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-The Project Gutenberg EBook of Novelle brianzuole, by Cesare Cantù
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Novelle brianzuole
-
-Author: Cesare Cantù
-
-Release Date: December 18, 2019 [EBook #60945]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK NOVELLE BRIANZUOLE ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images
-from Università degli Studi di Torino - Sistema
-Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico
-letterarie storico artistiche)
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-
- BIBLIOTECA UNIVERSALE
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- NOVELLE BRIANZUOLE
-
-
- DI
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- CESARE CANTÙ
-
-
- LA MADONNA D'IMBEVERA — LA BATTAGLIA DI VERDERIO
- IL CASTELLO DI BRIVIO
- LA SETAJUOLA — AGNESE, O LA VEGLIA DI STALLA
-
-
-
- MILANO
- EDOARDO SONZOGNO, EDITORE
- 14. — Via Pasquirolo, — 14.
- 1883.
-
-
-
-
-CESARE CANTÙ
-
-
-— È un lavoro nè lieve, nè facile, rifare la mia _Storia universale_;
-ma tant'è; sono contento di essermivi accinto: mi spiaceva di lasciare
-al mondo un libro mio, che fosse rimasto indietro del tempo.
-
-Queste oneste parole ci rivolgeva Cesare Cantù pochi giorni sono. E
-davanti a quel vecchio di 76 anni, nel quale non sai se sia più robusta
-la fede o la tempra, si provava un sentimento di ammirazione per lui,
-e di vergogna per noi, di tanto più giovani, e che ci abbandoniamo
-sovente alla stanchezza e allo sconforto. Eppure quanti ostacoli non
-pose mai la calunnia sulla sua via! Ma egli ormai non si cura più della
-malignità invidiosa: «I miei nemici, dice, avrebbero voluto che mi
-fossi occupato di loro, ed avessi consumato il mio tempo nella sterile
-polemica; io invece lavoro.» E fu il lavoro la sua vendetta: vendetta
-generosa e feconda, perchè arricchì le lettere italiane di romanzi, di
-poesie, di storie, di opere educative che gli stranieri c'invidiano e
-traducono in lor lingua.
-
-In una modesta casetta poco discosta dall'Adda rapida ed azzurra che
-si allarga in lago davanti a Brivio, prosperosa borgata sorrisa dal
-verde dei monti e dal vivo aere brianzuolo, nacque Cesare Cantù nell'8
-dicembre 1807. Sulla casetta oggi si vede un medaglione di marmo col
-suo ritratto e l'iscrizione: «L'effigie di Cesare Cantù — sulla casa
-dove nacque — i compatrioti posero lui vivo — il 16 settembre 1883.»
-
-Umile era la condizione della famiglia: la sventura aggravò
-quell'umiltà. Morì il padre, Celso Cantù, lasciando la vedova e dieci
-figliuoli; il maggiore di tutti era Cesare che aveva ventidue anni. Il
-giovane animoso sentì il grave còmpito, e lo adempì con coscienza: egli
-provvedeva a tutti, essendo professore prima a Sondrio, poi a Como,
-indi a Milano nel ginnasio di Sant'Alessandro. Aveva già pubblicato il
-poema _Algiso_ o _La lega lombarda_, dedicato «alla lombarda gioventù
-cui stringe l'amore del loco natìo,» ristampato nel 1876 quando si
-festeggiò il VII centenario di Legnano. A quel libro tenne dietro la
-_Storia di Como_: e nello stesso tempo in un sermone poetico flagellava
-i cittadini comensi, che decretavano una lapide alla Pasta cantatrice,
-mentre lasciavano senza l'onore di un ricordo il Volta, scopritore
-della pila. Ma maggior fama gli venne dallo splendido commento ai
-_Promessi Sposi_, intitolato _La Lombardia nel secolo XVII_, dedicato
-«a voi giovani lombardi che, pieni di speranza, voi stessi le speranze
-alimentate della patria.» Paride Zajotti, arnese tristissimo di
-politiche inquisizioni, esclamò nel leggerlo: «Il Cantù fa due passi
-verso la gloria e tre verso la galera.»
-
-Cantù appartenne a quella corona di giovani eletti, come Cattaneo
-e Giuseppe Ferrari, che stavano intorno al venerando Gian Domenico
-Romagnosi, a cui l'Austria aveva persino negato il permesso d'insegnare
-legge privatamente. Il maestro aveva scelto Cantù come fidatissimo
-intermedio con un nucleo di generosi che cospiravano per la patria,
-e che avevano pregato il filosofo di Salsomaggiore di preparare in
-anticipazione gli statuti dell'Italia nuova.
-
-La mattina dell'11 novembre 1833 gli sbirri austriaci invadono la casa
-di Cantù, perquisiscono tutte le sue carte, e trascinano con loro in
-prigione il giovane professore.
-
-La carcere d'allora non somigliava alle facili d'oggi, dalle quali
-si vien fuori «martiri» e deputati; ma era inasprita dai giudici
-stranieri, che con torture morali cercavano di costringere i patrioti
-a rivelazioni; e lasciava travedere in fondo il fosco profilo dello
-Spielberg o della forca. Cantù vi stette un anno: non isvelò sillaba di
-quanto sapeva; e quando uscì di là, il 14 ottobre dell'anno appresso,
-ebbe la consolazione che Romagnosi l'abbracciasse dicendogli: «Non
-temetti un istante della tua fermezza.»
-
-Che fece in carcere? Gli sbirri non gli lasciavano nè carte, nè penne,
-nè libri: egli trovò modo in quella solitudine di farsi dell'inchiostro
-col fumo della candela, penne cogli steccadenti: e su carte stracce
-scrisse il romanzo _Margherita Pusterla_ (uno dei quattro degni di
-formare il ciclo del romanzo storico italiano), dedicato a chi ha
-amato, ha sofferto, ha pianto.
-
-L'Austria aveva tolto al Cantù la facoltà di insegnare, che è quanto
-dire di guadagnarsi il pane. Per fortuna incontrò il Pomba, che
-aveva in animo di pubblicare una _Storia Universale_. Lo scrittore lo
-intese: e invece di una compilazione, sulla quale il Pomba contava,
-ebbe un'opera vigorosa, potente, scritta con erudizione e con cuore,
-perchè vi ha impresso il carattere proprio. L'editore vi guadagnò le
-ricchezze, l'autore tanto da vivere indipendente.
-
-Con entusiasmo Cantù descrisse la rivoluzione delle Cinque Giornate:
-e fu tra i giornalisti più operosi nel periodo dal marzo all'ottobre
-di quell'anno. Nella _Guardia Nazionale_ raccomandava di prepararsi
-alle difese contro lo straniero: nell'_Eco della Borsa_ in un articolo
-intitolato _Il Prestito_ esortava i cittadini a provvedere l'erario
-esausto coll'offrire quanto era in loro potere: e un contemporaneo ci
-informa che «niuno fu sordo, specialmente nelle classi meno agiate,» e
-vecchi, e giovanette, e fidanzate si privavano dei vezzi d'oro e delle
-memorie più care per arricchire il pubblico erario.
-
-Di questi tempi sono le pagine del _Carlambrogio da Montevecchia_,
-nelle quali, secondo l'avvertenza stampata nella prima edizione, «un
-uomo estranio a influenze di governo e a turbolenze di fazioni, avrebbe
-cercato di coltivare il buon senso del popolo, insinuarvi quelle idee
-di ordine e di saviezza che valgono sotto qualsiasi regime, ma che sono
-più importanti nella presente libertà.»
-
-Tornati gli Austriaci, fu arrestato e proscritto, dalla Svizzera
-tornò dopo l'amnistia alla sua Milano, seconda patria. Qui lavorava,
-meritandosi le parole del Brofferio: «Mentre noi qui facciamo sucide
-gazzette, voi continuate a far buoni libri» (lettera 18 febbrajo 1855).
-Ed erano le monografie del Parini e del Beccaria, e cominciava la
-_Storia degli Italiani_, cui tennero dietro tante altre numerose opere.
-
-Son viete ormai le accuse che gli furono mosse di aver caldeggiato la
-federazione italiana coll'arciduca Massimiliano; noi avemmo fra mani
-rapporti della Polizia austriaca di quei tempi, firmati da uomini dei
-quali oggi per pietà taciamo i nomi notissimi, che facevano proibire
-i libri del Cantù, perchè «miravano a mettere in discredito ed in
-disprezzo i sovrani di casa d'Austria, in favore della causa dei popoli
-oppressi della penisola» (testuale). Inoltre il Cantù stesso, quando
-ebbe contezza di quelle dicerie, scrisse direttamente all'arciduca
-Massimiliano perchè le smentisse: e quegli gli fece rispondere non
-badasse a siffatte voci che erano _fandonie_ e _calunnie_. E siccome
-il Cantù insisteva, così l'arciduca gli rispose ancora di non sapere
-nè poter conoscere chi fosse l'autore di quella diceria che di nuovo
-qualifica per calunniosa. Questi documenti smentiscono i supposti
-accordi, fan ridicole le accuse.
-
-Ma il tempo galantuomo ha cominciato a fare un po' di giustizia
-anche per lui, se il governo ricusa di adoperarlo; nel marzo 1883 una
-commissione di cittadini venuti da diverse parti d'Italia, gli offerse
-una medaglia d'oro, frutto d'una sottoscrizione internazionale, e si
-inaugurò la sua effigie in marmo nell'Archivio di Stato di Milano e a
-Brivio. Così si avverava il voto che Cantù esprimeva nel centenario
-del Muratori: «Amiamo gli uomini che lavorano per la patria e per
-l'umanità. Compatiamo ai difetti delle loro qualità, concediamo loro
-alcune di quelle piccole compiacenze, che da vivi valgono ben più che
-i monumenti da morti, lasciamo balenare ai loro occhi qualche raggio di
-quella gloria che non accende la sua face se non alle tede sepolcrali.»
-
-
-
-
-NOVELLE BRIANZUOLE
-
-
-
-
-LA MADONNA D'IMBEVERA
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-
-L'esame dei luoghi e alcuni storici riscontri convincono che, sedici
-o diciotto secoli fa, quel tratto della Brianza che chiamasi il Pian
-d'Erba e le bassure circostanti erano occupate da un lago, chiamato
-l'Eupili, il quale, alimentato dagli scoli delle montagne, per la
-Valmadrera doveva comunicare con quello di Lecco e coll'Adda; e
-versavasi pel Lambro, di cui basta osservare il letto per accertarsi
-come un tempo corresse più ricco di acque. A foggia d'isole o penisole
-qui e qua sporgevansi in asciutto alcuni dossi, sui quali erano
-fabbricati villaggi e casali, i cui abitatori campavano pescando nei
-luoghi, dove i loro discendenti oggi fendono colla marra le gratissime
-glebe.
-
-Quando e come questo lago sparisse, mal si potrebbe dire: nè qual
-violenta crisi abbia sollevato il suolo così, da interrompere la
-comunicazione con quello di Lecco, e sprofondatolo in alcune parti
-per modo che, ivi raccogliendosi le acque dapprima diffuse, venissero
-a formarsi i laghetti di Pusiano, di Annone, di Alserio, lasciando in
-secco il restante. Chi dalle effimere fatture dell'uomo, somiglianti
-alla crisalide che il baco sospende al ramo e che domani la pioggia
-scarmiglierà, si compiace voltare lo sguardo alle meraviglie della
-natura e leggerne sulla faccia della terra gli stupendi rivolgimenti,
-troverà ad ogni passo le prove di questo fatto; ma verun cenno non
-ne fu conservato nè dalla storia nè dalla tradizione. Invasioni di
-feroci stranieri, muta pressura di superbi dominatori, tenevano allora
-l'uomo avvilito e minor di sè, tanto occupato dalla nequizia dell'ora
-presente, che non pensava nè a rivangare il passato, nè a provvedere
-alla memoria degli avvenire.
-
-Disperso o ristretto l'Eupili, la parte più elevata di quel che già
-era letto del lago si convertì presto in campagne, la cui cultura
-diede essere ed occupazione ai grossi villaggi, onde oggi quel piano
-è distinto: le bassure rimasero paludi, ove, qualvolta la stagione
-corresse piovosa, l'acqua tornava a riprendere il suo dominio, siccome
-una cattiva consuetudine che a volta a volta rifiglia colà d'onde fu
-male sbarbicata. Sempre poi non verdeggiavano che di cannucce e di
-càrice ingrata, ove la nuda ghiara non ingombrasse così, da dar luogo
-appena ad ispidi vètrici e ad ingrate scope.
-
-Pochi di quei luoghi durano tuttavia in sì abbietta apparenza: altri, a
-memoria de' più giovani, furono ridotti a pioppeti, a prati, a colti;
-più assai nel secolo passato sentirono il risorgere dell'industria,
-che, al favore della pace e di più avveduti e liberali ordinamenti,
-smorbava l'aria, guadagnava i campi, preparava nuovo sostentamento
-alla generazione futura, la quale, cresciuta di numero e d'agiatezza,
-avrebbe lodato i faticosi parenti; — lodati col fatto, mentre il cuore
-neppur li ricordava, forse la lingua li oltraggiava.
-
-Però, sul finire del secolo XVI, quando le guerre passate, la
-prepotenza delle classi privilegiate e lo sconsigliato ed inopportuno
-affaccendarsi d'una disamata dominazione diradavano la gente col
-diminuire od impacciare i mezzi di sostentamento, la maggior parte di
-quel piano giaceva incolta, occupata da boscaglie, rotta da guazzatoi
-ed acquitrini; sicchè invece della strada che ora lo fende, mettendo
-dalle falde del Monte di Brianza alle deliziose alture di Erba, allora,
-un sentiero vicinale serpeggiava scabro e dirotto per mezzo al bosco
-che occupa il pendìo settentrionale della collina, la quale, alzandosi
-da Rovagnate verso il Lambro, divide l'alta Brianza dal Pian d'Erba.
-Pochi assai percorrevano allora quella via: giacchè, oltre le più
-scarse relazioni da paese a paese, il generale disagio delle strade,
-singolarmente nei terreni montuosi, svogliava dal viaggiare. Onde è
-in proverbio che chi dovesse (poniam caso) da Como giungere a Milano,
-assestava i domestici affari, indi avviatosi, com'era giunto a mezzo
-il cammino, rimandava un messaggio a casa per assicurare che, la
-Dio mercè, gli era riuscita prospera l'andata. Esagerazioni che però
-ritraggono da un fondo di vero, e che formano bizzarro contrasto colla
-rapidità onde oggi non solo travalichiamo a ruote correnti le alpi più
-elevate, ma solchiamo, a dispetto di venti e di correntie, rapidissimi
-fiumi e l'immensità dell'oceano.
-
-Oltre però la disagevolezza delle strade, era il viaggiare reso mal
-sicuro dai lupi che spesseggiavano, e più da quella belva che ha nome
-l'uomo, della quale non è la peggiore qualvolta la forza accoppiata
-alla ragione non sia temperata colla giustizia e colla benevolenza.
-Masnade di ladri, accampando a baldanza per le foreste e per le
-lande, non solo davano fiera avventura al solitario passaggiero, ma
-aggredivano e depredavano casali e borgate. Con costoro se la passavano
-d'intelligenza gli ostieri: onde il viandante, il quale vedendo
-imbrunire, aveva sollecitato il passo per ricoverare alla locanda, e
-raggiuntala, ringraziava il suo angelo che l'avesse ridotto in salvo,
-nel maggior cheto della notte si trovava assalito e sovente scannato
-nel letto. Birri e campagnuoli uscivano contro costoro: quadriglie di
-soldati acquartieravansi di distanza in distanza: ma non è ben chiaro
-se maggior danno recassero i protettori o i masnadieri, la forza legale
-o la perseguitata.
-
-Tutto ciò, sebbene poco abbia a fare col racconto di che intendo
-trattenervi, sia detto per giunta al panegirico di quel buon tempo
-antico, che tanti rimpiangono continuamente.
-
-E non è ancor tutto. Conviene aggiungere i feudatari, che,
-tiranneggiando ciascuno nel suo stato, esteso poco più d'un miglio,
-imponevano ad arbitrio taglie, servizi, pedaggi, e sotto l'ombra
-di quella forza brutale che aveva acquistato il nome di diritto,
-esercitavano le angherie e le prepotenze dei ladroni insieme e della
-soldatesca.
-
-Uno di siffatti dominava, appunto in quei tempi, nel castello di
-Barzago, terra di felice posizione, seduta in poggio sulla cresta di
-quel giogo, che come sopra accennai, diviso per un piccolo valico
-dal Monte di Brianza, estendesi da Rovagnate al Lambro, dominando
-da un lato l'alta Brianza, dall'altro il Pian d'Erba. Don Alfonso
-Isacchi aveva nome quel signore, ma tra i paesani erasi co' suoi modi
-guadagnato il soprannome di Orso di Barzago. Colleroso, vendicativo,
-indifferente ai patimenti altrui, il rispetto all'umanità neppur
-di nome conosceva: le leggi paragonava alle reti, dove il tordo
-s'impiglia, la volpe o il falco le squarciano, e innanzi. La religione
-non disprezzava già, ma, separandola dal costume, l'aveva ridotta a
-quella che ne veste le sembianze, benchè ne sia pessima nemica, la
-superstizione: talchè, se la coscienza avrebbe potuto richiamarlo od
-arrestarlo sulla carriera delle violenze, esso la addormentava con
-pratiche devote cui sapeva conciliare collo sfogo de' suoi laidi e
-prepotenti capricci.
-
-Chi entrasse nei suo castello, al vedere uccellacci confitti sulle
-imposte, pelli di lepri, teschi di lupi spenzolati alle pareti,
-falchi starnazzanti sulle grucce e fischi e panie e tagliuole in ogni
-lato, e cani sciolti o al guinzaglio che abbajavano, squittivano,
-scodinzolavano, e intorno campari, canattieri, guardaboschi, s'avvisava
-quanto egli fosse appassionato per la caccia. A ben peggiori segni
-se ne accorgevano i paesani, che spesso miravano folate d'uccelli,
-moltiplicati dalla disastrosa impunità, calarsi a beccare i grani
-dai solchi appena sementati; od una furia di levrieri sbrancare ed
-uccidere il domestico pollame; ovvero uno stuolo di cacciatori a piedi,
-a cavallo, spingersi in mezzo al miglio ed al frumento già spigato, e
-poco dopo ritornare, mostrando in trionfo quaglie o beccacce al povero
-contadino, che lagrimava perduto o decimato il sostentamento della sua
-famigliuola per l'insano divertimento dei padroni.
-
-E guai a lui se si fosse arrischiato a sturbare i selvatici! più
-guai se avesse ardito ucciderne qualcuno! Don Alfonso avrebbe saputo
-perdonare ad un ladro, ad un micidiale, non a chi ne avesse scemato
-d'un capo solo la selvaggina. I contadini adunque dovevano soffrire
-e trangugiare, senza che credessero tampoco tesoreggiare meriti colla
-pazienza; giacchè erano stati educati a considerare l'oppressione una
-necessità inevitabile, come la grandine, come il morire; e che Dio,
-concedendo ai grandi d'intendere le ragioni che hanno per soperchiare
-il povero, avesse fatto anche troppo concedendo al povero la forza di
-tollerarli.
-
-Alle cacce di don Alfonso era riservato il bosco, che dalla vetta di
-Barzago, discende a bacio della collina, e che allora distendevasi
-anche per buona parte del piano, oggi coltivato. Lo chiamavano e lo
-chiamano ancora il bosco d'Imbevera; foltissimo di roveri e orni e
-castani, tra i quali non solo moltiplicavano, come in parco chiuso,
-gli uccelli e i quadrupedi onde oggi pure si fa caccia, ma bestie
-ancora, la cui razza è fra noi o scemata o scomparsa. Lo tagliava,
-come dicemmo, la strada, e là, appunto ove in questa metteva capo una
-non migliore che scendeva da Barzago, era alzato un devoto tabernacolo
-della Madonna. Poichè, oltre le croci piantate a ciascun crocicchio, e
-le molte che, indicando il luogo ove alcuno fu assassinato, crescevano
-lo spavento al viaggiatore già pauroso, di distanza in distanza si
-solevano dipingere immagini sacre, affinchè la religione fosse di
-alcun freno a coloro, che nessun altro ne conoscevano. E però chi,
-alla frequenza di quelle ponendo mente, esclama, _Quanto erano buoni i
-nostri maggiori_, direbbe più retto, _Quanto erano cattivi_; od almeno,
-_quanto erano infelici_.
-
-Spuntava il settimo giorno di settembre del 1590, e rompeva il
-silenzio di quel bosco un via vai, un latrare di bracchi, un pestìo di
-cavalli, uno stridire di falchi, un chiacchierare ed affaccendarsi di
-cacciatori, che in frotta venivano intorno a don Alfonso. Egli seguiva
-a cavallo, discorrendo, fra un signore e una dama di freschissima
-apparenza, tutti con falchi e balestre e panie e gli altri arnesi
-adatti alla caccia, quale facevasi in tempi che il fucile, non ancora
-perfezionato, s'adoperava poco più che ad ammazzare gli uomini. La
-signorina, lieta di gioventù e novella sposa, dando libero corso ad
-un'indole gioviale, stata sin allora repressa fra le austerità della
-monastica educazione, volgevasi via via a richiedere don Alfonso or
-delle cacce, or delle terre che nel discendere l'erta, scoprivano
-a man mano nella pianura sottoposta e sugli alti clivi rilucenti al
-sole mattutino, e pareva tripudiasse di incontrare tutto il creato in
-armonia colla felicità ond'ella si sentiva inondata.
-
-Ma sopra pensieri camminava il giovane suo sposo; e se ella con
-un sorriso pieno di dolcezza insieme e di vivacità lo confortava a
-rallegrarsi, — Com'è possibile (rispondeva), Emilia mia? Questi luoghi
-tu sai quanta sventura mi rammentino. Ma lei, don Alfonso, ben deve lei
-aver a mente la grave disgrazia qui occorsa a mia madre.
-
-— Oh... sì... certo... N'ho inteso parlare, rispondeva il feudatario,
-aggrottando vieppiù le fosche sopracciglia.
-
-— E dove accadde veramente il fatto? insisteva don Alessandro, che così
-nomavasi il giovane signore.
-
-— Là... abbasso... Ma non so bene... Deve essere stato presso alla
-Madonnina d'Imbevera, ripigliava don Alfonso.
-
-— E non si seppe mai il vero di questo caso atroce?
-
-— Mai, replicava don Alfonso facendo spallucce e vibrando in faccia
-all'altro lo sguardo acuto di una vipera in atto di assalire, quasi
-avesse voluto spiargli in fondo del cuore. Non gli sembrò vedervi
-sospetto nè malizia; onde rassicurato continuava: — E come sarebbe
-potuto scoprirsi? Questi contorni erano pieni di malandrini e di
-banditi. Non è vero, guardacaccia?
-
-E il guardacaccia facevasi più presso confermando.
-
-— Se ce n'era, illustrissimi! e con tanto di pelo sulla coscienza.
-Il Caino di Pusiano, il Raspagno di Garbagnate, lo Spazzacampagne di
-Broncio, altri ed altri cani, che avrebbero assalito anche un frate.
-
-— Capisce? soggiungeva don Alfonso. Ma ci abbiamo trovato riparo; e
-da poi che occhieggiano intorno questi gatti (accennava con sorriso i
-suoi uomini), di simili sorci è scemata la razza, ed ella deve starsene
-senza paura.
-
-— Ma dica... voleva ripigliare il giovane, ben altro che soddisfatto
-di quelle risposte. L'Orso però, cui tali domande non parevano dar
-troppo per lo genio, lentò il freno al cavallo, toccandolo d'una
-gagliarda spronata, e dietro a lui tutti gli altri. Se non che avendo
-esso liberato contra d'un uccello il suo falcone, questo riuscì a
-strappare la lunga annodatagli al piede, e datosi a libero volo, dopo
-ampie ruote fu veduto posarsi sul comignolo d'una bettola, che sorgeva
-rasente la strada del bosco. Era una povera casipola, colla parete a
-tramontana rivestita di edera, mentre a quella di mezzodì stava dinanzi
-un piccolo ma ben disposto orticello, da cui presso al muro sorgeva una
-vite novella, destinata, crescendo, a contornare co' suoi pampani una
-finestra, adorna con pensili ciocche di garofani vivaci. Verso quella
-si drizzò dunque la comitiva per ricuperare il falco, richiamandolo
-e procurando calmarne lo spavento colle note voci e col mostrargli
-l'esca.
-
-Come s'intese dirigersi colà la cavalcata, fu un sottosopra nella
-tranquilla osteria. Un giovinotto, che affaccendavasi per la
-casa, corse a rintanarsi in una botte sdogata: la madre, che stava
-rigovernando le stoviglie, tutta spaurita gittò in là il ceneracciolo
-e l'asperella: l'oste, confuso, impacciato, svolgendosi le maniche
-rimboccate della camicia e traendosi di capo, si fece sulla soglia,
-incontro alla comitiva. — Illustrissimo!.... quale onore!... e
-strisciava i piedi, e faceva profusi inchini a don Alfonso. Ma questi
-non gli badava come se non fosse: e i servitori ad un suo cenno entrati
-nella casipola, senza un riguardo al mondo cacciandosi per le camere e
-su pel tetto, riebbero al fine l'uccello fuggiasco, non prima però che
-questo, lanciatosi di nuovo a volo per la cucina, mandasse a frantumi
-gli orci, i bicchieri, i piatti che capitarongli sotto l'ala.
-
-L'oste non proferiva parola di lamento, e appena osava dare una timida
-occhiata alla moglie. Don Alfonso, dopo che s'ebbe in pugno il falcone,
-l'accarezzò, lo battè, gli parlò a lungo: poi volgevasi già per
-andarsene senza far motto al vinajo, quando soccorrendogli un pensier
-nuovo, disse al guardacaccia: — Poichè opportunamente siamo capitati
-qua, date a costui la preda che avete a lato. E tu (soggiungeva
-all'oste) la cocerai, e preparerai vino in abbondanza, chè fra tre o
-quattro ore saremo qui. Oggi si fa colazione nel bosco.
-
-— E se mancherà un'ala me la pagherai salata, soggiungeva la guardia,
-coll'arroganza propria dei ministri d'un cattivo padrone, nel mentre
-consegnava all'oste la selvaggina. Toccarono, e via.
-
-L'oste, per cui quell'arrivo era un sinistro augurio, com'è
-sempre quello d'un tristo signore, quando li vide voltare esclamò,
-rimettendosi la sua berretta: — Sia ringraziato Iddio!
-
-— E i poveri morti, aggiunse la donna sua segnandosi: e raccogliendo il
-fiato, chiamò, — Cipriano, Cipriano! vieni fuori.
-
-E Cipriano, quel giovinotto lor figliuolo che se la era fumata,
-comparve fuor, nettandosi dei ragnateli, mentre la madre, raccogliendo
-i cocci delle rotte stoviglie, raccontava l'accaduto colla fredda
-rassegnazione, ond'altri racconta una febbre effimera avuta jeri; ed
-il padre, dando mano alla selvaggina lasciatagli, esclamava: — Non ha
-torto il sindaco quando dice che certa gente sono come le lumache; dove
-passano, lasciano il segno.
-
-— Eh; soggiungeva il garzone, possiamo segnarci col gomito se non
-è stato che questo. Io mi era immaginato... Perchè, bisogna che vi
-confessi che l'altro giorno s'ammazzò una lepre...
-
-— Ammazzar una lepre! gridava il padre, sospendendo di scorticare una
-delle tre che, tiepide ancora, gli avevano lasciate da cucinare.
-
-— Ammazzar una lepre! ripetea la madre giungendo le mani. Ma ho da
-sentire anche di queste? Non sai gli ordini? E gli ordini si devono
-rispettare, chè lo dice continuamente anche il signor vicario.
-
-— Il signor vicario? ripigliava il giovane dimenando il capo. Oh!
-quanto pagherei a dare un'occhiata anche io sul messale, e vedere se
-comanda sempre solamente a noi d'obbedire, e mai...
-
-Qui interrompendosi come avesse detto uno sproposito, ripigliava:
-— Or ora mi fate uscire in un'eresia. Sta bene: il signor vicario è
-quell'uomo che è, e sa ben lui quel che si dice. Però, a vedere! sin
-che quella lepre, entrata nell'orto, non fece che scompigliare i quadri
-e mangiare i cavoli, mi venivano i sudori: pure mandavo giù. Ma vi è
-lì quel piede di vite, portato due anni fa a mia sorella Brigita dal
-giardiniere del suo padrone di filanda; gli è d'una qualità così rara,
-e poi alla Brigita è caro come un occhio, perchè chi sa quali memorie
-vi ha congiunto! Ebbene, io lo piantai nell'orto; lo governai con tanta
-premura; gemmò, crebbe: ed ecco quella maledetta lepre a rosicchiarlo.
-M'avrebbe fatto minor dispetto se m'avesse roso le dita a me.
-
-— Non hai tutti i torti, parlava il padre: ma ti doveva bastare di
-scacciarla col malanno che Dio le mandasse.
-
-— Dite giusto, rispondeva Cipriano: poteva bastare: e se ho proprio
-a contarvela, schietto come al confessore, io m'accontentai di
-spaventarla. Ma quella, scappando, sguisciò fra le gambe di Cecchino
-del Forno; ed egli, visto il bello, gliene diede sul capo una, che
-non fu bisogno la seconda. Volle il diavolo che fosse lì poco lontano
-quella schiuma del guardacaccia. Gridando corpo e sangue, ci corse
-dietro: ma sì! guarda la gamba. Non ci ha conosciuti, e dovette
-contentarsi di urlarmi dietro:
-
-— Non dubitare che verrà il tuo sabato.
-
-— Quando la cosa sta come la conti, diceva la donna, fa bisogno di
-mettersi in paura? Se alcuno te ne parla, si dice: Gnornò; non sono
-mica stato io, si dice: l'è stato il tal dei tali, e buona notte.
-
-— Che? come? saltava su il giovane inalberandosi. Io accusar il mio
-camerata per salvar me? Da che mondo è mondo non s'è ancora inteso che
-un brianzuolo n'abbia fatto di coteste. Ed io voglio portare il mio
-cappello fuor degli occhi, io; mi capite?
-
-E mentre il padre sentenziava novamente che non poteva dargli torto,
-egli seguitava brontolando fra i denti, sinchè riprendeva: — È però
-della maledetta! L'Orso di Barzago, perchè è lui, ogni po' di bizzarria
-che gli monti, a far battere noi poveri villani od anche peggio, l'ha
-come bever un uovo; e per noi ha da esser peccato mortale se ammazziamo
-uno straccio di lepratto che ci fa del male. Che? non siamo cristiani
-ancora noi? non ci ha fatti anche noi il Signore. E la sua santa legge
-v'è solamente per i pitocchi? Sì, che Domenedio avrà paura di lui
-perchè è l'Orso.
-
-— Oh per amor del cielo! l'interrompeva la donna: parla con rispetto di
-lui. Non vedi quanto male ci potrebbe fare? Eppure ci lascia vivere.
-Chi poi lo dice così cattivo sono male lingue: e guarda mo' con che
-devozione sta in chiesa, ed ogni sabato non fa accendere la lampada
-alla Madonnina d'Imbevera? e...
-
-— Sì, sì, esclamava Cipriano; ogni ladrone ha la sua devozione. Ma
-come egli sia buono, addomandarlo al mugnajo di Santa Maria Hoe, il
-quale, perchè aveva la donna bella ma anche savia, fu conciato che Dio
-vel dica. Addomandarlo a Mariantonia del filatoio, che era una ragazza
-chetina come l'olio, ed ora sapete anche voi quel che n'è. Addomandarlo
-a Carlandrea del Gobbo, che, per non avergli voluto cedere il suo
-camperello, n'ebbe prima tante bastonate quante può portarne un somaro,
-poi a rinforzo d'angherie è ridotto miserabile come Giobbe. E neppur
-un mese fa Lionardo di Rosina avendo, nel passare, spaurato un merlo
-che stava per dare nel calappio, il guardacaccia non lo fece ruzzolar
-giù pei ronchi come una pallottola, gridandogli dietro, spero che non
-tornerai più su? Oh quel guardacaccia! Il Signore ne scampi i cani.
-L'altro dì....
-
-Chi sa fin quando Cipriano toccava innanzi, sciorinando questa litania
-delle insolenze che, come più recenti, gli correvano prime alla
-lingua, e che possono essere un'altra dimostrazione del quanto sia
-grande la pazienza di chi soffre. Ma gli ruppe le parole in bocca, sua
-madre tutta scandolezzata, dicendo: — Ma sicchè? ma sicchè? Dov'hai
-tu la coscienza a parlar così senza rispetto dei padroni? Bada che
-Domenedio ti castigherà. Non è vero che egli ha fatto gli uomini parte
-per comandare, parte per obbedire? Bene; i potenti si chiamano così
-perchè hanno avuto da lui la potenza di comandare, e il nostro dovere
-è di fare la loro volontà senza cercar più che tanto. Che capo sei tu!
-vorres'tu disfare quel che ha fatto il Signore?
-
-— Tua madre non ha torto, soggiungeva il padre. Non l'hai inteso delle
-cento volte che il destino di noi straccioni è mangiar pane e guai? e
-il diritto di quei che comandano è far quello che possono?
-
-Le idee di diritto e di dovere non dovevano essersi ben identificate
-nel capo di Cipriano: compatitelo, avea poca barba ancora al mento.
-Laonde crollava il capo a guisa di chi si conosce rimproverato
-piuttosto dalla prudenza che dalla coscienza, poi dopo alquanto saltava
-su: — Però, se fosse toccato a me a dar regola al mondo, indovinate
-mo cosa avrei voluto? Che quelli che lavorano stessero bene e di sopra
-degli altri; e gli oziosi facessero crocette. Ah! ah!
-
-E sbellica vasi dalle risa all'averne detto una cosa strampalata. Il
-padre rideva anch'esso, esclamando: — Si può sentire di peggio? Persino
-la madre serenavasi alquanto, poi, ripresa la sua devota ipocondria,
-continuava: — Che discorsi senza sugo! Se tu avessi un poco di timor
-di Dio, avresti anche il timor degli uomini, ti cuciresti la bocca, e
-certe cose non le diresti manco per baja. Ma già fin da ragazzo eri un
-capetto, con certe idee per la testa, che sicuro non le avevi imparate
-da me: e non ti pareva giusto nemmeno quando, a scuola o alla dottrina,
-ti picchiavano. Ora però sei all'età della discrezione, e dovresti
-aver acquistato un poco di viver del mondo, e sapere che i padroni,
-come le streghe, è meglio non nominarli nè in bene nè in male. Se tu
-facessi così, non avresti avuto paura adesso adesso quando capitò qui
-il signore: perchè a chi va per la sua strada non importa che i padroni
-siano buoni o siano cattivi.
-
-— Ed io (soggiungeva Cipriano) sono forse andato io a cercarlo?
-non sono anzi scappato quando mi vide il guardacaccia? e questo non
-fu forse per prudenza? Perchè, del resto all'occasione so anch'io
-cacciarmi le mosche dal naso. E se poco fa mi rimpiattai, fu per
-rispetto al padrone; che se il guardacaccia vedendomi mi riconosceva
-per quel dell'altro giorno, e m'indicava a don Alfonso, io poteva aver
-preparato l'atto di contrizione. Alla fine lo so anch'io che i padroni
-sono padroni, ma con quella canaglia de' suoi uomini l'è un pezzo che
-la bolle; e badino a quel che fanno, perchè se mi ci tireranno per i
-capelli, non sono poi di sasso, e darò un piè nella secchia, e farò
-vedere...
-
-— Ah, orsù, l'interrompea la madre; finiamola, che è lunga. Lasciali
-stare, e nessuno verrà a disturbarti. Che se anche te ne fanno fare
-qualcuna, manda giù e non volere tentar Dio. Hai ventiquattro anni
-finiti, ed è ormai tempo di lasciare le bizzarrie. Via, discantati; dà
-mano a tuo padre a spennare e sbuzzare que' selvatici; sbaccella que'
-fagiuoli; va a raccogliere due pesche, e monta su la pianta, da non
-presentargliene ammaccate.
-
-Il giovane faceva; ma somigliante all'organista che tasteggia sottovoce
-nel tono in cui ha sonato dianzi e deve sonare ancora fra poco, tale
-seguitava egli con tronchi motti, sinchè tornava su: — Mia sorella,
-la quale a dir che mi vuol bene è poco, ne avrebbe detto delle belle
-quando avessi lasciato massacrare la sua vite. Bravo Cipriano! avrebbe
-detto la Brigita. Bel conto fai delle mie raccomandazioni, avrebbe
-detto.... Ma.... adesso che mi vien in cuore; domani non è il giorno
-della Madonna di settembre?
-
-— Certo sì, rispondeva la madre; e farai bene a santificarne la vigilia
-con qualche mortificazione, almeno della lingua.
-
-— E non è oggi che deve tornare la Brigita dalla filanda?
-
-— Sì bene! esclamarono ad una i genitori.
-
-— E se la intoppasse in costoro, che sono pel bosco a caccia?
-
-— È vero, replicò il padre battendo l'anca.
-
-— O signor benedetto! esclamò la madre giungendo le mani: e sospesero
-le faccende per guardarsi uno in faccia all'altro.
-
-— Bisogna raccomandarla alla Madonna d'Imbevera, che la scampi d'ogni
-cattivo incontro, aggiungeva dopo un pezzetto la donna.
-
-— Raccomandarla va bene (rispose Cipriano), ma il Signore dice:
-_Ajùtati che ti ajuterò_.
-
-— E così? che s'ha da fare? domandò essa.
-
-— Che s'ha da fare? replicò il padre, e tacquero. Non ci pensò molto
-Cipriano e — Niente! lasciate far a me; le anderò incontro.
-
-— E poi? soggiunsero i parenti.
-
-— E poi, e poi, sarà quel che sarà. Quante paure! Quando vado a fin di
-bene, mi sento un cuor di leone.
-
-— Ma! fa quel che il Signore t'inspira.
-
-In quanto si dice un _amen_, egli levò il cappello disotto una
-seggiola; tolse di dietro l'uscio un saporito randello, non senza
-cacciare, per ogni buon fine, nel taschino dei calzoni un buon
-coltellaccio da serrare, poichè del coltello e del rosario non
-andava mai sprovvisto un galantuomo di quei tempi. E mentre la madre,
-fattasi sulla porta, e vedendo volentieri infatti quel coraggio che
-dianzi aveva con parole disapprovato, gli augurava che il Signore gli
-tenesse la sua santa mano in capo, egli si metteva la via tra le gambe
-allegramente.
-
-Passò avanti al tabernacolo d'Imbevera, dove, men rozzamente
-dell'ordinario, stava dipinto a guazzo l'immagine di Colei che,
-madre di Dio e nostra, ci inspira confidenza di volgerci, colla sua
-intercessione, ad esporre al Signore i nostri bisogni. Era effigiata
-in atto di schiacciare il serpente: di sopra si leggevano le parole
-della Genesi _Conteram caput tuum_[1]; sugli stipiti erano foggiati due
-nastri azzurri, che sorreggevano stinchi da morto incrociati; al piede
-un ceppo riceveva il soldo che vi offeriva in limosina il viandante o
-devoto o pauroso.
-
-E devoto o pauroso, non era chi le passasse dinanzi senza far di
-cappello, e ripetere almeno tre volte la salutazione angelica.
-Singolarmente i contadini del contorno l'avevano in gran venerazione,
-ricordando una quantità di miracoli, come essi li chiamavano, impetrati
-per mezzo di essa, e dei quali rendevano testimonianza grucce, bende,
-cenci che spenzolavano, bizzarro ornamento, attorno all'effigie
-invocata. Le vecchie poi sapevano che, per virtù di questa, erano
-impedite le streghe dal congregarsi, come a loro memoria facevano,
-la notte d'ogni sabato a celebrare su per quei noci la tregenda.
-Le fanciulle venivano ad esporvi una preghiera, il cui oggetto non
-ardivano confessare e spiegare a sè stesse; gli uomini vi facevano
-l'invocazione che a ciascuno dettava il proprio momentaneo interesse:
-talchè spesso nel medesimo istante vi si trovavano inginocchiati un
-contadino ad implorare la pioggia ed un viaggiatore il bel tempo, nè
-l'uno nè l'altro ricordandosi di quel precetto, _Chiedete il regno de'
-cieli, il resto verrà in aggiunta_.
-
-Cipriano, in men tempo che noi ne consumammo a descriverla, recitò al
-tabernacolo la sua preghiera di cuore, offrì un soldo pei poveri morti,
-e tirò innanzi cantacchiando.
-
-Non erano molti anni che colà era stata dipinta quella immagine, e
-l'origine di essa si congiunge alla storia dei signori che qui sopra
-trovammo intesi alla caccia pel bosco: storia di sangue e di atrocità,
-come sono troppe fra le avventure ricordate di quei tempi.
-
-Le inimicizie tra i signori Isacchi di Barzago e i conti Sirtori di
-Sirtori, de' quali era il nominato don Alessandro, rimontavano sino ai
-tempi quando sul suolo d'Italia, destinato a bevere il sangue di tutte
-le nazioni, versavano il loro Spagnuoli e Francesi per disputarsi il
-possesso della Lombardia, ceduta dai suoi antichi padroni o piuttosto
-a loro rapita. I nobili lombardi parteggiavano chi per questi chi per
-quelli; secondo pareva loro che la lontananza dei primi o le promesse
-dei secondi, sempre larghe e sempre bugiarde, meglio potessero salvare
-l'indipendenza del paese, la quale trovavasi in gran punto, e di cui
-queste fraterne dissensioni non fecero che accelerare la ruina.
-
-Allora le gare mandarono a fascio ogni sociale armonia; tornò il
-diritto della forza, e ciascun potente mascherandosi col nome d'una
-fazione, e così dichiarando guerra e sostenendola a visiera alzata,
-esercitava gli odii e le vendette private. Qualche volta al castello
-d'un barone presentavasi un araldo, ed affiggeva alla porta un cartello
-che diceva: — Io tale de' tali, da oggi innanzi sarò tuo nemico a
-morte, e nocerò il più che mi sarà possibile a te, ai sudditi, agli
-attenenti tuoi, nella persona e nell'avere. Talvolta chi riceveva tali
-disfide o chi le mandava era una corporazione, una comunità: e da quel
-punto credevasi legittimata qualunque scelleratezza, come in guerra
-rotta.
-
-Gli Isacchi stavano coi Francesi, mentre i Sirtori favorivano
-gli Imperiali, e più volte si erano recati gravi danni, od almeno
-ne avevano recato agli innocenti terrieri, che, destino antico,
-scontavano coi propri guai i delirii dei padroni. Ma quelli di Barzago,
-fiancheggiati da una più grossa fazione, prevalevano nelle parti di
-Brianza; e don Giberto avo che fu del feudatario presente, a capo di
-forte banda teneva in soggezione gli avversari e in danno e sgomento
-tutti.
-
-Però alla fine gli Spagnuoli prevalsero: il paese fu sgombro dai
-Francesi, e i loro fautori rimasero sbattuti, quanto rizzarono il
-capo gli altri. A governo della Lombardia fu destinato il duca d'Alba,
-severo, inflessibile, che senza guardar più in fronte a nobili che a
-plebei, faceva pagare col sangue ogni violazione degli ordini suoi.
-E che tale dovesse riuscire lo mostrò da' bei primi giorni del suo
-reggimento, quando non avendogli un gentiluomo milanese fatto di
-berretta mentre cavalcava per la trionfata città, egli senz'altro lo
-mandò a morte. Il Sirtori, cieco per furor di parte e per sete di
-vendetta, si giovò dell'opportunità per dipingere don Giberto come
-ostinato ribelle, e senza molta fatica ottenne dal governatore uno
-di quei decreti eccessivi, soliti emanarsi nell'ebbrezza dei trionfi,
-col quale si bandiva la taglia di dugento scudi d'oro sul capo di don
-Giberto.
-
-Questi, che mai non aveva dimesso le armi, e conservavasi a capo d'un
-pugno di bravacci risoluti, quando intese la sentenza, sorrise, e
-battendo la mano sulla fondina delle pistole, esclamò: — Chi mi vorrà
-morto avrà a fare con queste.
-
-Calcolava egli sulla forza aperta, non sul tradimento. La tentazione
-della taglia vinse uno tra i suoi affidati, che lo scannò, ed ottenne
-l'oro ed il disprezzo, — mercede perpetua dei traditori.
-
-Il capo reciso dell'Isacchi, chiuso in gabbia di ferro, venne sospeso
-ad una pianta lungo la via che fendeva il bosco, dal quale soleva egli
-sbucare alla devastazione, all'incesto, all'assassinio, acciocchè ivi
-rimanesse a perpetuo spavento.
-
-L'infamia e la pena de' genitori, secondo la giustizia d'allora,
-ricadevano anche sui figliuoli e sui parenti: onde non occorre vi dica
-quanto la famiglia Isacchi restasse di tanto oltraggio irritata. Ogni
-colpa, nè a torto, veniva attribuita al Sirtori, e il desiderio di
-vendetta con questo esacerbava le antiche inimicizie, quanto più era
-represso dallo stato politico d'allora. Poichè il duca governatore
-aveva bandito che cessasse ogni dissensione tra famiglie e famiglie,
-nè i privati esercitassero più la cieca ragione di guerra, che si erano
-usurpata fra i passati scompigli. Costretti dunque a ricorrere alle vie
-legali, gli Isacchi umiliarono alla corte di Madrid le discolpe di don
-Giberto.
-
-Qualche valente appoggio e l'essere morto il duca di Alba fecero
-trovare colà ascolto favorevole ai loro richiami, e dopo cinque anni
-arrivò uno spaccio, che dichiarando innocente don Giberto, cassava il
-bando contro lui pronunziato. Gli Isacchi dovettero allora rinnovare
-le rimostranze alla corte facendole conoscere come l'assolto fosse
-già stato ucciso. E la corte, dopo non so quanti mesi, rescrisse che
-il padre era stato male ammazzato, riabilitò il figliuolo di esso ai
-titoli ed agli onori di prima, e gli rese i beni, che come roba di
-rubello, erano stati condannati a rimanere incolti; altro dei mezzi
-onde quel governo faceva prosperare l'agricoltura e crescere il
-buonmercato.
-
-La testa dell'ucciso fu dunque levata di colà; e nel luogo dov'era
-stata sospesa, il figliuolo di lui, in memoria ed in espiazione, fece
-erigere un tabernacolo; il tabernacolo appunto d'Imbevera. Quella
-depravata religione, che pretesseva alle scelleratezze il nome di Dio,
-anche nella scelta dell'effigie da rappresentarsi fece all'Isacchi
-preferire quella che alla sua idea ricordava una vendetta; cioè la
-più pura delle donne che schiaccia il capo dell'antico avversario, col
-motto della _Genesi_ sopra accennato che sonasse, non la promessa del
-riscatto, ma una minaccia di sangue.
-
-Imperocchè, sebbene astretto a rodere il freno, l'Isacchi era ben
-lontano dall'avere dimentica la ingiuria del nemico. Avvezzo in
-quegli anni a vedere, secondo la sorte delle battaglie e gl'intrighi
-dei gabinetti, succedersi governi a governi, sperò lunga pezza che
-altri padroni caccerebbero questi, e tornerebbe il tempo d'esercitare
-micidiali rappresaglie a suon di trombe e a vessilli spiegati, il che
-fra i cristiani chiamavasi vendicarsi nobilmente.
-
-Ma gli Spagnuoli si erano qui seduti per non levarsi che dopo un secolo
-e mezzo, e conservavano un ordine, qualunque si fosse. All'Isacchi
-parve allora più prudente consiglio l'amicarsi i nuovi dominatori, come
-ottenne col militare sotto le bandiere degli Spagnuoli, quando coi
-torrenti di sangue procuravano spegnere nelle Fiandre le dissensioni
-religiose, ed al contrario vi fecondavano il germoglio della libertà.
-Giovandosi poi delle strettezze di quel governo, che padrone delle
-miniere americane, pativa continua necessità di denaro, comperò in
-feudo per cinquantamila ducati il comune di Barzago, dove erano le
-sue possessioni avite, col diritto d'imporre tasse, imprigionare,
-torturare, appiccare, e tutto quello che chiamasi far giustizia.
-
-E poichè la minacciosa fiacchezza delle leggi di allora lasciava
-il modo di sostituire alle spade i pugnali, al clamoroso attacco le
-insidie, alle sfide il veleno, colse egli ogni occasione di nuocere ai
-signori di Sirtori, e quanto gli bastò la vita, gravi danni ad essi
-recò; non però tanti che satollassero l'odio e la rabbia mortale che
-loro portava.
-
-Trasmise adunque l'omicida voglia al figliuol suo Alfonso. Non appena
-fu questi tornato dalla corte di Madrid, ove l'educazione ricevuta
-in uno dei più rinomati collegi gesuitici aveva perfezionata vivendo
-secondo il costume dei nobili, come paggio fra gli ozii orgogliosi e
-dissoluti delle anticamere, e coll'esempio di quei cupi, inesorabili,
-devoti monarchi, suo padre lo tratteneva sovente col racconto di quel
-fatto, gli mostrava il teschio dell'ucciso, che con irosa venerazione
-serbava nella propria camera; e massimamente ogniqualvolta avvenisse
-loro di trovarsi nel bosco d'Imbevera, più al vivo dipingendogli
-quell'atrocità, gl'inculcava il sacro dovere che l'onore impone ai
-nobili di vendicare i parenti; più volte avevano insieme ruminato il
-modo di ridurlo ad effetto, e quanto sarebbe decoroso alla casa e a
-loro di consumare la vendetta colà appunto ove sorgeva il monumento
-dell'oltraggio.
-
-Venuto poi in caso di morte, il padre chiamò a sè don Alfonso, e
-togliendosi di collo un medaglione d'oro su cui era improntata la
-madonna, — Vedi tu (gli disse) questa santa effigie? La portava di
-continuo in petto la buona memoria di don Giberto mio padre. Pensa se
-la serbai preziosa! Ed ora, sul punto di abbandonarla colla vita, a
-te la lascio, Alfonso mio; ma con essa ti lascio un dovere sacrosanto,
-di vendicare colui al quale dapprima appartenne. Di quante inimicizie
-esercitò la nostra famiglia, sempre, grazie a Dio, n'è uscita con
-onore, nè alcuno si potè mai vantare d'averle usato un sopruso che non
-ne patisse il centuplo di danno. Tu non degenerare dai padri tuoi; ma
-serba intatta questa gloria, figliuol mio. Poss'io morire consolato di
-tale fiducia?
-
-Quando il figliuolo tra i singhiozzi glielo ebbe promesso, tutto egli
-rasserenossi, e poco dopo spirò.
-
-Lui sventurato se migliori sentimenti non concepì avanti di presentarsi
-al giudizio, ove i debiti nostri saranno rimessi secondo gli avremo
-rimessi noi ai nostri offensori!
-
-Nel giovinetto Alfonso rimasero pertanto associate le idee di religione
-e di vendetta, l'effigie della Madre della misericordia, le sacre
-parole, gli affettuosi ricordi di un agonizzante, colla promessa d'un
-assassinio. Se tanto ancora non fosse bastato, rinasprì le ire il
-matrimonio che il signor Sirtori, padre di don Alessandro, strinse con
-una ricca dama dei conti Perego, sulla quale, o, a dir meglio, sulle
-ricchezze, sui titoli, sulle parentele della quale aveva messo gli
-occhi don Alfonso.
-
-Per questa rivalità stavano l'uno in sospetto dell'altro, nè andavano
-in volta per Milano se non con buona scorta d'amici e un codazzo di
-bravi.
-
-Accadde (e fu il giorno della Pentecoste) che don Alfonso, con una
-dozzina de' suoi appoggiati, entrò in Duomo, nel mentre quel Carlo
-Borromeo che operò ogni poter suo per sostituire in mano dei nostri
-patrizii il rosario alla spada, faceva un'omelia sopra quel testo,
-_Se alcuno ti percuote la guancia destra, e tu porgigli anche la
-sinistra_. L'Isacchi, avanzatosi in mezzo alla devota ciurmaglia, che
-gli dava il passo, si fermò accanto ai panconi, su cui stava seduto
-il Sirtori cogli aderenti suoi. Questi e quelli cominciarono, come si
-dice, a rizzar il pelo e guardarsi a squarciasacco: uno fra' seguaci
-dell'Isacchi, fosse caso o prurigine d'aizzare, striscia col gomito e
-scompone il collare al più vicino fra quegli altri: costui si rivolta
-con un mal piglio; con un peggiore lo fissa l'altro: comincia un
-brontolar sordo, fra il quale una voce abbastanza chiara proruppe: —
-Qui c'è alcuno che vuol farsi mettere in gabbia.
-
-Voleva secondo l'espressione del nostro volgo, indicare in prigione:
-ma quella parola gabbia ravvivò in don Alfonso l'idea del supplizio
-dell'avo, gli sonò come un insulto insieme e come una minaccia; la
-credette senz'altro proferita dal Sirtori.
-
-In quell'impeto, dimentico del dove si trovasse, caccia mano allo
-stocco; i suoi l'imitano: nè gli avversari dormono, ma balzati in
-piedi, avvoltolate al braccio le cappe, sguainati i ferri, rizzate le
-panche a modo di barricata, di qua e di là si comincia a far sangue:
-— a far sangue in chiesa! mentre si spiegava il Vangelo! E l'affare
-diveniva serio di più in più, se il governatore duca d'Albuquerque, ivi
-presente, non fosse accorso cogli alabardieri a por fine alla sacrilega
-zuffa, ed intimare a don Alfonso che uscisse dalla chiesa.
-
-Al domani i cacciatori di novità lessero affissa sui cantoni di
-Milano una grida, nella quale si diceva qualmente _insoffribile_ era
-divenuta _l'irreverentia d'alchune persone etiam qualificate_, che
-portando _l'abominatione nella casa del Signore, non altrimenti che
-nelle pubbliche et più licentiose piazze, senza timore delle vendette
-divine, et quasi anzi avessero a godervi maggiore franchigia_,
-ardivano _cicalare, passeggiar in lungo ed in largo, amoreggiare,
-sollevar clamori et perfino metter mano alle armi_. Di questi eccessi
-disgustata, l'eccellenza del duca governatore, _intenta all'onor di
-Dio, et salue le giurisditioni del foro ecclesiastico, non che le pene
-prestabilite per la costituzione di N. S. Pio V. contro li profanatori
-delle chiese, ordina e vuole che nessuno da hoggi inante ardisca con
-parole licenziose, atti inhonesti, contentioni e risse_ turbare la
-devozione in tempo dei divini uffizi. Ed ai contravventori, _sotto
-qualunque pretesto si mantellassero_, vuole sia inflitta la pena di
-cinquanta scudi e cinque tratti di corda, _et più allo arbitrio della
-medema Eccellenza sua_.
-
-Chi fa colpa a quel governo perchè, dopo buttate fuori spaventose
-gride, non curasse più che tanto di mandarle ad effetto, non avrebbe
-una riprova in cotesta; poichè in una cronaca trovo notato che dalle
-pene ivi minacciate fu poco di poi colpito un pizzicaruolo, perchè
-disturbò la devozione della gente affollata a sentir messa in Santo
-Stefano col correre tra quella a cercare ansiosamente un chirurgo
-affinchè tosto uscisse a medicare un fruttajuolo, il quale sul Verzajo,
-aveva tocche due coltellate da un macellaro.
-
-Benchè da queste pene potesse don Alfonso tenersi sicuro pei riguardi
-dovuti ad un'illustre famiglia, come provocatore avrebbe potuto essere
-ricercato; laonde per cansare ogni disturbo, abbandonò la città e si
-ritrasse nel palazzotto di Barzago, ed ivi trovò opportuno fermare sua
-stanza. Si mise attorno una mano di bravacci, disposti a fare ogni
-suo cenno e peggio, e così indipendente esercitava le sue volontà.
-Nei primi giorni che fu uscito di Milano, invelenite le vecchie piaghe
-colla recente, scese dal castello nel bosco di sanguinose rimembranze,
-e venuto al tabernacolo d'Imbevera, vi si inginocchiò e fece una
-scellerata preghiera, ove prometteva alla Madonna, se, col patrocinio
-di essa arrivasse a sterminare la razza di colui per cui colpa gli fu
-l'avo trucidato, le innalzerebbe nel luogo medesimo un tempio sontuoso,
-ove d'ogni parte accorrerebbe gente a tributarle onori ed oblazioni.
-
-Pochi anni dopo, il conte Sirtori morì giovane freschissimo, di
-una malattia così bisbetica che i medici di campagna la giudicarono
-causata da acquetta, sebbene quelli di città inclinassero piuttosto
-a crederla effetto di stregamento. Ancora in gramaglie era la vedova
-di lui, quando rivenendo, non so d'onde, alle sue terre in Sirtori
-pel cammino del bosco, coll'unico suo figlioletto, e sorpresa da un
-turbine, essendosi riparata sotto un gran noce che faceva ombrello al
-tabernacolo d'Imbevera, fu assalita da alcuni sicari, i quali uccisero
-i lettighieri suoi ed un servo che la scortava: un altro servo, col
-favore del bujo, riuscì a trafugare il fanciullo, che era appunto il
-nostro don Alessandro; la dama non fu trovata più nè viva nè morta.
-Fatto misterioso anche questo, non meno del precedente.
-
-Era in quel tempo sindaco di Barzago un benedetto omicciuolo, che
-per le cento lire di suo stipendio credevasi in dovere di tutelare i
-diritti del comune fin contro del feudatario, e che, ignorante affatto
-del vivere del mondo, mai non si era avvezzo a quella che, e in quei
-tempi ed in altri, era la prima e somma delle virtù, cioè chiudere coi
-padroni un occhio, e se occorra tutt'e due, chinare il capo, e dire di
-sì. Costui, avendo osato commentare quell'avvenimento e soggiungere che
-la non gli pareva farina netta, la sera seguente si trovò appoggiato
-un fiacco di mazzate, non sapeva da chi; solo ricordava che gli avevano
-detto essere queste un tientamente per lui e per gli altri villani, di
-non frugare troppo nel sacco de' padroni.
-
-Circostanza minuta, che però non volli lasciarla nella penna, affinchè
-i lettori miei abbiano occasione di comprendere a loro pro, come con
-una certa razza di gente, sia un torto l'aver ragione.
-
-A don Alessandro, che poteva contare allora fra gli otto e i dieci
-anni, non restava che una confusa rimembranza di quel fatto; un
-temporale, un'aggressione, qualcuno che lo levò sotto il braccio, e
-turandogli la bocca, lo recò lontano, sotto un diluvio d'acqua, erano
-idee che gli soccorrevano alla rinfusa. Ricondotto poi a casa sua, si
-sovveniva gli erano state fatte molte interrogazioni, cui mal sapeva
-rispondere; e come tra quelle udiva sovente esclamare: Ah! non se ne
-può dubitare: ma è un cane troppo grosso.
-
-Più oltre non lo ajutava la sua memoria, nè gli altri fatti per noi
-riferiti erano ad esso conosciuti. Perocchè, non avendo qui alcun
-prossimo parente, e d'altra parte bramando allontanarlo dal pericolo
-troppo vicino, lo chiamò presso di sè uno zio, monaco del più rinomato
-convento di Padova. Su quella Università fu messo a studio, dove gli
-avevano insegnato il latino, il greco, e far versi, e quelle altre
-istituzioni così importanti al viver bene. Egli le apprendeva e se
-ne faceva onore; poi, come fanno tutti, le disimparava via via che a
-qualche cosa nuova era applicato. Per altro in quell'educazione più
-sciolta egli acquistò idee meno servili: nessuno rammentandogliene,
-dimenticò le nimistà ereditarie in sua famiglia: il ricordo d'una
-grave sventura patita in fanciullezza, i soprusi che più d'una volta
-avea dovuti tollerare dai camerata, orgogliosi nella protezione de'
-nobili uomini di colà, avevano giovato a formargli, o, dirò più bene,
-a conservargli un animo, quale da bambini sortiamo, tutto aperto alla
-compassione per chi patisce, al dispetto per chi soperchia, a quei
-dolci sentimenti che non istrappa se non una lunga serie di torti,
-fattici — dirò dalla fortuna per non offendere gli uomini.
-
-Non istà qui tutta la virtù, lo so; ma ne è gran parte e gran segno.
-
-I tutori suoi, bramosi di ravviare al più presto la casa, lo
-richiamarono che appena finiva i vent'anni e gli avevano predisposta
-una moglie, nella cui scelta, sebbene avessero consultato tutt'altre
-convenienze che quelle che importano acciocchè due conjugi sieno un
-all'altro sostegno, consolazione, conforto; dovea però, per una vera
-fortuna, riuscire quel meglio che potesse desiderarsi, accoppiando
-ricchezze, beltà, squisito intendimento e quella soavità di carattere
-che tanto contribuisce alla felicità propria ed all'altrui.
-
-Questa era donna Emilia che conosciamo; colla quale erasi egli
-congiunto da poco più d'un mese: nè tra le beatitudini della luna di
-miele aveva egli cercato notizie de' casi antichi di sua famiglia. Ove
-bene gli avess'egli conosciuti, sarebbesi dato a credere che tant'anni
-trascorsi, ed il cessare, non che le offese, ma quasi l'esistenza
-d'una delle parti, dovesse avervi posto sopra una pietra. La gioventù
-è confidente perchè buona, e perciò spesso o facilmente ciurmata. Come
-saprebbe essa immaginare e la diuturna e sottile atrocità, di cui pur
-troppo è capace il vendicativo? come nè tampoco supporre la natura di
-certi spiriti, de' quali è un privilegio l'esecrare le persone senza
-conoscerle, è un dogma il voler male a quelli che fecero male?
-
-Pertanto, venuto don Alessandro alla campagna colla nuova sposa,
-eragli sorto in animo il desiderio di visitare i luoghi di quelle prime
-dolorose ricordanze, versare una lagrima sulla zolla ove sua madre avea
-versato il sangue.
-
-Una sera a don Alfonso si presenta il guardacaccia. Quest'era un
-bresciano, pezzo d'uomo alto e membruto, fin dalla prima gioventù
-manesco, accattabrighe, coltellatore, che sbandito dal suo paese con
-dieci o dodici omicidii sull'anima, e una grossa taglia sul capo, era
-entrato già da molti anni a' servigi di don Alfonso, al quale faceva,
-secondo le occorrenze, da cacciatore, da bravo, da mezzano, da spia, da
-boja.
-
-Questo arnese si presenta dunque al padrone, e gli riferisce come
-domattina il signor Sirtori passerà da quelle parti per condursi nel
-bosco d'Imbevera non sapeva a che fare.
-
-Tripudiò a tale notizia il feudatario, non altrimenti di un bracco
-allorchè, vedendo il padrone pigliar fucile e carniera, s'accorge che
-deve uscire alla caccia. Tolto al tedio iracondo dalla fiducia di una
-imminente vendetta, quella notte non seppe l'Isacchi trovar requie;
-entrava, usciva senza ragione: stette lungo tempo passeggiando sopra un
-terrazzo; ma sebbene avesse in prospetto la pacifica amenità del Pian
-d'Erba illuminato dalla luna, la quale dava un luccicare d'argento alle
-tranquille acque dei laghetti non vi poneva egli mente; e colle braccia
-incrociate al petto e lo sguardo a terra, trascorreva pensoso, di tempo
-in tempo applaudiva a sè stesso, poi dava ordini, poi interrogava, poi
-tornava a starsi solo: — tanto irrequieto l'avea reso il veder presso
-al compimento un disegno anni ed anni meditato.
-
-Prima dell'alba fu in piedi, e comandato che tutto fosse lesto per la
-caccia, si rinchiuse nella propria camera; rimossa la tappezzeria,
-che mascherava un usciuolo a fior di muro, lo aperse; entrò in un
-gabinetto, e trattasi di seno una piccola chiave, fece con quella
-scattare un lucchetto che teneva il catenaccio d'una ribalta ferrata;
-aprì questa, e con attenzione cansando la soglia, fattosi qualche passo
-innanzi, gettò dentro un pane, che risonò sopra un pavimento profondo,
-e gridò giù: — Te' miserabile. Oggi ti darò compagnia.
-
-Ribattè la botola, inanellò il paletto, tese ancora il parato e venuto
-in camera, gettassi sopra un inginocchiatojo, che stava nel vicoletto
-del letto, e fra il crocefisso e la piletta dell'acqua santa alzò il
-raso nero che velava un teschio posato sopra un bacile d'argento, e
-fissatolo un tratto come uomo meditabondo, cavò dal petto il medaglione
-d'oro, paterna memoria, che portava sospeso ad una catenella, ove era
-infilata insieme la chiavetta testè adoperata. Baciò l'effigie scolpita
-sulla medaglia, e recatasela fra le mani giunte così pregò:
-
-— Beata vergine patrona mia! se mai esaudiste le preghiere di me povero
-peccatore, oggi ascoltatemi benigna. Datemi grazia di far buona caccia,
-sicchè io renda giustizia al mio progenitore, e liberi la promessa data
-al moribondo mio padre. Pur troppo mi posso rimproverare d'aver recato
-offese a voi ed al vostro divin Figliuolo. Ma se oggi mi propiziate
-quel Dio che punisce la colpa dei padri fino alla terza generazione,
-voglio rimettermi a vita esemplare; se fui sempre divoto al vostro nome
-diverrò più ancora, e comincerò l'emendazione mia collo sciogliere il
-voto che già vi feci e che ora rinnovo. Sì, madre misericordiosissima,
-aiutatemi oggi e se dovessi imporre un pedaggio, se dovessi assaltar
-alla strada per trovarne il denaro, innalzerò un ricco tempio sopra la
-benedetta vostra immagine d'Imbevera.
-
-Ribaciò l'effigie, se la tornò in seno; preso quindi dal ginocchiatojo
-un uffiziuolo, ne sciolse le borchie d'argento, e volle tentare un
-modo d'oracolo, che egli soleva ne' casi importanti, cioè aprirlo
-alla ventura; e dalle prime parole che gliene cadessero all'occhio
-argomentare del come gli succederebbe il suo pensiero.
-
-Gli occorsero quelle d'un salmo penitenziale: _Dominus de cœlo
-in terram adspexit, ut audiret gemitus compeditorum, ut solveret
-filios interemptorum_[2]; e, come sogliono i passionati oltraggiosi,
-ricordando le offese ricevute, non le recate, riconobbe il suo avo
-in quell'incatenato, sè nel figlio dell'ucciso di cui qui si accenna;
-parvegli la profezia che più quadrasse colla domanda fatta in pensiero.
-Onde con effusione baciata una Madonnina sul frontispizio del libretto,
-sorse pieno di confidenza. Sotto alla casacca di velluto affibbiossi
-un leggiero corsaletto di maglie d'acciajo flessibili; alla gorgiera,
-increspata a cannoncini e fortemente insaldata, pose un rinforzo
-metallico; si legò alla cintola un eletto pugnale; calzò usatti
-da caccia; sul capo un caschetto senza piume, e scese. Tutto era a
-ordine. Monta un destro ginnetto spagnuolo, toglie sul guanto imbottito
-della sinistra il falcone, e tra un suono di corni, uno squittire e
-scodinzolare di bracchi e di segugi, si avvia.
-
-Stavano in quella discorrendola il signor curato e il sindaco del
-paese; l'uno in nicchio a tre venti e spolverina, l'altro in maniche di
-camicia e gambe nude. Di quest'ultimo parmi aver già toccato; l'altro,
-don Amadio, passava per un dei valenti se ce n'era là intorno, famoso
-per gran pratica dei quaderni teologici e de' casisti, e per una salva
-di testi che aveva sempre alla bocca. Nelle congregazioni plebane,
-ove, secondo i decreti del Concilio di Trento, osservati perchè ancor
-recenti, accoglievasi spesso il clero per decidere casi di coscienza,
-don Amadio era sempre lui che dava il tratto alla bilancia; e dopo
-aver lasciato un poco diguazzarsi i reverendi suoi confratelli pel si
-e pel no, egli buttava fuori il suo oracolo, che troncando il nodo,
-li metteva tutti bravamente in sacco. Pel suo credito era stato anche
-fatto vicario foraneo, dignità di qualche conto allora, quando le curie
-emanavano da sè decreti ed encicliche, senza bisogno del regio visto;
-e tenevano tribunali, giudizi, prigioni. Vero è bene che il nostro
-curato non voleva sciuparsi con troppe brighe che lo distraessero
-dai prediletti suoi studi; e men voglioso di fare che di lasciar
-fare, anche nella parrocchia, dopo che le domeniche aveva pascolato
-le sue pecorelle con prediconi, distesi secondo tutti i precetti
-della retorica che era il suo forte, lasciava poi ad esse la cura di
-metterne in pratica gl'insegnamenti; se nol facevano, colpa loro; la
-sua coscienza era tranquillata. Uomo specchiato del resto, riverente
-ai signori, e sopratutto amante della pace e di quelle cose che si
-chiamano il buon ordine e il tranquillo vivere.
-
-Sorseggiato la cioccolata, se la passeggiava egli giù giù, digerendo
-all'aria aperta, colle mani alle reni una nell'altra e fra le due la
-tabacchiera, mentre il sindaco sbocconcellando un tozzo di pan mescolo
-asciutto, colla zappa sulla spalla dirizzavasi ai campi, si veniva
-con lui rammaricando d'una nuova tassa, imposta dal feudatario, contro
-le antiche consuetudini, e detta del bollino, perchè faceva pagare a'
-vinai il bollo che metteva sulle mezzette del vino a minuto.
-
-Il sere ascoltava quel rancore del sindaco, poi dando fuori in uno
-scroscio di riso che gli faceva traballare la pancia, tra l'offrirgli
-una presa di tabacco, gli diceva:
-
-— Eccoti alle solite antifone. Ma cotesto non è un cercar le noje
-col lanternino? Che importa a te s'egli mette una tassa nuova? Quando
-toccasse a te a pagarla, vorrei dire: ma chi ha da fare ci pensi. Sai
-tu che se' curioso? Se tu cavassi frutto dalle mie prediche, non ti
-prenderesti ne tante scese di capo. Bada a me, bada a me, che la so
-più lunga. Lascia andar l'acqua in giù, e lega l'asino dove vuole il
-padrone. Il mondo non è sempre andato di questo passo? Che? Vuoi tu ora
-ristampare il mondo?
-
-— Sarà bene (soggiungeva il sindaco), sarà bene, perchè vossignoria
-legge tante storie, e deve saperlo: ma però codeste angherie una volta
-non si soffrivano, e quando godevamo la nostra libertà...
-
-— Zitto là, l'interruppe don Amadio. Che cosa mi vai accattare qua il
-tempo che Berta filava? Ora è così, e così lascia stare, e dà mente
-a me, se non vuoi farti avere in tasca. Ecco me; io sono pure qualche
-cosa, e Domenedio, per sua grazia, non mi ha fatto una zucca. Eppure
-sto coi frati, e così me la campo d'amore e d'accordo con tutto il
-mondo. Oh questa è curiosa! Che i padroni operano da padroni sono
-forse cose che le si facciano da jeri? Che? Le dita della mano sono
-forse tutte eguali? Ti ricorda piuttosto che egli è l'illustrissimo don
-Alfonso, e tu sei Isidoro pover'uomo.
-
-— Ma galantuomo, dava su il sindaco: e toccandosi la sua gabbanella
-di frustagno. — Vede, signor vicario? su questi stracci non c'è una
-macchia nè di sangue nè di lacrime; mentre sul broccato di qualchedun
-altro...
-
-Egli s'interruppe all'udire degli abbai ed uno scalpitare fragoroso,
-e poco stante vide don Alfonso svoltare la cantonata, onde, facendogli
-tanto di berretta, mogio mogio tirò di lungo. Ma il curato, scoprendo
-una larga tonsura, con profondi saluti si avvicinò a riverire il
-feudatario. Cortesissimamente questi ricambiò, e — Ci onorerebbe vostra
-riverenza di sua compagnia alla caccia?
-
-Al nostro curato sarebbe parso di mancare ai convenevoli se coi
-superiori avesse parlato nel tono stesso che faceva colla marmaglia,
-e però, qualvolta gli occorresse di ragionare con essi, vestendo
-un tutt'altro uomo, lasciava da banda il favellare piano e alla
-ambrosiana, per isfoderare un gergo concettoso, fiorettato, e, come
-si dice, in punta di forchetta: nel che quella generazione, come sanno
-perfino i barbieri, poneva il paragone dell'ingegno e dell'eloquenza.
-A quell'invito adunque — Oh illustrissimo (rispondeva), mercè i
-raggi che il sole della sua cortesia diffonde sulla valle de' meriti
-miei, pajonmi le tenebre mie più chiare che non sono. Ma i canoni
-che, come vossignoria, m'insegna, debbono essere la nostra stella
-polare, mi diniegano d'accettare un favore, esibitomi così cortese e
-graziosamente. _A venationibus, aucupiis, tabernis, choreis, ludibusque
-abstineant_[3].
-
-— Bene, bene, replicava l'altro. Domani però si ricordi che, al solito,
-la posata è disposta per lei.
-
-— Sarà un aggiungere un nuovo al cumulo degli obblighi che tengo
-scritti nell'archivio della memoria, rispondeva con nuove riverenze don
-Amadio, e guardandogli dietro mentre procedeva, esclamava: — Che buon
-signore!
-
-Il qual buon signore s'avviò per la strada che doveva tenere don
-Alessandro, mostrando esservi portato dal caso. Veniva questi a cavallo
-colla sposa, messo anch'egli in mezzo a quattro galuppi, senza cui, in
-virtù della pace dominante, non sarebbe andato attorno un gentiluomo,
-fosse pure di quei buoni. Come distinse l'altra comitiva, chiese egli
-da' suoi uomini chi fossero. Questi non glielo celarono, e lasciarongli
-intendere esservi poco da fidarsi. Il giovane fece loro riflettere come
-l'Isacchi non conducesse che poca gente da caccia, senz'armi di offesa;
-e come d'altra parte si trovassero a tal punto, ove il mostrarsi
-insospettiti non gioverebbe allo scampo, e potrebbe far nascere
-di fatto il pericolo. Seguitò dunque la via, solo raccomandando ai
-seguaci di tenersi all'erta, e non perderlo mai d'occhio per qual fosse
-ragione.
-
-Don Alfonso, come prima scòrse il Sirtori, brillò in modo, che il
-guardacaccia disse sommessamente ai camerata: — Ha l'occhio d'un astore
-quando ha veduto la starna. Venuti poi vicini, il feudatario si fece
-incontro all'altro, tutto amichevole e manieroso e — Qual buon vento
-conduce da queste bande il mio padrone e la gentilissima sua damina?
-
-— Anzi il suo debole servitore rispose il giovane, e vie più
-rassicurato dal cortese accoglimento, gli espose la ragione del
-pellegrinaggio.
-
-— Oh non si dirà mai, replicò l'Isacchi, che una tal coppia abbia
-onorato di sua presenza la mia giurisdizione senza aggradire
-l'ospitalità che può nel suo castello, offerire un romito campagnuolo.
-
-E perchè don Alessandro se ne scusava, allegando il bisogno d'essere al
-più presto di ritorno, — Già, già (soggiungeva quegli con un ostentato
-sorriso), due sposi novelli si fanno rincrescere di passare una nottata
-sotto altro baldacchino. Certo però non vorranno farmi rifiuto di quel
-che posso offrir loro, una partita di caccia. Qui il mio guardiano ha
-notato la pesta di un porco selvatico e, se c'è, lo vogliamo scovare.
-
-La caccia era passione così universale dei ricchi, l'esibizione vestiva
-tale aspetto di sincerità, che sarebbe parso un fallo a don Alessandro
-di non tenere l'invito. Presto dunque furono loro presentati spuntoni,
-balestre, falchi de' meglio addestrati, e si misero alla caccia,
-finchè capitarono alla bettola di Cipriano, dove, se vi ricorda, gli
-abbiamo lasciati. Dalla quale mentre si partivano, don Alfonso misurò
-d'un occhio scrutatore i bravi di don Alessandro, i quali, col non
-discostarsi mai dal costui fianco, pareva gli guastassero il disegno:
-poi chinatosi all'orecchio del guardacaccia, gli susurrò: — Sarà tua
-cura avvinazzare gli uomini di costui.
-
-Il bravaccio rispose inchinandosi: poi tornati al corso, riuscirono
-anch'essi vicino alla Madonnina d'Imbevera: — Ecco appunto il posto
-della mia disgrazia. Nel rimirare questi luoghi, vengo trovando nella
-mente certe idee smarrite, come quando si raffigura un amico della
-prima fanciullezza. Quel tabernacolo, oh lo riconosco. Guarda, Emilia.
-Qui era appoggiata la lettiga, giusto al piè di quella grand'albera.
-Veniva un'acqua a secchi. Io, per non udire, per non vedere i tuoni,
-i baleni quasi continui, acquattavo il capo in grembo a mia madre; ed
-ella, povera mamma! mi accarezzava, mi confortava. Quando a un tratto
-si odono delle moschettate, un dàgli, dàgli, un allarme: sporgiamo il
-capo: ecco venire incontro... che guardature! Folti ciuffi, cascando
-dalla fronte, velavano ad essi tutta la faccia, che rischiarata ad
-ogni tanto dai lampi, somigliava veramente a quella di demonii. Parmi
-tuttora avergli sugli occhi, e forse, vedendoli, li ravviserei.
-
-Il guardacaccia (e sapeva ben lui il perchè) voltava a dar degli
-ordini: donn'Emilia, compatendo allo sposo, non teneva gli occhi
-asciutti: il feudatario, bramoso di metter fine a quel discorso, — Oh
-via! (esclamò) la sua tenerezza le fa onore, ma ora siamo a divertirci.
-Bando alle melanconie. All'erta: lanciate i cani.
-
-Diede fiato al corno, spronò, imboscossi, e dietro a lui si
-sparpagliarono tutti per la boscaglia.
-
-In qual modo don Alfonso intendesse cogliere la preda, alla quale già
-vi siete accorti che mirava veramente, lo sapreste già, o lettori,
-se v'avessi detto come, fra le altre disposizioni date quella
-mattina, chiamò a sè il guardacaccia, ed ordinogli che mandasse tre
-bravi, conosciuti alla prova delle imprese rilevanti, cioè delle più
-scellerate, e — Si collochino (diceva) colà al lembo della collina,
-sullo stradello che dai mulini conduce alla Madonnina, rimpiattati
-dietro la macchia, e non si muovano. Tu ti terrai al fianco. Troveremo
-qualche ingegno di separare colui dalla sua brigata, e trarlo a quella
-parte. Quando io griderò A noi, essi balzino fuori: se v'è qualche
-servo, lo freddino: l'importanza è di assicurarsi del padrone: se lo
-cogliamo vivo, tanto meglio; e portarlo senza più in castello.
-
-A questo comando, dato colla freddezza onde un ricco d'oggidì
-comanderebbe al cocchiere d'aggiogar i cavalli, con altrettanta
-freddezza il guardacaccia rispose: — Illustrissimo, ho inteso. E poi
-ch'ebbero accordato ogni cosa fra loro, e il padrone gli accennò che
-se n'andasse, quegli stette fermo guatandolo. L'intese don Alfonso, e
-ripigliò: — Avrete una lauta mancia.
-
-— Grazie, illustrissimo, ripetè inchinandosi l'altro in cui andavano
-del pari la fierezza e l'ingordigia. Però... per regolarmi cogli
-uomini... qualche cosa di preciso...
-
-— Questo, e la paga d'un anno, rispose il feudatario, gettandogli una
-doppia nel cappello.
-
-E l'altro strisciando gran riverenze, — Illustrissimo, mille grazie;
-perchè ella vede, i vizii sono molti.
-
-— Non dubitare; fa che la cosa riesca a disegno.
-
-— Illustrissimo, sarà servito da par suo.
-
-I tre ben armati presero dunque il posto indicato, ed ivi dietro un
-veprajo stavano, chiacchierando, celiando, sbadigliando, ad aspettare
-la vittima. Non sapevano quale, non lo cercavano: basta che colui
-che li pagava lo aveva ordinato. Indifferenza che ci pare orribile
-vedendola in uno o due individui, e non ci tocca allorchè la troviamo
-in quattro o seicentomila combattenti, che aspettano un fiato di
-tromba, un batter di cassa per correre a scannarsi un l'altro, senza
-conoscersi, senza cercare il perchè, senza sapere altro se non che
-furono comandati.
-
-L'Orso di Barzago intanto non avea la mira che a separar il giovane
-dalla compagnia; ma per la fedeltà dei servi poco sperando riuscirvi
-per allora, traccheggiava confidando ottenere il suo desiderio quando,
-coll'occasione della merenda, avesse ridotti questi ubbriachi. La
-fortuna però parve mandar tempo al proposito suo; poichè, essendosi
-la signora voluta mettere un tratto a riposare, don Alessandro,
-lasciando con essa i bravi, si lanciò sulle tracce d'una lepre insieme
-col feudatario, non seguito anch'esso che dal guardacaccia, il quale
-destramente li traeva verso il luogo dell'agguato. Già ne erano
-lontani non più che tre tiri di fucili, don Alessandro seguitando
-colla sicurezza e coll'ardore della gioventù, l'altro palpitando nel
-pensiero dell'imminente espiazione; quando repente odono di mezzo
-alle piante un gagnolare, un insultarsi, un gridìo. Don Alessandro si
-arrestò insospettito fissando gli sguardi in faccia all'Orso, poi diede
-volta verso il luogo nel quale aveva lasciato la sposa, temendo non le
-fosse accaduto alcun sinistro. Intanto il feudatario, ben accorgendosi
-di dove uscissero que' gridi, sebbene non ne indovinasse il motivo,
-sbuffando d'ira spronò verso là donde veniva lo schiamazzo.
