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-The Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II
-(of 2), by Salimbene de Adam
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
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-
-Title: Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II (of 2)
-
-Author: Salimbene de Adam
-
-Translator: Carlo Cantarelli
-
-Release Date: February 2, 2020 [EBook #61305]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 2 ***
-
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
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- CRONACA
- DI
- FRA SALIMBENE PARMIGIANO
-
- DELL'ORDINE DEI MINORI
-
-
- VOLGARIZZATA DA
- CARLO CANTARELLI
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- SULL'EDIZIONE UNICA DEL 1857
- CORREDATA DI NOTE E DI UN AMPIO
- INDICE PER MATERIE
-
- =Vol. Secondo=
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- PARMA
- LUIGI BATTEI EDITORE
- 1882
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- _Il traduttore si riserva
- il diritto della proprietà letteraria_
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-CRONACA
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-DI FRA SALIMBENE DI ADAMO PARMIGIANO DELL'ORDINE DE' MINORI
-
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-a. 1266
-
-L'anno del Signore 1266, Re Carlo passò il ponte di Ceprano[1] col
-suo esercito per andare contro Manfredi Principe, di Puglia e Sicilia,
-figlio dell'Imperatore deposto Federico II; poi Re Carlo coll'esercito
-passò il ponte di S. Germano[2], ed entrò di forza in S. Germano; agli
-11 di Febbraio prese Capua, poscia sconfisse Manfredi e l'esercito
-di lui presso Benevento. Il qual Manfredi cadde morto con tremila de'
-suoi, tra cui il Conte Galvano, Annibale nipote del Cardinale Riccardo,
-Enrico Marchese di Scipione, nipote di Uberto Pallavicini, e molti
-altri Baroni; e Manfredi fu sepolto appiè del ponte di Benevento[3],
-un venerdì 26 Febbraio. Fu anche presa la moglie di Manfredi con due
-suoi figliuoli e con tutto il tesoro in Manfredonia. (Questa città la
-fabbricò Manfredi, e le impose il proprio nome; e fu fondata in vece di
-un'altra città, che si chiamava Siponto, a due miglia di distanza; e,
-se il Principe viveva pochi anni ancora, sarebbe diventata una delle
-più cospicue città del mondo. È tutta murata in giro, come dicono, ed
-ha un porto sicurissimo; è alle radici del monte Gargano; la strada
-principale è già abitata; sono già poste le fondamenta delle case
-nelle altre strade, che sono larghissime, e aggiungono molto alla
-bellezza della città. Ma Re Carlo l'ha tanto in uggia, che non la vuol
-nemmeno sentir nominare, anzi vuole che si chiami Siponto nuova).
-Nella stessa battaglia restò prigioniero anche il Conte Giordano e
-Pietro Asino di Fiorenza, e molti altri rimasero morti sul campo. Il
-Principe Manfredi però ebbe alcune buone qualità, di cui ho parlato
-a sufficienza nel lavoro che feci intorno a Gregorio X. E ciò ridico
-perchè lo storiografo deve essere imparziale, sicchè d'una persona non
-dica soltanto il male, e ne tacia il bene. I Cortigiani principali di
-Manfredi furono: Il Conte Galvano Lancia, che era il primo della Corte,
-e più d'ogni altro influente; era Piemontese ed aveva attinenza di
-parentela col Marchese Lancia; il Conte Giordano e il Conte Bartolomeo
-ambedue Piemontesi; il Conte di Caserta di Puglia, che tradì Manfredi,
-di cui, credo, aveva in moglie una sorella; il Conte di Acerra della
-Puglia di Terra di Lavoro; Giovanni da Procida, potente e grande
-nella Corte di Manfredi, ed è in voce d'aver egli propinato il veleno
-a Re Corrado, ad istanza del fratello Manfredi; Manfredo Maletta,
-che vive tuttora, Conte Ciamberlano, potentissimo alla Corte di
-Manfredi, ricchissimo, e da Manfredi stesso prediletto. Questo Maletta
-avendo potuto sfuggire alla strage che si fece dell'esercito del suo
-Signore, si ricoverò a Venezia, e vi abitò finchè Pietro d'Aragona
-invase il Regno dalla parte di Messina contro Re Carlo, fratello del
-Re di Francia S. Lodovico di buona memoria. Ed ora il prenominato
-Ciamberlano è uno dei grandi e prediletti nella Corte di Pietro
-d'Aragona. Egli sa dove stanno nascosti molti tesori. È valentissimo
-e perfetto compositore di canti e canzonette, e per suonare strumenti
-musicali è stimato non aver pari al mondo. È regnicolo, cioè oriondo
-del Regno. E qui è da notare che Re Carlo fece uccidere molti, or
-l'uno or l'altro, che si spacciavano per Manfredi. Imperocchè non
-manca mai chi, a cagione di lucro, s'infinge per Manfredi; sia pur
-anche che si esponga al pericolo della morte. L'anno stesso poi 1266,
-Brescia, che era sotto la Signoria del Marchese Uberto Pallavicini,
-si ribellò al Marchese, ed i Bresciani che erano dentro la città, e
-quelli che ne erano fuorusciti, fecero tra loro pace e concordia, e
-si rappacificarono anche coi Milanesi e coi Bergamaschi, in Febbraio.
-L'anno stesso, i Modenesi fuorusciti occuparono il castello di Monte
-Valerio[4], per tradigione di Ugolino da Guiglia, un nobile del
-contado di Modena, che fattosi d'improvviso traditore e nemico, di
-amico e fedele che era dei Modenesi della città, cioè degli Aigoni,
-che parteggiavano per la Chiesa, e ribellatosi a quelli che in molte
-maniere l'onoravano, lo consegnò ai fuorusciti, cioè ai Gorzano e a
-quelli di parte loro; i quali occupando il detto castello molestavano
-in diversi modi la diocesi di Modena. Perciò, i predetti Modenesi
-della città, colla milizia dei Reggiani, e forte numero di popolani ed
-alcuni Parmigiani si posero a campo virilmente e potentemente attorno
-al castello; ed ivi durando tutto il mese, fu tanta la fame e la sete
-a cui furono ridotti quei del castello per la moltitudine degli uomini
-e degli animali, che non vi si poteva più vivere; e inoltre vi si era
-fatto un insoffribile fetore, sicchè dopo aver perduto per forza, ai
-3 di luglio, lo steccato, già ridotti agli estremi, avuto affidamento
-del rispetto alle persone, abbandonarono, ai 4 di Luglio stesso, il
-castello. Allora il prenominato traditore Ugolino di Guilia, mentre
-malato morto si trasportava via dal castello, fatto segno alle grida
-e all'ira del popolo, fu crudelmente ucciso in mezzo al campo; ed il
-castello fu completamente distrutto. L'anno stesso, ai 3 di Settembre,
-si rappacificarono tra loro la fazione di quei di Sesso che era fuori,
-e la fazione dei Roberti, che eran dentro. E a Reggio fu Podestà
-Bonacorso de' Bellincioni da Firenze, che fu tanto benefico ai poveri,
-quanto severo coi nobili. E i nobili ne lo cacciarono, perchè sosteneva
-i diritti del Comune, e faceva buona giustizia...... Lo stesso anno, i
-Guelfi Fiorentini ritornarono in Firenze, e ne espulsero i Ghibellini.
-Lo stesso anno, Re Carlo assediò Poggibonsi[5], e vi era stato dintorno
-a campo lungo tempo, quando l'ebbe per accordi; ed ivi morì sua moglie
-l'anno seguente. L'anno 1266, una grande moltitudine di Saraceni
-passando lo stretto venne in Ispagna, e si unirono a quelli che già
-vi erano, e, volendo riconquistare quella parte di Spagna che avevano
-perduta, fecero immensa strage di cristiani. Ma in fine, serratisi
-insieme i cristiani del paese, e aggiuntivisi molti crociati da
-diverse parti, riportarono, quantunque con gravi perdite, vittoria sui
-Saraceni.
-
-
-a. 1267
-
-L'anno del Signore 1267, indizione 10ª, Re Carlo in Toscana strinse
-di lungo assedio il castello di Poggibonsi, ove erasi chiuso un forte
-nucleo di nobili avversi alla Chiesa; finalmente venne con loro ad
-accordi e se ne andarono. Fu pure conchiusa pace e concordia tra i
-Cremonesi di dentro la città e i fuorusciti, per mediazione del Legato
-del Papa. E Uberto Pallavicino perdette la Signoria di Cremona e di
-altre città, nelle quali aveva signoreggiato, e se ne tornò a' suoi
-castelli di Ghisaleggio e Landasio nella diocesi di Piacenza. E il
-Pallavicino stesso restava meravigliato che un prete solo, e colle sole
-blandizie delle sue parole, l'avesse potuto espellere da' suoi dominii;
-e perciò era solito dire:
-
- Cum verbis blandis et factis saepe nefandis
- Amentem prudens fallere saepe solet.
-
- Con opra rea, ma con parole molli,
- L'accorto spesso sa gabbare i folli.
-
-E se lo meritò bene il Pallavicino di perdere la Signoria di Cremona,
-perchè temendo di perderla se i devoti che si flagellavano fossero
-andati a Cremona, fece piantare le forche lungo il Po....... Così
-lo stesso anno uscì di Cremona, con quei di parte sua, Bosio di
-Dovara e fu assediato nella Rocchetta[6]. Questi due iniqui Signori
-spadroneggiarono molti anni in Cremona. Questo stesso anno, verso
-la festa del beato Francesco, Corradino figlio di Corrado, che era
-figlio di Federico Imperatore deposto, venne dall'Alemagna per andare
-in Puglia a ricuperare contro Re Carlo la Terra degli avi suoi; e
-molti Toscani e Lombardi si associarono a lui, e per via non incontrò
-alcun ostacolo sino al giorno della battaglia. Perciò l'esercito dei
-Cremonesi di dentro la città, per timore di Corradino e dei Veronesi,
-sciolse l'assedio della Rocchetta. Questo Corradino era giovine di
-lettere, e parlava benissimo latino: e lo stesso anno, in ottobre,
-andò a Verona con numerosissima milizia tedesca. Così l'anno stesso, in
-Luglio, di notte, furtivamente, Giacomino da Palù ascese ed entrò sul
-sasso di Bismantova, ove fu ucciso Turco da Bismantova. Dai Reggiani
-e Parmigiani fu pure quell'anno, in Agosto, cinta d'assedio Crovara,
-ed i Reggiani vi avevano tre trabucchi, i Parmigiani uno. E Crovara[7]
-si arrese a patti, e Bismantova pure fece la sua dedizione, e diede
-ostaggi al Comune di Reggio, per sigurtà che non gli avrebbero per lo
-innanzi recata offesa. Così pure in Dicembre, ai nove, fu riconquistato
-il castello di Reggiolo, occupato dai Cremonesi, che l'avevano avuto da
-quei di Sesso, che lo possedevano per ragion di conquista; e fu dalle
-mani dei Cremonesi riscattato a prezzo di tremila lire reggiane, oltre
-le spese per ambasciate, militi e fanti, che andarono a servizio dei
-Cremonesi.
-
-
-a. 1268
-
-L'anno 1268, indizione 11ª, i Parmigiani cinsero di assedio Borgo S.
-Donnino coll'aiuto de' Modenesi, Cremonesi, Piacentini e Reggiani; e se
-ne ritirarono dopo esservi stati lungo tempo attorno, e aver distrutto
-nel contado alberi, biade, vigne e case. E allora i Parmigiani si
-rappaciarono con que' loro concittadini che soggiornavano in Borgo S.
-Donnino. Quell'anno infermò Papa Clemente IV, il giorno di S. Cecilia,
-e otto giorni dopo, cioè la vigilia di S. Andrea, morì. L'anno stesso,
-Corradino passò presso la Rocchetta e vicino a Brescia; poi tornò alla
-Rocchetta di Bosio, passò l'Adda e pel Ticino si recò a Pavia, ove si
-fermò molti giorni; poscia si portò a Pisa, traversando le Terre del
-Marchese del Carretto, e per mare. Il suo esercito arrivò più tardo
-a Pisa passando per il territorio dei Fieschi. E lo stesso anno si
-accostò a Roma marciando attraverso la Toscana, a malgrado dei Guelfi
-del paese, e raccolse uomini su quel di Lucca. Così nello stesso
-millesimo, la vigilia del beato Bartolomeo, s'azzuffò l'esercito di
-Corradino coll'esercito di Re Carlo, il quale ne trionfò; e dalla parte
-di Corradino molti cadendo furon morti. Vi fu grande strage, e molti
-si diedero a fuga, e molti altri Baroni e cavalieri rimasero prigioni.
-Lo stesso Corradino col Duca d'Austria e moltissimi altri fu fatto
-prigioniero e condotto nelle carceri di Palestrina. Ed Enrico fratello
-del Re di Castiglia, che era allora Senatore di Roma, fu parimente
-preso in questa battaglia con Galvagno Lanza. Il quale, insieme a
-molti altri Pugliesi traditori, fu ucciso con due suoi figli presso
-Roma. E l'anno stesso Modenesi e Reggiani presero Brandola[8].... E,
-il dì di S. Luca Evangelista, la moglie di Re Carlo venne a Reggio
-con numerosissimo seguito di fanti, di cavalieri e balestrieri. E,
-non un mese dopo, arrivò a Reggio il Conte di Fiandra in compagnia di
-sua moglie, che era figlia di Re Carlo, con una moltitudine di gente,
-che tutti andavano in Puglia dopo la sconfitta di Corradino e de'
-suoi, nella quale battaglia rimase prigioniero Corrado di Antiochia,
-nipote dell'Imperatore, che era evaso dalla prigione del Re per opera
-di Giacomo di Napoleone e compagni, che erano nell'accampamento dei
-Saraceni. E quella sconfitta avvenne nei campi Palentini, presso
-il fiume[9] della Marca, vicino ad Albi[10]. E lo stesso anno, dopo
-tre mesi, fece a Corradino medesimo, al duca d'Austria nel regno di
-Puglia, e al Conte Gerardo da Pisa..... fece loro presso Napoli mozzar
-la testa. Morì anche quell'anno, ai 28 Novembre, Papa Clemente IV,
-nativo della Provenza. Questo Papa Clemente, che ebbe moglie e figli,
-prima fu avvocato di grande rinomanza e consigliere del Re di Francia:
-dipoi, morta la moglie, per merito di vita buona e di rara scienza, fu
-fatto Vescovo di Puy[11], poscia Arcivescovo di Narbonne; in seguito,
-Vescovo e Cardinale della Sabina; finalmente, mandato da Papa Urbano
-IV in Inghilterra, come Legato per la riformazione della pace, fu, in
-sua assenza, dai Cardinali eletto Papa, a Perugia, e si diede tanto
-alle veglie, ai digiuni, alle preghiere e ad altre buone opere, che si
-crede che Iddio pe' meriti di lui abbia liberato la Chiesa dai gravi
-disordini, che a quei tempi l'affliggevano. Egli, quando Corradino
-nipote dell'Imperatore Federico, s'accingeva a battere Re Carlo, a
-cui il Papa aveva dato il Regno di Sicilia, mentre molti disperavano
-delle sorti di Carlo, sia perchè l'esercito di Corradino era grosso,
-sia perchè la Sicilia s'era ribellata a Carlo stesso, predisse in un
-pubblico sermone...... che Corradino come fumo si dissiperebbe, e Carlo
-entrerebbe in Puglia siccome inconscia vittima. E l'evento gli fece
-ragione; poichè Corradino, dopo presa la fuga, fu fatto prigioniero,
-e n'ebbe tronco il capo; e il suo nome, in pochi giorni, svanì come
-fumo. Questo Papa canonizzò anche a Viterbo, nella chiesa dei frati
-Predicatori, una Edwige duchessa di Polonia, vedova di ammirabile
-santità, la quale, tra gli altri suoi miracoli, essendosi differita
-di molti anni la sua canonizzazione......... La qual cosa saputasi
-da un ebreo, si fece subito battezzare con tutta la sua famiglia. Lo
-stesso anno, ai 5 di Dicembre, Manfredo dei Roberti, eletto Vescovo
-di Verona chiuse i suoi giorni; e, nello stesso mese, morì Pietro da
-Vico, Prefetto di Roma. E lo stesso anno 1268, il Soldano di Babilonia,
-devastata l'Armenia, occupò Antiochia, una delle più cospicue città del
-mondo, e, presi ed uccisi uomini e donne, la ridusse una solitudine,
-e....... per la maggior parte li uccise; e questo avvenne ai 16 di
-Maggio, vigilia dell'Ascensione. Così pure nel millesimo sussegnato,
-cioè 1268, Corradino, nipote del fu Imperatore Federico, sprezzando
-la scomunica del Papa, levando le armi contro Carlo, fatto dalla
-Chiesa Re di Sicilia, aggiunti ai Tedeschi, che aveva, molti Lombardi
-e Toscani, arrivò a Roma, dove, accolto solennemente, alla imperiale,
-si associò il Senatore di Roma Enrico, fratello del Re di Castiglia
-e molti Romani, e s'avviò contro Carlo in Puglia; ma dopo un'aspra
-battaglia campale, Corradino, co' suoi che voltavan le spalle, fu fatto
-prigioniero, e da Carlo con due nobili decapitato.
-
-
-a. 1269
-
-L'anno 1269, indizione 12ª, a mezzo Aprile, cadde una abbondantissima
-neve, che durò, in pianura, due giorni e due notti: e cominciò a
-nevicare a mezzanotte tra Sabato e Domenica, nè cessò che sino a
-verso sera. La notte successiva si ebbe forte brina, l'altra ancora,
-brina fortissima, che distrusse tutte le vigne. E in quell'anno fu dai
-Reggiani distrutto il castello di Pizegolo[12], come anche Toano[13]
-fu distrutto e raso al suolo. Questo fu un anno di venti furiosissimi;
-e, nel mese di Luglio i Cremonesi andarono a campeggiare attorno alla
-Rocchetta di Bosio da Dovaria, che venne a soggezione del Comune di
-Cremona; e, a norma de' patti sanciti tra le parti belligeranti, la
-Rocchetta fu smantellata. Così pure Lucera de' Saraceni in Puglia
-si arrese a Re Carlo. E nello stesso anno, in Settembre, duecento
-fanti montanari con cavalleria e fanteria della diocesi di Modena,
-si recarono, per l'interesse del Comune, nel Frignano contro Guidino
-Montecucoli, fratello di Bonacorso, per riedificare un castello in
-servizio dei Serafinelli della stessa Terra del Frignano[14]; e ne
-restaron morti e prigionieri di fanti e di cavalieri. E allora accorse
-il Conte Maginardo con numeroso corpo di militi di Bologna e della
-diocesi in aiuto del suddetto Guidino; e si combattè una accanita
-battaglia, e furono presi, impiccati e morti quasi tutti quelli della
-diocesi di Reggio, e vi morì con un suo segretario, Guido di Mandra,
-che era, pel Comune, Capitano di quelli della diocesi di Reggio. Lo
-stesso anno, la rocca di Bardi[15], nel mese di Novembre, si arrese al
-Comune di Piacenza; e i Parmigiani distrussero sino alle fondamenta
-la muraglia di cinta di Borgo S. Donnino, spianarono le fossa del
-castello, e mandarono comandando ai Borghigiani di abbandonare il
-castello, e fabbricando case, si facessero un borgo lungo la strada
-verso Parma. Quell'anno stesso il Marchese Uberto Pallavicini, guercio,
-vecchio e invecchiato nel mal fare, morì in montagna nell'amarezza
-dell'anima e nel dolore, senza confessione e senza penitenza, e senza
-dare alcuna soddisfazione alla Chiesa. E i frati Minori furono là,
-volendo tentare di convertirlo a Dio, almeno in punto di morte......
-A cui disse frate Gerardino di S. Giovanni in Persiceto, lettore di
-teologia nel convento dei frati Minori di Parma: Il Savio ne' Proverbii
-6º dice: _Corri, affrettati, risveglia il tuo amico_: Ed io adempiei
-a questo precetto della Scrittura, o Signore, recandomi da voi per la
-salute dell'anima vostra, ch'io voglio conquistare al cielo........
-E il Pallavicino, rispose: Non ho rimorso in coscienza di tener nulla
-che sia d'altri. A cui frate Gerardino replicò; _Chi nasconde le sue
-colpe non sarà indirizzato; chi se ne confesserà e le abbandonerà,
-riceverà misericordia_. Ma frate Gerardino riconoscendo che s'affannava
-invano, disse: _Ho fatto quel che toccava a me_ ecc. e l'abbandonò alla
-pertinacia di lui....... Penso che frate Gerardino fosse mandato al
-Pallavicino o dai Parmigiani, o da qualche Legato per richiamarlo alla
-legge della Chiesa. Perocchè quando Papa Clemente passò da Piacenza,
-come privato, per andar a ricevere l'investitura del papato, disse
-ad alcune persone: A nome mio, dopo ch'io sia partito di quì, dite
-a quel Signore che tiene la Signoria di Cremona, che se vuol essere
-amico di Dio e della Chiesa e lasciar vivere la gente in pace, io
-porrò opera acciocchè il Papa gli faccia buona e festosa accoglienza,
-e gli usi misericordia........ I Parmigiani però del Pallavicino
-se ne sono vendicati ancor vivo, smantellandogli le castella, e
-devastando le Terre che aveva occupato....... Signoreggiò vent'anni
-in Cremona; che se altrettanti avesse servito a Dio, n'avrebbe avuto
-in mercede il regno eterno. Iddio gli perdoni i molti danni, che ha
-fatto ai Parmigiani, ai Cremonesi, ai Piacentini e a molte altre
-città Lombarde; ma neppur esso se la passò impunemente...........
-Nello stesso anno, si tenne un Capitolo generale in Assisi, essendo
-tutt'ora Ministro Generale frate Bonaventura; nè vi era Papa, perchè
-i Cardinali non avevano ancora potuto accordarsi. In questo tempo i
-Bolognesi si recarono a Primaro, e vi eressero un castello contro i
-Veneziani. (Primaro è una località su quel di Ravenna, dove il Po che
-rade Argenta, entra in mare). E corsero i Veneziani contro i Bolognesi
-con grosso esercito, con navi, baliste, màngani e trabucchi e con ogni
-maniera d'argomenti da guerra; e fecero alto alla sponda opposta del
-Po, e tentarono un vigoroso attacco al castello de' Bolognesi, e vi
-fu grosso combattimento. I Veneziani battevano la torre de' Bolognesi
-con màngani e trabucchi; ma i Bolognesi difesero virilmente il loro
-castello, sicchè i Veneti abbandonarono l'impresa. Ed i Bolognesi
-stettero quivi a oste, credo, due o tre anni, e ne morirono trecento,
-o cinquecento, per la malaria del mare, e per la moltitudine delle
-zanzare, delle pulci, delle mosche e dei tafani. E frate Pellegrino
-del Polesine Bolognese, dell'Ordine de' frati Minori, andò e compose
-in accordo Veneti e Bolognesi. I Bolognesi distrussero il castello che
-avevano fatto, e quindi partirono, donando molto legname del castello
-sfatto ai frati Minori di Ravenna. E siccome io abitava allora a
-Ravenna, mi pare che la distruzione di quel castello da parte dei
-Bolognesi, e la loro partenza da Primaro accadessero quando Corradino
-fu sbaragliato da Carlo, cioè nel 1268. (Ed innumerevoli stormi di
-quegli uccelli, che nelle vigne devastano le uve, e che dal volgo si
-chiamano tordi, passarono nell'autunno di quell'anno, sicchè ogni sera
-dopo cena sino al crepuscolo della notte, e per molti giorni, appena
-si poteva liberamente vedere il cielo. Ed erano talora due, tre strati
-l'uno sopra l'altro, e coprivano l'estensione di tre o quattro miglia.
-E, poco dopo, altri stormi d'uccelli dello stesso genere sopravvenivano
-volando, stormeggiando, e gracidando in suono che parea di lamento. E
-questo ripetevasi per molti giorni, verso sera, discendendo dai monti
-alle valli, e tutto il cielo ingombravano. Ed io con altri frati ogni
-sera usciva a vedere, a osservare, a empirmi di meraviglia, e volendo
-stare all'aperto, all'aperto non si era, perchè quegli uccelli velavano
-tutto il cielo. E dico cosa vera, da me veduta; nè l'avrei creduta a
-chi me l'avesse contata). La cagione poi, per cui i Bolognesi andarono
-a Primaro e fabbricarono ivi un castello è questa. I Veneziani sono
-uomini avari, tenaci e superstiziosi, e vorrebbero assoggettare a sè
-tutto il mondo, se fosse possibile; e trattano ruvidamente i mercanti
-che vanno ai loro mercati, e vendono caro, e fan pagare molti pedaggi
-in più luoghi del loro territorio, per una stessa persona e per un
-sol viaggio. E se qualche mercante porta colà le sue merci a vendere,
-non può riportarnele, anzi è costretto a vendere, voglia non voglia;
-e se una nave carica, che non sia delle loro, per qualche avaria si
-ricoveri nei loro porti, non può uscirne, se prima non ha venduto le
-merci a loro; e dicono che fu per volere di Dio che quella nave riparò
-in un loro porto; al che nulla si può contraddire. Nel tempo in cui
-Roglerio di Bagnacavallo dominava a Ravenna, sopravvennero i Veneziani,
-e costruirono un castello allo sbocco delle valli, e sulla riva del
-Po pel naviglio che va da Ravenna al Po dalla parte di S. Alberto,
-e promisero ai Ravennati, che i Veneti avrebbero tenuto il castello
-per cinquant'anni e che annualmente, per tale concessione, avrebbero
-pagato alla cittadinanza di Ravenna, cioè al Comune, cinquecento lire
-della moneta Ravennate; e pagavano puntualmente, come io ho veduto.
-Ma i Veneziani in questo affare vi ebbero cinque furberie, o malizie.
-La prima fu che mentre questa concessione doveva durare, come s'è
-detto, cinquanta anni e non più, ora si maneggiano a perpetuarla;
-nè solamente lo dicono, ma lo mostrano a fatti; perchè mentre prima
-avevano edificato il castello di legname, ora lo fanno di muraglia.
-La seconda è che da questa stazione intercettano la via alle navi
-Lombarde, che non possono trar nulla nè dalle Romagne, nè dalla Marca
-d'Ancona; da' quali paesi potrebbero esportare frumento, vino, olio,
-pesce, carne, sale, fichi, uova, formaggi, frutta, ed ogni sorta di
-vettovaglie, se i Veneziani non l'impedissero. Terza, perchè girano
-per ogni verso facendo incetta in queste due provincie d'ogni sorta
-di vettovaglie, e, perchè prima di loro non ne facciano raccolta,
-prevengono i Bolognesi, ai quali per la molta popolazione e per la
-fame degli abitanti delle città e delle campagne, urge necessità
-di avere abbondanza di tali provvigioni. Per la qual cosa, nessuna
-meraviglia se i Bolognesi si sono levati ad alzare un castello contro
-i Veneziani, a cagione dei quali dovrebbero accendersi di sdegno ed
-insorgere anche tutti i Lombardi, e condurre un esercito e far guerra
-ai Veneziani per i danni che loro apportano. Quarta, perchè nel porto
-di Santa Maria di Ravenna hanno sempre all'àncora una galea armata,
-affinchè di lì nessuno possa uscire con vittovaglie, chiudendo ogni
-sbocco ai Ravennati, ai Bolognesi, ai Lombardi. Il che non era punto
-nei patti della concessione. Quinto, perchè tengono sempre in Ravenna,
-a spese del Comune, un console, che chiamano Vicedomino, coll'ufficio
-di sorvegliare con sollecitudine, con somma diligenza e oculatezza,
-che i Ravennati non tramino alcun che in danno dei Veneziani, nè
-ordiscano nulla contro l'attuale stato di cose; il che pure non era
-fra' patti. E i Veneziani denominarono quel castello Marcamò, volendo
-dire il mare chiamò, stante che dal castello si ode il suono delle
-onde quando il mare è agitato, e si sollevano i cavalloni. Domandai
-al Conte Roglerio di Bagnacavallo se l'avesse fatto fare egli quel
-castello; e mi rispose: Fratello, io non l'ho fatto fare, se non nel
-senso che l'ho lasciato costruire, essendochè quando si fece, io aveva
-tanta autorità in Ravenna da poter impedire che si facesse. Ma per tre
-motivi lasciai fare: 1º perchè io aveva per moglie una veneziana; 2º
-perchè in quel tempo i miei nemici erano fuori di Ravenna; 3º perchè me
-ne veniva vantaggio, pagando i Veneziani ai Ravennati cinquecento lire
-annue. D'altronde noi non ne risentiamo danno di sorta, perchè Ravenna
-ha tanta abbondanza di vettovaglie, che sarebbe stoltezza volerne
-di più. Di fatto una larga scodella piena colma di sale a Ravenna
-costa un piccolo denaro; all'osteria si pagano altrettanto dodici
-ova cotte e condite; quando è la stagione delle anitre selvatiche, se
-voglio, posso comprarne una grassissima per quattro piccoli denari; e
-talvolta ho visto che, se taluno s'incaricava di pelarne dieci, gliene
-davano cinque di mercede. La stessa soperchiarìa usano i Mantovani a
-Governolo[16]. (Una volta era della Contessa Matilde, come era anche
-la città di Mantova): perchè quivi non si accetta pedaggio dalle navi,
-che passano pel Po, ma le costringono a navigare per dieci miglia sino
-a Mantova. E dopo che ivi hanno fatto vedere le merci, scaricandole
-e ricaricandole e pagando il pedaggio, li fanno (sic) ritornare al Po
-per lo stesso canale naviglio, sendochè altra via non avrebbero aperta,
-se non ritornando a Governolo. Per la qual cosa sdegnati i Cremonesi
-fecero quella Tagliata, di cui più sopra a suo luogo abbiamo parlato,
-discorrendo cioè dell'anno in cui fu fatta, la quale molto giovò
-ai Mantovani, e danneggiò i Reggiani, avendo loro distrutto campi,
-vigne e ville. Questa Tagliata sino a Primaro[17] impaludò larga zona
-di terreni, distrusse e sommerse molte ville, e dove prima si aveva
-abbondanza di frumento e di vino, ora si ha copia di pesci di diverse
-specie.
-
-
-a. 1270
-
-L'anno 1270, indizione 13.ª, nel mese d'Aprile, Domenica delle olive,
-arrivò a Reggio l'Imperatore di Costantinopoli che era in viaggio per
-oltremare; e, il giorno stesso, nel convento dei frati Minori, creò
-cavaliere Giacomino di Roteglia[18], che poi pel 1.º di Maggio bandì
-una gran corte, per trovarsi alla quale tutti i cavalieri e quasi tutti
-i giovani gentiluomini di Reggio vestirono a nuovo, e poi fecero doni
-dei loro vestiarii. Lo stesso anno, ai 27 di Giugno, Giovedì, mancò ai
-vivi Bonifazio da Foiano, Arciprete della Chiesa maggiore di Reggio,
-uomo di lettere e fratello germano di Guglielmo Vescovo di Reggio,
-ed era stato anche Arciprete di Campigliola. Morì a S. Salvatore ove
-dimorava, e fu sepolto nella Chiesa maggiore. L'anno stesso, in Agosto,
-furono smantellati i fortilizi, le castella e le case degli aderenti
-al partito di quei di Sesso della diocesi di Reggio, e, nel mese di
-Settembre, furono mandati a confino essi e ventiquattro loro amici,
-appartenenti anch'eglino alla diocesi di Reggio, con ingiunzione di
-stare al di là di Bologna, di Tortona e di Verona. Così, in Settembre
-fu anche morto Arverio, fratello di Bonacorso da Palù, con due figli
-ed altre persone, da Giacomino da Palù; il quale Giacomino da Palù, a
-più riprese, fece strage di molti del suo casato; cioè uccise il padre
-di suo genero, Alberto Caro, ed il genero, che aveva nome Zanone, e
-il figlio della propria figlia, bambino ancor lattante, battendolo
-contro terra, e Arverio, che era suo fratello consanguineo, e un altro
-ancora del suo casato. Così, nel millesimo sussegnato 1270, non vi era
-nè Papa, nè Imperatore; e il Re di Francia Lodovico il cristianissimo,
-non rattenuto dal pensiero delle fatiche e delle spese, che altra volta
-aveva fatto oltre mare, di nuovo imprese il viaggio con due figli, il
-Re di Navarra, e moltissimi Baroni e Prelati della Chiesa per liberare
-Terra Santa. Ma per redimere più agevolmente Terra Santa deliberarono
-di assoggettare prima alla potestà dei cristiani il Regno di Tunisi,
-che, trovandosi a mezza via, impediva di non poco il viaggio a quelli
-che passavano per andar oltre mare. Ma dopo che con un pronto e forte
-colpo di mano ebbero occupato il porto e Cartagine, che è presso
-Tunisi, nell'esercito de' Cristiani cominciò a infuriare la malattia,
-che quell'anno infieriva lungo le coste di quel mare; e mietè, prima,
-la vita d'un figlio del Re, poi quella del Legato del Papa, Cardinale
-Albanese, in seguito quella del Re stesso cristianissimo, Lodovico,
-e di molti Conti e Baroni e semplici soldati. Come poi abbia chiusi
-i suoi giorni il Re prenominato.... Nella sua malattia non cessando
-mai di lodare Iddio, talvolta alle lodi intercalava questa preghiera:
-_Fammi, o Signore, tener in non cale la prospera sorte del mondo, e
-non paventare l'avversa_. Pregava anche per il popolo che aveva tratto
-seco, dicendo: _Santifica e custodisci, o Signore; il tuo popolo_. E
-in sul punto di esalare l'ultimo respiro, alzò gli occhi al cielo e
-disse: _Entrerò in casa tua, adorerò nel santo tempio tuo, e confesserò
-il tuo nome, o Signore_. Pronunziate queste parole, s'addormentò nel
-Signore. E in mezzo al turbamento d'animo dell'esercito dei cristiani,
-e alla festa che ne facevano i Saraceni, ecco che con numerose squadre
-di milizia arrivò Carlo Re di Sicilia, a sollecitare il quale, vivo
-ancora il Re di Francia, era venuto suo fratello; il cui arrivo molta
-esultanza suscitò negli animi dei cristiani, e molta trepidazione nei
-Saraceni. E quantunque, a quanto appariva, fossero di numero superiori
-ai cristiani, pure mancava loro l'ardimento di provocarli a generale
-battaglia; ma con loro arti recavano ai cristiani molte molestie;
-delle quali questa fu una. Quella regione è molto sabbiosa, e, in
-tempo di siccità, sommamente polverosa; laonde i Saraceni appostarono
-molte migliaia d'uomini sopra un monte vicino ai cristiani, e quando
-soffiava il vento nella direzione dei cristiani, smovevano la sabbia,
-e se ne sollevavano nubi e nembi d'un polverìo, che era molestissimo
-ai cristiani. Ma finalmente, per pioggia caduta, cessò la polvere, e
-i cristiani, appostate le macchine e tutti gli argomenti guerreschi,
-s'apparecchiavano ad oppugnare Tunisi da mare e da terra; il che
-incutendo timore ai Saraceni, vennero a patti coi cristiani. Tra i
-quali patti è fama che i principali fossero i seguenti: che tutti i
-cristiani prigionieri in quel Regno si lasciassero in libertà; che
-nei monasteri fabbricati nelle città di quel Regno ad onore del nome
-di Cristo, si potesse liberamente predicare il Vangelo dai frati
-Minori e Predicatori, od altri che fossero; che liberamente si potesse
-battezzare chi il desiderasse; che, pagate le spese della crociata al
-Re, la Tunisia fosse tributaria al Re di Sicilia. E molti altri patti
-furono convenuti, che quì sarebbe troppo lungo annoverare. E mentre per
-l'arrivo di Odoardo Re d'Inghilterra, in compagnia di una moltitudine
-di Frisoni ed altri pellegrini, era cresciuto di tanto il numero dei
-combattenti cristiani, che si giudicava arrivassero a 200000, e si
-sperava che bastassero non solo a redimere Terra Santa, ma anche a
-soggiogare tutti i Saraceni, sì numeroso esercito, per le peccata de'
-cristiani, si disperse senza aver apportato alcun notevole vantaggio.
-Perocchè il Legato, che avrebbe dovuto dirigerli, fu rapito da morte;
-Terra Santa, a cui doveano avviarsi, mancava del governatore dei
-pellegrini; il Patriarca, che fu delegato per Terra Santa, era morto;
-la Sede Apostolica che a tutti doveva sopravvedere e provvedere, era
-vacante; e il Re di Navarra, che era partito malato dall'Africa, giunto
-in Sicilia, soccombette alla sua malattia.
-
-
-a. 1271
-
-L'anno del Signore 1271, indizione 14.ª, l'ultimo di Marzo, arrivò di
-passaggio a Reggio, Filippo Re di Francia con suo fratello e col suo
-esercito, ed ebbe ospitalità nel palazzo di Guglielmo da Fogliano,
-che allora era Vescovo di Reggio. Il qual Re andava in Francia colla
-salma di suo padre Lodovico Re di Francia, che trasportava dall'Africa,
-dove era morto a Cartagine presso Tunisi. E lo trasportava in un'urna
-chiusovi con aromi; ed in un'altra urna portava la salma di Tristano
-suo fratello e figlio del Re predetto, che era morto parimente a
-Cartagine con molti altri Baroni, che s'eran mossi per redimere oltre
-mare la Terra Santa. E dopo otto giorni passò pure da Reggio il Conte
-di Fiandra colla sua gente e la sua milizia. In quell'anno fu enorme
-carestia di biade; tanto che in Maggio e Giugno lo staio di fava si
-vendeva sei soldi imperiali; lo staio di melica, tre, quattro soldi
-imperiali; lo staio di spelta costava due soldi e mezzo imperiali
-sul pubblico mercato, e in contratti privati dieci soldi reggiani;
-lo staio del frumento si pagava venti soldi imperiali in pubblico;
-ed in privato, otto soldi imperiali. E lo stesso anno i Cremonesi
-andarono a oste contro il castello di Malgrate[19], e vi stettero fino
-a tanto che lo ebbero a patti, e lo diroccarono e rasero al suolo. Lo
-stesso anno fu anche devastato il territorio di Crema sino alle fossa
-della città, in Giugno, dai Milanesi. Ed era allora Podestà di Milano
-Roberto da Tripoli, cittadino Reggiano, dei Roberti. In quell'anno fu
-costituita in Bologna una compagnia, che si chiamava della giustizia;
-ed era numerosa assai e composta dei migliori popolani di quella
-città; e mandò ottocento dei suoi armati ai confini del territorio
-Bolognese per la sicurezza della città. Nello stesso anno, Deto dei
-Cancellieri di Pistoia fu sei mesi Podestà di Reggio, da San Pietro
-al 1º. di Gennaio; e il detto Podestà andò ad assediare il castello
-di Corvara, ai 22 di Luglio, con fanteria e cavalleria del quartiere
-di Castello e di S. Nazzaro. Vi concorse anche un quartiere della
-città di Parma. E il Comune di Reggio mandò tre trabucchi, e tre quei
-di Parma. Il Comune di Mantova, in aiuto del Comune di Reggio, pel
-detto assedio, inviò venticinque balestrieri; quel di Castiglione di
-Toscana anch'esso mandò a servigio del Comune di Reggio un manipolo
-di balestrieri. E vi stettero a oste i detti quartieri di Castello e
-di S. Nazzaro diciasette giorni; poi vi andarono i fanti ed i cavalli
-del quartiere di S. Pietro e di S. Lorenzo per ventitrè giorni. Poscia
-vi ritornarono quelli del quartiere di Castello e di S. Nazzaro per
-undici giorni; ed ebbero, per capitolazione, tanto il castello che la
-Terra di Corvara; e il castello lo atterrarono, la Terra la devastarono
-a volontà del Comune di Reggio; e quelli che erano dentro il castello
-ebbero affidamento per le persone e le robe loro; e stettero ai bandi e
-alle condanne del Comune di Reggio, che s'impossessò del castello ai 19
-Settembre, giorno di Sabato. E Giacomino da Palù, per la restituzione
-di quella Terra, toccò quattrocento lire imperiali. Nell'Agosto di
-quell'anno i Bolognesi corsero a oste sulla diocesi di Modena, e
-cinsero di assedio Savignano[20] e Montombraro[21]; stantechè fra i
-Comuni di Bologna e di Modena vi era una convenzione, per la quale
-i Modenesi non potevano avere alcun castello alla destra del Panaro,
-e perciò i Bolognesi distrussero que' due castelli.... E, per questi
-sei mesi, si pagò lo staio del frumento otto soldi imperiali e più; lo
-staio di spelta, otto _grossi_; una libbra grossa di carne di maiale,
-14, 15, 16, 17, 18 imperiali; una libbra grossa d'olio d'ulivo, due
-soldi imperiali; quattordici fichi secchi, un _reggiano_; dodici o
-tredici mandorle, un _reggiano_; uno staio di farro, 12 o 13 _grossi_.
-Ed ogni altra sorta di vettovaglie fu quell'anno scarsissima. Ed in
-quest'anno, allorchè si trasportava in Francia la salma di S. Lodovico
-Re di Francia, per intercessione di lui, che è come dire per amore
-di lui, operò Iddio molti miracoli.... Nella città di Reggio, quando
-eravi di passaggio il corpo di S. Lodovico, Giacomo degli Alucii alzò
-preghiere a Dio, acciocchè per amore del Santo lo esaudisse; e il
-Signore rese miracoloso il suo Santo, il quale sanò per miracolo una
-gamba a Giacomo degli Alucii. A Parma, che è la mia città, quella cioè
-di cui sono nativo, guarì una fanciulla di un cancro, che aveva in un
-braccio. E, nel 1274, maestro Rolando Taverna Parmigiano, Vescovo di
-Spoleto, cui Papa Martino IV mandò in Francia a raccogliere e scrivere
-i miracoli di S. Lodovico Re di Francia, perchè lo voleva canonizzare
-e inscrivere nell'Albo dei Santi, reduce dalla Francia, dove era
-andato per la preaccennata commissione, disse a me in Reggio, dove io
-allora abitava, che aveva raccolti e notati settantaquattro miracoli,
-diligentemente provati con testimonianze attendibili ed autorevoli.
-
-
-a. 1272
-
-L'anno 1272, indizione 15ª, fu creato Papa Gregorio X, che prima si
-chiamava Tedaldo Visconti di Piacenza. E per discordia de' Cardinali
-la cristianità era stata senza Papa tre anni, nove mesi e ventun
-giorni. E lo stesso anno, ai 14 di Marzo, lunedì, morì Enzo figlio
-del fu Federico Imperatore, che era nelle carceri di Bologna; ed ebbe
-sepoltura nel convento de' frati Predicatori; e il Comune di Bologna
-lo fece imbalsamare, e tutta la città gli rese solenni onori funebri
-alla sepoltura. Considera ora le opere di Dio. Questo Re Enzo fu
-figlio illeggittimo dell'Imperatore Federico; eppure ebbe tanti onori
-in morte sulla sua tomba. Chè per lui fu un onore morire ed esser
-sepolto in Bologna; essere dai Bolognesi stato fatto imbalsamare;
-essere ricevuto nel convento loro dai frati Predicatori, ed ivi essere
-messo a dormire l'eterno sonno con S. Domenico. Mentre Corrado, figlio
-legittimo dello stesso Imperatore, mancò di questi onori non solo, ma
-quando si trasportava a Palermo, ove sono le tombe dei Redi Sicilia,
-dai Messinesi ne furono gettate le ossa nel mar di Messina, e buttato
-pasto ai pesci....... perchè aveva fatto danno e sfregio ai Messinesi,
-come aveva fatto il padre di lui.... Nel medesimo anno, nel suddetto
-mese di Marzo, morì il Cardinale Ottaviano; e i frati Minori di Reggio
-comprarono alcune case presso al loro convento, e il Comune incaricò
-periti stimatori, che calcolassero il valore di prezzo di quelle case
-da comprarsi in buona fede, e il Consiglio tutto concordò. E così
-ampliarono il loro convento e aprirono una strada nuova che s'allineava
-direttamente colla casa di Arduino de' Tacoli, che va alla chiesa di
-S. Giacomo, dove abitano i frati dell'Ordine di Pietro peccatore di
-S. Maria in Porto di Ravenna; del qual Ordine è Santa Fenicola di
-Parma. E nello stesso anno, in Aprile, i Bolognesi co' loro amici
-s'accordarono e tennero un Consiglio generale, ed un Consiglio de'
-popolani, ed arringarono e statuirono di voler andare a oste col loro
-carroccio sulla diocesi di Modena, per torre al Comune e alla città
-di Modena tutta quella parte di diocesi che avevano alla destra del
-Panaro. Ed i Bolognesi fecero incidere a lettere su d'una pietra, che
-il Comune di Bologna era deliberato di andare a quella impresa. E la
-pietra fu murata nel palazzo del Comune di Bologna, sicchè il Podestà e
-il Capitano del popolo di Bologna, quando erano in palazzo, la avevano
-sott'occhi ogni giorno. E i Bolognesi quotidianamente premevano il
-detto Podestà e Capitano ad armare a tal fine l'esercito, avendo il
-Comune deliberato in proposito, e avendo il Podestà e il Capitano
-giurato di eseguire la deliberazione. Inoltre i Bolognesi inviarono ai
-Parmigiani alcuni loro ambasciatori, i quali nel palazzo del Comune di
-Parma perorarono domandando e pregando da parte dei loro concittadini,
-che ai Parmigiani piacesse di non immischiarsi nelle vertenze del
-territorio Modenese posto tra la Secchia e Bologna; come essi non
-s'intrometterebbero in quanto accadesse tra la Secchia e Parma; che era
-quanto dire: Prendetevi la signoria della città e diocesi di Reggio
-sino alla Secchia, che noi faremo altrettanto della città e diocesi
-di Modena sino alla Secchia stessa. E fu risposto che non era uso
-de' Parmigiani far danno ai loro vicini quando non avevano colpa. E
-li rimandarono inesauditi, nè vollero prestare il loro assenso alle
-proposte de' Bolognesi, e mantennero sino ad oggi pace e amicizia co'
-loro vicini Reggiani e Modenesi. Nè la città e Comune di Modena volle
-cedere ai Bolognesi quella parte di diocesi e territorio, che era sulla
-destra del Panaro, anzi cercarono di aiuto i loro amici per difendersi
-contro i Bolognesi. E in aiuto dei Modenesi accorsero da Cremona
-cento cavalieri con tre cavalli ciascuno, da Parma due mila uomini
-di fanteria e mille di cavalleria. Accorse pure il Marchese d'Este da
-Ferrara, e dalla città di Reggio molta cavalleria, oltre i maggiorenti
-e più potenti e più nobili della città, non a spese del Comune, ma per
-conto ed onore proprio. E i Bolognesi trassero fuori e condussero nella
-piazza del Comune di Bologna il loro carroccio; ma quando giunse il
-momento pe' Bolognesi di formare il loro esercito, la fazione di quelli
-dei Geremei di Bologna non volle prendere l'armi contro i Modenesi,
-e stavano anzi pronti ed in armi alle loro case; e se gli altri
-Bolognesi si fossero mossi contro i Modenesi, la fazione di quei de'
-Geremei aveva progetti e accordi di far entrare in Bologna il Marchese
-d'Este con tutta sua gente, e i Parmigiani, i Cremonesi, i Reggiani
-e i Modenesi, che erano in Modena, e molti Toscani e Romagnoli, ed
-espellere da Bologna tutti quelli del partito de' Lambertazzi. Quindi
-i Bolognesi si ristettero dall'andare sopra Modena. Lo stesso anno,
-all'ultimo di Maggio, uscì di vita Gerardo da Tripoli, e fu sepolto il
-1º di Giugno, mercoledì, vigilia dell'Ascensione, nel monastero di S.
-Prospero di Reggio. E durante la Podesteria del predetto Podestà, cioè
-Triverio dei Rustici, cittadino di Gubbio[22], si ebbe gran carestia
-d'ogni sorta di vettovaglie, tale che uno staio di frumento costava 8,
-9, 10 soldi imperiali; uno staio di spelta si vendeva quattro soldi
-imperiali, e 13 e 14 _grossi_; uno staio di melica 12, 13, 15, 16
-_grossi_; uno staio di fava 15, 18, 20 _grossi_; uno di ceci 8, 9 soldi
-imperiali; una libbra grossa di carne di maiale 18, 20, 22 imperiali;
-una libbra d'olio d'ulivo, 22 soldi imperiali; e un peso di cacio 8, 9
-soldi imperiali; uno staio di fagiuoli, 20 grossi, e 7 soldi imperiali.
-E d'ogni altra specie di _vettovaglie_, per tutto il detto tempo, vi fu
-massima penuria; e durò due anni. Nello stesso millesimo, in Luglio,
-Guglielmo Luigini fu nominato Abbate del monastero di S. Prospero
-di Reggio, confermato dal Legato, che era a Piacenza, ed insediato
-nell'ufficio ai 13 di Luglio, mercoledì. E per quel giorno il detto
-Abbate fece imbandire un sontuoso banchetto, a cui furono invitati
-i Chierici, i Religiosi e i migliori cittadini di Reggio. E nel 30
-Luglio, sabato, morì Bonifazio di Canossa, e fu sepolto in S. Leonardo
-della città di Reggio. Ai venti di Maggio dello stesso anno, arrivò a
-Reggio Odoardo Re d'Inghilterra, che era di ritorno colla moglie da'
-paesi d'oltremare, e fu ospitato nel palazzo del Vescovo; e, il giorno
-appresso, si rimise in viaggio alla volta del suo paese. Lo stesso anno
-cominciò la fabbrica del palazzo nuovo del Comune di Reggio, sul trivio
-di quei di Sesso e di altre casamenta, che erano di Ugo Speciale,
-e d'altre casamenta ancora prospettanti sullo stesso trivio; e morì
-nell'anno stesso Guido Gaio de' Roberti, che fu sepolto nella chiesa
-dei frati Minori.
-
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-a. 1273
-
-L'anno 1273, indizione 1ª, il dì 27 Settembre, cioè nella festa
-dei SS.i Cosma e Damiano, giunse a Reggio Papa Gregorio X co' suoi
-Cardinali, e ricevette ospitalità nel monastero di S. Prospero; e, il
-giorno seguente, mosse per Parma, affrettato dal bisogno di andare a
-Lione per tenervi Concilio. Questo Gregorio, di santissima religione,
-era compassionevole dei poveri, largo e benigno sopra ogni altro
-uomo, molto misericordioso e mansueto. Egli, quando era Arcidiacono di
-Liegi, e, per divozione, era in viaggio per oltremare, trovandosi di
-alloggio nel palazzo di Viterbo, fu dai Cardinali proclamato Papa. Egli
-fece una nomina di Cardinali lodatissima, per avere eletto personaggi
-insigni e valenti. Al terz'anno del suo pontificato, per aiuto di
-Terra Santa, cui voleva visitare in persona, celebrò uno straordinario
-Concilio a Lione, che si aperse il 1º di Maggio; al quale intervennero
-anche ambasciatori straordinari dei Greci e dei Tartari. Dei Greci,
-che promettevano di ritornare all'unità della Chiesa, e a provarlo
-confessarono che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figliuolo,
-e cantarono solennemente il Simbolo in seno al Concilio. Dei Tartari,
-che battezzati nel corso del Concilio, ritornarono al loro paese. Il
-numero de' Prelati presenti al Concilio fu di 500 Vescovi, 60 Abbati,
-e circa 1000 altri Prelati. Questo Papa nel Concilio diede molte ed
-utili disposizioni relative ai soccorsi per Terra Santa, alla elezione
-de' Sommi Pontefici, e allo stato della Chiesa universale. Durante
-il Concilio, gli elettori degli Imperatori elessero il Conte Rodolfo
-di Lamagna Imperatore dei Romani. Allora Rodolfo Re dei Romani e Re
-dei Franchi insieme a molti Baroni presero la croce per andare in
-soccorso di Terra Santa. Questo Papa aveva una rara esperienza delle
-cose secolari; nè studiava a guadagni, ma a soccorrere i poveri. Morì
-e fu sepolto ad Arezzo. Cominciò l'anno 1272, e, dal giorno della sua
-elezione, tenne la Sede Apostolica quattro anni e dieci giorni; ed il
-papato restò vacante dieci giorni.
-
-
-a. 1274
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-L'anno 1274, indizione 2.ª, fu celebrato a Lione da Gregorio X un
-Concilio generale nel quale soppresse l'Ordine dei Saccati, e la
-congregazione, o piuttosto la dispersione di quei villani e ribaldi,
-che si dicono e non sono apostoli, ma sono anzi una sinagoga di
-Satana, e l'avanguardia dell'Anticristo, del quale Ordine fu fondatore
-Gherardino Segalello in Parma, che in mille modi folleggiò, come
-ricordo d'aver già detto e veduto, e fece folleggiare tanti altri; ma
-si avverò in lui ciò che Davide già da tempo lontano aveva predetto nel
-salmo 57º: _Al nulla si ridurranno, come acqua che scorre: tende il suo
-arco sino a che siano annientati_. Quest'arco teso fu Papa Gregorio
-X, che nel Concilio generale di Lione soppresse quelle Religioni di
-mendicanti, che di recente erano state istituite, cioè quella dei
-Saccati, e di quei ribaldi che chiamavano sè stessi apostoli, volendo
-egli dare esecuzione alla Decretale di Innocenzo III, fatta in Concilio
-generale, che dice: Acciochè la troppa diversità delle Religioni non
-induca grave confusione nella Chiesa di Dio, abbiamo assolutamente
-proibito che nessuno istituisca una Religione nuova; e chiunque
-voglia darsi ad una Religione, si volga ad una di quelle, che sono
-già approvate. Nel millesimo preindicato, la città di Bologna fu in
-preda ad un grave conflitto intestino, e in parte fu messa a fuoco.
-E il partito imperiale di detta città, quello cioè dei Lambertazzi,
-fu spogliato e scacciato nella festa di S. Giovanni Battista. Nel
-qual anno, un sabato, 2 Giugno, sul mattino, i Bolognesi partigiani
-dell'Impero, per timore che arrivassero rinforzi a quelli del partito
-della Chiesa contro gli imperiali stessi, senza violenza e senza colpo
-ferire se la svignarono da Bologna, e si ricoverarono a Faenza. La
-quale, nell'anno stesso, dai Bolognesi, che erano ancora in Bologna,
-cioè da quelli di parte della Chiesa, fu stretta d'assedio, e ad
-aiutarli concorse anche una certa quantità di pedoni, cavalieri e
-balestrieri di Modena, Reggio, Parma e Cremona, e fu tutt'all'intorno
-devastata e distrutta. Le quali cose, io, che allora abitava a Faenza,
-ho vedute e riconosciute.
-
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-a. 1275
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-L'anno 1275, indizione 3ª, ai 24 del mese d'Aprile, la cavalleria di
-Bologna con Nicoluzzo da Balugano di Jesi, Podestà di Bologna, e con
-Malatesta di Vircolo, cittadino di Rimini, Capitano del popolo di
-Bologna, fecero una cavalcata contro i Faentini e contro i Bolognesi
-fuorusciti, che erano a Faenza. E giunti alla porta della città di
-Faenza, i Faentini e i Bolognesi fuorusciti fecero una cavalcata vicino
-ad alcuni castelli occupati dai Bolognesi; e ritornando a Faenza si
-trovarono di fronte alla cavalleria di Bologna, e, sovrastando in
-pericolo, coraggiosamente li assalirono, e, quando piacque a Dio,
-la milizia di Bologna fu messa in piena rotta e fuga, e parte ne
-furon morti, parte prigioni, parte mortalmente feriti. Questo scontro
-avvenne vicino al ponte di S. Procolo, che dista da Faenza due o tre
-brevi miglia. L'anno stesso, ai tredici Giugno, giovedì, i Bolognesi,
-invocato l'aiuto de' Lombardi, formarono un esercito contro i Faentini
-e i Forlivesi per annientarli. E, in aiuto dei Bolognesi di parte della
-Chiesa, accorse una certa quantità di cavalleria e di balestrieri di
-Ferrara, e Modenesi, e Reggiani, e Parmigiani, e si accamparono al
-ponte di S. Procolo ne' pressi di Faenza, a distanza di due, come è
-detto più sopra, o al più tre brevi miglia. Nel quale esercito vi era
-un'infinita quantità di fanti e di cavalli. E avendo essi un giorno,
-per devastare l'agro Faentino, passato il ponte, Guido Conte di
-Montefeltro, Capitano di guerra de' Faentini e Forlivesi e Bolognesi
-fuorusciti, mandò dicendo al Malatesta, capitano de' Bolognesi, che
-voleva battaglia. Nè questi la rifiutò. Quindi immediatamente il Conte
-Guido uscì di Faenza con tutta la sua gente, e designò le schiere,
-che dovevano battersi; e il Malatesta designò le sue. Fatta dall'uno
-e dall'altro Capitano la designazione delle proprie squadre, il
-Conte Guido urtò poderosamente contro i Bolognesi, e debellandoli,
-inseguendoli, uccidendo e facendo prigionieri, li ridusse al nulla.
-Poscia, disperse, malconciate, passate a fil di spada le milizie, il
-Conte Guido si volse contro la caterva de' popolani, che erano oltre
-quattromila, e stavano ancora compatti nell'accampamento a guardia del
-vessillo e del carroccio, e senza colpo ferire si arresero prigionieri
-del Conte, il quale, a trionfo della vittoria, li trasse entro Faenza
-e chiuse in carcere. E così i Faentini corsero sul luogo, nel quale
-l'esercito era stato a campo, e vi trovarono e presero intatte tutte
-le vettovaglie, i padiglioni, le tende, i carri ed ogni sorta di
-salmerie occorrenti ad un esercito. E in quel combattimento perirono
-molti cavalieri nobili e potenti, cioè Nicolò de' Bazalerii, Arriguccio
-de' Galluzzi di Bologna, e tra fanti e cavalieri Bolognesi ben 3325.
-Così pure di Reggio fu morto Giovanni Rossello de' Roberti, allora
-Capitano della cavalleria Reggiana, e Princivallo di Minozzo, e Guido
-Briga figlio del fu Bernardo di Corrado; i quali furono trasportati a
-Reggio ciascuno in una sua arca; e i primi due, cioè Giovanni Rossello
-e Princivallo, furono sepolti in due tombe separate nel convento dei
-frati Predicatori, dopo essere stati esposti su due distinti feretri
-nella chiesa di S. Barnaba fuori Porta S. Pietro. E tutta la città
-uscì fuori ad incontrarli, e fu un sabato, 15 Giugno. Guido Briga,
-poi arrivò in un'arca più giorni dopo, e fu sepolto alla chiesa de'
-frati Minori. Fu morto anche Nicolò del fu Filippo Vescovo, che era
-giudice col Podestà di Bologna in quell'esercito; ma sul campo non
-fu possibile rinvenirne il cadavere. Questa vittoria dei Faentini, e
-strage dei Bolognesi, accadde nel giorno di S. Antonio dell'Ordine de'
-Minori; e perciò i Bolognesi non vogliono nemmeno udirlo più nominare
-in Bologna. Anche l'anno avanti, i Bolognesi stanchi dell'assedio
-di Faenza, la vigilia di S. Francesco l'abbandonarono; e così per
-S. Francesco evitarono mali, per S. Antonio hanno acquistato beni
-(_sic_). L'anno stesso 1275 cominciò per la fiera di S. Maurizio a
-piovere dirottamente, e prima di Natale si rovesciò dal cielo per più
-giorni tale diluvio d'acque, che portò vaste innondazioni, a i fiumi
-traboccarono ed uscirono dai loro alvei spandendosi per la diocesi
-di Reggio; e tutto l'inverno fu piovoso. E, in quell'anno e nel
-successivo, s'ebbero in pianura piogge e diluvii, e, ai monti, nevi
-oltre misura copiose; e in alcuni punti di montagna furono alte sin
-cinque braccia, e in altri sino a sei braccia; e tanta neve durò più
-mesi nell'anno predetto e nel seguente. Vi fu anche ai monti grande
-morìa di maiali e d'altro bestiame, per mancanza di nutrizione. Non
-avevano nulla da somministrar loro a pasto, e cuocevano fieno e lo
-trituravano per pascere i maiali. In quell'anno, ai 5 di Dicembre,
-festa di S. Nicolò, giunse a Reggio, reduce da Lione, Gregorio X con
-sua Corte e suoi Cardinali, e fu ospitato nel palazzo del Vescovo di
-Reggio. Il giorno dopo partì per Roma; ma poi ad Arezzo infermò, e vi
-stette molti giorni infermo.
-
-
-a. 1276
-
-L'anno 1276, indizione 4ª, ai 10 di Gennaio, festa di S. Paolo, primo
-eremita, Papa Gregorio X morì ad Arezzo, città della Toscana. Questo
-Papa fu molto zelante delle cose divine, e molto aveva in animo di
-fare; ma la morte prematura gli tolse di mandare a compimento i suoi
-progetti. Egli depose un Vescovo, che aveva domandato licenza di non
-intervenire al Concilio, perchè sospettò che volesse rimanere a casa
-per avarizia, cioè per risparmiare le spese...... Così pure biasimò
-e vituperò frate Pietro dei Fulconi di Reggio, e lo allontanò da sè,
-mentre prima dimorava seco a Corte, perchè accumulava tesori. Tolse il
-cappello rosso al Cardinale Riccardo, perchè parve che avesse conferita
-una prebenda con simonia. E, fin prima che fosse Papa, furono composti
-alcuni versi, ch'egli poi credeva che alludessero a sè, e che per sè
-fossero stati profeticamente scritti, ne' quali è detto:
-
- Sanctus parebit, et Christi scita tenebit.
- Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae[23].
-
- D'angelico costume un santo austero
- Verrà del Cristo a custodire il Vero.
-
- Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci
- Di Simon mago miseri seguaci.
-
-Ma riportiamo per ordine tutti i versi, giacchè questo Papa li
-riferiva a sè stesso. Questi sono alcuni versi, che furono destinati
-ad alcuni Cardinali, e anche ad un certo Capitolo provinciale dei frati
-Predicatori, parecchi mesi prima che Papa Gregorio X fosse eletto, come
-un sacerdote del detto Ordine, frate degno di fede, disse a me, e mi
-diede i versi. Ed io, quasi tre mesi prima della elezione di Gregorio
-X, vidi que' versi nel loro testo originale:
-
- Quarto Clementi, dum tertius annus agetur
- Papa sacer genti justorum substituetur,
- Ac domo Christi succedet sanctior isti,
- Patris de coelis servus bonus, atque fidelis.
- Huic salvandarum zelus vehemens animarum
- Et quod honoretur Deus a cunctis et ametur.
- Currus et auriga Christi populis erit iste;
- Nam sua non quaeret, sed quae tua sunt,
- bone Christe.
- Gazas terrenas spernet, discrimine plenas,
- Conformis Christo, mundo dum vivet in isto.
- Hunc Deus ornabit, et mire clarificabit,
- Sanctificabit, magnificabit, glorificabit,
- Mundum pacabit, et Ierusalem renovabit.
- Fructus terra dabit, Deus orbem laetificabit
- Sed prius horribile quiddam parebit in yle
- (Idest): in mundo.
- Clementi alius sacer succedet et almus,
- Cui procuratrix Theotocon ejus amatrix,
- Et defensatrix, semperque benigna educatrix.
- En circa mille bis centum septuaginta
- Tetraque: tunc ille velut annorum quadraginta,
- Sanctus parebit, et Christi scita tenebit,
- Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae.
- Christe, tuum pulcrum tunc nobis, sancte, sepulcrum
- Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis.
- Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi.
- Cardinibus multam, pones, altissime, mulctam.
- Tres Deus orantes, quam saepius et vigilantes,
- Quod sic praestetur, clare docuisse videtur.
-
- Dopo Clemente volgerà 'l terz'anno,
- E di Clemente quarto avrà lo scanno
- Pastor novel di sacro spiro ardente,
- Voto e desio della cristiana gente.
- Alma che vien dal ciel d'amore accesa,
- Niun più santo di lui vedrà la Chiesa.
- Dell'uom la perfezion, di Dio la gloria
- Saran sua cura sol, virtude e storia.
- Cocchio e cocchier del popolo di Cristo,
- Brama al regno di Lui sol fare acquisto.
- L'oro disprezza, che a virtù fa guerra;
- Tesoreggia pel ciel sopra la terra.
- In lui magnificenza, in lui splendore
- Iddio raduna, e ne fa santo il cuore.
- Per lui fia pura dell'altar la face;
- Lieto il mondo per lui composto in pace.
- Colmo di frutti avrà la terra il seno,
- Colmo di gioie il cor, lieto, sereno.
- Ma prima il sol vedrà prodigio strano
- Che di Clemente il successor sovrano.
- Cui la Madre di Dio, Vergine pura,
- Guida darà, difesa, amore e cura.
- Ecco il dugensettantaquattro arriva
- Aggiunto al mille; e sapïenza viva
- D'angelico costume, un santo austero
- Verrà del Cristo a custodire il Vero.
- Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci
- Di Simon mago miseri seguaci.
- Il gran Sepolcro a liberar di Cristo
- Ei viene, e vola al glorïoso acquisto.
- E, lo schiavo d'error e di sofisma
- Acheo converso, sparirà lo scisma.
- Guizzanti strideran le tue saette
- Sui Porporati, altissime vendette.
- Par che squarciasse del futuro il velo
- A preghi e veglie di tre santi il cielo.
-
-E questa scrittura noi la vediamo letteralmente verificata. A Papa
-Clemente IV succedette Gregorio X; e fu buon uomo, giusto, retto e
-timorato di Dio; e prima che a Clemente succedesse un altro Papa
-apparve al mondo un'_orribile cosa_; e fu che i cristiani, per
-discordia tra' Cardinali, stettero senza Papa tre anni, nove mesi e
-ventun giorni; e perciò restavano stupefatti di tanto lunga vacanza
-della Sede Apostolica. Laonde Gregorio X appena fatto Papa, fissò norme
-opportune per l'elezione del Sommo Pontefice. Il detto poi ne' versi:
-
- En circa mille biscentum septuaginta
- Tetraque, tunc ille velut annorum quadraginta
-
-è chiaro e facilissimo a intendersi, perchè si verificò alla lettera.
-Nel 1274 celebrò un Concilio generale a Lione, in cui si mostrò
-veramente santo, perchè stabilì ottime regole da osservarsi; e credeva
-fermamente di attenersi agli insegnamenti di Cristo, se fosse vissuto;
-ma per la malizia altrui, fu dalla morte tolto di mezzo, come Giosia Re
-di Giuda, quando appunto era più necessario....... Quel che segue poi
-negli altri versi
-
- Angelicae vitae; pavor vobis, o Giezitae
-
-s'è già detto come perseguitò vivamente i simoniaci. Quel che vien dopo:
-
- Christe, tuum pulcrum, tunc nobis, sancte, sepulcrum
- Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis.
-
-si può spiegare adempiuto in questo modo: Egli visitò una volta
-personalmente Terra Santa, e s'era proposto di visitarla di nuovo per
-redimere il Santo Sepolcro. Ma contro la volontà di Dio nulla si può.
-Ond'è che il Signore disse Luca 21.º: _E Gerusalemme sarà calpestata
-dai Gentili, finchè i tempi dei Gentili siano compiuti_. Ond'è che è
-detto, Apocalisse 11.º: _Ed essi calcheranno la Città Santa lo spazio
-di quarantadue mesi_. L'Abbate Gioachimo intese questo numero così:
-quarantadue mesi sono le quarantadue generazioni, che pone Mattia,
-chè tali si dichiararono nel nuovo testamento, perchè secondo S.
-Luca III: _E Gesù Cristo cominciava ad esser come di trent'anni_,
-quando fu batezzato da Giovanni. Poni dunque quarantadue generazioni
-da Cristo sino ai giorni nostri, assegnando trent'anni a ciascuna
-generazione, e si completeranno in 1260 anni, (tempo in cui cominciò la
-divozione dei flagellanti). Il qual numero è designato in più luoghi,
-come nell'apocalisse 11.º: _Ed io darò a' miei due testimonii di
-profetizzare: e profetizzeranno 1260 giorni, vestiti di sacchi_. E più
-innanzi Apocalisse 12.º: _E la donna fuggì nel deserto, dove ha luogo
-apparecchiato da Dio, acciocchè sia quivi nudrita 1260 giorni_. E tanto
-qui che più su, pel giorno si intende l'anno....... Quindi non appare
-essere volere di Dio, che il Sepolcro di Cristo, una volta glorioso,
-sia ora liberato. Ma se fosse dipeso dalla volontà di Gregorio X
-sarebbe stato liberato, se la morte non gli avesse tronca l'impresa in
-mano, stantechè a questo fine andò oltremare, rinnovò l'Impero, celebrò
-il Concilio...... Io credo in vero (non so se m'inganni) che per queste
-due cose che il Papa tentò di fare, Iddio lo togliesse di mezzo, non
-volendo che sorga più alcun Imperatore dopo Federico II, di cui è detto
-ancora: _In lui sarà finito l'Impero, perchè sebbene sia per avere
-successori, dalla suprema Sede Romana non ne avranno il titolo_. Non
-pare poi che sia volere di Dio che il Santo Sepolcro sia liberato,
-perchè molti che hanno voluto provarvisi, hanno provato invano. E
-perciò a questo riguardo la Chiesa può esclamare con Isaia 49.º: _Io mi
-sono affaticato a vuoto: invano, ed indarno ho consumato la mia forza;
-ma pur certo la mia ragione è appo il Signore, e l'opera mia appo
-l'Iddio mio_. Quanto segue poi in quei versi.
-
- Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi.
-
-cioè i Greci; così si può spiegare. I Greci intervennero al Concilio
-di Lione celebrato da Gregorio X e promisero di ritornare all'unità
-della Chiesa romana....... Riguardo poi alla conversione de' Greci
-e de' Giudei ecc, leggi nel libro dell'Abbate Gioachimo, chè la sua
-esposizione è bellissima, piacevole, e piena di verità......
-
-L'anno del Signore 1276, indizione 4.ª, ai 21 di Gennaio festa di
-S Agnese, fu eletto Papa frate Pietro dell'Ordine dei Predicatori,
-Borgognone, della città di Tarantasia, il quale essendo Arcivescovo
-di Lione, fu fatto Cardinale da Papa Gregorio X, che fregiò del
-cappello stesso anche frate Bonaventura Ministro Generale dell'Ordine
-de' Minori, maestro Pietro Spagnuolo, e due altri. Del collegio de'
-Cardinali dunque era stato il primo, e fu chiamato Innocenzo V, che
-morì l'anno stesso, in cui fu fatto Papa, cioè ai 22 di Giugno. E
-l'anno stesso, un martedì, sul finir di Giugno, vigilia di S. Giovanni
-Battista, si rovesciò un diluvio strabocchevole d'acque; tantochè
-il Crostolo gonfiò in modo che, da Rivalta[24] sino a Bagnolo[25],
-tutto il territorio era allagato, e molte persone perirono annegate;
-e le biade furono travolte da luogo a luogo, e ruinarono i ponti dei
-torrenti, le case furono rese crollanti, o atterrate dall'inondazione,
-le biade sommerse, le ghiaie che erano sulle strade trasportate su'
-campi o ne' fossati, sicchè diluvio tale non fu mai più veduto, nè
-i vecchi ricordavano che mai l'eguale in antico fosse avvenuto. E il
-Crostolo gonfiò e si espanse talmente presso il borgo di S. Stefano
-e d'Ognissanti fuori porta, che la corrente delle acque invase la
-strada d'Ognissanti in Reggio, e dell'acqua che veniva dal Crostolo ne
-furon piene le case dell'una parte e dell'altra del borgo predetto, e
-tutta la strada era coperta di detta acqua, sicchè una barca poteva
-navigarvi. Anche tutto l'Ospedale di Santa Caterina ne era pieno e
-l'Ospedale di S. Geminiano parimente, e la strada pareva un canale
-naviglio; e il detto Ospedale di S. Geminiano ne riportò gravi danni in
-biade ed altre cose, asportate dall'inondazione. Anche la strada della
-Modolena[26] pareva un canale naviglio; e le acque della Modolena[27]
-si congiunsero con quelle del Crostolo; e que' torrenti scorrevano per
-case e per campi, che pareva un mare. Anche molto bestiame annegò, cioè
-tutte le pecore dell'Ospedale di S. Pietro in Vincoli di Modolena, e
-molti altri animali. Nè udita fu mai nè veduta altrettale inondazione,
-nè i vecchi ne avevano memoria. E tanto diluvio si scatenò per tutto
-il mondo, e le pioggie durarono tutta la state e l'autunno, sicchè non
-si potè seminare; e nella Villa di Crostolo[28], presso Masenzatico, le
-case s'empirono d'acqua del fiume; e la pioggia persistette quattordici
-mesi. Lo stesso anno morì Papa Innocenzo V, ai 22 di Giugno, e fu
-eletto, agli 11 di Luglio, Ottobono Fieschi, nipote di Papa Innocenzo
-IV, e si chiamò Adriano V, che morì il mese dopo, ai 17 d'Agosto, e fu
-sepolto nella chiesa de' frati Minori a Viterbo; e, nel successivo 17
-Settembre, fu eletto Papa maestro Pietro Spagnuolo, che assunse il nome
-di Giovanni XXI, e restò in sede otto mesi e un giorno. E nello stesso
-anno si ebbero pioggie dirotte e diluvii, sicchè i campagnoli non
-poterono seminare; cosa non mai più udita dai vecchi.
-
-
-a. 1277
-
-L'anno 1277, indizione 5.ª, ai 21 di Gennaio, giorno di Santa Agnese,
-giovedì, Napoleone cittadino Milanese, Anziano perpetuo del popolo
-della città di Milano, fu ignomininsamente rimosso da quell'anzianato,
-fatto prigioniero con sei o sette di casa sua da' fuorusciti milanesi,
-e da' Comaschi e lo ritengono tuttora prigione in Como, ossia ne'
-castelli Comaschi, e precisamente nel castello di Bardello[29]; e sono
-state fatte tre gabbie, in cui sono chiusi, cioè, come si dice, due per
-gabbia. E la presura era avvenuta in un borgo della diocesi di Milano,
-che si chiama Desio[30]. E i contadini di quel borgo uccisero allora
-Francesco della Torre, ed alcuni altri di quei della Torre, e amici
-loro. E Cassone figlio di Napoleone, udito di questa cosa in un certo
-castello ove si trovava, corse con quattrocento armati a cavallo sopra
-Milano, ed entrò in città co' suoi, e trovò che casa sua e quelle de'
-suoi erano poste a ruba e a sacco; e le porte della città erano chiuse,
-e il popolo di Milano affollatissimo e armato nel Broletto, e quivi
-Cassone s'impegnò in una mischia e uccise molti; ma quando s'accorse
-che non trovava gran seguito, uscì fuori coi suoi armati, e s'accostò
-a Lodi, la quale non lasciandolo entrare, si trattenne ne' sobborghi, e
-il giorno dopo andò a Crema co' suoi armati. E l'Arcivescovo di Milano
-in una con tutti quelli del partito di dentro, fecero l'ingresso in
-città con vivissima festa ed esultanza; e il popolo milanese elesse
-questo stesso Arcivescovo a suo Signore: e assecondando il desiderio
-dell'Arcivescovo nominarono Simone, Capitano della città per un
-anno; Guglielmo Pusterla, Podestà dei mercanti; e Riccardo conte di
-Langosco[31], Podestà della città. E, ai 21 del mese di Maggio, morì
-Papa Giovanni XXI dopo un Papato di otto mesi e un giorno. E, lo stesso
-anno, un Lunedì 7 Luglio, morì Ugolino da Fogliano, e il giorno dopo
-fu sepolto alla chiesa di S. Spirito di Reggio. E quello fu un anno
-in cui uno staio di fava seminata ne fruttò diciotto, venti, anche
-venticinque; e perciò più ancora di quello del proverbio: _Fava de
-zenaro, lo mozo per lo staro_; cioè quando si semina fava in Gennaio,
-prolifica tanto che se ne ha un moggio da uno staio: questa è sperienza
-e tradizione degli agricoltori. Lo stesso anno e millesimo, un esercito
-Reggiano andò a oste a Bismantova[32]; e quelli di Bismantova si
-arresero all'obbedienza del Podestà di Reggio, nel mese d'Agosto. Nello
-stesso mese, Guastalla, cioè il territorio di Guastalla, fu occupato
-dai nemici; ma immantinente fu riconquistato dall'altro partito, cioè
-da quelli di parte della Chiesa; e tutti quelli che l'avevano occupato
-restarono, o morti, o prigionieri. In quell'anno fuvvi grande morìa,
-e moltissime malattie d'uomini, di donne e di ragazzi per quasi tutto
-il mondo, ma principalmente nel regno d'Italia e in Lombardia; e le
-pioggie furono sì continue e grosse, che non si poterono raccogliere le
-meliche, nè seccarle, nè si potè seminare. L'anno stesso, Mastino della
-Scala, che ebbe la Signoria di Verona dopo Ezzelino da Romano, fu morto
-da quattro assassini Veronesi. Ma Alberto della Scala suo fratello
-germano, e che succedette a Mastino nella Signoria di Verona, vendicò
-pienamente il fratello facendo uccidere i malfattori..... In quell'anno
-si ebbe anche gravissima carestia, e in alcuni casi fu venduto uno
-staio di frumento 9 soldi imperiali, e 20 soldi reggiani; uno staio
-di fava 17, 18, 19 _grossi_; uno staio di melica 13, 14, 15 _grossi_;
-una libbra grossa d'olio d'ulivo 21 imperiali, e sin anche 22 e due
-soldi imperiali. Fu anche in quell'anno che, coll'assenso del Consiglio
-generale di Cremona, nel mese di Novembre e di Dicembre, si cominciò
-ad otturare il cavo Tagliata. E fu eletto Papa, verso il giorno di S.
-Andrea, il Cardinale Giovanni Gaetani, che assunse il nome di Nicolò
-III. Egli da Cardinale era il governatore, e protettore e censore
-dell'Ordine de' Minori, e dopo che fu Papa, commentò la loro Regola, e
-chiarì alcune cose che parevano non facili ad intendersi. Ed è notabile
-che tutti i Cardinali governatori, protettori e censori dell'Ordine del
-beato Francesco, furono poi fatti Papi, come Gregorio IX, Alessandro
-IV e Nicolò III; e ciò credo io, mercè la grazia di Dio, l'aiuto del
-beato Francesco e la bontà della vita loro. Del resto, quello che ha
-da venire sallo Iddio. Ora il Cardinale dell'Ordine de' frati Minori è
-Matteo Rossi, e ne lo assegnò, anzi ne lo impose, Papa Nicolò, perchè è
-suo parente; ma i frati avevano eletto Girolamo, che era stato Ministro
-Generale del loro Ordine, ed ora è Cardinal prete del titolo di Santa
-Potenziana (ma dopo fu fatto Vescovo di Palestrina; e frate Bencivenni
-è stato fatto Vescovo di Albano. Questi fu dell'Ordine dei Minori,
-lettore di teologia, bello, buono, onesto uomo, e amico intimo di
-Nicolò III, che lo creò anche Cardinale, perchè talvolta abitò con lui,
-e amava affettuosamente l'Ordine, a cui apparteneva).
-
-
-a. 1278
-
-L'anno 1278, indizione 6.ª, fu impedito dai Cremonesi che si interrasse
-il cavo Tagliata, quando il Comune di Reggio, a chiuderlo, vi aveva già
-spese duemila lire imperiali e più, senza tener conto della prestazione
-d'opera ed altre spese da parte degli abitanti della diocesi di Reggio.
-Ed il Comune di Reggio ne ebbe grave danno e beffa; perchè il Marchese
-Cavalcabò cogli altri Cremonesi della città di Cremona negarono al
-Comune di Reggio la promessa indennità delle spese fatte per la detta
-chiusura, e la distrussero; promessa che era stata fatta ad Azzone di
-Manfredi, che allora era Podestà di Cremona, e al Comune di Reggio, dal
-Consiglio generale e dal Comune di Cremona stessa. In quell'anno uno
-staio di frumento costava 8, 9, 10 soldi imperiali; uno staio di spelta
-14 _grossi_, e 5 soldi imperiali; e uno staio di melica 14 _grossi_
-e 5 soldi imperiali. E lo stesso anno, in Maggio, fu smantellata,
-diroccata e incendiata Gonzaga[33], ossia il castello di Gonzaga, dai
-Mantovani. E allora era Signore di Mantova Pinamonte, il quale tenne
-molt'anni quella Signoria, e di tale opera di distruzione era solito
-vantarsene, e andava dicendo: «Ho fatto la tale cosa, durante la mia
-Signoria, ho fatto la tale altra, nè finora me ne capitò disgrazia,
-anzi ogni cosa mi va a seconda dei voti»; ma queste vanterie non erano
-da uomo sensato...... E nota che nel millesimo sussegnato si trattò la
-prima volta di creare un Capitano del popolo di Reggio; e fu fatto,
-a sei mesi, Ugolino Rossi, cioè il figlio del fu Giacomo di Bernardo
-Rossi di Parma, per cura di Guglielmo Fogliani, Vescovo di Reggio,
-che ebbe dal Comune facoltà di eleggerlo. E lo stesso anno fu presa
-Lodi da Cassone della Torre di Milano. Nello stesso millesimo ed anno,
-Giliolo da Marano di Parma, Giudice, fu eletto, a sei mesi, Podestà di
-Reggio, cioè dal 1º Luglio al 1º Gennaio. E lo stesso anno, sotto la
-reggenza del detto Podestà, quelli di Bismantova ruppero il patto di
-obbedienza al Podestà e al Comune di Reggio. E il sunnominato Ugolino
-Rossi, Capitano del popolo di Reggio, assunse per primo l'ufficio della
-Capitaneria, ed ebbe sede la prima volta nella casa di un Guido Gaio
-de' Roberti. In quell'anno fu preso anche dai Cremonesi il castello
-di Fornovo[34]; e dal Patriarca d'Aquileia e dai Torriani si presero
-a forza molte Terre in quel di Milano, e furono fatti innumerevoli
-prigionieri. A Bologna si concordò la pace per interposizione di frate
-Latino, nipote di Papa Nicolò III, e Cardinale Legato in Lombardia ed
-in Toscana.
-
-
-a. 1279
-
-L'anno 1279, indizione 7ª, nella diocesi di Reggio fu preso un
-lupo[35], che divorava i ragazzi. E nello stesso anno, nel mese
-di Febbraio, Tommasino di Gorzano e quei di Banzola di soppiatto
-occuparono Bismantova, e ne portarono via roba, vettovaglie e tutto
-quanto vi si trovava; e nello stesso mese i prenominati invasori
-consegnarono ogni cosa nelle mani di un milite del Podestà di Reggio
-pel Comune, che ne pagò mille lire reggiane. Nel mese di Maggio poi
-morì Aimerico da Palù in Parma, e fu sepolto nel convento de' frati
-Minori, e dai Parmigiani si ebbe distinte dimostrazioni d'onore tanto
-alla morte, quanto sulla tomba. E lo stesso anno, nel mese di Febbraio,
-o sul principio di Marzo, fu segnata la pace tra i Torriani e quei
-di Lodi da una parte, e i Milanesi dall'altra. E, nel mese d'Aprile,
-a Reggio furono giurate e contratte parentele tra quei di Fogliano e
-Antonio de' Roberti, tra Giacomino di Rodiglia e Guido da Tripoli, e
-tra Guido di Bibianello e Guglielmo di Canossa. E poscia, in Aprile
-o in Maggio, quei di Bismantova rioccuparono Pietra Bismantova;
-e un certo numero di fanti e di cavalli da Bologna e da Parma con
-balestrieri di Modena andò a oste colà, e vi stettero quindici giorni;
-finchè quelli di Bismantova restituirono a patti quella Terra al Comune
-di Reggio, e si ritirarono. (Nel soprassegnato millesimo due Re co'
-loro eserciti si azzuffarono e n'ebbero aspra ed accanita battaglia,
-cioè Rodolfo Re de' Romani, che coll'assenso di Gregorio X era stato
-eletto al seggio d'Imperatore, e il Re di Boemia; urtarono dunque
-l'uno contro l'altro, e Re Rodolfo ne riportò la vittoria e uccise
-il Re di Boemia; e l'uno e l'altro erano buoni amici dell'Ordine
-de' frati Minori). Lo stesso anno, nella festa dei SS. Apostoli
-Filippo e Giacomo, cioè il 1º Maggio, un fortissimo terremoto scosse
-la Marca d'Ancona, sicchè due parti di Camerino[36] subissarono, e
-molte vittime si ebbero a deplorare: Fabriano, Matelica, Cagli, S.
-Severino e Cingoli, tutti questi castelli ruinarono, e parimente
-Nocera, Foligno, Spello[37], e in breve tutti i castelli, che sono
-tra que' monti ne furono assai malconci. Così tre monti tra i quali
-eranvi artificialmente formati due laghi e costrutto un castello si
-riunirono; e i laghi e il fiume, che col rigurgito delle acque li
-formava, ed il castello restarono sepolti. In Romagna e sui monti
-tra Firenze e Bologna ruinarono castelli ed ogni sorta di edifici con
-innumerevoli vittime sotto le ruine; e tanto timore invase l'animo di
-tutti, che da quelle parti nessuno s'attentava più di stare in casa,
-neppure il Legato Cardinale Latino. Nella Marca d'Ancona e altrove
-si rappacificarono molte discordie per timore e per l'aspettazione di
-imminente pericolo. Fu fatta anche pace tra i Bolognesi e i Romagnoli
-per mediazione del Cardinale Latino dell'Ordine dei Predicatori. Così
-nello stesso anno, verso il giorno d'Ognissanti, fu la città di Parma
-interdetta dagli uffici ecclesiastici, per cagione di due donne, che
-in quella città furono bruciate vive per eretiche (delle quali una si
-chiamava Alina, l'altra era una sua seguace) e per cagione de' frati
-Predicatori e del Cardinale Latino. Come pure verso Natale furono di
-nuovo espulsi da Bologna quelli che vi erano rientrati per la fatta
-concordia, cioè i Lambertazzi, perchè pretendevano un trattamento pari
-a quello dei partigiani della Chiesa. (Parimente nel suddetto millesimo
-fu ucciso Francesco Cavatrutta di Parma per intrighi e sollecitazioni
-di un certo capo di assassini, che si chiamava Cecco Tosco di Firenze.
-Accorse dunque alla chiamata di costui Guglielmo Bestiario de'
-Lambertini di Bologna con alcuni malfattori, e lo ferì di spada nel
-palazzo del Comune di Bologna, e lo dilacerarono a brandellini, e lo
-gettarono giù dal palazzo come vile carname. Allora era Podestà di
-Bologna Guglielmo Putagio di Parma, e frate Ghifredo Pagani di Parma
-era Guardiano de' frati Minori di Bologna). Nello stesso millesimo si
-videro anche le imposture di miracoli di un certo Alberto, che stava a
-Cremona e che era stato un portatore e ad un tempo un tracannatore di
-vino, non che un peccatore; dopo la cui morte, come se ne faceva correr
-voce, operò molti miracoli a Cremona, a Parma e a Reggio. In Reggio
-alla chiesa di S. Giorgio, e del beato Giovanni Battista; a Parma nella
-chiesa di S. Pietro, che è presso la piazza nuova, ove avevano la loro
-stazione, tutti i brentori di Parma ossia i tracannatori di vino; e
-beato chi li poteva toccare, o dare loro qualche cosa del proprio;
-altrettanto facevano le donne. Ed univano compagnie per le parrocchie,
-ed uscivano per le vie, e per le piazze, per andare processionalmente
-alla chiesa di S. Pietro, ove si veneravano reliquie di quell'Alberto;
-e cantando portavano croci e gonfaloni, e facevano offerte di porpore,
-sciamiti, broccati, baldacchini[38] e molti denari; che poi i brentori
-si dividevano tra di loro e tenevano per sè. La qual cosa vedendo i
-parrochi si affrettarono a far dipingere le immagini di quell'Alberto
-nelle loro chiese, perchè crescesse il numero e il pregio delle
-offerte. E non solo in quel tempo si faceva dipingere l'immagine di lui
-nelle chiese, ma anche sui muri, sotto i porticati delle città, delle
-campagne e de' castelli. Il che è contrario alle leggi ecclesiastiche,
-le quali proibiscono di venerare le reliquie di chi non è stato dalla
-Chiesa riconosciuto e ascritto all'albo dei Santi; nè si può dipingere
-l'immagine di alcuno come di Santo, se prima non ne sia pubblicata
-la canonizzazione. Laonde i Vescovi, che permettono tali abusi nelle
-loro diocesi, meriterebbero d'essere rimossi dal loro ufficio, cioè
-meriterebbero d'essere spogliati della loro dignità episcopale.........
-E chiunque avesse mancato d'intervenire a queste solennità, si
-riguardava come un eretico che le avesse in odio. E i secolari andavan
-dicendo a chiara e viva voce ai frati Minori ed ai Predicatori: Voi
-credete che non possano far miracoli che i vostri Santi; ma siete
-pure in inganno; ed ora lo si vede da questo. Ma Iddio sbugiardò
-presto l'accusa infame, apposta a' suoi servi ed amici, mettendo in
-chiaro la menzogna di coloro, che li avevano accusati, e castigando i
-calunniatori degli innocenti. Di fatto, arrivato un tale da Cremona,
-che diceva d'aver portato una reliquia di questo S. Alberto, cioè
-il dito mignolo del piede destro, accorsero affollati i Parmigiani,
-uomini, donne, ragazzi, ragazze, vecchi, giovani, chierici, secolari,
-e tutti i Religiosi, e con processione lunga, infinita, portarono
-quel dito alla chiesa matrice, che è quella della Vergine gloriosa; e
-collocato quel dito sull'altare maggiore, s'accostò Anselmo Sanvitali,
-Canonico della cattedrale, e, a volte, Vicario del Vescovo, e lo baciò.
-Ma sentito odore, cioè fetore d'aglio, e dettolo agli altri preti,
-s'accorsero anch'essi e riconobbero che erano stati gabbati, poichè
-non trovarono che fosse nulla fuorchè uno spicchio di aglio; e così
-restarono canzonati i Parmigiani e beffati, i quali _folleggiarono in
-vanità e diventarono vani_. In Cremona, nella chiesa ove era sepolto
-quell'Alberto, i Cremonesi volevano dimostrare che Dio per mezzo di lui
-operava miracoli; e perciò da Pavia e da altre città Lombarde molti
-infermi vi si facevano condurre per liberarsi dalle loro infermità.
-Accorsero anche da Pavia a Cremona molte nobili donne e donzelle,
-alcune per divozione, altre per isperanza di guarigione........ e
-perciò di gran lunga sbaglia il peccatore, o il malato, che abbandona i
-Santi conosciuti a prova, e si rivolge ad invocare l'aiuto di chi non
-può essere esaudito...... Nota però e considera che come i Cremonesi,
-i Parmigiani, e i Reggiani folleggiarono per Alberto brentore, anche
-i Padovani avevano folleggiato prima per un certo Antonio, che era un
-pellegrino, e i Ferraresi per un certo Armanno Pungilupo..............
-Iddio realmente ascolta anche le invocazioni del beato Francesco, del
-beato Antonio, di S. Domenico e de' figli loro, ai quali debbono dare
-ascolto i peccatori. Ma la venerazione di tali nuovi Santi nasceva
-da molteplici cause: da parte de' malati, per ricuperare la sanità;
-da parte de' curiosi, per vedere novità; da parte dei preti, per
-invidia che hanno de' moderni Religiosi; da parte dei Vescovi e dei
-Canonici, pel lucro che ne ritraggono, come è palese nel Vescovo e
-ne' Canonici di Ferrara, che guadagnarono molto per la divozione di
-Armanno Pungilupo; e finalmente da parte di coloro che vagavano fuori
-delle loro città, come partigiani dell'Impero, i quali speravano, in
-occasione de' prodigi operati da questi nuovi Santi, di rappacificarsi
-coi loro concittadini, essere rimessi in possesso de' loro averi, e di
-finirla d'andare vagolanti pel mondo. Nel millesimo sussegnato, cioè
-1279, indizione 7ª, fu rotta la pace di Milano, perchè il Marchese
-di Monferrato ingannò e tradì i Torriani, come fece divulgare per la
-Lombardia il Patriarca, che era uno de' Torriani. Però ebbe luogo la
-pace de' Bolognesi, che nel mese di Settembre rientrarono in Bologna; e
-fu fatta una tregua e una pace tra' Bresciani e i Mantovani. E, l'anno
-stesso, i frati Predicatori di Parma fuggirono e si ricoverarono a
-Reggio, perchè i Parmigiani si sollevarono contro di loro, a cagione
-di una donna, cui essi avevano fatta arrostire come una gazzera. Perciò
-i Parmigiani furono scomunicati da frate Latino Cardinale e Legato del
-Papa, che era a Firenze, e che apparteneva all'Ordine dei Predicatori.
-E un venerdì, 22 Dicembre, fu rotta la pace tra i Bolognesi della città
-e i fuorusciti. Vi fu guerra civile, e molti ne rimasero morti, e una
-quasi innumerevole quantità di case, che appartenevano a quelli del
-partito dei Lambertazzi, furono incendiate e diroccate dal partito
-avverso; laonde per timore di peggio i Lambertazzi uscirono dalla
-città.
-
-
-a. 1280
-
-L'anno 1280, indizione 8ª, uno staio di seme di canapa si vendeva 16,
-sino a 20 soldi imperiali. E in quell'anno i Parmigiani incominciarono
-a fare i cavi per murarvi le fondamenta di un castello presso a Cadeo
-sulla strada pubblica[39], e nel mese di Marzo scavarono le fossa di
-quel castello nella contrada di Cella, e lo chiamarono il castello
-della Croce. E i Mantovani fecero un ponte nella contrada che si chiama
-Brazzolo[40]. E nel mese di Agosto, nell'ottava dell'Assunzione della
-beata Maria Vergine, morì Papa Nicolò III. E i partigiani dell'Impero,
-di Faenza e di molte altre Terre della Romagna, uscirono dalle loro
-città. Il Conte di Romagna, che era Podestà di Bologna, cominciò allora
-a parteggiare per gli anzidetti Bolognesi. Nello stesso anno firmossi
-una pace fra quelli di Padova e di Verona, e la fazione imperiale
-lasciò Bologna; nel Settembre la parte imperiale uscì di Vercelli.
-Nello stesso anno insorse discordia tra Guglielmo Vescovo di Reggio, i
-preti della città e della diocesi di Reggio stessa da una parte, e Dego
-Capitano del popolo e il popolo di Reggio dall'altra, a cagione delle
-decime, parendo che i preti volessero esigere troppo dal popolo e dalla
-città. Perciò il Capitano con ventiquattro difensori delle ragioni del
-popolo statuirono leggi contro i laici collettori delle dette decime;
-e per cagione di quelle leggi il Vescovo scomunicò il Capitano, i
-ventiquattro Avvocati e tutto il Consiglio generale del popolo, e
-oltracciò pubblicò l'interdetto su tutta la città. D'onde il popolo in
-furore elesse altri venticinque popolani, tra' quali sette Giudici (e
-ne' predetti ventiquattro, ce n'erano già quattro di Giudici) e presero
-gravissime deliberazioni contro il clero: 1º che nessuno dovesse
-pagare decima di sorta nè dare consiglio, aiuto o favore ai preti, nè
-con loro trovarsi commensali, nè prendere servigio in casa loro, nè
-abitare in loro appartamenti, nè prendere da loro mezzadrie, nè dar
-loro da bere nè da mangiare (e molte altre pene ognuna delle quali
-per sè gravissima), nè macinare, nè cuocer pane nel forno per loro, nè
-radere la barba, nè prestare a loro ministero di sorta; arrogando a sè
-stessi, i preaccennati sapienti, autorità di dire, stabilire, ordinare
-a loro talento ed arbitrio checchè loro piacesse riguardo al clero.
-La quale autorità fu poi loro confermata dal Consiglio generale del
-popolo; e tutte le suddette ordinanze furono approvate ed osservate
-tanto dal popolo in ogni singolo individuo, quanto dal corpo della
-milizia e da tutti i buoni uomini. E in quell'occasione molti mugnai
-furono condannati a pagare cinquanta lire reggiane a testa, perchè
-contro le dette ordinanze macinarono al di là del termine fissato in
-mulini di chierici, e molte altre persone toccarono multe. Nello stesso
-anno, cioè 1280, Tebaldello, verso la festa del beato Martino Vescovo,
-a tradimento pose Faenza in mano a quelli che erano del partito della
-Chiesa, cioè in mano ai Bolognesi e ai Manfredi di Faenza, ed espulse
-i suoi; e colse il momento, in cui la massima parte de' suoi erano
-all'assedio di un castello. Lo stesso anno i Parmigiani restituirono ai
-Cremonesi il carroccio, che tolsero loro quando fugarono da Vittoria
-l'Imperatore Federico II; ed i Cremonesi ne ricambiarono i Parmigiani
-restituendo il carroccio, che avevano loro tolto in altra occasione;
-e questi scambi furono eseguiti con reciproche onorificenze, in mezzo
-all'allegria, ed all'esultanza d'ambe le parti, la vigilia della
-natività della beata Vergine Maria, che era una Domenica. E le due
-città accorsero in aiuto di Lodi con fanteria e cavalleria contro i
-Milanesi e il Marchese di Monferrato, che per distruggerla s'era mosso
-con tutti gli altri Lombardi. Fu anche allora che nel mese di Novembre
-Faenza fu presa dai Ravennati e da venticinque soldati Reggiani, che
-erano ad Imola pel Comune di Reggio a servigio de' Bolognesi, e da
-alcuni militi del Conte, e dai Bolognesi stessi, che dopo accorsero
-colà, e dopo loro tutta la milizia de' Parmigiani e de' Reggiani, che
-corse sino ad Imola. E molti Bolognesi furon morti, molti prigionieri,
-tra' quali se ne contarono quarantacinque che erano dei più valenti.
-E fu uno de' grandi e potenti di Faenza che pose la sua città in mano
-ai Bolognesi, e si chiamava Tebaldello de' Zambrasi. Questi, ch'io ho
-veduto e conosciuto, e fu un guerriero valoroso come un secondo Jefte,
-non era un figlio legittimo; pure un fratello di lui, frate Zambrasino
-dell'Ordine de' Gaudenti, gli assegnò mezza l'eredità paterna, perchè
-riconosceva in lui un uomo intraprendente, e perchè dei Zambrasi
-nessuno più sopravviveva tranne loro due; e giacchè c'era da esserne
-ricchi ambedue, divise in parti eguali il patrimonio del padre, e
-innalzò il fratello a grandezza di stato. E quando i Bolognesi della
-città, quelli cioè che si dicevano partigiani della Chiesa, fecero il
-loro ingresso in Faenza, mezza Faenza era all'assedio di un castello
-coi Bolognesi fuorusciti; e Tebaldello aveva spiato tempo opportuno a
-fare sua ribalderia. In quell'anno il ponte di Brazzolo, fatto fare
-dai Mantovani, fu distrutto dalla violenza delle correnti d'acque
-diluviali, che furono tali da asportare inferiormente, come dicevasi,
-quel ponte. Allora fu anche conchiusa una concordia tra il Vescovo di
-Reggio e i suoi preti da una parte, e il Capitano del popolo, il popolo
-stesso, ed il Comune di Reggio dall'altra, riguardo alle decime, nel
-senso che nessuno dovesse essere costretto a pagarle, se non secondo
-la propria coscienza; e molti altri patti furono convenuti in quella
-concordia. L'anno stesso Sinigallia fu a tradimento data in Signoria al
-Conte Guido di Montefeltro, il quale, come ne correva voce, condannò a
-morte, e fece uccidere in quella città 1500 persone.
-
-
-a. 1281
-
-L'anno 1281, indizione 9.ª, Cassone della Torre di Milano fu morto
-in battaglia con molti altri Lodigiani dai Milanesi, come anche restò
-morto sul campo il Podestà di Lodi nello stesso combattimento, ed era
-Scurtapelliccia de' Porta, Parmigiano e consanguineo di Obizzo Vescovo
-di Parma. Nello stesso millesimo ed anno fu eletto Papa Martino IV
-d'origine francese. Fu eletto alla cattedra di S. Pietro in Febbraio,
-e preso dal Collegio de' Cardinali: prima si chiamava Simone. Era stato
-Tesoriere della chiesa di S. Martino di Tours, amico de' frati Minori,
-de' quali teneva sempre alcuni alla sua Corte, e da loro si confessava.
-A questi frati diede anche un ampio privilegio di confessare e
-predicare, e promise di fare loro ancora più ampie concessioni. Questi
-spedì più volte forze armate contro Forlì, ma il partito della Chiesa
-si ebbe la peggio, restandone i militi debellati, fugati, prigioni e
-morti, tra' quali cadde anche Tebaldello, due volte traditore della sua
-patria, e restò sommerso insieme al suo cavallo nella fossa della città
-di Forlì. Morì allora di parte della Chiesa anche il Conte Taddeo e
-Comacio fratello di Anselmo de' Corradini di Ravenna, e morirono molti
-altri. Della parte contraria vi lasciarono la vita Guido degli Acarisii
-di Faenza, e molti altri sì di Bologna che d'altronde, ben degni
-d'essere ricordati.
-
-
-a. 1282
-
-L'anno 1282, indizione 10ª, si sviluppò una sì folta quantità di
-bruchi da frutti, che a' giorni nostri nessuno ne ricorda l'eguale,
-e sbrucarono tutti i frutteti, fiori e fronde, e le piante parevano
-come sogliono essere d'inverno, mentre a primavera erano fronzute
-e fiorite benissimo; e quando que' bruchi non trovarono più di che
-pascersi sulle piante fruttifere, fecero passaggio a quelle dei
-salici, e anche quelle rodevano; risparmiarono soltanto le fronde de'
-noci, e credo fosse per la loro amarezza. In seguito cominciarono a
-cadere a terra grossi e grassi, e strisciavano pe' campi e per le
-strade, e finalmente morivano; nè quelli erano bruchi da orto, ma
-d'altra specie. Lo stesso anno infierì gran carestia di biade, cioè di
-frumento, di spelta, di melica, di fava, di legumi d'ogni specie. Lo
-stesso anno fu anche levato, nel giorno de' beati apostoli Filippo e
-Giacomo, l'interdetto ai Parmigiani, loro imposto per cagione de' frati
-Predicatori, che avevano fatto bruciare per eretica una donna di nome
-Alina. E spontaneamente erano usciti tutti i frati Predicatori da Parma
-colla croce e in processione, perchè alcuni stolti s'erano avventati
-fin dentro il loro convento, e ne avevano ferito alcuni; ma quei
-mascalzoni, che avevano portato offesa ai frati Predicatori, furono
-gravemente puniti dai Parmigiani. Quell'anno molte persone fecero
-tra loro concordia nella città di Reggio; i Parmigiani e i Cremonesi
-con loro compagnie andarono a devastare le biade di quei di Soncino,
-perchè Boso di Dovaria aveva in quel castello la sua residenza, e
-sperava di entrare in Cremona, se l'avesse potuto; ma non gli fu
-permesso. Quell'anno il Marchese di Monferrato andò e si mise a campo
-nella diocesi di Lodi ad una coi Milanesi, Pavesi e loro carroccio,
-e per dir breve e sbrigarmi presto, con tutte le città di parte sua,
-cioè Vercellesi, Novaresi, Alessandrini, Comaschi e con tutti gli
-altri suoi amici, e andava dicendo che voleva ridonare la pace alla
-Lombardia. Ma quelli che parteggiavano per la Chiesa non gli prestarono
-fede, e unanimi gli si opposero, e si prepararono a resistenza e a
-guerra contro di lui. E subito in prima linea i Cremonesi uscirono
-contro tanta oste, e mandarono pregando i Parmigiani che senza indugio
-accorressero col loro carroccio a difendere Cremona; e subito andarono.
-E quando si sperò che la battaglia fosse vicina, Parmigiani e Cremonesi
-chiamarono ad accorrere i loro amici, cioè Ferraresi, Bolognesi,
-Modenesi, Reggiani, Bresciani e Piacentini, i quali prontissimi
-volarono al campo. E Capitano e condottiero di tutti questi fu Lodovico
-Conte di S. Bonifacio di Verona, che allora era Podestà di Parma.
-Ma il Marchese prenominato sentissi il tremore in corpo sul punto
-d'azzuffarsi con loro, e di soppiatto si allontanò, e ritornarono tutti
-dell'una e dell'altra parte alle loro città senza essersi misurati
-coll'armi. E mentre erano ancora tutti in Cremona, prima di separarsi,
-tutti quelli del partito della Chiesa fecero magnifiche onoranze ai
-Parmigiani, e sopratutti i Bolognesi, che sono sempre nobili cavalieri
-e gentiluomini, fecero un torneo attorno al Carroccio de' Parmigiani
-per ingraziarseli e mostrarsi loro amici. Perocchè i Parmigiani erano
-ben voluti da Papa Martino IV, che un tempo aveva studiato leggi in
-Parma, alla scuola di Uberto da Bobbio, ed erano nelle buone grazie
-della Corte Romana e di Re Carlo, perchè erano sempre pronti a correre
-in aiuto della Chiesa. Oltracciò avevano alla Corte un Cardinale
-oriondo di Parma, ossia di una villa della diocesi di Parma, che
-si chiama Gainago[41]. (In questa villa io frate Salimbene ho avuto
-molti possedimenti). Questi aveva attinenze di parentela con maestro
-Alberto da Parma, che fu sant'uomo, ed uno dei sette Notai della Corte,
-in grazia del quale, e inoltre per ragione dalla sua abilità nelle
-lettere, della sua bontà, onestà e intraprendenza, Papa Nicolò III
-lo fece Cardinale, e si chiamava Gerardo _Albo_.[42] Papa Martino IV
-mandò costui in Sicilia a richiamare i Siciliani all'obbedienza della
-Chiesa quando si ribellarono a Re Carlo, e a Palermo uccisero tutti
-i Francesi, uomini e donne, e i bambini li battevano a morte contro
-le pietre, e alle gravide apersero il ventre. Ed un certo Giudice
-francese, nell'atto di uscire di casa per sedare il popolo tumultuante,
-fu pregato da un savio cittadino di non immischiarsi fra il popolo, ma
-anzi se la svignasse per una finestra appartata, e salvasse sua vita.
-S'appigliò al consiglio, e andò ad un certo castello per mettersi
-al sicuro. Ma scorto, lo inseguirono i Palermitani, s'impossessarono
-del castello, e tratto il Giudice sulla piazza di Palermo lo fecero
-a brani. I Messinesi però non incrudelirono tanto contro i francesi,
-ma li spogliarono dell'armi e dell'avere, e li inviarono a Carlo loro
-Signore, che in quei giorni era tornato indietro per non perdere
-Napoli, e perchè Pietro d'Aragona aveva invaso da quella parte la
-Sicilia, e aveva per alleati il Re di Castiglia e il Paleologo. Questo
-Pietro Re d'Aragona aveva moglie una figlia del Principe Manfredi; e
-il Principe Manfredi, cui Carlo aveva tolta la vita, era figlio del
-fu Imperatore Federico 2.º. Il Paleologo poi era un tale che teneva
-a Costantinopoli la Signoria dei Greci dopo aver ucciso il figlio di
-Vattaccio, precedente Signore de' Greci stessi, per potere su loro
-signoreggiare; e temeva che Re Carlo e Papa Martino IV volessero
-invadere Costantinopoli. Ma papa Martino IV voleva prima sbrigarsi
-di Forlì, che teneva occupata tutto la Romagna. E la Romagna era una
-piccola Provincia, ma ricca, fertile e popolosa, tra la Marca d'Ancona
-e la città di Bologna. E la Chiesa Romana la ebbe in dono da Rodolfo
-eletto Imperatore a' tempi di Gregorio X; stantechè spesso, i Romani
-Pontefici, quando si fanno le elezioni degli Imperatori, procurano
-di raspar qualche lembo di territorio da aggregare al loro dominio
-temporale. Nè agli Imperatori di recente eletti conviene negare quello
-che loro è domandato: sia per ragione di cortesia e liberalità, che
-in sul principio dell'impero vogliono mostrare verso la Chiesa; sia
-perchè considerano come un dono loro fatto tutto quello che acquistano
-diventando Imperatori; e poi perchè ripugna loro mostrarsi meno che
-liberali prima di aver in capo la corona; finalmente per non esporsi
-al danno e alla vergogna d'una ripulsa. Ora per una parte Rodolfo,
-eletto Imperatore in Allemagna, è in pace; e per l'altra la Chiesa
-pare non curarsi di coronarlo. Perciò il Papa inviò il prenominato
-Cardinale ai Siciliani; i quali risposero che di buon grado volevano
-obbedire ai comandi della Chiesa, ma che respingevano come esorbitante
-la dominazione Francese. Per questa cagione i Francesi erano sulle
-mosse coll'armata e coll'esercito numerosissimo per soccorrere Re
-Carlo. Quello che ne nascerà, lo vedranno i superstiti. In quell'anno
-Papa Martino abitò in Orvieto; poscia passò a Montefiascone. Parimente
-nel medesimo anno, in concistoro, alla presenza del Papa e de'
-Cardinali, furono letti dispacci che annunziavano come il Paleologo
-in Costantinopoli avesse creato un Papa Greco e Cardinali Greci. I
-Perugini l'anno stesso si posero sull'armi per correre a devastare
-Foligno; ma il Papa mandò loro intimando che desistessero, altrimenti
-li scomunicherebbe: (sappi che Foligno era dell'orto di S. Pietro). I
-Perugini però non se ne trattennero; corsero e devastarono tutta quella
-Diocesi sino alle fossa della città, e furono scomunicati. Ma perciò
-sdegnati fecero fantocci di paglia rappresentanti Papa e Cardinali,
-li trascinarono ad ignominia per le strade della città, e poi sino
-ad un certo monte, sulla vetta del quale fecero del Papa vestito di
-rosso un falò, ed altrettanto de' Cardinali, battezzando i fantocci
-per rappresentanti quale dell'uno, quale dell'altro Cardinale. E noto
-che i Perugini credevano in buona fede d'aver ragione di battere i
-Folignati e sterminarli, perchè essendosi una volta battuti gli uni
-contro gli altri, Perugini e Folignati, questi scatenarono contro
-quelli tanta furia di strage, e tanta vergogna e avvilimento inflisse
-Iddio in quella battaglia ai Perugini, che una vecchietta di Foligno
-con un bastoncello di cannuccia bastò a far andare in carcere dieci de'
-Perugini; e altrettanto poterono fare altre donne, senza che a quei
-di Perugia restasse tanto di ardire nel cuore da tener testa neppure
-a singole donniciuole. Nel sussegnato millesimo, verso S. Martino, un
-certo uomo di Soncino, che si chiamava Rossi degli Infonditi, diede a
-tradimento quella terra ai Cremonesi, che ora sono dentro la città,
-cioè al partito della Chiesa, e, per tale tradigione del castello
-di Soncino, si ebbe premio quattrocento lire imperiali. Parimente
-lo stesso anno, a fin di maggio, per quattro o cinque giorni si ebbe
-tanto caldo che sarebbe parso eccessivo anche pel Luglio; e i contadini
-dicevano che nocque assai al frumento; poichè è detto nel libro di
-Giobbe 37.º: _Il frumento desidera le nubi_: massimamente quando è in
-fiore e in granitura. E non vi fu invero piena annata di raccolta di
-frumento; ma di quelle biade, che i contadini chiamano minute, l'anno
-fu ubertosissimo, cioè di panico, di miglio, di melica, di fagiuoli
-e di rape; anche la vendemmia fu abbondante; ma la grandine devastò
-le vigne in più luoghi. Così nella state dello stesso anno si udirono
-terribili e orribili tuoni, che parevano quasi visibili e palpabili,
-così che molti un giorno, verso sera, per terrore caddero a terra, e
-nella notte seguente i tuoni si rinnovarono spaventevoli. Nel predetto
-millesimo fu anche celebrato un Capitolo generale de' frati dell'ordine
-dei Minori in Allemagna a Strasbourg, sotto il ministro Generale frate
-Buonagrazia. Allora il Conte Lodovico di S. Bonifazio di Verona fu
-Podestà di Reggio dal 1.º Luglio al 1.º di Gennaio. E in Parma, nel
-dì dell'Assunzione della Beata Maria Vergine, fu fatta una nobilissima
-corte, che durò quasi un mese, e furono creati due cavalieri del casato
-dei Rossi, cioè Guglielmino e Ugolino, fratelli germani, figli del fu
-Giacomo di Bernardo di Rolando Rossi. E nella festa del Beato Michele
-e del beato Francesco, in Ferrara fu fatta altra nobilissima corte,
-perchè Azzone figlio del Marchese d'Este fu fatto cavaliere, e prese
-per moglie una figlia di Gentile, figlio di Bertoldo Orsini, e fratello
-del fu Papa Nicolò III romano. Nello stesso anno e nella stessa
-stagione, anno 2.º del pontificato di Papa Martino, arrivò Pietro,
-fratello del Re di Francia e Conte d'Artois, con grosso esercito di
-Francesi, che andavano a soccorso di Carlo Re di Sicilia contro Pietro
-Re d'Aragona; e il giorno di S. Ilarione Abbate creò a Reggio tre
-cavalieri, due de' Fogliani, cioè Bartolino e Simone, e Rondanello
-de' Taccoli; e subito ripartì lo stesso giorno, perchè s'affrettava
-a soccorrere Carlo, e prima voleva anche fare visita a Papa Martino.
-Nella seguente Domenica poi, 25 ottobre, si rappacificarono quelli
-degli Strufi cogli Orsi e Salustri, nel convento de' frati Minori di
-Reggio, per interposizione di frate Giovannino de' Lupicini, lettore
-de' frati Minori a Reggio; ed erano presenti molti uomini e donne,
-giovanetti e donzelle, vecchi e ragazzi. In questi tempi viveva
-a Parma un pover uomo, che faceva il ciabattino, puro, semplice,
-timorato di Dio, cortese, cioè di urbane maniere, ed illetterato;
-ma aveva un intelletto tanto illuminato da intendere le scritture
-di quelli, che predissero il futuro, cioè dell'Abbate Gioachimo, di
-Merlino, di Metodio, della Sibilla, di Isaia, Geremia, Osea, Daniele,
-dell'Apocalisse, non che di Michele Scoto, che fu astrologo di Federico
-II. Imperatore. E molte cose ho udito da lui, che poscia avvennero;
-p. e. che Papa Nicolò III doveva morire in Agosto, e che il successore
-sarebbe stato Papa Martino, e molte altre cose, che stiamo aspettando
-che accadano, se vivremo, giacchè:
-
- Ratio praeteriti scire futura focit.
-
- Quel che già fu, ciò che avverrà ne insegna.
-
-Quest'uomo, oltre al nome proprio, che è maestro Benvenuto, comunemente
-si chiama Asdente, cioè, per ironia, senza denti, perchè anzi ha
-denti grossi, e non allineati regolarmente, e la favella ha intricata;
-tuttavia intende e si fa intendere bene. Sta in Co' di Ponte a Parma,
-presso la fossa della città, e presso il pozzo, lungo la strada che
-va a Borgo 8. Donnino. Parimente nell'anno sussegnato, cioè 1282,
-Papa Martino IV spedì un esercito in Romagna, composto di Francesi,
-Lombardi, Toscani, e Romagnoli, e fece cingere d'assedio più mesi
-Meldola, che non si potè prendere, ma però vi forono molte vittime
-dell'una e dell'altra parte; e Papa Martino vi spese molte migliaia di
-fiorini d'oro. Così pure nel millesimo suddetto fu stabilito il duello
-che doveva farsi a Bordeaux tra Re Carlo e Re Pietro d'Aragona, come
-diremo più innanzi.
-
-
-a. 1283
-
-L'anno del Signore 1283, Lodovico Conte di S. Bonifacio di Verona,
-scaduto della Podesteria di Reggio, fermò sua stanza nella medesima
-città, vicino alla chiesa di S. Giacomo e al convento dei frati Minori,
-in casa di Bernardo da Gesso. E lo stesso anno 1283, da Lendinara[43]
-venne a Reggio presso di lui sua figlia Mabilia, bellissima donzella, e
-nella stessa casa di Bernardo da Gesso[44] ove abitava il detto Conte,
-e nello stesso giorno che arrivò presso il padre, ella si maritò con
-Savino Torriani Milanese, ricchissimo e potentissimo; e subito dopo
-gli sponsali assistette alla messa della beata Vergine nel convento
-de' frati Minori; ed, oltre i Reggiani, vi aveva un corteo di molti
-cavalieri di Parma e di Modena, e il fior delle donne di Reggio; e,
-subito dopo la messa ebbero imbandita una refezione. E l'imbandigione
-in quella casa e nel convento di S. Giacomo non fu parca. Questo
-avvenne nel suddetto millesimo ed anno, il venerdì precedente la
-Domenica di Settuagesima, ai 12 di Febbraio; e il sabato successivo,
-la mattina per tempissimo, si posero in viaggio per Parma; ed ivi lo
-sposo e la sposa abitano presso il Battistero. Il sunnominato Conte era
-figlio di Rizzardo, uomo saggio, prode cavaliere, valoroso in armi,
-e dotto nell'arte della guerra. E quando Parma si ribellò a Federico
-II, l'anno 1247, fa il primo ad accorrere in aiuto de' Parmigiani,
-e, passando pel territorio di Guastalla, entrò in Parma con molti
-armati. Il resto come abbiamo detto più sopra. Questo Conte Lodovico
-ebbe moglie una tedesca, d'onde gli nacque la figlia prenominata, e
-tre figli, che sono giovanetti bellissimi, cortesi ed istruiti, il
-primo de' quali si chiama Vinciguerra. E nello stesso anno e millesimo,
-l'ottava di Pasqua, che cadde nel giorno di S. Marco Evangelista, il
-suddetto Conte, la sera, era agli estremi della vita; e in morte e
-nel testamento affidò e raccomandò i suoi figli alle cure di Obizzo
-Marchese d'Este, che li accolse affettuosamente e li trattò come figli
-suoi, sebbene prima il Marchese non si trovasse in buoni accordi col
-Conte. (E la cagione della discordia tra loro era stata la città di
-Mantova, di cui ciascuno di loro ambiva la Signoria; ma sfuggì di mano
-all'uno e all'altro, e la ebbe Pinamonte). E il predetto Marchese
-rimise i figli del detto Conte in possesso di tutti i beni, che il
-padre loro aveva in Lendinara. E la notte seguente al dì di S. Marco
-morì, assistito dai frati Minori, dai quali si era confessato, e regolò
-ottimamente le cose dell'anima sua. E la cittadinanza di Reggio pensò
-ad onorare degnamente la salma di lui; e fece a larga mano le spese
-del funerale, come a nobile personaggio conveniva, che era stato loro
-Podestà e che si trovava espulso da' suoi possedimenti come partigiano
-della Chiesa. Alle sue esequie intervennero tutti i Religiosi di Reggio
-e molte Religiose, tutta la cittadinanza Reggiana, e molti foresi; e
-i più nobili Reggiani ne portarono il feretro al convento de' frati
-Minori, ove fu sepolto. Il suo corpo era vestito di scarlatto, con una
-bella pelliccia di vaio e un bel manto, e così adorno fu deposto, il
-lunedì successivo alla festa di S. Marco, in un magnifico Mausoleo,
-che il Comune di Reggio a proprie spese gli fece erigere; ed ebbe la
-spada cinta a' fianchi, al tallone gli speroni d'oro, una gran borsa
-appesa alla cintura di seta, alle mani i guanti, al capo una bellissima
-cappellina scarlatta, orlata di pelle di vaio, ed una clamide pure
-scarlatta e ornata di pelliccio di vaio. Il detto Conte lasciò al
-convento de' frati Minori il suo destriero e le sue armi. Sulla tomba
-sta quest'epitafio:
-
- Cum tua maiestas Lodoyce quae clara potestas
- Urbis Veronae comes inclyte sub regione
- Hac fait inclusa Libitine morsibus usa
- Aprilis quina restabat lux peregrina
- Ast octogeni tres anni mille duceni
-
- Requietorio
- Di Lodovico inclito Conte di Verona
- Che compiuta la Podesteria di Reggio
- Il primo di Gennaio
- E la vita
- Il cinque d'Aprile 1283
- In quest'urna
- Se ne chiusero le ceneri
- E gli splendori della grandezza
-
-Fu pure questo Conte uomo onesto e santo; e d'onestà n'aveva tanta
-che, passeggiando per città, non alzava mai gli occhi verso alcuna
-donna, sicchè le donne, ed anche le bellissime signore ne facevano
-le meraviglie .... E il Conte d'Artois, Pietro, fratello del Re di
-Francia, passando da Reggio, e avendo udito che era un sant'uomo,
-e che aveva il nome del padre suo, cioè Lodovico, e che si trovava
-fuori de' suoi possedimenti a cagione del parteggiare per la Chiesa,
-gli volle fare visita, lo abbracciò e lo baciò. Quel Pietro fratello
-del Re di Francia si compiaceva di fare visita a tutti que' santi
-uomini, di cui aveva udito parlare, onde mandò anche cercando, per
-vederlo, frate Giovanni da Carpinete dell'Ordine de frati Minori.
-(Questi era entrato nell'Ordine prima del gran terremoto del 1222).
-Nell'anniversario poi della morte del Conte Lodovico la moglie di
-lui mandò a Reggio pel convento de' frati Minori, ove era sepolto suo
-marito, un bel paliotto da altare di sciamito e porpora. E l'anima di
-lui per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia. In questo
-1283 si deplorò una grandissima morìa di bovini in tutta la Lombardia,
-Romagna e Italia, e nell'anno successivo grande mortalità d'uomini.
-E di fatto presso Salins[45] in Borgogna, in un convento di frati
-Minori vi erano ventidue frati, veduti da un certo frate Francese che
-dimorava in Grecia e passava per andare a Parigi; d'onde ritornando
-poi indietro lo stesso anno, nè trovò morti undici, cioè la metà di
-quanti erano. Udii questo dalle labbra di lui a Reggio. Anche in altre
-parti del mondo dominò in quell'anno grande mortalità; e in breve
-questa è regola generale, che ogni volta che accade morìa di bovini,
-subito l'anno dopo sussegue mortalità d'uomini. L'anno già detto 1283
-Bernardo Lanfredo di Lucca fu Podestà di Reggio per sei mesi, dal
-1.º Luglio sino al 1.º Gennaio; al tempo del quale, perchè era troppo
-debole, si commisero molti omicidi ed altri delitti nella città e nel
-territorio di Reggio, tanto che i nemici di un tale in città con una
-scala entrarono nella casa per una finestra, e lo uccisero in letto.
-Così questo Podestà, a cagione della sua non curanza e debolezza
-nell'applicazione delle leggi, fu del numero di quelli, di cui il
-Signore dice per bocca d'Isaia 3.º _Io farò che de' giovinetti saranno
-lor principi_. Alla lettera costui non era giovinetto d'età, ma di
-negligenza nel far giustizia. A lui successe Barnaba Pallastrelli di
-Piacenza, che non la perdonò a nessuno, e tolse di mezzo molti ladri
-e malfattori. Molti ne condannò a morte, e se ne eseguì la sentenza,
-durante la sua Podesteria, sicchè i Reggiani per la severa applicazione
-della giustizia dissero che era un distruttore della loro città. Ma
-molto maggior danno apportò il suo antecessore colla sua negligenza
-e rilassatezza, per la quale nella città di Reggio si accesero molte
-nimistà e guerre, che durano tuttora e saranno cause della ruina di
-Reggio, se Dio non provvede altrimenti.... Tuttavia il primo, che era
-Lucchese e rilassato, se lo vollero i Parmigiani per loro Capitano; e
-il secondo, di Piacenza, che era stato severo e rigido, se lo presero
-i Modenesi; e a tempo della sua Podesteria Modena fu ruinata, come
-diremo sotto la rubrica dell'anno 1284. Nell'anno 1283 il Numero
-d'oro e l'indizione coincidevano nel numero 11; e ai due d'Aprile, che
-era luna piena, la stella lucidissima, che si chiama Venere, pareva
-entrata nel cerchio della luna nuova; e di notte, dopo mattutino,
-un'altra splendissima stella, che si chiama Giove, pareva, verso il
-sud, occupare la branca superiore dello Scorpione. Così, nello stesso
-anno, Forlì ritornò all'obbedienza della chiesa, la qual città da molti
-anni le era ribelle, e Papa Martino IV ogni anno le mandava contro
-un grosso esercito di Francesi, e di diverse altre genti. (E davano
-il guasto alle vigne, alle biade, alle piante pomifere, agli oliveti,
-ai fichi, ai mandorli, alle melagrane, alle case, agli animali, alle
-botti, ai dolii, e ad ogni cosa nata ne' campi. Questa città avrebbe
-francata dai Bolognesi, che l'avevano occupata, tutta la Romagna, se
-non vi si fosse intromessa la Chiesa, che prese le armi contro Forlì.
-La causa poi, per cui la Chiesa vi si intromise, fu che il Papa aveva
-domandata in dono la Romagna a Rodolfo quando fu eletto Imperatore,
-e Rodolfo gli aveva concesso di occuparla) E, in più anni, vi spese
-per insignorirsene molte migliaia di fiorini d'oro, anzi molte some di
-monete d'oro. Stantechè Papa Martino s'aveva fatto pertinace proposito
-d'averla di violenza, se non poteva di accordo. E così avvenne, perchè,
-come suol dirsi, _il lavoro costante vince tutto_. E venuta che fu
-quella città all'obbedienza della Chiesa, ne furono spianate le fosse,
-smantellate le porte, atterrate case e palazzi, e rasi al suolo i più
-cospicui edifici. I principali cittadini di quella città ne uscirono,
-e andarono a ricoverarsi in nascosi ricettacoli per lasciar sbollire
-gli sdegni. Ma il Conte Guido di Montefeltro, che era Capitano e
-condottiero de' Forlivesi e del partito imperiale, venne ad accordi
-colla Chiesa, e andò a confino per alcun tempo a Chioggia. Poscia fu
-mandato in Lombardia, ed abitò ad Asti distintamente ricolmo d'onori,
-perchè era ben voluto da tutti per la sua precedente probità, per le
-molte vittorie riportate, e per la saviezza e sottomissione, colla
-quale ora obbediva alla Chiesa. Inoltre egli era uomo nobile, sensato,
-prudente, costumato, liberale, cortese, largo, cavaliere valoroso e
-prode nell'armi, e dotto nell'arte militare. Prediligeva l'Ordine de'
-frati Minori, non solo perchè vi aveva alcuni parenti, ma anche perchè
-il beato Francesco lo aveva salvato miracolosamente da molti pericoli,
-e liberato da' ceppi e dal carcere del Malatesta. Nulla ostante da
-alcuni sciocchi di frati Minori ebbe più volte a soffrire gravissime
-ingiurie. Egli in Asti ebbe una conveniente compagnia e famiglia,
-e molte persone non cessavano di darsi premura di offrigli aiuto e
-servigio. Queste cose accaddero tra il tempo in cui i Re sogliono
-cominciare le guerre, e la festa del beato Giovanni Battista; ed ivi
-era Legato del Papa Bernardo di Provenza Cardinale della Corte romana.
-Lo stesso anno Re Carlo da Napoli recossi a Bordeaux, credendo di
-scontrarsi in duello con Pietro Re d'Aragona. Questi due Re dovevano
-aver secoloro soli cento cavallieri per ciascuno, come avevano
-convenuto con giuramento. Ma quella prova d'armi non ebbe luogo, perchè
-il Re d'Aragona la declinò. E quello scontro si doveva fare per cagione
-della Sicilia, in cui Pietro Re d'Aragona aveva posto piede, e l'aveva
-occupata con un esercito; poichè Papa Nicolò III gliel'aveva data, in
-odio di Re Carlo, coll'assenso di alcuni Cardinali, che allora erano
-alla Corte, e d'altronde lo stesso Pietro Re d'Aragona credeva d'avervi
-diritto, come genero del Principe Manfredi. Ma Carlo, fratello del Re
-di Francia, avevala avuta prima da Papa Urbano IV per aver soccorsa la
-Chiesa contro Manfredi, figlio di Federico Imperatore deposto. Nello
-stesso millesimo morì Guglielmo Fogliani Vescovo di Reggio, e provvide
-male all'anima sua, essendochè fu uomo avaro, illetterato e quasi un
-laico: fu _pastore ed idolo_ come dice Zaccaria 11.º ecc. Voleva vivere
-splendidamente, cioè avere ciascun giorno per sè tavola lautissima;
-e spesso imbandiva sontuosi banchetti ai ricchi ed ai parenti; ma per
-i poveri ebbe insensibili le viscere della pietà, nè collocò a marito
-le zitelle povere; fu uomo grossolano, cioè ebete e rude; trovò pochi
-che parlassero bene di lui. Meglio per lui se fosse stato porcaio,
-o se avesse avuta la lebbra, che fare il Vescovo. Nulla diede mai
-ai religiosi, nè ai frati Minori, nè ai Predicatori, nè ad altri
-poveri; e i poveri Religiosi, che assistettero alle sue esequie, non
-ebbero nemmeno di che mangiare per quel giorno a spese prelevate dal
-patrimonio di lui o dalla mensa vescovile. Io fui presente al funerale
-e alla sepoltura, e so che un cane cacò sulla tomba di lui tosto che
-egli fu sepolto. Fu collocato nella parte inferiore della chiesa
-maggiore, ove si mettono quelli del popolo (ma veramente meritava
-d'esser sepolto in una fogna). Egli in vita conturbò molte persone che
-godevano la loro pace. Fu Vescovo di Reggio quarant'anni, meno un mese,
-morì in Agosto il giorno di S. Agostino, e fu sepolto la Domenica dopo,
-giorno della decollazione di S. Giovanni Battista. Parimente nel detto
-millesimo quelli di Bibbiano, che è una villa della diocesi di Reggio
-a case sparse, accordatisi insieme fecero nella villa stessa un borgo;
-e i frati Minori di Parma fabbricarono un bel refettorio nel prato
-di S. Ercolano, ove si trova il loro convento, e dove anticamente i
-Parmigiani facevano il mercato, e poi dopo, verso quaresima, correvano
-torneamenti. Nello stesso anno i Parmigiani fecero un ponte di pietre
-sul torrente Parma, a capo della contrada che si chiama Galera[46],
-dalla casa degli Umiliati alla casa dei Predicatori, e murarono la
-città dalla parte de' monti, vicino al torrente Parma e all'Ospedale
-di S. Francesco[47]. Così negli anni precedenti i Parmigiani avevano
-fatto molti miglioramenti alla città loro; avevano compiuto il
-Battistero in tutta la parte superiore, tirandolo su sino al comignolo;
-e sarebbe stato terminato molto tempo prima se Ezzelino da Romano, che
-signoreggiava a Verona, non avesse frapposto ostacoli[48]; poichè quel
-Battistero si costruiva tutto di marmi di Verona; fecero scolpire i
-colossali leoni e le colonne, a ornamento della porta principale del
-duomo, sulla piazza del Battistero e dell'episcopio; fecero anche tre
-ampie, belle e magnifiche vie; una, dalla chiesa di S. Cristina sino
-al palazzo del Comune; una seconda, dalla piazza nuova, ove il Podestà
-tiene a concione il popolo, sino alla chiesa di S Tommaso Apostolo; la
-terza, dalla piazza del Comune sino alla chiesa di S. Paolo; e su tutte
-queste vie a destra e a sinistra sorsero belle case e palazzi. Fecero
-anche il palazzo del Capitano, assai bello, presso il palazzo vecchio,
-che era stato fatto da Torello da Strada, Pavese e Podestà di Parma;
-sotto la cui Podesteria fu anche cominciato il castello di Torello
-sulla strada che va a Borgo S. Donnino. Ma siccome quelli di Borgo S.
-Donnino si sottomisero all'obbedienza del Comune di Parma, i Parmigiani
-desistettero dall'opera intrapresa e non compirono il castello, che
-avevano progettato di costruire. Così nell'anno sussegnato ampliarono
-la piazza nuova del Comune comprando tutte le case attorno alla piazza;
-e si proponevano di erigere un altro palazzo con botteghe a comodo del
-pubblico sull'area, ove in antico sorgeva il bellissimo palazzo dei
-Pagani, ch'io ho visto co' miei occhi, e poi fu palazzo di Manfredo da
-Scipione[49], più bello ancora; e finalmente vi si costruì il macello
-de' beccai; poi il Comune lo comprò per sè colle casamenta che vi erano
-attigue[50] e colla torre di Rufino Vernazzi, che era dalla parte di S.
-Pietro. Avevano anche aperto negli anni anteriori un canale naviglio,
-ma poco utile. Discendeva giù per un vecchio alveo sino alla Villa del
-Cardinale Gerardo Albo, che fu anche una volta Villa mia, perchè io
-vi aveva estesi possedimenti, e che si chiama Gainago; e nella parte
-inferiore di detta Villa svoltava, perchè non andasse come prima a
-Colorno, ma portasse le barche a Frassinara[51]; ma sia che andasse a
-Colorno, sia che a Frassinara, era sempre un naviglio di poco conto.
-E certamente saprei cavarlo meglio io un naviglio utile ai Parmigiani
-se avessi pieno e libero potere. Nello stesso anno scavarono un lungo
-fossato lungo la strada che va a Brescello, dall'ospedale sino a
-Sorbolo[52], nel quale immisero il Gambalone, perchè colle sue acque
-inondava tutti i campi al di sotto della strada, sicchè non potevano
-servire nè all'agricoltura, nè agli agricoltori. Quell'anno morì frate
-Bonagrazia, Ministro Generale dell'Ordine de' Minori, in Provenza ad
-Avignone, la vigilia del beato Francesco, giorno di Domenica, e fu
-sepolto nella chiesa de' frati Minori, davanti all'altare maggiore,
-e alla sua morte si trovò presente frate Vitale, Ministro Provinciale
-di Bologna, che ricevette incarico di benedire, da parte del morente,
-tutti i frati della Provincia di Bologna, e di assolverli da tutti
-i loro peccati. E fu fatto. Fu Ministro Generale quattr'anni, e si
-differì la convocazione del Capitolo generale sino alla Pentecoste
-del 1285 perchè, come era stato deliberato nel Capitolo generale
-precedente, si doveva celebrare a Milano. Nel 1283 si trovò il corpo
-della beata Maria Maddalena tutto intero, tranne una gamba, in Provenza
-nel castello di S. Massimino (S. Massimino fu uno dei settantadue
-discepoli, de' quali si parla in Luca 10.º; e fu Arcivescovo di Aix,
-che è la città in cui è il sepolcro di quel Conte, la cui figlia fu
-moglie del Re di Francia S. Lodovico, che andò oltremare in soccorso
-di Terra Santa l'anno 1248; la qual città è distante quindici miglia
-da Marsiglia, ed io vi soggiornai l'anno che il Re andò oltre mare,
-perchè io era addetto a quel convento). E, quando fu trovato il corpo
-della beata Maria Maddalena, a stento si poteva leggere l'iscrizione
-con una lente, stante l'antichità della scrittura. E piacque a Re Carlo
-(che era Conte di Provenza e quell'anno andava a Bordeaux per quel
-duello, che era stato convenuto ed ordinato con Pietro Re d'Aragona)
-che il corpo della beata Maria Maddalena fosse esposto al pubblico,
-e fosse esaltato ed onorato, e se ne celebrasse una festa solenne.
-Così si fece. Da allora in poi cessarono le contese, le opposizioni,
-i cavilli, gli abusi e gli inganni che avevano luogo per cagione
-del corpo della beata Maria Maddalena. Perocchè quelli di Sinigaglia
-dicono di possederlo essi, e que' di Vezelay anch'eglino pretendono
-di possederlo, e ne avevano una leggenda che ne parlava. Ma è chiaro
-che in tre luoghi non può essere il corpo di una donna. (Per causa
-congenere ardenti contese vi sono anche a Ravenna per il corpo di S.
-Apollinare, perchè quei di Chiassi, che fu una volta città, sostengono
-di possederlo, quei di Ravenna parimente pretendono di averlo, stando
-di fatto che un Arcivescovo di Ravenna trasportò il corpo di S.
-Appollinare da Chiassi a Ravenna, per timore che gli Agareni[53] lo
-involassero, come ho letto più volte nel pontificale di Ravenna, e
-reverentemente lo collocò nella chiesa di S. Martino, presso la chiesa
-di S. Salvatore, che una volta fu chiesa dei Greci; ma che da Ravenna
-sia poi stato di nuovo asportato non si trova scritto in nessun luogo).
-Il corpo dunque della Beata Maria Maddalena è veramente nel castello
-di S. Massimino, come quello di S. Marta sua sorella è a Tarascon. Il
-fratello poi di loro, Lazzaro, fu Vescovo di Marsiglia. E la spelonca
-di S. Maria Maddalena, nella quale essa fece penitenza trent'anni,
-dista da Marsiglia quindici miglia, e vi ho dormito dentro una notte,
-immediatamente dopo la sua festa; ed è al fianco di un monte altissimo,
-roccioso, e tanto vasta è quella spelonca, che a mio avviso, se ricordo
-bene, possono starvi dentro mille persone. Vi sono tre altari, ed un
-zampillo d'acqua come quello della fontana di Siloe, e una bellissima
-strada vi conduce; e fuori e vicino all'ingresso della spelonca
-vi è una chiesa, alla quale è addetto un sacerdote. Al di sopra di
-quello speco l'altezza del monte è ancora tanta, quanta è quella del
-Battistero di Parma; e lo speco è tanto elevato sulla pianura di quel
-territorio che tre volte la torre degli Asinelli di Bologna, a mio
-avviso e se ricordo bene, non potrebbe arrivarvi, sicchè gli alberi di
-alto fusto che sono al piano, guardati da quel punto sembrano ortiche,
-o salvia del Caspio. E siccome quella regione, o contrada, è ancora al
-tutto disabitata e deserta, le donne e le nobili signore di Marsiglia,
-quando per divozione si recano colà, fanno condurre dietro sè asini
-carichi di pane, di vino, di torte, di pesci e di quali altre vivande
-desiderano. Sulla strada però, a cinque miglia dalla spelonca, vi è
-un monastero delle Albe, che hanno molte deferenze pei frati Minori,
-e di buon grado li veggono, li accolgono, servono loro con ogni
-attenzione il bisognevole, ed offrono un'agiata ospitalità. A riprova
-poi dell'invenzione del vero corpo della Maddalena concorre un miracolo
-che a que' giorni fece il Signore mercè di lei, a dimostrare che quello
-ne era il vero corpo. Ed eccolo. Camminando in quel tempo un giovane
-beccaio per una strada, incontrò un suo conoscente, che gli domandò
-d'onde venisse. Ed egli rispose: Torno dal castello di S. Massimino,
-ove di recente è stato scoperto il corpo della beata Maria Maddalena,
-della quale ho baciato una tibia. A cui disse. No, non avrai baciato
-una tibia di lei, ma quella di un'asina, o di un asino, che i chierici
-a guadagno mostreranno ai semplici. Ed essendosi perciò acceso alterco
-acre tra loro, l'incredulo non divoto della Maddalena appioppò diversi
-colpi di spada al divoto, nè, la mercè di Maddalena, gli produsse
-ferita di sorta. Il divoto della Maddalena, a sua volta aggiustò un sol
-fendente al non devoto, e non bisognò il secondo, chè subito perdette
-la vita e ritrovò la morte. Dolentissimo poi il difensore della
-Maddalena d'aver ucciso un uomo (e l'aveva fatto a propria difesa,
-e malgrado, e fortuitamente) e temendo di essere preso dai parenti
-dell'ucciso, si ricoverò ad Arles, e poscia a S. Egidio, per essere
-quivi sicuro e lasciar sbollire gli sdegni. Ma il padre dell'ucciso
-spillando dieci lire ad un traditore, fece imprigionare l'uccisore del
-figlio, già condannato nel capo. Ma la notte precedente il giorno, in
-cui doveva essere impiccato, a lui che vegliava apparve in carcere la
-Maddalena, e gli disse: Non temere, o divoto mio, e difensore zelante
-della mia gloria, che non morirai. Io ti assisterò al momento opportuno
-in modo che tutti quelli che vedranno, ne rimarrano esterrefatti, e
-scioglieranno inni di grazie al Signore, che opera miracoli, e a me di
-lui serva. Ma quando sarai liberato, riconosci da me questo beneficio a
-te conferito, ed a vantaggio dell'anima tua, abbine gratitudini a Dio
-tuo liberatore. Ciò detto, la Maddalena sparve lasciandolo consolato.
-L'indomani fu appeso alla forca senza riportarne nè guasti al corpo,
-nè dolore all'anima. Ma poscia a poco, ecco d'improvviso, a vista di
-tutti gli spettatori calare dal cielo a rattissimo volo una colomba
-candida come la neve, e posare sul patibolo, sciogliere il capestro
-dal collo dell'impiccato devoto alla Maddalena, e deporlo in terra
-illeso. Ma gli ufficiali pubblici e i giustizieri, per insistenza de'
-parenti dell'ucciso, volendolo di nuovo appendere, per opera de' beccai
-si evase, de' quali era ivi adunata gran caterva armata di spade e di
-bastoni. (Tanto s'adoperavano perchè era stato collega ed amico, ed
-anche perchè avevano ammirato il prodigio chiaro e stupendo). Avendo
-poi raccontato a tutti che aveva commesso quell'omicidio suo malgrado,
-e per ragione di difesa sua e dell'onore della Maddalena, e che essa
-gli aveva già promesso in carcere che al momento opportuno lo avrebbe
-liberato, ne ebbero consolazione e cantarono lodi a Dio e alla beata
-Maria Maddalena liberatrice del devoto di lei. Il Conte di Provenza,
-udito parlare di questi fatti, volle vedere quell'uomo, e udirseli
-raccontare dalla bocca di lui, e tenerlo in Corte finchè campasse; ma
-egli rispose che se vi fosse chi lo facesse anche padrone di tutto il
-mondo, non vorrebbe finir la sua vita altrove che in servizio della
-Maddalena, nel castello di S. Massimino, ove il corpo di lei era stato
-di recente scoperto, cioè nel 1283. E così fece. E nello stesso anno,
-nel mese di Giugno, dovevano battersi a duello Re Carlo, e Pietro Re
-d'Aragona. Titoli di Re Carlo, che fu Re di Gerusalemme e Sicilia,
-Duca di Puglia, Principe di Capua, Senatore dell'Alma Città, Principe
-dell'Acaia, d'Anjou[54], di Provenza, Conte di Forcalquier[55] e
-di Tonnerre[56]. Avendo Pietro Re d'Aragona inviato con sue lettere
-credenziali il Prefetto di Marsiglia a Re Carlo, allo scopo di trattare
-e concludere un matrimonio tra un figlio di detto Pietro e una figlia
-d'un figlio del predetto Re Carlo; pochi giorni dopo quelle trattative
-di matrimonio, del quale lo stesso Pietro si diceva desiderosissimo,
-secondo che ne assicurava quel prefetto, e secondo che egli stesso
-esprimeva nelle sue lettere credenziali, e dopo molte altre amichevoli
-dimostrazioni da parte di Pietro stesso fatte allo stesso Re Carlo
-per mezzo del preaccennato Prefetto, Pietro Re d'Aragona spogliò
-Re Carlo del Regno di Sicilia con una frode, che si copriva sotto
-le apparenze di trattative di pace e parentela tra loro. E avendo
-Pietro Re d'Aragona già allestito navi e quanto occorre a guerra per
-navigare alla volta della Sicilia, il Re di Francia mandò a lui una
-straordinaria ambasciata e messi speciali, a significargli che non
-andasse punto contro suo figlio Re Carlo, nè ponesse piede sul regno
-di lui, perchè se mai facesse ingiuria a Re Carlo, o all'erede di Re
-Carlo, la reputerebbe fatta alla propria persona. E Pietro con cortesia
-e benignità rispose agli ambasciatori che egli non aveva per nulla
-intenzione di fare ingiuria a Re Carlo, nè all'erede di Re Carlo; ma
-desiderava di andar oltremare contro gli infedeli Saraceni, e che tutto
-quel di territorio potesse conquistare, lo assegnerebbe a quel proprio
-figlio che prendesse moglie la figlia del figlio di Re Carlo. Ricercò
-per di più al Sommo Pontefice la decima delle terre dello Stato della
-Chiesa in aiuto di quell'impresa, che voleva compiere oltremare contro
-i Saraceni, ad esaltazione e gloria della fede cristiana; e pregollo
-altresì di voler prendere sotto la propria custodia e tutela il suo
-regno di Aragona. Quando poi Re Carlo ebbe notizie che Pietro con quel
-tessuto di menzogna era riuscito a por piede in Sicilia, per mezzo di
-messi speciali e per lettere gli impose di ritirarsi dal suo regno,
-e per nessun pretesto lo occupasse. Ma Pietro, fidente nelle proprie
-forze e nelle popolazioni della Sicilia, rispose che non sgombrerebbe
-mai dal Regno di Sicilia, finchè potesse tenerlo in suo dominio. Udita
-tale risposta, Re Carlo, che allora era in Puglia, adunò un esercito
-innumerevole di fanti e di cavalli, e per mare con immenso naviglio
-mosse contro di lui. Ma i Cavalieri più saggi, che accompagnavano
-l'uno e l'altro Re, ad evitare che tanta moltitudine d'uomini fosse
-condotta a strage, proposero che tra Re Pietro e Re Carlo si facesse
-un duello. E furono eletti sei probi e prudenti Cavalieri dall'una e
-dall'altra parte, che dovevano ordinare e disporre in che luogo, in
-che modo, con quali formalità, in che tempo e come s'avesse a fare il
-duello. I quali tutti concordemente deliberarono e statuirono per lo
-meglio che si dovesse fare a Bordeaux, città della Guascogna, sotto la
-Podestà e il dominio del Re d'Inghilterra, e definitivamente fissarono
-che l'uno e l'altro, Re Carlo e Re Pietro d'Aragona eleggessero
-que' cento de' loro migliori Cavalieri che volessero, e con loro i
-Re medesimi in persona si dovessero trovare al 1.º di Giugno 1283
-indizione 11ª nel luogo prestabilito; e che nel medesimo luogo e
-città si dovesse preparare un campo tutt'intorno chiuso, sicchè
-nessuno potesse entrare, tranne i detti Re e loro Cavalieri. Le quali
-cose tutte Re Carlo e Re Pietro giurarono sul santo Vangelo di Dio
-di osservare appuntino e che al dì prefisso, nel preindicato luogo
-anderebbero coi duecento cavalieri, salvo impedimento di salute, e
-che tra loro personalmente si batterebbero. Così pure sul Vangelo di
-Dio giurarono che chi non si trovasse al convegno nel giorno e nel
-luogo prestabilito, si dovesse per tutta la di lui vita chiamare non
-Re, ma mentitore, traditore, e mancatore della fede data, e che del
-resto non potesse avere nè conseguire onore alcuno al mondo; e se da
-persona ne fosse interrogato, non lo dovesse negare, ma dappertutto
-e a tutti e singoli l'avesse da confessare. Il serenissimo Re Carlo,
-illustre protettore e scudo della sacrosanta madre Chiesa romana e
-della fede cristiana, secondo le convenzioni e i patti preaccennati,
-al tempo prefisso, presente Giovanni di Grillo Cavaliere siniscalco
-dell'illustre Re d'Inghilterra, e presenti moltissimi altri Giudici e
-Ufficiali del detto Re d'Inghilterra, di lui Luogotenenti in Guascogna,
-e specialmente nella città di Bordeaux, si presentò in questa città al
-giorno prefisso, con i suoi cento Cavalieri per battersi personalmente
-in duello, e aspettò Re Pietro da mattina a sera. Ma Re Pietro,
-quantunque da più persone degne di fede fosse stato veduto sano di
-corpo il giorno precedente, e tanto vicino alla città di Bordeaux,
-che, se avesse voluto, avrebbe potuto trovarvisi, tuttavia non vi
-andò, non comparve; nè esso, nè altri per lui ne fece scuse di nessuna
-sorta. Dovendo dunque il detto Pietro d'Aragona, giusta le ragioni e
-le convenzioni sopra allegate, essere spogliato e privato d'ogni onore
-reale, e passar sempre la vita sua nell'ignominia, il Legato, per
-mandato del Sommo Pontefice, conferì il Regno d'Aragona all'illustre Re
-di Francia pel figlio di lui. Il Re di Francia lo accettò, e inviò sua
-gente ad occuparlo dalla parte della Navarra, e ordinò di fare subito
-una leva generale nella Catalogna. Il Re Carlo va in Francia, e deve
-trovarsi ad un abboccamento col Re d'Allemagna. Il Re di Francia e il
-Re d'Inghilterra inviano loro gente in aiuto del Re di Castiglia contro
-i di lui figli ribelli; in aiuto del quale andò Boise Re de' Mori con
-10000 soldati, e ricuperò già molte terre; e si è fatto accordo che i
-nepoti del Re di Francia abbiano da avere il regno dopo la morte dello
-stesso Re di Castiglia. Il Re di Portogallo e dell'Algarvia scrisse
-al Re di Francia e al Re d'Inghilterra, e inviò a loro messi speciali
-per significare che era dolente della fatuità di Pietro suo cognato,
-e che era pronto a fare ciò che volessero. Il Re d'Inghilterra negò al
-figlio del detto Pietro la sua figlia che gli aveva promessa moglie; e
-il Re di Maiorica mandò una solenne ambasciata e lettere per avvisare
-che non voleva immischiarsi negli affari di suo fratello. E si crede
-per fermo che si firmassero patti secreti tra lui e il Re di Francia a
-Moissac[57], ai 27 di Giugno, indizione 11.ª. E nota che quando i due
-detti Re giurarono di fare quel duello, Papa Martino IV s'interpose
-per consiglio e assenso de' suoi Cardinali, e proibì che si facesse;
-ma la sua opposizione non approdò a distorne l'ostinato animo di
-Carlo, se pure Pietro d'Aragona si fosse prestato a farlo. Tuttavia
-non mancano coloro che scusano Pietro Re d'Aragona d'essersi sottratto
-al convenuto duello, e sostengono che non presentossi, perchè il Re di
-Francia stava pronto con un esercito vicino al luogo del combattimento
-per soccorrere al bisogno suo zio Re Carlo. E vi fu chi disse che Re
-Pietro sotto mentite spoglie di mercante andò fino presso al luogo
-fissato pel combattimento per non infrangere il giuramento, e ne fece
-rogare atto pubblico: e che poi se ne sottrasse per timore che il Re di
-Francia accorresse in aiuto di Carlo. Nell'anno sussegnato s'incendiò
-il convento dei frati Predicatori in Verona, e ne furono danneggiati
-assai, essendone bruciati i libri, e fusi i calici. Lo stesso
-infortunio toccò ai frati Minori presso Lione, dopo Natale, la sera di
-S. Stefano, quando colà risedeva Papa Innocenzo IV co' suoi Cardinali.
-In quell'ora frate Pietro di Belleville, un vecchietto, studiava la
-predica che doveva fare l'indomani; ed essendosi addormentato, s'accese
-il fuoco; e se, svegliatosi, avesse gridato, avrebbe avuto soccorso,
-ma invece s'affrettò alla cucina per una secchia d'acqua, volendo
-all'insaputa di tutti estinguerlo; ma quando tornò, il fuoco era tanto
-dilatato, che ne bruciò il dormitorio e tutti i libri. Ed in quell'anno
-io mi trovai là con frate Giovanni da Parma Ministro Generale, cui il
-Papa voleva mandare in Grecia. E nel detto millesimo 1283, abitando io
-nel convento di Seggio, il dì d'Ognissanti, dopo mattutino, uscendo
-di chiesa entrai nel chiostro, ed ivi stetti all'aperto sul prato;
-e pioveva dall'alto una pioggia copiosa, e più alto ancora io vedeva
-contemporaneamente un cielo sereno, lucidissimo e trapunto di stelle.
-Questa cosa l'ho vista anche un'altra volta l'anno dopo, ma di giorno,
-e non potei vedere le stelle.
-
-
-a. 1284
-
-L'anno 1284, indizione 12., il 27 di Febbraio, si udirono terribili
-tuoni, quali sogliono udirsi il giorno di S. Gervaso e Protaso,
-e Giovanni e Paolo piovve e grandinò. L'anno stesso i Parmigiani
-costruirono un bel ponte di pietra sul torrente Parma, dove era ab
-antico un ponte di legname, che si diceva di donna Egidia[58]. E fu
-donna Egidia da Palù, che aveva anticamente fatto costruire quel
-ponte di legno, quando il Comune di Parma assegnò a Bonacorso da
-Palù una porta della città, da difendere, ed era allora vassallo del
-Comune di Parma, perchè occupava quella porta, e dal Comune avevala
-avuta. Ma in seguito per le accese ire dei partiti, e per rottura
-tra la Chiesa e l'Impero, i Parmigiani in odio al partito imperiale
-ruinarono quella porta sino alle fondamenta. Parimente in quest'anno
-si cominciò in Parma un nuovo e bel campanile tra la Chiesa maggiore e
-la canonica[59], dove prima era il vecchio. In detto anno vi fu anche
-abbondanza di frumento; di vino se n'ebbe poco a confronto dell'anno
-anteriore, ma buono; d'ogni sorta frutti ve ne fu gran copia... fu
-misericordia di Dio, giacchè gli anni precedenti, a cagione de' bruchi
-da frutti, le piante non ne portarono a maturità.... Nello stesso
-millesimo molti fatti accaddero non veramente degni di storia, ma che
-però non debbono passare al tutto sotto silenzio. In assenza di Re
-Carlo, il figlio di lui, al quale aveva affidato il Regno di Puglia,
-andò e commise battaglia navale coll'armata di Pietro d'Aragona, e la
-sua armata fu rotta, ed egli stesso prigioniero; nè vi era presente
-il Re d'Aragona, ma l'Ammiraglio di lui colle sue navi. Arrivato poi
-Re Carlo a Napoli, pochi giorni dopo la cattura del figlio, convocata
-un'adunanza, proclamò suo figlio uno stolto, pazzo, insensato, e
-che aveva operato senza senno, commettendo battaglia senza il suo
-consiglio, e perciò non voleva prendersi pensiero di lui, come non
-fosse mai nato. E lo diseredò, gli tolse il Principato e lo assegnò
-al figlio del figlio prigioniero. E a dimostrare allegrezza, e far
-scomparire ogni segno di lutto, ed esaltare la promozione del nipote,
-fece in città co' suoi cavalieri un torneo; e così si finse sereno e
-senza rabbia. Tuttavia in processo di tempo si trovò in brutte acque,
-a tale che, quanto a denari, ne cercò a' suoi amici per le città
-Lombarde; ed anche i Parmigiani per amichevole soccorso gli diedero
-due migliaia di fiorini d'oro, cioè mille lire imperiali. E credo che
-anche altre città gli stendessero la mano soccorrevole. Questi due Re,
-cioè Carlo e Pietro d'Aragona, gravi e reciproche insidie si tramavano
-a cagione del possesso del Regno di Sicilia; ma la loro fine sta ancora
-sepolta nell'avvenire. Ora, che scriviamo queste cose volge l'anno
-1284, settembre, giorno dell'esaltazione della santa Croce; e chi ama
-il Re d'Aragona dice di lui ogni bene; e chi ama Re Carlo dice ogni
-bene di Re Carlo. In questo stesso anno, la città di Modena si divise
-in due fazioni; e cagione di tale scissura furono alcuni omicidii
-commessi maliziosamente, turpemente e vergognosamente senza che i loro
-autori ne toccassero la dovuta pena, cioè senza applicazione della
-legge. E quelli da Rosa, ossia di Sassuolo andarono fuori di città
-con quelli di Savignano e co' Grassoni e loro aderenti, tanto popolani
-che militari; ed occuparono Sassuolo, Savignano[60], Monbaranzone[61],
-e in breve, occuparono tutta la zona di territorio al di sopra della
-strada Emilia. Fortificarono Sassuolo, inchiudendo nella cerchia dei
-fortilizii tutte le case del paese, e cavarono fosse d'ogni intorno;
-e scorrazzavano per la diocesi di Modena, devastando, incendiando e
-rapinando, perchè quelli della città non li volevano lasciar rientrare.
-E mandaron dicendo ai Parmigiani che accettassero le chiavi de' loro
-castelli e delle fortezze che avevano, e fossero loro Signori. Quelli
-poi che erano in città licenziarono il loro Podestà, Pallastrelli di
-Piacenza, pagandogliene il salario, e crearono Podestà un Pistoiese,
-e posero a ruina le case e i palazzi dei fuorusciti. E quando i
-Parmigiani mandarono i loro ambasciatori a Modena per rappacificare
-tra loro i due partiti, mentre gli ambasciatori andavano per la città
-pregando di fare quanto era necessario per la pacificazione, i Modenesi
-stavano per le vie sull'armi alle porte delle case loro, e digrignavano
-i denti contro gli ambasciatori Parmigiani, e andavano ripetendo:
-Che si fa? Gettiamoci sopra di loro, dilaceriamoli, perchè son essi
-che ruinano la città nostra. E così calunniavano chi non aveva colpa;
-stantechè per contrario i Parmigiani molte volte hanno sguainate le
-spade a favore di Modena contro i Bolognesi. Gli ambasciatori inviati
-dai Parmigiani a Modena erano: Il Capitano del popolo Egidio Milleduci,
-che è maestro di leggi, ed altri non pochi, che riferirono al ritorno
-queste scene ai Parmigiani nel palazzo, in pieno Consiglio generale.
-Ed i Parmigiani ridevano all'udir queste cose, nè vi fu persona che
-proferisse sinistre parole contro i Modenesi. Poichè sapevano tutti
-di non aver inferto alcun danno a Modena, e sapevano anche che la
-causa della ruina di Modena era il tizzone della discordia ardente
-tra i Boschetti e quelli di Savignano. E i maggiorenti che erano in
-Modena, e che furono e ne sono i capitani, erano i Rangoni, i Boschetti
-e i Guidi. E al principio di questo dissidio i Modenesi di dentro
-la città fecero grande allestimento d'armi e di tutte le cose che a
-guerra sono necessarie; e approntarono carri carichi di vettovaglie,
-di baliste e d'armi, e condussero numerose squadre contro i Modenesi
-fuorusciti, sperando di avvilupparli; e con questo apparato corsero
-sopra Sassuolo, e cominciò un combattimento con quelli di Sassuolo.
-(Sassuolo è un castello a dieci miglia da Modena sulla Secchia). Ma i
-Modenesi fuorusciti si trovavano a Savignano. Tostochè Manfredino di
-Sassuolo seppe che i suoi erano alle prese coi nemici, e che virilmente
-si battevano aspettando soccorso, coll'eccitamento nell'animo disse
-a quelli di sua parte: Se vi è chi sia mio amico, si unisca a me, ed
-ora ne faccia prova, e combattiamo oggi per noi e pei nostri amici.
-Lo seguirono allora tutti quelli che erano atti a portare le armi,
-giovani e vecchi, eccetto quelli che erano necessari a tenere guardia
-a Savignano; ed irruppero poderosamente contro i Modenesi di dentro
-la città, e li sconfissero, molti ne passarono a fil di spada, e molti
-ne fecero prigionieri, e fecero bottino di tutte le vettovaglie e del
-materiale da guerra. È vero però che i vinti, quand'ebbero veduto
-la fierezza dell'assalto e l'audacia de' loro nemici concittadini,
-si diedero a fuggire gettando via le armi e i vestiari e quanto
-portarono, pensando solo a salvarsi. Sapute i Parmigiani queste cose,
-mandarono con grande apparato ai Reggiani otto ambasciatori, persone
-che tutte erano state più volte insignite dell'ufficio di Podestà di
-città cospicue, a pregarli di non far pazzie, come i Modenesi, e non
-rovinare la patria; e si fermarono a Reggio non pochi giorni, ed io
-li ho veduti, ed ho loro fatto visita, perchè in quel tempo io era
-addetto al convento di Reggio. (Gli ambasciatori Parmigiani erano:
-Matteo da Correggio, Bonacorso di Montecchio, Rolando Putagio, Rolando
-degli Adegherii, Ugolino Rossi, Egidiolo di Marano, e due popolani,
-i cui nomi non ricordo). Ai quali i Reggiani risposero che avessero
-pur eglino cura e sollecitudine di custodire la loro Parma, ch'essi
-s'adoprerebbero a custodire la città propria, a ciò non cadesse a
-ruina. E i Reggiani diedero risposta di questo tenore, perchè tanto
-in Parma che in Reggio regnava una certa ambizione e gelosia, quasi
-volessero dire: _O medico, cura te stesso_. In Reggio, oltre il partito
-imperiale, già da lungo tempo espulso, vagante ed errante in esilio,
-s'erano formati due partiti tra quelli che tenevano per la Chiesa,
-dei quali uno si diceva il superiore, e l'altro l'inferiore. Del
-partito superiore della città di Reggio erano principali personaggi
-e Capitani: Azzone Manfredi, Antonio Roberti, Tomasino suo figlio, e
-Matteo Fogliani co' suoi seguaci. Del partito inferiore erano capi:
-Rolandino di Canossa, Francesco Fogliani, il suo fratello Prevosto di
-Carpineti co' suoi aderenti, Guido da Albareto, Ezzelino suo figlio,
-ed un altro Rolando, Abbate di Canossa, Scarabello, Manfredino di
-Guercio, Ugo di Corrado, Corradino suo figlio, Giacomino de' Panzeri,
-Tomasino suo figlio, Bartolomeo dei Panzeri, Zaccaria suo figlio,
-Guglielmo de' Lupicini Abbate di S. Prospero (che fece pace coi Bajardi
-e si rimase nel suo monastero) e Garsendonio de Lupicini (costui poi
-disertò, abbandonando il partito, e fece adesione a Matteo Fogliani,
-e s'imparentò con lui, accettando una figlia per moglie al proprio
-figliuolo Ugolino), finalmente Guido de' Lupicini, e più altri. In
-Parma poi vi era questa divisione: Obizzo Sanvitali Vescovo di Parma
-coi di lui seguaci era capo dell'una parte; dell'altra parte era Ugo
-Sossi germano consanguineo di lui, essendo figli di due sorelle,
-ed ambidue nipoti di Papa Innocenzo IV. Per Ugo Rossi tenevano
-quelli da Correggio e molti altri notabili Parmigiani. Queste sono
-pompe ed ambizioni da lasciarsi in disparte e degne dello sprezzo
-degli uomini sennati, perchè l'Apostolo dice... Frattanto accortisi
-i Reggiani d'aver data risposta di poco garbo agli ambasciatori
-Parmigiani, pentiti, e costretti da necessità, elessero alcuni proprii
-ambasciatori, li inviarono ai Parmigiani e dai Parmigiani ottennero
-tutto quello che vollero, e li fecero giurare sull'anima propria di non
-venir meno a quello che domandavano, cioè se l'un partito di Reggio
-malignamente espellesse l'altro, i Parmigiani aiuterebbero sempre
-chi fosse stato iniquamente espulso, e molte altre cose si pattuirono
-utili a mantenere in città la concordia. Gli ambasciatori mandati dai
-Reggiani ai Parmigiani erano: Rolandino di Canossa, Guido da Tripoli,
-ed un Giudice, Pietro di Albinea, che fu l'oratore dell'ambasciata.
-Questi avendo, nel loro albergo in borgo di S. Cristina, udito
-parlare di Asdente, profeta de' Parmigiani, lo mandarono a chiamare
-per consultarlo intorno alle sorti della loro città; e gli imposero
-sulla sua coscienza di non tacer nulla di quello che Dio stava loro
-preparando per l'avvenire. Ed egli rispose che se si conservassero
-in pace sino a Natale, sfuggirebbero all'ira di Dio; diversamente
-berrebbero tutto il calice dell'ira divina, come l'avevano ingollato i
-Modenesi. Essi risposero che si sarebbero mantenuti in pace; che anzi,
-per raffermare la pace e l'amicizia, si disponevano a stringere tra
-loro vincoli di parentela per mezzo di matrimonii. Ai quali egli di
-ripiglio soggiunse che queste cose si facevano da loro con mala fede, e
-che sotto il velo della pace si nascondeva il veleno. Se ne ritornarono
-pertanto gli ambasciatori, e non si parlò più in seguito di matrimonii;
-studiarono vieppiù a fabbricare materiale da guerra, che a mantenere
-una scambievole amicizia; e si verificò di loro quello che Michele
-Scoto disse in que' suoi versi, ne' quali vaticinava il futuro:
-
- Et Regii partes insimul mala verba tenebunt.
-
- In Reggio ogni fazion rotta ha la fede,
- Le lingue arrota, si dilania e fiede.
-
-In questi giorni si strinsero con vincoli di amore e di amicizia
-in una forte alleanza le città di Piacenza, Parma, Cremona, Reggio,
-Modena, Bologna, Ferrara e Brescia, che tutte parteggiavano per la
-Chiesa. I partigiani dell'Impero già da lungo tempo esulavano dalle
-loro città, e andavan vagando pel mondo senza speranza di rimpatriare,
-per quanto dipendeva dal partito della Chiesa; Mantova poi era della
-fazione contraria per impulso di Pinamonte, che la signoreggiava. Le
-suddette città adunque conoscendo tutti i danni, che avevano incolto
-i Modenesi, elessero dal proprio seno un certo numero di cospicui
-ambasciatori, e li mandarono a Reggio, perchè ivi convocassero una
-grande assemblea allo scopo di ripristinare in Modena la pace, se
-ve ne fosse modo. Ma non lo poterono, quantunque vi si adoprassero
-attorno molti giorni, e vi fossero convenuti i rappresentanti delle
-due parti di Modena, cioè quei di dentro, e quei di fuori. Finalmente
-gli ambasciatori con chiusero, deliberarono e decretarono che non si
-recherebbe a nessuna delle due parti nè consiglio, nè soccorso, nè
-aiuto, nè favore, sia perchè non vollero per loro bene e per la pace
-consentire alle proposte fatte, sia perchè non si poteva far danno
-a nessuna delle due parti dei Modenesi senza offendere il partito
-degli alleati, sendochè tutti stavano per la Chiesa, ed anche per non
-alimentare in quei di Reggio e d'altre città la speranza di ricevere
-aiuti, se talora in eguale maniera folleggiassero. Allora i Modenesi
-vedendosi abbandonati a se stessi da tutti quegli amici loro, in cui
-confidavano, mandarono a Firenze e alle altre città della Toscana per
-indurle a raccorre soldati, e a formare e mandare un esercito potente
-a farla finita, e che l'una parte l'altra esterminasse e disperdesse.
-Così stanno le cose oggi, ottava della Natività della beata Vergine.
-Come finirà, sallo Iddio; se camperemo, vedremo. Allora i Reggiani
-licenziarono il loro Podestà Tobia Rangoni di Modena, che andasse
-pe' fatti suoi, e se ne tornasse a Modena sua città, datogli prima
-quel salario che ad onore e decoro gli era dovuto. E per tre motivi
-ebbero a licenziarlo: Perchè era nuovo nel ministero dell'amministrare
-(non aveva mai avuto altra Podesteria che questa) e contro alcuni
-procedeva con acrimonia e ingiustizia; e per lievissimo fallo multava,
-o cacciava in carcere; la qual cosa spiacque ai Reggiani.... Perchè
-era balbuziente, tanto che provocava a riso chi l'ascoltava, e quando
-in consiglio voleva dire: Avete udito (_propositam_) la proposta?
-Diceva: _audivistis propoltam?_ E lo deridevano come scilinguato; ma
-invece era balbuziente. Però meritano più di essere derisi quelli, che
-eleggono alle magistrature uomini di quella fatta, i quali non hanno
-valore di sorta: il che è segno che i simili godono che vi siano dei
-loro simili, lasciandosi guidare dall'interesse privato più che dal
-bene pubblico.... Finalmente perchè poneva in opera ogni mezzo per
-provocare discordie in Reggio e trascinare i Reggiani a parteggiare
-per la sua fazione, cioè quella dei Modenesi, che erano dentro Modena.
-Le quali cose considerando, i Reggiani lo deposero dall'ufficio,
-lasciandogli facoltà di tornare tra' suoi, ed elessero Podestà quello
-che era lor Capitano, aumentadogli il salario, per avere in avvenire
-un uomo che fosse saggio ed intraprendente, dal cui diritto operare
-e dalla cui fedeltà si crede salvata la città di Reggio.... Egli
-era oriondo di Città di Castello. In questi giorni Obizzo Vescovo di
-Parma convitò in casa sua il profeta de' Parmigiani, che si chiamava
-Asdente, e lo interrogò minutamente intorno a cose che stavano ancora
-nascoste nel fitto velo del futuro. Il quale rispose, a udita di molte
-persone, che fra breve i Reggiani e i Parmigiani soffrirebbero molte
-tribolazioni; e parimente vaticinò intorno alla morte di Martino 4.º
-Sommo Pontefice, delle quali cose determinò e specificò i tempi, ch'io
-non voglio riportare; e che a Martino dovevano succedere tre Papi tra
-loro divisi e nemici, de' quali uno sarebbe stato legittimo, gli altri
-eletti illegittimamente; predisse anche la ruina di Modena prima che
-avvenisse. E questo profeta altro non è che un uomo che ha l'intelletto
-illuminato ad intendere i detti di Merlino, della Sibilla, dell'Abbate
-Gioachimo e di tutti quelli che lessero nel futuro; ed è uomo cortese,
-umile, famigliare, senza sussiego, senza superbia, nè annunzia mai
-cosa con affermazione assoluta; ma dice sempre: Così pare a me; così
-intendo io il tal libro. E quando taluno leggendo in sua presenza,
-salta qualche tratto, subito se ne accorge, e dice: Tu mi fai inganno,
-tu hai ommesso qualche cosa. E molti da diverse parti del mondo vanno
-ad interrogarlo. Egli aveva predetto ben tre mesi prima dell'evento
-il disastro de' Pisani; e un certo Pisano venne da Pisa a Parma per
-un suo scopo ad interrogarlo, dopo due battaglie già combattute coi
-Genovesi. Perocchè i Pisani e i Genovesi tre volte si sono battuti
-in battaglia navale; la prima nel 1283, e due volte nel 1284, e ne'
-primi due combattimenti, tra morti e prigionieri si calcolano messi
-fuori di linea 6000, tra' quali il Conte Facio fu condotto prigione
-a Genova, e molti altri notabili. E, mentre tra loro in mare ferveva
-ancora la battaglia, un tal Genovese montò su una nave Pisana e si
-caricò di lastre d'argento; ma avendo l'armatura di ferro, ed essendo
-carico di lastre e volendo di nuovo risalire sulla sua nave non potè
-raggiungerla e cadde e colò a fondo, come una pietra, col ferro e
-coll'argento, e fors'anche colle sue scelleratezze. Tutti questi
-particolari li ho uditi dal lettore di Ravenna che era un Genovese,
-e veniva allora allora di Genova. E nota miracolo, e pensa: I Pisani
-sono stati sbaragliati e fatti prigionieri dai Genovesi nel tempo, nel
-luogo, nel mese, nel giorno, in cui essi avevano catturato i Prelati
-a' tempi di Papa Gregorio IX di buona memoria; e giudica se è vero ciò
-che il signore disse in Zaccaria 2.º: _Chi tocca voi, tocca la pupilla
-dell'occhio mio._ Nota che i Parmigiani, uno de' quali mi son io,
-dicono che la vendetta sino a trent'anni è ancora in tempo. E dicono
-vero. Ve ne ha un esempio lampante in S. Brizio, a cui dopo trent'anni
-di episcopato toccò la pena vindice delle moltiplici afflizioni inferte
-a S. Martino, per cui ne soffrì moltiplici tormenti. Leggi la vita di
-S. Brizio, e vedrai se non è come ti dico. Così l'anno 1284 ripensando
-i Pisani al danno inferto loro dai Genovesi, e volendosene vendicare,
-costruirono sull'Arno molte navi e galee e attrezzi di marina; e,
-allestita la squadra, deliberarono e pubblicarono ordinanza che dei
-Pisani dai venti a' sessant'anni nessuno vi fosse esente dal servire in
-guerra. E corsero tutta la marina Genovese distruggendo, incendiando,
-uccidendo, catturando, e rapinando: e devastarono tutto quel tratto di
-litorale che da Genova si stende sino alla Provenza, passando davanti a
-tutte le città marittime, cioè Noli, Albenga, Savona, e Ventimiglia in
-cerca de' Genovesi per dar loro battaglia. I Genovesi anch'essi avevan
-fatta ordinanza che nessuno dei loro dai diciotto ai settant'anni
-rimanesse a casa, ma dovesse co' suoi concittadini impugnare la
-spada; e così correvano il mare dando la caccia ai Pisani. Finalmente
-s'incontrarono fra il Capo Corso e la Gorgona[62], legarono insieme
-colle catene le galee, come è loro costume nelle battaglie navali, ed
-ivi si batterono con tanta strage d'ambe le parti, che pareva averne
-compassione anche il cielo e conturbarsene. Molti dell'una parte e
-dell'altra eran morti e molte navi colate a fondo. E già i Pisani
-avevano avuto il sopravvento, quando giunse ai Genovesi un rinforzo di
-galee, e di nuovo si lanciarono sui Pisani già stanchi; ma pur tuttavia
-gli uni e gli altri continuarono la zuffa con accanimento. Finalmente i
-Pisani, riconoscendosi vinti, si arresero ai Genovesi, i quali uccisero
-i feriti, e mandarono gli altri alle prigioni. Ma anche chi vinse
-non potè menarne gran vanto, poichè la battaglia fu deplorevolmente
-sanguinosa pei vinti e pei vincitori. E furono tante le lagrime ed
-i sospiri in Genova e in Pisa, che mai non ne furono altrettanti in
-quelle città dalla loro fondazione sino a noi. E chi senza piangere
-e senza contristarsi può narrare il furore, con cui quelle due
-nobilissime città, d'onde veniva agli Italiani ogni sorta di ben di
-Dio, si laceravano per sola vanità, e ambizione, e vana gloria di
-supremazia, come, se il mare non fosse ampio abbastanza ai naviganti?
-Quindi invalse l'usanza di dire:
-
- Iniuriam latam sibi nunquam vindicat apte,
- Qui ruit in peius, quo dedecoratur aperte.
-
- Male al danno appien provvede
- Chi da folle se lo incoglie;
- Ma se al peggio volge il piede
- Danno ed onta ne raccoglie.
-
-Questa battaglia fu combattuta ai 13 d'Agosto, Domenica, festa dei
-SS. Ippolito e Cassiano[63]. Io non ho voluto segnare quì il numero
-dei morti e dei prigionieri dell'una e dell'altra parte, perchè si
-racconta in diverse maniere. Però l'Arcivescovo di Pisa ne fissava
-un numero preciso in una lettera all'Arcivescovo di Bologna, numero
-ch'io non voglio notare, perchè aspetto da Pisa alcuni frati Minori,
-che me ne daranno la cifra accertata. E nota che questa battaglia
-tra Pisani e Genovesi fu pronosticata e segnalata molto prima che
-si combattesse, giacchè nella villa di S. Ruffino[64] della diocesi
-di Parma, alcune donne, che di notte purgavano il lino, videro due
-grandi astri in cielo, che andavano l'uno contro l'altro all'assalto,
-e più volte si ritirarono, e più volte di nuovo ritornarono al cozzo.
-Nell'anno sussegnato, dopo la battaglia tra Pisani e Genovesi, molte
-donne Pisane, belle, nobili, ricche e di potenti famiglie, unite ora a
-trenta, ora a quaranta insieme, da Pisa a piedi si recavano a Genova
-per cercare e fare visita ai prigionieri di loro famiglie; tra quali
-chi vi aveva il marito, chi il figlio, il fratello, il consanguineo,
-cui _Iddio non aveva balzati nel seno della misericordia di coloro
-che li avevano fatti prigionieri_ (Salmo 105.º). E quando quelle donne
-domandavano ai custodi delle carceri di vedere i proprii parenti, si
-sentivano rispondere: Ieri ne sono morti trenta, oggi quaranta, e li
-abbiamo gettati in mare, e di questo ne tocca ogni giorno ai Pisani.
-E quelle donne udendosi dire tali cose de' loro cari, e non potendoli
-rivedere, angustiate dalle strette del cuore cadevano a terra, e per
-la piena dell'affanno e del dolore appena potevano respirare; e poi,
-ripreso fiato, colle unghie si laceravano la faccia, si scarmigliavano
-i capelli, e ad alte e gemebonde grida piangevano fino a che loro
-restavano lagrime da versare. Imperocchè i Pisani morivano in carcere
-d'inedia, di fame, di penuria, di miseria, di dolore e di tristezza,
-poichè: _Ebbero dominio su di loro quelli che li odiavano, i loro
-nemici eran quelli che li tormentavano, ed erano caduti sotto le loro
-mani._ (Salmo 105º). Nè i Pisani erano giudicati degni de' sepolcri
-de' padri loro, e perciò li privavano di sepoltura.... E quando le
-dette donne Pisane arrivavano di ritorno a casa, trovavano morti
-altri, che alla partenza avevano lasciati sani. Iddio in quell'anno
-percosse la città di Pisa con una pestilenza, che trasse assai di
-cittadini al sepolcro... nè vi era casa, in cui non si trovasse un
-morto.... Toccò Iddio i Pisani colla spada del suo furore perchè da
-lungo tempo erano diventati ribelli alla Chiesa, e perchè avevano
-catturato in mare i prelati che andavano al concilio convocato da
-Papa Gregorio IX di buona memoria.... Quattr'anni io ho abitato nel
-convento di Pisa dell'Ordine de' frati Minori, ben quarant'anni fa, e
-perciò mi contristano le sventure de' Pisani, e ne ho compassione: e
-Dio me lo vede nel cuore. E, quando io abitava colà, fu per tre anni
-loro Podestà Bonacorso da Palù, cui i Pisani fecero loro Ammiraglio,
-e lo misero alla testa di quella loro armata, che condussero sulle
-loro galee sino alle bocche del porto di Genova. (Ed i Pisani oltre
-le galee vecchie che possedevano, ne costruirono cento di nuove per
-trasportare quell'esercito, e l'Imperatore in servizio e aiuto dei
-Pisani, ne mandò di sue cinquanta in completo assetto di guerra, le
-quali, trovandomi io sul porto di Pisa, ho vedute io arrivare dal
-Regno.) Ed i Pisani, giunti colla loro armata vicino al porto di Genova
-lanciarono contro la città per millanteria, per fasto ed a sempiterna
-memoria, un nembo di saette che portavano l'acuta punta non di ferro,
-ma d'argento. Essi per tanto vedendo che i Genovesi non uscivano a
-battaglia, risolcarono il mare devastando e incendiando tutto quanto si
-parava loro innanzi lungo il litorale de' Genovesi. E nota che come è
-naturale l'odio tra l'uomo e il serpente, il cane e il lupo, il cavallo
-e il grifone, così cova un lungo odio tra Pisani e Genovesi, Pisani e
-Lucchesi, Pisani e Fiorentini. Tra Pisani e Genovesi per cagione della
-supremazia sul mare, volendo per una certa ambizione, ciascuno parere
-da più dell'altro; e allora i monti si innalzano, ma le pianure non si
-abbassano.... Tra Lucchesi e Pisani cova odio, discordia e malevolenza,
-non solo perchè quelle due città sono di territorio confinanti,
-ma anche perchè i Pisani appresero dieci castelli del Vescovo di
-Lucca, e li tennero lungo tempo, per cui furono anche scomunicati, e
-persistettero lungo tempo nella loro pertinacia (quelle castella erano
-sui monti). Tra Fiorentini poi e Pisani cova odio, perchè quando i
-Fiorentini andavano a Pisa per comperare merci, i Pisani facevano loro
-pagare troppo grave dazio d'uscita alle porte. Avuta dunque notizia
-i Fiorentini e i Lucchesi, che erano legati tra loro d'interessi e di
-amicizia, del gran colpo inferto dai Genovesi ai Pisani, giudicarono
-quello un momento favorevole, e ordinarono un esercito contro i Pisani
-nell'anno preindicato, in Dicembre, poco prima di Natale, e con loro
-dovevano trovarsi quei di Prato e di Corneto per avviluppare i restanti
-Pisani, e se fosse possibile, ridurli a completa ruina, e farli sparire
-dalla faccia della terra. La qual cosa risaputasi dai Pisani, se ne
-impensierirono altamente, riconoscendo che su di loro si adempieva
-quel detto del Deuteronomio 28.º: _E voi resterete poca gente, là dove
-per addietro sarete stati come le stelle del cielo in moltitudine._
-Onde i Pisani atterriti si volsero a pregare Iddio.... Avendo dunque
-sciolte al cielo le preghiere, s'avverò la scrittura che dice: _È
-necessario che intervenga l'aiuto di Dio quando manca quello degli
-uomini._ E sorse loro in mente il buon consiglio di mandare le chiavi
-della loro Pisa a Papa Martino perchè li difendesse dai loro nemici; il
-quale di buon grado li accolse tra le sue braccia, e represse i nemici
-insorgenti.... Isaia 60º: _Ed i figliuoli di quelli che ti affliggevano
-verranno a te inchinandosi; e tutti quelli che ti dispettavano si
-prostreranno alle piante de' tuoi piedi._ Ciò che ho udito, ho scritto;
-oggi le cose sono così; non si sa come anderà poi a finire; chi camperà
-vedrà l'esito degli eventi. Tutto il mondo è in perturbazione e volto
-al sinistro; siamo sulla fine del 1284. Nel millesimo suindicato corse
-voce che Federico 2º, già Imperatore, vivesse ancora in Allemagna; e
-che avesse sèguito di una immensa moltitudine di Tedeschi, ai quali
-largamente faceva le spese. E acquistò tanta consistenza e diffusione
-questa voce che molte città Lombarde spedirono messi speciali a vedere
-e constatare, se effettivamente ancora vivesse, o se fosse una fiaba.
-Anche il Marchese d'Este ne mandò uno per conto proprio. Anche alcuni
-Gioachimiti prestarono qualche fede alla voce corsa e credettero non
-impossibile la sopravvivenza di Federico, perchè la Sibilla dice:
-«Essa chiuderà gli occhi di morte ascosa, cioè la gallina gallicana,
-e sorviverà e suonerà fama a dire in mezzo ai popoli, vive e non
-vive, essendo superstite uno dei polli, o uno de' polli dei polli.»
-Anche Merlino dice di lui: «Due volte quinquagennario sarà trattato
-blandamente.» Il qual passo i Gioachimiti lo interpretavano così: Due
-volte cinquanta fanno cento; quasi sostenendo che avesse cent'anni.
-Ma non ne fu nulla. Col tempo si provò che era un ciurmadore, un
-gabbamondo, che tali cose fingeva a guadagno; e così tanto egli che i
-suoi seguaci sfumarono. Parimente nello stesso anno suonò altra fama.
-Dissero testimoni veridici, cioè frati Minori e Predicatori che da
-poco erano arrivati d'oltremare, che tra Tartari e Saraceni era per
-avvenire una gran novità. Dicevano dunque che il figlio del defunto Re
-dei Tartari era insorto a combattere lo zio regnante, che aveva fatta
-adesione ai Saraceni; e l'aveva ucciso, e con lui aveva fatta strage
-di una grande moltitudine di Saraceni. Inoltre mandò comando al Soldano
-di Babilonia di fuggire in Egitto; altrimenti se l'avrà tra le mani, lo
-ucciderà, quando arriverà ai paese di lui, ove si è proposto di andare
-sollecitamente; perocchè, come si dice, vuol essere in Gerusalemme il
-Sabato Santo; e se vedrà discendere fuoco dal cielo, come asseriscono i
-cristiani, minaccia di uccidere tutti gli Agareni che potrà incontrare.
-E già prima di cominciare la predetta guerra alleato coi Georgiani e
-cogli altri cristiani, a cui aveva fatta adesione, fece coniare moneta,
-sovra un lato della quale vedevasi il Sepolcro, e sull'altro stava
-scritto: In nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Pose
-anche sulle armi e sugli stendardi la croce, e nel nome del Crocifisso
-menò duplice strage, cioè dei Saraceni e dei Tartari avversi a lui.
-Giunto ciò a conoscenza del Soldano di Babilonia e degli Agareni
-di lui sudditi, che si affrettavano a portare soccorso ai Tartari,
-si ritirarono, velocemente fuggendo, per non perire anch'essi coi
-cristiani nemici. E qui finisce l'istoria. In questo stesso millesimo,
-i Modenesi di dentro la città, presso Montale[65], il giorno 19
-Settembre, il Martedì prima delle Tempora, di nuovo si azzuffarono
-coi Modenesi fuorusciti, che abitavano a Sassuolo, e si battagliò
-aspramente dall'una e dall'altra parte con grande strage. Però i
-Modenesi, che abitavano in Sassuolo furono vittoriosi anche in questo
-combattimento, che accadde in Martedì, presso Montale, come li erano
-stati nel primo, che avvenne un lunedì, al principio delle ostilità; e
-in questi due scontri tra morti sul campo e prigionieri ve ne furono
-ben cinquecento; e parte caddero di spada, altri furon tradotti ai
-ceppi in carcere, ed ivi trattenuti. In quel tempo i Modenesi di dentro
-la città ebbero un tale che si spacciava per astrologo ed indovino,
-a cui davano dieci denari grossi d'argento al giorno, e ogni notte
-tre grosse candele Genovesi di purgatissima cera, e, interrogando il
-futuro, prometteva ai Modenesi che, se una terza volta si cimentassero
-a combattimento, ne riporterebbero vittoria. A cui i Modenesi
-risposero: Noi non vogliamo misurarci coi nostri nemici nè in Lunedì,
-nè in Martedì, perchè in questi due giorni siamo stati vinti: designane
-un giorno diverso per combattere, e sappi che se questa volta non
-riporteremo la vittoria, che ne prometti, ti caveremo l'altro occhio
-che ti resta. (Giacchè era guercio, e un barattiere, un gabbamondo,
-come provò l'evento). Temendo egli dunque di non indovinare, se ne
-portò via tutto quello che s'era guadagnato, e all'insaputa di tutti...
-se la svignò per la sua strada. Allora quei di Sassuolo cominciarono
-a far loro le beffe, come a gente che: _Ha sacrificato ai demonii,
-e non a Dio; a Dii, i quali essi non avevano conosciuto, Dii nuovi,
-venuti di prossimo e a cui i loro padri non avevano prestato culto._
-(Deuteronomio 32º). E i Parmigiani, udendo quanti disastri avevano
-colpito i Modenesi, mandarono dodici ambasciatori, per desiderio di
-ricomporli a concordia. Ma fu opera vana. Non prestarono fede a loro e
-non vollero ascoltarli.... Ma tutto questo accadde perchè si avverasse
-la profezia di Merlino profeta Inglese. Perocchè Merlino compose
-versi, ne' quali presagiva con verità l'avvenire delle città Lombarde,
-Toscane, Romagnole e della Marca, versi ch'io credo degni d'essere qui
-riportati, e che cominciano così:
-
-Incominciano i versi di Merlino
-
- Venient in mundo —
- — et duo erunt sine fine utundo.
- Gravia tum dura —
- — multa sunt inde futura.
- In Lombardia —
- — tunc errabit phylosophia.
- Superbia regnabit —
- — cum ventis tota volabit.
- Ipsa Toscana —
- — dicetur a gentibus vana.
- Peregrinando ibit —
- — diffusa, peccando peribit.
- Romandiola —
- — sub iugo teneatur a stola,
- Quæ in perpensum —
- — tallionem reddet immensum.
- Marchia anchonitana —
- — sub Ecclesia stabit romana,
- Quæ semper lanam —
- — evellet sibi cotidianam.
- Apulia vero —
- — tota erit plena veneno.
- Multi morientur —
- — et Reges pro auro delentur.
- Marchia delusa —
- — plorabit in sanguine fusa;
- Et diu plorabit —
- — sub dura potestate durabit.
- Francia durabit —
- — et pluribus praeponderabit;
- Et cum defecerit —
- — effusio sanguinis erit.
- Alamannia imperabit —
- — zizaniam mundi fugabit,
- Qui retinet gentes —
- — Imperium non diligentes.
- Provincia sola —
- — diu stabit sub arida stola,
- Quæ revelata —
- — dicetur et accumulata.
- Ab Hispanianis multus —
- — erit sanguis in terra diffusus
- Lombardos natos —
- — volens sibi fore ligatos.
- Ecclesia plorabit —
- — cum superbia tanta regnabit;
- Et non providebit, —
- — in dura servitute manebit.
- Florentia florebit —
- — immundo tota lucebit
- Lilium depictum —
- — in campis erit a Senis devictum;
- Sed convalescet —
- — Lilii cum victoria crescet.
- Inepte peccando —
- — semper vivet dissimulando.
- Mediolanum —
- — sibi turrim firmabit in vanum;
- Aquila videbit —
- — turrim ipsam totam delebit.
- Adducet gentes —
- — de longe et sunt venientes,
- Quæ dabunt duram —
- — delinquentibus in vano iacturam.
- Parma patietur —
- — multo languore repletur;
- In malum recidet —
- — quam medicus sanare non valet;
- Sed relevatur —
- — unguento coronae sanatur.
- Quod erit antiquum —
- — per exemplum præbet iniquum.
- Mutina perversa —
- — tota erit in fine demersa.
- Volens dominari —
- — potentioribus æquiparari.
- Regium, regina —
- — civitas, erit ipsa supina,
- Et non providebit —
- — in dissensione multa manebit.
- In ipsa Cremona —
- — sibi nidum aquiret corona,
- E tamdiu stabit —
- — ut aquila ipsa volabit
- Pace decepta, —
- — a sponso accepta,
- Et re pensata, —
- — Lombardia erit cremata.
- Ferraria testatur —
- — quod mala subire paratur
- Propter peccata,
- — quæ diu erunt in ea patrata:
- In servitute stabit, —
- — donec peccare cessabit,
- Et ejiciat illum —
- — qui peccatum committit indignum.
- Mantua pugnabit, —
- — in fine terga Veronæ dabit;
- Fugabit serpentes —
- — eam sub cauda tenentes.
- Bononia regnabit —
- — cum integra longe durabit,
- Fjiciet unam —
- — ad mane partem ituram.
- In brevi veniendo —
- — per intrinsecam ejiciendo,
- Quae non revertetur, —
- — donec tota sordibus lavetur.
- Faventia oppressa —
- — multotiens erit obsessa;
- Indicat scriptura —
- — quod mala sunt in ea futura,
- Et tamen favet, —
- — quod in ea pars Bononiæ cadet;
- Quæ dabit dorsum, —
- — semper eundo deorsum.
- Gravia quam plura —
- — sustinebit Imola dura,
- Quæ re pensata —
- — cito erit a languore sanata.
-
- Verranno e due saran che in infinito
- Il mondo emungeran di lito in lito.
- Duri travagli e piaghe e un mar di mali
- Scosso allor pioverà sovra i mortali.
- Sillogizzando allor filosofia
- Errante annebbierà la Lombardia.
- Regnerà la superbia, e in suo talento,
- Sull'ale, vuota, volerà del vento.
- Anche sull'Arno la gentil Toscana
- Dalle genti sarà chiamata vana;
- Pellegrinando affogherà dispersa
- Nel vano mar del suo peccato immersa.
- Sulla Romagna regneran le stole,
- Che taglia le imporran d'immensa mole.
- La Chiesa avrà la Marca Anconitana,
- Qual pecora, da cui trarre la lana.
- Dal monte al mar l'Apula terra eletta
- Tutta sarà d'atro veleno infetta.
- Molti dì morte assaggieran lo strale;
- Farà sfumare i re compro pugnale.
- La Marca illusa, ogni speranza persa,
- Cadrà nel pianto e nel suo sangue immersa.
- E lungo il pianto fia, lungo il lamento
- Sotto un Signor ch'ogni pietade ha spento.
- Salda colonna erta starà la Francia:
- Sul capo a molti agiterà la lancia;
- Ma, se la destra un dì stanca le langue,
- Suoi fiumi e mari avrà tinti di sangue.
- La gran Lamagna imperierà superba,
- Disvellerà dal mondo ogni mal erba;
- Dal mondo ove s'annida e si nutrica
- Gente all'Impero asprissima nemica.
- Sulla Provenza segregata e sola
- Suo regno a lungo avrà l'arida stola;
- Che sotto d'ogni ciel sarà chiamata
- Insiem la rivelata e accumulata.
- Di sangue esausta a pien la Spagna fia
- Per conquistare a sè la Lombardia.
- Lungo la Chiesa emetterà lamento
- Perchè superbia alza tant'ala al vento;
- Ma provvedere al mal non sa, non cura:
- E geme in servitù spietata e dura.
- Fiorenza in fiore a tutto il mondo splende.
- Siena sul campo il giglio a terra stende;
- Ma il giglio poi risorgerà fiorente
- Quando vittoria avrà piena e ridente.
- E in ogni inettudine peccando
- Viverà sempre mai dissimulando.
- Alza Milano invan torre superba;
- L'aquila viene e la pareggia all'erba.
- Viene, e da lunge folte schiere adduce;
- Fa de' ribelli aspra vendetta e truce.
- Parma patisce e langue; e poi nel male
- Ricade e niuno a risanarla vale;
- Ma si rileva, e a lei vigore dona
- L'unguento sanator della corona.
- Quei che valean per i vetusti tempi
- Innanzi or reca disadatti esempi.
- Modena fatta in sua ragion perversa
- In un mare di guai sarà sommersa.
- Gonfiando il core a dominare aspira
- Ed a salir tra que' che in alto mira.
- Reggio cadrà, cadrà pur essa a terra
- E senza freno avrà continua guerra.
- Sull'argine del Po dentro Cremona
- Suo nido comporrà l'alta Corona,
- E a lungo in sen l'avrà l'ospite suolo.
- Sinchè i vanni aprirà l'aquila al volo.
- Rotta la data fè, rotta la tregua
- Ferma da giuro che 'l dubbiar dilegua,
- Lo sposo, a studio frodolento, insano,
- A foco e fiamma osa mandar Milano.
- Ferrara a sopportar s'appresta il lutto,
- Di lunghe colpe sue condegno frutto.
- Serva sarà fin che il peccare dura
- E scacci il peccator dalle sue mura.
- Mantova pugnerà d'ardore piena
- Ed a Verona in fin mostra la schiena.
- Costringerà la serpe a via fuggire,
- La serpe che la stringe tra le spire.
- Bologna in auge avrà sua signoria
- Finchè concorde ed incorrotta sia;
- Ma caccierà gran schiera di sua gente,
- Errante in pianto e duol verso l'oriente;
- Che presto tornerà coll'ira in petto,
- A sbandeggiar chi resta al patrio tetto,
- E più non torneran senza paura,
- Se mondi non saran di lor sozzura.
- Faenza oppressa e d'ogni parte vinta
- Molte fiate sarà d'assedio cinta.
- Indica la scrittura e chiaro rende
- Che futuro di guai nembo l'attende.
- Pur favoreggia in un'iniqua guerra
- Chi i fuorusciti Bolognesi atterra,
- Che fuggiranno in duol cupo profondo,
- Precipitando sempre in sino al fondo,
- Imola colpirà lunga sventura;
- E il ripensarvi sol l'assenna e cura.
