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-The Project Gutenberg EBook of Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III,
-parte II, by Michele Amari
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
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-this ebook.
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-
-Title: Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II
-
-Author: Michele Amari
-
-Release Date: November 26, 2019 [EBook #60789]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DEI MUSULMANI DI ***
-
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This transcription
-was produced from images generously made available by
-Bayerische Staatsbibliothek / Bavarian State Library.)
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- STORIA
- DEI
- MUSULMANI
- DI SICILIA
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- SCRITTA
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- DA MICHELE AMARI.
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- VOLUME TERZO
- Parte Seconda.
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- FIRENZE.
- SUCCESSORI LE MONNIER.
- 1872.
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- Proprietà letteraria.
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-LIBRO SESTO.
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-CAPITOLO I.
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-Trapasserei di molto i limiti ch’io mi proposi mettendo mano a
-quest’opera, s’io continuassi a trattare per filo e per segno la storia
-della Sicilia fino al tempo che vi rimasero abitatori musulmani. Nel
-presente libro io dunque toccherò per sommi capi le vicende della corte
-e de’ popoli cristiani, quanto basti a rischiarar quelle de’ Musulmani,
-delle quali noterò ben tutti i particolari che siano pervenuti infino a
-noi. Aggiugnerò le relazioni del principato co’ Musulmani di fuori; sì
-per la connessione del subietto, e sì per la novità dei fatti che, la
-più parte, si raccolgon ora per la prima volta negli scritti arabici.
-
-Mancano gli annali cristiani della Sicilia dal primo al ventunesimo
-anno del duodecimo secolo, quando Ruggiero il giovane comparisce a
-un tratto uom di Stato, potente per armi e ricchezze, conquistatore
-del ducato di Puglia e nemico audacissimo de’ papi. Riscontrando co’
-diplomi le poche parole che ne dicono i cronisti, ritraggiamo appena
-in questo periodo che, morto il primo conte Ruggiero (1101) rimasero
-di lui due bambini, Simone e Ruggiero, l’uno di otto anni, l’altro
-di sei; che la contessa Adelaide resse la Sicilia e la Calabria a
-nome del primo, infino al millecento cinque[1] ed a nome di Ruggiero
-infino al cento dodici;[2] e che l’anno appresso, il giovanetto rimanea
-padrone di sè medesimo e dello Stato. La madre andava in Palestina a
-rimaritarsi con Baldovino I, re di Gerusalemme; gli recava i tesori
-della Sicilia: ma il Crociato, quando gli ebbe sciupati, sciolse il
-matrimonio, connivente il papa, il patriarca ed un concilio (1116); sì
-chè l’Adelaide tornossi oltraggiata in Sicilia, dove poco stante (1118)
-morì.[3] Una cronica dice vagamente che Simone nel “breve suo consolato
-avea durate gravi molestie da’ Pugliesi;[4]” ond’e’ parrebbe che baroni
-di quella provincia, o forse il duca, si fossero provati ad occupare le
-Calabrie. Orderico Vitale, monaco francese di quella età, asseriva che
-un Roberto figlio del duca di Borgogna, fu dalla Adelaide chiamato in
-Sicilia, adoperato a reprimere i baroni, maritato ad una sua figliuola
-e poi scelleratamente morto di veleno:[5] ma il nome non torna nei
-ricordi siciliani;[6] nè un misfatto, sì leggermente supposto in tutti
-i tempi, può credersi a quel frate, ghiotto di favole e punto benigno
-all’Italia. L’abate di Telese, biografo del re, dice poco della sua
-fanciullezza: che lo Stato fu governato dalla prudentissima Adelaide
-sua madre; che Ruggiero non vedea mendico nè pellegrino che non gli
-desse tutti i danari ch’egli avea in tasca e que’ che domandava alla
-madre; e che, vivente il padre, giocando a battagliare con gli altri
-bambini, ei sgarava sempre il maggior fratello e lo scherniva: “lascia
-a me la corona e le armi, ch’io ti farò vescovo o papa di Roma.[7]”
-Cotesti aneddoti mostrano, oltre gli alti spiriti del fanciullo, che a
-corte non si parlasse de’ papi con tanta riverenza, e che si tenesse in
-gran pregio la carità, precipua virtù dei Musulmani; ma non delineano
-di certo la storia del tempo.
-
-La penuria de’ racconti pur vale a provare che sotto la reggenza
-non seguì alcuno strepitoso avvenimento; cioè che la contessa e i
-suoi consiglieri seppero usare, e forse compiere, i buoni ordini
-posti dal primo Ruggiero; e ch’e’ tennero salda la mano su quella
-nuova mescolanza di uomini, la quale parrebbe proprio il simbolo
-della discordia. La feudalità che tosto volse ad anarchia nel ducato
-di Puglia, non osò levar la testa in Sicilia: la quale generalità
-è compendiata, s’io ben mi appongo, nelle parole dei notabili di
-Traina, Centorbi ed altre terre della Sicilia centrale, i quali il
-millecenquarantadue attestavano in giudizio il seguente fatto de’
-tempi della reggenza. Querelandosi un Eleazar,[8] signore di San
-Filippo d’Argirò, che il vescovo di Traina, signore di Regalbuto, gli
-avesse usurpato un tratto di terreno, Adelaide commetteva il giudizio
-a Roberto Avenel e ad altri nobili uomini; i quali andati su i luoghi
-co’ notabili e i litiganti, Eleazar proruppe ch’ei volea dividere i
-confini con la spada; ma ripreso da Roberto e da tutti si acquetò: onde
-fu proceduto alla prova testimoniale ed alla decisione, come in tempi
-civili.[9] Tal forza del governo venìa dall’assetto che avea dato alla
-feudalità il conquistatore; ed anco dal prudente ardire dell’Adelaide e
-de’ suoi consiglieri, i quali, facendo assegnamento in su i Musulmani,
-fermarono la sede del principato in Palermo.
-
-Da Mileto nè da Traina non si potea reggere a lungo il nuovo Stato.
-Ragion volea che la capitale stesse in Sicilia e in sul mare. Sembra
-anzi che il primo Conte, finch’ei non ebbe signoria in Palermo, avesse
-eletta Messina; poichè non solamente ei rafforzolla e vi tramutò la
-sede vescovile di Traina;[10] ma va riferita al suo tempo, ovvero
-ai primordii della reggenza, la fondazione della zecca,[11] della
-reggia,[12] e credo anco dell’arsenale, in quella città. Se non che
-acquistata (1093) la metà di Palermo e cominciato con gran lucro a
-maneggiare l’azienda della città per sè medesimo e per lo duca di
-Puglia,[13] Ruggiero trovò in Palermo le basi da rifabbricare tutta
-l’azienda dell’isola.
-
-I _diwani_ istituiti da’ primi emiri e riordinati da’ Kelbiti, non
-erano al certo distrutti quando i Normanni presero la città: rimaneano,
-fossero anco stati negletti per alcun tempo, i casamenti, gli archivii,
-la zecca, gli arsenali;[14] rimanea qualche segretario e computista:
-nè Roberto era uomo da lasciare inoperosa macchina così fatta, nè
-Ruggiero. I diwani, serbati e ristorati, attiravano la corte di
-Adelaide; l’attirava una città di due o trecentomila abitatori, con
-quei suoi maestosi edifizii, industrie fiorenti, lusso e ricchezze che
-la facean rivale di Cordova. L’esperienza dovea mostrare a’ governanti
-che se da Messina avrebbero tenuta meglio la Calabria, poteano
-all’incontro, da Palermo far sentire più pronta e più forte la mano in
-Sicilia; e che l’oro, il ferro e la necessaria fedeltà dei Musulmani
-di Palermo avrebbero rinforzato il principe contro i baroni: ch’era
-il gran problema di governo nel medio evo. D’altronde quella corte
-latina non avea cagione d’amar meglio il soggiorno di Messina popolata
-di Greci, che di Palermo scarsissima di Cristiani. Adelaide, senza
-lasciar del tutto la sede di Messina, prese a stanziare in Palermo, e
-la rifece veramente capitale dell’isola. Ciò avvenne ne’ principii del
-secolo, e direi appunto il millecentododici; poichè la confermazione
-dei privilegi dell’arcivescovo e capitolo di Palermo, accordata
-solennemente il primo giugno di quell’anno, da «Adelaide contessa e
-dal suo figliuolo Ruggiero, ormai cavaliere e conte di Sicilia e di
-Calabria, sedenti in Palermo, nell’aula del palagio di sopra, con molti
-lor chierici, baroni e cavalieri,» mi sembra proprio il compimento
-d’una cerimonia inaugurale. Soscrissero questo diploma da testimonii,
-parecchi baroni italiani e francesi noti nelle carte del primo Conte e
-con essi un Cristoforo, ammiraglio.[15]
-
-È qui il luogo di ricercare l’origine di cotesto ufizio, il quale per
-la prima volta comparve tra Cristiani alla corte di Palermo, e lì,
-mutando natura, divenne quel ch’oggi suona in tutte le lingue d’Europa.
-Ammiraglio è corruzione della voce arabica emîr, che i Bizantini
-trascrissero fedelmente al nominativo, ma ne fecero al genitivo
-ἀμήραδος;[16] onde passò con tal desinenza a’ Cristiani occidentali,
-sì com’egli è avvenuto ad altre voci greche. E veramente gli scrittori
-della bassa latinità non altrimenti chiamarono gli emiri musulmani che
-_amiratus_; se non ch’e’ raddolcirono talvolta il suono in _amiralius_,
-talvolta lo resero più aspro in _admirarius_, o _admiratus_ per dargli
-alcun significato in loro linguaggio.[17] Come già dicemmo, Roberto
-Guiscardo, assettando il reggimento in Palermo vi prepose un de’
-suoi con titolo di _ammiraglio_.[18] A città musulmana ei lasciava
-magistrati musulmani, chè altrimenti non potea fare; tra i quali era
-primo l’emir di provincia, capo politico e militare, giudice sopra i
-reati di Stato:[19] e torna allo stesso ufizio ed allo stesso titolo
-ch’ebbero i governatori della Sicilia sotto gli Aghlabiti e i Fatemiti.
-E’ par che il conte Ruggiero, quand’ei prese a mezzeria la città di
-Palermo, v’abbia fatto emir un suo segretario, greco di Calabria o di
-Sicilia, per nome Eugenio; del quale ritraggiam solo ch’egli ebbe quel
-titolo, ch’ei possedette beni in Palermo e che fondò un monastero in
-Traina.[20] Dopo lui, Cristoforo ammiraglio testè ricordato, soscrive,
-quasi ministro di Stato, una donazione data di Messina nel febbraio
-1110;[21] e poi, con gli altri grandi della corte, il citato diploma
-del giugno 1112;[22] si sa in fine ch’egli ebbe una casa in Messina,
-la quale tornò, dopo la sua morte, al regio demanio.[23] Segue un
-Cristodulo ammiraglio, nominato in varii diplomi dal 1123, o forse
-dal 1119, al 1139, qual ministro civile ed ufiziale di corte, onorato
-alfine col gonfio titolo di protonobilissimo.[24] Ma questo somiglia
-forte al benservito che suol darsi agli invalidi; perocchè ormai
-da parecchi anni primeggiava nel governo dello Stato quel Giorgio
-di Antiochia, che fu ammiraglio di nome e di fatto, come s’intende
-oggidì. Lo veggiamo il 1123 aiutante o guida del capitano dell’armata
-siciliana, chiamato dagli Arabi Abd-er-Rahman-en-Nasrani, ossia il
-Cristiano; il quale potrebbe essere per avventura lo stesso Cristodulo
-testè nominato;[25] e l’identità della persona darebbe ragione di
-parecchi fatti, come or or si vedrà. Giorgio, secondo i diplomi,
-era a Corte il 1126, ammiraglio al par di Cristodulo o Crisiodoro e
-del proprio figliuolo Giovanni; il 1132 ei s’intitolava ammiraglio
-delli ammiragli e arconte degli arconti, e tal rimanea sino alla sua
-morte.[26] Egli esercitò, al par che i predecessori, atti di ministro
-di Stato e delegato del principe in cause civili, e capitanò l’armata;
-ma non si ritrae quale uficio tenessero gli altri ammiragli soscritti
-in qualche carta insieme con lui,[27] se di capitani o di ministri
-subalterni, e se alcuno non ebbe altro che il titolo, sì come abbiam
-detto de’ kâid.[28] Sol veggiamo preposto alle navi del re nella guerra
-dell’Italia meridionale, Giovanni figliuolo di Giorgio.[29] Dopo la
-morte di Giorgio gli si ragguagliò di titoli e di ufizio Majone; il
-quale ebbe ammiragli contemporanei e fu quasi padrone del re e dello
-Stato, come gli _emir-el-omrâ_, ossia emir degli emiri, di Baghdad al
-declinare del califato; ma non capitanò mai il navilio in guerra.[30] E
-finì con Majone l’autorità ed il titolo d’ammiraglio delli ammiragli.
-Divenuto primo ministro il cancelliere, o esercitato l’ufizio da un
-consiglio di tre _famigliari_ del re, l’ammiraglio rimase ministro
-regio per le cose del mare;[31] ed entro un secolo passò quel vocabolo
-in altri paesi, col significato esclusivo di capitano del navilio;[32]
-talchè gli eruditi arabi del XIV secolo, trovando sì diverso il suono
-del vocabolo e la giurisdizione dell’ufizio, non riconobbero più l’emir
-loro, nell’ammiraglio degli Italiani o delli Spagnuoli.[33]
-
-In Sicilia dunque ed alla metà del duodecimo secolo mutossi l’ufizio
-dell’emir, lungo tempo dopo che il vocabolo avea presa sembianza
-greca e latina. La quale trasformazione come avvenisse non risulta
-da documenti, non è detto da cronisti, ma sendo nata di certo dalle
-condizioni particolari dell’amministrazione pubblica in Sicilia,
-ne possiam noi rintracciare l’origine senza troppa audacia di
-conghietture. L’autorità dell’ammiraglio cristiano di Palermo,
-viceregia sotto Roberto e il primo Ruggiero, limitata pure alla città
-e al suo territorio, dovea necessariamente alterarsi quando la corte
-stanziò nella capitale e vi s’accrebbe la popolazione cristiana.
-Conforme all’assioma del diritto siciliano di quel tempo, che ogni
-gente si governasse con sua legge, dovea ristringersi l’autorità
-dell’ammiraglio da un lato, allargarsi dall’altro; lasciare agli
-altri ministri del principe le cose dei Cristiani della città; ed
-estendersi a quelle de’ Musulmani in tutta l’isola, secondo la
-propria sua natura, cioè di comando militare e di piena potestà
-civile, fuorchè nei giudizii riserbati ai cadì. Ma nel reggimento
-militare de’ vinti Musulmani di Sicilia era ormai di momento il solo
-navilio. I fanti e i cavalli non si chiamavano in arme se non che
-al bisogno, e in piccol numero al paragon delle milizie feudali; e
-finita l’impresa rimandavansi a lor case, eccetto qualche compagnia
-stanziale: possiam supporre inoltre che Palermo, come altre città
-demaniali, fosse esente dal servizio militare di terra ed obbligata
-soltanto al marittimo. Con ciò egli è da riflettere che l’armata,
-unica forza permanente dello Stato, richiedea continua vigilanza su
-la disciplina de’ marinai e sul mantenimento di navi, attrezzi, armi,
-vettovaglie: e ch’essa era montata in parte da uomini musulmani[34] e
-le cose affidavansi alla cura de’ Musulmani di Palermo, essendo stato
-secondario di certo, infino alla metà del XII secolo, l’arsenale di
-Messina.[35] Indi l’ammiraglio, oltre il suo ufizio civile, tornava
-a quel ch’oggi sarebbe il ministro della marina e inoltre capitanava
-in guerra il navilio, quand’egli era uomo da ciò; e sempre esercitava
-giurisdizione civile e criminale sopra i soldati e’ marinai.[36] Nel
-regno intanto del secondo Ruggiero, accentrandosi e ordinandosi ogni
-ramo di amministrazione pubblica, s’accrebbe il numero de’ funzionarii;
-gli affari della popolazione musulmana ne richiesero parecchi, ai
-quali fu dato anco il titolo di emir; e il ministro di Stato per
-gli affari musulmani, ch’era Giorgio d’Antiochia, come superiore
-agli altri, fu detto emir degli emiri. Abilissimo amministratore e
-fortunato capitano d’armata, Giorgio tenne veramente l’ufizio di primo
-ministro, il doppio visirato della spada e della penna come lo si
-chiamava in parecchi Stati musulmani, dell’undecimo e duodecimo secolo:
-nè sembra poi cosa tanto strana che un cristiano, ministro per gli
-affari musulmani, fosse quel ch’or diremmo presidente del Consiglio.
-Ma gli ufizii di grande ammiraglio e di Cancelliere urtavansi per
-la natura stessa e per lo incerto confine loro, variabile secondo
-l’arrivo di nuovi coloni e la conversione degli antichi. Il quale
-antagonismo, s’e’ non nocque al tempo di Ruggiero e di Giorgio, mandò
-sossopra lo Stato nel regno di Guglielmo primo e, spento Majone, gli
-sopravvisse quel disordine. Alfine par che il Cancelliere e poi il
-consiglio di Cancelleria, prendessero a trattar le faccende civili dei
-Musulmani, le quali scemavano insieme col numero e con la ricchezza
-loro. Scomparvero allora i meri ammiragli, sorgendo in vece loro altri
-ufiziali con titoli europei; e solo rimase in piè quel saldo reggimento
-delle cose del mare, insieme con l’ammiraglio che vi era preposto.
-Questa unione, poi, del comando, del ministero e del tribunale, come
-noi diremmo in oggi, questa unica volontà che preparava nella pace,
-conduceva in guerra e presedeva a’ giudizii speciali su le persone
-e le cose appartenenti alla marina, parve buona agli altri Stati;
-ond’essi imitarono più o meno fedelmente il grande ufizio e gli dettero
-lo stesso nome che avea in Sicilia. Così io suppongo e ritorno al
-filo degli avvenimenti, nel quale occorre in primo luogo l’ammiraglio
-Giorgio.
-
-Le memorie arabiche degli ultimi principi ziriti suonano molto diverse
-dagli annali siciliani su la origine di costui. Non si ritrae su
-quale autorità il Pirro l’abbia supposto figliuolo dell’ammiraglio
-Cristodoro o Cristoforo, ed abbia aggiunto il casato di Rozio, che
-mi par lezione erronea di qualche sigla veduta ne’ diplomi greci.[37]
-Secondo gli scrittori arabi, Giorgio fu di que’ ministri di ventura,
-giudei o cristiani, ai quali i principi orientali sovente commetteano
-l’amministrazione dell’erario, per difetto di sudditi musulmani
-versati in quelle materie. Egli e il suo padre per nome Michele,
-cristiani d’Antiochia, capitarono a corte di Temîm, principe di Mehdia
-(1062-1108), amante di così fatti avventurieri;[38] appo il quale
-Giorgio si fè strada, sapendo per bene l’arabico ed avendo con molta
-lode esercitata in Siria la computisteria,[39] o, come io credo,
-la pratica dell’azienda pubblica di quella provincia. Temîm indi il
-prepose ad ufizio simile nello Stato di Mehdia: dove crebbero sua mercè
-le entrate. Ma alla morte di quel principe (marzo 1108), temendo la
-vendetta di Iehia che gli succedette, il quale odiava, come avvenir
-suole, il ministro favorito dal padre, Giorgio s’indettò con la corte
-di Ruggiero,[40] che ricercava di così fatti strumenti, avendo sudditi
-musulmani da mugnere e principi vicini da insidiare. Mandatagli apposta
-di Sicilia una nave, sotto specie di recare spacci alla corte di
-Mehdia, Giorgio, un venerdì, colse il tempo della preghiera solenne,
-e mentre i musulmani salmeggiavano, egli e tutti i suoi, travestiti da
-marinai, andarono sul legno siciliano sì destramente che i terrazzani
-s’accorsero della fuga quando e’ videro veleggiar quello in alto
-mare. Arrivati gli avventurieri antiocheni in Sicilia, Abd-er-Rahman
-il cristiano, ministro di finanza,[41] come noi diremmo, adoperolli
-nella riscossione de’ tributi; nella quale guadagnaron fama di
-solerzia e probità. Occorrendo intanto al re di mandare uom fidato in
-Egitto, Abd-er-Rahman gli propose Giorgio; e questi compiè sì bene la
-commissione e riportonne tanto guadagno, ch’egli entrò subito in grazia
-del re.[42] Così il Tigiani: ond’e’ si vede che il negozio commesso a
-Giorgio fu mercatantesco, di que’ che fruttarono denari e potenza ai
-principi di Sicilia nel XII e XIII secolo.[43] Con la narrazione degli
-Arabi s’accordano i diplomi, assai meglio che coi supposti del Pirro.
-Giorgio d’Antiochia comparisce verso il 1111 nell’umile ufizio di
-stratigoto di Giattini;[44] il 1123 accompagna Abd-er-Rahman capitano
-dell’armata siciliana nella infelice impresa del Capo Dimas;[45] il
-1126 è soscritto in un diploma col titolo d’ammiraglio e nulla più;
-indi lo veggiamo per la prima volta il 1132[46] ammiraglio delli
-ammiragli. Da un’altra mano i supremi uficii d’azienda e di guerra che
-i cronisti musulmani attribuiscono al cristiano Abd-er-Rahman tra il
-1108 e il 1123, non si adatterebbero in Sicilia ad altro personaggio
-notevole che all’ammiraglio Cristodulo, il qual nome anco torna
-con poco divario ad Abd-er-Rahman.[47] E parrebbe un de’ musulmani
-siciliani di schiatta italica o greca, ritornati al cristianesimo dopo
-il conquisto e adoperati dal principe negli ufizii pubblici.
-
-La testimonianza degli scrittori arabi al par che de’ diplomi cristiani
-della Sicilia intorno Giorgio di Antiochia, conferma l’autorità civile
-delli ammiragli, che che si pensi de’ miei supposti su l’origine sua.
-Questa particolarità del diritto pubblico siciliano alla quale si è
-badato assai poco fin qui, ci aiuta a comprendere le vicissitudini
-dello Stato sotto i due Guglielmi, assai meglio che non faremmo col
-mero ordinamento dei sette grandi ufizii della Corona,[48] supponendo
-col Gregorio, che fosse stato fin da’ tempi di re Ruggiero qual si
-ritrae negli ultimi di Guglielmo il Buono, e che l’autorità di quegli
-ufizii si fosse estesa a tutti i sudditi, cristiani o musulmani. Erano
-gli elementi dell’azienda musulmana che tornavano a galla quando
-fu ristorata l’antica capitale. E dico delle istituzioni ed anco
-degli uomini. Guerrieri che avessero seguito in Terraferma il primo
-conte, uomini di mare, giuristi, segretarii, mercatanti, pedagoghi,
-camerieri; qual più qual meno caritatevoli, dissoluti e picchiapetto;
-bilingui e trilingui, barcheggianti tra due o tre religioni, versati
-nella letteratura arabica e nella scienza greca, dilettanti dell’arte
-bizantina e delle forme che prese in Siria, in Egitto o in Spagna: tali
-mi sembrano que’ Musulmani e Greci di Sicilia che la novella corte
-attirava, senza volerlo, nel castel di sopra di Palermo, insieme co’
-Levantini della tempra di Giorgio e coi prelati, i chierici e i nobili
-d’Italia e di Francia. Que’ costumi dissonanti s’armonizzaron pure un
-gran pezzo e produssero, nel corso del duodecimo secolo, due grandi
-Statisti: orfani entrambi, maturati precocemente tra le agitazioni
-della corte di Palermo, somiglianti anco l’uno all’altro per tempra e
-cultura dell’intelletto, legislatori, buon massai, vaghi d’ogni scienza
-e filosofi più che cristiani: Ruggiero primo re e Federigo secondo
-imperatore; i due sultani battezzati di Sicilia, a’ quali l’Italia dee
-non piccola parte dell’incivilimento suo.
