li><b>Cassone</b> della Torre. Entra in Milano e combattimento v. II. 39.</li> -<li class="in1">» Va contro Crema v. II. 39.</li> -<li class="in1">» Ucciso in battaglia v. II. 51.</li> -<li><b>Castello</b> (città di) Salimbene vi trova chi gli impone il nome v. I. 16.</li> -<li><b>Castello</b>. Di Jeres. Vi si trova Salimbene v. I. 170.</li> -<li class="in1">Dei Britti v. II. 227</li> -<li class="in1">Della Croce. Fabbricato dai Parmigiani v. II. 48.</li> -<li class="in1">Franco. Predicazione che vi si fa v. I. 46.</li> -<li class="in2">» Vi si incanala contro ad arte il Panaro v. I. 63.</li> -<li class="in1">Di Gonzaga. Assediato dai Parmigiani v. I. 8.</li> -<li class="in2">» Distrutto v. II. 42.</li> -<li class="in1">Leone. Vi furono catturati molti Pavesi v. I. 3.</li> -<li class="in2">» Predicazione fattavi v. I. 46.</li> -<li class="in2">» Atterrata la torre, v. I. 65.</li> -<li class="in1">Navone. Terminato dai Parmigiani v. II. 205.</li> -<li class="in1">Nuovo di sotto. Guido da Correggio vi festeggia Burigardo v. II. 150.</li> -<li class="in1">Nuovo piacentino. Assediato dai Parmigiani e Cremonesi v. II. 145.</li> -<li class="in1">Di Piumazzo. Vi si conduce il carroccio dei Bolognesi v. I. 34.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span></li> -<li class="in1">S. Arcangelo. I Bolognesi l'assediano v. I. 6.</li> -<li class="in1">S. Cesario. Cinto d'assedio v. I. 12, 34.</li> -<li class="in1">S. Felice. Vi è prigioniero Enrico di Federico II. v. I. 60.</li> -<li class="in1">Di Torello. Sua costruzione, v. II. 146.</li> -<li><b>Castellarano.</b> È preso v. I. 323, 339.</li> -<li><b>Castella</b> (quattro) Gli abitanti fuggono dalle incursioni di quei di Gesso v. II. 198.</li> -<li><b>Catalogna.</b> Si fa leva di soldati v. II. 75.</li> -<li><b>Cavalcabò</b> Marchese v. I. 42.</li> -<li class="in1">» Nega ai Reggiani un'indennità promessa v. II. 42.</li> -<li><b>Cavatrutta.</b> Ucciso, v. II. 45.</li> -<li><b>Cavaza</b> (da). Decapitato v. I. 327, 328.</li> -<li><b>Cavigliano.</b> Dov'è v. I. 84.</li> -<li><b>Cavriago.</b> Ricuperato dai Parmigiani v. I. 202.</li> -<li><b>Cavriana</b> (di) Famiglie. Fuggono dalle incursioni di quei di Sesso v. II. 198.</li> -<li><b>Cazaconte</b> Aldobrandino. Principe v. I. 320.</li> -<li><b>Cecco</b> Tosco. Capo di assassini v. II. 45.</li> -<li><b>Cedonico</b> S. Condotto in Francia da S. Massimino v. I. 171.</li> -<li><b>Celestino</b> IV Papa. Elezione e morte v. I. 78.</li> -<li><b>Cella</b> Villa. I Parmigiani vi fabbricano un castello v. II. 48.</li> -<li><b>Celle</b> di Cortona. Frate Elia vi si fabbrica un sontuoso alloggio. v. II. 236.</li> -<li><b>Cervia.</b> Parma si provvede di sale a quelle saline v. II. 105.</li> -<li><b>Cesena.</b> Quei di Cesena liberati dalle carceri v. I. 6.</li> -<li class="in1">» Everardo Vescovo di Cesena, v. I. 294.</li> -<li class="in1">» Vi si vuol uccidere Malatesta di Rimini v. II. 147.</li> -<li><b>Chambery.</b> Nelle vicinanze di Chambery frana di un monte intero v. I. 204.</li> -<li><b>Chiara</b> S. Sua canonizzazione v. I. 278, 332.</li> -<li class="in1">» La prima volta che fu detta la messa di Santa Chiara v. I. 199.</li> -<li><b>Chiassi.</b> Fu città. Vi era il corpo di S. Apollinare v. II. 69.</li> -<li><b>Chiavari</b> Castello. Miracolo avvenuto a Chiavari, v. I. 39.</li> -<li class="in1">» (di) Arduino v. II. 131.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span></li> -<li><b>Chierici</b>. Loro contese coi Regolari. v. I. 298 sino al 310.</li> -<li><b>Chiesa</b> di S. Agata in Parma. Sepolcreto della famiglia del Salimbene v. I. 13.</li> -<li class="in1">Di S. Alessio di Ferrara. Un canonico soffocato dal diavolo v. I. 309.</li> -<li class="in1">Di S. Antonino v. II. 215.</li> -<li class="in1">Di S. Barnaba in Reggio. Esposti i corpi di Rossello e Princivallo v. II. 30.</li> -<li class="in1">Di S. Cecilia in Parma. Nelle sue vicinanze abita Barisello. v. I. 266.</li> -<li class="in1">Di S. Cristina in Parma v. I. 109. 227.</li> -<li class="in1">Dei Minori in Reggio. Fondata v. II. 141.</li> -<li class="in1">Dei Minori in Parma. A che serve ora v. II. 175.</li> -<li class="in1">Di S. Giorgio in Parma v. I. 31.</li> -<li class="in1">Di S. Giorgio in Reggio. Miracoli di Alberto da Cremona v. II. 45.</li> -<li class="in1">Di S. Giorgio di Ferrara v. I. 287.</li> -<li class="in1">Di S. Gervaso in Parma. Nelle sue vicinanze è la casa di Guido Bovi v. I. 268.</li> -<li class="in1">Di S. Giacomo in Reggio v. II. 141.</li> -<li class="in1">Del Gesù in Reggio. Fondata v. I. 47.</li> -<li class="in1">Di S. Giovanni Battista in Reggio. Miracoli v. II. 45</li> -<li class="in1">Di S. Lorenzo in Reggio. Vi si conchiuse la pace v. I. 330.</li> -<li class="in1">Di S. Leonardo in Reggio. Vi è sepolto Bonifacio di Canossa v. II. 26.</li> -<li class="in1">Di S. Maria dei Templari in Parma v. II. 144.</li> -<li class="in1">S. Maria Maggiore in Roma. Avviene la cattura di Gregorio VII. v. I. 237.</li> -<li class="in1">S. Martino in Ravenna. Ov'era il corpo di Sant'Apollinare v. II. 69.</li> -<li class="in1">S. Martino in Tours v. II. 52.</li> -<li class="in1">Di S Alessio in Ferrara v. I. 309.</li> -<li class="in1">Di S. Nicolò in Reggio v. II. 209.</li> -<li class="in1">Di S. Paolo in Parma. Nelle vicinanze vi abitano quei da Colorno v. I. 274.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span></li> -<li class="in1">Di S. Pietro in Parma. Si fa la devozione di S. Alberto brentore v. II. 45.</li> -<li class="in1">Di S. Pietro Maggiore in Ravenna. Data ai Minori v. I. 292.</li> -<li class="in1">Di S. Romano in Ferrara. Chiesa madre della diocesi, ma non della città v. I. 287.</li> -<li class="in1">Di S. Salvatore in Ravenna v. II. 69.</li> -<li class="in1">Di S. Sepolcro in Parma. Maestro Rolando Taverna vi fabbrica una cappella e il suo sepolcro. v. II. 158.</li> -<li class="in1">Di S. Spirito in Reggio. Vi è sepolto Ugolino Fogliani v. II. 40.</li> -<li class="in1">Di S. Tommaso in Parma. Ampliamento della via che vi conduce partendo dalla piazza nuova. v. II. 67.</li> -<li class="in1">Di S. Vittorio in Vittoria. v. I. 99.</li> -<li class="in1">Di S. Vitale presso Ravenna. Sepolcro di Paolo Traversari v. I. 70.</li> -<li class="in2">» Il sacrista di S. Vitale narra al Salimbene come si comportò in Chiesa Pasquetta v. I. 75.</li> -<li><b>Chioggia</b>. Innondata dall'alta marea v. II. 108.</li> -<li class="in1">» Vi è a confino Guido di Montefeltro v. I. 261.</li> -<li><b>Cingoli</b>. Ruina per Terremoto v. II. 44.</li> -<li><b>Cistercensi</b> di Fontevivo v. I. 335.</li> -<li><b>Civita</b> di Castello v. II. 84.</li> -<li><b>Civitanova</b>. l'Arciprete di Civitanova s'incontra con Salimbene e loro discussione, v. I. 300.</li> -<li><b>Clara</b> S. Canonizzazione. 278. 332.</li> -<li class="in1">» La prima volta che si recita la messa di lei v. I. 199.</li> -<li class="in1">Dei Conti di Lomello v. I. 271.</li> -<li><b>Claro</b>. Dottore illustre v. I. 298.</li> -<li class="in1">» Predicatore celebre v. II. 108.</li> -<li><b>Clarello</b> frate portabandiera nella crociata contro Ezzelino v. I. 289.</li> -<li><b>Clemente</b> Antipapa v. I. 244.</li> -<li class="in1">Papa IV. Visse pacificamente v. I. 12.</li> -<li class="in2">» Eletto Pontefice v. I. 347.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span></li> -<li class="in2">» Ebbe moglie e figli v. II. 9 10.</li> -<li class="in2">» Sua morte v. II. 9.</li> -<li class="in2">» Sua predizione sulla fine di Corradino v. II. 10.</li> -<li class="in2">» Canonizza S. Edvige, o Edroiga. v. II. 10.</li> -<li><b>Clodoveo</b>. Visita della tomba di S. Marta a Tarascon. v. I. 172.</li> -<li class="in1">» Dotò la chiesa di S. Marta. v. I. 172.</li> -<li class="in1">» Fu Battezzato da S. Remigio. v. I. 172.</li> -<li><b>Clugny</b>. Magnifico monastero di Benedettini. v. I. 120.</li> -<li><b>Cocca</b>. famiglia. v. I. 14.</li> -<li><b>Code delle donne</b> Ordinanza di non portarle v. I. 73, 318.</li> -<li><b>Cò di Ponte</b> in Parma, alla sinistra del Torrente. Vi abitano i Marchesi Lupi. v. II. 166.</li> -<li><b>Collecchio</b> o Collecchiello. Segalello vi fa stranezze v. I. 154.</li> -<li class="in1">» Bernardo di Rolando Rossi vi è ucciso, v. I. 203.</li> -<li><b>Collegio</b> de' Canonici di Mantova Annunziano al Papa l'assassinio del Vescovo. v. I. 61.</li> -<li><b>Colomba</b> (della) monastero v. I. 4.</li> -<li><b>Colombano</b> Beato. Sue reliquie v. I. 221.</li> -<li><b>Colonna</b> Giacomo Cardinale. Parente del Papa. v. I. 72.</li> -<li class="in1">» Invita Giovanni da Parma alla Corte v. II. 109.</li> -<li><b>Colonne</b> del Duomo di Parma. v. II. 66.</li> -<li><b>Colorno</b> castello. Federico II medita di prenderlo. v. I. 266.</li> -<li class="in1">» Da Colorno si devia il naviglio. v. II. 67.</li> -<li class="in1">» Si fanno torri alla foce della Parma. v. II. 144.</li> -<li><b>Cometa</b>. Appare. v. I. 346.</li> -<li class="in1">» Maravigliosa. v. II. 142.</li> -<li class="in1">» Portentosi avvenimenti. v. II. 142, 170.</li> -<li><b>Como</b>. Dominio del Pallavicino. v. I. 228.</li> -<li class="in1">» In un castello vi è prigione in gabbia all'esterno dell'alta torre Napo della Torre. v. II. 39.</li> -<li><b>Concilio</b> di S. Giovanni Laterano. v. I. 4.</li> -<li class="in1">Di Lione. Depone Federico II. v. I. 79.</li> -<li class="in2">» Federico II. vi invia ambasciatori. v. I. 106.</li> -<li class="in2">» Sopprime i Saccati. v. I. 152.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span></li> -<li class="in2">» Sopprime i così detti Apostoli, v. L. 158.</li> -<li class="in2">» Vi intervengono Greci e Tartari. v II. 27.</li> -<li class="in2">» Proibisce l'istituzione di nuove Religioni. v. II. 28. Di Ravenna. Provvede contro i Tartari. v. I. 298.</li> -<li><b>Consorzio</b> di S. Maria di Parma. Fondazione. v. I. 15, 330.</li> -<li><b>Conte</b> di Fiandra. Il Pallavicino gli vuol chiudere il passo v. I. 348, 349.</li> -<li class="in1">» Arriva a Reggio colla moglie. v. II. 9.</li> -<li class="in1">» Passa per Reggio coll'esercito. v. II. 21.</li> -<li class="in1">Di Provenza. v. I. 136, 307.</li> -<li class="in2">» I frati non ne ricevono il cadavere nella loro chiesa. v. I. 172, 307.</li> -<li class="in2">» Dimora ad Aix. v. I. 171.</li> -<li class="in1">Delle Romagne. Parteggia pe' Bolognesi. v. II. 49.</li> -<li class="in1">Riccardo di Langosco. Podestà di Milano. v. II. 40.</li> -<li><b>Conti</b> Pisani. v. I. 277.</li> -<li><b>Contrada</b> in Pisa detta fondaco dei mercanti Parmigiani. v. I. 27.</li> -<li><b>Conventi</b> de' Minori. Ad Aix. v. I. 195.</li> -<li class="in1">» a Rimini v. II. 112.</li> -<li class="in1">» a Bologna v. I. 176.</li> -<li class="in1">» a Parma. v. II. 160.</li> -<li class="in1">» a Fano. v. I. 165.</li> -<li class="in1">» a Lione. v. I. 134.</li> -<li class="in1">» a Napoli. v. I. 176.</li> -<li class="in1">» a Provins. v. I. 138.</li> -<li class="in1">» a Siena v. I. 135.</li> -<li class="in1">» a Ferrara. v. I. 274.</li> -<li class="in1">» a Jeres. v. I. 194.</li> -<li class="in1">» a Monfalcone. v. II. 211.</li> -<li class="in1">» a Reggio. v. I. 337.</li> -<li><b>Copermio</b> Villa. v. II. 144.</li> -<li><b>Coppa</b> di Legno maravigliosa. v. I. 111.</li> -<li><b>Corona</b> di Federico II. v. I. 108.</li> -<li class="in1">» Cortopasso la trova v. I. 108.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span></li> -<li class="in1">» I Parmigiani la comprano. v. I. 109.</li> -<li class="in1">» Quanto pagata. v. I. 227.</li> -<li><b>Cornazzani</b> (dei) Manfredo. v. I. 67.</li> -<li class="in1">» Podestà di Reggio. v. I. 64.</li> -<li class="in1">» Podestà di Lucca. v. I. 67.</li> -<li class="in1">» Podestà di Parma. v. II. 146.</li> -<li class="in1">» Ucciso a Borghetto di Taro in battaglia. v. I. 92.</li> -<li class="in1">Bernardino. v. II. 173.</li> -<li class="in1">Richeldina. v. II. 173.</li> -<li class="in1">Pinchilina. v. II. 174.</li> -<li class="in1">Famiglia. v. I. 269.</li> -<li><b>Cornetani</b>. Coi Lucchesi contro Pisa. v. II. 90.</li> -<li><b>Corneto</b>. Coi Fiorentini contro Pisa. v. II. 90.</li> -<li><b>Corniano</b> (di) Famiglie. Fuggono dalle incursioni di quei di Gesso. v. II. 198.</li> -<li><b>Corradini</b> (dei) Anselmo. v. II. 52.</li> -<li class="in1">Comacio Ucciso. v. II. 52.</li> -<li class="in1">Taddeo. Ucciso. v. II. 52.</li> -<li><b>Corradino</b>. Tenta di succedere nell'Impero. v. I. 232.</li> -<li class="in1">» Ucciso da Carlo d'Anjou. v. I. 232.</li> -<li class="in1">» Dato bugiardamente per morto. v. I. 332.</li> -<li class="in1">» Arriva in Italia. v. II. 7.</li> -<li class="in1">» Arriva a Roma. v. II. 11</li> -<li class="in1">» Battaglia di Tagliacozzo e sua morte. v. II. 9.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. II. 7.</li> -<li class="in1">» Prigioniero. v. II. 9.</li> -<li class="in1">Del Bondeno. Martoriato. v. II. 208.</li> -<li><b>Corrado</b> d'Antiochia. Prigioniero. v. II. 9.</li> -<li class="in1">Di Berceto. Assoggettato a tormenti. v. I. 103.</li> -<li><b>Corrado</b> (di) Giglino. Pone le fondamenta della chiesa dei Minori a Reggio. v. II. 141.</li> -<li class="in1">Corradino. È del partito de' Reggiani di sotto. v. II 81.</li> -<li class="in2">» Capo di ribaldi. v. II. 203.</li> -<li class="in1">Ugo. Partigiano di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span></li> -<li><b>Corrado</b> Re figlio d'una figlia di Re Giovanni. Arriva in Italia, v. I. 321</li> -<li class="in1">» Succede a Federico 2. v. I. 232.</li> -<li class="in1">» Distrugge Napoli, v. I. 322.</li> -<li class="in1">» Terrore de' Religiosi in Germania, v. I. 291.</li> -<li class="in1">» Arriva in Puglia, v. I. 321.</li> -<li class="in1">» Si dice avvelenato, v. I. 322.</li> -<li class="in1">» Gettate in mare le sue ceneri, v. I. 322.</li> -<li><b>Correggio</b> (da). Frigerio. v. I. 61.</li> -<li class="in1">Gerardo. Podestà di Parma v. I. 92. v. II. 228.</li> -<li class="in2">» Abbandona Federico 2. v I. 105.</li> -<li class="in2">» Vende sue case in Parma, v. II. 158.</li> -<li class="in1">Guido. Sposa Mabilia da Gente, v. I. 329.</li> -<li class="in2">» Tenta pacificare Modena con Sassuolo, v. II. 149.</li> -<li class="in2">» Libera Burigardo. v. II. 150.</li> -<li class="in2">» Podestà eletto di Modena, v. II. 151.</li> -<li class="in2">» Altera il testamento di Salvino Torriani. v. II. 219.</li> -<li class="in1">Matteo. Ambasciatore a Reggio, v. II. 80. 81.</li> -<li class="in2">» Portatore di Pace. v. II. 149.</li> -<li class="in2">» Pacifica Modena con Sassuolo, v. II. 149.</li> -<li class="in2">» Podestà di Padova, v. II. 171.</li> -<li class="in2">» Rimprovera il Podestà di Modena, v. II. 218.</li> -<li><b>Corsica</b> (di) Vescovo. Espulso, v. I. 199.</li> -<li><b>Corte</b> bandita. In Ferrara, v. II. 57.</li> -<li class="in1">In Parma. Durata quasi un mese. v. II. 57.</li> -<li><b>Cortenova.</b> Battaglia contro i Milanesi v. I. 66.</li> -<li><b>Cortogno</b> (di) Guerzo. Uccide Guido da Bibbianello v. II. 178.</li> -<li><b>Cortopasso.</b> Trova la corona di Federico II a Grola. v. I. 108.</li> -<li class="in1">» La vende ai Parmigiani, v. I. 109.</li> -<li><b>Costamezzana.</b> Castello dei Pallavicini, v. I. 276.</li> -<li class="in1">» Bartolo Tavernieri ferito vi si ritira, v. I. 92.</li> -<li><b>Costantino</b> Imperatore. Suo detto, v. II. 153.</li> -<li><b>Costantinopoli.</b> È ritolta ai Veneziani, v. I. 340.</li> -<li><b>Costanza.</b> Coronata Imperatrice, v. I. 7.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span></li> -<li><b>Costanza.</b> Si marita attempata, v. I. 22. 247.</li> -<li class="in1">» Paternità e carattere, v. I. 246.</li> -<li class="in1">» Contese col marito v. I. 247.</li> -<li><b>Coviolo.</b> Dimora di Manfredino di Guerzo. v. II. 179.</li> -<li><b>Crema.</b> Devastata, v. II. 21.</li> -<li><b>Cremona.</b> Vi è prigioniero il figlio del Doge di Venezia, v. I. 66.</li> -<li class="in1">» Vi si impiccano militi Anconitani, v. I. 103.</li> -<li class="in1">» Federico II da Vittoria fugge a Cremona, v. I. 119</li> -<li class="in1">» Federico II vi abita, v. I. 203.</li> -<li class="in1">» È suo Signore Re Enzo. v. I. 218.</li> -<li class="in1">» Parmigiani tormentati a Cremona v. I. 224.</li> -<li class="in1">» Signoria di Uberto Pallavicino. v. I. 228. 255.</li> -<li class="in1">» Partiti dei Cappelletti e dei Barbarasi. v. I. 262.</li> -<li class="in1">» È Podestà Uberto Pallavicino, v. I. 349.</li> -<li class="in1">» Il Pallavicino ne perde la Signoria, v. II. 7.</li> -<li class="in1">» Miracoli in Cremona, v. II. 45</li> -<li class="in1">» Boso di Dovara spera di entrarvi, v. II. 53.</li> -<li class="in1">» Si fa torneo in onore dei Parmigiani, v. II. 53. 54.</li> -<li class="in1">» Si fa una lega. v. II. 83.</li> -<li class="in1">» Ambasciatori di Cremona a Parma, v. II. 210.</li> -<li><b>Cremonella</b> frate a Fontevivo. v. I. 335.</li> -<li class="in1">» Sua abilità nell'abradere le pergamene e pulirle, v. I. 336.</li> -<li><b>Cremonesi.</b> Aiutano i Pavesi, v. I. 3.</li> -<li class="in1">» Vincono i Milanesi, v. I. 4.</li> -<li class="in1">» Aiutati dai Reggiani, v. I. 7.</li> -<li class="in1">» Vanno contro i Bolognesi, v. I. 13. 34.</li> -<li class="in1">» Sono con Re Enzo a Quinzano. v. I. 97.</li> -<li class="in1">» Perdono il carroccio, v. I. 108.</li> -<li class="in1">» Abbandonano il Pallavicino, v. I. 317.</li> -<li class="in1">» Fanno una concordia coi Piacentini, v. I. 323.</li> -<li class="in1">» Prendono Ezzelino da Romano, v. I. 267. 339.</li> -<li class="in1">» Giurano Guerra ad. Ezzelino da Romano, v. I. 339.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span></li> -<li class="in1">» Non ammettono nel loro territorio i Flagellantisi. v. I. 342.</li> -<li class="in1">» Abbandonano l'assedio della Rocchetta del Dovara. v. II. 7.</li> -<li class="in1">» Devastano il Borghigiano, v. II. 8.</li> -<li class="in1">» Vanno contro Malgrate, v. II. 21.</li> -<li class="in1">» Vanno contro Bologna, v. II. 25</li> -<li class="in1">» Vanno contro Faenza v. IL 28.</li> -<li class="in1">» Impediscono l'interramento della Tagliata. v. II. 41, 42.</li> -<li class="in1">» Sostengono che Alberto fa miracoli, v. II. 47.</li> -<li class="in1">» Restituiscono il carroccio ai Parmigiani, v. II. 50.</li> -<li class="in1">» Accorrono in aiuto di Lodi. v. II. 50.</li> -<li class="in1">» Devastano l'agro di Soncino. v. II. 53.</li> -<li class="in1">» Invocano soccorsi, v. II. 53.</li> -<li class="in1">» Hanno Soncino per tradimento, v. II. 57.</li> -<li class="in1">» Rapiscono il carroccio ai Milanesi, v. II. 145.</li> -<li><b>Crescenzio</b> frate. Eletto Generale de' Minori, v. I. 80.</li> -<li><b>Crespellano</b> villa, v. II. 133.</li> -<li><b>Crevalcore.</b> Assediato e preso da Federico II. v. I. 68.</li> -<li><b>Crostolo.</b> Fa inondazione v. I. 219.</li> -<li class="in1">» Vi si getta, dai Reggiani un maestro che si fingeva stretto dalla fame. v. II. 184.</li> -<li><b>Crovara</b>, o Corvara, o Crevara. Avuta a patti, v. II. 8.</li> -<li class="in1">» Assediata, v. II. 22.</li> -<li class="in1">» Avuta a patti, v. II. 22.</li> -<li><b>Cuinis-Kan.</b> Imperatore dei Tartari. Riceve frate Giovanni di val di Carpine, v. I. 113.</li> -<li class="in1">» Sua lettera al Papa. v. I. 113.</li> -</ul> - -<h3>D</h3> - -<ul> -<li><b>Dalla Torre</b> Cassone armato corre sopra Milano, v. II. 39.</li> -<li class="in1">» Va verso Lodi. v. II. 39.</li> -<li class="in1">Francesco. Ucciso, v. II. 39.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span></li> -<li class="in1">Napoleone o Napo. <i>Vedi Napoleone.</i></li> -<li><b>Dallio.</b> Buffone della Corte di Federico II e sua risposta a Federico. v. I. 236.</li> -<li><b>Dallo</b> (quei di). Assediano Bismantova. v. II. 203</li> -<li><b>Dalmazia.</b> v. II. 116.</li> -<li><b>Damiata.</b> Occupata dai Crociati. v. I. 204.</li> -<li class="in1">» Assediata. v. I. 7.</li> -<li class="in1">» Restituita ai Saraceni. v. I. 222.</li> -<li><b>De-Angeli</b> Guido. Nipote e vicario di Ghiberto da Gente a Reggio. v. I. 338.</li> -<li class="in1">» Spodestato. v. I. 338.</li> -<li><b>Decime.</b> Quistioni per le decime tra il clero secolare e regolare. v. I. 300 e seg.</li> -<li><b>Dego.</b> Capitano del popolo a Reggio. Sua rottura col clero per le decime. v. II. 49.</li> -<li><b>Denti</b> (dai) Raniero. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li><b>Derivazioni</b> (delle) libro di Uguccione. v. II. 258.</li> -<li><b>Desio.</b> Vi fu preso Napo della Torre. v. II. 39.</li> -<li><b>Diana</b> di Pietro Pagani. v. I. 263.</li> -<li><b>Diluvio.</b> v. II. 37.</li> -<li><b>Diotisalvi</b> frate. Suo motto. v. I. 54. 55.</li> -<li><b>Divoti</b> dei Minori. v. I. 177.</li> -<li><b>Divozione</b> dei flagellatisi. v. I. 169.</li> -<li><b>Doge</b> di Venezia. Sposa il mare coll'anello. v. II. 128</li> -<li><b>Domatolo</b> di Miano. Assessore del Podestà di Lucca. v. I. 67.</li> -<li><b>Domenico</b> S. Morte. v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Maestro Generale dei Predicatori. v. II. 137.</li> -<li><b>Donne</b> Parmigiane. Offerta d'una città d'argento alla B. Vergine. v. I. 101.</li> -<li class="in1">» Bruciate. v. II. 45.</li> -<li class="in1">» Maritate a Borgo S. Donnino. v. I. 267.</li> -<li class="in1">Pisane. Vanno a Genova a visitare i loro prigionieri. v. II. 88.</li> -<li class="in1">(delle) code. v. I. 73.</li> -<li class="in1">(delle) veli. v. I. 73.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span></li> -<li><b>Donolina</b>, sorella di frate Ugo di Jeres. Morte, miracoli, qualità e catalessi, v. II. 113.</li> -<li><b>Donzella</b>. Moglie di Re Enzo. v. I. 199.</li> -<li><b>Dovaria</b> (di) Bosio. Signore di Cremona per l'Impero. v. I. 254.</li> -<li class="in1">» Assediato nella sua Rocchetta. v. II. 7.</li> -<li class="in1">» La sua Rocchetta è presa. v. II. 11.</li> -<li class="in1">» Risiede a Soncino. v. II. 53.</li> -<li><b>Drudone</b> frate. Compagno di fra Giovanni da Parma in Grecia e sue qualità, v. I. 206. v. II. 112.</li> -<li><b>Duca d'Austria</b>. Sua morte. v. II. 9.</li> -</ul> - -<h3>E</h3> - -<ul> -<li><b>Eboli</b> (di) Marino. v. I. 320.</li> -<li><b>Ecclissi</b>. v. I 25. 67.</li> -<li class="in1">Di luna. v. II. 108, 128.</li> -<li class="in1">Di sole. v. II. 142.</li> -<li class="in2">» Appare nella luna il segno della croce. v. II. 142.</li> -<li><b>Edvige</b> o Edroiga. Canonizzata. v. II. 10.</li> -<li><b>Egidio</b> Perugino. Suo detto. v. I. 89.</li> -<li class="in1">» Sue qualità e morte. v. II. 117. Della Religione della SS. Trinità. Concorda i Roberti coi Fogliani. v. I. 330.</li> -<li><b>Eleazari</b> (degli) Schianca. Frate Gaudente. v. I. 344.</li> -<li><b>Elefante</b> di Federico II. v. I. 63.</li> -<li><b>Elefanti</b> d'Etiopia. v. I. 65.</li> -<li><b>Elena</b>. Nipote d'Innocenzo IV, moglie di Bartolo Tavernieri. v. II. 165.</li> -<li><b>Elia</b>. Ammette all'Ordine dei Minori il Salimbene. v. I. 17.</li> -<li class="in1">» Si congratula con Salimbene. v. I. 22.</li> -<li class="in1">» Scomunicato. v. II. 252.</li> -<li class="in1">» Suoi costumi, difetti e colpe, v. II. 230 e seg.</li> -<li class="in1">» Deposto da Ministro Generale. v. I. 67. v. II. 249.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. II. 255.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span></li> -<li class="in1">» Si fabbrica una sontuosa residenza. v. II. 247, 248.</li> -<li class="in1">» Ha suoi paggi, cuoco e cavalli. v. II. 248.</li> -<li><b>Elisabetta</b> S.ª Canonizzata. v. I. 12.</li> -<li class="in1">» Non è ricevuto il cadavere alla Chiesa dei Minori. v. I. 172, 307.</li> -<li class="in1">Langravia. v. II. 153.</li> -<li><b>Eliseo</b> Beato. Reliquie portate a Parma da Salimbene. v. I. 294.</li> -<li><b>Emondo</b> S. Canonizzato. v. I. 79.</li> -<li><b>Enrico III</b> Imperatore. Entra in Roma. v. I. 237.</li> -<li class="in1">» Occupa la Sicilia. v. I. 247.</li> -<li class="in1">» Spoglia la Sicilia. v. I. 247.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. I. 247.</li> -<li class="in1">Fratello del Re di Castiglia. Sua morte. v. II. 9.</li> -<li class="in1">Re di Danimarca. Affogato in mare. v. I. 322</li> -<li class="in1">Da Bobbio. Va a Beaucaire domandando al Generale un lettore. v. I. 174.</li> -<li class="in1">Pisano. Sue qualità. v. I. 85, 86.</li> -<li class="in2">» Cantore e miniatore. v. I. 86.</li> -<li class="in2">» Compone la musica per un inno di S. Francesco. v. I. 279.</li> -<li class="in1">Figlio di Federico II imprigionato dal padre v. I. 60.</li> -<li class="in2">» Sua morte. 60.</li> -<li><b>Enverardo</b> di Brescia. Prigioniero di Ezzelino. v. I. 294.</li> -<li><b>Enza</b> Torrente. v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Ponte sull'Enza costrutto dai Parmigiani. v. II. 143.</li> -<li class="in1">» Due torri costrutte alla foce. v. II. 144.</li> -<li><b>Enzano</b>. Villa. v. II. 144.</li> -<li><b>Enzo</b> Re. Impedisce al vescovo di Reggio la residenza nell'episcopio. v. I. 80.</li> -<li class="in1">» È alla Tagliata dell'Adda. v. I. 83.</li> -<li class="in1">» Prigioniero, è liberato dai Parmigiani. v. I. 83.</li> -<li class="in1">» Lascia Parma e va ad assediare Quinzano. v. I. 28.</li> -<li class="in1">» S'accampa al Taro-morto. v. I. 97.</li> -<li class="in1">» Prigioniero dei Bolognesi. v. I. 216. 228.