-
-Vi fu anche nello stesso millesimo un Notaio Reggiano, di nome Giovanni
-Malvezzo, cioè avente un brutto vezzo, il quale volendo consigliare
-i suoi concittadini di non folleggiare come i Modenesi, compose i
-seguenti versi:
-
- Mutina, quid speras —
- — dum tecum jurgia quæras?
- Nil, nisi te superas. —
- — Vis mala ferre? Feras.
- Tu te persequeris, —
- — quasi desperata teneris
- Te furiosa feris; —
- — digna perire, peris
- Cur, rea, te prodis, —
- — cur destruis, uris et odis?
- Cur tua, totque fodis —
- — viscera rupta modis?
- Hic satis, ac alibi, —
- — poteris quasi mortua scribi.
- Gens inimica sibi, —
- — Mutina, parce tibi.
- Cerne tuas aedes, —
- — incendia, bellaque, cædes,
- Tu, milesque pedes —
- — tristis ubique sedes.
- Mutina, te recole, —
- — nimia iam languida mole,
- Et te cum prole —
- — flente perire dole.
- Sit tibi, sit sedis —
- — paritas laris, urbis et æedis
- Sit tibi; si credis, —
- — ad bona prima redis.
- Desinat armorum —
- — furor et discursus equorum,
- Sub strepitu quorum
- — fit sine pace forum.
- Suscipe doctrinas, —
- — et quas tibi do medicinas;
- Et quas pono minas, —
- — me posuisse sinas.
- Si prece, sive minis, —
- — non flecteris, aut medicinis,
- Ecce tuus finis, —
- — præda, ruina, cinis.
- Gens regina lege —
- — qua vivit Mutina lege;
- Te cum pace tege; —
- — te sine parte rege.
- Hæc aliena vide, —
- — discrimina, schisma recide:
- De te confide —
- — non trepidanda fide
- Proxima es: harum —
- — rerum sit cura tuarum,
- Exemplum quarum —
- — non tibi credo parum.
-
- Modena cieca, fra torbid'ire
- Speri tu forse di rifiorire?
- Speranze vane. Tu cerchi guai.
- Cerca ed avrai.
- Te stessa struggi; morta è la speme:
- Un furibondo destin ti preme.
- Perir sei degna. Sentenza data.
- Tu se' spacciata.
- Contro te stessa perchè t'affanni?
- Perchè ti struggi? Perchè t'inganni?
- Perchè le carni tanto ti sbrani
- In modi strani?
- Modena folle! basti: Deh! cessa.
- L'albo de' morti tra' suoi t'ha messa.
- Di te, che d'astio su te ribocchi,
- Pietà ti tocchi.
- Ve' quanti incendi! Che guerre e stragi!
- Ve' la ruina de' tuoi palagi.
- Vedi dispersi fanti e cavalli,
- Armi e timballi.
- Modena, pensa. Lasciar tuoi nati
- Sotto la mole de' tuoi peccati
- Teco perire, non ti rampogna?
- Non hai vergogna?
- Cittade e tetto, l'ara e la mensa
- Vi sia comune. Modena, pensa.
- E, se la prisca gloria ti piace,
- Componti in pace.
- Cessin dell'armi lampi e furori
- E scalpitio di corridori;
- brilli la gioia, regni l'amore
- In ogni cuore.
- Ascolta il verbo, fa tuo 'l consiglio
- Di chi vuol trarti da reo periglio;
- E, se talora minaccia suona,
- Me lo perdona.
- Se chi minaccia, se chi ti prega,
- Favella a rupe che non si piega,
- Ecco il destino, che a te si serba:
- Ruina acerba.
- Reggio gentile, guarda l'esempio.
- Modena scissa di sè fa scempio.
- Pace fraterna ti sia muraglia,
- Scudo e zagaglia.
- Quest'è l'esempio. Pensa, fa senno,
- Guerre intestine troncar si denno;
- E poi confida. Vivi secura
- Fra le tue mura.
- Sei sulla china: ferma, t'arretra.
- Pensa a te stessa; la scena è tetra,
- E fosca luce d'intorno spande.
- L'esempio è grande.
-
-Si noti che il senso di questi versi s'incontra anche nelle parole
-di Salomone. Proverbii 24.º: _Io passai presso al campo del pigro,
-e presso alla vigna dell'uomo scemo di senno_ ecc. Lo stesso anno
-Guglielmo Marchese di Monferrato maritò sua figlia col figlio del
-Paleologo defunto, che risiede nella città di Costantinopoli, Signore
-dei Greci; e le assegnò in dote il Regno di Tessalonica, cui la
-famiglia del Marchese di Monferrato aveva ricevuto ab antico, cioè
-ai tempi dell'Imperatore Federico I., quando Manuele Imperatore
-Costantinopolitano fece invito al Marchese stesso di mandargli uno
-dei suoi figli, al quale voleva impalmare una propria figlia; e così
-fu fatto e gli diede in moglie donna Maria, e in dote il Regno di
-Tessalonica che da quel tempo e per tal modo passò ai Marchesi di
-Monferrato. Ma il detto Marchese, causa la dominazione dei Greci, non
-ritraendo alcun utile da quel Regno lo assegnò in dote a quella sua
-figlia che maritò l'anno 1284 col figlio del Paleologo. E il figlio
-del Paleologo diede allo suocero molte migliaia di bizantini[66].
-Inoltre gli promise che in tutta sua vita gli speserebbe in Lombardia
-cinquecento soldati per la guerra. Allora il Marchese, fidente in tale
-aiuto, andò e prese Tortona, e molti uccise, molti incarcerò cittadini
-e soldati che eran venuti d'altronde. Al Vescovo poi, che era nativo di
-quella città, il Marchese disse: Ditemi, o Vescovo, questi Tortonesi
-sono vostri sudditi, e sotto la vostra Signoria? No, Signore, rispose
-il Vescovo. E allora il Marchese ripigliò: Perchè dunque vi cuoce
-tanto l'animo che si diano a me? Perchè, rispose il Vescovo, io sono
-stato eletto pastore, rettore e custode del popolo di questa città, e
-voi combattete in un campo nemico al partito della Chiesa. Allora il
-Marchese soggiunse: Se vorrete essere amico mio, io sarò amico vostro;
-altrimenti scatenerò le fiamme del mio furore sopra di voi. Manderò
-dunque un esercito con tre Capitani a' vostri castelli, e voi anderete
-seco loro, e v'adoprerete in modo che i Castellani consegnino a me la
-signoria de' castelli, che hanno in custodia. E il Vescovo di rimando:
-Signore, curerò fedelmente che le castella vi siano consegnate.
-Giunti ai castelli, il Vescovo chiamò i Castellani, e con premura li
-sollecitò a porre le loro castella sotto la Signoria del Marchese. Ma
-i Castellani, quasi tutti per una bocca, risposero al Vescovo a udita
-dei Capitani: O Vescovo, sappiate che le castella, che difendiamo ad
-onore della santa Chiesa romana, noi non le daremo no in mano di chi
-non cessa mai di opprimere il partito della Chiesa, nè le consegneremo
-neppure a voi, sino a tanto che voi non sarete libero padrone di
-voi stesso. Così risposero tutti i Castellani dei castelli, ai quali
-fu condotto il Vescovo. Il che udendo i Capitani presero la via per
-ricondurre il Vescovo al Marchese. Ma a mezzo della strada, lasciato in
-disparte il Vescovo, buccinavano tra loro di ucciderlo. La qual cosa
-il Vescovo per conghiettura indovinando, disse loro: _quant'è a me,
-eccomi nelle vostre mani: fatemi secondo che vi parrà buono e diritto.
-Ma pur sappiate per certo, che se voi mi fate morire, voi mettete del
-sangue innocente addosso a voi, ed a questa città ed a' suoi abitanti_.
-Geremia 26.º. E aggiunse, parlando con uno de' Capitani, che era suo
-consanguineo: Sappi che una volta fosti mio soggetto ed io ti poteva
-far danno, ma l'occhio mio ti perdonò. Ciò udito, quell'insano subito
-con un coltello, o con un'alabarda, trapassò d'un colpo il corpo del
-Vescovo, dicendo: Del resto non sarò più sotto la tua Signoria. Il
-secondo Capitano perforò il cranio del Vescovo colla spada. Il terzo
-Capitano lo ferì pure di spada all'omero; e così il Vescovo morì per
-le spade degli iniqui. Il Marchese udendo che il Vescovo era stato
-morto, mandonne a raccogliere la salma, e invitando tutti i Religiosi
-e i Chierici, che erano in Tortona, gli fece dare onorifica sepoltura;
-ed egli stesso in persona, ad onoranza del Vescovo, volle essere uno di
-quelli che portavano il feretro, per argomento che il Vescovo non era
-stato ucciso per ordine suo. I Castellani poi preaccennati fecero buona
-difesa ai castelli consegnati alla loro fede, nè li posero mai nelle
-mani del Marchese; il quale abitava in Tortona, e allestiva un esercito
-per muovere a tempo opportuno guerra ai Milanesi. La qual cosa risaputa
-dalle milizie che erano in Sassuolo, corsero al Marchese, a cui si può
-applicare quello che per comando del Signore disse Elia ad Acab. 3.
-dei Re 21.º. _Uccideste per soprappiù e v'impadroniste_ ecc. Le cose
-oggi stanno così; nessuno può indovinarne la fine: chi camperà, vedrà
-lo scioglimento del nodo. Lo stesso anno i Parmigiani facevano venire
-del sale da Cervia, ossia dalla Romagna, per loro uso; e i Modenesi
-che erano dentro la città, irruppero sopra i bifolchi presso Bazzano,
-e tolsero loro e carri, e sale e buoi in odio ai Parmigiani,[67]
-perchè pareva a que' Modenesi che prima che si scatenasse quella
-guerra e distruzione della città per la malizia de' loro concittadini
-fuorusciti, i Parmigiani avrebbero potuto impedire che tanti mali
-piombassero poi a loro sul capo. Ed attribuivano questo principalmente
-a Matteo da Correggio e a Guido di lui fratello, che nella Podesteria
-erano succeduti a Giacomo da Enzola, morto prima della scadenza del
-proprio ufficio. Ed usarono i Modenesi quella soperchieria anche perchè
-quel carico di sale deviava dalla strada sua diritta e naturale, ove
-si pagava il pedaggio; finalmente operarono quella cattura in odio
-di quelli di Sassuolo, che avevano permesso ai Parmigiani di passare
-per le terre da loro occupate senza pagamento di pedaggio, come lo
-avrebbero pagato, se il messo si fosse presentato a loro quando i
-bifolchi erano arrivati col sale a Bazzano; ma per una certa stolidità
-andando tra nemici, e sviando dagli amici entrò nella città di Modena.
-Onde il savio ne' proverbii 26.º dice: _Chi si taglia i piedi ne
-bee l'ingiuria; così avviene a chi manda a far de' messaggi per uno
-stolto_... ne hai esempio in Gerardo dei Rozzi di Parma, che spacciava
-se stesso per astrologo e indovino. Quando i Parmigiani fuorusciti, che
-parteggiavano per l'Impero, presero Colorno, e vi entrarono il giorno
-di S. Domenico, e gli ebbero domandato se l'anderebbe bene per loro,
-egli rispose che ottimamente, perchè vi erano entrati sotto il segno
-dello scorpione. Eppure pochi giorni dopo sopravvennero i Parmigiani
-del partito della Chiesa, e li espulsero tutti, e alcuni ne uccisero,
-e Colorno riconquistarono; e lo scorpione non salvò punto quelli che vi
-erano entrati prima. Nello stesso anno mangiai per la prima volta, nel
-giorno di S. Chiara, i ravioli senza involucro di pasta; e questo lo
-dico per mostrare quanto s'è raffinata la ghiottoneria degli uomini per
-i commestibili, a confronto di quella degli uomini primitivi, i quali
-erano contenti de' cibi semplici, che loro imbandiva la madre natura,
-de' quali dice Ovidio nel 1.º libro delle Metamorfosi:
-
- Contentique cibis, nullo cogente, creatis,
- Arbuteos foetus, montanaque fraga legebant,
- Cornaque, et in duris haerentia mora rubetis
- Et quae deciderant patula Iovis arbore glandes.
-
- E contento del cibo che s'avea,
- Senza sudarlo, da natura amica,
- Corniòle, corbezzole cogliea
- Fragole ognor dalla pendice aprica,
- E l'atra mora che tra spin pendea
- Dell'aspra rosa nella selva antica,
- E quella che dall'albero di Giove
- Edula ghianda maturando piove.
-
-Nella state dello stesso anno molti farfalloni svolazzavano per gli
-orti, e deposero loro uova sulle foglie de' cavoli, d'onde poi si
-schiusero bruchi, che rosero le ortaglie. E specialmente i cavoli si
-chiamano _olera_. _Olus ab alendo_ fu detto, perchè l'uomo si alimentò
-_ex oleribus _ (erbaggi mangerecci) prima di cominciar a mangiare
-biade e carni. Così dice Isidoro (Etimologie 12.º). Si ebbero anche in
-alcune parti del mondo forti terremoti; sicchè quando frate Roglerio
-dell'Ordine de' frati Minori, Lodigiano, che era stato compagno del
-Visitatore della Provincia di Bologna, ritornava dalla Corte, dove
-era stato con un Cardinale, e passava per Taurenno ove s'era proposto
-di albergare, gli abitanti di quel luogo gli dissero: Padre Santo, in
-questo paese si fa sentire sovente il terremoto; e in quell'istante,
-eccoti subito una violentissima scossa. E il frate sclamò: _Colui
-che guarda la terra e la fa traballare, che tocca i monti e fumano_.
-Salmo 103.º. Detto ciò il frate si guardò indietro e vide una casa
-coperta di paglia, e disse che la notte voleva dormire in quella,
-perchè, soggiunse, se vado a dormire in altra, forse gli embrici, o
-le tegole cadranno sopra di me, se la casa ruina, e vi morrò. La qual
-cosa udendo e vedendo alcune donne del paese, portarono i loro letti
-in quella capanna per dormire con sicurezza accanto ai frati. Il che
-avendo scorto un certo vecchio, disse ai frati; Avete fatto cosa, che
-non dovevate fare, perchè dovete sempre essere preparati alla morte...
-a cui di rimando il frate: Il beato Girolamo dice: _È prudenza temere
-di tutto ciò che può sopravvenirne_, e l'Ecclesiastico 18.º: _Il saggio
-teme di tutto_. Questo l'ho udito io da frate Roglerio, che fu compagno
-di frate Benvenuto, nostro Visitatore della Provincia di Bologna.
-Così nel millesimo sussegnato, nel giorno di S. Tomaso Apostolo, che
-fu in Giovedì, e la notte successiva, verso l'ora di mattutino, si
-videro lampeggiamenti e si udirono tuoni fragorosissimi, cose insolite
-a vedersi e a udirsi in quella stagione. E allora a Venezia le acque
-montarono ad allagare la città, tanto che, come dicono i più vecchi,
-eguale allagamento non fu mai visto dalla fondazione della città
-ai giorni nostri; poichè quella città è fondata nelle acque, e si
-sommersero barche e perirono persone; e le mercerie, che non erano nei
-solai delle case, s'avariarono. Eguale disastro soffrì Chioggia, che
-anch'essa è nelle lagune, ove si fa il sale. E Bernardo, Cardinale
-Legato della Chiesa romana, che abitava a Bologna, diceva che tale
-infortunio aveva incolto i Veneziani, perchè non volevano soccorrere Re
-Carlo contro Pietro Re d'Aragona, quantunque fosse desiderio di Papa
-Martino. Parimente in que' due giorni, cioè il Venerdì e il Sabato,
-si verificò quel detto profetico di Zaccaria 14º: _In quel giorno non
-vi sarà luce, ma freddo e gelo;_ cosa che spesso verso Natale avviene.
-Così pure la vigilia di Natale, che fu in Domenica, mentre recitavamo
-mattutino, la luna si ecclissò totalmente; come disse il Signore in
-Matteo 24º. _Il sole scurerà,_ (il che si rinnoverà l'anno venturo,
-come alcuni asseriscono) _la luna non darà il suo splendore._ La qual
-cosa ho veduto più volte dopo che sono entrato nell'Ordine de' frati
-Minori.... Quindi ho avuto campo a moltiplicare queste osservazioni,
-perchè talvolta scura il sole, tal altra la luna, e poi accadono
-terremoti; e alcuni che debbono predicare non hanno così alla mano le
-cognizioni intorno a questa materia; e restano confusi. Ricordo che
-io abitava nel convento di Pisa, sono bene quarant'anni e più, che
-si sentì terremoto nel giorno successivo a quel di Natale, cioè la
-notte di S. Stefano, e frate Chiaro di Fiorenza dell'Ordine de' frati
-Minori, uno de' più celebrati chierici del mondo, predicò due volte al
-popolo nella chiesa arcivescovile; e la prima piacque, la seconda non
-piacque. E non per altro spiacque, se non perchè prese un argomento
-stesso per tuttadue le prediche. Nella qual cosa, da parte sua, mostrò
-abilità straordinaria, perchè disse cose sempre nuove; ma il volgo
-maligno e semplicione, che non sa regole, pensò che avesse ridetto il
-discorso della prima volta, perchè versava su lo stesso tema; sicchè
-il predicatore mietè vergogna da cosa onde gliene doveva venire onore.
-Or ecco il tema che s'era proposto, Aggeo 2º: _Fra poco io scrollerò il
-cielo, e la terra, e il mare e l'asciutto._ Nota che il terremoto suol
-formarsi nei monti cavernosi, ne' quali è imprigionato un vento, che
-volendo sprigionarsi, e non avendo spiraglio all'uscita, squarcia la
-terra, che trema, e quindi si sente il terremoto. Ne abbiamo immagine
-in una castagna non castrata, che salta via violentemente dal fuoco
-e detona, e mette spavento a chi è seduto attorno al focolare.... Nel
-sussegnato millesimo, cioè 1284, il giorno di Natale e di S. Stefano,
-tutta la giornata e tutta la notte si rovesciò un subisso di neve,
-la quale pel troppo peso atterrò o franse le piante da frutta, come
-mandorli e melogranati; e si ebbe anche uno smisurato freddo.... Lo
-stesso anno Giacomo Colonna, Cardinale della Chiesa romana, e nipote di
-Papa Nicolò 3º, mandò cercando frate Giovanni da Parma, che era stato
-Generale, e spontaneamente e con grande sua consolazione dimorava nel
-romitaggio di Grecio (dove il beato Francesco talvolta nel giorno di
-Natale raffigurò il presepio di Betlemme col Bambino) volendolo vedere
-e parlare seco in famigliarità, come intimo suo amico; e si videro,
-e n'ebbero molta consolazione ambidue, e parlarono alla dimestica di
-cose divine.... Ora è tempo di continuare il resto. Lo stesso anno morì
-frate Marco, che fu compagno di frate Giovanni da Parma, quand'era
-Ministro Generale, e di altri Ministri, come di frate Crescenzio,
-e di frate Bonaventura; del quale Marco mi pare non doversene più
-parlare, avendone detto abbastanza più indietro. Altro compagno di
-frate Giovanni da Parma, quand'era Ministro Generale, fu frate Andrea
-di Bologna, uomo onesto, mite, grazioso, famigliare, religioso, e
-divoto a Dio. Era anche buono scrittore, e nel Capitolo di Siena
-dettò quella lettera, che S. Lodovico ricevette a tempo della prima
-crociata, lettera che gli piacque moltissimo, per la liberalità e la
-cortesia di frate Giovanni da Parma Ministro Generale. Fu anche frate
-Andrea Ministro della provincia d'oltremare, cioè di Terra Santa, o
-Terra di promissione (... Si vergogni adunque Federico 2º, il quale,
-sia che volesse scherzare, sia che volesse dire da senno, insultando
-a Dio diceva che se Iddio avesse veduto il Regno ch'esso aveva in
-Sicilia in Calabria e in Puglia, non avrebbe tanto lodato la Terra di
-promissione). Pertanto frate Andrea morì lodatamente in pace, quand'era
-Penitenziere alla Corte del Papa. Terzo compagno di frate Giovanni
-da Parma fu frate Gualterio, oriondo d'Inghilterra, e vero Inglese;
-buon cantore, gracile, alto di statura, bello, di santa e onesta vita,
-di buoni costumi e letterato; era stato scolare di frate Giovanni
-da Parma quando, prima di diventare Ministro Generale, era lettore a
-Napoli. Così frate Gualterio fu mandato addetto alla Corte, ma pose
-ogni opera sua per essere liberato da quel servigio, amando meglio
-di essere afflitto col popolo di Dio che godere la giocondità del
-peccato temporale, e reputando maggior ricchezza l'umiltà di Cristo,
-che il tesoro degli Egiziani.... Tuttavia ho udito che questo frate
-Gualterio fu poi suo malgrado fatto Vescovo, non so dove. Fu mio amico.
-E nota che tutti i compagni di frate Giovanni da Parma sono stati miei
-intimi amici e famigliari. Quarto compagno di frate Giovanni da Parma
-fu frate Bonagiunta della Marca d'Ancona, di Fabriano, buon Custode
-e uomo di lettere, buon cantore, predicatore, scrittore, calvo, di
-statura mezzana e di faccia somigliante a S. Paolo. Quando era novizzo
-del convento di Fano, l'anno 1238, giovanetto ancora, abitava meco.
-Fu il primo e l'ultimo Vescovo di Recanati. Quinto compagno di frate
-Giovanni da Parma fu frate Giovanni di Ravenna, grosso, corpulento e
-bruno, buon uomo e di vita onesta. Non ho mai veduto uomo che più di
-lui mangiasse avidamente le lasagne condite col formaggio. Fu Guardiano
-del convento di Napoli, quando frate Giovanni da Parma vi fu lettore,
-prima d'essere Ministro Generale. Sesto compagno di frate Giovanni
-da Parma fu frate Anselmo Rabuino Lombardo, d'Asti, grosso, bruno, e
-aveva l'aria da Prelato, di vita onesta e santa; nel secolo era stato
-Giudice; fu Ministro della provincia di Terra di Lavoro e poi della
-Marca Trivigiana. Amò molto frate Giovanni da Parma, ed accogliendo
-favorevolmente i voti dei Ministri Lombardi e dei Custodi a Lione,
-pose opera e fece sì che frate Giovanni da Parma fosse eletto Ministro
-Generale. Frate Anselmo Rabuino era conosciuto dal sommo Pontefice
-Innocenzo IV. Io abitava nel convento di Pisa, e frate Anselmo, che
-era Ministro della provincia di Terra di Lavoro, mi scrisse di andare
-con mio fratello Guido di Adamo ad abitare nella sua provincia; ma
-non ci fu permesso dai frati del convento di Pisa, perchè ci vedevano
-volentieri con loro. Settimo compagno di frate Giovanni da Parma fu
-frate Bartolomeo Guiscolo di Parma, illustre oratore e passionatissimo
-Gioachimita, cortese uomo e liberale, nel secolo maestro di grammatica,
-e nell'Ordine uomo onesto e santo. Sapeva scrivere, miniare e
-predicare, come ne ho detto abbastanza più addietro. Ottavo compagno
-di frate Giovanni da Parma fu frate Guidolino Gennari di Parma, che fu
-uomo di lettere e buon cantore; cantava benissimo nel canto melodico,
-cioè nel canto rotto, e nel canto fermo aveva più arte che voce, la
-quale aveva debole; fu buon compositore, buono e bello scrittore, e
-buon correttore alla mensa nel convento di Bologna. Conosceva benissimo
-la Bibbia, e fu di vita onesta e santa, sicchè era ben voluto dai
-frati. Morì a Bologna e fu sepolto nel convento dei frati Minori,
-e riposi in pace. Nono compagno di frate Giovanni da Parma fu frate
-Giacomino da Berceto, di vita onesta e santa, valente predicatore,
-e di gran forza di voce; fu Guardiano del convento di Rimini. Decimo
-compagno di frate Giovanni da Parma fu frate Giacomo degli Assandri
-di Mantova, uomo onesto e santo, ottimo consigliere e interprete
-delle Decretali. Fu qualche tempo Ministro in Schiavonia, regione
-che si chiama anche Dalmazia. Undecimo compagno di frate Giovanni da
-Parma fu frate Drudo, Ministro della provincia di Borgogna, lettore
-di teologia, che ogni giorno voleva predicare ai frati intorno alle
-influenze divine, come ho udito, quando mi trovai seco in Borgogna.
-Questi fu nobil uomo e bello, di vita onesta e santissima oltre
-ogni credere, e fu divoto a Dio in modo meraviglioso, e al disopra
-dell'umano giudizio. Frate Giovanni da Parma se lo condusse seco,
-quando Papa Innocenzo IV di buona memoria lo inviò ai Greci per
-indurli ad unità di fede colla Chiesa romana. Duodecimo compagno di
-frate Giovanni da Parma fu frate Bonaventura da Iseo, e lo fu quando
-frate Giovanni andò mandato dal Papa ai Greci. Era frate Bonaventura
-vecchio di convento e di età, saggio, intraprendente, sagacissimo,
-di onesta e santa vita, e ben voluto da Ezzelino da Romano; tuttavia
-si dava oltremisura l'aria da barone, quantunque, secondo la fama,
-fosse figlio di un'ostessa. Era stato anche Ministro di vecchia data
-nell'Ordine; poichè fu Ministro nella provincia di Provenza; Ministro
-nella provincia di Genova, in quella di Bologna, e in quella della
-Marca Trivigiana. Compose un volume di Sermoni intorno alle feste, e
-alle Tempora; condusse vita laudabile, e l'anima sua riposi in pace.
-Sappi però che frate Giovanni da Parma, quand'era Ministro Generale,
-non li ebbe tutti contemporaneamente questi compagni; e li conduceva
-seco or gli uni, ora gli altri, quando voleva andare attorno per
-visitare l'Ordine, perchè non potendo que' suoi compagni reggere alla
-fatica ch'egli durava, gli fu giocoforza averne molti. E molte altre
-virtù ebbero in sè i suddetti dodici compagni, che per brevità io
-tacqui. Ora parliamo di frate Ugo Provenzale, grande ed intimo amico
-di frate Giovanni da Parma. Egli fu uno dei più illustri chierici del
-mondo, e tenacissimo Gioachimita, e di vita onesta e santissima oltre
-al credibile, come ho veduto io co' miei occhi; ma siccome di lui ho
-già parlato più sopra abbastanza, mi pare che qui si debba tacerne.
-Egli, quando a Dio piacque, morì a Marsiglia, dopo aver compiuta una
-lunga serie di opere buone; e fu sepolto in un'arca di pietra nella
-chiesa dei Prati Minori di Marsiglia stessa; e Iddio lo illustrò con
-miracoli. E accanto a lui, in un'altra urna di pietra, è sepolta sua
-sorella Donolina, cui parimente Iddio fece per miracoli insigne. Costei
-non entrò mai in alcuna Religione, ma visse sempre in mezzo al secolo
-castamente e religiosamente. Elesse suo sposo il figlio di Dio, ed
-ebbe speciale devozione al beato Francesco, del cui cordone andava
-cinta, per segno dell'acceso amore che aveva a lui; e quasi tutto il
-giorno lo passava in preghiere nella chiesa dei frati minori. Nessuno
-sparlava di lei; nessuno sospettava d'alcuna opera sua cattiva; tutti
-la tenevano in reverenza, uomini, donne, Religiosi, secolari, per la
-sua segnalata santità. Ottenne da Dio la grazia peculiare di essere
-rapita in estasi, come i frati Minori videro le mille volte nella loro
-chiesa; e, se le alzavano un braccio, lo teneva irrigidito in quella
-posizione da mattina a sera perchè era tutta assorta in Dio. La qual
-cosa tutta Marsiglia sapeva, e s'era divulgata anche per altre città.
-Si erano fatte di lei seguaci ottanta nobili donne di Marsiglia, di
-condizione, quali mediocre, quali illustre, per salvare col suo esempio
-l'anima loro, delle quali ella era maestra e donna. E giacchè dalla mia
-penna è caduto il nome di Marsiglia e della Provenza, non credo fuor di
-luogo scriverne quello che me ne ricorda, degno di essere saputo. In
-Marsiglia nacque un fanciullo il giorno di San Benedetto, e Benedetto
-fu chiamato, il quale, slattato che fu, fu poi mandato un giorno di S.
-Benedetto a imparar lettere; dopo che fu grandicello, e che sapea di
-lettere, nel giorno di San Benedetto entrò nell'Ordine dei monaci neri;
-e in processo di tempo, il giorno di San Benedetto fu fatto sacrista;
-poscia, con intervallo di più anni, nel giorno di San Benedetto, i
-monaci, per bontà della vita e dei costumi di lui, lo elessero Abbate;
-e così di grado in grado elevandosi, i canonici di Marsiglia nel
-giorno di S. Benedetto lo crearono loro Vescovo, e ne tenne la dignità
-laudabilmente; poscia nel giorno di San Benedetto entrò nell'Ordine del
-beato Francesco, nel quale umilmente e lodevolmente passò dieci anni;
-e nel giorno di San Benedetto vide l'ultimo suo giorno, e fu sepolto
-nella Chiesa dei frati Minori di Marsiglia in un'arca di pietra, e
-Iddio lo illustrò con miracoli. Questi fu veramente uomo venerabile,
-benedetto di grazia e di nome. Sia benedetto un tal Vescovo, che bene
-cominciò e terminò bene; e per opera sua i frati Minori di Marsiglia
-ebbero molti buoni libri, perchè volle piuttosto _umiliarsi coi miti di
-cuore, che dividere le spoglie coi superbi,_ Proverbi 16.º. Parliamo
-ora di frate Rolando Pavese. Costui, benchè da molti sprezzato, fu
-uomo santo ed umile sacerdote, predicatore, di molte preghiere, e di
-molto merito presso Dio; la qual cosa che già bene conoscevano, in
-più maniere la riconobbero i frati; ma basterà dirne una. Un secolare
-si accostò una sera al Guardiano del convento dei Frati Minori, in
-cui abitava questo frate Rolando, e gli disse: Padre, mi raccomando
-a Dio, e a voi; e vi prego di raccomandarmi alle orazioni dei vostri
-frati, che mi liberino _dagli importuni e perversi uomini_ 2.ª ai
-Tessalonicesi; 3º; perchè ho nimicizie capitali, e nimici pieni di
-veleno, i quali, mi si dice che stanotte vogliano entrare di forza
-in casa mia, e ammazzarmi. Il Guardiano premurosamente lo raccomandò
-ai frati, pregandoli di fare per amor di Dio un'opera di pietà, ed
-essi con premura la fecero. All'indomani tornò quel secolare, e in
-Capitolo riferì al solo Guardiano le cose, che nella notte gli erano
-accadute, e disse: Sia ringraziato Cristo, sia ringraziato l'amico. E
-aggiunse: Sappiate, Reverendo Padre, che que' nemici, che cercavano
-la vita mia, con spade e con bastoni la notte passata irruppero in
-casa mia per uccidermi; ma ivi comparve un certo frate Minore ch'io
-riconoscerei benissimo, se il vedessi, che ne li scacciò, come si
-scacciano le mosche e le zanzare col ventaglio, quando si vogliono far
-fuggire. Udite queste cose, il Guardiano fu preso da meraviglia e in
-una da allegrezza, e gli rispose: Sta quì meco alla porta del Capitolo,
-e quando quel tal frate passerà, indicamelo ma in modo che nessuno
-scorga. E già era suonato il primo segnale del vespro; ed ecco che
-al secondo tocco della campana, il Guardiano domandava al secolare: È
-questi? No rispondeva; e questa domanda fu ripetuta per ciascuno che
-passava. Finalmente al passare di frate Rolando, a cui quel secolare
-non aveva mai parlato, disse al Guardiano: Questi è quel frate, per
-cui buona opera e aiuto, Iddio stanotte mi ha liberato. Il Ministro
-Generale, credendo di fargli cosa piacevole e grata, mandò questo frate
-Rolando al convento di Alverno, e stettevi in gran consolazione finchè
-gli piacque. Il convento di Alverno poi è nella provincia di Toscana,
-nella diocesi d'Arezzo, sull'Apennino, dove il Serafino apparve al
-beato Francesco, e a similitudine di quelle di nostro Signor Gesù
-Cristo, gli impresse le stimmate. Passai una volta da questo convento,
-reduce da Assisi, dove io era andato per divozione; e il sacrista mi
-fece vedere un grosso pezzo del legno della croce del Signore, che
-frate Mansueto aveva ricevuto dal Re di Francia S. Lodovico di buona
-memoria, quando fu inviato a lui come nunzio da papa Alessandro IV.
-Trovandomi poi nel convento di Alverne, visitai tutti i luoghi di
-divozione che vi sono, e nella Domenica celebrai la messa conventuale,
-e, dopo il vangelo, predicai al popolo, che vi era adunato, uomini
-donne, e dopo pranzo andai a Santa Maria di Bagno ove il mio compagno
-frate Giacomino Savini di Piacenza aveva predicato; poscia andammo
-a Meldola, poi a Forlì, d'onde a Faenza, dove abitavamo. E nota che
-quando fui ad Alverno, frate Lotario, che molto tempo prima era stato
-mio Custode a Pisa, viveva ancora, ed abitava colà vecchio e malato.
-Credo che quel convento sarebbe stato abbandonato, come mi disse, se
-non fosse stato per riguardo di lui. Osservai che quando quei frati
-fanno la commemorazione del beato Francesco nel mattutino dicono
-sempre quell'antifona, che incomincia: _O Martyr desiderio: O Martire
-di desiderio_; e ne' vespri: _Coelorum candor: O candore de' cieli_.
-In queste due antifone si fa menzione dell'apparizione serafica, e
-sempre nel cominciarle a dire, i frati curvano le ginocchia. Passiamo
-ora a discorrere qualche cosa di frate Nicola da Montefeltro, che fu
-molti anni Ministro in Ungheria, poscia in Schiavonia, ossia Dalmazia,
-e abitò anche molti anni, sino alla sua morte, come semplice frate,
-nel convento di Bologna. Egli fu uomo umile più che qualunque altro
-io abbia veduto al mondo... reputava se stesso una nullità, e una
-nullità voleva essere tenuto dagli altri... sicchè se taluno gli faceva
-segno di riverenza, tosto prostrato a terra baciavagli i piedi, se
-poteva... Egli quando suonava la campanella del refettorio, era il
-primo ad arrivare a versar l'acqua del lavacro alle mani dei frati.
-Quando arrivavano frati forestieri era il primo che si presentava
-a lavar loro i piedi: e quantunque all'apparenza fosse poco atto a
-tali uffici, perchè era corpulento e vecchio, la carità, l'umiltà,
-la santità, la cortesia, la liberalità e l'alacrità lo rendevano
-destro, piacente e adatto.... Morì, e fu sepolto onorificamente nella
-chiesa dei frati Minori di Bologna. Nessuno miracolo fece Iddio per
-lui dopo la sua morte, perchè pregò Iddio di non farne; come anche il
-santissimo frate Egidio di Perugia pregò Iddio che dopo la sua morte
-non facesse miracoli per lui... (Frate Egidio sepolto in un'arca di
-pietra nella Chiesa de' frati Minori a Perugia fu... computandovi
-il beato Francesco, la cui vita scrisse frate Leone, che fu uno dei
-tre speciali compagni del beato Francesco). Ma frate Nicola operò
-tre miracoli in vita sua, cioè li operò Iddio a gloria di lui, ben
-degni di ricordo. Il primo fu che avendo il Guardiano di un convento
-comandato ad un frate giovane chierico suddiacono, di far di cucina
-per amore di Dio, cioè la minestra pei frati, fino a che ritornasse
-il cuciniere, che era assente, ed avendo egli umilmente obbedito,
-ebbe la disgrazia che gli cadde il breviario nel paiuolo, e s'inzuppò
-tutto. Ed essendo il libro perciò sformato, e il frate piangendone
-e gridando e dicendo d'avere avuto quel libro a prestito, per cui
-ne provava maggiore angoscia, frate Nicola, udito di questo fatto e
-volendolo consolare, gli disse: Vedi, o figlio, non piangere; dammi il
-libro in prestito, che ne ho bisogno un momento per recitare le Ore.
-Appartatosi poscia frate Nicola e sciolta una preghiera a Dio, Iddio
-ritornò il libro alla primiera nitidezza, tanto che nessun guasto ne
-appariva. La qual cosa considerando quel frate, che prima piangeva
-per il guasto del libro, consolatosene, restò altamente meravigliato,
-e benedisse Iddio. Altra volta per mezzo di frate Nicola fece Iddio
-il seguente miracolo. Una certa donna di Bologna, che aveva un figlio
-coperto di fistole, sognò che se frate Nicola facesse il segno della
-croce sul figlio di lei, all'istante ne sarebbe liberato. Quella donna
-essendo molto divota ai frati Minori andò col figlio al Guardiano, e
-gli raccontò il sogno. Era allora Guardiano frate Andrea da Bologna,
-(che fu il secondo compagno di frate Giovanni da Parma, quand'era
-Ministro Generale, e di cui ho già fatto menzione) il quale adunati
-tutti i sacerdoti del convento di Bologna tranne frate Nicola, raccontò
-loro quello che la donna aveva veduto in sogno, e che stava tuttora
-alla porta del convento in aspettazione della grazia. E frate Andrea
-disse a que' sacerdoti: Ma noi non potremo indurre frate Nicola a far
-questa cosa, se non lo inganniamo con uno stratagemma. Laonde andate
-voi tutti a quella donna, e conducete vosco anche frate Nicola, ed io
-arriverò ultimo; e al mio arrivo mi direte che quella donna vuole una
-grazia dai frati, cioè che ciascun sacerdote faccia il segno della
-croce sopra il figlio di lei; ed io subito la contenterò; e dopo di
-me, direte a frate Nicola che faccia altrettanto. Fece adunque frate
-Andrea il segno della croce sul fanciullo; ma non se ne vide effetto,
-perchè la grazia era ad altri riservata. La madre del fanciullo allora,
-e tutti gli altri sacerdoti pregarono frate Nicola che per amor di
-Dio facesse il segno della croce su quel fanciullo; ma egli si rifiutò
-ricisamente e disse: lo faccia la Marchesina di lui madre, che io ne
-sono affatto indegno. Ma frate Andrea, Guardiano, gli comandò in virtù
-di salutare obbedienza, che messa da banda ogni scusa, senza indugio
-segnasse colla forma della croce il fanciullo. E dopo averlo fatto,
-tosto il fanciullo fu sanato, e subito la madre, a vista dei frati, ne
-tolse le fasciature e le pezzuole. I frati poi ne ringraziarono Dio, e
-ne tennero scolpito nell'animo loro la memoria. Altra volta fece Iddio
-per mezzo di frate Nicola uno strepitoso miracolo. Era un giovane nel
-convento di Bologna, che si chiamava frate Guido figlio di Massaria.
-Costui quando dormiva, russava sì forte, che nessuno poteva aver quiete
-in una casa dove egli fosse: e, quel che sorpassava tutto, non solo
-disturbava orribilmente chi dormiva, ma anche chi vegliava. Perciò i
-frati lo mandarono a dormire in un angolo del convento destinato per
-le legne e per la paglia; ma neppur così poterono i frati impedire
-che non risuonasse per tutto il convento quel maledetto russare.
-Allora si convocò un'adunanza di tutti i sacerdoti e dei discreti
-del convento di Bologna in camera di frate Giovanni da Parma, che era
-Ministro Generale, e gli dissero che quel giovane, a cagione di grave
-vizio organico che aveva, doveva essere mandato fuori dall'Ordine;
-ed io pure era presente. E fu giudizio e deliberazione comune che si
-dovesse ritornare alla madre di lui, perchè essa, che conosceva il
-difetto di suo figlio, aveva ingannato l'Ordine. Ma per disposizione
-divina non fu rimandato immediatamente, poichè Iddio voleva fare un
-miracolo per frate Nicola. Considerando pertanto frate Nicola che
-quel giovane doveva essere mandato fuori dell'Ordine per un difetto di
-natura, non per sua colpa, ogni giorno chiamavalo sull'alba a servirgli
-messa; e, dopo la messa, il giovine di dietro all'altare, per ordine
-di frate Nicola, s'inginocchiava sperandone qualche grazia. Frate
-Nicola poi colle mani ne toccava la faccia e il naso, volendogli,
-la Dio mercè, restituire il dono della salute, e gli ordinava di non
-rivelare quel segreto a persona. Ed ecco che subito fu quel giovine
-guarito benissimo, e, dopo, dormiva quieto e pacifico come un ghiro,
-senza disturbo alcuno dei frati. Si trasferì poscia nella provincia
-romana; diventò sacerdote, confessore, predicatore, ossequiente e utile
-ai frati e riconoscente dei beneficî che Dio aveva a lui conferiti
-mercè dei meriti e delle preghiere di frate Nicola, che sia benedetto
-ne' secoli de' secoli, e così sia. Ora passiamo a frate Bertoldo di
-Lamagna. Costui fu sacerdote e predicatore dell'Ordine dei Minori, di
-onesta e santa vita, come a religioso si addice; fece l'esposizione
-dell'Apocalisse, della quale non ho copiato che la parte che riguarda
-i sette Vescovi dell'Asia, i quali sul principio dell'Apocalissi sono
-raffigurati sotto il nome di Angeli, e lo feci allo scopo di accertarmi
-che quelli non erano stati Angeli, e perchè io aveva l'esposizione
-dell'Apocalissi dell'Abbate Gioachimo, la quale io pregiava sopra tutte
-le altre. Compose anche un grosso volume di sermoni per le feste di
-tutto l'anno e per le domeniche; de' quali copiai due soli, perchè vi
-si parlava dell'Anticristo con molta aggiustatezza. Il primo cominciava
-così: _Ecce positus est hic in ruinam_; cioè: _Ecco che questi è
-posto per ruina_. L'altro: _Ascendente Jesu in naviculam, secuti
-sunt eum discipuli eius_; cioè: _Ascendendo Gesù sulla navicella,
-i discepoli di lui lo seguirono_, ne' quali è trattato ampiamente
-dell'Anticristo, e del tremendo giudizio. E avverti che frate Bertoldo
-ricevette da Dio il dono speciale della predicazione; e tutti quelli
-che lo ascoltarono, dicono che dagli Apostoli a noi non fu mai uno
-pari a lui, che predicasse in lingua tedesca. Una gran moltitudine
-d'uomini e donne lo seguiva, talora sessanta o cento mila; e talora
-una gran moltitudine di gente da molte città convenuta per ascoltare
-le salutifere e melliflue parole che suonavano dalle labbra di lui....
-Quando egli voleva predicare montava su di un palco a mo' di battifredo
-(cioè una torre di legno a foggia di campanile, di cui si serviva come
-di pulpito, all'aperto nelle campagne) sulla punta alta del quale,
-coloro che ne congegnavano insieme le parti, collocavano una banderuola
-perchè dalla direzione del vento che spirava, il popolo conoscesse da
-che parte dovesse mettersi per udir meglio. E, maraviglia! si udiva ed
-intendeva tanto da chi era vicino, come da chi era lontano a lui; nè,
-quand'egli predicava, vi era alcuno che s'alzasse e partisse se prima
-la predica non fosse finita. E quando parlava del giudizio tremendo,
-tremavano tutti, come giunchi nell'acqua, e lo pregavano per amor
-di Dio di non parlare di quell'argomento, perchè a udirlo atterriva
-e faceva inorridire. Dovendo un dì frate Bertoldo predicare in un
-certo luogo, avvenne che un bifolco pregò il padrone di permettergli
-di andare ad ascoltarlo. A cui il padrone rispose: anderò io alla
-predica, e tu anderai ai campi co' buoi ad arare.... Ma avendo il
-bifolco un altro giorno cominciato ad arare la mattina per tempissimo
-nel campo, maraviglia! ecco che subito udì la voce di frate Bertoldo
-che predicava, sebbene in quel giorno fosse lontano ben trenta
-miglia. Allora il bifolco tolse di sul collo il giogo a' buoi, perchè
-pascolassero, ed egli standosene seduto ascoltava la predica. E quì
-furono operati tre miracoli in uno: Primo, perchè udì la predica e la
-intese, quantunque fosse distante ben di trenta miglia al predicatore;
-secondo, perchè imparò tutta la predica, e se la suggellò ben salda
-nella memoria; terzo, perchè, finita la predica, arò tanta terra quanto
-ne soleva arare in giornate, in cui non sospendeva mai il lavoro.
-Avendo poi il bifolco interrogato il padrone intorno alla predica, ed
-esso non sapendola ripetere, gliela ripetè egli tutta per filo e per
-segno aggiungendo che l'aveva udita e imparata di sul campo. Perciò il
-padrone, riconosciutavi l'opera di un miracolo, diede piena facoltà
-al bifolco di andare liberamente, ogni volta che lo desiderasse,
-alla predica di frate Bertoldo, per quanto urgente fosse il lavoro
-che avesse da fare. Era poi consuetudine di questo frate, che andava
-predicando ora in una, ora in altra città, di prestabilire il tempo
-e il luogo delle sue prediche, affinchè il popolo che vi affluiva
-potesse trovare sufficienza di vettovaglie. Una volta, certa nobil
-donna accesa d'ardente desiderio di udire frate Bertoldo a predicare,
-sei anni continui, per città e castella, con alcune sue compagne...
-seco lui potè avere un colloquio secreto e famigliare. Finiti i sei
-anni e i denari che aveva, la vigilia dell'Assunzione della beata
-Vergine non avendo di che mangiare nè essa, nè le sue compagne, andò
-da frate Bertoldo, e gli espose schietto e netto lo stato di miseria
-in cui versava. Frate Bertoldo, udito tutto, la mandò a nome suo da un
-banchiere a dirgli che le desse pel vitto ed altre spese tanto denaro,
-quanto ne poteva meritare un giorno di Indulgenza, per ottenere la
-quale ella aveva seguito sei anni frate Bertoldo. Il banchiere sorrise
-e disse: Come posso io calcolare il valore di un giorno di indulgenza
-meritata da voi seguendo le peregrinazioni di frate Bertoldo? A
-cui essa rispose; Mi ha detto che da una parte mettiate denari
-nel piattello della bilancia, ed io soffierò sull'altro piattello;
-l'equilibrio vi darà, la misura del valore dell'indulgenza da me
-acquistata. Pose dunque il banchiere monete a larga mano, e ne empì il
-piattello della bilancia; essa soffiò sull'altro, e subito quel soffio
-mostrossi preponderante, e le monete furono sollevate come si fossero
-cambiate in lievi piume. La qual cosa considerando, il banchiere ne fu
-pieno di meraviglia; e più e più volte rimise monete sulla bilancia; ma
-il soffio della donna non potè essere mai vinto dal peso loro, perchè
-lo Spirito Santo per mezzo di lei spirava sì forte che il piattello, su
-cui soffiava la donna, non potè mai essere equilibrato dall'altro delle
-monete. La qual cosa vedendo sì il banchiere che la nobil donna e le
-altre di lei compagne, meravigliati volarono difilato a frate Bertoldo
-e gli raccontarono per punto le cose accadute; e il banchiere aggiunse:
-Io sono pronto a restituire l'altrui, e per amor di Dio a distribuire
-il mio ai poveri, e a diventare, come desidero, un buon uomo, perchè
-oggi ho veramente veduto miracoli. Perciò frate Bertoldo gli impose
-di dare a larga mano vettovaglie a quella donna e alle compagne di
-lei, per cagione di cui tanto prodigio aveva veduto. Il che subito e
-di buonissimo grado fece a lode di nostro Signor Gesù Cristo, a cui è
-onore e gloria ne' secoli de' secoli, e così sia. Una volta, passando
-frate Bertoldo verso sera col suo compagno laico per una strada,
-incappò nei bravi di un Castellano, che lo presero, lo condussero al
-castello, lo incatenarono, e quella notte lo tennero con siffatta
-ospitalità. Ma quel Castellano aveva tanto gravemente angariati i
-suoi concittadini, che nel palazzo del Comune avevano già dipinto il
-modo di punizione che gli si doveva infliggere, se mai avvenisse che
-potessero ghermirlo, cioè la forca. All'indomani per tempissimo si
-presentò il carnefice al Castellano suo signore, e gli disse: Che vuole
-si faccia la signoria vostra di quei frati, che ieri sera sono stati
-condotti qui? A cui il Castellano rispose: Spicciali; che era come
-dire: Impiccali.... Tale era quel Castellano, tali i suoi bravi, che
-alcuni svaligiavano, altri ammazzavano, altri menavano al castello e
-incarceravano, e teneanli sinchè per denaro si riscattassero, altri li
-uccidevano issofatto. Ora frate Bertoldo dormiva, e il suo compagno, un
-frate laico, vegliava recitando il mattutino, e aveva udita la sentenza
-di morte dal Castellano lanciata sul loro capo, giacchè tra lui e loro
-non era che una semplice parete. Allora il laico cominciò a chiamare,
-più volte gridando, frate Bertoldo. E il Castellano udendo pronunciare
-il nome di frate Bertoldo, si diede a pensare se mai per caso fosse
-quel famoso predicatore, di cui si dicevano mirabilia; e incontanente
-richiamato il carnefice, gli comandò di non toccar que' frati, anzi
-di condurli al suo cospetto. Condotti alla presenza del signore del
-castello, furono domandati di lor nome. E il laico rispose: Il mio
-nome è questo, e lo disse. Il mio compagno si chiama frate Bertoldo,
-quel famoso, graziosissimo predicatore, per cui mezzo Iddio opera tanti
-miracoli. Udito ciò, il Castellano si prostrò subito a' piedi di frate
-Bertoldo, lo abbracciò e lo baciò. Inoltre lo pregò per amor di Dio
-di fare una predica per udirla, poichè da tanto tempo aveva desiderio
-di ascoltare da lui la parola della salute. E frate Bertoldo annuì a
-patto che in una col signore del castello si adunassero ad ascoltare
-la predica tutti que' bravi che vi avevano. E il Castellano promise
-di farlo volentieri. Mentre dunque egli faceva chiamare i suoi bravi,
-e frate Bertoldo s'era messo in disparte a pregare, si avvicinò a
-lui il compagno e gli disse: Sappiate, frate Bertoldo, che da questo
-signore è stata posta sulla nostra testa sentenza di morte. Laonde se
-mai inspiratamente avete predicato altre volte delle pene dell'inferno
-e della gloria del paradiso, or qui risurga la vostra valentia, che
-ora ne fa vieppiù bisogno. Udendo frate Bertoldo questa cosa, si
-diede tutto a pregare Iddio; e poi presentatosi a quell'uditorio,
-parlò così infiammatamente, e così spiegò la parola della salute, che
-tutti ne furono commossi al pianto. E prima di partire li confessò
-tutti, ordinò a tutti di abbandonare quel castello, di restituire il
-mal tolto, e di perseverare in far penitenza per tutta loro vita, se
-volevano acquistarsi il gaudio eterno. Il Castellano poi, prostrato a'
-piedi di frate Bertoldo, piangendo dirottamente, lo pregò di riceverlo
-per amor di Dio nell'ordine del beato Francesco; e lo accolse colla
-speranza di ottenerne poi grazia dal Ministro. Voleva anche seguire
-subito frate Bertoldo, ma questi glielo proibì, temendo del furore
-del popolo, che era stato tormentato, e nulla sapeva della conversione
-di lui. Arrivato frate Bertoldo alla città, il popolo volle udirlo a
-predicare, e tutti si adunarono nel greto di un fiume, ove dalla parte
-del pulpito pendevano dalla forca alcuni ladroni. (Tu che leggi queste
-cose, mettiti davanti agli occhi, come tipo, la ghiaia del fiume Reno
-presso Bologna). Ma il Castellano suaccennato, dopo la partenza di
-frate Bertoldo, infiammato d'amor di Dio, e vinto dal desiderio di
-riudirlo dimenticò tutte le soperchierie inferte alla città, e andato
-da solo al luogo, in cui si predicava, fu subito riconosciuto e preso
-e condotto alla forca; giacchè fu da tutti rincorso e tutti gridavan
-alto: s'impicchi, s'impicchi, e turpemente muoia questo pessimo nostro
-nemico.... Frate Bertoldo, che vide il popolo correre e lasciare la
-predica, fu preso da meraviglia e disse: Non mi avvenne mai che nessuno
-partisse dalla mia predica, se non dopo finita, e dopo ricevutane
-la benedizione. Allora una delle persone che erano ancora sedute
-al posto rispose: Padre, non ve ne maravigliate, perchè fu preso il
-tale Castellano, che era pessimo nostro nemico, e lo trascinano alla
-forca. Udendo questo, frate Bertoldo fu preso da tremore, e disse:
-Sappiate ch'io ho confessato lui e tutti i suoi satelliti, e che li
-ho assolti e mandati a far penitenza, ed io aveva anche ammesso il
-Castellano all'Ordine del beato Francesco, ed ora veniva qui per udire
-la predica; corriamo dunque tutti e liberiamolo. Si diedero tutti a
-correre velocemente, ma arrivati sol luogo del patibolo, eravi già
-su penzolone e spirante. Ad un cenno di frate Bertoldo fu deposto, e
-trovarongli attorno al collo una carta scritta a caratteri d'oro che
-diceva: Sapienza 4.º: _Maturato egli in breve tempo compiè una lunga
-carriera: conciossiachè era cara a Dio l'anima di lui; per questo egli
-si affrettò di trarlo di messo all'iniquità._ Allora frate Bertoldo
-mandò chiamando i frati Minori del convento della città, pregandoli
-di portare una croce, un feretro, e un abito da frate e accorressero a
-vedere e udire le mirabili opere del Signore. Così fu fatto; e riferì
-loro tutto intero il caso. Trasportarono il corpo di lui, e gli diedero
-onorifica sepoltura nel convento de' frati Minori, lodando il Signore
-che opera tali miracoli.... L'anno 1284, indizione 12.ª, millesimo
-che abbiamo già più sopra cominciato, settantadue di quelli che si
-chiamano apostoli, e non li sono, tra' quali ve n'erano di giovani
-e di vecchi, viaggiavano per la publica strada, passando per Modena
-e per Reggio, diretti a Parma per vedere frate Gherardino Segalello,
-che era stato il loro istitutore, mettere nelle mani di lui ogni loro
-avere, essere da lui benedetti, e con licenza di lui viaggiare pel
-mondo. Ed egli condusseli entro una chiesa vicino a Parma, li spogliò
-tutti, li rivestì, li ammise all'Ordine degli apostoli, li benedisse,
-e poi li lasciò liberi dì andare dove volessero. Papa Gregorio X da
-Piacenza, in pieno Concilio a Lione, interdisse loro di aggregarsi
-nuovi proseliti e di moltiplicarsi; pure vestono ancora quel loro abito
-e vanno girovagando e folleggiando pel mondo; nè hanno il timore di
-Dio, nè reverenza per l'uomo, cioè pel Sommo Vicario di Gesù Cristo,
-e credono di essere in istato di salvezza, mentre non obbediscono alla
-Chiesa romana. Parimente lo stesso anno, pochi giorni dopo le predette
-cose, arrivarono per la stessa strada pubblica, dodici donzelle
-avvolte in mantelli attorno alle scapole, che dicevano di essere
-sorelle apostolesse degli uomini preaccennati, e andavano a Parma a
-visitare Gherardino Segalello per lo stesso preindicato scopo. Questi
-uomini, che dicono di essere, ma non sono apostoli, e sono invece
-ribaldi e uomini grossolani e bestiali, conducendo secoloro queste
-donne, credevano di fare ciò che l'Apostolo disse ai Corinzi 9.º:
-_Non abbiamo noi podestà di menare attorno una donna sorella_? Nello
-stesso millesimo Papa Martino IV mandò lettere di comando di predicare
-la crociata contro Pietro d'Aragona, che aveva occupato la Sicilia; e
-metteva innanzi quattro ragioni, per le quali voleva che si predicasse
-una crociata contro di lui. La prima, perchè aveva occupata una Terra
-della Chiesa, e contro la volontà della Chiesa tenevala, nè s'induceva
-ad abbandonarla. La seconda, per aiutare e favorire Re Carlo, a cui la
-Chiesa aveva data quella Terra. La terza, perchè colà si moltiplicavano
-gli eretici, nè gli inquisitori dell'eresia potevano andarvi, a cagione
-degli ufficiali che vi teneva Pietro d'Aragona. La quarta, perchè
-l'esercito di Pietro d'Aragona che stanziava in Sicilia, impediva
-di soccorrere Terra Santa, che di là ab antico traeva abbondanza di
-vettovaglie e d'armi e d'armati. Ma la crociata non si predicò, perchè
-dopo breve tempo avvenne la morte di Re Carlo e del Sommo Pontefice
-romano.
-
-
-a. 1285
-
-Di fatto l'anno seguente, cioè 1285, indizione 13.º il giorno subito
-dopo l'Epifania, ed era Domenica, Re Carlo morì presso Foggia, fu
-portato a Napoli, ed ivi sepolto[68]. E noto che, dopo parecchi
-anni di regno, morì il giorno compleanno della sua incoronazione.
-Egli fu ottimo guerriero, e lavò l'onta di que' Francesi, che erano
-andati oltremare con Re Lodovico il Santo. Lasciò dopo sè molti eredi
-legittimi, figli e nipoti, e della sua morte una santa donna n'aveva
-avuta chiara visione. Una donna di Barletta, nello stesso anno 1285,
-ebbe una visione mostratale da Dio, della quale parlandone ai frati
-Minori, di cui era dovota, disse: Ho veduto in una visione notturna
-uno che stava davanti a me e diceva: Prima che avvenga, sappi sin
-d'ora che, entro un anno, per volere di Dio, quattro notabilissimi
-personaggi entreranno nel regno della morte, _ove è la sede assegnata
-ad ogni vivente_ Giobbe 3.º: E il primo sarà Re Carlo; il secondo, Papa
-Martino; il terzo, Filippo Re di Francia; il quarto, Pietro d'Aragona.
-E gli eventi s'argomentarono di provarlo; conciossiachè ogni cosa
-succedette giusta la predizione. Questa donna, quando morì Re Carlo,
-ebbe un'altra visione, e raccontandola ai frati Minori, disse: Parevami
-d'essere in un ampio e bellissimo giardino, ove vidi un gigantesco e
-terribile drago, dal cui cospetto io spaventata fuggiva con quanta lena
-di correre io aveva. Ma il drago di corsa velocissima m'inseguiva,
-gridando e pregandomi con voce umana di aspettarlo, chè mi voleva
-parlare. Avendo io udito quella voce che suonava umana, mi soffermai,
-volendo udire che cosa dicesse; e voltami a lui, gli dico: Chi siete
-voi, e che volete dirmi? E in risposta disse: Io sono Re Carlo, che
-abitava in questo bellissimo Giardino, d'onde Pietro d'Aragona con
-un frusto di carne ora mi scaccia. E alludeva alla moglie di Pietro
-d'Aragona, per cagion della quale occupò contro Re Carlo il Regno di
-Sicilia. E che la moglie venga significata col nome di Carne, si ha in
-Giobbe 1º.... Dopo poi che i frati Minori ebbero saputo della morte di
-Re Carlo, riconobbero che quella donna aveva veduta una visione vera.
-Nello stesso millesimo, dopo la morte di Re Carlo, si vide un'ecclisse
-di luna, ai 4 di Marzo, nell'ora in cui cantavamo il mattutino, cioè
-nella Domenica di _lætare Jerusalem_ (_allegrati, Gerusalemme_); nella
-quale Domenica il Sommo Pontefice dà la Rosa. Questa Rosa è d'oro e
-contiene entro di se musco e balsamo; in che si rappresenta la Trinità
-delle sostanze di Cristo.... Il musco, che trasuda dal liocorno, e
-colla sua essenza aromatica conforta lo spirito, significa il corpo
-di Cristo...... Il balsamo, che è caldo e odorifero, denota l'anima
-di Cristo..... L'oro...... raffigura la divinità..... Il Papa dona
-questa Rosa al Prefetto di Roma. Il Papa dunque dando la Rosa viene
-a significare le accennate sostanze e spiega il mistero. Parimente
-il Doge di Venezia co' suoi Veneziani, nel giorno dell'Ascensione del
-Signore, sposa il mare coll'anello d'oro; parte per festa ed allegria;
-parte mosso da una specie di antica idolatria, per la quale i Veneziani
-sacrificano a Nettuno; parte, per indicare che i Veneziani hanno il
-dominio del mare. Poi i pescatori, a cui piace, chè d'altronde non
-vi sono forzati, si cavan nudi, e colla bocca piena di olio, che poi
-mandan fuori, si buttano nel profondo del mare a ripescare l'anello;
-e chi lo può trovare, senza contrasto, è suo.... Nel millesimo
-stesso sussegnato, la Pasqua cadde ai 25 di Marzo, cioè il giorno
-dell'Annunciazione della Beata Vergine, la qual coincidenza alcuni
-credevano infausta; il che si aspetta che accada di nuovo fra dieci
-anni, cioè nel 1295. E nello stesso anno, il giorno della Pasqua di
-Risurrezione, Papa Martino IV fece un solenne pontificale; e poi nel
-Mercordì fra l'ottava, nel qual giorno si cantò alla messa l'introito
-_Venite, benedicti_ (_Venite, o Benedetti_), chiuse la sua carriera
-mortale; e volle essere sepolto ad Assisi nella chiesa del beato
-Francesco, perchè era amico intimo dell'Ordine de' frati Minori. E
-immediatamente, dopo l'ottava di Pasqua, ai 2 d'Aprile, ebbe successore
-Giacomo Savelli Romano, che era del novero del Collegio de' Cardinali,
-anzi ne era l'anziano, vecchio, carico d'anni, malazzato, affetto di
-podagra e di chiragra; e prese nome Onorio IV. Dopo che fu fatto Papa,
-andò subito a Roma, e richiamò i Cardinali, sparsi in Legazioni per le
-varie provincie, a fine di trattare con loro della pacificazione del
-mondo. Era stato lasciato esecutore del testamento di Papa Martino IV;
-e mandò al figlio di Re Carlo, che era in Sicilia prigioniero di Pietro
-d'Aragona, un ingente tesoro in grazia di amicizia; e incoronò Carlo,
-nipote di Re Carlo; e si spera che farà molto bene, come si dice, e
-come pare che egli stesso assicuri....
-
- Delle insidie e della callidità del diavolo, che colla sua finezza
- tenta di trarre in inganno i servi di Dio.
-
-Dopo l'assunzione dì Onorio al papato, un certo religioso riconobbe
-d'essere stato deluso. Vivente ancora Papa Martino, al religioso
-preaccennato frequentemente appariva il diavolo, e gli prometteva il
-Papato per subito dopo la morte del Papa d'allora. Ma il frate, come
-raccontò ad un suo amico, col quale ebbe un colloquio confidenziale
-intorno a questa cosa, pareva che non si curasse del Papato, se non
-in quanto desiderava, diventando Papa, di poter rappacificare il
-mondo. Ma l'amico tanto intimo, a cui svelava il secreto dell'anima,
-gli disse che a lui pareva impossibile, stante che egli non era
-persona eminente, nè di gran conto, e perchè i Cardinali, a cui spetta
-l'elezione, non avevano di lui nessuna conoscenza; ma egli rispondeva
-che quell'elezione non è opera umana.... In seguito morì il Papa, e
-fu creato Papa altri, non egli; quindi se ne rimase frustrato nella
-ricevuta promessa, ed ingannato.... Il religioso preaccennato, a cui
-tali cose accaddero, era un frate Minore, di cui taccio il nome a
-fine di bene.... Tutte queste prenarrate cose, quando quarantacinque
-anni fa, io abitava nel convento di Pisa, le seppi da frate Riccardo,
-il quale, quando avvennero, dimorava nel convento di Pisa, ed
-ammaestrano ad aversi buona guardia dalle insidie del diavolo....
-Visse un sant'uomo, frate Minore, nativo d'Imola, di nome Benintendi,
-sublimato all'Ordine del sacerdozio. Egli aveva abitato meco più
-anni nel convento di Ravenna; era gradito confessore, ogni notte
-faceva trecento genuflessioni, e digiunò ogni giorno tutto il tempo
-di vita sua. Una volta fu condotta a questo frate una donna invasa
-dal diavolo..... Ad uno scongiuro il diavolo se ne volò via confuso
-e deluso con grida di pianto e di dolore, e la donna, ringraziandone
-Iddio, ne fu completamente liberata..... quindi il beato Francesco,
-quando il suo compagno fu una notte bastonato dai demonii alla Corte di
-un Cardinale, si narra che gli dicesse: I diavoli sono i gastaldi del
-nostro Signore, destinati a tenere gli uomini in guardia di sè stessi.
-Anzi io penso ch'egli abbia permesso a suoi gastaldi di irrompere sopra
-di noi, perchè questa nostra dimora nella Corte de' magnati, non fa
-buon esempio al popolo. Nella diocesi di Parma, sul monte Bardone, vi
-è un castello, che si chiama Berceto, trenta miglia distante da Parma.
-Era di quel paese un certo chierico, di nome Guglielmo, che dimorava a
-Parma. E quando una volta la moglie di un tal Ghidini fabbroferraio,
-che era figlia di un certo Pieco abitante nel Borgo delle asse, fu
-ossessa dal diavolo, quel chierico andò a lei, e cominciò a scongiurare
-il diavolo, comandandogli di uscire da quella donna: e il demonio
-rispose: Uscirò sì da lei, ma io ti ordirò tale una tela, per la
-quale tu non potrai più molestarmi, nè costringermi ad uscire da' miei
-abitacoli. Perchè sappi già sin d'ora che io farò che tu sia ucciso tra
-breve, e che tu altri ucciderai. E l'evento avverò la minaccia. Pochi
-mesi dopo, in Parma stessa, ebbe egli ad altercare in un cortile con
-un Arduino di Chiavari, e si accapigliarono; ma un forte urtò contro
-un altro forte, ed ambedue soccombettero. Il fatto me l'ha raccontato
-chi era presente, e vide quando l'un l'altro si uccisero; e quale
-dalle labbra di lui la ho udita, tale fedelmente ve la trascrivo. E fu
-frate Giacomino de' Tortelli, che vide e me lo narrò, che ora è frate
-Minore; e la donna che prima era ossessa dal demonio, ne fu pienamente
-libera, ed è in Parma nel monastero dell'Ordine di S. Chiara. Il
-Ghidini suo marito entrò nell'Ordine de' frati Minori; e, convertitosi
-a mal in cuore, e datosi a vita non sua, rivolse l'animo al passato, e
-uscì dal convento durante il noviziato, e vive nel secolo, acciocchè
-_chi è ingiusto sielo ancora più: e chi è contaminato contaminisi
-vieppiù_ ecc. Apocalissi 22.º. Del resto Arduino di Chiavari era uomo
-di lettere, bello, robusto, battagliero, e aveva fatto quello stesso
-giorno suoi bagagli per partire all'indomani da Parma, e ritornare
-alla terra nativa. La terra, d'ond'era nativo, si chiama Chiavari, in
-riva al mare, nella diocesi di Genova, presso Lavagna, dove abitavano
-i frati Minori. Ed io mi vi son trovato più volte. Ed ivi presso si
-ha abbondanza di buon vino di vernaccia; e il vino di quella terra è
-generoso e delizioso tanto, che possono qui trovar loro luogo i versi
-fatti per quel liquore da un certo Trutanno, che disse:
-
- Vinum de vite —
- — det nobis gaudia vitæ.
- Si duo sunt vina, —
- — mihi de meliore propina.
- Non prosunt vina —
- — nisi fiat repetitio trina.
- Dum quartum poto,
- — succedunt gaudia voto.
- Ad potum quintum, —
- — mens vadit in laberyntum.
- Sexta potationum —
- — me cogit abire supinum
-
- Se il vin di grappoli — Il sen m'innonda,
- Sento rinascermi — vita gioconda.
- Se hai vin, che è lacrima — D'uve diverse,
- Dei più gradevole — Vo' me ne verse.
- Se non ripetesi — Tre volte a prova,
- Tre volte il bevere, — Il ber non giova.
- Se un quarto calice — Ne bacio e ingollo,
- Mi grilla il giolito — Sin nel midollo.
- Se un'altra ciotola — M'empie i desiri,
- Mi danno il dondolo — I capogiri.
- Se il sesto tónfano — Nel sen n'imbotto,
- Supin mi corico; — Sono arcicotto.
-
-..... Di otto pericoli, che si notano dall'Apostolo, e di esempi di
-pericoli..... Hai l'esempio di S.ª Chiara, che in Ispagna liberò i
-sommersi in un fiume.... Parimente quello del beato Francesco, tuffato
-da' ladroni nelle nevi, una volta che viaggiando per una selva,
-cantava in francese lodi a Dio, come accenna il responsorio: _mentre
-a corpo seminudo_; e come disse il beato Francesco stesso: Se il
-diavolo può avere tra mani un pelo d'un uomo, tosto lo fa crescere in
-una trave; e come disse il Ministro Generale frate Bonaventura, una
-volta che predicava ai frati in Bologna, ove io mi trovava in persona:
-Consentire alle suggestioni e alle tentazioni del demonio, è tanto,
-quanto precipitarsi dalla guglia di un'altissima torre, e, giunti a
-mezzo, volersi appigliare ad un palo o ad una stanga, per non ruinare
-a fondo....... Erano a studio in Bologna tre scolari e amici Toscani,
-i quali avevano tra loro stabilito di entrare insieme nell'Ordine
-de' frati Minori. E sperando senza dubbio di entrare nell'Ordine del
-beato Francesco, come avevano deliberato, convennero nella proposta di
-andare uno di loro in Toscana per denari, onde potersi vestire e fare
-le altre spese, volute dalla convenienza di chi lascia il mondo, ed
-entra novizzo in una Religione... Passato Casalecchio[69] e arrivato
-al ponte del Reno sulla via che va a Crespellano[70], il diavolo
-gli diede uno spintone, e lo precipitò nel fiume, e ve lo sommerse
-e annegò; e dopo tempo ne fu trovato il cadavere nel Polesine, e non
-fu creduto degno di sepoltura. (Il Polesine è la terra, in cui frate
-Pellegrino di Bologna aveva le sue possessioni. Frate Pellegrino poi
-è uomo tutto dato alle cose dello spirito, e letterato, che non beve
-mai che acqua, e abborre dal vino; e fu due volte Ministro nell'Ordine
-de' frati Minori, cioè nella provincia di Grecia e nella provincia
-di Genova). Ma non vedendosi ritornare il primo compagno, perchè nol
-poteva, essendo stato annegato dal demonio, piacque ai due rimasti a
-Bologna, che l'un di loro andasse in Toscana per il medesimo scopo del
-primo, ed anche per far ricerche dell'amico smarrito; ma arrivato al
-luogo sopradetto, e proceduto pochi passi avanti, il diavolo lanciò
-dal tetto di una piccola chiesa sul capo di questo scolare, una grossa
-pietra che gliene franse il cranio, e cadde subito morto, e fu quivi
-sepolto presso la stessa chiesa. Ma non ritornando neppure il secondo,
-perchè nol poteva, il terzo entrò nell'Ordine senza sapere quale caso
-avesse incolto i compagni. Questi è frate Pietro di Cori[71], dalla cui
-bocca ho saputo la storia che scrivo; il quale mentre era ancora nel
-noviziato di Bologna, fu compagno di un frate sacerdote, che andava a
-confessare nel Polesine. E trovandosi quel frate, che era sacerdote,
-occupato in chiesa a confessare, ed il novizzo fuori, a chiacchierare
-con quelli del contado, sopravvenne un indemoniato, che pareva crudele
-e terribile. A cui frate Pietro disse: Io riconoscerò che veramente hai
-il demonio in corpo, se saprai parlar meco in latino, e se mi dirai che
-avvenne di tre scolari, che erano compagni, e come ordinò ciascun di
-loro i fatti suoi. Allora il demonio cominciò a parlare, e parlava un
-sì corretto latino, che frate Pietro se ne meravigliò altissimamente,
-a udire un uomo rozzo e campagnuolo parlare così, e in quel modo
-argomentare. Ed insistendo sul fare inchiesta dei tre compagni,
-disse che egli stesso n'aveva uccisi due, come più sopra è detto.
-E ricercatolo del terzo compagno, rispose: Non so che sia avvenuto
-del terzo perchè fuggì e si allontanò da me; Ma potrà fuggirmi, non
-sfuggirmi, poichè io lo circuirò e ridurrò a tale porto, che chiunque
-ne abbia udito parlare ne avrà il tintinnio in ambe le orecchie.
-Interrogò dunque frate Pietro gli abitanti di quella terra, se il
-demonio avesse detto il vero del cadavere dello scolare ivi rinvenuto,
-ed attestarono che era vero punto per punto quanto il diavolo esponeva.
-Avendo poi fatto cercare accuratamente dell'altro compagno riseppe
-essere egualmente vero. E tanto basti. Crebbe costui nell'Ordine
-de' frati Minori, diventò uomo di molta letteratura, peritissimo nel
-diritto canonico, buono di leggere tutta la Bibbia in lingua francese;
-e passando giorno sopra giorno, ed anno sopra anno accumulandosi, fu
-eletto Ministro nella provincia di Genova, in Sicilia, e in Toscana
-sette anni. Fu uomo sempre pieno di sospetti, che insultava facilmente
-e copriva di vituperi le persone per poterle tenere a stecco. Esaltava
-cui voleva, cui voleva umiliava; uomo di più faccie, astuto, malizioso,
-volpe scaltrita, ipocrita vile ed abbietto; uomo pestifero e maledetto,
-odiato terribilmente da Papa Alessandro IV; e detestato a morte.
-Era figlio di un Sacerdote della diocesi del predetto Papa, quando
-questi era ancora ne' gradi minori della gerarchia. Fu mio Ministro e
-Custode, quand'io era in Toscana; e, dopo che ne partii, commise tante
-turpitudini ed enormità, che non sono da raccontare, per cui fu dai
-frati condegnamente castigato. Più volte uscì dall'Ordine, e terminò
-malamente la sua vita, a ragione de' suoi meriti. Quindi si mostrano
-vere anche le cose che predisse di lui il demonio... Pertanto tutte
-queste cose ho narrato avendone porta occasione quel frate che fu
-ingannato dal demonio, a cui compariva e prometteva il papato; cose che
-possono tornare utili a conoscere le finezze e le malizie del diavolo.
-... Ora ritorniamo alla storia profana, e continuiamo ciò che resta
-a dirsi. L'anno 1285, indizione 13.ª, millesimo che incominciammo già
-più addietro, tutto il mese di marzo fu tanta la molestia delle pulci,
-e ne fu tanta l'abbondanza da parere, ed essere anche troppe per piena
-estate. E perciò mi tornano a mente que' versi soliti a dirsi:
-
- In _x_ finita —
- — tria sunt animalia dira:
- Sunt pulices fortes, —
- — cimices, culicumque cohortes;
- Sed pulices saltu —
- — fugiunt, culicesque volatu;
- Et cimices pravi —
- — nequeunt foetore necari etc.
-
- Tre v'hanno insetti a nomi in X cadenti:
- Pulci, zanzare e cimici fetenti.
- La pulce fugge a salti e ti canzona;
- Va la zanzara a volo, e 'l flauto suona;
- La cimice se schiacci uggiosa e lenta,
- Col vindice fetor a te s'avventa; ecc.
-
-Nello stesso millesimo ai 7 di Marzo, Sabato, verso sera, si udirono
-orribili tuoni e spaventosi, e si videro lampi, quasi incendii del
-cielo, e tosto imperversò una grossissima grandine, che distrusse le
-ortaglie e gli alberi da frutta, come i mandorli, i melagrani, e i
-fichi primaticci, ossia i fioroni.... Così anche a Milano si celebrò
-un Capitolo generale dell'Ordine de' frati Minori, nel giorno di
-Pentecoste, che fu ai 13 di Maggio. E furono dimessi molti Ministri,
-e fu modificato il nostro Statuto, a cui quà fu aggiunto, là tolto; e
-frate Pietro, Ministro della Guascogna, che era maestro con cattedra,
-fu Vicario in quel Capitolo, come se fosse stato Ministro Generale,
-perchè frate Buonagrazia, ultimo Ministro Generale era morto. Per la
-elezione del Ministro Generale però ottenne la maggioranza dei voti
-e fu creato frate Arlotto da Prato di Toscana, maestro con cattedra,
-che faceva lezioni a Parigi. Parimente in quell'anno fu celebrato
-un Capitolo generale dell'Ordine de' frati Predicatori a Bologna; e
-siccome anch'essi erano acefali, fu eletto frate Munione spagnuolo
-Maestro dell'Ordine de' frati Predicatori. E sappi che quelli, che
-noi frati Minori chiamiamo Ministri Generali, essi li chiamano Maestri
-Maggiori, che comandano agli altri.... E tutto sta bene, perchè vi è
-differenza di nomi, ma in sostanza tutto riguarda e converge a Dio....
-Sappi anche che i frati Predicatori ebbero più Maestri transalpini che
-cisalpini; e la ragione forse è questa che il loro fondatore, cioè San
-Domenico, fu un ultramontano. Noi per contrario ne abbiamo avuto più di
-Italiani che di transalpini. E questo per tre ragioni: Primo, perchè
-il beato Francesco è Italiano; secondo, perchè è sempre maggiore il
-numero dei votanti Italiani; terzo perchè sanno più di governo. E gli
-Italiani temono che se i francesi avessero il predominio nel governo
-dell'Ordine, si rilasserebbe il rigore della Religione. Avverti che
-eglino si lamentano se abbiamo maestri di cattedra, dottorati a Parigi.
-Noi di rincontro ci adoperiamo ad ogni potere per non aver Ministri
-Generali Francesi per le ragioni addotte più sopra.... Nota, che ad un
-certo frate de' Predicatori, tutto dedicatosi alle cose dello spirito,
-fu rivelato in una visione che i Predicatori avrebbero avuto tanti
-Maestri Generali, quante sono lettere in questa parola: _Dirigimur_
-(siamo diretti) che sono nove; ed a verificarsi completamente non
-restano più che due lettere, cioè u ed r. Poichè prendi la prima
-lettera, ed hai Domenico; prendi la seconda, ed avrai _Jordanum_
-(Giordano); prendi la terza, ed avrai Raimondo; la quarta, ed hai
-Ioannem (Giovanni); la quinta, ed hai Gumberto; la sesta, ed hai di
-nuovo _Ioannem_ (Giovanni); prendi la settima, ed hai Munione che ora
-governa l'Ordine. Esempio quasi identico reca il beato Gregorio nel
-Dialogo libro 3º.... E nota che l'Abbate Gioachimo, a cui Iddio rivelò
-il futuro, disse che l'Ordine dei Predicatori doveva patire coll'Ordine
-de' Chierici; e che l'Ordine de' Minori doveva durare fino alla fine.
-Nello stesso millesimo preindicato, nel quale si sono celebrati que'
-due Capitoli generali, il Marchese Guglielmo di Monferrato coll'aiuto
-dei Torriani di Milano e con altri amici condusse un grosso esercito
-contro i Milanesi che erano dentro la città. Anche i Modenesi avevano
-tra loro accesa discordia, e più volte diedero di piglio alle armi. I
-Tartari invasero tutta l'Ungheria e devastarono tutto con ogni maniera
-di stragi, d'incendi e di rapine; e in quella invasione uccisero tutti
-i frati d'un convento di Predicatori, tranne due rannicchiati in un
-nascondiglio. Finalmente i Tartari fecero pace col Re d'Ungheria, a cui
-il Re dei Tartari mandò una lettera di questo tenore: «Davide Giovanni
-Re di Tarso e dell'isola orientale e delle genti, che vi abitano, al
-Re degli Ungheri (invia) la sua grazia e quella del suo popolo, grazia
-cui il Dio Trino ed Uno ecc. Come piacque al Signore il nostro cuore
-si è elevato al di sopra di tutto ciò che si dice uomo terreno, e il
-nostro trono si è alzato sopra il collo dei ribelli, sicchè i Re della
-terra adorano la cintura de' nostri lombi, tranne il Re di Francia
-cui D.... in un dialogo chiama il fedele e il cattolico, e mi disse:
-Non stendere la mano sopra di lui; la nostra spada divorerà i nemici
-del crocefisso, e i nostri cavalli e li nostri asini manicheranno i
-resti di loro; i piedi de' nostri dromedarii e de' nostri camelli
-non sono più bifidi per la rigidezza che contrassero; moviamo i
-nostri accampamenti in inverno; sia pace a tutti; mandino a noi vino
-in ricambio di balsamo, frumento invece di oro puro, poichè stiamo
-pellegrinando lungi dalle nostre sedi, chiamati da una stella, che ne
-guida. Nostra cura è di riportare alle loro Terre[72] il Signor nostro
-Baldassare e i nostri cognati Gaspare e Melchiorre». Mentre si spargeva
-sangue in tutte queste battaglie, mi tornavano a mente le parole di
-nostro Signor Gesù Cristo ai discepoli, Matteo 23.º.... Così nell'anno
-stesso sussegnato, il Re di Francia, dopo la morte di Re Carlo suo zio,
-condusse un grosso innumerevole esercito in Ispagna contro Pietro di
-Aragona, chè lo voleva annientare. Così sono le cose oggi, giorno di
-S. Sisto 1285; se ne ignora la fine perchè gli eventi di una guerra
-sono sempre incerti.... Parimenti lo stesso anno i Modenesi fuorusciti
-combatterono un'asprissima battaglia contro i Modenesi di dentro la
-città, e da ambo le parti si pugnò accanitamente, e molti caddero
-feriti sul campo, molti ne furono morti, e molti rimasero prigionieri.
-Lo stesso anno tornarono ad azzuffarsi presso Gorzano, e si rinnovò
-la strage dell'altra volta, poichè vi fu grande carneficina da ambo
-le parti, e molti popolani e cavallieri vi trovarono l'ultimo giorno
-di vita. Tuttavia i Modenesi di dentro la città si vantavano d'aver
-avuto il sopravvento in tutte e due le battaglie, e quindi dalla
-vittoria pigliando audacia, andarono ad incendiare Balugola[73], che
-è un borgo del Modenese in montagna. Parimente nello stesso anno di
-comune accordo la fanteria e la cavalleria della città di Modena andò
-al castello di Rubiera, che è sulla strada publica, nella diocesi di
-Reggio, e quelli di Sassuolo fecero altrettanto; però non avvenne tra
-loro fusione, se ne stettero a campo separati. E vi andò il Podestà
-di Reggio con dodici ambasciatori Reggiani, e vi ritrovarono anche
-frati Minori e Predicatori, e si fece lo scambio e il rilascio dei
-prigionieri, che in tutto tra l'una e l'altra parte erano 400. E
-questo fu fatto la vigilia di S. Pietro in Vincoli, ultimo del mese
-di Luglio; ma già sin da molto tempo prima ne erano intervenute
-lunghe trattative. Tuttavia perdurò fra loro una guerra vigorosa e
-sanguinosa, e de' Modenesi tra della parte di que' di dentro, e di
-quella di fuori, che abitavano a Sassuolo, ne furono morti 1500; i
-più notabili de' quali sono: Matteo Montecucoli[74], Guglielmino di
-Monteveglio[75], Ponzio Provenzale, Capitano delle milizie dei Modenesi
-della città, Gherardo Rangone, Gherardino Boschetti, Giovanni da Rosa,
-l'Arciprete di Bazoara de' Presuli, Rainiero dei Denti di Balugola,
-Raimonduccio Grassoni, Nordulo da Livizzano[76], Nevo da Levizzano,
-Gigliolo de' Poltronieri, Bartolomeo di Campiglio[77], Tomaso di
-Lovoleto[78], Ardizzone di Lovoleto, Neri di Leccaterra (questi fu
-valentissimo nel rotare la spada e vibrare la lancia), Carentano
-dei Carentani, il Modenese de' Ricci, Zaccaria di Tripino, Francesco
-di Spezzano[79], Tommaso di Spezzano. Qui si chiude il catalogo de'
-notabili Modenesi uccisi a tempo di quella accanita guerra che tra
-loro stoltamente si fecero. Ci pensino eglino! Ora è a dire alcunchè
-de' Genovesi. Tiene la Signorìa di Genova Uberto Spinola, e nel
-1285, agli 8 di Giugno, con cento galee filò pel porto di Pisa per
-forzarlo, ed impadronirsene; e i Lucchesi colle loro milizie corsero
-contro i Pisani a Ripafratta[80], ove è un castello de' Pisani presso
-il Serchio, e diedero il guasto all'agro Pisano, mettendo a fuoco le
-case, le vigne, le biade. E l'anno precedente Genovesi e Pisani due
-volte avevano tra loro cozzato in battaglia navale, ed i Pisani furono
-sconfitti, a tale che di Pisani tra morti e prigionieri 10,000 furon
-messi fuori di combattimento; di Genovesi solo 200. E nota che il
-sunnominato Uberto tenne di forza la Signoria di Genova dodici anni,
-e contrastando all'ambizione de' Grimaldi, che parteggiavano per la
-Chiesa. Parimente l'anno prenotato, Papa Onorio IV mandò ordinando ai
-Lucchesi che avevano stretto d'assedio Ripafratta, castello dei Pisani
-sul Serchio, di cessare dalla guerra contro Pisa; e inoltre scomunicò
-tutti quelli, che avevano ostilmente impugnate le armi contro i Pisani,
-perchè questi ora si sono annidati sotto lo scudo e la protezione della
-Chiesa, essendo che dove abbondò il peccato, sovrabbonderà anche la
-grazia, dice l'Apostolo ai Romani 5.º. Nello stesso anno cominciarono
-le fondamenta della chiesa dei frati Minori di Reggio; e frate Giglino
-di Corrado da Reggio ne pose, il venerdì dell'ottava di Pentecoste, 18
-di Maggio, la prima pietra nel pilastro anteriore lungo la via, che è
-vicina alla casa della Chiesa di S. Giacomo. Quell'anno fu anche molto
-piovoso, e non passava giorno senza pioggia, e i contadini n'erano di
-mal umore, perchè non potevano fare i loro lavori; e ne accagionavano i
-frati Minori, perchè gettando le fondamenta della loro Chiesa, avevano
-dissotterrate le ossa dei morti. E quell'anno non portò piena raccolta,
-perchè il frumento in qualche luogo fu distrutto parte dalla grandine,
-parte da altre calamità. La state poi non fu ristorata da nessuna
-pioggia, e s'ebbe grande siccità, anzi aridità; nè vi fu abbondanza
-d'ortaglie perchè gli orti non erano irrigui, nè si ottenne dal cielo
-beneficio di pioggia. Si ebbe carestia di zucche e di _minuti_[81],
-di vino, di olio, di rape, di castagne e di molte altre specie di
-frutta. L'anno stesso vi fu un eclisse di sole, verso sera, un lunedì
-4 Giugno, ma fu un eclisse parziale, ristretto, e veduto da pochi,
-perchè il cielo in quel giorno era nebuloso. Di questi eclissi di sole,
-di luna, e di stelle, sappi ch'io ne ho veduto spesse volte, dopo che
-sono entrato nell'Ordine dei frati Minori; ed avvengono non solo perchè
-Iddio lo predisse, dicendo Luca 23ª.... ma anche perchè portendono,
-ossia dimostrano, qualche cosa che ha da accadere. Però tra gli altri
-eclissi di sole, che si sono veduti a miei giorni, il più notevole
-fu quello del 1239, di cui ho parlato quanto basta più indietro; e
-di luna, il più maraviglioso fu quello che si vide il primo anno del
-pontificato di Gregorio X, in Maggio, verso l'ora del mattutino, quando
-apparve nella luna il segno della Croce, e che in quella notte durò
-a lungo, e fu veduto da molti in varie parti del mondo. Questo segno
-nella luna poi comparve ancora l'anno 1272, indizione 15ª. Poi tra
-gli altri prodigi di stelle, massimo fu quello che si fece vedere a
-tutto il mondo ai tempi di Papa Urbano IV. L'anno in cui morì apparve
-in cielo una stella cometa, a modo di fiaccola, verso la festa di S.
-Apollinare, e continuò a mostrarsi sino alla morte del Papa; della
-quale apparizione parimente ho scritto più sopra alla rubrica dell'anno
-1264.... Le comete i latini le chiamano con parola che significa
-crinite, perchè mandano uno sprazzo di luce, che somiglia ad una chioma
-svolazzante; e gli Stoici ne annoverano più di trenta, i cui nomi ed
-effetti alcuni astrologi notarono. Dei più cospicui lavori pubblici
-compiuti dai Parmigiani par bene parlarne ora. Nel millesimo sussegnato
-i Parmigiani cominciarono un grandioso palazzo e bello sulla piazza
-nuova, e fecero costruire la porta di S. Benedetto, e cominciarono il
-ponte di pietra sull'Enza, torrente che interseca la pubblica strada,
-che va da Parma a Reggio, a cinque miglia da Parma; e fecero fare una
-grossa campana per la torre del Comune, essendosi rotta quella che
-v'era prima; e siccome per mancanza di metallo non si formarono le
-anse, od orecchie, e perciò non si poteva legare ed appendere, fu dallo
-stesso maestro fusa una seconda volta, ma non era sonora per qualche
-difetto, che, pur si crede, debba avere. Onde i Parmigiani mandarono
-a Pisa in cerca di un valente maestro, che loro gettasse una buona
-campana. E il maestro da Pisa venne a Parma sfarzosamente vestito, come
-un gran Barone; ed alloggiò nel convento dei frati Predicatori, ove
-fece la campana con quella maggiore e migliore diligenza, che ebbe e
-potè, avendo ricevuto metallo nuovo ed in gran quantità, come volle; e
-ne disegnò una forma bellissima... inoltre la gettò sulle fondamenta
-della chiesa de' Predicatori, che era già fondata, perchè temeva che
-il metallo sfuggisse dalla forma per di sotto. Ma nulla giovarono
-tante diligenze, e la campana fusa non fu trovata buona, nè quanto
-alla forma, nè quanto alla sonorità. E così Iddio punì l'orgoglio de'
-Parmigiani, che volevano avere una campana che si udisse sino a Reggio
-e a Borgo S. Donnino, ma appena si sentiva per Parma. E i Parmigiani
-spesero in quell'anno a fare e rifare una campana mille lire imperiali,
-nè poterono averla buona. Nel convento poi dei frati Predicatori in
-Parma non abitavano allora che quattro frati per custodire il locale.
-Poichè i frati Predicatori fuggirono da Parma per cagione di una donna
-che si chiamava Alina, che l'avevano que' frati fatta bruciare viva per
-eretica; nè erano ancora ivi tornati ad abitare, stantechè a ritornare
-volevano esserne onorificamente pregati; ma i Parmigiani si curavan
-poco di loro, perchè riguardo ai Religiosi sono sempre duri e poco
-ossequenti. Parimente, nello stesso millesimo, i Parmigiani costruirono
-una grossa muraglia lungo il torrente Parma, ad oriente della chiesa
-di S. Maria del Tempio[82], a partire dal ponte di donna Egidia verso
-il ponte di pietra, sul quale decorre la strada publica, ed ove si
-vendono le mercerie. Così in quell'anno eressero due torri in riva al
-Taro, l'una sulla destra, l'altra sulla sinistra di quel torrente, là
-dove esso mette foce in Po; e stesero una catena di ferro tra l'una
-e l'altra torre, acciocchè nessuno potesse in quel luogo entrare nè
-uscire per acqua con merci senza il placito dei Parmigiani. Altrettanto
-fecero sull'Enza, dove presso Enzano sbocca in Po; altrettanto sulla
-Parma, presso Colorno, ovvero Copermio. In quell'anno nella villa
-di Poviglio, che è nella diocesi di Parma, nel breve giro di tre
-mesi morirono ottanta uomini; e questa è regola generale, ossia una
-sperienza provata, che quante volte vi è morìa di bovini, altrettante
-l'anno successivo sopravviene mortalità di uomini. Infierì anche
-in Roma una micidiale pestilenza, sicchè sotto Papa Onorio IV, di
-soli mitrati tra Abbati e Vescovi, dalla Pasqua sino all'Assunzione
-della beata Vergine, ne morirono ventiquattro. E nello stesso anno
-i Parmigiani deliberarono di fare un ponte di pietra sul Taro, che è
-distante da Parma cinque miglia, sulla strada pubblica, che va a Borgo
-S. Donnino. Inoltre costruirono una torre nel castello di Grondola[83],
-che hanno sull'Apennino a tre miglia da Pontremoli. Ma per isvolgere
-meglio questo argomento delle opere fatte dai Parmigiani, è necessario
-rifarci indietro, e nominare anche quelle che furono compiute prima che
-noi fossimo nati.
-
-
-a. 1196
-
-L'anno dunque dell'Incarnazione del Signore 1196 fu cominciato il
-battistero di Parma; e mio padre, come ho saputo da lui stesso,
-collocovvi la pietra fondamentale per memoria e ricordo ai posteri.
-Tra il battistero e casa mia non vi era spazio in mezzo. E mio padre si
-chiamava Guido di Adamo, ed io figlio suo frate Salimbene dell'Ordine
-de' frati Minori.
-
-
-a. 1199
-
-L'anno 1199 que' di Borgo S. Donnino fecero stormo co' carrocci contro
-i Piacentini e i Milanesi e quelli che tenevano da parte loro, e furono
-sconfitti i Borghigiani.
-
-
-a. 1207
-
-L'anno 1207 furono fatte le pile del ponte di pietra sul torrente
-Parma, e nevicò strabocchevolmente e si chiama la neve di S. Agata,
-perchè fioccò in quel giorno, e i nati dopo d'allora la ricordano e
-ne parlano come di cosa straordinaria, chè arrivò all'altezza della
-statura d'un uomo. E fu quell'anno stesso che il beato Francesco fondò
-l'Ordine de' frati Minori, regnando Papa Innocenzo III, nel decimo anno
-del suo pontificato, e visse nell'Ordine stesso venti anni interi.
-
-
-a. 1210
-
-L'anno 1210 furono scavate le fossa di santa Croce di Parma, e
-l'Imperatore Ottone venne a Parma.
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-a. 1211
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-L'anno 1211 fu coniata la prima moneta dei piccoli denari di Parma, e
-si incominciò la fabbrica della casa della Religion Vecchia di Parma.
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-a. 1213
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-L'anno 1213 i Cremonesi, da soli, rapirono il carroccio ai Milanesi.
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-a. 1215
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-L'anno 1215 Roberto di Manfredo di Pio, Modenese, fu Podestà di Parma,
-e i Parmigiani e i Cremonesi assediarono Castelnovo de' Piacentini.
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-a. 1216
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-L'anno 1216 gelò il Po.
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-a. 1217
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-L'anno 1217 si raccolse un esercito a Zibello[84].
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-a. 1221
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-L'anno 1221 Torello Strada di Pavia fu Podestà di Parma; e allora si
-cominciò a fabbricare il palazzo nuovo del Comune di Parma.
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-a. 1222
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-L'anno 1222 fu Podestà di Parma Enrico degli Avvocati di Cremona; e
-quest'anno sul principio della sua Podesteria si ebbe, per Natale, uno
-spaventevole terremoto, che spesso è rammemorato da chi sopravvisse, od
-è nato dopo.
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-a. 1224
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-L'anno 1224 fu Podestà di Parma Manfredo Cornazzani, e morì Obizzo
-Vescovo di Parma, oriondo di Lavagna, e zio di Papa Innocenzo IV.
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-a. 1226
-
-L'anno 1226 venne a Parma Federico Imperatore.
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-a. 1227
-
-L'anno 1227 Torello Strada, di Pavia fu di nuovo Podestà di Parma. E
-allora si cominciò a costruire il castello così detto di Torello[85]
-contro Borgo S. Donnino, perchè i Borghigiani non volevano stare
-all'obbedienza de' Parmigiani; ma siccome poi i Borghigiani si
-sottomisero al Comune di Parma, perciò i Parmigiani desistettero
-dalla costruzione del castello. Questo per ora sia detto de' lavori
-pubblici e delle gesta dei Parmigiani. Altrove forse diremo d'altro,
-se si presenterà occasione di parlarne, e se mi parrà opportuno. Si
-continui dunque il millesimo cominciato. L'anno pertanto suindicato,
-cioè 1285, Manfredo Torta degli Alberghetti di Faenza morì nella
-villa di Sezaria a cinque miglia da Faenza; e fu ucciso in una con suo
-figlio da' suoi consanguinei, mentre reduce da Ravenna era a pranzo
-con loro. E lo stesso anno i nipoti del conte Taddeo di Buonconte
-insorsero contro Malatesta di Rimini, e lo percossero, e volevano
-ucciderlo a Cesena presso la casa degli Eremitani, per aiuto de' quali
-potè evadersi, perchè la loro porta era aperta. Così in quell'anno fu
-deliberato dai Reggiani, in pieno Consiglio, che i pescivendoli non
-potessero vendere pesce a cominciare dal principio di quaresima sin
-dopo Pasqua, sotto comminatoria e pena di venticinque lire di bonini;
-la quale deliberazione fu appuntino eseguita. La cagione poi di questa
-deliberazione fu che quando i cavallieri, o i giudici domandavano
-ad un pescivendolo: Quanto vale questo pesce? esso richiestone due o
-tre volte, sdegnava di rispondere, anzi si voltava da altra parte, e
-chiacchierava col compare dicendogli: Compare, poni quà, spingi là il
-cesto, o il cavagno. D'onde quel de' Proverbii XXIX: _Il servo non si
-corregge con parole: benchè intenda, però non risponderà_.... Oltre
-ciò volevano di una piccola tinca, o anguilla tre o quattro grossi. Ma
-i pescatori e i pescivendoli vedendo che quello era stato stabilito
-contro loro si eseguiva con fermezza e con rigore, e che ne avevan
-danno, poichè tutti i loro pesci furono numerati e posti in vivai da
-starvi sino a dopo Pasqua, andarono ai frati Minori scongiurandoli di
-supplicare il Podestà, il Capitano e gli Anziani e tutto il Consiglio
-di voler ritirare quella legge, e promettevano di vendere il loro
-pesce, a chi voleva comprarne, a prezzo ragionevole e discreto, con
-cortesia e a buon mercato. Ma non pertanto fu disdetta la deliberazione
-presa, secondo la parola detta dall'Apostolo per Esaù nella lettera
-agli Ebrei 12.ª _Imperciocchè non trovò luogo di pentimento benchè
-richiedesse quello con lagrime_. Ed i Reggiani minacciavano di fare
-altrettanto ai beccai, se per Pasqua non vendessero le carni al
-macello con cortesia e a prezzo ragionevole. Il che udendo buccinare
-i beccai, si regolarono secondo che insegna la Sapienza ne' Proverbii
-XIX: _Percuoti lo schernitore, e il semplice ne diventerà avveduto_
-ecc. Gherardo Varoli, Giudice, fu il primo a denunziare in Consiglio
-la malizia dei pescivendoli, e la sua denunzia fece prendere quella
-deliberazione.... Parimente nel millesimo soprassegnato, cioè 1285
-quei di Sassuolo catturarono 800 donne di quelli che erano dentro
-Modena, uscite alle vigne a vendemmiare, e le condussero a Sassuolo
-in prigione. Il che avvenne un martedì, 4 Settembre; ma presto furono
-prosciolte, perchè i Modenesi della città ne catturarono similmente
-di quelle dei Sassuolesi. Furono anche presi il 21 Settembre, giorno
-di S. Matteo Apostolo, ventiquattro di quei di Sassuolo dai Modenesi
-della città che erano a Rubiera, e li sorpresero nella villa di
-Corticella[86], ad un miglio e mezzo da Rubiera; tra cui furono i
-principali: Burigardo, che era maestro della milizia di Sassuolo,
-prode dell'armi e dotto nell'arte militare, (questi era di Gap, che
-è piccola città della Provenza. Fu questi che aveva consigliato di
-catturare le dette donne e mandarle in carcere; e lo stesso mese fu
-anch'egli preso e condotto nelle prigioni di Modena). Un altro de' più
-cospicui fu il Conte Lesnardo di Crema; tutti gli altri erano Francesi,
-meno uno di Modena. E nota che, come dissero poscia i Modenesi di
-dentro la città, se Burigardo, quando in principio corse in aiuto
-di quei di Sassuolo, avesse fatto un colpo di mano ardito sopra la
-città, eglino erano deliberati di svignarsela e abbandonare Modena;
-tanto il timore era diventato loro consigliere e padrone. Ma Iddio
-meglio dispose ne' suoi decreti; perchè ai 7 di Ottobre fu firmato un
-compromesso tra i Modenesi fuorusciti e quelli di dentro la città. E
-Guido di Correggio e Matteo suo fratello furono i principali autori di
-quella pacificazione, e de' patti convenuti; anche Mastino Sanvitali
-di Parma molto s'adoperò a fine che i Modenesi si riamicassero; e
-Frate Pietro da Collecchio di Parma, dell'Ordine de' frati Minori e
-lettore nel convento di Modena, egualmente e fedelmente se ne curò,
-recandosi con insistenza dai sunnominati personaggi, e correndo e
-ricorrendo da Modena a Sassuolo e viceversa, rapportando, come loro
-nunzio, quanto avevano detto le parti. Però era intendimento tanto
-di quei della città di Modena, come di quelli di Sassuolo, che in
-ogni modo un componimento si conchiudesse. Perocchè la miseria e la
-povertà avevano già vinto gli uni e gli altri ed erano vincolati a
-grossi debiti, e le loro casse erano al verde; e le avevano esauste i
-Toscani, i Francesi, i Romagnuoli e molte altre genti cogli stipendi
-che ricevevano. Anch'io frate Salimbene di Parma dell'Ordine de' frati
-Minori, accompagnai in occasione di quelle trattative frate Pietro da
-Collecchio, e andai a Sassuolo da Manfredino e pregai lui, non meno che
-gli altri maggiorenti de' fuorusciti Modenesi, a non respingere, per
-quanto dipendeva da loro, le proposte di pace.... I quali risposero
-con cortesia e benignità che in ogni modo volevano la pace co' loro
-concittadini, e che erano dell'animo disposti ad accettare le proposte
-di coloro che s'erano intromessi in quell'affare, quantunque paressero
-loro gravi, e realmente le fossero. A que' giorni andai a Carpi per
-festeggiare ivi il giorno del beato Francesco. Arrivando là vi trovai
-i messi secreti del Marchese d'Este adunati nella chiesa plebana,
-e nell'ora stessa giunsero da Parma Guido da Correggio e Matteo suo
-fratello; e tosto tennero tra loro consiglio intorno al trattato di
-pace. E perchè i pensieri pigliano forza e maturità dai consigli,
-intanto di notte.... interloquirono, e stabilirono un progetto, cui
-nessuno a Carpi conobbe, tranne l'Arciprete della Chiesa plebana. E
-la mattina per tempissimo i messi del Marchese partirono per Ferrara,
-e Guido e Matteo andarono a Modena, e cominciarono a trattare della
-pace. Pochi giorni dopo poi, i prenominati due fratelli, si recarono
-a Parma, e pregarono il Podestà, il Capitano e tutto il Consiglio
-a volersi intromettere in quella pacificazione de' Modenesi, perchè
-la volevan pur fare colla loro annuenza; e il Capitano, il Podestà e
-tutto il Consiglio acconsentirono. Allora Guido prese a prestito dai
-Parmigiani mille lire, ed altrettante ne prese dai Reggiani Matteo, per
-pagare lo stipendio ai soldati che erano in Modena e licenziarli, per
-trattare la pace con maggiore speranza di riescita. Queste trattative
-però si strascicarono per molti giorni, perchè le passioni erano molto
-accese e la matassa assai intricata. E mandarono a Reggio Burigardo,
-che era in ceppi a Modena, e il Conte Lesnardo con alcuni altri, e
-vi furono ritenuti prigioni nel palazzo del Comune. Poscia Guido da
-Correggio andò e prese Burigardo e lo condusse a Correggio, che è
-una villa nella diocesi di Reggio, ed ivi gli fece gli onori; poi lo
-condusse a Castelnuovo[87], nella diocesi di Parma, dove sì egli che
-suo fratello Matteo da Correggio hanno loro possedimenti, ed ivi lo
-onorò magnificamente banchettando e servendo squisite imbandigioni. E
-Burigardo disse a Guido: Se mi ti dessi anche in mano per ischiavo,
-io non ricambierei condegnamente la tua gentilezza. E aggiunse: Voi
-mi liberaste dal carcere di Modena, o Guido, e mi sottraeste dalle
-unghie de' miei nemici, e di quelli che mi tendevano insidie, e
-tramavano alla mia vita. Perciò ogni volta che avesse da insorgere
-guerra contro di voi, per tutta la mia vita mi troverete sulla breccia
-in vostro aiuto, in vostro servizio. Di che Guido gli rese grazie, lo
-lasciò andar libero in pace, anzi lo accompagnò sino a luogo sicuro.
-E Burigardo andò a Sassuolo, e da quelli di Sassuolo fu accolto e
-veduto festosamente e onorificamente, come fosse arrivato un Angelo del
-cielo. E nota che Burigardo non mancò di reverenza verso Dio; e fugli
-devoto a segno che aveva sempre in sua Corte un proprio cappellano
-che ciascun giorno diceva messa e celebrava i divini uffici per lui.
-Quando fu a Reggio mandò regalando ai frati Minori un grosso doppiero
-da accendersi, in onore del corpo del Signore, al momento della
-elevazione nella messa. Ma quando Burigardo fu ritornato a Sassuolo,
-allora si disperò della pace; e que' di Sassuolo incominciarono a
-rifortificare il loro castello. Però Matteo da Correggio nel Consiglio
-de' Modenesi parlò assai caldamente in favore di quei di Sassuolo, e
-perorò splendidamente producendo allegazioni in favor loro; e si mostrò
-vivamente sdegnato co' Modenesi, perchè non volevano dare l'amplesso
-della pace ai loro concittadini fuorusciti, e perchè essi due fratelli
-dovettero stare occupati, per le trattative di quella pace, dal
-giorno del beato Francesco sino al giorno di Santa Lucia. Inoltre i
-Modenesi avevano eletto Guido a loro Podestà per l'anno seguente, il
-quale aveva anche ordinato che fossero diroccati tutti i castelli e le
-fortezze che erano nella diocesi di Modena, come era stato convenuto
-nel trattato di pace. Partissi adunque Matteo da Modena focosamente
-sdegnato per le cagioni suesposte, dicendo che porterebbe la sua dimora
-tra quelli di Sassuolo, dacchè per loro bene i Modenesi non volevano
-ascoltarlo. Anche Guido suo fratello fece altrettanto, minacciando di
-associarsi ad Obizzo vescovo di Parma, che teneva le parti di quei di
-Sassuolo, e combattere per tutta vita sua contro i Modenesi, finchè
-non fosse ristabilita la pace in Modena..... Il che ponderando i
-Modenesi, riconobbero d'aver operato male, perchè avevano già seminate
-le campagne, e avevano edificate case per la diocesi; ma se perdurava
-la guerra non c'era lume di speranza di raccoglierne il frutto;
-laonde mandaron dicendo che volevano in ogni modo rappacificarsi
-coi loro concittadini..... Così stanno le cose oggi, poco prima di
-Natale. Vedremo come va a finire. Però della pace de' Lombardi confido
-poco; perchè quando penso alle loro pacificazioni, mi par di vedere
-quel gioco che fanno i ragazzi, quando l'uno pone le sue mani sulle
-ginocchia, e l'altro vi soprapone le sue, e quando l'uno vuol essere
-vincitore trae rapidamente le mani che ha sotto e le porta sopra a
-quelle del compagno battendole d'un colpo forte, e così si dà l'aria
-del vincitore. Ma spesso di vincitore lo vediamo vinto; donde nacque il
-detto:
-
- Ratio præteriti scire futura facit
-
- Quello che fu, quel che verrà ne insegna.
-
-È provato ciò che diciamo. Ho visto a' miei giorni che i Parmigiani,
-che erano in Borgo S. Donnino, di parte imperiale, pregarono i loro
-concittadini, che erano in Parma, di ammetterli al bacio della pace;
-e si fece. Ma rientrati in città volevano trattare alla pari con
-quelli, che parteggiavano per la Chiesa; e perciò, moltiplicatesi le
-discordie dall'una e dall'altra parte, di nuovo furono espulsi....
-Altrettanto accadde ai Bolognesi, Modenesi, Reggiani; altrettanto ai
-Cremonesi. Quando quelli, che tenevano in Cremona le parti dell'Impero,
-ebbero accolto festevolmente ed onorificamente i loro concittadini
-fuorusciti, questi dopo un mese, con frode maligna, resero loro male
-per bene, onde il partito della Chiesa espulse e cacciò in fuga l'altro
-partito..... Dunque l'Imperatore Federico seminò in Italia queste
-fazioni, queste divisioni, queste maledizioni, che durano ancora; nè si
-possono spegnere gli odii, nè cancellarsi per la pravità degli uomini
-e la malizia del diavolo..... Ma Federico è passato di questa vita, e
-sebbene avesse in sè qualche seme di buono, ebbe anche assai di pravo e
-di perverso, come si palesa dal fatto seguente. Essendo stato un tempo
-scomunicato da Papa Gregorio IX, ed essendo arrivato ad una terra nella
-quale si trovava il Patriarca di Aquileia (era bell'uomo e zio di Santa
-Elisabetta Langravia), Bertoldo, persona ch'io ho veduta e conosciuta,
-mandò a dire al Patriarca che andasse a messa coll'Imperatore. Ma
-il Patriarca, che sapeva già di questo sin prima di vedere il messo
-dell'Imperatore, per dar colore al diniego, aveva fatto chiamare il
-barbiere, poi fece imbandire la mensa, si assise e cominciò a pranzare;
-e mandò a dire all'Imperatore che non poteva andare a messa, perchè
-era languido, ed era a tavola per rifocillarsi. Il quale di nuovo gli
-mandò dicendo che, messo da banda ogni pretesto, si recasse a lui.
-Ed egli, volendo togliersi d'attorno quella vessazione, umilmente
-accondiscese, e andato, assistette alla messa con lui. Quindi si legge
-che l'Imperatore Costantino dicesse: «Chi tenta perpetrare ciò che è
-male, si studia di cattivarsi i buoni.» Quindi Giovanni e Paolo dissero
-di Giuliano apostata: «Dopo che Giuliano è stato ributtato dal cospetto
-di Dio, tenta di trarre anche gli altri a morte.» Ciò avvenne nella
-Marca Trivigiana a Vicenza, il giorno di Pentecoste. Altre pravità del
-fu Imperatore Federico più sopra ho notate. Anche in altra cronaca più
-breve ne ho parlato, ma non di tutte, che erano moltissime. Tuttavia
-si sappia che non fu tanto crudele, quanto Ezzelino da Romano, che
-signoreggiò a lungo la Marca Trivigiana; si sappia anche che fu a
-volte uomo sollazzevole, ma ebbe molti detrattori, e insidiatori, che
-ne cercavano la vita, e volevano ucciderlo, specialmente in Puglia,
-in Sicilia e in tutto il Regno. Inoltre in quell'anno 1285 i Modenesi
-fuorusciti cinsero d'assedio il castello di Magreda[88] nella diocesi
-di Modena, che essendo debole e mal munito, e difeso da pochi uomini,
-fu preso agevolmente. Allora Neri di Leccaterra, di cui ho parlato
-più su nel catalogo dei Modenesi, entrato nella chiesa della beata
-Vergine, che era nel castello, vi pose fuoco per incendiarla, dicendo:
-Ora pensaci tu, o Santa Maria, a difenderti, se il puoi. Ma, appena
-profferite queste parole, a malizia ed ingiuria, tosto una lancia da
-altri vibrata trapassò la corazza di lui, gli si infisse nel cuore,
-e cadde subito morto. E siccome è accertato che non l'avevano vibrata
-i suoi, si crede che sia stato colpito da Mercurio; sia perchè questi
-fu solito farsi ultore delle ingiurie recate alla beata Vergine; sia
-perchè uccise con una lancia anche Giuliano Apostata nella guerra
-coi Persiani. E quel Neri era assai lodato vibratore di lancia, e di
-lancia avea ucciso molti..... Nello stesso anno la Corte romana, cioè
-Papa Onorio IV co' suoi Cardinali, tenne la sua residenza a Tivoli;
-ove infierì una peste micidiale tanto che, di soli foresi, ne morirono
-2000. Ed i frati Minori spesso avevano nella loro chiesa quattro
-funerali al giorno; e vi fu un vecchietto transalpino, eletto Vescovo,
-venuto per la sua consacrazione, che morì egli e venticinque della sua
-famiglia. Udii dire questo dal Ministro della Touraine, ossia di S.
-Martino, che vi era..... E nota, come anche altrove mi ricorda d'aver
-detto, che questa è la regola generale e provata che, ogni volta che vi
-è morìa di bovini, nell'anno susseguente capita morìa d'uomini. Così
-anche dopo una fame avviene similmente che sussegue morìa d'uomini.
-Nello stesso anno frate Vitale, Ministro di Bologna, morì in Settembre
-presso Bologna, ed era stato Ministro 15 o 16 anni, e fu uomo di
-poco valore, in quanto riguarda gli atti esterni. Dopo la cui morte
-congregatisi i frati nel convento di Bologna, cioè i Guardiani, i
-Custodi, i Lettori ed alcuni Discreti, a cui era devoluta la elezione,
-nel mese di Ottobre nominarono Ministro frate Bartolomeo da Bologna,
-che era stato conventato maestro a Parigi. E mandarono frate Filippo
-Boschetti di Modena a Parigi al Ministro Generale, frate Arlotto, per
-la conferma del Provinciale eletto. E così fece. Parimente in questo
-stesso anno morì in Ispagna a Girona[89] Filippo Re di Francia, ove
-era andato con un grosso esercito contro Pietro Re d'Aragona. (Ne
-morirono molti anche dell'esercito del Re, non colpiti dal nemico,
-ma dal volere di Dio, al cui cenno ogni cosa nasce e muore. Questi
-era figlio di S. Lodovico). La salma di Re Filippo fu trasportata e
-sepolta a Parigi; e gli successe Filippo figlio suo. E nota, che ora
-i Re di Francia si chiamano tutti o col nome di Lodovico, o col nome
-di Filippo. Nota eziandio, che in poco tempo il partito della Chiesa
-fu colpito di gravissimi danni ed infortunii durissimi; primo, perchè
-in battaglia navale restò prigioniero il figlio di Carlo in mano delle
-genti di Pietro d'Aragona, ed è tenuto in carcere in Sicilia; secondo,
-perchè Re Carlo morì poco dopo la cattura di suo figlio; terzo, perchè
-Papa Martino IV nello stesso anno passò fra il numero dei più; quarto,
-perchè lo stesso avvenne del Re di Francia. E tutto questo accadde in
-quasi un sol anno, cioè nel 1285; nel quale anno stesso Papa Onorio
-IV mandò ordinando di riscuotere le decime di tre anni di tutte
-le Chiese, e che si pagassero e dessero al figlio di Re Carlo per
-liberare la Sicilia dalla Signoria, dalla podestà e dalla schiavitù
-di Pietro d'Aragona, che la occupava contro il beneplacito della
-Chiesa. Quest'anno cadde anche la torre del castello di Bibbianello.
-È Bibbianello un castello della fu Contessa Matilde, nella diocesi di
-Reggio, sulle colline, ove s'innalzano quattro castelli vicini gli
-uni agli altri; e l'uno dista dall'altro quanto è la gittata d'una
-balista. E il primo si chiama Montevecchio; il secondo Bibbianello,
-in cui abita Guido di Canossa con Bonifazio suo fratello; il terzo si
-chiama Monte-Luncilo, nel quale non è che la chiesa di S. Leonardo;
-il quarto si chiama Mongiovanni, ove abita un sacerdote vecchio,
-vecchissimo, carico d'anni che ha nome Gherardo e fa molto di bene;
-nessun altro vi è tranne le persone di suo servigio, ed è addetto alla
-Chiesa di S. Nicolò. E nota che questi quattro castelli in antico
-furono comodamente abitati da cavallieri e donne, e vi ebbero torri
-e palazzi, che ora sono diroccati, e i resti dei caseggiati e le
-fondamenta sono lasciati in abbandono. Ci pensino i padroni! I quali
-si sono assottigliati di famiglia, e sono bersagliati da tribolazioni
-e da dolori. Lo stesso anno, verso il giorno di S.ª Lucia, morì di
-improvviso, senza precedente malattia, nel suo letto, Barnaba, che si
-soprannomava della Regina, oriondo di Reggio. Egli fu mio molto amico,
-ed era il divertimento de' chierici, canonici, prelati, cavallieri,
-baroni, e di tutti quelli che cercavano di divertirsi in sentirlo
-parlare, essendo che parlava benissimo francese, toscano, lombardo e
-molte altre lingue, e sapeva contraffare i fanciulli quando parlano
-coi fanciulli, le donne quando in famigliare discorso cinguettano
-de' fatti loro con altre donne loro comari; e così era destro a
-contraffare i predicatori antichi, imitando quelli che predicavano al
-tempo dell'allelluia, allorchè si arrogavano di far miracoli, come a
-que' giorni ho visto io co' miei occhi. Eglino furono frate Giovanni
-da Vicenza dell'Ordine de' Predicatori, che faceva miracoli a Parma;
-frate Giacomino da Parma che li faceva a Reggio, e perciò si diceva da
-Reggio, ed era dell'Ordine de' Predicatori; frate Ghirardo di Modena,
-dell'Ordine de' Minori, che girava quà e là per l'Italia e predicava
-benissimo in Milano; e molti altri, ch'io vidi e conobbi, la cui
-memoria sia con Dio, e così sia. Così nello stesso anno morì maestro
-Rolando da Parma, il cui padre era chiamato maestro Taverna, bell'uomo
-e cortese, e bravissimo sartore, che faceva gli abiti dei nobili.
-Questo maestro Rolando andò a Parigi assai povero, ove studiò per molti
-anni molte scienze e diventò un illustre chierico e letterato, e si
-fece denaroso, ricco e rinomatissimo. Quando poi Papa Nicolò III creò
-una serie di Cardinali, fra cui c'era anche Gerardo Albo di Gainago
-(che è una villa della diocesi di Parma) assunse questo maestro Rolando
-al vescovado di Spoleto. Papa Martino IV poi lo tolse da Spoleto e
-lo mandò in Francia a raccogliere nota de' Miracoli di S. Lodovico
-Re di Francia di buona memoria, che voleva canonizzarlo e ascriverlo
-all'albo dei Santi. Al quale ufficio soddisfece ottimamente; e quando,
-reduce dalla Francia lo vidi a Reggio, mi disse che portava al Papa
-la storia di settantaquattro miracoli, che Dio, per amore del Re suo
-servo ed amico, aveva operati sopra diversi malati, miracoli tutti
-provati per mezzo di attendibili testimoni, e diligentemente registrati
-da notai, e con tutte le più legali forme autenticati. E quando Papa
-Martino vide queste cose ne fu lietissimo; poichè egli stesso, prima
-di essere Pontefice romano, era stato collettore dei miracoli del Re
-di Francia, ma dopo che fu Papa, sostituì a se stesso maestro Rolando.
-Perciò il Papa lo retribuì del lavoro fatto, dandogli un Vescovado più
-cospicuo in Francia, del quale, prevenuto dalla morte, non ricevette
-l'investitura; e morì anche il Papa lo stesso anno, e non potè, come
-stava in cima a' suoi desiderii, canonizzare S. Lodovico Re di Francia
-di buona memoria. Forse questa canonizzazione è riserbata per altro
-Papa. Questo maestro Rolando Vescovo di Spoleto fece in Parma alcune
-opere per qualche riguardo degne di ricordo. Nella Chiesa di S.
-Sepolcro, dove stanno i frati di S.ª Fenicola, eresse a sue spese una
-bellissima cappella sorretta da colonne di marmo, rasente la strada, e
-la dotò convenientemente a celebrarvisi, come voleva, ne' tempi e ne'
-giorni permessi, una messa da morti per le anime di suo padre, di sua
-madre e de' suoi parenti, che ivi sono sepolti. Come pure vicino alla
-Chiesa maggiore, che è della Vergine gloriosa, e vicino all'ingresso
-di S. Giovanni Evangelista, ove abitano i monaci, comperò le casamenta
-del fu Gerardo da Correggio (padre di Guido e di Matteo) e fece alzare
-alte muraglie per fabbricarvi un palazzo; e di dietro a queste comperò
-le case de' Boveri, e vi fece fare muraglie e pometi, e appartamenti
-a diversi piani per abitarvi e riposare quando andasse a Parma. Così
-pregato dai frati Umiliati del Paullo[90], che abitano presso a Parma
-fuori porta S. Benedetto, volle comprare il convento e le terre, che
-essi ivi avevano, come egli ha contato a me, e dar loro mille lire
-imperiali, per passarvi la state, e per ritirarvisi quando fosse che
-gli piacesse; ma siccome volevano duecento lire imperiali più di quante
-egli ne voleva dare, si sciolsero le trattative del contratto, perchè
-_chi munge con troppa veemenza ne trae il sangue_, come è detto ne'
-Proverbii 10.º. Così presso Gainago comprò ampie possessioni cioè tutta
-la villa di Sinzanese[91] (che una volta fu di Tomaso di Ugo Armario, e
-poi di Antonino de' Buzzoli, da cui le comprò) e le diede a certi frati
-oltramontani, che sono dell'Ordine della Chartreuse, e si assomigliano
-ai frati Predicatori nell'abito nero, come ho veduto io co' miei occhi
-quando venuti a Parma per prendere possesso personalmente del tenimento
-loro donato, nel giorno dell'Assunzione della beata Vergine vennero a
-sentir messa alla Chiesa de' Frati Minori. E nota che Rolando Taverna,
-di cui abbiamo più sopra parlato, fu sempre duro e burbero, e non
-mai famigliare e umano verso i Religiosi di Parma, e nulla loro legò
-neppure in morte. E tutti i Parmigiani, chierici, laici, uomini, donne,
-nobili e popolani hanno comunemente questa qualità e questa maledizione
-nelle ossa, di essere poco devoti, e duri e crudi coi Religiosi e cogli
-altri servi di Dio, siano dei loro, siano forestieri. Il che sembra
-essere pessimo segno dell'ira di Dio sul loro capo.... Ed in Ezechiele
-16.º... che sta bene e si può applicare ai Parmigiani per la durezza
-e nessuna loro misericordia verso i poveri servi di Dio... e perciò io
-frate Salimbene Parmigiano sono stato già quarantott'anni nell'Ordine
-de' frati Minori, ma non volli mai abitare in mezzo ai Parmigiani per
-la niuna loro devozione, che in apparenza e di fatto non hanno verso
-i servi di Dio. E non si curano di far loro alcun bene, quantunque lo
-potrebbero e saprebbero fare benissimo, se n'avessero voglia, perchè
-cogli istrioni, co' giullari e coi mimi largheggiano, e ai cavallieri,
-che si dicono della Corte, a l'ho visto io co' miei occhi, fecero
-talvolta di magnifici regali. Certo è che, se vi fosse in Francia una
-Città grande come è Parma in Lombardia, vi potrebbero abitare e vivere
-con decoro ben cento frati Minori con abbondanza di tutto quello che
-occorre. Però nel sussegnato millesimo Gerardo Albo, Cardinale della
-Corte romana, che è di Parma, fece una limosina ai frati Minori di
-Parma, regalando al convento venti lire imperiali, e altrettanto ai
-frati, che si recarono a lui come nunzii nella Corte, alla quale si
-trovava; i quali erano anch'essi Parmigiani, cioè frate Ghirardino
-Rangone e frate Francesco Torniglio; ciascuno de' quali ricevette dieci
-lire imperiali, e quindici ne mandò a Guglielmo Rangone di Parma, in
-grazia di frate Ghirardino, che era figlio di lui. Anzi il Cardinale
-mandò invitando Guglielmo Rangone ad andare e star seco in Corte;
-e accettò e in quella Corte si elevò a rara grandezza. Il suddetto
-Cardinale fece anche fabbricare a sue spese un bello e buono dormitorio
-per le donne della Religione Vecchia di Parma, perchè in quel monastero
-aveva una sua sorella. Parimente donò cento lire imperiali alla Chiesa
-matrice di Parma, che è della beata Vergine gloriosa, perchè vi si
-facesse una buona campana, e fu gettata buona, anzi ottima e sonora.
-Così ai frati Predicatori largì duecento lire imperiali perchè si
-fabbricassero la loro Chiesa; e la fabbricano ora che sono ritornati
-dalla loro schiavitù di Babilonia, già riconciliati coi Parmigiani, che
-li avevano costretti a fuggire per cagione del rosolamento di donna
-Alina; schiavitù di Babilonia che per loro ha durato molti anni. In
-questo stesso millesimo, la vigilia di San Martino Pietro d'Aragona
-morì di morte naturale, ed il guardiano de' frati Minori lo confessò,
-e fu sepolto a Villafranca[92] nel convento de' frati Minori. E furono
-inviati messi a Papa Onorio IV supplicandolo di frapporsi e mettere in
-concordia i figli di Pietro d'Aragona coi figli del Re di Francia, i
-quali si dice che siano consanguinei; e il duca d'Austria, che aveva
-moglie una sorella di Pietro d'Aragona vi si pose in mezzo paciere.
-Questo Pietro Re d'Aragona fu uomo magnanimo, forte guerriero, e
-dotto nell'arte militare, audace e assai intraprendente, come lo
-dimostra chiaro l'impresa del Regno di Sicilia, nella quale ardì por
-piede contro il volere e le armi di Re Carlo e Papa Martino. La sua
-arditezza appare chiaramente anche da altro fatto, che ora narrerò.
-Tra la Provenza e la Spagna s'erge un monte altissimo, che dagli
-abitanti di quella regione, si chiama monte _Canigoso_, e che in nostra
-lingua si chiamerebbe _Caliginoso_. Questo monte è la prima terra che
-appare ai naviganti che arrivano, ed è l'ultima a scomparire a quei
-che partono; e dopo questa non possono più vederne altra. Su questo
-monte non abitò mai uomo; nè figlio d'uomo osò mai salirvi su per la
-smisurata altezza e per la fatica e la difficoltà della salita: alle
-pendici però del monte vi sono abitanti. Or dunque essendosi proposto
-Pietro d'Aragona di salirvi sopra per vedere e toccar con mano che
-cosa vi fosse sulla vetta del monte, chiamati due cavalli eri suoi
-intimi amici, cui amava intrinsecamente, espose loro ciò che s'avea
-proposto di fare; i quali se ne rallegrarono, e promisero che non solo
-serberebbero il secreto, ma che inoltre non si dividerebbero mai da
-lui. Preso adunque vitto ed armi all'uopo, lasciati i cavalli alle
-falde del monte, dove erano abitanti, cominciarono a salire grado grado
-a piedi: e montati già molto in alto, cominciarono a udire terribili
-e paurosi tuoni, e guizzavano lampi e saette, e imperversava grandine
-e bufera. Di che spaventati caddero a terra come esanimi, non tanto
-per l'orrore del presente, quanto per il timore del futuro. Ma Pietro,
-che era più robusto di corpo e più forte di animo, e che voleva dare
-adempimento al desiderio del suo cuore, li confortava a non ismarrirsi
-di coraggio tra quelle tempeste e quei dolori, dicendo che alla fin
-fine anche quel travaglio frutterebbe loro onore e gloria; e dava loro
-mangiare, e mangiava con loro, e dopo la fatica concedeva riposo, e
-di nuovo li inanimava a salire da bravi con lui. E questo fu detto e
-fatto più volte. Finalmente que' due compagni di Pietro cominciarono
-a venir meno, sicchè, per la eccessiva stanchezza, e il cammino e lo
-spavento de' tuoni, appena potevano respirare. Allora Pietro li pregò
-di fermarsi e aspettarlo sino alla sera del giorno seguente, e se a
-quel tempo non fosse di ritorno a loro, scendessero pure, e andassero
-dove loro gradisse. Salì dunque Pietro solo con gran fatica, e giunto
-alla vetta, vi trovò un lago, nel quale gettando una pietruzza, ne
-saltò fuori un drago orribile e gigantesco, che cominciò a svolazzare
-per l'aria, e l'aria diventò tenebrosa e scura per l'alito che mandava.
-Dopo di che Pietro cominciò la discesa, e ai compagni riferì, espose
-e narrò quanto aveva veduto e fatto; e lungo la discesa comandò loro
-di ripetere, a chi loro piacesse, queste cose. Mi pare che questo
-fatto di Pietro d'Aragona si possa annoverare tra le meraviglie del
-genere di quelle d'Alessandro, il quale, per acquistarsi gloria, volle
-misurarsi in molte e tremende imprese. Di Re Carlo è da sapere che fu
-uomo magnanimo, prode dell'armi e dotto nell'arte militare, e che per
-acquistarsi fama si esponeva a molti pericoli, il che si fece palese in
-fatti all'evidenza provati. E prima di tutto, quando uccise Manfredi,
-Principe del Regno di Sicilia e figlio del fu Imperatore Federico.
-Poi quando uccise Corradino, che era figlio del suddetto fu Imperatore
-Federico; e parimente si acquistò fama in molti altri combattimenti.
-Egli avendo un giorno udito che un certo cavalliere della Campania,
-tra Roma e Terra di Lavoro, vinceva tutti in singolare certame, sì
-Francesi che Lombardi, comandò al Principe suo figlio di sfidarlo, e
-divolgare la fama che un nuovo cavalliere era pronto a misurarsi col
-cavalliere della Campania. Il che avendo udito il figlio suo, come
-meglio seppe e potè, tentò distorre il padre dal proposito, dicendo che
-quel cavalliere era fortissimo, robusto e destro nel combattimento,
-e poi perchè _vi è sempre un eccelso al disopra dell'eccelso_, ecc.
-Ecclesiaste 5. Il padre non volle piegarsi alla preghiera, nè dare
-ascolto al figlio, e fissò il giorno al duello. E nel dì prefisso
-trovandosi tutti e due pronti al posto e all'armi, dopo il terzo suonar
-della tromba, cominciarono a corrersi incontro ed urtarsi, e l'un
-forte contro l'altro forte tanto fortemente cozzò, che tutti ne ebbero
-meraviglia, nè caddero di cavallo, e nemmeno si scossero sulla sella
-del loro destriero; e l'uno calò al volto dell'altro tale fendente, che
-le spade, dell'uno che colpiva e dell'altro che parava, si fransero
-dalla punta all'elsa. Volle poi Re Carlo misurarsi colla clava, e a
-sua scelta ne sostenne il primo colpo. Ma il cavalliere della Campania
-fu sopra lui come nibbio sopra un uccelletto, e come sparviero sopra
-un'anitrella, e tenendo la clava a due mani, calò si fiero un colpo
-sul capo di lui, che se avesse colto in pieno, senza dubbio ne sarebbe
-caduto esanime. Ma il colpo scivolò dal capo all'omero e lungo il
-busto, e battè in pieno sulla sella tanto potentemente, che il cavallo
-piegò le ginocchia, e Carlo ne restò stordito con due coste rotte. Il
-Principe suo figlio lo condusse alla tenda, e gli altri cavallieri,
-spogliatolo dell'armi, riconobbero che era Re Carlo, e restarono
-meravigliati. La qual cosa risaputasi dal cavalliere della Campania, si
-lasciò vincere dal timore, inforcò la sella del suo cavallo, e si diede
-alla fuga, e stettesi nascosto per buon tempo nella Marca d'Ancona. E
-Carlo, dopo rinvenuto, chè il colpo l'aveva come fatto uscire di sè,
-domandò al figlio se quel cavalliere l'aspettasse tuttavia sul terreno,
-perchè voleva alla sua volta fare il suo colpo. Ma il figlio rispose:
-Statevene pure in tranquillo, chè i medici dicono che avete due costole
-rotte. Tanto fece e sostenne Re Carlo per onore della Francia; poichè
-non voleva che nessun Lombardo avesse fama di gagliardia maggiore di
-quella de' Francesi. E noto che questi quattro, di cui si è parlato,
-furono robusti cacciatori al cospetto di Dio.... Papa Martino volle
-pertinacemente soggiogare la Romagna, e ottenne il suo intento, e per
-acquistarla molti perirono di spada e molti ci spesero tesori. Re Carlo
-condusse l'esercito contro il Principe Manfredi e contro Corradino,
-e vinse; Pietro Re d'Aragona guerreggiò ed occupò il Regno di Sicilia
-contro Carlo, e invase la Puglia. Il Re di Francia poi, per vendicare
-lo zio Carlo, gettò in Ispagna un grosso esercito di Francesi contro
-Pietro d'Aragona; e tuttavia nel breve giro d'un solo anno passarono
-tutti nel novero dei più.... Ma Primasso nel trattato _Della vita del
-mondo_, disse benissimo:
-
- Heu! Heu! mundi vita,
- Quare me delectas ita?
- Cum non possis mecum stare.
- Quid me cogis te amare?
-
- Ahi vita! Ahi vita! perchè mai cotanto
- Il tuo m'alletta lusinghiero incanto!
- Perchè mi leghi a te d'amor si forte,
- Se teco vien necessità di morte?
-
-Nel millesimo sopraddetto, cioè nel 1285, gli eredi di Ghiberto da
-Gente figli e nepoti, furono dai Parmigiani totalmente espulsi dalla
-villa di Campeggine. E causa di questa loro espulsione fu non solo
-un vecchio odio contro il padre loro, cioè contro Ghiberto da Gente,
-ma un odio recente contro i figli. Perocchè dell'odio paterno si può
-dire quel che si legge in Ezechiele 18º. Delle colpe di Ghiberto da
-Gente, per le quali i Parmigiani lo presero a odiare, ne fu detto
-più sopra abbastanza largamente, ma se ne tacquero alcune, che ora si
-debbono trarre in luce. Essendochè quand'egli teneva la signoria di
-Parma, avendo Papa Innocenzo IV, che allora aveva residenza a Napoli,
-mandato invitando Bertolino Tavernieri di andare da lui, perchè aveva
-Elena di lui nipote per moglie, e perchè lo voleva fare Podestà di
-Napoli; e Bertolino avendone chiesta licenza a Ghiberto da Gente, e
-questi avendogliela concessa, gliela ritolse dopochè con enorme spesa
-aveva già fatti gli apprestamenti pel viaggio; e oltracciò lo confinò
-a Noceto, dove aveva i suoi possedimenti, e vi passò molti giorni e
-molte notti con animo sempre agitato e in timore e in aspettazione
-di insidie da parte de' suoi nemici; e massimamente del Pallavicini,
-che lo odiava, e teneva allora la Signorìa di Cremona. E quando di
-notte udiva romori, e ne udiva di frequente, usciva ai campi col suo
-destriero, e tutta notte, in veglia, stava aspettando all'aperto, come
-pronto a fuggire. Vedendo poi Bertolino che Ghiberto da Gente non gli
-perdonava, nè lo riammetteva in Parma, come gli aveva promesso, ruppe
-il confino, e andò a Papa Innocenzo IV, che lo aveva invitato; e lo
-fece Podestà di Napoli, e durante la Podesteria di lui, il pontefice
-morì, e fu sepolto in Duomo. Ed Alessandro IV fu eletto Papa per arti
-del Podestà Bertolino, il quale rattenne i Cardinali dall'uscire dalla
-città fino a che non avessero eletto il Papa. E Papa Alessandro non fu
-ingrato al ricevuto beneficio, anzi provvide del suo tesoro a Bertolino
-finchè visse; e l'anima sua per la misericordia di Dio riposi in pace,
-perchè fu uomo cortese, valoroso, potente, ed intimo mio amico. Ma
-Ghiberto da Gente fece devastare le possessioni di lui e diroccarne
-i palazzi, perchè era uscito di confino, ed era andato al Papa, che
-lo aveva invitato. La qual cosa da parte di Ghiberto fu non solo una
-bestialità, ma anche una pazzia, perchè quando il superiore comanda, e
-l'inferiore contraddice, questi non ha diritto di essere obbedito....
-Di Bertolino non rimasero discendenti, nè di Giacomo suo fratello, che
-morì dopo lui, e lasciò le sue ricchezze ai Templarii; e così il casato
-di Bertolino Tavernieri di Parma, che ai tempi di Federico Imperatore
-era stato un nobilissimo barone, si è spento completamente, e a lui
-si attaglia a capello quel detto: _Tesoreggia e non sa perchè_....
-Quando Ghiberto da Gente dominava in Parma, il Pallavicino dominava
-in Cremona. E quando talora parlava in famigliarità col Pallavicino,
-questi gli diceva: Ah! Dio, e non avrò io mai la signoria di Parma? e,
-in così dire, gettava violentemente contro terra la spada, a dimostrare
-che per questa cosa montava in ira. Ma Ghiberto da Gente non gli voleva
-cedere la Signoria di Parma, anzi voleva tenersela stretta, perchè
-ne traeva non solo onore, ma anche un grosso emolumento. Tuttavia
-volle usar grazia al Pallavicino di lasciarlo entrare in Parma con
-500 armati, coi quali, quasi pavoneggiandosene, cavalcò più volte per
-città, ma i Parmigiani tenevano gli archi tesi, quasi volessero lanciar
-saette contro alcuno, e così spaventarli a ciò si partissero da Parma.
-E Ghiberto da Gente godeva che se ne partissero, perchè temeva, se
-fossero rimasti a lungo in città, che gliene rapissero la Signoria.
-Un dì avvenne che dovendo passare il Pallavicino co' suoi armati per
-la via di Cò di Ponte, dove abitano i Marchesi Lupi, uno di questi
-comandò al suo servo che sotto il portico, che correva lungo la strada,
-gli lavasse i piedi in una conca, volendo dimostrare al pubblico
-che si curava tanto del Pallavicino, quanto della coda di una capra.
-Abitavano una volta tanto i Marchesi Lupi che i Pallavicini in una
-villa, che si chiama Soragna, nella diocesi di Parma, a cinque miglia
-a settentrione di Borgo S. Donnino; e questa vicinanza d'abitazione
-dava origine a molte gare vivacissime. Il Pallavicino pertanto non
-potè avere mai, siccome desiderava, la Signoria di Parma, e Ghiberto
-da Gente che aveala, col tempo la perdette. Ghiberto da Gente adunque,
-oltre le preaccennate colpe, aveva anche queste, onde fu fortemente
-in odio ai Parmigiani.... Meglio operò Guido da Polenta, che abitava a
-Ravenna, il quale si prese buona vendetta, ma non volle sorpassare la
-misura. Di fatto quand'egli era ancor fanciullo, e l'Imperatore teneva
-in carcere, come ostaggio, il padre di lui, Guido Malabocca, fratello
-del Conte Ruggero di Bagnacavallo, s'adoperò perchè l'Imperatore
-gli mozzasse, o facesse mozzare, il capo; ed egli, fatto adulto,
-rese la pariglia a Guido Malabocca. Ma andando poi, dopo alcun tempo
-a Bagnacavallo con molti armati, ed incontrando lungo la via, in
-compagnia di pochi, il Conte Ruggero, e consigliandolo i suoi compagni
-di viaggio di sbarazzarsi compiutamente anche del Conte Ruggiero
-stesso, per togliersi d'intorno ogni timore, egli rispose: Abbiam fatto
-abbastanza; ci basti quanto abbiamo fatto; di male se ne può sempre
-fare; ma fatto che sia, non si può più rimediare. E così lo lasciò
-andare libero... Del nuovo odio poi degli eredi di Ghiberto da Gente
-si può dir questo. È da sapere che ebbe un figlio di nome Pino. Costui
-colle sue male opere provocò in mille maniere i Parmigiani contro gli
-eredi di suo padre. Anzitutto invase contro i Parmigiani Guastalla e
-la prese e volle tenerla occupata; poi prese moglie e la fece poscia
-uccidere; d'onde per divina sentenza molti guai piovvero sul suo capo.
-Costei voleva sposarla il padre di lui, quando esiliato dai Parmigiani
-dimorava in Ancona; ma Pinotto solleticato dalla cupidigia delle
-ricchezze, o dall'avvenenza di quella donna, precorrendo al padre,
-gliela surrepì, e se la tolse per se. Essa aveva nome Beatrice, era una
-Pugliese che abitava in Ancona, aveva tesori, era bellissima, vivace,
-sollazzevole, liberale, cortese e molto esperta nel gioco degli scacchi
-e dei dadi. Abitava con Pino suo marito a Bibbianello (che una volta
-era castello della Contessa Matilde) e di frequente veniva con altre
-donne al convento dei frati Minori di Monfalcone per fare una gita, e
-per conversare coi frati. Ed io allora appunto ivi abitava; e mi disse
-parlando meco confidenzialmente, che la volevano uccidere, e indovinai
-chi poteva essere che tramava insidie alla sua vita; e gliene espressi
-le mie vivissime doglianze, e le suggerii di confessarsi, e di vivere
-sempre in grazia di Dio, per essere ad ogni momento preparata alla
-morte.... In quel tempo Pino partì da Bibbianello molto sdegnato contro
-Guido suo consanguineo, come ho veduto io coi miei occhi; condusse
-seco la moglie sua a Correggio, che è una villa della diocesi di
-Reggio, ove da un suo scudiero di nome Martinello, la fece soffocare
-con un piumaccio, e fu sepolta nella stessa villa; e di lei rimasero
-tre ragazze che sono una bellezza. E, siccome è scritto che _Dio non
-permette che resti invendicato_... e perciò sono da dire alcune cose
-intorno alle sventure che colpirono il marito di lei. Prima di tutto,
-venne in odio non solo ai Parmigiani, ma anche ai consanguinei ed ai
-nepoti; in secondo luogo, fu preso dagli assassini di Sassuolo, i quali
-per riscatto gli tolsero i cavalli e duecento lire imperiali; terzo,
-avendo voluto svaligiare, per una sua vendetta, un tale che viaggiava
-per la strada pubblica di Parma, i Parmigiani mandarono alla villa di
-Campeggine, ove aveva le sue possessioni, e fecero arare tutti i suoi
-seminati, e le già nate seminagioni, e coprirle di terra, e distruggere
-14, o 20 sue case che aveva in Campeggine stesso; quarto, dopo la morte
-della prima moglie, cui fece uccidere, prese una cert'altra donna, che
-per molti impedimenti da ambe le parti, sua moglie non poteva essere
-(questa aveva nome Beatrice, come la prima, leggiadrissima, figlia di
-Bonacorso da Palli; e la sposò vedova del primo marito Atto da Sesso);
-quinto ed ultimo, imprigionò di nuovo alcuni uomini, cui una volta
-teneva tra ceppi in carcere, e li aveva prosciolti; nè volle che per
-danaro si riscattassero, quantunque non gli avessero mai fatta offesa,
-e non avessero verso lui obbligo alcuno non soddisfatto. Essendo stato
-dai Parmigiani cacciato in bando, e non desistendo dal mal oprare,
-diede ragione ai Parmigiani di espellere dalla villa di Campeggine non
-meno lui che tutti gli eredi di Ghiberto da Gente. Questo Pinotto fu
-chiamato anche Giacomino, e fu uomo bello e magnanimo, audace, franco,
-e a uso dei Parmigiani, superbo. Egli aveva due sorelle, una, moglie a
-Gherardo figlio di Bernardo di Rolando Bossi, di nome Aica; l'altra, di
-nome Mabilia, che era di natura altiera e disdegnosa, moglie a Guido
-di Correggio; e, quando cominciò a malare dell'ultima malattia, di
-cui morì, d'improvviso perdette la parola; e di lei rimasero diverse
-figlie e due figli. Lombardino poi, fratello di costoro, ebbe moglie
-un'avvenentissima Pavese, di nome Aldessona, da cui gli nacquero figli
-e figlie; e Lombardino fu il primogenito di Ghiberto da Gente, che a
-grande onore lo fece creare cavalliere quando aveva ancora la signoria
-di Parma. Chiunque poteva, in quel tempo, lo regalava a larga mano,
-e chi regalava credeva d'aver ricevuto grazia singolare, se Ghiberto
-non sdegnava di accettare. Altrettanto fu di Giacomo Tavernieri quando
-fu fatto cavalliere, al tempo in cui suo padre Bertolo era in fiore
-a Parma alla testa del partito imperiale. Nel millesimo sussegnato
-vi fu anche estesa malattia e morìa di gatti, i quali colti dal morbo
-diventavano come lebbrosi e scabbiosi, e poi morivano. Così pure nello
-stesso millesimo, nel mese di Novembre[93], il giorno di San Calisto,
-verso oriente, sull'albeggiare, apparvero due stelle come congiunte,
-e così ogni notte si mostrarono per molti giorni, sinchè verso il
-dì d'Ognissanti cominciarono a disgiungersi ed allontanarsi l'una
-dall'altra. E allora si stava appunto trattando per la pacificazione
-de' Modenesi, la quale era cosa molto intricata, perchè il progetto
-che si presentava non gradiva ai Modenesi della città; e i Modenesi
-che erano in Sassuolo ne erano soddisfattissimi, riconoscendo che
-i giudici di quel arbitrato erano loro favorevoli. Gli arbitri poi
-erano Guido da Correggio e Matteo suo fratello germano. Nello stesso
-millesimo Papa Onorio IV, prima del Natale, creò un Cardinale, che
-era di sua famiglia, per supplire alla vacanza lasciata dal Cardinale
-Vescovo di Frascati, morto in quell'anno. Questo novello Cardinale
-era stato Arcivescovo di Monreale in Sicilia. Così in quell'anno
-Gherardino da Enzola fu condannato dai Parmigiani a pagare mille
-lire parmensi, e le pagò puntualmente; e la cagione della condanna
-fu questa. Suo padre Giacomo da Enzola fu Podestà di Modena, ed ivi
-malatosi, morto e sepolto nella chiesa maggiore, fu ad onore dipinto
-sulla tomba a cavallo, da cavalliere. E siccome fu a tempo della sua
-podesteria che avvennero que' misfatti e quegli omicidii, che furono
-il principio della successiva discordia e guerra in Modena, quella cioè
-che s'accese tra le diverse fazioni Modenesi, e non ne era stata presa
-vendetta e giustizia... i Modenesi provocati, sdegnati, turbati, e
-accesi d'ira, considerando i guai che loro ne erano derivati, cavarono
-gli occhi al ritratto del Podestà, e cacarono sulla tomba di lui; in
-seguito poi mandarono a Parma due ambasciatori, uomini del popolo,
-uno de' quali nel Consiglio degli anziani di Parma pronunciò molti
-oltraggi ed ingiurie contro Giacomo da Enzola, padre dell'or defunto
-Gherardino. Provocato adunque Gherardino da Enzola dal linguaggio
-di quell'ambasciatore, fece quel che dice la scrittura, Ecclesiaste
-I.: _Sino a tempo opportuno porterà pazienza_. Di fatto, quando
-quell'ambasciatore, che aveva profferite parole d'oltraggio contro
-suo padre, fu in viaggio per ritornare a Modena, Gherardino lo seguì
-con alcuni giovani audaci sulla strada, e, in quel della diocesi di
-Seggio, lo ferì gravemente e tanto sconciamente che ne restò sformato,
-non però ucciso; e quindi i Parmigiani lo condannarono ad una multa
-di mille lire parmensi. Ho detto tutte queste cose per dimostrare che
-i Parmigiani operarono saviamente a far giustizia, e aveva operato
-male chi non l'aveva fatta in Modena. E noto che questo Giacomo da
-Enzola prese moglie una vedova di Padova, detta Marchesina, trovatagli
-da Matteo da Correggio, quand'era Podestà di Padova. Da questa donna
-Giacomo ebbe in dote una somma ingente, cui diede a mutuo, e co'
-frutti ne comprò campi, vigne ed estese possessioni nella villa di
-Poviglio[94], e diventò ricco e grande assai. In Parma poi comprò la
-mia casa, che era presso il battistero[95], e gli fu quasi regalata,
-cioè la ebbe per vilissimo prezzo, secondo la stima che ne faceva
-mio padre, e che veramente era da farsene. Giacomo fu dappoi fatto
-cavalliere sulla porta del battistero che guarda verso la piazza, e
-andò a Modena ad assumere la Podesteria, a cui era stato eletto dai
-Modenesi; e prima di finire la sua Reggenza, finì la vita, e morì d'una
-malattia di gola, che i Greci chiamano apoplessia. Si confessò da frate
-Giacomino da Porto di Modena, e con lui aggiustò le cose dell'anima.
-Lasciò ai frati Minori di Parma dieci lire imperiali, e altrettante ai
-frati Minori di Modena per l'anima sua e per il mal tolto, e l'anima
-sua per la misericodia di Dio risposi in pace.... Di lui rimase una
-figlia di nome Aica, che ebbe per primo marito Gherardino degli Arcili;
-di cui rimasta vedova, sposò Ezzelino figlio del fu Aimerico da Palù;
-da cui le nacquero figli e figlie. Il fratello poi della prenominata
-Aica, e figlio di Giacomo da Enzola ha nome Gherardino; giovane largo,
-liberale, cortese, e che vive onorificamente. L'avolo di Giacomo si
-chiamava Guidolino da Enzola, uomo di mezzana statura, ricco, grande
-e molto di chiesa, ed io l'ho veduto le mille volte. Egli si divise
-dagli altri da Enzola, che abitavano nella strada di S. Cristina, e
-venne ad abitare presso il duomo, ove ogni dì assisteva ad una messa
-e a tutto l'ufficio diurno e notturno nelle ore in cui si recitava. E
-quando non era occupato nell'assistenza dell'ufficio divino, sedeva
-co' suoi vicini sotto un portico publico presso il palazzo del
-Vescovo, e parlava con loro di Dio, oppure stava ascoltando chi ne
-parlava. Non tollerava che alcun ragazzo lanciasse sassi contro il
-battistero, o contro il duomo, e portasse guasto alle sculture e alle
-pitture. E quando lo vedeva, se ne irritava, gli correva dietro, e
-raggiuntolo, lo batteva a colpi di correggiuolo, come se ne fosse ivi
-destinato a guardia, mentre lo faceva soltanto per zelo e amore di
-Dio, quasi ripetesse quel detto profetico.... E il sunnominato, oltre
-al giardino, la torre e il palazzo ove abitava, aveva anche molte
-altre case, un forno ed una cantina; e una volta la settimana, sulla
-pubblica via, presso casa sua, come ho veduto io più volte co' miei
-occhi, faceva una limosina generale a tutti i poveri della città, che
-si presentavano, consistente in pane, fave cotte e vino. Egli fu molto
-amico e uno dei principali benefattori dell'Ordine de' frati Minori.
-Ebbe da sua moglie (che era sorella di Gherardo da Correggio, detto
-anche dai Denti, padre di Matteo e di Guido) due figli, cui, come ho
-veduto io co' miei occhi, giunti all'età virile, fece cavallieri egli
-stesso; e l'uno aveva nome Matteo, e l'altro Ugo, e tuttadue furono
-miei speciali amici. Questi due fratelli, allorchè Parma si ribellò
-all'Imperatore furono dall'Imperatore presi e tenuti in carcere; e,
-in seguito, furono sepolti nel convento de' frati Minori di Parma.
-Da Matteo poi, che ebbe moglie Richeldina, sorella di Bernardino
-Cornazzani, nacquero tre figli, cioè Bernardo da Enzola, che fu
-cavalliere e valoroso personaggio, e Podestà di Perugia quando colà
-aveva residenza Papa Clemente IV. (Questi fu mio amico e me lo dimostrò
-a fatti, perchè quando io fui a Perugia, ed egli vi era Podestà, mandò
-subito cercandomi, e mi affidò una missione alla Corte del Papa. Egli
-mori troppo presto, come gli altri suoi fratelli, ma lasciò figli).
-Secondogenito di Matteo, figlio di Guidolino da Enzola, fu Giacomo,
-Podestà di Modena, di cui s'è parlato abbastanza più su. Il terzogenito
-fu Guido, che ebbe moglie una figlia di Albertino dei Turcli di
-Ferrara, d'onde gli nacquero più figli, uno de' quali si chiama Turclo,
-bandito dai Parmigiani come uomo pestifero e maledetto; sendochè a
-molti altri misfatti, di cui era macchiato, aggiunse anche quello
-d'aver ucciso crudelissimamente di lancia, mentre sedeva a mensa e
-secolui pranzava, l'Abbate del monastero di Brescello senza che questi
-alcuna colpa avesse.... Da Ugo poi, figlio di Guidolino da Enzola,
-ammogliato con Luchesia del Monastero, cioè di San Marco, discesero due
-figli, di cui uno di nome Guglielmo, e l'altro Matteo, e due figlie,
-una che diventò moglie di Giacomino dei Panzeri di Reggio, che non ebbe
-figli; l'altra si maritò con Bonacorso di Montiglio[96], dalla quale
-ebbe molti figli. Dopo queste cose, irritata Luchesia contro i figli,
-prese per marito Ghirardino figlio di Lanfranco da Pisa di Modena,
-la quale poi gli morì senza aver avuto da essa alcuna prole. Così
-Guidolino da Enzola, avolo di tutti i sunnominati, ebbe una figlia,
-Richeldina, donna lasciva e mondana, presa per moglie da Giacomino
-di Beneceto[97], dalla quale gli nacquero due figli, Arpo e Pietro.
-Giacomino degli Arpi fu bel cavalliere e ricchissimo di possessioni,
-case e tesori; ma consumò e dissipò tutto in banchetti, istrioni e
-cortigianerie, sicchè i figli suoi, come a me lo contava piangendo Arpo
-uno di loro, non avevano di che mangiare se non andavano accattandone
-dagli altri. Così Arpo di Beneceto, fratello germano del predetto
-Giacomino, entrò nell'Ordine de' frati Minori con Bernardo Bafoli,
-quasi subito dopo che a Parma si cominciarono a conoscere i detti
-frati. Ma Bernardo Bafoli era un cavalliere ricchissimo, famoso e di
-gran reputazione in Parma, magnanimo, prode guerriero e dotto nell'arte
-militare. Questi sul principio del suo noviziato nell'Ordine dimostrò
-un vivissimo fervore nell'adempiere coll'opera il detto apostolico che
-sta scritto nella 13ª agli Ebrei: _Usciamo dunque con Gesù fuori della
-porta portando il suo vitupero_. Di fatto, all'insaputa de' frati fece
-montare su d'un cavallo un suo uomo, e da un altro si fece legare alla
-coda del cavallo stesso, e comandò che lo sferzassero camminando per la
-pubblica via della città, e a tutta gola gridassero: Dalli al ladro,
-dalli al ladro. Ed essendo arrivati al portico di S. Pietro, dove i
-militi, secondo l'uso, stanno a sedere in ora di riposo e si divertono,
-credendo essi che fosse veramente un ladro, cui bastonassero per i di
-lui misfatti, cominciarono anch'essi a gridare: Dalli al ladro, dalli
-al ladro. Allora Bernardo, sollevata la faccia, disse loro: In verità,
-avete detto bene dalli al ladro, perchè sino ad ora son vissuto come
-un ladrone contro Dio altissimo, e contro l'anima mia; e perciò sono
-ben degno di essere sferzato. E, ciò detto, comandò a' suoi uomini di
-continuare il cammino e le sferzate sino a fuori di porta. Ma quelli
-che stavano a sedere sotto il portico quando ebbero conosciuto che
-era Bernardo Bafoli, se ne dolsero, e tocchi nel cuore dissero: Oggi
-abbiam veduto miracolo; benedetto Dio che umilia e che esalta, e _fa
-misericordia a cui egli vuole, ed indura chi egli vuole_ ai Romani 9º.
-(Questa fu alla lettera un'ispirazione, un cambiamento operato dalla
-destra di Dio, perchè molti animati ed eccitati da questo esempio
-abbandonarono il secolo. Allora Bernardo Vizio, associato ad alcuni
-altri, fondò la religione de' frati di Martorano. Fu allora che si
-istituì in Parma una religione nuova, cioè di quelli che si chiamavano
-i militi di Gesù Cristo, nella quale non si ammettevano tranne quelli
-che prima fossero stati militari; e que' frati si assomigliavano a
-quegli altri, che ora dai contadini si chiamano Gaudenti, salvo che
-quelli si chiamavano militi di Gesù Cristo, questi militi di santa
-Maria. Quelli erano soltanto in Parma, questi si sono già moltiplicati
-in molte città; ma siccome di queste istituzioni ho già parlato più
-sopra, non occorre più parlarne. Parimente in quel tempo (cioè quando
-Bernardo Bafoli si fece sferzare per la pubblica via in Parma) vi
-erano due fratelli germani, che si fecero frati Minori, de' quali
-uno aveva nome frate Illuminato, l'altro frate Berardo. Questi due
-fratelli, che avevano fatto gli usurai, restituirono le usure ed il
-mal tolto, e per amore di Dio fornirono di vestiario duecento poveri,
-ed elargirono ai frati Minori duecento lire imperiali, perchè si
-fabbricassero il convento[98], che allora si stava già costruendo
-di nuovo nel prato del Comune, ove si teneva in antico la fiera, e
-dove in quaresima i Parmigiani si esercitavano nell'armi cogli scudi.
-Anche frate Illuminato mosso da amore di Dio, ad esempio di frate,
-Bernardo Bafoli, si fece sferzare per le strade della città). Di
-Bernardo Bafoli poi è da sapere che ebbe una figlia di nome Bernardina,
-saggia, prudente, santa e devota a Dio, che è Badessa del monastero
-dell'Ordine di santa Chiara in Parma. Così pure è da sapere che
-Egidio Bafoli, padre del prenominato Bernardo, quando Costantinopoli
-fu presa dai latini, gagliardamente ne abbattè una porta con uno di
-quegli spadoni fatti a quest'uso, come io ho saputo da frate Gherardo
-Rangone, che era presente e vide. E allora riconobbero i Greci che
-s'era adempita quella profezia, che stava sculta sulla porta stessa.
-Perocchè molte profezie ivi si trovano scolpite, sia sulle porte,
-sia sulle colonne delle porte, le quali non si intendono che quando
-si sono avverate. Bernardo Bafoli poi, quand'era frate Minore, e nel
-tempo in cui i Parmigiani erano andati coll'Imperatore a campeggiare
-contro i Milanesi, accorse un giorno ad un incendio sviluppatosi nel
-borgo di santa Cristina, e stando colla scure in mano sul comignolo
-di una casa incendiata, divideva e gettava a destra e a sinistra i
-legnami per isolare l'incendio. E questo fece a vista di tutti, e tutti
-lo commendavano dell'opera sua accorta e vigorosa, e giustamente di
-generazione in generazione ne riceverà onore sempiterno, poichè questa
-sua buona azione sarà ricordata per molti anni avvenire. Poscia andò
-alla Terra Santa, ove terminò lodatamente i suoi giorni nell'Ordine del
-beato Francesco, che è l'Ordine dei frati Minori; e l'anima sua per la
-misericordia di Dio riposi in pace, chè bene cominciò e bene terminò.
-Queste cose dette di sopra ho voluto notare, perchè attinenti a persone
-che per la più parte vidi e conobbi, ed, in breve tempo, di questa vita
-passarono all'altra....... Se altre più cose avvenissero nel millesimo
-sussegnato cioè nel 1285, degne di memoria, non ricordo; di queste ho
-parlato con fedeltà e con verità, perchè le ho vedute co' miei occhi.
-Basta di quest'anno; or passiamo al successivo.
-
-
-a. 1286
-
-L'anno del Signore 1286, indizione 14ª avvenne quanto segue. Quest'anno
-fece un inverno straordinario, e fallirono tutti i proverbi degli
-antichi, meno uno che dice: Febbraio breve è il più greve (sottintendi:
-dei mesi dell'anno). Questo proverbio si verificò in quest'anno più
-che in ogni altro di vita mia; sendochè in questo Febbraio sette volte
-Iddio diede _la neve a misura della lana, e come cenere dissipò la
-nebbia_, e si ebbe freddo intensissimo e gelo......... E si formarono
-molti semi di ascessi tanto negli uomini che nelle galline, che col
-tempo si svilupparono. Di fatto in Cremona, Piacenza, Parma, Reggio e
-in molte altre città e diocesi d'Italia vi fu grande morìa d'uomini e
-di galline; ed in Cremona ad una sola donna in breve tempo ne morirono
-quarantotto. Ed un medico aperse il cadavere di quelle galline e trovò
-l'ascesso nel cuore, trovò cioè una certa vescichetta alla punta del
-cuore di ciascuna gallina; aperse anche il cadavere d'un uomo, e sul
-cuore trovò una simile vescichetta. In quei giorni nel mese di Maggio,
-maestro Giovannino fisico, che abitava a stipendio in Venezia, scrisse
-ai Reggiani suoi concittadini una lettera, colla quale li consigliava
-a non mangiare erbaggi, nè uova, nè carni di galline per tutto Maggio.
-D'onde avvenne che una gallina si vendeva a soli cinque piccoli
-denari. Tuttavia alcune donne sagaci davano da mangiare alle galline la
-marrobia pesta, o triturata e mista ad acqua e farro, o farina, e per
-benefico effetto di tale antidoto le galline si liberavano del morbo e
-si salvavano. Ritorniamo al principio dell'inverno che fu bello e dolce
-sino al giorno della Purificazione; nel qual giorno piovve a dirotto,
-e così non potè aver luogo il proverbio degli antichi, nè si potè
-ridire quello della Cantica 2º.... E a primavera le piante fiorirono
-benissimo, ma sopravenne una brina, che in molti luoghi distrusse in
-gran parte i fiori de' mandorli e d'altri frutti, e le gemme delle
-viti; e così andò perduta la speranza delle frutta. Tuttavia l'annata
-fu ricca di prodotti, e si raccolse molto frumento, vino, olio, e
-copia d'ogni cosa, e vi fu piena raccolta, tranne che Iddio pareva
-sdegnato cogli ortolani; poichè, per mancanza di pioggia sulla terra,
-ebbero scarsezza d'erbaggi; ma dell'asciutto s'allegravano molto i
-fabbricatori del sale, e dei mattoni, che servono alle opere murarie.
-E nota che non piovve nè in tutto Marzo, nè in Aprile, eccetto che il
-giorno di S. Giorgio cadde una pioggerellina simile a rugiada, che
-si ripetè poi in Maggio il giorno di S. Michele; poi Iddio si fece
-benigno, piovve e la terra portò i suoi frutti. Nell'anno sunnotato
-fu ucciso Guido da Bibbianello e Bonifacio suo fratello, sui primi
-d'Aprile, ai 5, cioè il Venerdì dopo la Domenica di Passione, (il
-qual giorno nel calendario si scrive: ultimo della luna di Pasqua) sul
-far della sera. Andava Guido da Reggio a Bibbianello con sua cognata
-Giovannina, moglie di suo fratello Bonifacio, che, solo, li seguiva
-a tre miglia di distanza, e questi tre senza alcuna compagnia, e
-inermi, non avevano seco che alcuni ronzinetti. E gli uccisori loro
-furono: Primo, Scarabello di Canossa, che gittò giù da cavallo Guido,
-e stesolo a terra, gli assestò un colpo di lancia, nè bisognò il
-secondo; il secondo a percuoterlo fu Azzolino fratello dell'Abbate di
-Canossa, figlio di Guido da Albareto[99], che gli mozzò il capo. Gli
-altri furono Ghibertino da Modolena[100], Guerzo di Cortogno[101],
-e parecchi altri a piedi e a cavallo, che gli vibrarono molti colpi
-aprendogli piaga sopra piaga. Giovannina la rimisero a cavallo, d'onde
-s'era precipitata per stendersi come scudo sopra Guido, colla fede
-e colla speranza che in grazia di lei lo risparmierebbero (stantechè
-era loro parente); e camminò tutto quel giorno vagando sola e gemendo
-nell'amarezza del suo cuore, e giunse a Bibbianello, che era una volta
-castello della contessa Matilde, e diffuse sinistre voci e piene di
-spavento. E, quanti le udirono, con alte grida piansero finchè vennero
-loro meno le lagrime. E le salme dei due fratelli giacquero tutta
-la notte in quella vasta solitudine. Ma alcuni dicono che Manfredino
-figlio di Guercio da Assaiuto, che dimora nella villa di Coviolo[102],
-avendo udite queste cose, mosso a pietà, andò con alcuni uomini e
-un carro, raccolse i cadaveri di quei due, li mise l'uno accanto
-all'altro, e li depose nella chiesa de' Templarii, che è a mezzo della
-via, che va a Bibbianello. All'indomani poi da Bibbianello andarono
-uomini e portarono le salme degli uccisi a seppellire colle vesti e
-l'armi loro nelle tombe della famiglia, al convento de' frati Minori
-di Monfalcone; ed era Sabbato, giorno in cui si cantava alla messa,
-in vece dell'epistola, quel di Geremia 18º che dice: _Saranno le
-mogli loro senza prole e vedove_ ecc. E siccome Rolandino di Canossa
-era fratello consanguineo di Scarabello fu denunziato e accusato al
-Podestà; poichè Scarabello era stato altra volta bandito da Reggio, e
-quindi se fosse stato citato non sarebbe andato, nè sarebbe comparso.
-Il Podestà di Reggio adunque, Bonifacio Marchese Lupi di Parma, mandò
-per Rolandino, che si presentò a lui con una caterva d'armati. Ma il
-Podestà avendo riconosciuto, in quanto riguardava a questo fatto, la
-innocenza di lui, lo lasciò andare in pace senza punizione di sorta.
-Poscia fu denunziato ed accusato Guido da Albareto, che comparve, fu
-sostenuto in carcere dieci giorni e per una volta solo sottoposto a
-miti tormenti, e poi prosciolto. E mentre si sottoponeva a' tormenti
-Guido da Albareto, i Reggiani credettero che si sommovesse una guerra
-intestina per tre ragioni: 1º per cagione di quei due fratelli uccisi;
-2º per cagione del grande personaggio che era sottoposto ai tormenti;
-3º per cagione dei partiti che tra loro si rodevano in Reggio. (Due
-fazioni erano in Reggio; l'una che si chiamava Superiore, l'altra
-Inferiore. Ambedue si professavano, ed erano, partigiane della Chiesa;
-poichè il partito imperiale, già da molti anni espulso, andava errando
-pel mondo. Col tempo poi questa discordia de' Reggiani, sedò alquanto,
-e cominciarono le due parti a coabitare in città senza reciproco
-timore). Il Podestà quando si cominciò a sottoporre a tormenti Guido,
-lo pregò di sopportarli con pazienza per amor suo e per amore di Dio,
-specialmente perchè di mal in cuore lo faceva tormentare; ma gli era
-necessità il farlo, sia per ragione d'ufficio da parte sua, sia per
-ragione di colpa e di pena imposta a Guido. Il quale riconoscendo che
-il Podestà faceva questo per onore dell'uno e dell'altro, sostenne
-con pazienza quanto prima gli sarebbe parso acerbo e crudo, e dopo,
-riconosciutane la ragione, gli parve mite la pena. E disse al Podestà:
-_Se questo calice non può passare da me senza che io beva, si faccia
-la tua volontà_. Però vi fu chi disse che il sunnominato Guido, per
-denaro sborsato, non fosse sottoposto a' tormenti, giacchè al danaro
-tutto cede........ Perocchè Rolando Abbate di Canossa, che è figlio di
-lui, spillò cento lire imperiali a Guido di Correggio, e altrettante
-al Podestà di Reggio, in grazia de' quali schivò i tormenti. E quando
-corse voce che si doveva tormentare, il Podestà non permise che vi
-fosse persona presente, tranne egli e Guido da Correggio; e lo fece
-sedere sopra un pesatoio da farina per qualche tempo, e intanto parlava
-con lui famigliarmente delle cose che erano accadute. E smontato da
-tale aculeo, e in una camera messosi a letto, mandò a chiamare Giacomo
-da Palù, e gli narrò le sofferenze patite fra tormenti. Dopo, discese
-dal palazzo, andò a casa di Rolandino da Canossa, che stava vicino
-alla piazza, ed ivi passavasi il tempo sollazzevolmente mangiando e
-bevendo, e giocondamente vivendo. Ma quando discese dal palazzo del
-Comune si fece sorreggere da due uomini a destra e a sinistra, per
-far credere che era stato gravemente offeso dai tormenti del Podestà.
-Ma il Signore dice in Luca 12º: _Nulla è così coperto che non si
-riveli_..... È da sapere che Guido di Bibbianello fu uomo nobile,
-giacchè per linea paterna discendeva da quei di Canossa (laonde quelli
-che lo uccisero erano suoi parenti), per linea materna era di Parma,
-ed i figli di Ghiberto da Gente erano suoi germani consanguinei. Così
-ebbe per moglie Giovanna figlia di Guido di Monte (ed era nipote del fu
-Guglielmo Fogliani vescovo di Reggio); e Giovannino da Rodeglia[103]
-aveva per moglie una sorella germana di lui, laonde si dicevano,
-ed erano cognati, essendo mariti di due sorelle. Questo Guido da
-Bibbianello fu inoltre bell'uomo, letterato, di raro ingegno, forte
-memoria, fluente facondia, stringente eloquenza, vivace, giocondo,
-largo, liberale, molto socievole e sollazzevole, benevolo, e uno de'
-precipui benefattori de' frati Minori; sendochè i frati Minori avevano
-nel territorio appartenente a lui un convento, nel bosco che è a
-piedi di Monfalcone, ove come è detto più sopra, è stato sepolto con
-suo fratello nelle tombe de' suoi avi; e l'anima sua, se è possibile,
-per la misericordia di Dio riposi in pace, e così sia. In suo vivente
-mi si mostrò sempre amico, come anche di mio fratello frate Guido di
-Adamo, che morì anche esso nel convento di Monfalcone, e vi fu sepolto.
-Tuttavia Guido da Bibbianello da' suoi malevoli era giudicato maligno,
-e gli attribuivano molte azioni malvagie, che fosse cioè maldicente
-e detrattore dei servi di Dio..... E tale è l'abitudine degli uomini
-carnali, di denigrare la fama dei servi di Dio, e credono di trovare
-una scusa de' loro peccati col far credere d'aver compagni nel mal fare
-anche uomini santi. Così gli si attribuiva d'essere solito dire che
-se era destinato alla vita eterna, la avrebbe, per quanto peccasse, e
-se fosse destinato alle eterne pene avrebbe dovuto sobbarcarvisi, per
-quanto operasse dirittamente. E, a provarlo, adduceva quel passo della
-Scrittura di Luca 22º: _Il figlio dell'uomo va dov'è prestabilito_. E
-fu una stoltezza, perchè, quantunque io ed altri frati amici suoi gli
-dicessimo di guardarsene, tenea poco conto del nostro avviso, e non
-voleva udirne, e rispondeva: La Scrittura dice, Ecclesiastico 19º:
-_Chi crede subito, è di cuor leggiero, e sarà considerato dappoco_.
-A cui, essendo egli dotto della Bibbia, io soggiungeva: È scritto
-ne' Proverbii che il Savio dice 28º: _Beato l'uomo, che è sempre in
-timore_ ecc. Ma, come ho già detto, non voleva ascoltarne; anzi scoteva
-il capo, quasi a disprezzo di ciò che gli si diceva. Al già detto
-aggiunsi: È scritto ne' Proverbii 22º: _La via dello stolto è diritta
-al suo parere_. Insistendo io pertanto in questi concetti, e dicendo:
-Io ti ho espresso il mio pensiero, rispose: Le parole sono molte,
-ma molte sono quelle che nelle dispute sono vuote...... che è nella
-provincia della Siria; secondo, perchè non gli fu data soddisfazione
-nella Corte del Papa nè riguardo alle sue petizioni, nè riguardo al
-suo compagno della Provenza; terzo, perchè quand'era in viaggio per
-andare al ministro Generale, che era a Parigi, prima di arrivarvi,
-per voci che ne correvano e per annunzi ricevutine, seppe della morte
-del Generale; quindi ritornò alla Corte, e non sappiamo che cosa abbia
-fatto. Avevano inoltre a quel tempo i Cardinali un tal Papa, che era
-podagroso, di poca dottrina, un vero romano, avaro e meschino, Giacomo
-Savelli, e si chiamava Onorio IV. Egli non solo non fu promotore di
-Religioni nuove, ma si studiò in ogni maniera di ridurre al nulla le
-già iniziate e prosperanti, poichè per denaro avuto da alcuni prelati
-di chiese, s'era fitto nell'animo il pensiero e il proposito di fare
-ingiuria e oltraggio ad Ordini illustri, come all'ordine de' frati
-Minori e de' Predicatori..... Ma Iddio lo tolse di mezzo, e prevenuto
-dalla morte non ebbe tempo di effettuare quanto covava in petto.....
-Avrebbe apportato grave impedimento alla salute delle anime questo
-Papa Onorio, se avesse potuto condurre ad effetto quello che andava
-maturando nella sua mente. Riguardo ai Tartari vedi più sopra. E se
-alcuno ricerchi perchè le cose che riguardano i Tartari io non le
-abbia aggruppate insieme, rispondo d'aver fatto così perchè accadevano
-successivamente, ed io successivamente le registrava ogni qual volta
-mi venivano riferite..... Nel millesimo soprannotato, nella diocesi di
-Bologna avvenne che un giovane ricco, che aveva ancora superstiti il
-padre e la madre, avendo preso moglie, la prima sera del matrimonio,
-prima ancora d'aver tocca la moglie, diede ospitalità a tre ribaldi,
-di quelli che dicono di essere apostoli e non sono, i quali persuasero
-a quel giovane di non accoppiarsi colla moglie..... e questa astinenza
-insinuavano per far eglino prima del giovine marito...... Allora il
-giovane si riconobbe ingannato da que' ribaldi, li fece prendere e
-ne sporse querela al Podestà, che li fece impiccare...... Questa cosa
-adunque avendola saputa Obizzo Sanvitali, Vescovo di Parma, che lungo
-tempo li aveva favoriti per riguardo di Ghirardino Segalello, loro
-istitutore, li espulse da Parma e da tutta la sua diocesi, conoscendo
-che sono vili truffatori, ribaldi, gabbamondo e seduttori della peggior
-risma...... Quel Ghirardino Segalello, che fu loro istitutore, ora è
-ridotto a tanta demenza, che va vestito da istrione, e fattosi giullare
-e mimo va facendo pazzie pe' viali e per le piazze; poichè ha il cuore
-in vanità...... nè ha timore di Dio...... Di lui e de' suoi seguaci
-ho parlato più sopra diffusamente. Nel millesimo sussegnato morì in
-Reggio un certo Bresciano, che prima insegnava a leggere ai ragazzi il
-salterio, e simulava di esser povero, e andava mendicando, e talvolta
-suonando e cantando per avere più larga limosina. A costui il diavolo
-aveva messo in testa, che doveva sopravvenire una desolante carestia;
-e perciò biscottava i pezzi di pane, che accattava, e li riponeva in
-serbo, per provvedere in tempo un rimedio a quella fame, che, com'è
-detto, il diavolo gli aveva inchiodato in capo che dovesse arrivare.
-Ma come fu detto di quel ricco del Vangelo..... così accadde a questo
-infelice. Perocchè una sera malò più gravemente del solito, ed, essendo
-solo in casa, aveva chiusa con diligenza la porta con una sbarra, e
-quella notte fu strozzato dal diavolo, e malamente e disonestamente
-trattato. L'indomani non facendosi vedere, gli uomini del vicinato,
-le donne, i ragazzi in folla adunati atterrarono a forza la porta, e
-lo videro giacente morto in terra, e vi trovarono farina in sacchi già
-fetida dentro una cassa, e due altre casse di tozzi di pane biscottato;
-e si constatò che aveva in Reggio due case, in due diverse parrocchie,
-di cui andò in possesso il Comune di Reggio; e così si verificò quello
-che volgarmente si dice: _Ciò che non riceve Cristo, lo piglia il
-fisco_. Perciò i ragazzi lo spogliarono nudo questo infelicissimo,
-e gli legarono i piedi con vincigli attorcigliati, e così nudo lo
-trascinarono per tutta la città, per le strade e per le piazze, scherno
-e ludibrio di tutti. E, quel che è singolare, si fu che non furono
-sobillati da nessuno a farlo, e che nessuno li rimproverò, come d'aver
-fatta una mala cosa. Ed essendo arrivati all'ospedale di Sant'Antonio
-stanchi di tedio e di fatica, vollero legare quello sconciato cadavere
-alla coda del carro di un bifolco, che per caso conduceva il carro
-co' buoi per quella via; ma il contadino facendo opposizione, ecco
-che subito i ragazzi gli si scagliarono addosso, e lo percossero
-gravemente. E allora il bifolco lasciò fare ai ragazzi quella
-ribalderia. Uscirono pertanto di città per la porta di S. Stefano, e
-lo gettarono giù dal ponte nella ghiaia del Crostolo, fiume o torrente
-che sia; e scendendo giù nell'alveo attorno al cadavere, gli gettarono
-addosso una gran caterva di pietre, sclamando ad alte grida: Scendano
-con te nell'inferno la tua fame e la tua avarizia insieme colla tua
-miseria, e vi stiano in eterno e più oltre. E nota che i ragazzi sono
-generosi ed i vecchi tenaci. Perciò anche Marziale Coco disse:
-
- Miramur juvenes largos, vetulosque tenaces;
- Illis cum multum, his breve restet iter.
-
- È un fatto in vero sovra ogni altro strano
- Che scialacqui il garzon lunge da morte,
- E ammassi poi con appetito insano
- Chi già del cimiter bussa alle porte.
-
-Parimente nel detto millesimo avvenne un gran turbamento nel monastero
-di S. Prospero di Reggio, in occasione delle guerre. In quel tempo era
-diciasettesimo Abbate del monastero Guglielmo de' Lupicini, buon uomo,
-per quanto a religione ed onestà, ma per quanto riguarda agli affari
-mondani, semplice, rustico ed avaro. Trattava anche male a vitto i suoi
-monaci, e perciò li ebbe poi avversi. Perocchè Bonifacio, figlio di
-Gherardo di Boiardo da Rubiera, di intesa con alcuni monaci, che non se
-la intendevano bene coll'Abbate, perchè li trattava male a vitto, la
-prima volta occupò il monastero nel giorno di Pentecoste, all'ora del
-pranzo, lo spogliò, portò via quello che volle, e si ritirò. L'Abbate
-si diede alla fuga e andò al convento de' frati Minori, ove si fermò
-tutto quel giorno e la notte seguente; e poscia passò in casa di un suo
-fratello germano, che si chiama Sinibaldo, e vi ospitò alcuni giorni
-coll'animo sospeso e il cuor pauroso. La seconda volta il prenominato
-Bonifacio, al tempo della mietitura, occupò le cascine del monastero,
-cioè la Migliarina[104] ed altre cascine; poi si prese di forza
-Fossole[105], assediò, prese e mise a fuoco la Casamatta, ed ivi uccise
-un uomo, che difendeva i suoi bovini e non glieli voleva dare; un altro
-ne ferirono gravemente, e lasciatolo tutto piaghe, se n'andaron via che
-era semivivo. E nota che queste cose erano state predette all'Abbate
-prima che avvenissero; ma per quella sua semplicità ed avarizia, non
-volle prevenirle e guardarsene, poichè le saette previste feriscono
-meno..... Ma gli amici dell'Abbate vedendo che era pigro a premunirsi,
-spontanei accorsero, non richiesti da lui, ed erano quaranta buoni
-Reggiani, che fecero la guardia al monastero di S. Prospero tutta la
-notte precedente il giorno di Pentecoste. Ma arrivata l'ora del pranzo,
-non li ringraziò nemmeno della guardia che avevan fatta tutta la notte,
-non li invitò a pranzo, e lasciò che andassero a pranzare alle proprie
-case. Ed egli andò al suo palazzo con alcuni suoi scudieri e donzelli
-per pranzare. Ed ecco che mentre sedeva a mensa, e credeva tutto
-tranquillo, d'improvviso udì il rintocco della campana della torre,
-che era suonata dai monaci di lui avversarii....... Allora i secolari
-nemici dell'Abbate, sbucando prontamente dai nascondigli, irruppero nel
-monastero, volendo creare un nuovo Abbate; e l'Abbate, per aiuto della
-misericordia di Dio, si precipitò da un'angusto solaio, che chiamavano
-ambulatorio, poi traversò le fosse, e arrivò, come s'è già detto,
-al convento de' frati Minori, spaventato e tremante come un giunco
-nell'acqua corrente. Ivi tutti gli amici, che venivano a visitarlo, lo
-rimproveravano acremente, e lo caricavano di oltraggiosi rimbrotti,
-rinfacciandogli che tali cose lo avevano incolto a cagione della sua
-rusticità ed avarizia. Ed egli tutto sopportava con pazienza, perchè
-si riconosceva colpevole. Ma nel mese precedente, cioè nel Maggio,
-prima che all'Abbate tali cose avvenissero...... e le persone, che
-hanno attinenza col detto Ordine de' Cisterciensi si astengono da ogni
-contatto cogli stessi frati Minori, e come fossero scomunicati, non
-assistono ai loro divini uffici, nè alle loro predicazioni; e questo è
-di scandalo universale, ed una grave jattura per la Chiesa; le quali
-cose però da molti savi e prudenti uomini si riconoscono promosse da
-fomite d'invidia e di odio[106]. Avendo dunque noi sempre prediletto e
-favorito in modo speciale il predetto Ordine Cisterciense, ordiniamo
-a tutti voi in generale, e a ciascuno in particolare, sotto stretto
-comando, di andare in vece nostra ai singoli conventi e monasteri del
-detto Ordine esistenti nel distretto della vostra giurisdizione, e di
-avvisare gli Abbati, le abbazie e i conventi loro, e di supplicarli
-da parte nostra di revocare provvidamente ed effettivamente entro un
-mese, a contare dal giorno in cui riceveranno i presenti ordini, i
-loro Statuti così improvvidamente pubblicati e promulgati con iscandalo
-della Chiesa..... E, se non obbediscono, abbiamo deliberato e decretato
-che nessuno, Duca, Marchese, Conte, Nobiluomo, od altri chichessia,
-suddito del nostro Impero possa dare all'Ordine Cisterciense nulla de'
-suoi beni, nè mobili, nè immobili, nè trasferire in loro proprietà
-gli accennati beni con alcun titolo di alienazione senza il nostro
-espresso assenso....... le possessioni, delle quali l'Ordine stesso
-abbonda; e se altrimenti sarà fatto..... comandando a tutti voi in
-generale, e a ciascuno di voi in particolare di revocarle per autorità
-della Maestà imperiale..... La causa poi, onde i frati dell'Ordine
-Cisterciense si sollevarono contro i frati Minori, per cui fu emanata
-contro di loro una legge sì dura, come poi in seguito ho saputo, fu
-questa. Uscì dal nostro Ordine, ed entrò in quello dei Cisterciensi un
-frate Minore, il quale si comportò tanto bene che arrivò a diventare
-Abbate di un cospicuo monastero. I frati Minori per una certa gara
-d'emulazione, che in ordine a questa cosa non era secondo il consiglio
-della saggezza, temendo che altri, seguendo l'esempio di quel frate,
-abbandonassero il loro Ordine, lo presero e lo ricondussero al loro
-convento, e lo nutrirono col pane della tribolazione e coll'acqua del
-dolore. La qual cosa risaputa, i Cisterciensi s'irritarono acerbamente
-e si sdegnarono contro i frati Minori, e questo per cinque motivi:
-primo, perchè punirono chi non meritava di essere punito; secondo,
-perchè non dipendeva più dall'Ordine nostro; terzo, perchè lo presero
-vestito dell'abito monacale; quarto, perchè nell'Ordine loro era stato
-elevato ad un'alta prelatura, quella di Abbate; quinto ed ultimo,
-perchè si diportava tanto bene nell'Ordine loro per vita, per saviezza,
-e buoni costumi, che era loro ben accetto ed in grazia di tutti. Ma
-Rodolfo, che è stato legittimamente eletto Imperatore, e che ama di
-cuore, e di fatto promuove l'Ordine de' frati Minori, per amore di Dio
-e del beato Francesco, saputo che i Cisterciensi avevano preso contro
-loro una deliberazione tanto dura, se ne sdegnò, e scrisse a loro
-riguardo la lettera surriportata..... Questo Re Rodolfo fu veramente
-quel buon vicino, di cui dice il Savio ne' Proverbii 23º: _Il vicino
-di loro è forte_. Ma i Cisterciensi, conosciuta la predetta lettera,
-revocarono e annullarono subito la deliberazione presa, e ordinarono
-che i frati Minori fossero ricevuti nelle loro case con famigliarità,
-amorevolezza, cortesia e benignità, non solo per declinare da se
-stessi il danno, a cui potevano andare incontro, come aveva minacciato
-chi aveva scritta la lettera, ma eziandio per obbedire a sì potente
-Signore, secondo il detto dell'Apostolo ai Romani 13º: _Ogni persona
-sia sottoposta alle potestà superiori_. Riguardo poi alla deferenza
-dell'Imperatore Rodolfo verso i frati Minori, cerca più indietro, e
-troverai che cedette loro il suo palazzo, che aveva nella città di
-Reggio, perchè vi edificassero il loro convento, e che promise di far
-loro in seguito maggiori elargizioni. Simile controversia incontrò
-frate Buonagrazia, quando era ministro provinciale a Bologna, contro
-il monastero di Nonantola[107], che è nel territorio di Modena. Un
-certo frate Guidolino, Ferrarese, uscì dell'Ordine de' frati Minori, ed
-entrò in quello di S. Benedetto dei Monaci Neri, ove nel monastero di
-Nonantola si comportò tanto bene e tanto lodatamente, che s'acquistò
-la benevolenza di tutti, e lo elessero Abbate del nominato monastero.
-Per cagione di che sostennero tra loro i frati Minori e que' monaci
-Benedettini una fiammante controversia al cospetto di Giovanni Gaetani
-(che allora era governatore de' frati Minori, e poscia fu Papa Nicolò
-III) e, dopo vivissimo dibattito, i frati Minori ottennero che non
-fosse fatto Abbate. E quei monaci spesero 10000 lire imperiali per
-riuscire ed averlo Abbate. Ma non potendo averlo, e vedendo che
-s'affannavano invano, non elessero nessun altro Abbate, e lo fecero
-lui signore dell'abbazia, come se Abbate fosse canonicamente. Questo
-dimostri quanto l'amavano que' monaci. Ma egli fece come l'antico
-Giuseppe, che a' suoi fratelli non volle rendere male per male, pur
-potendolo e non mancandogliene occasione; che anzi si tolse premura di
-far loro del bene, adempiendo quel detto dell'Apostolo ai Romani 13º:
-_Non rendere a nessuno male per male_, ed anche: _Non lasciarti vincere
-dal male, ma col bene vinci il male_. Suona a proposito anche quello
-dell'Ecclesiastico 10º: _Non aver memoria dell'ingiuria, che t'ha
-fatto il prossimo_; il che appuntino faceva questo frate Guidolino.
-E vedeva tanto volentieri e accoglieva i frati Minori nel monastero
-di Nonantola, come fossero angeli di Dio, e pregò i suoi confrati di
-averne sempre due nel monastero a spese del monastero stesso, come
-scrivani a copiare e moltiplicare gli originali degli scrittori, de'
-quali originali colà vi era gran dovizia. Questo frate Guidolino fu
-mio intimo amico, quando coabitavamo nel convento di Ravenna. E nota
-che i frati Minori da Papa Nicolò IV, che era pur esso dell'Ordine de'
-Minori, si ebbero un privilegio, pel quale nessuno che uscisse dal loro
-Ordine potesse in perpetuo essere promosso ad alcuna prelatura di altro
-Ordine.
-
-
-a. 1287
-
-L'anno 1287, indizione 15ª, i frati Predicatori ritornarono ad abitare
-in Parma, d'onde erano partiti spontanei per cagione di una donna
-eretica, di nome Alina, cui essi avevano fatta bruciare. E ritornarono
-il giorno della Cattedra di S. Pietro; ed uscirono per andar loro
-incontro colle trombe e cogli stendali alcuni Parmigiani ed i
-Religiosi, che li accolsero e accompagnarono in città con onorificenza.
-Nello stesso millesimo, dopo che i Lupicini ed i Boiardi s'erano già
-rappacificati, furono uccisi due monaci del monastero di S. Prospero di
-Reggio, e furono que' monaci, che avevano già tempo tradito l'Abbate
-e il monastero di S. Prospero. Poscia, a breve distanza di tempo,
-a vendetta di que' due monaci, ne fu ucciso un altro del monastero
-stesso, che, delegato come suo procuratore dall'Abbate, andava alla
-Corte con un cert'altro sacerdote. Questo monaco era figlio di Gifredo
-de' Muti di Reggio, frate Gaudente; e disse a chi lo feriva; Chi
-siete voi? Ed i feritori risposero: Noi siamo i procuratori di que'
-due monaci, che pochi giorni fa sono stati uccisi, ed abbiamo mandato
-di rendere pan per focaccia. E feritolo, fuggirono lasciandolo mezzo
-morto. Fu portato a casa de' suoi parenti, fece la sua confessione,
-e s'addormentò nel Signore; e pochi giorni dopo, la madre di questo
-monaco malatasi di tristezza, morì anch'essa. Così nello stesso
-millesimo i Reggiani per carnevale non fecero baldoria, secondo il
-costume delle altre città cristiane, che in tal tempo folleggiano e
-fan pazzie, ma se ne restarono senza chiasso, come se fossero morti
-i loro. Ma in quaresima, che è tempo dedicato a Dio, cominciarono a
-folleggiare, mentre sarebbe stato tempo prezioso per la salute delle
-anime, tempo di fare elemosine, e di attendere alle opere di pietà.....
-tempo di confessarsi, di ascoltare le prediche; di visitare le chiese,
-di pregare, di digiunare, e di piangere...... In quaresima adunque non
-si diedero i Reggiani alle opere di pietà, nè si curarono delle sante
-cose preaccennate, ma corsero dietro a vanità, e invanirono..... Di
-fatto molti di loro presero a prestito vesti dalle donne, e vestiti,
-da donne, cominciarono loro giochi, e andavano per la città attorno
-in torneamenti; e per avere vieppiù apparenza di donne, con biacca
-imbellettavano le maschere, che si mettevano al volto, non curandosi
-delle pene a ciò comminate...... Guai a que' miseri cristiani che
-tentano di convertire il tempo consacrato al culto ecclesiastico in
-tempo di dissolutezza e vaniloquio...... Certamente Cristo, nostro
-Dio, c'insegnò a digiunare in quaresima...... e siccome decretarono i
-Venerabili Padri Pontefici romani...... ma alcuni infelici cristiani
-nelle città Lombarde nè digiunano, nè si confessano de' loro peccati.
-E perchè in tal tempo non possono trovar carni in beccheria, mangiano
-in secreto carni di galline e di capponi, e, dopo, tutto il giorno
-se ne stanno sdraiati su stuoie, sotto i porticati, e nelle piazze,
-giocano a zare, a' dadi, e a trottolino, e bestemmiano il nome del
-Signore e della beata Vergine madre di Lui; e que' tali si danno a
-credere che possano mutare i tempi e le leggi, e che venga il giorno
-di poter vivere in libera libidine. Nota che l'Apostolo specificò
-alcuni segni de' malvagi cristiani, che vivranno circa i tempi
-dell'Anticristo, i quali segni si riscontrano in quelle persone che
-a' dì nostri s'infangano nel peccato senza verecondia...... Ma non
-giovò ai Reggiani. Videro sì i guai de' Modenesi loro vicini, ma non
-si diedero pensiero di guardarsene; che anzi posero i semi di tutti
-que' mali, che poi piombarono su di loro, di cui già parlammo, ed
-anche in seguito parleremo. In fatto alcuni anni prima del corrente
-millesimo alcuni mugnai di Reggio, con una certa astuzia e malizia
-domandarono ed ebbero dai frati Minori alcune tonache usate e vecchie,
-che dicevano di voler porre sotto il meccanismo del purgatore per
-ridurle all'apparenza e alla mondizie di nuove; ma se ne valsero poi
-a vestirsi nel carnevale in abito di frati Minori, e dopo il tramonto
-del sole ballarono cantando sulla pubblica strada. E queste pazzie
-facevano per suggestione del diavolo, che voleva si calunniassero
-gli innocenti, e che, da chi passava, fossero creduti realmente
-frati Minori quelli che le dette cose facevano, e così diventasse
-uno scandalo e un disonore pe' frati...... Il che di fatto si avverò
-poi ne' mugnai, che tali cose facevano. Perocchè il Podestà di Reggio
-d'allora, saputo di ciò, irritossi assai per l'amore che nutriva pe'
-frati Minori, e, come era suo dovere, li punì severamente, imponendo
-loro multe in denaro, e bando perpetuo dalla città, perchè altri non
-osasse più in seguito ripetere quelle scene...... Nel detto anno,
-cioè 1287, ai tre d'Aprile, Giovedì Santo, morì Papa Onorio IV, e il
-giorno dopo, Venerdì Santo, fu sepolto. Egli fu uomo podagroso; prima
-si chiamava Giacomo Savelli, romano, eletto dal novero de' Cardinali,
-e resse il pontificato due anni. Creò un solo Cardinale, cui mandò
-in Germania con missione di condurre di là Rodolfo eletto Imperatore,
-volendolo, come comunemente si credeva, incoronare; ma il Papa morì,
-e Rodolfo restossi senza la corona dell'Impero. Laonde appare chiaro
-che Iddio non voglia che più sorga alcuno a reggere come Imperatore
-la pubblica cosa, come è stato detto di Federico II da quelli che con
-ispirito profetico predicono il futuro: «In lui morrà anche l'Impero,
-perchè sebbene possa avere successori, saranno privi del titolo
-d'Imperatori da parte del supremo potere dell'autorità romana». Fuvvi
-un'altra cagione ancora della morte di Papa Onorio IV. Perocchè volle
-far gravare la sua mano sull'Ordine de' frati Minori e Predicatori,
-togliendo loro la facoltà di confessare e di predicare, per eccitamento
-di alcuni prelati oltramontani, che spesero a questo scopo 100,000 lire
-della moneta di Tours. E Matteo Rossi, che era il Cardinale protettore,
-governatore e censore dell'Ordine de' Minori, venne ai frati piangendo
-e disse: Frati miei, io ho insistito quanto ho potuto per stornare il
-sommo Pontefice da' suoi propositi, ma non ho potuto smoverlo dal malo
-divisamento che ha fitto in cuor suo contro di voi...... E siccome è
-impossibile che le preghiere dei molti non sieno esaudite...... quando
-Papa Onorio l'indomani, Giovedì Santo, avrebbe pronunciata la sentenza,
-ecco che Iddio lo colpì la sera innanzi e lo tolse di vita...... Ed
-io abitava nel convento de' frati Minori di Montefalcone. Lo stesso
-anno Nicolò Fogliani prese Carpineti[108] e Pacilo[109], (due castelli
-della diocesi di Reggio), e vi pose di stanza a guardia suoi armati,
-in servizio di Monaco di Canossa, i cui fratelli l'anno antecedente
-erano stati uccisi, cioè Guido di Bibbianello e Bonifacio di lui
-fratello. A vendicare adunque i suoi fratelli, Monaco di Canossa, che
-aveva signoria a Bibbianello, con molti uomini d'armi andò, e, facendo
-violenza ai custodi delle porte della città, entrò in Reggio. E in quel
-giorno ebbe suo principio una sanguinosa zuffa nella città di Reggio,
-ed ebbe per effetto che il Podestà che era Cremonese, e il Capitano che
-era di Parma, discesero dai loro Palazzi, e il dì seguente, ricevuto
-loro salario, partirono ritornando alle loro città. Frattanto Matteo
-Fogliani, Guido da Tripoli e Monaco di Bibbianello si spartirono gli
-uffici principali della Signoria. E Monaco di Bibbianello andò in
-persona ad appiccare il fuoco alla casa di Rolandino da Canossa, e
-l'incendiò e la fece smantellare sino alle fondamenta; e mentre queste
-devastazioni si compievano, inanimava i suoi armati, dicendo: Venite a
-me con sicurezza, e non temete, che io sono fatato ed invulnerabile.