-
-Cagione di questo era stato, che, mentre i bravi, o come da noi
-si diceva, i _buli_ rimanevano appostando la vittima, secondo v'ho
-narrato, un'altra di genere diverso vi rintoppò; la Brigita ostina,
-che, scortata dall'amorevole Cipriano, tornava a casa.
-
-Era delle belle contadine che possono vedersi con un par d'occhi:
-sul fiore dei venti anni, una ricca capellatura nerissima raccolta
-in trecce contornava un viso gioviale e pienotto, dove le rose che
-costantemente vi dipingeva la sanità erano in quell'ora avvivate dal
-calore del mezzogiorno e dal camminare; come il contento di ritornare
-fra' suoi cresceva l'allegrezza d'un cuor pacifico e buono. In vestire
-lindo e semplice, poco diverso da quello che si usa tuttavia fra le
-Brianzuole, con corsetto e sottanello di filaticcio e grembiule di
-vergato, sul braccio ignudo recavasi un paniere dov'erano riposti
-i pochi arnesi che seco aveva portati alla filanda. La cortesia del
-fratello non era tanto incivilita da alleviarla di quel peso; non gli
-cascò tampoco in mente: ma in quella vece, camminandole innanzi per
-l'angusto sentiero, tutto affetto egli la veniva interrogando dietro
-via dei casi suoi e quei della famiglia e dei conoscenti, poi con aria
-d'ingenua intelligenza voltandosi a fare l'occhiolino, domandò: — E col
-giardiniere, di' su, come va?
-
-Ella, divenendo ancor più incarnata, e con un sorriso di modesta bontà,
-non gli fece altra risposta, se non di interrogarlo: — E la mia vite?
-
-— Oh la tua vite! se tu sapessi che pericolo ha corso! È salva per
-miracolo. Così Cipriano, il quale tolse di qui occasione di raccontarle
-la grande avventura della lepre, dello spavento, e in conseguenza
-del perchè le fosse venuto incontro. — Ma sta col cuor quieto (egli
-seguitava) che il rumore della caccia si sente là abbasso, molto
-lontano di qui.
-
-Così discorrendola, i due buoni fratelli inciampicarono senza
-accorgersi fra i bravi, appostati alla macchia. Uno dei quali, come
-gli avvisò, — Ohe! ohe! (cominciò) guarda, camerata; vanno anche delle
-fiere domestiche per questo bosco.
-
-— Che bella pollastra! gridò il secondo balzando in piedi.
-
-— Ah, ah! questo villano non si può dire che sia di cattiva bocca,
-soggiungeva il Guercio, sgangherando la bocca ad un riso sguajato.
-
-Cipriano in quel momento avrebbe veduto più volentieri il diavolo.
-Gittò un'occhiata all'intorno: non v'era anima da sperarne ajuto;
-talchè, visto che era il caso di bere o d'affogare, si voltò loro con
-una cera brava, gridando: — Però?... m'avete mai visto?... avete forse
-ad avere qualche cosa? ed altre parole, che uno dice più fiero, quando
-ha più paura.
-
-Ma coloro non erano musi da ristarsi per parole, e cogli sfacciati modi
-dei bravacci, s'accostavano alla ragazza, la quale, diventata di mille
-colori e trasudando, s'avvinghiava al braccio del fratello gridando: —
-Ajutami, Cipriano; ajutami.
-
-Questi, poichè vide a nulla giovar le parole, montandogli il sangue al
-capo, cacciò fuori tanto d'occhi, e soffiando come una gatta quando
-sente la canizza, cominciò a girare a mulinello il suo bastone,
-mentre coll'altra mano brancò il coltellaccio gridando: — Indietro, o
-malandrini, o vi mando tutti al Creatore.
-
-— Oh, oh! costui fa di buono, ripigliò il Guercio: ma come è così,
-neppur noi non si farà da baja. E se gli volsero incontro. Lo stradello
-correva stretto e insaccato fra due cigli assiepati di vepri, talchè
-non riusciva difficile a Cipriano lo schermirsi da tutti e tre, mentre
-alla sorella diceva: — Fuggi, scappa. Essa però ben comprendeva che il
-discostarsi non sarebbe che peggio; onde si teneva poco dietro di lui,
-che arretrando si difendeva.
-
-Sbucarono così sul piazzuolo che girava davanti alla Madonnina.
-Coll'ansietà onde il fantolino, inseguito da un ringhioso cagnaccio,
-ricovera al grembo della madre, la Brigita corse al tabernacolo,
-prostrandosi ginocchioni. Colà pure tentò ripararsi Cipriano; ma
-non appena fu al largo, un di coloro gli tolse l'avvantaggio, sicchè
-egli rimase framezzato. Non intendevano già ammazzarlo; non n'erano
-comandati: e s'erano messi a quella baruffa piuttosto per chiasso che
-altrimenti. Ma quando ne toccarono alcune saporite dal randello di quel
-gagliardo, che non sapeva prendere da celia gl'insulti tentati verso
-la sua buona sorella, non l'ebbero più da riso, e pieni di mal talento
-giurarono fargliela pagare. Batti dunque ch'io ti batto, uno contro
-tre. Cipriano si trovava nelle male peste.
-
-Anche l'asilo del luogo sacro, ove la Brigita erasi ridotta, secondo
-le idee di que' tristi proteggeva contro la violenza bensì, non
-contro la lascivia. Onde, nel mentre che due tenevano ciascuno per un
-braccio agguantato il fratello, il Guercio, che era fra essi il più
-laido d'animo come di figura, saltò verso la fanciulla a molestarla
-con parole scomposte e scomposti atti. La meschina, accoccolatasi,
-raggricchiata, stretta stretta alla parete della Madonnina, colle
-braccia incrociate sul seno e la faccia tra quelle appiattata come
-poteva, gridava:
-
-— O Signore! ajuto! Cipriano... o Cipriano, soccorrimi!... Caro
-voi, lasciatemi stare... Vi prego, per vostra madre, per vostra
-sorella... No, no... per carità... sono una povera ragazza, abbiatemi
-compassione... state quieto... Oh! cara Madonna!... Oh anime del
-purgatorio!... vi dirò il rosario tutti i lunedì finchè campo... No,
-no... ajuto, ajuto!
-
-E Cipriano vedeva. Indarno procurava sviticchiarsi da coloro: pestava i
-piedi, imperversava, gagnolava, stiacciava come una civetta in collera,
-stralunava gli occhi al cielo, urlava — Sta cheto, mostaccio da forca.
-Se ti posso arrivare! Guarda che t'ammazzo... e non poteva farne altro.
-Anzi i buli, mescendo giuraddii e sghignazzi, gli facevano tratto
-tratto sentire come pesassero le loro minacce.
-
-A questi strilli, a quel diavolezzo, accorse dapprima la canatteria
-che l'accrebbe, poi cacciatori da diverse bande, infine don Alfonso
-istesso. L'apparir suo nulla di bene prometteva a Cipriano: pure
-v'ha dei momenti, in cui è di consolazione anche un disastro,
-purchè ci tolga all'affannoso presente. Di fatti, appena il padrone
-comparve, i buli, tanto umili coi superiori quanto erano prepotenti
-cogli inferiori, lasciarono i due martiri, e cavate le berrette, si
-ritrassero insieme, coll'abjezione che nasce dall'abitudine della
-servilità. Cipriano, riposte anch'egli le sue armi e trattosi il
-cappello, stette ad occhi bassi, e per un istante si fece un silenzio
-cupo, siccome all'avvicinare del terremoto; finchè don Alfonso,
-flottando e con piglio quanto più si poteva severo, gridò a quei tre:
-
-— Così s'adempiono i miei ordini, canaglia? Animo, al posto, e me ne
-renderete ragione.
-
-Non pareva vero a Cipriano che l'Orso sgridasse i suoi uomini per
-una cattiva azione, e risorto da morte a vita, andava fra i denti
-raccapezzando un ringraziamento da recitargli. Ma come in chi
-abbia sorbite alcune stille di belladonna, alla dormigliosa vista
-si presentano gioconde figure, che a poco a poco si tramutano in
-mostruosi sembianti, alla guisa stessa il povero villano ebbe tutto a
-rimescolarsi, quando, alzati gli occhi, scorse il torvo cipiglio del
-feudatario, che col tono istesso di minaccia, gli parlò:
-
-— E quanto a te, mascalzone petulante, che ardisci opporre la forza
-alla mia livrea, l'avrai da fare con me.
-
-Cipriano intontito biascicava una risposta, una scusa, quando per
-trista giunta vide fissati sopra di sè i torti occhi del guardacaccia.
-Avrebbe allora voluto sobbissarsi, e voltava la faccia, stringevasi
-nelle spalle: ma invano; chè quegli, fattosi più dappresso e
-battendogli una palmata sulla spalla:
-
-— Olà! (gridò) non m'inganno: tu sei uno di quelli che l'altra
-settimana andava ammazzando lepri pel bosco. Indi con uno sgrigno
-satanico replicando la battuta: — Ora t'ho còlto (proseguiva) e il tuo
-salario, come t'ho promesso, ti verrà prima del sabato.
-
-Don Alfonso, già esacerbato dal colpo fallito, ora punto in parte così
-delicata, s'inviperì; e prorompendo in una salva d'improperii, che
-anche i nobili, negl'impeti loro, non isdegnano usurpare dalle bocche
-della plebaglia, da cui son tutto studio a discostarsi nel rimanente:
-
-— Come! (gridava) anche questo? violare la caccia bandita, ed ora
-resistere alla mia gente? Ah, questa passa il segno, e t'avvezzerò
-io. Intanto legatelo a codesto ramo, e dategli un pajo di strappate di
-corda, finchè nomini i compagni di sue ribalderie.
-
-Cipriano stava chiotto col capo basso, nella figura che sì spesso
-tocca, in questo bel mondo, all'offeso innocente davanti al potente
-oltraggiatore. Ma quando intese la parola di corda, si senti
-sdrucciolare un gelo per le reni, e — Signore... Illustrissimo... La
-badi a me.... Quanto alla sua livrea, da povero figliuolo, sono stati
-loro che mi assalirono, che maltrattarono mia sorella. Della lepre, le
-dirò la verità... Si... ma... è vero... c'è una vite... Questa qui è
-mia sorella...
-
-Tali e somiglianti parole ciarfogliava, affoltava il povero Cipriano,
-ma invanamente; chè l'impassibile crudeltà del barone sollecitava
-con uno sguardo i cacciatori, i quali, fatti manigoldi, si difilavano
-contro l'ostino. Come questi vide inutile la sommessione e il pregare,
-còlto il momento, spiccò un lancio, e ricoverossi in un batti baleno
-alla Madonnina, ove stava la Brigita pallida, tramortita, colle mani
-giunte e gli occhi supini, moltiplicando ave marie. Qui sentendosi
-sicure le spalle e protetto dal luogo sacrato. Cipriano, rifatto un
-cuor risoluto, calcossi in testa il cappello, ripigliò le armi sue
-plebee, ed in suon di rabbia, gridò:
-
-— Avanti chi gli basta il cuore.
-
-Trarlo di là non avrebbero osato gli uomini: ma i cani, poco
-impacciandosi degli asili, aizzati scagliavansegli addosso, e non erano
-pochi. Egli rotava senza riguardo un randello, e a chi toccavano, uomo
-o bestia, erano sue; onde un guaire, un ringhiare di cani, un fremere
-di bravi, lì tra gli ordini del padrone e la venerazione del sagrato;
-un bestemmiare ancor più sonoro di don Alfonso, che al vedere trattati
-a quel modo, non solo gli uomini, ma fin le sue bestie, dimenticando
-ogni rispetto, spronava il cavallo addosso al miserabile, giurando
-gliela farebbe scontare, se avesse dovuto strapparlo d'in su gli
-altari.
-
-In quella apparivano sullo spianato istesso don Alessandro e la sposa
-sua, accorsi al rumore. Gettarono uno sguardo su questa scena; ma
-ciò che più diede nell'occhio al Sirtori furono i tre scherani che,
-ritiratisi al cenno del padrone, postati dietro una fratta allo sbocco
-dello stradello sporgevano le luride facce, curiosi di vedere come
-finiva. La Brigita, rimasta coll'angoscia dell'agnella quando vede
-e sente il lupo vagolare ululando attorno al debole steccato che la
-protegge, appena avvisò la dama, balzò, ed a precipizio corse ad essa,
-gridandole colla concisione dello spavento:
-
-— Signora, la mi salvi; cara lei, mi salvi, per amor di Dio.
-
-Non sapeva ella chi costei fosse: ma il cuore delle donne è sempre così
-dischiuso alla compassione, che l'apparir di una viene riguardato dagli
-infelici come una consolazione, una sicurezza. Donn'Emilia in fatto,
-dipinta di pietà, scese di cavallo, e colla simpatia che tutti inchina
-alla gioventù ed alla bellezza, ma che le donne non ricusano mai a
-persone del loro sesso, presa fra le braccia la bella sbigottita, con
-parole e più cogli sguardi commosse il marito ad assumerne le difese.
-
-Veramente, allorchè si vedono in lotta il debole e il forte, non
-la carità cristiana, ma certo la prudenza umana insegna a pigliare
-la parte del secondo e giudicar reo e ribaldo il fiacco, se non
-altro perchè ardisce resistere. Ma la generosità della gioventù e la
-franchezza d'un'anima ben educata facevano don Alessandro inchinato
-alla parte del paziente; al che aggiungendosi il pregare della sposa
-e il sinistro concetto in che era tenuto il feudatario, non esitò a
-chiarirsi campione di que' meschini. Colla maggior creanza di modi,
-venuto adunque allato a don Alfonso:
-
-— È lecito sapere qual sia la colpa di quegli sciagurati?
-
-La collera aveva già invaso l'animo dell'Orso al trovarsi impedito
-nella giustizia, com'egli ed altri chiamavano la vendetta; onde, a
-guisa di sparviero che vede la colomba abbandonare il sicuro nido, egli
-vibrò l'occhio sulla fanciulla quando si scostò dall'asilo, nè punto
-badando al Sirtori, con un sogghigno ove mescevasi il pensiero atroce
-col pensiero lascivo:
-
-— Ah! ah! (disse) ci sei venuta da te stessa, eh? Animo, cacciatori;
-essa pure è complice; pigliatela, e portatela dritto in castello.
-
-Parve atto scortese e crudele al giovine cavaliero, prima il non
-rispondergli, ed ora il voler levare quella fanciulla dalle braccia
-d'una dama; onde, col morbido della voce mitigando un cotal poco la
-precisione delle parole, — Signore (esclamò) vorrei sperare che la
-cortesia e l'onestà di un cavaliero le fossero abbastanza conosciute.
-
-Misurollo quell'altro con bieca guardatura, e: — Conosco i miei doveri,
-nè occorre che altri venga a dar il tono in casa mia. Poi tornatosi ai
-cacciatori che esitavano. — Su via (intimò): a chi dico: obbedite.
-
-La Brigita ascondeva la faccia in seno alla dama, gridando: — No, no,
-per carità... per amor della Madonna... mi ajuti: pregherò il Signore
-per lei tutti i giorni... Poverina me! La mi ajuti, o piuttosto mi
-ammazzi. Cipriano, assediato nei suo asilo, non poteva che gridare, —
-la salvi, la salvi. — Salvala, diceva pure donn'Emilia, volgendosi al
-marito, bagnata di lagrime e resa più bella dalla pietà. Il Sirtori
-girò la briglia e, spinto il cavallo fra la donna e i rapitori,
-vibrando contro questi lo spuntone da caccia, intimò: — Indietro.
-
-Chi ha visto come il fuoco divampi al gettarvi dello spirito, pensi che
-altrettanto avvenisse di don Alfonso a quell'atto. L'odio represso fin
-là sotto la maschera della cortesia, ruppe nella collera più furibonda,
-e: — Che? gridava con parole ammezzate dal singhiozzo dell'ira. Chi
-è tanto audace da frammischiarsi nella mia giurisdizione? Sono miei
-vassalli: hanno violato le mie leggi; chi si oppone è sleale al re.
-Indietro.
-
-E difilatosi contro don Alessandro, gli pose la mano alla briglia del
-cavallo. Per quanto gravissimo fosse questo affronto secondo le idee
-d'allora, per quanto un cavaliero fosse dilicato nel punto d'onore
-ed anelasse l'occasione di mostrar valore ed ostentare maestria nel
-maneggio dell'armi, studio quasi unico dei nobili, pure la differenza
-di età, la situazione, l'ospitalità che ne riceveva contennero don
-Alessandro, che quanto più seppe pacato gli diceva di rimando: —
-Qualunque altro, ed in qualunque altro luogo si pentirebbe tardi
-d'avere intaccato la lealtà d'un par mio. Qui però, se ben vedo, non
-si tratta di giustizia; nè conosco legge o costumanza al mondo, che
-permetta di rapire una ragazza e di violare un luogo consacrato. No,
-finchè io sappia tenere un'arma in mano non permetterò mai che, dove io
-sono, si commettano soperchierie.
-
-— Soperchierie? sciamò l'altro nel colmo della furia. Anzi soperchieria
-fai tu, arrogante fanciullo, a pretendere ch'io ti renda ragione del
-mio operare. Tu hai smentite le mie parole come fossero quelle d'un
-villano: ti ricambio la mentita e ti chiamo codardo e sleale, e te lo
-sostegno con l'armi. Mettiti in parata; chè mi sento cuore di farti
-provare come ferisca questa punta, che da un pezzo ha sete del tuo
-sangue.
-
-Che il disegno dell'Isacchi fosse tutt'altro che di suscitare un
-alterco, abbastanza appare dalle precedenti disposizioni. Ma queste
-gli rimanevano scompigliate, sì dal trovarsi lontano dal posto
-dell'agguato, sì dall'avere intorno troppa gente per celare il fatto
-quanto fosse d'uopo alla impunità.
-
-L'ammazzare, insegna la legge di natura e di Dio, è sempre delitto:
-l'ammazzare in duello, insegna il mondo, è non solo lecito, ma lodato
-da quel punto d'onore, virtù di parata, che può associarsi a tutti i
-vizii e fin colla codardia.
-
-Don Alfonso dunque, vistosi presentare il destro di riuscire al suo
-intento con un duello, spinse la provocazione sino al punto di farlo
-nascere, sì perchè sitibondo più che mai di sangue in quell'impeto;
-sì perchè disprezzava un giovane, non ancor avvezzo ad affrontare la
-morte, i cui riguardi stessi interpretava per vigliaccheria. Anche a
-don Alessandro parve gli tornerebbe ormai a biasimo il ricusarsi: finì
-di determinarlo l'ultima frase, ove sonava una di quelle verità, che
-suo malgrado sfuggono all'uomo nella foga della passione. Onde balzar
-di cavallo, impugnare uno stilo abbindolato all'arcione, e mettersi
-in attitudine, fu un lampo. Altrettanto avea fatto il nemico: ma quel
-furore non gl'impedì che, nel brandire il pugnale, ne accostasse alla
-bocca il pome, imprimendovi colle labbra convulse un bacio sul nome di
-Maria, che v'era niellato: indi si venne ai fatti.
-
-Al primo vederli così inaspettatamente alle contese, le donne si
-misero fra loro, procurando attutirli: ma vista vana ogni opera, si
-raccolsero al tabernacolo, e quivi gettatesi ginocchioni, avvicendavano
-preghiere. L'occhio però, che alzavano supplichevole a quella che
-andavano chiamando cara Madonna, volgevasi ogni tratto per fermarsi sui
-due pugnali, terribile arma, che di sopra al capo dei due combattenti
-sfavillavano d'un lampo ferale. In entrambe le donne un solo era il
-voto, ma mentre la villana restava quasi fuor di sè ad uno spettacolo
-tanto insolito, sul volto di donna Emilia poteva, insieme all'angustia,
-notarsi una certa compiacenza al vedere il suo Alessandro mostrar
-coraggio e generosità, doti che sempre riescono gradite ad una dama,
-tanto più se le scorge in colui che è suo.
-
-Il seguito del feudatario erasi rannodato da una parte; rimpetto
-si erano collocati i bravi del Sirtori, che cogli sguardi cagneschi
-ricambiando i cagneschi sguardi degli altri, parevano dire, — Eccoci
-qua, per qualunque caso, a darvi buon conto di noi. Cipriano che,
-durante il diverbio, a guisa d'una macchina avea voltato la faccia
-e la bocca a qual dei due parlava, ora, colle spalle sempre volte
-al tabernacoletto, e rispondendo sopra pensiero alle orazioni delle
-preganti, non dispiccava mai l'occhio dai combattenti, e colle braccia
-e con tutta la persona ne secondava i colpi. Poco lontano il Guercio e
-due altri bravi ustolavano e adocchiavano con ansietà; e si dicevano
-tra loro: — Sta a vedere che il padrone risparmia a noi la fatica di
-fargli festa.
-
-— Mi pare piuttosto (soggiungeva il Guercio) che il giovane voglia
-risparmiare a noi la romanzina o peggio, che il padrone ci ha promesso.
-
-— Mi rincrescerebbe (aggiungeva il terzo) a restare senza salario.
-
-Infatti apparve ben tosto come il giovane sull'altro prevalesse.
-L'Isacchi era il toro inferocito, che assale ad occhi chiusi; l'altro,
-più freddo e cauto, colla sinistra dietro il fianco, la destra sporta,
-l'occhio fisso all'arma dell'inimico, mentre con quieta destrezza
-ne schivava o schermiva i colpi, pareva andar ritenuto per non
-trargli mortalmente, nudrendo ancora quella speranza che conserva un
-onest'uomo, strascinato contro voglia ad un tal passo, quella d'uscirne
-con nessuno o poco sangue. Don Alfonso, non aspirando che ad uccidere
-l'inimico, gli cacciò una puntata di sotto in su, ma l'altro fu lesto
-a dargli un mezzo riverso sopra il braccio destro, al tempo stesso
-che gli voltò una punta al petto, piegando ad arte lo stilo in modo
-di scalfirlo appena. Con meraviglia però incontrava un ostacolo, e
-s'avvide del giaco onde il feudatario aveva difeso il petto. Poco mancò
-che questo accidente non gli costasse la vita: perocchè il nemico,
-intento al proprio vantaggio, colse quell'istante per drizzargli alla
-testa una stoccata, che fece gelare di spavento le donne spettatrici.
-Se non che il Sirtori, stomacato di simile slealtà, e vistosi la morte
-a un pelo, fu pronto a togliersi la botta sul filo dritto del pugnale,
-e nel parare istesso, spinto innanzi il piè manco, gli pigliò il
-braccio per di fuori in guisa che d'un rovescio gli trafisse il collo.
-
-Barcollò, cadde l'Isacchi: ma nello stramazzare gridò _A noi_, che era
-la parola concertata per l'assalto. All'intenderla, il guardacaccia
-a sbalzi lanciossi contro don Alessandro, esclamando — Assassinio,
-Assassinio: i tre in agguato sbucarono, sebbene con impeto minore:
-anche gli altri cacciatori parvero mettersi sulle offese. Cipriano,
-cedendo a quel primo moto che nei caratteri aperti previene la
-riflessione, era balzato dal suo asilo, sventolando il cappello e
-gridando a tutta gola: — Evviva! è morto; morto l'Orso.
-
-Che l'ammazzare un altro, quant'è glorioso, altrettanto sia piacevole,
-nol credo: ben so che, al vedersi davanti un essere che dianzi
-pensava, parlava, operava, e che ora, per opera sua, trovavasi vicino
-a diventare un pezzo di materia, pastura di vermi, il nostro don
-Alessandro rimase qualche tempo in un'attonitaggine, che sarebbe potuta
-riescirgli funesta, giacchè lo lasciava esposto alla prima furia del
-guardacaccia. E questi gli si scagliava addosso; se non che Cipriano,
-pentitosi all'istante d'aver insultato un ucciso, e bramoso di riparare
-quella scappata, si precipitò attraverso ai passi dell'assalitore,
-mentre i buli del Sirtori tenevano testa agli altri, sinché il loro
-signore rinvenuto dallo stupore, gridò a coloro in tono di comando: —
-Abbasso le armi.
-
-Furono parole magiche. Il guardacaccia si arrestò, ed, o fosse
-l'abitudine di obbedire ai cenni signorili, o la simpatia naturale
-e sovente disastrosa che pruova l'uomo per un esito fortunato, o
-l'irresolutezza che ben egli avvertì nei camerati, i quali, vili come
-tutti gli arroganti, al mirar caduto colui che di sua ombra copriva le
-loro ribalderie, si mostravano più disposti a pensare ai casi propri
-che a vendicare gli altrui, alzò la bocca dello schioppo, guardò di
-traverso il ferito, scosse le spalle e gridatogli — Ben ti sta; n'hai
-fatte abbastanza, soggiunse ai compagni: — Seguitemi.
-
-L'occhio di don Alfonso, che sopra di lui stava fissato, come lo vide
-dar volta, prese il luccicar cristallino e disperato di chi sente
-lo schianto del ramo cui s'era ghermito dirupando da una balza. De'
-cacciatori, alcuni guardandosi in faccia e dicendo, — Qui la più sicura
-è andarsene fuori di ballo, col pretesto di correre chi pel chirurgo,
-chi pel prete, se la batterono per la campagna. Gli altri si drizzarono
-verso il castello col guardacaccia, che tra via discorrendola de'
-fatti loro, diceva: — Sapete che? Il morto in sepoltura e il vivo
-all'osteria. Qui bisogna cercare salvezza e pagnotta per noi. In
-palazzo c'è degli zecchini a pala. Nemmeno il diavolo non ci tiene
-dall'andarci, e far bottino del bello e del buono. Quell'ammazzasette
-non verrà certo ad insultarci là dentro: ad ogni caso, per fare il
-bizzarro con noi vogliono essere altre barbe che la sua. I servitori
-che sono lassù n'avranno di grazia a tenerci il sacco; se no, sapete
-come si fa. Quanto a cotesti villanzoni, anime di sambuco, da me ne fo
-stare un centinajo. Poi colle bolgie ben in assetto e i nostri tromboni
-sul braccio, ce n'infischiamo di mezzo mondo.
-
-Gli altri ad applaudire alle costui trasonerie; e fra tali smargiassate
-seguitavano la strada, concertando futuri delitti.
-
-Nel bosco frattanto, attorno a don Alfonso erasi fatto il solenne
-silenzio che succede presso a chi sta sull'orlo del sepolcro.
-Donn'Emilia aveva ammanniti dei pannolini per fasciare la ferita: il
-vincitore, proteso in sulle mani giunte e a capo chino, lo contemplava
-in atto e con parole di sentita compassione: Cipriano gli sorreggeva
-la vita perchè stesse meno a disagio: — quel Cipriano che testè aveva
-tremato al superbo cipiglio di lui, ora ne sorreggeva la cascante
-persona, alitandogli sulla fronte ed esclamando: — Poveretto; nel
-mentre che la Brigita col grembiule gli tergeva il gelato sudore, e
-venivagli dicendo: — Si ricordi del Signore: si raccomandi alla sua
-misericordia che è infinita: faccia l'atto di contrizione: risponda col
-cuore alla _Salve Regina_, che io reciterò.
-
-Oh soperchiatori!
-
-Ma don Alfonso, sentendosi venir meno la vita, accennò che lo
-portassero appiè del tabernacolo. Ivi, levando le mani e gli occhi
-ondeggianti nella vicina morte verso l'effigie divota, — Ho profanato
-(diceva con debole e stanca voce), ho profanato il vostro terreno colla
-violenza e col sangue... Perdonatemi!
-
-Era un richiamo delle antiche superstizioni, per cui più sentivasi
-rimorso dell'aver violato il sacro asilo, che non dell'assassinio
-tentato. E proseguiva: — Pure esaudite la mia ultima preghiera.
-
-Si diede a cercarsi il petto, il che fu dagli astanti creduto in
-sulle prime quell'atto macchinale per cui i moribondi sembrano
-volersi aggavignare alle fuggenti cose del mondo. Si vide poi che ne
-traeva una medaglia ed una chiave, appese ad una catenella: baciò la
-medaglia, e additandola, coll'anelante voce disse: — Questa offeritela
-alla Madonnina. Voltosi poi al Sirtori, e porgendogli la chiave, —
-Qui sotto... nel gabinetto dietro la tappezzeria della mia camera...
-vostra madre... Andate voi... voi stesso a liberarla. E dopo alquanto,
-stringendogli la mano, — Voi stesso, ripetè. Protese le membra,
-boccheggiò; travolse le pupille, nè più si mosse.
-
-Le donne diedero in un pianto: inginocchiati poi tutti recitarono il
-_De profundis_: indi i servi, recisi e rimondi dei rami, ne formarono
-una bara, sulla quale composto il defunto, si avviarono verso il
-castello. La Brigita e Cipriano, non sapendo finire di ringraziare
-la Madonna d'Imbevera e que' buoni signori, tornarono a casa con quel
-misto di gioja e di sgomento che succede ad un grave pericolo sfuggito,
-raccontando l'occorso, ma con tale ansietà e confusione che poco altro
-si comprendeva se non che l'Orso di Barzago era morto, morto come un
-santo.
-
-La notizia non tardò a spargersi pel comune. Stava il sindaco
-scegliendo le più mature pannocchie di grano turco dal suo camperello,
-quando arriva uno tutto trafelato e: — V'ho a dire una nuova che
-rimarrete.
-
-— Che cosa? è nato forse il vitello? domandò Isidoro.
-
-— Altro che! È morto il padrone, l'Orso.
-
-— Che? saltò su il sindaco, lasciando cascare gli spigoni e spalancando
-gli occhi. Morto il padrone? Oh voi mi canzonate. Se l'ho visto io sta
-mattina, sano come un pesce.
-
-— Tant'è: l'hanno ammazzato, rispondeva l'altro; e sono addietro che lo
-portano in su morto stecchito.
-
-Intanto sopraggiungevano altri a confermare la notizia; onde Isidoro,
-fatto tanto di cuore, pianta lì sacco e gonnella, ed: — Animo,
-figliuoli: qui bisogna correre, se mai fosse bisogno di noi. E toltosi
-in spalla il forcone, si avvia più che di passo giù verso il bosco, e
-dietro altri ed altri, di mano in mano che ne incontrava, col badile,
-con mazzapicchi, con vomeri, con quel che prima capitava sotto le mani.
-Ma non andarono troppo, che il sindaco fermossi in sui due piedi, ed: —
-Alto là, ragazzi. Don Alfonso non ha figliuoli, eh?
-
-— Sicuro di no, risposero ad una voce.
-
-— Dunque (replicò egli), noi ricuperiamo la libertà.
-
-— La libertà? — La libertà? ripeteano i villani, guardando un in viso
-dell'altro come chi ode una parola che non intende: e si stringevano
-intorno ad Isidoro.
-
-— Senza dubbio (seguitava egli), la libertà. Perchè, non avendo egli
-nè figliuoli nè cagnuoli, questo feudo ricasca al re, e noi torniamo
-ad essere liberi come eravamo prima dell'ottanta, cioè a non obbedire
-se non al re, che Dio conservi. Queste cose io le so ben io, perchè è
-un pezzo che maneggio gli affari della comunità, sebbene sotto colui
-pesassi per un quattrino. Ma è finita questa vita da cani: ed ora,
-che vantaggio, ragazzi! che allegria! Se vi avranno a dar la corda, se
-avranno ad ammazzarvi, saranno i ministri del re, non costui, e...
-
-— E non s'ha più a pagare? saltò su un padre di sei figliuoli, a cui
-l'esattore aveva portato via il pajuolo, perchè non si trovava un
-filippo da dare pel testatico.
-
-— Ma che idee! ripigliava Isidoro. Pagheremo sì; però i nostri bezzi
-non se li metterà in tasca costui, ma anderanno in Spagna, dove ci
-sono i dobloni d'oro tanto fatti. Vivano i nostri privilegi! viva la
-libertà!
-
-E scaraventava in aria il cappello; e gli altri facevano il
-somigliante, gridando: — Viva la libertà, senza conoscere tampoco
-che cosa la si fosse, come è il solito della moltitudine, e sovente
-di quelli che guidano la moltitudine, benchè si diano a intendere di
-saperla tanto più lunga del povero Isidoro, e quel che è più, senza
-avere la probità, il disinteresse e le rette intenzioni di quel
-galantuomo di Brianzuolo.
-
-A mezza l'erta incontrarono il convoglio. Il popolo si affollò
-intorno alla bara, quasi per accertarsi che veramente fosse morto, e
-vistolo proprio spacciato, se prima ne dissimulavano i veri delitti,
-ora ne mettevano fuori anche di falsi: que' timorati, che a dirne
-male mentr'era forte avrebber creduto offendere Dio, tiravano giù a
-refe doppio ora che Dio l'aveva raggiunto: quei che più lo avevano
-piaggiato potente, più sfoggiavano la bravura del vile insultandolo
-caduto; scene non nuove a chi si ricorda di vent'anni fa. I più
-dabbene gli recitavano dei suffragi; ed il signor vicario, ch'era pur
-dovuto accorrere se mai fosse bisogno del suo ministero, esclamava:
-— Intendete, figliuoli? imparate, _Vidi impium super exaltatum et
-elevatum super cedros Libani: transivi, et ecce non erat_[4].
-
-Il popolo non capi niente; pure dissero con suffragio universale: — Ha
-ragione; questo si chiama un parlare! Già è un pezzo che la bolliva!
-L'ho sempre detto anche io che finirebbe così.
-
-Ma la calca fattasi intorno ritardava don Alessandro, cui le ultime
-parole del moribondo avevano messo pensate di che cuore. L'ansietà
-d'un contadino, quando in agosto invocò un pezzo e un pezzo la pioggia
-sull'inaridita campagna, e che vede finalmente sorgere delle nubi, ma
-insieme farsi un tempaccio cupo, un cielo nero, con certi lampi lunghi,
-continui, certo brontolar sordo del tuono, onde tremante aspetta
-se sarà acqua che ristori o grandine che finisca di desolare, è uno
-scarso confronto con quella di don Alessandro. Si trattava di sapere se
-vivesse ancora una madre, cui tant'anni egli aveva pianta per morta;
-se quello dev'essere il giorno più bello di sua vita, o se andasse
-a discoprire chi sa qual tremendo arcano, che inconsolabilmente lo
-desolasse. Non cessava dunque di gridare: — Avanti, avanti, figliuoli.
-
-E questi poggiavano verso Barzago, ingrossando più sempre come un
-torrente in suo cammino, perchè non le donne, non i vecchi, non i
-fanciulli rimasero in casa; e come, allorchè fu ucciso il lupo di cui
-tutti tremavano, tutti accorrono a vederlo, a toccarlo, così facevano
-là intorno una pressa, un sospingersi, un narrare, un minacciare.
-Giunti alla forca, la quale sorgeva non inoperosa, sulla spianata
-del castello, a furia la distrussero, perchè era costume (allora)
-de' sollevati d'abbattere ciò che loro dispiaceva del reggimento
-precedente, per dare al successivo la fatica di rifabbricarlo.
-
-Nel castello era già prima entrato il guardacaccia cogli altri: ove
-raccoltisi intorno i famigli, annunziata la fine del padrone, e parte
-colle buone, parte colle brusche trattili dal suo parere, si accingeva
-a frugare la casa per trovare il denaro. Ben presto intende da prima un
-sordo mormorio lontano, poi alte grida farsi più e più vicine; infine
-i villani tutti che ormai giungevano alla cima urlando: — Evviva! al
-castello! abbasso le torri! viva noi, morte ai padroni.
-
-Un popolo, non fosse che il popolo di Barzago, non fosse armato che
-di ciottoli e di bastoni, mette paura a musi troppo più bravi che i
-bravi di don Alfonso. I quali, trovandosi circondati, nè vedendo a che
-la cosa riuscirebbe, ma persuasi che l'audacia raddoppia gli uomini,
-levarono il ponte, calarono le saracinesche, poi, affacciati tra i
-merli, spianando i fucili, intimarono: — Indietro, marmaglia.
-
-E la marmaglia, che non se l'era aspettato, dava indietro. Ma il
-Sirtori, che a cavallo soprastava alla turba, fattosi innanzi ed alzata
-contro i bravi la mano ignuda in segno di pace: — Quieti (diceva),
-quieti. Non fate male ad alcuno, e, parola di gentiluomo, neppure a
-voi non vi sarà fatto male. Potrete andare dove vi piace; vi pagherò i
-salari scaduti: ma deh! lasciatemi entrare costà. Il fu vostro padrone,
-guardate, morendo mi diede questa chiave, e m'ingiunse che io stesso
-aprissi il gabinetto dietro la sua camera, e che colà sta rinchiusa mia
-madre, la contessa Perego. Forse voi altri ne sapete. Deh! vogliate
-al più presto lasciarmi vederla, salvarla. Non chiedo altro: non vi
-chiamerete certo scontenti di me.
-
-Queste e simili parole diceva egli in aspetto di tanta compassione,
-che a molti circostanti s'imbambolavano gli occhi. Il guardacaccia,
-partecipe dei delitti del padrone, si ricordava benissimo come, anni
-fa, nel bosco avesse rapita quella signora: sapeva d'averla portata
-in castello: ma quivi era scomparsa, nè quel che ne fosse avvenuto
-lo sapeva egli, nè l'aveva cercato, non essendo questo affar suo: la
-credeva da un pezzo morta e sepolta. — Ma se (pensava egli), se la
-è viva tuttora, ed il padrone la conservò tanto tempo per finezza di
-vendetta, possibile ch'egli sia stato debole a segno da sventare in
-un sol punto l'opera di tanti anni? — Dal quale ragionamento venne a
-indurre che, o questa fosse un'astuzia del signor Sirtori, o veramente
-il moribondo avesse affidata a questo la chiave, perchè sotto a quella
-stesse chiuso il tesoro che la popolare credenza supponeva essere
-riposto in ogni castello.
-
-Approfittò dunque della smania di don Alessandro per conchiudere
-una specie di capitolazione. — Ella vede come due e due quattro,
-che con questi uomini io posso tenere il castello per un mese: e
-intanto quell'altra se non è crepata, creperà. Pure, se tanto le preme
-d'entrare, io lascerò venire vossignoria co' suoi uomini nel cortile:
-quando sarà dentro, tratteremo più preciso; ma prima, sulla fede sua mi
-prometta di lasciare andare me ed i miei camerati con tutto quello che
-avremo indosso senza molestarci.
-
-Per quanto al signore paresse degradarsi scendendo a condizioni con
-siffatta genìa, pure, struggendosi di venirne a capo, non esitò a
-rispondere: — Sì, sì: prometto in faccia a Dio e a tutta questa brava
-gente.
-
-Allora fu abbassato il ponte. — I quattro bravi di don Alessandro
-precedettero: egli e la sposa, che mai non se gli parti dal fianco,
-tennero dietro a cavallo: ma fu impossibile impedire che alcuni
-dei galuppi più arditi, sguisciando fra le gambe dei cavalli, non
-entrassero nel cortile, e dietro a loro tutto il popolo. I bravi, tolti
-in mezzo, per quanto urtassero e minacciassero, poco profittavano tra
-la folla e agevolmente avrebbero potuto restare uccisi. Ma il sindaco,
-al quale troppo sarebbe dispiaciuto il non potere in tutte le forme
-pigliar possesso del castello a nome del comune, e che si ricordava in
-che modo taluno de' suoi predecessori si fosse comportato in caso di
-sollevazione, andava gridando: — In nome della legge, all'ordine. Se
-sarà da ammazzare, aspettate che vi sia comandato. — Il vicario, che,
-tanto contro sua natura, trovavasi strascinato in quel serra serra, a
-somiglianza d'un tordo presiccio che starnazza e ficca il capo fra le
-gretole della gabbia se mai possa distrigarsene, così lui, dimenticati
-i testi e le metafore, prendendo or questo or quello per la giubba,
-diceva: — State buono: state savio; altrimenti posso andare di mezzo
-anch'io che non ne ho nè colpa, nè peccato.
-
-Da tutto questo ajutati, i bravi si rannodarono, e, rotto il folto
-della calca, guadagnarono la portella del palazzo, liberarono i mastini
-di guardia, raccolsero altro servidorame, abbarrarono l'ingresso,
-e ripigliato il sopravvento, tornarono a scaraventare maledizioni e
-bestemmie, ad inarcar gli archibusi, a minacciare di mandar tutto a
-fuoco e sangue. Valse l'opera di don Alessandro, sicchè la gente tanto
-o quanto si ritrasse; il sindaco situò intorno alla porta una dozzina
-di suoi fidati, e allora il guardacaccia, tanto più coraggio mostrando
-(usanza di molti) quanto peggio la vedeva parata, e dell'ansietà del
-Sirtori valendosi per trovare e scampo e denaro, cominciò, quasi fosse
-lui il buono e il bello, a lamentarsi della promessa fallitagli, e
-alzar le pretensioni. — Ora che la va di picca, (gridava, battendo per
-terra il calcio del fucile) qui dentro non ci entrerà nè lei nè altro
-muso, finchè io sappia sparare una palla contro un temerario. Alle
-corte, per fare una parola sola, dia a me cotesta chiave. Io ho pratica
-della casa; andrò a vedere, a ricercare. Se no, la si tenga la sua
-curiosità, finchè glielo dico io.
-
-Il guardacaccia poneva tutta l'importanza del fatto nell'aversi in mano
-quella chiave: perchè (discorreva col pensiero) o sotto di essa vi è
-il marsupio, e avrò fatto una buona giornata: o v'è la donna, e son a
-cavallo; essa mi servirà di statico per ottenere quel che voglio.
-
-La raccomandazione però fatta da don Alfonso al Sirtori d'aprire
-egli stesso, tratteneva questo dal cederla, quantunque non potesse
-indovinarne il motivo. Si fece innanzi il sindaco, esibendosi, quale
-rappresentante del comune, di entrare egli stesso alla ricerca; ma
-l'altro aveva messo i piedi al muro: onde, non volendo far sangue, dal
-che, oltre il male del prossimo, poteva venirgli anche una persecuzione
-dalla giustizia, don Alessandro s'indusse a ceder la chiave al
-guardacaccia, che, sognando mucchi d'oro, s'avviò con essa.
-
-Non v'è entrato mai il capriccio, o lettori (poichè un uomo di mondo
-dee veder tutto, anche i delirii, anche le sciocchezze) di trovarvi
-là dove si cavano i numeri del lotto? Un ampio cortile pieno fitto
-di gente (plebe, s'intende, perchè questa è il predestinato zimbello
-degl'inganni) rimbomba dello schiamazzo di mille voci, che suonano
-ognuna diversamente, ma tutte sul motivo stesso, cioè i numeri giocati.
-Uno li ebbe dal tale, ammesso ai segreti della fortuna, l'altro li
-tirò da un sogno, chiaro come il sole; un terzo li almanaccò addosso
-al poverino che fu impiccato sta settimana; quella comare ha messo la
-polizzina nelle occhiaje d'un teschio, e la notte sognò fuoco: narrano,
-ascoltano, consultano: in volto a tutti leggi l'ansietà. Nè a torto.
-Si tratta che alcuni non hanno fatto colazione per serbar i cinquanta
-centesimi da mettervi su; si tratta che quest'altro picchiò sua moglie
-perchè, invece di dargli i quattrini, voleva con essi comprare una
-libbra di pan cruschetto da sfamare i puttini; si tratta che quella
-donnina è venuta ad una parziale transazione colla severità di sua
-virtù. E forse di lì ad un momento sentiranno gridare due, tre numeri,
-di quelli appunto scritti nel loro polizzino; e per trenta o quaranta
-scudi che di giovedì in giovedì buttarono a minuto nel bugiardo
-botteghino, andranno contenti come pasque, a riscuoterne tre, quattro,
-fors'anche venticinque, uno sopra l'altro, gridandosi fortunati e
-pagando da bere a tutti gli amici: già impromettono, già fanno i più
-begli assegnamenti su quei denari. Ma allorchè compajono sul palco
-quei signori, a far con tanta serietà un giuoco, con tanta onestà uno
-scrocco; quando l'innocenza mette la destra nel bossolo dell'illusione;
-più non s'intende uno zitto: cheti come pesci, tengono il respiro: le
-bocche, gli occhi stanno incantati verso il palco, verso l'urna, verso
-l'orfanello.
-
-Questa similitudine, che senza sconcio si sarebbe potuta ommettere
-o almeno scorciare, vaglia a farvi intendere quel che succedeva nel
-cortile del castello di Barzago. Al frastuono di prima era succeduto
-il curioso silenzio dell'aspettazione: fissi gli occhi, proteso il
-mento, levati sulle punte dei piedi, stavano i villici attenti alla
-porta per cui era entrato il guardacaccia, figurandosi ad ora ad
-ora vederlo ricomparire... con lui una donna; e qui la fantasia di
-ciascun sbizzarriva, immaginandola o pallida, estenuata come Lazzaro
-quatriduano, ovvero ancor bella, fresca, raggiante, per uno dei tanti
-miracoli, sparsi intorno dall'ignoranza, dai cantastorie e dai frati.
-
-Quando improvviso rompe quel silenzio un fragore, come di fulmine:
-tremò il castello: cento teste fecer civetta fra le spalle, cento
-bocche si spalancarono ad un ah di meraviglia, di sgomento: poi al
-grave odore di solfo, ai densi volumi di fumo che sbucavano da una
-finestra, le donne e i più timidi cominciarono ad esclamare: — Il
-diavolo, il diavolo! è venuto a portar via il padrone ed i suoi bravi.
-
-Tanto abituali e radicate erano queste ubbie, che non solo cacciarono
-il più de' circostanti in dirotta fuga, ma fecero impallidire gli
-stessi più sicuri: e quei bravi che le tante volte aveano sfidata a
-viso a viso la morte, ora dinanzi ad un potere invisibile presi da
-panico terrore, gettarono le armi gridando: — Perdono! misericordia!
-Nè meno sbalorditi rimasero il vicario, il sindaco, e, a malgrado
-del sangue generoso, anche don Alessandro. Questi però fu il primo
-a ripigliarsi, e tolta omai ogni resistenza, si mosse diviato per
-riconoscere l'accaduto. Il vulgo non dubitate che più varcasse la
-soglia, da che la idea del diavolo la custodiva. Il vicario, per poca
-volontà che se ne sentisse, non potè rifiutarsi all'invito fattogli di
-entrare scongiurando: e fioco siccome avesse veduto il lupo, trinciando
-benedizioni che l'una non aspettava l'altra, ripeteva esorcismi e
-_oremus_ cui donna Emilia rispondeva. Seguitavano i servitori, girando
-gli occhi pieni di sospetto, e colle armi inarcate quasi avessero
-intenzione d'ammazzare lo spirito maligno: dietro a tutti veniva il
-sindaco, con tremula voce dicendo come un giornalista: — Coraggio,
-innanzi.
-
-Così s'avviano alla camera di don Alfonso. Ogni cosa era ingombra di
-fumo: ma l'usciuolo dietro alla tappezzeria era aperto: passano nel
-gabinetto... che spettacolo! Il guardacaccia sfracellato giaceva in
-un lago di sangue, attraverso alla portella, il cui soliare era stato
-spezzato e scagliatogli incontro da una specie di macchina infernale
-sott'esso coperta, e a cui l'ingordo avea dato inavvedutamente lo
-scatto. Il giovane signore lanciossi dentro la portellina, e al
-lume delle fiaccole portategli dietro da due uomini, si calò per uno
-scaletto angusto, erto, disuguale, scalpellato nel macigno; mentre il
-sindaco distando in cima, veniva dicendo: — Non la abbia paura ad ogni
-modo siamo qui noi. È giù?
-
-Il Sirtori, disceso molti scaglioni, trovato alfine il pavimento, ecco
-vi scorge disteso qualche cosa di nero: — Dio, Dio! che palpiti al
-cuore d'un figlio! — Accosta il lume: è una donna. Non la conosce: ma
-le parole del moribondo, ma una voce interna non gli lasciano dubitare
-chi ella sia. Ma ohimè! non si muove, non sente, non risponde alle
-parole di lui, che va gridandole: — Madre, madre. Se la leva in dosso,
-e su.
-
-Pallido, sudato, coi capelli irti sulla fronte, rischiarato dietro
-dalle fiaccole, adombrato avanti dalla fumea non ben dissipata, quando
-ricomparve nel gabinetto recandosi sulle spalle quella infelice,
-che spenzolava come cosa morta, il sindaco diede indietro: il curato
-raddoppiò gli scongiuri: la sposa se gli gettò incontro, e sollevando
-il capo cascante della meschina, lo bagnava di lagrime dirotte.
-La posero a letto, la scaldarono, la soccorsero; non era morta. In
-quel corpo già estenuato da lunghi patimenti, il colpo rimbombato
-più fortemente nel sotterraneo, aveva sospesa non troncata la vita.
-L'impressione dell'aria e della luce, il calore, le assidue cure
-del figliuolo e della nuora, richiamarono i sensi smarriti: il cuore
-tornò a battere, il sangue a rifluire per le vene: tutta alfine si
-risentì, guardò intorno... Più non era la fetente oscurità, la desolata
-solitudine della sua tomba: rivedeva il sole, rivedeva visi umani,
-ed un giovane, che premendo il volto contro il volto di lei, andava
-ripetendo: — O madre, madre! sono Alessandro; sono il vostro figliuolo.
-
-Lettor mio, non fosti tu mai in prigione? Dunque non hai gustato
-qual gioja sia il tornare da quelle angustie alla libertà, all'aria
-aperta, all'uso del proprio volere; dagli ozii penosi all'opere;
-dall'incompassione, dalle beffe, dal sospetto, all'abbraccio de' suoi
-fidati, al colloquio sincero e spensierato, alla pietà, all'onore,
-al credere, all'esser creduto, al riconoscere ancora l'uomo e la sua
-dignità. Pure a questa consolazione generalmente non si arriva che dopo
-gustati, giorno per giorno, minuto per minuto, gli ineffabili spasimi
-della speranza.
-
-Ma per la signora Perego il balzare dall'eccesso delle angosce
-all'eccesso della gioja, era istantaneo. Addormentatasi in un terribile
-sogno, si svegliava al colmo della letizia. Da sì lungo tempo non
-vedeva altra luce che la fioca di un altissimo pertugio: da sì lungo
-tempo non udiva che qualche insulto scagliatole dall'Orso, insieme col
-pane: da sì lungo tempo non diceva altre parole, se non la preghiera
-che innalzava con fede a quel Dio, che sa tramutare in esultanza il
-dolore quando sembra più disperato.
-
-Ripreso quindi il vigore, essa potè narrare come dal bosco d'Imbevera
-fosse stata rapita a quel castello: i primi giorni fu tenuta in
-cortesia; ma perchè costantemente resistette a minacce e lusinghe
-dell'osceno che le aveva trucidato lo sposo, egli, convertito l'amore
-in odio mortale, ingiuriatala di mille scorni, l'aveva sepolta in
-quel sotterraneo, dove non sapea dir quanto tempo, giacchè nulla
-numerava la monotonia de' suoi giorni, ma certo anni ed anni era
-vissuta, desiderando, invocando la morte, nè da alcuna consolazione
-confortata, se non dall'avere, tra gli impeti della collera del
-feudatario, compreso come di mano gli fosse scampato almeno il diletto
-suo Alessandro. All'intenderla, il vicario impietosito, diceva: — Affè,
-vossignoria può cantare col redivivo Giona: _De ventre inferi clamavi,
-et exaudisti, Domine, vocem meam_[5]. Il figliuolo piangeva dirotto, ad
-ora ad ora esclamando, — O madre mia, mia cara madre, quanto patire!
-
-— Sì, rispondeva ella: sì, ho patito e quanto! Ma l'innocente che
-geme sotto la prepotenza ha un conforto inesauribile ove si volga
-al Signore. Io lo pregava di cuore; io pregava la beata Vergine dei
-dolori, che fu madre anch'essa, che essa pure ha perduto un figlio per
-l'iniquità degli uomini; pregavo non perchè finissero i miei tormenti,
-che nè tampoco lo speravo, ma per ottenere pazienza, ed allora sentivo
-mitigarmisi gli affanni.
-
-Più minuto osservando, si conobbe come il sotterraneo rispondesse
-appunto sotto al letto del feudatario, che conservando viva la
-sua vittima, avea voluto sorsi a sorsi assaporare la voluttà della
-vendetta. Tenere in catena il suo nemico; sapere quel che ad ogni
-istante egli patisce: contarne, sto per dire, i gemiti ad uno ad
-uno, e questo nemico non avere altra cagione d'abborrirlo se non le
-ingiurie recategli, è squisitezza di piacere che voi non conoscete, non
-conoscerete mai, anime umane, e che solo alle sue privilegiate riserba
-il demonio[6].
-
-Sull'usciuolo di quel sepolcro era delineato il teschio racchiuso
-nella gabbia, affinchè l'aspetto di quello condisse la vendetta, che
-là entro se ne stillava. Il Sirtori, esaminando la soglia, fece notare
-gl'ingegni, disposti in modo che dovesse dare il volo alla polvere
-sott'essa adunata chi vi entrava senza le precauzioni, note forse
-soltanto a colui che l'avea preparata. Il sindaco, che, per fare il
-dover suo, osservava ogni cosa finamente, non sapeva intendervi, e
-diceva: — Questa, non si può dubitare, è una mina. Ma come qui? e
-perchè?
-
-— Era un colpo di riserva, rispose don Alessandro.
-
-— E per chi preparato?... addimandò la sposa, e impallidì. — Il Sirtori
-impallidì anch'esso, e guardandola tacque.
-
-Era quella, disposta pel caso d'una disgrazia, affine di trucidare
-chi tentasse di liberare la rinchiusa? o col disegno di condurre là il
-figliuolo, e quando la madre corresse nelle braccia di lui, spalancare
-una voragine di fuoco di mezzo ai loro amplessi?
-
-Chi può asserirlo? Molte, sottili, avviluppate sono le strade della
-perversità, più che l'uomo onesto non sappia indovinarle. Troppo però
-manifesto appariva il perchè tanto stesse a cuore a don Alfonso che
-il giovane aprisse egli medesimo, confidando così, almeno dopo morte,
-coronare la vendetta che aveva meditato per tutta la vita. L'ingordigia
-dell'oro aveva strascinato invece quel miserabile ad attirare sopra sè
-stesso il colpo che dall'innocenza sviava Colui, la cui mano, anche in
-questa vita, fa talvolta piegare a favore della giustizia la bilancia
-degli eventi, preponderante per l'ordinario a favore degli scellerati.
-
-Il curato pensò a seppellire i due morti, coi riti che non rifiuta la
-Chiesa, la quale, confidata nella misericordia di un Dio che per un
-sospiro condona una vita intera di scelleraggine, rimuove l'insulto
-dall'uomo che sta dinanzi al giudice vero. Il fatto andò tra il popolo,
-rimpastato in cento guise diverse, tutte qual più qual meno lontane dal
-vero: ma dove gran parte aveva il diavolo, che, dicevano, non avendo
-potuto ghermire il padrone perchè morto in luogo sacro, erasi portato
-in carne ed ossa il ribaldo servitore. Che se ne domandavano il vero
-al sindaco, egli raccontava di buona voglia, ma quando si veniva a
-quello scoppio, sul quale le sue congetture non si potevano chiarire
-abbastanza, rispondeva come un professore: — Cosa volete mai sapere voi
-altri ignoranti?
-
-Poichè non è a dire quanto il buon uomo andasse in gloria, sì per
-quella poca autorità che trovavasi avere ricuperato, sì perchè l'amor
-suo proprio era lusingato dal vedere come non fossero stati vani i
-suoi sospetti al tempo che avvenne l'aggressione della contessa madre,
-sospetti che lo avrebbero condotto alla scoperta del vero se non fosse
-stata quella bastonatura, di cui, ricordandosi, crollava ancora le
-spalle. — Già (diceva) a questo mondo chi pensa male pensa bene, e
-al figlio di mio padre non è così facile il mostrar bianco per nero.
-Basta! ha finito colui di rubarci, di farci battere ed ammazzare come
-fosse lui il re. Ora staremo da papi, e baronate di questa stampa
-non ne succederanno più, più. Così diceva colla sicurezza con cui la
-gente, al cadere d'un cattivo padrone, allo scapolare da un grosso
-fastidio, si promette mari e monti, e non s'accorge come l'unico
-bene che ne trarrà, sarà la breve gioja del tempo che corre fra il
-sorgere della speranza e il vederla delusa. Così il fantolino tripudia
-e si ringalluzza nel mentre che la balia sta allestendo le fasce da
-imprigionarlo di nuovo e più bene.
-
-Ma perchè turbare con sinistri presagi una di quelle consolazioni che
-arrivavano sì di rado? Lasciamoli dunque fare, e come avessero toccato
-il cielo col dito, scialarsi, dar nelle campane, coi falò annunziare il
-fausto evento a tutto il vicinato. Al domani i signori vollero tornare
-a vedere il luogo di antichi pericoli e di recenti.
-
-Cadeva il giorno sacro alla natività di Maria: un lietissimo sole,
-irradiando l'azzurra volta senza nubi e penetrando quasi furtivo tra le
-dense chiome dei castani, temperava nel bosco il più amabile rezzo, al
-mite soffio de' venticelli onde respira la stagione facendo passaggio
-dal polveroso agosto al mese della vendemmia, — bello da per tutto, più
-bello sul poggio della mia Brianza. Una folla di paesani trasse dietro
-alla lettiga ed ai cavalli da cui erano portati don Alessandro e le
-signore. V'accorsero molti che prima stavano riposti per isgomenti di
-quegli spauracchi; ragazze che non poteano salvarsi dai colui bracconi
-se non tenendosi rimpiattate, giovinotti bizzarri, che non sapendo
-chinarsi e mandar giù, erano dovuti rifuggirsi ne' paesi vicini:
-corsero quelli che jeri avevano mostrato coraggio: quei che s'eran
-schivati del pericolo corsero del pari ed anche meglio al trionfo.
-Non occorre dirvi che il sindaco, tutto raffusolato, si trovò là per
-conservare il buon ordine.
-
-Come la comitiva passò dalla bettola, Cipriano, la Brigita, padre e
-madre furono incontro ai signori con un mondo d'inchini e un tripudio
-di ringraziamenti. — Buon dì, signorie! (esclamava Cipriano) entrino
-e s'accomodino. Non gli aspettavo che loro. La merenda che jeri aveva
-ordinata quell'altro è bell'e pronta, ed io la servirò oggi di miglior
-cuore a loro, e insieme un balsamo d'un vinettino che salta agli
-occhi, e che il simile non bevono nemmeno a casa loro... Cioè... volevo
-dire...
-
-— Capisco, capisco, l'interruppe sorridendo don Alessandro. Ma la
-merenda e quanto può somministrarci la tua dispensa, portalo colà
-davanti alla cappelletta d'Imbevera, e dopo che avremo ringraziato la
-Madonna, la distribuirai a questa buona gente.
-
-Alla Madonna di fatto si condussero: il signor curato ribenedisse
-il terreno, disacrato dal sangue, e tutto il popolo vi si prostrò,
-rispondendo alle preghiere che con edificante pietà recitava
-donn'Emilia al cui fianco stavano inginocchiate la Brigita e la madre
-rediviva. Sorti poi, si sparsero a gruppi pel pianerottolo e nel
-bosco, a contare, a domandare a designare i luoghi. Di Cipriano non
-vi dico altro. Era divenuto due dita più alto; e mentre cocessero
-le vivande, sbracciavasi come un telegrafo, narrando il primo atto
-in cui era stato tanto personaggio: poi nell'udire il successo della
-storia, trasecolava; batteva l'anca, esclamando: — Oh!... se ci fossi
-stato io!... ma chi poteva indovinarlo? Come poi intese la fine del
-guardacaccia: — Che? (disse) anche lui? fanne e fanne, s'è dato la
-zappa sui piedi. Credeva lui che fosse arrivato il sabato mio: ma il
-sabato non arriva soltanto per noi poveretti.
-
-Il sindaco andava cercando sottilmente la verità del caso, per
-estendere esatta informazione a chi di dovere. Il signor vicario
-diceva: — Ecco: io come io, ho perduto un desinarello tutte le feste
-e de' bei straordinari, ma tanto tanto ne sono contento, perchè vedo
-contenti voi altri, che siete le mie pecorelle. E diciamola, che tanto
-è morto: avete cento sacchi di ragione. Peccato però che io non sia
-giunto in tempo, che, oltre il resto, gli avrei, _pulcriter, cum bonis
-modis,_ rammentato quel che tante volte m'aveva promesso, di voler qui
-fabbricare una chiesa e mettervi un cappellano. Oh! un cappellano _ad
-nutum_ del parroco _pro tempore_ di Barzago, sarebbe un ajuto di costa.
-
-— Ma la chiesa (soggiungeva il sindaco) non si potrebbe farla
-ugualmente?
-
-— _Cum quibus?_ domandava il curato, fregando tra loro i polpastrelli
-dell'indice e del pollice.
-
-E Isidoro, accarezzandosi colle dita stesse il labbro inferiore,
-guardando la terra e dimenando un pocolino il capo siccome un poeta che
-cerca la rima, replicava:
-
-— Vedo quel che vuol dire. Ma ecco, in paese siamo
-novecentocinquantatrè anime: se dessimo, puta caso, una lira per
-testa...
-
-— Ah, miserie, interrompeva il parroco. Non bastano manco per la
-sacrestia.
-
-— Oh, se consiste solamente in questo, io ne do quattro e patiscano gli
-eredi. Così, facendo saltare sulla palma della mano quattro berlinghe,
-parlava Cipriano, il quale calcolava sul maggior concorso che la
-devozione trarrebbe alla sua osteria.
-
-— Ed io (ripigliava il reverendo) raccomanderò le cosa caldamente dal
-pulpito.
-
-— No, no, interruppe la contessa madre, la quale era sopraggiunta in
-mezzo a tali discorsi. La grazia l'ho ricevuta specialmente io, ed io è
-ben giusto ne ringrazii la Madonna. La chiesa si farà, e voi, sindaco,
-poichè vi dimostrate così ben disposto, v'impegno per soprantendere al
-lavoro.
-
-Il sindaco che, al sentirsi diretta la parola da una dama, erasi
-allungato d'un palmo, faceva scappellate e inchini da settanta gradi,
-esclamando: — Troppo onore; tutta bontà dell'eccellenza sua.
-
-Qui il curato soggiungeva: — Anche il cappellano, illustrissima?
-Ma l'illustrissima non udì, credo, in grazia del baccano che faceva
-l'ostino, annunziando alla gente una tale risoluzione. Poi, secondo
-gli ordini, cominciò questi a servire vino e mangiari, e, tutto brio
-e ilarità, contava e ricontava fitto fitto la ventura, la quale (come
-pur troppo facilmente i lettori nostri ne converranno) nulla avea
-d'interessante se non l'esser vera. Anche suo padre davasi attorno
-tutto traffico, snocciolando sentenze, e dando ragione all'ultimo che
-avea parlato. La madre pure, la quale, vistone gli effetti, non sapeva
-disapprovare il coraggio di suo figliuolo, se dapprima credeva che la
-legge di Dio vietasse fino di conoscere i torti recati dai padroni,
-ora, adattando la sua morale all'esito delle cose, colla solita cera
-quaresimale veniva ripetendo: — Domenedio non distingue il raso dal
-frustagno: tardi o tosto egli arriva i cattivi, comunque abbiano nome.
-
-Tutto insomma era lieto di così schietta allegria, che fino i
-signori, ma sovratutto la vivace sposina, pareva si struggessero
-di mescolarsi alla turba festiva: se non ne fossero stati rattenuti
-dalle imprescindibili leggi del decoro. Sopra un rialto protetto da un
-noce annoso, che il vicario assomigliava al fico di Mambre, tenevansi
-dunque in disparte i due sposi e la madre, che, come succede nei rapidi
-passaggi dal male al bene, sentivasi impedito il cuore e la lingua,
-e don Amadio, al quale vi so dir io che tal compagnia serviva (per
-usare un modo suo) di manovella a montargli la macchina dell'ingegno
-e fargliene pronunziare delle squisite ed allambiccate. Stava con essi
-la Brigita, e tratto tratto anche Cipriano, poichè la gratitudine onde
-questi erano avvinti non lasciava temere che, abusando dell'affabilità,
-scemassero quella distinzione dei ceti che anche dai buoni credevasi
-la più importante molla del vivere sociale. Quivi godeano insieme
-riandando il passato, a quel modo che la mattina si rincorre un sogno
-pauroso della notte colla consolazione di sapere che non fu che un
-sogno.
-
-Così speso quel mezzodì e fattosi sera, tornarono i terrieri al
-paese, i signori al loro palazzo. Subito il contorno fu pieno di
-quell'impresa; alla città formò parecchi giorni il trattenimento de'
-crocchi e delle veglie.
-
-Erano allora moltissimi in Milano i gentiluomini, che, avendo per
-le politiche vicende perduta l'occasione d'uccidere i nemici della
-nazione, esercitavano i rimasugli del valore italiano con quelle
-vendette che la religione proibisce e l'onore comanda, mettendosi al
-caso d'accoppare o di farsi accoppare secondo le ragioni di un'arte, la
-quale (o m'inganno) non è la migliore che gl'Italiani insegnassero agli
-stranieri. Costoro dunque, contentissimi di trovare un caso sul quale
-sfoggiare le teoriche loro, si divertirono di rimbobolare il fatto del
-bosco d'Imbevera colle circostanze che meglio tornavano al proposito
-per farlo credere un vero e formale duello, contando per filo e per
-segno tutti i mandritti, i riversi, le parate, e via via come fossero
-stati presenti, sebben ognuno li narrasse diversamente; accordandosi
-poi tutti (e l'esito lo faceva chiarissimo) a renderne onore a don
-Alessandro. Il quale per tal guisa andò, così giovane, colmo di gloria,
-giacchè è gloria, come s'è avvisato di sopra, ammazzare uno secondo
-le forme. E Cesare Trombone, quel famigerato maestro d'armi che ognun
-sa, e che ancora aspetta una statua dai moderni spadaccini milanesi,
-predissegli che diverrebbe uno dei più famosi matadori. Ma come altre
-profezie di benevoli e di malevoli, così questa non tolse che il
-Sirtori conservasse cuor sincero e benevolo, rettitudine di anima,
-ingenuità di carattere.
-
-Quando si vide che e' non riusciva nulla meglio che un galantuomo, a
-malgrado di quella prima impresa rientrò nell'oscurità, e più non andò
-per le bocche degli uomini giacchè i virtuosi (salvo quei da teatro)
-pochi si curano di conoscerli, e quei pochi si astengono dal parlarne
-e più dal lodarli; credo per quel dogma di prudenza che insegna a non
-propalare i tesori che si possedono.
-
-L'autorità, se non fosse altro, per la relazione del sindaco Isidoro,
-venne in cognizione del caso, ma avrebbe avuto un bel da fare se ella
-avesse preteso impacciarsi di tutti gli ammazzamenti che succedevano.
-Era anche troppo che adoperasse la sua politica a conservare quella
-bellezza di pace al popolo contento, la sua giustizia a sterminare
-le streghe e gli eretici, che il Sant'Uffizio, raccomandando clemenza
-e misericordia, rimetteva al braccio laico da bruciare. Ond'è che di
-questo fatto, non essendovi chi ne sollecitasse l'esame, non si ricercò
-se fosse un caso d'onore od un assassinio; e morì sul tavolino d'un
-assessore, e fu sepolto in un archivio dove i sorci prevennero le
-ricerche degli eruditi.
-
-Ma il luogo ove s'è patita una sventura, corso un pericolo, è pur
-giocondo a rimirarsi a chi ne campò! Ho veduto più d'un navigante
-starsi delle mezz'ore fisso al mare, contemplando con certa quale
-compiacenza le onde, che per due o tre giorni di seguente, gli erano
-ruggite d'intorno. So di chi, uscito da un tristo luogo, dove gli toccò
-fare lunga e non ispontanea dimora, molte volte ritorna a guardare
-e considerare con un fremito involontario quelle mura, ove passò
-tanti giorni ansiosi, tante notti palpitanti, e tirare il flato, ed
-esclamare: — L'ho scampata bella.
-
-Anche la famiglia de' Sirtori trovandosi alla villeggiatura l'anno
-seguente, volle nel giorno stesso ritornare al bosco. I paesani,
-che n'avevano avuto sentore, trassero colà in folla, ricordevoli
-di quell'avvenimento e di quel rinfresco. Come discesero laggiù, la
-Brigita comparve innanzi ai signori tutta rimpulizzita: un fitto giro
-d'agoni d'argento attorno alla nuca, due grandi orecchini d'oro, una
-pettorina rossa impuntita di turchino, il vistoso bustino di broccato
-a fiori, tutto trinato a gale di nastri, due candide lattughe ove
-al gomito finivano le maniche, un grembiule di mussola bianca nuovo
-di bottega sopra una gonnella color di cielo, terminata in balza a
-gonfietti. Nel vederla così in fiocchi: — Oh, oh! che novità c'è,
-Brigita (chiese donn'Emilia). Tu sembri uscita da uno scatolino.
-
-La fanciulla fece ancor più vivo l'incarnato delle guance, e con garbo
-contadinesco presentandole una manciata di confetti: — Illustrissima,
-son di nozze.
-
-— Oggi (entrava a dire il curato) oggi l'ho detta in chiesa la seconda
-volta, e questo qua è il suo fidanzato.
-
-E additava un pezzo di giovinotto, vestito anche egli tutto nuovo
-d'impianto, con una cintura rossa in vita, e che, traendosi di capo la
-reticella, da cui spenzolava una gran nappa bianca e rossa, fece una
-strisciata di piedi, e non sapeva rispondere se non — Grazie, ai mi
-rallegro di quei signori.
-
-Gli era quel tal giardiniere del padrone della filanda, che, se vi
-ricorda, aveva anni fa, regalato alla Brigita, quel magliuolo di vite,
-pel cui guasto era avvenuto il lepricidio. — E anch'io (soggiungeva
-Cipriano) ci ho anch'io un poco di merito alle fortune di mia sorella,
-per avere tenuto in guardia quella vite; non è vero, Brigita? Basta: la
-vite ha portato frutto, e il bel primo grappolo mi prendo la libertà di
-presentarlo a loro illustrissimi.
-
-Qui, levandone i pampani sovrapposti, discoperse un paniere di pesche
-fragranti, sormontate da dorata moscadella.
-
-— Abbiam tutto per ricevuto, risposero i signori: poi donn'Emilia
-si trasse di capo uno spillone d'oro, che le dame portavano infisso
-nel volume delle trecce come d'argento l'usano tuttora le contadine;
-la contessa madre si sciolse uno smaniglio d'oro a filagrana; don
-Alessandro spiccò dalla giubba una dozzina di massicci bottoni
-d'argento (allora giudicavasi più decoroso il regalare così che non
-con denaro), e diedero ogni cosa alla Brigita, che fu un bel presente.
-Don Alessandro poi, voltosi a Cipriano e battendogli sulle spalle con
-quel fare d'amichevole protezione che i signori, senza derogare alla
-dignità, possono concedere ad esseri tanto a loro inferiori: — E tu
-(gli disse) possa tu non aver mai occasioni che giuste di metter fuori
-il tuo coltellaccio.
-
-— O per questo (replicava Cipriano, che non toccava coi piedi in terra
-al vedersi, là in faccia a tutto un mondo, trattato con tanta bontà da
-un nobile), oh per questo, illustrissimo, la stia sicuro. Perchè, non
-c'è risposta, noi Brianzuoli siamo fatti così: somigliamo ai cani da
-pastore; fedeli, sempre quieti, da bene finchè si lasciano stare; ma
-vien l'occasione? arruffano il pelo, cacciano fuori tanto d'occhi, e
-non temono affrontarsi, fosse bene coll'orso.
-
-I primi passi, com'era naturale, furono alla nuova chiesa.
-
-Se don Alfonso avesse potuto sciogliere lo scellerato suo voto, avrebbe
-forse eretto ed ornato uno splendido tempio, perchè laute sono le
-rimunerazioni onde il delitto mercanteggia la complicità che al Cielo
-domanda. La gratitudine, più modesta, non aveva edificato se non una
-angusta e disadorna chiesuola, che il sindaco mostrò parte a parte
-con una compiacenza da artista. Il signor vicario poi montò in una
-botte sfondata della cànova di Cipriano, che per quell'occasione erasi
-rinfronzita in modo da scusar di pulpito, e sopra il versetto _Sicut
-fluit cera a facie ignis, dispereant peccatores a facie Dei, et justi
-epulentur et delectentur in lætitia_[7] sfoderò un bravo panegirico;
-un panegirico sulle molle. Gli è ben vero che, quando i signori gliene
-presentavano le loro congratulazioni, egli asseriva che unicamente la
-cortesia di essi era la cifra che dava valore allo zero de' meriti
-di quello, e volse lasciare intendere d'averlo fatto a braccio; ma
-non è facile il persuadersene chi badi all'erudizione e all'ingegno
-che v'erano a pale. Accennò di fatto tutti i templi antichi, da quel
-di Serapido fino alla rotonda di Agrippa; recitò una sequenza di
-architetti i più famosi; con una delicatezza da stordire, encomiò i
-Sirtori e la signora Perego sotto al velo di Salomone e di Zorobabelle;
-conchiuse esortando i contadini ad elevare un mistico tempio, dove gli
-affetti fossero i muratori, che, colla calce della carità fraterna e
-la cazzuola della limosina, sopra il fondamento della fede ergessero
-le mura della speranza, tra cui le colonne della memoria coi capitelli
-della gratitudine sostenessero la cupola della devozione, sotto alla
-quale dalle campane della tradizione venissero congregati i popoli ad
-una festa, in cui fossero arazzi le preghiere, altari i cuori, lampade
-l'allegrezza comune, organi le gole cantanti, incensi... non mi ricordo
-più che cosa, giacchè il panegirico non fece mai gemere i torchi; ed è
-un peccato, perchè potea far testo.
-
-I paesani, più trasecolati da quel tòcco d'eloquenza quanto meno ne
-avevano compreso, sbucarono di chiesa non appena fu finito, e don
-Alessandro ordinò a Cipriano che mescesse ancora a tutti; il che non
-domandatemi se accrebbe l'allegria ed il frutto del sermone.
-
-Mi s'era dimenticato di dire come la medaglia d'oro che era stata pegno
-di vendetta, venne di fatto appesa in voto alla Madonna, e là rimase
-fin quando, trentasett'anni fa, i Francesi ci fecero, cogli ori della
-chiesa, pagare quella bellezza di libertà che ci venivano a regalare.
-Allora uno di questi contorni, spirito forte che s'era fin lasciato
-intendere a dire che i frati non erano se non tanti oziosi, d'ordine
-del Governo la levò via per cambiarla in tanti zecchini, e ve ne
-sostituì un'altra di similoro. E la medaglia e la libertà, come succede
-delle cose false, presero il verderame: quella passò tra le ciarpe di
-un ferravecchi, l'altra tornò in paradiso ad aspettare il _Dies iræ_.
-
-Tanto andò a genio quella sagra campestre, che i signori istituirono
-di tornarvi ogni anno. Cominciarono a menare alcun amico, e amici
-n'han sempre di molti i signori, massime d'autunno: qualche ricco che
-là intorno villeggiava, per curiosità, per passatempo volle vederla. I
-contadini rimangono in quel tempo disposti all'allegria dalle miti sere
-e dai ventilati mattini succedenti alle eterne giornate, sudate sotto
-la sferza della canicola, dal vedere indorato il granoturco e colorita
-la vendemmia. Se vi aggiungete le memorie della libertà ricuperata e,
-cosa non meno importante, della merenda goduta, facilmente intenderete
-perchè vi traevano volentieri, quando anche non vi dicessi che
-don Alessandro continuò a pagare a Cipriano due zecchini, perchè
-distribuisse quattro brente del buono. Con così poco i ricchi possono
-farsi voler bene! Morto poi quel signore, per non ismettere la buona
-usanza, gli accorrenti portarono con sè da merendare e da bere una
-volta, ovvero dei bravi quattrini, coi quali, mentre pagavano il fiasco
-a Cipriano, questi, già grave d'anni e padre di figli che avevano
-figli, coll'aria d'importanza propria dei suoi confratelli, diceva
-loro: — Ecco; finchè visse quel buon signore, si bagnava il becco con
-meglio che dell'acqua, e _gratis et amore Dei_, e questi erano tanti
-risparmiati. Ma dei signori buoni non se ne trova uno ad ogni uscio.
-Eh tu, Matteo, non puoi aver idea di quel diavolo a quattro; tu eri
-ancora a balia. Ma voi, Cosmo, che, poco su poco giù, siete del mio
-tempo, dovete serbarne memoria, eh? E trovava tutto il suo pascolo,
-quando, messo in mezzo da una ventina di villani, non meno vogliosi
-d'udire che esso di narrare, poteva ripetere punto per punto l'istoria,
-mostrar la vite, che ormai rinfronziva tutta la fronte della casetta,
-e di bei festoni attorniava le finestruole, e descrivere gli atti
-e le parole dell'Orso di Barzago che Dio gli abbia perdonato, e don
-Alessandro Sirtori che spendeva come un Cesare, e che aveva il cuore
-compassionevole quanto se fosse stato un pover'uomo. — E la cagione
-di questo sconquasso (aggiungeva con una stropicciatina di mani) chi è
-stato? Io, io persona prima. L'ho vista brutta, ma la paura non sapevo
-dove stesse di casa io. Eh! adesso sono da mettere fra gli scarti: ma
-allora ero un acciarino bresciano: poi un buon Brianzuolo, quando fa
-bisogno, non c'è a dire, muora Sansone e tutti i Filistei.
-
-Mancò poi anche Cipriano; mancarono quel Cosmo che se ne ricordava,
-e quel Matteo che non se ne ricordava: col valicar dei tempi, nuove
-disgrazie fecero perdere la memoria di quelle: e però, non fo per dire,
-ma bisogna chiamarsi obbligati a chi riempie queste importanti lacune
-della storia col tornare in luce fatti così istruttivi ed esemplari
-come veri.
-
-La concorrenza però non è mai venuta meno: anzi in un secolo che non
-crede nulla e si fa beffa di tutto, fin delle intenzioni, quando il
-Gioja si congratulava di vedere scemata l'affluenza al santuario di
-Caravaggio e ad altre sagre, chi lo crederebbe? alla Madonna d'Imbevera
-aumentò straordinariamente. Se domandaste il perchè, vi risponderemmo:
-— È la moda; ragione la sola che molti possano rendere delle loro
-azioni, e fin della loro guisa di pensare. Nè crediate vi si faccia
-una musica, una fiera, qualche cosa di fracasso; no: unico spettacolo
-è quello degli spettatori. La romita solitudine, onde sono per tutto
-l'anno circondati la povera chiesuola d'Imbevera e un casamento eretto
-là d'accosto, ogni otto di settembre si popola così rapidamente, così
-variamente, come si legge che un giorno solevano le selve al cenno
-delle fate.
-
-Chi drizza a quella volta, già da assai lontano ode una romba, simile
-al romoreggiare della marina. Ed ecco le strade, che d'ogni parte
-vi capitano, brulicare di gente, contadini, artigiani, mestieranti,
-soli, a coppie, a gruppi, a frotte. Giovinetti con cappelli di paglia
-artificiosamente trecciati a trafori, adorni con piume, specchietti,
-galanterie quali contenti del frustagno e del taglio all'antica,
-mentre gli altri vestono giubbe più moderne, colla cocca del fazzoletto
-affacciata alla tasca e con larghi pantaloni, invano e dal curato e dal
-fattore rinfacciati loro siccome indizio evidente d'insubordinatezza
-e d'irreligione; pigliansi al collo gli uni degli altri, a spintoni
-rompono la calca, od in ischiere arditamente festanti colla zampogna
-fanno risonare concerti, che sentono il sole e il vento della montagna.
-Le caute madri, tutte occhi a vigilare le ingenue fanciulle, quel
-giorno permettono che, per devozione, esse vadano a Imbevera. Tu
-scerni la Brianzuola alla snella corporatura, ai _baldanzosi fianchi_
-che davano per la fantasia al mio Parini, ad un'aureola d'argento al
-capo: distingui la briosa Bergamasca al bustino cortissimo di vita, ai
-vezzini d'oro, ai cincinni della fronte, ad un agone a trafori infisso
-nelle trecce cascanti bizzarramente da una banda, a certi sguardi
-bricconi. E tutti ne' vari loro dialetti chiedono, cianciano, gridano,
-fanno fiera. Il garzone, che per la prima volta vi trae, interroga
-curioso un vecchio, che ci veniva prima del 96, quando vi comparivano
-indemoniati strillando, e buli che deponevano alla soglia della chiesa
-la omicida loro carabina; che si ricorda quando i Giacobini in nome
-della libertà proibirono quella sagra, e quando Russi e Cosacchi,
-tornandoci cattolici, l'ebbero ristabilita; c'è venuto coi Francesi
-repubblicani, coi Francesi imperiali, ed ora seguita da vent'anni a
-venirci con cotesti, sperando venire coi loro successori.