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span></li> -<li class="in1">» Re. Sua morte. v. II. 23.</li> -<li class="in1">» Il Comune di Bologna gli fece i funerali. v. II. 23.</li> -<li class="in1">» Fece fare la Scaloppia. v. I. 203.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 216.</li> -<li class="in1">» Un frate con accorgimento trova modo di cibarlo. v. I. 216.</li> -<li><b>Enzola</b> (degli) Aica. Maritata a Gherardino degli Arcili. v. II. 172.</li> -<li class="in1">Bernardino. Fatto Cavalliere. v. II. 173.</li> -<li class="in2">» Podestà di Perugia v. II. 173.</li> -<li class="in1">Ghirardino. Perchè condannato ad una multa. v. II. 171.</li> -<li class="in2">» Sue qualità. v. II. 171.</li> -<li class="in1">Guido. v. II. 173.</li> -<li class="in1">Guidolino. Sue qualità e cura degli ornati del duomo e del battistero. v. II. 172.</li> -<li class="in2">» Sue limosine. v. II. 172.</li> -<li class="in1">Guglielmo. v. II. 173.</li> -<li class="in1">Ugo. Fatto Cavalliere. v. II. 173.</li> -<li class="in1">Famiglia. v. II. 172. 173.</li> -<li class="in1">Giacomo. Podestà di Modena. v. II. 103. 170.</li> -<li class="in2">» Fatto Cavalliere sulla porta del battistero. v. II. 171.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. II. 105.</li> -<li class="in1">Matteo. Fatto Cavalliere. v. II. 173.</li> -<li class="in1">Richeldina. Sue qualità. v. II. 174.</li> -<li class="in1">Turclo. v. II. 173.</li> -<li><b>Episcopio</b> di Parma. Vi abitano vicino i Marsilii. v. I. 30.</li> -<li class="in1">» Si fabbrica. v. I. 45.</li> -<li><b>Eremitani</b> frati. Ridotti ad un solo Ordine. v. I. 151.</li> -<li class="in1">Di Cesena. Salvano il Malatesta di Rimini. v. II. 147.</li> -<li><b>Eremiti</b> Britti. v. I. 151.</li> -<li class="in1">Di Favale. v. I. 151.</li> -<li class="in1">Giambonitani. v. I. 151.</li> -<li class="in1">Di S. Agostino. v. I. 151.</li> -<li class="in1">Di S. Guglielmo v. I. 151.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span></li> -<li><b>Ermengarda</b>, Nonna di Salimbene. Sue qualità. v. I. 30.</li> -<li><b>Estensi</b>. Azzone. Si ribella. v. I. 68.</li> -<li class="in1">» Assedia Ferrara. v. I. 69.</li> -<li class="in1">» Coi Parmigiani fabbrica Brescello. v. I. 220.</li> -<li class="in1">» Signore di Ferrara. v. I. 255.</li> -<li class="in1">» Sposa Mabilia di Marchesopolo Pallavicini. v. I. 274.</li> -<li class="in1">» Fa guerra ad Ezzelino. v. I. 339.</li> -<li class="in1">» Fatto Cavalliere. v. II. 57.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 274.</li> -<li class="in1">Costanza. Moglie di Guglielmo Pallavicini. v. I. 271.</li> -<li class="in1">Obizzo. Signore di Ferrara. v. I. 71. 255.</li> -<li class="in2">» Suo carattere. v. I. 71. 72.</li> -<li class="in2">» Ostaggio in Puglia muore. v. I. 255.</li> -<li class="in2">» Lodovico di S. Bonifacio conte di Verona morendo gli affida i proprii figli. v. II. 60.</li> -<li class="in1">Rainaldo. Ostaggio dell'Imperatore. v. I. 71.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. I. 255.</li> -<li class="in1">Il Marchese di Ferrara. Aiuta il partito della Chiesa di Modena. v. I. 346.</li> -<li class="in2">» Manda in Germania per vedere se Federico II vive. v. II. 91.</li> -<li class="in2">» S'adopera a pacificare i Modenesi. v. II. 150.</li> -<li class="in2">» Morte di sua moglie. v. II. 219.</li> -<li><b>Ezzelino</b> da Romano. Fa prigioniero Ugo dei Roberti. v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Aiuta Federico II contro Parma. v. I. 99.</li> -<li class="in1">» Prende Este. v. I. 220.</li> -<li class="in1">» Sua efferatezza. v. I. 99.</li> -<li class="in1">» Fa bruciare 11,000 Padovani. v. I. 100, 260.</li> -<li class="in1">» Gli succede Mastino dalla Scala. v. I. 261.</li> -<li class="in1">» È prigioniero dei Cremonesi. v. I. 267. 339.</li> -<li class="in1">» Ha un colloquio con Gregorio di Montelungo. v. I. 285.</li> -<li class="in1">» Filippo Arcivescovo di Ravenna bandisce contro lui una crociata. v. I. 287.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span></li> -<li class="in1">» Fa prigioniero Filippo Arcivescovo di Ravenna. v. I. 385.</li> -<li class="in1">» Alcuni evadono dalle carceri di Ezzelino. v. I. 293.</li> -<li class="in1">» Non accetta un consiglio de' suoi e gli è fatale. v. I. 182.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. I. 285. 339.</li> -</ul> - -<h3>F</h3> - -<ul> -<li><b>Fabbrico</b> Villa. v. I. 8.</li> -<li><b>Fabriano</b>. Ruina per terremoto. v. II. 44.</li> -<li><b>Faentini</b>. Spianano la fossa di Imola. v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Resistono a Federico II. v. I. 63.</li> -<li><b>Faenza</b>. Assediata. v. I. 77. 78.</li> -<li class="in1">» Volpi nel Faentino. v. I. 95.</li> -<li class="in1">» Assediata dai Bolognesi. v. II. 28.</li> -<li class="in1">» I Signori di Faenza. v. I. 262.</li> -<li class="in1">» I Lambertazzi ammessi, poi espulsi. v. I. 264.</li> -<li class="in1">» Filippo Legato va al convento di Santa Chiara. v. I. 296.</li> -<li class="in1">» Passano da Faenza milizie francesi. v. I. 348.</li> -<li class="in1">» Discordie e ruina. v. II. 29.</li> -<li class="in1">» Guido di Montefeltro sbaraglia i Bolognesi. v. II. 29.</li> -<li class="in1">» È presa. v. I. 78.</li> -<li><b>Fagiuoli</b> di Fornovo. Arciprete ucciso. v. II. 208. 209.</li> -<li><b>Fame</b>. v. I. 3.</li> -<li><b>Fanano</b> Villa. Predicazione ivi fatta. v. I. 302.</li> -<li><b>Fano</b> Reggiano. v. I. 84</li> -<li><b>Fano</b> Romagnolo. Il padre di Salimbene vuole a casa il figlio che è nel convento di Fano. v. I. 17. 18.</li> -<li><b>Farfalloni</b>. I bruchi nati da loro fanno gran danno v. II. 106.</li> -<li><b>Farneto</b> (di) famiglie v. II. Fuggono per le incursioni di quei di Gesso. v. II. 198.</li> -<li><b>Fasanella</b> Castello. v. I. 320.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span></li> -<li><b>Fasso</b> di Parma. Frate. v. I. 67.</li> -<li><b>Fatebene</b> Frate. Va a Pinamonte di Mantova con gran pericolo. v. I. 318.</li> -<li><b>Fave</b> fresche per Natale. v. I. 205.</li> -<li><b>Fazio</b> o Facio Conte. Prigioniero de' Genovesi. v. II. 85.</li> -<li><b>Federico I</b>. Ne parla Merlino. v. I. 146.</li> -<li class="in1">II. Sue qualità. v. I. 231. 5. 105.</li> -<li class="in2">» Predizione di Gioachimo verificatasi in lui. v. I. 5.</li> -<li class="in2">» Incoronazione. v. I. 7.</li> -<li class="in2">» Scrive per far uscire Salimbene di convento. v. I. 17.</li> -<li class="in2">» Nascita. v. I. 22.</li> -<li class="in2">» Parma gli si ribella. v. I. 97.</li> -<li class="in2">» Imprigiona suo figlio Enrico. v. I. 60.</li> -<li class="in2">» Viene in Lombardia. v. I. 63.</li> -<li class="in2">» Prende castella e assedia Brescia, v. I. 63 e seg.</li> -<li class="in2">» Prende il carroccio ai Milanesi. v. I. 66.</li> -<li class="in2">» Lo regala alla città di Roma che lo rifiuta. v. I. 66.</li> -<li class="in2">» È scomunicato. v. I. 67.</li> -<li class="in2">» Assedia Piumazzo e Crevalcore. v. I. 68.</li> -<li class="in2">» Prende Ravenna. v. I. 70.</li> -<li class="in2">» Prende Faenza. v. I. 78.</li> -<li class="in2">» È deposto. v. I. 82.</li> -<li class="in2">» S'avvia a Lione. v. I. 92.</li> -<li class="in2">» Assedia Parma. v. I. 101.</li> -<li class="in2">» Fa impiccare prigionieri di guerra. v. I. 102.</li> -<li class="in2">» Messo in fuga dai Parmigiani perde Vittoria. 108.</li> -<li class="in2">» Torna in Puglia. v. I. 110.</li> -<li class="in2">» Rimproverato dalla Contessa di Caserta. v. I. 181.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. I. 7, 77, 230.</li> -<li class="in2">» Ammoglia Enzo suo figlio. v. I. 199.</li> -<li class="in2">» Suoi infortunii. v. I. 226.</li> -<li class="in2">» Sue stranezze. v. I. 232, 233.</li> -<li class="in2">» Vaticinii di Merlino verificati in lui. v. I. 230.</li> -<li class="in2">» Sua avarizia. v. I. 320.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span></li> -<li class="in2">» Suoi figli. v. I. 348.</li> -<li class="in2">» Disperde i nobili e Principi della Puglia. v. I. 319. 320.</li> -<li class="in2">» Corre voce che soppraviva. v. I. 77. v. II. 91.</li> -<li><b>Felina</b>. È presa. v. I. 83.</li> -<li><b>Fenicola</b> S.ª Terra parmigiana di proprietà dell'Ordine di Pietro Peccatore. v. II. 24.</li> -<li><b>Ferrara</b>. Assediata tre mesi. v. I. 69.</li> -<li class="in1">» Predicazione ivi fatta da Frate Bonaventura. v. I. 101.</li> -<li class="in1">» Salimbene va a Ferrara. v. I. 222.</li> -<li class="in1">» Signoria di Salinguerra. v. I. 255.</li> -<li class="in1">» Bando di guerra ad Ezzelino. v. I. 287.</li> -<li class="in1">» Arriva Innocenzo IV. v. I. 325.</li> -<li class="in1">» Fa una lega. v. I. 339.</li> -<li><b>Ferrarello</b>. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 216.</li> -<li><b>Ferraresi</b>. Prendono Bondeno. v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Si arrendono e consegnano Salinguerra. v. I. 69.</li> -<li class="in1">» Giurano guerra ad Ezzelino. v. I. 339.</li> -<li class="in1">» Aiutano i Bolognesi contro Faenza. v. II. 29.</li> -<li class="in1">» Aiutano i Parmigiani. v. I. 94.</li> -<li><b>Ferri</b> Villano. Sua beffa a Federico II. v. I. 237.</li> -<li><b>Fieschi</b> (dei) Guglielmo Cardinale. v. I. 279.</li> -<li class="in1">» Loro Terre. v. II. 8.</li> -<li><b>Filangeri</b> Rizzardo. v. I. 320.</li> -<li><b>Filippo</b> Arcivescovo di Ravenna. Legato. v. I. 286.</li> -<li class="in1">» Circoscrizione della sua Legazione. v. I. 286.</li> -<li class="in1">» Aiuta Guglielmotto. v. I. 75.</li> -<li class="in1">» Fa di casa sua Frate Vita. v. I. 89.</li> -<li class="in1">» Bandisce Guerra ad Ezzelino. v. I. 288.</li> -<li class="in1">» Vescovo di Ferrara. v. I. 287.</li> -<li class="in1">» Aduna un Concilio per provveder soccorsi ai cristiani. v. I. 298.</li> -<li class="in1">» Prende Padova. v. I. 288.</li> -<li class="in1">» Prigioniero di Ezzelino. v. I. 293. 335.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span></li> -<li class="in1">» Come evase dal Carcere. V. I. 293.</li> -<li class="in1">» Va in Ispagna a studio di negromanzia. v. I. 286.</li> -<li class="in1">» Studia a Parigi. v. I. 287.</li> -<li class="in1">» Legato in Germania. v. I. 290.</li> -<li class="in1">» Fugge da una città passando per un buco che era sotto l'imposta di una porta. v. I. 291.</li> -<li class="in1">» Ha un figlio ed una figlia. v. I. 294.</li> -<li class="in1">» Va ad un convento di suore. v. I. 295.</li> -<li class="in1">Maestro Cancelliere di Parigi. v. I. 321.</li> -<li class="in1">» Frate Enrico compone musica per lui. v. I. 87.</li> -<li class="in1">Di Pistoia. Arcivescovo di Ravenna. v. I. 55.</li> -<li class="in1">Re di Francia l'ardito. Passa per Reggio v. II. 20.</li> -<li class="in1">» Predizione della sua morte v. II. 127.</li> -<li class="in1">» Sua guerra in Ispagna. v. II. 155.</li> -<li class="in1">» La sua salma trasportata a Parigi. v. II. 155.</li> -<li><b>Fior</b> d'oliva. v I. 40.</li> -<li><b>Fiorenzola.</b> Presso Fiorenzuola è ucciso il Marchese di Monferrato. v. I. 273.</li> -<li><b>Fiorentina</b> (Torre). Vi muore Federico II. v. I. 7. 230.</li> -<li><b>Fiorentini.</b> Sono sconfitti. v. I. 340.</li> -<li class="in1">» Loro odii coi Pisani. v. II. 90.</li> -<li><b>Firenze.</b> Signoria ora di Guelfi, ora di Ghibellini. v. I. 277.</li> -<li><b>Fizaimone.</b> Frate Gaudente. v. I. 344.</li> -<li><b>Flagellantisi.</b> Principio della loro divozione. v. I. 341.</li> -<li><b>Flora</b> (di) Ordine. v. I. 138.</li> -<li><b>Foggia.</b> Vi muore Carlo d'Anjou. v. II. 127.</li> -<li><b>Fogliani</b> (dei) Bertolino. Fatto Cavalliere dal Conte d Artois. v. II. 58.</li> -<li class="in1">Bonifacio. Sua morte. v. II. 18.</li> -<li class="in1">Francesco. Della fazione di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in2">» Va a Parma per armi. v. II. 198.</li> -<li class="in2">» Uno de' capi dell'esercito di quei di Gesso. v. II. 203.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span></li> -<li class="in1">Guglielmo, eletto vescovo. v. I. 80</li> -<li class="in2">» Impedito di risedere nell'episcopio. v. I. 80.</li> -<li class="in2">» Pacifica i Roberti coi Fogliari. v. I. 330.</li> -<li class="in2">» Si rappacifica coi Reggiani. v. I. 330.</li> -<li class="in2">» Vende il palazzo. v. I. 338.</li> -<li class="in2">» Ospita Filippo Re di Francia. v. II. 20.</li> -<li class="in2">» Elegge Rolando Rossi Capitano del popolo di Reggio. v. II. 42.</li> -<li class="in2">» Suo accordo coi Reggiani per la quistione delle decime v. II. 51.</li> -<li class="in2">» Sua morte e sue qualità. v. II. 65.</li> -<li class="in1">Ugolino. Sua morte v. I. 11. v. II. 40.</li> -<li class="in1">Matteo. Sua eredità. v. I. 70.</li> -<li class="in2">» Del partito della città di sopra in Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in2">» Signore di Reggio. v. II. 194.</li> -<li class="in1">Nicolò. Prende Carpineti e Pacilo. v. II. 194.</li> -<li class="in1">Paolo. v. I. 70.</li> -<li class="in1">Il Prevosto di Carpineti, che è del partito di quei di sotto in Reggio v. II. 81.</li> -<li class="in1">Tomaso. Sposa Traversaria Traversari. v. I. 70.</li> -<li class="in2">» Signore di Ravenna. v. I. 262.</li> -<li class="in1">Famiglia. Espulsa da Reggio. v. I. 82.</li> -<li><b>Folignati.</b> Vittoriosi contro i Perugini. v. II. 56.</li> -<li><b>Foligno.</b> Guerreggiato dai Perugini v. II. 56.</li> -<li><b>Fontana</b> (di) Adegherio. Famiglia spogliata. v. I. 72.</li> -<li class="in1">» Espulso da Ferrara. v. I. 255.</li> -<li class="in1">» Aiuta Salimbene nel matrimonio di Matolino. v. I. 310.</li> -<li><b>Fontanellato.</b> Vi soggiorna Gherardo da Canale. v. I. 105.</li> -<li><b>Fontanelle</b> (di) Monastero. v. II. 209.</li> -<li><b>Fontevivo.</b> v. I. 98. 157. 335.</li> -<li><b>Forcalquier</b> (di) Conti. v. II. 72.</li> -<li><b>Forlì.</b> Signoria di Guido di Montefeltro v. I. 261.</li> -<li class="in1">» Vi è un vescovo nemico dei frati v. I. 307.</li> -<li class="in1">» Martino IV tenta di prenderlo. v. II. 52.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span></li> -<li class="in1">» Sottomessa. v. II. 63. 64.</li> -<li><b>Forlivesi.</b> Contro i Bolognesi. v. II. 29.</li> -<li><b>Fornovo.</b> Fagioli da Fornovo ucciso. v. II. 208. 209.</li> -<li class="in1">Fornovo Lombardo preso dai Cremonesi. v. II. 43.</li> -<li><b>Fosse</b> di Parma a Porta S.ª Croce scavate. v. II. 145.</li> -<li><b>Fossola.</b> Presa di forza. v. II. 186.</li> -<li><b>Francesco</b> S. Sua morte. v. I. 10.</li> -<li class="in1">» Sua canonizzazione. v. I. 12.</li> -<li class="in1">» Traslazione del suo corpo. v. I. 41.</li> -<li class="in1">» Riceve le stimmate. v. I. 100.</li> -<li class="in1">» Figura il presepio di Betlemme. v. I. 189.</li> -<li><b>Francesi.</b> Si sollevano contro i Minori. v. I. 323.</li> -<li class="in1">» Arrivano in Italia. v. I. 317.</li> -<li class="in1">» Strage di loro in oriente. v. I. 81.</li> -<li class="in1">» Loro qualità. v. II. 220. 221.</li> -<li><b>Frassinara.</b> Villa a cui si conduce un canale naviglio. v. II. 68.</li> -<li><b>Frati.</b> Britti. v. I. 151.</li> -<li class="in1">Gaudenti. Loro istituzione. v. I. 344.</li> -<li class="in1">Minori. Loro qualità. v. I. 168 e seg.</li> -<li class="in2">» Loro antagonismo col clero secolare v. I. 298 e seg.</li> -<li class="in2">» Loro questione coi Cistercensi. v. II. 188.</li> -<li class="in2">» Gioachimo abbate allude a loro in una profezia. v. I. 162.</li> -<li class="in2">» Opposizioni alla loro istituzione. v. I. 163.</li> -<li class="in2">» Onorio IV toglie ai Minori la facoltà di confessare e predicare. v. II. 193.</li> -<li class="in2">» Privilegio avuto da Gregorio. IX. v. I. 302.</li> -<li class="in2">» Comprano a Reggio un palazzo. v. I. 338.</li> -<li class="in2">» Frate Salimbene li giustifica. v. I. 306. e seg.</li> -<li class="in2">» Fabbricano un refettorio a Parma v. II 66.</li> -<li class="in1">del Martorano v. II. 175.</li> -<li class="in1">di Parma. v. I. 155.</li> -<li class="in1">di Reggio. Comprano case. v. II. 24.</li> -<li class="in1">di Ravenna. v. II. 24.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span></li> -<li class="in1">Saccati. v. I. 151.</li> -<li class="in1">di S. Fenicola. v. II. 24.</li> -<li class="in1">della Chartreuse. Vengono a Parma. v. II. 159.</li> -<li><b>Frignano.</b> Quelli del Frignano uccisi. v. I. 339.</li> -<li class="in1">» Fanti e cavalli montanari l'invadono. v. II. 11. 12.</li> -<li><b>Frumento.</b> Prezzo. v. I. 6. 339. v. II. 42.</li> -<li><b>Fulconi</b> (dei) Pietro. Concorda i Reggiani tra loro. v. I. 348.</li> -<li class="in1">» Allontanato dalla Corte del Papa v. II. 31.</li> -</ul> - -<h3>G</h3> - -<ul> -<li><b>Gabriele</b> di Cremona. Egregie sue qualità. v. I. 122.</li> -<li><b>Gainago.</b> Il Cronista Salimbene vi ha sue possessioni. v. II. 54. 67.</li> -<li><b>Gaio</b> Guido. Sua casa è sede della Capitaneria di Reggio. v. II. 43.</li> -<li><b>Galera</b> (di) Ponte. Costrutto v. II. 66.</li> -<li><b>Galla</b> Placidia Pagani v. I. 263.</li> -<li><b>Galla</b> Placidia Imperatrice ha eretto un convento a Ravenna. v. I. 315.</li> -<li><b>Galline</b> (di) morìa. v. II. 177.</li> -<li><b>Galluzzi</b> (dei) Arriguccio. Muore v. II. 30.</li> -<li><b>Galvano</b> Conte. Sua morte v. II. 3.</li> -<li class="in1">» Molto influente a Corte. v. II. 4.</li> -<li><b>Gambalone.</b> Scavato. v. II. 68.</li> -<li><b>Gàmbara</b> Castello. Preso. v. I. 64.</li> -<li><b>Gap.</b> Patria di Burigardo. v. II. 148.</li> -<li><b>Garfagnana.</b> Dov'è, e castelli tolti al Vescovo di Lucca. v. I. 193.</li> -<li><b>Garsendino.</b> Vescovo di Ferrara. v. I. 287.</li> -<li><b>Garsendonio</b> Lupicini. Dà moglie a suo figlio una Fogliani. v. II 81.</li> -<li><b>Gattaiola</b> (di) Badessa. Provoca Lucca contro i Minori. v. I. 40. 41.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span></li> -<li><b>Gatti</b> (dei) morìa, v. II. 169.</li> -<li><b>Gennari</b> Guidolino. Compagno di F. Giovanni da Parma e sue qualità. v. II. 111.</li> -<li><b>Genova</b>. Assalita dai Pisani. v. II 85.</li> -<li class="in1">» Salimbene va a Genova. v. I. 193.</li> -<li class="in1">» Nozze illustri e fastose. v. I. 323.</li> -<li class="in1">» Due volte sconfigge i Pisani. v. II. 140.</li> -<li><b>Gente</b> (da) Aldessona. Moglie di Lombardino. v. II. 169.</li> -<li class="in1">Aica. Moglie di Gherardo Rossi. v. II. 169.</li> -<li class="in1">Beretta. Sue esimie qualità. v. I. 43.</li> -<li class="in1">Gibertino. Uccide Pinotto da Gente. v. II. 204.</li> -<li class="in1">Giberto. Accusa Obizzo Sanvitali. v. I. 37.</li> -<li class="in2">» Figlio di Gigliolo. v. I. 43.</li> -<li class="in2">» Si batte a Borghetto di Taro. v. I. 92.</li> -<li class="in2">» Signoreggia Parma. v. I. 254.</li> -<li class="in2">» S'atterrano le sue case a Campeggine. v. I. 327.</li> -<li class="in2">» Riceve il Vescovo di Reggio. v. I. 330.</li> -<li class="in2">» Podestà di Reggio. v. I. 338.</li> -<li class="in2">» Spodestato. v. I. 338.</li> -<li class="in2">» È ucciso suo figlio. v. I. 337.</li> -<li class="in2">» I beccai lo fanno signore di Parma. v. I. 328.</li> -<li class="in2">» Falsifica le monete. v. I. 328.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. I. 329.</li> -<li class="in2">» I suoi figli e nipoti sono cacciati da Campeggine. v. II. 164.</li> -<li class="in1">Giliolo. Podestà di Reggio. v. I. 43.</li> -<li class="in2">» Suo detto. v. I. 43.</li> -<li class="in1">Guido. Eletto Podestà di Reggio. v. I. 330, 337.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. I. 337.</li> -<li class="in1">Lombardino. Marito d'Aldessona fatto Cavalliere. v. II. 169.</li> -<li class="in1">Mabilia. Si marita con Guido da Correggio. v. I. 329. v. II. 169.</li> -<li class="in1">Manfredo. Marito d'una sorella di Salimbene. v. I. 43.</li> -<li class="in1">Pino o Pinotto. Fa uccidere la moglie. v. II. 168.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span></li> -<li class="in1">Pino o Pinotto. Sposa una donna voluta da suo padre. v. II. 167.</li> -<li class="in2">» Si atterrano sue case a Campeggine. v. II. 168.</li> -<li class="in2">» È ucciso. v. II. 204.</li> -<li class="in1">Tedaldo. v. I. 48.</li> -<li class="in1">Guglielmino. Uccide Pinotto da Gente. v. II. 204.</li> -<li class="in1">Famiglia, perchè detta da Gente. v. I. 43.</li> -<li><b>Geo</b>. Castello. Preso. v. I. 64.</li> -<li><b>Gerardino</b> da S. Giovanni in Persiceto. Suo colloquio con Uberto Pallavicini. v. II. 12.</li> -<li class="in1">Da Parma. Consiglia Salimbene a non seguir Gioachimo. v. I. 325.</li> -<li class="in1">Da Borgo S. Donnino. Gioachimita. v. I. 138.</li> -<li class="in2">» Va a studio a Parigi. v. I. 140.</li> -<li class="in2">» Pubblica un libello. v. I. 140.</li> -<li class="in2">» Muore scomunicato. v. I. 140.</li> -<li class="in2">» Un suo libro frivolo. v. I. 337.</li> -<li class="in2">» Sue qualità. v. I. 337.</li> -<li><b>Gerardo</b>. Prete scostumato. v. I. 299.</li> -<li class="in1">Conte di Pisa. Sua morte. v. II. 9.</li> -<li class="in1">Banchiere. Libera di prigione un Legato. v. I. 293.</li> -<li class="in1">Da Prato. Va in Tartaria ambasciatore. v. I. 116. 191.</li> -<li class="in1">Delle Quattro Castella. v. II. 156.</li> -<li class="in1">De' Rozzi. Sua predizione. v I. 165</li> -<li class="in1">Da Modena. Sue imposture di miracoli. v. II. 157.</li> -<li><b>Geremei</b> di Bologna del partito della Chiesa. v. I. 264.</li> -<li class="in1">» Non vogliono andare a' danni di Modena. v. II. 25.</li> -<li><b>Germano</b>. S. (di) corpo. v. I. 121.</li> -<li><b>Gerusalemme</b>. v. I. 3.</li> -<li><b>Gesso</b>, Castello. v. II. 59.</li> -<li class="in1">(di) Bernardo. In casa sua abita Lodovico conte di S. Bonifazio. v. II. 59.</li> -<li class="in2">» Signore di Timberga. v. II. 214.</li> -<li class="in1">(di) quelli. Devastano il territorio reggiano e commettono atrocità. v. II. 212. 213.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span></li> -<li><b>Gherro</b> (di) Enrico. Uno de' capi di quei di Gesso. v. II. 203.</li> -<li><b>Ghiaia</b> della Parma. Vi si impiccano prigionieri di guerra. v. I. 102.</li> -<li class="in1">Del Taro. Vi s'incatenano moltissimi Parmigiani. v. I. 224.</li> -<li><b>Ghibellini</b>, così detti in Toscana. v. I. 277.</li> -<li class="in1">Assediati a Poggibonzi. v. II. 6.</li> -<li><b>Ghiberto</b> Antipapa. v. I. 237.</li> -<li><b>Ghirardino</b> di Nazario. Podestà di Reggio. v. I. 40.</li> -<li class="in1">» Sua immagine a basso rilievo. v. I. 40.</li> -<li><b>Ghisalecchio</b>. Castello. v. I. 273.</li> -<li><b>Giacomino</b> di Beneceto. v. II. 174.</li> -<li class="in1">Di Berceto. Compagno di Giovanni da Parma e sue qualità. v. II. 112.</li> -<li class="in1">Di Cassio. Consanguineo di Salimbene. v. I. 234.</li> -<li class="in2">» Sue imposture di miracoli. v. II. 157.</li> -<li class="in1">Da Porto. Frate, confessa Giacomo Enzola. v. II. 171.</li> -<li><b>Giacomo</b> di Bernardo. Non vuol moglie una figlia dell'Arcivescovo</li> -<li class="in1">di Ravenna. v. I. 294.</li> -<li class="in1">Di Canossa. v. I. 338.</li> -<li class="in1">Boveri. Suo atto di coraggio. v. I. 13.</li> -<li class="in1">Di Iseo. Nega l'assoluzione ad una Badessa. v. I. 41.</li> -<li class="in2">» Guarito per miracolo. v. I. 41.</li> -<li class="in1">Di Maluso. Assessore del Podestà di Lucca. v. I. 67.</li> -<li class="in1">Da Palù. Sua morte. v. I. 10.</li> -<li class="in1">Di Pavia. Frate, è cacciato dal convento di Modena. v. I. 218.</li> -<li class="in1">Di Brescello. Frate, è cacciato dal convento di Modena. v. I. 218.</li> -<li><b>Giacopello</b>. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 216.</li> -<li><b>Giliolo</b> da Marano. Podestà di Reggio. v. II. 42.</li> -<li class="in1">Di donna Agnese. Podestà di Reggio. v. I. 43.</li> -<li><b>Gioachimo</b>. Sua predizione per Federico II. v. I. 5.</li> -<li class="in1">» Predizioni intorno a Pontefici. v. I. 12.</li> -<li class="in1">» Salimbene è seguace di Gioachimo. v. I. 132.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span></li> -<li class="in1">» Amico di Enrico VI. Imperatore. v. I. 248.</li> -<li class="in1">» Sue profezie. v. I. 321.</li> -<li class="in1">» Sua esposizione dell'Apocalisse. v. I. 321.</li> -<li class="in1">» Predizioni intorno ai Predicatori, Minori, clero secolare. v. I. 162.</li> -<li class="in1">» Opuscolo contro Pietro Lombardo. v. I. 141.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 143. 144.</li> -<li class="in1">» Interpretazioni sugli Evangelisti. v. I. 170.</li> -<li class="in1">» Predice l'istituzione de' Predicatori e Minori. v. I. 170.</li> -<li><b>Giovanetto</b>. Maestro Maggiore de' Predicatori. v. II. 137.</li> -<li class="in1">Frate Minore. v. II. 240.</li> -<li><b>Giovanni</b> XXI. Invia missione in Tartaria. v. I. 116.</li> -<li class="in1">» Sua dottrina. v. I. 182.</li> -<li class="in1">» Sua elezione. v. II. 38.</li> -<li class="in1">» Muore sotto la ruina d'una volta. v. I. 183. v. II. 38. 40.</li> -<li class="in1">Re. Rimprovera Federico II. v. I. 23.</li> -<li class="in2">» Si fa frate. v. I. 24.</li> -<li class="in1">di Bibbiano. Frate espulso da Modena. v. I. 218.</li> -<li class="in1">di Bondeno. Canonico scostumato. v. I. 309.</li> -<li class="in1">di Bologna. v. I. 46.</li> -<li class="in1">il Buono. v. I. 151.</li> -<li class="in1">da Procida. Cortigiano di Manfredi. v. II. 4.