-E questo diceva per tenere alto il coraggio de' suoi, e renderli
-pronti ad osare. Quivi fu ucciso un popolano, che era bello e buon
-uomo, amico mio e dei frati Minori, del partito di Rolandino, ed in
-quel giorno era di guardia alla casa di lui. Questi esercitava in
-Reggio l'arte del cimatore, e si chiamava Ugolino da Canossa. Questo
-accadde il Mercoledì dell'ottava di Pasqua, nel qual giorno cantammo
-nella messa _Venite, benedicti: Venite, o benedetti_; ed io abitava
-nel convento di Montefalcone; e quel giorno andai a Reggio, entrai in
-città, e vidi tutto co' miei occhi, perchè tutta la giornata, mentre
-queste cose si facevano, io girai attorno per la città. E le follie,
-che i Reggiani fecero nella quaresima, si convertirono in pianti ed
-in querimonie, perchè fatte in tal tempo presagivano male...... E
-l'Arciprete della chiesa maggiore, che si chiama Enzo Uberto, ed un
-certo eremita andavano predicando a pieno uditorio che quelle baldorie,
-che si facevano dai Reggiani nella quaresima, erano un buon segno.
-Ma frate Benvenuto dell'Ordine dei Minori predicava il contrario,
-cioè che presagivano male, come poi provò e dimostrò il fatto. Questo
-frate Benvenuto era del Modenese, lettore di teologia, predicatore
-buono, ornato e gradito al clero e al popolo; sapeva di greco e di
-latino; fu interprete molto abile e sottilissimo del testo bibblico; e
-ovunque correva lezione storpia corresse, e diede un testo, che è il
-più corretto che oggi si trovi al mondo; fu correttore alla mensa in
-Parigi si trovò compagno di molti che diventarono poi sommi Pontefici,
-cioè Papa Adriano, Papa Gregorio X oriondo di Piacenza; e tuttavia
-amò meglio restare umile cogli umili, che por piede nelle Corti de'
-grandi; e tale è tornato al suo Ordine, nel quale talvolta, quando
-torna il suo giorno, secondo l'uso dell'Ordine stesso, lava anche
-le scodelle. Uomo di molto studio e di acuto ingegno, e dottissimo,
-di memoria facilissima, che ha molti e buoni libri, che si procurò
-con grande fatica copiandoseli e facendosene copiare, quando era a
-studio in Parigi. Umile, socievole, benigno, onesto, di vita santa; di
-edificante conversare, e da tutti tenuto in distinta considerazione.
-Questi dunque, in quanto all'applicazione che se ne può fare al caso
-presente, che riguarda i Reggiani, mi pare prefigurato in Michea, il
-quale consigliò il Re Acabbo di non ingaggiare battaglia in Ramoth
-di Galaad contro i Siri. E _Sedecia figlio di Canaan_, che _si fece
-le corna di ferro_ e disse al Re: _Con queste soffierai sulla Siria,
-finchè tu l'abbia annientata_, prefigurò coloro, che adulavano i
-Reggiani, quando in quaresima folleggiavano.... Quel giorno dunque,
-in cui accaddero le dette cose ai reggiani, incontrai l'Arciprete
-della chiesa maggiore della città di Reggio, presso la chiesa di San
-Pietro, ove era stato canonico, ed era profondamente melanconico e
-quasi inebetito; e presemi per mano, come per dar segno di conoscermi
-e d'aver meco dimestichezza, poichè io aveva abitato a Reggio sei
-anni. E gli domandai come stesse; e mi rispose che stava come in un
-mulino rotto. Allora, siccome costui era stato uno degli adulatori
-dei Reggiani quando matteggiavano in quaresima, fui sul punto di
-dirgli quello che disse Michea ad un tale nella storia preaccennata:
-_Vedrai_ ecc. cioè saprai e conoscerai che cosa sta nella camera del
-letto, quando nella camera del letto ti ritirerai. Il profeta volle
-significare che colui, al quale parlava, conoscerebbe piena la verità,
-quando la tribulazione gli acuisse l'intelletto. Ma stando lì lì
-per dirgli questa cosa, il mio animo e la mia lingua gliela vollero
-risparmiare, memori di quel che dice la Scrittura: _Non irridere un
-uomo che si trova nel dolore_.... Parimente il giorno stesso, in cui
-ebbero cominciamento le cose già dette dei Reggiani, Monaco di Canossa,
-ossia di Bibbianello, andò in persona alle carceri del Comune, e co'
-suoi uomini d'armi ruppe e le aprì, liberando tutti i prigionieri dalla
-miseria, e dalle catene, e dalle tenebre, e dall'ombra di morte, e
-infrangendo i loro ceppi li lasciò andare in libertà. E vi si trovavano
-alcuni condannati a bando perpetuo dal Comune, tra' quali taluno era
-già da lungo tempo carcerato, ai quali parve rinascesse una luce nuova,
-e ne provarono massimo gaudio e tripudio, ne resero grazie a Monaco,
-e si offersero sempre pronti ad amarlo e servirlo in sempiterno. Quel
-giorno stesso nella città di Reggio Giacomino dei Panzeri e suo figlio
-Tomasino assalirono coraggiosamente la fazione loro avversa, come leoni
-che balzano sopra la preda, parati a penetrare anche attraverso un muro
-di ferro. Ed a Tomasino fu ucciso sotto il cavallo mentre assaliva i
-nemici al trivio de' Roberti. Giacomino poi essendosi recato alla porta
-di S. Nazzaro, non per uscire e partirsene ma per comandare che la
-porta si abbandonasse aperta, mentre ne ritornava verso casa sua urtò
-in una moltitudine di armati, ai quali non potendo tener testa, gli
-fu giocoforza uscire di città; sendochè i Lupicini si staccarono dal
-partito di Rolandino in occasione di un parentado recente contrattosi
-tra lui e Matteo Fogliani, avendo Garsendonio accettata come sposa
-una figlia di Matteo per suo figlio Ugolino; ed altri ancora del
-partito di Rolandino di Canossa e di Giacomino de' Panzeri non erano
-dell'animo inclinati a menar le mani; alcuni altri poi se n'erano
-usciti di città, e se ne stavano nelle loro castella. Allora furono
-messe a ruba e a sacco le case di alcuni, e ne fu portato via ogni
-bene, frumento, vino e tutti i mobili; e i giorni successivi furono
-rase al suolo le case di Giacomino, di Bartolomeo e di Buonacorso de'
-Panzeri, di Alberto degli Indusiati, di Ugo di Corrado, di Rolandino
-di Canossa e di Manfredino del Guercio. Come pure il giorno di quella
-sommossa, dopo nona, molti malfattori e ribaldi andarono correndo al
-convento de' frati Minori per entrarvi e far bottino degli oggetti che
-vi erano stati depositati. Di che accortisi i frati suonarono a stormo
-la campana più grossa; e subito, ecco presente Guido da Tripoli, armato
-sul destriero, e lo vidi io co' miei occhi, e menò loro colpi di clava,
-e li cacciò tutti in fuga. Egli mi guardò e disse: Ohe! frati, e non
-avete voi di buoni randelli da bastonar cotestoro, che non vi rubino? A
-cui io risposi che a noi non lice bastonare nessuno.... Allora intesi
-che aveva detto vero Isaia nel 9º: _Perchè ogni saccheggiamento di
-saccheggiatori è con istrepito e tumulto_. In que' giorni Rolandino di
-Canossa, Francesco Fogliani, suo fratello il Prevosto di Carpineti,
-Giacomino dei Panzeri, suo figlio Tomasino e molti altri con loro
-dello stesso partito, andarono a Parma, e fecero apprestare vessilli,
-banderuole e macchine da guerra per correre ai castelli che hanno
-nella diocesi di Reggio, e battere i loro avversarii, cioè i Reggiani
-che stanno dentro la città. E un giorno quei di Gesso fecero una
-scorreria contro quelli di Roncolo[110], e rapirono loro dai pascoli
-i buoi e le vacche; la qual cosa vedendo quelli di Roncolo portarono
-in sicuro su quel della diocesi di Parma le robe loro, e abbandonarono
-vuote e deserte le case e la villa.... Quelli poi delle Castella
-fabbricarono case e trasportarono ogni lor cosa alle falde del colle
-su cui è Bibbianello, e parte anche sulla vetta. Altrettanto fecero
-quei di Cauresana[111], di Farneto, di Corniano e di Plazzola intorno
-intorno a monte Lucio, nella sua più alta parte; così anche quelli di
-Oliveto; e quelli di Bibbiano si munirono di fortilizii per timore
-di una vicina guerra. Quelli di Caviano costruirono case intorno
-alla chiesa plebana, vi cavarono all'ingiro le fossa e le riempirono
-d'acqua per essere al coperto dalla furia del devastatore. Così sono
-oggi le cose. La fine sarà quella che sarà, perchè sono sempre incerti
-gli eventi delle guerre, e la spada ora atterra l'uno, ora atterra
-l'altro. Ma i Modenesi risapendo di tutti questi guai dei Reggiani,
-ne furono in forte apprensione e vollero espellere di nuovo que' loro
-concittadini, che erano tornati da Sassuolo, e coi quali avevano da
-poco tempo fatta pace. I quali risposero di essere disposti ad obbedire
-e andare a confino, e piegarsi a' loro comandi, e fare tutto quanto
-volessero. Laonde i Modenesi vinti da tanta docilità risparmiarono ai
-loro concittadini, che erano tornati da Sassuolo, sì grave danno e non
-li costrinsero ad uscire di città; ma raffermarono più saldamente la
-pace e la primiera concordia, e si imbandirono scambievoli banchetti,
-e si contrassero fra le loro famiglie maritaggi, e consolidarono
-i loro rapporti di amicizia coi vincoli delle affinità. Lo stesso
-anno un certo maestro Pisano, che era a Parma per fondere campane,
-fece anche quella del Comune di Parma, grossa, bella e buona; e deve
-farne un'altra pel duomo a spese del Cardinale oriondo di Gainago. E
-l'anno antecedente ne aveva fusa un'altra pel Comune, ma, all'atto
-del gettarla, per insufficienza di metallo riuscì mancante degli
-orecchioni; e quindi non potendo servire a nulla fu ridotta a pezzi.
-Un cert'altro maestro Pisano anch'esso ne aveva fatta prima ancora
-un'altra, ma non era sonora, e di lontano non si udiva. Questa essendo
-stata sospesa alquanto alta da terra ad un castello di legno presso
-il palazzo dell'Imperatore, che in Parma è all'Arena, cadde da quella
-specie di battifredo a terra, e non offese nessuno, tranne che ad un
-giovane portò via la parte anteriore di un piede, col quale aveva dato
-un calcio al padre, ma non impunemente, come il giusto giudizio di
-Dio lo dimostrò con tale disgrazia.... Dacchè adunque abbiamo fatta
-menzione de' lavori pubblici de' Parmigiani, sta bene che ne facciamo
-pieno racconto di alcuno per meglio ricordarne le origini; e per farlo
-meglio è d'uopo ritornare alquanto indietro (Vedi più su dei lavori
-publici dei Parmigiani). Così nel susseguente millesimo, il Mercordì
-dell'ottava di Pentecoste, che era ai 28 di Maggio, i Reggiani, fanti
-e cavalli, uscirono armati dalla città per battersi con quelli di Gesso
-e si misero a campo sul Campora, un torrente che ha le sue scaturigini
-presso Canossa, e va a metter foce nel Crostolo. Allora quei di Gesso
-uscirono anch'eglino col proponimento di presentare battaglia, e
-andavano provocando al combattimento i Reggiani della città. Stavano
-l'une squadre di fronte alle altre a mezzo miglio d'intervallo, e
-dall'una parte e dall'altra si mandavano avanti quelli che si chiamano
-spie od esploratori, per conoscere la moltitudine degli armati, o la
-debolezza del nemico; e così durarono tutta la giornata, finchè stanchi
-di noia, retrocedettero lo stesso giorno senza essersi scontrati.
-Ma nel seguente sabato delle Tempora, cioè l'ultimo di Maggio, festa
-di S. Petronilla, que' di Gesso andarono a battere contro la chiesa
-plebana di Caviano, attorno alla quale uomini e donne s'erano ritirati
-e trincerati. E quel luogo era assai ben munito a cagione della torre,
-della chiesa, e della fossa che lo cingevano, e per il numero d'uomini,
-di pietre, di baliste ed altre diverse macchine guerresche. Allora
-si accostò Guido di Albareto, che era uno dei condottieri di quei di
-Gesso, e tenne un'allocuzione a quei della Terra, dicendo: Provegga
-ciascuno di voi all'anima propria, e arrendetevi a noi, e andatevene
-liberi in pace senza dannaggio di sorta; che se resistete, sappiate
-che sarete presi di forza, e senza misericordia appesi alle forche. In
-quel punto, irritato da tale linguaggio, uno di quelli che erano sulla
-torre, lanciò dall'alto una pietra, che andò a colpire sulla testa il
-cavallo di Guido, il quale orribilmente rotando intorno a se stesso,
-quasi stramazzò. Allora cominciò l'attacco tra quelli di dentro il
-castello, e quei di fuori; e quel giorno dentro il fortilizio della
-plebana non erano presenti che quaranta uomini, che ferirono quindici
-nemici, de' quali nella ritirata morirono tre e furono sepolti. Ma
-quei di fuori riconoscendo che non potevano espugnare le munimenta di
-quella Chiesa plebana, si sbandarono per la villa di Caviano a far
-bottino di oche, di galline, di capponi, di galli, di porcelli, di
-agnelli, e di quanto vi era e loro piacque. Di fatto quella villa era
-boscosa e ricca d'ogni ben di Dio, e gli abitanti vivevano quasi a
-maniera dei Sidonii, isolati e senza comunione con quelli delle Terre
-vicine; nè vi fu chi opponesse resistenza, nè aprisse bocca a gridare.
-In quella notte posero a fuoco cinquantatrè case della villa di Caviano
-tra buone e in mal essere; e tutte indifferentemente l'avrebbero
-bruciate, se non avessero smesso per le istanze e le preghiere dei
-frati Minori, che si opposero a quei malandrini. La quale devastazione
-scorta quelli di Bibbiano, spillarono cento lire imperiali a quelli
-di Gesso, e concordarono seco loro una tregua d'un anno, per poter
-lavorare sicuri i loro campi e raccoglierne le messi. Questa tregua si
-pattuì mercè di donna Beatrice, vedova, sorella di Guglielmo Rangone
-di Parma. Allora Egidiolo di Montecchio cominciò a porsi in mezzo
-per concordare una tregua tra quei della villa di Caviano e quelli
-di Gesso; e la mediazione di lui era molto promettente, perchè sua
-moglie era nata da quei di Canossa, sorella della madre dell'Abbate,
-e Monaco di Bibbianello era nipote della moglie di Egidiolo come nato
-da un consanguineo di lei. Questo Egidiolo era uomo soave, pacifico e
-dolce; e tutto il tempo di queste lotte tra Reggiani e quei di Gesso,
-molto si affannò correndo ora a Gesso, ora di là ritornando ai nostri;
-ma da questo suo adoperarsi non ne raccolse che calunnie e maldicenze.
-A questi giorni era Podestà dei Modenesi Rolando degli Adegherii di
-Parma, che chiamò a sè quelli che erano tornati da Sassuolo, e co'
-quali i Modenesi della città s'erano pacificati, e con modi cortesi
-li persuase di uscire dalla città, perchè non li incogliesse disastro;
-specialmente che conosceva addentro l'umore de' Modenesi, e sapeva di
-un soccorso, che aspettavano dai Reggiani. E furono in tutto obbedienti
-e partirono. Subito dopo arrivarono da Reggio un duecento soldati,
-che entrarono tutti in Modena, e fu da loro senza contrasto occupata.
-A quei giorni si ripetè molte volte a Reggio la voce che i Parmigiani
-erano in discordia tra loro, che tutte le parti eran sull'armi, e si
-aveva speranza che Parma fosse dai Parmigiani distrutta. E ognuno
-parlava a seconda del proprio desiderio; e molti sembravano godere
-della distruzione di Parma, secondo che è scritto nei Treni 1...
-perocchè è gran sollievo per gli infelici trovar compagni nella
-miseria. Ma la Beata Vergine, che in Parma ha culto e onore, sembra
-tenere sotto la sua cura e protezione speciale quella città. In quel
-tempo era a Parma Capitano di un partito Obizzo Sanvitali Vescovo
-della città, e dell'altro partito Guido da Correggio. Quelli poi, che
-erano stati espulsi da Reggio, si chiamavano di Gesso, dal nome di
-un castello ove abitavano, il cui Capitano in capo era Rolandino di
-Canossa, uomo bello, nobile, cortese, liberale e che aveva avute in
-Italia molte Podesterie. Sua madre era una Piemontese, nobil donna e
-santissima. E questo Rolandino, di cui parliamo, usò una singolarissima
-cortesia, che è ben degna di essere raccontata. Avendo tregua quei di
-Gesso con quelli di Albinea, che è una Terra del Vescovo di Reggio, un
-certo tale di Albinea si presentò a lui lamentando che uno di quelli
-di Gesso gli aveva rapiti i buoi. E subito glieli fece restituire,
-dicendo: Vuoi d'altro? E quel tale soggiunse: Vorrei che quell'uomo,
-che sta nel vostro paese mi restituisse anche il mio vestito. E
-Rolandino invitando quell'uomo a restituire, e non volendovisi esso
-prestare, Rolandino stesso si cavò il soprabito, ossia la guarnacca,
-gliela diede e disse: Credo che tu sia così ben ripagato del tuo abito;
-vattene in pace. La qual cosa avendo veduto quel contadino che aveva
-portato via l'abito all'uomo d'Albinea, arrossì e prostrandosi a piedi
-di Rolandino, confessò sua colpa e ridiede l'abito all'uomo derubato.
-Or sappi che i capi condottieri di quei di Gesso furono: Rolandino di
-Canossa, Guido di Albareto co' suoi figli, cioè Azzolino e l'Abbate di
-Canossa, che si chiama Rolando; poi Guglielmino Scarabello e Bonifacio,
-fratello dell'Abbate di S. Prospero, Reggiano soltanto per madre;
-inoltre il Prevosto di Carpineti e suo fratello Francesco Fogliani co'
-suoi figli; Giacomino de' Panzeri con Tomasino suo figlio; i quali due
-si batterono da leoni nell'occasione della cacciata del loro partito da
-Reggio; Bartolomeo dei Panzeri con Zaccaria suo figlio; Ugo di Corrado
-con Corradino suo figlio; Manfredino di Guerzo co' suoi figli; Enrico
-di Gherro un buon banchiere; e un tal bastardo bell'uomo e valoroso,
-che qualche volta fu Podestà di quei di Gesso, (ed anche Enrico fu
-loro Podestà); e Ro... poscia Cremona cominciò ad eleggersi Podestà
-uno di Cremona. L'altra turba poi che formava le schiere di quei
-di Gesso erano, o mercenarii, o assassini, o ribaldi. E si noti che
-Corradino, figlio di Ugo di Corrado, fu dai ribaldi fatto Capitano e
-Podestà loro. Notisi inoltre che i Lupicini al momento dell'espulsione
-od uscita dalla città, abbandonarono il loro partito, e restarono in
-città; e si ascrissero al partito di Matteo Fogliani, la cui figlia
-la accettò Garsendonio per moglie di Ugolino suo figlio. E sappi che
-allora quei di Dallo, in servizio e favore di Matteo Fogliani, stettero
-molti giorni a campo intorno a Bismantova, perchè Guido di Albareto
-con alcuni altri s'erano ritirati su quella roccia per isfuggire illesi
-di fronte al nemico. Dopo, gli assedianti annoiati, levarono il campo,
-e quei di Bismantova discesero e partirono. Di Guido d'Albareto poi è
-da sapere che, come disse a me suo figlio l'Abbate di Canossa parlando
-meco un giorno con famigliarità presso la porta di Gesso cinque anni
-prima che gli accadesse quella disgrazia, da cui fu tormentato in
-occasione della morte di Guido di Bibianello, interrogò un indovino,
-che prediceva il futuro, e sapeva dire quello che accadrebbe a questo
-o a quello, affinchè gli predicesse quali eventi aspettavano il
-padre di lui; e gli mostrò un libro nel quale stava scritto: «Cadrà
-nelle mani d'un giudice.» E così fu di fatto, come abbiam narrato più
-sopra. Laonde è chiaro, che non solo i profeti preveggono l'avvenire,
-ma lo preveggono talvolta anche i demonii e gli uomini peccatori, e
-tanto meglio i giusti, come diremo, se ci basterà la vita a parlare
-del seguente millesimo. Nell'anno sussegnato, un Sabato 17 Maggio,
-all'ora del pranzo, fu ucciso Pinotto figlio di Ghiberto da Gente,
-nella villa di Campegine, da' suoi nipoti, figli di Lombardino da
-Gente, de' quali uno aveva nome Ghibertino e l'altro Guglielmino; e
-fu ucciso per una contesa che avevano tra loro per un mulino, anzi
-per cosa da meno, cioè una pezza o stretta lingua di terra, che era
-di dietro ad un molino. Ma già sin da anni addietro aveva avuto a
-litigare anche con Lombardino padre di costoro; e per ciò andarono
-con alcuni malfattori ed assassini, che gli furon sopra con armi e con
-randelli e l'uccisero.... E qui osserva un triplice giudizio di Dio.
-Primo, che tutti quelli che sapevano della premeditata uccisione della
-moglie di Pinotto, cioè di Beatrice di Puglia, e vi acconsentirono,
-in breve giro di tempo furono uccisi anche essi, e primo fu Pinotto;
-secondo, Guido di Bibbianello (il quale porse occasione a Pinotto di
-farlo uccidere, perchè volle dormire con lei; ma ella si ricusò di
-consumare l'adulterio, non solo per non commettere una turpitudine,
-ma anche perchè Pinotto e Guido erano fratelli consanguinei). Terzo,
-fu un certo Martinello, che una notte la soffocò con un piumino in
-Correggio. Il secondo giudizio è che quel Martinello, uccisore della
-moglie di Pinotto per mandato avutone da Pinotto stesso, ebbe poi anche
-mano nella uccisione di Pinotto; e Martinello poi, ferito all'assedio
-di Moncaulo[112], tornato a casa morì per non aver saputo guardarsi
-dalla propria moglie. Terzo giudizio di Dio e miracoloso si è che se
-per caso gli uccisori di Pinotto fossero state persone estranee alla
-famiglia, i nipoti stessi, che lo hanno fatto uccidere, per l'onore
-di casa loro e secondo l'uso e la vanità della gloria mondana, lo
-avrebbero vendicato. Parimente, nel Venerdì precedente, il Consiglio
-Municipale di Parma deliberò di compiere il castello di Navone,
-presso Reggio, sulla pubblica strada, vicino alla borgata di Cadèo.
-Lo stesso anno, ai 16 di Giugno, quelli di Gesso andarono contro quei
-di Querciola[113], coi quali erano federati e avevano fatto tregua,
-volendo da loro trarre preda e prigioni, mentre i giorni precedenti ne
-avevano ucciso parecchi, e avevano fatto bottino di animali, e condotti
-via dei prigionieri. Essendo dunque, dopo aver fatta tregua con loro,
-di nuovo contro di loro ritornati, con intenzione di predare, ai 16 di
-Giugno, come è detto, arrivarono i militi Reggiani della città con a
-capo Pocapenna di Canossa e si accamparono fra Gesso e Querciola, ma
-non videro che le spalle de' nemici fuggenti, secondo quel detto....
-Poichè i Reggiani stavano in armi contro loro da una parte, e quei
-di Querciola dall'altra, e ne fecero centotrè prigionieri; e la più
-parte furono condotti a Reggio legati ad una sola fune, e posti a ceppi
-sotto buona guardia nelle carceri del Comune. Quei di Querciola però
-se ne ritennero alcuni a risarcimento dei danni loro inferti da quei
-di Gesso. (Querciola è una villa di Matteo Fogliani). Non vi fecero
-però prigionieri che uomini assoldati, mentre i maggiorenti di Gesso
-se ne stavano in casa protetti dal castello; i quali poi, udita la
-cattura dei loro soldati, gridarono dicendo: _Guai a noi; perocchè non
-fu tanta esultanza ieri e ieri l'altro: Guai a noi! chi ne libererà
-dalle mani di cotesti sublimi Dei_, (Re 1º). La sera susseguente quelli
-di Reggio innalzarono una fiaccola ardente sulla vetta della torre
-del Comune a segno di contento e di letizia per allegrare l'animo de'
-loro amici, che erano in Bibbianello e ne' castelli vicini; i quali
-fecero altrettanto innalzando fiaccole accese, come fanno i contadini
-in tempo di quaresima, quando fanno illuminazione alle loro casette e
-capanne. Così pure fecero quelli della plebana di Caviano alzando una
-fiaccola accesa sulla punta del loro campanile. All'indomani Monaco di
-Bibbianello mandò gente d'armi a bruciare le case che erano attorno a
-Canossa[114] per vendicare l'incendio della villa di Caviano, operato
-da quei di Gesso. Tre giorni dopo, cioè la festa di S. Gervaso e
-Protaso, corsero i Reggiani sopra il castello di Mozzadella[115] e
-distrussero le case, e tagliarono le vigne, che vi erano attorno; e
-con loro vi erano quelli di Bibbianello, delle Quattro Castella, di
-Bibbiano e di Caviano, e fu fatto un gran guasto di vigne. Ma quelli
-del castello di Gesso ferirono molti degli assalitori cogli archi e
-colle saette, e lo stesso giorno i Reggiani se ne tornarono a casa,
-a numero completo, intatti; i feriti furono di quelli delle Quattro
-Castella e di altre ville. Nel detto anno, l'ultimo di Giugno, que'
-di Sassuolo, licenziati da quelli di Modena, che li accompagnarono
-sino ai confini, ritornarono alla loro città, e ritornarono in pace e
-coll'annuenza dei Modenesi della città; e morì il Vescovo di Modena,
-che era di Milano, e si chiamava Ardicione, già vecchio e carico
-d'anni; e vi fu in Modena viva agitazione, che durò parecchi giorni
-per l'elezione di un nuovo Vescovo. Finalmente fu eletto frate Filippo
-Boschetti di Modena, che era de' Minori. Dal partito contrario ne fu
-parimente eletto uno, cioè Guido de' Guidi Arciprete di Cittanova,
-dotto nel diritto canonico, ma aveva la vista lesa, ed era fratello
-di frate Bonifacio de' Guidi, anch'esso frate Minore. Finalmente la
-vinse frate Filippo e fu consacrato Vescovo di Modena. E nota che a'
-miei tempi molti frati Minori e Predicatori furono insigniti delle
-Prelature Vescovili, ma più in grazia de' parentadi e de' consanguinei,
-che in grazia dell'Ordine a cui appartenevano. Poichè i Canonici delle
-Cattedrali e delle Chiese madri di ciascuna città non amano avere
-a loro superiori dei Religiosi, benchè sappiano che splendono per
-dottrina e per costumatezza, d'onde avviene che que' canonici temono
-di essere rimproverati delle loro lascivie e carnalità..... E de'
-frati Minori e Predicatori l'Abbate Gioachimo dice nell'esposizione
-di Geremia: «Questi due Ordini semplici ed umili sorgeranno in mezzo
-alla Chiesa, e allora aspramente sgrideranno e redarguiranno la
-meretrice di Babilonia....» (Nota che per la meretrice di Babilonia
-si può intendere ogni anima peccatrice). Di questi due Ordini disse
-anche l'Abbate Gioachimo: «Mi pare che uno raccolga indifferentemente
-ogni sorta grappoli, incorporando alla Chiesa chierici e laici; e che
-l'altro scelga soltanto le primizie dei chierici». Ma di questo basti;
-e la penna ripigli la narrazione dei fasti dei Reggiani, a cui ora
-è rivolto specialmente il nostro intendimento, almeno per quanto ha
-attinenza colla presente guerra, la quale nel sussegnato millesimo e
-nel seguente, di molto scosse, turbò e afflisse la città di Reggio.
-A questi giorni del sunnotato anno, cioè 1287, in Luglio, evasero
-dal carcere del Comune di Reggio ventotto prigionieri; per cui fu
-incarcerato Scalfino, figlio di Guido degli Indusiati, e sottoposto
-a tormenti, perchè i Reggiani erano persuasi che avesse fatto avere
-ai carcerati una lima per aiuto ad evadere. E, dopo altri tormenti,
-posero sotto le piante de' piedi di lui un fornello con pruni accesi,
-e con un manticello soffiavano perchè i pruni fossero più vivi e
-ardenti a tormentare. E mentre stava ivi a sedere co' piedi sopra
-il fuoco, fecero venire suo padre, perchè vedesse il figlio tra quel
-martirio. Oltracciò Guido fu condannato in trecento lire della moneta
-di Bologna, che pagata, lo lasciarono andare in libertà. A questi dì
-alcuni ebbero pensiero di fare una tradigione del castello di Reggiolo
-a danno della città di Reggio, e a beneficio di quei di Gesso, ma
-la frode fu scoperta dai Reggiani la Dio mercè: _Il quale dissipa i
-pensieri dei malvagi, che non possan compiere i disegni che avevano
-cominciati_; e di quelli che erano alla custodia del castello di
-Reggiolo, ne fuggirono dieci, che dovevano esserne i traditori. Però
-dai Reggiani fu preso il nipote di Corrado di Canino da Palù, cioè
-un figlio d'una sorella di lui, e si chiamava Corradino del Bondeno,
-e fu più e più volte sottoposto a gravi tormenti. Poscia fu appeso
-per le braccia al palazzo del Comune, poi mozzato del capo, tratto a
-coda di cavallo a suggello di derisione, di vergogna e di obbrobrio
-sempiterno, e finalmente bruciato. Dopo di che tutti i Canini, che
-sono della famiglia dei Palù, furon posti al bando perpetuo del Comune
-di Reggio con tutti i loro eredi. E noto che quei di Gesso, se veniva
-lor fatto di avere in mano Reggiolo, speravano che Veronesi, Mantovani
-e quei di Sesso accorressero, sorprendessero la città di Reggio, e ne
-scacciassero l'altro partito che ora ne tiene la Signoria. E Corrado
-Canino era designato Podestà di Reggio per tre anni. Ma l'iniquità
-ha mentito a sè stessa, come era ben giusto, perchè due mesi prima
-Corrado aveva fatto uccidere l'Arciprete Fagioli di Fornovo[116]
-Parmense, ed un suo nipote (figlio di Alessandra sorella di Rolandino
-di Canossa) che si chiamava Carotto, ed era fratello di Bonifacio, il
-quale era balbuziente, che aveva cioè la lingua non sciolta. E mentre
-aveva perpetrato tutti questi delitti, i Reggiani, a cui fu ingrato,
-tolleravano che abitasse in Reggio nella chiesa di S. Nicolò, che è
-del monastero delle Fontanelle[117] nell'agro Parmigiano, quantunque
-Guglielmo Fogliani Vescovo di Reggio, e poscia i frati Gaudenti, se
-la volessero in seguito appropriare. Si diceva che anche il Vescovo
-di Parma avesse dato dugento lire a quei di Gesso, come aiuto ad
-impadronirsi di Reggiolo, e che, quando quelli di Sassuolo furono
-prosciolti dai Modenesi, mandò dugento uomini di cavalleria, e duecento
-di fanteria in loro aiuto (ma siccome i Reggiani corsero prontamente
-in aiuto de' Modenesi, quei quattrocento non poterono compiere il
-loro disegno, perchè temevano che fosse loro impedita la ritirata
-per Reggio) dei quali poi si valsero quelli di Gesso per mettere a
-ruba e a fuoco Caviano, come abbiamo più sopra narrato. E sappi che
-al principio di questa guerra quelli di Gesso furono audacissimi,
-bruciando, distruggendo, catturando quelli del partito avverso. Ma poi
-cominciarono ad accasciarsi, perchè i Reggiani ogni momento salivano
-a loro con numerosa gente, e ne esportavano le biade, incendiando
-le case, tagliando le vigne di Rolandino, che davano il vino della
-vernaccia, e disertarono la vigna di Guido d'Albareto, e ne misero
-la casa a fuoco. Questa casa aveva molti alloggi e più palchi; vi
-era la loggia, la sala del palazzo, molte camere da letto, cucine,
-stalle, cantine, forno, quartieri pe' militi di guardia, mulini e
-parecchi nascondigli, e, tutto, la fiamma vorace annientò. Lo stesso
-anno vi fu un immenso sviluppo di zanzare, al monte, nelle paludi e al
-piano, dal principio di Luglio sino al giorno di S. Maria Maddalena;
-ed erano molestissime per l'importunità e la punzecchiatura. E noto
-che quest'anno ritardò di molto la maturazione delle biade, tanto che
-gli agricoltori e i mietitori non si sbrigarono della raccolta che
-verso S. Maria Maddalena, e quel che pe' Giudei fu annunziato come una
-benedizione, cioè: _La trebbiatura delle messi toccherà la vendemmia, e
-la vendemmia si sovrapporrà alla seminagione_, Levitico I, i cristiani
-se lo attribuivano a castigo. Parimente nel detto anno il figlio del
-Re d'Aragona, che era figlio[118] del fu Imperatore Federico II vinse
-i francesi, che sotto Re Carlo avevano fatto le campagne di Puglia
-e di Sicilia, e s'impossessò di tutto il Regno. Nello stesso anno
-la grossa e bella campana del Comune di Parma si ruppe per imperizia
-del campanaro a suonarla. Così pure lo stesso anno ebbero convegno in
-Parma gli ambasciatori di Bologna, Modena, Reggio, Brescia, Piacenza
-e Cremona per trattare e deliberare intorno ad una concordia e ad
-una pace delle città Lombarde, affinchè ognuna potesse godere quiete
-sicura e vivere tranquillamente, senza lasciarsi sopraffare da nemici
-a cagione delle loro dissensioni.... Nello stesso anno fu celebrato a
-Montpellier un Capitolo generale de' frati Minori, e fu creato Ministro
-generale Matteo di Acquasparta, Toscano, della valle di Spoleto. Ed in
-questo generale Capitolo non furono presi buoni provvedimenti, secondo
-il modo di vedere degli Italiani e secondo la consuetudine degli altri
-Capitoli generali. Fu ivi Vicario frate Pietro di Fallengaria[119],
-che fu poi mandato lettore alla Corte, essendo maestro dottorato.
-Similmente a questi giorni sorse un'infocata discordia nella Romagna
-per ire di partiti; e nello stesso anno e mese, quattordici di quei
-ribaldi che erano in Gesso si proposero di andar a spogliare il
-convento dei frati Minori di Montefalcone. Il che saputosi da Giacomino
-dei Panzeri e da Bonifacio di Canossa, fratello dell'Abbate di S.
-Prospero di Reggio, li minacciarono, e per timore se ne rattennero e
-decamparono dalla loro stoltezza. Parimente nello stesso anno, e in
-quegli stessi giorni, i popolani di Bologna presero gravi deliberazioni
-contro i loro Cavallieri, e contro tutti i nobili della città, cioè
-che qualunque Cavalliere o nobile offendesse alcuno appartenente ad
-una compagnia d'uomini del popolo, così se ne devastassero le ville,
-le case di città e di campagna, i campi e le piante, che de' loro beni
-non restasse pietra sopra pietra. Ed in queste punizioni incapparono
-per primi i figli di Nicolò dei Bazelerii, che dal popolo furono
-completamente in ogni loro cosa devastati. D'onde venne che tutti i
-Cavallieri di Bologna, per l'impeto del popolo furente, già temono di
-abitare in città; e, a guisa dei Francesi[120], dimorano nelle Ville
-sui loro possedimenti; e perciò i popolani, che abitano in città,
-a guisa dei Francesi anch'essi, possono chiamarsi borghesi. Ma i
-popolani debbono temere che piova su loro l'ira di Dio, perchè operano
-contro la divina Scrittura, che dice, Levitico 19.º: _Rendi giusto
-giudizio al tuo prossimo ecc. non far vendetta e non serbare odio
-a que' del tuo popolo_. Così per opera de' popolani e de' contadini
-il mondo si distrugge, e si conserva per opera de' Cavallieri e dei
-nobili. E Pateclo nel libro de' Tristi disse: _Et quando de sola fit
-tomera ecc. Quando la suola diventa tomaio ecc._ E vuol significare
-che ogni cosa diviene grave a sopportarsi, quando chi deve star di
-sotto monta sopra. La qual cosa il Signore minaccia di fare anche
-per punizione dei peccati, (Deuteronomio 28.º): _Il forestiere che
-sarà nel mezzo di te sarà innalzato ben alto sopra di te ecc. e tutte
-queste maledizioni verranno sopra di te ecc._ Ma poscia è da temere che
-non avvenga il rovescio della medaglia, perchè in giorno di fortuna,
-si mutano le corna della luna. Richiàmati a memoria l'esempio de'
-beccai di Cremona, de' quali uno aveva un grosso cane, che tollerò
-con pazienza molte molestie infertegli da un ringhioso bottolo d'un
-altro beccaio; ma siccome quel cagnotto non voleva smettere il solito
-disturbare, perciò fu sommerso e annegato in Po. E così sono molti a
-questo mondo, che, se vivessero in pace, nessuno li toccherebbe; ma
-andando studiatamente in cerca di brighe, le trovano poi... ma di ciò
-basti e riparliamo dei Reggiani. A questi giorni dell'anno sunnotato,
-cioè 1287, quelli di Gesso stretti da neccessità, perchè incalzati
-da' nemici, si serrarono nella rocca, e subito arrivarono i Reggiani
-della città coi loro alleati a cingerli d'assedio, e li tennero stretti
-quasi quindici giorni. E allora vennero ambasciatori da Bologna e da
-Parma per pacificare tra loro quei di Gesso assediati nella rocca, e
-quelli di Reggio che li assediavano. E così col pretesto di trattare
-la pace fu levato l'assedio e quelli di Gesso uscirono dalla rocca;
-ma pace non si fece. Anzi quelli di Gesso operarono peggio di prima,
-depredarono, distrussero le ville della diocesi di Reggio, fecero
-prigionieri e li sottoposero a studiati e inconsueti tormenti per
-indurli a riscattarsene per denaro. E coloro che tali cose facevano
-erano assassini di Bergamo, di Milano, della Liguria, che quelli di
-Gesso avevano assoldati.... E avendo una volta pigliato un poveretto,
-che non aveva loro recato punto offesa, anzi avrebbe loro fatto
-servigio, se avesse saputo come, lo legarono, lo trassero a Gesso, e
-gli dissero: Imponi a te stesso la taglia: Che era quanto dire: Di'
-tu quanto ne puoi dare. Ma avendo risposto che nulla poteva dare, gli
-martellarono la bocca con un sasso, e gli caddero sei denti, ed un
-settimo crollante stava per cadere. E altrettanto fecero a più altri.
-Ad alcuni gettarono al collo una corda a nodo corsoio, e strinsero
-tanto che gliene schizzarono fuori gli occhi dalle occhiaie posandosi
-sulle guancie; ad altri legavano soltanto il pollice della mano destra,
-o della sinistra, e li appendevano in modo che non toccassero terra;
-altri ancora sospendevano legati per i testicoli; a chi stringevano
-con fune soltanto il mignolo d'un piede, pel quale si sosteneva sospeso
-tutto il corpo; a chi legavano le mani a tergo, e li facevano sedere,
-e sotto i piedi mettevano un fornello di pruni accesi, che con un
-soffietto facevano diventare più vivamente ardenti; a chi legavano
-il pollice del piede destro con una funicella legata ad un dente, poi
-lo punzecchiavano nella schiena perchè cavasse a se stesso il dente;
-uno ne aveva legate le mani colle tibie presso alle calcagna (come
-agli agnelli destinati vittime, o al macello) e così un giorno intero
-senza mangiare e senza bere lo lasciavano sospeso ad una pertica; un
-altro era sfregato con un legno durissimo agli stinchi, finchè se ne
-vedevano scoperte le ossa; era insomma a vedere, e anche solo a udire,
-una miseria e una pietà indicibile. E quando i maggiorenti di Gesso li
-rimproveravano di fare quelle orribili crudeltà su uomini cristiani,
-si irritavano quegli assassini, e li invitavano imperativamente a
-ritirarsi, se non volevano essi stessi un simile trattamento. Quindi
-per necessità, volere o non volere, permettevano quegli orrori. Molte
-altre guise di tormenti escogitavano ed applicavano, che per brevità
-non descrivo.... Entrarono dunque nella Bocchetta quei di Gesso il
-1.º d'Agosto, giorno di S. Pietro in Vincoli, e vi stettero assediati
-sino al giorno dei SS. Martiri Ippolito e Cassiano, giorno in cui ne
-uscirono. Ed un giovine, che vi si trovava, disse a me che dentro vi
-erano 300 uomini e 240 cavalli. Fuori poi all'ingiro per l'assedio
-si noveravano 3000 uomini, computandovi i Reggiani e gli amici loro,
-che in diversi gruppi erano collocati quà e là pei monti attorno alla
-Rocchetta, come riserva. E se i Reggiani li avessero presi per fame
-(e prenderli si poteva, se non l'avessero impedito i Parmigiani e
-i Bolognesi coll'intromettersi pacieri) senza dubbio la guerra era
-finita, perchè i capitali loro nemici erano chiusi nella Bocchetta,
-e al di fuori i Reggiani avevano mangani e trabucchi, i cui urti gli
-assediati non avrebbero potuto sostenere. La Rocchetta poi è ad un
-miglio da Sassuolo, e a dieci miglia da Reggio. Questa è una valle
-chiusa attorno da monti, nel cui mezzo sorge un monticolo, sul quale è
-costrutta la rocchetta, che si chiama anche con altro nome Tiniberga
-per la seguente ragione. Alcuni Bergamaschi dei maggiorenti della
-città, per un omicidio da loro perpetrato, furono banditi dalla città
-loro e cacciati a perpetuo confino, senza speranza di più rimpatriare.
-Ed essendo andati a Reggio, chiesero al Comune di Reggio un luogo in
-cui poter abitare sicuri. I Reggiani permisero loro di girare attorno
-pel territorio Reggiano, e, ove trovassero un luogo non abitato
-da altri e a loro opportuno, ivi erigessero una loro fortezza e vi
-abitassero; e così costruirono la Rocchetta, che da loro fu denominata
-Tiniberga. Questa ora appartiene a Bernardo da Gesso. In questi giorni
-e nel susseguente millesimo i Bolognesi posero a confino molti dei
-loro Cavalieri o li mandarono a dimora in varie città. E ciò fecero
-i popolani, perchè cominciarono a dominare sopra i Cavallieri. E nota
-che la divina Scrittura giudica pessima la signoria di certi ordini di
-persone, come sarebbero le donne, i ragazzi, i servi, gli stolti, i
-nemici, e le persone di bassa sfera, delle quali dice: _Nulla di più
-aspro d'una persona d'umile condizione, quando sale ad alto grado_.
-E Pateclo, nel libro dei Tristi, disse: _Et cativo homo podhesta de
-terra_ ecc. D'ogni specie di queste Signorie cercane esempi più sopra.
-In questi giorni Monaco di Bibbianello, che è di Canossa, catturò
-Bernardo di Guglielmo, diacono della Chiesa di S. Antonino delle
-Quattro Castella, che spontaneamente e prontamente, senza costrizione
-di tormenti, come dicevano coloro che lo catturarono, confessò d'avere
-avuto il proposito di tradire Bibbianello e darlo a quelli di Gesso.
-E tosto gli segarono le canne della gola, e lo portarono in giro per
-il castello, morto... nudo; poscia lo precipitarono giù dal castello
-come un vile cadavere, e fu sepolto colla sola camicia nella Chiesa di
-S. Antonino. Cantando io messa in Bibbianello il giorno di S. Giovanni
-Battista, costui cantò alla messa il Vangelo; e lo stesso anno, il
-giorno dopo la Decollazione di S. Giovanni Battista, giorno di Sabato,
-fu scannato. Alla sorella di lui, di nome Berta, tagliarono la lingua,
-e la espulsero dalle Quattro Castella con comando di non ritornarvi.
-Essendochè attribuivano a lei, come anche alla concubina di lui, o
-amante o meretrice che fosse, la colpa di rivelare certi colpevoli
-segreti tra quelli di Gesso ed alcuni infami traditori delle Quattro
-Castella. Questo diacono era vecchio ed aveva la sua concubina...
-e finalmente non seppe e non volle confessarsi. Chi lo uccise si
-chiama Martinello, un famigerato assassino malfattore, che Monaco di
-Bibbianello teneva seco nella rocca. Parimente nell'anno precedente,
-dagli assassini di Monaco di Bibbianello fu ucciso Peregrino arciprete
-della Chiesa plebana di Caviano, a cui attribuivano la colpa di non
-essere sincero partigiano di Monaco, e lo accagionavano di molte altre
-cose non meritevoli di essere ricordate. E furono quattro quelli che
-l'assassinarono: Raimondello, Giacopello, Acorto e Ferarello. Questi
-quattro una sera cenarono con lui, e la notte mentre egli dormiva
-nel proprio letto, colle spade l'uccisero, e lo bistrattarono così
-brutalmente ed oscenamente che pareva un mostro orribile. Ma non fu
-tarda la vendetta di Dio a raggiungere gli assassini di questo prete.
-Non passò un anno che Raimondello restò morto da quei di Gesso; anche
-Giacopello incappò nelle mani di quelli di Gesso, che gli schiantarono
-due denti, e appena se la potè svignare. Acorto e Ferarello li colpì
-Iddio ne' loro letti. Parimenti nel millesimo sussegnato, quando il
-Podestà di Bologna e i cittadini Bolognesi trassero dalla clausura
-quelli della Rocchetta, condussero secoloro a Bologna Rolandino di
-Canossa, lo posero tra ceppi e sotto custodia per avere una malleverìa
-che si farebbe la pace, e ve lo tennero a lungo; fecero altrettanto a
-Bartolomeo dei Panzeri, una volta giudice, cittadino Reggiano, e al
-Prevosto di Carpineti, che era figlio d'Alberto Fogliati e fratello
-di F.... Così nello stesso anno tutti quelli dell'antico partito di
-Federico Imperatore, che tanto tempo erano stati esuli dalle loro
-città e girovaganti, mulinarono di impadronirsi di qualche città,
-in cui abitare senza vergogna o senza tristezza, pronti a pigliarsi
-vendetta de' loro nemici, se non volessero vivere in pace con loro.
-Ed a ciò meditare li aveva indotti una necessità durissima, perchè...
-cioè quelli che parteggiavano per la Chiesa in niun modo volevano
-loro aprire le viscere della misericordia, accoglierli pacificamente
-e riammetterli nelle loro città. Perciò macchinarono di tentare ciò
-che abbiamo accennato più sopra; e Rolandino di Canossa con quelli
-di Gesso aveva giurato a quelli di Sesso che per tutta sua vita
-non entrerebbe in Reggio, se non vi entrasse di pieno accordo con
-loro, come conveniva. Si adunarono dunque quelli dell'antico partito
-imperiale, cioè di Cremona, di Parma, di Reggio, di Modena, di Bologna,
-e tirarono seco quei di Gesso e di Sassuolo, e avevano in loro aiuto da
-Verona e da Mantova cinquecento cavallieri, e duecento tedeschi. E ai
-7 di Settembre, Sabbato, sull'ora del mattutino, Tomasino di Sassuolo,
-con alcuni altri, entrò in Modena per l'alveo del canale, e per porta
-Bazoaria, e cominciò a scorrazzare qua e là, e a dire gridando che
-sua era la città e de' suoi Cavallieri, e vi piantò sue bandiere e sue
-insegne: _Ma la iniquità mentì a se stessa_, la Dio mercè, _che dissipa
-i propositi dei malvagi, sicchè non possono adempiere le cominciate
-imprese_. Giobbe 5.º. Diffatto avevano già posto mano all'uccisione dei
-fanciulli, la cui innocenza Iddio immantinente in due maniere vendicò:
-primo, aprendo ai fanciulli le porte del paradiso, così che intanto che
-da altri ricevevano la morte, da lui erano assunti alla vita del cielo;
-secondo, non permettendo loro di impossessarsi della città, la quale
-indubbiamente sarebbe stata occupata, se si fosse aperta la porta, non
-potutasi così subito aprire, perchè era ferma in alto da una sbarra di
-ferro. Non fu dunque abbastanza accorto Tomasino di Sassuolo, gridando
-troppo presto: Nostra è la città, prima che fosse aperta la porta.
-Così pure non erano ancora arrivati ad aiuto i duecento tedeschi, che
-giunsero dopo; e i cinquecento che erano venuti da Verona e da Mantova
-con altra moltitudine, aspettavano di fuori, volendo entrare in città
-sol quando fosse libero il passo a chi era per entrare. Ma siccome
-entrare non potevano, posero fuoco alla porta, affinchè bruciate le
-imposte, fosse tolto ogni ostacolo. Ma anche allora incontrarono
-due impedimenti: primo, che soffiava un vento gagliardo e loro
-contrario, sicchè avventandosi le fiamme verso loro, li costringeva
-ad allontanarsi; secondo, perchè la fornace di bragia che era
-sull'ingresso dopo bruciate le porte, non permise loro di introdursi.
-E gridando alcuni: Al fuoco, al fuoco, svegliarono i cittadini, che
-dato di piglio alle armi, e combattendo virilmente, fiaccarono i
-nemici, li respinsero, a punta di spada li fugarono, e li inseguirono
-sino a Sassuolo... permisero loro di entrare... cominciarono a cercare
-studiosamente i traditori. E presero Grassone de' Grassoni... e lo
-impiccarono alla porta Bazoaria; e in quei giorni, nella suddetta
-occasione, trentanove persone furono appese al patibolo, tra le quali,
-come si diceva, alcune erano innocenti. Era allora Podestà di Modena
-Bernardino di Ravenna, figlio di Guido da Polenta e di... da Fontana, e
-di Samaritana Alberghetti di Faenza. In quel tempo Matteo da Correggio
-andò a Modena, e nel palazzo del Comune, in pieno Consiglio, rimproverò
-acremente il Podestà, dicendo: Di certo, Voi, o Podestà, addossate una
-grave responsabilità a noi e a questa città; responsabilità, per cui ne
-bisognerà tremare per tutta nostra vita, a cagione della precipitata
-vendetta... che avete fatta.... Detto ciò, ognuno se ne tornò a casa
-propria. Parimente nel detto anno, agli 8 di Settembre, giorno della
-Natività della Beata vergine, verso l'ora di Vespro, quelli di Gesso,
-in tempo di tregua pattuita con quelli di Bibbiano e delle Quattro
-Castella, i quali avevano già spillato il denaro convenuto, ripiegarono
-indietro e non attennero la fede data, ma s'avventarono sopra questi,
-come ho visto io co' miei occhi, e rapirono e condussero via dai
-pascoli dieci paia di buoi, una giovenca, quattro ragazzi, ed uccisero
-un uomo. Ma quelli dello Quattro Castella, cioè di Bibbianello... A
-questi giorni si celebrò un Capitolo provinciale per la provincia di
-Bologna presso Ferrara, al quale intervenne anche il Ministro Generale
-frate Matteo di Acquasparta. Era allora Ministro provinciale di Bologna
-frate Bartolomeo di Bologna, riputatissimo maestro dottorato. E per
-celebrare solennemente il detto Capitolo fece le spese il Marchese
-d'Este, e ne onorò la mensa a pranzo. E la Marchesa sua moglie, che era
-malata, morì; e come essa aveva vivamente desiderato, fu onorificamente
-sepolta dai frati del Capitolo nel convento dei frati Minori. La sua
-anima per la misericordia di Dio riposi in pace, perchè in vita e in
-morte fece molti benefizii ai frati Minori. Parimente nello stesso
-anno, in settembre, ai dieci, nell'ottava della Natività della beata
-Vergine, morì a Parma Salvino Torriani di Milano, e fu sepolto al
-convento de' frati Minori di Parma, nel sepolcreto dei frati. Volle
-essere sepolto senza pompe funebri, e così fu fatto. Fu genero del
-Conte di S. Bonifacio di Verona, che aveva moglie una figlia di lui.
-Era straricco. Si confessò divotamente dai frati Minori. Aveva fatto
-un bellissimo testamento, nel quale molto aveva legato per la sua anima
-ai poveri di Cristo; specialmente ai frati Minori, ai Predicatori e ad
-altri Religiosi sì di Milano che d'altri paesi. Ma Guido da Correggio
-l'adulterò con abrasioni e mutamenti, e l'anima sua Iddio la depenni
-dal libro della vita, se non restituisce quanto, a frode e a malizia,
-ha tolto ai poveri di Cristo, perchè fece graffio alla volontà di
-un buon uomo, che aveva steso un testamento bellissimo per la salute
-dell'anima sua. E questo Guido da Correggio, cittadino di Parma, non
-aveva con lui attinenze di parentela, era a lui estraneo affatto, anzi
-nemico. E siccome dice Iddio che, chi si umilia sarà esaltato, perciò
-quel Salvino, che si umiliò coi miti di cuore scegliendo... ora presso
-la porta... nell'atrio dei Minori è tumulato il suo corpo in un ricco e
-bellissimo mausoleo; e la sua anima per la misericordia di Dio riposi
-in pace. Nel detto anno, in settembre, i Parmigiani cominciarono a
-murare un ponte di pietra detto dei Salarii, sul torrente Parma, sino
-alla via, che va a S. Cecilia; e murarono anche la porta di borgo
-Sant'Egidio, che conduce a S. Lazzaro, che è sulla strada pubblica.
-Similmente la porta del prato di S. Ercolano, per la quale si va al
-borgo, che si chiama di Bologna. E a clausura della fossa vi fecero
-un muro in testa, presso il naviglio e il molino, perchè le fosse più
-a lungo tenessero l'acqua. E a questi giorni vi era in Parma ardente
-discordia fra il Vescovo Obizzo Sanvitali e Guido da Correggio. Eglino
-erano i due Capitani dei partiti, che erano in quel tempo nella città;
-nè erano stati fatti Capitani dai cittadini di Parma, ossia eletti,
-ma da sè stessi si erano arrogata la supremazia; e l'uno e l'altro
-credeva di operare secondo ragione e a vantaggio della città. E le
-persone d'allora, secondochè parteggiavano, parlavano anche, lodavano,
-biasimavano chi l'uno, chi l'altro. Ma il beato Agostino dice che
-poco è da curarsi dei giudizii degli uomini; e la ragione che ne
-dà è questa; non ti può infamare un oltraggio, ne ti può coronare
-una adulazione. Parimente nel sunnominato millesimo, la vigilia di
-San Giovanni Battista... l'armata di Pietro... Re d'Aragona colò a
-fondo, al di là di Napoli,[121] molte navi Francesi. E molti plebei,
-ossia popolani, e Cavallieri, e nobili, e baroni, che erano reliquie
-dell'esercito di Re Carlo, n'ebbero cavati gli occhi. E fu cosa
-veramente degna e giusta... perocchè sono superbissimi stoltissimi, e
-uomini quasi... maledetti, che sprezzano tutte le nazioni del mondo, e
-specialmente gli Inglesi ed i Lombardi, e per Lombardi intendono tutti
-gli Italiani e i Cisalpini, mentre son dessi che veramente meritano
-di essere disprezzati, e che realmente li sono da tutti. Ai quali può
-applicarsi a capello quel che per canzonatura dicesi di Trutanno:
-
- Dum Trutannus in _m_ pateram tenet et sedet ad _pir (sic)?_ Regem
- Capadocum — credit habero cocum.
-
- (Forse vuol dire) Quando Trutanno ha in _mano_ il bicchiere, e sta
- seduto _ad un buon fuoco_ si leva in tanta superbia da credere che
- il Re di Capadocia sia il suo cuoco.
-
-Perocchè dopo aver ben bevuto i Francesi si danno da credere di poter
-vincere e balloccarsi tra mano tutto il mondo. Ma s'ingannano....
-I Francesi adunque portano altissima la cresta. E affliggevano i
-regnicoli, i Toscani, i Lombardi, che dimoravano nel regno di Puglia,
-e loro rapivano... gratuitamente, cioè senza pagare... frumento...
-e carni, capponi, oche, galline, e quanto può servire a vittovaglia.
-E non si limitavano a non pagare le derrate, o le grascie comperate,
-ma per sopraccarico percuotevano e ferivano chi loro vendeva. Questo
-eccesso si mostrò chiaro nel fatto che sono per narrare. Un Parmigiano
-aveva una bellissima moglie, la quale domandando ad un Francese il
-prezzo delle oche, che a lui aveva vendute, non solo egli si rifiutò
-di dare il danaro patteggiato... ma per giunta la percosse con un
-colpo tanto grave che non vi fu bisogno del secondo, e a scherno le
-domandò se volesse null'altro da lui. Questa cosa seppe il marito, e
-ne fremette sì.... Morì anche nel detto millesimo il Re dei Saraceni
-di Tunisi; e, in odio di Re Carlo, elessero loro Re un figlio del
-fu Pietro Re d'Aragona. Il quale accettò... ed assunse la Signoria
-di loro. E questo Re d'Aragona era figlio d'una figlia di Manfredi,
-Principe di Puglia, il quale poi era figlio del fu Federico Imperatore
-spodestato...
-
-
- FINE DELLA CRONACA.
-
-
-FRAMMENTI
-
-DI UN LIBRO INTITOLATO _Il Prelato_
-
-SCRITTO DA FRA SALIMBENE
-
-AGGIUNTI ALLA CRONACA DELLO STESSO AUTORE
-
-
-ALCUNI FRAMMENTI
-
- =Incomincia il libro, che ha per titolo= _Il Prelato_, =a cui fare
- mi porse occasione frate Elia: e contiene molte buone ed utili
- cose.=
-
-Parimente nel suddetto millesimo, cioè 1238, indizione 11.ª io frate
-Salimbene di Adamo, parmigiano, vestii l'abito dell'Ordine de' Minori,
-il giorno 4 di Febbraio, festa di S. Gilberto, e fui ammesso la sera
-della vigilia di S. Agata dal Ministro Generale frate Elia nel convento
-di Parma, d'onde egli stava per muovere alla volta dell'Imperatore
-in Cremona, mandatovi da Papa Gregorio IX; essendo che frate Elia era
-intimo amico dell'uno e dell'altro, e perciò opportuno mediatore tra
-loro. E in vero, secondochè dice il beato Gregorio «quando si manda
-come oratore una persona che spiace a chi si manda, si sdegna l'animo
-di chi la riceve e si volge al peggio». E, quando fui ricevuto, eravi
-presente frate Gherardo da Modena, che pregò perchè fossi accolto,
-e fu esaudito. Era allora Podestà di Parma Gherardo da Correggio,
-detto dai Denti perchè aveva i denti grossi; e venne in persona al
-convento dei frati Minori con alcuni Cavallieri per fare visita a
-frate Elia Ministro Generale, il quale aveva stanza in quella parte
-del convento ove è il refettorio degli ospiti o forestieri, e lo trovò
-seduto accanto a buon fuoco, sopra un sedile coperto con un cuscino di
-piume, e teneva in capo un cappello all'armena; e, come ho veduto io
-co' miei occhi, quando entrò il podestà e lo salutò, egli nè si alzò
-in piedi, nè si mosse punto. La qual cosa fu giudicata una grossolana
-villania, poichè Iddio stesso dice nella divina Scrittura, Levitico
-19.º: _Lèvati su davanti al canuto, ed onora l'aspetto del vecchio_.
-Parimenti dice l'Ecclesiastico 3.º: _Quanto più sei collocato in
-alto, tanto più in ogni cosa umiliati, e troverai grazia al cospetto
-del Signore_. Anche l'Apostolo ai Romani 13.º dice: _Rendete adunque
-a ciascuno il debito... l'onore a chi dovete onore_. E di nuovo
-l'Ecclesiastico 41.º. Imperocchè non _è bene di arrossire per qualunque
-cosa, e non tutte le cose ben fatte piacciono a tutti... Vergognati
-di tacere con quelli che ti salutano_. Frate Elia però adempì un
-altro luogo della scrittura, che dice, Proverbi 26.º: _Chi dà gloria
-allo stolto fa come chi gittasse una pietra preziosa in una mora di
-sassi._ Uno dei genitori di frate Elia, cioè il padre, era di Castello
-dei Britti[122] nella diocesi di Bologna, e la madre di Assisi, e nel
-secolo questo frate[123] aveva nome Bombarone, faceva il materassaio,
-o insegnava in Assisi a leggere il Salterio ai ragazzi. Entrato
-nell'Ordine de' Minori, ricevette il nome di Elia e diventò due volte
-Ministro Generale. Godeva i favori dell'Imperatore e del Papa, ma
-col tempo Iddio lo umiliò a seconda della sentenza: _Questo umilia,
-quello esalta..._ non così accadde a frate Elia; anzi siccome non ebbe
-riconoscenza pei favori ricevuti, fu destituito in modo che non fu mai
-più riammesso nel suo grado; la qual cosa egli non aveva mai potuto
-darsi a credere.... Questo poi avvenne nell'anno successivo, come
-diremo, quando fu deposto da Papa Gregorio IX in un Capitolo generale;
-e bene se lo meritò per le brutte colpe che aveva. E prima di tutto
-parliamo della sua villania verso Gherardo da Correggio, che essendo
-nobil uomo ed insignito di sublime dignità, poichè era Podestà di
-Parma, ed essendosi recato a lui per fargli visita e rendergli onore,
-egli avrebbe dovuto alzarsi in piedi per far onore anche a sè stesso.
-Imperocchè l'onore non è solamente di colui, a cui si dispensa, ma
-eziandio, e più, di colui che lo dispensa. Frate Elia non considerò
-l'atto suo sotto questo aspetto, e quindi commise villania. Perciò
-Pateclo di tali persone dice nel libro dei Tristi:
-
- Cativo hom podhesta de terra
- E povero superbo ki vol guerra.
- E senescalco kintrol desco me serra.
- E villan ki fi messo a cavallo.
- Et homo ke zeloso andar a ballo.
- E l'intronar de testa quando fallo.
- E aver hom ki in honor aventura
- E tutti quanti de solazo no cura.
-
-Quel Gherardo da Correggio era alto di statura, di giuste proporzioni
-di membra, tenea più del macilento che del pingue, Cavalliere robusto
-e dotto nell'arte della guerra. Io lo ho veduto due volte Podestà
-di Parma; la prima, quando entrai nell'Ordine; poi, quando la città
-di Parma si ribellò al deposto Imperatore Federico II. Egli fu amico
-intimo e speciale di mio fratello Guido di Adamo, frate dell'Ordine
-de' Minori, ed era padre di Guido e di Matteo da Correggio, che tutti
-e due ebbero l'onore di molte podesterie. Uno di loro, cioè Guido,
-fu ardente guerriero e dotto nell'armi, ed ebbe moglie Mabilia di
-Giberto da Gente, di cui generò figli e figlie. L'altro, cioè Matteo,
-fu Cavalliere di senno, nè ebbe figli, tranne uno illeggittimo. Quando
-io entrai nell'Ordine dei frati Minori, Tancredi Pallavicino, Abbate
-del convento di S. Giovanni di Parma, uomo di cortesia e liberalità
-distinta, di onorata fama e di vita onesta e santa, mandò a frate Elia
-Ministro Generale, perchè avesse da imbandire la cena per sè e pei
-frati, un regalo di capponi, portati da un contadino penzoloni, davanti
-e di dietro, da una pertica che aveva sulle spalle. Era un Giovedì,
-ed era presente il Podestà ed io pure in abito ancora da secolare,
-e vidi tutto questo, e la sera dopo cena fui ammesso all'Ordine. Io
-aveva già lautamente pranzato in casa mia; eppure i frati mi condussero
-nell'infermeria e mi vollero servire un'ottima cena. Ma in seguito mi
-alimentarono di cavoli per tutta vita mia, quantunque da secolare io
-non avessi mai mangiato cavoli, anzi mi movevano tanta ripugnanza, che
-non avrei nemmeno mangiate carni che fossero state cotte con cavoli; e
-in seguito ebbi poi sempre in mente il detto tante volte ripetuto:
-
- Milvus ait pullo.
- Dum portaretur ab illo:
- Cum pi pi faris,
- Non te tenet ungula talis.
-
- Ad un pulcin, che seco a voi traea
- Stretto tra l'ugne, uno sparvier dicea:
- Il pipilar che fai spettra ogni cosa,
- Ma l'ugna che ti tien non è pietosa.
-
-E Giobbe 6.º dice: _Le cose che l'anima mia avrebbe ricusato pur di
-toccare, sono ora i miei dolorosi cibi_. Inoltre frate Elia aveva
-il costume di parlare parabolicamente; ed una volta, interrogato da
-Gherardo Podestà di Parma, ove andasse ed a che fare, rispose: Il Papa,
-che mi ha incaricato di questa missione, è per me contemporaneamente
-una forza di attrazione e di repulsione. Quasi volesse dire che passava
-da un amico ad un altro amico, e questa maniera di esprimersi fu
-giudicata dagli uditori ingegnosissima.... La seconda colpa di Elia fu
-di aver ricevuto nell'Ordine molte persone inutili. Io abitai due anni
-nel convento di Siena e vi trovai venticinque frati laici: ne abitai
-quattro in quello di Pisa, e ve n'erano trenta. E forse per molte
-ragioni Iddio permise queste ammissioni.... La quarta ragione si è
-che Dio lo aveva rivelato all'Abbate Gioachino. Onde, parlando egli di
-due Ordini futuri, dice: «Parmi vedere che l'Ordine de' Minori accolga
-senza distinzione ogni sorta di frutti della terra, e incorporerà nella
-Chiesa chierici e laici; e l'altro dia precipuamente la preferenza ai
-chierici». Se poi vi sia alcuno che voglia sapere qual colpa vi fu da
-parte di frate Elia nel ricevere i laici nell'Ordine, se lo fece perchè
-Iddio aveva così decretato, rispondo che:
-
- Quidquid agant homines, —
- intentio judicat omnes
-
- Null'opra in colpa all'uom giammai s'appone,
- Se fatta sia con buona intenzione.
-
-La passione di Cristo fu certamente cosa buona, anzi ottima, perchè per
-essa noi siamo stati redenti e siamo salvi; ma fu cattiva pei Giudei,
-i quali lo fecero patire, e poi non vollero credere in Cristo, che
-aveva patito. Così, se frate Elia riceveva nell'Ordine una moltitudine
-di laici per poter meglio con loro padroneggiare, o per averne le mani
-piene di denaro da loro contribuito, io sostengo che appunto per questo
-era veramente meritevole d'essere deposto. Perciò dice la sapienza
-nei Proverbi 17.º: _L'empio prende il presente dal seno per pervertire
-le vie del giudizio_. Egli se lo saprà. Terza colpa di frate Elia fu
-il promuovere uomini indegni alle Prelature dell'Ordine. A Guardiani,
-Custodi, Ministri promoveva dei laici, il che era fuor d'ogni ragione,
-non mancando nell'Ordine buona messe di chierici. Ed io a' miei giorni
-ho avuto per Custode un laico, e laici parecchi Guardiani. Non ho
-mai avuto un laico per Ministro, ma ne ho veduto parecchi in altre
-provincie. Nè è da meravigliare se li nominava, perchè l'Ecclesiastico
-nel 13.º dice: _Tutte le bestie fan società colle loro simili, così
-ogni uomo si unirà col suo simile_. Che se alcuno obbietti l'articolo
-della nostra Regola che dice: _I Ministri stessi, se sono preti_ ecc.
-io gli farò osservare che il citato articolo fu inserito per quel
-tempo in cui l'Ordine scarseggiava di Sacerdoti e d'uomini di nome e
-di lettere, quali ora abbiamo, e quali vi furono ai tempi di frate
-Elia. Quarta colpa di frate Elia fu non aver dato all'Ordine leggi
-generali tendenti a conservare la Regola e a servire di norma per il
-regime uniforme dell'Ordine stesso. Nè leggi generali di tale natura
-furono mai emanate, durante il governo di tre Ministri Generali, cioè
-del beato Francesco, di Giovanni Parenti e di Elia, che due volte,
-a nostro danno, fu Ministro. Imperocchè sotto il suo governo molti
-frati laici in Toscana portavano la chierica, come ho veduto co' miei
-occhi, quantunque non conoscessero nemmeno una lettera dell'alfabeto;
-alcuni dimoravano in città, accanto alle Chiese dei frati, chiusi in
-romitaggi, ma che avevano finestre, per cui mezzo tenevano colloquii
-colle donne; e i laici non erano utili nè a confessare, nè a dare
-buoni consigli. E questo l'ho veduto a Pistoia ed altrove. Così pure
-alcuni se ne stavano soli, cioè senza compagno, negli ospedali; e
-questo l'ho veduto a Siena, dove un frate Martino Spagnuolo, laico,
-vecchio e di bassa statura, serviva ai malati nell'ospedale, e tutto il
-giorno, quando gli piaceva, se ne andava da solo gironi per la città;
-ed altri li ho veduti in tal modo girare il mondo. Ho veduto anche
-chi portava sempre la barba lunga, a uso degli armeni e dei greci, che
-lasciano crescere la barba senza mai raderla, nè avevano il cingolo.
-Altri si cingevano di una corda comune, con entro un'anima intorno
-alla quale i fili erano in vaghe e varie guise attorcigliati; e beato
-chi se la poteva comprare più bella. Sarebbe troppo lungo il noverare
-tante altre cose da me osservate, che erano ben lungi dal conferire
-onestà al vestiario. I laici erano fin anche mandati ai Capitoli per
-rappresentare i voti dei semplici fraticelli; e tanti altri laici, a
-cui per grado non spettava, a torme popolavano i Capitoli. Ed io, in un
-Capitolo provinciale convocato a Siena, ho visto ben trecento frati, la
-più parte laici, che ivi null'altro facevano che mangiare e dormire. E
-nella provincia di Toscana, quando io vi dimorava, che di tre provincie
-fu unita in una sola, erano tanti i laici, quanti i chierici, anzi di
-laici ve ne erano quattro di più. Ah! Elia, Elia! _tu hai moltiplicato
-la gente, ma non hai accresciuta l'allegrezza_, Isaia 9.º. Anderei
-troppo per le lunghe s'io volessi sciorinare tutte le grossolanità e
-gli abusi, che ho veduto, e forse me ne verrebbe meno il tempo e la
-carta, e annoierei i lettori senza alcun loro insegnamento. Se qualche
-frate laico vedeva od udiva un frate ancor giovinetto parlare latino,
-ne lo rimprocciava dicendogli: Ah! meschinello, vuoi tu abbandonare la
-santa semplicità per far pompa del tuo sapere? Ai quali di ripicco io
-rispondeva: «La santa semplicità giova solo a sè stessa, e quanto per
-merito di vita è utile a edificazione della congregazione dei fedeli,
-altrettanto è nociva se non sa confutare i nemici della Chiesa».
-È vero che chi è asino vorrebbe che ogni cosa fosse dell'asino,
-secondo che fu scritto.... A quei tempi si arrivò al punto che i
-laici precedevano i sacerdoti; e in qualche romitorio, ove tutti,
-tranne un sacerdote e uno scolare, erano laici, volevano che anche
-il sacerdote, il giorno che gli toccasse, facesse da cucina. Ed una
-volta accadde che il sacerdote fosse cuciniere in giorno di domenica,
-ed entrato in cucina e sbarrato bene l'uscio, cominciasse, come meglio
-sapeva, a cuocere gli ortaggi. Ma passarono alcuni Francesi secolari,
-che con insistenza domandavano una messa, nè vi era chi la dicesse.
-Corsero perciò in fretta i laici alla porta della cucina e bussarono
-perchè il sacerdote uscisse a dire la messa. Ma egli rispose: Andate,
-andate voi a cantare la messa, chè io faccio in cucina quel servizio
-che non volete far voi. Di che arrossirono grandemente e riconobbero
-la loro nullaggine. Ed era veramente una miseranda stoltezza non
-mostrare reverenza a quel sacerdote, che doveva poi essere giudice
-delle loro coscienze. Perciò in processo di tempo sono stati ridotti
-a pochissimi, ed ora la loro ammissione è quasi al tutto proibita,
-perchè non ebbero nessuna riconoscenza per l'onore loro conferito, e
-perchè l'Ordine dei Minori non ha bisogno di tanta caterva di laici...
-che sempre tendevano insidie a noi. Ed io ricordo che in un Capitolo,
-tenutosi nel convento di Pisa, fu proposto di deliberare che quando
-si ammetteva un chierico si ammettesse contemporaneamente anche un
-laico; ma la proposta nè fu deliberata, nè ammessa alla discussione;
-chè sarebbe stata gravissima sconvenienza. Tuttavia quando entrai
-nell'Ordine dei Minori vi trovai molti uomini insigni per santità,
-per coltura letteraria e per ispirito di preghiera, di devozione e di
-contemplazione. E questo soltanto di buono ebbe frate Elia che promosse
-nell'Ordine dei Minori gli studi teologici. L'Ordine, quando io vi
-entrai, era stato fondato da trent'anni, e vidi il frate, che primo
-si era associato al beato Francesco, ed altri di que' primi. A Parma
-lasciai lettore di teologia frate Sansone, Inglese; ed a Fano, quando
-vi fui novizzo della Provincia d'Ancona, al cui governo sedevano due
-Ministri, ebbi lettore frate Umile di Milano. Ora che scrivo corre
-l'anno 1283, dopo la Natività della Vergine gloriosa, giorno di San
-Gorgone martire, e sta al governo della Chiesa Romana Papa Martino
-IV... la qual cosa accadde l'anno seguente quando fu deposto frate
-Elia, e fu scritta una lunga serie di costituzioni. Quinta colpa di
-frate Elia fu di non aver mai voluto visitare il nostro Ordine; ma
-dimorava sempre o ad Assisi, o in un luogo che si era fatto fabbricare
-elegantissimo, ameno e deliziosissimo nella diocesi d'Arezzo, luogo
-che si chiama anche oggidì Cella di Cortona.... Sesta colpa di frate
-Elia fu di tormentare e gettare il vilipendio sui Ministri provinciali
-sino a che si riscattassero dalle sue persecuzioni, o spillando a
-lui danaro, o inviando regali. E quell'infelice accettava regali
-contro quel che dice la Scrittura nel Deuteronomio 16.º: _Non aver
-riguardo alla persona, e non prender presenti; perciocchè il presente
-accieca gli occhi de' savi, e sovverte le parole de' giusti_. E ne
-diede esempio Alberto Balzolano giudice di Faenza, che cambiò la sua
-sentenza dopo che ebbe saputo che un contadino gli aveva regalato
-un maiale.... Di più il sunnominato Elia teneva tanto a bacchetta
-i Ministri provinciali, che tremavano al suo cospetto, come giunchi
-scossi dalla corrente, o come allodola inseguita dallo sparviere, che
-vola a ghermirla. Nè è da farne le meraviglie; chè egli era figlio
-di Belial, e nessuno gli poteva parlare. Infatti nessuno osava dire a
-lui la verità, redarguendo i fatti di lui e le male opere, tranne che
-frate Agostino di Recanati e frate Bonavventura di Iseo. Con facilità
-vilipendeva i Ministri che erano calunniati da suoi cagnotti, certi
-frati laici maligni, intrattabili e pieni di veleno, che erano sparsi
-per le Provincie dell'Ordine.... Li deponeva dall'ufficio loro anche
-innocenti, li privava di libri, li sospendeva dalla predicazione e
-dalla confessione e da ogni atto del loro legittimo ministero. Inoltre
-dava loro un lungo cappuccio e li mandava dall'oriente all'occidente,
-cioè dalla Sicilia o dalla Puglia in Ispagna o in Inghilterra, o
-viceversa. Così depose dall'ufficio frate Alberto Parmigiano, Ministro
-provinciale di Bologna, uomo santissimo, e per lettera, comandò a
-frate Gherardo da Modena di surrogare il Ministro deposto, e condurlo
-ad Assisi col cappuccio della probazione. Ma frate Gherardo, che era
-uomo mitissimo, nulla disse di tanto a quel Ministro; solamente lo
-pregò di seguirlo perchè lo voleva accompagnare a visitar la sede del
-beato padre Francesco. Andarono dunque ambedue vestiti ad un modo
-sino ad Assisi, e quando frate Gherardo fu all'anticamera di frate
-Elia tirò fuori due capparoni di probazione, e ne indossò egli uno, e
-l'altro lo diede al predetto Ministro di Bologna e disse: Mettitelo, o
-padre, e aspetta qui sino a che io ritorni. Presentatosi intanto frate
-Gherardo ad Elia, e prostratosi a piedi di lui, disse: Ho obbedito a
-voi, ed ho condotto qui il Ministro di Bologna in capparone; ed è quì
-fuori che attende, pronto a fare ciò che a voi piacerà di comandare.
-All'udir queste parole, si dissipò ad Elia ogni nebbia di sdegno che
-gli ingombrava l'animo, e si calmò quel suo spirito gonfio contro
-di lui.... Introdotto poi frate Alberto, gli restituì il grado, di
-cui l'aveva spogliato, e per giunta gli fece, mercè frate Gherardo,
-molte concessioni a favore della Provincia. Per questa dunque e per
-altre simili cose del pessimo che era frate Elia, covavano nell'animo
-de' Ministri provinciali molti propositi di vendette. Ma aspettavano
-tempo ed opportunità di poter _rispondere allo stesso secondo la sua
-follia: chè talora non gli paresse d'esser savio_. Proverbi 26.º....
-Era infatti Elia un pessimo, a cui possono benissimo applicarsi le cose
-dette da Daniele a proposito di Nabuccodonosor: Egli uccideva chi egli
-voleva, ed altresì lasciava in vita chi egli voleva; egli innalzava
-chi gli piaceva ed altresì abbassava chi gli piaceva. Come anche paion
-fatti a posta per lui que' versi che citai più sopra:
-
- Asperius nihil est humili, cum surgit in altum
-
- Nulla di più aspro d'una persona di umile condizione
- quando sale ad alto grado.
-
-Era durissimo il vivere sotto il suo governo.... Le tre mentovate
-cose si facevano coi Ministri provinciali ai tempi di frate Elia; si
-calunniavano; violenti giudizii sopra di loro cadevano; e si pervertiva
-nelle loro Provincie il senso della giustizia... La terza colpa è
-manifesta, perchè come ho veduto io co' miei occhi, Elia metteva a
-stanza in ogni Provincia un visitatore, che vi rimaneva tutto l'anno,
-e girava attorno per la Provincia stessa come ne fosse stato Ministro,
-e soggiornava col suo compagno in ogni convento quindici giorni, ed
-anche un mese, or più, or meno, a suo grado. E le Provincie erano
-meno estese d'oggi; e chiunque aveva il ticchio di accusare il suo
-Ministro potevalo fare, chè egli davagli retta; e qual fosse cosa che
-un Ministro avesse ordinato nella propria Provincia, il visitatore
-potevala abrogare, o mutare, aggiungendovi o sopprimendone a suo
-talento. Onde avveniva che _il cuore de' figli degli uomini si empiva
-di malizia e di disprezzo in sua vita._ Ecclesiastico 9.º. Tuttavia i
-Ministri buoni perseveravano in loro virtù, seguendo il detto.... Ma
-Elia mandava visitatori, che erano piuttosto esattori che correttori
-dei costumi, e sollecitavano Provincie e Ministri a pagare tributi e
-mandare regali e, _se alcuno non dava loro nulla in bocca, bandivano
-contro a lui la guerra._ Michea 3.º. Di che avvenne che i Ministri
-provinciali del suo tempo fecero gettare a loro spese, in Assisi, per
-la chiesa del beato Francesco, una grossa campana, bella e sonora,
-da me veduta, ed altre cinque simili a quella, onde tutta la vallata
-echeggiava di dilettevolissima armonia. Così anche, quando io, durante
-il mio noviziato, dimorava a Fano, arrivarono due frati che portavano a
-schiena d'asino un grosso pesce salato avvolto in istuoie, ed io l'ho
-veduto, che era un regalo del Ministro d'Ungheria a frate Elia....
-Parimente in quel tempo per sollecitazioni del Ministro della stessa
-Provincia, il Re d'Ungheria mandò un'ampia tazza d'oro ad Assisi per
-teca e ad onore del capo del beato Francesco. Ma lungo il viaggio,
-essendo una sera stata deposta a custodirla nella sacristia del
-convento di Siena, alcuni frati, per leggerezza d'animo, e per certa
-loro vanità, con quella bevettero del più generoso che avevano, per
-potersi vantare d'aver bevuto in una coppa del Re d'Ungheria. Ma
-il Guardiano del convento di Siena di nome Giovannetto, e di patria
-d'Assisi, zelantissimo della giustizia e della onestà, risaputo il
-fatto, ordinò al refettoriere, anch'esso di nome Giovannetto, e nativo
-di Belfort, di porre, al pranzo del dì seguente, davanti a ciascuno
-di quelli, che avevano bevuto con quella coppa, una piccola olla
-nera e tinta, di quelle che volgarmente si chiamano pignatte, colla
-quale, volere o non volere, furono costretti a bevere, affinchè quando
-venisse loro il prurito di vantarsi d'aver bevuto con una tazza del
-Re d'Ungheria, tornasse loro a memoria che per quella colpa avevano
-poi dovuto bere in una pignatta sporca.... Finalmente l'Ordine de'
-frati Minori mosse reclami a Papa Gregorio IX, contro le moltiplici
-vessazioni del pessimo Ministro Generale frate Elia; ed il Papa porse
-ascolto alle grida dell'Ordine del Beato Francesco, e depose quel
-pessimo di Elia.... i Ministri e i Custodi dell'Ordine per ispirazione
-divina elessero Ministro Generale dell'Ordine quel buon uomo di Alberto
-da Pisa, ed il Papa stesso raffermò la elezione, affinchè la fosse
-più presto finita, e tosto s'accordarono secondo la sentenza.......
-E avverti che dice: _I figli di Giuda e i figli d'Israele_, perchè
-nell'Ordine dei frati Minori si debbino adunare in uno solo e generale
-Capitolo i Cisalpini e i Transalpini e nominare senza intrighi, e
-senza scissure, uno solo e comune Ministro Generale... Tanto accadde
-al pessimo Ministro Elia, cui Papa Gregorio IX depose dall'Ufficio,
-come quello che spegneva la vitalità dell'Ordine del beato Francesco, e
-voleva tenersene il governo contro il placito de' Ministri provinciali
-e dei Custodi, a cui, secondo la Regola, spetta l'elezione. E qui è
-da avvisare che il frequente cambiar di Prelati giova per tre ragioni
-alla conservazione delle congregazioni religiose. La prima è, perchè
-non diventino insolenti, restando a lungo al governo, come si verifica
-negli Abbati dell'Ordine di San Benedetto, i quali eleggendosi a
-vita, e non essendo mai sostituiti, vilipendono i loro dipendenti e li
-stimano quanto la quinta rota del carro» che non esiste; e gli Abbati
-coi secolari mangiano buone carni, mentre i monachelli nel refettorio
-vivono di legumi; e arrecano ai loro soggetti tanti altri disagi, e
-usano tanti sgarbi, che non dovrebbero farsi, mentre essi vogliono
-vivere lautamente e colla più ampia libertà........ Di cortesia ne
-hai uno splendido esempio in un Re d'Inghilterra, che trovandosi in un
-bosco coi suoi soldati accanto ad una sorgente, e, volendo pranzare,
-gli fu porto uno di que' vasi da vino che in Toscana si chiamano
-fiasconi e in Lombardia bottacci; ed avendo chiesto se vi fosse altro
-vino, ed avutone in risposta che no, disse: Ve ne sarà a sufficienza
-per tutti; e versò dentro la vasca dell'acqua il vino del fiascone,
-dicendo: Questa sarà bevanda comune per noi tutti. E fu giudicata
-somma cortesia.... Così non fanno que' Prelati che pranzando alla
-mensa comune co' loro dipendenti, sotto i loro occhi mangiano pane
-bianchissimo, e bevono vino generoso e squisitissimo senza farne loro
-minima parte, la qual cosa è tenuta come assai villana; e così pure
-fanno d'ogni altra cosa servita.... E così vi sono Prelati che bevono
-vino ottimo sotto gli occhi de' loro soggetti senza loro offrirne; e
-sì che ne berrebbero tanto volontieri quanto i superiori loro, giacchè
-tutte le gole sono sorelle. Certamente que' cotali non sono Inglesi,
-i quali al contrario usano dire: Voi dovete bere tanto, quanto ho
-bevuto io...... e gli Inglesi credono usare cortesia, perchè bevono
-volontieri, e altrettanto volontieri offrono da bere agli altri. Ma
-i Prelati de' nostri tempi, che sono Lombardi, avidamente cercano per
-sè quello che la gola appetisce, e agli altri non vogliono darne; la
-qual cosa è il colmo della scortesia...... Dunque i Prelati, secondo
-l'esempio di Cristo hanno da servire i loro dipendenti. Il che a
-ragione si usa nell'Ordine di Pietro il peccatore a Ravenna, nel quale
-nei giorni di digiuno i Prelati servono la colazione ai loro soggetti
-a imitazione e memoria dell'esempio di Cristo..... Colui che presiede
-all'Ordine di Pietro il peccatore sta a Ravenna in S. Maria in Porto;
-e allo stesso Ordine appartiene anche Santa Fenicola nella diocesi
-di Parma, come pure molti altri conventi in più parti del mondo.....
-Secondo, per uso di lingua, come fanno i Pugliesi, i Siciliani ed
-i Romani, che danno del Tu all'Imperatore e al Sommo Pontefice, e
-tuttavia gli danno anche del signore, e dicono: Tu Messere. Terzo
-per ragione di età; poichè può convenire benissimo che si dia del Tu
-ad un garzoncello, che è fanciullo ancora giovinetto; ma i Lombardi
-danno del Voi non solamente ad un fanciullo solo, ma anche ad una sola
-gallina, ad un solo merlo, e fin anche ad un sol pezzo di legno..... Di
-S. Nicolò fu detto che in tutto e per tutto serbava sempre la stessa
-umiltà e gravità di costumi; il che è veramente singolare, stantechè
-gli onori sogliono far mutare tenore di vita. Onde Pateclo nel libro
-de' _Tristi_ disse:
-
- Si me noia homo, ki desdigna
- L'altra gente, per onor ke l'infia
-
-Di S. Tomaso Arcivescovo di Cantorbery sta bene sapere che divenne
-tutt'altr'uomo da quel di prima dopochè fu fatto suo malgrado
-Arcivescovo; e si macerò le carni con cilicio e digiuni. Difatto
-non solo indossava per camicia un cilizio, ma di cilizio vestiva
-anche le coscie sino alle ginocchia. Occultava poi la sua santità
-tanto studiosamente, che, salve sempre le esigenze della onestà,
-sia nel decoro degli abiti, sia in ogni altra cosa che è d'uso
-comune della vita, non discordava dalle foggie dell'uso generale.
-Ogni giorno ginocchioni faceva l'abluzione ai piedi di tredici
-poverelli, serviva loro una refezione, e, date loro quattro monete
-d'argento, li licenziava..... Questo si può applicare a Re Artaldo,
-che credeva di poter porre limiti alla libertà della Chiesa, come è
-detto nella leggenda. Ma il Re tentava di piegarlo al suo volere, a
-danno della Chiesa, pretendendo che confermasse le consuetudini de'
-suoi predecessori contro la libertà della Chiesa. Ma il beato Tomaso
-queste cose non lasciò correre, e perciò n'ebbe il martirio....
-Nell'Ordine dei Minori io ho avuto Ministro un frate Aldobrando del
-castello di Fiagnano[124] nella diocesi di Imola, del quale, frate
-Albertino da Verona (Autore del sermone «Forse la memoria») scherzando
-diceva che aveva avuto qualche brutta idea contro Dio. Aveva egli un
-capo deforme, fatto a foggia dell'elmo degli antichi, e aveva molti
-peli sulla fronte. E quando nell'ottava dell'Epifania gli toccava
-d'intonare l'antifona _Caput draconis (la testa del dragone)_ i frati
-si mettevano a ridere ed egli se ne conturbava ed arrossiva: A me poi
-tornava sempre a mente quel detto di Seneca: _Qual anima pensi tu che
-viva dentro di chi ha un faccia tanto brutta?_..... E questo accadde
-a Guglielmo Fogliani, che fu eletto Vescovo di Reggio quando in mezzo
-alle discordie cittadine fu eletto anche Guizzolo degli Albiconi, e
-l'anno 1253 gli fu necessità rifugiarsi a Mantova, a cagione delle
-contese tra il partito imperiale e il partito della Chiesa. Altrettanto
-capitò a Matteo di Pio Canonico della chiesa di Modena e Prevosto della
-chiesa di Ganaceto[125], che tanto armeggiò per diventare Vescovo di
-Modena, e vi riuscì; eppure era un gobbo sconciamente curvo. E per
-cagione di lui si sollevarono i partiti; e la fazione imperiale, a cui
-egli apparteneva, fu espulsa da Modena, e andò esulando, come la ho
-veduta io, per le Romagne, a Ravenna, a Faenza, a Forlì, quando ardeva
-più infuocata la guerra...... così nel mio Ordine, che è quello del
-beato Francesco e de' frati Minori, ho conosciuto alcuni lettori molto
-dotti e santi, che pur tuttavia avevano certe debolezze, per cui altri
-li giudicavano teste leggere. Imperocchè si balloccavano volontieri
-col gatto, o col cagnolino, o con qualche uccelletto; ma non a modo del
-beato Francesco che pure si trastullava con un fagiano, o una cicala,
-e si dilettava nel Signore..... Sappi che nel pontificale di Ravenna
-ho letto molte volte che un Arcivescovo di Ravenna era diventato tanto
-vecchio da essere rimbambinito, e parlava come un bimbo. Ed essendo per
-arrivare a Ravenna l'Imperatore Carlo Magno, e dovendo l'Arcivescovo
-pranzare con lui, i preti della curia lo pregarono che per mostrarsi
-ben educato e dare buon concetto di sè si guardasse dal fare e dal dire
-insulsaggini. Ed egli rispose: Dite bene, figlioli miei, dite bene; ed
-io me ne guarderò. Ma sedendo poi a tavola, a fianco dell'Imperatore,
-l'Arcivescovo battè colla mano alla dimestica sulla spalla
-dell'Imperatore, dicendogli: Pappa, pappa, Imperatore. E domandando
-l'Imperatore ai presenti che cosa dicesse, gli risposero che per
-vecchiaia rifatto bambino, lo invitava con quel parlare da fanciullo a
-mangiare. Allora l'Imperatore con volto giulivo lo abbracciò, dicendo:
-Ecco tu sei un vero Israelita senza malizia.... E noi vediamo che a
-nostri giorni in Italia le città, cambiano i Capitani e i Podestà loro
-due volte all'anno, e amministrano a rigore la giustizia, e il loro
-governo è buono. Essendochè quando li insediano giurano di osservare
-gli statuti dettati dai savii della città, a cui arrivano. Inoltre
-hanno a fianco giudici e savii, che si regolano a norma de' loro
-maggiori e governano a seconda de' loro consigli..... La settima colpa
-di frate Elia fu lo scialarsela in una vita sfoggiata di splendore,
-di delizie e di fasto. Di rado andava altrove che alla Corte di Papa
-Gregorio IX o di Federico II, de quali era amico intimo; o a Santa
-Maria della Porzioncella[126], (dove il Beato Francesco fondò l'Ordine
-dei frati Minori e dove morì); o al convento d'Assisi, ove si conserva
-alla venerazione dei credenti il corpo del beato padre Francesco; o al
-convento di Cella di Cortona[127], luogo bellissimo e deliziosissimo,
-fatto fabbricare da lui con bell'arte nella diocesi di Arezzo; e di
-consueto era o colà, o nel convento d'Assisi. E aveva palafreni grassi
-e ben quartati, e andava sempre a cavallo, anche per passare da una
-chiesa all'altra sol mezzo miglio distante, contravvenendo alla Regola,
-che prescrive ai frati Minori di non servirsi mai di cavalcatura,
-tranne che per una ben dimostrata necessità, e per malattia. Così pure
-per donzelli, come usano i Vescovi, aveva garzoncelli secolari, vestiti
-di indumenti variopinti, che in ogni cosa gli erano pronti a servirlo.
-Di rado poi in convento sedeva alla mensa comune cogli altri frati, ma
-quasi sempre solo, in disparte, nel suo appartamento..... ed era cosa a
-mio parere villanissima avvegnacchè
-
- Nullius sine sotio —
- jucunda fit possessio.
-
- Niuna cosa dolce sia
- Senza cara compagnia.
-
-Aveva anche nel convento di Assisi, suo cuoco particolare, frate
-Bartolomeo di Padova, ch'io ho veduto e conosciuto, e che faceva
-una cucina delicatissima. Costui restò inseparabilmente al servizio
-di lui, sin che la morte incolse frate Elia. Altrettanto fecero
-gli altri, che componevano la sua famiglia. Ebbe frate Elia una sua
-particolare famiglia di dodici o quattordici frati, che teneva sempre
-seco nel convento di Cella di Cortona, e non vestirono mai l'abito
-regolare; dopo la morte del loro malo pastore, o meglio seduttore,
-riconosciutisi delusi nelle loro speranze, ritornarono nell'Ordine.
-Tra costoro aveva Elia un certo Giovanni, che dicevano di Lodi, frate
-laico, duro, aspro, tormentatore, un vero boia, che a cenni di Elia
-disciplinava senza misericordia i frati..... Ottava colpa di frate
-Elia fu di voler tenere il Generalato dell'Ordine sino colla violenza,
-e per non lasciarselo isfuggire di mano, mise in opera molte astuzie.
-La prima era quella di cambiare di frequente i Ministri provinciali,
-affinchè, poste salde radici nel loro ufficio, non sorgessero più
-arditamente contro di lui; poi nominava Ministri que' frati che aveva
-amici; finalmente non convocava mai Capitoli generali, ma solamente
-parziali, cioè di soli Ministri cisalpini, e non chiamava i Ministri
-transalpini per timore che lo deponessero. Ma quando piacque a Dio,
-da cui ogni bene dipende, congregati insieme e questi e quelli, lo
-destituirono...... E allo scopo di ottener quell'adunanza di tutti i
-Ministri in Capitolo generale a fine di deporre Elia, s'adoperò frate
-Arnolfo Inglese, dell'Ordine de' Minori, uomo santo e letterato, acceso
-di zelo per l'incremento dell'Ordine; e frate Arnolfo era allora
-penitenziere alla Corte di Papa Gregorio IX. Nona colpa di frate
-Elia fu che quando seppe di quella convocazione di Ministri contro
-di lui, mandò per tutta Italia ordinando a tutti i frati laici più
-nerboruti, e creduti suoi fautori, di non mancare di intervenire al
-Capitolo generale, sperando che lo avrebbero sostenuto coi randelli.
-La qual cosa risaputasi da frate Arnolfo indusse Papa Gregorio IX a
-decretare che non fossero ammessi al Capitolo generale che que' frati,
-che sono designati dalla Regola co' loro compagni e coi Discreti,
-e fece annullare tutte le lettere di obbedienza inviate da Elia ai
-laici. E il Papa stesso intervenne al Capitolo, e ascoltò i voti dei
-frati, che volevano deposto Elia, ed eletto a successore di lui nel
-Generalato frate Alberto da Pisa. In quel Capitolo fu anche deliberata
-una moltitudine di ordinanze generali; ma erano slegate, e in processo
-di tempo le coordinò poi il Ministro Generale frate Bonaventura,
-che poco vi aggiunse di suo, e appena le ritoccò in alcuni punti. In
-quell'anno, dopo il Capitolo generale, vi fu un ecclissi di sole, da
-me veduto, di cui parlerò più sotto a suo luogo. Frate Elia, quand'era
-ancora Ministro Generale, saputo che si stava per convocare un Capitolo
-universale contro di sè, mandò ordinando a tutti i conventi che ogni
-giorno i frati nella congregazione capitolare, dopo la preghiera
-_Pretiosa_ recitassero con lettura chiara, alternandosi fra loro,
-come a coro, i versetti del Salmo: _Qui regis Isral, intende_ ecc. _O
-pastore d'Israel porgi gli orecchi_ ecc. (salmo 80º); essendo che sotto
-l'allegoria della vigna pare voglia indicare l'Ordine..... E in poche
-parole pare che tutto il salmo alluda all'Ordine e alla Religione del
-Beato Francesco; ed è composto di tanti versetti, quanti sono gli anni
-che il beato Francesco visse nell'Ordine, cioè venti. E il versetto che
-dice: _Exterminavit eam aper de silva, et singularis ferus depastus
-est eam. I cinghiali l'hanno guastata e le fiere detta campagna
-l'hanno pascolata_, si riferisce fuor di dubbio ad un cattivo Ministro
-Generale dell'Ordine, quale fu Elia, distruttore, esterminatore e
-ruina dell'Ordine dei Minori; perchè nessuno, fuorchè Elia è stato
-nell'Ordine cattivo Ministro...... ma restò deluso, perchè si diede a
-credere di poter tenere sempre in sue mani il governo dei frati, come
-fa il Papa di Roma fin che vive. Quell'altro versetto poi dei salmo,
-che dice: _Fiat manus tua super virum dexterae tuae, et super filium
-hominis, quem confirmasti tibi: Sia la tua mano sopra l'uomo della tua
-destra, e sopra il figliuol dell'uomo, che tu ti avevi fortificato,_
-allude al buon Generale, quali tutti furono, ad eccezione di Elia.
-Recitammo dunque il salmo ogni giorno prima del Capitolo generale
-un mese intero, cosa che non ho mai visto fare nè prima, nè dopo. Nè
-troverei sconvenienza il farlo prima d'ogni Capitolo generale, massime
-dopo la morte di un Ministro Generale.... Decima colpa di frate Elia
-fu il non sopportare nè con umiltà, nè rassegnato, la sua deposizione.
-Ma fece piena adesione a Federico II Imperatore, già scomunicato da
-Papa Gregorio IX, con lui cavalcava, con lui dimorava cogli abiti
-dell'Ordine insieme ad alcuni frati suoi domestici. Il che ridondava a
-sfregio del Papa, a scandalo della Chiesa e a vergogna del suo Ordine;
-specialmente che l'Imperatore era già stato scomunicato, e a quei
-giorni stringeva d'assedio Faenza e Ravenna, e quel miserabile era
-sempre in mezzo all'esercito dell'Imperatore, e dava a lui consigli,
-e prestava favore. Ai contadini specialmente ed agli altri secolari
-porse sì cattivo esempio..... E i contadini, i ragazzi e le ragazze di
-Toscana ogni volta che incontravano per via frati Minori, e li ho uditi
-centinaia di volte, cantavano:
-
- Hor attorna fratt Helia,
- Ke pres'ha la mala via;
-
-e se ne rattristavano i buoni frati, e se ne sdegnavano a morte a
-udir tali cose...... Onde Papa Gregorio, provocato, lo scomunicò.
-Undecima colpa di frate Elia fu l'infamia di cui si coperse occupandosi
-di Alchimia. Di fatto, quando sapeva che nell'Ordine vi era qualche
-frate, che nel secolo aveva studiato di quella scienza, o ciurmeria,
-lo mandava a chiamare e tenevaselo presso di sè nel palazzo Gregoriano
-(Papa Gregorio IX s'era fatto fabbricare nel convento de' frati Minori
-d'Assisi un magnifico alloggio, non meno per lustro della casa del
-beato Francesco che per sua abitazione quando andava ad Assisi). In
-quell'appartamento adunque vi erano camere e molti luoghi secreti, ne'
-quali Elia albergava que' frati e molte altre persone, ove pareva quasi
-si andasse _a consultare la Pitonessa_. Incolpi sè stesso: egli ci
-pensi. Dodicesima colpa di frate Elia fu che dopo la sua deposizione,
-e dopo che si mostrò andare vagando coll'Imperatore, un giorno si
-presentò ad un convento di Minori, e, raccoltili in Capitolo, cominciò
-a voler provare la sua innocenza, e l'ingiustizia della sua deposizione
-da parte dei frati; e cominciò dicendo..... Dopo di che continuò il
-suo dire, come volle e piacque a lui, sempre lodando sè e denigrando
-l'Ordine. Ma poi trovò chi rispose a quanto aveva detto..... E chi con
-tanta franchezza rispose a frate Elia fu frate Bonaventura da Forlì, da
-cui io l'ho saputo. Rivoltosi allora frate Elia a lui, disse: Chi ti ha
-ammesso all'Ordine? A cui frate Bonaventura di rimando: Non tu, no, che
-hai abbandonato l'Ordine, e vai vagando pel mondo, e perciò i contadini
-ti cantano sul viso:
-
- Hor attorna fratt Helia,
- Ke pres'ha la mala via;
-
-Vattene pur dunque, frate mosca.... All'udir queste cose frate Elia
-s'ammutolì e partissene confuso. Tredicesima colpa di frate Elia fu
-di non aver mai voluto riconciliarsi coll'Ordine, e rimase sino alla
-morte nella sua ostinazione. E quando frate Giovanni da Parma Ministro
-Generale mandò a lui il suo amico frate Gherardo da Modena, che era
-uno de' frati primitivi, a pregarlo che per amore di Dio e del beato
-Francesco, pel bene dell'anima propria, e per dare buon esempio,
-ritornasse in seno alla Religione, cui era stato addetto, rispose:
-Frate Gherardo, ho udito dire tanto bene di quel venerabile frate
-Giovanni da Parma che non mi rifiuterei di prostrarmi a suoi piedi e
-confessare le mie colpe, fidente nella sua benignità, ma temo assai
-che que' Ministri provinciali, che sono stati offesi da me, mi tendano
-insidia, mi caccino tra ceppi in carcere, e mi alimentino di poca
-acqua e pan muffato. Inoltre, avendo io offeso anche la Corte romana,
-so che il Cardinale governatore dell'Ordine vorrebbe intromettersi
-nell'affare del castigo da infliggermi; nè io voglio perdere la
-protezione che ho dell'Imperatore. Nulla ostante frate Gherardo da
-Modena stette tutto un giorno intero nel convento di Cella di Cortona
-in colloquio famigliare con frate Elia, e s'adoperò ad ogni potere
-per vincerlo e convertire lui e i frati domestici di lui, e indurli
-ad essere ossequenti alle discipline dell'Ordine.... Ma si ingegnò
-invano, perchè Elia pei detti motivi non volle piegarsi...... Quel
-frate Gherardo però passò colà tutta la notte successiva senza poter
-dormire, e, come poscia narrò, gli era paruto di aver udito tutta
-notte svolazzare demonii per la casa e pel convento come pipistrelli,
-e li udiva emettere grida, che gli fecero correr per le ossa tremore
-e terrore: _M'è venuto uno spavento ed un tremito, che ha spaventate
-tutte le mie ossa, ed uno spirito è passato davanti a me, che mi ha
-fatto arricciare i peli della mia carne_, dice Giobbe 4.º. Finalmente,
-sorto il sole e dato un saluto, in fretta si partì col suo compagno,
-e riferì al suo Generale tutto per ordine, quanto aveva veduto e
-udito. In processo di tempo frate Elia morì scomunicato, come già
-era, da Papa Gregorio IX; se abbia avuto l'assoluzione e se abbia
-provveduto bene all'anima sua, ora se lo saprà. Ei ci pensi......
-Dopo tempo, giacchè _a qualsivoglia affare v'è tempo e modo,_ come
-dice l'Ecclesiaste 8.º, un Custode fece disseppellire il corpo di
-frate Elia e gettare in una fogna..... Se vi è chi desideri sapere a
-chi ne' lineamenti del volto si assomigliasse frate Elia, gli dico
-che si assomigliava in tutto a frate Ugo di Reggio, cognominato
-Pocapaglia, nel secolo, maestro di grammatica; destrissimo a dar la
-beffa, parlatore prontissimo, e nell'Ordine ottimo e facondissimo
-predicatore, che confutava vittoriosamente i calunniatori dell'Ordine,
-e colla parola e coll'esempio li riduceva al silenzio. Ed un maestro
-Guido Bonatti di Forlì, che si spacciava per filosofo e astrologo, e
-gettava il fango sulle predicazioni dei frati, fu da lui sifattamente
-confuso al cospetto di tutta l'Università e del popolo di Forlì, che
-per tutto il tempo che frate Ugo soggiornò in quelle parti, non solo
-non osò più fiatare, ma nè manco farsi vedere. Quest'Ugo aveva sempre
-in pronto tanti adagi, tante sentenze, tante favole, tanto copiosa
-messe d'esempi, e stavano sì bene sulle sue labbra, perchè li applicava
-sempre a proposito, ed era tanto facondo, colto e graziosissimo
-parlatore che tutti con gran diletto pendevano dalle sue labbra. I
-Ministri e i Prelati dell'Ordine però non lo vedevano di buon occhio,
-perchè parlava sempre allegoricamente, e con proverbii e con esempi
-li confondeva. Ma egli non si dava pensiero di loro, protetto che si
-credeva dalla santità della sua vita. E basti di frate Elia. Perchè
-fu già mio proponimento di favellare di tutti i Ministri Generali
-dell'Ordine del beato Francesco quando ne avessi tempo opportuno;
-ma di Elia, che fu uno di loro, e quello appunto che mi ricevette
-nell'Ordine, e che offre vasto campo all'istoria, ho voluto sbrigarmene
-prima d'ogni altro per aver agio di continuare più spigliatamente
-l'istoria incominciata, dopo di essermi alleggerito del gran fardello
-ch'egli da solo mi dava da portare...... Innocenzo 3.º mandò legati a
-Filippo Re di Francia per indurlo ad invadere la Terra degli Albigesi
-e distruggerli, il quale li prese tutti e li fece abbruciare. Questo
-Papa l'anno 1215, diciottesimo del suo pontificato, convocò un solenne
-concilio, a cui concorsero Prelati da tutte le parti del mondo. Ed io
-ho letto il discorso, che egli vi pronunciò, e cominciava: _Desiderio
-desideravi hoc Pascha_ ecc. ed ho letto anche tutte le deliberazioni,
-che vi si presero, tra le quali fu decretato che non si potesse più
-fondare alcuna congregazione di frati mendicanti. Ma tale decreto,
-per non curanza dei Prelati, non fu osservato, anzi, chi vuole, si
-mette il cappuccio, e va mendicando, e si gloria di avere istituita
-una nuova Religione. Da ciò nasce confusione nel mondo, e i secolari
-ne sono gravati, e le limosine non bastano oramai più nemmeno per
-quelli, che operando colla parola e colla dottrina, stabilì il Signore
-che avessero a vivere del Vangelo; ed i secolari ignoranti, che non
-hanno lume di discernimento, legano nelle loro tavole testamentarie
-tanto ad una donnicciuola che vive sola in un romitaggio, quanto ad
-una congregazione di trenta sacerdoti, che quasi ogni giorno dicono
-messa pe' vivi e pe' morti. Provegga Iddio; e muti in meglio quello
-che non va bene. Non parlo di tante altre ordinanze per non seccare
-e per schivare le lungherie. Finalmente Innocenzo l'anno 1209 coronò
-Ottone IV Imperatore, e lo fece sacramentare di rispettar tutti i
-diritti della Chiesa. Ma esso, lo stesso dì, ruppe il giuramento e fece
-depredare i romei; onde il Papa lo scomunicò e lo depose dall'Impero.
-Deposto Ottone, fu eletto Federico figlio di Enrico, e fu coronato
-Imperatore. Egli pubblicò buone leggi contro gli eretici ed a favore
-delle libertà della Chiesa. Questi sopra tutti gli altri Imperatori
-rifulse per gloria e per ricchezze; ma in sua superbia ne abusò.
-Imperocchè tiranneggiò la Chiesa, imprigionò due cardinali, fece
-trarre in carcere anche i Prelati, che Gregorio IX aveva convocati a
-Concilio, e quindi ne fu scomunicato. Finalmente, morto Gregorio per
-abbattimento di tante tribolazioni, Innocenzo IV Genovese, convocato un
-Concilio a Lione, lo depose dall'Impero; e la sede dell'Impero, dopo
-la deposizione e la morte di lui, rimane tuttora vacante. Si avvisa
-che quanto riguarda Federico, Papa Gregorio e Innocenzo IV, è stato
-detto qui fuori d'ordine cronologico in riepilogo anticipato......
-Uguccione oriondo di Toscana, pisano, fu Vescovo di Ferrara. Compose
-un libro _delle Origini_, e compose alcuni altri opuscoli utilissimi,
-che corrono per le mani di molti, ed io li ho veduti e letti più volte.
-Resse l'episcopato virilmente, degnamente ed onoratamente sino a che
-chiuse la sua lodata vita. Volò al cielo l'ultimo giorno d'Aprile
-del 1210, dopo 20 anni di episcopato, meno un giorno. Il 1º Giugno
-1211 fu insediato nella cattedra Nicolò Vescovo di Reggio. Egli fu
-nominato Vescovo e quasi uomo d'armi; godeva dei favori dell'Imperatore
-Federico e della Corte romana; era di Padova, della nobile stirpe dei
-Maltraversi, bell'uomo, splendido, cortese e fece ampliare l'episcopio
-di Reggio, Usò tante deferenze ai frati Minori che volle sin loro dare
-per abitazione la canonica della chiesa matrice, sede Vescovile; ed i
-canonici di quel tempo l'acconsentirono, e per amore dei frati Minori
-s'accontentarono d'andar ad abitare nelle case annesse alle cappelle
-della città. Ma i Minori per umiltà non vollero dare tanto disagio
-ai canonici, e non accettarono. Il dispensiere di questo Vescovo fu
-accusato presso il suo padrone di non dare ai frati Minori la limosina
-di pane da lui stabilita. Perciò chiamollo a sè, e lo rimproverò,
-dicendogli; Figlio, non dice forse l'Ecclesiastico 4.º: _Non defraudare
-la limosina al povero_? Ma sapendo il Vescovo, per sentenza di Salomone
-ne' proverbii 29.º che _Il servo non si corregge con parole; benchè
-intenda, non però risponderà_, lo cacciò in una angustissima e cieca
-prigione, e lo nutrì del pane del dolore e dell'acqua dell'amarezza.
-Poscia lo licenziò; e Iddio lo benedica. Giacchè sapeva bene il Vescovo
-che la genìa dei servi non si emenda che col supplizio, come disse un
-certo tiranno a quelli che erano incaricati di servire gli alimenti a
-S. Ippolito. Sia benedetto, dice Pateclo di Monferrato, che perdonò a
-tutti tranne che agli scudieri, miserissimi uomini, i quali dopochè
-nelle Corti dei Grandi sono stati elevati a nobilissimi uffici,
-diventano spilorci per mostrarsi buoni custodi e massai della roba dei
-padroni loro, e rubano ai poveri e alla buona gente quanto poi regalano
-alle loro puttane: e talora accade che le mogli e le figlie dei padroni
-diventano le amanti dei servitori, dei dispensieri e dei fattori,
-perchè delle robe di casa non possono mai godere che per mezzo loro.
-Miserrimi che sono tali padroni! che custodiscono con più religione i
-prodotti delle loro terre che il proprio onore e l'illibatezza delle
-mogli e delle figlie loro. Tuttociò ha osservato il mio occhio, e ne
-ha avuto le prove. Nicolò adunque Vescovo di Reggio fu uomo valente e
-di molte cose esperto, e sapeva essere chierico coi chierici, religioso
-coi religiosi, soldato coi soldati e barone coi baroni.
-
-
-
-
-INDICE GENERALE
-
-DELLE MATERIE CONTENUTE NELLA CRONACA
-
-DI FRA SALIMBENE
-
-
-
-
-Indice Generale
-
-
-A
-
- =Abbate= di Bertinoro v. I. 215-216.
- =Abele= di Danimarca v. I. 322.
- =Acaia.= Re Carlo d'Angiò ha titolo di Principe dell'Acaia
- v. II. 72.
- =Accarisio= (degli) Guido. Parteggia per l'Impero v. I. 262.
- » Sua morte v. II. 52.
- =Acerra= (di) Conte Tomaso v. I. 320.
- » Cortigiano di Re Manfredi v. II. 4.
- =Acorto.= Uccide l'Arciprete di Caviano v. II. 216.
- =Acquasparta= (di) Matteo. Eletto Ministro generale dei
- Minori v. II. 210.
- =Adamo= di Marisco. Amico di frate Ugo v. I. 134.
- » Sue qualità v. I. 134.
- » Suoi scritti v. I. 173
- =Adamo= (degli) Famiglia v. I. 14 e seg.
- Adamino v. I. 15 e 33.
- Giovanni v. I. 15.
- Egidia di Guido v. I. 30.
- Agnese. Sua origine v. I. 23
- » Sue qualità v. I. 90.
- Agnese di Guido v. I. 15.
- Aica di Bernardo v. I. 15.
- Alberta di Rolando v. I. 15.
- Bartolomeo di Rolando v. I. 15.
- Bernardo di Oliviero. Sua morte v. I, 13, 15, 31.
- Bonifacio di Bernardo v. I. 15.
- Caracosa di Guido, v. I. 29.
- Caracosa di Oliviero v. I. 31.
- Corrado di Bernardo v. 1. 32.
- Emblavato v. I. 15-33.
- Francesco di Rolando v. I. 15.
- Gisla v. I. 30.
- Guido v. I. 15.
- Guido di Guido. Mandato dai Parmigiani in missione presso
- Innocenzo IV v. I. 31.
- Guido di Giovanni v. I. 15.
- Guido di Rolando v. I. 15.
- Guido fratello del Cronista v. I. 315.
- Guido padre del Cronista v. I. 14-15.
- » Va a Fano per tentare che esca dal convento il figlio
- Salimbene v. 1. 18. 67.
- Giacomo di Oliviero v. I. 31.
- Giovanni maestro v. I. 15. 29
- Leonardo di Bernardo v. I. 15. 32.
- Mabilia. v. I. 15.
- Mabilia di Rolando v. I. 15.
- Maria di Guido v. I. 29.
- Maria v. I. 29. 35.
- Oliviero di Adamo v. I. 15.
- Oliviero di Bernardo v. I. 15.
- Ognibene (il Cronista). Nato v. I. 8. 15.
- Pino di Rolando v. I. 15.
- Rica di Bernardo v. I. 15.
- Rolando di Oliviero v. I. 15. 31. 33.
- Rolandino di Rolando v. I. 15.
- Romagna di Bernardo v. I. 15.
- Villano v. I. 32.
- Salimbene. Nato v. I. 8. 15.
- » Va a Lione v. I. 83. 105.
- » Va in Francia v. I. 118.
- » Commensale di Giovanni da Magione v I. 119.
- » Accenni ad alcune sue opere v. 1. 121. 122. 311.
- » Commensale di S. Lodovico Re di Francia v. I. 129. 130.
- =Adamo= le Rigalde v. I. 315.
- =Adda.= Sconfitta di Ezzelino v. I. 330.
- » Passaggio di Corradino v. II. 8.
- =Adegherii= (degli) Rolando, Ambasciatore a Reggio,
- v. II. 80.
- » Podestà di Modena v. II. 201.
- =Adelardi= (degli) Giuditta. Lamenta che vi siano troppi
- frati v. I. 152.
- Rainiero. v. 1. 61. Frate Gaudente. 344.
- =Adriano V.= Aiuta a spogliar del vescovado Maestro Giovanni
- di donna Rifida v. I. 37.
- » Nipote del Papa defunto v. I. 305.
- » Elezione e morte, v. II. 38.
- =Agareni.= v. II. 69.
- =Agostino= di Recanati. Censore di frate Elia. v. II. 236
- =Aica.= Concubina di Guglielmotto. v. I. 76.
- =Aicardo= di Ugo. v. I. 31.
- =Aigoni=, famiglia, v. II. 5.
- =Aimerico= (degli) Famiglia v. I. 31.
- =Aimono= frate eletto Ministro Generale v. I. 68. 165.
- » Visita conventi v. I. 176.
- » Sua esposizione di Isaia, v. I. 321.
- » Morte v. I. 80.
- =Aix.= Dove è v. I. 171.
- » Vi abita e vi muore il Conte di Provenza v. I. 171.
- » Vi fu Arcivescovo S. Massimino. v. II. 68.
- =Albano= (di) Cardinale. Sua morte, v. II. 18. 19.
- =Albareto= (di) Guido. Sua fazione in Reggio v. II. 81.
- » È accusato, v. II. 179.
- » Assolto per corruzione v. II. 181.
- » Si batte a Cariano, v. II. 200.
- » Grandiosità della sua casa. v. II. 209. 210.
- » Predizione che lo riguarda, v. II. 203.
- » Si brucia la sua casa. v. II. 209.
- Azzolino. Uccide Guido di Bibbianello v. II. 178.
- » Uno de' principali nell'esercito di quei di Gesso
- v. II. 202.
- Ezzelino. Del partito della città di sotto in Reggio v. II. 81.
- Rolando. Del partito della città di sotto in Reggio v. II. 81.
- =Albe= Suore. Loro convento, v. II. 70.
- =Albenga.= Devastata dai Pisani v. II. 86.
- =Alberghetti= (degli) Ugolino. Signoreggia in Faenza
- v. I. 262. 809.
- Manfredo Torta. Morte infertagli da consaguinei v. II. 147.
- Alberico. Frate Gaudente, v. I. 262.
- Samaritana, v. II. 218.
- Famiglia, v. I. 158. Signori di Faenza, v. I. 262.
- =Alberico= da Romano, vedi Romano (da).
- =Albertino= di Verona. Trova modo di dar cibo ad Enzo Re
- prigioniero, v. I. 216.
- =Alberto= Cremonese. Falsi miracoli, v. II. 46.
- Uccellatore. Padre di Giovanni da Parma, v. I. 190.
- Cremonella fisico a Fontevivo. v. I. 335.
- Parmigiano. Notaio della Corte Somana. v. I. 157.
- » Sue qualità e parentela v. II. 54.
- Pisano. Ministro Generale de' Minori, v. I. 25. 67.
- » Sua morte, v. I. 68.
- Della Scala. Succede a Mastino, v. I. 276.
- Malavolta. Podestà di Genova annunzia la cattura di Re Enzo
- v. I. 216.
- =Albi.= Presso Albi si combatte la battaglia detta di
- Tagliacozzo. v. II. 9.
- =Albicani= (degli) Famiglia, v. I. 80.
- Guizzolo eletto Vescovo, v. I. 80. v. II. 245.
- =Albinea= (quei di), v. II. 202.
- (di) Pietro. Ambasciatore a Parma ed oratore dell'ambasceria
- v. II. 82.
- =Albe= Gerardo. Fatto Cardinale, v. II. 34.
- » Mandato a pacificare i Siciliani al tempo del Vespro
- siciliano, v. II. 54. 56.
- » Fa doni ai Minori, v. II. 160.
- » Fa fare il dormitorio delle donne della Religion Vecchia,
- v. II. 160.
- » Fa un'offerta perchè si faccia una campana pel Duomo,
- v. II. 160.
- =Albrighetti.= Vedi Alberghetti.
- =Alcarisii.= Vedi Accarisii. Famiglia, v. I. 309.
- =Alconio.= Chi vi ha signoria v. I. 263.
- =Aldobrando= da Foiano va ad un Concilio a Ravenna
- v. I. 298.
- =Alemagna.= Predizione che la riguarda v. II. 97.
- =Alessandria.= Arrivo di Salimbene v. I. 209.
- » Dominio del Pallavicino v. I. 228.
- » Dominio di Lanzavecchia v. I. 254.
- » Cagione di guerra tra Uberto Pallavicino e il Marchese
- di Monferrato v. I. 272.
- =Alessandrini.= Catturano i Tortonesi v. I. 326.
- » Seguendo il Marchese di Monferrato vanno contro Lodi
- v. II. 93.
- =Alessandro= III. Ha controversie coi Principi
- v. I. 12. 123. IV. Eletto v. I. 346.
- » Ha controversie coi Principi v. I. 12.
- » Riprova un opuscolo di Guglielmo del Santo Amore
- v. I. 28. 179.
- » Unisce i Britti in una sola Congregaz. v. I 151.
- » Osteggia Fra Giovanni da Parma v. I. 180.
- » Canonizza Santa Chiara v. I. 199.
- » Tenta convertire Ezzelino v. I. 285.
- =Alessandro IV.= Convoca un Concilio a Ravenna v. I. 298.
- » Annulla disposizioni di Innocenzo IV v. I. 305.
- » Espelle Guglielmo del Santo Amore v. I. 333.
- » Eletto Papa v. I. 278. 305. 331.
- » Vuole che i frati Minori confessino v. I. 302.
- » Fatto scandaloso da lui narrato v. I. 302.
- » Sua morte v. I. 285. 344.
- Maestro inglese v. I. 23.
- =Alina.= Bruciata. v. II. 48. 160.
- =Alleluia= (tempo dell') Comincia v. I. 43.
- =Alucii= (degli) Giacomo. Guarito per miracolo di San
- Lodovico Re di Francia, v. II. 22.
- =Alvernia= (monte di). S. Francesco vi riceve le stimmate
- v. II. 115.
- =Ambasciatori= Cremonesi. Loro costume, v. I. 235.
- =Ambrogio= Normanno. Monaco v. I. 246.
- =Amici= (degli) Amizzone. Va in Puglia a prender oro
- v. I, 21.
- =Ammanato= Tosco, Castaldo di Filippo Legato. Come punito
- v. I. 293.
- =Anagni.= Patria di Gregorio IX v. I. 11.
- » Vi si canonizza S. Chiara v. I. 332.
- =Anastasio= ravennate. Nemico di Paolo Traversali v. I. 70.
- =Ancona.= Vi è in esilio Ghiberto da Gente v. I. 329.
- =Andalò= (degli) Castellano. Primeggia in Bologna v. I. 264.
- Loterengo. Podestà di Reggio v. I. 339.
- » Priore dei Gaudenti v. I. 344.
- =Andrea= di San Giovanni d'Acri, v. I. 8.
- Di Bologna. Compagno di frate Giovanni da Parma e sue qualità
- v. II. 109.
- » Guardiano v. II. 118.
- Re d'Ungheria v. I. 70. 71.
- Chiesa di S. (Mantova). Vi fu ucciso Guidotto Vescovo di
- Mantova v. I. 61.
- Di Trezzo. Assoggettato a suplizii v. I. 103.
- =Angeli= (degli) Guido. Vicario di Ghiberto da Gente nella
- Podesteria di Reggio v. I. 338.
- =Angere.= Cardinale nipote di Urbano IV v. I. 74.
- =Anjou.= Provincia v. II. 72.
- =Annibale.= Nipote del Cardinale Riccardo. Morte v. II. 8.
- =Anselmo.= Raboino v. I. 198.
- =Anticristo= v. I, 321. 334.
- =Antiochia.= Presa dal Soldano di Babilonia, v. II. 10.
- =Antonio= S. da Padova. Morte v. I. 41.
- Pellegrino. Creduto santo v. II. 47.
- Da Parma. Va ambasciatore ai Tartari v. I. 116:
- =Apollinare= S. Ravenna e Chiassi sostengono averne il
- corpo V. II. 69.
- =Apostoli= e Apostolesse. Congrega v. I. 153. 167.
- » Loro qualità v. I. 153.
- » Non sono in istato di salute v. I. 163.
- » Debolezza dei Vescovi a loro riguardo v. I. 166.
- » Loro soppressione v. I. 153. v. II. 28.
- » Arrivano a Parma v. II. 126.
- » Cacciati da Parma v. II. 183.
- =Aquila.= Primo a fare traduzioni, v. I. 121.
- =Aquileia= (di). Gregorio di Montelungo Arcivescovo,
- v. I. 29.
- =Arcili= (degli) Gherardo e Gherardino. v. I. 91.
- » Allocuzione, v. I. 91. v. II. 172.
- =Ardizzone= Vescovo di Modena, sua morte, v. II. 207.
- =Arduino= di Chiavari. Sua rissa, v. II. 131.
- =Arezzo.= Vi muore Gregorio X. v. II. 31.
- =Argenta.= Il Legato Filippo va ad Argenta, v. I. 293.
- » Suo uso colà. v. I. 311.
- =Arles.= Salimbene vi si trova, v. I. 131. 174.
- » Frate Giovanni da Parma vi si trova, v. I. 174.
- =Arlotto= da Prato. Dottorato a Parigi, v. I. 191.
- » Eletto Ministro Generale dei Minori, v. II. 136.
- » È a Parigi v. II. 155.
- =Armarii= (degli) Tomaso. Un suo figlio uccide un frate,
- v. I. 21.
- Ugo di Tomaso possiede e vende Sinzanese. v. II. 159.
- =Armenia= devastata, v. II. IO.
- =Arno.= Presso la foce i Pisani costruiscono galee,
- v. II. 86.
- =Arnolfo= frate Guardiano. Possiede un certo libello,
- v. 1.337.
- =Arpi= (degli) Giacomino, v. II. 174.
- » Ricco dissipatore finisce col mendicare, v. II 174.
- Arpo. Frate, v. II. 174.
- =Artaldo= Re d'Inghilterra. Espelle S. Tomaso di Cantorbery
- v. I. 123. v. II. 244.
- =Aschieri= (degli) Aschiero. Espulso da Reggio. v. I. 82.
- =Asdente= Benvenuto. Chi era, che faceva e sue qualità
- v. II. 58.
- » Ambasciatori Reggiani lo consultano e sua risposta v. II. 82.
- » Il Vescovo lo invita a pranzo, v. II. 84.
- » Suoi vaticinii, v. II. 85.
- » Sue capacità e sue riserve, v. II. 85.
- =Asinelli= (degli) torre, v. II. 70.
- =Asino= Pietro. Sua morte, v. II. 4.
- Giordano, v. II. 4.
- =Assaiuto= (di) Manfredino. v. II. 179.
- Guercio, v. II. 179.
- =Assandri= (degli) Giacomo. Compagno di frate Giovanni da
- Parma e sue qualità, v. II. 112.
- =Assassini.= Depredano, v. I. 94.
- » Scorazzano il territorio parmigiano, v. I. 94. 102
- =Assisi.= Vi muore maestro Guglielmo di Gattatico
- v. I. 305.
- » Vi è sepolto Martino 4. v. II. 129.
- =Asti.= Guido Conte di Montefeltro vi è confinato,
- v. I. 361.
- =Atanulfo= (di) Raimondo. Il primo dei Saccati, v. I. 152.
- =Attila= Re. v. I. 114.
- =Auduci.= Pretendono la Signoria di Imola, v. I. 276.
- =Austria= (d') Duca. Ucciso, v. II. 9.
- » Paciere tra Pietro d'Aragona e i figli del Re di Francia,
- v. II. 161.
- =Auxerre.= Vi si trova Salimbene, e va a Vezellay a visitare
- il creduto corpo della Maddalena, v. I. 120.
- » Ricca di vigne, v. I. 122. 140.
- =Avanzo.= Frate, v. I. 184.
- =Avignone.= Dov'è. v. I. 205.
- » Vi muore frate Buonagrazia. 176.
- =Avvocati.= Famiglia di Mantova. Espulsi, v. I. 61.
- (degli) Enrico di Cremona. Podestà di Parma, v. II. 146.
-
-
-B
-
- =Baffoli= (dei) Egidio. Suo valore, v. II. 176.
- Bernardina. Sue qualità, v. II. 176.
- Bernardo. Frate, sue qualità e stranezze, v. II. 174.
- » Spegne un incendio in strada S. Cristina in Parma
- v. II. 176.
- » Sua morte, v. II. 176.
- =Bagnacavallo.= Salimbene vi dimora, v. I. 96.
- » Il Vescovo di Faenza si nasconde ivi in una torre v. I. 309.
- =Baiso= (di) Guido. Sua morte, v. I. 11.
- =Balbeck.= Costrutta, v. I. 222.
- =Baldacchino.= Nome di una stoffa, v. II. 46.
- =Baldovino.= Conte di Fiandra alle crociate, v. I. 14.
- =Baldovino.= Imperatore ha per moglie una figlia di Re
- Giovanni v. I. 24.
- =Baliano= (di) Saetta, v. I. 8. 16.
- =Balugano= (di) Nicoluzzo. Va contro i Bolognesi fuorusciti
- v. II. 29.
- =Balugola= castello. Incendiato, v. II. 139.
- =Balzolano.= Giudice venale, v. II. 236.
- =Banzola.= Castello, v. II. 43.
- =Baratti= (dei) Adelasia. v. I. 15.
- Gerardo, v. I. 15.
- Fizaimone, Frate Gaudente, v. I. 844.
- Famiglia, v. I. 33.
- =Barbarasi= Cremonesi. Signori in Cremona per l'impero
- v. I. 264.
- =Bareo= (di) Ugo. Sue relazioni con Pasquetta. v. I. 75.
- =Bardello.= Castello. Vi è prigione in gabbia di ferro
- all'esterno di alta torre Napo della Torre v. II. 39.
- =Bardi.= Si arrende ai Piacentini, v. II. 12.
- =Bardone.= Monte su cui è Berceto. v. II. 131.
- =Barisello= Giovanni sartore. Costringe coll'armi i
- Parmigiani imperiali a giurar per la Chiesa, v. I. 266.
- » Ha sèguito d'armati, v. I. 266.
- » Sposa una Cornazzani. v. I. 269.
- » Ritorna al suo mestiere di sarto v. I. 270.
- =Barletta.= Una donna di Barletta predice la morte di più
- Principi, v. II. 127.
- =Barnaba= della Regina da Reggio. Sue qualità e morte,
- v. II. 156.
- =Bartolomeo.= Frate Minore. Compone un libro intorno alla
- natura delle cose. v. 1. 65.
- Da Vicenza, v. I. 48.
- » Istituisce la Regola de' Gaudenti, v. I. 345.
- » Fatto Vescovo, v. I. 345.
- Da Bologna, dottore. Eletto Ministro provinciale, v. II. 155.
- Canale. Cortigiano di Re Manfredi, v. II. 4.
- =Bassetto= Frate, v. I. 206.
- =Bastardi= (dei) famiglia. Due uccisi, v. I. 346.
- =Bazaleri= (dei). Nicolò muore in battaglia, v. II. 30.
- » Devastazione d'ogni cosa de' suoi figli, v. II. 211.
- =Bazzano.= I Bolognesi lo bloccano, v. I. 11.
- » Vi sono sorpresi i carrettieri Parmigiani che portavano sale
- da Cervia, v. II. 105.
- » Assediato dai Bolognesi v. I. 203.
- =Beatrice= di Puglia. Moglie di Pinotto da Gente,
- v. II. 167.
- =Beaucaire=. v. I. 136.
- » Frate Giovanni da Parma invitato dai frati di
- Beaucaire. v. I. 173.
- =Beaune=. Ricca di vigne. v. I. 123.
- =Beccai= di Cremona. Vendetta, v. II. 212.
- » di Parma. Aiutano Ghiberto da Gente ad insignorirsi
- di Parma, v. I. 326.
- » di Reggio. Minacciati se non vendono le carni a
- prezzo di ragione, v. II. 148.
- =Becherio= Pietro. Signore di Vercelli, v. I. 254.
- =Belleville= (di) Pietro. Per suo poco accorgimento si
- sviluppa un incendio, v. II. 76.
- =Bellincioni= (dei) Bonaccorso. Podestà di Reggio, v. II. 6.
- » Cacciato dalla Podesteria, v. II. 6.
- =Belletti= (dei) Ravanino. Podestà di Reggio v. I. 10.
- =Bencivieni= Vescovo di Albano, v. II. 41.
- » Fatto Cardinale v. II. 41.
- =Beneceto= (da) Giacomino, v. II. 174.
- =Benedetto= di Arezzo. Ministro della Provincia di Grecia,
- v. I. 24.
- Di Colle, v. I. 191.
- Di Cornetta, v. I. 44.
- » Fa la devozione dell'allelluia a Parma, v. I. 45.
- Di Faenza. Fisico e dottore a Parigi, v. I. 179.
- Di Marsiglia. Sue qualità e suo caso raro sì che par
- strano, v. II. 114.
- =Benevento=. Manfredi è sepolto a piè del ponte di
- Benevento, v. II. 3.
- =Benintendi= frate e sue qualità, v. II. 130.
- =Benvenuto= frate e sua dottrina v. II. 195.
- =Berceto.= Distrutto, v. I. 84.
- » Assediato v. I. 236.
- » Dove si trovi v. II. 131.
- =Bergamaschi=. All'assedio di Brescia, v. I. 66.
- » Aiutano Federico 2. v. I. 101.
- » Fanno pace coi Bresciani, v. II. 5.
- » Fabbricano Timberga v. II. 214.
- » A stipendio di quei di Gesso. v. II. 212, 213.
- =Bergamo=. Tributaria di Uberto Pallavicino, v. I. 228.
- » Suoi fuorusciti fabbricano Timberga, v. II. 214.
- =Bernardino= di Buzea. A Campeggino presso Ghiberto da
- Gente, v. I. 327.
- » di Ravenna. Podestà di Modena v. II. 218.
- =Bernardo= Cardinale. Esiglia Guido da Montefeltro.
- v. I. 261.
- » Legato v. I. 318.
- » Suo detto. v. II. 108.
- » Manda frate Fatebene a Pinamonte. v. I. 318.
- » di Guglielmo. Imprigionato e ucciso. v. II. 215.
- » A sua sorella fu tagliata la lingua, v. II. 215.
- » di Giacomo. Suo figlio è decapitato. v. I. 263.
- Vizio. Spogliato del vescovato, v. I. 36.
- » Eletto Vescovo. v. I. 42.
- =Bertinoro= o Brettinoro Villa Perchè così detta. v. I. 216.
- =Bertoldo= di Alemagna. Dottrina ed opere. v. II. 120.
- » Conversioni e miracoli. v. II. 121 e seg.
- Patriarca di Aquileia. Invitato da Federico 2. v. II. 153.
- =Bertoldino=. Frate. Ministro v. I. 198.
- » Lettore. v. I. 210.
- =Bertrando= di Manara. Compagno dell'Istitutore dei Saccati.
- v. I. 152.
- =Biacardo= Guglielmo frate. v. I. 209.
- =Bibbianello= castello. I Parmigiani lo ricuperano,
- v. I. 202.
- » Dove è, v. II. 156.
- » Pino parte. v. II. 168.
- » Tentativo di consegnarlo al nemico. v. II. 215.
- » Ruina la torre. v. II. 156
- =Bibbiano=. Dove è. v. I. 84.
- » Se ne fa un Borgo. v. II. 65.
- » Si fortifica. v. II. 198.
- » Fa tregua con quei di Gesso. v. II 201.
- =Beduzzano=. Federico 2. vi impicca Parmigiani. v. I. 102.
- =Binicli= (dei) Uguccione, Signore in Imola per l'Impero.
- v. I. 263.
- » Prigioniero e decapitato. v. I. 263.
- Giovanni v. I. 263.
- =Bismantova=. S'arrende ai Reggiani. v. II. 8.
- » È ripresa. v. II. 43.
- » Assediata. v. II. 40.
- =Bobbio=. Si crede vi sia un'idria delle nozze di Cana
- Gallilea. v. I. 220.
- =Boccabadati=. v. I. 50.
- =Boemia=. Guerra coll'Ungheria. v. I. 344
- =Boezio=. Fatto morire da Teodorico. v. I. 115.
- =Boiardi= (dei) Bonifacio. Manomette il convento di S.
- Prospero in Reggio. v. II. 185, 186.
- Gerardo. v. II. 185.
- Famiglia. Fanno pace coll'abbate di S. Prospero di
- Reggio. v. II. 81.
- =Bologna=. Alcuni della famiglia del Cronista Salimbene
- vi si accasano. v. I. 14.
- » Vi si conducono i prigionieri di Castel Leone. v. I. 65
- » Vi passa Giovanni da Parma. v. I. 185.
- » Vi si trova frate Rainaldo. v. I. 213.
- » C'è Salimbene. v. I. 221.
- » Profezia che riguarda Bologna. v. I. 252.
- » A Bologna non si vuol sentir parlare di S. Antonio.
- v. I. 290.
- » Innocenzo IV a Bologna v. I. 326.
- » Pestilenza a Bologna v. I. 341.
- » Costituzione dell'Ordine dei Gaudenti v. I. 344.
- » Costituzione della Congregazione della Giustizia
- v. II. 21.
- » Muore a Bologna Re Enzo v. II. 23.
- » Bologna incendiata v. II. 28. 48.
- » Quelli del partito dell'impero fuggono v. II. 28.
- » Pacificazione del Cardinale Latino v. II. 44.
- » Cavatrutta è ucciso v. II. 45.
- » Bologna vuole tutta la destra del Panaro v. II. 24. 25.
- » Pacificazione v. II. 43.
- » Guglielmo Putagio Podestà a Bologna v. II. 45.
- » Rientrano i fuorusciti v. II. 48.
- » Bologna fa lega con altre città v. II. 83.
- » Caso di tre toscani scolari a Bologna v. II. 133.
- » Miracoli di fra Giovanni da Vicenza, v. I. 46.
- » Ambasciatori di Bologna a pacificare quei di Gesso
- v. II. 212.
- » Fa prigione Rolandino di Canossa v. II. 216.
- =Bolognesi=. Si obbligano a far guerra ai Modenesi v. I. 4.
- » Assediano S. Cesario v. I. 12. 34.
- » Vanno contro Sant'Arcangelo v. I. 6.
- » Spianano le fossa di Imola v. I. 8.
- » Assediano Bazzano v. I. 11.
- » Combattono con nuove foggie d'armi v. I. 13.
- » Loro armi perdute in battaglia esposte a Parma
- v. I. 34.
- » Prendono Castel Leone v. I. 65.
- » Sconfitti dai Parmigiani v. I. 13.
- » Si trovano a Luzzara v. I. 84.
- » Aiutano i Parmigiani v. I. 94.
- » Assediano Forlì v. I. 96.
- » Assediano Bazzano v. I. 203.
- » Fanno prigioniero Re Enzo v. I. 216.
- » Assediano Modena v. I. 68. 220.
- » Domandano al Papa Medicina v. I. 326.
- » Fanno un castello sul Po di Primaro. v. II. 13.
- » Danneggiati dai Veneziani v. II. 13.
- » Assediano Savignano v. II. 22.
- » Mandano ambascieria a Parma v. II. 24.
- » Vanno a Primaro contro i Veneziani v. II. 13.
- » Cavalcano contro Faenza v. II. 29.
- » I popolani contro i Cavallieri v. II. 211.
- » Fanno una pace v. II. 48.
- » Rottura della pace v. II. 48.
- » Molti fatti prigionieri v. II. 29.
- » Entrano in Faenza v. II. 28.
- » Mandano ambasciatori a Parma per pacificare la
- Lombardia v. II. 210.
- =Bolognini=. Moneta v. II. 147.
- =Bombarone= materassaio, che fa poi il Ministro generale
- frate Elia v. II. 227.
- =Bonaggiunta=, frate compagno di Giovanni da Parma e sue
- qualità v. II. 110.
- =Bonagrazia=. Ministro Generale dei Minori va in visita
- dei conventi v. I. 176.
- » Sua elezione v. I. 196.
- » Sua proibizione ai frati di andare ad un Concilio
- di Ravenna v. I. 298.
- » Non vuol andare ad un Concilio v. I. 298.
- » Tiene Capitolo a Strasbourg v. II. 57.
- » Sua morte v. I. 176. 205. v. II. 68. 136.
- =Bonaventura= di Bagnorea. Eletto Ministro generale dei
- Minori v. I. 189.
- » Maestro all'Università di Parigi v. I. 177.
- » Scrive la vita di S. Francesco v. I. 80.
- » Domanda al Papa se permette che i Minori confessino
- v. I. 302.
- » Interviene al trasporto delle ceneri di S. Antonio
- v. I. 327.
- » Richiama al dovere Frate Girardino di Borgo San
- Donnino v. I. 334.
- Di Forlì v. I. 206.
- Di Iseo. Gran predicatore, a cui un giorno fugge l'uditorio
- v. I. 161.
- » Va in Grecia con frate Giovanni da Parma v. I. 206.
- =Bonaventura= di Iseo. Compagno di frate Giovanni da Parma
- e sue qualità v. II. 112.
- =Boncompagni= Taddeo. Sconsiglia maestro Martino di Fano
- di farsi frate v. I. 22.
- » Signore della Romagna v. I. 263.
- » Contro i Malatesta v. II. 147.
- =Boncompagno= Fiorentino. Maestro di grammatica v. I. 52.
- Da Prato. Frate non vuole che una sola tonaca v. I. 167.
- =Bondeno=. Preso il castello v. I. 8.
- =Bongiorno= Giudeo. Amico di Salimbene v. I. 287.
- =Bonicea=. Castello di Marchesopolo Pallavicino in Grecia
- v. I. 275.
- =Bonicii= (dei) Gregorio. Abbate del Monastero di
- S. Prospero in Reggio v. I. 343.
- =Bonifacio= S. (di) Conte Rizzardo. Conduce aiuti a Parma
- v. I. 98.
- » Esulante v. I. 261.
- Lodovico. Podestà di Reggio vi muore v. II. 60.
- Di Bibbianello v. II 178.
- Minorita. Visitatore di monasteri, v. I. 37.
- Di Giacomo da Canossa v. I. 338-
- Da Foiano. Muore v. II. 18.
- =Bordeaux=. Luogo del duello tra Re Carlo e Re Pietro
- d'Aragona v. II. 75.
- » Re Carlo è presente v. II. 75.
- =Borghetto= di Taro. Battaglia v. I. 91. 92.
- =Borghigiani= Ricevono beneficii dai Parmigiani v. I. 267.
- » Vanno contro i Milanesi e sono sconfitti v. II. 145.
- » Ribelli ai Parmigiani, questi contro loro alzano
- un castello alla Parola v. II. 146.
- =Borgo= di S. Cristina in Parma v. I. 66.
- » Vi sono ad albergo ambasciatori Reggiani v. II. 82.
- » Vi abitano gli Enzola v. II. 172.
- » Incendio v. II. 176.
- » Allargato v. II. 67.
- =Borgo= S. Donnino. Rifugio di fuorusciti v. I. 267.
- » Assedio e devastazione delle campagne v. II. 8.
- » Smantellamento delle sue mura v. II. 12.
- » S'arrende ai Parmigiani v. II. 12.
- S. Pietro di Modena. Incendiato dai Bolognesi, v. I. 68.
- =Borgogna= Vi si trova Salimbene v. I. 118 e seg.
- » Ferace di vini. v. I. 122.
- =Borgondione= Giudice Pisano, traduttore dal greco
- v. I. 134.
- =Boscaioli=. Loro istituzione v. I. 150.
- » Detti anche Saccati v. I. 151.
- =Boschetti= di Reggio. Loro discordia con quelli di
- Savignano v. II 80.
- » Erano capi di una fazione in Modena v. II. 80.
- Gherardino, morto in battaglia v. II. 140.
- Filippo. In missione a Parigi v. II. 155.
- Vescovo di Modena v. II 207.
- =Buoso, o Boso= di Dovara. Podestà di Reggio, v. I. 84.
- » Signore di Cremona v. I. 254.
- » Espulso da Cremona v. I. 317. v. II 7.
- » Smantellata la sua Rocchetta v. II. 11.
- =Botteri= Ugo. Arriva all'accampamento di Grola v. I. 99.
- =Boveri= Giacomo. Sua prodezza v. I. 13.
- » Case dei Boveri comprate da maestro Rolando v. II. 158.
- =Bovi= Rolandino. Minacciato da Barisello. v. I. 268.
- =Brancaleone= di Bologna v. I. 337.
- =Brandola=. È presa v. II. 9.
- =Brazzolo=. Ponte fatto dai Mantovani a Brazzolo v. II. 48.
- » Ponte asportato dalle acque, v. II. 51.
- =Brentori=. Credono santo un Alberto di Cremona v. II. 45.
- =Brescello=. Distrutto v. I. 84.
- » Il castello fabbricato dai Parmigiani v. I. 220.
- » Preso dal Pallavicino v. I. 326.
- » L'abbate del Monastero è ucciso v. II. 173.
- =Brescia=. Gran terremoto v. I. 9.
- » Assediata v. I. 65.
- » Passa il Conte di Fiandra v. I. 349.
- » Si ribella al Pallavicino v. II. 5.
- » Passa Corradino v. II. 8.
- » Fa pace coi Mantovani v. II. 48.
- » Fa una lega v. II. 83.
- » Suoi ambasciatori a Parma v. II. 210.
- =Bresciani=. Aiutano i Cremonesi v. I. 3.
- » Aiutano i Bolognesi v. I. 34.
- » Lottano contro Federico II v. I. 63 e seg.
- » Sono a Luzzara v. I. 84.
- » Corrono contro il Marchese di Monferrato v. II. 53.
- =Brianchon.= Vi si trova Salimbene v. I. 118.
- =Bricci=. Signori di Imola per la Chiesa v. I. 276.
- =Briga= Guido. Sua morte, v. II. 30.
- =Brina= dannosissima, v. I. 60. 330. v. II. 11.
- =Britti= Frati v. I. 151.
- =Britti= (dei) Castello v. II. 227.
- =Brizio= S. Vescovo punito v. II. 86.
- =Broletto= di Milano. Combattimento fra il popolo ed i
- Torriani v. II. 39.
- =Bruchi=. Quantità e guasti fatti v. II. 52.
- =Budelli= (dei) Egidio v. I. 236.
- =Buiolo= frate. Addetto alla Corte d'Innocenzo IV. v. I.
- 209. 324.
- =Burigardo= prode maestro di milizia. Fatto Prigioniero
- v. II. 148.
- » Guido da Correggio lo conduce a Correggio ed a
- Castelnuovo di sotto v. II. 150.
- » Torna a Sassuolo, v. II. 151.
- =Busseto= Edificato da Uberto Pallavicino v. I. 229.
- » Distrutto dai Cremonesi v. I. 229.
- =Buzzola= Ugolino v. I. 262.
- =Buzzoli= (dei) Angelica. Terziaria dei Minori v. I. 177.
- Antonino v. II. 159.
- Giacomo. Terziario dei Minori v. I. 177.
- Mabilia. Terziaria dei Minori v. I. 177.
-
-
-C
-
- =Cadeo=. I Parmigiani vi fabbricano un castello v. II. 48.
- =Cagli= v. I. 187.
- » Ruina per terremoto v. II. 44.
- =Calabria=. Arrivano di Calabria aiuti a Federico II
- v. I. 101.
- » Sua bellezza e ubertosità v. I. 233.
- =Calareso= Bartolomeo. Suo giudizio intorno a frate Giovanni
- da Parma v. I. 180.
- =Calcinato=. Preso. v. I. 64.
- =Calerno=. Predicazione fattavi. v. I. 47.
- =Callegari= famiglia. È loro bruciata la casa v. I. 82.
- =Camerino=. Subissato in gran parte. v. II. 44.
- =Campagnola=. v. I. 8
- » Prima messa celebrata nella sua chiesa. v. I. 11.
- » Giuliano da Sesso vi fu sepolto in un fosso. v. I. 219.
- » È presa v. I. 223.
- =Campana= del Comune di Parma. Fatta fare. v. II. 143.
- » Fatta rifare. v. II. 143.
- » Si rompe. v. II. 210.
- Della Cattedrale. Il Cardinale Gerardo Albo spende per
- farla fare. v. II. 160.
- =Campanile= del Duomo di Parma. v. II. 77.
- =Campeggine= Villa. Ghiberto da Gente vi fabbrica palazzi.
- v. I. 327.
- » Vi si distruggono le case di Ghiberto da Gente.
- v. II. 168.
- » I Da Gente ne sono espulsi. v. II. 168, 169.
- » Vi si distruggono le case e i seminati dei Da
- Gente. v. II. 168.
- » Pinotto da Gente vi è ucciso, v. II. 204.
- =Campiglio= (da) Bartolomeo. Morto in battaglia, v. II. 140.
- =Campigliola=, v. II. 18.
- =Campogalliano=. (di) Arciprete. Suo incontro con Salimbene
- v. I. 300.
- » Discussione con Salimbene v. I. 300, e seg.
- =Campo= di Mosa. Federico 2. vi fa impiccare militi
- Anconitani. v. I. 104.
- =Campora=. Torrente dov'è. v. II 199.
- =Campo= S. Giorgio in Verona. Ezzelino vi fa bruciare
- 11000 Padovani v. I. 100, 260.
- =Canale= (da) Gerardo. Sommerso in mare. v. I. 104.
- =Cancellieri= (dei) Deto. Podestà di Reggio. v. II. 21.
- =Candele= Genovesi v. II. 93.
- =Canapa= (di) seme. Prezzo esorbitante, v. II. 48.
- =Canini= (dei) Corrado, v. II. 208.
- Guidotto. v. I. 275.
- Famiglia espulsa da Reggio. v. I. 82.
- =Canoli= (da) Manfredino. Morto in combattimento a Colorno
- v. I. 269.
- =Castello=. Preso e ricuperato v. I. 347.
- =Canonici= di Lucca v. I. 309.
- Non amano Vescovi che fossero prima frati v. II. 207.
- =Canossa=. Rocca. Da chi fatta costruire v. I. 338.
- (di) Alberto. Capitano v. I. 338.
- » Distrugge Canossa v. I. 388.
- Bonifacio. Tiene il castello di Canossa, v. I. 338.
- » Sua morte v. II. 26. 178.
- » Uno dei capi dell'esercito di quei di Gesso, v. II. 203.
- » Impedisce il saccheggio del convento di Monfalcone
- v. II 211.
- Guido. Ucciso v. II. 178. 204.
- » Suoi antenati v. II. 179.
- Ugolino. Ucciso, v. II. 194.
- Monaco. Apre le carceri di Reggio v. II. 196.
- Rolando. Corrompe Guido di Albareto v. II. 180.
- Alessandra v II. 209.
- Rolandino. Uno di quelli della città di sotto in Reggio
- v. II. 81.
- » Ambasciatore a Parma v. II. 82.
- » Accusato v. II. 179
- » Distruzione della sua casa v. II. 197.
- » Distruzione delle sue vigne v. II. 209.
- » Giura di non por più piede in Reggio v. II. 216.
- Scarabello. Parteggia per quei di sotto in Reggio v. II. 81.
- » Uccide Guido di Bibbianello v. II. 178.
- =Capaccio=. Castello. Assediato, restano prigionieri i
- Baroni Pugliesi ribelli, v. I. 83.
- =Capellini= Cremonesi. Signori in Cremona per la Chiesa
- v. I. 264.
- =Capitolo= generale in Assisi v. I. 41. v. II. 13.
- =Capriolo=. È preso dal Conte di Fiandra e ne uccide gli
- abitanti, v. I. 349.
- =Capua=. Se Carlo la occupa v. II. 3.
- =Carbonisi= (dei) Castellano. Podestà di Parma, v. I. 224.
- =Carentano= dei Carentani. Muore in battaglia v. II. 140.
- =Carestia= v I. 11. v. II. 22. 26. 41. 52.
- =Carlo= Figlio di Pipino v. I. 23. Angioino Re di Napoli.
- » Va col fratello in oriente v. I. 127.
- » Suo imbarco v. I. 131.
- » Sua moglie v. I. 137.
- » Capitano dei crociati di Parma v. I. 270.
- » Venuto in Italia passa il ponte di Ceprano e
- S. Germano v II. 3.
- » Sconfigge Manfredi v. II. 3.
- » Arriva un esercito francese ad aiutarlo v. II. 9.
- » Sua moglie arriva a Reggio d'Emilia v. II. 9.
- » Sua battaglia di Tagliacozzo v. II. 9.
- » Suoi titoli v. II. 72.
- » Re di Sicilia v. II. 10.
- » Si rende tributaria la Tunisia v. II. 20.
- » La Sicilia gli si ribella — Vespro Siciliano v. II. 54.
- » Gli arrivano soccorsi contro Re Pietro d'Aragona
- v. II. 58.
- » Va a Bordeaux pel duello con Re Pietro d'Aragona
- v. II. 64.
- » Sue gesta v. II. 162.
- » Muore a Foggia v. II. 127.
- » Visione d'una donna di Barletta che predice la
- sua morte v. II. 127.
- » Suo figlio prigioniero di Re Pietro d'Aragona
- v. II. 78, 155.
- » Sue qualità v. II. 162.
- Re Nipote di Carlo. Incoronato da Onorio, v. II. 129.
- Conte di Provenza v. I. 346.
- =Carni= porcine v. I. 11.
- =Caro= Alberto. Ucciso v. II. 18.
- =Carotto=. Ucciso v. II. 209.
- =Carpenetolo=. Preso, v. I. 64.
- =Carpi=. Guido e Matteo da Correggio coi messi del Marchese
- d'Este a congresso v. II. 150.
- =Carpigiani=. Non posson saper nulla di un'adunanza politica
- tenuta a Carpi v. II. 150.
- =Carpineti= (di) Prevosto. Uno dei capi di quei di Gesso,
- v. II. 203.
- =Carretto= (del) Marchese v. II. 8.
- =Carroccio= de' Bolognesi. I Modenesi volevano rapirlo
- v. I. 34.
- Dei Cremonesi. I Parmigiani lo prendono v. I. 108, 119.
- » È restituito v. II. 50.
- Dei Parmigiani. Difeso e salvato da un Boveri v. I. 13.
- » È perduto v. I. 223, 224.
- » È restituito v. II. 50.
- =Casa= del Salimbene. Dov'era v. I. 10.
- =Casalecchio= v. II. 133.
- =Casalmaggiore.= Incendiato dai Mantovani v. I. 102.
- =Casaleddo=. Castello v. I. 8.
- » È preso v. I. 64.
- =Casaloddo= (di) Alberto v. I. 8.
- =Casamatta=. Cascina devastata v. II. 186.
- =Caserta= (di) Conte Rizzardo v. I. 320.
- » Tradisce Manfredi v. II. 4.
- Contessa. Rimprovera Federico II. v. I. 181.
- =Cassio= (di) Bernardo di Gerardo v. I. 31.
- Gerardo v. I. 30.
- Gerardo di Gerardo v. I. 31.
- Giacomo di Ugo v. I. 31.
- Famiglia v. I. 31.
- =Cassone= della Torre. Entra in Milano e combattimento
- v. II. 39.
- » Va contro Crema v. II. 39.
- » Ucciso in battaglia v. II. 51.
- =Castello= (città di) Salimbene vi trova chi gli impone il
- nome v. I. 16.
- =Castello=. Di Jeres. Vi si trova Salimbene v. I. 170.
- Dei Britti v. II. 227
- Della Croce. Fabbricato dai Parmigiani v. II. 48.
- Franco. Predicazione che vi si fa v. I. 46.
- » Vi si incanala contro ad arte il Panaro v. I. 63.
- Di Gonzaga. Assediato dai Parmigiani v. I. 8.
- » Distrutto v. II. 42.
- Leone. Vi furono catturati molti Pavesi v. I. 3.
- » Predicazione fattavi v. I. 46.
- » Atterrata la torre, v. I. 65.
- Navone. Terminato dai Parmigiani v. II. 205.
- Nuovo di sotto. Guido da Correggio vi festeggia Burigardo
- v. II. 150.
- Nuovo piacentino. Assediato dai Parmigiani e Cremonesi
- v. II. 145.
- Di Piumazzo. Vi si conduce il carroccio dei Bolognesi
- v. I. 34.
- S. Arcangelo. I Bolognesi l'assediano v. I. 6.
- S. Cesario. Cinto d'assedio v. I. 12, 34.
- S. Felice. Vi è prigioniero Enrico di Federico II. v. I. 60.
- Di Torello. Sua costruzione, v. II. 146.
- =Castellarano.= È preso v. I. 323, 339.
- =Castella= (quattro) Gli abitanti fuggono dalle incursioni
- di quei di Gesso v. II. 198.
- =Catalogna.= Si fa leva di soldati v. II. 75.
- =Cavalcabò= Marchese v. I. 42.
- » Nega ai Reggiani un'indennità promessa v. II. 42.
- =Cavatrutta.= Ucciso, v. II. 45.
- =Cavaza= (da). Decapitato v. I. 327, 328.
- =Cavigliano.= Dov'è v. I. 84.
- =Cavriago.= Ricuperato dai Parmigiani v. I. 202.
- =Cavriana= (di) Famiglie. Fuggono dalle incursioni di quei
- di Sesso v. II. 198.
- =Cazaconte= Aldobrandino. Principe v. I. 320.
- =Cecco= Tosco. Capo di assassini v. II. 45.
- =Cedonico= S. Condotto in Francia da S. Massimino v. I. 171.
- =Celestino= IV Papa. Elezione e morte v. I. 78.
- =Cella= Villa. I Parmigiani vi fabbricano un castello
- v. II. 48.
- =Celle= di Cortona. Frate Elia vi si fabbrica un sontuoso
- alloggio. v. II. 236.
- =Cervia.= Parma si provvede di sale a quelle saline
- v. II. 105.
- =Cesena.= Quei di Cesena liberati dalle carceri v. I. 6.
- » Everardo Vescovo di Cesena, v. I. 294.
- » Vi si vuol uccidere Malatesta di Rimini v. II. 147.
- =Chambery.= Nelle vicinanze di Chambery frana di un monte
- intero v. I. 204.
- =Chiara= S. Sua canonizzazione v. I. 278, 332.
- » La prima volta che fu detta la messa di Santa Chiara
- v. I. 199.
- =Chiassi.= Fu città. Vi era il corpo di S. Apollinare
- v. II. 69.
- =Chiavari= Castello. Miracolo avvenuto a Chiavari, v. I. 39.
- » (di) Arduino v. II. 131.
- =Chierici=. Loro contese coi Regolari. v. I. 298
- sino al 310.
- =Chiesa= di S. Agata in Parma. Sepolcreto della famiglia
- del Salimbene v. I. 13.
- Di S. Alessio di Ferrara. Un canonico soffocato dal
- diavolo v. I. 309.
- Di S. Antonino v. II. 215.
- Di S. Barnaba in Reggio. Esposti i corpi di Rossello
- e Princivallo v. II. 30.
- Di S. Cecilia in Parma. Nelle sue vicinanze abita
- Barisello. v. I. 266.
- Di S. Cristina in Parma v. I. 109. 227.
- Dei Minori in Reggio. Fondata v. II. 141.
- Dei Minori in Parma. A che serve ora v. II. 175.
- Di S. Giorgio in Parma v. I. 31.
- Di S. Giorgio in Reggio. Miracoli di Alberto da Cremona
- v. II. 45.
- Di S. Giorgio di Ferrara v. I. 287.
- Di S. Gervaso in Parma. Nelle sue vicinanze è la
- casa di Guido Bovi v. I. 268.
- Di S. Giacomo in Reggio v. II. 141.
- Del Gesù in Reggio. Fondata v. I. 47.
- Di S. Giovanni Battista in Reggio. Miracoli v. II. 45
- Di S. Lorenzo in Reggio. Vi si conchiuse la pace v. I. 330.
- Di S. Leonardo in Reggio. Vi è sepolto Bonifacio
- di Canossa v. II. 26.
- Di S. Maria dei Templari in Parma v. II. 144.
- S. Maria Maggiore in Roma. Avviene la cattura di
- Gregorio VII. v. I. 237.
- S. Martino in Ravenna. Ov'era il corpo di Sant'Apollinare
- v. II. 69.
- S. Martino in Tours v. II. 52.
- Di S Alessio in Ferrara v. I. 309.
- Di S. Nicolò in Reggio v. II. 209.
- Di S. Paolo in Parma. Nelle vicinanze vi abitano quei
- da Colorno v. I. 274.
- Di S. Pietro in Parma. Si fa la devozione di S.
- Alberto brentore v. II. 45.
- Di S. Pietro Maggiore in Ravenna. Data ai Minori
- v. I. 292.
- Di S. Romano in Ferrara. Chiesa madre della diocesi,
- ma non della città v. I. 287.
- Di S. Salvatore in Ravenna v. II. 69.
- Di S. Sepolcro in Parma. Maestro Rolando Taverna
- vi fabbrica una cappella e il suo sepolcro. v. II. 158.
- Di S. Spirito in Reggio. Vi è sepolto Ugolino Fogliani
- v. II. 40.
- Di S. Tommaso in Parma. Ampliamento della via che
- vi conduce partendo dalla piazza nuova. v. II. 67.
- Di S. Vittorio in Vittoria. v. I. 99.
- Di S. Vitale presso Ravenna. Sepolcro di Paolo Traversari v.
- I. 70.
- » Il sacrista di S. Vitale narra al Salimbene come
- si comportò in Chiesa Pasquetta v. I. 75.
- =Chioggia=. Innondata dall'alta marea v. II. 108.
- » Vi è a confino Guido di Montefeltro v. I. 261.
- =Cingoli=. Ruina per Terremoto v. II. 44.
- =Cistercensi= di Fontevivo v. I. 335.
- =Civita= di Castello v. II. 84.
- =Civitanova=. l'Arciprete di Civitanova s'incontra con
- Salimbene e loro discussione, v. I. 300.
- =Clara= S. Canonizzazione. 278. 332.
- » La prima volta che si recita la messa di lei v. I. 199.
- Dei Conti di Lomello v. I. 271.
- =Claro=. Dottore illustre v. I. 298.
- » Predicatore celebre v. II. 108.
- =Clarello= frate portabandiera nella crociata contro
- Ezzelino v. I. 289.
- =Clemente= Antipapa v. I. 244.
- Papa IV. Visse pacificamente v. I. 12.
- » Eletto Pontefice v. I. 347.
- » Ebbe moglie e figli v. II. 9 10.
- » Sua morte v. II. 9.
- » Sua predizione sulla fine di Corradino v. II. 10.
- » Canonizza S. Edvige, o Edroiga. v. II. 10.
- =Clodoveo=. Visita della tomba di S. Marta a Tarascon.
- v. I. 172.
- » Dotò la chiesa di S. Marta. v. I. 172.
- » Fu Battezzato da S. Remigio. v. I. 172.
- =Clugny=. Magnifico monastero di Benedettini. v. I. 120.
- =Cocca=. famiglia. v. I. 14.
- =Code delle donne= Ordinanza di non portarle v. I. 73, 318.
- =Cò di Ponte= in Parma, alla sinistra del Torrente.
- Vi abitano i Marchesi Lupi. v. II. 166.
- =Collecchio= o Collecchiello. Segalello vi fa stranezze
- v. I. 154.
- » Bernardo di Rolando Rossi vi è ucciso, v. I. 203.
- =Collegio= de' Canonici di Mantova Annunziano al Papa
- l'assassinio del Vescovo. v. I. 61.
- =Colomba= (della) monastero v. I. 4.
- =Colombano= Beato. Sue reliquie v. I. 221.
- =Colonna= Giacomo Cardinale. Parente del Papa. v. I. 72.
- » Invita Giovanni da Parma alla Corte v. II. 109.
- =Colonne= del Duomo di Parma. v. II. 66.
- =Colorno= castello. Federico II medita di prenderlo.
- v. I. 266.
- » Da Colorno si devia il naviglio. v. II. 67.
- » Si fanno torri alla foce della Parma. v. II. 144.
- =Cometa=. Appare. v. I. 346.
- » Maravigliosa. v. II. 142.
- » Portentosi avvenimenti. v. II. 142, 170.
- =Como=. Dominio del Pallavicino. v. I. 228.
- » In un castello vi è prigione in gabbia all'esterno
- dell'alta torre Napo della Torre. v. II. 39.
- =Concilio= di S. Giovanni Laterano. v. I. 4.
- Di Lione. Depone Federico II. v. I. 79.
- » Federico II. vi invia ambasciatori. v. I. 106.
- » Sopprime i Saccati. v. I. 152.
- » Sopprime i così detti Apostoli, v. L. 158.
- » Vi intervengono Greci e Tartari. v II. 27.
- » Proibisce l'istituzione di nuove Religioni. v. II. 28.
- Di Ravenna. Provvede contro i Tartari. v. I. 298.
- =Consorzio= di S. Maria di Parma. Fondazione. v. I. 15, 330.
- =Conte= di Fiandra. Il Pallavicino gli vuol chiudere
- il passo v. I. 348, 349.
- » Arriva a Reggio colla moglie. v. II. 9.
- » Passa per Reggio coll'esercito. v. II. 21.
- Di Provenza. v. I. 136, 307.
- » I frati non ne ricevono il cadavere nella loro
- chiesa. v. I. 172, 307.
- » Dimora ad Aix. v. I. 171.
- Delle Romagne. Parteggia pe' Bolognesi. v. II. 49.
- Riccardo di Langosco. Podestà di Milano. v. II. 40.
- =Conti= Pisani. v. I. 277.
- =Contrada= in Pisa detta fondaco dei mercanti Parmigiani.
- v. I. 27.
- =Conventi= de' Minori. Ad Aix. v. I. 195.
- » a Rimini v. II. 112.
- » a Bologna v. I. 176.
- » a Parma. v. II. 160.
- » a Fano. v. I. 165.
- » a Lione. v. I. 134.
- » a Napoli. v. I. 176.
- » a Provins. v. I. 138.
- » a Siena v. I. 135.
- » a Ferrara. v. I. 274.
- » a Jeres. v. I. 194.
- » a Monfalcone. v. II. 211.
- » a Reggio. v. I. 337.
- =Copermio= Villa. v. II. 144.
- =Coppa= di Legno maravigliosa. v. I. 111.
- =Corona= di Federico II. v. I. 108.
- » Cortopasso la trova v. I. 108.
- » I Parmigiani la comprano.
- v. I. 109.
- » Quanto pagata. v. I. 227.
- =Cornazzani= (dei) Manfredo. v. I. 67.
- » Podestà di Reggio. v. I. 64.
- » Podestà di Lucca. v. I. 67.
- » Podestà di Parma. v. II. 146.
- » Ucciso a Borghetto di Taro in battaglia. v. I. 92.
- Bernardino. v. II. 173.
- Richeldina. v. II. 173.
- Pinchilina. v. II. 174.
- Famiglia. v. I. 269.
- =Cornetani=. Coi Lucchesi contro Pisa. v. II. 90.
- =Corneto=. Coi Fiorentini contro Pisa. v. II. 90.
- =Corniano= (di) Famiglie. Fuggono dalle incursioni di quei
- di Gesso. v. II. 198.
- =Corradini= (dei) Anselmo. v. II. 52.
- Comacio Ucciso. v. II. 52.
- Taddeo. Ucciso. v. II. 52.
- =Corradino=. Tenta di succedere nell'Impero. v. I. 232.
- » Ucciso da Carlo d'Anjou. v. I. 232.
- » Dato bugiardamente per morto. v. I. 332.
- » Arriva in Italia. v. II. 7.
- » Arriva a Roma. v. II. 11
- » Battaglia di Tagliacozzo e sua morte. v. II. 9.
- » Sue qualità. v. II. 7.
- » Prigioniero. v. II. 9.
- Del Bondeno. Martoriato. v. II. 208.
- =Corrado= d'Antiochia. Prigioniero. v. II. 9.
- Di Berceto. Assoggettato a tormenti. v. I. 103.
- =Corrado= (di) Giglino. Pone le fondamenta della chiesa dei
- Minori a Reggio. v. II. 141.
- Corradino. È del partito de' Reggiani di sotto. v. II 81.
- » Capo di ribaldi. v. II. 203.
- Ugo. Partigiano di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.
- =Corrado= Re figlio d'una figlia di Re Giovanni. Arriva in
- Italia, v. I. 321
- » Succede a Federico 2. v. I. 232.
- » Distrugge Napoli, v. I. 322.
- » Terrore de' Religiosi in Germania, v. I. 291.
- » Arriva in Puglia, v. I. 321.
- » Si dice avvelenato, v. I. 322.
- » Gettate in mare le sue ceneri, v. I. 322.
- =Correggio= (da). Frigerio. v. I. 61.
- Gerardo. Podestà di Parma v. I. 92. v. II. 228.
- » Abbandona Federico 2. v I. 105.
- » Vende sue case in Parma, v. II. 158.
- Guido. Sposa Mabilia da Gente, v. I. 329.
- » Tenta pacificare Modena con Sassuolo, v. II. 149.
- » Libera Burigardo. v. II. 150.
- » Podestà eletto di Modena, v. II. 151.
- » Altera il testamento di Salvino Torriani. v. II. 219.
- Matteo. Ambasciatore a Reggio, v. II. 80. 81.
- » Portatore di Pace. v. II. 149.
- » Pacifica Modena con Sassuolo, v. II. 149.
- » Podestà di Padova, v. II. 171.
- » Rimprovera il Podestà di Modena, v. II. 218.
- =Corsica= (di) Vescovo. Espulso, v. I. 199.
- =Corte= bandita. In Ferrara, v. II. 57.
- In Parma. Durata quasi un mese. v. II. 57.
- =Cortenova.= Battaglia contro i Milanesi v. I. 66.
- =Cortogno= (di) Guerzo. Uccide Guido da Bibbianello
- v. II. 178.
- =Cortopasso.= Trova la corona di Federico II a Grola.
- v. I. 108.
- » La vende ai Parmigiani, v. I. 109.
- =Costamezzana.= Castello dei Pallavicini, v. I. 276.
- » Bartolo Tavernieri ferito vi si ritira, v. I. 92.
- =Costantino= Imperatore. Suo detto, v. II. 153.
- =Costantinopoli.= È ritolta ai Veneziani, v. I. 340.
- =Costanza.= Coronata Imperatrice, v. I. 7.
- =Costanza.= Si marita attempata, v. I. 22. 247.
- » Paternità e carattere, v. I. 246.
- » Contese col marito v. I. 247.
- =Coviolo.= Dimora di Manfredino di Guerzo. v. II. 179.
- =Crema.= Devastata, v. II. 21.
- =Cremona.= Vi è prigioniero il figlio del Doge di Venezia,
- v. I. 66.
- » Vi si impiccano militi Anconitani, v. I. 103.
- » Federico II da Vittoria fugge a Cremona, v. I. 119
- » Federico II vi abita, v. I. 203.
- » È suo Signore Re Enzo. v. I. 218.
- » Parmigiani tormentati a Cremona v. I. 224.
- » Signoria di Uberto Pallavicino. v. I. 228. 255.
- » Partiti dei Cappelletti e dei Barbarasi. v. I. 262.
- » È Podestà Uberto Pallavicino, v. I. 349.
- » Il Pallavicino ne perde la Signoria, v. II. 7.
- » Miracoli in Cremona, v. II. 45
- » Boso di Dovara spera di entrarvi, v. II. 53.
- » Si fa torneo in onore dei Parmigiani, v. II. 53. 54.
- » Si fa una lega. v. II. 83.
- » Ambasciatori di Cremona a Parma, v. II. 210.
- =Cremonella= frate a Fontevivo. v. I. 335.
- » Sua abilità nell'abradere le pergamene e pulirle, v. I. 336.
- =Cremonesi.= Aiutano i Pavesi, v. I. 3.
- » Vincono i Milanesi, v. I. 4.
- » Aiutati dai Reggiani, v. I. 7.
- » Vanno contro i Bolognesi, v. I. 13. 34.
- » Sono con Re Enzo a Quinzano. v. I. 97.
- » Perdono il carroccio, v. I. 108.
- » Abbandonano il Pallavicino, v. I. 317.
- » Fanno una concordia coi Piacentini, v. I. 323.
- » Prendono Ezzelino da Romano, v. I. 267. 339.
- » Giurano Guerra ad. Ezzelino da Romano, v. I. 339.
- » Non ammettono nel loro territorio i Flagellantisi. v. I. 342.
- » Abbandonano l'assedio della Rocchetta del Dovara. v. II. 7.
- » Devastano il Borghigiano, v. II. 8.
- » Vanno contro Malgrate, v. II. 21.
- » Vanno contro Bologna, v. II. 25
- » Vanno contro Faenza v. IL 28.
- » Impediscono l'interramento della Tagliata. v. II. 41, 42.
- » Sostengono che Alberto fa miracoli, v. II. 47.
- » Restituiscono il carroccio ai Parmigiani, v. II. 50.
- » Accorrono in aiuto di Lodi. v. II. 50.
- » Devastano l'agro di Soncino. v. II. 53.
- » Invocano soccorsi, v. II. 53.
- » Hanno Soncino per tradimento, v. II. 57.
- » Rapiscono il carroccio ai Milanesi, v. II. 145.
- =Crescenzio= frate. Eletto Generale de' Minori, v. I. 80.
- =Crespellano= villa, v. II. 133.
- =Crevalcore.= Assediato e preso da Federico II. v. I. 68.
- =Crostolo.= Fa inondazione v. I. 219.
- » Vi si getta, dai Reggiani un maestro che si fingeva stretto
- dalla fame. v. II. 184.
- =Crovara=, o Corvara, o Crevara. Avuta a patti, v. II. 8.
- » Assediata, v. II. 22.
- » Avuta a patti, v. II. 22.
- =Cuinis-Kan.= Imperatore dei Tartari. Riceve frate Giovanni
- di val di Carpine, v. I. 113.
- » Sua lettera al Papa. v. I. 113.
-
-
-D
-
- =Dalla Torre= Cassone armato corre sopra Milano, v. II. 39.
- » Va verso Lodi. v. II. 39.
- Francesco. Ucciso, v. II. 39.
- Napoleone o Napo. _Vedi Napoleone._
- =Dallio.= Buffone della Corte di Federico II e sua risposta
- a Federico. v. I. 236.
- =Dallo= (quei di). Assediano Bismantova. v. II. 203
- =Dalmazia.= v. II. 116.
- =Damiata.= Occupata dai Crociati. v. I. 204.
- » Assediata. v. I. 7.
- » Restituita ai Saraceni. v. I. 222.
- =De-Angeli= Guido. Nipote e vicario di Ghiberto da Gente a
- Reggio. v. I. 338.
- » Spodestato. v. I. 338.
- =Decime.= Quistioni per le decime tra il clero secolare e
- regolare. v. I. 300 e seg.
- =Dego.= Capitano del popolo a Reggio. Sua rottura col clero
- per le decime. v. II. 49.
- =Denti= (dai) Raniero. Morto in battaglia. v. II. 140.
- =Derivazioni= (delle) libro di Uguccione. v. II. 258.
- =Desio.= Vi fu preso Napo della Torre. v. II. 39.
- =Diana= di Pietro Pagani. v. I. 263.
- =Diluvio.= v. II. 37.
- =Diotisalvi= frate. Suo motto. v. I. 54. 55.
- =Divoti= dei Minori. v. I. 177.
- =Divozione= dei flagellatisi. v. I. 169.
- =Doge= di Venezia. Sposa il mare coll'anello. v. II. 128
- =Domatolo= di Miano. Assessore del Podestà di Lucca.
- v. I. 67.
- =Domenico= S. Morte. v. I. 8.
- » Maestro Generale dei Predicatori. v. II. 137.
- =Donne= Parmigiane. Offerta d'una città d'argento alla
- B. Vergine. v. I. 101.
- » Bruciate. v. II. 45.
- » Maritate a Borgo S. Donnino. v. I. 267.
- Pisane. Vanno a Genova a visitare i loro prigionieri.
- v. II. 88.
- (delle) code. v. I. 73.
- (delle) veli. v. I. 73.
- =Donolina=, sorella di frate Ugo di Jeres. Morte, miracoli,
- qualità e catalessi, v. II. 113.
- =Donzella=. Moglie di Re Enzo. v. I. 199.
- =Dovaria= (di) Bosio. Signore di Cremona per l'Impero.
- v. I. 254.
- » Assediato nella sua Rocchetta. v. II. 7.
- » La sua Rocchetta è presa. v. II. 11.
- » Risiede a Soncino. v. II. 53.
- =Drudone= frate. Compagno di fra Giovanni da Parma in
- Grecia e sue qualità, v. I. 206. v. II. 112.
- =Duca d'Austria=. Sua morte. v. II. 9.
-
-
-E
-
- =Eboli= (di) Marino. v. I. 320.
- =Ecclissi=. v. I 25. 67.
- Di luna. v. II. 108, 128.
- Di sole. v. II. 142.
- » Appare nella luna il segno della croce. v. II. 142.
- =Edvige= o Edroiga. Canonizzata. v. II. 10.
- =Egidio= Perugino. Suo detto. v. I. 89.
- » Sue qualità e morte. v. II. 117.
- Della Religione della SS. Trinità. Concorda i Roberti
- coi Fogliani. v. I. 330.
- =Eleazari= (degli) Schianca. Frate Gaudente. v. I. 344.
- =Elefante= di Federico II. v. I. 63.
- =Elefanti= d'Etiopia. v. I. 65.
- =Elena=. Nipote d'Innocenzo IV, moglie di Bartolo
- Tavernieri. v. II. 165.
- =Elia=. Ammette all'Ordine dei Minori il Salimbene.
- v. I. 17.
- » Si congratula con Salimbene. v. I. 22.
- » Scomunicato. v. II. 252.
- » Suoi costumi, difetti e colpe, v. II. 230 e seg.
- » Deposto da Ministro Generale. v. I. 67. v. II. 249.
- » Sua morte. v. II. 255.
- » Si fabbrica una sontuosa residenza. v. II. 247, 248.
- » Ha suoi paggi, cuoco e cavalli. v. II. 248.
- =Elisabetta= S.ª Canonizzata. v. I. 12.
- » Non è ricevuto il cadavere alla Chiesa dei Minori.
- v. I. 172, 307.
- Langravia. v. II. 153.
- =Eliseo= Beato. Reliquie portate a Parma da Salimbene.
- v. I. 294.
- =Emondo= S. Canonizzato. v. I. 79.
- =Enrico III= Imperatore. Entra in Roma. v. I. 237.
- » Occupa la Sicilia. v. I. 247.
- » Spoglia la Sicilia. v. I. 247.
- » Sua morte. v. I. 247.
- Fratello del Re di Castiglia. Sua morte. v. II. 9.
- Re di Danimarca. Affogato in mare. v. I. 322
- Da Bobbio. Va a Beaucaire domandando al Generale
- un lettore. v. I. 174.
- Pisano. Sue qualità. v. I. 85, 86.
- » Cantore e miniatore. v. I. 86.
- » Compone la musica per un inno di S. Francesco.
- v. I. 279.
- Figlio di Federico II imprigionato dal padre v. I. 60.
- » Sua morte. 60.
- =Enverardo= di Brescia. Prigioniero di Ezzelino. v. I. 294.
- =Enza= Torrente. v. I. 84.
- » Ponte sull'Enza costrutto dai Parmigiani. v. II. 143.
- » Due torri costrutte alla foce. v. II. 144.
- =Enzano=. Villa. v. II. 144.
- =Enzo= Re. Impedisce al vescovo di Reggio la residenza
- nell'episcopio. v. I. 80.
- » È alla Tagliata dell'Adda. v. I. 83.
- » Prigioniero, è liberato dai Parmigiani. v. I. 83.
- » Lascia Parma e va ad assediare Quinzano. v. I. 28.
- » S'accampa al Taro-morto. v. I. 97.
- » Prigioniero dei Bolognesi. v. I. 216. 228.
- » Re. Sua morte. v. II. 23.
- » Il Comune di Bologna gli fece i funerali. v. II. 23.
- » Fece fare la Scaloppia. v. I. 203.
- » Sue qualità. v. I. 216.
- » Un frate con accorgimento trova modo di cibarlo.
- v. I. 216.
- =Enzola= (degli) Aica. Maritata a Gherardino degli Arcili.
- v. II. 172.
- Bernardino. Fatto Cavalliere. v. II. 173.
- » Podestà di Perugia v. II. 173.
- Ghirardino. Perchè condannato ad una multa. v. II. 171.
- » Sue qualità. v. II. 171.
- Guido. v. II. 173.
- Guidolino. Sue qualità e cura degli ornati del duomo
- e del battistero. v. II. 172.
- » Sue limosine. v. II. 172.
- Guglielmo. v. II. 173.
- Ugo. Fatto Cavalliere. v. II. 173.
- Famiglia. v. II. 172. 173.
- Giacomo. Podestà di Modena. v. II. 103. 170.
- » Fatto Cavalliere sulla porta del battistero.
- v. II. 171.
- » Sua morte. v. II. 105.
- Matteo. Fatto Cavalliere. v. II. 173.
- Richeldina. Sue qualità. v. II. 174.
- Turclo. v. II. 173.
- =Episcopio= di Parma. Vi abitano vicino i Marsilii.
- v. I. 30.
- » Si fabbrica. v. I. 45.
- =Eremitani= frati. Ridotti ad un solo Ordine. v. I. 151.
- Di Cesena. Salvano il Malatesta di Rimini. v. II. 147.
- =Eremiti= Britti. v. I. 151.
- Di Favale. v. I. 151.
- Giambonitani. v. I. 151.
- Di S. Agostino. v. I. 151.
- Di S. Guglielmo v. I. 151.
- =Ermengarda=, Nonna di Salimbene. Sue qualità. v. I. 30.
- =Estensi=. Azzone. Si ribella. v. I. 68.
- » Assedia Ferrara. v. I. 69.
- » Coi Parmigiani fabbrica Brescello. v. I. 220.
- » Signore di Ferrara. v. I. 255.
- » Sposa Mabilia di Marchesopolo Pallavicini. v. I. 274.
- » Fa guerra ad Ezzelino. v. I. 339.
- » Fatto Cavalliere. v. II. 57.
- » Sue qualità. v. I. 274.
- Costanza. Moglie di Guglielmo Pallavicini. v. I. 271.
- Obizzo. Signore di Ferrara. v. I. 71. 255.
- » Suo carattere. v. I. 71. 72.
- » Ostaggio in Puglia muore. v. I. 255.
- » Lodovico di S. Bonifacio conte di Verona morendo
- gli affida i proprii figli. v. II. 60.
- Rainaldo. Ostaggio dell'Imperatore. v. I. 71.
- » Sua morte. v. I. 255.
- Il Marchese di Ferrara. Aiuta il partito della Chiesa
- di Modena. v. I. 346.
- » Manda in Germania per vedere se Federico II
- vive. v. II. 91.
- » S'adopera a pacificare i Modenesi. v. II. 150.
- » Morte di sua moglie. v. II. 219.
- =Ezzelino= da Romano. Fa prigioniero Ugo dei Roberti.
- v. I. 84.
- » Aiuta Federico II contro Parma. v. I. 99.
- » Prende Este. v. I. 220.
- » Sua efferatezza. v. I. 99.
- » Fa bruciare 11,000 Padovani. v. I. 100, 260.
- » Gli succede Mastino dalla Scala. v. I. 261.
- » È prigioniero dei Cremonesi. v. I. 267. 339.
- » Ha un colloquio con Gregorio di Montelungo.
- v. I. 285.
- » Filippo Arcivescovo di Ravenna bandisce contro
- lui una crociata. v. I. 287.
- » Fa prigioniero Filippo Arcivescovo di Ravenna. v. I. 385.
- » Alcuni evadono dalle carceri di Ezzelino. v. I. 293.
- » Non accetta un consiglio de' suoi e gli è fatale.
- v. I. 182.
- » Sua morte. v. I. 285. 339.
-
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-F
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- =Fabbrico= Villa. v. I. 8.
- =Fabriano=. Ruina per terremoto. v. II. 44.
- =Faentini=. Spianano la fossa di Imola. v. I. 8.
- » Resistono a Federico II. v. I. 63.
- =Faenza=. Assediata. v. I. 77. 78.
- » Volpi nel Faentino. v. I. 95.
- » Assediata dai Bolognesi. v. II. 28.
- » I Signori di Faenza. v. I. 262.
- » I Lambertazzi ammessi, poi espulsi. v. I. 264.
- » Filippo Legato va al convento di Santa Chiara. v. I. 296.
- » Passano da Faenza milizie francesi. v. I. 348.
- » Discordie e ruina. v. II. 29.
- » Guido di Montefeltro sbaraglia i Bolognesi. v. II. 29.
- » È presa. v. I. 78.
- =Fagiuoli= di Fornovo. Arciprete ucciso. v. II. 208. 209.
- =Fame=. v. I. 3.
- =Fanano= Villa. Predicazione ivi fatta. v. I. 302.
- =Fano= Reggiano. v. I. 84
- =Fano= Romagnolo. Il padre di Salimbene vuole a casa il
- figlio che è nel convento di Fano. v. I. 17. 18.
- =Farfalloni=. I bruchi nati da loro fanno gran danno
- v. II. 106.
- =Farneto= (di) famiglie v. II. Fuggono per le incursioni di
- quei di Gesso. v. II. 198.
- =Fasanella= Castello. v. I. 320.
- =Fasso= di Parma. Frate. v. I. 67.
- =Fatebene= Frate. Va a Pinamonte di Mantova con gran
- pericolo. v. I. 318.
- =Fave= fresche per Natale. v. I. 205.
- =Fazio= o Facio Conte. Prigioniero de' Genovesi. v. II. 85.
- =Federico I=. Ne parla Merlino. v. I. 146.
- II. Sue qualità. v. I. 231. 5. 105.
- » Predizione di Gioachimo verificatasi in lui. v. I. 5.
- » Incoronazione. v. I. 7.
- » Scrive per far uscire Salimbene di convento. v. I. 17.
- » Nascita. v. I. 22.
- » Parma gli si ribella. v. I. 97.
- » Imprigiona suo figlio Enrico. v. I. 60.
- » Viene in Lombardia. v. I. 63.
- » Prende castella e assedia Brescia, v. I. 63 e seg.
- » Prende il carroccio ai Milanesi. v. I. 66.
- » Lo regala alla città di Roma che lo rifiuta. v. I. 66.
- » È scomunicato. v. I. 67.
- » Assedia Piumazzo e Crevalcore. v. I. 68.
- » Prende Ravenna. v. I. 70.
- » Prende Faenza. v. I. 78.
- » È deposto. v. I. 82.
- » S'avvia a Lione. v. I. 92.
- » Assedia Parma. v. I. 101.
- » Fa impiccare prigionieri di guerra. v. I. 102.
- » Messo in fuga dai Parmigiani perde Vittoria. 108.
- » Torna in Puglia. v. I. 110.
- » Rimproverato dalla Contessa di Caserta. v. I. 181.
- » Sua morte. v. I. 7, 77, 230.
- » Ammoglia Enzo suo figlio. v. I. 199.
- » Suoi infortunii. v. I. 226.
- » Sue stranezze. v. I. 232, 233.
- » Vaticinii di Merlino verificati in lui. v. I. 230.
- » Sua avarizia. v. I. 320.
- » Suoi figli. v. I. 348.
- » Disperde i nobili e Principi della Puglia. v. I. 319. 320.
- » Corre voce che soppraviva. v. I. 77. v. II. 91.
- =Felina=. È presa. v. I. 83.
- =Fenicola= S.ª Terra parmigiana di proprietà dell'Ordine
- di Pietro Peccatore. v. II. 24.
- =Ferrara=. Assediata tre mesi. v. I. 69.
- » Predicazione ivi fatta da Frate Bonaventura. v. I. 101.
- » Salimbene va a Ferrara. v. I. 222.
- » Signoria di Salinguerra. v. I. 255.
- » Bando di guerra ad Ezzelino. v. I. 287.
- » Arriva Innocenzo IV. v. I. 325.
- » Fa una lega. v. I. 339.
- =Ferrarello=. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 216.
- =Ferraresi=. Prendono Bondeno. v. I. 8.
- » Si arrendono e consegnano Salinguerra. v. I. 69.
- » Giurano guerra ad Ezzelino. v. I. 339.
- » Aiutano i Bolognesi contro Faenza. v. II. 29.
- » Aiutano i Parmigiani. v. I. 94.
- =Ferri= Villano. Sua beffa a Federico II. v. I. 237.
- =Fieschi= (dei) Guglielmo Cardinale. v. I. 279.
- » Loro Terre. v. II. 8.
- =Filangeri= Rizzardo. v. I. 320.
- =Filippo= Arcivescovo di Ravenna. Legato. v. I. 286.
- » Circoscrizione della sua Legazione. v. I. 286.
- » Aiuta Guglielmotto. v. I. 75.
- » Fa di casa sua Frate Vita. v. I. 89.
- » Bandisce Guerra ad Ezzelino. v. I. 288.
- » Vescovo di Ferrara. v. I. 287.
- » Aduna un Concilio per provveder soccorsi ai cristiani.
- v. I. 298.
- » Prende Padova. v. I. 288.
- » Prigioniero di Ezzelino. v. I. 293. 335.
- » Come evase dal Carcere. V. I. 293.
- » Va in Ispagna a studio di negromanzia. v. I. 286.
- » Studia a Parigi. v. I. 287.
- » Legato in Germania. v. I. 290.
- » Fugge da una città passando per un buco che era sotto
- l'imposta di una porta. v. I. 291.
- » Ha un figlio ed una figlia. v. I. 294.
- » Va ad un convento di suore. v. I. 295.
- Maestro Cancelliere di Parigi. v. I. 321.
- » Frate Enrico compone musica per lui. v. I. 87.
- Di Pistoia. Arcivescovo di Ravenna. v. I. 55.
- Re di Francia l'ardito. Passa per Reggio v. II. 20.
- » Predizione della sua morte v. II. 127.
- » Sua guerra in Ispagna. v. II. 155.
- » La sua salma trasportata a Parigi. v. II. 155.
- =Fior= d'oliva. v I. 40.
- =Fiorenzola.= Presso Fiorenzuola è ucciso il Marchese di
- Monferrato. v. I. 273.
- =Fiorentina= (Torre). Vi muore Federico II. v. I. 7. 230.
- =Fiorentini.= Sono sconfitti. v. I. 340.
- » Loro odii coi Pisani. v. II. 90.
- =Firenze.= Signoria ora di Guelfi, ora di Ghibellini.
- v. I. 277.
- =Fizaimone.= Frate Gaudente. v. I. 344.
- =Flagellantisi.= Principio della loro divozione. v. I. 341.
- =Flora= (di) Ordine. v. I. 138.
- =Foggia.= Vi muore Carlo d'Anjou. v. II. 127.
- =Fogliani= (dei) Bertolino. Fatto Cavalliere dal Conte
- d Artois. v. II. 58.
- Bonifacio. Sua morte. v. II. 18.
- Francesco. Della fazione di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.
- » Va a Parma per armi. v. II. 198.
- » Uno de' capi dell'esercito di quei di Gesso. v. II. 203.
- Guglielmo, eletto vescovo. v. I. 80
- » Impedito di risedere nell'episcopio. v. I. 80.
- » Pacifica i Roberti coi Fogliari. v. I. 330.
- » Si rappacifica coi Reggiani. v. I. 330.
- » Vende il palazzo. v. I. 338.
- » Ospita Filippo Re di Francia. v. II. 20.
- » Elegge Rolando Rossi Capitano del popolo di Reggio.
- v. II. 42.
- » Suo accordo coi Reggiani per la quistione delle decime
- v. II. 51.
- » Sua morte e sue qualità. v. II. 65.
- Ugolino. Sua morte v. I. 11. v. II. 40.
- Matteo. Sua eredità. v. I. 70.
- » Del partito della città di sopra in Reggio. v. II. 81.
- » Signore di Reggio. v. II. 194.
- Nicolò. Prende Carpineti e Pacilo. v. II. 194.
- Paolo. v. I. 70.
- Il Prevosto di Carpineti, che è del partito di quei di sotto
- in Reggio v. II. 81.
- Tomaso. Sposa Traversaria Traversari. v. I. 70.
- » Signore di Ravenna. v. I. 262.
- Famiglia. Espulsa da Reggio. v. I. 82.
- =Folignati.= Vittoriosi contro i Perugini. v. II. 56.
- =Foligno.= Guerreggiato dai Perugini v. II. 56.
- =Fontana= (di) Adegherio. Famiglia spogliata. v. I. 72.
- » Espulso da Ferrara. v. I. 255.
- » Aiuta Salimbene nel matrimonio di Matolino. v. I. 310.
- =Fontanellato.= Vi soggiorna Gherardo da Canale. v. I. 105.
- =Fontanelle= (di) Monastero. v. II. 209.
- =Fontevivo.= v. I. 98. 157. 335.
- =Forcalquier= (di) Conti. v. II. 72.
- =Forlì.= Signoria di Guido di Montefeltro v. I. 261.
- » Vi è un vescovo nemico dei frati v. I. 307.
- » Martino IV tenta di prenderlo. v. II. 52.
- » Sottomessa. v. II. 63. 64.
- =Forlivesi.= Contro i Bolognesi. v. II. 29.
- =Fornovo.= Fagioli da Fornovo ucciso. v. II. 208. 209.
- Fornovo Lombardo preso dai Cremonesi. v. II. 43.
- =Fosse= di Parma a Porta S.ª Croce scavate. v. II. 145.
- =Fossola.= Presa di forza. v. II. 186.
- =Francesco= S. Sua morte. v. I. 10.
- » Sua canonizzazione. v. I. 12.
- » Traslazione del suo corpo. v. I. 41.
- » Riceve le stimmate. v. I. 100.
- » Figura il presepio di Betlemme. v. I. 189.
- =Francesi.= Si sollevano contro i Minori. v. I. 323.
- » Arrivano in Italia. v. I. 317.
- » Strage di loro in oriente. v. I. 81.
- » Loro qualità. v. II. 220. 221.
- =Frassinara.= Villa a cui si conduce un canale naviglio.
- v. II. 68.
- =Frati.= Britti. v. I. 151.
- Gaudenti. Loro istituzione. v. I. 344.
- Minori. Loro qualità. v. I. 168 e seg.
- » Loro antagonismo col clero secolare v. I. 298 e seg.
- » Loro questione coi Cistercensi. v. II. 188.
- » Gioachimo abbate allude a loro in una profezia. v. I. 162.
- » Opposizioni alla loro istituzione. v. I. 163.
- » Onorio IV toglie ai Minori la facoltà di confessare e
- predicare. v. II. 193.
- » Privilegio avuto da Gregorio. IX. v. I. 302.
- » Comprano a Reggio un palazzo. v. I. 338.
- » Frate Salimbene li giustifica. v. I. 306. e seg.
- » Fabbricano un refettorio a Parma v. II 66.
- del Martorano v. II. 175.
- di Parma. v. I. 155.
- di Reggio. Comprano case. v. II. 24.
- di Ravenna. v. II. 24.
- Saccati. v. I. 151.
- di S. Fenicola. v. II. 24.
- della Chartreuse. Vengono a Parma. v. II. 159.
- =Frignano.= Quelli del Frignano uccisi. v. I. 339.
- » Fanti e cavalli montanari l'invadono. v. II. 11. 12.
- =Frumento.= Prezzo. v. I. 6. 339. v. II. 42.
- =Fulconi= (dei) Pietro. Concorda i Reggiani tra loro.
- v. I. 348.
- » Allontanato dalla Corte del Papa v. II. 31.
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- =Gabriele= di Cremona. Egregie sue qualità. v. I. 122.
- =Gainago.= Il Cronista Salimbene vi ha sue possessioni.
- v. II. 54. 67.
- =Gaio= Guido. Sua casa è sede della Capitaneria di Reggio.
- v. II. 43.
- =Galera= (di) Ponte. Costrutto v. II. 66.
- =Galla= Placidia Pagani v. I. 263.
- =Galla= Placidia Imperatrice ha eretto un convento a
- Ravenna. v. I. 315.
- =Galline= (di) morìa. v. II. 177.
- =Galluzzi= (dei) Arriguccio. Muore v. II. 30.
- =Galvano= Conte. Sua morte v. II. 3.