-
-Nel bosco e sul piazzuolo s'innalzano assiti e baracche, si spiegano
-tende, curvansi e intrecciansi i rami a pergole, a capricciosi
-frascati, si dispongono tavole, trespoli, sediuoli; è un mondo di
-gente, è un tremoto di faccende. Qui fierajuoli a sfoggiar mercanzia:
-là bettolieri a rosolare braciuole e friggere galletti: il buzzurro
-allessa e brucia le castagne primaticce: un gruppo di villani già mezzo
-brilli urlano a chi più i punti della mora, altri straziano costolette
-così guascotte, e le irrorano di acquavite, di vino, di mosto appena
-spremuto dall'uva non ben matura. La fanciulla compra un santino per
-la nonna devota: la nonna gingilli per ispassar il bambino quando il
-portano a mimmi; il becerume, bocca ed occhi spalancati, attende alle
-forze, o al bagattelliero che ha rimedii per tutti i mali e per altri
-ancora, o al cantambanco che sul cartellone dimostra vita e morte del
-famoso Pacino, l'incendio di Mosca e l'inondazione del Danubio; o a
-qualche Orfeo che, strimpellando la ribeca o raschiando un violino,
-attira le pietre. La chiesa, che fu già occasione della festa, è la
-meno che si visiti: in quella vece fitti, serrati, vanno come un'onda
-di su, di giù, per la spianata e pel bosco vicino.
-
-Così la pedonaglia. Ma quelli di maggior bussola non compajono se non
-nel basso del giorno, tanto più tardi quanto ciascuno è, o si crede
-da più. Monza, Milano, Como, Bergamo (e si v'è due passi) risentono ai
-corsi loro la mancanza della crema o della schiuma dei cittadini e dove
-sono? al bosco d'Imbevera. Zerbinotti che sbraveggiano su sbuffanti
-puledri, o trionfano in _tilbury_ eleganti: gran signori rimpettiti in
-comodi cocchi, con ambiziose mute, condotte a centinaja di zecchini
-dai pascoli dell'Holstein e dell'Olanda: fittajuoli che staccarono
-dalla benna e dall'aratro i robusti ronzinanti svizzeri, e rivestirono
-di nuova livrea il carrettiere: nobili scadenti, o sorgenti plebei, i
-quali noleggiarono ad alto prezzo un calesse, due rôzze e un vetturale,
-il quale cornando e schioccando fa rumore per quattro: particolaretti
-che coll'industria sperano quando che sia mutar in carrozza la
-timonella di cui ora mal s'accontentano: il granajuolo nella sedia o
-nel baroccio che lo porta il sabato ai mercati di Lecco o alle calende
-a Bergamo; tutti insomma qui piovono a darsi aria, a vedere, a farsi
-vedere. Gli alberghi più capaci della città appena basterebbero a tanto
-concorso, non che le meschine bettole del contorno, poco migliori di
-quella ove, ducencinquanta anni fa, vendeva vino il nostro Cipriano.
-Quindi vedi i cavalli affidati a ragazzi su pei prati; e da tutte le
-bande disposti in fila cocchi a centinaja, che dico? a migliaja: e tra
-quelli sparsi i pitocchi, che sporgono la mano o il bossolo, ostentando
-al passeggero piaghe, moncherini, una nidiata di puttelli, e strillando
-_Pietà, limosina._ — Concordanze sociali!
-
-Chi credesse che una sagra campestre dovesse far luogo a quella
-semplicità, che aggiunge tanto più allegria, quanto più la scioglie
-dagl'impacci, sarebbe troppo in inganno. Il lusso più ricercato,
-le più sontuose gale di vesti, di fronzoli, di gioje, sono di balzo
-trasportate dal corso delle città al bosco d'Imbevera. La signorina,
-venuta, già è un mese, a villeggiare qui poco lungi, fra il grosso
-bagaglio non si dimenticò di qualche bel capo o di un vestitino a
-posta per questo bel giorno: la fidanzata vi fa la prima comparsa
-coi vezzi donatile dallo sposo: quella sciarpa, quella cappottina
-furono rinnovate per farne spocchia alla Madonna di Imbevera.
-Belle dall'arguto pallore e dal fuoco raccolto degli occhi pensosi,
-meraviglia dei teatri e dei ridotti cittadini; forosette dalle gote
-rubiconde e piene come melerose, che nelle solenni processioni del
-villaggio sentonsi dire _Ve' com'è bella,_ qui compajono insieme:
-le prime appoggiate ad uno sposo fedele, beando di lusinghiero
-ritenuto sorriso il fedele milordino, che con membra e con andar
-femmineo sbircisce colla lente e susurra meditate cortesie; l'altre
-colle compagne, dando ascolto e risposta ai vivaci scherzi ed alle
-espressioni più clamorose quanto più cordiali, del bifolco e del
-bottegajo; finchè vanno queste a tracannare l'acquavite e la spumosa
-birra, l'altre a gustar la gramolata, il sorbetto e le paste sfoglie
-sotto ai padiglioni dell'effimero acquacedrajo.
-
-Chi di là gira lo sguardo, vede brulicare una folla di teste; cappelli
-da villano, da signore, da prete, da cittadino; brillanti colori e
-delicati; il sedan ed il velo crespo alternati colla stamina e col
-bambagello; fogge testè arrivate da Parigi presso a quelle da un
-anno abbandonate alle provinciali, all'altre che già discesero al
-contado, alle arcaiche, custodite dalle matrone in commemorazione
-de' tempi migliori. Qui le piume d'uccello di paradiso ondeggiano a
-canto al pennacchio del gendarme, la cui vista fa sguisciar via il
-tagliaborse, frena l'allegria d'un ubbriaco e le ominazioni di due
-baffuti, che battendo i tacchi, ragionavano della buona causa. Qui
-gli uomini creati dalla natura a consumare e godere, misti con quelli
-da essa destinati a sbracciarsi e stentare per la soddisfazione dei
-primi: contadini imbruniti e ingagliarditi dal sole e dalle fatiche
-sono riurtati sdegnosamente dal prediletto dalla fortuna, gonfio per
-dieci generazioni di antenati, al par di lui oziosi, il colore e le
-membra dilicate del quale fanno prova del sangue più gentile, cioè
-degli squisiti bocconi e del non far nulla. Qui un veterano della
-legion d'onore e dai mustacchi bruciacchiati dalla polvere d'Ulma e
-d'Austerlitz, e che sarebbe colonnello se le cose, dic'egli, fossero
-ite come dovevano, trovasi a fianco del coscritto che una sola notte
-passò in caserma fra gli stravizzi, il fumo e le facili beltà. Qui la
-schifiltosa mantenuta pavoneggiandosi raccomanda al suo ganzo che le
-sontuose trine da lui donatele non lasci mantrugiare dal contatto del
-ruvido guarnellino che la setajuola guadagnò di sacrosante fatiche.
-
-Quando poi, veduto ed ascoltato intorno il linguaggio de' ventagli,
-de' fazzoletti, delle lenti, lo sguardo ansioso di chi cerca, il
-dolente di chi troppo ha trovato, il confidente susurrio delle recenti
-spose, e l'inesorabile cicaleccio delle terribili madri che hanno tre
-fanciulle da maritare, tu volgi dall'altra parte ove sale il bosco,
-ecco per tutta la pendice una mobile decorazione di gruppi che disposti
-nel più pittoresco modo tra le fratte e i castani e sul molle tappeto
-del muschio, godono la merenda e lo spettacolo che l'onda della folla
-scendendo e poggiando cangia ad ogni batter d'occhi al loro piè.
-
-Deliziata a tale scena, la vispa zitella esclama, — Deh! com'è bello!
-nel mentre stesso che un'altra, coll'ingrata maestà del quarantesimo
-anno, ripete contraendo il labbro, — Al confronto d'anni fa: non c'è la
-metà gente, la metà lusso, la metà allegria.
-
-Così il giovane, cui l'età del primo amore dipinge tutto a color di
-rosa, trova qualcosa di gajo tale mescolanza del boschereccio collo
-scialoso, della naturalezza coll'eleganza, della franca giovialità
-campestre colla contegnosa della città; intanto che un altro, cui
-l'esperienza rese itterico lo sguardo, raggrinza il naso esclamando: —
-Pazzie! venirsi a pompeggiare in un bosco!
-
-V'è intanto chi si perde per la selva a cercare una pianta remota,
-dove, anni sono, in questo giorno istesso incise un nome, — il nome
-d'una fanciulla, con cui si erano giurati eterno inseparabile amore.
-La pianta crebbe, crebbe il nome con essa, ma l'amore svanì; ed egli
-appena ricordò l'amica perchè la rintoppò laggiù, contenta madre dei
-figliuoli d'un altro.
-
-Ancora v'ha chi, non logoro dai diletti cittadini a segno da non
-sentire l'incanto delle semplici bellezze naturali, guadagna le vette,
-e di là vagheggia il cielo che s'inazzurra sui poggi e sulle valli
-della Brianza: quel cielo che gli stranieri credono un'esagerazione
-quando lo vedono dipinto nelle tele dei gran maestri: e che in
-quell'ora, imporporandosi ai tremuli raggi del sole che declina,
-fa spiccare all'occhio ammirato la sommità dei colli e dei monti
-che formano cornice ad uno de' più graziosi paesaggi; mentre gli
-augelletti...
-
-Ma che ha qui a fare quest'arcadica descrizione?
-
-Che ha a fare?
-
-Ah! lo sa il mio cuore, che alla sconsolante realtà del presente
-procura sottrarsi col figurare come sa più al vivo quei luoghi di
-care memorie ed incolpate. O miei monti, o miei colli! Deh quando il
-sereno spirare del vostro orezzo pioverà ancora la pace sul mio solingo
-cammino? Quando l'alba mi troverà sulle vostre vette ad aspettarne il
-primo biancheggiare? Quando la sera accoglierà il saluto che manderò
-al patetico astro di Venere? Quando il sole mi vedrà, in gara col
-capriuolo, libero come l'aria che vi si respira, balzar di pendice
-in pendice, aspirare l'aroma del cisto e dello spigo selvatico e
-l'autunnale fragranza delle eriche fiorite; tuffarmi nei torrenti della
-luce ond'esso v'ammanta; esultare sentendomi al disopra dei tumulti
-dell'umanità e più vicino al tempio del Creatore? Quando, quando? — Ah
-forse mai più!
-
-Perdonate, lettori, se da voi mi son dilungato, come perdonereste al
-vetturino che vi guida in viaggio, e che s'arrestasse per abbracciare
-un bambino che gli ricorda il suo fanciulletto, ahimè! rapitogli dagli
-assassini. Sono con voi, se volete che tornando alla campestre festa,
-scrutando i cuori, cerchiamo tra quel nugolo di gente alcuni successori
-di don Alfonso, ma che, grazie alla crescente civiltà, sostituirono
-al ratto la seduzione, alla violenza il raggiro, alla legge sfidata
-la legge illusa, alla vendetta scoperta la denigrazione e il bacio di
-Giuda: od anche qualche imitatore di don Alessandro, col proposito,
-più generoso che prudente, di assumere la difesa del debole contro
-il soverchiatore, massimamente se questo non sia troppo grosso, nè
-l'affare importi pericolo.
-
-Potremmo anche o maligni rivelare alcune fortunette che la boscaglia
-e la folla mal coprì; o morali compiangere tante che vennero a
-perder l'innocenza per festeggiare un giorno in cui l'innocenza fu
-salvata; e i molti che gozzovigliano un dì per digiunare una settimana
-coll'affamata famigliuola, e che non abbandonano il tumultuoso
-stravizzo se non dopo che la ragione è sfumata a rinforzi di bicchieri,
-e che il vino o la gelosia fece cacciar a mano i coltelli; — solite
-appendici delle sagre, solite conseguenze delle devozioni clamorose,
-qui ed altrove, ai nostri tempi e a quelli dei nostri buoni vecchi.
-
-A tutto mette fine la sera. Al domani ecco il luogo spopolato;
-pochi operai intenti a riporre le trabacche, a sgomberare il lieto
-apparecchio; poi tutto ritorna nel silenzio. Fronde intrecciate, rami
-aggruppati o schiantati, l'erba calpesta, qualche tronco abbronzato dal
-fuoco, reliquie di cibi, sono tutto quello che rimane del tumulto di
-jeri, che si rinnoverà da qui ad un anno per terminare ancora nel modo
-istesso.
-
-Così nell'anno dei secoli passano le generazioni. Quella che oggi a
-calca si affanna su quest'ajuola del mondo, dimani sarà scomparsa;
-agli splendidi clamori che oggi ne rintronano, succeduto il silenzio;
-al tumulto delle futili importanze, la solitudine, il disinganno
-del sepolcro; gli edifizii che noi ci architettiamo, verranno levati
-come il padiglione d'una notte: altre generazioni succederanno poi a
-tripudiare e gemere, a compiangere ed esser compiante, a soffrire e far
-soffrire, sintantochè, giunta a sera la loro giornata, daranno luogo
-alle successive; — nulla più ne indicherà l'esistenza, nulla se non le
-ruine.
-
- 1834.
-
-
-
-
-LA BATTAGLIA DI VERDERIO
-
-
- PREGATE PER LI POVERI MORTI
- NELLA GRAN BATTAGLIA
- TRA FRANCESI E AUSTRO-RUSSI
- QUI COMBATTUTA IL 29 APRILE 1799.
-
-Quest'iscrizione, apposta a un crocione di legno, piantato nei campi a
-pochi passi da Verderio Superiore, io leggeva tornando da una vicina
-sagra, il giorno di santa Teresa del 1833, — la leggeva forse per la
-ventesima volta, eppure, come la prima fosse, mi commoveva d'intima
-melanconia il paragone fra questa _grande_ battaglia di poche migliaia
-d'uomini e i _gloriosi_ macelli di Wagram e di Jena; mi commoveva
-quell'indistinto ricordo di tanti infelici, quivi periti, lontan
-dalla patria, sconosciuti, incompianti; uccisi non sapendo da chi;
-combattendo senza conoscere il perchè. Dove il masnadiere scanna
-un viandante per derubarlo, si pianta un segnale; e il passeggero
-vi recita un suffragio pel mal capitato, nè sa frenare un moto di
-sdegno verso l'omicida. Qui furono trucidati tanti insieme, sul campo
-della irrazionale obbedienza che chiamano campo d'onore: — appena la
-religione benedisse la tomba de' prodi, e rimosse la bestemmia da chi
-ne fu cagione.
-
-Questi pensieri mi teneano fermo, col capo scoperto e le braccia sul
-petto incrociate, dinanzi a quella croce, allorchè un vecchio, al
-quale io non avevo fatto mente dapprima, interruppe il mio meditare,
-dicendomi:
-
-— Ell'era ancora _in mente Dei_ quando avvennero quei casi. Ma io, ho
-proprio vedut'io con quest'occhi ciò che ella legge.
-
-Ingordo sempre d'ascoltare racconti da coloro che ne furono testimonii,
-e coi quali par che si prenda non solo interesse, ma parte, pensate
-se lasciai cadere quelle parole. — Mi volsi anzi ad esso pregandolo
-a ripetermi quel ch'egli sapeva di tali avventure. Sebbene più verso
-i sessanta che i cinquant'anni, era florido e rubizzo, talchè non gli
-disdiceva il fucile che alle spalle recava: sedea sopra un paracarri
-rasente la via; ed io, postomegli di fronte, attento l'ascoltavo,
-mentre egli così prese a dire:
-
-— Io era giovane, ben giovane e saldo prima di quei tempi; e servivo
-da lacchè nella casa degl'illustrissimi padroni di quel palazzo e di
-questi poderi. Quando a un tratto mutano le cose: i Tedeschi, i quali
-(chi sa da quanti secoli?) qui se la gavazzavano in pace da padroni,
-sono costretti a fare fardello, ed arrivano i Francesi, i Giacobini.
-
-Sa lei che differenza corre tra 'l venerdì e il sabato grasso? in
-quello, ciascuno attento a' fatti suoi, serio, operoso: al domani una
-baldoria, un correr all'impazzata, a travestirsi, a saltabellare; e fin
-gli uomini più assennati pigliare un ramo non so se mi dica di pazzia.
-Faccia conto che nè più nè meno avvenisse in quell'occasione. Allora
-non più arciduca, non più imperatore; abbasso le aquile, cancellati gli
-stemmi: ognuno mette al cappello una coccarda a tre colori; bandiscono
-che siano liberi tutti, tutti eguali, il padrone al villano, il nobile
-all'artiero, il servo al suo signore; e feste, e falò, e sulle piazze,
-pe' sagrati, da per tutto piantare un albero, che voleva dire la
-libertà e non aveva radici; e attorno a quello cantare, ballonzare, far
-scene e arringherie, sinchè il capriccio di qualche caporale, in nome
-della libertà, non interrompesse la baldoria.
-
-Lor giovani, è inutile, non ne vedranno più di vicende simili; ed io,
-se campassi dugent'anni, non mi uscirà mai di memoria il trapestio di
-quel tempo.
-
-Io non aveva mai veduto nè sentito altrettanto: giovane del resto e
-perciò volonteroso delle novità, se in sulle prime mi parevano follie,
-non tardai a pigliarci gusto come gli altri; come gli altri mi lasciai
-inorpellare, e mi credetti divenuto un gran che. Capperi! non ero io
-cittadino? non potevo dar del tu alla signora contessa, e dir cittadino
-al signor marchese?
-
-I ricchi, ai quali, un giorno peggio dell'altro fioccavano addosso
-pesi, imposizioni, angherie, dovettero tirar i remi in barca e limitare
-le spese. I nuovi predicatori poi trovavano crudeltà che un uomo
-dovesse correre a prova de' cavalli innanzi alla carrozza dei padroni,
-a rischio spesso di farsi calpestare, sicuro di rovinare la salute:
-onde l'uffizio mio di lacchè cessò; ed io non trovando di prender
-servizio altrimenti, se volli strappare un boccone di pane, dovetti
-tornare in paese. Merito dell'eguaglianza.
-
-Anche qui tutto era mutato, tutto sossopra. I miei compagni con festa
-m'accolsero; ed io imitando quel che avevo visto giù a Milano, feci
-piantar l'albero della libertà nel nostro e nei paeselli vicini.
-
-Ma che sto a dirle? Certo lei avrà udito contar queste cose delle volte
-chi sa quante; e poi loro leggono i libri dove si trovano descritte per
-filo e per segno.
-
-— Si; è vero (gli soggiunsi io), ma se sapeste come ognuno le narra
-diversamente, secondo che con diversi occhi le ha vedute, non vi
-farebbe meraviglia ch'io senta tanta voglia d'udirle da voi novamente.
-Quanto ai libri, poveretto chi vorrà dai libri giudicare que' giorni!
-Onde, ve ne prego, seguitate, e ravviatemi un po' su quei giorni che
-parevano promettere un procelloso e vivace secolo ad una generazione,
-destinata invece a passarlo mogia e dormigliosa. Ditemi almeno quel che
-accadde a voi in particolare.
-
-— A me? oh io feci quel che fecero gli altri, e messami la giubba verde
-e la tracolla rossa, entrai guardia nazionale: soldati senza soldo, che
-stavamo a casa nostra per far guarnigione al paese, e per salvarlo se
-mai venissero nemici. Se questi si fossero affacciati, io non so quel
-che avremmo fatto: so bene che, quanto sia alla quiete e al tenere
-sgombro da malandrini, non c'è a che dire, mai non s'è inteso d'una
-prepotenza qui intorno pel corso di que' tre anni.
-
-Io però era sazio di quel trambusto irriposato: non mi parea trovar
-poi quella fratellanza che predicavano, quel ben volersi un l'altro;
-massimamente mi dispiaceva quel vedere malmenati i preti, e disturbate
-le chiese e i sacramenti, e ne prevedevo poco di bene. In fatto la
-primavera del 99... allora dicevano ad un altro modo, perchè erasi
-mutato tutto, e fin gli anni e i mesi e le settimane, ma da noi non
-vi si dava ascolto, e la domenica si faceva festa, e a Natale si
-mangiava il panatone, e a Pasqua le uova e confessarsi. La primavera,
-come dicevo, del 99, s'intendono di strane novità, prima bisbigliate
-all'orecchio de' più fidati, poi si divulgano; che è, che non è; si
-scrive come 'l quale i Francesi scappano, e tornano i Tedeschi con
-Russi e Cosacchi e che altre genti so io, a ristabilire i troni e la
-religione.
-
-Allora un farnetico di saper di novità, anche noi villani, avvezzi
-un tempo a lasciar fare ai padroni, senza curarcene più che tanto; un
-continuo domandarci. _E sicchè? abbiamo notizie?_ E secondo si udiva
-_Hanno battuto; Furono battuti; Vengono; Si ritirano,_ alcune facce si
-facevano tanto lunghe, altre ridenti e giulive: come quando il sole
-mostrasi attraverso ai nugoloni, che ad un tratto fa lucente questo
-prato, mentre quel poggio sta nell'ombra, poi di subito sparge sul
-poggio la luce, e lascia il prato nell'oscurità.
-
-I più però erano quelli, che, tutt'allegrezza, esclamavano: _Tornano
-i Tedeschi; vengono i castigamatti; i nostri buoni, i nostri cari
-padroni; non più contribuzioni non più Giacobini, non più andar
-soldato; e la roba nostra sarà nostra; e i figliuoli nostri torneranno
-a star in casa ad essere obbedienti, e lasciar comandare a chi tocca.
-E quel ch'è il cap'essenziale, la religione si rimetterà in onore;
-potremo ancora far le processioni e scampanare finchè ci piaccia._
-
-Mentre da noi si discorreva, quegli altri venivano. A Lecco, sentiamo
-dire s'è data una battaglia, come quelle scritte sulle gazzette: poi
-i Francesi hanno fatto saltare il ponte, e si ritirano per difendere
-Trezzo e Vaprio e Cassano. I Russi sono di là dall'Adda; onde le
-nostre contrade possono dormire i loro sonni in pace. Quando improvviso
-arrivano novelle di mala sorte; che i Russi hanno a Brivio varcato il
-fiume e si difilano adosso a noi, e quel ch'è il peggio, sputano fuoco,
-rubano che che trovano, bastonano gli uomini, malmenano le povere
-donne: fanno scempio de' Giacobini come degli Aristocratici, di chi
-conservò la coda e i calzoni, come di chi va zuccone e colle brache a
-pantaloni.
-
-Allora, amici o no de' Tedeschi e de' Russi, ciascuno dà spesa al suo
-cervello per ascondere quella poca grazia di Dio: è un corri d'ogni
-banda a tramutar le bestie, a sotterrare i quattrini, a trafugare ogni
-miglioramento.
-
-Ma dove? se nessun luogo era sicuro, se da per tutto arrivavano a
-grappare quelle picche maledette?
-
-Io, come tutti gli altri miei commilitoni, voleva ella che facessimo
-i valent'uomini contro un esercito? Prima nostra cura fu dunque di
-nascondere, chi sa dove, le nostre divise verdi e le coccarde, che guai
-se ce le trovavano! poi star aspettando, e pregare Dio che la mandasse
-buona.
-
-Quanto a me, non avevo nè genti, nè parenti; onde, seppellito alla
-meglio quel che mi avanzava, posi tanto di stanga traverso alla porta
-della mia casuccia, solo per non parere men savio degli altri: chè
-del resto tanto sarebbe valso il lasciarla spalancata; poi... Già la
-carne non mi pesava; uscito da un abbaino d'in sul tetto, con questo
-schioppo ad armacollo, la diedi per le campagne. Il mio schioppo,
-qualora l'ebbi a lato, mi sentii sempre valere il doppio: de' campi,
-de' boschi, nessuno più pratico di me, onde speravo campare, intanto
-cominciano a sfilare Francesi buzzi buzzi, senza quell'aria di me ne
-infischio dell'altre volte; e dietro a loro picchetti di Barbetti e
-Cosacchi, con facce da posali li, su cavalli che correvano come il
-vento: erano soldati di Bagrazion, di Rosemberg, di Wukasowich, d'altri
-nomi che adopriamo ancora per ispauracchio de' ragazzi. Venire e far
-netto era tutt'uno; sicchè la gente, vedendo che, gialli o verdi, era
-assai salvar la pelle, chi potè fuggire non rimase; e senza mancar
-maglia, chi qua, chi là se la batterono ai monti, alle cascine più fuor
-di mano, per cansare la mala ventura. Quanti n'ho io scortati che i
-giorni innanzi stavano tant'alto, e mi voleano rimangiare quasi fosse
-tornato il tempo loro; e adesso scappavano da coloro che tanto aveano
-ribramati! Davvero io me ne sentiva la bocca amara, e avrei voluto
-dar loro almeno una mostacciata: pure morsi la lingua, feci servigi a
-chi potei, e me ne trovo contento, ancorchè essi poi m'abbiano pagato
-di sconoscente arroganza, non più ricordandosi di quei lumi di luna,
-quando mi dicevano: _Carlandrea, sono nelle vostre mani._
-
-Riderà lei, signorino, se mi sentirà, così vecchio, ragionare d'amore?
-Ma i' ero giovane allora come può esser lei, fra i venticinque e i
-trenta, e non ero il diavolo; e se pur ella verrà vecchie, come le
-auguro, le piacerà tornare col pensiero ai freschi anni, ai primi
-amori, principalmente se incolpevoli. Ha dunque da sapere ch'io da
-un pezzo parlavo colla Rita, figliuola d'una terriera di qui: una
-bell'asta di donna, capelli neri come la pece, occhi vivi come d'un
-pesce, ed ella pure voleva bene a me...
-
-Sua madre era aristocratica.
-
-La pensi! i partiti anche tra noi villani! aristocratici anche tra noi,
-che guai se avessimo ardito confrontarci al più spiantato fra i nobili!
-Onde la non voleva dare sua figlia a me, perchè ero repubblicante, e
-portavo il cappello sulle ventitrè e mozzata la coda; e ripeteva ch'ero
-un ciuffo; che, con tante gerarchie per la testa, non farei buona
-compagnia alla sua Rita.
-
-Povera donna! Parlava per fin di bene; ma e alla Rita e a me pareva
-nol dicesse per altro, se non perchè la avrebbe volentieri maritata
-col figliuolo d'un fattore di Merate, che da un pezzo la puntava.
-Adesso però che il pericolo era venuto, si vide chi di noi le volesse
-maggior bene. Colui, gambe mie! pensò alla propria pelle, e gli altri
-pensino alla loro. Io, in mezzo alla disgrazia, tutto contento di poter
-aiutarle, portai in sicuro il bello e il buono che avevan, poi dissi
-loro: _Donne mie, non è tempo di star accanto al fuoco;_ e di notte
-le avviai sul Montorobio, ove le riposi in un capannotto: vi stessero
-finchè passava quella scroscia; al vivere ci pensavo io; le nottolate
-le facevo in sentinella.
-
-Intanto il paese era venuto pieno di coloro, e cominciavano a farne
-delle sue... ma è più bello dimenticarle.
-
-Che brutta cosa è la guerra! Ma lei, signorino, che sa di lettere; dica
-mo, non si potrebbe farne di manco della guerra? E accomodarsi come noi
-villani accomodiamo le nostre baruffe, dando un colpo al cerchio, uno
-alla botte, senza venire alle coltella? E quei che sono causa di tanti
-mali, può far Dio che godano pace, e che intendano salvar l'anima?
-
-Impacciato io gli rispondeva:
-
-— Voi vedete che la facevano con buona intenzione, per tornare il paese
-in quiete e in bene.
-
-Carlandrea s'attese un poco, poi tentennando il capo, ripigliò:
-
-— Appunto come se io, vedendo che il mio vicino sciupa il suo, gli
-entrassi in casa, e dessi mazzate su quel che rimase di buono, e
-appoggiandone a lui delle sonore, gli rompessi le braccia perchè non
-potesse più far del male.
-
-Io non potei non sorridere; ma quando l'informai che v'erano libri
-che trattavano dei diritti e dei modi da tenersi nel far la guerra, mi
-guardò con una ciera incredula, e soggiunse:
-
-— Probabilmente avranno per testo, _quinto non ammazzare_.
-
-Io m'accorsi che l'uomo era troppo vecchio, o forse troppo nuovo di
-sì fatte materie, sicchè si potesse sperare di vincerlo coi grandi
-argomenti dell'averlo detto altri e dell'essersi sempre fatto così:
-onde compatendo la sua caparbietà:
-
-— Eh! queste cose è un pezzo anch'io che le rimeno pel pensiero; ma per
-manco male non pizzichiamo questa corda; tanto più che il rimediare a
-tali sconci non dipende nè da voi nè da me; e coloro che li cagionano
-odono soltanto le vittorie ed i _Te Deum_. Poi ci ha di mezzo tanti
-altri garbugli, che la più sicura è portarseli in pace come la febbre,
-come la gragnuola.
-
-— Oh quelle (ripigliava Carlandrea), quelle vengono da Dio: ma
-coteste... Basta: la dice bene; lasciamola là. Come dunque le contavo
-o volevo contarle, un dì, per procacciar da vivere (pane, s'intende,
-o farina ed uova e qualche uccello che mi capitasse sotto al tiro) io
-m'era discostato alquanto, allorchè rivenendo, vedo — oh cosa mai vedo!
-Due di coloro, in giulecco verde, con certe bracacce larghe, legate
-ivi su d'una cintura rossa, berretto rosso al capo, gran barba: le
-picche aveano confitte in terra, ed un di loro batteva in malo modo la
-madre della mia Rita, mentre l'altro, lattosi contro di questa, voleva
-strapparle gli orecchini, torle il vezzo dal collo, e chi sa qual cosa
-di peggio.
-
-Pazienza, a rivederci! Senza sapere quel che mi facessi, spiano il
-fucile, nè stando a dirgli _guarda,_ traggo — lo ammazzo. Al tempo
-istesso, gridando a quanto me ne usciva dalla gola, mi difilo verso
-quell'altro. — Costui, come insieme udì il colpo, vide il camerata
-spacciato, e me in atto di volerlo sorbire, saltò su, e urlando _Urah,
-urah, Franciosi, Giacobini,_ traboccossi a rotta di collo giù per le
-pancate de' vigneti. Io gli feci volar dietro alcuni ciottoli, che
-tristo lui se lo coglievano: poi parendomi averne buon partito dal
-vedergli le spalle, tornai a confortare quelle povere donne.
-
-Ho fatto male, eh? Capisco anch'io: un uomo, sebben nemico, sebbene
-russo, l'ammazzarlo è un caso grosso. E chi sa? forse colui (che Dio
-gli abbia perdonato!) aveva moglie e figliuoli e padre e madre, che
-stavano ad aspettarlo, e che forse pregavano per lui nel momento ch'io
-lo spacciava.
-
-Ma d'altra parte che potevo io fare? solo contro due armati, non sarei
-bastato; e la violenza che facevano a quelle buone creature, mi parea
-giustificarmi. Io ne ho sentito rimorso, sallo Iddio; e a Dio ne ho
-domandato perdono e glielo domando ogni dì; e temo sempre che, in punto
-di morte m'abbia a tornare innanzi quel cadavere, quale io lo vidi dar
-i tratti e spirare. Quanto agli uomini, me n'han fatto far la penitenza
-la parte mia.
-
-Per allora, trassi di colà le donne più morte che vive, e le condussi
-giù verso l'Adda traverso ai boschi! Nel fuggire, quale spavento di
-vedersi tutti i momenti addosso a coloro! ogni foglia che stormisse,
-ogni stridir d'uccello, ogni frascheggiare di lucertola, _Sono loro,
-sono i Russi!_ Quante volte un albero parve un uomo, che le faceva
-gelare, ed invocare l'angelo custode! Ma quel che era vero, udivasi
-un continuo fucilare, un cannonamento, come il tuono d'agosto. _Gesù,
-Maria; abbiate compassione di tante povere anime!_ diceva la Rita.
-— _E de' poveri loro parenti_, soggiungeva la madre, perchè ben ci
-accorgevamo che si faceva battaglia. Di fatto abbiam saputo di poi
-che i Francesi, guidati da Serrurier, si ritiravano dinanzi agli
-Austro-Russi, finchè, ributtati in questa campagna appunto, fecero
-testa, combatterono come leoni; e sebbene assai minori di numero, la
-fecero pagar cara ai nemici, ed ammazzatone un buon dato, si gettarono
-nel palazzo che vede là, dell'illustrissima casa, e si difesero tanto
-da ottener un'onorevole capitolazione, che, invece del castellano, fu
-firmata dal fattore, mio compare, e se n'andarono.
-
-Io frattanto avea portate di là dall'Adda le donne, ove nessun male
-ebbero, altro che la paura. — Dopo che il paese fu smorbato, e le
-cose ripresero assetto, le rimisi in casa loro: tornai io pure nella
-mia stamberga, che trovai spazzata senza scopa; ed era un non parlar
-d'altro che dei rubamenti, delle violenze, della battaglia, de' morti,
-di mille casi stravaganti e atroci.
-
-La Rita e sua madre (benedette donne!), per quanto avess'io
-raccomandato di tacere, nol seppero; e per gratitudine cominciarono
-a dire: _Se non ci fosse stato quel figliuolo!_ e _L'abbiamo scampata
-bella!_ poi contarono il fatto ad un'amica, questa ad una parente, la
-parente a suo marito, e questi al suo vicino; e in pochi dì lo seppero
-il console e il comune; e dicevasi ch'io aveva accoppato un Russo; poi
-le male lingue (ve n'ha per tutto) aggiunsero due, e quattro, e che gli
-assalivo di tradimento, e che li svaligiavo.
-
-Gente che vuol male non ne manca a nessuno; ed io, nei tre anni
-percorsi, col fare il bizzarro, m'era fatto togliere in tasca da
-parecchi; e questi non tardarono a soffiar la cosa all'orecchio delle
-nuove autorità costituite.
-
-Sonavano certe campane, che non pareva un tempo da far credenza.
-Fior di galantuomini, signori de' primi, e preti e autorità si udiva
-che erano stati messi alle strette, e cacciati sa Dio fin dove e
-fin quando: onde gli amici mi dicevano, _Quest'aria non fa per te,
-Carlandrea;_ i nemici mi guardavano con certe ciere, che volevano dire,
-_Non isperare di levartela liscia._ Il fatto fu che, volendo essere
-uccello di bosco e non di gabbia, salutai la mia Rita e sua madre, che
-tanto più stavano in affanno, quanto si conoscevano causa del mio male:
-e imbracciato il mio fucile, mi immacchiai.
-
-Ma di scostarmi non mi dava l'animo. Stavo un giorno senza vedere il
-piccolo campanile del piccolo mio villaggio? parevo un pesce fuori
-dell'acqua; mi crepava il cuore, e bisognava tornassi. Spesso anche
-la sera volevo arrivare sino a casa della Rita. Il resto me lo facevo
-pei campi e pei boschi, e dormivo alla stella: al tempo dei lavori
-di campagna, m'esibivo a qualche contadino per ajutarlo di costa:
-ammazzavo qualche uccello, e tanto tiravo innanzi.
-
-Però quel vivere su per su, non dormir mai nel proprio letto, non
-trovarsi fra' suoi amici, non saper mai quel che si farebbe domani,
-e stare continuo col batticuore di esser côlto, e passare fin le
-domeniche senza messa; quel fare insomma la vita del ladro e del
-bandito, non era pane pe' miei denti. Cattive azioni, lo sa Dio, non
-ne ho mai commesse: ma intanto non potevo portar il mio cappello fuor
-degli occhi: m'accostava ad alcuno? Lo vedeva sbirciarmi con quell'aria
-adombrata, che fa tanto male a un galantuomo.
-
-Per istracco, io risolveva di farne dentro o fuora, e di andar io
-stesso a consegnarmi alla giustizia. — Finalmente che possono farmi?
-Narrerò come è passata la cosa; le donne mi serviran da testimonio:
-male in vita mia non ne ho fatto mai, nè avrei dato un buffetto al mio
-peggior nemico: quella fu difesa necessaria, ed anche il signor curato,
-quando spiega il Bellarmino, dice che non si può ammazzare, dice, se
-non per difendere sè stesso. Poco su poco giù, è stato il caso mio.
-
-Parlavo male? Non ci pensi però; che se io mi aspettava acqua, le
-furono tempeste. Andai a Merate a consegnarmi: esposi il fatto al
-signor cancelliere; e questi mi disse: _Voi siete reo d'omicidio
-proditorio; di più, siete conosciuto per giacobino; il quale ne ha dato
-prova questo fatto istesso:_ e quando io voleva rispondergli le mie
-brave ragioni, egli mi fece chiuder in carbonaja a contarle ai birri.
-
-Dio lo scampi dalla prigione, signorino! I disagi, le privazioni, le
-mortificazioni, i soprusi de' carcerieri già son un annesso e connesso,
-come il ribrezzo alla terzana. Pazienza anche, quel che è peggio di
-tutto, la noja del non far niente. Ma quel che non sapevo recarmi in
-pace fu il lasciarmi mesi e mesi, come fecero, senza, non che dar esito
-ai fatti miei, nè tampoco interrogarmi. Tante belle ragioni io m'era
-disposte sulla lingua a mio discarico: se il signor giudice dirà così,
-io risponderò così: se mi apporrà questo, io gli replicherò cotesto:
-son a cavallo; un lavacapo, e mi rimanderà. E ogni giorno credevo fosse
-quello d'ottenere udienza, e ogni toccar di catenaccio era un palpitare
-di speranza che venissero a interrogarmi: ma ogni dì passava un dì, ed
-io a rosicchiare le unghie; e la speranza con cui m'era svegliato, mi
-rodeva ancora il cuore nel raddormentarmi.
-
-Deh se allora mi pareva preziosa la libertà! deh come lo stridere dei
-sorci, mia unica compagnia, mi faceva ricordare quant'è delizioso il
-cantar del grillo e il pigolare dell'allodoletta all'aperta! Io pensava
-tra me e me: — Alla fine son io spazzatura di strada? non sono un uomo,
-un cristiano come loro? eppure non mi badano, più che alla terza gamba;
-e forse quei che mi dovrebbero giudicare se la passano in pace colla
-coscienza loro, senza un rimorso del male che cagionano, delle lagrime
-che scorrono per loro negligenza. Ecco bella maniera di mettermi in
-amore, se fosse vero che li odiavo! Fallerò, ma mi pare sia il modo di
-disamorare anche i loro benevoli. Che ne dice ella?
-
-Io sorrideva, e crollando il capo, ne dava una presa a Carlandrea, il
-quale mutando tono proseguiva:
-
-— Così passa un mese, passano due, passa l'intero inverno; quando
-tutt'in un subito si vede una strana mutazione; e i carcerieri, capisce
-lei? i carcerieri divenire mansueti come uomini. Che è! che fu? Ella
-sa bene che cos'era. Quegli altri avevano dovuto far fagotto un'altra
-volta: i Francesi tornavano: e un bel dì ci aprono i chiavacci, e
-_Andate in pace_.
-
-Ha veduto ella mai dei tordi scappar dalla ragna? Tal quale noi. Io
-saltava tant'alto: corsi senza voltarmi indietro giù pei sentieri,
-traverso ai campi: che siepi? che fossatelli? che frumento? Ah! riveder
-il suo paese è pur sempre gioconda cosa. Ma a chi esce da una prigione!
-a chi dal tanfo di quattro mura trovasi reso all'aria aperta, alla
-dolcezza di fare quel che vuole, d'andare dove vuole, all'onore di
-galantuomo, al parlar liberamente, al credere quel che v'è detto,
-all'essere creduto quel che si dice[8].
-
-Volai dalla Rita. Poverina, se era stata dolorosa tutto quel tempo!
-Ma ora i crucci erano finiti: i Francesi tornavano, ma più quieti, più
-docili, più religiosi: un ordine, un'armonia da non dire; e i partiti
-trovavano il loro conto a mettere a monte gli odii, dopo essersi
-ciascuno alla sua volta fatto il più male che potevano; tutti avevano
-sofferto e fatto soffrire abbastanza per accorgersi che si fa tristi
-avanzi dal far male: beati quelli ch'erano divenuti savi dei danni
-altrui!
-
-La somma fu, che tra breve si fecero le nostre nozze, e io rizzai
-casa, badai ai fatti miei, e contento come un frate, tornai camparo
-dell'illustrissima casa, e ci sto da trentadue anni, e va pei
-trentatrè; e la conto, e mi è dolce il rammentare quante cose ho visto
-cambiarsi intorno a me.
-
-Vede là una vecchierella crogiolata sulla soglia di quell'uscio, con
-un bambino sulle ginocchia, e un altro che le fa chiasso ai piedi? È la
-vivace, la leggiadra Rita, coi figliuoli del nostro figliuolo. Ved'ella
-questa pianura di campagna, tutta piantata a gelsi, tutta ricca di
-grano turco? Io la vidi rasa come questa palma di mano, con terrapieni
-qua, e là fossati, con vestigia di fuochi, di spedali, di trabacche,
-e quel ch'è peggio, sparsa di sangue, di morti, di feriti, e gente
-ingorda che andava a frugarli per cavarne di tasca alcuni quattrini, e
-spogliarli di quei pochi cenci. Molti anni non passeranno, e nessuno
-più se ne ricorderà: più nessuno dirà un _requiem_ ai morti della
-battaglia di Verderio. Ma noi, noi ogni sera, quando di brigata si
-recita il rosario, preghiamo pei poverini, morti in quella; e insieme
-pei carcerati, per chi milita lontano da casa sua, per chi fa soffrire
-tanto agli uni e agli altri.
-
-Così mi raccontava l'ingenuo Brianzuolo, mentre io vagava per quelle
-campagne a far tesoro di sensazioni gioconde ed innocenti, cui potessi
-ripassare fra i disaggradevoli tumulti o le accidiose noncuranze della
-città. E ben m'avvenne di dover in breve, gemendo senza conforti e
-protestando senza fiducia, lento lento ricorrere su ciascun più minuto
-particolare di quelle memorie, di quei discorsi, di quella semplicità
-che m'avea procacciato la dolcezza così soave di scendere in un cuor
-buono, e ritrovarvi, per istinto di retto sentimento, quello a cui
-giunge a fatica la scienza meditabonda e presuntuosa.
-
- 1834.
-
-
-NOTA
-
-_La gioja della liberazione dal carcere fu dall'autore espressa in
-questo_
-
-DITIRAMBO.
-
- Quante volte lo sognai
- Questo giorno avventurato,
- Poi svegliato — disperai
- Che dovesse più brillar!
- Vi saluto, o conscie stanze
- Di domestici contenti,
- D'incolpabili speranze,
- Di tranquillo meditar.
- Questa notte, nel mio letto,
- Rotti i sogni non mi fièno
- Dal fracasso, dall'aspetto
- D'esplorante carcerier:
- Nè sull'alba in suono atroce
- Chiavi e sbarre ripercosse,
- Ma de' miei la cara voce
- Desterammi a bei pensier.
- O mie carte, o libri amati,
- Dolce causa de' miei guai,
- Quanto mai — non v'ho bramati
- Fra l'inerzia che passò!
- Al colloquio non temuto
- Riederò d'un labbro amico;
- Ciò che dico fia creduto
- Ciò che ascolto crederò.
-
- Diletti a questo cor,
- Al vostro sen stringetemi:
- Ecco, son salvo ancor.
- Ditemi la parola
- Che tempera le lagrime,
- Che il lungo duol consola.
- E nostra madre ov'è?
- Misera, quanto piangere
- Dal dì che mi perdei
- Ristoro ai gravi affanni,
- Sua compiacenza e gaudio,
- Speme de' tuoi tardi anni,
- Nuovo a' suoi figli padre,
- Perdermi, e così perdermi...
- Deh quanto duolo, o madre!
-
- Ti sovvien quante volte, alle mie cure
- Benedicendo, dolcemente mesta,
- Il ciel (dicevi) sosterrà te pure?
- Ed io che rispondevo? Ah non è questa
- La terra dove sia compenso ai buoni;
- Terra al tristo benigna, al pio funesta
- Ma s'abbia il mondo i suoi venali doni;
- E a chi la viltà sua svelar non teme
- Tòrsi al brago volgar mai non perdoni.
- A meta più sublime ergiam la speme:
- Ad un premio maggior d'ogni desio;
- Lo sposo tuo lassù ci attende, e insieme
- Là canteremo unitamente a Dio.
-
- Quei detti oh sovente — ti corsero a mente
- Allor che il tradito — tuo figlio innocente
- Udisti rapito — coi ceppi sui piè.
- Piangesti, pregasti: ma il prego, ma i pianti
- Che il forte respinse, del Santo dei santi
- Ascesero al soglio, trovaron mercè.
- Son salvo! deh cessa le lunghe querele;
- Son salvo; abbia posa la tema crudele:
- Il figlio redento deh corri abbracciar:
- Coi pochi che fidi provò la sventura,
- Con questa risorta famiglia sicura
- D'un gaudio implorato deh vieni esultar!
-
- Voi piangete, o fratelli, o sorelle,
- Come il dì che fui svelto a' miei lari?
- Questo è pianto di gioja; ma quelle,
- Strida furon di duol, di terror.
- Io tacente, col volto dimesso,
- A me stesso, — a miei cari pensava.
- Là da canto — a' chi il pianto — inaccesso
- Di tumulto imputava il dolor.
- E partirmi, e lasciarvi, sicuro
- Di lasciarvi ai bisogni, all'ambascia,
- Nè veder su alcun giorno — futuro
- Del ritorno — la speme brillar!
- Se soffersi! L'udrete al loquace
- Focolar nelle placide sere.
- Abbian essi il perdon, noi la pace
- Qui raccolti al domestico altar.
-
- All'altare di Maria
- Qua concordi ad inneggiar
- Adjutrice e madre mia,
- S'io la debbo ringraziar!
- Quando l'ansia e lo sgomento
- Tenebravami il pansier:
- Quando sogni di spavento
- Fean di spine l'origlier:
- Dell'iniquo allor che il braccio
- M'addoppiava un vil rigor,
- Minacciando un ceppo, un laccio
- Con sogghigno insultator,
- Sollevai con fè la palma
- Alla madre di Gesù,
- E sentii conforto all'alma
- Di pacifica virtù.
- — Tanto duol sul capo mio
- Cumular, Maria perchè!
- _Avea colpa il figlio mio?_
- _Pur soffrì tanto per te._
- — E mia madre? Ahi trista! solo
- Vive al pianto i pigri dì.
- _Ancor io fui madre; e duolo_
- _Pari al mio chi mai soffrì?_
- — E ai fratelli, anzi miei figli,
- Chi più il pan dividerà?
- _Quel Signor che veste i gigli_
- _L'orfanel non lascerà._
- — Spunterà mai giorno lieto?
- Riederà la gioja al cor?
- _Non si sale all'Oliveto_
- _Che pel calle del dolor._
-
- A te s'alzarono
- Concordi i voti;
- Concordi or sorgono
- Gl'inni devoti,
- O madre, figlia,
- Sposa all'Eterno,
- Che a pro del passero
- Mitiga il verno.
- Me la tua grazia
- Salvò; ma quanti
- Ancor nel carcere
- Gemono in pianti!
- Quante t'innalzano
- Voci dogliose
- E suore italiche,
- E madri e spose!
- Ti piaccia accogliere
- Fausta que' lai.
- E poni un termine
- Ai fieri guai.
- Apri ai lor miseri
- L'orrenda stanza:
- Rendi alla patria
- Tanta speranza:
- Di quei che soffrono
- Tempra il martire,
- O madre, e mitiga
- Chi fa soffrire.
-
- 1834.
-
-
-
-
-IL CASTELLO DI BRIVIO
-
- Del gaudio nell'ore,
- Nei giorni — del duolo
- Mi torni — nel cuore,
- Paterno mio suolo.
-
-
-I.
-
-Tutto è festa nel castello di Brivio. Una fiamma divampante sul battuto
-della torre angolosa, dirada le tenebre della notte: cento barchette
-illuminate vogano al suo piede, gridando viva e riviva; viva e riviva
-echeggia più esultante nell'interno, ove dieci signori delle vicine
-terre nella sala d'arme, nell'altre minori i vassalli e gli scudieri,
-fra le spumanti tazze del vino orobio, alternano i brindisi a Oldrado
-barone del castello; Oldrado, il paventato caporione de' Guelfi qui
-intorno, che oggi, dalla torre che domina Gallusco e Villadadda, menò
-sposa Ermellina, figliuola del signor Colleone, ghibellino famoso.
-
-Oldrado compone il viso a quel più cortese che può un uomo cresciuto
-continuo sotto la corazza, fra gli amari gusti della prepotenza e della
-vendetta, guardando gli uomini non collo scontento di chi troppo li
-conobbe, ma col disprezzo di chi mai non curò di conoscerli; di chi
-non vide in quanti gli erano attorno che, od eguali da superare od
-inferiori da opprimere e sagrifieare a' suoi fastidii superbi; di chi
-mai non apprese la bellezza della virtù, la consolazione del far bene,
-l'ebbrezza dell'amare, dell'essere amato.
-
-Gradiva egli e ricambiava gli augurii; ma tra le rughe che l'orgoglio
-dapprima aveva tracciate, poi l'età rese stabili sul suo volto,
-lasciava trapelare l'impazienza d'una gioja che a lui pareva
-ingannevole e adulatrice; e colla sinistra ad ora ad ora impugnava
-spensieratamente il pomo dorato dello stilo, che mai dal suo fianco non
-dipartiva, lo stilo ministro di sue vendette.
-
-Fra le vezzose donne radunate a nozze spicca in tutta la leggiadria di
-sua giovane persona la biondissima Ermellina; e figurandosi in tutte
-un cuore ingenuo come il suo, con naturale cortesia risponde ai festivi
-mirallegro ed alle argute allusioni. Ma la sua gioja non è intera. Nata
-a liberi sensi e gentili, capace di conoscere e pregiare il bello, in
-quella cara età quando l'amore è un istinto, non un calcolo, quando si
-crede e si è creduti, ella vide il trovadore Tibaldo, d'età fiorito
-e di bellezza, venire dal patrio Merate nelle paterne sale di lei,
-rallegrando i lauti convivi colle gradite romanze: lo vide, conobbe
-lo splendore dell'ingegno di lui, la pietà del suo cuore, e poteva
-non amarlo? Oh quel giorno! — era un bel giorno sul mezzo del vivace
-ottobre, quand'egli, cogliendo una viola del pensiero, gliela presentò,
-e — Vi duri la memoria mia anche quando questo fiore sarà appassito.
-
-Non gli fece ella risposta che d'un sospiro. Ma in quella sopravvenne
-la indovina di Pontida, la vecchissima che dicea d'aver veduto, due
-secoli prima, giurarsi nella sua patria la Lega Lombarda e pronosticava
-dover vivere fino ad un infame tempo quando più niuno quella Lega
-ricorderebbe; l'indovina venerata e temuta, sfuggita ed implorata,
-creduta da chi santa, da chi maliarda. Ed — O garzoni (esclamò) voi
-finirete i vostri giorni l'uno all'altro abbracciati.
-
-Da quell'istante, il memore fiorellino, imitato coi biondi capelli
-della vezzoza, fregiò sempre il petto del damigello: da quell'istante
-fu il sogno d'Ermellina, fu l'oggetto d'ogni sua preghiera il potere
-un tempo chiamar suo Tibaldo, la delizia di svegliarsi carezzevole sul
-seno di lui, l'orgoglio di essere da tutti accennata come la donna
-del migliore di quanti, là intorno cantavano rime d'amore. Speranza
-ahi svelta in erba! E fra i tripudii d'oggi non le si toglie dalla
-mente il disperato dolore dell'amico, l'addio — parola sì dolce e sì
-lugubre — che le lacrimò per l'ultima volta. Che se, piena di quella
-cara immagine, essa leva lo sguardo al suo signore, scorge un irsuto
-guerriero, il cui nome ella imparò a paventar da bambina; mille volte
-lo udì esecrare da' domestici suoi, mille volte supplicò agli altari
-perchè nelle fraterne battaglie non le scannasse il padre, i congiunti.
-Ma dalle fraterne battaglie uscito vincitore, grave patto egli impose
-al vinto Colleone, di diroccare metà della torre che domina Callusco
-e Villadadda: e dargli sposa l'unica figliuola. Or come amarlo? Come
-cancellare dalla memoria un primo, un unico, un immacolato amore?
-
-Intanto va morendo il suono ed il luccicor della festa; Oldrado congeda
-la brigata: tutto ritorna al silenzio; solo l'aura notturna leva
-sulle ali e confonde un gemito ed una fievole armonia; è il gemito
-dell'Ermellina che rimpiange i sogni di sua giovinezza; è il lamento
-dell'amoroso Tibaldo.
-
-
-II.
-
-Corse un anno da quel giorno: e al nuovo maggio, sull'angoloso torrazzo
-di Brivio sventola, distinto di fasce bianche e vermiglie, lo stendardo
-del barone, che richiama alle fraterne battaglie. Papa Gregorio XI
-perdonava i peccati a chiunque assumesse le armi e la croce contra i
-signori Visconti di Milano; ed all'appello assecondando, i Guelfi della
-Martesana forbivano ogni arma, dalla lucente alabarda fino al coltello
-traditore. Grandi baldorie fiammeggiano sulle vette del Mombarro, del
-Montorobio, del Sanginesio, del Monteveggia; il campanone di Brianza
-tre dì e tre notti rintoccò; tre dì e tre notti squillò ad intervalli
-il corno dei torrioni di Brivio, dove al quarto son tutti radunati i
-guerrieri. Qui gli Annoni d'Imbersago, i Medici di Novate, i Riboldi di
-Besana, i Petroni di Cernusco, gli Ajroldi di Robbiate: qui i Capitanei
-di Hoe e di Mombello: qui coi loro vassalli Oldrado da Giovenzana e
-Guglielmo da Sirtori. Pagano Beretta guida i Cornaggi da Bernareggio:
-ai terrieri di Lecco accenna Cressone Crivello: prete Pietro va innanzi
-ai Corradi dei Licurzi, portando la croce, segno d'amore e di perdono,
-sotto la quale vanno a commettere odii e stragi. La fazione dei Melosi
-di Vimercate segue Obizzone da Bernareggio, il più largo posseditore
-della Martesana: l'abate di Civate mutò la cocolla e il pastorale nella
-lancia e nella corazza.
-
-Forti nella concordia dei voleri, che non avrebbero potuto? Ma,
-sciagurati! come il pugnale mal chiuso nella vagina taglia la mano
-che l'impugna, sciagurati! corrono per guadagnarsi il paradiso
-coll'ammazzare, col farsi ammazzare — e sono fratelli.
-
-Ma nel feroce tripudio della vendetta e della strage più vivamente
-Oldrado esultò: e la memoria d'antichi oltraggi, le guerresche
-abitudini, il furor di parte, l'amore della preda gli traspajono dalla
-fronte più del consueto corrugata. La guerresca ordinanza fuor del
-castello difilavasi, quand'egli scende dall'echeggiante scalone; scende
-affibbiandosi al giaco di maglia lo stilo del pome dorato, ministro
-di sue vendette: e ad Ermellina, che gli viene timidamente a fianco,
-rinnova una tante volte replicata querela perchè sì fredda esprimesse
-l'amor comandato.
-
-Oh! chi compera un'arpa, compera forse insieme la virtù di destarne
-le armonie divine? La bella, fra il dover amarlo e il sentire di non
-poterlo, guardava il signor suo colla calma della rassegnazione: non
-seppe reggere lo sguardo onde, traverso alla bruna visiera, egli la
-fiammeggiò, quando, già montato in arcione, le strinse la mano, e
-addio.
-
-Spronò il bajo corsiero, ed ultimo fece sonare colle ferrate zampe il
-ponte levatojo, che dietro lui si alzò.
-
-Procedevano i battaglieri tra' tuoi poggi ridenti, o mia terra natale;
-e qualche villanella, mal nascosta dietro ai penduli tralci, con
-desio cercava il noto cimiero del suo vago: l'agricoltore appoggiato
-alla marra, li guardava, pensoso ai campi ove porterebbero la
-ruina: e qualche vecchio, rivolto sull'utile pensiero del sepolcro,
-compassionava i tanti prodi, che forse tra un mese non sarebbero più,
-siccome l'erba che calpestavano passando. Ma essi in loro coraggio
-spensierato, venivano confusi, inordinati, vari d'arme e d'arnesi: e
-chi rassettavasi al petto la croce; chi a tempo incioccava la lancia
-sul palvese; chi riandava i compianti consigli d'una cara abbandonata;
-chi millantava sue passate venture: chi intonava quel carme di guerra
-usato dai Brianzuoli:
-
- Alla morte col sorriso
- Il crociato se ne va:
- Dalla pugna al paradiso
- Il crociato volerà.
- Su, destiamo i corpi e l'alme
- All'invito del Signor:
- Ci s'intreccino le palme
- Del martirio e del valor.
-
-
-III.
-
-Ben altre melodie quella sera stessa e la seguente scossero dolcemente
-l'aria sotto al castello di Brivio. Da una barchetta un maestrevole
-arpicordo accompagnava le canzoni del paese, le canzoni depositarie dei
-dolci e dei magnanimi sentimenti che di memorie nutricavano le speranze
-dei miei Brianzuoli, finch'essi non dimenticarono di avere una patria.
-Le quali, celebrando le prodezze e le cortesie, or rammemoravano la
-gentile Ferlinda contessa di Brivio, allorchè vedovata, d'ogni aver
-suo fece dono alla cattedrale di Bergamo per salute dell'anima: or
-imitavano il pianto penitente, onde, nella rocca di Lecco, Guido da
-Monforte scontava il sacrilego omicidio; or ripetevano all'indignata
-pietà i nomi e i fasti de' nobili Briantei, scannati dai Torriani. Ma
-il cantore cominciava sempre, sempre finiva con una romanza, soavemente
-melanconica, siccome la ricordanza dell'amica lontana. E diceva
-
- D'ottobre rorida
- Tacca la luna
- Sovra la limpida
- Crespa laguna;
- Tremulo zefiro
- Lambiva i fior;
- La luna e il zefiro
- Parver più lieti
- Quando, fra murmuri
- D'amor segreti,
- Cedesti a un trepido
- Bacio d'amor.
- Sorriser gli angeli
- Alla primiera
- Gioja d'ingenua
- Fede sincera,
- E il tuo congiunsero
- Col mio destin.
- D'allora, al giubilo,
- E al pianto insieme,
- Insieme al fremito
- Ed alla speme,
- La morte colgami
- A te vicin.
- Quel dì, chinandoti
- Sul letto mio,
- Tra 'l prego flebile,
- Tra 'l rotto addio,
- Senza i rimproveri
- D'un reo pensier,
- Sul fronte madido,
- Sui muti rai,
- Quando a me l'ultimo
- Bacio darai,
- Ripensa al trepido
- Bacio primier.
-
-Fra il sonno degli uomini e il silenzio della notte, saliva
-quell'armonia alla solinga stanza d'Ermellina, che conosceva la voce di
-Tibaldo; conosceva le arie, use a cercarle la via dei cuore quand'egli
-veniva rallegrando i paterni convivii; conosceva la romanza onde, al
-tempo dei dolci sospiri, le svelò primamente le sue timide speranze.
-L'accoglieva nelle cupide orecchie, e sola — quanti cari pensieri,
-quante memorie s'affollavano intorno all'accorata! e i desiderii, e il
-dovere, e il profetare bugiardo dell'indovina di Pontida, e i fulgidi
-occhi del Trovadore, e il severo piglio del signor suo, e l'aver potuto
-essere felice e il dover non appartenere a quello cui era appartenuta
-per tutte le sue speranze; tutti i suoi piaceri, tutti i suoi dolori —
-e piangeva, piangeva dirotto.
-
-Così un mese durò, così due, contenta e spossata della sua resistenza.
-Ma troppo rozzi erano que' battaglieri; troppo era lunga la lontananza:
-troppo lusinghevoli i Trovadori. Una volta Ermellina s'affacciò alle
-dipinte vetriate del balcone — guai, o fanciulle, al primo passo! —
-un'altra le aperse; poi vi dimorò alquanto: la sera seguente uscì sul
-verone al discoperto: che più? discese alla porticella di soccorso
-che riesce sul lago, e tolse dentro l'amoroso. — Sentenziatela voi,
-leggiadre donne, che per prova intendete amore.
-
-Da quella, che sere avventurate! Delizie sempre eguali e sempre
-diverse; cento cose a dire e cento volte replicare le stesse; e
-un'ebbrezza crescente più l'un dì che l'altro, e più l'un dì che
-l'altro indugiato il momento del distacco. Nè più fantasie di guerra o
-sventure di innamorati insegna il Trovatore alla laguna: ma dolcezze e
-festività e il giocondo spettacolo della bellezza, e i voluttuosi baci
-delle colombe, e i tripudii delle corti bandite e delle gare d'amore.
-
-Si perigliavano intanto i guerrieri di Brianza nelle fraterne
-battaglie: al biscione de' Visconti soccombeva la croce dei Guelfi,
-che, invano benedetti, andavano di rotta in rotta, di fuga in fuga:
-sicchè di là del lago di Brivio, diffusi per bande tra le gole della
-val San Martino, avventavansi ad ora ad ora nel ferro, e con inclite
-prove facevano a Barnabò amara la vittoria, se dovette comprarla col
-sangue d'Ambrogio suo figliuolo.
-
-Ma quei tumulti che fanno a Tibaldo, ad Ermellina? oh la gioja loro,
-oh i loro affanni non pendono dall'evento delle battaglie fraterne.
-La delirante esultanza del presente, e nulla più in là. Il silenzio,
-dio de' fortunati, copre le mutue delizie, a cui li conduce il cantar
-dell'usignuolo, da cui li diparte il pigolio dell'allodoletta. — Deh
-cedesse più tosto il sole l'imperio del cielo alla mite stella della
-sera! Deh l'aurora indorasse più tardi le vette dell'Albenza! Domani,
-amor mio, per quanto bene mi vuoi, torna più presto domani.
-
-
-IV.
-
-E al domani, come appena intese la barchetta fender le onde e
-soffermarsi, Ermellina scendeva e tra via via rassettandosi le
-biondissime chiome sulla fronte e la stola sul petto, che prelibando
-le delizie, saliva e scendeva più ansioso che mai. Apre lo sportello
-— ma che? Invece della morbida destra dell'amante, qual è questa che
-tanto aspra l'afferra? Invece del velluto della cilestre casacca, ha
-toccato una ferrea armatura: invece delle piume cascanti con vezzo dal
-roseo tòcco sulle fiorite guance di Tibaldo, fissa una negra celata; e
-attraverso la bruna visiera ha riconosciuto Oldrado.
-
-Il quale ghermitala, senza far motto la trae nel battello, e batte la
-voga. Essa, la costernata, assisa tacente in su la prora, non osava
-levare gli occhi sull'oltraggiato: e prima li teneva colle supine
-palme velati; poi, quasi cercando una consolazione in quell'universale
-abbandono, li girava intorno. Era una di quelle limpide sere, in cui
-tanto è soave solcare l'increspato zaffiro delle onde, soli con una
-sola che c'intenda e ci risponda. — Ma per Ermellina! La luna, dalla
-piena faccia versando i silenzi di sua luce sulla natura, mostrava
-all'afflitta sul poggio lontano la torre del palazzo, ove gioito
-aveva, fanciulla imprevidente d'un infausto avvenire: più da presso
-il campanile di Pontida, ove la vecchia indovina le aveva predetto
-che finirebbe i suoi giorni abbracciata all'amato giovinetto: ecco
-la portella ov'egli primamente le tese al collo le braccia. — Oh! tu
-almeno sei salvo, amor mio tu rimani a compiangere chi doveva vivere
-solo per te, chi per te muore. Povera Ermellina!
-
-In brevissimo tragitto prendono spiaggia al dosso della vicina
-isoletta. Oldrado trascina di barca la donna: pochi passi ed... ahi
-vista! su l'arena giaceva resupino Tibaldo: avea fisso in petto lo
-stile dal pome dorato, e le sue dita premevano sulle tiepide labbra una
-viola del pensiero, tessuta di biondi capelli.
-
-Mise un grido la disperata, cadde sovr'esso, confuse il suo coll'ultimo
-sospiro di lui; e neppur sentì il pugnale che, tratto dal cuore
-dell'amante, le fisse e rifisse nel suo l'adirato: poi la precipitò
-nelle onde, abbracciata al troppo diletto garzone. — Ahi, come
-s'adempiva il presagio dell'indovina di Pontida!
-
-I poverelli, usati venire dalla pietosa a mendicare il tozzo, più non
-la rimirarono, esilarata nel piacere del benefizio: invano l'attesero
-le forosette ad avvivare di sua presenza le baldanzose carole del
-giorno festivo o della vendemmia; i Francescani, che da Sabbioncello
-e da San Rocco venivano alla cerca, si videro mandar al convento larga
-limosina per celebrare suffragi, e l'ordine di non tornar più.
-
-
-V.
-
-E Oldrado?
-
-Le sentinelle più non alternano dagli spaldi l'allarme, più la
-saracinesca non si rialza all'entrata del castello. Per un pezzo
-corse voce ch'egli fosse andato colla vinta sua fazione in esigilo, ma
-quando Gian Galeazzo Visconti perdonò ai nemici, e, di salute affidati,
-tutti i Guelfi nostri risalutarono il sorriso de' tuoi colli festanti
-e l'olezzante sereno delle tue aurore incantatrici, o mia Brianza,
-Oldrado solo non ritornò. Variamente ne fu che dire per tutti i
-contorni, ma nessuno colse nel vero. Però la vecchia indovina, a chi la
-interrogava se ne sapesse, rispondeva col no misterioso di chi vuol far
-intendere che sa tutto: finchè, passati dieci anni e dieci giorni, essa
-raccontò la storia a pochi, e troncandola sulla fine, batteva del piede
-in un certo luogo del castello.
-
-E quella storia la ridissero poi gli uomini a chi chiedeva quali erano
-i padri nostri; la ridissero le vecchie alle fanciulle che domandavano
-quanto gran colpa fosse il bacio d'amore; e corse di bocca in bocca
-fino a un tempo di sbigottita noncuranza, quando nessuno più impedì che
-i colpi delle sciabole o la ruggine della pace consumassero foglio a
-foglio le nostre memorie.
-
-Ed io fanciullo coi fanciulli del mio villaggio, assumendo alcuno di
-que' nomi che erano allora la maraviglia delle città e dei tugurii,
-dei re e dei garzoncelli, sovente fingevo assalti e battaglie presso a
-quel castello, che pomposamente denominavamo Austerlitz, Barcellona o
-Smolensko. E tra quelle finte imprese, dove ci addestravamo agognando
-alle vere, m'arrestò talvolta il più annoso pescatore del paese, affine
-di raccontarmi i casi di Ermellina. Io l'ascoltava, deh come attento!
-ma quando soggiungeva certe fantasie, d'un pipistrello che ogni sera
-aliava intorno alla portella, di certe graffiature che, poc'anni fa, si
-discernevano sulle bruciacchiate pareti d'un camerotto disabitato; di
-due fiammelle che, fino a' suoi giorni si vedeano dal lago inseguirsi
-rasente i torrioni senza raggiungersi mai, — Buon vecchio (io gli
-chiedeva) perchè tutto questo fino ai dì vostri, ed ora non più?
-
-E mentr'egli rimaneva, mal predicendo di questi fanciulli, che,
-dopo venuta la Rivoluzione, nascono ad occhi aperti e non temono
-del demonio, io tornava sui trastulli, a strappare i vilucchi e
-il capelvenere dalle ingombre feritoje del castello, a racimolare
-le coccole selvatiche e l'uva turca sui dirotti muricci, e fingere
-innocenti battaglie su per le brecce, un tempo insanguinate dalle vere.
-
-Ora fa poc'anni, smurandosi colà, per _far bello_, col qual titolo il
-giorno d'oggi va distruggendo ogni memoria del jeri, fu dissotterrata
-una grossa lapida, impressa a rozzi caratteri, e sott'essa un
-guerriero. Il cadavere, al primo sentir dell'aria, si sfasciò, ma
-durarono i suoi arnesi di ferro e una negra celata e un giaco di
-maglia, nel cui mezzo dal lato sinistro era piantato uno stilo dal pome
-dorato.
-
-Ma chi si curò di sapere chi fosse?
-
- 1832.
-
-
-NOTA.
-
-È Brivio un borgo di antichissimo ricordo, posto sulla destra
-dell'Adda, dieci miglia di sotto di Lecco; e il suo nome (anzichè
-da _Bi ripa_, come vogliono i latinisti, raffrontando a _Bi-lacus_,
-Bellagio) ne pare derivato dalla radice celtica _briva_, ponte; da cui
-i gallici _Sumorabriva_ fra Auxerre e Troyes; _Durobriva_ e _Ourobriva_
-in Bretagna; _Brivia Curretia_, Brives sulla Corrèze, ecc.
-
-Nel secolo IV è ricordato che san Simpliciano, succeduto a
-sant'Ambrogio nel vescovado di Milano, e che una antica tradizione
-farebbe dei Capitanei o Cattanei del prossimo villaggio di Beverate,
-venisse fin a Brivio a ricevere i corpi dei ss. martiri dell'Anaunia
-(Val di Non), Sisinio, Martirio ed Alessandro, ch'egli trasportò nella
-basilica milanese, denominata poi da esso santo vescovo. Il titolo
-di que' tre santi rimase alla chiesa prepositurale di Brivio. Doveva
-però questo borgo stare sulla riva sinistra dell'Adda, in quella
-che chiamavasi Val di San Martino, e che appartenne alla diocesi di
-Milano fino al 1746, quando fu ceduta alla diocesi di Bergamo. Forse
-allora sulla riva destra non sorgeva che il castello: il quale è un
-vastissimo quadrato, avente ai quattro angoli quattro torrioni rotondi.
-Apparteneva questo, avanti il mille, ai signori di Almenno; di poi
-passò ai signori di Lecco; e Attone, conte di Lecco, e Ferlinda, sua
-moglie, lo donarono al vescovo di Bergamo _pro remedio animæ suæ_, come
-appare da un diploma di Enrico I imperatore, dato nel 1015, e riferito
-dal Lupo, _Codex diplomaticus ecclesiae bergomensis_.
-
-Quel castello, assiso sul fiume che a Napoleone pareva il più
-strategico dell'alta Italia, acquistò importanza nelle guerre
-successive. A mezzo il secolo XIII vi si rifuggirono i nobili milanesi
-scacciati dalla plebe prevalente, la quale inviò ducento balestrieri,
-che demolirono la ròcca. Ancora conservano il nome la _Mura_, che
-doveva essere un posto avanzato sulla sinistra dell'Adda; e sulla
-destra la _Bastia_ e più lungi la _Rocchetta_; e quanto al ponte,
-doveva sporgersi di rimpetto al castello, sebbene nessuna orma di pile
-si trovi nel letto del fiume. Quando i soldati viscontei, perseguitando
-i Guelfi che, capitanati dal conte di Savoja e benedetti dal papa
-come crociati, si difendevano nella Valle San Martino, vollero varcare
-l'Adda nel 1373, vi fecero un ponte di legno, sul quale passò Ambrogio,
-figlio naturale di Barnabò Visconti, che da essi Guelfi venne ucciso
-presso di Caprino. _La parentela de burgensibus de Brippio_ trovasi
-noverata fra le guelfe cui Giovanni Galeazzo concedette perdonanza nel
-1335.
-
-I Veneti, collegati con Francesco Sforza a danno dell'_Aurea Repubblica
-Ambrosiana_, nel 1445 presero il castello di Brivio, dove fabbricarono
-un ponte, e ristorarono il forte che poi resero al duca di Milano nella
-pace del 1454.
-
-Allora già cominciavansi le batterie a fuoco; laonde alle antiche
-fortificazioni s'aggiunse una torre angolosa sul fianco nord-est: e
-probabilmente allora fu fatta una gran diga, poco disotto, traverso al
-fiume non ancor navigabile, acciocchè le acque rifluissero nell'ampia
-fossa del castello. Nel 1527 v'era governatore don Giovanni Guasco,
-a nome di Carlo V. Questo imperatore, ne' continui suoi bisogni di
-denaro, infeudò quel castello al conte Girolamo Brebbia nella cui casa
-rimase fin testè.
-
-Divenuto il fiume confine tra il Veneto e il Milanese, tutte le
-abitazioni portaronsi sulla destra; ed è notevole la differenza di
-dialetto, di vestire, d'agricoltura, di consuetudini che oggi corre
-fra terre così vicine e di così continua comunicazione. Fin alle ultime
-vicende, una dogana (la Sostra) e un dazio esistevano sulle due rive,
-pei diritti dei due dominii.
-
-Nella peste del 1630 la terra restò desolata sì, che solo ne camparono
-tre famiglie, Mandelli, Lavelli De Capitanei e Canturj.
-
-Nuova vita diede al paese la grand'opera del naviglio di Paderno, che
-pose in comunicazione il lago di Como con Milano. Nel 1777 l'arciduca
-Ferdinando, il conte Firmian governatore ed altri magnati s'imbarcarono
-a Brivio, per passar essi primi sul nuovo canale fino a Trezzo. Allora
-Brivio divenne centro di tale navigazione, e vi si collocarono molte
-famiglie di barcajuoli e _paroni_, cioè guide, che conducono le navi
-cariche da Lecco fino a Trezzo.
-
-Nel triennio dopo il 1796, un grosso corpo di Francesi vi stanziò, ed
-essendo cessato il dominio veneto, si costruì un ponte di chiatte che
-congiungesse le due rive. Al ritornare degli Austro-Russi nel 1799,
-i Francesi disertarono questo posto, senz'altro che affogare tutte le
-barche; ma erra il Botta nel dar colpa a Serrurier di avervi lasciato
-un ponte di chiatte. Mentre si combatteva al ponte di Lecco, un
-corpo di Cosacchi delle bande di Wucassovich e Bagration, si presentò
-davanti al borgo, intimando, O barche, o cannoni. Di che sgomentati i
-terrazzani, e trovandosi abbandonati da' Francesi, rialzarono le barche
-e tragittarono i vincitori. Ne seguì il saccheggio, dopo il quale
-s'avviarono alla battaglia di Verderio.
-
-Dalle inondazioni cui la terra andava soggetta, ora la schermiscono le
-utilissime opere intraprese nell'Adda, mercè delle quali è agevolato il
-defluvio del lago di Como e la navigazione.
-
-Il castello, come in tempi pacifici avviene, fu vòlto a' servigi
-privati: camere, prigioni, manifatture; la fossa occupata da case
-ed orti; gli spalti da giardini. Ma nel 1846, volendosi allargar una
-piazza tra esso e il lago per uso del mercato, si stimò bene far la
-colmata colle pietre della fortezza medesima, togliendo così in gran
-parte il carattere pittoresco di questo borgo, e mascherandone la
-veduta con folte piante. Nella demolizione uscirono lapidi e rovine e
-frammenti curiosi, di cui qui non è luogo di ragionare.
-
-Il patrio castello ispirava all'autore la seguente romanza nel 1834:
-
-ALLA MELANCONIA
-
- Melanconia, dell'anima
- Nube soave e cara,
- Onde soffrir s'impara
- Dei casi all'alternar,
- Me del tuo latte al pascolo
- Traendo ancor fanciullo,
- Dall'ilare trastullo
- Volgevi al meditar.
- Di tortorella il gemito,
- L'aura che bacia il rio,
- Il suon d'un mesto addio
- Pareanmi il tuo sospir.
- Fiori spargeva e lagrime
- Degli avi miei sull'urna?
- Col vol d'aura notturna
- Io ti sentia venir.
- Dove quell'ermo vertice
- Lungi dal mondo tace,
- Chiesi, al tuo piè seguace,
- Pensieri e libertà:
- O dove il muschio e l'edera
- Sul mio castello erranti,
- L'ire, le laudi, i pianti
- Copron d'un'altra età.
- Spinto a lottar nel pelago,
- Soffrii, compiansi, amai;
- Ma de' tuoi miti rai
- Sempre ebbi vago il cor:
- Te dall'urbano turbine
- Cercai, te in cupa stanza,
- Fra sogni di speranza,
- Nell'ansia del terror.
- Con te fremei se l'empio
- Franger il dritto io scòrsi:
- Al pio calcato io porsi
- Per te l'amica man.
- Teco evocai d'Italia
- Le ceneri eloquenti,
- Cercando ai corsi eventi
- Gli eventi che saran.
- Giovin, ma stanco e naufrago
- Riedo al paterno lido:
- Teco all'ombrìa m'assido
- Che me fanciul coprì.
- Riede, col cor dall'odio,
- Straziato e dal dispetto,
- Ove a benigno affetto
- Tu m'educavi un dì.
- Melanconia, col placido
- Spettacol di natura,
- Le piaghe mie deh cura,
- Rendi me stesso a me;
- Tornami in pace agli uomini
- M'insegna oblio, perdono;
- Di' che follia non sono
- Onor, giustizia e fè.
-
-
-
-
-LA SETAJUOLA
-
- O virtuoso popolo, o santo,
- Che, dal diurno lavoro affranto,
- Mentre il briaco ozio profonde
- In gioje immonde
- Il caro prezzo del tuo sudore,
- Stai modulando preci d'amore;
- O generoso popolo, o pio,
- È teco Iddio.
- Oh, i tuoi dolori ti sien contati
- Quanto dal ricco sono ignorati;
- E tu perdona del ricco al volto
- Il riso stolto.
-
- C. DESTEFANI.
-
-
-Tra le rusticali faccende nessuna riesce così gioconda a vedere come
-quella del filare la seta. È una sollecitudine regolata, un vivacissimo
-movimento, una pulita attenzione; una fatica non sordida, e rallegrata
-dall'idea di un felice guadagno e del sostentamento che ne ricavano
-tante e tante famiglie e interi paesi; talchè rimane gradevolmente
-commossa l'anima di chiunque sia punto avvezzo a meditare su ciò che lo
-circonda, a compiacersi del buono, ancor più che del bello.
-
-Gran comitiva di donne, zitelle le più o fresche spose nel calore
-della stagione cocente, dinanzi al fuoco ed alle caldajuole fumanti
-stanno lavorando, chi a svolgere gli aurei fili dei bozzoli, chi ad
-inasparli, mentre altre vanno rattizzando la vampa, o sciacquattando la
-bacaccia, o levando il saggio sul provino; e chi a pesare, a rimondare,
-a distribuire.
-
-— Che pena! che noja! direbbe il cittadino, per cui è beatitudine
-l'ozio; e crederebbe che deve tra loro regnare un dispettoso silenzio,
-una pazienza irosa. Tutt'al contrario. La gioja più vivace signoreggia
-nella filanda: qui racconti, qui motti arguti, qui singolarmente
-allegre canzoni, mal frenate dal severo piglio del padrone, che nei
-lauti ozii e nelle pingui speranze di lucro, trova a ridire che le
-assidue lavoratrici si ricreino dallo stento, cantando con quella
-serenità che è prodotta dalla gioventù, dall'abitudine della fatica,
-dalla pace di chi nel poco si appaga, e credesi nato per lavorare.
-
-Molte di quelle donne vennero di lontano, abbandonando casa, parenti,
-conoscenti, amori, per mettersi qui alla soggezione, al calore, alla
-fatica: ma sanno che, per quel tempo, sollevano dalle spese le povere
-loro famiglie; sanno che alla fine riceveranno una ricompensa, scarsa
-se dovesse contarsi coll'occhio dell'uomo agiato, ma larga ai modesti
-desiderii; sanno che la recheran alle case, ove già calcolarono qual
-porzione darne alla madre pe' suoi bisogni, mentre coll'altra si
-rinnoveranno, questa un guarnellino, quella un grembiule, l'altra gli
-ori, l'altra la tela da ammannire le biancherie pel venturo carnevale,
-quando andrà sposa al giovane che le parla.
-
-Ma tra questa laboriosa allegria stavasi pensosa la Laurina nella
-filanda di ***. Maritata da pochi mesi, pure non aveva intorno quei
-guarnimenti, onde le pari sue amano rinfronzirsi anche nel disordine
-di quella fatica: ingegnavasi di parer gaja, ma l'animo non glielo
-consentiva; se rideva, il riso non le passava la gola; cominciava
-anche essa la canzone colle compagne, ma dopo il primo ritornello era
-ricaduta nel silenzio.
-
-Eppure soleva essere tutt'altra gli anni precedenti, quando ella era
-l'anima dell'operosa brigata: cara ai padroni perchè attenta, abile e
-destra; cara alle amiche perchè sincera, gaja, cuor contento. Adesso,
-non appena la campanella dà il segno del riposo, balza a scatto dal
-posto suo, non siede nei garruli crocchi ove le altre si aggruppano a
-far le comarelle, a contare lungamente le vicende proprie e le altrui,
-i semplici casi, le semplici riflessioni, e a saporar quel po' di
-pietanza che mandò loro la madre, condita dalla gioja e dall'appetito.
-La Laurina all'incontro toglie la sua scodella di minestra e se ne
-va; nè torna più se non quando le camerate già sono rimesse alla
-bacinella, tanto che i padroni l'ebbero più di una volta a rimproverare
-di negligenza. Ed ella rispose: — Hanno ragione; e gonfiandosele gli
-occhi, tacque, e ripigliò più solerte il lavoro, per rifarli di quel
-minuto che ha sciupato.
-
-— Ma dove va ella?
-
-Se tu ne richiedi il padrone, sorride, e ti domanda celiando se te ne
-importa forse perchè essa è belloccia.
-
-Disgustato, ti volgi alle compagne, e le ingenue esclamano: — Eh,
-povera tosa! ha pur dato la testa in un cattivo muro! mah! e ti
-lasciano più curioso di prima.