-
-L’educazione orientale del novello principe non giovò a’ vicini Stati
-musulmani. Mentr’egli in casa ordinava l’amministrazione, l’esercito
-e l’armata, e mantenea severamente la sicurezza pubblica;[49] mentre
-attaccava briga col duca di Puglia, e maggior pericolo minacciavagli
-con l’amistà,[50] Ruggiero agognava in Affrica all’eredità d’un altro
-principato moribondo. I Ziriti di Mehdia s’erano sforzati invano,
-dallo scoglio loro, a ristorare l’antico dominio contro i Ziriti di
-Bugia, gli Arabi nomadi e i regoli di schiatta arabica o berbera che
-usurparono a volta a volta le città della costiera.[51] Temîm, invero,
-dopo l’assalto della Lega italiana (1087) avea ridotti, perduti e
-ripresi varii luoghi,[52] e perfino, mostrato il viso a’ Cristiani,
-non sappiamo di qual nazione, i quali del quattrocentonovantotto (22
-sett. 1104 a 11 sett. 1105) riassaltarono Mehdia, chiusero la darsena
-con formidabile ordinanza di galee spalleggiate da ventitrè navi; ma
-l’armata zirita, rompendo la fila, non senza strage li rincacciò.[53]
-Iehia, figliuolo e successore di Temîm, racquistò anch’egli qualche
-pezzo del territorio; mandò l’armata in corso contro Cristiani, con
-vario successo;[54] fornilla di fuoco greco;[55] e tanta molestia diè,
-o tanti comodi offerse al commercio bizantino, che Alessio Comneno,
-l’anno cinquecentonove dell’egira (1115-6) inviava ambasciatori
-in Mehdia a presentare doni, e trattare un accordo.[56] Continuava
-intanto la pace che il primo conte di Sicilia fermò con Temîm:[57]
-s’accresceano i commerci al segno che, il millecendiciassette, Ruggiero
-secondo tenea parecchi fattori in Mehdia a maneggiar grosse somme di
-danaro, sì come vedrassi nel seguito della narrazione. Questa mostrerà
-anco gli effetti delle pratiche fatte dalla corte di Palermo appo
-gli Arabi occupatori dello Stato e’ governatori ribelli delle città
-marittime. E perchè gli Ziriti di Mehdia non avessero avversario
-che amico non fosse di Ruggiero, anco i Beni-Hammâd gareggiavano
-con essolui di cortesia. De’ monaci Benedettini, al dir di Pietro
-Diacono, tornando di Sardegna in Terraferma erano stati presi da
-corsari affricani, ed era stata la nave cacciata da’ venti in Sicilia,
-quando il conte, pregato di liberar que’ frati, in vece di strapparli
-a dirittura dalle mani degli Infedeli, mandò ambasciatori al re della
-città Calamense detta da’ Saraceni Al-Chila; il quale immantinenti
-rilasciava i prigioni.[58] Indi gli è manifesto che un trattato legasse
-i principi normanni della Sicilia con quel ramo di casa zirita. Dopo
-la fuga degli Antiocheni, tutte queste mene di Ruggiero non poteano
-essere occulte alla corte di Mehdia: pur si manteneano, per interesse
-reciproco, le apparenze dell’amistà.[59]
-
-Venuto a morte Iehia (aprile 1116), Alì, giovane d’alti spiriti, non
-imitò la prudenza del padre. Rafi’-ibn-Makkan-ibn-Kâmil, capo d’Arabi,
-mezzo governatore e mezzo usurpatore di Kâbes, avea fatta costruire
-una grossa nave mercatantesca, con assentimento di Iehia; il quale
-financo gli fornì legname e ferro: ed era in punto ogni cosa, quando
-il nuovo principe, arrogandosi il diritto privativo del commercio di
-mare,[60] fece intendere a Rafi’ che, se la nave uscisse dal porto,
-ei sì la farebbe pigliare. E mandò con questo in Kâbes sei _harbiè_
-e quattro galee.[61] Rafi’ allora si volse a Ruggiero, fingendo, come
-ci dicono, ch’egli avesse allestita la nave per mandargli certi suoi
-presenti; ma più verisimile è che i ministri di Sicilia avessero già
-appiccate pratiche in Kâbes per condurvi i traffichi del fisco: e
-quali che fossero i particolari, ognun vede che Ruggiero stava lì alle
-vedette, come il potente quand’ei vuol entrare in casa de’ vicini.
-Promesse dunque aiuto a Rafi’ e tosto mandò una squadra di ventiquattro
-galee che, tolta seco la nave, scortassela in Sicilia. Correa l’anno
-cinquecentoundici dell’egira (4 maggio 1117 a’ 22 aprile 1118). Pareva
-a Ruggiero che il principe zirita non avrebbe osato di risentirsi. E
-veramente, quando fu vista da Mehdia l’armata siciliana veleggiare nel
-golfo, quando Alì toccò con mano la connivenza di Ruggiero che poc’anzi
-gli era parsa una fola, i grandi dello Stato, consultati, avvisarono si
-dissimulasse, piuttosto che spezzare i patti con la corte di Palermo.
-Alì die’ loro su la voce: comandò che il rimanente dell’armata corresse
-dietro a’ Siciliani per mantenere il divieto ad ogni costo. Seguinne,
-secondo il Tigiani, sanguinosa zuffa tra i marinai ziriti e que’ di
-Ruggiero, arrivati pria di loro e assisi già ad un banchetto, che
-Rafi’ loro aveva imbandito;[62] secondo altri i due navigli entrarono
-insieme; onde Rafi’ non osò far salpare la sua nave, nè si venne
-altrimenti alle mani:[63] tutti affermano poi che i Siciliani, non
-potendo usare aperta violenza, scornati si ritrassero.[64] Indi i
-cortigiani d’Alì a lodare la sapienza e valore del principe; i poeti ad
-ammontar metafore sopra metafore, come veggiamo in una kasîda scritta
-allora dal siciliano Ibn-Hamdîs, irridendo agli Infedeli che non aveano
-saputo affrontare il taglio delle sciabole d’Alì, nè le lingue di
-fuoco lanciate dalle sue navi.[65] I brani di memorie contemporanee che
-troviamo qua e là nelle compilazioni musulmane più moderne, danno con
-evidenti interruzioni il seguito degli avvenimenti. Narrano che Rafi’,
-chiaritosi ribelle, condusse alcune tribù d’Arabi a campo a Mehdia; che
-Alì corruppe quegli Arabi; e che, dopo varie fazioni, i due musulmani,
-spossati si rappattumarono.[66] Ruggiero, intanto, avea mandato il
-naviglio in aiuto di Rafi’, con ordine d’infestare la costiera e tenere
-in rispetto il naviglio zirita; ma questo gli diè una sconfitta; e
-par n’abbia anco toccate, aggiugnendosi dopo ciò che il signore di
-Mehdia riforniva l’armata.[67] La varia fortuna de’ combattimenti
-navali apparisce anco dalle pratiche delle quali abbiamo ragguaglio
-più particolare: che il principe di Sicilia mandò a richiedere
-imperiosamente la rinnovazione del trattato e la restituzione de’
-danari staggiti in Mehdia a’ suoi fattori; che Alì assentivvi e
-liberò i fattori imprigionati; che Ruggiero, non soddisfatto, reiterò
-l’ambasciata, fuor d’ogni uso cancelleresco, con parole aspre e
-villane; che il musulmano sdegnò di rispondere, e che indi sfogaronsi a
-minacce; l’uno di venire con l’armata a Mehdia, l’altro di collegarsi
-con gli Almoravidi per assaltare la Sicilia.[68] Entrambi già si
-apparecchiavano a grossa guerra. Alì muniva sue fortezze, armava dieci
-navi harbîe e trenta corvette, le empiva d’uomini, di munizioni e di
-nafta; e tenne pratiche veramente con gli Almoravidi. Scorsero così
-quattro anni, tanto che l’audace zirita morì (10 luglio 1121), nè in
-guerra nè in pace con la Sicilia.[69]
-
-La potenza che Alì incautamente stava per attirarsi in casa a fine
-d’allontanare i Siciliani, era surta come un turbine dalle profondità
-del Sahra: occupate in brev’ora le regioni ch’or diciamo del Marocco e
-dell’Algeria, avea passato il Mediterraneo e portati via, la più parte,
-i regoli musulmani della Spagna. Il nome attesta l’origine di quella
-dominazione. Alla metà dell’XI secolo, mentr’era venuta meno ogni forza
-vitale negli splendidi califati di Baghdad, del Cairo e di Cordova,
-l’islam ripullulò con l’antica violenza ne’ Berberi di Sanhagia, i
-quali si diceano musulmani perchè sapeano il nome del profeta e il
-precetto di rubare e ammazzare i Negri finitimi. Il capo de’ Lamtuna,
-tribù della nazione di Sanhagia, per dirozzare i suoi, chiamò (1039) un
-dottore di Segelmessa. Il quale, deriso e poi scacciato, in odio delle
-virtù ch’ei predicava e non delle favole religiose di che le condìa,
-si ritrasse con pochi proseliti in un isolotto del Senegal, per vivere
-a suo modo e adescar altri co’ prestigii della penitenza: il qual
-eremo appellarono, all’uso arabico, _ribât_, e sè medesimi _morâbit_,
-ch’è derivato di quella voce: _marabutti_, come son detti in oggi i
-santocchi in Affrica; e gli Spagnuoli d’allora, premesso l’articolo e
-fatte le solite permutazioni di consonanti, pronunziarono Almoravidi.
-Ingrossata l’associazione e venuta in fama per miracoli, die’ mano
-alla guerra contro forastieri e connazionali che non intendessero
-l’islam al modo professato nel _ribât_ (1042); nè andò guari che gli
-Infedeli, combattuti e spogliati, presero anch’essi l’utile mestiere di
-santi. Per la forza dell’ordinamento e della volontà, i pochi vinsero,
-al solito, i molti disgregati; le affinità di schiatta favorirono il
-movimento sociale vestito di religione; e la confederazione aggressiva
-fu pattuita agevolmente tra i barbari pastori del Sahra, che riferivano
-al Settentrione tutte le dolcezze e i comodi della vita, nè soleano
-veder pane se non quando n’avea seco un pezzo qualche mercatante di
-que’ paesi, venuto a comperare, credo io, schiavi negri. Una carestia
-spinse gli Almoravidi (1058) sopra Sus dell’Oceano. Rivoltisi, prima
-e poi, alla catena dell’Atlante, occuparono alfine (1061) Segelmessa;
-dove sottentrò ai primi un capo politico e guerriero, per nome
-Iûsuf-ibn-Tasciufin. Questi seppe stringere più fortemente i legami
-della confederazione; s’intitolò emiro dei Musulmani; vinse altre
-battaglie; gittò le prime fondamenta dalla città di Marocco (1062);
-si fece ubbidire da’ deserti al Mediterraneo, e dall’Atlantico a’
-confini occidentali dell’odierna provincia di Costantina. I Musulmani
-di Spagna, incalzati dalle armi di Alfonso di Castiglia, chiesero aiuto
-a Iûsuf; ond’ei, valicato lo Stretto, ruppe i Cristiani a Talavera
-(1086), ma poco stante spense ad uno ad uno que’ che l’avean chiamato
-(1090- 1100) e quand’ei morì (1106) si pregava a suo nome in mille e
-novecento moschee cattedrali: quasi tutto l’Occidente musulmano, del
-quale ei s’era fatta dar l’investitura dal povero califo di Baghdad.
-Alì figliuolo di Iûsuf, estese i confini a levante infino a Bugia; ed
-aggiunse all’impero le isolette che fecero suonare terribile in Italia
-questo nome di Almoravidi.[70]
-
-Dico le isole Baleari, le quali, dopo la morte di Mogêhid,[71]
-ubbidirono, insieme con Denia, al suo figlio Alì e indi al nipote
-Abu-’Amir e rimasero solo retaggio della dinastia, quando fu Denia
-occupata da Moktadir di Saragozza.[72] I successori di Mogêhid
-scansarono dapprima il giogo almoravide, sia che Iûsuf non pensasse
-alla Baleari, sia ch’ei non avesse forze navali da affrontare
-que’ pirati. Ma, provocati da loro correrie, i Pisani, il conte
-di Barcellona, quello di Montpellier, il visconte di Narbona ed
-altri signori cristiani, fatta lega tra loro, assalivano (1113) le
-Baleari, tenute allor dall’eunuco Mobascer, liberto dei Mogehiditi.
-Dopo ostinatissima difesa, morto l’eunuco, espugnavano il castello
-di Majorca (1115), prendeano il giovane Burabe (Abu-Rebi’a?) ultimo
-rampollo della dinastia, il quale fu condotto in Pisa, come il suo
-antenato Alì un secolo innanzi: se non che, ritornato a casa il navilio
-pisano, Alì-ibn-Iûsuf occupò le Baleari senza contrasto.[73] Il che
-par sia avvenuto per procaccio d’una valente famiglia di corsari di
-Denia, i Beni Meimûn, un uom della quale è ricordato tra i difensori di
-Majorca e dopo la morte di Mobascer fu mandato a Denia, per chiedere
-aiuto al principe almoravide.[74] I Beni Meimûn, pochi anni appresso,
-capitanavano l’armata di Alì-ibn-Iusuf, ordinata e forse creata da
-loro;[75] e nella precipitosa decadenza della dinastia, rifornirono
-l’esercito suo di giovani cristiani ch’essi andavano rubando ne’ mari
-e su per le costiere di Spagna, d’Italia e de’dominii bizantini.[76]
-Quando nulla valse a cansare la caduta degli Almoravidi, i Beni
-Meimûn affrettaronla, qual gittandosi co’ ribelli spagnuoli[77] e qual
-passando (1145) con l’armata sotto la bandiera d’Abd-el-Mumen, capo
-degli Almohadi.[78] Tra coteste vicende, la casa loro salita era a tale
-potenza che, per gran tratto del duodecimo secolo, gli annali nostri
-ricordano i combattimenti o gli accordi dei Beni Meimûn con Siciliani,
-Genovesi e Pisani.[79]
-
-Or nella state del millecentoventidue, un Ibn-Meimûn, suddito degli
-Almoravidi, piombò con sua armatetta sopra Nicotra di Calabria:
-saccheggiò, arse, uccise, rapì le donne e i bambini; assalì qualche
-altro luogo e illeso tornossene in Ponente.[80] Gli scrittori musulmani
-da’ quali sappiamo i casi della guerra che Ruggiero portò incontanente
-in Affrica,[81] appongonla a dirittura a questa fazione di Nicotra;
-dicendo che il conte di Sicilia la credè primo frutto delle istigazioni
-d’Ali, anzi della sua lega con gli Almoravidi.[82] E veramente cotesta
-guerra ci pare più tosto subita vendetta, che meditata impresa di
-conquisto; poichè i disegni di Ruggiero a tal effetto non sembrano ben
-maturi, ed all’incontro, in quel medesimo tempo, l’Italia meridionale
-lo chiamava a maggiori travagli e maggior premio.[83] Fors’egli sperò
-di fare, entro poche settimane, un colpo di mano sopra Mehdia, tramato
-con gli Arabi, e agevole in ogni modo contro Hasan, fanciullo di
-tredici anni, succeduto poc’anzi ad Ali.[84]
-
-Affrettossi Ruggiero, adunò navi ed uomini di varie parti d’Italia,[85]
-ritenne entro i suoi porti i legni mercantili che caricavano per
-Affrica o Spagna; e nel mese di giumadi primo del cinquecento
-diciassette, (27 giugno a 26 luglio 1123) fece salpare dal porto di
-Marsala trecento legni, tra di carico e di battaglia, con trentamila
-uomini e mille cavalli.[86] De’ quali numeri è da accettare
-l’ultimo soltanto: l’altro significa solo che l’armamento fu grosso.
-Capitanavano l’impresa, Abd-er-Rahman-en-Nasrani e Giorgio d’Antiochia,
-nominati di sopra.[87] La corte di Mehdia, dal suo canto, sapendo i
-preparamenti di Ruggiero, avea risarcite le fortezze della capitale,
-assoldata gente, raccolte armi e bandita la guerra sacra. Onde turbe
-infinite d’Affricani ed alcune tribù degli Arabi occupatori del paese,
-accorreano a Mehdia; attendavansi fuor le mura,[88] con gran sospetto
-de’ cittadini[89] che non si capacitavano come que’ ladroni veramente
-venissero a difender le loro vite e sostanze.
-
-Così trepidavano gli animi, quando un legno siciliano gittato su la
-spiaggia da fortuna di mare, portò nuove dell’armata.[90] Battuta dalla
-tempesta e scema di assai legni che fecero naufragio, s’era l’armata
-siciliana ridotta alla spicciolata in Pantellaria,[91] com’avveniva il
-più delle volte, nelle spedizioni mosse dalla Sicilia contro l’Affrica
-o viceversa:[92] e però tanto uman sangue fu sparso in quella terra
-mezzo italiana e mezzo affricana, dove, alla fine dell’undecimo secolo,
-vedeansi biancheggiare ancora in una landa le ossa de’ Cristiani
-immolati dal furor musulmano.[93] Il furore crociato adesso ne prendea
-la vendetta. I Siciliani sbarcati in Pantellaria davano di piglio
-nelle persone e nella roba degli abitatori; finchè ragunate le navi,
-agognando maggior preda, salparon di nuovo alla volta dell’Affrica. Il
-sabato venticinque[94] di giumadi primo (24 luglio 1123), al tramonto
-del dì, gittarono le ancore, una diecina di miglia a tramontana di
-Mehdia, nell’isolotto di sabbia or nominato “Le Sorelle” ed allor
-Ahâsi,[95] che un breve passo, guadoso a cavalli ed a fanti,[96]
-disgiugnea dal Capo Dimas. Questo par abbia preso il nome da alcun
-antico edifizio che vi rimanesse; e s’appellava anco Dimas la terra
-murata che sorgea proprio in su lo Stretto, e racchiudeva in sè un
-castello fortissimo.[97]
-
-Al dir degli Arabi, avea comandato Ruggiero che, occupata la terra
-e il castello, i cavalli e i fanti movessero in ordinanza sopra
-Mehdia, e le galee vi si appresentassero al tempo stesso; in guisa da
-assalirla a un tratto dalla terra e dal mare.[98] Chiaro egli è che i
-Siciliani fecero assegnamento sopra alcun capo d’Arabi, indettato da
-Abd-er-Rahman-en-Nasrani; che gli Arabi non poterono dare a’ Siciliani
-la terra di Dimas, perchè le milizie di Media li prevennero; e che,
-impedita perciò la mossa rapida di tutte le genti, il colpo di mano
-sopra Mehdia fallì. La notte stessa dello sbarco, piantate le tende
-de’ due capitani e de’ baroni dell’oste nell’isola di Ahâsi, un grosso
-di cavalli innoltrossi per parecchie miglia nel paese;[99] sorto
-poi il nuovo dì, i capitani con ventitrè galee[100] navigarono verso
-Mehdia, sopravvidero la fortezza, corsero fino al lido di Zawila: e per
-ogni luogo lor si appresentavano formidabili difese e grosse schiere
-d’armati; ma non si vedeano spuntar le insegne di Sicilia. Frustrati
-dunque, se ne tornarono ad Ahâsi; e seppero, per giunta, che una mano
-di soldati di Mehdia e d’Arabi aveano osato assalire il campo, uccider
-gente e far bottino, mentre i cavalli cristiani scorazzavano indarno
-la Terraferma.[101] A questo, i capitani fanno mettere a terra gli
-altri cinquecento cavalli;[102] attendano tutta l’oste in Ahâsi. Il dì
-appresso, che fu il terzo dopo lo sbarco, ebbero, per tradimento di
-un capo d’Arabi, il castello di Dimas, dove posero presidio di cento
-uomini;[103] la terra no, perchè vi trassero d’ogni luogo le turbe
-degli Arabi fedeli all’islam, e da Mehdia vi andò anco un grosso di
-soldati, per condurre l’assedio del castello.[104] Mutate le veci,
-gli assalitori siciliani si difendeano nel castello e nell’isolotto di
-Ahâsi, dal quale al capo Dimas non si passava senza fatica, sull’istmo
-inondato o Stretto guadoso che dir si voglia.
-
-Quando una notte che fu la quarta dallo sbarco[105] e la
-trentesima[106] di giumadi primo (26 luglio), le turbe musulmane che
-occupavano Dimas, movendo assalto al castello, diedero a un tratto nel
-grido di _Akbar Allah_, che fece tremar tutte le piagge. Risentendosi a
-quel tuono, i Siciliani son presi da timor panico, si credono assaliti
-proprio nel campo; nè pensano allo Stretto, o lo tengono varcato già
-da tutta l’Affrica in arme. Gridano alle navi, alle navi; e corronvi
-senza guardare s’altri li insegua: i più valorosi arrestansi tanto da
-uccidere i proprii cavalli, perchè non se li abbia il nemico. Il quale,
-risaputa la rotta, passò in Ahâsi quando l’isolotto era pressochè
-sgombro; fece bottino di macchine da guerra, arnesi, armi, robe e
-di quattrocento cavalli, chè secento eran lì morti ed un solo n’era
-stato rimbarcato: due soli, disse un altro de’ retori che narrarono
-cotesto prospero successo dell’islam, gareggiando tra loro di tropi,
-arzigogoli, assonanze e ampollosità d’ogni maniera. Per otto dì,
-l’armata rimanea spettatrice degli assalti mossi contro il castello:
-ma non trovando modo di aiutare il valoroso presidio, nè potendo
-stare più lungamente tra quelle secche, diè le vele ai venti e man
-mano si allontanò, a vista di centomila pedoni e diecimila cavalieri,
-che le imprecavano da lungi:[107] il qual numero non sembra troppo,
-quand’altra fatica non rimanea che gridare _Akbar Allah_, raccogliere
-il bottino e scannar poche vittime. Rifiniti dal combattere dì e notte
-scarseggiando d’acque e di vitto, i cento chiesero d’uscire salva la
-vita; alcun di loro profferse larghissimo riscatto;[108] e la corte
-di Mehdia, per umanità, o timore che avesse tuttavia della Sicilia,
-pendeva allo accordo;[109] ma le fu vietato dalla moltitudine, fanatica
-e sanguinaria, degli Arabi. Dopo sedici giorni, i cento, affamati, arsi
-di sete, irruppero fuor del castello con la spada alla mano, e furon
-morti dal primo all’ultimo. Cento navi sole ritornarono in Sicilia
-delle trecento che n’erano partite.[110]
-
-Sappiam noi le allegrezze che allor si fecero nella corte di Mehdia;
-abbiamo squarci d’una delle relazioni in prosa rimata che Hasan mandò
-per tutti i paesi musulmani;[111] abbiamo una kasîda d’Ibn-Hamdîs,
-che chiama eroe il fanciullo assiso sul trono di Mehdia e gioisce
-della desolazione di que’ medesimi Rûm che avean desolata la patria
-sua.[112] Ma nessuno scrittore nostrale ci descrive il lutto della
-Sicilia e dobbiam anco agli Arabi un racconto che dipinge al vivo
-l’onta e la rabbia della popolazione cristiana. Abu-s-Salt che poetava
-in quel tempo alla corte di Mehdia, dice essergli stato riferito da un
-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Azîz, che un dì, nelle sale di re Ruggiero,
-gli venne visto un cavaliere franco, il quale lisciando la lunga sua
-barba, dicea fieramente: “per la santa fè di Cristo non ne raderò un
-pelo, se prima non piglierò vendetta di que’ cani di Mehdia.” “Che ha
-costui?” domandò Abd-er-Rahman: e gli fu risposto che nella rotta di
-Ahâsi ei s’era strappati i baffi con tal furore, da insanguinarsi tutto
-il volto.[113] Maggiore sdegno ardeva in cuore al magnanimo principe,
-che vide finir con tanto danno la prima impresa grossa del suo regno.
-Ma il disastro, anzi che sgomentarlo e spuntarlo dai suoi propositi,
-gli insegnò a scansare gli errori: e sì felice conoscitore degli uomini
-fu Ruggiero, ch’ei non tenne da meno l’ammiraglio Giorgio d’Antiochia,
-dopo la sventura del capo Dimas.
-
-La guerra continuò debolmente d’ambo le parti; poichè tacciono
-gli annali dell’una come dell’altra. Avvenne, sì, del luglio
-millecenventisette, che uno dei Beni Meimûn, ritornato con l’armata
-almoravide ne’ mari di Sicilia, assalì Patti, minacciò Catania e
-sbarcato in Siracusa, appiccò fuoco alle case, ammazzò, prese roba,
-donne, fanciulli, e riportonne quanto capìano le navi; scampato a mala
-pena il vescovo con molti cittadini.[114] A questa impresa probabil
-è che avessero partecipato i Musulmani d’Affrica; poichè Guglielmo di
-Tiro l’attribuisce del tutto a loro, ancorchè le memorie siciliane e le
-musulmane faccian parola de’ soli Spagnuoli. Ruggiero uscì incontanente
-con l’armata ad affrontare gli assalitori della sua terra; sapendosi
-ch’ei, nelli ultimi giorni di luglio, avea ripresa Malta e poneva ogni
-studio a togliere altre isole e terre a’ Musulmani, quando conobbe per
-tardo avviso la morte di Guglielmo Duca di Puglia: ond’ei lasciata
-a mezzo l’impresa, navigò in furia alla volta di Salerno con sette
-galee.[115]
-
-E, tra le fatiche della nuova guerra, ei pensò pure ai Musulmani
-della costiera orientale di Spagna. Un documento degnissimo di fede
-ci fa sapere che l’inverno seguente, posando Ruggiero in Palermo
-e riordinando le forze, trattò una lega con Raimondo III, conte di
-Barcellona; per la quale cinquanta galee siciliane doveano andare la
-prossima state a combattere contro i Saraceni spagnuoli, insieme con
-le genti di Raimondo, a patto che le terre conquistate e sì i prigioni
-e il bottino, fossero divisi in parti uguali tra i due principi. Il
-conte di Barcellona avea mandati a questo effetto oratori in Palermo
-un Pietro Arcidiacono e un Raimondo; e Ruggiero, con lettere date
-dal palazzo di Palermo il diciassette gennaio millecenventotto,
-gli rinviava, ambasciatori suoi, Guglielmo di Pincinniaco e Sansone
-di Sordavalle; in man de’ quali il Barcellonese dovesse giurare le
-condizioni della lega, secondo una minuta che fu distesa lo stesso
-dì.[116] Se Raimondo III abbia ratificato, non si ritrae. Di certo
-l’impresa non fu eseguita; nè potea, perchè Ruggiero, al tempo
-prefisso, fronteggiava ancora l’esercito papale.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-
-«Siccome un tempo Iddio volle o permesse che la violenza de’
-sopravvegnenti Normanni calcasse la dominante malvagità dei Longobardi,
-così ora è stato di lassù conceduto o sofferto a Ruggiero di
-abbattere con la spada l’immensa iniquità di cotesti nostri paesi.
