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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Novelle brianzuole - -Author: Cesare Cantù - -Release Date: December 18, 2019 [EBook #60945] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK NOVELLE BRIANZUOLE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images -from Università degli Studi di Torino - Sistema -Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico -letterarie storico artistiche) - - - - - - - BIBLIOTECA UNIVERSALE - - - NOVELLE BRIANZUOLE - - - DI - - CESARE CANTÙ - - - LA MADONNA D'IMBEVERA — LA BATTAGLIA DI VERDERIO - IL CASTELLO DI BRIVIO - LA SETAJUOLA — AGNESE, O LA VEGLIA DI STALLA - - - - MILANO - EDOARDO SONZOGNO, EDITORE - 14. — Via Pasquirolo, — 14. - 1883. - - - - -CESARE CANTÙ - - -— È un lavoro nè lieve, nè facile, rifare la mia _Storia universale_; -ma tant'è; sono contento di essermivi accinto: mi spiaceva di lasciare -al mondo un libro mio, che fosse rimasto indietro del tempo. - -Queste oneste parole ci rivolgeva Cesare Cantù pochi giorni sono. E -davanti a quel vecchio di 76 anni, nel quale non sai se sia più robusta -la fede o la tempra, si provava un sentimento di ammirazione per lui, -e di vergogna per noi, di tanto più giovani, e che ci abbandoniamo -sovente alla stanchezza e allo sconforto. Eppure quanti ostacoli non -pose mai la calunnia sulla sua via! Ma egli ormai non si cura più della -malignità invidiosa: «I miei nemici, dice, avrebbero voluto che mi -fossi occupato di loro, ed avessi consumato il mio tempo nella sterile -polemica; io invece lavoro.» E fu il lavoro la sua vendetta: vendetta -generosa e feconda, perchè arricchì le lettere italiane di romanzi, di -poesie, di storie, di opere educative che gli stranieri c'invidiano e -traducono in lor lingua. - -In una modesta casetta poco discosta dall'Adda rapida ed azzurra che -si allarga in lago davanti a Brivio, prosperosa borgata sorrisa dal -verde dei monti e dal vivo aere brianzuolo, nacque Cesare Cantù nell'8 -dicembre 1807. Sulla casetta oggi si vede un medaglione di marmo col -suo ritratto e l'iscrizione: «L'effigie di Cesare Cantù — sulla casa -dove nacque — i compatrioti posero lui vivo — il 16 settembre 1883.» - -Umile era la condizione della famiglia: la sventura aggravò -quell'umiltà. Morì il padre, Celso Cantù, lasciando la vedova e dieci -figliuoli; il maggiore di tutti era Cesare che aveva ventidue anni. Il -giovane animoso sentì il grave còmpito, e lo adempì con coscienza: egli -provvedeva a tutti, essendo professore prima a Sondrio, poi a Como, -indi a Milano nel ginnasio di Sant'Alessandro. Aveva già pubblicato il -poema _Algiso_ o _La lega lombarda_, dedicato «alla lombarda gioventù -cui stringe l'amore del loco natìo,» ristampato nel 1876 quando si -festeggiò il VII centenario di Legnano. A quel libro tenne dietro la -_Storia di Como_: e nello stesso tempo in un sermone poetico flagellava -i cittadini comensi, che decretavano una lapide alla Pasta cantatrice, -mentre lasciavano senza l'onore di un ricordo il Volta, scopritore -della pila. Ma maggior fama gli venne dallo splendido commento ai -_Promessi Sposi_, intitolato _La Lombardia nel secolo XVII_, dedicato -«a voi giovani lombardi che, pieni di speranza, voi stessi le speranze -alimentate della patria.» Paride Zajotti, arnese tristissimo di -politiche inquisizioni, esclamò nel leggerlo: «Il Cantù fa due passi -verso la gloria e tre verso la galera.» - -Cantù appartenne a quella corona di giovani eletti, come Cattaneo -e Giuseppe Ferrari, che stavano intorno al venerando Gian Domenico -Romagnosi, a cui l'Austria aveva persino negato il permesso d'insegnare -legge privatamente. Il maestro aveva scelto Cantù come fidatissimo -intermedio con un nucleo di generosi che cospiravano per la patria, -e che avevano pregato il filosofo di Salsomaggiore di preparare in -anticipazione gli statuti dell'Italia nuova. - -La mattina dell'11 novembre 1833 gli sbirri austriaci invadono la casa -di Cantù, perquisiscono tutte le sue carte, e trascinano con loro in -prigione il giovane professore. - -La carcere d'allora non somigliava alle facili d'oggi, dalle quali -si vien fuori «martiri» e deputati; ma era inasprita dai giudici -stranieri, che con torture morali cercavano di costringere i patrioti -a rivelazioni; e lasciava travedere in fondo il fosco profilo dello -Spielberg o della forca. Cantù vi stette un anno: non isvelò sillaba di -quanto sapeva; e quando uscì di là, il 14 ottobre dell'anno appresso, -ebbe la consolazione che Romagnosi l'abbracciasse dicendogli: «Non -temetti un istante della tua fermezza.» - -Che fece in carcere? Gli sbirri non gli lasciavano nè carte, nè penne, -nè libri: egli trovò modo in quella solitudine di farsi dell'inchiostro -col fumo della candela, penne cogli steccadenti: e su carte stracce -scrisse il romanzo _Margherita Pusterla_ (uno dei quattro degni di -formare il ciclo del romanzo storico italiano), dedicato a chi ha -amato, ha sofferto, ha pianto. - -L'Austria aveva tolto al Cantù la facoltà di insegnare, che è quanto -dire di guadagnarsi il pane. Per fortuna incontrò il Pomba, che -aveva in animo di pubblicare una _Storia Universale_. Lo scrittore lo -intese: e invece di una compilazione, sulla quale il Pomba contava, -ebbe un'opera vigorosa, potente, scritta con erudizione e con cuore, -perchè vi ha impresso il carattere proprio. L'editore vi guadagnò le -ricchezze, l'autore tanto da vivere indipendente. - -Con entusiasmo Cantù descrisse la rivoluzione delle Cinque Giornate: -e fu tra i giornalisti più operosi nel periodo dal marzo all'ottobre -di quell'anno. Nella _Guardia Nazionale_ raccomandava di prepararsi -alle difese contro lo straniero: nell'_Eco della Borsa_ in un articolo -intitolato _Il Prestito_ esortava i cittadini a provvedere l'erario -esausto coll'offrire quanto era in loro potere: e un contemporaneo ci -informa che «niuno fu sordo, specialmente nelle classi meno agiate,» e -vecchi, e giovanette, e fidanzate si privavano dei vezzi d'oro e delle -memorie più care per arricchire il pubblico erario. - -Di questi tempi sono le pagine del _Carlambrogio da Montevecchia_, -nelle quali, secondo l'avvertenza stampata nella prima edizione, «un -uomo estranio a influenze di governo e a turbolenze di fazioni, avrebbe -cercato di coltivare il buon senso del popolo, insinuarvi quelle idee -di ordine e di saviezza che valgono sotto qualsiasi regime, ma che sono -più importanti nella presente libertà.» - -Tornati gli Austriaci, fu arrestato e proscritto, dalla Svizzera -tornò dopo l'amnistia alla sua Milano, seconda patria. Qui lavorava, -meritandosi le parole del Brofferio: «Mentre noi qui facciamo sucide -gazzette, voi continuate a far buoni libri» (lettera 18 febbrajo 1855). -Ed erano le monografie del Parini e del Beccaria, e cominciava la -_Storia degli Italiani_, cui tennero dietro tante altre numerose opere. - -Son viete ormai le accuse che gli furono mosse di aver caldeggiato la -federazione italiana coll'arciduca Massimiliano; noi avemmo fra mani -rapporti della Polizia austriaca di quei tempi, firmati da uomini dei -quali oggi per pietà taciamo i nomi notissimi, che facevano proibire -i libri del Cantù, perchè «miravano a mettere in discredito ed in -disprezzo i sovrani di casa d'Austria, in favore della causa dei popoli -oppressi della penisola» (testuale). Inoltre il Cantù stesso, quando -ebbe contezza di quelle dicerie, scrisse direttamente all'arciduca -Massimiliano perchè le smentisse: e quegli gli fece rispondere non -badasse a siffatte voci che erano _fandonie_ e _calunnie_. E siccome -il Cantù insisteva, così l'arciduca gli rispose ancora di non sapere -nè poter conoscere chi fosse l'autore di quella diceria che di nuovo -qualifica per calunniosa. Questi documenti smentiscono i supposti -accordi, fan ridicole le accuse. - -Ma il tempo galantuomo ha cominciato a fare un po' di giustizia -anche per lui, se il governo ricusa di adoperarlo; nel marzo 1883 una -commissione di cittadini venuti da diverse parti d'Italia, gli offerse -una medaglia d'oro, frutto d'una sottoscrizione internazionale, e si -inaugurò la sua effigie in marmo nell'Archivio di Stato di Milano e a -Brivio. Così si avverava il voto che Cantù esprimeva nel centenario -del Muratori: «Amiamo gli uomini che lavorano per la patria e per -l'umanità. Compatiamo ai difetti delle loro qualità, concediamo loro -alcune di quelle piccole compiacenze, che da vivi valgono ben più che -i monumenti da morti, lasciamo balenare ai loro occhi qualche raggio di -quella gloria che non accende la sua face se non alle tede sepolcrali.» - - - - -NOVELLE BRIANZUOLE - - - - -LA MADONNA D'IMBEVERA - - -L'esame dei luoghi e alcuni storici riscontri convincono che, sedici -o diciotto secoli fa, quel tratto della Brianza che chiamasi il Pian -d'Erba e le bassure circostanti erano occupate da un lago, chiamato -l'Eupili, il quale, alimentato dagli scoli delle montagne, per la -Valmadrera doveva comunicare con quello di Lecco e coll'Adda; e -versavasi pel Lambro, di cui basta osservare il letto per accertarsi -come un tempo corresse più ricco di acque. A foggia d'isole o penisole -qui e qua sporgevansi in asciutto alcuni dossi, sui quali erano -fabbricati villaggi e casali, i cui abitatori campavano pescando nei -luoghi, dove i loro discendenti oggi fendono colla marra le gratissime -glebe. - -Quando e come questo lago sparisse, mal si potrebbe dire: nè qual -violenta crisi abbia sollevato il suolo così, da interrompere la -comunicazione con quello di Lecco, e sprofondatolo in alcune parti -per modo che, ivi raccogliendosi le acque dapprima diffuse, venissero -a formarsi i laghetti di Pusiano, di Annone, di Alserio, lasciando in -secco il restante. Chi dalle effimere fatture dell'uomo, somiglianti -alla crisalide che il baco sospende al ramo e che domani la pioggia -scarmiglierà, si compiace voltare lo sguardo alle meraviglie della -natura e leggerne sulla faccia della terra gli stupendi rivolgimenti, -troverà ad ogni passo le prove di questo fatto; ma verun cenno non -ne fu conservato nè dalla storia nè dalla tradizione. Invasioni di -feroci stranieri, muta pressura di superbi dominatori, tenevano allora -l'uomo avvilito e minor di sè, tanto occupato dalla nequizia dell'ora -presente, che non pensava nè a rivangare il passato, nè a provvedere -alla memoria degli avvenire. - -Disperso o ristretto l'Eupili, la parte più elevata di quel che già -era letto del lago si convertì presto in campagne, la cui cultura -diede essere ed occupazione ai grossi villaggi, onde oggi quel piano -è distinto: le bassure rimasero paludi, ove, qualvolta la stagione -corresse piovosa, l'acqua tornava a riprendere il suo dominio, siccome -una cattiva consuetudine che a volta a volta rifiglia colà d'onde fu -male sbarbicata. Sempre poi non verdeggiavano che di cannucce e di -càrice ingrata, ove la nuda ghiara non ingombrasse così, da dar luogo -appena ad ispidi vètrici e ad ingrate scope. - -Pochi di quei luoghi durano tuttavia in sì abbietta apparenza: altri, a -memoria de' più giovani, furono ridotti a pioppeti, a prati, a colti; -più assai nel secolo passato sentirono il risorgere dell'industria, -che, al favore della pace e di più avveduti e liberali ordinamenti, -smorbava l'aria, guadagnava i campi, preparava nuovo sostentamento -alla generazione futura, la quale, cresciuta di numero e d'agiatezza, -avrebbe lodato i faticosi parenti; — lodati col fatto, mentre il cuore -neppur li ricordava, forse la lingua li oltraggiava. - -Però, sul finire del secolo XVI, quando le guerre passate, la -prepotenza delle classi privilegiate e lo sconsigliato ed inopportuno -affaccendarsi d'una disamata dominazione diradavano la gente col -diminuire od impacciare i mezzi di sostentamento, la maggior parte di -quel piano giaceva incolta, occupata da boscaglie, rotta da guazzatoi -ed acquitrini; sicchè invece della strada che ora lo fende, mettendo -dalle falde del Monte di Brianza alle deliziose alture di Erba, allora, -un sentiero vicinale serpeggiava scabro e dirotto per mezzo al bosco -che occupa il pendìo settentrionale della collina, la quale, alzandosi -da Rovagnate verso il Lambro, divide l'alta Brianza dal Pian d'Erba. -Pochi assai percorrevano allora quella via: giacchè, oltre le più -scarse relazioni da paese a paese, il generale disagio delle strade, -singolarmente nei terreni montuosi, svogliava dal viaggiare. Onde è -in proverbio che chi dovesse (poniam caso) da Como giungere a Milano, -assestava i domestici affari, indi avviatosi, com'era giunto a mezzo -il cammino, rimandava un messaggio a casa per assicurare che, la -Dio mercè, gli era riuscita prospera l'andata. Esagerazioni che però -ritraggono da un fondo di vero, e che formano bizzarro contrasto colla -rapidità onde oggi non solo travalichiamo a ruote correnti le alpi più -elevate, ma solchiamo, a dispetto di venti e di correntie, rapidissimi -fiumi e l'immensità dell'oceano. - -Oltre però la disagevolezza delle strade, era il viaggiare reso mal -sicuro dai lupi che spesseggiavano, e più da quella belva che ha nome -l'uomo, della quale non è la peggiore qualvolta la forza accoppiata -alla ragione non sia temperata colla giustizia e colla benevolenza. -Masnade di ladri, accampando a baldanza per le foreste e per le -lande, non solo davano fiera avventura al solitario passaggiero, ma -aggredivano e depredavano casali e borgate. Con costoro se la passavano -d'intelligenza gli ostieri: onde il viandante, il quale vedendo -imbrunire, aveva sollecitato il passo per ricoverare alla locanda, e -raggiuntala, ringraziava il suo angelo che l'avesse ridotto in salvo, -nel maggior cheto della notte si trovava assalito e sovente scannato -nel letto. Birri e campagnuoli uscivano contro costoro: quadriglie di -soldati acquartieravansi di distanza in distanza: ma non è ben chiaro -se maggior danno recassero i protettori o i masnadieri, la forza legale -o la perseguitata. - -Tutto ciò, sebbene poco abbia a fare col racconto di che intendo -trattenervi, sia detto per giunta al panegirico di quel buon tempo -antico, che tanti rimpiangono continuamente. - -E non è ancor tutto. Conviene aggiungere i feudatari, che, -tiranneggiando ciascuno nel suo stato, esteso poco più d'un miglio, -imponevano ad arbitrio taglie, servizi, pedaggi, e sotto l'ombra -di quella forza brutale che aveva acquistato il nome di diritto, -esercitavano le angherie e le prepotenze dei ladroni insieme e della -soldatesca. - -Uno di siffatti dominava, appunto in quei tempi, nel castello di -Barzago, terra di felice posizione, seduta in poggio sulla cresta di -quel giogo, che come sopra accennai, diviso per un piccolo valico -dal Monte di Brianza, estendesi da Rovagnate al Lambro, dominando -da un lato l'alta Brianza, dall'altro il Pian d'Erba. Don Alfonso -Isacchi aveva nome quel signore, ma tra i paesani erasi co' suoi modi -guadagnato il soprannome di Orso di Barzago. Colleroso, vendicativo, -indifferente ai patimenti altrui, il rispetto all'umanità neppur -di nome conosceva: le leggi paragonava alle reti, dove il tordo -s'impiglia, la volpe o il falco le squarciano, e innanzi. La religione -non disprezzava già, ma, separandola dal costume, l'aveva ridotta a -quella che ne veste le sembianze, benchè ne sia pessima nemica, la -superstizione: talchè, se la coscienza avrebbe potuto richiamarlo od -arrestarlo sulla carriera delle violenze, esso la addormentava con -pratiche devote cui sapeva conciliare collo sfogo de' suoi laidi e -prepotenti capricci. - -Chi entrasse nei suo castello, al vedere uccellacci confitti sulle -imposte, pelli di lepri, teschi di lupi spenzolati alle pareti, -falchi starnazzanti sulle grucce e fischi e panie e tagliuole in ogni -lato, e cani sciolti o al guinzaglio che abbajavano, squittivano, -scodinzolavano, e intorno campari, canattieri, guardaboschi, s'avvisava -quanto egli fosse appassionato per la caccia. A ben peggiori segni -se ne accorgevano i paesani, che spesso miravano folate d'uccelli, -moltiplicati dalla disastrosa impunità, calarsi a beccare i grani -dai solchi appena sementati; od una furia di levrieri sbrancare ed -uccidere il domestico pollame; ovvero uno stuolo di cacciatori a piedi, -a cavallo, spingersi in mezzo al miglio ed al frumento già spigato, e -poco dopo ritornare, mostrando in trionfo quaglie o beccacce al povero -contadino, che lagrimava perduto o decimato il sostentamento della sua -famigliuola per l'insano divertimento dei padroni. - -E guai a lui se si fosse arrischiato a sturbare i selvatici! più -guai se avesse ardito ucciderne qualcuno! Don Alfonso avrebbe saputo -perdonare ad un ladro, ad un micidiale, non a chi ne avesse scemato -d'un capo solo la selvaggina. I contadini adunque dovevano soffrire -e trangugiare, senza che credessero tampoco tesoreggiare meriti colla -pazienza; giacchè erano stati educati a considerare l'oppressione una -necessità inevitabile, come la grandine, come il morire; e che Dio, -concedendo ai grandi d'intendere le ragioni che hanno per soperchiare -il povero, avesse fatto anche troppo concedendo al povero la forza di -tollerarli. - -Alle cacce di don Alfonso era riservato il bosco, che dalla vetta di -Barzago, discende a bacio della collina, e che allora distendevasi -anche per buona parte del piano, oggi coltivato. Lo chiamavano e lo -chiamano ancora il bosco d'Imbevera; foltissimo di roveri e orni e -castani, tra i quali non solo moltiplicavano, come in parco chiuso, -gli uccelli e i quadrupedi onde oggi pure si fa caccia, ma bestie -ancora, la cui razza è fra noi o scemata o scomparsa. Lo tagliava, -come dicemmo, la strada, e là, appunto ove in questa metteva capo una -non migliore che scendeva da Barzago, era alzato un devoto tabernacolo -della Madonna. Poichè, oltre le croci piantate a ciascun crocicchio, e -le molte che, indicando il luogo ove alcuno fu assassinato, crescevano -lo spavento al viaggiatore già pauroso, di distanza in distanza si -solevano dipingere immagini sacre, affinchè la religione fosse di -alcun freno a coloro, che nessun altro ne conoscevano. E però chi, -alla frequenza di quelle ponendo mente, esclama, _Quanto erano buoni i -nostri maggiori_, direbbe più retto, _Quanto erano cattivi_; od almeno, -_quanto erano infelici_. - -Spuntava il settimo giorno di settembre del 1590, e rompeva il -silenzio di quel bosco un via vai, un latrare di bracchi, un pestìo di -cavalli, uno stridire di falchi, un chiacchierare ed affaccendarsi di -cacciatori, che in frotta venivano intorno a don Alfonso. Egli seguiva -a cavallo, discorrendo, fra un signore e una dama di freschissima -apparenza, tutti con falchi e balestre e panie e gli altri arnesi -adatti alla caccia, quale facevasi in tempi che il fucile, non ancora -perfezionato, s'adoperava poco più che ad ammazzare gli uomini. La -signorina, lieta di gioventù e novella sposa, dando libero corso ad -un'indole gioviale, stata sin allora repressa fra le austerità della -monastica educazione, volgevasi via via a richiedere don Alfonso or -delle cacce, or delle terre che nel discendere l'erta, scoprivano -a man mano nella pianura sottoposta e sugli alti clivi rilucenti al -sole mattutino, e pareva tripudiasse di incontrare tutto il creato in -armonia colla felicità ond'ella si sentiva inondata. - -Ma sopra pensieri camminava il giovane suo sposo; e se ella con -un sorriso pieno di dolcezza insieme e di vivacità lo confortava a -rallegrarsi, — Com'è possibile (rispondeva), Emilia mia? Questi luoghi -tu sai quanta sventura mi rammentino. Ma lei, don Alfonso, ben deve lei -aver a mente la grave disgrazia qui occorsa a mia madre. - -— Oh... sì... certo... N'ho inteso parlare, rispondeva il feudatario, -aggrottando vieppiù le fosche sopracciglia. - -— E dove accadde veramente il fatto? insisteva don Alessandro, che così -nomavasi il giovane signore. - -— Là... abbasso... Ma non so bene... Deve essere stato presso alla -Madonnina d'Imbevera, ripigliava don Alfonso. - -— E non si seppe mai il vero di questo caso atroce? - -— Mai, replicava don Alfonso facendo spallucce e vibrando in faccia -all'altro lo sguardo acuto di una vipera in atto di assalire, quasi -avesse voluto spiargli in fondo del cuore. Non gli sembrò vedervi -sospetto nè malizia; onde rassicurato continuava: — E come sarebbe -potuto scoprirsi? Questi contorni erano pieni di malandrini e di -banditi. Non è vero, guardacaccia? - -E il guardacaccia facevasi più presso confermando. - -— Se ce n'era, illustrissimi! e con tanto di pelo sulla coscienza. -Il Caino di Pusiano, il Raspagno di Garbagnate, lo Spazzacampagne di -Broncio, altri ed altri cani, che avrebbero assalito anche un frate. - -— Capisce? soggiungeva don Alfonso. Ma ci abbiamo trovato riparo; e -da poi che occhieggiano intorno questi gatti (accennava con sorriso i -suoi uomini), di simili sorci è scemata la razza, ed ella deve starsene -senza paura. - -— Ma dica... voleva ripigliare il giovane, ben altro che soddisfatto -di quelle risposte. L'Orso però, cui tali domande non parevano dar -troppo per lo genio, lentò il freno al cavallo, toccandolo d'una -gagliarda spronata, e dietro a lui tutti gli altri. Se non che avendo -esso liberato contra d'un uccello il suo falcone, questo riuscì a -strappare la lunga annodatagli al piede, e datosi a libero volo, dopo -ampie ruote fu veduto posarsi sul comignolo d'una bettola, che sorgeva -rasente la strada del bosco. Era una povera casipola, colla parete a -tramontana rivestita di edera, mentre a quella di mezzodì stava dinanzi -un piccolo ma ben disposto orticello, da cui presso al muro sorgeva una -vite novella, destinata, crescendo, a contornare co' suoi pampani una -finestra, adorna con pensili ciocche di garofani vivaci. Verso quella -si drizzò dunque la comitiva per ricuperare il falco, richiamandolo -e procurando calmarne lo spavento colle note voci e col mostrargli -l'esca. - -Come s'intese dirigersi colà la cavalcata, fu un sottosopra nella -tranquilla osteria. Un giovinotto, che affaccendavasi per la -casa, corse a rintanarsi in una botte sdogata: la madre, che stava -rigovernando le stoviglie, tutta spaurita gittò in là il ceneracciolo -e l'asperella: l'oste, confuso, impacciato, svolgendosi le maniche -rimboccate della camicia e traendosi di capo, si fece sulla soglia, -incontro alla comitiva. — Illustrissimo!.... quale onore!... e -strisciava i piedi, e faceva profusi inchini a don Alfonso. Ma questi -non gli badava come se non fosse: e i servitori ad un suo cenno entrati -nella casipola, senza un riguardo al mondo cacciandosi per le camere e -su pel tetto, riebbero al fine l'uccello fuggiasco, non prima però che -questo, lanciatosi di nuovo a volo per la cucina, mandasse a frantumi -gli orci, i bicchieri, i piatti che capitarongli sotto l'ala. - -L'oste non proferiva parola di lamento, e appena osava dare una timida -occhiata alla moglie. Don Alfonso, dopo che s'ebbe in pugno il falcone, -l'accarezzò, lo battè, gli parlò a lungo: poi volgevasi già per -andarsene senza far motto al vinajo, quando soccorrendogli un pensier -nuovo, disse al guardacaccia: — Poichè opportunamente siamo capitati -qua, date a costui la preda che avete a lato. E tu (soggiungeva -all'oste) la cocerai, e preparerai vino in abbondanza, chè fra tre o -quattro ore saremo qui. Oggi si fa colazione nel bosco. - -— E se mancherà un'ala me la pagherai salata, soggiungeva la guardia, -coll'arroganza propria dei ministri d'un cattivo padrone, nel mentre -consegnava all'oste la selvaggina. Toccarono, e via. - -L'oste, per cui quell'arrivo era un sinistro augurio, com'è -sempre quello d'un tristo signore, quando li vide voltare esclamò, -rimettendosi la sua berretta: — Sia ringraziato Iddio! - -— E i poveri morti, aggiunse la donna sua segnandosi: e raccogliendo il -fiato, chiamò, — Cipriano, Cipriano! vieni fuori. - -E Cipriano, quel giovinotto lor figliuolo che se la era fumata, -comparve fuor, nettandosi dei ragnateli, mentre la madre, raccogliendo -i cocci delle rotte stoviglie, raccontava l'accaduto colla fredda -rassegnazione, ond'altri racconta una febbre effimera avuta jeri; ed -il padre, dando mano alla selvaggina lasciatagli, esclamava: — Non ha -torto il sindaco quando dice che certa gente sono come le lumache; dove -passano, lasciano il segno. - -— Eh; soggiungeva il garzone, possiamo segnarci col gomito se non -è stato che questo. Io mi era immaginato... Perchè, bisogna che vi -confessi che l'altro giorno s'ammazzò una lepre... - -— Ammazzar una lepre! gridava il padre, sospendendo di scorticare una -delle tre che, tiepide ancora, gli avevano lasciate da cucinare. - -— Ammazzar una lepre! ripetea la madre giungendo le mani. Ma ho da -sentire anche di queste? Non sai gli ordini? E gli ordini si devono -rispettare, chè lo dice continuamente anche il signor vicario. - -— Il signor vicario? ripigliava il giovane dimenando il capo. Oh! -quanto pagherei a dare un'occhiata anche io sul messale, e vedere se -comanda sempre solamente a noi d'obbedire, e mai... - -Qui interrompendosi come avesse detto uno sproposito, ripigliava: -— Or ora mi fate uscire in un'eresia. Sta bene: il signor vicario è -quell'uomo che è, e sa ben lui quel che si dice. Però, a vedere! sin -che quella lepre, entrata nell'orto, non fece che scompigliare i quadri -e mangiare i cavoli, mi venivano i sudori: pure mandavo giù. Ma vi è -lì quel piede di vite, portato due anni fa a mia sorella Brigita dal -giardiniere del suo padrone di filanda; gli è d'una qualità così rara, -e poi alla Brigita è caro come un occhio, perchè chi sa quali memorie -vi ha congiunto! Ebbene, io lo piantai nell'orto; lo governai con tanta -premura; gemmò, crebbe: ed ecco quella maledetta lepre a rosicchiarlo. -M'avrebbe fatto minor dispetto se m'avesse roso le dita a me. - -— Non hai tutti i torti, parlava il padre: ma ti doveva bastare di -scacciarla col malanno che Dio le mandasse. - -— Dite giusto, rispondeva Cipriano: poteva bastare: e se ho proprio -a contarvela, schietto come al confessore, io m'accontentai di -spaventarla. Ma quella, scappando, sguisciò fra le gambe di Cecchino -del Forno; ed egli, visto il bello, gliene diede sul capo una, che -non fu bisogno la seconda. Volle il diavolo che fosse lì poco lontano -quella schiuma del guardacaccia. Gridando corpo e sangue, ci corse -dietro: ma sì! guarda la gamba. Non ci ha conosciuti, e dovette -contentarsi di urlarmi dietro: - -— Non dubitare che verrà il tuo sabato. - -— Quando la cosa sta come la conti, diceva la donna, fa bisogno di -mettersi in paura? Se alcuno te ne parla, si dice: Gnornò; non sono -mica stato io, si dice: l'è stato il tal dei tali, e buona notte. - -— Che? come? saltava su il giovane inalberandosi. Io accusar il mio -camerata per salvar me? Da che mondo è mondo non s'è ancora inteso che -un brianzuolo n'abbia fatto di coteste. Ed io voglio portare il mio -cappello fuor degli occhi, io; mi capite? - -E mentre il padre sentenziava novamente che non poteva dargli torto, -egli seguitava brontolando fra i denti, sinchè riprendeva: — È però -della maledetta! L'Orso di Barzago, perchè è lui, ogni po' di bizzarria -che gli monti, a far battere noi poveri villani od anche peggio, l'ha -come bever un uovo; e per noi ha da esser peccato mortale se ammazziamo -uno straccio di lepratto che ci fa del male. Che? non siamo cristiani -ancora noi? non ci ha fatti anche noi il Signore. E la sua santa legge -v'è solamente per i pitocchi? Sì, che Domenedio avrà paura di lui -perchè è l'Orso. - -— Oh per amor del cielo! l'interrompeva la donna: parla con rispetto di -lui. Non vedi quanto male ci potrebbe fare? Eppure ci lascia vivere. -Chi poi lo dice così cattivo sono male lingue: e guarda mo' con che -devozione sta in chiesa, ed ogni sabato non fa accendere la lampada -alla Madonnina d'Imbevera? e... - -— Sì, sì, esclamava Cipriano; ogni ladrone ha la sua devozione. Ma -come egli sia buono, addomandarlo al mugnajo di Santa Maria Hoe, il -quale, perchè aveva la donna bella ma anche savia, fu conciato che Dio -vel dica. Addomandarlo a Mariantonia del filatoio, che era una ragazza -chetina come l'olio, ed ora sapete anche voi quel che n'è. Addomandarlo -a Carlandrea del Gobbo, che, per non avergli voluto cedere il suo -camperello, n'ebbe prima tante bastonate quante può portarne un somaro, -poi a rinforzo d'angherie è ridotto miserabile come Giobbe. E neppur -un mese fa Lionardo di Rosina avendo, nel passare, spaurato un merlo -che stava per dare nel calappio, il guardacaccia non lo fece ruzzolar -giù pei ronchi come una pallottola, gridandogli dietro, spero che non -tornerai più su? Oh quel guardacaccia! Il Signore ne scampi i cani. -L'altro dì.... - -Chi sa fin quando Cipriano toccava innanzi, sciorinando questa litania -delle insolenze che, come più recenti, gli correvano prime alla -lingua, e che possono essere un'altra dimostrazione del quanto sia -grande la pazienza di chi soffre. Ma gli ruppe le parole in bocca, sua -madre tutta scandolezzata, dicendo: — Ma sicchè? ma sicchè? Dov'hai -tu la coscienza a parlar così senza rispetto dei padroni? Bada che -Domenedio ti castigherà. Non è vero che egli ha fatto gli uomini parte -per comandare, parte per obbedire? Bene; i potenti si chiamano così -perchè hanno avuto da lui la potenza di comandare, e il nostro dovere -è di fare la loro volontà senza cercar più che tanto. Che capo sei tu! -vorres'tu disfare quel che ha fatto il Signore? - -— Tua madre non ha torto, soggiungeva il padre. Non l'hai inteso delle -cento volte che il destino di noi straccioni è mangiar pane e guai? e -il diritto di quei che comandano è far quello che possono? - -Le idee di diritto e di dovere non dovevano essersi ben identificate -nel capo di Cipriano: compatitelo, avea poca barba ancora al mento. -Laonde crollava il capo a guisa di chi si conosce rimproverato -piuttosto dalla prudenza che dalla coscienza, poi dopo alquanto saltava -su: — Però, se fosse toccato a me a dar regola al mondo, indovinate -mo cosa avrei voluto? Che quelli che lavorano stessero bene e di sopra -degli altri; e gli oziosi facessero crocette. Ah! ah! - -E sbellica vasi dalle risa all'averne detto una cosa strampalata. Il -padre rideva anch'esso, esclamando: — Si può sentire di peggio? Persino -la madre serenavasi alquanto, poi, ripresa la sua devota ipocondria, -continuava: — Che discorsi senza sugo! Se tu avessi un poco di timor -di Dio, avresti anche il timor degli uomini, ti cuciresti la bocca, e -certe cose non le diresti manco per baja. Ma già fin da ragazzo eri un -capetto, con certe idee per la testa, che sicuro non le avevi imparate -da me: e non ti pareva giusto nemmeno quando, a scuola o alla dottrina, -ti picchiavano. Ora però sei all'età della discrezione, e dovresti -aver acquistato un poco di viver del mondo, e sapere che i padroni, -come le streghe, è meglio non nominarli nè in bene nè in male. Se tu -facessi così, non avresti avuto paura adesso adesso quando capitò qui -il signore: perchè a chi va per la sua strada non importa che i padroni -siano buoni o siano cattivi. - -— Ed io (soggiungeva Cipriano) sono forse andato io a cercarlo? -non sono anzi scappato quando mi vide il guardacaccia? e questo non -fu forse per prudenza? Perchè, del resto all'occasione so anch'io -cacciarmi le mosche dal naso. E se poco fa mi rimpiattai, fu per -rispetto al padrone; che se il guardacaccia vedendomi mi riconosceva -per quel dell'altro giorno, e m'indicava a don Alfonso, io poteva aver -preparato l'atto di contrizione. Alla fine lo so anch'io che i padroni -sono padroni, ma con quella canaglia de' suoi uomini l'è un pezzo che -la bolle; e badino a quel che fanno, perchè se mi ci tireranno per i -capelli, non sono poi di sasso, e darò un piè nella secchia, e farò -vedere... - -— Ah, orsù, l'interrompea la madre; finiamola, che è lunga. Lasciali -stare, e nessuno verrà a disturbarti. Che se anche te ne fanno fare -qualcuna, manda giù e non volere tentar Dio. Hai ventiquattro anni -finiti, ed è ormai tempo di lasciare le bizzarrie. Via, discantati; dà -mano a tuo padre a spennare e sbuzzare que' selvatici; sbaccella que' -fagiuoli; va a raccogliere due pesche, e monta su la pianta, da non -presentargliene ammaccate. - -Il giovane faceva; ma somigliante all'organista che tasteggia sottovoce -nel tono in cui ha sonato dianzi e deve sonare ancora fra poco, tale -seguitava egli con tronchi motti, sinchè tornava su: — Mia sorella, -la quale a dir che mi vuol bene è poco, ne avrebbe detto delle belle -quando avessi lasciato massacrare la sua vite. Bravo Cipriano! avrebbe -detto la Brigita. Bel conto fai delle mie raccomandazioni, avrebbe -detto.... Ma.... adesso che mi vien in cuore; domani non è il giorno -della Madonna di settembre? - -— Certo sì, rispondeva la madre; e farai bene a santificarne la vigilia -con qualche mortificazione, almeno della lingua. - -— E non è oggi che deve tornare la Brigita dalla filanda? - -— Sì bene! esclamarono ad una i genitori. - -— E se la intoppasse in costoro, che sono pel bosco a caccia? - -— È vero, replicò il padre battendo l'anca. - -— O signor benedetto! esclamò la madre giungendo le mani: e sospesero -le faccende per guardarsi uno in faccia all'altro. - -— Bisogna raccomandarla alla Madonna d'Imbevera, che la scampi d'ogni -cattivo incontro, aggiungeva dopo un pezzetto la donna. - -— Raccomandarla va bene (rispose Cipriano), ma il Signore dice: -_Ajùtati che ti ajuterò_. - -— E così? che s'ha da fare? domandò essa. - -— Che s'ha da fare? replicò il padre, e tacquero. Non ci pensò molto -Cipriano e — Niente! lasciate far a me; le anderò incontro. - -— E poi? soggiunsero i parenti. - -— E poi, e poi, sarà quel che sarà. Quante paure! Quando vado a fin di -bene, mi sento un cuor di leone. - -— Ma! fa quel che il Signore t'inspira. - -In quanto si dice un _amen_, egli levò il cappello disotto una -seggiola; tolse di dietro l'uscio un saporito randello, non senza -cacciare, per ogni buon fine, nel taschino dei calzoni un buon -coltellaccio da serrare, poichè del coltello e del rosario non -andava mai sprovvisto un galantuomo di quei tempi. E mentre la madre, -fattasi sulla porta, e vedendo volentieri infatti quel coraggio che -dianzi aveva con parole disapprovato, gli augurava che il Signore gli -tenesse la sua santa mano in capo, egli si metteva la via tra le gambe -allegramente. - -Passò avanti al tabernacolo d'Imbevera, dove, men rozzamente -dell'ordinario, stava dipinto a guazzo l'immagine di Colei che, -madre di Dio e nostra, ci inspira confidenza di volgerci, colla sua -intercessione, ad esporre al Signore i nostri bisogni. Era effigiata -in atto di schiacciare il serpente: di sopra si leggevano le parole -della Genesi _Conteram caput tuum_[1]; sugli stipiti erano foggiati due -nastri azzurri, che sorreggevano stinchi da morto incrociati; al piede -un ceppo riceveva il soldo che vi offeriva in limosina il viandante o -devoto o pauroso. - -E devoto o pauroso, non era chi le passasse dinanzi senza far di -cappello, e ripetere almeno tre volte la salutazione angelica. -Singolarmente i contadini del contorno l'avevano in gran venerazione, -ricordando una quantità di miracoli, come essi li chiamavano, impetrati -per mezzo di essa, e dei quali rendevano testimonianza grucce, bende, -cenci che spenzolavano, bizzarro ornamento, attorno all'effigie -invocata. Le vecchie poi sapevano che, per virtù di questa, erano -impedite le streghe dal congregarsi, come a loro memoria facevano, -la notte d'ogni sabato a celebrare su per quei noci la tregenda. -Le fanciulle venivano ad esporvi una preghiera, il cui oggetto non -ardivano confessare e spiegare a sè stesse; gli uomini vi facevano -l'invocazione che a ciascuno dettava il proprio momentaneo interesse: -talchè spesso nel medesimo istante vi si trovavano inginocchiati un -contadino ad implorare la pioggia ed un viaggiatore il bel tempo, nè -l'uno nè l'altro ricordandosi di quel precetto, _Chiedete il regno de' -cieli, il resto verrà in aggiunta_. - -Cipriano, in men tempo che noi ne consumammo a descriverla, recitò al -tabernacolo la sua preghiera di cuore, offrì un soldo pei poveri morti, -e tirò innanzi cantacchiando. - -Non erano molti anni che colà era stata dipinta quella immagine, e -l'origine di essa si congiunge alla storia dei signori che qui sopra -trovammo intesi alla caccia pel bosco: storia di sangue e di atrocità, -come sono troppe fra le avventure ricordate di quei tempi. - -Le inimicizie tra i signori Isacchi di Barzago e i conti Sirtori di -Sirtori, de' quali era il nominato don Alessandro, rimontavano sino ai -tempi quando sul suolo d'Italia, destinato a bevere il sangue di tutte -le nazioni, versavano il loro Spagnuoli e Francesi per disputarsi il -possesso della Lombardia, ceduta dai suoi antichi padroni o piuttosto -a loro rapita. I nobili lombardi parteggiavano chi per questi chi per -quelli; secondo pareva loro che la lontananza dei primi o le promesse -dei secondi, sempre larghe e sempre bugiarde, meglio potessero salvare -l'indipendenza del paese, la quale trovavasi in gran punto, e di cui -queste fraterne dissensioni non fecero che accelerare la ruina. - -Allora le gare mandarono a fascio ogni sociale armonia; tornò il -diritto della forza, e ciascun potente mascherandosi col nome d'una -fazione, e così dichiarando guerra e sostenendola a visiera alzata, -esercitava gli odii e le vendette private. Qualche volta al castello -d'un barone presentavasi un araldo, ed affiggeva alla porta un cartello -che diceva: — Io tale de' tali, da oggi innanzi sarò tuo nemico a -morte, e nocerò il più che mi sarà possibile a te, ai sudditi, agli -attenenti tuoi, nella persona e nell'avere. Talvolta chi riceveva tali -disfide o chi le mandava era una corporazione, una comunità: e da quel -punto credevasi legittimata qualunque scelleratezza, come in guerra -rotta. - -Gli Isacchi stavano coi Francesi, mentre i Sirtori favorivano -gli Imperiali, e più volte si erano recati gravi danni, od almeno -ne avevano recato agli innocenti terrieri, che, destino antico, -scontavano coi propri guai i delirii dei padroni. Ma quelli di Barzago, -fiancheggiati da una più grossa fazione, prevalevano nelle parti di -Brianza; e don Giberto avo che fu del feudatario presente, a capo di -forte banda teneva in soggezione gli avversari e in danno e sgomento -tutti. - -Però alla fine gli Spagnuoli prevalsero: il paese fu sgombro dai -Francesi, e i loro fautori rimasero sbattuti, quanto rizzarono il -capo gli altri. A governo della Lombardia fu destinato il duca d'Alba, -severo, inflessibile, che senza guardar più in fronte a nobili che a -plebei, faceva pagare col sangue ogni violazione degli ordini suoi. -E che tale dovesse riuscire lo mostrò da' bei primi giorni del suo -reggimento, quando non avendogli un gentiluomo milanese fatto di -berretta mentre cavalcava per la trionfata città, egli senz'altro lo -mandò a morte. Il Sirtori, cieco per furor di parte e per sete di -vendetta, si giovò dell'opportunità per dipingere don Giberto come -ostinato ribelle, e senza molta fatica ottenne dal governatore uno -di quei decreti eccessivi, soliti emanarsi nell'ebbrezza dei trionfi, -col quale si bandiva la taglia di dugento scudi d'oro sul capo di don -Giberto. - -Questi, che mai non aveva dimesso le armi, e conservavasi a capo d'un -pugno di bravacci risoluti, quando intese la sentenza, sorrise, e -battendo la mano sulla fondina delle pistole, esclamò: — Chi mi vorrà -morto avrà a fare con queste. - -Calcolava egli sulla forza aperta, non sul tradimento. La tentazione -della taglia vinse uno tra i suoi affidati, che lo scannò, ed ottenne -l'oro ed il disprezzo, — mercede perpetua dei traditori. - -Il capo reciso dell'Isacchi, chiuso in gabbia di ferro, venne sospeso -ad una pianta lungo la via che fendeva il bosco, dal quale soleva egli -sbucare alla devastazione, all'incesto, all'assassinio, acciocchè ivi -rimanesse a perpetuo spavento. - -L'infamia e la pena de' genitori, secondo la giustizia d'allora, -ricadevano anche sui figliuoli e sui parenti: onde non occorre vi dica -quanto la famiglia Isacchi restasse di tanto oltraggio irritata. Ogni -colpa, nè a torto, veniva attribuita al Sirtori, e il desiderio di -vendetta con questo esacerbava le antiche inimicizie, quanto più era -represso dallo stato politico d'allora. Poichè il duca governatore -aveva bandito che cessasse ogni dissensione tra famiglie e famiglie, -nè i privati esercitassero più la cieca ragione di guerra, che si erano -usurpata fra i passati scompigli. Costretti dunque a ricorrere alle vie -legali, gli Isacchi umiliarono alla corte di Madrid le discolpe di don -Giberto. - -Qualche valente appoggio e l'essere morto il duca di Alba fecero -trovare colà ascolto favorevole ai loro richiami, e dopo cinque anni -arrivò uno spaccio, che dichiarando innocente don Giberto, cassava il -bando contro lui pronunziato. Gli Isacchi dovettero allora rinnovare -le rimostranze alla corte facendole conoscere come l'assolto fosse -già stato ucciso. E la corte, dopo non so quanti mesi, rescrisse che -il padre era stato male ammazzato, riabilitò il figliuolo di esso ai -titoli ed agli onori di prima, e gli rese i beni, che come roba di -rubello, erano stati condannati a rimanere incolti; altro dei mezzi -onde quel governo faceva prosperare l'agricoltura e crescere il -buonmercato. - -La testa dell'ucciso fu dunque levata di colà; e nel luogo dov'era -stata sospesa, il figliuolo di lui, in memoria ed in espiazione, fece -erigere un tabernacolo; il tabernacolo appunto d'Imbevera. Quella -depravata religione, che pretesseva alle scelleratezze il nome di Dio, -anche nella scelta dell'effigie da rappresentarsi fece all'Isacchi -preferire quella che alla sua idea ricordava una vendetta; cioè la -più pura delle donne che schiaccia il capo dell'antico avversario, col -motto della _Genesi_ sopra accennato che sonasse, non la promessa del -riscatto, ma una minaccia di sangue. - -Imperocchè, sebbene astretto a rodere il freno, l'Isacchi era ben -lontano dall'avere dimentica la ingiuria del nemico. Avvezzo in -quegli anni a vedere, secondo la sorte delle battaglie e gl'intrighi -dei gabinetti, succedersi governi a governi, sperò lunga pezza che -altri padroni caccerebbero questi, e tornerebbe il tempo d'esercitare -micidiali rappresaglie a suon di trombe e a vessilli spiegati, il che -fra i cristiani chiamavasi vendicarsi nobilmente. - -Ma gli Spagnuoli si erano qui seduti per non levarsi che dopo un secolo -e mezzo, e conservavano un ordine, qualunque si fosse. All'Isacchi -parve allora più prudente consiglio l'amicarsi i nuovi dominatori, come -ottenne col militare sotto le bandiere degli Spagnuoli, quando coi -torrenti di sangue procuravano spegnere nelle Fiandre le dissensioni -religiose, ed al contrario vi fecondavano il germoglio della libertà. -Giovandosi poi delle strettezze di quel governo, che padrone delle -miniere americane, pativa continua necessità di denaro, comperò in -feudo per cinquantamila ducati il comune di Barzago, dove erano le -sue possessioni avite, col diritto d'imporre tasse, imprigionare, -torturare, appiccare, e tutto quello che chiamasi far giustizia. - -E poichè la minacciosa fiacchezza delle leggi di allora lasciava -il modo di sostituire alle spade i pugnali, al clamoroso attacco le -insidie, alle sfide il veleno, colse egli ogni occasione di nuocere ai -signori di Sirtori, e quanto gli bastò la vita, gravi danni ad essi -recò; non però tanti che satollassero l'odio e la rabbia mortale che -loro portava. - -Trasmise adunque l'omicida voglia al figliuol suo Alfonso. Non appena -fu questi tornato dalla corte di Madrid, ove l'educazione ricevuta -in uno dei più rinomati collegi gesuitici aveva perfezionata vivendo -secondo il costume dei nobili, come paggio fra gli ozii orgogliosi e -dissoluti delle anticamere, e coll'esempio di quei cupi, inesorabili, -devoti monarchi, suo padre lo tratteneva sovente col racconto di quel -fatto, gli mostrava il teschio dell'ucciso, che con irosa venerazione -serbava nella propria camera; e massimamente ogniqualvolta avvenisse -loro di trovarsi nel bosco d'Imbevera, più al vivo dipingendogli -quell'atrocità, gl'inculcava il sacro dovere che l'onore impone ai -nobili di vendicare i parenti; più volte avevano insieme ruminato il -modo di ridurlo ad effetto, e quanto sarebbe decoroso alla casa e a -loro di consumare la vendetta colà appunto ove sorgeva il monumento -dell'oltraggio. - -Venuto poi in caso di morte, il padre chiamò a sè don Alfonso, e -togliendosi di collo un medaglione d'oro su cui era improntata la -madonna, — Vedi tu (gli disse) questa santa effigie? La portava di -continuo in petto la buona memoria di don Giberto mio padre. Pensa se -la serbai preziosa! Ed ora, sul punto di abbandonarla colla vita, a -te la lascio, Alfonso mio; ma con essa ti lascio un dovere sacrosanto, -di vendicare colui al quale dapprima appartenne. Di quante inimicizie -esercitò la nostra famiglia, sempre, grazie a Dio, n'è uscita con -onore, nè alcuno si potè mai vantare d'averle usato un sopruso che non -ne patisse il centuplo di danno. Tu non degenerare dai padri tuoi; ma -serba intatta questa gloria, figliuol mio. Poss'io morire consolato di -tale fiducia? - -Quando il figliuolo tra i singhiozzi glielo ebbe promesso, tutto egli -rasserenossi, e poco dopo spirò. - -Lui sventurato se migliori sentimenti non concepì avanti di presentarsi -al giudizio, ove i debiti nostri saranno rimessi secondo gli avremo -rimessi noi ai nostri offensori! - -Nel giovinetto Alfonso rimasero pertanto associate le idee di religione -e di vendetta, l'effigie della Madre della misericordia, le sacre -parole, gli affettuosi ricordi di un agonizzante, colla promessa d'un -assassinio. Se tanto ancora non fosse bastato, rinasprì le ire il -matrimonio che il signor Sirtori, padre di don Alessandro, strinse con -una ricca dama dei conti Perego, sulla quale, o, a dir meglio, sulle -ricchezze, sui titoli, sulle parentele della quale aveva messo gli -occhi don Alfonso. - -Per questa rivalità stavano l'uno in sospetto dell'altro, nè andavano -in volta per Milano se non con buona scorta d'amici e un codazzo di -bravi. - -Accadde (e fu il giorno della Pentecoste) che don Alfonso, con una -dozzina de' suoi appoggiati, entrò in Duomo, nel mentre quel Carlo -Borromeo che operò ogni poter suo per sostituire in mano dei nostri -patrizii il rosario alla spada, faceva un'omelia sopra quel testo, -_Se alcuno ti percuote la guancia destra, e tu porgigli anche la -sinistra_. L'Isacchi, avanzatosi in mezzo alla devota ciurmaglia, che -gli dava il passo, si fermò accanto ai panconi, su cui stava seduto -il Sirtori cogli aderenti suoi. Questi e quelli cominciarono, come si -dice, a rizzar il pelo e guardarsi a squarciasacco: uno fra' seguaci -dell'Isacchi, fosse caso o prurigine d'aizzare, striscia col gomito e -scompone il collare al più vicino fra quegli altri: costui si rivolta -con un mal piglio; con un peggiore lo fissa l'altro: comincia un -brontolar sordo, fra il quale una voce abbastanza chiara proruppe: — -Qui c'è alcuno che vuol farsi mettere in gabbia. - -Voleva secondo l'espressione del nostro volgo, indicare in prigione: -ma quella parola gabbia ravvivò in don Alfonso l'idea del supplizio -dell'avo, gli sonò come un insulto insieme e come una minaccia; la -credette senz'altro proferita dal Sirtori. - -In quell'impeto, dimentico del dove si trovasse, caccia mano allo -stocco; i suoi l'imitano: nè gli avversari dormono, ma balzati in -piedi, avvoltolate al braccio le cappe, sguainati i ferri, rizzate le -panche a modo di barricata, di qua e di là si comincia a far sangue: -— a far sangue in chiesa! mentre si spiegava il Vangelo! E l'affare -diveniva serio di più in più, se il governatore duca d'Albuquerque, ivi -presente, non fosse accorso cogli alabardieri a por fine alla sacrilega -zuffa, ed intimare a don Alfonso che uscisse dalla chiesa. - -Al domani i cacciatori di novità lessero affissa sui cantoni di -Milano una grida, nella quale si diceva qualmente _insoffribile_ era -divenuta _l'irreverentia d'alchune persone etiam qualificate_, che -portando _l'abominatione nella casa del Signore, non altrimenti che -nelle pubbliche et più licentiose piazze, senza timore delle vendette -divine, et quasi anzi avessero a godervi maggiore franchigia_, -ardivano _cicalare, passeggiar in lungo ed in largo, amoreggiare, -sollevar clamori et perfino metter mano alle armi_. Di questi eccessi -disgustata, l'eccellenza del duca governatore, _intenta all'onor di -Dio, et salue le giurisditioni del foro ecclesiastico, non che le pene -prestabilite per la costituzione di N. S. Pio V. contro li profanatori -delle chiese, ordina e vuole che nessuno da hoggi inante ardisca con -parole licenziose, atti inhonesti, contentioni e risse_ turbare la -devozione in tempo dei divini uffizi. Ed ai contravventori, _sotto -qualunque pretesto si mantellassero_, vuole sia inflitta la pena di -cinquanta scudi e cinque tratti di corda, _et più allo arbitrio della -medema Eccellenza sua_. - -Chi fa colpa a quel governo perchè, dopo buttate fuori spaventose -gride, non curasse più che tanto di mandarle ad effetto, non avrebbe -una riprova in cotesta; poichè in una cronaca trovo notato che dalle -pene ivi minacciate fu poco di poi colpito un pizzicaruolo, perchè -disturbò la devozione della gente affollata a sentir messa in Santo -Stefano col correre tra quella a cercare ansiosamente un chirurgo -affinchè tosto uscisse a medicare un fruttajuolo, il quale sul Verzajo, -aveva tocche due coltellate da un macellaro. - -Benchè da queste pene potesse don Alfonso tenersi sicuro pei riguardi -dovuti ad un'illustre famiglia, come provocatore avrebbe potuto essere -ricercato; laonde per cansare ogni disturbo, abbandonò la città e si -ritrasse nel palazzotto di Barzago, ed ivi trovò opportuno fermare sua -stanza. Si mise attorno una mano di bravacci, disposti a fare ogni -suo cenno e peggio, e così indipendente esercitava le sue volontà. -Nei primi giorni che fu uscito di Milano, invelenite le vecchie piaghe -colla recente, scese dal castello nel bosco di sanguinose rimembranze, -e venuto al tabernacolo d'Imbevera, vi si inginocchiò e fece una -scellerata preghiera, ove prometteva alla Madonna, se, col patrocinio -di essa arrivasse a sterminare la razza di colui per cui colpa gli fu -l'avo trucidato, le innalzerebbe nel luogo medesimo un tempio sontuoso, -ove d'ogni parte accorrerebbe gente a tributarle onori ed oblazioni. - -Pochi anni dopo, il conte Sirtori morì giovane freschissimo, di -una malattia così bisbetica che i medici di campagna la giudicarono -causata da acquetta, sebbene quelli di città inclinassero piuttosto -a crederla effetto di stregamento. Ancora in gramaglie era la vedova -di lui, quando rivenendo, non so d'onde, alle sue terre in Sirtori -pel cammino del bosco, coll'unico suo figlioletto, e sorpresa da un -turbine, essendosi riparata sotto un gran noce che faceva ombrello al -tabernacolo d'Imbevera, fu assalita da alcuni sicari, i quali uccisero -i lettighieri suoi ed un servo che la scortava: un altro servo, col -favore del bujo, riuscì a trafugare il fanciullo, che era appunto il -nostro don Alessandro; la dama non fu trovata più nè viva nè morta. -Fatto misterioso anche questo, non meno del precedente. - -Era in quel tempo sindaco di Barzago un benedetto omicciuolo, che -per le cento lire di suo stipendio credevasi in dovere di tutelare i -diritti del comune fin contro del feudatario, e che, ignorante affatto -del vivere del mondo, mai non si era avvezzo a quella che, e in quei -tempi ed in altri, era la prima e somma delle virtù, cioè chiudere coi -padroni un occhio, e se occorra tutt'e due, chinare il capo, e dire di -sì. Costui, avendo osato commentare quell'avvenimento e soggiungere che -la non gli pareva farina netta, la sera seguente si trovò appoggiato -un fiacco di mazzate, non sapeva da chi; solo ricordava che gli avevano -detto essere queste un tientamente per lui e per gli altri villani, di -non frugare troppo nel sacco de' padroni. - -Circostanza minuta, che però non volli lasciarla nella penna, affinchè -i lettori miei abbiano occasione di comprendere a loro pro, come con -una certa razza di gente, sia un torto l'aver ragione. - -A don Alessandro, che poteva contare allora fra gli otto e i dieci -anni, non restava che una confusa rimembranza di quel fatto; un -temporale, un'aggressione, qualcuno che lo levò sotto il braccio, e -turandogli la bocca, lo recò lontano, sotto un diluvio d'acqua, erano -idee che gli soccorrevano alla rinfusa. Ricondotto poi a casa sua, si -sovveniva gli erano state fatte molte interrogazioni, cui mal sapeva -rispondere; e come tra quelle udiva sovente esclamare: Ah! non se ne -può dubitare: ma è un cane troppo grosso. - -Più oltre non lo ajutava la sua memoria, nè gli altri fatti per noi -riferiti erano ad esso conosciuti. Perocchè, non avendo qui alcun -prossimo parente, e d'altra parte bramando allontanarlo dal pericolo -troppo vicino, lo chiamò presso di sè uno zio, monaco del più rinomato -convento di Padova. Su quella Università fu messo a studio, dove gli -avevano insegnato il latino, il greco, e far versi, e quelle altre -istituzioni così importanti al viver bene. Egli le apprendeva e se -ne faceva onore; poi, come fanno tutti, le disimparava via via che a -qualche cosa nuova era applicato. Per altro in quell'educazione più -sciolta egli acquistò idee meno servili: nessuno rammentandogliene, -dimenticò le nimistà ereditarie in sua famiglia: il ricordo d'una -grave sventura patita in fanciullezza, i soprusi che più d'una volta -avea dovuti tollerare dai camerata, orgogliosi nella protezione de' -nobili uomini di colà, avevano giovato a formargli, o, dirò più bene, -a conservargli un animo, quale da bambini sortiamo, tutto aperto alla -compassione per chi patisce, al dispetto per chi soperchia, a quei -dolci sentimenti che non istrappa se non una lunga serie di torti, -fattici — dirò dalla fortuna per non offendere gli uomini. - -Non istà qui tutta la virtù, lo so; ma ne è gran parte e gran segno. - -I tutori suoi, bramosi di ravviare al più presto la casa, lo -richiamarono che appena finiva i vent'anni e gli avevano predisposta -una moglie, nella cui scelta, sebbene avessero consultato tutt'altre -convenienze che quelle che importano acciocchè due conjugi sieno un -all'altro sostegno, consolazione, conforto; dovea però, per una vera -fortuna, riuscire quel meglio che potesse desiderarsi, accoppiando -ricchezze, beltà, squisito intendimento e quella soavità di carattere -che tanto contribuisce alla felicità propria ed all'altrui. - -Questa era donna Emilia che conosciamo; colla quale erasi egli -congiunto da poco più d'un mese: nè tra le beatitudini della luna di -miele aveva egli cercato notizie de' casi antichi di sua famiglia. Ove -bene gli avess'egli conosciuti, sarebbesi dato a credere che tant'anni -trascorsi, ed il cessare, non che le offese, ma quasi l'esistenza -d'una delle parti, dovesse avervi posto sopra una pietra. La gioventù -è confidente perchè buona, e perciò spesso o facilmente ciurmata. Come -saprebbe essa immaginare e la diuturna e sottile atrocità, di cui pur -troppo è capace il vendicativo? come nè tampoco supporre la natura di -certi spiriti, de' quali è un privilegio l'esecrare le persone senza -conoscerle, è un dogma il voler male a quelli che fecero male? - -Pertanto, venuto don Alessandro alla campagna colla nuova sposa, -eragli sorto in animo il desiderio di visitare i luoghi di quelle prime -dolorose ricordanze, versare una lagrima sulla zolla ove sua madre avea -versato il sangue. - -Una sera a don Alfonso si presenta il guardacaccia. Quest'era un -bresciano, pezzo d'uomo alto e membruto, fin dalla prima gioventù -manesco, accattabrighe, coltellatore, che sbandito dal suo paese con -dieci o dodici omicidii sull'anima, e una grossa taglia sul capo, era -entrato già da molti anni a' servigi di don Alfonso, al quale faceva, -secondo le occorrenze, da cacciatore, da bravo, da mezzano, da spia, da -boja. - -Questo arnese si presenta dunque al padrone, e gli riferisce come -domattina il signor Sirtori passerà da quelle parti per condursi nel -bosco d'Imbevera non sapeva a che fare. - -Tripudiò a tale notizia il feudatario, non altrimenti di un bracco -allorchè, vedendo il padrone pigliar fucile e carniera, s'accorge che -deve uscire alla caccia. Tolto al tedio iracondo dalla fiducia di una -imminente vendetta, quella notte non seppe l'Isacchi trovar requie; -entrava, usciva senza ragione: stette lungo tempo passeggiando sopra un -terrazzo; ma sebbene avesse in prospetto la pacifica amenità del Pian -d'Erba illuminato dalla luna, la quale dava un luccicare d'argento alle -tranquille acque dei laghetti non vi poneva egli mente; e colle braccia -incrociate al petto e lo sguardo a terra, trascorreva pensoso, di tempo -in tempo applaudiva a sè stesso, poi dava ordini, poi interrogava, poi -tornava a starsi solo: — tanto irrequieto l'avea reso il veder presso -al compimento un disegno anni ed anni meditato. - -Prima dell'alba fu in piedi, e comandato che tutto fosse lesto per la -caccia, si rinchiuse nella propria camera; rimossa la tappezzeria, -che mascherava un usciuolo a fior di muro, lo aperse; entrò in un -gabinetto, e trattasi di seno una piccola chiave, fece con quella -scattare un lucchetto che teneva il catenaccio d'una ribalta ferrata; -aprì questa, e con attenzione cansando la soglia, fattosi qualche passo -innanzi, gettò dentro un pane, che risonò sopra un pavimento profondo, -e gridò giù: — Te' miserabile. Oggi ti darò compagnia. - -Ribattè la botola, inanellò il paletto, tese ancora il parato e venuto -in camera, gettassi sopra un inginocchiatojo, che stava nel vicoletto -del letto, e fra il crocefisso e la piletta dell'acqua santa alzò il -raso nero che velava un teschio posato sopra un bacile d'argento, e -fissatolo un tratto come uomo meditabondo, cavò dal petto il medaglione -d'oro, paterna memoria, che portava sospeso ad una catenella, ove era -infilata insieme la chiavetta testè adoperata. Baciò l'effigie scolpita -sulla medaglia, e recatasela fra le mani giunte così pregò: - -— Beata vergine patrona mia! se mai esaudiste le preghiere di me povero -peccatore, oggi ascoltatemi benigna. Datemi grazia di far buona caccia, -sicchè io renda giustizia al mio progenitore, e liberi la promessa data -al moribondo mio padre. Pur troppo mi posso rimproverare d'aver recato -offese a voi ed al vostro divin Figliuolo. Ma se oggi mi propiziate -quel Dio che punisce la colpa dei padri fino alla terza generazione, -voglio rimettermi a vita esemplare; se fui sempre divoto al vostro nome -diverrò più ancora, e comincerò l'emendazione mia collo sciogliere il -voto che già vi feci e che ora rinnovo. Sì, madre misericordiosissima, -aiutatemi oggi e se dovessi imporre un pedaggio, se dovessi assaltar -alla strada per trovarne il denaro, innalzerò un ricco tempio sopra la -benedetta vostra immagine d'Imbevera. - -Ribaciò l'effigie, se la tornò in seno; preso quindi dal ginocchiatojo -un uffiziuolo, ne sciolse le borchie d'argento, e volle tentare un -modo d'oracolo, che egli soleva ne' casi importanti, cioè aprirlo -alla ventura; e dalle prime parole che gliene cadessero all'occhio -argomentare del come gli succederebbe il suo pensiero. - -Gli occorsero quelle d'un salmo penitenziale: _Dominus de cœlo -in terram adspexit, ut audiret gemitus compeditorum, ut solveret -filios interemptorum_[2]; e, come sogliono i passionati oltraggiosi, -ricordando le offese ricevute, non le recate, riconobbe il suo avo -in quell'incatenato, sè nel figlio dell'ucciso di cui qui si accenna; -parvegli la profezia che più quadrasse colla domanda fatta in pensiero. -Onde con effusione baciata una Madonnina sul frontispizio del libretto, -sorse pieno di confidenza. Sotto alla casacca di velluto affibbiossi -un leggiero corsaletto di maglie d'acciajo flessibili; alla gorgiera, -increspata a cannoncini e fortemente insaldata, pose un rinforzo -metallico; si legò alla cintola un eletto pugnale; calzò usatti -da caccia; sul capo un caschetto senza piume, e scese. Tutto era a -ordine. Monta un destro ginnetto spagnuolo, toglie sul guanto imbottito -della sinistra il falcone, e tra un suono di corni, uno squittire e -scodinzolare di bracchi e di segugi, si avvia. - -Stavano in quella discorrendola il signor curato e il sindaco del -paese; l'uno in nicchio a tre venti e spolverina, l'altro in maniche di -camicia e gambe nude. Di quest'ultimo parmi aver già toccato; l'altro, -don Amadio, passava per un dei valenti se ce n'era là intorno, famoso -per gran pratica dei quaderni teologici e de' casisti, e per una salva -di testi che aveva sempre alla bocca. Nelle congregazioni plebane, -ove, secondo i decreti del Concilio di Trento, osservati perchè ancor -recenti, accoglievasi spesso il clero per decidere casi di coscienza, -don Amadio era sempre lui che dava il tratto alla bilancia; e dopo -aver lasciato un poco diguazzarsi i reverendi suoi confratelli pel si -e pel no, egli buttava fuori il suo oracolo, che troncando il nodo, -li metteva tutti bravamente in sacco. Pel suo credito era stato anche -fatto vicario foraneo, dignità di qualche conto allora, quando le curie -emanavano da sè decreti ed encicliche, senza bisogno del regio visto; -e tenevano tribunali, giudizi, prigioni. Vero è bene che il nostro -curato non voleva sciuparsi con troppe brighe che lo distraessero -dai prediletti suoi studi; e men voglioso di fare che di lasciar -fare, anche nella parrocchia, dopo che le domeniche aveva pascolato -le sue pecorelle con prediconi, distesi secondo tutti i precetti -della retorica che era il suo forte, lasciava poi ad esse la cura di -metterne in pratica gl'insegnamenti; se nol facevano, colpa loro; la -sua coscienza era tranquillata. Uomo specchiato del resto, riverente -ai signori, e sopratutto amante della pace e di quelle cose che si -chiamano il buon ordine e il tranquillo vivere. - -Sorseggiato la cioccolata, se la passeggiava egli giù giù, digerendo -all'aria aperta, colle mani alle reni una nell'altra e fra le due la -tabacchiera, mentre il sindaco sbocconcellando un tozzo di pan mescolo -asciutto, colla zappa sulla spalla dirizzavasi ai campi, si veniva -con lui rammaricando d'una nuova tassa, imposta dal feudatario, contro -le antiche consuetudini, e detta del bollino, perchè faceva pagare a' -vinai il bollo che metteva sulle mezzette del vino a minuto. - -Il sere ascoltava quel rancore del sindaco, poi dando fuori in uno -scroscio di riso che gli faceva traballare la pancia, tra l'offrirgli -una presa di tabacco, gli diceva: - -— Eccoti alle solite antifone. Ma cotesto non è un cercar le noje -col lanternino? Che importa a te s'egli mette una tassa nuova? Quando -toccasse a te a pagarla, vorrei dire: ma chi ha da fare ci pensi. Sai -tu che se' curioso? Se tu cavassi frutto dalle mie prediche, non ti -prenderesti ne tante scese di capo. Bada a me, bada a me, che la so -più lunga. Lascia andar l'acqua in giù, e lega l'asino dove vuole il -padrone. Il mondo non è sempre andato di questo passo? Che? Vuoi tu ora -ristampare il mondo? - -— Sarà bene (soggiungeva il sindaco), sarà bene, perchè vossignoria -legge tante storie, e deve saperlo: ma però codeste angherie una volta -non si soffrivano, e quando godevamo la nostra libertà... - -— Zitto là, l'interruppe don Amadio. Che cosa mi vai accattare qua il -tempo che Berta filava? Ora è così, e così lascia stare, e dà mente -a me, se non vuoi farti avere in tasca. Ecco me; io sono pure qualche -cosa, e Domenedio, per sua grazia, non mi ha fatto una zucca. Eppure -sto coi frati, e così me la campo d'amore e d'accordo con tutto il -mondo. Oh questa è curiosa! Che i padroni operano da padroni sono -forse cose che le si facciano da jeri? Che? Le dita della mano sono -forse tutte eguali? Ti ricorda piuttosto che egli è l'illustrissimo don -Alfonso, e tu sei Isidoro pover'uomo. - -— Ma galantuomo, dava su il sindaco: e toccandosi la sua gabbanella -di frustagno. — Vede, signor vicario? su questi stracci non c'è una -macchia nè di sangue nè di lacrime; mentre sul broccato di qualchedun -altro... - -Egli s'interruppe all'udire degli abbai ed uno scalpitare fragoroso, -e poco stante vide don Alfonso svoltare la cantonata, onde, facendogli -tanto di berretta, mogio mogio tirò di lungo. Ma il curato, scoprendo -una larga tonsura, con profondi saluti si avvicinò a riverire il -feudatario. Cortesissimamente questi ricambiò, e — Ci onorerebbe vostra -riverenza di sua compagnia alla caccia? - -Al nostro curato sarebbe parso di mancare ai convenevoli se coi -superiori avesse parlato nel tono stesso che faceva colla marmaglia, -e però, qualvolta gli occorresse di ragionare con essi, vestendo -un tutt'altro uomo, lasciava da banda il favellare piano e alla -ambrosiana, per isfoderare un gergo concettoso, fiorettato, e, come -si dice, in punta di forchetta: nel che quella generazione, come sanno -perfino i barbieri, poneva il paragone dell'ingegno e dell'eloquenza. -A quell'invito adunque — Oh illustrissimo (rispondeva), mercè i -raggi che il sole della sua cortesia diffonde sulla valle de' meriti -miei, pajonmi le tenebre mie più chiare che non sono. Ma i canoni -che, come vossignoria, m'insegna, debbono essere la nostra stella -polare, mi diniegano d'accettare un favore, esibitomi così cortese e -graziosamente. _A venationibus, aucupiis, tabernis, choreis, ludibusque -abstineant_[3]. - -— Bene, bene, replicava l'altro. Domani però si ricordi che, al solito, -la posata è disposta per lei. - -— Sarà un aggiungere un nuovo al cumulo degli obblighi che tengo -scritti nell'archivio della memoria, rispondeva con nuove riverenze don -Amadio, e guardandogli dietro mentre procedeva, esclamava: — Che buon -signore! - -Il qual buon signore s'avviò per la strada che doveva tenere don -Alessandro, mostrando esservi portato dal caso. Veniva questi a cavallo -colla sposa, messo anch'egli in mezzo a quattro galuppi, senza cui, in -virtù della pace dominante, non sarebbe andato attorno un gentiluomo, -fosse pure di quei buoni. Come distinse l'altra comitiva, chiese egli -da' suoi uomini chi fossero. Questi non glielo celarono, e lasciarongli -intendere esservi poco da fidarsi. Il giovane fece loro riflettere come -l'Isacchi non conducesse che poca gente da caccia, senz'armi di offesa; -e come d'altra parte si trovassero a tal punto, ove il mostrarsi -insospettiti non gioverebbe allo scampo, e potrebbe far nascere -di fatto il pericolo. Seguitò dunque la via, solo raccomandando ai -seguaci di tenersi all'erta, e non perderlo mai d'occhio per qual fosse -ragione. - -Don Alfonso, come prima scòrse il Sirtori, brillò in modo, che il -guardacaccia disse sommessamente ai camerata: — Ha l'occhio d'un astore -quando ha veduto la starna. Venuti poi vicini, il feudatario si fece -incontro all'altro, tutto amichevole e manieroso e — Qual buon vento -conduce da queste bande il mio padrone e la gentilissima sua damina? - -— Anzi il suo debole servitore rispose il giovane, e vie più -rassicurato dal cortese accoglimento, gli espose la ragione del -pellegrinaggio. - -— Oh non si dirà mai, replicò l'Isacchi, che una tal coppia abbia -onorato di sua presenza la mia giurisdizione senza aggradire -l'ospitalità che può nel suo castello, offerire un romito campagnuolo. - -E perchè don Alessandro se ne scusava, allegando il bisogno d'essere al -più presto di ritorno, — Già, già (soggiungeva quegli con un ostentato -sorriso), due sposi novelli si fanno rincrescere di passare una nottata -sotto altro baldacchino. Certo però non vorranno farmi rifiuto di quel -che posso offrir loro, una partita di caccia. Qui il mio guardiano ha -notato la pesta di un porco selvatico e, se c'è, lo vogliamo scovare. - -La caccia era passione così universale dei ricchi, l'esibizione vestiva -tale aspetto di sincerità, che sarebbe parso un fallo a don Alessandro -di non tenere l'invito. Presto dunque furono loro presentati spuntoni, -balestre, falchi de' meglio addestrati, e si misero alla caccia, -finchè capitarono alla bettola di Cipriano, dove, se vi ricorda, gli -abbiamo lasciati. Dalla quale mentre si partivano, don Alfonso misurò -d'un occhio scrutatore i bravi di don Alessandro, i quali, col non -discostarsi mai dal costui fianco, pareva gli guastassero il disegno: -poi chinatosi all'orecchio del guardacaccia, gli susurrò: — Sarà tua -cura avvinazzare gli uomini di costui. - -Il bravaccio rispose inchinandosi: poi tornati al corso, riuscirono -anch'essi vicino alla Madonnina d'Imbevera: — Ecco appunto il posto -della mia disgrazia. Nel rimirare questi luoghi, vengo trovando nella -mente certe idee smarrite, come quando si raffigura un amico della -prima fanciullezza. Quel tabernacolo, oh lo riconosco. Guarda, Emilia. -Qui era appoggiata la lettiga, giusto al piè di quella grand'albera. -Veniva un'acqua a secchi. Io, per non udire, per non vedere i tuoni, -i baleni quasi continui, acquattavo il capo in grembo a mia madre; ed -ella, povera mamma! mi accarezzava, mi confortava. Quando a un tratto -si odono delle moschettate, un dàgli, dàgli, un allarme: sporgiamo il -capo: ecco venire incontro... che guardature! Folti ciuffi, cascando -dalla fronte, velavano ad essi tutta la faccia, che rischiarata ad -ogni tanto dai lampi, somigliava veramente a quella di demonii. Parmi -tuttora avergli sugli occhi, e forse, vedendoli, li ravviserei. - -Il guardacaccia (e sapeva ben lui il perchè) voltava a dar degli -ordini: donn'Emilia, compatendo allo sposo, non teneva gli occhi -asciutti: il feudatario, bramoso di metter fine a quel discorso, — Oh -via! (esclamò) la sua tenerezza le fa onore, ma ora siamo a divertirci. -Bando alle melanconie. All'erta: lanciate i cani. - -Diede fiato al corno, spronò, imboscossi, e dietro a lui si -sparpagliarono tutti per la boscaglia. - -In qual modo don Alfonso intendesse cogliere la preda, alla quale già -vi siete accorti che mirava veramente, lo sapreste già, o lettori, -se v'avessi detto come, fra le altre disposizioni date quella -mattina, chiamò a sè il guardacaccia, ed ordinogli che mandasse tre -bravi, conosciuti alla prova delle imprese rilevanti, cioè delle più -scellerate, e — Si collochino (diceva) colà al lembo della collina, -sullo stradello che dai mulini conduce alla Madonnina, rimpiattati -dietro la macchia, e non si muovano. Tu ti terrai al fianco. Troveremo -qualche ingegno di separare colui dalla sua brigata, e trarlo a quella -parte. Quando io griderò A noi, essi balzino fuori: se v'è qualche -servo, lo freddino: l'importanza è di assicurarsi del padrone: se lo -cogliamo vivo, tanto meglio; e portarlo senza più in castello. - -A questo comando, dato colla freddezza onde un ricco d'oggidì -comanderebbe al cocchiere d'aggiogar i cavalli, con altrettanta -freddezza il guardacaccia rispose: — Illustrissimo, ho inteso. E poi -ch'ebbero accordato ogni cosa fra loro, e il padrone gli accennò che -se n'andasse, quegli stette fermo guatandolo. L'intese don Alfonso, e -ripigliò: — Avrete una lauta mancia. - -— Grazie, illustrissimo, ripetè inchinandosi l'altro in cui andavano -del pari la fierezza e l'ingordigia. Però... per regolarmi cogli -uomini... qualche cosa di preciso... - -— Questo, e la paga d'un anno, rispose il feudatario, gettandogli una -doppia nel cappello. - -E l'altro strisciando gran riverenze, — Illustrissimo, mille grazie; -perchè ella vede, i vizii sono molti. - -— Non dubitare; fa che la cosa riesca a disegno. - -— Illustrissimo, sarà servito da par suo. - -I tre ben armati presero dunque il posto indicato, ed ivi dietro un -veprajo stavano, chiacchierando, celiando, sbadigliando, ad aspettare -la vittima. Non sapevano quale, non lo cercavano: basta che colui -che li pagava lo aveva ordinato. Indifferenza che ci pare orribile -vedendola in uno o due individui, e non ci tocca allorchè la troviamo -in quattro o seicentomila combattenti, che aspettano un fiato di -tromba, un batter di cassa per correre a scannarsi un l'altro, senza -conoscersi, senza cercare il perchè, senza sapere altro se non che -furono comandati. - -L'Orso di Barzago intanto non avea la mira che a separar il giovane -dalla compagnia; ma per la fedeltà dei servi poco sperando riuscirvi -per allora, traccheggiava confidando ottenere il suo desiderio quando, -coll'occasione della merenda, avesse ridotti questi ubbriachi. La -fortuna però parve mandar tempo al proposito suo; poichè, essendosi -la signora voluta mettere un tratto a riposare, don Alessandro, -lasciando con essa i bravi, si lanciò sulle tracce d'una lepre insieme -col