-
-Al tocco di domani appostiamola. Ecco, all'usato esce; infila un
-viottolo che sbocca alla borgatella qui vicinissima, e lungo la via
-essa pilucca dalle spinose fratte il lazzo prugnuolo e lo more, e
-se le mangia con pan di melica; — sgigliola pane risecchito e more e
-prugnuoli, nel mentre si reca in mano intatta una scodella di minestra,
-la cui tepida fragranza deve agguzzarlene il desiderio.
-
-Quella straducola riesce appunto alla sua povera casetta sulla soglia
-della quale sta un uomo, strambellato nel vestire e pien di lordume,
-dondolandosi sopra un piede, appoggiato allo stipite della portella
-con una mano alla cintola, l'altra nel giubbone, e fuma una pipa di
-corno, e guarda. Tutto annunzia in lui la disadattaggine e l'abitudine
-dell'ozio: scaruffati i capelli; sciamannata la giubba che slabbra
-da tutte le parti; grinzose le calze e a bracaloni; e dal suo occhio
-trapela quell'isvanita ilarità che sul volto improntar suole il turpe
-vizio dell'ubbriachezza.
-
-— Oh sei qui finalmente? grida egli incontro alla Laurina, come appena
-la vede spuntare. Ove diascolo ti sei badata fin adesso? È mezz'ora che
-è scoccato il botto, ed io ho una fame che la vedo. Dà qua.
-
-E così, brusco come rasperella, le toglie di mano la scodella, e si
-trangugia la minestra. La Laurina cortese quanto sa, scusasi con lui, e
-lo carezza, e — Vedi? non la mangio io per darla a te.
-
-— Oh sonate campane! vuol farsi merito d'una straccia di zuppa! Puh!
-bada a non sudare. Non è forse tuo dovere? soggiunge colui con un
-ghigno disvenevole.
-
-— Si (risponde la Laurina) ma con patto che ti comporti da bene. Sei
-stato al vinajo stamattina?
-
-— No.
-
-— Davvero no?
-
-— No... E poi, sì: ci sono stato: ho bevuto prima un calicino di
-acquavite, poi una mezzetta, e ho speso il mio santo. Voglio andarci
-quando mi gira, e so camminar senza falde, e tu non mi devi dottorare
-addosso, e se non ti piace, ricorri. Ecco, ci sono stato e ci sarei
-rimasto a bere a rigagno, se l'oste non avesse scritto sul banco:
-_Oggi non si fa credenza_. Ma non avevo più un becco d'un quattrino. E
-sicchè, quando me ne porterai tu?
-
-— Non te n'ho dato anche sabato? Che ne hai tu fatto?
-
-— Oh l'è garbata! mi bruciavano addosso, e gli ho bevuti su; e ti so
-dire che mi fecero pro. Volevi che murassi a secco?
-
-E dicendo sghignazza; e la Laurina a piangere, ed esso a berteggiarla.
-— O che? piagnucoli? Già tu le hai in tasca le lagrime, tu. Sta a
-vedere: o che le parole ammazzano? Piagnucoli perchè ti vedano cogli
-occhi rossi, e ti dicano: O sposina, cos'avete? e tu: L'è il mio Tita
-che fa il matto. Oh... e fiottando le misura un manrovescio, scagliando
-una dovizia di cancheri e di rabbia.
-
-Ma essa lo accarezza, e, dolce come una melappia, — Quando mi hai
-intesa mai nè tu nè alcuno a dir così? Se ti voglio bene il sai: quel
-che fo per te lo vedi.
-
-— Di belle cose vedo io: sì, di belle cose! Il passato non mel
-ricordo: il vino m'ha fatto andare la memoria in acqua. Ma io voglio
-il presente: capisci? il presente. Ho sete e l'acqua fa marcire i
-ponti. Voglio quattrini, perchè in fin dei fini ho da vivere anch'io;
-(e seguita quel gattiglioso con tono crescente) se udrai che avrò fatto
-qualche cattiva azione, la colpa di chi sarà? E se...
-
-— No no, caro mio: ti calma; non mi far disperare; te ne darò. Oggi
-è giovedì: doman l'altro mi pagheranno, e faremo metà per uno. Ma
-per amor di Dio sta buono; non far del male, non rubare, non contrar
-debiti, e ricordati del Signore. Me lo prometti?
-
-Quel ghiotto, sotto la mano della moglie ammansito come una fiera da
-colui che gli porge il cibo, la guarda con certi occhi rimbamboliti;
-e soggiunge: — Sì: starò quieto, farò bene. Ma tu vedi; le tue sono
-promesse di là da venire: e a me occorrerebbe ora qualche soldo. Guarda
-a rovesciarmi non ho il seme d'un bezzo.
-
-La Laurina si trae di tasca una mezza lira, e gliela mostra come si fa
-per mettere in sapore i fantolini, e — Te la darò per te: ma mi devi
-promettere una cosa.
-
-L'occhio di lui s'è fatto di fuoco al mirare quella moneta. — Sì, sì;
-ti prometto: che cosa vuoi? dammela tosto.
-
-— Promettimi (ella ripiglia) che oggi non andrai dal vinajo. Hai quella
-sottana che, già quindici giorni, ti hanno data a rattoppare. Lavora
-oggi a quella, domani ti pagano: hai que' denari, e poi anche questi.
-
-— Sì, dici vero, soggiunge colui, e sghignazzando le ciuffa la moneta,
-e si dà a ridere a scroscio, e beffarla, e saltabellare, e intonar una
-canzonaccia. In quella suona la campanella che richiama le filatore
-al lavoro: la Laurina, asciugandosi gli occhi e dimenando il capo, si
-avvia di gran passo là, dove certo il soprantendente la rimbrotterà di
-questo ritardo; e il marito suo gongolando si difila alla mèscita del
-vino, e accolto fra i _benvenuto_ di altri beoni che giocano alla mora,
-sbatte con trionfo la moneta sul deschetto dell'ostiere, e — Qua un
-orcioletto della vostra sciacquatura di bicchieri.
-
-Sin dalla fanciullezza cominciò quel tentennone a piacersi del far
-nulla; e in questa inclinazione lo secondò il cieco amore della madre.
-Suo babbo voleva avviarlo a lavorare la campagna come lui, ma non ne
-poteva trarre costrutto: e la madre gli diceva: — Non vedete com'è
-pochino? non ha quelle spallacce digrossate coll'ascia, quelle manacce
-che avete voi, da fare la talpa e zappare la terra. Avreste a volerlo
-accoppare il poverino.
-
-Il padre, per amor di pace, lo mise sotto un ferrajo: ma anche qui
-bisogna adoperar la schiena, e a colui il far nulla era una sanità.
-Dunque da capo a mutare; lo allogarono con un sartore; ma neppur questo
-basto non gli entrando, egli salava di spesso la bottega per andare a
-gironi, gingillar sulle piazze, foraggiare pei campi, tendere varchetti
-alle lepri, alleggerire i peschi e i tralci. Suo padre si rodeva il
-cuore, lo rimproverava, lo batteva perfino: ma la madre, — Poveraccio,
-tu se' magro spento! Mala cosa! ti rintisichiscono in quella bottega:
-hai bisogno d'un po' di svago. Tè; e gli dava un cinque soldi per
-andare a confortarsi alla bettola con un bicchierino (diceva ella) di
-quel che rimette in gamba. Appena pigliò pratica in quei brutti luoghi,
-Tita saltò la granata; giacchè il vizio è come la quartana: presto si
-piglia; ma a sradicarla ti voglio.
-
-Quindi ogni briciolino egli tornava a stuzzicare sua mamma per qualche
-soldo: ed essa gliene dava di quelli che ritraeva dal vender le uova
-e i pulcini; ma sì, non sarebbero bastati se le chiocce avessero
-fatto tre volte al giorno. Allora dunque che non poteva smungere
-nulla, il tristanzuolo ingrugnava che non si poteva avere bene di
-lui; stava sulle picche e sui dispetti, non voleva saperne di bottega
-e di obbedienza: se sua madre lo sollecitava d'andare a messa e a
-confessarsi, gli rispondeva altro se non — Datemi dei quattrini.
-
-Poi, vedete come si riesce da un primo passo in traverso; una volta si
-trovò scorbacchiato dai compagni che, sapendolo all'asciutto per fargli
-izza gli dicevano, — Ehi, Tita, non ci stai più al bicchierino? non
-vuoi fare una partita alle palle? una partita e un fiaschetto? Egli,
-entrato in casa di una vicina, le tolse un agone d'argento, di quelli
-che s'infilano nelle trecce, e ne ebbe quaranta soldi, che succiò coi
-camerati.
-
-La vicina, accortasi, ne levò rumore; la madre di Tita procurò parar
-via la cosa, e sarebbe riuscita a rimpaciarla se il segretario comunale
-non ne avesse avuto sentore; sicchè lo denunciò alla giustizia, e a
-Tita toccò la prigione.
-
-Capite? la prigione come a un ladro.
-
-Fortuna che, tra il perdono della vicina, tra le preghiere della madre
-e l'essere la prima volta, e il ricoprirlo come ubbriaco, ci fu messo
-una toppa, onde, pochi giorni apresso, il signor giudice il rilasciò
-dandogli una seria paternale, e il precetto di più non metter piede
-all'osteria.
-
-Venuto fuori, la lezione era stata di tal qualità, ch'egli parve
-aver messo giudizio, e babbo e mamma ne stavano consolati. Ma come
-la gramigna ricaccia se non è svelta dalle radici, così il vizio.
-Un giorno le vecchie praticacce di Tita stavano battendosi alla mora
-sulle pancacce dinanzi alla bettola. E vedendolo passare, — Ehi, Tita,
-vuoi fare il quarto? o sei ridotto al moccolino? C'è un vinetto da
-risuscitare un morto.
-
-Egli ci pensa, — E perchè no? finalmente trattasi di una volta. E se
-nol fo; costoro mi fan martire.
-
-Si giuoca; se ne fa portare una mezzetta, poi un'altra: quell'urlare
-villano dà buon bere. Il primo sorso sapeva d'amarognolo a Tita,
-ricordandosi la gabbia; ma pensava: — Tanto non è che un bicchiere: poi
-all'osteria proprio non ci vo.
-
-Al secondo colpo non fece così brutto ceffo: al terzo allappò la bocca
-dicendo — Come è buono! e in quattro e quattr'otto si trovò brillo e
-spensierato. La mattina, quando la balla fu smaltita, egli sentivasi
-scontento di sè; rinnovava mille bei propositi; ma alla bass'ora, per
-caso, tornò a passare di là, e guardare ustolando, e quegli oziosi ad
-invitarlo a giocare ai tresetti. Nicchiò sulle prime, ma quelli lo
-presero a berteggiare, e — Che? sei forse sul lastrico? non hai più
-gajo il taschino? Messo al punto, egli giocò e bevve. Altrettanto al
-domani: poi, bever fuori e bever dentro dell'osteria (pensava egli) non
-è tutt'uno? Entrò; alzò il gomito più del bisogno; tornò a casa tardi e
-colle traveggole.
-
-I genitori s'accorsero d'essere alla cantilena di prima; il padre
-dava nelle furie, ma la madre lo assonnò, e gli diceva: — Sapete
-che? diamogli moglie, e metterà giudizio. Quanti col torre moglie son
-diventati tutt'altri!
-
-Il padre, facendo spallucce, rispondeva: — Fate voi. La donna allora
-pose gli occhi sopra la Laurina; una buona ragazza; un angelo in carne.
-Aveva costei una nidiata di fratelli: onde i suoi, che erano povera
-gente, non vedevano quell'ora benedetta di darle il cristiano, pur che
-sia, per poter dire, — E una.
-
-Veramente quando la mamma di Tita ne fece la chiesta, il maritarla a
-una stirpaccia di così cattivo nome pesava non poco ai parenti di lei:
-ma la madre di Tita li confortava. — Sì; ha dato quello scappuccio. Eh!
-ognuno una volta o l'altra ha da scorrer la cavallina. E chi rompe la
-cavezza da giovane, riesce poi un uomo come si deve. Adesso, credetemi,
-ha messo testa; ha un buon mestiero per le mani: del suo cuore poi non
-vi dico altro. Chiedetene e domandatene a chi volete.
-
-Quelli in fatto cui domandavano, per paura di mormorare, non c'era bene
-che non ne dicessero, ed era fin troppo per contentare i genitori,
-il cui scopo astratto è sempre di dar marito alle ragazze. Alla sera
-dunque la madre domanda a Tita: — Prenderesti moglie?
-
-— Perchè no? risponde questi, immelensito dal vino Ma chi ho da
-togliere?
-
-— Ti piacerebbe la Laurina del Forno?
-
-— A me sì.
-
-Al domani Tita, rimpulizzito e colla gala smerlata e colla scatola
-del tabacco, siccome usano qui, andò a trovar la ragazza, e farle
-le paroline. Essa non ne sapeva nulla; ma visto i parenti usargli
-cortesie, gliene usò anch'essa, tanto che la madre di lei corse da
-quella del Tita a riferirle: — Ehi, la va coi fiocchi: il parentorio si
-farà: le è piaciuto.
-
-Ma quando la chiarirono che si trattava di sposarlo, Laurina diede
-fuori a piangere, e che non lo voleva perchè era un qua e un là, e
-perchè aveva rubato, e perchè bazzicava all'osteria, e perchè non aveva
-il timor di Dio.
-
-Sua madre le recitò una sequenza di ragioni, una più gagliarda
-dell'altra; e le mostrò la povertà della famiglia, i tanti fratelli; ma
-essa replicava: — Vedete? non son in qua tutto il di a dipanare seta?
-Lavorerò anche di più, tanto da fare le spese a me, e un poco anche a
-voi; ma per carità non mi affogate a questo modo.
-
-La madre s'ingrugnò: vennero le comari a darle della pazza pel capo:
-— Cosa vai a rimestare, scioccherella che tu sei? Avresti a far
-Gesù colle due mani. Magari quante lo vorrebbero: e tu non dovresti
-chiamartene degna. Credi che si trovi un'occasione ad ogni uscio?
-Hai già ventidue anni suonati: vuoi rimanerti a spulciare il gatto? o
-presumi scavizzolar un signore di carrozza?
-
-Se ne mischiò anche il signor curato, un buon uomo, di nulla più
-smanioso che di vedere i giovani e le ragazze accasati, e pieno di
-fiducia che quel sacramento rimetta il senno a chi l'ha smarrito.
-Insomma tante e tante gliene dissero, che la Laurina fu indotta a dare
-il sì, e l'affare si stiacciò.
-
-Andò sposa. Il bel primo giorno, bevi e ribevi, Tita fu messo in terra
-da una solenne imbriacatura. — Pazienza! sarà stata la compagnia, lo
-straordinario. Ma egli toccò via di quel passo; onde la Laurina fu
-chiara che il vizio era nelle ossa, nè le restava di che sperare. Tutto
-il dì a sbevazzare, tutte le sere a casa ubbriaco: non c'erano più
-padre e madre da dargli una sbrigliata: se prima al lavoro badava poco,
-ora niente, e non cercava che passar la giornata senza stracca: poi
-cominciò a vendere questa o quella masseriziuola della moglie.
-
-E lei? colla pazienza, colla dolcezza (povera fanciulla!) faceva di
-tutto per indurlo al bene. Avrebbe potuto andare dai suoi e dir loro, —
-Vedete mo? non ve l'avevo detto io? ma perchè crescere in cordoglio che
-già capiva che n'avevano? Taceva dunque e mandava giù; e se alcuno le
-domandasse: «Come va Laurina?»; e a Dio pregava, a Dio espandeva i suoi
-rancori, da Dio sperava l'ajuto.
-
-Eccovi la storia di quella setajuola. Passò, nel modo che v'ho detto,
-la stagione della filanda: i denari erano consumati in erba da quel
-goloso: ond'ella pensa con ansietà al figliuolo che aveva da nascere;
-per allestire a questo le fasce e i pannicelli, non poteva essa che
-ritagliare i vestimenti e le biancherie sue; ma tutto era niente,
-purchè il suo Tita non ne facesse qualcuna: qui batteva la sua continua
-paura. E perciò non lo perdeva mai d'occhi; lo tenea, quant'era
-possibile, in casa, li presso di sè, a dar qualche punto lasagnon
-lasagnone: ma il più del tempo a far nulla, mentre essa lavorava ad
-accannellare seta per buscare qualche soldo, che difficilmente poteva
-sottrarre alla colui avidità.
-
-Quando poi egli s'indugiava fuori, correva a cercarlo, massime alla
-sera, e ridurlo a casa. Se ne ricevesse dei rabbuffi, nol mi domandate,
-e anche peggio, perchè l'ubbriaco ha perduto il più bel dono di Dio, la
-ragione; e più non sa quello che si faccia.
-
-Ma un giorno fra gli altri, essendogli riuscito di trovare alcuni
-soldi ch'ella aveva riposti nel pagliericcio pei bisogni che prevedeva
-vicini, Tita, inchiodatosi nella taverna, si abbandonò al chiasso e a
-tracannare vino e vino; il cervello se n'era andato. La Laurina, visto
-farsi tardi, girò di bettola in bettola sulla traccia di lui; alla fine
-lo trovò che sciscinando ne diceva di tutti i colori, e attorno una
-fitta di bevoni, cotti al par di lui, a metterlo su e pigliare pasto
-delle pappolate che gli cascavano di bocca, e tenergli bordone con
-delle somiglianti.
-
-La buona moglie se gli mise allato, quanto dolce sapeva, a pregarlo,
-ad ammansirlo, a volerlo menar via. La gente guardava, e ne facevano
-scene. Tita un po' e un po' sopportolla, poi sentì pizzicarsi le mani,
-e balzato in piedi, rosso come lo sverzino, senza lasciar brutto nome
-che non lo dicesse, la acciuffò, e cominciò a picchiarla da forsennato.
-
-Batter la moglie! e in que' piedi! A quali orrori trascorre l'ubbriaco!
-Gli avventori e l'oste riuscirono a trargliela dalle mani; essa,
-tutta pesta e scarmigliata uscì, colui continuò un pezzo ancora le
-smanie da non si dire, poi, come succede quando la pentola pel troppo
-bollire trabocca, che spegne da sè la fiamma e calma il bollore, così
-quello sfogo fece rientrare in cervello il brutale; — Andrò (diceva)
-a domandarle scusa. È tanto buona! oh quest'oggi ho proprio passato i
-confini. Non ci voglio tornar più.
-
-Ma come nel lago, quando ci fu burrasca, sebbene il vento abbia dato
-luogo e le onde si vadano posando, pure tratto tratto un'altra buffata
-di aria le solleva di nuovo, così accadeva nell'animo di lui. Onde
-dopo quelle belle parole, ripigliava: — Ma lei, perchè la ha sempre
-d'arrangolare? perchè sempre mi corre tra' piedi? chi cerca trova.
-Non voglio padronanze. Le ho sonato un tientamente che deve durarle un
-pezzo... Infine però, povera creatura! la opera per il mio bene, e son
-io una bestia da legare. Basta! voglio metter giudizio. Questa Pasqua
-voglio fare davvero un buon bucato, e diventare un tutt'altro. No; Tita
-non sarà più Tita come c'è scritto in quell'esempio che la Laurina
-mi leggeva sul Catechismo. — Ma intanto, la mi lasci stare, se no,
-vuol sentir sonare più d'un doppio; e se sta volta fu acqua, un'altra
-saranno tempeste.
-
-Così berciando e barcollando fra la ragione e l'ebbrezza, fra le
-ispirazioni del suo buon angelo e le tirate del vizio inveterato, mosse
-verso casa dondolando come disvincolato. Vide la Laurina entrare tutta
-indolenzita.
-
-— Ecco (diceva egli tra sè) la poverina va in casa, e ci starà a
-piangere... e in grazia mia. Ma poco appresso la vede uscire: ha sul
-braccio il fazzoletto da capo, accosta l'uscio e se ne va.
-
-— Ah maligna! ah vipera! esclamava colui assaettato. Lo so: ella va dai
-parenti suoi a far una scena, a svesciare quel che è successo. Va dal
-curato a farmi chiamare... Aspetta a me! se mi fa questo, in fede mia,
-la fiacco di mazzate.
-
-E a stento contenendosi, grullo grullo la seguita di lontan via.
-La vede passare da casa sua, e non entrarvi; passar dalla casa
-parrocchiale, e non entrarvi.
-
-— Dove diamine va?
-
-Quattro passi fuor del villaggio sta un oratorio della Madonna
-addolorata, riverita con gran divozione dai paesani, e che impetra
-tante grazie a chi la prega di cuore.
-
-Verso quella si volse la Laurina; e come fu presso, si coperse il capo
-col fazzoletto, entrò, si fece sino alle balaustre, s'inginocchiò e
-pregò. Tita sulle orme di lei era giunto anch'esso; poi come vide
-ove capitava, il suo mal genio gli diceva: — Dà di volta, torna
-all'osteria, che t'aspettano a finir la partita; ma l'angelo buono gli
-suggeriva: — Entra tu pure in chiesa: osservala; prega anche tu.
-
-A questo diede ascolto: e v'entrò. Non c'era anima, essendo sulla sera
-e buiccio: vide la tribolata, col volto ascoso nel fazzoletto e curvo
-sulle mani giunte. Che piangesse ne davano segno i singhiozzi, che
-tratto tratto la scotevano; tratto tratto ancora si udivano alcune voci
-che pronunziava più forti, non credendosi ascoltata: — Cara Madonna dei
-dolori; datemi pazienza! — Non vogliate castigarlo: non sa quello che
-si faccia. — Perdonategli come gli perdono io. — Toccategli il cuore:
-— oh cara Madre del buon consiglio! fate che abbia a diventare un buon
-cristiano e timorato.
-
-Queste voci erano tramezzate da altre, che esso non capiva: saranno
-state quelle preghiere che impariamo da nostra madre quando siamo
-bambini; quel saluto a Maria che ripetiamo ogni giorno più volte, che
-forse neppur intendiamo, ma sappiamo che è una preghiera alla madre di
-Dio e madre nostra, affinchè preghi per noi Colui che sa tutti i nostri
-bisogni.
-
-Quando Tita racconta quest'avventura, dice che quelle parole
-dell'offesa sua moglie lo commossero più che non avessero mai fatto le
-prediche del signor curato, — e neppure (aggiungeva) neppur quelle dei
-missionari. E dovette essere proprio così: perchè tacente, mansuefatto,
-si avvicinò a lei, quasi temendo disturbarne la mesta devozione, le
-s'inginocchiò a fianco, e pregò. Quand'ella si accorse di lui, lo
-guardò con una meraviglia lieta e pacata, dicendo: — O Tita, anche tu?
-
-— Sì, rispose egli, perdonami Laurina; e prega il Signore che mi
-perdoni, come io ti prometto di cambiar vita.
-
-Recitarono insieme il rosario, poi s'avviarono a casa in pace e quiete,
-facendo proposito di condursi come ella desiderava.
-
-Propositi d'ubbriaco, direte voi che l'avete visto altre volte
-promettere e ricascare. Ma e la grazia del Signore non la valutate per
-nulla? Non valutate la fede con cui la Laurina aveva pregato? Ho il
-piacere di dirvi che Tita, secondo aveva promesso, non fu più Tita.
-Capì qual tesoro sia una moglie buona: capì che stomachevole vizio è
-quel dell'osteria, il quale oltre lo scapito dell'anima, vi fa tenere
-per amici i discoli e i beoni, ed oltraggiare quelli che più meritano
-rispetto ed amore: istupidisce la mente, logora il corpo, anticipa
-la vecchiaja disprezzata che fra i vilipendii e gli scherni trascina
-innanzi tempo a finire la vita, se pure si può chiamare vita quella
-vergognosa vegetazione.
-
-Tita cominciò a far l'uomo posato; e starsi in casa. Oh! la casa ha
-una tale attrattiva in sè, che chi la gusta da vero una volta, non se
-ne svia mai più. Tornò affezionato al mestiero, tornò alla parsimonia,
-tornò alla quiete: e temperante, e assennato, stette colla moglie al
-bene e al male che occorre nella vita: bene che tanto s'accresce, male
-che s'allevia tanto allorchè si divida con una buona compagna. Egli
-stesso confessa che se qualche volta (per usare la sua espressione)
-il diavolo lo tenta per tirarlo alle pratiche vecchie, non ha rimedio
-migliore che ricordarsi i pugni dati a sua moglie.
-
-La Laurina, lieta quanto si può dire, non rifina di ringraziare la
-Madonna. Alla nuova stagione, eccola ricomparire alla filanda con
-un bambino in collo: ricomparire festiva e vivace come quando era da
-marito, e discorrere e canterellare.
-
-Se mai v'accade di passare per quella borgatina, lì sul canto dello
-sdrucciolo a mancina, per cui dalla strada maestra s'esce ai campi,
-v'occorrerà alla vista una botteguccia raccoltina, nella quale una
-donna siede a girar un aspo, mentre un fantolino appena divezzato va
-baloccandosi sul pavimento coi ritagli di panno che cascano da una
-tavola, sulla quale un uomo assiduamente lavora, nel tempo che fa
-bordone alle allegre canzoni di una setajuola. Sono la Laurina, il
-marito suo e il loro bambino; un inferno mutato in paradiso per la
-prudente pazienza di una moglie virtuosa.
-
-
-
-
-AGNESE
-
-O LA VEGLIA DI STALLA
-
-
-Quando gennajo copre di nevi o di brine le campagne, e tutto
-ringhiaccia alla buffa del tramontano, e sugli ispidi stecchi degli
-alberi non si fa intendere più lo stormire dei passeri a folate e
-il crocitare dei corvi, sogliono i contadini temperar lo stridore
-della stagione facendo crocchio nelle stalle; e a quel tepore
-lavorando, discorrendo, pregando, dispensare i giorni melanconici e le
-interminabili serate. Le vecchie già vi si sono crogiolate, non appena
-al mezzodì si furono refiziate col povero desinare; e poichè alquanto
-ebbero adoperato la striglia contro il tale e il quale, volentieri
-si rifanno sui casi di loro gioventù, quando, a sentirle, il mondo
-camminava così diritto, così allegro, così onesto; rammemorano le
-persone con cui vissero, e che ora da un pezzo dormono tra i più; e
-come predicava il curato, antecessore dell'antecessore del presente; e
-come l'andava innanzi che capitasse il Buonaparte; e del tempo quando
-v'erano tuttora le streghe e le paure, che ciascuna di esse ha veduto,
-ha udito cogli occhi, cogli orecchi suoi proprii. L'una rammenta quel
-palazzotto poco discosto, ove guai che qualcuno si fosse arrischiato di
-dormire, perchè sulla mezzanotte, vi correva di su di giù la fantasima
-con grande fracasso di catene, dopo che il diavolo se n'era, corpo ed
-anima, portato via il padrone, il quale era così ingordo avaro, che
-in una gran carestia avendo ammassato di molto grano, eppoi essendone
-scaduto il prezzo, per disperato s'appiccò.
-
-— Io non so darmi pace (così dice la Simona, vecchia impresciuttita
-e rubizza) di certuni, che queste cose non le vogliono credere. E
-in castello? Al tempo dei tempi vi stava un cavaliero, che aveva una
-moglie delle belle che si potessero vedere con un par d'occhi. Ora,
-venuto geloso d'un bel paggetto, un giorno egli lo fece squartare,
-gli cavò il cuore, e bell'e fritto, quel cuore lo imbandì alla sua
-signora. Quando la signora se n'è accorta, si traboccò dalla finestra
-nella fossa. Il cavaliero poco dopo fece anche lui cattiva fine; e per
-questo, Iddio ci guardi dal commettere omicidi. Io stessa, non conto
-ciance, io stessa ho veduto, una volta come mille, un uccellaccio
-strano, che aveva la forma d'un ferro di lancia, aliare sulla sera
-attorno ai merli del castello, ed era l'anima di quel cattivo.
-
-— Ma (interrompe comar Giuditta, mentre sbracia il veggio) dopo che vi
-alloggiarono dentro i Giacobini, quell'uccellaccio non s'è lasciato più
-vedere, come non ci s'è più sentito in palazzo.
-
-— Uh! coloro, torna su la Simona: erano frammassoni, senza nè legge
-nè fede, che si ungevano gli stivali coll'olio santo, e giocavano alle
-palle colle teste dei preti.
-
-— L'avete visto voi anche questo? domanda un'ingenua ragazzetta, che,
-sopra un sediolino, sta tutt'orecchi a quei paurosi racconti.
-
-— No, risponde l'altra; ma lo dicevano tutti: e questo poi è frumento
-secco, che non andavano a messa neppure la festa.
-
-— E sì, la festa bisogna rispettarla, aggiunge biascicando le parole
-la sdentata Teresa. E voglio dirvi questa, che mi contò, deh quante
-volte, fra Spiridione buon'anima sua. Che, quando si fabbricò il
-loro convento, avevasi a portare un masso smisurato, da collocare
-per fondamento al campanile. Sicchè il padre guardiano, il quale era
-un sant'uomo, pregò i terrazzani che la domenica venissero con tutte
-le leve, i carri, i bovi a trasportarlo. Si trattava di un'opera
-in servizio di santa chiesa, eppure quei buoni villani risposero,
-— Riverenza no; e che sarebbero andati piuttosto il lunedì, prima
-che cominciasse la giornata. Sapete che? quando comparvero, il padre
-guardiano si fece loro incontro e disse: — Buona gente, ecco fatto: il
-Signore, per chiarire come gli sia gradita la devozione che avete al
-suo giorno, ha voluto far un miracolo; e mostrò loro... indovinereste?
-quel ceppo, che così massiccio com'era, di per sè erasi levato dal suo
-posto, e collocatosi dove aveva a stare, nè più nè manco.
-
-— E l'han creduto tutti? domandava la bambinuccia.
-
-— Mi fai giusto da ridere, ripiglia la vecchia. Non volevi che si
-credesse una cosa tanto straordinaria?
-
-Qui comar Giuditta entra dicendo: — E fu durante la fabbrica stessa,
-io credo, quando v'era quel converso, il quale faceva di sì spessi
-miracoli e sì strepitosi, che, per toglierlo dal rischio di levarsi
-in superbia, il padre priore gli intimò di non farne più senza sua
-permissione. Ora, mentre il converso stava guardando a murare, ecco si
-fiacca un palco, e un muratore casca giù fin dal tetto. — Ajuto, fra
-Vincenzo, gridò il meschino. — Ajuto, replicarono maestri e manovali. E
-fra Vincenzo tutto cuore avrebbe voluto fare su' due piedi un miracolo,
-ma n'avea la proibizione, onde stesa la mano, gli gridò: — Fermati,
-tanto che io corra a domandarne licenza. E corse; ma il miracolo era
-bell'e fatto, perchè colui si fermò a mezz'aria, come fosse stato in
-piana terra.
-
-— Eh, i frati! attacca un'altra sospirando. Del gran bene facevano i
-frati. Tutto il dì, tutto l'anno mai non facevano niente, per poter
-pregare anche per quelli che non pregano, e massime per noi villani,
-che, costretti a faticare il giorno intero, non ci avanza tempo da dare
-a Domenedio.
-
-— E i benefizi che compartivano, dite poco? (È la Simona che parla.)
-Mai non venivano alla cerca, che non regalassero o una coroncina, o
-un santino, od almeno non benedicessero il mal di madre, i figliuoli
-ammaliati, e scongiurassero i bruchi e le formiche.
-
-— E voi cosa davate loro? chiede quella tal ragazzina.
-
-— Oh, un poco di tutta quella grazia di Dio che si coglieva. Caspita!
-non erano state le loro preghiere che l'aveano salvata dalle brine e
-dalla gragnuola? Ma non si portava mai al convento una coppia di polli
-o qualche stajo di grano, che non ci ricambiassero or coll'insalata, or
-con le carote... Che sgrigno è cotesto? Chiacchierina! porta rispetto,
-chè di fame non moriva nessuno, e il Signore faceva andare sempre co'
-fiocchi la campagna: il melgone si comprava a otto lire il moggio,
-e la gente non era così spessa. E quando d'un figliuolo non si sapea
-che cosa farne, c'era dove collocarlo: e se il marito o la suocera ci
-facevano mandar giù degli stranguglioni, si aveva dove andar a vuotare
-il sacco e chiedere un parere.
-
-— Voi non dite male, no, Simona: così la Teresa. E vorrà forse essere
-per altro, ma quest'è un fatto che allora non si pativa tante malsanie.
-Confessate in verità vostra: vi ricorda che, da qui indietro, si
-parlasse tanto di catarri, di reumi, di tutti questi acciacchi che ora
-non si dice altro?
-
-— Quanto a questo, rompe il ghiaccio la Betta, che di tutte è la più
-sufficiente; ho sentito io soggetti che la sanno lunga, assicurare che
-la causa n'è l'innesto del vajuolo vaccino. Non parliamone nè anche di
-questo scandalo d'innestare una bestia, e una bestia di quella fatta,
-sopra i ragazzi, e peggio sulle bambine, che è forse per questo che
-non hanno ancora gli occhi rasciutti, e già le pajono così maliziose.
-È bensì vero che molti morivano, molti rimanevano conci nemmeno da
-vedere; però era uno spurgo necessario come tant'altri, e dopo si
-campava sani come acciajo. Ora hanno voluto andare contro a quello che
-veniva di lassù; non so che dire: tal sia di loro.
-
-Fra questi e simili discorsi fatto notte, sopraggiungono vispe,
-leste le più giovani, e dietro ad esse i garzoni, moscheggiando,
-barzellettando, soffiando sulle mani aggranchite ed esclamando: — Oh
-che freddo! Allora così al bujo, è un via vai, un passerajo di cento
-voci che una soverchia l'altra, una l'altra interrompe; onde se tu
-volessi trovarne il filo, oh va raccapezzare quel che si ciancia sur un
-mercato. Dispongono quindi i trespoli e gli scannelli, e cominciano ad
-acchiocciarsi, a quetarsi. E la Savina dopo aver allegramente contato
-quel che fece, quel che disse, quel che intese fuori per la giornata,
-piglia la rocca, e sbattendo il pennecchio del lino — Su via (dice)
-facciamola finita; è ora d'accendere il lume e lavorare, se ho da
-ammannire il corredo della biancheria per quando mi fo sposa. E, nel
-dire, stazzona col gomito un giovinotto che le sta a spalla.
-
-— La lingua batte ove duole il dente, n'è vero? scappa fuori una
-camerata invidiosetta. Oh, si sa bene che hai l'innamorato.
-
-— Ah ah! ride la Savina. Chi? io? ti par egli? sei pur la dabbene! Così
-fosse! Ma chi vuoi che mi musi? Ha da venir neve rossa.
-
-— Sì, sì, insiste l'altra. Non farmi la forestiera. Non ti ho forse
-io scorta jeri quando andavi per acqua, eh? Egli ti pedinava, e che
-paroline t'ha detto? Oh, se mi tocchi, squatterò io gli altarini.
-Scommettiamo...
-
-— Neanche un quattrin bucato, interrompe la Savina. Io non me ne
-ricordo niente. Sarà stato un caso... E poi... se anche fosse, c'è del
-male? Han fatto così anche le nostre madri, sicchè...
-
-— Adagio, adagio, salta la Teresa. Io so che le vostre madri avevano
-più giudizio di voi, farfarelle; e, non fo per dire, ma si era
-belle tanto e più che voi. Eppure si sposava quello che i parenti
-proponevano, delle volte senza nemmanco avergli parlato; si facevano le
-cose come andavano fatte; e non si cercava alla fine che di adempire le
-intenzioni di santa madre Chiesa.
-
-— Non c'era tanta premura d'andar a marito, aggiunge una pulzellona
-di cinquant'anni. Ma ora voi altre non avete appena i venti, e già vi
-puzza il fiato, e parlate d'amore, frasche!
-
-— Tempo passato perchè non ritorni, eh? ripiglia la giovane; sempre fu
-sole e nugolo, grano e loglio. Però, dico io, noi del male ne facciamo
-noi?
-
-— Questo non si può dire, piglia la parola comar Giuditta. Ma in tali
-faccende non si va mai cauti che basti, perchè il primo scappuccio, Dio
-sa dove porta. L'è giusto appunto come quando i puttini scivolano sul
-ghiaccio: presa una volta l'andata, vatti accatta dove si fermeranno.
-Ve l'ho ben raccontata, eh, la storia dell'Agnese?
-
-— No, no, replicano le giovani per una bocca. Contatela, comare:
-contate la storiella: e così al fosco, colle mani sotto al grembiule,
-se le stringono più da presso per ascoltarla. Essa comincia:
-
-— Era l'Agnese una fanciulla bella come un'immagine, tenera come latte
-spremuto, ma anche dabbene, che, chiedete e domandate, neppur le vicine
-poteano dir altro che lodi. Le era morta sua mamma mentre era ancora
-d'otto o nov'anni, ed essa appena cresciuta un poco, tirava innanzi la
-casa e la bottega con tanta capacità ed amore, che suo padre non sapeva
-finire di dirne, e le ripeteva: — Tu sarai la mia consolazione. Udirete
-che pezzo di consolazione.
-
-In que' tempi la devozione era molto più d'adesso: e la sera del
-giovedì santo si costumava una bella processione, dove i garzoni e
-le giovinette rappresentavano il mistero della Passione, coi Giudei,
-con Pilato e il Cireneo che ajutava nostro Signore, e le Marie che lo
-piangevano, e tutto. L'Agnese si vestiva da Maddalena, perchè l'aveva
-la più ricca treccia di capelli, che lasciava cascare sulle spalle; e
-quanti la vedevano esclamavano: — Oh la bella Maddalena!
-
-Viveva allora nello stesso villaggio un tal Sandro, un garzonotto così
-d'un vent'anni, non somigliante a questi tisicuzzi d'oggi, fatti di
-calza disfatta; ma un pezzo d'uomo, ben formato e ben fondato, con due
-bracciotti da vangar una vigna da sè a sè. In quella processione egli
-figurava da Giudeo, e toccandogli di stare a fianco della Maddalena
-per tener dietro colla lancia la folla, cominciò in quell'occasione
-adocchiare l'Agnese, ed essa lui. Poi, quando in appresso si
-scontravano per via, essa diventava rossa come una ciliegia, ed egli,
-passandole a lato, la pigiava un pocolino col gomito: pigiarla; che
-male c'era? Cominciarono poi a farsi un motto; esso le presentò qualche
-volta un garofano, e lei lo accettò. — Che male fo io? diceva tra sè.
-
-Venuta poi la state, qualche sera egli pigliava la sua brava zampogna,
-e su e giù sonandola girellone per la via dove l'Agnese stava di casa.
-Faceva caldo, ed essa, tanto per godere una boccata d'aria, si metteva
-un po' sul balcone. Quand'egli passava sotto la salutava colla mano.
-Sulle prime ella non mostrò di vedere, poi non stette al martello, e
-fece anch'essa altrettanto: alla fin dei conti che male c'è?
-
-Una sera egli la chiamò in basso tono, e — M'occorre di dirvi una
-parola. — Ditela pure, essa replicò. — Ma volete? qui così dalla
-strada? Fatevi abbasso. — Non posso, rispose ella; c'è il mio babbo.
-
-Al domani il babbo non c'era; ella discese a sportello, mise fuori la
-testa ed ascoltò. Ma il discorso non potè terminarsi quella sera, e al
-giorno appresso, poi l'altro, e l'altro, sempre egli aveva a ragionarle
-qualche cosa; e poi quando ella era dabbasso, non si ricordava più, e
-bisognava riportarsi al giorno seguente.
-
-Di tutto questo non aveva ella fatto confidenza se non ad una sua
-vicina, che si chiamava la Bia, una buona pastocchiona, di quelle che
-credono tutto bene, e che, invece di darle una lavata di capo come va,
-le diceva: — Gli è un dabben ragazzo, se fa per di buono, puoi aver
-trovato la tua fortuna, e ringraziare Iddio d'aver dato il capo in un
-buon muro. Guardati però dal far del male, perchè altrimenti il Signore
-castiga con de' guai grossi ma grossi.
-
-A questo modo tiravano innanzi i due innamorati; poi una sera parve che
-quello star lì in sulla soglia non fosse che un far bella inutilmente
-la piazza. Il padre non c'era; era andato alla fiera di Bergamo:
-ond'ella tolse dentro Sandro e chiusero la porta. Non aveano fatto che
-entrare quando si sente battere trafelato al picchietto della porta.
-
-— Oh signor Iddio! chi sarà mai? Scappate.
-
-— Non si può.
-
-— Nascondetevi.
-
-— Ma dove?
-
-All'Agnese non suggerì altro nascondiglio migliore che farlo
-rannicchiare alla meglio in una cassapanca, che teneva da piè del suo
-letto. Poi corse alla porta e domandò:
-
-— Chi è?
-
-— Chi vuol che sia? sono tuo padre.
-
-Essa tirò il catenaccio, e li sui due piedi inventò una di quelle
-fandonie che voi ragazze sapete così bene, per iscusare il ritardo e la
-confusione, che anche un orbo le avrebbe letto in viso. Ma suo padre,
-che le voleva un bene all'anima, ed avrebbe trovato per lei il latte di
-gallina...
-
-Ma ora che mi ricordo, bisogna che torni un passo indietro, e vi dica
-che, quando sua madre era grossa di lei, entrando una volta in casa,
-trovò accoccolata sul focolare una vecchia, brutta, magra, stenta, con
-una faccia grinza come pesche alide, che non prometteva niente di bene;
-abbrezzava tutta e batteva i denti come una gru. S'appose che quella
-doveva essere una strega; e dandosi a gridare a quanto gliene usciva
-dalla gola, tolse la scopa di dietro l'uscio e a colpi la cacciò. Non
-l'avesse mai fatto! Quella befana voltatasele contro con due occhi di
-basilisco, e facendole una croce sul ventre, rantolò:
-
-— Che quel che tu porti possa essere anch'egli scopato.
-
-Ora per seguitare... Ma dove sono restata?... Ah, mi rinvengo. Suo
-padre dunque, che avrebbe fatto per lei moneta falsa, la salutò tutto
-grazia, la trasse in camera, e quivi sedette sulla cassa appunto in
-cui era chiuso quell'altro: e le cominciò a narrare della fiera, d'un
-mondo di gente che ci aveva; Tirolesi con cinture di cuojo trapunte
-e cappellacci lunghi come ombrelli; Turchignotti col mammelucco e la
-barbaccia e le bracacce; d'un savojardo che mostrava la gran bestia;
-d'una zingara che contava la ventura; poi seguitava informandola del
-quanto avea comprato il sapone o i vomeri e le coltri di lana; e perchè
-fosse tornato un giorno prima, e d'altre cose di egual importanza.
-Ma l'Agnese, che avea tutt'altro per il capo, stava a cento miglia,
-e rispondeva sì o no a braccio, e come veniva veniva. Ond'egli le
-domandava: — Di' su, hai sonno eh? Anch'io. Via, cuocimi due bocconi da
-cena.
-
-Lesta lesta gli friggeva essa una coppia d'uova, e non vedeva la
-sant'ora di metterlo a dormire. Ma egli sarebbesi detto che faceva
-apposta a temporeggiarsi, contando, ripetendo, addomandando.
-
-Basta! quando Dio ha voluto, egli se n'andò. L'Agnese, che era stata
-come in croce, sente allargarsi il cuore; si chiude in camera, corre
-alla cassapanca, dà una voce all'amico.... e, non risponde. Che dorma?
-Gli alza un braccio, ricasca. Gesummaria! gli tocca la fronte... è
-fredda marmata. Che serve? era morto soffocato.
-
-Come allo sdrucciolare d'un ghiacciuolo per le reni, così la pelle
-s'accappona alle ragazze, intente al discorso di comare Giuditta,
-ed esclamano: — Morto? soffocato? O santa pazienza! Che se da prima
-avevano tenuto gli occhi desti, credendo che la storia dovesse riuscire
-al solito scioglimento, ora raddoppiando d'attenzione, socchiuse le
-bocche, sporgono i menti verso la narratrice che il bujo impedisce di
-vedere: e la Savina ritira la mano che col favore dell'oscurità, si
-era, senza accorgersi, lasciata stringere nella mano del giovinetto.
-
-Tanto un pochettino d'orrore giova a crescere l'interesse, sia in
-una panzana da veglia, sia in un racconto da album o da strenna. E la
-vecchia dello stesso tono proseguiva:
-
-— Quale restasse l'Agnese, voglio lasciarlo pensare a voi. Lì, sola,
-con un uomo morto; lei che prima sarebbe svenuta di paura a vederne
-uno anche di lontano: e questo uomo era il suo damo: era morto allor
-allora; morto in grazia di lei, e quel ch'è peggio, senza neppur
-confessarsi. Gridare non poteva: suo padre era lì muro a muro, baciava
-livide e assiderate quelle labbra, che vive non aveva baciato mai; e
-l'inondava di lagrime silenziose. Si provò di levarlo fuori; oh adesso!
-pesava il doppio di lei: appena che potesse muoverlo, e la cassa era
-fonda. Lo spruzzava d'acqua diaccia, gli dava ad annusare aceto, gli
-scaldava dei panni sul cuore: tutto incenso ai morti.
-
-Che farà? Se lo sa la gente, Dio ne liberi! chiamare suo padre? Cosa
-direbbe mai? aver tirato in casa un giovane, averlo ammazzato!
-
-Non le soccorrendo miglior partito, risolve di andare per ajuto
-alla Bia sua vicina; essa conosceva già quell'intrigo; le teneva
-anzi la corda. Piano piano adunque schiude l'uscio, sguiscia fuori:
-le ginocchia le si piegavano sotto, come avesse avuto tre mesi la
-quartana. Monta per la scaletta, e — Bia! Bia! domanda.
-
-— Che chiami, Agnese? caspitere! di quest'ora?
-
-— Zitta, e aprite per carità!
-
-Poi come fu dentro, piangendo, sbattezzandosi, le rivelò il caso.
-
-— Morto! Sandro! andava quella replicando, e spalancava gli occhi,
-torceva le mani, se le cacciava nei capelli.
-
-— Sarà forse solamente svenuto.
-
-— Magari! soggiungeva la fanciulla. Venite dunque per carità! per amor
-di Dio! venite, soccorretemi.
-
-La Bia si trasse a compassione, e andò da lei. Già suo marito non
-era pericolo che tornasse a casa, perchè era un ubbriacone, che non
-lasciava l'osteria se non quando ne lo cacciavano. Va dunque alla
-camera, osserva anch'essa, brancica, muove, solletica: — è proprio
-morto, morto stecchito.
-
-Tutto questo si faceva a chetichella in peduli spiegandosi a gesti,
-senza trar fiato, per timore che il padre non sentisse. Ma stracco del
-viaggio questi aveva attaccato, senza bisogno della nanna, e presto fu
-sentito russar della bella. Visto dunque inutile ogni tentativo, la
-Bia diceva all'altra, — Calmati; che vuoi? Quel ch'è fatto è fatto.
-Ora bisogna pensare a rabberciarla, non a fargli il pianto. Qui non
-c'è altro. Leviamolo fuori; portiamolo sulla strada e lasciamolo lì. Il
-primo che passa lo troverà, e dirà che cascò d'un accidente.
-
-— In istrada! gettar là così il mio povero Sandro? come un cane? ed
-è morto per me! Io no, io no. E se gli buttava sopra, e piangeva e
-singhiozzava, convulsa, spasimante replicando pure, — Io no, io no.
-
-Onde la Bia stringendosi nelle spalle, — Allora non so cosa dire:
-pensaci tu, e chi s'è visto s'è visto; e faceva viso d'andarsene.
-L'Agnese la richiamava, la rimboniva, tornavano a consultare, e la
-risoluzione era sempre la stessa: onde trovandosi tra l'uscio e il
-muro, anche l'Agnese dovette acconsentire. Fra tutte e due a stento lo
-cavarono fuori, e chete chete trascinatolo in sulla via, più lontano
-che poterono, rinvennero ciascuna a casa sua.
-
-Che notte per l'Agnese! Altro che le passate, quando, appena giù,
-dormiva per ore ed ore della grossa, senza un pensiero al mondo,
-oppure fra pensieri sereni, giulivi, sinchè svegliavasi col nome del
-suo Sandro sulla lingua. Ora, altro che dormire! se una pulce basta a
-tenerci sveglie, figuratevi, con questo posolo sul petto. Lì, presso
-quella cassapanca, con sugli occhi irremovibile quel cadavere, che
-smanie, che batticuore! Si gettava di qua di la pel letto: si copriva
-sotto le coltri: si tappava gli occhi, gli orecchi; ma sempre le pareva
-di vederlo; sentivasi ancora sotto le mani, sulle guance, alle labbra
-il tocco di quel gelo inanimato. — Ma chi sa? forse quello non fu che
-un male, uno svenimento passeggiero: si sarà riavuto, tornato a casa
-sua, e domani lo vedrà ancora. Che consolazione, rivederlo vivo!....
-Ma.... che gli dirò? averlo gettato fuori a quel modo? E raddoppiava
-il pianto, come cresce la pioggia dopo che un lampo rischiarò per un
-momento l'oscurità. Poi aveva da venire la mattina: la voce si sarebbe
-sparsa: suo padre comparirebbe, e non poteva non accorgersi dello
-stato di lei. Cosa dirgli? come scusarsene? come contenersi con chi le
-racconterebbe la morte del povero Sandro?
-
-Di fatto la mattina buon'ora si sente un pissi pissi, un via vai per la
-strada, un visibilio di congetture; il padre si affaccia alla finestra
-e domanda: — Che novità c'è?
-
-— Non sapete? risponde uno che passava. Hanno trovato morto Sandro.
-
-— Cosa mi dite! ammazzato?
-
-— Mai più: non ha nessuna ferita, non gli hanno tolto i soldi; deve
-essere stato un colpo d'apoplessia. Povero giovane! e tirava innanzi.
-
-Il padre corse alla camera della figliuola. Che coltellata per lei
-allorchè sentì tirare il catenaccio! Sforzatasi a dissimulare, quando
-esso le contò l'occorso, si finse nuova di quel caso, ma non potè a
-lungo tenersi di non rompere in un pianto dirotto, e dare sfogo al
-crepacuore represso. A suo padre parve quel cordoglio fuori di misura,
-pure pensò fra sè e sè: — Bisogna che fosse un po' briciolata di lui,
-tanto più che, uscendo, intese dirsi dalla gente: — Porterà il bruno,
-eh, la vostra Agnese, che gli parlava!
-
-Ma l'Agnese, dopo una tale batosta, non è più quella. Non le dà
-il cuore di lasciarsi vedere attorno, onde in casa a piangere, a
-strillare. Se sta su, tutto le fa ricordare di lui: se si corica,
-non vi dico altro. Guai se un mobile scricchiola di notte! guai se
-ode sbatacchiare una finestra! guai se un cane ulula per la strada!
-Passano e passano giorni, ma il dolore non si disacerba. Suo padre,
-che la sente ogni tratto mettere singhiozzi da soffocare, le dice:
-— Ti compatisco: gli volevi bene, eh, a Sandro? perchè non me n'hai
-fatto motto, ma ora che vuoi crepargli dietro? Si dava ad intendere di
-consolarla, ed era come si scarificasse una piaga, fresca tuttavia e
-sanguinante: onde ella dava in nuovi scrosci di pianto, e diceva cose
-che nessuno la capiva. La gente vedendola così accorata, la lodava di
-fedeltà; alcune tolsero a confortarla, pensando più al ventre che al
-cuore, come fanno spesso le comari; molti ragazzi dicevano alle loro
-belle:
-
-— Badate mo l'Agnese. Quello si chiama voler bene. Ma voi, se io
-morissi, vi voltereste ad un altro; e chi n'ha avuto n'ha avuto; è
-vero?
-
-Unico ristoro le era la Bia. Con lei si cavava la voglia del piangere;
-con lei diceva quel che le passava in cuore, quel che doveva nascondere
-a tutti gli altri! con lei andava al camposanto a recitar il rosario
-per quella povera anima. Ma poi se la pigliava anche contro di essa,
-la riguardava come il solo testimonio del suo delitto; come un essere
-da cui dipendeva il renderla la più misera delle creature: e tremava
-che un giorno o l'altro potesse manifestarlo. E per quanto si sforzasse
-in vista di far la disinvolta e accarezzarla e tenerla colle belle
-belline, dentro se ne rodeva, e tutto quel che la Bia facesse, lo
-prendeva per traverso. La udiva cantare? le pareva insultasse al
-suo dolore. La vedeva parlacchiare con qualche altra? ne entrava in
-gelosia. Sentiva zufolarsi le orecchie? — Sarà la Bia che rinvescia
-tutto. Le parlava talvolta di quel povero figliuolo? — Lo fa a bella
-posta per rinfrescarmi il dolore. Se la Bia diceva, — Tienmi i ragazzi
-finchè io vada al mulino o a risciacquar il bucato, — Ecco (pensava
-ella) fin da serva la mi fa fare. Se le cercava un pugno di sale, —
-Due, rispondeva; ma fra i denti brontolava: — La si vuol far pagare
-perchè non soffi. In ogni occhio che la fissasse credeva leggere la
-sua accusa: — Certo colui o colei sa il caso mio; e chi può averglielo
-detto se non la Bia? Al vederla dunque le veniva verde il sangue; e
-perchè quando c'è una cosa nel cuore, è come la tosse, che non si
-può nasconderla, certi atti bisbetici, certe frasi piccose che le
-scappavano contro voglia, lasciarono alla Bia comprendere il vero. Così
-cominciarono a raffreddarsi, a gattigliare, e stare ciascuna sulla sua;
-e l'Agnese a odiare quell'altra come il mal di capo, e crescere così
-il suo pericolo immaginario. Più non si vedeva innanzi che fantasie
-paurose; non sognava che la giustizia; il pronostico fatto dalla strega
-a sua madre le ribolliva nel capo come vicino ad avverarsi, e tutto in
-grazia di chi? in grazia della Bia. E credeva vedere che costei andasse
-a darla fuori, a servir di testimonio, onde le pareva di non potere
-aver più bene al mondo finchè al mondo vi fosse colei. La morte di
-essa era il voto che mattina e sera faceva nelle sue orazioni: quando
-tornavano le solennità, vi si preparava colle novene, col digiunare;
-poi confessata e comunicata, inginocchiavasi sulla nuda terra, e
-storcendo le mani, e colle lacrime agli occhi, diceva: — Caro Signore!
-pei meriti della vostra passione, vi prego, vi scongiuro, fate morire
-la Bia.
-
-Ma la Bia, non s'insognava di morire. Anzi una volta, avendo ricevuto
-dall'Agnese non so che torto, la Bia che doveva avere mal desinato,
-ripicchiò; e qui botta e risposta, se ne dissero fino ai denti, e la
-donna si lasciò scappare di bocca che la dovesse badare a quel che
-diceva, perchè in fine de' fini stava da lei il mandarla col muso alla
-ferrata.
-
-Non l'avesse mai detto! L'Agnese se prima andava a spasso col cervello,
-allora, vi diede volta affatto. Quella notte la passò come sulle
-ortiche. Quando, spossata dal piangere si addormentò, che sogni! che
-paure! Cani rabbiosi che le saltavano adosso, un toro che la inseguiva
-perchè era tutta rossa di sangue: le pareva di scappare in camera,
-serrarsi dentro; ma ecco le finestre sbatacchiare benchè chiuse, e pel
-buco della toppa entrare un fantasma e succiarle il sangue di sotto
-le ugne dei piedi: essa lo affissava, e quello andava tutto a fuoco e
-fiamme, sporgeva gli occhi dalla livida faccia, come gli aveva veduti
-a Sandro in quella sera funesta e le diceva: — Son dannato in grazia
-tua. Essa faceva per gridare e non poteva, perchè sentivasi strozzare:
-toccavasi al collo, era il capestro che le aveva messo il boja.
-Stralunava gli occhi intorno: ecco lì tutta la gente del suo paese,
-tutte le sue camerate a vederla impiccare; ed una fra queste sporgersi
-su, e beffarda ghignarle in faccia: — era la Bia.
-
-Balzò dal letto atterrita, trambasciata: tutto quel giorno una orribile
-convulsione l'agitò; acciocchita dava al capo per tutti i muri: le
-pareva di avere il fuoco nella testa, e s'appoggiava agli stipiti dei
-camino, ai ferri, per sentire un momento di refrigerio: si buttava
-su quella cassapanca, e non piangeva più. Usci col secchio per andare
-attingere, poi quando fu fuori, non si ricordò più: e va e va... Avete
-sentito, ragazze, di certi che vanno in volta bell'e dormendo. Tal
-quale l'Agnese. E va e va, trovasi dinanzi al cimitero: è aperto il
-cancello; s'avanza. — Ove diamine andate? lo grida una vociaccia. Era
-il sepoltore che stava scavando una fossa. A quel suono risentitasi,
-ella diede uno strillo, guardò intorno, si rinvenne; e coi capelli
-irti come un pettine di lino, fuggì a rotta di collo, come se alcuno le
-corresse dietro.
-
-Quel giorno non mangiò, non parlò, non pregò. Sulla sera crebbe la
-tempesta. Tra il fosco e il chiaro, seduta coccolone, colle tempie fra
-le mani e le mani sui ginocchi, stette un pezzo a ruminare: poi come
-risoluta, balzò su a scatto di molla, ed esclamò; — Conviene che ella
-muoja! abbrancò un coltellaccio, salì dalla vicina, e cogliendola sola
-e sprovvista, glielo cacciò nella gola.
-
-— O Madonna santa! esclamano prese di ribrezzo le villane ascoltatrici,
-mentre comar Giuditta raccoglieva il fiato: e stringendosi l'una più
-presso dell'altra, le domandano ansiose: — E sicchè, e sicchè?
-
-— Sicchè (continua la vecchia) tardi tardi, secondo il solito, e
-secondo il solito ubbriaco, torna casa il marito della Bia, e trova
-questo spettacolo. Si pone a gridare, a chiamare accorr'uomo; traggono
-i casigliani, trae il vicinato, vedono, oh vedono la donna che dava i
-tratti in un lago di sangue.
-
-Chi può mai essere stato? Non i ladri, perchè non manca un bruscolo:
-nessuno ella aveva per nemico; non può apporsene che a suo marito.
-Egli solo andò in casa: era avvinazzato: l'avrà intesa arrangolare
-perchè entrò tardi, e le avrà dato. Il bargello, fondandosi sulla voce
-del popolo che è voce di Dio, mette senz'altro le mani su lui; presto
-presto, per dare un terribile esempio, si fa il processo sul luogo: lo
-interrogano, egli nega, lo mettono alla tortura.
-
-Voi non sapete, ragazze, cos'è la tortura, eh? perchè adesso non la si
-usa più. Ma al tempo mio, quando uno era sospettato d'un delitto, fosse
-come capo di ladri, o come strega, o bestemmiatore, o un di quelli che
-untavano per far venire la peste, lo pigliavano: il signor giudice gli
-domandava, — Sei stato tu? Se l'altro schiodava, dio con bene: se no,
-il signor giudice ordinava: — Mettetelo alla corda.
-
-Voi tutte avete visto il macello, quando il beccajo, dopo scannato il
-bue, lo tira su, legato per le gambe ad un verricello. Su quel fare
-immaginate la tortura. Il reo, ossia l'accusato ch'è tutt'uno, veniva
-legato colle mani dietro, così; con una corda incarrucolata l'alzavano,
-e a volta a volta davano delle buone strappate, come si fa col martino
-quando si conficcano i pali nell'argine; e lo facevano saltare dieci,
-venti volte, quante al signor giudice piacesse. Di ragione, se colui
-non voleva che le braccia restassero attaccate alla fune, conveniva che
-confessasse; e così si scoprivano i malfattori, poi s'impiccavano, si
-squartavano, s'inrotavano. Di questi esempii non passava, sto per dire,
-settimana, che non se ne udissero; e perciò delitti non ne succedevano.
-Ora tali usanze sono dismesse, e il far il ladro è divenuto una bazza.
-
-L'uomo della Bia fu dunque posto al tormento, e lì il signor giudice, —
-un fior di giudice, dalle cui unghie non era mai uscito alcuno savio;
-ma insieme una brava persona, pieno di pazienza e piacevolone che
-diceva barzellette fin nel condannare alla morte. Il signor giudice,
-come dicevo, prima lo esortò colle buone a dir la verità; poi, vedendo
-che negava, ordinò, — Tiratelo su.
-
-Nel suo seggiolone, appoggiato il gomito al tavolino e il mento alla
-mano, stava egli osservandolo, e con tutta pazienza aspettando che
-confessasse; ma quegli duro. Allora il signor giudice: — Ehi, dategli
-un pajo di strappatine. L'altro pianse, strillò, invocò il Signore, la
-Madonna, san Giuseppe, ma tenne saldo.
-
-Al vederlo così ostinato, sarebbe montata la stizza anche al santo
-Giobbe: ma il signor giudice colla solita calma, vòlto al manigoldo e
-facendogli d'occhio gli disse:
-
-— Ebbene, com'è così, calatelo giù.
-
-L'aguzzino, che capi il segno, calò l'accusato tanto vicino al
-pavimento che lo rasentava colla punta dei piedi. L'uomo che erasi
-sentito resuscitare da morte a vita in ascoltare quell'ordine,
-vedendosi ora così presso terra, che un poco più che si allungasse la
-toccherebbe, per raggiungerla stiravasi da sè medesimo di tutta forza
-e così per la speranza di finirli, accresceva nel più orribile modo i
-suoi tormenti.
-
-A vederlo sgambettare, il manigoldo schiattava dalle risa: l'istesso
-signor giudice turava la bocca, perchè non gli scappassero: in fin che
-l'altro, non potendo resistere a quel nuovo spasimo, domandò per amore,
-per misericordia che lo calassero affatto, e avrebbe detto ogni cosa.
-
-Di fatto confessò che era stato lui ad ammazzare sua moglie, perchè
-n'era sazio, perchè rantolava sempre, perchè voleva torne un'altra;
-insomma tutto quello che il signor giudice gli suggerì. Questi contento
-della buona uscita del suo processo, buttò fuori la sua brava sentenza
-con qualmente il reo fosse scopato e poi impiccato; e andò a desinare.
-
-La giustizia, cioè il boja, venne subito da Milano, con un carro a
-tiro a due, e suvvi ceppo, ruote, corde, tanaglie, un arsenale di roba
-da mestiero; e a vedere e non vedere, ebbe piantata la forca sulla
-piazza. Al domani tutto il paese, tutto il vicinato corsero in folla
-per vedere castigare lo scellerato uccisore di sua moglie; e il boja
-trattolo fuori di prigione, cominciava a scoparlo. Quand'ecco accorrere
-una ragazza scarmigliata, ansante, pallida, contraffatta, sfondando la
-folla e gridando come una indemoniata:
-
-— È innocente; non ne sa nulla.
-
-Tutti ravvisarono subito l'Agnese, e cominciò a levarsi un bisbiglio:
-perchè sebbene l'uomo della Bia si trovasse sempre aver bevuto
-davvantaggio, non si sapeva che avesse mai torto un capello a nessuno;
-onde molti avevano penato a crederlo capace di tanto eccesso prima
-che il signor giudice avesse proferita la sentenza. Proferita questa,
-fu un altro cantare, perchè la sarebbe grossa che avesse a sbagliare
-il giudice; e quando una cosa passò in giudicato, non se ne deve più
-dubitare.
-
-Ma allora udendo le parole dell'Agnese, cominciarono alzar la voce, e
-corsero dal signor giudice e gli raccontarono l'occorrente.
-
-Questi si trovò allora in un bel imbarazzo. Il processo era stato fatto
-in tutte le regole; in tutte le forme data la sentenza; e poi, si sa, a
-ciascuno piace esercitare la propria abilità. Perciò sulle prime egli
-procurò di buttar per matta la ragazza e che intanto la condanna si
-eseguisse; ma poi, sentendo il gridìo della gente, e massime le ragioni
-del signor curato, ordinò che si sospendesse l'esecuzione. E udendo il
-boja star di mal umore per aver fatto il viaggio per niente, gli disse:
-— Colpa tua, dovevi sbrigarti più lesto.
-
-Intanto la ragazza, e non fu bisogno di corda, spiattellò di punto in
-punto tutta la storia, dalla morte di Sandro in avanti: visitata la
-casa, si trovarono i panni sanguinati, si trovò il coltello. Figuratevi
-che dire ne fu per il paese! Vi basti che fino il giudice pareva quasi
-averle compassione e diceva che quanto a lui, non gli sarebbe importato
-niente anche a salvarla. Ma il bianco sul nero c'è per qualche cosa, e
-la legge canta: Chi ammazza muoja.
-
-Il marito della Bia lo tennero un poco in prigione per aver deposto
-il falso in giudizio, poi lo mandarono all'ospedale a guarir delle
-storpiature; ed il boja tornò a consolarsi, perchè il giuoco che doveva
-fare all'uomo lo fece all'Agnese.
-
-— Povera ragazza! esclamano le fanciulle asciugandosi gli occhi.
-
-— Povero suo padre! esclama un vecchio; e si fa attorno un silenzio
-meditabondo. Questo silenzio pare a comar Giuditta il miglior elogio
-che possa farsi al suo racconto, e però, dopo un pezzetto, ripiglia: —
-Guarda mo! quell'acqua cheta, quella ragazza così florida, così bella,
-chi l'avrebbe detto che aveva a finire così? E non è già questa una
-pastocchia, ma un caso vero, quanto è vero che le comete annunziano
-malanni. Il paese è qui dalle vostre parti, e mia madre aveva parlato
-con delle vecchie che erano vive quando questo è accaduto. Imparate
-dunque, o ragazze...
-
-— A non chiudere l'amoroso nella cassapanca, l'interrompe la Savina;
-e uno scroscio di risa universale tien dietro a quest'arguzia. Poi,
-come, avanti giorno, un passero che cominci a zirlare basta perchè
-sull'istante si sveglino tutti gli altri che dormivano, ed è uno
-stormire, un cinguettìo, un frascheggiare di mille uccelli, così,
-rotto l'incanto, si suscitano trenta voci discordi, che fitte fitte si
-succedono, s'intralciano, s'interrompono. E l'una dice; — Oh! di queste
-cose non ne succedono più; un'altra: — Ma che colpa n'aveva quella
-povera zitella? la terza: — Per uno scappuccio, alla forca!
-
-— Oh! soggiunge la morale Simona; ogni colpa è di sua madre, che
-maltrattò quella strega, e per questo bisogna guardare a chi si fa del
-male.
-
-— Sapete che? salta su la Betta, quella tal sufficiente: La vera
-ragione è che l'Agnese era nata sotto un cattivo pianeta.
-
-Comar Giuditta prova e riprova di ricondur il silenzio, la meditazione
-e tornar padrona della veglia per potere spacciar alquanto di quella
-morale onde son piene le fosse: ma chi arresterà la girandola dopo
-appiccata la scintilla? Cresce anche di più in più il bisbigliare, il
-chiaccolare, che è una sinagoga; finchè nel lucerniere si pianta il
-gancetto d'un lumuccio a mano, fioco siccome quello che si accende ai
-morti; e la Savina, non senza un'occhiata al suo giovinotto, con voce
-viva da passare il tetto, comincia a cantar allegramente _Mamma mia,
-non mi sgridate_: tutte le altre le si accordano; e lo spavento col
-quale la comare sperava d'aver fatto più frutto che un padre delle
-missioni, si dilegua in un vivace biscantare.
-
-Così la sinfonia che accompagnò al cimitero un soldato estinto, con
-flebile armonia da mettere l'angoscia nel cuore, non appena è gettata
-sul cadavere la terra, intuona una coraggiosa marciata, che dissipa la
-melanconica impressione, quasi sia troppo il continuare più di mezz'ora
-la compassione all'uomo, il cui mestiero è il patimento e la morte.
-
- 1834.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Schiaccerà la tua testa.
-
-[2] Il Signore dal cielo in terra guardò, per udir i gemiti degli
-incatenati, per sciorre i figliuoli degli uccisi.
-
-[3] I sacerdoti si astengano da cacce, uccellagioni, taverne, danze e
-giuochi.
-
-[4] Vidi l'empio innalzato e sublimato più che i cedri del Libano;
-ripassai, ed ecco più non v'era.
-
-[5] Dall'inferno esclamai, e tu, Signore, ascoltasti la voce mia.
-
-[6] Per intendere queste e le precedenti allusioni, bisogna ricordare
-che questa novella ed altre delle seguenti furono scritte in prigione
-di Stato.
-
-[7] Come dileguasi la cera al fuoco, tal periscano i peccatori dalla
-faccia di Dio, ed i giusti banchettino ed esultino in allegrezza.
-_Salmo_ LXVII.
-
-[8] Vedi l'aggiunta dopo questa novella.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Novelle brianzuole, by Cesare Cantù
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK NOVELLE BRIANZUOLE ***
-
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-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
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-Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico
-letterarie storico artistiche)
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- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Novelle brianzuole, by Cesare Cantù
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Novelle brianzuole
-
-Author: Cesare Cantù
-
-Release Date: December 18, 2019 [EBook #60945]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK NOVELLE BRIANZUOLE ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (original images
-from Università degli Studi di Torino - Sistema
-Bibliotecario d'Ateneo, Scienza dell'antichità, filologico
-letterarie storico artistiche)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-NOVELLE<br />
-BRIANZUOLE
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="large">
-BIBLIOTECA UNIVERSALE
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<p class="pad2 main-t">
-NOVELLE BRIANZUOLE
-</p>
-
-<p class="pad1 small">
-DI
-</p>
-
-<p class="pad1 x-large">
-CESARE CANTÙ
-</p>
-
-<hr class="pad2 tiny" />
-
-<p>
-LA MADONNA D'IMBEVERA — LA BATTAGLIA DI VERDERIO<br />
-IL CASTELLO DI BRIVIO<br />
-LA SETAJUOLA — AGNESE, O LA VEGLIA DI STALLA
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large">MILANO</span><br />
-EDOARDO SONZOGNO, EDITORE<br />
-<span class="small">14. — Via Pasquirolo, — 14.</span><br />
-—<br />
-<span class="small">1883.</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cantu">CESARE CANTÙ</h2>
-</div>
-
-<p>
-— È un lavoro nè lieve, nè facile, rifare la mia <i>Storia
-universale</i>; ma tant'è; sono contento di essermivi
-accinto: mi spiaceva di lasciare al mondo un libro mio,
-che fosse rimasto indietro del tempo.
-</p>
-
-<p>
-Queste oneste parole ci rivolgeva Cesare Cantù pochi
-giorni sono. E davanti a quel vecchio di 76 anni, nel
-quale non sai se sia più robusta la fede o la tempra,
-si provava un sentimento di ammirazione per lui, e di
-vergogna per noi, di tanto più giovani, e che ci abbandoniamo
-sovente alla stanchezza e allo sconforto. Eppure
-quanti ostacoli non pose mai la calunnia sulla sua via!
-Ma egli ormai non si cura più della malignità invidiosa:
-«I miei nemici, dice, avrebbero voluto che mi fossi
-occupato di loro, ed avessi consumato il mio tempo
-nella sterile polemica; io invece lavoro.» E fu il lavoro
-la sua vendetta: vendetta generosa e feconda,
-perchè arricchì le lettere italiane di romanzi, di poesie,
-di storie, di opere educative che gli stranieri c'invidiano
-e traducono in lor lingua.
-</p>
-
-<p>
-In una modesta casetta poco discosta dall'Adda rapida
-ed azzurra che si allarga in lago davanti a Brivio,
-prosperosa borgata sorrisa dal verde dei monti
-e dal vivo aere brianzuolo, nacque Cesare Cantù nell'8
-dicembre 1807. Sulla casetta oggi si vede un medaglione
-di marmo col suo ritratto e l'iscrizione: «L'effigie
-di Cesare Cantù — sulla casa dove nacque — i
-compatrioti posero lui vivo — il 16 settembre 1883.»
-</p>
-
-<p>
-Umile era la condizione della famiglia: la sventura
-aggravò quell'umiltà. Morì il padre, Celso Cantù, lasciando
-la vedova e dieci figliuoli; il maggiore di tutti
-era Cesare che aveva ventidue anni. Il giovane animoso
-sentì il grave còmpito, e lo adempì con coscienza:
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-egli provvedeva a tutti, essendo professore prima a
-Sondrio, poi a Como, indi a Milano nel ginnasio di
-Sant'Alessandro. Aveva già pubblicato il poema <i>Algiso</i>
-o <i>La lega lombarda</i>, dedicato «alla lombarda gioventù
-cui stringe l'amore del loco natìo,» ristampato
-nel 1876 quando si festeggiò il VII centenario di Legnano.
-A quel libro tenne dietro la <i>Storia di Como</i>:
-e nello stesso tempo in un sermone poetico flagellava
-i cittadini comensi, che decretavano una lapide alla
-Pasta cantatrice, mentre lasciavano senza l'onore di
-un ricordo il Volta, scopritore della pila. Ma maggior
-fama gli venne dallo splendido commento ai <i>Promessi
-Sposi</i>, intitolato <i>La Lombardia nel secolo XVII</i>, dedicato
-«a voi giovani lombardi che, pieni di speranza, voi
-stessi le speranze alimentate della patria.» Paride
-Zajotti, arnese tristissimo di politiche inquisizioni,
-esclamò nel leggerlo: «Il Cantù fa due passi verso la
-gloria e tre verso la galera.»
-</p>
-
-<p>
-Cantù appartenne a quella corona di giovani eletti,
-come Cattaneo e Giuseppe Ferrari, che stavano intorno
-al venerando Gian Domenico Romagnosi, a cui
-l'Austria aveva persino negato il permesso d'insegnare
-legge privatamente. Il maestro aveva scelto
-Cantù come fidatissimo intermedio con un nucleo di
-generosi che cospiravano per la patria, e che avevano
-pregato il filosofo di Salsomaggiore di preparare in anticipazione
-gli statuti dell'Italia nuova.
-</p>
-
-<p>
-La mattina dell'11 novembre 1833 gli sbirri austriaci
-invadono la casa di Cantù, perquisiscono tutte
-le sue carte, e trascinano con loro in prigione il giovane
-professore.
-</p>
-
-<p>
-La carcere d'allora non somigliava alle facili d'oggi,
-dalle quali si vien fuori «martiri» e deputati; ma
-era inasprita dai giudici stranieri, che con torture
-morali cercavano di costringere i patrioti a rivelazioni;
-e lasciava travedere in fondo il fosco profilo
-dello Spielberg o della forca. Cantù vi stette un
-anno: non isvelò sillaba di quanto sapeva; e quando
-uscì di là, il 14 ottobre dell'anno appresso, ebbe la
-consolazione che Romagnosi l'abbracciasse dicendogli:
-«Non temetti un istante della tua fermezza.»
-</p>
-
-<p>
-Che fece in carcere? Gli sbirri non gli lasciavano
-nè carte, nè penne, nè libri: egli trovò modo in quella
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-solitudine di farsi dell'inchiostro col fumo della candela,
-penne cogli steccadenti: e su carte stracce scrisse
-il romanzo <i>Margherita Pusterla</i> (uno dei quattro degni
-di formare il ciclo del romanzo storico italiano),
-dedicato a chi ha amato, ha sofferto, ha pianto.
-</p>
-
-<p>
-L'Austria aveva tolto al Cantù la facoltà di insegnare,
-che è quanto dire di guadagnarsi il pane. Per
-fortuna incontrò il Pomba, che aveva in animo di pubblicare
-una <i>Storia Universale</i>. Lo scrittore lo intese:
-e invece di una compilazione, sulla quale il Pomba
-contava, ebbe un'opera vigorosa, potente, scritta con
-erudizione e con cuore, perchè vi ha impresso il carattere
-proprio. L'editore vi guadagnò le ricchezze,
-l'autore tanto da vivere indipendente.
-</p>
-
-<p>
-Con entusiasmo Cantù descrisse la rivoluzione delle
-Cinque Giornate: e fu tra i giornalisti più operosi nel
-periodo dal marzo all'ottobre di quell'anno. Nella <i>Guardia
-Nazionale</i> raccomandava di prepararsi alle difese
-contro lo straniero: nell'<i>Eco della Borsa</i> in un articolo
-intitolato <i>Il Prestito</i> esortava i cittadini a provvedere
-l'erario esausto coll'offrire quanto era in loro
-potere: e un contemporaneo ci informa che «niuno
-fu sordo, specialmente nelle classi meno agiate,» e
-vecchi, e giovanette, e fidanzate si privavano dei vezzi
-d'oro e delle memorie più care per arricchire il pubblico
-erario.
-</p>
-
-<p>
-Di questi tempi sono le pagine del <i>Carlambrogio
-da Montevecchia</i>, nelle quali, secondo l'avvertenza
-stampata nella prima edizione, «un uomo estranio a
-influenze di governo e a turbolenze di fazioni, avrebbe
-cercato di coltivare il buon senso del popolo, insinuarvi
-quelle idee di ordine e di saviezza che valgono sotto
-qualsiasi regime, ma che sono più importanti nella
-presente libertà.»
-</p>
-
-<p>
-Tornati gli Austriaci, fu arrestato e proscritto, dalla
-Svizzera tornò dopo l'amnistia alla sua Milano, seconda
-patria. Qui lavorava, meritandosi le parole del Brofferio:
-«Mentre noi qui facciamo sucide gazzette, voi
-continuate a far buoni libri» (lettera 18 febbrajo 1855).
-Ed erano le monografie del Parini e del Beccaria, e
-cominciava la <i>Storia degli Italiani</i>, cui tennero dietro
-tante altre numerose opere.
-</p>
-
-<p>
-Son viete ormai le accuse che gli furono mosse di
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-aver caldeggiato la federazione italiana coll'arciduca
-Massimiliano; noi avemmo fra mani rapporti della
-Polizia austriaca di quei tempi, firmati da uomini dei
-quali oggi per pietà taciamo i nomi notissimi, che facevano
-proibire i libri del Cantù, perchè «miravano
-a mettere in discredito ed in disprezzo i sovrani di
-casa d'Austria, in favore della causa dei popoli oppressi
-della penisola» (testuale). Inoltre il Cantù
-stesso, quando ebbe contezza di quelle dicerie, scrisse
-direttamente all'arciduca Massimiliano perchè le smentisse:
-e quegli gli fece rispondere non badasse a
-siffatte voci che erano <i>fandonie</i> e <i>calunnie</i>. E siccome
-il Cantù insisteva, così l'arciduca gli rispose ancora di
-non sapere nè poter conoscere chi fosse l'autore di
-quella diceria che di nuovo qualifica per calunniosa.
-Questi documenti smentiscono i supposti accordi, fan
-ridicole le accuse.
-</p>
-
-<p>
-Ma il tempo galantuomo ha cominciato a fare un
-po' di giustizia anche per lui, se il governo ricusa di
-adoperarlo; nel marzo 1883 una commissione di cittadini
-venuti da diverse parti d'Italia, gli offerse una
-medaglia d'oro, frutto d'una sottoscrizione internazionale,
-e si inaugurò la sua effigie in marmo nell'Archivio
-di Stato di Milano e a Brivio. Così si avverava
-il voto che Cantù esprimeva nel centenario del
-Muratori: «Amiamo gli uomini che lavorano per la
-patria e per l'umanità. Compatiamo ai difetti delle
-loro qualità, concediamo loro alcune di quelle piccole
-compiacenze, che da vivi valgono ben più che i monumenti
-da morti, lasciamo balenare ai loro occhi
-qualche raggio di quella gloria che non accende la sua
-face se non alle tede sepolcrali.»
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-NOVELLE BRIANZUOLE
-</p>
-
-<h2 id="imbevera">LA MADONNA D'IMBEVERA</h2>
-</div>
-
-<p>
-L'esame dei luoghi e alcuni storici riscontri convincono
-che, sedici o diciotto secoli fa, quel tratto della
-Brianza che chiamasi il Pian d'Erba e le bassure circostanti
-erano occupate da un lago, chiamato l'Eupili, il
-quale, alimentato dagli scoli delle montagne, per la
-Valmadrera doveva comunicare con quello di Lecco e
-coll'Adda; e versavasi pel Lambro, di cui basta osservare
-il letto per accertarsi come un tempo corresse più ricco
-di acque. A foggia d'isole o penisole qui e qua sporgevansi
-in asciutto alcuni dossi, sui quali erano fabbricati
-villaggi e casali, i cui abitatori campavano pescando nei
-luoghi, dove i loro discendenti oggi fendono colla marra
-le gratissime glebe.
-</p>
-
-<p>
-Quando e come questo lago sparisse, mal si potrebbe
-dire: nè qual violenta crisi abbia sollevato il suolo così,
-da interrompere la comunicazione con quello di Lecco, e
-sprofondatolo in alcune parti per modo che, ivi raccogliendosi
-le acque dapprima diffuse, venissero a formarsi
-i laghetti di Pusiano, di Annone, di Alserio, lasciando in
-secco il restante. Chi dalle effimere fatture dell'uomo, somiglianti
-alla crisalide che il baco sospende al ramo e
-che domani la pioggia scarmiglierà, si compiace voltare
-lo sguardo alle meraviglie della natura e leggerne sulla
-faccia della terra gli stupendi rivolgimenti, troverà ad
-ogni passo le prove di questo fatto; ma verun cenno non
-ne fu conservato nè dalla storia nè dalla tradizione. Invasioni
-di feroci stranieri, muta pressura di superbi dominatori,
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-tenevano allora l'uomo avvilito e minor di sè,
-tanto occupato dalla nequizia dell'ora presente, che non
-pensava nè a rivangare il passato, nè a provvedere alla
-memoria degli avvenire.