-Quale scelleratezza qui ci mancava? Perpetravansi continuamente,
-senza ritegno di timore alcuno, omicidii, furti, rapine, sacrilegi,
-adulterii, spergiuri, oppressioni di chiese e di monasteri, dispregi
-a’ servi di Dio e cento altri misfatti: perfino i pellegrini che
-viaggiano per amor di Dio, erano svaligiati e talvolta uccisi, per
-nascondere il ladroneccio. Da’ quali eccessi gravemente offeso,
-Iddio ha tratto Ruggiero dall’isola di Sicilia, come tagliente spada
-dal fodero; e, impugnatala, ha percossi i prevaricatori a fine di
-reprimerli; ha ricondotti con quel terrore, alle vie della giustizia,
-gli incorreggibili, tollerati sì a lungo.» Così l’abate di Telese;[117]
-il cui criterio teologico non toglie fede alla testimonianza dei fatti.
-Ne’ principii del duodecimo secolo, il ducato di Puglia e tutta la
-terra che stendesi fino allo Stretto di Messina, era caduto in pretta
-anarchia. Tra il papa, il duca, i grandi suoi feudatarii e i principi
-o municipii rimasi indipendenti, non si sapea pur chi fosse il sovrano;
-onde ognun volea fare a suo modo e nessuno ubbidire.
-
-I signori della Sicilia ch’aveano tronca ormai da molti anni la
-quistione della sovranità,[118] entrarono in quelle brighe per cagion
-della Calabria; dove i baroni, imitando i lor vicini di Puglia, si
-provavano a chiamare il duca per sottrarsi al conte.[119] Ma il secondo
-Ruggiero non solamente domolli, ei colse anco il destro a ingrandirsi.
-Or passava in Calabria con grande esercito ad ardere le castella de’
-contumaci (1121); ora, negoziando col duca Guglielmo, ricusava la
-mediazione del pontefice romano (1122) per fermare gli accordi da solo
-a solo (1123). Ne’ quali, parte con danari, parte con aiuti di milizie,
-fece rinunziare il duca ad ogni diritto su la Calabria: poscia comperò
-da lui l’altra metà di Palermo; e in fine la successione al ducato, se
-morisse Guglielmo senza figliuoli.[120]
-
-Avverassi questo caso entro un anno. Ruggiero allora (agosto
-1127) lasciata, come dicemmo, l’impresa navale contro i Musulmani,
-sopraccorse a Salerno, principale città del ducato; piaggiò municipii
-e feudatarii; combattè quei che non s’acconciavano; e fu riconosciuto
-duca di Puglia da tutti, fuorchè dal papa, che ambiva anch’egli quelle
-province. Indi le scomuniche; l’andata di Onorio II a Troia, dov’ei si
-fece dar dai baroni giuramento di cacciare o uccidere Ruggiero;[121]
-e, seriamente, rimesse tutte le peccata a chi morisse in questa guerra
-e la metà delle peccata a chi n’uscisse vivo.[122] Divampando a tali
-incitamenti la guerra civile, Ruggiero andò a rifornirsi di gente
-in Sicilia e ripassò in Terraferma; Onorio mossegli incontro con più
-grosso esercito di Romani e dissidenti Pugliesi: ma tenuti a bada dal
-siciliano, si diradarono a poco a poco; e il gran sacerdote combattente
-miglior partito non ebbe che di concedere a Ruggiero l’investitura
-del ducato (agosto 1128). Ruggiero domò poi i baroni più ostinati;
-vide riconosciuta l’autorità sua dal principe di Capua e dal duca di
-Napoli: convocato un parlamento a Melfi, bandì la pace pubblica; che
-i baroni non guerreggiassero l’un contro l’altro; e non opprimessero,
-nè lasciassero opprimere i prelati, frati, pellegrini, mercatanti,
-artigiani, agricoltori (1129). Tenuto non guari dopo un convegno
-di ottimati pugliesi a Salerno e un parlamento generale in Palermo,
-Ruggiero si fece dar titolo di re, e ne prese la corona, con lusso
-orientale, nel duomo della metropoli siciliana, il venticinque dicembre
-del millecentotrenta.[123]
-
-Atto audace, parso temerario a contemporanei in Italia e fuori, e pur
-consigliato da senno politico e dalle idee di governo che prevaleano a
-corte di Palermo, tolte dal diritto pubblico bizantino, dal musulmano e
-dalla riforma degli ordini feudali che quella generazione stessa avea
-inaugurata in Inghilterra ed a Gerusalemme. Il principe della Sicilia
-gareggiava ormai per territorio e forze militari coi primari monarchi
-d’Europa e vinceali tutti di ricchezza: ond’era giusto si ragguagliasse
-in dignità a loro, ed al papa nel poter temporale, e s’innalzasse
-di molto sopra i baroni. A ciò s’aggiunga che l’opinione del secolo
-attribuiva singolari prerogative ai re unti e coronati; e tra quelle la
-suprema giurisdizione criminale, ch’era appunto il massimo bisogno dei
-popoli in Puglia e la più nobile ambizione di Ruggiero. Non volle egli
-forse costituire quel che or diremmo Stato unitario, ma vi si accostò
-di molto, creando un reame di Sicilia e di province annesse, alle quali
-poi dette il nome d’Italia, com’avean talvolta fatto i duchi di Puglia
-suoi predecessori. Attribuì il titolo regio alla Sicilia soltanto; e
-scusossi quasi dell’ardire, pretestando ch’egli, lungi dal far novità,
-ripigliasse l’antica prerogativa dell’isola: con che, s’io mal non
-mi appongo, si alluse agli emiri Kelbiti, piuttosto che ai tiranni
-greci. Del rimanente mancano molti particolari di questa transizione
-di diritto pubblico, perchè Ruggiero, studioso d’offendere la corte
-di Roma il men ch’ei potesse, mutò volentieri le parole, mantenendo
-sempre il fatto, il quale mandava a monte la pretesa sovranità feudale
-del papa su la Puglia e la Calabria.[124] E però le precauzioni
-cancelleresche, nè l’arte di gittar questo dado mentre la Chiesa romana
-si travagliava in uno scisma, non tolsero che Innocenzo II, succeduto
-ad Onorio, ridestasse immantinenti la guerra civile contro Ruggiero, il
-quale seguì le parti di Anacleto antipapa. E sursero contro il re molti
-di que’ medesimi baroni e municipii di Terraferma che gli aveano testè
-assentita la corona.
-
-Durò da nove anni la guerra, nella quale Ruggiero ebbe ad affrontare
-or le grandi città, or i baroni collegati, or i navilii pisani, or
-i grossi eserciti dell’imperatore Lotario, or le filippiche di san
-Bernardo e sempre il braccio spirituale e temporale del papa. Combattè
-Ruggiero per mare e per terra; conseguì vittorie e toccò sanguinose
-sconfitte; s’aiutò con le arti non meno che con la forza, e con la
-strategia più che con l’impeto; spaventò i ribelli con atti crudeli
-e con la feroce licenza delle sue genti. Usava ogni anno svernare
-in Sicilia, raccogliervi forze e tornare in Terraferma all’entrar
-di primavera; e molto gli giovarono le numerose navi da guerra, e le
-compagnie stanziali; molto la fierezza de’ Musulmani di Sicilia e la
-perizia de’ loro ingegneri. Rimaso al re l’avvantaggio, papa Innocenzo
-volle ritentare per l’ultima volta la fortuna delle armi. E fu
-sconfitto e preso il ventidue luglio del millecentrentanove, presso San
-Germano: dove il vincitore e i suoi figli umilmente gli si gettarono a’
-piedi; ma con ciò gli fecero soscrivere il dì venticinque la pace e il
-dì ventisette la bolla che investiva Ruggiero e i successori del regno
-di Sicilia, ducato di Puglia e principato di Capua; non senza ricordare
-i meriti dello zio, Roberto Guiscardo e del padre Ruggiero, e il grande
-amore che la sede apostolica avea sempre portato a lui stesso.[125]
-
-Or l’argomento nostro richiede che si tratti più largamente della
-parte ch’ebbero i Musulmani in questa guerra. Scarse notizie se ne
-ritraggono, poichè i narratori cristiani, amici o nemici di Ruggiero,
-ricordano più volentieri i vizii che le virtù di quegli Infedeli, i
-quali spargeano il sangue per rassodare un trono, fondato in parte con
-gli elementi stessi di loro civiltà. Ci si racconta che Bari stette
-una volta per ribellarsi, perchè gli ingegneri saraceni mandati dal
-re a murare novella fortezza, aveano ucciso in rissa il figliuolo
-d’un nobile cittadino; onde furono popolarmente ammazzati parecchi
-di loro e sospesa la costruzione.[126] Nè bastò ai Baresi questa
-vendetta; poichè, occupata la città dal papa e dall’imperatore Lotario
-ed espugnata la fortezza del re, impiccarono tutti i Saraceni del
-presidio.[127] Sappiamo che nell’assedio di Montepeloso (1133), celebre
-per valore e costanza d’ambo le parti, Ruggiero espugnò un bastione
-circondato di profondo fosso, facendovi appressare una torre mobile
-a ruote, dalla quale i Saraceni, giunti ch’e’ furono al ciglione del
-fosso, gittaron dentro travi ed assi per far ponte e s’ingegnavano a
-coprire il legname con terra tolta a’ ciglioni e sassi divelti dalle
-mura a forza d’uncini, quando gli assediati appiccarono il fuoco e
-i saraceni lo spensero con acqua condotta per un doccione di legno;
-sì che alla fine fu varcato il fosso, preso il bastione e con esso
-la città.[128] Romualdo Salernitano scrive che il medesimo anno si
-noveravano nell’esercito del re tremila cavalli e seimila tra fanti,
-arcieri e Saraceni;[129] e Falcone Beneventano rincalza che furon tutti
-Saraceni, che fecero inorridire il paese con la crudeltà e libidine
-loro, e che Ruggiero, degno capitano di tal gente, commesse atti
-d’inaudita barbarie sopra i Cristiani.[130] Per vero i seguaci delle
-due religioni incrudeliano a vicenda. Nella prima guerra di Ruggiero,
-il presidio d’un castello assediato da Siciliani, Calabresi e Saraceni,
-fatta una sortita, al dir di Romualdo Salernitano, avea dilagato il
-campo nemico di sangue.[131] Il millecentrentadue, nella ritirata
-del re da Benevento a Salerno, fu colto da’ nemici un drappello di
-Saraceni, ne furono ammazzati non pochi e mandata a Capua la testa del
-più famoso; di che Ruggiero accorossi molto e ne giurò vendetta.[132]
-L’abate Guibaldo, che scrisse in quel tempo (1137) all’imperatore
-Lotario de’ guasti recati allo Stato di Monte Cassino da’ Musulmani di
-Sicilia e non men di loro da’ Normanni e dai Longobardi dello esercito,
-esagera al certo ma par non mentisca del tutto, quand’ei narra che
-dopo saccheggiate le case, tagliavano gli alberi, prendeano i frati e i
-contadini, li legavano con ritorte o metteanli a’ ceppi e alla tortura
-e li vendeano schiavi; ardean le chiese, e non contenti, atterravano le
-mura che fossero rimase in piè; mentre il Cancelliere del re, venuto
-al monastero, lo mutava in fortezza, cacciava i monaci e riportava in
-Sicilia tutto il tesoro e la suppellettile.[133]
-
-Nella varia fortuna di coteste guerre, non dimenticò Ruggiero le cose
-dell’Affrica. Sette anni dopo la rotta del Capo Dimas, i vinti erano
-mutati in patroni. Hasan avea fermata la pace con Ruggiero a patti
-che in Affrica parvero disonorevoli; i quali dettero al principe di
-Bugia occasione o pretesto di muover contro Mehdia, chiamato da alcune
-tribù di Arabi e da cittadini sdegnati, che gli prometteano di aprir le
-porte. Correva il cinquecenventinove dell’egira (22 ottobre 1134 a 10
-ottobre 1135). Hasan chiese aiuti a Ruggiero; e stretto per mare e per
-terra, fece ammenda della pusillanimità de’ consigli, con la prodezza
-della persona: finchè arrivate venti galee di Sicilia, alle quali
-il re avea data commissione di stare a’ comandi di Hasan, bloccarono
-immediatamente il navilio nemico e distruggeanlo, se non li riteneva il
-principe zirita, ripugnando, com’ei disse, allo spargimento di sangue
-musulmano e bramando per certo di fuggir l’odio che gli sarebbe venuto
-da quest’altro scandalo. Que’ di Bugia si ritrassero a precipizio;
-l’armata cristiana ritornò in Sicilia; ma ricomparve indi a poco
-innanzi le Gerbe.[134]
-
-Fertilissim’isola del golfo di Kâbes, congiunta alla Terraferma per una
-tratta di seccagne che danno quasi non interrotto il guado a’ cavalli;
-celebre nell’antichità; coltivata d’ogni tempo coi prodotti del suolo
-europeo e dell’affricano; ricca anco d’industrie: ma gli abitatori,
-Berberi di varie famiglie e seguaci di due sette musulmane molto invise
-all’universale, s’erano, per giunta, dati alla pirateria in su la
-fine dell’undecimo secolo e ricusavano obbedienza a’ Ziriti quantunque
-volte non fosservi costretti con la forza. Bella era dunque la preda,
-indifesa e legittima agli occhi stessi de’ Musulmani.[135] Ruggiero
-mandovvi un’armata, montata da Musulmani e Cristiani di Sicilia, con
-un drappello di eletti cavalieri; la quale giunse in su lo scorcio
-di settembre o l’entrar d’ottobre del millecentrentacinque. Le navi
-circondarono l’isola per togliere ogni scampo. I Gerbini pugnarono
-valorosamente per le famiglie e la roba loro; ma, dopo varii scontri,
-furono sopraffatti, uccisi a migliaia; rapito ogni cosa; le donne
-e i bambini recati in Sicilia a vendere ai Musulmani. I superstiti
-ottennero l’amân da Ruggiero; ricomperarono le donne e’ figliuoli;[136]
-ma i più furon fatti servi della gleba, e l’isola affidata ad un
-_’âmil_[137] come le altre terre demaniali della Sicilia.
-
-Sarà agevol cosa ritrovare a un di presso i patti che strinsero
-in questo tempo lo Stato di Mehdia al reame normanno d’Italia.
-È da supporre in primo luogo la permissione reciproca del
-commercio e la sicurtà delle persone ed averi de’ naviganti e
-de’ mercatanti avventizii o residenti: precipua condizione de’
-trattati che si fermarono tra Italiani e Musulmani per tutto il
-medio evo.[138] E n’abbiam prova positiva nel presente caso: i
-fattori di Ruggiero imprigionati e i capitali staggiti, nella briga
-del millecendiciassette.[139] Cotesti patti ed altri secondarii,
-duravano, com’egli è verosimile con mutazioni di poco momento, fin dal
-millesettantotto:[140] stipulati sempre per pochi anni e rinnovati; e
-par si ripigliassero dopo il millecendiciassette, fino alla guerra del
-Capo Dimas (1123). Il millecentrentacinque, non che la pace, occorre,
-com’abbiam testè accennato, una lega, quantunque non se ne conosca
-appunto la data, nè la cagione, nè i capitoli. Ibn-Abi-Dinâr scrive che
-“Hasan temendo la malvagità del re, mandògli be’ presenti e soscrisse
-tutti i patti che piacquero a quel Maledetto.”[141] Dopo l’assedio
-degli Hammaditi e l’aiuto navale, ripiglia il compilatore, che Hasan
-“ringrazionne il Maledetto e gli promesse di stare ormai ad ogni suo
-comando o divieto; onde i due principi divennero più intimi che mai e
-le faccende di Hasan si raddrizzarono:” e, narrato il caso delle Gerbe
-che seguì a capo di pochi mesi, ei viene a questa sentenza che “le
-Gerbe e lo Stato di Mehdia si sottomessero al re di Sicilia e tutta
-l’Affrica (propria) lo temè; onde il Maledetto insolentì peggio che
-mai contro il povero Hasan, il quale si schermiva, com’ei potea, con le
-buone parole.”[142]
-
-Fatta la tara, tuttociò vuol dire che tra il millecenventisette e
-il trentaquattro, mentre Ruggiero si rassodava sul trono dell’Italia
-meridionale, la povertà e i pericoli dello Stato di Mehdia e sopratutto
-la carestia, aveano condotto Hasan ad accettare, oltre i commerciali,
-de’ nuovi patti politici; tra i quali è da supporre una lega difensiva
-e un prestito di danari o di grani.[143] Debole Stato e debol principe,
-circondati di nemici, gittavansi in braccio del più lontano, più
-potente, e, come lor parea più generoso. Spirato poi o infranto quel
-trattato nel millecenquarantuno e rincrudita la fame, “il Maledetto,
-al dire d’Ibn-Abi-Dinâr, volle onninamente altri patti; i quali Hasan,
-avendo accettati, divenne suo vassallo, anzi un de’ suoi governatori di
-città, e il trattato veramente non fu che una solenne perfidia.”[144]
-La narrazione proverà tantosto che, tra le altre cose, Hasan assentì
-fosse buono acquisto a Ruggiero ogni paese independente di fatto da
-Mehdia ed obbligossi ad aiutare il re di Sicilia contro i Musulmani
-che, disdetta la dominazione siciliana, volessero tornare a quella
-degli Ziriti. Il biasimo che Hasan si fosse fatto _’âmil_ di Ruggiero,
-mi porta a supporre che i patti economici furono tanto leonini quanto
-i politici e che il re di Sicilia pose commissarii sopra le dogane di
-Mehdia per sicurtà dei crediti suoi; i quali doveano montare a somme
-grossissime di danaro e proveniano, tutti o la più parte, da prezzo
-di grani forniti dal re: prezzo di carestia, fissato da un creditore
-padrone di eserciti e d’armate. A costui favore dovea traboccar anco la
-bilancia in ogni altra condizione accessoria risguardante il traffico;
-di che abbiamo vestigie certe nel numero delle chiese e de’ Cristiani
-ch’erano in Mehdia il millecenquarantotto. Fondata da Obeid-Allah il
-novecentoquindici, quella città non ebbe chiese, essendo vietato da
-legge musulmana di murarne delle nuove:[145] e se i bisogni commerciali
-e la coscenza larga de’ Fatemiti, dan luogo a supporne tollerate con
-l’andar del tempo ne’ fondachi cristiani, par non fossero gran cosa
-il milleottantasette; poichè non se ne fa parola dagli scrittori
-affricani, nè dai nostri, in quell’assalto di Mehdia. E posto pur
-che i fondaci italiani si fossero allargati pei trattati fermati
-con Genova e con Pisa dopo quel caso, ognun vedo che l’ingrandimento
-del quartiere cristiano e l’edificazione delle chiese van riferiti
-piuttosto agli ultimi anni, quando Ruggiero comandava almeno quanto
-Hasan nel rimpiccolito territorio de’ Ziriti. Giorgio d’Antiochia,
-primo ministro di Sicilia, lo conoscea dentro e fuori; vi tenea suoi
-rapportatori;[146] facea partigiani tra gli Arabi della campagna
-e nella popolazione mista delle città e villaggi, e insieme col re
-aspettava che il frutto fosse ben maturo, per coglierlo comodamente.
-
-Ed aiutavano a maturarlo. Il cinquecentrentasei dell’egira (6 agosto
-1141 a 26 luglio 1142) la carestia s’era aggravata orribilmente in
-que’ paesi: una morìa le tenne dietro. Parve allor a Ruggiero proprio
-il caso di riscuotere i danari che Hasan avea tolti in prestito da’
-suoi fattori in Mehdia: e rispondendo l’Affricano ch’ei non poteva,
-e chiedendo nuove dilazioni, il re mandò improvvisamente Giorgio
-con venticinque corvette; il quale prese e menò in Sicilia certi
-legni mercatanteschi venuti d’Egitto, ricaricati in Mehdia, e pronti
-a partire, come avvisavano le spie dello ammiraglio. Si cita in
-particolare la nave rifatta recentemente da Hasan co’ materiali d’una
-del califo fatimita d’Egitto testè naufragata:[147] e cotesti episodii
-provano sempre più il traffico onde arricchivansi i principi musulmani
-d’Egitto e d’Affrica, e ad esempio loro i Normanni e gli Svevi di
-Sicilia. Giorgio, piombato un’altra volta entro il porto di Mehdia,
-presevi il _Mezzo Mondo_, com’addimandossi una nave che Hasan avea con
-molta cura allestita per l’Egitto e aveavi imbarcato, per farne dono al
-califo Hâfiz, gran copia di robe preziose, degne di un re.[148] Invano
-Hasan tentò di mitigare il re di Sicilia rimandandogli buon numero di
-prigioni cristiani.[149] S’ei volle torsi dinanzi gli occhi Giorgio
-d’Antiochia ed avere un po’ di grano dalla Sicilia, convenne far ogni
-voglia di Ruggiero, stipulando nuovo trattato, quello appunto che ai
-Musulmani sembrò vero atto di vassallaggio.[150]
-
-Ecco l’anno seguente (27 luglio 1142 a 15 luglio 1143) l’armata
-siciliana appresentarsi a Tripoli di Barbaria; la quale città,
-sciolta dalla signoria di Hasan, si reggea per un senato della tribù
-de’ Beni-Matrûh. Il nove dsu-l-higgia (25 giugno 1143) sbarcarono i
-Siciliani, tentarono l’assalto e cominciarono a far breccia nel muro
-con gli uncini, come già nell’assedio di Montepiloso; e vincean la
-prova, se non che il dì appresso, accorsi gli Arabi dalla campagna, i
-cittadini ripigliaron cuore, fecero tutti insieme una sortita; nella
-quale ricacciarono gli assalitori alle navi, e lor presero armi,
-attrezzi e cavalli.[151] Ritornato il navilio in Sicilia e rifornitosi,
-approdò alla piccola terra di Gigel, soggetta agli Hammaditi di
-Bugia. Gli abitatori, non aspettato lo sbarco, si rifuggirono ne’
-monti e nelle campagne; la terra fu saccheggiata ed arsa; distrutta
-anco dall’incendio una villa de’ principi Hammaditi, che ben
-s’addimandava la _Nozaha_, e suona “Delizia” in nostro linguaggio.[152]
-Il cinquecentrentanove (4 luglio 1144 a 23 giugno 1145) l’armata
-corse la costiera d’Affrica, pigliò la terra di Bresk a ponente di
-Scerscell (Cherchell); uccisevi gli uomini, menò prigioni le donne
-per rivenderle a’ Musulmani in Sicilia.[153] Toccò la stessa sorte il
-cinquecenquaranta (24 giugno 1145 a 12 giugno 1146) all’isoletta di
-Kerkeni; la quale sendo vicina troppo alla capitale, Hasan osò lagnarsi
-con Ruggiero e ricordargli il trattato; ma quei gli rispose non averlo
-infranto, sendo que’ di Kerkeni ribelli come gli altri abitatori della
-costiera.[154]
-
-Dov’era intanto l’armata di Mehdia? Le memorie musulmane non ne fanno
-ricordo dopo la morte di Ali-ibn-Iehia (1121) e, se uno scrittore
-cristiano le attribuisce il saccheggio di Siracusa (1127) par ch’ei
-prenda la parte pel tutto.[155] Rimanean forse al principe zirita poche
-navi, le quali furono adoperate a’ traffici con la Sicilia e l’Egitto,
-piuttosto che alla guerra; eran qua e là ne’ porti, nelle cale e nelle
-isolette dell’antico Stato, fedeli o ribelli, molte barche grosse
-da potersi armare, e corsari anco di mestiere; ma tuttociò non facea
-navilio: la povertà dello Stato, fors’anco la trascuranza de’ reggenti
-di Hasan, avea sciupato quell’organo vitale della dinastia. Ormai da
-Barca a Tunis, gli abitatori della costiera s’ausavano a vedere il
-possente navilio siciliano, in vece delle poche _harbîe_ zirite, ed a
-temer quello soltanto, a sperarne aiuto contro il principe disdetto o
-le fazioni cittadine.
-
-Ruggiero non lasciò invendicata a lungo la sconfitta di Tripoli.
-Due anni appresso, un’armatetta siciliana avea dato il guasto ai
-dintorni e riportatone bottino e prigioni.[156] A capo d’altri
-due anni, uno sforzo di dugento vele portò a compimento l’impresa.