feudatario, non seguito anch'esso che dal guardacaccia, il quale -destramente li traeva verso il luogo dell'agguato. Già ne erano -lontani non più che tre tiri di fucili, don Alessandro seguitando -colla sicurezza e coll'ardore della gioventù, l'altro palpitando nel -pensiero dell'imminente espiazione; quando repente odono di mezzo -alle piante un gagnolare, un insultarsi, un gridìo. Don Alessandro si -arrestò insospettito fissando gli sguardi in faccia all'Orso, poi diede -volta verso il luogo nel quale aveva lasciato la sposa, temendo non le -fosse accaduto alcun sinistro. Intanto il feudatario, ben accorgendosi -di dove uscissero que' gridi, sebbene non ne indovinasse il motivo, -sbuffando d'ira spronò verso là donde veniva lo schiamazzo. - -Cagione di questo era stato, che, mentre i bravi, o come da noi -si diceva, i _buli_ rimanevano appostando la vittima, secondo v'ho -narrato, un'altra di genere diverso vi rintoppò; la Brigita ostina, -che, scortata dall'amorevole Cipriano, tornava a casa. - -Era delle belle contadine che possono vedersi con un par d'occhi: -sul fiore dei venti anni, una ricca capellatura nerissima raccolta -in trecce contornava un viso gioviale e pienotto, dove le rose che -costantemente vi dipingeva la sanità erano in quell'ora avvivate dal -calore del mezzogiorno e dal camminare; come il contento di ritornare -fra' suoi cresceva l'allegrezza d'un cuor pacifico e buono. In vestire -lindo e semplice, poco diverso da quello che si usa tuttavia fra le -Brianzuole, con corsetto e sottanello di filaticcio e grembiule di -vergato, sul braccio ignudo recavasi un paniere dov'erano riposti -i pochi arnesi che seco aveva portati alla filanda. La cortesia del -fratello non era tanto incivilita da alleviarla di quel peso; non gli -cascò tampoco in mente: ma in quella vece, camminandole innanzi per -l'angusto sentiero, tutto affetto egli la veniva interrogando dietro -via dei casi suoi e quei della famiglia e dei conoscenti, poi con aria -d'ingenua intelligenza voltandosi a fare l'occhiolino, domandò: — E col -giardiniere, di' su, come va? - -Ella, divenendo ancor più incarnata, e con un sorriso di modesta bontà, -non gli fece altra risposta, se non di interrogarlo: — E la mia vite? - -— Oh la tua vite! se tu sapessi che pericolo ha corso! È salva per -miracolo. Così Cipriano, il quale tolse di qui occasione di raccontarle -la grande avventura della lepre, dello spavento, e in conseguenza -del perchè le fosse venuto incontro. — Ma sta col cuor quieto (egli -seguitava) che il rumore della caccia si sente là abbasso, molto -lontano di qui. - -Così discorrendola, i due buoni fratelli inciampicarono senza -accorgersi fra i bravi, appostati alla macchia. Uno dei quali, come -gli avvisò, — Ohe! ohe! (cominciò) guarda, camerata; vanno anche delle -fiere domestiche per questo bosco. - -— Che bella pollastra! gridò il secondo balzando in piedi. - -— Ah, ah! questo villano non si può dire che sia di cattiva bocca, -soggiungeva il Guercio, sgangherando la bocca ad un riso sguajato. - -Cipriano in quel momento avrebbe veduto più volentieri il diavolo. -Gittò un'occhiata all'intorno: non v'era anima da sperarne ajuto; -talchè, visto che era il caso di bere o d'affogare, si voltò loro con -una cera brava, gridando: — Però?... m'avete mai visto?... avete forse -ad avere qualche cosa? ed altre parole, che uno dice più fiero, quando -ha più paura. - -Ma coloro non erano musi da ristarsi per parole, e cogli sfacciati modi -dei bravacci, s'accostavano alla ragazza, la quale, diventata di mille -colori e trasudando, s'avvinghiava al braccio del fratello gridando: — -Ajutami, Cipriano; ajutami. - -Questi, poichè vide a nulla giovar le parole, montandogli il sangue al -capo, cacciò fuori tanto d'occhi, e soffiando come una gatta quando -sente la canizza, cominciò a girare a mulinello il suo bastone, -mentre coll'altra mano brancò il coltellaccio gridando: — Indietro, o -malandrini, o vi mando tutti al Creatore. - -— Oh, oh! costui fa di buono, ripigliò il Guercio: ma come è così, -neppur noi non si farà da baja. E se gli volsero incontro. Lo stradello -correva stretto e insaccato fra due cigli assiepati di vepri, talchè -non riusciva difficile a Cipriano lo schermirsi da tutti e tre, mentre -alla sorella diceva: — Fuggi, scappa. Essa però ben comprendeva che il -discostarsi non sarebbe che peggio; onde si teneva poco dietro di lui, -che arretrando si difendeva. - -Sbucarono così sul piazzuolo che girava davanti alla Madonnina. -Coll'ansietà onde il fantolino, inseguito da un ringhioso cagnaccio, -ricovera al grembo della madre, la Brigita corse al tabernacolo, -prostrandosi ginocchioni. Colà pure tentò ripararsi Cipriano; ma -non appena fu al largo, un di coloro gli tolse l'avvantaggio, sicchè -egli rimase framezzato. Non intendevano già ammazzarlo; non n'erano -comandati: e s'erano messi a quella baruffa piuttosto per chiasso che -altrimenti. Ma quando ne toccarono alcune saporite dal randello di quel -gagliardo, che non sapeva prendere da celia gl'insulti tentati verso -la sua buona sorella, non l'ebbero più da riso, e pieni di mal talento -giurarono fargliela pagare. Batti dunque ch'io ti batto, uno contro -tre. Cipriano si trovava nelle male peste. - -Anche l'asilo del luogo sacro, ove la Brigita erasi ridotta, secondo -le idee di que' tristi proteggeva contro la violenza bensì, non -contro la lascivia. Onde, nel mentre che due tenevano ciascuno per un -braccio agguantato il fratello, il Guercio, che era fra essi il più -laido d'animo come di figura, saltò verso la fanciulla a molestarla -con parole scomposte e scomposti atti. La meschina, accoccolatasi, -raggricchiata, stretta stretta alla parete della Madonnina, colle -braccia incrociate sul seno e la faccia tra quelle appiattata come -poteva, gridava: - -— O Signore! ajuto! Cipriano... o Cipriano, soccorrimi!... Caro -voi, lasciatemi stare... Vi prego, per vostra madre, per vostra -sorella... No, no... per carità... sono una povera ragazza, abbiatemi -compassione... state quieto... Oh! cara Madonna!... Oh anime del -purgatorio!... vi dirò il rosario tutti i lunedì finchè campo... No, -no... ajuto, ajuto! - -E Cipriano vedeva. Indarno procurava sviticchiarsi da coloro: pestava i -piedi, imperversava, gagnolava, stiacciava come una civetta in collera, -stralunava gli occhi al cielo, urlava — Sta cheto, mostaccio da forca. -Se ti posso arrivare! Guarda che t'ammazzo... e non poteva farne altro. -Anzi i buli, mescendo giuraddii e sghignazzi, gli facevano tratto -tratto sentire come pesassero le loro minacce. - -A questi strilli, a quel diavolezzo, accorse dapprima la canatteria -che l'accrebbe, poi cacciatori da diverse bande, infine don Alfonso -istesso. L'apparir suo nulla di bene prometteva a Cipriano: pure -v'ha dei momenti, in cui è di consolazione anche un disastro, -purchè ci tolga all'affannoso presente. Di fatti, appena il padrone -comparve, i buli, tanto umili coi superiori quanto erano prepotenti -cogli inferiori, lasciarono i due martiri, e cavate le berrette, si -ritrassero insieme, coll'abjezione che nasce dall'abitudine della -servilità. Cipriano, riposte anch'egli le sue armi e trattosi il -cappello, stette ad occhi bassi, e per un istante si fece un silenzio -cupo, siccome all'avvicinare del terremoto; finchè don Alfonso, -flottando e con piglio quanto più si poteva severo, gridò a quei tre: - -— Così s'adempiono i miei ordini, canaglia? Animo, al posto, e me ne -renderete ragione. - -Non pareva vero a Cipriano che l'Orso sgridasse i suoi uomini per -una cattiva azione, e risorto da morte a vita, andava fra i denti -raccapezzando un ringraziamento da recitargli. Ma come in chi -abbia sorbite alcune stille di belladonna, alla dormigliosa vista -si presentano gioconde figure, che a poco a poco si tramutano in -mostruosi sembianti, alla guisa stessa il povero villano ebbe tutto a -rimescolarsi, quando, alzati gli occhi, scorse il torvo cipiglio del -feudatario, che col tono istesso di minaccia, gli parlò: - -— E quanto a te, mascalzone petulante, che ardisci opporre la forza -alla mia livrea, l'avrai da fare con me. - -Cipriano intontito biascicava una risposta, una scusa, quando per -trista giunta vide fissati sopra di sè i torti occhi del guardacaccia. -Avrebbe allora voluto sobbissarsi, e voltava la faccia, stringevasi -nelle spalle: ma invano; chè quegli, fattosi più dappresso e -battendogli una palmata sulla spalla: - -— Olà! (gridò) non m'inganno: tu sei uno di quelli che l'altra -settimana andava ammazzando lepri pel bosco. Indi con uno sgrigno -satanico replicando la battuta: — Ora t'ho còlto (proseguiva) e il tuo -salario, come t'ho promesso, ti verrà prima del sabato. - -Don Alfonso, già esacerbato dal colpo fallito, ora punto in parte così -delicata, s'inviperì; e prorompendo in una salva d'improperii, che -anche i nobili, negl'impeti loro, non isdegnano usurpare dalle bocche -della plebaglia, da cui son tutto studio a discostarsi nel rimanente: - -— Come! (gridava) anche questo? violare la caccia bandita, ed ora -resistere alla mia gente? Ah, questa passa il segno, e t'avvezzerò -io. Intanto legatelo a codesto ramo, e dategli un pajo di strappate di -corda, finchè nomini i compagni di sue ribalderie. - -Cipriano stava chiotto col capo basso, nella figura che sì spesso -tocca, in questo bel mondo, all'offeso innocente davanti al potente -oltraggiatore. Ma quando intese la parola di corda, si senti -sdrucciolare un gelo per le reni, e — Signore... Illustrissimo... La -badi a me.... Quanto alla sua livrea, da povero figliuolo, sono stati -loro che mi assalirono, che maltrattarono mia sorella. Della lepre, le -dirò la verità... Si... ma... è vero... c'è una vite... Questa qui è -mia sorella... - -Tali e somiglianti parole ciarfogliava, affoltava il povero Cipriano, -ma invanamente; chè l'impassibile crudeltà del barone sollecitava -con uno sguardo i cacciatori, i quali, fatti manigoldi, si difilavano -contro l'ostino. Come questi vide inutile la sommessione e il pregare, -còlto il momento, spiccò un lancio, e ricoverossi in un batti baleno -alla Madonnina, ove stava la Brigita pallida, tramortita, colle mani -giunte e gli occhi supini, moltiplicando ave marie. Qui sentendosi -sicure le spalle e protetto dal luogo sacrato. Cipriano, rifatto un -cuor risoluto, calcossi in testa il cappello, ripigliò le armi sue -plebee, ed in suon di rabbia, gridò: - -— Avanti chi gli basta il cuore. - -Trarlo di là non avrebbero osato gli uomini: ma i cani, poco -impacciandosi degli asili, aizzati scagliavansegli addosso, e non erano -pochi. Egli rotava senza riguardo un randello, e a chi toccavano, uomo -o bestia, erano sue; onde un guaire, un ringhiare di cani, un fremere -di bravi, lì tra gli ordini del padrone e la venerazione del sagrato; -un bestemmiare ancor più sonoro di don Alfonso, che al vedere trattati -a quel modo, non solo gli uomini, ma fin le sue bestie, dimenticando -ogni rispetto, spronava il cavallo addosso al miserabile, giurando -gliela farebbe scontare, se avesse dovuto strapparlo d'in su gli -altari. - -In quella apparivano sullo spianato istesso don Alessandro e la sposa -sua, accorsi al rumore. Gettarono uno sguardo su questa scena; ma -ciò che più diede nell'occhio al Sirtori furono i tre scherani che, -ritiratisi al cenno del padrone, postati dietro una fratta allo sbocco -dello stradello sporgevano le luride facce, curiosi di vedere come -finiva. La Brigita, rimasta coll'angoscia dell'agnella quando vede -e sente il lupo vagolare ululando attorno al debole steccato che la -protegge, appena avvisò la dama, balzò, ed a precipizio corse ad essa, -gridandole colla concisione dello spavento: - -— Signora, la mi salvi; cara lei, mi salvi, per amor di Dio. - -Non sapeva ella chi costei fosse: ma il cuore delle donne è sempre così -dischiuso alla compassione, che l'apparir di una viene riguardato dagli -infelici come una consolazione, una sicurezza. Donn'Emilia in fatto, -dipinta di pietà, scese di cavallo, e colla simpatia che tutti inchina -alla gioventù ed alla bellezza, ma che le donne non ricusano mai a -persone del loro sesso, presa fra le braccia la bella sbigottita, con -parole e più cogli sguardi commosse il marito ad assumerne le difese. - -Veramente, allorchè si vedono in lotta il debole e il forte, non -la carità cristiana, ma certo la prudenza umana insegna a pigliare -la parte del secondo e giudicar reo e ribaldo il fiacco, se non -altro perchè ardisce resistere. Ma la generosità della gioventù e la -franchezza d'un'anima ben educata facevano don Alessandro inchinato -alla parte del paziente; al che aggiungendosi il pregare della sposa -e il sinistro concetto in che era tenuto il feudatario, non esitò a -chiarirsi campione di que' meschini. Colla maggior creanza di modi, -venuto adunque allato a don Alfonso: - -— È lecito sapere qual sia la colpa di quegli sciagurati? - -La collera aveva già invaso l'animo dell'Orso al trovarsi impedito -nella giustizia, com'egli ed altri chiamavano la vendetta; onde, a -guisa di sparviero che vede la colomba abbandonare il sicuro nido, egli -vibrò l'occhio sulla fanciulla quando si scostò dall'asilo, nè punto -badando al Sirtori, con un sogghigno ove mescevasi il pensiero atroce -col pensiero lascivo: - -— Ah! ah! (disse) ci sei venuta da te stessa, eh? Animo, cacciatori; -essa pure è complice; pigliatela, e portatela dritto in castello. - -Parve atto scortese e crudele al giovine cavaliero, prima il non -rispondergli, ed ora il voler levare quella fanciulla dalle braccia -d'una dama; onde, col morbido della voce mitigando un cotal poco la -precisione delle parole, — Signore (esclamò) vorrei sperare che la -cortesia e l'onestà di un cavaliero le fossero abbastanza conosciute. - -Misurollo quell'altro con bieca guardatura, e: — Conosco i miei doveri, -nè occorre che altri venga a dar il tono in casa mia. Poi tornatosi ai -cacciatori che esitavano. — Su via (intimò): a chi dico: obbedite. - -La Brigita ascondeva la faccia in seno alla dama, gridando: — No, no, -per carità... per amor della Madonna... mi ajuti: pregherò il Signore -per lei tutti i giorni... Poverina me! La mi ajuti, o piuttosto mi -ammazzi. Cipriano, assediato nei suo asilo, non poteva che gridare, — -la salvi, la salvi. — Salvala, diceva pure donn'Emilia, volgendosi al -marito, bagnata di lagrime e resa più bella dalla pietà. Il Sirtori -girò la briglia e, spinto il cavallo fra la donna e i rapitori, -vibrando contro questi lo spuntone da caccia, intimò: — Indietro. - -Chi ha visto come il fuoco divampi al gettarvi dello spirito, pensi che -altrettanto avvenisse di don Alfonso a quell'atto. L'odio represso fin -là sotto la maschera della cortesia, ruppe nella collera più furibonda, -e: — Che? gridava con parole ammezzate dal singhiozzo dell'ira. Chi -è tanto audace da frammischiarsi nella mia giurisdizione? Sono miei -vassalli: hanno violato le mie leggi; chi si oppone è sleale al re. -Indietro. - -E difilatosi contro don Alessandro, gli pose la mano alla briglia del -cavallo. Per quanto gravissimo fosse questo affronto secondo le idee -d'allora, per quanto un cavaliero fosse dilicato nel punto d'onore -ed anelasse l'occasione di mostrar valore ed ostentare maestria nel -maneggio dell'armi, studio quasi unico dei nobili, pure la differenza -di età, la situazione, l'ospitalità che ne riceveva contennero don -Alessandro, che quanto più seppe pacato gli diceva di rimando: — -Qualunque altro, ed in qualunque altro luogo si pentirebbe tardi -d'avere intaccato la lealtà d'un par mio. Qui però, se ben vedo, non -si tratta di giustizia; nè conosco legge o costumanza al mondo, che -permetta di rapire una ragazza e di violare un luogo consacrato. No, -finchè io sappia tenere un'arma in mano non permetterò mai che, dove io -sono, si commettano soperchierie. - -— Soperchierie? sciamò l'altro nel colmo della furia. Anzi soperchieria -fai tu, arrogante fanciullo, a pretendere ch'io ti renda ragione del -mio operare. Tu hai smentite le mie parole come fossero quelle d'un -villano: ti ricambio la mentita e ti chiamo codardo e sleale, e te lo -sostegno con l'armi. Mettiti in parata; chè mi sento cuore di farti -provare come ferisca questa punta, che da un pezzo ha sete del tuo -sangue. - -Che il disegno dell'Isacchi fosse tutt'altro che di suscitare un -alterco, abbastanza appare dalle precedenti disposizioni. Ma queste -gli rimanevano scompigliate, sì dal trovarsi lontano dal posto -dell'agguato, sì dall'avere intorno troppa gente per celare il fatto -quanto fosse d'uopo alla impunità. - -L'ammazzare, insegna la legge di natura e di Dio, è sempre delitto: -l'ammazzare in duello, insegna il mondo, è non solo lecito, ma lodato -da quel punto d'onore, virtù di parata, che può associarsi a tutti i -vizii e fin colla codardia. - -Don Alfonso dunque, vistosi presentare il destro di riuscire al suo -intento con un duello, spinse la provocazione sino al punto di farlo -nascere, sì perchè sitibondo più che mai di sangue in quell'impeto; -sì perchè disprezzava un giovane, non ancor avvezzo ad affrontare la -morte, i cui riguardi stessi interpretava per vigliaccheria. Anche a -don Alessandro parve gli tornerebbe ormai a biasimo il ricusarsi: finì -di determinarlo l'ultima frase, ove sonava una di quelle verità, che -suo malgrado sfuggono all'uomo nella foga della passione. Onde balzar -di cavallo, impugnare uno stilo abbindolato all'arcione, e mettersi -in attitudine, fu un lampo. Altrettanto avea fatto il nemico: ma quel -furore non gl'impedì che, nel brandire il pugnale, ne accostasse alla -bocca il pome, imprimendovi colle labbra convulse un bacio sul nome di -Maria, che v'era niellato: indi si venne ai fatti. - -Al primo vederli così inaspettatamente alle contese, le donne si -misero fra loro, procurando attutirli: ma vista vana ogni opera, si -raccolsero al tabernacolo, e quivi gettatesi ginocchioni, avvicendavano -preghiere. L'occhio però, che alzavano supplichevole a quella che -andavano chiamando cara Madonna, volgevasi ogni tratto per fermarsi sui -due pugnali, terribile arma, che di sopra al capo dei due combattenti -sfavillavano d'un lampo ferale. In entrambe le donne un solo era il -voto, ma mentre la villana restava quasi fuor di sè ad uno spettacolo -tanto insolito, sul volto di donna Emilia poteva, insieme all'angustia, -notarsi una certa compiacenza al vedere il suo Alessandro mostrar -coraggio e generosità, doti che sempre riescono gradite ad una dama, -tanto più se le scorge in colui che è suo. - -Il seguito del feudatario erasi rannodato da una parte; rimpetto -si erano collocati i bravi del Sirtori, che cogli sguardi cagneschi -ricambiando i cagneschi sguardi degli altri, parevano dire, — Eccoci -qua, per qualunque caso, a darvi buon conto di noi. Cipriano che, -durante il diverbio, a guisa d'una macchina avea voltato la faccia -e la bocca a qual dei due parlava, ora, colle spalle sempre volte -al tabernacoletto, e rispondendo sopra pensiero alle orazioni delle -preganti, non dispiccava mai l'occhio dai combattenti, e colle braccia -e con tutta la persona ne secondava i colpi. Poco lontano il Guercio e -due altri bravi ustolavano e adocchiavano con ansietà; e si dicevano -tra loro: — Sta a vedere che il padrone risparmia a noi la fatica di -fargli festa. - -— Mi pare piuttosto (soggiungeva il Guercio) che il giovane voglia -risparmiare a noi la romanzina o peggio, che il padrone ci ha promesso. - -— Mi rincrescerebbe (aggiungeva il terzo) a restare senza salario. - -Infatti apparve ben tosto come il giovane sull'altro prevalesse. -L'Isacchi era il toro inferocito, che assale ad occhi chiusi; l'altro, -più freddo e cauto, colla sinistra dietro il fianco, la destra sporta, -l'occhio fisso all'arma dell'inimico, mentre con quieta destrezza -ne schivava o schermiva i colpi, pareva andar ritenuto per non -trargli mortalmente, nudrendo ancora quella speranza che conserva un -onest'uomo, strascinato contro voglia ad un tal passo, quella d'uscirne -con nessuno o poco sangue. Don Alfonso, non aspirando che ad uccidere -l'inimico, gli cacciò una puntata di sotto in su, ma l'altro fu lesto -a dargli un mezzo riverso sopra il braccio destro, al tempo stesso -che gli voltò una punta al petto, piegando ad arte lo stilo in modo -di scalfirlo appena. Con meraviglia però incontrava un ostacolo, e -s'avvide del giaco onde il feudatario aveva difeso il petto. Poco mancò -che questo accidente non gli costasse la vita: perocchè il nemico, -intento al proprio vantaggio, colse quell'istante per drizzargli alla -testa una stoccata, che fece gelare di spavento le donne spettatrici. -Se non che il Sirtori, stomacato di simile slealtà, e vistosi la morte -a un pelo, fu pronto a togliersi la botta sul filo dritto del pugnale, -e nel parare istesso, spinto innanzi il piè manco, gli pigliò il -braccio per di fuori in guisa che d'un rovescio gli trafisse il collo. - -Barcollò, cadde l'Isacchi: ma nello stramazzare gridò _A noi_, che era -la parola concertata per l'assalto. All'intenderla, il guardacaccia -a sbalzi lanciossi contro don Alessandro, esclamando — Assassinio, -Assassinio: i tre in agguato sbucarono, sebbene con impeto minore: -anche gli altri cacciatori parvero mettersi sulle offese. Cipriano, -cedendo a quel primo moto che nei caratteri aperti previene la -riflessione, era balzato dal suo asilo, sventolando il cappello e -gridando a tutta gola: — Evviva! è morto; morto l'Orso. - -Che l'ammazzare un altro, quant'è glorioso, altrettanto sia piacevole, -nol credo: ben so che, al vedersi davanti un essere che dianzi -pensava, parlava, operava, e che ora, per opera sua, trovavasi vicino -a diventare un pezzo di materia, pastura di vermi, il nostro don -Alessandro rimase qualche tempo in un'attonitaggine, che sarebbe potuta -riescirgli funesta, giacchè lo lasciava esposto alla prima furia del -guardacaccia. E questi gli si scagliava addosso; se non che Cipriano, -pentitosi all'istante d'aver insultato un ucciso, e bramoso di riparare -quella scappata, si precipitò attraverso ai passi dell'assalitore, -mentre i buli del Sirtori tenevano testa agli altri, sinché il loro -signore rinvenuto dallo stupore, gridò a coloro in tono di comando: — -Abbasso le armi. - -Furono parole magiche. Il guardacaccia si arrestò, ed, o fosse -l'abitudine di obbedire ai cenni signorili, o la simpatia naturale -e sovente disastrosa che pruova l'uomo per un esito fortunato, o -l'irresolutezza che ben egli avvertì nei camerati, i quali, vili come -tutti gli arroganti, al mirar caduto colui che di sua ombra copriva le -loro ribalderie, si mostravano più disposti a pensare ai casi propri -che a vendicare gli altrui, alzò la bocca dello schioppo, guardò di -traverso il ferito, scosse le spalle e gridatogli — Ben ti sta; n'hai -fatte abbastanza, soggiunse ai compagni: — Seguitemi. - -L'occhio di don Alfonso, che sopra di lui stava fissato, come lo vide -dar volta, prese il luccicar cristallino e disperato di chi sente -lo schianto del ramo cui s'era ghermito dirupando da una balza. De' -cacciatori, alcuni guardandosi in faccia e dicendo, — Qui la più sicura -è andarsene fuori di ballo, col pretesto di correre chi pel chirurgo, -chi pel prete, se la batterono per la campagna. Gli altri si drizzarono -verso il castello col guardacaccia, che tra via discorrendola de' -fatti loro, diceva: — Sapete che? Il morto in sepoltura e il vivo -all'osteria. Qui bisogna cercare salvezza e pagnotta per noi. In -palazzo c'è degli zecchini a pala. Nemmeno il diavolo non ci tiene -dall'andarci, e far bottino del bello e del buono. Quell'ammazzasette -non verrà certo ad insultarci là dentro: ad ogni caso, per fare il -bizzarro con noi vogliono essere altre barbe che la sua. I servitori -che sono lassù n'avranno di grazia a tenerci il sacco; se no, sapete -come si fa. Quanto a cotesti villanzoni, anime di sambuco, da me ne fo -stare un centinajo. Poi colle bolgie ben in assetto e i nostri tromboni -sul braccio, ce n'infischiamo di mezzo mondo. - -Gli altri ad applaudire alle costui trasonerie; e fra tali smargiassate -seguitavano la strada, concertando futuri delitti. - -Nel bosco frattanto, attorno a don Alfonso erasi fatto il solenne -silenzio che succede presso a chi sta sull'orlo del sepolcro. -Donn'Emilia aveva ammanniti dei pannolini per fasciare la ferita: il -vincitore, proteso in sulle mani giunte e a capo chino, lo contemplava -in atto e con parole di sentita compassione: Cipriano gli sorreggeva -la vita perchè stesse meno a disagio: — quel Cipriano che testè aveva -tremato al superbo cipiglio di lui, ora ne sorreggeva la cascante -persona, alitandogli sulla fronte ed esclamando: — Poveretto; nel -mentre che la Brigita col grembiule gli tergeva il gelato sudore, e -venivagli dicendo: — Si ricordi del Signore: si raccomandi alla sua -misericordia che è infinita: faccia l'atto di contrizione: risponda col -cuore alla _Salve Regina_, che io reciterò. - -Oh soperchiatori! - -Ma don Alfonso, sentendosi venir meno la vita, accennò che lo -portassero appiè del tabernacolo. Ivi, levando le mani e gli occhi -ondeggianti nella vicina morte verso l'effigie divota, — Ho profanato -(diceva con debole e stanca voce), ho profanato il vostro terreno colla -violenza e col sangue... Perdonatemi! - -Era un richiamo delle antiche superstizioni, per cui più sentivasi -rimorso dell'aver violato il sacro asilo, che non dell'assassinio -tentato. E proseguiva: — Pure esaudite la mia ultima preghiera. - -Si diede a cercarsi il petto, il che fu dagli astanti creduto in -sulle prime quell'atto macchinale per cui i moribondi sembrano -volersi aggavignare alle fuggenti cose del mondo. Si vide poi che ne -traeva una medaglia ed una chiave, appese ad una catenella: baciò la -medaglia, e additandola, coll'anelante voce disse: — Questa offeritela -alla Madonnina. Voltosi poi al Sirtori, e porgendogli la chiave, — -Qui sotto... nel gabinetto dietro la tappezzeria della mia camera... -vostra madre... Andate voi... voi stesso a liberarla. E dopo alquanto, -stringendogli la mano, — Voi stesso, ripetè. Protese le membra, -boccheggiò; travolse le pupille, nè più si mosse. - -Le donne diedero in un pianto: inginocchiati poi tutti recitarono il -_De profundis_: indi i servi, recisi e rimondi dei rami, ne formarono -una bara, sulla quale composto il defunto, si avviarono verso il -castello. La Brigita e Cipriano, non sapendo finire di ringraziare -la Madonna d'Imbevera e que' buoni signori, tornarono a casa con quel -misto di gioja e di sgomento che succede ad un grave pericolo sfuggito, -raccontando l'occorso, ma con tale ansietà e confusione che poco altro -si comprendeva se non che l'Orso di Barzago era morto, morto come un -santo. - -La notizia non tardò a spargersi pel comune. Stava il sindaco -scegliendo le più mature pannocchie di grano turco dal suo camperello, -quando arriva uno tutto trafelato e: — V'ho a dire una nuova che -rimarrete. - -— Che cosa? è nato forse il vitello? domandò Isidoro. - -— Altro che! È morto il padrone, l'Orso. - -— Che? saltò su il sindaco, lasciando cascare gli spigoni e spalancando -gli occhi. Morto il padrone? Oh voi mi canzonate. Se l'ho visto io sta -mattina, sano come un pesce. - -— Tant'è: l'hanno ammazzato, rispondeva l'altro; e sono addietro che lo -portano in su morto stecchito. - -Intanto sopraggiungevano altri a confermare la notizia; onde Isidoro, -fatto tanto di cuore, pianta lì sacco e gonnella, ed: — Animo, -figliuoli: qui bisogna correre, se mai fosse bisogno di noi. E toltosi -in spalla il forcone, si avvia più che di passo giù verso il bosco, e -dietro altri ed altri, di mano in mano che ne incontrava, col badile, -con mazzapicchi, con vomeri, con quel che prima capitava sotto le mani. -Ma non andarono troppo, che il sindaco fermossi in sui due piedi, ed: — -Alto là, ragazzi. Don Alfonso non ha figliuoli, eh? - -— Sicuro di no, risposero ad una voce. - -— Dunque (replicò egli), noi ricuperiamo la libertà. - -— La libertà? — La libertà? ripeteano i villani, guardando un in viso -dell'altro come chi ode una parola che non intende: e si stringevano -intorno ad Isidoro. - -— Senza dubbio (seguitava egli), la libertà. Perchè, non avendo egli -nè figliuoli nè cagnuoli, questo feudo ricasca al re, e noi torniamo -ad essere liberi come eravamo prima dell'ottanta, cioè a non obbedire -se non al re, che Dio conservi. Queste cose io le so ben io, perchè è -un pezzo che maneggio gli affari della comunità, sebbene sotto colui -pesassi per un quattrino. Ma è finita questa vita da cani: ed ora, -che vantaggio, ragazzi! che allegria! Se vi avranno a dar la corda, se -avranno ad ammazzarvi, saranno i ministri del re, non costui, e... - -— E non s'ha più a pagare? saltò su un padre di sei figliuoli, a cui -l'esattore aveva portato via il pajuolo, perchè non si trovava un -filippo da dare pel testatico. - -— Ma che idee! ripigliava Isidoro. Pagheremo sì; però i nostri bezzi -non se li metterà in tasca costui, ma anderanno in Spagna, dove ci -sono i dobloni d'oro tanto fatti. Vivano i nostri privilegi! viva la -libertà! - -E scaraventava in aria il cappello; e gli altri facevano il -somigliante, gridando: — Viva la libertà, senza conoscere tampoco -che cosa la si fosse, come è il solito della moltitudine, e sovente -di quelli che guidano la moltitudine, benchè si diano a intendere di -saperla tanto più lunga del povero Isidoro, e quel che è più, senza -avere la probità, il disinteresse e le rette intenzioni di quel -galantuomo di Brianzuolo. - -A mezza l'erta incontrarono il convoglio. Il popolo si affollò -intorno alla bara, quasi per accertarsi che veramente fosse morto, e -vistolo proprio spacciato, se prima ne dissimulavano i veri delitti, -ora ne mettevano fuori anche di falsi: que' timorati, che a dirne -male mentr'era forte avrebber creduto offendere Dio, tiravano giù a -refe doppio ora che Dio l'aveva raggiunto: quei che più lo avevano -piaggiato potente, più sfoggiavano la bravura del vile insultandolo -caduto; scene non nuove a chi si ricorda di vent'anni fa. I più -dabbene gli recitavano dei suffragi; ed il signor vicario, ch'era pur -dovuto accorrere se mai fosse bisogno del suo ministero, esclamava: -— Intendete, figliuoli? imparate, _Vidi impium super exaltatum et -elevatum super cedros Libani: transivi, et ecce non erat_[4]. - -Il popolo non capi niente; pure dissero con suffragio universale: — Ha -ragione; questo si chiama un parlare! Già è un pezzo che la bolliva! -L'ho sempre detto anche io che finirebbe così. - -Ma la calca fattasi intorno ritardava don Alessandro, cui le ultime -parole del moribondo avevano messo pensate di che cuore. L'ansietà -d'un contadino, quando in agosto invocò un pezzo e un pezzo la pioggia -sull'inaridita campagna, e che vede finalmente sorgere delle nubi, ma -insieme farsi un tempaccio cupo, un cielo nero, con certi lampi lunghi, -continui, certo brontolar sordo del tuono, onde tremante aspetta -se sarà acqua che ristori o grandine che finisca di desolare, è uno -scarso confronto con quella di don Alessandro. Si trattava di sapere se -vivesse ancora una madre, cui tant'anni egli aveva pianta per morta; -se quello dev'essere il giorno più bello di sua vita, o se andasse -a discoprire chi sa qual tremendo arcano, che inconsolabilmente lo -desolasse. Non cessava dunque di gridare: — Avanti, avanti, figliuoli. - -E questi poggiavano verso Barzago, ingrossando più sempre come un -torrente in suo cammino, perchè non le donne, non i vecchi, non i -fanciulli rimasero in casa; e come, allorchè fu ucciso il lupo di cui -tutti tremavano, tutti accorrono a vederlo, a toccarlo, così facevano -là intorno una pressa, un sospingersi, un narrare, un minacciare. -Giunti alla forca, la quale sorgeva non inoperosa, sulla spianata -del castello, a furia la distrussero, perchè era costume (allora) -de' sollevati d'abbattere ciò che loro dispiaceva del reggimento -precedente, per dare al successivo la fatica di rifabbricarlo. - -Nel castello era già prima entrato il guardacaccia cogli altri: ove -raccoltisi intorno i famigli, annunziata la fine del padrone, e parte -colle buone, parte colle brusche trattili dal suo parere, si accingeva -a frugare la casa per trovare il denaro. Ben presto intende da prima un -sordo mormorio lontano, poi alte grida farsi più e più vicine; infine -i villani tutti che ormai giungevano alla cima urlando: — Evviva! al -castello! abbasso le torri! viva noi, morte ai padroni. - -Un popolo, non fosse che il popolo di Barzago, non fosse armato che -di ciottoli e di bastoni, mette paura a musi troppo più bravi che i -bravi di don Alfonso. I quali, trovandosi circondati, nè vedendo a che -la cosa riuscirebbe, ma persuasi che l'audacia raddoppia gli uomini, -levarono il ponte, calarono le saracinesche, poi, affacciati tra i -merli, spianando i fucili, intimarono: — Indietro, marmaglia. - -E la marmaglia, che non se l'era aspettato, dava indietro. Ma il -Sirtori, che a cavallo soprastava alla turba, fattosi innanzi ed alzata -contro i bravi la mano ignuda in segno di pace: — Quieti (diceva), -quieti. Non fate male ad alcuno, e, parola di gentiluomo, neppure a -voi non vi sarà fatto male. Potrete andare dove vi piace; vi pagherò i -salari scaduti: ma deh! lasciatemi entrare costà. Il fu vostro padrone, -guardate, morendo mi diede questa chiave, e m'ingiunse che io stesso -aprissi il gabinetto dietro la sua camera, e che colà sta rinchiusa mia -madre, la contessa Perego. Forse voi altri ne sapete. Deh! vogliate -al più presto lasciarmi vederla, salvarla. Non chiedo altro: non vi -chiamerete certo scontenti di me. - -Queste e simili parole diceva egli in aspetto di tanta compassione, -che a molti circostanti s'imbambolavano gli occhi. Il guardacaccia, -partecipe dei delitti del padrone, si ricordava benissimo come, anni -fa, nel bosco avesse rapita quella signora: sapeva d'averla portata -in castello: ma quivi era scomparsa, nè quel che ne fosse avvenuto -lo sapeva egli, nè l'aveva cercato, non essendo questo affar suo: la -credeva da un pezzo morta e sepolta. — Ma se (pensava egli), se la -è viva tuttora, ed il padrone la conservò tanto tempo per finezza di -vendetta, possibile ch'egli sia stato debole a segno da sventare in -un sol punto l'opera di tanti anni? — Dal quale ragionamento venne a -indurre che, o questa fosse un'astuzia del signor Sirtori, o veramente -il moribondo avesse affidata a questo la chiave, perchè sotto a quella -stesse chiuso il tesoro che la popolare credenza supponeva essere -riposto in ogni castello. - -Approfittò dunque della smania di don Alessandro per conchiudere -una specie di capitolazione. — Ella vede come due e due quattro, -che con questi uomini io posso tenere il castello per un mese: e -intanto quell'altra se non è crepata, creperà. Pure, se tanto le preme -d'entrare, io lascerò venire vossignoria co' suoi uomini nel cortile: -quando sarà dentro, tratteremo più preciso; ma prima, sulla fede sua mi -prometta di lasciare andare me ed i miei camerati con tutto quello che -avremo indosso senza molestarci. - -Per quanto al signore paresse degradarsi scendendo a condizioni con -siffatta genìa, pure, struggendosi di venirne a capo, non esitò a -rispondere: — Sì, sì: prometto in faccia a Dio e a tutta questa brava -gente. - -Allora fu abbassato il ponte. — I quattro bravi di don Alessandro -precedettero: egli e la sposa, che mai non se gli parti dal fianco, -tennero dietro a cavallo: ma fu impossibile impedire che alcuni -dei galuppi più arditi, sguisciando fra le gambe dei cavalli, non -entrassero nel cortile, e dietro a loro tutto il popolo. I bravi, tolti -in mezzo, per quanto urtassero e minacciassero, poco profittavano tra -la folla e agevolmente avrebbero potuto restare uccisi. Ma il sindaco, -al quale troppo sarebbe dispiaciuto il non potere in tutte le forme -pigliar possesso del castello a nome del comune, e che si ricordava in -che modo taluno de' suoi predecessori si fosse comportato in caso di -sollevazione, andava gridando: — In nome della legge, all'ordine. Se -sarà da ammazzare, aspettate che vi sia comandato. — Il vicario, che, -tanto contro sua natura, trovavasi strascinato in quel serra serra, a -somiglianza d'un tordo presiccio che starnazza e ficca il capo fra le -gretole della gabbia se mai possa distrigarsene, così lui, dimenticati -i testi e le metafore, prendendo or questo or quello per la giubba, -diceva: — State buono: state savio; altrimenti posso andare di mezzo -anch'io che non ne ho nè colpa, nè peccato. - -Da tutto questo ajutati, i bravi si rannodarono, e, rotto il folto -della calca, guadagnarono la portella del palazzo, liberarono i mastini -di guardia, raccolsero altro servidorame, abbarrarono l'ingresso, -e ripigliato il sopravvento, tornarono a scaraventare maledizioni e -bestemmie, ad inarcar gli archibusi, a minacciare di mandar tutto a -fuoco e sangue. Valse l'opera di don Alessandro, sicchè la gente tanto -o quanto si ritrasse; il sindaco situò intorno alla porta una dozzina -di suoi fidati, e allora il guardacaccia, tanto più coraggio mostrando -(usanza di molti) quanto peggio la vedeva parata, e dell'ansietà del -Sirtori valendosi per trovare e scampo e denaro, cominciò, quasi fosse -lui il buono e il bello, a lamentarsi della promessa fallitagli, e -alzar le pretensioni. — Ora che la va di picca, (gridava, battendo per -terra il calcio del fucile) qui dentro non ci entrerà nè lei nè altro -muso, finchè io sappia sparare una palla contro un temerario. Alle -corte, per fare una parola sola, dia a me cotesta chiave. Io ho pratica -della casa; andrò a vedere, a ricercare. Se no, la si tenga la sua -curiosità, finchè glielo dico io. - -Il guardacaccia poneva tutta l'importanza del fatto nell'aversi in mano -quella chiave: perchè (discorreva col pensiero) o sotto di essa vi è -il marsupio, e avrò fatto una buona giornata: o v'è la donna, e son a -cavallo; essa mi servirà di statico per ottenere quel che voglio. - -La raccomandazione però fatta da don Alfonso al Sirtori d'aprire -egli stesso, tratteneva questo dal cederla, quantunque non potesse -indovinarne il motivo. Si fece innanzi il sindaco, esibendosi, quale -rappresentante del comune, di entrare egli stesso alla ricerca; ma -l'altro aveva messo i piedi al muro: onde, non volendo far sangue, dal -che, oltre il male del prossimo, poteva venirgli anche una persecuzione -dalla giustizia, don Alessandro s'indusse a ceder la chiave al -guardacaccia, che, sognando mucchi d'oro, s'avviò con essa. - -Non v'è entrato mai il capriccio, o lettori (poichè un uomo di mondo -dee veder tutto, anche i delirii, anche le sciocchezze) di trovarvi -là dove si cavano i numeri del lotto? Un ampio cortile pieno fitto -di gente (plebe, s'intende, perchè questa è il predestinato zimbello -degl'inganni) rimbomba dello schiamazzo di mille voci, che suonano -ognuna diversamente, ma tutte sul motivo stesso, cioè i numeri giocati. -Uno li ebbe dal tale, ammesso ai segreti della fortuna, l'altro li -tirò da un sogno, chiaro come il sole; un terzo li almanaccò addosso -al poverino che fu impiccato sta settimana; quella comare ha messo la -polizzina nelle occhiaje d'un teschio, e la notte sognò fuoco: narrano, -ascoltano, consultano: in volto a tutti leggi l'ansietà. Nè a torto. -Si tratta che alcuni non hanno fatto colazione per serbar i cinquanta -centesimi da mettervi su; si tratta che quest'altro picchiò sua moglie -perchè, invece di dargli i quattrini, voleva con essi comprare una -libbra di pan cruschetto da sfamare i puttini; si tratta che quella -donnina è venuta ad una parziale transazione colla severità di sua -virtù. E forse di lì ad un momento sentiranno gridare due, tre numeri, -di quelli appunto scritti nel loro polizzino; e per trenta o quaranta -scudi che di giovedì in giovedì buttarono a minuto nel bugiardo -botteghino, andranno contenti come pasque, a riscuoterne tre, quattro, -fors'anche venticinque, uno sopra l'altro, gridandosi fortunati e -pagando da bere a tutti gli amici: già impromettono, già fanno i più -begli assegnamenti su quei denari. Ma allorchè compajono sul palco -quei signori, a far con tanta serietà un giuoco, con tanta onestà uno -scrocco; quando l'innocenza mette la destra nel bossolo dell'illusione; -più non s'intende uno zitto: cheti come pesci, tengono il respiro: le -bocche, gli occhi stanno incantati verso il palco, verso l'urna, verso -l'orfanello. - -Questa similitudine, che senza sconcio si sarebbe potuta ommettere -o almeno scorciare, vaglia a farvi intendere quel che succedeva nel -cortile del castello di Barzago. Al frastuono di prima era succeduto -il curioso silenzio dell'aspettazione: fissi gli occhi, proteso il -mento, levati sulle punte dei piedi, stavano i villici attenti alla -porta per cui era entrato il guardacaccia, figurandosi ad ora ad -ora vederlo ricomparire... con lui una donna; e qui la fantasia di -ciascun sbizzarriva, immaginandola o pallida, estenuata come Lazzaro -quatriduano, ovvero ancor bella, fresca, raggiante, per uno dei tanti -miracoli, sparsi intorno dall'ignoranza, dai cantastorie e dai frati. - -Quando improvviso rompe quel silenzio un fragore, come di fulmine: -tremò il castello: cento teste fecer civetta fra le spalle, cento -bocche si spalancarono ad un ah di meraviglia, di sgomento: poi al -grave odore di solfo, ai densi volumi di fumo che sbucavano da una -finestra, le donne e i più timidi cominciarono ad esclamare: — Il -diavolo, il diavolo! è venuto a portar via il padrone ed i suoi bravi. - -Tanto abituali e radicate erano queste ubbie, che non solo cacciarono -il più de' circostanti in dirotta fuga, ma fecero impallidire gli -stessi più sicuri: e quei bravi che le tante volte aveano sfidata a -viso a viso la morte, ora dinanzi ad un potere invisibile presi da -panico terrore, gettarono le armi gridando: — Perdono! misericordia! -Nè meno sbalorditi rimasero il vicario, il sindaco, e, a malgrado -del sangue generoso, anche don Alessandro. Questi però fu il primo -a ripigliarsi, e tolta omai ogni resistenza, si mosse diviato per -riconoscere l'accaduto. Il vulgo non dubitate che più varcasse la -soglia, da che la idea del diavolo la custodiva. Il vicario, per poca -volontà che se ne sentisse, non potè rifiutarsi all'invito fattogli di -entrare scongiurando: e fioco siccome avesse veduto il lupo, trinciando -benedizioni che l'una non aspettava l'altra, ripeteva esorcismi e -_oremus_ cui donna Emilia rispondeva. Seguitavano i servitori, girando -gli occhi pieni di sospetto, e colle armi inarcate quasi avessero -intenzione d'ammazzare lo spirito maligno: dietro a tutti veniva il -sindaco, con tremula voce dicendo come un giornalista: — Coraggio, -innanzi. - -Così s'avviano alla camera di don Alfonso. Ogni cosa era ingombra di -fumo: ma l'usciuolo dietro alla tappezzeria era aperto: passano nel -gabinetto... che spettacolo! Il guardacaccia sfracellato giaceva in -un lago di sangue, attraverso alla portella, il cui soliare era stato -spezzato e scagliatogli incontro da una specie di macchina infernale -sott'esso coperta, e a cui l'ingordo avea dato inavvedutamente lo -scatto. Il giovane signore lanciossi dentro la portellina, e al -lume delle fiaccole portategli dietro da due uomini, si calò per uno -scaletto angusto, erto, disuguale, scalpellato nel macigno; mentre il -sindaco distando in cima, veniva dicendo: — Non la abbia paura ad ogni -modo siamo qui noi. È giù? - -Il Sirtori, disceso molti scaglioni, trovato alfine il pavimento, ecco -vi scorge disteso qualche cosa di nero: — Dio, Dio! che palpiti al -cuore d'un figlio! — Accosta il lume: è una donna. Non la conosce: ma -le parole del moribondo, ma una voce interna non gli lasciano dubitare -chi ella sia. Ma ohimè! non si muove, non sente, non risponde alle -parole di lui, che va gridandole: — Madre, madre. Se la leva in dosso, -e su. - -Pallido, sudato, coi capelli irti sulla fronte, rischiarato dietro -dalle fiaccole, adombrato avanti dalla fumea non ben dissipata, quando -ricomparve nel gabinetto recandosi sulle spalle quella infelice, -che spenzolava come cosa morta, il sindaco diede indietro: il curato -raddoppiò gli scongiuri: la sposa se gli gettò incontro, e sollevando -il capo cascante della meschina, lo bagnava di lagrime dirotte. -La posero a letto, la scaldarono, la soccorsero; non era morta. In -quel corpo già estenuato da lunghi patimenti, il colpo rimbombato -più fortemente nel sotterraneo, aveva sospesa non troncata la vita. -L'impressione dell'aria e della luce, il calore, le assidue cure -del figliuolo e della nuora, richiamarono i sensi smarriti: il cuore -tornò a battere, il sangue a rifluire per le vene: tutta alfine si -risentì, guardò intorno... Più non era la fetente oscurità, la desolata -solitudine della sua tomba: rivedeva il sole, rivedeva visi umani, -ed un giovane, che premendo il volto contro il volto di lei, andava -ripetendo: — O madre, madre! sono Alessandro; sono il vostro figliuolo. - -Lettor mio, non fosti tu mai in prigione? Dunque non hai gustato -qual gioja sia il tornare da quelle angustie alla libertà, all'aria -aperta, all'uso del proprio volere; dagli ozii penosi all'opere; -dall'incompassione, dalle beffe, dal sospetto, all'abbraccio de' suoi -fidati, al colloquio sincero e spensierato, alla pietà, all'onore, -al credere, all'esser creduto, al riconoscere ancora l'uomo e la sua -dignità. Pure a questa consolazione generalmente non si arriva che dopo -gustati, giorno per giorno, minuto per minuto, gli ineffabili spasimi -della speranza. - -Ma per la signora Perego il balzare dall'eccesso delle angosce -all'eccesso della gioja, era istantaneo. Addormentatasi in un terribile -sogno, si svegliava al colmo della letizia. Da sì lungo tempo non -vedeva altra luce che la fioca di un altissimo pertugio: da sì lungo -tempo non udiva che qualche insulto scagliatole dall'Orso, insieme col -pane: da sì lungo tempo non diceva altre parole, se non la preghiera -che innalzava con fede a quel Dio, che sa tramutare in esultanza il -dolore quando sembra più disperato. - -Ripreso quindi il vigore, essa potè narrare come dal bosco d'Imbevera -fosse stata rapita a quel castello: i primi giorni fu tenuta in -cortesia; ma perchè costantemente resistette a minacce e lusinghe -dell'osceno che le aveva trucidato lo sposo, egli, convertito l'amore -in odio mortale, ingiuriatala di mille scorni, l'aveva sepolta in -quel sotterraneo, dove non sapea dir quanto tempo, giacchè nulla -numerava la monotonia de' suoi giorni, ma certo anni ed anni era -vissuta, desiderando, invocando la morte, nè da alcuna consolazione -confortata, se non dall'avere, tra gli impeti della collera del -feudatario, compreso come di mano gli fosse scampato almeno il diletto -suo Alessandro. All'intenderla, il vicario impietosito, diceva: — Affè, -vossignoria può cantare col redivivo Giona: _De ventre inferi clamavi, -et exaudisti, Domine, vocem meam_[5]. Il figliuolo piangeva dirotto, ad -ora ad ora esclamando, — O madre mia, mia cara madre, quanto patire! - -— Sì, rispondeva ella: sì, ho patito e quanto! Ma l'innocente che -geme sotto la prepotenza ha un conforto inesauribile ove si volga -al Signore. Io lo pregava di cuore; io pregava la beata Vergine dei -dolori, che fu madre anch'essa, che essa pure ha perduto un figlio per -l'iniquità degli uomini; pregavo non perchè finissero i miei tormenti, -che nè tampoco lo speravo, ma per ottenere pazienza, ed allora sentivo -mitigarmisi gli affanni. - -Più minuto osservando, si conobbe come il sotterraneo rispondesse -appunto sotto al letto del feudatario, che conservando viva la -sua vittima, avea voluto sorsi a sorsi assaporare la voluttà della -vendetta. Tenere in catena il suo nemico; sapere quel che ad ogni -istante egli patisce: contarne, sto per dire, i gemiti ad uno ad -uno, e questo nemico non avere altra cagione d'abborrirlo se non le -ingiurie recategli, è squisitezza di piacere che voi non conoscete, non -conoscerete mai, anime umane, e che solo alle sue privilegiate riserba -il demonio[6]. - -Sull'usciuolo di quel sepolcro era delineato il teschio racchiuso -nella gabbia, affinchè l'aspetto di quello condisse la vendetta, che -là entro se ne stillava. Il Sirtori, esaminando la soglia, fece notare -gl'ingegni, disposti in modo che dovesse dare il volo alla polvere -sott'essa adunata chi vi entrava senza le precauzioni, note forse -soltanto a colui che l'avea preparata. Il sindaco, che, per fare il -dover suo, osservava ogni cosa finamente, non sapeva intendervi, e -diceva: — Questa, non si può dubitare, è una mina. Ma come qui? e -perchè? - -— Era un colpo di riserva, rispose don Alessandro. - -— E per chi preparato?... addimandò la sposa, e impallidì. — Il Sirtori -impallidì anch'esso, e guardandola tacque. - -Era quella, disposta pel caso d'una disgrazia, affine di trucidare -chi tentasse di liberare la rinchiusa? o col disegno di condurre là il -figliuolo, e quando la madre corresse nelle braccia di lui, spalancare -una voragine di fuoco di mezzo ai loro amplessi? - -Chi può asserirlo? Molte, sottili, avviluppate sono le strade della -perversità, più che l'uomo onesto non sappia indovinarle. Troppo però -manifesto appariva il perchè tanto stesse a cuore a don Alfonso che -il giovane aprisse egli medesimo, confidando così, almeno dopo morte, -coronare la vendetta che aveva meditato per tutta la vita. L'ingordigia -dell'oro aveva strascinato invece quel miserabile ad attirare sopra sè -stesso il colpo che dall'innocenza sviava Colui, la cui mano, anche in -questa vita, fa talvolta piegare a favore della giustizia la bilancia -degli eventi, preponderante per l'ordinario a favore degli scellerati. - -Il curato pensò a seppellire i due morti, coi riti che non rifiuta la -Chiesa, la quale, confidata nella misericordia di un Dio che per un -sospiro condona una vita intera di scelleraggine, rimuove l'insulto -dall'uomo che sta dinanzi al giudice vero. Il fatto andò tra il popolo, -rimpastato in cento guise diverse, tutte qual più qual meno lontane dal -vero: ma dove gran parte aveva il diavolo, che, dicevano, non avendo -potuto ghermire il padrone perchè morto in luogo sacro, erasi portato -in carne ed ossa il ribaldo servitore. Che se ne domandavano il vero -al sindaco, egli raccontava di buona voglia, ma quando si veniva a -quello scoppio, sul quale le sue congetture non si potevano chiarire -abbastanza, rispondeva come un professore: — Cosa volete mai sapere voi -altri ignoranti? - -Poichè non è a dire quanto il buon uomo andasse in gloria, sì per -quella poca autorità che trovavasi avere ricuperato, sì perchè l'amor -suo proprio era lusingato dal vedere come non fossero stati vani i -suoi sospetti al tempo che avvenne l'aggressione della contessa madre, -sospetti che lo avrebbero condotto alla scoperta del vero se non fosse -stata quella bastonatura, di cui, ricordandosi, crollava ancora le -spalle. — Già (diceva) a questo mondo chi pensa male pensa bene, e -al figlio di mio padre non è così facile il mostrar bianco per nero. -Basta! ha finito colui di rubarci, di farci battere ed ammazzare come -fosse lui il re. Ora staremo da papi, e baronate di questa stampa -non ne succederanno più, più. Così diceva colla sicurezza con cui la -gente, al cadere d'un cattivo padrone, allo scapolare da un grosso -fastidio, si promette mari e monti, e non s'accorge come l'unico -bene che ne trarrà, sarà la breve gioja del tempo che corre fra il -sorgere della speranza e il vederla delusa. Così il fantolino tripudia -e si ringalluzza nel mentre che la balia sta allestendo le fasce da -imprigionarlo di nuovo e più bene. - -Ma perchè turbare con sinistri presagi una di quelle consolazioni che -arrivavano sì di rado? Lasciamoli dunque fare, e come avessero toccato -il cielo col dito, scialarsi, dar nelle campane, coi falò annunziare il -fausto evento a tutto il vicinato. Al domani i signori vollero tornare -a vedere il luogo di antichi pericoli e di recenti. - -Cadeva il giorno sacro alla natività di Maria: un lietissimo sole, -irradiando l'azzurra volta senza nubi e penetrando quasi furtivo tra le -dense chiome dei castani, temperava nel bosco il più amabile rezzo, al -mite soffio de' venticelli onde respira la stagione facendo passaggio -dal polveroso agosto al mese della vendemmia, — bello da per tutto, più -bello sul poggio della mia Brianza. Una folla di paesani trasse dietro -alla lettiga ed ai cavalli da cui erano portati don Alessandro e le -signore. V'accorsero molti che prima stavano riposti per isgomenti di -quegli spauracchi; ragazze che non poteano salvarsi dai colui bracconi -se non tenendosi rimpiattate, giovinotti bizzarri, che non sapendo -chinarsi e mandar giù, erano dovuti rifuggirsi ne' paesi vicini: -corsero quelli che jeri avevano mostrato coraggio: quei che s'eran -schivati del pericolo corsero del pari ed anche meglio al trionfo. -Non occorre dirvi che il sindaco, tutto raffusolato, si trovò là per -conservare il buon ordine. - -Come la comitiva passò dalla bettola, Cipriano, la Brigita, padre e -madre furono incontro ai signori con un mondo d'inchini e un tripudio -di ringraziamenti. — Buon dì, signorie! (esclamava Cipriano) entrino -e s'accomodino. Non gli aspettavo che loro. La merenda che jeri aveva -ordinata quell'altro è bell'e pronta, ed io la servirò oggi di miglior -cuore a loro, e insieme un balsamo d'un vinettino che salta agli -occhi, e che il simile non bevono nemmeno a casa loro... Cioè... volevo -dire... - -— Capisco, capisco, l'interruppe sorridendo don Alessandro. Ma la -merenda e quanto può somministrarci la tua dispensa, portalo colà -davanti alla cappelletta d'Imbevera, e dopo che avremo ringraziato la -Madonna, la distribuirai a questa buona gente. - -Alla Madonna di fatto si condussero: il signor curato ribenedisse -il terreno, disacrato dal sangue, e tutto il popolo vi si prostrò, -rispondendo alle preghiere che con edificante pietà recitava -donn'Emilia al cui fianco stavano inginocchiate la Brigita e la madre -rediviva. Sorti poi, si sparsero a gruppi pel pianerottolo e nel -bosco, a contare, a domandare a designare i luoghi. Di Cipriano non -vi dico altro. Era divenuto due dita più alto; e mentre cocessero -le vivande, sbracciavasi come un telegrafo, narrando il primo atto -in cui era stato tanto personaggio: poi nell'udire il successo della -storia, trasecolava; batteva l'anca, esclamando: — Oh!... se ci fossi -stato io!... ma chi poteva indovinarlo? Come poi intese la fine del -guardacaccia: — Che? (disse) anche lui? fanne e fanne, s'è dato la -zappa sui piedi. Credeva lui che fosse arrivato il sabato mio: ma il -sabato non arriva soltanto per noi poveretti. - -Il sindaco andava cercando sottilmente la verità del caso, per -estendere esatta informazione a chi di dovere. Il signor vicario -diceva: — Ecco: io come io, ho perduto un desinarello tutte le feste -e de' bei straordinari, ma tanto tanto ne sono contento, perchè vedo -contenti voi altri, che siete le mie pecorelle. E diciamola, che tanto -è morto: avete cento sacchi di ragione. Peccato però che io non sia -giunto in tempo, che, oltre il resto, gli avrei, _pulcriter, cum bonis -modis,_ rammentato quel che tante volte m'aveva promesso, di voler qui -fabbricare una chiesa e mettervi un cappellano. Oh! un cappellano _ad -nutum_ del parroco _pro tempore_ di Barzago, sarebbe un ajuto di costa. - -— Ma la chiesa (soggiungeva il sindaco) non si potrebbe farla -ugualmente? - -— _Cum quibus?_ domandava il curato, fregando tra loro i polpastrelli -dell'indice e del pollice. - -E Isidoro, accarezzandosi colle dita stesse il labbro inferiore, -guardando la terra e dimenando un pocolino il capo siccome un poeta che -cerca la rima, replicava: - -— Vedo quel che vuol dire. Ma ecco, in paese siamo -novecentocinquantatrè anime: se dessimo, puta caso, una lira per -testa... - -— Ah, miserie, interrompeva il parroco. Non bastano manco per la -sacrestia. - -— Oh, se consiste solamente in questo, io ne do quattro e patiscano gli -eredi. Così, facendo saltare sulla palma della mano quattro berlinghe, -parlava Cipriano, il quale calcolava sul maggior concorso che la -devozione trarrebbe alla sua osteria. - -— Ed io (ripigliava il reverendo) raccomanderò le cosa caldamente dal -pulpito. - -— No, no, interruppe la contessa madre, la quale era sopraggiunta in -mezzo a tali discorsi. La grazia l'ho ricevuta specialmente io, ed io è -ben giusto ne ringrazii la Madonna. La chiesa si farà, e voi, sindaco, -poichè vi dimostrate così ben disposto, v'impegno per soprantendere al -lavoro. - -Il sindaco che, al sentirsi diretta la parola da una dama, erasi -allungato d'un palmo, faceva scappellate e inchini da settanta gradi, -esclamando: — Troppo onore; tutta bontà dell'eccellenza sua. - -Qui il curato soggiungeva: — Anche il cappellano, illustrissima? -Ma l'illustrissima non udì, credo, in grazia del baccano che faceva -l'ostino, annunziando alla gente una tale risoluzione. Poi, secondo -gli ordini, cominciò questi a servire vino e mangiari, e, tutto brio -e ilarità, contava e ricontava fitto fitto la ventura, la quale (come -pur troppo facilmente i lettori nostri ne converranno) nulla avea -d'interessante se non l'esser vera. Anche suo padre davasi attorno -tutto traffico, snocciolando sentenze, e dando ragione all'ultimo che -avea parlato. La madre pure, la quale, vistone gli effetti, non sapeva -disapprovare il coraggio di suo figliuolo, se dapprima credeva che la -legge di Dio vietasse fino di conoscere i torti recati dai padroni, -ora, adattando la sua morale all'esito delle cose, colla solita cera -quaresimale veniva ripetendo: — Domenedio non distingue il raso dal -frustagno: tardi o tosto egli arriva i cattivi, comunque abbiano nome. - -Tutto insomma era lieto di così schietta allegria, che fino i -signori, ma sovratutto la vivace sposina, pareva si struggessero -di mescolarsi alla turba festiva: se non ne fossero stati rattenuti -dalle imprescindibili leggi del decoro. Sopra un rialto protetto da un -noce annoso, che il vicario assomigliava al fico di Mambre, tenevansi -dunque in disparte i due sposi e la madre, che, come succede nei rapidi -passaggi dal male al bene, sentivasi impedito il cuore e la lingua, -e don Amadio, al quale vi so dir io che tal compagnia serviva (per -usare un modo suo) di manovella a montargli la macchina dell'ingegno -e fargliene pronunziare delle squisite ed allambiccate. Stava con essi -la Brigita, e tratto tratto anche Cipriano, poichè la gratitudine onde -questi erano avvinti non lasciava temere che, abusando dell'affabilità, -scemassero quella distinzione dei ceti che anche dai buoni credevasi -la più importante molla del vivere sociale. Quivi godeano insieme -riandando il passato, a quel modo che la mattina si rincorre un sogno -pauroso della notte colla consolazione di sapere che non fu che un -sogno. - -Così speso quel mezzodì e fattosi sera, tornarono i terrieri al -paese, i signori al loro palazzo. Subito il contorno fu pieno di -quell'impresa; alla città formò parecchi giorni il trattenimento de' -crocchi e delle veglie. - -Erano allora moltissimi in Milano i gentiluomini, che, avendo per -le politiche vicende perduta l'occasione d'uccidere i nemici della -nazione, esercitavano i rimasugli del valore italiano con quelle -vendette che la religione proibisce e l'onore comanda, mettendosi al -caso d'accoppare o di farsi accoppare secondo le ragioni di un'arte, la -quale (o m'inganno) non è la migliore che gl'Italiani insegnassero agli -stranieri. Costoro dunque, contentissimi di trovare un caso sul quale -sfoggiare le teoriche loro, si divertirono di rimbobolare il fatto del -bosco d'Imbevera colle circostanze che meglio tornavano al proposito -per farlo credere un vero e formale duello, contando per filo e per -segno tutti i mandritti, i riversi, le parate, e via via come fossero -stati presenti, sebben ognuno li narrasse diversamente; accordandosi -poi tutti (e l'esito lo faceva chiarissimo) a renderne onore a don -Alessandro. Il quale per tal guisa andò, così giovane, colmo di gloria, -giacchè è gloria, come s'è avvisato di sopra, ammazzare uno secondo -le forme. E Cesare Trombone, quel famigerato maestro d'armi che ognun -sa, e che ancora aspetta una statua dai moderni spadaccini milanesi, -predissegli che diverrebbe uno dei più famosi matadori. Ma come altre -profezie di benevoli e di malevoli, così questa non tolse che il -Sirtori conservasse cuor sincero e benevolo, rettitudine di anima, -ingenuità di carattere. - -Quando si vide che e' non riusciva nulla meglio che un galantuomo, a -malgrado di quella prima impresa rientrò nell'oscurità, e più non andò -per le bocche degli uomini giacchè i virtuosi (salvo quei da teatro) -pochi si curano di conoscerli, e quei pochi si astengono dal parlarne -e più dal lodarli; credo per quel dogma di prudenza che insegna a non -propalare i tesori che si possedono. - -L'autorità, se non fosse altro, per la relazione del sindaco Isidoro, -venne in cognizione del caso, ma avrebbe avuto un bel da fare se ella -avesse preteso impacciarsi di tutti gli ammazzamenti che succedevano. -Era anche troppo che adoperasse la sua politica a conservare quella -bellezza di pace al popolo contento, la sua giustizia a sterminare -le streghe e gli eretici, che il Sant'Uffizio, raccomandando clemenza -e misericordia, rimetteva al braccio laico da bruciare. Ond'è che di -questo fatto, non essendovi chi ne sollecitasse l'esame, non si ricercò -se fosse un caso d'onore od un assassinio; e morì sul tavolino d'un -assessore, e fu sepolto in un archivio dove i sorci prevennero le -ricerche degli eruditi. - -Ma il luogo ove s'è patita una sventura, corso un pericolo, è pur -giocondo a rimirarsi a chi ne campò! Ho veduto più d'un navigante -starsi delle mezz'ore fisso al mare, contemplando con certa quale -compiacenza le onde, che per due o tre giorni di seguente, gli erano -ruggite d'intorno. So di chi, uscito da un tristo luogo, dove gli toccò -fare lunga e non ispontanea dimora, molte volte ritorna a guardare -e considerare con un fremito involontario quelle mura, ove passò -tanti giorni ansiosi, tante notti palpitanti, e tirare il flato, ed -esclamare: — L'ho scampata bella. - -Anche la famiglia de' Sirtori trovandosi alla villeggiatura l'anno -seguente, volle nel giorno stesso ritornare al bosco. I paesani, -che n'avevano avuto sentore, trassero colà in folla, ricordevoli -di quell'avvenimento e di quel rinfresco. Come discesero laggiù, la -Brigita comparve innanzi ai signori tutta rimpulizzita: un fitto giro -d'agoni d'argento attorno alla nuca, due grandi orecchini d'oro, una -pettorina rossa impuntita di turchino, il vistoso bustino di broccato -a fiori, tutto trinato a gale di nastri, due candide lattughe ove -al gomito finivano le maniche, un grembiule di mussola bianca nuovo -di bottega sopra una gonnella color di cielo, terminata in balza a -gonfietti. Nel vederla così in fiocchi: — Oh, oh! che novità c'è, -Brigita (chiese donn'Emilia). Tu sembri uscita da uno scatolino. - -La fanciulla fece ancor più vivo l'incarnato delle guance, e con garbo -contadinesco presentandole una manciata di confetti: — Illustrissima, -son di nozze. - -— Oggi (entrava a dire il curato) oggi l'ho detta in chiesa la seconda -volta, e questo qua è il suo fidanzato. - -E additava un pezzo di giovinotto, vestito anche egli tutto nuovo -d'impianto, con una cintura rossa in vita, e che, traendosi di capo la -reticella, da cui spenzolava una gran nappa bianca e rossa, fece una -strisciata di piedi, e non sapeva rispondere se non — Grazie, ai mi -rallegro di quei signori. - -Gli era quel tal giardiniere del padrone della filanda, che, se vi -ricorda, aveva anni fa, regalato alla Brigita, quel magliuolo di vite, -pel cui guasto era avvenuto il lepricidio. — E anch'io (soggiungeva -Cipriano) ci ho anch'io un poco di merito alle fortune di mia sorella, -per avere tenuto in guardia quella vite; non è vero, Brigita? Basta: la -vite ha portato frutto, e il bel primo grappolo mi prendo la libertà di -presentarlo a loro illustrissimi. - -Qui, levandone i pampani sovrapposti, discoperse un paniere di pesche -fragranti, sormontate da dorata moscadella. - -— Abbiam tutto per ricevuto, risposero i signori: poi donn'Emilia -si trasse di capo uno spillone d'oro, che le dame portavano infisso -nel volume delle trecce come d'argento l'usano tuttora le contadine; -la contessa madre si sciolse uno smaniglio d'oro a filagrana; don -Alessandro spiccò dalla giubba una dozzina di massicci bottoni -d'argento (allora giudicavasi più decoroso il regalare così che non -con denaro), e diedero ogni cosa alla Brigita, che fu un bel presente. -Don Alessandro poi, voltosi a Cipriano e battendogli sulle spalle con -quel fare d'amichevole protezione che i signori, senza derogare alla -dignità, possono concedere ad esseri tanto a loro inferiori: — E tu -(gli disse) possa tu non aver mai occasioni che giuste di metter fuori -il tuo coltellaccio. - -— O per questo (replicava Cipriano, che non toccava coi piedi in terra -al vedersi, là in faccia a tutto un mondo, trattato con tanta bontà da -un nobile), oh per questo, illustrissimo, la stia sicuro. Perchè, non -c'è risposta, noi Brianzuoli siamo fatti così: somigliamo ai cani da -pastore; fedeli, sempre quieti, da bene finchè si lasciano stare; ma -vien l'occasione? arruffano il pelo, cacciano fuori tanto d'occhi, e -non temono affrontarsi, fosse bene coll'orso. - -I primi passi, com'era naturale, furono alla nuova chiesa. - -Se don Alfonso avesse potuto sciogliere lo scellerato suo voto, avrebbe -forse eretto ed ornato uno splendido tempio, perchè laute sono le -rimunerazioni onde il delitto mercanteggia la complicità che al Cielo -domanda. La gratitudine, più modesta, non aveva edificato se non una -angusta e disadorna chiesuola, che il sindaco mostrò parte a parte -con una compiacenza da artista. Il signor vicario poi montò in una -botte sfondata della cànova di Cipriano, che per quell'occasione erasi -rinfronzita in modo da scusar di pulpito, e sopra il versetto _Sicut -fluit cera a facie ignis, dispereant peccatores a facie Dei, et justi -epulentur et delectentur in lætitia_[7] sfoderò un bravo panegirico; -un panegirico sulle molle. Gli è ben vero che, quando i signori gliene -presentavano le loro congratulazioni, egli asseriva che unicamente la -cortesia di essi era la cifra che dava valore allo zero de' meriti -di quello, e volse lasciare intendere d'averlo fatto a braccio; ma -non è facile il persuadersene chi badi all'erudizione e all'ingegno -che v'erano a pale. Accennò di fatto tutti i templi antichi, da quel -di Serapido fino alla rotonda di Agrippa; recitò una sequenza di -architetti i più famosi; con una delicatezza da stordire, encomiò i -Sirtori e la signora Perego sotto al velo di Salomone e di Zorobabelle; -conchiuse esortando i contadini ad elevare un mistico tempio, dove gli -affetti fossero i muratori, che, colla calce della carità fraterna e -la cazzuola della limosina, sopra il fondamento della fede ergessero -le mura della speranza, tra cui le colonne della memoria coi capitelli -della gratitudine sostenessero la cupola della devozione, sotto alla -quale dalle campane della tradizione venissero congregati i popoli ad -una festa, in cui fossero arazzi le preghiere, altari i cuori, lampade -l'allegrezza comune, organi le gole cantanti, incensi... non mi ricordo -più che cosa, giacchè il panegirico non fece mai gemere i torchi; ed è -un peccato, perchè potea far testo. - -I paesani, più trasecolati da quel tòcco d'eloquenza quanto meno ne -avevano compreso, sbucarono di chiesa non appena fu finito, e don -Alessandro ordinò a Cipriano che mescesse ancora a tutti; il che non -domandatemi se accrebbe l'allegria ed il frutto del sermone. - -Mi s'era dimenticato di dire come la medaglia d'oro che era stata pegno -di vendetta, venne di fatto appesa in voto alla Madonna, e là rimase -fin quando, trentasett'anni fa, i Francesi ci fecero, cogli ori della -chiesa, pagare quella bellezza di libertà che ci venivano a regalare. -Allora uno di questi contorni, spirito forte che s'era fin lasciato -intendere a dire che i frati non erano se non tanti oziosi, d'ordine -del Governo la levò via per cambiarla in tanti zecchini, e ve ne -sostituì un'altra di similoro. E la medaglia e la libertà, come succede -delle cose false, presero il verderame: quella passò tra le ciarpe di -un ferravecchi, l'altra tornò in paradiso ad aspettare il _Dies iræ_. - -Tanto andò a genio quella sagra campestre, che i signori istituirono -di tornarvi ogni anno. Cominciarono a menare alcun amico, e amici -n'han sempre di molti i signori, massime d'autunno: qualche ricco che -là intorno villeggiava, per curiosità, per passatempo volle vederla. I -contadini rimangono in quel tempo disposti all'allegria dalle miti sere -e dai ventilati mattini succedenti alle eterne giornate, sudate sotto -la sferza della canicola, dal vedere indorato il granoturco e colorita -la vendemmia. Se vi aggiungete le memorie della libertà ricuperata e, -cosa non meno importante, della merenda goduta, facilmente intenderete -perchè vi traevano volentieri, quando anche non vi dicessi che -don Alessandro continuò a pagare a Cipriano due zecchini, perchè -distribuisse quattro brente del buono. Con così poco i ricchi possono -farsi voler bene! Morto poi quel signore, per non ismettere la buona -usanza, gli accorrenti portarono con sè da merendare e da bere una -volta, ovvero dei bravi quattrini, coi quali, mentre pagavano il fiasco -a Cipriano, questi, già grave d'anni e padre di figli che avevano -figli, coll'aria d'importanza propria dei suoi confratelli, diceva -loro: — Ecco; finchè visse quel buon signore, si bagnava il becco con -meglio che dell'acqua, e _gratis et amore Dei_, e questi erano tanti -risparmiati. Ma dei signori buoni non se ne trova uno ad ogni uscio. -Eh tu, Matteo, non puoi aver idea di quel diavolo a quattro; tu eri -ancora a balia. Ma voi, Cosmo, che, poco su poco giù, siete del mio -tempo, dovete serbarne memoria, eh? E trovava tutto il suo pascolo, -quando, messo in mezzo da una ventina di villani, non meno vogliosi -d'udire che esso di narrare, poteva ripetere punto per punto l'istoria, -mostrar la vite, che ormai rinfronziva tutta la fronte della casetta, -e di bei festoni attorniava le finestruole, e descrivere gli atti -e le parole dell'Orso di Barzago che Dio gli abbia perdonato, e don -Alessandro Sirtori che spendeva come un Cesare, e che aveva il cuore -compassionevole quanto se fosse stato un pover'uomo. — E la cagione -di questo sconquasso (aggiungeva con una stropicciatina di mani) chi è -stato? Io, io persona prima. L'ho vista brutta, ma la paura non sapevo -dove stesse di casa io. Eh! adesso sono da mettere fra gli scarti: ma -allora ero un acciarino bresciano: poi un buon Brianzuolo, quando fa -bisogno, non c'è a dire, muora Sansone e tutti i Filistei. - -Mancò poi anche Cipriano; mancarono quel Cosmo che se ne ricordava, -e quel Matteo che non se ne ricordava: col valicar dei tempi, nuove -disgrazie fecero perdere la memoria di quelle: e però, non fo per dire, -ma bisogna chiamarsi obbligati a chi riempie queste importanti lacune -della storia col tornare in luce fatti così istruttivi ed esemplari -come veri. - -La concorrenza però non è mai venuta meno: anzi in un secolo che non -crede nulla e si fa beffa di tutto, fin delle intenzioni, quando il -Gioja si congratulava di vedere scemata l'affluenza al santuario di -Caravaggio e ad altre sagre, chi lo crederebbe? alla Madonna d'Imbevera -aumentò straordinariamente. Se domandaste il perchè, vi risponderemmo: -— È la moda; ragione la sola che molti possano rendere delle loro -azioni, e fin della loro guisa di pensare. Nè crediate vi si faccia -una musica, una fiera, qualche cosa di fracasso; no: unico spettacolo -è quello degli spettatori. La romita solitudine, onde sono per tutto -l'anno circondati la povera chiesuola d'Imbevera e un casamento eretto -là d'accosto, ogni otto di settembre si popola così rapidamente, così -variamente, come si legge che un giorno solevano le selve al cenno -delle fate. - -Chi drizza a quella volta, già da assai lontano ode una romba, simile -al romoreggiare della marina. Ed ecco le strade, che d'ogni parte -vi capitano, brulicare di gente, contadini, artigiani, mestieranti, -soli, a coppie, a gruppi, a frotte. Giovinetti con cappelli di paglia -artificiosamente trecciati a trafori, adorni con piume, specchietti, -galanterie quali contenti del frustagno e del taglio all'antica, -mentre gli altri vestono giubbe più moderne, colla cocca del fazzoletto -affacciata alla tasca e con larghi pantaloni, invano e dal curato e dal -fattore rinfacciati