-</p>
-
-<p>
-Disperso o ristretto l'Eupili, la parte più elevata di
-quel che già era letto del lago si convertì presto in campagne,
-la cui cultura diede essere ed occupazione ai
-grossi villaggi, onde oggi quel piano è distinto: le bassure
-rimasero paludi, ove, qualvolta la stagione corresse
-piovosa, l'acqua tornava a riprendere il suo dominio, siccome
-una cattiva consuetudine che a volta a volta rifiglia
-colà d'onde fu male sbarbicata. Sempre poi non verdeggiavano
-che di cannucce e di càrice ingrata, ove la
-nuda ghiara non ingombrasse così, da dar luogo appena
-ad ispidi vètrici e ad ingrate scope.
-</p>
-
-<p>
-Pochi di quei luoghi durano tuttavia in sì abbietta apparenza:
-altri, a memoria de' più giovani, furono ridotti
-a pioppeti, a prati, a colti; più assai nel secolo passato
-sentirono il risorgere dell'industria, che, al favore della
-pace e di più avveduti e liberali ordinamenti, smorbava
-l'aria, guadagnava i campi, preparava nuovo sostentamento
-alla generazione futura, la quale, cresciuta di numero
-e d'agiatezza, avrebbe lodato i faticosi parenti; — lodati
-col fatto, mentre il cuore neppur li ricordava, forse
-la lingua li oltraggiava.
-</p>
-
-<p>
-Però, sul finire del secolo XVI, quando le guerre passate,
-la prepotenza delle classi privilegiate e lo sconsigliato
-ed inopportuno affaccendarsi d'una disamata dominazione
-diradavano la gente col diminuire od impacciare
-i mezzi di sostentamento, la maggior parte di quel
-piano giaceva incolta, occupata da boscaglie, rotta da
-guazzatoi ed acquitrini; sicchè invece della strada che
-ora lo fende, mettendo dalle falde del Monte di Brianza
-alle deliziose alture di Erba, allora, un sentiero vicinale
-serpeggiava scabro e dirotto per mezzo al bosco che occupa
-il pendìo settentrionale della collina, la quale, alzandosi
-da Rovagnate verso il Lambro, divide l'alta
-Brianza dal Pian d'Erba. Pochi assai percorrevano allora
-quella via: giacchè, oltre le più scarse relazioni da paese
-a paese, il generale disagio delle strade, singolarmente
-nei terreni montuosi, svogliava dal viaggiare. Onde è in
-proverbio che chi dovesse (poniam caso) da Como giungere
-a Milano, assestava i domestici affari, indi avviatosi,
-com'era giunto a mezzo il cammino, rimandava un messaggio
-a casa per assicurare che, la Dio mercè, gli era
-riuscita prospera l'andata. Esagerazioni che però ritraggono
-da un fondo di vero, e che formano bizzarro contrasto
-colla rapidità onde oggi non solo travalichiamo
-a ruote correnti le alpi più elevate, ma solchiamo, a dispetto
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-di venti e di correntie, rapidissimi fiumi e l'immensità
-dell'oceano.
-</p>
-
-<p>
-Oltre però la disagevolezza delle strade, era il viaggiare
-reso mal sicuro dai lupi che spesseggiavano, e più
-da quella belva che ha nome l'uomo, della quale non è
-la peggiore qualvolta la forza accoppiata alla ragione non
-sia temperata colla giustizia e colla benevolenza. Masnade
-di ladri, accampando a baldanza per le foreste e per le
-lande, non solo davano fiera avventura al solitario passaggiero,
-ma aggredivano e depredavano casali e borgate.
-Con costoro se la passavano d'intelligenza gli ostieri:
-onde il viandante, il quale vedendo imbrunire, aveva
-sollecitato il passo per ricoverare alla locanda, e raggiuntala,
-ringraziava il suo angelo che l'avesse ridotto in
-salvo, nel maggior cheto della notte si trovava assalito
-e sovente scannato nel letto. Birri e campagnuoli uscivano
-contro costoro: quadriglie di soldati acquartieravansi
-di distanza in distanza: ma non è ben chiaro se
-maggior danno recassero i protettori o i masnadieri, la
-forza legale o la perseguitata.
-</p>
-
-<p>
-Tutto ciò, sebbene poco abbia a fare col racconto di
-che intendo trattenervi, sia detto per giunta al panegirico
-di quel buon tempo antico, che tanti rimpiangono
-continuamente.
-</p>
-
-<p>
-E non è ancor tutto. Conviene aggiungere i feudatari,
-che, tiranneggiando ciascuno nel suo stato, esteso poco
-più d'un miglio, imponevano ad arbitrio taglie, servizi,
-pedaggi, e sotto l'ombra di quella forza brutale che aveva
-acquistato il nome di diritto, esercitavano le angherie e
-le prepotenze dei ladroni insieme e della soldatesca.
-</p>
-
-<p>
-Uno di siffatti dominava, appunto in quei tempi, nel
-castello di Barzago, terra di felice posizione, seduta in
-poggio sulla cresta di quel giogo, che come sopra accennai,
-diviso per un piccolo valico dal Monte di Brianza,
-estendesi da Rovagnate al Lambro, dominando da un
-lato l'alta Brianza, dall'altro il Pian d'Erba. Don Alfonso
-Isacchi aveva nome quel signore, ma tra i paesani erasi
-co' suoi modi guadagnato il soprannome di Orso di Barzago.
-Colleroso, vendicativo, indifferente ai patimenti altrui,
-il rispetto all'umanità neppur di nome conosceva:
-le leggi paragonava alle reti, dove il tordo s'impiglia,
-la volpe o il falco le squarciano, e innanzi. La religione
-non disprezzava già, ma, separandola dal costume, l'aveva
-ridotta a quella che ne veste le sembianze, benchè
-ne sia pessima nemica, la superstizione: talchè, se la coscienza
-avrebbe potuto richiamarlo od arrestarlo sulla
-carriera delle violenze, esso la addormentava con pratiche
-devote cui sapeva conciliare collo sfogo de' suoi laidi
-e prepotenti capricci.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-</p>
-
-<p>
-Chi entrasse nei suo castello, al vedere uccellacci confitti
-sulle imposte, pelli di lepri, teschi di lupi spenzolati
-alle pareti, falchi starnazzanti sulle grucce e fischi e panie
-e tagliuole in ogni lato, e cani sciolti o al guinzaglio
-che abbajavano, squittivano, scodinzolavano, e intorno
-campari, canattieri, guardaboschi, s'avvisava quanto
-egli fosse appassionato per la caccia. A ben peggiori segni
-se ne accorgevano i paesani, che spesso miravano
-folate d'uccelli, moltiplicati dalla disastrosa impunità, calarsi
-a beccare i grani dai solchi appena sementati; od
-una furia di levrieri sbrancare ed uccidere il domestico
-pollame; ovvero uno stuolo di cacciatori a piedi, a cavallo,
-spingersi in mezzo al miglio ed al frumento già
-spigato, e poco dopo ritornare, mostrando in trionfo quaglie
-o beccacce al povero contadino, che lagrimava perduto
-o decimato il sostentamento della sua famigliuola
-per l'insano divertimento dei padroni.
-</p>
-
-<p>
-E guai a lui se si fosse arrischiato a sturbare i selvatici!
-più guai se avesse ardito ucciderne qualcuno! Don
-Alfonso avrebbe saputo perdonare ad un ladro, ad un
-micidiale, non a chi ne avesse scemato d'un capo solo la
-selvaggina. I contadini adunque dovevano soffrire e trangugiare,
-senza che credessero tampoco tesoreggiare meriti
-colla pazienza; giacchè erano stati educati a considerare
-l'oppressione una necessità inevitabile, come la
-grandine, come il morire; e che Dio, concedendo ai grandi
-d'intendere le ragioni che hanno per soperchiare il povero,
-avesse fatto anche troppo concedendo al povero la
-forza di tollerarli.
-</p>
-
-<p>
-Alle cacce di don Alfonso era riservato il bosco, che
-dalla vetta di Barzago, discende a bacio della collina, e
-che allora distendevasi anche per buona parte del piano,
-oggi coltivato. Lo chiamavano e lo chiamano ancora il
-bosco d'Imbevera; foltissimo di roveri e orni e castani,
-tra i quali non solo moltiplicavano, come in parco chiuso,
-gli uccelli e i quadrupedi onde oggi pure si fa caccia, ma
-bestie ancora, la cui razza è fra noi o scemata o scomparsa.
-Lo tagliava, come dicemmo, la strada, e là, appunto
-ove in questa metteva capo una non migliore che
-scendeva da Barzago, era alzato un devoto tabernacolo
-della Madonna. Poichè, oltre le croci piantate a ciascun
-crocicchio, e le molte che, indicando il luogo ove alcuno
-fu assassinato, crescevano lo spavento al viaggiatore già
-pauroso, di distanza in distanza si solevano dipingere immagini
-sacre, affinchè la religione fosse di alcun freno a
-coloro, che nessun altro ne conoscevano. E però chi, alla
-frequenza di quelle ponendo mente, esclama, <i>Quanto
-erano buoni i nostri maggiori</i>, direbbe più retto, <i>Quanto
-erano cattivi</i>; od almeno, <i>quanto erano infelici</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<p>
-Spuntava il settimo giorno di settembre del 1590, e
-rompeva il silenzio di quel bosco un via vai, un latrare
-di bracchi, un pestìo di cavalli, uno stridire di falchi, un
-chiacchierare ed affaccendarsi di cacciatori, che in frotta
-venivano intorno a don Alfonso. Egli seguiva a cavallo,
-discorrendo, fra un signore e una dama di freschissima
-apparenza, tutti con falchi e balestre e panie e gli altri
-arnesi adatti alla caccia, quale facevasi in tempi che il
-fucile, non ancora perfezionato, s'adoperava poco più
-che ad ammazzare gli uomini. La signorina, lieta di gioventù
-e novella sposa, dando libero corso ad un'indole
-gioviale, stata sin allora repressa fra le austerità della
-monastica educazione, volgevasi via via a richiedere don
-Alfonso or delle cacce, or delle terre che nel discendere
-l'erta, scoprivano a man mano nella pianura sottoposta e
-sugli alti clivi rilucenti al sole mattutino, e pareva tripudiasse
-di incontrare tutto il creato in armonia colla felicità
-ond'ella si sentiva inondata.
-</p>
-
-<p>
-Ma sopra pensieri camminava il giovane suo sposo; e
-se ella con un sorriso pieno di dolcezza insieme e di vivacità
-lo confortava a rallegrarsi, — Com'è possibile (rispondeva),
-Emilia mia? Questi luoghi tu sai quanta sventura
-mi rammentino. Ma lei, don Alfonso, ben deve lei
-aver a mente la grave disgrazia qui occorsa a mia madre.
-</p>
-
-<p>
-— Oh... sì... certo... N'ho inteso parlare, rispondeva il
-feudatario, aggrottando vieppiù le fosche sopracciglia.
-</p>
-
-<p>
-— E dove accadde veramente il fatto? insisteva don
-Alessandro, che così nomavasi il giovane signore.
-</p>
-
-<p>
-— Là... abbasso... Ma non so bene... Deve essere stato
-presso alla Madonnina d'Imbevera, ripigliava don Alfonso.
-</p>
-
-<p>
-— E non si seppe mai il vero di questo caso atroce?
-</p>
-
-<p>
-— Mai, replicava don Alfonso facendo spallucce e vibrando
-in faccia all'altro lo sguardo acuto di una vipera
-in atto di assalire, quasi avesse voluto spiargli in fondo
-del cuore. Non gli sembrò vedervi sospetto nè malizia;
-onde rassicurato continuava: — E come sarebbe potuto
-scoprirsi? Questi contorni erano pieni di malandrini e di
-banditi. Non è vero, guardacaccia?
-</p>
-
-<p>
-E il guardacaccia facevasi più presso confermando.
-</p>
-
-<p>
-— Se ce n'era, illustrissimi! e con tanto di pelo sulla
-coscienza. Il Caino di Pusiano, il Raspagno di Garbagnate,
-lo Spazzacampagne di Broncio, altri ed altri cani,
-che avrebbero assalito anche un frate.
-</p>
-
-<p>
-— Capisce? soggiungeva don Alfonso. Ma ci abbiamo
-trovato riparo; e da poi che occhieggiano intorno questi
-gatti (accennava con sorriso i suoi uomini), di simili
-sorci è scemata la razza, ed ella deve starsene senza paura.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dica... voleva ripigliare il giovane, ben altro che
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-soddisfatto di quelle risposte. L'Orso però, cui tali domande
-non parevano dar troppo per lo genio, lentò il freno al
-cavallo, toccandolo d'una gagliarda spronata, e dietro a
-lui tutti gli altri. Se non che avendo esso liberato contra
-d'un uccello il suo falcone, questo riuscì a strappare la
-lunga annodatagli al piede, e datosi a libero volo, dopo
-ampie ruote fu veduto posarsi sul comignolo d'una bettola,
-che sorgeva rasente la strada del bosco. Era una
-povera casipola, colla parete a tramontana rivestita di
-edera, mentre a quella di mezzodì stava dinanzi un piccolo
-ma ben disposto orticello, da cui presso al muro sorgeva
-una vite novella, destinata, crescendo, a contornare
-co' suoi pampani una finestra, adorna con pensili ciocche
-di garofani vivaci. Verso quella si drizzò dunque la comitiva
-per ricuperare il falco, richiamandolo e procurando
-calmarne lo spavento colle note voci e col mostrargli
-l'esca.
-</p>
-
-<p>
-Come s'intese dirigersi colà la cavalcata, fu un sottosopra
-nella tranquilla osteria. Un giovinotto, che affaccendavasi
-per la casa, corse a rintanarsi in una botte sdogata:
-la madre, che stava rigovernando le stoviglie, tutta
-spaurita gittò in là il ceneracciolo e l'asperella: l'oste,
-confuso, impacciato, svolgendosi le maniche rimboccate
-della camicia e traendosi di capo, si fece sulla soglia, incontro
-alla comitiva. — Illustrissimo!.... quale onore!... e
-strisciava i piedi, e faceva profusi inchini a don Alfonso.
-Ma questi non gli badava come se non fosse: e i servitori
-ad un suo cenno entrati nella casipola, senza un riguardo
-al mondo cacciandosi per le camere e su pel
-tetto, riebbero al fine l'uccello fuggiasco, non prima però
-che questo, lanciatosi di nuovo a volo per la cucina, mandasse
-a frantumi gli orci, i bicchieri, i piatti che capitarongli
-sotto l'ala.
-</p>
-
-<p>
-L'oste non proferiva parola di lamento, e appena osava
-dare una timida occhiata alla moglie. Don Alfonso, dopo
-che s'ebbe in pugno il falcone, l'accarezzò, lo battè, gli
-parlò a lungo: poi volgevasi già per andarsene senza
-far motto al vinajo, quando soccorrendogli un pensier
-nuovo, disse al guardacaccia: — Poichè opportunamente
-siamo capitati qua, date a costui la preda che avete a
-lato. E tu (soggiungeva all'oste) la cocerai, e preparerai
-vino in abbondanza, chè fra tre o quattro ore saremo qui.
-Oggi si fa colazione nel bosco.
-</p>
-
-<p>
-— E se mancherà un'ala me la pagherai salata, soggiungeva
-la guardia, coll'arroganza propria dei ministri
-d'un cattivo padrone, nel mentre consegnava all'oste la
-selvaggina. Toccarono, e via.
-</p>
-
-<p>
-L'oste, per cui quell'arrivo era un sinistro augurio, com'è
-sempre quello d'un tristo signore, quando li vide voltare
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-esclamò, rimettendosi la sua berretta: — Sia ringraziato
-Iddio!
-</p>
-
-<p>
-— E i poveri morti, aggiunse la donna sua segnandosi:
-e raccogliendo il fiato, chiamò, — Cipriano, Cipriano!
-vieni fuori.
-</p>
-
-<p>
-E Cipriano, quel giovinotto lor figliuolo che se la era
-fumata, comparve fuor, nettandosi dei ragnateli, mentre
-la madre, raccogliendo i cocci delle rotte stoviglie, raccontava
-l'accaduto colla fredda rassegnazione, ond'altri
-racconta una febbre effimera avuta jeri; ed il padre, dando
-mano alla selvaggina lasciatagli, esclamava: — Non ha
-torto il sindaco quando dice che certa gente sono come
-le lumache; dove passano, lasciano il segno.
-</p>
-
-<p>
-— Eh; soggiungeva il garzone, possiamo segnarci col
-gomito se non è stato che questo. Io mi era immaginato...
-Perchè, bisogna che vi confessi che l'altro giorno s'ammazzò
-una lepre...
-</p>
-
-<p>
-— Ammazzar una lepre! gridava il padre, sospendendo
-di scorticare una delle tre che, tiepide ancora, gli avevano
-lasciate da cucinare.
-</p>
-
-<p>
-— Ammazzar una lepre! ripetea la madre giungendo
-le mani. Ma ho da sentire anche di queste? Non sai gli
-ordini? E gli ordini si devono rispettare, chè lo dice continuamente
-anche il signor vicario.
-</p>
-
-<p>
-— Il signor vicario? ripigliava il giovane dimenando
-il capo. Oh! quanto pagherei a dare un'occhiata anche
-io sul messale, e vedere se comanda sempre solamente
-a noi d'obbedire, e mai...
-</p>
-
-<p>
-Qui interrompendosi come avesse detto uno sproposito,
-ripigliava: — Or ora mi fate uscire in un'eresia. Sta
-bene: il signor vicario è quell'uomo che è, e sa ben lui
-quel che si dice. Però, a vedere! sin che quella lepre, entrata
-nell'orto, non fece che scompigliare i quadri e mangiare
-i cavoli, mi venivano i sudori: pure mandavo giù.
-Ma vi è lì quel piede di vite, portato due anni fa a mia
-sorella Brigita dal giardiniere del suo padrone di filanda;
-gli è d'una qualità così rara, e poi alla Brigita è caro
-come un occhio, perchè chi sa quali memorie vi ha congiunto!
-Ebbene, io lo piantai nell'orto; lo governai con
-tanta premura; gemmò, crebbe: ed ecco quella maledetta
-lepre a rosicchiarlo. M'avrebbe fatto minor dispetto se
-m'avesse roso le dita a me.
-</p>
-
-<p>
-— Non hai tutti i torti, parlava il padre: ma ti doveva
-bastare di scacciarla col malanno che Dio le mandasse.
-</p>
-
-<p>
-— Dite giusto, rispondeva Cipriano: poteva bastare: e
-se ho proprio a contarvela, schietto come al confessore,
-io m'accontentai di spaventarla. Ma quella, scappando,
-sguisciò fra le gambe di Cecchino del Forno; ed egli, visto
-il bello, gliene diede sul capo una, che non fu bisogno
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-la seconda. Volle il diavolo che fosse lì poco lontano
-quella schiuma del guardacaccia. Gridando corpo e sangue,
-ci corse dietro: ma sì! guarda la gamba. Non ci
-ha conosciuti, e dovette contentarsi di urlarmi dietro:
-</p>
-
-<p>
-— Non dubitare che verrà il tuo sabato.
-</p>
-
-<p>
-— Quando la cosa sta come la conti, diceva la donna,
-fa bisogno di mettersi in paura? Se alcuno te ne parla,
-si dice: Gnornò; non sono mica stato io, si dice: l'è
-stato il tal dei tali, e buona notte.
-</p>
-
-<p>
-— Che? come? saltava su il giovane inalberandosi. Io
-accusar il mio camerata per salvar me? Da che mondo
-è mondo non s'è ancora inteso che un brianzuolo n'abbia
-fatto di coteste. Ed io voglio portare il mio cappello fuor
-degli occhi, io; mi capite?
-</p>
-
-<p>
-E mentre il padre sentenziava novamente che non poteva
-dargli torto, egli seguitava brontolando fra i denti,
-sinchè riprendeva: — È però della maledetta! L'Orso di
-Barzago, perchè è lui, ogni po' di bizzarria che gli monti,
-a far battere noi poveri villani od anche peggio, l'ha
-come bever un uovo; e per noi ha da esser peccato mortale
-se ammazziamo uno straccio di lepratto che ci fa
-del male. Che? non siamo cristiani ancora noi? non ci
-ha fatti anche noi il Signore. E la sua santa legge v'è solamente
-per i pitocchi? Sì, che Domenedio avrà paura
-di lui perchè è l'Orso.
-</p>
-
-<p>
-— Oh per amor del cielo! l'interrompeva la donna:
-parla con rispetto di lui. Non vedi quanto male ci potrebbe
-fare? Eppure ci lascia vivere. Chi poi lo dice così
-cattivo sono male lingue: e guarda mo' con che devozione
-sta in chiesa, ed ogni sabato non fa accendere la
-lampada alla Madonnina d'Imbevera? e...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, esclamava Cipriano; ogni ladrone ha la
-sua devozione. Ma come egli sia buono, addomandarlo
-al mugnajo di Santa Maria Hoe, il quale, perchè aveva
-la donna bella ma anche savia, fu conciato che Dio vel
-dica. Addomandarlo a Mariantonia del filatoio, che era
-una ragazza chetina come l'olio, ed ora sapete anche voi
-quel che n'è. Addomandarlo a Carlandrea del Gobbo, che,
-per non avergli voluto cedere il suo camperello, n'ebbe
-prima tante bastonate quante può portarne un somaro,
-poi a rinforzo d'angherie è ridotto miserabile come Giobbe.
-E neppur un mese fa Lionardo di Rosina avendo, nel
-passare, spaurato un merlo che stava per dare nel calappio,
-il guardacaccia non lo fece ruzzolar giù pei ronchi
-come una pallottola, gridandogli dietro, spero che
-non tornerai più su? Oh quel guardacaccia! Il Signore
-ne scampi i cani. L'altro dì....
-</p>
-
-<p>
-Chi sa fin quando Cipriano toccava innanzi, sciorinando
-questa litania delle insolenze che, come più recenti, gli
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-correvano prime alla lingua, e che possono essere un'altra
-dimostrazione del quanto sia grande la pazienza di
-chi soffre. Ma gli ruppe le parole in bocca, sua madre
-tutta scandolezzata, dicendo: — Ma sicchè? ma sicchè?
-Dov'hai tu la coscienza a parlar così senza rispetto dei
-padroni? Bada che Domenedio ti castigherà. Non è vero
-che egli ha fatto gli uomini parte per comandare, parte
-per obbedire? Bene; i potenti si chiamano così perchè
-hanno avuto da lui la potenza di comandare, e il nostro
-dovere è di fare la loro volontà senza cercar più che
-tanto. Che capo sei tu! vorres'tu disfare quel che ha
-fatto il Signore?
-</p>
-
-<p>
-— Tua madre non ha torto, soggiungeva il padre. Non
-l'hai inteso delle cento volte che il destino di noi straccioni
-è mangiar pane e guai? e il diritto di quei che
-comandano è far quello che possono?
-</p>
-
-<p>
-Le idee di diritto e di dovere non dovevano essersi ben
-identificate nel capo di Cipriano: compatitelo, avea poca
-barba ancora al mento. Laonde crollava il capo a guisa
-di chi si conosce rimproverato piuttosto dalla prudenza
-che dalla coscienza, poi dopo alquanto saltava su: — Però,
-se fosse toccato a me a dar regola al mondo, indovinate
-mo cosa avrei voluto? Che quelli che lavorano
-stessero bene e di sopra degli altri; e gli oziosi facessero
-crocette. Ah! ah!
-</p>
-
-<p>
-E sbellica vasi dalle risa all'averne detto una cosa strampalata.
-Il padre rideva anch'esso, esclamando: — Si può
-sentire di peggio? Persino la madre serenavasi alquanto,
-poi, ripresa la sua devota ipocondria, continuava: — Che
-discorsi senza sugo! Se tu avessi un poco di timor di
-Dio, avresti anche il timor degli uomini, ti cuciresti la
-bocca, e certe cose non le diresti manco per baja. Ma già
-fin da ragazzo eri un capetto, con certe idee per la testa,
-che sicuro non le avevi imparate da me: e non ti pareva
-giusto nemmeno quando, a scuola o alla dottrina, ti picchiavano.
-Ora però sei all'età della discrezione, e dovresti
-aver acquistato un poco di viver del mondo, e sapere
-che i padroni, come le streghe, è meglio non nominarli
-nè in bene nè in male. Se tu facessi così, non avresti
-avuto paura adesso adesso quando capitò qui il signore:
-perchè a chi va per la sua strada non importa che i padroni
-siano buoni o siano cattivi.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io (soggiungeva Cipriano) sono forse andato io
-a cercarlo? non sono anzi scappato quando mi vide il
-guardacaccia? e questo non fu forse per prudenza? Perchè,
-del resto all'occasione so anch'io cacciarmi le mosche
-dal naso. E se poco fa mi rimpiattai, fu per rispetto
-al padrone; che se il guardacaccia vedendomi mi riconosceva
-per quel dell'altro giorno, e m'indicava a don
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-Alfonso, io poteva aver preparato l'atto di contrizione.
-Alla fine lo so anch'io che i padroni sono padroni, ma
-con quella canaglia de' suoi uomini l'è un pezzo che la
-bolle; e badino a quel che fanno, perchè se mi ci tireranno
-per i capelli, non sono poi di sasso, e darò un piè
-nella secchia, e farò vedere...
-</p>
-
-<p>
-— Ah, orsù, l'interrompea la madre; finiamola, che è
-lunga. Lasciali stare, e nessuno verrà a disturbarti. Che
-se anche te ne fanno fare qualcuna, manda giù e non
-volere tentar Dio. Hai ventiquattro anni finiti, ed è ormai
-tempo di lasciare le bizzarrie. Via, discantati; dà mano
-a tuo padre a spennare e sbuzzare que' selvatici; sbaccella
-que' fagiuoli; va a raccogliere due pesche, e monta
-su la pianta, da non presentargliene ammaccate.
-</p>
-
-<p>
-Il giovane faceva; ma somigliante all'organista che tasteggia
-sottovoce nel tono in cui ha sonato dianzi e
-deve sonare ancora fra poco, tale seguitava egli con tronchi
-motti, sinchè tornava su: — Mia sorella, la quale a
-dir che mi vuol bene è poco, ne avrebbe detto delle belle
-quando avessi lasciato massacrare la sua vite. Bravo Cipriano!
-avrebbe detto la Brigita. Bel conto fai delle mie
-raccomandazioni, avrebbe detto.... Ma.... adesso che mi
-vien in cuore; domani non è il giorno della Madonna di
-settembre?
-</p>
-
-<p>
-— Certo sì, rispondeva la madre; e farai bene a santificarne
-la vigilia con qualche mortificazione, almeno
-della lingua.
-</p>
-
-<p>
-— E non è oggi che deve tornare la Brigita dalla
-filanda?
-</p>
-
-<p>
-— Sì bene! esclamarono ad una i genitori.
-</p>
-
-<p>
-— E se la intoppasse in costoro, che sono pel bosco a
-caccia?
-</p>
-
-<p>
-— È vero, replicò il padre battendo l'anca.
-</p>
-
-<p>
-— O signor benedetto! esclamò la madre giungendo
-le mani: e sospesero le faccende per guardarsi uno in
-faccia all'altro.
-</p>
-
-<p>
-— Bisogna raccomandarla alla Madonna d'Imbevera,
-che la scampi d'ogni cattivo incontro, aggiungeva dopo
-un pezzetto la donna.
-</p>
-
-<p>
-— Raccomandarla va bene (rispose Cipriano), ma il Signore
-dice: <i>Ajùtati che ti ajuterò</i>.
-</p>
-
-<p>
-— E così? che s'ha da fare? domandò essa.
-</p>
-
-<p>
-— Che s'ha da fare? replicò il padre, e tacquero. Non
-ci pensò molto Cipriano e — Niente! lasciate far a me;
-le anderò incontro.
-</p>
-
-<p>
-— E poi? soggiunsero i parenti.
-</p>
-
-<p>
-— E poi, e poi, sarà quel che sarà. Quante paure!
-Quando vado a fin di bene, mi sento un cuor di leone.
-</p>
-
-<p>
-— Ma! fa quel che il Signore t'inspira.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-</p>
-
-<p>
-In quanto si dice un <i>amen</i>, egli levò il cappello disotto
-una seggiola; tolse di dietro l'uscio un saporito randello,
-non senza cacciare, per ogni buon fine, nel taschino dei
-calzoni un buon coltellaccio da serrare, poichè del coltello
-e del rosario non andava mai sprovvisto un galantuomo
-di quei tempi. E mentre la madre, fattasi sulla
-porta, e vedendo volentieri infatti quel coraggio che dianzi
-aveva con parole disapprovato, gli augurava che il Signore
-gli tenesse la sua santa mano in capo, egli si metteva
-la via tra le gambe allegramente.
-</p>
-
-<p>
-Passò avanti al tabernacolo d'Imbevera, dove, men rozzamente
-dell'ordinario, stava dipinto a guazzo l'immagine
-di Colei che, madre di Dio e nostra, ci inspira confidenza
-di volgerci, colla sua intercessione, ad esporre al Signore
-i nostri bisogni. Era effigiata in atto di schiacciare il serpente:
-di sopra si leggevano le parole della Genesi <i>Conteram
-caput tuum</i><a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>; sugli stipiti erano foggiati due nastri
-azzurri, che sorreggevano stinchi da morto incrociati;
-al piede un ceppo riceveva il soldo che vi offeriva
-in limosina il viandante o devoto o pauroso.
-</p>
-
-<p>
-E devoto o pauroso, non era chi le passasse dinanzi
-senza far di cappello, e ripetere almeno tre volte la salutazione
-angelica. Singolarmente i contadini del contorno
-l'avevano in gran venerazione, ricordando una quantità
-di miracoli, come essi li chiamavano, impetrati per mezzo
-di essa, e dei quali rendevano testimonianza grucce,
-bende, cenci che spenzolavano, bizzarro ornamento, attorno
-all'effigie invocata. Le vecchie poi sapevano che,
-per virtù di questa, erano impedite le streghe dal congregarsi,
-come a loro memoria facevano, la notte d'ogni
-sabato a celebrare su per quei noci la tregenda. Le fanciulle
-venivano ad esporvi una preghiera, il cui oggetto
-non ardivano confessare e spiegare a sè stesse; gli uomini
-vi facevano l'invocazione che a ciascuno dettava il
-proprio momentaneo interesse: talchè spesso nel medesimo
-istante vi si trovavano inginocchiati un contadino
-ad implorare la pioggia ed un viaggiatore il bel tempo,
-nè l'uno nè l'altro ricordandosi di quel precetto, <i>Chiedete
-il regno de' cieli, il resto verrà in aggiunta</i>.
-</p>
-
-<p>
-Cipriano, in men tempo che noi ne consumammo a
-descriverla, recitò al tabernacolo la sua preghiera di cuore,
-offrì un soldo pei poveri morti, e tirò innanzi cantacchiando.
-</p>
-
-<p>
-Non erano molti anni che colà era stata dipinta quella
-immagine, e l'origine di essa si congiunge alla storia dei
-signori che qui sopra trovammo intesi alla caccia pel
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-bosco: storia di sangue e di atrocità, come sono troppe
-fra le avventure ricordate di quei tempi.
-</p>
-
-<p>
-Le inimicizie tra i signori Isacchi di Barzago e i conti
-Sirtori di Sirtori, de' quali era il nominato don Alessandro,
-rimontavano sino ai tempi quando sul suolo d'Italia,
-destinato a bevere il sangue di tutte le nazioni, versavano
-il loro Spagnuoli e Francesi per disputarsi il possesso
-della Lombardia, ceduta dai suoi antichi padroni
-o piuttosto a loro rapita. I nobili lombardi parteggiavano
-chi per questi chi per quelli; secondo pareva loro che la
-lontananza dei primi o le promesse dei secondi, sempre
-larghe e sempre bugiarde, meglio potessero salvare l'indipendenza
-del paese, la quale trovavasi in gran punto,
-e di cui queste fraterne dissensioni non fecero che accelerare
-la ruina.
-</p>
-
-<p>
-Allora le gare mandarono a fascio ogni sociale armonia;
-tornò il diritto della forza, e ciascun potente mascherandosi
-col nome d'una fazione, e così dichiarando
-guerra e sostenendola a visiera alzata, esercitava gli odii
-e le vendette private. Qualche volta al castello d'un barone
-presentavasi un araldo, ed affiggeva alla porta un
-cartello che diceva: — Io tale de' tali, da oggi innanzi
-sarò tuo nemico a morte, e nocerò il più che mi sarà
-possibile a te, ai sudditi, agli attenenti tuoi, nella persona
-e nell'avere. Talvolta chi riceveva tali disfide o chi
-le mandava era una corporazione, una comunità: e da
-quel punto credevasi legittimata qualunque scelleratezza,
-come in guerra rotta.
-</p>
-
-<p>
-Gli Isacchi stavano coi Francesi, mentre i Sirtori favorivano
-gli Imperiali, e più volte si erano recati gravi
-danni, od almeno ne avevano recato agli innocenti terrieri,
-che, destino antico, scontavano coi propri guai i
-delirii dei padroni. Ma quelli di Barzago, fiancheggiati
-da una più grossa fazione, prevalevano nelle parti di
-Brianza; e don Giberto avo che fu del feudatario presente,
-a capo di forte banda teneva in soggezione gli
-avversari e in danno e sgomento tutti.
-</p>
-
-<p>
-Però alla fine gli Spagnuoli prevalsero: il paese fu
-sgombro dai Francesi, e i loro fautori rimasero sbattuti,
-quanto rizzarono il capo gli altri. A governo della Lombardia
-fu destinato il duca d'Alba, severo, inflessibile, che
-senza guardar più in fronte a nobili che a plebei, faceva
-pagare col sangue ogni violazione degli ordini suoi. E
-che tale dovesse riuscire lo mostrò da' bei primi giorni
-del suo reggimento, quando non avendogli un gentiluomo
-milanese fatto di berretta mentre cavalcava per la trionfata
-città, egli senz'altro lo mandò a morte. Il Sirtori,
-cieco per furor di parte e per sete di vendetta, si giovò
-dell'opportunità per dipingere don Giberto come ostinato
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-ribelle, e senza molta fatica ottenne dal governatore uno
-di quei decreti eccessivi, soliti emanarsi nell'ebbrezza dei
-trionfi, col quale si bandiva la taglia di dugento scudi
-d'oro sul capo di don Giberto.
-</p>
-
-<p>
-Questi, che mai non aveva dimesso le armi, e conservavasi
-a capo d'un pugno di bravacci risoluti, quando
-intese la sentenza, sorrise, e battendo la mano sulla fondina
-delle pistole, esclamò: — Chi mi vorrà morto avrà
-a fare con queste.
-</p>
-
-<p>
-Calcolava egli sulla forza aperta, non sul tradimento.
-La tentazione della taglia vinse uno tra i suoi affidati,
-che lo scannò, ed ottenne l'oro ed il disprezzo, — mercede
-perpetua dei traditori.
-</p>
-
-<p>
-Il capo reciso dell'Isacchi, chiuso in gabbia di ferro,
-venne sospeso ad una pianta lungo la via che fendeva il
-bosco, dal quale soleva egli sbucare alla devastazione,
-all'incesto, all'assassinio, acciocchè ivi rimanesse a perpetuo
-spavento.
-</p>
-
-<p>
-L'infamia e la pena de' genitori, secondo la giustizia
-d'allora, ricadevano anche sui figliuoli e sui parenti: onde
-non occorre vi dica quanto la famiglia Isacchi restasse
-di tanto oltraggio irritata. Ogni colpa, nè a torto, veniva
-attribuita al Sirtori, e il desiderio di vendetta con questo
-esacerbava le antiche inimicizie, quanto più era represso
-dallo stato politico d'allora. Poichè il duca governatore
-aveva bandito che cessasse ogni dissensione tra famiglie
-e famiglie, nè i privati esercitassero più la cieca ragione
-di guerra, che si erano usurpata fra i passati scompigli.
-Costretti dunque a ricorrere alle vie legali, gli Isacchi
-umiliarono alla corte di Madrid le discolpe di don Giberto.
-</p>
-
-<p>
-Qualche valente appoggio e l'essere morto il duca di
-Alba fecero trovare colà ascolto favorevole ai loro richiami,
-e dopo cinque anni arrivò uno spaccio, che dichiarando
-innocente don Giberto, cassava il bando contro lui
-pronunziato. Gli Isacchi dovettero allora rinnovare le rimostranze
-alla corte facendole conoscere come l'assolto
-fosse già stato ucciso. E la corte, dopo non so quanti
-mesi, rescrisse che il padre era stato male ammazzato,
-riabilitò il figliuolo di esso ai titoli ed agli onori di prima,
-e gli rese i beni, che come roba di rubello, erano stati
-condannati a rimanere incolti; altro dei mezzi onde quel
-governo faceva prosperare l'agricoltura e crescere il buonmercato.
-</p>
-
-<p>
-La testa dell'ucciso fu dunque levata di colà; e nel
-luogo dov'era stata sospesa, il figliuolo di lui, in memoria
-ed in espiazione, fece erigere un tabernacolo; il tabernacolo
-appunto d'Imbevera. Quella depravata religione,
-che pretesseva alle scelleratezze il nome di Dio, anche
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-nella scelta dell'effigie da rappresentarsi fece all'Isacchi
-preferire quella che alla sua idea ricordava una vendetta;
-cioè la più pura delle donne che schiaccia il capo dell'antico
-avversario, col motto della <i>Genesi</i> sopra accennato
-che sonasse, non la promessa del riscatto, ma una
-minaccia di sangue.
-</p>
-
-<p>
-Imperocchè, sebbene astretto a rodere il freno, l'Isacchi
-era ben lontano dall'avere dimentica la ingiuria del nemico.
-Avvezzo in quegli anni a vedere, secondo la sorte
-delle battaglie e gl'intrighi dei gabinetti, succedersi governi
-a governi, sperò lunga pezza che altri padroni caccerebbero
-questi, e tornerebbe il tempo d'esercitare micidiali
-rappresaglie a suon di trombe e a vessilli spiegati,
-il che fra i cristiani chiamavasi vendicarsi nobilmente.
-</p>
-
-<p>
-Ma gli Spagnuoli si erano qui seduti per non levarsi
-che dopo un secolo e mezzo, e conservavano un ordine,
-qualunque si fosse. All'Isacchi parve allora più prudente
-consiglio l'amicarsi i nuovi dominatori, come ottenne col
-militare sotto le bandiere degli Spagnuoli, quando coi
-torrenti di sangue procuravano spegnere nelle Fiandre
-le dissensioni religiose, ed al contrario vi fecondavano
-il germoglio della libertà. Giovandosi poi delle strettezze
-di quel governo, che padrone delle miniere americane,
-pativa continua necessità di denaro, comperò in feudo
-per cinquantamila ducati il comune di Barzago, dove
-erano le sue possessioni avite, col diritto d'imporre tasse,
-imprigionare, torturare, appiccare, e tutto quello che
-chiamasi far giustizia.
-</p>
-
-<p>
-E poichè la minacciosa fiacchezza delle leggi di allora
-lasciava il modo di sostituire alle spade i pugnali, al
-clamoroso attacco le insidie, alle sfide il veleno, colse
-egli ogni occasione di nuocere ai signori di Sirtori, e
-quanto gli bastò la vita, gravi danni ad essi recò; non
-però tanti che satollassero l'odio e la rabbia mortale che
-loro portava.
-</p>
-
-<p>
-Trasmise adunque l'omicida voglia al figliuol suo Alfonso.
-Non appena fu questi tornato dalla corte di Madrid,
-ove l'educazione ricevuta in uno dei più rinomati collegi
-gesuitici aveva perfezionata vivendo secondo il costume
-dei nobili, come paggio fra gli ozii orgogliosi e dissoluti
-delle anticamere, e coll'esempio di quei cupi, inesorabili,
-devoti monarchi, suo padre lo tratteneva sovente col racconto
-di quel fatto, gli mostrava il teschio dell'ucciso, che
-con irosa venerazione serbava nella propria camera; e
-massimamente ogniqualvolta avvenisse loro di trovarsi
-nel bosco d'Imbevera, più al vivo dipingendogli quell'atrocità,
-gl'inculcava il sacro dovere che l'onore impone
-ai nobili di vendicare i parenti; più volte avevano insieme
-ruminato il modo di ridurlo ad effetto, e quanto
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-sarebbe decoroso alla casa e a loro di consumare la vendetta
-colà appunto ove sorgeva il monumento dell'oltraggio.
-</p>
-
-<p>
-Venuto poi in caso di morte, il padre chiamò a sè don
-Alfonso, e togliendosi di collo un medaglione d'oro su
-cui era improntata la madonna, — Vedi tu (gli disse) questa
-santa effigie? La portava di continuo in petto la buona
-memoria di don Giberto mio padre. Pensa se la serbai
-preziosa! Ed ora, sul punto di abbandonarla colla vita, a
-te la lascio, Alfonso mio; ma con essa ti lascio un dovere
-sacrosanto, di vendicare colui al quale dapprima appartenne.
-Di quante inimicizie esercitò la nostra famiglia,
-sempre, grazie a Dio, n'è uscita con onore, nè alcuno si
-potè mai vantare d'averle usato un sopruso che non ne
-patisse il centuplo di danno. Tu non degenerare dai padri
-tuoi; ma serba intatta questa gloria, figliuol mio. Poss'io
-morire consolato di tale fiducia?
-</p>
-
-<p>
-Quando il figliuolo tra i singhiozzi glielo ebbe promesso,
-tutto egli rasserenossi, e poco dopo spirò.
-</p>
-
-<p>
-Lui sventurato se migliori sentimenti non concepì avanti
-di presentarsi al giudizio, ove i debiti nostri saranno rimessi
-secondo gli avremo rimessi noi ai nostri offensori!
-</p>
-
-<p>
-Nel giovinetto Alfonso rimasero pertanto associate le
-idee di religione e di vendetta, l'effigie della Madre della
-misericordia, le sacre parole, gli affettuosi ricordi di un
-agonizzante, colla promessa d'un assassinio. Se tanto ancora
-non fosse bastato, rinasprì le ire il matrimonio che
-il signor Sirtori, padre di don Alessandro, strinse con una
-ricca dama dei conti Perego, sulla quale, o, a dir meglio,
-sulle ricchezze, sui titoli, sulle parentele della quale aveva
-messo gli occhi don Alfonso.
-</p>
-
-<p>
-Per questa rivalità stavano l'uno in sospetto dell'altro,
-nè andavano in volta per Milano se non con buona scorta
-d'amici e un codazzo di bravi.
-</p>
-
-<p>
-Accadde (e fu il giorno della Pentecoste) che don Alfonso,
-con una dozzina de' suoi appoggiati, entrò in Duomo,
-nel mentre quel Carlo Borromeo che operò ogni
-poter suo per sostituire in mano dei nostri patrizii il rosario
-alla spada, faceva un'omelia sopra quel testo, <i>Se
-alcuno ti percuote la guancia destra, e tu porgigli anche
-la sinistra</i>. L'Isacchi, avanzatosi in mezzo alla devota
-ciurmaglia, che gli dava il passo, si fermò accanto ai panconi,
-su cui stava seduto il Sirtori cogli aderenti suoi.
-Questi e quelli cominciarono, come si dice, a rizzar il
-pelo e guardarsi a squarciasacco: uno fra' seguaci dell'Isacchi,
-fosse caso o prurigine d'aizzare, striscia col
-gomito e scompone il collare al più vicino fra quegli altri:
-costui si rivolta con un mal piglio; con un peggiore
-lo fissa l'altro: comincia un brontolar sordo, fra il quale
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-una voce abbastanza chiara proruppe: — Qui c'è alcuno
-che vuol farsi mettere in gabbia.
-</p>
-
-<p>
-Voleva secondo l'espressione del nostro volgo, indicare
-in prigione: ma quella parola gabbia ravvivò in don Alfonso
-l'idea del supplizio dell'avo, gli sonò come un insulto
-insieme e come una minaccia; la credette senz'altro
-proferita dal Sirtori.
-</p>
-
-<p>
-In quell'impeto, dimentico del dove si trovasse, caccia
-mano allo stocco; i suoi l'imitano: nè gli avversari dormono,
-ma balzati in piedi, avvoltolate al braccio le cappe,
-sguainati i ferri, rizzate le panche a modo di barricata,
-di qua e di là si comincia a far sangue: — a far sangue
-in chiesa! mentre si spiegava il Vangelo! E l'affare diveniva
-serio di più in più, se il governatore duca d'Albuquerque,
-ivi presente, non fosse accorso cogli alabardieri
-a por fine alla sacrilega zuffa, ed intimare a don
-Alfonso che uscisse dalla chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Al domani i cacciatori di novità lessero affissa sui cantoni
-di Milano una grida, nella quale si diceva qualmente
-<i>insoffribile</i> era divenuta <i>l'irreverentia d'alchune persone
-etiam qualificate</i>, che portando <i>l'abominatione nella casa
-del Signore, non altrimenti che nelle pubbliche et più licentiose
-piazze, senza timore delle vendette divine, et quasi
-anzi avessero a godervi maggiore franchigia</i>, ardivano <i>cicalare,
-passeggiar in lungo ed in largo, amoreggiare, sollevar
-clamori et perfino metter mano alle armi</i>. Di questi
-eccessi disgustata, l'eccellenza del duca governatore, <i>intenta
-all'onor di Dio, et salue le giurisditioni del foro ecclesiastico,
-non che le pene prestabilite per la costituzione
-di N. S. Pio V. contro li profanatori delle chiese, ordina
-e vuole che nessuno da hoggi inante ardisca con parole licenziose,
-atti inhonesti, contentioni e risse</i> turbare la devozione
-in tempo dei divini uffizi. Ed ai contravventori,
-<i>sotto qualunque pretesto si mantellassero</i>, vuole sia inflitta
-la pena di cinquanta scudi e cinque tratti di corda, <i>et
-più allo arbitrio della medema Eccellenza sua</i>.
-</p>
-
-<p>
-Chi fa colpa a quel governo perchè, dopo buttate fuori
-spaventose gride, non curasse più che tanto di mandarle
-ad effetto, non avrebbe una riprova in cotesta; poichè in
-una cronaca trovo notato che dalle pene ivi minacciate
-fu poco di poi colpito un pizzicaruolo, perchè disturbò la
-devozione della gente affollata a sentir messa in Santo
-Stefano col correre tra quella a cercare ansiosamente un
-chirurgo affinchè tosto uscisse a medicare un fruttajuolo,
-il quale sul Verzajo, aveva tocche due coltellate da un
-macellaro.
-</p>
-
-<p>
-Benchè da queste pene potesse don Alfonso tenersi sicuro
-pei riguardi dovuti ad un'illustre famiglia, come
-provocatore avrebbe potuto essere ricercato; laonde per
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-cansare ogni disturbo, abbandonò la città e si ritrasse
-nel palazzotto di Barzago, ed ivi trovò opportuno fermare
-sua stanza. Si mise attorno una mano di bravacci, disposti
-a fare ogni suo cenno e peggio, e così indipendente
-esercitava le sue volontà. Nei primi giorni che fu
-uscito di Milano, invelenite le vecchie piaghe colla recente,
-scese dal castello nel bosco di sanguinose rimembranze,
-e venuto al tabernacolo d'Imbevera, vi si inginocchiò
-e fece una scellerata preghiera, ove prometteva
-alla Madonna, se, col patrocinio di essa arrivasse a sterminare
-la razza di colui per cui colpa gli fu l'avo trucidato,
-le innalzerebbe nel luogo medesimo un tempio sontuoso,
-ove d'ogni parte accorrerebbe gente a tributarle
-onori ed oblazioni.
-</p>
-
-<p>
-Pochi anni dopo, il conte Sirtori morì giovane freschissimo,
-di una malattia così bisbetica che i medici di campagna
-la giudicarono causata da acquetta, sebbene quelli
-di città inclinassero piuttosto a crederla effetto di stregamento.
-Ancora in gramaglie era la vedova di lui, quando
-rivenendo, non so d'onde, alle sue terre in Sirtori pel
-cammino del bosco, coll'unico suo figlioletto, e sorpresa
-da un turbine, essendosi riparata sotto un gran noce che
-faceva ombrello al tabernacolo d'Imbevera, fu assalita da
-alcuni sicari, i quali uccisero i lettighieri suoi ed un servo
-che la scortava: un altro servo, col favore del bujo, riuscì
-a trafugare il fanciullo, che era appunto il nostro
-don Alessandro; la dama non fu trovata più nè viva nè
-morta. Fatto misterioso anche questo, non meno del precedente.
-</p>
-
-<p>
-Era in quel tempo sindaco di Barzago un benedetto
-omicciuolo, che per le cento lire di suo stipendio credevasi
-in dovere di tutelare i diritti del comune fin contro
-del feudatario, e che, ignorante affatto del vivere del
-mondo, mai non si era avvezzo a quella che, e in quei
-tempi ed in altri, era la prima e somma delle virtù, cioè
-chiudere coi padroni un occhio, e se occorra tutt'e due,
-chinare il capo, e dire di sì. Costui, avendo osato commentare
-quell'avvenimento e soggiungere che la non gli
-pareva farina netta, la sera seguente si trovò appoggiato
-un fiacco di mazzate, non sapeva da chi; solo ricordava
-che gli avevano detto essere queste un tientamente per
-lui e per gli altri villani, di non frugare troppo nel sacco
-de' padroni.
-</p>
-
-<p>
-Circostanza minuta, che però non volli lasciarla nella
-penna, affinchè i lettori miei abbiano occasione di comprendere
-a loro pro, come con una certa razza di gente,
-sia un torto l'aver ragione.
-</p>
-
-<p>
-A don Alessandro, che poteva contare allora fra gli
-otto e i dieci anni, non restava che una confusa rimembranza
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-di quel fatto; un temporale, un'aggressione, qualcuno
-che lo levò sotto il braccio, e turandogli la bocca,
-lo recò lontano, sotto un diluvio d'acqua, erano idee che
-gli soccorrevano alla rinfusa. Ricondotto poi a casa sua,
-si sovveniva gli erano state fatte molte interrogazioni,
-cui mal sapeva rispondere; e come tra quelle udiva sovente
-esclamare: Ah! non se ne può dubitare: ma è un
-cane troppo grosso.
-</p>
-
-<p>
-Più oltre non lo ajutava la sua memoria, nè gli altri
-fatti per noi riferiti erano ad esso conosciuti. Perocchè,
-non avendo qui alcun prossimo parente, e d'altra parte
-bramando allontanarlo dal pericolo troppo vicino, lo
-chiamò presso di sè uno zio, monaco del più rinomato
-convento di Padova. Su quella Università fu messo a studio,
-dove gli avevano insegnato il latino, il greco, e far
-versi, e quelle altre istituzioni così importanti al viver
-bene. Egli le apprendeva e se ne faceva onore; poi, come
-fanno tutti, le disimparava via via che a qualche cosa
-nuova era applicato. Per altro in quell'educazione più
-sciolta egli acquistò idee meno servili: nessuno rammentandogliene,
-dimenticò le nimistà ereditarie in sua famiglia:
-il ricordo d'una grave sventura patita in fanciullezza,
-i soprusi che più d'una volta avea dovuti tollerare
-dai camerata, orgogliosi nella protezione de' nobili uomini
-di colà, avevano giovato a formargli, o, dirò più
-bene, a conservargli un animo, quale da bambini sortiamo,
-tutto aperto alla compassione per chi patisce, al
-dispetto per chi soperchia, a quei dolci sentimenti che
-non istrappa se non una lunga serie di torti, fattici — dirò
-dalla fortuna per non offendere gli uomini.
-</p>
-
-<p>
-Non istà qui tutta la virtù, lo so; ma ne è gran parte
-e gran segno.
-</p>
-
-<p>
-I tutori suoi, bramosi di ravviare al più presto la casa,
-lo richiamarono che appena finiva i vent'anni e gli avevano
-predisposta una moglie, nella cui scelta, sebbene
-avessero consultato tutt'altre convenienze che quelle che
-importano acciocchè due conjugi sieno un all'altro sostegno,
-consolazione, conforto; dovea però, per una vera
-fortuna, riuscire quel meglio che potesse desiderarsi, accoppiando
-ricchezze, beltà, squisito intendimento e quella
-soavità di carattere che tanto contribuisce alla felicità
-propria ed all'altrui.
-</p>
-
-<p>
-Questa era donna Emilia che conosciamo; colla quale
-erasi egli congiunto da poco più d'un mese: nè tra le
-beatitudini della luna di miele aveva egli cercato notizie
-de' casi antichi di sua famiglia. Ove bene gli avess'egli
-conosciuti, sarebbesi dato a credere che tant'anni trascorsi,
-ed il cessare, non che le offese, ma quasi l'esistenza
-d'una delle parti, dovesse avervi posto sopra una
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-pietra. La gioventù è confidente perchè buona, e perciò
-spesso o facilmente ciurmata. Come saprebbe essa immaginare
-e la diuturna e sottile atrocità, di cui pur troppo
-è capace il vendicativo? come nè tampoco supporre la
-natura di certi spiriti, de' quali è un privilegio l'esecrare
-le persone senza conoscerle, è un dogma il voler male a
-quelli che fecero male?
-</p>
-
-<p>
-Pertanto, venuto don Alessandro alla campagna colla
-nuova sposa, eragli sorto in animo il desiderio di visitare
-i luoghi di quelle prime dolorose ricordanze, versare una
-lagrima sulla zolla ove sua madre avea versato il sangue.
-</p>
-
-<p>
-Una sera a don Alfonso si presenta il guardacaccia.
-Quest'era un bresciano, pezzo d'uomo alto e membruto,
-fin dalla prima gioventù manesco, accattabrighe, coltellatore,
-che sbandito dal suo paese con dieci o dodici omicidii
-sull'anima, e una grossa taglia sul capo, era entrato
-già da molti anni a' servigi di don Alfonso, al quale
-faceva, secondo le occorrenze, da cacciatore, da bravo,
-da mezzano, da spia, da boja.
-</p>
-
-<p>
-Questo arnese si presenta dunque al padrone, e gli riferisce
-come domattina il signor Sirtori passerà da quelle
-parti per condursi nel bosco d'Imbevera non sapeva a che
-fare.
-</p>
-
-<p>
-Tripudiò a tale notizia il feudatario, non altrimenti di
-un bracco allorchè, vedendo il padrone pigliar fucile e
-carniera, s'accorge che deve uscire alla caccia. Tolto al
-tedio iracondo dalla fiducia di una imminente vendetta,
-quella notte non seppe l'Isacchi trovar requie; entrava,
-usciva senza ragione: stette lungo tempo passeggiando
-sopra un terrazzo; ma sebbene avesse in prospetto la
-pacifica amenità del Pian d'Erba illuminato dalla luna, la
-quale dava un luccicare d'argento alle tranquille acque
-dei laghetti non vi poneva egli mente; e colle braccia
-incrociate al petto e lo sguardo a terra, trascorreva pensoso,
-di tempo in tempo applaudiva a sè stesso, poi dava
-ordini, poi interrogava, poi tornava a starsi solo: — tanto
-irrequieto l'avea reso il veder presso al compimento un
-disegno anni ed anni meditato.
-</p>
-
-<p>
-Prima dell'alba fu in piedi, e comandato che tutto fosse
-lesto per la caccia, si rinchiuse nella propria camera; rimossa
-la tappezzeria, che mascherava un usciuolo a fior
-di muro, lo aperse; entrò in un gabinetto, e trattasi di
-seno una piccola chiave, fece con quella scattare un lucchetto
-che teneva il catenaccio d'una ribalta ferrata; aprì
-questa, e con attenzione cansando la soglia, fattosi qualche
-passo innanzi, gettò dentro un pane, che risonò sopra
-un pavimento profondo, e gridò giù: — Te' miserabile.
-Oggi ti darò compagnia.
-</p>
-
-<p>
-Ribattè la botola, inanellò il paletto, tese ancora il parato
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-e venuto in camera, gettassi sopra un inginocchiatojo,
-che stava nel vicoletto del letto, e fra il crocefisso
-e la piletta dell'acqua santa alzò il raso nero che velava
-un teschio posato sopra un bacile d'argento, e fissatolo
-un tratto come uomo meditabondo, cavò dal petto il medaglione
-d'oro, paterna memoria, che portava sospeso ad
-una catenella, ove era infilata insieme la chiavetta testè
-adoperata. Baciò l'effigie scolpita sulla medaglia, e recatasela
-fra le mani giunte così pregò:
-</p>
-
-<p>
-— Beata vergine patrona mia! se mai esaudiste le preghiere
-di me povero peccatore, oggi ascoltatemi benigna.
-Datemi grazia di far buona caccia, sicchè io renda giustizia
-al mio progenitore, e liberi la promessa data al
-moribondo mio padre. Pur troppo mi posso rimproverare
-d'aver recato offese a voi ed al vostro divin Figliuolo. Ma
-se oggi mi propiziate quel Dio che punisce la colpa dei
-padri fino alla terza generazione, voglio rimettermi a vita
-esemplare; se fui sempre divoto al vostro nome diverrò
-più ancora, e comincerò l'emendazione mia collo sciogliere
-il voto che già vi feci e che ora rinnovo. Sì, madre
-misericordiosissima, aiutatemi oggi e se dovessi imporre
-un pedaggio, se dovessi assaltar alla strada per
-trovarne il denaro, innalzerò un ricco tempio sopra la benedetta
-vostra immagine d'Imbevera.
-</p>
-
-<p>
-Ribaciò l'effigie, se la tornò in seno; preso quindi dal
-ginocchiatojo un uffiziuolo, ne sciolse le borchie d'argento,
-e volle tentare un modo d'oracolo, che egli soleva ne' casi
-importanti, cioè aprirlo alla ventura; e dalle prime parole
-che gliene cadessero all'occhio argomentare del come
-gli succederebbe il suo pensiero.
-</p>
-
-<p>
-Gli occorsero quelle d'un salmo penitenziale: <i>Dominus
-de cœlo in terram adspexit, ut audiret gemitus compeditorum,
-ut solveret filios interemptorum</i><a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>; e, come sogliono
-i passionati oltraggiosi, ricordando le offese ricevute, non
-le recate, riconobbe il suo avo in quell'incatenato, sè nel
-figlio dell'ucciso di cui qui si accenna; parvegli la profezia
-che più quadrasse colla domanda fatta in pensiero. Onde
-con effusione baciata una Madonnina sul frontispizio del
-libretto, sorse pieno di confidenza. Sotto alla casacca di
-velluto affibbiossi un leggiero corsaletto di maglie d'acciajo
-flessibili; alla gorgiera, increspata a cannoncini e
-fortemente insaldata, pose un rinforzo metallico; si legò
-alla cintola un eletto pugnale; calzò usatti da caccia; sul
-capo un caschetto senza piume, e scese. Tutto era a ordine.
-Monta un destro ginnetto spagnuolo, toglie sul
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-guanto imbottito della sinistra il falcone, e tra un suono
-di corni, uno squittire e scodinzolare di bracchi e di segugi,
-si avvia.
-</p>
-
-<p>
-Stavano in quella discorrendola il signor curato e il
-sindaco del paese; l'uno in nicchio a tre venti e spolverina,
-l'altro in maniche di camicia e gambe nude. Di quest'ultimo
-parmi aver già toccato; l'altro, don Amadio,
-passava per un dei valenti se ce n'era là intorno, famoso
-per gran pratica dei quaderni teologici e de' casisti, e
-per una salva di testi che aveva sempre alla bocca. Nelle
-congregazioni plebane, ove, secondo i decreti del Concilio
-di Trento, osservati perchè ancor recenti, accoglievasi
-spesso il clero per decidere casi di coscienza, don Amadio
-era sempre lui che dava il tratto alla bilancia; e dopo
-aver lasciato un poco diguazzarsi i reverendi suoi confratelli
-pel si e pel no, egli buttava fuori il suo oracolo,
-che troncando il nodo, li metteva tutti bravamente in
-sacco. Pel suo credito era stato anche fatto vicario foraneo,
-dignità di qualche conto allora, quando le curie
-emanavano da sè decreti ed encicliche, senza bisogno del
-regio visto; e tenevano tribunali, giudizi, prigioni. Vero
-è bene che il nostro curato non voleva sciuparsi con
-troppe brighe che lo distraessero dai prediletti suoi studi;
-e men voglioso di fare che di lasciar fare, anche nella
-parrocchia, dopo che le domeniche aveva pascolato le sue
-pecorelle con prediconi, distesi secondo tutti i precetti
-della retorica che era il suo forte, lasciava poi ad esse la
-cura di metterne in pratica gl'insegnamenti; se nol facevano,
-colpa loro; la sua coscienza era tranquillata. Uomo
-specchiato del resto, riverente ai signori, e sopratutto
-amante della pace e di quelle cose che si chiamano il buon
-ordine e il tranquillo vivere.
-</p>
-
-<p>
-Sorseggiato la cioccolata, se la passeggiava egli giù
-giù, digerendo all'aria aperta, colle mani alle reni una
-nell'altra e fra le due la tabacchiera, mentre il sindaco
-sbocconcellando un tozzo di pan mescolo asciutto, colla
-zappa sulla spalla dirizzavasi ai campi, si veniva con lui
-rammaricando d'una nuova tassa, imposta dal feudatario,
-contro le antiche consuetudini, e detta del bollino, perchè
-faceva pagare a' vinai il bollo che metteva sulle mezzette
-del vino a minuto.
-</p>
-
-<p>
-Il sere ascoltava quel rancore del sindaco, poi dando
-fuori in uno scroscio di riso che gli faceva traballare la
-pancia, tra l'offrirgli una presa di tabacco, gli diceva:
-</p>
-
-<p>
-— Eccoti alle solite antifone. Ma cotesto non è un cercar
-le noje col lanternino? Che importa a te s'egli mette una
-tassa nuova? Quando toccasse a te a pagarla, vorrei dire:
-ma chi ha da fare ci pensi. Sai tu che se' curioso? Se tu
-cavassi frutto dalle mie prediche, non ti prenderesti ne
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-tante scese di capo. Bada a me, bada a me, che la so più
-lunga. Lascia andar l'acqua in giù, e lega l'asino dove
-vuole il padrone. Il mondo non è sempre andato di questo
-passo? Che? Vuoi tu ora ristampare il mondo?
-</p>
-
-<p>
-— Sarà bene (soggiungeva il sindaco), sarà bene, perchè
-vossignoria legge tante storie, e deve saperlo: ma
-però codeste angherie una volta non si soffrivano, e quando
-godevamo la nostra libertà...
-</p>
-
-<p>
-— Zitto là, l'interruppe don Amadio. Che cosa mi vai
-accattare qua il tempo che Berta filava? Ora è così, e
-così lascia stare, e dà mente a me, se non vuoi farti avere
-in tasca. Ecco me; io sono pure qualche cosa, e Domenedio,
-per sua grazia, non mi ha fatto una zucca. Eppure
-sto coi frati, e così me la campo d'amore e d'accordo con
-tutto il mondo. Oh questa è curiosa! Che i padroni operano
-da padroni sono forse cose che le si facciano da jeri?
-Che? Le dita della mano sono forse tutte eguali? Ti ricorda
-piuttosto che egli è l'illustrissimo don Alfonso, e
-tu sei Isidoro pover'uomo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma galantuomo, dava su il sindaco: e toccandosi la
-sua gabbanella di frustagno. — Vede, signor vicario? su
-questi stracci non c'è una macchia nè di sangue nè di
-lacrime; mentre sul broccato di qualchedun altro...
-</p>
-
-<p>
-Egli s'interruppe all'udire degli abbai ed uno scalpitare
-fragoroso, e poco stante vide don Alfonso svoltare la cantonata,
-onde, facendogli tanto di berretta, mogio mogio
-tirò di lungo. Ma il curato, scoprendo una larga tonsura,
-con profondi saluti si avvicinò a riverire il feudatario.
-Cortesissimamente questi ricambiò, e — Ci onorerebbe
-vostra riverenza di sua compagnia alla caccia?
-</p>
-
-<p>
-Al nostro curato sarebbe parso di mancare ai convenevoli
-se coi superiori avesse parlato nel tono stesso che
-faceva colla marmaglia, e però, qualvolta gli occorresse
-di ragionare con essi, vestendo un tutt'altro uomo, lasciava
-da banda il favellare piano e alla ambrosiana, per
-isfoderare un gergo concettoso, fiorettato, e, come si dice,
-in punta di forchetta: nel che quella generazione, come
-sanno perfino i barbieri, poneva il paragone dell'ingegno
-e dell'eloquenza. A quell'invito adunque — Oh illustrissimo
-(rispondeva), mercè i raggi che il sole della sua
-cortesia diffonde sulla valle de' meriti miei, pajonmi le
-tenebre mie più chiare che non sono. Ma i canoni che,
-come vossignoria, m'insegna, debbono essere la nostra
-stella polare, mi diniegano d'accettare un favore, esibitomi
-così cortese e graziosamente. <i>A venationibus, aucupiis,
-tabernis, choreis, ludibusque abstineant</i><a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Bene, bene, replicava l'altro. Domani però si ricordi
-che, al solito, la posata è disposta per lei.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà un aggiungere un nuovo al cumulo degli obblighi
-che tengo scritti nell'archivio della memoria, rispondeva
-con nuove riverenze don Amadio, e guardandogli
-dietro mentre procedeva, esclamava: — Che buon
-signore!
-</p>
-
-<p>
-Il qual buon signore s'avviò per la strada che doveva
-tenere don Alessandro, mostrando esservi portato dal
-caso. Veniva questi a cavallo colla sposa, messo anch'egli
-in mezzo a quattro galuppi, senza cui, in virtù della
-pace dominante, non sarebbe andato attorno un gentiluomo,
-fosse pure di quei buoni. Come distinse l'altra
-comitiva, chiese egli da' suoi uomini chi fossero. Questi
-non glielo celarono, e lasciarongli intendere esservi poco
-da fidarsi. Il giovane fece loro riflettere come l'Isacchi
-non conducesse che poca gente da caccia, senz'armi di
-offesa; e come d'altra parte si trovassero a tal punto,
-ove il mostrarsi insospettiti non gioverebbe allo scampo,
-e potrebbe far nascere di fatto il pericolo. Seguitò dunque
-la via, solo raccomandando ai seguaci di tenersi all'erta,
-e non perderlo mai d'occhio per qual fosse ragione.
-</p>
-
-<p>
-Don Alfonso, come prima scòrse il Sirtori, brillò in modo,
-che il guardacaccia disse sommessamente ai camerata: — Ha
-l'occhio d'un astore quando ha veduto la starna.
-Venuti poi vicini, il feudatario si fece incontro all'altro,
-tutto amichevole e manieroso e — Qual buon vento conduce
-da queste bande il mio padrone e la gentilissima
-sua damina?
-</p>
-
-<p>
-— Anzi il suo debole servitore rispose il giovane, e vie
-più rassicurato dal cortese accoglimento, gli espose la ragione
-del pellegrinaggio.
-</p>
-
-<p>
-— Oh non si dirà mai, replicò l'Isacchi, che una tal
-coppia abbia onorato di sua presenza la mia giurisdizione
-senza aggradire l'ospitalità che può nel suo castello, offerire
-un romito campagnuolo.
-</p>
-
-<p>
-E perchè don Alessandro se ne scusava, allegando il
-bisogno d'essere al più presto di ritorno, — Già, già (soggiungeva
-quegli con un ostentato sorriso), due sposi novelli
-si fanno rincrescere di passare una nottata sotto
-altro baldacchino. Certo però non vorranno farmi rifiuto
-di quel che posso offrir loro, una partita di caccia. Qui
-il mio guardiano ha notato la pesta di un porco selvatico
-e, se c'è, lo vogliamo scovare.
-</p>
-
-<p>
-La caccia era passione così universale dei ricchi, l'esibizione
-vestiva tale aspetto di sincerità, che sarebbe parso
-un fallo a don Alessandro di non tenere l'invito. Presto
-dunque furono loro presentati spuntoni, balestre, falchi
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-de' meglio addestrati, e si misero alla caccia, finchè capitarono
-alla bettola di Cipriano, dove, se vi ricorda, gli
-abbiamo lasciati. Dalla quale mentre si partivano, don
-Alfonso misurò d'un occhio scrutatore i bravi di don Alessandro,
-i quali, col non discostarsi mai dal costui fianco,
-pareva gli guastassero il disegno: poi chinatosi all'orecchio
-del guardacaccia, gli susurrò: — Sarà tua cura avvinazzare
-gli uomini di costui.
-</p>
-
-<p>
-Il bravaccio rispose inchinandosi: poi tornati al corso,
-riuscirono anch'essi vicino alla Madonnina d'Imbevera: — Ecco
-appunto il posto della mia disgrazia. Nel rimirare
-questi luoghi, vengo trovando nella mente certe idee
-smarrite, come quando si raffigura un amico della prima
-fanciullezza. Quel tabernacolo, oh lo riconosco. Guarda,
-Emilia. Qui era appoggiata la lettiga, giusto al piè di
-quella grand'albera. Veniva un'acqua a secchi. Io, per
-non udire, per non vedere i tuoni, i baleni quasi continui,
-acquattavo il capo in grembo a mia madre; ed ella,
-povera mamma! mi accarezzava, mi confortava. Quando a
-un tratto si odono delle moschettate, un dàgli, dàgli, un
-allarme: sporgiamo il capo: ecco venire incontro... che
-guardature! Folti ciuffi, cascando dalla fronte, velavano
-ad essi tutta la faccia, che rischiarata ad ogni tanto dai
-lampi, somigliava veramente a quella di demonii. Parmi
-tuttora avergli sugli occhi, e forse, vedendoli, li ravviserei.
-</p>
-
-<p>
-Il guardacaccia (e sapeva ben lui il perchè) voltava a
-dar degli ordini: donn'Emilia, compatendo allo sposo,
-non teneva gli occhi asciutti: il feudatario, bramoso di
-metter fine a quel discorso, — Oh via! (esclamò) la sua
-tenerezza le fa onore, ma ora siamo a divertirci. Bando
-alle melanconie. All'erta: lanciate i cani.
-</p>
-
-<p>
-Diede fiato al corno, spronò, imboscossi, e dietro a lui
-si sparpagliarono tutti per la boscaglia.
-</p>
-
-<p>
-In qual modo don Alfonso intendesse cogliere la preda,
-alla quale già vi siete accorti che mirava veramente, lo
-sapreste già, o lettori, se v'avessi detto come, fra le altre
-disposizioni date quella mattina, chiamò a sè il guardacaccia,
-ed ordinogli che mandasse tre bravi, conosciuti
-alla prova delle imprese rilevanti, cioè delle più scellerate,
-e — Si collochino (diceva) colà al lembo della collina,
-sullo stradello che dai mulini conduce alla Madonnina,
-rimpiattati dietro la macchia, e non si muovano.
-Tu ti terrai al fianco. Troveremo qualche ingegno di separare
-colui dalla sua brigata, e trarlo a quella parte.
-Quando io griderò A noi, essi balzino fuori: se v'è qualche
-servo, lo freddino: l'importanza è di assicurarsi del
-padrone: se lo cogliamo vivo, tanto meglio; e portarlo
-senza più in castello.
-</p>
-
-<p>
-A questo comando, dato colla freddezza onde un ricco
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-d'oggidì comanderebbe al cocchiere d'aggiogar i cavalli,
-con altrettanta freddezza il guardacaccia rispose: — Illustrissimo,
-ho inteso. E poi ch'ebbero accordato ogni
-cosa fra loro, e il padrone gli accennò che se n'andasse,
-quegli stette fermo guatandolo. L'intese don Alfonso, e
-ripigliò: — Avrete una lauta mancia.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, illustrissimo, ripetè inchinandosi l'altro in
-cui andavano del pari la fierezza e l'ingordigia. Però...
-per regolarmi cogli uomini... qualche cosa di preciso...
-</p>
-
-<p>
-— Questo, e la paga d'un anno, rispose il feudatario,
-gettandogli una doppia nel cappello.
-</p>
-
-<p>
-E l'altro strisciando gran riverenze, — Illustrissimo,
-mille grazie; perchè ella vede, i vizii sono molti.
-</p>
-
-<p>
-— Non dubitare; fa che la cosa riesca a disegno.
-</p>
-
-<p>
-— Illustrissimo, sarà servito da par suo.
-</p>
-
-<p>
-I tre ben armati presero dunque il posto indicato, ed
-ivi dietro un veprajo stavano, chiacchierando, celiando,
-sbadigliando, ad aspettare la vittima. Non sapevano quale,
-non lo cercavano: basta che colui che li pagava lo aveva
-ordinato. Indifferenza che ci pare orribile vedendola in
-uno o due individui, e non ci tocca allorchè la troviamo
-in quattro o seicentomila combattenti, che aspettano un
-fiato di tromba, un batter di cassa per correre a scannarsi
-un l'altro, senza conoscersi, senza cercare il perchè,
-senza sapere altro se non che furono comandati.
-</p>
-
-<p>
-L'Orso di Barzago intanto non avea la mira che a separar
-il giovane dalla compagnia; ma per la fedeltà dei
-servi poco sperando riuscirvi per allora, traccheggiava
-confidando ottenere il suo desiderio quando, coll'occasione
-della merenda, avesse ridotti questi ubbriachi. La fortuna
-però parve mandar tempo al proposito suo; poichè, essendosi
-la signora voluta mettere un tratto a riposare,
-don Alessandro, lasciando con essa i bravi, si lanciò sulle
-tracce d'una lepre insieme col feudatario, non seguito
-anch'esso che dal guardacaccia, il quale destramente li
-traeva verso il luogo dell'agguato. Già ne erano lontani
-non più che tre tiri di fucili, don Alessandro seguitando
-colla sicurezza e coll'ardore della gioventù, l'altro palpitando
-nel pensiero dell'imminente espiazione; quando repente
-odono di mezzo alle piante un gagnolare, un insultarsi,
-un gridìo. Don Alessandro si arrestò insospettito
-fissando gli sguardi in faccia all'Orso, poi diede volta
-verso il luogo nel quale aveva lasciato la sposa, temendo
-non le fosse accaduto alcun sinistro. Intanto il feudatario,
-ben accorgendosi di dove uscissero que' gridi, sebbene
-non ne indovinasse il motivo, sbuffando d'ira spronò verso
-là donde veniva lo schiamazzo.
-</p>
-
-<p>
-Cagione di questo era stato, che, mentre i bravi, o come
-da noi si diceva, i <i>buli</i> rimanevano appostando la vittima,
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-secondo v'ho narrato, un'altra di genere diverso vi rintoppò;
-la Brigita ostina, che, scortata dall'amorevole Cipriano,
-tornava a casa.
-</p>
-
-<p>
-Era delle belle contadine che possono vedersi con un
-par d'occhi: sul fiore dei venti anni, una ricca capellatura
-nerissima raccolta in trecce contornava un viso gioviale
-e pienotto, dove le rose che costantemente vi dipingeva
-la sanità erano in quell'ora avvivate dal calore
-del mezzogiorno e dal camminare; come il contento di
-ritornare fra' suoi cresceva l'allegrezza d'un cuor pacifico
-e buono. In vestire lindo e semplice, poco diverso da
-quello che si usa tuttavia fra le Brianzuole, con corsetto
-e sottanello di filaticcio e grembiule di vergato, sul
-braccio ignudo recavasi un paniere dov'erano riposti i
-pochi arnesi che seco aveva portati alla filanda. La cortesia
-del fratello non era tanto incivilita da alleviarla di
-quel peso; non gli cascò tampoco in mente: ma in quella
-vece, camminandole innanzi per l'angusto sentiero, tutto
-affetto egli la veniva interrogando dietro via dei casi suoi
-e quei della famiglia e dei conoscenti, poi con aria d'ingenua
-intelligenza voltandosi a fare l'occhiolino, domandò: — E
-col giardiniere, di' su, come va?
-</p>
-
-<p>
-Ella, divenendo ancor più incarnata, e con un sorriso
-di modesta bontà, non gli fece altra risposta, se non di
-interrogarlo: — E la mia vite?
-</p>
-
-<p>
-— Oh la tua vite! se tu sapessi che pericolo ha corso!
-È salva per miracolo. Così Cipriano, il quale tolse di qui
-occasione di raccontarle la grande avventura della lepre,
-dello spavento, e in conseguenza del perchè le fosse venuto
-incontro. — Ma sta col cuor quieto (egli seguitava)
-che il rumore della caccia si sente là abbasso, molto lontano
-di qui.
-</p>
-
-<p>
-Così discorrendola, i due buoni fratelli inciampicarono
-senza accorgersi fra i bravi, appostati alla macchia. Uno
-dei quali, come gli avvisò, — Ohe! ohe! (cominciò) guarda,
-camerata; vanno anche delle fiere domestiche per questo
-bosco.
-</p>
-
-<p>
-— Che bella pollastra! gridò il secondo balzando in
-piedi.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, ah! questo villano non si può dire che sia di
-cattiva bocca, soggiungeva il Guercio, sgangherando la
-bocca ad un riso sguajato.
-</p>
-
-<p>
-Cipriano in quel momento avrebbe veduto più volentieri
-il diavolo. Gittò un'occhiata all'intorno: non v'era
-anima da sperarne ajuto; talchè, visto che era il caso di
-bere o d'affogare, si voltò loro con una cera brava, gridando: — Però?...
-m'avete mai visto?... avete forse ad
-avere qualche cosa? ed altre parole, che uno dice più
-fiero, quando ha più paura.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma coloro non erano musi da ristarsi per parole, e cogli
-sfacciati modi dei bravacci, s'accostavano alla ragazza,
-la quale, diventata di mille colori e trasudando, s'avvinghiava
-al braccio del fratello gridando: — Ajutami, Cipriano;
-ajutami.
-</p>
-
-<p>
-Questi, poichè vide a nulla giovar le parole, montandogli
-il sangue al capo, cacciò fuori tanto d'occhi, e soffiando
-come una gatta quando sente la canizza, cominciò
-a girare a mulinello il suo bastone, mentre coll'altra mano
-brancò il coltellaccio gridando: — Indietro, o malandrini,
-o vi mando tutti al Creatore.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, oh! costui fa di buono, ripigliò il Guercio: ma
-come è così, neppur noi non si farà da baja. E se gli
-volsero incontro. Lo stradello correva stretto e insaccato
-fra due cigli assiepati di vepri, talchè non riusciva difficile
-a Cipriano lo schermirsi da tutti e tre, mentre alla
-sorella diceva: — Fuggi, scappa. Essa però ben comprendeva
-che il discostarsi non sarebbe che peggio; onde si
-teneva poco dietro di lui, che arretrando si difendeva.
-</p>
-
-<p>
-Sbucarono così sul piazzuolo che girava davanti alla
-Madonnina. Coll'ansietà onde il fantolino, inseguito da un
-ringhioso cagnaccio, ricovera al grembo della madre, la
-Brigita corse al tabernacolo, prostrandosi ginocchioni.
-Colà pure tentò ripararsi Cipriano; ma non appena fu al
-largo, un di coloro gli tolse l'avvantaggio, sicchè egli rimase
-framezzato. Non intendevano già ammazzarlo; non
-n'erano comandati: e s'erano messi a quella baruffa piuttosto
-per chiasso che altrimenti. Ma quando ne toccarono
-alcune saporite dal randello di quel gagliardo, che non
-sapeva prendere da celia gl'insulti tentati verso la sua
-buona sorella, non l'ebbero più da riso, e pieni di mal talento
-giurarono fargliela pagare. Batti dunque ch'io ti
-batto, uno contro tre. Cipriano si trovava nelle male
-peste.
-</p>
-
-<p>
-Anche l'asilo del luogo sacro, ove la Brigita erasi ridotta,
-secondo le idee di que' tristi proteggeva contro la
-violenza bensì, non contro la lascivia. Onde, nel mentre
-che due tenevano ciascuno per un braccio agguantato il
-fratello, il Guercio, che era fra essi il più laido d'animo
-come di figura, saltò verso la fanciulla a molestarla con
-parole scomposte e scomposti atti. La meschina, accoccolatasi,
-raggricchiata, stretta stretta alla parete della
-Madonnina, colle braccia incrociate sul seno e la faccia
-tra quelle appiattata come poteva, gridava:
-</p>
-
-<p>
-— O Signore! ajuto! Cipriano... o Cipriano, soccorrimi!...
-Caro voi, lasciatemi stare... Vi prego, per vostra
-madre, per vostra sorella... No, no... per carità... sono una
-povera ragazza, abbiatemi compassione... state quieto...
-Oh! cara Madonna!... Oh anime del purgatorio!... vi dirò
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-il rosario tutti i lunedì finchè campo... No, no... ajuto,
-ajuto!
-</p>
-
-<p>
-E Cipriano vedeva. Indarno procurava sviticchiarsi da
-coloro: pestava i piedi, imperversava, gagnolava, stiacciava
-come una civetta in collera, stralunava gli occhi
-al cielo, urlava — Sta cheto, mostaccio da forca. Se ti
-posso arrivare! Guarda che t'ammazzo... e non poteva
-farne altro. Anzi i buli, mescendo giuraddii e sghignazzi,
-gli facevano tratto tratto sentire come pesassero le loro
-minacce.