-L’oligarchia arabica dei Beni-Matrûh era stata di recente scacciata
-da una parte avversa. Berberi com’e’ sembra, i quali avean chiamato a
-reggere il paese un emir almoravide, capitato in Tripoli con piccolo
-stuolo che andava in pellegrinaggio alla Mecca. Ancorchè nol dicano
-i cronisti, gli è da supporre che Giorgio d’Antiochia, capitano
-dell’armata siciliana, si fosse indettato coi Beni-Matrûh. Il tre di
-moharrem del cinquecenquarantuno (15 giugno 1146) principiò Giorgio
-gli assalti; e combatteva ancora il dì sei, quando d’un subito si
-videro scomparire i difensori d’in su le mura; perchè i Beni-Matrûh,
-avvisati da’ partigiani della città, erano rientrati con le armi alla
-mano e s’era appiccata la zuffa. I Siciliani allora, prese le scale,
-superavano le mura, occupavan la terra, co’ soliti effetti di strage,
-saccheggi, distruzione, cattività di donne; e gli uomini d’ambo le
-parti si rifuggiano nel contado, chi presso gli Arabi, chi presso
-i Berberi. Soddisfatto all’onor della bandiera e alla cupidigia de’
-soldati, Giorgio non tardò a dimostrare che il governo siciliano volea
-veramente impadronirsi dell’Affrica. Bandisce _amân_ generale, talchè
-tutti i fuggitivi ritornano a lor case; li ammonisce a stare in pace
-tra loro; promulga piena guarentigia de’ diritti civili, sol che si
-paghi la gezìa al re di Sicilia. Ristorò intanto le mura della città;
-circondolla d’un fosso: e lasciatovi forte presidio di Cristiani e
-Musulmani di Sicilia, presi statichi de’ Tripolitani e con essi portato
-via l’Almoravide e i Beni-Matrûh, ritornò con l’armata in Sicilia,
-sei mesi dopo l’espugnazione. Di lì a poco, la corte di Palermo rese
-gli statichi, fuorchè que’ dello sceikh Abu-Jehia-ibn-Matrûh, della
-tribù arabica di Temîm, eletto governator della terra; posevi cadì il
-berbero Abu-Heggiâg-Jûsuf-ibn-Ziri, autor di un’opera di giurisprudenza
-malekita, e pattuì, dice il Tigiani, che il capitan cristiano del
-presidio non potesse mai disdire i provvedimenti del governatore,
-nè del cadì. Ripiglia Ibn-el-Athîr che in tal modo il reggimento di
-Tripoli fu condotto egregiamente; che trasservi di Sicilia e di tutta
-Italia i mercatanti e le merci. Aggiugnesi in un codice d’Ibn-Khaldûn
-che fu bandita in Sicilia una grida per la quale era invitato ad
-emigrare in Tripoli con franchige al certo, chiunque volesse: “onde
-la gente vi affluì, e la città fu ripopolata.” In breve la divenne
-prospera e ricca,[157] mentre il rimanente della Barbarìa e gran parte
-dell’Asia anteriore sentian le dure strette della fame.[158]
-
-La quale, rincrudita, sì come abbiam detto, il millecenquarantuno,
-straziò que’ paesi affricani nell’inverno dal quarantasette al
-quarantotto. Dalle aperte lande, dalle ville e da’ villaggi traean
-pastori e contadini alle terre murate, dove si tenea in serbo un po’
-di vivanda: ma i cittadini sbarravano le porte, ributtavano con l’arme
-le turbe affamate, onde quei miseri si uccideano e spesso mangiavansi
-tra loro, quando non li prevenia la morte di pestilenza o digiuno. La
-Barbarìa spopolossi; i benestanti fuggivano in altri paesi, la più
-parte in Sicilia, a cercar pane e sicurezza: ma anch’essi ebbero a
-patire orribili stenti.[159]
-
-Tra tanta desolazione surse da un harem di Kâbes tal briga che
-fe’ cader di queto la città nelle mani di Ruggiero. Morto il
-cinquecenquarantadue (2 giugno 1147, 21 maggio 1148) Rescîd, successore
-di quel Rafi’-ibn-Kâmil del quale ci è occorso di far parola,[160]
-e diseredato il primogenito Mo’mir, fu retto lo Stato dal liberto
-Jûsuf, a nome del fanciullo Mohammed, minor figliuolo di Rescîd. Jûsuf
-usurpò anco le donne del suo signore: tra le quali una giovane de’
-Beni-Korra, tribù d’Arabi, non soffrendo l’ingiuria, scrisse a’ suoi
-fratelli; i quali ridomandaron la donna, ma Jûsuf ricusolla. Chieserne
-giustizia ad Hasan, e questi, credendo ancora di regnare entro i
-confini antichi, comandò a Jûsuf di rendere la schiava; disubbidito
-minacciò; e deriso, apprestava le armi. Jûsuf allora profferse al re
-di Sicilia di tenere lo Stato di lui a nome di Mohammed-ibn-Rescîd,
-nei termini stessi con che Abu-Iehia reggea Tripoli: Ruggiero accettò;
-mandò al vil servo un diploma di nominazione e le solite vestimenta
-officiali, al dire d’Ibn-el-Athîr; un diploma e le decorazioni usate
-tra i Cristiani, scrive più precisamente Ibn-Abi-Dinâr. Jûsuf convocò
-solennemente gli ottimati; fe’ leggere in pubblico il diploma; indossò
-la divisa e cominciò a condurre il governo e riscuotere l’entrate
-a nome di re Ruggiero. “Scampami oh Dio, sclama qui il compilator
-tunisino del diciassettesimo secolo, scampami da tai maledizioni! Si
-hanno a chiamar Musulmani costoro, o Satanassi? Ahi, che precipitolli
-a tanta vergogna la cupidigia de’ beni mondani e della dominazione:
-la cupidigia che rende l’uom cieco e sordo!” Invece di moralizzare,
-il soldato di Saladino che mette in carta, freddo e accurato, gli
-annali musulmani, allarga qui lo stile a narrar la punizione di Jûsuf
-e de’ suoi satelliti. In un capitolo apposta, intitolato: “Racconto di
-un caso dal quale convien si guardi chi ha giudizio,” ei narra che,
-trovatisi insieme a corte di Ruggiero un legato di quell’usurpatore
-ed uno di Hasan, e trascorsi a bisticciarsi tra loro, quel di Kâbes
-ne disse quante ei ne sapea contro il signor di Mehdia. L’altro se
-le serbò. Ripartito di Palermo ad un tempo con l’avversario, mandò
-ad Hasan uno spaccio a collo di colomba: onde legni armati uscirono
-di Mehdia, appostarono il legno di Kâbes, presero l’ambasciatore, lo
-condussero dinanzi Hasan; il quale, rinfacciatogli il tradimento e
-le ingiurie, lo fe’ condurre in giro per le strade di Mehdia, legato
-sopra un cammello, con un berrettone in capo guarnito di sonagli e il
-banditore allato che gridava “Ecco il guiderdone di chi da’ a’ Franchi
-i paesi dell’Islâm.” Arrivato nel bel mezzo della città, il popolaccio
-lapidò quello sciagurato e appese il cadavere a un palo. Si levò poi
-il popolo di Kâbes contro Jûsuf, al comparire d’un piccolo esercito
-ch’avea accozzato Hasan, insieme con Mo’mir, e con Mohriz-ibn-Ziâd,
-capo d’Arabi, il quale, afforzato ne’ ruderi di Cartagine, iva sognando
-gran cose.[161] Jûsuf, serrato nel castello, si difese quant’ei potè;
-alfine ei fu preso e consegnato a Mo’mir, e da questi a ’Beni-Korra,
-i quali lo fecero perire di supplizio osceno ed atroce. Un Isa,
-fratello di Jûsuf, recò i figliuoli di lui, fors’anco il fanciullo
-Mohammed-ibn-Rescîd, in Sicilia, chiedendo vendetta.[162]
-
-In questo tempo Giorgio d’Antiochia con l’armata infestava le isole
-Jonie e il Peloponneso.[163] Par dunque fossero state assai poche
-le navi siciliane che andarono immantinente ad assediare Kâbes e
-ritornarono senza frutto.[164] D’altronde a che affaticarsi intorno
-una bicocca? Ruggiero ormai dovea smettere l’impresa d’Affrica o
-compierla subito a Mehdia stessa; poichè Hasan già s’accostava a
-possenti capi Arabi: poc’anzi contro Kâbes, ed ora contro Tunis. Era
-forza, inoltre, che si risentisse in Affrica il contraccolpo della
-crociata di San Bernardo. Ruggiero, pacificato co’ fautori del papa,
-ma ad un tempo minacciato da’ due imperatori, entrò nelle pratiche
-della crociata, per assicurarsi da quello di Germania e volgere le armi
-della croce contro il bizantino; profferse aiuti, die’ consigli: e non
-ascoltato, volle far le viste di pugnar anch’egli per la Fede, mentre
-Tedeschi e Francesi, passato il Bosforo (settembre ed ottobre 1147)
-travagliavansi indarno in Siria; e i Cristiani di Spagna, insieme con
-Inglesi e Normanni, combattevano gli Infedeli in Portogallo, e insieme
-coi Genovesi, lor prendeano Almeria e s’apprestavano ad espugnare
-Tortosa. Assaltando l’Affrica dunque nella state del quarantotto,
-il re di Sicilia comparia per la prima volta nel grande accordo
-cattolico; ne usava gli avvantaggi; e ci guadagnava anco di esercitare
-alla guerra e mantenere ad altrui spese il grosso navilio, armato
-l’anno avanti contro Manuele Comneno e necessario tra non guari a
-difendersi dall’impero bizantino, ovvero ad assalirlo nuovamente.[165]
-I compilatori musulmani, ignari di tuttociò, appongono a Ruggiero
-più crudele malizia: ch’ei volle usare la carestia ond’era afflitta
-l’Affrica, e che affrettossi, temendo non gli fuggisse l’occasione.
-Nè forse vanno errati del tutto. Dobbiam noi supporre nella più
-parte dell’Affrica propria quel che sappiamo di Mehdia: disordinate,
-cioè, per cagion della fame, le milizie, morta la più parte de loro
-cavalli, esausto l’erario, e prostrate tutte le forze sociali.[166]
-Que’ notabili, infine, venuti a cercare scampo in Sicilia, eran buoni
-strumenti in man d’uomini come Ruggiero e Giorgio, se non foss’altro,
-per dare ragguagli. Nè potea mancar la tradigione in quel manifesto
-precipizio di casa Zirita. Sappiamo che un kâid, venuto negli ultimi
-tempi, messaggiere di Hasan in Palermo, se ne tornò a casa coll’_amân_
-di Ruggiero che gli assicurava la vita e la roba, per sè e’ suoi.[167]
-
-Entrando la state, Giorgio salpò dai porti di Sicilia, con
-dugencinquanta legni carichi di uomini, d’armi e di vittuaglie.
-Approdato alla Pantellaria, fece prendere improvvisamente una barca
-mandata da Mehdia a sopravvedere le sue mosse; vi trovò le gabbie
-de’ colombi messaggeri; giuratogli dall’ufiziale di Hasan non essere
-stato spacciato altro avviso, costrinselo a scrivere di propria mano,
-come de’ legni testè arrivati di Sicilia portavano che l’armata degli
-Infedeli fosse partita per l’Arcipelago. Grande allegrezza destò in
-Mehdia cotesto annunzio; ma non durò oltre l’alba del lunedì, due sefer
-del cinquecenquarantatrè (22 giugno 1148) quando comparve all’orizzonte
-tutto il navilio siciliano, che a forza di remi penosamente
-s’avvicinava, contrastato da un gagliardo vento. Avea Giorgio misurato
-il cammino in guisa da por la gente su l’istmo innanzi giorno; talchè
-all’aprir le porte della città, le si trovassero guardate di fuori ed
-anima viva non ne scampasse. Ma fallito, per cagion del vento, cotesto
-disegno, l’Antiocheno cercò di tener a bada i cittadini finchè tutta
-l’armata potesse arrivare a terra. Gittata l’àncora lungi dal porto,
-mandò per un suo legnetto veloce a dire ad Hasan, non temesse; ei
-veniva amico e leale osservatore de’ trattati; chiedea soltanto gli
-desse in mano gli uccisori di Jûsuf e, non potendo, inviasse le sue
-genti per combattere insieme con quelle del re contro gli occupatori di
-Kâbes. Convocati dal principe i dottori della legge e gli ottimati, non
-era chi non capisse che suonava l’ultim’ora di casa Zirita: nondimeno
-i più animosi consigliarono la difesa. Hasan, fosse abnegazione o
-sgomento, e ch’e’ si vedesse intorno visacci da traditori, troncò la
-disputa. Ricordò le milizie poche e lontane, a campo a Tunis; la città
-aver appena vivande per un mese; circonderebbela il nemico per mare e
-per terra e la prenderebbe inevitabilmente per battaglia o per fame:
-ed allor che avverrebbe? Più che il regno, più che i suoi palagi, egli
-amava i Musulmani; volea camparli dalle uccisioni, dal saccheggio,
-dalla cattività. “Io non manderò mai, conchiuse, i miei insieme coi
-Cristiani a combattere Musulmani: nè a prezzo di tanta infamia pur
-salverei la città, sol darei tempo al nemico di coglierci tutti alla
-rete. Non v’ha scampo che nella fuga. Io monto a cavallo e chi vuole
-mi segua.” E fatto un fascio delle cose più preziose e manesche, andò
-via in fretta, con la famiglia e gli intimi suoi. Molti cittadini gli
-tenner dietro; portando seco le donne, i figliuoli, il danaro e la
-roba di pregio, come ciascun potea. Molti si nascosero nelle case de’
-Cristiani e nelle chiese.
-
-Sbarcato Giorgio in su l’ora di vespro,[168] senza trar colpo, fece da
-buon massaio, pratico de’ luoghi e delle usanze, e da statista savio
-ed umano. Corre difilato alla reggia; la quale trovando intatta, mette
-i suggelli alle porte de’ tesori, pieni di belli e preziosi arredi e
-d’ogni cosa più rara, accumulata per due secoli dalla schiatta di Zîri;
-fa serrare in una palazzina le donne dell’harem e alquanti bambini
-di Hasan, lasciati addietro nella fuga. Conservato così quanto il
-fisco poteva usare o vendere, Giorgio raffrenò i suoi che avean dato
-il sacco alla città per un paio d’ore: bandì si cessasse dal sangue
-e dalla rapina. Con maggior cura avea messi in salvo i Cristiani,
-facendoli uscir di Mehdia e di Zawila; e rizzò per loro le tende
-nel piano che dividea la fortezza dal sobborgo, o vogliam dire l’una
-dall’altra città, come le chiamano entrambe gli scrittori arabi di quel
-tempo.[169]
-
-Al tramonto del sole era assettato ogni cosa; talchè la sventura di
-Mehdia principiò e finì con quella giornata. La gente del paese chiamò
-questo il caso del lunedì, notando con altri giorni della settimana due
-o tre altre depredazioni de’ Rûm.[170] La dimane pensò l’ammiraglio
-ai fuggitivi. Mandò a ricercarli i lor concittadini stessi delle
-milizie rimasi in Mehdia; li provvide di giumenti, per riportar le
-donne e i bambini: e bandì, con questo, l’_amân_: che potesse chiunque
-ritornare in città, sicuro della persona e dell’avere. Furono salve
-così le migliaia che stavano per morir di fame e di sete in quelle
-lande, ancorchè fosse tra loro chi avea lasciato a casa, dicon le
-croniche, ogni ben di Dio. Giorgio chiamò anco in città gli Arabi che
-vagavano pe’ dintorni; li allettò con larghi doni e buoni trattamenti:
-dispensò denari e vittuaglie a’ poveri di Mehdia; prestò capitali
-a’ primarii mercatanti, perchè continuassero lor traffichi; pose a
-rendere giustizia un cadì accetto all’universale. Altro aggravio non
-ebbero i Musulmani che la gezìa. I bambini di Hasan, con le schiave
-emancipate[171] lor madri, furono ben trattati dal vincitore e mandati
-in Sicilia. A capo d’una settimana, tutti gli abitatori di Mehdia e di
-Zawila, rassettati ne’ loro focolari, attendeano alle industrie, queti
-e forse contenti. Parve a Giorgio che gran parte dell’armata si potesse
-allontanare senza pericolo.[172]
-
-Mandò pertanto una squadra a Susa, un’altra a Sfax; delle quali la
-prima occupava di queto la città, il dodici sefer (2 luglio); poichè
-il governatore, Ali, figliuolo di Hasan, risaputa la fuga del padre,
-era andato a ritrovarlo con seguito di pochissimi cittadini e gli
-altri immantinenti si arresero. Viveano a Sfax uomini di tempra più
-dura, come si vedrà nel progresso degli avvenimenti. Accorse molte
-torme d’Arabi in aiuto di Sfax, i cittadini resistettero a’ Siciliani
-sbarcati dalla squadra; s’arrischiarono anzi ad una sortita. E i
-Cristiani a fuggire, tanto che li attirarono ben lungi dalle mura.
-Quivi rifan testa; si gittano di mezzo a’ disordinati; li sbaragliano,
-cacciando chi alla campagna, chi alla città; rinnovano la battaglia
-sotto le mura: alfine entrarono il ventitrè di sefer (13 luglio).
-Gran sangue indi fu sparso; poi si die’ mano a far prigioni e in
-ultimo si bandì l’_amân_, come a Tripoli ed a Mehdia: i fuggiti
-ritornarono, riscattarono le donne e i figliuoli. Fu lasciato anco
-un presidio cristiano nella fortezza; e posto un’_âmil_ a reggere
-la città. Fu questi Omar-ibn-abi-l-Hasan-el Foriani, il cui padre,
-con magnanimo intento, volle andare statico in Sicilia.[173] Stette
-saldo, con l’aiuto degli Arabi, il forte castello di Kalibia; anzi i
-Musulmani, usciti a combattere fecero strage degli assalitori, sicchè
-la squadra ritornò malconcia a Mehdia.[174] Ci sembra in vero che il
-re di Sicilia non abbia voluto stendersi troppo verso Ponente, dove i
-Beni-Hammâd, per l’asprezza de’ luoghi e l’amistà degli Arabi, stavano
-assai più saldi che i lor congiunti di Mehdia. Rattennerlo anco i
-pensieri della guerra bizantina, alla quale era uopo che presto o
-tardi ei si volgesse; nè ebbe ad aspettar più d’un anno. Il conquisto
-in Affrica limitossi, dunque, a quella parte della costiera che si
-stende da Tripoli di Barbaria al Capo Bon.[175] Fu compiuto entro un
-mese. Ruggiero approvò gli ordinamenti dell’ammiraglio; concedendo
-all’Affrica propria un _amân_, generale. Del quale atto, ancorchè
-manchi il tenore, la sostanza era quella che abbiamo esposta ne’
-singoli casi: continuassero i Musulmani a vivere secondo lor leggi
-e con loro magistrati; pagassero la gezìa; governasseli a nome del
-re di Sicilia un _’âmil_, il quale mandava statico in Palermo alcun
-suo stretto parente. Come fosse pagata la gezìa non si ritrae, se
-immediatamente da ciascun musulmano o giudeo, ovvero dalle comunità,
-che mi sembra più verosimile. Credo inoltre fossero state mantenute
-le gabelle che solea riscuotere il fisco zirita, non però le più
-odiose ed apertamente illegali; poichè gli scrittori arabi lodan tutti
-la giustizia del governo cristiano sotto Ruggiero, ed affermano che
-le belle promesse date nel suo _amân_ furono fedelmente osservate
-finch’ei visse. Leggiamo in particolare nella storia d’Ibn-Abi-Dinâr,
-che il _kharâg_, o vogliamo dire tributo fondiario, fu riscosso con
-benignità.[176]
-
-Non isfuggì agli storici musulmani il fatto, che i conquisti siciliani
-in Affrica, sostarono per la guerra di Grecia. E di questa dicono
-essere stata aspra e lunga, e danno l’episodio, notissimo nelle
-croniche latine, che Giorgio d’Antiochia osò entrare nel porto di
-Costantinopoli, prendervi parecchie navi e trar saette alle finestre
-della reggia. Aggiungono che la vittoria sempre rimase al re di
-Sicilia, ancorchè il principe di Costantinopoli fosse di que’ tali
-“che niuno si scalda al medesimo fuoco con esso loro;” ch’è, come noi
-diremmo: era uomo da non lasciarsi posar mosca sul naso.
-
-A Giorgio d’Antiochia dan merito gli scrittori musulmani d’ogni
-trionfo in Affrica e in Levante; notano che alla sua morte le armi
-siciliane si arrestarono, non sapendo il re a chi affidarle: ed a
-lui, sì come a Ruggiero, è aperto un capitolo apposta nelle biografie
-degli illustri Musulmani per Sefedi, autore del decimoterzo secolo.
-Il quale, al paro che Ibn-el-Athîr, intitola Giorgio “vizir del re
-Ruggiero, l’occupatore del regno di Sicilia:” dond’e’ si vede che i
-Musulmani di Sicilia, i quali davano ragguagli della corte di Palermo
-a’ loro correligionarii, teneano l’ufizio di grande ammiraglio identico
-a vizir, che torna in que’ tempi a primo ministro. Dobbiam anco a’
-Musulmani le note necrologiche di questo valente cristiano; ritraendosi
-da loro soltanto ch’ei morì, con grande allegrezza de’ Credenti,
-l’anno cinquecenquarantaquattro dell’egira (11 maggio 1149 a 29 apr.
-1150) straziato di tante infermità, massime le morìci e il mal di
-pietra.[177]
-
-Già la fortuna voltava le spalle a Ruggiero. Non fermi per anco i suoi
-acquisti in Affrica, li minacciarono gli Almohadi; setta di Berberi,
-fieramente avversa agli Almoravidi, i quali or cadeano con la stessa
-prestezza con che eran surti mezzo secolo innanzi. Abd-el-Mumen,
-conquistata sopra gli Almoravidi la Spagna e gran parte dell’odierno
-impero di Marocco, s’avanzava alla volta di Levante, con trentamila
-Unitarii, chè così suona Mowahhidi (Almohadi); occupava (maggio 1152)
-quelle che si chiaman oggidì le province d’Algeri e di Costantina,
-le quali rispondono a un di presso allo Stato dei Beni-Hammâd di
-Bugia: talchè questo cadde a un tempo con lo Stato de’ Ziriti.
-Jehia-ibn-el-Azîz, ultimo principe dei Beni Hammâd, avea tenuto quasi
-prigione l’infelice Hasan, che gli chiese ospitalità dopo la caduta di
-Mehdia.[178] Or l’hammadita ebbe a ventura d’imbarcarsi per la Sicilia,
-altri dice per Genova; e non guari dopo ei ritornò a Bona e, rincorato,
-fece prova a mantenersi nella inespugnabile rôcca di Costantina.[179]
-Ripararon anco in Sicilia Hareth ed Abd-Allah,[180] suoi fratelli.
-
-In vero, s’egli rimanea scampo a que’ principi ed ottimati della
-costiera settentrionale da Algeri a Tripoli, era nelle due genti
-straniere che ultime occuparono il paese: i Cristiani di Sicilia con
-loro trecento navi, e gli Arabi co’ cinquantamila cavalli. Tengo io
-certo, ancorchè nol dica alcun cronista, che que’ rifuggiti abbiano
-procacciata la lega tra Ruggiero e gli Arabi, che sola potea salvar
-la patria loro da nuovi barbari di Ponente. Perchè sappiamo che il
-re mandava a profferire agli emiri arabi il rinforzo di cinquemila
-suoi cavalieri, a condizione che le tribù gli dessero statichi,
-com’era costume; ma ch’essi lo ringraziarono e ricusarono, dicendo
-non aver uopo d’ausiliarii, nè poterne accettare che Musulmani non
-fossero. Quei masnadieri fidavano nel numero loro e nella santità
-del legame con che s’erano testè confederati; avendo tutte le tribù
-dell’Affrica Settentrionale, da Tripoli a Costantina,[181] fatta la
-giura di combattere quella che chiamano la guerra della famiglia: onde
-portaron seco loro le donne, i figli, il bestiame ed ogni cosa che
-possedeano, risoluti a difenderli fino all’ultimo soffio di vita. E
-scontratisi con gli Almohadi nelle montagne di Setif, il primo sefer
-del cinquecenquarantotto (28 aprile 1153), pugnarono per tre giorni;
-finchè, mietuti i più, fu preso il campo. Allora Abd-el-Mumen fe’
-condurre le donne e i bambini, illesi da tutt’oltraggio, a Marocco, e
-poi li rese agli Arabi; e questa fu vera vittoria che domò quegli animi
-feroci.[182]
-
-Dileguata così ogni speranza di collegarsi con le tribù, Ruggiero
-pensò ad assicurare il nuovo dominio contro gli Almohadi, mandando in
-Ponente l’armata, condotta da un Filippo di Mehdia, apostata musulmano,
-del quale occorrerà dire largamente nel capitol che segue. Il quale
-assalì Bona, testè abbandonata dal governatore hammadita, ma non
-occupata per anco dagli Almohadi; espugnolla di regeb del medesimo
-anno dell’egira (4 novembre a 3 dicembre 1153) con l’aiuto degli Arabi
-del contado, e fecevi prigioni e bottino; ma chiuse gli occhi alla
-fuga degli _’ulemâ_ e di altri uomini di nota: sì che uscirono illesi
-dalla città con lor sostanze e famiglie. Dopo una diecina di giorni,
-partiva l’armata per Mehdia, con un po’ di prigioni; e non guari dopo
-tornava in Sicilia,[183] lasciando Bona assai malconcia, sotto uno de’
-Beni-Hammâd, che non isdegnò farsi _’âmil_ di Ruggiero.[184] S’erano
-sollevati, il medesimo anno, alle nuove, com’ei pare, della irruzione
-degli Almohadi, gli abitatori delle Gerbe e aveano fatta strage de’
-Cristiani. L’armata andovvi, credo io, avanti l’impresa di Bona;
-vendicò il sangue col sangue; mandò prigioni in Palermo quanti potè;
-lasciando nel paese un pugno di gente da nulla, per coltivar la terra
-tanto o quanto e servir nelle case i padroni cristiani.[185] Fu ripresa
-anco l’isoletta di Kerkeni, com’e’ sembra, con lo stesso effetto.[186]
-Troviamo in Ibn-el-Athîr che quel medesim’anno cinquecenquarantotto
-(29 marzo 1153 a 17 marzo 1154) l’armata siciliana abbia saccheggiata
-Tinnis in Egitto.[187] Io leggerei più volentieri Tenes, città vicina
-al mare, sul confine dell’odierna provincia di Algeri con quella
-d’Orano. La prima cosa, e’ non sembra verosimile che il re di Sicilia
-abbia attaccata quest’altra briga in Levante, oltre quella coll’impero
-bizantino e col reame di Gerusalemme, mentre gli rimanea tanto da fare
-contro gli Almohadi. Sappiamo, al contrario, da Romualdo Salernitano
-che Ruggiero, a suo proprio utile ed onore, così il cronista, avea
-allora fermata la pace col califo fatemita.[188] Il Makrizi tace
-quell’assalto, nella diligentissima descrizione dell’Egitto, dov’ei
-nota con l’anno cinquecencinquanta (7 marzo 1155, 24 febbraio 1156)
-il guasto dato dal navilio siciliano a Tinnis, Damiata, Rosetta ed
-Alessandria,[189] quando Ruggiero era morto e la saviezza politica
-fuggita per sempre dalla corte normanna di Palermo. Mancando per
-l’appunto questa ultima scorreria in Ibn-el-Athîr, parmi verosimile
-ch’ei, nell’acconciare a forma d’annali i fatti che trovava in
-tante storie particolari, abbia sbagliata qui la data; ovvero abbia
-letto Tinnis in luogo di Tenes e per soverchia diligenza, v’abbia
-aggiunto “in terra d’Egitto.” Per vero Tenes e Tennis rassomigliansi
-nella scrittura arabica quanto nella nostrale; onde facilmente si
-poteano scambiar que’ due nomi da’ copisti ed anco dai più accurati
-compilatori. Che che ne sia, l’armata siciliana in quegli ultimi tempi
-del gran re normanno, infestava ogni anno la costiera dello Stato di
-Bugia, occupata oramai la più parte dagli Almohadi. Edrîsi, che scrisse
-il millecencinquantaquattro a corte di Palermo, narra che gli abitatori
-di Gigel e di Collo, allo scorcio dell’inverno, “quando vien la
-stagione che salpa l’armata,” soleano abbandonar le case della marina
-ed emigrare nei monti, portando seco ogni cosa.[190]
-
-Coteste frequenti scorrerie a ponente del capo Bon e la procellosa
-anarchia nella quale vissero per molti anni que’ popoli, abbandonati
-dai Beni Hammâd, divisi tra loro, e minacciati a un tempo dagli
-Arabi, da’ Siciliani e dagli Almohadi, m’inducono a creder vera
-una pratica di Ruggiero con Tunis, della quale troviamo vestigie
-molto incerte nelle memorie cristiane, al par che nelle musulmane.