loro siccome indizio evidente d'insubordinatezza -e d'irreligione; pigliansi al collo gli uni degli altri, a spintoni -rompono la calca, od in ischiere arditamente festanti colla zampogna -fanno risonare concerti, che sentono il sole e il vento della montagna. -Le caute madri, tutte occhi a vigilare le ingenue fanciulle, quel -giorno permettono che, per devozione, esse vadano a Imbevera. Tu -scerni la Brianzuola alla snella corporatura, ai _baldanzosi fianchi_ -che davano per la fantasia al mio Parini, ad un'aureola d'argento al -capo: distingui la briosa Bergamasca al bustino cortissimo di vita, ai -vezzini d'oro, ai cincinni della fronte, ad un agone a trafori infisso -nelle trecce cascanti bizzarramente da una banda, a certi sguardi -bricconi. E tutti ne' vari loro dialetti chiedono, cianciano, gridano, -fanno fiera. Il garzone, che per la prima volta vi trae, interroga -curioso un vecchio, che ci veniva prima del 96, quando vi comparivano -indemoniati strillando, e buli che deponevano alla soglia della chiesa -la omicida loro carabina; che si ricorda quando i Giacobini in nome -della libertà proibirono quella sagra, e quando Russi e Cosacchi, -tornandoci cattolici, l'ebbero ristabilita; c'è venuto coi Francesi -repubblicani, coi Francesi imperiali, ed ora seguita da vent'anni a -venirci con cotesti, sperando venire coi loro successori. - -Nel bosco e sul piazzuolo s'innalzano assiti e baracche, si spiegano -tende, curvansi e intrecciansi i rami a pergole, a capricciosi -frascati, si dispongono tavole, trespoli, sediuoli; è un mondo di -gente, è un tremoto di faccende. Qui fierajuoli a sfoggiar mercanzia: -là bettolieri a rosolare braciuole e friggere galletti: il buzzurro -allessa e brucia le castagne primaticce: un gruppo di villani già mezzo -brilli urlano a chi più i punti della mora, altri straziano costolette -così guascotte, e le irrorano di acquavite, di vino, di mosto appena -spremuto dall'uva non ben matura. La fanciulla compra un santino per -la nonna devota: la nonna gingilli per ispassar il bambino quando il -portano a mimmi; il becerume, bocca ed occhi spalancati, attende alle -forze, o al bagattelliero che ha rimedii per tutti i mali e per altri -ancora, o al cantambanco che sul cartellone dimostra vita e morte del -famoso Pacino, l'incendio di Mosca e l'inondazione del Danubio; o a -qualche Orfeo che, strimpellando la ribeca o raschiando un violino, -attira le pietre. La chiesa, che fu già occasione della festa, è la -meno che si visiti: in quella vece fitti, serrati, vanno come un'onda -di su, di giù, per la spianata e pel bosco vicino. - -Così la pedonaglia. Ma quelli di maggior bussola non compajono se non -nel basso del giorno, tanto più tardi quanto ciascuno è, o si crede -da più. Monza, Milano, Como, Bergamo (e si v'è due passi) risentono ai -corsi loro la mancanza della crema o della schiuma dei cittadini e dove -sono? al bosco d'Imbevera. Zerbinotti che sbraveggiano su sbuffanti -puledri, o trionfano in _tilbury_ eleganti: gran signori rimpettiti in -comodi cocchi, con ambiziose mute, condotte a centinaja di zecchini -dai pascoli dell'Holstein e dell'Olanda: fittajuoli che staccarono -dalla benna e dall'aratro i robusti ronzinanti svizzeri, e rivestirono -di nuova livrea il carrettiere: nobili scadenti, o sorgenti plebei, i -quali noleggiarono ad alto prezzo un calesse, due rôzze e un vetturale, -il quale cornando e schioccando fa rumore per quattro: particolaretti -che coll'industria sperano quando che sia mutar in carrozza la -timonella di cui ora mal s'accontentano: il granajuolo nella sedia o -nel baroccio che lo porta il sabato ai mercati di Lecco o alle calende -a Bergamo; tutti insomma qui piovono a darsi aria, a vedere, a farsi -vedere. Gli alberghi più capaci della città appena basterebbero a tanto -concorso, non che le meschine bettole del contorno, poco migliori di -quella ove, ducencinquanta anni fa, vendeva vino il nostro Cipriano. -Quindi vedi i cavalli affidati a ragazzi su pei prati; e da tutte le -bande disposti in fila cocchi a centinaja, che dico? a migliaja: e tra -quelli sparsi i pitocchi, che sporgono la mano o il bossolo, ostentando -al passeggero piaghe, moncherini, una nidiata di puttelli, e strillando -_Pietà, limosina._ — Concordanze sociali! - -Chi credesse che una sagra campestre dovesse far luogo a quella -semplicità, che aggiunge tanto più allegria, quanto più la scioglie -dagl'impacci, sarebbe troppo in inganno. Il lusso più ricercato, -le più sontuose gale di vesti, di fronzoli, di gioje, sono di balzo -trasportate dal corso delle città al bosco d'Imbevera. La signorina, -venuta, già è un mese, a villeggiare qui poco lungi, fra il grosso -bagaglio non si dimenticò di qualche bel capo o di un vestitino a -posta per questo bel giorno: la fidanzata vi fa la prima comparsa -coi vezzi donatile dallo sposo: quella sciarpa, quella cappottina -furono rinnovate per farne spocchia alla Madonna di Imbevera. -Belle dall'arguto pallore e dal fuoco raccolto degli occhi pensosi, -meraviglia dei teatri e dei ridotti cittadini; forosette dalle gote -rubiconde e piene come melerose, che nelle solenni processioni del -villaggio sentonsi dire _Ve' com'è bella,_ qui compajono insieme: -le prime appoggiate ad uno sposo fedele, beando di lusinghiero -ritenuto sorriso il fedele milordino, che con membra e con andar -femmineo sbircisce colla lente e susurra meditate cortesie; l'altre -colle compagne, dando ascolto e risposta ai vivaci scherzi ed alle -espressioni più clamorose quanto più cordiali, del bifolco e del -bottegajo; finchè vanno queste a tracannare l'acquavite e la spumosa -birra, l'altre a gustar la gramolata, il sorbetto e le paste sfoglie -sotto ai padiglioni dell'effimero acquacedrajo. - -Chi di là gira lo sguardo, vede brulicare una folla di teste; cappelli -da villano, da signore, da prete, da cittadino; brillanti colori e -delicati; il sedan ed il velo crespo alternati colla stamina e col -bambagello; fogge testè arrivate da Parigi presso a quelle da un -anno abbandonate alle provinciali, all'altre che già discesero al -contado, alle arcaiche, custodite dalle matrone in commemorazione -de' tempi migliori. Qui le piume d'uccello di paradiso ondeggiano a -canto al pennacchio del gendarme, la cui vista fa sguisciar via il -tagliaborse, frena l'allegria d'un ubbriaco e le ominazioni di due -baffuti, che battendo i tacchi, ragionavano della buona causa. Qui -gli uomini creati dalla natura a consumare e godere, misti con quelli -da essa destinati a sbracciarsi e stentare per la soddisfazione dei -primi: contadini imbruniti e ingagliarditi dal sole e dalle fatiche -sono riurtati sdegnosamente dal prediletto dalla fortuna, gonfio per -dieci generazioni di antenati, al par di lui oziosi, il colore e le -membra dilicate del quale fanno prova del sangue più gentile, cioè -degli squisiti bocconi e del non far nulla. Qui un veterano della -legion d'onore e dai mustacchi bruciacchiati dalla polvere d'Ulma e -d'Austerlitz, e che sarebbe colonnello se le cose, dic'egli, fossero -ite come dovevano, trovasi a fianco del coscritto che una sola notte -passò in caserma fra gli stravizzi, il fumo e le facili beltà. Qui la -schifiltosa mantenuta pavoneggiandosi raccomanda al suo ganzo che le -sontuose trine da lui donatele non lasci mantrugiare dal contatto del -ruvido guarnellino che la setajuola guadagnò di sacrosante fatiche. - -Quando poi, veduto ed ascoltato intorno il linguaggio de' ventagli, -de' fazzoletti, delle lenti, lo sguardo ansioso di chi cerca, il -dolente di chi troppo ha trovato, il confidente susurrio delle recenti -spose, e l'inesorabile cicaleccio delle terribili madri che hanno tre -fanciulle da maritare, tu volgi dall'altra parte ove sale il bosco, -ecco per tutta la pendice una mobile decorazione di gruppi che disposti -nel più pittoresco modo tra le fratte e i castani e sul molle tappeto -del muschio, godono la merenda e lo spettacolo che l'onda della folla -scendendo e poggiando cangia ad ogni batter d'occhi al loro piè. - -Deliziata a tale scena, la vispa zitella esclama, — Deh! com'è bello! -nel mentre stesso che un'altra, coll'ingrata maestà del quarantesimo -anno, ripete contraendo il labbro, — Al confronto d'anni fa: non c'è la -metà gente, la metà lusso, la metà allegria. - -Così il giovane, cui l'età del primo amore dipinge tutto a color di -rosa, trova qualcosa di gajo tale mescolanza del boschereccio collo -scialoso, della naturalezza coll'eleganza, della franca giovialità -campestre colla contegnosa della città; intanto che un altro, cui -l'esperienza rese itterico lo sguardo, raggrinza il naso esclamando: — -Pazzie! venirsi a pompeggiare in un bosco! - -V'è intanto chi si perde per la selva a cercare una pianta remota, -dove, anni sono, in questo giorno istesso incise un nome, — il nome -d'una fanciulla, con cui si erano giurati eterno inseparabile amore. -La pianta crebbe, crebbe il nome con essa, ma l'amore svanì; ed egli -appena ricordò l'amica perchè la rintoppò laggiù, contenta madre dei -figliuoli d'un altro. - -Ancora v'ha chi, non logoro dai diletti cittadini a segno da non -sentire l'incanto delle semplici bellezze naturali, guadagna le vette, -e di là vagheggia il cielo che s'inazzurra sui poggi e sulle valli -della Brianza: quel cielo che gli stranieri credono un'esagerazione -quando lo vedono dipinto nelle tele dei gran maestri: e che in -quell'ora, imporporandosi ai tremuli raggi del sole che declina, -fa spiccare all'occhio ammirato la sommità dei colli e dei monti -che formano cornice ad uno de' più graziosi paesaggi; mentre gli -augelletti... - -Ma che ha qui a fare quest'arcadica descrizione? - -Che ha a fare? - -Ah! lo sa il mio cuore, che alla sconsolante realtà del presente -procura sottrarsi col figurare come sa più al vivo quei luoghi di -care memorie ed incolpate. O miei monti, o miei colli! Deh quando il -sereno spirare del vostro orezzo pioverà ancora la pace sul mio solingo -cammino? Quando l'alba mi troverà sulle vostre vette ad aspettarne il -primo biancheggiare? Quando la sera accoglierà il saluto che manderò -al patetico astro di Venere? Quando il sole mi vedrà, in gara col -capriuolo, libero come l'aria che vi si respira, balzar di pendice -in pendice, aspirare l'aroma del cisto e dello spigo selvatico e -l'autunnale fragranza delle eriche fiorite; tuffarmi nei torrenti della -luce ond'esso v'ammanta; esultare sentendomi al disopra dei tumulti -dell'umanità e più vicino al tempio del Creatore? Quando, quando? — Ah -forse mai più! - -Perdonate, lettori, se da voi mi son dilungato, come perdonereste al -vetturino che vi guida in viaggio, e che s'arrestasse per abbracciare -un bambino che gli ricorda il suo fanciulletto, ahimè! rapitogli dagli -assassini. Sono con voi, se volete che tornando alla campestre festa, -scrutando i cuori, cerchiamo tra quel nugolo di gente alcuni successori -di don Alfonso, ma che, grazie alla crescente civiltà, sostituirono -al ratto la seduzione, alla violenza il raggiro, alla legge sfidata -la legge illusa, alla vendetta scoperta la denigrazione e il bacio di -Giuda: od anche qualche imitatore di don Alessandro, col proposito, -più generoso che prudente, di assumere la difesa del debole contro -il soverchiatore, massimamente se questo non sia troppo grosso, nè -l'affare importi pericolo. - -Potremmo anche o maligni rivelare alcune fortunette che la boscaglia -e la folla mal coprì; o morali compiangere tante che vennero a -perder l'innocenza per festeggiare un giorno in cui l'innocenza fu -salvata; e i molti che gozzovigliano un dì per digiunare una settimana -coll'affamata famigliuola, e che non abbandonano il tumultuoso -stravizzo se non dopo che la ragione è sfumata a rinforzi di bicchieri, -e che il vino o la gelosia fece cacciar a mano i coltelli; — solite -appendici delle sagre, solite conseguenze delle devozioni clamorose, -qui ed altrove, ai nostri tempi e a quelli dei nostri buoni vecchi. - -A tutto mette fine la sera. Al domani ecco il luogo spopolato; -pochi operai intenti a riporre le trabacche, a sgomberare il lieto -apparecchio; poi tutto ritorna nel silenzio. Fronde intrecciate, rami -aggruppati o schiantati, l'erba calpesta, qualche tronco abbronzato dal -fuoco, reliquie di cibi, sono tutto quello che rimane del tumulto di -jeri, che si rinnoverà da qui ad un anno per terminare ancora nel modo -istesso. - -Così nell'anno dei secoli passano le generazioni. Quella che oggi a -calca si affanna su quest'ajuola del mondo, dimani sarà scomparsa; -agli splendidi clamori che oggi ne rintronano, succeduto il silenzio; -al tumulto delle futili importanze, la solitudine, il disinganno -del sepolcro; gli edifizii che noi ci architettiamo, verranno levati -come il padiglione d'una notte: altre generazioni succederanno poi a -tripudiare e gemere, a compiangere ed esser compiante, a soffrire e far -soffrire, sintantochè, giunta a sera la loro giornata, daranno luogo -alle successive; — nulla più ne indicherà l'esistenza, nulla se non le -ruine. - - 1834. - - - - -LA BATTAGLIA DI VERDERIO - - - PREGATE PER LI POVERI MORTI - NELLA GRAN BATTAGLIA - TRA FRANCESI E AUSTRO-RUSSI - QUI COMBATTUTA IL 29 APRILE 1799. - -Quest'iscrizione, apposta a un crocione di legno, piantato nei campi a -pochi passi da Verderio Superiore, io leggeva tornando da una vicina -sagra, il giorno di santa Teresa del 1833, — la leggeva forse per la -ventesima volta, eppure, come la prima fosse, mi commoveva d'intima -melanconia il paragone fra questa _grande_ battaglia di poche migliaia -d'uomini e i _gloriosi_ macelli di Wagram e di Jena; mi commoveva -quell'indistinto ricordo di tanti infelici, quivi periti, lontan -dalla patria, sconosciuti, incompianti; uccisi non sapendo da chi; -combattendo senza conoscere il perchè. Dove il masnadiere scanna -un viandante per derubarlo, si pianta un segnale; e il passeggero -vi recita un suffragio pel mal capitato, nè sa frenare un moto di -sdegno verso l'omicida. Qui furono trucidati tanti insieme, sul campo -della irrazionale obbedienza che chiamano campo d'onore: — appena la -religione benedisse la tomba de' prodi, e rimosse la bestemmia da chi -ne fu cagione. - -Questi pensieri mi teneano fermo, col capo scoperto e le braccia sul -petto incrociate, dinanzi a quella croce, allorchè un vecchio, al -quale io non avevo fatto mente dapprima, interruppe il mio meditare, -dicendomi: - -— Ell'era ancora _in mente Dei_ quando avvennero quei casi. Ma io, ho -proprio vedut'io con quest'occhi ciò che ella legge. - -Ingordo sempre d'ascoltare racconti da coloro che ne furono testimonii, -e coi quali par che si prenda non solo interesse, ma parte, pensate -se lasciai cadere quelle parole. — Mi volsi anzi ad esso pregandolo -a ripetermi quel ch'egli sapeva di tali avventure. Sebbene più verso -i sessanta che i cinquant'anni, era florido e rubizzo, talchè non gli -disdiceva il fucile che alle spalle recava: sedea sopra un paracarri -rasente la via; ed io, postomegli di fronte, attento l'ascoltavo, -mentre egli così prese a dire: - -— Io era giovane, ben giovane e saldo prima di quei tempi; e servivo -da lacchè nella casa degl'illustrissimi padroni di quel palazzo e di -questi poderi. Quando a un tratto mutano le cose: i Tedeschi, i quali -(chi sa da quanti secoli?) qui se la gavazzavano in pace da padroni, -sono costretti a fare fardello, ed arrivano i Francesi, i Giacobini. - -Sa lei che differenza corre tra 'l venerdì e il sabato grasso? in -quello, ciascuno attento a' fatti suoi, serio, operoso: al domani una -baldoria, un correr all'impazzata, a travestirsi, a saltabellare; e fin -gli uomini più assennati pigliare un ramo non so se mi dica di pazzia. -Faccia conto che nè più nè meno avvenisse in quell'occasione. Allora -non più arciduca, non più imperatore; abbasso le aquile, cancellati gli -stemmi: ognuno mette al cappello una coccarda a tre colori; bandiscono -che siano liberi tutti, tutti eguali, il padrone al villano, il nobile -all'artiero, il servo al suo signore; e feste, e falò, e sulle piazze, -pe' sagrati, da per tutto piantare un albero, che voleva dire la -libertà e non aveva radici; e attorno a quello cantare, ballonzare, far -scene e arringherie, sinchè il capriccio di qualche caporale, in nome -della libertà, non interrompesse la baldoria. - -Lor giovani, è inutile, non ne vedranno più di vicende simili; ed io, -se campassi dugent'anni, non mi uscirà mai di memoria il trapestio di -quel tempo. - -Io non aveva mai veduto nè sentito altrettanto: giovane del resto e -perciò volonteroso delle novità, se in sulle prime mi parevano follie, -non tardai a pigliarci gusto come gli altri; come gli altri mi lasciai -inorpellare, e mi credetti divenuto un gran che. Capperi! non ero io -cittadino? non potevo dar del tu alla signora contessa, e dir cittadino -al signor marchese? - -I ricchi, ai quali, un giorno peggio dell'altro fioccavano addosso -pesi, imposizioni, angherie, dovettero tirar i remi in barca e limitare -le spese. I nuovi predicatori poi trovavano crudeltà che un uomo -dovesse correre a prova de' cavalli innanzi alla carrozza dei padroni, -a rischio spesso di farsi calpestare, sicuro di rovinare la salute: -onde l'uffizio mio di lacchè cessò; ed io non trovando di prender -servizio altrimenti, se volli strappare un boccone di pane, dovetti -tornare in paese. Merito dell'eguaglianza. - -Anche qui tutto era mutato, tutto sossopra. I miei compagni con festa -m'accolsero; ed io imitando quel che avevo visto giù a Milano, feci -piantar l'albero della libertà nel nostro e nei paeselli vicini. - -Ma che sto a dirle? Certo lei avrà udito contar queste cose delle volte -chi sa quante; e poi loro leggono i libri dove si trovano descritte per -filo e per segno. - -— Si; è vero (gli soggiunsi io), ma se sapeste come ognuno le narra -diversamente, secondo che con diversi occhi le ha vedute, non vi -farebbe meraviglia ch'io senta tanta voglia d'udirle da voi novamente. -Quanto ai libri, poveretto chi vorrà dai libri giudicare que' giorni! -Onde, ve ne prego, seguitate, e ravviatemi un po' su quei giorni che -parevano promettere un procelloso e vivace secolo ad una generazione, -destinata invece a passarlo mogia e dormigliosa. Ditemi almeno quel che -accadde a voi in particolare. - -— A me? oh io feci quel che fecero gli altri, e messami la giubba verde -e la tracolla rossa, entrai guardia nazionale: soldati senza soldo, che -stavamo a casa nostra per far guarnigione al paese, e per salvarlo se -mai venissero nemici. Se questi si fossero affacciati, io non so quel -che avremmo fatto: so bene che, quanto sia alla quiete e al tenere -sgombro da malandrini, non c'è a che dire, mai non s'è inteso d'una -prepotenza qui intorno pel corso di que' tre anni. - -Io però era sazio di quel trambusto irriposato: non mi parea trovar -poi quella fratellanza che predicavano, quel ben volersi un l'altro; -massimamente mi dispiaceva quel vedere malmenati i preti, e disturbate -le chiese e i sacramenti, e ne prevedevo poco di bene. In fatto la -primavera del 99... allora dicevano ad un altro modo, perchè erasi -mutato tutto, e fin gli anni e i mesi e le settimane, ma da noi non -vi si dava ascolto, e la domenica si faceva festa, e a Natale si -mangiava il panatone, e a Pasqua le uova e confessarsi. La primavera, -come dicevo, del 99, s'intendono di strane novità, prima bisbigliate -all'orecchio de' più fidati, poi si divulgano; che è, che non è; si -scrive come 'l quale i Francesi scappano, e tornano i Tedeschi con -Russi e Cosacchi e che altre genti so io, a ristabilire i troni e la -religione. - -Allora un farnetico di saper di novità, anche noi villani, avvezzi -un tempo a lasciar fare ai padroni, senza curarcene più che tanto; un -continuo domandarci. _E sicchè? abbiamo notizie?_ E secondo si udiva -_Hanno battuto; Furono battuti; Vengono; Si ritirano,_ alcune facce si -facevano tanto lunghe, altre ridenti e giulive: come quando il sole -mostrasi attraverso ai nugoloni, che ad un tratto fa lucente questo -prato, mentre quel poggio sta nell'ombra, poi di subito sparge sul -poggio la luce, e lascia il prato nell'oscurità. - -I più però erano quelli, che, tutt'allegrezza, esclamavano: _Tornano -i Tedeschi; vengono i castigamatti; i nostri buoni, i nostri cari -padroni; non più contribuzioni non più Giacobini, non più andar -soldato; e la roba nostra sarà nostra; e i figliuoli nostri torneranno -a star in casa ad essere obbedienti, e lasciar comandare a chi tocca. -E quel ch'è il cap'essenziale, la religione si rimetterà in onore; -potremo ancora far le processioni e scampanare finchè ci piaccia._ - -Mentre da noi si discorreva, quegli altri venivano. A Lecco, sentiamo -dire s'è data una battaglia, come quelle scritte sulle gazzette: poi -i Francesi hanno fatto saltare il ponte, e si ritirano per difendere -Trezzo e Vaprio e Cassano. I Russi sono di là dall'Adda; onde le -nostre contrade possono dormire i loro sonni in pace. Quando improvviso -arrivano novelle di mala sorte; che i Russi hanno a Brivio varcato il -fiume e si difilano adosso a noi, e quel ch'è il peggio, sputano fuoco, -rubano che che trovano, bastonano gli uomini, malmenano le povere -donne: fanno scempio de' Giacobini come degli Aristocratici, di chi -conservò la coda e i calzoni, come di chi va zuccone e colle brache a -pantaloni. - -Allora, amici o no de' Tedeschi e de' Russi, ciascuno dà spesa al suo -cervello per ascondere quella poca grazia di Dio: è un corri d'ogni -banda a tramutar le bestie, a sotterrare i quattrini, a trafugare ogni -miglioramento. - -Ma dove? se nessun luogo era sicuro, se da per tutto arrivavano a -grappare quelle picche maledette? - -Io, come tutti gli altri miei commilitoni, voleva ella che facessimo -i valent'uomini contro un esercito? Prima nostra cura fu dunque di -nascondere, chi sa dove, le nostre divise verdi e le coccarde, che guai -se ce le trovavano! poi star aspettando, e pregare Dio che la mandasse -buona. - -Quanto a me, non avevo nè genti, nè parenti; onde, seppellito alla -meglio quel che mi avanzava, posi tanto di stanga traverso alla porta -della mia casuccia, solo per non parere men savio degli altri: chè -del resto tanto sarebbe valso il lasciarla spalancata; poi... Già la -carne non mi pesava; uscito da un abbaino d'in sul tetto, con questo -schioppo ad armacollo, la diedi per le campagne. Il mio schioppo, -qualora l'ebbi a lato, mi sentii sempre valere il doppio: de' campi, -de' boschi, nessuno più pratico di me, onde speravo campare, intanto -cominciano a sfilare Francesi buzzi buzzi, senza quell'aria di me ne -infischio dell'altre volte; e dietro a loro picchetti di Barbetti e -Cosacchi, con facce da posali li, su cavalli che correvano come il -vento: erano soldati di Bagrazion, di Rosemberg, di Wukasowich, d'altri -nomi che adopriamo ancora per ispauracchio de' ragazzi. Venire e far -netto era tutt'uno; sicchè la gente, vedendo che, gialli o verdi, era -assai salvar la pelle, chi potè fuggire non rimase; e senza mancar -maglia, chi qua, chi là se la batterono ai monti, alle cascine più fuor -di mano, per cansare la mala ventura. Quanti n'ho io scortati che i -giorni innanzi stavano tant'alto, e mi voleano rimangiare quasi fosse -tornato il tempo loro; e adesso scappavano da coloro che tanto aveano -ribramati! Davvero io me ne sentiva la bocca amara, e avrei voluto -dar loro almeno una mostacciata: pure morsi la lingua, feci servigi a -chi potei, e me ne trovo contento, ancorchè essi poi m'abbiano pagato -di sconoscente arroganza, non più ricordandosi di quei lumi di luna, -quando mi dicevano: _Carlandrea, sono nelle vostre mani._ - -Riderà lei, signorino, se mi sentirà, così vecchio, ragionare d'amore? -Ma i' ero giovane allora come può esser lei, fra i venticinque e i -trenta, e non ero il diavolo; e se pur ella verrà vecchie, come le -auguro, le piacerà tornare col pensiero ai freschi anni, ai primi -amori, principalmente se incolpevoli. Ha dunque da sapere ch'io da -un pezzo parlavo colla Rita, figliuola d'una terriera di qui: una -bell'asta di donna, capelli neri come la pece, occhi vivi come d'un -pesce, ed ella pure voleva bene a me... - -Sua madre era aristocratica. - -La pensi! i partiti anche tra noi villani! aristocratici anche tra noi, -che guai se avessimo ardito confrontarci al più spiantato fra i nobili! -Onde la non voleva dare sua figlia a me, perchè ero repubblicante, e -portavo il cappello sulle ventitrè e mozzata la coda; e ripeteva ch'ero -un ciuffo; che, con tante gerarchie per la testa, non farei buona -compagnia alla sua Rita. - -Povera donna! Parlava per fin di bene; ma e alla Rita e a me pareva -nol dicesse per altro, se non perchè la avrebbe volentieri maritata -col figliuolo d'un fattore di Merate, che da un pezzo la puntava. -Adesso però che il pericolo era venuto, si vide chi di noi le volesse -maggior bene. Colui, gambe mie! pensò alla propria pelle, e gli altri -pensino alla loro. Io, in mezzo alla disgrazia, tutto contento di poter -aiutarle, portai in sicuro il bello e il buono che avevan, poi dissi -loro: _Donne mie, non è tempo di star accanto al fuoco;_ e di notte -le avviai sul Montorobio, ove le riposi in un capannotto: vi stessero -finchè passava quella scroscia; al vivere ci pensavo io; le nottolate -le facevo in sentinella. - -Intanto il paese era venuto pieno di coloro, e cominciavano a farne -delle sue... ma è più bello dimenticarle. - -Che brutta cosa è la guerra! Ma lei, signorino, che sa di lettere; dica -mo, non si potrebbe farne di manco della guerra? E accomodarsi come noi -villani accomodiamo le nostre baruffe, dando un colpo al cerchio, uno -alla botte, senza venire alle coltella? E quei che sono causa di tanti -mali, può far Dio che godano pace, e che intendano salvar l'anima? - -Impacciato io gli rispondeva: - -— Voi vedete che la facevano con buona intenzione, per tornare il paese -in quiete e in bene. - -Carlandrea s'attese un poco, poi tentennando il capo, ripigliò: - -— Appunto come se io, vedendo che il mio vicino sciupa il suo, gli -entrassi in casa, e dessi mazzate su quel che rimase di buono, e -appoggiandone a lui delle sonore, gli rompessi le braccia perchè non -potesse più far del male. - -Io non potei non sorridere; ma quando l'informai che v'erano libri -che trattavano dei diritti e dei modi da tenersi nel far la guerra, mi -guardò con una ciera incredula, e soggiunse: - -— Probabilmente avranno per testo, _quinto non ammazzare_. - -Io m'accorsi che l'uomo era troppo vecchio, o forse troppo nuovo di -sì fatte materie, sicchè si potesse sperare di vincerlo coi grandi -argomenti dell'averlo detto altri e dell'essersi sempre fatto così: -onde compatendo la sua caparbietà: - -— Eh! queste cose è un pezzo anch'io che le rimeno pel pensiero; ma per -manco male non pizzichiamo questa corda; tanto più che il rimediare a -tali sconci non dipende nè da voi nè da me; e coloro che li cagionano -odono soltanto le vittorie ed i _Te Deum_. Poi ci ha di mezzo tanti -altri garbugli, che la più sicura è portarseli in pace come la febbre, -come la gragnuola. - -— Oh quelle (ripigliava Carlandrea), quelle vengono da Dio: ma -coteste... Basta: la dice bene; lasciamola là. Come dunque le contavo -o volevo contarle, un dì, per procacciar da vivere (pane, s'intende, -o farina ed uova e qualche uccello che mi capitasse sotto al tiro) io -m'era discostato alquanto, allorchè rivenendo, vedo — oh cosa mai vedo! -Due di coloro, in giulecco verde, con certe bracacce larghe, legate -ivi su d'una cintura rossa, berretto rosso al capo, gran barba: le -picche aveano confitte in terra, ed un di loro batteva in malo modo la -madre della mia Rita, mentre l'altro, lattosi contro di questa, voleva -strapparle gli orecchini, torle il vezzo dal collo, e chi sa qual cosa -di peggio. - -Pazienza, a rivederci! Senza sapere quel che mi facessi, spiano il -fucile, nè stando a dirgli _guarda,_ traggo — lo ammazzo. Al tempo -istesso, gridando a quanto me ne usciva dalla gola, mi difilo verso -quell'altro. — Costui, come insieme udì il colpo, vide il camerata -spacciato, e me in atto di volerlo sorbire, saltò su, e urlando _Urah, -urah, Franciosi, Giacobini,_ traboccossi a rotta di collo giù per le -pancate de' vigneti. Io gli feci volar dietro alcuni ciottoli, che -tristo lui se lo coglievano: poi parendomi averne buon partito dal -vedergli le spalle, tornai a confortare quelle povere donne. - -Ho fatto male, eh? Capisco anch'io: un uomo, sebben nemico, sebbene -russo, l'ammazzarlo è un caso grosso. E chi sa? forse colui (che Dio -gli abbia perdonato!) aveva moglie e figliuoli e padre e madre, che -stavano ad aspettarlo, e che forse pregavano per lui nel momento ch'io -lo spacciava. - -Ma d'altra parte che potevo io fare? solo contro due armati, non sarei -bastato; e la violenza che facevano a quelle buone creature, mi parea -giustificarmi. Io ne ho sentito rimorso, sallo Iddio; e a Dio ne ho -domandato perdono e glielo domando ogni dì; e temo sempre che, in punto -di morte m'abbia a tornare innanzi quel cadavere, quale io lo vidi dar -i tratti e spirare. Quanto agli uomini, me n'han fatto far la penitenza -la parte mia. - -Per allora, trassi di colà le donne più morte che vive, e le condussi -giù verso l'Adda traverso ai boschi! Nel fuggire, quale spavento di -vedersi tutti i momenti addosso a coloro! ogni foglia che stormisse, -ogni stridir d'uccello, ogni frascheggiare di lucertola, _Sono loro, -sono i Russi!_ Quante volte un albero parve un uomo, che le faceva -gelare, ed invocare l'angelo custode! Ma quel che era vero, udivasi -un continuo fucilare, un cannonamento, come il tuono d'agosto. _Gesù, -Maria; abbiate compassione di tante povere anime!_ diceva la Rita. -— _E de' poveri loro parenti_, soggiungeva la madre, perchè ben ci -accorgevamo che si faceva battaglia. Di fatto abbiam saputo di poi -che i Francesi, guidati da Serrurier, si ritiravano dinanzi agli -Austro-Russi, finchè, ributtati in questa campagna appunto, fecero -testa, combatterono come leoni; e sebbene assai minori di numero, la -fecero pagar cara ai nemici, ed ammazzatone un buon dato, si gettarono -nel palazzo che vede là, dell'illustrissima casa, e si difesero tanto -da ottener un'onorevole capitolazione, che, invece del castellano, fu -firmata dal fattore, mio compare, e se n'andarono. - -Io frattanto avea portate di là dall'Adda le donne, ove nessun male -ebbero, altro che la paura. — Dopo che il paese fu smorbato, e le -cose ripresero assetto, le rimisi in casa loro: tornai io pure nella -mia stamberga, che trovai spazzata senza scopa; ed era un non parlar -d'altro che dei rubamenti, delle violenze, della battaglia, de' morti, -di mille casi stravaganti e atroci. - -La Rita e sua madre (benedette donne!), per quanto avess'io -raccomandato di tacere, nol seppero; e per gratitudine cominciarono -a dire: _Se non ci fosse stato quel figliuolo!_ e _L'abbiamo scampata -bella!_ poi contarono il fatto ad un'amica, questa ad una parente, la -parente a suo marito, e questi al suo vicino; e in pochi dì lo seppero -il console e il comune; e dicevasi ch'io aveva accoppato un Russo; poi -le male lingue (ve n'ha per tutto) aggiunsero due, e quattro, e che gli -assalivo di tradimento, e che li svaligiavo. - -Gente che vuol male non ne manca a nessuno; ed io, nei tre anni -percorsi, col fare il bizzarro, m'era fatto togliere in tasca da -parecchi; e questi non tardarono a soffiar la cosa all'orecchio delle -nuove autorità costituite. - -Sonavano certe campane, che non pareva un tempo da far credenza. -Fior di galantuomini, signori de' primi, e preti e autorità si udiva -che erano stati messi alle strette, e cacciati sa Dio fin dove e -fin quando: onde gli amici mi dicevano, _Quest'aria non fa per te, -Carlandrea;_ i nemici mi guardavano con certe ciere, che volevano dire, -_Non isperare di levartela liscia._ Il fatto fu che, volendo essere -uccello di bosco e non di gabbia, salutai la mia Rita e sua madre, che -tanto più stavano in affanno, quanto si conoscevano causa del mio male: -e imbracciato il mio fucile, mi immacchiai. - -Ma di scostarmi non mi dava l'animo. Stavo un giorno senza vedere il -piccolo campanile del piccolo mio villaggio? parevo un pesce fuori -dell'acqua; mi crepava il cuore, e bisognava tornassi. Spesso anche -la sera volevo arrivare sino a casa della Rita. Il resto me lo facevo -pei campi e pei boschi, e dormivo alla stella: al tempo dei lavori -di campagna, m'esibivo a qualche contadino per ajutarlo di costa: -ammazzavo qualche uccello, e tanto tiravo innanzi. - -Però quel vivere su per su, non dormir mai nel proprio letto, non -trovarsi fra' suoi amici, non saper mai quel che si farebbe domani, -e stare continuo col batticuore di esser côlto, e passare fin le -domeniche senza messa; quel fare insomma la vita del ladro e del -bandito, non era pane pe' miei denti. Cattive azioni, lo sa Dio, non -ne ho mai commesse: ma intanto non potevo portar il mio cappello fuor -degli occhi: m'accostava ad alcuno? Lo vedeva sbirciarmi con quell'aria -adombrata, che fa tanto male a un galantuomo. - -Per istracco, io risolveva di farne dentro o fuora, e di andar io -stesso a consegnarmi alla giustizia. — Finalmente che possono farmi? -Narrerò come è passata la cosa; le donne mi serviran da testimonio: -male in vita mia non ne ho fatto mai, nè avrei dato un buffetto al mio -peggior nemico: quella fu difesa necessaria, ed anche il signor curato, -quando spiega il Bellarmino, dice che non si può ammazzare, dice, se -non per difendere sè stesso. Poco su poco giù, è stato il caso mio. - -Parlavo male? Non ci pensi però; che se io mi aspettava acqua, le -furono tempeste. Andai a Merate a consegnarmi: esposi il fatto al -signor cancelliere; e questi mi disse: _Voi siete reo d'omicidio -proditorio; di più, siete conosciuto per giacobino; il quale ne ha dato -prova questo fatto istesso:_ e quando io voleva rispondergli le mie -brave ragioni, egli mi fece chiuder in carbonaja a contarle ai birri. - -Dio lo scampi dalla prigione, signorino! I disagi, le privazioni, le -mortificazioni, i soprusi de' carcerieri già son un annesso e connesso, -come il ribrezzo alla terzana. Pazienza anche, quel che è peggio di -tutto, la noja del non far niente. Ma quel che non sapevo recarmi in -pace fu il lasciarmi mesi e mesi, come fecero, senza, non che dar esito -ai fatti miei, nè tampoco interrogarmi. Tante belle ragioni io m'era -disposte sulla lingua a mio discarico: se il signor giudice dirà così, -io risponderò così: se mi apporrà questo, io gli replicherò cotesto: -son a cavallo; un lavacapo, e mi rimanderà. E ogni giorno credevo fosse -quello d'ottenere udienza, e ogni toccar di catenaccio era un palpitare -di speranza che venissero a interrogarmi: ma ogni dì passava un dì, ed -io a rosicchiare le unghie; e la speranza con cui m'era svegliato, mi -rodeva ancora il cuore nel raddormentarmi. - -Deh se allora mi pareva preziosa la libertà! deh come lo stridere dei -sorci, mia unica compagnia, mi faceva ricordare quant'è delizioso il -cantar del grillo e il pigolare dell'allodoletta all'aperta! Io pensava -tra me e me: — Alla fine son io spazzatura di strada? non sono un uomo, -un cristiano come loro? eppure non mi badano, più che alla terza gamba; -e forse quei che mi dovrebbero giudicare se la passano in pace colla -coscienza loro, senza un rimorso del male che cagionano, delle lagrime -che scorrono per loro negligenza. Ecco bella maniera di mettermi in -amore, se fosse vero che li odiavo! Fallerò, ma mi pare sia il modo di -disamorare anche i loro benevoli. Che ne dice ella? - -Io sorrideva, e crollando il capo, ne dava una presa a Carlandrea, il -quale mutando tono proseguiva: - -— Così passa un mese, passano due, passa l'intero inverno; quando -tutt'in un subito si vede una strana mutazione; e i carcerieri, capisce -lei? i carcerieri divenire mansueti come uomini. Che è! che fu? Ella -sa bene che cos'era. Quegli altri avevano dovuto far fagotto un'altra -volta: i Francesi tornavano: e un bel dì ci aprono i chiavacci, e -_Andate in pace_. - -Ha veduto ella mai dei tordi scappar dalla ragna? Tal quale noi. Io -saltava tant'alto: corsi senza voltarmi indietro giù pei sentieri, -traverso ai campi: che siepi? che fossatelli? che frumento? Ah! riveder -il suo paese è pur sempre gioconda cosa. Ma a chi esce da una prigione! -a chi dal tanfo di quattro mura trovasi reso all'aria aperta, alla -dolcezza di fare quel che vuole, d'andare dove vuole, all'onore di -galantuomo, al parlar liberamente, al credere quel che v'è detto, -all'essere creduto quel che si dice[8]. - -Volai dalla Rita. Poverina, se era stata dolorosa tutto quel tempo! -Ma ora i crucci erano finiti: i Francesi tornavano, ma più quieti, più -docili, più religiosi: un ordine, un'armonia da non dire; e i partiti -trovavano il loro conto a mettere a monte gli odii, dopo essersi -ciascuno alla sua volta fatto il più male che potevano; tutti avevano -sofferto e fatto soffrire abbastanza per accorgersi che si fa tristi -avanzi dal far male: beati quelli ch'erano divenuti savi dei danni -altrui! - -La somma fu, che tra breve si fecero le nostre nozze, e io rizzai -casa, badai ai fatti miei, e contento come un frate, tornai camparo -dell'illustrissima casa, e ci sto da trentadue anni, e va pei -trentatrè; e la conto, e mi è dolce il rammentare quante cose ho visto -cambiarsi intorno a me. - -Vede là una vecchierella crogiolata sulla soglia di quell'uscio, con -un bambino sulle ginocchia, e un altro che le fa chiasso ai piedi? È la -vivace, la leggiadra Rita, coi figliuoli del nostro figliuolo. Ved'ella -questa pianura di campagna, tutta piantata a gelsi, tutta ricca di -grano turco? Io la vidi rasa come questa palma di mano, con terrapieni -qua, e là fossati, con vestigia di fuochi, di spedali, di trabacche, -e quel ch'è peggio, sparsa di sangue, di morti, di feriti, e gente -ingorda che andava a frugarli per cavarne di tasca alcuni quattrini, e -spogliarli di quei pochi cenci. Molti anni non passeranno, e nessuno -più se ne ricorderà: più nessuno dirà un _requiem_ ai morti della -battaglia di Verderio. Ma noi, noi ogni sera, quando di brigata si -recita il rosario, preghiamo pei poverini, morti in quella; e insieme -pei carcerati, per chi milita lontano da casa sua, per chi fa soffrire -tanto agli uni e agli altri. - -Così mi raccontava l'ingenuo Brianzuolo, mentre io vagava per quelle -campagne a far tesoro di sensazioni gioconde ed innocenti, cui potessi -ripassare fra i disaggradevoli tumulti o le accidiose noncuranze della -città. E ben m'avvenne di dover in breve, gemendo senza conforti e -protestando senza fiducia, lento lento ricorrere su ciascun più minuto -particolare di quelle memorie, di quei discorsi, di quella semplicità -che m'avea procacciato la dolcezza così soave di scendere in un cuor -buono, e ritrovarvi, per istinto di retto sentimento, quello a cui -giunge a fatica la scienza meditabonda e presuntuosa. - - 1834. - - -NOTA - -_La gioja della liberazione dal carcere fu dall'autore espressa in -questo_ - -DITIRAMBO. - - Quante volte lo sognai - Questo giorno avventurato, - Poi svegliato — disperai - Che dovesse più brillar! - Vi saluto, o conscie stanze - Di domestici contenti, - D'incolpabili speranze, - Di tranquillo meditar. - Questa notte, nel mio letto, - Rotti i sogni non mi fièno - Dal fracasso, dall'aspetto - D'esplorante carcerier: - Nè sull'alba in suono atroce - Chiavi e sbarre ripercosse, - Ma de' miei la cara voce - Desterammi a bei pensier. - O mie carte, o libri amati, - Dolce causa de' miei guai, - Quanto mai — non v'ho bramati - Fra l'inerzia che passò! - Al colloquio non temuto - Riederò d'un labbro amico; - Ciò che dico fia creduto - Ciò che ascolto crederò. - - Diletti a questo cor, - Al vostro sen stringetemi: - Ecco, son salvo ancor. - Ditemi la parola - Che tempera le lagrime, - Che il lungo duol consola. - E nostra madre ov'è? - Misera, quanto piangere - Dal dì che mi perdei - Ristoro ai gravi affanni, - Sua compiacenza e gaudio, - Speme de' tuoi tardi anni, - Nuovo a' suoi figli padre, - Perdermi, e così perdermi... - Deh quanto duolo, o madre! - - Ti sovvien quante volte, alle mie cure - Benedicendo, dolcemente mesta, - Il ciel (dicevi) sosterrà te pure? - Ed io che rispondevo? Ah non è questa - La terra dove sia compenso ai buoni; - Terra al tristo benigna, al pio funesta - Ma s'abbia il mondo i suoi venali doni; - E a chi la viltà sua svelar non teme - Tòrsi al brago volgar mai non perdoni. - A meta più sublime ergiam la speme: - Ad un premio maggior d'ogni desio; - Lo sposo tuo lassù ci attende, e insieme - Là canteremo unitamente a Dio. - - Quei detti oh sovente — ti corsero a mente - Allor che il tradito — tuo figlio innocente - Udisti rapito — coi ceppi sui piè. - Piangesti, pregasti: ma il prego, ma i pianti - Che il forte respinse, del Santo dei santi - Ascesero al soglio, trovaron mercè. - Son salvo! deh cessa le lunghe querele; - Son salvo; abbia posa la tema crudele: - Il figlio redento deh corri abbracciar: - Coi pochi che fidi provò la sventura, - Con questa risorta famiglia sicura - D'un gaudio implorato deh vieni esultar! - - Voi piangete, o fratelli, o sorelle, - Come il dì che fui svelto a' miei lari? - Questo è pianto di gioja; ma quelle, - Strida furon di duol, di terror. - Io tacente, col volto dimesso, - A me stesso, — a miei cari pensava. - Là da canto — a' chi il pianto — inaccesso - Di tumulto imputava il dolor. - E partirmi, e lasciarvi, sicuro - Di lasciarvi ai bisogni, all'ambascia, - Nè veder su alcun giorno — futuro - Del ritorno — la speme brillar! - Se soffersi! L'udrete al loquace - Focolar nelle placide sere. - Abbian essi il perdon, noi la pace - Qui raccolti al domestico altar. - - All'altare di Maria - Qua concordi ad inneggiar - Adjutrice e madre mia, - S'io la debbo ringraziar! - Quando l'ansia e lo sgomento - Tenebravami il pansier: - Quando sogni di spavento - Fean di spine l'origlier: - Dell'iniquo allor che il braccio - M'addoppiava un vil rigor, - Minacciando un ceppo, un laccio - Con sogghigno insultator, - Sollevai con fè la palma - Alla madre di Gesù, - E sentii conforto all'alma - Di pacifica virtù. - — Tanto duol sul capo mio - Cumular, Maria perchè! - _Avea colpa il figlio mio?_ - _Pur soffrì tanto per te._ - — E mia madre? Ahi trista! solo - Vive al pianto i pigri dì. - _Ancor io fui madre; e duolo_ - _Pari al mio chi mai soffrì?_ - — E ai fratelli, anzi miei figli, - Chi più il pan dividerà? - _Quel Signor che veste i gigli_ - _L'orfanel non lascerà._ - — Spunterà mai giorno lieto? - Riederà la gioja al cor? - _Non si sale all'Oliveto_ - _Che pel calle del dolor._ - - A te s'alzarono - Concordi i voti; - Concordi or sorgono - Gl'inni devoti, - O madre, figlia, - Sposa all'Eterno, - Che a pro del passero - Mitiga il verno. - Me la tua grazia - Salvò; ma quanti - Ancor nel carcere - Gemono in pianti! - Quante t'innalzano - Voci dogliose - E suore italiche, - E madri e spose! - Ti piaccia accogliere - Fausta que' lai. - E poni un termine - Ai fieri guai. - Apri ai lor miseri - L'orrenda stanza: - Rendi alla patria - Tanta speranza: - Di quei che soffrono - Tempra il martire, - O madre, e mitiga - Chi fa soffrire. - - 1834. - - - - -IL CASTELLO DI BRIVIO - - Del gaudio nell'ore, - Nei giorni — del duolo - Mi torni — nel cuore, - Paterno mio suolo. - - -I. - -Tutto è festa nel castello di Brivio. Una fiamma divampante sul battuto -della torre angolosa, dirada le tenebre della notte: cento barchette -illuminate vogano al suo piede, gridando viva e riviva; viva e riviva -echeggia più esultante nell'interno, ove dieci signori delle vicine -terre nella sala d'arme, nell'altre minori i vassalli e gli scudieri, -fra le spumanti tazze del vino orobio, alternano i brindisi a Oldrado -barone del castello; Oldrado, il paventato caporione de' Guelfi qui -intorno, che oggi, dalla torre che domina Gallusco e Villadadda, menò -sposa Ermellina, figliuola del signor Colleone, ghibellino famoso. - -Oldrado compone il viso a quel più cortese che può un uomo cresciuto -continuo sotto la corazza, fra gli amari gusti della prepotenza e della -vendetta, guardando gli uomini non collo scontento di chi troppo li -conobbe, ma col disprezzo di chi mai non curò di conoscerli; di chi -non vide in quanti gli erano attorno che, od eguali da superare od -inferiori da opprimere e sagrifieare a' suoi fastidii superbi; di chi -mai non apprese la bellezza della virtù, la consolazione del far bene, -l'ebbrezza dell'amare, dell'essere amato. - -Gradiva egli e ricambiava gli augurii; ma tra le rughe che l'orgoglio -dapprima aveva tracciate, poi l'età rese stabili sul suo volto, -lasciava trapelare l'impazienza d'una gioja che a lui pareva -ingannevole e adulatrice; e colla sinistra ad ora ad ora impugnava -spensieratamente il pomo dorato dello stilo, che mai dal suo fianco non -dipartiva, lo stilo ministro di sue vendette. - -Fra le vezzose donne radunate a nozze spicca in tutta la leggiadria di -sua giovane persona la biondissima Ermellina; e figurandosi in tutte -un cuore ingenuo come il suo, con naturale cortesia risponde ai festivi -mirallegro ed alle argute allusioni. Ma la sua gioja non è intera. Nata -a liberi sensi e gentili, capace di conoscere e pregiare il bello, in -quella cara età quando l'amore è un istinto, non un calcolo, quando si -crede e si è creduti, ella vide il trovadore Tibaldo, d'età fiorito -e di bellezza, venire dal patrio Merate nelle paterne sale di lei, -rallegrando i lauti convivi colle gradite romanze: lo vide, conobbe -lo splendore dell'ingegno di lui, la pietà del suo cuore, e poteva -non amarlo? Oh quel giorno! — era un bel giorno sul mezzo del vivace -ottobre, quand'egli, cogliendo una viola del pensiero, gliela presentò, -e — Vi duri la memoria mia anche quando questo fiore sarà appassito. - -Non gli fece ella risposta che d'un sospiro. Ma in quella sopravvenne -la indovina di Pontida, la vecchissima che dicea d'aver veduto, due -secoli prima, giurarsi nella sua patria la Lega Lombarda e pronosticava -dover vivere fino ad un infame tempo quando più niuno quella Lega -ricorderebbe; l'indovina venerata e temuta, sfuggita ed implorata, -creduta da chi santa, da chi maliarda. Ed — O garzoni (esclamò) voi -finirete i vostri giorni l'uno all'altro abbracciati. - -Da quell'istante, il memore fiorellino, imitato coi biondi capelli -della vezzoza, fregiò sempre il petto del damigello: da quell'istante -fu il sogno d'Ermellina, fu l'oggetto d'ogni sua preghiera il potere -un tempo chiamar suo Tibaldo, la delizia di svegliarsi carezzevole sul -seno di lui, l'orgoglio di essere da tutti accennata come la donna -del migliore di quanti, là intorno cantavano rime d'amore. Speranza -ahi svelta in erba! E fra i tripudii d'oggi non le si toglie dalla -mente il disperato dolore dell'amico, l'addio — parola sì dolce e sì -lugubre — che le lacrimò per l'ultima volta. Che se, piena di quella -cara immagine, essa leva lo sguardo al suo signore, scorge un irsuto -guerriero, il cui nome ella imparò a paventar da bambina; mille volte -lo udì esecrare da' domestici suoi, mille volte supplicò agli altari -perchè nelle fraterne battaglie non le scannasse il padre, i congiunti. -Ma dalle fraterne battaglie uscito vincitore, grave patto egli impose -al vinto Colleone, di diroccare metà della torre che domina Callusco -e Villadadda: e dargli sposa l'unica figliuola. Or come amarlo? Come -cancellare dalla memoria un primo, un unico, un immacolato amore? - -Intanto va morendo il suono ed il luccicor della festa; Oldrado congeda -la brigata: tutto ritorna al silenzio; solo l'aura notturna leva -sulle ali e confonde un gemito ed una fievole armonia; è il gemito -dell'Ermellina che rimpiange i sogni di sua giovinezza; è il lamento -dell'amoroso Tibaldo. - - -II. - -Corse un anno da quel giorno: e al nuovo maggio, sull'angoloso torrazzo -di Brivio sventola, distinto di fasce bianche e vermiglie, lo stendardo -del barone, che richiama alle fraterne battaglie. Papa Gregorio XI -perdonava i peccati a chiunque assumesse le armi e la croce contra i -signori Visconti di Milano; ed all'appello assecondando, i Guelfi della -Martesana forbivano ogni arma, dalla lucente alabarda fino al coltello -traditore. Grandi baldorie fiammeggiano sulle vette del Mombarro, del -Montorobio, del Sanginesio, del Monteveggia; il campanone di Brianza -tre dì e tre notti rintoccò; tre dì e tre notti squillò ad intervalli -il corno dei torrioni di Brivio, dove al quarto son tutti radunati i -guerrieri. Qui gli Annoni d'Imbersago, i Medici di Novate, i Riboldi di -Besana, i Petroni di Cernusco, gli Ajroldi di Robbiate: qui i Capitanei -di Hoe e di Mombello: qui coi loro vassalli Oldrado da Giovenzana e -Guglielmo da Sirtori. Pagano Beretta guida i Cornaggi da Bernareggio: -ai terrieri di Lecco accenna Cressone Crivello: prete Pietro va innanzi -ai Corradi dei Licurzi, portando la croce, segno d'amore e di perdono, -sotto la quale vanno a commettere odii e stragi. La fazione dei Melosi -di Vimercate segue Obizzone da Bernareggio, il più largo posseditore -della Martesana: l'abate di Civate mutò la cocolla e il pastorale nella -lancia e nella corazza. - -Forti nella concordia dei voleri, che non avrebbero potuto? Ma, -sciagurati! come il pugnale mal chiuso nella vagina taglia la mano -che l'impugna, sciagurati! corrono per guadagnarsi il paradiso -coll'ammazzare, col farsi ammazzare — e sono fratelli. - -Ma nel feroce tripudio della vendetta e della strage più vivamente -Oldrado esultò: e la memoria d'antichi oltraggi, le guerresche -abitudini, il furor di parte, l'amore della preda gli traspajono dalla -fronte più del consueto corrugata. La guerresca ordinanza fuor del -castello difilavasi, quand'egli scende dall'echeggiante scalone; scende -affibbiandosi al giaco di maglia lo stilo del pome dorato, ministro -di sue vendette: e ad Ermellina, che gli viene timidamente a fianco, -rinnova una tante volte replicata querela perchè sì fredda esprimesse -l'amor comandato. - -Oh! chi compera un'arpa, compera forse insieme la virtù di destarne -le armonie divine? La bella, fra il dover amarlo e il sentire di non -poterlo, guardava il signor suo colla calma della rassegnazione: non -seppe reggere lo sguardo onde, traverso alla bruna visiera, egli la -fiammeggiò, quando, già montato in arcione, le strinse la mano, e -addio. - -Spronò il bajo corsiero, ed ultimo fece sonare colle ferrate zampe il -ponte levatojo, che dietro lui si alzò. - -Procedevano i battaglieri tra' tuoi poggi ridenti, o mia terra natale; -e qualche villanella, mal nascosta dietro ai penduli tralci, con -desio cercava il noto cimiero del suo vago: l'agricoltore appoggiato -alla marra, li guardava, pensoso ai campi ove porterebbero la -ruina: e qualche vecchio, rivolto sull'utile pensiero del sepolcro, -compassionava i tanti prodi, che forse tra un mese non sarebbero più, -siccome l'erba che calpestavano passando. Ma essi in loro coraggio -spensierato, venivano confusi, inordinati, vari d'arme e d'arnesi: e -chi rassettavasi al petto la croce; chi a tempo incioccava la lancia -sul palvese; chi riandava i compianti consigli d'una cara abbandonata; -chi millantava sue passate venture: chi intonava quel carme di guerra -usato dai Brianzuoli: - - Alla morte col sorriso - Il crociato se ne va: - Dalla pugna al paradiso - Il crociato volerà. - Su, destiamo i corpi e l'alme - All'invito del Signor: - Ci s'intreccino le palme - Del martirio e del valor. - - -III. - -Ben altre melodie quella sera stessa e la seguente scossero dolcemente -l'aria sotto al castello di Brivio. Da una barchetta un maestrevole -arpicordo accompagnava le canzoni del paese, le canzoni depositarie dei -dolci e dei magnanimi sentimenti che di memorie nutricavano le speranze -dei miei Brianzuoli, finch'essi non dimenticarono di avere una patria. -Le quali, celebrando le prodezze e le cortesie, or rammemoravano la -gentile Ferlinda contessa di Brivio, allorchè vedovata, d'ogni aver -suo fece dono alla cattedrale di Bergamo per salute dell'anima: or -imitavano il pianto penitente, onde, nella rocca di Lecco, Guido da -Monforte scontava il sacrilego omicidio; or ripetevano all'indignata -pietà i nomi e i fasti de' nobili Briantei, scannati dai Torriani. Ma -il cantore cominciava sempre, sempre finiva con una romanza, soavemente -melanconica, siccome la ricordanza dell'amica lontana. E diceva - - D'ottobre rorida - Tacca la luna - Sovra la limpida - Crespa laguna; - Tremulo zefiro - Lambiva i fior; - La luna e il zefiro - Parver più lieti - Quando, fra murmuri - D'amor segreti, - Cedesti a un trepido - Bacio d'amor. - Sorriser gli angeli - Alla primiera - Gioja d'ingenua - Fede sincera, - E il tuo congiunsero - Col mio destin. - D'allora, al giubilo, - E al pianto insieme, - Insieme al fremito - Ed alla speme, - La morte colgami - A te vicin. - Quel dì, chinandoti - Sul letto mio, - Tra 'l prego flebile, - Tra 'l rotto addio, - Senza i rimproveri - D'un reo pensier, - Sul fronte madido, - Sui muti rai, - Quando a me l'ultimo - Bacio darai, - Ripensa al trepido - Bacio primier. - -Fra il sonno degli uomini e il silenzio della notte, saliva -quell'armonia alla solinga stanza d'Ermellina, che conosceva la voce di -Tibaldo; conosceva le arie, use a cercarle la via dei cuore quand'egli -veniva rallegrando i paterni convivii; conosceva la romanza onde, al -tempo dei dolci sospiri, le svelò primamente le sue timide speranze. -L'accoglieva nelle cupide orecchie, e sola — quanti cari pensieri, -quante memorie s'affollavano intorno all'accorata! e i desiderii, e il -dovere, e il profetare bugiardo dell'indovina di Pontida, e i fulgidi -occhi del Trovadore, e il severo piglio del signor suo, e l'aver potuto -essere felice e il dover non appartenere a quello cui era appartenuta -per tutte le sue speranze; tutti i suoi piaceri, tutti i suoi dolori — -e piangeva, piangeva dirotto. - -Così un mese durò, così due, contenta e spossata della sua resistenza. -Ma troppo rozzi erano que' battaglieri; troppo era lunga la lontananza: -troppo lusinghevoli i Trovadori. Una volta Ermellina s'affacciò alle -dipinte vetriate del balcone — guai, o fanciulle, al primo passo! — -un'altra le aperse; poi vi dimorò alquanto: la sera seguente uscì sul -verone al discoperto: che più? discese alla porticella di soccorso -che riesce sul lago, e tolse dentro l'amoroso. — Sentenziatela voi, -leggiadre donne, che per prova intendete amore. - -Da quella, che sere avventurate! Delizie sempre eguali e sempre -diverse; cento cose a dire e cento volte replicare le stesse; e -un'ebbrezza crescente più l'un dì che l'altro, e più l'un dì che -l'altro indugiato il momento del distacco. Nè più fantasie di guerra o -sventure di innamorati insegna il Trovatore alla laguna: ma dolcezze e -festività e il giocondo spettacolo della bellezza, e i voluttuosi baci -delle colombe, e i tripudii delle corti bandite e delle gare d'amore. - -Si perigliavano intanto i guerrieri di Brianza nelle fraterne -battaglie: al biscione de' Visconti soccombeva la croce dei Guelfi, -che, invano benedetti, andavano di rotta in rotta, di fuga in fuga: -sicchè di là del lago di Brivio, diffusi per bande tra le gole della -val San Martino, avventavansi ad ora ad ora nel ferro, e con inclite -prove facevano a Barnabò amara la vittoria, se dovette comprarla col -sangue d'Ambrogio suo figliuolo. - -Ma quei tumulti che fanno a Tibaldo, ad Ermellina? oh la gioja loro, -oh i loro affanni non pendono dall'evento delle battaglie fraterne. -La delirante esultanza del presente, e nulla più in là. Il silenzio, -dio de' fortunati, copre le mutue delizie, a cui li conduce il cantar -dell'usignuolo, da cui li diparte il pigolio dell'allodoletta. — Deh -cedesse più tosto il sole l'imperio del cielo alla mite stella della -sera! Deh l'aurora indorasse più tardi le vette dell'Albenza! Domani, -amor mio, per quanto bene mi vuoi, torna più presto domani. - - -IV. - -E al domani, come appena intese la barchetta fender le onde e -soffermarsi, Ermellina scendeva e tra via via rassettandosi le -biondissime chiome sulla fronte e la stola sul petto, che prelibando -le delizie, saliva e scendeva più ansioso che mai. Apre lo sportello -— ma che? Invece della morbida destra dell'amante, qual è questa che -tanto aspra l'afferra? Invece del velluto della cilestre casacca, ha -toccato una ferrea armatura: invece delle piume cascanti con vezzo dal -roseo tòcco sulle fiorite guance di Tibaldo, fissa una negra celata; e -attraverso la bruna visiera ha riconosciuto Oldrado. - -Il quale ghermitala, senza far motto la trae nel battello, e batte la -voga. Essa, la costernata, assisa tacente in su la prora, non osava -levare gli occhi sull'oltraggiato: e prima li teneva colle supine -palme velati; poi, quasi cercando una consolazione in quell'universale -abbandono, li girava intorno. Era una di quelle limpide sere, in cui -tanto è soave solcare l'increspato zaffiro delle onde, soli con una -sola che c'intenda e ci risponda. — Ma per Ermellina! La luna, dalla -piena faccia versando i silenzi di sua luce sulla natura, mostrava -all'afflitta sul poggio lontano la torre del palazzo, ove gioito -aveva, fanciulla imprevidente d'un infausto avvenire: più da presso -il campanile di Pontida, ove la vecchia indovina le aveva predetto -che finirebbe i suoi giorni abbracciata all'amato giovinetto: ecco -la portella ov'egli primamente le tese al collo le braccia. — Oh! tu -almeno sei salvo, amor mio tu rimani a compiangere chi doveva vivere -solo per te, chi per te muore. Povera Ermellina! - -In brevissimo tragitto prendono spiaggia al dosso della vicina -isoletta. Oldrado trascina di barca la donna: pochi passi ed... ahi -vista! su l'arena giaceva resupino Tibaldo: avea fisso in petto lo -stile dal pome dorato, e le sue dita premevano sulle tiepide labbra una -viola del pensiero, tessuta di biondi capelli. - -Mise un grido la disperata, cadde sovr'esso, confuse il suo coll'ultimo -sospiro di lui; e neppur sentì il pugnale che, tratto dal cuore -dell'amante, le fisse e rifisse nel suo l'adirato: poi la precipitò -nelle onde, abbracciata al troppo diletto garzone. — Ahi, come -s'adempiva il presagio dell'indovina di Pontida! - -I poverelli, usati venire dalla pietosa a mendicare il tozzo, più non -la rimirarono, esilarata nel piacere del benefizio: invano l'attesero -le forosette ad avvivare di sua presenza le baldanzose carole del -giorno festivo o della vendemmia; i Francescani, che da Sabbioncello -e da San Rocco venivano alla cerca, si videro mandar al convento larga -limosina per celebrare suffragi, e l'ordine di non tornar più. - - -V. - -E Oldrado? - -Le sentinelle più non alternano dagli spaldi l'allarme, più la -saracinesca non si rialza all'entrata del castello. Per un pezzo -corse voce ch'egli fosse andato colla vinta sua fazione in esigilo, ma -quando Gian Galeazzo Visconti perdonò ai nemici, e, di salute affidati, -tutti i Guelfi nostri risalutarono il sorriso de' tuoi colli festanti -e l'olezzante sereno delle tue aurore incantatrici, o mia Brianza, -Oldrado solo non ritornò. Variamente ne fu che dire per tutti i -contorni, ma nessuno colse nel vero. Però la vecchia indovina, a chi la -interrogava se ne sapesse, rispondeva col no misterioso di chi vuol far -intendere che sa tutto: finchè, passati dieci anni e dieci giorni, essa -raccontò la storia a pochi, e troncandola sulla fine, batteva del piede -in un certo luogo del castello. - -E quella storia la ridissero poi gli uomini a chi chiedeva quali erano -i padri nostri; la ridissero le vecchie alle fanciulle che domandavano -quanto gran colpa fosse il bacio d'amore; e corse di bocca in bocca -fino a un tempo di sbigottita noncuranza, quando nessuno più impedì che -i colpi delle sciabole o la ruggine della pace consumassero foglio a -foglio le nostre memorie. - -Ed io fanciullo coi fanciulli del mio villaggio, assumendo alcuno di -que' nomi che erano allora la maraviglia delle città e dei tugurii, -dei re e dei garzoncelli, sovente fingevo assalti e battaglie presso a -quel castello, che pomposamente denominavamo Austerlitz, Barcellona o -Smolensko. E tra quelle finte imprese, dove ci addestravamo agognando -alle vere, m'arrestò talvolta il più annoso pescatore del paese, affine -di raccontarmi i casi di Ermellina. Io l'ascoltava, deh come attento! -ma quando soggiungeva certe fantasie, d'un pipistrello che ogni sera -aliava intorno alla portella, di certe graffiature che, poc'anni fa, si -discernevano sulle bruciacchiate pareti d'un camerotto disabitato; di -due fiammelle che, fino a' suoi giorni si vedeano dal lago inseguirsi -rasente i torrioni senza raggiungersi mai, — Buon vecchio (io gli -chiedeva) perchè tutto questo fino ai dì vostri, ed ora non più? - -E mentr'egli rimaneva, mal predicendo di questi fanciulli, che, -dopo venuta la Rivoluzione, nascono ad occhi aperti e non temono -del demonio, io tornava sui trastulli, a strappare i vilucchi e -il capelvenere dalle ingombre feritoje del castello, a racimolare -le coccole selvatiche e l'uva turca sui dirotti muricci, e fingere -innocenti battaglie su per le brecce, un tempo insanguinate dalle vere. - -Ora fa poc'anni, smurandosi colà, per _far bello_, col qual titolo il -giorno d'oggi va distruggendo ogni memoria del jeri, fu dissotterrata -una grossa lapida, impressa a rozzi caratteri, e sott'essa un -guerriero. Il cadavere, al primo sentir dell'aria, si sfasciò, ma -durarono i suoi arnesi di ferro e una negra celata e un giaco di -maglia, nel cui mezzo dal lato sinistro era piantato uno stilo dal pome -dorato. - -Ma chi si curò di sapere chi fosse? - - 1832. - - -NOTA. - -È Brivio un borgo di antichissimo ricordo, posto sulla destra -dell'Adda, dieci miglia di sotto di Lecco; e il suo nome (anzichè -da _Bi ripa_, come vogliono i latinisti, raffrontando a _Bi-lacus_, -Bellagio) ne pare derivato dalla radice celtica _briva_, ponte; da cui -i gallici _Sumorabriva_ fra Auxerre e Troyes; _Durobriva_ e _Ourobriva_ -in Bretagna; _Brivia Curretia_, Brives sulla Corrèze, ecc. - -Nel secolo IV è ricordato che san Simpliciano, succeduto a -sant'Ambrogio nel vescovado di Milano, e che una antica tradizione -farebbe dei Capitanei o Cattanei del prossimo villaggio di Beverate, -venisse fin a Brivio a ricevere i corpi dei ss. martiri dell'Anaunia -(Val di Non), Sisinio, Martirio ed Alessandro, ch'egli trasportò nella -basilica milanese, denominata poi da esso santo vescovo. Il titolo -di que' tre santi rimase alla chiesa prepositurale di Brivio. Doveva -però questo borgo stare sulla riva sinistra dell'Adda, in quella -che chiamavasi Val di San Martino, e che appartenne alla diocesi di -Milano fino al 1746, quando fu ceduta alla diocesi di Bergamo. Forse -allora sulla riva destra non sorgeva che il castello: il quale è un -vastissimo quadrato, avente ai quattro angoli quattro torrioni rotondi. -Apparteneva questo, avanti il mille, ai signori di Almenno; di poi -passò ai signori di Lecco; e Attone, conte di Lecco, e Ferlinda, sua -moglie, lo donarono al vescovo di Bergamo _pro remedio animæ suæ_, come -appare da un diploma di Enrico I imperatore, dato nel 1015, e riferito -dal Lupo, _Codex diplomaticus ecclesiae bergomensis_. - -Quel castello, assiso sul fiume che a Napoleone pareva il più -strategico dell'alta Italia, acquistò importanza nelle guerre -successive. A mezzo il secolo XIII vi si rifuggirono i nobili milanesi -scacciati dalla plebe prevalente, la quale inviò ducento balestrieri, -che demolirono la ròcca. Ancora conservano il nome la _Mura_, che -doveva essere un posto avanzato sulla sinistra dell'Adda; e sulla -destra la _Bastia_ e più lungi la _Rocchetta_; e quanto al ponte, -doveva sporgersi di rimpetto al castello, sebbene nessuna orma di pile -si trovi nel letto del fiume. Quando i soldati viscontei, perseguitando -i Guelfi che, capitanati dal conte di Savoja e benedetti dal papa -come crociati, si difendevano nella Valle San Martino, vollero varcare -l'Adda nel 1373, vi fecero un ponte di legno, sul quale passò Ambrogio, -figlio naturale di Barnabò Visconti, che da essi Guelfi venne ucciso -presso di Caprino. _La parentela de burgensibus de Brippio_ trovasi -noverata fra le guelfe cui Giovanni Galeazzo concedette perdonanza nel -1335. - -I Veneti, collegati con Francesco Sforza a danno dell'_Aurea Repubblica -Ambrosiana_, nel 1445 presero il castello di Brivio, dove fabbricarono -un ponte, e ristorarono il forte che poi resero al duca di Milano nella -pace del 1454. - -Allora già cominciavansi le batterie a fuoco; laonde alle antiche -fortificazioni s'aggiunse una torre angolosa sul fianco nord-est: e -probabilmente allora fu fatta una gran diga, poco disotto, traverso al -fiume non ancor navigabile, acciocchè le acque rifluissero nell'ampia -fossa del castello. Nel 1527 v'era governatore don Giovanni Guasco, -a nome di Carlo V. Questo imperatore, ne' continui suoi bisogni di -denaro, infeudò quel castello al conte Girolamo Brebbia nella cui casa -rimase fin testè. - -Divenuto il fiume confine tra il Veneto e il Milanese, tutte le -abitazioni portaronsi sulla destra; ed è notevole la differenza di -dialetto, di vestire, d'agricoltura, di consuetudini che oggi corre -fra terre così vicine e di così continua comunicazione. Fin alle ultime -vicende, una dogana (la Sostra) e un dazio esistevano sulle due rive, -pei diritti dei due dominii. - -Nella peste del 1630 la terra restò desolata sì, che solo ne camparono -tre famiglie, Mandelli, Lavelli De Capitanei e Canturj. - -Nuova vita diede al paese la grand'opera del naviglio di Paderno, che -pose in comunicazione il lago di Como con Milano. Nel 1777 l'arciduca -Ferdinando, il conte Firmian governatore ed altri magnati s'imbarcarono -a Brivio, per passar essi primi sul nuovo canale fino a Trezzo. Allora -Brivio divenne centro di tale navigazione, e vi si collocarono molte -famiglie di barcajuoli e _paroni_, cioè guide, che conducono le navi -cariche da Lecco fino a Trezzo. - -Nel triennio dopo il 1796, un grosso corpo di Francesi vi stanziò, ed -essendo cessato il dominio veneto, si costruì un ponte di chiatte che -congiungesse le due rive. Al ritornare degli Austro-Russi nel 1799, -i Francesi disertarono questo posto, senz'altro che affogare tutte le -barche; ma erra il Botta nel dar colpa a Serrurier di avervi lasciato -un ponte di chiatte. Mentre si combatteva al ponte di Lecco, un -corpo di Cosacchi delle bande di Wucassovich e Bagration, si presentò -davanti al borgo, intimando, O barche, o cannoni. Di che sgomentati i -terrazzani, e trovandosi abbandonati da' Francesi, rialzarono le barche -e tragittarono i vincitori. Ne seguì il saccheggio, dopo il quale -s'avviarono alla battaglia di Verderio. - -Dalle inondazioni cui la terra andava soggetta, ora la schermiscono le -utilissime opere intraprese nell'Adda, mercè delle quali è agevolato il -defluvio del lago di Como e la navigazione. - -Il castello, come in tempi pacifici avviene, fu vòlto a' servigi -privati: camere, prigioni, manifatture; la fossa occupata da case -ed orti; gli spalti da giardini. Ma nel 1846, volendosi allargar una -piazza tra esso e il lago per uso del mercato, si stimò bene far la -colmata colle pietre della fortezza medesima, togliendo così in gran -parte il carattere pittoresco di questo borgo, e mascherandone la -veduta con folte piante. Nella demolizione uscirono lapidi e rovine e -frammenti curiosi, di cui qui non è luogo di ragionare. - -Il patrio castello ispirava all'autore la seguente romanza nel 1834: - -ALLA MELANCONIA - - Melanconia, dell'anima - Nube soave e cara, - Onde soffrir s'impara - Dei casi all'alternar, - Me del tuo latte al pascolo - Traendo ancor fanciullo, - Dall'ilare trastullo - Volgevi al meditar. - Di tortorella il gemito, - L'aura che bacia il rio, - Il suon d'un mesto addio - Pareanmi il tuo sospir. - Fiori spargeva e lagrime - Degli avi miei sull'urna? - Col vol d'aura notturna - Io ti sentia venir. - Dove quell'ermo vertice - Lungi dal mondo tace, - Chiesi, al tuo piè seguace, - Pensieri e libertà: - O dove il muschio e l'edera - Sul mio castello erranti, - L'ire, le laudi, i pianti - Copron d'un'altra età. - Spinto a lottar nel pelago, - Soffrii, compiansi, amai; - Ma de' tuoi miti rai - Sempre ebbi vago il cor: - Te dall'urbano turbine - Cercai, te in cupa stanza, - Fra sogni di speranza, - Nell'ansia del terror. - Con te fremei se l'empio - Franger il dritto io scòrsi: - Al pio calcato io porsi - Per te l'amica man. - Teco evocai d'Italia - Le ceneri eloquenti, - Cercando ai corsi eventi - Gli eventi che saran. - Giovin, ma stanco e naufrago - Riedo al paterno lido: - Teco all'ombrìa m'assido - Che me fanciul coprì. - Riede, col cor dall'odio, - Straziato e dal dispetto, - Ove a benigno affetto - Tu m'educavi un dì. - Melanconia, col placido - Spettacol di natura, - Le piaghe mie deh cura, - Rendi me stesso a me; - Tornami in pace agli uomini - M'insegna oblio, perdono; - Di' che follia non sono - Onor, giustizia e fè. - - - - -LA SETAJUOLA - - O virtuoso popolo, o santo, - Che, dal diurno lavoro affranto, - Mentre il briaco ozio profonde - In gioje immonde - Il caro prezzo del tuo sudore, - Stai modulando preci d'amore; - O generoso popolo, o pio, - È teco Iddio. - Oh, i tuoi dolori ti sien contati - Quanto dal ricco sono ignorati; - E tu perdona del ricco al volto - Il riso stolto. - - C. DESTEFANI. - - -Tra le rusticali faccende nessuna riesce così gioconda a vedere come -quella del filare la seta. È una sollecitudine regolata, un vivacissimo -movimento, una pulita attenzione; una fatica non sordida, e rallegrata -dall'idea di un felice guadagno e del sostentamento che ne ricavano -tante e tante famiglie e interi paesi; talchè rimane gradevolmente -commossa l'anima di chiunque sia punto avvezzo a meditare su ciò che lo -circonda, a compiacersi del buono, ancor più che del bello. - -Gran comitiva di donne, zitelle le più o fresche spose nel calore -della stagione cocente, dinanzi al fuoco ed alle caldajuole fumanti -stanno lavorando, chi a svolgere gli aurei fili dei bozzoli, chi ad -inasparli, mentre altre vanno rattizzando la vampa, o sciacquattando la -bacaccia, o levando il saggio sul provino; e chi a pesare, a rimondare, -a distribuire. - -— Che pena! che noja! direbbe il cittadino, per cui è beatitudine -l'ozio; e crederebbe che deve tra loro regnare un dispettoso silenzio, -una pazienza irosa. Tutt'al contrario. La gioja più vivace signoreggia -nella filanda: qui racconti, qui motti arguti, qui singolarmente -allegre canzoni, mal frenate dal severo piglio del padrone, che nei -lauti ozii e nelle pingui speranze di lucro, trova a ridire che le -assidue lavoratrici si ricreino dallo stento, cantando con quella -serenità che è prodotta dalla gioventù, dall'abitudine della fatica, -dalla pace di chi nel poco si appaga, e credesi nato per lavorare. - -Molte di quelle donne vennero di lontano, abbandonando casa, parenti, -conoscenti, amori, per mettersi qui alla soggezione, al calore, alla -fatica: ma sanno che, per quel tempo, sollevano dalle spese le povere -loro famiglie; sanno che alla fine riceveranno una ricompensa, scarsa -se dovesse contarsi coll'occhio dell'uomo agiato, ma larga ai modesti -desiderii; sanno che la recheran alle case, ove già calcolarono qual -porzione darne alla madre pe' suoi bisogni, mentre coll'altra si -rinnoveranno, questa un guarnellino, quella un grembiule, l'altra gli -ori, l'altra la tela da ammannire le biancherie pel venturo carnevale, -quando andrà sposa al giovane che le parla. - -Ma tra questa laboriosa allegria stavasi pensosa la Laurina nella -filanda di ***. Maritata da pochi mesi, pure non aveva intorno quei -guarnimenti, onde le pari sue amano rinfronzirsi anche nel disordine -di quella fatica: ingegnavasi di parer gaja, ma l'animo non glielo -consentiva; se rideva, il riso non le passava la gola; cominciava -anche essa la canzone colle compagne, ma dopo il primo ritornello era -ricaduta nel silenzio. - -Eppure soleva essere tutt'altra gli anni precedenti, quando ella era -l'anima dell'operosa brigata: cara ai padroni perchè attenta, abile e -destra; cara alle amiche perchè sincera, gaja, cuor contento. Adesso, -non appena la campanella dà il segno del riposo, balza a scatto dal -posto suo, non siede nei garruli crocchi ove le altre si aggruppano a -far le comarelle, a contare lungamente le vicende proprie e le altrui, -i semplici casi, le semplici riflessioni, e a saporar quel po' di -pietanza che mandò loro la madre, condita dalla gioja e dall'appetito. -La Laurina all'incontro toglie la sua scodella di minestra e se ne -va; nè torna più se non quando le camerate già sono rimesse alla -bacinella, tanto che i padroni l'ebbero più di