-</p>
-
-<p>
-A questi strilli, a quel diavolezzo, accorse dapprima la
-canatteria che l'accrebbe, poi cacciatori da diverse bande,
-infine don Alfonso istesso. L'apparir suo nulla di bene
-prometteva a Cipriano: pure v'ha dei momenti, in cui è
-di consolazione anche un disastro, purchè ci tolga all'affannoso
-presente. Di fatti, appena il padrone comparve,
-i buli, tanto umili coi superiori quanto erano prepotenti
-cogli inferiori, lasciarono i due martiri, e cavate le berrette,
-si ritrassero insieme, coll'abjezione che nasce dall'abitudine
-della servilità. Cipriano, riposte anch'egli le
-sue armi e trattosi il cappello, stette ad occhi bassi, e
-per un istante si fece un silenzio cupo, siccome all'avvicinare
-del terremoto; finchè don Alfonso, flottando e con
-piglio quanto più si poteva severo, gridò a quei tre:
-</p>
-
-<p>
-— Così s'adempiono i miei ordini, canaglia? Animo, al
-posto, e me ne renderete ragione.
-</p>
-
-<p>
-Non pareva vero a Cipriano che l'Orso sgridasse i suoi
-uomini per una cattiva azione, e risorto da morte a vita,
-andava fra i denti raccapezzando un ringraziamento da
-recitargli. Ma come in chi abbia sorbite alcune stille di
-belladonna, alla dormigliosa vista si presentano gioconde
-figure, che a poco a poco si tramutano in mostruosi sembianti,
-alla guisa stessa il povero villano ebbe tutto a rimescolarsi,
-quando, alzati gli occhi, scorse il torvo cipiglio
-del feudatario, che col tono istesso di minaccia, gli
-parlò:
-</p>
-
-<p>
-— E quanto a te, mascalzone petulante, che ardisci
-opporre la forza alla mia livrea, l'avrai da fare con me.
-</p>
-
-<p>
-Cipriano intontito biascicava una risposta, una scusa,
-quando per trista giunta vide fissati sopra di sè i torti
-occhi del guardacaccia. Avrebbe allora voluto sobbissarsi,
-e voltava la faccia, stringevasi nelle spalle: ma invano;
-chè quegli, fattosi più dappresso e battendogli una palmata
-sulla spalla:
-</p>
-
-<p>
-— Olà! (gridò) non m'inganno: tu sei uno di quelli che
-l'altra settimana andava ammazzando lepri pel bosco. Indi
-con uno sgrigno satanico replicando la battuta: — Ora
-t'ho còlto (proseguiva) e il tuo salario, come t'ho promesso,
-ti verrà prima del sabato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<p>
-Don Alfonso, già esacerbato dal colpo fallito, ora punto
-in parte così delicata, s'inviperì; e prorompendo in una
-salva d'improperii, che anche i nobili, negl'impeti loro,
-non isdegnano usurpare dalle bocche della plebaglia, da
-cui son tutto studio a discostarsi nel rimanente:
-</p>
-
-<p>
-— Come! (gridava) anche questo? violare la caccia bandita,
-ed ora resistere alla mia gente? Ah, questa passa
-il segno, e t'avvezzerò io. Intanto legatelo a codesto ramo,
-e dategli un pajo di strappate di corda, finchè nomini i
-compagni di sue ribalderie.
-</p>
-
-<p>
-Cipriano stava chiotto col capo basso, nella figura che
-sì spesso tocca, in questo bel mondo, all'offeso innocente
-davanti al potente oltraggiatore. Ma quando intese la parola
-di corda, si senti sdrucciolare un gelo per le reni, e — Signore...
-Illustrissimo... La badi a me.... Quanto alla
-sua livrea, da povero figliuolo, sono stati loro che mi assalirono,
-che maltrattarono mia sorella. Della lepre, le
-dirò la verità... Si... ma... è vero... c'è una vite... Questa
-qui è mia sorella...
-</p>
-
-<p>
-Tali e somiglianti parole ciarfogliava, affoltava il povero
-Cipriano, ma invanamente; chè l'impassibile crudeltà
-del barone sollecitava con uno sguardo i cacciatori, i
-quali, fatti manigoldi, si difilavano contro l'ostino. Come
-questi vide inutile la sommessione e il pregare, còlto il
-momento, spiccò un lancio, e ricoverossi in un batti baleno
-alla Madonnina, ove stava la Brigita pallida, tramortita,
-colle mani giunte e gli occhi supini, moltiplicando
-ave marie. Qui sentendosi sicure le spalle e protetto dal
-luogo sacrato. Cipriano, rifatto un cuor risoluto, calcossi
-in testa il cappello, ripigliò le armi sue plebee, ed in suon
-di rabbia, gridò:
-</p>
-
-<p>
-— Avanti chi gli basta il cuore.
-</p>
-
-<p>
-Trarlo di là non avrebbero osato gli uomini: ma i cani,
-poco impacciandosi degli asili, aizzati scagliavansegli addosso,
-e non erano pochi. Egli rotava senza riguardo un
-randello, e a chi toccavano, uomo o bestia, erano sue; onde
-un guaire, un ringhiare di cani, un fremere di bravi, lì
-tra gli ordini del padrone e la venerazione del sagrato;
-un bestemmiare ancor più sonoro di don Alfonso, che al
-vedere trattati a quel modo, non solo gli uomini, ma fin
-le sue bestie, dimenticando ogni rispetto, spronava il cavallo
-addosso al miserabile, giurando gliela farebbe scontare,
-se avesse dovuto strapparlo d'in su gli altari.
-</p>
-
-<p>
-In quella apparivano sullo spianato istesso don Alessandro
-e la sposa sua, accorsi al rumore. Gettarono uno
-sguardo su questa scena; ma ciò che più diede nell'occhio
-al Sirtori furono i tre scherani che, ritiratisi al cenno
-del padrone, postati dietro una fratta allo sbocco dello
-stradello sporgevano le luride facce, curiosi di vedere
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-come finiva. La Brigita, rimasta coll'angoscia dell'agnella
-quando vede e sente il lupo vagolare ululando attorno al
-debole steccato che la protegge, appena avvisò la dama,
-balzò, ed a precipizio corse ad essa, gridandole colla concisione
-dello spavento:
-</p>
-
-<p>
-— Signora, la mi salvi; cara lei, mi salvi, per amor
-di Dio.
-</p>
-
-<p>
-Non sapeva ella chi costei fosse: ma il cuore delle donne
-è sempre così dischiuso alla compassione, che l'apparir
-di una viene riguardato dagli infelici come una consolazione,
-una sicurezza. Donn'Emilia in fatto, dipinta di
-pietà, scese di cavallo, e colla simpatia che tutti inchina
-alla gioventù ed alla bellezza, ma che le donne non ricusano
-mai a persone del loro sesso, presa fra le braccia
-la bella sbigottita, con parole e più cogli sguardi commosse
-il marito ad assumerne le difese.
-</p>
-
-<p>
-Veramente, allorchè si vedono in lotta il debole e il
-forte, non la carità cristiana, ma certo la prudenza umana
-insegna a pigliare la parte del secondo e giudicar reo e
-ribaldo il fiacco, se non altro perchè ardisce resistere. Ma
-la generosità della gioventù e la franchezza d'un'anima
-ben educata facevano don Alessandro inchinato alla parte
-del paziente; al che aggiungendosi il pregare della sposa
-e il sinistro concetto in che era tenuto il feudatario, non
-esitò a chiarirsi campione di que' meschini. Colla maggior
-creanza di modi, venuto adunque allato a don Alfonso:
-</p>
-
-<p>
-— È lecito sapere qual sia la colpa di quegli sciagurati?
-</p>
-
-<p>
-La collera aveva già invaso l'animo dell'Orso al trovarsi
-impedito nella giustizia, com'egli ed altri chiamavano
-la vendetta; onde, a guisa di sparviero che vede la
-colomba abbandonare il sicuro nido, egli vibrò l'occhio
-sulla fanciulla quando si scostò dall'asilo, nè punto badando
-al Sirtori, con un sogghigno ove mescevasi il pensiero
-atroce col pensiero lascivo:
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! (disse) ci sei venuta da te stessa, eh? Animo,
-cacciatori; essa pure è complice; pigliatela, e portatela
-dritto in castello.
-</p>
-
-<p>
-Parve atto scortese e crudele al giovine cavaliero, prima
-il non rispondergli, ed ora il voler levare quella fanciulla
-dalle braccia d'una dama; onde, col morbido della
-voce mitigando un cotal poco la precisione delle parole, — Signore
-(esclamò) vorrei sperare che la cortesia e l'onestà
-di un cavaliero le fossero abbastanza conosciute.
-</p>
-
-<p>
-Misurollo quell'altro con bieca guardatura, e: — Conosco
-i miei doveri, nè occorre che altri venga a dar il tono
-in casa mia. Poi tornatosi ai cacciatori che esitavano. — Su
-via (intimò): a chi dico: obbedite.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-</p>
-
-<p>
-La Brigita ascondeva la faccia in seno alla dama, gridando: — No,
-no, per carità... per amor della Madonna...
-mi ajuti: pregherò il Signore per lei tutti i giorni... Poverina
-me! La mi ajuti, o piuttosto mi ammazzi. Cipriano,
-assediato nei suo asilo, non poteva che gridare, — la
-salvi, la salvi. — Salvala, diceva pure donn'Emilia, volgendosi
-al marito, bagnata di lagrime e resa più bella
-dalla pietà. Il Sirtori girò la briglia e, spinto il cavallo
-fra la donna e i rapitori, vibrando contro questi lo spuntone
-da caccia, intimò: — Indietro.
-</p>
-
-<p>
-Chi ha visto come il fuoco divampi al gettarvi dello
-spirito, pensi che altrettanto avvenisse di don Alfonso a
-quell'atto. L'odio represso fin là sotto la maschera della
-cortesia, ruppe nella collera più furibonda, e: — Che? gridava
-con parole ammezzate dal singhiozzo dell'ira. Chi è
-tanto audace da frammischiarsi nella mia giurisdizione?
-Sono miei vassalli: hanno violato le mie leggi; chi si oppone
-è sleale al re. Indietro.
-</p>
-
-<p>
-E difilatosi contro don Alessandro, gli pose la mano
-alla briglia del cavallo. Per quanto gravissimo fosse questo
-affronto secondo le idee d'allora, per quanto un cavaliero
-fosse dilicato nel punto d'onore ed anelasse l'occasione
-di mostrar valore ed ostentare maestria nel maneggio
-dell'armi, studio quasi unico dei nobili, pure la
-differenza di età, la situazione, l'ospitalità che ne riceveva
-contennero don Alessandro, che quanto più seppe pacato
-gli diceva di rimando: — Qualunque altro, ed in qualunque
-altro luogo si pentirebbe tardi d'avere intaccato la
-lealtà d'un par mio. Qui però, se ben vedo, non si tratta
-di giustizia; nè conosco legge o costumanza al mondo,
-che permetta di rapire una ragazza e di violare un luogo
-consacrato. No, finchè io sappia tenere un'arma in mano
-non permetterò mai che, dove io sono, si commettano
-soperchierie.
-</p>
-
-<p>
-— Soperchierie? sciamò l'altro nel colmo della furia.
-Anzi soperchieria fai tu, arrogante fanciullo, a pretendere
-ch'io ti renda ragione del mio operare. Tu hai smentite
-le mie parole come fossero quelle d'un villano: ti ricambio
-la mentita e ti chiamo codardo e sleale, e te lo
-sostegno con l'armi. Mettiti in parata; chè mi sento cuore
-di farti provare come ferisca questa punta, che da un
-pezzo ha sete del tuo sangue.
-</p>
-
-<p>
-Che il disegno dell'Isacchi fosse tutt'altro che di suscitare
-un alterco, abbastanza appare dalle precedenti disposizioni.
-Ma queste gli rimanevano scompigliate, sì dal
-trovarsi lontano dal posto dell'agguato, sì dall'avere intorno
-troppa gente per celare il fatto quanto fosse d'uopo
-alla impunità.
-</p>
-
-<p>
-L'ammazzare, insegna la legge di natura e di Dio, è
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-sempre delitto: l'ammazzare in duello, insegna il mondo,
-è non solo lecito, ma lodato da quel punto d'onore, virtù
-di parata, che può associarsi a tutti i vizii e fin colla codardia.
-</p>
-
-<p>
-Don Alfonso dunque, vistosi presentare il destro di riuscire
-al suo intento con un duello, spinse la provocazione
-sino al punto di farlo nascere, sì perchè sitibondo più che
-mai di sangue in quell'impeto; sì perchè disprezzava un
-giovane, non ancor avvezzo ad affrontare la morte, i cui
-riguardi stessi interpretava per vigliaccheria. Anche a
-don Alessandro parve gli tornerebbe ormai a biasimo il
-ricusarsi: finì di determinarlo l'ultima frase, ove sonava una
-di quelle verità, che suo malgrado sfuggono all'uomo nella
-foga della passione. Onde balzar di cavallo, impugnare
-uno stilo abbindolato all'arcione, e mettersi in attitudine,
-fu un lampo. Altrettanto avea fatto il nemico: ma quel
-furore non gl'impedì che, nel brandire il pugnale, ne accostasse
-alla bocca il pome, imprimendovi colle labbra
-convulse un bacio sul nome di Maria, che v'era niellato:
-indi si venne ai fatti.
-</p>
-
-<p>
-Al primo vederli così inaspettatamente alle contese, le
-donne si misero fra loro, procurando attutirli: ma vista
-vana ogni opera, si raccolsero al tabernacolo, e quivi gettatesi
-ginocchioni, avvicendavano preghiere. L'occhio però,
-che alzavano supplichevole a quella che andavano chiamando
-cara Madonna, volgevasi ogni tratto per fermarsi
-sui due pugnali, terribile arma, che di sopra al capo dei
-due combattenti sfavillavano d'un lampo ferale. In entrambe
-le donne un solo era il voto, ma mentre la villana
-restava quasi fuor di sè ad uno spettacolo tanto insolito,
-sul volto di donna Emilia poteva, insieme all'angustia, notarsi
-una certa compiacenza al vedere il suo Alessandro
-mostrar coraggio e generosità, doti che sempre riescono
-gradite ad una dama, tanto più se le scorge in colui che
-è suo.
-</p>
-
-<p>
-Il seguito del feudatario erasi rannodato da una parte;
-rimpetto si erano collocati i bravi del Sirtori, che cogli
-sguardi cagneschi ricambiando i cagneschi sguardi degli
-altri, parevano dire, — Eccoci qua, per qualunque caso,
-a darvi buon conto di noi. Cipriano che, durante il diverbio,
-a guisa d'una macchina avea voltato la faccia e la
-bocca a qual dei due parlava, ora, colle spalle sempre
-volte al tabernacoletto, e rispondendo sopra pensiero alle
-orazioni delle preganti, non dispiccava mai l'occhio dai
-combattenti, e colle braccia e con tutta la persona ne
-secondava i colpi. Poco lontano il Guercio e due altri
-bravi ustolavano e adocchiavano con ansietà; e si dicevano
-tra loro: — Sta a vedere che il padrone risparmia
-a noi la fatica di fargli festa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Mi pare piuttosto (soggiungeva il Guercio) che il
-giovane voglia risparmiare a noi la romanzina o peggio,
-che il padrone ci ha promesso.
-</p>
-
-<p>
-— Mi rincrescerebbe (aggiungeva il terzo) a restare
-senza salario.
-</p>
-
-<p>
-Infatti apparve ben tosto come il giovane sull'altro prevalesse.
-L'Isacchi era il toro inferocito, che assale ad occhi
-chiusi; l'altro, più freddo e cauto, colla sinistra dietro
-il fianco, la destra sporta, l'occhio fisso all'arma dell'inimico,
-mentre con quieta destrezza ne schivava o
-schermiva i colpi, pareva andar ritenuto per non trargli
-mortalmente, nudrendo ancora quella speranza che conserva
-un onest'uomo, strascinato contro voglia ad un tal
-passo, quella d'uscirne con nessuno o poco sangue. Don
-Alfonso, non aspirando che ad uccidere l'inimico, gli cacciò
-una puntata di sotto in su, ma l'altro fu lesto a dargli
-un mezzo riverso sopra il braccio destro, al tempo stesso
-che gli voltò una punta al petto, piegando ad arte lo stilo
-in modo di scalfirlo appena. Con meraviglia però incontrava
-un ostacolo, e s'avvide del giaco onde il feudatario
-aveva difeso il petto. Poco mancò che questo accidente
-non gli costasse la vita: perocchè il nemico, intento al
-proprio vantaggio, colse quell'istante per drizzargli alla
-testa una stoccata, che fece gelare di spavento le donne
-spettatrici. Se non che il Sirtori, stomacato di simile
-slealtà, e vistosi la morte a un pelo, fu pronto a togliersi
-la botta sul filo dritto del pugnale, e nel parare istesso,
-spinto innanzi il piè manco, gli pigliò il braccio per di
-fuori in guisa che d'un rovescio gli trafisse il collo.
-</p>
-
-<p>
-Barcollò, cadde l'Isacchi: ma nello stramazzare gridò
-<i>A noi</i>, che era la parola concertata per l'assalto. All'intenderla,
-il guardacaccia a sbalzi lanciossi contro don
-Alessandro, esclamando — Assassinio, Assassinio: i tre in
-agguato sbucarono, sebbene con impeto minore: anche
-gli altri cacciatori parvero mettersi sulle offese. Cipriano,
-cedendo a quel primo moto che nei caratteri aperti previene
-la riflessione, era balzato dal suo asilo, sventolando
-il cappello e gridando a tutta gola: — Evviva! è morto;
-morto l'Orso.
-</p>
-
-<p>
-Che l'ammazzare un altro, quant'è glorioso, altrettanto
-sia piacevole, nol credo: ben so che, al vedersi davanti
-un essere che dianzi pensava, parlava, operava, e che
-ora, per opera sua, trovavasi vicino a diventare un
-pezzo di materia, pastura di vermi, il nostro don Alessandro
-rimase qualche tempo in un'attonitaggine, che sarebbe
-potuta riescirgli funesta, giacchè lo lasciava esposto
-alla prima furia del guardacaccia. E questi gli si scagliava
-addosso; se non che Cipriano, pentitosi all'istante
-d'aver insultato un ucciso, e bramoso di riparare quella
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-scappata, si precipitò attraverso ai passi dell'assalitore,
-mentre i buli del Sirtori tenevano testa agli altri, sinché
-il loro signore rinvenuto dallo stupore, gridò a coloro in
-tono di comando: — Abbasso le armi.
-</p>
-
-<p>
-Furono parole magiche. Il guardacaccia si arrestò, ed,
-o fosse l'abitudine di obbedire ai cenni signorili, o la simpatia
-naturale e sovente disastrosa che pruova l'uomo
-per un esito fortunato, o l'irresolutezza che ben egli avvertì
-nei camerati, i quali, vili come tutti gli arroganti,
-al mirar caduto colui che di sua ombra copriva le loro
-ribalderie, si mostravano più disposti a pensare ai casi
-propri che a vendicare gli altrui, alzò la bocca dello
-schioppo, guardò di traverso il ferito, scosse le spalle e
-gridatogli — Ben ti sta; n'hai fatte abbastanza, soggiunse
-ai compagni: — Seguitemi.
-</p>
-
-<p>
-L'occhio di don Alfonso, che sopra di lui stava fissato,
-come lo vide dar volta, prese il luccicar cristallino e disperato
-di chi sente lo schianto del ramo cui s'era ghermito
-dirupando da una balza. De' cacciatori, alcuni guardandosi
-in faccia e dicendo, — Qui la più sicura è andarsene
-fuori di ballo, col pretesto di correre chi pel
-chirurgo, chi pel prete, se la batterono per la campagna.
-Gli altri si drizzarono verso il castello col guardacaccia,
-che tra via discorrendola de' fatti loro, diceva: — Sapete
-che? Il morto in sepoltura e il vivo all'osteria. Qui bisogna
-cercare salvezza e pagnotta per noi. In palazzo c'è
-degli zecchini a pala. Nemmeno il diavolo non ci tiene
-dall'andarci, e far bottino del bello e del buono. Quell'ammazzasette
-non verrà certo ad insultarci là dentro: ad
-ogni caso, per fare il bizzarro con noi vogliono essere
-altre barbe che la sua. I servitori che sono lassù n'avranno
-di grazia a tenerci il sacco; se no, sapete come
-si fa. Quanto a cotesti villanzoni, anime di sambuco, da
-me ne fo stare un centinajo. Poi colle bolgie ben in assetto
-e i nostri tromboni sul braccio, ce n'infischiamo di
-mezzo mondo.
-</p>
-
-<p>
-Gli altri ad applaudire alle costui trasonerie; e fra tali
-smargiassate seguitavano la strada, concertando futuri
-delitti.
-</p>
-
-<p>
-Nel bosco frattanto, attorno a don Alfonso erasi fatto
-il solenne silenzio che succede presso a chi sta sull'orlo
-del sepolcro. Donn'Emilia aveva ammanniti dei pannolini
-per fasciare la ferita: il vincitore, proteso in sulle mani
-giunte e a capo chino, lo contemplava in atto e con parole
-di sentita compassione: Cipriano gli sorreggeva la
-vita perchè stesse meno a disagio: — quel Cipriano che
-testè aveva tremato al superbo cipiglio di lui, ora ne sorreggeva
-la cascante persona, alitandogli sulla fronte ed
-esclamando: — Poveretto; nel mentre che la Brigita col
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-grembiule gli tergeva il gelato sudore, e venivagli dicendo: — Si
-ricordi del Signore: si raccomandi alla sua
-misericordia che è infinita: faccia l'atto di contrizione:
-risponda col cuore alla <i>Salve Regina</i>, che io reciterò.
-</p>
-
-<p>
-Oh soperchiatori!
-</p>
-
-<p>
-Ma don Alfonso, sentendosi venir meno la vita, accennò
-che lo portassero appiè del tabernacolo. Ivi, levando le
-mani e gli occhi ondeggianti nella vicina morte verso
-l'effigie divota, — Ho profanato (diceva con debole e
-stanca voce), ho profanato il vostro terreno colla violenza
-e col sangue... Perdonatemi!
-</p>
-
-<p>
-Era un richiamo delle antiche superstizioni, per cui più
-sentivasi rimorso dell'aver violato il sacro asilo, che non
-dell'assassinio tentato. E proseguiva: — Pure esaudite la
-mia ultima preghiera.
-</p>
-
-<p>
-Si diede a cercarsi il petto, il che fu dagli astanti creduto
-in sulle prime quell'atto macchinale per cui i moribondi
-sembrano volersi aggavignare alle fuggenti cose
-del mondo. Si vide poi che ne traeva una medaglia ed
-una chiave, appese ad una catenella: baciò la medaglia,
-e additandola, coll'anelante voce disse: — Questa offeritela
-alla Madonnina. Voltosi poi al Sirtori, e porgendogli
-la chiave, — Qui sotto... nel gabinetto dietro la tappezzeria
-della mia camera... vostra madre... Andate voi... voi
-stesso a liberarla. E dopo alquanto, stringendogli la mano, — Voi
-stesso, ripetè. Protese le membra, boccheggiò; travolse
-le pupille, nè più si mosse.
-</p>
-
-<p>
-Le donne diedero in un pianto: inginocchiati poi tutti
-recitarono il <i>De profundis</i>: indi i servi, recisi e rimondi
-dei rami, ne formarono una bara, sulla quale composto
-il defunto, si avviarono verso il castello. La Brigita e Cipriano,
-non sapendo finire di ringraziare la Madonna
-d'Imbevera e que' buoni signori, tornarono a casa con
-quel misto di gioja e di sgomento che succede ad un
-grave pericolo sfuggito, raccontando l'occorso, ma con tale
-ansietà e confusione che poco altro si comprendeva se non
-che l'Orso di Barzago era morto, morto come un santo.
-</p>
-
-<p>
-La notizia non tardò a spargersi pel comune. Stava il
-sindaco scegliendo le più mature pannocchie di grano
-turco dal suo camperello, quando arriva uno tutto trafelato
-e: — V'ho a dire una nuova che rimarrete.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa? è nato forse il vitello? domandò Isidoro.
-</p>
-
-<p>
-— Altro che! È morto il padrone, l'Orso.
-</p>
-
-<p>
-— Che? saltò su il sindaco, lasciando cascare gli spigoni
-e spalancando gli occhi. Morto il padrone? Oh voi
-mi canzonate. Se l'ho visto io sta mattina, sano come un
-pesce.
-</p>
-
-<p>
-— Tant'è: l'hanno ammazzato, rispondeva l'altro; e sono
-addietro che lo portano in su morto stecchito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-</p>
-
-<p>
-Intanto sopraggiungevano altri a confermare la notizia;
-onde Isidoro, fatto tanto di cuore, pianta lì sacco e
-gonnella, ed: — Animo, figliuoli: qui bisogna correre, se
-mai fosse bisogno di noi. E toltosi in spalla il forcone, si
-avvia più che di passo giù verso il bosco, e dietro altri
-ed altri, di mano in mano che ne incontrava, col badile,
-con mazzapicchi, con vomeri, con quel che prima capitava
-sotto le mani. Ma non andarono troppo, che il sindaco
-fermossi in sui due piedi, ed: — Alto là, ragazzi. Don
-Alfonso non ha figliuoli, eh?
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro di no, risposero ad una voce.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque (replicò egli), noi ricuperiamo la libertà.
-</p>
-
-<p>
-— La libertà? — La libertà? ripeteano i villani, guardando
-un in viso dell'altro come chi ode una parola che
-non intende: e si stringevano intorno ad Isidoro.
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio (seguitava egli), la libertà. Perchè, non
-avendo egli nè figliuoli nè cagnuoli, questo feudo ricasca
-al re, e noi torniamo ad essere liberi come eravamo
-prima dell'ottanta, cioè a non obbedire se non al
-re, che Dio conservi. Queste cose io le so ben io, perchè
-è un pezzo che maneggio gli affari della comunità, sebbene
-sotto colui pesassi per un quattrino. Ma è finita
-questa vita da cani: ed ora, che vantaggio, ragazzi! che
-allegria! Se vi avranno a dar la corda, se avranno ad
-ammazzarvi, saranno i ministri del re, non costui, e...
-</p>
-
-<p>
-— E non s'ha più a pagare? saltò su un padre di sei
-figliuoli, a cui l'esattore aveva portato via il pajuolo, perchè
-non si trovava un filippo da dare pel testatico.
-</p>
-
-<p>
-— Ma che idee! ripigliava Isidoro. Pagheremo sì; però
-i nostri bezzi non se li metterà in tasca costui, ma anderanno
-in Spagna, dove ci sono i dobloni d'oro tanto
-fatti. Vivano i nostri privilegi! viva la libertà!
-</p>
-
-<p>
-E scaraventava in aria il cappello; e gli altri facevano
-il somigliante, gridando: — Viva la libertà, senza
-conoscere tampoco che cosa la si fosse, come è il solito
-della moltitudine, e sovente di quelli che guidano la moltitudine,
-benchè si diano a intendere di saperla tanto
-più lunga del povero Isidoro, e quel che è più, senza
-avere la probità, il disinteresse e le rette intenzioni di
-quel galantuomo di Brianzuolo.
-</p>
-
-<p>
-A mezza l'erta incontrarono il convoglio. Il popolo si
-affollò intorno alla bara, quasi per accertarsi che veramente
-fosse morto, e vistolo proprio spacciato, se prima
-ne dissimulavano i veri delitti, ora ne mettevano fuori
-anche di falsi: que' timorati, che a dirne male mentr'era
-forte avrebber creduto offendere Dio, tiravano giù a refe
-doppio ora che Dio l'aveva raggiunto: quei che più lo
-avevano piaggiato potente, più sfoggiavano la bravura
-del vile insultandolo caduto; scene non nuove a chi si
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-ricorda di vent'anni fa. I più dabbene gli recitavano dei
-suffragi; ed il signor vicario, ch'era pur dovuto accorrere
-se mai fosse bisogno del suo ministero, esclamava: — Intendete,
-figliuoli? imparate, <i>Vidi impium super exaltatum
-et elevatum super cedros Libani: transivi, et ecce non
-erat</i><a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo non capi niente; pure dissero con suffragio
-universale: — Ha ragione; questo si chiama un parlare!
-Già è un pezzo che la bolliva! L'ho sempre detto anche
-io che finirebbe così.
-</p>
-
-<p>
-Ma la calca fattasi intorno ritardava don Alessandro,
-cui le ultime parole del moribondo avevano messo pensate
-di che cuore. L'ansietà d'un contadino, quando in
-agosto invocò un pezzo e un pezzo la pioggia sull'inaridita
-campagna, e che vede finalmente sorgere delle nubi,
-ma insieme farsi un tempaccio cupo, un cielo nero, con
-certi lampi lunghi, continui, certo brontolar sordo del
-tuono, onde tremante aspetta se sarà acqua che ristori o
-grandine che finisca di desolare, è uno scarso confronto
-con quella di don Alessandro. Si trattava di sapere se
-vivesse ancora una madre, cui tant'anni egli aveva pianta
-per morta; se quello dev'essere il giorno più bello di sua
-vita, o se andasse a discoprire chi sa qual tremendo arcano,
-che inconsolabilmente lo desolasse. Non cessava
-dunque di gridare: — Avanti, avanti, figliuoli.
-</p>
-
-<p>
-E questi poggiavano verso Barzago, ingrossando più
-sempre come un torrente in suo cammino, perchè non
-le donne, non i vecchi, non i fanciulli rimasero in casa;
-e come, allorchè fu ucciso il lupo di cui tutti tremavano,
-tutti accorrono a vederlo, a toccarlo, così facevano là intorno
-una pressa, un sospingersi, un narrare, un minacciare.
-Giunti alla forca, la quale sorgeva non inoperosa,
-sulla spianata del castello, a furia la distrussero, perchè
-era costume (allora) de' sollevati d'abbattere ciò che loro
-dispiaceva del reggimento precedente, per dare al successivo
-la fatica di rifabbricarlo.
-</p>
-
-<p>
-Nel castello era già prima entrato il guardacaccia cogli
-altri: ove raccoltisi intorno i famigli, annunziata la
-fine del padrone, e parte colle buone, parte colle brusche
-trattili dal suo parere, si accingeva a frugare la casa
-per trovare il denaro. Ben presto intende da prima un
-sordo mormorio lontano, poi alte grida farsi più e più
-vicine; infine i villani tutti che ormai giungevano alla
-cima urlando: — Evviva! al castello! abbasso le torri!
-viva noi, morte ai padroni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un popolo, non fosse che il popolo di Barzago, non
-fosse armato che di ciottoli e di bastoni, mette paura a
-musi troppo più bravi che i bravi di don Alfonso. I quali,
-trovandosi circondati, nè vedendo a che la cosa riuscirebbe,
-ma persuasi che l'audacia raddoppia gli uomini,
-levarono il ponte, calarono le saracinesche, poi, affacciati
-tra i merli, spianando i fucili, intimarono: — Indietro,
-marmaglia.
-</p>
-
-<p>
-E la marmaglia, che non se l'era aspettato, dava indietro.
-Ma il Sirtori, che a cavallo soprastava alla turba,
-fattosi innanzi ed alzata contro i bravi la mano ignuda
-in segno di pace: — Quieti (diceva), quieti. Non fate male
-ad alcuno, e, parola di gentiluomo, neppure a voi non
-vi sarà fatto male. Potrete andare dove vi piace; vi pagherò
-i salari scaduti: ma deh! lasciatemi entrare costà.
-Il fu vostro padrone, guardate, morendo mi diede
-questa chiave, e m'ingiunse che io stesso aprissi il
-gabinetto dietro la sua camera, e che colà sta rinchiusa
-mia madre, la contessa Perego. Forse voi altri ne sapete.
-Deh! vogliate al più presto lasciarmi vederla, salvarla.
-Non chiedo altro: non vi chiamerete certo scontenti
-di me.
-</p>
-
-<p>
-Queste e simili parole diceva egli in aspetto di tanta
-compassione, che a molti circostanti s'imbambolavano gli
-occhi. Il guardacaccia, partecipe dei delitti del padrone,
-si ricordava benissimo come, anni fa, nel bosco avesse
-rapita quella signora: sapeva d'averla portata in castello:
-ma quivi era scomparsa, nè quel che ne fosse avvenuto
-lo sapeva egli, nè l'aveva cercato, non essendo questo
-affar suo: la credeva da un pezzo morta e sepolta. — Ma
-se (pensava egli), se la è viva tuttora, ed il padrone la
-conservò tanto tempo per finezza di vendetta, possibile
-ch'egli sia stato debole a segno da sventare in un sol
-punto l'opera di tanti anni? — Dal quale ragionamento
-venne a indurre che, o questa fosse un'astuzia del signor
-Sirtori, o veramente il moribondo avesse affidata a
-questo la chiave, perchè sotto a quella stesse chiuso il
-tesoro che la popolare credenza supponeva essere riposto
-in ogni castello.
-</p>
-
-<p>
-Approfittò dunque della smania di don Alessandro per
-conchiudere una specie di capitolazione. — Ella vede
-come due e due quattro, che con questi uomini io posso
-tenere il castello per un mese: e intanto quell'altra se
-non è crepata, creperà. Pure, se tanto le preme d'entrare,
-io lascerò venire vossignoria co' suoi uomini nel cortile:
-quando sarà dentro, tratteremo più preciso; ma prima,
-sulla fede sua mi prometta di lasciare andare me ed i
-miei camerati con tutto quello che avremo indosso senza
-molestarci.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per quanto al signore paresse degradarsi scendendo a
-condizioni con siffatta genìa, pure, struggendosi di venirne
-a capo, non esitò a rispondere: — Sì, sì: prometto
-in faccia a Dio e a tutta questa brava gente.
-</p>
-
-<p>
-Allora fu abbassato il ponte. — I quattro bravi di don
-Alessandro precedettero: egli e la sposa, che mai non
-se gli parti dal fianco, tennero dietro a cavallo: ma fu
-impossibile impedire che alcuni dei galuppi più arditi,
-sguisciando fra le gambe dei cavalli, non entrassero nel
-cortile, e dietro a loro tutto il popolo. I bravi, tolti in
-mezzo, per quanto urtassero e minacciassero, poco profittavano
-tra la folla e agevolmente avrebbero potuto restare
-uccisi. Ma il sindaco, al quale troppo sarebbe dispiaciuto
-il non potere in tutte le forme pigliar possesso
-del castello a nome del comune, e che si ricordava in
-che modo taluno de' suoi predecessori si fosse comportato
-in caso di sollevazione, andava gridando: — In nome
-della legge, all'ordine. Se sarà da ammazzare, aspettate
-che vi sia comandato. — Il vicario, che, tanto contro sua
-natura, trovavasi strascinato in quel serra serra, a somiglianza
-d'un tordo presiccio che starnazza e ficca il
-capo fra le gretole della gabbia se mai possa distrigarsene,
-così lui, dimenticati i testi e le metafore, prendendo
-or questo or quello per la giubba, diceva: — State buono:
-state savio; altrimenti posso andare di mezzo anch'io
-che non ne ho nè colpa, nè peccato.
-</p>
-
-<p>
-Da tutto questo ajutati, i bravi si rannodarono, e, rotto
-il folto della calca, guadagnarono la portella del palazzo,
-liberarono i mastini di guardia, raccolsero altro servidorame,
-abbarrarono l'ingresso, e ripigliato il sopravvento,
-tornarono a scaraventare maledizioni e bestemmie, ad
-inarcar gli archibusi, a minacciare di mandar tutto a
-fuoco e sangue. Valse l'opera di don Alessandro, sicchè
-la gente tanto o quanto si ritrasse; il sindaco situò intorno
-alla porta una dozzina di suoi fidati, e allora il
-guardacaccia, tanto più coraggio mostrando (usanza di
-molti) quanto peggio la vedeva parata, e dell'ansietà del
-Sirtori valendosi per trovare e scampo e denaro, cominciò,
-quasi fosse lui il buono e il bello, a lamentarsi della
-promessa fallitagli, e alzar le pretensioni. — Ora che la
-va di picca, (gridava, battendo per terra il calcio del fucile)
-qui dentro non ci entrerà nè lei nè altro muso, finchè
-io sappia sparare una palla contro un temerario.
-Alle corte, per fare una parola sola, dia a me cotesta
-chiave. Io ho pratica della casa; andrò a vedere, a ricercare.
-Se no, la si tenga la sua curiosità, finchè glielo
-dico io.
-</p>
-
-<p>
-Il guardacaccia poneva tutta l'importanza del fatto
-nell'aversi in mano quella chiave: perchè (discorreva col
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-pensiero) o sotto di essa vi è il marsupio, e avrò fatto
-una buona giornata: o v'è la donna, e son a cavallo;
-essa mi servirà di statico per ottenere quel che voglio.
-</p>
-
-<p>
-La raccomandazione però fatta da don Alfonso al Sirtori
-d'aprire egli stesso, tratteneva questo dal cederla,
-quantunque non potesse indovinarne il motivo. Si fece
-innanzi il sindaco, esibendosi, quale rappresentante del
-comune, di entrare egli stesso alla ricerca; ma l'altro
-aveva messo i piedi al muro: onde, non volendo far sangue,
-dal che, oltre il male del prossimo, poteva venirgli
-anche una persecuzione dalla giustizia, don Alessandro
-s'indusse a ceder la chiave al guardacaccia, che, sognando
-mucchi d'oro, s'avviò con essa.
-</p>
-
-<p>
-Non v'è entrato mai il capriccio, o lettori (poichè un
-uomo di mondo dee veder tutto, anche i delirii, anche le
-sciocchezze) di trovarvi là dove si cavano i numeri del
-lotto? Un ampio cortile pieno fitto di gente (plebe, s'intende,
-perchè questa è il predestinato zimbello degl'inganni)
-rimbomba dello schiamazzo di mille voci, che
-suonano ognuna diversamente, ma tutte sul motivo stesso,
-cioè i numeri giocati. Uno li ebbe dal tale, ammesso ai
-segreti della fortuna, l'altro li tirò da un sogno, chiaro
-come il sole; un terzo li almanaccò addosso al poverino
-che fu impiccato sta settimana; quella comare ha messo
-la polizzina nelle occhiaje d'un teschio, e la notte sognò
-fuoco: narrano, ascoltano, consultano: in volto a tutti
-leggi l'ansietà. Nè a torto. Si tratta che alcuni non hanno
-fatto colazione per serbar i cinquanta centesimi da mettervi
-su; si tratta che quest'altro picchiò sua moglie perchè,
-invece di dargli i quattrini, voleva con essi comprare
-una libbra di pan cruschetto da sfamare i puttini;
-si tratta che quella donnina è venuta ad una parziale
-transazione colla severità di sua virtù. E forse di lì ad un
-momento sentiranno gridare due, tre numeri, di quelli
-appunto scritti nel loro polizzino; e per trenta o quaranta
-scudi che di giovedì in giovedì buttarono a minuto
-nel bugiardo botteghino, andranno contenti come pasque,
-a riscuoterne tre, quattro, fors'anche venticinque, uno
-sopra l'altro, gridandosi fortunati e pagando da bere a
-tutti gli amici: già impromettono, già fanno i più begli
-assegnamenti su quei denari. Ma allorchè compajono sul
-palco quei signori, a far con tanta serietà un giuoco,
-con tanta onestà uno scrocco; quando l'innocenza mette
-la destra nel bossolo dell'illusione; più non s'intende
-uno zitto: cheti come pesci, tengono il respiro: le bocche,
-gli occhi stanno incantati verso il palco, verso l'urna,
-verso l'orfanello.
-</p>
-
-<p>
-Questa similitudine, che senza sconcio si sarebbe potuta
-ommettere o almeno scorciare, vaglia a farvi intendere
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-quel che succedeva nel cortile del castello di Barzago.
-Al frastuono di prima era succeduto il curioso silenzio
-dell'aspettazione: fissi gli occhi, proteso il mento,
-levati sulle punte dei piedi, stavano i villici attenti alla
-porta per cui era entrato il guardacaccia, figurandosi ad
-ora ad ora vederlo ricomparire... con lui una donna; e
-qui la fantasia di ciascun sbizzarriva, immaginandola o
-pallida, estenuata come Lazzaro quatriduano, ovvero ancor
-bella, fresca, raggiante, per uno dei tanti miracoli,
-sparsi intorno dall'ignoranza, dai cantastorie e dai frati.
-</p>
-
-<p>
-Quando improvviso rompe quel silenzio un fragore,
-come di fulmine: tremò il castello: cento teste fecer civetta
-fra le spalle, cento bocche si spalancarono ad un
-ah di meraviglia, di sgomento: poi al grave odore di
-solfo, ai densi volumi di fumo che sbucavano da una finestra,
-le donne e i più timidi cominciarono ad esclamare: — Il
-diavolo, il diavolo! è venuto a portar via il
-padrone ed i suoi bravi.
-</p>
-
-<p>
-Tanto abituali e radicate erano queste ubbie, che non
-solo cacciarono il più de' circostanti in dirotta fuga, ma
-fecero impallidire gli stessi più sicuri: e quei bravi che
-le tante volte aveano sfidata a viso a viso la morte, ora
-dinanzi ad un potere invisibile presi da panico terrore,
-gettarono le armi gridando: — Perdono! misericordia!
-Nè meno sbalorditi rimasero il vicario, il sindaco, e, a
-malgrado del sangue generoso, anche don Alessandro.
-Questi però fu il primo a ripigliarsi, e tolta omai ogni
-resistenza, si mosse diviato per riconoscere l'accaduto. Il
-vulgo non dubitate che più varcasse la soglia, da che la
-idea del diavolo la custodiva. Il vicario, per poca volontà
-che se ne sentisse, non potè rifiutarsi all'invito fattogli
-di entrare scongiurando: e fioco siccome avesse veduto
-il lupo, trinciando benedizioni che l'una non aspettava
-l'altra, ripeteva esorcismi e <i>oremus</i> cui donna Emilia rispondeva.
-Seguitavano i servitori, girando gli occhi pieni
-di sospetto, e colle armi inarcate quasi avessero intenzione
-d'ammazzare lo spirito maligno: dietro a tutti veniva
-il sindaco, con tremula voce dicendo come un giornalista: — Coraggio,
-innanzi.
-</p>
-
-<p>
-Così s'avviano alla camera di don Alfonso. Ogni cosa
-era ingombra di fumo: ma l'usciuolo dietro alla tappezzeria
-era aperto: passano nel gabinetto... che spettacolo!
-Il guardacaccia sfracellato giaceva in un lago di sangue,
-attraverso alla portella, il cui soliare era stato spezzato
-e scagliatogli incontro da una specie di macchina infernale
-sott'esso coperta, e a cui l'ingordo avea dato inavvedutamente
-lo scatto. Il giovane signore lanciossi dentro
-la portellina, e al lume delle fiaccole portategli dietro
-da due uomini, si calò per uno scaletto angusto, erto,
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-disuguale, scalpellato nel macigno; mentre il sindaco distando
-in cima, veniva dicendo: — Non la abbia paura
-ad ogni modo siamo qui noi. È giù?
-</p>
-
-<p>
-Il Sirtori, disceso molti scaglioni, trovato alfine il pavimento,
-ecco vi scorge disteso qualche cosa di nero: — Dio,
-Dio! che palpiti al cuore d'un figlio! — Accosta il
-lume: è una donna. Non la conosce: ma le parole del
-moribondo, ma una voce interna non gli lasciano dubitare
-chi ella sia. Ma ohimè! non si muove, non sente,
-non risponde alle parole di lui, che va gridandole: — Madre,
-madre. Se la leva in dosso, e su.
-</p>
-
-<p>
-Pallido, sudato, coi capelli irti sulla fronte, rischiarato
-dietro dalle fiaccole, adombrato avanti dalla fumea non
-ben dissipata, quando ricomparve nel gabinetto recandosi
-sulle spalle quella infelice, che spenzolava come
-cosa morta, il sindaco diede indietro: il curato raddoppiò
-gli scongiuri: la sposa se gli gettò incontro, e sollevando
-il capo cascante della meschina, lo bagnava di lagrime
-dirotte. La posero a letto, la scaldarono, la soccorsero;
-non era morta. In quel corpo già estenuato da
-lunghi patimenti, il colpo rimbombato più fortemente nel
-sotterraneo, aveva sospesa non troncata la vita. L'impressione
-dell'aria e della luce, il calore, le assidue cure
-del figliuolo e della nuora, richiamarono i sensi smarriti:
-il cuore tornò a battere, il sangue a rifluire per le
-vene: tutta alfine si risentì, guardò intorno... Più non
-era la fetente oscurità, la desolata solitudine della sua
-tomba: rivedeva il sole, rivedeva visi umani, ed un giovane,
-che premendo il volto contro il volto di lei, andava
-ripetendo: — O madre, madre! sono Alessandro; sono il
-vostro figliuolo.
-</p>
-
-<p>
-Lettor mio, non fosti tu mai in prigione? Dunque non
-hai gustato qual gioja sia il tornare da quelle angustie
-alla libertà, all'aria aperta, all'uso del proprio volere;
-dagli ozii penosi all'opere; dall'incompassione, dalle beffe,
-dal sospetto, all'abbraccio de' suoi fidati, al colloquio sincero
-e spensierato, alla pietà, all'onore, al credere, all'esser
-creduto, al riconoscere ancora l'uomo e la sua dignità.
-Pure a questa consolazione generalmente non si
-arriva che dopo gustati, giorno per giorno, minuto per
-minuto, gli ineffabili spasimi della speranza.
-</p>
-
-<p>
-Ma per la signora Perego il balzare dall'eccesso delle
-angosce all'eccesso della gioja, era istantaneo. Addormentatasi
-in un terribile sogno, si svegliava al colmo della
-letizia. Da sì lungo tempo non vedeva altra luce che la
-fioca di un altissimo pertugio: da sì lungo tempo non
-udiva che qualche insulto scagliatole dall'Orso, insieme
-col pane: da sì lungo tempo non diceva altre parole, se
-non la preghiera che innalzava con fede a quel Dio, che
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-sa tramutare in esultanza il dolore quando sembra più
-disperato.
-</p>
-
-<p>
-Ripreso quindi il vigore, essa potè narrare come dal
-bosco d'Imbevera fosse stata rapita a quel castello: i primi
-giorni fu tenuta in cortesia; ma perchè costantemente
-resistette a minacce e lusinghe dell'osceno che le aveva
-trucidato lo sposo, egli, convertito l'amore in odio mortale,
-ingiuriatala di mille scorni, l'aveva sepolta in quel
-sotterraneo, dove non sapea dir quanto tempo, giacchè
-nulla numerava la monotonia de' suoi giorni, ma certo
-anni ed anni era vissuta, desiderando, invocando la morte,
-nè da alcuna consolazione confortata, se non dall'avere,
-tra gli impeti della collera del feudatario, compreso come
-di mano gli fosse scampato almeno il diletto suo Alessandro.
-All'intenderla, il vicario impietosito, diceva: — Affè,
-vossignoria può cantare col redivivo Giona: <i>De
-ventre inferi clamavi, et exaudisti, Domine, vocem meam</i><a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>.
-Il figliuolo piangeva dirotto, ad ora ad ora esclamando, — O
-madre mia, mia cara madre, quanto patire!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispondeva ella: sì, ho patito e quanto! Ma l'innocente
-che geme sotto la prepotenza ha un conforto
-inesauribile ove si volga al Signore. Io lo pregava di
-cuore; io pregava la beata Vergine dei dolori, che fu
-madre anch'essa, che essa pure ha perduto un figlio per
-l'iniquità degli uomini; pregavo non perchè finissero i
-miei tormenti, che nè tampoco lo speravo, ma per ottenere
-pazienza, ed allora sentivo mitigarmisi gli affanni.
-</p>
-
-<p>
-Più minuto osservando, si conobbe come il sotterraneo
-rispondesse appunto sotto al letto del feudatario, che
-conservando viva la sua vittima, avea voluto sorsi a sorsi
-assaporare la voluttà della vendetta. Tenere in catena il
-suo nemico; sapere quel che ad ogni istante egli patisce:
-contarne, sto per dire, i gemiti ad uno ad uno, e questo
-nemico non avere altra cagione d'abborrirlo se non le
-ingiurie recategli, è squisitezza di piacere che voi non
-conoscete, non conoscerete mai, anime umane, e che solo
-alle sue privilegiate riserba il demonio<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Sull'usciuolo di quel sepolcro era delineato il teschio
-racchiuso nella gabbia, affinchè l'aspetto di quello condisse
-la vendetta, che là entro se ne stillava. Il Sirtori,
-esaminando la soglia, fece notare gl'ingegni, disposti in
-modo che dovesse dare il volo alla polvere sott'essa adunata
-chi vi entrava senza le precauzioni, note forse soltanto
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-a colui che l'avea preparata. Il sindaco, che, per
-fare il dover suo, osservava ogni cosa finamente, non
-sapeva intendervi, e diceva: — Questa, non si può dubitare,
-è una mina. Ma come qui? e perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Era un colpo di riserva, rispose don Alessandro.
-</p>
-
-<p>
-— E per chi preparato?... addimandò la sposa, e impallidì. — Il
-Sirtori impallidì anch'esso, e guardandola
-tacque.
-</p>
-
-<p>
-Era quella, disposta pel caso d'una disgrazia, affine di
-trucidare chi tentasse di liberare la rinchiusa? o col disegno
-di condurre là il figliuolo, e quando la madre corresse
-nelle braccia di lui, spalancare una voragine di
-fuoco di mezzo ai loro amplessi?
-</p>
-
-<p>
-Chi può asserirlo? Molte, sottili, avviluppate sono le
-strade della perversità, più che l'uomo onesto non sappia
-indovinarle. Troppo però manifesto appariva il perchè
-tanto stesse a cuore a don Alfonso che il giovane
-aprisse egli medesimo, confidando così, almeno dopo
-morte, coronare la vendetta che aveva meditato per tutta
-la vita. L'ingordigia dell'oro aveva strascinato invece quel
-miserabile ad attirare sopra sè stesso il colpo che dall'innocenza
-sviava Colui, la cui mano, anche in questa vita,
-fa talvolta piegare a favore della giustizia la bilancia
-degli eventi, preponderante per l'ordinario a favore degli
-scellerati.
-</p>
-
-<p>
-Il curato pensò a seppellire i due morti, coi riti che
-non rifiuta la Chiesa, la quale, confidata nella misericordia
-di un Dio che per un sospiro condona una vita intera
-di scelleraggine, rimuove l'insulto dall'uomo che sta
-dinanzi al giudice vero. Il fatto andò tra il popolo, rimpastato
-in cento guise diverse, tutte qual più qual meno
-lontane dal vero: ma dove gran parte aveva il diavolo,
-che, dicevano, non avendo potuto ghermire il padrone
-perchè morto in luogo sacro, erasi portato in carne ed
-ossa il ribaldo servitore. Che se ne domandavano il vero
-al sindaco, egli raccontava di buona voglia, ma quando
-si veniva a quello scoppio, sul quale le sue congetture
-non si potevano chiarire abbastanza, rispondeva come un
-professore: — Cosa volete mai sapere voi altri ignoranti?
-</p>
-
-<p>
-Poichè non è a dire quanto il buon uomo andasse in
-gloria, sì per quella poca autorità che trovavasi avere
-ricuperato, sì perchè l'amor suo proprio era lusingato
-dal vedere come non fossero stati vani i suoi sospetti al
-tempo che avvenne l'aggressione della contessa madre,
-sospetti che lo avrebbero condotto alla scoperta del vero
-se non fosse stata quella bastonatura, di cui, ricordandosi,
-crollava ancora le spalle. — Già (diceva) a questo
-mondo chi pensa male pensa bene, e al figlio di mio padre
-non è così facile il mostrar bianco per nero. Basta!
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-ha finito colui di rubarci, di farci battere ed ammazzare
-come fosse lui il re. Ora staremo da papi, e baronate di
-questa stampa non ne succederanno più, più. Così diceva
-colla sicurezza con cui la gente, al cadere d'un cattivo
-padrone, allo scapolare da un grosso fastidio, si promette
-mari e monti, e non s'accorge come l'unico bene che ne
-trarrà, sarà la breve gioja del tempo che corre fra il sorgere
-della speranza e il vederla delusa. Così il fantolino
-tripudia e si ringalluzza nel mentre che la balia sta allestendo
-le fasce da imprigionarlo di nuovo e più bene.
-</p>
-
-<p>
-Ma perchè turbare con sinistri presagi una di quelle
-consolazioni che arrivavano sì di rado? Lasciamoli dunque
-fare, e come avessero toccato il cielo col dito, scialarsi,
-dar nelle campane, coi falò annunziare il fausto
-evento a tutto il vicinato. Al domani i signori vollero
-tornare a vedere il luogo di antichi pericoli e di recenti.
-</p>
-
-<p>
-Cadeva il giorno sacro alla natività di Maria: un lietissimo
-sole, irradiando l'azzurra volta senza nubi e penetrando
-quasi furtivo tra le dense chiome dei castani,
-temperava nel bosco il più amabile rezzo, al mite soffio
-de' venticelli onde respira la stagione facendo passaggio
-dal polveroso agosto al mese della vendemmia, — bello
-da per tutto, più bello sul poggio della mia Brianza. Una
-folla di paesani trasse dietro alla lettiga ed ai cavalli da
-cui erano portati don Alessandro e le signore. V'accorsero
-molti che prima stavano riposti per isgomenti di
-quegli spauracchi; ragazze che non poteano salvarsi dai
-colui bracconi se non tenendosi rimpiattate, giovinotti bizzarri,
-che non sapendo chinarsi e mandar giù, erano dovuti
-rifuggirsi ne' paesi vicini: corsero quelli che jeri
-avevano mostrato coraggio: quei che s'eran schivati del
-pericolo corsero del pari ed anche meglio al trionfo. Non
-occorre dirvi che il sindaco, tutto raffusolato, si trovò là
-per conservare il buon ordine.
-</p>
-
-<p>
-Come la comitiva passò dalla bettola, Cipriano, la Brigita,
-padre e madre furono incontro ai signori con un
-mondo d'inchini e un tripudio di ringraziamenti. — Buon
-dì, signorie! (esclamava Cipriano) entrino e s'accomodino.
-Non gli aspettavo che loro. La merenda che jeri
-aveva ordinata quell'altro è bell'e pronta, ed io la servirò
-oggi di miglior cuore a loro, e insieme un balsamo d'un
-vinettino che salta agli occhi, e che il simile non bevono
-nemmeno a casa loro... Cioè... volevo dire...
-</p>
-
-<p>
-— Capisco, capisco, l'interruppe sorridendo don Alessandro.
-Ma la merenda e quanto può somministrarci la
-tua dispensa, portalo colà davanti alla cappelletta d'Imbevera,
-e dopo che avremo ringraziato la Madonna, la
-distribuirai a questa buona gente.
-</p>
-
-<p>
-Alla Madonna di fatto si condussero: il signor curato
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-ribenedisse il terreno, disacrato dal sangue, e tutto il popolo
-vi si prostrò, rispondendo alle preghiere che con
-edificante pietà recitava donn'Emilia al cui fianco stavano
-inginocchiate la Brigita e la madre rediviva. Sorti
-poi, si sparsero a gruppi pel pianerottolo e nel bosco, a
-contare, a domandare a designare i luoghi. Di Cipriano
-non vi dico altro. Era divenuto due dita più alto; e mentre
-cocessero le vivande, sbracciavasi come un telegrafo,
-narrando il primo atto in cui era stato tanto personaggio:
-poi nell'udire il successo della storia, trasecolava;
-batteva l'anca, esclamando: — Oh!... se ci fossi stato io!...
-ma chi poteva indovinarlo? Come poi intese la fine del
-guardacaccia: — Che? (disse) anche lui? fanne e fanne,
-s'è dato la zappa sui piedi. Credeva lui che fosse arrivato
-il sabato mio: ma il sabato non arriva soltanto per noi
-poveretti.
-</p>
-
-<p>
-Il sindaco andava cercando sottilmente la verità del
-caso, per estendere esatta informazione a chi di dovere.
-Il signor vicario diceva: — Ecco: io come io, ho perduto
-un desinarello tutte le feste e de' bei straordinari, ma
-tanto tanto ne sono contento, perchè vedo contenti voi
-altri, che siete le mie pecorelle. E diciamola, che tanto è
-morto: avete cento sacchi di ragione. Peccato però che
-io non sia giunto in tempo, che, oltre il resto, gli avrei,
-<i>pulcriter, cum bonis modis,</i> rammentato quel che tante volte
-m'aveva promesso, di voler qui fabbricare una chiesa e
-mettervi un cappellano. Oh! un cappellano <i>ad nutum</i> del
-parroco <i>pro tempore</i> di Barzago, sarebbe un ajuto di costa.
-</p>
-
-<p>
-— Ma la chiesa (soggiungeva il sindaco) non si potrebbe
-farla ugualmente?
-</p>
-
-<p>
-— <i>Cum quibus?</i> domandava il curato, fregando tra loro
-i polpastrelli dell'indice e del pollice.
-</p>
-
-<p>
-E Isidoro, accarezzandosi colle dita stesse il labbro inferiore,
-guardando la terra e dimenando un pocolino il
-capo siccome un poeta che cerca la rima, replicava:
-</p>
-
-<p>
-— Vedo quel che vuol dire. Ma ecco, in paese siamo
-novecentocinquantatrè anime: se dessimo, puta caso, una
-lira per testa...
-</p>
-
-<p>
-— Ah, miserie, interrompeva il parroco. Non bastano
-manco per la sacrestia.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, se consiste solamente in questo, io ne do quattro
-e patiscano gli eredi. Così, facendo saltare sulla palma
-della mano quattro berlinghe, parlava Cipriano, il quale
-calcolava sul maggior concorso che la devozione trarrebbe
-alla sua osteria.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io (ripigliava il reverendo) raccomanderò le cosa
-caldamente dal pulpito.
-</p>
-
-<p>
-— No, no, interruppe la contessa madre, la quale era
-sopraggiunta in mezzo a tali discorsi. La grazia l'ho ricevuta
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-specialmente io, ed io è ben giusto ne ringrazii
-la Madonna. La chiesa si farà, e voi, sindaco, poichè vi
-dimostrate così ben disposto, v'impegno per soprantendere
-al lavoro.
-</p>
-
-<p>
-Il sindaco che, al sentirsi diretta la parola da una dama,
-erasi allungato d'un palmo, faceva scappellate e inchini
-da settanta gradi, esclamando: — Troppo onore; tutta
-bontà dell'eccellenza sua.
-</p>
-
-<p>
-Qui il curato soggiungeva: — Anche il cappellano, illustrissima?
-Ma l'illustrissima non udì, credo, in grazia
-del baccano che faceva l'ostino, annunziando alla gente
-una tale risoluzione. Poi, secondo gli ordini, cominciò
-questi a servire vino e mangiari, e, tutto brio e ilarità, contava
-e ricontava fitto fitto la ventura, la quale (come pur
-troppo facilmente i lettori nostri ne converranno) nulla
-avea d'interessante se non l'esser vera. Anche suo padre
-davasi attorno tutto traffico, snocciolando sentenze, e dando
-ragione all'ultimo che avea parlato. La madre pure, la quale,
-vistone gli effetti, non sapeva disapprovare il coraggio di
-suo figliuolo, se dapprima credeva che la legge di Dio
-vietasse fino di conoscere i torti recati dai padroni, ora,
-adattando la sua morale all'esito delle cose, colla solita
-cera quaresimale veniva ripetendo: — Domenedio non
-distingue il raso dal frustagno: tardi o tosto egli arriva
-i cattivi, comunque abbiano nome.
-</p>
-
-<p>
-Tutto insomma era lieto di così schietta allegria, che
-fino i signori, ma sovratutto la vivace sposina, pareva si
-struggessero di mescolarsi alla turba festiva: se non ne
-fossero stati rattenuti dalle imprescindibili leggi del decoro.
-Sopra un rialto protetto da un noce annoso, che il
-vicario assomigliava al fico di Mambre, tenevansi dunque
-in disparte i due sposi e la madre, che, come succede nei
-rapidi passaggi dal male al bene, sentivasi impedito il
-cuore e la lingua, e don Amadio, al quale vi so dir io
-che tal compagnia serviva (per usare un modo suo) di
-manovella a montargli la macchina dell'ingegno e fargliene
-pronunziare delle squisite ed allambiccate. Stava
-con essi la Brigita, e tratto tratto anche Cipriano, poichè
-la gratitudine onde questi erano avvinti non lasciava temere
-che, abusando dell'affabilità, scemassero quella distinzione
-dei ceti che anche dai buoni credevasi la più
-importante molla del vivere sociale. Quivi godeano insieme
-riandando il passato, a quel modo che la mattina
-si rincorre un sogno pauroso della notte colla consolazione
-di sapere che non fu che un sogno.
-</p>
-
-<p>
-Così speso quel mezzodì e fattosi sera, tornarono i terrieri
-al paese, i signori al loro palazzo. Subito il contorno
-fu pieno di quell'impresa; alla città formò parecchi giorni
-il trattenimento de' crocchi e delle veglie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<p>
-Erano allora moltissimi in Milano i gentiluomini, che,
-avendo per le politiche vicende perduta l'occasione d'uccidere
-i nemici della nazione, esercitavano i rimasugli
-del valore italiano con quelle vendette che la religione
-proibisce e l'onore comanda, mettendosi al caso d'accoppare
-o di farsi accoppare secondo le ragioni di un'arte,
-la quale (o m'inganno) non è la migliore che gl'Italiani
-insegnassero agli stranieri. Costoro dunque, contentissimi
-di trovare un caso sul quale sfoggiare le teoriche loro, si
-divertirono di rimbobolare il fatto del bosco d'Imbevera
-colle circostanze che meglio tornavano al proposito per
-farlo credere un vero e formale duello, contando per filo
-e per segno tutti i mandritti, i riversi, le parate, e via via
-come fossero stati presenti, sebben ognuno li narrasse
-diversamente; accordandosi poi tutti (e l'esito lo faceva
-chiarissimo) a renderne onore a don Alessandro. Il quale
-per tal guisa andò, così giovane, colmo di gloria, giacchè
-è gloria, come s'è avvisato di sopra, ammazzare uno
-secondo le forme. E Cesare Trombone, quel famigerato
-maestro d'armi che ognun sa, e che ancora aspetta una
-statua dai moderni spadaccini milanesi, predissegli che
-diverrebbe uno dei più famosi matadori. Ma come altre
-profezie di benevoli e di malevoli, così questa non tolse
-che il Sirtori conservasse cuor sincero e benevolo, rettitudine
-di anima, ingenuità di carattere.
-</p>
-
-<p>
-Quando si vide che e' non riusciva nulla meglio che un
-galantuomo, a malgrado di quella prima impresa rientrò
-nell'oscurità, e più non andò per le bocche degli uomini
-giacchè i virtuosi (salvo quei da teatro) pochi si curano
-di conoscerli, e quei pochi si astengono dal parlarne e
-più dal lodarli; credo per quel dogma di prudenza che
-insegna a non propalare i tesori che si possedono.
-</p>
-
-<p>
-L'autorità, se non fosse altro, per la relazione del sindaco
-Isidoro, venne in cognizione del caso, ma avrebbe
-avuto un bel da fare se ella avesse preteso impacciarsi
-di tutti gli ammazzamenti che succedevano. Era anche
-troppo che adoperasse la sua politica a conservare quella
-bellezza di pace al popolo contento, la sua giustizia a
-sterminare le streghe e gli eretici, che il Sant'Uffizio,
-raccomandando clemenza e misericordia, rimetteva al
-braccio laico da bruciare. Ond'è che di questo fatto, non
-essendovi chi ne sollecitasse l'esame, non si ricercò se
-fosse un caso d'onore od un assassinio; e morì sul tavolino
-d'un assessore, e fu sepolto in un archivio dove i
-sorci prevennero le ricerche degli eruditi.
-</p>
-
-<p>
-Ma il luogo ove s'è patita una sventura, corso un pericolo,
-è pur giocondo a rimirarsi a chi ne campò! Ho veduto
-più d'un navigante starsi delle mezz'ore fisso al mare,
-contemplando con certa quale compiacenza le onde, che
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-per due o tre giorni di seguente, gli erano ruggite d'intorno.
-So di chi, uscito da un tristo luogo, dove gli toccò
-fare lunga e non ispontanea dimora, molte volte ritorna
-a guardare e considerare con un fremito involontario quelle
-mura, ove passò tanti giorni ansiosi, tante notti palpitanti,
-e tirare il flato, ed esclamare: — L'ho scampata bella.
-</p>
-
-<p>
-Anche la famiglia de' Sirtori trovandosi alla villeggiatura
-l'anno seguente, volle nel giorno stesso ritornare al
-bosco. I paesani, che n'avevano avuto sentore, trassero
-colà in folla, ricordevoli di quell'avvenimento e di quel rinfresco.
-Come discesero laggiù, la Brigita comparve innanzi
-ai signori tutta rimpulizzita: un fitto giro d'agoni d'argento
-attorno alla nuca, due grandi orecchini d'oro,
-una pettorina rossa impuntita di turchino, il vistoso bustino
-di broccato a fiori, tutto trinato a gale di nastri,
-due candide lattughe ove al gomito finivano le maniche,
-un grembiule di mussola bianca nuovo di bottega sopra
-una gonnella color di cielo, terminata in balza a gonfietti.
-Nel vederla così in fiocchi: — Oh, oh! che novità c'è,
-Brigita (chiese donn'Emilia). Tu sembri uscita da uno
-scatolino.
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla fece ancor più vivo l'incarnato delle guance,
-e con garbo contadinesco presentandole una manciata di
-confetti: — Illustrissima, son di nozze.
-</p>
-
-<p>
-— Oggi (entrava a dire il curato) oggi l'ho detta in
-chiesa la seconda volta, e questo qua è il suo fidanzato.
-</p>
-
-<p>
-E additava un pezzo di giovinotto, vestito anche egli
-tutto nuovo d'impianto, con una cintura rossa in vita, e
-che, traendosi di capo la reticella, da cui spenzolava una
-gran nappa bianca e rossa, fece una strisciata di piedi,
-e non sapeva rispondere se non — Grazie, ai mi rallegro
-di quei signori.
-</p>
-
-<p>
-Gli era quel tal giardiniere del padrone della filanda,
-che, se vi ricorda, aveva anni fa, regalato alla Brigita,
-quel magliuolo di vite, pel cui guasto era avvenuto il lepricidio. — E
-anch'io (soggiungeva Cipriano) ci ho anch'io
-un poco di merito alle fortune di mia sorella, per avere
-tenuto in guardia quella vite; non è vero, Brigita? Basta:
-la vite ha portato frutto, e il bel primo grappolo mi prendo
-la libertà di presentarlo a loro illustrissimi.
-</p>
-
-<p>
-Qui, levandone i pampani sovrapposti, discoperse un
-paniere di pesche fragranti, sormontate da dorata moscadella.
-</p>
-
-<p>
-— Abbiam tutto per ricevuto, risposero i signori: poi
-donn'Emilia si trasse di capo uno spillone d'oro, che le
-dame portavano infisso nel volume delle trecce come
-d'argento l'usano tuttora le contadine; la contessa madre
-si sciolse uno smaniglio d'oro a filagrana; don Alessandro
-spiccò dalla giubba una dozzina di massicci bottoni
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-d'argento (allora giudicavasi più decoroso il regalare
-così che non con denaro), e diedero ogni cosa alla
-Brigita, che fu un bel presente. Don Alessandro poi, voltosi
-a Cipriano e battendogli sulle spalle con quel fare
-d'amichevole protezione che i signori, senza derogare alla
-dignità, possono concedere ad esseri tanto a loro inferiori: — E
-tu (gli disse) possa tu non aver mai occasioni
-che giuste di metter fuori il tuo coltellaccio.
-</p>
-
-<p>
-— O per questo (replicava Cipriano, che non toccava
-coi piedi in terra al vedersi, là in faccia a tutto un mondo,
-trattato con tanta bontà da un nobile), oh per questo,
-illustrissimo, la stia sicuro. Perchè, non c'è risposta, noi
-Brianzuoli siamo fatti così: somigliamo ai cani da pastore;
-fedeli, sempre quieti, da bene finchè si lasciano
-stare; ma vien l'occasione? arruffano il pelo, cacciano
-fuori tanto d'occhi, e non temono affrontarsi, fosse bene
-coll'orso.
-</p>
-
-<p>
-I primi passi, com'era naturale, furono alla nuova chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Se don Alfonso avesse potuto sciogliere lo scellerato
-suo voto, avrebbe forse eretto ed ornato uno splendido
-tempio, perchè laute sono le rimunerazioni onde il delitto
-mercanteggia la complicità che al Cielo domanda.
-La gratitudine, più modesta, non aveva edificato se non
-una angusta e disadorna chiesuola, che il sindaco mostrò
-parte a parte con una compiacenza da artista. Il signor
-vicario poi montò in una botte sfondata della cànova di
-Cipriano, che per quell'occasione erasi rinfronzita in modo
-da scusar di pulpito, e sopra il versetto <i>Sicut fluit cera
-a facie ignis, dispereant peccatores a facie Dei, et justi
-epulentur et delectentur in lætitia</i><a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> sfoderò un bravo panegirico;
-un panegirico sulle molle. Gli è ben vero che,
-quando i signori gliene presentavano le loro congratulazioni,
-egli asseriva che unicamente la cortesia di essi
-era la cifra che dava valore allo zero de' meriti di quello,
-e volse lasciare intendere d'averlo fatto a braccio; ma
-non è facile il persuadersene chi badi all'erudizione e all'ingegno
-che v'erano a pale. Accennò di fatto tutti i
-templi antichi, da quel di Serapido fino alla rotonda di
-Agrippa; recitò una sequenza di architetti i più famosi;
-con una delicatezza da stordire, encomiò i Sirtori e la
-signora Perego sotto al velo di Salomone e di Zorobabelle;
-conchiuse esortando i contadini ad elevare un mistico
-tempio, dove gli affetti fossero i muratori, che, colla calce
-della carità fraterna e la cazzuola della limosina, sopra
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-il fondamento della fede ergessero le mura della speranza,
-tra cui le colonne della memoria coi capitelli della gratitudine
-sostenessero la cupola della devozione, sotto alla
-quale dalle campane della tradizione venissero congregati
-i popoli ad una festa, in cui fossero arazzi le preghiere,
-altari i cuori, lampade l'allegrezza comune, organi
-le gole cantanti, incensi... non mi ricordo più che cosa,
-giacchè il panegirico non fece mai gemere i torchi; ed
-è un peccato, perchè potea far testo.
-</p>
-
-<p>
-I paesani, più trasecolati da quel tòcco d'eloquenza
-quanto meno ne avevano compreso, sbucarono di chiesa
-non appena fu finito, e don Alessandro ordinò a Cipriano
-che mescesse ancora a tutti; il che non domandatemi se
-accrebbe l'allegria ed il frutto del sermone.
-</p>
-
-<p>
-Mi s'era dimenticato di dire come la medaglia d'oro
-che era stata pegno di vendetta, venne di fatto appesa
-in voto alla Madonna, e là rimase fin quando, trentasett'anni
-fa, i Francesi ci fecero, cogli ori della chiesa, pagare
-quella bellezza di libertà che ci venivano a regalare.
-Allora uno di questi contorni, spirito forte che s'era fin lasciato
-intendere a dire che i frati non erano se non tanti
-oziosi, d'ordine del Governo la levò via per cambiarla in
-tanti zecchini, e ve ne sostituì un'altra di similoro. E la
-medaglia e la libertà, come succede delle cose false, presero
-il verderame: quella passò tra le ciarpe di un ferravecchi,
-l'altra tornò in paradiso ad aspettare il <i>Dies iræ</i>.
-</p>
-
-<p>
-Tanto andò a genio quella sagra campestre, che i signori
-istituirono di tornarvi ogni anno. Cominciarono a menare
-alcun amico, e amici n'han sempre di molti i signori,
-massime d'autunno: qualche ricco che là intorno
-villeggiava, per curiosità, per passatempo volle vederla.
-I contadini rimangono in quel tempo disposti all'allegria
-dalle miti sere e dai ventilati mattini succedenti alle eterne
-giornate, sudate sotto la sferza della canicola, dal vedere
-indorato il granoturco e colorita la vendemmia. Se vi
-aggiungete le memorie della libertà ricuperata e, cosa
-non meno importante, della merenda goduta, facilmente
-intenderete perchè vi traevano volentieri, quando anche
-non vi dicessi che don Alessandro continuò a pagare a
-Cipriano due zecchini, perchè distribuisse quattro brente
-del buono. Con così poco i ricchi possono farsi voler bene!
-Morto poi quel signore, per non ismettere la buona usanza,
-gli accorrenti portarono con sè da merendare e da bere
-una volta, ovvero dei bravi quattrini, coi quali, mentre
-pagavano il fiasco a Cipriano, questi, già grave d'anni e
-padre di figli che avevano figli, coll'aria d'importanza
-propria dei suoi confratelli, diceva loro: — Ecco; finchè
-visse quel buon signore, si bagnava il becco con
-meglio che dell'acqua, e <i>gratis et amore Dei</i>, e questi
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-erano tanti risparmiati. Ma dei signori buoni non se ne
-trova uno ad ogni uscio. Eh tu, Matteo, non puoi aver
-idea di quel diavolo a quattro; tu eri ancora a balia. Ma
-voi, Cosmo, che, poco su poco giù, siete del mio tempo,
-dovete serbarne memoria, eh? E trovava tutto il suo pascolo,
-quando, messo in mezzo da una ventina di villani,
-non meno vogliosi d'udire che esso di narrare, poteva
-ripetere punto per punto l'istoria, mostrar la vite, che
-ormai rinfronziva tutta la fronte della casetta, e di bei
-festoni attorniava le finestruole, e descrivere gli atti e le
-parole dell'Orso di Barzago che Dio gli abbia perdonato,
-e don Alessandro Sirtori che spendeva come un Cesare,
-e che aveva il cuore compassionevole quanto se fosse
-stato un pover'uomo. — E la cagione di questo sconquasso
-(aggiungeva con una stropicciatina di mani) chi
-è stato? Io, io persona prima. L'ho vista brutta, ma la
-paura non sapevo dove stesse di casa io. Eh! adesso sono
-da mettere fra gli scarti: ma allora ero un acciarino bresciano:
-poi un buon Brianzuolo, quando fa bisogno, non
-c'è a dire, muora Sansone e tutti i Filistei.
-</p>
-
-<p>
-Mancò poi anche Cipriano; mancarono quel Cosmo che
-se ne ricordava, e quel Matteo che non se ne ricordava:
-col valicar dei tempi, nuove disgrazie fecero perdere la memoria
-di quelle: e però, non fo per dire, ma bisogna chiamarsi
-obbligati a chi riempie queste importanti lacune
-della storia col tornare in luce fatti così istruttivi ed esemplari
-come veri.
-</p>
-
-<p>
-La concorrenza però non è mai venuta meno: anzi in un
-secolo che non crede nulla e si fa beffa di tutto, fin delle
-intenzioni, quando il Gioja si congratulava di vedere scemata
-l'affluenza al santuario di Caravaggio e ad altre sagre,
-chi lo crederebbe? alla Madonna d'Imbevera aumentò
-straordinariamente. Se domandaste il perchè, vi
-risponderemmo: — È la moda; ragione la sola che molti
-possano rendere delle loro azioni, e fin della loro guisa
-di pensare. Nè crediate vi si faccia una musica, una fiera,
-qualche cosa di fracasso; no: unico spettacolo è quello
-degli spettatori. La romita solitudine, onde sono per tutto
-l'anno circondati la povera chiesuola d'Imbevera e un casamento
-eretto là d'accosto, ogni otto di settembre si popola
-così rapidamente, così variamente, come si legge
-che un giorno solevano le selve al cenno delle fate.
-</p>
-
-<p>
-Chi drizza a quella volta, già da assai lontano ode
-una romba, simile al romoreggiare della marina. Ed ecco
-le strade, che d'ogni parte vi capitano, brulicare di gente,
-contadini, artigiani, mestieranti, soli, a coppie, a gruppi,
-a frotte. Giovinetti con cappelli di paglia artificiosamente
-trecciati a trafori, adorni con piume, specchietti, galanterie
-quali contenti del frustagno e del taglio all'antica,
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-mentre gli altri vestono giubbe più moderne, colla cocca
-del fazzoletto affacciata alla tasca e con larghi pantaloni,
-invano e dal curato e dal fattore rinfacciati loro siccome
-indizio evidente d'insubordinatezza e d'irreligione; pigliansi
-al collo gli uni degli altri, a spintoni rompono
-la calca, od in ischiere arditamente festanti colla zampogna
-fanno risonare concerti, che sentono il sole e il
-vento della montagna. Le caute madri, tutte occhi a vigilare
-le ingenue fanciulle, quel giorno permettono che,
-per devozione, esse vadano a Imbevera. Tu scerni la Brianzuola
-alla snella corporatura, ai <i>baldanzosi fianchi</i> che
-davano per la fantasia al mio Parini, ad un'aureola d'argento
-al capo: distingui la briosa Bergamasca al bustino
-cortissimo di vita, ai vezzini d'oro, ai cincinni della fronte,
-ad un agone a trafori infisso nelle trecce cascanti bizzarramente
-da una banda, a certi sguardi bricconi. E
-tutti ne' vari loro dialetti chiedono, cianciano, gridano,
-fanno fiera. Il garzone, che per la prima volta vi trae,
-interroga curioso un vecchio, che ci veniva prima del 96,
-quando vi comparivano indemoniati strillando, e buli che
-deponevano alla soglia della chiesa la omicida loro carabina;
-che si ricorda quando i Giacobini in nome della
-libertà proibirono quella sagra, e quando Russi e Cosacchi,
-tornandoci cattolici, l'ebbero ristabilita; c'è venuto
-coi Francesi repubblicani, coi Francesi imperiali, ed ora
-seguita da vent'anni a venirci con cotesti, sperando venire
-coi loro successori.
-</p>
-
-<p>
-Nel bosco e sul piazzuolo s'innalzano assiti e baracche,
-si spiegano tende, curvansi e intrecciansi i rami a pergole,
-a capricciosi frascati, si dispongono tavole, trespoli,
-sediuoli; è un mondo di gente, è un tremoto di faccende.
-Qui fierajuoli a sfoggiar mercanzia: là bettolieri a rosolare
-braciuole e friggere galletti: il buzzurro allessa e
-brucia le castagne primaticce: un gruppo di villani già
-mezzo brilli urlano a chi più i punti della mora, altri
-straziano costolette così guascotte, e le irrorano di acquavite,
-di vino, di mosto appena spremuto dall'uva non
-ben matura. La fanciulla compra un santino per la nonna
-devota: la nonna gingilli per ispassar il bambino quando
-il portano a mimmi; il becerume, bocca ed occhi spalancati,
-attende alle forze, o al bagattelliero che ha rimedii
-per tutti i mali e per altri ancora, o al cantambanco che
-sul cartellone dimostra vita e morte del famoso Pacino,
-l'incendio di Mosca e l'inondazione del Danubio; o a
-qualche Orfeo che, strimpellando la ribeca o raschiando
-un violino, attira le pietre. La chiesa, che fu già occasione
-della festa, è la meno che si visiti: in quella vece
-fitti, serrati, vanno come un'onda di su, di giù, per la
-spianata e pel bosco vicino.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così la pedonaglia. Ma quelli di maggior bussola non
-compajono se non nel basso del giorno, tanto più tardi
-quanto ciascuno è, o si crede da più. Monza, Milano, Como,
-Bergamo (e si v'è due passi) risentono ai corsi loro
-la mancanza della crema o della schiuma dei cittadini
-e dove sono? al bosco d'Imbevera. Zerbinotti che sbraveggiano
-su sbuffanti puledri, o trionfano in <i>tilbury</i> eleganti:
-gran signori rimpettiti in comodi cocchi, con ambiziose
-mute, condotte a centinaja di zecchini dai pascoli
-dell'Holstein e dell'Olanda: fittajuoli che staccarono
-dalla benna e dall'aratro i robusti ronzinanti svizzeri, e
-rivestirono di nuova livrea il carrettiere: nobili scadenti,
-o sorgenti plebei, i quali noleggiarono ad alto prezzo un
-calesse, due rôzze e un vetturale, il quale cornando e
-schioccando fa rumore per quattro: particolaretti che coll'industria
-sperano quando che sia mutar in carrozza la
-timonella di cui ora mal s'accontentano: il granajuolo
-nella sedia o nel baroccio che lo porta il sabato ai mercati
-di Lecco o alle calende a Bergamo; tutti insomma
-qui piovono a darsi aria, a vedere, a farsi vedere. Gli alberghi
-più capaci della città appena basterebbero a tanto
-concorso, non che le meschine bettole del contorno, poco
-migliori di quella ove, ducencinquanta anni fa, vendeva
-vino il nostro Cipriano. Quindi vedi i cavalli affidati a
-ragazzi su pei prati; e da tutte le bande disposti in fila
-cocchi a centinaja, che dico? a migliaja: e tra quelli
-sparsi i pitocchi, che sporgono la mano o il bossolo,
-ostentando al passeggero piaghe, moncherini, una nidiata
-di puttelli, e strillando <i>Pietà, limosina.</i> — Concordanze
-sociali!
-</p>
-
-<p>
-Chi credesse che una sagra campestre dovesse far luogo
-a quella semplicità, che aggiunge tanto più allegria,
-quanto più la scioglie dagl'impacci, sarebbe troppo in inganno.