-Dei contemporanei, il solo Roberto, abate del Monte di San Michele,
-registrò nella cronica essere stata quella città occupata dalle armi
-del re di Sicilia, il millecencinquantadue: e potrebbe essere un altro
-sbaglio del nome di Tenes.[191] Abd-el-Wahid da Marocco scrivea il
-milledugenventiquattro, nella storia degli Almohadi, che quand’essi
-presero Tunis (1159) vi regnava Ruggiero, il quale aveala affidata a un
-_’âmil_, per nome Abd-Allah-ibn-Khorasân.[192] Un secolo appresso, il
-Dandolo, nell’accennare a’ conquisti affricani del millecenquarantotto,
-aggiungea che Ruggiero si fe’ tributario il re di Tunis.[193] E ciò mi
-sembra che più s’accosti al vero. Tunis non fu mai occupata dall’armata
-siciliana. Secondo le notizie ben connesse e precise che ne dà l’autore
-del _Baiân_ e Ibn-Khaldûn, quella città, popolosa, ricca e piena d’alti
-spiriti, ma torbidi e parteggianti, avea disdetta da lungo tempo la
-sovranità zirita, e riconosciuta di nome quella degli Hammaditi, e di
-fatto il governo di uno sceikh del paese, il quale chiamerei volentieri
-presidente della _gemâ’_. Rimase per molti anni cotesta autorità
-nella casa de’ Beni-abi-Khorasân; poi cadde in altre mani, e del tutto
-dileguossi in que’ frangenti di carestia e vicin romore di Cristiani.
-Il popolo che s’apparecchiava con molto ardore a respingerli, tumultuò
-un giorno, vedendo caricar del grano sur una barca che si sospettò
-partisse per luoghi occupati da Giorgio d’Antiochia; ond’e’ si venne
-a pretta anarchia ed a guerra civile, tra la fazione della _Soweika_
-(il mercatino) e quella della _Gezîra_ (l’isola), che mi sembrerebbero
-popolani e nobili: alfine la plebe richiamò i Beni-abi-Khorasân,
-pria che fosse corso un anno dal conquisto di Mehdia. Abd-Allah-ibn
-Abd-el-Azîz, che si può dire l’ultimo di quella famiglia, regnò per
-dieci anni da tiranno; respinse gli Almohadi in un primo assedio
-(1157); e la città, poco appresso la sua morte, cadde sotto il pondo
-dell’oste d’Abd-el-Mumen.[194] Come ognun vede, tra questi fatti che si
-ritraggono con certezza storica, non entra la supposta signoria del re
-di Sicilia. Ma poichè il tiranno di Tunis, nelle ricordate condizioni
-di quei paesi, non potea sperar aiuto da altra banda, mi par verosimile
-ch’egli abbia segretamente fermato con Ruggiero qualche accordo non
-dissimile da quello dell’ultimo Zirita di Mehdia, promettendo di
-spesare forze ausiliari o di pagar la tratta de’ grani di Sicilia.
-Se le passioni umane allora non operavan diverso da ciò che veggiamo
-nella storia prima e poi e fin oggi, la corte di Palermo per vanità,
-il popol di Tunisi per sospetto geloso, quando trapelò quel trattato,
-gridarono a una voce che l’Ibn-abi-Khorasân s’inginocchiava, tributario
-e vassallo, a’ piè di Ruggiero; non altrimenti di quel che dissero
-di Hasan gli scrittori seguiti da Ibn-abi-Dinâr. E più incerta dovea
-rimanere la memoria del fatto, dopo il mutamento di regno, che di
-lì a poco spezzò tutte le fila ordite in Palermo e dopo la terribile
-reazione che seguì in Affrica contro i Cristiani e lor fautori, della
-quale noi diremo nel regno di Guglielmo il Malo.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-
-Ritornando un po’ addietro ne’ tempi, egli è da ricordare che il
-riconoscimento del novello reame non tolse a Ruggiero l’ambizione,
-nè alla corte di Roma la voglia di molestarlo; donde or il papa
-ricusò di consacrare i vescovi[195] e cavillò su le prerogative della
-corona;[196] ora il re mandò eserciti ad occupare i dominii papali.
-Ma quando Corrado III, imperatore eletto, parlò di calare in Italia,
-e Arnaldo da Brescia infiammò i Romani a ristorare il Senato sotto il
-trono d’un Cesare tedesco, allora, quell’altalena fatale che tolse
-per mille anni ogni assetto e riposo alla patria nostra, spinse il
-papato ad accostarsi al regno, guelfo per sua natura. Udiasi allora per
-la prima volta cotesto nome di parte, sendosi levato in arme contro
-l’imperatore il duca Welf: al quale il papa e Ruggiero dettero aiuto
-per alimentar la guerra civile in Germania. Le ricchezze guadagnate
-sopra i Musulmani d’Affrica, l’industria della Sicilia, l’ubertà della
-Puglia, fornirono i danari che Ruggiero somministrava ai ribelli:[197]
-e porgeane anco al papa, per corrompere o combattere i Romani,
-promettendogli inoltre rinforzi di gente. E tra quelle tenerezze
-il papa a confermare il privilegio della Legazione apostolica di
-Sicilia;[198] a favorir le pratiche di Ruggiero in Germania. Nel corso
-delle quali avvenne che i partigiani del papa in Roma ricettassero
-occultamente i messaggi del re e che il Senato li catturasse con le
-lettere ch’e’ recavano e con loro famigli saraceni; ma poi lasciolli
-andare.[199] Possedendo in grazia di Ruggiero il nervo della guerra, il
-papa e i cardinali si vantavano di serrare in un canile “come veltri
-e mastini, gli imperiali e i Greci di Venezia, sì che non potessero
-mordere il Siciliano, ausiliare di Santa Chiesa.”[200]
-
-Intanto i veri capi della Chiesa annidati, come già abbiam detto,
-ne’ monasteri di Francia, aiutavano con lo ingegno e co’ raggiri la
-fuggitiva corte di Roma e favorivano di rimbalzo il re di Sicilia. San
-Bernardo, barattando le carte, come soglion far sempre, e mutando in
-caso di teologia la quistione politica, si messe a fulminare Arnaldo
-per tutte le scuole e le corti d’Europa; tanto che l’imperatore Corrado
-non osò accostarglisi. La crociata, poi, predicata dall’apostolo
-cattolico, venìa sì bene in acconcio alla corte di Roma, da far
-credere ch’egli avesse voluto a un tempo stender la mano a’ travagliati
-Cristiani di Siria e mandare Corrado a coglier allori, e fors’anco la
-palma del martirio, lì verso l’Eufrate, in vece di calare in Italia a’
-danni del papa. Dopo la rotta e il ritorno de’ Crociati, s’interpose
-tra Corrado e Ruggiero un altro prelato francese di gran fama, Pietro,
-detto il Venerabile, Abate di Cluny, negoziatore volontario di faccende
-politiche in tutta Europa, assiduo viaggiatore in Italia e Spagna,
-scrittore di polemica contro l’islamismo ed auspice della prima
-traduzion latina del Corano.[201] Costui, ragguagliando di sue pratiche
-il re e domandandogli intanto qualche larghezza a prò de’ monaci, gli
-sciorinava quante lodi ei sapesse accozzare in suo latino e diceagli
-bramar “che fosse unita al felice reame di Sicilia la misera Toscana
-e qualche provincia finitima.”[202] Così Ruggiero usava gli amici
-ecclesiastici ed essi lui. Che se adoperolli invano nelle trame contro
-Ramondo principe d’Antiochia, il cui stato ei pretendea com’erede del
-cugino Boemondo,[203] conseguì pure l’intento suo principale, ch’era di
-trattener Corrado di là dalle Alpi. La costui morte, succeduta a tempo
-(1152) fu attribuita a veleno ed apposta a Ruggiero[204] dai Ghibellini
-più ardenti; i quali sel trovavano sempre in mezzo a’ piedi, col suo
-danaro, con le sue arti di regno, con la sua fama di adetto in ogni
-scienza umana o infernale.
-
-Giovò l’impedimento di Corrado a render vani gli sforzi di Manuele
-Comneno, che s’era collegato con lui contro la nuova potenza surta
-nell’Italia meridionale. Ruggiero non aspettò l’assalto de’ Bizantini.
-Affidato, com’e’ pare, nei novelli amici ch’eran sì possenti in
-Francia, ei volle tirar Lodovico VII a una lega contro Manuele: e
-pensando che cosa fatta capo ha, ruppe la guerra appunto quando i
-Crociati passavano nell’Asia minore; onde il bizantino si trovava
-impacciato; il francese vicino, adirato e disposto a punire la perfidia
-di quello. Mandò Ruggiero dunque in Levante Giorgio d’Antiochia;
-il quale, salpando da Brindisi (settembre 1147?) occupava Corfù;
-correa fino alla punta meridionale del Peloponneso; dava il guasto a
-Monembasia. Ma non assentendo Lodovico alla lega contro il Comneno,
-tornò addietro d’un subito l’armata siciliana, in guisa da fare scorger
-nella ritirata il dispetto dell’occasione fallita. Giorgio si messe a
-depredar le costiere dell’Etolia e dell’Acarnania; entrò nel golfo di
-Corinto; mandò le gualdane infino a Tebe; prese Corinto stessa e la
-sua rôcca; per ogni luogo frugò i ricchi con piglio da masnadiere, fece
-fardello d’ogni roba preziosa, menò cattivi gli Ebrei e i benestanti,
-uomini e donne; rapì anco l’industria, portando via gli operai della
-seta. Quindi altri opinò che i prigioni di Tebe e di Corinto avessero
-primi recato il setificio in Palermo, non sapendo che quivi da molto
-tempo l’esercitavano i Musulmani.
-
-Correndo la state del quarantotto, l’armata siciliana andò all’impresa
-d’ Affrica. Ma allo scorcio dell’anno, Manuele, libero dalla paura de’
-Crociati, s’apparecchiava alla vendetta. Acconciatosi co’ Veneziani,
-sì che gli fornirono possente navilio; vinti i Patzinaci, Manuele
-assediava Corfù, difesa da mille uomini dello esercito siciliano;
-respingea l’armata vegnente all’aiuto, e dopo due anni riducea
-per fame l’inespugnabile fortezza (1150). Seguì durante l’assedio
-quell’arrisicata fazione delle quaranta galee siciliane ch’entrarono
-nel porto di Costantinopoli, sbarcarono ne’ giardini imperiali e
-tirarono saette affocate nelle finestre della reggia; di che la fama
-giunse ne’ paesi musulmani.[205] In uno degli scontri del navilio
-siciliano col bizantino trovossi avvolto il re di Francia che mesto
-ritornava dalla crociata; il quale fu preso da’ Greci, liberato da’
-Siciliani e condotto a Ruggiero, che gli fece grandissimo onore (agosto
-1149). Le guerre poi sul Danubio, le fortune di mare, la dappocaggine
-delli ammiragli e la morte di Corrado, ritardarono la impresa di
-Manuele Comneno fino alla morte di Ruggiero.[206]
-
-Il quale terminò il glorioso regno con un _auto da fe’_. Qual che fosse
-l’origine di Filippo di Mehdia, sia musulmano dell’isola detto Mehdiano
-dalla patria de’ suoi maggiori, o sia nato veramente nella capitale
-zirita, era egli battezzato, come gli altri paggi del re, nè cristiani
-nè musulmani, nè uomini nè donne. Cresciuto a corte, mostratosi buon
-massaio, il re l’avea preposto all’azienda del palagio, indi creato
-ammiraglio alla morte di Giorgio e mandato all’impresa di Bona; il che
-mi conduce a crederlo creatura dell’Antiocheno e suo compagno nelle
-guerre d’Affrica. Leggiamo il caso negli annali d’Ibn-el-Athîr, che
-forse il togliea dagli scritti del contemporaneo Ibn-Sceddâd; e più
-largamente ne tratta un luogo di Romualdo Salernitano, interpolato
-com’è parso ad autorevoli critici, ma contemporaneo in ogni modo, e
-degno di fede. L’un racconto come l’altro fa scoppiare improvvisa la
-collera del re contro Filippo, al suo ritorno da Bona: non ostante il
-trionfo e la riportata preda, al dire del latino; e al dire dell’arabo,
-appunto per aver chiusi gli occhi tanto che i notabili musulmani
-si messero in salvo. Fu accusato di simular la fede; e davano gli
-amminicoli: che entrasse in chiesa per apparenza, ma frequentasse
-occulto le moschee, fornissevi l’olio alle lampadi, inviasse offerte
-al sepolcro di Maometto, si raccomandasse ai sacerdoti del luogo e
-non rifuggisse dal cibarsi di carne il venerdì e ne’ giorni della
-quaresima. Così il narratore latino. L’arabo compendia l’accusa in
-questo che Filippo e gli altri paggi convertiti mangiassero lietamente
-quando il re digiunava. E non occorre dire che testimonii provarono
-il delitto, ancorchè l’accusato negasse ostinatamente. Fu tradotto,
-secondo il narratore musulmano, dinanzi i vescovi, i preti e i
-cavalieri; secondo il cristiano, dinanzi i conti, i giustizieri, i
-baroni e i giudici. Abbiam dalla stessa fonte cristiana ch’egli implorò
-grazia, e che Ruggiero, tanto più adirato, piangendo di collera,
-esortò il tribunale a severissima giustizia, dicendo: aver allevato
-in corte questo ribaldo, amatolo come fedel servitore; il quale se
-avesse offeso lui medesimo, se avesse rubato mezzo il tesoro regio,
-ei gli perdonerebbe; ma volea vendicare l’oltraggiata religione;
-sapesse bene il mondo che per questa santa causa egli farebbe pur
-cascare il capo del suo proprio figliuolo. Trattisi in disparte,
-dopo lunga deliberazione, dettarono questa sentenza: “che Filippo,
-delusore del nome cristiano, dedito all’opera della infedeltà sotto
-il velame della fede, sia arso da ultrici fiamme; affinchè, non avendo
-eletto il fuoco della carità, senta quello del rogo; nè rimanga alcuno
-avanzo di cotesto scellerato, ma, fatto cenere, ei passi dal fuoco
-temporale all’eterno, dove per sempre arderà.” Ho tradotte le parole
-della cronica, la quale par abbia copiata la sentenza del magistrato
-laico, passando sotto silenzio il giudizio ecclesiastico che dovea
-precedere. Di questo riman vestigia nella narrazione musulmana la quale
-nomina insieme i due ordini di giudici, quasi avessero composto un sol
-tribunale. Il Gregorio riconobbe nel caso di Filippo la giurisdizione
-dell’alta corte de’ Pari;[207] ma non volle rimestare di troppo quella
-prima gesta del Tribunal della Santa Inquisizione, il quale, quando
-scrisse il gran pubblicista, dava ancora i brividi all’onesta gente in
-Palermo, essendovi stato abbattuto appena da venti anni.
-
-Alzarono il rogo di faccia al palagio stesso del re; presedette al
-supplizio il giustiziere. L’eunuco, legato a un cavallo indomito,
-fu strascinato infino al rogo, e quivi disciolto e gittato semivivo
-nelle fiamme. I complici e consorti, puniti anco di morte, aggiugne
-laconicamente la narrazione cristiana e finisce esclamando, con la
-stesse parole con che principia: ecco quant’era cristiano il buon re
-Ruggiero! Porta la narrazione arabica che Filippo fu arso del mese
-di ramadhan, il qual mese sacro dei Musulmani tornava nel 1153 tra
-il novembre e il dicembre; che Iddio non fece sopravvivere Ruggiero
-a lungo e che questo supplizio fu il primo tracollo de’ Musulmani di
-Sicilia.[208] S’io ben m’appongo, questo detto, confermando le altre
-condannagioni alle quali accenna la narrazione cristiana, prova esser
-seguita in Sicilia, allo scorcio del millecencinquantatrè, una vera e
-grave persecuzione religiosa.
-
-Perchè la mosse Ruggiero? Di certo le vittorie degli Almohadi in
-Affrica, gli armamenti di Manuele Comneno nell’Adriatico, la morte di
-tre figliuoli e di due mogli entro nove anni, la malattia che consumava
-la sua propria persona in quell’inverno, non poteano non agitar
-profondamente il suo spirito, nudrito di credenze soprannaturali, tra
-ortodosse, astrologiche e musulmane. Ci si dice inoltre che in quegli
-ultimi tempi, allontanatosi alquanto dalle cure mondane, egli s’adoprò
-“in tutti i modi” a convertire musulmani e giudei e profuse più che mai
-danari nel culto.[209] Potremmo supporlo dunque diventato bacchettone
-per indebolimento di cervello, siccom’è avvenuto a tanti altri dotti
-e forti uomini. Ma più verosimile è che Ruggiero abbia voluto dar uno
-esempio e riformare a suo modo la corte, dove i vinti guadagnavan
-la mano a’ Cristiani. Egli mandò al rogo Filippo un mese dopo
-quell’impresa di Bona sciupata, come parve, per contemplazione verso i
-Credenti: onde non occorre ch’altri ci narri le querele che ne sursero
-nell’armata, nel baronaggio, nel clero, contro i favoriti musulmani
-del re. E questi era avvolto oramai nelle fila della diplomazia
-ecclesiastica, niente amica, al certo, di ministri così fatti. Un
-monarca d’oggi li avrebbe congedati; un del secolo decimosettimo,
-gittati in fondo d’un carcere; Ruggiero, che visse nel duodecimo e
-ch’era tenuto crudelissimo anche allora, arse il principale, mozzò
-il capo agli altri e si rallegrò forse di avere assettata la corte,
-soddisfatto al popolo, a’ grandi, a’ potentati amici e guadagnato, chi
-sa? il paradiso.
-
-Morì a capo di due mesi, il ventisette febbraio
-millecencinquantaquattro, all’età di cinquantotto anni,[210] sospinto
-alla tomba dalle voluttà, come notarono i prelati della corte. Delle
-sue virtù, de’ vizii e delle cose operate al di fuori abbiam già
-detto quanto basta al nostro argomento. Ci riman ora a trattar con la
-stessa misura l’interno reggimento del paese e la tempra e coltura
-dell’ingegno di questo gran principe; di che noi caverem le notizie
-dagli scrittori musulmani al par che da’ cristiani; poich’egli lasciò
-orma di sè in ambo le civiltà del tempo suo. Ed entrambe lo dipinsero
-in loro stile. L’una per man dello Abate di Telese, di Romualdo
-arcivescovo di Salerno, d’Ugo Falcando, di Pietro il Venerabile:
-prelati italiani e francesi, nutriti di letteratura latina. L’altra,
-or con l’asiatico lusso delle immagini, nella Prefazione dell’Edrîsi,
-letterato, scienziato e rampollo di principi; or con le secche
-note di cronaca raccolte da Ibn-el-Athîr negli Annali, e dal Sefedi
-nell’articolo biografico, intitolato appunto a Ruggiero.[211]
-
-Il Falcando loda in lui l’abbondanza degli spiriti vitali, il pronto
-ingegno, l’operosità, la vigilanza, la maturità di consiglio nelle
-faccende pubbliche.[212] Edrîsi, dopo lunga parafrasi di queste
-medesime idee, le stringe nell’epigramma che Ruggiero fea più dormendo
-che ogni altr’uomo vegghiando.[213] Parco allo spendere, fuorchè
-nelle cose della guerra, nelle scienze e ne’ monumenti, studiosissimo
-ei fu di accrescere le entrate dello erario[214] e sì diligente
-nell’amministrarle, che ne’ ritagli di tempo metteasi a frugare i
-conti.[215] La sicurezza, la pace e la prosperità di che si godea ne’
-suoi dominii, recarono stupore all’Europa in quell’età di violenze
-feudali:[216] onde non esagera Edrîsi, là dov’ei dice, che Ruggiero
-fe’ piegare il collo ai tiranni[217] e che, inalberando il vessillo
-della giustizia e dando al popolo quiete e buon governo, ei costrinse
-i regoli a ubbidirlo, a vestire la sua divisa, a consegnargli le
-chiavi di ciascun paese.[218] Riformò gli ordini giudiziali; fece
-osservare le leggi con rigore, anzi crudeltà, di che il Falcando lo
-scusa con la necessità del regno nuovo. Nell’opera di perfezionare il
-civil governo in Sicilia e d’assuefar a quello i baroni e le città di
-Terraferma, egli studiò gli esempii di fuori e chiamò in aiuto valenti
-uomini d’ogni linguaggio e d’ogni setta.[219] Donde un francese vanta
-la predilezione del re pei Francesi;[220] un musulmano gli dà lode di
-proteggere ed amare particolarmente i Musulmani;[221] similmente un
-bizantino avrebbe potuto affermare il privilegio della schiatta greca,
-nominando Giorgio d’Antiochia; ed un italiano avrebbe forse vinta la
-gara, ricordando che Arrigo de’ marchesi Aleramidi fu quel desso che
-fabbricò la corona al nipote.[222]
-
-Abbozzato già nel quinto libro il reggimento normanno, io vo’ ricordar
-qui di volo quelle istituzioni che riferisconsi con certezza a re
-Ruggiero, anzi che al padre. Delle quali gravissima parmi l’ordinamento
-de’ magistrati provinciali, ignoto sotto il primo conte, necessario
-a far sentire da presso una mano assai più forte ch’esser non potea
-quella degli ufiziali del principe in ciascun comune, sopraffatti per
-avventura da’ vicini feudatarii e da’ prelati. Seguendo l’uso di tenere
-unita l’autorità che noi distinguiamo in amministrativa e giudiziale,
-Ruggiero sostituì ai vicecomiti i baiuli, delegati generali del governo
-nella città e primi giudici in materia civile e correzionale.[223]
-Egli istituì primo i camerarii e i giustizieri, magistrati provinciali:
-preposti gli uni all’azienda, con giurisdizione d’appello nelle cause
-civili e di prima istanza in quelle concernenti i feudi secondarii e
-in ciò ch’or diciamo il contenzioso amministrativo; giudici gli altri
-delle liti civili relative ai feudi principali e delle cause criminali
-ch’eccedessero la competenza dei baiuli e delle curie baronali.[224]
-Certo al pari e’ mi sembra che re Ruggiero abbia data migliore forma
-ad un tribunale supremo preseduto dal principe, simile a quello de’
-Bizantini nelle materie civili[225] e de’ Musulmani pei delitti di
-maestà.[226] E veramente la tradizione arabica afferma che Ruggiero,
-succeduto al padre, imitò i principi musulmani con creare i _giânib_,
-gli _hâgib_, i _selâhia_, i _giandâr_ e altri simili ufiziali; ch’egli
-scostossi dagli usi de’ Franchi, i quali non aveano idea d’ordini così
-fatti; e che pose il _Diwân-el-mozâlim_, (noi diremmo, la Corte de
-Soprusi) al quale si recavano le querele degli offesi; e il re facea
-giustizia a costoro, foss’anco contro il proprio suo figlio.”[227]
-Degli altri ufizii diremo or ora. Ravvisò il Gregorio in questa Corte
-de’ Soprusi la _Magna Curia_, che i pubblicisti siciliani solean prima
-di lui riferire a Federigo imperatore; ed ei tirolla su ai tempi di
-Ruggiero, la distinse dall’alta corte de’ Pari, la paragonò alla corte
-del Banco del re, ch’ei suppose istituita in Inghilterra da Guglielmo
-il conquistatore.[228] Ma i pubblicisti inglesi confessano in oggi
-non veder chiaro nell’XI secolo quel sistema di giurisdizione suprema
-che comparisce appo loro al principio del XIII; ond’essi pensano che,
-ne’ primi tempi de’ re normanni, l’Inghilterra non abbia avuta altra
-corte di giustizia che quella de’ Pari, talvolta piena e più sovente
-ristretta; non essendo stato in quella età agevol cosa ragunare i
-feudatarii ad ogni uopo della giustizia ordinaria. Nè più di questo
-parmi si possa affermare della Sicilia nel XII secolo; se non che
-aggiugnerei avere Ruggiero composta regolarmente la corte de’ Pari
-ristretta, facendovi sedere i giustizieri ed anco de’ giudici, e
-adoperandola come magistrato ordinario e supremo, senza restringere
-la sua giurisdizione ai grandi feudatarii. E parmi sia stata questa
-in Sicilia la corte che condannò al fuoco Filippo di Mehdia: innanzi
-alla quale dicea Ruggiero, secondo la narrazione cristiana, che non
-gli sarebbe rifuggito l’animo dal punire il proprio figlio:[229] le
-medesime parole per l’appunto, con che la tradizione musulmana esprime
-l’alto impero e severa giustizia del _Diwân-el-mozâlim_, preseduto dal
-re.