- » Molto influente a Corte. v. II. 4.
- =Gambalone.= Scavato. v. II. 68.
- =Gàmbara= Castello. Preso. v. I. 64.
- =Gap.= Patria di Burigardo. v. II. 148.
- =Garfagnana.= Dov'è, e castelli tolti al Vescovo di Lucca.
- v. I. 193.
- =Garsendino.= Vescovo di Ferrara. v. I. 287.
- =Garsendonio= Lupicini. Dà moglie a suo figlio una Fogliani.
- v. II 81.
- =Gattaiola= (di) Badessa. Provoca Lucca contro i Minori.
- v. I. 40. 41.
- =Gatti= (dei) morìa, v. II. 169.
- =Gennari= Guidolino. Compagno di F. Giovanni da Parma
- e sue qualità. v. II. 111.
- =Genova=. Assalita dai Pisani. v. II 85.
- » Salimbene va a Genova. v. I. 193.
- » Nozze illustri e fastose. v. I. 323.
- » Due volte sconfigge i Pisani. v. II. 140.
- =Gente= (da) Aldessona. Moglie di Lombardino. v. II. 169.
- Aica. Moglie di Gherardo Rossi. v. II. 169.
- Beretta. Sue esimie qualità. v. I. 43.
- Gibertino. Uccide Pinotto da Gente. v. II. 204.
- Giberto. Accusa Obizzo Sanvitali. v. I. 37.
- » Figlio di Gigliolo. v. I. 43.
- » Si batte a Borghetto di Taro. v. I. 92.
- » Signoreggia Parma. v. I. 254.
- » S'atterrano le sue case a Campeggine. v. I. 327.
- » Riceve il Vescovo di Reggio. v. I. 330.
- » Podestà di Reggio. v. I. 338.
- » Spodestato. v. I. 338.
- » È ucciso suo figlio. v. I. 337.
- » I beccai lo fanno signore di Parma. v. I. 328.
- » Falsifica le monete. v. I. 328.
- » Sua morte. v. I. 329.
- » I suoi figli e nipoti sono cacciati da Campeggine.
- v. II. 164.
- Giliolo. Podestà di Reggio. v. I. 43.
- » Suo detto. v. I. 43.
- Guido. Eletto Podestà di Reggio. v. I. 330, 337.
- » Sua morte. v. I. 337.
- Lombardino. Marito d'Aldessona fatto Cavalliere. v.
- II. 169.
- Mabilia. Si marita con Guido da Correggio. v. I. 329.
- v. II. 169.
- Manfredo. Marito d'una sorella di Salimbene. v. I. 43.
- Pino o Pinotto. Fa uccidere la moglie. v. II. 168.
- Pino o Pinotto. Sposa una donna voluta da suo padre.
- v. II. 167.
- » Si atterrano sue case a Campeggine. v. II. 168.
- » È ucciso. v. II. 204.
- Tedaldo. v. I. 48.
- Guglielmino. Uccide Pinotto da Gente. v. II. 204.
- Famiglia, perchè detta da Gente. v. I. 43.
- =Geo=. Castello. Preso. v. I. 64.
- =Gerardino= da S. Giovanni in Persiceto. Suo colloquio con
- Uberto Pallavicini. v. II. 12.
- Da Parma. Consiglia Salimbene a non seguir Gioachimo.
- v. I. 325.
- Da Borgo S. Donnino. Gioachimita. v. I. 138.
- » Va a studio a Parigi. v. I. 140.
- » Pubblica un libello. v. I. 140.
- » Muore scomunicato. v. I. 140.
- » Un suo libro frivolo. v. I. 337.
- » Sue qualità. v. I. 337.
- =Gerardo=. Prete scostumato. v. I. 299.
- Conte di Pisa. Sua morte. v. II. 9.
- Banchiere. Libera di prigione un Legato. v. I. 293.
- Da Prato. Va in Tartaria ambasciatore. v. I. 116. 191.
- Delle Quattro Castella. v. II. 156.
- De' Rozzi. Sua predizione. v I. 165
- Da Modena. Sue imposture di miracoli. v. II. 157.
- =Geremei= di Bologna del partito della Chiesa. v. I. 264.
- » Non vogliono andare a' danni di Modena. v. II. 25.
- =Germano=. S. (di) corpo. v. I. 121.
- =Gerusalemme=. v. I. 3.
- =Gesso=, Castello. v. II. 59.
- (di) Bernardo. In casa sua abita Lodovico conte di
- S. Bonifazio. v. II. 59.
- » Signore di Timberga. v. II. 214.
- (di) quelli. Devastano il territorio reggiano e commettono
- atrocità. v. II. 212. 213.
- =Gherro= (di) Enrico. Uno de' capi di quei di Gesso.
- v. II. 203.
- =Ghiaia= della Parma. Vi si impiccano prigionieri di guerra.
- v. I. 102.
- Del Taro. Vi s'incatenano moltissimi Parmigiani.
- v. I. 224.
- =Ghibellini=, così detti in Toscana. v. I. 277.
- Assediati a Poggibonzi. v. II. 6.
- =Ghiberto= Antipapa. v. I. 237.
- =Ghirardino= di Nazario. Podestà di Reggio. v. I. 40.
- » Sua immagine a basso rilievo. v. I. 40.
- =Ghisalecchio=. Castello. v. I. 273.
- =Giacomino= di Beneceto. v. II. 174.
- Di Berceto. Compagno di Giovanni da Parma e sue
- qualità. v. II. 112.
- Di Cassio. Consanguineo di Salimbene. v. I. 234.
- » Sue imposture di miracoli. v. II. 157.
- Da Porto. Frate, confessa Giacomo Enzola. v. II. 171.
- =Giacomo= di Bernardo. Non vuol moglie una figlia
- dell'Arcivescovo
- di Ravenna. v. I. 294.
- Di Canossa. v. I. 338.
- Boveri. Suo atto di coraggio. v. I. 13.
- Di Iseo. Nega l'assoluzione ad una Badessa. v. I. 41.
- » Guarito per miracolo. v. I. 41.
- Di Maluso. Assessore del Podestà di Lucca. v. I. 67.
- Da Palù. Sua morte. v. I. 10.
- Di Pavia. Frate, è cacciato dal convento di Modena.
- v. I. 218.
- Di Brescello. Frate, è cacciato dal convento di Modena.
- v. I. 218.
- =Giacopello=. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 216.
- =Giliolo= da Marano. Podestà di Reggio. v. II. 42.
- Di donna Agnese. Podestà di Reggio. v. I. 43.
- =Gioachimo=. Sua predizione per Federico II. v. I. 5.
- » Predizioni intorno a Pontefici. v. I. 12.
- » Salimbene è seguace di Gioachimo. v. I. 132.
- » Amico di Enrico VI. Imperatore. v. I. 248.
- » Sue profezie. v. I. 321.
- » Sua esposizione dell'Apocalisse. v. I. 321.
- » Predizioni intorno ai Predicatori, Minori, clero
- secolare. v. I. 162.
- » Opuscolo contro Pietro Lombardo. v. I. 141.
- » Sue qualità. v. I. 143. 144.
- » Interpretazioni sugli Evangelisti. v. I. 170.
- » Predice l'istituzione de' Predicatori e Minori.
- v. I. 170.
- =Giovanetto=. Maestro Maggiore de' Predicatori. v. II. 137.
- Frate Minore. v. II. 240.
- =Giovanni= XXI. Invia missione in Tartaria. v. I. 116.
- » Sua dottrina. v. I. 182.
- » Sua elezione. v. II. 38.
- » Muore sotto la ruina d'una volta. v. I. 183. v. II.
- 38. 40.
- Re. Rimprovera Federico II. v. I. 23.
- » Si fa frate. v. I. 24.
- di Bibbiano. Frate espulso da Modena. v. I. 218.
- di Bondeno. Canonico scostumato. v. I. 309.
- di Bologna. v. I. 46.
- il Buono. v. I. 151.
- da Procida. Cortigiano di Manfredi. v. II. 4.
- » Avvelena Corrado. v. III. 4.
- di Carpineti. Frate, il conte d'Artois vuol vederlo.
- v. II. 62.
- di Castelvetro. Manda Salimbene a distogliere Giovanni
- da Parma dal seguire i Gioachimiti. v. I. 182.
- di Donna Rifida. Eletto Vescovo. v. I. 42.
- » Spogliato del Vescovado. v. I. 37.
- da Parma. Frate, va al Concilio di Lione. v. I. 81.
- » Eletto Ministro Generale. v. I. 84. 188.
- » Non vuol moltiplicare le leggi, e perchè. v. I. 179.
- » Vuol dar esso licenza ai frati di predicare. v. I. 126.
- » Parla al cospetto del Re di Francia. v. I. 128.
- » Sua umiltà. v. I. 129. 186.
- » Parla al Corpo Universitario di Parigi. v. I. 178.
- » Lettera di ammissione data ai Terziarii. v. I. 177.
- » Amico di frate Ugo di Jeres. v. I. 132.
- » Suo carattere e sua dottrina. v. I. 175.
- » È avversato perchè Gioachimita. v. I. 180.
- » Si dimette da Ministro Generale. v. I. 189.
- » Si ritira a Greccio. v. I. 182.
- » Va in Grecia. v. I. 183.
- » Suoi compagni. v. II. 109 e seg.
- » Ritorna dalla visita di tutti i conventi. v. I. 172.
- » Detto Giovannino da S. Lazzaro. v. I. 175.
- » Si voleva farlo Cardinale. v. I. 183.
- » Il Re di Francia lo venera. v. I. 183.
- » Onorato dal Re d'Inghilterra. v. I. 184.
- » Ha detrattori ed ammiratori. v. I. 180. 183.
- » Designa il suo successore nel Generalato. v. I. 189.
- » Vuol seco a tavola gli umili fraticelli. v. I. 186.
- » Uccelli selvatici che covano sotto il suo tavolo.
- v. I. 189.
- =Giordano= Cardinale. Di poca dottrina. v. I. 73.
- Conte. Sua morte. v. II. 4.
- » Cortigiano di Manfredi. v. II. 4.
- Maestro Generale de' Predicatori. v. II. 137.
- =Giovannino= dalle Olle. Ad Arles domanda al Generale
- l'aureola. v. I. 191.
- » Va in Affrica. v. I. 196.
- » Morte, qualità e miracoli. v. I. 197.
- Pigolino di Parma. v. I. 142.
- Di Reggio. Dottor fisico. v. II. 177.
- =Girona=. Vi muore il Re di Francia. v. II. 155.
- =Giuliano= da Sesso. Maestro in leggi e atroce. v. I. 218.
- =Giaratto=. Fatto prigioniero a Grola. v. I. 224.
- =Giutto=. Frate. v. I. 157.
- =Gogo= Rolandino. Morto in battaglia a Colorno. v. I. 269.
- =Gonzaga=. Assediata dai Reggiani. v. I. 8.
- » Distrutta dai Mantovani. v. II. 42.
- =Gorgona=. Isola o scoglio. v. II. 86.
- =Gorgonzola=. È presa. v. I. 83.
- » Re Enzo restatovi prigioniero è liberato dai Parmigiani.
- v. I. 83.
- =Gorzano=. Castello distrutto. v. I. 347.
- =Gorzano= (di) Tomaso. È ucciso. v. I. 346.
- » Prende Bismantova. v. II. 43.
- Famiglia Cacciata da Modena. v. I. 346.
- » È loro dato Monte Valerio. v. II. 5.
- =Gottolengo=. È preso. v. I. 64.
- =Governolo=. Navi che vi passano sul Po costrette a salire
- il Mincio sino a Mantova. v. II. 17.
- =Gradenigo= Marco. Podestà di Reggio deposto. v. I. 347.
- =Gramignazzo=. Vi si catturano barche mantovane. v. I. 84.
- =Grassoni= (dei) Raimonduccio. Morto in battaglia.
- v. II. 140.
- Grassone. Impiccato. v. II. 218.
- Famiglia. Lascia Modena. v. II. 78.
- =Grazia=. Vescovo. v. I 42.
- =Greccio=. Romitaggio di Giovanni da Parma. v. I. 189.
- =Greci=. Scomunicati per le loro opinioni intorno allo
- Spirito Santo. v. I. 12.
- =Grecia=. Il suo Re invita Giovanni da Parma. v. I. 209.
- =Gregorio= VII. Eletto Papa. v. I. 237.
- » Amico della Contessa Matilde e sue qualità. v. I. 244.
- » IX. Scomunica i Greci. v. I. 12.
- » Eletto Papa. v. I. 11.
- » Dà privilegi ai Minori. v. I. 302.
- » Scomunica Federico II. v. I. 228.
- » Sua morte. v. I. 78.
- » X. Eletto Papa. v. II. 23.
- » Sopprime i Saccati. v. I. 152.
- » Riprova la Congregazione di Segalello. v. I. 154.
- » Sopprime la Congregazione di Segalello. v. I. 153.
- » Uso del denaro raccolto per le Crociate. v. I. 319.
- » Suo concilio a Lione. v. II. 27.
- » Sua morte. v. II. 27. 31.
- » Depone Prelati avari. v. II. 31.
- » Arriva a Reggio. v. II. 26. 31.
- » Fissa norme per l'elezione de' Papi. v. II. 35.
- Di Montelungo. Legato in Lombardia. v. I. 29. 282.
- » Arriva a Parma. v. I. 99.
- » È a Parma per l'assedio di Federico II. v. I. 99.
- » Sue astuzie. v. I. 283.
- » Guida i Parmigiani a battaglia. v. I. 109.
- » Suo corvo parlante dato a pegno. v. I. 284.
- » Patriarca di Aquileia. v. I. 285.
- » Tentato di aderire all'Impero. v. I. 283. 284.
- » Aveva concubine. v. I. 285.
- Romano. Vescovo morto eretico. v. I. 42.
- =Grelone= Giovanni. v. I. 15.
- =Greloni= Famiglia. v. I. 15.
- =Grenoble.= Vi passa Salimbene che visita una gran frana.
- v. I. 204. 207.
- =Grenoni.= Da non confondere coi Greloni. v. I. 15.
- =Grillo= (dei) Giovanni. Siniscalco del Re d'Inghilterra.
- v. II. 75.
- =Grimaldi.= Partigiani della Chiesa, sta contro loro
- Uberto Spinola. v. II. 141.
- =Groia.= Federico II vi fabbrica Vittoria e conia moneta.
- v. I. 99.
- =Grondola= Castello. I Parmigiani vi fanno una torre.
- v. II. 144.
- =Gruamonte.= Frate Gaudente. v. I. 344.
- =Gualengo= Gherardino, frate. v. I. 263.
- =Gualterio.= Conte di Manopello ucciso da Federico II.
- v. I. 320.
- Frate Inglese. Compagno di Giovanni da Parma. Vescovo e sue
- qualità. v. II. 110.
- =Gualterotto.= v. I. 23.
- =Guardasone.= Ricuperato dai Parmigiani. v. I. 202.
- =Guascogna.= Vi sono Luogotenenti Inglesi. v. II. 75.
- =Guastalla.= Bloccata. v. I. 84.
- » Passa Rizzardo di S. Bonifazio conte. v. I. 98.
- » Perduta e ricuperata. v. II. 40.
- =Guazzatola= de' Cavalli in Parma. v. I. 109.
- =Guelfi.= Partigiani della Chiesa. v. I. 277.
- =Guercio= o Guerzo (di) Manfredino. Parteggia per quei di
- sotto in Reggio. v. II. 81.
- » Uno dei Capi di quei di Gesso. v. II. 203.
- » Si ruinano le sue case. v. II. 197.
- =Guglielmino= di Gattatico (maestro). Muore. v. I. 305.
- =Guglielmo= Cardinale. Fa confessione pubblica. v. I. 325.
- » Vescovo di Modena. v. I. 46.
- di Britto. v. I. 134.
- da Buzea. Guardiano parziale co' frati. v. I. 185.
- Biancardo. v. I. 209.
- di Gattatico ostile ai Minori. v. I. 305.
- di Berceto. v. II. 131.
- Frate de' Predicatori. Predica a Vienna e sue qualità.
- v. I. 133. 134.
- di Canossa. v. II. 43.
- Vescovo di Reggio. Contende per le decime. v. II. 49
- Re d'Olanda. Eletto Imperatore. v. I. 232. 233.
- di Piemonte, frate. v. I. 198.
- di Pertuis. Sua morte. v. I. 196.
- Ministro di Borgogna. Interrogato intorno alla frana di
- Grenoble. v. I. 204.
- del Santo Amore. Fa un opuscolo contro i frati questuanti.
- v. I. 178.
- » Provoca l'ira dell'Università di Parigi. v. I. 178.
- » Espulso dalla Francia. v. I. 179.
- Romano. Vescovo di Parma scomunicato. v. I. 42.
- Maestro. Compila una somma. v. I 121.
- » Predica. v. I. 133.
- Marchese di Monferrato. Lotta con Uberto Pallavicino.
- v. I. 272.
- » Sua figlia chiesta per moglie. v. II. 102.
- » Lotta contro il Vescovo di Tortona. v. II. 103.
- » Lotta contro i Milanesi. v. II. 138.
- Re di Sicilia. Padre dell'Imperatrice Costanza. v. I. 237. 246.
- » Morendo comanda ai figli di non maritare Costanza.
- v. I. 246.
- =Guglielmotto.= Arriva a Ravenna. v. I. 75.
- » Spogliato di tutto torna in Puglia. v. I. 76. 262.
- =Guidi= di Reggio. Capifazione in Modena. v. II. 80.
- =Guidi= (dei) Bonifacio. Fratello dell'Arciprete di
- Cittanova. v. I. 300.
- =Guido.= Eletto Vescovo di Modena, ma non confermato.
- v. II. 207.
- =Guidizzolo.= v. I. 64.
- =Guido= di Bibbianello. Ucciso. v. II. 178. 204.
- » Sue qualità. v. II. 181.
- Conte di Montefeltro. Signore di Forlì. v. I. 261.
- » Capitano. v. I. 261.
- » Riceve Sinigallia tradita, e vi fa uccidere 1500 persone.
- v. II. 51.
- » Confinato a Chioggia, poi in Asti e sue qualità. v. II. 64.
- Guido di Reggio. v. I. 7.
- Guido di Massaria. v. II. 118.
- =Guidolino= Ferrarese. Frate che cambia di Ordine.
- v. II. 189.
- =Guidotto.= Vescovo di Mantova ucciso. v. I. 61.
- =Guiscardo= Normanno. Aiuta Gregorio VII. v. I. 237.
- » Ottiene in feudo la Puglia. v. I. 245.
- » Conquista la Sicilia. v. I. 246.
- » Origine della dinastia de' Normanni. v. I. 246.
- =Guiscolo=, frate di Parma. Suo detto. v. I. 125.
- =Guiscolo= Gioachimita e sue qualità. v. I. 138.
- » Va a Sens. v. I. 140.
- » Compagno di Giovanni da Parma. v. II. 111.
-
-
-I
-
- =Idria= creduta delle nozze di Cana. v. I. 220.
- =Ilario= S. Paese. v. I. 47.
- =Ildebrando.= Priore del convento di Cluny. v. I. 208.
- » Eletto Papa. v. I. 237.
- =Illuminato.= Segretario di frate Elia. v. I. 17.
- » Si fa flagellare. v. II. 176.
- =Imelda.= Madre di Salimbene. v. I. 31.
- =Imola.= Appianate le fosse. v. I. 8.
- » Fazioni in Imola. v. I. 276.
- » Signoria dei Nurduli e Binicli. v. I. 263.
- =Imperatore= di Costantinopoli. Arriva a Reggio. v. II. 17.
- =Imperatrice= moglie di Federico II incoronata. v. I. 7.
- =Indusiati= (degli) Albertino. Atterrate le sue case.
- v. II. 197.
- Guido. Costretto ad assistere ai tormenti del figlio.
- v. II. 208.
- Scalfino. Messo in prigione e tormentato. v. II. 57.
- =Infonditi= (degli) Rosso. Tradisce Soncino per 400 lire
- imperiali. v. II. 57.
- =Inglesi.= Amanti di ber vino. v. I. 125.
- =Iniquità= (di) Uberto. Signore di Piacenza. v. I. 254.
- » Podestà di Piacenza. v. I. 323.
- =Innocenzo= III. Sua morte. v. I. 4.
- » Depone Ottone. v. I. 5.
- » Esalta Federico II. v. I. 5.
- » Approva l'Ordine minoritico. v. I. 168.
- » Fa preti i dodici compagni di S. Francesco. v. I. 168.
- » IV. Lotta coi Principi. v. I. 12.
- » Canonico di Parma. v. I. 35. 78.
- » Conferma, poi ritira l'elezione a Badessa di una sua nipote.
- v. I. 89.
- » Dichiara Ferrara città della Chiesa. v. I. 69. 325.
- » Predica a Ferrara. v. I. 69.
- » Eletto Papa. v. I. 78.
- » Fugge a Lione. v. I. 79.
- » Depone Federico II. v. I. 82.
- » Riceve i messi di Federico II. v. I. 106.
- » Manda ambasciatori ai Tartari. v. I. 111.
- » Riceve un'ambasciata dei Greci. v. I. 205.
- » Va a Genova. v. I. 323.
- » In morte. v. I. 331.
- » Nozze d'una sua nipote a Genova. v. I. 323.
- » È a Napoli. v. I. 331.
- » Sua morte v. I. 331.
- » Invia emissarii in Puglia per toglierla a Federico II.
- v. I. 201.
- » V. Elezione e morte. v. II. 37.
- =Inverno.= Caldo. v. I. 11. 348.
- » Tanto freddo che gela il Po. v. I. 6.
- =Irtace= Re. Sposa una suora, v. I. 159.
- » Uccide S. Matteo e brucia un convento. v. I. 159.
-
-
-J
-
- =Jeres.= Vi si trova Salimbene. v. I. 131. 142.
- » Clima. v. I. 194. 195.
- » Saline. v. I. 137.
- =Jesi.= Vi è nato Federico II. v. I. 22. 247.
- =Jocellino.= Frate Inglese letterato. v. I. 174.
- » Compagno di frate Stefano. v. I. 174.
-
-
-L
-
- =Lambertazzi.= Espulsi da Bologna vanno a Faenza. v. I. 264.
- » Espulsi. v. I. 290.
- » Pace fatta col partito della Chiesa. v. II. 45.
- » Espulsi di nuovo. v. II. 28.
- » Bruciate da' nemici le loro case. v. II. 48.
- =Lamberteschi= (dei) Lambertesco. Podestà di Reggio.
- v. I. 78.
- =Lambertini= (dei) Pietro. v. I. 72.
- Guglielmo. v. II. 45.
- Ugolino. Frate Gaudente. v. I. 344.
- =Lancia= Conte. Cortigiano di Re Manfredi. v. II. 4.
- Marchese di Piemonte. v. I. 320.
- =Landasio.= Castello Pallavicini. v. I. 273.
- =Lanerio.= Frate Guardiano. v. I. 209.
- =Lanfredo= Bernardo. Podestà di Reggio. v. II. 62.
- » Sua negligenza. v. II. 62.
- » Capitano del popolo di Parma. v. II. 63.
- =Langosco= (di) Conte Riccardo. Podestà di Milano.
- v. II. 40.
- =Langravio= di Turingia. La sua elezione favorita dal
- Papa. v. I. 79. 232.
- » Eletto Imperatore. v. I. 333.
- =Lanzavecchia.= Signore d'Alessandria. v. I. 254.
- =Latino= Cardinale. v. I. 72.
- » Sua ordinanza per le vesti delle donne. v. I. 73. 318.
- » Pacifica Bolognesi e Romagnoli. v. II. 43.
- » Scomunica i Parmigiani. v. II. 44. 45.
- » Legato. v. I. 317.
- =Lavagna= (di) Guglielmo Cardinale. Fa costruire un
- convento. v. I. 37.
- Obizzo. Vescovo di Parma. v. I. 35.
- Terra. v. I. 37.
- =Lazzaro= S. Condotto in Francia da S. Massimino. v. I. 171.
- » Vescovo di Marsiglia. v. I. 171. v. II. 70.
- Villa del parmigiano. v. I. 175.
- =Leccaterra= (di) Neri. Ucciso in guerra. v. II. 140.
- » Incendia una chiesa. v. II. 154.
- =Leggenda= del B. Francesco. v. I. 80.
- =Lendinara.= v. II. 59.
- =Leone= Frate Minore. v. I. 48.
- » Arcivescovo. v. I. 48.
- =Leoni= del Duomo di Parma. Quando fatti. v. II. 66.
- =Lesnardo= di Crema. Fatto prigioniero. v. II. 148.
- =Lettera= dell'Imperatore dei Tartari. v. I. 113.
- Di ammissione fra i divoti dei Minori. v. I. 177.
- =Lione.= Arriva Salimbene. v. I. 29.
- » Innocenzo IV. fugge a Lione. v. I. 79.
- » Federico II. vuol andare su Lione. v. I. 92.
- » Pier delle Vigne inviato a Lione. v. I. 106.
- » Innocenzo IV. lascia Lione. v. I. 323.
- =Livizzano= (di) Nevo. Morto in battaglia. v. II. 140.
- Nordulo. Morto in battaglia. v. II. 140.
- =Lodi.= Signoria del Pallavicino. v. I. 228.
- » I Milanesi entrano in Lodi. v. I. 326.
- » Cassone della Torre va sopra Lodi e la prende. v. II. 39. 42.
- » Si pacifica coi Milanesi. v. II. 43.
- =Lodigiani.= Aiutati da Parma e Cremona. v. II. 50.
- =Lodovico= S. Re di Francia. Fra Giovanni da Magione
- va da S. Lodovico. v. I. 117.
- » Arriva a Sens. v. I. 126.
- » Ricevimento fattogli. v. I. 126. 127.
- » Gli è offerto un luccio. v. I. 127.
- » Alloggia presso i Minori. v. I. 127. 128.
- » Pranzo del Re. v. I. 130.
- » S'imbarca. v. I. 131.
- » Caccia dalla Francia Guglielmo del Santo Amore. v. I. 179.
- » Venera Fra Giovanni da Parma. v. I. 183.
- » Prende Damiata. v. I. 204.
- » Fatto prigioniero e restituito. v. I. 222.
- » Fabbrica Balbek. v. I. 222.
- » Di nuovo in Oriente. v. II. 18.
- » Assale la Tunisia. v. II. 18.
- » Sua morte. v. II. 19.
- Conte di Verona. v. I. 261.
- » Capitano dei Cremonesi e loro alleati. v. II. 53.
- » Podestà di Parma. v. II. 53.
- » Podestà di Reggio. v. II. 57.
- » Sua morte. v. II. 60.
- =Logoteta.= Pier delle Vigne. v. I. 227.
- =Lombardi.= Impedito loro il commercio colla Romagna.
- v. II. 16.
- =Lombardia.= Tormentata dai Barbarasi. v. I. 264.
- » Cardinale Latino Legato in Lombardia. v. II. 43.
- » Suoi confini. v. I. 98.
- » Manda per constatare se Federico II. vive. v. II. 91.
- =Lomello= (di) Clara. Moglie di Manfredo Pallavicini.
- v. I. 271.
- =Lorenzo.= Frate Arcivescovo d'Antivari. v. I. 325.
- =Lotario.= Frate Custode di Salimbene. v. II. 116.
- =Lovoleto= (di) Tomaso. Morto in battaglia. v. II. 140.
- Ardizzone. Morto in battaglia. v. II. 140.
- =Luca.= Frate Pugliese. Sua orazione funebre per Re Enrico.
- v. I. 60.
- » Sue qualità. v. I. 86.
- =Lucca.=. Corradino leva soldati sul territorio di Lucca.
- v. II. 9. 10.
- =Lucchesi.= Traditi alla battaglia di Montaperti. v. I. 340.
- » Vanno contro Pisa. v. II. 140.
- » Onorio IV. impone loro di non molestare i Pisani. v. II. 141.
- =Lucci.= Abbondanza di lucci nel Taro morto. v. I. 98.
- » Regalo al Re di Francia. v. I. 127.
- » Regalo al Podestà di Bologna. v. I. 65.
- =Lucera= de' Saraceni. Si arrende a Re Carlo. v. II. 11.
- =Luisini= (dei) Guglielmo. Imbandisce un banchetto.
- v. II. 26.
- =Lupi= Marchesi. Bonifacio. Podestà di Reggio. v. II. 179.
- Goffredo. v. I. 223.
- Guido. v. I. 223.
- Ugo. v. I. 223.
- Monte. Valente nell'armi, muore in battaglia. v. I. 223.
- Rolando. v. I. 223.
- =Lupicini= (dei) Garsendonio. Abbandona il partito di quei
- di sotto in Reggio. v. II. 81. 197.
- Sinibaldo. v. II. 186.
- Guido. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81.
- Guglielmo. Parteggia per quei di sotto in Reggio.
- v. II. 81.
- » Abbate di S. Prospero in Reggio. v. II. 185.
- Ugolino. Sposa una Fogliani. v. II. 81.
- Giovannino. Frate, pacifica tra loro gli Strufi, gli Orsi
- e i Salustri. v. II. 58.
- Famiglia espulsa da Reggio. v. I. 82.
- =Luzzara=. Assediata. v. I. 84.
-
-
-M
-
- =Macello= de' beccai di Parma. v. II. 67.
- =Macometto=. Parola segnata sul capo del dragone. v. I. 321.
- =Maddalena= S. Se ne credeva il corpo a Vezellay. v. I. 130.
- » S. Massimino la condusse ad Aix. v. I. 171.
- » Se ne scopre il corpo a S. Massimino. v. II. 68.
- » Leggenda. v. II. 69.
- » In più luoghi si pretende d'averne il corpo. v. II. 69.
- =Maginardo= Conte guerriero. v. II. 12.
- =Magreda=. Castello assediato e preso. v. II. 154.
- =Malabocca= Guido. v. II. 167.
- =Malafucina= (di). Così detti in Parma gli avversarii della
- Chiesa. v. I. 265.
- =Malatesta=. Signore di Rimini. v. I. 261.
- » Minacciato dai nipoti di Buonconte. v. II. 147.
- =Malavolta= (dei) Alberto. Podestà di Genova. v. I. 216.
- =Maletta= Girardo. Sue qualità. v. I. 50.
- » Acclamato Podestà di Parma. v. I. 50.
- =Maletta= Girardo. Predica a Parma e finge miracoli.
- v. I. 51.
- Manfredo. Potente presso Re Manfredi. v. II. 4.
- » Cortigiano di Re Pietro, poeta e musico. v. II. 5.
- =Malgrate=. Preso dai Cremonesi. v. II. 21
- =Malvezzo= Giovanni. Suoi versi. v. II. 99.
- =Mancasale= Villa. Sconfitta del Marchese Cavalcabò.
- v. I. 42.
- =Mandelli= (dei) Rubaconti. Ubertino, Podestà di Reggio.
- v. I. 342.
- =Mandra= (di) Guido. Sua morte. v. II. 12.
- =Manfredi= Re. Paternità e maternità. v. I. 110.
- » Tiene occulta la morte del padre. v. I. 230.
- » Succede a Corrado. v. I. 232.
- » Il Legato lo diffama. v. I. 317.
- » Si finge l'aio di Corradino e assume la corona. v. I. 332.
- » Sconfitto. v. I. 347.
- » I Francesi contro di lui. v. II. 3.
- » Suoi Cortigiani. v. II. 3.
- » Ucciso. v. I. 347. v. II. 4.
- » Uccisore di Corrado. v. I. 348.
- » Sua sepoltura. v. II. 3.
- » Sua moglie e i figli prigionieri. v. II. 4.
- » Alcuni si fingono Manfredi. v. II. 5.
- » Ha costrutto Manfredonia e le ha dato nome. v. II. 4.
- =Manfredi= (dei) Azzone. Podestà di Cremona. v. II. 42.
- di Modena. Sua morte e bellezza. v. I. 269.
- Simone di Giovanni di Bonifazio. v. I. 82.
- » Entra in Novi. v. I. 220.
- » Sua morte. v. I. 344
- » Sue qualità. v. I. 220.
- di Faenza. Tebaldello gli dà in mano Faenza. v. II. 50.
- =Manfredino= di Rosa. Podestà di Parma scioglie la compagnia
- di Barisello. v. I. 269.
- =Manfredo= di Tortona, frate. Va al Concilio di Ravenna.
- v. I. 298.
- =Manfredonia=. Sua fondazione. v. II. 4.
- =Mangani e Manganelle=. Armi nuove. v. II. 13.
- » Esposte nella piazza del Duomo a Parma. v. I. 34.
- =Manopelle= (di) Gualterio. Fatto morire. v. I. 320.
- =Mansueto=, frate. Ha dal Re di Francia un grosso pezzo
- del legno della Croce. v. II. 116.
- di Castiglione Aretino. A Fano parla con Salimbene.
- v. I. 22. 332.
- =Mantova=. Assediata da Federico II. v. I. 63.
- » Pinamonte la signoreggia. v. I. 255.
- » Martino di Parma vi è Vescovo. v. I. 315.
- » Chi porta lettere a Mantova è ucciso. v. I. 318.
- » Innocenzo IV. a Mantova. v. I. 324.
- » Il Conte di Fiandra a Mantova. v. I. 349.
- » Navi sul Po costrette a toccar Mantova. v. II. 17.
- =Mantovani=. Prendono Bondeno. v. I. 8.
- » Intercettano la via che conduce a Reggio. v. I. 10.
- » Prendono Marcaria. v. I. 63.
- » È catturato un loro naviglio a Brescello ed un
- altro a Gramignazzo. v. I. 84.
- » Incendiano Casalmaggiore. v. I. 102.
- =Manuele= Imperatore Greco. S'imparenta col Marchese di
- Monferrato. v. II. 103.
- =Marano= (di) Egidiolo. Podestà di Reggio. v. II. 42.
- » Ambasciatore a Reggio. v. II. 81.
- =Maravone= dei Bonici. v. I. 82.
- » Ostaggio. v. I. 203.
- =Marca= d'Ancona. Ricuperata dalla Chiesa. v. I. 203.
- » Gran terremoto. v. II. 44.
- =Marca= Trivigiana. Crudeltà di Alberico da Romano. v.
- I. 255.
- =Marcamò=. Castello. v. II. 16.
- =Marcaria=. Distrutta. v. I. 63.
- =Marcella=. A Marsiglia con S. Massimino. v. I. 171.
- » Scrive la vita di S. Marta. v. I. 171.
- =Marchesella= (di) Guglielmo signore di Ferrara. v. I. 69.
- =Marchesina=. Moglie di Giacomo d'Enzola v. I. 171.
- =Marchesopolo= Pallavicini. Abita in Soragna. v. I. 278.
- » Va in Romanìa. v. I. 275.
- » Ucciso dai Greci. v. I. 275.
- » Motivo di espatriare. v. I. 275.
- =Marco=, frate. Compagno di frate Giovanni da Parma. v.
- I. 186.
- » Sua morte. v. II. 109.
- » Sue qualità. v. I. 187.
- » Rimbrotta il Ministro Generale Bonaventura. v. I. 187.
- di Michele. v. I. 310.
- =Maria=. Marchesa di Monferrato. v. II. 103.
- =Marino= di Eboli. v. I. 320.
- =Marsigli= (dei) Gisla Madre di Guido fratello di Salimbene.
- v. I. 30.
- Famiglia. v. I. 30.
- =Marsiglia=. Salimbene a Marsiglia. v. I. 131.
- » Caso strano di un fanciullo. v. II. 114.
- =Marta= S.ª Condotta in Provenza da S. Massimino.
- v. I. 171.
- » Sua vita scritta da Marcella sua fantesca. v. I. 171.
- » Suo corpo a Tarascon. v. I. 172.
- » Clodoveo ne visitò la tomba e dotò la chiesa. v. I. 172.
- =Martinello=. Uccisore di Beatrice di Puglia. v. II. 162.
- » Ucciso. v. II. 204.
- =Martino= S. Vescovo. Perseguitato da S. Brizio. v. II. 86.
- IV. Papa. Tenta impadronirsi di Forlì. v. I. 261. v.
- II. 52.
- » Fa raccogliere nota de' miracoli di S. Lodovico.
- v. II. 23.
- » Eletto Papa. v. II. 51.
- » Assedia Meldola. v. I. 319.
- » Studente di leggi a Parma. v. II. 54.
- » Proibisce il duello fra Re Carlo e Re Pietro. v. II. 76.
- » Asdente ne predice la morte. v. II. 85.
- » Indice una crociata contro il Re d'Aragona. v. II. 126.
- » Sua morte. v. II. 129.
- Cantore. v. I. 209.
- di Colorno. Vescovo di Parma. v. I. 42.
- Spagnuolo. v. II. 232.
- di Fano. Dottore in leggi. Ospite di Salimbene. v. I. 21.
- di Parma (maestro). Legato pontificio e sue qualità. v. I. 314.
- » Vescovo di Mantova. v. I. 315.
- =Marziale= Coco. v. I. 201.
- =Marzio=, frate, di Milano. S'adopera a che Giovanni da
- Parma sia fatto Generale. v. I. 198.
- =Massimino= S. Castello. Vi si scopre il corpo della
- Maddalena. v. II. 68.
- =Massimino= il Santo. Arriva ad Aix con Maria Marta e
- Maria Maddalena, e ne fu fatto Vescovo. v. I. 171.
- =Mastino= della Scala succede ad Ezzelino. v. I. 261.
- =Matelica.= Ruina per terremoto. v. II. 44.
- =Matilde= Contessa. È sepolta a Polirone. v. I. 324.
- » Gregorio VII. va da Matilde a Canossa. v. I. 244.
- » Sua Rocca. v. I. 338.
- =Mattelino=, letterato che parla contro i frati. v. I. 306.
- » Soddisfatto della risposta di Salimbene. v. I. 310.
- » Ammogliato. v. I. 310.
- =Matteo= Cremonese, frate. v. I. 198.
- da Modena. Frate. v. I. 151.
- della Marca d'Ancona. I suoi Apostoli si bastonano con quelli
- di Putagio. v. I. 158.
- di Acquasparta. Eletto Ministro Generale de' Minori. v. II. 210.
- =Maurizio.= Frate di Provins letterato. v. I. 139.
- =Mazonzatico.= Innondato. v. II. 38.
- =Medesano= Castello dei Pallavicini. v. I. 276.
- =Medicina=, Terra. I Bolognesi la vogliono dal Papa.
- v. I. 326.
- =Meldola.= Spesa fatta pel suo assedio. v. I. 319.
- » Assediata. v. II. 59.
- =Melica.= Prezzo. v. I. 11. v. II. 42.
- » Abbondanza. v. II. 57.
- =Meloria.= Battaglia in mare. v. II. 86.
- =Memoriale= fatto da Tomaso di Celiano. v. I. 80. 81.
- =Mendoli.= Signori in Imola per l'Impero. v. I. 276.
- =Mercato= in Parma. v. II. 66. 175.
- =Mercerie= avariate a Venezia. v. II. 108.
- =Merlino= (di) notizie. v. I. 146.
- » Sue profezie per Federico II. v. I. 248.
- » Sue profezie sulle città italiane. v. II. 93.
- =Messina.= Si spargono in mare le ossa di Corrado.
- v. I. 322.
- » Re Pietro da Messina inonda la Sicilia. v. II. 5. 55.
- » Non si fa strage di Francesi pel Vespro Siciliano. v. II. 55.
- =Miano.= Castello dei Pallavicini. v. I. 276.
- =Migliarina.= Cascina. v. II. 186.
- =Migliorati.= Viviano espulso da Reggio. v. I. 82.
- =Milanesi.= Lotta coi Cremonesi. v. I. 3.
- » Aiutano i Bolognesi. v. I. 34.
- » Contro Federico II. e sconfitti. v. I. 65. 66.
- » Prendono Re Enzo. v. I. 83.
- » Aiutano Parma contro Federico II. v. I. 94.
- » Prendono Lodi e Tortona. v. I. 326.
- » Fan pace coi Bergamaschi. v. II. 5.
- » Devastano il Cremasco. v. II. 21.
- » Fan pace coi Torriani e con Lodi. v. II. 43.
- » Uccidono Cassone della Torre. v. II. 51.
- » Assaliti dal Marchese di Monferrato. v. II. 138.
- =Milano.= Federico II. sopra Milano. v. I. 82.
- » Nozze fatte dell'Imperatore Enrico. v. I. 147.
- » Signoria del Pallavicino. v. I. 228.
- » Espulsione di Napo della Torre. v. II. 39.
- » Cassone della Torre fa strage in Milano. v. II. 39.
- » Rottura col Marchese di Monferrato. v. II. 138.
- =Militi= di G. C. Loro istituzione. v. I. 344.
- di M. V. Loro istituzione. v. I. 344.
- =Milleduci= (dei) Egidio. Ambasciatore di Parma a Modena.
- v. II. 79.
- =Miniatore= Enrico da Pisa. v. I. 86.
- =Minozzo= (di) Princivallo. Sua morte in battaglia.
- v. II. 30.
- =Modena.= Discordia dei cittadini. v. I. 94.
- » Parmigiani a guardia di Modena. v. I. 103.
- » Signoria di Re Enzo. v. I. 216.
- » Si catturano frati. v. I. 218.
- » Signoria di Giacomo Rangone. v. I. 254.
- » Ghiberto da Gente tenta averne la signoria. v. I. 329.
- » Il Marchese d'Este aiuta Modena. v. I. 346.
- » Devastazione del territorio. v. II. 5.
- » Divisioni cittadine. v. II. 79. 80.
- » Predizione della sua distruzione. v. I. 252.
- » Cattura di Parmigiani passanti con sale. v. II. 105.
- » Trecento donne incarcerate. v. II. 148.
- » Tratta di pace con Sassuolo. v. II. 149.
- » Invasa da Tomasino di Sassuolo. v. II. 217.
- =Modenesi.= Guerreggiati da Reggio e da Bologna. v. I. 4.
- » Prendono Bondeno. v. I. 8.
- » Devastano il Bolognese ed occupano Piumazzo. v. I. 11.
- » Vogliono condurre a Modena il carroccio dei Bolognesi.
- v. I. 34.
- » Loro amicizia coi Parmigiani. v. I. 270.
- » Conducono il Panaro a urtare contro Castelfranco. v. I. 63.
- » Perdono Castel Leone. v. I. 65.
- » Loro alleanza coi Bolognesi. v. I. 220.
- » Fanno due Podestà, uno per parte. v. I. 220.
- » Loro devozione delle flagellazioni. v. I. 341.
- » Assediano Montevallaro. v. II. 5.
- » Assediano Borgo S. Donnino. v. II. 8.
- » Cercano aiuto ai Parmigiani. v. II. 24. 25.
- » Devastano le terre di Forlì e Faenza. v. II. 29.
- » Loro minaccie agli ambasciatori Parmigiani. v. II. 79.
- » Battaglia perduta con quei di Sassuolo. v. II. 80.
- » Battaglia a Montale, e morti in battaglia. v. II. 92. 93.
- » Due battaglie de' forusciti con que' di dentro. v. II. 139.
- » Cattura di Sassolesi. v. II. 148.
- » Non piacciono patti di pace. v. II. 170.
- =Modolena=, Villa. Innondata. v. I. 219. v. II. 38.
- (di) Gibertino. Uccide Guido di Bibbianello. v. II. 178.
- =Moissac.= v. II. 76.
- =Monaldo= da Orvieto. Podestà di Modena. v. I. 346.
- =Monastero= (del) Luchesia. v. II. 173.
- di S. Benedetto di Montecassino. v. I. 120.
- di Leno. Vi è Abbate un Giberto da Gente. v. I. 329.
- di Polirone. v. I. 120.
- di S. Chiara di Imola. v. I. 32.
- di S. Chiara di Parma. Vi muoiono madre e figlia Baratti.
- v. I. 15. 32.
- di Reggio. Vi è badessa una sorella di Salimbene. v. I. 29. 30.
- di Chiavari. Caso strano avvenutovi. v. I. 39.
- de' Cistercensi in Chiaravalle della Colomba. v. I. 4.
- de' Cistercensi a Fontevivo. Vi è chi abrade le pergamene.
- v. I. 335. 336.
- di Cluny. Sua magnificenza. v. I. 120.
- delle Fontanelle sul parmigiano. v. II. 209.
- di S. Gallo. Sua grandiosità. v. I. 120.
- di S. Giovanni Evangelista di Ravenna. Maestro Martino di
- Parma vi dimora. v. I. 315.
- di Nonantola. v. II. 190.
- di Pontigny. Visitato da Salimbene. v. I. 123.
- di S. Prospero in Reggio. v. I. 343. v. II. 25.
- » Vi alloggia Gregorio X. v. II. 26.
- » Vi è gran disordine. v. II. 185.
- » Sono uccisi due frati. v. II. 190.
- =Monete= di Parma. Falsificate, e prima coniazione.
- v. I. 328. v. II. 145.
- di Reggio. Prima coniazione fatta dal Podestà Giliolo
- parmigiano. v. I. 43.
- =Monferrato= (di) Marchese. Signore del Piemonte. v. I. 254.
- » Inganna i Torriani. v. II. 48.
- » Va contro Lodi. v. II. 53.
- » Riceve in dote il Regno di Tessalonica. v. II. 103.
- » Occupa Tortona e le castella del Vescovo. v. II. 103. 104.
- » Sua guerra con Uberto Pallavicini. v. I. 272.
- » Ucciso dai Piacentini. v. I. 273.
- » Va contro Milano. v. II. 138.
- =Monforte= (di) Conte. v. I. 2.
- =Monreale.= Paese. v. I. 96.
- =Montale.= Battaglia tra Modenesi e Sassolesi. v. II. 93.
- =Monte.= Canigoso o calliginoso. v. II. 161.
- Fiascone. Vi abita Martino IV. v. II. 56.
- Chiaro. Assediato e distrutto. v. I. 64. 349.
- Falcone. Vi è un convento di Minori. v. II. 179.
- Gargano. v. II. 4.
- Giovanni. v. II. 196.
- Luncilo. v. II. 156.
- Cenisio. v. I. 98.
- Vecchio o Vedro. v. II. 156.
- Ombraro. Assediato dai Bolognesi. v. II. 22.
- =Montebaranzone.= v. II. 78. 79.
- =Montecassino=. Vi è un monastero grandioso. v. I. 120.
- =Montecuccoli= (dei) Bonaccorso. v. II. 12.
- Guidino. v. II. 12.
- Matteo morto in battaglia. v. II. 140.
- =Montelungo= (di) Gregorio. Vedi Gregorio.
- =Montefeltro= (di) Guido. Capitano dei Faentini e sua
- battaglia. v. II. 29.
- =Montenero= (di) Rizzardo. Ucciso da Federico II.
- v. I. 320.
- =Montevallaro=, o Monte Valerio. Castello. v. II. 5.
- =Montevecchio= (di) Guglielmo. Morto in battaglia.
- v. II. 140.
- =Montecchio= (di) Egidiolo. Suo carattere e mediazioni.
- v. II. 201.
- =Montecchio= (di) Bonaccorso. Ambasciatore a Reggio.
- v. II. 80.
- » Sposa un'Enzola. v. II. 173.
- =Montembraro=. Assediato dai Bolognesi. v. II. 22.
- =Monumenti= Siciliani. v. II. 23.
- =Morando= Maestro. Poeta. v. I. 124.
- =Moría=. v. I. 341.
- » di bestiame. v. II. 31.
- » d'uomini. v. II. 40.
- » di gatti. v. II. 169.
- » di galline. v. II. 177.
- » di bovini e uomini. v. II. 62.
- » in Pisa. v. II. 89.
- » a Tivoli. v. II. 154.
- =Mose=. Castello. v. I. 63. 64.
- =Mozzadella=. I Reggiani l'assalgono. v. II. 206.
- =Mugello= (di) Ubaldino. Legato e sue qualità. v. I. 279.
- =Munione=. Maestro Maggiore de' Predicatori. v. II. 137.
- =Muradal=. Passo della Sierra Morena. v. I. 3.
- =Mura= di cinta a Reggio. Incominciate. v. I. 40.
- =Muraglia= lungo il Parma. v. II. 144.
- =Musica= (di) Compositori. v. I. 86. 87. 88.
- =Musso= (di) Antonio. v. I. 40.
- Enrico. v. I. 40.
- =Muti= (dei) Gifredo. Frate Gaudente. v. II. 191.
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-
-N
-
- =Nantelmo=. Guardiano. Usa riguardi a Salimbene. v. I. 198.
- =Napoleone= della Torre. Signore di Milano. v. I. 254.
- » Rimosso dall'ufficio e messo in prigione. v. II. 39.
- =Napoleone= (di) Giacomo. Libera Corrado di Antiochia.
- v. II. 9.
- =Napoli=. Decapitazione di Corradino e del Duca d'Austria.
- v. II. 9.
- » Vi si trasporta la salma di Re Carlo. v. II. 127.
- » Muore a Napoli Innocenzo IV. v. I. 331.
- » Si fa l'elezione del successore d'Innocenzo IV. v. I. 331.
- =Navi= fabbricate alla foce dell'Arno. v. II. 86.
- =Naviglio= de' Mantovani. Catturato. v. I. 84.
- Canale de' Parmigiani condotto a Frassinara. v. II. 67.
- =Navone=. Castello terminato. v. II. 205.
- =Navarra=. v. II. 75.
- =Neve= straordinaria. v. I. 6. 11. v. II. 109.
- » Alta come un uomo. v. II. 145.
- =Nicola= palombaro. v. I. 233. 234.
- Frate, Vescovo e confessore del Papa. v. I. 324.
- =Nicolò= III. Odia frate Giovanni da Parma. v. I. 180.
- » Fa Legato il Cardinale Latino. v. I. 73. 317.
- » Eletto Papa. v. II. 41.
- » Sua morte. v. II. 49.
- » Fa Cardinale Gerardo Albo di Gainago. v. II. 54.
- » Dà la Sicilia a Pietro d'Aragona. v. II. 65.
- Confessore del Papa. v. I. 324. 325.
- Vescovo di Reggio pone la prima pietra della chiesa
- del Gesù. v. I. 47.
- » Sua morte. v. I. 80.
- di Montefeltro. Sua santità. v. II. 116.
- » Fatti della sua vita. v. II. 116. 117.
- =Nicolò= di Filippo, Vescovo. Giudice morto all'Impresa
- di Faenza. v. II. 30.
- =Nicoluzzo= da Balugano. Podestà di Bologna. v. II. 29.
- =Nizza=. Castello. v. I. 137.
- Città. Frate Ponzio vi è Guardiano. v. I. 195.
- » Salimbene sbarca a Nizza. v. I. 197.
- =Nocera= de' Saraceni. v. I. 7. 101. 230.
- » Re Carlo la prende. v. II. 11.
- =Noceto=. Convegno di fuorusciti Parmigiani. v. I. 91.
- » Vi è confinato Bertolino Tavernieri. v. II. 165.
- =Noli=. Devastata dai Pisani. v. II. 86.
- =Norduli=. Signori in Imola per la Chiesa. v. I. 263. 276.
- =Novara=. Dà soldati al Pallavicino. v. I. 228.
- =Novaresi=. Vanno contro Lodi. v. II. 53.
- =Novi=. Preso dai Reggiani. v. I. 223.
- =Nozze= solenni a Genova. v. I. 323.
- =Nuazil= de' Tartari e de' Greci a Lione. v. II. 27.
-
-
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-
- =Obizzo=. Vescovo di Parma. v. I. 42.
- » Fa catturare fra Gerardino Segalello. v. I. 160.
- » Sua morte. v. II. 146.
- » Favorisce i Sassolesi. v. II. 152.
- =Oddone= Cardinale. Parla al cospetto del Re di Francia.
- v. I. 128. 184.
- =Odoardo= Re d'Inghilterra. Va in Oriente e al ritorno
- passa da Reggio. v. II. 20. 26.
- =Officio= ecclesiastico. Ha bisogno di riforma. v. I. 4.
- =Olmo= di Giovanni Grelone. v. I. 15.
- =Onorio= III. Eletto incorona Federico II. v. I. 7.
- » Sua morte. v. I. 11.
- IV. Eletto. v. II. 129.
- » Invita Lucca a non far guerra a Pisa. v. II. 141.
- =Onorio= IV. Abita a Tivoli. v. II. 154.
- » impone decime. v. II. 156.
- » È pregato di pacificare i figli del Re di Francia e di Pietro
- d'Aragona. v. II. 161.
- » Ostile ai frati. v. II. 163.
- » Sua morte. v. II. 183. 193.
- =Orsi= (degli) quei. Pacificati cogli Strufi. v. II. 58.
- =Orsini= (degli) Bertoldo. Fratello di Nicolò III.
- v. II. 57.
- Gentile. Marita sua figlia ad Azzone Estense. v. II. 57.
- =Orvieto.= Vi abita Martino IV. v. II. 56.
- =Ospedale= di S. Francesco in Parma. v. II. 66.
- di S. Geminiano in Reggio. v. II. 38.
- di S. Caterina in Reggio. v. II. 38.
- di S. Pietro in Vincoli in Reggio. v. II. 38.
- di Rodolfo Tanzi in Parma. v. II. 66.
- di Fra Barattino in Parma. v. II. 66.
- di S. Bartolomeo di Strada Rotta in Parma. v. II. 66.
- dei Lebbrosi in S. Lazzaro di Parma. v. II. 66.
- della Misericordia, poi Maggiore in Parma. v. II. 66.
- di Reggio. Danneggiato da innondazioni. v. II. 38.
- =Ottaviano= Cardinale. Ricupera le Romagne. v. I. 203.
- » Legato Pontificio. v. I. 279.
- » Sua crociata contro Alberico da Romano. v. I. 258.
- » Si teme che tradisca Parma. v. I. 279.
- » Si crede figlio di Gregorio IX. v. I. 280.
- » Sua figlia vuol amoreggiare con Salimbene. v. I. 280.
- » Partigiano dell'Impero. v. I. 281.
- » Sua morte. v. II. 24.
- =Ottobuono= Cardinale, poi Papa Adriano V. v. I. 305.
- =Ottone= Imperatore. Deposto da Innocenzo III. v. I. 5.
- » Venuto a Parma. v. II. 145.
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-P
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- =Pacile.= Castello. v. II. 194.
- =Padova.= Signoria di Ezzelino. v. I. 288.
- » Filippo Legato l'assale e prende. v. I. 290.
- » Si pacifica con Verona. v. II. 49.
- =Padovani.= Undici mila bruciati vivi in Verona. v. I. 100.
- » Onorano per santo un impostore. v. II. 47.
- =Pagani= (dei) Alberto. Podestà di Modena, fa cavalliere suo
- figlio. v. I. 34.
- Galla Placidia. v. I. 263.
- Gifredo. Guardiano a Bologna. v. II. 45.
- Enrico. Fatto cavalliere. v. I. 34.
- Pagano. v. I. 34.
- Pietro, Signore di Susinana per l'Impero. v. I. 263.
- Egidio. v. I. 34.
- Famiglia spenta. v. I. 34.
- =Paganino= da Ferrara, frate. v. I. 197.
- =Pallastrelli= (dei) Barnaba. Podestà di Reggio. v. II. 62.
- » Spodestato. v. II. 79.
- =Palazzo= del Capitano in Parma. Fabbricato. v. II. 67.
- del Comune di Reggio. Rifabbricato. v. II. 26.
- del Comune di Parma. Si fabbrica in piazza nuova.
- v. II. 143. 146.
- del Vescovo di Ferrara. Innocenzo IV. vi predica dal balcone.
- v. I. 69.
- del Vescovo di Parma. Fabbricato. v. I. 42. 45.
- » Attiguo a casa Marsilii. v. I. 30.
- del Vescovo di Reggio. Re Enzo lo occupa. v. I. 80.
- » Vi alloggia il Re d'Inghilterra. v. II. 26.
- dell'Imperatore a Parma. Alloggio di Rizzardo di S. Bonifacio.
- v. I. 98.
- dell'Imperatore a Reggio. Comprato dai Minori. v. I. 338.
- dei Pagani in Parma. v. I. 271. v. II. 67.
- di Manfredo di Scipione. v. I. 271. v. II. 67.
- del Pallavicino, a Parma. Smantellato. v. I. 229.
- del Pallavicino a Soragna. v. I. 273.
- di Rodolfo Imperatore a Reggio. v. I. 338.
- =Palazzolo.= Il Conte di Fiandra forza il passo dell'Oglio.
- v. I. 349.
- =Paleologo.= Usurpa il trono. v. I. 183. v. II. 55.
- » Crea un Papa Greco. v. II. 56.
- » Ricupera Costantinopoli. v. I. 340.
- » Riceve Tessalonica in dote della nuora. v. II. 103.
- =Palermo.= Non si può portarvi il corpo di Federico II.
- v. I. 230.
- » Vi si vuol portare il corpo di Corrado. v. I. 322. v. II. 23.
- » Vespro Siciliano. v. II. 54.
- =Palestrina.= Corradino nelle prigioni di Palestrina.
- v. II. 9.
- =Pallavicini= (dei) Delfino. Podestà di Reggio. v. I. 276.
- Guidotto. Grande di Spagna. v. I. 273.
- Guglielmo. v. I. 271.
- Mabilia di Rubino. Si marita. v. I. 275.
- Isabella. v. I. 273.
- Mabilia di Marchesopolo. v. I. 273. 274.
- » Sposa Azzone d'Este. v. I. 274.
- » Sua morte e sue qualità. v. I. 274.
- » Venuta in odio ai medici e farmacisti. v. I. 274.
- Enrico. v. I. 272.
- » Sua morte. v. II. 3.
- Marchesopolo. Abita in Soragna. v. I. 273.
- » Va ad abitare in Romanía. v. I. 275.
- » Ucciso dai Greci. v. I. 275.
- » Motivo della partenza da Parma. v. I. 275.
- Rubino. Sposa Ermengarda da Palù. v. I. 275.
- » Sua morte. v. I. 275. 341.
- Di Varano. v. I. 276.
- Uberto di Pellegrino. v. I. 271.
- Uberto detto il Pallavicino. Si batte a Grola. v. I. 223.
- » Si atterra il suo Palazzo in Parma. v. I. 229.
- » Signore di Cremona. v. I. 229. 254
- » i Parmigiani fuorusciti tentano di dargli in mano la
- città. v. I. 265.
- » Occupa Borgo S. Donnino. v. I. 266.
- » Lotta col Marchese di Monferrato. v. I. 272.
- » Si fa Signore delle città lombarde. v. I. 228.
- » Va a Lodi contro i Milanesi. v. I. 324.
- » Prende Brescello. v. I. 326.
- » Tenta impedire il passo al Conte di Fiandra. v. I. 349.
- » Brescia gli si ribella. v. II. 7.
- » Perde la Signoria delle città lombarde. v. I. 229.
- » Si ritira a Gisalecchio e muore. v. II. 7. 12.
- » Alza forche pe' flagellatisi se vanno a Cremona. v. I. 342.
- Manfredo. Abita a Scipione. v. I. 271.
- » Si distrugge il suo palazzo. v. I. 271.
- » Ha molti pozzi salsi a Scipione. v. I. 272.
- Tancredi. Abbate di S. Giovanni in Parma. v. II. 229.
- » Manda un regalo di capponi a frate Elia. v. II. 229.
- Famiglia. v. I. 271.
- =Palù= (da) Egidio, Egidiolo, o Giliolo. Podestà di Reggio.
- v. I. 43.
- Arverio. È ucciso. v. II. 18.
- Corrado. v. II. 208.
- Bonaccorso. Vince il Marchese di Cavalcabò. v. I. 42.
- » È ucciso. v. I. 202. 203.
- » Parma gli dà da difendere una porta della città. v. II. 77.
- » Podestà ed ammiraglio de' Pisani. v. II. 89.
- Egidia. Fa il ponte or detto di Caprazucca. v. I. 43.
- v. II. 77.
- Corradino. v. II. 208.
- Ermengarda. Sposa Rubino Pallavicini. v. I. 275.
- » Si rimarita e muore. v. I. 275. 276.
- Ezzelino. v. II. 172.
- Giacomino. Entra in Bismantova. v. II. 8.
- » Uccide molti di sua famiglia. v. II. 18.
- » Cede Corvara per denaro. v. II. 22.
- Giacomo. Sua morte. v. I. 10.
- Canino. v. II. 208.
- Aimerico. Sua morte. v. II. 43. 172.
- Manfredo. Espulso da Reggio. v. I. 32.
- Famiglia. v. I. 10.
- =Panaro=, fiume. Si vuol far andare contro Castelfranco.
- v. I. 63.
- =Pandolfo= di Fasanella, Principe. Vittima di Federico II.
- v. I. 320.
- =Panizzari= (dei) Avanza. v. I. 32.
- Bernardo v. I. 32.
- Gisa. v. I. 32.
- Gerardo. v. I. 32.
- Giacomo. Frate di esimie doti. v. I. 32.
- Maria. v. I. 32.
- Naimerio. v. I. 31.
- =Paolino.= Vescovo di Nola prigioniero. v. I. 114.
- =Panzeri= (dei) Bartolomeo. Uno de' capi di quei di sotto a
- Reggio. v. II. 81.
- » Sono arse le sue case. v. II. 198.
- » uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203.
- » Catturato. v. II. 216.
- Bonaccorso. Sono arse le sue case. v. II. 197.
- Giacomino. Uno de' capi di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.
- » Ha moglie un'Enzola. v. II. 173.
- » Assalta i suoi nemici in Reggio. v. II. 197.
- » Si ardono le sue case. v. II. 197.
- » Va a Parma a ordinare armi. v. II. 198.
- Giacomino. Uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203.
- » Difende i Minori di Monfalcone. v. II. 211.
- Tomasino. Uno de' capi di quei di sotto in Reggio.
- v. II. 81.
- » Assale i suoi nemici in Reggio. v. II. 197.
- » Va a Parma per armi. v. II. 198.
- » Uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203.
- Zaccaria. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81.
- =Parenti= Giovanni. Ministro Generale dei Minori.
- v. II. 238.
- =Parigi=. Salimbene a Parigi. v. I. 118.
- » Partenza di S. Lodovico per l'oriente. v. I. 126.
- » Giovanni da Parma all'Università di Parigi. v. I. 178.
- » Vi si porta la salma di Re Filippo. v. II. 175.
- » Frate Benvenuto a Parigi. v. II. 195.
- » Maestro Rolando di Parma studia a Parigi. v. II. 157.
- =Parma=, Torrente. Lungh'esso si fa un muro di difesa
- dalle innondazioni. v. II. 144.
- » Costrutte due torri alla foce. v. II. 144.
- Città. Richiesta d'aiuto da Modena. v. I. 65.
- » Vuota d'uomini atti alle armi. v. I. 66.
- » Federico II. ne scaccia i partigiani del Papa. v. I. 82.
- » Si ribella a Federico II. v. I. 29. 83. 98.
- » Vuol battaglia contro Federico II. v. I. 94.
- » Re Enzo s'avvicina a Parma. v. I. 97.
- » Arrivano aiuti. v. I. 98.
- » Federico II. minaccia distruggerla. v. I. 101.
- » Assediata. v. I. 29. 101.
- » Sortita e battaglia a Vittoria o Grola. v. I. 107.
- » Segalello esce di Parma. v. I. 154.
- » I fuorusciti sconfiggono que' di dentro. v. I. 92.
- » Dominano Rossi, Tavernieri, Ghiberto da Gente. v. I. 254.
- » Teme l'arrivo del Pallavicino. v. I. 265.
- » Il popolano Barisello. v. I. 266.
- » Si fa la Società de' Crociati. v. I. 270.
- » I beccai creano Signore di Parma Ghiberto da
- Gente. v. I. 328.
- » Ghiberto da Gente falsifica le monete. v. I. 328.
- » I flagellatisi a Parma. v. I. 341.
- » Parma interdetta. v. II. 44. 45.
- » Devozione per Alberto da Cremona. v. II. 45.
- » Scaccia i Predicatori. v. II. 48. 160.
- » Strade S. Cristina, S. Lucia, de' Genovesi rettilineate
- ed ampliate. v. II. 66. 67.
- » Un'ossessa. v. II. 131.
- » Ponte sull'Enza. v. II. 143.
- » Si coniano monete. v. II:. 145.
- » Si scavano le fossa di S. Croce. v. II. 145.
- » Lavori di Gerardo Albo in Parma. v. II. 160.
- » Si fuse una campana. v. II. 143.
- » Istituzione dei Militi di G. C. v. II. 175.
- » Ambasciatori in Parma. v. II. 210.
- =Parmigiani=. Devastano il Piacentino. v. I. 4.
- » Battaglia a Zibello. v. I. 7. II. 146.
- » Contro i Bolognesi a Bazzano. v. I. 11.
- » Prendono Piumazzo. v. I. 11. 68.
- » Corron pericolo di perdere il carroccio. v. I. 13.
- » Incendiano sobborghi a Reggio. v. I. 219.
- » Con Federico II. contro i Milanesi. v. I. 65. 66.
- » Con Re Enzo prendono Gorgonzola. v. I. 83.
- » Ricevono aiuti. v. I. 98.
- » Vincitori a Vittoria. v. I. 108.
- » Vinti dai fuorusciti a Grola. v. I. 223. 224.
- » Loro contegno col Pallavicino. v. I 265. v. II. 13. 166.
- » Ammissione in città dei fuorusciti. v. I. 265.
- » Vogliono introdurre una devozione in Cremona.
- v. I. 342.
- » Assediano e distruggono B. S. Donnino. v. I. 2.
- v. II. 12.
- » Rifiutano il territorio Reggiano offerto dai
- Bolognesi. v. II. 24.
- » Contro Faenza. v. II. 29.
- » Scacciano i Predicatori. v. II 48.
- » Restituiscono il carroccio ai Cremonesi. v. II. 50
- » Levato l'interdetto. v. II. 52.
- » Devastano l'agro di Soncino. v. II. 53.
- » Onore fatto ai Parmigiani. v. II. 53.
- » Fanno il Ponte Verde. v. II. 66.
- » Ricevono ambasciatori Reggiani. v. II. 82.
- » I fuorusciti col Pallavicino prendono Colorno. v.
- I. 266.
- » I Parmigiani riprendono Colorno. v. I. 268.
- » Fanno il ponte sull'Enza. v. II. 143.
- » Fanno torri alla foce del Taro, Parma, Enza. v. II. 144.
- » Trattano la riammissione de' fuorusciti. v. II. 152.
- » Espellono i da Gente. v. II. 169.
- » Fanno il ponte dei Salarii. v. II. 219.
- » Ricuperano Rivalta, Cavriago, Guardasone. v. I. 202.
- =Passocorto=. Trova e vende la corona di Federico II.
- v. I. 108.
- =Pastori= Francesi. Vogliono vendicare il Re di Francia.
- v. I. 322.
- » Insorgono contro i Minori. v. I. 322.
- =Pavesi=. Assediano Brescia con Federico II. v. I. 66.
- =Pavia=. Signoria del Pallavicino. v. I. 228.
- » Corradino a Pavia. v. II. 8.
- =Pavone=. Castello preso. v. I. 64.
- =Pecorari=. (dei) Guido. v. I. 31.
- =Pellegrino=. Castello dei Pallavicini. v. I. 271.
- =Pellegrino= da Polesine Bolognese. Narra d'una chiesa
- distrutta a Reggio. v. I. 225.
- » Concorda Bolognesi e Veneziani. v. II. 14.
- » Sue qualità. v. II. 133.
- Pisano. Maestro ad Argenta. v. I. 313.
- =Pellegrino= Arciprete ucciso. v. II. 215.
- =Penazzi= (dei) Giacomo. Podestà di Reggio. v. I. 21. 338.
- » Podestà di Genova. v. I. 21.
- =Pentecoste=, frate. v. I. 198.
- =Perugia=. Rainaldo rinuncia il vescovado. v. I. 213.
- » Vi si elegge Clemente IV. v. I. 347.
- » Fa guerra a Foligno. v. II. 56.
- » Brucia fantocci di Papi e Cardinali. v. II. 56.
- =Pesce= prezioso regalato a Frate Elia. v. II. 240.
- =Pescivendoli=. È loro proibito a Reggio vendere pesce in
- quaresima. v. II. 147.
- =Piacentini=. Aiutano i Cremonesi. v. I. 3.
- » Aiutano i Bolognesi. v. I. 34.
- » Aiutano i Parmigiani. v. I. 94. 98.
- » Uccidono il Marchese di Monferrato. v. I. 273.
- » Contro Borgo S. Donnino. v. II. 8.
- » Bardi si arrende a loro. v. II. 12.
- » Loro lega con altre città. v. II. 83.
- » Assedio di Castelnovo piacentino. v. II. 145.
- =Piacenza=. Signoria del Pallavicino. v. I. 228.
- » Signoria di Uberto Iniquità. v. I. 254.
- » Patria di Gregorio X. v. II. 23.
- =Piazza=. Di S. Alessandro in Parma. Vi è il Palazzo
- Pallavicini. v. I. 229.
- Vecchia, in Parma. Vi abitano i Marsili. v. I. 30.
- » Vi sono esposte armi, bottino di guerra. v. I. 34.
- Nuova di Parma, o del Comune. v. I. 271.
- » Sede dei Brentori. v. II. 45.
- » Suo ampliamento. v. II. 67.
- » Vi si fabbrica il palazzo Municipale. v. II. 143.
- =Piemonte= (di) Bartolomeo. Cortigiano di Manfredi.
- v. II. 4.
- Guglielmo. Vescovo di Modena. v. I. 46.
- Giordano. Cortigiano di Re Manfredi. v. II. 4.
- =Pietro= d'Albinea. Ambasciatore di Reggio a Parma.
- v. II. 82.
- di Belleville. Letterato e frate. v. II. 76.
- di Puglia, frate. v. I. 142.
- » Vinto in una disputa da frate Ugo. v. I. 143. e seg.
- di Beneceto. Sua paternità. v. II. 174.
- di Calabria. Principe. v. I. 320.
- di Cori. Provinciale de' Minori. v. I. 192
- » Narra di un indemoniato. v. II. 134.
- di Collecchio. Pacifica Modena con Sassuolo. v. II. 149.
- di Felegara. v. II. 211.
- Conte d'Artois. Arriva in aiuto di Re Carlo. v. II. 58.
- » Fa tre Cavalieri a Reggio. v. II. 58.
- » Vuol vedere Lodovico di S. Bonifazio. v. II. 61.
- Spagnolo (maestro). Molto dotto Gioachimita. v. I. 182.
- Lanerio. Guardiano. v. I. 209.
- Lombardo. Sua opinione sulla Trinità. v. I. 141.
- Re d'Aragona. Sua benevolenza a Maletta. v. II. 4. 5.
- » Invade la Sicilia. v. II. 5. 55.
- » Sua parentela cogli Svevi. v. II. 55.
- » Il Conte d'Artois gli va contro. v. II. 58.
- » Nicolò III. gli aveva data la Sicilia. v. II. 65.
- » Duello con Re Carlo. v. II. 74.
- » Schiva il duello. v. II. 64. 65.
- » Minacciato se fa guerra a Re Carlo. v. II. 73.
- » Giura i patti del duello. v. II. 74.
- » Non si presenta al duello. v. II. 75.
- » Giustificazione dell'assenza dal duello. v. II. 76.
- » Vaticinio della sua morte. v. II. 127.
- » Il figlio di Re Carlo suo prigioniero. v. II. 77. 78.
- » Guerreggiato dal Re di Francia in Ispagna. v. II. 75.
- » Sue qualità e salita del monte Canigoso. v. II. 165.
- » Suo figlio s'impadronisce di tutto il regno di
- Puglia. v. II. 210.
- » Sua morte. v. II. 160.
- » Un suo figlio eletto Re di Tunisia. v. II. 221.
- =Pigolino= Giovannino da Parma. v. I. 142.
- =Pii= (dei). Gherardino signoreggia in Modena. v. I. 254.
- » Lanfranco. v. I. 254.
- =Pinamonte=. Signore di Mantova. v. I. 255. v. II. 83.
- » Sue larghezze ai Minori. v. I. 318.
- » Sue millanterie. v. I. 319.
- » Sue qualità e vanterie insensate. v. I. 318. v. II. 42.
- =Pinchilini=. Nobili di Borgo S. Donnino. v. I. 267.
- =Pio= (di) Matteo. Vescovo di Modena espulso. v. I. 306.
- Manfredo. v. II. 145.
- Roberto. Podestà di Parma. v. II. 145.
- =Pisa=. Tiene per l'Impero. v. I. 277.
- » Corradino a Pisa. v. II. 8.
- » Vaticinio del disastro di Pisa. v. II. 85.
- » Bonaccorso da Palù Podestà di Pisa. v. II. 89.
- » Allestisce molte galee. v. II. 86.
- » Fiorentini e Lucchesi contro Pisa. v. II. 90.
- » Devasta il Genovesato. v. II. 86.
- » Fa prigionieri molti Prelati. v. I. 192. 193.
- (da) Gherardino e Lanfranco. v. II. 173.
- =Pisani=. Guerre contro i Genovesi. v. II. 85.
- » Lanciano contro Genova freccie d'argento. v. II. 89.
- » Cagioni d'odio contro i Pisani. v. II. 90.
- » Danno le chiavi della città al Papa. v. II. 91.
- =Pistoia=. Vi muore Filippo Arcivescovo di Ravenna.
- v. I. 311.
- » Vi è frate Ugo di Jeres. v. I. 135.
- =Piumazzo=. I Parmigiani lo prendono. v. I. 11. 68.
- =Pizegolo=. Distrutto. v. II. 11.
- =Piazzola= (di). Famiglie. v. II. 198.
- =Po=. Gelato. v. I. 6. 61. 69. v. II. 145.
- =Pocapenna= di Canossa. Condottiero di Reggiani contro
- quei di Gesso. v. II. 205.
- =Poggibonzi=. Assediato da Carlo d'Angiò. v. II. 6.
- =Polenta= (da) Bernardino. Podestà di Ravenna. v. II. 218.
- Guido. Savio contegno verso un nemico. v. II. 167.
- =Polesine=. v. II. 133.
- =Poltronieri= (dei) Giliolo. Morto in battaglia. v. II. 140.
- =Ponte= di donna Egidia. v. I. 43.
- » Si fa di Pietra. v. II. 77.
- » È a tergo della chiesa dei Templarii. v. II. 144.
- di Benevento. A pie' d'una pila è sepolto Re Manfredi.
- v. II. 3.
- di S. Germano. Passa Re Carlo. v. II. 3.
- dei Salarii. Fatto in Parma. v. II. 219.
- di S. Procolo. Battaglia di Bolognesi Guelfi contro
- Bolognesi Ghibellini. v. I. 290.
- dell'Enza. Costrutto. v. II. 143.
- di Galera o Ghiaia, or Ponte Verde. Costrutto. v. II. 66.
- del Rodano. Fatto dall'Arcivescovo di Vienna. v. I. 133.
- della Tagliata, fatti da Lambertesco Lamberteschi.
- v. I. 78.
- del Taro. Costrutto. v. II. 144.
- della fossa di Parma. Rotto e conseguenze. v. I. 224.
- =Pontevico=. Vi arriva Federico II. v. I. 64.
- =Pontremolesi=. Accorrono al disalveo del Panaro. v. I. 63.
- =Pontremoli=. Ambito dal Pallavicino. v. I. 275.
- =Ponzio=. Frate Guardiano. v. I. 195.
- Provenzale. Morto in battaglia. v. II. 140.
- =Porta= Scortapelliccia. Ucciso in battaglia. v. II. 51.
- » Podestà di Lodi. v. II. 51.
- =Portico= di S. Pietro in Parma. v. II. 174.
- Pubblico in Parma vicino all'episcopio. v. II. 172.
- =Porto= di S. Maria presso Ravenna. v. II. 16.
- =Portoghesi=. Sconfitti. v. I. 3.
- =Poviglio=, Castello. Moría. v. II. 144.
- » Giacomo Enzola compra molte terre. v. II. 171.
- =Pozzolesi= (de') Andrea. Nipote di Salimbene. v. I. 30.
- Martino, Legato. Allevato in casa Pozzolesi. v. I. 314.
- =Pranzo= di Re Lodovico a Sens. Sua descrizione. v. I. 130.
- =Pratesi=. Contro Pisa. v. II. 90.
- =Prato= di S. Ercolano a Parma. Mercato e piazza de' tornei.
- v. II. 66.
- =Prato=. Città. Coi fiorentini contro Pisa. v. II. 90.
- =Predicatori=. Vantano la loro dottrina. v. I. 148.
- » Espulsi da Parma. v. II. 48.
- » Loro ritorno. v. II. 190.
- =Primaro=. Dov'è e castello dei Bolognesi. v. II. 13. 16.
- =Primasso=. Accusato fa sua scusa in versi.
- v. I. 56. 57. 58.
- =Privilegio= detto _Mare Magno_. v. I. 332.
- =Procida= (da) Giovanni. Cortigiano di Re Manfredi.
- v. II. 4.
- =Provins.= Salimbene vi si trova. v. I. 138.
- =Pucilesio= (da) Francesco. Morto in guerra a Colorno. v.
- I. 268. 269.
- =Puglia=. Papa Innocenzo IV. l'invade. v. I. 79.
- » Data in feudo a Roberto Guiscardo. v. I. 245.
- » Sua bellezza e ubertosità. v. I. 233.
- =Pungilupo= Armanno. Impostore creduto santo. v. II. 47.
- =Pusterla= (da) Guglielmo. Podestà de' mercanti a Milano.
- v. II. 40.
- =Putagio= Guido. Apostolo di Segalello. v. I. 157.
- » Viaggia da Prelato. v. I. 157. 158.
- » Entra nell'Ordine de' Templarii. v. I. 158.
- Guglielmo. Podestà di Bologna. v. II. 45.
- Rolando. Podestà di Bologna. v. I. 158.
- » Ambasciatore a Reggio. v. II. 81.
- Tripia. Prefettessa degli Apostoli. v. I. 164.
-
-
-Q
-
- =Quaresima=. A Reggio si fa Carnevale in quaresima.
- v. II. 191.
- =Querciola=. Assalita da quei di Gesso. v. II. 205.
- =Quintavalla= (da) Bernardo. Il primo frate Minore ammesso
- da S. Francesco. v. I. 16.
- =Quinzano=. Re Enzo l'assedia. v. I. 92.
- » Re Enzo leva l'assedio. v. I. 97.
-
-
-R
-
- =Rabuino= Anselmo. Compagno di Giovanni da Parma e sue
- qualità. v. II. 111.
- =Raimondello=. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 215.
- =Raimondo=. Frate, Ministro Provinciale. v. I. 172.
- di Atanulfo. Primo dei Saccati. v. I. 152.
- da Sesso. Podestà di Ferrara. v. I. 69.
- Di Berengario. Conte di Provenza. v. I. 137.
- =Rainaldo= di Arezzo. Non vuol esser Vescovo. v. I. 207.
- » Mortificato da un Vescovo. v. I. 210. 214.
- » Giudica un canonico. v. I. 212.
- » Rinuncia il vescovado. v. I. 213.
- » Sua morte, miracolo e qualità. v. I. 214. 215.
- di Este. v. I. 71.
- Vescovo Ostiense. v. I. 210.
- » Legato. v. I. 278.
- » Eletto Papa, Alessandro IV. v. I. 331.
- » Canonizza S. Chiara. Sue virtù. v. I. 331. 332.
- Di Tocca. Amato da Alessandro IV. v. I. 332.
- =Rainerio= maestro. Dotto, ma umiliato. v. I. 136. 137.
- =Rainieri= (dei) Berta. Ripudiata da Uberto Pallavicini.
- v. I. 229.
- =Ranfreda=. v. I. 10.
- =Rangoni= (dei) Gherardo. Morto in battaglia. v. II. 140.
- » Frate. v. II. 176.
- Tobia. Spodestato dai Reggiani. v. II. 84.
- Gherardo. Spiega l'origine del cognome da Gente e
- sua morte. v. I. 43.
- Gherardino. Frate, si eleva a grandezza v. II. 160.
- Guglielmo riceve un dono. v. II. 160.
- Beatrice, vedova è paciera tra Gesso e Bibbiano. v.
- II. 201.
- Giacomino. Signore di Modena per la Chiesa. v. I. 254.
- » Chiama soccorsi per Modena. v. I. 346.
- » Podestà di Modena. v. I. 254.
- » Podestà di Reggio. v. I. 347.
- Famiglia. È dei maggiorenti di Modena. v. II. 80.
- =Rappresentazione= sacra. v. I. 182.
- =Ravanino= Bellotti. Podestà di Reggio. v. I. 10.
- =Ravenna=. Presa da Federico II. v. I. 70.
- » Guglielmotto. Espulso. v. I. 76.
- » Predica un ragazzo. v. I. 162.
- » Paolo Traversari la signoreggia. v. I. 70. 261. 262.
- » Stefano del Re d'Ungheria espulso. v. I. 71.
- » Guglielmotto signore di Ravenna. v. I. 70.
- » Carlo Svevo nato a Ravenna. v. I. 348.
- » Porto di S. Maria di Ravenna. v. II. 16.
- » Un Commissario di Venezia è a Ravenna. v. II. 16.
- » Abbondanza a Ravenna v. II. 16. 17.
- » Guido da Polenta dimora a Ravenna. v. II. 167.
- =Ravennati=. Prendono Faenza. v. II. 50.
- =Re= d'Alemagna. Rodolfo vince il Re di Boemia. v. II. 44.
- dell'Algarvia. Dolente della fatuità di Pietro d'Aragona.
- v. II. 75.
- d'Inghilterra. Non tollera i motti dei buffoni di Corte.
- v. I. 184.
- » Custode dell'arena del duello tra Re Carlo e Re
- Pietro. v. II. 74. 75.
- » Onora fra Giovanni da Parma. v. I. 184.
- d'Aragona. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3.
- » suo figlio conquista la Sicilia. v. II. 210.
- Artaldo. Tende a limitare le libertà della Chiesa. v.
- II. 244.
- di Boemia. Sconfigge gli Ungheri. v. I. 343.
- » Vinto e morto in battaglia da Rodolfo Imperatore.
- v. II. 44.
- di Castiglia. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3.
- » Eletto Imperatore da un partito. v. I. 333.
- » Creduto l'Anticristo. v. I. 334.
- » Aiutato contro i figli ribelli. v. II. 75.
- di Francia. Alla battaglia di Muradal. v. I. 2.
- » Parte per l'Oriente. v. I. 130. 203.
- » Fa uffici con Pietro d'Aragona per indurlo a lasciare
- la Sicilia. v. II. 73.
- » Marcia contro Pietro d'Aragona. v. II. 75. 139.
- » Sua morte. v. II. 155.
- d'Ungheria. Vinto dal Re di Boemia. v. I. 343.
- » Manda una tazza d'oro ad Assisi. v. II. 240.
- Giovanni. Sua valentia nell'armi. v. I. 23.
- » Dice Federico II. figlio d'un beccaio. v. I. 23.
- » Sua figlia moglie dell'Imperatore Greco. v. I. 23.
- di Maiorica. Non s'impegna pel fratello Re d'Aragona.
- v. II. 75.
- di Navarra. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3.
- » Va in Oriente. v. II. 18.
- » Muore in Sicilia. v. II. 20.
- di Portogallo. Gli duole della fatuità di Pietro d'Aragona.
- v. II. 75.
- dei Tartari. Suo figlio fa credere di farsi cristiano. v.
- II. 92.
- di Tarso. Scrive al Re d'Ungheria. v. II. 138.
- di Tunisi. Vinto si rende tributario del Re di Sicilia.
- v. II. 20.
- =Recanati=. Buonaggiunta ne fu primo ed ultimo Vescovo.
- v. II. 110.
- =Rechelda=. Concubina del padre di Salimbene. v. I. 29.
- =Redendesco=. Castello preso. v. I. 64
- =Regaldo= di Rouen. Riceve il Re di Francia a Sens.
- v. I. 126.
- » Pranza col Re di Francia. v. I. 129.
- » È a Mantova. v. I. 314.
- » Arcivescovo di Rouen in grazia del Re. v. I. 315.
- » Sua qualità. v. I. 314. 315.
- =Reggiani=. Aiutano i Parmigiani ed i Cremonesi v. I. 4. 7.
- » Assediano Gonzaga. v. I. 8.
- » Loro Podestà Ravanino Bellotti e tregua coi Mantovani.
- v. I. 10.
- » Loro Podestà Manfredo Cornazzani. v. I. 64.
- » Assediano Piumazzo. v. I. 68.
- » All'assedio di Brescia con Federico II. v. I. 66.
- » Loro Podestà Lambertesco Lamberteschi. v. I. 78.
- » Loro Podestà Uberto Pallavicino. v. I. 83.
- » Podestà Boso di Dovara, assediano Guastalla. v. I. 84. 92.
- » Loro Podestà Bonaccorso Bellincioni. v. II. 6.
- » Pace tra i Roberti e quei di Gesso. v. II. 6.
- » Ricuperano Corvara, Bismantova, Reggiolo. v. II. 8.
- » Prendono Brandola. v. II. 9.
- » Distruggono Pizzegolo e Toano. v. II. 11.
- » Deto loro Podestà prende Corvara. v. II. 21.
- » Aiutano Bologna contro Faenza. v. II. 28.
- » Eleggono Ugolino Rossi Capitano. v. II. 43.
- » Loro quistioni col clero per le decime. v. II. 49.
- » Loro Podestà Lodovico di S. Bonifacio. v. II. 60.
- » Podestà Bernardo Lanfredo. v. II. 62.
- » Podestà Barnaba Pallastrelli. v. II. 62.
- » Fanno scuse co' Parmigiani. v. II. 82.
- » Consultano Asdente. v. II. 82.
- » Fuorusciti ammessi e ricacciati. v. II. 152.
- » Fanno carnevale in quaresima. v. II. 191.
- » Combattimento in Reggio. v. II. 194.
- » Licenziano Podestà e Capitano. v. II. 194
- =Reggio=. Tiene per l'Impero. v. I. 64. 66.
- » Conia moneta. v. I. 43.
- » Ghiberto da Gente Podestà. v. I. 338.
- » Giacomo Penazzi Podestà. v. I. 338.
- » Tregua tra i fuorusciti e quei di dentro. v. I. 348.
- » È a Reggio la moglie di Re Carlo. v. II. 9.
- » È a Reggio l'Imperatore Greco. v. II. 17.
- » Vi arriva Filippo di Francia colla salma di S.
- Lodovico. v. II. 20.
- » Arriva Gregorio X. v. II. 26.
- » Si accorda col Vescovo per le decime. v. II. 51.
- » Muore Guglielmo Fogliani Vescovo. v. II. 65.
- » Consigli de' Parmigiani alla città di Reggio. v. II. 80.
- » Fa alleanza colle città Lombarde. v. II. 83.
- » Si proibisce la vendita del pesce in quaresima.
- v. II. 147.
- » Un bresciano maestro, è morto e straziato. v. II. 184.
- » Permette la costruzione di Timberga. v. II. 214.
- » Combattimento in Reggio. v. II. 194.
- » S'intromette tra quei di Querciolo, Gesso, Canossa.
- v. II. 205.
- =Reggiolo=. Vi si fanno le fosse. v. I. 78
- » Continua la costruzione della torre. v. I. 78.
- » È ricuperato dai Reggiani. v. II. 8.
- » Principio della costruzione della torre. v. I. 343.
- =Religione= vecchia di Parma. Istituita. v. II. 145.
- » Ampliato il convento. v. II. 160.
- =Reliquia= notevole della Croce di G. C. v. II. 115. 116.
- =Remigio= S. Battezzò Clodoveo. v. I. 172.
- =Reno= (il piccolo). Predicazione nella sua ghiaia.
- v. I. 52.
- =Riccardo= (di S. Vittore). Maestro di musica. v. I. 87.
- Cardinale. Difende gli eremitani. v. I. 152.
- Frate. v. II. 130.
- Conte di Cornovaglia. Eletto Imperatore. v. I. 333.
- =Ricci= (dei), Modenese. Morto in battaglia. v. II. 140.
- =Rifida= (di donna) Giovanni, Vescovo di Parma. v. I. 42.
- =Riminesi=. Assaliti dai Bolognesi. v. I. 6.
- =Rimini=. Signoria di Malatesta. v. I. 261.
- =Rinoceronte=. v. I. 196.
- =Ripafratta=. Scontro tra Lucchesi e Pisani. v. II. 140.
- =Rivalta=. Ricuperata dai Parmigiani. v. I. 202.
- =Rizzardo= Conte di Caserta. Vittima di Federico II.
- v. I. 320.
- =Rizzardo= Conte di Verona. Va a soccorso di Parma.
- v. I. 98. v. II. 60.
- » Sue qualità. v. II. 59. 60.
- Di Montenegro. Vittima di Federico II. v. I. 320.
- =Rizzuti= (dei) Guido. Cosa che avviene a sua moglie.
- v. I. 162.
- =Roberti= (dei) Antonio. Parteggia per que' di sopra in
- Reggio. v. II. 81.
- » Contrae parentela coi Fogliani. v. II. 43.
- Guido Gaio. Sua morte. v. II. 26.
- Ugo. Prigioniero di Ezzelino. v. I. 84.
- » Signore di Reggio per la Chiesa. v. I. 254.
- Il Vescovo di Tripoli. Sua morte in Parma. v. I. 203.
- Giovanni Rossello. Sua morte. v. II. 30.
- Manfredo. Vescovo di Verona, muore. v. II. 10.
- Tomasino. Di quelli della città di sopra in Reggio.
- v. II. 81.
- Il Patriarca di Antiochia. Muore a Lione e sue qualità.
- v. I. 85.
- Famiglia. Stormo alle case. v. I. 82.
- » Espulsa da Reggio. v. I. 82.
- » Fa Podestà di Reggio Giacomino Rangone. v. I. 347.
- =Roberto=. Fratello del Re di Francia. v. I. 127.
- » Compagno del fratello Re alla crociata. v. I. 203.
- » Ucciso. v. I. 204.
- Normanno. v. I. 246.
- Grossatesta. Arcivescovo di Lincoln. v. I. 134.
- Patriarca di Gerusalemme. Scrive di stragi di cristiani.
- v. I. 81.
- di Tripoli. Podestà di Milano. v. II. 21.
- Servitore de' Minori e sue qualità. v. I. 155. 156.
- =Rocchetta= di Boso di Dovara. Assediata. v. II. 7.
- » Vi passa Corradino. v. II. 8.
- » Assediata e smantellata. v. II. 11.
- Di Tiniberga o Timberga. v. II. 214.
- =Rochelle=. Vi è abbondanza di vigne. v. I. 123.
- =Rodiglia= (di) Giacomo. Fatto Cavalliere. v. II. 17.
- » S'imparenta con Guido di Tripoli. v. II. 43.
- Giovannino. v. II. 181.
- =Rodolfo= d'Alemagna. Eletto Imperatore per volontà del
- Papa. v. I. 232.
- » Dà ai Minori il suo palazzo in Reggio. v. I. 339.
- » Fatto Imperatore dagli Elettori legali. v. II. 27.
- di Sassonia. Frate dotto. v. I. 138.
- Re dei Romani. In guerra col Re di Boemia. v. II. 44.
- » Dà la Romagnola al Papa. v. II. 55. 63.
- » Non fu incoronato. v. II. 193.
- » Emette un'ordinanza a favore dei Minori. v. II. 187.
- =Roglerio=[128] di Bagnacavallo. Signore di Ravenna.
- v. II. 15.
- » Per generosità d'un nemico ha salva la vita v. II. 167.
- Di Lodi. Suo fatto. v. II. 107.
- =Rolandino= di Canossa. Abbruciata la sua casa. v. II. 194.
- =Rolando= di Pavia. Frate, sue qualità e miracolo.
- v. II. 114.
- Maestro di Parma. Opere sue degne di memoria. v.
- II. 158.
- » Sartore, dottore, vescovo, letterato. v. II. 157. 158.
- » In sua morte. v. II. 159.
- =Rolo=. Vi furono fatti molti prigionieri v. I. 217.
- » Occupato. v. I. 220.
- =Roma=. Predizione su Roma. v. I. 253.
- » Carlo d'Angiò a Roma. v. I. 347.
- » Corradino s'accosta a Roma. v. II. 8.
- =Romagnola=. Combatte a favore de' Bolognesi. v. I. 34.
- » La Chiesa ricupera la Romagnola. v. I. 203.
- » Guerre in Romagnola. v. I. 96.
- » Signorìa di Taddeo Buoncompagni. v. I. 263.
- » È impedita l'esportazione de' prodotti. v. II. 15.
- » Gran terremoto. v. II. 44.
- » Gli imperiali fuggono da molte città. v. II. 49.
- » Donata al Papa da Rodolfo Imperatore. v. II. 55. 63.
- » Vinta da Martino IV. con molto spendio. v. II. 63.
- =Romagnoli=. Devastano l'agro Reggiano. v. I. 219.
- » Assediano Modena. v. I. 220.
- » Fan pace coi Bolognesi. v. II. 44.
- =Romano= (da) Alberico. Signore di Treviso. v. I. 255.
- » Sue atrocità e sue qualità. v. I. 255. 256.
- » Sbranato. v. I. 251. 259.
- » Pentito. v. I. 261.
- Ezzelino. (Vedi alla lettera E).
- =Roncolo=. Assalito da quei di Gesso. v. II. 198.
- =Rosa=. Dono del Papa al Prefetto di Roma. Che cosa
- significhi. v. II. 128.
- =Rosa= (di) Giovanni. Morto in battaglia. v. II. 140.
- Manfredo. Signore di Modena. v. I. 254.
- » Chiama Toscani in aiuto di Modena. v. I. 346.
- Manfredino. Podestà di Parma. v. I. 269.
- Famiglia espulsa da Modena. v. II. 78.
- =Rossena=. Presa. v. I. 83.
- =Rossi=. Bernardo di Rolando. Viene in soccorso di Parma.
- v. I. 94. 99.
- » Intende un'allegoria di Federico II. v. I. 105.
- » Sue qualità e famiglia. v. I. 223.
- » Crede gli sia stata fatta ingiustizia. v. I. 50.
- » Ucciso presso Collecchio. v. I. 203.
- » Signore di Parma per la Chiesa. v. I. 254.
- Gherardo. v. II. 169.
- Guglielmo. Fatto Cavalliere. v. II. 57.
- Ugolino. Capitano del popolo a Reggio. v. II. 42.
- » Fatto Cavalliere. v. II. 57.
- » Va ambasciatore a Reggio. v. II. 81.
- Ugo. Capo di fazione in Parma. v. II. 81.
- Giacomo. v. II. 42. 57.
- Matteo Cardinale. Protettore dei Minori. v. I. 72. v.
- II. 193.
- Matteo. Cardinale e Vescovo. v. II. 41.
- Rolando. v. I. 99.
- =Rozzi= (dei) Gherardo. Predice prospera fortuna a chi
- occupò Colorno. v. I. 165. v. II. 106.
- » Una sua profezia smentita dal fatto. v. I. 165.
- v. II. 106.
- =Rubaconti= Ubaldino de' Mandelli. Podestà di Reggio.
- v. I. 342.
- =Rubiera=. Prigionieri di guerra scambiati. v. II. 139.
- =Rufino= d'Alessandria. v. I. 209.
- Provinciale di Bologna. Chiama Salimbene a Bologna.
- v. I. 207.
- =Rufino= S. Villa. Cosa meravigliosa osservata. v. II. 88.
- Gorgone di Piacenza. Istituisce i militi della B. V.
- v. I. 344.
- =Ruggiero= o
- =Rogierio= di Bagnacavallo. Signore di Ravenna
- per gli Imperiali. v. I. 263. v. II. 167.
- =Rustici= (dei) Triverio. Podestà di Reggio. v. II. 25.
- =Ruzinento=. Ostaggio. v. I. 203.
-
-
-S
-
- =Saba=. Regina. v. I. 324.
- =Saccati= (dei) Ordine. Istituiti a Jeres. v. I. 150.
- » Soppressi. v. I. 152. v. II. 27.
- » Ubbidiscono al Papa. v. I. 163.
- =Sacerdoti=. Loro antagonismo coi frati. v. I. 300 e seg.
- =Sacristia= del Duomo di Parma. Vi è custodita la corona
- di Federico II. v. I. 108.
- =Saladino=. Parola segnata sul capo del dragone. v. I. 321.
- =Salinguerra=. Fa pace con Federico II. v. I. 63.
- » Mandato prigione a Venezia. v. I. 69.
- » Signore di Ferrara. v. I. 69. 255.
- =Salins=. Morìa. v. II. 62.
- =Samaritani= (dei) Lambertino. Podestà di Faenza. v. I. 296.
- =S. Bonifacio= (di) Conte. Lodovico esule. v. I. 261.
- =S. Bonifacio= (di) Conte marita la figlia con Savino della
- Torre. v. II. 59.
- » Contro il Marchese di Monferrato e i Milanesi. v. II. 53.
- » Podestà di Reggio. v. II. 59.
- » Sua morte e funerali. v. II. 60. 61.
- Mabilia. Maritata con Savino Torriani. v. II. 59.
- Rizzardo. Soccorre i Parmigiani contro Federico II.
- v. I. 94.
- » Alloggia in Parma all'Arena. v. I. 98.
- Vinciguerra. Figlio di Lodovico. v. II. 60.
- =S. Ruffino=. Villa. Vedute due stelle che si davano
- l'assalto. v. II. 88.
- =Sansone=, frate inglese. v. II. 235.
- =S. Salvatore=. Villa. Muore Bonifazio da Foiano. v. II. 18.
- =S. Severino=. Ruina per terremoto. v. II. 44.
- =Santa= Maria in Monte. I Bolognesi vi si affollano per
- vedere maestro Boncompagni che aveva detto di volare.
- v. I. 53.
- Di Bagno. v. II. 116.
- In strada. Combattimenti avvenuti. v. I. 11. 13. 35.
- =Santo= Amore (del) Guglielmo. Pubblica un libello.
- v. I. 333.
- » Espulso dalla Francia. v. I. 333.
- =Santo= Stefano. Terra occupata. v. I. 220.
- =Sanvitali= (dei) Alberto. Canonico in Parma. v. I. 35.
- » Vescovo eletto. v. I. 35.
- » Il vescovado si toglie a Bernardo Vizio per conferirlo
- ad Alberto Sanvitali. v. I. 36. 80.
- Anselmo. v. I. 36.
- » Canonico e Vicario del Vescovo. v. II. 47.
- Azzone Prende moglie una sorella di Salimbene. v. I. 35.
- Cecilia. v. I. 37.
- Guarino. Morto in battaglia. v. I. 35.
- Guglielmo. v. I. 36.
- Ugo. Capitano de' fuorusciti. v. I. 91.
- » Tenta rientrare in Parma. v. I. 92.
- Giacomo. Perseguitato da Ghiberto da Gente. v. I. 328.
- Mastino. S'adopera a concordare i Modenesi v. II. 149.
- Obizzo. Vescovo di Parma. v. I. 36.
- » Difende i frati contro il clero secolare. v. I. 299.
- » Sue qualità e severità col clero. v. I. 36. 37. 311.
- » Tenuto in reverenza. v. I. 343.
- » Imprigiona Segalello. v. I. 160.
- » È alla testa d'una fazione. v. II. 81. 202.
- » Convita Asdente. v. II. 84.
- » Espelle i così detti Apostoli. v. II. 183.
- » Sua discordia con Guido da Correggio. v. II. 220.
- Tedisio. Sue qualità. v. I. 37.
- Zangaro. Morto in battaglia. v. I. 35.
- =Saraceni=. A servizio di Federico II. v. I. 64.
- Di Lucera. v. I. 101.
- Passano in Ispagna. v. II. 6.
- Guerra con loro in Tunisia. v. II. 18. 19.
- » Muore il loro Re. v. II. 221.
- =Sassuolo= (di) Manfredo. Signore di Modena per l'Impero.
- v. I. 254.
- Tomasino coi fuorusciti Ghibellini entra in Modena. v. II. 217.
- =Sassuolo=, Terra. Salimbene vi è chiamato a predicare.
- v. I. 342.
- » Assalito dai Modenesi. v. II. 80.
- » Trattative di pace coi Modenesi. v. II. 149.
- » Pietro da Collecchio tenta di pacificare Modenesi
- e Sassolesi. v. II. 149.
- » Guido e Matteo da Correggio tentano accordi fra
- Modena e Sassuolo. v. II. 149.
- » I Sassolesi sono ricacciati da Modena. v. II. 198.
- =Savelli= (dei) Giacomo. Eletto Papa Onorio IV. v. II. 129.
- » Suoi atti. v. II. 129.
- =Savignano=. Assediato. v. II. 22.
- » Famiglie di fuorusciti vi abitano. v. II. 78. 79.
- =Savini= Giacomino. Frate compagno di Salimbene. v. II. 116.
- =Savoia=. Ove comincia dalla parte d'Italia la Signoria del
- Conte. v. I. 98.
- =Savona=. Devastata dai Pisani. v. II. 86.
- =Scala= (della) Alberto. Signore di Verona. v. I. 276.
- » Sue qualità. v. I. 276.
- » Vendica Mastino. v. II. 40.
- Mastino. Succede ad Ezzelino da Romano. v. I. 276.
- » Ucciso da assassini. v. I. 276. v. II. 40.
- =Scalopia=. Fatta da Re Enzo. v. I. 203.
- =Scarabello= Guglielmino. Uno de' Capi di quei di Gesso.
- v. II. 202. 203.
- =Scardove=. Abbondanti nel Taro morto. v. I. 98.
- =Scarpa=. Famiglia. v. I. 199.
- =Scazano=. Stormo intorno alla casa di. v. I. 82.
- =Schiavonia=. v. II. 112. 116.
- =Scipione=. Castello dei Pallavicini. v. I. 271.
- =Scoltenna=, Scotenna, o Panaro. Si vuol condurre contro
- Castelfranco. v. I. 63.
- =Scorza= Egidio. Sposa Ermengarda da Palù. v. I. 275. 276.
- =Scoto= Michele. Astrologo interrogato da Federico II. v.
- I. 235.
- » Sue predizioni ridotte in versi. v. I. 249.
- =Scotti= Armanno. In missione a Reggio. v. I. 92.
- =Secchia=, Torrente. Proposta ai Parmigiani per confine del
- loro territorio. v. II. 24.
- =Segalello= Gherardino. Istituisce la Congregazione degli
- Apostoli. v. I. 153. 155.
- » Sue qualità. v. I. 153. 154. 160.
- » Suo vestiario. v. I. 153.
- » Sua stranezza a Collecchio. v. I. 154.
- » Ammirato da' suoi seguaci. v. I. 154.
- » Gregorio X. Sopprime la Congregazione di lui. v. I. 154.
- » Riceve a Parma 72 Apostoli e 12 giovinette Apostolesse.
- v. II. 126.
- » Fa pazzie. v. I. 160.
- =Sens=. Passaggio di S. Lodovico. v. I. 126 e seg.
- =Senzenese= (di) Gherardo. v. I. 21.
- Villa comprata da maestro Rolando. v. II. 159.
- =Sepolcro= della Contessa Matilde a Polirone. v. I. 324.
- =Serafinelli= (dei). v. II. 12.
- =Serchio= fiume. v. II. 140.
- =Sermione=. Nido di eretici. v. I. 318.
- =Sessa=. Castello. v. I. 820.
- =Sesso= (di) Egidio. Frate Gaudente. v. I. 344.
- Bernardo. Frate Gaudente. v. I. 344.
- Atto. v. II. 169.
- Giliolo. v. I. 338.
- Guido. Muore affogato. v. I. 217.
- » Signore di Reggio per l'Impero. v. I. 254.
- Giuliano. Uno spurio della famiglia. v. I. 219.
- » Giudice condanna a morte alcuni di que' da Foliano.
- v. I. 218.
- » Sua morte. v. I. 219.
- Raimondo. Podestà di Ferrara. v. I. 69.
- (quelli di). Sconfiggono il Marchese Cavalcabò. v. I. 42.
- » Sono confinati. v. I. 347.
- » Pacificazione tra i fuorusciti e que' di dentro v. II. 6.
- » Danno Reggiolo ai Cremonesi. v. II. 8.
- » Ventiquattro mandati a confino. v. II. 18.
- » Si smantellano le loro castella. v. II. 18.
- =Sibille=. Eritrea e Tiburtina. v. I. 232.
- =Sicilia=. Aiuta Federico II. v. I. 101.
- » Quanto bella. v. I. 233.
- » Data in feudo a Roberto Guiscardo. v. I. 245.
- » Data a Carlo d'Anjou. v. I. 346.
- » Vespro Siciliano. v. II. 54.
- » Occupata da Pietro Re d'Aragona. v. II. 126.
- =Sienesi=. Vittoriosi a Montaperti. v. I. 340.
- =Sile=. Fiume. v. I. 257.
- =Simmaco=. Condannato a morte. v. I. 115.
- =Simone=. Capitano di Milano. v. II. 39.
- Della Contessa. Ministro dei Minori. v. I. 202.
- di Montesarchio. Procuratore dei Minori alla Corte del
- Papa. v. I. 197.
- » Va in Puglia a ribellarla a Federico II. v. I. 201.
- » Sue doti. v. I. 202.
- » Torturato. v. I. 202.
- » Fa miracoli. v. I. 202.
- =Sinigallia.= Per tradimento data a Guido di Montefeltro.
- v. II. 51.
- » Sostiene d'avere il corpo della Maddalena.
- v. II. 69.
- =Siponto=. Rifabbricato da Manfredi prende nome di
- Manfredonia. v. II. 4.
- =Siria=. v. II. 182.
- =Società= dei Crociati in Parma. v. I. 270.
- tra Reggio e Parma. v. I. 7.
- della Giustizia a Bologna. v. II. 21.
- dei cinquecento. v. I. 328.
- =Soldano= di Babilonia. Prende Antiochia. v. II. 10.
- » Minacciato perchè vuol farsi cristiano. v. II. 92.
- =Sommo= (dei). Famiglia annientata. v. I. 229.
- =Soncino=. Vi è sepolto Ezzelino da Romano. v. I. 285. 339.
- » Dato per tradigione ai Cremonesi. v. II. 57.
- =Soragna=. Mabilia Pallavicini lascia le sue terre di
- Soragna ai poveri. v. I. 274.
- » Vi abitano i Pallavicino. v. I. 275.
- » Pallavicino e Lupi in Soragna. v. II. 166.
- =Sorbolo=. Si scava il Gambalone sino a Sorbolo. v. II. 68.
- =Sosonana=. Castello di Pietro Pagani. v. I. 263.
- =Speciale= Ugo. v. II. 26.
- =Spello=. Ruina per terremoto. v. I. 44.
- =Spelonca= di S. Maria Maddalena. v. II. 70.
- =Spelta=. Prezzo. v. I. 11. v. II. 42.
- =Spezzano= (di) Francesco. Morto in battaglia. v. II. 140.
- Tomaso. Morto in battaglia. v. II. 140.
- =Spinola= Uberto. Signore di Genova va contro Pisa.
- v. II. 140.
- =Spoleto.= v. II. 210.
- =Staio.= Parmigiano e Ferrarese. v. I. 226.
- =Stanislao= S. Canonizzato in Assisi. v. I. 79.
- =Statuti= dei Reggiani contro il clero. v. II. 49. 50. 51.
- =Stefani= (degli) Grisopola. v. I. 30.
- Martino. v. I. 30.
- Villana. v. I. 30.
- Famiglia splendida. v. I. 34.
- =Stefano=. Inglese. È a Beaucaire. v. I. 173.
- » È a Genova. v. I. 174. 209.
- » Fa onore a Genova. v. I. 200.
- » Predica a confusione d'un Vescovo. v. I. 200. 210.
- » Va a Roma. v. I. 198.
- Cardinale. Sua morte. v. I. 331.
- d'Ungheria. Sposa Traversaria di Ravenna. v. I. 70. 262.
- » Signore di Ravenna. v. I. 262.
- » Sue disgrazie. v. I. 70. e seg.
- » Fratello di S. Elisabetta. v. I. 70. 71.
- Lettore. Sue qualità. v. I. 173.
- =Stelle=. Due unite. v. II. 170.
- =Sterilità= delle terre. v. I. 94
- =Stormo=. In Reggio intorno alla casa di Scazano. v. I. 82.
- =Stranezze= di Federico II. v. I. 232. e seg.
- =Strasburgo=. Capitolo generale de' Minori. v. I. 182. 197.
- v. II. 57.
- =Strufi= (degli). Pacificati cogli Orsi e Salustri.
- v. II. 58.
- =Suore= di S. Chiara. Vendono un vecchio convento.
- v. I. 338.
-
-
-T
-
- =Taccoli= (dei) Arduino. v. II. 24.
- Rondanello. Fatto Cavalliere del Conte d'Artois. v. II. 58.
- =Taddeo= Romano. Tenuto per santo. v. I. 198.
- di Sessa Principe. v. I. 320.
- =Tagliacozzo=. Battaglia. v. II. 9.
- =Tagliata=. Si fa il cavo. v. I. 8.
- » Coll'assenso dei Cremonesi s'interra la Tagliata
- dai Reggiani. v. II. 41.
- » I Cremonesi impediscono l'Otturamento della Tagliata.
- v. II. 41.
- » Vi si fanno i ponti. v. I. 78.
- =Tarasconi= Giberto. Espulso da Reggio. v. I. 82.
- =Tarascon=. Castello. Predicazione. v. I. 136.
- » Frate Giovanni da Parma a Tarascon. v. I. 172.
- » Vi è il corpo di S. Marta. v. I. 172. v. II. 69.
- » Clodoveo a Tarascon. v. I. 172.
- =Taro=, Torrente. Combattimento dei Parmigiani nella ghiaia
- del Taro. v. I. 93.
- » Re Enzo s'accampa al Taro morto. v. I. 97.
- » Torri costrutte alla foce del Taro. v. II. 144.
- » Ponte costrutto sul Taro. v. II. 144.
- =Tartarìa=. Fra Giovanni di Magione ritorna dalla Tartarìa.
- v. I. 111.
- » Lettera dell'imperatore dei Tartari. v. I. 113.
- » Invadono l'Ungheria. v. II. 138.
- =Taverna= Rolando. Scrive de' miracoli di S. Lodovico.
- v. II. 23.
- » Sartore, dottore, vescovo e sue opere. v. II. 157. 158.
- =Tavernieri= (dei) Maria. Si marita. v. I. 93.
- Giacomo. Fatto Cavalliere. v. II. 169.
- Bertolino. Bandito da Parma. v. I. 329.
- » Rompe il confino. v. II. 165.
- » Podestà di Napoli. v. I. 331.
- » Costringe i Cardinali ad eleggere il Papa in Napoli.
- v. I. 331.
- Bartolo. Signore in Parma pel partito imperiale. v.
- I. 254.
- » Ferito si ritira a Costamezzana. v. I. 92.
- Auda. v. I. 67.
- Paolo. Capitano del partito dell'Impero. v. I. 94.
- =Tebaldello=. Ridà Faenza alla Chiesa. v. I. 262. v. II. 50.
- » Traditore del suo partito. v. I. 262.
- » Sue qualità. v. II. 50. 51.
- » Sua morte. v. II. 52.
- =Tebaldi= Francesco. Si ribella a Federico II. v. I. 83.
- » Ucciso. v. I. 227. 320.
- Famiglia. Ha per mezzadro Giovanni Barisello. v. I. 266.
- =Tedeschi=. Assediano Brescia. v. I. 66.
- » A Verona con Corradino. v. II. 7.
- =Templarii=. Eredi di Bertolino Tavernieri. v. II. 166.
- » Loro convento a Monfalcone. v. II. 179.
- » Loro convento in Parma a capo del Ponte Caprazucca,
- sinistra del torrente. v. II. 144.
- =Tempo= dell'allelluia. v. I. 60. 345.
- =Teodorico=. Arcivescovo di Ravenna. v. I. 55.
- Re. Fabbrica chiese. v. I. 115.
- » Suo sepolcro. v. I. 115.
- » Sue ceneri disperse da Papa Gregorio. v. I. 115.
- =Terra= di Lavoro. Aiuta Federico II. v. I. 101.
- » Sua bellezza. v. I. 233.
- Santa. Il padre di Salimbene vi è andato. v. I. 14.
- » S. Lodovico Re va per liberarla. v. I. 128.
- » Federico II. s'acconcia coi Saraceni. v. I. 228.
- » Seconda crociata di S. Lodovico. v. II. 18.
- =Terremoto=. Di Brescia, v. I. 9.
- » Altri terremoti. v. I. 220. v. II. 44. 107. 146.
- » Spiegazione che si dà del fenomeno. v. II. 109.
- =Tesoro= di Vittoria. v. I. 108.
- =Tessalonica=. Regno dato in dote al marchese di Monferrato.
- v. II. 103.
- =Testa= Enrico. Podestà di Parma ucciso a Borghetto.
- v. I. 92.
- » Sue qualità. v. I. 94.
- =Thaday-Kan.= v. I. 114.
- =Ticino= v. II. 8.
- =Timberga=, o =Tiniberga=. Etimologia. v. II. 214.
- =Tinche=. v. I. 98.
- =Toano=. Castello distrutto. v. II. 11.
- =Tomaso= di Cantorbery. Suo martirio. v. I. 62.
- » Espulso d'Inghilterra. v. I. 123.
- Cardinale. Vicelegato. v. I. 88. 278.
- » Letterato. v. I. 278.
- » Scrive a Federico II. v. I. 278.
- di Cellano. Scrive la vita di S. Francesco. v. I. 80.
- di Pavia. Sue qualità. v. I. 311.
- Greco. Compagno di Giovanni da Parma in Grecia.
- v. I. 206.
- =Tonnere= (di) Conte. Carlo d'Angiò. v. II. 72.
- =Torello= Giacomo. Figlio di Salinguerra. v. I. 69.
- Di Strada. Fabbrica il palazzo comunale a Parma.
- v. II. 67.
- » Fabbrica il castello di Torello. v. II. 67. 146.
- » Podestà di Parma. v. II. 146.
- =Torino=. Vi è Federico II. v. I. 28. 98.
- » Suore (di). v. I. 38.
- =Tormenti= crudeli e nuovi. v. II. 212. 213.
- =Torniglio= Francesco. v. II. 160.
- =Torre= di Gherardo del Canale. v. I. 104.
- » Detto ironico di Federico II. per Gherardo. v. I. 104.
- Di Governolo. v. II. 17.
- di Reggiolo. Si fabbrica. v. I. 343.
- di Rufino Vernazzi. v. II. 67.
- Degli Asinelli. v. II. 70.
- =Torri= alla foce del Taro, dell'Enza, della Parma.
- v. II. 144.
- =Torriani= (dei) Cassone. Entra in Milano. v. II. 39.
- » Prende Lodi. v. II. 42.
- » Ucciso in battaglia. v. II. 51.
- Francesco. È ucciso. v. II. 39.
- Napo, o Napoleone. Signore di Milano. v. I. 254.
- » Rimosso dall'anzianato e prigioniero in una gabbia.
- v. II. 39.
- Savino o Salvino. S'ammoglia e prende stanza a
- Parma. v. II. 59.
- » Sua morte. v. II. 219.
- Tassone. Signore di Milano. v. I. 254.
- Famiglia. Tradita. v. II. 48.
- =Torricella=. Messa a fuoco dai Mantovani. v. I. 84.
- » Arriva Federico II. v. I. 117.
- =Tortelli= (dei) Giacomino frate. v. II. 131.
- =Tortigliano.= Dov'è. v. I. 84.
- =Tortona=. Vi passa Salimbene. v. I. 209.
- » Vi domina il Pallavicino. v. I. 228.
- » Guerra pel possesso di Tortona. v. I. 272.
- » Confino di 24 di quei di Sesso. v. II. 18.
- » Il Marchese di Monferrato la occupa. v. II. 103. 104.
- » Il Vescovo è ucciso. v. II. 104.
- =Tortonesi= prigionieri. v. I. 326.
- » Non cedono le castella del Vescovo. v. II. 104.
- =Toscani=. Devastano S. Vito. v. I. 222.
- » Accordi perchè vengano a Bologna. v. II. 25.
- =Trabucchi=. v. I. 237.
- =Traversarii= (dei) Aica. Ostaggio di Federico II. v. I. 74.
- » Fatta bruciare. v. I. 74.
- Paolo. Sue qualità. v. I. 70.
- » Aica sua figlia. v. I. 74.
- » Suo sepolcro. v. I. 75.
- » Signore di Ravenna per la Chiesa. v. I. 70. 262.
- =Trebbio= (di) Arciprete. Sua discussione con Salimbene.
- v. I. 300. e seg.
- =Trevigiani=. In ribellione. v. I. 68.
- » Sbranano Alberico da Romano. v. I. 255.
- =Treviso=. v. I. 255.
- =Tripla=. Prefettessa degli Apostoli. v. I. 164.
- =Tripino= (di) Zaccaria. Morto in battaglia. v. II. 140.
- =Tripoli= (di) Gerardo. Sua morte. v. II. 25.
- Guido. Sua parentela con Giacomino di Rodiglia v. II. 43.
- » Ambasciatore dei Reggiani a Parma. v. II. 82.
- » Signore di Reggio. v. II. 194.
- » Difende i Minori. v. II. 197.
- » Roberto Podestà di Milano. v. II. 21.
- =Trisendo=. Depreda lungo la strada da Reggio a Canossa.
- v. I. 338.
- =Tristano=. Figlio di Lodovico Re di Francia morto in
- Tunisia. v. II. 20.
- =Trutanno=. Versi fatti da lui. v. II 132.
- =Tujuk-Kan=. v. I. 114.
- =Tunisi=. Occupata da S. Lodovico. v. II. 18.
- =Tunisia=. Occupata e fatta tributaria del Re di Napoli.
- v. II. 20.
- =Turchi= (dei) Albertino. v. II. 173.
- =Turco= da Bismantova. Ucciso. v. II. 8.
-
-
-U
-
- =Ubaldino= di Mugello. v. I. 279.
- =Uberto= di Bobbio. Maestro di leggi in Parma v. II. 54.
- =Uberto= Iniquità. Signore di Piacenza. v. I. 254.
- =Uccelli=. Gran moltitudine. v. I. 95. v. II. 14.
- =Ufficio= ecclesiastico. Suo bisogno di riforme. v. I. 4.
- =Ugo=. Frate Minore dimora a Jeres. v. I. 131.
- » Invitato in Ispagna. v. I. 194.
- » Sue qualità. v. I. 132. 135.
- » Tiene conferenze a Jeres. v. I. 137.
- » Disputa con frate Pietro Predicatore. v. I. 142. e seg.
- » Ha nemici. v. I. 150.
- » Sua morte a Marsiglia. v. II. 113.
- Cardinale. Sue qualità. v. I. 79.
- =Ugolino=. Arciprete di Trebbio. v. I. 300.
- Cardinale. v. I. 11.
- » Legato. v. I. 11. 278.
- » Eletto Papa Gregorio IX. v. I. 278.
- Di Gavassa Frate. Cosa che gli accade alle porte di
- Reggio. v. I. 218.
- =Uguccione= Vescovo di Ferrara. v. II. 258.
- =Umborgo= Bertoldo. v. I. 320.
- =Umile=. Frate di Milano. v. I. 22. v. II. 235.
- » Maestro di teologia di Salimbene. v. I. 165.
- » Scolaro di Aimone. v. I. 165.
- » Suo racconto. v. I. 302. 303.
- =Umiliati= (degli) casa. v. II. 66.
- » Loro convento al Paullo. v. II. 158.
- =Ungheria=. Invasa dai Tartari. v. I. 12.
- » In guerra col Re di Boemia. v. I. 344.
- =Unicorno=. v. I. 196.
- =Università= di Parigi. Si leva contro i Minori. v. I. 178.
- =Urbano IV=. Crea Cardinale un nipote. v. I. 74.
- » Oriondo di Troises. v. I. 74.
- » Eletto Papa. v. I. 201. 346.
- » Dà la Sicilia a Carlo d'Anjou. v. I. 346.
- » Sua lettera al Vescovo di Ferrara. v. I. 201.
- » Sua morte. v. I. 296. 313. 346.
- =Urbino=. Dov'è. v. I. 187.
-
-
-V
-
- =Valerio= (monte). Occupato dai Modenesi fuorusciti.
- v. II. 5.
- » S'arrende ai Modenesi della città. v. II. 6.
- =Valle= di S. Giovanni di Moriana. Grande frana. v. I. 204.
- =Valle= Spoletina. v. I. 202. v. II. 210.
- =Varano=. Castello dei Pallavicini. v. I. 276.
- =Varoli= Gherardo. Denunzia i pescivendoli di Reggio. v.
- II. 148.
- =Vatacio= Imperatore Greco. Domanda al Papa fra Giovanni
- da Parma. v. I. 188.
- » Fa regali a Giovanni da Parma. v. I. 183.
- » Si spera induca i Greci alla dottrina della Chiesa
- romana. v. I. 205.
- =Vegezio.= Suoi libri sull'arte della guerra. v. I. 282.
- =Venditori= di pesce a Reggio. Si proibisce loro di venderne
- in quaresima. v. II. 147.
- =Venezia= (di) Doge. Gli è consegnato Salinguerra. v. I. 69.
- Città innondata dal mare. v. II. 107.
- =Veneziani=. Presso Luzzara. v. I. 84.
- » Battono un castello de' Bolognesi. v. II. 14.
- » Loro crociata contro Alberico da Romano. v. I. 258. 259.
- » Loro qualità. v. II. 14.
- =Venti= furiosi. v. II. 11.
- =Ventimiglia.= Devastata dai Pisani. v. II. 86.
- =Vercelli=. Riconquistato da Federico II. v. I. 202.
- » Tributaria del Pallavicino. v. I. 228.
- » Signoria di Pietro Becherio. v. I. 254.
- =Vernaccia= di Chiavari. Ottima. v. II. 132.
- =Vernazzi= (dei) Rufino. Sua torre presso San Pietro in
- Parma. v. II. 67.
- =Verona=. Bruciati 11000 Padovani. v. I. 100. 260.
- » Signorìa di Ezzelino. v. I. 260.
- » Signorìa di Mastin della Scala. v. I. 61. 276.
- » Re Corradino a Verona. v. II. 7.
- » Mastin della Scala ucciso. v. I. 276. v. II. 40.
- » Signorìa d'Alberto della Scala. v. I. 276.
- » Fa pace con Padova. v. II. 49.
- » Nega marmi pel battistero di Parma. v. II. 66.
- » Brucia il convento dei Domenicani. v. II. 76.
- =Veronesi=. Prendono Bondeno. v. I. 8.
- » Quei di Gesso sperano il loro aiuto. v. II. 208.
- =Verzoli=. Borghigiani nobili. v. I. 267.
- =Vescovado= di Auxerre. v. I. 122.
- di Arezzo. v. II. 115.
- di Brescia. v. I. 8.
- di Modena devastato. v. II. 79.
- =Vescovo= di Bologna. Sa dei morti alla Meloria. v. II. 88.
- Di Corsica. Fa prete Salimbene. v. I. 199.
- » Espulso dalla diocesi. v. I. 199.
- di Faenza. Sue qualità. v. I. 309.
- di Ferrara. Avaro. v. I. 201.
- di Pisa. Scrive del numero dei morti alla Meloria.
- v. II. 88.
- di Genova. Avaro e sospetto di eterodossia. v. I. 200.
- di Tortona. Fatto uccidere. v. II. 103.
- di Tripoli. Muore in Parma. v. I. 203.
- =Vespro= Siciliano. v. II. 54.
- =Vettovaglia=. Abbondanza. v. II. 16. 17.
- =Vezelay.= Si crede abbia il corpo della Maddalena.
- v. I. 130.
- =Viceconti= a Pisa. v. I. 277.
- =Vicentini.= Contro Federico II. v. I. 63.
- =Vicenza=. Signorìa di Ezzelino. v. I. 260.
- » Presa e distrutta da Federico. II. v. I. 63.
- =Vico= (di) Pietro. Sua morte. v. II. 10.
- =Vie= di Parma. S. Michele, S. Lucia, dei Genovesi ampliate.
- v. II. 67.
- =Vienna= di Provenza. S.ª Marcella morta a Vienna. v. I.
- 171. 207.
- » Salimbene a Vienna. v. I. 133.
- =Vigna= del balsamo. v. I. 196.
- =Vigne= distrutte. v. I. 6. 60. 61. v. II. 11.
- =Vigne= (delle) Pietro. Calunniato. v. I. 106.
- » Favorito di Federico II. v. I. 106. 320.
- » Ucciso. v. I. 106. 227. 320.
- =Vignola.= Bolognesi sconfitti dai Parmigiani ecc. v. I. 68.
- =Villafranca= de Panades. Morte di Pietro d'Aragona.
- v. II. 160.
- =Villano= Ferri. Prende a gioco Federico II. v. I. 236. 237.
- =Vinciguerra.= v. I. 261.
- » Figlio di Lodovico conte di S. Bonifacio. v. II. 60.
- =Vino= di Francia. Quantità e qualità. v. I. 123.
- =Vinzolo= Mantovano. Preso. v. I. 64.
- =Visconti= (dei) Tedaldo. Diventato Papa. v. II. 23.
- =Visdomini= (di) Ugo di Magnarotto. Morto in battaglia.
- v. I. 92.
- =Visioni= di Salimbene. v. I. 20. 25.
- D'una donna di Barletta. v. II. 127.
- =Vita=. Frate e Cantore celebre. v. I. 87. 88.
- » Una suora saltò giù da una finestra per seguirlo.
- v. I. 89.
- » Sua morte. v. I. 89.
- » Musicò l'inno di S. Francesco. v. I. 279.
- =Vitale=. Provinciale di Bologna. v. I. 199.
- » È ad Avignone quando muore Buonagrazia. v. II. 68.
- » Sua morte. v. II. 155.
- » Di Volterra. v. I. 22.
- =Vitelia=. v. I. 31.
- =Vito= S. Devastato da Bolognesi ecc. v. I. 222.
- =Vittoria=. Città fondata da Federico II. v. I. 99.
- » Federico II. vi fu rotto e fugato. v. I. 99.
- » Ricco bottino fatto a Vittoria. v. I. 108.
- » Presa e distrutta. v. I. 108.
- =Vittorini=. Monete coniate a Vittoria. v. I. 99.
- =Vizio= Bernardo degli Scotti. Spogliato del vescovado. v.
- I. 36. 80.
- » Istituisce la Religione di Martorano. v. II. 175.
-
-
-Z
-
- =Zambrasi= (dei) Tebaldello, uno spurio della famiglia. v.
- I. 262.
- » Tradisce Faenza. v. I. 262.
- » Muore affogato. v. II. 52.
- Famiglia. v. I. 263.
- =Zambrasino=. Frate Gaudente assume coerede un fratello
- spurio. v. I. 262. v. II. 50. 51.
- =Zampironi= (dei) Caracosa. v. I. 32.
- =Zampoldo= Ugo piacentino. Frate, assume missione presso
- il Papa per controversie fra preti e frati. v. I. 304.
- =Zanzare=. Grande quantità. v. II. 210.
- =Zibello=. Esercito a Zibello contro i Milanesi.
- v. I. 7. v. II. 146.
-
-
-FINE DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME.
-
-
-
-
-ERRATA-CORRIGE
-
-
- Errori Correzioni
-
- Pag. 12 Mangiardo Maginardo
- » 23 Tebaldo Tedaldo
- » 66 S. Stefano S. Ercolano
- » 77 nebbe n'ebbe
- » 78 ragona Aragona
- » 81 Baiardi Boiardi
- » 131 Piero Pieco
- » 140 Liccaterra Leccaterra
- » 148 Leonardo Lesnardo
- » 169 reliata altiera
- » 210 Reggio, Piacenza Reggio, Brescia, Piacenza
- » 308 sesta linea v. I. 43 v. II. 204.
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Sul Liri a cento ventidue chilometri da Roma sulla ferrovia
-Roma-Napoli.
-
-[2] Sul Rapido a 150 chilometri da Roma stilla ferrovia Roma-Napoli, a
-piedi di Montecassino.
-
-[3] La battaglia fu combattuta sul fiume Calore nei pressi di
-Benevento, quasi sullo stesso campo, ove i Romani ed Annibale ebbero ad
-incontrarsi a battaglia.
-
-[4] Sul Panaro a monte dell'Emilia.
-
-[5] A 26 chilometri da Siena sulla ferrovia Empoli-Siena.
-
-[6] Era sulla destra dell'Oglio a poche miglia da Piadena a Sud di
-Canneto.
-
-[7] Crevara, Corvara, o Crovara a venti miglia Sud di Reggio sulla
-destra dell'Enza.
-
-[8] Quindici miglia al Sud di Modena presso Paullo.
-
-[9] Il fiume di quella Marca o circoscrizione territoriale è il Salto,
-che entra nel Velino a Rieti; col Velino e col Turano nella Nera presso
-Terni, e tutti nel Tevere presso Orte.
-
-[10] Villaggio distante tre miglia al Fùcino, ventuno ad Aquila, otto a
-Tagliacozzo.
-
-[11] Città capoluogo del dipartimento dell'Alta Loira.
-
-[12] Tra l'Appennino a circa venti miglia al Sud di Reggio. Non ne
-resta più segno.
-
-[13] Tra l'Appennino a circa venti miglia Sud di Reggio; esso era
-vicino al non più esistente Pizegolo.
-
-[14] Il Frignano era un territorio sull'Appennino alla sinistra del
-Panaro, di cui il capoluogo ora è Pavullo.
-
-[15] Sull'alto dell'Appennino, a sinistra del Ceno e Sud-Est di
-Piacenza.
-
-[16] A Sud-Est di Mantova presso lo sbocco del Mincio in Po; sicchè lo
-barche dal Po doveano salire il Mincio sino a Mantova.
-
-[17] Siede alla sinistra del Po detto di Primaro, a due miglia
-dall'Adriatico.
-
-[18] Sulla sinistra della Secchia a circa trenta chilometri Sud-Sud-Est
-di Reggio.
-
-[19] Di rimpetto a Lecco sulla sponda opposta del lago.
-
-[20] Alla destra del Panaro, 12 miglia circa Sud-Est di Modena.
-
-[21] Sull'Appennino non lungo alle scaturigini della Camoggia, a venti
-miglia Sud-Est di Modena.
-
-[22] Sull'Appennino, alla sinistra del Tevere e a Nord-Est di Perugia.
-
-[23] _Giezitae:_ Giezi era un servo del Profeta Eliseo, che si fece
-pagare pel miracolo che il Profeta operò ridonando salute al Re Naaman,
-del quale il Profeta stesso aveva rifiutate le offerte. Perciò Giezi è
-ritenuto dagli espositori della Bibbia come persona che faceva mercato
-delle cose sacre; mercanti che ebbero poi nome da Simon mago.
-
-[24] A tre miglia Sud di Reggio.
-
-[25] Sette miglia circa Nord-Est di Reggio.
-
-[26] Villa sull'Emilia a pochi chilometri Ovest di Reggio.
-
-[27] Torrentello che scende dall'Appennino ad Ovest di Reggio.
-
-[28] Villa di Crostolo: pochi chilometri a Nord di Reggio; così detta
-perchè posta a cavaliere dell'antico alveo, che aveva il Crostolo
-quando attraversava la città di Reggio.
-
-[29] Tra la punta Nord del lago di Varese e il lago Maggiore.
-
-[30] Due chilometri circa Nord-Ovest di Monza.
-
-[31] Sulla sinistra del Sesia a Sud-Est a pochi chilometri da Vercelli.
-
-[32] A venti miglia Sud di Reggio. Era fortissimo castello sulla vetta
-isolata d'un monte. Non resta più vestigio di castello, ma solo un nudo
-smisurato sasso chiamato Pietra Bismantova.
-
-[33] A Sud di Mantova alla destra del Po.
-
-[34] Sulla strada Bergamo Crema alla destra del Serio, diciasette
-miglia da Bergamo.
-
-[35] Il testo dice lupus muzus: Ma non mi è venuto fatto di poter
-rinvenire se per quel muzus si voglia indicare una specie particolare
-di lupi, o una qualità speciale di quell'individuo.
-
-[36] Camerino, Fabriano, Matelica, Cagli, S. Severino, Cingoli ad
-Ovest di Ancona nelle vallate del Metauro, dell'Esino, del Chienti, del
-Potenza.
-
-[37] Spello a due miglia Nord di Foligno.
-
-[38] Il baldacchino era una stoffa operaia che si confezionava a
-Babilonia, ora Bagdad, e che nel medio evo si chiamava Baldacco. Come
-da Arras è venuto arazzo, da Reims la renza, da Dovay il doagio ecc.
-
-[39] Sull'Emilia tra Parma e Reggio a sette circa chilometri alla
-destra dell'Enza.
-
-[40] A sei miglia Nord-Est di Cremona.
-
-[41] Al Nord di Parma, distante circa 10 chilometri dalla città.
-
-[42] Questo Cardinale Gerardo che il Salimbene chiama Albo, gli
-scrittori posteriori di storie parmensi lo chiamano Gerardo Bianchi. Ma
-non parrebbe che la significazione identica delle due parole dovesse
-essere, trattandosi di nome proprio, ragion sufficiente a commutare
-l'uno nell'altro. Tuttavia si possono scusare per ciò, che questi ne
-avranno probabilmente preso il cognome da un marmo del Battistero di
-Parma, dova il padre di lui è detto Albertus Blanchus. Questo marmo
-per quanto si può arguire dalle foggie architettoniche e figurative
-di cui è ornato il nicchione in cui è murato, sarebbe stato scritto e
-posto un secolo dopo il Salimbene. E quindi è facile a credersi che la
-commutazione dell'Albus in Blanchus sia stata opera del tempo, in cui
-la lingua non aveva ancora norme base.
-
-[43] Lendinara: Ad Ovest e vicin di Rovigo sull'Adigetto.
-
-[44] Gesso: Era castello al Sud di Reggio e alla sinistra del
-Tresinaro, appiè dell'Appennino.
-
-[45] Salins: Ad Ovest di Neufchatel, sulla strada Ginevra-Besançon.
-
-[46] Galera; Nome del dialetto di que' tempi, che è stato formato da
-alterazioni subite dal latino _glarea_, ghiaia. Diffatti quel ponte
-è anch'oggi in capo a piazza, detta della Ghiaia; ma ha cambiato nome
-prendendo quello di Ponte Verde dal colore de' parapetti.
-
-[47] Da un rogito in originale di Gerardo Alberto Notaio imperiale,
-pubblicato il 15 Febbraio 1238, si apprende che presso Parma e presso
-il canale Naviglio Taro sorgeva una casa e una chiesa di S. Francesco,
-i cui amministratorì vendettero terre e case poste in Basilicanova
-a certo Sopramoggio. Questa casa Salimbene la chiama Ospedale di
-S. Francesco. Ora non esiste più nulla. Ma l'Ospedale sarà stato
-sicuramente fuso coll'Ospedale detto allora della Misericordia, e
-poscia Ospedale maggiore, che aveva sede in Borgo Taschieri. E tale
-fusione sarà stata fatta, quando la Città volle fusi in uno solo, cioè
-in quello fondato da Rodolfo Tanzi, tutti gli altri ospizi, sia della
-città, che della campagna; e vi era l'Ospedale di F. Barattino; di S.
-Bartolomeo di Strada Botta, fuori porta Stradella; di S. Lazzaro de'
-Lebbrosi, in S. Lazzaro; di S. Francesco, tra Fragnano e la città di
-Parma, circa nelle vicinanze dell'attuale Porta V. Emanuele.
-
-[48] Proibì di trarre i marmi dalle cave veronesi.
-
-[49] Pochi chilometri al Sud di Borgo S. Donnino.
-
-[50] Ed ora, parte è piazza della Steccata, parte area su cui s'innalza
-il magnifico tempio omonimo della detta piazza.
-
-[51] A 9 circa chilometri Nord-Est di Parma.
-
-[52] A dodici circa chilometri Nord-Est di Parma sulla sinistra
-dell'Enza.
-
-[53] Agareni: Popolo dell'Arabia. Alcuni credono che siano discendenti
-da Ismaele figlio di Agar. Altri li crede così detti da Agarena loro
-città, posta nell'Arabia Felice, memorabile per un lungo e vano
-assedio, di cui la strinse l'Imperatore Traiano. Con questo nome
-si chiamò pure una setta di cristiani, che nella metà del secolo 7.
-abbracciarono l'Islamismo. Onde Agareni, e Saraceni suonava in quel
-tempo una stessa gente.
-
-[54] Anjou: Antica provincia della Francia formata dai moderni
-dipartimenti Maina e Loira, Sarta, Mayenna, Indra e Loira.
-
-[55] Forcalquier; è nel dipartimento Basse Alpi alla destra della
-Duranza.
-
-[56] Tonnerre; è sulla destra dell'Armançon nel dipartimento Yonne.
-
-[57] Moissac: Giace sul Tarn, dipartimento Tarn e Garonna.
-
-[58] Ora si chiama ponte Caprazucca.
-
-[59] La canonica, o residenza dei canonici, era sull'area dell'attuale
-seminario.
-
-[60] Sulla destra del Panaro a monte dell'Emilia 18 chilometri da
-Modena.
-
-[61] A sud di Sassuolo su un colle distante circe 10 chilometri da
-Sassuolo stesso.
-
-[62] Questa battaglia segna il principio della decadenza di Pisa, o
-si chiama della Meloria, da uno scoglio piuttosto che isolotto dello
-stesso nome, si trovarono di fronte l'Ammiraglio Pisano Benedetto
-Buzzaccherini, dice G. Villani, e l'ammiraglio Genovese Uberto Doria;
-(Il Roncioni nelle sue Istorie Pisane dice invece che l'Ammiraglio de'
-primi fosse Ugolino Gherardeschi, quel de' secondi Roberto Doria.)
-Settanta galee Pisane dice G. Villani, ottantacinque dice Roncioni;
-cento trenta galee Genovesi secondo Villani, cento quarantaquattro,
-secondo Rondoni. Il Cronista Firentino dice, che morti, che
-prigionieri, sedicimila uomini perduti dai Pisani e quaranta galee loro
-prese, oltre le andate a picco; l'Istorico Pisano unisce le perdite
-d'uomini di questa battaglia con quelle d'altre battaglie, e in tutto
-fa somma di novemila; e di galee scrive di ventotto catturate e ventuna
-colate a fondo; d'onde si scorge che cerca di attenuare il disastro di
-Pisa.
-
-[63] Il Roncioni nelle sue Storie Pisane dice che la battaglia fa
-combattuta il 6 Agosto, giorno di S. Sisto.
-
-[64] S. Ruffino: Giace sulla destra della Baganza a dieci chilom. Sud
-di Parma.
-
-[65] Ad Ovest di Modena, e a pochi chilometri dalla città.
-
-[66] Bizantini: Moneta dell'Impero Greco di que' tempi, così dette da
-Bisanzio.
-
-[67] Si noti che, per una convenzione tra Parma e Modena, il sale
-che proveniva dalla Romagnola per uso de' Parmigiani, passando per il
-territorio di Modena, doveva essere esente dal pagamento del pedaggio o
-dazio di transito.
-
-[68] Giovanni Villani dice: «Passò di questa vita il dì 7 Gennaio 1284;
-e fu recato il suo corpo a Napoli, ove, dopo il grande lamento fatto
-di sua morte, fu seppellito all'Arcivescovado di Napoli con grande
-onore». Tuttavia deve essere più attendibile la testimonianza del
-Salimbene, scrittore contemporaneo al fatto, e che anzi aveva tra mani
-la compilazione di questa Cronaca l'anno stesso in cui la detta morte
-avvenne.
-
-[69] Sud-ovest di Bologna, pochi chilometri distante dalla città.
-
-[70] Ovest di Bologna a pochi chilometri distante.
-
-[71] A Sud-Est di Velletri e distante circa quindici chilometri.
-
-[72] Forse, _tombe_ degli avi loro, a cui voleva trasportare le
-salme delle persone nominate, morte in battaglia, dicendo il testo;
-_deportare ad propria_.
-
-[73] Di poco più in su di Vignola, alla sinistra del Panaro. Era un
-castello, di cui resta qualche vestigio in alcune case che ne ritengono
-ancora il nome.
-
-[74] Villaggio al Sud di Modena sull'Apennino a cavaliere della strada
-che per Paullo va in Toscana.
-
-[75] A monte dell'Emilia e destra del Panaro, che una volta apparteneva
-a Modena.
-
-[76] Pieno sud di Modena e pieno Ovest di Vignola.
-
-[77] Vicinissimo a Vignola a sud.
-
-[78] La famiglia Lovoleto prese nome dal bosco omonimo (Lupoletum)
-stanza di lupi, che ora chiamasi della Saliceta, o di S. Felice, a nord
-di Modena, sinistra del Panaro, vicino al Finale.
-
-[79] Al sud di Modena e di poco sopra Sassuolo.
-
-[80] Ripafratta: Castello sul tronco di ferrovia Lucca-Pisa.
-
-[81] Minuti dice il testo latino. Minuto, parola antiquata, anzi ora
-fuor d'uso, presso gli scrittori italiani del secolo decimoquarto,
-è usata a significare una minestra composta di varie specie d'erbe
-mangereccie, ossia ortaggi. A' tempi del Salimbene, anteriore d'un
-secolo ai preaccennati scrittori, in quel suo latino medioevale,
-si usava invece a significare le stesse varie specie d'ortaglie, di
-cui si componeva quella minestra. Di questa parola, ora fuor d'uso,
-resta tuttavia nella lingua parlata di qualche parte d'Italia un suo
-derivato, che non ha perduto il senso antico, cioè, minutina che serve
-ad indicare un'insalata di varie specie d'erbucce.
-
-[82] S. Maria del Tempio, ovvero Chiesa dei Templarii, era quella che,
-sino alla recente soppressione delle Corporazioni religiose, è stata
-chiesa dei Cappuccini.
-
-[83] Grondola: Castello tra il Verde e la Magriola, o piccola Magra,
-poco dopo la cresta dell'Apennino per chi corre lo stradale Parma —
-Spezia.
-
-[84] Il 13 d'ottobre 1217 i Milanesi cavalcarono sul Parmigiano,
-e accostandosi a Zibello per urtare contro Cremona, i Parmigiani
-capitanati da Zangaro Sanvitali corsero anch'essi su Zibello e vi fu
-combattuta un'aspra e sanguinosa battaglia, che non ebbe successo
-decisivo. Nell'anno 1218 di nuovo i Parmigiani coi Cremonesi
-si scontrarono sullo stesso campo di battaglia. Se però questo
-combattimento del 1218 non sia quello stesso del 1217, perchè dovendo
-essere accaduto sulla fine dell'anno, o sul principio dell'altro,
-chi lo riferisce al primo, chi al secondo. L'anno 1219 nuovo scontro
-e sanguinoso combattimento tra Milanesi, Parmigiani e Cremonesi ne'
-pressi del ridetto Castello. L'anno 1221 cozzarono ancora gli uni
-contro gli altri, Milanesi, Parmigiani e Cremonesi a Zibello: ma in
-questa giornata i Milanesi e loro alleati rotti, lasciarono molti
-morti sul campo, e molti prigionieri nelle mani de' Parmigiani e loro
-confederati.
-
-[85] Castel Torello si costruì sul torrente Parola presso Borgo S.
-Donnino, e si comandò di andarlo ad abitare a coloro, che abitavano
-dove fu già il castello di Rivo Sanguinaro. L'uno e l'altro de'
-castelli sorgevano sull'Emilia alla sinistra del Taro, sulle via
-maestra che va a Borgo S. Donnino.
-
-[86] Corticella è al sud-ovest di Rubiera.
-
-[87] Ora conosciuto col nome di Castelnovo di Sotto a Nord di Reggio ed
-a distanza di 15 chilometri.
-
-[88] A sud-ovest di Modena poco distante a Sassuolo.
-
-[89] Alcuni dicono che questo Filippo chiamato l'ardito morisse a
-Perpignano; ma io tengo a credere al Cronista Salimbene, il quale
-col mezzo de' frati del suo Ordine, che erano su tutti i punti della
-Spagna, poteva avere sicura contezza del fatto.
-
-[90] È un piccolissimo tratto di terreno una volta paludoso, che ora da
-palude per alterazione di parola si dice Paullo, ed è subito fuori di
-Porta San Michele della città di Parma, a sinistra di chi esce.
-
-[91] Villa a nord di Parma alla destra del torrente Parma a distanza di
-circa dieci chilometri dalla città.
-
-[92] Villafranca de Panades, già Villanova, sul mare a mezza via circa
-tra Barcellona e Tarragona.
-
-[93] Il testo dice Novembre: ma deve essere errore di autografo o di
-copista, che l'ha scritto invece di ottobre; 1. perchè S. Calisto è in
-ottobre: 2. perchè il dì d'Ognissanti è il primo di Novembre, quindi se
-San Calisto volesse porsi in Novembre, tra S. Calisto e Ognissanti, si
-dovrebbe andare indietro e non avanti.
-
-[94] Distante 18 chilometri da Reggio a Nord.
-
-[95] In altro luogo dice che casa sua toccava il battistero, e
-più avanti nota che suo padre, dalla finestra di casa propria,
-faceva conversazione col Vescovo, che pure stava ad una finestra
-dell'Episcopio; quindi la casa di Salimbene si trovava sull'area
-dell'attuale palazzo dei Marchesi Rosa.
-
-[96] Dista 12 miglia al sud-ovest da Casale.
-
-[97] Dista quattro chilometri ad oriente di Parma.
-
-[98] Ora quel convento e quella chiesa è ridotto ad uso di carceri,
-dette di S. Francesco.
-
-[99] Villa distante circa 5 chilometri a Nord di Modena.
-
-[100] Al sud di Reggio in quel di Castelnovo de' monti vicino all'Enza.
-
-[101] Villa a pochi chilometri da Reggio sull'Emilia ad ovest della
-città.
-
-[102] Villa distante 8 chilometri circa al Sud di Reggio, e alla
-sinistra del Crostolo.
-
-[103] Dista circa 24 chilometri al Sud di Reggio sulla sinistra della
-Secchia.
-
-[104] Dista 16 miglia circa al Nord di Modena, poco al di sotto di
-Carpi.
-
-[105] Dista 13 miglia circa al Nord di Modena, tre miglia al di sotto
-di Carpi.
-
-[106] Quì s'intende che il testo manca di qualche cosa, senza che
-l'editore ne abbia dato avviso colla solita punteggiatura sulla linea.
-
-[107] Dista 5 miglia a Nord-Est da Modena alla destra del Panaro.
-
-[108] A Sud di Reggio sulla destra delle scaturigini del Tresinaro.
-
-[109] Ora non ne resta che il nome nella Cronaca, nè si conosce ove
-sorgesse quest'antico castello.
-
-[110] Giace in colle a 15 chilometri circa al Sud di Reggio.
-
-[111] Cauresana, Farneto, Corniano, Piazzola erano nei dintorni di
-Bibbianello.
-
-[112] Al Sud di Reggio, appartiene a quel groppo di colli, tra cui
-scaturisce il Crostolo.
-
-[113] Sui colli a circa 30 chilometri a pieno sud di Reggio presso le
-scaturigini del Tresinaro.
-
-[114] Questa celebre Rocca, che sorgeva, e di cui restano ancora
-pochi avanzi, sui colli reggiani, distante circa venti chilometri
-al sud-ovest di Reggio, fu eretta, secondo il Luchino, l'anno 931 da
-Atto, Azzo o Azzone, detto anche Alberto e Albertazzo, che la munì di
-triplice muraglia, contro cui hanno urtato più volte invano poderose
-forze, tra le quali anche quelle di Berengario II Re d'Italia. Ma la
-celebrità di Canossa è principalmente dovuta alla gloriosa figlia di
-Beatrice di Lorena e di Bonifacio, Duca, o Marchese di Toscana, che
-era figlio di un figlio del fondatore della rocca stessa, è dovuta cioè
-alla Contessa Matilde; la quale con più che principesca magnificenza vi
-ospitò il trionfante frate Gregorio VII, l'umiliato Imperatore Enrico,
-Adelaide marchesana di Susa, il Marchese Azzone fondatore della casa
-d'Este e di quella di Brunswich e molti altri Principi e Prelati.
-E grandi cose videro quelle mura, alti consigli s'agitarono in quel
-recinto; sicchè Donizone, monaco che a quei tempi viveva nel convento
-colà esistente, e scrittore delle gesta di Matilde, maravigliato, non
-potè rattenersi dall'esclamare che la sua Canossa era diventata una
-nuova Reina.
-
-[115] Sul Crostolo al sud di Reggio e circa dieci chilometri distante.
-
-[116] A Sud-Ovest di Parma a piedi dell'Appennino sulla destra del Taro.
-
-[117] A Nord-Ovest di Parma sulla destra dello Stirone e presso la sua
-foce in Taro.
-
-[118] _Figlio dell'Imperatore Federico II_. Quì la parola figlio è da
-intendere nel senso di discendente. Questo figlio di Pietro d'Aragona
-era Giacomo, secondogenito, nato dalla moglie di Pietro, Costanza, la
-quale era figlia di Manfredi, figlio di Federico II; e quindi Giacomo
-non era figlio, ma pronipote di Federico II. Le vittorie sui Francesi
-riportate da Giacomo d'Aragona, furono merito di Ruggeri di Loria,
-e Lauria, così detto dalla sua città nativa in Basilicata, che fa il
-più grande ammiraglio del secolo XIII, e più valente che tanti d'altri
-tempi.
-
-[119] Probabilmente Fallegaria, ora Fallegara al sud di Reggio, in quel
-di Scandiano.
-
-[120] Usava in Francia che i patrizii, i Baroni, i nobili vivevano
-nelle loro castella di campagna; ed i commercianti, gli artigiani ed
-altri professionisti dimoravano nei Borghi o città, e perciò erano
-chiamati i Borghesi, e costituivano quello stato, classe di cittadini
-che si diceva la Borghesia.
-
-[121] Nelle acque di Castellamare di Stabia.
-
-[122] Castel de' Britti, a monte dell'Emilia, distante, circa, 10
-chilometri e ad oriente di Bologna, sulla destra dell'Idice. Questo
-Castello ha avuto qualche parte nella storia bolognese del Medio Evo.
-
-[123] Frate Elia nacque a Beviglio, sobborgo di Assisi; e nella lunetta
-posta sopra l'architrave del refettorio maggiore del convento di
-Assisi vi è un'antichissima pittura, ove egli è rappresentato con altri
-compagni in atto di venerare il P. S. Francesco, e sotto la figura di
-frate Elia è scritto in antico gotico: _F. Elias a Bevilio_.
-
-[124] Sui colli alla destra del Sillaro che va al Po di Primaro.
-
-[125] A circa 10 chilometri al Nord di Modena.
-
-[126] Distante circa tre miglia da Assisi sulla ferrovia
-Perugia-Foligno; chiamata Porzioncella perchè era una piccola porzione
-dei beni di un convento di frati Benedettini, su cui sorgeva la chiesa
-di S. Maria degli Angeli.
-
-[127] Il convento denominato Le Celle, abitato nel secolo 13º da frati
-dell'Ordine de' Minori, ed ove il Ministro Generale frate Elia s'era
-fabbricata una magnifica residenza, esiste tuttora in vicinanza di
-Cortona. Prima della soppressione delle Corporazioni religiose era
-convento di Cappuccini, ed è oggi proprietà privata venduta dal Demanio
-ad uno de' frati soppressi, e molti ex frati vi coabitano sotto la
-tutela della legge di libera associazione.
-
-[128] Si noti che nel testo latino ora è scritto _Roglerius_, ora
-_Rogerius_.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-Le correzioni indicate a fine volume (Errata Corrige) sono state
-riportate nel testo.
-
-
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-vol. II (of 2), by Salimbene de Adam
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- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II
-(of 2), by Salimbene de Adam
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: Cronaca di Fra Salimbene parmigiano vol. II (of 2)
-
-Author: Salimbene de Adam
-
-Translator: Carlo Cantarelli
-
-Release Date: February 2, 2020 [EBook #61305]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 2 ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
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-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-CRONACA<br />
-DI<br />
-FRA SALIMBENE
-<span class="smaller">VOLUME II</span>
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-CRONACA<br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="small">FRA SALIMBENE PARMIGIANO</span>
-</p>
-
-<p class="pad1 x-large">
-DELL'ORDINE DEI MINORI
-</p>
-
-<p class="pad2">
-VOLGARIZZATA DA<br />
-<span class="large">CARLO CANTARELLI</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-SULL'EDIZIONE UNICA DEL 1857<br />
-CORREDATA DI NOTE E DI UN AMPIO<br />
-INDICE PER MATERIE
-</p>
-
-<p class="pad1">
-<b>Vol. Secondo</b>
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="x-large">PARMA</span><br />
-LUIGI BATTEI EDITORE<br />
-<span class="large">1882</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-<i>Il traduttore si riserva
-il diritto della proprietà letteraria</i>
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cronaca">CRONACA
-<span class="smaller">DI FRA SALIMBENE DI ADAMO
-PARMIGIANO
-DELL'ORDINE DE' MINORI</span></h2>
-
-<h2 class="anni" id="a1266">a. 1266</h2>
-</div>
-
-<p>
-L'anno del Signore 1266, Re Carlo passò il ponte di
-Ceprano<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> col suo esercito per andare contro Manfredi
-Principe, di Puglia e Sicilia, figlio dell'Imperatore
-deposto Federico II; poi Re Carlo coll'esercito passò il
-ponte di S. Germano<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, ed entrò di forza in S. Germano;
-agli 11 di Febbraio prese Capua, poscia sconfisse Manfredi
-e l'esercito di lui presso Benevento. Il qual Manfredi
-cadde morto con tremila de' suoi, tra cui il Conte
-Galvano, Annibale nipote del Cardinale Riccardo, Enrico
-Marchese di Scipione, nipote di Uberto Pallavicini, e
-molti altri Baroni; e Manfredi fu sepolto appiè del
-ponte di Benevento<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>, un venerdì 26 Febbraio. Fu
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-anche presa la moglie di Manfredi con due suoi figliuoli
-e con tutto il tesoro in Manfredonia. (Questa città la fabbricò
-Manfredi, e le impose il proprio nome; e fu fondata
-in vece di un'altra città, che si chiamava Siponto, a
-due miglia di distanza; e, se il Principe viveva pochi
-anni ancora, sarebbe diventata una delle più cospicue
-città del mondo. È tutta murata in giro, come dicono,
-ed ha un porto sicurissimo; è alle radici del monte
-Gargano; la strada principale è già abitata; sono già
-poste le fondamenta delle case nelle altre strade, che
-sono larghissime, e aggiungono molto alla bellezza della
-città. Ma Re Carlo l'ha tanto in uggia, che non la vuol
-nemmeno sentir nominare, anzi vuole che si chiami
-Siponto nuova). Nella stessa battaglia restò prigioniero
-anche il Conte Giordano e Pietro Asino di Fiorenza, e
-molti altri rimasero morti sul campo. Il Principe Manfredi
-però ebbe alcune buone qualità, di cui ho parlato
-a sufficienza nel lavoro che feci intorno a Gregorio X.
-E ciò ridico perchè lo storiografo deve essere imparziale,
-sicchè d'una persona non dica soltanto il male, e ne
-tacia il bene. I Cortigiani principali di Manfredi furono:
-Il Conte Galvano Lancia, che era il primo della Corte,
-e più d'ogni altro influente; era Piemontese ed aveva
-attinenza di parentela col Marchese Lancia; il Conte
-Giordano e il Conte Bartolomeo ambedue Piemontesi;
-il Conte di Caserta di Puglia, che tradì Manfredi, di
-cui, credo, aveva in moglie una sorella; il Conte di
-Acerra della Puglia di Terra di Lavoro; Giovanni da
-Procida, potente e grande nella Corte di Manfredi, ed è
-in voce d'aver egli propinato il veleno a Re Corrado, ad
-istanza del fratello Manfredi; Manfredo Maletta, che
-vive tuttora, Conte Ciamberlano, potentissimo alla Corte
-di Manfredi, ricchissimo, e da Manfredi stesso prediletto.
-Questo Maletta avendo potuto sfuggire alla strage che
-si fece dell'esercito del suo Signore, si ricoverò a Venezia,
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-e vi abitò finchè Pietro d'Aragona invase il Regno
-dalla parte di Messina contro Re Carlo, fratello del Re
-di Francia S. Lodovico di buona memoria. Ed ora il
-prenominato Ciamberlano è uno dei grandi e prediletti
-nella Corte di Pietro d'Aragona. Egli sa dove stanno
-nascosti molti tesori. È valentissimo e perfetto compositore
-di canti e canzonette, e per suonare strumenti musicali
-è stimato non aver pari al mondo. È regnicolo,
-cioè oriondo del Regno. E qui è da notare che Re Carlo
-fece uccidere molti, or l'uno or l'altro, che si spacciavano
-per Manfredi. Imperocchè non manca mai chi, a
-cagione di lucro, s'infinge per Manfredi; sia pur anche
-che si esponga al pericolo della morte. L'anno stesso
-poi 1266, Brescia, che era sotto la Signoria del Marchese
-Uberto Pallavicini, si ribellò al Marchese, ed i Bresciani
-che erano dentro la città, e quelli che ne erano fuorusciti,
-fecero tra loro pace e concordia, e si rappacificarono
-anche coi Milanesi e coi Bergamaschi, in Febbraio. L'anno
-stesso, i Modenesi fuorusciti occuparono il castello di
-Monte Valerio<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>, per tradigione di Ugolino da Guiglia,
-un nobile del contado di Modena, che fattosi d'improvviso
-traditore e nemico, di amico e fedele che era dei
-Modenesi della città, cioè degli Aigoni, che parteggiavano
-per la Chiesa, e ribellatosi a quelli che in molte
-maniere l'onoravano, lo consegnò ai fuorusciti, cioè ai
-Gorzano e a quelli di parte loro; i quali occupando il
-detto castello molestavano in diversi modi la diocesi di
-Modena. Perciò, i predetti Modenesi della città, colla
-milizia dei Reggiani, e forte numero di popolani ed
-alcuni Parmigiani si posero a campo virilmente e potentemente
-attorno al castello; ed ivi durando tutto il
-mese, fu tanta la fame e la sete a cui furono ridotti
-quei del castello per la moltitudine degli uomini e degli
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-animali, che non vi si poteva più vivere; e inoltre vi
-si era fatto un insoffribile fetore, sicchè dopo aver perduto
-per forza, ai 3 di luglio, lo steccato, già ridotti
-agli estremi, avuto affidamento del rispetto alle persone,
-abbandonarono, ai 4 di Luglio stesso, il castello. Allora
-il prenominato traditore Ugolino di Guilia, mentre malato
-morto si trasportava via dal castello, fatto segno alle
-grida e all'ira del popolo, fu crudelmente ucciso in
-mezzo al campo; ed il castello fu completamente distrutto.
-L'anno stesso, ai 3 di Settembre, si rappacificarono
-tra loro la fazione di quei di Sesso che era fuori,
-e la fazione dei Roberti, che eran dentro. E a Reggio
-fu Podestà Bonacorso de' Bellincioni da Firenze, che
-fu tanto benefico ai poveri, quanto severo coi nobili. E
-i nobili ne lo cacciarono, perchè sosteneva i diritti del
-Comune, e faceva buona giustizia...... Lo stesso
-anno, i Guelfi Fiorentini ritornarono in Firenze, e ne
-espulsero i Ghibellini. Lo stesso anno, Re Carlo assediò
-Poggibonsi<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>, e vi era stato dintorno a campo lungo
-tempo, quando l'ebbe per accordi; ed ivi morì sua
-moglie l'anno seguente. L'anno 1266, una grande moltitudine
-di Saraceni passando lo stretto venne in Ispagna,
-e si unirono a quelli che già vi erano, e, volendo riconquistare
-quella parte di Spagna che avevano perduta,
-fecero immensa strage di cristiani. Ma in fine, serratisi
-insieme i cristiani del paese, e aggiuntivisi molti crociati
-da diverse parti, riportarono, quantunque con gravi
-perdite, vittoria sui Saraceni.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1267">a. 1267</h2>
-
-<p>
-L'anno del Signore 1267, indizione 10ª, Re Carlo in
-Toscana strinse di lungo assedio il castello di Poggibonsi,
-ove erasi chiuso un forte nucleo di nobili avversi
-alla Chiesa; finalmente venne con loro ad accordi e se
-ne andarono. Fu pure conchiusa pace e concordia tra i
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-Cremonesi di dentro la città e i fuorusciti, per mediazione
-del Legato del Papa. E Uberto Pallavicino perdette
-la Signoria di Cremona e di altre città, nelle
-quali aveva signoreggiato, e se ne tornò a' suoi castelli
-di Ghisaleggio e Landasio nella diocesi di Piacenza. E
-il Pallavicino stesso restava meravigliato che un prete
-solo, e colle sole blandizie delle sue parole, l'avesse
-potuto espellere da' suoi dominii; e perciò era solito
-dire:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Cum verbis blandis et factis saepe nefandis</p>
-<p class="i01">Amentem prudens fallere saepe solet.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Con opra rea, ma con parole molli,</p>
-<p class="i02"> L'accorto spesso sa gabbare i folli.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E se lo meritò bene il Pallavicino di perdere la Signoria
-di Cremona, perchè temendo di perderla se i devoti che
-si flagellavano fossero andati a Cremona, fece piantare
-le forche lungo il Po....... Così lo stesso anno uscì
-di Cremona, con quei di parte sua, Bosio di Dovara e
-fu assediato nella Rocchetta<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Questi due iniqui Signori
-spadroneggiarono molti anni in Cremona. Questo stesso
-anno, verso la festa del beato Francesco, Corradino figlio
-di Corrado, che era figlio di Federico Imperatore deposto,
-venne dall'Alemagna per andare in Puglia a ricuperare
-contro Re Carlo la Terra degli avi suoi; e molti Toscani
-e Lombardi si associarono a lui, e per via non incontrò
-alcun ostacolo sino al giorno della battaglia. Perciò l'esercito
-dei Cremonesi di dentro la città, per timore di
-Corradino e dei Veronesi, sciolse l'assedio della Rocchetta.
-Questo Corradino era giovine di lettere, e parlava benissimo
-latino: e lo stesso anno, in ottobre, andò a Verona
-con numerosissima milizia tedesca. Così l'anno stesso,
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-in Luglio, di notte, furtivamente, Giacomino da Palù
-ascese ed entrò sul sasso di Bismantova, ove fu ucciso
-Turco da Bismantova. Dai Reggiani e Parmigiani fu
-pure quell'anno, in Agosto, cinta d'assedio Crovara, ed
-i Reggiani vi avevano tre trabucchi, i Parmigiani uno.
-E Crovara<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> si arrese a patti, e Bismantova pure fece
-la sua dedizione, e diede ostaggi al Comune di Reggio,
-per sigurtà che non gli avrebbero per lo innanzi recata
-offesa. Così pure in Dicembre, ai nove, fu riconquistato
-il castello di Reggiolo, occupato dai Cremonesi, che
-l'avevano avuto da quei di Sesso, che lo possedevano
-per ragion di conquista; e fu dalle mani dei Cremonesi
-riscattato a prezzo di tremila lire reggiane, oltre le spese
-per ambasciate, militi e fanti, che andarono a servizio
-dei Cremonesi.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1268">a. 1268</h2>
-
-<p>
-L'anno 1268, indizione 11ª, i Parmigiani cinsero di
-assedio Borgo S. Donnino coll'aiuto de' Modenesi, Cremonesi,
-Piacentini e Reggiani; e se ne ritirarono dopo
-esservi stati lungo tempo attorno, e aver distrutto nel
-contado alberi, biade, vigne e case. E allora i Parmigiani
-si rappaciarono con que' loro concittadini che soggiornavano
-in Borgo S. Donnino. Quell'anno infermò Papa
-Clemente IV, il giorno di S. Cecilia, e otto giorni dopo,
-cioè la vigilia di S. Andrea, morì. L'anno stesso, Corradino
-passò presso la Rocchetta e vicino a Brescia; poi
-tornò alla Rocchetta di Bosio, passò l'Adda e pel Ticino
-si recò a Pavia, ove si fermò molti giorni; poscia si portò
-a Pisa, traversando le Terre del Marchese del Carretto,
-e per mare. Il suo esercito arrivò più tardo a Pisa passando
-per il territorio dei Fieschi. E lo stesso anno
-si accostò a Roma marciando attraverso la Toscana,
-a malgrado dei Guelfi del paese, e raccolse uomini
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-su quel di Lucca. Così nello stesso millesimo, la
-vigilia del beato Bartolomeo, s'azzuffò l'esercito di
-Corradino coll'esercito di Re Carlo, il quale ne trionfò;
-e dalla parte di Corradino molti cadendo furon morti.
-Vi fu grande strage, e molti si diedero a fuga, e molti
-altri Baroni e cavalieri rimasero prigioni. Lo stesso
-Corradino col Duca d'Austria e moltissimi altri fu
-fatto prigioniero e condotto nelle carceri di Palestrina.
-Ed Enrico fratello del Re di Castiglia, che era allora
-Senatore di Roma, fu parimente preso in questa battaglia
-con Galvagno Lanza. Il quale, insieme a molti altri Pugliesi
-traditori, fu ucciso con due suoi figli presso Roma.
-E l'anno stesso Modenesi e Reggiani presero Brandola<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>....
-E, il dì di S. Luca Evangelista, la moglie di Re
-Carlo venne a Reggio con numerosissimo seguito di fanti,
-di cavalieri e balestrieri. E, non un mese dopo, arrivò
-a Reggio il Conte di Fiandra in compagnia di sua moglie,
-che era figlia di Re Carlo, con una moltitudine di gente,
-che tutti andavano in Puglia dopo la sconfitta di Corradino
-e de' suoi, nella quale battaglia rimase prigioniero
-Corrado di Antiochia, nipote dell'Imperatore, che era
-evaso dalla prigione del Re per opera di Giacomo di
-Napoleone e compagni, che erano nell'accampamento dei
-Saraceni. E quella sconfitta avvenne nei campi Palentini,
-presso il fiume<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> della Marca, vicino ad Albi<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. E lo
-stesso anno, dopo tre mesi, fece a Corradino medesimo,
-al duca d'Austria nel regno di Puglia, e al Conte Gerardo
-da Pisa..... fece loro presso Napoli mozzar
-la testa. Morì anche quell'anno, ai 28 Novembre, Papa
-Clemente IV, nativo della Provenza. Questo Papa Clemente,
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-che ebbe moglie e figli, prima fu avvocato di
-grande rinomanza e consigliere del Re di Francia: dipoi,
-morta la moglie, per merito di vita buona e di rara
-scienza, fu fatto Vescovo di Puy<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>, poscia Arcivescovo
-di Narbonne; in seguito, Vescovo e Cardinale della Sabina;
-finalmente, mandato da Papa Urbano IV in Inghilterra,
-come Legato per la riformazione della pace, fu, in
-sua assenza, dai Cardinali eletto Papa, a Perugia, e si
-diede tanto alle veglie, ai digiuni, alle preghiere e ad
-altre buone opere, che si crede che Iddio pe' meriti di
-lui abbia liberato la Chiesa dai gravi disordini, che a
-quei tempi l'affliggevano. Egli, quando Corradino nipote
-dell'Imperatore Federico, s'accingeva a battere Re Carlo,
-a cui il Papa aveva dato il Regno di Sicilia, mentre
-molti disperavano delle sorti di Carlo, sia perchè l'esercito
-di Corradino era grosso, sia perchè la Sicilia s'era
-ribellata a Carlo stesso, predisse in un pubblico sermone......
-che Corradino come fumo si dissiperebbe, e
-Carlo entrerebbe in Puglia siccome inconscia vittima.
-E l'evento gli fece ragione; poichè Corradino, dopo
-presa la fuga, fu fatto prigioniero, e n'ebbe tronco il capo;
-e il suo nome, in pochi giorni, svanì come fumo. Questo
-Papa canonizzò anche a Viterbo, nella chiesa dei frati
-Predicatori, una Edwige duchessa di Polonia, vedova
-di ammirabile santità, la quale, tra gli altri suoi miracoli,
-essendosi differita di molti anni la sua canonizzazione.........
-La qual cosa saputasi da un ebreo,
-si fece subito battezzare con tutta la sua famiglia. Lo
-stesso anno, ai 5 di Dicembre, Manfredo dei Roberti,
-eletto Vescovo di Verona chiuse i suoi giorni; e, nello
-stesso mese, morì Pietro da Vico, Prefetto di Roma. E
-lo stesso anno 1268, il Soldano di Babilonia, devastata
-l'Armenia, occupò Antiochia, una delle più cospicue
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-città del mondo, e, presi ed uccisi uomini e donne, la
-ridusse una solitudine, e....... per la maggior parte
-li uccise; e questo avvenne ai 16 di Maggio, vigilia
-dell'Ascensione. Così pure nel millesimo sussegnato, cioè
-1268, Corradino, nipote del fu Imperatore Federico,
-sprezzando la scomunica del Papa, levando le armi
-contro Carlo, fatto dalla Chiesa Re di Sicilia, aggiunti
-ai Tedeschi, che aveva, molti Lombardi e Toscani, arrivò
-a Roma, dove, accolto solennemente, alla imperiale, si
-associò il Senatore di Roma Enrico, fratello del Re di
-Castiglia e molti Romani, e s'avviò contro Carlo in
-Puglia; ma dopo un'aspra battaglia campale, Corradino,
-co' suoi che voltavan le spalle, fu fatto prigioniero, e da
-Carlo con due nobili decapitato.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1269">a. 1269</h2>
-
-<p>
-L'anno 1269, indizione 12ª, a mezzo Aprile, cadde
-una abbondantissima neve, che durò, in pianura, due
-giorni e due notti: e cominciò a nevicare a mezzanotte
-tra Sabato e Domenica, nè cessò che sino a verso sera.
-La notte successiva si ebbe forte brina, l'altra ancora,
-brina fortissima, che distrusse tutte le vigne. E in quell'anno
-fu dai Reggiani distrutto il castello di Pizegolo<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>,
-come anche Toano<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> fu distrutto e raso al suolo.
-Questo fu un anno di venti furiosissimi; e, nel mese di
-Luglio i Cremonesi andarono a campeggiare attorno alla
-Rocchetta di Bosio da Dovaria, che venne a soggezione
-del Comune di Cremona; e, a norma de' patti sanciti
-tra le parti belligeranti, la Rocchetta fu smantellata.
-Così pure Lucera de' Saraceni in Puglia si arrese a Re
-Carlo. E nello stesso anno, in Settembre, duecento fanti
-montanari con cavalleria e fanteria della diocesi di
-Modena, si recarono, per l'interesse del Comune, nel
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-Frignano contro Guidino Montecucoli, fratello di Bonacorso,
-per riedificare un castello in servizio dei Serafinelli
-della stessa Terra del Frignano<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>; e ne restaron
-morti e prigionieri di fanti e di cavalieri. E allora
-accorse il Conte Maginardo con numeroso corpo di militi
-di Bologna e della diocesi in aiuto del suddetto Guidino;
-e si combattè una accanita battaglia, e furono
-presi, impiccati e morti quasi tutti quelli della diocesi
-di Reggio, e vi morì con un suo segretario, Guido di
-Mandra, che era, pel Comune, Capitano di quelli della
-diocesi di Reggio. Lo stesso anno, la rocca di Bardi<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>,
-nel mese di Novembre, si arrese al Comune di Piacenza;
-e i Parmigiani distrussero sino alle fondamenta la muraglia
-di cinta di Borgo S. Donnino, spianarono le fossa
-del castello, e mandarono comandando ai Borghigiani di
-abbandonare il castello, e fabbricando case, si facessero un
-borgo lungo la strada verso Parma. Quell'anno stesso il
-Marchese Uberto Pallavicini, guercio, vecchio e invecchiato
-nel mal fare, morì in montagna nell'amarezza
-dell'anima e nel dolore, senza confessione e senza penitenza,
-e senza dare alcuna soddisfazione alla Chiesa. E
-i frati Minori furono là, volendo tentare di convertirlo
-a Dio, almeno in punto di morte...... A cui disse
-frate Gerardino di S. Giovanni in Persiceto, lettore di
-teologia nel convento dei frati Minori di Parma: Il Savio
-ne' Proverbii 6º dice: <i>Corri, affrettati, risveglia il tuo
-amico</i>: Ed io adempiei a questo precetto della Scrittura,
-o Signore, recandomi da voi per la salute dell'anima
-vostra, ch'io voglio conquistare al cielo........ E il
-Pallavicino, rispose: Non ho rimorso in coscienza di
-tener nulla che sia d'altri. A cui frate Gerardino replicò;
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-<i>Chi nasconde le sue colpe non sarà indirizzato; chi
-se ne confesserà e le abbandonerà, riceverà misericordia</i>.
-Ma frate Gerardino riconoscendo che s'affannava invano,
-disse: <i>Ho fatto quel che toccava a me</i> ecc. e l'abbandonò
-alla pertinacia di lui....... Penso che frate Gerardino
-fosse mandato al Pallavicino o dai Parmigiani,
-o da qualche Legato per richiamarlo alla legge della
-Chiesa. Perocchè quando Papa Clemente passò da Piacenza,
-come privato, per andar a ricevere l'investitura
-del papato, disse ad alcune persone: A nome mio, dopo
-ch'io sia partito di quì, dite a quel Signore che tiene
-la Signoria di Cremona, che se vuol essere amico di Dio
-e della Chiesa e lasciar vivere la gente in pace, io porrò
-opera acciocchè il Papa gli faccia buona e festosa accoglienza,
-e gli usi misericordia........ I Parmigiani
-però del Pallavicino se ne sono vendicati ancor vivo,
-smantellandogli le castella, e devastando le Terre che
-aveva occupato....... Signoreggiò vent'anni in Cremona;
-che se altrettanti avesse servito a Dio, n'avrebbe
-avuto in mercede il regno eterno. Iddio gli perdoni i
-molti danni, che ha fatto ai Parmigiani, ai Cremonesi,
-ai Piacentini e a molte altre città Lombarde; ma neppur
-esso se la passò impunemente........... Nello stesso
-anno, si tenne un Capitolo generale in Assisi, essendo
-tutt'ora Ministro Generale frate Bonaventura; nè vi era
-Papa, perchè i Cardinali non avevano ancora potuto
-accordarsi. In questo tempo i Bolognesi si recarono a
-Primaro, e vi eressero un castello contro i Veneziani.
-(Primaro è una località su quel di Ravenna, dove il Po
-che rade Argenta, entra in mare). E corsero i Veneziani
-contro i Bolognesi con grosso esercito, con navi, baliste,
-màngani e trabucchi e con ogni maniera d'argomenti
-da guerra; e fecero alto alla sponda opposta del Po, e
-tentarono un vigoroso attacco al castello de' Bolognesi, e
-vi fu grosso combattimento. I Veneziani battevano la
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-torre de' Bolognesi con màngani e trabucchi; ma i Bolognesi
-difesero virilmente il loro castello, sicchè i Veneti
-abbandonarono l'impresa. Ed i Bolognesi stettero quivi
-a oste, credo, due o tre anni, e ne morirono trecento, o
-cinquecento, per la malaria del mare, e per la moltitudine
-delle zanzare, delle pulci, delle mosche e dei tafani.
-E frate Pellegrino del Polesine Bolognese, dell'Ordine
-de' frati Minori, andò e compose in accordo Veneti e
-Bolognesi. I Bolognesi distrussero il castello che avevano
-fatto, e quindi partirono, donando molto legname del
-castello sfatto ai frati Minori di Ravenna. E siccome io
-abitava allora a Ravenna, mi pare che la distruzione di
-quel castello da parte dei Bolognesi, e la loro partenza
-da Primaro accadessero quando Corradino fu sbaragliato
-da Carlo, cioè nel 1268. (Ed innumerevoli stormi di
-quegli uccelli, che nelle vigne devastano le uve, e che
-dal volgo si chiamano tordi, passarono nell'autunno di
-quell'anno, sicchè ogni sera dopo cena sino al crepuscolo
-della notte, e per molti giorni, appena si poteva liberamente
-vedere il cielo. Ed erano talora due, tre strati
-l'uno sopra l'altro, e coprivano l'estensione di tre o
-quattro miglia. E, poco dopo, altri stormi d'uccelli
-dello stesso genere sopravvenivano volando, stormeggiando,
-e gracidando in suono che parea di lamento. E questo
-ripetevasi per molti giorni, verso sera, discendendo dai
-monti alle valli, e tutto il cielo ingombravano. Ed io
-con altri frati ogni sera usciva a vedere, a osservare, a
-empirmi di meraviglia, e volendo stare all'aperto, all'aperto
-non si era, perchè quegli uccelli velavano tutto
-il cielo. E dico cosa vera, da me veduta; nè l'avrei
-creduta a chi me l'avesse contata). La cagione poi, per
-cui i Bolognesi andarono a Primaro e fabbricarono ivi
-un castello è questa. I Veneziani sono uomini avari,
-tenaci e superstiziosi, e vorrebbero assoggettare a sè
-tutto il mondo, se fosse possibile; e trattano ruvidamente
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-i mercanti che vanno ai loro mercati, e vendono caro, e
-fan pagare molti pedaggi in più luoghi del loro territorio,
-per una stessa persona e per un sol viaggio. E se
-qualche mercante porta colà le sue merci a vendere,
-non può riportarnele, anzi è costretto a vendere, voglia
-non voglia; e se una nave carica, che non sia delle loro,
-per qualche avaria si ricoveri nei loro porti, non può
-uscirne, se prima non ha venduto le merci a loro; e
-dicono che fu per volere di Dio che quella nave riparò
-in un loro porto; al che nulla si può contraddire. Nel
-tempo in cui Roglerio di Bagnacavallo dominava a
-Ravenna, sopravvennero i Veneziani, e costruirono un
-castello allo sbocco delle valli, e sulla riva del Po pel
-naviglio che va da Ravenna al Po dalla parte di S.
-Alberto, e promisero ai Ravennati, che i Veneti avrebbero
-tenuto il castello per cinquant'anni e che annualmente,
-per tale concessione, avrebbero pagato alla cittadinanza
-di Ravenna, cioè al Comune, cinquecento lire della
-moneta Ravennate; e pagavano puntualmente, come io
-ho veduto. Ma i Veneziani in questo affare vi ebbero
-cinque furberie, o malizie. La prima fu che mentre
-questa concessione doveva durare, come s'è detto, cinquanta
-anni e non più, ora si maneggiano a perpetuarla;
-nè solamente lo dicono, ma lo mostrano a fatti; perchè
-mentre prima avevano edificato il castello di legname,
-ora lo fanno di muraglia. La seconda è che da questa
-stazione intercettano la via alle navi Lombarde, che non
-possono trar nulla nè dalle Romagne, nè dalla Marca
-d'Ancona; da' quali paesi potrebbero esportare frumento,
-vino, olio, pesce, carne, sale, fichi, uova, formaggi, frutta,
-ed ogni sorta di vettovaglie, se i Veneziani non l'impedissero.
-Terza, perchè girano per ogni verso facendo
-incetta in queste due provincie d'ogni sorta di vettovaglie,
-e, perchè prima di loro non ne facciano raccolta, prevengono
-i Bolognesi, ai quali per la molta popolazione e
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-per la fame degli abitanti delle città e delle campagne,
-urge necessità di avere abbondanza di tali provvigioni.
-Per la qual cosa, nessuna meraviglia se i Bolognesi si
-sono levati ad alzare un castello contro i Veneziani, a
-cagione dei quali dovrebbero accendersi di sdegno ed
-insorgere anche tutti i Lombardi, e condurre un esercito
-e far guerra ai Veneziani per i danni che loro apportano.
-Quarta, perchè nel porto di Santa Maria di Ravenna
-hanno sempre all'àncora una galea armata, affinchè di
-lì nessuno possa uscire con vittovaglie, chiudendo ogni
-sbocco ai Ravennati, ai Bolognesi, ai Lombardi. Il che
-non era punto nei patti della concessione. Quinto, perchè
-tengono sempre in Ravenna, a spese del Comune, un
-console, che chiamano Vicedomino, coll'ufficio di sorvegliare
-con sollecitudine, con somma diligenza e oculatezza,
-che i Ravennati non tramino alcun che in danno dei
-Veneziani, nè ordiscano nulla contro l'attuale stato di
-cose; il che pure non era fra' patti. E i Veneziani denominarono
-quel castello Marcamò, volendo dire il mare
-chiamò, stante che dal castello si ode il suono delle
-onde quando il mare è agitato, e si sollevano i cavalloni.
-Domandai al Conte Roglerio di Bagnacavallo se l'avesse
-fatto fare egli quel castello; e mi rispose: Fratello, io
-non l'ho fatto fare, se non nel senso che l'ho lasciato
-costruire, essendochè quando si fece, io aveva tanta
-autorità in Ravenna da poter impedire che si facesse.
-Ma per tre motivi lasciai fare: 1º perchè io aveva per
-moglie una veneziana; 2º perchè in quel tempo i miei
-nemici erano fuori di Ravenna; 3º perchè me ne
-veniva vantaggio, pagando i Veneziani ai Ravennati
-cinquecento lire annue. D'altronde noi non ne risentiamo
-danno di sorta, perchè Ravenna ha tanta abbondanza di
-vettovaglie, che sarebbe stoltezza volerne di più. Di fatto
-una larga scodella piena colma di sale a Ravenna costa
-un piccolo denaro; all'osteria si pagano altrettanto dodici
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-ova cotte e condite; quando è la stagione delle anitre
-selvatiche, se voglio, posso comprarne una grassissima
-per quattro piccoli denari; e talvolta ho visto che, se
-taluno s'incaricava di pelarne dieci, gliene davano cinque
-di mercede. La stessa soperchiarìa usano i Mantovani a
-Governolo<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. (Una volta era della Contessa Matilde,
-come era anche la città di Mantova): perchè quivi non
-si accetta pedaggio dalle navi, che passano pel Po, ma
-le costringono a navigare per dieci miglia sino a Mantova.
-E dopo che ivi hanno fatto vedere le merci, scaricandole
-e ricaricandole e pagando il pedaggio, li fanno
-(sic) ritornare al Po per lo stesso canale naviglio, sendochè
-altra via non avrebbero aperta, se non ritornando a
-Governolo. Per la qual cosa sdegnati i Cremonesi fecero
-quella Tagliata, di cui più sopra a suo luogo abbiamo
-parlato, discorrendo cioè dell'anno in cui fu fatta, la
-quale molto giovò ai Mantovani, e danneggiò i Reggiani,
-avendo loro distrutto campi, vigne e ville. Questa Tagliata
-sino a Primaro<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> impaludò larga zona di terreni,
-distrusse e sommerse molte ville, e dove prima si aveva
-abbondanza di frumento e di vino, ora si ha copia di
-pesci di diverse specie.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1270">a. 1270</h2>
-
-<p>
-L'anno 1270, indizione 13.ª, nel mese d'Aprile, Domenica
-delle olive, arrivò a Reggio l'Imperatore di
-Costantinopoli che era in viaggio per oltremare; e, il giorno
-stesso, nel convento dei frati Minori, creò cavaliere Giacomino
-di Roteglia<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>, che poi pel 1.º di Maggio bandì
-una gran corte, per trovarsi alla quale tutti i cavalieri
-e quasi tutti i giovani gentiluomini di Reggio vestirono
-a nuovo, e poi fecero doni dei loro vestiarii. Lo stesso
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-anno, ai 27 di Giugno, Giovedì, mancò ai vivi Bonifazio da
-Foiano, Arciprete della Chiesa maggiore di Reggio, uomo di
-lettere e fratello germano di Guglielmo Vescovo di Reggio,
-ed era stato anche Arciprete di Campigliola. Morì a S.
-Salvatore ove dimorava, e fu sepolto nella Chiesa maggiore.
-L'anno stesso, in Agosto, furono smantellati i fortilizi,
-le castella e le case degli aderenti al partito di
-quei di Sesso della diocesi di Reggio, e, nel mese di
-Settembre, furono mandati a confino essi e ventiquattro
-loro amici, appartenenti anch'eglino alla diocesi di Reggio,
-con ingiunzione di stare al di là di Bologna, di Tortona
-e di Verona. Così, in Settembre fu anche morto
-Arverio, fratello di Bonacorso da Palù, con due figli ed
-altre persone, da Giacomino da Palù; il quale Giacomino
-da Palù, a più riprese, fece strage di molti del suo casato;
-cioè uccise il padre di suo genero, Alberto Caro, ed il
-genero, che aveva nome Zanone, e il figlio della propria
-figlia, bambino ancor lattante, battendolo contro terra, e
-Arverio, che era suo fratello consanguineo, e un altro
-ancora del suo casato. Così, nel millesimo sussegnato 1270,
-non vi era nè Papa, nè Imperatore; e il Re di Francia
-Lodovico il cristianissimo, non rattenuto dal pensiero
-delle fatiche e delle spese, che altra volta aveva fatto
-oltre mare, di nuovo imprese il viaggio con due figli, il Re
-di Navarra, e moltissimi Baroni e Prelati della Chiesa per
-liberare Terra Santa. Ma per redimere più agevolmente
-Terra Santa deliberarono di assoggettare prima alla potestà
-dei cristiani il Regno di Tunisi, che, trovandosi a
-mezza via, impediva di non poco il viaggio a quelli che
-passavano per andar oltre mare. Ma dopo che con un
-pronto e forte colpo di mano ebbero occupato il porto e
-Cartagine, che è presso Tunisi, nell'esercito de' Cristiani
-cominciò a infuriare la malattia, che quell'anno infieriva
-lungo le coste di quel mare; e mietè, prima, la vita d'un
-figlio del Re, poi quella del Legato del Papa, Cardinale
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-Albanese, in seguito quella del Re stesso cristianissimo,
-Lodovico, e di molti Conti e Baroni e semplici soldati.
-Come poi abbia chiusi i suoi giorni il Re prenominato....
-Nella sua malattia non cessando mai di lodare Iddio,
-talvolta alle lodi intercalava questa preghiera: <i>Fammi,
-o Signore, tener in non cale la prospera sorte del
-mondo, e non paventare l'avversa</i>. Pregava anche per
-il popolo che aveva tratto seco, dicendo: <i>Santifica e
-custodisci, o Signore; il tuo popolo</i>. E in sul punto di
-esalare l'ultimo respiro, alzò gli occhi al cielo e disse:
-<i>Entrerò in casa tua, adorerò nel santo tempio tuo, e
-confesserò il tuo nome, o Signore</i>. Pronunziate queste
-parole, s'addormentò nel Signore. E in mezzo al turbamento
-d'animo dell'esercito dei cristiani, e alla festa
-che ne facevano i Saraceni, ecco che con numerose squadre
-di milizia arrivò Carlo Re di Sicilia, a sollecitare il
-quale, vivo ancora il Re di Francia, era venuto suo fratello;
-il cui arrivo molta esultanza suscitò negli animi
-dei cristiani, e molta trepidazione nei Saraceni. E quantunque,
-a quanto appariva, fossero di numero superiori
-ai cristiani, pure mancava loro l'ardimento di provocarli
-a generale battaglia; ma con loro arti recavano ai cristiani
-molte molestie; delle quali questa fu una. Quella
-regione è molto sabbiosa, e, in tempo di siccità, sommamente
-polverosa; laonde i Saraceni appostarono molte
-migliaia d'uomini sopra un monte vicino ai cristiani, e
-quando soffiava il vento nella direzione dei cristiani,
-smovevano la sabbia, e se ne sollevavano nubi e nembi
-d'un polverìo, che era molestissimo ai cristiani. Ma
-finalmente, per pioggia caduta, cessò la polvere, e i cristiani,
-appostate le macchine e tutti gli argomenti guerreschi,
-s'apparecchiavano ad oppugnare Tunisi da mare
-e da terra; il che incutendo timore ai Saraceni, vennero
-a patti coi cristiani. Tra i quali patti è fama che i
-principali fossero i seguenti: che tutti i cristiani prigionieri
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-in quel Regno si lasciassero in libertà; che nei
-monasteri fabbricati nelle città di quel Regno ad onore
-del nome di Cristo, si potesse liberamente predicare il
-Vangelo dai frati Minori e Predicatori, od altri che
-fossero; che liberamente si potesse battezzare chi il
-desiderasse; che, pagate le spese della crociata al Re,
-la Tunisia fosse tributaria al Re di Sicilia. E molti altri
-patti furono convenuti, che quì sarebbe troppo lungo
-annoverare. E mentre per l'arrivo di Odoardo Re d'Inghilterra,
-in compagnia di una moltitudine di Frisoni
-ed altri pellegrini, era cresciuto di tanto il numero dei
-combattenti cristiani, che si giudicava arrivassero a 200000,
-e si sperava che bastassero non solo a redimere Terra
-Santa, ma anche a soggiogare tutti i Saraceni, sì numeroso
-esercito, per le peccata de' cristiani, si disperse
-senza aver apportato alcun notevole vantaggio. Perocchè il
-Legato, che avrebbe dovuto dirigerli, fu rapito da morte;
-Terra Santa, a cui doveano avviarsi, mancava del governatore
-dei pellegrini; il Patriarca, che fu delegato per
-Terra Santa, era morto; la Sede Apostolica che a tutti
-doveva sopravvedere e provvedere, era vacante; e il Re
-di Navarra, che era partito malato dall'Africa, giunto
-in Sicilia, soccombette alla sua malattia.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1271">a. 1271</h2>
-
-<p>
-L'anno del Signore 1271, indizione 14.ª, l'ultimo di
-Marzo, arrivò di passaggio a Reggio, Filippo Re di Francia
-con suo fratello e col suo esercito, ed ebbe ospitalità
-nel palazzo di Guglielmo da Fogliano, che allora era
-Vescovo di Reggio. Il qual Re andava in Francia colla
-salma di suo padre Lodovico Re di Francia, che trasportava
-dall'Africa, dove era morto a Cartagine presso
-Tunisi. E lo trasportava in un'urna chiusovi con aromi;
-ed in un'altra urna portava la salma di Tristano suo
-fratello e figlio del Re predetto, che era morto parimente
-a Cartagine con molti altri Baroni, che s'eran mossi per
-redimere oltre mare la Terra Santa. E dopo otto giorni
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-passò pure da Reggio il Conte di Fiandra colla sua gente
-e la sua milizia. In quell'anno fu enorme carestia di
-biade; tanto che in Maggio e Giugno lo staio di fava si
-vendeva sei soldi imperiali; lo staio di melica, tre, quattro
-soldi imperiali; lo staio di spelta costava due soldi e
-mezzo imperiali sul pubblico mercato, e in contratti privati
-dieci soldi reggiani; lo staio del frumento si pagava
-venti soldi imperiali in pubblico; ed in privato, otto
-soldi imperiali. E lo stesso anno i Cremonesi andarono a
-oste contro il castello di Malgrate<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>, e vi stettero fino
-a tanto che lo ebbero a patti, e lo diroccarono e rasero
-al suolo. Lo stesso anno fu anche devastato il territorio
-di Crema sino alle fossa della città, in Giugno, dai Milanesi.
-Ed era allora Podestà di Milano Roberto da Tripoli,
-cittadino Reggiano, dei Roberti. In quell'anno fu
-costituita in Bologna una compagnia, che si chiamava
-della giustizia; ed era numerosa assai e composta dei
-migliori popolani di quella città; e mandò ottocento dei
-suoi armati ai confini del territorio Bolognese per la
-sicurezza della città. Nello stesso anno, Deto dei Cancellieri
-di Pistoia fu sei mesi Podestà di Reggio, da San
-Pietro al 1º. di Gennaio; e il detto Podestà andò ad
-assediare il castello di Corvara, ai 22 di Luglio, con fanteria
-e cavalleria del quartiere di Castello e di S. Nazzaro.
-Vi concorse anche un quartiere della città di Parma.
-E il Comune di Reggio mandò tre trabucchi, e tre quei
-di Parma. Il Comune di Mantova, in aiuto del Comune
-di Reggio, pel detto assedio, inviò venticinque balestrieri;
-quel di Castiglione di Toscana anch'esso mandò a servigio
-del Comune di Reggio un manipolo di balestrieri.
-E vi stettero a oste i detti quartieri di Castello e di
-S. Nazzaro diciasette giorni; poi vi andarono i fanti ed
-i cavalli del quartiere di S. Pietro e di S. Lorenzo per
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-ventitrè giorni. Poscia vi ritornarono quelli del quartiere
-di Castello e di S. Nazzaro per undici giorni; ed ebbero,
-per capitolazione, tanto il castello che la Terra di Corvara; e
-il castello lo atterrarono, la Terra la devastarono a volontà
-del Comune di Reggio; e quelli che erano dentro
-il castello ebbero affidamento per le persone e le robe
-loro; e stettero ai bandi e alle condanne del Comune di
-Reggio, che s'impossessò del castello ai 19 Settembre,
-giorno di Sabato. E Giacomino da Palù, per la restituzione
-di quella Terra, toccò quattrocento lire imperiali.
-Nell'Agosto di quell'anno i Bolognesi corsero a oste
-sulla diocesi di Modena, e cinsero di assedio Savignano<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>
-e Montombraro<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>; stantechè fra i Comuni di Bologna
-e di Modena vi era una convenzione, per la quale i
-Modenesi non potevano avere alcun castello alla destra
-del Panaro, e perciò i Bolognesi distrussero que' due
-castelli.... E, per questi sei mesi, si pagò lo staio
-del frumento otto soldi imperiali e più; lo staio di spelta,
-otto <i>grossi</i>; una libbra grossa di carne di maiale, 14,
-15, 16, 17, 18 imperiali; una libbra grossa d'olio d'ulivo,
-due soldi imperiali; quattordici fichi secchi, un <i>reggiano</i>;
-dodici o tredici mandorle, un <i>reggiano</i>; uno staio di
-farro, 12 o 13 <i>grossi</i>. Ed ogni altra sorta di vettovaglie
-fu quell'anno scarsissima. Ed in quest'anno, allorchè si
-trasportava in Francia la salma di S. Lodovico Re di
-Francia, per intercessione di lui, che è come dire per
-amore di lui, operò Iddio molti miracoli.... Nella
-città di Reggio, quando eravi di passaggio il corpo di
-S. Lodovico, Giacomo degli Alucii alzò preghiere a Dio,
-acciocchè per amore del Santo lo esaudisse; e il Signore
-rese miracoloso il suo Santo, il quale sanò per miracolo
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-una gamba a Giacomo degli Alucii. A Parma, che
-è la mia città, quella cioè di cui sono nativo, guarì una
-fanciulla di un cancro, che aveva in un braccio. E, nel
-1274, maestro Rolando Taverna Parmigiano, Vescovo di
-Spoleto, cui Papa Martino IV mandò in Francia a raccogliere
-e scrivere i miracoli di S. Lodovico Re di Francia,
-perchè lo voleva canonizzare e inscrivere nell'Albo dei
-Santi, reduce dalla Francia, dove era andato per la
-preaccennata commissione, disse a me in Reggio, dove
-io allora abitava, che aveva raccolti e notati settantaquattro
-miracoli, diligentemente provati con testimonianze
-attendibili ed autorevoli.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1272">a. 1272</h2>
-
-<p>
-L'anno 1272, indizione 15ª, fu creato Papa Gregorio
-X, che prima si chiamava Tedaldo Visconti di Piacenza.