-Il lusso più ricercato, le più sontuose gale di vesti,
-di fronzoli, di gioje, sono di balzo trasportate dal
-corso delle città al bosco d'Imbevera. La signorina, venuta,
-già è un mese, a villeggiare qui poco lungi, fra il
-grosso bagaglio non si dimenticò di qualche bel capo o di
-un vestitino a posta per questo bel giorno: la fidanzata
-vi fa la prima comparsa coi vezzi donatile dallo sposo:
-quella sciarpa, quella cappottina furono rinnovate per
-farne spocchia alla Madonna di Imbevera. Belle dall'arguto
-pallore e dal fuoco raccolto degli occhi pensosi,
-meraviglia dei teatri e dei ridotti cittadini; forosette dalle
-gote rubiconde e piene come melerose, che nelle solenni
-processioni del villaggio sentonsi dire <i>Ve' com'è bella,</i>
-qui compajono insieme: le prime appoggiate ad uno
-sposo fedele, beando di lusinghiero ritenuto sorriso il fedele
-milordino, che con membra e con andar femmineo
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-sbircisce colla lente e susurra meditate cortesie; l'altre
-colle compagne, dando ascolto e risposta ai vivaci scherzi
-ed alle espressioni più clamorose quanto più cordiali, del
-bifolco e del bottegajo; finchè vanno queste a tracannare
-l'acquavite e la spumosa birra, l'altre a gustar la gramolata,
-il sorbetto e le paste sfoglie sotto ai padiglioni
-dell'effimero acquacedrajo.
-</p>
-
-<p>
-Chi di là gira lo sguardo, vede brulicare una folla di
-teste; cappelli da villano, da signore, da prete, da cittadino;
-brillanti colori e delicati; il sedan ed il velo crespo
-alternati colla stamina e col bambagello; fogge testè
-arrivate da Parigi presso a quelle da un anno abbandonate
-alle provinciali, all'altre che già discesero al contado,
-alle arcaiche, custodite dalle matrone in commemorazione
-de' tempi migliori. Qui le piume d'uccello di
-paradiso ondeggiano a canto al pennacchio del gendarme,
-la cui vista fa sguisciar via il tagliaborse, frena l'allegria
-d'un ubbriaco e le ominazioni di due baffuti, che
-battendo i tacchi, ragionavano della buona causa. Qui gli
-uomini creati dalla natura a consumare e godere, misti
-con quelli da essa destinati a sbracciarsi e stentare per
-la soddisfazione dei primi: contadini imbruniti e ingagliarditi
-dal sole e dalle fatiche sono riurtati sdegnosamente
-dal prediletto dalla fortuna, gonfio per dieci generazioni
-di antenati, al par di lui oziosi, il colore e le
-membra dilicate del quale fanno prova del sangue più
-gentile, cioè degli squisiti bocconi e del non far nulla.
-Qui un veterano della legion d'onore e dai mustacchi
-bruciacchiati dalla polvere d'Ulma e d'Austerlitz, e che
-sarebbe colonnello se le cose, dic'egli, fossero ite come
-dovevano, trovasi a fianco del coscritto che una sola notte
-passò in caserma fra gli stravizzi, il fumo e le facili beltà.
-Qui la schifiltosa mantenuta pavoneggiandosi raccomanda
-al suo ganzo che le sontuose trine da lui donatele non
-lasci mantrugiare dal contatto del ruvido guarnellino che
-la setajuola guadagnò di sacrosante fatiche.
-</p>
-
-<p>
-Quando poi, veduto ed ascoltato intorno il linguaggio
-de' ventagli, de' fazzoletti, delle lenti, lo sguardo ansioso
-di chi cerca, il dolente di chi troppo ha trovato, il confidente
-susurrio delle recenti spose, e l'inesorabile cicaleccio
-delle terribili madri che hanno tre fanciulle da maritare,
-tu volgi dall'altra parte ove sale il bosco, ecco per
-tutta la pendice una mobile decorazione di gruppi che
-disposti nel più pittoresco modo tra le fratte e i castani
-e sul molle tappeto del muschio, godono la merenda e lo
-spettacolo che l'onda della folla scendendo e poggiando
-cangia ad ogni batter d'occhi al loro piè.
-</p>
-
-<p>
-Deliziata a tale scena, la vispa zitella esclama, — Deh!
-com'è bello! nel mentre stesso che un'altra, coll'ingrata
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-maestà del quarantesimo anno, ripete contraendo il labbro, — Al
-confronto d'anni fa: non c'è la metà gente,
-la metà lusso, la metà allegria.
-</p>
-
-<p>
-Così il giovane, cui l'età del primo amore dipinge tutto
-a color di rosa, trova qualcosa di gajo tale mescolanza
-del boschereccio collo scialoso, della naturalezza coll'eleganza,
-della franca giovialità campestre colla contegnosa
-della città; intanto che un altro, cui l'esperienza
-rese itterico lo sguardo, raggrinza il naso esclamando: — Pazzie!
-venirsi a pompeggiare in un bosco!
-</p>
-
-<p>
-V'è intanto chi si perde per la selva a cercare una
-pianta remota, dove, anni sono, in questo giorno istesso
-incise un nome, — il nome d'una fanciulla, con cui si
-erano giurati eterno inseparabile amore. La pianta crebbe,
-crebbe il nome con essa, ma l'amore svanì; ed egli appena
-ricordò l'amica perchè la rintoppò laggiù, contenta
-madre dei figliuoli d'un altro.
-</p>
-
-<p>
-Ancora v'ha chi, non logoro dai diletti cittadini a segno
-da non sentire l'incanto delle semplici bellezze naturali,
-guadagna le vette, e di là vagheggia il cielo che
-s'inazzurra sui poggi e sulle valli della Brianza: quel
-cielo che gli stranieri credono un'esagerazione quando
-lo vedono dipinto nelle tele dei gran maestri: e che in
-quell'ora, imporporandosi ai tremuli raggi del sole che
-declina, fa spiccare all'occhio ammirato la sommità dei
-colli e dei monti che formano cornice ad uno de' più graziosi
-paesaggi; mentre gli augelletti...
-</p>
-
-<p>
-Ma che ha qui a fare quest'arcadica descrizione?
-</p>
-
-<p>
-Che ha a fare?
-</p>
-
-<p>
-Ah! lo sa il mio cuore, che alla sconsolante realtà del
-presente procura sottrarsi col figurare come sa più al
-vivo quei luoghi di care memorie ed incolpate. O miei
-monti, o miei colli! Deh quando il sereno spirare del
-vostro orezzo pioverà ancora la pace sul mio solingo
-cammino? Quando l'alba mi troverà sulle vostre vette
-ad aspettarne il primo biancheggiare? Quando la sera
-accoglierà il saluto che manderò al patetico astro di Venere?
-Quando il sole mi vedrà, in gara col capriuolo, libero
-come l'aria che vi si respira, balzar di pendice in
-pendice, aspirare l'aroma del cisto e dello spigo selvatico
-e l'autunnale fragranza delle eriche fiorite; tuffarmi nei
-torrenti della luce ond'esso v'ammanta; esultare sentendomi
-al disopra dei tumulti dell'umanità e più vicino
-al tempio del Creatore? Quando, quando? — Ah forse
-mai più!
-</p>
-
-<p>
-Perdonate, lettori, se da voi mi son dilungato, come
-perdonereste al vetturino che vi guida in viaggio, e che
-s'arrestasse per abbracciare un bambino che gli ricorda
-il suo fanciulletto, ahimè! rapitogli dagli assassini. Sono
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-con voi, se volete che tornando alla campestre festa,
-scrutando i cuori, cerchiamo tra quel nugolo di gente
-alcuni successori di don Alfonso, ma che, grazie alla crescente
-civiltà, sostituirono al ratto la seduzione, alla violenza
-il raggiro, alla legge sfidata la legge illusa, alla
-vendetta scoperta la denigrazione e il bacio di Giuda:
-od anche qualche imitatore di don Alessandro, col proposito,
-più generoso che prudente, di assumere la difesa
-del debole contro il soverchiatore, massimamente se questo
-non sia troppo grosso, nè l'affare importi pericolo.
-</p>
-
-<p>
-Potremmo anche o maligni rivelare alcune fortunette
-che la boscaglia e la folla mal coprì; o morali compiangere
-tante che vennero a perder l'innocenza per festeggiare
-un giorno in cui l'innocenza fu salvata; e i molti
-che gozzovigliano un dì per digiunare una settimana coll'affamata
-famigliuola, e che non abbandonano il tumultuoso
-stravizzo se non dopo che la ragione è sfumata a
-rinforzi di bicchieri, e che il vino o la gelosia fece cacciar
-a mano i coltelli; — solite appendici delle sagre,
-solite conseguenze delle devozioni clamorose, qui ed altrove,
-ai nostri tempi e a quelli dei nostri buoni vecchi.
-</p>
-
-<p>
-A tutto mette fine la sera. Al domani ecco il luogo
-spopolato; pochi operai intenti a riporre le trabacche, a
-sgomberare il lieto apparecchio; poi tutto ritorna nel silenzio.
-Fronde intrecciate, rami aggruppati o schiantati,
-l'erba calpesta, qualche tronco abbronzato dal fuoco, reliquie
-di cibi, sono tutto quello che rimane del tumulto
-di jeri, che si rinnoverà da qui ad un anno per terminare
-ancora nel modo istesso.
-</p>
-
-<p>
-Così nell'anno dei secoli passano le generazioni. Quella
-che oggi a calca si affanna su quest'ajuola del mondo,
-dimani sarà scomparsa; agli splendidi clamori che oggi
-ne rintronano, succeduto il silenzio; al tumulto delle futili
-importanze, la solitudine, il disinganno del sepolcro;
-gli edifizii che noi ci architettiamo, verranno levati come
-il padiglione d'una notte: altre generazioni succederanno
-poi a tripudiare e gemere, a compiangere ed esser compiante,
-a soffrire e far soffrire, sintantochè, giunta a sera
-la loro giornata, daranno luogo alle successive; — nulla
-più ne indicherà l'esistenza, nulla se non le ruine.
-</p>
-
-<p class="indr">
-1834.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<h2 id="verderio">LA BATTAGLIA DI VERDERIO</h2>
-</div>
-
-<p class="center large">
-PREGATE PER LI POVERI MORTI<br />
-NELLA GRAN BATTAGLIA<br />
-TRA FRANCESI E AUSTRO-RUSSI<br />
-QUI COMBATTUTA IL 29 APRILE 1799.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-Quest'iscrizione, apposta a un crocione di legno, piantato
-nei campi a pochi passi da Verderio Superiore, io
-leggeva tornando da una vicina sagra, il giorno di santa
-Teresa del 1833, — la leggeva forse per la ventesima volta,
-eppure, come la prima fosse, mi commoveva d'intima
-melanconia il paragone fra questa <i>grande</i> battaglia di
-poche migliaia d'uomini e i <i>gloriosi</i> macelli di Wagram
-e di Jena; mi commoveva quell'indistinto ricordo di tanti
-infelici, quivi periti, lontan dalla patria, sconosciuti, incompianti;
-uccisi non sapendo da chi; combattendo senza
-conoscere il perchè. Dove il masnadiere scanna un viandante
-per derubarlo, si pianta un segnale; e il passeggero
-vi recita un suffragio pel mal capitato, nè sa frenare
-un moto di sdegno verso l'omicida. Qui furono trucidati
-tanti insieme, sul campo della irrazionale obbedienza
-che chiamano campo d'onore: — appena la religione
-benedisse la tomba de' prodi, e rimosse la bestemmia
-da chi ne fu cagione.
-</p>
-
-<p>
-Questi pensieri mi teneano fermo, col capo scoperto e
-le braccia sul petto incrociate, dinanzi a quella croce,
-allorchè un vecchio, al quale io non avevo fatto mente
-dapprima, interruppe il mio meditare, dicendomi:
-</p>
-
-<p>
-— Ell'era ancora <i>in mente Dei</i> quando avvennero quei
-casi. Ma io, ho proprio vedut'io con quest'occhi ciò che
-ella legge.
-</p>
-
-<p>
-Ingordo sempre d'ascoltare racconti da coloro che ne
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-furono testimonii, e coi quali par che si prenda non solo
-interesse, ma parte, pensate se lasciai cadere quelle parole. — Mi
-volsi anzi ad esso pregandolo a ripetermi
-quel ch'egli sapeva di tali avventure. Sebbene più verso
-i sessanta che i cinquant'anni, era florido e rubizzo, talchè
-non gli disdiceva il fucile che alle spalle recava: sedea
-sopra un paracarri rasente la via; ed io, postomegli
-di fronte, attento l'ascoltavo, mentre egli così prese a
-dire:
-</p>
-
-<p>
-— Io era giovane, ben giovane e saldo prima di quei
-tempi; e servivo da lacchè nella casa degl'illustrissimi
-padroni di quel palazzo e di questi poderi. Quando a un
-tratto mutano le cose: i Tedeschi, i quali (chi sa da quanti
-secoli?) qui se la gavazzavano in pace da padroni, sono
-costretti a fare fardello, ed arrivano i Francesi, i Giacobini.
-</p>
-
-<p>
-Sa lei che differenza corre tra 'l venerdì e il sabato
-grasso? in quello, ciascuno attento a' fatti suoi, serio,
-operoso: al domani una baldoria, un correr all'impazzata,
-a travestirsi, a saltabellare; e fin gli uomini più assennati
-pigliare un ramo non so se mi dica di pazzia.
-Faccia conto che nè più nè meno avvenisse in quell'occasione.
-Allora non più arciduca, non più imperatore;
-abbasso le aquile, cancellati gli stemmi: ognuno mette
-al cappello una coccarda a tre colori; bandiscono che
-siano liberi tutti, tutti eguali, il padrone al villano, il nobile
-all'artiero, il servo al suo signore; e feste, e falò, e
-sulle piazze, pe' sagrati, da per tutto piantare un albero,
-che voleva dire la libertà e non aveva radici; e attorno
-a quello cantare, ballonzare, far scene e arringherie, sinchè
-il capriccio di qualche caporale, in nome della libertà,
-non interrompesse la baldoria.
-</p>
-
-<p>
-Lor giovani, è inutile, non ne vedranno più di vicende
-simili; ed io, se campassi dugent'anni, non mi uscirà
-mai di memoria il trapestio di quel tempo.
-</p>
-
-<p>
-Io non aveva mai veduto nè sentito altrettanto: giovane
-del resto e perciò volonteroso delle novità, se in
-sulle prime mi parevano follie, non tardai a pigliarci gusto
-come gli altri; come gli altri mi lasciai inorpellare,
-e mi credetti divenuto un gran che. Capperi! non ero io
-cittadino? non potevo dar del tu alla signora contessa, e
-dir cittadino al signor marchese?
-</p>
-
-<p>
-I ricchi, ai quali, un giorno peggio dell'altro fioccavano
-addosso pesi, imposizioni, angherie, dovettero tirar i remi
-in barca e limitare le spese. I nuovi predicatori poi trovavano
-crudeltà che un uomo dovesse correre a prova
-de' cavalli innanzi alla carrozza dei padroni, a rischio
-spesso di farsi calpestare, sicuro di rovinare la salute:
-onde l'uffizio mio di lacchè cessò; ed io non trovando di
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-prender servizio altrimenti, se volli strappare un boccone
-di pane, dovetti tornare in paese. Merito dell'eguaglianza.
-</p>
-
-<p>
-Anche qui tutto era mutato, tutto sossopra. I miei compagni
-con festa m'accolsero; ed io imitando quel che
-avevo visto giù a Milano, feci piantar l'albero della libertà
-nel nostro e nei paeselli vicini.
-</p>
-
-<p>
-Ma che sto a dirle? Certo lei avrà udito contar queste
-cose delle volte chi sa quante; e poi loro leggono i libri
-dove si trovano descritte per filo e per segno.
-</p>
-
-<p>
-— Si; è vero (gli soggiunsi io), ma se sapeste come
-ognuno le narra diversamente, secondo che con diversi
-occhi le ha vedute, non vi farebbe meraviglia ch'io senta
-tanta voglia d'udirle da voi novamente. Quanto ai libri,
-poveretto chi vorrà dai libri giudicare que' giorni! Onde,
-ve ne prego, seguitate, e ravviatemi un po' su quei giorni
-che parevano promettere un procelloso e vivace secolo
-ad una generazione, destinata invece a passarlo mogia
-e dormigliosa. Ditemi almeno quel che accadde a voi in
-particolare.
-</p>
-
-<p>
-— A me? oh io feci quel che fecero gli altri, e messami
-la giubba verde e la tracolla rossa, entrai guardia
-nazionale: soldati senza soldo, che stavamo a casa nostra
-per far guarnigione al paese, e per salvarlo se mai
-venissero nemici. Se questi si fossero affacciati, io non
-so quel che avremmo fatto: so bene che, quanto sia alla
-quiete e al tenere sgombro da malandrini, non c'è a che
-dire, mai non s'è inteso d'una prepotenza qui intorno pel
-corso di que' tre anni.
-</p>
-
-<p>
-Io però era sazio di quel trambusto irriposato: non mi
-parea trovar poi quella fratellanza che predicavano, quel
-ben volersi un l'altro; massimamente mi dispiaceva quel
-vedere malmenati i preti, e disturbate le chiese e i sacramenti,
-e ne prevedevo poco di bene. In fatto la primavera
-del 99... allora dicevano ad un altro modo, perchè
-erasi mutato tutto, e fin gli anni e i mesi e le settimane,
-ma da noi non vi si dava ascolto, e la domenica
-si faceva festa, e a Natale si mangiava il panatone, e a
-Pasqua le uova e confessarsi. La primavera, come dicevo,
-del 99, s'intendono di strane novità, prima bisbigliate all'orecchio
-de' più fidati, poi si divulgano; che è, che non
-è; si scrive come 'l quale i Francesi scappano, e tornano
-i Tedeschi con Russi e Cosacchi e che altre genti so io,
-a ristabilire i troni e la religione.
-</p>
-
-<p>
-Allora un farnetico di saper di novità, anche noi villani,
-avvezzi un tempo a lasciar fare ai padroni, senza
-curarcene più che tanto; un continuo domandarci. <i>E sicchè?
-abbiamo notizie?</i> E secondo si udiva <i>Hanno battuto;
-Furono battuti; Vengono; Si ritirano,</i> alcune facce si facevano
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-tanto lunghe, altre ridenti e giulive: come quando
-il sole mostrasi attraverso ai nugoloni, che ad un tratto
-fa lucente questo prato, mentre quel poggio sta nell'ombra,
-poi di subito sparge sul poggio la luce, e lascia il
-prato nell'oscurità.
-</p>
-
-<p>
-I più però erano quelli, che, tutt'allegrezza, esclamavano:
-<i>Tornano i Tedeschi; vengono i castigamatti; i nostri
-buoni, i nostri cari padroni; non più contribuzioni non
-più Giacobini, non più andar soldato; e la roba nostra
-sarà nostra; e i figliuoli nostri torneranno a star in casa
-ad essere obbedienti, e lasciar comandare a chi tocca. E
-quel ch'è il cap'essenziale, la religione si rimetterà in
-onore; potremo ancora far le processioni e scampanare
-finchè ci piaccia.</i>
-</p>
-
-<p>
-Mentre da noi si discorreva, quegli altri venivano. A
-Lecco, sentiamo dire s'è data una battaglia, come quelle
-scritte sulle gazzette: poi i Francesi hanno fatto saltare
-il ponte, e si ritirano per difendere Trezzo e Vaprio e
-Cassano. I Russi sono di là dall'Adda; onde le nostre
-contrade possono dormire i loro sonni in pace. Quando
-improvviso arrivano novelle di mala sorte; che i Russi
-hanno a Brivio varcato il fiume e si difilano adosso a
-noi, e quel ch'è il peggio, sputano fuoco, rubano che che
-trovano, bastonano gli uomini, malmenano le povere
-donne: fanno scempio de' Giacobini come degli Aristocratici,
-di chi conservò la coda e i calzoni, come di chi
-va zuccone e colle brache a pantaloni.
-</p>
-
-<p>
-Allora, amici o no de' Tedeschi e de' Russi, ciascuno
-dà spesa al suo cervello per ascondere quella poca grazia
-di Dio: è un corri d'ogni banda a tramutar le bestie,
-a sotterrare i quattrini, a trafugare ogni miglioramento.
-</p>
-
-<p>
-Ma dove? se nessun luogo era sicuro, se da per tutto
-arrivavano a grappare quelle picche maledette?
-</p>
-
-<p>
-Io, come tutti gli altri miei commilitoni, voleva ella
-che facessimo i valent'uomini contro un esercito? Prima
-nostra cura fu dunque di nascondere, chi sa dove, le nostre
-divise verdi e le coccarde, che guai se ce le trovavano!
-poi star aspettando, e pregare Dio che la mandasse
-buona.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a me, non avevo nè genti, nè parenti; onde,
-seppellito alla meglio quel che mi avanzava, posi tanto
-di stanga traverso alla porta della mia casuccia, solo per
-non parere men savio degli altri: chè del resto tanto sarebbe
-valso il lasciarla spalancata; poi... Già la carne
-non mi pesava; uscito da un abbaino d'in sul tetto, con
-questo schioppo ad armacollo, la diedi per le campagne.
-Il mio schioppo, qualora l'ebbi a lato, mi sentii sempre
-valere il doppio: de' campi, de' boschi, nessuno più pratico
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-di me, onde speravo campare, intanto cominciano
-a sfilare Francesi buzzi buzzi, senza quell'aria di me ne
-infischio dell'altre volte; e dietro a loro picchetti di Barbetti
-e Cosacchi, con facce da posali li, su cavalli che
-correvano come il vento: erano soldati di Bagrazion, di
-Rosemberg, di Wukasowich, d'altri nomi che adopriamo
-ancora per ispauracchio de' ragazzi. Venire e far netto
-era tutt'uno; sicchè la gente, vedendo che, gialli o verdi,
-era assai salvar la pelle, chi potè fuggire non rimase; e
-senza mancar maglia, chi qua, chi là se la batterono ai
-monti, alle cascine più fuor di mano, per cansare la mala
-ventura. Quanti n'ho io scortati che i giorni innanzi stavano
-tant'alto, e mi voleano rimangiare quasi fosse tornato
-il tempo loro; e adesso scappavano da coloro che
-tanto aveano ribramati! Davvero io me ne sentiva la bocca
-amara, e avrei voluto dar loro almeno una mostacciata:
-pure morsi la lingua, feci servigi a chi potei, e me ne
-trovo contento, ancorchè essi poi m'abbiano pagato di
-sconoscente arroganza, non più ricordandosi di quei lumi
-di luna, quando mi dicevano: <i>Carlandrea, sono nelle vostre
-mani.</i>
-</p>
-
-<p>
-Riderà lei, signorino, se mi sentirà, così vecchio, ragionare
-d'amore? Ma i' ero giovane allora come può esser
-lei, fra i venticinque e i trenta, e non ero il diavolo;
-e se pur ella verrà vecchie, come le auguro, le piacerà
-tornare col pensiero ai freschi anni, ai primi amori, principalmente
-se incolpevoli. Ha dunque da sapere ch'io da
-un pezzo parlavo colla Rita, figliuola d'una terriera di
-qui: una bell'asta di donna, capelli neri come la pece,
-occhi vivi come d'un pesce, ed ella pure voleva bene
-a me...
-</p>
-
-<p>
-Sua madre era aristocratica.
-</p>
-
-<p>
-La pensi! i partiti anche tra noi villani! aristocratici
-anche tra noi, che guai se avessimo ardito confrontarci
-al più spiantato fra i nobili! Onde la non voleva dare
-sua figlia a me, perchè ero repubblicante, e portavo il cappello
-sulle ventitrè e mozzata la coda; e ripeteva ch'ero
-un ciuffo; che, con tante gerarchie per la testa, non farei
-buona compagnia alla sua Rita.
-</p>
-
-<p>
-Povera donna! Parlava per fin di bene; ma e alla Rita
-e a me pareva nol dicesse per altro, se non perchè la
-avrebbe volentieri maritata col figliuolo d'un fattore di
-Merate, che da un pezzo la puntava. Adesso però che il
-pericolo era venuto, si vide chi di noi le volesse maggior
-bene. Colui, gambe mie! pensò alla propria pelle, e
-gli altri pensino alla loro. Io, in mezzo alla disgrazia,
-tutto contento di poter aiutarle, portai in sicuro il bello
-e il buono che avevan, poi dissi loro: <i>Donne mie, non è
-tempo di star accanto al fuoco;</i> e di notte le avviai sul
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-Montorobio, ove le riposi in un capannotto: vi stessero
-finchè passava quella scroscia; al vivere ci pensavo io;
-le nottolate le facevo in sentinella.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il paese era venuto pieno di coloro, e cominciavano
-a farne delle sue... ma è più bello dimenticarle.
-</p>
-
-<p>
-Che brutta cosa è la guerra! Ma lei, signorino, che sa
-di lettere; dica mo, non si potrebbe farne di manco della
-guerra? E accomodarsi come noi villani accomodiamo le
-nostre baruffe, dando un colpo al cerchio, uno alla botte,
-senza venire alle coltella? E quei che sono causa di tanti
-mali, può far Dio che godano pace, e che intendano salvar
-l'anima?
-</p>
-
-<p>
-Impacciato io gli rispondeva:
-</p>
-
-<p>
-— Voi vedete che la facevano con buona intenzione,
-per tornare il paese in quiete e in bene.
-</p>
-
-<p>
-Carlandrea s'attese un poco, poi tentennando il capo,
-ripigliò:
-</p>
-
-<p>
-— Appunto come se io, vedendo che il mio vicino sciupa
-il suo, gli entrassi in casa, e dessi mazzate su quel che
-rimase di buono, e appoggiandone a lui delle sonore, gli
-rompessi le braccia perchè non potesse più far del male.
-</p>
-
-<p>
-Io non potei non sorridere; ma quando l'informai che
-v'erano libri che trattavano dei diritti e dei modi da tenersi
-nel far la guerra, mi guardò con una ciera incredula,
-e soggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Probabilmente avranno per testo, <i>quinto non ammazzare</i>.
-</p>
-
-<p>
-Io m'accorsi che l'uomo era troppo vecchio, o forse
-troppo nuovo di sì fatte materie, sicchè si potesse sperare
-di vincerlo coi grandi argomenti dell'averlo detto
-altri e dell'essersi sempre fatto così: onde compatendo
-la sua caparbietà:
-</p>
-
-<p>
-— Eh! queste cose è un pezzo anch'io che le rimeno
-pel pensiero; ma per manco male non pizzichiamo questa
-corda; tanto più che il rimediare a tali sconci non
-dipende nè da voi nè da me; e coloro che li cagionano
-odono soltanto le vittorie ed i <i>Te Deum</i>. Poi ci ha di
-mezzo tanti altri garbugli, che la più sicura è portarseli
-in pace come la febbre, come la gragnuola.
-</p>
-
-<p>
-— Oh quelle (ripigliava Carlandrea), quelle vengono da
-Dio: ma coteste... Basta: la dice bene; lasciamola là.
-Come dunque le contavo o volevo contarle, un dì, per
-procacciar da vivere (pane, s'intende, o farina ed uova
-e qualche uccello che mi capitasse sotto al tiro) io m'era
-discostato alquanto, allorchè rivenendo, vedo — oh cosa
-mai vedo! Due di coloro, in giulecco verde, con certe
-bracacce larghe, legate ivi su d'una cintura rossa, berretto
-rosso al capo, gran barba: le picche aveano confitte
-in terra, ed un di loro batteva in malo modo la madre
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-della mia Rita, mentre l'altro, lattosi contro di questa,
-voleva strapparle gli orecchini, torle il vezzo dal
-collo, e chi sa qual cosa di peggio.
-</p>
-
-<p>
-Pazienza, a rivederci! Senza sapere quel che mi facessi,
-spiano il fucile, nè stando a dirgli <i>guarda,</i> traggo — lo
-ammazzo. Al tempo istesso, gridando a quanto me ne
-usciva dalla gola, mi difilo verso quell'altro. — Costui,
-come insieme udì il colpo, vide il camerata spacciato, e
-me in atto di volerlo sorbire, saltò su, e urlando <i>Urah,
-urah, Franciosi, Giacobini,</i> traboccossi a rotta di collo giù
-per le pancate de' vigneti. Io gli feci volar dietro alcuni
-ciottoli, che tristo lui se lo coglievano: poi parendomi
-averne buon partito dal vedergli le spalle, tornai a confortare
-quelle povere donne.
-</p>
-
-<p>
-Ho fatto male, eh? Capisco anch'io: un uomo, sebben
-nemico, sebbene russo, l'ammazzarlo è un caso grosso.
-E chi sa? forse colui (che Dio gli abbia perdonato!) aveva
-moglie e figliuoli e padre e madre, che stavano ad aspettarlo,
-e che forse pregavano per lui nel momento ch'io
-lo spacciava.
-</p>
-
-<p>
-Ma d'altra parte che potevo io fare? solo contro due armati,
-non sarei bastato; e la violenza che facevano a
-quelle buone creature, mi parea giustificarmi. Io ne ho
-sentito rimorso, sallo Iddio; e a Dio ne ho domandato
-perdono e glielo domando ogni dì; e temo sempre che,
-in punto di morte m'abbia a tornare innanzi quel cadavere,
-quale io lo vidi dar i tratti e spirare. Quanto agli
-uomini, me n'han fatto far la penitenza la parte mia.
-</p>
-
-<p>
-Per allora, trassi di colà le donne più morte che vive,
-e le condussi giù verso l'Adda traverso ai boschi! Nel
-fuggire, quale spavento di vedersi tutti i momenti addosso
-a coloro! ogni foglia che stormisse, ogni stridir
-d'uccello, ogni frascheggiare di lucertola, <i>Sono loro, sono
-i Russi!</i> Quante volte un albero parve un uomo, che le
-faceva gelare, ed invocare l'angelo custode! Ma quel che
-era vero, udivasi un continuo fucilare, un cannonamento,
-come il tuono d'agosto. <i>Gesù, Maria; abbiate compassione
-di tante povere anime!</i> diceva la Rita. — <i>E de' poveri
-loro parenti</i>, soggiungeva la madre, perchè ben ci accorgevamo
-che si faceva battaglia. Di fatto abbiam saputo
-di poi che i Francesi, guidati da Serrurier, si ritiravano
-dinanzi agli Austro-Russi, finchè, ributtati in questa campagna
-appunto, fecero testa, combatterono come leoni;
-e sebbene assai minori di numero, la fecero pagar cara
-ai nemici, ed ammazzatone un buon dato, si gettarono
-nel palazzo che vede là, dell'illustrissima casa, e si difesero
-tanto da ottener un'onorevole capitolazione, che, invece
-del castellano, fu firmata dal fattore, mio compare,
-e se n'andarono.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-</p>
-
-<p>
-Io frattanto avea portate di là dall'Adda le donne, ove
-nessun male ebbero, altro che la paura. — Dopo che il
-paese fu smorbato, e le cose ripresero assetto, le rimisi
-in casa loro: tornai io pure nella mia stamberga, che
-trovai spazzata senza scopa; ed era un non parlar d'altro
-che dei rubamenti, delle violenze, della battaglia, de'
-morti, di mille casi stravaganti e atroci.
-</p>
-
-<p>
-La Rita e sua madre (benedette donne!), per quanto
-avess'io raccomandato di tacere, nol seppero; e per gratitudine
-cominciarono a dire: <i>Se non ci fosse stato quel
-figliuolo!</i> e <i>L'abbiamo scampata bella!</i> poi contarono il
-fatto ad un'amica, questa ad una parente, la parente a
-suo marito, e questi al suo vicino; e in pochi dì lo seppero
-il console e il comune; e dicevasi ch'io aveva accoppato
-un Russo; poi le male lingue (ve n'ha per tutto)
-aggiunsero due, e quattro, e che gli assalivo di tradimento,
-e che li svaligiavo.
-</p>
-
-<p>
-Gente che vuol male non ne manca a nessuno; ed io,
-nei tre anni percorsi, col fare il bizzarro, m'era fatto togliere
-in tasca da parecchi; e questi non tardarono a
-soffiar la cosa all'orecchio delle nuove autorità costituite.
-</p>
-
-<p>
-Sonavano certe campane, che non pareva un tempo da
-far credenza. Fior di galantuomini, signori de' primi, e
-preti e autorità si udiva che erano stati messi alle strette,
-e cacciati sa Dio fin dove e fin quando: onde gli amici
-mi dicevano, <i>Quest'aria non fa per te, Carlandrea;</i> i nemici
-mi guardavano con certe ciere, che volevano dire,
-<i>Non isperare di levartela liscia.</i> Il fatto fu che, volendo essere
-uccello di bosco e non di gabbia, salutai la mia Rita
-e sua madre, che tanto più stavano in affanno, quanto si
-conoscevano causa del mio male: e imbracciato il mio
-fucile, mi immacchiai.
-</p>
-
-<p>
-Ma di scostarmi non mi dava l'animo. Stavo un giorno
-senza vedere il piccolo campanile del piccolo mio villaggio?
-parevo un pesce fuori dell'acqua; mi crepava il
-cuore, e bisognava tornassi. Spesso anche la sera volevo
-arrivare sino a casa della Rita. Il resto me lo facevo pei
-campi e pei boschi, e dormivo alla stella: al tempo dei
-lavori di campagna, m'esibivo a qualche contadino per
-ajutarlo di costa: ammazzavo qualche uccello, e tanto tiravo
-innanzi.
-</p>
-
-<p>
-Però quel vivere su per su, non dormir mai nel proprio
-letto, non trovarsi fra' suoi amici, non saper mai quel
-che si farebbe domani, e stare continuo col batticuore di
-esser côlto, e passare fin le domeniche senza messa; quel
-fare insomma la vita del ladro e del bandito, non era
-pane pe' miei denti. Cattive azioni, lo sa Dio, non ne ho
-mai commesse: ma intanto non potevo portar il mio cappello
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-fuor degli occhi: m'accostava ad alcuno? Lo vedeva
-sbirciarmi con quell'aria adombrata, che fa tanto
-male a un galantuomo.
-</p>
-
-<p>
-Per istracco, io risolveva di farne dentro o fuora, e di
-andar io stesso a consegnarmi alla giustizia. — Finalmente
-che possono farmi? Narrerò come è passata la
-cosa; le donne mi serviran da testimonio: male in vita
-mia non ne ho fatto mai, nè avrei dato un buffetto al mio
-peggior nemico: quella fu difesa necessaria, ed anche il
-signor curato, quando spiega il Bellarmino, dice che non
-si può ammazzare, dice, se non per difendere sè stesso.
-Poco su poco giù, è stato il caso mio.
-</p>
-
-<p>
-Parlavo male? Non ci pensi però; che se io mi aspettava
-acqua, le furono tempeste. Andai a Merate a consegnarmi:
-esposi il fatto al signor cancelliere; e questi
-mi disse: <i>Voi siete reo d'omicidio proditorio; di più, siete
-conosciuto per giacobino; il quale ne ha dato prova questo
-fatto istesso:</i> e quando io voleva rispondergli le mie brave
-ragioni, egli mi fece chiuder in carbonaja a contarle ai
-birri.
-</p>
-
-<p>
-Dio lo scampi dalla prigione, signorino! I disagi, le
-privazioni, le mortificazioni, i soprusi de' carcerieri già
-son un annesso e connesso, come il ribrezzo alla terzana.
-Pazienza anche, quel che è peggio di tutto, la noja del
-non far niente. Ma quel che non sapevo recarmi in pace fu
-il lasciarmi mesi e mesi, come fecero, senza, non che dar
-esito ai fatti miei, nè tampoco interrogarmi. Tante belle
-ragioni io m'era disposte sulla lingua a mio discarico:
-se il signor giudice dirà così, io risponderò così: se mi
-apporrà questo, io gli replicherò cotesto: son a cavallo;
-un lavacapo, e mi rimanderà. E ogni giorno credevo fosse
-quello d'ottenere udienza, e ogni toccar di catenaccio era
-un palpitare di speranza che venissero a interrogarmi:
-ma ogni dì passava un dì, ed io a rosicchiare le unghie;
-e la speranza con cui m'era svegliato, mi rodeva ancora
-il cuore nel raddormentarmi.
-</p>
-
-<p>
-Deh se allora mi pareva preziosa la libertà! deh come
-lo stridere dei sorci, mia unica compagnia, mi faceva ricordare
-quant'è delizioso il cantar del grillo e il pigolare
-dell'allodoletta all'aperta! Io pensava tra me e me: — Alla
-fine son io spazzatura di strada? non sono un uomo,
-un cristiano come loro? eppure non mi badano, più che
-alla terza gamba; e forse quei che mi dovrebbero giudicare
-se la passano in pace colla coscienza loro, senza un
-rimorso del male che cagionano, delle lagrime che scorrono
-per loro negligenza. Ecco bella maniera di mettermi
-in amore, se fosse vero che li odiavo! Fallerò, ma mi
-pare sia il modo di disamorare anche i loro benevoli. Che
-ne dice ella?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<p>
-Io sorrideva, e crollando il capo, ne dava una presa a
-Carlandrea, il quale mutando tono proseguiva:
-</p>
-
-<p>
-— Così passa un mese, passano due, passa l'intero inverno;
-quando tutt'in un subito si vede una strana mutazione;
-e i carcerieri, capisce lei? i carcerieri divenire
-mansueti come uomini. Che è! che fu? Ella sa bene che
-cos'era. Quegli altri avevano dovuto far fagotto un'altra
-volta: i Francesi tornavano: e un bel dì ci aprono i chiavacci,
-e <i>Andate in pace</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ha veduto ella mai dei tordi scappar dalla ragna? Tal
-quale noi. Io saltava tant'alto: corsi senza voltarmi indietro
-giù pei sentieri, traverso ai campi: che siepi? che
-fossatelli? che frumento? Ah! riveder il suo paese è pur
-sempre gioconda cosa. Ma a chi esce da una prigione! a
-chi dal tanfo di quattro mura trovasi reso all'aria aperta,
-alla dolcezza di fare quel che vuole, d'andare dove vuole,
-all'onore di galantuomo, al parlar liberamente, al credere
-quel che v'è detto, all'essere creduto quel che si
-dice<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Volai dalla Rita. Poverina, se era stata dolorosa tutto
-quel tempo! Ma ora i crucci erano finiti: i Francesi tornavano,
-ma più quieti, più docili, più religiosi: un ordine,
-un'armonia da non dire; e i partiti trovavano il
-loro conto a mettere a monte gli odii, dopo essersi ciascuno
-alla sua volta fatto il più male che potevano; tutti
-avevano sofferto e fatto soffrire abbastanza per accorgersi
-che si fa tristi avanzi dal far male: beati quelli ch'erano
-divenuti savi dei danni altrui!
-</p>
-
-<p>
-La somma fu, che tra breve si fecero le nostre nozze,
-e io rizzai casa, badai ai fatti miei, e contento come un
-frate, tornai camparo dell'illustrissima casa, e ci sto da
-trentadue anni, e va pei trentatrè; e la conto, e mi è
-dolce il rammentare quante cose ho visto cambiarsi intorno
-a me.
-</p>
-
-<p>
-Vede là una vecchierella crogiolata sulla soglia di quell'uscio,
-con un bambino sulle ginocchia, e un altro che
-le fa chiasso ai piedi? È la vivace, la leggiadra Rita, coi
-figliuoli del nostro figliuolo. Ved'ella questa pianura di
-campagna, tutta piantata a gelsi, tutta ricca di grano
-turco? Io la vidi rasa come questa palma di mano, con
-terrapieni qua, e là fossati, con vestigia di fuochi, di spedali,
-di trabacche, e quel ch'è peggio, sparsa di sangue,
-di morti, di feriti, e gente ingorda che andava a frugarli
-per cavarne di tasca alcuni quattrini, e spogliarli di quei
-pochi cenci. Molti anni non passeranno, e nessuno più
-se ne ricorderà: più nessuno dirà un <i>requiem</i> ai morti
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-della battaglia di Verderio. Ma noi, noi ogni sera, quando
-di brigata si recita il rosario, preghiamo pei poverini,
-morti in quella; e insieme pei carcerati, per chi milita
-lontano da casa sua, per chi fa soffrire tanto agli uni e
-agli altri.
-</p>
-
-<p>
-Così mi raccontava l'ingenuo Brianzuolo, mentre io vagava
-per quelle campagne a far tesoro di sensazioni gioconde
-ed innocenti, cui potessi ripassare fra i disaggradevoli
-tumulti o le accidiose noncuranze della città. E ben
-m'avvenne di dover in breve, gemendo senza conforti e
-protestando senza fiducia, lento lento ricorrere su ciascun
-più minuto particolare di quelle memorie, di quei discorsi,
-di quella semplicità che m'avea procacciato la dolcezza così
-soave di scendere in un cuor buono, e ritrovarvi, per istinto
-di retto sentimento, quello a cui giunge a fatica la scienza
-meditabonda e presuntuosa.
-</p>
-
-<p class="indr">
-1834.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-</p>
-
-<h3 id="notaverd">NOTA</h3>
-</div>
-
-<p>
-<i>La gioja della liberazione dal carcere fu dall'autore espressa
-in questo</i>
-</p>
-
-<p class="center pad2">
-DITIRAMBO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Quante volte lo sognai</p>
-<p class="i02"> Questo giorno avventurato,</p>
-<p class="i02"> Poi svegliato — disperai</p>
-<p class="i02"> Che dovesse più brillar!</p>
-<p class="i01">Vi saluto, o conscie stanze</p>
-<p class="i02"> Di domestici contenti,</p>
-<p class="i02"> D'incolpabili speranze,</p>
-<p class="i02"> Di tranquillo meditar.</p>
-<p class="i01">Questa notte, nel mio letto,</p>
-<p class="i02"> Rotti i sogni non mi fièno</p>
-<p class="i02"> Dal fracasso, dall'aspetto</p>
-<p class="i02"> D'esplorante carcerier:</p>
-<p class="i01">Nè sull'alba in suono atroce</p>
-<p class="i02"> Chiavi e sbarre ripercosse,</p>
-<p class="i02"> Ma de' miei la cara voce</p>
-<p class="i02"> Desterammi a bei pensier.</p>
-<p class="i01">O mie carte, o libri amati,</p>
-<p class="i02"> Dolce causa de' miei guai,</p>
-<p class="i02"> Quanto mai — non v'ho bramati</p>
-<p class="i02"> Fra l'inerzia che passò!</p>
-<p class="i01">Al colloquio non temuto</p>
-<p class="i02"> Riederò d'un labbro amico;</p>
-<p class="i02"> Ciò che dico fia creduto</p>
-<p class="i02"> Ciò che ascolto crederò.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Diletti a questo cor,</p>
-<p class="i02"> Al vostro sen stringetemi:</p>
-<p class="i02"> Ecco, son salvo ancor.</p>
-<p class="i01">Ditemi la parola</p>
-<p class="i02"> Che tempera le lagrime,</p>
-<p class="i02"> Che il lungo duol consola.</p>
-<p class="i01">E nostra madre ov'è?</p>
-<p class="i02"> Misera, quanto piangere</p>
-<p class="i02"> Dal dì che mi perdei</p>
-<p class="i01">Ristoro ai gravi affanni,</p>
-<p class="i02"> Sua compiacenza e gaudio,</p>
-<p class="i02"> Speme de' tuoi tardi anni,</p>
-<p class="i01">Nuovo a' suoi figli padre,</p>
-<p class="i02"> Perdermi, e così perdermi...</p>
-<p class="i02"> Deh quanto duolo, o madre!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span></p>
-<p class="i01">Ti sovvien quante volte, alle mie cure</p>
-<p class="i02"> Benedicendo, dolcemente mesta,</p>
-<p class="i02"> Il ciel (dicevi) sosterrà te pure?</p>
-<p class="i01">Ed io che rispondevo? Ah non è questa</p>
-<p class="i02"> La terra dove sia compenso ai buoni;</p>
-<p class="i02"> Terra al tristo benigna, al pio funesta</p>
-<p class="i01">Ma s'abbia il mondo i suoi venali doni;</p>
-<p class="i02"> E a chi la viltà sua svelar non teme</p>
-<p class="i02"> Tòrsi al brago volgar mai non perdoni.</p>
-<p class="i01">A meta più sublime ergiam la speme:</p>
-<p class="i02"> Ad un premio maggior d'ogni desio;</p>
-<p class="i02"> Lo sposo tuo lassù ci attende, e insieme</p>
-<p class="i01">Là canteremo unitamente a Dio.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i02"> Quei detti oh sovente — ti corsero a mente</p>
-<p class="i01">Allor che il tradito — tuo figlio innocente</p>
-<p class="i01">Udisti rapito — coi ceppi sui piè.</p>
-<p class="i01">Piangesti, pregasti: ma il prego, ma i pianti</p>
-<p class="i01">Che il forte respinse, del Santo dei santi</p>
-<p class="i01">Ascesero al soglio, trovaron mercè.</p>
-<p class="i02"> Son salvo! deh cessa le lunghe querele;</p>
-<p class="i01">Son salvo; abbia posa la tema crudele:</p>
-<p class="i01">Il figlio redento deh corri abbracciar:</p>
-<p class="i01">Coi pochi che fidi provò la sventura,</p>
-<p class="i01">Con questa risorta famiglia sicura</p>
-<p class="i01">D'un gaudio implorato deh vieni esultar!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Voi piangete, o fratelli, o sorelle,</p>
-<p class="i02"> Come il dì che fui svelto a' miei lari?</p>
-<p class="i02"> Questo è pianto di gioja; ma quelle,</p>
-<p class="i02"> Strida furon di duol, di terror.</p>
-<p class="i01">Io tacente, col volto dimesso,</p>
-<p class="i02"> A me stesso, — a miei cari pensava.</p>
-<p class="i02"> Là da canto — a' chi il pianto — inaccesso</p>
-<p class="i02"> Di tumulto imputava il dolor.</p>
-<p class="i01">E partirmi, e lasciarvi, sicuro</p>
-<p class="i02"> Di lasciarvi ai bisogni, all'ambascia,</p>
-<p class="i02"> Nè veder su alcun giorno — futuro</p>
-<p class="i02"> Del ritorno — la speme brillar!</p>
-<p class="i01">Se soffersi! L'udrete al loquace</p>
-<p class="i02"> Focolar nelle placide sere.</p>
-<p class="i02"> Abbian essi il perdon, noi la pace</p>
-<p class="i02"> Qui raccolti al domestico altar.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">All'altare di Maria</p>
-<p class="i02"> Qua concordi ad inneggiar</p>
-<p class="i02"> Adjutrice e madre mia,</p>
-<p class="i02"> S'io la debbo ringraziar!</p>
-<p class="i01">Quando l'ansia e lo sgomento</p>
-<p class="i02"> Tenebravami il pansier:</p>
-<p class="i02"> Quando sogni di spavento</p>
-<p class="i02"> Fean di spine l'origlier:</p>
-<p class="i01">Dell'iniquo allor che il braccio</p>
-<p class="i02"> M'addoppiava un vil rigor,</p>
-<p class="i02"> Minacciando un ceppo, un laccio</p>
-<p class="i02"> Con sogghigno insultator,</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span></p>
-<p class="i01">Sollevai con fè la palma</p>
-<p class="i02"> Alla madre di Gesù,</p>
-<p class="i02"> E sentii conforto all'alma</p>
-<p class="i02"> Di pacifica virtù.</p>
-<p class="i01">— Tanto duol sul capo mio</p>
-<p class="i02"> Cumular, Maria perchè!</p>
-<p class="i02"> <i>Avea colpa il figlio mio?</i></p>
-<p class="i02"> <i>Pur soffrì tanto per te.</i></p>
-<p class="i01">— E mia madre? Ahi trista! solo</p>
-<p class="i02"> Vive al pianto i pigri dì.</p>
-<p class="i02"> <i>Ancor io fui madre; e duolo</i></p>
-<p class="i02"> <i>Pari al mio chi mai soffrì?</i></p>
-<p class="i01">— E ai fratelli, anzi miei figli,</p>
-<p class="i02"> Chi più il pan dividerà?</p>
-<p class="i02"> <i>Quel Signor che veste i gigli</i></p>
-<p class="i02"> <i>L'orfanel non lascerà.</i></p>
-<p class="i01">— Spunterà mai giorno lieto?</p>
-<p class="i02"> Riederà la gioja al cor?</p>
-<p class="i02"> <i>Non si sale all'Oliveto</i></p>
-<p class="i02"> <i>Che pel calle del dolor.</i></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i05"> A te s'alzarono</p>
-<p class="i04"> Concordi i voti;</p>
-<p class="i04"> Concordi or sorgono</p>
-<p class="i04"> Gl'inni devoti,</p>
-<p class="i05"> O madre, figlia,</p>
-<p class="i04"> Sposa all'Eterno,</p>
-<p class="i04"> Che a pro del passero</p>
-<p class="i04"> Mitiga il verno.</p>
-<p class="i05"> Me la tua grazia</p>
-<p class="i04"> Salvò; ma quanti</p>
-<p class="i04"> Ancor nel carcere</p>
-<p class="i04"> Gemono in pianti!</p>
-<p class="i05"> Quante t'innalzano</p>
-<p class="i04"> Voci dogliose</p>
-<p class="i04"> E suore italiche,</p>
-<p class="i04"> E madri e spose!</p>
-<p class="i05"> Ti piaccia accogliere</p>
-<p class="i04"> Fausta que' lai.</p>
-<p class="i04"> E poni un termine</p>
-<p class="i04"> Ai fieri guai.</p>
-<p class="i05"> Apri ai lor miseri</p>
-<p class="i04"> L'orrenda stanza:</p>
-<p class="i04"> Rendi alla patria</p>
-<p class="i04"> Tanta speranza:</p>
-<p class="i05"> Di quei che soffrono</p>
-<p class="i04"> Tempra il martire,</p>
-<p class="i04"> O madre, e mitiga</p>
-<p class="i04"> Chi fa soffrire.</p>
-</div></div>
-
-<p class="indr">
-1834.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-</p>
-
-<h2 id="brivio">IL CASTELLO DI BRIVIO</h2>
-</div>
-
-<div class="poem-container">
-<div class="poem inl"><div class="stanza">
-<p class="i01">Del gaudio nell'ore,</p>
-<p class="i02"> Nei giorni — del duolo</p>
-<p class="i02"> Mi torni — nel cuore,</p>
-<p class="i02"> Paterno mio suolo.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<h3>I.</h3>
-
-<p>
-Tutto è festa nel castello di Brivio. Una fiamma divampante
-sul battuto della torre angolosa, dirada le tenebre
-della notte: cento barchette illuminate vogano al suo
-piede, gridando viva e riviva; viva e riviva echeggia più
-esultante nell'interno, ove dieci signori delle vicine terre
-nella sala d'arme, nell'altre minori i vassalli e gli scudieri,
-fra le spumanti tazze del vino orobio, alternano i
-brindisi a Oldrado barone del castello; Oldrado, il paventato
-caporione de' Guelfi qui intorno, che oggi, dalla torre
-che domina Gallusco e Villadadda, menò sposa Ermellina,
-figliuola del signor Colleone, ghibellino famoso.
-</p>
-
-<p>
-Oldrado compone il viso a quel più cortese che può un
-uomo cresciuto continuo sotto la corazza, fra gli amari
-gusti della prepotenza e della vendetta, guardando gli
-uomini non collo scontento di chi troppo li conobbe, ma
-col disprezzo di chi mai non curò di conoscerli; di chi
-non vide in quanti gli erano attorno che, od eguali da
-superare od inferiori da opprimere e sagrifieare a' suoi
-fastidii superbi; di chi mai non apprese la bellezza della
-virtù, la consolazione del far bene, l'ebbrezza dell'amare,
-dell'essere amato.
-</p>
-
-<p>
-Gradiva egli e ricambiava gli augurii; ma tra le rughe
-che l'orgoglio dapprima aveva tracciate, poi l'età rese
-stabili sul suo volto, lasciava trapelare l'impazienza d'una
-gioja che a lui pareva ingannevole e adulatrice; e colla
-sinistra ad ora ad ora impugnava spensieratamente il pomo
-dorato dello stilo, che mai dal suo fianco non dipartiva,
-lo stilo ministro di sue vendette.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fra le vezzose donne radunate a nozze spicca in tutta
-la leggiadria di sua giovane persona la biondissima Ermellina;
-e figurandosi in tutte un cuore ingenuo come
-il suo, con naturale cortesia risponde ai festivi mirallegro
-ed alle argute allusioni. Ma la sua gioja non è intera.
-Nata a liberi sensi e gentili, capace di conoscere e pregiare
-il bello, in quella cara età quando l'amore è un
-istinto, non un calcolo, quando si crede e si è creduti,
-ella vide il trovadore Tibaldo, d'età fiorito e di bellezza,
-venire dal patrio Merate nelle paterne sale di lei, rallegrando
-i lauti convivi colle gradite romanze: lo vide, conobbe
-lo splendore dell'ingegno di lui, la pietà del suo
-cuore, e poteva non amarlo? Oh quel giorno! — era un
-bel giorno sul mezzo del vivace ottobre, quand'egli, cogliendo
-una viola del pensiero, gliela presentò, e — Vi
-duri la memoria mia anche quando questo fiore sarà appassito.
-</p>
-
-<p>
-Non gli fece ella risposta che d'un sospiro. Ma in quella
-sopravvenne la indovina di Pontida, la vecchissima che
-dicea d'aver veduto, due secoli prima, giurarsi nella sua
-patria la Lega Lombarda e pronosticava dover vivere fino
-ad un infame tempo quando più niuno quella Lega ricorderebbe;
-l'indovina venerata e temuta, sfuggita ed implorata,
-creduta da chi santa, da chi maliarda. Ed — O
-garzoni (esclamò) voi finirete i vostri giorni l'uno all'altro
-abbracciati.
-</p>
-
-<p>
-Da quell'istante, il memore fiorellino, imitato coi biondi
-capelli della vezzoza, fregiò sempre il petto del damigello:
-da quell'istante fu il sogno d'Ermellina, fu l'oggetto
-d'ogni sua preghiera il potere un tempo chiamar suo Tibaldo,
-la delizia di svegliarsi carezzevole sul seno di lui,
-l'orgoglio di essere da tutti accennata come la donna del
-migliore di quanti, là intorno cantavano rime d'amore.
-Speranza ahi svelta in erba! E fra i tripudii d'oggi non
-le si toglie dalla mente il disperato dolore dell'amico,
-l'addio — parola sì dolce e sì lugubre — che le lacrimò
-per l'ultima volta. Che se, piena di quella cara immagine,
-essa leva lo sguardo al suo signore, scorge un irsuto
-guerriero, il cui nome ella imparò a paventar da bambina;
-mille volte lo udì esecrare da' domestici suoi, mille
-volte supplicò agli altari perchè nelle fraterne battaglie
-non le scannasse il padre, i congiunti. Ma dalle fraterne
-battaglie uscito vincitore, grave patto egli impose al vinto
-Colleone, di diroccare metà della torre che domina Callusco
-e Villadadda: e dargli sposa l'unica figliuola. Or
-come amarlo? Come cancellare dalla memoria un primo,
-un unico, un immacolato amore?
-</p>
-
-<p>
-Intanto va morendo il suono ed il luccicor della festa;
-Oldrado congeda la brigata: tutto ritorna al silenzio;
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-solo l'aura notturna leva sulle ali e confonde un gemito
-ed una fievole armonia; è il gemito dell'Ermellina che
-rimpiange i sogni di sua giovinezza; è il lamento dell'amoroso
-Tibaldo.
-</p>
-
-<h3>II.</h3>
-
-<p>
-Corse un anno da quel giorno: e al nuovo maggio,
-sull'angoloso torrazzo di Brivio sventola, distinto di fasce
-bianche e vermiglie, lo stendardo del barone, che richiama
-alle fraterne battaglie. Papa Gregorio XI perdonava i
-peccati a chiunque assumesse le armi e la croce contra i
-signori Visconti di Milano; ed all'appello assecondando,
-i Guelfi della Martesana forbivano ogni arma, dalla lucente
-alabarda fino al coltello traditore. Grandi baldorie
-fiammeggiano sulle vette del Mombarro, del Montorobio,
-del Sanginesio, del Monteveggia; il campanone di Brianza
-tre dì e tre notti rintoccò; tre dì e tre notti squillò ad
-intervalli il corno dei torrioni di Brivio, dove al quarto
-son tutti radunati i guerrieri. Qui gli Annoni d'Imbersago,
-i Medici di Novate, i Riboldi di Besana, i Petroni di Cernusco,
-gli Ajroldi di Robbiate: qui i Capitanei di Hoe e
-di Mombello: qui coi loro vassalli Oldrado da Giovenzana
-e Guglielmo da Sirtori. Pagano Beretta guida i Cornaggi
-da Bernareggio: ai terrieri di Lecco accenna Cressone
-Crivello: prete Pietro va innanzi ai Corradi dei Licurzi,
-portando la croce, segno d'amore e di perdono, sotto la
-quale vanno a commettere odii e stragi. La fazione dei
-Melosi di Vimercate segue Obizzone da Bernareggio, il
-più largo posseditore della Martesana: l'abate di Civate
-mutò la cocolla e il pastorale nella lancia e nella corazza.
-</p>
-
-<p>
-Forti nella concordia dei voleri, che non avrebbero potuto?
-Ma, sciagurati! come il pugnale mal chiuso nella
-vagina taglia la mano che l'impugna, sciagurati! corrono
-per guadagnarsi il paradiso coll'ammazzare, col farsi ammazzare — e
-sono fratelli.
-</p>
-
-<p>
-Ma nel feroce tripudio della vendetta e della strage più
-vivamente Oldrado esultò: e la memoria d'antichi oltraggi,
-le guerresche abitudini, il furor di parte, l'amore della
-preda gli traspajono dalla fronte più del consueto corrugata.
-La guerresca ordinanza fuor del castello difilavasi,
-quand'egli scende dall'echeggiante scalone; scende affibbiandosi
-al giaco di maglia lo stilo del pome dorato, ministro
-di sue vendette: e ad Ermellina, che gli viene timidamente
-a fianco, rinnova una tante volte replicata
-querela perchè sì fredda esprimesse l'amor comandato.
-</p>
-
-<p>
-Oh! chi compera un'arpa, compera forse insieme la
-virtù di destarne le armonie divine? La bella, fra il dover
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-amarlo e il sentire di non poterlo, guardava il signor suo
-colla calma della rassegnazione: non seppe reggere lo
-sguardo onde, traverso alla bruna visiera, egli la fiammeggiò,
-quando, già montato in arcione, le strinse la
-mano, e addio.
-</p>
-
-<p>
-Spronò il bajo corsiero, ed ultimo fece sonare colle ferrate
-zampe il ponte levatojo, che dietro lui si alzò.
-</p>
-
-<p>
-Procedevano i battaglieri tra' tuoi poggi ridenti, o mia
-terra natale; e qualche villanella, mal nascosta dietro ai
-penduli tralci, con desio cercava il noto cimiero del suo
-vago: l'agricoltore appoggiato alla marra, li guardava,
-pensoso ai campi ove porterebbero la ruina: e qualche
-vecchio, rivolto sull'utile pensiero del sepolcro, compassionava
-i tanti prodi, che forse tra un mese non sarebbero
-più, siccome l'erba che calpestavano passando. Ma
-essi in loro coraggio spensierato, venivano confusi, inordinati,
-vari d'arme e d'arnesi: e chi rassettavasi al petto
-la croce; chi a tempo incioccava la lancia sul palvese;
-chi riandava i compianti consigli d'una cara abbandonata;
-chi millantava sue passate venture: chi intonava quel
-carme di guerra usato dai Brianzuoli:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Alla morte col sorriso</p>
-<p class="i02"> Il crociato se ne va:</p>
-<p class="i02"> Dalla pugna al paradiso</p>
-<p class="i02"> Il crociato volerà.</p>
-<p class="i01">Su, destiamo i corpi e l'alme</p>
-<p class="i02"> All'invito del Signor:</p>
-<p class="i02"> Ci s'intreccino le palme</p>
-<p class="i02"> Del martirio e del valor.</p>
-</div></div>
-
-<h3>III.</h3>
-
-<p>
-Ben altre melodie quella sera stessa e la seguente scossero
-dolcemente l'aria sotto al castello di Brivio. Da una
-barchetta un maestrevole arpicordo accompagnava le
-canzoni del paese, le canzoni depositarie dei dolci e dei
-magnanimi sentimenti che di memorie nutricavano le
-speranze dei miei Brianzuoli, finch'essi non dimenticarono
-di avere una patria. Le quali, celebrando le prodezze e
-le cortesie, or rammemoravano la gentile Ferlinda contessa
-di Brivio, allorchè vedovata, d'ogni aver suo fece
-dono alla cattedrale di Bergamo per salute dell'anima:
-or imitavano il pianto penitente, onde, nella rocca di
-Lecco, Guido da Monforte scontava il sacrilego omicidio;
-or ripetevano all'indignata pietà i nomi e i fasti de' nobili
-Briantei, scannati dai Torriani. Ma il cantore cominciava
-sempre, sempre finiva con una romanza, soavemente
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-melanconica, siccome la ricordanza dell'amica lontana.
-E diceva
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">D'ottobre rorida</p>
-<p class="i02"> Tacca la luna</p>
-<p class="i02"> Sovra la limpida</p>
-<p class="i02"> Crespa laguna;</p>
-<p class="i02"> Tremulo zefiro</p>
-<p class="i02"> Lambiva i fior;</p>
-<p class="i03"> La luna e il zefiro</p>
-<p class="i02"> Parver più lieti</p>
-<p class="i02"> Quando, fra murmuri</p>
-<p class="i02"> D'amor segreti,</p>
-<p class="i02"> Cedesti a un trepido</p>
-<p class="i02"> Bacio d'amor.</p>
-<p class="i01">Sorriser gli angeli</p>
-<p class="i02"> Alla primiera</p>
-<p class="i02"> Gioja d'ingenua</p>
-<p class="i02"> Fede sincera,</p>
-<p class="i02"> E il tuo congiunsero</p>
-<p class="i02"> Col mio destin.</p>
-<p class="i03"> D'allora, al giubilo,</p>
-<p class="i02"> E al pianto insieme,</p>
-<p class="i02"> Insieme al fremito</p>
-<p class="i02"> Ed alla speme,</p>
-<p class="i02"> La morte colgami</p>
-<p class="i02"> A te vicin.</p>
-<p class="i01">Quel dì, chinandoti</p>
-<p class="i02"> Sul letto mio,</p>
-<p class="i02"> Tra 'l prego flebile,</p>
-<p class="i02"> Tra 'l rotto addio,</p>
-<p class="i02"> Senza i rimproveri</p>
-<p class="i02"> D'un reo pensier,</p>
-<p class="i03"> Sul fronte madido,</p>
-<p class="i02"> Sui muti rai,</p>
-<p class="i02"> Quando a me l'ultimo</p>
-<p class="i02"> Bacio darai,</p>
-<p class="i02"> Ripensa al trepido</p>
-<p class="i02"> Bacio primier.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Fra il sonno degli uomini e il silenzio della notte, saliva
-quell'armonia alla solinga stanza d'Ermellina, che
-conosceva la voce di Tibaldo; conosceva le arie, use a cercarle
-la via dei cuore quand'egli veniva rallegrando i paterni
-convivii; conosceva la romanza onde, al tempo dei
-dolci sospiri, le svelò primamente le sue timide speranze.
-L'accoglieva nelle cupide orecchie, e sola — quanti cari
-pensieri, quante memorie s'affollavano intorno all'accorata!
-e i desiderii, e il dovere, e il profetare bugiardo dell'indovina
-di Pontida, e i fulgidi occhi del Trovadore, e il
-severo piglio del signor suo, e l'aver potuto essere felice
-e il dover non appartenere a quello cui era appartenuta
-per tutte le sue speranze; tutti i suoi piaceri, tutti i suoi
-dolori — e piangeva, piangeva dirotto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così un mese durò, così due, contenta e spossata della
-sua resistenza. Ma troppo rozzi erano que' battaglieri;
-troppo era lunga la lontananza: troppo lusinghevoli i
-Trovadori. Una volta Ermellina s'affacciò alle dipinte vetriate
-del balcone — guai, o fanciulle, al primo passo! — un'altra
-le aperse; poi vi dimorò alquanto: la sera seguente
-uscì sul verone al discoperto: che più? discese
-alla porticella di soccorso che riesce sul lago, e tolse
-dentro l'amoroso. — Sentenziatela voi, leggiadre donne,
-che per prova intendete amore.
-</p>
-
-<p>
-Da quella, che sere avventurate! Delizie sempre eguali
-e sempre diverse; cento cose a dire e cento volte replicare
-le stesse; e un'ebbrezza crescente più l'un dì che
-l'altro, e più l'un dì che l'altro indugiato il momento del
-distacco. Nè più fantasie di guerra o sventure di innamorati
-insegna il Trovatore alla laguna: ma dolcezze e
-festività e il giocondo spettacolo della bellezza, e i voluttuosi
-baci delle colombe, e i tripudii delle corti bandite
-e delle gare d'amore.
-</p>
-
-<p>
-Si perigliavano intanto i guerrieri di Brianza nelle fraterne
-battaglie: al biscione de' Visconti soccombeva la
-croce dei Guelfi, che, invano benedetti, andavano di rotta
-in rotta, di fuga in fuga: sicchè di là del lago di Brivio,
-diffusi per bande tra le gole della val San Martino, avventavansi
-ad ora ad ora nel ferro, e con inclite prove
-facevano a Barnabò amara la vittoria, se dovette comprarla
-col sangue d'Ambrogio suo figliuolo.
-</p>
-
-<p>
-Ma quei tumulti che fanno a Tibaldo, ad Ermellina?
-oh la gioja loro, oh i loro affanni non pendono dall'evento
-delle battaglie fraterne. La delirante esultanza del presente,
-e nulla più in là. Il silenzio, dio de' fortunati, copre
-le mutue delizie, a cui li conduce il cantar dell'usignuolo,
-da cui li diparte il pigolio dell'allodoletta. — Deh cedesse
-più tosto il sole l'imperio del cielo alla mite stella della
-sera! Deh l'aurora indorasse più tardi le vette dell'Albenza!
-Domani, amor mio, per quanto bene mi vuoi, torna
-più presto domani.
-</p>
-
-<h3>IV.</h3>
-
-<p>
-E al domani, come appena intese la barchetta fender
-le onde e soffermarsi, Ermellina scendeva e tra via via
-rassettandosi le biondissime chiome sulla fronte e la
-stola sul petto, che prelibando le delizie, saliva e scendeva
-più ansioso che mai. Apre lo sportello — ma che?
-Invece della morbida destra dell'amante, qual è questa
-che tanto aspra l'afferra? Invece del velluto della cilestre
-casacca, ha toccato una ferrea armatura: invece delle
-piume cascanti con vezzo dal roseo tòcco sulle fiorite
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-guance di Tibaldo, fissa una negra celata; e attraverso la
-bruna visiera ha riconosciuto Oldrado.
-</p>
-
-<p>
-Il quale ghermitala, senza far motto la trae nel battello,
-e batte la voga. Essa, la costernata, assisa tacente
-in su la prora, non osava levare gli occhi sull'oltraggiato:
-e prima li teneva colle supine palme velati; poi, quasi
-cercando una consolazione in quell'universale abbandono,
-li girava intorno. Era una di quelle limpide sere, in cui
-tanto è soave solcare l'increspato zaffiro delle onde, soli
-con una sola che c'intenda e ci risponda. — Ma per Ermellina!
-La luna, dalla piena faccia versando i silenzi di
-sua luce sulla natura, mostrava all'afflitta sul poggio lontano
-la torre del palazzo, ove gioito aveva, fanciulla imprevidente
-d'un infausto avvenire: più da presso il campanile
-di Pontida, ove la vecchia indovina le aveva predetto
-che finirebbe i suoi giorni abbracciata all'amato
-giovinetto: ecco la portella ov'egli primamente le tese al
-collo le braccia. — Oh! tu almeno sei salvo, amor mio
-tu rimani a compiangere chi doveva vivere solo per te,
-chi per te muore. Povera Ermellina!
-</p>
-
-<p>
-In brevissimo tragitto prendono spiaggia al dosso della
-vicina isoletta. Oldrado trascina di barca la donna: pochi
-passi ed... ahi vista! su l'arena giaceva resupino Tibaldo:
-avea fisso in petto lo stile dal pome dorato, e le sue dita
-premevano sulle tiepide labbra una viola del pensiero,
-tessuta di biondi capelli.
-</p>
-
-<p>
-Mise un grido la disperata, cadde sovr'esso, confuse il
-suo coll'ultimo sospiro di lui; e neppur sentì il pugnale
-che, tratto dal cuore dell'amante, le fisse e rifisse nel suo
-l'adirato: poi la precipitò nelle onde, abbracciata al troppo
-diletto garzone. — Ahi, come s'adempiva il presagio dell'indovina
-di Pontida!
-</p>
-
-<p>
-I poverelli, usati venire dalla pietosa a mendicare il
-tozzo, più non la rimirarono, esilarata nel piacere del benefizio:
-invano l'attesero le forosette ad avvivare di sua
-presenza le baldanzose carole del giorno festivo o della
-vendemmia; i Francescani, che da Sabbioncello e da San
-Rocco venivano alla cerca, si videro mandar al convento
-larga limosina per celebrare suffragi, e l'ordine di non
-tornar più.
-</p>
-
-<h3>V.</h3>
-
-<p>
-E Oldrado?
-</p>
-
-<p>
-Le sentinelle più non alternano dagli spaldi l'allarme,
-più la saracinesca non si rialza all'entrata del castello.
-Per un pezzo corse voce ch'egli fosse andato colla vinta
-sua fazione in esigilo, ma quando Gian Galeazzo Visconti
-perdonò ai nemici, e, di salute affidati, tutti i Guelfi nostri
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-risalutarono il sorriso de' tuoi colli festanti e l'olezzante
-sereno delle tue aurore incantatrici, o mia Brianza, Oldrado
-solo non ritornò. Variamente ne fu che dire per
-tutti i contorni, ma nessuno colse nel vero. Però la vecchia
-indovina, a chi la interrogava se ne sapesse, rispondeva
-col no misterioso di chi vuol far intendere che sa tutto:
-finchè, passati dieci anni e dieci giorni, essa raccontò la
-storia a pochi, e troncandola sulla fine, batteva del piede
-in un certo luogo del castello.
-</p>
-
-<p>
-E quella storia la ridissero poi gli uomini a chi chiedeva
-quali erano i padri nostri; la ridissero le vecchie
-alle fanciulle che domandavano quanto gran colpa fosse
-il bacio d'amore; e corse di bocca in bocca fino a un
-tempo di sbigottita noncuranza, quando nessuno più impedì
-che i colpi delle sciabole o la ruggine della pace
-consumassero foglio a foglio le nostre memorie.
-</p>
-
-<p>
-Ed io fanciullo coi fanciulli del mio villaggio, assumendo
-alcuno di que' nomi che erano allora la maraviglia delle
-città e dei tugurii, dei re e dei garzoncelli, sovente fingevo
-assalti e battaglie presso a quel castello, che pomposamente
-denominavamo Austerlitz, Barcellona o Smolensko.
-E tra quelle finte imprese, dove ci addestravamo
-agognando alle vere, m'arrestò talvolta il più annoso pescatore
-del paese, affine di raccontarmi i casi di Ermellina.
-Io l'ascoltava, deh come attento! ma quando soggiungeva
-certe fantasie, d'un pipistrello che ogni sera
-aliava intorno alla portella, di certe graffiature che, poc'anni
-fa, si discernevano sulle bruciacchiate pareti d'un camerotto
-disabitato; di due fiammelle che, fino a' suoi giorni
-si vedeano dal lago inseguirsi rasente i torrioni senza
-raggiungersi mai, — Buon vecchio (io gli chiedeva) perchè
-tutto questo fino ai dì vostri, ed ora non più?
-</p>
-
-<p>
-E mentr'egli rimaneva, mal predicendo di questi fanciulli,
-che, dopo venuta la Rivoluzione, nascono ad occhi
-aperti e non temono del demonio, io tornava sui trastulli,
-a strappare i vilucchi e il capelvenere dalle ingombre feritoje
-del castello, a racimolare le coccole selvatiche e
-l'uva turca sui dirotti muricci, e fingere innocenti battaglie
-su per le brecce, un tempo insanguinate dalle vere.
-</p>
-
-<p>
-Ora fa poc'anni, smurandosi colà, per <i>far bello</i>, col qual
-titolo il giorno d'oggi va distruggendo ogni memoria del
-jeri, fu dissotterrata una grossa lapida, impressa a rozzi
-caratteri, e sott'essa un guerriero. Il cadavere, al primo
-sentir dell'aria, si sfasciò, ma durarono i suoi arnesi di ferro
-e una negra celata e un giaco di maglia, nel cui mezzo dal
-lato sinistro era piantato uno stilo dal pome dorato.
-</p>
-
-<p>
-Ma chi si curò di sapere chi fosse?
-</p>
-
-<p class="indr">
-1832.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-</p>
-
-<h3 id="notabri">NOTA.</h3>
-</div>
-
-<p>
-È Brivio un borgo di antichissimo ricordo, posto sulla
-destra dell'Adda, dieci miglia di sotto di Lecco; e il suo
-nome (anzichè da <i>Bi ripa</i>, come vogliono i latinisti, raffrontando
-a <i>Bi-lacus</i>, Bellagio) ne pare derivato dalla
-radice celtica <i>briva</i>, ponte; da cui i gallici <i>Sumorabriva</i>
-fra Auxerre e Troyes; <i>Durobriva</i> e <i>Ourobriva</i> in Bretagna;
-<i>Brivia Curretia</i>, Brives sulla Corrèze, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Nel secolo IV è ricordato che san Simpliciano, succeduto
-a sant'Ambrogio nel vescovado di Milano, e che una
-antica tradizione farebbe dei Capitanei o Cattanei del
-prossimo villaggio di Beverate, venisse fin a Brivio a ricevere
-i corpi dei ss. martiri dell'Anaunia (Val di Non),
-Sisinio, Martirio ed Alessandro, ch'egli trasportò nella basilica
-milanese, denominata poi da esso santo vescovo. Il
-titolo di que' tre santi rimase alla chiesa prepositurale di
-Brivio. Doveva però questo borgo stare sulla riva sinistra
-dell'Adda, in quella che chiamavasi Val di San Martino,
-e che appartenne alla diocesi di Milano fino al 1746, quando
-fu ceduta alla diocesi di Bergamo. Forse allora sulla riva
-destra non sorgeva che il castello: il quale è un vastissimo
-quadrato, avente ai quattro angoli quattro torrioni
-rotondi. Apparteneva questo, avanti il mille, ai signori di
-Almenno; di poi passò ai signori di Lecco; e Attone, conte
-di Lecco, e Ferlinda, sua moglie, lo donarono al vescovo
-di Bergamo <i>pro remedio animæ suæ</i>, come appare da un
-diploma di Enrico I imperatore, dato nel 1015, e riferito
-dal Lupo, <i>Codex diplomaticus ecclesiae bergomensis</i>.
-</p>
-
-<p>
-Quel castello, assiso sul fiume che a Napoleone pareva
-il più strategico dell'alta Italia, acquistò importanza nelle
-guerre successive. A mezzo il secolo XIII vi si rifuggirono
-i nobili milanesi scacciati dalla plebe prevalente, la
-quale inviò ducento balestrieri, che demolirono la ròcca.
-Ancora conservano il nome la <i>Mura</i>, che doveva essere
-un posto avanzato sulla sinistra dell'Adda; e sulla destra
-la <i>Bastia</i> e più lungi la <i>Rocchetta</i>; e quanto al ponte,
-doveva sporgersi di rimpetto al castello, sebbene nessuna
-orma di pile si trovi nel letto del fiume. Quando i soldati
-viscontei, perseguitando i Guelfi che, capitanati dal conte
-di Savoja e benedetti dal papa come crociati, si difendevano
-nella Valle San Martino, vollero varcare l'Adda nel
-1373, vi fecero un ponte di legno, sul quale passò Ambrogio,
-figlio naturale di Barnabò Visconti, che da essi
-Guelfi venne ucciso presso di Caprino. <i>La parentela de
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-burgensibus de Brippio</i> trovasi noverata fra le guelfe cui
-Giovanni Galeazzo concedette perdonanza nel 1335.
-</p>
-
-<p>
-I Veneti, collegati con Francesco Sforza a danno dell'<i>Aurea
-Repubblica Ambrosiana</i>, nel 1445 presero il castello
-di Brivio, dove fabbricarono un ponte, e ristorarono
-il forte che poi resero al duca di Milano nella pace
-del 1454.
-</p>
-
-<p>
-Allora già cominciavansi le batterie a fuoco; laonde alle
-antiche fortificazioni s'aggiunse una torre angolosa sul
-fianco nord-est: e probabilmente allora fu fatta una gran
-diga, poco disotto, traverso al fiume non ancor navigabile,
-acciocchè le acque rifluissero nell'ampia fossa del
-castello. Nel 1527 v'era governatore don Giovanni Guasco,
-a nome di Carlo V. Questo imperatore, ne' continui suoi
-bisogni di denaro, infeudò quel castello al conte Girolamo
-Brebbia nella cui casa rimase fin testè.
-</p>
-
-<p>
-Divenuto il fiume confine tra il Veneto e il Milanese,
-tutte le abitazioni portaronsi sulla destra; ed è notevole
-la differenza di dialetto, di vestire, d'agricoltura, di consuetudini
-che oggi corre fra terre così vicine e di così
-continua comunicazione. Fin alle ultime vicende, una dogana
-(la Sostra) e un dazio esistevano sulle due rive, pei
-diritti dei due dominii.
-</p>
-
-<p>
-Nella peste del 1630 la terra restò desolata sì, che solo
-ne camparono tre famiglie, Mandelli, Lavelli De Capitanei
-e Canturj.
-</p>
-
-<p>
-Nuova vita diede al paese la grand'opera del naviglio
-di Paderno, che pose in comunicazione il lago di Como
-con Milano. Nel 1777 l'arciduca Ferdinando, il conte Firmian
-governatore ed altri magnati s'imbarcarono a Brivio,
-per passar essi primi sul nuovo canale fino a Trezzo.
-Allora Brivio divenne centro di tale navigazione, e vi si
-collocarono molte famiglie di barcajuoli e <i>paroni</i>, cioè
-guide, che conducono le navi cariche da Lecco fino a
-Trezzo.
-</p>
-
-<p>
-Nel triennio dopo il 1796, un grosso corpo di Francesi
-vi stanziò, ed essendo cessato il dominio veneto, si costruì
-un ponte di chiatte che congiungesse le due rive. Al ritornare
-degli Austro-Russi nel 1799, i Francesi disertarono
-questo posto, senz'altro che affogare tutte le barche;
-ma erra il Botta nel dar colpa a Serrurier di avervi lasciato
-un ponte di chiatte. Mentre si combatteva al ponte
-di Lecco, un corpo di Cosacchi delle bande di Wucassovich
-e Bagration, si presentò davanti al borgo, intimando,
-O barche, o cannoni. Di che sgomentati i terrazzani, e
-trovandosi abbandonati da' Francesi, rialzarono le barche
-e tragittarono i vincitori. Ne seguì il saccheggio, dopo il
-quale s'avviarono alla battaglia di Verderio.
-</p>
-
-<p>
-Dalle inondazioni cui la terra andava soggetta, ora la
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-schermiscono le utilissime opere intraprese nell'Adda,
-mercè delle quali è agevolato il defluvio del lago di Como
-e la navigazione.
-</p>
-
-<p>
-Il castello, come in tempi pacifici avviene, fu vòlto a'
-servigi privati: camere, prigioni, manifatture; la fossa occupata
-da case ed orti; gli spalti da giardini. Ma nel 1846,
-volendosi allargar una piazza tra esso e il lago per uso
-del mercato, si stimò bene far la colmata colle pietre
-della fortezza medesima, togliendo così in gran parte il
-carattere pittoresco di questo borgo, e mascherandone la
-veduta con folte piante. Nella demolizione uscirono lapidi
-e rovine e frammenti curiosi, di cui qui non è luogo di
-ragionare.