</li> -<li class="in2">» Avvelena Corrado. v. III. 4.</li> -<li class="in1">di Carpineti. Frate, il conte d'Artois vuol vederlo. v. II. 62.</li> -<li class="in1">di Castelvetro. Manda Salimbene a distogliere Giovanni</li> -<li class="in1">da Parma dal seguire i Gioachimiti. v. I. 182.</li> -<li class="in1">di Donna Rifida. Eletto Vescovo. v. I. 42.</li> -<li class="in2">» Spogliato del Vescovado. v. I. 37.</li> -<li class="in1">da Parma. Frate, va al Concilio di Lione. v. I. 81.</li> -<li class="in2">» Eletto Ministro Generale. v. I. 84. 188.</li> -<li class="in2">» Non vuol moltiplicare le leggi, e perchè. v. I. 179.</li> -<li class="in2">» Vuol dar esso licenza ai frati di predicare. v. I. 126.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span></li> -<li class="in2">» Parla al cospetto del Re di Francia. v. I. 128.</li> -<li class="in2">» Sua umiltà. v. I. 129. 186.</li> -<li class="in2">» Parla al Corpo Universitario di Parigi. v. I. 178.</li> -<li class="in2">» Lettera di ammissione data ai Terziarii. v. I. 177.</li> -<li class="in2">» Amico di frate Ugo di Jeres. v. I. 132.</li> -<li class="in2">» Suo carattere e sua dottrina. v. I. 175.</li> -<li class="in2">» È avversato perchè Gioachimita. v. I. 180.</li> -<li class="in2">» Si dimette da Ministro Generale. v. I. 189.</li> -<li class="in2">» Si ritira a Greccio. v. I. 182.</li> -<li class="in2">» Va in Grecia. v. I. 183.</li> -<li class="in2">» Suoi compagni. v. II. 109 e seg.</li> -<li class="in2">» Ritorna dalla visita di tutti i conventi. v. I. 172.</li> -<li class="in2">» Detto Giovannino da S. Lazzaro. v. I. 175.</li> -<li class="in2">» Si voleva farlo Cardinale. v. I. 183.</li> -<li class="in2">» Il Re di Francia lo venera. v. I. 183.</li> -<li class="in2">» Onorato dal Re d'Inghilterra. v. I. 184.</li> -<li class="in2">» Ha detrattori ed ammiratori. v. I. 180. 183.</li> -<li class="in2">» Designa il suo successore nel Generalato. v. I. 189.</li> -<li class="in2">» Vuol seco a tavola gli umili fraticelli. v. I. 186.</li> -<li class="in2">» Uccelli selvatici che covano sotto il suo tavolo. v. I. 189.</li> -<li><b>Giordano</b> Cardinale. Di poca dottrina. v. I. 73.</li> -<li class="in1">Conte. Sua morte. v. II. 4.</li> -<li class="in2">» Cortigiano di Manfredi. v. II. 4.</li> -<li class="in1">Maestro Generale de' Predicatori. v. II. 137.</li> -<li><b>Giovannino</b> dalle Olle. Ad Arles domanda al Generale l'aureola. v. I. 191.</li> -<li class="in1">» Va in Affrica. v. I. 196.</li> -<li class="in1">» Morte, qualità e miracoli. v. I. 197.</li> -<li class="in1">Pigolino di Parma. v. I. 142.</li> -<li class="in1">Di Reggio. Dottor fisico. v. II. 177.</li> -<li><b>Girona</b>. Vi muore il Re di Francia. v. II. 155.</li> -<li><b>Giuliano</b> da Sesso. Maestro in leggi e atroce. v. I. 218.</li> -<li><b>Giaratto</b>. Fatto prigioniero a Grola. v. I. 224.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span></li> -<li><b>Giutto</b>. Frate. v. I. 157.</li> -<li><b>Gogo</b> Rolandino. Morto in battaglia a Colorno. v. I. 269.</li> -<li><b>Gonzaga</b>. Assediata dai Reggiani. v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Distrutta dai Mantovani. v. II. 42.</li> -<li><b>Gorgona</b>. Isola o scoglio. v. II. 86.</li> -<li><b>Gorgonzola</b>. È presa. v. I. 83.</li> -<li class="in1">» Re Enzo restatovi prigioniero è liberato dai Parmigiani. v. I. 83.</li> -<li><b>Gorzano</b>. Castello distrutto. v. I. 347.</li> -<li><b>Gorzano</b> (di) Tomaso. È ucciso. v. I. 346.</li> -<li class="in1">» Prende Bismantova. v. II. 43.</li> -<li class="in1">Famiglia Cacciata da Modena. v. I. 346.</li> -<li class="in2">» È loro dato Monte Valerio. v. II. 5.</li> -<li><b>Gottolengo</b>. È preso. v. I. 64.</li> -<li><b>Governolo</b>. Navi che vi passano sul Po costrette a salire il Mincio sino a Mantova. v. II. 17.</li> -<li><b>Gradenigo</b> Marco. Podestà di Reggio deposto. v. I. 347.</li> -<li><b>Gramignazzo</b>. Vi si catturano barche mantovane. v. I. 84.</li> -<li><b>Grassoni</b> (dei) Raimonduccio. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li class="in1">Grassone. Impiccato. v. II. 218.</li> -<li class="in1">Famiglia. Lascia Modena. v. II. 78.</li> -<li><b>Grazia</b>. Vescovo. v. I 42.</li> -<li><b>Greccio</b>. Romitaggio di Giovanni da Parma. v. I. 189.</li> -<li><b>Greci</b>. Scomunicati per le loro opinioni intorno allo Spirito Santo. v. I. 12.</li> -<li><b>Grecia</b>. Il suo Re invita Giovanni da Parma. v. I. 209.</li> -<li><b>Gregorio</b> VII. Eletto Papa. v. I. 237.</li> -<li class="in1">» Amico della Contessa Matilde e sue qualità. v. I. 244.</li> -<li class="in1">» IX. Scomunica i Greci. v. I. 12.</li> -<li class="in1">» Eletto Papa. v. I. 11.</li> -<li class="in1">» Dà privilegi ai Minori. v. I. 302.</li> -<li class="in1">» Scomunica Federico II. v. I. 228.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. I. 78.</li> -<li class="in1">» X. Eletto Papa. v. II. 23.</li> -<li class="in1">» Sopprime i Saccati. v. I. 152.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span></li> -<li class="in1">» Riprova la Congregazione di Segalello. v. I. 154.</li> -<li class="in1">» Sopprime la Congregazione di Segalello. v. I. 153.</li> -<li class="in1">» Uso del denaro raccolto per le Crociate. v. I. 319.</li> -<li class="in1">» Suo concilio a Lione. v. II. 27.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. II. 27. 31.</li> -<li class="in1">» Depone Prelati avari. v. II. 31.</li> -<li class="in1">» Arriva a Reggio. v. II. 26. 31.</li> -<li class="in1">» Fissa norme per l'elezione de' Papi. v. II. 35.</li> -<li class="in1">Di Montelungo. Legato in Lombardia. v. I. 29. 282.</li> -<li class="in2">» Arriva a Parma. v. I. 99.</li> -<li class="in2">» È a Parma per l'assedio di Federico II. v. I. 99.</li> -<li class="in2">» Sue astuzie. v. I. 283.</li> -<li class="in2">» Guida i Parmigiani a battaglia. v. I. 109.</li> -<li class="in2">» Suo corvo parlante dato a pegno. v. I. 284.</li> -<li class="in2">» Patriarca di Aquileia. v. I. 285.</li> -<li class="in2">» Tentato di aderire all'Impero. v. I. 283. 284.</li> -<li class="in2">» Aveva concubine. v. I. 285.</li> -<li class="in1">Romano. Vescovo morto eretico. v. I. 42.</li> -<li><b>Grelone</b> Giovanni. v. I. 15.</li> -<li><b>Greloni</b> Famiglia. v. I. 15.</li> -<li><b>Grenoble.</b> Vi passa Salimbene che visita una gran frana. v. I. 204. 207.</li> -<li><b>Grenoni.</b> Da non confondere coi Greloni. v. I. 15.</li> -<li><b>Grillo</b> (dei) Giovanni. Siniscalco del Re d'Inghilterra. v. II. 75.</li> -<li><b>Grimaldi.</b> Partigiani della Chiesa, sta contro loro Uberto Spinola. v. II. 141.</li> -<li><b>Groia.</b> Federico II vi fabbrica Vittoria e conia moneta. v. I. 99.</li> -<li><b>Grondola</b> Castello. I Parmigiani vi fanno una torre. v. II. 144.</li> -<li><b>Gruamonte.</b> Frate Gaudente. v. I. 344.</li> -<li><b>Gualengo</b> Gherardino, frate. v. I. 263.</li> -<li><b>Gualterio.</b> Conte di Manopello ucciso da Federico II. v. I. 320.</li> -<li class="in1">Frate Inglese. Compagno di Giovanni da Parma. Vescovo e sue qualità. v. II. 110.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span></li> -<li><b>Gualterotto.</b> v. I. 23.</li> -<li><b>Guardasone.</b> Ricuperato dai Parmigiani. v. I. 202.</li> -<li><b>Guascogna.</b> Vi sono Luogotenenti Inglesi. v. II. 75.</li> -<li><b>Guastalla.</b> Bloccata. v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Passa Rizzardo di S. Bonifazio conte. v. I. 98.</li> -<li class="in1">» Perduta e ricuperata. v. II. 40.</li> -<li><b>Guazzatola</b> de' Cavalli in Parma. v. I. 109.</li> -<li><b>Guelfi.</b> Partigiani della Chiesa. v. I. 277.</li> -<li><b>Guercio</b> o Guerzo (di) Manfredino. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in1">» Uno dei Capi di quei di Gesso. v. II. 203.</li> -<li class="in1">» Si ruinano le sue case. v. II. 197.</li> -<li><b>Guglielmino</b> di Gattatico (maestro). Muore. v. I. 305.</li> -<li><b>Guglielmo</b> Cardinale. Fa confessione pubblica. v. I. 325.</li> -<li class="in1">» Vescovo di Modena. v. I. 46.</li> -<li class="in1">di Britto. v. I. 134.</li> -<li class="in1">da Buzea. Guardiano parziale co' frati. v. I. 185.</li> -<li class="in1">Biancardo. v. I. 209.</li> -<li class="in1">di Gattatico ostile ai Minori. v. I. 305.</li> -<li class="in1">di Berceto. v. II. 131.</li> -<li class="in1">Frate de' Predicatori. Predica a Vienna e sue qualità. v. I. 133. 134.</li> -<li class="in1">di Canossa. v. II. 43.</li> -<li class="in1">Vescovo di Reggio. Contende per le decime. v. II. 49</li> -<li class="in1">Re d'Olanda. Eletto Imperatore. v. I. 232. 233.</li> -<li class="in1">di Piemonte, frate. v. I. 198.</li> -<li class="in1">di Pertuis. Sua morte. v. I. 196.</li> -<li class="in1">Ministro di Borgogna. Interrogato intorno alla frana di Grenoble. v. I. 204.</li> -<li class="in1">del Santo Amore. Fa un opuscolo contro i frati questuanti. v. I. 178.</li> -<li class="in2">» Provoca l'ira dell'Università di Parigi. v. I. 178.</li> -<li class="in2">» Espulso dalla Francia. v. I. 179.</li> -<li class="in1">Romano. Vescovo di Parma scomunicato. v. I. 42.</li> -<li class="in1">Maestro. Compila una somma. v. I 121.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span></li> -<li class="in2">» Predica. v. I. 133.</li> -<li class="in1">Marchese di Monferrato. Lotta con Uberto Pallavicino. v. I. 272.</li> -<li class="in2">» Sua figlia chiesta per moglie. v. II. 102.</li> -<li class="in2">» Lotta contro il Vescovo di Tortona. v. II. 103.</li> -<li class="in2">» Lotta contro i Milanesi. v. II. 138.</li> -<li class="in1">Re di Sicilia. Padre dell'Imperatrice Costanza. v. I. 237. 246.</li> -<li class="in2">» Morendo comanda ai figli di non maritare Costanza. v. I. 246.</li> -<li><b>Guglielmotto.</b> Arriva a Ravenna. v. I. 75.</li> -<li class="in1">» Spogliato di tutto torna in Puglia. v. I. 76. 262.</li> -<li><b>Guidi</b> di Reggio. Capifazione in Modena. v. II. 80.</li> -<li><b>Guidi</b> (dei) Bonifacio. Fratello dell'Arciprete di Cittanova. v. I. 300.</li> -<li><b>Guido.</b> Eletto Vescovo di Modena, ma non confermato. v. II. 207.</li> -<li><b>Guidizzolo.</b> v. I. 64.</li> -<li><b>Guido</b> di Bibbianello. Ucciso. v. II. 178. 204.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. II. 181.</li> -<li class="in1">Conte di Montefeltro. Signore di Forlì. v. I. 261.</li> -<li class="in2">» Capitano. v. I. 261.</li> -<li class="in2">» Riceve Sinigallia tradita, e vi fa uccidere 1500 persone. v. II. 51.</li> -<li class="in2">» Confinato a Chioggia, poi in Asti e sue qualità. v. II. 64.</li> -<li class="in1">Guido di Reggio. v. I. 7.</li> -<li class="in1">Guido di Massaria. v. II. 118.</li> -<li><b>Guidolino</b> Ferrarese. Frate che cambia di Ordine. v. II. 189.</li> -<li><b>Guidotto.</b> Vescovo di Mantova ucciso. v. I. 61.</li> -<li><b>Guiscardo</b> Normanno. Aiuta Gregorio VII. v. I. 237.</li> -<li class="in1">» Ottiene in feudo la Puglia. v. I. 245.</li> -<li class="in1">» Conquista la Sicilia. v. I. 246.</li> -<li class="in1">» Origine della dinastia de' Normanni. v. I. 246.</li> -<li><b>Guiscolo</b>, frate di Parma. Suo detto. v. I. 125.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span></li> -<li><b>Guiscolo</b> Gioachimita e sue qualità. v. I. 138.</li> -<li class="in1">» Va a Sens. v. I. 140.</li> -<li class="in1">» Compagno di Giovanni da Parma. v. II. 111.</li> -</ul> - -<h3>I</h3> - -<ul> -<li><b>Idria</b> creduta delle nozze di Cana. v. I. 220.</li> -<li><b>Ilario</b> S. Paese. v. I. 47.</li> -<li><b>Ildebrando.</b> Priore del convento di Cluny. v. I. 208.</li> -<li class="in1">» Eletto Papa. v. I. 237.</li> -<li><b>Illuminato.</b> Segretario di frate Elia. v. I. 17.</li> -<li class="in1">» Si fa flagellare. v. II. 176.</li> -<li><b>Imelda.</b> Madre di Salimbene. v. I. 31.</li> -<li><b>Imola.</b> Appianate le fosse. v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Fazioni in Imola. v. I. 276.</li> -<li class="in1">» Signoria dei Nurduli e Binicli. v. I. 263.</li> -<li><b>Imperatore</b> di Costantinopoli. Arriva a Reggio. v. II. 17.</li> -<li><b>Imperatrice</b> moglie di Federico II incoronata. v. I. 7.</li> -<li><b>Indusiati</b> (degli) Albertino. Atterrate le sue case. v. II. 197.</li> -<li class="in1">Guido. Costretto ad assistere ai tormenti del figlio. v. II. 208.</li> -<li class="in1">Scalfino. Messo in prigione e tormentato. v. II. 57.</li> -<li><b>Infonditi</b> (degli) Rosso. Tradisce Soncino per 400 lire imperiali. v. II. 57.</li> -<li><b>Inglesi.</b> Amanti di ber vino. v. I. 125.</li> -<li><b>Iniquità</b> (di) Uberto. Signore di Piacenza. v. I. 254.</li> -<li class="in1">» Podestà di Piacenza. v. I. 323.</li> -<li><b>Innocenzo</b> III. Sua morte. v. I. 4.</li> -<li class="in1">» Depone Ottone. v. I. 5.</li> -<li class="in1">» Esalta Federico II. v. I. 5.</li> -<li class="in1">» Approva l'Ordine minoritico. v. I. 168.</li> -<li class="in1">» Fa preti i dodici compagni di S. Francesco. v. I. 168.</li> -<li class="in1">» IV. Lotta coi Principi. v. I. 12.</li> -<li class="in1">» Canonico di Parma. v. I. 35. 78.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span></li> -<li class="in1">» Conferma, poi ritira l'elezione a Badessa di una sua nipote. v. I. 89.</li> -<li class="in1">» Dichiara Ferrara città della Chiesa. v. I. 69. 325.</li> -<li class="in1">» Predica a Ferrara. v. I. 69.</li> -<li class="in1">» Eletto Papa. v. I. 78.</li> -<li class="in1">» Fugge a Lione. v. I. 79.</li> -<li class="in1">» Depone Federico II. v. I. 82.</li> -<li class="in1">» Riceve i messi di Federico II. v. I. 106.</li> -<li class="in1">» Manda ambasciatori ai Tartari. v. I. 111.</li> -<li class="in1">» Riceve un'ambasciata dei Greci. v. I. 205.</li> -<li class="in1">» Va a Genova. v. I. 323.</li> -<li class="in1">» In morte. v. I. 331.</li> -<li class="in1">» Nozze d'una sua nipote a Genova. v. I. 323.</li> -<li class="in1">» È a Napoli. v. I. 331.</li> -<li class="in1">» Sua morte v. I. 331.</li> -<li class="in1">» Invia emissarii in Puglia per toglierla a Federico II. v. I. 201.</li> -<li class="in1">» V. Elezione e morte. v. II. 37.</li> -<li><b>Inverno.</b> Caldo. v. I. 11. 348.</li> -<li class="in1">» Tanto freddo che gela il Po. v. I. 6.</li> -<li><b>Irtace</b> Re. Sposa una suora, v. I. 159.</li> -<li class="in1">» Uccide S. Matteo e brucia un convento. v. I. 159.</li> -</ul> - -<h3>J</h3> - -<ul> -<li><b>Jeres.</b> Vi si trova Salimbene. v. I. 131. 142.</li> -<li class="in1">» Clima. v. I. 194. 195.</li> -<li class="in1">» Saline. v. I. 137.</li> -<li><b>Jesi.</b> Vi è nato Federico II. v. I. 22. 247.</li> -<li><b>Jocellino.</b> Frate Inglese letterato. v. I. 174.</li> -<li class="in1">» Compagno di frate Stefano. v. I. 174.</li> -</ul> - -<h3>L</h3> - -<ul> -<li><b>Lambertazzi.</b> Espulsi da Bologna vanno a Faenza. v. I. 264.</li> -<li class="in1">» Espulsi. v. I. 290.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span></li> -<li class="in1">» Pace fatta col partito della Chiesa. v. II. 45.</li> -<li class="in1">» Espulsi di nuovo. v. II. 28.</li> -<li class="in1">» Bruciate da' nemici le loro case. v. II. 48.</li> -<li><b>Lamberteschi</b> (dei) Lambertesco. Podestà di Reggio. v. I. 78.</li> -<li><b>Lambertini</b> (dei) Pietro. v. I. 72.</li> -<li class="in1">Guglielmo. v. II. 45.</li> -<li class="in1">Ugolino. Frate Gaudente. v. I. 344.</li> -<li><b>Lancia</b> Conte. Cortigiano di Re Manfredi. v. II. 4.</li> -<li class="in1">Marchese di Piemonte. v. I. 320.</li> -<li><b>Landasio.</b> Castello Pallavicini. v. I. 273.</li> -<li><b>Lanerio.</b> Frate Guardiano. v. I. 209.</li> -<li><b>Lanfredo</b> Bernardo. Podestà di Reggio. v. II. 62.</li> -<li class="in1">» Sua negligenza. v. II. 62.</li> -<li class="in1">» Capitano del popolo di Parma. v. II. 63.</li> -<li><b>Langosco</b> (di) Conte Riccardo. Podestà di Milano. v. II. 40.</li> -<li><b>Langravio</b> di Turingia. La sua elezione favorita dal Papa. v. I. 79. 232.</li> -<li class="in1">» Eletto Imperatore. v. I. 333.</li> -<li><b>Lanzavecchia.</b> Signore d'Alessandria. v. I. 254.</li> -<li><b>Latino</b> Cardinale. v. I. 72.</li> -<li class="in1">» Sua ordinanza per le vesti delle donne. v. I. 73. 318.</li> -<li class="in1">» Pacifica Bolognesi e Romagnoli. v. II. 43.</li> -<li class="in1">» Scomunica i Parmigiani. v. II. 44. 45.</li> -<li class="in1">» Legato. v. I. 317.</li> -<li><b>Lavagna</b> (di) Guglielmo Cardinale. Fa costruire un convento. v. I. 37.</li> -<li class="in1">Obizzo. Vescovo di Parma. v. I. 35.</li> -<li class="in1">Terra. v. I. 37.</li> -<li><b>Lazzaro</b> S. Condotto in Francia da S. Massimino. v. I. 171.</li> -<li class="in1">» Vescovo di Marsiglia. v. I. 171. v. II. 70.</li> -<li class="in1">Villa del parmigiano. v. I. 175.</li> -<li><b>Leccaterra</b> (di) Neri. Ucciso in guerra. v. II. 140.</li> -<li class="in1">» Incendia una chiesa. v. II. 154.</li> -<li><b>Leggenda</b> del B. Francesco. v. I. 80.</li> -<li><b>Lendinara.</b> v. II. 59.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span></li> -<li><b>Leone</b> Frate Minore. v. I. 48.</li> -<li class="in1">» Arcivescovo. v. I. 48.</li> -<li><b>Leoni</b> del Duomo di Parma. Quando fatti. v. II. 66.</li> -<li><b>Lesnardo</b> di Crema. Fatto prigioniero. v. II. 148.</li> -<li><b>Lettera</b> dell'Imperatore dei Tartari. v. I. 113.</li> -<li class="in1">Di ammissione fra i divoti dei Minori. v. I. 177.</li> -<li><b>Lione.</b> Arriva Salimbene. v. I. 29.</li> -<li class="in1">» Innocenzo IV. fugge a Lione. v. I. 79.</li> -<li class="in1">» Federico II. vuol andare su Lione. v. I. 92.</li> -<li class="in1">» Pier delle Vigne inviato a Lione. v. I. 106.</li> -<li class="in1">» Innocenzo IV. lascia Lione. v. I. 323.</li> -<li><b>Livizzano</b> (di) Nevo. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li class="in1">Nordulo. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li><b>Lodi.</b> Signoria del Pallavicino. v. I. 228.</li> -<li class="in1">» I Milanesi entrano in Lodi. v. I. 326.</li> -<li class="in1">» Cassone della Torre va sopra Lodi e la prende. v. II. 39. 42.</li> -<li class="in1">» Si pacifica coi Milanesi. v. II. 43.</li> -<li><b>Lodigiani.</b> Aiutati da Parma e Cremona. v. II. 50.</li> -<li><b>Lodovico</b> S. Re di Francia. Fra Giovanni da Magione va da S. Lodovico. v. I. 117.</li> -<li class="in1">» Arriva a Sens. v. I. 126.</li> -<li class="in1">» Ricevimento fattogli. v. I. 126. 127.</li> -<li class="in1">» Gli è offerto un luccio. v. I. 127.</li> -<li class="in1">» Alloggia presso i Minori. v. I. 127. 128.</li> -<li class="in1">» Pranzo del Re. v. I. 130.</li> -<li class="in1">» S'imbarca. v. I. 131.</li> -<li class="in1">» Caccia dalla Francia Guglielmo del Santo Amore. v. I. 179.</li> -<li class="in1">» Venera Fra Giovanni da Parma. v. I. 183.</li> -<li class="in1">» Prende Damiata. v. I. 204.</li> -<li class="in1">» Fatto prigioniero e restituito. v. I. 222.</li> -<li class="in1">» Fabbrica Balbek. v. I. 222.</li> -<li class="in1">» Di nuovo in Oriente. v. II. 18.</li> -<li class="in1">» Assale la Tunisia. v. II. 18.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span></li> -<li class="in1">» Sua morte. v. II. 19.</li> -<li class="in1">Conte di Verona. v. I. 261.</li> -<li class="in2">» Capitano dei Cremonesi e loro alleati. v. II. 53.</li> -<li class="in2">» Podestà di Parma. v. II. 53.</li> -<li class="in2">» Podestà di Reggio. v. II. 57.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. II. 60.</li> -<li><b>Logoteta.</b> Pier delle Vigne. v. I. 227.</li> -<li><b>Lombardi.</b> Impedito loro il commercio colla Romagna. v. II. 16.</li> -<li><b>Lombardia.</b> Tormentata dai Barbarasi. v. I. 264.</li> -<li class="in1">» Cardinale Latino Legato in Lombardia. v. II. 43.</li> -<li class="in1">» Suoi confini. v. I. 98.</li> -<li class="in1">» Manda per constatare se Federico II. vive. v. II. 91.</li> -<li><b>Lomello</b> (di) Clara. Moglie di Manfredo Pallavicini. v. I. 271.</li> -<li><b>Lorenzo.</b> Frate Arcivescovo d'Antivari. v. I. 325.</li> -<li><b>Lotario.</b> Frate Custode di Salimbene. v. II. 116.</li> -<li><b>Lovoleto</b> (di) Tomaso. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li class="in1">Ardizzone. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li><b>Luca.</b> Frate Pugliese. Sua orazione funebre per Re Enrico. v. I. 60.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 86.</li> -<li><b>Lucca.</b>. Corradino leva soldati sul territorio di Lucca. v. II. 9. 10.</li> -<li><b>Lucchesi.</b> Traditi alla battaglia di Montaperti. v. I. 340.</li> -<li class="in1">» Vanno contro Pisa. v. II. 140.</li> -<li class="in1">» Onorio IV. impone loro di non molestare i Pisani. v. II. 141.</li> -<li><b>Lucci.</b> Abbondanza di lucci nel Taro morto. v. I. 98.</li> -<li class="in1">» Regalo al Re di Francia. v. I. 127.</li> -<li class="in1">» Regalo al Podestà di Bologna. v. I. 65.</li> -<li><b>Lucera</b> de' Saraceni. Si arrende a Re Carlo. v. II. 11.</li> -<li><b>Luisini</b> (dei) Guglielmo. Imbandisce un banchetto. v. II. 26.</li> -<li><b>Lupi</b> Marchesi. Bonifacio. Podestà di Reggio. v. II. 179.</li> -<li class="in1">Goffredo. v. I. 223.</li> -<li class="in1">Guido. v. I. 223.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span></li> -<li class="in1">Ugo. v. I. 223.</li> -<li class="in1">Monte. Valente nell'armi, muore in battaglia. v. I. 223.</li> -<li class="in1">Rolando. v. I. 223.</li> -<li><b>Lupicini</b> (dei) Garsendonio. Abbandona il partito di quei di sotto in Reggio. v. II. 81. 197.</li> -<li class="in1">Sinibaldo. v. II. 186.</li> -<li class="in1">Guido. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in1">Guglielmo. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in2">» Abbate di S. Prospero in Reggio. v. II. 185.</li> -<li class="in1">Ugolino. Sposa una Fogliani. v. II. 81.</li> -<li class="in1">Giovannino. Frate, pacifica tra loro gli Strufi, gli Orsi e i Salustri. v. II. 58.</li> -<li class="in1">Famiglia espulsa da Reggio. v. I. 82.</li> -<li><b>Luzzara</b>. Assediata. v. I. 84.</li> -</ul> - -<h3>M</h3> - -<ul> -<li><b>Macello</b> de' beccai di Parma. v. II. 67.</li> -<li><b>Macometto</b>. Parola segnata sul capo del dragone. v. I. 321.</li> -<li><b>Maddalena</b> S. Se ne credeva il corpo a Vezellay. v. I. 130.</li> -<li class="in1">» S. Massimino la condusse ad Aix. v. I. 171.</li> -<li class="in1">» Se ne scopre il corpo a S. Massimino. v. II. 68.</li> -<li class="in1">» Leggenda. v. II. 69.</li> -<li class="in1">» In più luoghi si pretende d'averne il corpo. v. II. 69.</li> -<li><b>Maginardo</b> Conte guerriero. v. II. 12.</li> -<li><b>Magreda</b>. Castello assediato e preso. v. II. 154.</li> -<li><b>Malabocca</b> Guido. v. II. 167.</li> -<li><b>Malafucina</b> (di). Così detti in Parma gli avversarii della Chiesa. v. I. 265.</li> -<li><b>Malatesta</b>. Signore di Rimini. v. I. 261.</li> -<li class="in1">» Minacciato dai nipoti di Buonconte. v. II. 147.</li> -<li><b>Malavolta</b> (dei) Alberto. Podestà di Genova. v. I. 216.</li> -<li><b>Maletta</b> Girardo. Sue qualità. v. I. 50.</li> -<li class="in1">» Acclamato Podestà di Parma. v. I. 50.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span></li> -<li><b>Maletta</b> Girardo. Predica a Parma e finge miracoli. v. I. 51. Manfredo. Potente presso Re Manfredi. v. II. 4.</li> -<li class="in1">» Cortigiano di Re Pietro, poeta e musico. v. II. 5.</li> -<li><b>Malgrate</b>. Preso dai Cremonesi. v. II. 21</li> -<li><b>Malvezzo</b> Giovanni. Suoi versi. v. II. 99.</li> -<li><b>Mancasale</b> Villa. Sconfitta del Marchese Cavalcabò. v. I. 42.</li> -<li><b>Mandelli</b> (dei) Rubaconti. Ubertino, Podestà di Reggio. v. I. 342.</li> -<li><b>Mandra</b> (di) Guido. Sua morte. v. II. 12.</li> -<li><b>Manfredi</b> Re. Paternità e maternità. v. I. 110.</li> -<li class="in1">» Tiene occulta la morte del padre. v. I. 230.</li> -<li class="in1">» Succede a Corrado. v. I. 232.</li> -<li class="in1">» Il Legato lo diffama. v. I. 317.</li> -<li class="in1">» Si finge l'aio di Corradino e assume la corona. v. I. 332.</li> -<li class="in1">» Sconfitto. v. I. 347.</li> -<li class="in1">» I Francesi contro di lui. v. II. 3.</li> -<li class="in1">» Suoi Cortigiani. v. II. 3.</li> -<li class="in1">» Ucciso. v. I. 347. v. II. 4.</li> -<li class="in1">» Uccisore di Corrado. v. I. 348.</li> -<li class="in1">» Sua sepoltura. v. II. 3.</li> -<li class="in1">» Sua moglie e i figli prigionieri. v. II. 4.</li> -<li class="in1">» Alcuni si fingono Manfredi. v. II. 5.</li> -<li class="in1">» Ha costrutto Manfredonia e le ha dato nome. v. II. 4.</li> -<li><b>Manfredi</b> (dei) Azzone. Podestà di Cremona. v. II. 42.</li> -<li class="in1">di Modena. Sua morte e bellezza. v. I. 269.</li> -<li class="in1">Simone di Giovanni di Bonifazio. v. I. 82.</li> -<li class="in2">» Entra in Novi. v. I. 220.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. I. 344</li> -<li class="in2">» Sue qualità. v. I. 220.</li> -<li class="in1">di Faenza. Tebaldello gli dà in mano Faenza. v. II. 50.</li> -<li><b>Manfredino</b> di Rosa. Podestà di Parma scioglie la compagnia di Barisello. v. I. 269.</li> -<li><b>Manfredo</b> di Tortona, frate. Va al Concilio di Ravenna. v. I. 298.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span></li> -<li><b>Manfredonia</b>. Sua fondazione. v. II. 4.</li> -<li><b>Mangani e Manganelle</b>. Armi nuove. v. II. 13.</li> -<li class="in1">» Esposte nella piazza del Duomo a Parma. v. I. 34.