-
-Lascio indietro gli ordinamenti proprii della popolazione cristiana,
-sempre più cresciuta nell’isola al tempo di Ruggiero; la colonia e
-il vescovado ch’ei fondava in Cefalù; l’archimandritato istituito
-in Messina per ordinare i monasteri greci e forse le popolazioni;
-le sue leggi che ci venga fatto di spigolare;[230] i grandi ufizii
-della corona ch’egli imitò dalle corti occidentali: cancelliere,
-giustiziere, camerario, protonotaio, connestabile; qualificati di
-grandi per significar l’autorità superiore.[231] Delli ammiragli ho
-discorso a lungo.[232] Ho toccato anco dei servigi della corte affidati
-la più parte a’ paggi.[233] Secondo uno scrittore che allegammo
-poc’anzi,[234] Ruggiero ordinò ad esempio delle corti musulmane
-quegli ufizii domestici, le cui denominazioni, arabiche o persiane,
-attestano la origine, che torna sovente ai Fatemiti d’Egitto. Erano gli
-_hâgib_, propriamente uscieri, spogli bensì del gran potere ch’ebbero
-a Cordova e altrove;[235] i _giânib_, come sarebbe a dire aiutanti
-di campo;[236] i _selâhia_ che torna a scudieri;[237] i _giandâr_ o
-forse _giamdâr_, vestiarii;[238] ed altri, dice il testo, alludendo a
-note denominazioni:[239] a quella gerarchia di servitori intrecciata
-con le dignità dello Stato, la quale i Bizantini tolsero da’ despoti
-persiani e detterla ai Musulmani ed ai re dell’Occidente. Il più delle
-volte non era divario che nel nome. Il gran siniscalco non potea
-mancare in Sicilia; ancorchè si vegga al tempo stesso di quello il
-_magister_ latino, che risponde all’uficio e sembra testo o traduzione
-dell’orientale _ostadâr_.[240] Son qui da ricordare i _kâid_ de’ quali
-si è trattato a lungo, or capitani propriamente detti di pretoriani,
-or segretarii, computisti e per fin camerieri,[241] come un _ferrâsc_
-che appo noi suona “rifa’ letti.”[242] V’era anco un paggio musulmano
-ispettore della cucina,[243] ed uno preposto al _tirâz_.
-
-Con tal voce persiana chiamaronsi le vestimenta di seta ricamate
-e l’opificio in cui le si lavoravano: parte essenziale d’una corte
-musulmana, poichè soleano i principi donar que’ pallii in segno di
-favore, o mandarne a’ grandi oficiali nel dar loro l’investitura,[244]
-come appunto si disse in cristianità, per cagion di usanza non
-dissimile. Ci è occorso di narrar come Ruggiero avesse inviati di tali
-abbigliamenti al traditore che gli fece omaggio di Kâbes.[245] E rimane
-del _tirâz_ di Palermo un lavorio sontuoso, il pallio semicircolare,
-trapunto nell’area ad oro e perle con figura d’un lione che abbatte un
-camelo, e in giro con bellissime lettere cufiche, portanti il nome e
-le qualità di Ruggiero e la data della capitale di Sicilia e dell’anno
-cinquecentoventotto (1133); il qual regio manto, per dono di alcun
-re di Sicilia o rapina di Arrigo VI, andò in Germania; ed è serbato
-ora a Vienna tra le reliquie del defunto impero di Carlomagno.[246]
-Sappiamo dalla storia come quell’opificio fosse stato rifornito il
-millecenquarantasette di belle corinzie e tebane,[247] e durasse in
-fiore nel centottanta, quando l’eunuco prepostovi diceva all’orecchio
-a Ibn-Giobair che le giovani musulmane del suo ovile tiravano spesso
-all’islam lor compagne di nazione franca. Sembra da ciò che Ruggiero
-abbia voluto onestare con quel nome l’_harem_ della reggia.[248] Da lui
-o da’ successori fu anco usato l’ombrello di gala, ad imitazione dei
-califi fatemiti.[249]
-
-Alla corte musulmana rispondean gli usi orientali della cancelleria
-arabica, distinta, com’e’ mi sembra, dalla cancelleria latina, e
-addetta a trattar le faccende degli antichi abitatori, sì come la
-latina quelle de’ coloni. Mentre quest’ultima usava il linguaggio
-latino, la data dell’èra volgare, e il suggello co’ titoli occidentali,
-l’altra cancelleria adoperava or il greco or l’arabico, secondo
-le genti, e talvolta l’una e l’altra lingua insieme. In testa de’
-rescritti arabici o bilingui non soscritti di propria man di Ruggiero,
-si ponea all’uso musulmano lo _’alâma_, ossia il motto trascelto da
-ciascun principe e scritto della man di segretario apposito, con che
-si dava autenticità al diploma. Lo _’alâma_ di Ruggiero fu_ El hamd
-lilaah sciakran linia’mih_ ossia “Lode a Dio per riconoscenza de’
-suoi benefizii.”[250] Copiando un po’ i principi Musulmani e un po’
-i Bizantini, Ruggiero si fece intitolare ne’ diplomi _El malek el
-mo’adzdzam el kadîs_ o diremmo noi “Il re venerando e santo”[251] e
-nelle monete, or _El malek el mo’adzdzam el mo’tazz billah_, ossia “Il
-re venerando, esaltato per favor di Dio”[252] ora _Nâsir en nasrâniah_
-che suona “Difensor del Cristianesimo”[253] Nè altrimenti par lo
-addimandassero in corte; sendo detto egli da Edrîsi “il re venerando,
-Ruggiero, esaltato da Dio, possente per divina virtù,[254] re di
-Sicilia, Italia, Lombardia, Calabria, (sostegno dello) imâm di Roma,
-difensore della religione cristiana”[255]; e chiamata _El-mo’tazzia_,
-dal poeta Abd-er-Rahman da Trapani, la regia villa di Mare-dolce
-presso Palermo.[256] Nei diplomi della cancelleria bilingue soscrisse
-Ruggiero sempre in greco, rendendo que’ titoli di conio orientale con
-la formola “Ruggiero in Cristo Dio, religioso e possente re, difensore
-dei Cristiani”[257] e quest’ultimo attributo si ritrova anco tradotto
-nell intitolazione di alcun diploma latino.[258] Si scorge infine dalle
-monete e dall’uso degli scrittori arabi contemporanei, che Ruggiero,
-intitolatosi secondo di tal nome pria ch’ei prendesse la corona reale,
-continuò sempre a distinguersi dal padre con quella appellazione,
-ancorchè ei fosse stato il primo re.[259]
-
-Non pensava forse Ruggiero che il passatempo della scienza gli avesse a
-fruttar tanta gloria, quanto le assidue cure dello Stato e le fatiche
-della guerra. E pur l’Europa civile, se in oggi non ha scordato del
-tutto il fondatore della monarchia siciliana, onora assai più il dotto
-principe al quale è dovuta la maggiore opera geografica del medio
-evo. Differendo a trattare il pregio di cotesta opera nella rassegna
-scientifica e letteraria del presente periodo, noi qui toccheremo della
-parte che torni a ciascuno de’ due creduti autori: Edrîsi, sotto il
-cui nome corre in oggi il libro, e il re al quale l’attribuirono gli
-eruditi musulmani chiamandolo “Il libro di Ruggiero” oltre il titolo
-proprio, ch’è “Il sollazzo di chi ama a girare il mondo.”
-
-Taccion le memorie cristiane di questa vaghezza del re per gli
-studii geografici, male interpretata da Falcone Beneventano, là dove
-ei racconta l’aneddoto, ch’entrato Ruggiero trionfante in Napoli,
-allo scorcio di settembre millecenquaranta, fece una notte misurare
-l’ambito delle mura; e la dimane, ragionando co’ principali cittadini
-intorno le franchige da confermare, per mostrarsi tenero assai delle
-cose loro, “Ma sapete voi, lor domandò, quanto giri la città vostra?”
-e rispostogli di no, “ecco ch’io vel dico, replicò: son dumila
-trecensessantatrè passi, per l’appunto.”[260]
-
-Edrîsi descrive la formazione dell’opera con particolari di gran
-momento.[261] Ei dice dottissimo il re nelle scienze “astruse e nelle
-operative”[262] ossia le matematiche e le dottrine dell’amministrazione
-pubblica; e che in cotesti due rami di sapere “egli creò modi novelli
-maravigliosi e inventò peregrini trovati.” Allargato il regno, “ei
-volle sapere con precisione e certezza le condizioni di ciascun paese
-soggetto: quali fosserne i confini e le vie di comunicazione per terra
-e per mare; a qual clima appartenesse, quali mari lo bagnassero, quai
-golfi vi si aprissero. Volle conoscere, altresì, ogni altro paese e
-regione de’ sette climi ideati da’ filosofi e determinati da’ narratori
-e da’ compilatori in loro pergamene[263] e ricercar volle quanta parte
-di ciascuno Stato entrasse in ciascun clima.” Nominati poi dodici
-trattati geografici, tra d’antichi e d’arabi, che furono raccolti
-per comando di Ruggiero, continua Edrîsi “che in tutti si notarono
-discrepanze, omissioni ed errori; e che i geografi, chiamati apposta
-e interrogati dal re, non ne sapeano più che i libri. Egli allor fece
-venire da ogni parte de’ suoi dominii uomini esperti ed usi a’ viaggi,
-e ordinò che interrogati per un suo ministro,[264] tutti insieme
-e poi spicciolati, si tenesser buoni i ragguagli ne’ quali ciascun
-s’accordava e si rigettassero gli altri. Durò quindici anni cotesta
-esamina; nel qual tempo non passò giorno che il re non vegliasse
-sul lavoro, non pigliasse conto de’ ragguagli raccolti e non facesse
-opera ad appurarli. Indi ei volle vedere se tornassero precisamente
-le distanze su le quali s’erano accordate le relazioni.[265] Fe’
-recar dunque una tavola graduata[266] e trasportarvi col compasso,
-ad una ad una, quelle distanze; tenendo anco sott’occhio i libri
-citati dianzi e ponderando le opinioni diverse: e tanto studiò
-sul complesso di quei dati, ch’egli arrivò a determinare le vere
-posizioni. Fe’ allor gittare, di puro argento, un gran disco diviso in
-segmenti,[267] che pesò quattrocento _rotl_ italici, di cento dodici
-_dirhem_ ciascuno,[268] e fevvi incidere i sette climi con le loro
-regioni e paesi, le marine e gli altipiani, i golfi, i mari, le fonti,
-i fiumi, le terre abitate e le disabitate, le strade battute, con
-lor misure in miglia, le distanze (marittime) e i porti: nella quale
-incisione fu copiato per filo e per segno il planisfero delineato
-già nella tavola. Ordinò in ultimo si compilasse una descrizione
-corrispondente alle figure della mappa, aggiuntovi le condizioni di
-ciascun paese e contado: la natura organica,[269] il suolo, la postura,
-la configurazione, i mari, i monti, i fiumi, le terre infruttifere, i
-cólti, i prodotti agrarii, le varie maniere di edifizii, i monumenti,
-gli esercizii degli uomini, le arti che fiorissero, le merci che si
-introducessero o si traesser fuori, le maraviglie raccontate e le
-supposte; e in qual clima giacesse il paese ed ogni qualità degli
-abitatori: sembiante, indole, religioni, ornamenti, vestire, lingua.”
-I manoscritti che ci han dato il testo fin qui con poco divario, si
-discostano venendo alla intitolazione di _Nozhat el Mosctâk_, la quale,
-secondo un codice, fu messa da Edrîsi, ma gli altri due, e tra questi
-il più prossimo all’originale, riferisconla a Ruggiero stesso;[270]
-poscia tutti d’accordo notano quella che noi diremmo pubblicazione,
-fatta nella prima metà di gennaio millecencinquantaquattro, che è a dir
-cinque o sei settimane innanzi la morte del re.
-
-La quale sendo avvenuta dopo lunga infermità, possiamo supporre che
-Edrîsi abbia affrettato ed anco precipitato il lavoro da presentare,
-e che per tal cagione quello sia venuto fuori men corretto, che non
-portasse il disegno e non permettessero i mezzi del re. Ma di ciò
-meglio a suo luogo. Fatta intanto nelle parole d’Edrîsi la tara
-dell’adulazione e della rettorica, ognun vi legge che il dotto
-affricano stese la descrizione, dopo avere raccolte e coordinate
-le relazioni orali e confrontatele, se si voglia, coi trattati di
-geografia; ch’ei forse die’ consigli su gli studii da fare e sul
-metodo; ma che il concetto, l’impulso, l’ordinamento e perchè no?
-un’assidua cooperazione, si deve a Ruggiero, nella cui mente le
-tradizioni musulmane si univano alle bizantine ed alle latine, al genio
-cosmopolita dei Normanni ed alla curiosità statistica del principe e
-del capitano.[271] Tornano anco a ciò i ragguagli del Sefedi. Ruggiero
-o Uggiero, egli dice, amando le dottrine filosofiche dell’antichità,
-fece venir dall’_’Adwa_[272] lo sceriffo Edrîsi; indusselo a stanziare
-appo di lui e fuggir i pericoli che la sua nascita regia gli attirava
-ne’ paesi musulmani d’Occidente; Ruggiero gli assegnò entrate da
-principe; l’onorò tanto che solea levarsi quand’egli veniva a corte
-e andargli incontro e metterselo a sedere allato. La prima cosa,
-costruì Edrîsi pel re una grande sfera armillare d’argento e n’ebbe in
-guiderdone de’ milioni.[273] “Ruggiero poscia si consultò con Edrîsi
-intorno i migliori modi d’appurare i ragguagli geografici con certezza,
-non già copiando libri; ed entrambi consentirono in questo, che si
-avesse a mandare apposta per tutti i paesi di levante e di ponente,
-uomini sagaci e dotti, accompagnati da disegnatori, a fin di ritrarre
-la figura d’ogni cosa notevole. E il re mandolli di fatto: i quali come
-riportavano lor disegni, così Edrîsi li verificava; e compiuta che fu
-la raccolta, ei distese la compilazione intitolata il _Nozhat_.”[274]
-Opera collettiva questa fu dunque, lavoro d’una specie d’accademia
-istituita da Ruggiero nella corte di Palermo, preseduta da lui stesso;
-e il rampollo degli ultimi califi di Cordova n’era il Segretario
-perpetuo, se ci sia permesso dar nomi nuovi e precisi a un abbozzo del
-medio evo. Ognun poi vede che appo i letterati musulmani, Edrîsi dovea
-a poco a poco ecclissare Ruggiero, ancorchè di questi rimanesse pure
-onorato ricordo.[275] Non essendo stato il libro, per la intempestiva
-morte del re, tradotto in latino, l’Europa l’ha riavuto dopo cinque,
-anzi sette secoli, col nome del compilatore che forse gli rimarrà per
-sempre. E così è avvenuta al regio autore fortuna contraria a quella
-de’ Grandi d’oggidì che fan lavorare altrui e voglion per sè la lode.
-
-Quando verremo a trattare particolarmente la storia letteraria di
-cotesto periodo, noteremo altre vestigie dell’accademia rogeriana
-e delle dotte elucubrazioni del re, bastandoci qui far cenno degli
-uomini e delle opere che vi si riferiscono. Oltre l’Edrîsi, veggiamo
-nella reggia di Palermo Abu-s-Salt-Omeia da Denia, medico, meccanico,
-astronomo, dotto nella scienza che gli antichi addimandavan la musica,
-poeta e cronista; il quale girando, come soleano i letterati Musulmani,
-per tutte le corti amiche agli studii, passò dal Cairo in Palermo e
-indi a Mehdia, prima che la fosse occupata da’ Siciliani. Diverso da
-costui par sia stato l’autore dell’orologio ad acqua, congegnato per
-comando di Ruggiero, come attesta una lapida trilingue della Cappella
-palatina di Palermo e una notizia trasmessaci dal cosmografo Kazwini.
-Credo si debba a incoraggiamento del re la versione latina dell’Ottica
-di Tolomeo, fatta dall’ammiraglio Eugenio, sopra una versione
-arabica del testo greco e sì la versione delle Profezie della Sibilla
-Eritrea, tradotte, come dissero, dal caldaico in greco per opera di un
-Doxopatro, e lo stesso Eugenio voltolle dal greco in latino. Il quale
-Doxopatro, sembra il Nilo venuto a corte di Ruggiero da Costantinopoli,
-autore del famoso libro su le sedi patriarcali; molestissimo al papa,
-come quello che dimostrò aver la sede di Roma preso il primato in
-Cristianità perchè la città era capital dell’impero e averlo perduto
-di diritto con la traslazione a Costantinopoli; e i vescovi di Sicilia
-essere stati soggetti al patriarca bizantino, fino al conquisto del
-Conte Ruggiero.
-
-Non affermeremmo noi che il re avesse onorato Nilo Doxopatro per
-cagion di questa opera istorica e canonica, più tosto che per la
-versione della Sibilla Eritrea. Come certe malattie, così corrono in
-ciascun secolo certe aberrazioni di mente, dalle quali raro avvien
-che campino i sommi ingegni: di che abbiam cento esempii antichi e
-odierni. Ruggiero, tra gli altri, credette alle scienze occulte. Narra
-il Dandolo che un famigerato astrologo inglese, richiesto dal re,
-gli facea trovare le ossa di Virgilio nel masso della collina presso
-Napoli e ch’ei comandava di riporle nel Castel dell’Uovo, sperando
-costringere a suo bell’agio con gli scongiuri l’ombra del Mantovano,
-sì che gli rivelasse tutta l’arte della negromanzia.[276] Attesta del
-paro Ibn-el-Athîr cotesti vaneggiamenti del re, con tal racconto che
-ritrae al vivo una scena della reggia palermitana. Sedendo un giorno
-il re co’ suoi intimi in una loggia che guardava il mare, fu visto
-entrare un legnetto reduce dalla costiera d’Affrica; dal quale si seppe
-che l’armata del re avea fatta sanguinosa scorreria ne’ dintorni di
-Tripoli. Sedeva allato a Ruggiero un dotto e pio musulmano, onorato
-da lui sopra ogni altro uom della corte e preferito a’ suoi preti ed
-a’ suoi monaci, tanto che bucinavano essere il re nè più nè men che
-musulmano.[277] Or parendo che il barbassoro non avesse posta mente
-alle nuove di Tripoli, “hai tu inteso?” interrogollo Ruggiero; e saputo
-che no, ricontò il fatto e domandò per celia “dove era dunque Maometto
-quando i Cristiani acconciarono così il popol suo?” — “Vuoi ch’io tel
-dica davvero? rispose il musulmano: egli era alla presa di Edessa,
-dove in quell’ora medesima e in quel punto irrompeano i Credenti.” E i
-Cristiani a scoppiar dalle risa. Ma Ruggiero, rifatto serio in volto,
-li ammonì non pigliasser la cosa a gabbo, chè quel savio non avea mai
-fatta predizione che non si avverasse. Ed a capo di alquanti giorni si
-riseppe che Zengui, il padre di Norandino, aveva occupata Edessa.[278]
-Mi viene in mente che quel savio sia stato forse lo stesso Edrîsi.
-
-Non poteano mancare, in corte così fatta, i poeti arabi. Ancorchè i
-bacchettoni musulmani, compilatori d’antologie, abbiano soppressi
-di molti versi, massime que’ che più ci premerebbe di leggere,
-abbiam pure alcuni frammenti di _kasìde_, presentate a Ruggiero da
-Abd-er-Rahman-ibn-Ramadhan di Malta, dal filologo Abu-Hafs-Omar, da
-’Isa-ibn-Abd-el-Moni’m, da Abd-er-Rahman di Butera, da Ibn-Bescirûn
-di Mehdia e da ’Abd-er-Rahman di Trapani; de’ quali i primi due,
-perseguitati, imploravano la clemenza del re; il terzo volea consolarlo
-della morte del figliuolo; e gli ultimi lodavan il regio Mecenate,
-descrivendo il sontuoso palagio, le ville e il viver lieto della corte,
-dove solean girare, colme di biondo vino, le coppe, e il suono della
-lira accompagnar la voce di cantori, paragonati ai più celebri della
-corte omeiade di Damasco.
-
-Il genio di civiltà che risplende nella vita tutta di re Ruggiero, si
-scerne ancora in que’ monumenti suoi che il tempo ha rispettati: la
-cattedrale di Cefalù, la Cappella palatina di Palermo, il Monastero di
-San Giovanni degli Eremiti nella stessa città, i sepolcri di porfido
-del Duomo palermitano e qualche iscrizione arabica dove occorre il
-suo nome. D’altri edifizii ch’egli innalzò abbiam qualche avanzo da
-poterne argomentare la eleganza o la magnificenza: voglio dire la
-villa della Favara, ossia Maredolce, e quella dell’Altarello di Baida:
-entrambe alle porte di Palermo. I cronisti finalmente e i diplomi ci
-ragguagliano di parecchi altri monumenti edificati per suo comando;
-come sarebbe una parte della reggia di Palermo e il Monastero del
-Salvatore di Messina, de’ quali non è agevole scorgere ora i vestigii
-tra le costruzioni sovrapposte. Di certo Ruggiero non creò tutte le
-arti che fiorivano in Sicilia fin da’ tempi musulmani, ma le ristorò
-dopo le vicende della guerra, ed altre ne promosse per lo primo: v’ha
-di certo nei monumenti siciliani della prima metà del secolo l’impronta
-d’un intelletto superiore che raccolse, dispose e riformò. La mole,
-le graziose e nuove proporzioni, la leggiadria e ricchezza degli
-ornamenti, rivelano unità di concetto, sentimento del bello, altezza
-d’animo e profusione di danaro, da confermare che il primo re di
-Sicilia fu possente e grande in ogni cosa.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-
-Nell’operoso e lungo regno di Ruggiero le condizioni sociali dell’isola
-mutaron da quelle dei primi anni del secolo XII. Verso la metà del
-secolo era già la Sicilia ripiena di coloni cristiani, arricchita
-coi traffichi d’Affrica e delle Crociate; il conquisto inoltre della
-Terraferma, reagendo sul centro del governo, recava elementi novelli
-nella corte, la quale era divenuta già primario corpo dello Stato
-per cagion degli ufici pubblici che vi s’accentravano: corpo di gran
-mole, vario di origine, reso omogeneo dallo interesse; onde, salvo le
-gelosie, fraternizzavan quivi gli arcivescovi coi liberti musulmani, i
-chierici d’oltremonti coi borghesi delle Puglie, i condottieri francesi
-coi corsari greci di Messina. Mancata quella man ferma del re, le nuove
-parti sbrigliaronsi. Il baronaggio, provocato o no, cercò di ripigliare
-lo Stato in Terraferma e di far novità anco in Sicilia. La corte
-volle possedere, sotto il nome di Guglielmo, l’autorità ch’essa avea
-esercitata sotto il comando di Ruggiero. Per lei teneano i Musulmani
-e fors’anco le schiatte più antiche dell’isola; per lei, in tutto il
-reame, i cittadini, bramosi di sicurezza e di franchige: se non che i
-baroni avean sèguito anch’essi nelle città e talvolta prevaleanvi per
-l’invidia che desta sempre il governo e gli interessi ch’egli offende.