-E per discordia de' Cardinali la cristianità era stata
-senza Papa tre anni, nove mesi e ventun giorni. E lo
-stesso anno, ai 14 di Marzo, lunedì, morì Enzo figlio
-del fu Federico Imperatore, che era nelle carceri di
-Bologna; ed ebbe sepoltura nel convento de' frati Predicatori;
-e il Comune di Bologna lo fece imbalsamare, e
-tutta la città gli rese solenni onori funebri alla sepoltura.
-Considera ora le opere di Dio. Questo Re Enzo fu
-figlio illeggittimo dell'Imperatore Federico; eppure ebbe
-tanti onori in morte sulla sua tomba. Chè per lui fu un
-onore morire ed esser sepolto in Bologna; essere dai
-Bolognesi stato fatto imbalsamare; essere ricevuto nel
-convento loro dai frati Predicatori, ed ivi essere messo
-a dormire l'eterno sonno con S. Domenico. Mentre Corrado,
-figlio legittimo dello stesso Imperatore, mancò di
-questi onori non solo, ma quando si trasportava a Palermo,
-ove sono le tombe dei Redi Sicilia, dai Messinesi
-ne furono gettate le ossa nel mar di Messina, e buttato
-pasto ai pesci....... perchè aveva fatto danno e
-sfregio ai Messinesi, come aveva fatto il padre di lui....
-Nel medesimo anno, nel suddetto mese di Marzo,
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-morì il Cardinale Ottaviano; e i frati Minori di Reggio
-comprarono alcune case presso al loro convento, e il
-Comune incaricò periti stimatori, che calcolassero il
-valore di prezzo di quelle case da comprarsi in buona
-fede, e il Consiglio tutto concordò. E così ampliarono il
-loro convento e aprirono una strada nuova che s'allineava
-direttamente colla casa di Arduino de' Tacoli, che va
-alla chiesa di S. Giacomo, dove abitano i frati dell'Ordine
-di Pietro peccatore di S. Maria in Porto di Ravenna;
-del qual Ordine è Santa Fenicola di Parma. E nello
-stesso anno, in Aprile, i Bolognesi co' loro amici s'accordarono
-e tennero un Consiglio generale, ed un Consiglio
-de' popolani, ed arringarono e statuirono di voler andare
-a oste col loro carroccio sulla diocesi di Modena, per
-torre al Comune e alla città di Modena tutta quella
-parte di diocesi che avevano alla destra del Panaro. Ed
-i Bolognesi fecero incidere a lettere su d'una pietra,
-che il Comune di Bologna era deliberato di andare a
-quella impresa. E la pietra fu murata nel palazzo del
-Comune di Bologna, sicchè il Podestà e il Capitano del
-popolo di Bologna, quando erano in palazzo, la avevano
-sott'occhi ogni giorno. E i Bolognesi quotidianamente
-premevano il detto Podestà e Capitano ad armare a tal
-fine l'esercito, avendo il Comune deliberato in proposito,
-e avendo il Podestà e il Capitano giurato di eseguire la
-deliberazione. Inoltre i Bolognesi inviarono ai Parmigiani
-alcuni loro ambasciatori, i quali nel palazzo del Comune
-di Parma perorarono domandando e pregando da parte
-dei loro concittadini, che ai Parmigiani piacesse di non
-immischiarsi nelle vertenze del territorio Modenese posto
-tra la Secchia e Bologna; come essi non s'intrometterebbero
-in quanto accadesse tra la Secchia e Parma;
-che era quanto dire: Prendetevi la signoria della città
-e diocesi di Reggio sino alla Secchia, che noi faremo
-altrettanto della città e diocesi di Modena sino alla
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-Secchia stessa. E fu risposto che non era uso de' Parmigiani
-far danno ai loro vicini quando non avevano colpa.
-E li rimandarono inesauditi, nè vollero prestare il loro
-assenso alle proposte de' Bolognesi, e mantennero sino
-ad oggi pace e amicizia co' loro vicini Reggiani e Modenesi.
-Nè la città e Comune di Modena volle cedere
-ai Bolognesi quella parte di diocesi e territorio, che era
-sulla destra del Panaro, anzi cercarono di aiuto i loro
-amici per difendersi contro i Bolognesi. E in aiuto dei
-Modenesi accorsero da Cremona cento cavalieri con tre
-cavalli ciascuno, da Parma due mila uomini di fanteria
-e mille di cavalleria. Accorse pure il Marchese d'Este
-da Ferrara, e dalla città di Reggio molta cavalleria,
-oltre i maggiorenti e più potenti e più nobili della città,
-non a spese del Comune, ma per conto ed onore proprio.
-E i Bolognesi trassero fuori e condussero nella piazza
-del Comune di Bologna il loro carroccio; ma quando
-giunse il momento pe' Bolognesi di formare il loro esercito,
-la fazione di quelli dei Geremei di Bologna non
-volle prendere l'armi contro i Modenesi, e stavano anzi
-pronti ed in armi alle loro case; e se gli altri Bolognesi
-si fossero mossi contro i Modenesi, la fazione di quei
-de' Geremei aveva progetti e accordi di far entrare in
-Bologna il Marchese d'Este con tutta sua gente, e i
-Parmigiani, i Cremonesi, i Reggiani e i Modenesi, che
-erano in Modena, e molti Toscani e Romagnoli, ed espellere
-da Bologna tutti quelli del partito de' Lambertazzi.
-Quindi i Bolognesi si ristettero dall'andare sopra Modena.
-Lo stesso anno, all'ultimo di Maggio, uscì di vita Gerardo
-da Tripoli, e fu sepolto il 1º di Giugno, mercoledì,
-vigilia dell'Ascensione, nel monastero di S. Prospero di
-Reggio. E durante la Podesteria del predetto Podestà,
-cioè Triverio dei Rustici, cittadino di Gubbio<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>, si
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-ebbe gran carestia d'ogni sorta di vettovaglie, tale che
-uno staio di frumento costava 8, 9, 10 soldi imperiali;
-uno staio di spelta si vendeva quattro soldi imperiali, e
-13 e 14 <i>grossi</i>; uno staio di melica 12, 13, 15, 16 <i>grossi</i>;
-uno staio di fava 15, 18, 20 <i>grossi</i>; uno di ceci 8, 9
-soldi imperiali; una libbra grossa di carne di maiale
-18, 20, 22 imperiali; una libbra d'olio d'ulivo, 22 soldi
-imperiali; e un peso di cacio 8, 9 soldi imperiali; uno
-staio di fagiuoli, 20 grossi, e 7 soldi imperiali. E d'ogni
-altra specie di <i>vettovaglie</i>, per tutto il detto tempo, vi
-fu massima penuria; e durò due anni. Nello stesso
-millesimo, in Luglio, Guglielmo Luigini fu nominato
-Abbate del monastero di S. Prospero di Reggio, confermato
-dal Legato, che era a Piacenza, ed insediato nell'ufficio
-ai 13 di Luglio, mercoledì. E per quel giorno
-il detto Abbate fece imbandire un sontuoso banchetto,
-a cui furono invitati i Chierici, i Religiosi e i migliori
-cittadini di Reggio. E nel 30 Luglio, sabato, morì Bonifazio
-di Canossa, e fu sepolto in S. Leonardo della città
-di Reggio. Ai venti di Maggio dello stesso anno, arrivò
-a Reggio Odoardo Re d'Inghilterra, che era di ritorno
-colla moglie da' paesi d'oltremare, e fu ospitato nel
-palazzo del Vescovo; e, il giorno appresso, si rimise in
-viaggio alla volta del suo paese. Lo stesso anno cominciò
-la fabbrica del palazzo nuovo del Comune di Reggio,
-sul trivio di quei di Sesso e di altre casamenta, che
-erano di Ugo Speciale, e d'altre casamenta ancora prospettanti
-sullo stesso trivio; e morì nell'anno stesso
-Guido Gaio de' Roberti, che fu sepolto nella chiesa dei
-frati Minori.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1273">a. 1273</h2>
-
-<p>
-L'anno 1273, indizione 1ª, il dì 27 Settembre, cioè
-nella festa dei SS<sup>i</sup> Cosma e Damiano, giunse a Reggio
-Papa Gregorio X co' suoi Cardinali, e ricevette ospitalità
-nel monastero di S. Prospero; e, il giorno seguente,
-mosse per Parma, affrettato dal bisogno di
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-andare a Lione per tenervi Concilio. Questo Gregorio,
-di santissima religione, era compassionevole dei poveri,
-largo e benigno sopra ogni altro uomo, molto misericordioso
-e mansueto. Egli, quando era Arcidiacono di Liegi, e,
-per divozione, era in viaggio per oltremare, trovandosi di
-alloggio nel palazzo di Viterbo, fu dai Cardinali proclamato
-Papa. Egli fece una nomina di Cardinali lodatissima,
-per avere eletto personaggi insigni e valenti. Al terz'anno
-del suo pontificato, per aiuto di Terra Santa, cui voleva
-visitare in persona, celebrò uno straordinario Concilio a
-Lione, che si aperse il 1º di Maggio; al quale intervennero
-anche ambasciatori straordinari dei Greci e dei Tartari.
-Dei Greci, che promettevano di ritornare all'unità
-della Chiesa, e a provarlo confessarono che lo Spirito
-Santo procede dal Padre e dal Figliuolo, e cantarono
-solennemente il Simbolo in seno al Concilio. Dei Tartari,
-che battezzati nel corso del Concilio, ritornarono al loro
-paese. Il numero de' Prelati presenti al Concilio fu di 500
-Vescovi, 60 Abbati, e circa 1000 altri Prelati. Questo Papa
-nel Concilio diede molte ed utili disposizioni relative ai
-soccorsi per Terra Santa, alla elezione de' Sommi Pontefici,
-e allo stato della Chiesa universale. Durante il Concilio,
-gli elettori degli Imperatori elessero il Conte Rodolfo di
-Lamagna Imperatore dei Romani. Allora Rodolfo Re dei
-Romani e Re dei Franchi insieme a molti Baroni presero
-la croce per andare in soccorso di Terra Santa.
-Questo Papa aveva una rara esperienza delle cose secolari;
-nè studiava a guadagni, ma a soccorrere i poveri.
-Morì e fu sepolto ad Arezzo. Cominciò l'anno 1272, e,
-dal giorno della sua elezione, tenne la Sede Apostolica
-quattro anni e dieci giorni; ed il papato restò vacante
-dieci giorni.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1274">a. 1274</h2>
-
-<p>
-L'anno 1274, indizione 2.ª, fu celebrato a Lione da
-Gregorio X un Concilio generale nel quale soppresse
-l'Ordine dei Saccati, e la congregazione, o piuttosto la
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-dispersione di quei villani e ribaldi, che si dicono e non
-sono apostoli, ma sono anzi una sinagoga di Satana, e
-l'avanguardia dell'Anticristo, del quale Ordine fu fondatore
-Gherardino Segalello in Parma, che in mille modi
-folleggiò, come ricordo d'aver già detto e veduto, e fece
-folleggiare tanti altri; ma si avverò in lui ciò che Davide
-già da tempo lontano aveva predetto nel salmo 57º: <i>Al
-nulla si ridurranno, come acqua che scorre: tende il
-suo arco sino a che siano annientati</i>. Quest'arco teso
-fu Papa Gregorio X, che nel Concilio generale di Lione
-soppresse quelle Religioni di mendicanti, che di recente
-erano state istituite, cioè quella dei Saccati, e di quei
-ribaldi che chiamavano sè stessi apostoli, volendo egli
-dare esecuzione alla Decretale di Innocenzo III, fatta in
-Concilio generale, che dice: Acciochè la troppa diversità
-delle Religioni non induca grave confusione nella Chiesa
-di Dio, abbiamo assolutamente proibito che nessuno
-istituisca una Religione nuova; e chiunque voglia darsi
-ad una Religione, si volga ad una di quelle, che sono
-già approvate. Nel millesimo preindicato, la città di
-Bologna fu in preda ad un grave conflitto intestino, e in
-parte fu messa a fuoco. E il partito imperiale di detta
-città, quello cioè dei Lambertazzi, fu spogliato e scacciato
-nella festa di S. Giovanni Battista. Nel qual anno,
-un sabato, 2 Giugno, sul mattino, i Bolognesi partigiani
-dell'Impero, per timore che arrivassero rinforzi a quelli
-del partito della Chiesa contro gli imperiali stessi, senza
-violenza e senza colpo ferire se la svignarono da Bologna,
-e si ricoverarono a Faenza. La quale, nell'anno stesso, dai
-Bolognesi, che erano ancora in Bologna, cioè da quelli
-di parte della Chiesa, fu stretta d'assedio, e ad aiutarli
-concorse anche una certa quantità di pedoni, cavalieri e
-balestrieri di Modena, Reggio, Parma e Cremona, e fu
-tutt'all'intorno devastata e distrutta. Le quali cose, io,
-che allora abitava a Faenza, ho vedute e riconosciute.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1275">a. 1275</h2>
-
-<p>
-L'anno 1275, indizione 3ª, ai 24 del mese d'Aprile,
-la cavalleria di Bologna con Nicoluzzo da Balugano di
-Jesi, Podestà di Bologna, e con Malatesta di Vircolo,
-cittadino di Rimini, Capitano del popolo di Bologna, fecero
-una cavalcata contro i Faentini e contro i Bolognesi
-fuorusciti, che erano a Faenza. E giunti alla porta della
-città di Faenza, i Faentini e i Bolognesi fuorusciti fecero
-una cavalcata vicino ad alcuni castelli occupati dai
-Bolognesi; e ritornando a Faenza si trovarono di fronte
-alla cavalleria di Bologna, e, sovrastando in pericolo, coraggiosamente
-li assalirono, e, quando piacque a Dio, la
-milizia di Bologna fu messa in piena rotta e fuga, e
-parte ne furon morti, parte prigioni, parte mortalmente
-feriti. Questo scontro avvenne vicino al ponte di S. Procolo,
-che dista da Faenza due o tre brevi miglia. L'anno
-stesso, ai tredici Giugno, giovedì, i Bolognesi, invocato
-l'aiuto de' Lombardi, formarono un esercito contro i
-Faentini e i Forlivesi per annientarli. E, in aiuto dei
-Bolognesi di parte della Chiesa, accorse una certa quantità
-di cavalleria e di balestrieri di Ferrara, e Modenesi,
-e Reggiani, e Parmigiani, e si accamparono al ponte di
-S. Procolo ne' pressi di Faenza, a distanza di due, come
-è detto più sopra, o al più tre brevi miglia. Nel quale
-esercito vi era un'infinita quantità di fanti e di cavalli.
-E avendo essi un giorno, per devastare l'agro Faentino,
-passato il ponte, Guido Conte di Montefeltro, Capitano
-di guerra de' Faentini e Forlivesi e Bolognesi fuorusciti,
-mandò dicendo al Malatesta, capitano de' Bolognesi, che
-voleva battaglia. Nè questi la rifiutò. Quindi immediatamente
-il Conte Guido uscì di Faenza con tutta la sua
-gente, e designò le schiere, che dovevano battersi; e il
-Malatesta designò le sue. Fatta dall'uno e dall'altro
-Capitano la designazione delle proprie squadre, il Conte
-Guido urtò poderosamente contro i Bolognesi, e debellandoli,
-inseguendoli, uccidendo e facendo prigionieri, li ridusse
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-al nulla. Poscia, disperse, malconciate, passate a
-fil di spada le milizie, il Conte Guido si volse contro la
-caterva de' popolani, che erano oltre quattromila, e stavano
-ancora compatti nell'accampamento a guardia del
-vessillo e del carroccio, e senza colpo ferire si arresero
-prigionieri del Conte, il quale, a trionfo della vittoria, li
-trasse entro Faenza e chiuse in carcere. E così i Faentini
-corsero sul luogo, nel quale l'esercito era stato a
-campo, e vi trovarono e presero intatte tutte le vettovaglie,
-i padiglioni, le tende, i carri ed ogni sorta di
-salmerie occorrenti ad un esercito. E in quel combattimento
-perirono molti cavalieri nobili e potenti, cioè
-Nicolò de' Bazalerii, Arriguccio de' Galluzzi di Bologna,
-e tra fanti e cavalieri Bolognesi ben 3325. Così pure di
-Reggio fu morto Giovanni Rossello de' Roberti, allora
-Capitano della cavalleria Reggiana, e Princivallo di Minozzo,
-e Guido Briga figlio del fu Bernardo di Corrado;
-i quali furono trasportati a Reggio ciascuno in una sua
-arca; e i primi due, cioè Giovanni Rossello e Princivallo,
-furono sepolti in due tombe separate nel convento dei
-frati Predicatori, dopo essere stati esposti su due distinti
-feretri nella chiesa di S. Barnaba fuori Porta S. Pietro.
-E tutta la città uscì fuori ad incontrarli, e fu un sabato,
-15 Giugno. Guido Briga, poi arrivò in un'arca più
-giorni dopo, e fu sepolto alla chiesa de' frati Minori. Fu
-morto anche Nicolò del fu Filippo Vescovo, che era giudice
-col Podestà di Bologna in quell'esercito; ma sul
-campo non fu possibile rinvenirne il cadavere. Questa
-vittoria dei Faentini, e strage dei Bolognesi, accadde
-nel giorno di S. Antonio dell'Ordine de' Minori; e perciò
-i Bolognesi non vogliono nemmeno udirlo più nominare
-in Bologna. Anche l'anno avanti, i Bolognesi stanchi
-dell'assedio di Faenza, la vigilia di S. Francesco l'abbandonarono;
-e così per S. Francesco evitarono mali, per
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-S. Antonio hanno acquistato beni (<i>sic</i>). L'anno stesso 1275
-cominciò per la fiera di S. Maurizio a piovere dirottamente,
-e prima di Natale si rovesciò dal cielo per più
-giorni tale diluvio d'acque, che portò vaste innondazioni,
-a i fiumi traboccarono ed uscirono dai loro alvei spandendosi
-per la diocesi di Reggio; e tutto l'inverno fu
-piovoso. E, in quell'anno e nel successivo, s'ebbero in
-pianura piogge e diluvii, e, ai monti, nevi oltre misura
-copiose; e in alcuni punti di montagna furono alte sin
-cinque braccia, e in altri sino a sei braccia; e tanta neve
-durò più mesi nell'anno predetto e nel seguente. Vi fu
-anche ai monti grande morìa di maiali e d'altro bestiame,
-per mancanza di nutrizione. Non avevano nulla da somministrar
-loro a pasto, e cuocevano fieno e lo trituravano
-per pascere i maiali. In quell'anno, ai 5 di
-Dicembre, festa di S. Nicolò, giunse a Reggio, reduce
-da Lione, Gregorio X con sua Corte e suoi Cardinali, e
-fu ospitato nel palazzo del Vescovo di Reggio. Il giorno
-dopo partì per Roma; ma poi ad Arezzo infermò, e vi
-stette molti giorni infermo.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1276">a. 1276</h2>
-
-<p>
-L'anno 1276, indizione 4ª, ai 10 di Gennaio, festa
-di S. Paolo, primo eremita, Papa Gregorio X morì ad
-Arezzo, città della Toscana. Questo Papa fu molto zelante
-delle cose divine, e molto aveva in animo di fare; ma
-la morte prematura gli tolse di mandare a compimento
-i suoi progetti. Egli depose un Vescovo, che aveva
-domandato licenza di non intervenire al Concilio, perchè
-sospettò che volesse rimanere a casa per avarizia, cioè per
-risparmiare le spese...... Così pure biasimò e vituperò
-frate Pietro dei Fulconi di Reggio, e lo allontanò
-da sè, mentre prima dimorava seco a Corte, perchè
-accumulava tesori. Tolse il cappello rosso al Cardinale
-Riccardo, perchè parve che avesse conferita una prebenda
-con simonia. E, fin prima che fosse Papa, furono composti
-alcuni versi, ch'egli poi credeva che alludessero a sè,
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-e che per sè fossero stati profeticamente scritti, ne' quali
-è detto:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Sanctus parebit, et Christi scita tenebit.</p>
-<p class="i01">Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">D'angelico costume un santo austero</p>
-<p class="i02"> Verrà del Cristo a custodire il Vero.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci</p>
-<p class="i02"> Di Simon mago miseri seguaci.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ma riportiamo per ordine tutti i versi, giacchè questo
-Papa li riferiva a sè stesso. Questi sono alcuni versi,
-che furono destinati ad alcuni Cardinali, e anche ad un
-certo Capitolo provinciale dei frati Predicatori, parecchi
-mesi prima che Papa Gregorio X fosse eletto, come un
-sacerdote del detto Ordine, frate degno di fede, disse a
-me, e mi diede i versi. Ed io, quasi tre mesi prima
-della elezione di Gregorio X, vidi que' versi nel loro
-testo originale:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Quarto Clementi, dum tertius annus agetur</p>
-<p class="i01">Papa sacer genti justorum substituetur,</p>
-<p class="i01">Ac domo Christi succedet sanctior isti,</p>
-<p class="i01">Patris de coelis servus bonus, atque fidelis.</p>
-<p class="i01">Huic salvandarum zelus vehemens animarum</p>
-<p class="i01">Et quod honoretur Deus a cunctis et ametur.</p>
-<p class="i01">Currus et auriga Christi populis erit iste;</p>
-<p class="i01">Nam sua non quaeret, sed quae tua sunt,</p>
-<p class="i11"> bone Christe.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span></p>
-<p class="i01">Gazas terrenas spernet, discrimine plenas,</p>
-<p class="i01">Conformis Christo, mundo dum vivet in isto.</p>
-<p class="i01">Hunc Deus ornabit, et mire clarificabit,</p>
-<p class="i01">Sanctificabit, magnificabit, glorificabit,</p>
-<p class="i01">Mundum pacabit, et Ierusalem renovabit.</p>
-<p class="i01">Fructus terra dabit, Deus orbem laetificabit</p>
-<p class="i01">Sed prius horribile quiddam parebit in yle</p>
-<p class="i11"> (Idest): in mundo.</p>
-<p class="i01">Clementi alius sacer succedet et almus,</p>
-<p class="i01">Cui procuratrix Theotocon ejus amatrix,</p>
-<p class="i01">Et defensatrix, semperque benigna educatrix.</p>
-<p class="i01">En circa mille bis centum septuaginta</p>
-<p class="i01">Tetraque: tunc ille velut annorum quadraginta,</p>
-<p class="i01">Sanctus parebit, et Christi scita tenebit,</p>
-<p class="i01">Angelicae vitae; vobis pavor, o Giezitae.</p>
-<p class="i01">Christe, tuum pulcrum tunc nobis, sancte, sepulcrum</p>
-<p class="i01">Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis.</p>
-<p class="i01">Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi.</p>
-<p class="i01">Cardinibus multam, pones, altissime, mulctam.</p>
-<p class="i01">Tres Deus orantes, quam saepius et vigilantes,</p>
-<p class="i01">Quod sic praestetur, clare docuisse videtur.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Dopo Clemente volgerà 'l terz'anno,</p>
-<p class="i02"> E di Clemente quarto avrà lo scanno</p>
-<p class="i01">Pastor novel di sacro spiro ardente,</p>
-<p class="i02"> Voto e desio della cristiana gente.</p>
-<p class="i01">Alma che vien dal ciel d'amore accesa,</p>
-<p class="i02"> Niun più santo di lui vedrà la Chiesa.</p>
-<p class="i01">Dell'uom la perfezion, di Dio la gloria</p>
-<p class="i02"> Saran sua cura sol, virtude e storia.</p>
-<p class="i01">Cocchio e cocchier del popolo di Cristo,</p>
-<p class="i02"> Brama al regno di Lui sol fare acquisto.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span></p>
-<p class="i01">L'oro disprezza, che a virtù fa guerra;</p>
-<p class="i02"> Tesoreggia pel ciel sopra la terra.</p>
-<p class="i01">In lui magnificenza, in lui splendore</p>
-<p class="i02"> Iddio raduna, e ne fa santo il cuore.</p>
-<p class="i01">Per lui fia pura dell'altar la face;</p>
-<p class="i02"> Lieto il mondo per lui composto in pace.</p>
-<p class="i01">Colmo di frutti avrà la terra il seno,</p>
-<p class="i02"> Colmo di gioie il cor, lieto, sereno.</p>
-<p class="i01">Ma prima il sol vedrà prodigio strano</p>
-<p class="i02"> Che di Clemente il successor sovrano.</p>
-<p class="i01">Cui la Madre di Dio, Vergine pura,</p>
-<p class="i02"> Guida darà, difesa, amore e cura.</p>
-<p class="i01">Ecco il dugensettantaquattro arriva</p>
-<p class="i02"> Aggiunto al mille; e sapïenza viva</p>
-<p class="i01">D'angelico costume, un santo austero</p>
-<p class="i02"> Verrà del Cristo a custodire il Vero.</p>
-<p class="i01">Vi corra un gelo al cor, tremate, audaci</p>
-<p class="i02"> Di Simon mago miseri seguaci.</p>
-<p class="i01">Il gran Sepolcro a liberar di Cristo</p>
-<p class="i02"> Ei viene, e vola al glorïoso acquisto.</p>
-<p class="i01">E, lo schiavo d'error e di sofisma</p>
-<p class="i02"> Acheo converso, sparirà lo scisma.</p>
-<p class="i01">Guizzanti strideran le tue saette</p>
-<p class="i02"> Sui Porporati, altissime vendette.</p>
-<p class="i01">Par che squarciasse del futuro il velo</p>
-<p class="i02"> A preghi e veglie di tre santi il cielo.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<p>
-E questa scrittura noi la vediamo letteralmente verificata.
-A Papa Clemente IV succedette Gregorio X; e
-fu buon uomo, giusto, retto e timorato di Dio; e prima
-che a Clemente succedesse un altro Papa apparve al
-mondo un'<i>orribile cosa</i>; e fu che i cristiani, per discordia
-tra' Cardinali, stettero senza Papa tre anni, nove
-mesi e ventun giorni; e perciò restavano stupefatti di
-tanto lunga vacanza della Sede Apostolica. Laonde Gregorio
-X appena fatto Papa, fissò norme opportune per
-l'elezione del Sommo Pontefice. Il detto poi ne' versi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">En circa mille biscentum septuaginta</p>
-<p class="i01">Tetraque, tunc ille velut annorum quadraginta</p>
-</div></div>
-
-<p>
-è chiaro e facilissimo a intendersi, perchè si verificò
-alla lettera. Nel 1274 celebrò un Concilio generale a
-Lione, in cui si mostrò veramente santo, perchè stabilì
-ottime regole da osservarsi; e credeva fermamente di
-attenersi agli insegnamenti di Cristo, se fosse vissuto;
-ma per la malizia altrui, fu dalla morte tolto di mezzo,
-come Giosia Re di Giuda, quando appunto era più necessario.......
-Quel che segue poi negli altri versi
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Angelicae vitae; pavor vobis, o Giezitae</p>
-</div></div>
-
-<p>
-s'è già detto come perseguitò vivamente i simoniaci.
-Quel che vien dopo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Christe, tuum pulcrum, tunc nobis, sancte, sepulcrum</p>
-<p class="i01">Reddes subiectis, Agarenis inde reiectis.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-si può spiegare adempiuto in questo modo: Egli visitò
-una volta personalmente Terra Santa, e s'era proposto
-di visitarla di nuovo per redimere il Santo Sepolcro. Ma
-contro la volontà di Dio nulla si può. Ond'è che il
-Signore disse Luca 21.º: <i>E Gerusalemme sarà calpestata
-dai Gentili, finchè i tempi dei Gentili siano compiuti</i>.
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-Ond'è che è detto, Apocalisse 11.º: <i>Ed essi
-calcheranno la Città Santa lo spazio di quarantadue
-mesi</i>. L'Abbate Gioachimo intese questo numero
-così: quarantadue mesi sono le quarantadue generazioni,
-che pone Mattia, chè tali si dichiararono nel nuovo testamento,
-perchè secondo S. Luca III: <i>E Gesù Cristo cominciava
-ad esser come di trent'anni</i>, quando fu batezzato
-da Giovanni. Poni dunque quarantadue generazioni
-da Cristo sino ai giorni nostri, assegnando trent'anni a
-ciascuna generazione, e si completeranno in 1260 anni,
-(tempo in cui cominciò la divozione dei flagellanti). Il
-qual numero è designato in più luoghi, come nell'apocalisse
-11.º: <i>Ed io darò a' miei due testimonii di profetizzare:
-e profetizzeranno 1260 giorni, vestiti di sacchi</i>.
-E più innanzi Apocalisse 12.º: <i>E la donna fuggì nel deserto,
-dove ha luogo apparecchiato da Dio, acciocchè
-sia quivi nudrita 1260 giorni</i>. E tanto qui che più su, pel
-giorno si intende l'anno....... Quindi non appare essere
-volere di Dio, che il Sepolcro di Cristo, una volta glorioso,
-sia ora liberato. Ma se fosse dipeso dalla volontà di Gregorio
-X sarebbe stato liberato, se la morte non gli
-avesse tronca l'impresa in mano, stantechè a questo fine
-andò oltremare, rinnovò l'Impero, celebrò il Concilio......
-Io credo in vero (non so se m'inganni) che per queste
-due cose che il Papa tentò di fare, Iddio lo togliesse di
-mezzo, non volendo che sorga più alcun Imperatore dopo
-Federico II, di cui è detto ancora: <i>In lui sarà finito
-l'Impero, perchè sebbene sia per avere successori, dalla
-suprema Sede Romana non ne avranno il titolo</i>. Non
-pare poi che sia volere di Dio che il Santo Sepolcro sia
-liberato, perchè molti che hanno voluto provarvisi, hanno
-provato invano. E perciò a questo riguardo la Chiesa
-può esclamare con Isaia 49.º: <i>Io mi sono affaticato a
-vuoto: invano, ed indarno ho consumato la mia forza;
-ma pur certo la mia ragione è appo il Signore, e l'opera
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-mia appo l'Iddio mio</i>. Quanto segue poi in quei
-versi.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Nunc male captivi, tunc convertentur Achivi.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-cioè i Greci; così si può spiegare. I Greci intervennero
-al Concilio di Lione celebrato da Gregorio X e promisero
-di ritornare all'unità della Chiesa romana....... Riguardo
-poi alla conversione de' Greci e de' Giudei ecc, leggi nel
-libro dell'Abbate Gioachimo, chè la sua esposizione è
-bellissima, piacevole, e piena di verità......
-</p>
-
-<p>
-L'anno del Signore 1276, indizione 4.ª, ai 21 di Gennaio
-festa di S Agnese, fu eletto Papa frate Pietro dell'Ordine
-dei Predicatori, Borgognone, della città di
-Tarantasia, il quale essendo Arcivescovo di Lione, fu
-fatto Cardinale da Papa Gregorio X, che fregiò
-del cappello stesso anche frate Bonaventura Ministro
-Generale dell'Ordine de' Minori, maestro Pietro Spagnuolo,
-e due altri. Del collegio de' Cardinali dunque
-era stato il primo, e fu chiamato Innocenzo V, che morì
-l'anno stesso, in cui fu fatto Papa, cioè ai 22 di Giugno.
-E l'anno stesso, un martedì, sul finir di Giugno, vigilia
-di S. Giovanni Battista, si rovesciò un diluvio strabocchevole
-d'acque; tantochè il Crostolo gonfiò in modo
-che, da Rivalta<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> sino a Bagnolo<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, tutto il territorio
-era allagato, e molte persone perirono annegate; e le
-biade furono travolte da luogo a luogo, e ruinarono i
-ponti dei torrenti, le case furono rese crollanti, o atterrate
-dall'inondazione, le biade sommerse, le ghiaie che
-erano sulle strade trasportate su' campi o ne' fossati,
-sicchè diluvio tale non fu mai più veduto, nè i vecchi
-ricordavano che mai l'eguale in antico fosse avvenuto.
-E il Crostolo gonfiò e si espanse talmente presso il
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-borgo di S. Stefano e d'Ognissanti fuori porta, che la
-corrente delle acque invase la strada d'Ognissanti in
-Reggio, e dell'acqua che veniva dal Crostolo ne furon
-piene le case dell'una parte e dell'altra del borgo predetto,
-e tutta la strada era coperta di detta acqua,
-sicchè una barca poteva navigarvi. Anche tutto l'Ospedale
-di Santa Caterina ne era pieno e l'Ospedale di S.
-Geminiano parimente, e la strada pareva un canale
-naviglio; e il detto Ospedale di S. Geminiano ne riportò
-gravi danni in biade ed altre cose, asportate dall'inondazione.
-Anche la strada della Modolena<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> pareva un
-canale naviglio; e le acque della Modolena<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> si congiunsero
-con quelle del Crostolo; e que' torrenti scorrevano
-per case e per campi, che pareva un mare. Anche
-molto bestiame annegò, cioè tutte le pecore dell'Ospedale
-di S. Pietro in Vincoli di Modolena, e molti altri animali.
-Nè udita fu mai nè veduta altrettale inondazione,
-nè i vecchi ne avevano memoria. E tanto diluvio si
-scatenò per tutto il mondo, e le pioggie durarono tutta
-la state e l'autunno, sicchè non si potè seminare; e
-nella Villa di Crostolo<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>, presso Masenzatico, le case
-s'empirono d'acqua del fiume; e la pioggia persistette
-quattordici mesi. Lo stesso anno morì Papa Innocenzo
-V, ai 22 di Giugno, e fu eletto, agli 11 di Luglio, Ottobono
-Fieschi, nipote di Papa Innocenzo IV, e si chiamò
-Adriano V, che morì il mese dopo, ai 17 d'Agosto, e fu
-sepolto nella chiesa de' frati Minori a Viterbo; e, nel
-successivo 17 Settembre, fu eletto Papa maestro Pietro
-Spagnuolo, che assunse il nome di Giovanni XXI, e restò
-in sede otto mesi e un giorno. E nello stesso anno si
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-ebbero pioggie dirotte e diluvii, sicchè i campagnoli
-non poterono seminare; cosa non mai più udita dai
-vecchi.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1277">a. 1277</h2>
-
-<p>
-L'anno 1277, indizione 5.ª, ai 21 di Gennaio, giorno
-di Santa Agnese, giovedì, Napoleone cittadino Milanese,
-Anziano perpetuo del popolo della città di Milano, fu
-ignomininsamente rimosso da quell'anzianato, fatto prigioniero
-con sei o sette di casa sua da' fuorusciti milanesi,
-e da' Comaschi e lo ritengono tuttora prigione in Como,
-ossia ne' castelli Comaschi, e precisamente nel castello
-di Bardello<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>; e sono state fatte tre gabbie, in cui
-sono chiusi, cioè, come si dice, due per gabbia. E la
-presura era avvenuta in un borgo della diocesi di
-Milano, che si chiama Desio<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. E i contadini di quel
-borgo uccisero allora Francesco della Torre, ed alcuni
-altri di quei della Torre, e amici loro. E Cassone figlio
-di Napoleone, udito di questa cosa in un certo castello
-ove si trovava, corse con quattrocento armati a cavallo
-sopra Milano, ed entrò in città co' suoi, e trovò che casa
-sua e quelle de' suoi erano poste a ruba e a sacco; e
-le porte della città erano chiuse, e il popolo di Milano
-affollatissimo e armato nel Broletto, e quivi Cassone
-s'impegnò in una mischia e uccise molti; ma quando
-s'accorse che non trovava gran seguito, uscì fuori coi
-suoi armati, e s'accostò a Lodi, la quale non lasciandolo
-entrare, si trattenne ne' sobborghi, e il giorno dopo
-andò a Crema co' suoi armati. E l'Arcivescovo di Milano
-in una con tutti quelli del partito di dentro, fecero
-l'ingresso in città con vivissima festa ed esultanza; e
-il popolo milanese elesse questo stesso Arcivescovo a
-suo Signore: e assecondando il desiderio dell'Arcivescovo
-nominarono Simone, Capitano della città per un anno;
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-Guglielmo Pusterla, Podestà dei mercanti; e Riccardo
-conte di Langosco<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>, Podestà della città. E, ai 21 del
-mese di Maggio, morì Papa Giovanni XXI dopo un
-Papato di otto mesi e un giorno. E, lo stesso anno, un
-Lunedì 7 Luglio, morì Ugolino da Fogliano, e il giorno
-dopo fu sepolto alla chiesa di S. Spirito di Reggio. E
-quello fu un anno in cui uno staio di fava seminata
-ne fruttò diciotto, venti, anche venticinque; e perciò
-più ancora di quello del proverbio: <i>Fava de zenaro,
-lo mozo per lo staro</i>; cioè quando si semina fava in
-Gennaio, prolifica tanto che se ne ha un moggio da uno
-staio: questa è sperienza e tradizione degli agricoltori.
-Lo stesso anno e millesimo, un esercito Reggiano andò
-a oste a Bismantova<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>; e quelli di Bismantova si
-arresero all'obbedienza del Podestà di Reggio, nel mese
-d'Agosto. Nello stesso mese, Guastalla, cioè il territorio
-di Guastalla, fu occupato dai nemici; ma immantinente
-fu riconquistato dall'altro partito, cioè da quelli di
-parte della Chiesa; e tutti quelli che l'avevano occupato
-restarono, o morti, o prigionieri. In quell'anno fuvvi
-grande morìa, e moltissime malattie d'uomini, di donne
-e di ragazzi per quasi tutto il mondo, ma principalmente
-nel regno d'Italia e in Lombardia; e le pioggie furono
-sì continue e grosse, che non si poterono raccogliere le
-meliche, nè seccarle, nè si potè seminare. L'anno stesso,
-Mastino della Scala, che ebbe la Signoria di Verona
-dopo Ezzelino da Romano, fu morto da quattro assassini
-Veronesi. Ma Alberto della Scala suo fratello germano,
-e che succedette a Mastino nella Signoria di
-Verona, vendicò pienamente il fratello facendo uccidere
-i malfattori..... In quell'anno si ebbe anche gravissima
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-carestia, e in alcuni casi fu venduto uno staio di
-frumento 9 soldi imperiali, e 20 soldi reggiani; uno
-staio di fava 17, 18, 19 <i>grossi</i>; uno staio di melica 13,
-14, 15 <i>grossi</i>; una libbra grossa d'olio d'ulivo 21
-imperiali, e sin anche 22 e due soldi imperiali. Fu
-anche in quell'anno che, coll'assenso del Consiglio
-generale di Cremona, nel mese di Novembre e di Dicembre,
-si cominciò ad otturare il cavo Tagliata. E fu
-eletto Papa, verso il giorno di S. Andrea, il Cardinale
-Giovanni Gaetani, che assunse il nome di Nicolò III.
-Egli da Cardinale era il governatore, e protettore e
-censore dell'Ordine de' Minori, e dopo che fu Papa,
-commentò la loro Regola, e chiarì alcune cose che
-parevano non facili ad intendersi. Ed è notabile che
-tutti i Cardinali governatori, protettori e censori dell'Ordine
-del beato Francesco, furono poi fatti Papi,
-come Gregorio IX, Alessandro IV e Nicolò III; e ciò
-credo io, mercè la grazia di Dio, l'aiuto del beato Francesco
-e la bontà della vita loro. Del resto, quello che
-ha da venire sallo Iddio. Ora il Cardinale dell'Ordine
-de' frati Minori è Matteo Rossi, e ne lo assegnò, anzi ne
-lo impose, Papa Nicolò, perchè è suo parente; ma i
-frati avevano eletto Girolamo, che era stato Ministro
-Generale del loro Ordine, ed ora è Cardinal prete del
-titolo di Santa Potenziana (ma dopo fu fatto Vescovo di
-Palestrina; e frate Bencivenni è stato fatto Vescovo di
-Albano. Questi fu dell'Ordine dei Minori, lettore di
-teologia, bello, buono, onesto uomo, e amico intimo di
-Nicolò III, che lo creò anche Cardinale, perchè talvolta
-abitò con lui, e amava affettuosamente l'Ordine, a cui
-apparteneva).
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1278">a. 1278</h2>
-
-<p>
-L'anno 1278, indizione 6.ª, fu impedito dai Cremonesi
-che si interrasse il cavo Tagliata, quando il Comune di
-Reggio, a chiuderlo, vi aveva già spese duemila lire imperiali
-e più, senza tener conto della prestazione d'opera
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-ed altre spese da parte degli abitanti della diocesi di
-Reggio. Ed il Comune di Reggio ne ebbe grave danno e
-beffa; perchè il Marchese Cavalcabò cogli altri Cremonesi
-della città di Cremona negarono al Comune di Reggio la
-promessa indennità delle spese fatte per la detta chiusura,
-e la distrussero; promessa che era stata fatta ad
-Azzone di Manfredi, che allora era Podestà di Cremona,
-e al Comune di Reggio, dal Consiglio generale e dal
-Comune di Cremona stessa. In quell'anno uno staio di
-frumento costava 8, 9, 10 soldi imperiali; uno staio di
-spelta 14 <i>grossi</i>, e 5 soldi imperiali; e uno staio di
-melica 14 <i>grossi</i> e 5 soldi imperiali. E lo stesso anno,
-in Maggio, fu smantellata, diroccata e incendiata Gonzaga<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>,
-ossia il castello di Gonzaga, dai Mantovani.
-E allora era Signore di Mantova Pinamonte, il quale
-tenne molt'anni quella Signoria, e di tale opera di
-distruzione era solito vantarsene, e andava dicendo: «Ho
-fatto la tale cosa, durante la mia Signoria, ho fatto la
-tale altra, nè finora me ne capitò disgrazia, anzi ogni
-cosa mi va a seconda dei voti»; ma queste vanterie
-non erano da uomo sensato...... E nota che nel
-millesimo sussegnato si trattò la prima volta di creare
-un Capitano del popolo di Reggio; e fu fatto, a sei mesi,
-Ugolino Rossi, cioè il figlio del fu Giacomo di Bernardo
-Rossi di Parma, per cura di Guglielmo Fogliani, Vescovo
-di Reggio, che ebbe dal Comune facoltà di eleggerlo.
-E lo stesso anno fu presa Lodi da Cassone della Torre
-di Milano. Nello stesso millesimo ed anno, Giliolo da
-Marano di Parma, Giudice, fu eletto, a sei mesi, Podestà
-di Reggio, cioè dal 1º Luglio al 1º Gennaio. E lo stesso
-anno, sotto la reggenza del detto Podestà, quelli di
-Bismantova ruppero il patto di obbedienza al Podestà
-e al Comune di Reggio. E il sunnominato Ugolino
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-Rossi, Capitano del popolo di Reggio, assunse per primo
-l'ufficio della Capitaneria, ed ebbe sede la prima volta
-nella casa di un Guido Gaio de' Roberti. In quell'anno
-fu preso anche dai Cremonesi il castello di Fornovo<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>;
-e dal Patriarca d'Aquileia e dai Torriani si presero a
-forza molte Terre in quel di Milano, e furono fatti innumerevoli
-prigionieri. A Bologna si concordò la pace per
-interposizione di frate Latino, nipote di Papa Nicolò III,
-e Cardinale Legato in Lombardia ed in Toscana.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1279">a. 1279</h2>
-
-<p>
-L'anno 1279, indizione 7ª, nella diocesi di Reggio fu
-preso un lupo<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>, che divorava i ragazzi. E nello stesso
-anno, nel mese di Febbraio, Tommasino di Gorzano e
-quei di Banzola di soppiatto occuparono Bismantova, e
-ne portarono via roba, vettovaglie e tutto quanto vi si
-trovava; e nello stesso mese i prenominati invasori consegnarono
-ogni cosa nelle mani di un milite del Podestà
-di Reggio pel Comune, che ne pagò mille lire reggiane.
-Nel mese di Maggio poi morì Aimerico da Palù in
-Parma, e fu sepolto nel convento de' frati Minori, e dai
-Parmigiani si ebbe distinte dimostrazioni d'onore tanto
-alla morte, quanto sulla tomba. E lo stesso anno, nel
-mese di Febbraio, o sul principio di Marzo, fu segnata
-la pace tra i Torriani e quei di Lodi da una parte, e i
-Milanesi dall'altra. E, nel mese d'Aprile, a Reggio furono
-giurate e contratte parentele tra quei di Fogliano e
-Antonio de' Roberti, tra Giacomino di Rodiglia e Guido
-da Tripoli, e tra Guido di Bibianello e Guglielmo di
-Canossa. E poscia, in Aprile o in Maggio, quei di Bismantova
-rioccuparono Pietra Bismantova; e un certo
-numero di fanti e di cavalli da Bologna e da Parma
-con balestrieri di Modena andò a oste colà, e vi stettero
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-quindici giorni; finchè quelli di Bismantova restituirono
-a patti quella Terra al Comune di Reggio, e si ritirarono.
-(Nel soprassegnato millesimo due Re co' loro eserciti
-si azzuffarono e n'ebbero aspra ed accanita battaglia,
-cioè Rodolfo Re de' Romani, che coll'assenso di Gregorio
-X era stato eletto al seggio d'Imperatore, e il Re di
-Boemia; urtarono dunque l'uno contro l'altro, e Re
-Rodolfo ne riportò la vittoria e uccise il Re di Boemia;
-e l'uno e l'altro erano buoni amici dell'Ordine de' frati
-Minori). Lo stesso anno, nella festa dei SS. Apostoli
-Filippo e Giacomo, cioè il 1º Maggio, un fortissimo terremoto
-scosse la Marca d'Ancona, sicchè due parti di
-Camerino<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> subissarono, e molte vittime si ebbero a
-deplorare: Fabriano, Matelica, Cagli, S. Severino e
-Cingoli, tutti questi castelli ruinarono, e parimente Nocera,
-Foligno, Spello<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>, e in breve tutti i castelli, che
-sono tra que' monti ne furono assai malconci. Così tre
-monti tra i quali eranvi artificialmente formati due
-laghi e costrutto un castello si riunirono; e i laghi e
-il fiume, che col rigurgito delle acque li formava, ed il
-castello restarono sepolti. In Romagna e sui monti tra
-Firenze e Bologna ruinarono castelli ed ogni sorta di
-edifici con innumerevoli vittime sotto le ruine; e tanto
-timore invase l'animo di tutti, che da quelle parti nessuno
-s'attentava più di stare in casa, neppure il Legato
-Cardinale Latino. Nella Marca d'Ancona e altrove si
-rappacificarono molte discordie per timore e per l'aspettazione
-di imminente pericolo. Fu fatta anche pace tra
-i Bolognesi e i Romagnoli per mediazione del Cardinale
-Latino dell'Ordine dei Predicatori. Così nello stesso
-anno, verso il giorno d'Ognissanti, fu la città di Parma
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-interdetta dagli uffici ecclesiastici, per cagione di due
-donne, che in quella città furono bruciate vive per
-eretiche (delle quali una si chiamava Alina, l'altra era
-una sua seguace) e per cagione de' frati Predicatori e
-del Cardinale Latino. Come pure verso Natale furono di
-nuovo espulsi da Bologna quelli che vi erano rientrati
-per la fatta concordia, cioè i Lambertazzi, perchè pretendevano
-un trattamento pari a quello dei partigiani
-della Chiesa. (Parimente nel suddetto millesimo fu
-ucciso Francesco Cavatrutta di Parma per intrighi e
-sollecitazioni di un certo capo di assassini, che si chiamava
-Cecco Tosco di Firenze. Accorse dunque alla chiamata
-di costui Guglielmo Bestiario de' Lambertini di
-Bologna con alcuni malfattori, e lo ferì di spada nel
-palazzo del Comune di Bologna, e lo dilacerarono a
-brandellini, e lo gettarono giù dal palazzo come vile
-carname. Allora era Podestà di Bologna Guglielmo
-Putagio di Parma, e frate Ghifredo Pagani di Parma
-era Guardiano de' frati Minori di Bologna). Nello stesso
-millesimo si videro anche le imposture di miracoli di
-un certo Alberto, che stava a Cremona e che era stato
-un portatore e ad un tempo un tracannatore di vino,
-non che un peccatore; dopo la cui morte, come se ne
-faceva correr voce, operò molti miracoli a Cremona, a
-Parma e a Reggio. In Reggio alla chiesa di S. Giorgio,
-e del beato Giovanni Battista; a Parma nella chiesa di
-S. Pietro, che è presso la piazza nuova, ove avevano la
-loro stazione, tutti i brentori di Parma ossia i tracannatori
-di vino; e beato chi li poteva toccare, o dare
-loro qualche cosa del proprio; altrettanto facevano le
-donne. Ed univano compagnie per le parrocchie, ed
-uscivano per le vie, e per le piazze, per andare processionalmente
-alla chiesa di S. Pietro, ove si veneravano
-reliquie di quell'Alberto; e cantando portavano croci e
-gonfaloni, e facevano offerte di porpore, sciamiti, broccati,
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-baldacchini<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> e molti denari; che poi i brentori
-si dividevano tra di loro e tenevano per sè. La qual
-cosa vedendo i parrochi si affrettarono a far dipingere
-le immagini di quell'Alberto nelle loro chiese, perchè
-crescesse il numero e il pregio delle offerte. E non solo
-in quel tempo si faceva dipingere l'immagine di lui
-nelle chiese, ma anche sui muri, sotto i porticati delle
-città, delle campagne e de' castelli. Il che è contrario
-alle leggi ecclesiastiche, le quali proibiscono di venerare
-le reliquie di chi non è stato dalla Chiesa riconosciuto
-e ascritto all'albo dei Santi; nè si può dipingere l'immagine
-di alcuno come di Santo, se prima non ne sia
-pubblicata la canonizzazione. Laonde i Vescovi, che permettono
-tali abusi nelle loro diocesi, meriterebbero
-d'essere rimossi dal loro ufficio, cioè meriterebbero
-d'essere spogliati della loro dignità episcopale.........
-E chiunque avesse mancato d'intervenire a queste solennità,
-si riguardava come un eretico che le avesse in
-odio. E i secolari andavan dicendo a chiara e viva voce
-ai frati Minori ed ai Predicatori: Voi credete che non
-possano far miracoli che i vostri Santi; ma siete pure
-in inganno; ed ora lo si vede da questo. Ma Iddio
-sbugiardò presto l'accusa infame, apposta a' suoi servi
-ed amici, mettendo in chiaro la menzogna di coloro, che
-li avevano accusati, e castigando i calunniatori degli
-innocenti. Di fatto, arrivato un tale da Cremona, che
-diceva d'aver portato una reliquia di questo S. Alberto,
-cioè il dito mignolo del piede destro, accorsero affollati
-i Parmigiani, uomini, donne, ragazzi, ragazze, vecchi,
-giovani, chierici, secolari, e tutti i Religiosi, e con
-processione lunga, infinita, portarono quel dito alla
-chiesa matrice, che è quella della Vergine gloriosa; e
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-collocato quel dito sull'altare maggiore, s'accostò Anselmo
-Sanvitali, Canonico della cattedrale, e, a volte,
-Vicario del Vescovo, e lo baciò. Ma sentito odore, cioè
-fetore d'aglio, e dettolo agli altri preti, s'accorsero
-anch'essi e riconobbero che erano stati gabbati, poichè
-non trovarono che fosse nulla fuorchè uno spicchio di
-aglio; e così restarono canzonati i Parmigiani e beffati,
-i quali <i>folleggiarono in vanità e diventarono vani</i>. In
-Cremona, nella chiesa ove era sepolto quell'Alberto, i
-Cremonesi volevano dimostrare che Dio per mezzo di
-lui operava miracoli; e perciò da Pavia e da altre città
-Lombarde molti infermi vi si facevano condurre per
-liberarsi dalle loro infermità. Accorsero anche da Pavia
-a Cremona molte nobili donne e donzelle, alcune per
-divozione, altre per isperanza di guarigione........ e
-perciò di gran lunga sbaglia il peccatore, o il malato,
-che abbandona i Santi conosciuti a prova, e si rivolge
-ad invocare l'aiuto di chi non può essere esaudito......
-Nota però e considera che come i Cremonesi, i Parmigiani,
-e i Reggiani folleggiarono per Alberto brentore,
-anche i Padovani avevano folleggiato prima per un certo
-Antonio, che era un pellegrino, e i Ferraresi per un
-certo Armanno Pungilupo.............. Iddio realmente
-ascolta anche le invocazioni del beato Francesco,
-del beato Antonio, di S. Domenico e de' figli loro, ai
-quali debbono dare ascolto i peccatori. Ma la venerazione
-di tali nuovi Santi nasceva da molteplici cause:
-da parte de' malati, per ricuperare la sanità; da parte
-de' curiosi, per vedere novità; da parte dei preti, per
-invidia che hanno de' moderni Religiosi; da parte dei
-Vescovi e dei Canonici, pel lucro che ne ritraggono, come
-è palese nel Vescovo e ne' Canonici di Ferrara, che guadagnarono
-molto per la divozione di Armanno Pungilupo;
-e finalmente da parte di coloro che vagavano fuori
-delle loro città, come partigiani dell'Impero, i quali
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-speravano, in occasione de' prodigi operati da questi
-nuovi Santi, di rappacificarsi coi loro concittadini, essere
-rimessi in possesso de' loro averi, e di finirla d'andare
-vagolanti pel mondo. Nel millesimo sussegnato, cioè
-1279, indizione 7ª, fu rotta la pace di Milano, perchè il
-Marchese di Monferrato ingannò e tradì i Torriani,
-come fece divulgare per la Lombardia il Patriarca, che
-era uno de' Torriani. Però ebbe luogo la pace de' Bolognesi,
-che nel mese di Settembre rientrarono in Bologna;
-e fu fatta una tregua e una pace tra' Bresciani e i
-Mantovani. E, l'anno stesso, i frati Predicatori di Parma
-fuggirono e si ricoverarono a Reggio, perchè i Parmigiani
-si sollevarono contro di loro, a cagione di una
-donna, cui essi avevano fatta arrostire come una gazzera.
-Perciò i Parmigiani furono scomunicati da frate
-Latino Cardinale e Legato del Papa, che era a Firenze,
-e che apparteneva all'Ordine dei Predicatori. E un
-venerdì, 22 Dicembre, fu rotta la pace tra i Bolognesi
-della città e i fuorusciti. Vi fu guerra civile, e molti
-ne rimasero morti, e una quasi innumerevole quantità
-di case, che appartenevano a quelli del partito dei Lambertazzi,
-furono incendiate e diroccate dal partito avverso;
-laonde per timore di peggio i Lambertazzi uscirono
-dalla città.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1280">a. 1280</h2>
-
-<p>
-L'anno 1280, indizione 8ª, uno staio di seme di canapa
-si vendeva 16, sino a 20 soldi imperiali. E in
-quell'anno i Parmigiani incominciarono a fare i cavi
-per murarvi le fondamenta di un castello presso a Cadeo
-sulla strada pubblica<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>, e nel mese di Marzo scavarono
-le fossa di quel castello nella contrada di Cella,
-e lo chiamarono il castello della Croce. E i Mantovani
-fecero un ponte nella contrada che si chiama Brazzolo<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-E nel mese di Agosto, nell'ottava dell'Assunzione della
-beata Maria Vergine, morì Papa Nicolò III. E i partigiani
-dell'Impero, di Faenza e di molte altre Terre della
-Romagna, uscirono dalle loro città. Il Conte di Romagna,
-che era Podestà di Bologna, cominciò allora a parteggiare
-per gli anzidetti Bolognesi. Nello stesso anno
-firmossi una pace fra quelli di Padova e di Verona, e la
-fazione imperiale lasciò Bologna; nel Settembre la parte
-imperiale uscì di Vercelli. Nello stesso anno insorse
-discordia tra Guglielmo Vescovo di Reggio, i preti della
-città e della diocesi di Reggio stessa da una parte, e
-Dego Capitano del popolo e il popolo di Reggio dall'altra,
-a cagione delle decime, parendo che i preti
-volessero esigere troppo dal popolo e dalla città. Perciò
-il Capitano con ventiquattro difensori delle ragioni del
-popolo statuirono leggi contro i laici collettori delle
-dette decime; e per cagione di quelle leggi il Vescovo
-scomunicò il Capitano, i ventiquattro Avvocati e tutto il
-Consiglio generale del popolo, e oltracciò pubblicò l'interdetto
-su tutta la città. D'onde il popolo in furore
-elesse altri venticinque popolani, tra' quali sette Giudici
-(e ne' predetti ventiquattro, ce n'erano già quattro di
-Giudici) e presero gravissime deliberazioni contro il
-clero: 1º che nessuno dovesse pagare decima di sorta
-nè dare consiglio, aiuto o favore ai preti, nè con loro
-trovarsi commensali, nè prendere servigio in casa loro,
-nè abitare in loro appartamenti, nè prendere da loro
-mezzadrie, nè dar loro da bere nè da mangiare (e molte
-altre pene ognuna delle quali per sè gravissima), nè
-macinare, nè cuocer pane nel forno per loro, nè radere
-la barba, nè prestare a loro ministero di sorta; arrogando
-a sè stessi, i preaccennati sapienti, autorità di
-dire, stabilire, ordinare a loro talento ed arbitrio checchè
-loro piacesse riguardo al clero. La quale autorità fu
-poi loro confermata dal Consiglio generale del popolo;
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-e tutte le suddette ordinanze furono approvate ed osservate
-tanto dal popolo in ogni singolo individuo, quanto
-dal corpo della milizia e da tutti i buoni uomini. E in
-quell'occasione molti mugnai furono condannati a pagare
-cinquanta lire reggiane a testa, perchè contro le dette
-ordinanze macinarono al di là del termine fissato in
-mulini di chierici, e molte altre persone toccarono multe.
-Nello stesso anno, cioè 1280, Tebaldello, verso la festa
-del beato Martino Vescovo, a tradimento pose Faenza in
-mano a quelli che erano del partito della Chiesa, cioè
-in mano ai Bolognesi e ai Manfredi di Faenza, ed
-espulse i suoi; e colse il momento, in cui la massima
-parte de' suoi erano all'assedio di un castello. Lo stesso
-anno i Parmigiani restituirono ai Cremonesi il carroccio,
-che tolsero loro quando fugarono da Vittoria l'Imperatore
-Federico II; ed i Cremonesi ne ricambiarono i
-Parmigiani restituendo il carroccio, che avevano loro
-tolto in altra occasione; e questi scambi furono eseguiti
-con reciproche onorificenze, in mezzo all'allegria, ed
-all'esultanza d'ambe le parti, la vigilia della natività
-della beata Vergine Maria, che era una Domenica. E le
-due città accorsero in aiuto di Lodi con fanteria e
-cavalleria contro i Milanesi e il Marchese di Monferrato,
-che per distruggerla s'era mosso con tutti gli altri
-Lombardi. Fu anche allora che nel mese di Novembre
-Faenza fu presa dai Ravennati e da venticinque soldati
-Reggiani, che erano ad Imola pel Comune di Reggio a
-servigio de' Bolognesi, e da alcuni militi del Conte, e
-dai Bolognesi stessi, che dopo accorsero colà, e dopo loro
-tutta la milizia de' Parmigiani e de' Reggiani, che corse
-sino ad Imola. E molti Bolognesi furon morti, molti
-prigionieri, tra' quali se ne contarono quarantacinque che
-erano dei più valenti. E fu uno de' grandi e potenti di
-Faenza che pose la sua città in mano ai Bolognesi, e
-si chiamava Tebaldello de' Zambrasi. Questi, ch'io ho
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-veduto e conosciuto, e fu un guerriero valoroso come un
-secondo Jefte, non era un figlio legittimo; pure un fratello
-di lui, frate Zambrasino dell'Ordine de' Gaudenti, gli
-assegnò mezza l'eredità paterna, perchè riconosceva in
-lui un uomo intraprendente, e perchè dei Zambrasi nessuno
-più sopravviveva tranne loro due; e giacchè c'era
-da esserne ricchi ambedue, divise in parti eguali il patrimonio
-del padre, e innalzò il fratello a grandezza di
-stato. E quando i Bolognesi della città, quelli cioè che
-si dicevano partigiani della Chiesa, fecero il loro ingresso
-in Faenza, mezza Faenza era all'assedio di un castello
-coi Bolognesi fuorusciti; e Tebaldello aveva spiato tempo
-opportuno a fare sua ribalderia. In quell'anno il ponte
-di Brazzolo, fatto fare dai Mantovani, fu distrutto dalla
-violenza delle correnti d'acque diluviali, che furono tali
-da asportare inferiormente, come dicevasi, quel ponte.
-Allora fu anche conchiusa una concordia tra il Vescovo
-di Reggio e i suoi preti da una parte, e il Capitano del
-popolo, il popolo stesso, ed il Comune di Reggio dall'altra,
-riguardo alle decime, nel senso che nessuno
-dovesse essere costretto a pagarle, se non secondo la
-propria coscienza; e molti altri patti furono convenuti
-in quella concordia. L'anno stesso Sinigallia fu a tradimento
-data in Signoria al Conte Guido di Montefeltro,
-il quale, come ne correva voce, condannò a morte, e fece
-uccidere in quella città 1500 persone.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1281">a. 1281</h2>
-
-<p>
-L'anno 1281, indizione 9.ª, Cassone della Torre di
-Milano fu morto in battaglia con molti altri Lodigiani
-dai Milanesi, come anche restò morto sul campo il Podestà
-di Lodi nello stesso combattimento, ed era Scurtapelliccia
-de' Porta, Parmigiano e consanguineo di Obizzo
-Vescovo di Parma. Nello stesso millesimo ed anno fu
-eletto Papa Martino IV d'origine francese. Fu eletto
-alla cattedra di S. Pietro in Febbraio, e preso dal Collegio
-de' Cardinali: prima si chiamava Simone. Era
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-stato Tesoriere della chiesa di S. Martino di Tours, amico
-de' frati Minori, de' quali teneva sempre alcuni alla sua
-Corte, e da loro si confessava. A questi frati diede anche
-un ampio privilegio di confessare e predicare, e promise
-di fare loro ancora più ampie concessioni. Questi spedì
-più volte forze armate contro Forlì, ma il partito della
-Chiesa si ebbe la peggio, restandone i militi debellati,
-fugati, prigioni e morti, tra' quali cadde anche Tebaldello,
-due volte traditore della sua patria, e restò sommerso
-insieme al suo cavallo nella fossa della città di
-Forlì. Morì allora di parte della Chiesa anche il Conte
-Taddeo e Comacio fratello di Anselmo de' Corradini di
-Ravenna, e morirono molti altri. Della parte contraria vi
-lasciarono la vita Guido degli Acarisii di Faenza, e
-molti altri sì di Bologna che d'altronde, ben degni d'essere
-ricordati.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1282">a. 1282</h2>
-
-<p>
-L'anno 1282, indizione 10ª, si sviluppò una sì folta
-quantità di bruchi da frutti, che a' giorni nostri nessuno
-ne ricorda l'eguale, e sbrucarono tutti i frutteti, fiori e
-fronde, e le piante parevano come sogliono essere d'inverno,
-mentre a primavera erano fronzute e fiorite benissimo;
-e quando que' bruchi non trovarono più di che pascersi
-sulle piante fruttifere, fecero passaggio a quelle dei salici,
-e anche quelle rodevano; risparmiarono soltanto le fronde
-de' noci, e credo fosse per la loro amarezza. In seguito cominciarono
-a cadere a terra grossi e grassi, e strisciavano
-pe' campi e per le strade, e finalmente morivano; nè quelli
-erano bruchi da orto, ma d'altra specie. Lo stesso anno infierì
-gran carestia di biade, cioè di frumento, di spelta, di
-melica, di fava, di legumi d'ogni specie. Lo stesso anno
-fu anche levato, nel giorno de' beati apostoli Filippo e Giacomo,
-l'interdetto ai Parmigiani, loro imposto per cagione
-de' frati Predicatori, che avevano fatto bruciare per eretica
-una donna di nome Alina. E spontaneamente erano usciti
-tutti i frati Predicatori da Parma colla croce e in processione,
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-perchè alcuni stolti s'erano avventati fin dentro
-il loro convento, e ne avevano ferito alcuni; ma quei
-mascalzoni, che avevano portato offesa ai frati Predicatori,
-furono gravemente puniti dai Parmigiani. Quell'anno
-molte persone fecero tra loro concordia nella città
-di Reggio; i Parmigiani e i Cremonesi con loro compagnie
-andarono a devastare le biade di quei di Soncino,
-perchè Boso di Dovaria aveva in quel castello la sua
-residenza, e sperava di entrare in Cremona, se l'avesse
-potuto; ma non gli fu permesso. Quell'anno il Marchese
-di Monferrato andò e si mise a campo nella diocesi di
-Lodi ad una coi Milanesi, Pavesi e loro carroccio, e per
-dir breve e sbrigarmi presto, con tutte le città di parte
-sua, cioè Vercellesi, Novaresi, Alessandrini, Comaschi e con
-tutti gli altri suoi amici, e andava dicendo che voleva
-ridonare la pace alla Lombardia. Ma quelli che parteggiavano
-per la Chiesa non gli prestarono fede, e unanimi
-gli si opposero, e si prepararono a resistenza e a guerra
-contro di lui. E subito in prima linea i Cremonesi uscirono
-contro tanta oste, e mandarono pregando i Parmigiani
-che senza indugio accorressero col loro carroccio a
-difendere Cremona; e subito andarono. E quando si sperò
-che la battaglia fosse vicina, Parmigiani e Cremonesi
-chiamarono ad accorrere i loro amici, cioè Ferraresi,
-Bolognesi, Modenesi, Reggiani, Bresciani e Piacentini, i
-quali prontissimi volarono al campo. E Capitano e condottiero
-di tutti questi fu Lodovico Conte di S. Bonifacio
-di Verona, che allora era Podestà di Parma. Ma il Marchese
-prenominato sentissi il tremore in corpo sul punto
-d'azzuffarsi con loro, e di soppiatto si allontanò, e ritornarono
-tutti dell'una e dell'altra parte alle loro città
-senza essersi misurati coll'armi. E mentre erano ancora
-tutti in Cremona, prima di separarsi, tutti quelli del partito
-della Chiesa fecero magnifiche onoranze ai Parmigiani,
-e sopratutti i Bolognesi, che sono sempre nobili
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-cavalieri e gentiluomini, fecero un torneo attorno al Carroccio
-de' Parmigiani per ingraziarseli e mostrarsi loro
-amici. Perocchè i Parmigiani erano ben voluti da Papa
-Martino IV, che un tempo aveva studiato leggi in Parma,
-alla scuola di Uberto da Bobbio, ed erano nelle buone
-grazie della Corte Romana e di Re Carlo, perchè erano
-sempre pronti a correre in aiuto della Chiesa. Oltracciò
-avevano alla Corte un Cardinale oriondo di Parma, ossia
-di una villa della diocesi di Parma, che si chiama Gainago<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>.
-(In questa villa io frate Salimbene ho avuto
-molti possedimenti). Questi aveva attinenze di parentela
-con maestro Alberto da Parma, che fu sant'uomo, ed
-uno dei sette Notai della Corte, in grazia del quale, e
-inoltre per ragione dalla sua abilità nelle lettere, della
-sua bontà, onestà e intraprendenza, Papa Nicolò III lo
-fece Cardinale, e si chiamava Gerardo <i>Albo</i>.<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> Papa
-Martino IV mandò costui in Sicilia a richiamare i Siciliani
-all'obbedienza della Chiesa quando si ribellarono
-a Re Carlo, e a Palermo uccisero tutti i Francesi, uomini
-e donne, e i bambini li battevano a morte contro le
-pietre, e alle gravide apersero il ventre. Ed un certo
-Giudice francese, nell'atto di uscire di casa per sedare
-il popolo tumultuante, fu pregato da un savio cittadino
-di non immischiarsi fra il popolo, ma anzi se la svignasse
-per una finestra appartata, e salvasse sua vita. S'appigliò
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-al consiglio, e andò ad un certo castello per mettersi al sicuro.
-Ma scorto, lo inseguirono i Palermitani, s'impossessarono
-del castello, e tratto il Giudice sulla piazza di Palermo
-lo fecero a brani. I Messinesi però non incrudelirono
-tanto contro i francesi, ma li spogliarono dell'armi e dell'avere,
-e li inviarono a Carlo loro Signore, che in quei
-giorni era tornato indietro per non perdere Napoli, e perchè
-Pietro d'Aragona aveva invaso da quella parte la Sicilia,
-e aveva per alleati il Re di Castiglia e il Paleologo.
-Questo Pietro Re d'Aragona aveva moglie una figlia del
-Principe Manfredi; e il Principe Manfredi, cui Carlo aveva
-tolta la vita, era figlio del fu Imperatore Federico 2.º.
-Il Paleologo poi era un tale che teneva a Costantinopoli
-la Signoria dei Greci dopo aver ucciso il figlio di Vattaccio,
-precedente Signore de' Greci stessi, per potere su loro
-signoreggiare; e temeva che Re Carlo e Papa Martino IV
-volessero invadere Costantinopoli. Ma papa Martino IV
-voleva prima sbrigarsi di Forlì, che teneva occupata tutto
-la Romagna. E la Romagna era una piccola Provincia,
-ma ricca, fertile e popolosa, tra la Marca d'Ancona e
-la città di Bologna. E la Chiesa Romana la ebbe in dono
-da Rodolfo eletto Imperatore a' tempi di Gregorio X;
-stantechè spesso, i Romani Pontefici, quando si fanno le
-elezioni degli Imperatori, procurano di raspar qualche
-lembo di territorio da aggregare al loro dominio temporale.
-Nè agli Imperatori di recente eletti conviene negare quello
-che loro è domandato: sia per ragione di cortesia e
-liberalità, che in sul principio dell'impero vogliono
-mostrare verso la Chiesa; sia perchè considerano come
-un dono loro fatto tutto quello che acquistano diventando
-Imperatori; e poi perchè ripugna loro mostrarsi meno che
-liberali prima di aver in capo la corona; finalmente per
-non esporsi al danno e alla vergogna d'una ripulsa. Ora
-per una parte Rodolfo, eletto Imperatore in Allemagna,
-è in pace; e per l'altra la Chiesa pare non curarsi di
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-coronarlo. Perciò il Papa inviò il prenominato Cardinale
-ai Siciliani; i quali risposero che di buon grado volevano
-obbedire ai comandi della Chiesa, ma che respingevano
-come esorbitante la dominazione Francese. Per questa
-cagione i Francesi erano sulle mosse coll'armata e
-coll'esercito numerosissimo per soccorrere Re Carlo. Quello
-che ne nascerà, lo vedranno i superstiti. In quell'anno
-Papa Martino abitò in Orvieto; poscia passò a Montefiascone.
-Parimente nel medesimo anno, in concistoro, alla
-presenza del Papa e de' Cardinali, furono letti dispacci
-che annunziavano come il Paleologo in Costantinopoli
-avesse creato un Papa Greco e Cardinali Greci. I Perugini
-l'anno stesso si posero sull'armi per correre a devastare
-Foligno; ma il Papa mandò loro intimando che
-desistessero, altrimenti li scomunicherebbe: (sappi che Foligno
-era dell'orto di S. Pietro). I Perugini però non
-se ne trattennero; corsero e devastarono tutta quella Diocesi
-sino alle fossa della città, e furono scomunicati. Ma
-perciò sdegnati fecero fantocci di paglia rappresentanti
-Papa e Cardinali, li trascinarono ad ignominia per le
-strade della città, e poi sino ad un certo monte, sulla
-vetta del quale fecero del Papa vestito di rosso un falò,
-ed altrettanto de' Cardinali, battezzando i fantocci per
-rappresentanti quale dell'uno, quale dell'altro Cardinale.
-E noto che i Perugini credevano in buona fede d'aver
-ragione di battere i Folignati e sterminarli, perchè essendosi
-una volta battuti gli uni contro gli altri, Perugini
-e Folignati, questi scatenarono contro quelli tanta furia
-di strage, e tanta vergogna e avvilimento inflisse Iddio
-in quella battaglia ai Perugini, che una vecchietta di
-Foligno con un bastoncello di cannuccia bastò a far
-andare in carcere dieci de' Perugini; e altrettanto poterono
-fare altre donne, senza che a quei di Perugia
-restasse tanto di ardire nel cuore da tener testa neppure
-a singole donniciuole. Nel sussegnato millesimo, verso S.
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-Martino, un certo uomo di Soncino, che si chiamava Rossi
-degli Infonditi, diede a tradimento quella terra ai Cremonesi,
-che ora sono dentro la città, cioè al partito della
-Chiesa, e, per tale tradigione del castello di Soncino, si ebbe
-premio quattrocento lire imperiali. Parimente lo stesso
-anno, a fin di maggio, per quattro o cinque giorni si
-ebbe tanto caldo che sarebbe parso eccessivo anche pel
-Luglio; e i contadini dicevano che nocque assai al frumento;
-poichè è detto nel libro di Giobbe 37.º: <i>Il frumento
-desidera le nubi</i>: massimamente quando è in fiore e in
-granitura. E non vi fu invero piena annata di raccolta
-di frumento; ma di quelle biade, che i contadini chiamano
-minute, l'anno fu ubertosissimo, cioè di panico,
-di miglio, di melica, di fagiuoli e di rape; anche la vendemmia
-fu abbondante; ma la grandine devastò le
-vigne in più luoghi. Così nella state dello stesso
-anno si udirono terribili e orribili tuoni, che parevano
-quasi visibili e palpabili, così che molti un giorno,
-verso sera, per terrore caddero a terra, e nella notte
-seguente i tuoni si rinnovarono spaventevoli. Nel predetto
-millesimo fu anche celebrato un Capitolo generale de' frati
-dell'ordine dei Minori in Allemagna a Strasbourg, sotto
-il ministro Generale frate Buonagrazia. Allora il Conte
-Lodovico di S. Bonifazio di Verona fu Podestà di Reggio
-dal 1.º Luglio al 1.º di Gennaio. E in Parma, nel dì dell'Assunzione
-della Beata Maria Vergine, fu fatta una
-nobilissima corte, che durò quasi un mese, e furono creati
-due cavalieri del casato dei Rossi, cioè Guglielmino
-e Ugolino, fratelli germani, figli del fu Giacomo di Bernardo
-di Rolando Rossi. E nella festa del Beato Michele
-e del beato Francesco, in Ferrara fu fatta altra nobilissima
-corte, perchè Azzone figlio del Marchese d'Este fu
-fatto cavaliere, e prese per moglie una figlia di Gentile,
-figlio di Bertoldo Orsini, e fratello del fu Papa Nicolò
-III romano. Nello stesso anno e nella stessa stagione, anno
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-2.º del pontificato di Papa Martino, arrivò Pietro, fratello
-del Re di Francia e Conte d'Artois, con grosso
-esercito di Francesi, che andavano a soccorso di Carlo
-Re di Sicilia contro Pietro Re d'Aragona; e il giorno di
-S. Ilarione Abbate creò a Reggio tre cavalieri, due de' Fogliani,
-cioè Bartolino e Simone, e Rondanello de' Taccoli;
-e subito ripartì lo stesso giorno, perchè s'affrettava a
-soccorrere Carlo, e prima voleva anche fare visita a Papa
-Martino. Nella seguente Domenica poi, 25 ottobre, si rappacificarono
-quelli degli Strufi cogli Orsi e Salustri, nel
-convento de' frati Minori di Reggio, per interposizione di
-frate Giovannino de' Lupicini, lettore de' frati Minori a
-Reggio; ed erano presenti molti uomini e donne, giovanetti
-e donzelle, vecchi e ragazzi. In questi tempi viveva a
-Parma un pover uomo, che faceva il ciabattino, puro,
-semplice, timorato di Dio, cortese, cioè di urbane maniere,
-ed illetterato; ma aveva un intelletto tanto illuminato
-da intendere le scritture di quelli, che predissero il
-futuro, cioè dell'Abbate Gioachimo, di Merlino, di Metodio,
-della Sibilla, di Isaia, Geremia, Osea, Daniele,
-dell'Apocalisse, non che di Michele Scoto, che fu astrologo
-di Federico II. Imperatore. E molte cose ho udito
-da lui, che poscia avvennero; p. e. che Papa Nicolò III
-doveva morire in Agosto, e che il successore sarebbe
-stato Papa Martino, e molte altre cose, che stiamo aspettando
-che accadano, se vivremo, giacchè:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Ratio praeteriti scire futura focit.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Quel che già fu, ciò che avverrà ne insegna.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Quest'uomo, oltre al nome proprio, che è maestro Benvenuto,
-comunemente si chiama Asdente, cioè, per
-ironia, senza denti, perchè anzi ha denti grossi, e
-non allineati regolarmente, e la favella ha intricata;
-tuttavia intende e si fa intendere bene. Sta in Co' di
-Ponte a Parma, presso la fossa della città, e presso il
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-pozzo, lungo la strada che va a Borgo 8. Donnino.
-Parimente nell'anno sussegnato, cioè 1282, Papa Martino
-IV spedì un esercito in Romagna, composto di Francesi,
-Lombardi, Toscani, e Romagnoli, e fece cingere d'assedio
-più mesi Meldola, che non si potè prendere, ma però vi
-forono molte vittime dell'una e dell'altra parte; e Papa
-Martino vi spese molte migliaia di fiorini d'oro. Così
-pure nel millesimo suddetto fu stabilito il duello che
-doveva farsi a Bordeaux tra Re Carlo e Re Pietro d'Aragona,
-come diremo più innanzi.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1283">a. 1283</h2>
-
-<p>
-L'anno del Signore 1283, Lodovico Conte di S. Bonifacio
-di Verona, scaduto della Podesteria di Reggio,
-fermò sua stanza nella medesima città, vicino alla chiesa
-di S. Giacomo e al convento dei frati Minori, in casa di
-Bernardo da Gesso. E lo stesso anno 1283, da Lendinara<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>
-venne a Reggio presso di lui sua figlia Mabilia, bellissima
-donzella, e nella stessa casa di Bernardo da Gesso<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>
-ove abitava il detto Conte, e nello stesso giorno che arrivò
-presso il padre, ella si maritò con Savino Torriani
-Milanese, ricchissimo e potentissimo; e subito dopo gli
-sponsali assistette alla messa della beata Vergine nel
-convento de' frati Minori; ed, oltre i Reggiani, vi aveva
-un corteo di molti cavalieri di Parma e di Modena, e il
-fior delle donne di Reggio; e, subito dopo la messa ebbero
-imbandita una refezione. E l'imbandigione in quella
-casa e nel convento di S. Giacomo non fu parca. Questo
-avvenne nel suddetto millesimo ed anno, il venerdì precedente
-la Domenica di Settuagesima, ai 12 di Febbraio; e il
-sabato successivo, la mattina per tempissimo, si posero
-in viaggio per Parma; ed ivi lo sposo e la sposa abitano
-presso il Battistero. Il sunnominato Conte era figlio di
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-Rizzardo, uomo saggio, prode cavaliere, valoroso in
-armi, e dotto nell'arte della guerra. E quando Parma
-si ribellò a Federico II, l'anno 1247, fa il primo ad accorrere
-in aiuto de' Parmigiani, e, passando pel territorio
-di Guastalla, entrò in Parma con molti armati. Il resto
-come abbiamo detto più sopra. Questo Conte Lodovico
-ebbe moglie una tedesca, d'onde gli nacque la figlia prenominata,
-e tre figli, che sono giovanetti bellissimi, cortesi
-ed istruiti, il primo de' quali si chiama Vinciguerra.
-E nello stesso anno e millesimo, l'ottava di Pasqua, che
-cadde nel giorno di S. Marco Evangelista, il suddetto
-Conte, la sera, era agli estremi della vita; e in morte e
-nel testamento affidò e raccomandò i suoi figli alle cure
-di Obizzo Marchese d'Este, che li accolse affettuosamente
-e li trattò come figli suoi, sebbene prima il
-Marchese non si trovasse in buoni accordi col Conte.
-(E la cagione della discordia tra loro era stata la città
-di Mantova, di cui ciascuno di loro ambiva la Signoria;
-ma sfuggì di mano all'uno e all'altro, e la ebbe Pinamonte).
-E il predetto Marchese rimise i figli del detto
-Conte in possesso di tutti i beni, che il padre loro aveva
-in Lendinara. E la notte seguente al dì di S. Marco morì,
-assistito dai frati Minori, dai quali si era confessato, e
-regolò ottimamente le cose dell'anima sua. E la cittadinanza
-di Reggio pensò ad onorare degnamente la salma
-di lui; e fece a larga mano le spese del funerale, come a
-nobile personaggio conveniva, che era stato loro Podestà
-e che si trovava espulso da' suoi possedimenti come partigiano
-della Chiesa. Alle sue esequie intervennero tutti i
-Religiosi di Reggio e molte Religiose, tutta la cittadinanza
-Reggiana, e molti foresi; e i più nobili Reggiani
-ne portarono il feretro al convento de' frati Minori, ove
-fu sepolto. Il suo corpo era vestito di scarlatto, con una
-bella pelliccia di vaio e un bel manto, e così adorno fu
-deposto, il lunedì successivo alla festa di S. Marco, in
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-un magnifico Mausoleo, che il Comune di Reggio a proprie
-spese gli fece erigere; ed ebbe la spada cinta a' fianchi,
-al tallone gli speroni d'oro, una gran borsa appesa alla
-cintura di seta, alle mani i guanti, al capo una bellissima
-cappellina scarlatta, orlata di pelle di vaio, ed una
-clamide pure scarlatta e ornata di pelliccio di vaio. Il
-detto Conte lasciò al convento de' frati Minori il suo destriero
-e le sue armi. Sulla tomba sta quest'epitafio:
-</p>
-
-<p class="center">
-Cum tua maiestas Lodoyce quae clara potestas<br />
-Urbis Veronae comes inclyte sub regione<br />
-Hac fait inclusa Libitine morsibus usa<br />
-Aprilis quina restabat lux peregrina<br />
-Ast octogeni tres anni mille duceni
-</p>
-
-<p class="center">
-Requietorio<br />
-Di Lodovico inclito Conte di Verona<br />
-Che compiuta la Podesteria di Reggio<br />
-Il primo di Gennaio<br />
-E la vita<br />
-Il cinque d'Aprile 1283<br />
-In quest'urna<br />
-Se ne chiusero le ceneri<br />
-E gli splendori della grandezza
-</p>
-
-<p>
-Fu pure questo Conte uomo onesto e santo; e d'onestà
-n'aveva tanta che, passeggiando per città, non alzava
-mai gli occhi verso alcuna donna, sicchè le donne,
-ed anche le bellissime signore ne facevano le meraviglie
-.... E il Conte d'Artois, Pietro, fratello del Re
-di Francia, passando da Reggio, e avendo udito che era
-un sant'uomo, e che aveva il nome del padre suo, cioè
-Lodovico, e che si trovava fuori de' suoi possedimenti a
-cagione del parteggiare per la Chiesa, gli volle fare visita,
-lo abbracciò e lo baciò. Quel Pietro fratello del Re
-di Francia si compiaceva di fare visita a tutti que' santi
-uomini, di cui aveva udito parlare, onde mandò anche
-cercando, per vederlo, frate Giovanni da Carpinete dell'Ordine
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-de frati Minori. (Questi era entrato nell'Ordine
-prima del gran terremoto del 1222). Nell'anniversario
-poi della morte del Conte Lodovico la moglie di lui mandò
-a Reggio pel convento de' frati Minori, ove era sepolto
-suo marito, un bel paliotto da altare di sciamito e porpora.
-E l'anima di lui per la misericordia di Dio riposi
-in pace, e così sia. In questo 1283 si deplorò una grandissima
-morìa di bovini in tutta la Lombardia, Romagna e Italia,
-e nell'anno successivo grande mortalità d'uomini. E di fatto
-presso Salins<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> in Borgogna, in un convento di frati Minori
-vi erano ventidue frati, veduti da un certo frate Francese
-che dimorava in Grecia e passava per andare a Parigi;
-d'onde ritornando poi indietro lo stesso anno, nè trovò
-morti undici, cioè la metà di quanti erano. Udii questo
-dalle labbra di lui a Reggio. Anche in altre parti del
-mondo dominò in quell'anno grande mortalità; e in breve
-questa è regola generale, che ogni volta che accade
-morìa di bovini, subito l'anno dopo sussegue mortalità
-d'uomini. L'anno già detto 1283 Bernardo Lanfredo di
-Lucca fu Podestà di Reggio per sei mesi, dal 1.º Luglio
-sino al 1.º Gennaio; al tempo del quale, perchè era troppo
-debole, si commisero molti omicidi ed altri delitti nella
-città e nel territorio di Reggio, tanto che i nemici di
-un tale in città con una scala entrarono nella casa per
-una finestra, e lo uccisero in letto. Così questo Podestà,
-a cagione della sua non curanza e debolezza nell'applicazione
-delle leggi, fu del numero di quelli, di cui il Signore
-dice per bocca d'Isaia 3.º <i>Io farò che de' giovinetti
-saranno lor principi</i>. Alla lettera costui non era giovinetto
-d'età, ma di negligenza nel far giustizia. A lui
-successe Barnaba Pallastrelli di Piacenza, che non la perdonò
-a nessuno, e tolse di mezzo molti ladri e malfattori.
-Molti ne condannò a morte, e se ne eseguì la sentenza,
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-durante la sua Podesteria, sicchè i Reggiani per
-la severa applicazione della giustizia dissero che era un
-distruttore della loro città. Ma molto maggior danno
-apportò il suo antecessore colla sua negligenza e rilassatezza,
-per la quale nella città di Reggio si accesero
-molte nimistà e guerre, che durano tuttora e saranno
-cause della ruina di Reggio, se Dio non provvede altrimenti....
-Tuttavia il primo, che era Lucchese e
-rilassato, se lo vollero i Parmigiani per loro Capitano; e
-il secondo, di Piacenza, che era stato severo e rigido, se
-lo presero i Modenesi; e a tempo della sua Podesteria
-Modena fu ruinata, come diremo sotto la rubrica dell'anno
-1284. Nell'anno 1283 il Numero d'oro e l'indizione
-coincidevano nel numero 11; e ai due d'Aprile,
-che era luna piena, la stella lucidissima, che si chiama
-Venere, pareva entrata nel cerchio della luna nuova; e
-di notte, dopo mattutino, un'altra splendissima stella,
-che si chiama Giove, pareva, verso il sud, occupare la
-branca superiore dello Scorpione. Così, nello stesso anno,
-Forlì ritornò all'obbedienza della chiesa, la qual città
-da molti anni le era ribelle, e Papa Martino IV ogni anno
-le mandava contro un grosso esercito di Francesi, e di
-diverse altre genti. (E davano il guasto alle vigne, alle
-biade, alle piante pomifere, agli oliveti, ai fichi, ai mandorli,
-alle melagrane, alle case, agli animali, alle botti,
-ai dolii, e ad ogni cosa nata ne' campi. Questa città avrebbe
-francata dai Bolognesi, che l'avevano occupata,
-tutta la Romagna, se non vi si fosse intromessa la Chiesa,
-che prese le armi contro Forlì. La causa poi, per cui la
-Chiesa vi si intromise, fu che il Papa aveva domandata
-in dono la Romagna a Rodolfo quando fu eletto Imperatore,
-e Rodolfo gli aveva concesso di occuparla) E, in
-più anni, vi spese per insignorirsene molte migliaia di
-fiorini d'oro, anzi molte some di monete d'oro. Stantechè
-Papa Martino s'aveva fatto pertinace proposito
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-d'averla di violenza, se non poteva di accordo. E così
-avvenne, perchè, come suol dirsi, <i>il lavoro costante vince
-tutto</i>. E venuta che fu quella città all'obbedienza della
-Chiesa, ne furono spianate le fosse, smantellate le porte,
-atterrate case e palazzi, e rasi al suolo i più cospicui
-edifici. I principali cittadini di quella città ne uscirono,
-e andarono a ricoverarsi in nascosi ricettacoli per lasciar
-sbollire gli sdegni. Ma il Conte Guido di Montefeltro,
-che era Capitano e condottiero de' Forlivesi e del partito
-imperiale, venne ad accordi colla Chiesa, e andò a confino
-per alcun tempo a Chioggia. Poscia fu mandato in
-Lombardia, ed abitò ad Asti distintamente ricolmo d'onori,
-perchè era ben voluto da tutti per la sua precedente
-probità, per le molte vittorie riportate, e per la
-saviezza e sottomissione, colla quale ora obbediva alla
-Chiesa. Inoltre egli era uomo nobile, sensato, prudente,
-costumato, liberale, cortese, largo, cavaliere valoroso e
-prode nell'armi, e dotto nell'arte militare. Prediligeva
-l'Ordine de' frati Minori, non solo perchè vi aveva alcuni
-parenti, ma anche perchè il beato Francesco lo aveva
-salvato miracolosamente da molti pericoli, e liberato
-da' ceppi e dal carcere del Malatesta. Nulla ostante da
-alcuni sciocchi di frati Minori ebbe più volte a soffrire
-gravissime ingiurie. Egli in Asti ebbe una conveniente
-compagnia e famiglia, e molte persone non
-cessavano di darsi premura di offrigli aiuto e servigio.
-Queste cose accaddero tra il tempo in cui i Re sogliono
-cominciare le guerre, e la festa del beato Giovanni
-Battista; ed ivi era Legato del Papa Bernardo di Provenza
-Cardinale della Corte romana. Lo stesso anno Re Carlo
-da Napoli recossi a Bordeaux, credendo di scontrarsi in
-duello con Pietro Re d'Aragona. Questi due Re dovevano
-aver secoloro soli cento cavallieri per ciascuno, come
-avevano convenuto con giuramento. Ma quella prova
-d'armi non ebbe luogo, perchè il Re d'Aragona la declinò.
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-E quello scontro si doveva fare per cagione della
-Sicilia, in cui Pietro Re d'Aragona aveva posto piede,
-e l'aveva occupata con un esercito; poichè Papa Nicolò
-III gliel'aveva data, in odio di Re Carlo, coll'assenso di
-alcuni Cardinali, che allora erano alla Corte, e d'altronde
-lo stesso Pietro Re d'Aragona credeva d'avervi diritto,
-come genero del Principe Manfredi. Ma Carlo, fratello del
-Re di Francia, avevala avuta prima da Papa Urbano IV
-per aver soccorsa la Chiesa contro Manfredi, figlio di
-Federico Imperatore deposto. Nello stesso millesimo
-morì Guglielmo Fogliani Vescovo di Reggio, e provvide
-male all'anima sua, essendochè fu uomo avaro, illetterato
-e quasi un laico: fu <i>pastore ed idolo</i> come dice
-Zaccaria 11.º ecc. Voleva vivere splendidamente, cioè
-avere ciascun giorno per sè tavola lautissima; e spesso
-imbandiva sontuosi banchetti ai ricchi ed ai parenti; ma
-per i poveri ebbe insensibili le viscere della pietà, nè
-collocò a marito le zitelle povere; fu uomo grossolano,
-cioè ebete e rude; trovò pochi che parlassero bene di lui.
-Meglio per lui se fosse stato porcaio, o se avesse avuta
-la lebbra, che fare il Vescovo. Nulla diede mai ai religiosi,
-nè ai frati Minori, nè ai Predicatori, nè ad altri
-poveri; e i poveri Religiosi, che assistettero alle sue esequie,
-non ebbero nemmeno di che mangiare per quel giorno a
-spese prelevate dal patrimonio di lui o dalla mensa vescovile.
-Io fui presente al funerale e alla sepoltura, e so che
-un cane cacò sulla tomba di lui tosto che egli fu sepolto. Fu
-collocato nella parte inferiore della chiesa maggiore, ove si
-mettono quelli del popolo (ma veramente meritava d'esser
-sepolto in una fogna). Egli in vita conturbò molte
-persone che godevano la loro pace. Fu Vescovo di Reggio
-quarant'anni, meno un mese, morì in Agosto il giorno
-di S. Agostino, e fu sepolto la Domenica dopo, giorno
-della decollazione di S. Giovanni Battista. Parimente
-nel detto millesimo quelli di Bibbiano, che è una villa
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-della diocesi di Reggio a case sparse, accordatisi insieme
-fecero nella villa stessa un borgo; e i frati Minori di
-Parma fabbricarono un bel refettorio nel prato di S.
-Ercolano, ove si trova il loro convento, e dove anticamente
-i Parmigiani facevano il mercato, e poi dopo, verso
-quaresima, correvano torneamenti. Nello stesso anno i
-Parmigiani fecero un ponte di pietre sul torrente
-Parma, a capo della contrada che si chiama Galera<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>,
-dalla casa degli Umiliati alla casa dei Predicatori, e
-murarono la città dalla parte de' monti, vicino al torrente
-Parma e all'Ospedale di S. Francesco<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. Così
-negli anni precedenti i Parmigiani avevano fatto molti
-miglioramenti alla città loro; avevano compiuto il Battistero
-in tutta la parte superiore, tirandolo su sino al
-comignolo; e sarebbe stato terminato molto tempo prima
-se Ezzelino da Romano, che signoreggiava a Verona,
-non avesse frapposto ostacoli<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>; poichè quel Battistero
-si costruiva tutto di marmi di Verona; fecero scolpire i
-colossali leoni e le colonne, a ornamento della porta
-principale del duomo, sulla piazza del Battistero e dell'episcopio;
-fecero anche tre ampie, belle e magnifiche
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-vie; una, dalla chiesa di S. Cristina sino al palazzo del
-Comune; una seconda, dalla piazza nuova, ove il Podestà
-tiene a concione il popolo, sino alla chiesa di S Tommaso
-Apostolo; la terza, dalla piazza del Comune sino
-alla chiesa di S. Paolo; e su tutte queste vie a destra
-e a sinistra sorsero belle case e palazzi. Fecero anche il
-palazzo del Capitano, assai bello, presso il palazzo vecchio,
-che era stato fatto da Torello da Strada, Pavese e
-Podestà di Parma; sotto la cui Podesteria fu anche cominciato
-il castello di Torello sulla strada che va a
-Borgo S. Donnino. Ma siccome quelli di Borgo S. Donnino
-si sottomisero all'obbedienza del Comune di Parma,
-i Parmigiani desistettero dall'opera intrapresa e non
-compirono il castello, che avevano progettato di costruire.
-Così nell'anno sussegnato ampliarono la piazza nuova
-del Comune comprando tutte le case attorno alla piazza;
-e si proponevano di erigere un altro palazzo con botteghe
-a comodo del pubblico sull'area, ove in antico
-sorgeva il bellissimo palazzo dei Pagani, ch'io ho
-visto co' miei occhi, e poi fu palazzo di Manfredo
-da Scipione<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>, più bello ancora; e finalmente vi si costruì
-il macello de' beccai; poi il Comune lo comprò per
-sè colle casamenta che vi erano attigue<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> e colla torre
-di Rufino Vernazzi, che era dalla parte di S. Pietro.
-Avevano anche aperto negli anni anteriori un canale
-naviglio, ma poco utile. Discendeva giù per un vecchio
-alveo sino alla Villa del Cardinale Gerardo Albo, che fu
-anche una volta Villa mia, perchè io vi aveva estesi
-possedimenti, e che si chiama Gainago; e nella parte
-inferiore di detta Villa svoltava, perchè non andasse come
-prima a Colorno, ma portasse le barche a
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-Frassinara<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>; ma sia che andasse a Colorno, sia che a Frassinara,
-era sempre un naviglio di poco conto. E certamente
-saprei cavarlo meglio io un naviglio utile ai Parmigiani
-se avessi pieno e libero potere. Nello stesso anno scavarono
-un lungo fossato lungo la strada che va a Brescello,
-dall'ospedale sino a Sorbolo<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>, nel quale immisero
-il Gambalone, perchè colle sue acque inondava
-tutti i campi al di sotto della strada, sicchè non potevano
-servire nè all'agricoltura, nè agli agricoltori. Quell'anno
-morì frate Bonagrazia, Ministro Generale dell'Ordine
-de' Minori, in Provenza ad Avignone, la vigilia del
-beato Francesco, giorno di Domenica, e fu sepolto nella
-chiesa de' frati Minori, davanti all'altare maggiore, e
-alla sua morte si trovò presente frate Vitale, Ministro
-Provinciale di Bologna, che ricevette incarico di benedire,
-da parte del morente, tutti i frati della Provincia di
-Bologna, e di assolverli da tutti i loro peccati. E fu
-fatto. Fu Ministro Generale quattr'anni, e si differì la
-convocazione del Capitolo generale sino alla Pentecoste
-del 1285 perchè, come era stato deliberato nel Capitolo
-generale precedente, si doveva celebrare a Milano. Nel
-1283 si trovò il corpo della beata Maria Maddalena
-tutto intero, tranne una gamba, in Provenza nel castello
-di S. Massimino (S. Massimino fu uno dei settantadue
-discepoli, de' quali si parla in Luca 10.º; e fu Arcivescovo
-di Aix, che è la città in cui è il sepolcro di quel
-Conte, la cui figlia fu moglie del Re di Francia S. Lodovico,
-che andò oltremare in soccorso di Terra Santa
-l'anno 1248; la qual città è distante quindici miglia da
-Marsiglia, ed io vi soggiornai l'anno che il Re andò
-oltre mare, perchè io era addetto a quel convento). E,
-quando fu trovato il corpo della beata Maria Maddalena,
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-a stento si poteva leggere l'iscrizione con una lente,
-stante l'antichità della scrittura. E piacque a Re Carlo
-(che era Conte di Provenza e quell'anno andava a Bordeaux
-per quel duello, che era stato convenuto ed ordinato
-con Pietro Re d'Aragona) che il corpo della beata
-Maria Maddalena fosse esposto al pubblico, e fosse esaltato
-ed onorato, e se ne celebrasse una festa solenne.
-Così si fece. Da allora in poi cessarono le contese, le
-opposizioni, i cavilli, gli abusi e gli inganni che avevano
-luogo per cagione del corpo della beata Maria Maddalena.
-Perocchè quelli di Sinigaglia dicono di possederlo
-essi, e que' di Vezelay anch'eglino pretendono di possederlo,
-e ne avevano una leggenda che ne parlava. Ma
-è chiaro che in tre luoghi non può essere il corpo di
-una donna. (Per causa congenere ardenti contese vi
-sono anche a Ravenna per il corpo di S. Apollinare,
-perchè quei di Chiassi, che fu una volta città, sostengono
-di possederlo, quei di Ravenna parimente pretendono
-di averlo, stando di fatto che un Arcivescovo di
-Ravenna trasportò il corpo di S. Appollinare da Chiassi
-a Ravenna, per timore che gli Agareni<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> lo involassero,
-come ho letto più volte nel pontificale di Ravenna,
-e reverentemente lo collocò nella chiesa di S. Martino,
-presso la chiesa di S. Salvatore, che una volta fu chiesa
-dei Greci; ma che da Ravenna sia poi stato di nuovo
-asportato non si trova scritto in nessun luogo). Il
-corpo dunque della Beata Maria Maddalena è veramente
-nel castello di S. Massimino, come quello di S. Marta
-sua sorella è a Tarascon. Il fratello poi di loro, Lazzaro,
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-fu Vescovo di Marsiglia. E la spelonca di S. Maria
-Maddalena, nella quale essa fece penitenza trent'anni,
-dista da Marsiglia quindici miglia, e vi ho dormito
-dentro una notte, immediatamente dopo la sua festa;
-ed è al fianco di un monte altissimo, roccioso, e tanto
-vasta è quella spelonca, che a mio avviso, se ricordo
-bene, possono starvi dentro mille persone. Vi sono tre
-altari, ed un zampillo d'acqua come quello della fontana
-di Siloe, e una bellissima strada vi conduce; e
-fuori e vicino all'ingresso della spelonca vi è una
-chiesa, alla quale è addetto un sacerdote. Al di sopra
-di quello speco l'altezza del monte è ancora tanta,
-quanta è quella del Battistero di Parma; e lo speco è
-tanto elevato sulla pianura di quel territorio che tre
-volte la torre degli Asinelli di Bologna, a mio avviso
-e se ricordo bene, non potrebbe arrivarvi, sicchè gli alberi
-di alto fusto che sono al piano, guardati da quel punto
-sembrano ortiche, o salvia del Caspio. E siccome quella
-regione, o contrada, è ancora al tutto disabitata e deserta,
-le donne e le nobili signore di Marsiglia, quando
-per divozione si recano colà, fanno condurre dietro sè
-asini carichi di pane, di vino, di torte, di pesci e di
-quali altre vivande desiderano. Sulla strada però, a
-cinque miglia dalla spelonca, vi è un monastero delle
-Albe, che hanno molte deferenze pei frati Minori, e di
-buon grado li veggono, li accolgono, servono loro con
-ogni attenzione il bisognevole, ed offrono un'agiata
-ospitalità. A riprova poi dell'invenzione del vero corpo
-della Maddalena concorre un miracolo che a que' giorni
-fece il Signore mercè di lei, a dimostrare che quello
-ne era il vero corpo. Ed eccolo. Camminando in quel
-tempo un giovane beccaio per una strada, incontrò un
-suo conoscente, che gli domandò d'onde venisse. Ed
-egli rispose: Torno dal castello di S. Massimino, ove di
-recente è stato scoperto il corpo della beata Maria Maddalena,
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-della quale ho baciato una tibia. A cui disse.
-No, non avrai baciato una tibia di lei, ma quella di
-un'asina, o di un asino, che i chierici a guadagno mostreranno
-ai semplici. Ed essendosi perciò acceso alterco
-acre tra loro, l'incredulo non divoto della Maddalena
-appioppò diversi colpi di spada al divoto, nè, la mercè
-di Maddalena, gli produsse ferita di sorta. Il divoto
-della Maddalena, a sua volta aggiustò un sol fendente
-al non devoto, e non bisognò il secondo, chè subito
-perdette la vita e ritrovò la morte. Dolentissimo poi il
-difensore della Maddalena d'aver ucciso un uomo (e
-l'aveva fatto a propria difesa, e malgrado, e fortuitamente)
-e temendo di essere preso dai parenti dell'ucciso,
-si ricoverò ad Arles, e poscia a S. Egidio, per
-essere quivi sicuro e lasciar sbollire gli sdegni. Ma il
-padre dell'ucciso spillando dieci lire ad un traditore,
-fece imprigionare l'uccisore del figlio, già condannato
-nel capo. Ma la notte precedente il giorno, in cui doveva
-essere impiccato, a lui che vegliava apparve in
-carcere la Maddalena, e gli disse: Non temere, o divoto
-mio, e difensore zelante della mia gloria, che non
-morirai. Io ti assisterò al momento opportuno in modo
-che tutti quelli che vedranno, ne rimarrano esterrefatti,
-e scioglieranno inni di grazie al Signore, che opera miracoli,
-e a me di lui serva. Ma quando sarai liberato,
-riconosci da me questo beneficio a te conferito, ed a vantaggio
-dell'anima tua, abbine gratitudini a Dio tuo
-liberatore. Ciò detto, la Maddalena sparve lasciandolo
-consolato. L'indomani fu appeso alla forca senza riportarne
-nè guasti al corpo, nè dolore all'anima. Ma poscia
-a poco, ecco d'improvviso, a vista di tutti gli spettatori
-calare dal cielo a rattissimo volo una colomba candida
-come la neve, e posare sul patibolo, sciogliere il capestro
-dal collo dell'impiccato devoto alla Maddalena, e deporlo
-in terra illeso. Ma gli ufficiali pubblici e i giustizieri,
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-per insistenza de' parenti dell'ucciso, volendolo di nuovo
-appendere, per opera de' beccai si evase, de' quali era
-ivi adunata gran caterva armata di spade e di bastoni.
-(Tanto s'adoperavano perchè era stato collega ed amico,
-ed anche perchè avevano ammirato il prodigio chiaro
-e stupendo). Avendo poi raccontato a tutti che aveva
-commesso quell'omicidio suo malgrado, e per ragione
-di difesa sua e dell'onore della Maddalena, e che essa
-gli aveva già promesso in carcere che al momento opportuno
-lo avrebbe liberato, ne ebbero consolazione e
-cantarono lodi a Dio e alla beata Maria Maddalena
-liberatrice del devoto di lei. Il Conte di Provenza,
-udito parlare di questi fatti, volle vedere quell'uomo,
-e udirseli raccontare dalla bocca di lui, e tenerlo in
-Corte finchè campasse; ma egli rispose che se vi fosse
-chi lo facesse anche padrone di tutto il mondo, non
-vorrebbe finir la sua vita altrove che in servizio della
-Maddalena, nel castello di S. Massimino, ove il corpo
-di lei era stato di recente scoperto, cioè nel 1283. E
-così fece. E nello stesso anno, nel mese di Giugno,
-dovevano battersi a duello Re Carlo, e Pietro Re d'Aragona.
-Titoli di Re Carlo, che fu Re di Gerusalemme
-e Sicilia, Duca di Puglia, Principe di Capua, Senatore
-dell'Alma Città, Principe dell'Acaia, d'Anjou<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>, di
-Provenza, Conte di Forcalquier<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> e di Tonnerre<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>.
-Avendo Pietro Re d'Aragona inviato con sue lettere
-credenziali il Prefetto di Marsiglia a Re Carlo, allo scopo
-di trattare e concludere un matrimonio tra un figlio
-di detto Pietro e una figlia d'un figlio del predetto
-Re Carlo; pochi giorni dopo quelle trattative di matrimonio,
-del quale lo stesso Pietro si diceva desiderosissimo,
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-secondo che ne assicurava quel prefetto, e secondo
-che egli stesso esprimeva nelle sue lettere credenziali,
-e dopo molte altre amichevoli dimostrazioni da parte di
-Pietro stesso fatte allo stesso Re Carlo per mezzo del
-preaccennato Prefetto, Pietro Re d'Aragona spogliò Re
-Carlo del Regno di Sicilia con una frode, che si copriva
-sotto le apparenze di trattative di pace e parentela tra
-loro. E avendo Pietro Re d'Aragona già allestito navi
-e quanto occorre a guerra per navigare alla volta della
-Sicilia, il Re di Francia mandò a lui una straordinaria
-ambasciata e messi speciali, a significargli che non
-andasse punto contro suo figlio Re Carlo, nè ponesse
-piede sul regno di lui, perchè se mai facesse ingiuria
-a Re Carlo, o all'erede di Re Carlo, la reputerebbe
-fatta alla propria persona. E Pietro con cortesia e benignità
-rispose agli ambasciatori che egli non aveva per
-nulla intenzione di fare ingiuria a Re Carlo, nè all'erede
-di Re Carlo; ma desiderava di andar oltremare
-contro gli infedeli Saraceni, e che tutto quel di territorio
-potesse conquistare, lo assegnerebbe a quel proprio
-figlio che prendesse moglie la figlia del figlio di Re
-Carlo. Ricercò per di più al Sommo Pontefice la decima
-delle terre dello Stato della Chiesa in aiuto di quell'impresa,
-che voleva compiere oltremare contro i Saraceni,
-ad esaltazione e gloria della fede cristiana; e pregollo
-altresì di voler prendere sotto la propria custodia e
-tutela il suo regno di Aragona. Quando poi Re Carlo
-ebbe notizie che Pietro con quel tessuto di menzogna
-era riuscito a por piede in Sicilia, per mezzo di messi
-speciali e per lettere gli impose di ritirarsi dal suo
-regno, e per nessun pretesto lo occupasse. Ma Pietro,
-fidente nelle proprie forze e nelle popolazioni della Sicilia,
-rispose che non sgombrerebbe mai dal Regno di
-Sicilia, finchè potesse tenerlo in suo dominio. Udita tale
-risposta, Re Carlo, che allora era in Puglia, adunò un
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-esercito innumerevole di fanti e di cavalli, e per mare
-con immenso naviglio mosse contro di lui. Ma i Cavalieri
-più saggi, che accompagnavano l'uno e l'altro Re,
-ad evitare che tanta moltitudine d'uomini fosse condotta
-a strage, proposero che tra Re Pietro e Re Carlo si
-facesse un duello. E furono eletti sei probi e prudenti
-Cavalieri dall'una e dall'altra parte, che dovevano ordinare
-e disporre in che luogo, in che modo, con quali
-formalità, in che tempo e come s'avesse a fare il duello.
-I quali tutti concordemente deliberarono e statuirono
-per lo meglio che si dovesse fare a Bordeaux, città
-della Guascogna, sotto la Podestà e il dominio del Re
-d'Inghilterra, e definitivamente fissarono che l'uno e
-l'altro, Re Carlo e Re Pietro d'Aragona eleggessero
-que' cento de' loro migliori Cavalieri che volessero, e
-con loro i Re medesimi in persona si dovessero trovare
-al 1.º di Giugno 1283 indizione 11ª nel luogo prestabilito;
-e che nel medesimo luogo e città si dovesse preparare
-un campo tutt'intorno chiuso, sicchè nessuno potesse
-entrare, tranne i detti Re e loro Cavalieri. Le quali
-cose tutte Re Carlo e Re Pietro giurarono sul santo
-Vangelo di Dio di osservare appuntino e che al dì prefisso,
-nel preindicato luogo anderebbero coi duecento cavalieri,
-salvo impedimento di salute, e che tra loro personalmente
-si batterebbero. Così pure sul Vangelo di Dio
-giurarono che chi non si trovasse al convegno nel giorno
-e nel luogo prestabilito, si dovesse per tutta la di lui
-vita chiamare non Re, ma mentitore, traditore, e mancatore
-della fede data, e che del resto non potesse avere
-nè conseguire onore alcuno al mondo; e se da persona ne
-fosse interrogato, non lo dovesse negare, ma dappertutto
-e a tutti e singoli l'avesse da confessare. Il serenissimo
-Re Carlo, illustre protettore e scudo della sacrosanta madre
-Chiesa romana e della fede cristiana, secondo le convenzioni
-e i patti preaccennati, al tempo prefisso, presente
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-Giovanni di Grillo Cavaliere siniscalco dell'illustre Re
-d'Inghilterra, e presenti moltissimi altri Giudici e Ufficiali
-del detto Re d'Inghilterra, di lui Luogotenenti
-in Guascogna, e specialmente nella città di Bordeaux, si
-presentò in questa città al giorno prefisso, con i suoi cento
-Cavalieri per battersi personalmente in duello, e aspettò Re
-Pietro da mattina a sera. Ma Re Pietro, quantunque da
-più persone degne di fede fosse stato veduto sano di
-corpo il giorno precedente, e tanto vicino alla città
-di Bordeaux, che, se avesse voluto, avrebbe potuto trovarvisi,
-tuttavia non vi andò, non comparve; nè esso, nè
-altri per lui ne fece scuse di nessuna sorta. Dovendo
-dunque il detto Pietro d'Aragona, giusta le ragioni e
-le convenzioni sopra allegate, essere spogliato e privato
-d'ogni onore reale, e passar sempre la vita sua nell'ignominia,
-il Legato, per mandato del Sommo Pontefice,
-conferì il Regno d'Aragona all'illustre Re di Francia
-pel figlio di lui. Il Re di Francia lo accettò, e inviò
-sua gente ad occuparlo dalla parte della Navarra, e ordinò
-di fare subito una leva generale nella Catalogna. Il Re
-Carlo va in Francia, e deve trovarsi ad un abboccamento
-col Re d'Allemagna. Il Re di Francia e il Re d'Inghilterra
-inviano loro gente in aiuto del Re di Castiglia contro i di
-lui figli ribelli; in aiuto del quale andò Boise Re de' Mori
-con 10000 soldati, e ricuperò già molte terre; e si è fatto
-accordo che i nepoti del Re di Francia abbiano da avere
-il regno dopo la morte dello stesso Re di Castiglia. Il Re di
-Portogallo e dell'Algarvia scrisse al Re di Francia e al
-Re d'Inghilterra, e inviò a loro messi speciali per significare
-che era dolente della fatuità di Pietro suo cognato,
-e che era pronto a fare ciò che volessero. Il Re d'Inghilterra
-negò al figlio del detto Pietro la sua figlia che gli aveva
-promessa moglie; e il Re di Maiorica mandò una solenne
-ambasciata e lettere per avvisare che non voleva immischiarsi
-negli affari di suo fratello. E si crede per fermo
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-che si firmassero patti secreti tra lui e il Re di Francia
-a Moissac<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>, ai 27 di Giugno, indizione 11.ª. E nota che
-quando i due detti Re giurarono di fare quel duello,
-Papa Martino IV s'interpose per consiglio e assenso
-de' suoi Cardinali, e proibì che si facesse; ma la sua
-opposizione non approdò a distorne l'ostinato animo di
-Carlo, se pure Pietro d'Aragona si fosse prestato a farlo.
-Tuttavia non mancano coloro che scusano Pietro Re d'Aragona
-d'essersi sottratto al convenuto duello, e sostengono
-che non presentossi, perchè il Re di Francia stava pronto
-con un esercito vicino al luogo del combattimento per
-soccorrere al bisogno suo zio Re Carlo. E vi fu chi disse
-che Re Pietro sotto mentite spoglie di mercante andò
-fino presso al luogo fissato pel combattimento per non
-infrangere il giuramento, e ne fece rogare atto pubblico:
-e che poi se ne sottrasse per timore che il Re di Francia
-accorresse in aiuto di Carlo. Nell'anno sussegnato s'incendiò
-il convento dei frati Predicatori in Verona, e ne
-furono danneggiati assai, essendone bruciati i libri, e fusi
-i calici. Lo stesso infortunio toccò ai frati Minori presso
-Lione, dopo Natale, la sera di S. Stefano, quando colà
-risedeva Papa Innocenzo IV co' suoi Cardinali. In quell'ora
-frate Pietro di Belleville, un vecchietto, studiava
-la predica che doveva fare l'indomani; ed essendosi addormentato,
-s'accese il fuoco; e se, svegliatosi, avesse
-gridato, avrebbe avuto soccorso, ma invece s'affrettò alla
-cucina per una secchia d'acqua, volendo all'insaputa di
-tutti estinguerlo; ma quando tornò, il fuoco era tanto
-dilatato, che ne bruciò il dormitorio e tutti i libri. Ed
-in quell'anno io mi trovai là con frate Giovanni da
-Parma Ministro Generale, cui il Papa voleva mandare in
-Grecia. E nel detto millesimo 1283, abitando io nel convento
-di Seggio, il dì d'Ognissanti, dopo mattutino,
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-uscendo di chiesa entrai nel chiostro, ed ivi stetti all'aperto
-sul prato; e pioveva dall'alto una pioggia copiosa,
-e più alto ancora io vedeva contemporaneamente un cielo
-sereno, lucidissimo e trapunto di stelle. Questa cosa l'ho
-vista anche un'altra volta l'anno dopo, ma di giorno, e
-non potei vedere le stelle.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1284">a. 1284</h2>
-
-<p>
-L'anno 1284, indizione 12., il 27 di Febbraio, si udirono
-terribili tuoni, quali sogliono udirsi il giorno di S.
-Gervaso e Protaso, e Giovanni e Paolo piovve e grandinò.
-L'anno stesso i Parmigiani costruirono un bel ponte
-di pietra sul torrente Parma, dove era ab antico un ponte
-di legname, che si diceva di donna Egidia<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>. E fu
-donna Egidia da Palù, che aveva anticamente fatto costruire
-quel ponte di legno, quando il Comune di Parma
-assegnò a Bonacorso da Palù una porta della città, da
-difendere, ed era allora vassallo del Comune di Parma,
-perchè occupava quella porta, e dal Comune avevala
-avuta. Ma in seguito per le accese ire dei partiti, e
-per rottura tra la Chiesa e l'Impero, i Parmigiani in odio
-al partito imperiale ruinarono quella porta sino alle
-fondamenta. Parimente in quest'anno si cominciò in
-Parma un nuovo e bel campanile tra la Chiesa maggiore
-e la canonica<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>, dove prima era il vecchio. In detto anno
-vi fu anche abbondanza di frumento; di vino se n'ebbe
-poco a confronto dell'anno anteriore, ma buono; d'ogni
-sorta frutti ve ne fu gran copia... fu misericordia
-di Dio, giacchè gli anni precedenti, a cagione de' bruchi
-da frutti, le piante non ne portarono a maturità....
-Nello stesso millesimo molti fatti accaddero non veramente
-degni di storia, ma che però non debbono passare
-al tutto sotto silenzio. In assenza di Re Carlo, il figlio
-di lui, al quale aveva affidato il Regno di Puglia, andò
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-e commise battaglia navale coll'armata di Pietro d'Aragona,
-e la sua armata fu rotta, ed egli stesso prigioniero;
-nè vi era presente il Re d'Aragona, ma l'Ammiraglio di
-lui colle sue navi. Arrivato poi Re Carlo a Napoli, pochi
-giorni dopo la cattura del figlio, convocata un'adunanza,
-proclamò suo figlio uno stolto, pazzo, insensato,
-e che aveva operato senza senno, commettendo battaglia
-senza il suo consiglio, e perciò non voleva prendersi pensiero
-di lui, come non fosse mai nato. E lo diseredò, gli
-tolse il Principato e lo assegnò al figlio del figlio prigioniero.
-E a dimostrare allegrezza, e far scomparire ogni
-segno di lutto, ed esaltare la promozione del nipote, fece
-in città co' suoi cavalieri un torneo; e così si finse sereno
-e senza rabbia. Tuttavia in processo di tempo si trovò
-in brutte acque, a tale che, quanto a denari, ne cercò
-a' suoi amici per le città Lombarde; ed anche i Parmigiani
-per amichevole soccorso gli diedero due migliaia
-di fiorini d'oro, cioè mille lire imperiali. E credo che
-anche altre città gli stendessero la mano soccorrevole. Questi
-due Re, cioè Carlo e Pietro d'Aragona, gravi e reciproche
-insidie si tramavano a cagione del possesso del Regno
-di Sicilia; ma la loro fine sta ancora sepolta nell'avvenire.
-Ora, che scriviamo queste cose volge l'anno 1284,
-settembre, giorno dell'esaltazione della santa Croce; e
-chi ama il Re d'Aragona dice di lui ogni bene; e chi
-ama Re Carlo dice ogni bene di Re Carlo. In questo
-stesso anno, la città di Modena si divise in due fazioni; e
-cagione di tale scissura furono alcuni omicidii commessi
-maliziosamente, turpemente e vergognosamente senza che
-i loro autori ne toccassero la dovuta pena, cioè senza
-applicazione della legge. E quelli da Rosa, ossia di
-Sassuolo andarono fuori di città con quelli di Savignano
-e co' Grassoni e loro aderenti, tanto popolani che
-militari; ed occuparono Sassuolo, Savignano<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>,
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-Monbaranzone<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>, e in breve, occuparono tutta la zona di
-territorio al di sopra della strada Emilia. Fortificarono
-Sassuolo, inchiudendo nella cerchia dei fortilizii tutte
-le case del paese, e cavarono fosse d'ogni intorno; e
-scorrazzavano per la diocesi di Modena, devastando, incendiando
-e rapinando, perchè quelli della città non li
-volevano lasciar rientrare. E mandaron dicendo ai Parmigiani
-che accettassero le chiavi de' loro castelli e
-delle fortezze che avevano, e fossero loro Signori. Quelli
-poi che erano in città licenziarono il loro Podestà, Pallastrelli
-di Piacenza, pagandogliene il salario, e crearono
-Podestà un Pistoiese, e posero a ruina le case e i palazzi
-dei fuorusciti. E quando i Parmigiani mandarono i loro
-ambasciatori a Modena per rappacificare tra loro i due
-partiti, mentre gli ambasciatori andavano per la città
-pregando di fare quanto era necessario per la pacificazione,
-i Modenesi stavano per le vie sull'armi alle
-porte delle case loro, e digrignavano i denti contro gli
-ambasciatori Parmigiani, e andavano ripetendo: Che si
-fa? Gettiamoci sopra di loro, dilaceriamoli, perchè son
-essi che ruinano la città nostra. E così calunniavano
-chi non aveva colpa; stantechè per contrario i Parmigiani
-molte volte hanno sguainate le spade a favore di
-Modena contro i Bolognesi. Gli ambasciatori inviati dai
-Parmigiani a Modena erano: Il Capitano del popolo Egidio
-Milleduci, che è maestro di leggi, ed altri non pochi,
-che riferirono al ritorno queste scene ai Parmigiani
-nel palazzo, in pieno Consiglio generale. Ed i Parmigiani
-ridevano all'udir queste cose, nè vi fu persona
-che proferisse sinistre parole contro i Modenesi. Poichè
-sapevano tutti di non aver inferto alcun danno a Modena,
-e sapevano anche che la causa della ruina di
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-Modena era il tizzone della discordia ardente tra i
-Boschetti e quelli di Savignano. E i maggiorenti che
-erano in Modena, e che furono e ne sono i capitani,
-erano i Rangoni, i Boschetti e i Guidi. E al principio
-di questo dissidio i Modenesi di dentro la città fecero
-grande allestimento d'armi e di tutte le cose che a guerra
-sono necessarie; e approntarono carri carichi di vettovaglie,
-di baliste e d'armi, e condussero numerose squadre
-contro i Modenesi fuorusciti, sperando di avvilupparli;
-e con questo apparato corsero sopra Sassuolo, e cominciò
-un combattimento con quelli di Sassuolo. (Sassuolo è un
-castello a dieci miglia da Modena sulla Secchia). Ma i
-Modenesi fuorusciti si trovavano a Savignano. Tostochè
-Manfredino di Sassuolo seppe che i suoi erano alle prese
-coi nemici, e che virilmente si battevano aspettando soccorso,
-coll'eccitamento nell'animo disse a quelli di sua
-parte: Se vi è chi sia mio amico, si unisca a me, ed
-ora ne faccia prova, e combattiamo oggi per noi e pei
-nostri amici. Lo seguirono allora tutti quelli che erano
-atti a portare le armi, giovani e vecchi, eccetto quelli
-che erano necessari a tenere guardia a Savignano; ed
-irruppero poderosamente contro i Modenesi di dentro la
-città, e li sconfissero, molti ne passarono a fil di spada,
-e molti ne fecero prigionieri, e fecero bottino di tutte
-le vettovaglie e del materiale da guerra. È vero però che
-i vinti, quand'ebbero veduto la fierezza dell'assalto e
-l'audacia de' loro nemici concittadini, si diedero a fuggire
-gettando via le armi e i vestiari e quanto portarono,
-pensando solo a salvarsi. Sapute i Parmigiani queste
-cose, mandarono con grande apparato ai Reggiani otto
-ambasciatori, persone che tutte erano state più volte
-insignite dell'ufficio di Podestà di città cospicue, a pregarli
-di non far pazzie, come i Modenesi, e non rovinare
-la patria; e si fermarono a Reggio non pochi giorni, ed
-io li ho veduti, ed ho loro fatto visita, perchè in quel
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-tempo io era addetto al convento di Reggio. (Gli ambasciatori
-Parmigiani erano: Matteo da Correggio, Bonacorso
-di Montecchio, Rolando Putagio, Rolando degli
-Adegherii, Ugolino Rossi, Egidiolo di Marano, e due popolani,
-i cui nomi non ricordo). Ai quali i Reggiani
-risposero che avessero pur eglino cura e sollecitudine
-di custodire la loro Parma, ch'essi s'adoprerebbero a
-custodire la città propria, a ciò non cadesse a ruina. E
-i Reggiani diedero risposta di questo tenore, perchè tanto
-in Parma che in Reggio regnava una certa ambizione e
-gelosia, quasi volessero dire: <i>O medico, cura te stesso</i>.
-In Reggio, oltre il partito imperiale, già da lungo tempo
-espulso, vagante ed errante in esilio, s'erano formati
-due partiti tra quelli che tenevano per la Chiesa, dei
-quali uno si diceva il superiore, e l'altro l'inferiore.
-Del partito superiore della città di Reggio erano principali
-personaggi e Capitani: Azzone Manfredi, Antonio
-Roberti, Tomasino suo figlio, e Matteo Fogliani co' suoi
-seguaci. Del partito inferiore erano capi: Rolandino di
-Canossa, Francesco Fogliani, il suo fratello Prevosto di
-Carpineti co' suoi aderenti, Guido da Albareto, Ezzelino
-suo figlio, ed un altro Rolando, Abbate di Canossa, Scarabello,
-Manfredino di Guercio, Ugo di Corrado, Corradino
-suo figlio, Giacomino de' Panzeri, Tomasino suo
-figlio, Bartolomeo dei Panzeri, Zaccaria suo figlio, Guglielmo
-de' Lupicini Abbate di S. Prospero (che fece
-pace coi Bajardi e si rimase nel suo monastero) e Garsendonio
-de Lupicini (costui poi disertò, abbandonando
-il partito, e fece adesione a Matteo Fogliani, e s'imparentò
-con lui, accettando una figlia per moglie al proprio
-figliuolo Ugolino), finalmente Guido de' Lupicini, e
-più altri. In Parma poi vi era questa divisione: Obizzo
-Sanvitali Vescovo di Parma coi di lui seguaci era capo
-dell'una parte; dell'altra parte era Ugo Sossi germano
-consanguineo di lui, essendo figli di due sorelle, ed ambidue
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-nipoti di Papa Innocenzo IV. Per Ugo Rossi tenevano
-quelli da Correggio e molti altri notabili Parmigiani.
-Queste sono pompe ed ambizioni da lasciarsi in
-disparte e degne dello sprezzo degli uomini sennati, perchè
-l'Apostolo dice... Frattanto accortisi i Reggiani
-d'aver data risposta di poco garbo agli ambasciatori
-Parmigiani, pentiti, e costretti da necessità, elessero
-alcuni proprii ambasciatori, li inviarono ai Parmigiani
-e dai Parmigiani ottennero tutto quello che vollero, e li
-fecero giurare sull'anima propria di non venir meno a
-quello che domandavano, cioè se l'un partito di Reggio
-malignamente espellesse l'altro, i Parmigiani aiuterebbero
-sempre chi fosse stato iniquamente espulso, e molte
-altre cose si pattuirono utili a mantenere in città la
-concordia. Gli ambasciatori mandati dai Reggiani ai
-Parmigiani erano: Rolandino di Canossa, Guido da Tripoli,
-ed un Giudice, Pietro di Albinea, che fu l'oratore
-dell'ambasciata. Questi avendo, nel loro albergo in
-borgo di S. Cristina, udito parlare di Asdente, profeta de'
-Parmigiani, lo mandarono a chiamare per consultarlo
-intorno alle sorti della loro città; e gli imposero sulla
-sua coscienza di non tacer nulla di quello che Dio stava
-loro preparando per l'avvenire. Ed egli rispose che se si
-conservassero in pace sino a Natale, sfuggirebbero all'ira
-di Dio; diversamente berrebbero tutto il calice dell'ira
-divina, come l'avevano ingollato i Modenesi. Essi risposero
-che si sarebbero mantenuti in pace; che anzi,
-per raffermare la pace e l'amicizia, si disponevano a
-stringere tra loro vincoli di parentela per mezzo di matrimonii.
-Ai quali egli di ripiglio soggiunse che queste
-cose si facevano da loro con mala fede, e che sotto il velo
-della pace si nascondeva il veleno. Se ne ritornarono
-pertanto gli ambasciatori, e non si parlò più in seguito
-di matrimonii; studiarono vieppiù a fabbricare materiale
-da guerra, che a mantenere una scambievole amicizia;
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-e si verificò di loro quello che Michele Scoto disse in
-que' suoi versi, ne' quali vaticinava il futuro:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Et Regii partes insimul mala verba tenebunt.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> In Reggio ogni fazion rotta ha la fede,</p>
-<p class="i02"> Le lingue arrota, si dilania e fiede.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-In questi giorni si strinsero con vincoli di amore e di
-amicizia in una forte alleanza le città di Piacenza, Parma,
-Cremona, Reggio, Modena, Bologna, Ferrara e Brescia,
-che tutte parteggiavano per la Chiesa. I partigiani
-dell'Impero già da lungo tempo esulavano dalle loro
-città, e andavan vagando pel mondo senza speranza di
-rimpatriare, per quanto dipendeva dal partito della Chiesa;
-Mantova poi era della fazione contraria per impulso di
-Pinamonte, che la signoreggiava. Le suddette città adunque
-conoscendo tutti i danni, che avevano incolto i Modenesi,
-elessero dal proprio seno un certo numero di
-cospicui ambasciatori, e li mandarono a Reggio, perchè
-ivi convocassero una grande assemblea allo scopo di
-ripristinare in Modena la pace, se ve ne fosse modo. Ma non
-lo poterono, quantunque vi si adoprassero attorno molti
-giorni, e vi fossero convenuti i rappresentanti delle due
-parti di Modena, cioè quei di dentro, e quei di fuori.
-Finalmente gli ambasciatori con chiusero, deliberarono
-e decretarono che non si recherebbe a nessuna delle
-due parti nè consiglio, nè soccorso, nè aiuto, nè
-favore, sia perchè non vollero per loro bene e per
-la pace consentire alle proposte fatte, sia perchè non
-si poteva far danno a nessuna delle due parti dei
-Modenesi senza offendere il partito degli alleati, sendochè
-tutti stavano per la Chiesa, ed anche per non alimentare
-in quei di Reggio e d'altre città la speranza
-di ricevere aiuti, se talora in eguale maniera folleggiassero.
-Allora i Modenesi vedendosi abbandonati a se
-stessi da tutti quegli amici loro, in cui confidavano,
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-mandarono a Firenze e alle altre città della Toscana per
-indurle a raccorre soldati, e a formare e mandare un
-esercito potente a farla finita, e che l'una parte l'altra
-esterminasse e disperdesse. Così stanno le cose oggi,
-ottava della Natività della beata Vergine. Come finirà,
-sallo Iddio; se camperemo, vedremo. Allora i Reggiani
-licenziarono il loro Podestà Tobia Rangoni di Modena,
-che andasse pe' fatti suoi, e se ne tornasse a Modena
-sua città, datogli prima quel salario che ad onore e decoro
-gli era dovuto. E per tre motivi ebbero a licenziarlo:
-Perchè era nuovo nel ministero dell'amministrare
-(non aveva mai avuto altra Podesteria che questa) e
-contro alcuni procedeva con acrimonia e ingiustizia; e per
-lievissimo fallo multava, o cacciava in carcere; la qual
-cosa spiacque ai Reggiani.... Perchè era balbuziente, tanto
-che provocava a riso chi l'ascoltava, e quando in consiglio
-voleva dire: Avete udito (<i>propositam</i>) la proposta?
-Diceva: <i>audivistis propoltam?</i> E lo deridevano come
-scilinguato; ma invece era balbuziente. Però meritano
-più di essere derisi quelli, che eleggono alle magistrature
-uomini di quella fatta, i quali non hanno valore di
-sorta: il che è segno che i simili godono che vi siano
-dei loro simili, lasciandosi guidare dall'interesse privato
-più che dal bene pubblico.... Finalmente perchè poneva
-in opera ogni mezzo per provocare discordie in Reggio
-e trascinare i Reggiani a parteggiare per la sua fazione,
-cioè quella dei Modenesi, che erano dentro Modena.
-Le quali cose considerando, i Reggiani lo deposero dall'ufficio,
-lasciandogli facoltà di tornare tra' suoi, ed elessero
-Podestà quello che era lor Capitano, aumentadogli
-il salario, per avere in avvenire un uomo che fosse saggio
-ed intraprendente, dal cui diritto operare e dalla cui
-fedeltà si crede salvata la città di Reggio.... Egli era
-oriondo di Città di Castello. In questi giorni Obizzo
-Vescovo di Parma convitò in casa sua il profeta de' Parmigiani,
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-che si chiamava Asdente, e lo interrogò minutamente
-intorno a cose che stavano ancora nascoste nel
-fitto velo del futuro. Il quale rispose, a udita di molte
-persone, che fra breve i Reggiani e i Parmigiani soffrirebbero
-molte tribolazioni; e parimente vaticinò intorno
-alla morte di Martino 4.º Sommo Pontefice, delle quali
-cose determinò e specificò i tempi, ch'io non voglio riportare;
-e che a Martino dovevano succedere tre Papi
-tra loro divisi e nemici, de' quali uno sarebbe stato legittimo,
-gli altri eletti illegittimamente; predisse anche
-la ruina di Modena prima che avvenisse. E questo profeta
-altro non è che un uomo che ha l'intelletto illuminato
-ad intendere i detti di Merlino, della Sibilla, dell'Abbate
-Gioachimo e di tutti quelli che lessero nel futuro;
-ed è uomo cortese, umile, famigliare, senza sussiego,
-senza superbia, nè annunzia mai cosa con affermazione
-assoluta; ma dice sempre: Così pare a me; così intendo
-io il tal libro. E quando taluno leggendo in sua presenza,
-salta qualche tratto, subito se ne accorge, e dice: Tu
-mi fai inganno, tu hai ommesso qualche cosa. E molti
-da diverse parti del mondo vanno ad interrogarlo. Egli
-aveva predetto ben tre mesi prima dell'evento il disastro
-de' Pisani; e un certo Pisano venne da Pisa a Parma
-per un suo scopo ad interrogarlo, dopo due battaglie
-già combattute coi Genovesi. Perocchè i Pisani e i Genovesi
-tre volte si sono battuti in battaglia navale; la
-prima nel 1283, e due volte nel 1284, e ne' primi due
-combattimenti, tra morti e prigionieri si calcolano messi
-fuori di linea 6000, tra' quali il Conte Facio fu condotto
-prigione a Genova, e molti altri notabili. E, mentre tra
-loro in mare ferveva ancora la battaglia, un tal Genovese
-montò su una nave Pisana e si caricò di lastre d'argento;
-ma avendo l'armatura di ferro, ed essendo carico di lastre
-e volendo di nuovo risalire sulla sua nave non potè raggiungerla
-e cadde e colò a fondo, come una pietra, col
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-ferro e coll'argento, e fors'anche colle sue scelleratezze.
-Tutti questi particolari li ho uditi dal lettore di Ravenna
-che era un Genovese, e veniva allora allora di Genova.
-E nota miracolo, e pensa: I Pisani sono stati sbaragliati
-e fatti prigionieri dai Genovesi nel tempo, nel luogo, nel
-mese, nel giorno, in cui essi avevano catturato i Prelati
-a' tempi di Papa Gregorio IX di buona memoria; e giudica
-se è vero ciò che il signore disse in Zaccaria 2.º: <i>Chi
-tocca voi, tocca la pupilla dell'occhio mio.</i> Nota che i
-Parmigiani, uno de' quali mi son io, dicono che la vendetta
-sino a trent'anni è ancora in tempo. E dicono vero.
-Ve ne ha un esempio lampante in S. Brizio, a cui dopo
-trent'anni di episcopato toccò la pena vindice delle moltiplici
-afflizioni inferte a S. Martino, per cui ne soffrì
-moltiplici tormenti. Leggi la vita di S. Brizio, e vedrai
-se non è come ti dico. Così l'anno 1284 ripensando i
-Pisani al danno inferto loro dai Genovesi, e volendosene
-vendicare, costruirono sull'Arno molte navi e galee e
-attrezzi di marina; e, allestita la squadra, deliberarono
-e pubblicarono ordinanza che dei Pisani dai venti a' sessant'anni
-nessuno vi fosse esente dal servire in guerra.
-E corsero tutta la marina Genovese distruggendo, incendiando,
-uccidendo, catturando, e rapinando: e devastarono
-tutto quel tratto di litorale che da Genova si stende sino alla
-Provenza, passando davanti a tutte le città marittime, cioè
-Noli, Albenga, Savona, e Ventimiglia in cerca de' Genovesi
-per dar loro battaglia. I Genovesi anch'essi avevan fatta
-ordinanza che nessuno dei loro dai diciotto ai settant'anni
-rimanesse a casa, ma dovesse co' suoi concittadini impugnare
-la spada; e così correvano il mare dando la caccia ai
-Pisani. Finalmente s'incontrarono fra il Capo Corso e la
-Gorgona<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>, legarono insieme colle catene le galee,
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-come è loro costume nelle battaglie navali, ed ivi si batterono
-con tanta strage d'ambe le parti, che pareva
-averne compassione anche il cielo e conturbarsene. Molti
-dell'una parte e dell'altra eran morti e molte navi
-colate a fondo. E già i Pisani avevano avuto il sopravvento,
-quando giunse ai Genovesi un rinforzo di galee, e di
-nuovo si lanciarono sui Pisani già stanchi; ma pur tuttavia
-gli uni e gli altri continuarono la zuffa con accanimento.
-Finalmente i Pisani, riconoscendosi vinti, si arresero
-ai Genovesi, i quali uccisero i feriti, e mandarono
-gli altri alle prigioni. Ma anche chi vinse non potè
-menarne gran vanto, poichè la battaglia fu deplorevolmente
-sanguinosa pei vinti e pei vincitori. E furono
-tante le lagrime ed i sospiri in Genova e in Pisa, che
-mai non ne furono altrettanti in quelle città dalla loro
-fondazione sino a noi. E chi senza piangere e senza contristarsi
-può narrare il furore, con cui quelle due nobilissime
-città, d'onde veniva agli Italiani ogni sorta di
-ben di Dio, si laceravano per sola vanità, e ambizione, e
-vana gloria di supremazia, come, se il mare non fosse
-ampio abbastanza ai naviganti? Quindi invalse l'usanza
-di dire:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Iniuriam latam sibi nunquam vindicat apte,</p>
-<p class="i02"> Qui ruit in peius, quo dedecoratur aperte.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Male al danno appien provvede</p>
-<p class="i04"> Chi da folle se lo incoglie;</p>
-<p class="i04"> Ma se al peggio volge il piede</p>
-<p class="i04"> Danno ed onta ne raccoglie.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Questa battaglia fu combattuta ai 13 d'Agosto, Domenica,
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-festa dei SS. Ippolito e Cassiano<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. Io non ho
-voluto segnare quì il numero dei morti e dei prigionieri
-dell'una e dell'altra parte, perchè si racconta in diverse
-maniere. Però l'Arcivescovo di Pisa ne fissava un numero
-preciso in una lettera all'Arcivescovo di Bologna,
-numero ch'io non voglio notare, perchè aspetto da Pisa
-alcuni frati Minori, che me ne daranno la cifra accertata.
-E nota che questa battaglia tra Pisani e Genovesi
-fu pronosticata e segnalata molto prima che si combattesse,
-giacchè nella villa di S. Ruffino<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> della diocesi
-di Parma, alcune donne, che di notte purgavano il lino,
-videro due grandi astri in cielo, che andavano l'uno
-contro l'altro all'assalto, e più volte si ritirarono, e più
-volte di nuovo ritornarono al cozzo. Nell'anno sussegnato,
-dopo la battaglia tra Pisani e Genovesi, molte donne
-Pisane, belle, nobili, ricche e di potenti famiglie, unite
-ora a trenta, ora a quaranta insieme, da Pisa a piedi
-si recavano a Genova per cercare e fare visita ai prigionieri
-di loro famiglie; tra quali chi vi aveva il marito,
-chi il figlio, il fratello, il consanguineo, cui <i>Iddio
-non aveva balzati nel seno della misericordia di coloro
-che li avevano fatti prigionieri</i> (Salmo 105.º). E quando
-quelle donne domandavano ai custodi delle carceri di
-vedere i proprii parenti, si sentivano rispondere: Ieri ne
-sono morti trenta, oggi quaranta, e li abbiamo gettati
-in mare, e di questo ne tocca ogni giorno ai Pisani. E
-quelle donne udendosi dire tali cose de' loro cari, e non
-potendoli rivedere, angustiate dalle strette del cuore
-cadevano a terra, e per la piena dell'affanno e del
-dolore appena potevano respirare; e poi, ripreso fiato,
-colle unghie si laceravano la faccia, si scarmigliavano i
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-capelli, e ad alte e gemebonde grida piangevano fino a
-che loro restavano lagrime da versare. Imperocchè i Pisani
-morivano in carcere d'inedia, di fame, di penuria,
-di miseria, di dolore e di tristezza, poichè: <i>Ebbero
-dominio su di loro quelli che li odiavano, i loro nemici
-eran quelli che li tormentavano, ed erano caduti sotto le
-loro mani.</i> (Salmo 105º). Nè i Pisani erano giudicati degni
-de' sepolcri de' padri loro, e perciò li privavano di sepoltura....
-E quando le dette donne Pisane arrivavano
-di ritorno a casa, trovavano morti altri, che alla partenza
-avevano lasciati sani. Iddio in quell'anno percosse la
-città di Pisa con una pestilenza, che trasse assai di
-cittadini al sepolcro... nè vi era casa, in cui non
-si trovasse un morto.... Toccò Iddio i Pisani
-colla spada del suo furore perchè da lungo tempo erano
-diventati ribelli alla Chiesa, e perchè avevano catturato
-in mare i prelati che andavano al concilio convocato da
-Papa Gregorio IX di buona memoria.... Quattr'anni
-io ho abitato nel convento di Pisa dell'Ordine de' frati
-Minori, ben quarant'anni fa, e perciò mi contristano le
-sventure de' Pisani, e ne ho compassione: e Dio me lo
-vede nel cuore. E, quando io abitava colà, fu per tre
-anni loro Podestà Bonacorso da Palù, cui i Pisani
-fecero loro Ammiraglio, e lo misero alla testa di quella
-loro armata, che condussero sulle loro galee sino alle
-bocche del porto di Genova. (Ed i Pisani oltre le galee
-vecchie che possedevano, ne costruirono cento di nuove
-per trasportare quell'esercito, e l'Imperatore in servizio
-e aiuto dei Pisani, ne mandò di sue cinquanta in completo
-assetto di guerra, le quali, trovandomi io sul porto di
-Pisa, ho vedute io arrivare dal Regno.) Ed i Pisani, giunti
-colla loro armata vicino al porto di Genova lanciarono
-contro la città per millanteria, per fasto ed a sempiterna
-memoria, un nembo di saette che portavano l'acuta
-punta non di ferro, ma d'argento. Essi per tanto vedendo
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-che i Genovesi non uscivano a battaglia, risolcarono il
-mare devastando e incendiando tutto quanto si parava
-loro innanzi lungo il litorale de' Genovesi. E nota che
-come è naturale l'odio tra l'uomo e il serpente, il cane
-e il lupo, il cavallo e il grifone, così cova un lungo
-odio tra Pisani e Genovesi, Pisani e Lucchesi, Pisani e
-Fiorentini. Tra Pisani e Genovesi per cagione della
-supremazia sul mare, volendo per una certa ambizione,
-ciascuno parere da più dell'altro; e allora i monti si
-innalzano, ma le pianure non si abbassano.... Tra
-Lucchesi e Pisani cova odio, discordia e malevolenza,
-non solo perchè quelle due città sono di territorio confinanti,
-ma anche perchè i Pisani appresero dieci castelli
-del Vescovo di Lucca, e li tennero lungo tempo, per
-cui furono anche scomunicati, e persistettero lungo
-tempo nella loro pertinacia (quelle castella erano sui
-monti). Tra Fiorentini poi e Pisani cova odio, perchè
-quando i Fiorentini andavano a Pisa per comperare
-merci, i Pisani facevano loro pagare troppo grave dazio
-d'uscita alle porte. Avuta dunque notizia i Fiorentini
-e i Lucchesi, che erano legati tra loro d'interessi e di
-amicizia, del gran colpo inferto dai Genovesi ai Pisani,
-giudicarono quello un momento favorevole, e ordinarono
-un esercito contro i Pisani nell'anno preindicato, in
-Dicembre, poco prima di Natale, e con loro dovevano
-trovarsi quei di Prato e di Corneto per avviluppare i
-restanti Pisani, e se fosse possibile, ridurli a completa
-ruina, e farli sparire dalla faccia della terra. La qual
-cosa risaputasi dai Pisani, se ne impensierirono altamente,
-riconoscendo che su di loro si adempieva quel detto del
-Deuteronomio 28.º: <i>E voi resterete poca gente, là dove
-per addietro sarete stati come le stelle del cielo in
-moltitudine.</i> Onde i Pisani atterriti si volsero a pregare
-Iddio.... Avendo dunque sciolte al cielo le preghiere,
-s'avverò la scrittura che dice: <i>È necessario che intervenga
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-l'aiuto di Dio quando manca quello degli uomini.</i>
-E sorse loro in mente il buon consiglio di mandare
-le chiavi della loro Pisa a Papa Martino perchè li difendesse
-dai loro nemici; il quale di buon grado li accolse
-tra le sue braccia, e represse i nemici insorgenti....
-Isaia 60º: <i>Ed i figliuoli di quelli che ti affliggevano verranno
-a te inchinandosi; e tutti quelli che ti dispettavano
-si prostreranno alle piante de' tuoi piedi.</i> Ciò
-che ho udito, ho scritto; oggi le cose sono così; non si
-sa come anderà poi a finire; chi camperà vedrà l'esito
-degli eventi. Tutto il mondo è in perturbazione e volto
-al sinistro; siamo sulla fine del 1284. Nel millesimo
-suindicato corse voce che Federico 2º, già Imperatore,
-vivesse ancora in Allemagna; e che avesse sèguito di
-una immensa moltitudine di Tedeschi, ai quali largamente
-faceva le spese. E acquistò tanta consistenza e
-diffusione questa voce che molte città Lombarde spedirono
-messi speciali a vedere e constatare, se effettivamente
-ancora vivesse, o se fosse una fiaba. Anche il Marchese
-d'Este ne mandò uno per conto proprio. Anche alcuni
-Gioachimiti prestarono qualche fede alla voce corsa e
-credettero non impossibile la sopravvivenza di Federico,
-perchè la Sibilla dice: «Essa chiuderà gli occhi di morte
-ascosa, cioè la gallina gallicana, e sorviverà e suonerà
-fama a dire in mezzo ai popoli, vive e non vive, essendo
-superstite uno dei polli, o uno de' polli dei polli.» Anche
-Merlino dice di lui: «Due volte quinquagennario
-sarà trattato blandamente.» Il qual passo i Gioachimiti
-lo interpretavano così: Due volte cinquanta fanno cento;
-quasi sostenendo che avesse cent'anni. Ma non ne fu nulla.
-Col tempo si provò che era un ciurmadore, un gabbamondo,
-che tali cose fingeva a guadagno; e così tanto egli che i
-suoi seguaci sfumarono. Parimente nello stesso anno suonò
-altra fama. Dissero testimoni veridici, cioè frati Minori
-e Predicatori che da poco erano arrivati d'oltremare, che
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-tra Tartari e Saraceni era per avvenire una gran novità.
-Dicevano dunque che il figlio del defunto Re dei Tartari
-era insorto a combattere lo zio regnante, che aveva fatta
-adesione ai Saraceni; e l'aveva ucciso, e con lui aveva
-fatta strage di una grande moltitudine di Saraceni. Inoltre
-mandò comando al Soldano di Babilonia di fuggire in
-Egitto; altrimenti se l'avrà tra le mani, lo ucciderà,
-quando arriverà ai paese di lui, ove si è proposto di
-andare sollecitamente; perocchè, come si dice, vuol essere
-in Gerusalemme il Sabato Santo; e se vedrà discendere
-fuoco dal cielo, come asseriscono i cristiani, minaccia di
-uccidere tutti gli Agareni che potrà incontrare. E già prima
-di cominciare la predetta guerra alleato coi Georgiani e
-cogli altri cristiani, a cui aveva fatta adesione, fece coniare
-moneta, sovra un lato della quale vedevasi il Sepolcro, e
-sull'altro stava scritto: In nome del Padre, del Figliuolo
-e dello Spirito Santo. Pose anche sulle armi e sugli stendardi
-la croce, e nel nome del Crocifisso menò duplice
-strage, cioè dei Saraceni e dei Tartari avversi a lui.
-Giunto ciò a conoscenza del Soldano di Babilonia e degli
-Agareni di lui sudditi, che si affrettavano a portare soccorso
-ai Tartari, si ritirarono, velocemente fuggendo, per
-non perire anch'essi coi cristiani nemici. E qui finisce
-l'istoria. In questo stesso millesimo, i Modenesi di dentro
-la città, presso Montale<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>, il giorno 19 Settembre, il
-Martedì prima delle Tempora, di nuovo si azzuffarono
-coi Modenesi fuorusciti, che abitavano a Sassuolo, e si
-battagliò aspramente dall'una e dall'altra parte con
-grande strage. Però i Modenesi, che abitavano in Sassuolo
-furono vittoriosi anche in questo combattimento,
-che accadde in Martedì, presso Montale, come li erano
-stati nel primo, che avvenne un lunedì, al principio delle
-ostilità; e in questi due scontri tra morti sul campo e
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-prigionieri ve ne furono ben cinquecento; e parte caddero
-di spada, altri furon tradotti ai ceppi in carcere,
-ed ivi trattenuti. In quel tempo i Modenesi di dentro
-la città ebbero un tale che si spacciava per astrologo
-ed indovino, a cui davano dieci denari grossi d'argento
-al giorno, e ogni notte tre grosse candele Genovesi di
-purgatissima cera, e, interrogando il futuro, prometteva
-ai Modenesi che, se una terza volta si cimentassero a
-combattimento, ne riporterebbero vittoria. A cui i Modenesi
-risposero: Noi non vogliamo misurarci coi nostri
-nemici nè in Lunedì, nè in Martedì, perchè in questi
-due giorni siamo stati vinti: designane un giorno diverso
-per combattere, e sappi che se questa volta non riporteremo
-la vittoria, che ne prometti, ti caveremo l'altro
-occhio che ti resta. (Giacchè era guercio, e un barattiere,
-un gabbamondo, come provò l'evento). Temendo egli
-dunque di non indovinare, se ne portò via tutto quello
-che s'era guadagnato, e all'insaputa di tutti...
-se la svignò per la sua strada. Allora quei di Sassuolo
-cominciarono a far loro le beffe, come a gente che: <i>Ha
-sacrificato ai demonii, e non a Dio; a Dii, i quali essi
-non avevano conosciuto, Dii nuovi, venuti di prossimo
-e a cui i loro padri non avevano prestato culto.</i> (Deuteronomio
-32º). E i Parmigiani, udendo quanti disastri
-avevano colpito i Modenesi, mandarono dodici ambasciatori,
-per desiderio di ricomporli a concordia. Ma fu opera
-vana. Non prestarono fede a loro e non vollero ascoltarli.... Ma
-tutto questo accadde perchè si avverasse
-la profezia di Merlino profeta Inglese. Perocchè
-Merlino compose versi, ne' quali presagiva con verità
-l'avvenire delle città Lombarde, Toscane, Romagnole e
-della Marca, versi ch'io credo degni d'essere qui riportati,
-e che cominciano così:
-</p>
-
-<p>
-Incominciano i versi di Merlino
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Venient in mundo&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — et duo erunt sine fine utundo.</p>
-<p class="i01">Gravia tum dura&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — multa sunt inde futura.</p>
-<p class="i01">In Lombardia&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — tunc errabit phylosophia.</p>
-<p class="i01">Superbia regnabit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — cum ventis tota volabit.</p>
-<p class="i01">Ipsa Toscana&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — dicetur a gentibus vana.</p>
-<p class="i01">Peregrinando ibit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — diffusa, peccando peribit.</p>
-<p class="i01">Romandiola&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — sub iugo teneatur a stola,</p>
-<p class="i01">Quæ in perpensum&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — tallionem reddet immensum.</p>
-<p class="i01">Marchia anchonitana&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — sub Ecclesia stabit romana,</p>
-<p class="i01">Quæ semper lanam&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — evellet sibi cotidianam.</p>
-<p class="i01">Apulia vero&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — tota erit plena veneno.</p>
-<p class="i01">Multi morientur&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — et Reges pro auro delentur.</p>
-<p class="i01">Marchia delusa&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — plorabit in sanguine fusa;</p>
-<p class="i01">Et diu plorabit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — sub dura potestate durabit.</p>
-<p class="i01">Francia durabit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — et pluribus praeponderabit;</p>
-<p class="i01">Et cum defecerit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — effusio sanguinis erit.</p>
-<p class="i01">Alamannia imperabit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — zizaniam mundi fugabit,</p>
-<p class="i01">Qui retinet gentes&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — Imperium non diligentes.</p>
-<p class="i01">Provincia sola&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — diu stabit sub arida stola,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span></p>
-<p class="i01">Quæ revelata&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — dicetur et accumulata.</p>
-<p class="i01">Ab Hispanianis multus&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — erit sanguis in terra diffusus</p>
-<p class="i01">Lombardos natos&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — volens sibi fore ligatos.</p>
-<p class="i01">Ecclesia plorabit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — cum superbia tanta regnabit;</p>
-<p class="i01">Et non providebit,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — in dura servitute manebit.</p>
-<p class="i01">Florentia florebit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — immundo tota lucebit</p>
-<p class="i01">Lilium depictum&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — in campis erit a Senis devictum;</p>
-<p class="i01">Sed convalescet&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — Lilii cum victoria crescet.</p>
-<p class="i01">Inepte peccando&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — semper vivet dissimulando.</p>
-<p class="i01">Mediolanum&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — sibi turrim firmabit in vanum;</p>
-<p class="i01">Aquila videbit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — turrim ipsam totam delebit.</p>
-<p class="i01">Adducet gentes&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — de longe et sunt venientes,</p>
-<p class="i01">Quæ dabunt duram&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — delinquentibus in vano iacturam.</p>
-<p class="i01">Parma patietur&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — multo languore repletur;</p>
-<p class="i01">In malum recidet&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — quam medicus sanare non valet;</p>
-<p class="i01">Sed relevatur&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — unguento coronae sanatur.</p>
-<p class="i01">Quod erit antiquum&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — per exemplum præbet iniquum.</p>
-<p class="i01">Mutina perversa&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — tota erit in fine demersa.</p>
-<p class="i01">Volens dominari&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — potentioribus æquiparari.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span></p>
-<p class="i01">Regium, regina&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — civitas, erit ipsa supina,</p>
-<p class="i01">Et non providebit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — in dissensione multa manebit.</p>
-<p class="i01">In ipsa Cremona&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — sibi nidum aquiret corona,</p>
-<p class="i01">E tamdiu stabit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — ut aquila ipsa volabit</p>
-<p class="i01">Pace decepta,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — a sponso accepta,</p>
-<p class="i01">Et re pensata,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — Lombardia erit cremata.</p>
-<p class="i01">Ferraria testatur&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — quod mala subire paratur</p>
-<p class="i01">Propter peccata,</p>
-<p class="i02"> — quæ diu erunt in ea patrata:</p>
-<p class="i01">In servitute stabit,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — donec peccare cessabit,</p>
-<p class="i01">Et ejiciat illum&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — qui peccatum committit indignum.</p>
-<p class="i01">Mantua pugnabit,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — in fine terga Veronæ dabit;</p>
-<p class="i01">Fugabit serpentes&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — eam sub cauda tenentes.</p>
-<p class="i01">Bononia regnabit&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — cum integra longe durabit,</p>
-<p class="i01">Fjiciet unam&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — ad mane partem ituram.</p>
-<p class="i01">In brevi veniendo&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — per intrinsecam ejiciendo,</p>
-<p class="i01">Quae non revertetur,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — donec tota sordibus lavetur.</p>
-<p class="i01">Faventia oppressa&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — multotiens erit obsessa;</p>
-<p class="i01">Indicat scriptura&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — quod mala sunt in ea futura,</p>
-<p class="i01">Et tamen favet,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — quod in ea pars Bononiæ cadet;</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span></p>
-<p class="i01">Quæ dabit dorsum,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — semper eundo deorsum.</p>
-<p class="i01">Gravia quam plura&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — sustinebit Imola dura,</p>
-<p class="i01">Quæ re pensata&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — cito erit a languore sanata.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Verranno e due saran che in infinito</p>
-<p class="i02"> Il mondo emungeran di lito in lito.</p>
-<p class="i01">Duri travagli e piaghe e un mar di mali</p>
-<p class="i02"> Scosso allor pioverà sovra i mortali.</p>
-<p class="i01">Sillogizzando allor filosofia</p>
-<p class="i02"> Errante annebbierà la Lombardia.</p>
-<p class="i01">Regnerà la superbia, e in suo talento,</p>
-<p class="i02"> Sull'ale, vuota, volerà del vento.</p>
-<p class="i01">Anche sull'Arno la gentil Toscana</p>
-<p class="i02"> Dalle genti sarà chiamata vana;</p>
-<p class="i01">Pellegrinando affogherà dispersa</p>
-<p class="i02"> Nel vano mar del suo peccato immersa.</p>
-<p class="i01">Sulla Romagna regneran le stole,</p>
-<p class="i02"> Che taglia le imporran d'immensa mole.</p>
-<p class="i01">La Chiesa avrà la Marca Anconitana,</p>
-<p class="i02"> Qual pecora, da cui trarre la lana.</p>
-<p class="i01">Dal monte al mar l'Apula terra eletta</p>
-<p class="i02"> Tutta sarà d'atro veleno infetta.</p>
-<p class="i01">Molti dì morte assaggieran lo strale;</p>
-<p class="i02"> Farà sfumare i re compro pugnale.</p>
-<p class="i01">La Marca illusa, ogni speranza persa,</p>
-<p class="i02"> Cadrà nel pianto e nel suo sangue immersa.</p>
-<p class="i01">E lungo il pianto fia, lungo il lamento</p>
-<p class="i02"> Sotto un Signor ch'ogni pietade ha spento.</p>
-<p class="i01">Salda colonna erta starà la Francia:</p>
-<p class="i02"> Sul capo a molti agiterà la lancia;</p>
-<p class="i01">Ma, se la destra un dì stanca le langue,</p>
-<p class="i02"> Suoi fiumi e mari avrà tinti di sangue.</p>
-<p class="i01">La gran Lamagna imperierà superba,</p>
-<p class="i02"> Disvellerà dal mondo ogni mal erba;</p>
-<p class="i01">Dal mondo ove s'annida e si nutrica</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p>
-<p class="i02"> Gente all'Impero asprissima nemica.</p>
-<p class="i01">Sulla Provenza segregata e sola</p>
-<p class="i02"> Suo regno a lungo avrà l'arida stola;</p>
-<p class="i01">Che sotto d'ogni ciel sarà chiamata</p>
-<p class="i02"> Insiem la rivelata e accumulata.</p>
-<p class="i01">Di sangue esausta a pien la Spagna fia</p>
-<p class="i02"> Per conquistare a sè la Lombardia.</p>
-<p class="i01">Lungo la Chiesa emetterà lamento</p>
-<p class="i02"> Perchè superbia alza tant'ala al vento;</p>
-<p class="i01">Ma provvedere al mal non sa, non cura:</p>
-<p class="i02"> E geme in servitù spietata e dura.</p>
-<p class="i01">Fiorenza in fiore a tutto il mondo splende.</p>
-<p class="i02"> Siena sul campo il giglio a terra stende;</p>
-<p class="i01">Ma il giglio poi risorgerà fiorente</p>
-<p class="i02"> Quando vittoria avrà piena e ridente.</p>
-<p class="i01">E in ogni inettudine peccando</p>
-<p class="i02"> Viverà sempre mai dissimulando.</p>
-<p class="i01">Alza Milano invan torre superba;</p>
-<p class="i02"> L'aquila viene e la pareggia all'erba.</p>
-<p class="i01">Viene, e da lunge folte schiere adduce;</p>
-<p class="i02"> Fa de' ribelli aspra vendetta e truce.</p>
-<p class="i01">Parma patisce e langue; e poi nel male</p>
-<p class="i02"> Ricade e niuno a risanarla vale;</p>
-<p class="i01">Ma si rileva, e a lei vigore dona</p>
-<p class="i02"> L'unguento sanator della corona.</p>
-<p class="i01">Quei che valean per i vetusti tempi</p>
-<p class="i02"> Innanzi or reca disadatti esempi.</p>
-<p class="i01">Modena fatta in sua ragion perversa</p>
-<p class="i02"> In un mare di guai sarà sommersa.</p>
-<p class="i01">Gonfiando il core a dominare aspira</p>
-<p class="i02"> Ed a salir tra que' che in alto mira.</p>
-<p class="i01">Reggio cadrà, cadrà pur essa a terra</p>
-<p class="i02"> E senza freno avrà continua guerra.</p>
-<p class="i01">Sull'argine del Po dentro Cremona</p>
-<p class="i02"> Suo nido comporrà l'alta Corona,</p>
-<p class="i01">E a lungo in sen l'avrà l'ospite suolo.</p>
-<p class="i02"> Sinchè i vanni aprirà l'aquila al volo.</p>
-<p class="i01">Rotta la data fè, rotta la tregua</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span></p>
-<p class="i02"> Ferma da giuro che 'l dubbiar dilegua,</p>
-<p class="i01">Lo sposo, a studio frodolento, insano,</p>
-<p class="i02"> A foco e fiamma osa mandar Milano.</p>
-<p class="i01">Ferrara a sopportar s'appresta il lutto,</p>
-<p class="i02"> Di lunghe colpe sue condegno frutto.</p>
-<p class="i01">Serva sarà fin che il peccare dura</p>
-<p class="i02"> E scacci il peccator dalle sue mura.</p>
-<p class="i01">Mantova pugnerà d'ardore piena</p>
-<p class="i02"> Ed a Verona in fin mostra la schiena.</p>
-<p class="i01">Costringerà la serpe a via fuggire,</p>
-<p class="i02"> La serpe che la stringe tra le spire.</p>
-<p class="i01">Bologna in auge avrà sua signoria</p>
-<p class="i02"> Finchè concorde ed incorrotta sia;</p>
-<p class="i01">Ma caccierà gran schiera di sua gente,</p>
-<p class="i02"> Errante in pianto e duol verso l'oriente;</p>
-<p class="i01">Che presto tornerà coll'ira in petto,</p>
-<p class="i02"> A sbandeggiar chi resta al patrio tetto,</p>
-<p class="i01">E più non torneran senza paura,</p>
-<p class="i02"> Se mondi non saran di lor sozzura.</p>
-<p class="i01">Faenza oppressa e d'ogni parte vinta</p>
-<p class="i02"> Molte fiate sarà d'assedio cinta.</p>
-<p class="i01">Indica la scrittura e chiaro rende</p>
-<p class="i02"> Che futuro di guai nembo l'attende.</p>
-<p class="i01">Pur favoreggia in un'iniqua guerra</p>
-<p class="i02"> Chi i fuorusciti Bolognesi atterra,</p>
-<p class="i01">Che fuggiranno in duol cupo profondo,</p>
-<p class="i02"> Precipitando sempre in sino al fondo,</p>
-<p class="i01">Imola colpirà lunga sventura;</p>
-<p class="i02"> E il ripensarvi sol l'assenna e cura.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Vi fu anche nello stesso millesimo un Notaio Reggiano,
-di nome Giovanni Malvezzo, cioè avente un brutto vezzo,
-il quale volendo consigliare i suoi concittadini di non
-folleggiare come i Modenesi, compose i seguenti versi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Mutina, quid speras&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — dum tecum jurgia quæras?</p>
-<p class="i01">Nil, nisi te superas.&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — Vis mala ferre? Feras.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span></p>
-<p class="i01">Tu te persequeris,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — quasi desperata teneris</p>
-<p class="i01">Te furiosa feris;&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — digna perire, peris</p>
-<p class="i01">Cur, rea, te prodis,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — cur destruis, uris et odis?</p>
-<p class="i01">Cur tua, totque fodis&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — viscera rupta modis?</p>
-<p class="i01">Hic satis, ac alibi,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — poteris quasi mortua scribi.</p>
-<p class="i01">Gens inimica sibi,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — Mutina, parce tibi.</p>
-<p class="i01">Cerne tuas aedes,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — incendia, bellaque, cædes,</p>
-<p class="i01">Tu, milesque pedes&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — tristis ubique sedes.</p>
-<p class="i01">Mutina, te recole,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — nimia iam languida mole,</p>
-<p class="i01">Et te cum prole&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — flente perire dole.</p>
-<p class="i01">Sit tibi, sit sedis&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — paritas laris, urbis et æedis</p>
-<p class="i01">Sit tibi; si credis,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — ad bona prima redis.</p>
-<p class="i01">Desinat armorum&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — furor et discursus equorum,</p>
-<p class="i01">Sub strepitu quorum</p>
-<p class="i02"> — fit sine pace forum.</p>
-<p class="i01">Suscipe doctrinas,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — et quas tibi do medicinas;</p>
-<p class="i01">Et quas pono minas,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — me posuisse sinas.</p>
-<p class="i01">Si prece, sive minis,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — non flecteris, aut medicinis,</p>
-<p class="i01">Ecce tuus finis,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — præda, ruina, cinis.</p>
-<p class="i01">Gens regina lege&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — qua vivit Mutina lege;</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p>
-<p class="i01">Te cum pace tege;&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — te sine parte rege.</p>
-<p class="i01">Hæc aliena vide,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — discrimina, schisma recide:</p>
-<p class="i01">De te confide&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — non trepidanda fide</p>
-<p class="i01">Proxima es: harum&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — rerum sit cura tuarum,</p>
-<p class="i01">Exemplum quarum&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — non tibi credo parum.</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Modena cieca, fra torbid'ire</p>
-<p class="i02"> Speri tu forse di rifiorire?</p>
-<p class="i02"> Speranze vane. Tu cerchi guai.</p>
-<p class="i11"> Cerca ed avrai.</p>
-<p class="i01">Te stessa struggi; morta è la speme:</p>
-<p class="i02"> Un furibondo destin ti preme.</p>
-<p class="i02"> Perir sei degna. Sentenza data.</p>
-<p class="i11"> Tu se' spacciata.</p>
-<p class="i01">Contro te stessa perchè t'affanni?</p>
-<p class="i02"> Perchè ti struggi? Perchè t'inganni?</p>
-<p class="i02"> Perchè le carni tanto ti sbrani</p>
-<p class="i11"> In modi strani?</p>
-<p class="i01">Modena folle! basti: Deh! cessa.</p>
-<p class="i02"> L'albo de' morti tra' suoi t'ha messa.</p>
-<p class="i02"> Di te, che d'astio su te ribocchi,</p>
-<p class="i11"> Pietà ti tocchi.</p>
-<p class="i01">Ve' quanti incendi! Che guerre e stragi!</p>
-<p class="i02"> Ve' la ruina de' tuoi palagi.</p>
-<p class="i02"> Vedi dispersi fanti e cavalli,</p>
-<p class="i11"> Armi e timballi.</p>
-<p class="i01">Modena, pensa. Lasciar tuoi nati</p>
-<p class="i02"> Sotto la mole de' tuoi peccati</p>
-<p class="i02"> Teco perire, non ti rampogna?</p>
-<p class="i11"> Non hai vergogna?</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span></p>
-<p class="i01">Cittade e tetto, l'ara e la mensa</p>
-<p class="i02"> Vi sia comune. Modena, pensa.</p>
-<p class="i02"> E, se la prisca gloria ti piace,</p>
-<p class="i11"> Componti in pace.</p>
-<p class="i01">Cessin dell'armi lampi e furori</p>
-<p class="i02"> E scalpitio di corridori;</p>
-<p class="i02"> brilli la gioia, regni l'amore</p>
-<p class="i11"> In ogni cuore.</p>
-<p class="i01">Ascolta il verbo, fa tuo 'l consiglio</p>
-<p class="i02"> Di chi vuol trarti da reo periglio;</p>
-<p class="i02"> E, se talora minaccia suona,</p>
-<p class="i11"> Me lo perdona.</p>
-<p class="i01">Se chi minaccia, se chi ti prega,</p>
-<p class="i02"> Favella a rupe che non si piega,</p>
-<p class="i02"> Ecco il destino, che a te si serba:</p>
-<p class="i11"> Ruina acerba.</p>
-<p class="i01">Reggio gentile, guarda l'esempio.</p>
-<p class="i02"> Modena scissa di sè fa scempio.</p>
-<p class="i02"> Pace fraterna ti sia muraglia,</p>
-<p class="i11"> Scudo e zagaglia.</p>
-<p class="i01">Quest'è l'esempio. Pensa, fa senno,</p>
-<p class="i02"> Guerre intestine troncar si denno;</p>
-<p class="i02"> E poi confida. Vivi secura</p>
-<p class="i11"> Fra le tue mura.</p>
-<p class="i01">Sei sulla china: ferma, t'arretra.</p>
-<p class="i02"> Pensa a te stessa; la scena è tetra,</p>
-<p class="i02"> E fosca luce d'intorno spande.</p>
-<p class="i11"> L'esempio è grande.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Si noti che il senso di questi versi s'incontra anche nelle
-parole di Salomone. Proverbii 24.º: <i>Io passai presso al
-campo del pigro, e presso alla vigna dell'uomo scemo
-di senno</i> ecc. Lo stesso anno Guglielmo Marchese di
-Monferrato maritò sua figlia col figlio del Paleologo defunto,
-che risiede nella città di Costantinopoli, Signore
-dei Greci; e le assegnò in dote il Regno di Tessalonica,
-cui la famiglia del Marchese di Monferrato aveva ricevuto
-ab antico, cioè ai tempi dell'Imperatore Federico I., quando
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-Manuele Imperatore Costantinopolitano fece invito al
-Marchese stesso di mandargli uno dei suoi figli, al quale
-voleva impalmare una propria figlia; e così fu fatto e
-gli diede in moglie donna Maria, e in dote il Regno di
-Tessalonica che da quel tempo e per tal modo passò ai
-Marchesi di Monferrato. Ma il detto Marchese, causa la
-dominazione dei Greci, non ritraendo alcun utile da quel
-Regno lo assegnò in dote a quella sua figlia che maritò
-l'anno 1284 col figlio del Paleologo. E il figlio del Paleologo
-diede allo suocero molte migliaia di bizantini<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>.
-Inoltre gli promise che in tutta sua vita gli speserebbe
-in Lombardia cinquecento soldati per la guerra. Allora
-il Marchese, fidente in tale aiuto, andò e prese Tortona,
-e molti uccise, molti incarcerò cittadini e soldati che
-eran venuti d'altronde. Al Vescovo poi, che era nativo
-di quella città, il Marchese disse: Ditemi, o Vescovo,
-questi Tortonesi sono vostri sudditi, e sotto la vostra
-Signoria? No, Signore, rispose il Vescovo. E allora il
-Marchese ripigliò: Perchè dunque vi cuoce tanto l'animo
-che si diano a me? Perchè, rispose il Vescovo, io sono
-stato eletto pastore, rettore e custode del popolo di
-questa città, e voi combattete in un campo nemico al
-partito della Chiesa. Allora il Marchese soggiunse: Se
-vorrete essere amico mio, io sarò amico vostro; altrimenti
-scatenerò le fiamme del mio furore sopra di voi.
-Manderò dunque un esercito con tre Capitani a' vostri
-castelli, e voi anderete seco loro, e v'adoprerete in
-modo che i Castellani consegnino a me la signoria de'
-castelli, che hanno in custodia. E il Vescovo di rimando:
-Signore, curerò fedelmente che le castella vi siano consegnate.
-Giunti ai castelli, il Vescovo chiamò i Castellani,
-e con premura li sollecitò a porre le loro castella
-sotto la Signoria del Marchese. Ma i Castellani, quasi
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-tutti per una bocca, risposero al Vescovo a udita dei
-Capitani: O Vescovo, sappiate che le castella, che difendiamo
-ad onore della santa Chiesa romana, noi non le
-daremo no in mano di chi non cessa mai di opprimere
-il partito della Chiesa, nè le consegneremo neppure a
-voi, sino a tanto che voi non sarete libero padrone di
-voi stesso. Così risposero tutti i Castellani dei castelli,
-ai quali fu condotto il Vescovo. Il che udendo i Capitani
-presero la via per ricondurre il Vescovo al Marchese.
-Ma a mezzo della strada, lasciato in disparte il Vescovo,
-buccinavano tra loro di ucciderlo. La qual cosa il Vescovo
-per conghiettura indovinando, disse loro: <i>quant'è
-a me, eccomi nelle vostre mani: fatemi secondo che vi
-parrà buono e diritto. Ma pur sappiate per certo, che
-se voi mi fate morire, voi mettete del sangue innocente
-addosso a voi, ed a questa città ed a' suoi abitanti</i>. Geremia
-26.º. E aggiunse, parlando con uno de' Capitani, che era
-suo consanguineo: Sappi che una volta fosti mio soggetto ed
-io ti poteva far danno, ma l'occhio mio ti perdonò. Ciò
-udito, quell'insano subito con un coltello, o con un'alabarda,
-trapassò d'un colpo il corpo del Vescovo, dicendo:
-Del resto non sarò più sotto la tua Signoria. Il secondo
-Capitano perforò il cranio del Vescovo colla spada.
-Il terzo Capitano lo ferì pure di spada all'omero; e così
-il Vescovo morì per le spade degli iniqui. Il Marchese
-udendo che il Vescovo era stato morto, mandonne a raccogliere
-la salma, e invitando tutti i Religiosi e i Chierici,
-che erano in Tortona, gli fece dare onorifica sepoltura;
-ed egli stesso in persona, ad onoranza del Vescovo,
-volle essere uno di quelli che portavano il feretro, per
-argomento che il Vescovo non era stato ucciso per ordine
-suo. I Castellani poi preaccennati fecero buona difesa
-ai castelli consegnati alla loro fede, nè li posero mai
-nelle mani del Marchese; il quale abitava in Tortona, e
-allestiva un esercito per muovere a tempo opportuno guerra
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-ai Milanesi. La qual cosa risaputa dalle milizie che erano
-in Sassuolo, corsero al Marchese, a cui si può applicare
-quello che per comando del Signore disse Elia ad Acab.
-3. dei Re 21.º. <i>Uccideste per soprappiù e v'impadroniste</i> ecc.
-Le cose oggi stanno così; nessuno può indovinarne la
-fine: chi camperà, vedrà lo scioglimento del nodo. Lo
-stesso anno i Parmigiani facevano venire del sale da
-Cervia, ossia dalla Romagna, per loro uso; e i Modenesi
-che erano dentro la città, irruppero sopra i bifolchi
-presso Bazzano, e tolsero loro e carri, e sale e buoi in
-odio ai Parmigiani,<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> perchè pareva a que' Modenesi che
-prima che si scatenasse quella guerra e distruzione della
-città per la malizia de' loro concittadini fuorusciti, i
-Parmigiani avrebbero potuto impedire che tanti mali
-piombassero poi a loro sul capo. Ed attribuivano questo
-principalmente a Matteo da Correggio e a Guido di lui
-fratello, che nella Podesteria erano succeduti a Giacomo
-da Enzola, morto prima della scadenza del proprio ufficio.
-Ed usarono i Modenesi quella soperchieria anche
-perchè quel carico di sale deviava dalla strada sua diritta
-e naturale, ove si pagava il pedaggio; finalmente
-operarono quella cattura in odio di quelli di Sassuolo,
-che avevano permesso ai Parmigiani di passare per le
-terre da loro occupate senza pagamento di pedaggio,
-come lo avrebbero pagato, se il messo si fosse presentato
-a loro quando i bifolchi erano arrivati col sale a
-Bazzano; ma per una certa stolidità andando tra nemici,
-e sviando dagli amici entrò nella città di Modena. Onde
-il savio ne' proverbii 26.º dice: <i>Chi si taglia i piedi ne
-bee l'ingiuria; così avviene a chi manda a far de'
-messaggi per uno stolto</i>... ne hai esempio in
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-Gerardo dei Rozzi di Parma, che spacciava se stesso per
-astrologo e indovino. Quando i Parmigiani fuorusciti,
-che parteggiavano per l'Impero, presero Colorno, e vi
-entrarono il giorno di S. Domenico, e gli ebbero domandato
-se l'anderebbe bene per loro, egli rispose che ottimamente,
-perchè vi erano entrati sotto il segno dello
-scorpione. Eppure pochi giorni dopo sopravvennero i Parmigiani
-del partito della Chiesa, e li espulsero tutti, e
-alcuni ne uccisero, e Colorno riconquistarono; e lo scorpione
-non salvò punto quelli che vi erano entrati prima.
-Nello stesso anno mangiai per la prima volta, nel giorno
-di S. Chiara, i ravioli senza involucro di pasta; e questo
-lo dico per mostrare quanto s'è raffinata la ghiottoneria
-degli uomini per i commestibili, a confronto di quella
-degli uomini primitivi, i quali erano contenti de' cibi
-semplici, che loro imbandiva la madre natura, de' quali
-dice Ovidio nel 1.º libro delle Metamorfosi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Contentique cibis, nullo cogente, creatis,</p>
-<p class="i01">Arbuteos foetus, montanaque fraga legebant,</p>
-<p class="i01">Cornaque, et in duris haerentia mora rubetis</p>
-<p class="i01">Et quae deciderant patula Iovis arbore glandes.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> E contento del cibo che s'avea,</p>
-<p class="i02"> Senza sudarlo, da natura amica,</p>
-<p class="i02"> Corniòle, corbezzole cogliea</p>
-<p class="i02"> Fragole ognor dalla pendice aprica,</p>
-<p class="i02"> E l'atra mora che tra spin pendea</p>
-<p class="i02"> Dell'aspra rosa nella selva antica,</p>
-<p class="i02"> E quella che dall'albero di Giove</p>
-<p class="i02"> Edula ghianda maturando piove.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Nella state dello stesso anno molti farfalloni svolazzavano
-per gli orti, e deposero loro uova sulle foglie de'
-cavoli, d'onde poi si schiusero bruchi, che rosero le ortaglie.
-E specialmente i cavoli si chiamano <i>olera</i>. <i>Olus
-ab alendo</i> fu detto, perchè l'uomo si alimentò <i>ex oleribus </i>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-(erbaggi mangerecci) prima di cominciar a mangiare
-biade e carni. Così dice Isidoro (Etimologie 12.º).
-Si ebbero anche in alcune parti del mondo forti terremoti;
-sicchè quando frate Roglerio dell'Ordine de' frati
-Minori, Lodigiano, che era stato compagno del Visitatore
-della Provincia di Bologna, ritornava dalla Corte, dove
-era stato con un Cardinale, e passava per Taurenno ove
-s'era proposto di albergare, gli abitanti di quel luogo
-gli dissero: Padre Santo, in questo paese si fa sentire
-sovente il terremoto; e in quell'istante, eccoti subito
-una violentissima scossa. E il frate sclamò: <i>Colui che
-guarda la terra e la fa traballare, che tocca i monti
-e fumano</i>. Salmo 103.º. Detto ciò il frate si guardò indietro
-e vide una casa coperta di paglia, e disse che la
-notte voleva dormire in quella, perchè, soggiunse, se
-vado a dormire in altra, forse gli embrici, o le tegole
-cadranno sopra di me, se la casa ruina, e vi morrò. La
-qual cosa udendo e vedendo alcune donne del paese, portarono
-i loro letti in quella capanna per dormire con
-sicurezza accanto ai frati. Il che avendo scorto un
-certo vecchio, disse ai frati; Avete fatto cosa, che non
-dovevate fare, perchè dovete sempre essere preparati
-alla morte... a cui di rimando il frate: Il beato
-Girolamo dice: <i>È prudenza temere di tutto ciò che può
-sopravvenirne</i>, e l'Ecclesiastico 18.º: <i>Il saggio teme di
-tutto</i>. Questo l'ho udito io da frate Roglerio, che fu
-compagno di frate Benvenuto, nostro Visitatore della Provincia
-di Bologna. Così nel millesimo sussegnato, nel
-giorno di S. Tomaso Apostolo, che fu in Giovedì, e la
-notte successiva, verso l'ora di mattutino, si videro lampeggiamenti
-e si udirono tuoni fragorosissimi, cose insolite
-a vedersi e a udirsi in quella stagione. E allora a
-Venezia le acque montarono ad allagare la città, tanto
-che, come dicono i più vecchi, eguale allagamento non
-fu mai visto dalla fondazione della città ai giorni nostri;
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-poichè quella città è fondata nelle acque, e si sommersero
-barche e perirono persone; e le mercerie, che non
-erano nei solai delle case, s'avariarono. Eguale disastro
-soffrì Chioggia, che anch'essa è nelle lagune, ove si
-fa il sale. E Bernardo, Cardinale Legato della Chiesa
-romana, che abitava a Bologna, diceva che tale infortunio
-aveva incolto i Veneziani, perchè non volevano soccorrere
-Re Carlo contro Pietro Re d'Aragona, quantunque
-fosse desiderio di Papa Martino. Parimente in que' due
-giorni, cioè il Venerdì e il Sabato, si verificò quel detto
-profetico di Zaccaria 14º: <i>In quel giorno non vi sarà
-luce, ma freddo e gelo;</i> cosa che spesso verso Natale
-avviene. Così pure la vigilia di Natale, che fu in Domenica,
-mentre recitavamo mattutino, la luna si ecclissò
-totalmente; come disse il Signore in Matteo 24º. <i>Il sole
-scurerà,</i> (il che si rinnoverà l'anno venturo, come alcuni
-asseriscono) <i>la luna non darà il suo splendore.</i> La
-qual cosa ho veduto più volte dopo che sono entrato
-nell'Ordine de' frati Minori.... Quindi ho avuto
-campo a moltiplicare queste osservazioni, perchè talvolta
-scura il sole, tal altra la luna, e poi accadono terremoti;
-e alcuni che debbono predicare non hanno così alla
-mano le cognizioni intorno a questa materia; e restano
-confusi. Ricordo che io abitava nel convento di Pisa,
-sono bene quarant'anni e più, che si sentì terremoto
-nel giorno successivo a quel di Natale, cioè la notte di
-S. Stefano, e frate Chiaro di Fiorenza dell'Ordine de'
-frati Minori, uno de' più celebrati chierici del mondo,
-predicò due volte al popolo nella chiesa arcivescovile; e
-la prima piacque, la seconda non piacque. E non per
-altro spiacque, se non perchè prese un argomento stesso
-per tuttadue le prediche. Nella qual cosa, da parte sua,
-mostrò abilità straordinaria, perchè disse cose sempre
-nuove; ma il volgo maligno e semplicione, che non sa
-regole, pensò che avesse ridetto il discorso della prima
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-volta, perchè versava su lo stesso tema; sicchè il predicatore
-mietè vergogna da cosa onde gliene doveva venire
-onore. Or ecco il tema che s'era proposto, Aggeo 2º:
-<i>Fra poco io scrollerò il cielo, e la terra, e il mare e
-l'asciutto.</i> Nota che il terremoto suol formarsi nei monti
-cavernosi, ne' quali è imprigionato un vento, che volendo
-sprigionarsi, e non avendo spiraglio all'uscita, squarcia
-la terra, che trema, e quindi si sente il terremoto. Ne
-abbiamo immagine in una castagna non castrata, che
-salta via violentemente dal fuoco e detona, e mette
-spavento a chi è seduto attorno al focolare.... Nel
-sussegnato millesimo, cioè 1284, il giorno di Natale e
-di S. Stefano, tutta la giornata e tutta la notte si rovesciò
-un subisso di neve, la quale pel troppo peso atterrò
-o franse le piante da frutta, come mandorli e melogranati;
-e si ebbe anche uno smisurato freddo.... Lo
-stesso anno Giacomo Colonna, Cardinale della Chiesa
-romana, e nipote di Papa Nicolò 3º, mandò cercando
-frate Giovanni da Parma, che era stato Generale, e
-spontaneamente e con grande sua consolazione dimorava
-nel romitaggio di Grecio (dove il beato Francesco talvolta
-nel giorno di Natale raffigurò il presepio di Betlemme
-col Bambino) volendolo vedere e parlare seco in
-famigliarità, come intimo suo amico; e si videro, e n'ebbero
-molta consolazione ambidue, e parlarono alla dimestica
-di cose divine.... Ora è tempo di continuare
-il resto. Lo stesso anno morì frate Marco, che fu compagno
-di frate Giovanni da Parma, quand'era Ministro
-Generale, e di altri Ministri, come di frate Crescenzio, e
-di frate Bonaventura; del quale Marco mi pare non doversene
-più parlare, avendone detto abbastanza più indietro.
-Altro compagno di frate Giovanni da Parma, quand'era
-Ministro Generale, fu frate Andrea di Bologna, uomo
-onesto, mite, grazioso, famigliare, religioso, e divoto
-a Dio. Era anche buono scrittore, e nel Capitolo di
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-Siena dettò quella lettera, che S. Lodovico ricevette
-a tempo della prima crociata, lettera che gli piacque
-moltissimo, per la liberalità e la cortesia di frate Giovanni
-da Parma Ministro Generale. Fu anche frate Andrea
-Ministro della provincia d'oltremare, cioè di Terra
-Santa, o Terra di promissione (... Si vergogni adunque
-Federico 2º, il quale, sia che volesse scherzare, sia
-che volesse dire da senno, insultando a Dio diceva che
-se Iddio avesse veduto il Regno ch'esso aveva in Sicilia
-in Calabria e in Puglia, non avrebbe tanto lodato la
-Terra di promissione). Pertanto frate Andrea morì lodatamente
-in pace, quand'era Penitenziere alla Corte del
-Papa. Terzo compagno di frate Giovanni da Parma fu
-frate Gualterio, oriondo d'Inghilterra, e vero Inglese;
-buon cantore, gracile, alto di statura, bello, di santa e
-onesta vita, di buoni costumi e letterato; era stato scolare
-di frate Giovanni da Parma quando, prima di diventare
-Ministro Generale, era lettore a Napoli. Così frate Gualterio
-fu mandato addetto alla Corte, ma pose ogni opera
-sua per essere liberato da quel servigio, amando meglio
-di essere afflitto col popolo di Dio che godere la giocondità
-del peccato temporale, e reputando maggior ricchezza
-l'umiltà di Cristo, che il tesoro degli Egiziani....
-Tuttavia ho udito che questo frate Gualterio fu
-poi suo malgrado fatto Vescovo, non so dove. Fu mio
-amico. E nota che tutti i compagni di frate Giovanni
-da Parma sono stati miei intimi amici e famigliari.
-Quarto compagno di frate Giovanni da Parma fu frate
-Bonagiunta della Marca d'Ancona, di Fabriano, buon Custode
-e uomo di lettere, buon cantore, predicatore, scrittore,
-calvo, di statura mezzana e di faccia somigliante a S.
-Paolo. Quando era novizzo del convento di Fano, l'anno
-1238, giovanetto ancora, abitava meco. Fu il primo e
-l'ultimo Vescovo di Recanati. Quinto compagno di frate
-Giovanni da Parma fu frate Giovanni di Ravenna, grosso,
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-corpulento e bruno, buon uomo e di vita onesta. Non
-ho mai veduto uomo che più di lui mangiasse avidamente
-le lasagne condite col formaggio. Fu Guardiano
-del convento di Napoli, quando frate Giovanni da Parma
-vi fu lettore, prima d'essere Ministro Generale. Sesto
-compagno di frate Giovanni da Parma fu frate Anselmo
-Rabuino Lombardo, d'Asti, grosso, bruno, e aveva l'aria
-da Prelato, di vita onesta e santa; nel secolo era stato
-Giudice; fu Ministro della provincia di Terra di Lavoro
-e poi della Marca Trivigiana. Amò molto frate Giovanni
-da Parma, ed accogliendo favorevolmente i voti dei Ministri
-Lombardi e dei Custodi a Lione, pose opera e
-fece sì che frate Giovanni da Parma fosse eletto Ministro
-Generale. Frate Anselmo Rabuino era conosciuto
-dal sommo Pontefice Innocenzo IV. Io abitava nel convento
-di Pisa, e frate Anselmo, che era Ministro della
-provincia di Terra di Lavoro, mi scrisse di andare con
-mio fratello Guido di Adamo ad abitare nella sua provincia;
-ma non ci fu permesso dai frati del convento
-di Pisa, perchè ci vedevano volentieri con loro. Settimo
-compagno di frate Giovanni da Parma fu frate Bartolomeo
-Guiscolo di Parma, illustre oratore e passionatissimo
-Gioachimita, cortese uomo e liberale, nel secolo
-maestro di grammatica, e nell'Ordine uomo onesto e
-santo. Sapeva scrivere, miniare e predicare, come ne ho
-detto abbastanza più addietro. Ottavo compagno di frate
-Giovanni da Parma fu frate Guidolino Gennari di Parma,
-che fu uomo di lettere e buon cantore; cantava
-benissimo nel canto melodico, cioè nel canto rotto, e nel
-canto fermo aveva più arte che voce, la quale aveva
-debole; fu buon compositore, buono e bello scrittore,
-e buon correttore alla mensa nel convento di Bologna.
-Conosceva benissimo la Bibbia, e fu di vita onesta e
-santa, sicchè era ben voluto dai frati. Morì a Bologna
-e fu sepolto nel convento dei frati Minori, e riposi in
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-pace. Nono compagno di frate Giovanni da Parma fu
-frate Giacomino da Berceto, di vita onesta e santa, valente
-predicatore, e di gran forza di voce; fu Guardiano
-del convento di Rimini. Decimo compagno di frate Giovanni
-da Parma fu frate Giacomo degli Assandri di
-Mantova, uomo onesto e santo, ottimo consigliere e interprete
-delle Decretali. Fu qualche tempo Ministro in
-Schiavonia, regione che si chiama anche Dalmazia. Undecimo
-compagno di frate Giovanni da Parma fu frate
-Drudo, Ministro della provincia di Borgogna, lettore di
-teologia, che ogni giorno voleva predicare ai frati intorno
-alle influenze divine, come ho udito, quando mi trovai
-seco in Borgogna. Questi fu nobil uomo e bello, di vita
-onesta e santissima oltre ogni credere, e fu divoto a
-Dio in modo meraviglioso, e al disopra dell'umano giudizio.
-Frate Giovanni da Parma se lo condusse seco,
-quando Papa Innocenzo IV di buona memoria lo inviò
-ai Greci per indurli ad unità di fede colla Chiesa romana.
-Duodecimo compagno di frate Giovanni da Parma
-fu frate Bonaventura da Iseo, e lo fu quando frate Giovanni
-andò mandato dal Papa ai Greci. Era frate Bonaventura
-vecchio di convento e di età, saggio, intraprendente,
-sagacissimo, di onesta e santa vita, e ben voluto
-da Ezzelino da Romano; tuttavia si dava oltremisura
-l'aria da barone, quantunque, secondo la fama, fosse
-figlio di un'ostessa. Era stato anche Ministro di vecchia
-data nell'Ordine; poichè fu Ministro nella provincia di
-Provenza; Ministro nella provincia di Genova, in quella
-di Bologna, e in quella della Marca Trivigiana. Compose
-un volume di Sermoni intorno alle feste, e alle
-Tempora; condusse vita laudabile, e l'anima sua riposi
-in pace. Sappi però che frate Giovanni da Parma, quand'era
-Ministro Generale, non li ebbe tutti contemporaneamente
-questi compagni; e li conduceva seco or gli
-uni, ora gli altri, quando voleva andare attorno per
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-visitare l'Ordine, perchè non potendo que' suoi compagni
-reggere alla fatica ch'egli durava, gli fu giocoforza
-averne molti. E molte altre virtù ebbero in sè i suddetti
-dodici compagni, che per brevità io tacqui. Ora
-parliamo di frate Ugo Provenzale, grande ed intimo
-amico di frate Giovanni da Parma. Egli fu uno dei più
-illustri chierici del mondo, e tenacissimo Gioachimita,
-e di vita onesta e santissima oltre al credibile, come ho
-veduto io co' miei occhi; ma siccome di lui ho già parlato
-più sopra abbastanza, mi pare che qui si debba
-tacerne. Egli, quando a Dio piacque, morì a Marsiglia,
-dopo aver compiuta una lunga serie di opere buone; e
-fu sepolto in un'arca di pietra nella chiesa dei Prati
-Minori di Marsiglia stessa; e Iddio lo illustrò con miracoli.
-E accanto a lui, in un'altra urna di pietra, è
-sepolta sua sorella Donolina, cui parimente Iddio fece
-per miracoli insigne. Costei non entrò mai in alcuna
-Religione, ma visse sempre in mezzo al secolo castamente
-e religiosamente. Elesse suo sposo il figlio di Dio, ed ebbe
-speciale devozione al beato Francesco, del cui cordone
-andava cinta, per segno dell'acceso amore che aveva a
-lui; e quasi tutto il giorno lo passava in preghiere nella
-chiesa dei frati minori. Nessuno sparlava di lei; nessuno
-sospettava d'alcuna opera sua cattiva; tutti la tenevano
-in reverenza, uomini, donne, Religiosi, secolari, per la sua
-segnalata santità. Ottenne da Dio la grazia peculiare di
-essere rapita in estasi, come i frati Minori videro le
-mille volte nella loro chiesa; e, se le alzavano un braccio,
-lo teneva irrigidito in quella posizione da mattina a sera
-perchè era tutta assorta in Dio. La qual cosa tutta Marsiglia
-sapeva, e s'era divulgata anche per altre città. Si
-erano fatte di lei seguaci ottanta nobili donne di Marsiglia,
-di condizione, quali mediocre, quali illustre, per salvare
-col suo esempio l'anima loro, delle quali ella era maestra
-e donna. E giacchè dalla mia penna è caduto il nome
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-di Marsiglia e della Provenza, non credo fuor di luogo
-scriverne quello che me ne ricorda, degno di essere saputo.
-In Marsiglia nacque un fanciullo il giorno di San
-Benedetto, e Benedetto fu chiamato, il quale, slattato
-che fu, fu poi mandato un giorno di S. Benedetto a imparar
-lettere; dopo che fu grandicello, e che sapea di
-lettere, nel giorno di San Benedetto entrò nell'Ordine
-dei monaci neri; e in processo di tempo, il giorno di San
-Benedetto fu fatto sacrista; poscia, con intervallo di più
-anni, nel giorno di San Benedetto, i monaci, per bontà
-della vita e dei costumi di lui, lo elessero Abbate; e
-così di grado in grado elevandosi, i canonici di Marsiglia
-nel giorno di S. Benedetto lo crearono loro Vescovo, e
-ne tenne la dignità laudabilmente; poscia nel giorno di San
-Benedetto entrò nell'Ordine del beato Francesco, nel quale
-umilmente e lodevolmente passò dieci anni; e nel giorno
-di San Benedetto vide l'ultimo suo giorno, e fu sepolto
-nella Chiesa dei frati Minori di Marsiglia in un'arca di
-pietra, e Iddio lo illustrò con miracoli. Questi fu veramente
-uomo venerabile, benedetto di grazia e di nome.
-Sia benedetto un tal Vescovo, che bene cominciò e terminò
-bene; e per opera sua i frati Minori di Marsiglia
-ebbero molti buoni libri, perchè volle piuttosto <i>umiliarsi
-coi miti di cuore, che dividere le spoglie coi superbi,</i>
-Proverbi 16.º. Parliamo ora di frate Rolando Pavese.