</li> -<li><b>Manopelle</b> (di) Gualterio. Fatto morire. v. I. 320.</li> -<li><b>Mansueto</b>, frate. Ha dal Re di Francia un grosso pezzo del legno della Croce. v. II. 116.</li> -<li class="in1">di Castiglione Aretino. A Fano parla con Salimbene. v. I. 22. 332.</li> -<li><b>Mantova</b>. Assediata da Federico II. v. I. 63.</li> -<li class="in1">» Pinamonte la signoreggia. v. I. 255.</li> -<li class="in1">» Martino di Parma vi è Vescovo. v. I. 315.</li> -<li class="in1">» Chi porta lettere a Mantova è ucciso. v. I. 318.</li> -<li class="in1">» Innocenzo IV. a Mantova. v. I. 324.</li> -<li class="in1">» Il Conte di Fiandra a Mantova. v. I. 349.</li> -<li class="in1">» Navi sul Po costrette a toccar Mantova. v. II. 17.</li> -<li><b>Mantovani</b>. Prendono Bondeno. v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Intercettano la via che conduce a Reggio. v. I. 10.</li> -<li class="in1">» Prendono Marcaria. v. I. 63.</li> -<li class="in1">» È catturato un loro naviglio a Brescello ed un altro a Gramignazzo. v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Incendiano Casalmaggiore. v. I. 102.</li> -<li><b>Manuele</b> Imperatore Greco. S'imparenta col Marchese di Monferrato. v. II. 103.</li> -<li><b>Marano</b> (di) Egidiolo. Podestà di Reggio. v. II. 42.</li> -<li class="in1">» Ambasciatore a Reggio. v. II. 81.</li> -<li><b>Maravone</b> dei Bonici. v. I. 82.</li> -<li class="in1">» Ostaggio. v. I. 203.</li> -<li><b>Marca</b> d'Ancona. Ricuperata dalla Chiesa. v. I. 203.</li> -<li class="in1">» Gran terremoto. v. II. 44.</li> -<li><b>Marca</b> Trivigiana. Crudeltà di Alberico da Romano. v. I. 255.</li> -<li><b>Marcamò</b>. Castello. v. II. 16.</li> -<li><b>Marcaria</b>. Distrutta. v. I. 63.</li> -<li><b>Marcella</b>. A Marsiglia con S. Massimino. v. I. 171.</li> -<li class="in1">» Scrive la vita di S. Marta. v. I. 171.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span></li> -<li><b>Marchesella</b> (di) Guglielmo signore di Ferrara. v. I. 69.</li> -<li><b>Marchesina</b>. Moglie di Giacomo d'Enzola v. I. 171.</li> -<li><b>Marchesopolo</b> Pallavicini. Abita in Soragna. v. I. 278.</li> -<li class="in1">» Va in Romanìa. v. I. 275.</li> -<li class="in1">» Ucciso dai Greci. v. I. 275.</li> -<li class="in1">» Motivo di espatriare. v. I. 275.</li> -<li><b>Marco</b>, frate. Compagno di frate Giovanni da Parma. v. I. 186.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. II. 109.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 187.</li> -<li class="in1">» Rimbrotta il Ministro Generale Bonaventura. v. I. 187.</li> -<li class="in1">di Michele. v. I. 310.</li> -<li><b>Maria</b>. Marchesa di Monferrato. v. II. 103.</li> -<li><b>Marino</b> di Eboli. v. I. 320.</li> -<li><b>Marsigli</b> (dei) Gisla Madre di Guido fratello di Salimbene. v. I. 30.</li> -<li class="in1">Famiglia. v. I. 30.</li> -<li><b>Marsiglia</b>. Salimbene a Marsiglia. v. I. 131.</li> -<li class="in1">» Caso strano di un fanciullo. v. II. 114.</li> -<li><b>Marta</b> S.ª Condotta in Provenza da S. Massimino. v. I. 171.</li> -<li class="in1">» Sua vita scritta da Marcella sua fantesca. v. I. 171.</li> -<li class="in1">» Suo corpo a Tarascon. v. I. 172.</li> -<li class="in1">» Clodoveo ne visitò la tomba e dotò la chiesa. v. I. 172.</li> -<li><b>Martinello</b>. Uccisore di Beatrice di Puglia. v. II. 162.</li> -<li class="in1">» Ucciso. v. II. 204.</li> -<li><b>Martino</b> S. Vescovo. Perseguitato da S. Brizio. v. II. 86.</li> -<li class="in1">IV. Papa. Tenta impadronirsi di Forlì. v. I. 261. v. II. 52.</li> -<li class="in2">» Fa raccogliere nota de' miracoli di S. Lodovico. v. II. 23.</li> -<li class="in2">» Eletto Papa. v. II. 51.</li> -<li class="in2">» Assedia Meldola. v. I. 319.</li> -<li class="in2">» Studente di leggi a Parma. v. II. 54.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span></li> -<li class="in2">» Proibisce il duello fra Re Carlo e Re Pietro. v. II. 76.</li> -<li class="in2">» Asdente ne predice la morte. v. II. 85.</li> -<li class="in2">» Indice una crociata contro il Re d'Aragona. v. II. 126.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. II. 129.</li> -<li class="in1">Cantore. v. I. 209.</li> -<li class="in1">di Colorno. Vescovo di Parma. v. I. 42.</li> -<li class="in1">Spagnuolo. v. II. 232.</li> -<li class="in1">di Fano. Dottore in leggi. Ospite di Salimbene. v. I. 21.</li> -<li class="in1">di Parma (maestro). Legato pontificio e sue qualità. v. I. 314.</li> -<li class="in2">» Vescovo di Mantova. v. I. 315.</li> -<li><b>Marziale</b> Coco. v. I. 201.</li> -<li><b>Marzio</b>, frate, di Milano. S'adopera a che Giovanni da Parma sia fatto Generale. v. I. 198.</li> -<li><b>Massimino</b> S. Castello. Vi si scopre il corpo della Maddalena. v. II. 68.</li> -<li><b>Massimino</b> il Santo. Arriva ad Aix con Maria Marta e Maria Maddalena, e ne fu fatto Vescovo. v. I. 171.</li> -<li><b>Mastino</b> della Scala succede ad Ezzelino. v. I. 261.</li> -<li><b>Matelica.</b> Ruina per terremoto. v. II. 44.</li> -<li><b>Matilde</b> Contessa. È sepolta a Polirone. v. I. 324.</li> -<li class="in1">» Gregorio VII. va da Matilde a Canossa. v. I. 244.</li> -<li class="in1">» Sua Rocca. v. I. 338.</li> -<li><b>Mattelino</b>, letterato che parla contro i frati. v. I. 306.</li> -<li class="in1">» Soddisfatto della risposta di Salimbene. v. I. 310.</li> -<li class="in1">» Ammogliato. v. I. 310.</li> -<li><b>Matteo</b> Cremonese, frate. v. I. 198.</li> -<li class="in1">da Modena. Frate. v. I. 151.</li> -<li class="in1">della Marca d'Ancona. I suoi Apostoli si bastonano con quelli di Putagio. v. I. 158.</li> -<li class="in1">di Acquasparta. Eletto Ministro Generale de' Minori. v. II. 210.</li> -<li><b>Maurizio.</b> Frate di Provins letterato. v. I. 139.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span></li> -<li><b>Mazonzatico.</b> Innondato. v. II. 38.</li> -<li><b>Medesano</b> Castello dei Pallavicini. v. I. 276.</li> -<li><b>Medicina</b>, Terra. I Bolognesi la vogliono dal Papa. v. I. 326.</li> -<li><b>Meldola.</b> Spesa fatta pel suo assedio. v. I. 319.</li> -<li class="in1">» Assediata. v. II. 59.</li> -<li><b>Melica.</b> Prezzo. v. I. 11. v. II. 42.</li> -<li class="in1">» Abbondanza. v. II. 57.</li> -<li><b>Meloria.</b> Battaglia in mare. v. II. 86.</li> -<li><b>Memoriale</b> fatto da Tomaso di Celiano. v. I. 80. 81.</li> -<li><b>Mendoli.</b> Signori in Imola per l'Impero. v. I. 276.</li> -<li><b>Mercato</b> in Parma. v. II. 66. 175.</li> -<li><b>Mercerie</b> avariate a Venezia. v. II. 108.</li> -<li><b>Merlino</b> (di) notizie. v. I. 146.</li> -<li class="in1">» Sue profezie per Federico II. v. I. 248.</li> -<li class="in1">» Sue profezie sulle città italiane. v. II. 93.</li> -<li><b>Messina.</b> Si spargono in mare le ossa di Corrado. v. I. 322.</li> -<li class="in1">» Re Pietro da Messina inonda la Sicilia. v. II. 5. 55.</li> -<li class="in1">» Non si fa strage di Francesi pel Vespro Siciliano. v. II. 55.</li> -<li><b>Miano.</b> Castello dei Pallavicini. v. I. 276.</li> -<li><b>Migliarina.</b> Cascina. v. II. 186.</li> -<li><b>Migliorati.</b> Viviano espulso da Reggio. v. I. 82.</li> -<li><b>Milanesi.</b> Lotta coi Cremonesi. v. I. 3.</li> -<li class="in1">» Aiutano i Bolognesi. v. I. 34.</li> -<li class="in1">» Contro Federico II. e sconfitti. v. I. 65. 66.</li> -<li class="in1">» Prendono Re Enzo. v. I. 83.</li> -<li class="in1">» Aiutano Parma contro Federico II. v. I. 94.</li> -<li class="in1">» Prendono Lodi e Tortona. v. I. 326.</li> -<li class="in1">» Fan pace coi Bergamaschi. v. II. 5.</li> -<li class="in1">» Devastano il Cremasco. v. II. 21.</li> -<li class="in1">» Fan pace coi Torriani e con Lodi. v. II. 43.</li> -<li class="in1">» Uccidono Cassone della Torre. v. II. 51.</li> -<li class="in1">» Assaliti dal Marchese di Monferrato. v. II. 138.</li> -<li><b>Milano.</b> Federico II. sopra Milano. v. I. 82.</li> -<li class="in1">» Nozze fatte dell'Imperatore Enrico. v. I. 147.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span></li> -<li class="in1">» Signoria del Pallavicino. v. I. 228.</li> -<li class="in1">» Espulsione di Napo della Torre. v. II. 39.</li> -<li class="in1">» Cassone della Torre fa strage in Milano. v. II. 39.</li> -<li class="in1">» Rottura col Marchese di Monferrato. v. II. 138.</li> -<li><b>Militi</b> di G. C. Loro istituzione. v. I. 344.</li> -<li class="in1">di M. V. Loro istituzione. v. I. 344.</li> -<li><b>Milleduci</b> (dei) Egidio. Ambasciatore di Parma a Modena. v. II. 79.</li> -<li><b>Miniatore</b> Enrico da Pisa. v. I. 86.</li> -<li><b>Minozzo</b> (di) Princivallo. Sua morte in battaglia. v. II. 30.</li> -<li><b>Modena.</b> Discordia dei cittadini. v. I. 94.</li> -<li class="in1">» Parmigiani a guardia di Modena. v. I. 103.</li> -<li class="in1">» Signoria di Re Enzo. v. I. 216.</li> -<li class="in1">» Si catturano frati. v. I. 218.</li> -<li class="in1">» Signoria di Giacomo Rangone. v. I. 254.</li> -<li class="in1">» Ghiberto da Gente tenta averne la signoria. v. I. 329.</li> -<li class="in1">» Il Marchese d'Este aiuta Modena. v. I. 346.</li> -<li class="in1">» Devastazione del territorio. v. II. 5.</li> -<li class="in1">» Divisioni cittadine. v. II. 79. 80.</li> -<li class="in1">» Predizione della sua distruzione. v. I. 252.</li> -<li class="in1">» Cattura di Parmigiani passanti con sale. v. II. 105.</li> -<li class="in1">» Trecento donne incarcerate. v. II. 148.</li> -<li class="in1">» Tratta di pace con Sassuolo. v. II. 149.</li> -<li class="in1">» Invasa da Tomasino di Sassuolo. v. II. 217.</li> -<li><b>Modenesi.</b> Guerreggiati da Reggio e da Bologna. v. I. 4.</li> -<li class="in1">» Prendono Bondeno. v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Devastano il Bolognese ed occupano Piumazzo. v. I. 11.</li> -<li class="in1">» Vogliono condurre a Modena il carroccio dei Bolognesi. v. I. 34.</li> -<li class="in1">» Loro amicizia coi Parmigiani. v. I. 270.</li> -<li class="in1">» Conducono il Panaro a urtare contro Castelfranco. v. I. 63.</li> -<li class="in1">» Perdono Castel Leone. v. I. 65.</li> -<li class="in1">» Loro alleanza coi Bolognesi. v. I. 220.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span></li> -<li class="in1">» Fanno due Podestà, uno per parte. v. I. 220.</li> -<li class="in1">» Loro devozione delle flagellazioni. v. I. 341.</li> -<li class="in1">» Assediano Montevallaro. v. II. 5.</li> -<li class="in1">» Assediano Borgo S. Donnino. v. II. 8.</li> -<li class="in1">» Cercano aiuto ai Parmigiani. v. II. 24. 25.</li> -<li class="in1">» Devastano le terre di Forlì e Faenza. v. II. 29.</li> -<li class="in1">» Loro minaccie agli ambasciatori Parmigiani. v. II. 79.</li> -<li class="in1">» Battaglia perduta con quei di Sassuolo. v. II. 80.</li> -<li class="in1">» Battaglia a Montale, e morti in battaglia. v. II. 92. 93.</li> -<li class="in1">» Due battaglie de' forusciti con que' di dentro. v. II. 139.</li> -<li class="in1">» Cattura di Sassolesi. v. II. 148.</li> -<li class="in1">» Non piacciono patti di pace. v. II. 170.</li> -<li><b>Modolena</b>, Villa. Innondata. v. I. 219. v. II. 38.</li> -<li class="in1">(di) Gibertino. Uccide Guido di Bibbianello. v. II. 178.</li> -<li><b>Moissac.</b> v. II. 76.</li> -<li><b>Monaldo</b> da Orvieto. Podestà di Modena. v. I. 346.</li> -<li><b>Monastero</b> (del) Luchesia. v. II. 173.</li> -<li class="in1">di S. Benedetto di Montecassino. v. I. 120.</li> -<li class="in1">di Leno. Vi è Abbate un Giberto da Gente. v. I. 329.</li> -<li class="in1">di Polirone. v. I. 120.</li> -<li class="in1">di S. Chiara di Imola. v. I. 32.</li> -<li class="in1">di S. Chiara di Parma. Vi muoiono madre e figlia Baratti. v. I. 15. 32.</li> -<li class="in1">di Reggio. Vi è badessa una sorella di Salimbene. v. I. 29. 30.</li> -<li class="in1">di Chiavari. Caso strano avvenutovi. v. I. 39.</li> -<li class="in1">de' Cistercensi in Chiaravalle della Colomba. v. I. 4.</li> -<li class="in1">de' Cistercensi a Fontevivo. Vi è chi abrade le pergamene. v. I. 335. 336.</li> -<li class="in1">di Cluny. Sua magnificenza. v. I. 120.</li> -<li class="in1">delle Fontanelle sul parmigiano. v. II. 209.</li> -<li class="in1">di S. Gallo. Sua grandiosità. v. I. 120.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span></li> -<li class="in1">di S. Giovanni Evangelista di Ravenna. Maestro Martino di Parma vi dimora. v. I. 315.</li> -<li class="in1">di Nonantola. v. II. 190.</li> -<li class="in1">di Pontigny. Visitato da Salimbene. v. I. 123.</li> -<li class="in1">di S. Prospero in Reggio. v. I. 343. v. II. 25.</li> -<li class="in2">» Vi alloggia Gregorio X. v. II. 26.</li> -<li class="in2">» Vi è gran disordine. v. II. 185.</li> -<li class="in2">» Sono uccisi due frati. v. II. 190.</li> -<li><b>Monete</b> di Parma. Falsificate, e prima coniazione. v. I. 328. v. II. 145.</li> -<li class="in1">di Reggio. Prima coniazione fatta dal Podestà Giliolo parmigiano. v. I. 43.</li> -<li><b>Monferrato</b> (di) Marchese. Signore del Piemonte. v. I. 254.</li> -<li class="in1">» Inganna i Torriani. v. II. 48.</li> -<li class="in1">» Va contro Lodi. v. II. 53.</li> -<li class="in1">» Riceve in dote il Regno di Tessalonica. v. II. 103.</li> -<li class="in1">» Occupa Tortona e le castella del Vescovo. v. II. 103. 104.</li> -<li class="in1">» Sua guerra con Uberto Pallavicini. v. I. 272.</li> -<li class="in1">» Ucciso dai Piacentini. v. I. 273.</li> -<li class="in1">» Va contro Milano. v. II. 138.</li> -<li><b>Monforte</b> (di) Conte. v. I. 2.</li> -<li><b>Monreale.</b> Paese. v. I. 96.</li> -<li><b>Montale.</b> Battaglia tra Modenesi e Sassolesi. v. II. 93.</li> -<li><b>Monte.</b> Canigoso o calliginoso. v. II. 161.</li> -<li class="in1">Fiascone. Vi abita Martino IV. v. II. 56.</li> -<li class="in1">Chiaro. Assediato e distrutto. v. I. 64. 349.</li> -<li class="in1">Falcone. Vi è un convento di Minori. v. II. 179.</li> -<li class="in1">Gargano. v. II. 4.</li> -<li class="in1">Giovanni. v. II. 196.</li> -<li class="in1">Luncilo. v. II. 156.</li> -<li class="in1">Cenisio. v. I. 98.</li> -<li class="in1">Vecchio o Vedro. v. II. 156.</li> -<li class="in1">Ombraro. Assediato dai Bolognesi. v. II. 22.</li> -<li><b>Montebaranzone.</b> v. II. 78. 79.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span></li> -<li><b>Montecassino</b>. Vi è un monastero grandioso. v. I. 120.</li> -<li><b>Montecuccoli</b> (dei) Bonaccorso. v. II. 12.</li> -<li class="in1">Guidino. v. II. 12.</li> -<li class="in1">Matteo morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li><b>Montelungo</b> (di) Gregorio. Vedi Gregorio.</li> -<li><b>Montefeltro</b> (di) Guido. Capitano dei Faentini e sua battaglia. v. II. 29.</li> -<li><b>Montenero</b> (di) Rizzardo. Ucciso da Federico II. v. I. 320.</li> -<li><b>Montevallaro</b>, o Monte Valerio. Castello. v. II. 5.</li> -<li><b>Montevecchio</b> (di) Guglielmo. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li><b>Montecchio</b> (di) Egidiolo. Suo carattere e mediazioni. v. II. 201.</li> -<li><b>Montecchio</b> (di) Bonaccorso. Ambasciatore a Reggio. v. II. 80.</li> -<li class="in1">» Sposa un'Enzola. v. II. 173.</li> -<li><b>Montembraro</b>. Assediato dai Bolognesi. v. II. 22.</li> -<li><b>Monumenti</b> Siciliani. v. II. 23.</li> -<li><b>Morando</b> Maestro. Poeta. v. I. 124.</li> -<li><b>Moría</b>. v. I. 341.</li> -<li class="in1">» di bestiame. v. II. 31.</li> -<li class="in1">» d'uomini. v. II. 40.</li> -<li class="in1">» di gatti. v. II. 169.</li> -<li class="in1">» di galline. v. II. 177.</li> -<li class="in1">» di bovini e uomini. v. II. 62.</li> -<li class="in1">» in Pisa. v. II. 89.</li> -<li class="in1">» a Tivoli. v. II. 154.</li> -<li><b>Mose</b>. Castello. v. I. 63. 64.</li> -<li><b>Mozzadella</b>. I Reggiani l'assalgono. v. II. 206.</li> -<li><b>Mugello</b> (di) Ubaldino. Legato e sue qualità. v. I. 279.</li> -<li><b>Munione</b>. Maestro Maggiore de' Predicatori. v. II. 137.</li> -<li><b>Muradal</b>. Passo della Sierra Morena. v. I. 3.</li> -<li><b>Mura</b> di cinta a Reggio. Incominciate. v. I. 40.</li> -<li><b>Muraglia</b> lungo il Parma. v. II. 144.</li> -<li><b>Musica</b> (di) Compositori. v. I. 86. 87. 88.</li> -<li><b>Musso</b> (di) Antonio. v. I. 40.</li> -<li class="in1">Enrico. v. I. 40.</li> -<li><b>Muti</b> (dei) Gifredo. Frate Gaudente. v. II. 191.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span></li> -</ul> - -<h3>N</h3> - -<ul> -<li><b>Nantelmo</b>. Guardiano. Usa riguardi a Salimbene. v. I. 198.</li> -<li><b>Napoleone</b> della Torre. Signore di Milano. v. I. 254.</li> -<li class="in1">» Rimosso dall'ufficio e messo in prigione. v. II. 39.</li> -<li><b>Napoleone</b> (di) Giacomo. Libera Corrado di Antiochia. v. II. 9.</li> -<li><b>Napoli</b>. Decapitazione di Corradino e del Duca d'Austria. v. II. 9.</li> -<li class="in1">» Vi si trasporta la salma di Re Carlo. v. II. 127.</li> -<li class="in1">» Muore a Napoli Innocenzo IV. v. I. 331.</li> -<li class="in1">» Si fa l'elezione del successore d'Innocenzo IV. v. I. 331.</li> -<li><b>Navi</b> fabbricate alla foce dell'Arno. v. II. 86.</li> -<li><b>Naviglio</b> de' Mantovani. Catturato. v. I. 84.</li> -<li class="in1">Canale de' Parmigiani condotto a Frassinara. v. II. 67.</li> -<li><b>Navone</b>. Castello terminato. v. II. 205.</li> -<li><b>Navarra</b>. v. II. 75.</li> -<li><b>Neve</b> straordinaria. v. I. 6. 11. v. II. 109.</li> -<li class="in1">» Alta come un uomo. v. II. 145.</li> -<li><b>Nicola</b> palombaro. v. I. 233. 234.</li> -<li class="in1">Frate, Vescovo e confessore del Papa. v. I. 324.</li> -<li><b>Nicolò</b> III. Odia frate Giovanni da Parma. v. I. 180.</li> -<li class="in1">» Fa Legato il Cardinale Latino. v. I. 73. 317.</li> -<li class="in1">» Eletto Papa. v. II. 41.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. II. 49.</li> -<li class="in1">» Fa Cardinale Gerardo Albo di Gainago. v. II. 54.</li> -<li class="in1">» Dà la Sicilia a Pietro d'Aragona. v. II. 65.</li> -<li class="in1">Confessore del Papa. v. I. 324. 325.</li> -<li class="in1">Vescovo di Reggio pone la prima pietra della chiesa del Gesù. v. I. 47.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. I. 80.</li> -<li class="in1">di Montefeltro. Sua santità. v. II. 116.</li> -<li class="in2">» Fatti della sua vita. v. II. 116. 117.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span></li> -<li><b>Nicolò</b> di Filippo, Vescovo. Giudice morto all'Impresa di Faenza. v. II. 30.</li> -<li><b>Nicoluzzo</b> da Balugano. Podestà di Bologna. v. II. 29.</li> -<li><b>Nizza</b>. Castello. v. I. 137.</li> -<li class="in1">Città. Frate Ponzio vi è Guardiano. v. I. 195.</li> -<li class="in2">» Salimbene sbarca a Nizza. v. I. 197.</li> -<li><b>Nocera</b> de' Saraceni. v. I. 7. 101. 230.</li> -<li class="in1">» Re Carlo la prende. v. II. 11.</li> -<li><b>Noceto</b>. Convegno di fuorusciti Parmigiani. v. I. 91.</li> -<li class="in1">» Vi è confinato Bertolino Tavernieri. v. II. 165.</li> -<li><b>Noli</b>. Devastata dai Pisani. v. II. 86.</li> -<li><b>Norduli</b>. Signori in Imola per la Chiesa. v. I. 263. 276.</li> -<li><b>Novara</b>. Dà soldati al Pallavicino. v. I. 228.</li> -<li><b>Novaresi</b>. Vanno contro Lodi. v. II. 53.</li> -<li><b>Novi</b>. Preso dai Reggiani. v. I. 223.</li> -<li><b>Nozze</b> solenni a Genova. v. I. 323.</li> -<li><b>Nuazil</b> de' Tartari e de' Greci a Lione. v. II. 27.</li> -</ul> - -<h3>O</h3> - -<ul> -<li><b>Obizzo</b>. Vescovo di Parma. v. I. 42.</li> -<li class="in1">» Fa catturare fra Gerardino Segalello. v. I. 160.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. II. 146.</li> -<li class="in1">» Favorisce i Sassolesi. v. II. 152.</li> -<li><b>Oddone</b> Cardinale. Parla al cospetto del Re di Francia. v. I. 128. 184.</li> -<li><b>Odoardo</b> Re d'Inghilterra. Va in Oriente e al ritorno passa da Reggio. v. II. 20. 26.</li> -<li><b>Officio</b> ecclesiastico. Ha bisogno di riforma. v. I. 4.</li> -<li><b>Olmo</b> di Giovanni Grelone. v. I. 15.</li> -<li><b>Onorio</b> III. Eletto incorona Federico II. v. I. 7.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. I. 11.</li> -<li class="in1">IV. Eletto. v. II. 129.</li> -<li class="in2">» Invita Lucca a non far guerra a Pisa. v. II. 141.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span></li> -<li><b>Onorio</b> IV. Abita a Tivoli. v. II. 154.</li> -<li class="in1">» impone decime. v. II. 156.</li> -<li class="in1">» È pregato di pacificare i figli del Re di Francia e di Pietro d'Aragona. v. II. 161.</li> -<li class="in1">» Ostile ai frati. v. II. 163.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. II. 183. 193.</li> -<li><b>Orsi</b> (degli) quei. Pacificati cogli Strufi. v. II. 58.</li> -<li><b>Orsini</b> (degli) Bertoldo. Fratello di Nicolò III. v. II. 57.</li> -<li class="in1">Gentile. Marita sua figlia ad Azzone Estense. v. II. 57.</li> -<li><b>Orvieto.</b> Vi abita Martino IV. v. II. 56.</li> -<li><b>Ospedale</b> di S. Francesco in Parma. v. II. 66.</li> -<li class="in1">di S. Geminiano in Reggio. v. II. 38.</li> -<li class="in1">di S. Caterina in Reggio. v. II. 38.</li> -<li class="in1">di S. Pietro in Vincoli in Reggio. v. II. 38.</li> -<li class="in1">di Rodolfo Tanzi in Parma. v. II. 66.</li> -<li class="in1">di Fra Barattino in Parma. v. II. 66.</li> -<li class="in1">di S. Bartolomeo di Strada Rotta in Parma. v. II. 66.</li> -<li class="in1">dei Lebbrosi in S. Lazzaro di Parma. v. II. 66.</li> -<li class="in1">della Misericordia, poi Maggiore in Parma. v. II. 66.</li> -<li class="in1">di Reggio. Danneggiato da innondazioni. v. II. 38.</li> -<li><b>Ottaviano</b> Cardinale. Ricupera le Romagne. v. I. 203.</li> -<li class="in1">» Legato Pontificio. v. I. 279.</li> -<li class="in1">» Sua crociata contro Alberico da Romano. v. I. 258.</li> -<li class="in1">» Si teme che tradisca Parma. v. I. 279.</li> -<li class="in1">» Si crede figlio di Gregorio IX. v. I. 280.</li> -<li class="in1">» Sua figlia vuol amoreggiare con Salimbene. v. I. 280.</li> -<li class="in1">» Partigiano dell'Impero. v. I. 281.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. II. 24.</li> -<li><b>Ottobuono</b> Cardinale, poi Papa Adriano V. v. I. 305.</li> -<li><b>Ottone</b> Imperatore. Deposto da Innocenzo III. v. I. 5.</li> -<li class="in1">» Venuto a Parma. v. II. 145.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span></li> -</ul> - -<h3>P</h3> - -<ul> -<li><b>Pacile.</b> Castello. v. II. 194.</li> -<li><b>Padova.</b> Signoria di Ezzelino. v. I. 288.</li> -<li class="in1">» Filippo Legato l'assale e prende. v. I. 290.</li> -<li class="in1">» Si pacifica con Verona. v. II. 49.</li> -<li><b>Padovani.</b> Undici mila bruciati vivi in Verona. v. I. 100.</li> -<li class="in1">» Onorano per santo un impostore. v. II. 47.</li> -<li><b>Pagani</b> (dei) Alberto. Podestà di Modena, fa cavalliere suo figlio. v. I. 34.</li> -<li class="in1">Galla Placidia. v. I. 263.</li> -<li class="in1">Gifredo. Guardiano a Bologna. v. II. 45.</li> -<li class="in1">Enrico. Fatto cavalliere. v. I. 34.</li> -<li class="in1">Pagano. v. I. 34.</li> -<li class="in1">Pietro, Signore di Susinana per l'Impero. v. I. 263.</li> -<li class="in1">Egidio. v. I. 34.</li> -<li class="in1">Famiglia spenta. v. I. 34.</li> -<li><b>Paganino</b> da Ferrara, frate. v. I. 197.</li> -<li><b>Pallastrelli</b> (dei) Barnaba. Podestà di Reggio. v. II. 62.</li> -<li class="in1">» Spodestato. v. II. 79.</li> -<li><b>Palazzo</b> del Capitano in Parma. Fabbricato. v. II. 67.</li> -<li class="in1">del Comune di Reggio. Rifabbricato. v. II. 26.</li> -<li class="in1">del Comune di Parma. Si fabbrica in piazza nuova. v. II. 143. 146.</li> -<li class="in1">del Vescovo di Ferrara. Innocenzo IV. vi predica dal balcone. v. I. 69.</li> -<li class="in1">del Vescovo di Parma. Fabbricato. v. I. 42. 45.</li> -<li class="in2">» Attiguo a casa Marsilii. v. I. 30.</li> -<li class="in1">del Vescovo di Reggio. Re Enzo lo occupa. v. I. 80.</li> -<li class="in2">» Vi alloggia il Re d'Inghilterra. v. II. 26.</li> -<li class="in1">dell'Imperatore a Parma. Alloggio di Rizzardo di S. Bonifacio. v. I. 98.</li> -<li class="in1">dell'Imperatore a Reggio. Comprato dai Minori. v. I. 338.</li> -<li class="in1">dei Pagani in Parma. v. I. 271. v. II. 67.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span></li> -<li class="in1">di Manfredo di Scipione. v. I. 271. v. II. 67.</li> -<li class="in1">del Pallavicino, a Parma. Smantellato. v. I. 229.</li> -<li class="in1">del Pallavicino a Soragna. v. I. 273.</li> -<li class="in1">di Rodolfo Imperatore a Reggio. v. I. 338.</li> -<li><b>Palazzolo.</b> Il Conte di Fiandra forza il passo dell'Oglio. v. I. 349.</li> -<li><b>Paleologo.</b> Usurpa il trono. v. I. 183. v. II. 55.</li> -<li class="in1">» Crea un Papa Greco. v. II. 56.</li> -<li class="in1">» Ricupera Costantinopoli. v. I. 340.</li> -<li class="in1">» Riceve Tessalonica in dote della nuora. v. II. 103.</li> -<li><b>Palermo.</b> Non si può portarvi il corpo di Federico II. v. I. 230.</li> -<li class="in1">» Vi si vuol portare il corpo di Corrado. v. I. 322. v. II. 23.</li> -<li class="in1">» Vespro Siciliano. v. II. 54.</li> -<li><b>Palestrina.</b> Corradino nelle prigioni di Palestrina. v. II. 9.</li> -<li><b>Pallavicini</b> (dei) Delfino. Podestà di Reggio. v. I. 276.</li> -<li class="in1">Guidotto. Grande di Spagna. v. I. 273.</li> -<li class="in1">Guglielmo. v. I. 271.</li> -<li class="in1">Mabilia di Rubino. Si marita. v. I. 275.</li> -<li class="in1">Isabella. v. I. 273.</li> -<li class="in1">Mabilia di Marchesopolo. v. I. 273. 274.