-Avveniva ancora nell’isola che il popolo delle grandi città e i coloni
-lombardi delle montagne, si accostassero al baronaggio per odio de’
-Musulmani e cupidigia dell’aver loro. Coteste parti che talvolta,
-com’egli avviene, mutavano sembianze, compariscono chiaramente nelle
-tragedie di Guglielmo il Malo; nelle commedie delle quali fu spettatore
-il Buono; anzi l’azione è da riferirsi a loro più tosto che ai
-personaggi aulici, descritti dalla mano maestra del Falcando, con le
-bellezze e la imperfezione dell’arte antica.
-
-Al di fuori, la monarchia siciliana si travagliava contro i soliti tre
-nemici; con questo avvantaggio che tutti non si poteano collegare, nè
-pur durava a lungo l’accordo tra due. Il papa, incorreggibile, colse
-immantinenti l’occasione del nuovo regno, per ritentare l’Italia
-meridionale. Federigo Barbarossa ambì anch’egli quelle estreme
-province; richiese le forze navali a Genova ed a Pisa, nemiche del
-regno per gare di mercatanti; ma nulla ei conchiuse. I Bizantini
-all’incontro aveano in punto ogni cosa per assaltare la Puglia. Da
-lungi, gli Almohadi minacciavano gli acquisti d’Affrica. E rompeasi
-di presente la guerra contro i Fatimiti d’Egitto, non sappiamo appunto
-l’anno nè il perchè; dopo la morte di Ruggiero, credo io, e per cagion
-di commercio; potendo supporsi che i Pisani, ben visti allora a corte
-del Cairo, avessero fatto disdire i privilegi stipulati poc’anzi con la
-Corona di Sicilia.[279]
-
-Guglielmo era indolente, feroce, superbo, avaro. Majone da Bari,
-promosso dal padre ai maggiori ufizi pubblici, fatto ammiraglio alla
-esaltazione del nuovo re, non torna nè quel valente e savio statista
-che dice l’Arcivescovo di Salerno, nè quel forsennato malfattore che
-vuole il Falcando. Parmi si personificasse in costui la corte con tutti
-i suoi vizii: e la testimonianza non sospetta de’ Musulmani ci assicura
-che la voce pubblica attribuì alla malvagità sua e del re tutti gli
-sconvolgimenti che inaugurarono il regno.[280] Divampò la ribellione
-feudale in Terraferma (1155); s’apprese in Sicilia; il re in persona
-domolla quivi con le armi e con la clemenza; la represse con immanità
-(1156) in Calabria e in Puglia, dov’era aggravata dall’invasione de’
-Bizantini, dall’aggressione del papa e dalle mene del Barbarossa.
-E furono scacciati i Bizantini; poi sconfitti di nuovo in grande
-battaglia navale[281] a Negroponto (estate del 1157): dopo la quale
-Guglielmo fermò la pace col Comneno (1158). Aveala già ottenuta dal
-papa in grazia delle sue vittorie (luglio 1156). E pria l’armata,
-di giumadi secondo del cinquecencinquanta (agosto 1155) avea dato
-il guasto a Damiata, Tennis, Rosetta, Alessandria e riportatone gran
-preda d’oro, argento e vesti preziose.[282] In quel torno i Masmudi,
-dice una Cronica, saccheggiarono il castel di Pozzuoli; ma sopraccorse
-le navi regie, furono presi e tagliati a pezzi.[283] Così le armi di
-Guglielmo trionfarono per ogni luogo. Nè par ch’egli abbia gittato
-via il danaro con che volle tagliare i passi a Federigo, che veniva a
-incoronarsi in Roma. Narra Ottone di Frisingen che nel tumulto surto il
-dì stesso dell’incoronamento (18 giugno 1155) i soldati imperiali dando
-addosso ai Romani, gridavano: «Prendete questo ferro tedesco in cambio
-dell’oro arabico! Questa mancia vi dà il Signor vostro. Ed ecco come i
-Franchi accattan l’impero!»[284] S’io ben m’appongo, l’oro arabico che
-i soldati imperiali maledicean tanto e lo cercavano sì avidamente nelle
-tasche dei Romani, erano i tarì d’oro coniati da’ principi di Sicilia
-di quel tempo con leggende arabiche: bella e comoda moneta comunissima
-allora nell’Italia meridionale. Il fatto è che, tra il movimento di
-Roma, la scarsezza delle vittuaglie e la morìa, l’esercito imperiale,
-anzi che calare in Puglia, fu costretto a ritornare frettoloso in
-Germania.
-
-Mentre Guglielmo per tal modo si assodava sul trono, perdette
-i conquisti del padre in Affrica. Comparvero immediatamente in
-quelle province gli effetti del mal governo: i presidii cristiani
-cominciarono ad aggravare i Musulmani. Vivea da otto anni in Palermo
-Abu-l-Hasan-Hosein-el-Forriâni dotto e religioso sceikh di Sfax, del
-quale abbiam detto[285] che designato a governar la sua terra per lo re
-di Sicilia, avea chiesto lo scambio in persona del figliuolo Omar, e si
-era dato statico egli stesso in man de’ Cristiani. Ei sapeva il figlio
-uom di grande animo e risoluto. Nel partire di Sfax per la Sicilia,
-«Vedi, io son vecchio, gli disse; io m’avvicino alla tomba: questo
-fiato di vita che m’avanza, lo vo’ consacrar tutto ai Musulmani. Quando
-ti si offra il destro, sorgi tu contro il nemico cristiano; distruggilo
-senza badare ad altro; e fa conto ch’io sia già morto.» Risaputi i
-soprusi de’ Cristiani a Sfax, viste da presso le cose in Palermo, il
-Forriâni scrive al figliuolo che l’ora è suonata; che si affidi in Dio
-e rivendichi i diritti dei Musulmani.
-
-Omar convocava una notte i cittadini; esortavali a pigliar l’arme:
-ch’altri si mettesse a guardia delle mura, altri corresse alle case
-de’ Franchi e di tutti i Cristiani e sì li trucidassero. «E lo sceikh,
-domandarongli, il signor nostro e padre tuo, che sarà di lui?» — «Egli
-stesso me l’ha comandato, rispose Omar. Se cadranno insieme con lo
-sceikh mille e mille cristiani, ei no, non morrà.»[286] Levandosi il
-sole, era consumata la strage, dalla quale nessun cristiano campò. Era
-il primo giorno dell’anno cinquecencinquantuno dell’egira (25 febb.
-1156).
-
-Risaputo il caso in Palermo, il re chiamava il Forriâni; gli intimava
-di scrivere ad Omar che ritornasse all’obbedienza, se volea salvar
-la vita al padre. Il vecchio rispose tranquillamente: «Chi è corso
-tant’oltre non tornerà addietro per forza d’una lettera.» E fu chiuso
-in prigione coi ceppi ai piè; e mandato a’ ribelli un messaggio con
-minacce e promesse. Il quale arrivato a Sfax, non gli permessero di
-sbarcare quel dì. Venuta la dimane, dalla nave ei sentì gran clamore in
-città; vide aprir la porta di mare e uscirne la gente in processione,
-salmeggiando: «Iddio è grande. Non v’ha dio che il Dio; Maometto è
-l’apostol suo:» e recavan sulle spalle una bara. La messer giù; Omar
-si fece innanzi; recitò la preghiera; fe’ sotterrar la bara: e tutti
-gli furono attorno, com’era uso ne’ funerali, poi dileguaronsi a poco a
-poco. Instando l’ambasciatore presso le guardie perchè lo conducessero
-ad Omar, dissergli: «Lo sceikh è occupato nella cerimonia del duolo,
-sendo stato sepolto poc’anzi il padre, quel desso di Sicilia. Riferisci
-ciò ch’hai veduto e non occorre altra risposta.» Nè tardò guari
-in Palermo il supplizio dell’Attilio Regolo musulmano. Alzaron la
-forca su le sponde del Wadi-’Abbâs, come s’addimandava l’Oreto appo
-i Musulmani, e torna appunto alla pianura di Sant’Erasmo, or tutta
-ingombra di fabbriche e di giardini, nella quale un tempo si eseguivano
-le sentenze capitali e fuvvi acceso nel secol decimottavo l’ultimo rogo
-dell’Inquisizione. Malmenato da’ carnefici, strascinato al patibolo,
-Abu-l-Hasan recitava impavido e posato il Corano; e con le sacre parole
-in bocca morì.[287]
-
-All’esempio di Sfax sollevaronsi le popolazioni delle Gerbe e di
-Kerkeni, dissanguate com’elle erano.[288] Tripoli tardò alquanto; sia
-che il presidio sapesse guardarsi meglio, sia che le due fazioni da
-noi già citate mal si potessero accordare insieme. Si trattò dapprima
-un caso legale. Per comando, com’egli è verosimile, della corte di
-Palermo, il capitano del presidio volea che da’ pulpiti delle moschee
-fosse recitato un sermone contro gli Almohadi, eretici, usurpatori,
-e quel ch’era peggio, possenti, vicini, e sospetti di pratiche in
-Tripoli. Rispondeano i cittadini che, secondo la capitolazione, nessun
-potea costringerli a cosa contraria all’islâm; e che tal sarebbe
-stato il detrarre pubblicamente ad altri Musulmani, fosser pure di
-rito diverso. Il giureconsulto che tenea la magistratura[289] allegò
-coteste ragioni al capitano; e conchiuse che s’ei non fosse persuaso,
-il popolo di Tripoli gli lascerebbe la città e andrebbe con Dio.
-Il Siciliano accettò, buona o trista, la scusa e stette in guardia;
-i Musulmani passaron dalle parole ai fatti. Fu il governator della
-terra, Jehia-ibn-Matrûh, quel desso che ordì coi notabili del paese
-la congiura di dar addosso al presidio, una notte di luna piena, per
-attirarli fuor della fortezza e avvilupparli in lor trappole. Venuta
-l’ora, congegnano per le strade legname e funi e levan quindi il
-romore. I soldati del presidio prendono incontanente le armi, montano
-in sella e spronano addosso alla turba: quand’ecco i cavalli incespano,
-s’avviluppano; i cavalieri son presi senza potersi difendere. Così
-del cinquantatrè (2 febb. 1158 a 22 genn. 1159) la città di Tripoli
-scosse il giogo e rimasene capo lo stesso Jehia-ibn-Matrûh.[290] Come
-a Sfax ed a Tripoli, così anco a Kâbes rivoltavasi il governatore del
-re di Sicilia, per nome Mohammed-ibn-Rescîd.[291] Gli Almohadi intanto,
-occupata Bona, stendeansi verso levante fin presso Tunis.[292] Rimanea
-soltanto alla corona di Sicilia la città di Mehdia, col borgo di Zawila
-e con Susa.[293]
-
-Nel primo impeto della riscossa, Oraar-el-Forriâni avea mandata gente
-a sollevare Zawila, sì che i Cristiani fossero minacciati nel centro
-delle forze loro. Gli Arabi del vicinato eran pronti a correre ad
-ogni odor di preda; de’ Cristiani in Zawila par vivessero pochi o
-nessuno. Agevol cosa fu dunque a gridar nel borgo “morte ai Rûm” e
-tentare un colpo a Mehdia stessa, nel mese di scewâl del cinquantuno
-(17 novembre a 15 dicembre 1156). Il qual colpo ancorchè fosse
-fallito, i sollevati con l’aiuto di que’ di Sfax e d’altre terre e
-anco degli Arabi, si mantennero in Zawila, intercettando dalla parte
-di terra le vittuaglie alla fortezza. Guglielmo inviò allora venti
-galee con rinforzo d’uomini, armi e provigioni; onde si ripigliò
-l’offensiva. Dicono i Musulmani che il capitan di Sicilia corruppe
-gli Arabi e che uscito il presidio a combattere, essi presero la
-fuga, lasciando nella mischia quei di Zawila e di Sfax. Che che ne
-sia, furono i Musulmani circondati e rotti con molto sangue. Que’
-di Sfax fuggirono a’ legni che avean pronti alla spiaggia, onde ne
-campò di molti; ma gli uomini di Zawila stessa non trovaron asilo nel
-borgo, del quale furon chiuse le porte. Cadder essi lì combattendo;
-mentre i vecchi, le donne, i fanciulli cercavano di salvarsi, qual
-per mare, qual per terra, come ciascun potea. Ma non bastò il tempo a
-tutti. I vincitori, superato ch’ebbero il debil muro, non perdonarono
-a sesso nè ad età; rapirono o distrussero ogni cosa. Avvenne cotesto
-strazio il cinquantadue (13 febbraio 1157 a 1 febbraio 1158). Par
-che la penisola da Mehdia a Susa e forse più a ponente verso il Capo
-Bon, sia tornata allora in poter di Guglielmo; poichè gli annalisti
-musulmani dicono che i Siciliani stetter saldi in Mehdia d’allora
-infino all’assedio d’Abd-el-Mumen;[294] e Roberto dal Monte scrive che
-il millecentocinquantasette presa dall’armata di Guglielmo Sibilla,
-capitale dell’isola di Gerx, il re vi fece stanziare i Cristiani e lor
-prepose un arcivescovo.[295] Parrebbe da questo cenno che fossero stati
-accolti in quel territorio, e principalmente in Zawila, gli abitatori
-cristiani che la ribellione avea cacciati dalla costiera di levante, e
-la dominazione almohade da quella di ponente. S’ignora in vero il nome
-dell’arcivescovo, e se il cronista riferisca esattamente la dignità: ma
-non mi sembra punto inverosimile che la corte di Palermo abbia voluto
-nominare un metropolitano nelle sue possessioni d’Affrica; la quale
-dignità e le contese che nascer ne doveano tra il re e il papa, siansi
-dileguate insieme con la dominazione siciliana in quelle parti.[296]
-
-Gli Almohadi in questo tempo non si erano risentiti, attendendo
-Abd-el-Mumen a mutar la costituzione dello Stato; farsi, di capo
-elettivo dell’aristocrazia masmuda, monarca assoluto ed ereditario,
-egli straniero alla tribù; togliere i governi delle province ai capi
-masmudi e affidarli a’ proprii figliuoli. Il colpo gli venne fatto di
-queto, senza immediato spargimento di sangue.[297] Nè era ch’ei non
-pensasse all’Affrica propria. Ricettò nella sua corte Hasan, il signor
-di Mehdia; per dieci anni potè ragionare con lui delle condizioni di
-que’ paesi; e narrasi che quando i miseri sopravissuti al caso di
-Zawila andarono a Marocco a chiedergli vendetta, ei li sovvenne di
-danari, li ascoltò con gli occhi pieni di lagrime, tacque un pezzo e
-poi, levando il capo, «Fate cuore, lor disse, io vi aiuterò; ma convien
-aspettare.» Ordinato intanto l’impero sì com’ei volle, si apparecchiò
-per tre anni alla guerra, grossa e lontana, ch’era necessaria a
-cacciare non solamente i Cristiani di Mehdia, ma a domare tutti que’
-regoli o capi Berberi, quelle tribù d’Arabi ladroni che da un secolo e
-più viveano senza alcun freno tra Tunis e Barca. Dei quali preparamenti
-gli annalisti ci danno molti particolari, cavati com’e’ pare da
-Ibn-Sceddâd, il quale si trovò (1159) al campo almohade sotto Mehdia ed
-era stato tre anni innanzi in Palermo.[298]
-
-Ci narrano dunque che Abd-el-Mumen fece far numero infinito di
-grandi sacca di cuoio per l’acqua e di otri e di truogoli; fece
-scavar pozzi lungo il cammino disegnato per l’esercito; che d’ordine
-suo per tre anni furono in quelle province segate le messi senza
-trebbiare e ammontati i covoni e ricoperti di creta, che parean tante
-colline; che fu messa insieme, tra Spagna ed Affrica, un’armata di
-settanta galee, senza contar le teride nè le salandre, e affidata
-a Mohammed-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-Meimûn, di quella celebre casa
-di guerrieri di mare, scrisse Ibn-Sceddâd;[299] che noveravansi
-nell’esercito centomila combattenti e altrettanti saccardi; che
-nella marcia, passando pe’ luoghi cólti, nessun osava coglier pure
-una spiga di grano; e che facendo la preghiera sotto l’imâm, tutti
-intonavano l’”Akbar Allah” come un sol uomo. Cotesti racconti provano
-la maraviglia che recò nell’Affrica propria quello spettacol nuovo
-d’un’oste immensa, disciplinata e ben provveduta. La vanguardia mosse
-di Marocco allo scorcio del cinquecencinquantatrè (gennaio 1159): e nel
-sefer del cinquantaquattro (22 febbraio a 22 marzo dello stesso anno)
-era passato quasi tutto l’esercito.[300]
-
-Abd-el-Mumen prima assalì Tunis (mag. 1159); dove trovando resistenza
-e non essendogli pur giunte le forze navali, andò a Kairewân ed a
-Susa, entrò in Sfax; poi ritornò sotto Tunis (13 luglio), dielle un
-assalto che la sforzò ad arrendersi: e quindi perdonò a tutti la vita,
-cacciò Ahmed-ibn-Abi-Khorasân, lasciò l’avere a pochissimi cittadini,
-agli altri tolse la metà de’ beni mobili o stabili; a’ Giudei ed a’
-Cristiani diè la eletta tra l’islamismo e la morte: e chi non rinnegò
-fu trucidato. Quel terribil nembo dopo tre giorni piombò sopra Mehdia:
-la quale fu stretta per mare e per terra.[301]
-
-Sgomberata Zawila all’appressar di tant’oste, i Cristiani si chiusero
-nella fortezza, con alquanti Musulmani, com’ei pare, leggendosi che vi
-fosse il principe zirita Jehia-ibn-Hasan-ibn-Tamîm.[302] Militava nel
-presidio la più eletta gioventù del regno, per nobiltà e valore;[303]
-sommavano i combattenti a tremila, secondo un compilatore che mi
-par bene informato.[304] Del sito e fortezza di Mehdia abbiam detto
-altrove: grossissime le mura da potervi correr due cavalli di fronte
-e altri scrisse anco sei; accessibile dalla parte di terra per una
-porta sola e un istmo stretto e ben munito; formidabile dalla parte
-di mare per le difese e per la prontezza all’offendere, poichè niun
-di fuori vedea le galee surte nell’arsenale che belle e armate usciano
-improvvisamente dalla bocca del porto.[305] Spaventevole all’incontro
-il numero degli assedianti. Al primo arrivo, Zawila deserta divenne
-come una gran capitale, scrivono maravigliati i Musulmani; pur non
-bastò a tutti i soldati, ribaldi e mercatanti, e fu forza che parte
-s’attendassero di fuori: poi trasservi anco Arabi de’ dintorni e
-Berberi della tribù di Sanhagia, ai quali Abd-el-Mumen non potea
-vietar di combattere la guerra sacra. Furono piantati i mangani e le
-’arrâde;[306] a muta a muta i Musulmani davano l’assalto dì e notte:
-ma gli assediati se ne rideano; anzi con frequenti sortite batteano
-aspramente i nemici; sì che Abd-el-Mumen per difesa de’ suoi, fe’
-tirare un muro a ponente della città:[307] e stava egli tutto il dì al
-campo, sotto una tenda, dormiva la notte in un palagio di Zawila.[308]
-Montata poi una galea con quell’Hasan ch’era stato signor della città,
-fecero il giro della fortezza; guardarono; discorsero e si persuasero
-che non vi era modo a dar la battaglia. “Or come fu che l’abbandonasti
-al nemico?” sclamò Abd-el-Mumen: ed Hasan “Mancavano le vittuaglie,
-io non avea di chi fidarmi: e poi così volle il destino!” “Ben dici,”
-replicò Abd-el-Mumen. Smesso il pensiero d’un assalto per mare, ordinò
-il blocco; dispose l’esercito a svernare a Zawila; onde, fattovi
-trasportare tutto il grano e l’orzo che si potè, ne fecero due masse
-tanto alte, che gli scrittori tornano al facile paragon delle colline,
-dicendo che quanti non avevan visto il campo da parecchi giorni,
-domandavano come fossero venuti su que’ due monticelli. Nè bastaron
-questi a prevenire il caro del vitto; onde s’arrivò a vendere sette
-fave per un dirhem mumenino, che tornava a mezzo dirhem legale, e
-però a trenta centesimi della nostra lira.[309] Ma il presidio era
-minacciato di pretta fame. Si argomenta dalle narrazioni musulmane che
-l’armata almohade avesse già chiuso il mare del tutto: onde ormai la
-sorte della fortezza dipendea da una battaglia navale.
-
-L’armata siciliana il millecencinquantasei avea cooperato possentemente
-a cacciare i Bizantini dalle costiere di Puglia. Nel cinquantasette,
-capitanata da Stefano fratel di Majone, essa avea prese cittadi
-e fortezze in Romania, desolate province e distrutta quasi del
-tutto a Negroponto l’armata greca: vittoria assai più gloriosa che
-niun’altra di Giorgio d’Antiochia. Perchè non mandarono immediatamente
-quest’armata a Mehdia con lo stesso Stefano? Era ita, in vece, alle
-Baleari; condotta da un eunuco Pietro, forse per intercettare le navi
-dei Beni-Meimun; ma altro non avea fatto che dare il guasto all’isola
-di Ivisa. Avea pieni gli scafi di prigioni e di preda, quando un ordine
-del re chiamolla a soccorrere Mehdia.[310]
-
-Dove il lunedì ventidue di scia’bân (8 settembre) comparvero in
-lunghissima fila cencinquanta galee siciliane, oltre le teride e
-altri legni:[311] accennaron poi ad entrare nel porto: sì che alcune
-galee calavan le vele, ed una degli assediati uscì loro all’incontro.
-Le settanta galee almohadi, se non eran tirate a terra, come dice
-il Falcando, sorgeano in luogo sicuro e di certo non presentavan
-battaglia. Sospettando forse uno sbarco fuori la fortezza, Abd-el-Mumen
-schierò tutto l’esercito su la spiaggia: e stava a guardar le mosse
-del nemico, quando Ibn-Meimun viene in fretta; gli mostra le galee
-siciliane che s’avanzano sparpagliate per cagion del vento;[312]
-dice potersi tentar la battaglia, non ostante il disavvantaggio del
-numero. Abd-el-Mumen non rispose. Il marinaio spagnuolo, prendendo
-quel silenzio per assentimento, corre alle navi; fa montare le ciurme;
-esce e dà di fianco nella fila del nemico. Spezzatala, ricaccia nel
-porto di Mehdia le galee più vicine a terra; volta le prore contro
-le altre; le quali combattono un poco, poi, sbigottite le ciurme,
-dicono i Musulmani, dalla immensa moltitudine d’armati che vedeano
-a terra, prendono il largo, spiegan le vele: il navilio musulmano
-che non ne avea, rimase addietro nella caccia; talchè ghermite sette
-galee siciliane fu costretto a tornare. Abd-el-Mumen fin dal principio
-della battaglia, prostrato a terra, si spargea polvere sul capo,
-fervorosamente pregava: “Grande Iddio, non fiaccar tu i sostegni
-dell’islam.” Così Ibn-Sceddâd, ch’era presente. Gli scrittori musulmani
-che attinser in parte da lui, narrano questa giornata con poco divario
-l’un dall’altro. De’ cristiani, il Falcando afferma a dirittura che
-l’eunuco Pietro per tradimento, fuggì senza combattere, e Romualdo
-salernitano scrive ch’ei pugnò, fu vinto e perdette molte galee. Ma
-pochi anni appresso veggiamo Romualdo compagno o complice dell’eunuco
-Pietro nelle fazioni di corte.