-Costui, benchè da molti sprezzato, fu uomo santo ed umile
-sacerdote, predicatore, di molte preghiere, e di molto
-merito presso Dio; la qual cosa che già bene conoscevano,
-in più maniere la riconobbero i frati; ma basterà dirne
-una. Un secolare si accostò una sera al Guardiano del
-convento dei Frati Minori, in cui abitava questo frate
-Rolando, e gli disse: Padre, mi raccomando a Dio, e a
-voi; e vi prego di raccomandarmi alle orazioni dei vostri
-frati, che mi liberino <i>dagli importuni e perversi uomini</i>
-2.ª ai Tessalonicesi; 3º; perchè ho nimicizie capitali, e
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-nimici pieni di veleno, i quali, mi si dice che stanotte
-vogliano entrare di forza in casa mia, e ammazzarmi. Il
-Guardiano premurosamente lo raccomandò ai frati, pregandoli
-di fare per amor di Dio un'opera di pietà, ed
-essi con premura la fecero. All'indomani tornò quel secolare,
-e in Capitolo riferì al solo Guardiano le cose, che
-nella notte gli erano accadute, e disse: Sia ringraziato
-Cristo, sia ringraziato l'amico. E aggiunse: Sappiate,
-Reverendo Padre, che que' nemici, che cercavano la vita
-mia, con spade e con bastoni la notte passata irruppero
-in casa mia per uccidermi; ma ivi comparve un certo
-frate Minore ch'io riconoscerei benissimo, se il vedessi,
-che ne li scacciò, come si scacciano le mosche e le zanzare
-col ventaglio, quando si vogliono far fuggire. Udite
-queste cose, il Guardiano fu preso da meraviglia e in
-una da allegrezza, e gli rispose: Sta quì meco alla porta
-del Capitolo, e quando quel tal frate passerà, indicamelo
-ma in modo che nessuno scorga. E già era suonato il
-primo segnale del vespro; ed ecco che al secondo tocco
-della campana, il Guardiano domandava al secolare: È
-questi? No rispondeva; e questa domanda fu ripetuta
-per ciascuno che passava. Finalmente al passare di frate
-Rolando, a cui quel secolare non aveva mai parlato, disse
-al Guardiano: Questi è quel frate, per cui buona opera
-e aiuto, Iddio stanotte mi ha liberato. Il Ministro Generale,
-credendo di fargli cosa piacevole e grata, mandò
-questo frate Rolando al convento di Alverno, e stettevi
-in gran consolazione finchè gli piacque. Il convento di
-Alverno poi è nella provincia di Toscana, nella diocesi
-d'Arezzo, sull'Apennino, dove il Serafino apparve al
-beato Francesco, e a similitudine di quelle di nostro
-Signor Gesù Cristo, gli impresse le stimmate. Passai una
-volta da questo convento, reduce da Assisi, dove io era
-andato per divozione; e il sacrista mi fece vedere un
-grosso pezzo del legno della croce del Signore, che frate
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-Mansueto aveva ricevuto dal Re di Francia S. Lodovico
-di buona memoria, quando fu inviato a lui come nunzio
-da papa Alessandro IV. Trovandomi poi nel convento di
-Alverne, visitai tutti i luoghi di divozione che vi sono,
-e nella Domenica celebrai la messa conventuale, e, dopo
-il vangelo, predicai al popolo, che vi era adunato, uomini
-donne, e dopo pranzo andai a Santa Maria di Bagno ove
-il mio compagno frate Giacomino Savini di Piacenza
-aveva predicato; poscia andammo a Meldola, poi a Forlì,
-d'onde a Faenza, dove abitavamo. E nota che quando
-fui ad Alverno, frate Lotario, che molto tempo prima
-era stato mio Custode a Pisa, viveva ancora, ed abitava
-colà vecchio e malato. Credo che quel convento sarebbe
-stato abbandonato, come mi disse, se non fosse stato
-per riguardo di lui. Osservai che quando quei frati
-fanno la commemorazione del beato Francesco nel mattutino
-dicono sempre quell'antifona, che incomincia:
-<i>O Martyr desiderio: O Martire di desiderio</i>; e ne' vespri:
-<i>Coelorum candor: O candore de' cieli</i>. In queste due
-antifone si fa menzione dell'apparizione serafica, e sempre
-nel cominciarle a dire, i frati curvano le ginocchia.
-Passiamo ora a discorrere qualche cosa di frate Nicola
-da Montefeltro, che fu molti anni Ministro in Ungheria,
-poscia in Schiavonia, ossia Dalmazia, e abitò anche molti
-anni, sino alla sua morte, come semplice frate, nel convento
-di Bologna. Egli fu uomo umile più che qualunque
-altro io abbia veduto al mondo... reputava se stesso
-una nullità, e una nullità voleva essere tenuto dagli altri...
-sicchè se taluno gli faceva segno di riverenza,
-tosto prostrato a terra baciavagli i piedi, se poteva...
-Egli quando suonava la campanella del refettorio, era il
-primo ad arrivare a versar l'acqua del lavacro alle mani
-dei frati. Quando arrivavano frati forestieri era il primo
-che si presentava a lavar loro i piedi: e quantunque
-all'apparenza fosse poco atto a tali uffici, perchè era
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-corpulento e vecchio, la carità, l'umiltà, la santità, la
-cortesia, la liberalità e l'alacrità lo rendevano destro,
-piacente e adatto.... Morì, e fu sepolto onorificamente
-nella chiesa dei frati Minori di Bologna. Nessuno miracolo
-fece Iddio per lui dopo la sua morte, perchè pregò
-Iddio di non farne; come anche il santissimo frate Egidio
-di Perugia pregò Iddio che dopo la sua morte non facesse
-miracoli per lui... (Frate Egidio sepolto in
-un'arca di pietra nella Chiesa de' frati Minori a Perugia
-fu... computandovi il beato Francesco, la cui vita
-scrisse frate Leone, che fu uno dei tre speciali compagni
-del beato Francesco). Ma frate Nicola operò tre miracoli
-in vita sua, cioè li operò Iddio a gloria di lui, ben degni
-di ricordo. Il primo fu che avendo il Guardiano di un
-convento comandato ad un frate giovane chierico suddiacono,
-di far di cucina per amore di Dio, cioè la minestra
-pei frati, fino a che ritornasse il cuciniere, che era assente,
-ed avendo egli umilmente obbedito, ebbe la disgrazia che
-gli cadde il breviario nel paiuolo, e s'inzuppò tutto. Ed
-essendo il libro perciò sformato, e il frate piangendone
-e gridando e dicendo d'avere avuto quel libro a prestito,
-per cui ne provava maggiore angoscia, frate Nicola, udito
-di questo fatto e volendolo consolare, gli disse: Vedi, o
-figlio, non piangere; dammi il libro in prestito, che ne
-ho bisogno un momento per recitare le Ore. Appartatosi
-poscia frate Nicola e sciolta una preghiera a Dio, Iddio
-ritornò il libro alla primiera nitidezza, tanto che nessun
-guasto ne appariva. La qual cosa considerando quel frate,
-che prima piangeva per il guasto del libro, consolatosene,
-restò altamente meravigliato, e benedisse Iddio. Altra
-volta per mezzo di frate Nicola fece Iddio il seguente miracolo.
-Una certa donna di Bologna, che aveva un figlio
-coperto di fistole, sognò che se frate Nicola facesse il segno
-della croce sul figlio di lei, all'istante ne sarebbe liberato.
-Quella donna essendo molto divota ai frati Minori andò
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-col figlio al Guardiano, e gli raccontò il sogno. Era allora
-Guardiano frate Andrea da Bologna, (che fu il secondo
-compagno di frate Giovanni da Parma, quand'era Ministro
-Generale, e di cui ho già fatto menzione) il quale
-adunati tutti i sacerdoti del convento di Bologna tranne
-frate Nicola, raccontò loro quello che la donna aveva
-veduto in sogno, e che stava tuttora alla porta del convento
-in aspettazione della grazia. E frate Andrea disse
-a que' sacerdoti: Ma noi non potremo indurre frate Nicola
-a far questa cosa, se non lo inganniamo con uno stratagemma.
-Laonde andate voi tutti a quella donna, e conducete
-vosco anche frate Nicola, ed io arriverò ultimo;
-e al mio arrivo mi direte che quella donna vuole una
-grazia dai frati, cioè che ciascun sacerdote faccia il segno
-della croce sopra il figlio di lei; ed io subito la contenterò;
-e dopo di me, direte a frate Nicola che faccia altrettanto.
-Fece adunque frate Andrea il segno della croce
-sul fanciullo; ma non se ne vide effetto, perchè la
-grazia era ad altri riservata. La madre del fanciullo
-allora, e tutti gli altri sacerdoti pregarono frate Nicola
-che per amor di Dio facesse il segno della croce su
-quel fanciullo; ma egli si rifiutò ricisamente e disse:
-lo faccia la Marchesina di lui madre, che io ne sono
-affatto indegno. Ma frate Andrea, Guardiano, gli comandò
-in virtù di salutare obbedienza, che messa da
-banda ogni scusa, senza indugio segnasse colla forma
-della croce il fanciullo. E dopo averlo fatto, tosto il fanciullo
-fu sanato, e subito la madre, a vista dei frati, ne
-tolse le fasciature e le pezzuole. I frati poi ne ringraziarono
-Dio, e ne tennero scolpito nell'animo loro la memoria.
-Altra volta fece Iddio per mezzo di frate Nicola uno
-strepitoso miracolo. Era un giovane nel convento di Bologna,
-che si chiamava frate Guido figlio di Massaria. Costui
-quando dormiva, russava sì forte, che nessuno poteva aver
-quiete in una casa dove egli fosse: e, quel che sorpassava
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-tutto, non solo disturbava orribilmente chi dormiva, ma
-anche chi vegliava. Perciò i frati lo mandarono a dormire
-in un angolo del convento destinato per le legne e per la
-paglia; ma neppur così poterono i frati impedire che non
-risuonasse per tutto il convento quel maledetto russare.
-Allora si convocò un'adunanza di tutti i sacerdoti e dei
-discreti del convento di Bologna in camera di frate Giovanni
-da Parma, che era Ministro Generale, e gli dissero
-che quel giovane, a cagione di grave vizio organico che
-aveva, doveva essere mandato fuori dall'Ordine; ed io
-pure era presente. E fu giudizio e deliberazione comune
-che si dovesse ritornare alla madre di lui, perchè essa,
-che conosceva il difetto di suo figlio, aveva ingannato
-l'Ordine. Ma per disposizione divina non fu rimandato
-immediatamente, poichè Iddio voleva fare un miracolo
-per frate Nicola. Considerando pertanto frate Nicola che
-quel giovane doveva essere mandato fuori dell'Ordine
-per un difetto di natura, non per sua colpa, ogni giorno
-chiamavalo sull'alba a servirgli messa; e, dopo la messa,
-il giovine di dietro all'altare, per ordine di frate Nicola,
-s'inginocchiava sperandone qualche grazia. Frate Nicola
-poi colle mani ne toccava la faccia e il naso, volendogli,
-la Dio mercè, restituire il dono della salute, e gli ordinava
-di non rivelare quel segreto a persona. Ed ecco
-che subito fu quel giovine guarito benissimo, e, dopo,
-dormiva quieto e pacifico come un ghiro, senza disturbo
-alcuno dei frati. Si trasferì poscia nella provincia romana;
-diventò sacerdote, confessore, predicatore, ossequiente e
-utile ai frati e riconoscente dei beneficî che Dio aveva
-a lui conferiti mercè dei meriti e delle preghiere di frate
-Nicola, che sia benedetto ne' secoli de' secoli, e così
-sia. Ora passiamo a frate Bertoldo di Lamagna. Costui
-fu sacerdote e predicatore dell'Ordine dei Minori,
-di onesta e santa vita, come a religioso si addice; fece
-l'esposizione dell'Apocalisse, della quale non ho copiato
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-che la parte che riguarda i sette Vescovi dell'Asia, i
-quali sul principio dell'Apocalissi sono raffigurati sotto
-il nome di Angeli, e lo feci allo scopo di accertarmi che
-quelli non erano stati Angeli, e perchè io aveva l'esposizione
-dell'Apocalissi dell'Abbate Gioachimo, la quale
-io pregiava sopra tutte le altre. Compose anche un grosso
-volume di sermoni per le feste di tutto l'anno e per le
-domeniche; de' quali copiai due soli, perchè vi si parlava
-dell'Anticristo con molta aggiustatezza. Il primo
-cominciava così: <i>Ecce positus est hic in ruinam</i>; cioè:
-<i>Ecco che questi è posto per ruina</i>. L'altro: <i>Ascendente
-Jesu in naviculam, secuti sunt eum discipuli eius</i>; cioè:
-<i>Ascendendo Gesù sulla navicella, i discepoli di lui lo
-seguirono</i>, ne' quali è trattato ampiamente dell'Anticristo,
-e del tremendo giudizio. E avverti che frate Bertoldo
-ricevette da Dio il dono speciale della predicazione; e
-tutti quelli che lo ascoltarono, dicono che dagli Apostoli
-a noi non fu mai uno pari a lui, che predicasse in lingua
-tedesca. Una gran moltitudine d'uomini e donne lo
-seguiva, talora sessanta o cento mila; e talora una gran
-moltitudine di gente da molte città convenuta per ascoltare
-le salutifere e melliflue parole che suonavano dalle
-labbra di lui.... Quando egli voleva predicare montava
-su di un palco a mo' di battifredo (cioè una torre di
-legno a foggia di campanile, di cui si serviva come di
-pulpito, all'aperto nelle campagne) sulla punta alta
-del quale, coloro che ne congegnavano insieme le parti,
-collocavano una banderuola perchè dalla direzione del
-vento che spirava, il popolo conoscesse da che parte
-dovesse mettersi per udir meglio. E, maraviglia! si udiva
-ed intendeva tanto da chi era vicino, come da chi era
-lontano a lui; nè, quand'egli predicava, vi era alcuno
-che s'alzasse e partisse se prima la predica non fosse finita.
-E quando parlava del giudizio tremendo, tremavano
-tutti, come giunchi nell'acqua, e lo pregavano per
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-amor di Dio di non parlare di quell'argomento, perchè
-a udirlo atterriva e faceva inorridire. Dovendo un dì
-frate Bertoldo predicare in un certo luogo, avvenne che
-un bifolco pregò il padrone di permettergli di andare ad
-ascoltarlo. A cui il padrone rispose: anderò io alla predica,
-e tu anderai ai campi co' buoi ad arare.... Ma
-avendo il bifolco un altro giorno cominciato ad arare la
-mattina per tempissimo nel campo, maraviglia! ecco che
-subito udì la voce di frate Bertoldo che predicava, sebbene
-in quel giorno fosse lontano ben trenta miglia. Allora
-il bifolco tolse di sul collo il giogo a' buoi, perchè
-pascolassero, ed egli standosene seduto ascoltava la predica.
-E quì furono operati tre miracoli in uno: Primo,
-perchè udì la predica e la intese, quantunque fosse
-distante ben di trenta miglia al predicatore; secondo,
-perchè imparò tutta la predica, e se la suggellò ben
-salda nella memoria; terzo, perchè, finita la predica, arò
-tanta terra quanto ne soleva arare in giornate, in cui
-non sospendeva mai il lavoro. Avendo poi il bifolco interrogato
-il padrone intorno alla predica, ed esso non sapendola
-ripetere, gliela ripetè egli tutta per filo e per segno
-aggiungendo che l'aveva udita e imparata di sul campo.
-Perciò il padrone, riconosciutavi l'opera di un miracolo,
-diede piena facoltà al bifolco di andare liberamente, ogni
-volta che lo desiderasse, alla predica di frate Bertoldo,
-per quanto urgente fosse il lavoro che avesse da fare.
-Era poi consuetudine di questo frate, che andava predicando
-ora in una, ora in altra città, di prestabilire il
-tempo e il luogo delle sue prediche, affinchè il popolo
-che vi affluiva potesse trovare sufficienza di vettovaglie.
-Una volta, certa nobil donna accesa d'ardente desiderio
-di udire frate Bertoldo a predicare, sei anni continui,
-per città e castella, con alcune sue compagne...
-seco lui potè avere un colloquio secreto e famigliare. Finiti
-i sei anni e i denari che aveva, la vigilia dell'Assunzione
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-della beata Vergine non avendo di che mangiare
-nè essa, nè le sue compagne, andò da frate Bertoldo, e
-gli espose schietto e netto lo stato di miseria in cui
-versava. Frate Bertoldo, udito tutto, la mandò a nome
-suo da un banchiere a dirgli che le desse pel vitto ed
-altre spese tanto denaro, quanto ne poteva meritare un
-giorno di Indulgenza, per ottenere la quale ella aveva
-seguito sei anni frate Bertoldo. Il banchiere sorrise e
-disse: Come posso io calcolare il valore di un giorno di
-indulgenza meritata da voi seguendo le peregrinazioni
-di frate Bertoldo? A cui essa rispose; Mi ha detto che
-da una parte mettiate denari nel piattello della bilancia,
-ed io soffierò sull'altro piattello; l'equilibrio vi darà, la
-misura del valore dell'indulgenza da me acquistata.
-Pose dunque il banchiere monete a larga mano, e ne
-empì il piattello della bilancia; essa soffiò sull'altro, e
-subito quel soffio mostrossi preponderante, e le monete
-furono sollevate come si fossero cambiate in lievi piume.
-La qual cosa considerando, il banchiere ne fu pieno di
-meraviglia; e più e più volte rimise monete sulla bilancia;
-ma il soffio della donna non potè essere mai vinto
-dal peso loro, perchè lo Spirito Santo per mezzo di
-lei spirava sì forte che il piattello, su cui soffiava la
-donna, non potè mai essere equilibrato dall'altro delle
-monete. La qual cosa vedendo sì il banchiere che la
-nobil donna e le altre di lei compagne, meravigliati volarono
-difilato a frate Bertoldo e gli raccontarono per
-punto le cose accadute; e il banchiere aggiunse: Io
-sono pronto a restituire l'altrui, e per amor di Dio a
-distribuire il mio ai poveri, e a diventare, come desidero,
-un buon uomo, perchè oggi ho veramente veduto
-miracoli. Perciò frate Bertoldo gli impose di dare a
-larga mano vettovaglie a quella donna e alle compagne
-di lei, per cagione di cui tanto prodigio aveva veduto.
-Il che subito e di buonissimo grado fece a lode di nostro
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-Signor Gesù Cristo, a cui è onore e gloria ne' secoli de'
-secoli, e così sia. Una volta, passando frate Bertoldo verso
-sera col suo compagno laico per una strada, incappò nei
-bravi di un Castellano, che lo presero, lo condussero al
-castello, lo incatenarono, e quella notte lo tennero con
-siffatta ospitalità. Ma quel Castellano aveva tanto gravemente
-angariati i suoi concittadini, che nel palazzo del
-Comune avevano già dipinto il modo di punizione che
-gli si doveva infliggere, se mai avvenisse che potessero
-ghermirlo, cioè la forca. All'indomani per tempissimo si
-presentò il carnefice al Castellano suo signore, e gli
-disse: Che vuole si faccia la signoria vostra di quei
-frati, che ieri sera sono stati condotti qui? A cui il
-Castellano rispose: Spicciali; che era come dire: Impiccali....
-Tale era quel Castellano, tali i suoi bravi,
-che alcuni svaligiavano, altri ammazzavano, altri menavano
-al castello e incarceravano, e teneanli sinchè per
-denaro si riscattassero, altri li uccidevano issofatto. Ora
-frate Bertoldo dormiva, e il suo compagno, un frate
-laico, vegliava recitando il mattutino, e aveva udita la
-sentenza di morte dal Castellano lanciata sul loro capo,
-giacchè tra lui e loro non era che una semplice parete.
-Allora il laico cominciò a chiamare, più volte gridando,
-frate Bertoldo. E il Castellano udendo pronunciare il
-nome di frate Bertoldo, si diede a pensare se mai per
-caso fosse quel famoso predicatore, di cui si dicevano
-mirabilia; e incontanente richiamato il carnefice, gli
-comandò di non toccar que' frati, anzi di condurli al
-suo cospetto. Condotti alla presenza del signore del castello,
-furono domandati di lor nome. E il laico rispose:
-Il mio nome è questo, e lo disse. Il mio compagno si
-chiama frate Bertoldo, quel famoso, graziosissimo predicatore,
-per cui mezzo Iddio opera tanti miracoli. Udito
-ciò, il Castellano si prostrò subito a' piedi di frate Bertoldo,
-lo abbracciò e lo baciò. Inoltre lo pregò per amor
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-di Dio di fare una predica per udirla, poichè da tanto
-tempo aveva desiderio di ascoltare da lui la parola della
-salute. E frate Bertoldo annuì a patto che in una col
-signore del castello si adunassero ad ascoltare la predica
-tutti que' bravi che vi avevano. E il Castellano promise di
-farlo volentieri. Mentre dunque egli faceva chiamare i
-suoi bravi, e frate Bertoldo s'era messo in disparte a
-pregare, si avvicinò a lui il compagno e gli disse: Sappiate,
-frate Bertoldo, che da questo signore è stata
-posta sulla nostra testa sentenza di morte. Laonde se
-mai inspiratamente avete predicato altre volte delle pene
-dell'inferno e della gloria del paradiso, or qui risurga
-la vostra valentia, che ora ne fa vieppiù bisogno. Udendo
-frate Bertoldo questa cosa, si diede tutto a pregare
-Iddio; e poi presentatosi a quell'uditorio, parlò così infiammatamente,
-e così spiegò la parola della salute, che
-tutti ne furono commossi al pianto. E prima di partire li
-confessò tutti, ordinò a tutti di abbandonare quel castello,
-di restituire il mal tolto, e di perseverare in far penitenza
-per tutta loro vita, se volevano acquistarsi il
-gaudio eterno. Il Castellano poi, prostrato a' piedi di
-frate Bertoldo, piangendo dirottamente, lo pregò di riceverlo
-per amor di Dio nell'ordine del beato Francesco; e
-lo accolse colla speranza di ottenerne poi grazia dal Ministro.
-Voleva anche seguire subito frate Bertoldo, ma questi
-glielo proibì, temendo del furore del popolo, che era
-stato tormentato, e nulla sapeva della conversione di lui.
-Arrivato frate Bertoldo alla città, il popolo volle udirlo
-a predicare, e tutti si adunarono nel greto di un fiume,
-ove dalla parte del pulpito pendevano dalla forca alcuni
-ladroni. (Tu che leggi queste cose, mettiti davanti agli
-occhi, come tipo, la ghiaia del fiume Reno presso Bologna).
-Ma il Castellano suaccennato, dopo la partenza di
-frate Bertoldo, infiammato d'amor di Dio, e vinto dal
-desiderio di riudirlo dimenticò tutte le soperchierie
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-inferte alla città, e andato da solo al luogo, in cui
-si predicava, fu subito riconosciuto e preso e condotto
-alla forca; giacchè fu da tutti rincorso e tutti gridavan
-alto: s'impicchi, s'impicchi, e turpemente muoia
-questo pessimo nostro nemico.... Frate Bertoldo,
-che vide il popolo correre e lasciare la predica, fu preso
-da meraviglia e disse: Non mi avvenne mai che nessuno
-partisse dalla mia predica, se non dopo finita, e
-dopo ricevutane la benedizione. Allora una delle persone
-che erano ancora sedute al posto rispose:
-Padre, non ve ne maravigliate, perchè fu preso il tale
-Castellano, che era pessimo nostro nemico, e lo trascinano
-alla forca. Udendo questo, frate Bertoldo fu
-preso da tremore, e disse: Sappiate ch'io ho confessato
-lui e tutti i suoi satelliti, e che li ho assolti e mandati
-a far penitenza, ed io aveva anche ammesso il Castellano
-all'Ordine del beato Francesco, ed ora veniva qui
-per udire la predica; corriamo dunque tutti e liberiamolo.
-Si diedero tutti a correre velocemente, ma arrivati
-sol luogo del patibolo, eravi già su penzolone e
-spirante. Ad un cenno di frate Bertoldo fu deposto, e
-trovarongli attorno al collo una carta scritta a caratteri
-d'oro che diceva: Sapienza 4.º: <i>Maturato egli in breve
-tempo compiè una lunga carriera: conciossiachè era
-cara a Dio l'anima di lui; per questo egli si affrettò
-di trarlo di messo all'iniquità.</i> Allora frate Bertoldo
-mandò chiamando i frati Minori del convento della città,
-pregandoli di portare una croce, un feretro, e un abito
-da frate e accorressero a vedere e udire le mirabili
-opere del Signore. Così fu fatto; e riferì loro tutto intero
-il caso. Trasportarono il corpo di lui, e gli diedero onorifica
-sepoltura nel convento de' frati Minori, lodando il
-Signore che opera tali miracoli.... L'anno 1284,
-indizione 12.ª, millesimo che abbiamo già più sopra
-cominciato, settantadue di quelli che si chiamano apostoli,
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-e non li sono, tra' quali ve n'erano di giovani e
-di vecchi, viaggiavano per la publica strada, passando
-per Modena e per Reggio, diretti a Parma per vedere
-frate Gherardino Segalello, che era stato il loro istitutore,
-mettere nelle mani di lui ogni loro avere, essere
-da lui benedetti, e con licenza di lui viaggiare pel
-mondo. Ed egli condusseli entro una chiesa vicino a Parma,
-li spogliò tutti, li rivestì, li ammise all'Ordine degli
-apostoli, li benedisse, e poi li lasciò liberi dì andare
-dove volessero. Papa Gregorio X da Piacenza, in pieno
-Concilio a Lione, interdisse loro di aggregarsi nuovi
-proseliti e di moltiplicarsi; pure vestono ancora quel
-loro abito e vanno girovagando e folleggiando pel mondo;
-nè hanno il timore di Dio, nè reverenza per l'uomo,
-cioè pel Sommo Vicario di Gesù Cristo, e credono di
-essere in istato di salvezza, mentre non obbediscono
-alla Chiesa romana. Parimente lo stesso anno, pochi
-giorni dopo le predette cose, arrivarono per la stessa
-strada pubblica, dodici donzelle avvolte in mantelli attorno
-alle scapole, che dicevano di essere sorelle apostolesse
-degli uomini preaccennati, e andavano a Parma
-a visitare Gherardino Segalello per lo stesso preindicato
-scopo. Questi uomini, che dicono di essere, ma non sono
-apostoli, e sono invece ribaldi e uomini grossolani e bestiali,
-conducendo secoloro queste donne, credevano di
-fare ciò che l'Apostolo disse ai Corinzi 9.º: <i>Non abbiamo
-noi podestà di menare attorno una donna sorella</i>?
-Nello stesso millesimo Papa Martino IV mandò lettere
-di comando di predicare la crociata contro Pietro d'Aragona,
-che aveva occupato la Sicilia; e metteva innanzi
-quattro ragioni, per le quali voleva che si predicasse
-una crociata contro di lui. La prima, perchè aveva occupata
-una Terra della Chiesa, e contro la volontà della
-Chiesa tenevala, nè s'induceva ad abbandonarla. La seconda,
-per aiutare e favorire Re Carlo, a cui la Chiesa
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-aveva data quella Terra. La terza, perchè colà si moltiplicavano
-gli eretici, nè gli inquisitori dell'eresia potevano
-andarvi, a cagione degli ufficiali che vi teneva
-Pietro d'Aragona. La quarta, perchè l'esercito di Pietro
-d'Aragona che stanziava in Sicilia, impediva di soccorrere
-Terra Santa, che di là ab antico traeva abbondanza
-di vettovaglie e d'armi e d'armati. Ma la crociata non
-si predicò, perchè dopo breve tempo avvenne la morte
-di Re Carlo e del Sommo Pontefice romano.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1285">a. 1285</h2>
-
-<p>
-Di fatto l'anno seguente, cioè 1285, indizione 13.º il
-giorno subito dopo l'Epifania, ed era Domenica, Re
-Carlo morì presso Foggia, fu portato a Napoli, ed ivi
-sepolto<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>. E noto che, dopo parecchi anni di regno,
-morì il giorno compleanno della sua incoronazione. Egli
-fu ottimo guerriero, e lavò l'onta di que' Francesi, che
-erano andati oltremare con Re Lodovico il Santo. Lasciò
-dopo sè molti eredi legittimi, figli e nipoti, e della sua
-morte una santa donna n'aveva avuta chiara visione.
-Una donna di Barletta, nello stesso anno 1285, ebbe
-una visione mostratale da Dio, della quale parlandone
-ai frati Minori, di cui era dovota, disse: Ho veduto in
-una visione notturna uno che stava davanti a me e diceva:
-Prima che avvenga, sappi sin d'ora che, entro un
-anno, per volere di Dio, quattro notabilissimi personaggi
-entreranno nel regno della morte, <i>ove è la sede assegnata
-ad ogni vivente</i> Giobbe 3.º: E il primo sarà Re
-Carlo; il secondo, Papa Martino; il terzo, Filippo Re
-di Francia; il quarto, Pietro d'Aragona. E gli eventi
-s'argomentarono di provarlo; conciossiachè ogni cosa
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-succedette giusta la predizione. Questa donna, quando
-morì Re Carlo, ebbe un'altra visione, e raccontandola
-ai frati Minori, disse: Parevami d'essere in un ampio e
-bellissimo giardino, ove vidi un gigantesco e terribile
-drago, dal cui cospetto io spaventata fuggiva con quanta
-lena di correre io aveva. Ma il drago di corsa velocissima
-m'inseguiva, gridando e pregandomi con voce
-umana di aspettarlo, chè mi voleva parlare. Avendo io
-udito quella voce che suonava umana, mi soffermai, volendo
-udire che cosa dicesse; e voltami a lui, gli dico:
-Chi siete voi, e che volete dirmi? E in risposta disse:
-Io sono Re Carlo, che abitava in questo bellissimo Giardino,
-d'onde Pietro d'Aragona con un frusto di carne
-ora mi scaccia. E alludeva alla moglie di Pietro d'Aragona,
-per cagion della quale occupò contro Re Carlo il
-Regno di Sicilia. E che la moglie venga significata col
-nome di Carne, si ha in Giobbe 1º.... Dopo poi
-che i frati Minori ebbero saputo della morte di Re
-Carlo, riconobbero che quella donna aveva veduta una
-visione vera. Nello stesso millesimo, dopo la morte di Re
-Carlo, si vide un'ecclisse di luna, ai 4 di Marzo, nell'ora
-in cui cantavamo il mattutino, cioè nella Domenica
-di <i>lætare Jerusalem</i> (<i>allegrati, Gerusalemme</i>); nella
-quale Domenica il Sommo Pontefice dà la Rosa. Questa
-Rosa è d'oro e contiene entro di se musco e balsamo;
-in che si rappresenta la Trinità delle sostanze di Cristo.... Il
-musco, che trasuda dal liocorno, e colla
-sua essenza aromatica conforta lo spirito, significa il
-corpo di Cristo...... Il balsamo, che è caldo e odorifero,
-denota l'anima di Cristo..... L'oro......
-raffigura la divinità..... Il Papa dona questa Rosa
-al Prefetto di Roma. Il Papa dunque dando la Rosa
-viene a significare le accennate sostanze e spiega il mistero.
-Parimente il Doge di Venezia co' suoi Veneziani,
-nel giorno dell'Ascensione del Signore, sposa il mare
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-coll'anello d'oro; parte per festa ed allegria; parte mosso
-da una specie di antica idolatria, per la quale i Veneziani
-sacrificano a Nettuno; parte, per indicare che i
-Veneziani hanno il dominio del mare. Poi i pescatori, a
-cui piace, chè d'altronde non vi sono forzati, si cavan
-nudi, e colla bocca piena di olio, che poi mandan fuori,
-si buttano nel profondo del mare a ripescare l'anello; e
-chi lo può trovare, senza contrasto, è suo.... Nel
-millesimo stesso sussegnato, la Pasqua cadde ai 25 di
-Marzo, cioè il giorno dell'Annunciazione della Beata Vergine,
-la qual coincidenza alcuni credevano infausta; il
-che si aspetta che accada di nuovo fra dieci anni, cioè
-nel 1295. E nello stesso anno, il giorno della Pasqua di
-Risurrezione, Papa Martino IV fece un solenne pontificale;
-e poi nel Mercordì fra l'ottava, nel qual giorno si
-cantò alla messa l'introito <i>Venite, benedicti</i> (<i>Venite, o
-Benedetti</i>), chiuse la sua carriera mortale; e volle essere
-sepolto ad Assisi nella chiesa del beato Francesco,
-perchè era amico intimo dell'Ordine de' frati Minori. E
-immediatamente, dopo l'ottava di Pasqua, ai 2 d'Aprile,
-ebbe successore Giacomo Savelli Romano, che era del
-novero del Collegio de' Cardinali, anzi ne era l'anziano,
-vecchio, carico d'anni, malazzato, affetto di podagra e
-di chiragra; e prese nome Onorio IV. Dopo che fu fatto
-Papa, andò subito a Roma, e richiamò i Cardinali, sparsi
-in Legazioni per le varie provincie, a fine di trattare
-con loro della pacificazione del mondo. Era stato lasciato
-esecutore del testamento di Papa Martino IV; e mandò
-al figlio di Re Carlo, che era in Sicilia prigioniero di
-Pietro d'Aragona, un ingente tesoro in grazia di amicizia;
-e incoronò Carlo, nipote di Re Carlo; e si spera
-che farà molto bene, come si dice, e come pare che egli
-stesso assicuri....
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Delle insidie e della callidità del diavolo, che colla
-sua finezza tenta di trarre in inganno i servi di Dio.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dopo l'assunzione dì Onorio al papato, un certo religioso
-riconobbe d'essere stato deluso. Vivente ancora
-Papa Martino, al religioso preaccennato frequentemente
-appariva il diavolo, e gli prometteva il Papato per subito
-dopo la morte del Papa d'allora. Ma il frate, come
-raccontò ad un suo amico, col quale ebbe un colloquio
-confidenziale intorno a questa cosa, pareva che non si
-curasse del Papato, se non in quanto desiderava, diventando
-Papa, di poter rappacificare il mondo. Ma l'amico
-tanto intimo, a cui svelava il secreto dell'anima, gli
-disse che a lui pareva impossibile, stante che egli non
-era persona eminente, nè di gran conto, e perchè i Cardinali,
-a cui spetta l'elezione, non avevano di lui
-nessuna conoscenza; ma egli rispondeva che quell'elezione
-non è opera umana.... In seguito morì il Papa, e
-fu creato Papa altri, non egli; quindi se ne rimase frustrato
-nella ricevuta promessa, ed ingannato.... Il religioso
-preaccennato, a cui tali cose accaddero, era un frate
-Minore, di cui taccio il nome a fine di bene.... Tutte
-queste prenarrate cose, quando quarantacinque anni fa,
-io abitava nel convento di Pisa, le seppi da frate Riccardo,
-il quale, quando avvennero, dimorava nel convento
-di Pisa, ed ammaestrano ad aversi buona guardia dalle insidie
-del diavolo.... Visse un sant'uomo, frate Minore,
-nativo d'Imola, di nome Benintendi, sublimato all'Ordine
-del sacerdozio. Egli aveva abitato meco più
-anni nel convento di Ravenna; era gradito confessore,
-ogni notte faceva trecento genuflessioni, e digiunò ogni
-giorno tutto il tempo di vita sua. Una volta fu condotta
-a questo frate una donna invasa dal diavolo..... Ad
-uno scongiuro il diavolo se ne volò via confuso e deluso
-con grida di pianto e di dolore, e la donna, ringraziandone
-Iddio, ne fu completamente liberata..... quindi
-il beato Francesco, quando il suo compagno fu una
-notte bastonato dai demonii alla Corte di un Cardinale,
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-si narra che gli dicesse: I diavoli sono i gastaldi del
-nostro Signore, destinati a tenere gli uomini in guardia
-di sè stessi. Anzi io penso ch'egli abbia permesso a
-suoi gastaldi di irrompere sopra di noi, perchè questa
-nostra dimora nella Corte de' magnati, non fa buon
-esempio al popolo. Nella diocesi di Parma, sul monte
-Bardone, vi è un castello, che si chiama Berceto, trenta
-miglia distante da Parma. Era di quel paese un certo
-chierico, di nome Guglielmo, che dimorava a Parma. E
-quando una volta la moglie di un tal Ghidini fabbroferraio,
-che era figlia di un certo Pieco abitante nel Borgo
-delle asse, fu ossessa dal diavolo, quel chierico andò a lei,
-e cominciò a scongiurare il diavolo, comandandogli di
-uscire da quella donna: e il demonio rispose: Uscirò sì
-da lei, ma io ti ordirò tale una tela, per la quale tu
-non potrai più molestarmi, nè costringermi ad uscire
-da' miei abitacoli. Perchè sappi già sin d'ora che io
-farò che tu sia ucciso tra breve, e che tu altri ucciderai.
-E l'evento avverò la minaccia. Pochi mesi dopo, in Parma
-stessa, ebbe egli ad altercare in un cortile con un Arduino
-di Chiavari, e si accapigliarono; ma un forte urtò
-contro un altro forte, ed ambedue soccombettero. Il fatto
-me l'ha raccontato chi era presente, e vide quando l'un
-l'altro si uccisero; e quale dalle labbra di lui la ho
-udita, tale fedelmente ve la trascrivo. E fu frate Giacomino
-de' Tortelli, che vide e me lo narrò, che ora è
-frate Minore; e la donna che prima era ossessa dal demonio,
-ne fu pienamente libera, ed è in Parma nel
-monastero dell'Ordine di S. Chiara. Il Ghidini suo marito
-entrò nell'Ordine de' frati Minori; e, convertitosi a
-mal in cuore, e datosi a vita non sua, rivolse l'animo
-al passato, e uscì dal convento durante il noviziato, e
-vive nel secolo, acciocchè <i>chi è ingiusto sielo ancora
-più: e chi è contaminato contaminisi vieppiù</i> ecc. Apocalissi
-22.º. Del resto Arduino di Chiavari era uomo di
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-lettere, bello, robusto, battagliero, e aveva fatto quello
-stesso giorno suoi bagagli per partire all'indomani da
-Parma, e ritornare alla terra nativa. La terra, d'ond'era
-nativo, si chiama Chiavari, in riva al mare, nella diocesi
-di Genova, presso Lavagna, dove abitavano i frati Minori.
-Ed io mi vi son trovato più volte. Ed ivi presso
-si ha abbondanza di buon vino di vernaccia; e il vino
-di quella terra è generoso e delizioso tanto, che possono
-qui trovar loro luogo i versi fatti per quel liquore da
-un certo Trutanno, che disse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Vinum de vite&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — det nobis gaudia vitæ.</p>
-<p class="i01">Si duo sunt vina,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — mihi de meliore propina.</p>
-<p class="i01">Non prosunt vina&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — nisi fiat repetitio trina.</p>
-<p class="i01">Dum quartum poto,</p>
-<p class="i02"> — succedunt gaudia voto.</p>
-<p class="i01">Ad potum quintum,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — mens vadit in laberyntum.</p>
-<p class="i01">Sexta potationum&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — me cogit abire supinum</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Se il vin di grappoli — Il sen m'innonda,</p>
-<p class="i02"> Sento rinascermi — vita gioconda.</p>
-<p class="i01">Se hai vin, che è lacrima — D'uve diverse,</p>
-<p class="i02"> Dei più gradevole — Vo' me ne verse.</p>
-<p class="i01">Se non ripetesi — Tre volte a prova,</p>
-<p class="i02"> Tre volte il bevere, — Il ber non giova.</p>
-<p class="i01">Se un quarto calice — Ne bacio e ingollo,</p>
-<p class="i02"> Mi grilla il giolito — Sin nel midollo.</p>
-<p class="i01">Se un'altra ciotola — M'empie i desiri,</p>
-<p class="i02"> Mi danno il dondolo — I capogiri.</p>
-<p class="i01">Se il sesto tónfano — Nel sen n'imbotto,</p>
-<p class="i02"> Supin mi corico; — Sono arcicotto.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-..... Di otto pericoli, che si notano dall'Apostolo, e
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-di esempi di pericoli..... Hai l'esempio di S.ª Chiara,
-che in Ispagna liberò i sommersi in un fiume.... Parimente
-quello del beato Francesco, tuffato da' ladroni
-nelle nevi, una volta che viaggiando per una selva, cantava
-in francese lodi a Dio, come accenna il responsorio:
-<i>mentre a corpo seminudo</i>; e come disse il beato Francesco
-stesso: Se il diavolo può avere tra mani un pelo
-d'un uomo, tosto lo fa crescere in una trave; e come
-disse il Ministro Generale frate Bonaventura, una volta
-che predicava ai frati in Bologna, ove io mi trovava in
-persona: Consentire alle suggestioni e alle tentazioni del
-demonio, è tanto, quanto precipitarsi dalla guglia di
-un'altissima torre, e, giunti a mezzo, volersi appigliare
-ad un palo o ad una stanga, per non ruinare a fondo.......
-Erano a studio in Bologna tre scolari e amici
-Toscani, i quali avevano tra loro stabilito di entrare insieme
-nell'Ordine de' frati Minori. E sperando senza
-dubbio di entrare nell'Ordine del beato Francesco, come
-avevano deliberato, convennero nella proposta di andare
-uno di loro in Toscana per denari, onde potersi vestire
-e fare le altre spese, volute dalla convenienza di chi
-lascia il mondo, ed entra novizzo in una Religione...
-Passato Casalecchio<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> e arrivato al ponte del Reno
-sulla via che va a Crespellano<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>, il diavolo gli diede
-uno spintone, e lo precipitò nel fiume, e ve lo sommerse
-e annegò; e dopo tempo ne fu trovato il cadavere nel
-Polesine, e non fu creduto degno di sepoltura. (Il Polesine
-è la terra, in cui frate Pellegrino di Bologna
-aveva le sue possessioni. Frate Pellegrino poi è uomo
-tutto dato alle cose dello spirito, e letterato, che non
-beve mai che acqua, e abborre dal vino; e fu due volte
-Ministro nell'Ordine de' frati Minori, cioè nella provincia
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-di Grecia e nella provincia di Genova). Ma non vedendosi
-ritornare il primo compagno, perchè nol poteva,
-essendo stato annegato dal demonio, piacque ai due rimasti
-a Bologna, che l'un di loro andasse in Toscana
-per il medesimo scopo del primo, ed anche per far ricerche
-dell'amico smarrito; ma arrivato al luogo sopradetto,
-e proceduto pochi passi avanti, il diavolo lanciò
-dal tetto di una piccola chiesa sul capo di questo scolare,
-una grossa pietra che gliene franse il cranio, e cadde
-subito morto, e fu quivi sepolto presso la stessa chiesa.
-Ma non ritornando neppure il secondo, perchè nol poteva,
-il terzo entrò nell'Ordine senza sapere quale caso avesse
-incolto i compagni. Questi è frate Pietro di Cori<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>,
-dalla cui bocca ho saputo la storia che scrivo; il quale
-mentre era ancora nel noviziato di Bologna, fu compagno
-di un frate sacerdote, che andava a confessare nel Polesine.
-E trovandosi quel frate, che era sacerdote, occupato
-in chiesa a confessare, ed il novizzo fuori, a chiacchierare
-con quelli del contado, sopravvenne un indemoniato, che
-pareva crudele e terribile. A cui frate Pietro disse: Io
-riconoscerò che veramente hai il demonio in corpo, se
-saprai parlar meco in latino, e se mi dirai che avvenne
-di tre scolari, che erano compagni, e come ordinò ciascun
-di loro i fatti suoi. Allora il demonio cominciò a
-parlare, e parlava un sì corretto latino, che frate Pietro
-se ne meravigliò altissimamente, a udire un uomo rozzo
-e campagnuolo parlare così, e in quel modo argomentare.
-Ed insistendo sul fare inchiesta dei tre compagni,
-disse che egli stesso n'aveva uccisi due, come più sopra
-è detto. E ricercatolo del terzo compagno, rispose:
-Non so che sia avvenuto del terzo perchè fuggì e
-si allontanò da me; Ma potrà fuggirmi, non sfuggirmi,
-poichè io lo circuirò e ridurrò a tale porto, che chiunque
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-ne abbia udito parlare ne avrà il tintinnio in
-ambe le orecchie. Interrogò dunque frate Pietro gli
-abitanti di quella terra, se il demonio avesse detto
-il vero del cadavere dello scolare ivi rinvenuto, ed attestarono
-che era vero punto per punto quanto il diavolo
-esponeva. Avendo poi fatto cercare accuratamente
-dell'altro compagno riseppe essere egualmente vero. E tanto
-basti. Crebbe costui nell'Ordine de' frati Minori, diventò
-uomo di molta letteratura, peritissimo nel diritto canonico,
-buono di leggere tutta la Bibbia in lingua francese; e passando
-giorno sopra giorno, ed anno sopra anno accumulandosi,
-fu eletto Ministro nella provincia di Genova, in Sicilia,
-e in Toscana sette anni. Fu uomo sempre pieno di sospetti,
-che insultava facilmente e copriva di vituperi le
-persone per poterle tenere a stecco. Esaltava cui voleva,
-cui voleva umiliava; uomo di più faccie, astuto, malizioso,
-volpe scaltrita, ipocrita vile ed abbietto; uomo pestifero
-e maledetto, odiato terribilmente da Papa Alessandro
-IV; e detestato a morte. Era figlio di un Sacerdote
-della diocesi del predetto Papa, quando questi era
-ancora ne' gradi minori della gerarchia. Fu mio Ministro
-e Custode, quand'io era in Toscana; e, dopo che ne partii,
-commise tante turpitudini ed enormità, che non sono da
-raccontare, per cui fu dai frati condegnamente castigato.
-Più volte uscì dall'Ordine, e terminò malamente la sua
-vita, a ragione de' suoi meriti. Quindi si mostrano vere
-anche le cose che predisse di lui il demonio... Pertanto
-tutte queste cose ho narrato avendone porta occasione
-quel frate che fu ingannato dal demonio, a cui
-compariva e prometteva il papato; cose che possono tornare
-utili a conoscere le finezze e le malizie del diavolo.
-... Ora ritorniamo alla storia profana, e continuiamo
-ciò che resta a dirsi. L'anno 1285, indizione 13.ª, millesimo
-che incominciammo già più addietro, tutto il mese
-di marzo fu tanta la molestia delle pulci, e ne fu tanta
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-l'abbondanza da parere, ed essere anche troppe per
-piena estate. E perciò mi tornano a mente que' versi
-soliti a dirsi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">In <i>x</i> finita&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — tria sunt animalia dira:</p>
-<p class="i01">Sunt pulices fortes,&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — cimices, culicumque cohortes;</p>
-<p class="i01">Sed pulices saltu&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — fugiunt, culicesque volatu;</p>
-<p class="i01">Et cimices pravi&nbsp;—</p>
-<p class="i02"> — nequeunt foetore necari etc.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Tre v'hanno insetti a nomi in X cadenti:</p>
-<p class="i02"> Pulci, zanzare e cimici fetenti.</p>
-<p class="i01">La pulce fugge a salti e ti canzona;</p>
-<p class="i02"> Va la zanzara a volo, e 'l flauto suona;</p>
-<p class="i01">La cimice se schiacci uggiosa e lenta,</p>
-<p class="i02"> Col vindice fetor a te s'avventa; ecc.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Nello stesso millesimo ai 7 di Marzo, Sabato, verso sera,
-si udirono orribili tuoni e spaventosi, e si videro lampi,
-quasi incendii del cielo, e tosto imperversò una grossissima
-grandine, che distrusse le ortaglie e gli alberi da
-frutta, come i mandorli, i melagrani, e i fichi primaticci,
-ossia i fioroni.... Così anche a Milano si celebrò un
-Capitolo generale dell'Ordine de' frati Minori, nel giorno
-di Pentecoste, che fu ai 13 di Maggio. E furono dimessi
-molti Ministri, e fu modificato il nostro Statuto, a cui
-quà fu aggiunto, là tolto; e frate Pietro, Ministro della
-Guascogna, che era maestro con cattedra, fu Vicario in
-quel Capitolo, come se fosse stato Ministro Generale,
-perchè frate Buonagrazia, ultimo Ministro Generale era
-morto. Per la elezione del Ministro Generale però ottenne
-la maggioranza dei voti e fu creato frate Arlotto da Prato
-di Toscana, maestro con cattedra, che faceva lezioni a
-Parigi. Parimente in quell'anno fu celebrato un Capitolo
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-generale dell'Ordine de' frati Predicatori a Bologna; e
-siccome anch'essi erano acefali, fu eletto frate Munione
-spagnuolo Maestro dell'Ordine de' frati Predicatori. E
-sappi che quelli, che noi frati Minori chiamiamo Ministri
-Generali, essi li chiamano Maestri Maggiori, che
-comandano agli altri.... E tutto sta bene, perchè
-vi è differenza di nomi, ma in sostanza tutto riguarda
-e converge a Dio.... Sappi anche che i frati Predicatori
-ebbero più Maestri transalpini che cisalpini; e
-la ragione forse è questa che il loro fondatore, cioè San
-Domenico, fu un ultramontano. Noi per contrario ne abbiamo
-avuto più di Italiani che di transalpini. E questo
-per tre ragioni: Primo, perchè il beato Francesco è Italiano;
-secondo, perchè è sempre maggiore il numero dei
-votanti Italiani; terzo perchè sanno più di governo. E gli
-Italiani temono che se i francesi avessero il predominio
-nel governo dell'Ordine, si rilasserebbe il rigore della
-Religione. Avverti che eglino si lamentano se abbiamo
-maestri di cattedra, dottorati a Parigi. Noi di rincontro
-ci adoperiamo ad ogni potere per non aver Ministri Generali
-Francesi per le ragioni addotte più sopra....
-Nota, che ad un certo frate de' Predicatori, tutto dedicatosi
-alle cose dello spirito, fu rivelato in una visione
-che i Predicatori avrebbero avuto tanti Maestri Generali,
-quante sono lettere in questa parola: <i>Dirigimur</i> (siamo
-diretti) che sono nove; ed a verificarsi completamente
-non restano più che due lettere, cioè u ed r. Poichè
-prendi la prima lettera, ed hai Domenico; prendi la seconda,
-ed avrai <i>Jordanum</i> (Giordano); prendi la terza,
-ed avrai Raimondo; la quarta, ed hai Ioannem (Giovanni);
-la quinta, ed hai Gumberto; la sesta, ed hai di nuovo
-<i>Ioannem</i> (Giovanni); prendi la settima, ed hai Munione
-che ora governa l'Ordine. Esempio quasi identico reca il
-beato Gregorio nel Dialogo libro 3º.... E nota che
-l'Abbate Gioachimo, a cui Iddio rivelò il futuro, disse
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-che l'Ordine dei Predicatori doveva patire coll'Ordine
-de' Chierici; e che l'Ordine de' Minori doveva durare fino
-alla fine. Nello stesso millesimo preindicato, nel quale si
-sono celebrati que' due Capitoli generali, il Marchese
-Guglielmo di Monferrato coll'aiuto dei Torriani di Milano
-e con altri amici condusse un grosso esercito contro
-i Milanesi che erano dentro la città. Anche i Modenesi
-avevano tra loro accesa discordia, e più volte diedero di
-piglio alle armi. I Tartari invasero tutta l'Ungheria e
-devastarono tutto con ogni maniera di stragi, d'incendi
-e di rapine; e in quella invasione uccisero tutti i frati
-d'un convento di Predicatori, tranne due rannicchiati
-in un nascondiglio. Finalmente i Tartari fecero pace col
-Re d'Ungheria, a cui il Re dei Tartari mandò una
-lettera di questo tenore: «Davide Giovanni Re di Tarso
-e dell'isola orientale e delle genti, che vi abitano, al Re
-degli Ungheri (invia) la sua grazia e quella del suo
-popolo, grazia cui il Dio Trino ed Uno ecc. Come piacque
-al Signore il nostro cuore si è elevato al di sopra
-di tutto ciò che si dice uomo terreno, e il nostro trono si
-è alzato sopra il collo dei ribelli, sicchè i Re della terra
-adorano la cintura de' nostri lombi, tranne il Re di Francia
-cui D.... in un dialogo chiama il fedele e il cattolico,
-e mi disse: Non stendere la mano sopra di lui; la
-nostra spada divorerà i nemici del crocefisso, e i nostri
-cavalli e li nostri asini manicheranno i resti di loro; i
-piedi de' nostri dromedarii e de' nostri camelli non sono
-più bifidi per la rigidezza che contrassero; moviamo i
-nostri accampamenti in inverno; sia pace a tutti; mandino
-a noi vino in ricambio di balsamo, frumento invece di
-oro puro, poichè stiamo pellegrinando lungi dalle nostre
-sedi, chiamati da una stella, che ne guida. Nostra cura
-è di riportare alle loro Terre<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> il Signor nostro Baldassare
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-e i nostri cognati Gaspare e Melchiorre». Mentre
-si spargeva sangue in tutte queste battaglie, mi tornavano
-a mente le parole di nostro Signor Gesù Cristo ai
-discepoli, Matteo 23.º.... Così nell'anno stesso sussegnato,
-il Re di Francia, dopo la morte di Re Carlo suo
-zio, condusse un grosso innumerevole esercito in Ispagna
-contro Pietro di Aragona, chè lo voleva annientare. Così
-sono le cose oggi, giorno di S. Sisto 1285; se ne ignora la
-fine perchè gli eventi di una guerra sono sempre incerti....
-Parimenti lo stesso anno i Modenesi fuorusciti
-combatterono un'asprissima battaglia contro i Modenesi
-di dentro la città, e da ambo le parti si pugnò accanitamente,
-e molti caddero feriti sul campo, molti ne furono
-morti, e molti rimasero prigionieri. Lo stesso anno
-tornarono ad azzuffarsi presso Gorzano, e si rinnovò la
-strage dell'altra volta, poichè vi fu grande carneficina
-da ambo le parti, e molti popolani e cavallieri vi trovarono
-l'ultimo giorno di vita. Tuttavia i Modenesi di
-dentro la città si vantavano d'aver avuto il sopravvento
-in tutte e due le battaglie, e quindi dalla vittoria pigliando
-audacia, andarono ad incendiare Balugola<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>,
-che è un borgo del Modenese in montagna. Parimente
-nello stesso anno di comune accordo la fanteria e la
-cavalleria della città di Modena andò al castello di Rubiera,
-che è sulla strada publica, nella diocesi di Reggio,
-e quelli di Sassuolo fecero altrettanto; però non avvenne
-tra loro fusione, se ne stettero a campo separati. E vi
-andò il Podestà di Reggio con dodici ambasciatori Reggiani,
-e vi ritrovarono anche frati Minori e Predicatori,
-e si fece lo scambio e il rilascio dei prigionieri, che in
-tutto tra l'una e l'altra parte erano 400. E questo fu
-fatto la vigilia di S. Pietro in Vincoli, ultimo del mese
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-di Luglio; ma già sin da molto tempo prima ne erano
-intervenute lunghe trattative. Tuttavia perdurò fra loro
-una guerra vigorosa e sanguinosa, e de' Modenesi tra
-della parte di que' di dentro, e di quella di fuori, che
-abitavano a Sassuolo, ne furono morti 1500; i più notabili
-de' quali sono: Matteo Montecucoli<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>, Guglielmino
-di Monteveglio<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>, Ponzio Provenzale, Capitano delle
-milizie dei Modenesi della città, Gherardo Rangone,
-Gherardino Boschetti, Giovanni da Rosa, l'Arciprete di
-Bazoara de' Presuli, Rainiero dei Denti di Balugola,
-Raimonduccio Grassoni, Nordulo da Livizzano<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>, Nevo
-da Levizzano, Gigliolo de' Poltronieri, Bartolomeo di Campiglio<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>,
-Tomaso di Lovoleto<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>, Ardizzone di Lovoleto,
-Neri di Leccaterra (questi fu valentissimo nel rotare la
-spada e vibrare la lancia), Carentano dei Carentani, il
-Modenese de' Ricci, Zaccaria di Tripino, Francesco di
-Spezzano<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>, Tommaso di Spezzano. Qui si chiude il
-catalogo de' notabili Modenesi uccisi a tempo di quella
-accanita guerra che tra loro stoltamente si fecero. Ci
-pensino eglino! Ora è a dire alcunchè de' Genovesi. Tiene
-la Signorìa di Genova Uberto Spinola, e nel 1285, agli
-8 di Giugno, con cento galee filò pel porto di Pisa per
-forzarlo, ed impadronirsene; e i Lucchesi colle loro milizie
-corsero contro i Pisani a Ripafratta<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>, ove è un
-castello de' Pisani presso il Serchio, e diedero il guasto
-all'agro Pisano, mettendo a fuoco le case, le vigne, le
-biade. E l'anno precedente Genovesi e Pisani due volte
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-avevano tra loro cozzato in battaglia navale, ed i Pisani
-furono sconfitti, a tale che di Pisani tra morti e prigionieri
-10,000 furon messi fuori di combattimento; di
-Genovesi solo 200. E nota che il sunnominato Uberto
-tenne di forza la Signoria di Genova dodici anni, e contrastando
-all'ambizione de' Grimaldi, che parteggiavano
-per la Chiesa. Parimente l'anno prenotato, Papa Onorio IV
-mandò ordinando ai Lucchesi che avevano stretto d'assedio
-Ripafratta, castello dei Pisani sul Serchio, di cessare
-dalla guerra contro Pisa; e inoltre scomunicò tutti
-quelli, che avevano ostilmente impugnate le armi contro
-i Pisani, perchè questi ora si sono annidati sotto lo scudo
-e la protezione della Chiesa, essendo che dove abbondò
-il peccato, sovrabbonderà anche la grazia, dice l'Apostolo
-ai Romani 5.º. Nello stesso anno cominciarono le
-fondamenta della chiesa dei frati Minori di Reggio; e
-frate Giglino di Corrado da Reggio ne pose, il venerdì
-dell'ottava di Pentecoste, 18 di Maggio, la prima pietra
-nel pilastro anteriore lungo la via, che è vicina alla casa
-della Chiesa di S. Giacomo. Quell'anno fu anche molto
-piovoso, e non passava giorno senza pioggia, e i contadini
-n'erano di mal umore, perchè non potevano fare
-i loro lavori; e ne accagionavano i frati Minori, perchè
-gettando le fondamenta della loro Chiesa, avevano dissotterrate
-le ossa dei morti. E quell'anno non portò piena
-raccolta, perchè il frumento in qualche luogo fu distrutto
-parte dalla grandine, parte da altre calamità. La state
-poi non fu ristorata da nessuna pioggia, e s'ebbe grande
-siccità, anzi aridità; nè vi fu abbondanza d'ortaglie
-perchè gli orti non erano irrigui, nè si ottenne dal cielo
-beneficio di pioggia. Si ebbe carestia di zucche e di
-<i>minuti</i><a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>, di vino, di olio, di rape, di castagne e di
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-molte altre specie di frutta. L'anno stesso vi fu un
-eclisse di sole, verso sera, un lunedì 4 Giugno, ma fu
-un eclisse parziale, ristretto, e veduto da pochi, perchè
-il cielo in quel giorno era nebuloso. Di questi eclissi
-di sole, di luna, e di stelle, sappi ch'io ne ho veduto
-spesse volte, dopo che sono entrato nell'Ordine dei frati
-Minori; ed avvengono non solo perchè Iddio lo predisse,
-dicendo Luca 23ª.... ma anche perchè portendono,
-ossia dimostrano, qualche cosa che ha da accadere. Però
-tra gli altri eclissi di sole, che si sono veduti a miei
-giorni, il più notevole fu quello del 1239, di cui ho
-parlato quanto basta più indietro; e di luna, il più
-maraviglioso fu quello che si vide il primo anno del
-pontificato di Gregorio X, in Maggio, verso l'ora del
-mattutino, quando apparve nella luna il segno della
-Croce, e che in quella notte durò a lungo, e fu veduto
-da molti in varie parti del mondo. Questo segno nella
-luna poi comparve ancora l'anno 1272, indizione 15ª.
-Poi tra gli altri prodigi di stelle, massimo fu quello
-che si fece vedere a tutto il mondo ai tempi di Papa
-Urbano IV. L'anno in cui morì apparve in cielo una
-stella cometa, a modo di fiaccola, verso la festa di S.
-Apollinare, e continuò a mostrarsi sino alla morte del
-Papa; della quale apparizione parimente ho scritto più
-sopra alla rubrica dell'anno 1264.... Le comete
-i latini le chiamano con parola che significa crinite,
-perchè mandano uno sprazzo di luce, che somiglia
-ad una chioma svolazzante; e gli Stoici ne annoverano
-più di trenta, i cui nomi ed effetti alcuni astrologi
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-notarono. Dei più cospicui lavori pubblici compiuti dai
-Parmigiani par bene parlarne ora. Nel millesimo sussegnato
-i Parmigiani cominciarono un grandioso palazzo
-e bello sulla piazza nuova, e fecero costruire la porta
-di S. Benedetto, e cominciarono il ponte di pietra sull'Enza,
-torrente che interseca la pubblica strada, che
-va da Parma a Reggio, a cinque miglia da Parma; e
-fecero fare una grossa campana per la torre del Comune,
-essendosi rotta quella che v'era prima; e siccome per
-mancanza di metallo non si formarono le anse, od orecchie,
-e perciò non si poteva legare ed appendere, fu
-dallo stesso maestro fusa una seconda volta, ma non era
-sonora per qualche difetto, che, pur si crede, debba
-avere. Onde i Parmigiani mandarono a Pisa in cerca
-di un valente maestro, che loro gettasse una buona campana.
-E il maestro da Pisa venne a Parma sfarzosamente
-vestito, come un gran Barone; ed alloggiò nel convento
-dei frati Predicatori, ove fece la campana con quella
-maggiore e migliore diligenza, che ebbe e potè, avendo
-ricevuto metallo nuovo ed in gran quantità, come volle;
-e ne disegnò una forma bellissima... inoltre la gettò
-sulle fondamenta della chiesa de' Predicatori, che era
-già fondata, perchè temeva che il metallo sfuggisse dalla
-forma per di sotto. Ma nulla giovarono tante diligenze,
-e la campana fusa non fu trovata buona, nè quanto alla
-forma, nè quanto alla sonorità. E così Iddio punì l'orgoglio
-de' Parmigiani, che volevano avere una campana
-che si udisse sino a Reggio e a Borgo S. Donnino, ma
-appena si sentiva per Parma. E i Parmigiani spesero in
-quell'anno a fare e rifare una campana mille lire imperiali,
-nè poterono averla buona. Nel convento poi dei frati
-Predicatori in Parma non abitavano allora che quattro
-frati per custodire il locale. Poichè i frati Predicatori
-fuggirono da Parma per cagione di una donna che si
-chiamava Alina, che l'avevano que' frati fatta bruciare
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-viva per eretica; nè erano ancora ivi tornati ad abitare,
-stantechè a ritornare volevano esserne onorificamente
-pregati; ma i Parmigiani si curavan poco di loro, perchè
-riguardo ai Religiosi sono sempre duri e poco ossequenti.
-Parimente, nello stesso millesimo, i Parmigiani
-costruirono una grossa muraglia lungo il torrente Parma,
-ad oriente della chiesa di S. Maria del Tempio<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>, a
-partire dal ponte di donna Egidia verso il ponte di pietra,
-sul quale decorre la strada publica, ed ove si vendono
-le mercerie. Così in quell'anno eressero due torri
-in riva al Taro, l'una sulla destra, l'altra sulla sinistra
-di quel torrente, là dove esso mette foce in Po; e stesero
-una catena di ferro tra l'una e l'altra torre, acciocchè
-nessuno potesse in quel luogo entrare nè uscire
-per acqua con merci senza il placito dei Parmigiani.
-Altrettanto fecero sull'Enza, dove presso Enzano sbocca
-in Po; altrettanto sulla Parma, presso Colorno, ovvero
-Copermio. In quell'anno nella villa di Poviglio, che è
-nella diocesi di Parma, nel breve giro di tre mesi morirono
-ottanta uomini; e questa è regola generale, ossia
-una sperienza provata, che quante volte vi è morìa di
-bovini, altrettante l'anno successivo sopravviene mortalità
-di uomini. Infierì anche in Roma una micidiale
-pestilenza, sicchè sotto Papa Onorio IV, di soli mitrati
-tra Abbati e Vescovi, dalla Pasqua sino all'Assunzione
-della beata Vergine, ne morirono ventiquattro. E nello
-stesso anno i Parmigiani deliberarono di fare un ponte
-di pietra sul Taro, che è distante da Parma cinque
-miglia, sulla strada pubblica, che va a Borgo S. Donnino.
-Inoltre costruirono una torre nel castello di Grondola<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>,
-che hanno sull'Apennino a tre miglia da
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-Pontremoli. Ma per isvolgere meglio questo argomento
-delle opere fatte dai Parmigiani, è necessario rifarci
-indietro, e nominare anche quelle che furono compiute
-prima che noi fossimo nati.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1196">a. 1196</h2>
-
-<p>
-L'anno dunque dell'Incarnazione del Signore 1196
-fu cominciato il battistero di Parma; e mio padre, come
-ho saputo da lui stesso, collocovvi la pietra fondamentale
-per memoria e ricordo ai posteri. Tra il battistero e
-casa mia non vi era spazio in mezzo. E mio padre si
-chiamava Guido di Adamo, ed io figlio suo frate Salimbene
-dell'Ordine de' frati Minori.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1199">a. 1199</h2>
-
-<p>
-L'anno 1199 que' di Borgo S. Donnino fecero stormo
-co' carrocci contro i Piacentini e i Milanesi e quelli
-che tenevano da parte loro, e furono sconfitti i Borghigiani.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1207">a. 1207</h2>
-
-<p>
-L'anno 1207 furono fatte le pile del ponte di pietra
-sul torrente Parma, e nevicò strabocchevolmente e si
-chiama la neve di S. Agata, perchè fioccò in quel giorno,
-e i nati dopo d'allora la ricordano e ne parlano come
-di cosa straordinaria, chè arrivò all'altezza della statura
-d'un uomo. E fu quell'anno stesso che il beato Francesco
-fondò l'Ordine de' frati Minori, regnando Papa
-Innocenzo III, nel decimo anno del suo pontificato, e
-visse nell'Ordine stesso venti anni interi.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1210">a. 1210</h2>
-
-<p>
-L'anno 1210 furono scavate le fossa di santa Croce
-di Parma, e l'Imperatore Ottone venne a Parma.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1211">a. 1211</h2>
-
-<p>
-L'anno 1211 fu coniata la prima moneta dei piccoli
-denari di Parma, e si incominciò la fabbrica della casa
-della Religion Vecchia di Parma.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1213">a. 1213</h2>
-
-<p>
-L'anno 1213 i Cremonesi, da soli, rapirono il carroccio
-ai Milanesi.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1215">a. 1215</h2>
-
-<p>
-L'anno 1215 Roberto di Manfredo di Pio, Modenese,
-fu Podestà di Parma, e i Parmigiani e i Cremonesi assediarono
-Castelnovo de' Piacentini.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1216">a. 1216</h2>
-
-<p>
-L'anno 1216 gelò il Po.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1217">a. 1217</h2>
-
-<p>
-L'anno 1217 si raccolse un esercito a Zibello<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1221">a. 1221</h2>
-
-<p>
-L'anno 1221 Torello Strada di Pavia fu Podestà di
-Parma; e allora si cominciò a fabbricare il palazzo nuovo
-del Comune di Parma.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1222">a. 1222</h2>
-
-<p>
-L'anno 1222 fu Podestà di Parma Enrico degli Avvocati
-di Cremona; e quest'anno sul principio della sua
-Podesteria si ebbe, per Natale, uno spaventevole terremoto,
-che spesso è rammemorato da chi sopravvisse, od
-è nato dopo.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1224">a. 1224</h2>
-
-<p>
-L'anno 1224 fu Podestà di Parma Manfredo Cornazzani,
-e morì Obizzo Vescovo di Parma, oriondo di Lavagna,
-e zio di Papa Innocenzo IV.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1226">a. 1226</h2>
-
-<p>
-L'anno 1226 venne a Parma Federico Imperatore.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1227">a. 1227</h2>
-
-<p>
-L'anno 1227 Torello Strada, di Pavia fu di nuovo
-Podestà di Parma. E allora si cominciò a costruire il
-castello così detto di Torello<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> contro Borgo S. Donnino,
-perchè i Borghigiani non volevano stare all'obbedienza
-de' Parmigiani; ma siccome poi i Borghigiani si
-sottomisero al Comune di Parma, perciò i Parmigiani
-desistettero dalla costruzione del castello. Questo per
-ora sia detto de' lavori pubblici e delle gesta dei Parmigiani.
-Altrove forse diremo d'altro, se si presenterà
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-occasione di parlarne, e se mi parrà opportuno. Si continui
-dunque il millesimo cominciato. L'anno pertanto suindicato,
-cioè 1285, Manfredo Torta degli Alberghetti di
-Faenza morì nella villa di Sezaria a cinque miglia da
-Faenza; e fu ucciso in una con suo figlio da' suoi consanguinei,
-mentre reduce da Ravenna era a pranzo con
-loro. E lo stesso anno i nipoti del conte Taddeo di
-Buonconte insorsero contro Malatesta di Rimini, e lo
-percossero, e volevano ucciderlo a Cesena presso la casa
-degli Eremitani, per aiuto de' quali potè evadersi, perchè
-la loro porta era aperta. Così in quell'anno fu deliberato
-dai Reggiani, in pieno Consiglio, che i pescivendoli non
-potessero vendere pesce a cominciare dal principio di
-quaresima sin dopo Pasqua, sotto comminatoria e pena
-di venticinque lire di bonini; la quale deliberazione fu
-appuntino eseguita. La cagione poi di questa deliberazione
-fu che quando i cavallieri, o i giudici domandavano
-ad un pescivendolo: Quanto vale questo pesce?
-esso richiestone due o tre volte, sdegnava di rispondere,
-anzi si voltava da altra parte, e chiacchierava col compare
-dicendogli: Compare, poni quà, spingi là il cesto,
-o il cavagno. D'onde quel de' Proverbii XXIX: <i>Il servo
-non si corregge con parole: benchè intenda, però non
-risponderà</i>.... Oltre ciò volevano di una piccola
-tinca, o anguilla tre o quattro grossi. Ma i pescatori e
-i pescivendoli vedendo che quello era stato stabilito contro
-loro si eseguiva con fermezza e con rigore, e che
-ne avevan danno, poichè tutti i loro pesci furono numerati
-e posti in vivai da starvi sino a dopo Pasqua, andarono
-ai frati Minori scongiurandoli di supplicare il
-Podestà, il Capitano e gli Anziani e tutto il Consiglio
-di voler ritirare quella legge, e promettevano di vendere
-il loro pesce, a chi voleva comprarne, a prezzo ragionevole
-e discreto, con cortesia e a buon mercato. Ma non
-pertanto fu disdetta la deliberazione presa, secondo la
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-parola detta dall'Apostolo per Esaù nella lettera agli
-Ebrei 12.ª <i>Imperciocchè non trovò luogo di pentimento
-benchè richiedesse quello con lagrime</i>. Ed i Reggiani
-minacciavano di fare altrettanto ai beccai, se per Pasqua
-non vendessero le carni al macello con cortesia e a
-prezzo ragionevole. Il che udendo buccinare i beccai, si
-regolarono secondo che insegna la Sapienza ne' Proverbii
-XIX: <i>Percuoti lo schernitore, e il semplice ne diventerà
-avveduto</i> ecc. Gherardo Varoli, Giudice, fu il primo a
-denunziare in Consiglio la malizia dei pescivendoli, e la
-sua denunzia fece prendere quella deliberazione....
-Parimente nel millesimo soprassegnato, cioè 1285 quei
-di Sassuolo catturarono 800 donne di quelli che erano
-dentro Modena, uscite alle vigne a vendemmiare, e le
-condussero a Sassuolo in prigione. Il che avvenne un
-martedì, 4 Settembre; ma presto furono prosciolte, perchè
-i Modenesi della città ne catturarono similmente di
-quelle dei Sassuolesi. Furono anche presi il 21 Settembre,
-giorno di S. Matteo Apostolo, ventiquattro di quei
-di Sassuolo dai Modenesi della città che erano a Rubiera,
-e li sorpresero nella villa di Corticella<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>, ad un miglio
-e mezzo da Rubiera; tra cui furono i principali: Burigardo,
-che era maestro della milizia di Sassuolo, prode
-dell'armi e dotto nell'arte militare, (questi era di Gap,
-che è piccola città della Provenza. Fu questi che aveva
-consigliato di catturare le dette donne e mandarle in
-carcere; e lo stesso mese fu anch'egli preso e condotto
-nelle prigioni di Modena). Un altro de' più cospicui fu
-il Conte Lesnardo di Crema; tutti gli altri erano Francesi,
-meno uno di Modena. E nota che, come dissero
-poscia i Modenesi di dentro la città, se Burigardo,
-quando in principio corse in aiuto di quei di Sassuolo,
-avesse fatto un colpo di mano ardito sopra la città,
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-eglino erano deliberati di svignarsela e abbandonare
-Modena; tanto il timore era diventato loro consigliere
-e padrone. Ma Iddio meglio dispose ne' suoi decreti;
-perchè ai 7 di Ottobre fu firmato un compromesso tra
-i Modenesi fuorusciti e quelli di dentro la città. E Guido
-di Correggio e Matteo suo fratello furono i principali
-autori di quella pacificazione, e de' patti convenuti; anche
-Mastino Sanvitali di Parma molto s'adoperò a fine che
-i Modenesi si riamicassero; e Frate Pietro da Collecchio
-di Parma, dell'Ordine de' frati Minori e lettore nel convento
-di Modena, egualmente e fedelmente se ne curò,
-recandosi con insistenza dai sunnominati personaggi, e
-correndo e ricorrendo da Modena a Sassuolo e viceversa,
-rapportando, come loro nunzio, quanto avevano detto le
-parti. Però era intendimento tanto di quei della città
-di Modena, come di quelli di Sassuolo, che in ogni
-modo un componimento si conchiudesse. Perocchè la
-miseria e la povertà avevano già vinto gli uni e gli altri
-ed erano vincolati a grossi debiti, e le loro casse erano
-al verde; e le avevano esauste i Toscani, i Francesi, i
-Romagnuoli e molte altre genti cogli stipendi che ricevevano.
-Anch'io frate Salimbene di Parma dell'Ordine
-de' frati Minori, accompagnai in occasione di quelle
-trattative frate Pietro da Collecchio, e andai a Sassuolo
-da Manfredino e pregai lui, non meno che gli altri maggiorenti
-de' fuorusciti Modenesi, a non respingere, per
-quanto dipendeva da loro, le proposte di pace....
-I quali risposero con cortesia e benignità che in ogni modo
-volevano la pace co' loro concittadini, e che erano dell'animo
-disposti ad accettare le proposte di coloro che s'erano
-intromessi in quell'affare, quantunque paressero loro gravi,
-e realmente le fossero. A que' giorni andai a Carpi per
-festeggiare ivi il giorno del beato Francesco. Arrivando
-là vi trovai i messi secreti del Marchese d'Este adunati
-nella chiesa plebana, e nell'ora stessa giunsero da Parma
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-Guido da Correggio e Matteo suo fratello; e tosto tennero
-tra loro consiglio intorno al trattato di pace. E
-perchè i pensieri pigliano forza e maturità dai consigli,
-intanto di notte.... interloquirono, e stabilirono un
-progetto, cui nessuno a Carpi conobbe, tranne l'Arciprete
-della Chiesa plebana. E la mattina per tempissimo
-i messi del Marchese partirono per Ferrara, e Guido e
-Matteo andarono a Modena, e cominciarono a trattare della
-pace. Pochi giorni dopo poi, i prenominati due fratelli,
-si recarono a Parma, e pregarono il Podestà, il Capitano
-e tutto il Consiglio a volersi intromettere in quella pacificazione
-de' Modenesi, perchè la volevan pur fare colla
-loro annuenza; e il Capitano, il Podestà e tutto il Consiglio
-acconsentirono. Allora Guido prese a prestito
-dai Parmigiani mille lire, ed altrettante ne prese dai
-Reggiani Matteo, per pagare lo stipendio ai soldati
-che erano in Modena e licenziarli, per trattare la pace
-con maggiore speranza di riescita. Queste trattative però
-si strascicarono per molti giorni, perchè le passioni erano
-molto accese e la matassa assai intricata. E mandarono a
-Reggio Burigardo, che era in ceppi a Modena, e il Conte
-Lesnardo con alcuni altri, e vi furono ritenuti prigioni nel
-palazzo del Comune. Poscia Guido da Correggio andò e
-prese Burigardo e lo condusse a Correggio, che è una
-villa nella diocesi di Reggio, ed ivi gli fece gli onori;
-poi lo condusse a Castelnuovo<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>, nella diocesi di Parma,
-dove sì egli che suo fratello Matteo da Correggio
-hanno loro possedimenti, ed ivi lo onorò magnificamente
-banchettando e servendo squisite imbandigioni. E Burigardo
-disse a Guido: Se mi ti dessi anche in mano per
-ischiavo, io non ricambierei condegnamente la tua gentilezza.
-E aggiunse: Voi mi liberaste dal carcere di
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-Modena, o Guido, e mi sottraeste dalle unghie de' miei
-nemici, e di quelli che mi tendevano insidie, e tramavano
-alla mia vita. Perciò ogni volta che avesse da insorgere
-guerra contro di voi, per tutta la mia vita mi
-troverete sulla breccia in vostro aiuto, in vostro servizio.
-Di che Guido gli rese grazie, lo lasciò andar libero in
-pace, anzi lo accompagnò sino a luogo sicuro. E Burigardo
-andò a Sassuolo, e da quelli di Sassuolo fu accolto
-e veduto festosamente e onorificamente, come fosse
-arrivato un Angelo del cielo. E nota che Burigardo non
-mancò di reverenza verso Dio; e fugli devoto a segno
-che aveva sempre in sua Corte un proprio cappellano
-che ciascun giorno diceva messa e celebrava i divini
-uffici per lui. Quando fu a Reggio mandò regalando ai
-frati Minori un grosso doppiero da accendersi, in onore
-del corpo del Signore, al momento della elevazione nella
-messa. Ma quando Burigardo fu ritornato a Sassuolo,
-allora si disperò della pace; e que' di Sassuolo incominciarono
-a rifortificare il loro castello. Però Matteo
-da Correggio nel Consiglio de' Modenesi parlò assai
-caldamente in favore di quei di Sassuolo, e perorò splendidamente
-producendo allegazioni in favor loro; e si
-mostrò vivamente sdegnato co' Modenesi, perchè non
-volevano dare l'amplesso della pace ai loro concittadini
-fuorusciti, e perchè essi due fratelli dovettero stare occupati,
-per le trattative di quella pace, dal giorno del
-beato Francesco sino al giorno di Santa Lucia. Inoltre i
-Modenesi avevano eletto Guido a loro Podestà per l'anno
-seguente, il quale aveva anche ordinato che fossero diroccati
-tutti i castelli e le fortezze che erano nella diocesi
-di Modena, come era stato convenuto nel trattato
-di pace. Partissi adunque Matteo da Modena focosamente
-sdegnato per le cagioni suesposte, dicendo che porterebbe
-la sua dimora tra quelli di Sassuolo, dacchè per
-loro bene i Modenesi non volevano ascoltarlo. Anche
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-Guido suo fratello fece altrettanto, minacciando di associarsi
-ad Obizzo vescovo di Parma, che teneva le parti
-di quei di Sassuolo, e combattere per tutta vita sua
-contro i Modenesi, finchè non fosse ristabilita la pace
-in Modena..... Il che ponderando i Modenesi, riconobbero
-d'aver operato male, perchè avevano già seminate
-le campagne, e avevano edificate case per la diocesi;
-ma se perdurava la guerra non c'era lume di
-speranza di raccoglierne il frutto; laonde mandaron
-dicendo che volevano in ogni modo rappacificarsi coi
-loro concittadini..... Così stanno le cose oggi, poco
-prima di Natale. Vedremo come va a finire. Però della
-pace de' Lombardi confido poco; perchè quando penso
-alle loro pacificazioni, mi par di vedere quel gioco che
-fanno i ragazzi, quando l'uno pone le sue mani sulle ginocchia,
-e l'altro vi soprapone le sue, e quando l'uno
-vuol essere vincitore trae rapidamente le mani che ha
-sotto e le porta sopra a quelle del compagno battendole
-d'un colpo forte, e così si dà l'aria del vincitore. Ma
-spesso di vincitore lo vediamo vinto; donde nacque il
-detto:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ratio præteriti scire futura facit</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Quello che fu, quel che verrà ne insegna.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-È provato ciò che diciamo. Ho visto a' miei giorni che
-i Parmigiani, che erano in Borgo S. Donnino, di parte
-imperiale, pregarono i loro concittadini, che erano in
-Parma, di ammetterli al bacio della pace; e si fece.
-Ma rientrati in città volevano trattare alla pari con
-quelli, che parteggiavano per la Chiesa; e perciò, moltiplicatesi
-le discordie dall'una e dall'altra parte, di nuovo
-furono espulsi.... Altrettanto accadde ai Bolognesi,
-Modenesi, Reggiani; altrettanto ai Cremonesi. Quando
-quelli, che tenevano in Cremona le parti dell'Impero,
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-ebbero accolto festevolmente ed onorificamente i loro
-concittadini fuorusciti, questi dopo un mese, con frode
-maligna, resero loro male per bene, onde il partito della
-Chiesa espulse e cacciò in fuga l'altro partito.....
-Dunque l'Imperatore Federico seminò in Italia queste
-fazioni, queste divisioni, queste maledizioni, che durano
-ancora; nè si possono spegnere gli odii, nè cancellarsi
-per la pravità degli uomini e la malizia del diavolo.....
-Ma Federico è passato di questa vita, e sebbene avesse
-in sè qualche seme di buono, ebbe anche assai di pravo
-e di perverso, come si palesa dal fatto seguente. Essendo
-stato un tempo scomunicato da Papa Gregorio IX, ed
-essendo arrivato ad una terra nella quale si trovava il
-Patriarca di Aquileia (era bell'uomo e zio di Santa
-Elisabetta Langravia), Bertoldo, persona ch'io ho veduta
-e conosciuta, mandò a dire al Patriarca che andasse a
-messa coll'Imperatore. Ma il Patriarca, che sapeva già
-di questo sin prima di vedere il messo dell'Imperatore,
-per dar colore al diniego, aveva fatto chiamare il barbiere,
-poi fece imbandire la mensa, si assise e cominciò
-a pranzare; e mandò a dire all'Imperatore che non
-poteva andare a messa, perchè era languido, ed era a
-tavola per rifocillarsi. Il quale di nuovo gli mandò dicendo
-che, messo da banda ogni pretesto, si recasse a
-lui. Ed egli, volendo togliersi d'attorno quella vessazione,
-umilmente accondiscese, e andato, assistette alla
-messa con lui. Quindi si legge che l'Imperatore Costantino
-dicesse: «Chi tenta perpetrare ciò che è male, si
-studia di cattivarsi i buoni.» Quindi Giovanni e Paolo
-dissero di Giuliano apostata: «Dopo che Giuliano è stato
-ributtato dal cospetto di Dio, tenta di trarre anche gli
-altri a morte.» Ciò avvenne nella Marca Trivigiana a
-Vicenza, il giorno di Pentecoste. Altre pravità del fu
-Imperatore Federico più sopra ho notate. Anche in altra
-cronaca più breve ne ho parlato, ma non di tutte, che
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-erano moltissime. Tuttavia si sappia che non fu tanto
-crudele, quanto Ezzelino da Romano, che signoreggiò a
-lungo la Marca Trivigiana; si sappia anche che fu a
-volte uomo sollazzevole, ma ebbe molti detrattori, e insidiatori,
-che ne cercavano la vita, e volevano ucciderlo,
-specialmente in Puglia, in Sicilia e in tutto il Regno.
-Inoltre in quell'anno 1285 i Modenesi fuorusciti cinsero
-d'assedio il castello di Magreda<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> nella diocesi di
-Modena, che essendo debole e mal munito, e difeso da
-pochi uomini, fu preso agevolmente. Allora Neri di
-Leccaterra, di cui ho parlato più su nel catalogo dei
-Modenesi, entrato nella chiesa della beata Vergine, che
-era nel castello, vi pose fuoco per incendiarla, dicendo:
-Ora pensaci tu, o Santa Maria, a difenderti, se il puoi.
-Ma, appena profferite queste parole, a malizia ed ingiuria,
-tosto una lancia da altri vibrata trapassò la
-corazza di lui, gli si infisse nel cuore, e cadde subito
-morto. E siccome è accertato che non l'avevano vibrata
-i suoi, si crede che sia stato colpito da Mercurio; sia
-perchè questi fu solito farsi ultore delle ingiurie recate alla
-beata Vergine; sia perchè uccise con una lancia anche
-Giuliano Apostata nella guerra coi Persiani. E quel
-Neri era assai lodato vibratore di lancia, e di lancia
-avea ucciso molti..... Nello stesso anno la Corte
-romana, cioè Papa Onorio IV co' suoi Cardinali, tenne
-la sua residenza a Tivoli; ove infierì una peste micidiale
-tanto che, di soli foresi, ne morirono 2000. Ed i frati
-Minori spesso avevano nella loro chiesa quattro funerali
-al giorno; e vi fu un vecchietto transalpino, eletto Vescovo,
-venuto per la sua consacrazione, che morì egli e
-venticinque della sua famiglia. Udii dire questo dal
-Ministro della Touraine, ossia di S. Martino, che vi era.....
-E nota, come anche altrove mi ricorda d'aver
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-detto, che questa è la regola generale e provata che,
-ogni volta che vi è morìa di bovini, nell'anno susseguente
-capita morìa d'uomini. Così anche dopo una
-fame avviene similmente che sussegue morìa d'uomini.
-Nello stesso anno frate Vitale, Ministro di Bologna, morì
-in Settembre presso Bologna, ed era stato Ministro 15
-o 16 anni, e fu uomo di poco valore, in quanto riguarda
-gli atti esterni. Dopo la cui morte congregatisi i frati
-nel convento di Bologna, cioè i Guardiani, i Custodi, i
-Lettori ed alcuni Discreti, a cui era devoluta la elezione,
-nel mese di Ottobre nominarono Ministro frate Bartolomeo
-da Bologna, che era stato conventato maestro a
-Parigi. E mandarono frate Filippo Boschetti di Modena
-a Parigi al Ministro Generale, frate Arlotto, per la conferma
-del Provinciale eletto. E così fece. Parimente in
-questo stesso anno morì in Ispagna a Girona<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> Filippo
-Re di Francia, ove era andato con un grosso esercito
-contro Pietro Re d'Aragona. (Ne morirono molti anche
-dell'esercito del Re, non colpiti dal nemico, ma dal
-volere di Dio, al cui cenno ogni cosa nasce e muore.
-Questi era figlio di S. Lodovico). La salma di Re Filippo
-fu trasportata e sepolta a Parigi; e gli successe Filippo
-figlio suo. E nota, che ora i Re di Francia si chiamano
-tutti o col nome di Lodovico, o col nome di Filippo.
-Nota eziandio, che in poco tempo il partito della Chiesa
-fu colpito di gravissimi danni ed infortunii durissimi;
-primo, perchè in battaglia navale restò prigioniero il figlio
-di Carlo in mano delle genti di Pietro d'Aragona, ed è tenuto
-in carcere in Sicilia; secondo, perchè Re Carlo
-morì poco dopo la cattura di suo figlio; terzo, perchè
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-Papa Martino IV nello stesso anno passò fra il numero
-dei più; quarto, perchè lo stesso avvenne del Re di Francia.
-E tutto questo accadde in quasi un sol anno, cioè
-nel 1285; nel quale anno stesso Papa Onorio IV mandò
-ordinando di riscuotere le decime di tre anni di tutte
-le Chiese, e che si pagassero e dessero al figlio di Re
-Carlo per liberare la Sicilia dalla Signoria, dalla podestà
-e dalla schiavitù di Pietro d'Aragona, che la occupava
-contro il beneplacito della Chiesa. Quest'anno cadde
-anche la torre del castello di Bibbianello. È Bibbianello
-un castello della fu Contessa Matilde, nella diocesi di
-Reggio, sulle colline, ove s'innalzano quattro castelli
-vicini gli uni agli altri; e l'uno dista dall'altro quanto
-è la gittata d'una balista. E il primo si chiama Montevecchio;
-il secondo Bibbianello, in cui abita Guido di
-Canossa con Bonifazio suo fratello; il terzo si chiama
-Monte-Luncilo, nel quale non è che la chiesa di S. Leonardo;
-il quarto si chiama Mongiovanni, ove abita un
-sacerdote vecchio, vecchissimo, carico d'anni che ha
-nome Gherardo e fa molto di bene; nessun altro vi è
-tranne le persone di suo servigio, ed è addetto alla Chiesa
-di S. Nicolò. E nota che questi quattro castelli in antico
-furono comodamente abitati da cavallieri e donne, e vi
-ebbero torri e palazzi, che ora sono diroccati, e i resti dei
-caseggiati e le fondamenta sono lasciati in abbandono.
-Ci pensino i padroni! I quali si sono assottigliati di
-famiglia, e sono bersagliati da tribolazioni e da dolori.
-Lo stesso anno, verso il giorno di S.ª Lucia, morì di improvviso,
-senza precedente malattia, nel suo letto, Barnaba,
-che si soprannomava della Regina, oriondo di Reggio.
-Egli fu mio molto amico, ed era il divertimento de' chierici,
-canonici, prelati, cavallieri, baroni, e di tutti quelli
-che cercavano di divertirsi in sentirlo parlare, essendo
-che parlava benissimo francese, toscano, lombardo e
-molte altre lingue, e sapeva contraffare i fanciulli quando
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-parlano coi fanciulli, le donne quando in famigliare discorso
-cinguettano de' fatti loro con altre donne loro comari;
-e così era destro a contraffare i predicatori antichi,
-imitando quelli che predicavano al tempo dell'allelluia,
-allorchè si arrogavano di far miracoli, come a que' giorni
-ho visto io co' miei occhi. Eglino furono frate Giovanni
-da Vicenza dell'Ordine de' Predicatori, che faceva miracoli
-a Parma; frate Giacomino da Parma che li faceva
-a Reggio, e perciò si diceva da Reggio, ed era dell'Ordine
-de' Predicatori; frate Ghirardo di Modena, dell'Ordine
-de' Minori, che girava quà e là per l'Italia e predicava
-benissimo in Milano; e molti altri, ch'io vidi e conobbi,
-la cui memoria sia con Dio, e così sia. Così nello
-stesso anno morì maestro Rolando da Parma, il cui padre
-era chiamato maestro Taverna, bell'uomo e cortese,
-e bravissimo sartore, che faceva gli abiti dei nobili.
-Questo maestro Rolando andò a Parigi assai povero, ove
-studiò per molti anni molte scienze e diventò un illustre
-chierico e letterato, e si fece denaroso, ricco e rinomatissimo.
-Quando poi Papa Nicolò III creò una serie di
-Cardinali, fra cui c'era anche Gerardo Albo di Gainago
-(che è una villa della diocesi di Parma) assunse
-questo maestro Rolando al vescovado di Spoleto. Papa
-Martino IV poi lo tolse da Spoleto e lo mandò in Francia
-a raccogliere nota de' Miracoli di S. Lodovico Re di Francia
-di buona memoria, che voleva canonizzarlo e ascriverlo
-all'albo dei Santi. Al quale ufficio soddisfece ottimamente;
-e quando, reduce dalla Francia lo vidi a Reggio,
-mi disse che portava al Papa la storia di settantaquattro
-miracoli, che Dio, per amore del Re suo servo ed amico,
-aveva operati sopra diversi malati, miracoli tutti provati
-per mezzo di attendibili testimoni, e diligentemente registrati
-da notai, e con tutte le più legali forme autenticati.
-E quando Papa Martino vide queste cose ne fu lietissimo;
-poichè egli stesso, prima di essere Pontefice romano,
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-era stato collettore dei miracoli del Re di Francia,
-ma dopo che fu Papa, sostituì a se stesso maestro Rolando.
-Perciò il Papa lo retribuì del lavoro fatto, dandogli
-un Vescovado più cospicuo in Francia, del quale,
-prevenuto dalla morte, non ricevette l'investitura; e morì
-anche il Papa lo stesso anno, e non potè, come stava in
-cima a' suoi desiderii, canonizzare S. Lodovico Re di
-Francia di buona memoria. Forse questa canonizzazione
-è riserbata per altro Papa. Questo maestro Rolando Vescovo
-di Spoleto fece in Parma alcune opere per qualche
-riguardo degne di ricordo. Nella Chiesa di S. Sepolcro,
-dove stanno i frati di S.ª Fenicola, eresse a sue spese
-una bellissima cappella sorretta da colonne di marmo,
-rasente la strada, e la dotò convenientemente a celebrarvisi,
-come voleva, ne' tempi e ne' giorni permessi, una
-messa da morti per le anime di suo padre, di sua madre
-e de' suoi parenti, che ivi sono sepolti. Come pure vicino
-alla Chiesa maggiore, che è della Vergine gloriosa, e
-vicino all'ingresso di S. Giovanni Evangelista, ove abitano
-i monaci, comperò le casamenta del fu Gerardo da Correggio
-(padre di Guido e di Matteo) e fece alzare alte
-muraglie per fabbricarvi un palazzo; e di dietro a queste
-comperò le case de' Boveri, e vi fece fare muraglie e
-pometi, e appartamenti a diversi piani per abitarvi e riposare
-quando andasse a Parma. Così pregato dai frati
-Umiliati del Paullo<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, che abitano presso a Parma
-fuori porta S. Benedetto, volle comprare il convento e le
-terre, che essi ivi avevano, come egli ha contato a me,
-e dar loro mille lire imperiali, per passarvi la state, e
-per ritirarvisi quando fosse che gli piacesse; ma siccome
-volevano duecento lire imperiali più di quante egli ne
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-voleva dare, si sciolsero le trattative del contratto, perchè
-<i>chi munge con troppa veemenza ne trae il sangue</i>,
-come è detto ne' Proverbii 10.º. Così presso Gainago comprò
-ampie possessioni cioè tutta la villa di Sinzanese<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>
-(che una volta fu di Tomaso di Ugo Armario, e poi di
-Antonino de' Buzzoli, da cui le comprò) e le diede a certi
-frati oltramontani, che sono dell'Ordine della Chartreuse,
-e si assomigliano ai frati Predicatori nell'abito nero,
-come ho veduto io co' miei occhi quando venuti a Parma
-per prendere possesso personalmente del tenimento loro
-donato, nel giorno dell'Assunzione della beata Vergine
-vennero a sentir messa alla Chiesa de' Frati Minori. E
-nota che Rolando Taverna, di cui abbiamo più sopra
-parlato, fu sempre duro e burbero, e non mai famigliare
-e umano verso i Religiosi di Parma, e nulla loro legò
-neppure in morte. E tutti i Parmigiani, chierici, laici,
-uomini, donne, nobili e popolani hanno comunemente
-questa qualità e questa maledizione nelle ossa, di essere
-poco devoti, e duri e crudi coi Religiosi e cogli altri
-servi di Dio, siano dei loro, siano forestieri. Il che sembra
-essere pessimo segno dell'ira di Dio sul loro capo....
-Ed in Ezechiele 16.º... che sta bene e si
-può applicare ai Parmigiani per la durezza e nessuna
-loro misericordia verso i poveri servi di Dio...
-e perciò io frate Salimbene Parmigiano sono stato già
-quarantott'anni nell'Ordine de' frati Minori, ma non volli
-mai abitare in mezzo ai Parmigiani per la niuna loro
-devozione, che in apparenza e di fatto non hanno verso
-i servi di Dio. E non si curano di far loro alcun bene,
-quantunque lo potrebbero e saprebbero fare benissimo,
-se n'avessero voglia, perchè cogli istrioni, co' giullari e
-coi mimi largheggiano, e ai cavallieri, che si dicono della
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-Corte, a l'ho visto io co' miei occhi, fecero talvolta di
-magnifici regali. Certo è che, se vi fosse in Francia una
-Città grande come è Parma in Lombardia, vi potrebbero
-abitare e vivere con decoro ben cento frati Minori con
-abbondanza di tutto quello che occorre. Però nel sussegnato
-millesimo Gerardo Albo, Cardinale della Corte
-romana, che è di Parma, fece una limosina ai frati
-Minori di Parma, regalando al convento venti lire imperiali,
-e altrettanto ai frati, che si recarono a lui come
-nunzii nella Corte, alla quale si trovava; i quali erano
-anch'essi Parmigiani, cioè frate Ghirardino Rangone e
-frate Francesco Torniglio; ciascuno de' quali ricevette
-dieci lire imperiali, e quindici ne mandò a Guglielmo
-Rangone di Parma, in grazia di frate Ghirardino, che
-era figlio di lui. Anzi il Cardinale mandò invitando
-Guglielmo Rangone ad andare e star seco in Corte; e
-accettò e in quella Corte si elevò a rara grandezza. Il
-suddetto Cardinale fece anche fabbricare a sue spese un
-bello e buono dormitorio per le donne della Religione
-Vecchia di Parma, perchè in quel monastero aveva una
-sua sorella. Parimente donò cento lire imperiali alla
-Chiesa matrice di Parma, che è della beata Vergine
-gloriosa, perchè vi si facesse una buona campana, e fu
-gettata buona, anzi ottima e sonora. Così ai frati Predicatori
-largì duecento lire imperiali perchè si fabbricassero
-la loro Chiesa; e la fabbricano ora che sono ritornati
-dalla loro schiavitù di Babilonia, già riconciliati coi
-Parmigiani, che li avevano costretti a fuggire per cagione
-del rosolamento di donna Alina; schiavitù di Babilonia
-che per loro ha durato molti anni. In questo stesso millesimo,
-la vigilia di San Martino Pietro d'Aragona morì
-di morte naturale, ed il guardiano de' frati Minori lo
-confessò, e fu sepolto a Villafranca<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> nel convento
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-de' frati Minori. E furono inviati messi a Papa Onorio IV
-supplicandolo di frapporsi e mettere in concordia i figli
-di Pietro d'Aragona coi figli del Re di Francia, i quali
-si dice che siano consanguinei; e il duca d'Austria, che
-aveva moglie una sorella di Pietro d'Aragona vi si pose
-in mezzo paciere. Questo Pietro Re d'Aragona fu uomo
-magnanimo, forte guerriero, e dotto nell'arte militare,
-audace e assai intraprendente, come lo dimostra chiaro
-l'impresa del Regno di Sicilia, nella quale ardì por piede
-contro il volere e le armi di Re Carlo e Papa Martino. La
-sua arditezza appare chiaramente anche da altro fatto,
-che ora narrerò. Tra la Provenza e la Spagna s'erge un
-monte altissimo, che dagli abitanti di quella regione, si
-chiama monte <i>Canigoso</i>, e che in nostra lingua si chiamerebbe
-<i>Caliginoso</i>. Questo monte è la prima terra che
-appare ai naviganti che arrivano, ed è l'ultima a scomparire
-a quei che partono; e dopo questa non possono
-più vederne altra. Su questo monte non abitò mai uomo;
-nè figlio d'uomo osò mai salirvi su per la smisurata
-altezza e per la fatica e la difficoltà della salita: alle
-pendici però del monte vi sono abitanti. Or dunque essendosi
-proposto Pietro d'Aragona di salirvi sopra per
-vedere e toccar con mano che cosa vi fosse sulla vetta
-del monte, chiamati due cavalli eri suoi intimi amici,
-cui amava intrinsecamente, espose loro ciò che s'avea
-proposto di fare; i quali se ne rallegrarono, e promisero
-che non solo serberebbero il secreto, ma che inoltre non
-si dividerebbero mai da lui. Preso adunque vitto ed armi
-all'uopo, lasciati i cavalli alle falde del monte, dove
-erano abitanti, cominciarono a salire grado grado a piedi:
-e montati già molto in alto, cominciarono a udire terribili
-e paurosi tuoni, e guizzavano lampi e saette, e imperversava
-grandine e bufera. Di che spaventati caddero
-a terra come esanimi, non tanto per l'orrore del presente,
-quanto per il timore del futuro. Ma Pietro, che era più
-robusto di corpo e più forte di animo, e che voleva dare
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-adempimento al desiderio del suo cuore, li confortava a
-non ismarrirsi di coraggio tra quelle tempeste e quei
-dolori, dicendo che alla fin fine anche quel travaglio frutterebbe
-loro onore e gloria; e dava loro mangiare, e mangiava
-con loro, e dopo la fatica concedeva riposo, e di
-nuovo li inanimava a salire da bravi con lui. E questo
-fu detto e fatto più volte. Finalmente que' due compagni
-di Pietro cominciarono a venir meno, sicchè, per la eccessiva
-stanchezza, e il cammino e lo spavento de' tuoni,
-appena potevano respirare. Allora Pietro li pregò di fermarsi
-e aspettarlo sino alla sera del giorno seguente, e
-se a quel tempo non fosse di ritorno a loro, scendessero
-pure, e andassero dove loro gradisse. Salì dunque Pietro
-solo con gran fatica, e giunto alla vetta, vi trovò un lago,
-nel quale gettando una pietruzza, ne saltò fuori un drago
-orribile e gigantesco, che cominciò a svolazzare per l'aria,
-e l'aria diventò tenebrosa e scura per l'alito che mandava.
-Dopo di che Pietro cominciò la discesa, e ai compagni
-riferì, espose e narrò quanto aveva veduto e fatto;
-e lungo la discesa comandò loro di ripetere, a chi loro
-piacesse, queste cose. Mi pare che questo fatto di Pietro
-d'Aragona si possa annoverare tra le meraviglie del genere
-di quelle d'Alessandro, il quale, per acquistarsi gloria,
-volle misurarsi in molte e tremende imprese. Di Re Carlo
-è da sapere che fu uomo magnanimo, prode dell'armi
-e dotto nell'arte militare, e che per acquistarsi fama si
-esponeva a molti pericoli, il che si fece palese in fatti
-all'evidenza provati. E prima di tutto, quando uccise
-Manfredi, Principe del Regno di Sicilia e figlio del fu
-Imperatore Federico. Poi quando uccise Corradino, che
-era figlio del suddetto fu Imperatore Federico; e parimente
-si acquistò fama in molti altri combattimenti.
-Egli avendo un giorno udito che un certo cavalliere
-della Campania, tra Roma e Terra di Lavoro, vinceva
-tutti in singolare certame, sì Francesi che Lombardi,
-comandò al Principe suo figlio di sfidarlo, e divolgare
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-la fama che un nuovo cavalliere era pronto a misurarsi
-col cavalliere della Campania. Il che avendo udito il
-figlio suo, come meglio seppe e potè, tentò distorre il
-padre dal proposito, dicendo che quel cavalliere era
-fortissimo, robusto e destro nel combattimento, e
-poi perchè <i>vi è sempre un eccelso al disopra dell'eccelso</i>,
-ecc. Ecclesiaste 5. Il padre non volle piegarsi
-alla preghiera, nè dare ascolto al figlio, e fissò il
-giorno al duello. E nel dì prefisso trovandosi tutti e due
-pronti al posto e all'armi, dopo il terzo suonar della
-tromba, cominciarono a corrersi incontro ed urtarsi, e
-l'un forte contro l'altro forte tanto fortemente cozzò, che
-tutti ne ebbero meraviglia, nè caddero di cavallo, e nemmeno
-si scossero sulla sella del loro destriero; e l'uno
-calò al volto dell'altro tale fendente, che le spade, dell'uno
-che colpiva e dell'altro che parava, si fransero
-dalla punta all'elsa. Volle poi Re Carlo misurarsi colla
-clava, e a sua scelta ne sostenne il primo colpo. Ma il
-cavalliere della Campania fu sopra lui come nibbio sopra
-un uccelletto, e come sparviero sopra un'anitrella, e tenendo
-la clava a due mani, calò si fiero un colpo sul
-capo di lui, che se avesse colto in pieno, senza dubbio
-ne sarebbe caduto esanime. Ma il colpo scivolò dal capo
-all'omero e lungo il busto, e battè in pieno sulla sella
-tanto potentemente, che il cavallo piegò le ginocchia, e
-Carlo ne restò stordito con due coste rotte. Il Principe
-suo figlio lo condusse alla tenda, e gli altri cavallieri,
-spogliatolo dell'armi, riconobbero che era Re Carlo, e
-restarono meravigliati. La qual cosa risaputasi dal cavalliere
-della Campania, si lasciò vincere dal timore, inforcò
-la sella del suo cavallo, e si diede alla fuga, e
-stettesi nascosto per buon tempo nella Marca d'Ancona.
-E Carlo, dopo rinvenuto, chè il colpo l'aveva come fatto
-uscire di sè, domandò al figlio se quel cavalliere l'aspettasse
-tuttavia sul terreno, perchè voleva alla sua volta
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-fare il suo colpo. Ma il figlio rispose: Statevene pure in
-tranquillo, chè i medici dicono che avete due costole
-rotte. Tanto fece e sostenne Re Carlo per onore della
-Francia; poichè non voleva che nessun Lombardo avesse
-fama di gagliardia maggiore di quella de' Francesi. E
-noto che questi quattro, di cui si è parlato, furono robusti
-cacciatori al cospetto di Dio.... Papa Martino volle
-pertinacemente soggiogare la Romagna, e ottenne il suo
-intento, e per acquistarla molti perirono di spada e molti
-ci spesero tesori. Re Carlo condusse l'esercito contro il
-Principe Manfredi e contro Corradino, e vinse; Pietro Re
-d'Aragona guerreggiò ed occupò il Regno di Sicilia contro
-Carlo, e invase la Puglia. Il Re di Francia poi, per
-vendicare lo zio Carlo, gettò in Ispagna un grosso esercito
-di Francesi contro Pietro d'Aragona; e tuttavia nel
-breve giro d'un solo anno passarono tutti nel novero dei
-più.... Ma Primasso nel trattato <i>Della vita del mondo</i>,
-disse benissimo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Heu! Heu! mundi vita,</p>
-<p class="i01">Quare me delectas ita?</p>
-<p class="i01">Cum non possis mecum stare.</p>
-<p class="i01">Quid me cogis te amare?</p>
-</div></div>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ahi vita! Ahi vita! perchè mai cotanto</p>
-<p class="i03"> Il tuo m'alletta lusinghiero incanto!</p>
-<p class="i01">Perchè mi leghi a te d'amor si forte,</p>
-<p class="i03"> Se teco vien necessità di morte?</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Nel millesimo sopraddetto, cioè nel 1285, gli eredi di Ghiberto
-da Gente figli e nepoti, furono dai Parmigiani totalmente
-espulsi dalla villa di Campeggine. E causa di questa
-loro espulsione fu non solo un vecchio odio contro il
-padre loro, cioè contro Ghiberto da Gente, ma un odio
-recente contro i figli. Perocchè dell'odio paterno si può dire
-quel che si legge in Ezechiele 18º. Delle colpe di Ghiberto
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-da Gente, per le quali i Parmigiani lo presero a odiare,
-ne fu detto più sopra abbastanza largamente, ma se ne
-tacquero alcune, che ora si debbono trarre in luce. Essendochè
-quand'egli teneva la signoria di Parma, avendo
-Papa Innocenzo IV, che allora aveva residenza a Napoli,
-mandato invitando Bertolino Tavernieri di andare da lui,
-perchè aveva Elena di lui nipote per moglie, e perchè
-lo voleva fare Podestà di Napoli; e Bertolino avendone
-chiesta licenza a Ghiberto da Gente, e questi avendogliela
-concessa, gliela ritolse dopochè con enorme spesa aveva
-già fatti gli apprestamenti pel viaggio; e oltracciò lo
-confinò a Noceto, dove aveva i suoi possedimenti, e vi
-passò molti giorni e molte notti con animo sempre agitato
-e in timore e in aspettazione di insidie da parte
-de' suoi nemici; e massimamente del Pallavicini, che lo
-odiava, e teneva allora la Signorìa di Cremona. E quando
-di notte udiva romori, e ne udiva di frequente, usciva
-ai campi col suo destriero, e tutta notte, in veglia, stava
-aspettando all'aperto, come pronto a fuggire. Vedendo
-poi Bertolino che Ghiberto da Gente non gli perdonava,
-nè lo riammetteva in Parma, come gli aveva promesso,
-ruppe il confino, e andò a Papa Innocenzo IV, che lo
-aveva invitato; e lo fece Podestà di Napoli, e durante la
-Podesteria di lui, il pontefice morì, e fu sepolto in Duomo.
-Ed Alessandro IV fu eletto Papa per arti del Podestà
-Bertolino, il quale rattenne i Cardinali dall'uscire dalla
-città fino a che non avessero eletto il Papa. E Papa Alessandro
-non fu ingrato al ricevuto beneficio, anzi provvide
-del suo tesoro a Bertolino finchè visse; e l'anima
-sua per la misericordia di Dio riposi in pace, perchè fu
-uomo cortese, valoroso, potente, ed intimo mio amico.
-Ma Ghiberto da Gente fece devastare le possessioni di
-lui e diroccarne i palazzi, perchè era uscito di confino,
-ed era andato al Papa, che lo aveva invitato. La qual
-cosa da parte di Ghiberto fu non solo una bestialità, ma
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-anche una pazzia, perchè quando il superiore comanda,
-e l'inferiore contraddice, questi non ha diritto di essere
-obbedito.... Di Bertolino non rimasero discendenti, nè di
-Giacomo suo fratello, che morì dopo lui, e lasciò le sue ricchezze
-ai Templarii; e così il casato di Bertolino Tavernieri
-di Parma, che ai tempi di Federico Imperatore era stato un
-nobilissimo barone, si è spento completamente, e a lui si
-attaglia a capello quel detto: <i>Tesoreggia e non sa perchè</i>....
-Quando Ghiberto da Gente dominava in Parma,
-il Pallavicino dominava in Cremona. E quando talora
-parlava in famigliarità col Pallavicino, questi gli diceva:
-Ah! Dio, e non avrò io mai la signoria di Parma? e,
-in così dire, gettava violentemente contro terra la spada,
-a dimostrare che per questa cosa montava in ira. Ma
-Ghiberto da Gente non gli voleva cedere la Signoria di
-Parma, anzi voleva tenersela stretta, perchè ne traeva
-non solo onore, ma anche un grosso emolumento. Tuttavia
-volle usar grazia al Pallavicino di lasciarlo entrare in
-Parma con 500 armati, coi quali, quasi pavoneggiandosene,
-cavalcò più volte per città, ma i Parmigiani tenevano
-gli archi tesi, quasi volessero lanciar saette contro alcuno,
-e così spaventarli a ciò si partissero da Parma. E Ghiberto
-da Gente godeva che se ne partissero, perchè temeva,
-se fossero rimasti a lungo in città, che gliene
-rapissero la Signoria. Un dì avvenne che dovendo passare
-il Pallavicino co' suoi armati per la via di Cò di Ponte,
-dove abitano i Marchesi Lupi, uno di questi comandò
-al suo servo che sotto il portico, che correva lungo la
-strada, gli lavasse i piedi in una conca, volendo dimostrare
-al pubblico che si curava tanto del Pallavicino,
-quanto della coda di una capra. Abitavano una volta
-tanto i Marchesi Lupi che i Pallavicini in una villa, che
-si chiama Soragna, nella diocesi di Parma, a cinque
-miglia a settentrione di Borgo S. Donnino; e questa vicinanza
-d'abitazione dava origine a molte gare vivacissime.
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-Il Pallavicino pertanto non potè avere mai, siccome
-desiderava, la Signoria di Parma, e Ghiberto da Gente
-che aveala, col tempo la perdette. Ghiberto da Gente
-adunque, oltre le preaccennate colpe, aveva anche queste,
-onde fu fortemente in odio ai Parmigiani.... Meglio
-operò Guido da Polenta, che abitava a Ravenna, il quale
-si prese buona vendetta, ma non volle sorpassare la misura.
-Di fatto quand'egli era ancor fanciullo, e l'Imperatore
-teneva in carcere, come ostaggio, il padre di lui,
-Guido Malabocca, fratello del Conte Ruggero di Bagnacavallo,
-s'adoperò perchè l'Imperatore gli mozzasse, o
-facesse mozzare, il capo; ed egli, fatto adulto, rese la
-pariglia a Guido Malabocca. Ma andando poi, dopo alcun
-tempo a Bagnacavallo con molti armati, ed incontrando
-lungo la via, in compagnia di pochi, il Conte Ruggero,
-e consigliandolo i suoi compagni di viaggio di sbarazzarsi
-compiutamente anche del Conte Ruggiero stesso,
-per togliersi d'intorno ogni timore, egli rispose: Abbiam
-fatto abbastanza; ci basti quanto abbiamo fatto; di male
-se ne può sempre fare; ma fatto che sia, non si può più
-rimediare. E così lo lasciò andare libero... Del nuovo
-odio poi degli eredi di Ghiberto da Gente si può dir
-questo. È da sapere che ebbe un figlio di nome Pino.
-Costui colle sue male opere provocò in mille maniere i
-Parmigiani contro gli eredi di suo padre. Anzitutto invase
-contro i Parmigiani Guastalla e la prese e volle
-tenerla occupata; poi prese moglie e la fece poscia uccidere;
-d'onde per divina sentenza molti guai piovvero sul
-suo capo. Costei voleva sposarla il padre di lui, quando
-esiliato dai Parmigiani dimorava in Ancona; ma Pinotto
-solleticato dalla cupidigia delle ricchezze, o dall'avvenenza
-di quella donna, precorrendo al padre, gliela surrepì,
-e se la tolse per se. Essa aveva nome Beatrice, era
-una Pugliese che abitava in Ancona, aveva tesori, era
-bellissima, vivace, sollazzevole, liberale, cortese e molto
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-esperta nel gioco degli scacchi e dei dadi. Abitava con
-Pino suo marito a Bibbianello (che una volta era castello
-della Contessa Matilde) e di frequente veniva con altre
-donne al convento dei frati Minori di Monfalcone per
-fare una gita, e per conversare coi frati. Ed io allora
-appunto ivi abitava; e mi disse parlando meco confidenzialmente,
-che la volevano uccidere, e indovinai chi poteva
-essere che tramava insidie alla sua vita; e gliene
-espressi le mie vivissime doglianze, e le suggerii di
-confessarsi, e di vivere sempre in grazia di Dio, per
-essere ad ogni momento preparata alla morte....
-In quel tempo Pino partì da Bibbianello molto sdegnato
-contro Guido suo consanguineo, come ho veduto io coi
-miei occhi; condusse seco la moglie sua a Correggio, che
-è una villa della diocesi di Reggio, ove da un suo scudiero
-di nome Martinello, la fece soffocare con un piumaccio,
-e fu sepolta nella stessa villa; e di lei rimasero
-tre ragazze che sono una bellezza. E, siccome è scritto
-che <i>Dio non permette che resti invendicato</i>... e perciò
-sono da dire alcune cose intorno alle sventure che
-colpirono il marito di lei. Prima di tutto, venne in odio
-non solo ai Parmigiani, ma anche ai consanguinei ed ai
-nepoti; in secondo luogo, fu preso dagli assassini di
-Sassuolo, i quali per riscatto gli tolsero i cavalli e duecento
-lire imperiali; terzo, avendo voluto svaligiare, per
-una sua vendetta, un tale che viaggiava per la strada
-pubblica di Parma, i Parmigiani mandarono alla villa di
-Campeggine, ove aveva le sue possessioni, e fecero arare
-tutti i suoi seminati, e le già nate seminagioni, e coprirle
-di terra, e distruggere 14, o 20 sue case che aveva in
-Campeggine stesso; quarto, dopo la morte della prima
-moglie, cui fece uccidere, prese una cert'altra donna,
-che per molti impedimenti da ambe le parti, sua moglie
-non poteva essere (questa aveva nome Beatrice, come la
-prima, leggiadrissima, figlia di Bonacorso da Palli; e la
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-sposò vedova del primo marito Atto da Sesso); quinto
-ed ultimo, imprigionò di nuovo alcuni uomini, cui una
-volta teneva tra ceppi in carcere, e li aveva prosciolti;
-nè volle che per danaro si riscattassero, quantunque non
-gli avessero mai fatta offesa, e non avessero verso lui
-obbligo alcuno non soddisfatto. Essendo stato dai Parmigiani
-cacciato in bando, e non desistendo dal mal oprare,
-diede ragione ai Parmigiani di espellere dalla villa di
-Campeggine non meno lui che tutti gli eredi di Ghiberto
-da Gente. Questo Pinotto fu chiamato anche Giacomino,
-e fu uomo bello e magnanimo, audace, franco, e a uso
-dei Parmigiani, superbo. Egli aveva due sorelle, una,
-moglie a Gherardo figlio di Bernardo di Rolando Bossi,
-di nome Aica; l'altra, di nome Mabilia, che era di natura
-altiera e disdegnosa, moglie a Guido di Correggio; e,
-quando cominciò a malare dell'ultima malattia, di cui
-morì, d'improvviso perdette la parola; e di lei rimasero
-diverse figlie e due figli. Lombardino poi, fratello di costoro,
-ebbe moglie un'avvenentissima Pavese, di nome
-Aldessona, da cui gli nacquero figli e figlie; e Lombardino
-fu il primogenito di Ghiberto da Gente, che a grande
-onore lo fece creare cavalliere quando aveva ancora la
-signoria di Parma. Chiunque poteva, in quel tempo, lo
-regalava a larga mano, e chi regalava credeva d'aver
-ricevuto grazia singolare, se Ghiberto non sdegnava di
-accettare. Altrettanto fu di Giacomo Tavernieri quando
-fu fatto cavalliere, al tempo in cui suo padre Bertolo
-era in fiore a Parma alla testa del partito imperiale.
-Nel millesimo sussegnato vi fu anche estesa malattia e
-morìa di gatti, i quali colti dal morbo diventavano come
-lebbrosi e scabbiosi, e poi morivano. Così pure nello stesso
-millesimo, nel mese di Novembre<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>, il giorno di San
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-Calisto, verso oriente, sull'albeggiare, apparvero due
-stelle come congiunte, e così ogni notte si mostrarono
-per molti giorni, sinchè verso il dì d'Ognissanti cominciarono
-a disgiungersi ed allontanarsi l'una dall'altra.
-E allora si stava appunto trattando per la pacificazione
-de' Modenesi, la quale era cosa molto intricata, perchè
-il progetto che si presentava non gradiva ai Modenesi
-della città; e i Modenesi che erano in Sassuolo ne erano
-soddisfattissimi, riconoscendo che i giudici di quel arbitrato
-erano loro favorevoli. Gli arbitri poi erano Guido
-da Correggio e Matteo suo fratello germano. Nello stesso
-millesimo Papa Onorio IV, prima del Natale, creò un
-Cardinale, che era di sua famiglia, per supplire alla vacanza
-lasciata dal Cardinale Vescovo di Frascati, morto
-in quell'anno. Questo novello Cardinale era stato Arcivescovo
-di Monreale in Sicilia. Così in quell'anno Gherardino
-da Enzola fu condannato dai Parmigiani a pagare
-mille lire parmensi, e le pagò puntualmente; e la cagione
-della condanna fu questa. Suo padre Giacomo da Enzola
-fu Podestà di Modena, ed ivi malatosi, morto e sepolto
-nella chiesa maggiore, fu ad onore dipinto sulla tomba
-a cavallo, da cavalliere. E siccome fu a tempo della sua
-podesteria che avvennero que' misfatti e quegli omicidii,
-che furono il principio della successiva discordia e guerra
-in Modena, quella cioè che s'accese tra le diverse fazioni
-Modenesi, e non ne era stata presa vendetta e giustizia...
-i Modenesi provocati, sdegnati, turbati, e accesi d'ira,
-considerando i guai che loro ne erano derivati, cavarono
-gli occhi al ritratto del Podestà, e cacarono sulla tomba
-di lui; in seguito poi mandarono a Parma due ambasciatori,
-uomini del popolo, uno de' quali nel Consiglio degli
-anziani di Parma pronunciò molti oltraggi ed ingiurie
-contro Giacomo da Enzola, padre dell'or defunto Gherardino.
-Provocato adunque Gherardino da Enzola dal
-linguaggio di quell'ambasciatore, fece quel che dice la
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-scrittura, Ecclesiaste I.: <i>Sino a tempo opportuno porterà
-pazienza</i>. Di fatto, quando quell'ambasciatore, che aveva
-profferite parole d'oltraggio contro suo padre, fu in viaggio
-per ritornare a Modena, Gherardino lo seguì con alcuni
-giovani audaci sulla strada, e, in quel della diocesi
-di Seggio, lo ferì gravemente e tanto sconciamente che
-ne restò sformato, non però ucciso; e quindi i Parmigiani
-lo condannarono ad una multa di mille lire parmensi.
-Ho detto tutte queste cose per dimostrare che i Parmigiani
-operarono saviamente a far giustizia, e aveva operato
-male chi non l'aveva fatta in Modena. E noto che
-questo Giacomo da Enzola prese moglie una vedova di
-Padova, detta Marchesina, trovatagli da Matteo da Correggio,
-quand'era Podestà di Padova. Da questa donna
-Giacomo ebbe in dote una somma ingente, cui diede a
-mutuo, e co' frutti ne comprò campi, vigne ed estese
-possessioni nella villa di Poviglio<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, e diventò ricco e
-grande assai. In Parma poi comprò la mia casa, che era
-presso il battistero<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>, e gli fu quasi regalata, cioè la
-ebbe per vilissimo prezzo, secondo la stima che ne faceva
-mio padre, e che veramente era da farsene. Giacomo
-fu dappoi fatto cavalliere sulla porta del battistero
-che guarda verso la piazza, e andò a Modena ad assumere
-la Podesteria, a cui era stato eletto dai Modenesi;
-e prima di finire la sua Reggenza, finì la vita, e morì
-d'una malattia di gola, che i Greci chiamano apoplessia.
-Si confessò da frate Giacomino da Porto di Modena, e
-con lui aggiustò le cose dell'anima. Lasciò ai frati Minori
-di Parma dieci lire imperiali, e altrettante ai frati
-Minori di Modena per l'anima sua e per il mal tolto,
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-e l'anima sua per la misericodia di Dio risposi in pace....
-Di lui rimase una figlia di nome Aica, che ebbe per
-primo marito Gherardino degli Arcili; di cui rimasta
-vedova, sposò Ezzelino figlio del fu Aimerico da Palù;
-da cui le nacquero figli e figlie. Il fratello poi della
-prenominata Aica, e figlio di Giacomo da Enzola ha nome
-Gherardino; giovane largo, liberale, cortese, e che vive
-onorificamente. L'avolo di Giacomo si chiamava Guidolino
-da Enzola, uomo di mezzana statura, ricco, grande
-e molto di chiesa, ed io l'ho veduto le mille volte. Egli
-si divise dagli altri da Enzola, che abitavano nella strada
-di S. Cristina, e venne ad abitare presso il duomo, ove
-ogni dì assisteva ad una messa e a tutto l'ufficio diurno
-e notturno nelle ore in cui si recitava. E quando non
-era occupato nell'assistenza dell'ufficio divino, sedeva
-co' suoi vicini sotto un portico publico presso il palazzo
-del Vescovo, e parlava con loro di Dio, oppure stava
-ascoltando chi ne parlava. Non tollerava che alcun ragazzo
-lanciasse sassi contro il battistero, o contro il
-duomo, e portasse guasto alle sculture e alle pitture.
-E quando lo vedeva, se ne irritava, gli correva
-dietro, e raggiuntolo, lo batteva a colpi di correggiuolo,
-come se ne fosse ivi destinato a guardia,
-mentre lo faceva soltanto per zelo e amore di Dio, quasi
-ripetesse quel detto profetico.... E il sunnominato,
-oltre al giardino, la torre e il palazzo ove abitava, aveva
-anche molte altre case, un forno ed una cantina; e una
-volta la settimana, sulla pubblica via, presso casa sua,
-come ho veduto io più volte co' miei occhi, faceva una
-limosina generale a tutti i poveri della città, che si presentavano,
-consistente in pane, fave cotte e vino. Egli
-fu molto amico e uno dei principali benefattori dell'Ordine
-de' frati Minori. Ebbe da sua moglie (che era sorella
-di Gherardo da Correggio, detto anche dai Denti,
-padre di Matteo e di Guido) due figli, cui, come ho
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-veduto io co' miei occhi, giunti all'età virile, fece cavallieri
-egli stesso; e l'uno aveva nome Matteo, e l'altro Ugo,
-e tuttadue furono miei speciali amici. Questi due fratelli,
-allorchè Parma si ribellò all'Imperatore furono dall'Imperatore
-presi e tenuti in carcere; e, in seguito, furono
-sepolti nel convento de' frati Minori di Parma. Da Matteo
-poi, che ebbe moglie Richeldina, sorella di Bernardino Cornazzani,
-nacquero tre figli, cioè Bernardo da Enzola, che
-fu cavalliere e valoroso personaggio, e Podestà di Perugia
-quando colà aveva residenza Papa Clemente IV. (Questi
-fu mio amico e me lo dimostrò a fatti, perchè quando
-io fui a Perugia, ed egli vi era Podestà, mandò subito
-cercandomi, e mi affidò una missione alla Corte del Papa.
-Egli mori troppo presto, come gli altri suoi fratelli, ma
-lasciò figli). Secondogenito di Matteo, figlio di Guidolino
-da Enzola, fu Giacomo, Podestà di Modena, di cui s'è
-parlato abbastanza più su. Il terzogenito fu Guido, che
-ebbe moglie una figlia di Albertino dei Turcli di Ferrara,
-d'onde gli nacquero più figli, uno de' quali si chiama
-Turclo, bandito dai Parmigiani come uomo pestifero e
-maledetto; sendochè a molti altri misfatti, di cui era macchiato,
-aggiunse anche quello d'aver ucciso crudelissimamente
-di lancia, mentre sedeva a mensa e secolui
-pranzava, l'Abbate del monastero di Brescello senza che
-questi alcuna colpa avesse.... Da Ugo poi, figlio di
-Guidolino da Enzola, ammogliato con Luchesia del Monastero,
-cioè di San Marco, discesero due figli, di cui uno
-di nome Guglielmo, e l'altro Matteo, e due figlie, una
-che diventò moglie di Giacomino dei Panzeri di Reggio,
-che non ebbe figli; l'altra si maritò con Bonacorso di
-Montiglio<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>, dalla quale ebbe molti figli. Dopo queste
-cose, irritata Luchesia contro i figli, prese per marito
-Ghirardino figlio di Lanfranco da Pisa di Modena, la
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-quale poi gli morì senza aver avuto da essa alcuna prole.
-Così Guidolino da Enzola, avolo di tutti i sunnominati,
-ebbe una figlia, Richeldina, donna lasciva e mondana,
-presa per moglie da Giacomino di Beneceto<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>, dalla
-quale gli nacquero due figli, Arpo e Pietro. Giacomino
-degli Arpi fu bel cavalliere e ricchissimo di possessioni,
-case e tesori; ma consumò e dissipò tutto in banchetti,
-istrioni e cortigianerie, sicchè i figli suoi, come a me lo
-contava piangendo Arpo uno di loro, non avevano di
-che mangiare se non andavano accattandone dagli altri.
-Così Arpo di Beneceto, fratello germano del predetto
-Giacomino, entrò nell'Ordine de' frati Minori con Bernardo
-Bafoli, quasi subito dopo che a Parma si cominciarono
-a conoscere i detti frati. Ma Bernardo Bafoli
-era un cavalliere ricchissimo, famoso e di gran reputazione
-in Parma, magnanimo, prode guerriero e dotto nell'arte
-militare. Questi sul principio del suo noviziato nell'Ordine
-dimostrò un vivissimo fervore nell'adempiere
-coll'opera il detto apostolico che sta scritto nella 13ª
-agli Ebrei: <i>Usciamo dunque con Gesù fuori della porta
-portando il suo vitupero</i>. Di fatto, all'insaputa de' frati
-fece montare su d'un cavallo un suo uomo, e da un
-altro si fece legare alla coda del cavallo stesso, e comandò
-che lo sferzassero camminando per la pubblica
-via della città, e a tutta gola gridassero: Dalli al ladro,
-dalli al ladro. Ed essendo arrivati al portico di S. Pietro,
-dove i militi, secondo l'uso, stanno a sedere in ora di
-riposo e si divertono, credendo essi che fosse veramente
-un ladro, cui bastonassero per i di lui misfatti, cominciarono
-anch'essi a gridare: Dalli al ladro, dalli al ladro.
-Allora Bernardo, sollevata la faccia, disse loro: In verità,
-avete detto bene dalli al ladro, perchè sino ad ora son
-vissuto come un ladrone contro Dio altissimo, e contro
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-l'anima mia; e perciò sono ben degno di essere sferzato.
-E, ciò detto, comandò a' suoi uomini di continuare il
-cammino e le sferzate sino a fuori di porta. Ma quelli
-che stavano a sedere sotto il portico quando ebbero
-conosciuto che era Bernardo Bafoli, se ne dolsero, e
-tocchi nel cuore dissero: Oggi abbiam veduto miracolo;
-benedetto Dio che umilia e che esalta, e <i>fa misericordia
-a cui egli vuole, ed indura chi egli vuole</i> ai Romani 9º.
-(Questa fu alla lettera un'ispirazione, un cambiamento
-operato dalla destra di Dio, perchè molti animati ed
-eccitati da questo esempio abbandonarono il secolo. Allora
-Bernardo Vizio, associato ad alcuni altri, fondò la
-religione de' frati di Martorano. Fu allora che si istituì
-in Parma una religione nuova, cioè di quelli che si
-chiamavano i militi di Gesù Cristo, nella quale non si
-ammettevano tranne quelli che prima fossero stati militari;
-e que' frati si assomigliavano a quegli altri, che
-ora dai contadini si chiamano Gaudenti, salvo che quelli
-si chiamavano militi di Gesù Cristo, questi militi di
-santa Maria. Quelli erano soltanto in Parma, questi si
-sono già moltiplicati in molte città; ma siccome di
-queste istituzioni ho già parlato più sopra, non occorre
-più parlarne. Parimente in quel tempo (cioè quando
-Bernardo Bafoli si fece sferzare per la pubblica via in
-Parma) vi erano due fratelli germani, che si fecero frati
-Minori, de' quali uno aveva nome frate Illuminato, l'altro
-frate Berardo. Questi due fratelli, che avevano fatto gli
-usurai, restituirono le usure ed il mal tolto, e per amore
-di Dio fornirono di vestiario duecento poveri, ed elargirono
-ai frati Minori duecento lire imperiali, perchè si
-fabbricassero il convento<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>, che allora si stava già
-costruendo di nuovo nel prato del Comune, ove si teneva
-in antico la fiera, e dove in quaresima i Parmigiani si
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-esercitavano nell'armi cogli scudi. Anche frate Illuminato
-mosso da amore di Dio, ad esempio di frate, Bernardo
-Bafoli, si fece sferzare per le strade della città).
-Di Bernardo Bafoli poi è da sapere che ebbe una figlia
-di nome Bernardina, saggia, prudente, santa e devota
-a Dio, che è Badessa del monastero dell'Ordine di santa
-Chiara in Parma. Così pure è da sapere che Egidio
-Bafoli, padre del prenominato Bernardo, quando Costantinopoli
-fu presa dai latini, gagliardamente ne abbattè
-una porta con uno di quegli spadoni fatti a quest'uso,
-come io ho saputo da frate Gherardo Rangone, che era
-presente e vide. E allora riconobbero i Greci che s'era
-adempita quella profezia, che stava sculta sulla porta
-stessa. Perocchè molte profezie ivi si trovano scolpite,
-sia sulle porte, sia sulle colonne delle porte, le quali
-non si intendono che quando si sono avverate. Bernardo
-Bafoli poi, quand'era frate Minore, e nel tempo in cui
-i Parmigiani erano andati coll'Imperatore a campeggiare
-contro i Milanesi, accorse un giorno ad un incendio
-sviluppatosi nel borgo di santa Cristina, e stando colla scure
-in mano sul comignolo di una casa incendiata, divideva e
-gettava a destra e a sinistra i legnami per isolare l'incendio.
-E questo fece a vista di tutti, e tutti lo commendavano
-dell'opera sua accorta e vigorosa, e giustamente
-di generazione in generazione ne riceverà onore sempiterno,
-poichè questa sua buona azione sarà ricordata per molti
-anni avvenire. Poscia andò alla Terra Santa, ove terminò lodatamente
-i suoi giorni nell'Ordine del beato Francesco, che
-è l'Ordine dei frati Minori; e l'anima sua per la misericordia
-di Dio riposi in pace, chè bene cominciò e bene terminò.
-Queste cose dette di sopra ho voluto notare, perchè
-attinenti a persone che per la più parte vidi e conobbi,
-ed, in breve tempo, di questa vita passarono all'altra.......
-Se altre più cose avvenissero nel millesimo sussegnato
-cioè nel 1285, degne di memoria, non ricordo; di queste
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-ho parlato con fedeltà e con verità, perchè le ho vedute
-co' miei occhi. Basta di quest'anno; or passiamo al successivo.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1286">a. 1286</h2>
-
-<p>
-L'anno del Signore 1286, indizione 14ª avvenne quanto
-segue. Quest'anno fece un inverno straordinario, e fallirono
-tutti i proverbi degli antichi, meno uno che dice:
-Febbraio breve è il più greve (sottintendi: dei mesi
-dell'anno). Questo proverbio si verificò in quest'anno
-più che in ogni altro di vita mia; sendochè in questo
-Febbraio sette volte Iddio diede <i>la neve a misura
-della lana, e come cenere dissipò la nebbia</i>, e si ebbe
-freddo intensissimo e gelo......... E si formarono
-molti semi di ascessi tanto negli uomini che nelle galline,
-che col tempo si svilupparono. Di fatto in Cremona,
-Piacenza, Parma, Reggio e in molte altre città e diocesi
-d'Italia vi fu grande morìa d'uomini e di galline; ed
-in Cremona ad una sola donna in breve tempo ne morirono
-quarantotto. Ed un medico aperse il cadavere di
-quelle galline e trovò l'ascesso nel cuore, trovò cioè
-una certa vescichetta alla punta del cuore di ciascuna
-gallina; aperse anche il cadavere d'un uomo, e sul cuore
-trovò una simile vescichetta. In quei giorni nel mese di
-Maggio, maestro Giovannino fisico, che abitava a stipendio
-in Venezia, scrisse ai Reggiani suoi concittadini una
-lettera, colla quale li consigliava a non mangiare erbaggi,
-nè uova, nè carni di galline per tutto Maggio. D'onde
-avvenne che una gallina si vendeva a soli cinque piccoli
-denari. Tuttavia alcune donne sagaci davano da mangiare
-alle galline la marrobia pesta, o triturata e mista
-ad acqua e farro, o farina, e per benefico effetto di tale
-antidoto le galline si liberavano del morbo e si salvavano.
-Ritorniamo al principio dell'inverno che fu bello e dolce
-sino al giorno della Purificazione; nel qual giorno piovve
-a dirotto, e così non potè aver luogo il proverbio degli
-antichi, nè si potè ridire quello della Cantica 2º....
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-E a primavera le piante fiorirono benissimo, ma sopravenne
-una brina, che in molti luoghi distrusse in gran
-parte i fiori de' mandorli e d'altri frutti, e le gemme
-delle viti; e così andò perduta la speranza delle frutta.
-Tuttavia l'annata fu ricca di prodotti, e si raccolse
-molto frumento, vino, olio, e copia d'ogni cosa, e vi fu
-piena raccolta, tranne che Iddio pareva sdegnato cogli
-ortolani; poichè, per mancanza di pioggia sulla terra,
-ebbero scarsezza d'erbaggi; ma dell'asciutto s'allegravano
-molto i fabbricatori del sale, e dei mattoni, che
-servono alle opere murarie. E nota che non piovve nè
-in tutto Marzo, nè in Aprile, eccetto che il giorno di S.
-Giorgio cadde una pioggerellina simile a rugiada, che
-si ripetè poi in Maggio il giorno di S. Michele; poi
-Iddio si fece benigno, piovve e la terra portò i suoi
-frutti. Nell'anno sunnotato fu ucciso Guido da Bibbianello
-e Bonifacio suo fratello, sui primi d'Aprile, ai 5,
-cioè il Venerdì dopo la Domenica di Passione, (il qual
-giorno nel calendario si scrive: ultimo della luna di
-Pasqua) sul far della sera. Andava Guido da Reggio a
-Bibbianello con sua cognata Giovannina, moglie di suo
-fratello Bonifacio, che, solo, li seguiva a tre miglia di
-distanza, e questi tre senza alcuna compagnia, e inermi,
-non avevano seco che alcuni ronzinetti. E gli uccisori loro
-furono: Primo, Scarabello di Canossa, che gittò giù da
-cavallo Guido, e stesolo a terra, gli assestò un colpo di
-lancia, nè bisognò il secondo; il secondo a percuoterlo fu
-Azzolino fratello dell'Abbate di Canossa, figlio di Guido
-da Albareto<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>, che gli mozzò il capo. Gli altri furono
-Ghibertino da Modolena<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>, Guerzo di Cortogno<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>, e
-parecchi altri a piedi e a cavallo, che gli vibrarono
-molti colpi aprendogli piaga sopra piaga. Giovannina la
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-rimisero a cavallo, d'onde s'era precipitata per stendersi
-come scudo sopra Guido, colla fede e colla speranza che
-in grazia di lei lo risparmierebbero (stantechè era loro
-parente); e camminò tutto quel giorno vagando sola e
-gemendo nell'amarezza del suo cuore, e giunse a Bibbianello,
-che era una volta castello della contessa Matilde,
-e diffuse sinistre voci e piene di spavento. E, quanti
-le udirono, con alte grida piansero finchè vennero loro
-meno le lagrime. E le salme dei due fratelli giacquero
-tutta la notte in quella vasta solitudine. Ma alcuni dicono
-che Manfredino figlio di Guercio da Assaiuto, che
-dimora nella villa di Coviolo<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>, avendo udite queste cose,
-mosso a pietà, andò con alcuni uomini e un carro, raccolse
-i cadaveri di quei due, li mise l'uno accanto all'altro, e li
-depose nella chiesa de' Templarii, che è a mezzo della via,
-che va a Bibbianello. All'indomani poi da Bibbianello
-andarono uomini e portarono le salme degli uccisi a
-seppellire colle vesti e l'armi loro nelle tombe della
-famiglia, al convento de' frati Minori di Monfalcone; ed
-era Sabbato, giorno in cui si cantava alla messa, in vece
-dell'epistola, quel di Geremia 18º che dice: <i>Saranno le
-mogli loro senza prole e vedove</i> ecc. E siccome Rolandino
-di Canossa era fratello consanguineo di Scarabello fu
-denunziato e accusato al Podestà; poichè Scarabello era
-stato altra volta bandito da Reggio, e quindi se fosse
-stato citato non sarebbe andato, nè sarebbe comparso.
-Il Podestà di Reggio adunque, Bonifacio Marchese Lupi
-di Parma, mandò per Rolandino, che si presentò a lui
-con una caterva d'armati. Ma il Podestà avendo riconosciuto,
-in quanto riguardava a questo fatto, la innocenza
-di lui, lo lasciò andare in pace senza punizione
-di sorta. Poscia fu denunziato ed accusato Guido da Albareto,
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-che comparve, fu sostenuto in carcere dieci giorni
-e per una volta solo sottoposto a miti tormenti, e poi
-prosciolto. E mentre si sottoponeva a' tormenti Guido da
-Albareto, i Reggiani credettero che si sommovesse una
-guerra intestina per tre ragioni: 1º per cagione di quei
-due fratelli uccisi; 2º per cagione del grande personaggio
-che era sottoposto ai tormenti; 3º per cagione dei partiti
-che tra loro si rodevano in Reggio. (Due fazioni erano
-in Reggio; l'una che si chiamava Superiore, l'altra
-Inferiore. Ambedue si professavano, ed erano, partigiane
-della Chiesa; poichè il partito imperiale, già da molti
-anni espulso, andava errando pel mondo. Col tempo poi
-questa discordia de' Reggiani, sedò alquanto, e cominciarono
-le due parti a coabitare in città senza reciproco
-timore). Il Podestà quando si cominciò a sottoporre a
-tormenti Guido, lo pregò di sopportarli con pazienza per
-amor suo e per amore di Dio, specialmente perchè di
-mal in cuore lo faceva tormentare; ma gli era necessità
-il farlo, sia per ragione d'ufficio da parte sua, sia per
-ragione di colpa e di pena imposta a Guido. Il quale
-riconoscendo che il Podestà faceva questo per onore
-dell'uno e dell'altro, sostenne con pazienza quanto prima
-gli sarebbe parso acerbo e crudo, e dopo, riconosciutane
-la ragione, gli parve mite la pena. E disse al Podestà:
-<i>Se questo calice non può passare da me senza che io
-beva, si faccia la tua volontà</i>. Però vi fu chi disse che
-il sunnominato Guido, per denaro sborsato, non fosse
-sottoposto a' tormenti, giacchè al danaro tutto cede........
-Perocchè Rolando Abbate di Canossa, che è figlio di lui,
-spillò cento lire imperiali a Guido di Correggio, e altrettante
-al Podestà di Reggio, in grazia de' quali schivò
-i tormenti. E quando corse voce che si doveva tormentare,
-il Podestà non permise che vi fosse persona presente,
-tranne egli e Guido da Correggio; e lo fece sedere sopra
-un pesatoio da farina per qualche tempo, e intanto
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-parlava con lui famigliarmente delle cose che erano
-accadute. E smontato da tale aculeo, e in una camera
-messosi a letto, mandò a chiamare Giacomo da Palù, e
-gli narrò le sofferenze patite fra tormenti. Dopo, discese
-dal palazzo, andò a casa di Rolandino da Canossa,
-che stava vicino alla piazza, ed ivi passavasi il tempo
-sollazzevolmente mangiando e bevendo, e giocondamente
-vivendo. Ma quando discese dal palazzo del Comune si
-fece sorreggere da due uomini a destra e a sinistra, per
-far credere che era stato gravemente offeso dai tormenti
-del Podestà. Ma il Signore dice in Luca 12º: <i>Nulla è
-così coperto che non si riveli</i>..... È da sapere che
-Guido di Bibbianello fu uomo nobile, giacchè per linea
-paterna discendeva da quei di Canossa (laonde quelli
-che lo uccisero erano suoi parenti), per linea materna
-era di Parma, ed i figli di Ghiberto da Gente erano
-suoi germani consanguinei. Così ebbe per moglie Giovanna
-figlia di Guido di Monte (ed era nipote del fu Guglielmo
-Fogliani vescovo di Reggio); e Giovannino da Rodeglia<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>
-aveva per moglie una sorella germana di lui, laonde si
-dicevano, ed erano cognati, essendo mariti di due sorelle.
-Questo Guido da Bibbianello fu inoltre bell'uomo, letterato,
-di raro ingegno, forte memoria, fluente facondia,
-stringente eloquenza, vivace, giocondo, largo, liberale,
-molto socievole e sollazzevole, benevolo, e uno de' precipui
-benefattori de' frati Minori; sendochè i frati Minori
-avevano nel territorio appartenente a lui un convento,
-nel bosco che è a piedi di Monfalcone, ove come è detto
-più sopra, è stato sepolto con suo fratello nelle tombe
-de' suoi avi; e l'anima sua, se è possibile, per la misericordia
-di Dio riposi in pace, e così sia. In suo
-vivente mi si mostrò sempre amico, come anche di
-mio fratello frate Guido di Adamo, che morì anche
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-esso nel convento di Monfalcone, e vi fu sepolto. Tuttavia
-Guido da Bibbianello da' suoi malevoli era giudicato maligno,
-e gli attribuivano molte azioni malvagie, che fosse
-cioè maldicente e detrattore dei servi di Dio..... E
-tale è l'abitudine degli uomini carnali, di denigrare la
-fama dei servi di Dio, e credono di trovare una scusa
-de' loro peccati col far credere d'aver compagni nel mal
-fare anche uomini santi. Così gli si attribuiva d'essere
-solito dire che se era destinato alla vita eterna, la
-avrebbe, per quanto peccasse, e se fosse destinato alle
-eterne pene avrebbe dovuto sobbarcarvisi, per quanto
-operasse dirittamente. E, a provarlo, adduceva quel
-passo della Scrittura di Luca 22º: <i>Il figlio dell'uomo
-va dov'è prestabilito</i>. E fu una stoltezza, perchè,
-quantunque io ed altri frati amici suoi gli dicessimo
-di guardarsene, tenea poco conto del nostro avviso,
-e non voleva udirne, e rispondeva: La Scrittura dice,
-Ecclesiastico 19º: <i>Chi crede subito, è di cuor leggiero,
-e sarà considerato dappoco</i>. A cui, essendo egli dotto
-della Bibbia, io soggiungeva: È scritto ne' Proverbii che
-il Savio dice 28º: <i>Beato l'uomo, che è sempre in
-timore</i> ecc. Ma, come ho già detto, non voleva ascoltarne;
-anzi scoteva il capo, quasi a disprezzo di ciò che gli si
-diceva. Al già detto aggiunsi: È scritto ne' Proverbii 22º:
-<i>La via dello stolto è diritta al suo parere</i>. Insistendo
-io pertanto in questi concetti, e dicendo: Io ti ho espresso
-il mio pensiero, rispose: Le parole sono molte, ma molte
-sono quelle che nelle dispute sono vuote...... che
-è nella provincia della Siria; secondo, perchè non gli fu
-data soddisfazione nella Corte del Papa nè riguardo alle
-sue petizioni, nè riguardo al suo compagno della Provenza;
-terzo, perchè quand'era in viaggio per andare al
-ministro Generale, che era a Parigi, prima di arrivarvi,
-per voci che ne correvano e per annunzi ricevutine, seppe
-della morte del Generale; quindi ritornò alla Corte, e
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-non sappiamo che cosa abbia fatto. Avevano inoltre a
-quel tempo i Cardinali un tal Papa, che era podagroso,
-di poca dottrina, un vero romano, avaro e meschino, Giacomo
-Savelli, e si chiamava Onorio IV. Egli non solo
-non fu promotore di Religioni nuove, ma si studiò in
-ogni maniera di ridurre al nulla le già iniziate e prosperanti,
-poichè per denaro avuto da alcuni prelati di
-chiese, s'era fitto nell'animo il pensiero e il proposito
-di fare ingiuria e oltraggio ad Ordini illustri, come
-all'ordine de' frati Minori e de' Predicatori..... Ma
-Iddio lo tolse di mezzo, e prevenuto dalla morte non
-ebbe tempo di effettuare quanto covava in petto.....
-Avrebbe apportato grave impedimento alla salute delle
-anime questo Papa Onorio, se avesse potuto condurre ad
-effetto quello che andava maturando nella sua mente.
-Riguardo ai Tartari vedi più sopra. E se alcuno ricerchi
-perchè le cose che riguardano i Tartari io non le abbia
-aggruppate insieme, rispondo d'aver fatto così perchè
-accadevano successivamente, ed io successivamente le
-registrava ogni qual volta mi venivano riferite.....
-Nel millesimo soprannotato, nella diocesi di Bologna avvenne
-che un giovane ricco, che aveva ancora superstiti
-il padre e la madre, avendo preso moglie, la prima sera
-del matrimonio, prima ancora d'aver tocca la moglie,
-diede ospitalità a tre ribaldi, di quelli che dicono di
-essere apostoli e non sono, i quali persuasero a quel
-giovane di non accoppiarsi colla moglie..... e questa
-astinenza insinuavano per far eglino prima del giovine
-marito...... Allora il giovane si riconobbe ingannato
-da que' ribaldi, li fece prendere e ne sporse querela al
-Podestà, che li fece impiccare...... Questa cosa
-adunque avendola saputa Obizzo Sanvitali, Vescovo di
-Parma, che lungo tempo li aveva favoriti per riguardo
-di Ghirardino Segalello, loro istitutore, li espulse da
-Parma e da tutta la sua diocesi, conoscendo che sono
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-vili truffatori, ribaldi, gabbamondo e seduttori della
-peggior risma...... Quel Ghirardino Segalello, che
-fu loro istitutore, ora è ridotto a tanta demenza, che
-va vestito da istrione, e fattosi giullare e mimo va facendo
-pazzie pe' viali e per le piazze; poichè ha il cuore
-in vanità...... nè ha timore di Dio...... Di
-lui e de' suoi seguaci ho parlato più sopra diffusamente.
-Nel millesimo sussegnato morì in Reggio un certo Bresciano,
-che prima insegnava a leggere ai ragazzi il
-salterio, e simulava di esser povero, e andava mendicando,
-e talvolta suonando e cantando per avere più larga limosina.
-A costui il diavolo aveva messo in testa, che
-doveva sopravvenire una desolante carestia; e perciò
-biscottava i pezzi di pane, che accattava, e li riponeva
-in serbo, per provvedere in tempo un rimedio a quella
-fame, che, com'è detto, il diavolo gli aveva inchiodato
-in capo che dovesse arrivare. Ma come fu detto di quel
-ricco del Vangelo..... così accadde a questo infelice.
-Perocchè una sera malò più gravemente del solito, ed,
-essendo solo in casa, aveva chiusa con diligenza la porta
-con una sbarra, e quella notte fu strozzato dal diavolo,
-e malamente e disonestamente trattato. L'indomani non
-facendosi vedere, gli uomini del vicinato, le donne, i
-ragazzi in folla adunati atterrarono a forza la porta, e
-lo videro giacente morto in terra, e vi trovarono farina
-in sacchi già fetida dentro una cassa, e due altre casse
-di tozzi di pane biscottato; e si constatò che aveva in
-Reggio due case, in due diverse parrocchie, di cui andò
-in possesso il Comune di Reggio; e così si verificò quello
-che volgarmente si dice: <i>Ciò che non riceve Cristo, lo
-piglia il fisco</i>. Perciò i ragazzi lo spogliarono nudo
-questo infelicissimo, e gli legarono i piedi con vincigli
-attorcigliati, e così nudo lo trascinarono per tutta la
-città, per le strade e per le piazze, scherno e ludibrio
-di tutti. E, quel che è singolare, si fu che non furono
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-sobillati da nessuno a farlo, e che nessuno li rimproverò,
-come d'aver fatta una mala cosa. Ed essendo
-arrivati all'ospedale di Sant'Antonio stanchi di tedio
-e di fatica, vollero legare quello sconciato cadavere alla
-coda del carro di un bifolco, che per caso conduceva
-il carro co' buoi per quella via; ma il contadino facendo
-opposizione, ecco che subito i ragazzi gli si scagliarono
-addosso, e lo percossero gravemente. E allora
-il bifolco lasciò fare ai ragazzi quella ribalderia. Uscirono
-pertanto di città per la porta di S. Stefano, e lo
-gettarono giù dal ponte nella ghiaia del Crostolo,
-fiume o torrente che sia; e scendendo giù nell'alveo
-attorno al cadavere, gli gettarono addosso una gran
-caterva di pietre, sclamando ad alte grida: Scendano con
-te nell'inferno la tua fame e la tua avarizia insieme
-colla tua miseria, e vi stiano in eterno e più oltre. E
-nota che i ragazzi sono generosi ed i vecchi tenaci. Perciò
-anche Marziale Coco disse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Miramur juvenes largos, vetulosque tenaces;</p>
-<p class="i01">Illis cum multum, his breve restet iter.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">È un fatto in vero sovra ogni altro strano</p>
-<p class="i02"> Che scialacqui il garzon lunge da morte,</p>
-<p class="i01">E ammassi poi con appetito insano</p>
-<p class="i02"> Chi già del cimiter bussa alle porte.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Parimente nel detto millesimo avvenne un gran turbamento
-nel monastero di S. Prospero di Reggio, in occasione
-delle guerre. In quel tempo era diciasettesimo
-Abbate del monastero Guglielmo de' Lupicini, buon uomo,
-per quanto a religione ed onestà, ma per quanto riguarda
-agli affari mondani, semplice, rustico ed avaro. Trattava
-anche male a vitto i suoi monaci, e perciò li ebbe poi
-avversi. Perocchè Bonifacio, figlio di Gherardo di Boiardo
-da Rubiera, di intesa con alcuni monaci, che non se la
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-intendevano bene coll'Abbate, perchè li trattava male
-a vitto, la prima volta occupò il monastero nel giorno
-di Pentecoste, all'ora del pranzo, lo spogliò, portò via
-quello che volle, e si ritirò. L'Abbate si diede alla fuga
-e andò al convento de' frati Minori, ove si fermò tutto
-quel giorno e la notte seguente; e poscia passò in casa
-di un suo fratello germano, che si chiama Sinibaldo, e vi
-ospitò alcuni giorni coll'animo sospeso e il cuor pauroso.
-La seconda volta il prenominato Bonifacio, al tempo
-della mietitura, occupò le cascine del monastero, cioè
-la Migliarina<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a> ed altre cascine; poi si prese di forza
-Fossole<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>, assediò, prese e mise a fuoco la Casamatta,
-ed ivi uccise un uomo, che difendeva i suoi bovini e
-non glieli voleva dare; un altro ne ferirono gravemente,
-e lasciatolo tutto piaghe, se n'andaron via che era semivivo.
-E nota che queste cose erano state predette
-all'Abbate prima che avvenissero; ma per quella sua
-semplicità ed avarizia, non volle prevenirle e guardarsene,
-poichè le saette previste feriscono meno..... Ma gli
-amici dell'Abbate vedendo che era pigro a premunirsi,
-spontanei accorsero, non richiesti da lui, ed erano quaranta
-buoni Reggiani, che fecero la guardia al monastero
-di S. Prospero tutta la notte precedente il giorno di
-Pentecoste. Ma arrivata l'ora del pranzo, non li ringraziò
-nemmeno della guardia che avevan fatta tutta la notte,
-non li invitò a pranzo, e lasciò che andassero a pranzare
-alle proprie case. Ed egli andò al suo palazzo con alcuni
-suoi scudieri e donzelli per pranzare. Ed ecco che mentre
-sedeva a mensa, e credeva tutto tranquillo, d'improvviso
-udì il rintocco della campana della torre, che era suonata
-dai monaci di lui avversarii....... Allora i
-secolari nemici dell'Abbate, sbucando prontamente dai
-nascondigli, irruppero nel monastero, volendo creare un
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-nuovo Abbate; e l'Abbate, per aiuto della misericordia
-di Dio, si precipitò da un'angusto solaio, che chiamavano
-ambulatorio, poi traversò le fosse, e arrivò, come s'è
-già detto, al convento de' frati Minori, spaventato e tremante
-come un giunco nell'acqua corrente. Ivi tutti gli
-amici, che venivano a visitarlo, lo rimproveravano acremente,
-e lo caricavano di oltraggiosi rimbrotti, rinfacciandogli
-che tali cose lo avevano incolto a cagione della
-sua rusticità ed avarizia. Ed egli tutto sopportava con
-pazienza, perchè si riconosceva colpevole. Ma nel mese
-precedente, cioè nel Maggio, prima che all'Abbate tali
-cose avvenissero...... e le persone, che hanno attinenza
-col detto Ordine de' Cisterciensi si astengono da
-ogni contatto cogli stessi frati Minori, e come fossero
-scomunicati, non assistono ai loro divini uffici, nè alle
-loro predicazioni; e questo è di scandalo universale, ed
-una grave jattura per la Chiesa; le quali cose però da
-molti savi e prudenti uomini si riconoscono promosse
-da fomite d'invidia e di odio<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. Avendo dunque noi
-sempre prediletto e favorito in modo speciale il predetto
-Ordine Cisterciense, ordiniamo a tutti voi in generale,
-e a ciascuno in particolare, sotto stretto comando, di
-andare in vece nostra ai singoli conventi e monasteri
-del detto Ordine esistenti nel distretto della vostra
-giurisdizione, e di avvisare gli Abbati, le abbazie e i
-conventi loro, e di supplicarli da parte nostra di revocare
-provvidamente ed effettivamente entro un mese, a contare
-dal giorno in cui riceveranno i presenti ordini, i
-loro Statuti così improvvidamente pubblicati e promulgati
-con iscandalo della Chiesa..... E, se non obbediscono,
-abbiamo deliberato e decretato che nessuno,
-Duca, Marchese, Conte, Nobiluomo, od altri chichessia,
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-suddito del nostro Impero possa dare all'Ordine Cisterciense
-nulla de' suoi beni, nè mobili, nè immobili, nè
-trasferire in loro proprietà gli accennati beni con alcun
-titolo di alienazione senza il nostro espresso assenso.......
-le possessioni, delle quali l'Ordine stesso abbonda; e se
-altrimenti sarà fatto..... comandando a tutti voi in
-generale, e a ciascuno di voi in particolare di revocarle
-per autorità della Maestà imperiale..... La causa
-poi, onde i frati dell'Ordine Cisterciense si sollevarono
-contro i frati Minori, per cui fu emanata contro di loro
-una legge sì dura, come poi in seguito ho saputo, fu
-questa. Uscì dal nostro Ordine, ed entrò in quello dei
-Cisterciensi un frate Minore, il quale si comportò tanto
-bene che arrivò a diventare Abbate di un cospicuo monastero.
-I frati Minori per una certa gara d'emulazione,
-che in ordine a questa cosa non era secondo il consiglio
-della saggezza, temendo che altri, seguendo l'esempio
-di quel frate, abbandonassero il loro Ordine, lo presero
-e lo ricondussero al loro convento, e lo nutrirono col
-pane della tribolazione e coll'acqua del dolore. La qual
-cosa risaputa, i Cisterciensi s'irritarono acerbamente e
-si sdegnarono contro i frati Minori, e questo per cinque
-motivi: primo, perchè punirono chi non meritava di essere
-punito; secondo, perchè non dipendeva più dall'Ordine
-nostro; terzo, perchè lo presero vestito dell'abito monacale;
-quarto, perchè nell'Ordine loro era stato elevato
-ad un'alta prelatura, quella di Abbate; quinto ed ultimo,
-perchè si diportava tanto bene nell'Ordine loro per vita,
-per saviezza, e buoni costumi, che era loro ben accetto
-ed in grazia di tutti. Ma Rodolfo, che è stato legittimamente
-eletto Imperatore, e che ama di cuore, e di fatto
-promuove l'Ordine de' frati Minori, per amore di Dio e
-del beato Francesco, saputo che i Cisterciensi avevano
-preso contro loro una deliberazione tanto dura, se ne
-sdegnò, e scrisse a loro riguardo la lettera surriportata.....
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-Questo Re Rodolfo fu veramente quel buon
-vicino, di cui dice il Savio ne' Proverbii 23º: <i>Il vicino
-di loro è forte</i>. Ma i Cisterciensi, conosciuta la predetta
-lettera, revocarono e annullarono subito la deliberazione
-presa, e ordinarono che i frati Minori fossero ricevuti
-nelle loro case con famigliarità, amorevolezza, cortesia e
-benignità, non solo per declinare da se stessi il danno,
-a cui potevano andare incontro, come aveva minacciato
-chi aveva scritta la lettera, ma eziandio per obbedire a
-sì potente Signore, secondo il detto dell'Apostolo ai Romani
-13º: <i>Ogni persona sia sottoposta alle potestà superiori</i>.
-Riguardo poi alla deferenza dell'Imperatore
-Rodolfo verso i frati Minori, cerca più indietro, e troverai
-che cedette loro il suo palazzo, che aveva nella
-città di Reggio, perchè vi edificassero il loro convento,
-e che promise di far loro in seguito maggiori elargizioni.
-Simile controversia incontrò frate Buonagrazia, quando
-era ministro provinciale a Bologna, contro il monastero
-di Nonantola<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>, che è nel territorio di Modena. Un
-certo frate Guidolino, Ferrarese, uscì dell'Ordine de' frati
-Minori, ed entrò in quello di S. Benedetto dei Monaci
-Neri, ove nel monastero di Nonantola si comportò tanto
-bene e tanto lodatamente, che s'acquistò la benevolenza
-di tutti, e lo elessero Abbate del nominato monastero.
-Per cagione di che sostennero tra loro i frati Minori e
-que' monaci Benedettini una fiammante controversia al
-cospetto di Giovanni Gaetani (che allora era governatore
-de' frati Minori, e poscia fu Papa Nicolò III) e, dopo
-vivissimo dibattito, i frati Minori ottennero che non
-fosse fatto Abbate. E quei monaci spesero 10000 lire
-imperiali per riuscire ed averlo Abbate. Ma non potendo
-averlo, e vedendo che s'affannavano invano, non elessero
-nessun altro Abbate, e lo fecero lui signore dell'abbazia,
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-come se Abbate fosse canonicamente. Questo dimostri
-quanto l'amavano que' monaci. Ma egli fece come l'antico
-Giuseppe, che a' suoi fratelli non volle rendere male
-per male, pur potendolo e non mancandogliene occasione;
-che anzi si tolse premura di far loro del bene, adempiendo
-quel detto dell'Apostolo ai Romani 13º: <i>Non
-rendere a nessuno male per male</i>, ed anche: <i>Non lasciarti
-vincere dal male, ma col bene vinci il male</i>.
-Suona a proposito anche quello dell'Ecclesiastico 10º:
-<i>Non aver memoria dell'ingiuria, che t'ha fatto il
-prossimo</i>; il che appuntino faceva questo frate Guidolino.
-E vedeva tanto volentieri e accoglieva i frati Minori nel
-monastero di Nonantola, come fossero angeli di Dio, e
-pregò i suoi confrati di averne sempre due nel monastero
-a spese del monastero stesso, come scrivani a copiare
-e moltiplicare gli originali degli scrittori, de' quali
-originali colà vi era gran dovizia. Questo frate Guidolino
-fu mio intimo amico, quando coabitavamo nel convento
-di Ravenna. E nota che i frati Minori da Papa Nicolò
-IV, che era pur esso dell'Ordine de' Minori, si ebbero
-un privilegio, pel quale nessuno che uscisse dal loro
-Ordine potesse in perpetuo essere promosso ad alcuna
-prelatura di altro Ordine.
-</p>
-
-<h2 class="anni" id="a1287">a. 1287</h2>
-
-<p>
-L'anno 1287, indizione 15ª, i frati Predicatori ritornarono
-ad abitare in Parma, d'onde erano partiti spontanei
-per cagione di una donna eretica, di nome Alina,
-cui essi avevano fatta bruciare. E ritornarono il giorno
-della Cattedra di S. Pietro; ed uscirono per andar loro
-incontro colle trombe e cogli stendali alcuni Parmigiani
-ed i Religiosi, che li accolsero e accompagnarono in città
-con onorificenza. Nello stesso millesimo, dopo che i Lupicini
-ed i Boiardi s'erano già rappacificati, furono uccisi
-due monaci del monastero di S. Prospero di Reggio,
-e furono que' monaci, che avevano già tempo tradito
-l'Abbate e il monastero di S. Prospero. Poscia, a breve
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-distanza di tempo, a vendetta di que' due monaci, ne
-fu ucciso un altro del monastero stesso, che, delegato
-come suo procuratore dall'Abbate, andava alla Corte
-con un cert'altro sacerdote. Questo monaco era figlio
-di Gifredo de' Muti di Reggio, frate Gaudente; e disse
-a chi lo feriva; Chi siete voi? Ed i feritori risposero:
-Noi siamo i procuratori di que' due monaci, che pochi
-giorni fa sono stati uccisi, ed abbiamo mandato di rendere
-pan per focaccia. E feritolo, fuggirono lasciandolo
-mezzo morto. Fu portato a casa de' suoi parenti, fece
-la sua confessione, e s'addormentò nel Signore; e pochi
-giorni dopo, la madre di questo monaco malatasi di
-tristezza, morì anch'essa. Così nello stesso millesimo i
-Reggiani per carnevale non fecero baldoria, secondo il
-costume delle altre città cristiane, che in tal tempo folleggiano
-e fan pazzie, ma se ne restarono senza chiasso,
-come se fossero morti i loro. Ma in quaresima, che è
-tempo dedicato a Dio, cominciarono a folleggiare, mentre
-sarebbe stato tempo prezioso per la salute delle anime,
-tempo di fare elemosine, e di attendere alle opere di
-pietà..... tempo di confessarsi, di ascoltare le prediche;
-di visitare le chiese, di pregare, di digiunare, e
-di piangere...... In quaresima adunque non si diedero
-i Reggiani alle opere di pietà, nè si curarono delle
-sante cose preaccennate, ma corsero dietro a vanità, e
-invanirono..... Di fatto molti di loro presero a prestito
-vesti dalle donne, e vestiti, da donne, cominciarono
-loro giochi, e andavano per la città attorno in torneamenti;
-e per avere vieppiù apparenza di donne, con
-biacca imbellettavano le maschere, che si mettevano al
-volto, non curandosi delle pene a ciò comminate......
-Guai a que' miseri cristiani che tentano di convertire
-il tempo consacrato al culto ecclesiastico in tempo di
-dissolutezza e vaniloquio...... Certamente Cristo,
-nostro Dio, c'insegnò a digiunare in quaresima......
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-e siccome decretarono i Venerabili Padri Pontefici romani......
-ma alcuni infelici cristiani nelle città Lombarde
-nè digiunano, nè si confessano de' loro peccati. E perchè
-in tal tempo non possono trovar carni in beccheria, mangiano
-in secreto carni di galline e di capponi, e, dopo,
-tutto il giorno se ne stanno sdraiati su stuoie, sotto i
-porticati, e nelle piazze, giocano a zare, a' dadi, e a
-trottolino, e bestemmiano il nome del Signore e della
-beata Vergine madre di Lui; e que' tali si danno a credere
-che possano mutare i tempi e le leggi, e che venga
-il giorno di poter vivere in libera libidine. Nota che
-l'Apostolo specificò alcuni segni de' malvagi cristiani,
-che vivranno circa i tempi dell'Anticristo, i quali segni
-si riscontrano in quelle persone che a' dì nostri s'infangano
-nel peccato senza verecondia...... Ma non
-giovò ai Reggiani. Videro sì i guai de' Modenesi loro
-vicini, ma non si diedero pensiero di guardarsene; che
-anzi posero i semi di tutti que' mali, che poi piombarono
-su di loro, di cui già parlammo, ed anche in seguito
-parleremo. In fatto alcuni anni prima del corrente millesimo
-alcuni mugnai di Reggio, con una certa astuzia
-e malizia domandarono ed ebbero dai frati Minori alcune
-tonache usate e vecchie, che dicevano di voler porre
-sotto il meccanismo del purgatore per ridurle all'apparenza
-e alla mondizie di nuove; ma se ne valsero poi a
-vestirsi nel carnevale in abito di frati Minori, e dopo il
-tramonto del sole ballarono cantando sulla pubblica
-strada. E queste pazzie facevano per suggestione del
-diavolo, che voleva si calunniassero gli innocenti, e che,
-da chi passava, fossero creduti realmente frati Minori
-quelli che le dette cose facevano, e così diventasse uno
-scandalo e un disonore pe' frati...... Il che di fatto
-si avverò poi ne' mugnai, che tali cose facevano. Perocchè
-il Podestà di Reggio d'allora, saputo di ciò, irritossi
-assai per l'amore che nutriva pe' frati Minori, e, come
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-era suo dovere, li punì severamente, imponendo loro
-multe in denaro, e bando perpetuo dalla città, perchè
-altri non osasse più in seguito ripetere quelle scene......
-Nel detto anno, cioè 1287, ai tre d'Aprile,
-Giovedì Santo, morì Papa Onorio IV, e il giorno dopo,
-Venerdì Santo, fu sepolto. Egli fu uomo podagroso; prima
-si chiamava Giacomo Savelli, romano, eletto dal novero
-de' Cardinali, e resse il pontificato due anni. Creò un
-solo Cardinale, cui mandò in Germania con missione di
-condurre di là Rodolfo eletto Imperatore, volendolo, come
-comunemente si credeva, incoronare; ma il Papa morì,
-e Rodolfo restossi senza la corona dell'Impero. Laonde
-appare chiaro che Iddio non voglia che più sorga alcuno
-a reggere come Imperatore la pubblica cosa, come è
-stato detto di Federico II da quelli che con ispirito
-profetico predicono il futuro: «In lui morrà anche l'Impero,
-perchè sebbene possa avere successori, saranno
-privi del titolo d'Imperatori da parte del supremo potere
-dell'autorità romana». Fuvvi un'altra cagione ancora
-della morte di Papa Onorio IV. Perocchè volle far gravare
-la sua mano sull'Ordine de' frati Minori e Predicatori,
-togliendo loro la facoltà di confessare e di predicare,
-per eccitamento di alcuni prelati oltramontani, che
-spesero a questo scopo 100,000 lire della moneta di Tours.
-E Matteo Rossi, che era il Cardinale protettore, governatore
-e censore dell'Ordine de' Minori, venne ai frati
-piangendo e disse: Frati miei, io ho insistito quanto ho
-potuto per stornare il sommo Pontefice da' suoi propositi,
-ma non ho potuto smoverlo dal malo divisamento che
-ha fitto in cuor suo contro di voi...... E siccome
-è impossibile che le preghiere dei molti non sieno esaudite......
-quando Papa Onorio l'indomani, Giovedì
-Santo, avrebbe pronunciata la sentenza, ecco che Iddio
-lo colpì la sera innanzi e lo tolse di vita...... Ed
-io abitava nel convento de' frati Minori di Montefalcone.
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-Lo stesso anno Nicolò Fogliani prese Carpineti<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a> e
-Pacilo<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>, (due castelli della diocesi di Reggio), e vi
-pose di stanza a guardia suoi armati, in servizio di
-Monaco di Canossa, i cui fratelli l'anno antecedente
-erano stati uccisi, cioè Guido di Bibbianello e Bonifacio di
-lui fratello. A vendicare adunque i suoi fratelli, Monaco
-di Canossa, che aveva signoria a Bibbianello, con molti
-uomini d'armi andò, e, facendo violenza ai custodi delle
-porte della città, entrò in Reggio. E in quel giorno ebbe
-suo principio una sanguinosa zuffa nella città di Reggio,
-ed ebbe per effetto che il Podestà che era Cremonese, e
-il Capitano che era di Parma, discesero dai loro Palazzi,
-e il dì seguente, ricevuto loro salario, partirono ritornando
-alle loro città. Frattanto Matteo Fogliani, Guido da
-Tripoli e Monaco di Bibbianello si spartirono gli uffici
-principali della Signoria. E Monaco di Bibbianello andò
-in persona ad appiccare il fuoco alla casa di Rolandino
-da Canossa, e l'incendiò e la fece smantellare sino alle
-fondamenta; e mentre queste devastazioni si compievano,
-inanimava i suoi armati, dicendo: Venite a me con sicurezza,
-e non temete, che io sono fatato ed invulnerabile.
-E questo diceva per tenere alto il coraggio de'
-suoi, e renderli pronti ad osare. Quivi fu ucciso un
-popolano, che era bello e buon uomo, amico mio e dei
-frati Minori, del partito di Rolandino, ed in quel giorno
-era di guardia alla casa di lui. Questi esercitava in
-Reggio l'arte del cimatore, e si chiamava Ugolino da
-Canossa. Questo accadde il Mercoledì dell'ottava di
-Pasqua, nel qual giorno cantammo nella messa <i>Venite,
-benedicti: Venite, o benedetti</i>; ed io abitava nel convento
-di Montefalcone; e quel giorno andai a Reggio,
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-entrai in città, e vidi tutto co' miei occhi, perchè tutta la
-giornata, mentre queste cose si facevano, io girai attorno
-per la città. E le follie, che i Reggiani fecero nella
-quaresima, si convertirono in pianti ed in querimonie,
-perchè fatte in tal tempo presagivano male...... E
-l'Arciprete della chiesa maggiore, che si chiama Enzo
-Uberto, ed un certo eremita andavano predicando a pieno
-uditorio che quelle baldorie, che si facevano dai Reggiani
-nella quaresima, erano un buon segno. Ma frate
-Benvenuto dell'Ordine dei Minori predicava il contrario,
-cioè che presagivano male, come poi provò e dimostrò
-il fatto. Questo frate Benvenuto era del Modenese, lettore
-di teologia, predicatore buono, ornato e gradito al
-clero e al popolo; sapeva di greco e di latino; fu interprete
-molto abile e sottilissimo del testo bibblico; e
-ovunque correva lezione storpia corresse, e diede un
-testo, che è il più corretto che oggi si trovi al mondo;
-fu correttore alla mensa in Parigi si trovò compagno
-di molti che diventarono poi sommi Pontefici, cioè Papa
-Adriano, Papa Gregorio X oriondo di Piacenza; e tuttavia
-amò meglio restare umile cogli umili, che por
-piede nelle Corti de' grandi; e tale è tornato al suo
-Ordine, nel quale talvolta, quando torna il suo giorno,
-secondo l'uso dell'Ordine stesso, lava anche le scodelle.
-Uomo di molto studio e di acuto ingegno, e dottissimo,
-di memoria facilissima, che ha molti e buoni libri, che
-si procurò con grande fatica copiandoseli e facendosene
-copiare, quando era a studio in Parigi. Umile, socievole,
-benigno, onesto, di vita santa; di edificante conversare,
-e da tutti tenuto in distinta considerazione. Questi dunque,
-in quanto all'applicazione che se ne può fare al
-caso presente, che riguarda i Reggiani, mi pare prefigurato
-in Michea, il quale consigliò il Re Acabbo di non
-ingaggiare battaglia in Ramoth di Galaad contro i Siri.
-E <i>Sedecia figlio di Canaan</i>, che <i>si fece le corna di
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-ferro</i> e disse al Re: <i>Con queste soffierai sulla Siria,
-finchè tu l'abbia annientata</i>, prefigurò coloro, che adulavano
-i Reggiani, quando in quaresima folleggiavano....
-Quel giorno dunque, in cui accaddero le dette
-cose ai reggiani, incontrai l'Arciprete della chiesa
-maggiore della città di Reggio, presso la chiesa di San
-Pietro, ove era stato canonico, ed era profondamente
-melanconico e quasi inebetito; e presemi per mano, come
-per dar segno di conoscermi e d'aver meco dimestichezza,
-poichè io aveva abitato a Reggio sei anni. E gli domandai
-come stesse; e mi rispose che stava come in un
-mulino rotto. Allora, siccome costui era stato uno degli
-adulatori dei Reggiani quando matteggiavano in quaresima,
-fui sul punto di dirgli quello che disse Michea
-ad un tale nella storia preaccennata: <i>Vedrai</i> ecc. cioè
-saprai e conoscerai che cosa sta nella camera del letto,
-quando nella camera del letto ti ritirerai. Il profeta
-volle significare che colui, al quale parlava, conoscerebbe
-piena la verità, quando la tribulazione gli acuisse l'intelletto.
-Ma stando lì lì per dirgli questa cosa, il mio
-animo e la mia lingua gliela vollero risparmiare, memori
-di quel che dice la Scrittura: <i>Non irridere un uomo
-che si trova nel dolore</i>.... Parimente il giorno stesso,
-in cui ebbero cominciamento le cose già dette dei Reggiani,
-Monaco di Canossa, ossia di Bibbianello, andò in
-persona alle carceri del Comune, e co' suoi uomini d'armi
-ruppe e le aprì, liberando tutti i prigionieri dalla miseria,
-e dalle catene, e dalle tenebre, e dall'ombra di morte,
-e infrangendo i loro ceppi li lasciò andare in libertà. E
-vi si trovavano alcuni condannati a bando perpetuo dal
-Comune, tra' quali taluno era già da lungo tempo carcerato,
-ai quali parve rinascesse una luce nuova, e ne provarono
-massimo gaudio e tripudio, ne resero grazie a Monaco,
-e si offersero sempre pronti ad amarlo e servirlo
-in sempiterno. Quel giorno stesso nella città di Reggio
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-Giacomino dei Panzeri e suo figlio Tomasino assalirono
-coraggiosamente la fazione loro avversa, come leoni che
-balzano sopra la preda, parati a penetrare anche attraverso
-un muro di ferro. Ed a Tomasino fu ucciso sotto
-il cavallo mentre assaliva i nemici al trivio de' Roberti.
-Giacomino poi essendosi recato alla porta di S. Nazzaro,
-non per uscire e partirsene ma per comandare che la
-porta si abbandonasse aperta, mentre ne ritornava verso
-casa sua urtò in una moltitudine di armati, ai quali non
-potendo tener testa, gli fu giocoforza uscire di città;
-sendochè i Lupicini si staccarono dal partito di Rolandino
-in occasione di un parentado recente contrattosi
-tra lui e Matteo Fogliani, avendo Garsendonio accettata
-come sposa una figlia di Matteo per suo figlio
-Ugolino; ed altri ancora del partito di Rolandino di Canossa
-e di Giacomino de' Panzeri non erano dell'animo
-inclinati a menar le mani; alcuni altri poi se n'erano
-usciti di città, e se ne stavano nelle loro castella. Allora
-furono messe a ruba e a sacco le case di alcuni, e ne fu
-portato via ogni bene, frumento, vino e tutti i mobili;
-e i giorni successivi furono rase al suolo le case di Giacomino,
-di Bartolomeo e di Buonacorso de' Panzeri, di
-Alberto degli Indusiati, di Ugo di Corrado, di Rolandino
-di Canossa e di Manfredino del Guercio. Come pure il
-giorno di quella sommossa, dopo nona, molti malfattori
-e ribaldi andarono correndo al convento de' frati Minori
-per entrarvi e far bottino degli oggetti che vi erano stati
-depositati. Di che accortisi i frati suonarono a stormo
-la campana più grossa; e subito, ecco presente Guido da
-Tripoli, armato sul destriero, e lo vidi io co' miei occhi,
-e menò loro colpi di clava, e li cacciò tutti in fuga. Egli
-mi guardò e disse: Ohe! frati, e non avete voi di buoni
-randelli da bastonar cotestoro, che non vi rubino? A cui
-io risposi che a noi non lice bastonare nessuno....
-Allora intesi che aveva detto vero Isaia nel 9º: <i>Perchè
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-ogni saccheggiamento di saccheggiatori è con istrepito
-e tumulto</i>. In que' giorni Rolandino di Canossa, Francesco
-Fogliani, suo fratello il Prevosto di Carpineti, Giacomino
-dei Panzeri, suo figlio Tomasino e molti altri con loro
-dello stesso partito, andarono a Parma, e fecero apprestare
-vessilli, banderuole e macchine da guerra per correre
-ai castelli che hanno nella diocesi di Reggio, e battere
-i loro avversarii, cioè i Reggiani che stanno dentro
-la città. E un giorno quei di Gesso fecero una scorreria
-contro quelli di Roncolo<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>, e rapirono loro dai pascoli
-i buoi e le vacche; la qual cosa vedendo quelli di Roncolo
-portarono in sicuro su quel della diocesi di Parma
-le robe loro, e abbandonarono vuote e deserte le case e
-la villa.... Quelli poi delle Castella fabbricarono case
-e trasportarono ogni lor cosa alle falde del colle su cui è
-Bibbianello, e parte anche sulla vetta. Altrettanto fecero
-quei di Cauresana<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>, di Farneto, di Corniano e di Plazzola
-intorno intorno a monte Lucio, nella sua più alta
-parte; così anche quelli di Oliveto; e quelli di Bibbiano
-si munirono di fortilizii per timore di una vicina guerra.
-Quelli di Caviano costruirono case intorno alla chiesa
-plebana, vi cavarono all'ingiro le fossa e le riempirono
-d'acqua per essere al coperto dalla furia del devastatore.
-Così sono oggi le cose. La fine sarà quella che sarà,
-perchè sono sempre incerti gli eventi delle guerre, e la
-spada ora atterra l'uno, ora atterra l'altro. Ma i Modenesi
-risapendo di tutti questi guai dei Reggiani, ne furono
-in forte apprensione e vollero espellere di nuovo que' loro
-concittadini, che erano tornati da Sassuolo, e coi quali
-avevano da poco tempo fatta pace. I quali risposero di
-essere disposti ad obbedire e andare a confino, e piegarsi
-a' loro comandi, e fare tutto quanto volessero. Laonde i
-Modenesi vinti da tanta docilità risparmiarono ai loro
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-concittadini, che erano tornati da Sassuolo, sì grave danno
-e non li costrinsero ad uscire di città; ma raffermarono
-più saldamente la pace e la primiera concordia, e si
-imbandirono scambievoli banchetti, e si contrassero fra
-le loro famiglie maritaggi, e consolidarono i loro rapporti
-di amicizia coi vincoli delle affinità. Lo stesso anno
-un certo maestro Pisano, che era a Parma per fondere
-campane, fece anche quella del Comune di Parma, grossa,
-bella e buona; e deve farne un'altra pel duomo a spese
-del Cardinale oriondo di Gainago. E l'anno antecedente
-ne aveva fusa un'altra pel Comune, ma, all'atto del gettarla,
-per insufficienza di metallo riuscì mancante degli
-orecchioni; e quindi non potendo servire a nulla fu ridotta
-a pezzi. Un cert'altro maestro Pisano anch'esso ne
-aveva fatta prima ancora un'altra, ma non era sonora,
-e di lontano non si udiva. Questa essendo stata sospesa
-alquanto alta da terra ad un castello di legno presso il
-palazzo dell'Imperatore, che in Parma è all'Arena, cadde
-da quella specie di battifredo a terra, e non offese nessuno,
-tranne che ad un giovane portò via la parte anteriore
-di un piede, col quale aveva dato un calcio al padre,
-ma non impunemente, come il giusto giudizio di Dio lo
-dimostrò con tale disgrazia.... Dacchè adunque abbiamo
-fatta menzione de' lavori pubblici de' Parmigiani, sta
-bene che ne facciamo pieno racconto di alcuno per meglio
-ricordarne le origini; e per farlo meglio è d'uopo ritornare
-alquanto indietro (Vedi più su dei lavori publici
-dei Parmigiani). Così nel susseguente millesimo, il Mercordì
-dell'ottava di Pentecoste, che era ai 28 di Maggio,
-i Reggiani, fanti e cavalli, uscirono armati dalla città
-per battersi con quelli di Gesso e si misero a campo
-sul Campora, un torrente che ha le sue scaturigini
-presso Canossa, e va a metter foce nel Crostolo. Allora
-quei di Gesso uscirono anch'eglino col proponimento di
-presentare battaglia, e andavano provocando al combattimento
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-i Reggiani della città. Stavano l'une squadre di
-fronte alle altre a mezzo miglio d'intervallo, e dall'una
-parte e dall'altra si mandavano avanti quelli che si
-chiamano spie od esploratori, per conoscere la moltitudine
-degli armati, o la debolezza del nemico; e così durarono
-tutta la giornata, finchè stanchi di noia, retrocedettero lo
-stesso giorno senza essersi scontrati. Ma nel seguente
-sabato delle Tempora, cioè l'ultimo di Maggio, festa di
-S. Petronilla, que' di Gesso andarono a battere contro la
-chiesa plebana di Caviano, attorno alla quale uomini e
-donne s'erano ritirati e trincerati. E quel luogo era assai
-ben munito a cagione della torre, della chiesa, e della
-fossa che lo cingevano, e per il numero d'uomini, di
-pietre, di baliste ed altre diverse macchine guerresche.
-Allora si accostò Guido di Albareto, che era uno dei condottieri
-di quei di Gesso, e tenne un'allocuzione a quei
-della Terra, dicendo: Provegga ciascuno di voi all'anima
-propria, e arrendetevi a noi, e andatevene liberi in
-pace senza dannaggio di sorta; che se resistete, sappiate
-che sarete presi di forza, e senza misericordia appesi alle
-forche. In quel punto, irritato da tale linguaggio, uno
-di quelli che erano sulla torre, lanciò dall'alto una pietra,
-che andò a colpire sulla testa il cavallo di Guido,
-il quale orribilmente rotando intorno a se stesso, quasi
-stramazzò. Allora cominciò l'attacco tra quelli di dentro
-il castello, e quei di fuori; e quel giorno dentro il fortilizio
-della plebana non erano presenti che quaranta uomini,
-che ferirono quindici nemici, de' quali nella ritirata
-morirono tre e furono sepolti. Ma quei di fuori riconoscendo
-che non potevano espugnare le munimenta di
-quella Chiesa plebana, si sbandarono per la villa di Caviano
-a far bottino di oche, di galline, di capponi, di
-galli, di porcelli, di agnelli, e di quanto vi era e loro piacque.
-Di fatto quella villa era boscosa e ricca d'ogni
-ben di Dio, e gli abitanti vivevano quasi a maniera dei
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-Sidonii, isolati e senza comunione con quelli delle Terre
-vicine; nè vi fu chi opponesse resistenza, nè aprisse bocca
-a gridare. In quella notte posero a fuoco cinquantatrè
-case della villa di Caviano tra buone e in mal essere;
-e tutte indifferentemente l'avrebbero bruciate, se non
-avessero smesso per le istanze e le preghiere dei frati
-Minori, che si opposero a quei malandrini. La quale devastazione
-scorta quelli di Bibbiano, spillarono cento lire
-imperiali a quelli di Gesso, e concordarono seco loro una
-tregua d'un anno, per poter lavorare sicuri i loro campi
-e raccoglierne le messi. Questa tregua si pattuì mercè
-di donna Beatrice, vedova, sorella di Guglielmo Rangone
-di Parma. Allora Egidiolo di Montecchio cominciò a
-porsi in mezzo per concordare una tregua tra quei della
-villa di Caviano e quelli di Gesso; e la mediazione di
-lui era molto promettente, perchè sua moglie era nata
-da quei di Canossa, sorella della madre dell'Abbate, e
-Monaco di Bibbianello era nipote della moglie di Egidiolo
-come nato da un consanguineo di lei. Questo Egidiolo
-era uomo soave, pacifico e dolce; e tutto il tempo
-di queste lotte tra Reggiani e quei di Gesso, molto si
-affannò correndo ora a Gesso, ora di là ritornando ai
-nostri; ma da questo suo adoperarsi non ne raccolse che
-calunnie e maldicenze. A questi giorni era Podestà dei
-Modenesi Rolando degli Adegherii di Parma, che chiamò
-a sè quelli che erano tornati da Sassuolo, e co' quali i
-Modenesi della città s'erano pacificati, e con modi cortesi
-li persuase di uscire dalla città, perchè non li incogliesse
-disastro; specialmente che conosceva addentro l'umore
-de' Modenesi, e sapeva di un soccorso, che aspettavano
-dai Reggiani. E furono in tutto obbedienti e partirono.
-Subito dopo arrivarono da Reggio un duecento soldati,
-che entrarono tutti in Modena, e fu da loro senza contrasto
-occupata. A quei giorni si ripetè molte volte a Reggio
-la voce che i Parmigiani erano in discordia tra loro, che
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-tutte le parti eran sull'armi, e si aveva speranza che
-Parma fosse dai Parmigiani distrutta. E ognuno parlava
-a seconda del proprio desiderio; e molti sembravano godere
-della distruzione di Parma, secondo che è scritto
-nei Treni 1... perocchè è gran sollievo per gli infelici
-trovar compagni nella miseria. Ma la Beata Vergine,
-che in Parma ha culto e onore, sembra tenere sotto
-la sua cura e protezione speciale quella città. In quel tempo
-era a Parma Capitano di un partito Obizzo Sanvitali
-Vescovo della città, e dell'altro partito Guido da Correggio.
-Quelli poi, che erano stati espulsi da Reggio, si
-chiamavano di Gesso, dal nome di un castello ove abitavano,
-il cui Capitano in capo era Rolandino di Canossa,
-uomo bello, nobile, cortese, liberale e che aveva avute
-in Italia molte Podesterie. Sua madre era una Piemontese,
-nobil donna e santissima. E questo Rolandino, di
-cui parliamo, usò una singolarissima cortesia, che è ben
-degna di essere raccontata. Avendo tregua quei di Gesso
-con quelli di Albinea, che è una Terra del Vescovo di
-Reggio, un certo tale di Albinea si presentò a lui lamentando
-che uno di quelli di Gesso gli aveva rapiti i
-buoi. E subito glieli fece restituire, dicendo: Vuoi d'altro?
-E quel tale soggiunse: Vorrei che quell'uomo, che sta
-nel vostro paese mi restituisse anche il mio vestito. E
-Rolandino invitando quell'uomo a restituire, e non volendovisi
-esso prestare, Rolandino stesso si cavò il soprabito,
-ossia la guarnacca, gliela diede e disse: Credo che
-tu sia così ben ripagato del tuo abito; vattene in pace.
-La qual cosa avendo veduto quel contadino che aveva
-portato via l'abito all'uomo d'Albinea, arrossì e prostrandosi
-a piedi di Rolandino, confessò sua colpa e ridiede
-l'abito all'uomo derubato. Or sappi che i capi condottieri
-di quei di Gesso furono: Rolandino di Canossa, Guido
-di Albareto co' suoi figli, cioè Azzolino e l'Abbate di
-Canossa, che si chiama Rolando; poi Guglielmino Scarabello
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-e Bonifacio, fratello dell'Abbate di S. Prospero, Reggiano
-soltanto per madre; inoltre il Prevosto di Carpineti
-e suo fratello Francesco Fogliani co' suoi figli; Giacomino
-de' Panzeri con Tomasino suo figlio; i quali due si batterono
-da leoni nell'occasione della cacciata del loro partito da
-Reggio; Bartolomeo dei Panzeri con Zaccaria suo figlio;
-Ugo di Corrado con Corradino suo figlio; Manfredino di
-Guerzo co' suoi figli; Enrico di Gherro un buon banchiere;
-e un tal bastardo bell'uomo e valoroso, che qualche volta
-fu Podestà di quei di Gesso, (ed anche Enrico fu loro
-Podestà); e Ro... poscia Cremona cominciò ad eleggersi
-Podestà uno di Cremona. L'altra turba poi che formava le
-schiere di quei di Gesso erano, o mercenarii, o assassini, o
-ribaldi. E si noti che Corradino, figlio di Ugo di Corrado, fu
-dai ribaldi fatto Capitano e Podestà loro. Notisi inoltre
-che i Lupicini al momento dell'espulsione od uscita
-dalla città, abbandonarono il loro partito, e restarono in
-città; e si ascrissero al partito di Matteo Fogliani, la
-cui figlia la accettò Garsendonio per moglie di Ugolino
-suo figlio. E sappi che allora quei di Dallo, in servizio
-e favore di Matteo Fogliani, stettero molti giorni a campo
-intorno a Bismantova, perchè Guido di Albareto con
-alcuni altri s'erano ritirati su quella roccia per isfuggire
-illesi di fronte al nemico. Dopo, gli assedianti annoiati,
-levarono il campo, e quei di Bismantova discesero
-e partirono. Di Guido d'Albareto poi è da sapere che,
-come disse a me suo figlio l'Abbate di Canossa parlando
-meco un giorno con famigliarità presso la porta di Gesso
-cinque anni prima che gli accadesse quella disgrazia, da
-cui fu tormentato in occasione della morte di Guido di
-Bibianello, interrogò un indovino, che prediceva il futuro,
-e sapeva dire quello che accadrebbe a questo o a quello,
-affinchè gli predicesse quali eventi aspettavano il padre
-di lui; e gli mostrò un libro nel quale stava scritto:
-«Cadrà nelle mani d'un giudice.» E così fu di fatto,
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-come abbiam narrato più sopra. Laonde è chiaro, che
-non solo i profeti preveggono l'avvenire, ma lo preveggono
-talvolta anche i demonii e gli uomini peccatori, e
-tanto meglio i giusti, come diremo, se ci basterà la vita
-a parlare del seguente millesimo. Nell'anno sussegnato,
-un Sabato 17 Maggio, all'ora del pranzo, fu ucciso
-Pinotto figlio di Ghiberto da Gente, nella villa di Campegine,
-da' suoi nipoti, figli di Lombardino da Gente,
-de' quali uno aveva nome Ghibertino e l'altro Guglielmino;
-e fu ucciso per una contesa che avevano tra loro
-per un mulino, anzi per cosa da meno, cioè una pezza
-o stretta lingua di terra, che era di dietro ad un molino.
-Ma già sin da anni addietro aveva avuto a litigare anche
-con Lombardino padre di costoro; e per ciò andarono
-con alcuni malfattori ed assassini, che gli furon sopra
-con armi e con randelli e l'uccisero.... E qui
-osserva un triplice giudizio di Dio. Primo, che tutti
-quelli che sapevano della premeditata uccisione della
-moglie di Pinotto, cioè di Beatrice di Puglia, e vi
-acconsentirono, in breve giro di tempo furono uccisi anche
-essi, e primo fu Pinotto; secondo, Guido di Bibbianello
-(il quale porse occasione a Pinotto di farlo uccidere,
-perchè volle dormire con lei; ma ella si ricusò di consumare
-l'adulterio, non solo per non commettere una
-turpitudine, ma anche perchè Pinotto e Guido erano
-fratelli consanguinei). Terzo, fu un certo Martinello, che
-una notte la soffocò con un piumino in Correggio. Il
-secondo giudizio è che quel Martinello, uccisore della
-moglie di Pinotto per mandato avutone da Pinotto stesso,
-ebbe poi anche mano nella uccisione di Pinotto; e Martinello
-poi, ferito all'assedio di Moncaulo<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>, tornato
-a casa morì per non aver saputo guardarsi dalla propria
-moglie. Terzo giudizio di Dio e miracoloso si è che se
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-per caso gli uccisori di Pinotto fossero state persone
-estranee alla famiglia, i nipoti stessi, che lo hanno fatto
-uccidere, per l'onore di casa loro e secondo l'uso e la
-vanità della gloria mondana, lo avrebbero vendicato.
-Parimente, nel Venerdì precedente, il Consiglio Municipale
-di Parma deliberò di compiere il castello di Navone,
-presso Reggio, sulla pubblica strada, vicino alla borgata
-di Cadèo. Lo stesso anno, ai 16 di Giugno, quelli di
-Gesso andarono contro quei di Querciola<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>, coi quali
-erano federati e avevano fatto tregua, volendo da loro trarre
-preda e prigioni, mentre i giorni precedenti ne avevano
-ucciso parecchi, e avevano fatto bottino di animali, e
-condotti via dei prigionieri. Essendo dunque, dopo aver
-fatta tregua con loro, di nuovo contro di loro ritornati,
-con intenzione di predare, ai 16 di Giugno, come è detto,
-arrivarono i militi Reggiani della città con a capo Pocapenna
-di Canossa e si accamparono fra Gesso e Querciola,
-ma non videro che le spalle de' nemici fuggenti, secondo
-quel detto.... Poichè i Reggiani stavano in armi
-contro loro da una parte, e quei di Querciola dall'altra,
-e ne fecero centotrè prigionieri; e la più parte furono
-condotti a Reggio legati ad una sola fune, e posti a
-ceppi sotto buona guardia nelle carceri del Comune.
-Quei di Querciola però se ne ritennero alcuni a risarcimento
-dei danni loro inferti da quei di Gesso. (Querciola
-è una villa di Matteo Fogliani). Non vi fecero
-però prigionieri che uomini assoldati, mentre i maggiorenti
-di Gesso se ne stavano in casa protetti dal castello; i
-quali poi, udita la cattura dei loro soldati, gridarono
-dicendo: <i>Guai a noi; perocchè non fu tanta esultanza
-ieri e ieri l'altro: Guai a noi! chi ne libererà dalle
-mani di cotesti sublimi Dei</i>, (Re 1º). La sera susseguente
-quelli di Reggio innalzarono una fiaccola ardente
-sulla vetta della torre del Comune a segno di contento
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-e di letizia per allegrare l'animo de' loro amici, che
-erano in Bibbianello e ne' castelli vicini; i quali fecero
-altrettanto innalzando fiaccole accese, come fanno i contadini
-in tempo di quaresima, quando fanno illuminazione
-alle loro casette e capanne. Così pure fecero quelli della
-plebana di Caviano alzando una fiaccola accesa sulla
-punta del loro campanile. All'indomani Monaco di Bibbianello
-mandò gente d'armi a bruciare le case che
-erano attorno a Canossa<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a> per vendicare l'incendio
-della villa di Caviano, operato da quei di Gesso. Tre
-giorni dopo, cioè la festa di S. Gervaso e Protaso,
-corsero i Reggiani sopra il castello di Mozzadella<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a> e
-distrussero le case, e tagliarono le vigne, che vi erano
-attorno; e con loro vi erano quelli di Bibbianello, delle
-Quattro Castella, di Bibbiano e di Caviano, e fu fatto un
-gran guasto di vigne. Ma quelli del castello di Gesso
-ferirono molti degli assalitori cogli archi e colle saette,
-e lo stesso giorno i Reggiani se ne tornarono a casa, a
-numero completo, intatti; i feriti furono di quelli delle
-Quattro Castella e di altre ville. Nel detto anno, l'ultimo
-di Giugno, que' di Sassuolo, licenziati da quelli di Modena,
-che li accompagnarono sino ai confini, ritornarono
-alla loro città, e ritornarono in pace e coll'annuenza dei
-Modenesi della città; e morì il Vescovo di Modena, che
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-era di Milano, e si chiamava Ardicione, già vecchio e
-carico d'anni; e vi fu in Modena viva agitazione, che
-durò parecchi giorni per l'elezione di un nuovo Vescovo.