</li> -<li class="in2">» Sposa Azzone d'Este. v. I. 274.</li> -<li class="in2">» Sua morte e sue qualità. v. I. 274.</li> -<li class="in2">» Venuta in odio ai medici e farmacisti. v. I. 274.</li> -<li class="in1">Enrico. v. I. 272.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. II. 3.</li> -<li class="in1">Marchesopolo. Abita in Soragna. v. I. 273.</li> -<li class="in2">» Va ad abitare in Romanía. v. I. 275.</li> -<li class="in2">» Ucciso dai Greci. v. I. 275.</li> -<li class="in2">» Motivo della partenza da Parma. v. I. 275.</li> -<li class="in1">Rubino. Sposa Ermengarda da Palù. v. I. 275.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. I. 275. 341.</li> -<li class="in1">Di Varano. v. I. 276.</li> -<li class="in1">Uberto di Pellegrino. v. I. 271.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span></li> -<li class="in1">Uberto detto il Pallavicino. Si batte a Grola. v. I. 223.</li> -<li class="in2">» Si atterra il suo Palazzo in Parma. v. I. 229.</li> -<li class="in2">» Signore di Cremona. v. I. 229. 254</li> -<li class="in2">» i Parmigiani fuorusciti tentano di dargli in mano la città. v. I. 265.</li> -<li class="in2">» Occupa Borgo S. Donnino. v. I. 266.</li> -<li class="in2">» Lotta col Marchese di Monferrato. v. I. 272.</li> -<li class="in2">» Si fa Signore delle città lombarde. v. I. 228.</li> -<li class="in2">» Va a Lodi contro i Milanesi. v. I. 324.</li> -<li class="in2">» Prende Brescello. v. I. 326.</li> -<li class="in2">» Tenta impedire il passo al Conte di Fiandra. v. I. 349.</li> -<li class="in2">» Brescia gli si ribella. v. II. 7.</li> -<li class="in2">» Perde la Signoria delle città lombarde. v. I. 229.</li> -<li class="in2">» Si ritira a Gisalecchio e muore. v. II. 7. 12.</li> -<li class="in2">» Alza forche pe' flagellatisi se vanno a Cremona. v. I. 342.</li> -<li class="in1">Manfredo. Abita a Scipione. v. I. 271.</li> -<li class="in2">» Si distrugge il suo palazzo. v. I. 271.</li> -<li class="in2">» Ha molti pozzi salsi a Scipione. v. I. 272.</li> -<li class="in1">Tancredi. Abbate di S. Giovanni in Parma. v. II. 229.</li> -<li class="in2">» Manda un regalo di capponi a frate Elia. v. II. 229.</li> -<li class="in1">Famiglia. v. I. 271.</li> -<li><b>Palù</b> (da) Egidio, Egidiolo, o Giliolo. Podestà di Reggio. v. I. 43.</li> -<li class="in1">Arverio. È ucciso. v. II. 18.</li> -<li class="in1">Corrado. v. II. 208.</li> -<li class="in1">Bonaccorso. Vince il Marchese di Cavalcabò. v. I. 42.</li> -<li class="in2">» È ucciso. v. I. 202. 203.</li> -<li class="in2">» Parma gli dà da difendere una porta della città. v. II. 77.</li> -<li class="in2">» Podestà ed ammiraglio de' Pisani. v. II. 89.</li> -<li class="in1">Egidia. Fa il ponte or detto di Caprazucca. v. I. 43. v. II. 77.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span></li> -<li class="in1">Corradino. v. II. 208.</li> -<li class="in1">Ermengarda. Sposa Rubino Pallavicini. v. I. 275.</li> -<li class="in2">» Si rimarita e muore. v. I. 275. 276.</li> -<li class="in1">Ezzelino. v. II. 172.</li> -<li class="in1">Giacomino. Entra in Bismantova. v. II. 8.</li> -<li class="in2">» Uccide molti di sua famiglia. v. II. 18.</li> -<li class="in2">» Cede Corvara per denaro. v. II. 22.</li> -<li class="in1">Giacomo. Sua morte. v. I. 10.</li> -<li class="in1">Canino. v. II. 208.</li> -<li class="in1">Aimerico. Sua morte. v. II. 43. 172.</li> -<li class="in1">Manfredo. Espulso da Reggio. v. I. 32.</li> -<li class="in1">Famiglia. v. I. 10.</li> -<li><b>Panaro</b>, fiume. Si vuol far andare contro Castelfranco. v. I. 63.</li> -<li><b>Pandolfo</b> di Fasanella, Principe. Vittima di Federico II. v. I. 320.</li> -<li><b>Panizzari</b> (dei) Avanza. v. I. 32.</li> -<li class="in1">Bernardo v. I. 32.</li> -<li class="in1">Gisa. v. I. 32.</li> -<li class="in1">Gerardo. v. I. 32.</li> -<li class="in1">Giacomo. Frate di esimie doti. v. I. 32.</li> -<li class="in1">Maria. v. I. 32.</li> -<li class="in1">Naimerio. v. I. 31.</li> -<li><b>Paolino.</b> Vescovo di Nola prigioniero. v. I. 114.</li> -<li><b>Panzeri</b> (dei) Bartolomeo. Uno de' capi di quei di sotto a Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in1">» Sono arse le sue case. v. II. 198.</li> -<li class="in1">» uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203.</li> -<li class="in1">» Catturato. v. II. 216.</li> -<li class="in1">Bonaccorso. Sono arse le sue case. v. II. 197.</li> -<li class="in1">Giacomino. Uno de' capi di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in2">» Ha moglie un'Enzola. v. II. 173.</li> -<li class="in2">» Assalta i suoi nemici in Reggio. v. II. 197.</li> -<li class="in2">» Si ardono le sue case. v. II. 197.</li> -<li class="in2">» Va a Parma a ordinare armi. v. II. 198.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span></li> -<li class="in1">Giacomino. Uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203.</li> -<li class="in2">» Difende i Minori di Monfalcone. v. II. 211.</li> -<li class="in1">Tomasino. Uno de' capi di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in2">» Assale i suoi nemici in Reggio. v. II. 197.</li> -<li class="in2">» Va a Parma per armi. v. II. 198.</li> -<li class="in2">» Uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203.</li> -<li class="in1">Zaccaria. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li> -<li><b>Parenti</b> Giovanni. Ministro Generale dei Minori. v. II. 238.</li> -<li><b>Parigi</b>. Salimbene a Parigi. v. I. 118.</li> -<li class="in1">» Partenza di S. Lodovico per l'oriente. v. I. 126.</li> -<li class="in1">» Giovanni da Parma all'Università di Parigi. v. I. 178.</li> -<li class="in1">» Vi si porta la salma di Re Filippo. v. II. 175.</li> -<li class="in1">» Frate Benvenuto a Parigi. v. II. 195.</li> -<li class="in1">» Maestro Rolando di Parma studia a Parigi. v. II. 157.</li> -<li><b>Parma</b>, Torrente. Lungh'esso si fa un muro di difesa dalle innondazioni. v. II. 144.</li> -<li class="in1">» Costrutte due torri alla foce. v. II. 144.</li> -<li class="in1">Città. Richiesta d'aiuto da Modena. v. I. 65.</li> -<li class="in2">» Vuota d'uomini atti alle armi. v. I. 66.</li> -<li class="in2">» Federico II. ne scaccia i partigiani del Papa. v. I. 82.</li> -<li class="in2">» Si ribella a Federico II. v. I. 29. 83. 98.</li> -<li class="in2">» Vuol battaglia contro Federico II. v. I. 94.</li> -<li class="in2">» Re Enzo s'avvicina a Parma. v. I. 97.</li> -<li class="in2">» Arrivano aiuti. v. I. 98.</li> -<li class="in2">» Federico II. minaccia distruggerla. v. I. 101.</li> -<li class="in2">» Assediata. v. I. 29. 101.</li> -<li class="in2">» Sortita e battaglia a Vittoria o Grola. v. I. 107.</li> -<li class="in2">» Segalello esce di Parma. v. I. 154.</li> -<li class="in2">» I fuorusciti sconfiggono que' di dentro. v. I. 92.</li> -<li class="in2">» Dominano Rossi, Tavernieri, Ghiberto da Gente. v. I. 254.</li> -<li class="in2">» Teme l'arrivo del Pallavicino. v. I. 265.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span></li> -<li class="in2">» Il popolano Barisello. v. I. 266.</li> -<li class="in2">» Si fa la Società de' Crociati. v. I. 270.</li> -<li class="in2">» I beccai creano Signore di Parma Ghiberto da</li> -<li class="in1">Gente. v. I. 328.</li> -<li class="in2">» Ghiberto da Gente falsifica le monete. v. I. 328.</li> -<li class="in2">» I flagellatisi a Parma. v. I. 341.</li> -<li class="in2">» Parma interdetta. v. II. 44. 45.</li> -<li class="in2">» Devozione per Alberto da Cremona. v. II. 45.</li> -<li class="in2">» Scaccia i Predicatori. v. II. 48. 160.</li> -<li class="in2">» Strade S. Cristina, S. Lucia, de' Genovesi rettilineate ed ampliate. v. II. 66. 67.</li> -<li class="in2">» Un'ossessa. v. II. 131.</li> -<li class="in2">» Ponte sull'Enza. v. II. 143.</li> -<li class="in2">» Si coniano monete. v. II:. 145.</li> -<li class="in2">» Si scavano le fossa di S. Croce. v. II. 145.</li> -<li class="in2">» Lavori di Gerardo Albo in Parma. v. II. 160.</li> -<li class="in2">» Si fuse una campana. v. II. 143.</li> -<li class="in2">» Istituzione dei Militi di G. C. v. II. 175.</li> -<li class="in2">» Ambasciatori in Parma. v. II. 210.</li> -<li><b>Parmigiani</b>. Devastano il Piacentino. v. I. 4.</li> -<li class="in1">» Battaglia a Zibello. v. I. 7. II. 146.</li> -<li class="in1">» Contro i Bolognesi a Bazzano. v. I. 11.</li> -<li class="in1">» Prendono Piumazzo. v. I. 11. 68.</li> -<li class="in1">» Corron pericolo di perdere il carroccio. v. I. 13.</li> -<li class="in1">» Incendiano sobborghi a Reggio. v. I. 219.</li> -<li class="in1">» Con Federico II. contro i Milanesi. v. I. 65. 66.</li> -<li class="in1">» Con Re Enzo prendono Gorgonzola. v. I. 83.</li> -<li class="in1">» Ricevono aiuti. v. I. 98.</li> -<li class="in1">» Vincitori a Vittoria. v. I. 108.</li> -<li class="in1">» Vinti dai fuorusciti a Grola. v. I. 223. 224.</li> -<li class="in1">» Loro contegno col Pallavicino. v. I 265. v. II. 13. 166.</li> -<li class="in1">» Ammissione in città dei fuorusciti. v. I. 265.</li> -<li class="in1">» Vogliono introdurre una devozione in Cremona. v. I. 342.</li> -<li class="in1">» Assediano e distruggono B. S. Donnino. v. I. 2. v. II. 12.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span></li> -<li class="in1">» Rifiutano il territorio Reggiano offerto dai Bolognesi. v. II. 24.</li> -<li class="in1">» Contro Faenza. v. II. 29.</li> -<li class="in1">» Scacciano i Predicatori. v. II 48.</li> -<li class="in1">» Restituiscono il carroccio ai Cremonesi. v. II. 50</li> -<li class="in1">» Levato l'interdetto. v. II. 52.</li> -<li class="in1">» Devastano l'agro di Soncino. v. II. 53.</li> -<li class="in1">» Onore fatto ai Parmigiani. v. II. 53.</li> -<li class="in1">» Fanno il Ponte Verde. v. II. 66.</li> -<li class="in1">» Ricevono ambasciatori Reggiani. v. II. 82.</li> -<li class="in1">» I fuorusciti col Pallavicino prendono Colorno. v. I. 266.</li> -<li class="in1">» I Parmigiani riprendono Colorno. v. I. 268.</li> -<li class="in1">» Fanno il ponte sull'Enza. v. II. 143.</li> -<li class="in1">» Fanno torri alla foce del Taro, Parma, Enza. v. II. 144.</li> -<li class="in1">» Trattano la riammissione de' fuorusciti. v. II. 152.</li> -<li class="in1">» Espellono i da Gente. v. II. 169.</li> -<li class="in1">» Fanno il ponte dei Salarii. v. II. 219.</li> -<li class="in1">» Ricuperano Rivalta, Cavriago, Guardasone. v. I. 202.</li> -<li><b>Passocorto</b>. Trova e vende la corona di Federico II. v. I. 108.</li> -<li><b>Pastori</b> Francesi. Vogliono vendicare il Re di Francia. v. I. 322.</li> -<li class="in1">» Insorgono contro i Minori. v. I. 322.</li> -<li><b>Pavesi</b>. Assediano Brescia con Federico II. v. I. 66.</li> -<li><b>Pavia</b>. Signoria del Pallavicino. v. I. 228.</li> -<li class="in1">» Corradino a Pavia. v. II. 8.</li> -<li><b>Pavone</b>. Castello preso. v. I. 64.</li> -<li><b>Pecorari</b>. (dei) Guido. v. I. 31.</li> -<li><b>Pellegrino</b>. Castello dei Pallavicini. v. I. 271.</li> -<li><b>Pellegrino</b> da Polesine Bolognese. Narra d'una chiesa distrutta a Reggio. v. I. 225.</li> -<li class="in1">» Concorda Bolognesi e Veneziani. v. II. 14.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. II. 133.</li> -<li class="in1">Pisano. Maestro ad Argenta. v. I. 313.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span></li> -<li><b>Pellegrino</b> Arciprete ucciso. v. II. 215.</li> -<li><b>Penazzi</b> (dei) Giacomo. Podestà di Reggio. v. I. 21. 338.</li> -<li class="in1">» Podestà di Genova. v. I. 21.</li> -<li><b>Pentecoste</b>, frate. v. I. 198.</li> -<li><b>Perugia</b>. Rainaldo rinuncia il vescovado. v. I. 213.</li> -<li class="in1">» Vi si elegge Clemente IV. v. I. 347.</li> -<li class="in1">» Fa guerra a Foligno. v. II. 56.</li> -<li class="in1">» Brucia fantocci di Papi e Cardinali. v. II. 56.</li> -<li><b>Pesce</b> prezioso regalato a Frate Elia. v. II. 240.</li> -<li><b>Pescivendoli</b>. È loro proibito a Reggio vendere pesce in quaresima. v. II. 147.</li> -<li><b>Piacentini</b>. Aiutano i Cremonesi. v. I. 3.</li> -<li class="in1">» Aiutano i Bolognesi. v. I. 34.</li> -<li class="in1">» Aiutano i Parmigiani. v. I. 94. 98.</li> -<li class="in1">» Uccidono il Marchese di Monferrato. v. I. 273.</li> -<li class="in1">» Contro Borgo S. Donnino. v. II. 8.</li> -<li class="in1">» Bardi si arrende a loro. v. II. 12.</li> -<li class="in1">» Loro lega con altre città. v. II. 83.</li> -<li class="in1">» Assedio di Castelnovo piacentino. v. II. 145.</li> -<li><b>Piacenza</b>. Signoria del Pallavicino. v. I. 228.</li> -<li class="in1">» Signoria di Uberto Iniquità. v. I. 254.</li> -<li class="in1">» Patria di Gregorio X. v. II. 23.</li> -<li><b>Piazza</b>. Di S. Alessandro in Parma. Vi è il Palazzo Pallavicini. v. I. 229.</li> -<li class="in1">Vecchia, in Parma. Vi abitano i Marsili. v. I. 30.</li> -<li class="in2">» Vi sono esposte armi, bottino di guerra. v. I. 34.</li> -<li class="in1">Nuova di Parma, o del Comune. v. I. 271.</li> -<li class="in2">» Sede dei Brentori. v. II. 45.</li> -<li class="in2">» Suo ampliamento. v. II. 67.</li> -<li class="in2">» Vi si fabbrica il palazzo Municipale. v. II. 143.</li> -<li><b>Piemonte</b> (di) Bartolomeo. Cortigiano di Manfredi. v. II. 4.</li> -<li class="in1">Guglielmo. Vescovo di Modena. v. I. 46.</li> -<li class="in1">Giordano. Cortigiano di Re Manfredi. v. II. 4.</li> -<li><b>Pietro</b> d'Albinea. Ambasciatore di Reggio a Parma. v. II. 82.</li> -<li class="in1">di Belleville. Letterato e frate. v. II. 76.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span></li> -<li class="in1">di Puglia, frate. v. I. 142.</li> -<li class="in2">» Vinto in una disputa da frate Ugo. v. I. 143. e seg.</li> -<li class="in1">di Beneceto. Sua paternità. v. II. 174.</li> -<li class="in1">di Calabria. Principe. v. I. 320.</li> -<li class="in1">di Cori. Provinciale de' Minori. v. I. 192</li> -<li class="in2">» Narra di un indemoniato. v. II. 134.</li> -<li class="in1">di Collecchio. Pacifica Modena con Sassuolo. v. II. 149.</li> -<li class="in1">di Felegara. v. II. 211.</li> -<li class="in1">Conte d'Artois. Arriva in aiuto di Re Carlo. v. II. 58.</li> -<li class="in2">» Fa tre Cavalieri a Reggio. v. II. 58.</li> -<li class="in2">» Vuol vedere Lodovico di S. Bonifazio. v. II. 61.</li> -<li class="in1">Spagnolo (maestro). Molto dotto Gioachimita. v. I. 182.</li> -<li class="in1">Lanerio. Guardiano. v. I. 209.</li> -<li class="in1">Lombardo. Sua opinione sulla Trinità. v. I. 141.</li> -<li class="in1">Re d'Aragona. Sua benevolenza a Maletta. v. II. 4. 5.</li> -<li class="in2">» Invade la Sicilia. v. II. 5. 55.</li> -<li class="in2">» Sua parentela cogli Svevi. v. II. 55.</li> -<li class="in2">» Il Conte d'Artois gli va contro. v. II. 58.</li> -<li class="in2">» Nicolò III. gli aveva data la Sicilia. v. II. 65.</li> -<li class="in2">» Duello con Re Carlo. v. II. 74.</li> -<li class="in2">» Schiva il duello. v. II. 64. 65.</li> -<li class="in2">» Minacciato se fa guerra a Re Carlo. v. II. 73.</li> -<li class="in2">» Giura i patti del duello. v. II. 74.</li> -<li class="in2">» Non si presenta al duello. v. II. 75.</li> -<li class="in2">» Giustificazione dell'assenza dal duello. v. II. 76.</li> -<li class="in2">» Vaticinio della sua morte. v. II. 127.</li> -<li class="in2">» Il figlio di Re Carlo suo prigioniero. v. II. 77. 78.</li> -<li class="in2">» Guerreggiato dal Re di Francia in Ispagna. v. II. 75.</li> -<li class="in2">» Sue qualità e salita del monte Canigoso. v. II. 165.</li> -<li class="in2">» Suo figlio s'impadronisce di tutto il regno di Puglia. v. II. 210.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. II. 160.</li> -<li class="in2">» Un suo figlio eletto Re di Tunisia. v. II. 221.</li> -<li><b>Pigolino</b> Giovannino da Parma. v. I. 142.</li> -<li><b>Pii</b> (dei). Gherardino signoreggia in Modena. v. I. 254.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span></li> -<li class="in1">» Lanfranco. v. I. 254.</li> -<li><b>Pinamonte</b>. Signore di Mantova. v. I. 255. v. II. 83.</li> -<li class="in1">» Sue larghezze ai Minori. v. I. 318.</li> -<li class="in1">» Sue millanterie. v. I. 319.</li> -<li class="in1">» Sue qualità e vanterie insensate. v. I. 318. v. II. 42.</li> -<li><b>Pinchilini</b>. Nobili di Borgo S. Donnino. v. I. 267.</li> -<li><b>Pio</b> (di) Matteo. Vescovo di Modena espulso. v. I. 306.</li> -<li class="in1">Manfredo. v. II. 145.</li> -<li class="in1">Roberto. Podestà di Parma. v. II. 145.</li> -<li><b>Pisa</b>. Tiene per l'Impero. v. I. 277.</li> -<li class="in1">» Corradino a Pisa. v. II. 8.</li> -<li class="in1">» Vaticinio del disastro di Pisa. v. II. 85.</li> -<li class="in1">» Bonaccorso da Palù Podestà di Pisa. v. II. 89.</li> -<li class="in1">» Allestisce molte galee. v. II. 86.</li> -<li class="in1">» Fiorentini e Lucchesi contro Pisa. v. II. 90.</li> -<li class="in1">» Devasta il Genovesato. v. II. 86.</li> -<li class="in1">» Fa prigionieri molti Prelati. v. I. 192. 193.</li> -<li class="in1">(da) Gherardino e Lanfranco. v. II. 173.</li> -<li><b>Pisani</b>. Guerre contro i Genovesi. v. II. 85.</li> -<li class="in1">» Lanciano contro Genova freccie d'argento. v. II. 89.</li> -<li class="in1">» Cagioni d'odio contro i Pisani. v. II. 90.</li> -<li class="in1">» Danno le chiavi della città al Papa. v. II. 91.</li> -<li><b>Pistoia</b>. Vi muore Filippo Arcivescovo di Ravenna. v. I. 311.</li> -<li class="in1">» Vi è frate Ugo di Jeres. v. I. 135.</li> -<li><b>Piumazzo</b>. I Parmigiani lo prendono. v. I. 11. 68.</li> -<li><b>Pizegolo</b>. Distrutto. v. II. 11.</li> -<li><b>Piazzola</b> (di). Famiglie. v. II. 198.</li> -<li><b>Po</b>. Gelato. v. I. 6. 61. 69. v. II. 145.</li> -<li><b>Pocapenna</b> di Canossa. Condottiero di Reggiani contro quei di Gesso. v. II. 205.</li> -<li><b>Poggibonzi</b>. Assediato da Carlo d'Angiò. v. II. 6.</li> -<li><b>Polenta</b> (da) Bernardino. Podestà di Ravenna. v. II. 218.</li> -<li class="in1">Guido. Savio contegno verso un nemico. v. II. 167.</li> -<li><b>Polesine</b>. v. II. 133.</li> -<li><b>Poltronieri</b> (dei) Giliolo. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span></li> -<li><b>Ponte</b> di donna Egidia. v. I. 43.</li> -<li class="in1">» Si fa di Pietra. v. II. 77.</li> -<li class="in1">» È a tergo della chiesa dei Templarii. v. II. 144.</li> -<li class="in1">di Benevento. A pie' d'una pila è sepolto Re Manfredi. v. II. 3.</li> -<li class="in1">di S. Germano. Passa Re Carlo. v. II. 3.</li> -<li class="in1">dei Salarii. Fatto in Parma. v. II. 219.</li> -<li class="in1">di S. Procolo. Battaglia di Bolognesi Guelfi contro Bolognesi Ghibellini. v. I. 290.</li> -<li class="in1">dell'Enza. Costrutto. v. II. 143.</li> -<li class="in1">di Galera o Ghiaia, or Ponte Verde. Costrutto. v. II. 66.</li> -<li class="in1">del Rodano. Fatto dall'Arcivescovo di Vienna. v. I. 133.</li> -<li class="in1">della Tagliata, fatti da Lambertesco Lamberteschi. v. I. 78.</li> -<li class="in1">del Taro. Costrutto. v. II. 144.</li> -<li class="in1">della fossa di Parma. Rotto e conseguenze. v. I. 224.</li> -<li><b>Pontevico</b>. Vi arriva Federico II. v. I. 64.</li> -<li><b>Pontremolesi</b>. Accorrono al disalveo del Panaro. v. I. 63.</li> -<li><b>Pontremoli</b>. Ambito dal Pallavicino. v. I. 275.</li> -<li><b>Ponzio</b>. Frate Guardiano. v. I. 195.</li> -<li class="in1">Provenzale. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li><b>Porta</b> Scortapelliccia. Ucciso in battaglia. v. II. 51.</li> -<li class="in1">» Podestà di Lodi. v. II. 51.</li> -<li><b>Portico</b> di S. Pietro in Parma. v. II. 174.</li> -<li class="in1">Pubblico in Parma vicino all'episcopio. v. II. 172.</li> -<li><b>Porto</b> di S. Maria presso Ravenna. v. II. 16.</li> -<li><b>Portoghesi</b>. Sconfitti. v. I. 3.</li> -<li><b>Poviglio</b>, Castello. Moría. v. II. 144.</li> -<li class="in1">» Giacomo Enzola compra molte terre. v. II. 171.</li> -<li><b>Pozzolesi</b> (de') Andrea. Nipote di Salimbene. v. I. 30.</li> -<li class="in1">Martino, Legato. Allevato in casa Pozzolesi. v. I. 314.</li> -<li><b>Pranzo</b> di Re Lodovico a Sens. Sua descrizione. v. I. 130.</li> -<li><b>Pratesi</b>. Contro Pisa. v. II. 90.</li> -<li><b>Prato</b> di S. Ercolano a Parma. Mercato e piazza de' tornei. v. II. 66.</li> -<li><b>Prato</b>. Città. Coi fiorentini contro Pisa. v. II. 90.</li> -<li><b>Predicatori</b>. Vantano la loro dottrina. v. I. 148.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span></li> -<li class="in1">» Espulsi da Parma. v. II. 48.</li> -<li class="in1">» Loro ritorno. v. II. 190.</li> -<li><b>Primaro</b>. Dov'è e castello dei Bolognesi. v. II. 13. 16.</li> -<li><b>Primasso</b>. Accusato fa sua scusa in versi. v. I. 56. 57. 58.</li> -<li><b>Privilegio</b> detto <i>Mare Magno</i>. v. I. 332.</li> -<li><b>Procida</b> (da) Giovanni. Cortigiano di Re Manfredi. v. II. 4.</li> -<li><b>Provins.</b> Salimbene vi si trova. v. I. 138.</li> -<li><b>Pucilesio</b> (da) Francesco. Morto in guerra a Colorno. v. I. 268. 269.</li> -<li><b>Puglia</b>. Papa Innocenzo IV. l'invade. v. I. 79.</li> -<li class="in1">» Data in feudo a Roberto Guiscardo. v. I. 245.</li> -<li class="in1">» Sua bellezza e ubertosità. v. I. 233.</li> -<li><b>Pungilupo</b> Armanno. Impostore creduto santo. v. II. 47.</li> -<li><b>Pusterla</b> (da) Guglielmo. Podestà de' mercanti a Milano. v. II. 40.</li> -<li><b>Putagio</b> Guido. Apostolo di Segalello. v. I. 157.</li> -<li class="in1">» Viaggia da Prelato. v. I. 157. 158.</li> -<li class="in1">» Entra nell'Ordine de' Templarii. v. I. 158.</li> -<li class="in1">Guglielmo. Podestà di Bologna. v. II. 45.</li> -<li class="in1">Rolando. Podestà di Bologna. v. I. 158.</li> -<li class="in2">» Ambasciatore a Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in1">Tripia. Prefettessa degli Apostoli. v. I. 164.</li> -</ul> - -<h3>Q</h3> - -<ul> -<li><b>Quaresima</b>. A Reggio si fa Carnevale in quaresima. v. II. 191.</li> -<li><b>Querciola</b>. Assalita da quei di Gesso. v. II. 205.</li> -<li><b>Quintavalla</b> (da) Bernardo. Il primo frate Minore ammesso da S. Francesco. v. I. 16.</li> -<li><b>Quinzano</b>. Re Enzo l'assedia. v. I. 92.</li> -<li class="in1">» Re Enzo leva l'assedio. v. I. 97.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span></li> -</ul> - -<h3>R</h3> - -<ul> -<li><b>Rabuino</b> Anselmo. Compagno di Giovanni da Parma e sue qualità. v. II. 111.</li> -<li><b>Raimondello</b>. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 215.</li> -<li><b>Raimondo</b>. Frate, Ministro Provinciale. v. I. 172.</li> -<li class="in1">di Atanulfo. Primo dei Saccati. v. I. 152.</li> -<li class="in1">da Sesso. Podestà di Ferrara. v. I. 69.</li> -<li class="in1">Di Berengario. Conte di Provenza. v. I. 137.</li> -<li><b>Rainaldo</b> di Arezzo. Non vuol esser Vescovo. v. I. 207.</li> -<li class="in1">» Mortificato da un Vescovo. v. I. 210. 214.</li> -<li class="in1">» Giudica un canonico. v. I. 212.</li> -<li class="in1">» Rinuncia il vescovado. v. I. 213.</li> -<li class="in1">» Sua morte, miracolo e qualità. v. I. 214. 215.</li> -<li class="in1">di Este. v. I. 71.</li> -<li class="in1">Vescovo Ostiense. v. I. 210.</li> -<li class="in2">» Legato. v. I. 278.</li> -<li class="in2">» Eletto Papa, Alessandro IV. v. I. 331.</li> -<li class="in2">» Canonizza S. Chiara. Sue virtù. v. I. 331. 332.</li> -<li class="in1">Di Tocca. Amato da Alessandro IV. v. I. 332.</li> -<li><b>Rainerio</b> maestro. Dotto, ma umiliato. v. I. 136. 137.</li> -<li><b>Rainieri</b> (dei) Berta. Ripudiata da Uberto Pallavicini. v. I. 229.</li> -<li><b>Ranfreda</b>. v. I. 10.</li> -<li><b>Rangoni</b> (dei) Gherardo. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li class="in1">» Frate. v. II. 176.</li> -<li class="in1">Tobia. Spodestato dai Reggiani. v. II. 84.</li> -<li class="in1">Gherardo. Spiega l'origine del cognome da Gente e sua morte. v. I. 43.</li> -<li class="in1">Gherardino. Frate, si eleva a grandezza v. II. 160.</li> -<li class="in1">Guglielmo riceve un dono. v. II. 160.</li> -<li class="in1">Beatrice, vedova è paciera tra Gesso e Bibbiano. v. II. 201.</li> -<li class="in1">Giacomino. Signore di Modena per la Chiesa. v. I. 254.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span></li> -<li class="in2">» Chiama soccorsi per Modena. v. I. 346.</li> -<li class="in2">» Podestà di Modena. v. I. 254.</li> -<li class="in2">» Podestà di Reggio. v. I. 347.</li> -<li class="in1">Famiglia. È dei maggiorenti di Modena. v. II. 80.</li> -<li><b>Rappresentazione</b> sacra. v. I. 182.</li> -<li><b>Ravanino</b> Bellotti. Podestà di Reggio. v. I. 10.</li> -<li><b>Ravenna</b>. Presa da Federico II. v. I. 70.</li> -<li class="in1">» Guglielmotto. Espulso. v. I. 76.</li> -<li class="in1">» Predica un ragazzo. v. I. 162.</li> -<li class="in1">» Paolo Traversari la signoreggia. v. I. 70. 261. 262.</li> -<li class="in1">» Stefano del Re d'Ungheria espulso. v. I. 71.</li> -<li class="in1">» Guglielmotto signore di Ravenna. v. I. 70.</li> -<li class="in1">» Carlo Svevo nato a Ravenna. v. I. 348.</li> -<li class="in1">» Porto di S. Maria di Ravenna. v. II. 16.</li> -<li class="in1">» Un Commissario di Venezia è a Ravenna. v. II. 16.</li> -<li class="in1">» Abbondanza a Ravenna v. II. 16. 17.</li> -<li class="in1">» Guido da Polenta dimora a Ravenna. v. II. 167.</li> -<li><b>Ravennati</b>. Prendono Faenza. v. II. 50.</li> -<li><b>Re</b> d'Alemagna. Rodolfo vince il Re di Boemia. v. II. 44.</li> -<li class="in1">dell'Algarvia. Dolente della fatuità di Pietro d'Aragona. v. II. 75.