una volta a rimproverare -di negligenza. Ed ella rispose: — Hanno ragione; e gonfiandosele gli -occhi, tacque, e ripigliò più solerte il lavoro, per rifarli di quel -minuto che ha sciupato. - -— Ma dove va ella? - -Se tu ne richiedi il padrone, sorride, e ti domanda celiando se te ne -importa forse perchè essa è belloccia. - -Disgustato, ti volgi alle compagne, e le ingenue esclamano: — Eh, -povera tosa! ha pur dato la testa in un cattivo muro! mah! e ti -lasciano più curioso di prima. - -Al tocco di domani appostiamola. Ecco, all'usato esce; infila un -viottolo che sbocca alla borgatella qui vicinissima, e lungo la via -essa pilucca dalle spinose fratte il lazzo prugnuolo e lo more, e -se le mangia con pan di melica; — sgigliola pane risecchito e more e -prugnuoli, nel mentre si reca in mano intatta una scodella di minestra, -la cui tepida fragranza deve agguzzarlene il desiderio. - -Quella straducola riesce appunto alla sua povera casetta sulla soglia -della quale sta un uomo, strambellato nel vestire e pien di lordume, -dondolandosi sopra un piede, appoggiato allo stipite della portella -con una mano alla cintola, l'altra nel giubbone, e fuma una pipa di -corno, e guarda. Tutto annunzia in lui la disadattaggine e l'abitudine -dell'ozio: scaruffati i capelli; sciamannata la giubba che slabbra -da tutte le parti; grinzose le calze e a bracaloni; e dal suo occhio -trapela quell'isvanita ilarità che sul volto improntar suole il turpe -vizio dell'ubbriachezza. - -— Oh sei qui finalmente? grida egli incontro alla Laurina, come appena -la vede spuntare. Ove diascolo ti sei badata fin adesso? È mezz'ora che -è scoccato il botto, ed io ho una fame che la vedo. Dà qua. - -E così, brusco come rasperella, le toglie di mano la scodella, e si -trangugia la minestra. La Laurina cortese quanto sa, scusasi con lui, e -lo carezza, e — Vedi? non la mangio io per darla a te. - -— Oh sonate campane! vuol farsi merito d'una straccia di zuppa! Puh! -bada a non sudare. Non è forse tuo dovere? soggiunge colui con un -ghigno disvenevole. - -— Si (risponde la Laurina) ma con patto che ti comporti da bene. Sei -stato al vinajo stamattina? - -— No. - -— Davvero no? - -— No... E poi, sì: ci sono stato: ho bevuto prima un calicino di -acquavite, poi una mezzetta, e ho speso il mio santo. Voglio andarci -quando mi gira, e so camminar senza falde, e tu non mi devi dottorare -addosso, e se non ti piace, ricorri. Ecco, ci sono stato e ci sarei -rimasto a bere a rigagno, se l'oste non avesse scritto sul banco: -_Oggi non si fa credenza_. Ma non avevo più un becco d'un quattrino. E -sicchè, quando me ne porterai tu? - -— Non te n'ho dato anche sabato? Che ne hai tu fatto? - -— Oh l'è garbata! mi bruciavano addosso, e gli ho bevuti su; e ti so -dire che mi fecero pro. Volevi che murassi a secco? - -E dicendo sghignazza; e la Laurina a piangere, ed esso a berteggiarla. -— O che? piagnucoli? Già tu le hai in tasca le lagrime, tu. Sta a -vedere: o che le parole ammazzano? Piagnucoli perchè ti vedano cogli -occhi rossi, e ti dicano: O sposina, cos'avete? e tu: L'è il mio Tita -che fa il matto. Oh... e fiottando le misura un manrovescio, scagliando -una dovizia di cancheri e di rabbia. - -Ma essa lo accarezza, e, dolce come una melappia, — Quando mi hai -intesa mai nè tu nè alcuno a dir così? Se ti voglio bene il sai: quel -che fo per te lo vedi. - -— Di belle cose vedo io: sì, di belle cose! Il passato non mel -ricordo: il vino m'ha fatto andare la memoria in acqua. Ma io voglio -il presente: capisci? il presente. Ho sete e l'acqua fa marcire i -ponti. Voglio quattrini, perchè in fin dei fini ho da vivere anch'io; -(e seguita quel gattiglioso con tono crescente) se udrai che avrò fatto -qualche cattiva azione, la colpa di chi sarà? E se... - -— No no, caro mio: ti calma; non mi far disperare; te ne darò. Oggi -è giovedì: doman l'altro mi pagheranno, e faremo metà per uno. Ma -per amor di Dio sta buono; non far del male, non rubare, non contrar -debiti, e ricordati del Signore. Me lo prometti? - -Quel ghiotto, sotto la mano della moglie ammansito come una fiera da -colui che gli porge il cibo, la guarda con certi occhi rimbamboliti; -e soggiunge: — Sì: starò quieto, farò bene. Ma tu vedi; le tue sono -promesse di là da venire: e a me occorrerebbe ora qualche soldo. Guarda -a rovesciarmi non ho il seme d'un bezzo. - -La Laurina si trae di tasca una mezza lira, e gliela mostra come si fa -per mettere in sapore i fantolini, e — Te la darò per te: ma mi devi -promettere una cosa. - -L'occhio di lui s'è fatto di fuoco al mirare quella moneta. — Sì, sì; -ti prometto: che cosa vuoi? dammela tosto. - -— Promettimi (ella ripiglia) che oggi non andrai dal vinajo. Hai quella -sottana che, già quindici giorni, ti hanno data a rattoppare. Lavora -oggi a quella, domani ti pagano: hai que' denari, e poi anche questi. - -— Sì, dici vero, soggiunge colui, e sghignazzando le ciuffa la moneta, -e si dà a ridere a scroscio, e beffarla, e saltabellare, e intonar una -canzonaccia. In quella suona la campanella che richiama le filatore -al lavoro: la Laurina, asciugandosi gli occhi e dimenando il capo, si -avvia di gran passo là, dove certo il soprantendente la rimbrotterà di -questo ritardo; e il marito suo gongolando si difila alla mèscita del -vino, e accolto fra i _benvenuto_ di altri beoni che giocano alla mora, -sbatte con trionfo la moneta sul deschetto dell'ostiere, e — Qua un -orcioletto della vostra sciacquatura di bicchieri. - -Sin dalla fanciullezza cominciò quel tentennone a piacersi del far -nulla; e in questa inclinazione lo secondò il cieco amore della madre. -Suo babbo voleva avviarlo a lavorare la campagna come lui, ma non ne -poteva trarre costrutto: e la madre gli diceva: — Non vedete com'è -pochino? non ha quelle spallacce digrossate coll'ascia, quelle manacce -che avete voi, da fare la talpa e zappare la terra. Avreste a volerlo -accoppare il poverino. - -Il padre, per amor di pace, lo mise sotto un ferrajo: ma anche qui -bisogna adoperar la schiena, e a colui il far nulla era una sanità. -Dunque da capo a mutare; lo allogarono con un sartore; ma neppur questo -basto non gli entrando, egli salava di spesso la bottega per andare a -gironi, gingillar sulle piazze, foraggiare pei campi, tendere varchetti -alle lepri, alleggerire i peschi e i tralci. Suo padre si rodeva il -cuore, lo rimproverava, lo batteva perfino: ma la madre, — Poveraccio, -tu se' magro spento! Mala cosa! ti rintisichiscono in quella bottega: -hai bisogno d'un po' di svago. Tè; e gli dava un cinque soldi per -andare a confortarsi alla bettola con un bicchierino (diceva ella) di -quel che rimette in gamba. Appena pigliò pratica in quei brutti luoghi, -Tita saltò la granata; giacchè il vizio è come la quartana: presto si -piglia; ma a sradicarla ti voglio. - -Quindi ogni briciolino egli tornava a stuzzicare sua mamma per qualche -soldo: ed essa gliene dava di quelli che ritraeva dal vender le uova -e i pulcini; ma sì, non sarebbero bastati se le chiocce avessero -fatto tre volte al giorno. Allora dunque che non poteva smungere -nulla, il tristanzuolo ingrugnava che non si poteva avere bene di -lui; stava sulle picche e sui dispetti, non voleva saperne di bottega -e di obbedienza: se sua madre lo sollecitava d'andare a messa e a -confessarsi, gli rispondeva altro se non — Datemi dei quattrini. - -Poi, vedete come si riesce da un primo passo in traverso; una volta si -trovò scorbacchiato dai compagni che, sapendolo all'asciutto per fargli -izza gli dicevano, — Ehi, Tita, non ci stai più al bicchierino? non -vuoi fare una partita alle palle? una partita e un fiaschetto? Egli, -entrato in casa di una vicina, le tolse un agone d'argento, di quelli -che s'infilano nelle trecce, e ne ebbe quaranta soldi, che succiò coi -camerati. - -La vicina, accortasi, ne levò rumore; la madre di Tita procurò parar -via la cosa, e sarebbe riuscita a rimpaciarla se il segretario comunale -non ne avesse avuto sentore; sicchè lo denunciò alla giustizia, e a -Tita toccò la prigione. - -Capite? la prigione come a un ladro. - -Fortuna che, tra il perdono della vicina, tra le preghiere della madre -e l'essere la prima volta, e il ricoprirlo come ubbriaco, ci fu messo -una toppa, onde, pochi giorni apresso, il signor giudice il rilasciò -dandogli una seria paternale, e il precetto di più non metter piede -all'osteria. - -Venuto fuori, la lezione era stata di tal qualità, ch'egli parve -aver messo giudizio, e babbo e mamma ne stavano consolati. Ma come -la gramigna ricaccia se non è svelta dalle radici, così il vizio. -Un giorno le vecchie praticacce di Tita stavano battendosi alla mora -sulle pancacce dinanzi alla bettola. E vedendolo passare, — Ehi, Tita, -vuoi fare il quarto? o sei ridotto al moccolino? C'è un vinetto da -risuscitare un morto. - -Egli ci pensa, — E perchè no? finalmente trattasi di una volta. E se -nol fo; costoro mi fan martire. - -Si giuoca; se ne fa portare una mezzetta, poi un'altra: quell'urlare -villano dà buon bere. Il primo sorso sapeva d'amarognolo a Tita, -ricordandosi la gabbia; ma pensava: — Tanto non è che un bicchiere: poi -all'osteria proprio non ci vo. - -Al secondo colpo non fece così brutto ceffo: al terzo allappò la bocca -dicendo — Come è buono! e in quattro e quattr'otto si trovò brillo e -spensierato. La mattina, quando la balla fu smaltita, egli sentivasi -scontento di sè; rinnovava mille bei propositi; ma alla bass'ora, per -caso, tornò a passare di là, e guardare ustolando, e quegli oziosi ad -invitarlo a giocare ai tresetti. Nicchiò sulle prime, ma quelli lo -presero a berteggiare, e — Che? sei forse sul lastrico? non hai più -gajo il taschino? Messo al punto, egli giocò e bevve. Altrettanto al -domani: poi, bever fuori e bever dentro dell'osteria (pensava egli) non -è tutt'uno? Entrò; alzò il gomito più del bisogno; tornò a casa tardi e -colle traveggole. - -I genitori s'accorsero d'essere alla cantilena di prima; il padre -dava nelle furie, ma la madre lo assonnò, e gli diceva: — Sapete -che? diamogli moglie, e metterà giudizio. Quanti col torre moglie son -diventati tutt'altri! - -Il padre, facendo spallucce, rispondeva: — Fate voi. La donna allora -pose gli occhi sopra la Laurina; una buona ragazza; un angelo in carne. -Aveva costei una nidiata di fratelli: onde i suoi, che erano povera -gente, non vedevano quell'ora benedetta di darle il cristiano, pur che -sia, per poter dire, — E una. - -Veramente quando la mamma di Tita ne fece la chiesta, il maritarla a -una stirpaccia di così cattivo nome pesava non poco ai parenti di lei: -ma la madre di Tita li confortava. — Sì; ha dato quello scappuccio. Eh! -ognuno una volta o l'altra ha da scorrer la cavallina. E chi rompe la -cavezza da giovane, riesce poi un uomo come si deve. Adesso, credetemi, -ha messo testa; ha un buon mestiero per le mani: del suo cuore poi non -vi dico altro. Chiedetene e domandatene a chi volete. - -Quelli in fatto cui domandavano, per paura di mormorare, non c'era bene -che non ne dicessero, ed era fin troppo per contentare i genitori, -il cui scopo astratto è sempre di dar marito alle ragazze. Alla sera -dunque la madre domanda a Tita: — Prenderesti moglie? - -— Perchè no? risponde questi, immelensito dal vino Ma chi ho da -togliere? - -— Ti piacerebbe la Laurina del Forno? - -— A me sì. - -Al domani Tita, rimpulizzito e colla gala smerlata e colla scatola -del tabacco, siccome usano qui, andò a trovar la ragazza, e farle -le paroline. Essa non ne sapeva nulla; ma visto i parenti usargli -cortesie, gliene usò anch'essa, tanto che la madre di lei corse da -quella del Tita a riferirle: — Ehi, la va coi fiocchi: il parentorio si -farà: le è piaciuto. - -Ma quando la chiarirono che si trattava di sposarlo, Laurina diede -fuori a piangere, e che non lo voleva perchè era un qua e un là, e -perchè aveva rubato, e perchè bazzicava all'osteria, e perchè non aveva -il timor di Dio. - -Sua madre le recitò una sequenza di ragioni, una più gagliarda -dell'altra; e le mostrò la povertà della famiglia, i tanti fratelli; ma -essa replicava: — Vedete? non son in qua tutto il di a dipanare seta? -Lavorerò anche di più, tanto da fare le spese a me, e un poco anche a -voi; ma per carità non mi affogate a questo modo. - -La madre s'ingrugnò: vennero le comari a darle della pazza pel capo: -— Cosa vai a rimestare, scioccherella che tu sei? Avresti a far -Gesù colle due mani. Magari quante lo vorrebbero: e tu non dovresti -chiamartene degna. Credi che si trovi un'occasione ad ogni uscio? -Hai già ventidue anni suonati: vuoi rimanerti a spulciare il gatto? o -presumi scavizzolar un signore di carrozza? - -Se ne mischiò anche il signor curato, un buon uomo, di nulla più -smanioso che di vedere i giovani e le ragazze accasati, e pieno di -fiducia che quel sacramento rimetta il senno a chi l'ha smarrito. -Insomma tante e tante gliene dissero, che la Laurina fu indotta a dare -il sì, e l'affare si stiacciò. - -Andò sposa. Il bel primo giorno, bevi e ribevi, Tita fu messo in terra -da una solenne imbriacatura. — Pazienza! sarà stata la compagnia, lo -straordinario. Ma egli toccò via di quel passo; onde la Laurina fu -chiara che il vizio era nelle ossa, nè le restava di che sperare. Tutto -il dì a sbevazzare, tutte le sere a casa ubbriaco: non c'erano più -padre e madre da dargli una sbrigliata: se prima al lavoro badava poco, -ora niente, e non cercava che passar la giornata senza stracca: poi -cominciò a vendere questa o quella masseriziuola della moglie. - -E lei? colla pazienza, colla dolcezza (povera fanciulla!) faceva di -tutto per indurlo al bene. Avrebbe potuto andare dai suoi e dir loro, — -Vedete mo? non ve l'avevo detto io? ma perchè crescere in cordoglio che -già capiva che n'avevano? Taceva dunque e mandava giù; e se alcuno le -domandasse: «Come va Laurina?»; e a Dio pregava, a Dio espandeva i suoi -rancori, da Dio sperava l'ajuto. - -Eccovi la storia di quella setajuola. Passò, nel modo che v'ho detto, -la stagione della filanda: i denari erano consumati in erba da quel -goloso: ond'ella pensa con ansietà al figliuolo che aveva da nascere; -per allestire a questo le fasce e i pannicelli, non poteva essa che -ritagliare i vestimenti e le biancherie sue; ma tutto era niente, -purchè il suo Tita non ne facesse qualcuna: qui batteva la sua continua -paura. E perciò non lo perdeva mai d'occhi; lo tenea, quant'era -possibile, in casa, li presso di sè, a dar qualche punto lasagnon -lasagnone: ma il più del tempo a far nulla, mentre essa lavorava ad -accannellare seta per buscare qualche soldo, che difficilmente poteva -sottrarre alla colui avidità. - -Quando poi egli s'indugiava fuori, correva a cercarlo, massime alla -sera, e ridurlo a casa. Se ne ricevesse dei rabbuffi, nol mi domandate, -e anche peggio, perchè l'ubbriaco ha perduto il più bel dono di Dio, la -ragione; e più non sa quello che si faccia. - -Ma un giorno fra gli altri, essendogli riuscito di trovare alcuni -soldi ch'ella aveva riposti nel pagliericcio pei bisogni che prevedeva -vicini, Tita, inchiodatosi nella taverna, si abbandonò al chiasso e a -tracannare vino e vino; il cervello se n'era andato. La Laurina, visto -farsi tardi, girò di bettola in bettola sulla traccia di lui; alla fine -lo trovò che sciscinando ne diceva di tutti i colori, e attorno una -fitta di bevoni, cotti al par di lui, a metterlo su e pigliare pasto -delle pappolate che gli cascavano di bocca, e tenergli bordone con -delle somiglianti. - -La buona moglie se gli mise allato, quanto dolce sapeva, a pregarlo, -ad ammansirlo, a volerlo menar via. La gente guardava, e ne facevano -scene. Tita un po' e un po' sopportolla, poi sentì pizzicarsi le mani, -e balzato in piedi, rosso come lo sverzino, senza lasciar brutto nome -che non lo dicesse, la acciuffò, e cominciò a picchiarla da forsennato. - -Batter la moglie! e in que' piedi! A quali orrori trascorre l'ubbriaco! -Gli avventori e l'oste riuscirono a trargliela dalle mani; essa, -tutta pesta e scarmigliata uscì, colui continuò un pezzo ancora le -smanie da non si dire, poi, come succede quando la pentola pel troppo -bollire trabocca, che spegne da sè la fiamma e calma il bollore, così -quello sfogo fece rientrare in cervello il brutale; — Andrò (diceva) -a domandarle scusa. È tanto buona! oh quest'oggi ho proprio passato i -confini. Non ci voglio tornar più. - -Ma come nel lago, quando ci fu burrasca, sebbene il vento abbia dato -luogo e le onde si vadano posando, pure tratto tratto un'altra buffata -di aria le solleva di nuovo, così accadeva nell'animo di lui. Onde -dopo quelle belle parole, ripigliava: — Ma lei, perchè la ha sempre -d'arrangolare? perchè sempre mi corre tra' piedi? chi cerca trova. -Non voglio padronanze. Le ho sonato un tientamente che deve durarle un -pezzo... Infine però, povera creatura! la opera per il mio bene, e son -io una bestia da legare. Basta! voglio metter giudizio. Questa Pasqua -voglio fare davvero un buon bucato, e diventare un tutt'altro. No; Tita -non sarà più Tita come c'è scritto in quell'esempio che la Laurina -mi leggeva sul Catechismo. — Ma intanto, la mi lasci stare, se no, -vuol sentir sonare più d'un doppio; e se sta volta fu acqua, un'altra -saranno tempeste. - -Così berciando e barcollando fra la ragione e l'ebbrezza, fra le -ispirazioni del suo buon angelo e le tirate del vizio inveterato, mosse -verso casa dondolando come disvincolato. Vide la Laurina entrare tutta -indolenzita. - -— Ecco (diceva egli tra sè) la poverina va in casa, e ci starà a -piangere... e in grazia mia. Ma poco appresso la vede uscire: ha sul -braccio il fazzoletto da capo, accosta l'uscio e se ne va. - -— Ah maligna! ah vipera! esclamava colui assaettato. Lo so: ella va dai -parenti suoi a far una scena, a svesciare quel che è successo. Va dal -curato a farmi chiamare... Aspetta a me! se mi fa questo, in fede mia, -la fiacco di mazzate. - -E a stento contenendosi, grullo grullo la seguita di lontan via. -La vede passare da casa sua, e non entrarvi; passar dalla casa -parrocchiale, e non entrarvi. - -— Dove diamine va? - -Quattro passi fuor del villaggio sta un oratorio della Madonna -addolorata, riverita con gran divozione dai paesani, e che impetra -tante grazie a chi la prega di cuore. - -Verso quella si volse la Laurina; e come fu presso, si coperse il capo -col fazzoletto, entrò, si fece sino alle balaustre, s'inginocchiò e -pregò. Tita sulle orme di lei era giunto anch'esso; poi come vide -ove capitava, il suo mal genio gli diceva: — Dà di volta, torna -all'osteria, che t'aspettano a finir la partita; ma l'angelo buono gli -suggeriva: — Entra tu pure in chiesa: osservala; prega anche tu. - -A questo diede ascolto: e v'entrò. Non c'era anima, essendo sulla sera -e buiccio: vide la tribolata, col volto ascoso nel fazzoletto e curvo -sulle mani giunte. Che piangesse ne davano segno i singhiozzi, che -tratto tratto la scotevano; tratto tratto ancora si udivano alcune voci -che pronunziava più forti, non credendosi ascoltata: — Cara Madonna dei -dolori; datemi pazienza! — Non vogliate castigarlo: non sa quello che -si faccia. — Perdonategli come gli perdono io. — Toccategli il cuore: -— oh cara Madre del buon consiglio! fate che abbia a diventare un buon -cristiano e timorato. - -Queste voci erano tramezzate da altre, che esso non capiva: saranno -state quelle preghiere che impariamo da nostra madre quando siamo -bambini; quel saluto a Maria che ripetiamo ogni giorno più volte, che -forse neppur intendiamo, ma sappiamo che è una preghiera alla madre di -Dio e madre nostra, affinchè preghi per noi Colui che sa tutti i nostri -bisogni. - -Quando Tita racconta quest'avventura, dice che quelle parole -dell'offesa sua moglie lo commossero più che non avessero mai fatto le -prediche del signor curato, — e neppure (aggiungeva) neppur quelle dei -missionari. E dovette essere proprio così: perchè tacente, mansuefatto, -si avvicinò a lei, quasi temendo disturbarne la mesta devozione, le -s'inginocchiò a fianco, e pregò. Quand'ella si accorse di lui, lo -guardò con una meraviglia lieta e pacata, dicendo: — O Tita, anche tu? - -— Sì, rispose egli, perdonami Laurina; e prega il Signore che mi -perdoni, come io ti prometto di cambiar vita. - -Recitarono insieme il rosario, poi s'avviarono a casa in pace e quiete, -facendo proposito di condursi come ella desiderava. - -Propositi d'ubbriaco, direte voi che l'avete visto altre volte -promettere e ricascare. Ma e la grazia del Signore non la valutate per -nulla? Non valutate la fede con cui la Laurina aveva pregato? Ho il -piacere di dirvi che Tita, secondo aveva promesso, non fu più Tita. -Capì qual tesoro sia una moglie buona: capì che stomachevole vizio è -quel dell'osteria, il quale oltre lo scapito dell'anima, vi fa tenere -per amici i discoli e i beoni, ed oltraggiare quelli che più meritano -rispetto ed amore: istupidisce la mente, logora il corpo, anticipa -la vecchiaja disprezzata che fra i vilipendii e gli scherni trascina -innanzi tempo a finire la vita, se pure si può chiamare vita quella -vergognosa vegetazione. - -Tita cominciò a far l'uomo posato; e starsi in casa. Oh! la casa ha -una tale attrattiva in sè, che chi la gusta da vero una volta, non se -ne svia mai più. Tornò affezionato al mestiero, tornò alla parsimonia, -tornò alla quiete: e temperante, e assennato, stette colla moglie al -bene e al male che occorre nella vita: bene che tanto s'accresce, male -che s'allevia tanto allorchè si divida con una buona compagna. Egli -stesso confessa che se qualche volta (per usare la sua espressione) -il diavolo lo tenta per tirarlo alle pratiche vecchie, non ha rimedio -migliore che ricordarsi i pugni dati a sua moglie. - -La Laurina, lieta quanto si può dire, non rifina di ringraziare la -Madonna. Alla nuova stagione, eccola ricomparire alla filanda con -un bambino in collo: ricomparire festiva e vivace come quando era da -marito, e discorrere e canterellare. - -Se mai v'accade di passare per quella borgatina, lì sul canto dello -sdrucciolo a mancina, per cui dalla strada maestra s'esce ai campi, -v'occorrerà alla vista una botteguccia raccoltina, nella quale una -donna siede a girar un aspo, mentre un fantolino appena divezzato va -baloccandosi sul pavimento coi ritagli di panno che cascano da una -tavola, sulla quale un uomo assiduamente lavora, nel tempo che fa -bordone alle allegre canzoni di una setajuola. Sono la Laurina, il -marito suo e il loro bambino; un inferno mutato in paradiso per la -prudente pazienza di una moglie virtuosa. - - - - -AGNESE - -O LA VEGLIA DI STALLA - - -Quando gennajo copre di nevi o di brine le campagne, e tutto -ringhiaccia alla buffa del tramontano, e sugli ispidi stecchi degli -alberi non si fa intendere più lo stormire dei passeri a folate e -il crocitare dei corvi, sogliono i contadini temperar lo stridore -della stagione facendo crocchio nelle stalle; e a quel tepore -lavorando, discorrendo, pregando, dispensare i giorni melanconici e le -interminabili serate. Le vecchie già vi si sono crogiolate, non appena -al mezzodì si furono refiziate col povero desinare; e poichè alquanto -ebbero adoperato la striglia contro il tale e il quale, volentieri -si rifanno sui casi di loro gioventù, quando, a sentirle, il mondo -camminava così diritto, così allegro, così onesto; rammemorano le -persone con cui vissero, e che ora da un pezzo dormono tra i più; e -come predicava il curato, antecessore dell'antecessore del presente; e -come l'andava innanzi che capitasse il Buonaparte; e del tempo quando -v'erano tuttora le streghe e le paure, che ciascuna di esse ha veduto, -ha udito cogli occhi, cogli orecchi suoi proprii. L'una rammenta quel -palazzotto poco discosto, ove guai che qualcuno si fosse arrischiato di -dormire, perchè sulla mezzanotte, vi correva di su di giù la fantasima -con grande fracasso di catene, dopo che il diavolo se n'era, corpo ed -anima, portato via il padrone, il quale era così ingordo avaro, che -in una gran carestia avendo ammassato di molto grano, eppoi essendone -scaduto il prezzo, per disperato s'appiccò. - -— Io non so darmi pace (così dice la Simona, vecchia impresciuttita -e rubizza) di certuni, che queste cose non le vogliono credere. E -in castello? Al tempo dei tempi vi stava un cavaliero, che aveva una -moglie delle belle che si potessero vedere con un par d'occhi. Ora, -venuto geloso d'un bel paggetto, un giorno egli lo fece squartare, -gli cavò il cuore, e bell'e fritto, quel cuore lo imbandì alla sua -signora. Quando la signora se n'è accorta, si traboccò dalla finestra -nella fossa. Il cavaliero poco dopo fece anche lui cattiva fine; e per -questo, Iddio ci guardi dal commettere omicidi. Io stessa, non conto -ciance, io stessa ho veduto, una volta come mille, un uccellaccio -strano, che aveva la forma d'un ferro di lancia, aliare sulla sera -attorno ai merli del castello, ed era l'anima di quel cattivo. - -— Ma (interrompe comar Giuditta, mentre sbracia il veggio) dopo che vi -alloggiarono dentro i Giacobini, quell'uccellaccio non s'è lasciato più -vedere, come non ci s'è più sentito in palazzo. - -— Uh! coloro, torna su la Simona: erano frammassoni, senza nè legge -nè fede, che si ungevano gli stivali coll'olio santo, e giocavano alle -palle colle teste dei preti. - -— L'avete visto voi anche questo? domanda un'ingenua ragazzetta, che, -sopra un sediolino, sta tutt'orecchi a quei paurosi racconti. - -— No, risponde l'altra; ma lo dicevano tutti: e questo poi è frumento -secco, che non andavano a messa neppure la festa. - -— E sì, la festa bisogna rispettarla, aggiunge biascicando le parole -la sdentata Teresa. E voglio dirvi questa, che mi contò, deh quante -volte, fra Spiridione buon'anima sua. Che, quando si fabbricò il -loro convento, avevasi a portare un masso smisurato, da collocare -per fondamento al campanile. Sicchè il padre guardiano, il quale era -un sant'uomo, pregò i terrazzani che la domenica venissero con tutte -le leve, i carri, i bovi a trasportarlo. Si trattava di un'opera -in servizio di santa chiesa, eppure quei buoni villani risposero, -— Riverenza no; e che sarebbero andati piuttosto il lunedì, prima -che cominciasse la giornata. Sapete che? quando comparvero, il padre -guardiano si fece loro incontro e disse: — Buona gente, ecco fatto: il -Signore, per chiarire come gli sia gradita la devozione che avete al -suo giorno, ha voluto far un miracolo; e mostrò loro... indovinereste? -quel ceppo, che così massiccio com'era, di per sè erasi levato dal suo -posto, e collocatosi dove aveva a stare, nè più nè manco. - -— E l'han creduto tutti? domandava la bambinuccia. - -— Mi fai giusto da ridere, ripiglia la vecchia. Non volevi che si -credesse una cosa tanto straordinaria? - -Qui comar Giuditta entra dicendo: — E fu durante la fabbrica stessa, -io credo, quando v'era quel converso, il quale faceva di sì spessi -miracoli e sì strepitosi, che, per toglierlo dal rischio di levarsi -in superbia, il padre priore gli intimò di non farne più senza sua -permissione. Ora, mentre il converso stava guardando a murare, ecco si -fiacca un palco, e un muratore casca giù fin dal tetto. — Ajuto, fra -Vincenzo, gridò il meschino. — Ajuto, replicarono maestri e manovali. E -fra Vincenzo tutto cuore avrebbe voluto fare su' due piedi un miracolo, -ma n'avea la proibizione, onde stesa la mano, gli gridò: — Fermati, -tanto che io corra a domandarne licenza. E corse; ma il miracolo era -bell'e fatto, perchè colui si fermò a mezz'aria, come fosse stato in -piana terra. - -— Eh, i frati! attacca un'altra sospirando. Del gran bene facevano i -frati. Tutto il dì, tutto l'anno mai non facevano niente, per poter -pregare anche per quelli che non pregano, e massime per noi villani, -che, costretti a faticare il giorno intero, non ci avanza tempo da dare -a Domenedio. - -— E i benefizi che compartivano, dite poco? (È la Simona che parla.) -Mai non venivano alla cerca, che non regalassero o una coroncina, o -un santino, od almeno non benedicessero il mal di madre, i figliuoli -ammaliati, e scongiurassero i bruchi e le formiche. - -— E voi cosa davate loro? chiede quella tal ragazzina. - -— Oh, un poco di tutta quella grazia di Dio che si coglieva. Caspita! -non erano state le loro preghiere che l'aveano salvata dalle brine e -dalla gragnuola? Ma non si portava mai al convento una coppia di polli -o qualche stajo di grano, che non ci ricambiassero or coll'insalata, or -con le carote... Che sgrigno è cotesto? Chiacchierina! porta rispetto, -chè di fame non moriva nessuno, e il Signore faceva andare sempre co' -fiocchi la campagna: il melgone si comprava a otto lire il moggio, -e la gente non era così spessa. E quando d'un figliuolo non si sapea -che cosa farne, c'era dove collocarlo: e se il marito o la suocera ci -facevano mandar giù degli stranguglioni, si aveva dove andar a vuotare -il sacco e chiedere un parere. - -— Voi non dite male, no, Simona: così la Teresa. E vorrà forse essere -per altro, ma quest'è un fatto che allora non si pativa tante malsanie. -Confessate in verità vostra: vi ricorda che, da qui indietro, si -parlasse tanto di catarri, di reumi, di tutti questi acciacchi che ora -non si dice altro? - -— Quanto a questo, rompe il ghiaccio la Betta, che di tutte è la più -sufficiente; ho sentito io soggetti che la sanno lunga, assicurare che -la causa n'è l'innesto del vajuolo vaccino. Non parliamone nè anche di -questo scandalo d'innestare una bestia, e una bestia di quella fatta, -sopra i ragazzi, e peggio sulle bambine, che è forse per questo che -non hanno ancora gli occhi rasciutti, e già le pajono così maliziose. -È bensì vero che molti morivano, molti rimanevano conci nemmeno da -vedere; però era uno spurgo necessario come tant'altri, e dopo si -campava sani come acciajo. Ora hanno voluto andare contro a quello che -veniva di lassù; non so che dire: tal sia di loro. - -Fra questi e simili discorsi fatto notte, sopraggiungono vispe, -leste le più giovani, e dietro ad esse i garzoni, moscheggiando, -barzellettando, soffiando sulle mani aggranchite ed esclamando: — Oh -che freddo! Allora così al bujo, è un via vai, un passerajo di cento -voci che una soverchia l'altra, una l'altra interrompe; onde se tu -volessi trovarne il filo, oh va raccapezzare quel che si ciancia sur un -mercato. Dispongono quindi i trespoli e gli scannelli, e cominciano ad -acchiocciarsi, a quetarsi. E la Savina dopo aver allegramente contato -quel che fece, quel che disse, quel che intese fuori per la giornata, -piglia la rocca, e sbattendo il pennecchio del lino — Su via (dice) -facciamola finita; è ora d'accendere il lume e lavorare, se ho da -ammannire il corredo della biancheria per quando mi fo sposa. E, nel -dire, stazzona col gomito un giovinotto che le sta a spalla. - -— La lingua batte ove duole il dente, n'è vero? scappa fuori una -camerata invidiosetta. Oh, si sa bene che hai l'innamorato. - -— Ah ah! ride la Savina. Chi? io? ti par egli? sei pur la dabbene! Così -fosse! Ma chi vuoi che mi musi? Ha da venir neve rossa. - -— Sì, sì, insiste l'altra. Non farmi la forestiera. Non ti ho forse -io scorta jeri quando andavi per acqua, eh? Egli ti pedinava, e che -paroline t'ha detto? Oh, se mi tocchi, squatterò io gli altarini. -Scommettiamo... - -— Neanche un quattrin bucato, interrompe la Savina. Io non me ne -ricordo niente. Sarà stato un caso... E poi... se anche fosse, c'è del -male? Han fatto così anche le nostre madri, sicchè... - -— Adagio, adagio, salta la Teresa. Io so che le vostre madri avevano -più giudizio di voi, farfarelle; e, non fo per dire, ma si era -belle tanto e più che voi. Eppure si sposava quello che i parenti -proponevano, delle volte senza nemmanco avergli parlato; si facevano le -cose come andavano fatte; e non si cercava alla fine che di adempire le -intenzioni di santa madre Chiesa. - -— Non c'era tanta premura d'andar a marito, aggiunge una pulzellona -di cinquant'anni. Ma ora voi altre non avete appena i venti, e già vi -puzza il fiato, e parlate d'amore, frasche! - -— Tempo passato perchè non ritorni, eh? ripiglia la giovane; sempre fu -sole e nugolo, grano e loglio. Però, dico io, noi del male ne facciamo -noi? - -— Questo non si può dire, piglia la parola comar Giuditta. Ma in tali -faccende non si va mai cauti che basti, perchè il primo scappuccio, Dio -sa dove porta. L'è giusto appunto come quando i puttini scivolano sul -ghiaccio: presa una volta l'andata, vatti accatta dove si fermeranno. -Ve l'ho ben raccontata, eh, la storia dell'Agnese? - -— No, no, replicano le giovani per una bocca. Contatela, comare: -contate la storiella: e così al fosco, colle mani sotto al grembiule, -se le stringono più da presso per ascoltarla. Essa comincia: - -— Era l'Agnese una fanciulla bella come un'immagine, tenera come latte -spremuto, ma anche dabbene, che, chiedete e domandate, neppur le vicine -poteano dir altro che lodi. Le era morta sua mamma mentre era ancora -d'otto o nov'anni, ed essa appena cresciuta un poco, tirava innanzi la -casa e la bottega con tanta capacità ed amore, che suo padre non sapeva -finire di dirne, e le ripeteva: — Tu sarai la mia consolazione. Udirete -che pezzo di consolazione. - -In que' tempi la devozione era molto più d'adesso: e la sera del -giovedì santo si costumava una bella processione, dove i garzoni e -le giovinette rappresentavano il mistero della Passione, coi Giudei, -con Pilato e il Cireneo che ajutava nostro Signore, e le Marie che lo -piangevano, e tutto. L'Agnese si vestiva da Maddalena, perchè l'aveva -la più ricca treccia di capelli, che lasciava cascare sulle spalle; e -quanti la vedevano esclamavano: — Oh la bella Maddalena! - -Viveva allora nello stesso villaggio un tal Sandro, un garzonotto così -d'un vent'anni, non somigliante a questi tisicuzzi d'oggi, fatti di -calza disfatta; ma un pezzo d'uomo, ben formato e ben fondato, con due -bracciotti da vangar una vigna da sè a sè. In quella processione egli -figurava da Giudeo, e toccandogli di stare a fianco della Maddalena -per tener dietro colla lancia la folla, cominciò in quell'occasione -adocchiare l'Agnese, ed essa lui. Poi, quando in appresso si -scontravano per via, essa diventava rossa come una ciliegia, ed egli, -passandole a lato, la pigiava un pocolino col gomito: pigiarla; che -male c'era? Cominciarono poi a farsi un motto; esso le presentò qualche -volta un garofano, e lei lo accettò. — Che male fo io? diceva tra sè. - -Venuta poi la state, qualche sera egli pigliava la sua brava zampogna, -e su e giù sonandola girellone per la via dove l'Agnese stava di casa. -Faceva caldo, ed essa, tanto per godere una boccata d'aria, si metteva -un po' sul balcone. Quand'egli passava sotto la salutava colla mano. -Sulle prime ella non mostrò di vedere, poi non stette al martello, e -fece anch'essa altrettanto: alla fin dei conti che male c'è? - -Una sera egli la chiamò in basso tono, e — M'occorre di dirvi una -parola. — Ditela pure, essa replicò. — Ma volete? qui così dalla -strada? Fatevi abbasso. — Non posso, rispose ella; c'è il mio babbo. - -Al domani il babbo non c'era; ella discese a sportello, mise fuori la -testa ed ascoltò. Ma il discorso non potè terminarsi quella sera, e al -giorno appresso, poi l'altro, e l'altro, sempre egli aveva a ragionarle -qualche cosa; e poi quando ella era dabbasso, non si ricordava più, e -bisognava riportarsi al giorno seguente. - -Di tutto questo non aveva ella fatto confidenza se non ad una sua -vicina, che si chiamava la Bia, una buona pastocchiona, di quelle che -credono tutto bene, e che, invece di darle una lavata di capo come va, -le diceva: — Gli è un dabben ragazzo, se fa per di buono, puoi aver -trovato la tua fortuna, e ringraziare Iddio d'aver dato il capo in un -buon muro. Guardati però dal far del male, perchè altrimenti il Signore -castiga con de' guai grossi ma grossi. - -A questo modo tiravano innanzi i due innamorati; poi una sera parve che -quello star lì in sulla soglia non fosse che un far bella inutilmente -la piazza. Il padre non c'era; era andato alla fiera di Bergamo: -ond'ella tolse dentro Sandro e chiusero la porta. Non aveano fatto che -entrare quando si sente battere trafelato al picchietto della porta. - -— Oh signor Iddio! chi sarà mai? Scappate. - -— Non si può. - -— Nascondetevi. - -— Ma dove? - -All'Agnese non suggerì altro nascondiglio migliore che farlo -rannicchiare alla meglio in una cassapanca, che teneva da piè del suo -letto. Poi corse alla porta e domandò: - -— Chi è? - -— Chi vuol che sia? sono tuo padre. - -Essa tirò il catenaccio, e li sui due piedi inventò una di quelle -fandonie che voi ragazze sapete così bene, per iscusare il ritardo e la -confusione, che anche un orbo le avrebbe letto in viso. Ma suo padre, -che le voleva un bene all'anima, ed avrebbe trovato per lei il latte di -gallina... - -Ma ora che mi ricordo, bisogna che torni un passo indietro, e vi dica -che, quando sua madre era grossa di lei, entrando una volta in casa, -trovò accoccolata sul focolare una vecchia, brutta, magra, stenta, con -una faccia grinza come pesche alide, che non prometteva niente di bene; -abbrezzava tutta e batteva i denti come una gru. S'appose che quella -doveva essere una strega; e dandosi a gridare a quanto gliene usciva -dalla gola, tolse la scopa di dietro l'uscio e a colpi la cacciò. Non -l'avesse mai fatto! Quella befana voltatasele contro con due occhi di -basilisco, e facendole una croce sul ventre, rantolò: - -— Che quel che tu porti possa essere anch'egli scopato. - -Ora per seguitare... Ma dove sono restata?... Ah, mi rinvengo. Suo -padre dunque, che avrebbe fatto per lei moneta falsa, la salutò tutto -grazia, la trasse in camera, e quivi sedette sulla cassa appunto in -cui era chiuso quell'altro: e le cominciò a narrare della fiera, d'un -mondo di gente che ci aveva; Tirolesi con cinture di cuojo trapunte -e cappellacci lunghi come ombrelli; Turchignotti col mammelucco e la -barbaccia e le bracacce; d'un savojardo che mostrava la gran bestia; -d'una zingara che contava la ventura; poi seguitava informandola del -quanto avea comprato il sapone o i vomeri e le coltri di lana; e perchè -fosse tornato un giorno prima, e d'altre cose di egual importanza. -Ma l'Agnese, che avea tutt'altro per il capo, stava a cento miglia, -e rispondeva sì o no a braccio, e come veniva veniva. Ond'egli le -domandava: — Di' su, hai sonno eh? Anch'io. Via, cuocimi due bocconi da -cena. - -Lesta lesta gli friggeva essa una coppia d'uova, e non vedeva la -sant'ora di metterlo a dormire. Ma egli sarebbesi detto che faceva -apposta a temporeggiarsi, contando, ripetendo, addomandando. - -Basta! quando Dio ha voluto, egli se n'andò. L'Agnese, che era stata -come in croce, sente allargarsi il cuore; si chiude in camera, corre -alla cassapanca, dà una voce all'amico.... e, non risponde. Che dorma? -Gli alza un braccio, ricasca. Gesummaria! gli tocca la fronte... è -fredda marmata. Che serve? era morto soffocato. - -Come allo sdrucciolare d'un ghiacciuolo per le reni, così la pelle -s'accappona alle ragazze, intente al discorso di comare Giuditta, -ed esclamano: — Morto? soffocato? O santa pazienza! Che se da prima -avevano tenuto gli occhi desti, credendo che la storia dovesse riuscire -al solito scioglimento, ora raddoppiando d'attenzione, socchiuse le -bocche, sporgono i menti verso la narratrice che il bujo impedisce di -vedere: e la Savina ritira la mano che col favore dell'oscurità, si -era, senza accorgersi, lasciata stringere nella mano del giovinetto. - -Tanto un pochettino d'orrore giova a crescere l'interesse, sia in -una panzana da veglia, sia in un racconto da album o da strenna. E la -vecchia dello stesso tono proseguiva: - -— Quale restasse l'Agnese, voglio lasciarlo pensare a voi. Lì, sola, -con un uomo morto; lei che prima sarebbe svenuta di paura a vederne -uno anche di lontano: e questo uomo era il suo damo: era morto allor -allora; morto in grazia di lei, e quel ch'è peggio, senza neppur -confessarsi. Gridare non poteva: suo padre era lì muro a muro, baciava -livide e assiderate quelle labbra, che vive non aveva baciato mai; e -l'inondava di lagrime silenziose. Si provò di levarlo fuori; oh adesso! -pesava il doppio di lei: appena che potesse muoverlo, e la cassa era -fonda. Lo spruzzava d'acqua diaccia, gli dava ad annusare aceto, gli -scaldava dei panni sul cuore: tutto incenso ai morti. - -Che farà? Se lo sa la gente, Dio ne liberi! chiamare suo padre? Cosa -direbbe mai? aver tirato in casa un giovane, averlo ammazzato! - -Non le soccorrendo miglior partito, risolve di andare per ajuto -alla Bia sua vicina; essa conosceva già quell'intrigo; le teneva -anzi la corda. Piano piano adunque schiude l'uscio, sguiscia fuori: -le ginocchia le si piegavano sotto, come avesse avuto tre mesi la -quartana. Monta per la scaletta, e — Bia! Bia! domanda. - -— Che chiami, Agnese? caspitere! di quest'ora? - -— Zitta, e aprite per carità! - -Poi come fu dentro, piangendo, sbattezzandosi, le rivelò il caso. - -— Morto! Sandro! andava quella replicando, e spalancava gli occhi, -torceva le mani, se le cacciava nei capelli. - -— Sarà forse solamente svenuto. - -— Magari! soggiungeva la fanciulla. Venite dunque per carità! per amor -di Dio! venite, soccorretemi. - -La Bia si trasse a compassione, e andò da lei. Già suo marito non -era pericolo che tornasse a casa, perchè era un ubbriacone, che non -lasciava l'osteria se non quando ne lo cacciavano. Va dunque alla -camera, osserva anch'essa, brancica, muove, solletica: — è proprio -morto, morto stecchito. - -Tutto questo si faceva a chetichella in peduli spiegandosi a gesti, -senza trar fiato, per timore che il padre non sentisse. Ma stracco del -viaggio questi aveva attaccato, senza bisogno della nanna, e presto fu -sentito russar della bella. Visto dunque inutile ogni tentativo, la -Bia diceva all'altra, — Calmati; che vuoi? Quel ch'è fatto è fatto. -Ora bisogna pensare a rabberciarla, non a fargli il pianto. Qui non -c'è altro. Leviamolo fuori; portiamolo sulla strada e lasciamolo lì. Il -primo che passa lo troverà, e dirà che cascò d'un accidente. - -— In istrada! gettar là così il mio povero Sandro? come un cane? ed -è morto per me! Io no, io no. E se gli buttava sopra, e piangeva e -singhiozzava, convulsa, spasimante replicando pure, — Io no, io no. - -Onde la Bia stringendosi nelle spalle, — Allora non so cosa dire: -pensaci tu, e chi s'è visto s'è visto; e faceva viso d'andarsene. -L'Agnese la richiamava, la rimboniva, tornavano a consultare, e la -risoluzione era sempre la stessa: onde trovandosi tra l'uscio e il -muro, anche l'Agnese dovette acconsentire. Fra tutte e due a stento lo -cavarono fuori, e chete chete trascinatolo in sulla via, più lontano -che poterono, rinvennero ciascuna a casa sua. - -Che notte per l'Agnese! Altro che le passate, quando, appena giù, -dormiva per ore ed ore della grossa, senza un pensiero al mondo, -oppure fra pensieri sereni, giulivi, sinchè svegliavasi col nome del -suo Sandro sulla lingua. Ora, altro che dormire! se una pulce basta a -tenerci sveglie, figuratevi, con questo posolo sul petto. Lì, presso -quella cassapanca, con sugli occhi irremovibile quel cadavere, che -smanie, che batticuore! Si gettava di qua di la pel letto: si copriva -sotto le coltri: si tappava gli occhi, gli orecchi; ma sempre le pareva -di vederlo; sentivasi ancora sotto le mani, sulle guance, alle labbra -il tocco di quel gelo inanimato. — Ma chi sa? forse quello non fu che -un male, uno svenimento passeggiero: si sarà riavuto, tornato a casa -sua, e domani lo vedrà ancora. Che consolazione, rivederlo vivo!.... -Ma.... che gli dirò? averlo gettato fuori a quel modo? E raddoppiava -il pianto, come cresce la pioggia dopo che un lampo rischiarò per un -momento l'oscurità. Poi aveva da venire la mattina: la voce si sarebbe -sparsa: suo padre comparirebbe, e non poteva non accorgersi dello -stato di lei. Cosa dirgli? come scusarsene? come contenersi con chi le -racconterebbe la morte del povero Sandro? - -Di fatto la mattina buon'ora si sente un pissi pissi, un via vai per la -strada, un visibilio di congetture; il padre si affaccia alla finestra -e domanda: — Che novità c'è? - -— Non sapete? risponde uno che passava. Hanno trovato morto Sandro. - -— Cosa mi dite! ammazzato? - -— Mai più: non ha nessuna ferita, non gli hanno tolto i soldi; deve -essere stato un colpo d'apoplessia. Povero giovane! e tirava innanzi. - -Il padre corse alla camera della figliuola. Che coltellata per lei -allorchè sentì tirare il catenaccio! Sforzatasi a dissimulare, quando -esso le contò l'occorso, si finse nuova di quel caso, ma non potè a -lungo tenersi di non rompere in un pianto dirotto, e dare sfogo al -crepacuore represso. A suo padre parve quel cordoglio fuori di misura, -pure pensò fra sè e sè: — Bisogna che fosse un po' briciolata di lui, -tanto più che, uscendo, intese dirsi dalla gente: — Porterà il bruno, -eh, la vostra Agnese, che gli parlava! - -Ma l'Agnese, dopo una tale batosta, non è più quella. Non le dà -il cuore di lasciarsi vedere attorno, onde in casa a piangere, a -strillare. Se sta su, tutto le fa ricordare di lui: se si corica, -non vi dico altro. Guai se un mobile scricchiola di notte! guai se -ode sbatacchiare una finestra! guai se un cane ulula per la strada! -Passano e passano giorni, ma il dolore non si disacerba. Suo padre, -che la sente ogni tratto mettere singhiozzi da soffocare, le dice: -— Ti compatisco: gli volevi bene, eh, a Sandro? perchè non me n'hai -fatto motto, ma ora che vuoi crepargli dietro? Si dava ad intendere di -consolarla, ed era come si scarificasse una piaga, fresca tuttavia e -sanguinante: onde ella dava in nuovi scrosci di pianto, e diceva cose -che nessuno la capiva. La gente vedendola così accorata, la lodava di -fedeltà; alcune tolsero a confortarla, pensando più al ventre che al -cuore, come fanno spesso le comari; molti ragazzi dicevano alle loro -belle: - -— Badate mo l'Agnese. Quello si chiama voler bene. Ma voi, se io -morissi, vi voltereste ad un altro; e chi n'ha avuto n'ha avuto; è -vero? - -Unico ristoro le era la Bia. Con lei si cavava la voglia del piangere; -con lei diceva quel che le passava in cuore, quel che doveva nascondere -a tutti gli altri! con lei andava al camposanto a recitar il rosario -per quella povera anima. Ma poi se la pigliava anche contro di essa, -la riguardava come il solo testimonio del suo delitto; come un essere -da cui dipendeva il renderla la più misera delle creature: e tremava -che un giorno o l'altro potesse manifestarlo. E per quanto si sforzasse -in vista di far la disinvolta e accarezzarla e tenerla colle belle -belline, dentro se ne rodeva, e tutto quel che la Bia facesse, lo -prendeva per traverso. La udiva cantare? le pareva insultasse al -suo dolore. La vedeva parlacchiare con qualche altra? ne entrava in -gelosia. Sentiva zufolarsi le orecchie? — Sarà la Bia che rinvescia -tutto. Le parlava talvolta di quel povero figliuolo? — Lo fa a bella -posta per rinfrescarmi il dolore. Se la Bia diceva, — Tienmi i ragazzi -finchè io vada al mulino o a risciacquar il bucato, — Ecco (pensava -ella) fin da serva la mi fa fare. Se le cercava un pugno di sale, — -Due, rispondeva; ma fra i denti brontolava: — La si vuol far pagare -perchè non soffi. In ogni occhio che la fissasse credeva leggere la -sua accusa: — Certo colui o colei sa il caso mio; e chi può averglielo -detto se non la Bia? Al vederla dunque le veniva verde il sangue; e -perchè quando c'è una cosa nel cuore, è come la tosse, che non si -può nasconderla, certi atti bisbetici, certe frasi piccose che le -scappavano contro voglia, lasciarono alla Bia comprendere il vero. Così -cominciarono a raffreddarsi, a gattigliare, e stare ciascuna sulla sua; -e l'Agnese a odiare quell'altra come il mal di capo, e crescere così -il suo pericolo immaginario. Più non si vedeva innanzi che fantasie -paurose; non sognava che la giustizia; il pronostico fatto dalla strega -a sua madre le ribolliva nel capo come vicino ad avverarsi, e tutto in -grazia di chi? in grazia della Bia. E credeva vedere che costei andasse -a darla fuori, a servir di testimonio, onde le pareva di non potere -aver più bene al mondo finchè al mondo vi fosse colei. La morte di -essa era il voto che mattina e sera faceva nelle sue orazioni: quando -tornavano le solennità, vi si preparava colle novene, col digiunare; -poi confessata e comunicata, inginocchiavasi sulla nuda terra, e -storcendo le mani, e colle lacrime agli occhi, diceva: — Caro Signore! -pei meriti della vostra passione, vi prego, vi scongiuro, fate morire -la Bia. - -Ma la Bia, non s'insognava di morire. Anzi una volta, avendo ricevuto -dall'Agnese non so che torto, la Bia che doveva avere mal desinato, -ripicchiò; e qui botta e risposta, se ne dissero fino ai denti, e la -donna si lasciò scappare di bocca che la dovesse badare a quel che -diceva, perchè in fine de' fini stava da lei il mandarla col muso alla -ferrata. - -Non l'avesse mai detto! L'Agnese se prima andava a spasso col cervello, -allora, vi diede volta affatto. Quella notte la passò come sulle -ortiche. Quando, spossata dal piangere si addormentò, che sogni! che -paure! Cani rabbiosi che le saltavano adosso, un toro che la inseguiva -perchè era tutta rossa di sangue: le pareva di scappare in camera, -serrarsi dentro; ma ecco le finestre sbatacchiare benchè chiuse, e pel -buco della toppa entrare un fantasma e succiarle il sangue di sotto -le ugne dei piedi: essa lo affissava, e quello andava tutto a fuoco e -fiamme, sporgeva gli occhi dalla livida faccia, come gli aveva veduti -a Sandro in quella sera funesta e le diceva: — Son dannato in grazia -tua. Essa faceva per gridare e non poteva, perchè sentivasi strozzare: -toccavasi al collo, era il capestro che le aveva messo il boja. -Stralunava gli occhi intorno: ecco lì tutta la gente del suo paese, -tutte le sue camerate a vederla impiccare; ed una fra queste sporgersi -su, e beffarda ghignarle in faccia: — era la Bia. - -Balzò dal letto atterrita, trambasciata: tutto quel giorno una orribile -convulsione l'agitò; acciocchita dava al capo per tutti i muri: le -pareva di avere il fuoco nella testa, e s'appoggiava agli stipiti dei -camino, ai ferri, per sentire un momento di refrigerio: si buttava -su quella cassapanca, e non piangeva più. Usci col secchio per andare -attingere, poi quando fu fuori, non si ricordò più: e va e va... Avete -sentito, ragazze, di certi che vanno in volta bell'e dormendo. Tal -quale l'Agnese. E va e va, trovasi dinanzi al cimitero: è aperto il -cancello; s'avanza. — Ove diamine andate? lo grida una vociaccia. Era -il sepoltore che stava scavando una fossa. A quel suono risentitasi, -ella diede uno strillo, guardò intorno, si rinvenne; e coi capelli -irti come un pettine di lino, fuggì a rotta di collo, come se alcuno le -corresse dietro. - -Quel giorno non mangiò, non parlò, non pregò. Sulla sera crebbe la -tempesta. Tra il fosco e il chiaro, seduta coccolone, colle tempie fra -le mani e le mani sui ginocchi, stette un pezzo a ruminare: poi come -risoluta, balzò su a scatto di molla, ed esclamò; — Conviene che ella -muoja! abbrancò un coltellaccio, salì dalla vicina, e cogliendola sola -e sprovvista, glielo cacciò nella gola. - -— O Madonna santa! esclamano prese di ribrezzo le villane ascoltatrici, -mentre comar Giuditta raccoglieva il fiato: e stringendosi l'una più -presso dell'altra, le domandano ansiose: — E sicchè, e sicchè? - -— Sicchè (continua la vecchia) tardi tardi, secondo il solito, e -secondo il solito ubbriaco, torna casa il marito della Bia, e trova -questo spettacolo. Si pone a gridare, a chiamare accorr'uomo; traggono -i casigliani, trae il vicinato, vedono, oh vedono la donna che dava i -tratti in un lago di sangue. - -Chi può mai essere stato? Non i ladri, perchè non manca un bruscolo: -nessuno ella aveva per nemico; non può apporsene che a suo marito. -Egli solo andò in casa: era avvinazzato: l'avrà intesa arrangolare -perchè entrò tardi, e le avrà dato. Il bargello, fondandosi sulla voce -del popolo che è voce di Dio, mette senz'altro le mani su lui; presto -presto, per dare un terribile esempio, si fa il processo sul luogo: lo -interrogano, egli nega, lo mettono alla tortura. - -Voi non sapete, ragazze, cos'è la tortura, eh? perchè adesso non la si -usa più. Ma al tempo mio, quando uno era sospettato d'un delitto, fosse -come capo di ladri, o come strega, o bestemmiatore, o un di quelli che -untavano per far venire la peste, lo pigliavano: il signor giudice gli -domandava, — Sei stato tu? Se l'altro schiodava, dio con bene: se no, -il signor giudice ordinava: — Mettetelo alla corda. - -Voi tutte avete visto il macello, quando il beccajo, dopo scannato il -bue, lo tira su, legato per le gambe ad un verricello. Su quel fare -immaginate la tortura. Il reo, ossia l'accusato ch'è tutt'uno, veniva -legato colle mani dietro, così; con una corda incarrucolata l'alzavano, -e a volta a volta davano delle buone strappate, come si fa col martino -quando si conficcano i pali nell'argine; e lo facevano saltare dieci, -venti volte, quante al signor giudice piacesse. Di ragione, se colui -non voleva che le braccia restassero attaccate alla fune, conveniva che -confessasse; e così si scoprivano i malfattori, poi s'impiccavano, si -squartavano, s'inrotavano. Di questi esempii non passava, sto per dire, -settimana, che non se ne udissero; e perciò delitti non ne succedevano. -Ora tali usanze sono dismesse, e il far il ladro è divenuto una bazza. - -L'uomo della Bia fu dunque posto al tormento, e lì il signor giudice, — -un fior di giudice, dalle cui unghie non era mai uscito alcuno savio; -ma insieme una brava persona, pieno di pazienza e piacevolone che -diceva barzellette fin nel condannare alla morte. Il signor giudice, -come dicevo, prima lo esortò colle buone a dir la verità; poi, vedendo -che negava, ordinò, — Tiratelo su. - -Nel suo seggiolone, appoggiato il gomito al tavolino e il mento alla -mano, stava egli osservandolo, e con tutta pazienza aspettando che -confessasse; ma quegli duro. Allora il signor giudice: — Ehi, dategli -un pajo di strappatine. L'altro pianse, strillò, invocò il Signore, la -Madonna, san Giuseppe, ma tenne saldo. - -Al vederlo così ostinato, sarebbe montata la stizza anche al santo -Giobbe: ma il signor giudice colla solita calma, vòlto al manigoldo e -facendogli d'occhio gli disse: - -— Ebbene, com'è così, calatelo giù. - -L'aguzzino, che capi il segno, calò l'accusato tanto vicino al -pavimento che lo rasentava colla punta dei piedi. L'uomo che erasi -sentito resuscitare da morte a vita in ascoltare quell'ordine, -vedendosi ora così presso terra, che un poco più che si allungasse la -toccherebbe, per raggiungerla stiravasi da sè medesimo di tutta forza -e così per la speranza di finirli, accresceva nel più orribile modo i -suoi tormenti. - -A vederlo sgambettare, il manigoldo schiattava dalle risa: l'istesso -signor giudice turava la bocca, perchè non gli scappassero: in fin che -l'altro, non potendo resistere a quel nuovo spasimo, domandò per amore, -per misericordia che lo calassero affatto, e avrebbe detto ogni cosa. - -Di fatto confessò che era stato lui ad ammazzare sua moglie, perchè -n'era sazio, perchè rantolava sempre, perchè voleva torne un'altra; -insomma tutto quello che il signor giudice gli suggerì. Questi contento -della buona uscita del suo processo, buttò fuori la sua brava sentenza -con qualmente il reo fosse scopato e poi impiccato; e andò a desinare. - -La giustizia, cioè il boja, venne subito da Milano, con un carro a -tiro a due, e suvvi ceppo, ruote, corde, tanaglie, un arsenale di roba -da mestiero; e a vedere e non vedere, ebbe piantata la forca sulla -piazza. Al domani tutto il paese, tutto il vicinato corsero in folla -per vedere castigare lo scellerato uccisore di sua moglie; e il boja -trattolo fuori di prigione, cominciava a scoparlo. Quand'ecco accorrere -una ragazza scarmigliata, ansante, pallida, contraffatta, sfondando la -folla e gridando come una indemoniata: - -— È innocente; non ne sa nulla. - -Tutti ravvisarono subito l'Agnese, e cominciò a levarsi un bisbiglio: -perchè sebbene l'uomo della Bia si trovasse sempre aver bevuto -davvantaggio, non si sapeva che avesse mai torto un capello a nessuno; -onde molti avevano penato a crederlo capace di tanto eccesso prima -che il signor giudice avesse proferita la sentenza. Proferita questa, -fu un altro cantare, perchè la sarebbe grossa che avesse a sbagliare -il giudice; e quando una cosa passò in giudicato, non se ne deve più -dubitare. - -Ma allora udendo le parole dell'Agnese, cominciarono alzar la voce, e -corsero dal signor giudice e gli raccontarono l'occorrente. - -Questi si trovò allora in un bel imbarazzo. Il processo era stato fatto -in tutte le regole; in tutte le forme data la sentenza; e poi, si sa, a -ciascuno piace esercitare la propria abilità. Perciò sulle prime egli -procurò di buttar per matta la ragazza e che intanto la condanna si -eseguisse; ma poi, sentendo il gridìo della gente, e massime le ragioni -del signor curato, ordinò che si sospendesse l'esecuzione. E udendo il -boja star di mal umore per aver fatto il viaggio per niente, gli disse: -— Colpa tua, dovevi sbrigarti più lesto. - -Intanto la ragazza, e non fu bisogno di corda, spiattellò di punto in -punto tutta la storia, dalla morte di Sandro in avanti: visitata la -casa, si trovarono i panni sanguinati, si trovò il coltello. Figuratevi -che dire ne fu per il paese! Vi basti che fino il giudice pareva quasi -averle compassione e diceva che quanto a lui, non gli sarebbe importato -niente anche a salvarla. Ma il bianco sul nero c'è per qualche cosa, e -la legge canta: Chi ammazza muoja. - -Il marito della Bia lo tennero un poco in prigione per aver deposto -il falso in giudizio, poi lo mandarono all'ospedale a guarir delle -storpiature; ed il boja tornò a consolarsi, perchè il giuoco che doveva -fare all'uomo lo fece all'Agnese. - -— Povera ragazza! esclamano le fanciulle asciugandosi gli occhi. - -— Povero suo padre! esclama un vecchio; e si fa attorno un silenzio -meditabondo. Questo silenzio pare a comar Giuditta il miglior elogio -che possa farsi al suo racconto, e però, dopo un pezzetto, ripiglia: — -Guarda mo! quell'acqua cheta, quella ragazza così florida, così bella, -chi l'avrebbe detto che aveva a finire così? E non è già questa una -pastocchia, ma un caso vero, quanto è vero che le comete annunziano -malanni. Il paese è qui dalle vostre parti, e mia madre aveva parlato -con delle vecchie che erano vive quando questo è accaduto. Imparate -dunque, o ragazze... - -— A non chiudere l'amoroso nella cassapanca, l'interrompe la Savina; -e uno scroscio di risa universale tien dietro a quest'arguzia. Poi, -come, avanti giorno, un passero che cominci a zirlare basta perchè -sull'istante si sveglino tutti gli altri che dormivano, ed è uno -stormire, un cinguettìo, un frascheggiare di mille uccelli, così, -rotto l'incanto, si suscitano trenta voci discordi, che fitte fitte si -succedono, s'intralciano, s'interrompono. E l'una dice; — Oh! di queste -cose non ne succedono più; un'altra: — Ma che colpa n'aveva quella -povera zitella? la terza: — Per uno scappuccio, alla forca! - -— Oh! soggiunge la morale Simona; ogni colpa è di sua madre, che -maltrattò quella strega, e per questo bisogna guardare a chi si fa del -male. - -— Sapete che? salta su la Betta, quella tal sufficiente: La vera -ragione è che l'Agnese era nata sotto un cattivo pianeta. - -Comar Giuditta prova e riprova di ricondur il silenzio, la meditazione -e tornar padrona della veglia per potere spacciar alquanto di quella -morale onde son piene le fosse: ma chi arresterà la girandola dopo -appiccata la scintilla? Cresce anche di più in più il bisbigliare, il -chiaccolare, che è una sinagoga; finchè nel lucerniere si pianta il -gancetto d'un lumuccio a mano, fioco siccome quello che si accende ai -morti; e la Savina, non senza un'occhiata al suo giovinotto, con voce -viva da passare il tetto, comincia a cantar allegramente _Mamma mia, -non mi sgridate_: tutte le altre le si accordano; e lo spavento col -quale la comare sperava d'aver fatto più frutto che un padre delle -missioni, si dilegua in un vivace biscantare. - -Così la sinfonia che accompagnò al cimitero un soldato estinto, con -flebile armonia da mettere l'angoscia nel cuore, non appena è gettata -sul cadavere la terra, intuona una coraggiosa marciata, che dissipa la -melanconica impressione, quasi sia troppo il continuare più di mezz'ora -la compassione all'uomo, il cui mestiero è il patimento e la morte. - - 1834. - - - FINE. - - - - -NOTE: - - -[1] Schiaccerà la tua testa. - -[2] Il Signore dal cielo in terra guardò, per udir i gemiti degli -incatenati, per sciorre i figliuoli degli uccisi. - -[3] I sacerdoti si astengano da cacce, uccellagioni, taverne, danze e -giuochi. - -[4] Vidi l'empio innalzato e sublimato più che i cedri del Libano; -ripassai, ed ecco più non v'era. - -[5] Dall'inferno esclamai, e tu, Signore, ascoltasti la voce mia. - -[6] Per intendere queste e le precedenti allusioni, bisogna ricordare -che questa novella ed altre delle seguenti furono scritte in prigione -di Stato. - -[7] Come dileguasi la cera al fuoco, tal periscano i peccatori dalla -faccia di Dio, ed i giusti banchettino ed esultino in allegrezza. -_Salmo_ LXVII. - -[8] Vedi l'aggiunta dopo questa novella. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Novelle brianzuole, by Cesare Cantù - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK NOVELLE BRIANZUOLE *** - -***** This file should be named 60945-0.txt or 60945-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/9/4/60945/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images -from Università degli Studi di Torino - Sistema -Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico -letterarie storico artistiche) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Novelle brianzuole - -Author: Cesare Cantù - -Release Date: December 18, 2019 [EBook #60945] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK NOVELLE BRIANZUOLE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images -from Università degli Studi di Torino - Sistema -Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico -letterarie storico artistiche) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -NOVELLE<br /> -BRIANZUOLE -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="large"> -BIBLIOTECA UNIVERSALE -</p> - -<hr class="mid" /> - -<p class="pad2 main-t"> -NOVELLE BRIANZUOLE -</p> - -<p class="pad1 small"> -DI -</p> - -<p class="pad1 x-large"> -CESARE CANTÙ -</p> - -<hr class="pad2 tiny" /> - -<p> -LA MADONNA D'IMBEVERA — LA BATTAGLIA DI VERDERIO<br /> -IL CASTELLO DI BRIVIO<br /> -LA SETAJUOLA — AGNESE, O LA VEGLIA DI STALLA -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large">MILANO</span><br /> -EDOARDO SONZOGNO, EDITORE<br /> -<span class="small">14. — Via Pasquirolo, — 14.</span><br /> -—<br /> -<span class="small">1883.</span> -</p> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<h2 id="cantu">CESARE CANTÙ</h2> -</div> - -<p> -— È un lavoro nè lieve, nè facile, rifare la mia <i>Storia -universale</i>; ma tant'è; sono contento di essermivi -accinto: mi spiaceva di lasciare al mondo un libro mio, -che fosse rimasto indietro del tempo. -</p> - -<p> -Queste oneste parole ci rivolgeva Cesare Cantù pochi -giorni sono. E davanti a quel vecchio di 76 anni, nel -quale non sai se sia più robusta la fede o la tempra, -si provava un sentimento di ammirazione per lui, e di -vergogna per noi, di tanto più giovani, e che ci abbandoniamo -sovente alla stanchezza e allo sconforto. Eppure -quanti ostacoli non pose mai la calunnia sulla sua via! -Ma egli ormai non si cura più della malignità invidiosa: -«I miei nemici, dice, avrebbero voluto che mi fossi -occupato di loro, ed avessi consumato il mio tempo -nella sterile polemica; io invece lavoro.» E fu il lavoro -la sua vendetta: vendetta generosa e feconda, -perchè arricchì le lettere italiane di romanzi, di poesie, -di storie, di opere educative che gli stranieri c'invidiano -e traducono in lor lingua. -</p> - -<p> -In una modesta casetta poco discosta dall'Adda rapida -ed azzurra che si allarga in lago davanti a Brivio, -prosperosa borgata sorrisa dal verde dei monti -e dal vivo aere brianzuolo, nacque Cesare Cantù nell'8 -dicembre 1807. Sulla casetta oggi si vede un medaglione -di marmo col suo ritratto e l'iscrizione: «L'effigie -di Cesare Cantù — sulla casa dove nacque — i -compatrioti posero lui vivo — il 16 settembre 1883.» -</p> - -<p> -Umile era la condizione della famiglia: la sventura -aggravò quell'umiltà. Morì il padre, Celso Cantù, lasciando -la vedova e dieci figliuoli; il maggiore di tutti -era Cesare che aveva ventidue anni. Il giovane animoso -sentì il grave còmpito, e lo adempì con coscienza: -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -egli provvedeva a tutti, essendo professore prima a -Sondrio, poi a Como, indi a Milano nel ginnasio di -Sant'Alessandro. Aveva già pubblicato il poema <i>Algiso</i> -o <i>La lega lombarda</i>, dedicato «alla lombarda gioventù -cui stringe l'amore del loco natìo,» ristampato -nel 1876 quando si festeggiò il VII centenario di Legnano. -A quel libro tenne dietro la <i>Storia di Como</i>: -e nello stesso tempo in un sermone poetico flagellava -i cittadini comensi, che decretavano una lapide alla -Pasta cantatrice, mentre lasciavano senza l'onore di -un ricordo il Volta, scopritore della pila. Ma maggior -fama gli venne dallo splendido commento ai <i>Promessi -Sposi</i>, intitolato <i>La Lombardia nel secolo XVII</i>, dedicato -«a voi giovani lombardi che, pieni di speranza, voi -stessi le speranze alimentate della patria.» Paride -Zajotti, arnese tristissimo di politiche inquisizioni, -esclamò nel leggerlo: «Il Cantù fa due passi verso la -gloria e tre verso la galera.» -</p> - -<p> -Cantù appartenne a quella corona di giovani eletti, -come Cattaneo e Giuseppe Ferrari, che stavano intorno -al venerando Gian Domenico Romagnosi, a cui -l'Austria aveva persino negato il permesso d'insegnare -legge privatamente. Il maestro aveva scelto -Cantù come fidatissimo intermedio con un nucleo di -generosi che cospiravano per la patria, e che avevano -pregato il filosofo di Salsomaggiore di preparare in anticipazione -gli statuti dell'Italia nuova. -</p> - -<p> -La mattina dell'11 novembre 1833 gli sbirri austriaci -invadono la casa di Cantù, perquisiscono tutte -le sue carte, e trascinano con loro in prigione il giovane -professore. -</p> - -<p> -La carcere d'allora non somigliava alle facili d'oggi, -dalle quali si vien fuori «martiri» e deputati; ma -era inasprita dai giudici stranieri, che con torture -morali cercavano di costringere i patrioti a rivelazioni; -e lasciava travedere in fondo il fosco profilo -dello Spielberg o della forca. Cantù vi stette un -anno: non isvelò sillaba di quanto sapeva; e quando -uscì di là, il 14 ottobre dell'anno appresso, ebbe la -consolazione che Romagnosi l'abbracciasse dicendogli: -«Non temetti un istante della tua fermezza.» -</p> - -<p> -Che fece in carcere? Gli sbirri non gli lasciavano -nè carte, nè penne, nè libri: egli trovò modo in quella -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -solitudine di farsi dell'inchiostro col fumo della candela, -penne cogli steccadenti: e su carte stracce scrisse -il romanzo <i>Margherita Pusterla</i> (uno dei quattro degni -di formare il ciclo del romanzo storico italiano), -dedicato a chi ha amato, ha sofferto, ha pianto. -</p> - -<p> -L'Austria aveva tolto al Cantù la facoltà di insegnare, -che è quanto dire di guadagnarsi il pane. Per -fortuna incontrò il Pomba, che aveva in animo di pubblicare -una <i>Storia Universale</i>. Lo scrittore lo intese: -e invece di una compilazione, sulla quale il Pomba -contava, ebbe un'opera vigorosa, potente, scritta con -erudizione e con cuore, perchè vi ha impresso il carattere -proprio. L'editore vi guadagnò le ricchezze, -l'autore tanto da vivere indipendente. -</p> - -<p> -Con entusiasmo Cantù descrisse la rivoluzione delle -Cinque Giornate: e fu tra i giornalisti più operosi nel -periodo dal marzo all'ottobre di quell'anno. Nella <i>Guardia -Nazionale</i> raccomandava di prepararsi alle difese -contro lo straniero: nell'<i>Eco della Borsa</i> in un articolo -intitolato <i>Il Prestito</i> esortava i cittadini a provvedere -l'erario esausto coll'offrire quanto era in loro -potere: e un contemporaneo ci informa che «niuno -fu sordo, specialmente nelle classi meno agiate,» e -vecchi, e giovanette, e fidanzate si privavano dei vezzi -d'oro e delle memorie più care per arricchire il pubblico -erario. -</p> - -<p> -Di questi tempi sono le pagine del <i>Carlambrogio -da Montevecchia</i>, nelle quali, secondo l'avvertenza -stampata nella prima edizione, «un uomo estranio a -influenze di governo e a turbolenze di fazioni, avrebbe -cercato di coltivare il buon senso del popolo, insinuarvi -quelle idee di ordine e di saviezza che valgono sotto -qualsiasi regime, ma che sono più importanti nella -presente libertà.» -</p> - -<p> -Tornati gli Austriaci, fu arrestato e proscritto, dalla -Svizzera tornò dopo l'amnistia alla sua Milano, seconda -patria. Qui lavorava, meritandosi le parole del Brofferio: -«Mentre noi qui facciamo sucide gazzette, voi -continuate a far buoni libri» (lettera 18 febbrajo 1855). -Ed erano le monografie del Parini e del Beccaria, e -cominciava la <i>Storia degli Italiani</i>, cui tennero dietro -tante altre numerose opere. -</p> - -<p> -Son viete ormai le accuse che gli furono mosse di -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -aver caldeggiato la federazione italiana coll'arciduca -Massimiliano; noi avemmo fra mani rapporti della -Polizia austriaca di quei tempi, firmati da uomini dei -quali oggi per pietà taciamo i nomi notissimi, che facevano -proibire i libri del Cantù, perchè «miravano -a mettere in discredito ed in disprezzo i sovrani di -casa d'Austria, in favore della causa dei popoli oppressi -della penisola» (testuale). Inoltre il Cantù -stesso, quando ebbe contezza di quelle dicerie, scrisse -direttamente all'arciduca Massimiliano perchè le smentisse: -e quegli gli fece rispondere non badasse a -siffatte voci che erano <i>fandonie</i> e <i>calunnie</i>. E siccome -il Cantù insisteva, così l'arciduca gli rispose ancora di -non sapere nè poter conoscere chi fosse l'autore di -quella diceria che di nuovo qualifica per calunniosa. -Questi documenti smentiscono i supposti accordi, fan -ridicole le accuse. -</p> - -<p> -Ma il tempo galantuomo ha cominciato a fare un -po' di giustizia anche per lui, se il governo ricusa di -adoperarlo; nel marzo 1883 una commissione di cittadini -venuti da diverse parti d'Italia, gli offerse una -medaglia d'oro, frutto d'una sottoscrizione internazionale, -e si inaugurò la sua effigie in marmo nell'Archivio -di Stato di Milano e a Brivio. Così si avverava -il voto che Cantù esprimeva nel centenario del -Muratori: «Amiamo gli uomini che lavorano per la -patria e per l'umanità. Compatiamo ai difetti delle -loro qualità, concediamo loro alcune di quelle piccole -compiacenze, che da vivi valgono ben più che i monumenti -da morti, lasciamo balenare ai loro occhi -qualche raggio di quella gloria che non accende la sua -face se non alle tede sepolcrali.» -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -</p> - -<p class="title"> -NOVELLE BRIANZUOLE -</p> - -<h2 id="imbevera">LA MADONNA D'IMBEVERA</h2> -</div> - -<p> -L'esame dei luoghi e alcuni storici riscontri convincono -che, sedici o diciotto secoli fa, quel tratto della -Brianza che chiamasi il Pian d'Erba e le bassure circostanti -erano occupate da un lago, chiamato l'Eupili, il -quale, alimentato dagli scoli delle montagne, per la -Valmadrera doveva comunicare con quello di Lecco e -coll'Adda; e versavasi pel Lambro, di cui basta osservare -il letto per accertarsi come un tempo corresse più ricco -di acque. A foggia d'isole o penisole qui e qua sporgevansi -in asciutto alcuni dossi, sui quali erano fabbricati -villaggi e casali, i cui abitatori campavano pescando nei -luoghi, dove i loro discendenti oggi fendono colla marra -le gratissime glebe. -</p> - -<p> -Quando e come questo lago sparisse, mal si potrebbe -dire: nè qual violenta crisi abbia sollevato il suolo così, -da interrompere la comunicazione con quello di Lecco, e -sprofondatolo in alcune parti per modo che, ivi raccogliendosi -le acque dapprima diffuse, venissero a formarsi -i laghetti di Pusiano, di Annone, di Alserio, lasciando in -secco il restante. Chi dalle effimere fatture dell'uomo, somiglianti -alla crisalide che il baco sospende al ramo e -che domani la pioggia scarmiglierà, si compiace voltare -lo sguardo alle meraviglie della natura e leggerne sulla -faccia della terra gli stupendi rivolgimenti, troverà ad -ogni passo le prove di questo fatto; ma verun cenno non -ne fu conservato nè dalla storia nè dalla tradizione. Invasioni -di feroci stranieri, muta pressura di superbi dominatori, -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -tenevano allora l'uomo avvilito e minor di sè, -tanto occupato dalla nequizia dell'ora presente, che non -pensava nè a rivangare il passato, nè a provvedere alla -memoria degli avvenire. -</p> - -<p> -Disperso o ristretto l'Eupili, la parte più elevata di -quel che già era letto del lago si convertì presto in campagne, -la cui cultura diede essere ed occupazione ai -grossi villaggi, onde oggi quel piano è distinto: le bassure -rimasero paludi, ove, qualvolta la stagione corresse -piovosa, l'acqua tornava a riprendere il suo dominio, siccome -una cattiva consuetudine che a volta a volta rifiglia -colà d'onde fu male sbarbicata. Sempre poi non verdeggiavano -che di cannucce e di càrice ingrata, ove la -nuda ghiara non ingombrasse così, da dar luogo appena -ad ispidi vètrici e ad ingrate scope. -</p> - -<p> -Pochi di quei luoghi durano tuttavia in sì abbietta apparenza: -altri, a memoria de' più giovani, furono ridotti -a pioppeti, a prati, a colti; più assai nel secolo passato -sentirono il risorgere dell'industria, che, al favore della -pace e di più avveduti e liberali ordinamenti, smorbava -l'aria, guadagnava i campi, preparava nuovo sostentamento -alla generazione futura, la quale, cresciuta di numero -e d'agiatezza, avrebbe lodato i faticosi parenti; — lodati -col fatto, mentre il cuore neppur li ricordava, forse -la lingua li oltraggiava. -</p> - -<p> -Però, sul finire del secolo XVI, quando le guerre passate, -la prepotenza delle classi privilegiate e lo sconsigliato -ed inopportuno affaccendarsi d'una disamata dominazione -diradavano la gente col diminuire od impacciare -i mezzi di sostentamento, la maggior parte di quel -piano giaceva incolta, occupata da boscaglie, rotta da -guazzatoi ed acquitrini; sicchè invece della strada che -ora lo fende, mettendo dalle falde del Monte di Brianza -alle deliziose alture di Erba, allora, un sentiero vicinale -serpeggiava scabro e dirotto per mezzo al bosco che occupa -il pendìo settentrionale della collina, la quale, alzandosi -da Rovagnate verso il Lambro, divide l'alta -Brianza dal Pian d'Erba. Pochi assai percorrevano allora -quella via: giacchè, oltre le più scarse relazioni da paese -a paese, il generale disagio delle strade, singolarmente -nei terreni montuosi, svogliava dal viaggiare. Onde è in -proverbio che chi dovesse (poniam caso) da Como giungere -a Milano, assestava i domestici affari, indi avviatosi, -com'era giunto a mezzo il cammino, rimandava un messaggio -a casa per assicurare che, la Dio mercè, gli era -riuscita prospera l'andata. Esagerazioni che però ritraggono -da un fondo di vero, e che formano bizzarro contrasto -colla rapidità onde oggi non solo travalichiamo -a ruote correnti le alpi più elevate, ma solchiamo, a dispetto -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -di venti e di correntie, rapidissimi fiumi e l'immensità -dell'oceano. -</p> - -<p> -Oltre però la disagevolezza delle strade, era il viaggiare -reso mal sicuro dai lupi che spesseggiavano, e più -da quella belva che ha nome l'uomo, della quale non è -la peggiore qualvolta la forza accoppiata alla ragione non -sia temperata colla giustizia e colla benevolenza. Masnade -di ladri, accampando a baldanza per le foreste e per le -lande, non solo davano fiera avventura al solitario passaggiero, -ma aggredivano e depredavano casali e borgate. -Con costoro se la passavano d'intelligenza gli ostieri: -onde il viandante, il quale vedendo imbrunire, aveva -sollecitato il passo per ricoverare alla locanda, e raggiuntala, -ringraziava il suo angelo che l'avesse ridotto in -salvo, nel maggior cheto della notte si trovava assalito -e sovente scannato nel letto. Birri e campagnuoli uscivano -contro costoro: quadriglie di soldati acquartieravansi -di distanza in distanza: ma non è ben chiaro se -maggior danno recassero i protettori o i masnadieri, la -forza legale o la perseguitata. -</p> - -<p> -Tutto ciò, sebbene poco abbia a fare col racconto di -che intendo trattenervi, sia detto per giunta al panegirico -di quel buon tempo antico, che tanti rimpiangono -continuamente. -</p> - -<p> -E non è ancor tutto. Conviene aggiungere i feudatari, -che, tiranneggiando ciascuno nel suo stato, esteso poco -più d'un miglio, imponevano ad arbitrio taglie, servizi, -pedaggi, e sotto l'ombra di quella forza brutale che aveva -acquistato il nome di diritto, esercitavano le angherie e -le prepotenze dei ladroni insieme e della soldatesca. -</p> - -<p> -Uno di siffatti dominava, appunto in quei tempi, nel -castello di Barzago, terra di felice posizione, seduta in -poggio sulla cresta di quel giogo, che come sopra accennai, -diviso per un piccolo valico dal Monte di Brianza, -estendesi da Rovagnate al Lambro, dominando da un -lato l'alta Brianza, dall'altro il Pian d'Erba. Don Alfonso -Isacchi aveva nome quel signore, ma tra i paesani erasi -co' suoi modi guadagnato il soprannome di Orso di Barzago. -Colleroso, vendicativo, indifferente ai patimenti altrui, -il rispetto all'umanità neppur di nome conosceva: -le leggi paragonava alle reti, dove il tordo s'impiglia, -la volpe o il falco le squarciano, e innanzi. La religione -non disprezzava già, ma, separandola dal costume, l'aveva -ridotta a quella che ne veste le sembianze, benchè -ne sia pessima nemica, la superstizione: talchè, se la coscienza -avrebbe potuto richiamarlo od arrestarlo sulla -carriera delle violenze, esso la addormentava con pratiche -devote cui sapeva conciliare collo sfogo de' suoi laidi -e prepotenti capricci. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -</p> - -<p> -Chi entrasse nei suo castello, al vedere uccellacci confitti -sulle imposte, pelli di lepri, teschi di lupi spenzolati -alle pareti, falchi starnazzanti sulle grucce e fischi e panie -e tagliuole in ogni lato, e cani sciolti o al guinzaglio -che abbajavano, squittivano, scodinzolavano, e intorno -campari, canattieri, guardaboschi, s'avvisava quanto -egli fosse appassionato per la caccia. A ben peggiori segni -se ne accorgevano i paesani, che spesso miravano -folate d'uccelli, moltiplicati dalla disastrosa impunità, calarsi -a beccare i grani dai solchi appena sementati; od -una furia di levrieri sbrancare ed uccidere il domestico -pollame; ovvero uno stuolo di cacciatori a piedi, a cavallo, -spingersi in mezzo al miglio ed al frumento già -spigato, e poco dopo ritornare, mostrando in trionfo quaglie -o beccacce al povero contadino, che lagrimava perduto -o decimato il sostentamento della sua famigliuola -per l'insano divertimento dei padroni. -</p> - -<p> -E guai a lui se si fosse arrischiato a sturbare i selvatici! -più guai se avesse ardito ucciderne qualcuno! Don -Alfonso avrebbe saputo perdonare ad un ladro, ad un -micidiale, non a chi ne avesse scemato d'un capo solo la -selvaggina. I contadini adunque dovevano soffrire e trangugiare, -senza che credessero tampoco tesoreggiare meriti -colla pazienza; giacchè erano stati educati a considerare -l'oppressione una necessità inevitabile, come la -grandine, come il morire; e che Dio, concedendo ai grandi -d'intendere le ragioni che hanno per soperchiare il povero, -avesse fatto anche troppo concedendo al povero la -forza di tollerarli. -</p> - -<p> -Alle cacce di don Alfonso era riservato il bosco, che -dalla vetta di Barzago, discende a bacio della collina, e -che allora distendevasi anche per buona parte del piano, -oggi coltivato. Lo chiamavano e lo chiamano ancora il -bosco d'Imbevera; foltissimo di roveri e orni e castani, -tra i quali non solo moltiplicavano, come in parco chiuso, -gli uccelli e i quadrupedi onde oggi pure si fa caccia, ma -bestie ancora, la cui razza è fra noi o scemata o scomparsa. -Lo tagliava, come dicemmo, la strada, e là, appunto -ove in questa metteva capo una non migliore che -scendeva da Barzago, era alzato un devoto tabernacolo -della Madonna. Poichè, oltre le croci piantate a ciascun -crocicchio, e le molte che, indicando il luogo ove alcuno -fu assassinato, crescevano lo spavento al viaggiatore già -pauroso, di distanza in distanza si solevano dipingere immagini -sacre, affinchè la religione fosse di alcun freno a -coloro, che nessun altro ne conoscevano. E però chi, alla -frequenza di quelle ponendo mente, esclama, <i>Quanto -erano buoni i nostri maggiori</i>, direbbe più retto, <i>Quanto -erano cattivi</i>; od almeno, <i>quanto erano infelici</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<p> -Spuntava il settimo giorno di settembre del 1590, e -rompeva il silenzio di quel bosco un via vai, un latrare -di bracchi, un pestìo di cavalli, uno stridire di falchi, un -chiacchierare ed affaccendarsi di cacciatori, che in frotta -venivano intorno a don Alfonso. Egli seguiva a cavallo, -discorrendo, fra un signore e una dama di freschissima -apparenza, tutti con falchi e balestre e panie e gli altri -arnesi adatti alla caccia, quale facevasi in tempi che il -fucile, non ancora perfezionato, s'adoperava poco più -che ad ammazzare gli uomini. La signorina, lieta di gioventù -e novella sposa, dando libero corso ad un'indole -gioviale, stata sin allora repressa fra le austerità della -monastica educazione, volgevasi via via a richiedere don -Alfonso or delle cacce, or delle terre che nel discendere -l'erta, scoprivano a man mano nella pianura sottoposta e -sugli alti clivi rilucenti al sole mattutino, e pareva tripudiasse -di incontrare tutto il creato in armonia colla felicità -ond'ella si sentiva inondata. -</p> - -<p> -Ma sopra pensieri camminava il giovane suo sposo; e -se ella con un sorriso pieno di dolcezza insieme e di vivacità -lo confortava a rallegrarsi, — Com'è possibile (rispondeva), -Emilia mia? Questi luoghi tu sai quanta sventura -mi rammentino. Ma lei, don Alfonso, ben deve lei -aver a mente la grave disgrazia qui occorsa a mia madre. -</p> - -<p> -— Oh... sì... certo... N'ho inteso parlare, rispondeva il -feudatario, aggrottando vieppiù le fosche sopracciglia. -</p> - -<p> -— E dove accadde veramente il fatto? insisteva don -Alessandro, che così nomavasi il giovane signore. -</p> - -<p> -— Là... abbasso... Ma non so bene... Deve essere stato -presso alla Madonnina d'Imbevera, ripigliava don Alfonso. -</p> - -<p> -— E non si seppe mai il vero di questo caso atroce? -</p> - -<p> -— Mai, replicava don Alfonso facendo spallucce e vibrando -in faccia all'altro lo sguardo acuto di una vipera -in atto di assalire, quasi avesse voluto spiargli in fondo -del cuore. Non gli sembrò vedervi sospetto nè malizia; -onde rassicurato continuava: — E come sarebbe potuto -scoprirsi? Questi contorni erano pieni di malandrini e di -banditi. Non è vero, guardacaccia? -</p> - -<p> -E il guardacaccia facevasi più presso confermando. -</p> - -<p> -— Se ce n'era, illustrissimi! e con tanto di pelo sulla -coscienza. Il Caino di Pusiano, il Raspagno di Garbagnate, -lo Spazzacampagne di Broncio, altri ed altri cani, -che avrebbero assalito anche un frate. -</p> - -<p> -— Capisce? soggiungeva don Alfonso. Ma ci abbiamo -trovato riparo; e da poi che occhieggiano intorno questi -gatti (accennava con sorriso i suoi uomini), di simili -sorci è scemata la razza, ed ella deve starsene senza paura. -</p> - -<p> -— Ma dica... voleva ripigliare il giovane, ben altro che -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -soddisfatto di quelle risposte. L'Orso però, cui tali domande -non parevano dar troppo per lo genio, lentò il freno al -cavallo, toccandolo d'una gagliarda spronata, e dietro a -lui tutti gli altri. Se non che avendo esso liberato contra -d'un uccello il suo falcone, questo riuscì a strappare la -lunga annodatagli al piede, e datosi a libero volo, dopo -ampie ruote fu veduto posarsi sul comignolo d'una bettola, -che sorgeva rasente la strada del bosco. Era una -povera casipola, colla parete a tramontana rivestita di -edera, mentre a quella di mezzodì stava dinanzi un piccolo -ma ben disposto orticello, da cui presso al muro sorgeva -una vite novella, destinata, crescendo, a contornare -co' suoi pampani una finestra, adorna con pensili ciocche -di garofani vivaci. Verso quella si drizzò dunque la comitiva -per ricuperare il falco, richiamandolo e procurando -calmarne lo spavento colle note voci e col mostrargli -l'esca. -</p> - -<p> -Come s'intese dirigersi colà la cavalcata, fu un sottosopra -nella tranquilla osteria. Un giovinotto, che affaccendavasi -per la casa, corse a rintanarsi in una botte sdogata: -la madre, che stava rigovernando le stoviglie, tutta -spaurita gittò in là il ceneracciolo e l'asperella: l'oste, -confuso, impacciato, svolgendosi le maniche rimboccate -della camicia e traendosi di capo, si fece sulla soglia, incontro -alla comitiva. — Illustrissimo!.... quale onore!... e -strisciava i piedi, e faceva profusi inchini a don Alfonso. -Ma questi non gli badava come se non fosse: e i servitori -ad un suo cenno entrati nella casipola, senza un riguardo -al mondo cacciandosi per le camere e su pel -tetto, riebbero al fine l'uccello fuggiasco, non prima però -che questo, lanciatosi di nuovo a volo per la cucina, mandasse -a frantumi gli orci, i bicchieri, i piatti che capitarongli -sotto l'ala. -</p> - -<p> -L'oste non proferiva parola di lamento, e appena osava -dare una timida occhiata alla moglie. Don Alfonso, dopo -che s'ebbe in pugno il falcone, l'accarezzò, lo battè, gli -parlò a lungo: poi volgevasi già per andarsene senza -far motto al vinajo, quando soccorrendogli un pensier -nuovo, disse al guardacaccia: — Poichè opportunamente -siamo capitati qua, date a costui la preda che avete a -lato. E tu (soggiungeva all'oste) la cocerai, e preparerai -vino in abbondanza, chè fra tre o quattro ore saremo qui. -Oggi si fa colazione nel bosco. -</p> - -<p> -— E se mancherà un'ala me la pagherai salata, soggiungeva -la guardia, coll'arroganza propria dei ministri -d'un cattivo padrone, nel mentre consegnava all'oste la -selvaggina. Toccarono, e via. -</p> - -<p> -L'oste, per cui quell'arrivo era un sinistro augurio, com'è -sempre quello d'un tristo signore, quando li vide voltare -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -esclamò, rimettendosi la sua berretta: — Sia ringraziato -Iddio! -</p> - -<p> -— E i poveri morti, aggiunse la donna sua segnandosi: -e raccogliendo il fiato, chiamò, — Cipriano, Cipriano! -vieni fuori. -</p> - -<p> -E Cipriano, quel giovinotto lor figliuolo che se la era -fumata, comparve fuor, nettandosi dei ragnateli, mentre -la madre, raccogliendo i cocci delle rotte stoviglie, raccontava -l'accaduto colla fredda rassegnazione, ond'altri -racconta una febbre effimera avuta jeri; ed il padre, dando -mano alla selvaggina lasciatagli, esclamava: — Non ha -torto il sindaco quando dice che certa gente sono come -le lumache; dove passano, lasciano il segno. -</p> - -<p> -— Eh; soggiungeva il garzone, possiamo segnarci col -gomito se non è stato che questo. Io mi era immaginato... -Perchè, bisogna che vi confessi che l'altro giorno s'ammazzò -una lepre... -</p> - -<p> -— Ammazzar una lepre! gridava il padre, sospendendo -di scorticare una delle tre che, tiepide ancora, gli avevano -lasciate da cucinare. -</p> - -<p> -— Ammazzar una lepre! ripetea la madre giungendo -le mani. Ma ho da sentire anche di queste? Non sai gli -ordini? E gli ordini si devono rispettare, chè lo dice continuamente -anche il signor vicario. -</p> - -<p> -— Il signor vicario? ripigliava il giovane dimenando -il capo. Oh! quanto pagherei a dare un'occhiata anche -io sul messale, e vedere se comanda sempre solamente -a noi d'obbedire, e mai... -</p> - -<p> -Qui interrompendosi come avesse detto uno sproposito, -ripigliava: — Or ora mi fate uscire in un'eresia. Sta -bene: il signor vicario è quell'uomo che è, e sa ben lui -quel che si dice. Però, a vedere! sin che quella lepre, entrata -nell'orto, non fece che scompigliare i quadri e mangiare -i cavoli, mi venivano i sudori: pure mandavo giù. -Ma vi è lì quel piede di vite, portato due anni fa a mia -sorella Brigita dal giardiniere del suo padrone di filanda; -gli è d'una qualità così rara, e poi alla Brigita è caro -come un occhio, perchè chi sa quali memorie vi ha congiunto! -Ebbene, io lo piantai nell'orto; lo governai con -tanta premura; gemmò, crebbe: ed ecco quella maledetta -lepre a rosicchiarlo. M'avrebbe fatto minor dispetto se -m'avesse roso le dita a me. -</p> - -<p> -— Non hai tutti i torti, parlava il padre: ma ti doveva -bastare di scacciarla col malanno che Dio le mandasse. -</p> - -<p> -— Dite giusto, rispondeva Cipriano: poteva bastare: e -se ho proprio a contarvela, schietto come al confessore, -io m'accontentai di spaventarla. Ma quella, scappando, -sguisciò fra le gambe di Cecchino del Forno; ed egli, visto -il bello, gliene diede sul capo una, che non fu bisogno -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -la seconda. Volle il diavolo che fosse lì poco lontano -quella schiuma del guardacaccia. Gridando corpo e sangue, -ci corse dietro: ma sì! guarda la gamba. Non ci -ha conosciuti, e dovette contentarsi di urlarmi dietro: -</p> - -<p> -— Non dubitare che verrà il tuo sabato. -</p> - -<p> -— Quando la cosa sta come la conti, diceva la donna, -fa bisogno di mettersi in paura? Se alcuno te ne parla, -si dice: Gnornò; non sono mica stato io, si dice: l'è -stato il tal dei tali, e buona notte. -</p> - -<p> -— Che? come? saltava su il giovane inalberandosi. Io -accusar il mio camerata per salvar me? Da che mondo -è mondo non s'è ancora inteso che un brianzuolo n'abbia -fatto di coteste. Ed io voglio portare il mio cappello fuor -degli occhi, io; mi capite? -</p> - -<p> -E mentre il padre sentenziava novamente che non poteva -dargli torto, egli seguitava brontolando fra i denti, -sinchè riprendeva: — È però della maledetta! L'Orso di -Barzago, perchè è lui, ogni po' di bizzarria che gli monti, -a far battere noi poveri villani od anche peggio, l'ha -come bever un uovo; e per noi ha da esser peccato mortale -se ammazziamo uno straccio di lepratto che ci fa -del male. Che? non siamo cristiani ancora noi? non ci -ha fatti anche noi il Signore. E la sua santa legge v'è solamente -per i pitocchi? Sì, che Domenedio avrà paura -di lui perchè è l'Orso. -</p> - -<p> -— Oh per amor del cielo! l'interrompeva la donna: -parla con rispetto di lui. Non vedi quanto male ci potrebbe -fare? Eppure ci lascia vivere. Chi poi lo dice così -cattivo sono male lingue: e guarda mo' con che devozione -sta in chiesa, ed ogni sabato non fa accendere la -lampada alla Madonnina d'Imbevera? e... -</p> - -<p> -— Sì, sì, esclamava Cipriano; ogni ladrone ha la -sua devozione. Ma come egli sia buono, addomandarlo -al mugnajo di Santa Maria Hoe, il quale, perchè aveva -la donna bella ma anche savia, fu conciato che Dio vel -dica. Addomandarlo a Mariantonia del filatoio, che era -una ragazza chetina come l'olio, ed ora sapete anche voi -quel che n'è. Addomandarlo a Carlandrea del Gobbo, che, -per non avergli voluto cedere il suo camperello, n'ebbe -prima tante bastonate quante può portarne un somaro, -poi a rinforzo d'angherie è ridotto miserabile come Giobbe. -E neppur un mese fa Lionardo di Rosina avendo, nel -passare, spaurato un merlo che stava per dare nel calappio, -il guardacaccia non lo fece ruzzolar giù pei ronchi -come una pallottola, gridandogli dietro, spero che -non tornerai più su? Oh quel guardacaccia! Il Signore -ne scampi i cani. L'altro dì.... -</p> - -<p> -Chi sa fin quando Cipriano toccava innanzi, sciorinando -questa litania delle insolenze che, come più recenti, gli -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -correvano prime alla lingua, e che possono essere un'altra -dimostrazione del quanto sia grande la pazienza di -chi soffre. Ma gli ruppe le parole in bocca, sua madre -tutta scandolezzata, dicendo: — Ma sicchè? ma sicchè? -Dov'hai tu la coscienza a parlar così senza rispetto dei -padroni? Bada che Domenedio ti castigherà. Non è vero -che egli ha fatto gli uomini parte per comandare, parte -per obbedire? Bene; i potenti si chiamano così perchè -hanno avuto da lui la potenza di comandare, e il nostro -dovere è di fare la loro volontà senza cercar più che -tanto. Che capo sei tu! vorres'tu disfare quel che ha -fatto il Signore? -</p> - -<p> -— Tua madre non ha torto, soggiungeva il padre. Non -l'hai inteso delle cento volte che il destino di noi straccioni -è mangiar pane e guai? e il diritto di quei che -comandano è far quello che possono? -</p> - -<p> -Le idee di diritto e di dovere non dovevano essersi ben -identificate nel capo di Cipriano: compatitelo, avea poca -barba ancora al mento. Laonde crollava il capo a guisa -di chi si conosce rimproverato piuttosto dalla prudenza -che dalla coscienza, poi dopo alquanto saltava su: — Però, -se fosse toccato a me a dar regola al mondo, indovinate -mo cosa avrei voluto? Che quelli che lavorano -stessero bene e di sopra degli altri; e gli oziosi facessero -crocette. Ah! ah! -</p> - -<p> -E sbellica vasi dalle risa all'averne detto una cosa strampalata. -Il padre rideva anch'esso, esclamando: — Si può -sentire di peggio? Persino la madre serenavasi alquanto, -poi, ripresa la sua devota ipocondria, continuava: — Che -discorsi senza sugo! Se tu avessi un poco di timor di -Dio, avresti anche il timor degli uomini, ti cuciresti la -bocca, e certe cose non le diresti manco per baja. Ma già -fin da ragazzo eri un capetto, con certe idee per la testa, -che sicuro non le avevi imparate da me: e non ti pareva -giusto nemmeno quando, a scuola o alla dottrina, ti picchiavano. -Ora però sei all'età della discrezione, e dovresti -aver acquistato un poco di viver del mondo, e sapere -che i padroni, come le streghe, è meglio non nominarli -nè in bene nè in male. Se tu facessi così, non avresti -avuto paura adesso adesso quando capitò qui il signore: -perchè a chi va per la sua strada non importa che i padroni -siano buoni o siano cattivi. -</p> - -<p> -— Ed io (soggiungeva Cipriano) sono forse andato io -a cercarlo? non sono anzi scappato quando mi vide il -guardacaccia? e questo non fu forse per prudenza? Perchè, -del resto all'occasione so anch'io cacciarmi le mosche -dal naso. E se poco fa mi rimpiattai, fu per rispetto -al padrone; che se il guardacaccia vedendomi mi riconosceva -per quel dell'altro giorno, e m'indicava a don -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -Alfonso, io poteva aver preparato l'atto di contrizione. -Alla fine lo so anch'io che i padroni sono padroni, ma -con quella canaglia de' suoi uomini l'è un pezzo che la -bolle; e badino a quel che fanno, perchè se mi ci tireranno -per i capelli, non sono poi di sasso, e darò un piè -nella secchia, e farò vedere... -</p> - -<p> -— Ah, orsù, l'interrompea la madre; finiamola, che è -lunga. Lasciali stare, e nessuno verrà a disturbarti. Che -se anche te ne fanno fare qualcuna, manda giù e non -volere tentar Dio. Hai ventiquattro anni finiti, ed è ormai -tempo di lasciare le bizzarrie. Via, discantati; dà mano -a tuo padre a spennare e sbuzzare que' selvatici; sbaccella -que' fagiuoli; va a raccogliere due pesche, e monta -su la pianta, da non presentargliene ammaccate. -</p> - -<p> -Il giovane faceva; ma somigliante all'organista che tasteggia -sottovoce nel tono in cui ha sonato dianzi e -deve sonare ancora fra poco, tale seguitava egli con tronchi -motti, sinchè tornava su: — Mia sorella, la quale a -dir che mi vuol bene è poco, ne avrebbe detto delle belle -quando avessi lasciato massacrare la sua vite. Bravo Cipriano! -avrebbe detto la Brigita. Bel conto fai delle mie -raccomandazioni, avrebbe detto.... Ma.... adesso che mi -vien in cuore; domani non è il giorno della Madonna di -settembre? -</p> - -<p> -— Certo sì, rispondeva la madre; e farai bene a santificarne -la vigilia con qualche mortificazione, almeno -della lingua. -</p> - -<p> -— E non è oggi che deve tornare la Brigita dalla -filanda? -</p> - -<p> -— Sì bene! esclamarono ad una i genitori. -</p> - -<p> -— E se la intoppasse in costoro, che sono pel bosco a -caccia? -</p> - -<p> -— È vero, replicò il padre battendo l'anca. -</p> - -<p> -— O signor benedetto! esclamò la madre giungendo -le mani: e sospesero le faccende per guardarsi uno in -faccia all'altro. -</p> - -<p> -— Bisogna raccomandarla alla Madonna d'Imbevera, -che la scampi d'ogni cattivo incontro, aggiungeva dopo -un pezzetto la donna. -</p> - -<p> -— Raccomandarla va bene (rispose Cipriano), ma il Signore -dice: <i>Ajùtati che ti ajuterò</i>. -</p> - -<p> -— E così? che s'ha da fare? domandò essa. -</p> - -<p> -— Che s'ha da fare? replicò il padre, e tacquero. Non -ci pensò molto Cipriano e — Niente! lasciate far a me; -le anderò incontro. -</p> - -<p> -— E poi? soggiunsero i parenti. -</p> - -<p> -— E poi, e poi, sarà quel che sarà. Quante paure! -Quando vado a fin di bene, mi sento un cuor di leone. -</p> - -<p> -— Ma! fa quel che il Signore t'inspira. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -</p> - -<p> -In quanto si dice un <i>amen</i>, egli levò il cappello disotto -una seggiola; tolse di dietro l'uscio un saporito randello, -non senza cacciare, per ogni buon fine, nel taschino dei -calzoni un buon coltellaccio da serrare, poichè del coltello -e del rosario non andava mai sprovvisto un galantuomo -di quei tempi. E mentre la madre, fattasi sulla -porta, e vedendo volentieri infatti quel coraggio che dianzi -aveva con parole disapprovato, gli augurava che il Signore -gli tenesse la sua santa mano in capo, egli si metteva -la via tra le gambe allegramente. -</p> - -<p> -Passò avanti al tabernacolo d'Imbevera, dove, men rozzamente -dell'ordinario, stava dipinto a guazzo l'immagine -di Colei che, madre di Dio e nostra, ci inspira confidenza -di volgerci, colla sua intercessione, ad esporre al Signore -i nostri bisogni. Era effigiata in atto di schiacciare il serpente: -di sopra si leggevano le parole della Genesi <i>Conteram -caput tuum</i><a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>; sugli stipiti erano foggiati due nastri -azzurri, che sorreggevano stinchi da morto incrociati; -al piede un ceppo riceveva il soldo che vi offeriva -in limosina il viandante o devoto o pauroso. -</p> - -<p> -E devoto o pauroso, non era chi le passasse dinanzi -senza far di cappello, e ripetere almeno tre volte la salutazione -angelica. Singolarmente i contadini del contorno -l'avevano in gran venerazione, ricordando una quantità -di miracoli, come essi li chiamavano, impetrati per mezzo -di essa, e dei quali rendevano testimonianza grucce, -bende, cenci che spenzolavano, bizzarro ornamento, attorno -all'effigie invocata. Le vecchie poi sapevano che, -per virtù di questa, erano impedite le streghe dal congregarsi, -come a loro memoria facevano, la notte d'ogni -sabato a celebrare su per quei noci la tregenda. Le fanciulle -venivano ad esporvi una preghiera, il cui oggetto -non ardivano confessare e spiegare a sè stesse; gli uomini -vi facevano l'invocazione che a ciascuno dettava il -proprio momentaneo interesse: talchè spesso nel medesimo -istante vi si trovavano inginocchiati un contadino -ad implorare la pioggia ed un viaggiatore il bel tempo, -nè l'uno nè l'altro ricordandosi di quel precetto, <i>Chiedete -il regno de' cieli, il resto verrà in aggiunta</i>. -</p> - -<p> -Cipriano, in men tempo che noi ne consumammo a -descriverla, recitò al tabernacolo la sua preghiera di cuore, -offrì un soldo pei poveri morti, e tirò innanzi cantacchiando. -</p> - -<p> -Non erano molti anni che colà era stata dipinta quella -immagine, e l'origine di essa si congiunge alla storia dei -signori che qui sopra trovammo intesi alla caccia pel -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -bosco: storia di sangue e di atrocità, come sono troppe -fra le avventure ricordate di quei tempi. -</p> - -<p> -Le inimicizie tra i signori Isacchi di Barzago e i conti -Sirtori di Sirtori, de' quali era il nominato don Alessandro, -rimontavano sino ai tempi quando sul suolo d'Italia, -destinato a bevere il sangue di tutte le nazioni, versavano -il loro Spagnuoli e Francesi per disputarsi il possesso -della Lombardia, ceduta dai suoi antichi padroni -o piuttosto a loro rapita. I nobili lombardi parteggiavano -chi per questi chi per quelli; secondo pareva loro che la -lontananza dei primi o le promesse dei secondi, sempre -larghe e sempre bugiarde, meglio potessero salvare l'indipendenza -del paese, la quale trovavasi in gran punto, -e di cui queste fraterne dissensioni non fecero che accelerare -la ruina. -</p> - -<p> -Allora le gare mandarono a fascio ogni sociale armonia; -tornò il diritto della forza, e ciascun potente mascherandosi -col nome d'una fazione, e così dichiarando -guerra e sostenendola a visiera alzata, esercitava gli odii -e le vendette private. Qualche volta al castello d'un barone -presentavasi un araldo, ed affiggeva alla porta un -cartello che diceva: — Io tale de' tali, da oggi innanzi -sarò tuo nemico a morte, e nocerò il più che mi sarà -possibile a te, ai sudditi, agli attenenti tuoi, nella persona -e nell'avere. Talvolta chi riceveva tali disfide o chi -le mandava era una corporazione, una comunità: e da -quel punto credevasi legittimata qualunque scelleratezza, -come in guerra rotta. -</p> - -<p> -Gli Isacchi stavano coi Francesi, mentre i Sirtori favorivano -gli Imperiali, e più volte si erano recati gravi -danni, od almeno ne avevano recato agli innocenti terrieri, -che, destino antico, scontavano coi propri guai i -delirii dei padroni. Ma quelli di Barzago, fiancheggiati -da una più grossa fazione, prevalevano nelle parti di -Brianza; e don Giberto avo che fu del feudatario presente, -a capo di forte banda teneva in soggezione gli -avversari e in danno e sgomento tutti. -</p> - -<p> -Però alla fine gli Spagnuoli prevalsero: il paese fu -sgombro dai Francesi, e i loro fautori rimasero sbattuti, -quanto rizzarono il capo gli altri. A governo della Lombardia -fu destinato il duca d'Alba, severo, inflessibile, che -senza guardar più in fronte a nobili che a plebei, faceva -pagare col sangue ogni violazione degli ordini suoi. E -che tale dovesse riuscire lo mostrò da' bei primi giorni -del suo reggimento, quando non avendogli un gentiluomo -milanese fatto di berretta mentre cavalcava per la trionfata -città, egli senz'altro lo mandò a morte. Il Sirtori, -cieco per furor di parte e per sete di vendetta, si giovò -dell'opportunità per dipingere don Giberto come ostinato -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -ribelle, e senza molta fatica ottenne dal governatore uno -di quei decreti eccessivi, soliti emanarsi nell'ebbrezza dei -trionfi, col quale si bandiva la taglia di dugento scudi -d'oro sul capo di don Giberto. -</p> - -<p> -Questi, che mai non aveva dimesso le armi, e conservavasi -a capo d'un pugno di bravacci risoluti, quando -intese la sentenza, sorrise, e battendo la mano sulla fondina -delle pistole, esclamò: — Chi mi vorrà morto avrà -a fare con queste. -</p> - -<p> -Calcolava egli sulla forza aperta, non sul tradimento. -La tentazione della taglia vinse uno tra i suoi affidati, -che lo scannò, ed ottenne l'oro ed il disprezzo, — mercede -perpetua dei traditori. -</p> - -<p> -Il capo reciso dell'Isacchi, chiuso in gabbia di ferro, -venne sospeso ad una pianta lungo la via che fendeva il -bosco, dal quale soleva egli sbucare alla devastazione, -all'incesto, all'assassinio, acciocchè ivi rimanesse a perpetuo -spavento. -</p> - -<p> -L'infamia e la pena de' genitori, secondo la giustizia -d'allora, ricadevano anche sui figliuoli e sui parenti: onde -non occorre vi dica quanto la famiglia Isacchi restasse -di tanto oltraggio irritata. Ogni colpa, nè a torto, veniva -attribuita al Sirtori, e il desiderio di vendetta con questo -esacerbava le antiche inimicizie, quanto più era represso -dallo stato politico d'allora. Poichè il duca governatore -aveva bandito che cessasse ogni dissensione tra famiglie -e famiglie, nè i privati esercitassero più la cieca ragione -di guerra, che si erano usurpata fra i passati scompigli. -Costretti dunque a ricorrere alle vie legali, gli Isacchi -umiliarono alla corte di Madrid le discolpe di don Giberto. -</p> - -<p> -Qualche valente appoggio e l'essere morto il duca di -Alba fecero trovare colà ascolto favorevole ai loro richiami, -e dopo cinque anni arrivò uno spaccio, che dichiarando -innocente don Giberto, cassava il bando contro lui -pronunziato. Gli Isacchi dovettero allora rinnovare le rimostranze -alla corte facendole conoscere come l'assolto -fosse già stato ucciso. E la corte, dopo non so quanti -mesi, rescrisse che il padre era stato male ammazzato, -riabilitò il figliuolo di esso ai titoli ed agli onori di prima, -e gli rese i beni, che come roba di rubello, erano stati -condannati a rimanere incolti; altro dei mezzi onde quel -governo faceva prosperare l'agricoltura e crescere il buonmercato. -</p> - -<p> -La testa dell'ucciso fu dunque levata di colà; e nel -luogo dov'era stata sospesa, il figliuolo di lui, in memoria -ed in espiazione, fece erigere un tabernacolo; il tabernacolo -appunto d'Imbevera. Quella depravata religione, -che pretesseva alle scelleratezze il nome di Dio, anche -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -nella scelta dell'effigie da rappresentarsi fece all'Isacchi -preferire quella che alla sua idea ricordava una vendetta; -cioè la più pura delle donne che schiaccia il capo dell'antico -avversario, col motto della <i>Genesi</i> sopra accennato -che sonasse, non la promessa del riscatto, ma una -minaccia di sangue. -</p> - -<p> -Imperocchè, sebbene astretto a rodere il freno, l'Isacchi -era ben lontano dall'avere dimentica la ingiuria del nemico. -Avvezzo in quegli anni a vedere, secondo la sorte -delle battaglie e gl'intrighi dei gabinetti, succedersi governi -a governi, sperò lunga pezza che altri padroni caccerebbero -questi, e tornerebbe il tempo d'esercitare micidiali -rappresaglie a suon di trombe e a vessilli spiegati, -il che fra i cristiani chiamavasi vendicarsi nobilmente. -</p> - -<p> -Ma gli Spagnuoli si erano qui seduti per non levarsi -che dopo un secolo e mezzo, e conservavano un ordine, -qualunque si fosse. All'Isacchi parve allora più prudente -consiglio l'amicarsi i nuovi dominatori, come ottenne col -militare sotto le bandiere degli Spagnuoli, quando coi -torrenti di sangue procuravano spegnere nelle Fiandre -le dissensioni religiose, ed al contrario vi fecondavano -il germoglio della libertà. Giovandosi poi delle strettezze -di quel governo, che padrone delle miniere americane, -pativa continua necessità di denaro, comperò in feudo -per cinquantamila ducati il comune di Barzago, dove -erano le sue possessioni avite, col diritto d'imporre tasse, -imprigionare, torturare, appiccare, e tutto quello che -chiamasi far giustizia. -</p> - -<p> -E poichè la minacciosa fiacchezza delle leggi di allora -lasciava il modo di sostituire alle spade i pugnali, al -clamoroso attacco le insidie, alle sfide il veleno, colse -egli ogni occasione di nuocere ai signori di Sirtori, e -quanto gli bastò la vita, gravi danni ad essi recò; non -però tanti che satollassero l'odio e la rabbia mortale che -loro portava. -</p> - -<p> -Trasmise adunque l'omicida voglia al figliuol suo Alfonso. -Non appena fu questi tornato dalla corte di Madrid, -ove l'educazione ricevuta in uno dei più rinomati collegi -gesuitici aveva perfezionata vivendo secondo il costume -dei nobili, come paggio fra gli ozii orgogliosi e dissoluti -delle anticamere, e coll'esempio di quei cupi, inesorabili, -devoti monarchi, suo padre lo tratteneva sovente col racconto -di quel fatto, gli mostrava il teschio dell'ucciso, che -con irosa venerazione serbava nella propria camera; e -massimamente ogniqualvolta avvenisse loro di trovarsi -nel bosco d'Imbevera, più al vivo dipingendogli quell'atrocità, -gl'inculcava il sacro dovere che l'onore impone -ai nobili di vendicare i parenti; più volte avevano insieme -ruminato il modo di ridurlo ad effetto, e quanto -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -sarebbe decoroso alla casa e a loro di consumare la vendetta -colà appunto ove sorgeva il monumento dell'oltraggio. -</p> - -<p> -Venuto poi in caso di morte, il padre chiamò a sè don -Alfonso, e togliendosi di collo un medaglione d'oro su -cui era improntata la madonna, — Vedi tu (gli disse) questa -santa effigie? La portava di continuo in petto la buona -memoria di don Giberto mio padre. Pensa se la serbai -preziosa! Ed ora, sul punto di abbandonarla colla vita, a -te la lascio, Alfonso mio; ma con essa ti lascio un dovere -sacrosanto, di vendicare colui al quale dapprima appartenne. -Di quante inimicizie esercitò la nostra famiglia, -sempre, grazie a Dio, n'è uscita con onore, nè alcuno si -potè mai vantare d'averle usato un sopruso che non ne -patisse il centuplo di danno. Tu non degenerare dai padri -tuoi; ma serba intatta questa gloria, figliuol mio. Poss'io -morire consolato di tale fiducia? -</p> - -<p> -Quando il figliuolo tra i singhiozzi glielo ebbe promesso, -tutto egli rasserenossi, e poco dopo spirò. -</p> - -<p> -Lui sventurato se migliori sentimenti non concepì avanti -di presentarsi al giudizio, ove i debiti nostri saranno rimessi -secondo gli avremo rimessi noi ai nostri offensori! -</p> - -<p> -Nel giovinetto Alfonso rimasero pertanto associate le -idee di religione e di vendetta, l'effigie della Madre della -misericordia, le sacre parole, gli affettuosi ricordi di un -agonizzante, colla promessa d'un assassinio. Se tanto ancora -non fosse bastato, rinasprì le ire il matrimonio che -il signor Sirtori, padre di don Alessandro, strinse con una -ricca dama dei conti Perego, sulla quale, o, a dir meglio, -sulle ricchezze, sui titoli, sulle parentele della quale aveva -messo gli occhi don Alfonso. -</p> - -<p> -Per questa rivalità stavano l'uno in sospetto dell'altro, -nè andavano in volta per Milano se non con buona scorta -d'amici e un codazzo di bravi. -</p> - -<p> -Accadde (e fu il giorno della Pentecoste) che don Alfonso, -con una dozzina de' suoi appoggiati, entrò in Duomo, -nel mentre quel Carlo Borromeo che operò ogni -poter suo per sostituire in mano dei nostri patrizii il rosario -alla spada, faceva un'omelia sopra quel testo, <i>Se -alcuno ti percuote la guancia destra, e tu porgigli anche -la sinistra</i>. L'Isacchi, avanzatosi in mezzo alla devota -ciurmaglia, che gli dava il passo, si fermò accanto ai panconi, -su cui stava seduto il Sirtori cogli aderenti suoi. -Questi e quelli cominciarono, come si dice, a rizzar il -pelo e guardarsi a squarciasacco: uno fra' seguaci dell'Isacchi, -fosse caso o prurigine d'aizzare, striscia col -gomito e scompone il collare al più vicino fra quegli altri: -costui si rivolta con un mal piglio; con un peggiore -lo fissa l'altro: comincia un brontolar sordo, fra il quale -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -una voce abbastanza chiara proruppe: — Qui c'è alcuno -che vuol farsi mettere in gabbia. -</p> - -<p> -Voleva secondo l'espressione del nostro volgo, indicare -in prigione: ma quella parola gabbia ravvivò in don Alfonso -l'idea del supplizio dell'avo, gli sonò come un insulto -insieme e come una minaccia; la credette senz'altro -proferita dal Sirtori. -</p> - -<p> -In quell'impeto, dimentico del dove si trovasse, caccia -mano allo stocco; i suoi l'imitano: nè gli avversari dormono, -ma balzati in piedi, avvoltolate al braccio le cappe, -sguainati i ferri, rizzate le panche a modo di barricata, -di qua e di là si comincia a far sangue: — a far sangue -in chiesa! mentre si spiegava il Vangelo! E l'affare diveniva -serio di più in più, se il governatore duca d'Albuquerque, -ivi presente, non fosse accorso cogli alabardieri -a por fine alla sacrilega zuffa, ed intimare a don -Alfonso che uscisse dalla chiesa. -</p> - -<p> -Al domani i cacciatori di novità lessero affissa sui cantoni -di Milano una grida, nella quale si diceva qualmente -<i>insoffribile</i> era divenuta <i>l'irreverentia d'alchune persone -etiam qualificate</i>, che portando <i>l'abominatione nella casa -del Signore, non altrimenti che nelle pubbliche et più licentiose -piazze, senza timore delle vendette divine, et quasi -anzi avessero a godervi maggiore franchigia</i>, ardivano <i>cicalare, -passeggiar in lungo ed in largo, amoreggiare, sollevar -clamori et perfino metter mano alle armi</i>. Di questi -eccessi disgustata, l'eccellenza del duca governatore, <i>intenta -all'onor di Dio, et salue le giurisditioni del foro ecclesiastico, -non che le pene prestabilite per la costituzione -di N. S. Pio V. contro li profanatori delle chiese, ordina -e vuole che nessuno da hoggi inante ardisca con parole licenziose, -atti inhonesti, contentioni e risse</i> turbare la devozione -in tempo dei divini uffizi. Ed ai contravventori, -<i>sotto qualunque pretesto si mantellassero</i>, vuole sia inflitta -la pena di cinquanta scudi e cinque tratti di corda, <i>et -più allo arbitrio della medema Eccellenza sua</i>. -</p> - -<p> -Chi fa colpa a quel governo perchè, dopo buttate fuori -spaventose gride, non curasse più che tanto di mandarle -ad effetto, non avrebbe una riprova in cotesta; poichè in -una cronaca trovo notato che dalle pene ivi minacciate -fu poco di poi colpito un pizzicaruolo, perchè disturbò la -devozione della gente affollata a sentir messa in Santo -Stefano col correre tra quella a cercare ansiosamente un -chirurgo affinchè tosto uscisse a medicare un fruttajuolo, -il quale sul Verzajo, aveva tocche due coltellate da un -macellaro. -</p> - -<p> -Benchè da queste pene potesse don Alfonso tenersi sicuro -pei riguardi dovuti ad un'illustre famiglia, come -provocatore avrebbe potuto essere ricercato; laonde per -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -cansare ogni disturbo, abbandonò la città e si ritrasse -nel palazzotto di Barzago, ed ivi trovò opportuno fermare -sua stanza. Si mise attorno una mano di bravacci, disposti -a fare ogni suo cenno e peggio, e così indipendente -esercitava le sue volontà. Nei primi giorni che fu -uscito di Milano, invelenite le vecchie piaghe colla recente, -scese dal castello nel bosco di sanguinose rimembranze, -e venuto al tabernacolo d'Imbevera, vi si inginocchiò -e fece una scellerata preghiera, ove prometteva -alla Madonna, se, col patrocinio di essa arrivasse a sterminare -la razza di colui per cui colpa gli fu l'avo trucidato, -le innalzerebbe nel luogo medesimo un tempio sontuoso, -ove d'ogni parte accorrerebbe gente a tributarle -onori ed oblazioni. -</p> - -<p> -Pochi anni dopo, il conte Sirtori morì giovane freschissimo, -di una malattia così bisbetica che i medici di campagna -la giudicarono causata da acquetta, sebbene quelli -di città inclinassero piuttosto a crederla effetto di stregamento. -Ancora in gramaglie era la vedova di lui, quando -rivenendo, non so d'onde, alle sue terre in Sirtori pel -cammino del bosco, coll'unico suo figlioletto, e sorpresa -da un turbine, essendosi riparata sotto un gran noce che -faceva ombrello al tabernacolo d'Imbevera, fu assalita da -alcuni sicari, i quali uccisero i lettighieri suoi ed un servo -che la scortava: un altro servo, col favore del bujo, riuscì -a trafugare il fanciullo, che era appunto il nostro -don Alessandro; la dama non fu trovata più nè viva nè -morta. Fatto misterioso anche questo, non meno del precedente. -</p> - -<p> -Era in quel tempo sindaco di Barzago un benedetto -omicciuolo, che per le cento lire di suo stipendio credevasi -in dovere di tutelare i diritti del comune fin contro -del feudatario, e che, ignorante affatto del vivere del -mondo, mai non si era avvezzo a quella che, e in quei -tempi ed in altri, era la prima e somma delle virtù, cioè -chiudere coi padroni un occhio, e se occorra tutt'e due, -chinare il capo, e dire di sì. Costui, avendo osato commentare -quell'avvenimento e soggiungere che la non gli -pareva farina netta, la sera seguente si trovò appoggiato -un fiacco di mazzate, non sapeva da chi; solo ricordava -che gli avevano detto essere queste un tientamente per -lui e per gli altri villani, di non frugare troppo nel sacco -de' padroni. -</p> - -<p> -Circostanza minuta, che però non volli lasciarla nella -penna, affinchè i lettori miei abbiano occasione di comprendere -a loro pro, come con una certa razza di gente, -sia un torto l'aver ragione. -</p> - -<p> -A don Alessandro, che poteva contare allora fra gli -otto e i dieci anni, non restava che una confusa rimembranza -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -di quel fatto; un temporale, un'aggressione, qualcuno -che lo levò sotto il braccio, e turandogli la bocca, -lo recò lontano, sotto un diluvio d'acqua, erano idee che -gli soccorrevano alla rinfusa. Ricondotto poi a casa sua, -si sovveniva gli erano state fatte molte interrogazioni, -cui mal sapeva rispondere; e come tra quelle udiva sovente -esclamare: Ah! non se ne può dubitare: ma è un -cane troppo grosso. -</p> - -<p> -Più oltre non lo ajutava la sua memoria, nè gli altri -fatti per noi riferiti erano ad esso conosciuti. Perocchè, -non avendo qui alcun prossimo parente, e d'altra parte -bramando allontanarlo dal pericolo troppo vicino, lo -chiamò presso di sè uno zio, monaco del più rinomato -convento di Padova. Su quella Università fu messo a studio, -dove gli avevano insegnato il latino, il greco, e far -versi, e quelle altre istituzioni così importanti al viver -bene. Egli le apprendeva e se ne faceva onore; poi, come -fanno tutti, le disimparava via via che a qualche cosa -nuova era applicato. Per altro in quell'educazione più -sciolta egli acquistò idee meno servili: nessuno rammentandogliene, -dimenticò le nimistà ereditarie in sua famiglia: -il ricordo d'una grave sventura patita in fanciullezza, -i soprusi che più d'una volta avea dovuti tollerare -dai camerata, orgogliosi nella protezione de' nobili uomini -di colà, avevano giovato a formargli, o, dirò più -bene, a conservargli un animo, quale da bambini sortiamo, -tutto aperto alla compassione per chi patisce, al -dispetto per chi soperchia, a quei dolci sentimenti che -non istrappa se non una lunga serie di torti, fattici — dirò -dalla fortuna per non offendere gli uomini. -</p> - -<p> -Non istà qui tutta la virtù, lo so; ma ne è gran parte -e gran segno. -</p> - -<p> -I tutori suoi, bramosi di ravviare al più presto la casa, -lo richiamarono che appena finiva i vent'anni e gli avevano -predisposta una moglie, nella cui scelta, sebbene -avessero consultato tutt'altre convenienze che quelle che -importano acciocchè due conjugi sieno un all'altro sostegno, -consolazione, conforto; dovea però, per una vera -fortuna, riuscire quel meglio che potesse desiderarsi, accoppiando -ricchezze, beltà, squisito intendimento e quella -soavità di carattere che tanto contribuisce alla felicità -propria ed all'altrui. -</p> - -<p> -Questa era donna Emilia che conosciamo; colla quale -erasi egli congiunto da poco più d'un mese: nè tra le -beatitudini della luna di miele aveva egli cercato notizie -de' casi antichi di sua famiglia. Ove bene gli avess'egli -conosciuti, sarebbesi dato a credere che tant'anni trascorsi, -ed il cessare, non che le offese, ma quasi l'esistenza -d'una delle parti, dovesse avervi posto sopra una -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -pietra. La gioventù è confidente perchè buona, e perciò -spesso o facilmente ciurmata. Come saprebbe essa immaginare -e la diuturna e sottile atrocità, di cui pur troppo -è capace il vendicativo? come nè tampoco supporre la -natura di certi spiriti, de' quali è un privilegio l'esecrare -le persone senza conoscerle, è un dogma il voler male a -quelli che fecero male? -</p> - -<p> -Pertanto, venuto don Alessandro alla campagna colla -nuova sposa, eragli sorto in animo il desiderio di visitare -i luoghi di quelle prime dolorose ricordanze, versare una -lagrima sulla zolla ove sua madre avea versato il sangue. -</p> - -<p> -Una sera a don Alfonso si presenta il guardacaccia. -Quest'era un bresciano, pezzo d'uomo alto e membruto, -fin dalla prima gioventù manesco, accattabrighe, coltellatore, -che sbandito dal suo paese con dieci o dodici omicidii -sull'anima, e una grossa taglia sul capo, era entrato -già da molti anni a' servigi di don Alfonso, al quale -faceva, secondo le occorrenze, da cacciatore, da bravo, -da mezzano, da spia, da boja. -</p> - -<p> -Questo arnese si presenta dunque al padrone, e gli riferisce -come domattina il signor Sirtori passerà da quelle -parti per condursi nel bosco d'Imbevera non sapeva a che -fare. -</p> - -<p> -Tripudiò a tale notizia il feudatario, non altrimenti di -un bracco allorchè, vedendo il padrone pigliar fucile e -carniera, s'accorge che deve uscire alla caccia. Tolto al -tedio iracondo dalla fiducia di una imminente vendetta, -quella notte non seppe l'Isacchi trovar requie; entrava, -usciva senza ragione: stette lungo tempo passeggiando -sopra un terrazzo; ma sebbene avesse in prospetto la -pacifica amenità del Pian d'Erba illuminato dalla luna, la -quale dava un luccicare d'argento alle tranquille acque -dei laghetti non vi poneva egli mente; e colle braccia -incrociate al petto e lo sguardo a terra, trascorreva pensoso, -di tempo in tempo applaudiva a sè stesso, poi dava -ordini, poi interrogava, poi tornava a starsi solo: — tanto -irrequieto l'avea reso il veder presso al compimento un -disegno anni ed anni meditato. -</p> - -<p> -Prima dell'alba fu in piedi, e comandato che tutto fosse -lesto per la caccia, si rinchiuse nella propria camera; rimossa -la tappezzeria, che mascherava un usciuolo a fior -di muro, lo aperse; entrò in un gabinetto, e trattasi di -seno una piccola chiave, fece con quella scattare un lucchetto -che teneva il catenaccio d'una ribalta ferrata; aprì -questa, e con attenzione cansando la soglia, fattosi qualche -passo innanzi, gettò dentro un pane, che risonò sopra -un pavimento profondo, e gridò giù: — Te' miserabile. -Oggi ti darò compagnia. -</p> - -<p> -Ribattè la botola, inanellò il paletto, tese ancora il parato -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -e venuto in camera, gettassi sopra un inginocchiatojo, -che stava nel vicoletto del letto, e fra il crocefisso -e la piletta dell'acqua santa alzò il raso nero che velava -un teschio posato sopra un bacile d'argento, e fissatolo -un tratto come uomo meditabondo, cavò dal petto il medaglione -d'oro, paterna memoria, che portava sospeso ad -una catenella, ove era infilata insieme la chiavetta testè -adoperata. Baciò l'effigie scolpita sulla medaglia, e recatasela -fra le mani giunte così pregò: -</p> - -<p> -— Beata vergine patrona mia! se mai esaudiste le preghiere -di me povero peccatore, oggi ascoltatemi benigna. -Datemi grazia di far buona caccia, sicchè io renda giustizia -al mio progenitore, e liberi la promessa data al -moribondo mio padre. Pur troppo mi posso rimproverare -d'aver recato offese a voi ed al vostro divin Figliuolo. Ma -se oggi mi propiziate quel Dio che punisce la colpa dei -padri fino alla terza generazione, voglio rimettermi a vita -esemplare; se fui sempre divoto al vostro nome diverrò -più ancora, e comincerò l'emendazione mia collo sciogliere -il voto che già vi feci e che ora rinnovo. Sì, madre -misericordiosissima, aiutatemi oggi e se dovessi imporre -un pedaggio, se dovessi assaltar alla strada per -trovarne il denaro, innalzerò un ricco tempio sopra la benedetta -vostra immagine d'Imbevera. -</p> - -<p> -Ribaciò l'effigie, se la tornò in seno; preso quindi dal -ginocchiatojo un uffiziuolo, ne sciolse le borchie d'argento, -e volle tentare un modo d'oracolo, che egli soleva ne' casi -importanti, cioè aprirlo alla ventura; e dalle prime parole -che gliene cadessero all'occhio argomentare del come -gli succederebbe il suo pensiero. -</p> - -<p> -Gli occorsero quelle d'un salmo penitenziale: <i>Dominus -de cœlo in terram adspexit, ut audiret gemitus compeditorum, -ut solveret filios interemptorum</i><a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>; e, come sogliono -i passionati oltraggiosi, ricordando le offese ricevute, non -le recate, riconobbe il suo avo in quell'incatenato, sè nel -figlio dell'ucciso di cui qui si accenna; parvegli la profezia -che più quadrasse colla domanda fatta in pensiero. Onde -con effusione baciata una Madonnina sul frontispizio del -libretto, sorse pieno di confidenza. Sotto alla casacca di -velluto affibbiossi un leggiero corsaletto di maglie d'acciajo -flessibili; alla gorgiera, increspata a cannoncini e -fortemente insaldata, pose un rinforzo metallico; si legò -alla cintola un eletto pugnale; calzò usatti da caccia; sul -capo un caschetto senza piume, e scese. Tutto era a ordine. -Monta un destro ginnetto spagnuolo, toglie sul -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -guanto imbottito della sinistra il falcone, e tra un suono -di corni, uno squittire e scodinzolare di bracchi e di segugi, -si avvia. -</p> - -<p> -Stavano in quella discorrendola il signor curato e il -sindaco del paese; l'uno in nicchio a tre venti e spolverina, -l'altro in maniche di camicia e gambe nude. Di quest'ultimo -parmi aver già toccato; l'altro, don Amadio, -passava per un dei valenti se ce n'era là intorno, famoso -per gran pratica dei quaderni teologici e de' casisti, e -per una salva di testi che aveva sempre alla bocca. Nelle -congregazioni plebane, ove, secondo i decreti del Concilio -di Trento, osservati perchè ancor recenti, accoglievasi -spesso il clero per decidere casi di coscienza, don Amadio -era sempre lui che dava il tratto alla bilancia; e dopo -aver lasciato un poco diguazzarsi i reverendi suoi confratelli -pel si e pel no, egli buttava fuori il suo oracolo, -che troncando il nodo, li metteva tutti bravamente in -sacco. Pel suo credito era stato anche fatto vicario foraneo, -dignità di qualche conto allora, quando le curie -emanavano da sè decreti ed encicliche, senza bisogno del -regio visto; e tenevano tribunali, giudizi, prigioni. Vero -è bene che il nostro curato non voleva sciuparsi con -troppe brighe che lo distraessero dai prediletti suoi studi; -e men voglioso di fare che di lasciar fare, anche nella -parrocchia, dopo che le domeniche aveva pascolato le sue -pecorelle con prediconi, distesi secondo tutti i precetti -della retorica che era il suo forte, lasciava poi ad esse la -cura di metterne in pratica gl'insegnamenti; se nol facevano, -colpa loro; la sua coscienza era tranquillata. Uomo -specchiato del resto, riverente ai signori, e sopratutto -amante della pace e di quelle cose che si chiamano il buon -ordine e il tranquillo vivere. -</p> - -<p> -Sorseggiato la cioccolata, se la passeggiava egli giù -giù, digerendo all'aria aperta, colle mani alle reni una -nell'altra e fra le due la tabacchiera, mentre il sindaco -sbocconcellando un tozzo di pan mescolo asciutto, colla -zappa sulla spalla dirizzavasi ai campi, si veniva con lui -rammaricando d'una nuova tassa, imposta dal feudatario, -contro le antiche consuetudini, e detta del bollino, perchè -faceva pagare a' vinai il bollo che metteva sulle mezzette -del vino a minuto. -</p> - -<p> -Il sere ascoltava quel rancore del sindaco, poi dando -fuori in uno scroscio di riso che gli faceva traballare la -pancia, tra l'offrirgli una presa di tabacco, gli diceva: -</p> - -<p> -— Eccoti alle solite antifone. Ma cotesto non è un cercar -le noje col lanternino? Che importa a te s'egli mette una -tassa nuova? Quando toccasse a te a pagarla, vorrei dire: -ma chi ha da fare ci pensi. Sai tu che se' curioso? Se tu -cavassi frutto dalle mie prediche, non ti prenderesti ne -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -tante scese di capo. Bada a me, bada a me, che la so più -lunga. Lascia andar l'acqua in giù, e lega l'asino dove -vuole il padrone. Il mondo non è sempre andato di questo -passo? Che? Vuoi tu ora ristampare il mondo? -</p> - -<p> -— Sarà bene (soggiungeva il sindaco), sarà bene, perchè -vossignoria legge tante storie, e deve saperlo: ma -però codeste angherie una volta non si soffrivano, e quando -godevamo la nostra libertà... -</p> - -<p> -— Zitto là, l'interruppe don Amadio. Che cosa mi vai -accattare qua il tempo che Berta filava? Ora è così, e -così lascia stare, e dà mente a me, se non vuoi farti avere -in tasca. Ecco me; io sono pure qualche cosa, e Domenedio, -per sua grazia, non mi ha fatto una zucca. Eppure -sto coi frati, e così me la campo d'amore e d'accordo con -tutto il mondo. Oh questa è curiosa! Che i padroni operano -da padroni sono forse cose che le si facciano da jeri? -Che? Le dita della mano sono forse tutte eguali? Ti ricorda -piuttosto che egli è l'illustrissimo don Alfonso, e -tu sei Isidoro pover'uomo. -</p> - -<p> -— Ma galantuomo, dava su il sindaco: e toccandosi la -sua gabbanella di frustagno. — Vede, signor vicario? su -questi stracci non c'è una macchia nè di sangue nè di -lacrime; mentre sul broccato di qualchedun altro... -</p> - -<p> -Egli s'interruppe all'udire degli abbai ed uno scalpitare -fragoroso, e poco stante vide don Alfonso svoltare la cantonata, -onde, facendogli tanto di berretta, mogio mogio -tirò di lungo. Ma il curato, scoprendo una larga tonsura, -con profondi saluti si avvicinò a riverire il feudatario. -Cortesissimamente questi ricambiò, e — Ci onorerebbe -vostra riverenza di sua compagnia alla caccia? -</p> - -<p> -Al nostro curato sarebbe parso di mancare ai convenevoli -se coi superiori avesse parlato nel tono stesso che -faceva colla marmaglia, e però, qualvolta gli occorresse -di ragionare con essi, vestendo un tutt'altro uomo, lasciava -da banda il favellare piano e alla ambrosiana, per -isfoderare un gergo concettoso, fiorettato, e, come si dice, -in punta di forchetta: nel che quella generazione, come -sanno perfino i barbieri, poneva il paragone dell'ingegno -e dell'eloquenza. A quell'invito adunque — Oh illustrissimo -(rispondeva), mercè i raggi che il sole della sua -cortesia diffonde sulla valle de' meriti miei, pajonmi le -tenebre mie più chiare che non sono. Ma i canoni che, -come vossignoria, m'insegna, debbono essere la nostra -stella polare, mi diniegano d'accettare un favore, esibitomi -così cortese e graziosamente. <i>A venationibus, aucupiis, -tabernis, choreis, ludibusque abstineant</i><a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -— Bene, bene, replicava l'altro. Domani però si ricordi -che, al solito, la posata è disposta per lei. -</p> - -<p> -— Sarà un aggiungere un nuovo al cumulo degli obblighi -che tengo scritti nell'archivio della memoria, rispondeva -con nuove riverenze don Amadio, e guardandogli -dietro mentre procedeva, esclamava: — Che buon -signore! -</p> - -<p> -Il qual buon signore s'avviò per la strada che doveva -tenere don Alessandro, mostrando esservi portato dal -caso. Veniva questi a cavallo colla sposa, messo anch'egli -in mezzo a quattro galuppi, senza cui, in virtù della -pace dominante, non sarebbe andato attorno un gentiluomo, -fosse pure di quei buoni. Come distinse l'altra -comitiva, chiese egli da' suoi uomini chi fossero. Questi -non glielo celarono, e lasciarongli intendere esservi poco -da fidarsi. Il giovane fece loro riflettere come l'Isacchi -non conducesse che poca gente da caccia, senz'armi di -offesa; e come d'altra parte si trovassero a tal punto, -ove il mostrarsi insospettiti non gioverebbe allo scampo, -e potrebbe far nascere di fatto il pericolo. Seguitò dunque -la via, solo raccomandando ai seguaci di tenersi all'erta, -e non perderlo mai d'occhio per qual fosse ragione. -</p> - -<p> -Don Alfonso, come prima scòrse il Sirtori, brillò in modo, -che il guardacaccia disse sommessamente ai camerata: — Ha -l'occhio d'un astore quando ha veduto la starna. -Venuti poi vicini, il feudatario si fece incontro all'altro, -tutto amichevole e manieroso e — Qual buon vento conduce -da queste bande il mio padrone e la gentilissima -sua damina? -</p> - -<p> -— Anzi il suo debole servitore rispose il giovane, e vie -più rassicurato dal cortese accoglimento, gli espose la ragione -del pellegrinaggio. -</p> - -<p> -— Oh non si dirà mai, replicò l'Isacchi, che una tal -coppia abbia onorato di sua presenza la mia giurisdizione -senza aggradire l'ospitalità che può nel suo castello, offerire -un romito campagnuolo. -</p> - -<p> -E perchè don Alessandro se ne scusava, allegando il -bisogno d'essere al più presto di ritorno, — Già, già (soggiungeva -quegli con un ostentato sorriso), due sposi novelli -si fanno rincrescere di passare una nottata sotto -altro baldacchino. Certo però non vorranno farmi rifiuto -di quel che posso offrir loro, una partita di caccia. Qui -il mio guardiano ha notato la pesta di un porco selvatico -e, se c'è, lo vogliamo scovare. -</p> - -<p> -La caccia era passione così universale dei ricchi, l'esibizione -vestiva tale aspetto di sincerità, che sarebbe parso -un fallo a don Alessandro di non tenere l'invito. Presto -dunque furono loro presentati spuntoni, balestre, falchi -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -de' meglio addestrati, e si misero alla caccia, finchè capitarono -alla bettola di Cipriano, dove, se vi ricorda, gli -abbiamo lasciati. Dalla quale mentre si partivano, don -Alfonso misurò d'un occhio scrutatore i bravi di don Alessandro, -i quali, col non discostarsi mai dal costui fianco, -pareva gli guastassero il disegno: poi chinatosi all'orecchio -del guardacaccia, gli susurrò: — Sarà tua cura avvinazzare -gli uomini di costui. -</p> - -<p> -Il bravaccio rispose inchinandosi: poi tornati al corso, -riuscirono anch'essi vicino alla Madonnina d'Imbevera: — Ecco -appunto il posto della mia disgrazia. Nel rimirare -questi luoghi, vengo trovando nella mente certe idee -smarrite, come quando si raffigura un amico della prima -fanciullezza. Quel tabernacolo, oh lo riconosco. Guarda, -Emilia. Qui era appoggiata la lettiga, giusto al piè di -quella grand'albera. Veniva un'acqua a secchi. Io, per -non udire, per non vedere i tuoni, i baleni quasi continui, -acquattavo il capo in grembo a mia madre; ed ella, -povera mamma! mi accarezzava, mi confortava. Quando a -un tratto si odono delle moschettate, un dàgli, dàgli, un -allarme: sporgiamo il capo: ecco venire incontro... che -guardature! Folti ciuffi, cascando dalla fronte, velavano -ad essi tutta la faccia, che rischiarata ad ogni tanto dai -lampi, somigliava veramente a quella di demonii. Parmi -tuttora avergli sugli occhi, e forse, vedendoli, li ravviserei. -</p> - -<p> -Il guardacaccia (e sapeva ben lui il perchè) voltava a -dar degli ordini: donn'Emilia, compatendo allo sposo, -non teneva gli occhi asciutti: il feudatario, bramoso di -metter fine a quel discorso, — Oh via! (esclamò) la sua -tenerezza le fa onore, ma ora siamo a divertirci. Bando -alle melanconie. All'erta: lanciate i cani. -</p> - -<p> -Diede fiato al corno, spronò, imboscossi, e dietro a lui -si sparpagliarono tutti per la boscaglia. -</p> - -<p> -In qual modo don Alfonso intendesse cogliere la preda, -alla quale già vi siete accorti che mirava veramente, lo -sapreste già, o lettori, se v'avessi detto come, fra le altre -disposizioni date quella mattina, chiamò a sè il guardacaccia, -ed ordinogli che mandasse tre bravi, conosciuti -alla prova delle imprese rilevanti, cioè delle più scellerate, -e — Si collochino (diceva) colà al lembo della collina, -sullo stradello che dai mulini conduce alla Madonnina, -rimpiattati dietro la macchia, e non si muovano. -Tu ti terrai al fianco. Troveremo qualche ingegno di separare -colui dalla sua brigata, e trarlo a quella parte. -Quando io griderò A noi, essi balzino fuori: se v'è qualche -servo, lo freddino: l'importanza è di assicurarsi del -padrone: se lo cogliamo vivo, tanto meglio; e portarlo -senza più in castello. -</p> - -<p> -A questo comando, dato colla freddezza onde un ricco -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -d'oggidì comanderebbe al cocchiere d'aggiogar i cavalli, -con altrettanta freddezza il guardacaccia rispose: — Illustrissimo, -ho inteso. E poi ch'ebbero accordato ogni -cosa fra loro, e il padrone gli accennò che se n'andasse, -quegli stette fermo guatandolo. L'intese don Alfonso, e -ripigliò: — Avrete una lauta mancia. -</p> - -<p> -— Grazie, illustrissimo, ripetè inchinandosi l'altro in -cui andavano del pari la fierezza e l'ingordigia. Però... -per regolarmi cogli uomini... qualche cosa di preciso... -</p> - -<p> -— Questo, e la paga d'un anno, rispose il feudatario, -gettandogli una doppia nel cappello. -</p> - -<p> -E l'altro strisciando gran riverenze, — Illustrissimo, -mille grazie; perchè ella vede, i vizii sono molti. -</p> - -<p> -— Non dubitare; fa che la cosa riesca a disegno. -</p> - -<p> -— Illustrissimo, sarà servito da par suo. -</p> - -<p> -I tre ben armati presero dunque il posto indicato, ed -ivi dietro un veprajo stavano, chiacchierando, celiando, -sbadigliando, ad aspettare la vittima. Non sapevano quale, -non lo cercavano: basta che colui che li pagava lo aveva -ordinato. Indifferenza che ci pare orribile vedendola in -uno o due individui, e non ci tocca allorchè la troviamo -in quattro o seicentomila combattenti, che aspettano un -fiato di tromba, un batter di cassa per correre a scannarsi -un l'altro, senza conoscersi, senza cercare il perchè, -senza sapere altro se non che furono comandati. -</p> - -<p> -L'Orso di Barzago intanto non avea la mira che a separar -il giovane dalla compagnia; ma per la fedeltà dei -servi poco sperando riuscirvi per allora, traccheggiava -confidando ottenere il suo desiderio quando, coll'occasione -della merenda, avesse ridotti questi ubbriachi. La fortuna -però parve mandar tempo al proposito suo; poichè, essendosi -la signora voluta mettere un tratto a riposare, -don Alessandro, lasciando con essa i bravi, si lanciò sulle -tracce d'una lepre insieme col feudatario, non seguito -anch'esso che dal guardacaccia, il quale destramente li -traeva verso il luogo dell'agguato. Già ne erano lontani -non più che tre tiri di fucili, don Alessandro seguitando -colla sicurezza e coll'ardore della gioventù, l'altro palpitando -nel pensiero dell'imminente espiazione; quando repente -odono di mezzo alle piante un gagnolare, un insultarsi, -un gridìo. Don Alessandro si arrestò insospettito -fissando gli sguardi in faccia all'Orso, poi diede volta -verso il luogo nel quale aveva lasciato la sposa, temendo -non le fosse accaduto alcun sinistro. Intanto il feudatario, -ben accorgendosi di dove uscissero que' gridi, sebbene -non ne indovinasse il motivo, sbuffando d'ira spronò verso -là donde veniva lo schiamazzo. -</p> - -<p> -Cagione di questo era stato, che, mentre i bravi, o come -da noi si diceva, i <i>buli</i> rimanevano appostando la vittima, -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -secondo v'ho narrato, un'altra di genere diverso vi rintoppò; -la Brigita ostina, che, scortata dall'amorevole Cipriano, -tornava a casa. -</p> - -<p> -Era delle belle contadine che possono vedersi con un -par d'occhi: sul fiore dei venti anni, una ricca capellatura -nerissima raccolta in trecce contornava un viso gioviale -e pienotto, dove le rose che costantemente vi dipingeva -la sanità erano in quell'ora avvivate dal calore -del mezzogiorno e dal camminare; come il contento di -ritornare fra' suoi cresceva l'allegrezza d'un cuor pacifico -e buono. In vestire lindo e semplice, poco diverso da -quello che si usa tuttavia fra le Brianzuole, con corsetto -e sottanello di filaticcio e grembiule di vergato, sul -braccio ignudo recavasi un paniere dov'erano riposti i -pochi arnesi che seco aveva portati alla filanda. La cortesia -del fratello non era tanto incivilita da alleviarla di -quel peso; non gli cascò tampoco in mente: ma in quella -vece, camminandole innanzi per l'angusto sentiero, tutto -affetto egli la veniva interrogando dietro via dei casi suoi -e quei della famiglia e dei conoscenti, poi con aria d'ingenua -intelligenza voltandosi a fare l'occhiolino, domandò: — E -col giardiniere, di' su, come va? -</p> - -<p> -Ella, divenendo ancor più incarnata, e con un sorriso -di modesta bontà, non gli fece altra risposta, se non di -interrogarlo: — E la mia vite? -</p> - -<p> -— Oh la tua vite! se tu sapessi che pericolo ha corso! -È salva per miracolo. Così Cipriano, il quale tolse di qui -occasione di raccontarle la grande avventura della lepre, -dello spavento, e in conseguenza del perchè le fosse venuto -incontro. — Ma sta col cuor quieto (egli seguitava) -che il rumore della caccia si sente là abbasso, molto lontano -di qui. -</p> - -<p> -Così discorrendola, i due buoni fratelli inciampicarono -senza accorgersi fra i bravi, appostati alla macchia. Uno -dei quali, come gli avvisò, — Ohe! ohe! (cominciò) guarda, -camerata; vanno anche delle fiere domestiche per questo -bosco. -</p> - -<p> -— Che bella pollastra! gridò il secondo balzando in -piedi. -</p> - -<p> -— Ah, ah! questo villano non si può dire che sia di -cattiva bocca, soggiungeva il Guercio, sgangherando la -bocca ad un riso sguajato. -</p> - -<p> -Cipriano in quel momento avrebbe veduto più volentieri -il diavolo. Gittò un'occhiata all'intorno: non v'era -anima da sperarne ajuto; talchè, visto che era il caso di -bere o d'affogare, si voltò loro con una cera brava, gridando: — Però?... -m'avete mai visto?... avete forse ad -avere qualche cosa? ed altre parole, che uno dice più -fiero, quando ha più paura. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -</p> - -<p> -Ma coloro non erano musi da ristarsi per parole, e cogli -sfacciati modi dei bravacci, s'accostavano alla ragazza, -la quale, diventata di mille colori e trasudando, s'avvinghiava -al braccio del fratello gridando: — Ajutami, Cipriano; -ajutami. -</p> - -<p> -Questi, poichè vide a nulla giovar le parole, montandogli -il sangue al capo, cacciò fuori tanto d'occhi, e soffiando -come una gatta quando sente la canizza, cominciò -a girare a mulinello il suo bastone, mentre coll'altra mano -brancò il coltellaccio gridando: — Indietro, o malandrini, -o vi mando tutti al Creatore. -</p> - -<p> -— Oh, oh! costui fa di buono, ripigliò il Guercio: ma -come è così, neppur noi non si farà da baja. E se gli -volsero incontro. Lo stradello correva stretto e insaccato -fra due cigli assiepati di vepri, talchè non riusciva difficile -a Cipriano lo schermirsi da tutti e tre, mentre alla -sorella diceva: — Fuggi, scappa. Essa però ben comprendeva -che il discostarsi non sarebbe che peggio; onde si -teneva poco dietro di lui, che arretrando si difendeva. -</p> - -<p> -Sbucarono così sul piazzuolo che girava davanti alla -Madonnina. Coll'ansietà onde il fantolino, inseguito da un -ringhioso cagnaccio, ricovera al grembo della madre, la -Brigita corse al tabernacolo, prostrandosi ginocchioni. -Colà pure tentò ripararsi Cipriano; ma non appena fu al -largo, un di coloro gli tolse l'avvantaggio, sicchè egli rimase -framezzato. Non intendevano già ammazzarlo; non -n'erano comandati: e s'erano messi a quella baruffa piuttosto -per chiasso che altrimenti. Ma quando ne toccarono -alcune saporite dal randello di quel gagliardo, che non -sapeva prendere da celia gl'insulti tentati verso la sua -buona sorella, non l'ebbero più da riso, e pieni di mal talento -giurarono fargliela pagare. Batti dunque ch'io ti -batto, uno contro tre. Cipriano si trovava nelle male -peste. -</p> - -<p> -Anche l'asilo del luogo sacro, ove la Brigita erasi ridotta, -secondo le idee di que' tristi proteggeva contro la -violenza bensì, non contro la lascivia. Onde, nel mentre -che due tenevano ciascuno per un braccio agguantato il -fratello, il Guercio, che era fra essi il più laido d'animo -come di figura, saltò verso la fanciulla a molestarla con -parole scomposte e scomposti atti. La meschina, accoccolatasi, -raggricchiata, stretta stretta alla parete della -Madonnina, colle braccia incrociate sul seno e la faccia -tra quelle appiattata come poteva, gridava: -</p> - -<p> -— O Signore! ajuto! Cipriano... o Cipriano, soccorrimi!... -Caro voi, lasciatemi stare... Vi prego, per vostra -madre, per vostra sorella... No, no... per carità... sono una -povera ragazza, abbiatemi compassione... state quieto... -Oh! cara Madonna!... Oh anime del purgatorio!... vi dirò -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -il rosario tutti i lunedì finchè campo... No, no... ajuto, -ajuto! -</p> - -<p> -E Cipriano vedeva. Indarno procurava sviticchiarsi da -coloro: pestava i piedi, imperversava, gagnolava, stiacciava -come una civetta in collera, stralunava gli occhi -al cielo, urlava — Sta cheto, mostaccio da forca. Se ti -posso arrivare! Guarda che t'ammazzo... e non poteva -farne altro. Anzi i buli, mescendo giuraddii e sghignazzi, -gli facevano tratto tratto sentire come pesassero le loro -minacce. -</p> - -<p> -A questi strilli, a quel diavolezzo, accorse dapprima la -canatteria che l'accrebbe, poi cacciatori da diverse bande, -infine don Alfonso istesso. L'apparir suo nulla di bene -prometteva a Cipriano: pure v'ha dei momenti, in cui è -di consolazione anche un disastro, purchè ci tolga all'affannoso -presente. Di fatti, appena il padrone comparve, -i buli, tanto umili coi superiori quanto erano prepotenti -cogli inferiori, lasciarono i due martiri, e cavate le berrette, -si ritrassero insieme, coll'abjezione che nasce dall'abitudine -della servilità. Cipriano, riposte anch'egli le -sue armi e trattosi il cappello, stette ad occhi bassi, e -per un istante si fece un silenzio cupo, siccome all'avvicinare -del terremoto; finchè don Alfonso, flottando e con -piglio quanto più si poteva severo, gridò a quei tre: -</p> - -<p> -— Così s'adempiono i miei ordini, canaglia? Animo, al -posto, e me ne renderete ragione. -</p> - -<p> -Non pareva vero a Cipriano che l'Orso sgridasse i suoi -uomini per una cattiva azione, e risorto da morte a vita, -andava fra i denti raccapezzando un ringraziamento da -recitargli. Ma come in chi abbia sorbite alcune stille di -belladonna, alla dormigliosa vista si presentano gioconde -figure, che a poco a poco si tramutano in mostruosi sembianti, -alla guisa stessa il povero villano ebbe tutto a rimescolarsi, -quando, alzati gli occhi, scorse il torvo cipiglio -del feudatario, che col tono istesso di minaccia, gli -parlò: -</p> - -<p> -— E quanto a te, mascalzone petulante, che ardisci -opporre la forza alla mia livrea, l'avrai da fare con me. -</p> - -<p> -Cipriano intontito biascicava una risposta, una scusa, -quando per trista giunta vide fissati sopra di sè i torti -occhi del guardacaccia. Avrebbe allora voluto sobbissarsi, -e voltava la faccia, stringevasi nelle spalle: ma invano; -chè quegli, fattosi più dappresso e battendogli una palmata -sulla spalla: -</p> - -<p> -— Olà! (gridò) non m'inganno: tu sei uno di quelli che -l'altra settimana andava ammazzando lepri pel bosco. Indi -con uno sgrigno satanico replicando la battuta: — Ora -t'ho còlto (proseguiva) e il tuo salario, come t'ho promesso, -ti verrà prima del sabato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<p> -Don Alfonso, già esacerbato dal colpo fallito, ora punto -in parte così delicata, s'inviperì; e prorompendo in una -salva d'improperii, che anche i nobili, negl'impeti loro, -non isdegnano usurpare dalle bocche della plebaglia, da -cui son tutto studio a discostarsi nel rimanente: -</p> - -<p> -— Come! (gridava) anche questo? violare la caccia bandita, -ed ora resistere alla mia gente? Ah, questa passa -il segno, e t'avvezzerò io. Intanto legatelo a codesto ramo, -e dategli un pajo di strappate di corda, finchè nomini i -compagni di sue ribalderie. -</p> - -<p> -Cipriano stava chiotto col capo basso, nella figura che -sì spesso tocca, in questo bel mondo, all'offeso innocente -davanti al potente oltraggiatore. Ma quando intese la parola -di corda, si senti sdrucciolare un gelo per le reni, e — Signore... -Illustrissimo... La badi a me.... Quanto alla -sua livrea, da povero figliuolo, sono stati loro che mi assalirono, -che maltrattarono mia sorella. Della lepre, le -dirò la verità... Si... ma... è vero... c'è una vite... Questa -qui è mia sorella... -</p> - -<p> -Tali e somiglianti parole ciarfogliava, affoltava il povero -Cipriano, ma invanamente; chè l'impassibile crudeltà -del barone sollecitava con uno sguardo i cacciatori, i -quali, fatti manigoldi, si difilavano contro l'ostino. Come -questi vide inutile la sommessione e il pregare, còlto il -momento, spiccò un lancio, e ricoverossi in un batti baleno -alla Madonnina, ove stava la Brigita pallida, tramortita, -colle mani giunte e gli occhi supini, moltiplicando -ave marie. Qui sentendosi sicure le spalle e protetto dal -luogo sacrato. Cipriano, rifatto un cuor risoluto, calcossi -in testa il cappello, ripigliò le armi sue plebee, ed in suon -di rabbia, gridò: -</p> - -<p> -— Avanti chi gli basta il cuore. -</p> - -<p> -Trarlo di là non avrebbero osato gli uomini: ma i cani, -poco impacciandosi degli asili, aizzati scagliavansegli addosso, -e non erano pochi. Egli rotava senza riguardo un -randello, e a chi toccavano, uomo o bestia, erano sue; onde -un guaire, un ringhiare di cani, un fremere di bravi, lì -tra gli ordini del padrone e la venerazione del sagrato; -un bestemmiare ancor più sonoro di don Alfonso, che al -vedere trattati a quel modo, non solo gli uomini, ma fin -le sue bestie, dimenticando ogni rispetto, spronava il cavallo -addosso al miserabile, giurando gliela farebbe scontare, -se avesse dovuto strapparlo d'in su gli altari. -</p> - -<p> -In quella apparivano sullo spianato istesso don Alessandro -e la sposa sua, accorsi al rumore. Gettarono uno -sguardo su questa scena; ma ciò che più diede nell'occhio -al Sirtori furono i tre scherani che, ritiratisi al cenno -del padrone, postati dietro una fratta allo sbocco dello -stradello sporgevano le luride facce, curiosi di vedere -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -come finiva. La Brigita, rimasta coll'angoscia dell'agnella -quando vede e sente il lupo vagolare ululando attorno al -debole steccato che la protegge, appena avvisò la dama, -balzò, ed a precipizio corse ad essa, gridandole colla concisione -dello spavento: -</p> - -<p> -— Signora, la mi salvi; cara lei, mi salvi, per amor -di Dio. -</p> - -<p> -Non sapeva ella chi costei fosse: ma il cuore delle donne -è sempre così dischiuso alla compassione, che l'apparir -di una viene riguardato dagli infelici come una consolazione, -una sicurezza. Donn'Emilia in fatto, dipinta di -pietà, scese di cavallo, e colla simpatia che tutti inchina -alla gioventù ed alla bellezza, ma che le donne non ricusano -mai a persone del loro sesso, presa fra le braccia -la bella sbigottita, con parole e più cogli sguardi commosse -il marito ad assumerne le difese. -</p> - -<p> -Veramente, allorchè si vedono in lotta il debole e il -forte, non la carità cristiana, ma certo la prudenza umana -insegna a pigliare la parte del secondo e giudicar reo e -ribaldo il fiacco, se non altro perchè ardisce resistere. Ma -la generosità della gioventù e la franchezza d'un'anima -ben educata facevano don Alessandro inchinato alla parte -del paziente; al che aggiungendosi il pregare della sposa -e il sinistro concetto in che era tenuto il feudatario, non -esitò a chiarirsi campione di que' meschini. Colla maggior -creanza di modi, venuto adunque allato a don Alfonso: -</p> - -<p> -— È lecito sapere qual sia la colpa di quegli sciagurati? -</p> - -<p> -La collera aveva già invaso l'animo dell'Orso al trovarsi -impedito nella giustizia, com'egli ed altri chiamavano -la vendetta; onde, a guisa di sparviero che vede la -colomba abbandonare il sicuro nido, egli vibrò l'occhio -sulla fanciulla quando si scostò dall'asilo, nè punto badando -al Sirtori, con un sogghigno ove mescevasi il pensiero -atroce col pensiero lascivo: -</p> - -<p> -— Ah! ah! (disse) ci sei venuta da te stessa, eh? Animo, -cacciatori; essa pure è complice; pigliatela, e portatela -dritto in castello. -</p> - -<p> -Parve atto scortese e crudele al giovine cavaliero, prima -il non rispondergli, ed ora il voler levare quella fanciulla -dalle braccia d'una dama; onde, col morbido della -voce mitigando un cotal poco la precisione delle parole, — Signore -(esclamò) vorrei sperare che la cortesia e l'onestà -di un cavaliero le fossero abbastanza conosciute. -</p> - -<p> -Misurollo quell'altro con bieca guardatura, e: — Conosco -i miei doveri, nè occorre che altri venga a dar il tono -in casa mia. Poi tornatosi ai cacciatori che esitavano. — Su -via (intimò): a chi dico: obbedite. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -</p> - -<p> -La Brigita ascondeva la faccia in seno alla dama, gridando: — No, -no, per carità... per amor della Madonna... -mi ajuti: pregherò il Signore per lei tutti i giorni... Poverina -me! La mi ajuti, o piuttosto mi ammazzi. Cipriano, -assediato nei suo asilo, non poteva che gridare, — la -salvi, la salvi. — Salvala, diceva pure donn'Emilia, volgendosi -al marito, bagnata di lagrime e resa più bella -dalla pietà. Il Sirtori girò la briglia e, spinto il cavallo -fra la donna e i rapitori, vibrando contro questi lo spuntone -da caccia, intimò: — Indietro. -</p> - -<p> -Chi ha visto come il fuoco divampi al gettarvi dello -spirito, pensi che altrettanto avvenisse di don Alfonso a -quell'atto. L'odio represso fin là sotto la maschera della -cortesia, ruppe nella collera più furibonda, e: — Che? gridava -con parole ammezzate dal singhiozzo dell'ira. Chi è -tanto audace da frammischiarsi nella mia giurisdizione? -Sono miei vassalli: hanno violato le mie leggi; chi si oppone -è sleale al re. Indietro. -</p> - -<p> -E difilatosi contro don Alessandro, gli pose la mano -alla briglia del cavallo. Per quanto gravissimo fosse questo -affronto secondo le idee d'allora, per quanto un cavaliero -fosse dilicato nel punto d'onore ed anelasse l'occasione -di mostrar valore ed ostentare maestria nel maneggio -dell'armi, studio quasi unico dei nobili, pure la -differenza di età, la situazione, l'ospitalità che ne riceveva -contennero don Alessandro, che quanto più seppe pacato -gli diceva di rimando: — Qualunque altro, ed in qualunque -altro luogo si pentirebbe tardi d'avere intaccato la -lealtà d'un par mio. Qui però, se ben vedo, non si tratta -di giustizia; nè conosco legge o costumanza al mondo, -che permetta di rapire una ragazza e di violare un luogo -consacrato. No, finchè io sappia tenere un'arma in mano -non permetterò mai che, dove io sono, si commettano -soperchierie. -</p> - -<p> -— Soperchierie? sciamò l'altro nel colmo della furia. -Anzi soperchieria fai tu, arrogante fanciullo, a pretendere -ch'io ti renda ragione del mio operare. Tu hai smentite -le mie parole come fossero quelle d'un villano: ti ricambio -la mentita e ti chiamo codardo e sleale, e te lo -sostegno con l'armi. Mettiti in parata; chè mi sento cuore -di farti provare come ferisca questa punta, che da un -pezzo ha sete del tuo sangue. -</p> - -<p> -Che il disegno dell'Isacchi fosse tutt'altro che di suscitare -un alterco, abbastanza appare dalle precedenti disposizioni. -Ma queste gli rimanevano scompigliate, sì dal -trovarsi lontano dal posto dell'agguato, sì dall'avere intorno -troppa gente per celare il fatto quanto fosse d'uopo -alla impunità. -</p> - -<p> -L'ammazzare, insegna la legge di natura e di Dio, è -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -sempre delitto: l'ammazzare in duello, insegna il mondo, -è non solo lecito, ma lodato da quel punto d'onore, virtù -di parata, che può associarsi a tutti i vizii e fin colla codardia. -</p> - -<p> -Don Alfonso dunque, vistosi presentare il destro di riuscire -al suo intento con un duello, spinse la provocazione -sino al punto di farlo nascere, sì perchè sitibondo più che -mai di sangue in quell'impeto; sì perchè disprezzava un -giovane, non ancor avvezzo ad affrontare la morte, i cui -riguardi stessi interpretava per vigliaccheria. Anche a -don Alessandro parve gli tornerebbe ormai a biasimo il -ricusarsi: finì di determinarlo l'ultima frase, ove sonava una -di quelle verità, che suo malgrado sfuggono all'uomo nella -foga della passione. Onde balzar di cavallo, impugnare -uno stilo abbindolato all'arcione, e mettersi in attitudine, -fu un lampo. Altrettanto avea fatto il nemico: ma quel -furore non gl'impedì che, nel brandire il pugnale, ne accostasse -alla bocca il pome, imprimendovi colle labbra -convulse un bacio sul nome di Maria, che v'era niellato: -indi si venne ai fatti. -</p> - -<p> -Al primo vederli così inaspettatamente alle contese, le -donne si misero fra loro, procurando attutirli: ma vista -vana ogni opera, si raccolsero al tabernacolo, e quivi gettatesi -ginocchioni, avvicendavano preghiere. L'occhio però, -che alzavano supplichevole a quella che andavano chiamando -cara Madonna, volgevasi ogni tratto per fermarsi -sui due pugnali, terribile arma, che di sopra al capo dei -due combattenti sfavillavano d'un lampo ferale. In entrambe -le donne un solo era il voto, ma mentre la villana -restava quasi fuor di sè ad uno spettacolo tanto insolito, -sul volto di donna Emilia poteva, insieme all'angustia, notarsi -una certa compiacenza al vedere il suo Alessandro -mostrar coraggio e generosità, doti che sempre riescono -gradite ad una dama, tanto più se le scorge in colui che -è suo. -</p> - -<p> -Il seguito del feudatario erasi rannodato da una parte; -rimpetto si erano collocati i bravi del Sirtori, che cogli -sguardi cagneschi ricambiando i cagneschi sguardi degli -altri, parevano dire, — Eccoci qua, per qualunque caso, -a darvi buon conto di noi. Cipriano che, durante il diverbio, -a guisa d'una macchina avea voltato la faccia e la -bocca a qual dei due parlava, ora, colle spalle sempre -volte al tabernacoletto, e rispondendo sopra pensiero alle -orazioni delle preganti, non dispiccava mai l'occhio dai -combattenti, e colle braccia e con tutta la persona ne -secondava i colpi. Poco lontano il Guercio e due altri -bravi ustolavano e adocchiavano con ansietà; e si dicevano -tra loro: — Sta a vedere che il padrone risparmia -a noi la fatica di fargli festa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -</p> - -<p> -— Mi pare piuttosto (soggiungeva il Guercio) che il -giovane voglia risparmiare a noi la romanzina o peggio, -che il padrone ci ha promesso. -</p> - -<p> -— Mi rincrescerebbe (aggiungeva il terzo) a restare -senza salario. -</p> - -<p> -Infatti apparve ben tosto come il giovane sull'altro prevalesse. -L'Isacchi era il toro inferocito, che assale ad occhi -chiusi; l'altro, più freddo e cauto, colla sinistra dietro -il fianco, la destra sporta, l'occhio fisso all'arma dell'inimico, -mentre con quieta destrezza ne schivava o -schermiva i colpi, pareva andar ritenuto per non trargli -mortalmente, nudrendo ancora quella speranza che conserva -un onest'uomo, strascinato contro voglia ad un tal -passo, quella d'uscirne con nessuno o poco sangue. Don -Alfonso, non aspirando che ad uccidere l'inimico, gli cacciò -una puntata di sotto in su, ma l'altro fu lesto a dargli -un mezzo riverso sopra il braccio destro, al tempo stesso -che gli voltò una punta al petto, piegando ad arte lo stilo -in modo di scalfirlo appena. Con meraviglia però incontrava -un ostacolo, e s'avvide del giaco onde il feudatario -aveva difeso il petto. Poco mancò che questo accidente -non gli costasse la vita: perocchè il nemico, intento al -proprio vantaggio, colse quell'istante per drizzargli alla -testa una stoccata, che fece gelare di spavento le donne -spettatrici. Se non che il Sirtori, stomacato di simile -slealtà, e vistosi la morte a un pelo, fu pronto a togliersi -la botta sul filo dritto del pugnale, e nel parare istesso, -spinto innanzi il piè manco, gli pigliò il braccio per di -fuori in guisa che d'un rovescio gli trafisse il collo. -</p> - -<p> -Barcollò, cadde l'Isacchi: ma nello stramazzare gridò -<i>A noi</i>, che era la parola concertata per l'assalto. All'intenderla, -il guardacaccia a sbalzi lanciossi contro don -Alessandro, esclamando — Assassinio, Assassinio: i tre in -agguato sbucarono, sebbene con impeto minore: anche -gli altri cacciatori parvero mettersi sulle offese. Cipriano, -cedendo a quel primo moto che nei caratteri aperti previene -la riflessione, era balzato dal suo asilo, sventolando -il cappello e gridando a tutta gola: — Evviva! è morto; -morto l'Orso. -</p> - -<p> -Che l'ammazzare un altro, quant'è glorioso, altrettanto -sia piacevole, nol credo: ben so che, al vedersi davanti -un essere che dianzi pensava, parlava, operava, e che -ora, per opera sua, trovavasi vicino a diventare un -pezzo di materia, pastura di vermi, il nostro don Alessandro -rimase qualche tempo in un'attonitaggine, che sarebbe -potuta riescirgli funesta, giacchè lo lasciava esposto -alla prima furia del guardacaccia. E questi gli si scagliava -addosso; se non che Cipriano, pentitosi all'istante -d'aver insultato un ucciso, e bramoso di riparare quella -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -scappata, si precipitò attraverso ai passi dell'assalitore, -mentre i buli del Sirtori tenevano testa agli altri, sinché -il loro signore rinvenuto dallo stupore, gridò a coloro in -tono di comando: — Abbasso le armi. -</p> - -<p> -Furono parole magiche. Il guardacaccia si arrestò, ed, -o fosse l'abitudine di obbedire ai cenni signorili, o la simpatia -naturale e sovente disastrosa che pruova l'uomo -per un esito fortunato, o l'irresolutezza che ben egli avvertì -nei camerati, i quali, vili come tutti gli arroganti, -al mirar caduto colui che di sua ombra copriva le loro -ribalderie, si mostravano più disposti a pensare ai casi -propri che a vendicare gli altrui, alzò la bocca dello -schioppo, guardò di traverso il ferito, scosse le spalle e -gridatogli — Ben ti sta; n'hai fatte abbastanza, soggiunse -ai compagni: — Seguitemi. -</p> - -<p> -L'occhio di don Alfonso, che sopra di lui stava fissato, -come lo vide dar volta, prese il luccicar cristallino e disperato -di chi sente lo schianto del ramo cui s'era ghermito -dirupando da una balza. De' cacciatori, alcuni guardandosi -in faccia e dicendo, — Qui la più sicura è andarsene -fuori di ballo, col pretesto di correre chi pel -chirurgo, chi pel prete, se la batterono per la campagna. -Gli altri si drizzarono verso il castello col guardacaccia, -che tra via discorrendola de' fatti loro, diceva: — Sapete -che? Il morto in sepoltura e il vivo all'osteria. Qui bisogna -cercare salvezza e pagnotta per noi. In palazzo c'è -degli zecchini a pala. Nemmeno il diavolo non ci tiene -dall'andarci, e far bottino del bello e del buono. Quell'ammazzasette -non verrà certo ad insultarci là dentro: ad -ogni caso, per fare il bizzarro con noi vogliono essere -altre barbe che la sua. I servitori che sono lassù n'avranno -di grazia a tenerci il sacco; se no, sapete come -si fa. Quanto a cotesti villanzoni, anime di sambuco, da -me ne fo stare un centinajo. Poi colle bolgie ben in assetto -e i nostri tromboni sul braccio, ce n'infischiamo di -mezzo mondo. -</p> - -<p> -Gli altri ad applaudire alle costui trasonerie; e fra tali -smargiassate seguitavano la strada, concertando futuri -delitti. -</p> - -<p> -Nel bosco frattanto, attorno a don Alfonso erasi fatto -il solenne silenzio che succede presso a chi sta sull'orlo -del sepolcro. Donn'Emilia aveva ammanniti dei pannolini -per fasciare la ferita: il vincitore, proteso in sulle mani -giunte e a capo chino, lo contemplava in atto e con parole -di sentita compassione: Cipriano gli sorreggeva la -vita perchè stesse meno a disagio: — quel Cipriano che -testè aveva tremato al superbo cipiglio di lui, ora ne sorreggeva -la cascante persona, alitandogli sulla fronte ed -esclamando: — Poveretto; nel mentre che la Brigita col -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -grembiule gli tergeva il gelato sudore, e venivagli dicendo: — Si -ricordi del Signore: si raccomandi alla sua -misericordia che è infinita: faccia l'atto di contrizione: -risponda col cuore alla <i>Salve Regina</i>, che io reciterò. -</p> - -<p> -Oh soperchiatori! -</p> - -<p> -Ma don Alfonso, sentendosi venir meno la vita, accennò -che lo portassero appiè del tabernacolo. Ivi, levando le -mani e gli occhi ondeggianti nella vicina morte verso -l'effigie divota, — Ho profanato (diceva con debole e -stanca voce), ho profanato il vostro terreno colla violenza -e col sangue... Perdonatemi! -</p> - -<p> -Era un richiamo delle antiche superstizioni, per cui più -sentivasi rimorso dell'aver violato il sacro asilo, che non -dell'assassinio tentato. E proseguiva: — Pure esaudite la -mia ultima preghiera. -</p> - -<p> -Si diede a cercarsi il petto, il che fu dagli astanti creduto -in sulle prime quell'atto macchinale per cui i moribondi -sembrano volersi aggavignare alle fuggenti cose -del mondo. Si vide poi che ne traeva una medaglia ed -una chiave, appese ad una catenella: baciò la medaglia, -e additandola, coll'anelante voce disse: — Questa offeritela -alla Madonnina. Voltosi poi al Sirtori, e porgendogli -la chiave, — Qui sotto... nel gabinetto dietro la tappezzeria -della mia camera... vostra madre... Andate voi... voi -stesso a liberarla. E dopo alquanto, stringendogli la mano, — Voi -stesso, ripetè. Protese le membra, boccheggiò; travolse -le pupille, nè più si mosse. -</p> - -<p> -Le donne diedero in un pianto: inginocchiati poi tutti -recitarono il <i>De profundis</i>: indi i servi, recisi e rimondi -dei rami, ne formarono una bara, sulla quale composto -il defunto, si avviarono verso il castello. La Brigita e Cipriano, -non sapendo finire di ringraziare la Madonna -d'Imbevera e que' buoni signori, tornarono a casa con -quel misto di gioja e di sgomento che succede ad un -grave pericolo sfuggito, raccontando l'occorso, ma con tale -ansietà e confusione che poco altro si comprendeva se non -che l'Orso di Barzago era morto, morto come un santo. -</p> - -<p> -La notizia non tardò a spargersi pel comune. Stava il -sindaco scegliendo le più mature pannocchie di grano -turco dal suo camperello, quando arriva uno tutto trafelato -e: — V'ho a dire una nuova che rimarrete. -</p> - -<p> -— Che cosa? è nato forse il vitello? domandò Isidoro. -</p> - -<p> -— Altro che! È morto il padrone, l'Orso. -</p> - -<p> -— Che? saltò su il sindaco, lasciando cascare gli spigoni -e spalancando gli occhi. Morto il padrone? Oh voi -mi canzonate. Se l'ho visto io sta mattina, sano come un -pesce. -</p> - -<p> -— Tant'è: l'hanno ammazzato, rispondeva l'altro; e sono -addietro che lo portano in su morto stecchito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<p> -Intanto sopraggiungevano altri a confermare la notizia; -onde Isidoro, fatto tanto di cuore, pianta lì sacco e -gonnella, ed: — Animo, figliuoli: qui bisogna correre, se -mai fosse bisogno di noi. E toltosi in spalla il forcone, si -avvia più che di passo giù verso il bosco, e dietro altri -ed altri, di mano in mano che ne incontrava, col badile, -con mazzapicchi, con vomeri, con quel che prima capitava -sotto le mani. Ma non andarono troppo, che il sindaco -fermossi in sui due piedi, ed: — Alto là, ragazzi. Don -Alfonso non ha figliuoli, eh? -</p> - -<p> -— Sicuro di no, risposero ad una voce. -</p> - -<p> -— Dunque (replicò egli), noi ricuperiamo la libertà. -</p> - -<p> -— La libertà? — La libertà? ripeteano i villani, guardando -un in viso dell'altro come chi ode una parola che -non intende: e si stringevano intorno ad Isidoro. -</p> - -<p> -— Senza dubbio (seguitava egli), la libertà. Perchè, non -avendo egli nè figliuoli nè cagnuoli, questo feudo ricasca -al re, e noi torniamo ad essere liberi come eravamo -prima dell'ottanta, cioè a non obbedire se non al -re, che Dio conservi. Queste cose io le so ben io, perchè -è un pezzo che maneggio gli affari della comunità, sebbene -sotto colui pesassi per un quattrino. Ma è finita -questa vita da cani: ed ora, che vantaggio, ragazzi! che -allegria! Se vi avranno a dar la corda, se avranno ad -ammazzarvi, saranno i ministri del re, non costui, e... -</p> - -<p> -— E non s'ha più a pagare? saltò su un padre di sei -figliuoli, a cui l'esattore aveva portato via il pajuolo, perchè -non si trovava un filippo da dare pel testatico. -</p> - -<p> -— Ma che idee! ripigliava Isidoro. Pagheremo sì; però -i nostri bezzi non se li metterà in tasca costui, ma anderanno -in Spagna, dove ci sono i dobloni d'oro tanto -fatti. Vivano i nostri privilegi! viva la libertà! -</p> - -<p> -E scaraventava in aria il cappello; e gli altri facevano -il somigliante, gridando: — Viva la libertà, senza -conoscere tampoco che cosa la si fosse, come è il solito -della moltitudine, e sovente di quelli che guidano la moltitudine, -benchè si diano a intendere di saperla tanto -più lunga del povero Isidoro, e quel che è più, senza -avere la probità, il disinteresse e le rette intenzioni di -quel galantuomo di Brianzuolo. -</p> - -<p> -A mezza l'erta incontrarono il convoglio. Il popolo si -affollò intorno alla bara, quasi per accertarsi che veramente -fosse morto, e vistolo proprio spacciato, se prima -ne dissimulavano i veri delitti, ora ne mettevano fuori -anche di falsi: que' timorati, che a dirne male mentr'era -forte avrebber creduto offendere Dio, tiravano giù a refe -doppio ora che Dio l'aveva raggiunto: quei che più lo -avevano piaggiato potente, più sfoggiavano la bravura -del vile insultandolo caduto; scene non nuove a chi si -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -ricorda di vent'anni fa. I più dabbene gli recitavano dei -suffragi; ed il signor vicario, ch'era pur dovuto accorrere -se mai fosse bisogno del suo ministero, esclamava: — Intendete, -figliuoli? imparate, <i>Vidi impium super exaltatum -et elevatum super cedros Libani: transivi, et ecce non -erat</i><a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. -</p> - -<p> -Il popolo non capi niente; pure dissero con suffragio -universale: — Ha ragione; questo si chiama un parlare! -Già è un pezzo che la bolliva! L'ho sempre detto anche -io che finirebbe così. -</p> - -<p> -Ma la calca fattasi intorno ritardava don Alessandro, -cui le ultime parole del moribondo avevano messo pensate -di che cuore. L'ansietà d'un contadino, quando in -agosto invocò un pezzo e un pezzo la pioggia sull'inaridita -campagna, e che vede finalmente sorgere delle nubi, -ma insieme farsi un tempaccio cupo, un cielo nero, con -certi lampi lunghi, continui, certo brontolar sordo del -tuono, onde tremante aspetta se sarà acqua che ristori o -grandine che finisca di desolare, è uno scarso confronto -con quella di don Alessandro. Si trattava di sapere se -vivesse ancora una madre, cui tant'anni egli aveva pianta -per morta; se quello dev'essere il giorno più bello di sua -vita, o se andasse a discoprire chi sa qual tremendo arcano, -che inconsolabilmente lo desolasse. Non cessava -dunque di gridare: — Avanti, avanti, figliuoli. -</p> - -<p> -E questi poggiavano verso Barzago, ingrossando più -sempre come un torrente in suo cammino, perchè non -le donne, non i vecchi, non i fanciulli rimasero in casa; -e come, allorchè fu ucciso il lupo di cui tutti tremavano, -tutti accorrono a vederlo, a toccarlo, così facevano là intorno -una pressa, un sospingersi, un narrare, un minacciare. -Giunti alla forca, la quale sorgeva non inoperosa, -sulla spianata del castello, a furia la distrussero, perchè -era costume (allora) de' sollevati d'abbattere ciò che loro -dispiaceva del reggimento precedente, per dare al successivo -la fatica di rifabbricarlo. -</p> - -<p> -Nel castello era già prima entrato il guardacaccia cogli -altri: ove raccoltisi intorno i famigli, annunziata la -fine del padrone, e parte colle buone, parte colle brusche -trattili dal suo parere, si accingeva a frugare la casa -per trovare il denaro. Ben presto intende da prima un -sordo mormorio lontano, poi alte grida farsi più e più -vicine; infine i villani tutti che ormai giungevano alla -cima urlando: — Evviva! al castello! abbasso le torri! -viva noi, morte ai padroni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -</p> - -<p> -Un popolo, non fosse che il popolo di Barzago, non -fosse armato che di ciottoli e di bastoni, mette paura a -musi troppo più bravi che i bravi di don Alfonso. I quali, -trovandosi circondati, nè vedendo a che la cosa riuscirebbe, -ma persuasi che l'audacia raddoppia gli uomini, -levarono il ponte, calarono le saracinesche, poi, affacciati -tra i merli, spianando i fucili, intimarono: — Indietro, -marmaglia. -</p> - -<p> -E la marmaglia, che non se l'era aspettato, dava indietro. -Ma il Sirtori, che a cavallo soprastava alla turba, -fattosi innanzi ed alzata contro i bravi la mano ignuda -in segno di pace: — Quieti (diceva), quieti. Non fate male -ad alcuno, e, parola di gentiluomo, neppure a voi non -vi sarà fatto male. Potrete andare dove vi piace; vi pagherò -i salari scaduti: ma deh! lasciatemi entrare costà. -Il fu vostro padrone, guardate, morendo mi diede -questa chiave, e m'ingiunse che io stesso aprissi il -gabinetto dietro la sua camera, e che colà sta rinchiusa -mia madre, la contessa Perego. Forse voi altri ne sapete. -Deh! vogliate al più presto lasciarmi vederla, salvarla. -Non chiedo altro: non vi chiamerete certo scontenti -di me. -</p> - -<p> -Queste e simili parole diceva egli in aspetto di tanta -compassione, che a molti circostanti s'imbambolavano gli -occhi. Il guardacaccia, partecipe dei delitti del padrone, -si ricordava benissimo come, anni fa, nel bosco avesse -rapita quella signora: sapeva d'averla portata in castello: -ma quivi era scomparsa, nè quel che ne fosse avvenuto -lo sapeva egli, nè l'aveva cercato, non essendo questo -affar suo: la credeva da un pezzo morta e sepolta. — Ma -se (pensava egli), se la è viva tuttora, ed il padrone la -conservò tanto tempo per finezza di vendetta, possibile -ch'egli sia stato debole a segno da sventare in un sol -punto l'opera di tanti anni? — Dal quale ragionamento -venne a indurre che, o questa fosse un'astuzia del signor -Sirtori, o veramente il moribondo avesse affidata a -questo la chiave, perchè sotto a quella stesse chiuso il -tesoro che la popolare credenza supponeva essere riposto -in ogni castello. -</p> - -<p> -Approfittò dunque della smania di don Alessandro per -conchiudere una specie di capitolazione. — Ella vede -come due e due quattro, che con questi uomini io posso -tenere il castello per un mese: e intanto quell'altra se -non è crepata, creperà. Pure, se tanto le preme d'entrare, -io lascerò venire vossignoria co' suoi uomini nel cortile: -quando sarà dentro, tratteremo più preciso; ma prima, -sulla fede sua mi prometta di lasciare andare me ed i -miei camerati con tutto quello che avremo indosso senza -molestarci. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -</p> - -<p> -Per quanto al signore paresse degradarsi scendendo a -condizioni con siffatta genìa, pure, struggendosi di venirne -a capo, non esitò a rispondere: — Sì, sì: prometto -in faccia a Dio e a tutta questa brava gente. -</p> - -<p> -Allora fu abbassato il ponte. — I quattro bravi di don -Alessandro precedettero: egli e la sposa, che mai non -se gli parti dal fianco, tennero dietro a cavallo: ma fu -impossibile impedire che alcuni dei galuppi più arditi, -sguisciando fra le gambe dei cavalli, non entrassero nel -cortile, e dietro a loro tutto il popolo. I bravi, tolti in -mezzo, per quanto urtassero e minacciassero, poco profittavano -tra la folla e agevolmente avrebbero potuto restare -uccisi. Ma il sindaco, al quale troppo sarebbe dispiaciuto -il non potere in tutte le forme pigliar possesso -del castello a nome del comune, e che si ricordava in -che modo taluno de' suoi predecessori si fosse comportato -in caso di sollevazione, andava gridando: — In nome -della legge, all'ordine. Se sarà da ammazzare, aspettate -che vi sia comandato. — Il vicario, che, tanto contro sua -natura, trovavasi strascinato in quel serra serra, a somiglianza -d'un tordo presiccio che starnazza e ficca il -capo fra le gretole della gabbia se mai possa distrigarsene, -così lui, dimenticati i testi e le metafore, prendendo -or questo or quello per la giubba, diceva: — State buono: -state savio; altrimenti posso andare di mezzo anch'io -che non ne ho nè colpa, nè peccato. -</p> - -<p> -Da tutto questo ajutati, i bravi si rannodarono, e, rotto -il folto della calca, guadagnarono la portella del palazzo, -liberarono i mastini di guardia, raccolsero altro servidorame, -abbarrarono l'ingresso, e ripigliato il sopravvento, -tornarono a scaraventare maledizioni e bestemmie, ad -inarcar gli archibusi, a minacciare di mandar tutto a -fuoco e sangue. Valse l'opera di don Alessandro, sicchè -la gente tanto o quanto si ritrasse; il sindaco situò intorno -alla porta una dozzina di suoi fidati, e allora il -guardacaccia, tanto più coraggio mostrando (usanza di -molti) quanto peggio la vedeva parata, e dell'ansietà del -Sirtori valendosi per trovare e scampo e denaro, cominciò, -quasi fosse lui il buono e il bello, a lamentarsi della -promessa fallitagli, e alzar le pretensioni. — Ora che la -va di picca, (gridava, battendo per terra il calcio del fucile) -qui dentro non ci entrerà nè lei nè altro muso, finchè -io sappia sparare una palla contro un temerario. -Alle corte, per fare una parola sola, dia a me cotesta -chiave. Io ho pratica della casa; andrò a vedere, a ricercare. -Se no, la si tenga la sua curiosità, finchè glielo -dico io. -</p> - -<p> -Il guardacaccia poneva tutta l'importanza del fatto -nell'aversi in mano quella chiave: perchè (discorreva col -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -pensiero) o sotto di essa vi è il marsupio, e avrò fatto -una buona giornata: o v'è la donna, e son a cavallo; -essa mi servirà di statico per ottenere quel che voglio. -</p> - -<p> -La raccomandazione però fatta da don Alfonso al Sirtori -d'aprire egli stesso, tratteneva questo dal cederla, -quantunque non potesse indovinarne il motivo. Si fece -innanzi il sindaco, esibendosi, quale rappresentante del -comune, di entrare egli stesso alla ricerca; ma l'altro -aveva messo i piedi al muro: onde, non volendo far sangue, -dal che, oltre il male del prossimo, poteva venirgli -anche una persecuzione dalla giustizia, don Alessandro -s'indusse a ceder la chiave al guardacaccia, che, sognando -mucchi d'oro, s'avviò con essa. -</p> - -<p> -Non v'è entrato mai il capriccio, o lettori (poichè un -uomo di mondo dee veder tutto, anche i delirii, anche le -sciocchezze) di trovarvi là dove si cavano i numeri del -lotto? Un ampio cortile pieno fitto di gente (plebe, s'intende, -perchè questa è il predestinato zimbello degl'inganni) -rimbomba dello schiamazzo di mille voci, che -suonano ognuna diversamente, ma tutte sul motivo stesso, -cioè i numeri giocati. Uno li ebbe dal tale, ammesso ai -segreti della fortuna, l'altro li tirò da un sogno, chiaro -come il sole; un terzo li almanaccò addosso al poverino -che fu impiccato sta settimana; quella comare ha messo -la polizzina nelle occhiaje d'un teschio, e la notte sognò -fuoco: narrano, ascoltano, consultano: in volto a tutti -leggi l'ansietà. Nè a torto. Si tratta che alcuni non hanno -fatto colazione per serbar i cinquanta centesimi da mettervi -su; si tratta che quest'altro picchiò sua moglie perchè, -invece di dargli i quattrini, voleva con essi comprare -una libbra di pan cruschetto da sfamare i puttini; -si tratta che quella donnina è venuta ad una parziale -transazione colla severità di sua virtù. E forse di lì ad un -momento sentiranno gridare due, tre numeri, di quelli -appunto scritti nel loro polizzino; e per trenta o quaranta -scudi che di giovedì in giovedì buttarono a minuto -nel bugiardo botteghino, andranno contenti come pasque, -a riscuoterne tre, quattro, fors'anche venticinque, uno -sopra l'altro, gridandosi fortunati e pagando da bere a -tutti gli amici: già impromettono, già fanno i più begli -assegnamenti su quei denari. Ma allorchè compajono sul -palco quei signori, a far con tanta serietà un giuoco, -con tanta onestà uno scrocco; quando l'innocenza mette -la destra nel bossolo dell'illusione; più non s'intende -uno zitto: cheti come pesci, tengono il respiro: le bocche, -gli occhi stanno incantati verso il palco, verso l'urna, -verso l'orfanello. -</p> - -<p> -Questa similitudine, che senza sconcio si sarebbe potuta -ommettere o almeno scorciare, vaglia a farvi intendere -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -quel che succedeva nel cortile del castello di Barzago. -Al frastuono di prima era succeduto il curioso silenzio -dell'aspettazione: fissi gli occhi, proteso il mento, -levati sulle punte dei piedi, stavano i villici attenti alla -porta per cui era entrato il guardacaccia, figurandosi ad -ora ad ora vederlo ricomparire... con lui una donna; e -qui la fantasia di ciascun sbizzarriva, immaginandola o -pallida, estenuata come Lazzaro quatriduano, ovvero ancor -bella, fresca, raggiante, per uno dei tanti miracoli, -sparsi intorno dall'ignoranza, dai cantastorie e dai frati. -</p> - -<p> -Quando improvviso rompe quel silenzio un fragore, -come di fulmine: tremò il castello: cento teste fecer civetta -fra le spalle, cento bocche si spalancarono ad un -ah di meraviglia, di sgomento: poi al grave odore di -solfo, ai densi volumi di fumo che sbucavano da una finestra, -le donne e i più timidi cominciarono ad esclamare: — Il -diavolo, il diavolo! è venuto a portar via il -padrone ed i suoi bravi. -</p> - -<p> -Tanto abituali e radicate erano queste ubbie, che non -solo cacciarono il più de' circostanti in dirotta fuga, ma -fecero impallidire gli stessi più sicuri: e quei bravi che -le tante volte aveano sfidata a viso a viso la morte, ora -dinanzi ad un potere invisibile presi da panico terrore, -gettarono le armi gridando: — Perdono! misericordia! -Nè meno sbalorditi rimasero il vicario, il sindaco, e, a -malgrado del sangue generoso, anche don Alessandro. -Questi però fu il primo a ripigliarsi, e tolta omai ogni -resistenza, si mosse diviato per riconoscere l'accaduto. Il -vulgo non dubitate che più varcasse la soglia, da che la -idea del diavolo la custodiva. Il vicario, per poca volontà -che se ne sentisse, non potè rifiutarsi all'invito fattogli -di entrare scongiurando: e fioco siccome avesse veduto -il lupo, trinciando benedizioni che l'una non aspettava -l'altra, ripeteva esorcismi e <i>oremus</i> cui donna Emilia rispondeva. -Seguitavano i servitori, girando gli occhi pieni -di sospetto, e colle armi inarcate quasi avessero intenzione -d'ammazzare lo spirito maligno: dietro a tutti veniva -il sindaco, con tremula voce dicendo come un giornalista: — Coraggio, -innanzi. -</p> - -<p> -Così s'avviano alla camera di don Alfonso. Ogni cosa -era ingombra di fumo: ma l'usciuolo dietro alla tappezzeria -era aperto: passano nel gabinetto... che spettacolo! -Il guardacaccia sfracellato giaceva in un lago di sangue, -attraverso alla portella, il cui soliare era stato spezzato -e scagliatogli incontro da una specie di macchina infernale -sott'esso coperta, e a cui l'ingordo avea dato inavvedutamente -lo scatto. Il giovane signore lanciossi dentro -la portellina, e al lume delle fiaccole portategli dietro -da due uomini, si calò per uno scaletto angusto, erto, -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -disuguale, scalpellato nel macigno; mentre il sindaco distando -in cima, veniva dicendo: — Non la abbia paura -ad ogni modo siamo qui noi. È giù? -</p> - -<p> -Il Sirtori, disceso molti scaglioni, trovato alfine il pavimento, -ecco vi scorge disteso qualche cosa di nero: — Dio, -Dio! che palpiti al cuore d'un figlio! — Accosta il -lume: è una donna. Non la conosce: ma le parole del -moribondo, ma una voce interna non gli lasciano dubitare -chi ella sia. Ma ohimè! non si muove, non sente, -non risponde alle parole di lui, che va gridandole: — Madre, -madre. Se la leva in dosso, e su. -</p> - -<p> -Pallido, sudato, coi capelli irti sulla fronte, rischiarato -dietro dalle fiaccole, adombrato avanti dalla fumea non -ben dissipata, quando ricomparve nel gabinetto recandosi -sulle spalle quella infelice, che spenzolava come -cosa morta, il sindaco diede indietro: il curato raddoppiò -gli scongiuri: la sposa se gli gettò incontro, e sollevando -il capo cascante della meschina, lo bagnava di lagrime -dirotte. La posero a letto, la scaldarono, la soccorsero; -non era morta. In quel corpo già estenuato da -lunghi patimenti, il colpo rimbombato più fortemente nel -sotterraneo, aveva sospesa non troncata la vita. L'impressione -dell'aria e della luce, il calore, le assidue cure -del figliuolo e della nuora, richiamarono i sensi smarriti: -il cuore tornò a battere, il sangue a rifluire per le -vene: tutta alfine si risentì, guardò intorno... Più non -era la fetente oscurità, la desolata solitudine della sua -tomba: rivedeva il sole, rivedeva visi umani, ed un giovane, -che premendo il volto contro il volto di lei, andava -ripetendo: — O madre, madre! sono Alessandro; sono il -vostro figliuolo. -</p> - -<p> -Lettor mio, non fosti tu mai in prigione? Dunque non -hai gustato qual gioja sia il tornare da quelle angustie -alla libertà, all'aria aperta, all'uso del proprio volere; -dagli ozii penosi all'opere; dall'incompassione, dalle beffe, -dal sospetto, all'abbraccio de' suoi fidati, al colloquio sincero -e spensierato, alla pietà, all'onore, al credere, all'esser -creduto, al riconoscere ancora l'uomo e la sua dignità. -Pure a questa consolazione generalmente non si -arriva che dopo gustati, giorno per giorno, minuto per -minuto, gli ineffabili spasimi della speranza. -</p> - -<p> -Ma per la signora Perego il balzare dall'eccesso delle -angosce all'eccesso della gioja, era istantaneo. Addormentatasi -in un terribile sogno, si svegliava al colmo della -letizia. Da sì lungo tempo non vedeva altra luce che la -fioca di un altissimo pertugio: da sì lungo tempo non -udiva che qualche insulto scagliatole dall'Orso, insieme -col pane: da sì lungo tempo non diceva altre parole, se -non la preghiera che innalzava con fede a quel Dio, che -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -sa tramutare in esultanza il dolore quando sembra più -disperato. -</p> - -<p> -Ripreso quindi il vigore, essa potè narrare come dal -bosco d'Imbevera fosse stata rapita a quel castello: i primi -giorni fu tenuta in cortesia; ma perchè costantemente -resistette a minacce e lusinghe dell'osceno che le aveva -trucidato lo sposo, egli, convertito l'amore in odio mortale, -ingiuriatala di mille scorni, l'aveva sepolta in quel -sotterraneo, dove non sapea dir quanto tempo, giacchè -nulla numerava la monotonia de' suoi giorni, ma certo -anni ed anni era vissuta, desiderando, invocando la morte, -nè da alcuna consolazione confortata, se non dall'avere, -tra gli impeti della collera del feudatario, compreso come -di mano gli fosse scampato almeno il diletto suo Alessandro. -All'intenderla, il vicario impietosito, diceva: — Affè, -vossignoria può cantare col redivivo Giona: <i>De -ventre inferi clamavi, et exaudisti, Domine, vocem meam</i><a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. -Il figliuolo piangeva dirotto, ad ora ad ora esclamando, — O -madre mia, mia cara madre, quanto patire! -</p> - -<p> -— Sì, rispondeva ella: sì, ho patito e quanto! Ma l'innocente -che geme sotto la prepotenza ha un conforto -inesauribile ove si volga al Signore. Io lo pregava di -cuore; io pregava la beata Vergine dei dolori, che fu -madre anch'essa, che essa pure ha perduto un figlio per -l'iniquità degli uomini; pregavo non perchè finissero i -miei tormenti, che nè tampoco lo speravo, ma per ottenere -pazienza, ed allora sentivo mitigarmisi gli affanni. -</p> - -<p> -Più minuto osservando, si conobbe come il sotterraneo -rispondesse appunto sotto al letto del feudatario, che -conservando viva la sua vittima, avea voluto sorsi a sorsi -assaporare la voluttà della vendetta. Tenere in catena il -suo nemico; sapere quel che ad ogni istante egli patisce: -contarne, sto per dire, i gemiti ad uno ad uno, e questo -nemico non avere altra cagione d'abborrirlo se non le -ingiurie recategli, è squisitezza di piacere che voi non -conoscete, non conoscerete mai, anime umane, e che solo -alle sue privilegiate riserba il demonio<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. -</p> - -<p> -Sull'usciuolo di quel sepolcro era delineato il teschio -racchiuso nella gabbia, affinchè l'aspetto di quello condisse -la vendetta, che là entro se ne stillava. Il Sirtori, -esaminando la soglia, fece notare gl'ingegni, disposti in -modo che dovesse dare il volo alla polvere sott'essa adunata -chi vi entrava senza le precauzioni, note forse soltanto -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -a colui che l'avea preparata. Il sindaco, che, per -fare il dover suo, osservava ogni cosa finamente, non -sapeva intendervi, e diceva: — Questa, non si può dubitare, -è una mina. Ma come qui? e perchè? -</p> - -<p> -— Era un colpo di riserva, rispose don Alessandro. -</p> - -<p> -— E per chi preparato?... addimandò la sposa, e impallidì. — Il -Sirtori impallidì anch'esso, e guardandola -tacque. -</p> - -<p> -Era quella, disposta pel caso d'una disgrazia, affine di -trucidare chi tentasse di liberare la rinchiusa? o col disegno -di condurre là il figliuolo, e quando la madre corresse -nelle braccia di lui, spalancare una voragine di -fuoco di mezzo ai loro amplessi? -</p> - -<p> -Chi può asserirlo? Molte, sottili, avviluppate sono le -strade della perversità, più che l'uomo onesto non sappia -indovinarle. Troppo però manifesto appariva il perchè -tanto stesse a cuore a don Alfonso che il giovane -aprisse egli medesimo, confidando così, almeno dopo -morte, coronare la vendetta che aveva meditato per tutta -la vita. L'ingordigia dell'oro aveva strascinato invece quel -miserabile ad attirare sopra sè stesso il colpo che dall'innocenza -sviava Colui, la cui mano, anche in questa vita, -fa talvolta piegare a favore della giustizia la bilancia -degli eventi, preponderante per l'ordinario a favore degli -scellerati. -</p> - -<p> -Il curato pensò a seppellire i due morti, coi riti che -non rifiuta la Chiesa, la quale, confidata nella misericordia -di un Dio che per un sospiro condona una vita intera -di scelleraggine, rimuove l'insulto dall'uomo che sta -dinanzi al giudice vero. Il fatto andò tra il popolo, rimpastato -in cento guise diverse, tutte qual più qual meno -lontane dal vero: ma dove gran parte aveva il diavolo, -che, dicevano, non avendo potuto ghermire il padrone -perchè morto in luogo sacro, erasi portato in carne ed -ossa il ribaldo servitore. Che se ne domandavano il vero -al sindaco, egli raccontava di buona voglia, ma quando -si veniva a quello scoppio, sul quale le sue congetture -non si potevano chiarire abbastanza, rispondeva come un -professore: — Cosa volete mai sapere voi altri ignoranti? -</p> - -<p> -Poichè non è a dire quanto il buon uomo andasse in -gloria, sì per quella poca autorità che trovavasi avere -ricuperato, sì perchè l'amor suo proprio era lusingato -dal vedere come non fossero stati vani i suoi sospetti al -tempo che avvenne l'aggressione della contessa madre, -sospetti che lo avrebbero condotto alla scoperta del vero -se non fosse stata quella bastonatura, di cui, ricordandosi, -crollava ancora le spalle. — Già (diceva) a questo -mondo chi pensa male pensa bene, e al figlio di mio padre -non è così facile il mostrar bianco per nero. Basta! -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -ha finito colui di rubarci, di farci battere ed ammazzare -come fosse lui il re. Ora staremo da papi, e baronate di -questa stampa non ne succederanno più, più. Così diceva -colla sicurezza con cui la gente, al cadere d'un cattivo -padrone, allo scapolare da un grosso fastidio, si promette -mari e monti, e non s'accorge come l'unico bene che ne -trarrà, sarà la breve gioja del tempo che corre fra il sorgere -della speranza e il vederla delusa. Così il fantolino -tripudia e si ringalluzza nel mentre che la balia sta allestendo -le fasce da imprigionarlo di nuovo e più bene. -</p> - -<p> -Ma perchè turbare con sinistri presagi una di quelle -consolazioni che arrivavano sì di rado? Lasciamoli dunque -fare, e come avessero toccato il cielo col dito, scialarsi, -dar nelle campane, coi falò annunziare il fausto -evento a tutto il vicinato. Al domani i signori vollero -tornare a vedere il luogo di antichi pericoli e di recenti. -</p> - -<p> -Cadeva il giorno sacro alla natività di Maria: un lietissimo -sole, irradiando l'azzurra volta senza nubi e penetrando -quasi furtivo tra le dense chiome dei castani, -temperava nel bosco il più amabile rezzo, al mite soffio -de' venticelli onde respira la stagione facendo passaggio -dal polveroso agosto al mese della vendemmia, — bello -da per tutto, più bello sul poggio della mia Brianza. Una -folla di paesani trasse dietro alla lettiga ed ai cavalli da -cui erano portati don Alessandro e le signore. V'accorsero -molti che prima stavano riposti per isgomenti di -quegli spauracchi; ragazze che non poteano salvarsi dai -colui bracconi se non tenendosi rimpiattate, giovinotti bizzarri, -che non sapendo chinarsi e mandar giù, erano dovuti -rifuggirsi ne' paesi vicini: corsero quelli che jeri -avevano mostrato coraggio: quei che s'eran schivati del -pericolo corsero del pari ed anche meglio al trionfo. Non -occorre dirvi che il sindaco, tutto raffusolato, si trovò là -per conservare il buon ordine. -</p> - -<p> -Come la comitiva passò dalla bettola, Cipriano, la Brigita, -padre e madre furono incontro ai signori con un -mondo d'inchini e un tripudio di ringraziamenti. — Buon -dì, signorie! (esclamava Cipriano) entrino e s'accomodino. -Non gli aspettavo che loro. La merenda che jeri -aveva ordinata quell'altro è bell'e pronta, ed io la servirò -oggi di miglior cuore a loro, e insieme un balsamo d'un -vinettino che salta agli occhi, e che il simile non bevono -nemmeno a casa loro... Cioè... volevo dire... -</p> - -<p> -— Capisco, capisco, l'interruppe sorridendo don Alessandro. -Ma la merenda e quanto può somministrarci la -tua dispensa, portalo colà davanti alla cappelletta d'Imbevera, -e dopo che avremo ringraziato la Madonna, la -distribuirai a questa buona gente. -</p> - -<p> -Alla Madonna di fatto si condussero: il signor curato -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -ribenedisse il terreno, disacrato dal sangue, e tutto il popolo -vi si prostrò, rispondendo alle preghiere che con -edificante pietà recitava donn'Emilia al cui fianco stavano -inginocchiate la Brigita e la madre rediviva. Sorti -poi, si sparsero a gruppi pel pianerottolo e nel bosco, a -contare, a domandare a designare i luoghi. Di Cipriano -non vi dico altro. Era divenuto due dita più alto; e mentre -cocessero le vivande, sbracciavasi come un telegrafo, -narrando il primo atto in cui era stato tanto personaggio: -poi nell'udire il successo della storia, trasecolava; -batteva l'anca, esclamando: — Oh!... se ci fossi stato io!... -ma chi poteva indovinarlo? Come poi intese la fine del -guardacaccia: — Che? (disse) anche lui? fanne e fanne, -s'è dato la zappa sui piedi. Credeva lui che fosse arrivato -il sabato mio: ma il sabato non arriva soltanto per noi -poveretti. -</p> - -<p> -Il sindaco andava cercando sottilmente la verità del -caso, per estendere esatta informazione a chi di dovere. -Il signor vicario diceva: — Ecco: io come io, ho perduto -un desinarello tutte le feste e de' bei straordinari, ma -tanto tanto ne sono contento, perchè vedo contenti voi -altri, che siete le mie pecorelle. E diciamola, che tanto è -morto: avete cento sacchi di ragione. Peccato però che -io non sia giunto in tempo, che, oltre il resto, gli avrei, -<i>pulcriter, cum bonis modis,</i> rammentato quel che tante volte -m'aveva promesso, di voler qui fabbricare una chiesa e -mettervi un cappellano. Oh! un cappellano <i>ad nutum</i> del -parroco <i>pro tempore</i> di Barzago, sarebbe un ajuto di costa. -</p> - -<p> -— Ma la chiesa (soggiungeva il sindaco) non si potrebbe -farla ugualmente? -</p> - -<p> -— <i>Cum quibus?</i> domandava il curato, fregando tra loro -i polpastrelli dell'indice e del pollice. -</p> - -<p> -E Isidoro, accarezzandosi colle dita stesse il labbro inferiore, -guardando la terra e dimenando un pocolino il -capo siccome un poeta che cerca la rima, replicava: -</p> - -<p> -— Vedo quel che vuol dire. Ma ecco, in paese siamo -novecentocinquantatrè anime: se dessimo, puta caso, una -lira per testa... -</p> - -<p> -— Ah, miserie, interrompeva il parroco. Non bastano -manco per la sacrestia. -</p> - -<p> -— Oh, se consiste solamente in questo, io ne do quattro -e patiscano gli eredi. Così, facendo saltare sulla palma -della mano quattro berlinghe, parlava Cipriano, il quale -calcolava sul maggior concorso che la devozione trarrebbe -alla sua osteria. -</p> - -<p> -— Ed io (ripigliava il reverendo) raccomanderò le cosa -caldamente dal pulpito. -</p> - -<p> -— No, no, interruppe la contessa madre, la quale era -sopraggiunta in mezzo a tali discorsi. La grazia l'ho ricevuta -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -specialmente io, ed io è ben giusto ne ringrazii -la Madonna. La chiesa si farà, e voi, sindaco, poichè vi -dimostrate così ben disposto, v'impegno per soprantendere -al lavoro. -</p> - -<p> -Il sindaco che, al sentirsi diretta la parola da una dama, -erasi allungato d'un palmo, faceva scappellate e inchini -da settanta gradi, esclamando: — Troppo onore; tutta -bontà dell'eccellenza sua. -</p> - -<p> -Qui il curato soggiungeva: — Anche il cappellano, illustrissima? -Ma l'illustrissima non udì, credo, in grazia -del baccano che faceva l'ostino, annunziando alla gente -una tale risoluzione. Poi, secondo gli ordini, cominciò -questi a servire vino e mangiari, e, tutto brio e ilarità, contava -e ricontava fitto fitto la ventura, la quale (come pur -troppo facilmente i lettori nostri ne converranno) nulla -avea d'interessante se non l'esser vera. Anche suo padre -davasi attorno tutto traffico, snocciolando sentenze, e dando -ragione all'ultimo che avea parlato. La madre pure, la quale, -vistone gli effetti, non sapeva disapprovare il coraggio di -suo figliuolo, se dapprima credeva che la legge di Dio -vietasse fino di conoscere i torti recati dai padroni, ora, -adattando la sua morale all'esito delle cose, colla solita -cera quaresimale veniva ripetendo: — Domenedio non -distingue il raso dal frustagno: tardi o tosto egli arriva -i cattivi, comunque abbiano nome. -</p> - -<p> -Tutto insomma era lieto di così schietta allegria, che -fino i signori, ma sovratutto la vivace sposina, pareva si -struggessero di mescolarsi alla turba festiva: se non ne -fossero stati rattenuti dalle imprescindibili leggi del decoro. -Sopra un rialto protetto da un noce annoso, che il -vicario assomigliava al fico di Mambre, tenevansi dunque -in disparte i due sposi e la madre, che, come succede nei -rapidi passaggi dal male al bene, sentivasi impedito il -cuore e la lingua, e don Amadio, al quale vi so dir io -che tal compagnia serviva (per usare un modo suo) di -manovella a montargli la macchina dell'ingegno e fargliene -pronunziare delle squisite ed allambiccate. Stava -con essi la Brigita, e tratto tratto anche Cipriano, poichè -la gratitudine onde questi erano avvinti non lasciava temere -che, abusando dell'affabilità, scemassero quella distinzione -dei ceti che anche dai buoni credevasi la più -importante molla del vivere sociale. Quivi godeano insieme -riandando il passato, a quel modo che la mattina -si rincorre un sogno pauroso della notte colla consolazione -di sapere che non fu che un sogno. -</p> - -<p> -Così speso quel mezzodì e fattosi sera, tornarono i terrieri -al paese, i signori al loro palazzo. Subito il contorno -fu pieno di quell'impresa; alla città formò parecchi giorni -il trattenimento de' crocchi e delle veglie. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<p> -Erano allora moltissimi in Milano i gentiluomini, che, -avendo per le politiche vicende perduta l'occasione d'uccidere -i nemici della nazione, esercitavano i rimasugli -del valore italiano con quelle vendette che la religione -proibisce e l'onore comanda, mettendosi al caso d'accoppare -o di farsi accoppare secondo le ragioni di un'arte, -la quale (o m'inganno) non è la migliore che gl'Italiani -insegnassero agli stranieri. Costoro dunque, contentissimi -di trovare un caso sul quale sfoggiare le teoriche loro, si -divertirono di rimbobolare il fatto del bosco d'Imbevera -colle circostanze che meglio tornavano al proposito per -farlo credere un vero e formale duello, contando per filo -e per segno tutti i mandritti, i riversi, le parate, e via via -come fossero stati presenti, sebben ognuno li narrasse -diversamente; accordandosi poi tutti (e l'esito lo faceva -chiarissimo) a renderne onore a don Alessandro. Il quale -per tal guisa andò, così giovane, colmo di gloria, giacchè -è gloria, come s'è avvisato di sopra, ammazzare uno -secondo le forme. E Cesare Trombone, quel famigerato -maestro d'armi che ognun sa, e che ancora aspetta una -statua dai moderni spadaccini milanesi, predissegli che -diverrebbe uno dei più famosi matadori. Ma come altre -profezie di benevoli e di malevoli, così questa non tolse -che il Sirtori conservasse cuor sincero e benevolo, rettitudine -di anima, ingenuità di carattere. -</p> - -<p> -Quando si vide che e' non riusciva nulla meglio che un -galantuomo, a malgrado di quella prima impresa rientrò -nell'oscurità, e più non andò per le bocche degli uomini -giacchè i virtuosi (salvo quei da teatro) pochi si curano -di conoscerli, e quei pochi si astengono dal parlarne e -più dal lodarli; credo per quel dogma di prudenza che -insegna a non propalare i tesori che si possedono. -</p> - -<p> -L'autorità, se non fosse altro, per la relazione del sindaco -Isidoro, venne in cognizione del caso, ma avrebbe -avuto un bel da fare se ella avesse preteso impacciarsi -di tutti gli ammazzamenti che succedevano. Era anche -troppo che adoperasse la sua politica a conservare quella -bellezza di pace al popolo contento, la sua giustizia a -sterminare le streghe e gli eretici, che il Sant'Uffizio, -raccomandando clemenza e misericordia, rimetteva al -braccio laico da bruciare. Ond'è che di questo fatto, non -essendovi chi ne sollecitasse l'esame, non si ricercò se -fosse un caso d'onore od un assassinio; e morì sul tavolino -d'un assessore, e fu sepolto in un archivio dove i -sorci prevennero le ricerche degli eruditi. -</p> - -<p> -Ma il luogo ove s'è patita una sventura, corso un pericolo, -è pur giocondo a rimirarsi a chi ne campò! Ho veduto -più d'un navigante starsi delle mezz'ore fisso al mare, -contemplando con certa quale compiacenza le onde, che -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -per due o tre giorni di seguente, gli erano ruggite d'intorno. -So di chi, uscito da un tristo luogo, dove gli toccò -fare lunga e non ispontanea dimora, molte volte ritorna -a guardare e considerare con un fremito involontario quelle -mura, ove passò tanti giorni ansiosi, tante notti palpitanti, -e tirare il flato, ed esclamare: — L'ho scampata bella. -</p> - -<p> -Anche la famiglia de' Sirtori trovandosi alla villeggiatura -l'anno seguente, volle nel giorno stesso ritornare al -bosco. I paesani, che n'avevano avuto sentore, trassero -colà in folla, ricordevoli di quell'avvenimento e di quel rinfresco. -Come discesero laggiù, la Brigita comparve innanzi -ai signori tutta rimpulizzita: un fitto giro d'agoni d'argento -attorno alla nuca, due grandi orecchini d'oro, -una pettorina rossa impuntita di turchino, il vistoso bustino -di broccato a fiori, tutto trinato a gale di nastri, -due candide lattughe ove al gomito finivano le maniche, -un grembiule di mussola bianca nuovo di bottega sopra -una gonnella color di cielo, terminata in balza a gonfietti. -Nel vederla così in fiocchi: — Oh, oh! che novità c'è, -Brigita (chiese donn'Emilia). Tu sembri uscita da uno -scatolino. -</p> - -<p> -La fanciulla fece ancor più vivo l'incarnato delle guance, -e con garbo contadinesco presentandole una manciata di -confetti: — Illustrissima, son di nozze. -</p> - -<p> -— Oggi (entrava a dire il curato) oggi l'ho detta in -chiesa la seconda volta, e questo qua è il suo fidanzato. -</p> - -<p> -E additava un pezzo di giovinotto, vestito anche egli -tutto nuovo d'impianto, con una cintura rossa in vita, e -che, traendosi di capo la reticella, da cui spenzolava una -gran nappa bianca e rossa, fece una strisciata di piedi, -e non sapeva rispondere se non — Grazie, ai mi rallegro -di quei signori. -</p> - -<p> -Gli era quel tal giardiniere del padrone della filanda, -che, se vi ricorda, aveva anni fa, regalato alla Brigita, -quel magliuolo di vite, pel cui guasto era avvenuto il lepricidio. — E -anch'io (soggiungeva Cipriano) ci ho anch'io -un poco di merito alle fortune di mia sorella, per avere -tenuto in guardia quella vite; non è vero, Brigita? Basta: -la vite ha portato frutto, e il bel primo grappolo mi prendo -la libertà di presentarlo a loro illustrissimi. -</p> - -<p> -Qui, levandone i pampani sovrapposti, discoperse un -paniere di pesche fragranti, sormontate da dorata moscadella. -</p> - -<p> -— Abbiam tutto per ricevuto, risposero i signori: poi -donn'Emilia si trasse di capo uno spillone d'oro, che le -dame portavano infisso nel volume delle trecce come -d'argento l'usano tuttora le contadine; la contessa madre -si sciolse uno smaniglio d'oro a filagrana; don Alessandro -spiccò dalla giubba una dozzina di massicci bottoni -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -d'argento (allora giudicavasi più decoroso il regalare -così che non con denaro), e diedero ogni cosa alla -Brigita, che fu un bel presente. Don Alessandro poi, voltosi -a Cipriano e battendogli sulle spalle con quel fare -d'amichevole protezione che i signori, senza derogare alla -dignità, possono concedere ad esseri tanto a loro inferiori: — E -tu (gli disse) possa tu non aver mai occasioni -che giuste di metter fuori il tuo coltellaccio. -</p> - -<p> -— O per questo (replicava Cipriano, che non toccava -coi piedi in terra al vedersi, là in faccia a tutto un mondo, -trattato con tanta bontà da un nobile), oh per questo, -illustrissimo, la stia sicuro. Perchè, non c'è risposta, noi -Brianzuoli siamo fatti così: somigliamo ai cani da pastore; -fedeli, sempre quieti, da bene finchè si lasciano -stare; ma vien l'occasione? arruffano il pelo, cacciano -fuori tanto d'occhi, e non temono affrontarsi, fosse bene -coll'orso. -</p> - -<p> -I primi passi, com'era naturale, furono alla nuova chiesa. -</p> - -<p> -Se don Alfonso avesse potuto sciogliere lo scellerato -suo voto, avrebbe forse eretto ed ornato uno splendido -tempio, perchè laute sono le rimunerazioni onde il delitto -mercanteggia la complicità che al Cielo domanda. -La gratitudine, più modesta, non aveva edificato se non -una angusta e disadorna chiesuola, che il sindaco mostrò -parte a parte con una compiacenza da artista. Il signor -vicario poi montò in una botte sfondata della cànova di -Cipriano, che per quell'occasione erasi rinfronzita in modo -da scusar di pulpito, e sopra il versetto <i>Sicut fluit cera -a facie ignis, dispereant peccatores a facie Dei, et justi -epulentur et delectentur in lætitia</i><a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> sfoderò un bravo panegirico; -un panegirico sulle molle. Gli è ben vero che, -quando i signori gliene presentavano le loro congratulazioni, -egli asseriva che unicamente la cortesia di essi -era la cifra che dava valore allo zero de' meriti di quello, -e volse lasciare intendere d'averlo fatto a braccio; ma -non è facile il persuadersene chi badi all'erudizione e all'ingegno -che v'erano a pale. Accennò di fatto tutti i -templi antichi, da quel di Serapido fino alla rotonda di -Agrippa; recitò una sequenza di architetti i più famosi; -con una delicatezza da stordire, encomiò i Sirtori e la -signora Perego sotto al velo di Salomone e di Zorobabelle; -conchiuse esortando i contadini ad elevare un mistico -tempio, dove gli affetti fossero i muratori, che, colla calce -della carità fraterna e la cazzuola della limosina, sopra -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -il fondamento della fede ergessero le mura della speranza, -tra cui le colonne della memoria coi capitelli della gratitudine -sostenessero la cupola della devozione, sotto alla -quale dalle campane della tradizione venissero congregati -i popoli ad una festa, in cui fossero arazzi le preghiere, -altari i cuori, lampade l'allegrezza comune, organi -le gole cantanti, incensi... non mi ricordo più che cosa, -giacchè il panegirico non fece mai gemere i torchi; ed -è un peccato, perchè potea far testo. -</p> - -<p> -I paesani, più trasecolati da quel tòcco d'eloquenza -quanto meno ne avevano compreso, sbucarono di chiesa -non appena fu finito, e don Alessandro ordinò a Cipriano -che mescesse ancora a tutti; il che non domandatemi se -accrebbe l'allegria ed il frutto del sermone. -</p> - -<p> -Mi s'era dimenticato di dire come la medaglia d'oro -che era stata pegno di vendetta, venne di fatto appesa -in voto alla Madonna, e là rimase fin quando, trentasett'anni -fa, i Francesi ci fecero, cogli ori della chiesa, pagare -quella bellezza di libertà che ci venivano a regalare. -Allora uno di questi contorni, spirito forte che s'era fin lasciato -intendere a dire che i frati non erano se non tanti -oziosi, d'ordine del Governo la levò via per cambiarla in -tanti zecchini, e ve ne sostituì un'altra di similoro. E la -medaglia e la libertà, come succede delle cose false, presero -il verderame: quella passò tra le ciarpe di un ferravecchi, -l'altra tornò in paradiso ad aspettare il <i>Dies iræ</i>. -</p> - -<p> -Tanto andò a genio quella sagra campestre, che i signori -istituirono di tornarvi ogni anno. Cominciarono a menare -alcun amico, e amici n'han sempre di molti i signori, -massime d'autunno: qualche ricco che là intorno -villeggiava, per curiosità, per passatempo volle vederla. -I contadini rimangono in quel tempo disposti all'allegria -dalle miti sere e dai ventilati mattini succedenti alle eterne -giornate, sudate sotto la sferza della canicola, dal vedere -indorato il granoturco e colorita la vendemmia. Se vi -aggiungete le memorie della libertà ricuperata e, cosa -non meno importante, della merenda goduta, facilmente -intenderete perchè vi traevano volentieri, quando anche -non vi dicessi che don Alessandro continuò a pagare a -Cipriano due zecchini, perchè distribuisse quattro brente -del buono. Con così poco i ricchi possono farsi voler bene! -Morto poi quel signore, per non ismettere la buona usanza, -gli accorrenti portarono con sè da merendare e da bere -una volta, ovvero dei bravi quattrini, coi quali, mentre -pagavano il fiasco a Cipriano, questi, già grave d'anni e -padre di figli che avevano figli, coll'aria d'importanza -propria dei suoi confratelli, diceva loro: — Ecco; finchè -visse quel buon signore, si bagnava il becco con -meglio che dell'acqua, e <i>gratis et amore Dei</i>, e questi -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -erano tanti risparmiati. Ma dei signori buoni non se ne -trova uno ad ogni uscio. Eh tu, Matteo, non puoi aver -idea di quel diavolo a quattro; tu eri ancora a balia. Ma -voi, Cosmo, che, poco su poco giù, siete del mio tempo, -dovete serbarne memoria, eh? E trovava tutto il suo pascolo, -quando, messo in mezzo da una ventina di villani, -non meno vogliosi d'udire che esso di narrare, poteva -ripetere punto per punto l'istoria, mostrar la vite, che -ormai rinfronziva tutta la fronte della casetta, e di bei -festoni attorniava le finestruole, e descrivere gli atti e le -parole dell'Orso di Barzago che Dio gli abbia perdonato, -e don Alessandro Sirtori che spendeva come un Cesare, -e che aveva il cuore compassionevole quanto se fosse -stato un pover'uomo. — E la cagione di questo sconquasso -(aggiungeva con una stropicciatina di mani) chi -è stato? Io, io persona prima. L'ho vista brutta, ma la -paura non sapevo dove stesse di casa io. Eh! adesso sono -da mettere fra gli scarti: ma allora ero un acciarino bresciano: -poi un buon Brianzuolo, quando fa bisogno, non -c'è a dire, muora Sansone e tutti i Filistei. -</p> - -<p> -Mancò poi anche Cipriano; mancarono quel Cosmo che -se ne ricordava, e quel Matteo che non se ne ricordava: -col valicar dei tempi, nuove disgrazie fecero perdere la memoria -di quelle: e però, non fo per dire, ma bisogna chiamarsi -obbligati a chi riempie queste importanti lacune -della storia col tornare in luce fatti così istruttivi ed esemplari -come veri. -</p> - -<p> -La concorrenza però non è mai venuta meno: anzi in un -secolo che non crede nulla e si fa beffa di tutto, fin delle -intenzioni, quando il Gioja si congratulava di vedere scemata -l'affluenza al santuario di Caravaggio e ad altre sagre, -chi lo crederebbe? alla Madonna d'Imbevera aumentò -straordinariamente. Se domandaste il perchè, vi -risponderemmo: — È la moda; ragione la sola che molti -possano rendere delle loro azioni, e fin della loro guisa -di pensare. Nè crediate vi si faccia una musica, una fiera, -qualche cosa di fracasso; no: unico spettacolo è quello -degli spettatori. La romita solitudine, onde sono per tutto -l'anno circondati la povera chiesuola d'Imbevera e un casamento -eretto là d'accosto, ogni otto di settembre si popola -così rapidamente, così variamente, come si legge -che un giorno solevano le selve al cenno delle fate. -</p> - -<p> -Chi drizza a quella volta, già da assai lontano ode -una romba, simile al romoreggiare della marina. Ed ecco -le strade, che d'ogni parte vi capitano, brulicare di gente, -contadini, artigiani, mestieranti, soli, a coppie, a gruppi, -a frotte. Giovinetti con cappelli di paglia artificiosamente -trecciati a trafori, adorni con piume, specchietti, galanterie -quali contenti del frustagno e del taglio all'antica, -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -mentre gli altri vestono giubbe più moderne, colla cocca -del fazzoletto affacciata alla tasca e con larghi pantaloni, -invano e dal curato e dal fattore rinfacciati loro siccome -indizio evidente d'insubordinatezza e d'irreligione; pigliansi -al collo gli uni degli altri, a spintoni rompono -la calca, od in ischiere arditamente festanti colla zampogna -fanno risonare concerti, che sentono il sole e il -vento della montagna. Le caute madri, tutte occhi a vigilare -le ingenue fanciulle, quel giorno permettono che, -per devozione, esse vadano a Imbevera. Tu scerni la Brianzuola -alla snella corporatura, ai <i>baldanzosi fianchi</i> che -davano per la fantasia al mio Parini, ad un'aureola d'argento -al capo: distingui la briosa Bergamasca al bustino -cortissimo di vita, ai vezzini d'oro, ai cincinni della fronte, -ad un agone a trafori infisso nelle trecce cascanti bizzarramente -da una banda, a certi sguardi bricconi. E -tutti ne' vari loro dialetti chiedono, cianciano, gridano, -fanno fiera. Il garzone, che per la prima volta vi trae, -interroga curioso un vecchio, che ci veniva prima del 96, -quando vi comparivano indemoniati strillando, e buli che -deponevano alla soglia della chiesa la omicida loro carabina; -che si ricorda quando i Giacobini in nome della -libertà proibirono quella sagra, e quando Russi e Cosacchi, -tornandoci cattolici, l'ebbero ristabilita; c'è venuto -coi Francesi repubblicani, coi Francesi imperiali, ed ora -seguita da vent'anni a venirci con cotesti, sperando venire -coi loro successori. -</p> - -<p> -Nel bosco e sul piazzuolo s'innalzano assiti e baracche, -si spiegano tende, curvansi e intrecciansi i rami a pergole, -a capricciosi frascati, si dispongono tavole, trespoli, -sediuoli; è un mondo di gente, è un tremoto di faccende. -Qui fierajuoli a sfoggiar mercanzia: là bettolieri a rosolare -braciuole e friggere galletti: il buzzurro allessa e -brucia le castagne primaticce: un gruppo di villani già -mezzo brilli urlano a chi più i punti della mora, altri -straziano costolette così guascotte, e le irrorano di acquavite, -di vino, di mosto appena spremuto dall'uva non -ben matura. La fanciulla compra un santino per la nonna -devota: la nonna gingilli per ispassar il bambino quando -il portano a mimmi; il becerume, bocca ed occhi spalancati, -attende alle forze, o al bagattelliero che ha rimedii -per tutti i mali e per altri ancora, o al cantambanco che -sul cartellone dimostra vita e morte del famoso Pacino, -l'incendio di Mosca e l'inondazione del Danubio; o a -qualche Orfeo che, strimpellando la ribeca o raschiando -un violino, attira le pietre. La chiesa, che fu già occasione -della festa, è la meno che si visiti: in quella vece -fitti, serrati, vanno come un'onda di su, di giù, per la -spianata e pel bosco vicino. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -</p> - -<p> -Così la pedonaglia. Ma quelli di maggior bussola non -compajono se non nel basso del giorno, tanto più tardi -quanto ciascuno è, o si crede da più. Monza, Milano, Como, -Bergamo (e si v'è due passi) risentono ai corsi loro -la mancanza della crema o della schiuma dei cittadini -e dove sono? al bosco d'Imbevera. Zerbinotti che sbraveggiano -su sbuffanti puledri, o trionfano in <i>tilbury</i> eleganti: -gran signori rimpettiti in comodi cocchi, con ambiziose -mute, condotte a centinaja di zecchini dai pascoli -dell'Holstein e dell'Olanda: fittajuoli che staccarono -dalla benna e dall'aratro i robusti ronzinanti svizzeri, e -rivestirono di nuova livrea il carrettiere: nobili scadenti, -o sorgenti plebei, i quali noleggiarono ad alto prezzo un -calesse, due rôzze e un vetturale, il quale cornando e -schioccando fa rumore per quattro: particolaretti che coll'industria -sperano quando che sia mutar in carrozza la -timonella di cui ora mal s'accontentano: il granajuolo -nella sedia o nel baroccio che lo porta il sabato ai mercati -di Lecco o alle calende a Bergamo; tutti insomma -qui piovono a darsi aria, a vedere, a farsi vedere. Gli alberghi -più capaci della città appena basterebbero a tanto -concorso, non che le meschine bettole del contorno, poco -migliori di quella ove, ducencinquanta anni fa, vendeva -vino il nostro Cipriano. Quindi vedi i cavalli affidati a -ragazzi su pei prati; e da tutte le bande disposti in fila -cocchi a centinaja, che dico? a migliaja: e tra quelli -sparsi i pitocchi, che sporgono la mano o il bossolo, -ostentando al passeggero piaghe, moncherini, una nidiata -di puttelli, e strillando <i>Pietà, limosina.</i> — Concordanze -sociali! -</p> - -<p> -Chi credesse che una sagra campestre dovesse far luogo -a quella semplicità, che aggiunge tanto più allegria, -quanto più la scioglie dagl'impacci, sarebbe troppo in inganno. -Il lusso più ricercato, le più sontuose gale di vesti, -di fronzoli, di gioje, sono di balzo trasportate dal -corso delle città al bosco d'Imbevera. La signorina, venuta, -già è un mese, a villeggiare qui poco lungi, fra il -grosso bagaglio non si dimenticò di qualche bel capo o di -un vestitino a posta per questo bel giorno: la fidanzata -vi fa la prima comparsa coi vezzi donatile dallo sposo: -quella sciarpa, quella cappottina furono rinnovate per -farne spocchia alla Madonna di Imbevera. Belle dall'arguto -pallore e dal fuoco raccolto degli occhi pensosi, -meraviglia dei teatri e dei ridotti cittadini; forosette dalle -gote rubiconde e piene come melerose, che nelle solenni -processioni del villaggio sentonsi dire <i>Ve' com'è bella,</i> -qui compajono insieme: le prime appoggiate ad uno -sposo fedele, beando di lusinghiero ritenuto sorriso il fedele -milordino, che con membra e con andar femmineo -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -sbircisce colla lente e susurra meditate cortesie; l'altre -colle compagne, dando ascolto e risposta ai vivaci scherzi -ed alle espressioni più clamorose quanto più cordiali, del -bifolco e del bottegajo; finchè vanno queste a tracannare -l'acquavite e la spumosa birra, l'altre a gustar la gramolata, -il sorbetto e le paste sfoglie sotto ai padiglioni -dell'effimero acquacedrajo. -</p> - -<p> -Chi di là gira lo sguardo, vede brulicare una folla di -teste; cappelli da villano, da signore, da prete, da cittadino; -brillanti colori e delicati; il sedan ed il velo crespo -alternati colla stamina e col bambagello; fogge testè -arrivate da Parigi presso a quelle da un anno abbandonate -alle provinciali, all'altre che già discesero al contado, -alle arcaiche, custodite dalle matrone in commemorazione -de' tempi migliori. Qui le piume d'uccello di -paradiso ondeggiano a canto al pennacchio del gendarme, -la cui vista fa sguisciar via il tagliaborse, frena l'allegria -d'un ubbriaco e le ominazioni di due baffuti, che -battendo i tacchi, ragionavano della buona causa. Qui gli -uomini creati dalla natura a consumare e godere, misti -con quelli da essa destinati a sbracciarsi e stentare per -la soddisfazione dei primi: contadini imbruniti e ingagliarditi -dal sole e dalle fatiche sono riurtati sdegnosamente -dal prediletto dalla fortuna, gonfio per dieci generazioni -di antenati, al par di lui oziosi, il colore e le -membra dilicate del quale fanno prova del sangue più -gentile, cioè degli squisiti bocconi e del non far nulla. -Qui un veterano della legion d'onore e dai mustacchi -bruciacchiati dalla polvere d'Ulma e d'Austerlitz, e che -sarebbe colonnello se le cose, dic'egli, fossero ite come -dovevano, trovasi a fianco del coscritto che una sola notte -passò in caserma fra gli stravizzi, il fumo e le facili beltà. -Qui la schifiltosa mantenuta pavoneggiandosi raccomanda -al suo ganzo che le sontuose trine da lui donatele non -lasci mantrugiare dal contatto del ruvido guarnellino che -la setajuola guadagnò di sacrosante fatiche. -</p> - -<p> -Quando poi, veduto ed ascoltato intorno il linguaggio -de' ventagli, de' fazzoletti, delle lenti, lo sguardo ansioso -di chi cerca, il dolente di chi troppo ha trovato, il confidente -susurrio delle recenti spose, e l'inesorabile cicaleccio -delle terribili madri che hanno tre fanciulle da maritare, -tu volgi dall'altra parte ove sale il bosco, ecco per -tutta la pendice una mobile decorazione di gruppi che -disposti nel più pittoresco modo tra le fratte e i castani -e sul molle tappeto del muschio, godono la merenda e lo -spettacolo che l'onda della folla scendendo e poggiando -cangia ad ogni batter d'occhi al loro piè. -</p> - -<p> -Deliziata a tale scena, la vispa zitella esclama, — Deh! -com'è bello! nel mentre stesso che un'altra, coll'ingrata -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -maestà del quarantesimo anno, ripete contraendo il labbro, — Al -confronto d'anni fa: non c'è la metà gente, -la metà lusso, la metà allegria. -</p> - -<p> -Così il giovane, cui l'età del primo amore dipinge tutto -a color di rosa, trova qualcosa di gajo tale mescolanza -del boschereccio collo scialoso, della naturalezza coll'eleganza, -della franca giovialità campestre colla contegnosa -della città; intanto che un altro, cui l'esperienza -rese itterico lo sguardo, raggrinza il naso esclamando: — Pazzie! -venirsi a pompeggiare in un bosco! -</p> - -<p> -V'è intanto chi si perde per la selva a cercare una -pianta remota, dove, anni sono, in questo giorno istesso -incise un nome, — il nome d'una fanciulla, con cui si -erano giurati eterno inseparabile amore. La pianta crebbe, -crebbe il nome con essa, ma l'amore svanì; ed egli appena -ricordò l'amica perchè la rintoppò laggiù, contenta -madre dei figliuoli d'un altro. -</p> - -<p> -Ancora v'ha chi, non logoro dai diletti cittadini a segno -da non sentire l'incanto delle semplici bellezze naturali, -guadagna le vette, e di là vagheggia il cielo che -s'inazzurra sui poggi e sulle valli della Brianza: quel -cielo che gli stranieri credono un'esagerazione quando -lo vedono dipinto nelle tele dei gran maestri: e che in -quell'ora, imporporandosi ai tremuli raggi del sole che -declina, fa spiccare all'occhio ammirato la sommità dei -colli e dei monti che formano cornice ad uno de' più graziosi -paesaggi; mentre gli augelletti... -</p> - -<p> -Ma che ha qui a fare quest'arcadica descrizione? -</p> - -<p> -Che ha a fare? -</p> - -<p> -Ah! lo sa il mio cuore, che alla sconsolante realtà del -presente procura sottrarsi col figurare come sa più al -vivo quei luoghi di care memorie ed incolpate. O miei -monti, o miei colli! Deh quando il sereno spirare del -vostro orezzo pioverà ancora la pace sul mio solingo -cammino? Quando l'alba mi troverà sulle vostre vette -ad aspettarne il primo biancheggiare? Quando la sera -accoglierà il saluto che manderò al patetico astro di Venere? -Quando il sole mi vedrà, in gara col capriuolo, libero -come l'aria che vi si respira, balzar di pendice in -pendice, aspirare l'aroma del cisto e dello spigo selvatico -e l'autunnale fragranza delle eriche fiorite; tuffarmi nei -torrenti della luce ond'esso v'ammanta; esultare sentendomi -al disopra dei tumulti dell'umanità e più vicino -al tempio del Creatore? Quando, quando? — Ah forse -mai più! -</p> - -<p> -Perdonate, lettori, se da voi mi son dilungato, come -perdonereste al vetturino che vi guida in viaggio, e che -s'arrestasse per abbracciare un bambino che gli ricorda -il suo fanciulletto, ahimè! rapitogli dagli assassini. Sono -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -con voi, se volete che tornando alla campestre festa, -scrutando i cuori, cerchiamo tra quel nugolo di gente -alcuni successori di don Alfonso, ma che, grazie alla crescente -civiltà, sostituirono al ratto la seduzione, alla violenza -il raggiro, alla legge sfidata la legge illusa, alla -vendetta scoperta la denigrazione e il bacio di Giuda: -od anche qualche imitatore di don Alessandro, col proposito, -più generoso che prudente, di assumere la difesa -del debole contro il soverchiatore, massimamente se questo -non sia troppo grosso, nè l'affare importi pericolo. -</p> - -<p> -Potremmo anche o maligni rivelare alcune fortunette -che la boscaglia e la folla mal coprì; o morali compiangere -tante che vennero a perder l'innocenza per festeggiare -un giorno in cui l'innocenza fu salvata; e i molti -che gozzovigliano un dì per digiunare una settimana coll'affamata -famigliuola, e che non abbandonano il tumultuoso -stravizzo se non dopo che la ragione è sfumata a -rinforzi di bicchieri, e che il vino o la gelosia fece cacciar -a mano i coltelli; — solite appendici delle sagre, -solite conseguenze delle devozioni clamorose, qui ed altrove, -ai nostri tempi e a quelli dei nostri buoni vecchi. -</p> - -<p> -A tutto mette fine la sera. Al domani ecco il luogo -spopolato; pochi operai intenti a riporre le trabacche, a -sgomberare il lieto apparecchio; poi tutto ritorna nel silenzio. -Fronde intrecciate, rami aggruppati o schiantati, -l'erba calpesta, qualche tronco abbronzato dal fuoco, reliquie -di cibi, sono tutto quello che rimane del tumulto -di jeri, che si rinnoverà da qui ad un anno per terminare -ancora nel modo istesso. -</p> - -<p> -Così nell'anno dei secoli passano le generazioni. Quella -che oggi a calca si affanna su quest'ajuola del mondo, -dimani sarà scomparsa; agli splendidi clamori che oggi -ne rintronano, succeduto il silenzio; al tumulto delle futili -importanze, la solitudine, il disinganno del sepolcro; -gli edifizii che noi ci architettiamo, verranno levati come -il padiglione d'una notte: altre generazioni succederanno -poi a tripudiare e gemere, a compiangere ed esser compiante, -a soffrire e far soffrire, sintantochè, giunta a sera -la loro giornata, daranno luogo alle successive; — nulla -più ne indicherà l'esistenza, nulla se non le ruine. -</p> - -<p class="indr"> -1834. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<h2 id="verderio">LA BATTAGLIA DI VERDERIO</h2> -</div> - -<p class="center large"> -PREGATE PER LI POVERI MORTI<br /> -NELLA GRAN BATTAGLIA<br /> -TRA FRANCESI E AUSTRO-RUSSI<br /> -QUI COMBATTUTA IL 29 APRILE 1799. -</p> - -<p class="pad2"> -Quest'iscrizione, apposta a un crocione di legno, piantato -nei campi a pochi passi da Verderio Superiore, io -leggeva tornando da una vicina sagra, il giorno di santa -Teresa del 1833, — la leggeva forse per la ventesima volta, -eppure, come la prima fosse, mi commoveva d'intima -melanconia il paragone fra questa <i>grande</i> battaglia di -poche migliaia d'uomini e i <i>gloriosi</i> macelli di Wagram -e di Jena; mi commoveva quell'indistinto ricordo di tanti -infelici, quivi periti, lontan dalla patria, sconosciuti, incompianti; -uccisi non sapendo da chi; combattendo senza -conoscere il perchè. Dove il masnadiere scanna un viandante -per derubarlo, si pianta un segnale; e il passeggero -vi recita un suffragio pel mal capitato, nè sa frenare -un moto di sdegno verso l'omicida. Qui furono trucidati -tanti insieme, sul campo della irrazionale obbedienza -che chiamano campo d'onore: — appena la religione -benedisse la tomba de' prodi, e rimosse la bestemmia -da chi ne fu cagione. -</p> - -<p> -Questi pensieri mi teneano fermo, col capo scoperto e -le braccia sul petto incrociate, dinanzi a quella croce, -allorchè un vecchio, al quale io non avevo fatto mente -dapprima, interruppe il mio meditare, dicendomi: -</p> - -<p> -— Ell'era ancora <i>in mente Dei</i> quando avvennero quei -casi. Ma io, ho proprio vedut'io con quest'occhi ciò che -ella legge. -</p> - -<p> -Ingordo sempre d'ascoltare racconti da coloro che ne -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -furono testimonii, e coi quali par che si prenda non solo -interesse, ma parte, pensate se lasciai cadere quelle parole. — Mi -volsi anzi ad esso pregandolo a ripetermi -quel ch'egli sapeva di tali avventure. Sebbene più verso -i sessanta che i cinquant'anni, era florido e rubizzo, talchè -non gli disdiceva il fucile che alle spalle recava: sedea -sopra un paracarri rasente la via; ed io, postomegli -di fronte, attento l'ascoltavo, mentre egli così prese a -dire: -</p> - -<p> -— Io era giovane, ben giovane e saldo prima di quei -tempi; e servivo da lacchè nella casa degl'illustrissimi -padroni di quel palazzo e di questi poderi. Quando a un -tratto mutano le cose: i Tedeschi, i quali (chi sa da quanti -secoli?) qui se la gavazzavano in pace da padroni, sono -costretti a fare fardello, ed arrivano i Francesi, i Giacobini. -</p> - -<p> -Sa lei che differenza corre tra 'l venerdì e il sabato -grasso? in quello, ciascuno attento a' fatti suoi, serio, -operoso: al domani una baldoria, un correr all'impazzata, -a travestirsi, a saltabellare; e fin gli uomini più assennati -pigliare un ramo non so se mi dica di pazzia. -Faccia conto che nè più nè meno avvenisse in quell'occasione. -Allora non più arciduca, non più imperatore; -abbasso le aquile, cancellati gli stemmi: ognuno mette -al cappello una coccarda a tre colori; bandiscono che -siano liberi tutti, tutti eguali, il padrone al villano, il nobile -all'artiero, il servo al suo signore; e feste, e falò, e -sulle piazze, pe' sagrati, da per tutto piantare un albero, -che voleva dire la libertà e non aveva radici; e attorno -a quello cantare, ballonzare, far scene e arringherie, sinchè -il capriccio di qualche caporale, in nome della libertà, -non interrompesse la baldoria. -</p> - -<p> -Lor giovani, è inutile, non ne vedranno più di vicende -simili; ed io, se campassi dugent'anni, non mi uscirà -mai di memoria il trapestio di quel tempo. -</p> - -<p> -Io non aveva mai veduto nè sentito altrettanto: giovane -del resto e perciò volonteroso delle novità, se in -sulle prime mi parevano follie, non tardai a pigliarci gusto -come gli altri; come gli altri mi lasciai inorpellare, -e mi credetti divenuto un gran che. Capperi! non ero io -cittadino? non potevo dar del tu alla signora contessa, e -dir cittadino al signor marchese? -</p> - -<p> -I ricchi, ai quali, un giorno peggio dell'altro fioccavano -addosso pesi, imposizioni, angherie, dovettero tirar i remi -in barca e limitare le spese. I nuovi predicatori poi trovavano -crudeltà che un uomo dovesse correre a prova -de' cavalli innanzi alla carrozza dei padroni, a rischio -spesso di farsi calpestare, sicuro di rovinare la salute: -onde l'uffizio mio di lacchè cessò; ed io non trovando di -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -prender servizio altrimenti, se volli strappare un boccone -di pane, dovetti tornare in paese. Merito dell'eguaglianza. -</p> - -<p> -Anche qui tutto era mutato, tutto sossopra. I miei compagni -con festa m'accolsero; ed io imitando quel che -avevo visto giù a Milano, feci piantar l'albero della libertà -nel nostro e nei paeselli vicini. -</p> - -<p> -Ma che sto a dirle? Certo lei avrà udito contar queste -cose delle volte chi sa quante; e poi loro leggono i libri -dove si trovano descritte per filo e per segno. -</p> - -<p> -— Si; è vero (gli soggiunsi io), ma se sapeste come -ognuno le narra diversamente, secondo che con diversi -occhi le ha vedute, non vi farebbe meraviglia ch'io senta -tanta voglia d'udirle da voi novamente. Quanto ai libri, -poveretto chi vorrà dai libri giudicare que' giorni! Onde, -ve ne prego, seguitate, e ravviatemi un po' su quei giorni -che parevano promettere un procelloso e vivace secolo -ad una generazione, destinata invece a passarlo mogia -e dormigliosa. Ditemi almeno quel che accadde a voi in -particolare. -</p> - -<p> -— A me? oh io feci quel che fecero gli altri, e messami -la giubba verde e la tracolla rossa, entrai guardia -nazionale: soldati senza soldo, che stavamo a casa nostra -per far guarnigione al paese, e per salvarlo se mai -venissero nemici. Se questi si fossero affacciati, io non -so quel che avremmo fatto: so bene che, quanto sia alla -quiete e al tenere sgombro da malandrini, non c'è a che -dire, mai non s'è inteso d'una prepotenza qui intorno pel -corso di que' tre anni. -</p> - -<p> -Io però era sazio di quel trambusto irriposato: non mi -parea trovar poi quella fratellanza che predicavano, quel -ben volersi un l'altro; massimamente mi dispiaceva quel -vedere malmenati i preti, e disturbate le chiese e i sacramenti, -e ne prevedevo poco di bene. In fatto la primavera -del 99... allora dicevano ad un altro modo, perchè -erasi mutato tutto, e fin gli anni e i mesi e le settimane, -ma da noi non vi si dava ascolto, e la domenica -si faceva festa, e a Natale si mangiava il panatone, e a -Pasqua le uova e confessarsi. La primavera, come dicevo, -del 99, s'intendono di strane novità, prima bisbigliate all'orecchio -de' più fidati, poi si divulgano; che è, che non -è; si scrive come 'l quale i Francesi scappano, e tornano -i Tedeschi con Russi e Cosacchi e che altre genti so io, -a ristabilire i troni e la religione. -</p> - -<p> -Allora un farnetico di saper di novità, anche noi villani, -avvezzi un tempo a lasciar fare ai padroni, senza -curarcene più che tanto; un continuo domandarci. <i>E sicchè? -abbiamo notizie?</i> E secondo si udiva <i>Hanno battuto; -Furono battuti; Vengono; Si ritirano,</i> alcune facce si facevano -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -tanto lunghe, altre ridenti e giulive: come quando -il sole mostrasi attraverso ai nugoloni, che ad un tratto -fa lucente questo prato, mentre quel poggio sta nell'ombra, -poi di subito sparge sul poggio la luce, e lascia il -prato nell'oscurità. -</p> - -<p> -I più però erano quelli, che, tutt'allegrezza, esclamavano: -<i>Tornano i Tedeschi; vengono i castigamatti; i nostri -buoni, i nostri cari padroni; non più contribuzioni non -più Giacobini, non più andar soldato; e la roba nostra -sarà nostra; e i figliuoli nostri torneranno a star in casa -ad essere obbedienti, e lasciar comandare a chi tocca. E -quel ch'è il cap'essenziale, la religione si rimetterà in -onore; potremo ancora far le processioni e scampanare -finchè ci piaccia.</i> -</p> - -<p> -Mentre da noi si discorreva, quegli altri venivano. A -Lecco, sentiamo dire s'è data una battaglia, come quelle -scritte sulle gazzette: poi i Francesi hanno fatto saltare -il ponte, e si ritirano per difendere Trezzo e Vaprio e -Cassano. I Russi sono di là dall'Adda; onde le nostre -contrade possono dormire i loro sonni in pace. Quando -improvviso arrivano novelle di mala sorte; che i Russi -hanno a Brivio varcato il fiume e si difilano adosso a -noi, e quel ch'è il peggio, sputano fuoco, rubano che che -trovano, bastonano gli uomini, malmenano le povere -donne: fanno scempio de' Giacobini come degli Aristocratici, -di chi conservò la coda e i calzoni, come di chi -va zuccone e colle brache a pantaloni. -</p> - -<p> -Allora, amici o no de' Tedeschi e de' Russi, ciascuno -dà spesa al suo cervello per ascondere quella poca grazia -di Dio: è un corri d'ogni banda a tramutar le bestie, -a sotterrare i quattrini, a trafugare ogni miglioramento. -</p> - -<p> -Ma dove? se nessun luogo era sicuro, se da per tutto -arrivavano a grappare quelle picche maledette? -</p> - -<p> -Io, come tutti gli altri miei commilitoni, voleva ella -che facessimo i valent'uomini contro un esercito? Prima -nostra cura fu dunque di nascondere, chi sa dove, le nostre -divise verdi e le coccarde, che guai se ce le trovavano! -poi star aspettando, e pregare Dio che la mandasse -buona. -</p> - -<p> -Quanto a me, non avevo nè genti, nè parenti; onde, -seppellito alla meglio quel che mi avanzava, posi tanto -di stanga traverso alla porta della mia casuccia, solo per -non parere men savio degli altri: chè del resto tanto sarebbe -valso il lasciarla spalancata; poi... Già la carne -non mi pesava; uscito da un abbaino d'in sul tetto, con -questo schioppo ad armacollo, la diedi per le campagne. -Il mio schioppo, qualora l'ebbi a lato, mi sentii sempre -valere il doppio: de' campi, de' boschi, nessuno più pratico -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -di me, onde speravo campare, intanto cominciano -a sfilare Francesi buzzi buzzi, senza quell'aria di me ne -infischio dell'altre volte; e dietro a loro picchetti di Barbetti -e Cosacchi, con facce da posali li, su cavalli che -correvano come il vento: erano soldati di Bagrazion, di -Rosemberg, di Wukasowich, d'altri nomi che adopriamo -ancora per ispauracchio de' ragazzi. Venire e far netto -era tutt'uno; sicchè la gente, vedendo che, gialli o verdi, -era assai salvar la pelle, chi potè fuggire non rimase; e -senza mancar maglia, chi qua, chi là se la batterono ai -monti, alle cascine più fuor di mano, per cansare la mala -ventura. Quanti n'ho io scortati che i giorni innanzi stavano -tant'alto, e mi voleano rimangiare quasi fosse tornato -il tempo loro; e adesso scappavano da coloro che -tanto aveano ribramati! Davvero io me ne sentiva la bocca -amara, e avrei voluto dar loro almeno una mostacciata: -pure morsi la lingua, feci servigi a chi potei, e me ne -trovo contento, ancorchè essi poi m'abbiano pagato di -sconoscente arroganza, non più ricordandosi di quei lumi -di luna, quando mi dicevano: <i>Carlandrea, sono nelle vostre -mani.</i> -</p> - -<p> -Riderà lei, signorino, se mi sentirà, così vecchio, ragionare -d'amore? Ma i' ero giovane allora come può esser -lei, fra i venticinque e i trenta, e non ero il diavolo; -e se pur ella verrà vecchie, come le auguro, le piacerà -tornare col pensiero ai freschi anni, ai primi amori, principalmente -se incolpevoli. Ha dunque da sapere ch'io da -un pezzo parlavo colla Rita, figliuola d'una terriera di -qui: una bell'asta di donna, capelli neri come la pece, -occhi vivi come d'un pesce, ed ella pure voleva bene -a me... -</p> - -<p> -Sua madre era aristocratica. -</p> - -<p> -La pensi! i partiti anche tra noi villani! aristocratici -anche tra noi, che guai se avessimo ardito confrontarci -al più spiantato fra i nobili! Onde la non voleva dare -sua figlia a me, perchè ero repubblicante, e portavo il cappello -sulle ventitrè e mozzata la coda; e ripeteva ch'ero -un ciuffo; che, con tante gerarchie per la testa, non farei -buona compagnia alla sua Rita. -</p> - -<p> -Povera donna! Parlava per fin di bene; ma e alla Rita -e a me pareva nol dicesse per altro, se non perchè la -avrebbe volentieri maritata col figliuolo d'un fattore di -Merate, che da un pezzo la puntava. Adesso però che il -pericolo era venuto, si vide chi di noi le volesse maggior -bene. Colui, gambe mie! pensò alla propria pelle, e -gli altri pensino alla loro. Io, in mezzo alla disgrazia, -tutto contento di poter aiutarle, portai in sicuro il bello -e il buono che avevan, poi dissi loro: <i>Donne mie, non è -tempo di star accanto al fuoco;</i> e di notte le avviai sul -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -Montorobio, ove le riposi in un capannotto: vi stessero -finchè passava quella scroscia; al vivere ci pensavo io; -le nottolate le facevo in sentinella. -</p> - -<p> -Intanto il paese era venuto pieno di coloro, e cominciavano -a farne delle sue... ma è più bello dimenticarle. -</p> - -<p> -Che brutta cosa è la guerra! Ma lei, signorino, che sa -di lettere; dica mo, non si potrebbe farne di manco della -guerra? E accomodarsi come noi villani accomodiamo le -nostre baruffe, dando un colpo al cerchio, uno alla botte, -senza venire alle coltella? E quei che sono causa di tanti -mali, può far Dio che godano pace, e che intendano salvar -l'anima? -</p> - -<p> -Impacciato io gli rispondeva: -</p> - -<p> -— Voi vedete che la facevano con buona intenzione, -per tornare il paese in quiete e in bene. -</p> - -<p> -Carlandrea s'attese un poco, poi tentennando il capo, -ripigliò: -</p> - -<p> -— Appunto come se io, vedendo che il mio vicino sciupa -il suo, gli entrassi in casa, e dessi mazzate su quel che -rimase di buono, e appoggiandone a lui delle sonore, gli -rompessi le braccia perchè non potesse più far del male. -</p> - -<p> -Io non potei non sorridere; ma quando l'informai che -v'erano libri che trattavano dei diritti e dei modi da tenersi -nel far la guerra, mi guardò con una ciera incredula, -e soggiunse: -</p> - -<p> -— Probabilmente avranno per testo, <i>quinto non ammazzare</i>. -</p> - -<p> -Io m'accorsi che l'uomo era troppo vecchio, o forse -troppo nuovo di sì fatte materie, sicchè si potesse sperare -di vincerlo coi grandi argomenti dell'averlo detto -altri e dell'essersi sempre fatto così: onde compatendo -la sua caparbietà: -</p> - -<p> -— Eh! queste cose è un pezzo anch'io che le rimeno -pel pensiero; ma per manco male non pizzichiamo questa -corda; tanto più che il rimediare a tali sconci non -dipende nè da voi nè da me; e coloro che li cagionano -odono soltanto le vittorie ed i <i>Te Deum</i>. Poi ci ha di -mezzo tanti altri garbugli, che la più sicura è portarseli -in pace come la febbre, come la gragnuola. -</p> - -<p> -— Oh quelle (ripigliava Carlandrea), quelle vengono da -Dio: ma coteste... Basta: la dice bene; lasciamola là. -Come dunque le contavo o volevo contarle, un dì, per -procacciar da vivere (pane, s'intende, o farina ed uova -e qualche uccello che mi capitasse sotto al tiro) io m'era -discostato alquanto, allorchè rivenendo, vedo — oh cosa -mai vedo! Due di coloro, in giulecco verde, con certe -bracacce larghe, legate ivi su d'una cintura rossa, berretto -rosso al capo, gran barba: le picche aveano confitte -in terra, ed un di loro batteva in malo modo la madre -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -della mia Rita, mentre l'altro, lattosi contro di questa, -voleva strapparle gli orecchini, torle il vezzo dal -collo, e chi sa qual cosa di peggio. -</p> - -<p> -Pazienza, a rivederci! Senza sapere quel che mi facessi, -spiano il fucile, nè stando a dirgli <i>guarda,</i> traggo — lo -ammazzo. Al tempo istesso, gridando a quanto me ne -usciva dalla gola, mi difilo verso quell'altro. — Costui, -come insieme udì il colpo, vide il camerata spacciato, e -me in atto di volerlo sorbire, saltò su, e urlando <i>Urah, -urah, Franciosi, Giacobini,</i> traboccossi a rotta di collo giù -per le pancate de' vigneti. Io gli feci volar dietro alcuni -ciottoli, che tristo lui se lo coglievano: poi parendomi -averne buon partito dal vedergli le spalle, tornai a confortare -quelle povere donne. -</p> - -<p> -Ho fatto male, eh? Capisco anch'io: un uomo, sebben -nemico, sebbene russo, l'ammazzarlo è un caso grosso. -E chi sa? forse colui (che Dio gli abbia perdonato!) aveva -moglie e figliuoli e padre e madre, che stavano ad aspettarlo, -e che forse pregavano per lui nel momento ch'io -lo spacciava. -</p> - -<p> -Ma d'altra parte che potevo io fare? solo contro due armati, -non sarei bastato; e la violenza che facevano a -quelle buone creature, mi parea giustificarmi. Io ne ho -sentito rimorso, sallo Iddio; e a Dio ne ho domandato -perdono e glielo domando ogni dì; e temo sempre che, -in punto di morte m'abbia a tornare innanzi quel cadavere, -quale io lo vidi dar i tratti e spirare. Quanto agli -uomini, me n'han fatto far la penitenza la parte mia. -</p> - -<p> -Per allora, trassi di colà le donne più morte che vive, -e le condussi giù verso l'Adda traverso ai boschi! Nel -fuggire, quale spavento di vedersi tutti i momenti addosso -a coloro! ogni foglia che stormisse, ogni stridir -d'uccello, ogni frascheggiare di lucertola, <i>Sono loro, sono -i Russi!</i> Quante volte un albero parve un uomo, che le -faceva gelare, ed invocare l'angelo custode! Ma quel che -era vero, udivasi un continuo fucilare, un cannonamento, -come il tuono d'agosto. <i>Gesù, Maria; abbiate compassione -di tante povere anime!</i> diceva la Rita. — <i>E de' poveri -loro parenti</i>, soggiungeva la madre, perchè ben ci accorgevamo -che si faceva battaglia. Di fatto abbiam saputo -di poi che i Francesi, guidati da Serrurier, si ritiravano -dinanzi agli Austro-Russi, finchè, ributtati in questa campagna -appunto, fecero testa, combatterono come leoni; -e sebbene assai minori di numero, la fecero pagar cara -ai nemici, ed ammazzatone un buon dato, si gettarono -nel palazzo che vede là, dell'illustrissima casa, e si difesero -tanto da ottener un'onorevole capitolazione, che, invece -del castellano, fu firmata dal fattore, mio compare, -e se n'andarono. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -</p> - -<p> -Io frattanto avea portate di là dall'Adda le donne, ove -nessun male ebbero, altro che la paura. — Dopo che il -paese fu smorbato, e le cose ripresero assetto, le rimisi -in casa loro: tornai io pure nella mia stamberga, che -trovai spazzata senza scopa; ed era un non parlar d'altro -che dei rubamenti, delle violenze, della battaglia, de' -morti, di mille casi stravaganti e atroci. -</p> - -<p> -La Rita e sua madre (benedette donne!), per quanto -avess'io raccomandato di tacere, nol seppero; e per gratitudine -cominciarono a dire: <i>Se non ci fosse stato quel -figliuolo!</i> e <i>L'abbiamo scampata bella!</i> poi contarono il -fatto ad un'amica, questa ad una parente, la parente a -suo marito, e questi al suo vicino; e in pochi dì lo seppero -il console e il comune; e dicevasi ch'io aveva accoppato -un Russo; poi le male lingue (ve n'ha per tutto) -aggiunsero due, e quattro, e che gli assalivo di tradimento, -e che li svaligiavo. -</p> - -<p> -Gente che vuol male non ne manca a nessuno; ed io, -nei tre anni percorsi, col fare il bizzarro, m'era fatto togliere -in tasca da parecchi; e questi non tardarono a -soffiar la cosa all'orecchio delle nuove autorità costituite. -</p> - -<p> -Sonavano certe campane, che non pareva un tempo da -far credenza. Fior di galantuomini, signori de' primi, e -preti e autorità si udiva che erano stati messi alle strette, -e cacciati sa Dio fin dove e fin quando: onde gli amici -mi dicevano, <i>Quest'aria non fa per te, Carlandrea;</i> i nemici -mi guardavano con certe ciere, che volevano dire, -<i>Non isperare di levartela liscia.</i> Il fatto fu che, volendo essere -uccello di bosco e non di gabbia, salutai la mia Rita -e sua madre, che tanto più stavano in affanno, quanto si -conoscevano causa del mio male: e imbracciato il mio -fucile, mi immacchiai. -</p> - -<p> -Ma di scostarmi non mi dava l'animo. Stavo un giorno -senza vedere il piccolo campanile del piccolo mio villaggio? -parevo un pesce fuori dell'acqua; mi crepava il -cuore, e bisognava tornassi. Spesso anche la sera volevo -arrivare sino a casa della Rita. Il resto me lo facevo pei -campi e pei boschi, e dormivo alla stella: al tempo dei -lavori di campagna, m'esibivo a qualche contadino per -ajutarlo di costa: ammazzavo qualche uccello, e tanto tiravo -innanzi. -</p> - -<p> -Però quel vivere su per su, non dormir mai nel proprio -letto, non trovarsi fra' suoi amici, non saper mai quel -che si farebbe domani, e stare continuo col batticuore di -esser côlto, e passare fin le domeniche senza messa; quel -fare insomma la vita del ladro e del bandito, non era -pane pe' miei denti. Cattive azioni, lo sa Dio, non ne ho -mai commesse: ma intanto non potevo portar il mio cappello -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -fuor degli occhi: m'accostava ad alcuno? Lo vedeva -sbirciarmi con quell'aria adombrata, che fa tanto -male a un galantuomo. -</p> - -<p> -Per istracco, io risolveva di farne dentro o fuora, e di -andar io stesso a consegnarmi alla giustizia. — Finalmente -che possono farmi? Narrerò come è passata la -cosa; le donne mi serviran da testimonio: male in vita -mia non ne ho fatto mai, nè avrei dato un buffetto al mio -peggior nemico: quella fu difesa necessaria, ed anche il -signor curato, quando spiega il Bellarmino, dice che non -si può ammazzare, dice, se non per difendere sè stesso. -Poco su poco giù, è stato il caso mio. -</p> - -<p> -Parlavo male? Non ci pensi però; che se io mi aspettava -acqua, le furono tempeste. Andai a Merate a consegnarmi: -esposi il fatto al signor cancelliere; e questi -mi disse: <i>Voi siete reo d'omicidio proditorio; di più, siete -conosciuto per giacobino; il quale ne ha dato prova questo -fatto istesso:</i> e quando io voleva rispondergli le mie brave -ragioni, egli mi fece chiuder in carbonaja a contarle ai -birri. -</p> - -<p> -Dio lo scampi dalla prigione, signorino! I disagi, le -privazioni, le mortificazioni, i soprusi de' carcerieri già -son un annesso e connesso, come il ribrezzo alla terzana. -Pazienza anche, quel che è peggio di tutto, la noja del -non far niente. Ma quel che non sapevo recarmi in pace fu -il lasciarmi mesi e mesi, come fecero, senza, non che dar -esito ai fatti miei, nè tampoco interrogarmi. Tante belle -ragioni io m'era disposte sulla lingua a mio discarico: -se il signor giudice dirà così, io risponderò così: se mi -apporrà questo, io gli replicherò cotesto: son a cavallo; -un lavacapo, e mi rimanderà. E ogni giorno credevo fosse -quello d'ottenere udienza, e ogni toccar di catenaccio era -un palpitare di speranza che venissero a interrogarmi: -ma ogni dì passava un dì, ed io a rosicchiare le unghie; -e la speranza con cui m'era svegliato, mi rodeva ancora -il cuore nel raddormentarmi. -</p> - -<p> -Deh se allora mi pareva preziosa la libertà! deh come -lo stridere dei sorci, mia unica compagnia, mi faceva ricordare -quant'è delizioso il cantar del grillo e il pigolare -dell'allodoletta all'aperta! Io pensava tra me e me: — Alla -fine son io spazzatura di strada? non sono un uomo, -un cristiano come loro? eppure non mi badano, più che -alla terza gamba; e forse quei che mi dovrebbero giudicare -se la passano in pace colla coscienza loro, senza un -rimorso del male che cagionano, delle lagrime che scorrono -per loro negligenza. Ecco bella maniera di mettermi -in amore, se fosse vero che li odiavo! Fallerò, ma mi -pare sia il modo di disamorare anche i loro benevoli. Che -ne dice ella? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -</p> - -<p> -Io sorrideva, e crollando il capo, ne dava una presa a -Carlandrea, il quale mutando tono proseguiva: -</p> - -<p> -— Così passa un mese, passano due, passa l'intero inverno; -quando tutt'in un subito si vede una strana mutazione; -e i carcerieri, capisce lei? i carcerieri divenire -mansueti come uomini. Che è! che fu? Ella sa bene che -cos'era. Quegli altri avevano dovuto far fagotto un'altra -volta: i Francesi tornavano: e un bel dì ci aprono i chiavacci, -e <i>Andate in pace</i>. -</p> - -<p> -Ha veduto ella mai dei tordi scappar dalla ragna? Tal -quale noi. Io saltava tant'alto: corsi senza voltarmi indietro -giù pei sentieri, traverso ai campi: che siepi? che -fossatelli? che frumento? Ah! riveder il suo paese è pur -sempre gioconda cosa. Ma a chi esce da una prigione! a -chi dal tanfo di quattro mura trovasi reso all'aria aperta, -alla dolcezza di fare quel che vuole, d'andare dove vuole, -all'onore di galantuomo, al parlar liberamente, al credere -quel che v'è detto, all'essere creduto quel che si -dice<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. -</p> - -<p> -Volai dalla Rita. Poverina, se era stata dolorosa tutto -quel tempo! Ma ora i crucci erano finiti: i Francesi tornavano, -ma più quieti, più docili, più religiosi: un ordine, -un'armonia da non dire; e i partiti trovavano il -loro conto a mettere a monte gli odii, dopo essersi ciascuno -alla sua volta fatto il più male che potevano; tutti -avevano sofferto e fatto soffrire abbastanza per accorgersi -che si fa tristi avanzi dal far male: beati quelli ch'erano -divenuti savi dei danni altrui! -</p> - -<p> -La somma fu, che tra breve si fecero le nostre nozze, -e io rizzai casa, badai ai fatti miei, e contento come un -frate, tornai camparo dell'illustrissima casa, e ci sto da -trentadue anni, e va pei trentatrè; e la conto, e mi è -dolce il rammentare quante cose ho visto cambiarsi intorno -a me. -</p> - -<p> -Vede là una vecchierella crogiolata sulla soglia di quell'uscio, -con un bambino sulle ginocchia, e un altro che -le fa chiasso ai piedi? È la vivace, la leggiadra Rita, coi -figliuoli del nostro figliuolo. Ved'ella questa pianura di -campagna, tutta piantata a gelsi, tutta ricca di grano -turco? Io la vidi rasa come questa palma di mano, con -terrapieni qua, e là fossati, con vestigia di fuochi, di spedali, -di trabacche, e quel ch'è peggio, sparsa di sangue, -di morti, di feriti, e gente ingorda che andava a frugarli -per cavarne di tasca alcuni quattrini, e spogliarli di quei -pochi cenci. Molti anni non passeranno, e nessuno più -se ne ricorderà: più nessuno dirà un <i>requiem</i> ai morti -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -della battaglia di Verderio. Ma noi, noi ogni sera, quando -di brigata si recita il rosario, preghiamo pei poverini, -morti in quella; e insieme pei carcerati, per chi milita -lontano da casa sua, per chi fa soffrire tanto agli uni e -agli altri. -</p> - -<p> -Così mi raccontava l'ingenuo Brianzuolo, mentre io vagava -per quelle campagne a far tesoro di sensazioni gioconde -ed innocenti, cui potessi ripassare fra i disaggradevoli -tumulti o le accidiose noncuranze della città. E ben -m'avvenne di dover in breve, gemendo senza conforti e -protestando senza fiducia, lento lento ricorrere su ciascun -più minuto particolare di quelle memorie, di quei discorsi, -di quella semplicità che m'avea procacciato la dolcezza così -soave di scendere in un cuor buono, e ritrovarvi, per istinto -di retto sentimento, quello a cui giunge a fatica la scienza -meditabonda e presuntuosa. -</p> - -<p class="indr"> -1834. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -</p> - -<h3 id="notaverd">NOTA</h3> -</div> - -<p> -<i>La gioja della liberazione dal carcere fu dall'autore espressa -in questo</i> -</p> - -<p class="center pad2"> -DITIRAMBO. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quante volte lo sognai</p> -<p class="i02"> Questo giorno avventurato,</p> -<p class="i02"> Poi svegliato — disperai</p> -<p class="i02"> Che dovesse più brillar!</p> -<p class="i01">Vi saluto, o conscie stanze</p> -<p class="i02"> Di domestici contenti,</p> -<p class="i02"> D'incolpabili speranze,</p> -<p class="i02"> Di tranquillo meditar.</p> -<p class="i01">Questa notte, nel mio letto,</p> -<p class="i02"> Rotti i sogni non mi fièno</p> -<p class="i02"> Dal fracasso, dall'aspetto</p> -<p class="i02"> D'esplorante carcerier:</p> -<p class="i01">Nè sull'alba in suono atroce</p> -<p class="i02"> Chiavi e sbarre ripercosse,</p> -<p class="i02"> Ma de' miei la cara voce</p> -<p class="i02"> Desterammi a bei pensier.</p> -<p class="i01">O mie carte, o libri amati,</p> -<p class="i02"> Dolce causa de' miei guai,</p> -<p class="i02"> Quanto mai — non v'ho bramati</p> -<p class="i02"> Fra l'inerzia che passò!</p> -<p class="i01">Al colloquio non temuto</p> -<p class="i02"> Riederò d'un labbro amico;</p> -<p class="i02"> Ciò che dico fia creduto</p> -<p class="i02"> Ciò che ascolto crederò.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Diletti a questo cor,</p> -<p class="i02"> Al vostro sen stringetemi:</p> -<p class="i02"> Ecco, son salvo ancor.</p> -<p class="i01">Ditemi la parola</p> -<p class="i02"> Che tempera le lagrime,</p> -<p class="i02"> Che il lungo duol consola.</p> -<p class="i01">E nostra madre ov'è?</p> -<p class="i02"> Misera, quanto piangere</p> -<p class="i02"> Dal dì che mi perdei</p> -<p class="i01">Ristoro ai gravi affanni,</p> -<p class="i02"> Sua compiacenza e gaudio,</p> -<p class="i02"> Speme de' tuoi tardi anni,</p> -<p class="i01">Nuovo a' suoi figli padre,</p> -<p class="i02"> Perdermi, e così perdermi...</p> -<p class="i02"> Deh quanto duolo, o madre!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span></p> -<p class="i01">Ti sovvien quante volte, alle mie cure</p> -<p class="i02"> Benedicendo, dolcemente mesta,</p> -<p class="i02"> Il ciel (dicevi) sosterrà te pure?</p> -<p class="i01">Ed io che rispondevo? Ah non è questa</p> -<p class="i02"> La terra dove sia compenso ai buoni;</p> -<p class="i02"> Terra al tristo benigna, al pio funesta</p> -<p class="i01">Ma s'abbia il mondo i suoi venali doni;</p> -<p class="i02"> E a chi la viltà sua svelar non teme</p> -<p class="i02"> Tòrsi al brago volgar mai non perdoni.</p> -<p class="i01">A meta più sublime ergiam la speme:</p> -<p class="i02"> Ad un premio maggior d'ogni desio;</p> -<p class="i02"> Lo sposo tuo lassù ci attende, e insieme</p> -<p class="i01">Là canteremo unitamente a Dio.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i02"> Quei detti oh sovente — ti corsero a mente</p> -<p class="i01">Allor che il tradito — tuo figlio innocente</p> -<p class="i01">Udisti rapito — coi ceppi sui piè.</p> -<p class="i01">Piangesti, pregasti: ma il prego, ma i pianti</p> -<p class="i01">Che il forte respinse, del Santo dei santi</p> -<p class="i01">Ascesero al soglio, trovaron mercè.</p> -<p class="i02"> Son salvo! deh cessa le lunghe querele;</p> -<p class="i01">Son salvo; abbia posa la tema crudele:</p> -<p class="i01">Il figlio redento deh corri abbracciar:</p> -<p class="i01">Coi pochi che fidi provò la sventura,</p> -<p class="i01">Con questa risorta famiglia sicura</p> -<p class="i01">D'un gaudio implorato deh vieni esultar!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Voi piangete, o fratelli, o sorelle,</p> -<p class="i02"> Come il dì che fui svelto a' miei lari?</p> -<p class="i02"> Questo è pianto di gioja; ma quelle,</p> -<p class="i02"> Strida furon di duol, di terror.</p> -<p class="i01">Io tacente, col volto dimesso,</p> -<p class="i02"> A me stesso, — a miei cari pensava.</p> -<p class="i02"> Là da canto — a' chi il pianto — inaccesso</p> -<p class="i02"> Di tumulto imputava il dolor.</p> -<p class="i01">E partirmi, e lasciarvi, sicuro</p> -<p class="i02"> Di lasciarvi ai bisogni, all'ambascia,</p> -<p class="i02"> Nè veder su alcun giorno — futuro</p> -<p class="i02"> Del ritorno — la speme brillar!</p> -<p class="i01">Se soffersi! L'udrete al loquace</p> -<p class="i02"> Focolar nelle placide sere.</p> -<p class="i02"> Abbian essi il perdon, noi la pace</p> -<p class="i02"> Qui raccolti al domestico altar.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">All'altare di Maria</p> -<p class="i02"> Qua concordi ad inneggiar</p> -<p class="i02"> Adjutrice e madre mia,</p> -<p class="i02"> S'io la debbo ringraziar!</p> -<p class="i01">Quando l'ansia e lo sgomento</p> -<p class="i02"> Tenebravami il pansier:</p> -<p class="i02"> Quando sogni di spavento</p> -<p class="i02"> Fean di spine l'origlier:</p> -<p class="i01">Dell'iniquo allor che il braccio</p> -<p class="i02"> M'addoppiava un vil rigor,</p> -<p class="i02"> Minacciando un ceppo, un laccio</p> -<p class="i02"> Con sogghigno insultator,</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span></p> -<p class="i01">Sollevai con fè la palma</p> -<p class="i02"> Alla madre di Gesù,</p> -<p class="i02"> E sentii conforto all'alma</p> -<p class="i02"> Di pacifica virtù.</p> -<p class="i01">— Tanto duol sul capo mio</p> -<p class="i02"> Cumular, Maria perchè!</p> -<p class="i02"> <i>Avea colpa il figlio mio?</i></p> -<p class="i02"> <i>Pur soffrì tanto per te.</i></p> -<p class="i01">— E mia madre? Ahi trista! solo</p> -<p class="i02"> Vive al pianto i pigri dì.</p> -<p class="i02"> <i>Ancor io fui madre; e duolo</i></p> -<p class="i02"> <i>Pari al mio chi mai soffrì?</i></p> -<p class="i01">— E ai fratelli, anzi miei figli,</p> -<p class="i02"> Chi più il pan dividerà?</p> -<p class="i02"> <i>Quel Signor che veste i gigli</i></p> -<p class="i02"> <i>L'orfanel non lascerà.</i></p> -<p class="i01">— Spunterà mai giorno lieto?</p> -<p class="i02"> Riederà la gioja al cor?</p> -<p class="i02"> <i>Non si sale all'Oliveto</i></p> -<p class="i02"> <i>Che pel calle del dolor.</i></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i05"> A te s'alzarono</p> -<p class="i04"> Concordi i voti;</p> -<p class="i04"> Concordi or sorgono</p> -<p class="i04"> Gl'inni devoti,</p> -<p class="i05"> O madre, figlia,</p> -<p class="i04"> Sposa all'Eterno,</p> -<p class="i04"> Che a pro del passero</p> -<p class="i04"> Mitiga il verno.</p> -<p class="i05"> Me la tua grazia</p> -<p class="i04"> Salvò; ma quanti</p> -<p class="i04"> Ancor nel carcere</p> -<p class="i04"> Gemono in pianti!</p> -<p class="i05"> Quante t'innalzano</p> -<p class="i04"> Voci dogliose</p> -<p class="i04"> E suore italiche,</p> -<p class="i04"> E madri e spose!</p> -<p class="i05"> Ti piaccia accogliere</p> -<p class="i04"> Fausta que' lai.</p> -<p class="i04"> E poni un termine</p> -<p class="i04"> Ai fieri guai.</p> -<p class="i05"> Apri ai lor miseri</p> -<p class="i04"> L'orrenda stanza:</p> -<p class="i04"> Rendi alla patria</p> -<p class="i04"> Tanta speranza:</p> -<p class="i05"> Di quei che soffrono</p> -<p class="i04"> Tempra il martire,</p> -<p class="i04"> O madre, e mitiga</p> -<p class="i04"> Chi fa soffrire.</p> -</div></div> - -<p class="indr"> -1834. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -</p> - -<h2 id="brivio">IL CASTELLO DI BRIVIO</h2> -</div> - -<div class="poem-container"> -<div class="poem inl"><div class="stanza"> -<p class="i01">Del gaudio nell'ore,</p> -<p class="i02"> Nei giorni — del duolo</p> -<p class="i02"> Mi torni — nel cuore,</p> -<p class="i02"> Paterno mio suolo.</p> -</div></div> -</div> - -<h3>I.</h3> - -<p> -Tutto è festa nel castello di Brivio. Una fiamma divampante -sul battuto della torre angolosa, dirada le tenebre -della notte: cento barchette illuminate vogano al suo -piede, gridando viva e riviva; viva e riviva echeggia più -esultante nell'interno, ove dieci signori delle vicine terre -nella sala d'arme, nell'altre minori i vassalli e gli scudieri, -fra le spumanti tazze del vino orobio, alternano i -brindisi a Oldrado barone del castello; Oldrado, il paventato -caporione de' Guelfi qui intorno, che oggi, dalla torre -che domina Gallusco e Villadadda, menò sposa Ermellina, -figliuola del signor Colleone, ghibellino famoso. -</p> - -<p> -Oldrado compone il viso a quel più cortese che può un -uomo cresciuto continuo sotto la corazza, fra gli amari -gusti della prepotenza e della vendetta, guardando gli -uomini non collo scontento di chi troppo li conobbe, ma -col disprezzo di chi mai non curò di conoscerli; di chi -non vide in quanti gli erano attorno che, od eguali da -superare od inferiori da opprimere e sagrifieare a' suoi -fastidii superbi; di chi mai non apprese la bellezza della -virtù, la consolazione del far bene, l'ebbrezza dell'amare, -dell'essere amato. -</p> - -<p> -Gradiva egli e ricambiava gli augurii; ma tra le rughe -che l'orgoglio dapprima aveva tracciate, poi l'età rese -stabili sul suo volto, lasciava trapelare l'impazienza d'una -gioja che a lui pareva ingannevole e adulatrice; e colla -sinistra ad ora ad ora impugnava spensieratamente il pomo -dorato dello stilo, che mai dal suo fianco non dipartiva, -lo stilo ministro di sue vendette. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -</p> - -<p> -Fra le vezzose donne radunate a nozze spicca in tutta -la leggiadria di sua giovane persona la biondissima Ermellina; -e figurandosi in tutte un cuore ingenuo come -il suo, con naturale cortesia risponde ai festivi mirallegro -ed alle argute allusioni. Ma la sua gioja non è intera. -Nata a liberi sensi e gentili, capace di conoscere e pregiare -il bello, in quella cara età quando l'amore è un -istinto, non un calcolo, quando si crede e si è creduti, -ella vide il trovadore Tibaldo, d'età fiorito e di bellezza, -venire dal patrio Merate nelle paterne sale di lei, rallegrando -i lauti convivi colle gradite romanze: lo vide, conobbe -lo splendore dell'ingegno di lui, la pietà del suo -cuore, e poteva non amarlo? Oh quel giorno! — era un -bel giorno sul mezzo del vivace ottobre, quand'egli, cogliendo -una viola del pensiero, gliela presentò, e — Vi -duri la memoria mia anche quando questo fiore sarà appassito. -</p> - -<p> -Non gli fece ella risposta che d'un sospiro. Ma in quella -sopravvenne la indovina di Pontida, la vecchissima che -dicea d'aver veduto, due secoli prima, giurarsi nella sua -patria la Lega Lombarda e pronosticava dover vivere fino -ad un infame tempo quando più niuno quella Lega ricorderebbe; -l'indovina venerata e temuta, sfuggita ed implorata, -creduta da chi santa, da chi maliarda. Ed — O -garzoni (esclamò) voi finirete i vostri giorni l'uno all'altro -abbracciati. -</p> - -<p> -Da quell'istante, il memore fiorellino, imitato coi biondi -capelli della vezzoza, fregiò sempre il petto del damigello: -da quell'istante fu il sogno d'Ermellina, fu l'oggetto -d'ogni sua preghiera il potere un tempo chiamar suo Tibaldo, -la delizia di svegliarsi carezzevole sul seno di lui, -l'orgoglio di essere da tutti accennata come la donna del -migliore di quanti, là intorno cantavano rime d'amore. -Speranza ahi svelta in erba! E fra i tripudii d'oggi non -le si toglie dalla mente il disperato dolore dell'amico, -l'addio — parola sì dolce e sì lugubre — che le lacrimò -per l'ultima volta. Che se, piena di quella cara immagine, -essa leva lo sguardo al suo signore, scorge un irsuto -guerriero, il cui nome ella imparò a paventar da bambina; -mille volte lo udì esecrare da' domestici suoi, mille -volte supplicò agli altari perchè nelle fraterne battaglie -non le scannasse il padre, i congiunti. Ma dalle fraterne -battaglie uscito vincitore, grave patto egli impose al vinto -Colleone, di diroccare metà della torre che domina Callusco -e Villadadda: e dargli sposa l'unica figliuola. Or -come amarlo? Come cancellare dalla memoria un primo, -un unico, un immacolato amore? -</p> - -<p> -Intanto va morendo il suono ed il luccicor della festa; -Oldrado congeda la brigata: tutto ritorna al silenzio; -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -solo l'aura notturna leva sulle ali e confonde un gemito -ed una fievole armonia; è il gemito dell'Ermellina che -rimpiange i sogni di sua giovinezza; è il lamento dell'amoroso -Tibaldo. -</p> - -<h3>II.</h3> - -<p> -Corse un anno da quel giorno: e al nuovo maggio, -sull'angoloso torrazzo di Brivio sventola, distinto di fasce -bianche e vermiglie, lo stendardo del barone, che richiama -alle fraterne battaglie. Papa Gregorio XI perdonava i -peccati a chiunque assumesse le armi e la croce contra i -signori Visconti di Milano; ed all'appello assecondando, -i Guelfi della Martesana forbivano ogni arma, dalla lucente -alabarda fino al coltello traditore. Grandi baldorie -fiammeggiano sulle vette del Mombarro, del Montorobio, -del Sanginesio, del Monteveggia; il campanone di Brianza -tre dì e tre notti rintoccò; tre dì e tre notti squillò ad -intervalli il corno dei torrioni di Brivio, dove al quarto -son tutti radunati i guerrieri. Qui gli Annoni d'Imbersago, -i Medici di Novate, i Riboldi di Besana, i Petroni di Cernusco, -gli Ajroldi di Robbiate: qui i Capitanei di Hoe e -di Mombello: qui coi loro vassalli Oldrado da Giovenzana -e Guglielmo da Sirtori. Pagano Beretta guida i Cornaggi -da Bernareggio: ai terrieri di Lecco accenna Cressone -Crivello: prete Pietro va innanzi ai Corradi dei Licurzi, -portando la croce, segno d'amore e di perdono, sotto la -quale vanno a commettere odii e stragi. La fazione dei -Melosi di Vimercate segue Obizzone da Bernareggio, il -più largo posseditore della Martesana: l'abate di Civate -mutò la cocolla e il pastorale nella lancia e nella corazza. -</p> - -<p> -Forti nella concordia dei voleri, che non avrebbero potuto? -Ma, sciagurati! come il pugnale mal chiuso nella -vagina taglia la mano che l'impugna, sciagurati! corrono -per guadagnarsi il paradiso coll'ammazzare, col farsi ammazzare — e -sono fratelli. -</p> - -<p> -Ma nel feroce tripudio della vendetta e della strage più -vivamente Oldrado esultò: e la memoria d'antichi oltraggi, -le guerresche abitudini, il furor di parte, l'amore della -preda gli traspajono dalla fronte più del consueto corrugata. -La guerresca ordinanza fuor del castello difilavasi, -quand'egli scende dall'echeggiante scalone; scende affibbiandosi -al giaco di maglia lo stilo del pome dorato, ministro -di sue vendette: e ad Ermellina, che gli viene timidamente -a fianco, rinnova una tante volte replicata -querela perchè sì fredda esprimesse l'amor comandato. -</p> - -<p> -Oh! chi compera un'arpa, compera forse insieme la -virtù di destarne le armonie divine? La bella, fra il dover -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -amarlo e il sentire di non poterlo, guardava il signor suo -colla calma della rassegnazione: non seppe reggere lo -sguardo onde, traverso alla bruna visiera, egli la fiammeggiò, -quando, già montato in arcione, le strinse la -mano, e addio. -</p> - -<p> -Spronò il bajo corsiero, ed ultimo fece sonare colle ferrate -zampe il ponte levatojo, che dietro lui si alzò. -</p> - -<p> -Procedevano i battaglieri tra' tuoi poggi ridenti, o mia -terra natale; e qualche villanella, mal nascosta dietro ai -penduli tralci, con desio cercava il noto cimiero del suo -vago: l'agricoltore appoggiato alla marra, li guardava, -pensoso ai campi ove porterebbero la ruina: e qualche -vecchio, rivolto sull'utile pensiero del sepolcro, compassionava -i tanti prodi, che forse tra un mese non sarebbero -più, siccome l'erba che calpestavano passando. Ma -essi in loro coraggio spensierato, venivano confusi, inordinati, -vari d'arme e d'arnesi: e chi rassettavasi al petto -la croce; chi a tempo incioccava la lancia sul palvese; -chi riandava i compianti consigli d'una cara abbandonata; -chi millantava sue passate venture: chi intonava quel -carme di guerra usato dai Brianzuoli: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Alla morte col sorriso</p> -<p class="i02"> Il crociato se ne va:</p> -<p class="i02"> Dalla pugna al paradiso</p> -<p class="i02"> Il crociato volerà.</p> -<p class="i01">Su, destiamo i corpi e l'alme</p> -<p class="i02"> All'invito del Signor:</p> -<p class="i02"> Ci s'intreccino le palme</p> -<p class="i02"> Del martirio e del valor.</p> -</div></div> - -<h3>III.</h3> - -<p> -Ben altre melodie quella sera stessa e la seguente scossero -dolcemente l'aria sotto al castello di Brivio. Da una -barchetta un maestrevole arpicordo accompagnava le -canzoni del paese, le canzoni depositarie dei dolci e dei -magnanimi sentimenti che di memorie nutricavano le -speranze dei miei Brianzuoli, finch'essi non dimenticarono -di avere una patria. Le quali, celebrando le prodezze e -le cortesie, or rammemoravano la gentile Ferlinda contessa -di Brivio, allorchè vedovata, d'ogni aver suo fece -dono alla cattedrale di Bergamo per salute dell'anima: -or imitavano il pianto penitente, onde, nella rocca di -Lecco, Guido da Monforte scontava il sacrilego omicidio; -or ripetevano all'indignata pietà i nomi e i fasti de' nobili -Briantei, scannati dai Torriani. Ma il cantore cominciava -sempre, sempre finiva con una romanza, soavemente -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -melanconica, siccome la ricordanza dell'amica lontana. -E diceva -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">D'ottobre rorida</p> -<p class="i02"> Tacca la luna</p> -<p class="i02"> Sovra la limpida</p> -<p class="i02"> Crespa laguna;</p> -<p class="i02"> Tremulo zefiro</p> -<p class="i02"> Lambiva i fior;</p> -<p class="i03"> La luna e il zefiro</p> -<p class="i02"> Parver più lieti</p> -<p class="i02"> Quando, fra murmuri</p> -<p class="i02"> D'amor segreti,</p> -<p class="i02"> Cedesti a un trepido</p> -<p class="i02"> Bacio d'amor.</p> -<p class="i01">Sorriser gli angeli</p> -<p class="i02"> Alla primiera</p> -<p class="i02"> Gioja d'ingenua</p> -<p class="i02"> Fede sincera,</p> -<p class="i02"> E il tuo congiunsero</p> -<p class="i02"> Col mio destin.</p> -<p class="i03"> D'allora, al giubilo,</p> -<p class="i02"> E al pianto insieme,</p> -<p class="i02"> Insieme al fremito</p> -<p class="i02"> Ed alla speme,</p> -<p class="i02"> La morte colgami</p> -<p class="i02"> A te vicin.</p> -<p class="i01">Quel dì, chinandoti</p> -<p class="i02"> Sul letto mio,</p> -<p class="i02"> Tra 'l prego flebile,</p> -<p class="i02"> Tra 'l rotto addio,</p> -<p class="i02"> Senza i rimproveri</p> -<p class="i02"> D'un reo pensier,</p> -<p class="i03"> Sul fronte madido,</p> -<p class="i02"> Sui muti rai,</p> -<p class="i02"> Quando a me l'ultimo</p> -<p class="i02"> Bacio darai,</p> -<p class="i02"> Ripensa al trepido</p> -<p class="i02"> Bacio primier.</p> -</div></div> - -<p> -Fra il sonno degli uomini e il silenzio della notte, saliva -quell'armonia alla solinga stanza d'Ermellina, che -conosceva la voce di Tibaldo; conosceva le arie, use a cercarle -la via dei cuore quand'egli veniva rallegrando i paterni -convivii; conosceva la romanza onde, al tempo dei -dolci sospiri, le svelò primamente le sue timide speranze. -L'accoglieva nelle cupide orecchie, e sola — quanti cari -pensieri, quante memorie s'affollavano intorno all'accorata! -e i desiderii, e il dovere, e il profetare bugiardo dell'indovina -di Pontida, e i fulgidi occhi del Trovadore, e il -severo piglio del signor suo, e l'aver potuto essere felice -e il dover non appartenere a quello cui era appartenuta -per tutte le sue speranze; tutti i suoi piaceri, tutti i suoi -dolori — e piangeva, piangeva dirotto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<p> -Così un mese durò, così due, contenta e spossata della -sua resistenza. Ma troppo rozzi erano que' battaglieri; -troppo era lunga la lontananza: troppo lusinghevoli i -Trovadori. Una volta Ermellina s'affacciò alle dipinte vetriate -del balcone — guai, o fanciulle, al primo passo! — un'altra -le aperse; poi vi dimorò alquanto: la sera seguente -uscì sul verone al discoperto: che più? discese -alla porticella di soccorso che riesce sul lago, e tolse -dentro l'amoroso. — Sentenziatela voi, leggiadre donne, -che per prova intendete amore. -</p> - -<p> -Da quella, che sere avventurate! Delizie sempre eguali -e sempre diverse; cento cose a dire e cento volte replicare -le stesse; e un'ebbrezza crescente più l'un dì che -l'altro, e più l'un dì che l'altro indugiato il momento del -distacco. Nè più fantasie di guerra o sventure di innamorati -insegna il Trovatore alla laguna: ma dolcezze e -festività e il giocondo spettacolo della bellezza, e i voluttuosi -baci delle colombe, e i tripudii delle corti bandite -e delle gare d'amore. -</p> - -<p> -Si perigliavano intanto i guerrieri di Brianza nelle fraterne -battaglie: al biscione de' Visconti soccombeva la -croce dei Guelfi, che, invano benedetti, andavano di rotta -in rotta, di fuga in fuga: sicchè di là del lago di Brivio, -diffusi per bande tra le gole della val San Martino, avventavansi -ad ora ad ora nel ferro, e con inclite prove -facevano a Barnabò amara la vittoria, se dovette comprarla -col sangue d'Ambrogio suo figliuolo. -</p> - -<p> -Ma quei tumulti che fanno a Tibaldo, ad Ermellina? -oh la gioja loro, oh i loro affanni non pendono dall'evento -delle battaglie fraterne. La delirante esultanza del presente, -e nulla più in là. Il silenzio, dio de' fortunati, copre -le mutue delizie, a cui li conduce il cantar dell'usignuolo, -da cui li diparte il pigolio dell'allodoletta. — Deh cedesse -più tosto il sole l'imperio del cielo alla mite stella della -sera! Deh l'aurora indorasse più tardi le vette dell'Albenza! -Domani, amor mio, per quanto bene mi vuoi, torna -più presto domani. -</p> - -<h3>IV.</h3> - -<p> -E al domani, come appena intese la barchetta fender -le onde e soffermarsi, Ermellina scendeva e tra via via -rassettandosi le biondissime chiome sulla fronte e la -stola sul petto, che prelibando le delizie, saliva e scendeva -più ansioso che mai. Apre lo sportello — ma che? -Invece della morbida destra dell'amante, qual è questa -che tanto aspra l'afferra? Invece del velluto della cilestre -casacca, ha toccato una ferrea armatura: invece delle -piume cascanti con vezzo dal roseo tòcco sulle fiorite -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -guance di Tibaldo, fissa una negra celata; e attraverso la -bruna visiera ha riconosciuto Oldrado. -</p> - -<p> -Il quale ghermitala, senza far motto la trae nel battello, -e batte la voga. Essa, la costernata, assisa tacente -in su la prora, non osava levare gli occhi sull'oltraggiato: -e prima li teneva colle supine palme velati; poi, quasi -cercando una consolazione in quell'universale abbandono, -li girava intorno. Era una di quelle limpide sere, in cui -tanto è soave solcare l'increspato zaffiro delle onde, soli -con una sola che c'intenda e ci risponda. — Ma per Ermellina! -La luna, dalla piena faccia versando i silenzi di -sua luce sulla natura, mostrava all'afflitta sul poggio lontano -la torre del palazzo, ove gioito aveva, fanciulla imprevidente -d'un infausto avvenire: più da presso il campanile -di Pontida, ove la vecchia indovina le aveva predetto -che finirebbe i suoi giorni abbracciata all'amato -giovinetto: ecco la portella ov'egli primamente le tese al -collo le braccia. — Oh! tu almeno sei salvo, amor mio -tu rimani a compiangere chi doveva vivere solo per te, -chi per te muore. Povera Ermellina! -</p> - -<p> -In brevissimo tragitto prendono spiaggia al dosso della -vicina isoletta. Oldrado trascina di barca la donna: pochi -passi ed... ahi vista! su l'arena giaceva resupino Tibaldo: -avea fisso in petto lo stile dal pome dorato, e le sue dita -premevano sulle tiepide labbra una viola del pensiero, -tessuta di biondi capelli. -</p> - -<p> -Mise un grido la disperata, cadde sovr'esso, confuse il -suo coll'ultimo sospiro di lui; e neppur sentì il pugnale -che, tratto dal cuore dell'amante, le fisse e rifisse nel suo -l'adirato: poi la precipitò nelle onde, abbracciata al troppo -diletto garzone. — Ahi, come s'adempiva il presagio dell'indovina -di Pontida! -</p> - -<p> -I poverelli, usati venire dalla pietosa a mendicare il -tozzo, più non la rimirarono, esilarata nel piacere del benefizio: -invano l'attesero le forosette ad avvivare di sua -presenza le baldanzose carole del giorno festivo o della -vendemmia; i Francescani, che da Sabbioncello e da San -Rocco venivano alla cerca, si videro mandar al convento -larga limosina per celebrare suffragi, e l'ordine di non -tornar più. -</p> - -<h3>V.</h3> - -<p> -E Oldrado? -</p> - -<p> -Le sentinelle più non alternano dagli spaldi l'allarme, -più la saracinesca non si rialza all'entrata del castello. -Per un pezzo corse voce ch'egli fosse andato colla vinta -sua fazione in esigilo, ma quando Gian Galeazzo Visconti -perdonò ai nemici, e, di salute affidati, tutti i Guelfi nostri -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -risalutarono il sorriso de' tuoi colli festanti e l'olezzante -sereno delle tue aurore incantatrici, o mia Brianza, Oldrado -solo non ritornò. Variamente ne fu che dire per -tutti i contorni, ma nessuno colse nel vero. Però la vecchia -indovina, a chi la interrogava se ne sapesse, rispondeva -col no misterioso di chi vuol far intendere che sa tutto: -finchè, passati dieci anni e dieci giorni, essa raccontò la -storia a pochi, e troncandola sulla fine, batteva del piede -in un certo luogo del castello. -</p> - -<p> -E quella storia la ridissero poi gli uomini a chi chiedeva -quali erano i padri nostri; la ridissero le vecchie -alle fanciulle che domandavano quanto gran colpa fosse -il bacio d'amore; e corse di bocca in bocca fino a un -tempo di sbigottita noncuranza, quando nessuno più impedì -che i colpi delle sciabole o la ruggine della pace -consumassero foglio a foglio le nostre memorie. -</p> - -<p> -Ed io fanciullo coi fanciulli del mio villaggio, assumendo -alcuno di que' nomi che erano allora la maraviglia delle -città e dei tugurii, dei re e dei garzoncelli, sovente fingevo -assalti e battaglie presso a quel castello, che pomposamente -denominavamo Austerlitz, Barcellona o Smolensko. -E tra quelle finte imprese, dove ci addestravamo -agognando alle vere, m'arrestò talvolta il più annoso pescatore -del paese, affine di raccontarmi i casi di Ermellina. -Io l'ascoltava, deh come attento! ma quando soggiungeva -certe fantasie, d'un pipistrello che ogni sera -aliava intorno alla portella, di certe graffiature che, poc'anni -fa, si discernevano sulle bruciacchiate pareti d'un camerotto -disabitato; di due fiammelle che, fino a' suoi giorni -si vedeano dal lago inseguirsi rasente i torrioni senza -raggiungersi mai, — Buon vecchio (io gli chiedeva) perchè -tutto questo fino ai dì vostri, ed ora non più? -</p> - -<p> -E mentr'egli rimaneva, mal predicendo di questi fanciulli, -che, dopo venuta la Rivoluzione, nascono ad occhi -aperti e non temono del demonio, io tornava sui trastulli, -a strappare i vilucchi e il capelvenere dalle ingombre feritoje -del castello, a racimolare le coccole selvatiche e -l'uva turca sui dirotti muricci, e fingere innocenti battaglie -su per le brecce, un tempo insanguinate dalle vere. -</p> - -<p> -Ora fa poc'anni, smurandosi colà, per <i>far bello</i>, col qual -titolo il giorno d'oggi va distruggendo ogni memoria del -jeri, fu dissotterrata una grossa lapida, impressa a rozzi -caratteri, e sott'essa un guerriero. Il cadavere, al primo -sentir dell'aria, si sfasciò, ma durarono i suoi arnesi di ferro -e una negra celata e un giaco di maglia, nel cui mezzo dal -lato sinistro era piantato uno stilo dal pome dorato. -</p> - -<p> -Ma chi si curò di sapere chi fosse? -</p> - -<p class="indr"> -1832. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -</p> - -<h3 id="notabri">NOTA.</h3> -</div> - -<p> -È Brivio un borgo di antichissimo ricordo, posto sulla -destra dell'Adda, dieci miglia di sotto di Lecco; e il suo -nome (anzichè da <i>Bi ripa</i>, come vogliono i latinisti, raffrontando -a <i>Bi-lacus</i>, Bellagio) ne pare derivato dalla -radice celtica <i>briva</i>, ponte; da cui i gallici <i>Sumorabriva</i> -fra Auxerre e Troyes; <i>Durobriva</i> e <i>Ourobriva</i> in Bretagna; -<i>Brivia Curretia</i>, Brives sulla Corrèze, ecc. -</p> - -<p> -Nel secolo IV è ricordato che san Simpliciano, succeduto -a sant'Ambrogio nel vescovado di Milano, e che una -antica tradizione farebbe dei Capitanei o Cattanei del -prossimo villaggio di Beverate, venisse fin a Brivio a ricevere -i corpi dei ss. martiri dell'Anaunia (Val di Non), -Sisinio, Martirio ed Alessandro, ch'egli trasportò nella basilica -milanese, denominata poi da esso santo vescovo. Il -titolo di que' tre santi rimase alla chiesa prepositurale di -Brivio. Doveva però questo borgo stare sulla riva sinistra -dell'Adda, in quella che chiamavasi Val di San Martino, -e che appartenne alla diocesi di Milano fino al 1746, quando -fu ceduta alla diocesi di Bergamo. Forse allora sulla riva -destra non sorgeva che il castello: il quale è un vastissimo -quadrato, avente ai quattro angoli quattro torrioni -rotondi. Apparteneva questo, avanti il mille, ai signori di -Almenno; di poi passò ai signori di Lecco; e Attone, conte -di Lecco, e Ferlinda, sua moglie, lo donarono al vescovo -di Bergamo <i>pro remedio animæ suæ</i>, come appare da un -diploma di Enrico I imperatore, dato nel 1015, e riferito -dal Lupo, <i>Codex diplomaticus ecclesiae bergomensis</i>. -</p> - -<p> -Quel castello, assiso sul fiume che a Napoleone pareva -il più strategico dell'alta Italia, acquistò importanza nelle -guerre successive. A mezzo il secolo XIII vi si rifuggirono -i nobili milanesi scacciati dalla plebe prevalente, la -quale inviò ducento balestrieri, che demolirono la ròcca. -Ancora conservano il nome la <i>Mura</i>, che doveva essere -un posto avanzato sulla sinistra dell'Adda; e sulla destra -la <i>Bastia</i> e più lungi la <i>Rocchetta</i>; e quanto al ponte, -doveva sporgersi di rimpetto al castello, sebbene nessuna -orma di pile si trovi nel letto del fiume. Quando i soldati -viscontei, perseguitando i Guelfi che, capitanati dal conte -di Savoja e benedetti dal papa come crociati, si difendevano -nella Valle San Martino, vollero varcare l'Adda nel -1373, vi fecero un ponte di legno, sul quale passò Ambrogio, -figlio naturale di Barnabò Visconti, che da essi -Guelfi venne ucciso presso di Caprino. <i>La parentela de -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -burgensibus de Brippio</i> trovasi noverata fra le guelfe cui -Giovanni Galeazzo concedette perdonanza nel 1335. -</p> - -<p> -I Veneti, collegati con Francesco Sforza a danno dell'<i>Aurea -Repubblica Ambrosiana</i>, nel 1445 presero il castello -di Brivio, dove fabbricarono un ponte, e ristorarono -il forte che poi resero al duca di Milano nella pace -del 1454. -</p> - -<p> -Allora già cominciavansi le batterie a fuoco; laonde alle -antiche fortificazioni s'aggiunse una torre angolosa sul -fianco nord-est: e probabilmente allora fu fatta una gran -diga, poco disotto, traverso al fiume non ancor navigabile, -acciocchè le acque rifluissero nell'ampia fossa del -castello. Nel 1527 v'era governatore don Giovanni Guasco, -a nome di Carlo V. Questo imperatore, ne' continui suoi -bisogni di denaro, infeudò quel castello al conte Girolamo -Brebbia nella cui casa rimase fin testè. -</p> - -<p> -Divenuto il fiume confine tra il Veneto e il Milanese, -tutte le abitazioni portaronsi sulla destra; ed è notevole -la differenza di dialetto, di vestire, d'agricoltura, di consuetudini -che oggi corre fra terre così vicine e di così -continua comunicazione. Fin alle ultime vicende, una dogana -(la Sostra) e un dazio esistevano sulle due rive, pei -diritti dei due dominii. -</p> - -<p> -Nella peste del 1630 la terra restò desolata sì, che solo -ne camparono tre famiglie, Mandelli, Lavelli De Capitanei -e Canturj. -</p> - -<p> -Nuova vita diede al paese la grand'opera del naviglio -di Paderno, che pose in comunicazione il lago di Como -con Milano. Nel 1777 l'arciduca Ferdinando, il conte Firmian -governatore ed altri magnati s'imbarcarono a Brivio, -per passar essi primi sul nuovo canale fino a Trezzo. -Allora Brivio divenne centro di tale navigazione, e vi si -collocarono molte famiglie di barcajuoli e <i>paroni</i>, cioè -guide, che conducono le navi cariche da Lecco fino a -Trezzo. -</p> - -<p> -Nel triennio dopo il 1796, un grosso corpo di Francesi -vi stanziò, ed essendo cessato il dominio veneto, si costruì -un ponte di chiatte che congiungesse le due rive. Al ritornare -degli Austro-Russi nel 1799, i Francesi disertarono -questo posto, senz'altro che affogare tutte le barche; -ma erra il Botta nel dar colpa a Serrurier di avervi lasciato -un ponte di chiatte. Mentre si combatteva al ponte -di Lecco, un corpo di Cosacchi delle bande di Wucassovich -e Bagration, si presentò davanti al borgo, intimando, -O barche, o cannoni. Di che sgomentati i terrazzani, e -trovandosi abbandonati da' Francesi, rialzarono le barche -e tragittarono i vincitori. Ne seguì il saccheggio, dopo il -quale s'avviarono alla battaglia di Verderio. -</p> - -<p> -Dalle inondazioni cui la terra andava soggetta, ora la -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -schermiscono le utilissime opere intraprese nell'Adda, -mercè delle quali è agevolato il defluvio del lago di Como -e la navigazione. -</p> - -<p> -Il castello, come in tempi pacifici avviene, fu vòlto a' -servigi privati: camere, prigioni, manifatture; la fossa occupata -da case ed orti; gli spalti da giardini. Ma nel 1846, -volendosi allargar una piazza tra esso e il lago per uso -del mercato, si stimò bene far la colmata colle pietre -della fortezza medesima, togliendo così in gran parte il -carattere pittoresco di questo borgo, e mascherandone la -veduta con folte piante. Nella demolizione uscirono lapidi -e rovine e frammenti curiosi, di cui qui non è luogo di -ragionare. -</p> - -<p> -Il patrio castello ispirava all'autore la seguente romanza -nel 1834: -</p> - -<p class="pad2 center"> -ALLA MELANCONIA -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Melanconia, dell'anima</p> -<p class="i02"> Nube soave e cara,</p> -<p class="i02"> Onde soffrir s'impara</p> -<p class="i02"> Dei casi all'alternar,</p> -<p class="i03"> Me del tuo latte al pascolo</p> -<p class="i02"> Traendo ancor fanciullo,</p> -<p class="i02"> Dall'ilare trastullo</p> -<p class="i02"> Volgevi al meditar.</p> -<p class="i01">Di tortorella il gemito,</p> -<p class="i02"> L'aura che bacia il rio,</p> -<p class="i02"> Il suon d'un mesto addio</p> -<p class="i02"> Pareanmi il tuo sospir.</p> -<p class="i03"> Fiori spargeva e lagrime</p> -<p class="i02"> Degli avi miei sull'urna?</p> -<p class="i02"> Col vol d'aura notturna</p> -<p class="i02"> Io ti sentia venir.