-Finalmente fu eletto frate Filippo Boschetti di Modena,
-che era de' Minori. Dal partito contrario ne fu parimente
-eletto uno, cioè Guido de' Guidi Arciprete di Cittanova,
-dotto nel diritto canonico, ma aveva la vista lesa, ed era
-fratello di frate Bonifacio de' Guidi, anch'esso frate
-Minore. Finalmente la vinse frate Filippo e fu consacrato
-Vescovo di Modena. E nota che a' miei tempi molti frati
-Minori e Predicatori furono insigniti delle Prelature Vescovili,
-ma più in grazia de' parentadi e de' consanguinei,
-che in grazia dell'Ordine a cui appartenevano. Poichè
-i Canonici delle Cattedrali e delle Chiese madri di ciascuna
-città non amano avere a loro superiori dei Religiosi,
-benchè sappiano che splendono per dottrina e per costumatezza,
-d'onde avviene che que' canonici temono di
-essere rimproverati delle loro lascivie e carnalità.....
-E de' frati Minori e Predicatori l'Abbate Gioachimo dice
-nell'esposizione di Geremia: «Questi due Ordini semplici
-ed umili sorgeranno in mezzo alla Chiesa, e allora aspramente
-sgrideranno e redarguiranno la meretrice di Babilonia....»
-(Nota che per la meretrice di Babilonia si
-può intendere ogni anima peccatrice). Di questi due
-Ordini disse anche l'Abbate Gioachimo: «Mi pare che
-uno raccolga indifferentemente ogni sorta grappoli, incorporando
-alla Chiesa chierici e laici; e che l'altro scelga
-soltanto le primizie dei chierici». Ma di questo basti;
-e la penna ripigli la narrazione dei fasti dei Reggiani,
-a cui ora è rivolto specialmente il nostro intendimento,
-almeno per quanto ha attinenza colla presente guerra,
-la quale nel sussegnato millesimo e nel seguente, di
-molto scosse, turbò e afflisse la città di Reggio. A questi
-giorni del sunnotato anno, cioè 1287, in Luglio, evasero
-dal carcere del Comune di Reggio ventotto prigionieri;
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-per cui fu incarcerato Scalfino, figlio di Guido degli
-Indusiati, e sottoposto a tormenti, perchè i Reggiani erano
-persuasi che avesse fatto avere ai carcerati una lima
-per aiuto ad evadere. E, dopo altri tormenti, posero sotto
-le piante de' piedi di lui un fornello con pruni accesi,
-e con un manticello soffiavano perchè i pruni fossero più
-vivi e ardenti a tormentare. E mentre stava ivi a sedere
-co' piedi sopra il fuoco, fecero venire suo padre,
-perchè vedesse il figlio tra quel martirio. Oltracciò Guido
-fu condannato in trecento lire della moneta di Bologna,
-che pagata, lo lasciarono andare in libertà. A questi dì
-alcuni ebbero pensiero di fare una tradigione del castello
-di Reggiolo a danno della città di Reggio, e a beneficio
-di quei di Gesso, ma la frode fu scoperta dai Reggiani
-la Dio mercè: <i>Il quale dissipa i pensieri dei malvagi,
-che non possan compiere i disegni che avevano cominciati</i>;
-e di quelli che erano alla custodia del castello di Reggiolo,
-ne fuggirono dieci, che dovevano esserne i traditori.
-Però dai Reggiani fu preso il nipote di Corrado di
-Canino da Palù, cioè un figlio d'una sorella di lui, e
-si chiamava Corradino del Bondeno, e fu più e più volte
-sottoposto a gravi tormenti. Poscia fu appeso per le
-braccia al palazzo del Comune, poi mozzato del capo,
-tratto a coda di cavallo a suggello di derisione, di vergogna
-e di obbrobrio sempiterno, e finalmente bruciato.
-Dopo di che tutti i Canini, che sono della famiglia dei
-Palù, furon posti al bando perpetuo del Comune di
-Reggio con tutti i loro eredi. E noto che quei di Gesso,
-se veniva lor fatto di avere in mano Reggiolo, speravano
-che Veronesi, Mantovani e quei di Sesso accorressero,
-sorprendessero la città di Reggio, e ne scacciassero l'altro
-partito che ora ne tiene la Signoria. E Corrado Canino
-era designato Podestà di Reggio per tre anni. Ma l'iniquità
-ha mentito a sè stessa, come era ben giusto, perchè
-due mesi prima Corrado aveva fatto uccidere l'Arciprete
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-Fagioli di Fornovo<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> Parmense, ed un suo nipote
-(figlio di Alessandra sorella di Rolandino di Canossa)
-che si chiamava Carotto, ed era fratello di Bonifacio, il
-quale era balbuziente, che aveva cioè la lingua non
-sciolta. E mentre aveva perpetrato tutti questi delitti, i
-Reggiani, a cui fu ingrato, tolleravano che abitasse in
-Reggio nella chiesa di S. Nicolò, che è del monastero
-delle Fontanelle<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> nell'agro Parmigiano, quantunque
-Guglielmo Fogliani Vescovo di Reggio, e poscia i frati
-Gaudenti, se la volessero in seguito appropriare. Si diceva
-che anche il Vescovo di Parma avesse dato dugento
-lire a quei di Gesso, come aiuto ad impadronirsi di
-Reggiolo, e che, quando quelli di Sassuolo furono prosciolti
-dai Modenesi, mandò dugento uomini di cavalleria,
-e duecento di fanteria in loro aiuto (ma siccome i
-Reggiani corsero prontamente in aiuto de' Modenesi,
-quei quattrocento non poterono compiere il loro disegno,
-perchè temevano che fosse loro impedita la ritirata per
-Reggio) dei quali poi si valsero quelli di Gesso per
-mettere a ruba e a fuoco Caviano, come abbiamo più
-sopra narrato. E sappi che al principio di questa guerra
-quelli di Gesso furono audacissimi, bruciando, distruggendo,
-catturando quelli del partito avverso. Ma poi
-cominciarono ad accasciarsi, perchè i Reggiani ogni
-momento salivano a loro con numerosa gente, e ne
-esportavano le biade, incendiando le case, tagliando le
-vigne di Rolandino, che davano il vino della vernaccia,
-e disertarono la vigna di Guido d'Albareto, e ne misero
-la casa a fuoco. Questa casa aveva molti alloggi e più
-palchi; vi era la loggia, la sala del palazzo, molte camere
-da letto, cucine, stalle, cantine, forno, quartieri pe' militi
-di guardia, mulini e parecchi nascondigli, e, tutto, la
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-fiamma vorace annientò. Lo stesso anno vi fu un immenso
-sviluppo di zanzare, al monte, nelle paludi e al
-piano, dal principio di Luglio sino al giorno di S. Maria
-Maddalena; ed erano molestissime per l'importunità e la
-punzecchiatura. E noto che quest'anno ritardò di molto
-la maturazione delle biade, tanto che gli agricoltori e i
-mietitori non si sbrigarono della raccolta che verso
-S. Maria Maddalena, e quel che pe' Giudei fu annunziato
-come una benedizione, cioè: <i>La trebbiatura delle
-messi toccherà la vendemmia, e la vendemmia si sovrapporrà
-alla seminagione</i>, Levitico I, i cristiani se lo
-attribuivano a castigo. Parimente nel detto anno il figlio
-del Re d'Aragona, che era figlio<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> del fu Imperatore
-Federico II vinse i francesi, che sotto Re Carlo avevano
-fatto le campagne di Puglia e di Sicilia, e s'impossessò
-di tutto il Regno. Nello stesso anno la grossa e bella
-campana del Comune di Parma si ruppe per imperizia
-del campanaro a suonarla. Così pure lo stesso anno ebbero
-convegno in Parma gli ambasciatori di Bologna,
-Modena, Reggio, Brescia, Piacenza e Cremona per trattare e deliberare
-intorno ad una concordia e ad una pace delle
-città Lombarde, affinchè ognuna potesse godere quiete
-sicura e vivere tranquillamente, senza lasciarsi sopraffare
-da nemici a cagione delle loro dissensioni....
-Nello stesso anno fu celebrato a Montpellier un Capitolo
-generale de' frati Minori, e fu creato Ministro generale
-Matteo di Acquasparta, Toscano, della valle di Spoleto.
-Ed in questo generale Capitolo non furono presi buoni
-provvedimenti, secondo il modo di vedere degli Italiani
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-e secondo la consuetudine degli altri Capitoli generali.
-Fu ivi Vicario frate Pietro di Fallengaria<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>, che fu
-poi mandato lettore alla Corte, essendo maestro dottorato.
-Similmente a questi giorni sorse un'infocata discordia
-nella Romagna per ire di partiti; e nello stesso
-anno e mese, quattordici di quei ribaldi che erano in
-Gesso si proposero di andar a spogliare il convento dei
-frati Minori di Montefalcone. Il che saputosi da Giacomino
-dei Panzeri e da Bonifacio di Canossa, fratello dell'Abbate
-di S. Prospero di Reggio, li minacciarono, e
-per timore se ne rattennero e decamparono dalla loro
-stoltezza. Parimente nello stesso anno, e in quegli stessi
-giorni, i popolani di Bologna presero gravi deliberazioni
-contro i loro Cavallieri, e contro tutti i nobili della città,
-cioè che qualunque Cavalliere o nobile offendesse alcuno
-appartenente ad una compagnia d'uomini del popolo, così
-se ne devastassero le ville, le case di città e di campagna,
-i campi e le piante, che de' loro beni non restasse
-pietra sopra pietra. Ed in queste punizioni incapparono
-per primi i figli di Nicolò dei Bazelerii, che dal popolo
-furono completamente in ogni loro cosa devastati. D'onde
-venne che tutti i Cavallieri di Bologna, per l'impeto del
-popolo furente, già temono di abitare in città; e, a guisa
-dei Francesi<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>, dimorano nelle Ville sui loro possedimenti;
-e perciò i popolani, che abitano in città, a guisa
-dei Francesi anch'essi, possono chiamarsi borghesi. Ma i
-popolani debbono temere che piova su loro l'ira di Dio,
-perchè operano contro la divina Scrittura, che dice, Levitico
-19.º: <i>Rendi giusto giudizio al tuo prossimo ecc.
-non far vendetta e non serbare odio a que' del tuo popolo</i>.
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-Così per opera de' popolani e de' contadini il mondo
-si distrugge, e si conserva per opera de' Cavallieri e dei
-nobili. E Pateclo nel libro de' Tristi disse: <i>Et quando de
-sola fit tomera ecc. Quando la suola diventa tomaio ecc.</i>
-E vuol significare che ogni cosa diviene grave a sopportarsi,
-quando chi deve star di sotto monta sopra. La qual
-cosa il Signore minaccia di fare anche per punizione dei
-peccati, (Deuteronomio 28.º): <i>Il forestiere che sarà nel
-mezzo di te sarà innalzato ben alto sopra di te ecc. e
-tutte queste maledizioni verranno sopra di te ecc.</i> Ma
-poscia è da temere che non avvenga il rovescio della
-medaglia, perchè in giorno di fortuna, si mutano le corna
-della luna. Richiàmati a memoria l'esempio de' beccai
-di Cremona, de' quali uno aveva un grosso cane, che
-tollerò con pazienza molte molestie infertegli da un ringhioso
-bottolo d'un altro beccaio; ma siccome quel cagnotto
-non voleva smettere il solito disturbare, perciò fu
-sommerso e annegato in Po. E così sono molti a questo
-mondo, che, se vivessero in pace, nessuno li toccherebbe;
-ma andando studiatamente in cerca di brighe, le trovano
-poi... ma di ciò basti e riparliamo dei Reggiani.
-A questi giorni dell'anno sunnotato, cioè 1287, quelli
-di Gesso stretti da neccessità, perchè incalzati da' nemici,
-si serrarono nella rocca, e subito arrivarono i Reggiani
-della città coi loro alleati a cingerli d'assedio, e li tennero
-stretti quasi quindici giorni. E allora vennero ambasciatori
-da Bologna e da Parma per pacificare tra loro
-quei di Gesso assediati nella rocca, e quelli di Reggio
-che li assediavano. E così col pretesto di trattare la pace
-fu levato l'assedio e quelli di Gesso uscirono dalla rocca;
-ma pace non si fece. Anzi quelli di Gesso operarono
-peggio di prima, depredarono, distrussero le ville della
-diocesi di Reggio, fecero prigionieri e li sottoposero a
-studiati e inconsueti tormenti per indurli a riscattarsene
-per denaro. E coloro che tali cose facevano erano assassini
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-di Bergamo, di Milano, della Liguria, che quelli di
-Gesso avevano assoldati.... E avendo una volta pigliato
-un poveretto, che non aveva loro recato punto offesa, anzi
-avrebbe loro fatto servigio, se avesse saputo come, lo legarono,
-lo trassero a Gesso, e gli dissero: Imponi a te stesso
-la taglia: Che era quanto dire: Di' tu quanto ne puoi dare.
-Ma avendo risposto che nulla poteva dare, gli martellarono
-la bocca con un sasso, e gli caddero sei denti, ed
-un settimo crollante stava per cadere. E altrettanto fecero
-a più altri. Ad alcuni gettarono al collo una corda
-a nodo corsoio, e strinsero tanto che gliene schizzarono
-fuori gli occhi dalle occhiaie posandosi sulle guancie; ad
-altri legavano soltanto il pollice della mano destra, o
-della sinistra, e li appendevano in modo che non toccassero
-terra; altri ancora sospendevano legati per i testicoli;
-a chi stringevano con fune soltanto il mignolo d'un piede,
-pel quale si sosteneva sospeso tutto il corpo; a chi
-legavano le mani a tergo, e li facevano sedere, e sotto
-i piedi mettevano un fornello di pruni accesi, che con un
-soffietto facevano diventare più vivamente ardenti; a chi
-legavano il pollice del piede destro con una funicella legata
-ad un dente, poi lo punzecchiavano nella schiena perchè
-cavasse a se stesso il dente; uno ne aveva legate le mani
-colle tibie presso alle calcagna (come agli agnelli destinati
-vittime, o al macello) e così un giorno intero
-senza mangiare e senza bere lo lasciavano sospeso ad una
-pertica; un altro era sfregato con un legno durissimo
-agli stinchi, finchè se ne vedevano scoperte le ossa; era
-insomma a vedere, e anche solo a udire, una miseria e
-una pietà indicibile. E quando i maggiorenti di Gesso li
-rimproveravano di fare quelle orribili crudeltà su uomini
-cristiani, si irritavano quegli assassini, e li invitavano
-imperativamente a ritirarsi, se non volevano essi stessi
-un simile trattamento. Quindi per necessità, volere o non
-volere, permettevano quegli orrori. Molte altre guise di
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-tormenti escogitavano ed applicavano, che per brevità
-non descrivo.... Entrarono dunque nella Bocchetta
-quei di Gesso il 1.º d'Agosto, giorno di S. Pietro in
-Vincoli, e vi stettero assediati sino al giorno dei SS.
-Martiri Ippolito e Cassiano, giorno in cui ne uscirono. Ed
-un giovine, che vi si trovava, disse a me che dentro vi
-erano 300 uomini e 240 cavalli. Fuori poi all'ingiro per
-l'assedio si noveravano 3000 uomini, computandovi i
-Reggiani e gli amici loro, che in diversi gruppi erano
-collocati quà e là pei monti attorno alla Rocchetta, come
-riserva. E se i Reggiani li avessero presi per fame (e
-prenderli si poteva, se non l'avessero impedito i Parmigiani
-e i Bolognesi coll'intromettersi pacieri) senza dubbio
-la guerra era finita, perchè i capitali loro nemici
-erano chiusi nella Bocchetta, e al di fuori i Reggiani
-avevano mangani e trabucchi, i cui urti gli assediati non
-avrebbero potuto sostenere. La Rocchetta poi è ad un
-miglio da Sassuolo, e a dieci miglia da Reggio. Questa
-è una valle chiusa attorno da monti, nel cui mezzo sorge
-un monticolo, sul quale è costrutta la rocchetta, che
-si chiama anche con altro nome Tiniberga per la seguente
-ragione. Alcuni Bergamaschi dei maggiorenti della città,
-per un omicidio da loro perpetrato, furono banditi dalla
-città loro e cacciati a perpetuo confino, senza speranza
-di più rimpatriare. Ed essendo andati a Reggio, chiesero
-al Comune di Reggio un luogo in cui poter abitare sicuri.
-I Reggiani permisero loro di girare attorno pel territorio
-Reggiano, e, ove trovassero un luogo non abitato
-da altri e a loro opportuno, ivi erigessero una loro fortezza
-e vi abitassero; e così costruirono la Rocchetta,
-che da loro fu denominata Tiniberga. Questa ora appartiene
-a Bernardo da Gesso. In questi giorni e nel susseguente
-millesimo i Bolognesi posero a confino molti dei
-loro Cavalieri o li mandarono a dimora in varie città.
-E ciò fecero i popolani, perchè cominciarono a dominare
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-sopra i Cavallieri. E nota che la divina Scrittura giudica
-pessima la signoria di certi ordini di persone, come sarebbero
-le donne, i ragazzi, i servi, gli stolti, i nemici,
-e le persone di bassa sfera, delle quali dice: <i>Nulla di
-più aspro d'una persona d'umile condizione, quando
-sale ad alto grado</i>. E Pateclo, nel libro dei Tristi, disse:
-<i>Et cativo homo podhesta de terra</i> ecc. D'ogni specie di
-queste Signorie cercane esempi più sopra. In questi giorni
-Monaco di Bibbianello, che è di Canossa, catturò Bernardo
-di Guglielmo, diacono della Chiesa di S. Antonino
-delle Quattro Castella, che spontaneamente e prontamente,
-senza costrizione di tormenti, come dicevano coloro che
-lo catturarono, confessò d'avere avuto il proposito di
-tradire Bibbianello e darlo a quelli di Gesso. E tosto
-gli segarono le canne della gola, e lo portarono in giro
-per il castello, morto... nudo; poscia lo precipitarono
-giù dal castello come un vile cadavere, e fu sepolto
-colla sola camicia nella Chiesa di S. Antonino. Cantando
-io messa in Bibbianello il giorno di S. Giovanni Battista,
-costui cantò alla messa il Vangelo; e lo stesso anno, il
-giorno dopo la Decollazione di S. Giovanni Battista, giorno
-di Sabato, fu scannato. Alla sorella di lui, di nome Berta,
-tagliarono la lingua, e la espulsero dalle Quattro Castella
-con comando di non ritornarvi. Essendochè attribuivano
-a lei, come anche alla concubina di lui, o amante o
-meretrice che fosse, la colpa di rivelare certi colpevoli
-segreti tra quelli di Gesso ed alcuni infami traditori delle
-Quattro Castella. Questo diacono era vecchio ed aveva
-la sua concubina... e finalmente non seppe e non
-volle confessarsi. Chi lo uccise si chiama Martinello, un
-famigerato assassino malfattore, che Monaco di Bibbianello
-teneva seco nella rocca. Parimente nell'anno precedente,
-dagli assassini di Monaco di Bibbianello fu ucciso
-Peregrino arciprete della Chiesa plebana di Caviano, a
-cui attribuivano la colpa di non essere sincero partigiano
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-di Monaco, e lo accagionavano di molte altre cose non
-meritevoli di essere ricordate. E furono quattro quelli che
-l'assassinarono: Raimondello, Giacopello, Acorto e Ferarello.
-Questi quattro una sera cenarono con lui, e la notte
-mentre egli dormiva nel proprio letto, colle spade l'uccisero,
-e lo bistrattarono così brutalmente ed oscenamente
-che pareva un mostro orribile. Ma non fu tarda la vendetta
-di Dio a raggiungere gli assassini di questo prete.
-Non passò un anno che Raimondello restò morto da
-quei di Gesso; anche Giacopello incappò nelle mani di
-quelli di Gesso, che gli schiantarono due denti, e appena
-se la potè svignare. Acorto e Ferarello li colpì Iddio
-ne' loro letti. Parimenti nel millesimo sussegnato, quando
-il Podestà di Bologna e i cittadini Bolognesi trassero
-dalla clausura quelli della Rocchetta, condussero secoloro
-a Bologna Rolandino di Canossa, lo posero tra ceppi e
-sotto custodia per avere una malleverìa che si farebbe
-la pace, e ve lo tennero a lungo; fecero altrettanto a
-Bartolomeo dei Panzeri, una volta giudice, cittadino Reggiano,
-e al Prevosto di Carpineti, che era figlio d'Alberto
-Fogliati e fratello di F.... Così nello stesso anno tutti
-quelli dell'antico partito di Federico Imperatore, che
-tanto tempo erano stati esuli dalle loro città e girovaganti,
-mulinarono di impadronirsi di qualche città, in
-cui abitare senza vergogna o senza tristezza, pronti a
-pigliarsi vendetta de' loro nemici, se non volessero vivere
-in pace con loro. Ed a ciò meditare li aveva indotti una
-necessità durissima, perchè... cioè quelli che parteggiavano
-per la Chiesa in niun modo volevano loro aprire
-le viscere della misericordia, accoglierli pacificamente e
-riammetterli nelle loro città. Perciò macchinarono di
-tentare ciò che abbiamo accennato più sopra; e Rolandino
-di Canossa con quelli di Gesso aveva giurato a quelli di
-Sesso che per tutta sua vita non entrerebbe in Reggio,
-se non vi entrasse di pieno accordo con loro, come conveniva.
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-Si adunarono dunque quelli dell'antico partito
-imperiale, cioè di Cremona, di Parma, di Reggio, di
-Modena, di Bologna, e tirarono seco quei di Gesso e di
-Sassuolo, e avevano in loro aiuto da Verona e da Mantova
-cinquecento cavallieri, e duecento tedeschi. E ai 7
-di Settembre, Sabbato, sull'ora del mattutino, Tomasino
-di Sassuolo, con alcuni altri, entrò in Modena per l'alveo
-del canale, e per porta Bazoaria, e cominciò a scorrazzare
-qua e là, e a dire gridando che sua era la città e
-de' suoi Cavallieri, e vi piantò sue bandiere e sue insegne:
-<i>Ma la iniquità mentì a se stessa</i>, la Dio mercè, <i>che
-dissipa i propositi dei malvagi, sicchè non possono
-adempiere le cominciate imprese</i>. Giobbe 5.º. Diffatto
-avevano già posto mano all'uccisione dei fanciulli, la
-cui innocenza Iddio immantinente in due maniere vendicò:
-primo, aprendo ai fanciulli le porte del paradiso,
-così che intanto che da altri ricevevano la morte, da lui
-erano assunti alla vita del cielo; secondo, non permettendo
-loro di impossessarsi della città, la quale indubbiamente
-sarebbe stata occupata, se si fosse aperta la
-porta, non potutasi così subito aprire, perchè era ferma
-in alto da una sbarra di ferro. Non fu dunque abbastanza
-accorto Tomasino di Sassuolo, gridando troppo
-presto: Nostra è la città, prima che fosse aperta la porta.
-Così pure non erano ancora arrivati ad aiuto i duecento
-tedeschi, che giunsero dopo; e i cinquecento che erano
-venuti da Verona e da Mantova con altra moltitudine,
-aspettavano di fuori, volendo entrare in città sol quando
-fosse libero il passo a chi era per entrare. Ma siccome
-entrare non potevano, posero fuoco alla porta, affinchè
-bruciate le imposte, fosse tolto ogni ostacolo. Ma anche
-allora incontrarono due impedimenti: primo, che soffiava
-un vento gagliardo e loro contrario, sicchè avventandosi
-le fiamme verso loro, li costringeva ad allontanarsi; secondo,
-perchè la fornace di bragia che era sull'ingresso
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-dopo bruciate le porte, non permise loro di introdursi.
-E gridando alcuni: Al fuoco, al fuoco, svegliarono i cittadini,
-che dato di piglio alle armi, e combattendo virilmente,
-fiaccarono i nemici, li respinsero, a punta di spada
-li fugarono, e li inseguirono sino a Sassuolo... permisero
-loro di entrare... cominciarono a cercare studiosamente
-i traditori. E presero Grassone de' Grassoni...
-e lo impiccarono alla porta Bazoaria; e in quei
-giorni, nella suddetta occasione, trentanove persone furono
-appese al patibolo, tra le quali, come si diceva, alcune
-erano innocenti. Era allora Podestà di Modena Bernardino
-di Ravenna, figlio di Guido da Polenta e di...
-da Fontana, e di Samaritana Alberghetti di Faenza. In
-quel tempo Matteo da Correggio andò a Modena, e nel
-palazzo del Comune, in pieno Consiglio, rimproverò acremente
-il Podestà, dicendo: Di certo, Voi, o Podestà, addossate
-una grave responsabilità a noi e a questa città;
-responsabilità, per cui ne bisognerà tremare per tutta
-nostra vita, a cagione della precipitata vendetta...
-che avete fatta.... Detto ciò, ognuno se ne tornò a
-casa propria. Parimente nel detto anno, agli 8 di Settembre,
-giorno della Natività della Beata vergine, verso
-l'ora di Vespro, quelli di Gesso, in tempo di tregua
-pattuita con quelli di Bibbiano e delle Quattro Castella,
-i quali avevano già spillato il denaro convenuto, ripiegarono
-indietro e non attennero la fede data, ma s'avventarono
-sopra questi, come ho visto io co' miei occhi,
-e rapirono e condussero via dai pascoli dieci paia di buoi,
-una giovenca, quattro ragazzi, ed uccisero un uomo.
-Ma quelli dello Quattro Castella, cioè di Bibbianello...
-A questi giorni si celebrò un Capitolo provinciale per
-la provincia di Bologna presso Ferrara, al quale intervenne
-anche il Ministro Generale frate Matteo di Acquasparta.
-Era allora Ministro provinciale di Bologna frate
-Bartolomeo di Bologna, riputatissimo maestro dottorato.
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-E per celebrare solennemente il detto Capitolo fece le
-spese il Marchese d'Este, e ne onorò la mensa a pranzo.
-E la Marchesa sua moglie, che era malata, morì; e come
-essa aveva vivamente desiderato, fu onorificamente sepolta
-dai frati del Capitolo nel convento dei frati Minori. La
-sua anima per la misericordia di Dio riposi in pace,
-perchè in vita e in morte fece molti benefizii ai frati
-Minori. Parimente nello stesso anno, in settembre, ai
-dieci, nell'ottava della Natività della beata Vergine, morì
-a Parma Salvino Torriani di Milano, e fu sepolto al
-convento de' frati Minori di Parma, nel sepolcreto dei
-frati. Volle essere sepolto senza pompe funebri, e così fu
-fatto. Fu genero del Conte di S. Bonifacio di Verona,
-che aveva moglie una figlia di lui. Era straricco. Si confessò
-divotamente dai frati Minori. Aveva fatto un bellissimo
-testamento, nel quale molto aveva legato per la
-sua anima ai poveri di Cristo; specialmente ai frati Minori,
-ai Predicatori e ad altri Religiosi sì di Milano che
-d'altri paesi. Ma Guido da Correggio l'adulterò con
-abrasioni e mutamenti, e l'anima sua Iddio la depenni
-dal libro della vita, se non restituisce quanto, a frode
-e a malizia, ha tolto ai poveri di Cristo, perchè fece
-graffio alla volontà di un buon uomo, che aveva steso un
-testamento bellissimo per la salute dell'anima sua. E
-questo Guido da Correggio, cittadino di Parma, non aveva
-con lui attinenze di parentela, era a lui estraneo affatto,
-anzi nemico. E siccome dice Iddio che, chi si umilia
-sarà esaltato, perciò quel Salvino, che si umiliò coi miti
-di cuore scegliendo... ora presso la porta...
-nell'atrio dei Minori è tumulato il suo corpo in un ricco
-e bellissimo mausoleo; e la sua anima per la misericordia
-di Dio riposi in pace. Nel detto anno, in settembre,
-i Parmigiani cominciarono a murare un ponte di pietra
-detto dei Salarii, sul torrente Parma, sino alla via, che
-va a S. Cecilia; e murarono anche la porta di borgo Sant'Egidio,
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-che conduce a S. Lazzaro, che è sulla strada pubblica.
-Similmente la porta del prato di S. Ercolano, per
-la quale si va al borgo, che si chiama di Bologna. E a
-clausura della fossa vi fecero un muro in testa, presso
-il naviglio e il molino, perchè le fosse più a lungo tenessero
-l'acqua. E a questi giorni vi era in Parma ardente
-discordia fra il Vescovo Obizzo Sanvitali e Guido da Correggio.
-Eglino erano i due Capitani dei partiti, che erano
-in quel tempo nella città; nè erano stati fatti Capitani
-dai cittadini di Parma, ossia eletti, ma da sè stessi si
-erano arrogata la supremazia; e l'uno e l'altro credeva
-di operare secondo ragione e a vantaggio della città. E
-le persone d'allora, secondochè parteggiavano, parlavano
-anche, lodavano, biasimavano chi l'uno, chi l'altro. Ma
-il beato Agostino dice che poco è da curarsi dei giudizii
-degli uomini; e la ragione che ne dà è questa; non ti
-può infamare un oltraggio, ne ti può coronare una adulazione.
-Parimente nel sunnominato millesimo, la vigilia
-di San Giovanni Battista... l'armata di Pietro... Re
-d'Aragona colò a fondo, al di là di Napoli,<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a> molte
-navi Francesi. E molti plebei, ossia popolani, e Cavallieri,
-e nobili, e baroni, che erano reliquie dell'esercito di Re
-Carlo, n'ebbero cavati gli occhi. E fu cosa veramente
-degna e giusta... perocchè sono superbissimi stoltissimi,
-e uomini quasi... maledetti, che sprezzano tutte
-le nazioni del mondo, e specialmente gli Inglesi ed i
-Lombardi, e per Lombardi intendono tutti gli Italiani e
-i Cisalpini, mentre son dessi che veramente meritano di
-essere disprezzati, e che realmente li sono da tutti. Ai
-quali può applicarsi a capello quel che per canzonatura
-dicesi di Trutanno:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Dum Trutannus in <i>m</i> pateram tenet et sedet ad <i>pir (sic)?</i>
-Regem Capadocum — credit habero cocum.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-(Forse vuol dire) Quando Trutanno ha in <i>mano</i> il bicchiere,
-e sta seduto <i>ad un buon fuoco</i> si leva in tanta superbia
-da credere che il Re di Capadocia sia il suo cuoco.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Perocchè dopo aver ben bevuto i Francesi si danno da
-credere di poter vincere e balloccarsi tra mano tutto il
-mondo. Ma s'ingannano.... I Francesi adunque portano
-altissima la cresta. E affliggevano i regnicoli, i Toscani,
-i Lombardi, che dimoravano nel regno di Puglia,
-e loro rapivano... gratuitamente, cioè senza pagare...
-frumento... e carni, capponi, oche, galline, e
-quanto può servire a vittovaglia. E non si limitavano a
-non pagare le derrate, o le grascie comperate, ma per
-sopraccarico percuotevano e ferivano chi loro vendeva.
-Questo eccesso si mostrò chiaro nel fatto che sono per
-narrare. Un Parmigiano aveva una bellissima moglie, la
-quale domandando ad un Francese il prezzo delle oche,
-che a lui aveva vendute, non solo egli si rifiutò di dare il
-danaro patteggiato... ma per giunta la percosse con
-un colpo tanto grave che non vi fu bisogno del secondo,
-e a scherno le domandò se volesse null'altro da lui.
-Questa cosa seppe il marito, e ne fremette sì....
-Morì anche nel detto millesimo il Re dei Saraceni di Tunisi;
-e, in odio di Re Carlo, elessero loro Re un figlio
-del fu Pietro Re d'Aragona. Il quale accettò...
-ed assunse la Signoria di loro. E questo Re d'Aragona
-era figlio d'una figlia di Manfredi, Principe di Puglia,
-il quale poi era figlio del fu Federico Imperatore spodestato...
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-<span class="smcap">Fine della Cronaca.</span>
-</p>
-<hr class="silver" />
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-</p>
-
-<h2 id="frammenti">FRAMMENTI
-<span class="smaller">DI UN LIBRO INTITOLATO <i>Il Prelato</i></span></h2>
-
-<p class="center">
-SCRITTO DA FRA SALIMBENE
-</p>
-
-<p class="center">
-AGGIUNTI
-ALLA CRONACA DELLO STESSO AUTORE
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-</p>
-
-<h3>ALCUNI FRAMMENTI</h3>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-<b>Incomincia il libro, che ha per titolo</b> <i>Il Prelato</i>, <b>a cui
-fare mi porse occasione frate Elia: e contiene
-molte buone ed utili cose.</b>
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-Parimente nel suddetto millesimo, cioè 1238,
-indizione 11.ª io frate Salimbene di Adamo, parmigiano,
-vestii l'abito dell'Ordine de' Minori, il giorno
-4 di Febbraio, festa di S. Gilberto, e fui ammesso
-la sera della vigilia di S. Agata dal Ministro Generale
-frate Elia nel convento di Parma, d'onde egli
-stava per muovere alla volta dell'Imperatore in
-Cremona, mandatovi da Papa Gregorio IX; essendo
-che frate Elia era intimo amico dell'uno e dell'altro,
-e perciò opportuno mediatore tra loro. E in vero,
-secondochè dice il beato Gregorio «quando si manda
-come oratore una persona che spiace a chi si manda,
-si sdegna l'animo di chi la riceve e si volge al
-peggio». E, quando fui ricevuto, eravi presente
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-frate Gherardo da Modena, che pregò perchè fossi
-accolto, e fu esaudito. Era allora Podestà di Parma
-Gherardo da Correggio, detto dai Denti perchè aveva
-i denti grossi; e venne in persona al convento dei
-frati Minori con alcuni Cavallieri per fare visita a
-frate Elia Ministro Generale, il quale aveva stanza
-in quella parte del convento ove è il refettorio
-degli ospiti o forestieri, e lo trovò seduto accanto
-a buon fuoco, sopra un sedile coperto con un cuscino
-di piume, e teneva in capo un cappello all'armena;
-e, come ho veduto io co' miei occhi,
-quando entrò il podestà e lo salutò, egli nè si alzò
-in piedi, nè si mosse punto. La qual cosa fu giudicata
-una grossolana villania, poichè Iddio stesso
-dice nella divina Scrittura, Levitico 19.º: <i>Lèvati su
-davanti al canuto, ed onora l'aspetto del vecchio</i>.
-Parimenti dice l'Ecclesiastico 3.º: <i>Quanto più sei
-collocato in alto, tanto più in ogni cosa umiliati,
-e troverai grazia al cospetto del Signore</i>. Anche
-l'Apostolo ai Romani 13.º dice: <i>Rendete adunque a
-ciascuno il debito... l'onore a chi dovete onore</i>.
-E di nuovo l'Ecclesiastico 41.º. Imperocchè non <i>è
-bene di arrossire per qualunque cosa, e non tutte
-le cose ben fatte piacciono a tutti... Vergognati
-di tacere con quelli che ti salutano</i>. Frate Elia però
-adempì un altro luogo della scrittura, che dice, Proverbi
-26.º: <i>Chi dà gloria allo stolto fa come chi
-gittasse una pietra preziosa in una mora di sassi.</i>
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-Uno dei genitori di frate Elia, cioè il padre, era
-di Castello dei Britti<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> nella diocesi di Bologna,
-e la madre di Assisi, e nel secolo questo frate<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>
-aveva nome Bombarone, faceva il materassaio, o
-insegnava in Assisi a leggere il Salterio ai ragazzi.
-Entrato nell'Ordine de' Minori, ricevette il nome di
-Elia e diventò due volte Ministro Generale. Godeva
-i favori dell'Imperatore e del Papa, ma col tempo
-Iddio lo umiliò a seconda della sentenza: <i>Questo
-umilia, quello esalta...</i> non così accadde a frate
-Elia; anzi siccome non ebbe riconoscenza pei favori
-ricevuti, fu destituito in modo che non fu mai più
-riammesso nel suo grado; la qual cosa egli non
-aveva mai potuto darsi a credere.... Questo
-poi avvenne nell'anno successivo, come diremo,
-quando fu deposto da Papa Gregorio IX in un Capitolo
-generale; e bene se lo meritò per le brutte
-colpe che aveva. E prima di tutto parliamo della
-sua villania verso Gherardo da Correggio, che
-essendo nobil uomo ed insignito di sublime dignità,
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-poichè era Podestà di Parma, ed essendosi
-recato a lui per fargli visita e rendergli onore, egli
-avrebbe dovuto alzarsi in piedi per far onore anche
-a sè stesso. Imperocchè l'onore non è solamente
-di colui, a cui si dispensa, ma eziandio, e più, di
-colui che lo dispensa. Frate Elia non considerò
-l'atto suo sotto questo aspetto, e quindi commise
-villania. Perciò Pateclo di tali persone dice nel
-libro dei Tristi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Cativo hom podhesta de terra</p>
-<p class="i01">E povero superbo ki vol guerra.</p>
-<p class="i01">E senescalco kintrol desco me serra.</p>
-<p class="i01">E villan ki fi messo a cavallo.</p>
-<p class="i01">Et homo ke zeloso andar a ballo.</p>
-<p class="i01">E l'intronar de testa quando fallo.</p>
-<p class="i01">E aver hom ki in honor aventura</p>
-<p class="i01">E tutti quanti de solazo no cura.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Quel Gherardo da Correggio era alto di statura, di
-giuste proporzioni di membra, tenea più del macilento
-che del pingue, Cavalliere robusto e dotto nell'arte
-della guerra. Io lo ho veduto due volte Podestà
-di Parma; la prima, quando entrai nell'Ordine;
-poi, quando la città di Parma si ribellò al deposto Imperatore
-Federico II. Egli fu amico intimo e speciale
-di mio fratello Guido di Adamo, frate dell'Ordine
-de' Minori, ed era padre di Guido e di Matteo da
-Correggio, che tutti e due ebbero l'onore di molte
-podesterie. Uno di loro, cioè Guido, fu ardente guerriero
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-e dotto nell'armi, ed ebbe moglie Mabilia di
-Giberto da Gente, di cui generò figli e figlie. L'altro,
-cioè Matteo, fu Cavalliere di senno, nè ebbe figli,
-tranne uno illeggittimo. Quando io entrai nell'Ordine
-dei frati Minori, Tancredi Pallavicino, Abbate
-del convento di S. Giovanni di Parma, uomo di
-cortesia e liberalità distinta, di onorata fama e di
-vita onesta e santa, mandò a frate Elia Ministro
-Generale, perchè avesse da imbandire la cena per
-sè e pei frati, un regalo di capponi, portati da un
-contadino penzoloni, davanti e di dietro, da una pertica
-che aveva sulle spalle. Era un Giovedì, ed era
-presente il Podestà ed io pure in abito ancora da
-secolare, e vidi tutto questo, e la sera dopo cena
-fui ammesso all'Ordine. Io aveva già lautamente
-pranzato in casa mia; eppure i frati mi condussero
-nell'infermeria e mi vollero servire un'ottima cena.
-Ma in seguito mi alimentarono di cavoli per tutta
-vita mia, quantunque da secolare io non avessi mai
-mangiato cavoli, anzi mi movevano tanta ripugnanza,
-che non avrei nemmeno mangiate carni
-che fossero state cotte con cavoli; e in seguito ebbi
-poi sempre in mente il detto tante volte ripetuto:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Milvus ait pullo.</p>
-<p class="i01">Dum portaretur ab illo:</p>
-<p class="i01">Cum pi pi faris,</p>
-<p class="i01">Non te tenet ungula talis.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ad un pulcin, che seco a voi traea</p>
-<p class="i01">Stretto tra l'ugne, uno sparvier dicea:</p>
-<p class="i01">Il pipilar che fai spettra ogni cosa,</p>
-<p class="i01">Ma l'ugna che ti tien non è pietosa.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E Giobbe 6.º dice: <i>Le cose che l'anima mia avrebbe
-ricusato pur di toccare, sono ora i miei dolorosi
-cibi</i>. Inoltre frate Elia aveva il costume di parlare
-parabolicamente; ed una volta, interrogato da Gherardo
-Podestà di Parma, ove andasse ed a che fare,
-rispose: Il Papa, che mi ha incaricato di questa
-missione, è per me contemporaneamente una forza
-di attrazione e di repulsione. Quasi volesse dire che
-passava da un amico ad un altro amico, e questa
-maniera di esprimersi fu giudicata dagli uditori ingegnosissima....
-La seconda colpa di Elia fu
-di aver ricevuto nell'Ordine molte persone inutili.
-Io abitai due anni nel convento di Siena e vi trovai
-venticinque frati laici: ne abitai quattro in quello
-di Pisa, e ve n'erano trenta. E forse per molte
-ragioni Iddio permise queste ammissioni.... La
-quarta ragione si è che Dio lo aveva rivelato all'Abbate
-Gioachino. Onde, parlando egli di due
-Ordini futuri, dice: «Parmi vedere che l'Ordine
-de' Minori accolga senza distinzione ogni sorta di
-frutti della terra, e incorporerà nella Chiesa chierici
-e laici; e l'altro dia precipuamente la preferenza
-ai chierici». Se poi vi sia alcuno che voglia sapere
-qual colpa vi fu da parte di frate Elia nel
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-ricevere i laici nell'Ordine, se lo fece perchè Iddio
-aveva così decretato, rispondo che:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Quidquid agant homines,&nbsp;—</p>
-<p class="i01">intentio judicat omnes</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Null'opra in colpa all'uom giammai s'appone,</p>
-<p class="i01">Se fatta sia con buona intenzione.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-La passione di Cristo fu certamente cosa buona,
-anzi ottima, perchè per essa noi siamo stati redenti
-e siamo salvi; ma fu cattiva pei Giudei, i quali lo
-fecero patire, e poi non vollero credere in Cristo,
-che aveva patito. Così, se frate Elia riceveva nell'Ordine
-una moltitudine di laici per poter meglio
-con loro padroneggiare, o per averne le mani piene
-di denaro da loro contribuito, io sostengo che appunto
-per questo era veramente meritevole d'essere
-deposto. Perciò dice la sapienza nei Proverbi 17.º:
-<i>L'empio prende il presente dal seno per pervertire
-le vie del giudizio</i>. Egli se lo saprà. Terza colpa
-di frate Elia fu il promuovere uomini indegni alle
-Prelature dell'Ordine. A Guardiani, Custodi, Ministri
-promoveva dei laici, il che era fuor d'ogni ragione,
-non mancando nell'Ordine buona messe di
-chierici. Ed io a' miei giorni ho avuto per Custode
-un laico, e laici parecchi Guardiani. Non ho mai
-avuto un laico per Ministro, ma ne ho veduto parecchi
-in altre provincie. Nè è da meravigliare se
-li nominava, perchè l'Ecclesiastico nel 13.º dice:
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-<i>Tutte le bestie fan società colle loro simili, così ogni
-uomo si unirà col suo simile</i>. Che se alcuno obbietti
-l'articolo della nostra Regola che dice: <i>I Ministri
-stessi, se sono preti</i> ecc. io gli farò osservare
-che il citato articolo fu inserito per quel tempo
-in cui l'Ordine scarseggiava di Sacerdoti e d'uomini
-di nome e di lettere, quali ora abbiamo, e quali vi
-furono ai tempi di frate Elia. Quarta colpa di frate
-Elia fu non aver dato all'Ordine leggi generali
-tendenti a conservare la Regola e a servire di norma
-per il regime uniforme dell'Ordine stesso. Nè
-leggi generali di tale natura furono mai emanate,
-durante il governo di tre Ministri Generali, cioè del
-beato Francesco, di Giovanni Parenti e di Elia, che
-due volte, a nostro danno, fu Ministro. Imperocchè
-sotto il suo governo molti frati laici in Toscana
-portavano la chierica, come ho veduto co' miei occhi,
-quantunque non conoscessero nemmeno una lettera
-dell'alfabeto; alcuni dimoravano in città, accanto
-alle Chiese dei frati, chiusi in romitaggi, ma che
-avevano finestre, per cui mezzo tenevano colloquii
-colle donne; e i laici non erano utili nè a confessare,
-nè a dare buoni consigli. E questo l'ho veduto
-a Pistoia ed altrove. Così pure alcuni se ne
-stavano soli, cioè senza compagno, negli ospedali;
-e questo l'ho veduto a Siena, dove un frate Martino
-Spagnuolo, laico, vecchio e di bassa statura,
-serviva ai malati nell'ospedale, e tutto il giorno,
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-quando gli piaceva, se ne andava da solo gironi
-per la città; ed altri li ho veduti in tal modo girare
-il mondo. Ho veduto anche chi portava sempre
-la barba lunga, a uso degli armeni e dei greci, che
-lasciano crescere la barba senza mai raderla, nè
-avevano il cingolo. Altri si cingevano di una corda
-comune, con entro un'anima intorno alla quale i
-fili erano in vaghe e varie guise attorcigliati; e beato
-chi se la poteva comprare più bella. Sarebbe troppo
-lungo il noverare tante altre cose da me osservate,
-che erano ben lungi dal conferire onestà al vestiario.
-I laici erano fin anche mandati ai Capitoli per rappresentare
-i voti dei semplici fraticelli; e tanti altri
-laici, a cui per grado non spettava, a torme popolavano
-i Capitoli. Ed io, in un Capitolo provinciale
-convocato a Siena, ho visto ben trecento frati, la
-più parte laici, che ivi null'altro facevano che mangiare
-e dormire. E nella provincia di Toscana,
-quando io vi dimorava, che di tre provincie fu unita
-in una sola, erano tanti i laici, quanti i chierici,
-anzi di laici ve ne erano quattro di più. Ah! Elia,
-Elia! <i>tu hai moltiplicato la gente, ma non hai
-accresciuta l'allegrezza</i>, Isaia 9.º. Anderei troppo
-per le lunghe s'io volessi sciorinare tutte le grossolanità
-e gli abusi, che ho veduto, e forse me ne
-verrebbe meno il tempo e la carta, e annoierei i
-lettori senza alcun loro insegnamento. Se qualche
-frate laico vedeva od udiva un frate ancor giovinetto
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-parlare latino, ne lo rimprocciava dicendogli:
-Ah! meschinello, vuoi tu abbandonare la santa semplicità
-per far pompa del tuo sapere? Ai quali di
-ripicco io rispondeva: «La santa semplicità giova
-solo a sè stessa, e quanto per merito di vita è
-utile a edificazione della congregazione dei fedeli,
-altrettanto è nociva se non sa confutare i nemici
-della Chiesa». È vero che chi è asino vorrebbe
-che ogni cosa fosse dell'asino, secondo che fu scritto....
-A quei tempi si arrivò al punto che i laici
-precedevano i sacerdoti; e in qualche romitorio,
-ove tutti, tranne un sacerdote e uno scolare, erano
-laici, volevano che anche il sacerdote, il giorno che
-gli toccasse, facesse da cucina. Ed una volta accadde
-che il sacerdote fosse cuciniere in giorno di
-domenica, ed entrato in cucina e sbarrato bene
-l'uscio, cominciasse, come meglio sapeva, a cuocere
-gli ortaggi. Ma passarono alcuni Francesi secolari,
-che con insistenza domandavano una messa, nè vi
-era chi la dicesse. Corsero perciò in fretta i laici
-alla porta della cucina e bussarono perchè il sacerdote
-uscisse a dire la messa. Ma egli rispose: Andate,
-andate voi a cantare la messa, chè io faccio in cucina
-quel servizio che non volete far voi. Di che
-arrossirono grandemente e riconobbero la loro nullaggine.
-Ed era veramente una miseranda stoltezza
-non mostrare reverenza a quel sacerdote, che doveva
-poi essere giudice delle loro coscienze. Perciò
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-in processo di tempo sono stati ridotti a pochissimi,
-ed ora la loro ammissione è quasi al tutto proibita,
-perchè non ebbero nessuna riconoscenza per l'onore
-loro conferito, e perchè l'Ordine dei Minori non ha
-bisogno di tanta caterva di laici... che sempre
-tendevano insidie a noi. Ed io ricordo che in un
-Capitolo, tenutosi nel convento di Pisa, fu proposto
-di deliberare che quando si ammetteva un chierico
-si ammettesse contemporaneamente anche un laico;
-ma la proposta nè fu deliberata, nè ammessa alla
-discussione; chè sarebbe stata gravissima sconvenienza.
-Tuttavia quando entrai nell'Ordine dei Minori
-vi trovai molti uomini insigni per santità, per
-coltura letteraria e per ispirito di preghiera, di devozione
-e di contemplazione. E questo soltanto di
-buono ebbe frate Elia che promosse nell'Ordine dei
-Minori gli studi teologici. L'Ordine, quando io vi
-entrai, era stato fondato da trent'anni, e vidi il
-frate, che primo si era associato al beato Francesco,
-ed altri di que' primi. A Parma lasciai lettore di
-teologia frate Sansone, Inglese; ed a Fano, quando
-vi fui novizzo della Provincia d'Ancona, al cui governo
-sedevano due Ministri, ebbi lettore frate Umile
-di Milano. Ora che scrivo corre l'anno 1283, dopo
-la Natività della Vergine gloriosa, giorno di San
-Gorgone martire, e sta al governo della Chiesa Romana
-Papa Martino IV... la qual cosa accadde
-l'anno seguente quando fu deposto frate Elia, e fu
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-scritta una lunga serie di costituzioni. Quinta colpa
-di frate Elia fu di non aver mai voluto visitare il
-nostro Ordine; ma dimorava sempre o ad Assisi, o
-in un luogo che si era fatto fabbricare elegantissimo,
-ameno e deliziosissimo nella diocesi d'Arezzo,
-luogo che si chiama anche oggidì Cella di
-Cortona.... Sesta colpa di frate Elia fu di tormentare
-e gettare il vilipendio sui Ministri provinciali
-sino a che si riscattassero dalle sue persecuzioni,
-o spillando a lui danaro, o inviando regali.
-E quell'infelice accettava regali contro quel che
-dice la Scrittura nel Deuteronomio 16.º: <i>Non aver
-riguardo alla persona, e non prender presenti; perciocchè
-il presente accieca gli occhi de' savi, e sovverte
-le parole de' giusti</i>. E ne diede esempio Alberto
-Balzolano giudice di Faenza, che cambiò la sua sentenza
-dopo che ebbe saputo che un contadino gli
-aveva regalato un maiale.... Di più il sunnominato
-Elia teneva tanto a bacchetta i Ministri
-provinciali, che tremavano al suo cospetto, come
-giunchi scossi dalla corrente, o come allodola inseguita
-dallo sparviere, che vola a ghermirla. Nè è
-da farne le meraviglie; chè egli era figlio di Belial,
-e nessuno gli poteva parlare. Infatti nessuno osava
-dire a lui la verità, redarguendo i fatti di lui e le
-male opere, tranne che frate Agostino di Recanati
-e frate Bonavventura di Iseo. Con facilità vilipendeva
-i Ministri che erano calunniati da suoi cagnotti,
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-certi frati laici maligni, intrattabili e pieni di veleno,
-che erano sparsi per le Provincie dell'Ordine....
-Li deponeva dall'ufficio loro anche innocenti, li
-privava di libri, li sospendeva dalla predicazione e
-dalla confessione e da ogni atto del loro legittimo
-ministero. Inoltre dava loro un lungo cappuccio e
-li mandava dall'oriente all'occidente, cioè dalla Sicilia
-o dalla Puglia in Ispagna o in Inghilterra, o
-viceversa. Così depose dall'ufficio frate Alberto Parmigiano,
-Ministro provinciale di Bologna, uomo santissimo,
-e per lettera, comandò a frate Gherardo
-da Modena di surrogare il Ministro deposto, e condurlo
-ad Assisi col cappuccio della probazione. Ma
-frate Gherardo, che era uomo mitissimo, nulla disse
-di tanto a quel Ministro; solamente lo pregò di seguirlo
-perchè lo voleva accompagnare a visitar la
-sede del beato padre Francesco. Andarono dunque
-ambedue vestiti ad un modo sino ad Assisi, e
-quando frate Gherardo fu all'anticamera di frate
-Elia tirò fuori due capparoni di probazione, e ne
-indossò egli uno, e l'altro lo diede al predetto
-Ministro di Bologna e disse: Mettitelo, o padre, e
-aspetta qui sino a che io ritorni. Presentatosi intanto
-frate Gherardo ad Elia, e prostratosi a piedi
-di lui, disse: Ho obbedito a voi, ed ho condotto
-qui il Ministro di Bologna in capparone; ed è quì
-fuori che attende, pronto a fare ciò che a voi
-piacerà di comandare. All'udir queste parole, si
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-dissipò ad Elia ogni nebbia di sdegno che gli ingombrava
-l'animo, e si calmò quel suo spirito
-gonfio contro di lui.... Introdotto poi frate
-Alberto, gli restituì il grado, di cui l'aveva spogliato,
-e per giunta gli fece, mercè frate Gherardo,
-molte concessioni a favore della Provincia. Per
-questa dunque e per altre simili cose del pessimo
-che era frate Elia, covavano nell'animo de' Ministri
-provinciali molti propositi di vendette. Ma aspettavano
-tempo ed opportunità di poter <i>rispondere
-allo stesso secondo la sua follia: chè talora non
-gli paresse d'esser savio</i>. Proverbi 26.º.... Era
-infatti Elia un pessimo, a cui possono benissimo
-applicarsi le cose dette da Daniele a proposito di
-Nabuccodonosor: Egli uccideva chi egli voleva, ed
-altresì lasciava in vita chi egli voleva; egli innalzava
-chi gli piaceva ed altresì abbassava chi gli
-piaceva. Come anche paion fatti a posta per lui
-que' versi che citai più sopra:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Asperius nihil est humili, cum surgit in altum</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Nulla di più aspro d'una persona di umile condizione</p>
-<p class="i01">quando sale ad alto grado.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Era durissimo il vivere sotto il suo governo....
-Le tre mentovate cose si facevano coi Ministri
-provinciali ai tempi di frate Elia; si calunniavano;
-violenti giudizii sopra di loro cadevano; e si pervertiva
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-nelle loro Provincie il senso della giustizia...
-La terza colpa è manifesta, perchè come ho veduto
-io co' miei occhi, Elia metteva a stanza in ogni
-Provincia un visitatore, che vi rimaneva tutto
-l'anno, e girava attorno per la Provincia stessa
-come ne fosse stato Ministro, e soggiornava col
-suo compagno in ogni convento quindici giorni,
-ed anche un mese, or più, or meno, a suo grado.
-E le Provincie erano meno estese d'oggi; e chiunque
-aveva il ticchio di accusare il suo Ministro
-potevalo fare, chè egli davagli retta; e qual fosse
-cosa che un Ministro avesse ordinato nella propria
-Provincia, il visitatore potevala abrogare, o mutare,
-aggiungendovi o sopprimendone a suo talento. Onde
-avveniva che <i>il cuore de' figli degli uomini si empiva
-di malizia e di disprezzo in sua vita.</i> Ecclesiastico 9.º.
-Tuttavia i Ministri buoni perseveravano in loro
-virtù, seguendo il detto.... Ma Elia mandava
-visitatori, che erano piuttosto esattori che correttori
-dei costumi, e sollecitavano Provincie e Ministri
-a pagare tributi e mandare regali e, <i>se alcuno
-non dava loro nulla in bocca, bandivano contro a
-lui la guerra.</i> Michea 3.º. Di che avvenne che i
-Ministri provinciali del suo tempo fecero gettare
-a loro spese, in Assisi, per la chiesa del beato
-Francesco, una grossa campana, bella e sonora,
-da me veduta, ed altre cinque simili a quella, onde
-tutta la vallata echeggiava di dilettevolissima armonia.
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-Così anche, quando io, durante il mio noviziato,
-dimorava a Fano, arrivarono due frati che
-portavano a schiena d'asino un grosso pesce salato
-avvolto in istuoie, ed io l'ho veduto, che era un
-regalo del Ministro d'Ungheria a frate Elia....
-Parimente in quel tempo per sollecitazioni del
-Ministro della stessa Provincia, il Re d'Ungheria
-mandò un'ampia tazza d'oro ad Assisi per teca
-e ad onore del capo del beato Francesco. Ma lungo
-il viaggio, essendo una sera stata deposta a custodirla
-nella sacristia del convento di Siena, alcuni
-frati, per leggerezza d'animo, e per certa loro vanità,
-con quella bevettero del più generoso che avevano,
-per potersi vantare d'aver bevuto in una coppa
-del Re d'Ungheria. Ma il Guardiano del convento
-di Siena di nome Giovannetto, e di patria d'Assisi,
-zelantissimo della giustizia e della onestà, risaputo
-il fatto, ordinò al refettoriere, anch'esso di nome
-Giovannetto, e nativo di Belfort, di porre, al pranzo
-del dì seguente, davanti a ciascuno di quelli, che
-avevano bevuto con quella coppa, una piccola olla
-nera e tinta, di quelle che volgarmente si chiamano
-pignatte, colla quale, volere o non volere,
-furono costretti a bevere, affinchè quando venisse
-loro il prurito di vantarsi d'aver bevuto con una
-tazza del Re d'Ungheria, tornasse loro a memoria
-che per quella colpa avevano poi dovuto bere in
-una pignatta sporca.... Finalmente l'Ordine
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-de' frati Minori mosse reclami a Papa Gregorio IX,
-contro le moltiplici vessazioni del pessimo Ministro
-Generale frate Elia; ed il Papa porse ascolto alle
-grida dell'Ordine del Beato Francesco, e depose
-quel pessimo di Elia.... i Ministri e i Custodi
-dell'Ordine per ispirazione divina elessero Ministro
-Generale dell'Ordine quel buon uomo di Alberto da
-Pisa, ed il Papa stesso raffermò la elezione, affinchè
-la fosse più presto finita, e tosto s'accordarono
-secondo la sentenza....... E avverti che dice:
-<i>I figli di Giuda e i figli d'Israele</i>, perchè nell'Ordine
-dei frati Minori si debbino adunare in uno
-solo e generale Capitolo i Cisalpini e i Transalpini
-e nominare senza intrighi, e senza scissure, uno
-solo e comune Ministro Generale... Tanto accadde
-al pessimo Ministro Elia, cui Papa Gregorio IX depose
-dall'Ufficio, come quello che spegneva la vitalità
-dell'Ordine del beato Francesco, e voleva
-tenersene il governo contro il placito de' Ministri
-provinciali e dei Custodi, a cui, secondo la Regola,
-spetta l'elezione. E qui è da avvisare che il frequente
-cambiar di Prelati giova per tre ragioni alla
-conservazione delle congregazioni religiose. La prima
-è, perchè non diventino insolenti, restando a
-lungo al governo, come si verifica negli Abbati
-dell'Ordine di San Benedetto, i quali eleggendosi
-a vita, e non essendo mai sostituiti, vilipendono i
-loro dipendenti e li stimano quanto la quinta rota
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-del carro» che non esiste; e gli Abbati coi secolari
-mangiano buone carni, mentre i monachelli nel
-refettorio vivono di legumi; e arrecano ai loro soggetti
-tanti altri disagi, e usano tanti sgarbi, che
-non dovrebbero farsi, mentre essi vogliono vivere
-lautamente e colla più ampia libertà........
-Di cortesia ne hai uno splendido esempio in un Re
-d'Inghilterra, che trovandosi in un bosco coi suoi
-soldati accanto ad una sorgente, e, volendo pranzare,
-gli fu porto uno di que' vasi da vino che in
-Toscana si chiamano fiasconi e in Lombardia bottacci;
-ed avendo chiesto se vi fosse altro vino, ed
-avutone in risposta che no, disse: Ve ne sarà a
-sufficienza per tutti; e versò dentro la vasca dell'acqua
-il vino del fiascone, dicendo: Questa sarà
-bevanda comune per noi tutti. E fu giudicata somma
-cortesia.... Così non fanno que' Prelati che pranzando
-alla mensa comune co' loro dipendenti, sotto
-i loro occhi mangiano pane bianchissimo, e bevono
-vino generoso e squisitissimo senza farne loro minima
-parte, la qual cosa è tenuta come assai villana;
-e così pure fanno d'ogni altra cosa servita....
-E così vi sono Prelati che bevono vino ottimo
-sotto gli occhi de' loro soggetti senza loro offrirne;
-e sì che ne berrebbero tanto volontieri quanto
-i superiori loro, giacchè tutte le gole sono sorelle.
-Certamente que' cotali non sono Inglesi, i quali al
-contrario usano dire: Voi dovete bere tanto, quanto
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-ho bevuto io...... e gli Inglesi credono usare
-cortesia, perchè bevono volontieri, e altrettanto
-volontieri offrono da bere agli altri. Ma i Prelati
-de' nostri tempi, che sono Lombardi, avidamente
-cercano per sè quello che la gola appetisce, e agli
-altri non vogliono darne; la qual cosa è il colmo
-della scortesia...... Dunque i Prelati, secondo
-l'esempio di Cristo hanno da servire i loro dipendenti.
-Il che a ragione si usa nell'Ordine di Pietro
-il peccatore a Ravenna, nel quale nei giorni di
-digiuno i Prelati servono la colazione ai loro soggetti
-a imitazione e memoria dell'esempio di Cristo.....
-Colui che presiede all'Ordine di Pietro il
-peccatore sta a Ravenna in S. Maria in Porto; e
-allo stesso Ordine appartiene anche Santa Fenicola
-nella diocesi di Parma, come pure molti altri conventi
-in più parti del mondo..... Secondo, per
-uso di lingua, come fanno i Pugliesi, i Siciliani ed
-i Romani, che danno del Tu all'Imperatore e al
-Sommo Pontefice, e tuttavia gli danno anche del
-signore, e dicono: Tu Messere. Terzo per ragione
-di età; poichè può convenire benissimo che si
-dia del Tu ad un garzoncello, che è fanciullo ancora
-giovinetto; ma i Lombardi danno del Voi
-non solamente ad un fanciullo solo, ma anche ad
-una sola gallina, ad un solo merlo, e fin anche ad
-un sol pezzo di legno..... Di S. Nicolò fu detto
-che in tutto e per tutto serbava sempre la stessa
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-umiltà e gravità di costumi; il che è veramente
-singolare, stantechè gli onori sogliono far mutare
-tenore di vita. Onde Pateclo nel libro de' <i>Tristi</i> disse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Si me noia homo, ki desdigna</p>
-<p class="i01">L'altra gente, per onor ke l'infia</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Di S. Tomaso Arcivescovo di Cantorbery sta bene
-sapere che divenne tutt'altr'uomo da quel di prima
-dopochè fu fatto suo malgrado Arcivescovo; e
-si macerò le carni con cilicio e digiuni. Difatto
-non solo indossava per camicia un cilizio, ma di
-cilizio vestiva anche le coscie sino alle ginocchia.
-Occultava poi la sua santità tanto studiosamente,
-che, salve sempre le esigenze della onestà, sia nel
-decoro degli abiti, sia in ogni altra cosa che è d'uso
-comune della vita, non discordava dalle foggie
-dell'uso generale. Ogni giorno ginocchioni faceva
-l'abluzione ai piedi di tredici poverelli, serviva loro
-una refezione, e, date loro quattro monete d'argento,
-li licenziava..... Questo si può applicare a Re
-Artaldo, che credeva di poter porre limiti alla libertà
-della Chiesa, come è detto nella leggenda. Ma il
-Re tentava di piegarlo al suo volere, a danno della
-Chiesa, pretendendo che confermasse le consuetudini
-de' suoi predecessori contro la libertà della
-Chiesa. Ma il beato Tomaso queste cose non lasciò
-correre, e perciò n'ebbe il martirio.... Nell'Ordine
-dei Minori io ho avuto Ministro un frate Aldobrando
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-del castello di Fiagnano<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> nella diocesi
-di Imola, del quale, frate Albertino da Verona
-(Autore del sermone «Forse la memoria») scherzando
-diceva che aveva avuto qualche brutta idea
-contro Dio. Aveva egli un capo deforme, fatto a
-foggia dell'elmo degli antichi, e aveva molti peli
-sulla fronte. E quando nell'ottava dell'Epifania
-gli toccava d'intonare l'antifona <i>Caput draconis
-(la testa del dragone)</i> i frati si mettevano a ridere
-ed egli se ne conturbava ed arrossiva: A me poi
-tornava sempre a mente quel detto di Seneca:
-<i>Qual anima pensi tu che viva dentro di chi ha un
-faccia tanto brutta?</i>..... E questo accadde a
-Guglielmo Fogliani, che fu eletto Vescovo di Reggio
-quando in mezzo alle discordie cittadine fu eletto
-anche Guizzolo degli Albiconi, e l'anno 1253 gli
-fu necessità rifugiarsi a Mantova, a cagione delle
-contese tra il partito imperiale e il partito della
-Chiesa. Altrettanto capitò a Matteo di Pio Canonico
-della chiesa di Modena e Prevosto della chiesa di
-Ganaceto<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>, che tanto armeggiò per diventare
-Vescovo di Modena, e vi riuscì; eppure era un gobbo
-sconciamente curvo. E per cagione di lui si sollevarono
-i partiti; e la fazione imperiale, a cui egli
-apparteneva, fu espulsa da Modena, e andò esulando,
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-come la ho veduta io, per le Romagne, a Ravenna,
-a Faenza, a Forlì, quando ardeva più infuocata la
-guerra...... così nel mio Ordine, che è quello
-del beato Francesco e de' frati Minori, ho conosciuto
-alcuni lettori molto dotti e santi, che pur tuttavia
-avevano certe debolezze, per cui altri li giudicavano
-teste leggere. Imperocchè si balloccavano volontieri
-col gatto, o col cagnolino, o con qualche uccelletto;
-ma non a modo del beato Francesco che pure si
-trastullava con un fagiano, o una cicala, e si dilettava
-nel Signore..... Sappi che nel pontificale
-di Ravenna ho letto molte volte che un Arcivescovo
-di Ravenna era diventato tanto vecchio da essere
-rimbambinito, e parlava come un bimbo. Ed essendo
-per arrivare a Ravenna l'Imperatore Carlo Magno,
-e dovendo l'Arcivescovo pranzare con lui, i preti
-della curia lo pregarono che per mostrarsi ben educato
-e dare buon concetto di sè si guardasse dal
-fare e dal dire insulsaggini. Ed egli rispose: Dite
-bene, figlioli miei, dite bene; ed io me ne guarderò.
-Ma sedendo poi a tavola, a fianco dell'Imperatore,
-l'Arcivescovo battè colla mano alla dimestica sulla
-spalla dell'Imperatore, dicendogli: Pappa, pappa,
-Imperatore. E domandando l'Imperatore ai presenti
-che cosa dicesse, gli risposero che per vecchiaia rifatto
-bambino, lo invitava con quel parlare da fanciullo
-a mangiare. Allora l'Imperatore con volto
-giulivo lo abbracciò, dicendo: Ecco tu sei un vero
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-Israelita senza malizia.... E noi vediamo che a
-nostri giorni in Italia le città, cambiano i Capitani
-e i Podestà loro due volte all'anno, e amministrano
-a rigore la giustizia, e il loro governo è buono.
-Essendochè quando li insediano giurano di osservare
-gli statuti dettati dai savii della città, a
-cui arrivano. Inoltre hanno a fianco giudici e savii,
-che si regolano a norma de' loro maggiori e governano
-a seconda de' loro consigli..... La settima
-colpa di frate Elia fu lo scialarsela in una vita
-sfoggiata di splendore, di delizie e di fasto. Di rado
-andava altrove che alla Corte di Papa Gregorio IX
-o di Federico II, de quali era amico intimo; o a
-Santa Maria della Porzioncella<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>, (dove il Beato
-Francesco fondò l'Ordine dei frati Minori e dove
-morì); o al convento d'Assisi, ove si conserva alla
-venerazione dei credenti il corpo del beato padre
-Francesco; o al convento di Cella di Cortona<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>,
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-luogo bellissimo e deliziosissimo, fatto fabbricare da
-lui con bell'arte nella diocesi di Arezzo; e di consueto
-era o colà, o nel convento d'Assisi. E aveva
-palafreni grassi e ben quartati, e andava sempre
-a cavallo, anche per passare da una chiesa all'altra
-sol mezzo miglio distante, contravvenendo alla Regola,
-che prescrive ai frati Minori di non servirsi
-mai di cavalcatura, tranne che per una ben dimostrata
-necessità, e per malattia. Così pure per donzelli,
-come usano i Vescovi, aveva garzoncelli secolari,
-vestiti di indumenti variopinti, che in ogni cosa
-gli erano pronti a servirlo. Di rado poi in convento
-sedeva alla mensa comune cogli altri frati, ma
-quasi sempre solo, in disparte, nel suo appartamento.....
-ed era cosa a mio parere villanissima avvegnacchè
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Nullius sine sotio&nbsp;—</p>
-<p class="i01">jucunda fit possessio.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Niuna cosa dolce sia</p>
-<p class="i01">Senza cara compagnia.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Aveva anche nel convento di Assisi, suo cuoco particolare,
-frate Bartolomeo di Padova, ch'io ho veduto
-e conosciuto, e che faceva una cucina delicatissima.
-Costui restò inseparabilmente al servizio di lui, sin
-che la morte incolse frate Elia. Altrettanto fecero
-gli altri, che componevano la sua famiglia. Ebbe
-frate Elia una sua particolare famiglia di dodici o
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-quattordici frati, che teneva sempre seco nel convento
-di Cella di Cortona, e non vestirono mai l'abito
-regolare; dopo la morte del loro malo pastore,
-o meglio seduttore, riconosciutisi delusi nelle loro
-speranze, ritornarono nell'Ordine. Tra costoro aveva
-Elia un certo Giovanni, che dicevano di Lodi, frate
-laico, duro, aspro, tormentatore, un vero boia, che
-a cenni di Elia disciplinava senza misericordia i frati.....
-Ottava colpa di frate Elia fu di voler tenere
-il Generalato dell'Ordine sino colla violenza, e
-per non lasciarselo isfuggire di mano, mise in opera
-molte astuzie. La prima era quella di cambiare di
-frequente i Ministri provinciali, affinchè, poste salde
-radici nel loro ufficio, non sorgessero più arditamente
-contro di lui; poi nominava Ministri que' frati
-che aveva amici; finalmente non convocava mai
-Capitoli generali, ma solamente parziali, cioè di soli
-Ministri cisalpini, e non chiamava i Ministri transalpini
-per timore che lo deponessero. Ma quando
-piacque a Dio, da cui ogni bene dipende, congregati
-insieme e questi e quelli, lo destituirono......
-E allo scopo di ottener quell'adunanza di tutti i
-Ministri in Capitolo generale a fine di deporre Elia,
-s'adoperò frate Arnolfo Inglese, dell'Ordine de' Minori,
-uomo santo e letterato, acceso di zelo per
-l'incremento dell'Ordine; e frate Arnolfo era allora
-penitenziere alla Corte di Papa Gregorio IX. Nona
-colpa di frate Elia fu che quando seppe di quella
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-convocazione di Ministri contro di lui, mandò per
-tutta Italia ordinando a tutti i frati laici più nerboruti,
-e creduti suoi fautori, di non mancare di
-intervenire al Capitolo generale, sperando che lo
-avrebbero sostenuto coi randelli. La qual cosa risaputasi
-da frate Arnolfo indusse Papa Gregorio IX
-a decretare che non fossero ammessi al Capitolo
-generale che que' frati, che sono designati dalla Regola
-co' loro compagni e coi Discreti, e fece annullare
-tutte le lettere di obbedienza inviate da Elia
-ai laici. E il Papa stesso intervenne al Capitolo, e
-ascoltò i voti dei frati, che volevano deposto Elia,
-ed eletto a successore di lui nel Generalato frate
-Alberto da Pisa. In quel Capitolo fu anche deliberata
-una moltitudine di ordinanze generali; ma erano
-slegate, e in processo di tempo le coordinò poi il
-Ministro Generale frate Bonaventura, che poco vi
-aggiunse di suo, e appena le ritoccò in alcuni punti.
-In quell'anno, dopo il Capitolo generale, vi fu un
-ecclissi di sole, da me veduto, di cui parlerò più
-sotto a suo luogo. Frate Elia, quand'era ancora
-Ministro Generale, saputo che si stava per convocare
-un Capitolo universale contro di sè, mandò ordinando
-a tutti i conventi che ogni giorno i frati
-nella congregazione capitolare, dopo la preghiera
-<i>Pretiosa</i> recitassero con lettura chiara, alternandosi
-fra loro, come a coro, i versetti del Salmo: <i>Qui regis
-Isral, intende</i> ecc. <i>O pastore d'Israel porgi gli
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-orecchi</i> ecc. (salmo 80º); essendo che sotto l'allegoria
-della vigna pare voglia indicare l'Ordine.....
-E in poche parole pare che tutto il salmo alluda
-all'Ordine e alla Religione del Beato Francesco; ed
-è composto di tanti versetti, quanti sono gli anni
-che il beato Francesco visse nell'Ordine, cioè venti.
-E il versetto che dice: <i>Exterminavit eam aper
-de silva, et singularis ferus depastus est eam. I
-cinghiali l'hanno guastata e le fiere detta campagna
-l'hanno pascolata</i>, si riferisce fuor di dubbio
-ad un cattivo Ministro Generale dell'Ordine, quale
-fu Elia, distruttore, esterminatore e ruina dell'Ordine
-dei Minori; perchè nessuno, fuorchè Elia è
-stato nell'Ordine cattivo Ministro...... ma restò
-deluso, perchè si diede a credere di poter tenere
-sempre in sue mani il governo dei frati, come fa il
-Papa di Roma fin che vive. Quell'altro versetto
-poi dei salmo, che dice: <i>Fiat manus tua super
-virum dexterae tuae, et super filium hominis,
-quem confirmasti tibi: Sia la tua mano sopra
-l'uomo della tua destra, e sopra il figliuol dell'uomo,
-che tu ti avevi fortificato,</i> allude al buon
-Generale, quali tutti furono, ad eccezione di Elia.
-Recitammo dunque il salmo ogni giorno prima del
-Capitolo generale un mese intero, cosa che non ho
-mai visto fare nè prima, nè dopo. Nè troverei sconvenienza
-il farlo prima d'ogni Capitolo generale,
-massime dopo la morte di un Ministro Generale....
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-Decima colpa di frate Elia fu il non sopportare nè
-con umiltà, nè rassegnato, la sua deposizione. Ma
-fece piena adesione a Federico II Imperatore, già
-scomunicato da Papa Gregorio IX, con lui cavalcava,
-con lui dimorava cogli abiti dell'Ordine insieme
-ad alcuni frati suoi domestici. Il che ridondava
-a sfregio del Papa, a scandalo della Chiesa e
-a vergogna del suo Ordine; specialmente che l'Imperatore
-era già stato scomunicato, e a quei giorni
-stringeva d'assedio Faenza e Ravenna, e quel miserabile
-era sempre in mezzo all'esercito dell'Imperatore,
-e dava a lui consigli, e prestava favore.
-Ai contadini specialmente ed agli altri secolari porse
-sì cattivo esempio..... E i contadini, i ragazzi
-e le ragazze di Toscana ogni volta che incontravano
-per via frati Minori, e li ho uditi centinaia
-di volte, cantavano:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Hor attorna fratt Helia,</p>
-<p class="i01">Ke pres'ha la mala via;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-e se ne rattristavano i buoni frati, e se ne sdegnavano
-a morte a udir tali cose...... Onde
-Papa Gregorio, provocato, lo scomunicò. Undecima
-colpa di frate Elia fu l'infamia di cui si coperse
-occupandosi di Alchimia. Di fatto, quando sapeva
-che nell'Ordine vi era qualche frate, che nel secolo
-aveva studiato di quella scienza, o ciurmeria,
-lo mandava a chiamare e tenevaselo presso di sè
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-nel palazzo Gregoriano (Papa Gregorio IX s'era
-fatto fabbricare nel convento de' frati Minori d'Assisi
-un magnifico alloggio, non meno per lustro
-della casa del beato Francesco che per sua abitazione
-quando andava ad Assisi). In quell'appartamento
-adunque vi erano camere e molti luoghi
-secreti, ne' quali Elia albergava que' frati e molte
-altre persone, ove pareva quasi si andasse <i>a consultare
-la Pitonessa</i>. Incolpi sè stesso: egli ci pensi.
-Dodicesima colpa di frate Elia fu che dopo la sua
-deposizione, e dopo che si mostrò andare vagando
-coll'Imperatore, un giorno si presentò ad un convento
-di Minori, e, raccoltili in Capitolo, cominciò
-a voler provare la sua innocenza, e l'ingiustizia
-della sua deposizione da parte dei frati; e cominciò
-dicendo..... Dopo di che continuò il suo dire,
-come volle e piacque a lui, sempre lodando sè e
-denigrando l'Ordine. Ma poi trovò chi rispose a
-quanto aveva detto..... E chi con tanta franchezza
-rispose a frate Elia fu frate Bonaventura
-da Forlì, da cui io l'ho saputo. Rivoltosi allora
-frate Elia a lui, disse: Chi ti ha ammesso all'Ordine?
-A cui frate Bonaventura di rimando: Non tu, no,
-che hai abbandonato l'Ordine, e vai vagando pel
-mondo, e perciò i contadini ti cantano sul viso:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Hor attorna fratt Helia,</p>
-<p class="i01">Ke pres'ha la mala via;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Vattene pur dunque, frate mosca.... All'udir
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-queste cose frate Elia s'ammutolì e partissene confuso.
-Tredicesima colpa di frate Elia fu di non aver
-mai voluto riconciliarsi coll'Ordine, e rimase sino
-alla morte nella sua ostinazione. E quando frate
-Giovanni da Parma Ministro Generale mandò a lui
-il suo amico frate Gherardo da Modena, che era
-uno de' frati primitivi, a pregarlo che per amore di
-Dio e del beato Francesco, pel bene dell'anima propria,
-e per dare buon esempio, ritornasse in seno
-alla Religione, cui era stato addetto, rispose: Frate
-Gherardo, ho udito dire tanto bene di quel venerabile
-frate Giovanni da Parma che non mi rifiuterei
-di prostrarmi a suoi piedi e confessare le mie colpe,
-fidente nella sua benignità, ma temo assai che
-que' Ministri provinciali, che sono stati offesi da me,
-mi tendano insidia, mi caccino tra ceppi in carcere,
-e mi alimentino di poca acqua e pan muffato.
-Inoltre, avendo io offeso anche la Corte romana,
-so che il Cardinale governatore dell'Ordine vorrebbe
-intromettersi nell'affare del castigo da infliggermi;
-nè io voglio perdere la protezione che ho dell'Imperatore.
-Nulla ostante frate Gherardo da Modena
-stette tutto un giorno intero nel convento di Cella
-di Cortona in colloquio famigliare con frate Elia, e
-s'adoperò ad ogni potere per vincerlo e convertire
-lui e i frati domestici di lui, e indurli ad essere
-ossequenti alle discipline dell'Ordine.... Ma si
-ingegnò invano, perchè Elia pei detti motivi non
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-volle piegarsi...... Quel frate Gherardo però
-passò colà tutta la notte successiva senza poter
-dormire, e, come poscia narrò, gli era paruto di
-aver udito tutta notte svolazzare demonii per la
-casa e pel convento come pipistrelli, e li udiva
-emettere grida, che gli fecero correr per le ossa
-tremore e terrore: <i>M'è venuto uno spavento ed un
-tremito, che ha spaventate tutte le mie ossa, ed
-uno spirito è passato davanti a me, che mi ha
-fatto arricciare i peli della mia carne</i>, dice Giobbe 4.º.
-Finalmente, sorto il sole e dato un saluto, in fretta
-si partì col suo compagno, e riferì al suo Generale
-tutto per ordine, quanto aveva veduto e udito. In
-processo di tempo frate Elia morì scomunicato, come
-già era, da Papa Gregorio IX; se abbia avuto l'assoluzione
-e se abbia provveduto bene all'anima sua,
-ora se lo saprà. Ei ci pensi...... Dopo tempo,
-giacchè <i>a qualsivoglia affare v'è tempo e modo,</i>
-come dice l'Ecclesiaste 8.º, un Custode fece disseppellire
-il corpo di frate Elia e gettare in una fogna.....
-Se vi è chi desideri sapere a chi ne' lineamenti
-del volto si assomigliasse frate Elia, gli dico
-che si assomigliava in tutto a frate Ugo di Reggio,
-cognominato Pocapaglia, nel secolo, maestro di
-grammatica; destrissimo a dar la beffa, parlatore
-prontissimo, e nell'Ordine ottimo e facondissimo
-predicatore, che confutava vittoriosamente i calunniatori
-dell'Ordine, e colla parola e coll'esempio
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-li riduceva al silenzio. Ed un maestro Guido Bonatti
-di Forlì, che si spacciava per filosofo e astrologo,
-e gettava il fango sulle predicazioni dei frati,
-fu da lui sifattamente confuso al cospetto di tutta
-l'Università e del popolo di Forlì, che per tutto il
-tempo che frate Ugo soggiornò in quelle parti,
-non solo non osò più fiatare, ma nè manco farsi
-vedere. Quest'Ugo aveva sempre in pronto tanti
-adagi, tante sentenze, tante favole, tanto copiosa
-messe d'esempi, e stavano sì bene sulle sue labbra,
-perchè li applicava sempre a proposito, ed era
-tanto facondo, colto e graziosissimo parlatore che
-tutti con gran diletto pendevano dalle sue labbra.
-I Ministri e i Prelati dell'Ordine però non lo vedevano
-di buon occhio, perchè parlava sempre allegoricamente,
-e con proverbii e con esempi li confondeva.
-Ma egli non si dava pensiero di loro, protetto
-che si credeva dalla santità della sua vita.
-E basti di frate Elia. Perchè fu già mio proponimento
-di favellare di tutti i Ministri Generali dell'Ordine
-del beato Francesco quando ne avessi tempo
-opportuno; ma di Elia, che fu uno di loro, e quello
-appunto che mi ricevette nell'Ordine, e che offre
-vasto campo all'istoria, ho voluto sbrigarmene
-prima d'ogni altro per aver agio di continuare più
-spigliatamente l'istoria incominciata, dopo di essermi
-alleggerito del gran fardello ch'egli da solo
-mi dava da portare...... Innocenzo 3.º mandò
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-legati a Filippo Re di Francia per indurlo ad invadere
-la Terra degli Albigesi e distruggerli, il
-quale li prese tutti e li fece abbruciare. Questo
-Papa l'anno 1215, diciottesimo del suo pontificato,
-convocò un solenne concilio, a cui concorsero Prelati
-da tutte le parti del mondo. Ed io ho letto il
-discorso, che egli vi pronunciò, e cominciava: <i>Desiderio
-desideravi hoc Pascha</i> ecc. ed ho letto anche
-tutte le deliberazioni, che vi si presero, tra le
-quali fu decretato che non si potesse più fondare
-alcuna congregazione di frati mendicanti. Ma tale
-decreto, per non curanza dei Prelati, non fu osservato,
-anzi, chi vuole, si mette il cappuccio, e va
-mendicando, e si gloria di avere istituita una nuova
-Religione. Da ciò nasce confusione nel mondo, e i
-secolari ne sono gravati, e le limosine non bastano
-oramai più nemmeno per quelli, che operando colla
-parola e colla dottrina, stabilì il Signore che avessero
-a vivere del Vangelo; ed i secolari ignoranti,
-che non hanno lume di discernimento, legano nelle
-loro tavole testamentarie tanto ad una donnicciuola
-che vive sola in un romitaggio, quanto ad una
-congregazione di trenta sacerdoti, che quasi ogni
-giorno dicono messa pe' vivi e pe' morti. Provegga
-Iddio; e muti in meglio quello che non va bene.
-Non parlo di tante altre ordinanze per non seccare
-e per schivare le lungherie. Finalmente Innocenzo
-l'anno 1209 coronò Ottone IV Imperatore, e lo fece
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-sacramentare di rispettar tutti i diritti della Chiesa.
-Ma esso, lo stesso dì, ruppe il giuramento e fece
-depredare i romei; onde il Papa lo scomunicò e
-lo depose dall'Impero. Deposto Ottone, fu eletto
-Federico figlio di Enrico, e fu coronato Imperatore.
-Egli pubblicò buone leggi contro gli eretici
-ed a favore delle libertà della Chiesa. Questi
-sopra tutti gli altri Imperatori rifulse per gloria e
-per ricchezze; ma in sua superbia ne abusò. Imperocchè
-tiranneggiò la Chiesa, imprigionò due cardinali,
-fece trarre in carcere anche i Prelati, che
-Gregorio IX aveva convocati a Concilio, e quindi
-ne fu scomunicato. Finalmente, morto Gregorio per
-abbattimento di tante tribolazioni, Innocenzo IV
-Genovese, convocato un Concilio a Lione, lo depose
-dall'Impero; e la sede dell'Impero, dopo la deposizione
-e la morte di lui, rimane tuttora vacante.
-Si avvisa che quanto riguarda Federico, Papa Gregorio
-e Innocenzo IV, è stato detto qui fuori d'ordine
-cronologico in riepilogo anticipato......
-Uguccione oriondo di Toscana, pisano, fu Vescovo
-di Ferrara. Compose un libro <i>delle Origini</i>, e compose
-alcuni altri opuscoli utilissimi, che corrono
-per le mani di molti, ed io li ho veduti e letti più
-volte. Resse l'episcopato virilmente, degnamente
-ed onoratamente sino a che chiuse la sua lodata
-vita. Volò al cielo l'ultimo giorno d'Aprile del
-1210, dopo 20 anni di episcopato, meno un giorno.
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-Il 1º Giugno 1211 fu insediato nella cattedra Nicolò
-Vescovo di Reggio. Egli fu nominato Vescovo e
-quasi uomo d'armi; godeva dei favori dell'Imperatore
-Federico e della Corte romana; era di Padova,
-della nobile stirpe dei Maltraversi, bell'uomo, splendido,
-cortese e fece ampliare l'episcopio di Reggio,
-Usò tante deferenze ai frati Minori che volle sin
-loro dare per abitazione la canonica della chiesa
-matrice, sede Vescovile; ed i canonici di quel tempo
-l'acconsentirono, e per amore dei frati Minori s'accontentarono
-d'andar ad abitare nelle case annesse
-alle cappelle della città. Ma i Minori per umiltà
-non vollero dare tanto disagio ai canonici, e non
-accettarono. Il dispensiere di questo Vescovo fu accusato
-presso il suo padrone di non dare ai frati
-Minori la limosina di pane da lui stabilita. Perciò
-chiamollo a sè, e lo rimproverò, dicendogli; Figlio,
-non dice forse l'Ecclesiastico 4.º: <i>Non defraudare
-la limosina al povero</i>? Ma sapendo il Vescovo, per
-sentenza di Salomone ne' proverbii 29.º che <i>Il servo
-non si corregge con parole; benchè intenda, non
-però risponderà</i>, lo cacciò in una angustissima e
-cieca prigione, e lo nutrì del pane del dolore e
-dell'acqua dell'amarezza. Poscia lo licenziò; e Iddio
-lo benedica. Giacchè sapeva bene il Vescovo
-che la genìa dei servi non si emenda che col supplizio,
-come disse un certo tiranno a quelli che
-erano incaricati di servire gli alimenti a S. Ippolito.
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-Sia benedetto, dice Pateclo di Monferrato, che perdonò
-a tutti tranne che agli scudieri, miserissimi
-uomini, i quali dopochè nelle Corti dei Grandi sono
-stati elevati a nobilissimi uffici, diventano spilorci
-per mostrarsi buoni custodi e massai della roba dei
-padroni loro, e rubano ai poveri e alla buona gente
-quanto poi regalano alle loro puttane: e talora accade
-che le mogli e le figlie dei padroni diventano
-le amanti dei servitori, dei dispensieri e dei fattori,
-perchè delle robe di casa non possono mai godere
-che per mezzo loro. Miserrimi che sono tali padroni!
-che custodiscono con più religione i prodotti delle
-loro terre che il proprio onore e l'illibatezza delle
-mogli e delle figlie loro. Tuttociò ha osservato il
-mio occhio, e ne ha avuto le prove. Nicolò adunque
-Vescovo di Reggio fu uomo valente e di molte cose
-esperto, e sapeva essere chierico coi chierici, religioso
-coi religiosi, soldato coi soldati e barone coi
-baroni.
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-</p>
-
-<h2 id="indgen">INDICE GENERALE
-<span class="smaller">DELLE MATERIE CONTENUTE NELLA CRONACA<br />
-DI
-FRA SALIMBENE</span></h2>
-
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-Indice Generale
-</p>
-</div>
-
-<h3>A</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Abbate</b> di Bertinoro v. I. 215-216.</li>
-<li><b>Abele</b> di Danimarca v. I. 322.</li>
-<li><b>Acaia.</b> Re Carlo d'Angiò ha titolo di Principe dell'Acaia v. II. 72.</li>
-<li><b>Accarisio</b> (degli) Guido. Parteggia per l'Impero v. I. 262.</li>
-<li class="in1">» Sua morte v. II. 52.</li>
-<li><b>Acerra</b> (di) Conte Tomaso v. I. 320.</li>
-<li class="in1">» Cortigiano di Re Manfredi v. II. 4.</li>
-<li><b>Acorto.</b> Uccide l'Arciprete di Caviano v. II. 216.</li>
-<li><b>Acquasparta</b> (di) Matteo. Eletto Ministro generale dei Minori v. II. 210.</li>
-<li><b>Adamo</b> di Marisco. Amico di frate Ugo v. I. 134.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità v. I. 134.</li>
-<li class="in1">» Suoi scritti v. I. 173</li>
-<li><b>Adamo</b> (degli) Famiglia v. I. 14 e seg.</li>
-<li class="in1">Adamino v. I. 15 e 33.</li>
-<li class="in1">Giovanni v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Egidia di Guido v. I. 30.</li>
-<li class="in1">Agnese. Sua origine v. I. 23</li>
-<li class="in2">» Sue qualità v. I. 90.</li>
-<li class="in1">Agnese di Guido v. I. 15.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span></li>
-<li class="in1">Aica di Bernardo v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Alberta di Rolando v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Bartolomeo di Rolando v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Bernardo di Oliviero. Sua morte v. I, 13, 15, 31.</li>
-<li class="in1">Bonifacio di Bernardo v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Caracosa di Guido, v. I. 29.</li>
-<li class="in1">Caracosa di Oliviero v. I. 31.</li>
-<li class="in1">Corrado di Bernardo v. 1. 32.</li>
-<li class="in1">Emblavato v. I. 15-33.</li>
-<li class="in1">Francesco di Rolando v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Gisla v. I. 30.</li>
-<li class="in1">Guido v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Guido di Guido. Mandato dai Parmigiani in missione presso Innocenzo IV v. I. 31.</li>
-<li class="in1">Guido di Giovanni v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Guido di Rolando v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Guido fratello del Cronista v. I. 315.</li>
-<li class="in1">Guido padre del Cronista v. I. 14-15.</li>
-<li class="in2">» Va a Fano per tentare che esca dal convento il figlio Salimbene v. 1. 18. 67.</li>
-<li class="in1">Giacomo di Oliviero v. I. 31.</li>
-<li class="in1">Giovanni maestro v. I. 15. 29</li>
-<li class="in1">Leonardo di Bernardo v. I. 15. 32.</li>
-<li class="in1">Mabilia. v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Mabilia di Rolando v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Maria di Guido v. I. 29.</li>
-<li class="in1">Maria v. I. 29. 35.</li>
-<li class="in1">Oliviero di Adamo v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Oliviero di Bernardo v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Ognibene (il Cronista). Nato v. I. 8. 15.</li>
-<li class="in1">Pino di Rolando v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Rica di Bernardo v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Rolando di Oliviero v. I. 15. 31. 33.</li>
-<li class="in1">Rolandino di Rolando v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Romagna di Bernardo v. I. 15.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span></li>
-<li class="in1">Villano v. I. 32.</li>
-<li class="in1">Salimbene. Nato v. I. 8. 15.</li>
-<li class="in2">» Va a Lione v. I. 83. 105.</li>
-<li class="in2">» Va in Francia v. I. 118.</li>
-<li class="in2">» Commensale di Giovanni da Magione v I. 119.</li>
-<li class="in2">» Accenni ad alcune sue opere v. 1. 121. 122. 311.</li>
-<li class="in2">» Commensale di S. Lodovico Re di Francia v. I. 129. 130.</li>
-<li><b>Adamo</b> le Rigalde v. I. 315.</li>
-<li><b>Adda.</b> Sconfitta di Ezzelino v. I. 330.</li>
-<li class="in1">» Passaggio di Corradino v. II. 8.</li>
-<li><b>Adegherii</b> (degli) Rolando, Ambasciatore a Reggio, v. II. 80.</li>
-<li class="in1">» Podestà di Modena v. II. 201.</li>
-<li><b>Adelardi</b> (degli) Giuditta. Lamenta che vi siano troppi frati v. I. 152.</li>
-<li class="in1">Rainiero. v. 1. 61. Frate Gaudente. 344.</li>
-<li><b>Adriano V.</b> Aiuta a spogliar del vescovado Maestro Giovanni di donna Rifida v. I. 37.</li>
-<li class="in1">» Nipote del Papa defunto v. I. 305.</li>
-<li class="in1">» Elezione e morte, v. II. 38.</li>
-<li><b>Agareni.</b> v. II. 69.</li>
-<li><b>Agostino</b> di Recanati. Censore di frate Elia. v. II. 236</li>
-<li><b>Aica.</b> Concubina di Guglielmotto. v. I. 76.</li>
-<li><b>Aicardo</b> di Ugo. v. I. 31.</li>
-<li><b>Aigoni</b>, famiglia, v. II. 5.</li>
-<li><b>Aimerico</b> (degli) Famiglia v. I. 31.</li>
-<li><b>Aimono</b> frate eletto Ministro Generale v. I. 68. 165.</li>
-<li class="in1">» Visita conventi v. I. 176.</li>
-<li class="in1">» Sua esposizione di Isaia, v. I. 321.</li>
-<li class="in1">» Morte v. I. 80.</li>
-<li><b>Aix.</b> Dove è v. I. 171.</li>
-<li class="in1">» Vi abita e vi muore il Conte di Provenza v. I. 171.</li>
-<li class="in1">» Vi fu Arcivescovo S. Massimino. v. II. 68.</li>
-<li><b>Albano</b> (di) Cardinale. Sua morte, v. II. 18. 19.</li>
-<li><b>Albareto</b> (di) Guido. Sua fazione in Reggio v. II. 81.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span></li>
-<li class="in1">» È accusato, v. II. 179.</li>
-<li class="in1">» Assolto per corruzione v. II. 181.</li>
-<li class="in1">» Si batte a Cariano, v. II. 200.</li>
-<li class="in1">» Grandiosità della sua casa. v. II. 209. 210.</li>
-<li class="in1">» Predizione che lo riguarda, v. II. 203.</li>
-<li class="in1">» Si brucia la sua casa. v. II. 209.</li>
-<li class="in1">Azzolino. Uccide Guido di Bibbianello v. II. 178.</li>
-<li class="in2">» Uno de' principali nell'esercito di quei di Gesso v. II. 202.</li>
-<li class="in1">Ezzelino. Del partito della città di sotto in Reggio v. II. 81.</li>
-<li class="in1">Rolando. Del partito della città di sotto in Reggio v. II. 81.</li>
-<li><b>Albe</b> Suore. Loro convento, v. II. 70.</li>
-<li><b>Albenga.</b> Devastata dai Pisani v. II. 86.</li>
-<li><b>Alberghetti</b> (degli) Ugolino. Signoreggia in Faenza v. I. 262. 809.</li>
-<li class="in1">Manfredo Torta. Morte infertagli da consaguinei v. II. 147.</li>
-<li class="in1">Alberico. Frate Gaudente, v. I. 262.</li>
-<li class="in1">Samaritana, v. II. 218.</li>
-<li class="in1">Famiglia, v. I. 158. Signori di Faenza, v. I. 262.</li>
-<li><b>Alberico</b> da Romano, vedi Romano (da).</li>
-<li><b>Albertino</b> di Verona. Trova modo di dar cibo ad Enzo Re prigioniero, v. I. 216.</li>
-<li><b>Alberto</b> Cremonese. Falsi miracoli, v. II. 46.</li>
-<li class="in1">Uccellatore. Padre di Giovanni da Parma, v. I. 190.</li>
-<li class="in1">Cremonella fisico a Fontevivo. v. I. 335.</li>
-<li class="in1">Parmigiano. Notaio della Corte Somana. v. I. 157.</li>
-<li class="in2">» Sue qualità e parentela v. II. 54.</li>
-<li class="in1">Pisano. Ministro Generale de' Minori, v. I. 25. 67.</li>
-<li class="in2">» Sua morte, v. I. 68.</li>
-<li class="in1">Della Scala. Succede a Mastino, v. I. 276.</li>
-<li class="in1">Malavolta. Podestà di Genova annunzia la cattura di Re Enzo v. I. 216.</li>
-<li><b>Albi.</b> Presso Albi si combatte la battaglia detta di Tagliacozzo. v. II. 9.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span></li>
-<li><b>Albicani</b> (degli) Famiglia, v. I. 80.</li>
-<li class="in1">Guizzolo eletto Vescovo, v. I. 80. v. II. 245.</li>
-<li><b>Albinea</b> (quei di), v. II. 202.</li>
-<li class="in1">(di) Pietro. Ambasciatore a Parma ed oratore dell'ambasceria v. II. 82.</li>
-<li><b>Albe</b> Gerardo. Fatto Cardinale, v. II. 34.</li>
-<li class="in1">» Mandato a pacificare i Siciliani al tempo del Vespro siciliano, v. II. 54. 56.</li>
-<li class="in1">» Fa doni ai Minori, v. II. 160.</li>
-<li class="in1">» Fa fare il dormitorio delle donne della Religion Vecchia, v. II. 160.</li>
-<li class="in1">» Fa un'offerta perchè si faccia una campana pel Duomo, v. II. 160.</li>
-<li><b>Albrighetti.</b> Vedi Alberghetti.</li>
-<li><b>Alcarisii.</b> Vedi Accarisii. Famiglia, v. I. 309.</li>
-<li><b>Alconio.</b> Chi vi ha signoria v. I. 263.</li>
-<li><b>Aldobrando</b> da Foiano va ad un Concilio a Ravenna v. I. 298.</li>
-<li><b>Alemagna.</b> Predizione che la riguarda v. II. 97.</li>
-<li><b>Alessandria.</b> Arrivo di Salimbene v. I. 209.</li>
-<li class="in1">» Dominio del Pallavicino v. I. 228.</li>
-<li class="in1">» Dominio di Lanzavecchia v. I. 254.</li>
-<li class="in1">» Cagione di guerra tra Uberto Pallavicino e il Marchese di Monferrato v. I. 272.</li>
-<li><b>Alessandrini.</b> Catturano i Tortonesi v. I. 326.</li>
-<li class="in1">» Seguendo il Marchese di Monferrato vanno contro Lodi v. II. 93.</li>
-<li><b>Alessandro</b> III. Ha controversie coi Principi v. I. 12. 123. IV. Eletto v. I. 346.</li>
-<li class="in1">» Ha controversie coi Principi v. I. 12.</li>
-<li class="in1">» Riprova un opuscolo di Guglielmo del Santo Amore v. I. 28. 179.</li>
-<li class="in1">» Unisce i Britti in una sola Congregaz. v. I 151.</li>
-<li class="in1">» Osteggia Fra Giovanni da Parma v. I. 180.</li>
-<li class="in1">» Canonizza Santa Chiara v. I. 199.</li>
-<li class="in1">» Tenta convertire Ezzelino v. I. 285.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span></li>
-<li><b>Alessandro IV.</b> Convoca un Concilio a Ravenna v. I. 298.</li>
-<li class="in1">» Annulla disposizioni di Innocenzo IV v. I. 305.</li>
-<li class="in1">» Espelle Guglielmo del Santo Amore v. I. 333.</li>
-<li class="in1">» Eletto Papa v. I. 278. 305. 331.</li>
-<li class="in1">» Vuole che i frati Minori confessino v. I. 302.</li>
-<li class="in1">» Fatto scandaloso da lui narrato v. I. 302.</li>
-<li class="in1">» Sua morte v. I. 285. 344.</li>
-<li class="in1">Maestro inglese v. I. 23.</li>
-<li><b>Alina.</b> Bruciata. v. II. 48. 160.</li>
-<li><b>Alleluia</b> (tempo dell') Comincia v. I. 43.</li>
-<li><b>Alucii</b> (degli) Giacomo. Guarito per miracolo di San Lodovico Re di Francia, v. II. 22.</li>
-<li><b>Alvernia</b> (monte di). S. Francesco vi riceve le stimmate v. II. 115.</li>
-<li><b>Ambasciatori</b> Cremonesi. Loro costume, v. I. 235.</li>
-<li><b>Ambrogio</b> Normanno. Monaco v. I. 246.</li>
-<li><b>Amici</b> (degli) Amizzone. Va in Puglia a prender oro v. I, 21.</li>
-<li><b>Ammanato</b> Tosco, Castaldo di Filippo Legato. Come punito v. I. 293.</li>
-<li><b>Anagni.</b> Patria di Gregorio IX v. I. 11.</li>
-<li class="in1">» Vi si canonizza S. Chiara v. I. 332.</li>
-<li><b>Anastasio</b> ravennate. Nemico di Paolo Traversali v. I. 70.</li>
-<li><b>Ancona.</b> Vi è in esilio Ghiberto da Gente v. I. 329.</li>
-<li><b>Andalò</b> (degli) Castellano. Primeggia in Bologna v. I. 264.</li>
-<li class="in1">Loterengo. Podestà di Reggio v. I. 339.</li>
-<li class="in2">» Priore dei Gaudenti v. I. 344.</li>
-<li><b>Andrea</b> di San Giovanni d'Acri, v. I. 8.</li>
-<li class="in1">Di Bologna. Compagno di frate Giovanni da Parma e sue qualità v. II. 109.</li>
-<li class="in2">» Guardiano v. II. 118.</li>
-<li class="in1">Re d'Ungheria v. I. 70. 71.</li>
-<li class="in1">Chiesa di S. (Mantova). Vi fu ucciso Guidotto Vescovo di Mantova v. I. 61.</li>
-<li class="in1">Di Trezzo. Assoggettato a suplizii v. I. 103.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span></li>
-<li><b>Angeli</b> (degli) Guido. Vicario di Ghiberto da Gente nella Podesteria di Reggio v. I. 338.</li>
-<li><b>Angere.</b> Cardinale nipote di Urbano IV v. I. 74.</li>
-<li><b>Anjou.</b> Provincia v. II. 72.</li>
-<li><b>Annibale.</b> Nipote del Cardinale Riccardo. Morte v. II. 8.</li>
-<li><b>Anselmo.</b> Raboino v. I. 198.</li>
-<li><b>Anticristo</b> v. I, 321. 334.</li>
-<li><b>Antiochia.</b> Presa dal Soldano di Babilonia, v. II. 10.</li>
-<li><b>Antonio</b> S. da Padova. Morte v. I. 41.</li>
-<li class="in1">Pellegrino. Creduto santo v. II. 47.</li>
-<li class="in1">Da Parma. Va ambasciatore ai Tartari v. I. 116:</li>
-<li><b>Apollinare</b> S. Ravenna e Chiassi sostengono averne il corpo V. II. 69.</li>
-<li><b>Apostoli</b> e Apostolesse. Congrega v. I. 153. 167.</li>
-<li class="in1">» Loro qualità v. I. 153.</li>
-<li class="in1">» Non sono in istato di salute v. I. 163.</li>
-<li class="in1">» Debolezza dei Vescovi a loro riguardo v. I. 166.</li>
-<li class="in1">» Loro soppressione v. I. 153. v. II. 28.</li>
-<li class="in1">» Arrivano a Parma v. II. 126.</li>
-<li class="in1">» Cacciati da Parma v. II. 183.</li>
-<li><b>Aquila.</b> Primo a fare traduzioni, v. I. 121.</li>
-<li><b>Aquileia</b> (di). Gregorio di Montelungo Arcivescovo, v. I. 29.</li>
-<li><b>Arcili</b> (degli) Gherardo e Gherardino. v. I. 91.</li>
-<li class="in1">» Allocuzione, v. I. 91. v. II. 172.</li>
-<li><b>Ardizzone</b> Vescovo di Modena, sua morte, v. II. 207.</li>
-<li><b>Arduino</b> di Chiavari. Sua rissa, v. II. 131.</li>
-<li><b>Arezzo.</b> Vi muore Gregorio X. v. II. 31.</li>
-<li><b>Argenta.</b> Il Legato Filippo va ad Argenta, v. I. 293.</li>
-<li class="in1">» Suo uso colà. v. I. 311.</li>
-<li><b>Arles.</b> Salimbene vi si trova, v. I. 131. 174.</li>
-<li class="in1">» Frate Giovanni da Parma vi si trova, v. I. 174.</li>
-<li><b>Arlotto</b> da Prato. Dottorato a Parigi, v. I. 191.</li>
-<li class="in1">» Eletto Ministro Generale dei Minori, v. II. 136.</li>
-<li class="in1">» È a Parigi v. II. 155.</li>
-<li><b>Armarii</b> (degli) Tomaso. Un suo figlio uccide un frate, v. I. 21.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span></li>
-<li class="in1">Ugo di Tomaso possiede e vende Sinzanese. v. II. 159.</li>
-<li><b>Armenia</b> devastata, v. II. IO.</li>
-<li><b>Arno.</b> Presso la foce i Pisani costruiscono galee, v. II. 86.</li>
-<li><b>Arnolfo</b> frate Guardiano. Possiede un certo libello, v. 1.337.</li>
-<li><b>Arpi</b> (degli) Giacomino, v. II. 174.</li>
-<li class="in1">» Ricco dissipatore finisce col mendicare, v. II 174.</li>
-<li class="in1">Arpo. Frate, v. II. 174.</li>
-<li><b>Artaldo</b> Re d'Inghilterra. Espelle S. Tomaso di Cantorbery v. I. 123. v. II. 244.</li>
-<li><b>Aschieri</b> (degli) Aschiero. Espulso da Reggio. v. I. 82.</li>
-<li><b>Asdente</b> Benvenuto. Chi era, che faceva e sue qualità v. II. 58.</li>
-<li class="in1">» Ambasciatori Reggiani lo consultano e sua risposta v. II. 82.</li>
-<li class="in1">» Il Vescovo lo invita a pranzo, v. II. 84.</li>
-<li class="in1">» Suoi vaticinii, v. II. 85.</li>
-<li class="in1">» Sue capacità e sue riserve, v. II. 85.</li>
-<li><b>Asinelli</b> (degli) torre, v. II. 70.</li>
-<li><b>Asino</b> Pietro. Sua morte, v. II. 4.</li>
-<li class="in1">Giordano, v. II. 4.</li>
-<li><b>Assaiuto</b> (di) Manfredino. v. II. 179.</li>
-<li class="in1">Guercio, v. II. 179.</li>
-<li><b>Assandri</b> (degli) Giacomo. Compagno di frate Giovanni da Parma e sue qualità, v. II. 112.</li>
-<li><b>Assassini.</b> Depredano, v. I. 94.</li>
-<li class="in1">» Scorazzano il territorio parmigiano, v. I. 94. 102</li>
-<li><b>Assisi.</b> Vi muore maestro Guglielmo di Gattatico v. I. 305.</li>
-<li class="in1">» Vi è sepolto Martino 4. v. II. 129.</li>
-<li><b>Asti.</b> Guido Conte di Montefeltro vi è confinato, v. I. 361.</li>
-<li><b>Atanulfo</b> (di) Raimondo. Il primo dei Saccati, v. I. 152.</li>
-<li><b>Attila</b> Re. v. I. 114.</li>
-<li><b>Auduci.</b> Pretendono la Signoria di Imola, v. I. 276.</li>
-<li><b>Austria</b> (d') Duca. Ucciso, v. II. 9.</li>
-<li class="in1">» Paciere tra Pietro d'Aragona e i figli del Re di Francia, v. II. 161.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span></li>
-<li><b>Auxerre.</b> Vi si trova Salimbene, e va a Vezellay a visitare il creduto corpo della Maddalena, v. I. 120.</li>
-<li class="in1">» Ricca di vigne, v. I. 122. 140.</li>
-<li><b>Avanzo.</b> Frate, v. I. 184.</li>
-<li><b>Avignone.</b> Dov'è. v. I. 205.</li>
-<li class="in1">» Vi muore frate Buonagrazia. 176.</li>
-<li><b>Avvocati.</b> Famiglia di Mantova. Espulsi, v. I. 61.</li>
-<li class="in1">(degli) Enrico di Cremona. Podestà di Parma, v. II. 146.</li>
-</ul>
-
-<h3>B</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Baffoli</b> (dei) Egidio. Suo valore, v. II. 176.</li>
-<li class="in1">Bernardina. Sue qualità, v. II. 176.</li>
-<li class="in1">Bernardo. Frate, sue qualità e stranezze, v. II. 174.</li>
-<li class="in2">» Spegne un incendio in strada S. Cristina in Parma v. II. 176.</li>
-<li class="in2">» Sua morte, v. II. 176.</li>
-<li><b>Bagnacavallo.</b> Salimbene vi dimora, v. I. 96.</li>
-<li class="in1">» Il Vescovo di Faenza si nasconde ivi in una torre v. I. 309.</li>
-<li><b>Baiso</b> (di) Guido. Sua morte, v. I. 11.</li>
-<li><b>Balbeck.</b> Costrutta, v. I. 222.</li>
-<li><b>Baldacchino.</b> Nome di una stoffa, v. II. 46.</li>
-<li><b>Baldovino.</b> Conte di Fiandra alle crociate, v. I. 14.</li>
-<li><b>Baldovino.</b> Imperatore ha per moglie una figlia di Re Giovanni v. I. 24.</li>
-<li><b>Baliano</b> (di) Saetta, v. I. 8. 16.</li>
-<li><b>Balugano</b> (di) Nicoluzzo. Va contro i Bolognesi fuorusciti v. II. 29.</li>
-<li><b>Balugola</b> castello. Incendiato, v. II. 139.</li>
-<li><b>Balzolano.</b> Giudice venale, v. II. 236.</li>
-<li><b>Banzola.</b> Castello, v. II. 43.</li>
-<li><b>Baratti</b> (dei) Adelasia. v. I. 15.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span></li>
-<li class="in1">Gerardo, v. I. 15.</li>
-<li class="in1">Fizaimone, Frate Gaudente, v. I. 844.</li>
-<li class="in1">Famiglia, v. I. 33.</li>
-<li><b>Barbarasi</b> Cremonesi. Signori in Cremona per l'impero v. I. 264.</li>
-<li><b>Bareo</b> (di) Ugo. Sue relazioni con Pasquetta. v. I. 75.</li>
-<li><b>Bardello.</b> Castello. Vi è prigione in gabbia di ferro all'esterno di alta torre Napo della Torre v. II. 39.</li>
-<li><b>Bardi.</b> Si arrende ai Piacentini, v. II. 12.</li>
-<li><b>Bardone.</b> Monte su cui è Berceto. v. II. 131.</li>
-<li><b>Barisello</b> Giovanni sartore. Costringe coll'armi i Parmigiani imperiali a giurar per la Chiesa, v. I. 266.</li>
-<li class="in1">» Ha sèguito d'armati, v. I. 266.</li>
-<li class="in1">» Sposa una Cornazzani. v. I. 269.</li>
-<li class="in1">» Ritorna al suo mestiere di sarto v. I. 270.</li>
-<li><b>Barletta.</b> Una donna di Barletta predice la morte di più Principi, v. II. 127.</li>
-<li><b>Barnaba</b> della Regina da Reggio. Sue qualità e morte, v. II. 156.</li>
-<li><b>Bartolomeo.</b> Frate Minore. Compone un libro intorno alla natura delle cose. v. 1. 65.</li>
-<li class="in1">Da Vicenza, v. I. 48.</li>
-<li class="in2">» Istituisce la Regola de' Gaudenti, v. I. 345.</li>
-<li class="in2">» Fatto Vescovo, v. I. 345.</li>
-<li class="in1">Da Bologna, dottore. Eletto Ministro provinciale, v. II. 155.</li>
-<li class="in1">Canale. Cortigiano di Re Manfredi, v. II. 4.</li>
-<li><b>Bassetto</b> Frate, v. I. 206.</li>
-<li><b>Bastardi</b> (dei) famiglia. Due uccisi, v. I. 346.</li>
-<li><b>Bazaleri</b> (dei). Nicolò muore in battaglia, v. II. 30.</li>
-<li class="in1">» Devastazione d'ogni cosa de' suoi figli, v. II. 211.</li>
-<li><b>Bazzano.</b> I Bolognesi lo bloccano, v. I. 11.</li>
-<li class="in1">» Vi sono sorpresi i carrettieri Parmigiani che portavano sale da Cervia, v. II. 105.</li>
-<li class="in1">» Assediato dai Bolognesi v. I. 203.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span></li>
-<li><b>Beatrice</b> di Puglia. Moglie di Pinotto da Gente, v. II. 167.</li>
-<li><b>Beaucaire</b>. v. I. 136.</li>
-<li class="in1">» Frate Giovanni da Parma invitato dai frati di Beaucaire. v. I. 173.</li>
-<li><b>Beaune</b>. Ricca di vigne. v. I. 123.</li>
-<li><b>Beccai</b> di Cremona. Vendetta, v. II. 212.</li>
-<li class="in1">» di Parma. Aiutano Ghiberto da Gente ad insignorirsi di Parma, v. I. 326.</li>
-<li class="in1">» di Reggio. Minacciati se non vendono le carni a prezzo di ragione, v. II. 148.</li>
-<li><b>Becherio</b> Pietro. Signore di Vercelli, v. I. 254.</li>
-<li><b>Belleville</b> (di) Pietro. Per suo poco accorgimento si sviluppa un incendio, v. II. 76.</li>
-<li><b>Bellincioni</b> (dei) Bonaccorso. Podestà di Reggio, v. II. 6.</li>
-<li class="in1">» Cacciato dalla Podesteria, v. II. 6.</li>
-<li><b>Belletti</b> (dei) Ravanino. Podestà di Reggio v. I. 10.</li>
-<li><b>Bencivieni</b> Vescovo di Albano, v. II. 41.</li>
-<li class="in1">» Fatto Cardinale v. II. 41.</li>
-<li><b>Beneceto</b> (da) Giacomino, v. II. 174.</li>
-<li><b>Benedetto</b> di Arezzo. Ministro della Provincia di Grecia, v. I. 24.</li>
-<li class="in1">Di Colle, v. I. 191.</li>
-<li class="in1">Di Cornetta, v. I. 44.</li>
-<li class="in2">» Fa la devozione dell'allelluia a Parma, v. I. 45.</li>
-<li class="in1">Di Faenza. Fisico e dottore a Parigi, v. I. 179.</li>
-<li class="in1">Di Marsiglia. Sue qualità e suo caso raro sì che par strano, v. II. 114.</li>
-<li><b>Benevento</b>. Manfredi è sepolto a piè del ponte di Benevento, v. II. 3.</li>
-<li><b>Benintendi</b> frate e sue qualità, v. II. 130.</li>
-<li><b>Benvenuto</b> frate e sua dottrina v. II. 195.</li>
-<li><b>Berceto.</b> Distrutto, v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Assediato v. I. 236.</li>
-<li class="in1">» Dove si trovi v. II. 131.</li>
-<li><b>Bergamaschi</b>. All'assedio di Brescia, v. I. 66.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span></li>
-<li class="in1">» Aiutano Federico 2. v. I. 101.</li>
-<li class="in1">» Fanno pace coi Bresciani, v. II. 5.</li>
-<li class="in1">» Fabbricano Timberga v. II. 214.</li>
-<li class="in1">» A stipendio di quei di Gesso. v. II. 212, 213.</li>
-<li><b>Bergamo</b>. Tributaria di Uberto Pallavicino, v. I. 228.</li>
-<li class="in1">» Suoi fuorusciti fabbricano Timberga, v. II. 214.</li>
-<li><b>Bernardino</b> di Buzea. A Campeggino presso Ghiberto da Gente, v. I. 327.</li>
-<li class="in1">» di Ravenna. Podestà di Modena v. II. 218.</li>
-<li><b>Bernardo</b> Cardinale. Esiglia Guido da Montefeltro. v. I. 261.</li>
-<li class="in1">» Legato v. I. 318.</li>
-<li class="in1">» Suo detto. v. II. 108.</li>
-<li class="in1">» Manda frate Fatebene a Pinamonte. v. I. 318.</li>
-<li class="in1">» di Guglielmo. Imprigionato e ucciso. v. II. 215.</li>
-<li class="in1">» A sua sorella fu tagliata la lingua, v. II. 215.</li>
-<li class="in1">» di Giacomo. Suo figlio è decapitato. v. I. 263.</li>
-<li class="in1">Vizio. Spogliato del vescovato, v. I. 36.</li>
-<li class="in2">» Eletto Vescovo. v. I. 42.</li>
-<li><b>Bertinoro</b> o Brettinoro Villa Perchè così detta. v. I. 216.</li>
-<li><b>Bertoldo</b> di Alemagna. Dottrina ed opere. v. II. 120.</li>
-<li class="in1">» Conversioni e miracoli. v. II. 121 e seg.</li>
-<li class="in1">Patriarca di Aquileia. Invitato da Federico 2. v. II. 153.</li>
-<li><b>Bertoldino</b>. Frate. Ministro v. I. 198.</li>
-<li class="in1">» Lettore. v. I. 210.</li>
-<li><b>Bertrando</b> di Manara. Compagno dell'Istitutore dei Saccati. v. I. 152.</li>
-<li><b>Biacardo</b> Guglielmo frate. v. I. 209.</li>
-<li><b>Bibbianello</b> castello. I Parmigiani lo ricuperano, v. I. 202.</li>
-<li class="in1">» Dove è, v. II. 156.</li>
-<li class="in1">» Pino parte. v. II. 168.</li>
-<li class="in1">» Tentativo di consegnarlo al nemico. v. II. 215.</li>
-<li class="in1">» Ruina la torre. v. II. 156</li>
-<li><b>Bibbiano</b>. Dove è. v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Se ne fa un Borgo. v. II. 65.</li>
-<li class="in1">» Si fortifica. v. II. 198.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span></li>
-<li class="in1">» Fa tregua con quei di Gesso. v. II 201.</li>
-<li><b>Beduzzano</b>. Federico 2. vi impicca Parmigiani. v. I. 102.</li>
-<li><b>Binicli</b> (dei) Uguccione, Signore in Imola per l'Impero. v. I. 263.</li>
-<li class="in1">» Prigioniero e decapitato. v. I. 263.</li>
-<li class="in1">Giovanni v. I. 263.</li>
-<li><b>Bismantova</b>. S'arrende ai Reggiani. v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» È ripresa. v. II. 43.</li>
-<li class="in1">» Assediata. v. II. 40.</li>
-<li><b>Bobbio</b>. Si crede vi sia un'idria delle nozze di Cana Gallilea. v. I. 220.</li>
-<li><b>Boccabadati</b>. v. I. 50.</li>
-<li><b>Boemia</b>. Guerra coll'Ungheria. v. I. 344</li>
-<li><b>Boezio</b>. Fatto morire da Teodorico. v. I. 115.</li>
-<li><b>Boiardi</b> (dei) Bonifacio. Manomette il convento di S. Prospero in Reggio. v. II. 185, 186.</li>
-<li class="in1">Gerardo. v. II. 185.</li>
-<li class="in1">Famiglia. Fanno pace coll'abbate di S. Prospero di Reggio. v. II. 81.</li>
-<li><b>Bologna</b>. Alcuni della famiglia del Cronista Salimbene vi si accasano. v. I. 14.</li>
-<li class="in1">» Vi si conducono i prigionieri di Castel Leone. v. I. 65</li>
-<li class="in1">» Vi passa Giovanni da Parma. v. I. 185.</li>
-<li class="in1">» Vi si trova frate Rainaldo. v. I. 213.</li>
-<li class="in1">» C'è Salimbene. v. I. 221.</li>
-<li class="in1">» Profezia che riguarda Bologna. v. I. 252.</li>
-<li class="in1">» A Bologna non si vuol sentir parlare di S. Antonio. v. I. 290.</li>
-<li class="in1">» Innocenzo IV a Bologna v. I. 326.</li>
-<li class="in1">» Pestilenza a Bologna v. I. 341.</li>
-<li class="in1">» Costituzione dell'Ordine dei Gaudenti v. I. 344.</li>
-<li class="in1">» Costituzione della Congregazione della Giustizia v. II. 21.</li>
-<li class="in1">» Muore a Bologna Re Enzo v. II. 23.</li>
-<li class="in1">» Bologna incendiata v. II. 28. 48.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span></li>
-<li class="in1">» Quelli del partito dell'impero fuggono v. II. 28.</li>
-<li class="in1">» Pacificazione del Cardinale Latino v. II. 44.</li>
-<li class="in1">» Cavatrutta è ucciso v. II. 45.</li>
-<li class="in1">» Bologna vuole tutta la destra del Panaro v. II. 24. 25.</li>
-<li class="in1">» Pacificazione v. II. 43.</li>
-<li class="in1">» Guglielmo Putagio Podestà a Bologna v. II. 45.</li>
-<li class="in1">» Rientrano i fuorusciti v. II. 48.</li>
-<li class="in1">» Bologna fa lega con altre città v. II. 83.</li>
-<li class="in1">» Caso di tre toscani scolari a Bologna v. II. 133.</li>
-<li class="in1">» Miracoli di fra Giovanni da Vicenza, v. I. 46.</li>
-<li class="in1">» Ambasciatori di Bologna a pacificare quei di Gesso v. II. 212.</li>
-<li class="in1">» Fa prigione Rolandino di Canossa v. II. 216.</li>
-<li><b>Bolognesi</b>. Si obbligano a far guerra ai Modenesi v. I. 4.</li>
-<li class="in1">» Assediano S. Cesario v. I. 12. 34.</li>
-<li class="in1">» Vanno contro Sant'Arcangelo v. I. 6.</li>
-<li class="in1">» Spianano le fossa di Imola v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Assediano Bazzano v. I. 11.</li>
-<li class="in1">» Combattono con nuove foggie d'armi v. I. 13.</li>
-<li class="in1">» Loro armi perdute in battaglia esposte a Parma v. I. 34.</li>
-<li class="in1">» Prendono Castel Leone v. I. 65.</li>
-<li class="in1">» Sconfitti dai Parmigiani v. I. 13.</li>
-<li class="in1">» Si trovano a Luzzara v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Aiutano i Parmigiani v. I. 94.</li>
-<li class="in1">» Assediano Forlì v. I. 96.</li>
-<li class="in1">» Assediano Bazzano v. I. 203.</li>
-<li class="in1">» Fanno prigioniero Re Enzo v. I. 216.</li>
-<li class="in1">» Assediano Modena v. I. 68. 220.</li>
-<li class="in1">» Domandano al Papa Medicina v. I. 326.</li>
-<li class="in1">» Fanno un castello sul Po di Primaro. v. II. 13.</li>
-<li class="in1">» Danneggiati dai Veneziani v. II. 13.</li>
-<li class="in1">» Assediano Savignano v. II. 22.</li>
-<li class="in1">» Mandano ambascieria a Parma v. II. 24.</li>
-<li class="in1">» Vanno a Primaro contro i Veneziani v. II. 13.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span></li>
-<li class="in1">» Cavalcano contro Faenza v. II. 29.</li>
-<li class="in1">» I popolani contro i Cavallieri v. II. 211.</li>
-<li class="in1">» Fanno una pace v. II. 48.</li>
-<li class="in1">» Rottura della pace v. II. 48.</li>
-<li class="in1">» Molti fatti prigionieri v. II. 29.</li>
-<li class="in1">» Entrano in Faenza v. II. 28.</li>
-<li class="in1">» Mandano ambasciatori a Parma per pacificare la Lombardia v. II. 210.</li>
-<li><b>Bolognini</b>. Moneta v. II. 147.</li>
-<li><b>Bombarone</b> materassaio, che fa poi il Ministro generale frate Elia v. II. 227.</li>
-<li><b>Bonaggiunta</b>, frate compagno di Giovanni da Parma e sue qualità v. II. 110.</li>
-<li><b>Bonagrazia</b>. Ministro Generale dei Minori va in visita dei conventi v. I. 176.</li>
-<li class="in1">» Sua elezione v. I. 196.</li>
-<li class="in1">» Sua proibizione ai frati di andare ad un Concilio di Ravenna v. I. 298.</li>
-<li class="in1">» Non vuol andare ad un Concilio v. I. 298.</li>
-<li class="in1">» Tiene Capitolo a Strasbourg v. II. 57.</li>
-<li class="in1">» Sua morte v. I. 176. 205. v. II. 68. 136.</li>
-<li><b>Bonaventura</b> di Bagnorea. Eletto Ministro generale dei Minori v. I. 189.</li>
-<li class="in1">» Maestro all'Università di Parigi v. I. 177.</li>
-<li class="in1">» Scrive la vita di S. Francesco v. I. 80.</li>
-<li class="in1">» Domanda al Papa se permette che i Minori confessino v. I. 302.</li>
-<li class="in1">» Interviene al trasporto delle ceneri di S. Antonio v. I. 327.</li>
-<li class="in1">» Richiama al dovere Frate Girardino di Borgo San Donnino v. I. 334.</li>
-<li class="in1">Di Forlì v. I. 206.</li>
-<li class="in1">Di Iseo. Gran predicatore, a cui un giorno fugge l'uditorio v. I. 161.</li>
-<li class="in2">» Va in Grecia con frate Giovanni da Parma v. I. 206.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span></li>
-<li><b>Bonaventura</b> di Iseo. Compagno di frate Giovanni da Parma e sue qualità v. II. 112.</li>
-<li><b>Boncompagni</b> Taddeo. Sconsiglia maestro Martino di Fano di farsi frate v. I. 22.</li>
-<li class="in1">» Signore della Romagna v. I. 263.</li>
-<li class="in1">» Contro i Malatesta v. II. 147.</li>
-<li><b>Boncompagno</b> Fiorentino. Maestro di grammatica v. I. 52.</li>
-<li class="in1">Da Prato. Frate non vuole che una sola tonaca v. I. 167.</li>
-<li><b>Bondeno</b>. Preso il castello v. I. 8.</li>
-<li><b>Bongiorno</b> Giudeo. Amico di Salimbene v. I. 287.</li>
-<li><b>Bonicea</b>. Castello di Marchesopolo Pallavicino in Grecia v. I. 275.</li>
-<li><b>Bonicii</b> (dei) Gregorio. Abbate del Monastero di S. Prospero in Reggio v. I. 343.</li>
-<li><b>Bonifacio</b> S. (di) Conte Rizzardo. Conduce aiuti a Parma v. I. 98.</li>
-<li class="in1">» Esulante v. I. 261.</li>
-<li class="in1">Lodovico. Podestà di Reggio vi muore v. II. 60.</li>
-<li class="in1">Di Bibbianello v. II 178.</li>
-<li class="in1">Minorita. Visitatore di monasteri, v. I. 37.</li>
-<li class="in1">Di Giacomo da Canossa v. I. 338-</li>
-<li class="in1">Da Foiano. Muore v. II. 18.</li>
-<li><b>Bordeaux</b>. Luogo del duello tra Re Carlo e Re Pietro d'Aragona v. II. 75.</li>
-<li class="in1">» Re Carlo è presente v. II. 75.</li>
-<li><b>Borghetto</b> di Taro. Battaglia v. I. 91. 92.</li>
-<li><b>Borghigiani</b> Ricevono beneficii dai Parmigiani v. I. 267.</li>
-<li class="in1">» Vanno contro i Milanesi e sono sconfitti v. II. 145.</li>
-<li class="in1">» Ribelli ai Parmigiani, questi contro loro alzano un castello alla Parola v. II. 146.</li>
-<li><b>Borgo</b> di S. Cristina in Parma v. I. 66.</li>
-<li class="in1">» Vi sono ad albergo ambasciatori Reggiani v. II. 82.</li>
-<li class="in1">» Vi abitano gli Enzola v. II. 172.</li>
-<li class="in1">» Incendio v. II. 176.</li>
-<li class="in1">» Allargato v. II. 67.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span></li>
-<li><b>Borgo</b> S. Donnino. Rifugio di fuorusciti v. I. 267.</li>
-<li class="in1">» Assedio e devastazione delle campagne v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» Smantellamento delle sue mura v. II. 12.</li>
-<li class="in1">» S'arrende ai Parmigiani v. II. 12.</li>
-<li class="in1">S. Pietro di Modena. Incendiato dai Bolognesi, v. I. 68.</li>
-<li><b>Borgogna</b> Vi si trova Salimbene v. I. 118 e seg.</li>
-<li class="in1">» Ferace di vini. v. I. 122.</li>
-<li><b>Borgondione</b> Giudice Pisano, traduttore dal greco v. I. 134.</li>
-<li><b>Boscaioli</b>. Loro istituzione v. I. 150.</li>
-<li class="in1">» Detti anche Saccati v. I. 151.</li>
-<li><b>Boschetti</b> di Reggio. Loro discordia con quelli di Savignano v. II 80.</li>
-<li class="in1">» Erano capi di una fazione in Modena v. II. 80.</li>
-<li class="in1">Gherardino, morto in battaglia v. II. 140.</li>
-<li class="in1">Filippo. In missione a Parigi v. II. 155.</li>
-<li class="in1">Vescovo di Modena v. II 207.</li>
-<li><b>Buoso, o Boso</b> di Dovara. Podestà di Reggio, v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Signore di Cremona v. I. 254.</li>
-<li class="in1">» Espulso da Cremona v. I. 317. v. II 7.</li>
-<li class="in1">» Smantellata la sua Rocchetta v. II. 11.</li>
-<li><b>Botteri</b> Ugo. Arriva all'accampamento di Grola v. I. 99.</li>
-<li><b>Boveri</b> Giacomo. Sua prodezza v. I. 13.</li>
-<li class="in1">» Case dei Boveri comprate da maestro Rolando v. II. 158.</li>
-<li><b>Bovi</b> Rolandino. Minacciato da Barisello. v. I. 268.</li>
-<li><b>Brancaleone</b> di Bologna v. I. 337.</li>
-<li><b>Brandola</b>. È presa v. II. 9.</li>
-<li><b>Brazzolo</b>. Ponte fatto dai Mantovani a Brazzolo v. II. 48.</li>
-<li class="in1">» Ponte asportato dalle acque, v. II. 51.</li>
-<li><b>Brentori</b>. Credono santo un Alberto di Cremona v. II. 45.</li>
-<li><b>Brescello</b>. Distrutto v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Il castello fabbricato dai Parmigiani v. I. 220.</li>
-<li class="in1">» Preso dal Pallavicino v. I. 326.</li>
-<li class="in1">» L'abbate del Monastero è ucciso v. II. 173.</li>
-<li><b>Brescia</b>. Gran terremoto v. I. 9.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span></li>
-<li class="in1">» Assediata v. I. 65.</li>
-<li class="in1">» Passa il Conte di Fiandra v. I. 349.</li>
-<li class="in1">» Si ribella al Pallavicino v. II. 5.</li>
-<li class="in1">» Passa Corradino v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» Fa pace coi Mantovani v. II. 48.</li>
-<li class="in1">» Fa una lega v. II. 83.</li>
-<li class="in1">» Suoi ambasciatori a Parma v. II. 210.</li>
-<li><b>Bresciani</b>. Aiutano i Cremonesi v. I. 3.</li>
-<li class="in1">» Aiutano i Bolognesi v. I. 34.</li>
-<li class="in1">» Lottano contro Federico II v. I. 63 e seg.</li>
-<li class="in1">» Sono a Luzzara v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Corrono contro il Marchese di Monferrato v. II. 53.</li>
-<li><b>Brianchon.</b> Vi si trova Salimbene v. I. 118.</li>
-<li><b>Bricci</b>. Signori di Imola per la Chiesa v. I. 276.</li>
-<li><b>Briga</b> Guido. Sua morte, v. II. 30.</li>
-<li><b>Brina</b> dannosissima, v. I. 60. 330. v. II. 11.</li>
-<li><b>Britti</b> Frati v. I. 151.</li>
-<li><b>Britti</b> (dei) Castello v. II. 227.</li>
-<li><b>Brizio</b> S. Vescovo punito v. II. 86.</li>
-<li><b>Broletto</b> di Milano. Combattimento fra il popolo ed i Torriani v. II. 39.</li>
-<li><b>Bruchi</b>. Quantità e guasti fatti v. II. 52.</li>
-<li><b>Budelli</b> (dei) Egidio v. I. 236.</li>
-<li><b>Buiolo</b> frate. Addetto alla Corte d'Innocenzo IV. v. I. 209. 324.</li>
-<li><b>Burigardo</b> prode maestro di milizia. Fatto Prigioniero v. II. 148.</li>
-<li class="in1">» Guido da Correggio lo conduce a Correggio ed a Castelnuovo di sotto v. II. 150.</li>
-<li class="in1">» Torna a Sassuolo, v. II. 151.</li>
-<li><b>Busseto</b> Edificato da Uberto Pallavicino v. I. 229.</li>
-<li class="in1">» Distrutto dai Cremonesi v. I. 229.</li>
-<li><b>Buzzola</b> Ugolino v. I. 262.</li>
-<li><b>Buzzoli</b> (dei) Angelica. Terziaria dei Minori v. I. 177.</li>
-<li class="in1">Antonino v. II. 159.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span></li>
-<li class="in1">Giacomo. Terziario dei Minori v. I. 177.</li>
-<li class="in1">Mabilia. Terziaria dei Minori v. I. 177.</li>
-</ul>
-
-<h3>C</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Cadeo</b>. I Parmigiani vi fabbricano un castello v. II. 48.</li>
-<li><b>Cagli</b> v. I. 187.</li>
-<li class="in1">» Ruina per terremoto v. II. 44.</li>
-<li><b>Calabria</b>. Arrivano di Calabria aiuti a Federico II v. I. 101.</li>
-<li class="in1">» Sua bellezza e ubertosità v. I. 233.</li>
-<li><b>Calareso</b> Bartolomeo. Suo giudizio intorno a frate Giovanni da Parma v. I. 180.</li>
-<li><b>Calcinato</b>. Preso. v. I. 64.</li>
-<li><b>Calerno</b>. Predicazione fattavi. v. I. 47.</li>
-<li><b>Callegari</b> famiglia. È loro bruciata la casa v. I. 82.</li>
-<li><b>Camerino</b>. Subissato in gran parte. v. II. 44.</li>
-<li><b>Campagnola</b>. v. I. 8</li>
-<li class="in1">» Prima messa celebrata nella sua chiesa. v. I. 11.</li>
-<li class="in1">» Giuliano da Sesso vi fu sepolto in un fosso. v. I. 219.</li>
-<li class="in1">» È presa v. I. 223.</li>
-<li><b>Campana</b> del Comune di Parma. Fatta fare. v. II. 143.</li>
-<li class="in1">» Fatta rifare. v. II. 143.</li>
-<li class="in1">» Si rompe. v. II. 210.</li>
-<li class="in1">Della Cattedrale. Il Cardinale Gerardo Albo spende per farla fare. v. II. 160.</li>
-<li><b>Campanile</b> del Duomo di Parma. v. II. 77.</li>
-<li><b>Campeggine</b> Villa. Ghiberto da Gente vi fabbrica palazzi. v. I. 327.</li>
-<li class="in1">» Vi si distruggono le case di Ghiberto da Gente. v. II. 168.</li>
-<li class="in1">» I Da Gente ne sono espulsi. v. II. 168, 169.</li>
-<li class="in1">» Vi si distruggono le case e i seminati dei Da Gente. v. II. 168.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span></li>
-<li class="in1">» Pinotto da Gente vi è ucciso, v. II. 204.</li>
-<li><b>Campiglio</b> (da) Bartolomeo. Morto in battaglia, v. II. 140.</li>
-<li><b>Campigliola</b>, v. II. 18.</li>
-<li><b>Campogalliano</b>. (di) Arciprete. Suo incontro con Salimbene v. I. 300.</li>
-<li class="in1">» Discussione con Salimbene v. I. 300, e seg.</li>
-<li><b>Campo</b> di Mosa. Federico 2. vi fa impiccare militi Anconitani. v. I. 104.</li>
-<li><b>Campora</b>. Torrente dov'è. v. II 199.</li>
-<li><b>Campo</b> S. Giorgio in Verona. Ezzelino vi fa bruciare 11000 Padovani v. I. 100, 260.</li>
-<li><b>Canale</b> (da) Gerardo. Sommerso in mare. v. I. 104.</li>
-<li><b>Cancellieri</b> (dei) Deto. Podestà di Reggio. v. II. 21.</li>
-<li><b>Candele</b> Genovesi v. II. 93.</li>
-<li><b>Canapa</b> (di) seme. Prezzo esorbitante, v. II. 48.</li>
-<li><b>Canini</b> (dei) Corrado, v. II. 208.</li>
-<li class="in1">Guidotto. v. I. 275.</li>
-<li class="in1">Famiglia espulsa da Reggio. v. I. 82.</li>
-<li><b>Canoli</b> (da) Manfredino. Morto in combattimento a Colorno v. I. 269.</li>
-<li><b>Castello</b>. Preso e ricuperato v. I. 347.</li>
-<li><b>Canonici</b> di Lucca v. I. 309. Non amano Vescovi che fossero prima frati v. II. 207.</li>
-<li><b>Canossa</b>. Rocca. Da chi fatta costruire v. I. 338.</li>
-<li class="in1">(di) Alberto. Capitano v. I. 338.</li>
-<li class="in2">» Distrugge Canossa v. I. 388.</li>
-<li class="in1">Bonifacio. Tiene il castello di Canossa, v. I. 338.</li>
-<li class="in2">» Sua morte v. II. 26. 178.</li>
-<li class="in2">» Uno dei capi dell'esercito di quei di Gesso, v. II. 203.</li>
-<li class="in2">» Impedisce il saccheggio del convento di Monfalcone v. II 211.</li>
-<li class="in1">Guido. Ucciso v. II. 178. 204.</li>
-<li class="in2">» Suoi antenati v. II. 179.</li>
-<li class="in1">Ugolino. Ucciso, v. II. 194.</li>
-<li class="in1">Monaco. Apre le carceri di Reggio v. II. 196.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span></li>
-<li class="in1">Rolando. Corrompe Guido di Albareto v. II. 180.</li>
-<li class="in1">Alessandra v II. 209.</li>
-<li class="in1">Rolandino. Uno di quelli della città di sotto in Reggio v. II. 81.</li>
-<li class="in2">» Ambasciatore a Parma v. II. 82.</li>
-<li class="in2">» Accusato v. II. 179</li>
-<li class="in2">» Distruzione della sua casa v. II. 197.</li>
-<li class="in2">» Distruzione delle sue vigne v. II. 209.</li>
-<li class="in2">» Giura di non por più piede in Reggio v. II. 216.</li>
-<li class="in1">Scarabello. Parteggia per quei di sotto in Reggio v. II. 81.</li>
-<li class="in2">» Uccide Guido di Bibbianello v. II. 178.</li>
-<li><b>Capaccio</b>. Castello. Assediato, restano prigionieri i Baroni Pugliesi ribelli, v. I. 83.</li>
-<li><b>Capellini</b> Cremonesi. Signori in Cremona per la Chiesa v. I. 264.</li>
-<li><b>Capitolo</b> generale in Assisi v. I. 41. v. II. 13.</li>
-<li><b>Capriolo</b>. È preso dal Conte di Fiandra e ne uccide gli abitanti, v. I. 349.</li>
-<li><b>Capua</b>. Se Carlo la occupa v. II. 3.</li>
-<li><b>Carbonisi</b> (dei) Castellano. Podestà di Parma, v. I. 224.</li>
-<li><b>Carentano</b> dei Carentani. Muore in battaglia v. II. 140.</li>
-<li><b>Carestia</b> v I. 11. v. II. 22. 26. 41. 52.</li>
-<li><b>Carlo</b> Figlio di Pipino v. I. 23. Angioino Re di Napoli.</li>
-<li class="in1">» Va col fratello in oriente v. I. 127.</li>
-<li class="in1">» Suo imbarco v. I. 131.</li>
-<li class="in1">» Sua moglie v. I. 137.</li>
-<li class="in1">» Capitano dei crociati di Parma v. I. 270.</li>
-<li class="in1">» Venuto in Italia passa il ponte di Ceprano e S. Germano v II. 3.</li>
-<li class="in1">» Sconfigge Manfredi v. II. 3.</li>
-<li class="in1">» Arriva un esercito francese ad aiutarlo v. II. 9.</li>
-<li class="in1">» Sua moglie arriva a Reggio d'Emilia v. II. 9.</li>
-<li class="in1">» Sua battaglia di Tagliacozzo v. II. 9.</li>
-<li class="in1">» Suoi titoli v. II. 72.</li>
-<li class="in1">» Re di Sicilia v. II. 10.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span></li>
-<li class="in1">» Si rende tributaria la Tunisia v. II. 20.</li>
-<li class="in1">» La Sicilia gli si ribella — Vespro Siciliano v. II. 54.</li>
-<li class="in1">» Gli arrivano soccorsi contro Re Pietro d'Aragona v. II. 58.</li>
-<li class="in1">» Va a Bordeaux pel duello con Re Pietro d'Aragona v. II. 64.</li>
-<li class="in1">» Sue gesta v. II. 162.</li>
-<li class="in1">» Muore a Foggia v. II. 127.</li>
-<li class="in1">» Visione d'una donna di Barletta che predice la sua morte v. II. 127.</li>
-<li class="in1">» Suo figlio prigioniero di Re Pietro d'Aragona v. II. 78, 155.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità v. II. 162.</li>
-<li class="in1">Re Nipote di Carlo. Incoronato da Onorio, v. II. 129.</li>
-<li class="in1">Conte di Provenza v. I. 346.</li>
-<li><b>Carni</b> porcine v. I. 11.</li>
-<li><b>Caro</b> Alberto. Ucciso v. II. 18.</li>
-<li><b>Carotto</b>. Ucciso v. II. 209.</li>
-<li><b>Carpenetolo</b>. Preso, v. I. 64.</li>
-<li><b>Carpi</b>. Guido e Matteo da Correggio coi messi del Marchese d'Este a congresso v. II. 150.</li>
-<li><b>Carpigiani</b>. Non posson saper nulla di un'adunanza politica tenuta a Carpi v. II. 150.</li>
-<li><b>Carpineti</b> (di) Prevosto. Uno dei capi di quei di Gesso, v. II. 203.</li>
-<li><b>Carretto</b> (del) Marchese v. II. 8.</li>
-<li><b>Carroccio</b> de' Bolognesi. I Modenesi volevano rapirlo v. I. 34.</li>
-<li class="in1">Dei Cremonesi. I Parmigiani lo prendono v. I. 108, 119.</li>
-<li class="in2">» È restituito v. II. 50.</li>
-<li class="in1">Dei Parmigiani. Difeso e salvato da un Boveri v. I. 13.</li>
-<li class="in2">» È perduto v. I. 223, 224.</li>
-<li class="in2">» È restituito v. II. 50.</li>
-<li><b>Casa</b> del Salimbene. Dov'era v. I. 10.</li>
-<li><b>Casalecchio</b> v. II. 133.</li>
-<li><b>Casalmaggiore.</b> Incendiato dai Mantovani v. I. 102.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span></li>
-<li><b>Casaleddo</b>. Castello v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» È preso v. I. 64.</li>
-<li><b>Casaloddo</b> (di) Alberto v. I. 8.</li>
-<li><b>Casamatta</b>. Cascina devastata v. II. 186.</li>
-<li><b>Caserta</b> (di) Conte Rizzardo v. I. 320.</li>
-<li class="in1">» Tradisce Manfredi v. II. 4.</li>
-<li class="in1">Contessa. Rimprovera Federico II. v. I. 181.</li>
-<li><b>Cassio</b> (di) Bernardo di Gerardo v. I. 31.</li>
-<li class="in1">Gerardo v. I. 30.</li>
-<li class="in1">Gerardo di Gerardo v. I. 31.</li>
-<li class="in1">Giacomo di Ugo v. I. 31.</li>
-<li class="in1">Famiglia v. I. 31.</li>
-<li><b>Cassone</b> della Torre. Entra in Milano e combattimento v. II. 39.</li>
-<li class="in1">» Va contro Crema v. II. 39.</li>
-<li class="in1">» Ucciso in battaglia v. II. 51.</li>
-<li><b>Castello</b> (città di) Salimbene vi trova chi gli impone il nome v. I. 16.</li>
-<li><b>Castello</b>. Di Jeres. Vi si trova Salimbene v. I. 170.</li>
-<li class="in1">Dei Britti v. II. 227</li>
-<li class="in1">Della Croce. Fabbricato dai Parmigiani v. II. 48.</li>
-<li class="in1">Franco. Predicazione che vi si fa v. I. 46.</li>
-<li class="in2">» Vi si incanala contro ad arte il Panaro v. I. 63.</li>
-<li class="in1">Di Gonzaga. Assediato dai Parmigiani v. I. 8.</li>
-<li class="in2">» Distrutto v. II. 42.</li>
-<li class="in1">Leone. Vi furono catturati molti Pavesi v. I. 3.</li>
-<li class="in2">» Predicazione fattavi v. I. 46.</li>
-<li class="in2">» Atterrata la torre, v. I. 65.</li>
-<li class="in1">Navone. Terminato dai Parmigiani v. II. 205.</li>
-<li class="in1">Nuovo di sotto. Guido da Correggio vi festeggia Burigardo v. II. 150.</li>
-<li class="in1">Nuovo piacentino. Assediato dai Parmigiani e Cremonesi v. II. 145.</li>
-<li class="in1">Di Piumazzo. Vi si conduce il carroccio dei Bolognesi v. I. 34.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span></li>
-<li class="in1">S. Arcangelo. I Bolognesi l'assediano v. I. 6.</li>
-<li class="in1">S. Cesario. Cinto d'assedio v. I. 12, 34.</li>
-<li class="in1">S. Felice. Vi è prigioniero Enrico di Federico II. v. I. 60.</li>
-<li class="in1">Di Torello. Sua costruzione, v. II. 146.</li>
-<li><b>Castellarano.</b> È preso v. I. 323, 339.</li>
-<li><b>Castella</b> (quattro) Gli abitanti fuggono dalle incursioni di quei di Gesso v. II. 198.</li>
-<li><b>Catalogna.</b> Si fa leva di soldati v. II. 75.</li>
-<li><b>Cavalcabò</b> Marchese v. I. 42.</li>
-<li class="in1">» Nega ai Reggiani un'indennità promessa v. II. 42.</li>
-<li><b>Cavatrutta.</b> Ucciso, v. II. 45.</li>
-<li><b>Cavaza</b> (da). Decapitato v. I. 327, 328.</li>
-<li><b>Cavigliano.</b> Dov'è v. I. 84.</li>
-<li><b>Cavriago.</b> Ricuperato dai Parmigiani v. I. 202.</li>
-<li><b>Cavriana</b> (di) Famiglie. Fuggono dalle incursioni di quei di Sesso v. II. 198.</li>
-<li><b>Cazaconte</b> Aldobrandino. Principe v. I. 320.</li>
-<li><b>Cecco</b> Tosco. Capo di assassini v. II. 45.</li>
-<li><b>Cedonico</b> S. Condotto in Francia da S. Massimino v. I. 171.</li>
-<li><b>Celestino</b> IV Papa. Elezione e morte v. I. 78.</li>
-<li><b>Cella</b> Villa. I Parmigiani vi fabbricano un castello v. II. 48.</li>
-<li><b>Celle</b> di Cortona. Frate Elia vi si fabbrica un sontuoso alloggio. v. II. 236.</li>
-<li><b>Cervia.</b> Parma si provvede di sale a quelle saline v. II. 105.</li>
-<li><b>Cesena.</b> Quei di Cesena liberati dalle carceri v. I. 6.</li>
-<li class="in1">» Everardo Vescovo di Cesena, v. I. 294.</li>
-<li class="in1">» Vi si vuol uccidere Malatesta di Rimini v. II. 147.</li>
-<li><b>Chambery.</b> Nelle vicinanze di Chambery frana di un monte intero v. I. 204.</li>
-<li><b>Chiara</b> S. Sua canonizzazione v. I. 278, 332.</li>
-<li class="in1">» La prima volta che fu detta la messa di Santa Chiara v. I. 199.</li>
-<li><b>Chiassi.</b> Fu città. Vi era il corpo di S. Apollinare v. II. 69.</li>
-<li><b>Chiavari</b> Castello. Miracolo avvenuto a Chiavari, v. I. 39.</li>
-<li class="in1">» (di) Arduino v. II. 131.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span></li>
-<li><b>Chierici</b>. Loro contese coi Regolari. v. I. 298 sino al 310.</li>
-<li><b>Chiesa</b> di S. Agata in Parma. Sepolcreto della famiglia del Salimbene v. I. 13.</li>
-<li class="in1">Di S. Alessio di Ferrara. Un canonico soffocato dal diavolo v. I. 309.</li>
-<li class="in1">Di S. Antonino v. II. 215.</li>
-<li class="in1">Di S. Barnaba in Reggio. Esposti i corpi di Rossello e Princivallo v. II. 30.</li>
-<li class="in1">Di S. Cecilia in Parma. Nelle sue vicinanze abita Barisello. v. I. 266.</li>
-<li class="in1">Di S. Cristina in Parma v. I. 109. 227.</li>
-<li class="in1">Dei Minori in Reggio. Fondata v. II. 141.</li>
-<li class="in1">Dei Minori in Parma. A che serve ora v. II. 175.</li>
-<li class="in1">Di S. Giorgio in Parma v. I. 31.</li>
-<li class="in1">Di S. Giorgio in Reggio. Miracoli di Alberto da Cremona v. II. 45.</li>
-<li class="in1">Di S. Giorgio di Ferrara v. I. 287.</li>
-<li class="in1">Di S. Gervaso in Parma. Nelle sue vicinanze è la casa di Guido Bovi v. I. 268.</li>
-<li class="in1">Di S. Giacomo in Reggio v. II. 141.</li>
-<li class="in1">Del Gesù in Reggio. Fondata v. I. 47.</li>
-<li class="in1">Di S. Giovanni Battista in Reggio. Miracoli v. II. 45</li>
-<li class="in1">Di S. Lorenzo in Reggio. Vi si conchiuse la pace v. I. 330.</li>
-<li class="in1">Di S. Leonardo in Reggio. Vi è sepolto Bonifacio di Canossa v. II. 26.</li>
-<li class="in1">Di S. Maria dei Templari in Parma v. II. 144.</li>
-<li class="in1">S. Maria Maggiore in Roma. Avviene la cattura di Gregorio VII. v. I. 237.</li>
-<li class="in1">S. Martino in Ravenna. Ov'era il corpo di Sant'Apollinare v. II. 69.</li>
-<li class="in1">S. Martino in Tours v. II. 52.</li>
-<li class="in1">Di S Alessio in Ferrara v. I. 309.</li>
-<li class="in1">Di S. Nicolò in Reggio v. II. 209.</li>
-<li class="in1">Di S. Paolo in Parma. Nelle vicinanze vi abitano quei da Colorno v. I. 274.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span></li>
-<li class="in1">Di S. Pietro in Parma. Si fa la devozione di S. Alberto brentore v. II. 45.</li>
-<li class="in1">Di S. Pietro Maggiore in Ravenna. Data ai Minori v. I. 292.</li>
-<li class="in1">Di S. Romano in Ferrara. Chiesa madre della diocesi, ma non della città v. I. 287.</li>
-<li class="in1">Di S. Salvatore in Ravenna v. II. 69.</li>
-<li class="in1">Di S. Sepolcro in Parma. Maestro Rolando Taverna vi fabbrica una cappella e il suo sepolcro. v. II. 158.</li>
-<li class="in1">Di S. Spirito in Reggio. Vi è sepolto Ugolino Fogliani v. II. 40.</li>
-<li class="in1">Di S. Tommaso in Parma. Ampliamento della via che vi conduce partendo dalla piazza nuova. v. II. 67.</li>
-<li class="in1">Di S. Vittorio in Vittoria. v. I. 99.</li>
-<li class="in1">Di S. Vitale presso Ravenna. Sepolcro di Paolo Traversari v. I. 70.</li>
-<li class="in2">» Il sacrista di S. Vitale narra al Salimbene come si comportò in Chiesa Pasquetta v. I. 75.</li>
-<li><b>Chioggia</b>. Innondata dall'alta marea v. II. 108.</li>
-<li class="in1">» Vi è a confino Guido di Montefeltro v. I. 261.</li>
-<li><b>Cingoli</b>. Ruina per Terremoto v. II. 44.</li>
-<li><b>Cistercensi</b> di Fontevivo v. I. 335.</li>
-<li><b>Civita</b> di Castello v. II. 84.</li>
-<li><b>Civitanova</b>. l'Arciprete di Civitanova s'incontra con Salimbene e loro discussione, v. I. 300.</li>
-<li><b>Clara</b> S. Canonizzazione. 278. 332.</li>
-<li class="in1">» La prima volta che si recita la messa di lei v. I. 199.</li>
-<li class="in1">Dei Conti di Lomello v. I. 271.</li>
-<li><b>Claro</b>. Dottore illustre v. I. 298.</li>
-<li class="in1">» Predicatore celebre v. II. 108.</li>
-<li><b>Clarello</b> frate portabandiera nella crociata contro Ezzelino v. I. 289.</li>
-<li><b>Clemente</b> Antipapa v. I. 244.</li>
-<li class="in1">Papa IV. Visse pacificamente v. I. 12.</li>
-<li class="in2">» Eletto Pontefice v. I. 347.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span></li>
-<li class="in2">» Ebbe moglie e figli v. II. 9 10.</li>
-<li class="in2">» Sua morte v. II. 9.</li>
-<li class="in2">» Sua predizione sulla fine di Corradino v. II. 10.</li>
-<li class="in2">» Canonizza S. Edvige, o Edroiga. v. II. 10.</li>
-<li><b>Clodoveo</b>. Visita della tomba di S. Marta a Tarascon. v. I. 172.</li>
-<li class="in1">» Dotò la chiesa di S. Marta. v. I. 172.</li>
-<li class="in1">» Fu Battezzato da S. Remigio. v. I. 172.</li>
-<li><b>Clugny</b>. Magnifico monastero di Benedettini. v. I. 120.</li>
-<li><b>Cocca</b>. famiglia. v. I. 14.</li>
-<li><b>Code delle donne</b> Ordinanza di non portarle v. I. 73, 318.</li>
-<li><b>Cò di Ponte</b> in Parma, alla sinistra del Torrente. Vi abitano i Marchesi Lupi. v. II. 166.</li>
-<li><b>Collecchio</b> o Collecchiello. Segalello vi fa stranezze v. I. 154.</li>
-<li class="in1">» Bernardo di Rolando Rossi vi è ucciso, v. I. 203.</li>
-<li><b>Collegio</b> de' Canonici di Mantova Annunziano al Papa l'assassinio del Vescovo. v. I. 61.</li>
-<li><b>Colomba</b> (della) monastero v. I. 4.</li>
-<li><b>Colombano</b> Beato. Sue reliquie v. I. 221.</li>
-<li><b>Colonna</b> Giacomo Cardinale. Parente del Papa. v. I. 72.</li>
-<li class="in1">» Invita Giovanni da Parma alla Corte v. II. 109.</li>
-<li><b>Colonne</b> del Duomo di Parma. v. II. 66.</li>
-<li><b>Colorno</b> castello. Federico II medita di prenderlo. v. I. 266.</li>
-<li class="in1">» Da Colorno si devia il naviglio. v. II. 67.</li>
-<li class="in1">» Si fanno torri alla foce della Parma. v. II. 144.</li>
-<li><b>Cometa</b>. Appare. v. I. 346.</li>
-<li class="in1">» Maravigliosa. v. II. 142.</li>
-<li class="in1">» Portentosi avvenimenti. v. II. 142, 170.</li>
-<li><b>Como</b>. Dominio del Pallavicino. v. I. 228.</li>
-<li class="in1">» In un castello vi è prigione in gabbia all'esterno dell'alta torre Napo della Torre. v. II. 39.</li>
-<li><b>Concilio</b> di S. Giovanni Laterano. v. I. 4.</li>
-<li class="in1">Di Lione. Depone Federico II. v. I. 79.</li>
-<li class="in2">» Federico II. vi invia ambasciatori. v. I. 106.</li>
-<li class="in2">» Sopprime i Saccati. v. I. 152.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span></li>
-<li class="in2">» Sopprime i così detti Apostoli, v. L. 158.</li>
-<li class="in2">» Vi intervengono Greci e Tartari. v II. 27.</li>
-<li class="in2">» Proibisce l'istituzione di nuove Religioni. v. II. 28. Di Ravenna. Provvede contro i Tartari. v. I. 298.</li>
-<li><b>Consorzio</b> di S. Maria di Parma. Fondazione. v. I. 15, 330.</li>
-<li><b>Conte</b> di Fiandra. Il Pallavicino gli vuol chiudere il passo v. I. 348, 349.</li>
-<li class="in1">» Arriva a Reggio colla moglie. v. II. 9.</li>
-<li class="in1">» Passa per Reggio coll'esercito. v. II. 21.</li>
-<li class="in1">Di Provenza. v. I. 136, 307.</li>
-<li class="in2">» I frati non ne ricevono il cadavere nella loro chiesa. v. I. 172, 307.</li>
-<li class="in2">» Dimora ad Aix. v. I. 171.</li>
-<li class="in1">Delle Romagne. Parteggia pe' Bolognesi. v. II. 49.</li>
-<li class="in1">Riccardo di Langosco. Podestà di Milano. v. II. 40.</li>
-<li><b>Conti</b> Pisani. v. I. 277.</li>
-<li><b>Contrada</b> in Pisa detta fondaco dei mercanti Parmigiani. v. I. 27.</li>
-<li><b>Conventi</b> de' Minori. Ad Aix. v. I. 195.</li>
-<li class="in1">» a Rimini v. II. 112.</li>
-<li class="in1">» a Bologna v. I. 176.</li>
-<li class="in1">» a Parma. v. II. 160.</li>
-<li class="in1">» a Fano. v. I. 165.</li>
-<li class="in1">» a Lione. v. I. 134.</li>
-<li class="in1">» a Napoli. v. I. 176.</li>
-<li class="in1">» a Provins. v. I. 138.</li>
-<li class="in1">» a Siena v. I. 135.</li>
-<li class="in1">» a Ferrara. v. I. 274.</li>
-<li class="in1">» a Jeres. v. I. 194.</li>
-<li class="in1">» a Monfalcone. v. II. 211.</li>
-<li class="in1">» a Reggio. v. I. 337.</li>
-<li><b>Copermio</b> Villa. v. II. 144.</li>
-<li><b>Coppa</b> di Legno maravigliosa. v. I. 111.</li>
-<li><b>Corona</b> di Federico II. v. I. 108.</li>
-<li class="in1">» Cortopasso la trova v. I. 108.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span></li>
-<li class="in1">» I Parmigiani la comprano. v. I. 109.</li>
-<li class="in1">» Quanto pagata. v. I. 227.</li>
-<li><b>Cornazzani</b> (dei) Manfredo. v. I. 67.</li>
-<li class="in1">» Podestà di Reggio. v. I. 64.</li>
-<li class="in1">» Podestà di Lucca. v. I. 67.</li>
-<li class="in1">» Podestà di Parma. v. II. 146.</li>
-<li class="in1">» Ucciso a Borghetto di Taro in battaglia. v. I. 92.</li>
-<li class="in1">Bernardino. v. II. 173.</li>
-<li class="in1">Richeldina. v. II. 173.</li>
-<li class="in1">Pinchilina. v. II. 174.</li>
-<li class="in1">Famiglia. v. I. 269.</li>
-<li><b>Cornetani</b>. Coi Lucchesi contro Pisa. v. II. 90.</li>
-<li><b>Corneto</b>. Coi Fiorentini contro Pisa. v. II. 90.</li>
-<li><b>Corniano</b> (di) Famiglie. Fuggono dalle incursioni di quei di Gesso. v. II. 198.</li>
-<li><b>Corradini</b> (dei) Anselmo. v. II. 52.</li>
-<li class="in1">Comacio Ucciso. v. II. 52.</li>
-<li class="in1">Taddeo. Ucciso. v. II. 52.</li>
-<li><b>Corradino</b>. Tenta di succedere nell'Impero. v. I. 232.</li>
-<li class="in1">» Ucciso da Carlo d'Anjou. v. I. 232.</li>
-<li class="in1">» Dato bugiardamente per morto. v. I. 332.</li>
-<li class="in1">» Arriva in Italia. v. II. 7.</li>
-<li class="in1">» Arriva a Roma. v. II. 11</li>
-<li class="in1">» Battaglia di Tagliacozzo e sua morte. v. II. 9.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. II. 7.</li>
-<li class="in1">» Prigioniero. v. II. 9.</li>
-<li class="in1">Del Bondeno. Martoriato. v. II. 208.</li>
-<li><b>Corrado</b> d'Antiochia. Prigioniero. v. II. 9.</li>
-<li class="in1">Di Berceto. Assoggettato a tormenti. v. I. 103.</li>
-<li><b>Corrado</b> (di) Giglino. Pone le fondamenta della chiesa dei Minori a Reggio. v. II. 141.</li>
-<li class="in1">Corradino. È del partito de' Reggiani di sotto. v. II 81.</li>
-<li class="in2">» Capo di ribaldi. v. II. 203.</li>
-<li class="in1">Ugo. Partigiano di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span></li>
-<li><b>Corrado</b> Re figlio d'una figlia di Re Giovanni. Arriva in Italia, v. I. 321</li>
-<li class="in1">» Succede a Federico 2. v. I. 232.</li>
-<li class="in1">» Distrugge Napoli, v. I. 322.</li>
-<li class="in1">» Terrore de' Religiosi in Germania, v. I. 291.</li>
-<li class="in1">» Arriva in Puglia, v. I. 321.</li>
-<li class="in1">» Si dice avvelenato, v. I. 322.</li>
-<li class="in1">» Gettate in mare le sue ceneri, v. I. 322.</li>
-<li><b>Correggio</b> (da). Frigerio. v. I. 61.</li>
-<li class="in1">Gerardo. Podestà di Parma v. I. 92. v. II. 228.</li>
-<li class="in2">» Abbandona Federico 2. v I. 105.</li>
-<li class="in2">» Vende sue case in Parma, v. II. 158.</li>
-<li class="in1">Guido. Sposa Mabilia da Gente, v. I. 329.</li>
-<li class="in2">» Tenta pacificare Modena con Sassuolo, v. II. 149.</li>
-<li class="in2">» Libera Burigardo. v. II. 150.</li>
-<li class="in2">» Podestà eletto di Modena, v. II. 151.</li>
-<li class="in2">» Altera il testamento di Salvino Torriani. v. II. 219.</li>
-<li class="in1">Matteo. Ambasciatore a Reggio, v. II. 80. 81.</li>
-<li class="in2">» Portatore di Pace. v. II. 149.</li>
-<li class="in2">» Pacifica Modena con Sassuolo, v. II. 149.</li>
-<li class="in2">» Podestà di Padova, v. II. 171.</li>
-<li class="in2">» Rimprovera il Podestà di Modena, v. II. 218.</li>
-<li><b>Corsica</b> (di) Vescovo. Espulso, v. I. 199.</li>
-<li><b>Corte</b> bandita. In Ferrara, v. II. 57.</li>
-<li class="in1">In Parma. Durata quasi un mese. v. II. 57.</li>
-<li><b>Cortenova.</b> Battaglia contro i Milanesi v. I. 66.</li>
-<li><b>Cortogno</b> (di) Guerzo. Uccide Guido da Bibbianello v. II. 178.</li>
-<li><b>Cortopasso.</b> Trova la corona di Federico II a Grola. v. I. 108.</li>
-<li class="in1">» La vende ai Parmigiani, v. I. 109.</li>
-<li><b>Costamezzana.</b> Castello dei Pallavicini, v. I. 276.</li>
-<li class="in1">» Bartolo Tavernieri ferito vi si ritira, v. I. 92.</li>
-<li><b>Costantino</b> Imperatore. Suo detto, v. II. 153.</li>
-<li><b>Costantinopoli.</b> È ritolta ai Veneziani, v. I. 340.</li>
-<li><b>Costanza.</b> Coronata Imperatrice, v. I. 7.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span></li>
-<li><b>Costanza.</b> Si marita attempata, v. I. 22. 247.</li>
-<li class="in1">» Paternità e carattere, v. I. 246.</li>
-<li class="in1">» Contese col marito v. I. 247.</li>
-<li><b>Coviolo.</b> Dimora di Manfredino di Guerzo. v. II. 179.</li>
-<li><b>Crema.</b> Devastata, v. II. 21.</li>
-<li><b>Cremona.</b> Vi è prigioniero il figlio del Doge di Venezia, v. I. 66.</li>
-<li class="in1">» Vi si impiccano militi Anconitani, v. I. 103.</li>
-<li class="in1">» Federico II da Vittoria fugge a Cremona, v. I. 119</li>
-<li class="in1">» Federico II vi abita, v. I. 203.</li>
-<li class="in1">» È suo Signore Re Enzo. v. I. 218.</li>
-<li class="in1">» Parmigiani tormentati a Cremona v. I. 224.</li>
-<li class="in1">» Signoria di Uberto Pallavicino. v. I. 228. 255.</li>
-<li class="in1">» Partiti dei Cappelletti e dei Barbarasi. v. I. 262.</li>
-<li class="in1">» È Podestà Uberto Pallavicino, v. I. 349.</li>
-<li class="in1">» Il Pallavicino ne perde la Signoria, v. II. 7.</li>
-<li class="in1">» Miracoli in Cremona, v. II. 45</li>
-<li class="in1">» Boso di Dovara spera di entrarvi, v. II. 53.</li>
-<li class="in1">» Si fa torneo in onore dei Parmigiani, v. II. 53. 54.</li>
-<li class="in1">» Si fa una lega. v. II. 83.</li>
-<li class="in1">» Ambasciatori di Cremona a Parma, v. II. 210.</li>
-<li><b>Cremonella</b> frate a Fontevivo. v. I. 335.</li>
-<li class="in1">» Sua abilità nell'abradere le pergamene e pulirle, v. I. 336.</li>
-<li><b>Cremonesi.</b> Aiutano i Pavesi, v. I. 3.</li>
-<li class="in1">» Vincono i Milanesi, v. I. 4.</li>
-<li class="in1">» Aiutati dai Reggiani, v. I. 7.</li>
-<li class="in1">» Vanno contro i Bolognesi, v. I. 13. 34.</li>
-<li class="in1">» Sono con Re Enzo a Quinzano. v. I. 97.</li>
-<li class="in1">» Perdono il carroccio, v. I. 108.</li>
-<li class="in1">» Abbandonano il Pallavicino, v. I. 317.</li>
-<li class="in1">» Fanno una concordia coi Piacentini, v. I. 323.</li>
-<li class="in1">» Prendono Ezzelino da Romano, v. I. 267. 339.</li>
-<li class="in1">» Giurano Guerra ad. Ezzelino da Romano, v. I. 339.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span></li>
-<li class="in1">» Non ammettono nel loro territorio i Flagellantisi. v. I. 342.</li>
-<li class="in1">» Abbandonano l'assedio della Rocchetta del Dovara. v. II. 7.</li>
-<li class="in1">» Devastano il Borghigiano, v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» Vanno contro Malgrate, v. II. 21.</li>
-<li class="in1">» Vanno contro Bologna, v. II. 25</li>
-<li class="in1">» Vanno contro Faenza v. IL 28.</li>
-<li class="in1">» Impediscono l'interramento della Tagliata. v. II. 41, 42.</li>
-<li class="in1">» Sostengono che Alberto fa miracoli, v. II. 47.</li>
-<li class="in1">» Restituiscono il carroccio ai Parmigiani, v. II. 50.</li>
-<li class="in1">» Accorrono in aiuto di Lodi. v. II. 50.</li>
-<li class="in1">» Devastano l'agro di Soncino. v. II. 53.</li>
-<li class="in1">» Invocano soccorsi, v. II. 53.</li>
-<li class="in1">» Hanno Soncino per tradimento, v. II. 57.</li>
-<li class="in1">» Rapiscono il carroccio ai Milanesi, v. II. 145.</li>
-<li><b>Crescenzio</b> frate. Eletto Generale de' Minori, v. I. 80.</li>
-<li><b>Crespellano</b> villa, v. II. 133.</li>
-<li><b>Crevalcore.</b> Assediato e preso da Federico II. v. I. 68.</li>
-<li><b>Crostolo.</b> Fa inondazione v. I. 219.</li>
-<li class="in1">» Vi si getta, dai Reggiani un maestro che si fingeva stretto dalla fame. v. II. 184.</li>
-<li><b>Crovara</b>, o Corvara, o Crevara. Avuta a patti, v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» Assediata, v. II. 22.</li>
-<li class="in1">» Avuta a patti, v. II. 22.</li>
-<li><b>Cuinis-Kan.</b> Imperatore dei Tartari. Riceve frate Giovanni di val di Carpine, v. I. 113.</li>
-<li class="in1">» Sua lettera al Papa. v. I. 113.</li>
-</ul>
-
-<h3>D</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Dalla Torre</b> Cassone armato corre sopra Milano, v. II. 39.</li>
-<li class="in1">» Va verso Lodi. v. II. 39.</li>
-<li class="in1">Francesco. Ucciso, v. II. 39.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span></li>
-<li class="in1">Napoleone o Napo. <i>Vedi Napoleone.</i></li>
-<li><b>Dallio.</b> Buffone della Corte di Federico II e sua risposta a Federico. v. I. 236.</li>
-<li><b>Dallo</b> (quei di). Assediano Bismantova. v. II. 203</li>
-<li><b>Dalmazia.</b> v. II. 116.</li>
-<li><b>Damiata.</b> Occupata dai Crociati. v. I. 204.</li>
-<li class="in1">» Assediata. v. I. 7.</li>
-<li class="in1">» Restituita ai Saraceni. v. I. 222.</li>
-<li><b>De-Angeli</b> Guido. Nipote e vicario di Ghiberto da Gente a Reggio. v. I. 338.</li>
-<li class="in1">» Spodestato. v. I. 338.</li>
-<li><b>Decime.</b> Quistioni per le decime tra il clero secolare e regolare. v. I. 300 e seg.</li>
-<li><b>Dego.</b> Capitano del popolo a Reggio. Sua rottura col clero per le decime. v. II. 49.</li>
-<li><b>Denti</b> (dai) Raniero. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li><b>Derivazioni</b> (delle) libro di Uguccione. v. II. 258.</li>
-<li><b>Desio.</b> Vi fu preso Napo della Torre. v. II. 39.</li>
-<li><b>Diana</b> di Pietro Pagani. v. I. 263.</li>
-<li><b>Diluvio.</b> v. II. 37.</li>
-<li><b>Diotisalvi</b> frate. Suo motto. v. I. 54. 55.</li>
-<li><b>Divoti</b> dei Minori. v. I. 177.</li>
-<li><b>Divozione</b> dei flagellatisi. v. I. 169.</li>
-<li><b>Doge</b> di Venezia. Sposa il mare coll'anello. v. II. 128</li>
-<li><b>Domatolo</b> di Miano. Assessore del Podestà di Lucca. v. I. 67.</li>
-<li><b>Domenico</b> S. Morte. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Maestro Generale dei Predicatori. v. II. 137.</li>
-<li><b>Donne</b> Parmigiane. Offerta d'una città d'argento alla B. Vergine. v. I. 101.</li>
-<li class="in1">» Bruciate. v. II. 45.</li>
-<li class="in1">» Maritate a Borgo S. Donnino. v. I. 267.</li>
-<li class="in1">Pisane. Vanno a Genova a visitare i loro prigionieri. v. II. 88.</li>
-<li class="in1">(delle) code. v. I. 73.</li>
-<li class="in1">(delle) veli. v. I. 73.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span></li>
-<li><b>Donolina</b>, sorella di frate Ugo di Jeres. Morte, miracoli, qualità e catalessi, v. II. 113.</li>
-<li><b>Donzella</b>. Moglie di Re Enzo. v. I. 199.</li>
-<li><b>Dovaria</b> (di) Bosio. Signore di Cremona per l'Impero. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">» Assediato nella sua Rocchetta. v. II. 7.</li>
-<li class="in1">» La sua Rocchetta è presa. v. II. 11.</li>
-<li class="in1">» Risiede a Soncino. v. II. 53.</li>
-<li><b>Drudone</b> frate. Compagno di fra Giovanni da Parma in Grecia e sue qualità, v. I. 206. v. II. 112.</li>
-<li><b>Duca d'Austria</b>. Sua morte. v. II. 9.</li>
-</ul>
-
-<h3>E</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Eboli</b> (di) Marino. v. I. 320.</li>
-<li><b>Ecclissi</b>. v. I 25. 67.</li>
-<li class="in1">Di luna. v. II. 108, 128.</li>
-<li class="in1">Di sole. v. II. 142.</li>
-<li class="in2">» Appare nella luna il segno della croce. v. II. 142.</li>
-<li><b>Edvige</b> o Edroiga. Canonizzata. v. II. 10.</li>
-<li><b>Egidio</b> Perugino. Suo detto. v. I. 89.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità e morte. v. II. 117. Della Religione della SS. Trinità. Concorda i Roberti coi Fogliani. v. I. 330.</li>
-<li><b>Eleazari</b> (degli) Schianca. Frate Gaudente. v. I. 344.</li>
-<li><b>Elefante</b> di Federico II. v. I. 63.</li>
-<li><b>Elefanti</b> d'Etiopia. v. I. 65.</li>
-<li><b>Elena</b>. Nipote d'Innocenzo IV, moglie di Bartolo Tavernieri. v. II. 165.</li>
-<li><b>Elia</b>. Ammette all'Ordine dei Minori il Salimbene. v. I. 17.</li>
-<li class="in1">» Si congratula con Salimbene. v. I. 22.</li>
-<li class="in1">» Scomunicato. v. II. 252.</li>
-<li class="in1">» Suoi costumi, difetti e colpe, v. II. 230 e seg.</li>
-<li class="in1">» Deposto da Ministro Generale. v. I. 67. v. II. 249.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. II. 255.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span></li>
-<li class="in1">» Si fabbrica una sontuosa residenza. v. II. 247, 248.</li>
-<li class="in1">» Ha suoi paggi, cuoco e cavalli. v. II. 248.</li>
-<li><b>Elisabetta</b> S.ª Canonizzata. v. I. 12.</li>
-<li class="in1">» Non è ricevuto il cadavere alla Chiesa dei Minori. v. I. 172, 307.</li>
-<li class="in1">Langravia. v. II. 153.</li>
-<li><b>Eliseo</b> Beato. Reliquie portate a Parma da Salimbene. v. I. 294.</li>
-<li><b>Emondo</b> S. Canonizzato. v. I. 79.</li>
-<li><b>Enrico III</b> Imperatore. Entra in Roma. v. I. 237.</li>
-<li class="in1">» Occupa la Sicilia. v. I. 247.</li>
-<li class="in1">» Spoglia la Sicilia. v. I. 247.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. I. 247.</li>
-<li class="in1">Fratello del Re di Castiglia. Sua morte. v. II. 9.</li>
-<li class="in1">Re di Danimarca. Affogato in mare. v. I. 322</li>
-<li class="in1">Da Bobbio. Va a Beaucaire domandando al Generale un lettore. v. I. 174.</li>
-<li class="in1">Pisano. Sue qualità. v. I. 85, 86.</li>
-<li class="in2">» Cantore e miniatore. v. I. 86.</li>
-<li class="in2">» Compone la musica per un inno di S. Francesco. v. I. 279.</li>
-<li class="in1">Figlio di Federico II imprigionato dal padre v. I. 60.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. 60.</li>
-<li><b>Enverardo</b> di Brescia. Prigioniero di Ezzelino. v. I. 294.</li>
-<li><b>Enza</b> Torrente. v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Ponte sull'Enza costrutto dai Parmigiani. v. II. 143.</li>
-<li class="in1">» Due torri costrutte alla foce. v. II. 144.</li>
-<li><b>Enzano</b>. Villa. v. II. 144.</li>
-<li><b>Enzo</b> Re. Impedisce al vescovo di Reggio la residenza nell'episcopio. v. I. 80.</li>
-<li class="in1">» È alla Tagliata dell'Adda. v. I. 83.</li>
-<li class="in1">» Prigioniero, è liberato dai Parmigiani. v. I. 83.</li>
-<li class="in1">» Lascia Parma e va ad assediare Quinzano. v. I. 28.</li>
-<li class="in1">» S'accampa al Taro-morto. v. I. 97.</li>
-<li class="in1">» Prigioniero dei Bolognesi. v. I. 216. 228.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span></li>
-<li class="in1">» Re. Sua morte. v. II. 23.</li>
-<li class="in1">» Il Comune di Bologna gli fece i funerali. v. II. 23.</li>
-<li class="in1">» Fece fare la Scaloppia. v. I. 203.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 216.</li>
-<li class="in1">» Un frate con accorgimento trova modo di cibarlo. v. I. 216.</li>
-<li><b>Enzola</b> (degli) Aica. Maritata a Gherardino degli Arcili. v. II. 172.</li>
-<li class="in1">Bernardino. Fatto Cavalliere. v. II. 173.</li>
-<li class="in2">» Podestà di Perugia v. II. 173.</li>
-<li class="in1">Ghirardino. Perchè condannato ad una multa. v. II. 171.</li>
-<li class="in2">» Sue qualità. v. II. 171.</li>
-<li class="in1">Guido. v. II. 173.</li>
-<li class="in1">Guidolino. Sue qualità e cura degli ornati del duomo e del battistero. v. II. 172.</li>
-<li class="in2">» Sue limosine. v. II. 172.</li>
-<li class="in1">Guglielmo. v. II. 173.</li>
-<li class="in1">Ugo. Fatto Cavalliere. v. II. 173.</li>
-<li class="in1">Famiglia. v. II. 172. 173.</li>
-<li class="in1">Giacomo. Podestà di Modena. v. II. 103. 170.</li>
-<li class="in2">» Fatto Cavalliere sulla porta del battistero. v. II. 171.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. II. 105.</li>
-<li class="in1">Matteo. Fatto Cavalliere. v. II. 173.</li>
-<li class="in1">Richeldina. Sue qualità. v. II. 174.</li>
-<li class="in1">Turclo. v. II. 173.</li>
-<li><b>Episcopio</b> di Parma. Vi abitano vicino i Marsilii. v. I. 30.</li>
-<li class="in1">» Si fabbrica. v. I. 45.</li>
-<li><b>Eremitani</b> frati. Ridotti ad un solo Ordine. v. I. 151.</li>
-<li class="in1">Di Cesena. Salvano il Malatesta di Rimini. v. II. 147.</li>
-<li><b>Eremiti</b> Britti. v. I. 151.</li>
-<li class="in1">Di Favale. v. I. 151.</li>
-<li class="in1">Giambonitani. v. I. 151.</li>
-<li class="in1">Di S. Agostino. v. I. 151.</li>
-<li class="in1">Di S. Guglielmo v. I. 151.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span></li>
-<li><b>Ermengarda</b>, Nonna di Salimbene. Sue qualità. v. I. 30.</li>
-<li><b>Estensi</b>. Azzone. Si ribella. v. I. 68.</li>
-<li class="in1">» Assedia Ferrara. v. I. 69.</li>
-<li class="in1">» Coi Parmigiani fabbrica Brescello. v. I. 220.</li>
-<li class="in1">» Signore di Ferrara. v. I. 255.</li>
-<li class="in1">» Sposa Mabilia di Marchesopolo Pallavicini. v. I. 274.</li>
-<li class="in1">» Fa guerra ad Ezzelino. v. I. 339.</li>
-<li class="in1">» Fatto Cavalliere. v. II. 57.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 274.</li>
-<li class="in1">Costanza. Moglie di Guglielmo Pallavicini. v. I. 271.</li>
-<li class="in1">Obizzo. Signore di Ferrara. v. I. 71. 255.</li>
-<li class="in2">» Suo carattere. v. I. 71. 72.</li>
-<li class="in2">» Ostaggio in Puglia muore. v. I. 255.</li>
-<li class="in2">» Lodovico di S. Bonifacio conte di Verona morendo gli affida i proprii figli. v. II. 60.</li>
-<li class="in1">Rainaldo. Ostaggio dell'Imperatore. v. I. 71.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. I. 255.</li>
-<li class="in1">Il Marchese di Ferrara. Aiuta il partito della Chiesa di Modena. v. I. 346.</li>
-<li class="in2">» Manda in Germania per vedere se Federico II vive. v. II. 91.</li>
-<li class="in2">» S'adopera a pacificare i Modenesi. v. II. 150.</li>
-<li class="in2">» Morte di sua moglie. v. II. 219.</li>
-<li><b>Ezzelino</b> da Romano. Fa prigioniero Ugo dei Roberti. v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Aiuta Federico II contro Parma. v. I. 99.</li>
-<li class="in1">» Prende Este. v. I. 220.</li>
-<li class="in1">» Sua efferatezza. v. I. 99.</li>
-<li class="in1">» Fa bruciare 11,000 Padovani. v. I. 100, 260.</li>
-<li class="in1">» Gli succede Mastino dalla Scala. v. I. 261.</li>
-<li class="in1">» È prigioniero dei Cremonesi. v. I. 267. 339.</li>
-<li class="in1">» Ha un colloquio con Gregorio di Montelungo. v. I. 285.</li>
-<li class="in1">» Filippo Arcivescovo di Ravenna bandisce contro lui una crociata. v. I. 287.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span></li>
-<li class="in1">» Fa prigioniero Filippo Arcivescovo di Ravenna. v. I. 385.</li>
-<li class="in1">» Alcuni evadono dalle carceri di Ezzelino. v. I. 293.</li>
-<li class="in1">» Non accetta un consiglio de' suoi e gli è fatale. v. I. 182.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. I. 285. 339.</li>
-</ul>
-
-<h3>F</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Fabbrico</b> Villa. v. I. 8.</li>
-<li><b>Fabriano</b>. Ruina per terremoto. v. II. 44.</li>
-<li><b>Faentini</b>. Spianano la fossa di Imola. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Resistono a Federico II. v. I. 63.</li>
-<li><b>Faenza</b>. Assediata. v. I. 77. 78.</li>
-<li class="in1">» Volpi nel Faentino. v. I. 95.</li>
-<li class="in1">» Assediata dai Bolognesi. v. II. 28.</li>
-<li class="in1">» I Signori di Faenza. v. I. 262.</li>
-<li class="in1">» I Lambertazzi ammessi, poi espulsi. v. I. 264.</li>
-<li class="in1">» Filippo Legato va al convento di Santa Chiara. v. I. 296.</li>
-<li class="in1">» Passano da Faenza milizie francesi. v. I. 348.</li>
-<li class="in1">» Discordie e ruina. v. II. 29.</li>
-<li class="in1">» Guido di Montefeltro sbaraglia i Bolognesi. v. II. 29.</li>
-<li class="in1">» È presa. v. I. 78.</li>
-<li><b>Fagiuoli</b> di Fornovo. Arciprete ucciso. v. II. 208. 209.</li>
-<li><b>Fame</b>. v. I. 3.</li>
-<li><b>Fanano</b> Villa. Predicazione ivi fatta. v. I. 302.</li>
-<li><b>Fano</b> Reggiano. v. I. 84</li>
-<li><b>Fano</b> Romagnolo. Il padre di Salimbene vuole a casa il figlio che è nel convento di Fano. v. I. 17. 18.</li>
-<li><b>Farfalloni</b>. I bruchi nati da loro fanno gran danno v. II. 106.</li>
-<li><b>Farneto</b> (di) famiglie v. II. Fuggono per le incursioni di quei di Gesso. v. II. 198.</li>
-<li><b>Fasanella</b> Castello. v. I. 320.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span></li>
-<li><b>Fasso</b> di Parma. Frate. v. I. 67.</li>
-<li><b>Fatebene</b> Frate. Va a Pinamonte di Mantova con gran pericolo. v. I. 318.</li>
-<li><b>Fave</b> fresche per Natale. v. I. 205.</li>
-<li><b>Fazio</b> o Facio Conte. Prigioniero de' Genovesi. v. II. 85.</li>
-<li><b>Federico I</b>. Ne parla Merlino. v. I. 146.</li>
-<li class="in1">II. Sue qualità. v. I. 231. 5. 105.</li>
-<li class="in2">» Predizione di Gioachimo verificatasi in lui. v. I. 5.</li>
-<li class="in2">» Incoronazione. v. I. 7.</li>
-<li class="in2">» Scrive per far uscire Salimbene di convento. v. I. 17.</li>
-<li class="in2">» Nascita. v. I. 22.</li>
-<li class="in2">» Parma gli si ribella. v. I. 97.</li>
-<li class="in2">» Imprigiona suo figlio Enrico. v. I. 60.</li>
-<li class="in2">» Viene in Lombardia. v. I. 63.</li>
-<li class="in2">» Prende castella e assedia Brescia, v. I. 63 e seg.</li>
-<li class="in2">» Prende il carroccio ai Milanesi. v. I. 66.</li>
-<li class="in2">» Lo regala alla città di Roma che lo rifiuta. v. I. 66.</li>
-<li class="in2">» È scomunicato. v. I. 67.</li>
-<li class="in2">» Assedia Piumazzo e Crevalcore. v. I. 68.</li>
-<li class="in2">» Prende Ravenna. v. I. 70.</li>
-<li class="in2">» Prende Faenza. v. I. 78.</li>
-<li class="in2">» È deposto. v. I. 82.</li>
-<li class="in2">» S'avvia a Lione. v. I. 92.</li>
-<li class="in2">» Assedia Parma. v. I. 101.</li>
-<li class="in2">» Fa impiccare prigionieri di guerra. v. I. 102.</li>
-<li class="in2">» Messo in fuga dai Parmigiani perde Vittoria. 108.</li>
-<li class="in2">» Torna in Puglia. v. I. 110.</li>
-<li class="in2">» Rimproverato dalla Contessa di Caserta. v. I. 181.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. I. 7, 77, 230.</li>
-<li class="in2">» Ammoglia Enzo suo figlio. v. I. 199.</li>
-<li class="in2">» Suoi infortunii. v. I. 226.</li>
-<li class="in2">» Sue stranezze. v. I. 232, 233.</li>
-<li class="in2">» Vaticinii di Merlino verificati in lui. v. I. 230.</li>
-<li class="in2">» Sua avarizia. v. I. 320.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span></li>
-<li class="in2">» Suoi figli. v. I. 348.</li>
-<li class="in2">» Disperde i nobili e Principi della Puglia. v. I. 319. 320.</li>
-<li class="in2">» Corre voce che soppraviva. v. I. 77. v. II. 91.</li>
-<li><b>Felina</b>. È presa. v. I. 83.</li>
-<li><b>Fenicola</b> S.ª Terra parmigiana di proprietà dell'Ordine di Pietro Peccatore. v. II. 24.</li>
-<li><b>Ferrara</b>. Assediata tre mesi. v. I. 69.</li>
-<li class="in1">» Predicazione ivi fatta da Frate Bonaventura. v. I. 101.</li>
-<li class="in1">» Salimbene va a Ferrara. v. I. 222.</li>
-<li class="in1">» Signoria di Salinguerra. v. I. 255.</li>
-<li class="in1">» Bando di guerra ad Ezzelino. v. I. 287.</li>
-<li class="in1">» Arriva Innocenzo IV. v. I. 325.</li>
-<li class="in1">» Fa una lega. v. I. 339.</li>
-<li><b>Ferrarello</b>. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 216.</li>
-<li><b>Ferraresi</b>. Prendono Bondeno. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Si arrendono e consegnano Salinguerra. v. I. 69.</li>
-<li class="in1">» Giurano guerra ad Ezzelino. v. I. 339.</li>
-<li class="in1">» Aiutano i Bolognesi contro Faenza. v. II. 29.</li>
-<li class="in1">» Aiutano i Parmigiani. v. I. 94.</li>
-<li><b>Ferri</b> Villano. Sua beffa a Federico II. v. I. 237.</li>
-<li><b>Fieschi</b> (dei) Guglielmo Cardinale. v. I. 279.</li>
-<li class="in1">» Loro Terre. v. II. 8.</li>
-<li><b>Filangeri</b> Rizzardo. v. I. 320.</li>
-<li><b>Filippo</b> Arcivescovo di Ravenna. Legato. v. I. 286.</li>
-<li class="in1">» Circoscrizione della sua Legazione. v. I. 286.</li>
-<li class="in1">» Aiuta Guglielmotto. v. I. 75.</li>
-<li class="in1">» Fa di casa sua Frate Vita. v. I. 89.</li>
-<li class="in1">» Bandisce Guerra ad Ezzelino. v. I. 288.</li>
-<li class="in1">» Vescovo di Ferrara. v. I. 287.</li>
-<li class="in1">» Aduna un Concilio per provveder soccorsi ai cristiani. v. I. 298.</li>
-<li class="in1">» Prende Padova. v. I. 288.</li>
-<li class="in1">» Prigioniero di Ezzelino. v. I. 293. 335.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span></li>
-<li class="in1">» Come evase dal Carcere. V. I. 293.</li>
-<li class="in1">» Va in Ispagna a studio di negromanzia. v. I. 286.</li>
-<li class="in1">» Studia a Parigi. v. I. 287.</li>
-<li class="in1">» Legato in Germania. v. I. 290.</li>
-<li class="in1">» Fugge da una città passando per un buco che era sotto l'imposta di una porta. v. I. 291.</li>
-<li class="in1">» Ha un figlio ed una figlia. v. I. 294.</li>
-<li class="in1">» Va ad un convento di suore. v. I. 295.</li>
-<li class="in1">Maestro Cancelliere di Parigi. v. I. 321.</li>
-<li class="in1">» Frate Enrico compone musica per lui. v. I. 87.</li>
-<li class="in1">Di Pistoia. Arcivescovo di Ravenna. v. I. 55.</li>
-<li class="in1">Re di Francia l'ardito. Passa per Reggio v. II. 20.</li>
-<li class="in1">» Predizione della sua morte v. II. 127.</li>
-<li class="in1">» Sua guerra in Ispagna. v. II. 155.</li>
-<li class="in1">» La sua salma trasportata a Parigi. v. II. 155.</li>
-<li><b>Fior</b> d'oliva. v I. 40.</li>
-<li><b>Fiorenzola.</b> Presso Fiorenzuola è ucciso il Marchese di Monferrato. v. I. 273.</li>
-<li><b>Fiorentina</b> (Torre). Vi muore Federico II. v. I. 7. 230.</li>
-<li><b>Fiorentini.</b> Sono sconfitti. v. I. 340.</li>
-<li class="in1">» Loro odii coi Pisani. v. II. 90.</li>
-<li><b>Firenze.</b> Signoria ora di Guelfi, ora di Ghibellini. v. I. 277.</li>
-<li><b>Fizaimone.</b> Frate Gaudente. v. I. 344.</li>
-<li><b>Flagellantisi.</b> Principio della loro divozione. v. I. 341.</li>
-<li><b>Flora</b> (di) Ordine. v. I. 138.</li>
-<li><b>Foggia.</b> Vi muore Carlo d'Anjou. v. II. 127.</li>
-<li><b>Fogliani</b> (dei) Bertolino. Fatto Cavalliere dal Conte d Artois. v. II. 58.</li>
-<li class="in1">Bonifacio. Sua morte. v. II. 18.</li>
-<li class="in1">Francesco. Della fazione di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in2">» Va a Parma per armi. v. II. 198.</li>
-<li class="in2">» Uno de' capi dell'esercito di quei di Gesso. v. II. 203.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span></li>
-<li class="in1">Guglielmo, eletto vescovo. v. I. 80</li>
-<li class="in2">» Impedito di risedere nell'episcopio. v. I. 80.</li>
-<li class="in2">» Pacifica i Roberti coi Fogliari. v. I. 330.</li>
-<li class="in2">» Si rappacifica coi Reggiani. v. I. 330.</li>
-<li class="in2">» Vende il palazzo. v. I. 338.</li>
-<li class="in2">» Ospita Filippo Re di Francia. v. II. 20.</li>
-<li class="in2">» Elegge Rolando Rossi Capitano del popolo di Reggio. v. II. 42.</li>
-<li class="in2">» Suo accordo coi Reggiani per la quistione delle decime v. II. 51.</li>
-<li class="in2">» Sua morte e sue qualità. v. II. 65.</li>
-<li class="in1">Ugolino. Sua morte v. I. 11. v. II. 40.</li>
-<li class="in1">Matteo. Sua eredità. v. I. 70.</li>
-<li class="in2">» Del partito della città di sopra in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in2">» Signore di Reggio. v. II. 194.</li>
-<li class="in1">Nicolò. Prende Carpineti e Pacilo. v. II. 194.</li>
-<li class="in1">Paolo. v. I. 70.</li>
-<li class="in1">Il Prevosto di Carpineti, che è del partito di quei di sotto in Reggio v. II. 81.</li>
-<li class="in1">Tomaso. Sposa Traversaria Traversari. v. I. 70.</li>
-<li class="in2">» Signore di Ravenna. v. I. 262.</li>
-<li class="in1">Famiglia. Espulsa da Reggio. v. I. 82.</li>
-<li><b>Folignati.</b> Vittoriosi contro i Perugini. v. II. 56.</li>
-<li><b>Foligno.</b> Guerreggiato dai Perugini v. II. 56.</li>
-<li><b>Fontana</b> (di) Adegherio. Famiglia spogliata. v. I. 72.</li>
-<li class="in1">» Espulso da Ferrara. v. I. 255.</li>
-<li class="in1">» Aiuta Salimbene nel matrimonio di Matolino. v. I. 310.</li>
-<li><b>Fontanellato.</b> Vi soggiorna Gherardo da Canale. v. I. 105.</li>
-<li><b>Fontanelle</b> (di) Monastero. v. II. 209.</li>
-<li><b>Fontevivo.</b> v. I. 98. 157. 335.</li>
-<li><b>Forcalquier</b> (di) Conti. v. II. 72.</li>
-<li><b>Forlì.</b> Signoria di Guido di Montefeltro v. I. 261.</li>
-<li class="in1">» Vi è un vescovo nemico dei frati v. I. 307.</li>