</li> -<li class="in1">d'Inghilterra. Non tollera i motti dei buffoni di Corte. v. I. 184.</li> -<li class="in2">» Custode dell'arena del duello tra Re Carlo e Re Pietro. v. II. 74. 75.</li> -<li class="in2">» Onora fra Giovanni da Parma. v. I. 184.</li> -<li class="in1">d'Aragona. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3.</li> -<li class="in2">» suo figlio conquista la Sicilia. v. II. 210.</li> -<li class="in1">Artaldo. Tende a limitare le libertà della Chiesa. v. II. 244.</li> -<li class="in1">di Boemia. Sconfigge gli Ungheri. v. I. 343.</li> -<li class="in2">» Vinto e morto in battaglia da Rodolfo Imperatore. v. II. 44.</li> -<li class="in1">di Castiglia. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3.</li> -<li class="in2">» Eletto Imperatore da un partito. v. I. 333.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span></li> -<li class="in2">» Creduto l'Anticristo. v. I. 334.</li> -<li class="in2">» Aiutato contro i figli ribelli. v. II. 75.</li> -<li class="in1">di Francia. Alla battaglia di Muradal. v. I. 2.</li> -<li class="in2">» Parte per l'Oriente. v. I. 130. 203.</li> -<li class="in2">» Fa uffici con Pietro d'Aragona per indurlo a lasciare la Sicilia. v. II. 73.</li> -<li class="in2">» Marcia contro Pietro d'Aragona. v. II. 75. 139.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. II. 155.</li> -<li class="in1">d'Ungheria. Vinto dal Re di Boemia. v. I. 343.</li> -<li class="in2">» Manda una tazza d'oro ad Assisi. v. II. 240.</li> -<li class="in1">Giovanni. Sua valentia nell'armi. v. I. 23.</li> -<li class="in2">» Dice Federico II. figlio d'un beccaio. v. I. 23.</li> -<li class="in2">» Sua figlia moglie dell'Imperatore Greco. v. I. 23.</li> -<li class="in1">di Maiorica. Non s'impegna pel fratello Re d'Aragona. v. II. 75.</li> -<li class="in1">di Navarra. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3.</li> -<li class="in2">» Va in Oriente. v. II. 18.</li> -<li class="in2">» Muore in Sicilia. v. II. 20.</li> -<li class="in1">di Portogallo. Gli duole della fatuità di Pietro d'Aragona. v. II. 75.</li> -<li class="in1">dei Tartari. Suo figlio fa credere di farsi cristiano. v. II. 92.</li> -<li class="in1">di Tarso. Scrive al Re d'Ungheria. v. II. 138.</li> -<li class="in1">di Tunisi. Vinto si rende tributario del Re di Sicilia. v. II. 20.</li> -<li><b>Recanati</b>. Buonaggiunta ne fu primo ed ultimo Vescovo. v. II. 110.</li> -<li><b>Rechelda</b>. Concubina del padre di Salimbene. v. I. 29.</li> -<li><b>Redendesco</b>. Castello preso. v. I. 64</li> -<li><b>Regaldo</b> di Rouen. Riceve il Re di Francia a Sens. v. I. 126.</li> -<li class="in1">» Pranza col Re di Francia. v. I. 129.</li> -<li class="in1">» È a Mantova. v. I. 314.</li> -<li class="in1">» Arcivescovo di Rouen in grazia del Re. v. I. 315.</li> -<li class="in1">» Sua qualità. v. I. 314. 315.</li> -<li><b>Reggiani</b>. Aiutano i Parmigiani ed i Cremonesi v. I. 4. 7.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span></li> -<li class="in1">» Assediano Gonzaga. v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Loro Podestà Ravanino Bellotti e tregua coi Mantovani. v. I. 10.</li> -<li class="in1">» Loro Podestà Manfredo Cornazzani. v. I. 64.</li> -<li class="in1">» Assediano Piumazzo. v. I. 68.</li> -<li class="in1">» All'assedio di Brescia con Federico II. v. I. 66.</li> -<li class="in1">» Loro Podestà Lambertesco Lamberteschi. v. I. 78.</li> -<li class="in1">» Loro Podestà Uberto Pallavicino. v. I. 83.</li> -<li class="in1">» Podestà Boso di Dovara, assediano Guastalla. v. I. 84. 92.</li> -<li class="in1">» Loro Podestà Bonaccorso Bellincioni. v. II. 6.</li> -<li class="in1">» Pace tra i Roberti e quei di Gesso. v. II. 6.</li> -<li class="in1">» Ricuperano Corvara, Bismantova, Reggiolo. v. II. 8.</li> -<li class="in1">» Prendono Brandola. v. II. 9.</li> -<li class="in1">» Distruggono Pizzegolo e Toano. v. II. 11.</li> -<li class="in1">» Deto loro Podestà prende Corvara. v. II. 21.</li> -<li class="in1">» Aiutano Bologna contro Faenza. v. II. 28.</li> -<li class="in1">» Eleggono Ugolino Rossi Capitano. v. II. 43.</li> -<li class="in1">» Loro quistioni col clero per le decime. v. II. 49.</li> -<li class="in1">» Loro Podestà Lodovico di S. Bonifacio. v. II. 60.</li> -<li class="in1">» Podestà Bernardo Lanfredo. v. II. 62.</li> -<li class="in1">» Podestà Barnaba Pallastrelli. v. II. 62.</li> -<li class="in1">» Fanno scuse co' Parmigiani. v. II. 82.</li> -<li class="in1">» Consultano Asdente. v. II. 82.</li> -<li class="in1">» Fuorusciti ammessi e ricacciati. v. II. 152.</li> -<li class="in1">» Fanno carnevale in quaresima. v. II. 191.</li> -<li class="in1">» Combattimento in Reggio. v. II. 194.</li> -<li class="in1">» Licenziano Podestà e Capitano. v. II. 194</li> -<li><b>Reggio</b>. Tiene per l'Impero. v. I. 64. 66.</li> -<li class="in1">» Conia moneta. v. I. 43.</li> -<li class="in1">» Ghiberto da Gente Podestà. v. I. 338.</li> -<li class="in1">» Giacomo Penazzi Podestà. v. I. 338.</li> -<li class="in1">» Tregua tra i fuorusciti e quei di dentro. v. I. 348.</li> -<li class="in1">» È a Reggio la moglie di Re Carlo. v. II. 9.</li> -<li class="in1">» È a Reggio l'Imperatore Greco. v. II. 17.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span></li> -<li class="in1">» Vi arriva Filippo di Francia colla salma di S. Lodovico. v. II. 20.</li> -<li class="in1">» Arriva Gregorio X. v. II. 26.</li> -<li class="in1">» Si accorda col Vescovo per le decime. v. II. 51.</li> -<li class="in1">» Muore Guglielmo Fogliani Vescovo. v. II. 65.</li> -<li class="in1">» Consigli de' Parmigiani alla città di Reggio. v. II. 80.</li> -<li class="in1">» Fa alleanza colle città Lombarde. v. II. 83.</li> -<li class="in1">» Si proibisce la vendita del pesce in quaresima. v. II. 147.</li> -<li class="in1">» Un bresciano maestro, è morto e straziato. v. II. 184.</li> -<li class="in1">» Permette la costruzione di Timberga. v. II. 214.</li> -<li class="in1">» Combattimento in Reggio. v. II. 194.</li> -<li class="in1">» S'intromette tra quei di Querciolo, Gesso, Canossa. v. II. 205.</li> -<li><b>Reggiolo</b>. Vi si fanno le fosse. v. I. 78</li> -<li class="in1">» Continua la costruzione della torre. v. I. 78.</li> -<li class="in1">» È ricuperato dai Reggiani. v. II. 8.</li> -<li class="in1">» Principio della costruzione della torre. v. I. 343.</li> -<li><b>Religione</b> vecchia di Parma. Istituita. v. II. 145.</li> -<li class="in1">» Ampliato il convento. v. II. 160.</li> -<li><b>Reliquia</b> notevole della Croce di G. C. v. II. 115. 116.</li> -<li><b>Remigio</b> S. Battezzò Clodoveo. v. I. 172.</li> -<li><b>Reno</b> (il piccolo). Predicazione nella sua ghiaia. v. I. 52.</li> -<li><b>Riccardo</b> (di S. Vittore). Maestro di musica. v. I. 87.</li> -<li class="in1">Cardinale. Difende gli eremitani. v. I. 152.</li> -<li class="in1">Frate. v. II. 130.</li> -<li class="in1">Conte di Cornovaglia. Eletto Imperatore. v. I. 333.</li> -<li><b>Ricci</b> (dei), Modenese. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li><b>Rifida</b> (di donna) Giovanni, Vescovo di Parma. v. I. 42.</li> -<li><b>Riminesi</b>. Assaliti dai Bolognesi. v. I. 6.</li> -<li><b>Rimini</b>. Signoria di Malatesta. v. I. 261.</li> -<li><b>Rinoceronte</b>. v. I. 196.</li> -<li><b>Ripafratta</b>. Scontro tra Lucchesi e Pisani. v. II. 140.</li> -<li><b>Rivalta</b>. Ricuperata dai Parmigiani. v. I. 202.</li> -<li><b>Rizzardo</b> Conte di Caserta. Vittima di Federico II. v. I. 320.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span></li> -<li><b>Rizzardo</b> Conte di Verona. Va a soccorso di Parma. v. I. 98. v. II. 60.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. II. 59. 60.</li> -<li class="in1">Di Montenegro. Vittima di Federico II. v. I. 320.</li> -<li><b>Rizzuti</b> (dei) Guido. Cosa che avviene a sua moglie. v. I. 162.</li> -<li><b>Roberti</b> (dei) Antonio. Parteggia per que' di sopra in Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in1">» Contrae parentela coi Fogliani. v. II. 43.</li> -<li class="in1">Guido Gaio. Sua morte. v. II. 26.</li> -<li class="in1">Ugo. Prigioniero di Ezzelino. v. I. 84.</li> -<li class="in2">» Signore di Reggio per la Chiesa. v. I. 254.</li> -<li class="in1">Il Vescovo di Tripoli. Sua morte in Parma. v. I. 203.</li> -<li class="in1">Giovanni Rossello. Sua morte. v. II. 30.</li> -<li class="in1">Manfredo. Vescovo di Verona, muore. v. II. 10.</li> -<li class="in1">Tomasino. Di quelli della città di sopra in Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in1">Il Patriarca di Antiochia. Muore a Lione e sue qualità. v. I. 85.</li> -<li class="in1">Famiglia. Stormo alle case. v. I. 82.</li> -<li class="in2">» Espulsa da Reggio. v. I. 82.</li> -<li class="in2">» Fa Podestà di Reggio Giacomino Rangone. v. I. 347.</li> -<li><b>Roberto</b>. Fratello del Re di Francia. v. I. 127.</li> -<li class="in1">» Compagno del fratello Re alla crociata. v. I. 203.</li> -<li class="in1">» Ucciso. v. I. 204.</li> -<li class="in1">Normanno. v. I. 246.</li> -<li class="in1">Grossatesta. Arcivescovo di Lincoln. v. I. 134.</li> -<li class="in1">Patriarca di Gerusalemme. Scrive di stragi di cristiani. v. I. 81.</li> -<li class="in1">di Tripoli. Podestà di Milano. v. II. 21.</li> -<li class="in1">Servitore de' Minori e sue qualità. v. I. 155. 156.</li> -<li><b>Rocchetta</b> di Boso di Dovara. Assediata. v. II. 7.</li> -<li class="in1">» Vi passa Corradino. v. II. 8.</li> -<li class="in1">» Assediata e smantellata. v. II. 11.</li> -<li class="in1">Di Tiniberga o Timberga. v. II. 214.</li> -<li><b>Rochelle</b>. Vi è abbondanza di vigne. v. I. 123.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span></li> -<li><b>Rodiglia</b> (di) Giacomo. Fatto Cavalliere. v. II. 17.</li> -<li class="in1">» S'imparenta con Guido di Tripoli. v. II. 43.</li> -<li class="in1">Giovannino. v. II. 181.</li> -<li><b>Rodolfo</b> d'Alemagna. Eletto Imperatore per volontà del Papa. v. I. 232.</li> -<li class="in1">» Dà ai Minori il suo palazzo in Reggio. v. I. 339.</li> -<li class="in1">» Fatto Imperatore dagli Elettori legali. v. II. 27.</li> -<li class="in1">di Sassonia. Frate dotto. v. I. 138.</li> -<li class="in1">Re dei Romani. In guerra col Re di Boemia. v. II. 44.</li> -<li class="in2">» Dà la Romagnola al Papa. v. II. 55. 63.</li> -<li class="in2">» Non fu incoronato. v. II. 193.</li> -<li class="in2">» Emette un'ordinanza a favore dei Minori. v. II. 187.</li> -<li><b>Roglerio</b><a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a> di Bagnacavallo. Signore di Ravenna. v. II. 15.</li> -<li class="in1">» Per generosità d'un nemico ha salva la vita v. II. 167.</li> -<li class="in1">Di Lodi. Suo fatto. v. II. 107.</li> -<li><b>Rolandino</b> di Canossa. Abbruciata la sua casa. v. II. 194.</li> -<li><b>Rolando</b> di Pavia. Frate, sue qualità e miracolo. v. II. 114.</li> -<li class="in1">Maestro di Parma. Opere sue degne di memoria. v. II. 158.</li> -<li class="in2">» Sartore, dottore, vescovo, letterato. v. II. 157. 158.</li> -<li class="in2">» In sua morte. v. II. 159.</li> -<li><b>Rolo</b>. Vi furono fatti molti prigionieri v. I. 217.</li> -<li class="in1">» Occupato. v. I. 220.</li> -<li><b>Roma</b>. Predizione su Roma. v. I. 253.</li> -<li class="in1">» Carlo d'Angiò a Roma. v. I. 347.</li> -<li class="in1">» Corradino s'accosta a Roma. v. II. 8.</li> -<li><b>Romagnola</b>. Combatte a favore de' Bolognesi. v. I. 34.</li> -<li class="in1">» La Chiesa ricupera la Romagnola. v. I. 203.</li> -<li class="in1">» Guerre in Romagnola. v. I. 96.</li> -<li class="in1">» Signorìa di Taddeo Buoncompagni. v. I. 263.</li> -<li class="in1">» È impedita l'esportazione de' prodotti. v. II. 15.</li> -<li class="in1">» Gran terremoto. v. II. 44.</li> -<li class="in1">» Gli imperiali fuggono da molte città. v. II. 49.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span></li> -<li class="in1">» Donata al Papa da Rodolfo Imperatore. v. II. 55. 63.</li> -<li class="in1">» Vinta da Martino IV. con molto spendio. v. II. 63.</li> -<li><b>Romagnoli</b>. Devastano l'agro Reggiano. v. I. 219.</li> -<li class="in1">» Assediano Modena. v. I. 220.</li> -<li class="in1">» Fan pace coi Bolognesi. v. II. 44.</li> -<li><b>Romano</b> (da) Alberico. Signore di Treviso. v. I. 255.</li> -<li class="in1">» Sue atrocità e sue qualità. v. I. 255. 256.</li> -<li class="in1">» Sbranato. v. I. 251. 259.</li> -<li class="in1">» Pentito. v. I. 261.</li> -<li class="in1">Ezzelino. (Vedi alla lettera E).</li> -<li><b>Roncolo</b>. Assalito da quei di Gesso. v. II. 198.</li> -<li><b>Rosa</b>. Dono del Papa al Prefetto di Roma. Che cosa significhi. v. II. 128.</li> -<li><b>Rosa</b> (di) Giovanni. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li class="in1">Manfredo. Signore di Modena. v. I. 254.</li> -<li class="in2">» Chiama Toscani in aiuto di Modena. v. I. 346.</li> -<li class="in1">Manfredino. Podestà di Parma. v. I. 269.</li> -<li class="in1">Famiglia espulsa da Modena. v. II. 78.</li> -<li><b>Rossena</b>. Presa. v. I. 83.</li> -<li><b>Rossi</b>. Bernardo di Rolando. Viene in soccorso di Parma. v. I. 94. 99.</li> -<li class="in1">» Intende un'allegoria di Federico II. v. I. 105.</li> -<li class="in1">» Sue qualità e famiglia. v. I. 223.</li> -<li class="in1">» Crede gli sia stata fatta ingiustizia. v. I. 50.</li> -<li class="in1">» Ucciso presso Collecchio. v. I. 203.</li> -<li class="in1">» Signore di Parma per la Chiesa. v. I. 254.</li> -<li class="in1">Gherardo. v. II. 169.</li> -<li class="in1">Guglielmo. Fatto Cavalliere. v. II. 57.</li> -<li class="in1">Ugolino. Capitano del popolo a Reggio. v. II. 42.</li> -<li class="in2">» Fatto Cavalliere. v. II. 57.</li> -<li class="in2">» Va ambasciatore a Reggio. v. II. 81.</li> -<li class="in1">Ugo. Capo di fazione in Parma. v. II. 81.</li> -<li class="in1">Giacomo. v. II. 42. 57.</li> -<li class="in1">Matteo Cardinale. Protettore dei Minori. v. I. 72. v. II. 193.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span></li> -<li class="in1">Matteo. Cardinale e Vescovo. v. II. 41.</li> -<li class="in1">Rolando. v. I. 99.</li> -<li><b>Rozzi</b> (dei) Gherardo. Predice prospera fortuna a chi occupò Colorno. v. I. 165. v. II. 106.</li> -<li class="in1">» Una sua profezia smentita dal fatto. v. I. 165. v. II. 106.</li> -<li><b>Rubaconti</b> Ubaldino de' Mandelli. Podestà di Reggio. v. I. 342.</li> -<li><b>Rubiera</b>. Prigionieri di guerra scambiati. v. II. 139.</li> -<li><b>Rufino</b> d'Alessandria. v. I. 209.</li> -<li class="in1">Provinciale di Bologna. Chiama Salimbene a Bologna. v. I. 207.</li> -<li><b>Rufino</b> S. Villa. Cosa meravigliosa osservata. v. II. 88.</li> -<li class="in1">Gorgone di Piacenza. Istituisce i militi della B. V. v. I. 344.</li> -<li><b>Ruggiero</b> o</li> -<li><b>Rogierio</b> di Bagnacavallo. Signore di Ravenna per gli Imperiali. v. I. 263. v. II. 167.</li> -<li><b>Rustici</b> (dei) Triverio. Podestà di Reggio. v. II. 25.</li> -<li><b>Ruzinento</b>. Ostaggio. v. I. 203.</li> -</ul> - -<h3>S</h3> - -<ul> -<li><b>Saba</b>. Regina. v. I. 324.</li> -<li><b>Saccati</b> (dei) Ordine. Istituiti a Jeres. v. I. 150.</li> -<li class="in1">» Soppressi. v. I. 152. v. II. 27.</li> -<li class="in1">» Ubbidiscono al Papa. v. I. 163.</li> -<li><b>Sacerdoti</b>. Loro antagonismo coi frati. v. I. 300 e seg.</li> -<li><b>Sacristia</b> del Duomo di Parma. Vi è custodita la corona di Federico II. v. I. 108.</li> -<li><b>Saladino</b>. Parola segnata sul capo del dragone. v. I. 321.</li> -<li><b>Salinguerra</b>. Fa pace con Federico II. v. I. 63.</li> -<li class="in1">» Mandato prigione a Venezia. v. I. 69.</li> -<li class="in1">» Signore di Ferrara. v. I. 69. 255.</li> -<li><b>Salins</b>. Morìa. v. II. 62.</li> -<li><b>Samaritani</b> (dei) Lambertino. Podestà di Faenza. v. I. 296.</li> -<li><b>S. Bonifacio</b> (di) Conte. Lodovico esule. v. I. 261.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span></li> -<li><b>S. Bonifacio</b> (di) Conte marita la figlia con Savino della Torre. v. II. 59.</li> -<li class="in1">» Contro il Marchese di Monferrato e i Milanesi. v. II. 53.</li> -<li class="in1">» Podestà di Reggio. v. II. 59.</li> -<li class="in1">» Sua morte e funerali. v. II. 60. 61.</li> -<li class="in1">Mabilia. Maritata con Savino Torriani. v. II. 59.</li> -<li class="in1">Rizzardo. Soccorre i Parmigiani contro Federico II. v. I. 94.</li> -<li class="in2">» Alloggia in Parma all'Arena. v. I. 98.</li> -<li class="in1">Vinciguerra. Figlio di Lodovico. v. II. 60.</li> -<li><b>S. Ruffino</b>. Villa. Vedute due stelle che si davano l'assalto. v. II. 88.</li> -<li><b>Sansone</b>, frate inglese. v. II. 235.</li> -<li><b>S. Salvatore</b>. Villa. Muore Bonifazio da Foiano. v. II. 18.</li> -<li><b>S. Severino</b>. Ruina per terremoto. v. II. 44.</li> -<li><b>Santa</b> Maria in Monte. I Bolognesi vi si affollano per vedere maestro Boncompagni che aveva detto di volare. v. I. 53.</li> -<li class="in1">Di Bagno. v. II. 116.</li> -<li class="in1">In strada. Combattimenti avvenuti. v. I. 11. 13. 35.</li> -<li><b>Santo</b> Amore (del) Guglielmo. Pubblica un libello. v. I. 333.</li> -<li class="in1">» Espulso dalla Francia. v. I. 333.</li> -<li><b>Santo</b> Stefano. Terra occupata. v. I. 220.</li> -<li><b>Sanvitali</b> (dei) Alberto. Canonico in Parma. v. I. 35.</li> -<li class="in1">» Vescovo eletto. v. I. 35.</li> -<li class="in1">» Il vescovado si toglie a Bernardo Vizio per conferirlo ad Alberto Sanvitali. v. I. 36. 80.</li> -<li class="in1">Anselmo. v. I. 36.</li> -<li class="in2">» Canonico e Vicario del Vescovo. v. II. 47.</li> -<li class="in1">Azzone Prende moglie una sorella di Salimbene. v. I. 35.</li> -<li class="in1">Cecilia. v. I. 37.</li> -<li class="in1">Guarino. Morto in battaglia. v. I. 35.</li> -<li class="in1">Guglielmo. v. I. 36.</li> -<li class="in1">Ugo. Capitano de' fuorusciti. v. I. 91.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span></li> -<li class="in2">» Tenta rientrare in Parma. v. I. 92.</li> -<li class="in1">Giacomo. Perseguitato da Ghiberto da Gente. v. I. 328.</li> -<li class="in1">Mastino. S'adopera a concordare i Modenesi v. II. 149.</li> -<li class="in1">Obizzo. Vescovo di Parma. v. I. 36.</li> -<li class="in2">» Difende i frati contro il clero secolare. v. I. 299.</li> -<li class="in2">» Sue qualità e severità col clero. v. I. 36. 37. 311.</li> -<li class="in2">» Tenuto in reverenza. v. I. 343.</li> -<li class="in2">» Imprigiona Segalello. v. I. 160.</li> -<li class="in2">» È alla testa d'una fazione. v. II. 81. 202.</li> -<li class="in2">» Convita Asdente. v. II. 84.</li> -<li class="in2">» Espelle i così detti Apostoli. v. II. 183.</li> -<li class="in2">» Sua discordia con Guido da Correggio. v. II. 220.</li> -<li class="in1">Tedisio. Sue qualità. v. I. 37.</li> -<li class="in1">Zangaro. Morto in battaglia. v. I. 35.</li> -<li><b>Saraceni</b>. A servizio di Federico II. v. I. 64.</li> -<li class="in1">Di Lucera. v. I. 101.</li> -<li class="in1">Passano in Ispagna. v. II. 6.</li> -<li class="in1">Guerra con loro in Tunisia. v. II. 18. 19.</li> -<li class="in2">» Muore il loro Re. v. II. 221.</li> -<li><b>Sassuolo</b> (di) Manfredo. Signore di Modena per l'Impero. v. I. 254.</li> -<li class="in1">Tomasino coi fuorusciti Ghibellini entra in Modena. v. II. 217.</li> -<li><b>Sassuolo</b>, Terra. Salimbene vi è chiamato a predicare. v. I. 342.</li> -<li class="in1">» Assalito dai Modenesi. v. II. 80.</li> -<li class="in1">» Trattative di pace coi Modenesi. v. II. 149.</li> -<li class="in1">» Pietro da Collecchio tenta di pacificare Modenesi e Sassolesi. v. II. 149.</li> -<li class="in1">» Guido e Matteo da Correggio tentano accordi fra Modena e Sassuolo. v. II. 149.</li> -<li class="in1">» I Sassolesi sono ricacciati da Modena. v. II. 198.</li> -<li><b>Savelli</b> (dei) Giacomo. Eletto Papa Onorio IV. v. II. 129.</li> -<li class="in1">» Suoi atti. v. II. 129.</li> -<li><b>Savignano</b>. Assediato. v. II. 22.</li> -<li class="in1">» Famiglie di fuorusciti vi abitano. v. II. 78. 79.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span></li> -<li><b>Savini</b> Giacomino. Frate compagno di Salimbene. v. II. 116.</li> -<li><b>Savoia</b>. Ove comincia dalla parte d'Italia la Signoria del Conte. v. I. 98.</li> -<li><b>Savona</b>. Devastata dai Pisani. v. II. 86.</li> -<li><b>Scala</b> (della) Alberto. Signore di Verona. v. I. 276.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 276.</li> -<li class="in1">» Vendica Mastino. v. II. 40.</li> -<li class="in1">Mastino. Succede ad Ezzelino da Romano. v. I. 276.</li> -<li class="in2">» Ucciso da assassini. v. I. 276. v. II. 40.</li> -<li><b>Scalopia</b>. Fatta da Re Enzo. v. I. 203.</li> -<li><b>Scarabello</b> Guglielmino. Uno de' Capi di quei di Gesso. v. II. 202. 203.</li> -<li><b>Scardove</b>. Abbondanti nel Taro morto. v. I. 98.</li> -<li><b>Scarpa</b>. Famiglia. v. I. 199.</li> -<li><b>Scazano</b>. Stormo intorno alla casa di. v. I. 82.</li> -<li><b>Schiavonia</b>. v. II. 112. 116.</li> -<li><b>Scipione</b>. Castello dei Pallavicini. v. I. 271.</li> -<li><b>Scoltenna</b>, Scotenna, o Panaro. Si vuol condurre contro Castelfranco. v. I. 63.</li> -<li><b>Scorza</b> Egidio. Sposa Ermengarda da Palù. v. I. 275. 276.</li> -<li><b>Scoto</b> Michele. Astrologo interrogato da Federico II. v. I. 235.</li> -<li class="in1">» Sue predizioni ridotte in versi. v. I. 249.</li> -<li><b>Scotti</b> Armanno. In missione a Reggio. v. I. 92.</li> -<li><b>Secchia</b>, Torrente. Proposta ai Parmigiani per confine del loro territorio. v. II. 24.</li> -<li><b>Segalello</b> Gherardino. Istituisce la Congregazione degli Apostoli. v. I. 153. 155.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 153. 154. 160.</li> -<li class="in1">» Suo vestiario. v. I. 153.</li> -<li class="in1">» Sua stranezza a Collecchio. v. I. 154.</li> -<li class="in1">» Ammirato da' suoi seguaci. v. I. 154.</li> -<li class="in1">» Gregorio X. Sopprime la Congregazione di lui. v. I. 154.</li> -<li class="in1">» Riceve a Parma 72 Apostoli e 12 giovinette Apostolesse. v. II. 126.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span></li> -<li class="in1">» Fa pazzie. v. I. 160.</li> -<li><b>Sens</b>. Passaggio di S. Lodovico. v. I. 126 e seg.</li> -<li><b>Senzenese</b> (di) Gherardo. v. I. 21. Villa comprata da maestro Rolando. v. II. 159.</li> -<li><b>Sepolcro</b> della Contessa Matilde a Polirone. v. I. 324.</li> -<li><b>Serafinelli</b> (dei). v. II. 12.</li> -<li><b>Serchio</b> fiume. v. II. 140.</li> -<li><b>Sermione</b>. Nido di eretici. v. I. 318.</li> -<li><b>Sessa</b>. Castello. v. I. 820.</li> -<li><b>Sesso</b> (di) Egidio. Frate Gaudente. v. I. 344.</li> -<li class="in1">Bernardo. Frate Gaudente. v. I. 344.</li> -<li class="in1">Atto. v. II. 169.</li> -<li class="in1">Giliolo. v. I. 338.</li> -<li class="in1">Guido. Muore affogato. v. I. 217.</li> -<li class="in2">» Signore di Reggio per l'Impero. v. I. 254.</li> -<li class="in1">Giuliano. Uno spurio della famiglia. v. I. 219.</li> -<li class="in2">» Giudice condanna a morte alcuni di que' da Foliano. v. I. 218.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. I. 219.</li> -<li class="in1">Raimondo. Podestà di Ferrara. v. I. 69.</li> -<li class="in1">(quelli di). Sconfiggono il Marchese Cavalcabò. v. I. 42.</li> -<li class="in2">» Sono confinati. v. I. 347.</li> -<li class="in2">» Pacificazione tra i fuorusciti e que' di dentro v. II. 6.</li> -<li class="in2">» Danno Reggiolo ai Cremonesi. v. II. 8.</li> -<li class="in2">» Ventiquattro mandati a confino. v. II. 18.</li> -<li class="in2">» Si smantellano le loro castella. v. II. 18.</li> -<li><b>Sibille</b>. Eritrea e Tiburtina. v. I. 232.</li> -<li><b>Sicilia</b>. Aiuta Federico II. v. I. 101.</li> -<li class="in1">» Quanto bella. v. I. 233.</li> -<li class="in1">» Data in feudo a Roberto Guiscardo. v. I. 245.</li> -<li class="in1">» Data a Carlo d'Anjou. v. I. 346.</li> -<li class="in1">» Vespro Siciliano. v. II. 54.</li> -<li class="in1">» Occupata da Pietro Re d'Aragona. v. II. 126.</li> -<li><b>Sienesi</b>. Vittoriosi a Montaperti. v. I. 340.</li> -<li><b>Sile</b>. Fiume. v. I. 257.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span></li> -<li><b>Simmaco</b>. Condannato a morte. v. I. 115.</li> -<li><b>Simone</b>. Capitano di Milano. v. II. 39.</li> -<li class="in1">Della Contessa. Ministro dei Minori. v. I. 202.</li> -<li class="in1">di Montesarchio. Procuratore dei Minori alla Corte del Papa. v. I. 197.</li> -<li class="in2">» Va in Puglia a ribellarla a Federico II. v. I. 201.</li> -<li class="in2">» Sue doti. v. I. 202.</li> -<li class="in2">» Torturato. v. I. 202.</li> -<li class="in2">» Fa miracoli. v. I. 202.</li> -<li><b>Sinigallia.</b> Per tradimento data a Guido di Montefeltro. v. II. 51.</li> -<li class="in1">» Sostiene d'avere il corpo della Maddalena. v. II. 69.</li> -<li><b>Siponto</b>. Rifabbricato da Manfredi prende nome di Manfredonia. v. II. 4.</li> -<li><b>Siria</b>. v. II. 182.</li> -<li><b>Società</b> dei Crociati in Parma. v. I. 270.</li> -<li class="in1">tra Reggio e Parma. v. I. 7.</li> -<li class="in1">della Giustizia a Bologna. v. II. 21.</li> -<li class="in1">dei cinquecento. v. I. 328.</li> -<li><b>Soldano</b> di Babilonia. Prende Antiochia. v. II. 10.</li> -<li class="in1">» Minacciato perchè vuol farsi cristiano. v. II. 92.</li> -<li><b>Sommo</b> (dei). Famiglia annientata. v. I. 229.</li> -<li><b>Soncino</b>. Vi è sepolto Ezzelino da Romano. v. I. 285. 339.</li> -<li class="in1">» Dato per tradigione ai Cremonesi. v. II. 57.