</p> -<p class="i01">Dove quell'ermo vertice</p> -<p class="i02"> Lungi dal mondo tace,</p> -<p class="i02"> Chiesi, al tuo piè seguace,</p> -<p class="i02"> Pensieri e libertà:</p> -<p class="i03"> O dove il muschio e l'edera</p> -<p class="i02"> Sul mio castello erranti,</p> -<p class="i02"> L'ire, le laudi, i pianti</p> -<p class="i02"> Copron d'un'altra età.</p> -<p class="i01">Spinto a lottar nel pelago,</p> -<p class="i02"> Soffrii, compiansi, amai;</p> -<p class="i02"> Ma de' tuoi miti rai</p> -<p class="i02"> Sempre ebbi vago il cor:</p> -<p class="i03"> Te dall'urbano turbine</p> -<p class="i02"> Cercai, te in cupa stanza,</p> -<p class="i02"> Fra sogni di speranza,</p> -<p class="i02"> Nell'ansia del terror.</p> -<p class="i01">Con te fremei se l'empio</p> -<p class="i02"> Franger il dritto io scòrsi:</p> -<p class="i02"> Al pio calcato io porsi</p> -<p class="i02"> Per te l'amica man.</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p> -<p class="i03"> Teco evocai d'Italia</p> -<p class="i02"> Le ceneri eloquenti,</p> -<p class="i02"> Cercando ai corsi eventi</p> -<p class="i02"> Gli eventi che saran.</p> -<p class="i01">Giovin, ma stanco e naufrago</p> -<p class="i02"> Riedo al paterno lido:</p> -<p class="i02"> Teco all'ombrìa m'assido</p> -<p class="i02"> Che me fanciul coprì.</p> -<p class="i03"> Riede, col cor dall'odio,</p> -<p class="i02"> Straziato e dal dispetto,</p> -<p class="i02"> Ove a benigno affetto</p> -<p class="i02"> Tu m'educavi un dì.</p> -<p class="i01">Melanconia, col placido</p> -<p class="i02"> Spettacol di natura,</p> -<p class="i02"> Le piaghe mie deh cura,</p> -<p class="i02"> Rendi me stesso a me;</p> -<p class="i03"> Tornami in pace agli uomini</p> -<p class="i02"> M'insegna oblio, perdono;</p> -<p class="i02"> Di' che follia non sono</p> -<p class="i02"> Onor, giustizia e fè.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<h2 id="setajuola">LA SETAJUOLA</h2> -</div> - -<div class="poem-container"> -<div class="poem inl"><div class="stanza"> -<p class="i01">O virtuoso popolo, o santo,</p> -<p class="i02"> Che, dal diurno lavoro affranto,</p> -<p class="i02"> Mentre il briaco ozio profonde</p> -<p class="i07"> In gioje immonde</p> -<p class="i01">Il caro prezzo del tuo sudore,</p> -<p class="i02"> Stai modulando preci d'amore;</p> -<p class="i02"> O generoso popolo, o pio,</p> -<p class="i07"> È teco Iddio.</p> -<p class="i01">Oh, i tuoi dolori ti sien contati</p> -<p class="i02"> Quanto dal ricco sono ignorati;</p> -<p class="i02"> E tu perdona del ricco al volto</p> -<p class="i07"> Il riso stolto.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i09"> <span class="smcap">C. Destefani.</span></p> -</div></div> -</div> - -<p> -Tra le rusticali faccende nessuna riesce così gioconda -a vedere come quella del filare la seta. È una sollecitudine -regolata, un vivacissimo movimento, una pulita attenzione; -una fatica non sordida, e rallegrata dall'idea di -un felice guadagno e del sostentamento che ne ricavano -tante e tante famiglie e interi paesi; talchè rimane gradevolmente -commossa l'anima di chiunque sia punto avvezzo -a meditare su ciò che lo circonda, a compiacersi -del buono, ancor più che del bello. -</p> - -<p> -Gran comitiva di donne, zitelle le più o fresche spose -nel calore della stagione cocente, dinanzi al fuoco ed -alle caldajuole fumanti stanno lavorando, chi a svolgere -gli aurei fili dei bozzoli, chi ad inasparli, mentre altre -vanno rattizzando la vampa, o sciacquattando la bacaccia, -o levando il saggio sul provino; e chi a pesare, a -rimondare, a distribuire. -</p> - -<p> -— Che pena! che noja! direbbe il cittadino, per cui è -beatitudine l'ozio; e crederebbe che deve tra loro regnare -un dispettoso silenzio, una pazienza irosa. Tutt'al contrario. -La gioja più vivace signoreggia nella filanda: qui -racconti, qui motti arguti, qui singolarmente allegre canzoni, -mal frenate dal severo piglio del padrone, che nei -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -lauti ozii e nelle pingui speranze di lucro, trova a ridire -che le assidue lavoratrici si ricreino dallo stento, cantando -con quella serenità che è prodotta dalla gioventù, dall'abitudine -della fatica, dalla pace di chi nel poco si appaga, -e credesi nato per lavorare. -</p> - -<p> -Molte di quelle donne vennero di lontano, abbandonando -casa, parenti, conoscenti, amori, per mettersi qui -alla soggezione, al calore, alla fatica: ma sanno che, per -quel tempo, sollevano dalle spese le povere loro famiglie; -sanno che alla fine riceveranno una ricompensa, scarsa -se dovesse contarsi coll'occhio dell'uomo agiato, ma larga -ai modesti desiderii; sanno che la recheran alle case, ove -già calcolarono qual porzione darne alla madre pe' suoi -bisogni, mentre coll'altra si rinnoveranno, questa un guarnellino, -quella un grembiule, l'altra gli ori, l'altra la tela -da ammannire le biancherie pel venturo carnevale, quando -andrà sposa al giovane che le parla. -</p> - -<p> -Ma tra questa laboriosa allegria stavasi pensosa la Laurina -nella filanda di ***. Maritata da pochi mesi, pure non -aveva intorno quei guarnimenti, onde le pari sue amano -rinfronzirsi anche nel disordine di quella fatica: ingegnavasi -di parer gaja, ma l'animo non glielo consentiva; se -rideva, il riso non le passava la gola; cominciava anche -essa la canzone colle compagne, ma dopo il primo ritornello -era ricaduta nel silenzio. -</p> - -<p> -Eppure soleva essere tutt'altra gli anni precedenti, -quando ella era l'anima dell'operosa brigata: cara ai padroni -perchè attenta, abile e destra; cara alle amiche -perchè sincera, gaja, cuor contento. Adesso, non appena -la campanella dà il segno del riposo, balza a scatto dal -posto suo, non siede nei garruli crocchi ove le altre si -aggruppano a far le comarelle, a contare lungamente le -vicende proprie e le altrui, i semplici casi, le semplici riflessioni, -e a saporar quel po' di pietanza che mandò loro -la madre, condita dalla gioja e dall'appetito. La Laurina -all'incontro toglie la sua scodella di minestra e se ne va; -nè torna più se non quando le camerate già sono rimesse -alla bacinella, tanto che i padroni l'ebbero più di -una volta a rimproverare di negligenza. Ed ella rispose: — Hanno -ragione; e gonfiandosele gli occhi, tacque, e -ripigliò più solerte il lavoro, per rifarli di quel minuto -che ha sciupato. -</p> - -<p> -— Ma dove va ella? -</p> - -<p> -Se tu ne richiedi il padrone, sorride, e ti domanda celiando -se te ne importa forse perchè essa è belloccia. -</p> - -<p> -Disgustato, ti volgi alle compagne, e le ingenue esclamano: — Eh, -povera tosa! ha pur dato la testa in un -cattivo muro! mah! e ti lasciano più curioso di prima. -</p> - -<p> -Al tocco di domani appostiamola. Ecco, all'usato esce; -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -infila un viottolo che sbocca alla borgatella qui vicinissima, -e lungo la via essa pilucca dalle spinose fratte il -lazzo prugnuolo e lo more, e se le mangia con pan di -melica; — sgigliola pane risecchito e more e prugnuoli, -nel mentre si reca in mano intatta una scodella di minestra, -la cui tepida fragranza deve agguzzarlene il desiderio. -</p> - -<p> -Quella straducola riesce appunto alla sua povera casetta -sulla soglia della quale sta un uomo, strambellato -nel vestire e pien di lordume, dondolandosi sopra un piede, -appoggiato allo stipite della portella con una mano alla -cintola, l'altra nel giubbone, e fuma una pipa di corno, -e guarda. Tutto annunzia in lui la disadattaggine e l'abitudine -dell'ozio: scaruffati i capelli; sciamannata la giubba -che slabbra da tutte le parti; grinzose le calze e a bracaloni; -e dal suo occhio trapela quell'isvanita ilarità che -sul volto improntar suole il turpe vizio dell'ubbriachezza. -</p> - -<p> -— Oh sei qui finalmente? grida egli incontro alla Laurina, -come appena la vede spuntare. Ove diascolo ti sei -badata fin adesso? È mezz'ora che è scoccato il botto, ed -io ho una fame che la vedo. Dà qua. -</p> - -<p> -E così, brusco come rasperella, le toglie di mano la -scodella, e si trangugia la minestra. La Laurina cortese -quanto sa, scusasi con lui, e lo carezza, e — Vedi? non -la mangio io per darla a te. -</p> - -<p> -— Oh sonate campane! vuol farsi merito d'una straccia -di zuppa! Puh! bada a non sudare. Non è forse tuo -dovere? soggiunge colui con un ghigno disvenevole. -</p> - -<p> -— Si (risponde la Laurina) ma con patto che ti comporti -da bene. Sei stato al vinajo stamattina? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Davvero no? -</p> - -<p> -— No... E poi, sì: ci sono stato: ho bevuto prima un -calicino di acquavite, poi una mezzetta, e ho speso il mio -santo. Voglio andarci quando mi gira, e so camminar -senza falde, e tu non mi devi dottorare addosso, e se non -ti piace, ricorri. Ecco, ci sono stato e ci sarei rimasto a -bere a rigagno, se l'oste non avesse scritto sul banco: -<i>Oggi non si fa credenza</i>. Ma non avevo più un becco d'un -quattrino. E sicchè, quando me ne porterai tu? -</p> - -<p> -— Non te n'ho dato anche sabato? Che ne hai tu -fatto? -</p> - -<p> -— Oh l'è garbata! mi bruciavano addosso, e gli ho bevuti -su; e ti so dire che mi fecero pro. Volevi che murassi -a secco? -</p> - -<p> -E dicendo sghignazza; e la Laurina a piangere, ed esso -a berteggiarla. — O che? piagnucoli? Già tu le hai in -tasca le lagrime, tu. Sta a vedere: o che le parole ammazzano? -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -Piagnucoli perchè ti vedano cogli occhi rossi, -e ti dicano: O sposina, cos'avete? e tu: L'è il mio Tita -che fa il matto. Oh... e fiottando le misura un manrovescio, -scagliando una dovizia di cancheri e di rabbia. -</p> - -<p> -Ma essa lo accarezza, e, dolce come una melappia, — Quando -mi hai intesa mai nè tu nè alcuno a dir così? Se -ti voglio bene il sai: quel che fo per te lo vedi. -</p> - -<p> -— Di belle cose vedo io: sì, di belle cose! Il passato non -mel ricordo: il vino m'ha fatto andare la memoria in acqua. -Ma io voglio il presente: capisci? il presente. Ho -sete e l'acqua fa marcire i ponti. Voglio quattrini, perchè -in fin dei fini ho da vivere anch'io; (e seguita quel gattiglioso -con tono crescente) se udrai che avrò fatto qualche -cattiva azione, la colpa di chi sarà? E se... -</p> - -<p> -— No no, caro mio: ti calma; non mi far disperare; te -ne darò. Oggi è giovedì: doman l'altro mi pagheranno, -e faremo metà per uno. Ma per amor di Dio sta buono; -non far del male, non rubare, non contrar debiti, e ricordati -del Signore. Me lo prometti? -</p> - -<p> -Quel ghiotto, sotto la mano della moglie ammansito -come una fiera da colui che gli porge il cibo, la guarda -con certi occhi rimbamboliti; e soggiunge: — Sì: starò -quieto, farò bene. Ma tu vedi; le tue sono promesse di là -da venire: e a me occorrerebbe ora qualche soldo. Guarda -a rovesciarmi non ho il seme d'un bezzo. -</p> - -<p> -La Laurina si trae di tasca una mezza lira, e gliela -mostra come si fa per mettere in sapore i fantolini, e — Te -la darò per te: ma mi devi promettere una cosa. -</p> - -<p> -L'occhio di lui s'è fatto di fuoco al mirare quella moneta. — Sì, -sì; ti prometto: che cosa vuoi? dammela -tosto. -</p> - -<p> -— Promettimi (ella ripiglia) che oggi non andrai dal -vinajo. Hai quella sottana che, già quindici giorni, ti hanno -data a rattoppare. Lavora oggi a quella, domani ti pagano: -hai que' denari, e poi anche questi. -</p> - -<p> -— Sì, dici vero, soggiunge colui, e sghignazzando le -ciuffa la moneta, e si dà a ridere a scroscio, e beffarla, -e saltabellare, e intonar una canzonaccia. In quella suona -la campanella che richiama le filatore al lavoro: la Laurina, -asciugandosi gli occhi e dimenando il capo, si avvia -di gran passo là, dove certo il soprantendente la rimbrotterà -di questo ritardo; e il marito suo gongolando si -difila alla mèscita del vino, e accolto fra i <i>benvenuto</i> di -altri beoni che giocano alla mora, sbatte con trionfo la -moneta sul deschetto dell'ostiere, e — Qua un orcioletto -della vostra sciacquatura di bicchieri. -</p> - -<p> -Sin dalla fanciullezza cominciò quel tentennone a piacersi -del far nulla; e in questa inclinazione lo secondò il -cieco amore della madre. Suo babbo voleva avviarlo a lavorare -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -la campagna come lui, ma non ne poteva trarre -costrutto: e la madre gli diceva: — Non vedete com'è -pochino? non ha quelle spallacce digrossate coll'ascia, -quelle manacce che avete voi, da fare la talpa e zappare -la terra. Avreste a volerlo accoppare il poverino. -</p> - -<p> -Il padre, per amor di pace, lo mise sotto un ferrajo: -ma anche qui bisogna adoperar la schiena, e a colui il -far nulla era una sanità. Dunque da capo a mutare; lo -allogarono con un sartore; ma neppur questo basto non -gli entrando, egli salava di spesso la bottega per andare -a gironi, gingillar sulle piazze, foraggiare pei campi, tendere -varchetti alle lepri, alleggerire i peschi e i tralci. Suo -padre si rodeva il cuore, lo rimproverava, lo batteva perfino: -ma la madre, — Poveraccio, tu se' magro spento! -Mala cosa! ti rintisichiscono in quella bottega: hai bisogno -d'un po' di svago. Tè; e gli dava un cinque soldi per andare -a confortarsi alla bettola con un bicchierino (diceva -ella) di quel che rimette in gamba. Appena pigliò pratica -in quei brutti luoghi, Tita saltò la granata; giacchè il -vizio è come la quartana: presto si piglia; ma a sradicarla -ti voglio. -</p> - -<p> -Quindi ogni briciolino egli tornava a stuzzicare sua -mamma per qualche soldo: ed essa gliene dava di quelli -che ritraeva dal vender le uova e i pulcini; ma sì, non -sarebbero bastati se le chiocce avessero fatto tre volte -al giorno. Allora dunque che non poteva smungere nulla, -il tristanzuolo ingrugnava che non si poteva avere bene -di lui; stava sulle picche e sui dispetti, non voleva saperne -di bottega e di obbedienza: se sua madre lo sollecitava -d'andare a messa e a confessarsi, gli rispondeva altro -se non — Datemi dei quattrini. -</p> - -<p> -Poi, vedete come si riesce da un primo passo in traverso; -una volta si trovò scorbacchiato dai compagni che, -sapendolo all'asciutto per fargli izza gli dicevano, — Ehi, -Tita, non ci stai più al bicchierino? non vuoi fare una -partita alle palle? una partita e un fiaschetto? Egli, entrato -in casa di una vicina, le tolse un agone d'argento, -di quelli che s'infilano nelle trecce, e ne ebbe quaranta -soldi, che succiò coi camerati. -</p> - -<p> -La vicina, accortasi, ne levò rumore; la madre di Tita -procurò parar via la cosa, e sarebbe riuscita a rimpaciarla -se il segretario comunale non ne avesse avuto sentore; -sicchè lo denunciò alla giustizia, e a Tita toccò la -prigione. -</p> - -<p> -Capite? la prigione come a un ladro. -</p> - -<p> -Fortuna che, tra il perdono della vicina, tra le preghiere -della madre e l'essere la prima volta, e il ricoprirlo -come ubbriaco, ci fu messo una toppa, onde, pochi -giorni apresso, il signor giudice il rilasciò dandogli una -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -seria paternale, e il precetto di più non metter piede all'osteria. -</p> - -<p> -Venuto fuori, la lezione era stata di tal qualità, ch'egli -parve aver messo giudizio, e babbo e mamma ne stavano -consolati. Ma come la gramigna ricaccia se non è svelta -dalle radici, così il vizio. Un giorno le vecchie praticacce -di Tita stavano battendosi alla mora sulle pancacce dinanzi -alla bettola. E vedendolo passare, — Ehi, Tita, vuoi -fare il quarto? o sei ridotto al moccolino? C'è un vinetto -da risuscitare un morto. -</p> - -<p> -Egli ci pensa, — E perchè no? finalmente trattasi di -una volta. E se nol fo; costoro mi fan martire. -</p> - -<p> -Si giuoca; se ne fa portare una mezzetta, poi un'altra: -quell'urlare villano dà buon bere. Il primo sorso sapeva -d'amarognolo a Tita, ricordandosi la gabbia; ma pensava: — Tanto -non è che un bicchiere: poi all'osteria proprio -non ci vo. -</p> - -<p> -Al secondo colpo non fece così brutto ceffo: al terzo -allappò la bocca dicendo — Come è buono! e in quattro -e quattr'otto si trovò brillo e spensierato. La mattina, -quando la balla fu smaltita, egli sentivasi scontento di -sè; rinnovava mille bei propositi; ma alla bass'ora, per -caso, tornò a passare di là, e guardare ustolando, e quegli -oziosi ad invitarlo a giocare ai tresetti. Nicchiò sulle -prime, ma quelli lo presero a berteggiare, e — Che? sei -forse sul lastrico? non hai più gajo il taschino? Messo -al punto, egli giocò e bevve. Altrettanto al domani: poi, -bever fuori e bever dentro dell'osteria (pensava egli) non -è tutt'uno? Entrò; alzò il gomito più del bisogno; tornò -a casa tardi e colle traveggole. -</p> - -<p> -I genitori s'accorsero d'essere alla cantilena di prima; -il padre dava nelle furie, ma la madre lo assonnò, e gli -diceva: — Sapete che? diamogli moglie, e metterà giudizio. -Quanti col torre moglie son diventati tutt'altri! -</p> - -<p> -Il padre, facendo spallucce, rispondeva: — Fate voi. La -donna allora pose gli occhi sopra la Laurina; una buona -ragazza; un angelo in carne. Aveva costei una nidiata -di fratelli: onde i suoi, che erano povera gente, non vedevano -quell'ora benedetta di darle il cristiano, pur che -sia, per poter dire, — E una. -</p> - -<p> -Veramente quando la mamma di Tita ne fece la chiesta, -il maritarla a una stirpaccia di così cattivo nome -pesava non poco ai parenti di lei: ma la madre di Tita -li confortava. — Sì; ha dato quello scappuccio. Eh! ognuno -una volta o l'altra ha da scorrer la cavallina. E chi rompe -la cavezza da giovane, riesce poi un uomo come si deve. -Adesso, credetemi, ha messo testa; ha un buon mestiero -per le mani: del suo cuore poi non vi dico altro. Chiedetene -e domandatene a chi volete. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -</p> - -<p> -Quelli in fatto cui domandavano, per paura di mormorare, -non c'era bene che non ne dicessero, ed era fin -troppo per contentare i genitori, il cui scopo astratto è -sempre di dar marito alle ragazze. Alla sera dunque la -madre domanda a Tita: — Prenderesti moglie? -</p> - -<p> -— Perchè no? risponde questi, immelensito dal vino -Ma chi ho da togliere? -</p> - -<p> -— Ti piacerebbe la Laurina del Forno? -</p> - -<p> -— A me sì. -</p> - -<p> -Al domani Tita, rimpulizzito e colla gala smerlata e -colla scatola del tabacco, siccome usano qui, andò a trovar -la ragazza, e farle le paroline. Essa non ne sapeva -nulla; ma visto i parenti usargli cortesie, gliene usò anch'essa, -tanto che la madre di lei corse da quella del -Tita a riferirle: — Ehi, la va coi fiocchi: il parentorio si -farà: le è piaciuto. -</p> - -<p> -Ma quando la chiarirono che si trattava di sposarlo, -Laurina diede fuori a piangere, e che non lo voleva perchè -era un qua e un là, e perchè aveva rubato, e perchè -bazzicava all'osteria, e perchè non aveva il timor di Dio. -</p> - -<p> -Sua madre le recitò una sequenza di ragioni, una più -gagliarda dell'altra; e le mostrò la povertà della famiglia, -i tanti fratelli; ma essa replicava: — Vedete? non son -in qua tutto il di a dipanare seta? Lavorerò anche di -più, tanto da fare le spese a me, e un poco anche a voi; -ma per carità non mi affogate a questo modo. -</p> - -<p> -La madre s'ingrugnò: vennero le comari a darle della -pazza pel capo: — Cosa vai a rimestare, scioccherella -che tu sei? Avresti a far Gesù colle due mani. Magari -quante lo vorrebbero: e tu non dovresti chiamartene degna. -Credi che si trovi un'occasione ad ogni uscio? Hai -già ventidue anni suonati: vuoi rimanerti a spulciare il -gatto? o presumi scavizzolar un signore di carrozza? -</p> - -<p> -Se ne mischiò anche il signor curato, un buon uomo, -di nulla più smanioso che di vedere i giovani e le ragazze -accasati, e pieno di fiducia che quel sacramento -rimetta il senno a chi l'ha smarrito. Insomma tante e -tante gliene dissero, che la Laurina fu indotta a dare il -sì, e l'affare si stiacciò. -</p> - -<p> -Andò sposa. Il bel primo giorno, bevi e ribevi, Tita fu -messo in terra da una solenne imbriacatura. — Pazienza! -sarà stata la compagnia, lo straordinario. Ma egli toccò -via di quel passo; onde la Laurina fu chiara che il vizio -era nelle ossa, nè le restava di che sperare. Tutto il dì -a sbevazzare, tutte le sere a casa ubbriaco: non c'erano -più padre e madre da dargli una sbrigliata: se prima al -lavoro badava poco, ora niente, e non cercava che passar -la giornata senza stracca: poi cominciò a vendere questa -o quella masseriziuola della moglie. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<p> -E lei? colla pazienza, colla dolcezza (povera fanciulla!) -faceva di tutto per indurlo al bene. Avrebbe potuto andare -dai suoi e dir loro, — Vedete mo? non ve l'avevo -detto io? ma perchè crescere in cordoglio che già capiva -che n'avevano? Taceva dunque e mandava giù; e -se alcuno le domandasse: «Come va Laurina?»; e a Dio -pregava, a Dio espandeva i suoi rancori, da Dio sperava -l'ajuto. -</p> - -<p> -Eccovi la storia di quella setajuola. Passò, nel modo -che v'ho detto, la stagione della filanda: i denari erano -consumati in erba da quel goloso: ond'ella pensa con -ansietà al figliuolo che aveva da nascere; per allestire a -questo le fasce e i pannicelli, non poteva essa che ritagliare -i vestimenti e le biancherie sue; ma tutto era -niente, purchè il suo Tita non ne facesse qualcuna: qui -batteva la sua continua paura. E perciò non lo perdeva -mai d'occhi; lo tenea, quant'era possibile, in casa, li -presso di sè, a dar qualche punto lasagnon lasagnone: -ma il più del tempo a far nulla, mentre essa lavorava -ad accannellare seta per buscare qualche soldo, che difficilmente -poteva sottrarre alla colui avidità. -</p> - -<p> -Quando poi egli s'indugiava fuori, correva a cercarlo, -massime alla sera, e ridurlo a casa. Se ne ricevesse dei -rabbuffi, nol mi domandate, e anche peggio, perchè l'ubbriaco -ha perduto il più bel dono di Dio, la ragione; e -più non sa quello che si faccia. -</p> - -<p> -Ma un giorno fra gli altri, essendogli riuscito di trovare -alcuni soldi ch'ella aveva riposti nel pagliericcio pei -bisogni che prevedeva vicini, Tita, inchiodatosi nella taverna, -si abbandonò al chiasso e a tracannare vino e -vino; il cervello se n'era andato. La Laurina, visto farsi -tardi, girò di bettola in bettola sulla traccia di lui; alla -fine lo trovò che sciscinando ne diceva di tutti i colori, e -attorno una fitta di bevoni, cotti al par di lui, a metterlo -su e pigliare pasto delle pappolate che gli cascavano di -bocca, e tenergli bordone con delle somiglianti. -</p> - -<p> -La buona moglie se gli mise allato, quanto dolce sapeva, -a pregarlo, ad ammansirlo, a volerlo menar via. -La gente guardava, e ne facevano scene. Tita un po' e -un po' sopportolla, poi sentì pizzicarsi le mani, e balzato -in piedi, rosso come lo sverzino, senza lasciar brutto nome -che non lo dicesse, la acciuffò, e cominciò a picchiarla -da forsennato. -</p> - -<p> -Batter la moglie! e in que' piedi! A quali orrori trascorre -l'ubbriaco! Gli avventori e l'oste riuscirono a trargliela -dalle mani; essa, tutta pesta e scarmigliata uscì, -colui continuò un pezzo ancora le smanie da non si dire, -poi, come succede quando la pentola pel troppo bollire -trabocca, che spegne da sè la fiamma e calma il bollore, -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -così quello sfogo fece rientrare in cervello il brutale; — Andrò -(diceva) a domandarle scusa. È tanto buona! oh -quest'oggi ho proprio passato i confini. Non ci voglio -tornar più. -</p> - -<p> -Ma come nel lago, quando ci fu burrasca, sebbene il -vento abbia dato luogo e le onde si vadano posando, pure -tratto tratto un'altra buffata di aria le solleva di nuovo, -così accadeva nell'animo di lui. Onde dopo quelle belle -parole, ripigliava: — Ma lei, perchè la ha sempre d'arrangolare? -perchè sempre mi corre tra' piedi? chi cerca -trova. Non voglio padronanze. Le ho sonato un tientamente -che deve durarle un pezzo... Infine però, povera -creatura! la opera per il mio bene, e son io una bestia -da legare. Basta! voglio metter giudizio. Questa Pasqua -voglio fare davvero un buon bucato, e diventare un tutt'altro. -No; Tita non sarà più Tita come c'è scritto in -quell'esempio che la Laurina mi leggeva sul Catechismo. — Ma -intanto, la mi lasci stare, se no, vuol sentir -sonare più d'un doppio; e se sta volta fu acqua, un'altra -saranno tempeste. -</p> - -<p> -Così berciando e barcollando fra la ragione e l'ebbrezza, -fra le ispirazioni del suo buon angelo e le tirate del vizio -inveterato, mosse verso casa dondolando come disvincolato. -Vide la Laurina entrare tutta indolenzita. -</p> - -<p> -— Ecco (diceva egli tra sè) la poverina va in casa, e -ci starà a piangere... e in grazia mia. Ma poco appresso -la vede uscire: ha sul braccio il fazzoletto da capo, accosta -l'uscio e se ne va. -</p> - -<p> -— Ah maligna! ah vipera! esclamava colui assaettato. -Lo so: ella va dai parenti suoi a far una scena, a svesciare -quel che è successo. Va dal curato a farmi chiamare... -Aspetta a me! se mi fa questo, in fede mia, la -fiacco di mazzate. -</p> - -<p> -E a stento contenendosi, grullo grullo la seguita di -lontan via. La vede passare da casa sua, e non entrarvi; -passar dalla casa parrocchiale, e non entrarvi. -</p> - -<p> -— Dove diamine va? -</p> - -<p> -Quattro passi fuor del villaggio sta un oratorio della -Madonna addolorata, riverita con gran divozione dai paesani, -e che impetra tante grazie a chi la prega di cuore. -</p> - -<p> -Verso quella si volse la Laurina; e come fu presso, si -coperse il capo col fazzoletto, entrò, si fece sino alle balaustre, -s'inginocchiò e pregò. Tita sulle orme di lei era -giunto anch'esso; poi come vide ove capitava, il suo mal -genio gli diceva: — Dà di volta, torna all'osteria, che -t'aspettano a finir la partita; ma l'angelo buono gli suggeriva: — Entra -tu pure in chiesa: osservala; prega anche -tu. -</p> - -<p> -A questo diede ascolto: e v'entrò. Non c'era anima, -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -essendo sulla sera e buiccio: vide la tribolata, col volto -ascoso nel fazzoletto e curvo sulle mani giunte. Che piangesse -ne davano segno i singhiozzi, che tratto tratto la -scotevano; tratto tratto ancora si udivano alcune voci -che pronunziava più forti, non credendosi ascoltata: — Cara -Madonna dei dolori; datemi pazienza! — Non vogliate -castigarlo: non sa quello che si faccia. — Perdonategli -come gli perdono io. — Toccategli il cuore: — oh -cara Madre del buon consiglio! fate che abbia a diventare -un buon cristiano e timorato. -</p> - -<p> -Queste voci erano tramezzate da altre, che esso non -capiva: saranno state quelle preghiere che impariamo -da nostra madre quando siamo bambini; quel saluto a -Maria che ripetiamo ogni giorno più volte, che forse neppur -intendiamo, ma sappiamo che è una preghiera alla -madre di Dio e madre nostra, affinchè preghi per noi -Colui che sa tutti i nostri bisogni. -</p> - -<p> -Quando Tita racconta quest'avventura, dice che quelle -parole dell'offesa sua moglie lo commossero più che non -avessero mai fatto le prediche del signor curato, — e -neppure (aggiungeva) neppur quelle dei missionari. E -dovette essere proprio così: perchè tacente, mansuefatto, -si avvicinò a lei, quasi temendo disturbarne la mesta devozione, -le s'inginocchiò a fianco, e pregò. Quand'ella si -accorse di lui, lo guardò con una meraviglia lieta e pacata, -dicendo: — O Tita, anche tu? -</p> - -<p> -— Sì, rispose egli, perdonami Laurina; e prega il Signore -che mi perdoni, come io ti prometto di cambiar -vita. -</p> - -<p> -Recitarono insieme il rosario, poi s'avviarono a casa in -pace e quiete, facendo proposito di condursi come ella -desiderava. -</p> - -<p> -Propositi d'ubbriaco, direte voi che l'avete visto altre -volte promettere e ricascare. Ma e la grazia del Signore -non la valutate per nulla? Non valutate la fede con cui -la Laurina aveva pregato? Ho il piacere di dirvi che -Tita, secondo aveva promesso, non fu più Tita. Capì qual -tesoro sia una moglie buona: capì che stomachevole vizio -è quel dell'osteria, il quale oltre lo scapito dell'anima, -vi fa tenere per amici i discoli e i beoni, ed oltraggiare -quelli che più meritano rispetto ed amore: istupidisce la -mente, logora il corpo, anticipa la vecchiaja disprezzata -che fra i vilipendii e gli scherni trascina innanzi tempo -a finire la vita, se pure si può chiamare vita quella vergognosa -vegetazione. -</p> - -<p> -Tita cominciò a far l'uomo posato; e starsi in casa. -Oh! la casa ha una tale attrattiva in sè, che chi la gusta -da vero una volta, non se ne svia mai più. Tornò affezionato -al mestiero, tornò alla parsimonia, tornò alla -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -quiete: e temperante, e assennato, stette colla moglie al -bene e al male che occorre nella vita: bene che tanto -s'accresce, male che s'allevia tanto allorchè si divida con -una buona compagna. Egli stesso confessa che se qualche -volta (per usare la sua espressione) il diavolo lo tenta -per tirarlo alle pratiche vecchie, non ha rimedio migliore -che ricordarsi i pugni dati a sua moglie. -</p> - -<p> -La Laurina, lieta quanto si può dire, non rifina di ringraziare -la Madonna. Alla nuova stagione, eccola ricomparire -alla filanda con un bambino in collo: ricomparire -festiva e vivace come quando era da marito, e discorrere -e canterellare. -</p> - -<p> -Se mai v'accade di passare per quella borgatina, lì sul -canto dello sdrucciolo a mancina, per cui dalla strada -maestra s'esce ai campi, v'occorrerà alla vista una botteguccia -raccoltina, nella quale una donna siede a girar -un aspo, mentre un fantolino appena divezzato va baloccandosi -sul pavimento coi ritagli di panno che cascano -da una tavola, sulla quale un uomo assiduamente -lavora, nel tempo che fa bordone alle allegre canzoni di -una setajuola. Sono la Laurina, il marito suo e il loro -bambino; un inferno mutato in paradiso per la prudente -pazienza di una moglie virtuosa. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -</p> - -<h2 id="agnese">AGNESE -<span class="smaller">O<br /><br /> -LA VEGLIA DI STALLA</span></h2> -</div> - -<p> -Quando gennajo copre di nevi o di brine le campagne, -e tutto ringhiaccia alla buffa del tramontano, e sugli -ispidi stecchi degli alberi non si fa intendere più lo stormire -dei passeri a folate e il crocitare dei corvi, sogliono -i contadini temperar lo stridore della stagione facendo -crocchio nelle stalle; e a quel tepore lavorando, discorrendo, -pregando, dispensare i giorni melanconici e le interminabili -serate. Le vecchie già vi si sono crogiolate, -non appena al mezzodì si furono refiziate col povero desinare; -e poichè alquanto ebbero adoperato la striglia -contro il tale e il quale, volentieri si rifanno sui casi di -loro gioventù, quando, a sentirle, il mondo camminava -così diritto, così allegro, così onesto; rammemorano le -persone con cui vissero, e che ora da un pezzo dormono -tra i più; e come predicava il curato, antecessore dell'antecessore -del presente; e come l'andava innanzi che -capitasse il Buonaparte; e del tempo quando v'erano -tuttora le streghe e le paure, che ciascuna di esse ha -veduto, ha udito cogli occhi, cogli orecchi suoi proprii. -L'una rammenta quel palazzotto poco discosto, ove guai -che qualcuno si fosse arrischiato di dormire, perchè sulla -mezzanotte, vi correva di su di giù la fantasima con -grande fracasso di catene, dopo che il diavolo se n'era, -corpo ed anima, portato via il padrone, il quale era così -ingordo avaro, che in una gran carestia avendo ammassato -di molto grano, eppoi essendone scaduto il prezzo, -per disperato s'appiccò. -</p> - -<p> -— Io non so darmi pace (così dice la Simona, vecchia -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -impresciuttita e rubizza) di certuni, che queste cose non -le vogliono credere. E in castello? Al tempo dei tempi -vi stava un cavaliero, che aveva una moglie delle belle -che si potessero vedere con un par d'occhi. Ora, venuto -geloso d'un bel paggetto, un giorno egli lo fece squartare, -gli cavò il cuore, e bell'e fritto, quel cuore lo imbandì -alla sua signora. Quando la signora se n'è accorta, -si traboccò dalla finestra nella fossa. Il cavaliero poco -dopo fece anche lui cattiva fine; e per questo, Iddio ci -guardi dal commettere omicidi. Io stessa, non conto -ciance, io stessa ho veduto, una volta come mille, un uccellaccio -strano, che aveva la forma d'un ferro di lancia, -aliare sulla sera attorno ai merli del castello, ed era l'anima -di quel cattivo. -</p> - -<p> -— Ma (interrompe comar Giuditta, mentre sbracia il -veggio) dopo che vi alloggiarono dentro i Giacobini, quell'uccellaccio -non s'è lasciato più vedere, come non ci s'è -più sentito in palazzo. -</p> - -<p> -— Uh! coloro, torna su la Simona: erano frammassoni, -senza nè legge nè fede, che si ungevano gli stivali coll'olio -santo, e giocavano alle palle colle teste dei preti. -</p> - -<p> -— L'avete visto voi anche questo? domanda un'ingenua -ragazzetta, che, sopra un sediolino, sta tutt'orecchi a quei -paurosi racconti. -</p> - -<p> -— No, risponde l'altra; ma lo dicevano tutti: e questo -poi è frumento secco, che non andavano a messa neppure -la festa. -</p> - -<p> -— E sì, la festa bisogna rispettarla, aggiunge biascicando -le parole la sdentata Teresa. E voglio dirvi questa, -che mi contò, deh quante volte, fra Spiridione buon'anima -sua. Che, quando si fabbricò il loro convento, avevasi -a portare un masso smisurato, da collocare per fondamento -al campanile. Sicchè il padre guardiano, il quale -era un sant'uomo, pregò i terrazzani che la domenica -venissero con tutte le leve, i carri, i bovi a trasportarlo. -Si trattava di un'opera in servizio di santa chiesa, eppure -quei buoni villani risposero, — Riverenza no; e che -sarebbero andati piuttosto il lunedì, prima che cominciasse -la giornata. Sapete che? quando comparvero, il -padre guardiano si fece loro incontro e disse: — Buona -gente, ecco fatto: il Signore, per chiarire come gli sia -gradita la devozione che avete al suo giorno, ha voluto -far un miracolo; e mostrò loro... indovinereste? quel -ceppo, che così massiccio com'era, di per sè erasi levato -dal suo posto, e collocatosi dove aveva a stare, nè più -nè manco. -</p> - -<p> -— E l'han creduto tutti? domandava la bambinuccia. -</p> - -<p> -— Mi fai giusto da ridere, ripiglia la vecchia. Non volevi -che si credesse una cosa tanto straordinaria? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -</p> - -<p> -Qui comar Giuditta entra dicendo: — E fu durante la -fabbrica stessa, io credo, quando v'era quel converso, il -quale faceva di sì spessi miracoli e sì strepitosi, che, per -toglierlo dal rischio di levarsi in superbia, il padre priore -gli intimò di non farne più senza sua permissione. Ora, -mentre il converso stava guardando a murare, ecco si -fiacca un palco, e un muratore casca giù fin dal tetto. — Ajuto, -fra Vincenzo, gridò il meschino. — Ajuto, replicarono -maestri e manovali. E fra Vincenzo tutto cuore -avrebbe voluto fare su' due piedi un miracolo, ma n'avea -la proibizione, onde stesa la mano, gli gridò: — Fermati, -tanto che io corra a domandarne licenza. E corse; ma il -miracolo era bell'e fatto, perchè colui si fermò a mezz'aria, -come fosse stato in piana terra. -</p> - -<p> -— Eh, i frati! attacca un'altra sospirando. Del gran -bene facevano i frati. Tutto il dì, tutto l'anno mai non -facevano niente, per poter pregare anche per quelli che -non pregano, e massime per noi villani, che, costretti a -faticare il giorno intero, non ci avanza tempo da dare a -Domenedio. -</p> - -<p> -— E i benefizi che compartivano, dite poco? (È la Simona -che parla.) Mai non venivano alla cerca, che non -regalassero o una coroncina, o un santino, od almeno -non benedicessero il mal di madre, i figliuoli ammaliati, -e scongiurassero i bruchi e le formiche. -</p> - -<p> -— E voi cosa davate loro? chiede quella tal ragazzina. -</p> - -<p> -— Oh, un poco di tutta quella grazia di Dio che si coglieva. -Caspita! non erano state le loro preghiere che -l'aveano salvata dalle brine e dalla gragnuola? Ma non -si portava mai al convento una coppia di polli o qualche -stajo di grano, che non ci ricambiassero or coll'insalata, -or con le carote... Che sgrigno è cotesto? Chiacchierina! -porta rispetto, chè di fame non moriva nessuno, e il Signore -faceva andare sempre co' fiocchi la campagna: il -melgone si comprava a otto lire il moggio, e la gente -non era così spessa. E quando d'un figliuolo non si sapea -che cosa farne, c'era dove collocarlo: e se il marito -o la suocera ci facevano mandar giù degli stranguglioni, -si aveva dove andar a vuotare il sacco e chiedere un -parere. -</p> - -<p> -— Voi non dite male, no, Simona: così la Teresa. E -vorrà forse essere per altro, ma quest'è un fatto che allora -non si pativa tante malsanie. Confessate in verità -vostra: vi ricorda che, da qui indietro, si parlasse tanto -di catarri, di reumi, di tutti questi acciacchi che ora non -si dice altro? -</p> - -<p> -— Quanto a questo, rompe il ghiaccio la Betta, che di -tutte è la più sufficiente; ho sentito io soggetti che la -sanno lunga, assicurare che la causa n'è l'innesto del -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -vajuolo vaccino. Non parliamone nè anche di questo scandalo -d'innestare una bestia, e una bestia di quella fatta, -sopra i ragazzi, e peggio sulle bambine, che è forse per -questo che non hanno ancora gli occhi rasciutti, e già -le pajono così maliziose. È bensì vero che molti morivano, -molti rimanevano conci nemmeno da vedere; però -era uno spurgo necessario come tant'altri, e dopo si campava -sani come acciajo. Ora hanno voluto andare contro -a quello che veniva di lassù; non so che dire: tal sia di -loro. -</p> - -<p> -Fra questi e simili discorsi fatto notte, sopraggiungono -vispe, leste le più giovani, e dietro ad esse i garzoni, -moscheggiando, barzellettando, soffiando sulle mani aggranchite -ed esclamando: — Oh che freddo! Allora così -al bujo, è un via vai, un passerajo di cento voci che una -soverchia l'altra, una l'altra interrompe; onde se tu volessi -trovarne il filo, oh va raccapezzare quel che si -ciancia sur un mercato. Dispongono quindi i trespoli e -gli scannelli, e cominciano ad acchiocciarsi, a quetarsi. E -la Savina dopo aver allegramente contato quel che fece, -quel che disse, quel che intese fuori per la giornata, piglia -la rocca, e sbattendo il pennecchio del lino — Su -via (dice) facciamola finita; è ora d'accendere il lume e -lavorare, se ho da ammannire il corredo della biancheria -per quando mi fo sposa. E, nel dire, stazzona col gomito -un giovinotto che le sta a spalla. -</p> - -<p> -— La lingua batte ove duole il dente, n'è vero? scappa -fuori una camerata invidiosetta. Oh, si sa bene che hai -l'innamorato. -</p> - -<p> -— Ah ah! ride la Savina. Chi? io? ti par egli? sei pur -la dabbene! Così fosse! Ma chi vuoi che mi musi? Ha da -venir neve rossa. -</p> - -<p> -— Sì, sì, insiste l'altra. Non farmi la forestiera. Non ti -ho forse io scorta jeri quando andavi per acqua, eh? Egli -ti pedinava, e che paroline t'ha detto? Oh, se mi tocchi, -squatterò io gli altarini. Scommettiamo... -</p> - -<p> -— Neanche un quattrin bucato, interrompe la Savina. -Io non me ne ricordo niente. Sarà stato un caso... E poi... -se anche fosse, c'è del male? Han fatto così anche le nostre -madri, sicchè... -</p> - -<p> -— Adagio, adagio, salta la Teresa. Io so che le vostre -madri avevano più giudizio di voi, farfarelle; e, non fo -per dire, ma si era belle tanto e più che voi. Eppure si -sposava quello che i parenti proponevano, delle volte -senza nemmanco avergli parlato; si facevano le cose -come andavano fatte; e non si cercava alla fine che di -adempire le intenzioni di santa madre Chiesa. -</p> - -<p> -— Non c'era tanta premura d'andar a marito, aggiunge -una pulzellona di cinquant'anni. Ma ora voi altre non -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -avete appena i venti, e già vi puzza il fiato, e parlate -d'amore, frasche! -</p> - -<p> -— Tempo passato perchè non ritorni, eh? ripiglia la -giovane; sempre fu sole e nugolo, grano e loglio. Però, -dico io, noi del male ne facciamo noi? -</p> - -<p> -— Questo non si può dire, piglia la parola comar Giuditta. -Ma in tali faccende non si va mai cauti che basti, -perchè il primo scappuccio, Dio sa dove porta. L'è giusto -appunto come quando i puttini scivolano sul ghiaccio: -presa una volta l'andata, vatti accatta dove si fermeranno. -Ve l'ho ben raccontata, eh, la storia dell'Agnese? -</p> - -<p> -— No, no, replicano le giovani per una bocca. Contatela, -comare: contate la storiella: e così al fosco, colle -mani sotto al grembiule, se le stringono più da presso -per ascoltarla. Essa comincia: -</p> - -<p> -— Era l'Agnese una fanciulla bella come un'immagine, -tenera come latte spremuto, ma anche dabbene, che, -chiedete e domandate, neppur le vicine poteano dir altro -che lodi. Le era morta sua mamma mentre era ancora -d'otto o nov'anni, ed essa appena cresciuta un poco, tirava -innanzi la casa e la bottega con tanta capacità ed -amore, che suo padre non sapeva finire di dirne, e le ripeteva: — Tu -sarai la mia consolazione. Udirete che -pezzo di consolazione. -</p> - -<p> -In que' tempi la devozione era molto più d'adesso: e la -sera del giovedì santo si costumava una bella processione, -dove i garzoni e le giovinette rappresentavano il -mistero della Passione, coi Giudei, con Pilato e il Cireneo -che ajutava nostro Signore, e le Marie che lo piangevano, -e tutto. L'Agnese si vestiva da Maddalena, perchè l'aveva -la più ricca treccia di capelli, che lasciava cascare sulle -spalle; e quanti la vedevano esclamavano: — Oh la bella -Maddalena! -</p> - -<p> -Viveva allora nello stesso villaggio un tal Sandro, un -garzonotto così d'un vent'anni, non somigliante a questi -tisicuzzi d'oggi, fatti di calza disfatta; ma un pezzo d'uomo, -ben formato e ben fondato, con due bracciotti da vangar -una vigna da sè a sè. In quella processione egli figurava -da Giudeo, e toccandogli di stare a fianco della Maddalena -per tener dietro colla lancia la folla, cominciò in -quell'occasione adocchiare l'Agnese, ed essa lui. Poi, -quando in appresso si scontravano per via, essa diventava -rossa come una ciliegia, ed egli, passandole a lato, -la pigiava un pocolino col gomito: pigiarla; che male -c'era? Cominciarono poi a farsi un motto; esso le presentò -qualche volta un garofano, e lei lo accettò. — Che -male fo io? diceva tra sè. -</p> - -<p> -Venuta poi la state, qualche sera egli pigliava la sua -brava zampogna, e su e giù sonandola girellone per la -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -via dove l'Agnese stava di casa. Faceva caldo, ed essa, -tanto per godere una boccata d'aria, si metteva un po' -sul balcone. Quand'egli passava sotto la salutava colla -mano. Sulle prime ella non mostrò di vedere, poi non -stette al martello, e fece anch'essa altrettanto: alla fin -dei conti che male c'è? -</p> - -<p> -Una sera egli la chiamò in basso tono, e — M'occorre -di dirvi una parola. — Ditela pure, essa replicò. — Ma -volete? qui così dalla strada? Fatevi abbasso. — Non -posso, rispose ella; c'è il mio babbo. -</p> - -<p> -Al domani il babbo non c'era; ella discese a sportello, -mise fuori la testa ed ascoltò. Ma il discorso non potè -terminarsi quella sera, e al giorno appresso, poi l'altro, -e l'altro, sempre egli aveva a ragionarle qualche cosa; -e poi quando ella era dabbasso, non si ricordava più, e -bisognava riportarsi al giorno seguente. -</p> - -<p> -Di tutto questo non aveva ella fatto confidenza se non -ad una sua vicina, che si chiamava la Bia, una buona -pastocchiona, di quelle che credono tutto bene, e che, -invece di darle una lavata di capo come va, le diceva: — Gli -è un dabben ragazzo, se fa per di buono, puoi aver -trovato la tua fortuna, e ringraziare Iddio d'aver dato il -capo in un buon muro. Guardati però dal far del male, -perchè altrimenti il Signore castiga con de' guai grossi -ma grossi. -</p> - -<p> -A questo modo tiravano innanzi i due innamorati; poi -una sera parve che quello star lì in sulla soglia non fosse -che un far bella inutilmente la piazza. Il padre non c'era; -era andato alla fiera di Bergamo: ond'ella tolse dentro -Sandro e chiusero la porta. Non aveano fatto che entrare -quando si sente battere trafelato al picchietto della -porta. -</p> - -<p> -— Oh signor Iddio! chi sarà mai? Scappate. -</p> - -<p> -— Non si può. -</p> - -<p> -— Nascondetevi. -</p> - -<p> -— Ma dove? -</p> - -<p> -All'Agnese non suggerì altro nascondiglio migliore -che farlo rannicchiare alla meglio in una cassapanca, -che teneva da piè del suo letto. Poi corse alla porta e -domandò: -</p> - -<p> -— Chi è? -</p> - -<p> -— Chi vuol che sia? sono tuo padre. -</p> - -<p> -Essa tirò il catenaccio, e li sui due piedi inventò una -di quelle fandonie che voi ragazze sapete così bene, per -iscusare il ritardo e la confusione, che anche un orbo le -avrebbe letto in viso. Ma suo padre, che le voleva un -bene all'anima, ed avrebbe trovato per lei il latte di gallina... -</p> - -<p> -Ma ora che mi ricordo, bisogna che torni un passo indietro, -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -e vi dica che, quando sua madre era grossa di -lei, entrando una volta in casa, trovò accoccolata sul focolare -una vecchia, brutta, magra, stenta, con una faccia -grinza come pesche alide, che non prometteva niente -di bene; abbrezzava tutta e batteva i denti come una -gru. S'appose che quella doveva essere una strega; e -dandosi a gridare a quanto gliene usciva dalla gola, tolse -la scopa di dietro l'uscio e a colpi la cacciò. Non l'avesse -mai fatto! Quella befana voltatasele contro con due -occhi di basilisco, e facendole una croce sul ventre, rantolò: -</p> - -<p> -— Che quel che tu porti possa essere anch'egli scopato. -</p> - -<p> -Ora per seguitare... Ma dove sono restata?... Ah, mi -rinvengo. Suo padre dunque, che avrebbe fatto per lei -moneta falsa, la salutò tutto grazia, la trasse in camera, -e quivi sedette sulla cassa appunto in cui era chiuso -quell'altro: e le cominciò a narrare della fiera, d'un mondo -di gente che ci aveva; Tirolesi con cinture di cuojo trapunte -e cappellacci lunghi come ombrelli; Turchignotti -col mammelucco e la barbaccia e le bracacce; d'un savojardo -che mostrava la gran bestia; d'una zingara che -contava la ventura; poi seguitava informandola del quanto -avea comprato il sapone o i vomeri e le coltri di lana; e -perchè fosse tornato un giorno prima, e d'altre cose di -egual importanza. Ma l'Agnese, che avea tutt'altro per il -capo, stava a cento miglia, e rispondeva sì o no a braccio, -e come veniva veniva. Ond'egli le domandava: — Di' -su, hai sonno eh? Anch'io. Via, cuocimi due bocconi da -cena. -</p> - -<p> -Lesta lesta gli friggeva essa una coppia d'uova, e non -vedeva la sant'ora di metterlo a dormire. Ma egli sarebbesi -detto che faceva apposta a temporeggiarsi, contando, -ripetendo, addomandando. -</p> - -<p> -Basta! quando Dio ha voluto, egli se n'andò. L'Agnese, -che era stata come in croce, sente allargarsi il -cuore; si chiude in camera, corre alla cassapanca, dà -una voce all'amico.... e, non risponde. Che dorma? Gli -alza un braccio, ricasca. Gesummaria! gli tocca la fronte... -è fredda marmata. Che serve? era morto soffocato. -</p> - -<p> -Come allo sdrucciolare d'un ghiacciuolo per le reni, -così la pelle s'accappona alle ragazze, intente al discorso -di comare Giuditta, ed esclamano: — Morto? soffocato? -O santa pazienza! Che se da prima avevano -tenuto gli occhi desti, credendo che la storia dovesse -riuscire al solito scioglimento, ora raddoppiando d'attenzione, -socchiuse le bocche, sporgono i menti verso -la narratrice che il bujo impedisce di vedere: e la Savina -ritira la mano che col favore dell'oscurità, si era, -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -senza accorgersi, lasciata stringere nella mano del giovinetto. -</p> - -<p> -Tanto un pochettino d'orrore giova a crescere l'interesse, -sia in una panzana da veglia, sia in un racconto da -album o da strenna. E la vecchia dello stesso tono proseguiva: -</p> - -<p> -— Quale restasse l'Agnese, voglio lasciarlo pensare a -voi. Lì, sola, con un uomo morto; lei che prima sarebbe -svenuta di paura a vederne uno anche di lontano: e -questo uomo era il suo damo: era morto allor allora; -morto in grazia di lei, e quel ch'è peggio, senza neppur -confessarsi. Gridare non poteva: suo padre era lì muro a -muro, baciava livide e assiderate quelle labbra, che vive -non aveva baciato mai; e l'inondava di lagrime silenziose. -Si provò di levarlo fuori; oh adesso! pesava il doppio -di lei: appena che potesse muoverlo, e la cassa era -fonda. Lo spruzzava d'acqua diaccia, gli dava ad annusare -aceto, gli scaldava dei panni sul cuore: tutto incenso -ai morti. -</p> - -<p> -Che farà? Se lo sa la gente, Dio ne liberi! chiamare -suo padre? Cosa direbbe mai? aver tirato in casa un -giovane, averlo ammazzato! -</p> - -<p> -Non le soccorrendo miglior partito, risolve di andare -per ajuto alla Bia sua vicina; essa conosceva già quell'intrigo; -le teneva anzi la corda. Piano piano adunque -schiude l'uscio, sguiscia fuori: le ginocchia le si piegavano -sotto, come avesse avuto tre mesi la quartana. -Monta per la scaletta, e — Bia! Bia! domanda. -</p> - -<p> -— Che chiami, Agnese? caspitere! di quest'ora? -</p> - -<p> -— Zitta, e aprite per carità! -</p> - -<p> -Poi come fu dentro, piangendo, sbattezzandosi, le rivelò -il caso. -</p> - -<p> -— Morto! Sandro! andava quella replicando, e spalancava -gli occhi, torceva le mani, se le cacciava nei -capelli. -</p> - -<p> -— Sarà forse solamente svenuto. -</p> - -<p> -— Magari! soggiungeva la fanciulla. Venite dunque -per carità! per amor di Dio! venite, soccorretemi. -</p> - -<p> -La Bia si trasse a compassione, e andò da lei. Già suo -marito non era pericolo che tornasse a casa, perchè era -un ubbriacone, che non lasciava l'osteria se non quando -ne lo cacciavano. Va dunque alla camera, osserva anch'essa, -brancica, muove, solletica: — è proprio morto, -morto stecchito. -</p> - -<p> -Tutto questo si faceva a chetichella in peduli spiegandosi -a gesti, senza trar fiato, per timore che il padre non -sentisse. Ma stracco del viaggio questi aveva attaccato, -senza bisogno della nanna, e presto fu sentito russar -della bella. Visto dunque inutile ogni tentativo, la Bia -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -diceva all'altra, — Calmati; che vuoi? Quel ch'è fatto è -fatto. Ora bisogna pensare a rabberciarla, non a fargli -il pianto. Qui non c'è altro. Leviamolo fuori; portiamolo -sulla strada e lasciamolo lì. Il primo che passa lo troverà, -e dirà che cascò d'un accidente. -</p> - -<p> -— In istrada! gettar là così il mio povero Sandro? -come un cane? ed è morto per me! Io no, io no. E se -gli buttava sopra, e piangeva e singhiozzava, convulsa, -spasimante replicando pure, — Io no, io no. -</p> - -<p> -Onde la Bia stringendosi nelle spalle, — Allora non so -cosa dire: pensaci tu, e chi s'è visto s'è visto; e faceva -viso d'andarsene. L'Agnese la richiamava, la rimboniva, -tornavano a consultare, e la risoluzione era sempre la -stessa: onde trovandosi tra l'uscio e il muro, anche l'Agnese -dovette acconsentire. Fra tutte e due a stento lo -cavarono fuori, e chete chete trascinatolo in sulla via, -più lontano che poterono, rinvennero ciascuna a casa sua. -</p> - -<p> -Che notte per l'Agnese! Altro che le passate, quando, -appena giù, dormiva per ore ed ore della grossa, senza -un pensiero al mondo, oppure fra pensieri sereni, giulivi, -sinchè svegliavasi col nome del suo Sandro sulla lingua. -Ora, altro che dormire! se una pulce basta a tenerci sveglie, -figuratevi, con questo posolo sul petto. Lì, presso -quella cassapanca, con sugli occhi irremovibile quel cadavere, -che smanie, che batticuore! Si gettava di qua di -la pel letto: si copriva sotto le coltri: si tappava gli occhi, -gli orecchi; ma sempre le pareva di vederlo; sentivasi -ancora sotto le mani, sulle guance, alle labbra il -tocco di quel gelo inanimato. — Ma chi sa? forse quello -non fu che un male, uno svenimento passeggiero: si sarà -riavuto, tornato a casa sua, e domani lo vedrà ancora. -Che consolazione, rivederlo vivo!.... Ma.... che gli dirò? -averlo gettato fuori a quel modo? E raddoppiava il pianto, -come cresce la pioggia dopo che un lampo rischiarò per -un momento l'oscurità. Poi aveva da venire la mattina: -la voce si sarebbe sparsa: suo padre comparirebbe, e non -poteva non accorgersi dello stato di lei. Cosa dirgli? come -scusarsene? come contenersi con chi le racconterebbe la -morte del povero Sandro? -</p> - -<p> -Di fatto la mattina buon'ora si sente un pissi pissi, -un via vai per la strada, un visibilio di congetture; il -padre si affaccia alla finestra e domanda: — Che novità -c'è? -</p> - -<p> -— Non sapete? risponde uno che passava. Hanno trovato -morto Sandro. -</p> - -<p> -— Cosa mi dite! ammazzato? -</p> - -<p> -— Mai più: non ha nessuna ferita, non gli hanno tolto -i soldi; deve essere stato un colpo d'apoplessia. Povero -giovane! e tirava innanzi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<p> -Il padre corse alla camera della figliuola. Che coltellata -per lei allorchè sentì tirare il catenaccio! Sforzatasi -a dissimulare, quando esso le contò l'occorso, si finse -nuova di quel caso, ma non potè a lungo tenersi di non -rompere in un pianto dirotto, e dare sfogo al crepacuore -represso. A suo padre parve quel cordoglio fuori di misura, -pure pensò fra sè e sè: — Bisogna che fosse un po' -briciolata di lui, tanto più che, uscendo, intese dirsi dalla -gente: — Porterà il bruno, eh, la vostra Agnese, che gli -parlava! -</p> - -<p> -Ma l'Agnese, dopo una tale batosta, non è più quella. -Non le dà il cuore di lasciarsi vedere attorno, onde in -casa a piangere, a strillare. Se sta su, tutto le fa ricordare -di lui: se si corica, non vi dico altro. Guai se un -mobile scricchiola di notte! guai se ode sbatacchiare una -finestra! guai se un cane ulula per la strada! Passano -e passano giorni, ma il dolore non si disacerba. Suo padre, -che la sente ogni tratto mettere singhiozzi da soffocare, -le dice: — Ti compatisco: gli volevi bene, eh, a -Sandro? perchè non me n'hai fatto motto, ma ora che -vuoi crepargli dietro? Si dava ad intendere di consolarla, -ed era come si scarificasse una piaga, fresca tuttavia e -sanguinante: onde ella dava in nuovi scrosci di pianto, -e diceva cose che nessuno la capiva. La gente vedendola -così accorata, la lodava di fedeltà; alcune tolsero a confortarla, -pensando più al ventre che al cuore, come fanno -spesso le comari; molti ragazzi dicevano alle loro belle: -</p> - -<p> -— Badate mo l'Agnese. Quello si chiama voler bene. Ma -voi, se io morissi, vi voltereste ad un altro; e chi n'ha -avuto n'ha avuto; è vero? -</p> - -<p> -Unico ristoro le era la Bia. Con lei si cavava la voglia del -piangere; con lei diceva quel che le passava in cuore, -quel che doveva nascondere a tutti gli altri! con lei andava -al camposanto a recitar il rosario per quella povera -anima. Ma poi se la pigliava anche contro di essa, la riguardava -come il solo testimonio del suo delitto; come -un essere da cui dipendeva il renderla la più misera delle -creature: e tremava che un giorno o l'altro potesse manifestarlo. -E per quanto si sforzasse in vista di far la -disinvolta e accarezzarla e tenerla colle belle belline, -dentro se ne rodeva, e tutto quel che la Bia facesse, lo -prendeva per traverso. La udiva cantare? le pareva insultasse -al suo dolore. La vedeva parlacchiare con qualche -altra? ne entrava in gelosia. Sentiva zufolarsi le orecchie? — Sarà -la Bia che rinvescia tutto. Le parlava talvolta -di quel povero figliuolo? — Lo fa a bella posta per -rinfrescarmi il dolore. Se la Bia diceva, — Tienmi i ragazzi -finchè io vada al mulino o a risciacquar il bucato, — Ecco -(pensava ella) fin da serva la mi fa fare. Se le -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -cercava un pugno di sale, — Due, rispondeva; ma fra i -denti brontolava: — La si vuol far pagare perchè non -soffi. In ogni occhio che la fissasse credeva leggere la -sua accusa: — Certo colui o colei sa il caso mio; e chi -può averglielo detto se non la Bia? Al vederla dunque -le veniva verde il sangue; e perchè quando c'è una cosa -nel cuore, è come la tosse, che non si può nasconderla, -certi atti bisbetici, certe frasi piccose che le scappavano -contro voglia, lasciarono alla Bia comprendere il vero. -Così cominciarono a raffreddarsi, a gattigliare, e stare -ciascuna sulla sua; e l'Agnese a odiare quell'altra come -il mal di capo, e crescere così il suo pericolo immaginario. -Più non si vedeva innanzi che fantasie paurose; non -sognava che la giustizia; il pronostico fatto dalla strega -a sua madre le ribolliva nel capo come vicino ad avverarsi, -e tutto in grazia di chi? in grazia della Bia. E credeva -vedere che costei andasse a darla fuori, a servir di -testimonio, onde le pareva di non potere aver più bene -al mondo finchè al mondo vi fosse colei. La morte di essa -era il voto che mattina e sera faceva nelle sue orazioni: -quando tornavano le solennità, vi si preparava colle novene, -col digiunare; poi confessata e comunicata, inginocchiavasi -sulla nuda terra, e storcendo le mani, e colle -lacrime agli occhi, diceva: — Caro Signore! pei meriti -della vostra passione, vi prego, vi scongiuro, fate morire -la Bia. -</p> - -<p> -Ma la Bia, non s'insognava di morire. Anzi una volta, -avendo ricevuto dall'Agnese non so che torto, la Bia che -doveva avere mal desinato, ripicchiò; e qui botta e risposta, -se ne dissero fino ai denti, e la donna si lasciò -scappare di bocca che la dovesse badare a quel che diceva, -perchè in fine de' fini stava da lei il mandarla col -muso alla ferrata. -</p> - -<p> -Non l'avesse mai detto! L'Agnese se prima andava a -spasso col cervello, allora, vi diede volta affatto. Quella -notte la passò come sulle ortiche. Quando, spossata dal -piangere si addormentò, che sogni! che paure! Cani -rabbiosi che le saltavano adosso, un toro che la inseguiva -perchè era tutta rossa di sangue: le pareva di scappare -in camera, serrarsi dentro; ma ecco le finestre sbatacchiare -benchè chiuse, e pel buco della toppa entrare un -fantasma e succiarle il sangue di sotto le ugne dei piedi: -essa lo affissava, e quello andava tutto a fuoco e fiamme, -sporgeva gli occhi dalla livida faccia, come gli aveva -veduti a Sandro in quella sera funesta e le diceva: — Son -dannato in grazia tua. Essa faceva per gridare e non -poteva, perchè sentivasi strozzare: toccavasi al collo, era -il capestro che le aveva messo il boja. Stralunava gli -occhi intorno: ecco lì tutta la gente del suo paese, tutte -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -le sue camerate a vederla impiccare; ed una fra queste -sporgersi su, e beffarda ghignarle in faccia: — era -la Bia. -</p> - -<p> -Balzò dal letto atterrita, trambasciata: tutto quel giorno -una orribile convulsione l'agitò; acciocchita dava al capo -per tutti i muri: le pareva di avere il fuoco nella testa, -e s'appoggiava agli stipiti dei camino, ai ferri, per sentire -un momento di refrigerio: si buttava su quella cassapanca, -e non piangeva più. Usci col secchio per andare -attingere, poi quando fu fuori, non si ricordò più: e va -e va... Avete sentito, ragazze, di certi che vanno in volta -bell'e dormendo. Tal quale l'Agnese. E va e va, trovasi -dinanzi al cimitero: è aperto il cancello; s'avanza. — Ove -diamine andate? lo grida una vociaccia. Era il sepoltore -che stava scavando una fossa. A quel suono risentitasi, -ella diede uno strillo, guardò intorno, si rinvenne; -e coi capelli irti come un pettine di lino, fuggì a rotta -di collo, come se alcuno le corresse dietro. -</p> - -<p> -Quel giorno non mangiò, non parlò, non pregò. Sulla -sera crebbe la tempesta. Tra il fosco e il chiaro, seduta -coccolone, colle tempie fra le mani e le mani sui ginocchi, -stette un pezzo a ruminare: poi come risoluta, balzò -su a scatto di molla, ed esclamò; — Conviene che ella -muoja! abbrancò un coltellaccio, salì dalla vicina, e cogliendola -sola e sprovvista, glielo cacciò nella gola. -</p> - -<p> -— O Madonna santa! esclamano prese di ribrezzo le -villane ascoltatrici, mentre comar Giuditta raccoglieva il -fiato: e stringendosi l'una più presso dell'altra, le domandano -ansiose: — E sicchè, e sicchè? -</p> - -<p> -— Sicchè (continua la vecchia) tardi tardi, secondo il -solito, e secondo il solito ubbriaco, torna casa il marito -della Bia, e trova questo spettacolo. Si pone a gridare, a -chiamare accorr'uomo; traggono i casigliani, trae il vicinato, -vedono, oh vedono la donna che dava i tratti in -un lago di sangue. -</p> - -<p> -Chi può mai essere stato? Non i ladri, perchè non -manca un bruscolo: nessuno ella aveva per nemico; non -può apporsene che a suo marito. Egli solo andò in casa: -era avvinazzato: l'avrà intesa arrangolare perchè entrò -tardi, e le avrà dato. Il bargello, fondandosi sulla voce -del popolo che è voce di Dio, mette senz'altro le mani su -lui; presto presto, per dare un terribile esempio, si fa il -processo sul luogo: lo interrogano, egli nega, lo mettono -alla tortura. -</p> - -<p> -Voi non sapete, ragazze, cos'è la tortura, eh? perchè -adesso non la si usa più. Ma al tempo mio, quando uno -era sospettato d'un delitto, fosse come capo di ladri, o -come strega, o bestemmiatore, o un di quelli che untavano -per far venire la peste, lo pigliavano: il signor giudice -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -gli domandava, — Sei stato tu? Se l'altro schiodava, -dio con bene: se no, il signor giudice ordinava: — Mettetelo -alla corda. -</p> - -<p> -Voi tutte avete visto il macello, quando il beccajo, dopo -scannato il bue, lo tira su, legato per le gambe ad un -verricello. Su quel fare immaginate la tortura. Il reo, ossia -l'accusato ch'è tutt'uno, veniva legato colle mani -dietro, così; con una corda incarrucolata l'alzavano, e -a volta a volta davano delle buone strappate, come si -fa col martino quando si conficcano i pali nell'argine; -e lo facevano saltare dieci, venti volte, quante al signor -giudice piacesse. Di ragione, se colui non voleva che -le braccia restassero attaccate alla fune, conveniva che -confessasse; e così si scoprivano i malfattori, poi s'impiccavano, -si squartavano, s'inrotavano. Di questi esempii -non passava, sto per dire, settimana, che non se ne -udissero; e perciò delitti non ne succedevano. Ora tali -usanze sono dismesse, e il far il ladro è divenuto una -bazza. -</p> - -<p> -L'uomo della Bia fu dunque posto al tormento, e lì il -signor giudice, — un fior di giudice, dalle cui unghie -non era mai uscito alcuno savio; ma insieme una brava -persona, pieno di pazienza e piacevolone che diceva barzellette -fin nel condannare alla morte. Il signor giudice, -come dicevo, prima lo esortò colle buone a dir la verità; -poi, vedendo che negava, ordinò, — Tiratelo su. -</p> - -<p> -Nel suo seggiolone, appoggiato il gomito al tavolino e -il mento alla mano, stava egli osservandolo, e con tutta -pazienza aspettando che confessasse; ma quegli duro. -Allora il signor giudice: — Ehi, dategli un pajo di strappatine. -L'altro pianse, strillò, invocò il Signore, la Madonna, -san Giuseppe, ma tenne saldo. -</p> - -<p> -Al vederlo così ostinato, sarebbe montata la stizza anche -al santo Giobbe: ma il signor giudice colla solita -calma, vòlto al manigoldo e facendogli d'occhio gli -disse: -</p> - -<p> -— Ebbene, com'è così, calatelo giù. -</p> - -<p> -L'aguzzino, che capi il segno, calò l'accusato tanto -vicino al pavimento che lo rasentava colla punta dei -piedi. L'uomo che erasi sentito resuscitare da morte a -vita in ascoltare quell'ordine, vedendosi ora così presso -terra, che un poco più che si allungasse la toccherebbe, -per raggiungerla stiravasi da sè medesimo di tutta forza -e così per la speranza di finirli, accresceva nel più orribile -modo i suoi tormenti. -</p> - -<p> -A vederlo sgambettare, il manigoldo schiattava dalle -risa: l'istesso signor giudice turava la bocca, perchè non -gli scappassero: in fin che l'altro, non potendo resistere -a quel nuovo spasimo, domandò per amore, per misericordia -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -che lo calassero affatto, e avrebbe detto ogni -cosa. -</p> - -<p> -Di fatto confessò che era stato lui ad ammazzare sua -moglie, perchè n'era sazio, perchè rantolava sempre, perchè -voleva torne un'altra; insomma tutto quello che il -signor giudice gli suggerì. Questi contento della buona -uscita del suo processo, buttò fuori la sua brava sentenza -con qualmente il reo fosse scopato e poi impiccato; e -andò a desinare. -</p> - -<p> -La giustizia, cioè il boja, venne subito da Milano, con -un carro a tiro a due, e suvvi ceppo, ruote, corde, tanaglie, -un arsenale di roba da mestiero; e a vedere e non -vedere, ebbe piantata la forca sulla piazza. Al domani -tutto il paese, tutto il vicinato corsero in folla per vedere -castigare lo scellerato uccisore di sua moglie; e il -boja trattolo fuori di prigione, cominciava a scoparlo. -Quand'ecco accorrere una ragazza scarmigliata, ansante, -pallida, contraffatta, sfondando la folla e gridando come -una indemoniata: -</p> - -<p> -— È innocente; non ne sa nulla. -</p> - -<p> -Tutti ravvisarono subito l'Agnese, e cominciò a levarsi -un bisbiglio: perchè sebbene l'uomo della Bia si trovasse -sempre aver bevuto davvantaggio, non si sapeva che -avesse mai torto un capello a nessuno; onde molti avevano -penato a crederlo capace di tanto eccesso prima -che il signor giudice avesse proferita la sentenza. Proferita -questa, fu un altro cantare, perchè la sarebbe grossa -che avesse a sbagliare il giudice; e quando una cosa -passò in giudicato, non se ne deve più dubitare. -</p> - -<p> -Ma allora udendo le parole dell'Agnese, cominciarono -alzar la voce, e corsero dal signor giudice e gli raccontarono -l'occorrente. -</p> - -<p> -Questi si trovò allora in un bel imbarazzo. Il processo -era stato fatto in tutte le regole; in tutte le forme data -la sentenza; e poi, si sa, a ciascuno piace esercitare la -propria abilità. Perciò sulle prime egli procurò di buttar -per matta la ragazza e che intanto la condanna si eseguisse; -ma poi, sentendo il gridìo della gente, e massime -le ragioni del signor curato, ordinò che si sospendesse -l'esecuzione. E udendo il boja star di mal umore -per aver fatto il viaggio per niente, gli disse: — Colpa -tua, dovevi sbrigarti più lesto. -</p> - -<p> -Intanto la ragazza, e non fu bisogno di corda, spiattellò -di punto in punto tutta la storia, dalla morte di -Sandro in avanti: visitata la casa, si trovarono i panni -sanguinati, si trovò il coltello. Figuratevi che dire ne fu -per il paese! Vi basti che fino il giudice pareva quasi -averle compassione e diceva che quanto a lui, non gli -sarebbe importato niente anche a salvarla. Ma il bianco -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -sul nero c'è per qualche cosa, e la legge canta: Chi ammazza -muoja. -</p> - -<p> -Il marito della Bia lo tennero un poco in prigione per -aver deposto il falso in giudizio, poi lo mandarono all'ospedale -a guarir delle storpiature; ed il boja tornò a consolarsi, -perchè il giuoco che doveva fare all'uomo lo fece -all'Agnese. -</p> - -<p> -— Povera ragazza! esclamano le fanciulle asciugandosi -gli occhi. -</p> - -<p> -— Povero suo padre! esclama un vecchio; e si fa attorno -un silenzio meditabondo. Questo silenzio pare a -comar Giuditta il miglior elogio che possa farsi al suo -racconto, e però, dopo un pezzetto, ripiglia: — Guarda -mo! quell'acqua cheta, quella ragazza così florida, così -bella, chi l'avrebbe detto che aveva a finire così? E non -è già questa una pastocchia, ma un caso vero, quanto -è vero che le comete annunziano malanni. Il paese è qui -dalle vostre parti, e mia madre aveva parlato con delle -vecchie che erano vive quando questo è accaduto. Imparate -dunque, o ragazze... -</p> - -<p> -— A non chiudere l'amoroso nella cassapanca, l'interrompe -la Savina; e uno scroscio di risa universale -tien dietro a quest'arguzia. Poi, come, avanti giorno, un -passero che cominci a zirlare basta perchè sull'istante -si sveglino tutti gli altri che dormivano, ed è uno stormire, -un cinguettìo, un frascheggiare di mille uccelli, -così, rotto l'incanto, si suscitano trenta voci discordi, che -fitte fitte si succedono, s'intralciano, s'interrompono. E -l'una dice; — Oh! di queste cose non ne succedono più; -un'altra: — Ma che colpa n'aveva quella povera zitella? -la terza: — Per uno scappuccio, alla forca! -</p> - -<p> -— Oh! soggiunge la morale Simona; ogni colpa è di -sua madre, che maltrattò quella strega, e per questo bisogna -guardare a chi si fa del male. -</p> - -<p> -— Sapete che? salta su la Betta, quella tal sufficiente: -La vera ragione è che l'Agnese era nata sotto un cattivo -pianeta. -</p> - -<p> -Comar Giuditta prova e riprova di ricondur il silenzio, -la meditazione e tornar padrona della veglia per potere -spacciar alquanto di quella morale onde son piene le -fosse: ma chi arresterà la girandola dopo appiccata la -scintilla? Cresce anche di più in più il bisbigliare, il chiaccolare, -che è una sinagoga; finchè nel lucerniere si pianta -il gancetto d'un lumuccio a mano, fioco siccome quello -che si accende ai morti; e la Savina, non senza un'occhiata -al suo giovinotto, con voce viva da passare il tetto, -comincia a cantar allegramente <i>Mamma mia, non mi -sgridate</i>: tutte le altre le si accordano; e lo spavento -col quale la comare sperava d'aver fatto più frutto che -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -un padre delle missioni, si dilegua in un vivace biscantare. -</p> - -<p> -Così la sinfonia che accompagnò al cimitero un soldato -estinto, con flebile armonia da mettere l'angoscia nel -cuore, non appena è gettata sul cadavere la terra, intuona -una coraggiosa marciata, che dissipa la melanconica -impressione, quasi sia troppo il continuare più di -mezz'ora la compassione all'uomo, il cui mestiero è il -patimento e la morte. -</p> - -<p class="indr"> -1834. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<div class="somm"> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<p class="spaced4"> -<a href="#cantu">Cesare Cantù</a><br /> -<a href="#imbevera">La Madonna d'Imbevera</a><br /> -<a href="#verderio">La battaglia di Verderio</a><br /> - <span class="spaced1"><a href="#notaverd">Nota</a></span><br /> -<a href="#brivio">Il castello di Brivio</a><br /> - <span class="spaced1"><a href="#notabri">Nota</a></span><br /> -<a href="#setajuola">La setajuola</a><br /> -<a href="#agnese">Agnese o la veglia di stalla</a> -</p> - -<hr /> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Schiaccerà la tua testa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Il Signore dal cielo in terra guardò, per udir i gemiti degli incatenati, -per sciorre i figliuoli degli uccisi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>I sacerdoti si astengano da cacce, uccellagioni, taverne, danze -e giuochi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Vidi l'empio innalzato e sublimato più che i cedri del Libano; -ripassai, ed ecco più non v'era.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Dall'inferno esclamai, e tu, Signore, ascoltasti la voce mia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Per intendere queste e le precedenti allusioni, bisogna ricordare -che questa novella ed altre delle seguenti furono scritte in prigione -di Stato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Come dileguasi la cera al fuoco, tal periscano i peccatori dalla -faccia di Dio, ed i giusti banchettino ed esultino in allegrezza. <i>Salmo</i> -LXVII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Vedi l'aggiunta dopo questa novella.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p>Per comodità di lettura è stato inserito un indice a fine volume.</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Novelle brianzuole, by Cesare Cantù - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK NOVELLE BRIANZUOLE *** - -***** This file should be named 60945-h.htm or 60945-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/9/4/60945/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images -from Università degli Studi di Torino - Sistema -Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico -letterarie storico artistiche) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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