-<li class="in1">» Martino IV tenta di prenderlo. v. II. 52.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span></li>
-<li class="in1">» Sottomessa. v. II. 63. 64.</li>
-<li><b>Forlivesi.</b> Contro i Bolognesi. v. II. 29.</li>
-<li><b>Fornovo.</b> Fagioli da Fornovo ucciso. v. II. 208. 209.</li>
-<li class="in1">Fornovo Lombardo preso dai Cremonesi. v. II. 43.</li>
-<li><b>Fosse</b> di Parma a Porta S.ª Croce scavate. v. II. 145.</li>
-<li><b>Fossola.</b> Presa di forza. v. II. 186.</li>
-<li><b>Francesco</b> S. Sua morte. v. I. 10.</li>
-<li class="in1">» Sua canonizzazione. v. I. 12.</li>
-<li class="in1">» Traslazione del suo corpo. v. I. 41.</li>
-<li class="in1">» Riceve le stimmate. v. I. 100.</li>
-<li class="in1">» Figura il presepio di Betlemme. v. I. 189.</li>
-<li><b>Francesi.</b> Si sollevano contro i Minori. v. I. 323.</li>
-<li class="in1">» Arrivano in Italia. v. I. 317.</li>
-<li class="in1">» Strage di loro in oriente. v. I. 81.</li>
-<li class="in1">» Loro qualità. v. II. 220. 221.</li>
-<li><b>Frassinara.</b> Villa a cui si conduce un canale naviglio. v. II. 68.</li>
-<li><b>Frati.</b> Britti. v. I. 151.</li>
-<li class="in1">Gaudenti. Loro istituzione. v. I. 344.</li>
-<li class="in1">Minori. Loro qualità. v. I. 168 e seg.</li>
-<li class="in2">» Loro antagonismo col clero secolare v. I. 298 e seg.</li>
-<li class="in2">» Loro questione coi Cistercensi. v. II. 188.</li>
-<li class="in2">» Gioachimo abbate allude a loro in una profezia. v. I. 162.</li>
-<li class="in2">» Opposizioni alla loro istituzione. v. I. 163.</li>
-<li class="in2">» Onorio IV toglie ai Minori la facoltà di confessare e predicare. v. II. 193.</li>
-<li class="in2">» Privilegio avuto da Gregorio. IX. v. I. 302.</li>
-<li class="in2">» Comprano a Reggio un palazzo. v. I. 338.</li>
-<li class="in2">» Frate Salimbene li giustifica. v. I. 306. e seg.</li>
-<li class="in2">» Fabbricano un refettorio a Parma v. II 66.</li>
-<li class="in1">del Martorano v. II. 175.</li>
-<li class="in1">di Parma. v. I. 155.</li>
-<li class="in1">di Reggio. Comprano case. v. II. 24.</li>
-<li class="in1">di Ravenna. v. II. 24.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span></li>
-<li class="in1">Saccati. v. I. 151.</li>
-<li class="in1">di S. Fenicola. v. II. 24.</li>
-<li class="in1">della Chartreuse. Vengono a Parma. v. II. 159.</li>
-<li><b>Frignano.</b> Quelli del Frignano uccisi. v. I. 339.</li>
-<li class="in1">» Fanti e cavalli montanari l'invadono. v. II. 11. 12.</li>
-<li><b>Frumento.</b> Prezzo. v. I. 6. 339. v. II. 42.</li>
-<li><b>Fulconi</b> (dei) Pietro. Concorda i Reggiani tra loro. v. I. 348.</li>
-<li class="in1">» Allontanato dalla Corte del Papa v. II. 31.</li>
-</ul>
-
-<h3>G</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Gabriele</b> di Cremona. Egregie sue qualità. v. I. 122.</li>
-<li><b>Gainago.</b> Il Cronista Salimbene vi ha sue possessioni. v. II. 54. 67.</li>
-<li><b>Gaio</b> Guido. Sua casa è sede della Capitaneria di Reggio. v. II. 43.</li>
-<li><b>Galera</b> (di) Ponte. Costrutto v. II. 66.</li>
-<li><b>Galla</b> Placidia Pagani v. I. 263.</li>
-<li><b>Galla</b> Placidia Imperatrice ha eretto un convento a Ravenna. v. I. 315.</li>
-<li><b>Galline</b> (di) morìa. v. II. 177.</li>
-<li><b>Galluzzi</b> (dei) Arriguccio. Muore v. II. 30.</li>
-<li><b>Galvano</b> Conte. Sua morte v. II. 3.</li>
-<li class="in1">» Molto influente a Corte. v. II. 4.</li>
-<li><b>Gambalone.</b> Scavato. v. II. 68.</li>
-<li><b>Gàmbara</b> Castello. Preso. v. I. 64.</li>
-<li><b>Gap.</b> Patria di Burigardo. v. II. 148.</li>
-<li><b>Garfagnana.</b> Dov'è, e castelli tolti al Vescovo di Lucca. v. I. 193.</li>
-<li><b>Garsendino.</b> Vescovo di Ferrara. v. I. 287.</li>
-<li><b>Garsendonio</b> Lupicini. Dà moglie a suo figlio una Fogliani. v. II 81.</li>
-<li><b>Gattaiola</b> (di) Badessa. Provoca Lucca contro i Minori. v. I. 40. 41.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span></li>
-<li><b>Gatti</b> (dei) morìa, v. II. 169.</li>
-<li><b>Gennari</b> Guidolino. Compagno di F. Giovanni da Parma e sue qualità. v. II. 111.</li>
-<li><b>Genova</b>. Assalita dai Pisani. v. II 85.</li>
-<li class="in1">» Salimbene va a Genova. v. I. 193.</li>
-<li class="in1">» Nozze illustri e fastose. v. I. 323.</li>
-<li class="in1">» Due volte sconfigge i Pisani. v. II. 140.</li>
-<li><b>Gente</b> (da) Aldessona. Moglie di Lombardino. v. II. 169.</li>
-<li class="in1">Aica. Moglie di Gherardo Rossi. v. II. 169.</li>
-<li class="in1">Beretta. Sue esimie qualità. v. I. 43.</li>
-<li class="in1">Gibertino. Uccide Pinotto da Gente. v. II. 204.</li>
-<li class="in1">Giberto. Accusa Obizzo Sanvitali. v. I. 37.</li>
-<li class="in2">» Figlio di Gigliolo. v. I. 43.</li>
-<li class="in2">» Si batte a Borghetto di Taro. v. I. 92.</li>
-<li class="in2">» Signoreggia Parma. v. I. 254.</li>
-<li class="in2">» S'atterrano le sue case a Campeggine. v. I. 327.</li>
-<li class="in2">» Riceve il Vescovo di Reggio. v. I. 330.</li>
-<li class="in2">» Podestà di Reggio. v. I. 338.</li>
-<li class="in2">» Spodestato. v. I. 338.</li>
-<li class="in2">» È ucciso suo figlio. v. I. 337.</li>
-<li class="in2">» I beccai lo fanno signore di Parma. v. I. 328.</li>
-<li class="in2">» Falsifica le monete. v. I. 328.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. I. 329.</li>
-<li class="in2">» I suoi figli e nipoti sono cacciati da Campeggine. v. II. 164.</li>
-<li class="in1">Giliolo. Podestà di Reggio. v. I. 43.</li>
-<li class="in2">» Suo detto. v. I. 43.</li>
-<li class="in1">Guido. Eletto Podestà di Reggio. v. I. 330, 337.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. I. 337.</li>
-<li class="in1">Lombardino. Marito d'Aldessona fatto Cavalliere. v. II. 169.</li>
-<li class="in1">Mabilia. Si marita con Guido da Correggio. v. I. 329. v. II. 169.</li>
-<li class="in1">Manfredo. Marito d'una sorella di Salimbene. v. I. 43.</li>
-<li class="in1">Pino o Pinotto. Fa uccidere la moglie. v. II. 168.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span></li>
-<li class="in1">Pino o Pinotto. Sposa una donna voluta da suo padre. v. II. 167.</li>
-<li class="in2">» Si atterrano sue case a Campeggine. v. II. 168.</li>
-<li class="in2">» È ucciso. v. II. 204.</li>
-<li class="in1">Tedaldo. v. I. 48.</li>
-<li class="in1">Guglielmino. Uccide Pinotto da Gente. v. II. 204.</li>
-<li class="in1">Famiglia, perchè detta da Gente. v. I. 43.</li>
-<li><b>Geo</b>. Castello. Preso. v. I. 64.</li>
-<li><b>Gerardino</b> da S. Giovanni in Persiceto. Suo colloquio con Uberto Pallavicini. v. II. 12.</li>
-<li class="in1">Da Parma. Consiglia Salimbene a non seguir Gioachimo. v. I. 325.</li>
-<li class="in1">Da Borgo S. Donnino. Gioachimita. v. I. 138.</li>
-<li class="in2">» Va a studio a Parigi. v. I. 140.</li>
-<li class="in2">» Pubblica un libello. v. I. 140.</li>
-<li class="in2">» Muore scomunicato. v. I. 140.</li>
-<li class="in2">» Un suo libro frivolo. v. I. 337.</li>
-<li class="in2">» Sue qualità. v. I. 337.</li>
-<li><b>Gerardo</b>. Prete scostumato. v. I. 299.</li>
-<li class="in1">Conte di Pisa. Sua morte. v. II. 9.</li>
-<li class="in1">Banchiere. Libera di prigione un Legato. v. I. 293.</li>
-<li class="in1">Da Prato. Va in Tartaria ambasciatore. v. I. 116. 191.</li>
-<li class="in1">Delle Quattro Castella. v. II. 156.</li>
-<li class="in1">De' Rozzi. Sua predizione. v I. 165</li>
-<li class="in1">Da Modena. Sue imposture di miracoli. v. II. 157.</li>
-<li><b>Geremei</b> di Bologna del partito della Chiesa. v. I. 264.</li>
-<li class="in1">» Non vogliono andare a' danni di Modena. v. II. 25.</li>
-<li><b>Germano</b>. S. (di) corpo. v. I. 121.</li>
-<li><b>Gerusalemme</b>. v. I. 3.</li>
-<li><b>Gesso</b>, Castello. v. II. 59.</li>
-<li class="in1">(di) Bernardo. In casa sua abita Lodovico conte di S. Bonifazio. v. II. 59.</li>
-<li class="in2">» Signore di Timberga. v. II. 214.</li>
-<li class="in1">(di) quelli. Devastano il territorio reggiano e commettono atrocità. v. II. 212. 213.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span></li>
-<li><b>Gherro</b> (di) Enrico. Uno de' capi di quei di Gesso. v. II. 203.</li>
-<li><b>Ghiaia</b> della Parma. Vi si impiccano prigionieri di guerra. v. I. 102.</li>
-<li class="in1">Del Taro. Vi s'incatenano moltissimi Parmigiani. v. I. 224.</li>
-<li><b>Ghibellini</b>, così detti in Toscana. v. I. 277.</li>
-<li class="in1">Assediati a Poggibonzi. v. II. 6.</li>
-<li><b>Ghiberto</b> Antipapa. v. I. 237.</li>
-<li><b>Ghirardino</b> di Nazario. Podestà di Reggio. v. I. 40.</li>
-<li class="in1">» Sua immagine a basso rilievo. v. I. 40.</li>
-<li><b>Ghisalecchio</b>. Castello. v. I. 273.</li>
-<li><b>Giacomino</b> di Beneceto. v. II. 174.</li>
-<li class="in1">Di Berceto. Compagno di Giovanni da Parma e sue qualità. v. II. 112.</li>
-<li class="in1">Di Cassio. Consanguineo di Salimbene. v. I. 234.</li>
-<li class="in2">» Sue imposture di miracoli. v. II. 157.</li>
-<li class="in1">Da Porto. Frate, confessa Giacomo Enzola. v. II. 171.</li>
-<li><b>Giacomo</b> di Bernardo. Non vuol moglie una figlia dell'Arcivescovo</li>
-<li class="in1">di Ravenna. v. I. 294.</li>
-<li class="in1">Di Canossa. v. I. 338.</li>
-<li class="in1">Boveri. Suo atto di coraggio. v. I. 13.</li>
-<li class="in1">Di Iseo. Nega l'assoluzione ad una Badessa. v. I. 41.</li>
-<li class="in2">» Guarito per miracolo. v. I. 41.</li>
-<li class="in1">Di Maluso. Assessore del Podestà di Lucca. v. I. 67.</li>
-<li class="in1">Da Palù. Sua morte. v. I. 10.</li>
-<li class="in1">Di Pavia. Frate, è cacciato dal convento di Modena. v. I. 218.</li>
-<li class="in1">Di Brescello. Frate, è cacciato dal convento di Modena. v. I. 218.</li>
-<li><b>Giacopello</b>. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 216.</li>
-<li><b>Giliolo</b> da Marano. Podestà di Reggio. v. II. 42.</li>
-<li class="in1">Di donna Agnese. Podestà di Reggio. v. I. 43.</li>
-<li><b>Gioachimo</b>. Sua predizione per Federico II. v. I. 5.</li>
-<li class="in1">» Predizioni intorno a Pontefici. v. I. 12.</li>
-<li class="in1">» Salimbene è seguace di Gioachimo. v. I. 132.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span></li>
-<li class="in1">» Amico di Enrico VI. Imperatore. v. I. 248.</li>
-<li class="in1">» Sue profezie. v. I. 321.</li>
-<li class="in1">» Sua esposizione dell'Apocalisse. v. I. 321.</li>
-<li class="in1">» Predizioni intorno ai Predicatori, Minori, clero secolare. v. I. 162.</li>
-<li class="in1">» Opuscolo contro Pietro Lombardo. v. I. 141.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 143. 144.</li>
-<li class="in1">» Interpretazioni sugli Evangelisti. v. I. 170.</li>
-<li class="in1">» Predice l'istituzione de' Predicatori e Minori. v. I. 170.</li>
-<li><b>Giovanetto</b>. Maestro Maggiore de' Predicatori. v. II. 137.</li>
-<li class="in1">Frate Minore. v. II. 240.</li>
-<li><b>Giovanni</b> XXI. Invia missione in Tartaria. v. I. 116.</li>
-<li class="in1">» Sua dottrina. v. I. 182.</li>
-<li class="in1">» Sua elezione. v. II. 38.</li>
-<li class="in1">» Muore sotto la ruina d'una volta. v. I. 183. v. II. 38. 40.</li>
-<li class="in1">Re. Rimprovera Federico II. v. I. 23.</li>
-<li class="in2">» Si fa frate. v. I. 24.</li>
-<li class="in1">di Bibbiano. Frate espulso da Modena. v. I. 218.</li>
-<li class="in1">di Bondeno. Canonico scostumato. v. I. 309.</li>
-<li class="in1">di Bologna. v. I. 46.</li>
-<li class="in1">il Buono. v. I. 151.</li>
-<li class="in1">da Procida. Cortigiano di Manfredi. v. II. 4.</li>
-<li class="in2">» Avvelena Corrado. v. III. 4.</li>
-<li class="in1">di Carpineti. Frate, il conte d'Artois vuol vederlo. v. II. 62.</li>
-<li class="in1">di Castelvetro. Manda Salimbene a distogliere Giovanni</li>
-<li class="in1">da Parma dal seguire i Gioachimiti. v. I. 182.</li>
-<li class="in1">di Donna Rifida. Eletto Vescovo. v. I. 42.</li>
-<li class="in2">» Spogliato del Vescovado. v. I. 37.</li>
-<li class="in1">da Parma. Frate, va al Concilio di Lione. v. I. 81.</li>
-<li class="in2">» Eletto Ministro Generale. v. I. 84. 188.</li>
-<li class="in2">» Non vuol moltiplicare le leggi, e perchè. v. I. 179.</li>
-<li class="in2">» Vuol dar esso licenza ai frati di predicare. v. I. 126.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span></li>
-<li class="in2">» Parla al cospetto del Re di Francia. v. I. 128.</li>
-<li class="in2">» Sua umiltà. v. I. 129. 186.</li>
-<li class="in2">» Parla al Corpo Universitario di Parigi. v. I. 178.</li>
-<li class="in2">» Lettera di ammissione data ai Terziarii. v. I. 177.</li>
-<li class="in2">» Amico di frate Ugo di Jeres. v. I. 132.</li>
-<li class="in2">» Suo carattere e sua dottrina. v. I. 175.</li>
-<li class="in2">» È avversato perchè Gioachimita. v. I. 180.</li>
-<li class="in2">» Si dimette da Ministro Generale. v. I. 189.</li>
-<li class="in2">» Si ritira a Greccio. v. I. 182.</li>
-<li class="in2">» Va in Grecia. v. I. 183.</li>
-<li class="in2">» Suoi compagni. v. II. 109 e seg.</li>
-<li class="in2">» Ritorna dalla visita di tutti i conventi. v. I. 172.</li>
-<li class="in2">» Detto Giovannino da S. Lazzaro. v. I. 175.</li>
-<li class="in2">» Si voleva farlo Cardinale. v. I. 183.</li>
-<li class="in2">» Il Re di Francia lo venera. v. I. 183.</li>
-<li class="in2">» Onorato dal Re d'Inghilterra. v. I. 184.</li>
-<li class="in2">» Ha detrattori ed ammiratori. v. I. 180. 183.</li>
-<li class="in2">» Designa il suo successore nel Generalato. v. I. 189.</li>
-<li class="in2">» Vuol seco a tavola gli umili fraticelli. v. I. 186.</li>
-<li class="in2">» Uccelli selvatici che covano sotto il suo tavolo. v. I. 189.</li>
-<li><b>Giordano</b> Cardinale. Di poca dottrina. v. I. 73.</li>
-<li class="in1">Conte. Sua morte. v. II. 4.</li>
-<li class="in2">» Cortigiano di Manfredi. v. II. 4.</li>
-<li class="in1">Maestro Generale de' Predicatori. v. II. 137.</li>
-<li><b>Giovannino</b> dalle Olle. Ad Arles domanda al Generale l'aureola. v. I. 191.</li>
-<li class="in1">» Va in Affrica. v. I. 196.</li>
-<li class="in1">» Morte, qualità e miracoli. v. I. 197.</li>
-<li class="in1">Pigolino di Parma. v. I. 142.</li>
-<li class="in1">Di Reggio. Dottor fisico. v. II. 177.</li>
-<li><b>Girona</b>. Vi muore il Re di Francia. v. II. 155.</li>
-<li><b>Giuliano</b> da Sesso. Maestro in leggi e atroce. v. I. 218.</li>
-<li><b>Giaratto</b>. Fatto prigioniero a Grola. v. I. 224.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span></li>
-<li><b>Giutto</b>. Frate. v. I. 157.</li>
-<li><b>Gogo</b> Rolandino. Morto in battaglia a Colorno. v. I. 269.</li>
-<li><b>Gonzaga</b>. Assediata dai Reggiani. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Distrutta dai Mantovani. v. II. 42.</li>
-<li><b>Gorgona</b>. Isola o scoglio. v. II. 86.</li>
-<li><b>Gorgonzola</b>. È presa. v. I. 83.</li>
-<li class="in1">» Re Enzo restatovi prigioniero è liberato dai Parmigiani. v. I. 83.</li>
-<li><b>Gorzano</b>. Castello distrutto. v. I. 347.</li>
-<li><b>Gorzano</b> (di) Tomaso. È ucciso. v. I. 346.</li>
-<li class="in1">» Prende Bismantova. v. II. 43.</li>
-<li class="in1">Famiglia Cacciata da Modena. v. I. 346.</li>
-<li class="in2">» È loro dato Monte Valerio. v. II. 5.</li>
-<li><b>Gottolengo</b>. È preso. v. I. 64.</li>
-<li><b>Governolo</b>. Navi che vi passano sul Po costrette a salire il Mincio sino a Mantova. v. II. 17.</li>
-<li><b>Gradenigo</b> Marco. Podestà di Reggio deposto. v. I. 347.</li>
-<li><b>Gramignazzo</b>. Vi si catturano barche mantovane. v. I. 84.</li>
-<li><b>Grassoni</b> (dei) Raimonduccio. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li class="in1">Grassone. Impiccato. v. II. 218.</li>
-<li class="in1">Famiglia. Lascia Modena. v. II. 78.</li>
-<li><b>Grazia</b>. Vescovo. v. I 42.</li>
-<li><b>Greccio</b>. Romitaggio di Giovanni da Parma. v. I. 189.</li>
-<li><b>Greci</b>. Scomunicati per le loro opinioni intorno allo Spirito Santo. v. I. 12.</li>
-<li><b>Grecia</b>. Il suo Re invita Giovanni da Parma. v. I. 209.</li>
-<li><b>Gregorio</b> VII. Eletto Papa. v. I. 237.</li>
-<li class="in1">» Amico della Contessa Matilde e sue qualità. v. I. 244.</li>
-<li class="in1">» IX. Scomunica i Greci. v. I. 12.</li>
-<li class="in1">» Eletto Papa. v. I. 11.</li>
-<li class="in1">» Dà privilegi ai Minori. v. I. 302.</li>
-<li class="in1">» Scomunica Federico II. v. I. 228.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. I. 78.</li>
-<li class="in1">» X. Eletto Papa. v. II. 23.</li>
-<li class="in1">» Sopprime i Saccati. v. I. 152.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span></li>
-<li class="in1">» Riprova la Congregazione di Segalello. v. I. 154.</li>
-<li class="in1">» Sopprime la Congregazione di Segalello. v. I. 153.</li>
-<li class="in1">» Uso del denaro raccolto per le Crociate. v. I. 319.</li>
-<li class="in1">» Suo concilio a Lione. v. II. 27.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. II. 27. 31.</li>
-<li class="in1">» Depone Prelati avari. v. II. 31.</li>
-<li class="in1">» Arriva a Reggio. v. II. 26. 31.</li>
-<li class="in1">» Fissa norme per l'elezione de' Papi. v. II. 35.</li>
-<li class="in1">Di Montelungo. Legato in Lombardia. v. I. 29. 282.</li>
-<li class="in2">» Arriva a Parma. v. I. 99.</li>
-<li class="in2">» È a Parma per l'assedio di Federico II. v. I. 99.</li>
-<li class="in2">» Sue astuzie. v. I. 283.</li>
-<li class="in2">» Guida i Parmigiani a battaglia. v. I. 109.</li>
-<li class="in2">» Suo corvo parlante dato a pegno. v. I. 284.</li>
-<li class="in2">» Patriarca di Aquileia. v. I. 285.</li>
-<li class="in2">» Tentato di aderire all'Impero. v. I. 283. 284.</li>
-<li class="in2">» Aveva concubine. v. I. 285.</li>
-<li class="in1">Romano. Vescovo morto eretico. v. I. 42.</li>
-<li><b>Grelone</b> Giovanni. v. I. 15.</li>
-<li><b>Greloni</b> Famiglia. v. I. 15.</li>
-<li><b>Grenoble.</b> Vi passa Salimbene che visita una gran frana. v. I. 204. 207.</li>
-<li><b>Grenoni.</b> Da non confondere coi Greloni. v. I. 15.</li>
-<li><b>Grillo</b> (dei) Giovanni. Siniscalco del Re d'Inghilterra. v. II. 75.</li>
-<li><b>Grimaldi.</b> Partigiani della Chiesa, sta contro loro Uberto Spinola. v. II. 141.</li>
-<li><b>Groia.</b> Federico II vi fabbrica Vittoria e conia moneta. v. I. 99.</li>
-<li><b>Grondola</b> Castello. I Parmigiani vi fanno una torre. v. II. 144.</li>
-<li><b>Gruamonte.</b> Frate Gaudente. v. I. 344.</li>
-<li><b>Gualengo</b> Gherardino, frate. v. I. 263.</li>
-<li><b>Gualterio.</b> Conte di Manopello ucciso da Federico II. v. I. 320.</li>
-<li class="in1">Frate Inglese. Compagno di Giovanni da Parma. Vescovo e sue qualità. v. II. 110.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span></li>
-<li><b>Gualterotto.</b> v. I. 23.</li>
-<li><b>Guardasone.</b> Ricuperato dai Parmigiani. v. I. 202.</li>
-<li><b>Guascogna.</b> Vi sono Luogotenenti Inglesi. v. II. 75.</li>
-<li><b>Guastalla.</b> Bloccata. v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Passa Rizzardo di S. Bonifazio conte. v. I. 98.</li>
-<li class="in1">» Perduta e ricuperata. v. II. 40.</li>
-<li><b>Guazzatola</b> de' Cavalli in Parma. v. I. 109.</li>
-<li><b>Guelfi.</b> Partigiani della Chiesa. v. I. 277.</li>
-<li><b>Guercio</b> o Guerzo (di) Manfredino. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in1">» Uno dei Capi di quei di Gesso. v. II. 203.</li>
-<li class="in1">» Si ruinano le sue case. v. II. 197.</li>
-<li><b>Guglielmino</b> di Gattatico (maestro). Muore. v. I. 305.</li>
-<li><b>Guglielmo</b> Cardinale. Fa confessione pubblica. v. I. 325.</li>
-<li class="in1">» Vescovo di Modena. v. I. 46.</li>
-<li class="in1">di Britto. v. I. 134.</li>
-<li class="in1">da Buzea. Guardiano parziale co' frati. v. I. 185.</li>
-<li class="in1">Biancardo. v. I. 209.</li>
-<li class="in1">di Gattatico ostile ai Minori. v. I. 305.</li>
-<li class="in1">di Berceto. v. II. 131.</li>
-<li class="in1">Frate de' Predicatori. Predica a Vienna e sue qualità. v. I. 133. 134.</li>
-<li class="in1">di Canossa. v. II. 43.</li>
-<li class="in1">Vescovo di Reggio. Contende per le decime. v. II. 49</li>
-<li class="in1">Re d'Olanda. Eletto Imperatore. v. I. 232. 233.</li>
-<li class="in1">di Piemonte, frate. v. I. 198.</li>
-<li class="in1">di Pertuis. Sua morte. v. I. 196.</li>
-<li class="in1">Ministro di Borgogna. Interrogato intorno alla frana di Grenoble. v. I. 204.</li>
-<li class="in1">del Santo Amore. Fa un opuscolo contro i frati questuanti. v. I. 178.</li>
-<li class="in2">» Provoca l'ira dell'Università di Parigi. v. I. 178.</li>
-<li class="in2">» Espulso dalla Francia. v. I. 179.</li>
-<li class="in1">Romano. Vescovo di Parma scomunicato. v. I. 42.</li>
-<li class="in1">Maestro. Compila una somma. v. I 121.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span></li>
-<li class="in2">» Predica. v. I. 133.</li>
-<li class="in1">Marchese di Monferrato. Lotta con Uberto Pallavicino. v. I. 272.</li>
-<li class="in2">» Sua figlia chiesta per moglie. v. II. 102.</li>
-<li class="in2">» Lotta contro il Vescovo di Tortona. v. II. 103.</li>
-<li class="in2">» Lotta contro i Milanesi. v. II. 138.</li>
-<li class="in1">Re di Sicilia. Padre dell'Imperatrice Costanza. v. I. 237. 246.</li>
-<li class="in2">» Morendo comanda ai figli di non maritare Costanza. v. I. 246.</li>
-<li><b>Guglielmotto.</b> Arriva a Ravenna. v. I. 75.</li>
-<li class="in1">» Spogliato di tutto torna in Puglia. v. I. 76. 262.</li>
-<li><b>Guidi</b> di Reggio. Capifazione in Modena. v. II. 80.</li>
-<li><b>Guidi</b> (dei) Bonifacio. Fratello dell'Arciprete di Cittanova. v. I. 300.</li>
-<li><b>Guido.</b> Eletto Vescovo di Modena, ma non confermato. v. II. 207.</li>
-<li><b>Guidizzolo.</b> v. I. 64.</li>
-<li><b>Guido</b> di Bibbianello. Ucciso. v. II. 178. 204.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. II. 181.</li>
-<li class="in1">Conte di Montefeltro. Signore di Forlì. v. I. 261.</li>
-<li class="in2">» Capitano. v. I. 261.</li>
-<li class="in2">» Riceve Sinigallia tradita, e vi fa uccidere 1500 persone. v. II. 51.</li>
-<li class="in2">» Confinato a Chioggia, poi in Asti e sue qualità. v. II. 64.</li>
-<li class="in1">Guido di Reggio. v. I. 7.</li>
-<li class="in1">Guido di Massaria. v. II. 118.</li>
-<li><b>Guidolino</b> Ferrarese. Frate che cambia di Ordine. v. II. 189.</li>
-<li><b>Guidotto.</b> Vescovo di Mantova ucciso. v. I. 61.</li>
-<li><b>Guiscardo</b> Normanno. Aiuta Gregorio VII. v. I. 237.</li>
-<li class="in1">» Ottiene in feudo la Puglia. v. I. 245.</li>
-<li class="in1">» Conquista la Sicilia. v. I. 246.</li>
-<li class="in1">» Origine della dinastia de' Normanni. v. I. 246.</li>
-<li><b>Guiscolo</b>, frate di Parma. Suo detto. v. I. 125.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span></li>
-<li><b>Guiscolo</b> Gioachimita e sue qualità. v. I. 138.</li>
-<li class="in1">» Va a Sens. v. I. 140.</li>
-<li class="in1">» Compagno di Giovanni da Parma. v. II. 111.</li>
-</ul>
-
-<h3>I</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Idria</b> creduta delle nozze di Cana. v. I. 220.</li>
-<li><b>Ilario</b> S. Paese. v. I. 47.</li>
-<li><b>Ildebrando.</b> Priore del convento di Cluny. v. I. 208.</li>
-<li class="in1">» Eletto Papa. v. I. 237.</li>
-<li><b>Illuminato.</b> Segretario di frate Elia. v. I. 17.</li>
-<li class="in1">» Si fa flagellare. v. II. 176.</li>
-<li><b>Imelda.</b> Madre di Salimbene. v. I. 31.</li>
-<li><b>Imola.</b> Appianate le fosse. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Fazioni in Imola. v. I. 276.</li>
-<li class="in1">» Signoria dei Nurduli e Binicli. v. I. 263.</li>
-<li><b>Imperatore</b> di Costantinopoli. Arriva a Reggio. v. II. 17.</li>
-<li><b>Imperatrice</b> moglie di Federico II incoronata. v. I. 7.</li>
-<li><b>Indusiati</b> (degli) Albertino. Atterrate le sue case. v. II. 197.</li>
-<li class="in1">Guido. Costretto ad assistere ai tormenti del figlio. v. II. 208.</li>
-<li class="in1">Scalfino. Messo in prigione e tormentato. v. II. 57.</li>
-<li><b>Infonditi</b> (degli) Rosso. Tradisce Soncino per 400 lire imperiali. v. II. 57.</li>
-<li><b>Inglesi.</b> Amanti di ber vino. v. I. 125.</li>
-<li><b>Iniquità</b> (di) Uberto. Signore di Piacenza. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">» Podestà di Piacenza. v. I. 323.</li>
-<li><b>Innocenzo</b> III. Sua morte. v. I. 4.</li>
-<li class="in1">» Depone Ottone. v. I. 5.</li>
-<li class="in1">» Esalta Federico II. v. I. 5.</li>
-<li class="in1">» Approva l'Ordine minoritico. v. I. 168.</li>
-<li class="in1">» Fa preti i dodici compagni di S. Francesco. v. I. 168.</li>
-<li class="in1">» IV. Lotta coi Principi. v. I. 12.</li>
-<li class="in1">» Canonico di Parma. v. I. 35. 78.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span></li>
-<li class="in1">» Conferma, poi ritira l'elezione a Badessa di una sua nipote. v. I. 89.</li>
-<li class="in1">» Dichiara Ferrara città della Chiesa. v. I. 69. 325.</li>
-<li class="in1">» Predica a Ferrara. v. I. 69.</li>
-<li class="in1">» Eletto Papa. v. I. 78.</li>
-<li class="in1">» Fugge a Lione. v. I. 79.</li>
-<li class="in1">» Depone Federico II. v. I. 82.</li>
-<li class="in1">» Riceve i messi di Federico II. v. I. 106.</li>
-<li class="in1">» Manda ambasciatori ai Tartari. v. I. 111.</li>
-<li class="in1">» Riceve un'ambasciata dei Greci. v. I. 205.</li>
-<li class="in1">» Va a Genova. v. I. 323.</li>
-<li class="in1">» In morte. v. I. 331.</li>
-<li class="in1">» Nozze d'una sua nipote a Genova. v. I. 323.</li>
-<li class="in1">» È a Napoli. v. I. 331.</li>
-<li class="in1">» Sua morte v. I. 331.</li>
-<li class="in1">» Invia emissarii in Puglia per toglierla a Federico II. v. I. 201.</li>
-<li class="in1">» V. Elezione e morte. v. II. 37.</li>
-<li><b>Inverno.</b> Caldo. v. I. 11. 348.</li>
-<li class="in1">» Tanto freddo che gela il Po. v. I. 6.</li>
-<li><b>Irtace</b> Re. Sposa una suora, v. I. 159.</li>
-<li class="in1">» Uccide S. Matteo e brucia un convento. v. I. 159.</li>
-</ul>
-
-<h3>J</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Jeres.</b> Vi si trova Salimbene. v. I. 131. 142.</li>
-<li class="in1">» Clima. v. I. 194. 195.</li>
-<li class="in1">» Saline. v. I. 137.</li>
-<li><b>Jesi.</b> Vi è nato Federico II. v. I. 22. 247.</li>
-<li><b>Jocellino.</b> Frate Inglese letterato. v. I. 174.</li>
-<li class="in1">» Compagno di frate Stefano. v. I. 174.</li>
-</ul>
-
-<h3>L</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Lambertazzi.</b> Espulsi da Bologna vanno a Faenza. v. I. 264.</li>
-<li class="in1">» Espulsi. v. I. 290.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span></li>
-<li class="in1">» Pace fatta col partito della Chiesa. v. II. 45.</li>
-<li class="in1">» Espulsi di nuovo. v. II. 28.</li>
-<li class="in1">» Bruciate da' nemici le loro case. v. II. 48.</li>
-<li><b>Lamberteschi</b> (dei) Lambertesco. Podestà di Reggio. v. I. 78.</li>
-<li><b>Lambertini</b> (dei) Pietro. v. I. 72.</li>
-<li class="in1">Guglielmo. v. II. 45.</li>
-<li class="in1">Ugolino. Frate Gaudente. v. I. 344.</li>
-<li><b>Lancia</b> Conte. Cortigiano di Re Manfredi. v. II. 4.</li>
-<li class="in1">Marchese di Piemonte. v. I. 320.</li>
-<li><b>Landasio.</b> Castello Pallavicini. v. I. 273.</li>
-<li><b>Lanerio.</b> Frate Guardiano. v. I. 209.</li>
-<li><b>Lanfredo</b> Bernardo. Podestà di Reggio. v. II. 62.</li>
-<li class="in1">» Sua negligenza. v. II. 62.</li>
-<li class="in1">» Capitano del popolo di Parma. v. II. 63.</li>
-<li><b>Langosco</b> (di) Conte Riccardo. Podestà di Milano. v. II. 40.</li>
-<li><b>Langravio</b> di Turingia. La sua elezione favorita dal Papa. v. I. 79. 232.</li>
-<li class="in1">» Eletto Imperatore. v. I. 333.</li>
-<li><b>Lanzavecchia.</b> Signore d'Alessandria. v. I. 254.</li>
-<li><b>Latino</b> Cardinale. v. I. 72.</li>
-<li class="in1">» Sua ordinanza per le vesti delle donne. v. I. 73. 318.</li>
-<li class="in1">» Pacifica Bolognesi e Romagnoli. v. II. 43.</li>
-<li class="in1">» Scomunica i Parmigiani. v. II. 44. 45.</li>
-<li class="in1">» Legato. v. I. 317.</li>
-<li><b>Lavagna</b> (di) Guglielmo Cardinale. Fa costruire un convento. v. I. 37.</li>
-<li class="in1">Obizzo. Vescovo di Parma. v. I. 35.</li>
-<li class="in1">Terra. v. I. 37.</li>
-<li><b>Lazzaro</b> S. Condotto in Francia da S. Massimino. v. I. 171.</li>
-<li class="in1">» Vescovo di Marsiglia. v. I. 171. v. II. 70.</li>
-<li class="in1">Villa del parmigiano. v. I. 175.</li>
-<li><b>Leccaterra</b> (di) Neri. Ucciso in guerra. v. II. 140.</li>
-<li class="in1">» Incendia una chiesa. v. II. 154.</li>
-<li><b>Leggenda</b> del B. Francesco. v. I. 80.</li>
-<li><b>Lendinara.</b> v. II. 59.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span></li>
-<li><b>Leone</b> Frate Minore. v. I. 48.</li>
-<li class="in1">» Arcivescovo. v. I. 48.</li>
-<li><b>Leoni</b> del Duomo di Parma. Quando fatti. v. II. 66.</li>
-<li><b>Lesnardo</b> di Crema. Fatto prigioniero. v. II. 148.</li>
-<li><b>Lettera</b> dell'Imperatore dei Tartari. v. I. 113.</li>
-<li class="in1">Di ammissione fra i divoti dei Minori. v. I. 177.</li>
-<li><b>Lione.</b> Arriva Salimbene. v. I. 29.</li>
-<li class="in1">» Innocenzo IV. fugge a Lione. v. I. 79.</li>
-<li class="in1">» Federico II. vuol andare su Lione. v. I. 92.</li>
-<li class="in1">» Pier delle Vigne inviato a Lione. v. I. 106.</li>
-<li class="in1">» Innocenzo IV. lascia Lione. v. I. 323.</li>
-<li><b>Livizzano</b> (di) Nevo. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li class="in1">Nordulo. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li><b>Lodi.</b> Signoria del Pallavicino. v. I. 228.</li>
-<li class="in1">» I Milanesi entrano in Lodi. v. I. 326.</li>
-<li class="in1">» Cassone della Torre va sopra Lodi e la prende. v. II. 39. 42.</li>
-<li class="in1">» Si pacifica coi Milanesi. v. II. 43.</li>
-<li><b>Lodigiani.</b> Aiutati da Parma e Cremona. v. II. 50.</li>
-<li><b>Lodovico</b> S. Re di Francia. Fra Giovanni da Magione va da S. Lodovico. v. I. 117.</li>
-<li class="in1">» Arriva a Sens. v. I. 126.</li>
-<li class="in1">» Ricevimento fattogli. v. I. 126. 127.</li>
-<li class="in1">» Gli è offerto un luccio. v. I. 127.</li>
-<li class="in1">» Alloggia presso i Minori. v. I. 127. 128.</li>
-<li class="in1">» Pranzo del Re. v. I. 130.</li>
-<li class="in1">» S'imbarca. v. I. 131.</li>
-<li class="in1">» Caccia dalla Francia Guglielmo del Santo Amore. v. I. 179.</li>
-<li class="in1">» Venera Fra Giovanni da Parma. v. I. 183.</li>
-<li class="in1">» Prende Damiata. v. I. 204.</li>
-<li class="in1">» Fatto prigioniero e restituito. v. I. 222.</li>
-<li class="in1">» Fabbrica Balbek. v. I. 222.</li>
-<li class="in1">» Di nuovo in Oriente. v. II. 18.</li>
-<li class="in1">» Assale la Tunisia. v. II. 18.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span></li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. II. 19.</li>
-<li class="in1">Conte di Verona. v. I. 261.</li>
-<li class="in2">» Capitano dei Cremonesi e loro alleati. v. II. 53.</li>
-<li class="in2">» Podestà di Parma. v. II. 53.</li>
-<li class="in2">» Podestà di Reggio. v. II. 57.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. II. 60.</li>
-<li><b>Logoteta.</b> Pier delle Vigne. v. I. 227.</li>
-<li><b>Lombardi.</b> Impedito loro il commercio colla Romagna. v. II. 16.</li>
-<li><b>Lombardia.</b> Tormentata dai Barbarasi. v. I. 264.</li>
-<li class="in1">» Cardinale Latino Legato in Lombardia. v. II. 43.</li>
-<li class="in1">» Suoi confini. v. I. 98.</li>
-<li class="in1">» Manda per constatare se Federico II. vive. v. II. 91.</li>
-<li><b>Lomello</b> (di) Clara. Moglie di Manfredo Pallavicini. v. I. 271.</li>
-<li><b>Lorenzo.</b> Frate Arcivescovo d'Antivari. v. I. 325.</li>
-<li><b>Lotario.</b> Frate Custode di Salimbene. v. II. 116.</li>
-<li><b>Lovoleto</b> (di) Tomaso. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li class="in1">Ardizzone. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li><b>Luca.</b> Frate Pugliese. Sua orazione funebre per Re Enrico. v. I. 60.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 86.</li>
-<li><b>Lucca.</b>. Corradino leva soldati sul territorio di Lucca. v. II. 9. 10.</li>
-<li><b>Lucchesi.</b> Traditi alla battaglia di Montaperti. v. I. 340.</li>
-<li class="in1">» Vanno contro Pisa. v. II. 140.</li>
-<li class="in1">» Onorio IV. impone loro di non molestare i Pisani. v. II. 141.</li>
-<li><b>Lucci.</b> Abbondanza di lucci nel Taro morto. v. I. 98.</li>
-<li class="in1">» Regalo al Re di Francia. v. I. 127.</li>
-<li class="in1">» Regalo al Podestà di Bologna. v. I. 65.</li>
-<li><b>Lucera</b> de' Saraceni. Si arrende a Re Carlo. v. II. 11.</li>
-<li><b>Luisini</b> (dei) Guglielmo. Imbandisce un banchetto. v. II. 26.</li>
-<li><b>Lupi</b> Marchesi. Bonifacio. Podestà di Reggio. v. II. 179.</li>
-<li class="in1">Goffredo. v. I. 223.</li>
-<li class="in1">Guido. v. I. 223.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span></li>
-<li class="in1">Ugo. v. I. 223.</li>
-<li class="in1">Monte. Valente nell'armi, muore in battaglia. v. I. 223.</li>
-<li class="in1">Rolando. v. I. 223.</li>
-<li><b>Lupicini</b> (dei) Garsendonio. Abbandona il partito di quei di sotto in Reggio. v. II. 81. 197.</li>
-<li class="in1">Sinibaldo. v. II. 186.</li>
-<li class="in1">Guido. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in1">Guglielmo. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in2">» Abbate di S. Prospero in Reggio. v. II. 185.</li>
-<li class="in1">Ugolino. Sposa una Fogliani. v. II. 81.</li>
-<li class="in1">Giovannino. Frate, pacifica tra loro gli Strufi, gli Orsi e i Salustri. v. II. 58.</li>
-<li class="in1">Famiglia espulsa da Reggio. v. I. 82.</li>
-<li><b>Luzzara</b>. Assediata. v. I. 84.</li>
-</ul>
-
-<h3>M</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Macello</b> de' beccai di Parma. v. II. 67.</li>
-<li><b>Macometto</b>. Parola segnata sul capo del dragone. v. I. 321.</li>
-<li><b>Maddalena</b> S. Se ne credeva il corpo a Vezellay. v. I. 130.</li>
-<li class="in1">» S. Massimino la condusse ad Aix. v. I. 171.</li>
-<li class="in1">» Se ne scopre il corpo a S. Massimino. v. II. 68.</li>
-<li class="in1">» Leggenda. v. II. 69.</li>
-<li class="in1">» In più luoghi si pretende d'averne il corpo. v. II. 69.</li>
-<li><b>Maginardo</b> Conte guerriero. v. II. 12.</li>
-<li><b>Magreda</b>. Castello assediato e preso. v. II. 154.</li>
-<li><b>Malabocca</b> Guido. v. II. 167.</li>
-<li><b>Malafucina</b> (di). Così detti in Parma gli avversarii della Chiesa. v. I. 265.</li>
-<li><b>Malatesta</b>. Signore di Rimini. v. I. 261.</li>
-<li class="in1">» Minacciato dai nipoti di Buonconte. v. II. 147.</li>
-<li><b>Malavolta</b> (dei) Alberto. Podestà di Genova. v. I. 216.</li>
-<li><b>Maletta</b> Girardo. Sue qualità. v. I. 50.</li>
-<li class="in1">» Acclamato Podestà di Parma. v. I. 50.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span></li>
-<li><b>Maletta</b> Girardo. Predica a Parma e finge miracoli. v. I. 51. Manfredo. Potente presso Re Manfredi. v. II. 4.</li>
-<li class="in1">» Cortigiano di Re Pietro, poeta e musico. v. II. 5.</li>
-<li><b>Malgrate</b>. Preso dai Cremonesi. v. II. 21</li>
-<li><b>Malvezzo</b> Giovanni. Suoi versi. v. II. 99.</li>
-<li><b>Mancasale</b> Villa. Sconfitta del Marchese Cavalcabò. v. I. 42.</li>
-<li><b>Mandelli</b> (dei) Rubaconti. Ubertino, Podestà di Reggio. v. I. 342.</li>
-<li><b>Mandra</b> (di) Guido. Sua morte. v. II. 12.</li>
-<li><b>Manfredi</b> Re. Paternità e maternità. v. I. 110.</li>
-<li class="in1">» Tiene occulta la morte del padre. v. I. 230.</li>
-<li class="in1">» Succede a Corrado. v. I. 232.</li>
-<li class="in1">» Il Legato lo diffama. v. I. 317.</li>
-<li class="in1">» Si finge l'aio di Corradino e assume la corona. v. I. 332.</li>
-<li class="in1">» Sconfitto. v. I. 347.</li>
-<li class="in1">» I Francesi contro di lui. v. II. 3.</li>
-<li class="in1">» Suoi Cortigiani. v. II. 3.</li>
-<li class="in1">» Ucciso. v. I. 347. v. II. 4.</li>
-<li class="in1">» Uccisore di Corrado. v. I. 348.</li>
-<li class="in1">» Sua sepoltura. v. II. 3.</li>
-<li class="in1">» Sua moglie e i figli prigionieri. v. II. 4.</li>
-<li class="in1">» Alcuni si fingono Manfredi. v. II. 5.</li>
-<li class="in1">» Ha costrutto Manfredonia e le ha dato nome. v. II. 4.</li>
-<li><b>Manfredi</b> (dei) Azzone. Podestà di Cremona. v. II. 42.</li>
-<li class="in1">di Modena. Sua morte e bellezza. v. I. 269.</li>
-<li class="in1">Simone di Giovanni di Bonifazio. v. I. 82.</li>
-<li class="in2">» Entra in Novi. v. I. 220.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. I. 344</li>
-<li class="in2">» Sue qualità. v. I. 220.</li>
-<li class="in1">di Faenza. Tebaldello gli dà in mano Faenza. v. II. 50.</li>
-<li><b>Manfredino</b> di Rosa. Podestà di Parma scioglie la compagnia di Barisello. v. I. 269.</li>
-<li><b>Manfredo</b> di Tortona, frate. Va al Concilio di Ravenna. v. I. 298.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span></li>
-<li><b>Manfredonia</b>. Sua fondazione. v. II. 4.</li>
-<li><b>Mangani e Manganelle</b>. Armi nuove. v. II. 13.</li>
-<li class="in1">» Esposte nella piazza del Duomo a Parma. v. I. 34.</li>
-<li><b>Manopelle</b> (di) Gualterio. Fatto morire. v. I. 320.</li>
-<li><b>Mansueto</b>, frate. Ha dal Re di Francia un grosso pezzo del legno della Croce. v. II. 116.</li>
-<li class="in1">di Castiglione Aretino. A Fano parla con Salimbene. v. I. 22. 332.</li>
-<li><b>Mantova</b>. Assediata da Federico II. v. I. 63.</li>
-<li class="in1">» Pinamonte la signoreggia. v. I. 255.</li>
-<li class="in1">» Martino di Parma vi è Vescovo. v. I. 315.</li>
-<li class="in1">» Chi porta lettere a Mantova è ucciso. v. I. 318.</li>
-<li class="in1">» Innocenzo IV. a Mantova. v. I. 324.</li>
-<li class="in1">» Il Conte di Fiandra a Mantova. v. I. 349.</li>
-<li class="in1">» Navi sul Po costrette a toccar Mantova. v. II. 17.</li>
-<li><b>Mantovani</b>. Prendono Bondeno. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Intercettano la via che conduce a Reggio. v. I. 10.</li>
-<li class="in1">» Prendono Marcaria. v. I. 63.</li>
-<li class="in1">» È catturato un loro naviglio a Brescello ed un altro a Gramignazzo. v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Incendiano Casalmaggiore. v. I. 102.</li>
-<li><b>Manuele</b> Imperatore Greco. S'imparenta col Marchese di Monferrato. v. II. 103.</li>
-<li><b>Marano</b> (di) Egidiolo. Podestà di Reggio. v. II. 42.</li>
-<li class="in1">» Ambasciatore a Reggio. v. II. 81.</li>
-<li><b>Maravone</b> dei Bonici. v. I. 82.</li>
-<li class="in1">» Ostaggio. v. I. 203.</li>
-<li><b>Marca</b> d'Ancona. Ricuperata dalla Chiesa. v. I. 203.</li>
-<li class="in1">» Gran terremoto. v. II. 44.</li>
-<li><b>Marca</b> Trivigiana. Crudeltà di Alberico da Romano. v. I. 255.</li>
-<li><b>Marcamò</b>. Castello. v. II. 16.</li>
-<li><b>Marcaria</b>. Distrutta. v. I. 63.</li>
-<li><b>Marcella</b>. A Marsiglia con S. Massimino. v. I. 171.</li>
-<li class="in1">» Scrive la vita di S. Marta. v. I. 171.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span></li>
-<li><b>Marchesella</b> (di) Guglielmo signore di Ferrara. v. I. 69.</li>
-<li><b>Marchesina</b>. Moglie di Giacomo d'Enzola v. I. 171.</li>
-<li><b>Marchesopolo</b> Pallavicini. Abita in Soragna. v. I. 278.</li>
-<li class="in1">» Va in Romanìa. v. I. 275.</li>
-<li class="in1">» Ucciso dai Greci. v. I. 275.</li>
-<li class="in1">» Motivo di espatriare. v. I. 275.</li>
-<li><b>Marco</b>, frate. Compagno di frate Giovanni da Parma. v. I. 186.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. II. 109.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 187.</li>
-<li class="in1">» Rimbrotta il Ministro Generale Bonaventura. v. I. 187.</li>
-<li class="in1">di Michele. v. I. 310.</li>
-<li><b>Maria</b>. Marchesa di Monferrato. v. II. 103.</li>
-<li><b>Marino</b> di Eboli. v. I. 320.</li>
-<li><b>Marsigli</b> (dei) Gisla Madre di Guido fratello di Salimbene. v. I. 30.</li>
-<li class="in1">Famiglia. v. I. 30.</li>
-<li><b>Marsiglia</b>. Salimbene a Marsiglia. v. I. 131.</li>
-<li class="in1">» Caso strano di un fanciullo. v. II. 114.</li>
-<li><b>Marta</b> S.ª Condotta in Provenza da S. Massimino. v. I. 171.</li>
-<li class="in1">» Sua vita scritta da Marcella sua fantesca. v. I. 171.</li>
-<li class="in1">» Suo corpo a Tarascon. v. I. 172.</li>
-<li class="in1">» Clodoveo ne visitò la tomba e dotò la chiesa. v. I. 172.</li>
-<li><b>Martinello</b>. Uccisore di Beatrice di Puglia. v. II. 162.</li>
-<li class="in1">» Ucciso. v. II. 204.</li>
-<li><b>Martino</b> S. Vescovo. Perseguitato da S. Brizio. v. II. 86.</li>
-<li class="in1">IV. Papa. Tenta impadronirsi di Forlì. v. I. 261. v. II. 52.</li>
-<li class="in2">» Fa raccogliere nota de' miracoli di S. Lodovico. v. II. 23.</li>
-<li class="in2">» Eletto Papa. v. II. 51.</li>
-<li class="in2">» Assedia Meldola. v. I. 319.</li>
-<li class="in2">» Studente di leggi a Parma. v. II. 54.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span></li>
-<li class="in2">» Proibisce il duello fra Re Carlo e Re Pietro. v. II. 76.</li>
-<li class="in2">» Asdente ne predice la morte. v. II. 85.</li>
-<li class="in2">» Indice una crociata contro il Re d'Aragona. v. II. 126.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. II. 129.</li>
-<li class="in1">Cantore. v. I. 209.</li>
-<li class="in1">di Colorno. Vescovo di Parma. v. I. 42.</li>
-<li class="in1">Spagnuolo. v. II. 232.</li>
-<li class="in1">di Fano. Dottore in leggi. Ospite di Salimbene. v. I. 21.</li>
-<li class="in1">di Parma (maestro). Legato pontificio e sue qualità. v. I. 314.</li>
-<li class="in2">» Vescovo di Mantova. v. I. 315.</li>
-<li><b>Marziale</b> Coco. v. I. 201.</li>
-<li><b>Marzio</b>, frate, di Milano. S'adopera a che Giovanni da Parma sia fatto Generale. v. I. 198.</li>
-<li><b>Massimino</b> S. Castello. Vi si scopre il corpo della Maddalena. v. II. 68.</li>
-<li><b>Massimino</b> il Santo. Arriva ad Aix con Maria Marta e Maria Maddalena, e ne fu fatto Vescovo. v. I. 171.</li>
-<li><b>Mastino</b> della Scala succede ad Ezzelino. v. I. 261.</li>
-<li><b>Matelica.</b> Ruina per terremoto. v. II. 44.</li>
-<li><b>Matilde</b> Contessa. È sepolta a Polirone. v. I. 324.</li>
-<li class="in1">» Gregorio VII. va da Matilde a Canossa. v. I. 244.</li>
-<li class="in1">» Sua Rocca. v. I. 338.</li>
-<li><b>Mattelino</b>, letterato che parla contro i frati. v. I. 306.</li>
-<li class="in1">» Soddisfatto della risposta di Salimbene. v. I. 310.</li>
-<li class="in1">» Ammogliato. v. I. 310.</li>
-<li><b>Matteo</b> Cremonese, frate. v. I. 198.</li>
-<li class="in1">da Modena. Frate. v. I. 151.</li>
-<li class="in1">della Marca d'Ancona. I suoi Apostoli si bastonano con quelli di Putagio. v. I. 158.</li>
-<li class="in1">di Acquasparta. Eletto Ministro Generale de' Minori. v. II. 210.</li>
-<li><b>Maurizio.</b> Frate di Provins letterato. v. I. 139.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span></li>
-<li><b>Mazonzatico.</b> Innondato. v. II. 38.</li>
-<li><b>Medesano</b> Castello dei Pallavicini. v. I. 276.</li>
-<li><b>Medicina</b>, Terra. I Bolognesi la vogliono dal Papa. v. I. 326.</li>
-<li><b>Meldola.</b> Spesa fatta pel suo assedio. v. I. 319.</li>
-<li class="in1">» Assediata. v. II. 59.</li>
-<li><b>Melica.</b> Prezzo. v. I. 11. v. II. 42.</li>
-<li class="in1">» Abbondanza. v. II. 57.</li>
-<li><b>Meloria.</b> Battaglia in mare. v. II. 86.</li>
-<li><b>Memoriale</b> fatto da Tomaso di Celiano. v. I. 80. 81.</li>
-<li><b>Mendoli.</b> Signori in Imola per l'Impero. v. I. 276.</li>
-<li><b>Mercato</b> in Parma. v. II. 66. 175.</li>
-<li><b>Mercerie</b> avariate a Venezia. v. II. 108.</li>
-<li><b>Merlino</b> (di) notizie. v. I. 146.</li>
-<li class="in1">» Sue profezie per Federico II. v. I. 248.</li>
-<li class="in1">» Sue profezie sulle città italiane. v. II. 93.</li>
-<li><b>Messina.</b> Si spargono in mare le ossa di Corrado. v. I. 322.</li>
-<li class="in1">» Re Pietro da Messina inonda la Sicilia. v. II. 5. 55.</li>
-<li class="in1">» Non si fa strage di Francesi pel Vespro Siciliano. v. II. 55.</li>
-<li><b>Miano.</b> Castello dei Pallavicini. v. I. 276.</li>
-<li><b>Migliarina.</b> Cascina. v. II. 186.</li>
-<li><b>Migliorati.</b> Viviano espulso da Reggio. v. I. 82.</li>
-<li><b>Milanesi.</b> Lotta coi Cremonesi. v. I. 3.</li>
-<li class="in1">» Aiutano i Bolognesi. v. I. 34.</li>
-<li class="in1">» Contro Federico II. e sconfitti. v. I. 65. 66.</li>
-<li class="in1">» Prendono Re Enzo. v. I. 83.</li>
-<li class="in1">» Aiutano Parma contro Federico II. v. I. 94.</li>
-<li class="in1">» Prendono Lodi e Tortona. v. I. 326.</li>
-<li class="in1">» Fan pace coi Bergamaschi. v. II. 5.</li>
-<li class="in1">» Devastano il Cremasco. v. II. 21.</li>
-<li class="in1">» Fan pace coi Torriani e con Lodi. v. II. 43.</li>
-<li class="in1">» Uccidono Cassone della Torre. v. II. 51.</li>
-<li class="in1">» Assaliti dal Marchese di Monferrato. v. II. 138.</li>
-<li><b>Milano.</b> Federico II. sopra Milano. v. I. 82.</li>
-<li class="in1">» Nozze fatte dell'Imperatore Enrico. v. I. 147.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span></li>
-<li class="in1">» Signoria del Pallavicino. v. I. 228.</li>
-<li class="in1">» Espulsione di Napo della Torre. v. II. 39.</li>
-<li class="in1">» Cassone della Torre fa strage in Milano. v. II. 39.</li>
-<li class="in1">» Rottura col Marchese di Monferrato. v. II. 138.</li>
-<li><b>Militi</b> di G. C. Loro istituzione. v. I. 344.</li>
-<li class="in1">di M. V. Loro istituzione. v. I. 344.</li>
-<li><b>Milleduci</b> (dei) Egidio. Ambasciatore di Parma a Modena. v. II. 79.</li>
-<li><b>Miniatore</b> Enrico da Pisa. v. I. 86.</li>
-<li><b>Minozzo</b> (di) Princivallo. Sua morte in battaglia. v. II. 30.</li>
-<li><b>Modena.</b> Discordia dei cittadini. v. I. 94.</li>
-<li class="in1">» Parmigiani a guardia di Modena. v. I. 103.</li>
-<li class="in1">» Signoria di Re Enzo. v. I. 216.</li>
-<li class="in1">» Si catturano frati. v. I. 218.</li>
-<li class="in1">» Signoria di Giacomo Rangone. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">» Ghiberto da Gente tenta averne la signoria. v. I. 329.</li>
-<li class="in1">» Il Marchese d'Este aiuta Modena. v. I. 346.</li>
-<li class="in1">» Devastazione del territorio. v. II. 5.</li>
-<li class="in1">» Divisioni cittadine. v. II. 79. 80.</li>
-<li class="in1">» Predizione della sua distruzione. v. I. 252.</li>
-<li class="in1">» Cattura di Parmigiani passanti con sale. v. II. 105.</li>
-<li class="in1">» Trecento donne incarcerate. v. II. 148.</li>
-<li class="in1">» Tratta di pace con Sassuolo. v. II. 149.</li>
-<li class="in1">» Invasa da Tomasino di Sassuolo. v. II. 217.</li>
-<li><b>Modenesi.</b> Guerreggiati da Reggio e da Bologna. v. I. 4.</li>
-<li class="in1">» Prendono Bondeno. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Devastano il Bolognese ed occupano Piumazzo. v. I. 11.</li>
-<li class="in1">» Vogliono condurre a Modena il carroccio dei Bolognesi. v. I. 34.</li>
-<li class="in1">» Loro amicizia coi Parmigiani. v. I. 270.</li>
-<li class="in1">» Conducono il Panaro a urtare contro Castelfranco. v. I. 63.</li>
-<li class="in1">» Perdono Castel Leone. v. I. 65.</li>
-<li class="in1">» Loro alleanza coi Bolognesi. v. I. 220.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span></li>
-<li class="in1">» Fanno due Podestà, uno per parte. v. I. 220.</li>
-<li class="in1">» Loro devozione delle flagellazioni. v. I. 341.</li>
-<li class="in1">» Assediano Montevallaro. v. II. 5.</li>
-<li class="in1">» Assediano Borgo S. Donnino. v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» Cercano aiuto ai Parmigiani. v. II. 24. 25.</li>
-<li class="in1">» Devastano le terre di Forlì e Faenza. v. II. 29.</li>
-<li class="in1">» Loro minaccie agli ambasciatori Parmigiani. v. II. 79.</li>
-<li class="in1">» Battaglia perduta con quei di Sassuolo. v. II. 80.</li>
-<li class="in1">» Battaglia a Montale, e morti in battaglia. v. II. 92. 93.</li>
-<li class="in1">» Due battaglie de' forusciti con que' di dentro. v. II. 139.</li>
-<li class="in1">» Cattura di Sassolesi. v. II. 148.</li>
-<li class="in1">» Non piacciono patti di pace. v. II. 170.</li>
-<li><b>Modolena</b>, Villa. Innondata. v. I. 219. v. II. 38.</li>
-<li class="in1">(di) Gibertino. Uccide Guido di Bibbianello. v. II. 178.</li>
-<li><b>Moissac.</b> v. II. 76.</li>
-<li><b>Monaldo</b> da Orvieto. Podestà di Modena. v. I. 346.</li>
-<li><b>Monastero</b> (del) Luchesia. v. II. 173.</li>
-<li class="in1">di S. Benedetto di Montecassino. v. I. 120.</li>
-<li class="in1">di Leno. Vi è Abbate un Giberto da Gente. v. I. 329.</li>
-<li class="in1">di Polirone. v. I. 120.</li>
-<li class="in1">di S. Chiara di Imola. v. I. 32.</li>
-<li class="in1">di S. Chiara di Parma. Vi muoiono madre e figlia Baratti. v. I. 15. 32.</li>
-<li class="in1">di Reggio. Vi è badessa una sorella di Salimbene. v. I. 29. 30.</li>
-<li class="in1">di Chiavari. Caso strano avvenutovi. v. I. 39.</li>
-<li class="in1">de' Cistercensi in Chiaravalle della Colomba. v. I. 4.</li>
-<li class="in1">de' Cistercensi a Fontevivo. Vi è chi abrade le pergamene. v. I. 335. 336.</li>
-<li class="in1">di Cluny. Sua magnificenza. v. I. 120.</li>
-<li class="in1">delle Fontanelle sul parmigiano. v. II. 209.</li>
-<li class="in1">di S. Gallo. Sua grandiosità. v. I. 120.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span></li>
-<li class="in1">di S. Giovanni Evangelista di Ravenna. Maestro Martino di Parma vi dimora. v. I. 315.</li>
-<li class="in1">di Nonantola. v. II. 190.</li>
-<li class="in1">di Pontigny. Visitato da Salimbene. v. I. 123.</li>
-<li class="in1">di S. Prospero in Reggio. v. I. 343. v. II. 25.</li>
-<li class="in2">» Vi alloggia Gregorio X. v. II. 26.</li>
-<li class="in2">» Vi è gran disordine. v. II. 185.</li>
-<li class="in2">» Sono uccisi due frati. v. II. 190.</li>
-<li><b>Monete</b> di Parma. Falsificate, e prima coniazione. v. I. 328. v. II. 145.</li>
-<li class="in1">di Reggio. Prima coniazione fatta dal Podestà Giliolo parmigiano. v. I. 43.</li>
-<li><b>Monferrato</b> (di) Marchese. Signore del Piemonte. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">» Inganna i Torriani. v. II. 48.</li>
-<li class="in1">» Va contro Lodi. v. II. 53.</li>
-<li class="in1">» Riceve in dote il Regno di Tessalonica. v. II. 103.</li>
-<li class="in1">» Occupa Tortona e le castella del Vescovo. v. II. 103. 104.</li>
-<li class="in1">» Sua guerra con Uberto Pallavicini. v. I. 272.</li>
-<li class="in1">» Ucciso dai Piacentini. v. I. 273.</li>
-<li class="in1">» Va contro Milano. v. II. 138.</li>
-<li><b>Monforte</b> (di) Conte. v. I. 2.</li>
-<li><b>Monreale.</b> Paese. v. I. 96.</li>
-<li><b>Montale.</b> Battaglia tra Modenesi e Sassolesi. v. II. 93.</li>
-<li><b>Monte.</b> Canigoso o calliginoso. v. II. 161.</li>
-<li class="in1">Fiascone. Vi abita Martino IV. v. II. 56.</li>
-<li class="in1">Chiaro. Assediato e distrutto. v. I. 64. 349.</li>
-<li class="in1">Falcone. Vi è un convento di Minori. v. II. 179.</li>
-<li class="in1">Gargano. v. II. 4.</li>
-<li class="in1">Giovanni. v. II. 196.</li>
-<li class="in1">Luncilo. v. II. 156.</li>
-<li class="in1">Cenisio. v. I. 98.</li>
-<li class="in1">Vecchio o Vedro. v. II. 156.</li>
-<li class="in1">Ombraro. Assediato dai Bolognesi. v. II. 22.</li>
-<li><b>Montebaranzone.</b> v. II. 78. 79.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span></li>
-<li><b>Montecassino</b>. Vi è un monastero grandioso. v. I. 120.</li>
-<li><b>Montecuccoli</b> (dei) Bonaccorso. v. II. 12.</li>
-<li class="in1">Guidino. v. II. 12.</li>
-<li class="in1">Matteo morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li><b>Montelungo</b> (di) Gregorio. Vedi Gregorio.</li>
-<li><b>Montefeltro</b> (di) Guido. Capitano dei Faentini e sua battaglia. v. II. 29.</li>
-<li><b>Montenero</b> (di) Rizzardo. Ucciso da Federico II. v. I. 320.</li>
-<li><b>Montevallaro</b>, o Monte Valerio. Castello. v. II. 5.</li>
-<li><b>Montevecchio</b> (di) Guglielmo. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li><b>Montecchio</b> (di) Egidiolo. Suo carattere e mediazioni. v. II. 201.</li>
-<li><b>Montecchio</b> (di) Bonaccorso. Ambasciatore a Reggio. v. II. 80.</li>
-<li class="in1">» Sposa un'Enzola. v. II. 173.</li>
-<li><b>Montembraro</b>. Assediato dai Bolognesi. v. II. 22.</li>
-<li><b>Monumenti</b> Siciliani. v. II. 23.</li>
-<li><b>Morando</b> Maestro. Poeta. v. I. 124.</li>
-<li><b>Moría</b>. v. I. 341.</li>
-<li class="in1">» di bestiame. v. II. 31.</li>
-<li class="in1">» d'uomini. v. II. 40.</li>
-<li class="in1">» di gatti. v. II. 169.</li>
-<li class="in1">» di galline. v. II. 177.</li>
-<li class="in1">» di bovini e uomini. v. II. 62.</li>
-<li class="in1">» in Pisa. v. II. 89.</li>
-<li class="in1">» a Tivoli. v. II. 154.</li>
-<li><b>Mose</b>. Castello. v. I. 63. 64.</li>
-<li><b>Mozzadella</b>. I Reggiani l'assalgono. v. II. 206.</li>
-<li><b>Mugello</b> (di) Ubaldino. Legato e sue qualità. v. I. 279.</li>
-<li><b>Munione</b>. Maestro Maggiore de' Predicatori. v. II. 137.</li>
-<li><b>Muradal</b>. Passo della Sierra Morena. v. I. 3.</li>
-<li><b>Mura</b> di cinta a Reggio. Incominciate. v. I. 40.</li>
-<li><b>Muraglia</b> lungo il Parma. v. II. 144.</li>
-<li><b>Musica</b> (di) Compositori. v. I. 86. 87. 88.</li>
-<li><b>Musso</b> (di) Antonio. v. I. 40.</li>
-<li class="in1">Enrico. v. I. 40.</li>
-<li><b>Muti</b> (dei) Gifredo. Frate Gaudente. v. II. 191.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span></li>
-</ul>
-
-<h3>N</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Nantelmo</b>. Guardiano. Usa riguardi a Salimbene. v. I. 198.</li>
-<li><b>Napoleone</b> della Torre. Signore di Milano. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">» Rimosso dall'ufficio e messo in prigione. v. II. 39.</li>
-<li><b>Napoleone</b> (di) Giacomo. Libera Corrado di Antiochia. v. II. 9.</li>
-<li><b>Napoli</b>. Decapitazione di Corradino e del Duca d'Austria. v. II. 9.</li>
-<li class="in1">» Vi si trasporta la salma di Re Carlo. v. II. 127.</li>
-<li class="in1">» Muore a Napoli Innocenzo IV. v. I. 331.</li>
-<li class="in1">» Si fa l'elezione del successore d'Innocenzo IV. v. I. 331.</li>
-<li><b>Navi</b> fabbricate alla foce dell'Arno. v. II. 86.</li>
-<li><b>Naviglio</b> de' Mantovani. Catturato. v. I. 84.</li>
-<li class="in1">Canale de' Parmigiani condotto a Frassinara. v. II. 67.</li>
-<li><b>Navone</b>. Castello terminato. v. II. 205.</li>
-<li><b>Navarra</b>. v. II. 75.</li>
-<li><b>Neve</b> straordinaria. v. I. 6. 11. v. II. 109.</li>
-<li class="in1">» Alta come un uomo. v. II. 145.</li>
-<li><b>Nicola</b> palombaro. v. I. 233. 234.</li>
-<li class="in1">Frate, Vescovo e confessore del Papa. v. I. 324.</li>
-<li><b>Nicolò</b> III. Odia frate Giovanni da Parma. v. I. 180.</li>
-<li class="in1">» Fa Legato il Cardinale Latino. v. I. 73. 317.</li>
-<li class="in1">» Eletto Papa. v. II. 41.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. II. 49.</li>
-<li class="in1">» Fa Cardinale Gerardo Albo di Gainago. v. II. 54.</li>
-<li class="in1">» Dà la Sicilia a Pietro d'Aragona. v. II. 65.</li>
-<li class="in1">Confessore del Papa. v. I. 324. 325.</li>
-<li class="in1">Vescovo di Reggio pone la prima pietra della chiesa del Gesù. v. I. 47.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. I. 80.</li>
-<li class="in1">di Montefeltro. Sua santità. v. II. 116.</li>
-<li class="in2">» Fatti della sua vita. v. II. 116. 117.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span></li>
-<li><b>Nicolò</b> di Filippo, Vescovo. Giudice morto all'Impresa di Faenza. v. II. 30.</li>
-<li><b>Nicoluzzo</b> da Balugano. Podestà di Bologna. v. II. 29.</li>
-<li><b>Nizza</b>. Castello. v. I. 137.</li>
-<li class="in1">Città. Frate Ponzio vi è Guardiano. v. I. 195.</li>
-<li class="in2">» Salimbene sbarca a Nizza. v. I. 197.</li>
-<li><b>Nocera</b> de' Saraceni. v. I. 7. 101. 230.</li>
-<li class="in1">» Re Carlo la prende. v. II. 11.</li>
-<li><b>Noceto</b>. Convegno di fuorusciti Parmigiani. v. I. 91.</li>
-<li class="in1">» Vi è confinato Bertolino Tavernieri. v. II. 165.</li>
-<li><b>Noli</b>. Devastata dai Pisani. v. II. 86.</li>
-<li><b>Norduli</b>. Signori in Imola per la Chiesa. v. I. 263. 276.</li>
-<li><b>Novara</b>. Dà soldati al Pallavicino. v. I. 228.</li>
-<li><b>Novaresi</b>. Vanno contro Lodi. v. II. 53.</li>
-<li><b>Novi</b>. Preso dai Reggiani. v. I. 223.</li>
-<li><b>Nozze</b> solenni a Genova. v. I. 323.</li>
-<li><b>Nuazil</b> de' Tartari e de' Greci a Lione. v. II. 27.</li>
-</ul>
-
-<h3>O</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Obizzo</b>. Vescovo di Parma. v. I. 42.</li>
-<li class="in1">» Fa catturare fra Gerardino Segalello. v. I. 160.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. II. 146.</li>
-<li class="in1">» Favorisce i Sassolesi. v. II. 152.</li>
-<li><b>Oddone</b> Cardinale. Parla al cospetto del Re di Francia. v. I. 128. 184.</li>
-<li><b>Odoardo</b> Re d'Inghilterra. Va in Oriente e al ritorno passa da Reggio. v. II. 20. 26.</li>
-<li><b>Officio</b> ecclesiastico. Ha bisogno di riforma. v. I. 4.</li>
-<li><b>Olmo</b> di Giovanni Grelone. v. I. 15.</li>
-<li><b>Onorio</b> III. Eletto incorona Federico II. v. I. 7.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. I. 11.</li>
-<li class="in1">IV. Eletto. v. II. 129.</li>
-<li class="in2">» Invita Lucca a non far guerra a Pisa. v. II. 141.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span></li>
-<li><b>Onorio</b> IV. Abita a Tivoli. v. II. 154.</li>
-<li class="in1">» impone decime. v. II. 156.</li>
-<li class="in1">» È pregato di pacificare i figli del Re di Francia e di Pietro d'Aragona. v. II. 161.</li>
-<li class="in1">» Ostile ai frati. v. II. 163.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. II. 183. 193.</li>
-<li><b>Orsi</b> (degli) quei. Pacificati cogli Strufi. v. II. 58.</li>
-<li><b>Orsini</b> (degli) Bertoldo. Fratello di Nicolò III. v. II. 57.</li>
-<li class="in1">Gentile. Marita sua figlia ad Azzone Estense. v. II. 57.</li>
-<li><b>Orvieto.</b> Vi abita Martino IV. v. II. 56.</li>
-<li><b>Ospedale</b> di S. Francesco in Parma. v. II. 66.</li>
-<li class="in1">di S. Geminiano in Reggio. v. II. 38.</li>
-<li class="in1">di S. Caterina in Reggio. v. II. 38.</li>
-<li class="in1">di S. Pietro in Vincoli in Reggio. v. II. 38.</li>
-<li class="in1">di Rodolfo Tanzi in Parma. v. II. 66.</li>
-<li class="in1">di Fra Barattino in Parma. v. II. 66.</li>
-<li class="in1">di S. Bartolomeo di Strada Rotta in Parma. v. II. 66.</li>
-<li class="in1">dei Lebbrosi in S. Lazzaro di Parma. v. II. 66.</li>
-<li class="in1">della Misericordia, poi Maggiore in Parma. v. II. 66.</li>
-<li class="in1">di Reggio. Danneggiato da innondazioni. v. II. 38.</li>
-<li><b>Ottaviano</b> Cardinale. Ricupera le Romagne. v. I. 203.</li>
-<li class="in1">» Legato Pontificio. v. I. 279.</li>
-<li class="in1">» Sua crociata contro Alberico da Romano. v. I. 258.</li>
-<li class="in1">» Si teme che tradisca Parma. v. I. 279.</li>
-<li class="in1">» Si crede figlio di Gregorio IX. v. I. 280.</li>
-<li class="in1">» Sua figlia vuol amoreggiare con Salimbene. v. I. 280.</li>
-<li class="in1">» Partigiano dell'Impero. v. I. 281.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. II. 24.</li>
-<li><b>Ottobuono</b> Cardinale, poi Papa Adriano V. v. I. 305.</li>
-<li><b>Ottone</b> Imperatore. Deposto da Innocenzo III. v. I. 5.</li>
-<li class="in1">» Venuto a Parma. v. II. 145.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span></li>
-</ul>
-
-<h3>P</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Pacile.</b> Castello. v. II. 194.</li>
-<li><b>Padova.</b> Signoria di Ezzelino. v. I. 288.</li>
-<li class="in1">» Filippo Legato l'assale e prende. v. I. 290.</li>
-<li class="in1">» Si pacifica con Verona. v. II. 49.</li>
-<li><b>Padovani.</b> Undici mila bruciati vivi in Verona. v. I. 100.</li>
-<li class="in1">» Onorano per santo un impostore. v. II. 47.</li>
-<li><b>Pagani</b> (dei) Alberto. Podestà di Modena, fa cavalliere suo figlio. v. I. 34.</li>
-<li class="in1">Galla Placidia. v. I. 263.</li>
-<li class="in1">Gifredo. Guardiano a Bologna. v. II. 45.</li>
-<li class="in1">Enrico. Fatto cavalliere. v. I. 34.</li>
-<li class="in1">Pagano. v. I. 34.</li>
-<li class="in1">Pietro, Signore di Susinana per l'Impero. v. I. 263.</li>
-<li class="in1">Egidio. v. I. 34.</li>
-<li class="in1">Famiglia spenta. v. I. 34.</li>
-<li><b>Paganino</b> da Ferrara, frate. v. I. 197.</li>
-<li><b>Pallastrelli</b> (dei) Barnaba. Podestà di Reggio. v. II. 62.</li>
-<li class="in1">» Spodestato. v. II. 79.</li>
-<li><b>Palazzo</b> del Capitano in Parma. Fabbricato. v. II. 67.</li>
-<li class="in1">del Comune di Reggio. Rifabbricato. v. II. 26.</li>
-<li class="in1">del Comune di Parma. Si fabbrica in piazza nuova. v. II. 143. 146.</li>
-<li class="in1">del Vescovo di Ferrara. Innocenzo IV. vi predica dal balcone. v. I. 69.</li>
-<li class="in1">del Vescovo di Parma. Fabbricato. v. I. 42. 45.</li>
-<li class="in2">» Attiguo a casa Marsilii. v. I. 30.</li>
-<li class="in1">del Vescovo di Reggio. Re Enzo lo occupa. v. I. 80.</li>
-<li class="in2">» Vi alloggia il Re d'Inghilterra. v. II. 26.</li>
-<li class="in1">dell'Imperatore a Parma. Alloggio di Rizzardo di S. Bonifacio. v. I. 98.</li>
-<li class="in1">dell'Imperatore a Reggio. Comprato dai Minori. v. I. 338.</li>
-<li class="in1">dei Pagani in Parma. v. I. 271. v. II. 67.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span></li>
-<li class="in1">di Manfredo di Scipione. v. I. 271. v. II. 67.</li>
-<li class="in1">del Pallavicino, a Parma. Smantellato. v. I. 229.</li>
-<li class="in1">del Pallavicino a Soragna. v. I. 273.</li>
-<li class="in1">di Rodolfo Imperatore a Reggio. v. I. 338.</li>
-<li><b>Palazzolo.</b> Il Conte di Fiandra forza il passo dell'Oglio. v. I. 349.</li>
-<li><b>Paleologo.</b> Usurpa il trono. v. I. 183. v. II. 55.</li>
-<li class="in1">» Crea un Papa Greco. v. II. 56.</li>
-<li class="in1">» Ricupera Costantinopoli. v. I. 340.</li>
-<li class="in1">» Riceve Tessalonica in dote della nuora. v. II. 103.</li>
-<li><b>Palermo.</b> Non si può portarvi il corpo di Federico II. v. I. 230.</li>
-<li class="in1">» Vi si vuol portare il corpo di Corrado. v. I. 322. v. II. 23.</li>
-<li class="in1">» Vespro Siciliano. v. II. 54.</li>
-<li><b>Palestrina.</b> Corradino nelle prigioni di Palestrina. v. II. 9.</li>
-<li><b>Pallavicini</b> (dei) Delfino. Podestà di Reggio. v. I. 276.</li>
-<li class="in1">Guidotto. Grande di Spagna. v. I. 273.</li>
-<li class="in1">Guglielmo. v. I. 271.</li>
-<li class="in1">Mabilia di Rubino. Si marita. v. I. 275.</li>
-<li class="in1">Isabella. v. I. 273.</li>
-<li class="in1">Mabilia di Marchesopolo. v. I. 273. 274.</li>
-<li class="in2">» Sposa Azzone d'Este. v. I. 274.</li>
-<li class="in2">» Sua morte e sue qualità. v. I. 274.</li>
-<li class="in2">» Venuta in odio ai medici e farmacisti. v. I. 274.</li>
-<li class="in1">Enrico. v. I. 272.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. II. 3.</li>
-<li class="in1">Marchesopolo. Abita in Soragna. v. I. 273.</li>
-<li class="in2">» Va ad abitare in Romanía. v. I. 275.</li>
-<li class="in2">» Ucciso dai Greci. v. I. 275.</li>
-<li class="in2">» Motivo della partenza da Parma. v. I. 275.</li>
-<li class="in1">Rubino. Sposa Ermengarda da Palù. v. I. 275.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. I. 275. 341.</li>
-<li class="in1">Di Varano. v. I. 276.</li>
-<li class="in1">Uberto di Pellegrino. v. I. 271.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span></li>
-<li class="in1">Uberto detto il Pallavicino. Si batte a Grola. v. I. 223.</li>
-<li class="in2">» Si atterra il suo Palazzo in Parma. v. I. 229.</li>
-<li class="in2">» Signore di Cremona. v. I. 229. 254</li>
-<li class="in2">» i Parmigiani fuorusciti tentano di dargli in mano la città. v. I. 265.</li>
-<li class="in2">» Occupa Borgo S. Donnino. v. I. 266.</li>
-<li class="in2">» Lotta col Marchese di Monferrato. v. I. 272.</li>
-<li class="in2">» Si fa Signore delle città lombarde. v. I. 228.</li>
-<li class="in2">» Va a Lodi contro i Milanesi. v. I. 324.</li>
-<li class="in2">» Prende Brescello. v. I. 326.</li>
-<li class="in2">» Tenta impedire il passo al Conte di Fiandra. v. I. 349.</li>
-<li class="in2">» Brescia gli si ribella. v. II. 7.</li>
-<li class="in2">» Perde la Signoria delle città lombarde. v. I. 229.</li>
-<li class="in2">» Si ritira a Gisalecchio e muore. v. II. 7. 12.</li>
-<li class="in2">» Alza forche pe' flagellatisi se vanno a Cremona. v. I. 342.</li>
-<li class="in1">Manfredo. Abita a Scipione. v. I. 271.</li>
-<li class="in2">» Si distrugge il suo palazzo. v. I. 271.</li>
-<li class="in2">» Ha molti pozzi salsi a Scipione. v. I. 272.</li>
-<li class="in1">Tancredi. Abbate di S. Giovanni in Parma. v. II. 229.</li>
-<li class="in2">» Manda un regalo di capponi a frate Elia. v. II. 229.</li>
-<li class="in1">Famiglia. v. I. 271.</li>
-<li><b>Palù</b> (da) Egidio, Egidiolo, o Giliolo. Podestà di Reggio. v. I. 43.</li>
-<li class="in1">Arverio. È ucciso. v. II. 18.</li>
-<li class="in1">Corrado. v. II. 208.</li>
-<li class="in1">Bonaccorso. Vince il Marchese di Cavalcabò. v. I. 42.</li>
-<li class="in2">» È ucciso. v. I. 202. 203.</li>
-<li class="in2">» Parma gli dà da difendere una porta della città. v. II. 77.</li>
-<li class="in2">» Podestà ed ammiraglio de' Pisani. v. II. 89.</li>
-<li class="in1">Egidia. Fa il ponte or detto di Caprazucca. v. I. 43. v. II. 77.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span></li>
-<li class="in1">Corradino. v. II. 208.</li>
-<li class="in1">Ermengarda. Sposa Rubino Pallavicini. v. I. 275.</li>
-<li class="in2">» Si rimarita e muore. v. I. 275. 276.</li>
-<li class="in1">Ezzelino. v. II. 172.</li>
-<li class="in1">Giacomino. Entra in Bismantova. v. II. 8.</li>
-<li class="in2">» Uccide molti di sua famiglia. v. II. 18.</li>
-<li class="in2">» Cede Corvara per denaro. v. II. 22.</li>
-<li class="in1">Giacomo. Sua morte. v. I. 10.</li>
-<li class="in1">Canino. v. II. 208.</li>
-<li class="in1">Aimerico. Sua morte. v. II. 43. 172.</li>
-<li class="in1">Manfredo. Espulso da Reggio. v. I. 32.</li>
-<li class="in1">Famiglia. v. I. 10.</li>
-<li><b>Panaro</b>, fiume. Si vuol far andare contro Castelfranco. v. I. 63.</li>
-<li><b>Pandolfo</b> di Fasanella, Principe. Vittima di Federico II. v. I. 320.</li>
-<li><b>Panizzari</b> (dei) Avanza. v. I. 32.</li>
-<li class="in1">Bernardo v. I. 32.</li>
-<li class="in1">Gisa. v. I. 32.</li>
-<li class="in1">Gerardo. v. I. 32.</li>
-<li class="in1">Giacomo. Frate di esimie doti. v. I. 32.</li>
-<li class="in1">Maria. v. I. 32.</li>
-<li class="in1">Naimerio. v. I. 31.</li>
-<li><b>Paolino.</b> Vescovo di Nola prigioniero. v. I. 114.</li>
-<li><b>Panzeri</b> (dei) Bartolomeo. Uno de' capi di quei di sotto a Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in1">» Sono arse le sue case. v. II. 198.</li>
-<li class="in1">» uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203.</li>
-<li class="in1">» Catturato. v. II. 216.</li>
-<li class="in1">Bonaccorso. Sono arse le sue case. v. II. 197.</li>
-<li class="in1">Giacomino. Uno de' capi di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in2">» Ha moglie un'Enzola. v. II. 173.</li>
-<li class="in2">» Assalta i suoi nemici in Reggio. v. II. 197.</li>
-<li class="in2">» Si ardono le sue case. v. II. 197.</li>
-<li class="in2">» Va a Parma a ordinare armi. v. II. 198.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span></li>
-<li class="in1">Giacomino. Uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203.</li>
-<li class="in2">» Difende i Minori di Monfalcone. v. II. 211.</li>
-<li class="in1">Tomasino. Uno de' capi di quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in2">» Assale i suoi nemici in Reggio. v. II. 197.</li>
-<li class="in2">» Va a Parma per armi. v. II. 198.</li>
-<li class="in2">» Uno de' capi dell'esercito di Gesso. v. II. 203.</li>
-<li class="in1">Zaccaria. Parteggia per quei di sotto in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li><b>Parenti</b> Giovanni. Ministro Generale dei Minori. v. II. 238.</li>
-<li><b>Parigi</b>. Salimbene a Parigi. v. I. 118.</li>
-<li class="in1">» Partenza di S. Lodovico per l'oriente. v. I. 126.</li>
-<li class="in1">» Giovanni da Parma all'Università di Parigi. v. I. 178.</li>
-<li class="in1">» Vi si porta la salma di Re Filippo. v. II. 175.</li>
-<li class="in1">» Frate Benvenuto a Parigi. v. II. 195.</li>
-<li class="in1">» Maestro Rolando di Parma studia a Parigi. v. II. 157.</li>
-<li><b>Parma</b>, Torrente. Lungh'esso si fa un muro di difesa dalle innondazioni. v. II. 144.</li>
-<li class="in1">» Costrutte due torri alla foce. v. II. 144.</li>
-<li class="in1">Città. Richiesta d'aiuto da Modena. v. I. 65.</li>
-<li class="in2">» Vuota d'uomini atti alle armi. v. I. 66.</li>
-<li class="in2">» Federico II. ne scaccia i partigiani del Papa. v. I. 82.</li>
-<li class="in2">» Si ribella a Federico II. v. I. 29. 83. 98.</li>
-<li class="in2">» Vuol battaglia contro Federico II. v. I. 94.</li>
-<li class="in2">» Re Enzo s'avvicina a Parma. v. I. 97.</li>
-<li class="in2">» Arrivano aiuti. v. I. 98.</li>
-<li class="in2">» Federico II. minaccia distruggerla. v. I. 101.</li>
-<li class="in2">» Assediata. v. I. 29. 101.</li>
-<li class="in2">» Sortita e battaglia a Vittoria o Grola. v. I. 107.</li>
-<li class="in2">» Segalello esce di Parma. v. I. 154.</li>
-<li class="in2">» I fuorusciti sconfiggono que' di dentro. v. I. 92.</li>
-<li class="in2">» Dominano Rossi, Tavernieri, Ghiberto da Gente. v. I. 254.</li>
-<li class="in2">» Teme l'arrivo del Pallavicino. v. I. 265.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span></li>
-<li class="in2">» Il popolano Barisello. v. I. 266.</li>
-<li class="in2">» Si fa la Società de' Crociati. v. I. 270.</li>
-<li class="in2">» I beccai creano Signore di Parma Ghiberto da</li>
-<li class="in1">Gente. v. I. 328.</li>
-<li class="in2">» Ghiberto da Gente falsifica le monete. v. I. 328.</li>
-<li class="in2">» I flagellatisi a Parma. v. I. 341.</li>
-<li class="in2">» Parma interdetta. v. II. 44. 45.</li>
-<li class="in2">» Devozione per Alberto da Cremona. v. II. 45.</li>
-<li class="in2">» Scaccia i Predicatori. v. II. 48. 160.</li>
-<li class="in2">» Strade S. Cristina, S. Lucia, de' Genovesi rettilineate ed ampliate. v. II. 66. 67.</li>
-<li class="in2">» Un'ossessa. v. II. 131.</li>
-<li class="in2">» Ponte sull'Enza. v. II. 143.</li>
-<li class="in2">» Si coniano monete. v. II:. 145.</li>
-<li class="in2">» Si scavano le fossa di S. Croce. v. II. 145.</li>
-<li class="in2">» Lavori di Gerardo Albo in Parma. v. II. 160.</li>
-<li class="in2">» Si fuse una campana. v. II. 143.</li>
-<li class="in2">» Istituzione dei Militi di G. C. v. II. 175.</li>
-<li class="in2">» Ambasciatori in Parma. v. II. 210.</li>
-<li><b>Parmigiani</b>. Devastano il Piacentino. v. I. 4.</li>
-<li class="in1">» Battaglia a Zibello. v. I. 7. II. 146.</li>
-<li class="in1">» Contro i Bolognesi a Bazzano. v. I. 11.</li>
-<li class="in1">» Prendono Piumazzo. v. I. 11. 68.</li>
-<li class="in1">» Corron pericolo di perdere il carroccio. v. I. 13.</li>
-<li class="in1">» Incendiano sobborghi a Reggio. v. I. 219.</li>
-<li class="in1">» Con Federico II. contro i Milanesi. v. I. 65. 66.</li>
-<li class="in1">» Con Re Enzo prendono Gorgonzola. v. I. 83.</li>
-<li class="in1">» Ricevono aiuti. v. I. 98.</li>
-<li class="in1">» Vincitori a Vittoria. v. I. 108.</li>
-<li class="in1">» Vinti dai fuorusciti a Grola. v. I. 223. 224.</li>
-<li class="in1">» Loro contegno col Pallavicino. v. I 265. v. II. 13. 166.</li>
-<li class="in1">» Ammissione in città dei fuorusciti. v. I. 265.</li>
-<li class="in1">» Vogliono introdurre una devozione in Cremona. v. I. 342.</li>
-<li class="in1">» Assediano e distruggono B. S. Donnino. v. I. 2. v. II. 12.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span></li>
-<li class="in1">» Rifiutano il territorio Reggiano offerto dai Bolognesi. v. II. 24.</li>
-<li class="in1">» Contro Faenza. v. II. 29.</li>
-<li class="in1">» Scacciano i Predicatori. v. II 48.</li>
-<li class="in1">» Restituiscono il carroccio ai Cremonesi. v. II. 50</li>
-<li class="in1">» Levato l'interdetto. v. II. 52.</li>
-<li class="in1">» Devastano l'agro di Soncino. v. II. 53.</li>
-<li class="in1">» Onore fatto ai Parmigiani. v. II. 53.</li>
-<li class="in1">» Fanno il Ponte Verde. v. II. 66.</li>
-<li class="in1">» Ricevono ambasciatori Reggiani. v. II. 82.</li>
-<li class="in1">» I fuorusciti col Pallavicino prendono Colorno. v. I. 266.</li>
-<li class="in1">» I Parmigiani riprendono Colorno. v. I. 268.</li>
-<li class="in1">» Fanno il ponte sull'Enza. v. II. 143.</li>
-<li class="in1">» Fanno torri alla foce del Taro, Parma, Enza. v. II. 144.</li>
-<li class="in1">» Trattano la riammissione de' fuorusciti. v. II. 152.</li>
-<li class="in1">» Espellono i da Gente. v. II. 169.</li>
-<li class="in1">» Fanno il ponte dei Salarii. v. II. 219.</li>
-<li class="in1">» Ricuperano Rivalta, Cavriago, Guardasone. v. I. 202.</li>
-<li><b>Passocorto</b>. Trova e vende la corona di Federico II. v. I. 108.</li>
-<li><b>Pastori</b> Francesi. Vogliono vendicare il Re di Francia. v. I. 322.</li>
-<li class="in1">» Insorgono contro i Minori. v. I. 322.</li>
-<li><b>Pavesi</b>. Assediano Brescia con Federico II. v. I. 66.</li>
-<li><b>Pavia</b>. Signoria del Pallavicino. v. I. 228.</li>
-<li class="in1">» Corradino a Pavia. v. II. 8.</li>
-<li><b>Pavone</b>. Castello preso. v. I. 64.</li>
-<li><b>Pecorari</b>. (dei) Guido. v. I. 31.</li>
-<li><b>Pellegrino</b>. Castello dei Pallavicini. v. I. 271.</li>
-<li><b>Pellegrino</b> da Polesine Bolognese. Narra d'una chiesa distrutta a Reggio. v. I. 225.</li>
-<li class="in1">» Concorda Bolognesi e Veneziani. v. II. 14.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. II. 133.</li>
-<li class="in1">Pisano. Maestro ad Argenta. v. I. 313.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span></li>
-<li><b>Pellegrino</b> Arciprete ucciso. v. II. 215.</li>
-<li><b>Penazzi</b> (dei) Giacomo. Podestà di Reggio. v. I. 21. 338.</li>
-<li class="in1">» Podestà di Genova. v. I. 21.</li>
-<li><b>Pentecoste</b>, frate. v. I. 198.</li>
-<li><b>Perugia</b>. Rainaldo rinuncia il vescovado. v. I. 213.</li>
-<li class="in1">» Vi si elegge Clemente IV. v. I. 347.</li>
-<li class="in1">» Fa guerra a Foligno. v. II. 56.</li>
-<li class="in1">» Brucia fantocci di Papi e Cardinali. v. II. 56.</li>
-<li><b>Pesce</b> prezioso regalato a Frate Elia. v. II. 240.</li>
-<li><b>Pescivendoli</b>. È loro proibito a Reggio vendere pesce in quaresima. v. II. 147.</li>
-<li><b>Piacentini</b>. Aiutano i Cremonesi. v. I. 3.</li>
-<li class="in1">» Aiutano i Bolognesi. v. I. 34.</li>
-<li class="in1">» Aiutano i Parmigiani. v. I. 94. 98.</li>
-<li class="in1">» Uccidono il Marchese di Monferrato. v. I. 273.</li>
-<li class="in1">» Contro Borgo S. Donnino. v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» Bardi si arrende a loro. v. II. 12.</li>
-<li class="in1">» Loro lega con altre città. v. II. 83.</li>
-<li class="in1">» Assedio di Castelnovo piacentino. v. II. 145.</li>
-<li><b>Piacenza</b>. Signoria del Pallavicino. v. I. 228.</li>
-<li class="in1">» Signoria di Uberto Iniquità. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">» Patria di Gregorio X. v. II. 23.</li>
-<li><b>Piazza</b>. Di S. Alessandro in Parma. Vi è il Palazzo Pallavicini. v. I. 229.</li>
-<li class="in1">Vecchia, in Parma. Vi abitano i Marsili. v. I. 30.</li>
-<li class="in2">» Vi sono esposte armi, bottino di guerra. v. I. 34.</li>
-<li class="in1">Nuova di Parma, o del Comune. v. I. 271.</li>
-<li class="in2">» Sede dei Brentori. v. II. 45.</li>
-<li class="in2">» Suo ampliamento. v. II. 67.</li>
-<li class="in2">» Vi si fabbrica il palazzo Municipale. v. II. 143.</li>
-<li><b>Piemonte</b> (di) Bartolomeo. Cortigiano di Manfredi. v. II. 4.</li>
-<li class="in1">Guglielmo. Vescovo di Modena. v. I. 46.</li>
-<li class="in1">Giordano. Cortigiano di Re Manfredi. v. II. 4.</li>
-<li><b>Pietro</b> d'Albinea. Ambasciatore di Reggio a Parma. v. II. 82.</li>
-<li class="in1">di Belleville. Letterato e frate. v. II. 76.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span></li>
-<li class="in1">di Puglia, frate. v. I. 142.</li>
-<li class="in2">» Vinto in una disputa da frate Ugo. v. I. 143. e seg.</li>
-<li class="in1">di Beneceto. Sua paternità. v. II. 174.</li>
-<li class="in1">di Calabria. Principe. v. I. 320.</li>
-<li class="in1">di Cori. Provinciale de' Minori. v. I. 192</li>
-<li class="in2">» Narra di un indemoniato. v. II. 134.</li>
-<li class="in1">di Collecchio. Pacifica Modena con Sassuolo. v. II. 149.</li>
-<li class="in1">di Felegara. v. II. 211.</li>
-<li class="in1">Conte d'Artois. Arriva in aiuto di Re Carlo. v. II. 58.</li>
-<li class="in2">» Fa tre Cavalieri a Reggio. v. II. 58.</li>
-<li class="in2">» Vuol vedere Lodovico di S. Bonifazio. v. II. 61.</li>
-<li class="in1">Spagnolo (maestro). Molto dotto Gioachimita. v. I. 182.</li>
-<li class="in1">Lanerio. Guardiano. v. I. 209.</li>
-<li class="in1">Lombardo. Sua opinione sulla Trinità. v. I. 141.</li>
-<li class="in1">Re d'Aragona. Sua benevolenza a Maletta. v. II. 4. 5.</li>
-<li class="in2">» Invade la Sicilia. v. II. 5. 55.</li>
-<li class="in2">» Sua parentela cogli Svevi. v. II. 55.</li>
-<li class="in2">» Il Conte d'Artois gli va contro. v. II. 58.</li>
-<li class="in2">» Nicolò III. gli aveva data la Sicilia. v. II. 65.</li>
-<li class="in2">» Duello con Re Carlo. v. II. 74.</li>
-<li class="in2">» Schiva il duello. v. II. 64. 65.</li>
-<li class="in2">» Minacciato se fa guerra a Re Carlo. v. II. 73.</li>
-<li class="in2">» Giura i patti del duello. v. II. 74.</li>
-<li class="in2">» Non si presenta al duello. v. II. 75.</li>
-<li class="in2">» Giustificazione dell'assenza dal duello. v. II. 76.</li>
-<li class="in2">» Vaticinio della sua morte. v. II. 127.</li>
-<li class="in2">» Il figlio di Re Carlo suo prigioniero. v. II. 77. 78.</li>
-<li class="in2">» Guerreggiato dal Re di Francia in Ispagna. v. II. 75.</li>
-<li class="in2">» Sue qualità e salita del monte Canigoso. v. II. 165.</li>
-<li class="in2">» Suo figlio s'impadronisce di tutto il regno di Puglia. v. II. 210.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. II. 160.</li>
-<li class="in2">» Un suo figlio eletto Re di Tunisia. v. II. 221.</li>
-<li><b>Pigolino</b> Giovannino da Parma. v. I. 142.</li>
-<li><b>Pii</b> (dei). Gherardino signoreggia in Modena. v. I. 254.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span></li>
-<li class="in1">» Lanfranco. v. I. 254.</li>
-<li><b>Pinamonte</b>. Signore di Mantova. v. I. 255. v. II. 83.</li>
-<li class="in1">» Sue larghezze ai Minori. v. I. 318.</li>
-<li class="in1">» Sue millanterie. v. I. 319.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità e vanterie insensate. v. I. 318. v. II. 42.</li>
-<li><b>Pinchilini</b>. Nobili di Borgo S. Donnino. v. I. 267.</li>
-<li><b>Pio</b> (di) Matteo. Vescovo di Modena espulso. v. I. 306.</li>
-<li class="in1">Manfredo. v. II. 145.</li>
-<li class="in1">Roberto. Podestà di Parma. v. II. 145.</li>
-<li><b>Pisa</b>. Tiene per l'Impero. v. I. 277.</li>
-<li class="in1">» Corradino a Pisa. v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» Vaticinio del disastro di Pisa. v. II. 85.</li>
-<li class="in1">» Bonaccorso da Palù Podestà di Pisa. v. II. 89.</li>
-<li class="in1">» Allestisce molte galee. v. II. 86.</li>
-<li class="in1">» Fiorentini e Lucchesi contro Pisa. v. II. 90.</li>
-<li class="in1">» Devasta il Genovesato. v. II. 86.</li>
-<li class="in1">» Fa prigionieri molti Prelati. v. I. 192. 193.</li>
-<li class="in1">(da) Gherardino e Lanfranco. v. II. 173.</li>
-<li><b>Pisani</b>. Guerre contro i Genovesi. v. II. 85.</li>
-<li class="in1">» Lanciano contro Genova freccie d'argento. v. II. 89.</li>
-<li class="in1">» Cagioni d'odio contro i Pisani. v. II. 90.</li>
-<li class="in1">» Danno le chiavi della città al Papa. v. II. 91.</li>
-<li><b>Pistoia</b>. Vi muore Filippo Arcivescovo di Ravenna. v. I. 311.</li>
-<li class="in1">» Vi è frate Ugo di Jeres. v. I. 135.</li>
-<li><b>Piumazzo</b>. I Parmigiani lo prendono. v. I. 11. 68.</li>
-<li><b>Pizegolo</b>. Distrutto. v. II. 11.</li>
-<li><b>Piazzola</b> (di). Famiglie. v. II. 198.</li>
-<li><b>Po</b>. Gelato. v. I. 6. 61. 69. v. II. 145.</li>
-<li><b>Pocapenna</b> di Canossa. Condottiero di Reggiani contro quei di Gesso. v. II. 205.</li>
-<li><b>Poggibonzi</b>. Assediato da Carlo d'Angiò. v. II. 6.</li>
-<li><b>Polenta</b> (da) Bernardino. Podestà di Ravenna. v. II. 218.</li>
-<li class="in1">Guido. Savio contegno verso un nemico. v. II. 167.</li>
-<li><b>Polesine</b>. v. II. 133.</li>
-<li><b>Poltronieri</b> (dei) Giliolo. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span></li>
-<li><b>Ponte</b> di donna Egidia. v. I. 43.</li>
-<li class="in1">» Si fa di Pietra. v. II. 77.</li>
-<li class="in1">» È a tergo della chiesa dei Templarii. v. II. 144.</li>
-<li class="in1">di Benevento. A pie' d'una pila è sepolto Re Manfredi. v. II. 3.</li>
-<li class="in1">di S. Germano. Passa Re Carlo. v. II. 3.</li>
-<li class="in1">dei Salarii. Fatto in Parma. v. II. 219.</li>
-<li class="in1">di S. Procolo. Battaglia di Bolognesi Guelfi contro Bolognesi Ghibellini. v. I. 290.</li>
-<li class="in1">dell'Enza. Costrutto. v. II. 143.</li>
-<li class="in1">di Galera o Ghiaia, or Ponte Verde. Costrutto. v. II. 66.</li>
-<li class="in1">del Rodano. Fatto dall'Arcivescovo di Vienna. v. I. 133.</li>
-<li class="in1">della Tagliata, fatti da Lambertesco Lamberteschi. v. I. 78.</li>
-<li class="in1">del Taro. Costrutto. v. II. 144.</li>
-<li class="in1">della fossa di Parma. Rotto e conseguenze. v. I. 224.</li>
-<li><b>Pontevico</b>. Vi arriva Federico II. v. I. 64.</li>
-<li><b>Pontremolesi</b>. Accorrono al disalveo del Panaro. v. I. 63.</li>
-<li><b>Pontremoli</b>. Ambito dal Pallavicino. v. I. 275.</li>
-<li><b>Ponzio</b>. Frate Guardiano. v. I. 195.</li>
-<li class="in1">Provenzale. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li><b>Porta</b> Scortapelliccia. Ucciso in battaglia. v. II. 51.</li>
-<li class="in1">» Podestà di Lodi. v. II. 51.</li>
-<li><b>Portico</b> di S. Pietro in Parma. v. II. 174.</li>
-<li class="in1">Pubblico in Parma vicino all'episcopio. v. II. 172.</li>
-<li><b>Porto</b> di S. Maria presso Ravenna. v. II. 16.</li>
-<li><b>Portoghesi</b>. Sconfitti. v. I. 3.</li>
-<li><b>Poviglio</b>, Castello. Moría. v. II. 144.</li>
-<li class="in1">» Giacomo Enzola compra molte terre. v. II. 171.</li>
-<li><b>Pozzolesi</b> (de') Andrea. Nipote di Salimbene. v. I. 30.</li>
-<li class="in1">Martino, Legato. Allevato in casa Pozzolesi. v. I. 314.</li>
-<li><b>Pranzo</b> di Re Lodovico a Sens. Sua descrizione. v. I. 130.</li>
-<li><b>Pratesi</b>. Contro Pisa. v. II. 90.</li>
-<li><b>Prato</b> di S. Ercolano a Parma. Mercato e piazza de' tornei. v. II. 66.</li>
-<li><b>Prato</b>. Città. Coi fiorentini contro Pisa. v. II. 90.</li>
-<li><b>Predicatori</b>. Vantano la loro dottrina. v. I. 148.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span></li>
-<li class="in1">» Espulsi da Parma. v. II. 48.</li>
-<li class="in1">» Loro ritorno. v. II. 190.</li>
-<li><b>Primaro</b>. Dov'è e castello dei Bolognesi. v. II. 13. 16.</li>
-<li><b>Primasso</b>. Accusato fa sua scusa in versi. v. I. 56. 57. 58.</li>
-<li><b>Privilegio</b> detto <i>Mare Magno</i>. v. I. 332.</li>
-<li><b>Procida</b> (da) Giovanni. Cortigiano di Re Manfredi. v. II. 4.</li>
-<li><b>Provins.</b> Salimbene vi si trova. v. I. 138.</li>
-<li><b>Pucilesio</b> (da) Francesco. Morto in guerra a Colorno. v. I. 268. 269.</li>
-<li><b>Puglia</b>. Papa Innocenzo IV. l'invade. v. I. 79.</li>
-<li class="in1">» Data in feudo a Roberto Guiscardo. v. I. 245.</li>
-<li class="in1">» Sua bellezza e ubertosità. v. I. 233.</li>
-<li><b>Pungilupo</b> Armanno. Impostore creduto santo. v. II. 47.</li>
-<li><b>Pusterla</b> (da) Guglielmo. Podestà de' mercanti a Milano. v. II. 40.</li>
-<li><b>Putagio</b> Guido. Apostolo di Segalello. v. I. 157.</li>
-<li class="in1">» Viaggia da Prelato. v. I. 157. 158.</li>
-<li class="in1">» Entra nell'Ordine de' Templarii. v. I. 158.</li>
-<li class="in1">Guglielmo. Podestà di Bologna. v. II. 45.</li>
-<li class="in1">Rolando. Podestà di Bologna. v. I. 158.</li>
-<li class="in2">» Ambasciatore a Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in1">Tripia. Prefettessa degli Apostoli. v. I. 164.</li>
-</ul>
-
-<h3>Q</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Quaresima</b>. A Reggio si fa Carnevale in quaresima. v. II. 191.</li>
-<li><b>Querciola</b>. Assalita da quei di Gesso. v. II. 205.</li>
-<li><b>Quintavalla</b> (da) Bernardo. Il primo frate Minore ammesso da S. Francesco. v. I. 16.</li>
-<li><b>Quinzano</b>. Re Enzo l'assedia. v. I. 92.</li>
-<li class="in1">» Re Enzo leva l'assedio. v. I. 97.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span></li>
-</ul>
-
-<h3>R</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Rabuino</b> Anselmo. Compagno di Giovanni da Parma e sue qualità. v. II. 111.</li>
-<li><b>Raimondello</b>. Uccide l'Arciprete di Caviano. v. II. 215.</li>
-<li><b>Raimondo</b>. Frate, Ministro Provinciale. v. I. 172.</li>
-<li class="in1">di Atanulfo. Primo dei Saccati. v. I. 152.</li>
-<li class="in1">da Sesso. Podestà di Ferrara. v. I. 69.</li>
-<li class="in1">Di Berengario. Conte di Provenza. v. I. 137.</li>
-<li><b>Rainaldo</b> di Arezzo. Non vuol esser Vescovo. v. I. 207.</li>
-<li class="in1">» Mortificato da un Vescovo. v. I. 210. 214.</li>
-<li class="in1">» Giudica un canonico. v. I. 212.</li>
-<li class="in1">» Rinuncia il vescovado. v. I. 213.</li>
-<li class="in1">» Sua morte, miracolo e qualità. v. I. 214. 215.</li>
-<li class="in1">di Este. v. I. 71.</li>
-<li class="in1">Vescovo Ostiense. v. I. 210.</li>
-<li class="in2">» Legato. v. I. 278.</li>
-<li class="in2">» Eletto Papa, Alessandro IV. v. I. 331.</li>
-<li class="in2">» Canonizza S. Chiara. Sue virtù. v. I. 331. 332.</li>
-<li class="in1">Di Tocca. Amato da Alessandro IV. v. I. 332.</li>
-<li><b>Rainerio</b> maestro. Dotto, ma umiliato. v. I. 136. 137.</li>
-<li><b>Rainieri</b> (dei) Berta. Ripudiata da Uberto Pallavicini. v. I. 229.</li>
-<li><b>Ranfreda</b>. v. I. 10.</li>
-<li><b>Rangoni</b> (dei) Gherardo. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li class="in1">» Frate. v. II. 176.</li>
-<li class="in1">Tobia. Spodestato dai Reggiani. v. II. 84.</li>
-<li class="in1">Gherardo. Spiega l'origine del cognome da Gente e sua morte. v. I. 43.</li>
-<li class="in1">Gherardino. Frate, si eleva a grandezza v. II. 160.</li>
-<li class="in1">Guglielmo riceve un dono. v. II. 160.</li>
-<li class="in1">Beatrice, vedova è paciera tra Gesso e Bibbiano. v. II. 201.</li>
-<li class="in1">Giacomino. Signore di Modena per la Chiesa. v. I. 254.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span></li>
-<li class="in2">» Chiama soccorsi per Modena. v. I. 346.</li>
-<li class="in2">» Podestà di Modena. v. I. 254.</li>
-<li class="in2">» Podestà di Reggio. v. I. 347.</li>
-<li class="in1">Famiglia. È dei maggiorenti di Modena. v. II. 80.</li>
-<li><b>Rappresentazione</b> sacra. v. I. 182.</li>
-<li><b>Ravanino</b> Bellotti. Podestà di Reggio. v. I. 10.</li>
-<li><b>Ravenna</b>. Presa da Federico II. v. I. 70.</li>
-<li class="in1">» Guglielmotto. Espulso. v. I. 76.</li>
-<li class="in1">» Predica un ragazzo. v. I. 162.</li>
-<li class="in1">» Paolo Traversari la signoreggia. v. I. 70. 261. 262.</li>
-<li class="in1">» Stefano del Re d'Ungheria espulso. v. I. 71.</li>
-<li class="in1">» Guglielmotto signore di Ravenna. v. I. 70.</li>
-<li class="in1">» Carlo Svevo nato a Ravenna. v. I. 348.</li>
-<li class="in1">» Porto di S. Maria di Ravenna. v. II. 16.</li>
-<li class="in1">» Un Commissario di Venezia è a Ravenna. v. II. 16.</li>
-<li class="in1">» Abbondanza a Ravenna v. II. 16. 17.</li>
-<li class="in1">» Guido da Polenta dimora a Ravenna. v. II. 167.</li>
-<li><b>Ravennati</b>. Prendono Faenza. v. II. 50.</li>
-<li><b>Re</b> d'Alemagna. Rodolfo vince il Re di Boemia. v. II. 44.</li>
-<li class="in1">dell'Algarvia. Dolente della fatuità di Pietro d'Aragona. v. II. 75.</li>
-<li class="in1">d'Inghilterra. Non tollera i motti dei buffoni di Corte. v. I. 184.</li>
-<li class="in2">» Custode dell'arena del duello tra Re Carlo e Re Pietro. v. II. 74. 75.</li>
-<li class="in2">» Onora fra Giovanni da Parma. v. I. 184.</li>
-<li class="in1">d'Aragona. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3.</li>
-<li class="in2">» suo figlio conquista la Sicilia. v. II. 210.</li>
-<li class="in1">Artaldo. Tende a limitare le libertà della Chiesa. v. II. 244.</li>
-<li class="in1">di Boemia. Sconfigge gli Ungheri. v. I. 343.</li>
-<li class="in2">» Vinto e morto in battaglia da Rodolfo Imperatore. v. II. 44.</li>
-<li class="in1">di Castiglia. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3.</li>
-<li class="in2">» Eletto Imperatore da un partito. v. I. 333.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span></li>
-<li class="in2">» Creduto l'Anticristo. v. I. 334.</li>
-<li class="in2">» Aiutato contro i figli ribelli. v. II. 75.</li>
-<li class="in1">di Francia. Alla battaglia di Muradal. v. I. 2.</li>
-<li class="in2">» Parte per l'Oriente. v. I. 130. 203.</li>
-<li class="in2">» Fa uffici con Pietro d'Aragona per indurlo a lasciare la Sicilia. v. II. 73.</li>
-<li class="in2">» Marcia contro Pietro d'Aragona. v. II. 75. 139.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. II. 155.</li>
-<li class="in1">d'Ungheria. Vinto dal Re di Boemia. v. I. 343.</li>
-<li class="in2">» Manda una tazza d'oro ad Assisi. v. II. 240.</li>
-<li class="in1">Giovanni. Sua valentia nell'armi. v. I. 23.</li>
-<li class="in2">» Dice Federico II. figlio d'un beccaio. v. I. 23.</li>
-<li class="in2">» Sua figlia moglie dell'Imperatore Greco. v. I. 23.</li>
-<li class="in1">di Maiorica. Non s'impegna pel fratello Re d'Aragona. v. II. 75.</li>
-<li class="in1">di Navarra. Alla battaglia di Muradal. v. I. 3.</li>
-<li class="in2">» Va in Oriente. v. II. 18.</li>
-<li class="in2">» Muore in Sicilia. v. II. 20.</li>
-<li class="in1">di Portogallo. Gli duole della fatuità di Pietro d'Aragona. v. II. 75.</li>
-<li class="in1">dei Tartari. Suo figlio fa credere di farsi cristiano. v. II. 92.</li>
-<li class="in1">di Tarso. Scrive al Re d'Ungheria. v. II. 138.</li>
-<li class="in1">di Tunisi. Vinto si rende tributario del Re di Sicilia. v. II. 20.</li>
-<li><b>Recanati</b>. Buonaggiunta ne fu primo ed ultimo Vescovo. v. II. 110.</li>
-<li><b>Rechelda</b>. Concubina del padre di Salimbene. v. I. 29.</li>
-<li><b>Redendesco</b>. Castello preso. v. I. 64</li>
-<li><b>Regaldo</b> di Rouen. Riceve il Re di Francia a Sens. v. I. 126.</li>
-<li class="in1">» Pranza col Re di Francia. v. I. 129.</li>
-<li class="in1">» È a Mantova. v. I. 314.</li>
-<li class="in1">» Arcivescovo di Rouen in grazia del Re. v. I. 315.</li>
-<li class="in1">» Sua qualità. v. I. 314. 315.</li>
-<li><b>Reggiani</b>. Aiutano i Parmigiani ed i Cremonesi v. I. 4. 7.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span></li>
-<li class="in1">» Assediano Gonzaga. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Loro Podestà Ravanino Bellotti e tregua coi Mantovani. v. I. 10.</li>
-<li class="in1">» Loro Podestà Manfredo Cornazzani. v. I. 64.</li>
-<li class="in1">» Assediano Piumazzo. v. I. 68.</li>
-<li class="in1">» All'assedio di Brescia con Federico II. v. I. 66.</li>
-<li class="in1">» Loro Podestà Lambertesco Lamberteschi. v. I. 78.</li>
-<li class="in1">» Loro Podestà Uberto Pallavicino. v. I. 83.</li>
-<li class="in1">» Podestà Boso di Dovara, assediano Guastalla. v. I. 84. 92.</li>
-<li class="in1">» Loro Podestà Bonaccorso Bellincioni. v. II. 6.</li>
-<li class="in1">» Pace tra i Roberti e quei di Gesso. v. II. 6.</li>
-<li class="in1">» Ricuperano Corvara, Bismantova, Reggiolo. v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» Prendono Brandola. v. II. 9.</li>
-<li class="in1">» Distruggono Pizzegolo e Toano. v. II. 11.</li>
-<li class="in1">» Deto loro Podestà prende Corvara. v. II. 21.</li>
-<li class="in1">» Aiutano Bologna contro Faenza. v. II. 28.</li>
-<li class="in1">» Eleggono Ugolino Rossi Capitano. v. II. 43.</li>
-<li class="in1">» Loro quistioni col clero per le decime. v. II. 49.</li>
-<li class="in1">» Loro Podestà Lodovico di S. Bonifacio. v. II. 60.</li>
-<li class="in1">» Podestà Bernardo Lanfredo. v. II. 62.</li>
-<li class="in1">» Podestà Barnaba Pallastrelli. v. II. 62.</li>
-<li class="in1">» Fanno scuse co' Parmigiani. v. II. 82.</li>
-<li class="in1">» Consultano Asdente. v. II. 82.</li>
-<li class="in1">» Fuorusciti ammessi e ricacciati. v. II. 152.</li>
-<li class="in1">» Fanno carnevale in quaresima. v. II. 191.</li>
-<li class="in1">» Combattimento in Reggio. v. II. 194.</li>
-<li class="in1">» Licenziano Podestà e Capitano. v. II. 194</li>
-<li><b>Reggio</b>. Tiene per l'Impero. v. I. 64. 66.</li>
-<li class="in1">» Conia moneta. v. I. 43.</li>
-<li class="in1">» Ghiberto da Gente Podestà. v. I. 338.</li>
-<li class="in1">» Giacomo Penazzi Podestà. v. I. 338.</li>
-<li class="in1">» Tregua tra i fuorusciti e quei di dentro. v. I. 348.</li>
-<li class="in1">» È a Reggio la moglie di Re Carlo. v. II. 9.</li>
-<li class="in1">» È a Reggio l'Imperatore Greco. v. II. 17.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span></li>
-<li class="in1">» Vi arriva Filippo di Francia colla salma di S. Lodovico. v. II. 20.</li>
-<li class="in1">» Arriva Gregorio X. v. II. 26.</li>
-<li class="in1">» Si accorda col Vescovo per le decime. v. II. 51.</li>
-<li class="in1">» Muore Guglielmo Fogliani Vescovo. v. II. 65.</li>
-<li class="in1">» Consigli de' Parmigiani alla città di Reggio. v. II. 80.</li>
-<li class="in1">» Fa alleanza colle città Lombarde. v. II. 83.</li>
-<li class="in1">» Si proibisce la vendita del pesce in quaresima. v. II. 147.</li>
-<li class="in1">» Un bresciano maestro, è morto e straziato. v. II. 184.</li>
-<li class="in1">» Permette la costruzione di Timberga. v. II. 214.</li>
-<li class="in1">» Combattimento in Reggio. v. II. 194.</li>
-<li class="in1">» S'intromette tra quei di Querciolo, Gesso, Canossa. v. II. 205.</li>
-<li><b>Reggiolo</b>. Vi si fanno le fosse. v. I. 78</li>
-<li class="in1">» Continua la costruzione della torre. v. I. 78.</li>
-<li class="in1">» È ricuperato dai Reggiani. v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» Principio della costruzione della torre. v. I. 343.</li>
-<li><b>Religione</b> vecchia di Parma. Istituita. v. II. 145.</li>
-<li class="in1">» Ampliato il convento. v. II. 160.</li>
-<li><b>Reliquia</b> notevole della Croce di G. C. v. II. 115. 116.</li>
-<li><b>Remigio</b> S. Battezzò Clodoveo. v. I. 172.</li>
-<li><b>Reno</b> (il piccolo). Predicazione nella sua ghiaia. v. I. 52.</li>
-<li><b>Riccardo</b> (di S. Vittore). Maestro di musica. v. I. 87.</li>
-<li class="in1">Cardinale. Difende gli eremitani. v. I. 152.</li>
-<li class="in1">Frate. v. II. 130.</li>
-<li class="in1">Conte di Cornovaglia. Eletto Imperatore. v. I. 333.</li>
-<li><b>Ricci</b> (dei), Modenese. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li><b>Rifida</b> (di donna) Giovanni, Vescovo di Parma. v. I. 42.</li>
-<li><b>Riminesi</b>. Assaliti dai Bolognesi. v. I. 6.</li>
-<li><b>Rimini</b>. Signoria di Malatesta. v. I. 261.</li>
-<li><b>Rinoceronte</b>. v. I. 196.</li>
-<li><b>Ripafratta</b>. Scontro tra Lucchesi e Pisani. v. II. 140.</li>
-<li><b>Rivalta</b>. Ricuperata dai Parmigiani. v. I. 202.</li>
-<li><b>Rizzardo</b> Conte di Caserta. Vittima di Federico II. v. I. 320.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span></li>
-<li><b>Rizzardo</b> Conte di Verona. Va a soccorso di Parma. v. I. 98. v. II. 60.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. II. 59. 60.</li>
-<li class="in1">Di Montenegro. Vittima di Federico II. v. I. 320.</li>
-<li><b>Rizzuti</b> (dei) Guido. Cosa che avviene a sua moglie. v. I. 162.</li>
-<li><b>Roberti</b> (dei) Antonio. Parteggia per que' di sopra in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in1">» Contrae parentela coi Fogliani. v. II. 43.</li>
-<li class="in1">Guido Gaio. Sua morte. v. II. 26.</li>
-<li class="in1">Ugo. Prigioniero di Ezzelino. v. I. 84.</li>
-<li class="in2">» Signore di Reggio per la Chiesa. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">Il Vescovo di Tripoli. Sua morte in Parma. v. I. 203.</li>
-<li class="in1">Giovanni Rossello. Sua morte. v. II. 30.</li>
-<li class="in1">Manfredo. Vescovo di Verona, muore. v. II. 10.</li>
-<li class="in1">Tomasino. Di quelli della città di sopra in Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in1">Il Patriarca di Antiochia. Muore a Lione e sue qualità. v. I. 85.</li>
-<li class="in1">Famiglia. Stormo alle case. v. I. 82.</li>
-<li class="in2">» Espulsa da Reggio. v. I. 82.</li>
-<li class="in2">» Fa Podestà di Reggio Giacomino Rangone. v. I. 347.</li>
-<li><b>Roberto</b>. Fratello del Re di Francia. v. I. 127.</li>
-<li class="in1">» Compagno del fratello Re alla crociata. v. I. 203.</li>
-<li class="in1">» Ucciso. v. I. 204.</li>
-<li class="in1">Normanno. v. I. 246.</li>
-<li class="in1">Grossatesta. Arcivescovo di Lincoln. v. I. 134.</li>
-<li class="in1">Patriarca di Gerusalemme. Scrive di stragi di cristiani. v. I. 81.</li>
-<li class="in1">di Tripoli. Podestà di Milano. v. II. 21.</li>
-<li class="in1">Servitore de' Minori e sue qualità. v. I. 155. 156.</li>
-<li><b>Rocchetta</b> di Boso di Dovara. Assediata. v. II. 7.</li>
-<li class="in1">» Vi passa Corradino. v. II. 8.</li>
-<li class="in1">» Assediata e smantellata. v. II. 11.</li>
-<li class="in1">Di Tiniberga o Timberga. v. II. 214.</li>
-<li><b>Rochelle</b>. Vi è abbondanza di vigne. v. I. 123.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span></li>
-<li><b>Rodiglia</b> (di) Giacomo. Fatto Cavalliere. v. II. 17.</li>
-<li class="in1">» S'imparenta con Guido di Tripoli. v. II. 43.</li>
-<li class="in1">Giovannino. v. II. 181.</li>
-<li><b>Rodolfo</b> d'Alemagna. Eletto Imperatore per volontà del Papa. v. I. 232.</li>
-<li class="in1">» Dà ai Minori il suo palazzo in Reggio. v. I. 339.</li>
-<li class="in1">» Fatto Imperatore dagli Elettori legali. v. II. 27.</li>
-<li class="in1">di Sassonia. Frate dotto. v. I. 138.</li>
-<li class="in1">Re dei Romani. In guerra col Re di Boemia. v. II. 44.</li>
-<li class="in2">» Dà la Romagnola al Papa. v. II. 55. 63.</li>
-<li class="in2">» Non fu incoronato. v. II. 193.</li>
-<li class="in2">» Emette un'ordinanza a favore dei Minori. v. II. 187.</li>
-<li><b>Roglerio</b><a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a> di Bagnacavallo. Signore di Ravenna. v. II. 15.</li>
-<li class="in1">» Per generosità d'un nemico ha salva la vita v. II. 167.</li>
-<li class="in1">Di Lodi. Suo fatto. v. II. 107.</li>
-<li><b>Rolandino</b> di Canossa. Abbruciata la sua casa. v. II. 194.</li>
-<li><b>Rolando</b> di Pavia. Frate, sue qualità e miracolo. v. II. 114.</li>
-<li class="in1">Maestro di Parma. Opere sue degne di memoria. v. II. 158.</li>
-<li class="in2">» Sartore, dottore, vescovo, letterato. v. II. 157. 158.</li>
-<li class="in2">» In sua morte. v. II. 159.</li>
-<li><b>Rolo</b>. Vi furono fatti molti prigionieri v. I. 217.</li>
-<li class="in1">» Occupato. v. I. 220.</li>
-<li><b>Roma</b>. Predizione su Roma. v. I. 253.</li>
-<li class="in1">» Carlo d'Angiò a Roma. v. I. 347.</li>
-<li class="in1">» Corradino s'accosta a Roma. v. II. 8.</li>
-<li><b>Romagnola</b>. Combatte a favore de' Bolognesi. v. I. 34.</li>
-<li class="in1">» La Chiesa ricupera la Romagnola. v. I. 203.</li>
-<li class="in1">» Guerre in Romagnola. v. I. 96.</li>
-<li class="in1">» Signorìa di Taddeo Buoncompagni. v. I. 263.</li>
-<li class="in1">» È impedita l'esportazione de' prodotti. v. II. 15.</li>
-<li class="in1">» Gran terremoto. v. II. 44.</li>
-<li class="in1">» Gli imperiali fuggono da molte città. v. II. 49.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span></li>
-<li class="in1">» Donata al Papa da Rodolfo Imperatore. v. II. 55. 63.</li>
-<li class="in1">» Vinta da Martino IV. con molto spendio. v. II. 63.</li>
-<li><b>Romagnoli</b>. Devastano l'agro Reggiano. v. I. 219.</li>
-<li class="in1">» Assediano Modena. v. I. 220.</li>
-<li class="in1">» Fan pace coi Bolognesi. v. II. 44.</li>
-<li><b>Romano</b> (da) Alberico. Signore di Treviso. v. I. 255.</li>
-<li class="in1">» Sue atrocità e sue qualità. v. I. 255. 256.</li>
-<li class="in1">» Sbranato. v. I. 251. 259.</li>
-<li class="in1">» Pentito. v. I. 261.</li>
-<li class="in1">Ezzelino. (Vedi alla lettera E).</li>
-<li><b>Roncolo</b>. Assalito da quei di Gesso. v. II. 198.</li>
-<li><b>Rosa</b>. Dono del Papa al Prefetto di Roma. Che cosa significhi. v. II. 128.</li>
-<li><b>Rosa</b> (di) Giovanni. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li class="in1">Manfredo. Signore di Modena. v. I. 254.</li>
-<li class="in2">» Chiama Toscani in aiuto di Modena. v. I. 346.</li>
-<li class="in1">Manfredino. Podestà di Parma. v. I. 269.</li>
-<li class="in1">Famiglia espulsa da Modena. v. II. 78.</li>
-<li><b>Rossena</b>. Presa. v. I. 83.</li>
-<li><b>Rossi</b>. Bernardo di Rolando. Viene in soccorso di Parma. v. I. 94. 99.</li>
-<li class="in1">» Intende un'allegoria di Federico II. v. I. 105.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità e famiglia. v. I. 223.</li>
-<li class="in1">» Crede gli sia stata fatta ingiustizia. v. I. 50.</li>
-<li class="in1">» Ucciso presso Collecchio. v. I. 203.</li>
-<li class="in1">» Signore di Parma per la Chiesa. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">Gherardo. v. II. 169.</li>
-<li class="in1">Guglielmo. Fatto Cavalliere. v. II. 57.</li>
-<li class="in1">Ugolino. Capitano del popolo a Reggio. v. II. 42.</li>
-<li class="in2">» Fatto Cavalliere. v. II. 57.</li>
-<li class="in2">» Va ambasciatore a Reggio. v. II. 81.</li>
-<li class="in1">Ugo. Capo di fazione in Parma. v. II. 81.</li>
-<li class="in1">Giacomo. v. II. 42. 57.</li>
-<li class="in1">Matteo Cardinale. Protettore dei Minori. v. I. 72. v. II. 193.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span></li>
-<li class="in1">Matteo. Cardinale e Vescovo. v. II. 41.</li>
-<li class="in1">Rolando. v. I. 99.</li>
-<li><b>Rozzi</b> (dei) Gherardo. Predice prospera fortuna a chi occupò Colorno. v. I. 165. v. II. 106.</li>
-<li class="in1">» Una sua profezia smentita dal fatto. v. I. 165. v. II. 106.</li>
-<li><b>Rubaconti</b> Ubaldino de' Mandelli. Podestà di Reggio. v. I. 342.</li>
-<li><b>Rubiera</b>. Prigionieri di guerra scambiati. v. II. 139.</li>
-<li><b>Rufino</b> d'Alessandria. v. I. 209.</li>
-<li class="in1">Provinciale di Bologna. Chiama Salimbene a Bologna. v. I. 207.</li>
-<li><b>Rufino</b> S. Villa. Cosa meravigliosa osservata. v. II. 88.</li>
-<li class="in1">Gorgone di Piacenza. Istituisce i militi della B. V. v. I. 344.</li>
-<li><b>Ruggiero</b> o</li>
-<li><b>Rogierio</b> di Bagnacavallo. Signore di Ravenna per gli Imperiali. v. I. 263. v. II. 167.</li>
-<li><b>Rustici</b> (dei) Triverio. Podestà di Reggio. v. II. 25.</li>
-<li><b>Ruzinento</b>. Ostaggio. v. I. 203.</li>
-</ul>
-
-<h3>S</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Saba</b>. Regina. v. I. 324.</li>
-<li><b>Saccati</b> (dei) Ordine. Istituiti a Jeres. v. I. 150.</li>
-<li class="in1">» Soppressi. v. I. 152. v. II. 27.</li>
-<li class="in1">» Ubbidiscono al Papa. v. I. 163.</li>
-<li><b>Sacerdoti</b>. Loro antagonismo coi frati. v. I. 300 e seg.</li>
-<li><b>Sacristia</b> del Duomo di Parma. Vi è custodita la corona di Federico II. v. I. 108.</li>
-<li><b>Saladino</b>. Parola segnata sul capo del dragone. v. I. 321.</li>
-<li><b>Salinguerra</b>. Fa pace con Federico II. v. I. 63.</li>
-<li class="in1">» Mandato prigione a Venezia. v. I. 69.</li>
-<li class="in1">» Signore di Ferrara. v. I. 69. 255.</li>
-<li><b>Salins</b>. Morìa. v. II. 62.</li>
-<li><b>Samaritani</b> (dei) Lambertino. Podestà di Faenza. v. I. 296.</li>
-<li><b>S. Bonifacio</b> (di) Conte. Lodovico esule. v. I. 261.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span></li>
-<li><b>S. Bonifacio</b> (di) Conte marita la figlia con Savino della Torre. v. II. 59.</li>
-<li class="in1">» Contro il Marchese di Monferrato e i Milanesi. v. II. 53.</li>
-<li class="in1">» Podestà di Reggio. v. II. 59.</li>
-<li class="in1">» Sua morte e funerali. v. II. 60. 61.</li>
-<li class="in1">Mabilia. Maritata con Savino Torriani. v. II. 59.</li>
-<li class="in1">Rizzardo. Soccorre i Parmigiani contro Federico II. v. I. 94.</li>
-<li class="in2">» Alloggia in Parma all'Arena. v. I. 98.</li>
-<li class="in1">Vinciguerra. Figlio di Lodovico. v. II. 60.</li>
-<li><b>S. Ruffino</b>. Villa. Vedute due stelle che si davano l'assalto. v. II. 88.</li>
-<li><b>Sansone</b>, frate inglese. v. II. 235.</li>
-<li><b>S. Salvatore</b>. Villa. Muore Bonifazio da Foiano. v. II. 18.</li>
-<li><b>S. Severino</b>. Ruina per terremoto. v. II. 44.</li>
-<li><b>Santa</b> Maria in Monte. I Bolognesi vi si affollano per vedere maestro Boncompagni che aveva detto di volare. v. I. 53.</li>
-<li class="in1">Di Bagno. v. II. 116.</li>
-<li class="in1">In strada. Combattimenti avvenuti. v. I. 11. 13. 35.</li>
-<li><b>Santo</b> Amore (del) Guglielmo. Pubblica un libello. v. I. 333.</li>
-<li class="in1">» Espulso dalla Francia. v. I. 333.</li>
-<li><b>Santo</b> Stefano. Terra occupata. v. I. 220.</li>
-<li><b>Sanvitali</b> (dei) Alberto. Canonico in Parma. v. I. 35.</li>
-<li class="in1">» Vescovo eletto. v. I. 35.</li>
-<li class="in1">» Il vescovado si toglie a Bernardo Vizio per conferirlo ad Alberto Sanvitali. v. I. 36. 80.</li>
-<li class="in1">Anselmo. v. I. 36.</li>
-<li class="in2">» Canonico e Vicario del Vescovo. v. II. 47.</li>
-<li class="in1">Azzone Prende moglie una sorella di Salimbene. v. I. 35.</li>
-<li class="in1">Cecilia. v. I. 37.</li>
-<li class="in1">Guarino. Morto in battaglia. v. I. 35.</li>
-<li class="in1">Guglielmo. v. I. 36.</li>
-<li class="in1">Ugo. Capitano de' fuorusciti. v. I. 91.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span></li>
-<li class="in2">» Tenta rientrare in Parma. v. I. 92.</li>
-<li class="in1">Giacomo. Perseguitato da Ghiberto da Gente. v. I. 328.</li>
-<li class="in1">Mastino. S'adopera a concordare i Modenesi v. II. 149.</li>
-<li class="in1">Obizzo. Vescovo di Parma. v. I. 36.</li>
-<li class="in2">» Difende i frati contro il clero secolare. v. I. 299.</li>
-<li class="in2">» Sue qualità e severità col clero. v. I. 36. 37. 311.</li>
-<li class="in2">» Tenuto in reverenza. v. I. 343.</li>
-<li class="in2">» Imprigiona Segalello. v. I. 160.</li>
-<li class="in2">» È alla testa d'una fazione. v. II. 81. 202.</li>
-<li class="in2">» Convita Asdente. v. II. 84.</li>
-<li class="in2">» Espelle i così detti Apostoli. v. II. 183.</li>
-<li class="in2">» Sua discordia con Guido da Correggio. v. II. 220.</li>
-<li class="in1">Tedisio. Sue qualità. v. I. 37.</li>
-<li class="in1">Zangaro. Morto in battaglia. v. I. 35.</li>
-<li><b>Saraceni</b>. A servizio di Federico II. v. I. 64.</li>
-<li class="in1">Di Lucera. v. I. 101.</li>
-<li class="in1">Passano in Ispagna. v. II. 6.</li>
-<li class="in1">Guerra con loro in Tunisia. v. II. 18. 19.</li>
-<li class="in2">» Muore il loro Re. v. II. 221.</li>
-<li><b>Sassuolo</b> (di) Manfredo. Signore di Modena per l'Impero. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">Tomasino coi fuorusciti Ghibellini entra in Modena. v. II. 217.</li>
-<li><b>Sassuolo</b>, Terra. Salimbene vi è chiamato a predicare. v. I. 342.</li>
-<li class="in1">» Assalito dai Modenesi. v. II. 80.</li>
-<li class="in1">» Trattative di pace coi Modenesi. v. II. 149.</li>
-<li class="in1">» Pietro da Collecchio tenta di pacificare Modenesi e Sassolesi. v. II. 149.</li>
-<li class="in1">» Guido e Matteo da Correggio tentano accordi fra Modena e Sassuolo. v. II. 149.</li>
-<li class="in1">» I Sassolesi sono ricacciati da Modena. v. II. 198.</li>
-<li><b>Savelli</b> (dei) Giacomo. Eletto Papa Onorio IV. v. II. 129.</li>
-<li class="in1">» Suoi atti. v. II. 129.</li>
-<li><b>Savignano</b>. Assediato. v. II. 22.</li>
-<li class="in1">» Famiglie di fuorusciti vi abitano. v. II. 78. 79.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span></li>
-<li><b>Savini</b> Giacomino. Frate compagno di Salimbene. v. II. 116.</li>
-<li><b>Savoia</b>. Ove comincia dalla parte d'Italia la Signoria del Conte. v. I. 98.</li>
-<li><b>Savona</b>. Devastata dai Pisani. v. II. 86.</li>
-<li><b>Scala</b> (della) Alberto. Signore di Verona. v. I. 276.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 276.</li>
-<li class="in1">» Vendica Mastino. v. II. 40.</li>
-<li class="in1">Mastino. Succede ad Ezzelino da Romano. v. I. 276.</li>
-<li class="in2">» Ucciso da assassini. v. I. 276. v. II. 40.</li>
-<li><b>Scalopia</b>. Fatta da Re Enzo. v. I. 203.</li>
-<li><b>Scarabello</b> Guglielmino. Uno de' Capi di quei di Gesso. v. II. 202. 203.</li>
-<li><b>Scardove</b>. Abbondanti nel Taro morto. v. I. 98.</li>
-<li><b>Scarpa</b>. Famiglia. v. I. 199.</li>
-<li><b>Scazano</b>. Stormo intorno alla casa di. v. I. 82.</li>
-<li><b>Schiavonia</b>. v. II. 112. 116.</li>
-<li><b>Scipione</b>. Castello dei Pallavicini. v. I. 271.</li>
-<li><b>Scoltenna</b>, Scotenna, o Panaro. Si vuol condurre contro Castelfranco. v. I. 63.</li>
-<li><b>Scorza</b> Egidio. Sposa Ermengarda da Palù. v. I. 275. 276.</li>
-<li><b>Scoto</b> Michele. Astrologo interrogato da Federico II. v. I. 235.</li>
-<li class="in1">» Sue predizioni ridotte in versi. v. I. 249.</li>
-<li><b>Scotti</b> Armanno. In missione a Reggio. v. I. 92.</li>
-<li><b>Secchia</b>, Torrente. Proposta ai Parmigiani per confine del loro territorio. v. II. 24.</li>
-<li><b>Segalello</b> Gherardino. Istituisce la Congregazione degli Apostoli. v. I. 153. 155.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 153. 154. 160.</li>
-<li class="in1">» Suo vestiario. v. I. 153.</li>
-<li class="in1">» Sua stranezza a Collecchio. v. I. 154.</li>
-<li class="in1">» Ammirato da' suoi seguaci. v. I. 154.</li>
-<li class="in1">» Gregorio X. Sopprime la Congregazione di lui. v. I. 154.</li>
-<li class="in1">» Riceve a Parma 72 Apostoli e 12 giovinette Apostolesse. v. II. 126.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span></li>
-<li class="in1">» Fa pazzie. v. I. 160.</li>
-<li><b>Sens</b>. Passaggio di S. Lodovico. v. I. 126 e seg.</li>
-<li><b>Senzenese</b> (di) Gherardo. v. I. 21. Villa comprata da maestro Rolando. v. II. 159.</li>
-<li><b>Sepolcro</b> della Contessa Matilde a Polirone. v. I. 324.</li>
-<li><b>Serafinelli</b> (dei). v. II. 12.</li>
-<li><b>Serchio</b> fiume. v. II. 140.</li>
-<li><b>Sermione</b>. Nido di eretici. v. I. 318.</li>
-<li><b>Sessa</b>. Castello. v. I. 820.</li>
-<li><b>Sesso</b> (di) Egidio. Frate Gaudente. v. I. 344.</li>
-<li class="in1">Bernardo. Frate Gaudente. v. I. 344.</li>
-<li class="in1">Atto. v. II. 169.</li>
-<li class="in1">Giliolo. v. I. 338.</li>
-<li class="in1">Guido. Muore affogato. v. I. 217.</li>
-<li class="in2">» Signore di Reggio per l'Impero. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">Giuliano. Uno spurio della famiglia. v. I. 219.</li>
-<li class="in2">» Giudice condanna a morte alcuni di que' da Foliano. v. I. 218.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. I. 219.</li>
-<li class="in1">Raimondo. Podestà di Ferrara. v. I. 69.</li>
-<li class="in1">(quelli di). Sconfiggono il Marchese Cavalcabò. v. I. 42.</li>
-<li class="in2">» Sono confinati. v. I. 347.</li>
-<li class="in2">» Pacificazione tra i fuorusciti e que' di dentro v. II. 6.</li>
-<li class="in2">» Danno Reggiolo ai Cremonesi. v. II. 8.</li>
-<li class="in2">» Ventiquattro mandati a confino. v. II. 18.</li>
-<li class="in2">» Si smantellano le loro castella. v. II. 18.</li>
-<li><b>Sibille</b>. Eritrea e Tiburtina. v. I. 232.</li>
-<li><b>Sicilia</b>. Aiuta Federico II. v. I. 101.</li>
-<li class="in1">» Quanto bella. v. I. 233.</li>
-<li class="in1">» Data in feudo a Roberto Guiscardo. v. I. 245.</li>
-<li class="in1">» Data a Carlo d'Anjou. v. I. 346.</li>
-<li class="in1">» Vespro Siciliano. v. II. 54.</li>
-<li class="in1">» Occupata da Pietro Re d'Aragona. v. II. 126.</li>
-<li><b>Sienesi</b>. Vittoriosi a Montaperti. v. I. 340.</li>
-<li><b>Sile</b>. Fiume. v. I. 257.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span></li>
-<li><b>Simmaco</b>. Condannato a morte. v. I. 115.</li>
-<li><b>Simone</b>. Capitano di Milano. v. II. 39.</li>
-<li class="in1">Della Contessa. Ministro dei Minori. v. I. 202.</li>
-<li class="in1">di Montesarchio. Procuratore dei Minori alla Corte del Papa. v. I. 197.</li>
-<li class="in2">» Va in Puglia a ribellarla a Federico II. v. I. 201.</li>
-<li class="in2">» Sue doti. v. I. 202.</li>
-<li class="in2">» Torturato. v. I. 202.</li>
-<li class="in2">» Fa miracoli. v. I. 202.</li>
-<li><b>Sinigallia.</b> Per tradimento data a Guido di Montefeltro. v. II. 51.</li>
-<li class="in1">» Sostiene d'avere il corpo della Maddalena. v. II. 69.</li>
-<li><b>Siponto</b>. Rifabbricato da Manfredi prende nome di Manfredonia. v. II. 4.</li>
-<li><b>Siria</b>. v. II. 182.</li>
-<li><b>Società</b> dei Crociati in Parma. v. I. 270.</li>
-<li class="in1">tra Reggio e Parma. v. I. 7.</li>
-<li class="in1">della Giustizia a Bologna. v. II. 21.</li>
-<li class="in1">dei cinquecento. v. I. 328.</li>
-<li><b>Soldano</b> di Babilonia. Prende Antiochia. v. II. 10.</li>
-<li class="in1">» Minacciato perchè vuol farsi cristiano. v. II. 92.</li>
-<li><b>Sommo</b> (dei). Famiglia annientata. v. I. 229.</li>
-<li><b>Soncino</b>. Vi è sepolto Ezzelino da Romano. v. I. 285. 339.</li>
-<li class="in1">» Dato per tradigione ai Cremonesi. v. II. 57.</li>
-<li><b>Soragna</b>. Mabilia Pallavicini lascia le sue terre di Soragna ai poveri. v. I. 274.</li>
-<li class="in1">» Vi abitano i Pallavicino. v. I. 275.</li>
-<li class="in1">» Pallavicino e Lupi in Soragna. v. II. 166.</li>
-<li><b>Sorbolo</b>. Si scava il Gambalone sino a Sorbolo. v. II. 68.</li>
-<li><b>Sosonana</b>. Castello di Pietro Pagani. v. I. 263.</li>
-<li><b>Speciale</b> Ugo. v. II. 26.</li>
-<li><b>Spello</b>. Ruina per terremoto. v. I. 44.</li>
-<li><b>Spelonca</b> di S. Maria Maddalena. v. II. 70.</li>
-<li><b>Spelta</b>. Prezzo. v. I. 11. v. II. 42.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span></li>
-<li><b>Spezzano</b> (di) Francesco. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li class="in1">Tomaso. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li><b>Spinola</b> Uberto. Signore di Genova va contro Pisa. v. II. 140.</li>
-<li><b>Spoleto.</b> v. II. 210.</li>
-<li><b>Staio.</b> Parmigiano e Ferrarese. v. I. 226.</li>
-<li><b>Stanislao</b> S. Canonizzato in Assisi. v. I. 79.</li>
-<li><b>Statuti</b> dei Reggiani contro il clero. v. II. 49. 50. 51.</li>
-<li><b>Stefani</b> (degli) Grisopola. v. I. 30.</li>
-<li class="in1">Martino. v. I. 30.</li>
-<li class="in1">Villana. v. I. 30.</li>
-<li class="in1">Famiglia splendida. v. I. 34.</li>
-<li><b>Stefano</b>. Inglese. È a Beaucaire. v. I. 173.</li>
-<li class="in1">» È a Genova. v. I. 174. 209.</li>
-<li class="in1">» Fa onore a Genova. v. I. 200.</li>
-<li class="in1">» Predica a confusione d'un Vescovo. v. I. 200. 210.</li>
-<li class="in1">» Va a Roma. v. I. 198.</li>
-<li class="in1">Cardinale. Sua morte. v. I. 331.</li>
-<li class="in1">d'Ungheria. Sposa Traversaria di Ravenna. v. I. 70. 262.</li>
-<li class="in2">» Signore di Ravenna. v. I. 262.</li>
-<li class="in2">» Sue disgrazie. v. I. 70. e seg.</li>
-<li class="in2">» Fratello di S. Elisabetta. v. I. 70. 71.</li>
-<li class="in1">Lettore. Sue qualità. v. I. 173.</li>
-<li><b>Stelle</b>. Due unite. v. II. 170.</li>
-<li><b>Sterilità</b> delle terre. v. I. 94</li>
-<li><b>Stormo</b>. In Reggio intorno alla casa di Scazano. v. I. 82.</li>
-<li><b>Stranezze</b> di Federico II. v. I. 232. e seg.</li>
-<li><b>Strasburgo</b>. Capitolo generale de' Minori. v. I. 182. 197. v. II. 57.</li>
-<li><b>Strufi</b> (degli). Pacificati cogli Orsi e Salustri. v. II. 58.</li>
-<li><b>Suore</b> di S. Chiara. Vendono un vecchio convento. v. I. 338.</li>
-</ul>
-
-<h3>T</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Taccoli</b> (dei) Arduino. v. II. 24.</li>
-<li class="in1">Rondanello. Fatto Cavalliere del Conte d'Artois. v. II. 58.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span></li>
-<li><b>Taddeo</b> Romano. Tenuto per santo. v. I. 198.</li>
-<li class="in1">di Sessa Principe. v. I. 320.</li>
-<li><b>Tagliacozzo</b>. Battaglia. v. II. 9.</li>
-<li><b>Tagliata</b>. Si fa il cavo. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Coll'assenso dei Cremonesi s'interra la Tagliata dai Reggiani. v. II. 41.</li>
-<li class="in1">» I Cremonesi impediscono l'Otturamento della Tagliata. v. II. 41.</li>
-<li class="in1">» Vi si fanno i ponti. v. I. 78.</li>
-<li><b>Tarasconi</b> Giberto. Espulso da Reggio. v. I. 82.</li>
-<li><b>Tarascon</b>. Castello. Predicazione. v. I. 136.</li>
-<li class="in1">» Frate Giovanni da Parma a Tarascon. v. I. 172.</li>
-<li class="in1">» Vi è il corpo di S. Marta. v. I. 172. v. II. 69.</li>
-<li class="in1">» Clodoveo a Tarascon. v. I. 172.</li>
-<li><b>Taro</b>, Torrente. Combattimento dei Parmigiani nella ghiaia del Taro. v. I. 93.</li>
-<li class="in1">» Re Enzo s'accampa al Taro morto. v. I. 97.</li>
-<li class="in1">» Torri costrutte alla foce del Taro. v. II. 144.</li>
-<li class="in1">» Ponte costrutto sul Taro. v. II. 144.</li>
-<li><b>Tartarìa</b>. Fra Giovanni di Magione ritorna dalla Tartarìa. v. I. 111.</li>
-<li class="in1">» Lettera dell'imperatore dei Tartari. v. I. 113.</li>
-<li class="in1">» Invadono l'Ungheria. v. II. 138.</li>
-<li><b>Taverna</b> Rolando. Scrive de' miracoli di S. Lodovico. v. II. 23.</li>
-<li class="in1">» Sartore, dottore, vescovo e sue opere. v. II. 157. 158.</li>
-<li><b>Tavernieri</b> (dei) Maria. Si marita. v. I. 93.</li>
-<li class="in1">Giacomo. Fatto Cavalliere. v. II. 169.</li>
-<li class="in1">Bertolino. Bandito da Parma. v. I. 329.</li>
-<li class="in2">» Rompe il confino. v. II. 165.</li>
-<li class="in2">» Podestà di Napoli. v. I. 331.</li>
-<li class="in2">» Costringe i Cardinali ad eleggere il Papa in Napoli. v. I. 331.</li>
-<li class="in1">Bartolo. Signore in Parma pel partito imperiale. v. I. 254.</li>
-<li class="in2">» Ferito si ritira a Costamezzana. v. I. 92.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span></li>
-<li class="in1">Auda. v. I. 67.</li>
-<li class="in1">Paolo. Capitano del partito dell'Impero. v. I. 94.</li>
-<li><b>Tebaldello</b>. Ridà Faenza alla Chiesa. v. I. 262. v. II. 50.</li>
-<li class="in1">» Traditore del suo partito. v. I. 262.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. II. 50. 51.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. II. 52.</li>
-<li><b>Tebaldi</b> Francesco. Si ribella a Federico II. v. I. 83.</li>
-<li class="in1">» Ucciso. v. I. 227. 320.</li>
-<li class="in1">Famiglia. Ha per mezzadro Giovanni Barisello. v. I. 266.</li>
-<li><b>Tedeschi</b>. Assediano Brescia. v. I. 66.</li>
-<li class="in1">» A Verona con Corradino. v. II. 7.</li>
-<li><b>Templarii</b>. Eredi di Bertolino Tavernieri. v. II. 166.</li>
-<li class="in1">» Loro convento a Monfalcone. v. II. 179.</li>
-<li class="in1">» Loro convento in Parma a capo del Ponte Caprazucca, sinistra del torrente. v. II. 144.</li>
-<li><b>Tempo</b> dell'allelluia. v. I. 60. 345.</li>
-<li><b>Teodorico</b>. Arcivescovo di Ravenna. v. I. 55.</li>
-<li class="in1">Re. Fabbrica chiese. v. I. 115.</li>
-<li class="in2">» Suo sepolcro. v. I. 115.</li>
-<li class="in2">» Sue ceneri disperse da Papa Gregorio. v. I. 115.</li>
-<li><b>Terra</b> di Lavoro. Aiuta Federico II. v. I. 101.</li>
-<li class="in1">» Sua bellezza. v. I. 233.</li>
-<li class="in1">Santa. Il padre di Salimbene vi è andato. v. I. 14.</li>
-<li class="in2">» S. Lodovico Re va per liberarla. v. I. 128.</li>
-<li class="in2">» Federico II. s'acconcia coi Saraceni. v. I. 228.</li>
-<li class="in2">» Seconda crociata di S. Lodovico. v. II. 18.</li>
-<li><b>Terremoto</b>. Di Brescia, v. I. 9.</li>
-<li class="in1">» Altri terremoti. v. I. 220. v. II. 44. 107. 146.</li>
-<li class="in1">» Spiegazione che si dà del fenomeno. v. II. 109.</li>
-<li><b>Tesoro</b> di Vittoria. v. I. 108.</li>
-<li><b>Tessalonica</b>. Regno dato in dote al marchese di Monferrato. v. II. 103.</li>
-<li><b>Testa</b> Enrico. Podestà di Parma ucciso a Borghetto. v. I. 92.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 94.</li>
-<li><b>Thaday-Kan.</b> v. I. 114.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span></li>
-<li><b>Ticino</b> v. II. 8.</li>
-<li><b>Timberga</b>, o <b>Tiniberga</b>. Etimologia. v. II. 214.</li>
-<li><b>Tinche</b>. v. I. 98.</li>
-<li><b>Toano</b>. Castello distrutto. v. II. 11.</li>
-<li><b>Tomaso</b> di Cantorbery. Suo martirio. v. I. 62.</li>
-<li class="in1">» Espulso d'Inghilterra. v. I. 123.</li>
-<li class="in1">Cardinale. Vicelegato. v. I. 88. 278.</li>
-<li class="in2">» Letterato. v. I. 278.</li>
-<li class="in2">» Scrive a Federico II. v. I. 278.</li>
-<li class="in1">di Cellano. Scrive la vita di S. Francesco. v. I. 80.</li>
-<li class="in1">di Pavia. Sue qualità. v. I. 311.</li>
-<li class="in1">Greco. Compagno di Giovanni da Parma in Grecia. v. I. 206.</li>
-<li><b>Tonnere</b> (di) Conte. Carlo d'Angiò. v. II. 72.</li>
-<li><b>Torello</b> Giacomo. Figlio di Salinguerra. v. I. 69.</li>
-<li class="in1">Di Strada. Fabbrica il palazzo comunale a Parma. v. II. 67.</li>
-<li class="in2">» Fabbrica il castello di Torello. v. II. 67. 146.</li>
-<li class="in2">» Podestà di Parma. v. II. 146.</li>
-<li><b>Torino</b>. Vi è Federico II. v. I. 28. 98.</li>
-<li class="in1">» Suore (di). v. I. 38.</li>
-<li><b>Tormenti</b> crudeli e nuovi. v. II. 212. 213.</li>
-<li><b>Torniglio</b> Francesco. v. II. 160.</li>
-<li><b>Torre</b> di Gherardo del Canale. v. I. 104.</li>
-<li class="in1">» Detto ironico di Federico II. per Gherardo. v. I. 104.</li>
-<li class="in1">Di Governolo. v. II. 17.</li>
-<li class="in1">di Reggiolo. Si fabbrica. v. I. 343.</li>
-<li class="in1">di Rufino Vernazzi. v. II. 67.</li>
-<li class="in1">Degli Asinelli. v. II. 70.</li>
-<li><b>Torri</b> alla foce del Taro, dell'Enza, della Parma. v. II. 144.</li>
-<li><b>Torriani</b> (dei) Cassone. Entra in Milano. v. II. 39.</li>
-<li class="in1">» Prende Lodi. v. II. 42.</li>
-<li class="in1">» Ucciso in battaglia. v. II. 51.</li>
-<li class="in1">Francesco. È ucciso. v. II. 39.</li>
-<li class="in1">Napo, o Napoleone. Signore di Milano. v. I. 254.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span></li>
-<li class="in2">» Rimosso dall'anzianato e prigioniero in una gabbia. v. II. 39.</li>
-<li class="in1">Savino o Salvino. S'ammoglia e prende stanza a Parma. v. II. 59.</li>
-<li class="in2">» Sua morte. v. II. 219.</li>
-<li class="in1">Tassone. Signore di Milano. v. I. 254.</li>
-<li class="in1">Famiglia. Tradita. v. II. 48.</li>
-<li><b>Torricella</b>. Messa a fuoco dai Mantovani. v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Arriva Federico II. v. I. 117.</li>
-<li><b>Tortelli</b> (dei) Giacomino frate. v. II. 131.</li>
-<li><b>Tortigliano.</b> Dov'è. v. I. 84.</li>
-<li><b>Tortona</b>. Vi passa Salimbene. v. I. 209.</li>
-<li class="in1">» Vi domina il Pallavicino. v. I. 228.</li>
-<li class="in1">» Guerra pel possesso di Tortona. v. I. 272.</li>
-<li class="in1">» Confino di 24 di quei di Sesso. v. II. 18.</li>
-<li class="in1">» Il Marchese di Monferrato la occupa. v. II. 103. 104.</li>
-<li class="in1">» Il Vescovo è ucciso. v. II. 104.</li>
-<li><b>Tortonesi</b> prigionieri. v. I. 326.</li>
-<li class="in1">» Non cedono le castella del Vescovo. v. II. 104.</li>
-<li><b>Toscani</b>. Devastano S. Vito. v. I. 222.</li>
-<li class="in1">» Accordi perchè vengano a Bologna. v. II. 25.</li>
-<li><b>Trabucchi</b>. v. I. 237.</li>
-<li><b>Traversarii</b> (dei) Aica. Ostaggio di Federico II. v. I. 74.</li>
-<li class="in1">» Fatta bruciare. v. I. 74.</li>
-<li class="in1">Paolo. Sue qualità. v. I. 70.</li>
-<li class="in2">» Aica sua figlia. v. I. 74.</li>
-<li class="in2">» Suo sepolcro. v. I. 75.</li>
-<li class="in2">» Signore di Ravenna per la Chiesa. v. I. 70. 262.</li>
-<li><b>Trebbio</b> (di) Arciprete. Sua discussione con Salimbene. v. I. 300. e seg.</li>
-<li><b>Trevigiani</b>. In ribellione. v. I. 68.</li>
-<li class="in1">» Sbranano Alberico da Romano. v. I. 255.</li>
-<li><b>Treviso</b>. v. I. 255.</li>
-<li><b>Tripla</b>. Prefettessa degli Apostoli. v. I. 164.</li>
-<li><b>Tripino</b> (di) Zaccaria. Morto in battaglia. v. II. 140.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span></li>
-<li><b>Tripoli</b> (di) Gerardo. Sua morte. v. II. 25.</li>
-<li class="in1">Guido. Sua parentela con Giacomino di Rodiglia v. II. 43.</li>
-<li class="in2">» Ambasciatore dei Reggiani a Parma. v. II. 82.</li>
-<li class="in2">» Signore di Reggio. v. II. 194.</li>
-<li class="in2">» Difende i Minori. v. II. 197.</li>
-<li class="in2">» Roberto Podestà di Milano. v. II. 21.</li>
-<li><b>Trisendo</b>. Depreda lungo la strada da Reggio a Canossa. v. I. 338.</li>
-<li><b>Tristano</b>. Figlio di Lodovico Re di Francia morto in Tunisia. v. II. 20.</li>
-<li><b>Trutanno</b>. Versi fatti da lui. v. II 132.</li>
-<li><b>Tujuk-Kan</b>. v. I. 114.</li>
-<li><b>Tunisi</b>. Occupata da S. Lodovico. v. II. 18.</li>
-<li><b>Tunisia</b>. Occupata e fatta tributaria del Re di Napoli. v. II. 20.</li>
-<li><b>Turchi</b> (dei) Albertino. v. II. 173.</li>
-<li><b>Turco</b> da Bismantova. Ucciso. v. II. 8.</li>
-</ul>
-
-<h3>U</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Ubaldino</b> di Mugello. v. I. 279.</li>
-<li><b>Uberto</b> di Bobbio. Maestro di leggi in Parma v. II. 54.</li>
-<li><b>Uberto</b> Iniquità. Signore di Piacenza. v. I. 254.</li>
-<li><b>Uccelli</b>. Gran moltitudine. v. I. 95. v. II. 14.</li>
-<li><b>Ufficio</b> ecclesiastico. Suo bisogno di riforme. v. I. 4.</li>
-<li><b>Ugo</b>. Frate Minore dimora a Jeres. v. I. 131.</li>
-<li class="in1">» Invitato in Ispagna. v. I. 194.</li>
-<li class="in1">» Sue qualità. v. I. 132. 135.</li>
-<li class="in1">» Tiene conferenze a Jeres. v. I. 137.</li>
-<li class="in1">» Disputa con frate Pietro Predicatore. v. I. 142. e seg.</li>
-<li class="in1">» Ha nemici. v. I. 150.</li>
-<li class="in1">» Sua morte a Marsiglia. v. II. 113.</li>
-<li class="in1">Cardinale. Sue qualità. v. I. 79.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span></li>
-<li><b>Ugolino</b>. Arciprete di Trebbio. v. I. 300.</li>
-<li class="in1">Cardinale. v. I. 11.</li>
-<li class="in2">» Legato. v. I. 11. 278.</li>
-<li class="in2">» Eletto Papa Gregorio IX. v. I. 278.</li>
-<li class="in1">Di Gavassa Frate. Cosa che gli accade alle porte di Reggio. v. I. 218.</li>
-<li><b>Uguccione</b> Vescovo di Ferrara. v. II. 258.</li>
-<li><b>Umborgo</b> Bertoldo. v. I. 320.</li>
-<li><b>Umile</b>. Frate di Milano. v. I. 22. v. II. 235.</li>
-<li class="in1">» Maestro di teologia di Salimbene. v. I. 165.</li>
-<li class="in1">» Scolaro di Aimone. v. I. 165.</li>
-<li class="in1">» Suo racconto. v. I. 302. 303.</li>
-<li><b>Umiliati</b> (degli) casa. v. II. 66.</li>
-<li class="in1">» Loro convento al Paullo. v. II. 158.</li>
-<li><b>Ungheria</b>. Invasa dai Tartari. v. I. 12.</li>
-<li class="in1">» In guerra col Re di Boemia. v. I. 344.</li>
-<li><b>Unicorno</b>. v. I. 196.</li>
-<li><b>Università</b> di Parigi. Si leva contro i Minori. v. I. 178.</li>
-<li><b>Urbano IV</b>. Crea Cardinale un nipote. v. I. 74.</li>
-<li class="in1">» Oriondo di Troises. v. I. 74.</li>
-<li class="in1">» Eletto Papa. v. I. 201. 346.</li>
-<li class="in1">» Dà la Sicilia a Carlo d'Anjou. v. I. 346.</li>
-<li class="in1">» Sua lettera al Vescovo di Ferrara. v. I. 201.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. I. 296. 313. 346.</li>
-<li><b>Urbino</b>. Dov'è. v. I. 187.</li>
-</ul>
-
-<h3>V</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Valerio</b> (monte). Occupato dai Modenesi fuorusciti. v. II. 5.</li>
-<li class="in1">» S'arrende ai Modenesi della città. v. II. 6.</li>
-<li><b>Valle</b> di S. Giovanni di Moriana. Grande frana. v. I. 204.</li>
-<li><b>Valle</b> Spoletina. v. I. 202. v. II. 210.</li>
-<li><b>Varano</b>. Castello dei Pallavicini. v. I. 276.</li>
-<li><b>Varoli</b> Gherardo. Denunzia i pescivendoli di Reggio. v. II. 148.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span></li>
-<li><b>Vatacio</b> Imperatore Greco. Domanda al Papa fra Giovanni da Parma. v. I. 188.</li>
-<li class="in1">» Fa regali a Giovanni da Parma. v. I. 183.</li>
-<li class="in1">» Si spera induca i Greci alla dottrina della Chiesa romana. v. I. 205.</li>
-<li><b>Vegezio.</b> Suoi libri sull'arte della guerra. v. I. 282.</li>
-<li><b>Venditori</b> di pesce a Reggio. Si proibisce loro di venderne in quaresima. v. II. 147.</li>
-<li><b>Venezia</b> (di) Doge. Gli è consegnato Salinguerra. v. I. 69.</li>
-<li class="in1">Città innondata dal mare. v. II. 107.</li>
-<li><b>Veneziani</b>. Presso Luzzara. v. I. 84.</li>
-<li class="in1">» Battono un castello de' Bolognesi. v. II. 14.</li>
-<li class="in1">» Loro crociata contro Alberico da Romano. v. I. 258. 259.</li>
-<li class="in1">» Loro qualità. v. II. 14.</li>
-<li><b>Venti</b> furiosi. v. II. 11.</li>
-<li><b>Ventimiglia.</b> Devastata dai Pisani. v. II. 86.</li>
-<li><b>Vercelli</b>. Riconquistato da Federico II. v. I. 202.</li>
-<li class="in1">» Tributaria del Pallavicino. v. I. 228.</li>
-<li class="in1">» Signoria di Pietro Becherio. v. I. 254.</li>
-<li><b>Vernaccia</b> di Chiavari. Ottima. v. II. 132.</li>
-<li><b>Vernazzi</b> (dei) Rufino. Sua torre presso San Pietro in Parma. v. II. 67.</li>
-<li><b>Verona</b>. Bruciati 11000 Padovani. v. I. 100. 260.</li>
-<li class="in1">» Signorìa di Ezzelino. v. I. 260.</li>
-<li class="in1">» Signorìa di Mastin della Scala. v. I. 61. 276.</li>
-<li class="in1">» Re Corradino a Verona. v. II. 7.</li>
-<li class="in1">» Mastin della Scala ucciso. v. I. 276. v. II. 40.</li>
-<li class="in1">» Signorìa d'Alberto della Scala. v. I. 276.</li>
-<li class="in1">» Fa pace con Padova. v. II. 49.</li>
-<li class="in1">» Nega marmi pel battistero di Parma. v. II. 66.</li>
-<li class="in1">» Brucia il convento dei Domenicani. v. II. 76.</li>
-<li><b>Veronesi</b>. Prendono Bondeno. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">» Quei di Gesso sperano il loro aiuto. v. II. 208.</li>
-<li><b>Verzoli</b>. Borghigiani nobili. v. I. 267.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span></li>
-<li><b>Vescovado</b> di Auxerre. v. I. 122.</li>
-<li class="in1">di Arezzo. v. II. 115.</li>
-<li class="in1">di Brescia. v. I. 8.</li>
-<li class="in1">di Modena devastato. v. II. 79.</li>
-<li><b>Vescovo</b> di Bologna. Sa dei morti alla Meloria. v. II. 88.</li>
-<li class="in1">Di Corsica. Fa prete Salimbene. v. I. 199.</li>
-<li class="in2">» Espulso dalla diocesi. v. I. 199.</li>
-<li class="in1">di Faenza. Sue qualità. v. I. 309.</li>
-<li class="in1">di Ferrara. Avaro. v. I. 201.</li>
-<li class="in1">di Pisa. Scrive del numero dei morti alla Meloria. v. II. 88.</li>
-<li class="in1">di Genova. Avaro e sospetto di eterodossia. v. I. 200.</li>
-<li class="in1">di Tortona. Fatto uccidere. v. II. 103.</li>
-<li class="in1">di Tripoli. Muore in Parma. v. I. 203.</li>
-<li><b>Vespro</b> Siciliano. v. II. 54.</li>
-<li><b>Vettovaglia</b>. Abbondanza. v. II. 16. 17.</li>
-<li><b>Vezelay.</b> Si crede abbia il corpo della Maddalena. v. I. 130.</li>
-<li><b>Viceconti</b> a Pisa. v. I. 277.</li>
-<li><b>Vicentini.</b> Contro Federico II. v. I. 63.</li>
-<li><b>Vicenza</b>. Signorìa di Ezzelino. v. I. 260.</li>
-<li class="in1">» Presa e distrutta da Federico. II. v. I. 63.</li>
-<li><b>Vico</b> (di) Pietro. Sua morte. v. II. 10.</li>
-<li><b>Vie</b> di Parma. S. Michele, S. Lucia, dei Genovesi ampliate. v. II. 67.</li>
-<li><b>Vienna</b> di Provenza. S.ª Marcella morta a Vienna. v. I. 171. 207.</li>
-<li class="in1">» Salimbene a Vienna. v. I. 133.</li>
-<li><b>Vigna</b> del balsamo. v. I. 196.</li>
-<li><b>Vigne</b> distrutte. v. I. 6. 60. 61. v. II. 11.</li>
-<li><b>Vigne</b> (delle) Pietro. Calunniato. v. I. 106.</li>
-<li class="in1">» Favorito di Federico II. v. I. 106. 320.</li>
-<li class="in1">» Ucciso. v. I. 106. 227. 320.</li>
-<li><b>Vignola.</b> Bolognesi sconfitti dai Parmigiani ecc. v. I. 68.</li>
-<li><b>Villafranca</b> de Panades. Morte di Pietro d'Aragona. v. II. 160.</li>
-<li><b>Villano</b> Ferri. Prende a gioco Federico II. v. I. 236. 237.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span></li>
-<li><b>Vinciguerra.</b> v. I. 261.</li>
-<li class="in1">» Figlio di Lodovico conte di S. Bonifacio. v. II. 60.</li>
-<li><b>Vino</b> di Francia. Quantità e qualità. v. I. 123.</li>
-<li><b>Vinzolo</b> Mantovano. Preso. v. I. 64.</li>
-<li><b>Visconti</b> (dei) Tedaldo. Diventato Papa. v. II. 23.</li>
-<li><b>Visdomini</b> (di) Ugo di Magnarotto. Morto in battaglia. v. I. 92.</li>
-<li><b>Visioni</b> di Salimbene. v. I. 20. 25.</li>
-<li class="in1">D'una donna di Barletta. v. II. 127.</li>
-<li><b>Vita</b>. Frate e Cantore celebre. v. I. 87. 88.</li>
-<li class="in1">» Una suora saltò giù da una finestra per seguirlo. v. I. 89.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. I. 89.</li>
-<li class="in1">» Musicò l'inno di S. Francesco. v. I. 279.</li>
-<li><b>Vitale</b>. Provinciale di Bologna. v. I. 199.</li>
-<li class="in1">» È ad Avignone quando muore Buonagrazia. v. II. 68.</li>
-<li class="in1">» Sua morte. v. II. 155.</li>
-<li class="in1">» Di Volterra. v. I. 22.</li>
-<li><b>Vitelia</b>. v. I. 31.</li>
-<li><b>Vito</b> S. Devastato da Bolognesi ecc. v. I. 222.</li>
-<li><b>Vittoria</b>. Città fondata da Federico II. v. I. 99.</li>
-<li class="in1">» Federico II. vi fu rotto e fugato. v. I. 99.</li>
-<li class="in1">» Ricco bottino fatto a Vittoria. v. I. 108.</li>
-<li class="in1">» Presa e distrutta. v. I. 108.</li>
-<li><b>Vittorini</b>. Monete coniate a Vittoria. v. I. 99.</li>
-<li><b>Vizio</b> Bernardo degli Scotti. Spogliato del vescovado. v. I. 36. 80.</li>
-<li class="in1">» Istituisce la Religione di Martorano. v. II. 175.</li>
-</ul>
-
-<h3>Z</h3>
-
-<ul>
-<li><b>Zambrasi</b> (dei) Tebaldello, uno spurio della famiglia. v. I. 262.</li>
-<li class="in1">» Tradisce Faenza. v. I. 262.</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span></li>
-<li class="in1">» Muore affogato. v. II. 52.</li>
-<li class="in1">Famiglia. v. I. 263.</li>
-<li><b>Zambrasino</b>. Frate Gaudente assume coerede un fratello spurio. v. I. 262. v. II. 50. 51.</li>
-<li><b>Zampironi</b> (dei) Caracosa. v. I. 32.</li>
-<li><b>Zampoldo</b> Ugo piacentino. Frate, assume missione presso il Papa per controversie fra preti e frati. v. I. 304.</li>
-<li><b>Zanzare</b>. Grande quantità. v. II. 210.</li>
-<li><b>Zibello</b>. Esercito a Zibello contro i Milanesi. v. I. 7. v. II. 146.</li>
-</ul>
-
-<p class="pad2 center large">
-<span class="smcap">Fine del secondo ed ultimo volume.</span>
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-ERRATA-CORRIGE
-</p>
-
-<table class="errata" summary="">
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>Errori</td> <td>Correzioni</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">Pag.</td> <td class="num">12</td> <td>Mangiardo</td> <td>Maginardo</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">23</td> <td>Tebaldo</td> <td>Tedaldo</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">66</td> <td>S. Stefano</td> <td>S. Ercolano</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">77</td> <td>nebbe</td> <td>n'ebbe</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">78</td> <td>ragona</td> <td>Aragona</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">81</td> <td>Baiardi</td> <td>Boiardi</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">131</td> <td>Piero</td> <td>Pieco</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">140</td> <td>Liccaterra</td> <td>Leccaterra</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">148</td> <td>Leonardo</td> <td>Lesnardo</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">169</td> <td>reliata</td> <td>altiera</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">210</td> <td>Reggio, Piacenza</td> <td>Reggio, Brescia, Piacenza</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="center">»</td> <td class="num">308</td> <td>sesta linea v. I. 43</td> <td>v. II. 204.</td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="somm">
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<p class="center"><a href="#cronaca">CRONACA</a><br />
-<a href="#a1266">a.&nbsp;1266</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1267">a.&nbsp;1267</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1268">a.&nbsp;1268</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1269">a.&nbsp;1269</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1270">a.&nbsp;1270</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1271">a.&nbsp;1271</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1272">a.&nbsp;1272</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1273">a.&nbsp;1273</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1274">a.&nbsp;1274</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1275">a.&nbsp;1275</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1276">a.&nbsp;1276</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1277">a.&nbsp;1277</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1278">a.&nbsp;1278</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1279">a.&nbsp;1279</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1280">a.&nbsp;1280</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1281">a.&nbsp;1281</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1282">a.&nbsp;1282</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1283">a.&nbsp;1283</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1284">a.&nbsp;1284</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1285">a.&nbsp;1285</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1196">a.&nbsp;1196</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1199">a.&nbsp;1199</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1207">a.&nbsp;1207</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1210">a.&nbsp;1210</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1211">a.&nbsp;1211</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1213">a.&nbsp;1213</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1215">a.&nbsp;1215</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1216">a.&nbsp;1216</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1217">a.&nbsp;1217</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1221">a.&nbsp;1221</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1222">a.&nbsp;1222</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1224">a.&nbsp;1224</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1226">a.&nbsp;1226</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1227">a.&nbsp;1227</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1286">a.&nbsp;1286</a>&nbsp;&nbsp;
-<a href="#a1287">a.&nbsp;1287</a>&nbsp;&nbsp;<br />
-<a href="#frammenti">FRAMMENTI</a><br />
-<a href="#indgen">INDICE GENERALE</a>
-</p>
-
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul Liri a cento ventidue chilometri da Roma sulla ferrovia Roma-Napoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul Rapido a 150 chilometri da Roma stilla ferrovia Roma-Napoli, a
-piedi di Montecassino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La battaglia fu combattuta sul fiume Calore nei pressi di Benevento,
-quasi sullo stesso campo, ove i Romani ed Annibale ebbero ad incontrarsi a
-battaglia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul Panaro a monte dell'Emilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A 26 chilometri da Siena sulla ferrovia Empoli-Siena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Era sulla destra dell'Oglio a poche miglia da Piadena a Sud di Canneto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Crevara, Corvara, o Crovara a venti miglia Sud di Reggio sulla destra
-dell'Enza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quindici miglia al Sud di Modena presso Paullo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il fiume di quella Marca o circoscrizione territoriale è il Salto, che
-entra nel Velino a Rieti; col Velino e col Turano nella Nera presso Terni, e tutti
-nel Tevere presso Orte.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villaggio distante tre miglia al Fùcino, ventuno ad Aquila, otto a
-Tagliacozzo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Città capoluogo del dipartimento dell'Alta Loira.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tra l'Appennino a circa venti miglia al Sud di Reggio. Non ne resta
-più segno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tra l'Appennino a circa venti miglia Sud di Reggio; esso era vicino
-al non più esistente Pizegolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Frignano era un territorio sull'Appennino alla sinistra del Panaro,
-di cui il capoluogo ora è Pavullo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sull'alto dell'Appennino, a sinistra del Ceno e Sud-Est di Piacenza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Sud-Est di Mantova presso lo sbocco del Mincio in Po; sicchè lo
-barche dal Po doveano salire il Mincio sino a Mantova.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Siede alla sinistra del Po detto di Primaro, a due miglia dall'Adriatico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra della Secchia a circa trenta chilometri Sud-Sud-Est di Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di rimpetto a Lecco sulla sponda opposta del lago.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla destra del Panaro, 12 miglia circa Sud-Est di Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sull'Appennino non lungo alle scaturigini della Camoggia, a venti
-miglia Sud-Est di Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sull'Appennino, alla sinistra del Tevere e a Nord-Est di Perugia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Giezitae:</i> Giezi era un servo del Profeta Eliseo, che si fece pagare pel
-miracolo che il Profeta operò ridonando salute al Re Naaman, del quale il
-Profeta stesso aveva rifiutate le offerte. Perciò Giezi è ritenuto dagli espositori
-della Bibbia come persona che faceva mercato delle cose sacre; mercanti che
-ebbero poi nome da Simon mago.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A tre miglia Sud di Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sette miglia circa Nord-Est di Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villa sull'Emilia a pochi chilometri Ovest di Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Torrentello che scende dall'Appennino ad Ovest di Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villa di Crostolo: pochi chilometri a Nord di Reggio; così detta perchè
-posta a cavaliere dell'antico alveo, che aveva il Crostolo quando attraversava la
-città di Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tra la punta Nord del lago di Varese e il lago Maggiore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Due chilometri circa Nord-Ovest di Monza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla sinistra del Sesia a Sud-Est a pochi chilometri da Vercelli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A venti miglia Sud di Reggio. Era fortissimo castello sulla vetta isolata
-d'un monte. Non resta più vestigio di castello, ma solo un nudo smisurato
-sasso chiamato Pietra Bismantova.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Sud di Mantova alla destra del Po.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla strada Bergamo Crema alla destra del Serio, diciasette miglia da
-Bergamo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il testo dice lupus muzus: Ma non mi è venuto fatto di poter rinvenire
-se per quel muzus si voglia indicare una specie particolare di lupi, o una
-qualità speciale di quell'individuo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Camerino, Fabriano, Matelica, Cagli, S. Severino, Cingoli ad Ovest di
-Ancona nelle vallate del Metauro, dell'Esino, del Chienti, del Potenza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Spello a due miglia Nord di Foligno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il baldacchino era una stoffa operaia che si confezionava a Babilonia, ora
-Bagdad, e che nel medio evo si chiamava Baldacco. Come da Arras è venuto
-arazzo, da Reims la renza, da Dovay il doagio ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sull'Emilia tra Parma e Reggio a sette circa chilometri alla destra
-dell'Enza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A sei miglia Nord-Est di Cremona.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al Nord di Parma, distante circa 10 chilometri dalla città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo Cardinale Gerardo che il Salimbene chiama Albo, gli scrittori posteriori
-di storie parmensi lo chiamano Gerardo Bianchi. Ma non parrebbe che la
-significazione identica delle due parole dovesse essere, trattandosi di nome proprio,
-ragion sufficiente a commutare l'uno nell'altro. Tuttavia si possono scusare per
-ciò, che questi ne avranno probabilmente preso il cognome da un marmo del
-Battistero di Parma, dova il padre di lui è detto Albertus Blanchus. Questo marmo
-per quanto si può arguire dalle foggie architettoniche e figurative di cui è ornato
-il nicchione in cui è murato, sarebbe stato scritto e posto un secolo dopo il Salimbene.
-E quindi è facile a credersi che la commutazione dell'Albus in Blanchus
-sia stata opera del tempo, in cui la lingua non aveva ancora norme base.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lendinara: Ad Ovest e vicin di Rovigo sull'Adigetto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gesso: Era castello al Sud di Reggio e alla sinistra del Tresinaro, appiè dell'Appennino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Salins: Ad Ovest di Neufchatel, sulla strada Ginevra-Besançon.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Galera; Nome del dialetto di que' tempi, che è stato formato da alterazioni
-subite dal latino <i>glarea</i>, ghiaia. Diffatti quel ponte è anch'oggi in capo a
-piazza, detta della Ghiaia; ma ha cambiato nome prendendo quello di Ponte Verde
-dal colore de' parapetti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Da un rogito in originale di Gerardo Alberto Notaio imperiale, pubblicato
-il 15 Febbraio 1238, si apprende che presso Parma e presso il canale Naviglio
-Taro sorgeva una casa e una chiesa di S. Francesco, i cui amministratorì vendettero
-terre e case poste in Basilicanova a certo Sopramoggio. Questa casa Salimbene
-la chiama Ospedale di S. Francesco. Ora non esiste più nulla. Ma l'Ospedale
-sarà stato sicuramente fuso coll'Ospedale detto allora della Misericordia, e poscia
-Ospedale maggiore, che aveva sede in Borgo Taschieri. E tale fusione sarà stata
-fatta, quando la Città volle fusi in uno solo, cioè in quello fondato da Rodolfo
-Tanzi, tutti gli altri ospizi, sia della città, che della campagna; e vi era l'Ospedale
-di F. Barattino; di S. Bartolomeo di Strada Botta, fuori porta Stradella; di
-S. Lazzaro de' Lebbrosi, in S. Lazzaro; di S. Francesco, tra Fragnano e la città
-di Parma, circa nelle vicinanze dell'attuale Porta V. Emanuele.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Proibì di trarre i marmi dalle cave veronesi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pochi chilometri al Sud di Borgo S. Donnino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ed ora, parte è piazza della Steccata, parte area su cui s'innalza il magnifico
-tempio omonimo della detta piazza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A 9 circa chilometri Nord-Est di Parma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A dodici circa chilometri Nord-Est di Parma sulla sinistra dell'Enza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Agareni: Popolo dell'Arabia. Alcuni credono che siano discendenti da
-Ismaele figlio di Agar. Altri li crede così detti da Agarena loro città, posta nell'Arabia
-Felice, memorabile per un lungo e vano assedio, di cui la strinse l'Imperatore
-Traiano. Con questo nome si chiamò pure una setta di cristiani, che
-nella metà del secolo 7. abbracciarono l'Islamismo. Onde Agareni, e Saraceni suonava
-in quel tempo una stessa gente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anjou: Antica provincia della Francia formata dai moderni dipartimenti
-Maina e Loira, Sarta, Mayenna, Indra e Loira.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Forcalquier; è nel dipartimento Basse Alpi alla destra della Duranza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tonnerre; è sulla destra dell'Armançon nel dipartimento Yonne.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Moissac: Giace sul Tarn, dipartimento Tarn e Garonna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ora si chiama ponte Caprazucca.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La canonica, o residenza dei canonici, era sull'area dell'attuale seminario.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla destra del Panaro a monte dell'Emilia 18 chilometri da Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A sud di Sassuolo su un colle distante circe 10 chilometri da Sassuolo
-stesso.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa battaglia segna il principio della decadenza di Pisa, o si chiama
-della Meloria, da uno scoglio piuttosto che isolotto dello stesso nome, si trovarono
-di fronte l'Ammiraglio Pisano Benedetto Buzzaccherini, dice G. Villani, e l'ammiraglio
-Genovese Uberto Doria; (Il Roncioni nelle sue Istorie Pisane dice invece
-che l'Ammiraglio de' primi fosse Ugolino Gherardeschi, quel de' secondi Roberto
-Doria.) Settanta galee Pisane dice G. Villani, ottantacinque dice Roncioni; cento
-trenta galee Genovesi secondo Villani, cento quarantaquattro, secondo Rondoni.
-Il Cronista Firentino dice, che morti, che prigionieri, sedicimila uomini perduti dai
-Pisani e quaranta galee loro prese, oltre le andate a picco; l'Istorico Pisano unisce
-le perdite d'uomini di questa battaglia con quelle d'altre battaglie, e in
-tutto fa somma di novemila; e di galee scrive di ventotto catturate e ventuna colate
-a fondo; d'onde si scorge che cerca di attenuare il disastro di Pisa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Roncioni nelle sue Storie Pisane dice che la battaglia fa combattuta il 6
-Agosto, giorno di S. Sisto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>S. Ruffino: Giace sulla destra della Baganza a dieci chilom. Sud di Parma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ad Ovest di Modena, e a pochi chilometri dalla città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bizantini: Moneta dell'Impero Greco di que' tempi, così dette da Bisanzio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si noti che, per una convenzione tra Parma e Modena, il sale che proveniva
-dalla Romagnola per uso de' Parmigiani, passando per il territorio di Modena,
-doveva essere esente dal pagamento del pedaggio o dazio di transito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giovanni Villani dice: «Passò di questa vita il dì 7 Gennaio 1284; e
-fu recato il suo corpo a Napoli, ove, dopo il grande lamento fatto di sua morte,
-fu seppellito all'Arcivescovado di Napoli con grande onore». Tuttavia deve essere
-più attendibile la testimonianza del Salimbene, scrittore contemporaneo al
-fatto, e che anzi aveva tra mani la compilazione di questa Cronaca l'anno stesso
-in cui la detta morte avvenne.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sud-ovest di Bologna, pochi chilometri distante dalla città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ovest di Bologna a pochi chilometri distante.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Sud-Est di Velletri e distante circa quindici chilometri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Forse, <i>tombe</i> degli avi loro, a cui voleva trasportare le salme delle persone
-nominate, morte in battaglia, dicendo il testo; <i>deportare ad propria</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di poco più in su di Vignola, alla sinistra del Panaro. Era un castello,
-di cui resta qualche vestigio in alcune case che ne ritengono ancora il nome.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villaggio al Sud di Modena sull'Apennino a cavaliere della strada che
-per Paullo va in Toscana.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A monte dell'Emilia e destra del Panaro, che una volta apparteneva a Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pieno sud di Modena e pieno Ovest di Vignola.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vicinissimo a Vignola a sud.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La famiglia Lovoleto prese nome dal bosco omonimo (Lupoletum) stanza
-di lupi, che ora chiamasi della Saliceta, o di S. Felice, a nord di Modena, sinistra
-del Panaro, vicino al Finale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al sud di Modena e di poco sopra Sassuolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ripafratta: Castello sul tronco di ferrovia Lucca-Pisa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Minuti dice il testo latino. Minuto, parola antiquata, anzi ora fuor d'uso,
-presso gli scrittori italiani del secolo decimoquarto, è usata a significare una
-minestra composta di varie specie d'erbe mangereccie, ossia ortaggi. A' tempi
-del Salimbene, anteriore d'un secolo ai preaccennati scrittori, in quel suo latino
-medioevale, si usava invece a significare le stesse varie specie d'ortaglie, di cui
-si componeva quella minestra. Di questa parola, ora fuor d'uso, resta tuttavia
-nella lingua parlata di qualche parte d'Italia un suo derivato, che non ha perduto
-il senso antico, cioè, minutina che serve ad indicare un'insalata di varie
-specie d'erbucce.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>S. Maria del Tempio, ovvero Chiesa dei Templarii, era quella che, sino
-alla recente soppressione delle Corporazioni religiose, è stata chiesa dei Cappuccini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Grondola: Castello tra il Verde e la Magriola, o piccola Magra, poco dopo
-la cresta dell'Apennino per chi corre lo stradale Parma — Spezia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il 13 d'ottobre 1217 i Milanesi cavalcarono sul Parmigiano, e accostandosi
-a Zibello per urtare contro Cremona, i Parmigiani capitanati da Zangaro Sanvitali
-corsero anch'essi su Zibello e vi fu combattuta un'aspra e sanguinosa battaglia,
-che non ebbe successo decisivo. Nell'anno 1218 di nuovo i Parmigiani coi Cremonesi
-si scontrarono sullo stesso campo di battaglia. Se però questo combattimento
-del 1218 non sia quello stesso del 1217, perchè dovendo essere accaduto
-sulla fine dell'anno, o sul principio dell'altro, chi lo riferisce al primo, chi al
-secondo. L'anno 1219 nuovo scontro e sanguinoso combattimento tra Milanesi,
-Parmigiani e Cremonesi ne' pressi del ridetto Castello. L'anno 1221 cozzarono
-ancora gli uni contro gli altri, Milanesi, Parmigiani e Cremonesi a Zibello: ma in
-questa giornata i Milanesi e loro alleati rotti, lasciarono molti morti sul campo,
-e molti prigionieri nelle mani de' Parmigiani e loro confederati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Castel Torello si costruì sul torrente Parola presso Borgo S. Donnino, e si
-comandò di andarlo ad abitare a coloro, che abitavano dove fu già il castello di
-Rivo Sanguinaro. L'uno e l'altro de' castelli sorgevano sull'Emilia alla sinistra
-del Taro, sulle via maestra che va a Borgo S. Donnino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Corticella è al sud-ovest di Rubiera.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ora conosciuto col nome di Castelnovo di Sotto a Nord di Reggio ed
-a distanza di 15 chilometri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A sud-ovest di Modena poco distante a Sassuolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alcuni dicono che questo Filippo chiamato l'ardito morisse a Perpignano;
-ma io tengo a credere al Cronista Salimbene, il quale col mezzo de' frati del suo
-Ordine, che erano su tutti i punti della Spagna, poteva avere sicura contezza
-del fatto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È un piccolissimo tratto di terreno una volta paludoso, che ora da palude
-per alterazione di parola si dice Paullo, ed è subito fuori di Porta San Michele
-della città di Parma, a sinistra di chi esce.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villa a nord di Parma alla destra del torrente Parma a distanza di circa
-dieci chilometri dalla città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villafranca de Panades, già Villanova, sul mare a mezza via circa tra
-Barcellona e Tarragona.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il testo dice Novembre: ma deve essere errore di autografo o di copista,
-che l'ha scritto invece di ottobre; 1. perchè S. Calisto è in ottobre: 2. perchè il
-dì d'Ognissanti è il primo di Novembre, quindi se San Calisto volesse porsi in
-Novembre, tra S. Calisto e Ognissanti, si dovrebbe andare indietro e non avanti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Distante 18 chilometri da Reggio a Nord.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In altro luogo dice che casa sua toccava il battistero, e più avanti nota che
-suo padre, dalla finestra di casa propria, faceva conversazione col Vescovo, che
-pure stava ad una finestra dell'Episcopio; quindi la casa di Salimbene si trovava
-sull'area dell'attuale palazzo dei Marchesi Rosa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dista 12 miglia al sud-ovest da Casale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dista quattro chilometri ad oriente di Parma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ora quel convento e quella chiesa è ridotto ad uso di carceri, dette di
-S. Francesco.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villa distante circa 5 chilometri a Nord di Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al sud di Reggio in quel di Castelnovo de' monti vicino all'Enza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villa a pochi chilometri da Reggio sull'Emilia ad ovest della città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Villa distante 8 chilometri circa al Sud di Reggio, e alla sinistra del
-Crostolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dista circa 24 chilometri al Sud di Reggio sulla sinistra della Secchia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dista 16 miglia circa al Nord di Modena, poco al di sotto di Carpi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dista 13 miglia circa al Nord di Modena, tre miglia al di sotto di Carpi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quì s'intende che il testo manca di qualche cosa, senza che l'editore ne
-abbia dato avviso colla solita punteggiatura sulla linea.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dista 5 miglia a Nord-Est da Modena alla destra del Panaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Sud di Reggio sulla destra delle scaturigini del Tresinaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ora non ne resta che il nome nella Cronaca, nè si conosce ove sorgesse quest'antico castello.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giace in colle a 15 chilometri circa al Sud di Reggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cauresana, Farneto, Corniano, Piazzola erano nei dintorni di Bibbianello.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al Sud di Reggio, appartiene a quel groppo di colli, tra cui scaturisce il
-Crostolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sui colli a circa 30 chilometri a pieno sud di Reggio presso le scaturigini
-del Tresinaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa celebre Rocca, che sorgeva, e di cui restano ancora pochi avanzi,
-sui colli reggiani, distante circa venti chilometri al sud-ovest di Reggio, fu eretta,
-secondo il Luchino, l'anno 931 da Atto, Azzo o Azzone, detto anche Alberto e
-Albertazzo, che la munì di triplice muraglia, contro cui hanno urtato più volte
-invano poderose forze, tra le quali anche quelle di Berengario II Re d'Italia. Ma
-la celebrità di Canossa è principalmente dovuta alla gloriosa figlia di Beatrice di
-Lorena e di Bonifacio, Duca, o Marchese di Toscana, che era figlio di un figlio
-del fondatore della rocca stessa, è dovuta cioè alla Contessa Matilde; la quale con
-più che principesca magnificenza vi ospitò il trionfante frate Gregorio VII, l'umiliato
-Imperatore Enrico, Adelaide marchesana di Susa, il Marchese Azzone fondatore
-della casa d'Este e di quella di Brunswich e molti altri Principi e Prelati.
-E grandi cose videro quelle mura, alti consigli s'agitarono in quel recinto; sicchè
-Donizone, monaco che a quei tempi viveva nel convento colà esistente, e scrittore
-delle gesta di Matilde, maravigliato, non potè rattenersi dall'esclamare che la sua
-Canossa era diventata una nuova Reina.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul Crostolo al sud di Reggio e circa dieci chilometri distante.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Sud-Ovest di Parma a piedi dell'Appennino sulla destra del Taro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Nord-Ovest di Parma sulla destra dello Stirone e presso la sua foce in Taro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Figlio dell'Imperatore Federico II</i>. Quì la parola figlio è da intendere nel
-senso di discendente. Questo figlio di Pietro d'Aragona era Giacomo, secondogenito,
-nato dalla moglie di Pietro, Costanza, la quale era figlia di Manfredi, figlio
-di Federico II; e quindi Giacomo non era figlio, ma pronipote di Federico II. Le
-vittorie sui Francesi riportate da Giacomo d'Aragona, furono merito di Ruggeri
-di Loria, e Lauria, così detto dalla sua città nativa in Basilicata, che fa il più
-grande ammiraglio del secolo XIII, e più valente che tanti d'altri tempi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Probabilmente Fallegaria, ora Fallegara al sud di Reggio, in quel di
-Scandiano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Usava in Francia che i patrizii, i Baroni, i nobili vivevano nelle loro castella
-di campagna; ed i commercianti, gli artigiani ed altri professionisti dimoravano
-nei Borghi o città, e perciò erano chiamati i Borghesi, e costituivano quello stato,
-classe di cittadini che si diceva la Borghesia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nelle acque di Castellamare di Stabia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Castel de' Britti, a monte dell'Emilia, distante, circa,
-10 chilometri e ad oriente di Bologna, sulla destra dell'Idice.
-Questo Castello ha avuto qualche parte nella storia bolognese
-del Medio Evo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Frate Elia nacque a Beviglio, sobborgo di Assisi; e
-nella lunetta posta sopra l'architrave del refettorio maggiore
-del convento di Assisi vi è un'antichissima pittura, ove egli
-è rappresentato con altri compagni in atto di venerare il
-P. S. Francesco, e sotto la figura di frate Elia è scritto in
-antico gotico: <i>F. Elias a Bevilio</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sui colli alla destra del Sillaro che va al Po di Primaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A circa 10 chilometri al Nord di Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Distante circa tre miglia da Assisi sulla ferrovia Perugia-Foligno;
-chiamata Porzioncella perchè era una piccola
-porzione dei beni di un convento di frati Benedettini, su cui
-sorgeva la chiesa di S. Maria degli Angeli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il convento denominato Le Celle, abitato nel secolo 13º
-da frati dell'Ordine de' Minori, ed ove il Ministro Generale
-frate Elia s'era fabbricata una magnifica residenza, esiste
-tuttora in vicinanza di Cortona. Prima della soppressione delle
-Corporazioni religiose era convento di Cappuccini, ed è oggi
-proprietà privata venduta dal Demanio ad uno de' frati soppressi,
-e molti ex frati vi coabitano sotto la tutela della legge
-di libera associazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si noti che nel testo latino ora è scritto <i>Roglerius</i>, ora <i>Rogerius</i>.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
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-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
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-Le correzioni indicate a pag. <a href="#Page_371">371</a> (Errata Corrige) sono state riportate nel testo.
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-Per comodità di consultazione un indice è stato generato e posto a fine volume.
-</p>
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-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
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-<pre>
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-
-End of the Project Gutenberg EBook of Cronaca di Fra Salimbene parmigiano
-vol. II (of 2), by Salimbene de Adam
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-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK CRONACA DI FRA SALIMBENE, VOL 2 ***
-
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-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
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-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
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-For additional contact information:
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