</li> -<li><b>Soragna</b>. Mabilia Pallavicini lascia le sue terre di Soragna ai poveri. v. I. 274.</li> -<li class="in1">» Vi abitano i Pallavicino. v. I. 275.</li> -<li class="in1">» Pallavicino e Lupi in Soragna. v. II. 166.</li> -<li><b>Sorbolo</b>. Si scava il Gambalone sino a Sorbolo. v. II. 68.</li> -<li><b>Sosonana</b>. Castello di Pietro Pagani. v. I. 263.</li> -<li><b>Speciale</b> Ugo. v. II. 26.</li> -<li><b>Spello</b>. Ruina per terremoto. v. I. 44.</li> -<li><b>Spelonca</b> di S. Maria Maddalena. v. II. 70.</li> -<li><b>Spelta</b>. Prezzo. v. I. 11. v. II. 42.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span></li> -<li><b>Spezzano</b> (di) Francesco. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li class="in1">Tomaso. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li><b>Spinola</b> Uberto. Signore di Genova va contro Pisa. v. II. 140.</li> -<li><b>Spoleto.</b> v. II. 210.</li> -<li><b>Staio.</b> Parmigiano e Ferrarese. v. I. 226.</li> -<li><b>Stanislao</b> S. Canonizzato in Assisi. v. I. 79.</li> -<li><b>Statuti</b> dei Reggiani contro il clero. v. II. 49. 50. 51.</li> -<li><b>Stefani</b> (degli) Grisopola. v. I. 30.</li> -<li class="in1">Martino. v. I. 30.</li> -<li class="in1">Villana. v. I. 30.</li> -<li class="in1">Famiglia splendida. v. I. 34.</li> -<li><b>Stefano</b>. Inglese. È a Beaucaire. v. I. 173.</li> -<li class="in1">» È a Genova. v. I. 174. 209.</li> -<li class="in1">» Fa onore a Genova. v. I. 200.</li> -<li class="in1">» Predica a confusione d'un Vescovo. v. I. 200. 210.</li> -<li class="in1">» Va a Roma. v. I. 198.</li> -<li class="in1">Cardinale. Sua morte. v. I. 331.</li> -<li class="in1">d'Ungheria. Sposa Traversaria di Ravenna. v. I. 70. 262.</li> -<li class="in2">» Signore di Ravenna. v. I. 262.</li> -<li class="in2">» Sue disgrazie. v. I. 70. e seg.</li> -<li class="in2">» Fratello di S. Elisabetta. v. I. 70. 71.</li> -<li class="in1">Lettore. Sue qualità. v. I. 173.</li> -<li><b>Stelle</b>. Due unite. v. II. 170.</li> -<li><b>Sterilità</b> delle terre. v. I. 94</li> -<li><b>Stormo</b>. In Reggio intorno alla casa di Scazano. v. I. 82.</li> -<li><b>Stranezze</b> di Federico II. v. I. 232. e seg.</li> -<li><b>Strasburgo</b>. Capitolo generale de' Minori. v. I. 182. 197. v. II. 57.</li> -<li><b>Strufi</b> (degli). Pacificati cogli Orsi e Salustri. v. II. 58.</li> -<li><b>Suore</b> di S. Chiara. Vendono un vecchio convento. v. I. 338.</li> -</ul> - -<h3>T</h3> - -<ul> -<li><b>Taccoli</b> (dei) Arduino. v. II. 24.</li> -<li class="in1">Rondanello. Fatto Cavalliere del Conte d'Artois. v. II. 58.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span></li> -<li><b>Taddeo</b> Romano. Tenuto per santo. v. I. 198.</li> -<li class="in1">di Sessa Principe. v. I. 320.</li> -<li><b>Tagliacozzo</b>. Battaglia. v. II. 9.</li> -<li><b>Tagliata</b>. Si fa il cavo. v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Coll'assenso dei Cremonesi s'interra la Tagliata dai Reggiani. v. II. 41.</li> -<li class="in1">» I Cremonesi impediscono l'Otturamento della Tagliata. v. II. 41.</li> -<li class="in1">» Vi si fanno i ponti. v. I. 78.</li> -<li><b>Tarasconi</b> Giberto. Espulso da Reggio. v. I. 82.</li> -<li><b>Tarascon</b>. Castello. Predicazione. v. I. 136.</li> -<li class="in1">» Frate Giovanni da Parma a Tarascon. v. I. 172.</li> -<li class="in1">» Vi è il corpo di S. Marta. v. I. 172. v. II. 69.</li> -<li class="in1">» Clodoveo a Tarascon. v. I. 172.</li> -<li><b>Taro</b>, Torrente. Combattimento dei Parmigiani nella ghiaia del Taro. v. I. 93.</li> -<li class="in1">» Re Enzo s'accampa al Taro morto. v. I. 97.</li> -<li class="in1">» Torri costrutte alla foce del Taro. v. II. 144.</li> -<li class="in1">» Ponte costrutto sul Taro. v. II. 144.</li> -<li><b>Tartarìa</b>. Fra Giovanni di Magione ritorna dalla Tartarìa. v. I. 111.</li> -<li class="in1">» Lettera dell'imperatore dei Tartari. v. I. 113.</li> -<li class="in1">» Invadono l'Ungheria. v. II. 138.</li> -<li><b>Taverna</b> Rolando. Scrive de' miracoli di S. Lodovico. v. II. 23.</li> -<li class="in1">» Sartore, dottore, vescovo e sue opere. v. II. 157. 158.</li> -<li><b>Tavernieri</b> (dei) Maria. Si marita. v. I. 93.</li> -<li class="in1">Giacomo. Fatto Cavalliere. v. II. 169.</li> -<li class="in1">Bertolino. Bandito da Parma. v. I. 329.</li> -<li class="in2">» Rompe il confino. v. II. 165.</li> -<li class="in2">» Podestà di Napoli. v. I. 331.</li> -<li class="in2">» Costringe i Cardinali ad eleggere il Papa in Napoli. v. I. 331.</li> -<li class="in1">Bartolo. Signore in Parma pel partito imperiale. v. I. 254.</li> -<li class="in2">» Ferito si ritira a Costamezzana. v. I. 92.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span></li> -<li class="in1">Auda. v. I. 67.</li> -<li class="in1">Paolo. Capitano del partito dell'Impero. v. I. 94.</li> -<li><b>Tebaldello</b>. Ridà Faenza alla Chiesa. v. I. 262. v. II. 50.</li> -<li class="in1">» Traditore del suo partito. v. I. 262.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. II. 50. 51.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. II. 52.</li> -<li><b>Tebaldi</b> Francesco. Si ribella a Federico II. v. I. 83.</li> -<li class="in1">» Ucciso. v. I. 227. 320.</li> -<li class="in1">Famiglia. Ha per mezzadro Giovanni Barisello. v. I. 266.</li> -<li><b>Tedeschi</b>. Assediano Brescia. v. I. 66.</li> -<li class="in1">» A Verona con Corradino. v. II. 7.</li> -<li><b>Templarii</b>. Eredi di Bertolino Tavernieri. v. II. 166.</li> -<li class="in1">» Loro convento a Monfalcone. v. II. 179.</li> -<li class="in1">» Loro convento in Parma a capo del Ponte Caprazucca, sinistra del torrente. v. II. 144.</li> -<li><b>Tempo</b> dell'allelluia. v. I. 60. 345.</li> -<li><b>Teodorico</b>. Arcivescovo di Ravenna. v. I. 55.</li> -<li class="in1">Re. Fabbrica chiese. v. I. 115.</li> -<li class="in2">» Suo sepolcro. v. I. 115.</li> -<li class="in2">» Sue ceneri disperse da Papa Gregorio. v. I. 115.</li> -<li><b>Terra</b> di Lavoro. Aiuta Federico II. v. I. 101.</li> -<li class="in1">» Sua bellezza. v. I. 233.</li> -<li class="in1">Santa. Il padre di Salimbene vi è andato. v. I. 14.</li> -<li class="in2">» S. Lodovico Re va per liberarla. v. I. 128.</li> -<li class="in2">» Federico II. s'acconcia coi Saraceni. v. I. 228.</li> -<li class="in2">» Seconda crociata di S. Lodovico. v. II. 18.</li> -<li><b>Terremoto</b>. Di Brescia, v. I. 9.</li> -<li class="in1">» Altri terremoti. v. I. 220. v. II. 44. 107. 146.</li> -<li class="in1">» Spiegazione che si dà del fenomeno. v. II. 109.</li> -<li><b>Tesoro</b> di Vittoria. v. I. 108.</li> -<li><b>Tessalonica</b>. Regno dato in dote al marchese di Monferrato. v. II. 103.</li> -<li><b>Testa</b> Enrico. Podestà di Parma ucciso a Borghetto. v. I. 92.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 94.</li> -<li><b>Thaday-Kan.</b> v. I. 114.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span></li> -<li><b>Ticino</b> v. II. 8.</li> -<li><b>Timberga</b>, o <b>Tiniberga</b>. Etimologia. v. II. 214.</li> -<li><b>Tinche</b>. v. I. 98.</li> -<li><b>Toano</b>. Castello distrutto. v. II. 11.</li> -<li><b>Tomaso</b> di Cantorbery. Suo martirio. v. I. 62.</li> -<li class="in1">» Espulso d'Inghilterra. v. I. 123.</li> -<li class="in1">Cardinale. Vicelegato. v. I. 88. 278.</li> -<li class="in2">» Letterato. v. I. 278.</li> -<li class="in2">» Scrive a Federico II. v. I. 278.</li> -<li class="in1">di Cellano. Scrive la vita di S. Francesco. v. I. 80.</li> -<li class="in1">di Pavia. Sue qualità. v. I. 311.</li> -<li class="in1">Greco. Compagno di Giovanni da Parma in Grecia. v. I. 206.</li> -<li><b>Tonnere</b> (di) Conte. Carlo d'Angiò. v. II. 72.</li> -<li><b>Torello</b> Giacomo. Figlio di Salinguerra. v. I. 69.</li> -<li class="in1">Di Strada. Fabbrica il palazzo comunale a Parma. v. II. 67.</li> -<li class="in2">» Fabbrica il castello di Torello. v. II. 67. 146.</li> -<li class="in2">» Podestà di Parma. v. II. 146.</li> -<li><b>Torino</b>. Vi è Federico II. v. I. 28. 98.</li> -<li class="in1">» Suore (di). v. I. 38.</li> -<li><b>Tormenti</b> crudeli e nuovi. v. II. 212. 213.</li> -<li><b>Torniglio</b> Francesco. v. II. 160.</li> -<li><b>Torre</b> di Gherardo del Canale. v. I. 104.</li> -<li class="in1">» Detto ironico di Federico II. per Gherardo. v. I. 104.</li> -<li class="in1">Di Governolo. v. II. 17.</li> -<li class="in1">di Reggiolo. Si fabbrica. v. I. 343.</li> -<li class="in1">di Rufino Vernazzi. v. II. 67.</li> -<li class="in1">Degli Asinelli. v. II. 70.</li> -<li><b>Torri</b> alla foce del Taro, dell'Enza, della Parma. v. II. 144.</li> -<li><b>Torriani</b> (dei) Cassone. Entra in Milano. v. II. 39.</li> -<li class="in1">» Prende Lodi. v. II. 42.</li> -<li class="in1">» Ucciso in battaglia. v. II. 51.</li> -<li class="in1">Francesco. È ucciso. v. II. 39.</li> -<li class="in1">Napo, o Napoleone. Signore di Milano. v. I. 254.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span></li> -<li class="in2">» Rimosso dall'anzianato e prigioniero in una gabbia. v. II. 39.</li> -<li class="in1">Savino o Salvino. S'ammoglia e prende stanza a Parma. v. II. 59.</li> -<li class="in2">» Sua morte. v. II. 219.</li> -<li class="in1">Tassone. Signore di Milano. v. I. 254.</li> -<li class="in1">Famiglia. Tradita. v. II. 48.</li> -<li><b>Torricella</b>. Messa a fuoco dai Mantovani. v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Arriva Federico II. v. I. 117.</li> -<li><b>Tortelli</b> (dei) Giacomino frate. v. II. 131.</li> -<li><b>Tortigliano.</b> Dov'è. v. I. 84.</li> -<li><b>Tortona</b>. Vi passa Salimbene. v. I. 209.</li> -<li class="in1">» Vi domina il Pallavicino. v. I. 228.</li> -<li class="in1">» Guerra pel possesso di Tortona. v. I. 272.</li> -<li class="in1">» Confino di 24 di quei di Sesso. v. II. 18.</li> -<li class="in1">» Il Marchese di Monferrato la occupa. v. II. 103. 104.</li> -<li class="in1">» Il Vescovo è ucciso. v. II. 104.</li> -<li><b>Tortonesi</b> prigionieri. v. I. 326.</li> -<li class="in1">» Non cedono le castella del Vescovo. v. II. 104.</li> -<li><b>Toscani</b>. Devastano S. Vito. v. I. 222.</li> -<li class="in1">» Accordi perchè vengano a Bologna. v. II. 25.</li> -<li><b>Trabucchi</b>. v. I. 237.</li> -<li><b>Traversarii</b> (dei) Aica. Ostaggio di Federico II. v. I. 74.</li> -<li class="in1">» Fatta bruciare. v. I. 74.</li> -<li class="in1">Paolo. Sue qualità. v. I. 70.</li> -<li class="in2">» Aica sua figlia. v. I. 74.</li> -<li class="in2">» Suo sepolcro. v. I. 75.</li> -<li class="in2">» Signore di Ravenna per la Chiesa. v. I. 70. 262.</li> -<li><b>Trebbio</b> (di) Arciprete. Sua discussione con Salimbene. v. I. 300. e seg.</li> -<li><b>Trevigiani</b>. In ribellione. v. I. 68.</li> -<li class="in1">» Sbranano Alberico da Romano. v. I. 255.</li> -<li><b>Treviso</b>. v. I. 255.</li> -<li><b>Tripla</b>. Prefettessa degli Apostoli. v. I. 164.</li> -<li><b>Tripino</b> (di) Zaccaria. Morto in battaglia. v. II. 140.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span></li> -<li><b>Tripoli</b> (di) Gerardo. Sua morte. v. II. 25.</li> -<li class="in1">Guido. Sua parentela con Giacomino di Rodiglia v. II. 43.</li> -<li class="in2">» Ambasciatore dei Reggiani a Parma. v. II. 82.</li> -<li class="in2">» Signore di Reggio. v. II. 194.</li> -<li class="in2">» Difende i Minori. v. II. 197.</li> -<li class="in2">» Roberto Podestà di Milano. v. II. 21.</li> -<li><b>Trisendo</b>. Depreda lungo la strada da Reggio a Canossa. v. I. 338.</li> -<li><b>Tristano</b>. Figlio di Lodovico Re di Francia morto in Tunisia. v. II. 20.</li> -<li><b>Trutanno</b>. Versi fatti da lui. v. II 132.</li> -<li><b>Tujuk-Kan</b>. v. I. 114.</li> -<li><b>Tunisi</b>. Occupata da S. Lodovico. v. II. 18.</li> -<li><b>Tunisia</b>. Occupata e fatta tributaria del Re di Napoli. v. II. 20.</li> -<li><b>Turchi</b> (dei) Albertino. v. II. 173.</li> -<li><b>Turco</b> da Bismantova. Ucciso. v. II. 8.</li> -</ul> - -<h3>U</h3> - -<ul> -<li><b>Ubaldino</b> di Mugello. v. I. 279.</li> -<li><b>Uberto</b> di Bobbio. Maestro di leggi in Parma v. II. 54.</li> -<li><b>Uberto</b> Iniquità. Signore di Piacenza. v. I. 254.</li> -<li><b>Uccelli</b>. Gran moltitudine. v. I. 95. v. II. 14.</li> -<li><b>Ufficio</b> ecclesiastico. Suo bisogno di riforme. v. I. 4.</li> -<li><b>Ugo</b>. Frate Minore dimora a Jeres. v. I. 131.</li> -<li class="in1">» Invitato in Ispagna. v. I. 194.</li> -<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 132. 135.</li> -<li class="in1">» Tiene conferenze a Jeres. v. I. 137.</li> -<li class="in1">» Disputa con frate Pietro Predicatore. v. I. 142. e seg.</li> -<li class="in1">» Ha nemici. v. I. 150.</li> -<li class="in1">» Sua morte a Marsiglia. v. II. 113.</li> -<li class="in1">Cardinale. Sue qualità. v. I. 79.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span></li> -<li><b>Ugolino</b>. Arciprete di Trebbio. v. I. 300.</li> -<li class="in1">Cardinale. v. I. 11.</li> -<li class="in2">» Legato. v. I. 11. 278.</li> -<li class="in2">» Eletto Papa Gregorio IX. v. I. 278.</li> -<li class="in1">Di Gavassa Frate. Cosa che gli accade alle porte di Reggio. v. I. 218.</li> -<li><b>Uguccione</b> Vescovo di Ferrara. v. II. 258.</li> -<li><b>Umborgo</b> Bertoldo. v. I. 320.</li> -<li><b>Umile</b>. Frate di Milano. v. I. 22. v. II. 235.</li> -<li class="in1">» Maestro di teologia di Salimbene. v. I. 165.</li> -<li class="in1">» Scolaro di Aimone. v. I. 165.</li> -<li class="in1">» Suo racconto. v. I. 302. 303.</li> -<li><b>Umiliati</b> (degli) casa. v. II. 66.</li> -<li class="in1">» Loro convento al Paullo. v. II. 158.</li> -<li><b>Ungheria</b>. Invasa dai Tartari. v. I. 12.</li> -<li class="in1">» In guerra col Re di Boemia. v. I. 344.</li> -<li><b>Unicorno</b>. v. I. 196.</li> -<li><b>Università</b> di Parigi. Si leva contro i Minori. v. I. 178.</li> -<li><b>Urbano IV</b>. Crea Cardinale un nipote. v. I. 74.</li> -<li class="in1">» Oriondo di Troises. v. I. 74.</li> -<li class="in1">» Eletto Papa. v. I. 201. 346.</li> -<li class="in1">» Dà la Sicilia a Carlo d'Anjou. v. I. 346.</li> -<li class="in1">» Sua lettera al Vescovo di Ferrara. v. I. 201.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. I. 296. 313. 346.</li> -<li><b>Urbino</b>. Dov'è. v. I. 187.</li> -</ul> - -<h3>V</h3> - -<ul> -<li><b>Valerio</b> (monte). Occupato dai Modenesi fuorusciti. v. II. 5.</li> -<li class="in1">» S'arrende ai Modenesi della città. v. II. 6.</li> -<li><b>Valle</b> di S. Giovanni di Moriana. Grande frana. v. I. 204.</li> -<li><b>Valle</b> Spoletina. v. I. 202. v. II. 210.</li> -<li><b>Varano</b>. Castello dei Pallavicini. v. I. 276.</li> -<li><b>Varoli</b> Gherardo. Denunzia i pescivendoli di Reggio. v. II. 148.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span></li> -<li><b>Vatacio</b> Imperatore Greco. Domanda al Papa fra Giovanni da Parma. v. I. 188.</li> -<li class="in1">» Fa regali a Giovanni da Parma. v. I. 183.</li> -<li class="in1">» Si spera induca i Greci alla dottrina della Chiesa romana. v. I. 205.</li> -<li><b>Vegezio.</b> Suoi libri sull'arte della guerra. v. I. 282.</li> -<li><b>Venditori</b> di pesce a Reggio. Si proibisce loro di venderne in quaresima. v. II. 147.</li> -<li><b>Venezia</b> (di) Doge. Gli è consegnato Salinguerra. v. I. 69.</li> -<li class="in1">Città innondata dal mare. v. II. 107.</li> -<li><b>Veneziani</b>. Presso Luzzara. v. I. 84.</li> -<li class="in1">» Battono un castello de' Bolognesi. v. II. 14.</li> -<li class="in1">» Loro crociata contro Alberico da Romano. v. I. 258. 259.</li> -<li class="in1">» Loro qualità. v. II. 14.</li> -<li><b>Venti</b> furiosi. v. II. 11.</li> -<li><b>Ventimiglia.</b> Devastata dai Pisani. v. II. 86.</li> -<li><b>Vercelli</b>. Riconquistato da Federico II. v. I. 202.</li> -<li class="in1">» Tributaria del Pallavicino. v. I. 228.</li> -<li class="in1">» Signoria di Pietro Becherio. v. I. 254.</li> -<li><b>Vernaccia</b> di Chiavari. Ottima. v. II. 132.</li> -<li><b>Vernazzi</b> (dei) Rufino. Sua torre presso San Pietro in Parma. v. II. 67.</li> -<li><b>Verona</b>. Bruciati 11000 Padovani. v. I. 100. 260.</li> -<li class="in1">» Signorìa di Ezzelino. v. I. 260.</li> -<li class="in1">» Signorìa di Mastin della Scala. v. I. 61. 276.</li> -<li class="in1">» Re Corradino a Verona. v. II. 7.</li> -<li class="in1">» Mastin della Scala ucciso. v. I. 276. v. II. 40.</li> -<li class="in1">» Signorìa d'Alberto della Scala. v. I. 276.</li> -<li class="in1">» Fa pace con Padova. v. II. 49.</li> -<li class="in1">» Nega marmi pel battistero di Parma. v. II. 66.</li> -<li class="in1">» Brucia il convento dei Domenicani. v. II. 76.</li> -<li><b>Veronesi</b>. Prendono Bondeno. v. I. 8.</li> -<li class="in1">» Quei di Gesso sperano il loro aiuto. v. II. 208.</li> -<li><b>Verzoli</b>. Borghigiani nobili. v. I. 267.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span></li> -<li><b>Vescovado</b> di Auxerre. v. I. 122.</li> -<li class="in1">di Arezzo. v. II. 115.</li> -<li class="in1">di Brescia. v. I. 8.</li> -<li class="in1">di Modena devastato. v. II. 79.</li> -<li><b>Vescovo</b> di Bologna. Sa dei morti alla Meloria. v. II. 88.</li> -<li class="in1">Di Corsica. Fa prete Salimbene. v. I. 199.</li> -<li class="in2">» Espulso dalla diocesi. v. I. 199.</li> -<li class="in1">di Faenza. Sue qualità. v. I. 309.</li> -<li class="in1">di Ferrara. Avaro. v. I. 201.</li> -<li class="in1">di Pisa. Scrive del numero dei morti alla Meloria. v. II. 88.</li> -<li class="in1">di Genova. Avaro e sospetto di eterodossia. v. I. 200.</li> -<li class="in1">di Tortona. Fatto uccidere. v. II. 103.</li> -<li class="in1">di Tripoli. Muore in Parma. v. I. 203.</li> -<li><b>Vespro</b> Siciliano. v. II. 54.</li> -<li><b>Vettovaglia</b>. Abbondanza. v. II. 16. 17.</li> -<li><b>Vezelay.</b> Si crede abbia il corpo della Maddalena. v. I. 130.</li> -<li><b>Viceconti</b> a Pisa. v. I. 277.</li> -<li><b>Vicentini.</b> Contro Federico II. v. I. 63.</li> -<li><b>Vicenza</b>. Signorìa di Ezzelino. v. I. 260.</li> -<li class="in1">» Presa e distrutta da Federico. II. v. I. 63.</li> -<li><b>Vico</b> (di) Pietro. Sua morte. v. II. 10.</li> -<li><b>Vie</b> di Parma. S. Michele, S. Lucia, dei Genovesi ampliate. v. II. 67.</li> -<li><b>Vienna</b> di Provenza. S.ª Marcella morta a Vienna. v. I. 171. 207.</li> -<li class="in1">» Salimbene a Vienna. v. I. 133.</li> -<li><b>Vigna</b> del balsamo. v. I. 196.</li> -<li><b>Vigne</b> distrutte. v. I. 6. 60. 61. v. II. 11.</li> -<li><b>Vigne</b> (delle) Pietro. Calunniato. v. I. 106.</li> -<li class="in1">» Favorito di Federico II. v. I. 106. 320.</li> -<li class="in1">» Ucciso. v. I. 106. 227. 320.</li> -<li><b>Vignola.</b> Bolognesi sconfitti dai Parmigiani ecc. v. I. 68.</li> -<li><b>Villafranca</b> de Panades. Morte di Pietro d'Aragona. v. II. 160.</li> -<li><b>Villano</b> Ferri. Prende a gioco Federico II. v. I. 236. 237.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span></li> -<li><b>Vinciguerra.</b> v. I. 261.</li> -<li class="in1">» Figlio di Lodovico conte di S. Bonifacio. v. II. 60.</li> -<li><b>Vino</b> di Francia. Quantità e qualità. v. I. 123.</li> -<li><b>Vinzolo</b> Mantovano. Preso. v. I. 64.</li> -<li><b>Visconti</b> (dei) Tedaldo. Diventato Papa. v. II. 23.</li> -<li><b>Visdomini</b> (di) Ugo di Magnarotto. Morto in battaglia. v. I. 92.</li> -<li><b>Visioni</b> di Salimbene. v. I. 20. 25.</li> -<li class="in1">D'una donna di Barletta. v. II. 127.</li> -<li><b>Vita</b>. Frate e Cantore celebre. v. I. 87. 88.</li> -<li class="in1">» Una suora saltò giù da una finestra per seguirlo. v. I. 89.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. I. 89.</li> -<li class="in1">» Musicò l'inno di S. Francesco. v. I. 279.</li> -<li><b>Vitale</b>. Provinciale di Bologna. v. I. 199.</li> -<li class="in1">» È ad Avignone quando muore Buonagrazia. v. II. 68.</li> -<li class="in1">» Sua morte. v. II. 155.</li> -<li class="in1">» Di Volterra. v. I. 22.</li> -<li><b>Vitelia</b>. v. I. 31.</li> -<li><b>Vito</b> S. Devastato da Bolognesi ecc. v. I. 222.</li> -<li><b>Vittoria</b>. Città fondata da Federico II. v. I. 99.</li> -<li class="in1">» Federico II. vi fu rotto e fugato. v. I. 99.</li> -<li class="in1">» Ricco bottino fatto a Vittoria. v. I. 108.</li> -<li class="in1">» Presa e distrutta. v. I. 108.</li> -<li><b>Vittorini</b>. Monete coniate a Vittoria. v. I. 99.</li> -<li><b>Vizio</b> Bernardo degli Scotti. Spogliato del vescovado. v. I. 36. 80.</li> -<li class="in1">» Istituisce la Religione di Martorano. v. II. 175.</li> -</ul> - -<h3>Z</h3> - -<ul> -<li><b>Zambrasi</b> (dei) Tebaldello, uno spurio della famiglia. v. I. 262.</li> -<li class="in1">» Tradisce Faenza. v. I. 262.</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span></li> -<li class="in1">» Muore affogato. v. II. 52.</li> -<li class="in1">Famiglia. v. I. 263.</li> -<li><b>Zambrasino</b>. Frate Gaudente assume coerede un fratello spurio. v. I. 262. v. II. 50. 51.</li> -<li><b>Zampironi</b> (dei) Caracosa. v. I. 32.</li> -<li><b>Zampoldo</b> Ugo piacentino. Frate, assume missione presso il Papa per controversie fra preti e frati. v. I. 304.</li> -<li><b>Zanzare</b>. Grande quantità. v. II. 210.</li> -<li><b>Zibello</b>. Esercito a Zibello contro i Milanesi. v. I. 7. v. II. 146.</li> -</ul> - -<p class="pad2 center large"> -<span class="smcap">Fine del secondo ed ultimo volume.</span> -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> -</p> - -<p class="title"> -ERRATA-CORRIGE -</p> - -<table class="errata" summary=""> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td>Errori</td> <td>Correzioni</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="center">Pag.</td> <td class="num">12</td> <td>Mangiardo</td> <td>Maginardo</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">23</td> <td>Tebaldo</td> <td>Tedaldo</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">66</td> <td>S. Stefano</td> <td>S. Ercolano</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">77</td> <td>nebbe</td> <td>n'ebbe</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">78</td> <td>ragona</td> <td>Aragona</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">81</td> <td>Baiardi</td> <td>Boiardi</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">131</td> <td>Piero</td> <td>Pieco</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">140</td> <td>Liccaterra</td> <td>Leccaterra</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">148</td> <td>Leonardo</td> <td>Lesnardo</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">169</td> <td>reliata</td> <td>altiera</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">210</td> <td>Reggio, Piacenza</td> <td>Reggio, Brescia, Piacenza</td> - </tr> - <tr> - <td class="center">»</td> <td class="num">308</td> <td>sesta linea v. I. 43</td> <td>v. II. 204.</td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="somm"> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<p class="center"><a href="#cronaca">CRONACA</a><br /> -<a href="#a1266">a. 1266</a> -<a href="#a1267">a. 1267</a> -<a href="#a1268">a. 1268</a> -<a href="#a1269">a. 1269</a> -<a href="#a1270">a. 1270</a> -<a href="#a1271">a. 1271</a> -<a href="#a1272">a. 1272</a> -<a href="#a1273">a. 1273</a> -<a href="#a1274">a. 1274</a> -<a href="#a1275">a. 1275</a> -<a href="#a1276">a. 1276</a> -<a href="#a1277">a. 1277</a> -<a href="#a1278">a. 1278</a> -<a href="#a1279">a. 1279</a> -<a href="#a1280">a. 1280</a> -<a href="#a1281">a. 1281</a> -<a href="#a1282">a. 1282</a> -<a href="#a1283">a. 1283</a> -<a href="#a1284">a. 1284</a> -<a href="#a1285">a. 1285</a> -<a href="#a1196">a. 1196</a> -<a href="#a1199">a. 1199</a> -<a href="#a1207">a. 1207</a> -<a href="#a1210">a. 1210</a> -<a href="#a1211">a. 1211</a> -<a href="#a1213">a. 1213</a> -<a href="#a1215">a. 1215</a> -<a href="#a1216">a. 1216</a> -<a href="#a1217">a. 1217</a> -<a href="#a1221">a. 1221</a> -<a href="#a1222">a. 1222</a> -<a href="#a1224">a. 1224</a> -<a href="#a1226">a. 1226</a> -<a href="#a1227">a. 1227</a> -<a href="#a1286">a. 1286</a> -<a href="#a1287">a. 1287</a> <br /> -<a href="#frammenti">FRAMMENTI</a><br /> -<a href="#indgen">INDICE GENERALE</a> -</p> - -<hr /> - -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Sul Liri a cento ventidue chilometri da Roma sulla ferrovia Roma-Napoli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Sul Rapido a 150 chilometri da Roma stilla ferrovia Roma-Napoli, a -piedi di Montecassino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>La battaglia fu combattuta sul fiume Calore nei pressi di Benevento, -quasi sullo stesso campo, ove i Romani ed Annibale ebbero ad incontrarsi a -battaglia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Sul Panaro a monte dell'Emilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>A 26 chilometri da Siena sulla ferrovia Empoli-Siena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Era sulla destra dell'Oglio a poche miglia da Piadena a Sud di Canneto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Crevara, Corvara, o Crovara a venti miglia Sud di Reggio sulla destra -dell'Enza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Quindici miglia al Sud di Modena presso Paullo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Il fiume di quella Marca o circoscrizione territoriale è il Salto, che -entra nel Velino a Rieti; col Velino e col Turano nella Nera presso Terni, e tutti -nel Tevere presso Orte.