-</p>
-
-<p>
-Il patrio castello ispirava all'autore la seguente romanza
-nel 1834:
-</p>
-
-<p class="pad2 center">
-ALLA MELANCONIA
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Melanconia, dell'anima</p>
-<p class="i02"> Nube soave e cara,</p>
-<p class="i02"> Onde soffrir s'impara</p>
-<p class="i02"> Dei casi all'alternar,</p>
-<p class="i03"> Me del tuo latte al pascolo</p>
-<p class="i02"> Traendo ancor fanciullo,</p>
-<p class="i02"> Dall'ilare trastullo</p>
-<p class="i02"> Volgevi al meditar.</p>
-<p class="i01">Di tortorella il gemito,</p>
-<p class="i02"> L'aura che bacia il rio,</p>
-<p class="i02"> Il suon d'un mesto addio</p>
-<p class="i02"> Pareanmi il tuo sospir.</p>
-<p class="i03"> Fiori spargeva e lagrime</p>
-<p class="i02"> Degli avi miei sull'urna?</p>
-<p class="i02"> Col vol d'aura notturna</p>
-<p class="i02"> Io ti sentia venir.</p>
-<p class="i01">Dove quell'ermo vertice</p>
-<p class="i02"> Lungi dal mondo tace,</p>
-<p class="i02"> Chiesi, al tuo piè seguace,</p>
-<p class="i02"> Pensieri e libertà:</p>
-<p class="i03"> O dove il muschio e l'edera</p>
-<p class="i02"> Sul mio castello erranti,</p>
-<p class="i02"> L'ire, le laudi, i pianti</p>
-<p class="i02"> Copron d'un'altra età.</p>
-<p class="i01">Spinto a lottar nel pelago,</p>
-<p class="i02"> Soffrii, compiansi, amai;</p>
-<p class="i02"> Ma de' tuoi miti rai</p>
-<p class="i02"> Sempre ebbi vago il cor:</p>
-<p class="i03"> Te dall'urbano turbine</p>
-<p class="i02"> Cercai, te in cupa stanza,</p>
-<p class="i02"> Fra sogni di speranza,</p>
-<p class="i02"> Nell'ansia del terror.</p>
-<p class="i01">Con te fremei se l'empio</p>
-<p class="i02"> Franger il dritto io scòrsi:</p>
-<p class="i02"> Al pio calcato io porsi</p>
-<p class="i02"> Per te l'amica man.</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p>
-<p class="i03"> Teco evocai d'Italia</p>
-<p class="i02"> Le ceneri eloquenti,</p>
-<p class="i02"> Cercando ai corsi eventi</p>
-<p class="i02"> Gli eventi che saran.</p>
-<p class="i01">Giovin, ma stanco e naufrago</p>
-<p class="i02"> Riedo al paterno lido:</p>
-<p class="i02"> Teco all'ombrìa m'assido</p>
-<p class="i02"> Che me fanciul coprì.</p>
-<p class="i03"> Riede, col cor dall'odio,</p>
-<p class="i02"> Straziato e dal dispetto,</p>
-<p class="i02"> Ove a benigno affetto</p>
-<p class="i02"> Tu m'educavi un dì.</p>
-<p class="i01">Melanconia, col placido</p>
-<p class="i02"> Spettacol di natura,</p>
-<p class="i02"> Le piaghe mie deh cura,</p>
-<p class="i02"> Rendi me stesso a me;</p>
-<p class="i03"> Tornami in pace agli uomini</p>
-<p class="i02"> M'insegna oblio, perdono;</p>
-<p class="i02"> Di' che follia non sono</p>
-<p class="i02"> Onor, giustizia e fè.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<h2 id="setajuola">LA SETAJUOLA</h2>
-</div>
-
-<div class="poem-container">
-<div class="poem inl"><div class="stanza">
-<p class="i01">O virtuoso popolo, o santo,</p>
-<p class="i02"> Che, dal diurno lavoro affranto,</p>
-<p class="i02"> Mentre il briaco ozio profonde</p>
-<p class="i07"> In gioje immonde</p>
-<p class="i01">Il caro prezzo del tuo sudore,</p>
-<p class="i02"> Stai modulando preci d'amore;</p>
-<p class="i02"> O generoso popolo, o pio,</p>
-<p class="i07"> È teco Iddio.</p>
-<p class="i01">Oh, i tuoi dolori ti sien contati</p>
-<p class="i02"> Quanto dal ricco sono ignorati;</p>
-<p class="i02"> E tu perdona del ricco al volto</p>
-<p class="i07"> Il riso stolto.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i09"> <span class="smcap">C. Destefani.</span></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<p>
-Tra le rusticali faccende nessuna riesce così gioconda
-a vedere come quella del filare la seta. È una sollecitudine
-regolata, un vivacissimo movimento, una pulita attenzione;
-una fatica non sordida, e rallegrata dall'idea di
-un felice guadagno e del sostentamento che ne ricavano
-tante e tante famiglie e interi paesi; talchè rimane gradevolmente
-commossa l'anima di chiunque sia punto avvezzo
-a meditare su ciò che lo circonda, a compiacersi
-del buono, ancor più che del bello.
-</p>
-
-<p>
-Gran comitiva di donne, zitelle le più o fresche spose
-nel calore della stagione cocente, dinanzi al fuoco ed
-alle caldajuole fumanti stanno lavorando, chi a svolgere
-gli aurei fili dei bozzoli, chi ad inasparli, mentre altre
-vanno rattizzando la vampa, o sciacquattando la bacaccia,
-o levando il saggio sul provino; e chi a pesare, a
-rimondare, a distribuire.
-</p>
-
-<p>
-— Che pena! che noja! direbbe il cittadino, per cui è
-beatitudine l'ozio; e crederebbe che deve tra loro regnare
-un dispettoso silenzio, una pazienza irosa. Tutt'al contrario.
-La gioja più vivace signoreggia nella filanda: qui
-racconti, qui motti arguti, qui singolarmente allegre canzoni,
-mal frenate dal severo piglio del padrone, che nei
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-lauti ozii e nelle pingui speranze di lucro, trova a ridire
-che le assidue lavoratrici si ricreino dallo stento, cantando
-con quella serenità che è prodotta dalla gioventù, dall'abitudine
-della fatica, dalla pace di chi nel poco si appaga,
-e credesi nato per lavorare.
-</p>
-
-<p>
-Molte di quelle donne vennero di lontano, abbandonando
-casa, parenti, conoscenti, amori, per mettersi qui
-alla soggezione, al calore, alla fatica: ma sanno che, per
-quel tempo, sollevano dalle spese le povere loro famiglie;
-sanno che alla fine riceveranno una ricompensa, scarsa
-se dovesse contarsi coll'occhio dell'uomo agiato, ma larga
-ai modesti desiderii; sanno che la recheran alle case, ove
-già calcolarono qual porzione darne alla madre pe' suoi
-bisogni, mentre coll'altra si rinnoveranno, questa un guarnellino,
-quella un grembiule, l'altra gli ori, l'altra la tela
-da ammannire le biancherie pel venturo carnevale, quando
-andrà sposa al giovane che le parla.
-</p>
-
-<p>
-Ma tra questa laboriosa allegria stavasi pensosa la Laurina
-nella filanda di ***. Maritata da pochi mesi, pure non
-aveva intorno quei guarnimenti, onde le pari sue amano
-rinfronzirsi anche nel disordine di quella fatica: ingegnavasi
-di parer gaja, ma l'animo non glielo consentiva; se
-rideva, il riso non le passava la gola; cominciava anche
-essa la canzone colle compagne, ma dopo il primo ritornello
-era ricaduta nel silenzio.
-</p>
-
-<p>
-Eppure soleva essere tutt'altra gli anni precedenti,
-quando ella era l'anima dell'operosa brigata: cara ai padroni
-perchè attenta, abile e destra; cara alle amiche
-perchè sincera, gaja, cuor contento. Adesso, non appena
-la campanella dà il segno del riposo, balza a scatto dal
-posto suo, non siede nei garruli crocchi ove le altre si
-aggruppano a far le comarelle, a contare lungamente le
-vicende proprie e le altrui, i semplici casi, le semplici riflessioni,
-e a saporar quel po' di pietanza che mandò loro
-la madre, condita dalla gioja e dall'appetito. La Laurina
-all'incontro toglie la sua scodella di minestra e se ne va;
-nè torna più se non quando le camerate già sono rimesse
-alla bacinella, tanto che i padroni l'ebbero più di
-una volta a rimproverare di negligenza. Ed ella rispose: — Hanno
-ragione; e gonfiandosele gli occhi, tacque, e
-ripigliò più solerte il lavoro, per rifarli di quel minuto
-che ha sciupato.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dove va ella?
-</p>
-
-<p>
-Se tu ne richiedi il padrone, sorride, e ti domanda celiando
-se te ne importa forse perchè essa è belloccia.
-</p>
-
-<p>
-Disgustato, ti volgi alle compagne, e le ingenue esclamano: — Eh,
-povera tosa! ha pur dato la testa in un
-cattivo muro! mah! e ti lasciano più curioso di prima.
-</p>
-
-<p>
-Al tocco di domani appostiamola. Ecco, all'usato esce;
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-infila un viottolo che sbocca alla borgatella qui vicinissima,
-e lungo la via essa pilucca dalle spinose fratte il
-lazzo prugnuolo e lo more, e se le mangia con pan di
-melica; — sgigliola pane risecchito e more e prugnuoli,
-nel mentre si reca in mano intatta una scodella di minestra,
-la cui tepida fragranza deve agguzzarlene il desiderio.
-</p>
-
-<p>
-Quella straducola riesce appunto alla sua povera casetta
-sulla soglia della quale sta un uomo, strambellato
-nel vestire e pien di lordume, dondolandosi sopra un piede,
-appoggiato allo stipite della portella con una mano alla
-cintola, l'altra nel giubbone, e fuma una pipa di corno,
-e guarda. Tutto annunzia in lui la disadattaggine e l'abitudine
-dell'ozio: scaruffati i capelli; sciamannata la giubba
-che slabbra da tutte le parti; grinzose le calze e a bracaloni;
-e dal suo occhio trapela quell'isvanita ilarità che
-sul volto improntar suole il turpe vizio dell'ubbriachezza.
-</p>
-
-<p>
-— Oh sei qui finalmente? grida egli incontro alla Laurina,
-come appena la vede spuntare. Ove diascolo ti sei
-badata fin adesso? È mezz'ora che è scoccato il botto, ed
-io ho una fame che la vedo. Dà qua.
-</p>
-
-<p>
-E così, brusco come rasperella, le toglie di mano la
-scodella, e si trangugia la minestra. La Laurina cortese
-quanto sa, scusasi con lui, e lo carezza, e — Vedi? non
-la mangio io per darla a te.
-</p>
-
-<p>
-— Oh sonate campane! vuol farsi merito d'una straccia
-di zuppa! Puh! bada a non sudare. Non è forse tuo
-dovere? soggiunge colui con un ghigno disvenevole.
-</p>
-
-<p>
-— Si (risponde la Laurina) ma con patto che ti comporti
-da bene. Sei stato al vinajo stamattina?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero no?
-</p>
-
-<p>
-— No... E poi, sì: ci sono stato: ho bevuto prima un
-calicino di acquavite, poi una mezzetta, e ho speso il mio
-santo. Voglio andarci quando mi gira, e so camminar
-senza falde, e tu non mi devi dottorare addosso, e se non
-ti piace, ricorri. Ecco, ci sono stato e ci sarei rimasto a
-bere a rigagno, se l'oste non avesse scritto sul banco:
-<i>Oggi non si fa credenza</i>. Ma non avevo più un becco d'un
-quattrino. E sicchè, quando me ne porterai tu?
-</p>
-
-<p>
-— Non te n'ho dato anche sabato? Che ne hai tu
-fatto?
-</p>
-
-<p>
-— Oh l'è garbata! mi bruciavano addosso, e gli ho bevuti
-su; e ti so dire che mi fecero pro. Volevi che murassi
-a secco?
-</p>
-
-<p>
-E dicendo sghignazza; e la Laurina a piangere, ed esso
-a berteggiarla. — O che? piagnucoli? Già tu le hai in
-tasca le lagrime, tu. Sta a vedere: o che le parole ammazzano?
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-Piagnucoli perchè ti vedano cogli occhi rossi,
-e ti dicano: O sposina, cos'avete? e tu: L'è il mio Tita
-che fa il matto. Oh... e fiottando le misura un manrovescio,
-scagliando una dovizia di cancheri e di rabbia.
-</p>
-
-<p>
-Ma essa lo accarezza, e, dolce come una melappia, — Quando
-mi hai intesa mai nè tu nè alcuno a dir così? Se
-ti voglio bene il sai: quel che fo per te lo vedi.
-</p>
-
-<p>
-— Di belle cose vedo io: sì, di belle cose! Il passato non
-mel ricordo: il vino m'ha fatto andare la memoria in acqua.
-Ma io voglio il presente: capisci? il presente. Ho
-sete e l'acqua fa marcire i ponti. Voglio quattrini, perchè
-in fin dei fini ho da vivere anch'io; (e seguita quel gattiglioso
-con tono crescente) se udrai che avrò fatto qualche
-cattiva azione, la colpa di chi sarà? E se...
-</p>
-
-<p>
-— No no, caro mio: ti calma; non mi far disperare; te
-ne darò. Oggi è giovedì: doman l'altro mi pagheranno,
-e faremo metà per uno. Ma per amor di Dio sta buono;
-non far del male, non rubare, non contrar debiti, e ricordati
-del Signore. Me lo prometti?
-</p>
-
-<p>
-Quel ghiotto, sotto la mano della moglie ammansito
-come una fiera da colui che gli porge il cibo, la guarda
-con certi occhi rimbamboliti; e soggiunge: — Sì: starò
-quieto, farò bene. Ma tu vedi; le tue sono promesse di là
-da venire: e a me occorrerebbe ora qualche soldo. Guarda
-a rovesciarmi non ho il seme d'un bezzo.
-</p>
-
-<p>
-La Laurina si trae di tasca una mezza lira, e gliela
-mostra come si fa per mettere in sapore i fantolini, e — Te
-la darò per te: ma mi devi promettere una cosa.
-</p>
-
-<p>
-L'occhio di lui s'è fatto di fuoco al mirare quella moneta. — Sì,
-sì; ti prometto: che cosa vuoi? dammela
-tosto.
-</p>
-
-<p>
-— Promettimi (ella ripiglia) che oggi non andrai dal
-vinajo. Hai quella sottana che, già quindici giorni, ti hanno
-data a rattoppare. Lavora oggi a quella, domani ti pagano:
-hai que' denari, e poi anche questi.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, dici vero, soggiunge colui, e sghignazzando le
-ciuffa la moneta, e si dà a ridere a scroscio, e beffarla,
-e saltabellare, e intonar una canzonaccia. In quella suona
-la campanella che richiama le filatore al lavoro: la Laurina,
-asciugandosi gli occhi e dimenando il capo, si avvia
-di gran passo là, dove certo il soprantendente la rimbrotterà
-di questo ritardo; e il marito suo gongolando si
-difila alla mèscita del vino, e accolto fra i <i>benvenuto</i> di
-altri beoni che giocano alla mora, sbatte con trionfo la
-moneta sul deschetto dell'ostiere, e — Qua un orcioletto
-della vostra sciacquatura di bicchieri.
-</p>
-
-<p>
-Sin dalla fanciullezza cominciò quel tentennone a piacersi
-del far nulla; e in questa inclinazione lo secondò il
-cieco amore della madre. Suo babbo voleva avviarlo a lavorare
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-la campagna come lui, ma non ne poteva trarre
-costrutto: e la madre gli diceva: — Non vedete com'è
-pochino? non ha quelle spallacce digrossate coll'ascia,
-quelle manacce che avete voi, da fare la talpa e zappare
-la terra. Avreste a volerlo accoppare il poverino.
-</p>
-
-<p>
-Il padre, per amor di pace, lo mise sotto un ferrajo:
-ma anche qui bisogna adoperar la schiena, e a colui il
-far nulla era una sanità. Dunque da capo a mutare; lo
-allogarono con un sartore; ma neppur questo basto non
-gli entrando, egli salava di spesso la bottega per andare
-a gironi, gingillar sulle piazze, foraggiare pei campi, tendere
-varchetti alle lepri, alleggerire i peschi e i tralci. Suo
-padre si rodeva il cuore, lo rimproverava, lo batteva perfino:
-ma la madre, — Poveraccio, tu se' magro spento!
-Mala cosa! ti rintisichiscono in quella bottega: hai bisogno
-d'un po' di svago. Tè; e gli dava un cinque soldi per andare
-a confortarsi alla bettola con un bicchierino (diceva
-ella) di quel che rimette in gamba. Appena pigliò pratica
-in quei brutti luoghi, Tita saltò la granata; giacchè il
-vizio è come la quartana: presto si piglia; ma a sradicarla
-ti voglio.
-</p>
-
-<p>
-Quindi ogni briciolino egli tornava a stuzzicare sua
-mamma per qualche soldo: ed essa gliene dava di quelli
-che ritraeva dal vender le uova e i pulcini; ma sì, non
-sarebbero bastati se le chiocce avessero fatto tre volte
-al giorno. Allora dunque che non poteva smungere nulla,
-il tristanzuolo ingrugnava che non si poteva avere bene
-di lui; stava sulle picche e sui dispetti, non voleva saperne
-di bottega e di obbedienza: se sua madre lo sollecitava
-d'andare a messa e a confessarsi, gli rispondeva altro
-se non — Datemi dei quattrini.
-</p>
-
-<p>
-Poi, vedete come si riesce da un primo passo in traverso;
-una volta si trovò scorbacchiato dai compagni che,
-sapendolo all'asciutto per fargli izza gli dicevano, — Ehi,
-Tita, non ci stai più al bicchierino? non vuoi fare una
-partita alle palle? una partita e un fiaschetto? Egli, entrato
-in casa di una vicina, le tolse un agone d'argento,
-di quelli che s'infilano nelle trecce, e ne ebbe quaranta
-soldi, che succiò coi camerati.
-</p>
-
-<p>
-La vicina, accortasi, ne levò rumore; la madre di Tita
-procurò parar via la cosa, e sarebbe riuscita a rimpaciarla
-se il segretario comunale non ne avesse avuto sentore;
-sicchè lo denunciò alla giustizia, e a Tita toccò la
-prigione.
-</p>
-
-<p>
-Capite? la prigione come a un ladro.
-</p>
-
-<p>
-Fortuna che, tra il perdono della vicina, tra le preghiere
-della madre e l'essere la prima volta, e il ricoprirlo
-come ubbriaco, ci fu messo una toppa, onde, pochi
-giorni apresso, il signor giudice il rilasciò dandogli una
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-seria paternale, e il precetto di più non metter piede all'osteria.
-</p>
-
-<p>
-Venuto fuori, la lezione era stata di tal qualità, ch'egli
-parve aver messo giudizio, e babbo e mamma ne stavano
-consolati. Ma come la gramigna ricaccia se non è svelta
-dalle radici, così il vizio. Un giorno le vecchie praticacce
-di Tita stavano battendosi alla mora sulle pancacce dinanzi
-alla bettola. E vedendolo passare, — Ehi, Tita, vuoi
-fare il quarto? o sei ridotto al moccolino? C'è un vinetto
-da risuscitare un morto.
-</p>
-
-<p>
-Egli ci pensa, — E perchè no? finalmente trattasi di
-una volta. E se nol fo; costoro mi fan martire.
-</p>
-
-<p>
-Si giuoca; se ne fa portare una mezzetta, poi un'altra:
-quell'urlare villano dà buon bere. Il primo sorso sapeva
-d'amarognolo a Tita, ricordandosi la gabbia; ma pensava: — Tanto
-non è che un bicchiere: poi all'osteria proprio
-non ci vo.
-</p>
-
-<p>
-Al secondo colpo non fece così brutto ceffo: al terzo
-allappò la bocca dicendo — Come è buono! e in quattro
-e quattr'otto si trovò brillo e spensierato. La mattina,
-quando la balla fu smaltita, egli sentivasi scontento di
-sè; rinnovava mille bei propositi; ma alla bass'ora, per
-caso, tornò a passare di là, e guardare ustolando, e quegli
-oziosi ad invitarlo a giocare ai tresetti. Nicchiò sulle
-prime, ma quelli lo presero a berteggiare, e — Che? sei
-forse sul lastrico? non hai più gajo il taschino? Messo
-al punto, egli giocò e bevve. Altrettanto al domani: poi,
-bever fuori e bever dentro dell'osteria (pensava egli) non
-è tutt'uno? Entrò; alzò il gomito più del bisogno; tornò
-a casa tardi e colle traveggole.
-</p>
-
-<p>
-I genitori s'accorsero d'essere alla cantilena di prima;
-il padre dava nelle furie, ma la madre lo assonnò, e gli
-diceva: — Sapete che? diamogli moglie, e metterà giudizio.
-Quanti col torre moglie son diventati tutt'altri!
-</p>
-
-<p>
-Il padre, facendo spallucce, rispondeva: — Fate voi. La
-donna allora pose gli occhi sopra la Laurina; una buona
-ragazza; un angelo in carne. Aveva costei una nidiata
-di fratelli: onde i suoi, che erano povera gente, non vedevano
-quell'ora benedetta di darle il cristiano, pur che
-sia, per poter dire, — E una.
-</p>
-
-<p>
-Veramente quando la mamma di Tita ne fece la chiesta,
-il maritarla a una stirpaccia di così cattivo nome
-pesava non poco ai parenti di lei: ma la madre di Tita
-li confortava. — Sì; ha dato quello scappuccio. Eh! ognuno
-una volta o l'altra ha da scorrer la cavallina. E chi rompe
-la cavezza da giovane, riesce poi un uomo come si deve.
-Adesso, credetemi, ha messo testa; ha un buon mestiero
-per le mani: del suo cuore poi non vi dico altro. Chiedetene
-e domandatene a chi volete.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quelli in fatto cui domandavano, per paura di mormorare,
-non c'era bene che non ne dicessero, ed era fin
-troppo per contentare i genitori, il cui scopo astratto è
-sempre di dar marito alle ragazze. Alla sera dunque la
-madre domanda a Tita: — Prenderesti moglie?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè no? risponde questi, immelensito dal vino
-Ma chi ho da togliere?
-</p>
-
-<p>
-— Ti piacerebbe la Laurina del Forno?
-</p>
-
-<p>
-— A me sì.
-</p>
-
-<p>
-Al domani Tita, rimpulizzito e colla gala smerlata e
-colla scatola del tabacco, siccome usano qui, andò a trovar
-la ragazza, e farle le paroline. Essa non ne sapeva
-nulla; ma visto i parenti usargli cortesie, gliene usò anch'essa,
-tanto che la madre di lei corse da quella del
-Tita a riferirle: — Ehi, la va coi fiocchi: il parentorio si
-farà: le è piaciuto.
-</p>
-
-<p>
-Ma quando la chiarirono che si trattava di sposarlo,
-Laurina diede fuori a piangere, e che non lo voleva perchè
-era un qua e un là, e perchè aveva rubato, e perchè
-bazzicava all'osteria, e perchè non aveva il timor di Dio.
-</p>
-
-<p>
-Sua madre le recitò una sequenza di ragioni, una più
-gagliarda dell'altra; e le mostrò la povertà della famiglia,
-i tanti fratelli; ma essa replicava: — Vedete? non son
-in qua tutto il di a dipanare seta? Lavorerò anche di
-più, tanto da fare le spese a me, e un poco anche a voi;
-ma per carità non mi affogate a questo modo.
-</p>
-
-<p>
-La madre s'ingrugnò: vennero le comari a darle della
-pazza pel capo: — Cosa vai a rimestare, scioccherella
-che tu sei? Avresti a far Gesù colle due mani. Magari
-quante lo vorrebbero: e tu non dovresti chiamartene degna.
-Credi che si trovi un'occasione ad ogni uscio? Hai
-già ventidue anni suonati: vuoi rimanerti a spulciare il
-gatto? o presumi scavizzolar un signore di carrozza?
-</p>
-
-<p>
-Se ne mischiò anche il signor curato, un buon uomo,
-di nulla più smanioso che di vedere i giovani e le ragazze
-accasati, e pieno di fiducia che quel sacramento
-rimetta il senno a chi l'ha smarrito. Insomma tante e
-tante gliene dissero, che la Laurina fu indotta a dare il
-sì, e l'affare si stiacciò.
-</p>
-
-<p>
-Andò sposa. Il bel primo giorno, bevi e ribevi, Tita fu
-messo in terra da una solenne imbriacatura. — Pazienza!
-sarà stata la compagnia, lo straordinario. Ma egli toccò
-via di quel passo; onde la Laurina fu chiara che il vizio
-era nelle ossa, nè le restava di che sperare. Tutto il dì
-a sbevazzare, tutte le sere a casa ubbriaco: non c'erano
-più padre e madre da dargli una sbrigliata: se prima al
-lavoro badava poco, ora niente, e non cercava che passar
-la giornata senza stracca: poi cominciò a vendere questa
-o quella masseriziuola della moglie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<p>
-E lei? colla pazienza, colla dolcezza (povera fanciulla!)
-faceva di tutto per indurlo al bene. Avrebbe potuto andare
-dai suoi e dir loro, — Vedete mo? non ve l'avevo
-detto io? ma perchè crescere in cordoglio che già capiva
-che n'avevano? Taceva dunque e mandava giù; e
-se alcuno le domandasse: «Come va Laurina?»; e a Dio
-pregava, a Dio espandeva i suoi rancori, da Dio sperava
-l'ajuto.
-</p>
-
-<p>
-Eccovi la storia di quella setajuola. Passò, nel modo
-che v'ho detto, la stagione della filanda: i denari erano
-consumati in erba da quel goloso: ond'ella pensa con
-ansietà al figliuolo che aveva da nascere; per allestire a
-questo le fasce e i pannicelli, non poteva essa che ritagliare
-i vestimenti e le biancherie sue; ma tutto era
-niente, purchè il suo Tita non ne facesse qualcuna: qui
-batteva la sua continua paura. E perciò non lo perdeva
-mai d'occhi; lo tenea, quant'era possibile, in casa, li
-presso di sè, a dar qualche punto lasagnon lasagnone:
-ma il più del tempo a far nulla, mentre essa lavorava
-ad accannellare seta per buscare qualche soldo, che difficilmente
-poteva sottrarre alla colui avidità.
-</p>
-
-<p>
-Quando poi egli s'indugiava fuori, correva a cercarlo,
-massime alla sera, e ridurlo a casa. Se ne ricevesse dei
-rabbuffi, nol mi domandate, e anche peggio, perchè l'ubbriaco
-ha perduto il più bel dono di Dio, la ragione; e
-più non sa quello che si faccia.
-</p>
-
-<p>
-Ma un giorno fra gli altri, essendogli riuscito di trovare
-alcuni soldi ch'ella aveva riposti nel pagliericcio pei
-bisogni che prevedeva vicini, Tita, inchiodatosi nella taverna,
-si abbandonò al chiasso e a tracannare vino e
-vino; il cervello se n'era andato. La Laurina, visto farsi
-tardi, girò di bettola in bettola sulla traccia di lui; alla
-fine lo trovò che sciscinando ne diceva di tutti i colori, e
-attorno una fitta di bevoni, cotti al par di lui, a metterlo
-su e pigliare pasto delle pappolate che gli cascavano di
-bocca, e tenergli bordone con delle somiglianti.
-</p>
-
-<p>
-La buona moglie se gli mise allato, quanto dolce sapeva,
-a pregarlo, ad ammansirlo, a volerlo menar via.
-La gente guardava, e ne facevano scene. Tita un po' e
-un po' sopportolla, poi sentì pizzicarsi le mani, e balzato
-in piedi, rosso come lo sverzino, senza lasciar brutto nome
-che non lo dicesse, la acciuffò, e cominciò a picchiarla
-da forsennato.
-</p>
-
-<p>
-Batter la moglie! e in que' piedi! A quali orrori trascorre
-l'ubbriaco! Gli avventori e l'oste riuscirono a trargliela
-dalle mani; essa, tutta pesta e scarmigliata uscì,
-colui continuò un pezzo ancora le smanie da non si dire,
-poi, come succede quando la pentola pel troppo bollire
-trabocca, che spegne da sè la fiamma e calma il bollore,
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-così quello sfogo fece rientrare in cervello il brutale; — Andrò
-(diceva) a domandarle scusa. È tanto buona! oh
-quest'oggi ho proprio passato i confini. Non ci voglio
-tornar più.
-</p>
-
-<p>
-Ma come nel lago, quando ci fu burrasca, sebbene il
-vento abbia dato luogo e le onde si vadano posando, pure
-tratto tratto un'altra buffata di aria le solleva di nuovo,
-così accadeva nell'animo di lui. Onde dopo quelle belle
-parole, ripigliava: — Ma lei, perchè la ha sempre d'arrangolare?
-perchè sempre mi corre tra' piedi? chi cerca
-trova. Non voglio padronanze. Le ho sonato un tientamente
-che deve durarle un pezzo... Infine però, povera
-creatura! la opera per il mio bene, e son io una bestia
-da legare. Basta! voglio metter giudizio. Questa Pasqua
-voglio fare davvero un buon bucato, e diventare un tutt'altro.
-No; Tita non sarà più Tita come c'è scritto in
-quell'esempio che la Laurina mi leggeva sul Catechismo. — Ma
-intanto, la mi lasci stare, se no, vuol sentir
-sonare più d'un doppio; e se sta volta fu acqua, un'altra
-saranno tempeste.
-</p>
-
-<p>
-Così berciando e barcollando fra la ragione e l'ebbrezza,
-fra le ispirazioni del suo buon angelo e le tirate del vizio
-inveterato, mosse verso casa dondolando come disvincolato.
-Vide la Laurina entrare tutta indolenzita.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco (diceva egli tra sè) la poverina va in casa, e
-ci starà a piangere... e in grazia mia. Ma poco appresso
-la vede uscire: ha sul braccio il fazzoletto da capo, accosta
-l'uscio e se ne va.
-</p>
-
-<p>
-— Ah maligna! ah vipera! esclamava colui assaettato.
-Lo so: ella va dai parenti suoi a far una scena, a svesciare
-quel che è successo. Va dal curato a farmi chiamare...
-Aspetta a me! se mi fa questo, in fede mia, la
-fiacco di mazzate.
-</p>
-
-<p>
-E a stento contenendosi, grullo grullo la seguita di
-lontan via. La vede passare da casa sua, e non entrarvi;
-passar dalla casa parrocchiale, e non entrarvi.
-</p>
-
-<p>
-— Dove diamine va?
-</p>
-
-<p>
-Quattro passi fuor del villaggio sta un oratorio della
-Madonna addolorata, riverita con gran divozione dai paesani,
-e che impetra tante grazie a chi la prega di cuore.
-</p>
-
-<p>
-Verso quella si volse la Laurina; e come fu presso, si
-coperse il capo col fazzoletto, entrò, si fece sino alle balaustre,
-s'inginocchiò e pregò. Tita sulle orme di lei era
-giunto anch'esso; poi come vide ove capitava, il suo mal
-genio gli diceva: — Dà di volta, torna all'osteria, che
-t'aspettano a finir la partita; ma l'angelo buono gli suggeriva: — Entra
-tu pure in chiesa: osservala; prega anche
-tu.
-</p>
-
-<p>
-A questo diede ascolto: e v'entrò. Non c'era anima,
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-essendo sulla sera e buiccio: vide la tribolata, col volto
-ascoso nel fazzoletto e curvo sulle mani giunte. Che piangesse
-ne davano segno i singhiozzi, che tratto tratto la
-scotevano; tratto tratto ancora si udivano alcune voci
-che pronunziava più forti, non credendosi ascoltata: — Cara
-Madonna dei dolori; datemi pazienza! — Non vogliate
-castigarlo: non sa quello che si faccia. — Perdonategli
-come gli perdono io. — Toccategli il cuore: — oh
-cara Madre del buon consiglio! fate che abbia a diventare
-un buon cristiano e timorato.
-</p>
-
-<p>
-Queste voci erano tramezzate da altre, che esso non
-capiva: saranno state quelle preghiere che impariamo
-da nostra madre quando siamo bambini; quel saluto a
-Maria che ripetiamo ogni giorno più volte, che forse neppur
-intendiamo, ma sappiamo che è una preghiera alla
-madre di Dio e madre nostra, affinchè preghi per noi
-Colui che sa tutti i nostri bisogni.
-</p>
-
-<p>
-Quando Tita racconta quest'avventura, dice che quelle
-parole dell'offesa sua moglie lo commossero più che non
-avessero mai fatto le prediche del signor curato, — e
-neppure (aggiungeva) neppur quelle dei missionari. E
-dovette essere proprio così: perchè tacente, mansuefatto,
-si avvicinò a lei, quasi temendo disturbarne la mesta devozione,
-le s'inginocchiò a fianco, e pregò. Quand'ella si
-accorse di lui, lo guardò con una meraviglia lieta e pacata,
-dicendo: — O Tita, anche tu?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose egli, perdonami Laurina; e prega il Signore
-che mi perdoni, come io ti prometto di cambiar
-vita.
-</p>
-
-<p>
-Recitarono insieme il rosario, poi s'avviarono a casa in
-pace e quiete, facendo proposito di condursi come ella
-desiderava.
-</p>
-
-<p>
-Propositi d'ubbriaco, direte voi che l'avete visto altre
-volte promettere e ricascare. Ma e la grazia del Signore
-non la valutate per nulla? Non valutate la fede con cui
-la Laurina aveva pregato? Ho il piacere di dirvi che
-Tita, secondo aveva promesso, non fu più Tita. Capì qual
-tesoro sia una moglie buona: capì che stomachevole vizio
-è quel dell'osteria, il quale oltre lo scapito dell'anima,
-vi fa tenere per amici i discoli e i beoni, ed oltraggiare
-quelli che più meritano rispetto ed amore: istupidisce la
-mente, logora il corpo, anticipa la vecchiaja disprezzata
-che fra i vilipendii e gli scherni trascina innanzi tempo
-a finire la vita, se pure si può chiamare vita quella vergognosa
-vegetazione.
-</p>
-
-<p>
-Tita cominciò a far l'uomo posato; e starsi in casa.
-Oh! la casa ha una tale attrattiva in sè, che chi la gusta
-da vero una volta, non se ne svia mai più. Tornò affezionato
-al mestiero, tornò alla parsimonia, tornò alla
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-quiete: e temperante, e assennato, stette colla moglie al
-bene e al male che occorre nella vita: bene che tanto
-s'accresce, male che s'allevia tanto allorchè si divida con
-una buona compagna. Egli stesso confessa che se qualche
-volta (per usare la sua espressione) il diavolo lo tenta
-per tirarlo alle pratiche vecchie, non ha rimedio migliore
-che ricordarsi i pugni dati a sua moglie.
-</p>
-
-<p>
-La Laurina, lieta quanto si può dire, non rifina di ringraziare
-la Madonna. Alla nuova stagione, eccola ricomparire
-alla filanda con un bambino in collo: ricomparire
-festiva e vivace come quando era da marito, e discorrere
-e canterellare.
-</p>
-
-<p>
-Se mai v'accade di passare per quella borgatina, lì sul
-canto dello sdrucciolo a mancina, per cui dalla strada
-maestra s'esce ai campi, v'occorrerà alla vista una botteguccia
-raccoltina, nella quale una donna siede a girar
-un aspo, mentre un fantolino appena divezzato va baloccandosi
-sul pavimento coi ritagli di panno che cascano
-da una tavola, sulla quale un uomo assiduamente
-lavora, nel tempo che fa bordone alle allegre canzoni di
-una setajuola. Sono la Laurina, il marito suo e il loro
-bambino; un inferno mutato in paradiso per la prudente
-pazienza di una moglie virtuosa.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-</p>
-
-<h2 id="agnese">AGNESE
-<span class="smaller">O<br /><br />
-LA VEGLIA DI STALLA</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Quando gennajo copre di nevi o di brine le campagne,
-e tutto ringhiaccia alla buffa del tramontano, e sugli
-ispidi stecchi degli alberi non si fa intendere più lo stormire
-dei passeri a folate e il crocitare dei corvi, sogliono
-i contadini temperar lo stridore della stagione facendo
-crocchio nelle stalle; e a quel tepore lavorando, discorrendo,
-pregando, dispensare i giorni melanconici e le interminabili
-serate. Le vecchie già vi si sono crogiolate,
-non appena al mezzodì si furono refiziate col povero desinare;
-e poichè alquanto ebbero adoperato la striglia
-contro il tale e il quale, volentieri si rifanno sui casi di
-loro gioventù, quando, a sentirle, il mondo camminava
-così diritto, così allegro, così onesto; rammemorano le
-persone con cui vissero, e che ora da un pezzo dormono
-tra i più; e come predicava il curato, antecessore dell'antecessore
-del presente; e come l'andava innanzi che
-capitasse il Buonaparte; e del tempo quando v'erano
-tuttora le streghe e le paure, che ciascuna di esse ha
-veduto, ha udito cogli occhi, cogli orecchi suoi proprii.
-L'una rammenta quel palazzotto poco discosto, ove guai
-che qualcuno si fosse arrischiato di dormire, perchè sulla
-mezzanotte, vi correva di su di giù la fantasima con
-grande fracasso di catene, dopo che il diavolo se n'era,
-corpo ed anima, portato via il padrone, il quale era così
-ingordo avaro, che in una gran carestia avendo ammassato
-di molto grano, eppoi essendone scaduto il prezzo,
-per disperato s'appiccò.
-</p>
-
-<p>
-— Io non so darmi pace (così dice la Simona, vecchia
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-impresciuttita e rubizza) di certuni, che queste cose non
-le vogliono credere. E in castello? Al tempo dei tempi
-vi stava un cavaliero, che aveva una moglie delle belle
-che si potessero vedere con un par d'occhi. Ora, venuto
-geloso d'un bel paggetto, un giorno egli lo fece squartare,
-gli cavò il cuore, e bell'e fritto, quel cuore lo imbandì
-alla sua signora. Quando la signora se n'è accorta,
-si traboccò dalla finestra nella fossa. Il cavaliero poco
-dopo fece anche lui cattiva fine; e per questo, Iddio ci
-guardi dal commettere omicidi. Io stessa, non conto
-ciance, io stessa ho veduto, una volta come mille, un uccellaccio
-strano, che aveva la forma d'un ferro di lancia,
-aliare sulla sera attorno ai merli del castello, ed era l'anima
-di quel cattivo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma (interrompe comar Giuditta, mentre sbracia il
-veggio) dopo che vi alloggiarono dentro i Giacobini, quell'uccellaccio
-non s'è lasciato più vedere, come non ci s'è
-più sentito in palazzo.
-</p>
-
-<p>
-— Uh! coloro, torna su la Simona: erano frammassoni,
-senza nè legge nè fede, che si ungevano gli stivali coll'olio
-santo, e giocavano alle palle colle teste dei preti.
-</p>
-
-<p>
-— L'avete visto voi anche questo? domanda un'ingenua
-ragazzetta, che, sopra un sediolino, sta tutt'orecchi a quei
-paurosi racconti.
-</p>
-
-<p>
-— No, risponde l'altra; ma lo dicevano tutti: e questo
-poi è frumento secco, che non andavano a messa neppure
-la festa.
-</p>
-
-<p>
-— E sì, la festa bisogna rispettarla, aggiunge biascicando
-le parole la sdentata Teresa. E voglio dirvi questa,
-che mi contò, deh quante volte, fra Spiridione buon'anima
-sua. Che, quando si fabbricò il loro convento, avevasi
-a portare un masso smisurato, da collocare per fondamento
-al campanile. Sicchè il padre guardiano, il quale
-era un sant'uomo, pregò i terrazzani che la domenica
-venissero con tutte le leve, i carri, i bovi a trasportarlo.
-Si trattava di un'opera in servizio di santa chiesa, eppure
-quei buoni villani risposero, — Riverenza no; e che
-sarebbero andati piuttosto il lunedì, prima che cominciasse
-la giornata. Sapete che? quando comparvero, il
-padre guardiano si fece loro incontro e disse: — Buona
-gente, ecco fatto: il Signore, per chiarire come gli sia
-gradita la devozione che avete al suo giorno, ha voluto
-far un miracolo; e mostrò loro... indovinereste? quel
-ceppo, che così massiccio com'era, di per sè erasi levato
-dal suo posto, e collocatosi dove aveva a stare, nè più
-nè manco.
-</p>
-
-<p>
-— E l'han creduto tutti? domandava la bambinuccia.
-</p>
-
-<p>
-— Mi fai giusto da ridere, ripiglia la vecchia. Non volevi
-che si credesse una cosa tanto straordinaria?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-</p>
-
-<p>
-Qui comar Giuditta entra dicendo: — E fu durante la
-fabbrica stessa, io credo, quando v'era quel converso, il
-quale faceva di sì spessi miracoli e sì strepitosi, che, per
-toglierlo dal rischio di levarsi in superbia, il padre priore
-gli intimò di non farne più senza sua permissione. Ora,
-mentre il converso stava guardando a murare, ecco si
-fiacca un palco, e un muratore casca giù fin dal tetto. — Ajuto,
-fra Vincenzo, gridò il meschino. — Ajuto, replicarono
-maestri e manovali. E fra Vincenzo tutto cuore
-avrebbe voluto fare su' due piedi un miracolo, ma n'avea
-la proibizione, onde stesa la mano, gli gridò: — Fermati,
-tanto che io corra a domandarne licenza. E corse; ma il
-miracolo era bell'e fatto, perchè colui si fermò a mezz'aria,
-come fosse stato in piana terra.
-</p>
-
-<p>
-— Eh, i frati! attacca un'altra sospirando. Del gran
-bene facevano i frati. Tutto il dì, tutto l'anno mai non
-facevano niente, per poter pregare anche per quelli che
-non pregano, e massime per noi villani, che, costretti a
-faticare il giorno intero, non ci avanza tempo da dare a
-Domenedio.
-</p>
-
-<p>
-— E i benefizi che compartivano, dite poco? (È la Simona
-che parla.) Mai non venivano alla cerca, che non
-regalassero o una coroncina, o un santino, od almeno
-non benedicessero il mal di madre, i figliuoli ammaliati,
-e scongiurassero i bruchi e le formiche.
-</p>
-
-<p>
-— E voi cosa davate loro? chiede quella tal ragazzina.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, un poco di tutta quella grazia di Dio che si coglieva.
-Caspita! non erano state le loro preghiere che
-l'aveano salvata dalle brine e dalla gragnuola? Ma non
-si portava mai al convento una coppia di polli o qualche
-stajo di grano, che non ci ricambiassero or coll'insalata,
-or con le carote... Che sgrigno è cotesto? Chiacchierina!
-porta rispetto, chè di fame non moriva nessuno, e il Signore
-faceva andare sempre co' fiocchi la campagna: il
-melgone si comprava a otto lire il moggio, e la gente
-non era così spessa. E quando d'un figliuolo non si sapea
-che cosa farne, c'era dove collocarlo: e se il marito
-o la suocera ci facevano mandar giù degli stranguglioni,
-si aveva dove andar a vuotare il sacco e chiedere un
-parere.
-</p>
-
-<p>
-— Voi non dite male, no, Simona: così la Teresa. E
-vorrà forse essere per altro, ma quest'è un fatto che allora
-non si pativa tante malsanie. Confessate in verità
-vostra: vi ricorda che, da qui indietro, si parlasse tanto
-di catarri, di reumi, di tutti questi acciacchi che ora non
-si dice altro?
-</p>
-
-<p>
-— Quanto a questo, rompe il ghiaccio la Betta, che di
-tutte è la più sufficiente; ho sentito io soggetti che la
-sanno lunga, assicurare che la causa n'è l'innesto del
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-vajuolo vaccino. Non parliamone nè anche di questo scandalo
-d'innestare una bestia, e una bestia di quella fatta,
-sopra i ragazzi, e peggio sulle bambine, che è forse per
-questo che non hanno ancora gli occhi rasciutti, e già
-le pajono così maliziose. È bensì vero che molti morivano,
-molti rimanevano conci nemmeno da vedere; però
-era uno spurgo necessario come tant'altri, e dopo si campava
-sani come acciajo. Ora hanno voluto andare contro
-a quello che veniva di lassù; non so che dire: tal sia di
-loro.
-</p>
-
-<p>
-Fra questi e simili discorsi fatto notte, sopraggiungono
-vispe, leste le più giovani, e dietro ad esse i garzoni,
-moscheggiando, barzellettando, soffiando sulle mani aggranchite
-ed esclamando: — Oh che freddo! Allora così
-al bujo, è un via vai, un passerajo di cento voci che una
-soverchia l'altra, una l'altra interrompe; onde se tu volessi
-trovarne il filo, oh va raccapezzare quel che si
-ciancia sur un mercato. Dispongono quindi i trespoli e
-gli scannelli, e cominciano ad acchiocciarsi, a quetarsi. E
-la Savina dopo aver allegramente contato quel che fece,
-quel che disse, quel che intese fuori per la giornata, piglia
-la rocca, e sbattendo il pennecchio del lino — Su
-via (dice) facciamola finita; è ora d'accendere il lume e
-lavorare, se ho da ammannire il corredo della biancheria
-per quando mi fo sposa. E, nel dire, stazzona col gomito
-un giovinotto che le sta a spalla.
-</p>
-
-<p>
-— La lingua batte ove duole il dente, n'è vero? scappa
-fuori una camerata invidiosetta. Oh, si sa bene che hai
-l'innamorato.
-</p>
-
-<p>
-— Ah ah! ride la Savina. Chi? io? ti par egli? sei pur
-la dabbene! Così fosse! Ma chi vuoi che mi musi? Ha da
-venir neve rossa.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, insiste l'altra. Non farmi la forestiera. Non ti
-ho forse io scorta jeri quando andavi per acqua, eh? Egli
-ti pedinava, e che paroline t'ha detto? Oh, se mi tocchi,
-squatterò io gli altarini. Scommettiamo...
-</p>
-
-<p>
-— Neanche un quattrin bucato, interrompe la Savina.
-Io non me ne ricordo niente. Sarà stato un caso... E poi...
-se anche fosse, c'è del male? Han fatto così anche le nostre
-madri, sicchè...
-</p>
-
-<p>
-— Adagio, adagio, salta la Teresa. Io so che le vostre
-madri avevano più giudizio di voi, farfarelle; e, non fo
-per dire, ma si era belle tanto e più che voi. Eppure si
-sposava quello che i parenti proponevano, delle volte
-senza nemmanco avergli parlato; si facevano le cose
-come andavano fatte; e non si cercava alla fine che di
-adempire le intenzioni di santa madre Chiesa.
-</p>
-
-<p>
-— Non c'era tanta premura d'andar a marito, aggiunge
-una pulzellona di cinquant'anni. Ma ora voi altre non
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-avete appena i venti, e già vi puzza il fiato, e parlate
-d'amore, frasche!
-</p>
-
-<p>
-— Tempo passato perchè non ritorni, eh? ripiglia la
-giovane; sempre fu sole e nugolo, grano e loglio. Però,
-dico io, noi del male ne facciamo noi?
-</p>
-
-<p>
-— Questo non si può dire, piglia la parola comar Giuditta.
-Ma in tali faccende non si va mai cauti che basti,
-perchè il primo scappuccio, Dio sa dove porta. L'è giusto
-appunto come quando i puttini scivolano sul ghiaccio:
-presa una volta l'andata, vatti accatta dove si fermeranno.
-Ve l'ho ben raccontata, eh, la storia dell'Agnese?
-</p>
-
-<p>
-— No, no, replicano le giovani per una bocca. Contatela,
-comare: contate la storiella: e così al fosco, colle
-mani sotto al grembiule, se le stringono più da presso
-per ascoltarla. Essa comincia:
-</p>
-
-<p>
-— Era l'Agnese una fanciulla bella come un'immagine,
-tenera come latte spremuto, ma anche dabbene, che,
-chiedete e domandate, neppur le vicine poteano dir altro
-che lodi. Le era morta sua mamma mentre era ancora
-d'otto o nov'anni, ed essa appena cresciuta un poco, tirava
-innanzi la casa e la bottega con tanta capacità ed
-amore, che suo padre non sapeva finire di dirne, e le ripeteva: — Tu
-sarai la mia consolazione. Udirete che
-pezzo di consolazione.
-</p>
-
-<p>
-In que' tempi la devozione era molto più d'adesso: e la
-sera del giovedì santo si costumava una bella processione,
-dove i garzoni e le giovinette rappresentavano il
-mistero della Passione, coi Giudei, con Pilato e il Cireneo
-che ajutava nostro Signore, e le Marie che lo piangevano,
-e tutto. L'Agnese si vestiva da Maddalena, perchè l'aveva
-la più ricca treccia di capelli, che lasciava cascare sulle
-spalle; e quanti la vedevano esclamavano: — Oh la bella
-Maddalena!
-</p>
-
-<p>
-Viveva allora nello stesso villaggio un tal Sandro, un
-garzonotto così d'un vent'anni, non somigliante a questi
-tisicuzzi d'oggi, fatti di calza disfatta; ma un pezzo d'uomo,
-ben formato e ben fondato, con due bracciotti da vangar
-una vigna da sè a sè. In quella processione egli figurava
-da Giudeo, e toccandogli di stare a fianco della Maddalena
-per tener dietro colla lancia la folla, cominciò in
-quell'occasione adocchiare l'Agnese, ed essa lui. Poi,
-quando in appresso si scontravano per via, essa diventava
-rossa come una ciliegia, ed egli, passandole a lato,
-la pigiava un pocolino col gomito: pigiarla; che male
-c'era? Cominciarono poi a farsi un motto; esso le presentò
-qualche volta un garofano, e lei lo accettò. — Che
-male fo io? diceva tra sè.
-</p>
-
-<p>
-Venuta poi la state, qualche sera egli pigliava la sua
-brava zampogna, e su e giù sonandola girellone per la
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-via dove l'Agnese stava di casa. Faceva caldo, ed essa,
-tanto per godere una boccata d'aria, si metteva un po'
-sul balcone. Quand'egli passava sotto la salutava colla
-mano. Sulle prime ella non mostrò di vedere, poi non
-stette al martello, e fece anch'essa altrettanto: alla fin
-dei conti che male c'è?
-</p>
-
-<p>
-Una sera egli la chiamò in basso tono, e — M'occorre
-di dirvi una parola. — Ditela pure, essa replicò. — Ma
-volete? qui così dalla strada? Fatevi abbasso. — Non
-posso, rispose ella; c'è il mio babbo.
-</p>
-
-<p>
-Al domani il babbo non c'era; ella discese a sportello,
-mise fuori la testa ed ascoltò. Ma il discorso non potè
-terminarsi quella sera, e al giorno appresso, poi l'altro,
-e l'altro, sempre egli aveva a ragionarle qualche cosa;
-e poi quando ella era dabbasso, non si ricordava più, e
-bisognava riportarsi al giorno seguente.
-</p>
-
-<p>
-Di tutto questo non aveva ella fatto confidenza se non
-ad una sua vicina, che si chiamava la Bia, una buona
-pastocchiona, di quelle che credono tutto bene, e che,
-invece di darle una lavata di capo come va, le diceva: — Gli
-è un dabben ragazzo, se fa per di buono, puoi aver
-trovato la tua fortuna, e ringraziare Iddio d'aver dato il
-capo in un buon muro. Guardati però dal far del male,
-perchè altrimenti il Signore castiga con de' guai grossi
-ma grossi.
-</p>
-
-<p>
-A questo modo tiravano innanzi i due innamorati; poi
-una sera parve che quello star lì in sulla soglia non fosse
-che un far bella inutilmente la piazza. Il padre non c'era;
-era andato alla fiera di Bergamo: ond'ella tolse dentro
-Sandro e chiusero la porta. Non aveano fatto che entrare
-quando si sente battere trafelato al picchietto della
-porta.
-</p>
-
-<p>
-— Oh signor Iddio! chi sarà mai? Scappate.
-</p>
-
-<p>
-— Non si può.
-</p>
-
-<p>
-— Nascondetevi.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dove?
-</p>
-
-<p>
-All'Agnese non suggerì altro nascondiglio migliore
-che farlo rannicchiare alla meglio in una cassapanca,
-che teneva da piè del suo letto. Poi corse alla porta e
-domandò:
-</p>
-
-<p>
-— Chi è?
-</p>
-
-<p>
-— Chi vuol che sia? sono tuo padre.
-</p>
-
-<p>
-Essa tirò il catenaccio, e li sui due piedi inventò una
-di quelle fandonie che voi ragazze sapete così bene, per
-iscusare il ritardo e la confusione, che anche un orbo le
-avrebbe letto in viso. Ma suo padre, che le voleva un
-bene all'anima, ed avrebbe trovato per lei il latte di gallina...
-</p>
-
-<p>
-Ma ora che mi ricordo, bisogna che torni un passo indietro,
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-e vi dica che, quando sua madre era grossa di
-lei, entrando una volta in casa, trovò accoccolata sul focolare
-una vecchia, brutta, magra, stenta, con una faccia
-grinza come pesche alide, che non prometteva niente
-di bene; abbrezzava tutta e batteva i denti come una
-gru. S'appose che quella doveva essere una strega; e
-dandosi a gridare a quanto gliene usciva dalla gola, tolse
-la scopa di dietro l'uscio e a colpi la cacciò. Non l'avesse
-mai fatto! Quella befana voltatasele contro con due
-occhi di basilisco, e facendole una croce sul ventre, rantolò:
-</p>
-
-<p>
-— Che quel che tu porti possa essere anch'egli scopato.
-</p>
-
-<p>
-Ora per seguitare... Ma dove sono restata?... Ah, mi
-rinvengo. Suo padre dunque, che avrebbe fatto per lei
-moneta falsa, la salutò tutto grazia, la trasse in camera,
-e quivi sedette sulla cassa appunto in cui era chiuso
-quell'altro: e le cominciò a narrare della fiera, d'un mondo
-di gente che ci aveva; Tirolesi con cinture di cuojo trapunte
-e cappellacci lunghi come ombrelli; Turchignotti
-col mammelucco e la barbaccia e le bracacce; d'un savojardo
-che mostrava la gran bestia; d'una zingara che
-contava la ventura; poi seguitava informandola del quanto
-avea comprato il sapone o i vomeri e le coltri di lana; e
-perchè fosse tornato un giorno prima, e d'altre cose di
-egual importanza. Ma l'Agnese, che avea tutt'altro per il
-capo, stava a cento miglia, e rispondeva sì o no a braccio,
-e come veniva veniva. Ond'egli le domandava: — Di'
-su, hai sonno eh? Anch'io. Via, cuocimi due bocconi da
-cena.
-</p>
-
-<p>
-Lesta lesta gli friggeva essa una coppia d'uova, e non
-vedeva la sant'ora di metterlo a dormire. Ma egli sarebbesi
-detto che faceva apposta a temporeggiarsi, contando,
-ripetendo, addomandando.
-</p>
-
-<p>
-Basta! quando Dio ha voluto, egli se n'andò. L'Agnese,
-che era stata come in croce, sente allargarsi il
-cuore; si chiude in camera, corre alla cassapanca, dà
-una voce all'amico.... e, non risponde. Che dorma? Gli
-alza un braccio, ricasca. Gesummaria! gli tocca la fronte...
-è fredda marmata. Che serve? era morto soffocato.
-</p>
-
-<p>
-Come allo sdrucciolare d'un ghiacciuolo per le reni,
-così la pelle s'accappona alle ragazze, intente al discorso
-di comare Giuditta, ed esclamano: — Morto? soffocato?
-O santa pazienza! Che se da prima avevano
-tenuto gli occhi desti, credendo che la storia dovesse
-riuscire al solito scioglimento, ora raddoppiando d'attenzione,
-socchiuse le bocche, sporgono i menti verso
-la narratrice che il bujo impedisce di vedere: e la Savina
-ritira la mano che col favore dell'oscurità, si era,
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-senza accorgersi, lasciata stringere nella mano del giovinetto.
-</p>
-
-<p>
-Tanto un pochettino d'orrore giova a crescere l'interesse,
-sia in una panzana da veglia, sia in un racconto da
-album o da strenna. E la vecchia dello stesso tono proseguiva:
-</p>
-
-<p>
-— Quale restasse l'Agnese, voglio lasciarlo pensare a
-voi. Lì, sola, con un uomo morto; lei che prima sarebbe
-svenuta di paura a vederne uno anche di lontano: e
-questo uomo era il suo damo: era morto allor allora;
-morto in grazia di lei, e quel ch'è peggio, senza neppur
-confessarsi. Gridare non poteva: suo padre era lì muro a
-muro, baciava livide e assiderate quelle labbra, che vive
-non aveva baciato mai; e l'inondava di lagrime silenziose.
-Si provò di levarlo fuori; oh adesso! pesava il doppio
-di lei: appena che potesse muoverlo, e la cassa era
-fonda. Lo spruzzava d'acqua diaccia, gli dava ad annusare
-aceto, gli scaldava dei panni sul cuore: tutto incenso
-ai morti.
-</p>
-
-<p>
-Che farà? Se lo sa la gente, Dio ne liberi! chiamare
-suo padre? Cosa direbbe mai? aver tirato in casa un
-giovane, averlo ammazzato!
-</p>
-
-<p>
-Non le soccorrendo miglior partito, risolve di andare
-per ajuto alla Bia sua vicina; essa conosceva già quell'intrigo;
-le teneva anzi la corda. Piano piano adunque
-schiude l'uscio, sguiscia fuori: le ginocchia le si piegavano
-sotto, come avesse avuto tre mesi la quartana.
-Monta per la scaletta, e — Bia! Bia! domanda.
-</p>
-
-<p>
-— Che chiami, Agnese? caspitere! di quest'ora?
-</p>
-
-<p>
-— Zitta, e aprite per carità!
-</p>
-
-<p>
-Poi come fu dentro, piangendo, sbattezzandosi, le rivelò
-il caso.
-</p>
-
-<p>
-— Morto! Sandro! andava quella replicando, e spalancava
-gli occhi, torceva le mani, se le cacciava nei
-capelli.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà forse solamente svenuto.
-</p>
-
-<p>
-— Magari! soggiungeva la fanciulla. Venite dunque
-per carità! per amor di Dio! venite, soccorretemi.
-</p>
-
-<p>
-La Bia si trasse a compassione, e andò da lei. Già suo
-marito non era pericolo che tornasse a casa, perchè era
-un ubbriacone, che non lasciava l'osteria se non quando
-ne lo cacciavano. Va dunque alla camera, osserva anch'essa,
-brancica, muove, solletica: — è proprio morto,
-morto stecchito.
-</p>
-
-<p>
-Tutto questo si faceva a chetichella in peduli spiegandosi
-a gesti, senza trar fiato, per timore che il padre non
-sentisse. Ma stracco del viaggio questi aveva attaccato,
-senza bisogno della nanna, e presto fu sentito russar
-della bella. Visto dunque inutile ogni tentativo, la Bia
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-diceva all'altra, — Calmati; che vuoi? Quel ch'è fatto è
-fatto. Ora bisogna pensare a rabberciarla, non a fargli
-il pianto. Qui non c'è altro. Leviamolo fuori; portiamolo
-sulla strada e lasciamolo lì. Il primo che passa lo troverà,
-e dirà che cascò d'un accidente.
-</p>
-
-<p>
-— In istrada! gettar là così il mio povero Sandro?
-come un cane? ed è morto per me! Io no, io no. E se
-gli buttava sopra, e piangeva e singhiozzava, convulsa,
-spasimante replicando pure, — Io no, io no.
-</p>
-
-<p>
-Onde la Bia stringendosi nelle spalle, — Allora non so
-cosa dire: pensaci tu, e chi s'è visto s'è visto; e faceva
-viso d'andarsene. L'Agnese la richiamava, la rimboniva,
-tornavano a consultare, e la risoluzione era sempre la
-stessa: onde trovandosi tra l'uscio e il muro, anche l'Agnese
-dovette acconsentire. Fra tutte e due a stento lo
-cavarono fuori, e chete chete trascinatolo in sulla via,
-più lontano che poterono, rinvennero ciascuna a casa sua.
-</p>
-
-<p>
-Che notte per l'Agnese! Altro che le passate, quando,
-appena giù, dormiva per ore ed ore della grossa, senza
-un pensiero al mondo, oppure fra pensieri sereni, giulivi,
-sinchè svegliavasi col nome del suo Sandro sulla lingua.
-Ora, altro che dormire! se una pulce basta a tenerci sveglie,
-figuratevi, con questo posolo sul petto. Lì, presso
-quella cassapanca, con sugli occhi irremovibile quel cadavere,
-che smanie, che batticuore! Si gettava di qua di
-la pel letto: si copriva sotto le coltri: si tappava gli occhi,
-gli orecchi; ma sempre le pareva di vederlo; sentivasi
-ancora sotto le mani, sulle guance, alle labbra il
-tocco di quel gelo inanimato. — Ma chi sa? forse quello
-non fu che un male, uno svenimento passeggiero: si sarà
-riavuto, tornato a casa sua, e domani lo vedrà ancora.
-Che consolazione, rivederlo vivo!.... Ma.... che gli dirò?
-averlo gettato fuori a quel modo? E raddoppiava il pianto,
-come cresce la pioggia dopo che un lampo rischiarò per
-un momento l'oscurità. Poi aveva da venire la mattina:
-la voce si sarebbe sparsa: suo padre comparirebbe, e non
-poteva non accorgersi dello stato di lei. Cosa dirgli? come
-scusarsene? come contenersi con chi le racconterebbe la
-morte del povero Sandro?
-</p>
-
-<p>
-Di fatto la mattina buon'ora si sente un pissi pissi,
-un via vai per la strada, un visibilio di congetture; il
-padre si affaccia alla finestra e domanda: — Che novità
-c'è?
-</p>
-
-<p>
-— Non sapete? risponde uno che passava. Hanno trovato
-morto Sandro.
-</p>
-
-<p>
-— Cosa mi dite! ammazzato?
-</p>
-
-<p>
-— Mai più: non ha nessuna ferita, non gli hanno tolto
-i soldi; deve essere stato un colpo d'apoplessia. Povero
-giovane! e tirava innanzi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il padre corse alla camera della figliuola. Che coltellata
-per lei allorchè sentì tirare il catenaccio! Sforzatasi
-a dissimulare, quando esso le contò l'occorso, si finse
-nuova di quel caso, ma non potè a lungo tenersi di non
-rompere in un pianto dirotto, e dare sfogo al crepacuore
-represso. A suo padre parve quel cordoglio fuori di misura,
-pure pensò fra sè e sè: — Bisogna che fosse un po'
-briciolata di lui, tanto più che, uscendo, intese dirsi dalla
-gente: — Porterà il bruno, eh, la vostra Agnese, che gli
-parlava!
-</p>
-
-<p>
-Ma l'Agnese, dopo una tale batosta, non è più quella.
-Non le dà il cuore di lasciarsi vedere attorno, onde in
-casa a piangere, a strillare. Se sta su, tutto le fa ricordare
-di lui: se si corica, non vi dico altro. Guai se un
-mobile scricchiola di notte! guai se ode sbatacchiare una
-finestra! guai se un cane ulula per la strada! Passano
-e passano giorni, ma il dolore non si disacerba. Suo padre,
-che la sente ogni tratto mettere singhiozzi da soffocare,
-le dice: — Ti compatisco: gli volevi bene, eh, a
-Sandro? perchè non me n'hai fatto motto, ma ora che
-vuoi crepargli dietro? Si dava ad intendere di consolarla,
-ed era come si scarificasse una piaga, fresca tuttavia e
-sanguinante: onde ella dava in nuovi scrosci di pianto,
-e diceva cose che nessuno la capiva. La gente vedendola
-così accorata, la lodava di fedeltà; alcune tolsero a confortarla,
-pensando più al ventre che al cuore, come fanno
-spesso le comari; molti ragazzi dicevano alle loro belle:
-</p>
-
-<p>
-— Badate mo l'Agnese. Quello si chiama voler bene. Ma
-voi, se io morissi, vi voltereste ad un altro; e chi n'ha
-avuto n'ha avuto; è vero?
-</p>
-
-<p>
-Unico ristoro le era la Bia. Con lei si cavava la voglia del
-piangere; con lei diceva quel che le passava in cuore,
-quel che doveva nascondere a tutti gli altri! con lei andava
-al camposanto a recitar il rosario per quella povera
-anima. Ma poi se la pigliava anche contro di essa, la riguardava
-come il solo testimonio del suo delitto; come
-un essere da cui dipendeva il renderla la più misera delle
-creature: e tremava che un giorno o l'altro potesse manifestarlo.
-E per quanto si sforzasse in vista di far la
-disinvolta e accarezzarla e tenerla colle belle belline,
-dentro se ne rodeva, e tutto quel che la Bia facesse, lo
-prendeva per traverso. La udiva cantare? le pareva insultasse
-al suo dolore. La vedeva parlacchiare con qualche
-altra? ne entrava in gelosia. Sentiva zufolarsi le orecchie? — Sarà
-la Bia che rinvescia tutto. Le parlava talvolta
-di quel povero figliuolo? — Lo fa a bella posta per
-rinfrescarmi il dolore. Se la Bia diceva, — Tienmi i ragazzi
-finchè io vada al mulino o a risciacquar il bucato, — Ecco
-(pensava ella) fin da serva la mi fa fare. Se le
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-cercava un pugno di sale, — Due, rispondeva; ma fra i
-denti brontolava: — La si vuol far pagare perchè non
-soffi. In ogni occhio che la fissasse credeva leggere la
-sua accusa: — Certo colui o colei sa il caso mio; e chi
-può averglielo detto se non la Bia? Al vederla dunque
-le veniva verde il sangue; e perchè quando c'è una cosa
-nel cuore, è come la tosse, che non si può nasconderla,
-certi atti bisbetici, certe frasi piccose che le scappavano
-contro voglia, lasciarono alla Bia comprendere il vero.
-Così cominciarono a raffreddarsi, a gattigliare, e stare
-ciascuna sulla sua; e l'Agnese a odiare quell'altra come
-il mal di capo, e crescere così il suo pericolo immaginario.
-Più non si vedeva innanzi che fantasie paurose; non
-sognava che la giustizia; il pronostico fatto dalla strega
-a sua madre le ribolliva nel capo come vicino ad avverarsi,
-e tutto in grazia di chi? in grazia della Bia. E credeva
-vedere che costei andasse a darla fuori, a servir di
-testimonio, onde le pareva di non potere aver più bene
-al mondo finchè al mondo vi fosse colei. La morte di essa
-era il voto che mattina e sera faceva nelle sue orazioni:
-quando tornavano le solennità, vi si preparava colle novene,
-col digiunare; poi confessata e comunicata, inginocchiavasi
-sulla nuda terra, e storcendo le mani, e colle
-lacrime agli occhi, diceva: — Caro Signore! pei meriti
-della vostra passione, vi prego, vi scongiuro, fate morire
-la Bia.
-</p>
-
-<p>
-Ma la Bia, non s'insognava di morire. Anzi una volta,
-avendo ricevuto dall'Agnese non so che torto, la Bia che
-doveva avere mal desinato, ripicchiò; e qui botta e risposta,
-se ne dissero fino ai denti, e la donna si lasciò
-scappare di bocca che la dovesse badare a quel che diceva,
-perchè in fine de' fini stava da lei il mandarla col
-muso alla ferrata.
-</p>
-
-<p>
-Non l'avesse mai detto! L'Agnese se prima andava a
-spasso col cervello, allora, vi diede volta affatto. Quella
-notte la passò come sulle ortiche. Quando, spossata dal
-piangere si addormentò, che sogni! che paure! Cani
-rabbiosi che le saltavano adosso, un toro che la inseguiva
-perchè era tutta rossa di sangue: le pareva di scappare
-in camera, serrarsi dentro; ma ecco le finestre sbatacchiare
-benchè chiuse, e pel buco della toppa entrare un
-fantasma e succiarle il sangue di sotto le ugne dei piedi:
-essa lo affissava, e quello andava tutto a fuoco e fiamme,
-sporgeva gli occhi dalla livida faccia, come gli aveva
-veduti a Sandro in quella sera funesta e le diceva: — Son
-dannato in grazia tua. Essa faceva per gridare e non
-poteva, perchè sentivasi strozzare: toccavasi al collo, era
-il capestro che le aveva messo il boja. Stralunava gli
-occhi intorno: ecco lì tutta la gente del suo paese, tutte
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-le sue camerate a vederla impiccare; ed una fra queste
-sporgersi su, e beffarda ghignarle in faccia: — era
-la Bia.
-</p>
-
-<p>
-Balzò dal letto atterrita, trambasciata: tutto quel giorno
-una orribile convulsione l'agitò; acciocchita dava al capo
-per tutti i muri: le pareva di avere il fuoco nella testa,
-e s'appoggiava agli stipiti dei camino, ai ferri, per sentire
-un momento di refrigerio: si buttava su quella cassapanca,
-e non piangeva più. Usci col secchio per andare
-attingere, poi quando fu fuori, non si ricordò più: e va
-e va... Avete sentito, ragazze, di certi che vanno in volta
-bell'e dormendo. Tal quale l'Agnese. E va e va, trovasi
-dinanzi al cimitero: è aperto il cancello; s'avanza. — Ove
-diamine andate? lo grida una vociaccia. Era il sepoltore
-che stava scavando una fossa. A quel suono risentitasi,
-ella diede uno strillo, guardò intorno, si rinvenne;
-e coi capelli irti come un pettine di lino, fuggì a rotta
-di collo, come se alcuno le corresse dietro.
-</p>
-
-<p>
-Quel giorno non mangiò, non parlò, non pregò. Sulla
-sera crebbe la tempesta. Tra il fosco e il chiaro, seduta
-coccolone, colle tempie fra le mani e le mani sui ginocchi,
-stette un pezzo a ruminare: poi come risoluta, balzò
-su a scatto di molla, ed esclamò; — Conviene che ella
-muoja! abbrancò un coltellaccio, salì dalla vicina, e cogliendola
-sola e sprovvista, glielo cacciò nella gola.
-</p>
-
-<p>
-— O Madonna santa! esclamano prese di ribrezzo le
-villane ascoltatrici, mentre comar Giuditta raccoglieva il
-fiato: e stringendosi l'una più presso dell'altra, le domandano
-ansiose: — E sicchè, e sicchè?
-</p>
-
-<p>
-— Sicchè (continua la vecchia) tardi tardi, secondo il
-solito, e secondo il solito ubbriaco, torna casa il marito
-della Bia, e trova questo spettacolo. Si pone a gridare, a
-chiamare accorr'uomo; traggono i casigliani, trae il vicinato,
-vedono, oh vedono la donna che dava i tratti in
-un lago di sangue.
-</p>
-
-<p>
-Chi può mai essere stato? Non i ladri, perchè non
-manca un bruscolo: nessuno ella aveva per nemico; non
-può apporsene che a suo marito. Egli solo andò in casa:
-era avvinazzato: l'avrà intesa arrangolare perchè entrò
-tardi, e le avrà dato. Il bargello, fondandosi sulla voce
-del popolo che è voce di Dio, mette senz'altro le mani su
-lui; presto presto, per dare un terribile esempio, si fa il
-processo sul luogo: lo interrogano, egli nega, lo mettono
-alla tortura.
-</p>
-
-<p>
-Voi non sapete, ragazze, cos'è la tortura, eh? perchè
-adesso non la si usa più. Ma al tempo mio, quando uno
-era sospettato d'un delitto, fosse come capo di ladri, o
-come strega, o bestemmiatore, o un di quelli che untavano
-per far venire la peste, lo pigliavano: il signor giudice
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-gli domandava, — Sei stato tu? Se l'altro schiodava,
-dio con bene: se no, il signor giudice ordinava: — Mettetelo
-alla corda.
-</p>
-
-<p>
-Voi tutte avete visto il macello, quando il beccajo, dopo
-scannato il bue, lo tira su, legato per le gambe ad un
-verricello. Su quel fare immaginate la tortura. Il reo, ossia
-l'accusato ch'è tutt'uno, veniva legato colle mani
-dietro, così; con una corda incarrucolata l'alzavano, e
-a volta a volta davano delle buone strappate, come si
-fa col martino quando si conficcano i pali nell'argine;
-e lo facevano saltare dieci, venti volte, quante al signor
-giudice piacesse. Di ragione, se colui non voleva che
-le braccia restassero attaccate alla fune, conveniva che
-confessasse; e così si scoprivano i malfattori, poi s'impiccavano,
-si squartavano, s'inrotavano. Di questi esempii
-non passava, sto per dire, settimana, che non se ne
-udissero; e perciò delitti non ne succedevano. Ora tali
-usanze sono dismesse, e il far il ladro è divenuto una
-bazza.
-</p>
-
-<p>
-L'uomo della Bia fu dunque posto al tormento, e lì il
-signor giudice, — un fior di giudice, dalle cui unghie
-non era mai uscito alcuno savio; ma insieme una brava
-persona, pieno di pazienza e piacevolone che diceva barzellette
-fin nel condannare alla morte. Il signor giudice,
-come dicevo, prima lo esortò colle buone a dir la verità;
-poi, vedendo che negava, ordinò, — Tiratelo su.
-</p>
-
-<p>
-Nel suo seggiolone, appoggiato il gomito al tavolino e
-il mento alla mano, stava egli osservandolo, e con tutta
-pazienza aspettando che confessasse; ma quegli duro.
-Allora il signor giudice: — Ehi, dategli un pajo di strappatine.
-L'altro pianse, strillò, invocò il Signore, la Madonna,
-san Giuseppe, ma tenne saldo.
-</p>
-
-<p>
-Al vederlo così ostinato, sarebbe montata la stizza anche
-al santo Giobbe: ma il signor giudice colla solita
-calma, vòlto al manigoldo e facendogli d'occhio gli
-disse:
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, com'è così, calatelo giù.
-</p>
-
-<p>
-L'aguzzino, che capi il segno, calò l'accusato tanto
-vicino al pavimento che lo rasentava colla punta dei
-piedi. L'uomo che erasi sentito resuscitare da morte a
-vita in ascoltare quell'ordine, vedendosi ora così presso
-terra, che un poco più che si allungasse la toccherebbe,
-per raggiungerla stiravasi da sè medesimo di tutta forza
-e così per la speranza di finirli, accresceva nel più orribile
-modo i suoi tormenti.
-</p>
-
-<p>
-A vederlo sgambettare, il manigoldo schiattava dalle
-risa: l'istesso signor giudice turava la bocca, perchè non
-gli scappassero: in fin che l'altro, non potendo resistere
-a quel nuovo spasimo, domandò per amore, per misericordia
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-che lo calassero affatto, e avrebbe detto ogni
-cosa.
-</p>
-
-<p>
-Di fatto confessò che era stato lui ad ammazzare sua
-moglie, perchè n'era sazio, perchè rantolava sempre, perchè
-voleva torne un'altra; insomma tutto quello che il
-signor giudice gli suggerì. Questi contento della buona
-uscita del suo processo, buttò fuori la sua brava sentenza
-con qualmente il reo fosse scopato e poi impiccato; e
-andò a desinare.
-</p>
-
-<p>
-La giustizia, cioè il boja, venne subito da Milano, con
-un carro a tiro a due, e suvvi ceppo, ruote, corde, tanaglie,
-un arsenale di roba da mestiero; e a vedere e non
-vedere, ebbe piantata la forca sulla piazza. Al domani
-tutto il paese, tutto il vicinato corsero in folla per vedere
-castigare lo scellerato uccisore di sua moglie; e il
-boja trattolo fuori di prigione, cominciava a scoparlo.
-Quand'ecco accorrere una ragazza scarmigliata, ansante,
-pallida, contraffatta, sfondando la folla e gridando come
-una indemoniata:
-</p>
-
-<p>
-— È innocente; non ne sa nulla.
-</p>
-
-<p>
-Tutti ravvisarono subito l'Agnese, e cominciò a levarsi
-un bisbiglio: perchè sebbene l'uomo della Bia si trovasse
-sempre aver bevuto davvantaggio, non si sapeva che
-avesse mai torto un capello a nessuno; onde molti avevano
-penato a crederlo capace di tanto eccesso prima
-che il signor giudice avesse proferita la sentenza. Proferita
-questa, fu un altro cantare, perchè la sarebbe grossa
-che avesse a sbagliare il giudice; e quando una cosa
-passò in giudicato, non se ne deve più dubitare.
-</p>
-
-<p>
-Ma allora udendo le parole dell'Agnese, cominciarono
-alzar la voce, e corsero dal signor giudice e gli raccontarono
-l'occorrente.
-</p>
-
-<p>
-Questi si trovò allora in un bel imbarazzo. Il processo
-era stato fatto in tutte le regole; in tutte le forme data
-la sentenza; e poi, si sa, a ciascuno piace esercitare la
-propria abilità. Perciò sulle prime egli procurò di buttar
-per matta la ragazza e che intanto la condanna si eseguisse;
-ma poi, sentendo il gridìo della gente, e massime
-le ragioni del signor curato, ordinò che si sospendesse
-l'esecuzione. E udendo il boja star di mal umore
-per aver fatto il viaggio per niente, gli disse: — Colpa
-tua, dovevi sbrigarti più lesto.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la ragazza, e non fu bisogno di corda, spiattellò
-di punto in punto tutta la storia, dalla morte di
-Sandro in avanti: visitata la casa, si trovarono i panni
-sanguinati, si trovò il coltello. Figuratevi che dire ne fu
-per il paese! Vi basti che fino il giudice pareva quasi
-averle compassione e diceva che quanto a lui, non gli
-sarebbe importato niente anche a salvarla. Ma il bianco
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-sul nero c'è per qualche cosa, e la legge canta: Chi ammazza
-muoja.
-</p>
-
-<p>
-Il marito della Bia lo tennero un poco in prigione per
-aver deposto il falso in giudizio, poi lo mandarono all'ospedale
-a guarir delle storpiature; ed il boja tornò a consolarsi,
-perchè il giuoco che doveva fare all'uomo lo fece
-all'Agnese.
-</p>
-
-<p>
-— Povera ragazza! esclamano le fanciulle asciugandosi
-gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Povero suo padre! esclama un vecchio; e si fa attorno
-un silenzio meditabondo. Questo silenzio pare a
-comar Giuditta il miglior elogio che possa farsi al suo
-racconto, e però, dopo un pezzetto, ripiglia: — Guarda
-mo! quell'acqua cheta, quella ragazza così florida, così
-bella, chi l'avrebbe detto che aveva a finire così? E non
-è già questa una pastocchia, ma un caso vero, quanto
-è vero che le comete annunziano malanni. Il paese è qui
-dalle vostre parti, e mia madre aveva parlato con delle
-vecchie che erano vive quando questo è accaduto. Imparate
-dunque, o ragazze...
-</p>
-
-<p>
-— A non chiudere l'amoroso nella cassapanca, l'interrompe
-la Savina; e uno scroscio di risa universale
-tien dietro a quest'arguzia. Poi, come, avanti giorno, un
-passero che cominci a zirlare basta perchè sull'istante
-si sveglino tutti gli altri che dormivano, ed è uno stormire,
-un cinguettìo, un frascheggiare di mille uccelli,
-così, rotto l'incanto, si suscitano trenta voci discordi, che
-fitte fitte si succedono, s'intralciano, s'interrompono. E
-l'una dice; — Oh! di queste cose non ne succedono più;
-un'altra: — Ma che colpa n'aveva quella povera zitella?
-la terza: — Per uno scappuccio, alla forca!
-</p>
-
-<p>
-— Oh! soggiunge la morale Simona; ogni colpa è di
-sua madre, che maltrattò quella strega, e per questo bisogna
-guardare a chi si fa del male.
-</p>
-
-<p>
-— Sapete che? salta su la Betta, quella tal sufficiente:
-La vera ragione è che l'Agnese era nata sotto un cattivo
-pianeta.
-</p>
-
-<p>
-Comar Giuditta prova e riprova di ricondur il silenzio,
-la meditazione e tornar padrona della veglia per potere
-spacciar alquanto di quella morale onde son piene le
-fosse: ma chi arresterà la girandola dopo appiccata la
-scintilla? Cresce anche di più in più il bisbigliare, il chiaccolare,
-che è una sinagoga; finchè nel lucerniere si pianta
-il gancetto d'un lumuccio a mano, fioco siccome quello
-che si accende ai morti; e la Savina, non senza un'occhiata
-al suo giovinotto, con voce viva da passare il tetto,
-comincia a cantar allegramente <i>Mamma mia, non mi
-sgridate</i>: tutte le altre le si accordano; e lo spavento
-col quale la comare sperava d'aver fatto più frutto che
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-un padre delle missioni, si dilegua in un vivace biscantare.
-</p>
-
-<p>
-Così la sinfonia che accompagnò al cimitero un soldato
-estinto, con flebile armonia da mettere l'angoscia nel
-cuore, non appena è gettata sul cadavere la terra, intuona
-una coraggiosa marciata, che dissipa la melanconica
-impressione, quasi sia troppo il continuare più di
-mezz'ora la compassione all'uomo, il cui mestiero è il
-patimento e la morte.
-</p>
-
-<p class="indr">
-1834.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE.
-</p>
-
-<div class="somm">
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<p class="spaced4">
-<a href="#cantu">Cesare Cantù</a><br />
-<a href="#imbevera">La Madonna d'Imbevera</a><br />
-<a href="#verderio">La battaglia di Verderio</a><br />
- <span class="spaced1"><a href="#notaverd">Nota</a></span><br />
-<a href="#brivio">Il castello di Brivio</a><br />
- <span class="spaced1"><a href="#notabri">Nota</a></span><br />
-<a href="#setajuola">La setajuola</a><br />
-<a href="#agnese">Agnese o la veglia di stalla</a>
-</p>
-
-<hr />
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Schiaccerà la tua testa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Signore dal cielo in terra guardò, per udir i gemiti degli incatenati,
-per sciorre i figliuoli degli uccisi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I sacerdoti si astengano da cacce, uccellagioni, taverne, danze
-e giuochi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vidi l'empio innalzato e sublimato più che i cedri del Libano;
-ripassai, ed ecco più non v'era.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dall'inferno esclamai, e tu, Signore, ascoltasti la voce mia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per intendere queste e le precedenti allusioni, bisogna ricordare
-che questa novella ed altre delle seguenti furono scritte in prigione
-di Stato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come dileguasi la cera al fuoco, tal periscano i peccatori dalla
-faccia di Dio, ed i giusti banchettino ed esultino in allegrezza. <i>Salmo</i>
-LXVII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi l'aggiunta dopo questa novella.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p>Per comodità di lettura è stato inserito un indice a fine volume.</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Novelle brianzuole, by Cesare Cantù
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK NOVELLE BRIANZUOLE ***
-
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