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Villaggio distante tre miglia al Fùcino, ventuno ad Aquila, otto a -Tagliacozzo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>Città capoluogo del dipartimento dell'Alta Loira.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>Tra l'Appennino a circa venti miglia al Sud di Reggio. Non ne resta -più segno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Tra l'Appennino a circa venti miglia Sud di Reggio; esso era vicino -al non più esistente Pizegolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>Il Frignano era un territorio sull'Appennino alla sinistra del Panaro, -di cui il capoluogo ora è Pavullo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Sull'alto dell'Appennino, a sinistra del Ceno e Sud-Est di Piacenza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span>A Sud-Est di Mantova presso lo sbocco del Mincio in Po; sicchè lo -barche dal Po doveano salire il Mincio sino a Mantova.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>Siede alla sinistra del Po detto di Primaro, a due miglia dall'Adriatico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>Sulla sinistra della Secchia a circa trenta chilometri Sud-Sud-Est di Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span>Di rimpetto a Lecco sulla sponda opposta del lago.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Alla destra del Panaro, 12 miglia circa Sud-Est di Modena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Sull'Appennino non lungo alle scaturigini della Camoggia, a venti -miglia Sud-Est di Modena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Sull'Appennino, alla sinistra del Tevere e a Nord-Est di Perugia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span><i>Giezitae:</i> Giezi era un servo del Profeta Eliseo, che si fece pagare pel -miracolo che il Profeta operò ridonando salute al Re Naaman, del quale il -Profeta stesso aveva rifiutate le offerte. Perciò Giezi è ritenuto dagli espositori -della Bibbia come persona che faceva mercato delle cose sacre; mercanti che -ebbero poi nome da Simon mago.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>A tre miglia Sud di Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Sette miglia circa Nord-Est di Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>Villa sull'Emilia a pochi chilometri Ovest di Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>Torrentello che scende dall'Appennino ad Ovest di Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span>Villa di Crostolo: pochi chilometri a Nord di Reggio; così detta perchè -posta a cavaliere dell'antico alveo, che aveva il Crostolo quando attraversava la -città di Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Tra la punta Nord del lago di Varese e il lago Maggiore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Due chilometri circa Nord-Ovest di Monza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Sulla sinistra del Sesia a Sud-Est a pochi chilometri da Vercelli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>A venti miglia Sud di Reggio. Era fortissimo castello sulla vetta isolata -d'un monte. Non resta più vestigio di castello, ma solo un nudo smisurato -sasso chiamato Pietra Bismantova.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>A Sud di Mantova alla destra del Po.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span>Sulla strada Bergamo Crema alla destra del Serio, diciasette miglia da -Bergamo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Il testo dice lupus muzus: Ma non mi è venuto fatto di poter rinvenire -se per quel muzus si voglia indicare una specie particolare di lupi, o una -qualità speciale di quell'individuo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span>Camerino, Fabriano, Matelica, Cagli, S. Severino, Cingoli ad Ovest di -Ancona nelle vallate del Metauro, dell'Esino, del Chienti, del Potenza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span>Spello a due miglia Nord di Foligno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>Il baldacchino era una stoffa operaia che si confezionava a Babilonia, ora -Bagdad, e che nel medio evo si chiamava Baldacco. Come da Arras è venuto -arazzo, da Reims la renza, da Dovay il doagio ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span>Sull'Emilia tra Parma e Reggio a sette circa chilometri alla destra -dell'Enza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>A sei miglia Nord-Est di Cremona.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>Al Nord di Parma, distante circa 10 chilometri dalla città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>Questo Cardinale Gerardo che il Salimbene chiama Albo, gli scrittori posteriori -di storie parmensi lo chiamano Gerardo Bianchi. Ma non parrebbe che la -significazione identica delle due parole dovesse essere, trattandosi di nome proprio, -ragion sufficiente a commutare l'uno nell'altro. Tuttavia si possono scusare per -ciò, che questi ne avranno probabilmente preso il cognome da un marmo del -Battistero di Parma, dova il padre di lui è detto Albertus Blanchus. Questo marmo -per quanto si può arguire dalle foggie architettoniche e figurative di cui è ornato -il nicchione in cui è murato, sarebbe stato scritto e posto un secolo dopo il Salimbene. -E quindi è facile a credersi che la commutazione dell'Albus in Blanchus -sia stata opera del tempo, in cui la lingua non aveva ancora norme base.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>Lendinara: Ad Ovest e vicin di Rovigo sull'Adigetto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>Gesso: Era castello al Sud di Reggio e alla sinistra del Tresinaro, appiè dell'Appennino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>Salins: Ad Ovest di Neufchatel, sulla strada Ginevra-Besançon.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>Galera; Nome del dialetto di que' tempi, che è stato formato da alterazioni -subite dal latino <i>glarea</i>, ghiaia. Diffatti quel ponte è anch'oggi in capo a -piazza, detta della Ghiaia; ma ha cambiato nome prendendo quello di Ponte Verde -dal colore de' parapetti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>Da un rogito in originale di Gerardo Alberto Notaio imperiale, pubblicato -il 15 Febbraio 1238, si apprende che presso Parma e presso il canale Naviglio -Taro sorgeva una casa e una chiesa di S. Francesco, i cui amministratorì vendettero -terre e case poste in Basilicanova a certo Sopramoggio. Questa casa Salimbene -la chiama Ospedale di S. Francesco. Ora non esiste più nulla. Ma l'Ospedale -sarà stato sicuramente fuso coll'Ospedale detto allora della Misericordia, e poscia -Ospedale maggiore, che aveva sede in Borgo Taschieri. E tale fusione sarà stata -fatta, quando la Città volle fusi in uno solo, cioè in quello fondato da Rodolfo -Tanzi, tutti gli altri ospizi, sia della città, che della campagna; e vi era l'Ospedale -di F. Barattino; di S. Bartolomeo di Strada Botta, fuori porta Stradella; di -S. Lazzaro de' Lebbrosi, in S. Lazzaro; di S. Francesco, tra Fragnano e la città -di Parma, circa nelle vicinanze dell'attuale Porta V. Emanuele.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span>Proibì di trarre i marmi dalle cave veronesi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span>Pochi chilometri al Sud di Borgo S. Donnino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Ed ora, parte è piazza della Steccata, parte area su cui s'innalza il magnifico -tempio omonimo della detta piazza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>A 9 circa chilometri Nord-Est di Parma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>A dodici circa chilometri Nord-Est di Parma sulla sinistra dell'Enza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>Agareni: Popolo dell'Arabia. Alcuni credono che siano discendenti da -Ismaele figlio di Agar. Altri li crede così detti da Agarena loro città, posta nell'Arabia -Felice, memorabile per un lungo e vano assedio, di cui la strinse l'Imperatore -Traiano. Con questo nome si chiamò pure una setta di cristiani, che -nella metà del secolo 7. abbracciarono l'Islamismo. Onde Agareni, e Saraceni suonava -in quel tempo una stessa gente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>Anjou: Antica provincia della Francia formata dai moderni dipartimenti -Maina e Loira, Sarta, Mayenna, Indra e Loira.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>Forcalquier; è nel dipartimento Basse Alpi alla destra della Duranza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>Tonnerre; è sulla destra dell'Armançon nel dipartimento Yonne.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>Moissac: Giace sul Tarn, dipartimento Tarn e Garonna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span>Ora si chiama ponte Caprazucca.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>La canonica, o residenza dei canonici, era sull'area dell'attuale seminario.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>Sulla destra del Panaro a monte dell'Emilia 18 chilometri da Modena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>A sud di Sassuolo su un colle distante circe 10 chilometri da Sassuolo -stesso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Questa battaglia segna il principio della decadenza di Pisa, o si chiama -della Meloria, da uno scoglio piuttosto che isolotto dello stesso nome, si trovarono -di fronte l'Ammiraglio Pisano Benedetto Buzzaccherini, dice G. Villani, e l'ammiraglio -Genovese Uberto Doria; (Il Roncioni nelle sue Istorie Pisane dice invece -che l'Ammiraglio de' primi fosse Ugolino Gherardeschi, quel de' secondi Roberto -Doria.) Settanta galee Pisane dice G. Villani, ottantacinque dice Roncioni; cento -trenta galee Genovesi secondo Villani, cento quarantaquattro, secondo Rondoni. -Il Cronista Firentino dice, che morti, che prigionieri, sedicimila uomini perduti dai -Pisani e quaranta galee loro prese, oltre le andate a picco; l'Istorico Pisano unisce -le perdite d'uomini di questa battaglia con quelle d'altre battaglie, e in -tutto fa somma di novemila; e di galee scrive di ventotto catturate e ventuna colate -a fondo; d'onde si scorge che cerca di attenuare il disastro di Pisa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>Il Roncioni nelle sue Storie Pisane dice che la battaglia fa combattuta il 6 -Agosto, giorno di S. Sisto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>S. Ruffino: Giace sulla destra della Baganza a dieci chilom. Sud di Parma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>Ad Ovest di Modena, e a pochi chilometri dalla città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>Bizantini: Moneta dell'Impero Greco di que' tempi, così dette da Bisanzio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span>Si noti che, per una convenzione tra Parma e Modena, il sale che proveniva -dalla Romagnola per uso de' Parmigiani, passando per il territorio di Modena, -doveva essere esente dal pagamento del pedaggio o dazio di transito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>Giovanni Villani dice: «Passò di questa vita il dì 7 Gennaio 1284; e -fu recato il suo corpo a Napoli, ove, dopo il grande lamento fatto di sua morte, -fu seppellito all'Arcivescovado di Napoli con grande onore». Tuttavia deve essere -più attendibile la testimonianza del Salimbene, scrittore contemporaneo al -fatto, e che anzi aveva tra mani la compilazione di questa Cronaca l'anno stesso -in cui la detta morte avvenne.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span>Sud-ovest di Bologna, pochi chilometri distante dalla città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Ovest di Bologna a pochi chilometri distante.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>A Sud-Est di Velletri e distante circa quindici chilometri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>Forse, <i>tombe</i> degli avi loro, a cui voleva trasportare le salme delle persone -nominate, morte in battaglia, dicendo il testo; <i>deportare ad propria</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>Di poco più in su di Vignola, alla sinistra del Panaro. Era un castello, -di cui resta qualche vestigio in alcune case che ne ritengono ancora il nome.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>Villaggio al Sud di Modena sull'Apennino a cavaliere della strada che -per Paullo va in Toscana.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>A monte dell'Emilia e destra del Panaro, che una volta apparteneva a Modena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span>Pieno sud di Modena e pieno Ovest di Vignola.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>Vicinissimo a Vignola a sud.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>La famiglia Lovoleto prese nome dal bosco omonimo (Lupoletum) stanza -di lupi, che ora chiamasi della Saliceta, o di S. Felice, a nord di Modena, sinistra -del Panaro, vicino al Finale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span>Al sud di Modena e di poco sopra Sassuolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>Ripafratta: Castello sul tronco di ferrovia Lucca-Pisa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span>Minuti dice il testo latino. Minuto, parola antiquata, anzi ora fuor d'uso, -presso gli scrittori italiani del secolo decimoquarto, è usata a significare una -minestra composta di varie specie d'erbe mangereccie, ossia ortaggi. A' tempi -del Salimbene, anteriore d'un secolo ai preaccennati scrittori, in quel suo latino -medioevale, si usava invece a significare le stesse varie specie d'ortaglie, di cui -si componeva quella minestra. Di questa parola, ora fuor d'uso, resta tuttavia -nella lingua parlata di qualche parte d'Italia un suo derivato, che non ha perduto -il senso antico, cioè, minutina che serve ad indicare un'insalata di varie -specie d'erbucce.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>S. Maria del Tempio, ovvero Chiesa dei Templarii, era quella che, sino -alla recente soppressione delle Corporazioni religiose, è stata chiesa dei Cappuccini.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span>Grondola: Castello tra il Verde e la Magriola, o piccola Magra, poco dopo -la cresta dell'Apennino per chi corre lo stradale Parma — Spezia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span>Il 13 d'ottobre 1217 i Milanesi cavalcarono sul Parmigiano, e accostandosi -a Zibello per urtare contro Cremona, i Parmigiani capitanati da Zangaro Sanvitali -corsero anch'essi su Zibello e vi fu combattuta un'aspra e sanguinosa battaglia, -che non ebbe successo decisivo. Nell'anno 1218 di nuovo i Parmigiani coi Cremonesi -si scontrarono sullo stesso campo di battaglia. Se però questo combattimento -del 1218 non sia quello stesso del 1217, perchè dovendo essere accaduto -sulla fine dell'anno, o sul principio dell'altro, chi lo riferisce al primo, chi al -secondo. L'anno 1219 nuovo scontro e sanguinoso combattimento tra Milanesi, -Parmigiani e Cremonesi ne' pressi del ridetto Castello. L'anno 1221 cozzarono -ancora gli uni contro gli altri, Milanesi, Parmigiani e Cremonesi a Zibello: ma in -questa giornata i Milanesi e loro alleati rotti, lasciarono molti morti sul campo, -e molti prigionieri nelle mani de' Parmigiani e loro confederati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span>Castel Torello si costruì sul torrente Parola presso Borgo S. Donnino, e si -comandò di andarlo ad abitare a coloro, che abitavano dove fu già il castello di -Rivo Sanguinaro. L'uno e l'altro de' castelli sorgevano sull'Emilia alla sinistra -del Taro, sulle via maestra che va a Borgo S. Donnino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span>Corticella è al sud-ovest di Rubiera.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span>Ora conosciuto col nome di Castelnovo di Sotto a Nord di Reggio ed -a distanza di 15 chilometri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span>A sud-ovest di Modena poco distante a Sassuolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span>Alcuni dicono che questo Filippo chiamato l'ardito morisse a Perpignano; -ma io tengo a credere al Cronista Salimbene, il quale col mezzo de' frati del suo -Ordine, che erano su tutti i punti della Spagna, poteva avere sicura contezza -del fatto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>È un piccolissimo tratto di terreno una volta paludoso, che ora da palude -per alterazione di parola si dice Paullo, ed è subito fuori di Porta San Michele -della città di Parma, a sinistra di chi esce.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span>Villa a nord di Parma alla destra del torrente Parma a distanza di circa -dieci chilometri dalla città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span>Villafranca de Panades, già Villanova, sul mare a mezza via circa tra -Barcellona e Tarragona.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span>Il testo dice Novembre: ma deve essere errore di autografo o di copista, -che l'ha scritto invece di ottobre; 1. perchè S. Calisto è in ottobre: 2. perchè il -dì d'Ognissanti è il primo di Novembre, quindi se San Calisto volesse porsi in -Novembre, tra S. Calisto e Ognissanti, si dovrebbe andare indietro e non avanti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span>Distante 18 chilometri da Reggio a Nord.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span>In altro luogo dice che casa sua toccava il battistero, e più avanti nota che -suo padre, dalla finestra di casa propria, faceva conversazione col Vescovo, che -pure stava ad una finestra dell'Episcopio; quindi la casa di Salimbene si trovava -sull'area dell'attuale palazzo dei Marchesi Rosa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span>Dista 12 miglia al sud-ovest da Casale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span>Dista quattro chilometri ad oriente di Parma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span>Ora quel convento e quella chiesa è ridotto ad uso di carceri, dette di -S. Francesco.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span>Villa distante circa 5 chilometri a Nord di Modena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span>Al sud di Reggio in quel di Castelnovo de' monti vicino all'Enza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span>Villa a pochi chilometri da Reggio sull'Emilia ad ovest della città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span>Villa distante 8 chilometri circa al Sud di Reggio, e alla sinistra del -Crostolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span>Dista circa 24 chilometri al Sud di Reggio sulla sinistra della Secchia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span>Dista 16 miglia circa al Nord di Modena, poco al di sotto di Carpi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span>Dista 13 miglia circa al Nord di Modena, tre miglia al di sotto di Carpi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span>Quì s'intende che il testo manca di qualche cosa, senza che l'editore ne -abbia dato avviso colla solita punteggiatura sulla linea.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span>Dista 5 miglia a Nord-Est da Modena alla destra del Panaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span>A Sud di Reggio sulla destra delle scaturigini del Tresinaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span>Ora non ne resta che il nome nella Cronaca, nè si conosce ove sorgesse quest'antico castello.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span>Giace in colle a 15 chilometri circa al Sud di Reggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span>Cauresana, Farneto, Corniano, Piazzola erano nei dintorni di Bibbianello.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span>Al Sud di Reggio, appartiene a quel groppo di colli, tra cui scaturisce il -Crostolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span>Sui colli a circa 30 chilometri a pieno sud di Reggio presso le scaturigini -del Tresinaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span>Questa celebre Rocca, che sorgeva, e di cui restano ancora pochi avanzi, -sui colli reggiani, distante circa venti chilometri al sud-ovest di Reggio, fu eretta, -secondo il Luchino, l'anno 931 da Atto, Azzo o Azzone, detto anche Alberto e -Albertazzo, che la munì di triplice muraglia, contro cui hanno urtato più volte -invano poderose forze, tra le quali anche quelle di Berengario II Re d'Italia. Ma -la celebrità di Canossa è principalmente dovuta alla gloriosa figlia di Beatrice di -Lorena e di Bonifacio, Duca, o Marchese di Toscana, che era figlio di un figlio -del fondatore della rocca stessa, è dovuta cioè alla Contessa Matilde; la quale con -più che principesca magnificenza vi ospitò il trionfante frate Gregorio VII, l'umiliato -Imperatore Enrico, Adelaide marchesana di Susa, il Marchese Azzone fondatore -della casa d'Este e di quella di Brunswich e molti altri Principi e Prelati. -E grandi cose videro quelle mura, alti consigli s'agitarono in quel recinto; sicchè -Donizone, monaco che a quei tempi viveva nel convento colà esistente, e scrittore -delle gesta di Matilde, maravigliato, non potè rattenersi dall'esclamare che la sua -Canossa era diventata una nuova Reina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span>Sul Crostolo al sud di Reggio e circa dieci chilometri distante.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span>A Sud-Ovest di Parma a piedi dell'Appennino sulla destra del Taro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span>A Nord-Ovest di Parma sulla destra dello Stirone e presso la sua foce in Taro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span><i>Figlio dell'Imperatore Federico II</i>. Quì la parola figlio è da intendere nel -senso di discendente. Questo figlio di Pietro d'Aragona era Giacomo, secondogenito, -nato dalla moglie di Pietro, Costanza, la quale era figlia di Manfredi, figlio -di Federico II; e quindi Giacomo non era figlio, ma pronipote di Federico II. Le -vittorie sui Francesi riportate da Giacomo d'Aragona, furono merito di Ruggeri -di Loria, e Lauria, così detto dalla sua città nativa in Basilicata, che fa il più -grande ammiraglio del secolo XIII, e più valente che tanti d'altri tempi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span>Probabilmente Fallegaria, ora Fallegara al sud di Reggio, in quel di -Scandiano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span>Usava in Francia che i patrizii, i Baroni, i nobili vivevano nelle loro castella -di campagna; ed i commercianti, gli artigiani ed altri professionisti dimoravano -nei Borghi o città, e perciò erano chiamati i Borghesi, e costituivano quello stato, -classe di cittadini che si diceva la Borghesia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span>Nelle acque di Castellamare di Stabia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span>Castel de' Britti, a monte dell'Emilia, distante, circa, -10 chilometri e ad oriente di Bologna, sulla destra dell'Idice. -Questo Castello ha avuto qualche parte nella storia bolognese -del Medio Evo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span>Frate Elia nacque a Beviglio, sobborgo di Assisi; e -nella lunetta posta sopra l'architrave del refettorio maggiore -del convento di Assisi vi è un'antichissima pittura, ove egli -è rappresentato con altri compagni in atto di venerare il -P. S. Francesco, e sotto la figura di frate Elia è scritto in -antico gotico: <i>F. Elias a Bevilio</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span>Sui colli alla destra del Sillaro che va al Po di Primaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span>A circa 10 chilometri al Nord di Modena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span>Distante circa tre miglia da Assisi sulla ferrovia Perugia-Foligno; -chiamata Porzioncella perchè era una piccola -porzione dei beni di un convento di frati Benedettini, su cui -sorgeva la chiesa di S. Maria degli Angeli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span>Il convento denominato Le Celle, abitato nel secolo 13º -da frati dell'Ordine de' Minori, ed ove il Ministro Generale -frate Elia s'era fabbricata una magnifica residenza, esiste -tuttora in vicinanza di Cortona. Prima della soppressione delle -Corporazioni religiose era convento di Cappuccini, ed è oggi -proprietà privata venduta dal Demanio ad uno de' frati soppressi, -e molti ex frati vi coabitano sotto la tutela della legge -di libera associazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span>Si noti che nel testo latino ora è scritto <i>Roglerius</i>, ora <i>Rogerius</i>.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p> -Le correzioni indicate a pag. <a href="#Page_371">371</a> (Errata Corrige) sono state riportate nel testo. -</p> - -<p> -Per comodità di consultazione un indice è stato generato e posto a fine volume. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano -vol. II (of 2), by Salimbene de Adam - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 2 *** - -***** This file should be named 61305-h.htm or 61305-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/3/0/61305/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org - - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works. - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - - - -</pre> - -</body> -</html> diff --git a/old/61305-h/images/cover.jpg b/old/61305-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 6cf807c..0000000 --- a/old/61305-h/images/cover.jpg +++ /dev/null |