-
-Con aulica serenità, prosegue l’arcivescovo a dir che il presidio,
-scarseggiando di vittuaglie e non avendo speranza di soccorsi, _fe’
-pace_ coi Masmudi; lasciò loro la città e tornò in Sicilia, ciascuno
-con la sua roba. Il Falcando, all’incontro, rincalza le accuse
-in quest’ultimo tempo dell’assedio: che gli eunuchi della corte
-assicuravano per lettere Abd-el-Mumen non si manderebbero aiuti;
-ch’egli offerì ai Cristiani di prenderli a’ suoi soldi o rinviarli in
-Sicilia; che stretti dalla fame promessero di lasciare la fortezza se
-chiesto soccorso l’ultima volta non l’ottenessero entro pochi dì; e che
-giunto il messaggio loro a corte, Majone diè ad intendere al re non
-mancar punto le vittuaglie in Mehdia; onde que’ prodi alfine, delusi
-e affamati, la consegnarono al nemico. Non parmi punto verosimile
-quell’ultimo messaggio in Sicilia. Al dir degli scrittori musulmani,
-quando il presidio ebbe mangiati tutti i cavalli e stava per morir
-di fame, che fu in su la fine di dsu-l-higgia (primi di gennaio),
-dieci gentiluomini scesero dalla fortezza a domandar salva la vita,
-la roba e la libertà. Rispondendo loro Abd-el-Mumen che più tosto
-abiurassero, replicarono: non esser venuti per questo, ma per implorare
-la magnanimità sua; che nulla aggiugnerebbe alla sua gloria il far
-perire di fame tanti cavalieri; che al contrario, s’ei li rimandasse
-alle case loro, gli sarebbero obbligati per tutta la vita. Andaron e
-ritornarono più d’una volta, finchè il monarca almohade, ammirando la
-fortezza dell’animo loro, il signorile sembiante e le oneste parole, o
-temendo, com’altri dice, che re Guglielmo non si vendicasse della morte
-loro sopra i Musulmani di Sicilia, accettò la resa e fece traghettare
-con navi tutto il presidio in Sicilia. Entravano i Musulmani nella
-fortezza la mattina del dieci di moharrem del cinquecencinquantacinque
-(21 gennaio 1160). Aggiungono gli scrittori arabi, ma il silenzio
-del Falcando mi distoglie dal crederlo, che la più parte dei reduci
-periva per naufragio. Intanto aveano gli Almohadi ridotte altre
-terre dell’Affrica settentrionale; sì che l’impero di Abd-el-Mumen si
-misurò da Sus dell’Oceano infino a Barca; da’ confini settentrionali
-dell’Andalusia alle estremità meridionali del Sahra.[313]
-
-La cronologia, trascurata pur troppo da’ due cronisti di Guglielmo, ci
-mostra che il caso di Mehdia rinfocò le ire nel regno. Già da parecchi
-anni la parte feudale, per onestar la rivoluzione, movea di strane
-accuse contro Majone: ch’egli ambisse il trono, attentasse alla vita
-di Guglielmo, lo spingesse agli atti più crudeli per farlo comparire
-tiranno: or aggiunsero, troppo sottilmente, che avesse fatta cader
-Mehdia a bella posta per gittar novello odio sopra il re.[314] Ma non
-mancavano forti sospetti contro la corte tutta quanta: la connivenza
-degli eunuchi co’ Musulmani e di Majone con gli eunuchi; la nimistà
-del ministro e del re contro i nobili, che tanti ve n’era in Mehdia;
-e la voglia di liberar l’erario di quella dispendiosa e disutile
-dominazione.[315] Perchè non avean arso l’eunuco Pietro come Filippo
-di Mehdia?[316] Perchè non aveano rimandato il navilio in Affrica con
-un ammiraglio, uomo e cristiano, che sapesse vendicar la bandiera di
-Sicilia e liberar dalla fame il presidio? I cronisti scrivon poco o
-nulla di tai querele e notan secco il grave fatto che, il medesim’anno
-sessanta, Majone avea disarmati i Musulmani di Palermo.[317] Di che non
-ci si dice la cagione: se per punire i soldati musulmani dell’armata
-che fuggì nelle acque di Mehdia, o per reprimere la baldanza mostrata
-dopo le vittorie di Abd-el-Mumen, o per pratiche scoperte, o per
-querele dei Cristiani sbigottiti e umiliati. Di certo Abd-el-Mumen in
-quella stagione riordinava la costiera d’Affrica in guisa da dar molto
-pensiero ai vicini.
-
-Pochi mesi eran corsi dalla dedizione di Mehdia e già, in Terraferma,
-città e baroni facean la giura che non si ubbidisse più a comandi
-sottoscritti da Majone: nè andò guari ch’egli stesso cadde una notte
-(10 novembre 1160) presso le case dell’arcivescovo di Palermo,
-intrattenuto a bella posta dal reo prelato che gli s’era giurato
-fratello, trafitto da Matteo Bonello, nobil giovane, creatura sua,
-confidente e satellite, il quale infingendosi più fedele che mai,
-tramava coi baroni malcontenti; e dopo il misfatto divenne l’eroe
-popolare di Palermo e di tutto il reame. E Guglielmo dapprima l’ebbe
-a ringraziare che gli avesse morto il primo ministro. Dissipato
-lo spavento, la combriccola dei prelati e degl’eunuchi di corte,
-incominciò a minacciare Matteo: indi parve ai malcontenti di affrettare
-il gran colpo, ch’era, deporre il re, esaltare il fanciullo Ruggiero
-suo figliuolo e regnar essi.
-
-Non riuscì della congiura se non che l’esordio. Principi del sangue
-legittimi e bastardi e baroni e cavalieri, ai quali diè mano un capitan
-di guardie e prestaron forza soldati mercenari e uomini della plebe,
-presero Guglielmo nelle stanze del consiglio; si spartirono i tesori
-accumulati dal gran Ruggiero e le donne dell’harem; saccheggiarono
-la reggia; (9 marzo 1161) condussero per le strade della città il
-successore designato.[318] Non versarono i congiurati altro sangue
-che di Musulmani: e ciò mostra quali fossero i loro principali
-nemici. Quanti eunuchi trovarono, li messero a morte nella reggia
-e fuori, mentre andavano a nascondersi a casa gli amici; ucciser
-anco i Musulmani che stavano negli ufizi a riscuotere le gabelle,
-o ne’ fondachi a vendere lor merci; e spogliarono i cadaveri. Al
-qual romore i Musulmani del Cassaro, ch’era il quartiere più ricco
-della città, si ridussero nel borgo occidentale, asserragliarono le
-viuzze che vi mettean capo, e così, sprovveduti pur d’armi, fecero
-testa agli assalitori. Non picciol numero di Musulmani perì in questa
-sedizione.[319] Tra gli altri, il poeta Jehia-ibn-Tifasci, oriundo
-di Kafsa, cittadino di Kâbes, il quale forse, spazzate ch’ebbe
-Abd-el-Mumen le piccole corti d’Affrica, era venuto a tentar la fortuna
-in quella di Palermo.[320] Possiam supporre che fosse andato via
-dopo quell’eccidio l’Edrîsi, il quale era rimaso dapprima a corte di
-Guglielmo; poichè sappiamo da un contemporaneo ch’egli avea dedicata al
-nuovo re una edizione ampliata del _Nozhat_, la quale non è pervenuta
-infino a noi.[321]
-
-Matteo Bonello era assente; tra i congiurati entrò subito la discordia;
-il popolo di Palermo che avea guardata la scena curioso e perplesso
-aspettando che vi comparisse Matteo, cominciò a mormorare che non
-si potea lasciar lo Stato a un’accozzaglia di facinorosi, buoni a
-saccheggiare il palazzo, scannare gli inermi e nulla più. I prelati
-ch’aveano tentennato e i più erano stati quatti, presero animo a
-questo, eccitarono il popolo a liberar il re: dai pochi, dice il
-Falcando, passò la voce alla moltitudine; come al comando di capitano
-audacissimo, come sospinti da una voce del Cielo, corsero alle armi:
-che ci par leggere i principii stessi di tutti i tumulti di Palermo,
-dal Vespro siciliano infino ai nostri dì. Il popolo circonda la
-reggia; e i congiurati, non bastando a difender quel vasto ricinto di
-mura, patteggiano col re, vanno via perdonati ed ei riman padrone (11
-marzo); concede nuove franchige ai Palermitani; si assicura col navilio
-chiamato da Messina e con le forze che vengono a lui spontanee da varie
-parti dell’isola; e rimette su la sconquassata macchina del governo.
-Uscì allora in persona a combattere i baroni chiaritisi ribelli nella
-Sicilia orientale; li vinse (estate del 1161); e domò con pari fortuna
-e crudeltà maggiore i moti delle province di Terraferma (1162).
-Fece poi prendere a tradimento Bonello, accecarlo e sgarettarlo. Una
-seconda sollevazione tentata in palagio, finì con la morte di tutti
-i congiurati (1173). Come ognun vede, le città maggiori dell’isola
-teneano pel re contro i baroni, che lor pareano tiranni assai più
-molesti.[322]
-
-Parteggiarono al contrario pei baroni ribelli le popolazioni lombarde,
-delle quali abbiam già notati gli umori e ordini municipali. La causa
-del divario mi sembra questa, che nella regione lombarda i comuni eran
-frammisti a feudatarii della stessa origine; onde l’umor della schiatta
-prevalea sopra quello del ceto; ed anco l’interesse, sendo negli uni
-come negli altri contrario a’ diritti degli antichi abitatori che la
-corte sempre difendea. E sappiamo dal Falcando che Ruggiero Schiavo,
-un de’ capi ribelli, tirate a sè Piazza, Butera e “altre terre di
-Lombardi” lor diè, gratissimo premio, il sangue, ed io correggo, la
-roba, de’ Musulmani; i quali, al dir di Falcando, in quelle regioni
-abitavano alcune terre insieme coi Cristiani e parte soggiornavano
-soli in lor case rurali. I Lombardi dando addosso improvvisi a quelle
-popolazioni agricole (primavera del 1161), ne uccisero moltitudine
-innumerevole; non perdonarono ad età nè a sesso. Camparono pochi dalla
-strage, chi fuggendo per boschi e monti, chi sgusciando travestito
-da cristiano; e ripararono nelle castella della Sicilia meridionale
-abitate da’ correligionarii loro: dove soggiornavano ancora quando
-scrisse il Falcando (1188), e tanta paura aveano del nome lombardo,
-che non solo non voleano ritornare alle case loro, ma non c’era modo di
-farli passar dal contado.[323]
-
-L’odio di religione sopito per due o tre generazioni, ridesto dalle
-guerre civili, operava poi, come cieco e furibondo ch’egli è, senza
-distinguer parte, nè interessi. Militando nell’esercito di Guglielmo
-Cristiani e Musulmani, surse tra loro sanguinosissima zuffa, mentre
-insieme distruggeano la città di Piazza, nè valse a raffrenarli la
-voce de’ capitani, nè il comando del re, pria che cadessero uccise
-centinaia di Musulmani.[324] Tornati su intanto gli eunuchi, incominciò
-la reazione musulmana. Un gaito Martino, rimaso al governo della
-reggia e della capitale mentre il re osteggiava i ribelli, si messe
-a vendicare sopra i veri o supposti rei di maestà, un fratello suo
-ucciso dai congiurati: faceva accusar questo e quello; facea sostener
-l’accusa da accoltellatori ne’ giudizii di Dio e da testimonii infami
-ne’ giudizii secondo legge romana; e i condannati erano impiccati
-per la gola, straziati di battiture, al cospetto dei Saraceni che
-se ne facean beffe, scrive il Falcando.[325] Il gaito Pietro, quello
-stesso eunuco, traditore dell’armata a Mehdia,[326] ritornato a galla
-dopo la ristorazione di Guglielmo, facea sue vendette per man di un
-carceriere o boja cristiano, reo di mille turpitudini, cagnotto e
-mezzano dei Musulmani. S’egli è da credere senza limite all’onesta
-ira del Falcando, tutti i magistrati dello Stato, giustizieri,
-camerarii, stratigoti, catapani, creati dalla fazione de’ paggi di
-corte, servivano a quella ed alle proprie passioni, taglieggiavano ed
-opprimevano a man salva.[327]
-
-La morte intanto di Abd-el-Mumen, (26 maggio 1163), la quale sciolse
-da gran timore i Cristiani di Spagna,[328] par abbia desta a speranze
-la corte di Palermo, o datole animo ad una dimostrazione contro gli
-Almohadi: con che i prelati della corte pare abbian voluto ostentare
-zelo per la religione e la patria; nè gli eunuchi, Pietro sopra tutti,
-poteano senza scortesia ricusar loro questo bel giuoco. Perchè leggiamo
-negli annali musulmani d’Occidente, che il cinquecencinquattotto (10
-dic. 1162, 29 nov. 1163) i Rûm sbarcati a Mehdia, o credo io a Zawila,
-recarono spavento e danno; che quindi il navilio improvvisamente
-piombò sopra Susa, tenuta allora a nome degli Almohadi da un
-Abd-el-Hakk-ibn-Alennas; che i Cristiani fecero di molti prigioni,
-ammazzarono gente, distrussero il paese e portarono via in Sicilia il
-governatore co’ suoi figliuoli, i quali poi furono riscattati; ma Susa
-non era per anco ripopolata nel decimo quarto secolo.[329]
-
-Guglielmo, stanco di quel secondo suo sforzo contro i ribelli, aveva
-abbandonato il governo alle mani dei ministri, non volea più sentir
-parlare di guai. Rivaleggiando col padre ne’ passatempi soli, ei si
-messe a fabbricare tal palagio che fosse più splendido e sontuoso
-di que’ lasciatigli da Ruggiero. Fu murato in brevissimo tempo, con
-grande spesa, il nuovo palagio e postogli il nome di _El-’Aziz_, che
-in bocche italiane diventò “La Zisa” e così diciamo fin oggi.[330]
-Il qual nome suona “il Glorioso,” sottintendendo palagio o castello;
-ed è arabico, come le iscrizioni di che rimangono deboli vestigie
-nella cornice e lunghi squarci nella sala terrena, come i rabeschi, le
-colonnine, gli ornamenti; anzi come la struttura stessa e com’era forse
-la più parte degli artefici e quasi tutta la corte, con quella mistura,
-sì, d’incivilimento cristiano che abbiam notata altrove; la quale
-mescolanza con l’andar del tempo, riuscì più leggiadra nell’arte che
-non fosse proficua nel reggimento della cosa pubblica. Circondavano il
-castello ridenti giardini ed orti, acque correnti e vivai.[331]
-
-Pria che si desse l’ultima mano alla Zisa, morì Guglielmo di
-quarantasei anni, il quindici maggio millecensessantasei;[332]
-nelle esequie del quale, che duraron tre dì, trasse immensa folla di
-cortigiani e cittadini, vestiti di gramaglie; ma tra tutti, nota il
-Falcando, e ben glielo crediamo, le sole donne musulmane piangeano
-davvero, mentre vestite di sacco, scarmigliate le chiome, giravano per
-le strade dietro una brigata di ancelle, mettendo lamenti e rispondendo
-con flebil canto al suono dei cembali.[333]
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-
-Singolare fortuna ebbe Guglielmo II a raccogliere della tirannide
-paterna i frutti buoni, scansare l’odio, e tra la saviezza de’ tutori
-e la giustizia e mansuetudine dell’animo suo, guadagnar l’amore de’
-contemporanei e le lodi dalla storia, in casa e fuori. Sia virtù o
-vizio del popolo, l’affetto in lui prevale sempre alla ragione; onde
-i posteri hanno perdonato a Guglielmo il Buono quella debolezza e
-levità di consiglio che alla sua morte fe’ aprire un abisso: la corte
-divisa, il reame insanguinato, l’Italia in preda all’impero, nonostante
-la vittoria di Legnago e la pace di Venezia. Il padre, al contrario,
-avea fiaccato in ogni modo il baronaggio, nemico massimo dello Stato;
-mantenuta l’amministrazione di Ruggiero, se non che vi mancava il
-re, e dopo la morte di Majone anco il primo ministro; poichè fu
-partita l’autorità tra un vescovo, un segretario ed un gaito, i quali
-personificavano le sole tre classi di sudditi favoriti a corte.
-
-A que’ medesimi Guglielmo I aveva affidata la tutela del figliuolo;
-preposta loro la regina Margherita, la navarrese, nè inetta donna, nè
-debole, amica de’ ministri operosi: onde la dissero amante di Majone,
-poi di Stefano, e per poco non messero in lista l’eunuco Pietro. La
-reggenza fece opera, la prima cosa, a rabbonire le classi più offese:
-creò nuovi conti; die’ in feudo terre e villaggi; condonò debiti;
-abolì la tassa della “redenzione” che aggravava, com’e’ pare, i ribelli
-perdonati o i sospetti; concesse franchige ai cittadini; liberò schiavi
-della corte o del demanio.[334] Guglielmo II, biondo e soave in viso,
-giovanetto di quattordici anni, ben avviato alle lettere, fu coronato
-in Palermo tra speranze ch’ei non ismentì giammai volontariamente.
-
-Posando dunque gli umori di ribellione, e perfino di scontento,
-scoppiò la discordia in corte: e tra le gare delle persone venne fuori
-l’antagonismo degli indigeni contro gli stranieri. Abbiam noi mostrato
-fin dal regno di Ruggiero, come la fazione cattolica d’occidente,
-monastica, francese e papalina, stendesse le trame fino alla corte
-musulmana di Palermo.[335] La provvedea di avventurieri ecclesiastici,
-dei quali non solamente veggiamo i nomi tra gli arcivescovi, i vescovi,
-i grossi prelati e i precettori dei re, ma scopriamo anco il linguaggio
-ne’ segretarii o copisti; poich’essi, ne’ diplomi, trascriveano il più
-delle volte i vocaboli arabici conforme alla pronunzia francese.[336]
-Le mandava anco avventurieri di spada, i quali occorrendo chiappassero
-qualche feudo.
-
-Un parente, così, della regina Margherita, divenuto conte di Gravina,
-congiurò insieme con Riccardo Palmer inglese, vescovo eletto di
-Siracusa, contro l’eunuco Pietro, ch’era primo tra i ministri e forte
-nel favore della regina, nel seguito de’ cortigiani e de’ pretoriani
-e nella pratica dell’amministrazione. La briga si riscaldò tanto,
-che l’eunuco, uomo di poco animo, dice il Falcando, temendo per la
-propria vita, fuggì dalla corte e dal reame. Munita una buona saettia
-di marinai, d’armi e d’ogni cosa, e fattovi portar nottetempo gran
-copia di danaro, Pietro, la sera appresso, montò a cavallo con pochi
-eunuchi suoi fidati, pretestando di andare ad un nuovo palagio ch’egli
-avea fatto murare nel quartier della Kemonia;[337] e voltosi al porto,
-entrato in legno, riparò in Affrica, appo il re de’ Masmudi. Così il
-Falcando e, con poco divario, l’arcivescovo di Salerno.[338]
-
-Scrive Ibn-Khaldûn che un Ahmed detto il Siciliano, nato nelle
-Gerbe della famiglia di Sadghiân ch’era ramo della tribù berbera di
-Seduikisc, preso dall’armata siciliana sulle costiere di quell’isola,
-educato in Sicilia, entrato al servigio particolare del re e fatto
-suo intimo, cadde in disgrazia appo il successore per suggestioni
-de’ suoi rivali; ond’egli, sentendosi in pericolo, fuggiva in Tunis,
-governata allora da un figliuolo di Abd-el-Mumen e passava indi in
-Marocco, appo il califo Jûsuf. Dal quale ei fu accolto con grande
-onoranza, arricchito di doni e preposto all’ordinamento dell’armata.
-E Ahmed la rese grande e possente, qual non era mai stata, nè fu poi;
-e con quella segnalossi contro i Cristiani per splendide fazioni
-e famose vittorie.[339] Ora Jusuf regnò dal millecensessantatrè al
-centottantaquattro. Al par che il tempo, coincidono le condizioni
-riferite al gaito Pietro e all’Ahmed Sikilli: l’uno ammiraglio
-siciliano dinanzi Mehdia e primo ministro alla corte di Palermo,
-accusato di pratiche con gli Almohadi; l’altro rifuggitosi appo
-quelli con gran tesoro, accolto a braccia aperte a Tunis e Marocco e
-immediatamente adoperato nelle cose navali; entrambi schiavi, saliti
-ad alto grado nella corte di Palermo e cacciati per nimistà di parte. E
-notisi che a Pietro apponeasi piuttosto tradimento che viltà pel fatto
-di Mehdia.[340]
-
-Perduto appena il gaito Pietro o Ahmed Sikilli ch’ei fosse, la
-combriccola degli indigeni fortuneggiò gravemente, per novella
-irruzione di avventurieri che la fazione cattolica di Francia e
-d’Inghilterra mandava al conquisto della corte di Palermo: una trentina
-d’uomini, capitanati da un bel giovane congiunto della regina, Stefano
-Des Rotrous,[341] dei conti di Perche (1167). Premeva ai tutori
-oltramontani del papato che il governo di Sicilia fosse in mani
-sicure, mentre si decidea la gran lite d’Italia; nella quale il reame
-di Sicilia, co’ suoi tesori e le sue armi, avrebbe fatta piegare la
-bilancia, s’e’ si fosse gittato risolutamente alla parte d’Alessandro
-III, invece di baloccarsi, come fece la corte di Palermo per opera de’
-consiglieri indigeni, sospettosi al par dell’imperatore e del papa.
-Con questa occasione si tentava anco un bel colpo di rimbalzo a pro del
-Becket, il celebre arcivescovo di Canterbury, il quale avendo attaccata
-briga col suo signore ed aspettandosene la decisione da Roma, la
-corte e il clero francese voleano che la corona di Sicilia proteggesse
-il turbolento arcivescovo appo il papa e i cardinali. Provan ciò le
-epistole di Pietro da Blois, Giovanni da Salisbury, Luigi VII re di
-Francia e del Becket stesso; il quale una volta scrisse alla regina
-Margherita, mandarle a nome suo proprio e del monastero di Cluny,
-un tale che le avrebbe palesata a voce “la mente di tutta la Chiesa
-occidentale.”[342] E bastin tai parole a svelare la sètta.
-
-Il nobil giovane, audace e amante della giustizia, venne in Sicilia in
-compagnia d’uomini dotti, di satelliti valorosi ed anco di faccendieri
-affamati: accolto dalla regina come parente e campione e dicono più
-di questo; creato immantinente gran cancelliere del regno e non guari
-dopo arcivescovo di Palermo, con grande allegrezza del papa. Stefano
-si messe incontanente a ripulire i tribunali e gli ufizii pubblici,
-dove lo esercitato comando avea lasciate di molte sozzure. La giustizia
-allora diede occasioni e pretesti di vendetta contro i paggi e lor
-fautori, tanto più che, con le leggi giuste, si adoperaron anco le
-inique, condannando per apostasia, a sollecitazione de’ Cristiani di
-Palermo, parecchi Musulmani accusati di mentir la fede.[343] L’esempio
-di quegli sventurati incoraggiò la cittadinanza a domandare il
-supplizio d’uno scellerato protetto a corte, Roberto di Calatabiano,
-incolpato di brutti eccessi e, tra quelli, d’avere ristorata una
-moschea nel Castello a mare e di tener bettole, dove fanciulle e
-giovanetti cristiani erano prostituiti a’ Musulmani. Poco mancò che
-per cagion di costui non si sfasciasse tutta la macchina del Becket;
-poichè i paggi s’eran gittati a’ pie’ della regina, scongiurandola non
-abbandonasse il fedel servidore ed ella avea resistito per la prima
-volta a Stefano e vietatogli di procedere. Il giovane di buona scuola,
-smesse allora le accuse capitali appartenenti alla giurisdizione
-laica; indossò i panni arcivescovili e tirò innanzi per le materie
-che la Chiesa avocava a sè nella confusione del medio evo. Adunata
-pubblicamente, con gran rumore, la curia ecclesiastica, Roberto fu
-convinto di spergiuro, incesto, adulterio e condannato alle verghe,
-al carcere ed alla confiscazione de’ beni; ond’ei morì negli stessi
-ergastoli dove solea tormentare altrui. Esempii di giustizia non meno
-strepitosi die’ Stefano a Messina: per ogni luogo ei soddisfece a’
-clamori del popolo e ne cattò il favore. Benedivanlo i Lombardi di
-Randazzo, Vicari, Capizzi, Nicosia, Maniaci e d’altre castella di
-montagna; e poco appresso, quando fu uopo, gli offriano ventimila
-uomini in arme, per combattere le città e i baroni sollevati contro di
-lui.
-
-Perchè i cortigiani, acquattatisi ai primi romori di giustizia,
-aveano cominciato pian piano a malignare, calunniare, mormorare
-contro l’insolenza straniera, contro la rapacità dei famigliari,
-contro gli aggravii de’ cavalieri francesi, ai quali Stefano concedea
-qualche feudo per attirarli in Sicilia e ingrossar le schiere sue
-fidate, necessarie ogni dì più che l’altro a mantenergli il comando.
-Sospettavasi che il vicecancelliere Matteo d’Ajello, l’eunuco Riccardo
-e Gentile, vescovo di Girgenti, praticassero di farlo uccidere da
-sicarii; e più certo è che parecchi baroni di Terraferma, mettendo su
-un Arrigo fratello della regina, concertarono contro Stefano drammi
-parlamentarii, prepararono armi feudali, suscitarono sedizioni di plebe
-in Messina. Già, tra gli errori de’ Francesi e le arti degli indigeni,
-l’aura popolare per ogni luogo avea girato contro il Cancelliere.
-Ond’egli, ritornato in Palermo (marzo 1168), s’apprestava alla guerra
-civile, quando fu messo giù con un colpo di mano.
-
-Al quale ajutarono i Musulmani. Scrive il Falcando[344] ch’essi, ne’
-primi tempi, amarono il Cancelliere; nei primissimi forse, quando
-non s’era incominciato a lavorare co’ giudizii d’apostasia. Ed
-Abu-l-Kâsim, nobilissimo e potentissimo uomo, del quale or ora diremo
-più largamente, fattosi amico del Cancelliere, continua il Falcando,
-e presentatolo di molti doni, s’era poi dato a suscitare i Musulmani
-contr’esso, tenendosi ingiuriato perchè Stefano usava familiarmente
-con un gaito Sedicto (Siddîk?) musulmano ricchissimo, privato nemico
-d’Abu-l-Kâsim. Il Falcando ripete qui, come ognun vede, le parole di
-Stefano o de’ suoi satelliti e scorda le principali cagioni, dico le
-persecuzioni religiose e le usurpazioni de’ feudatarii francesi sopra i
-vassalli.[345]
-
-Tra queste disposizioni de’ Siciliani d’ogni origine e religione,
-Matteo e il gaito Riccardo, l’un prigione, l’altro confinato in
-palagio, tentarono di rapire o uccidere il primo ministro, proprio
-sotto gli occhi della regina e del re. Adoperarono i servi e gli
-arcieri stanziali della reggia, i quali, non potendo cogliere il
-Cancelliere entro lor mura, corrono a cercarlo fuori; si tiran dietro,
-con promessa di bottino, i facinorosi abitatori di via Coperta e
-della parte superiore di via Marmorea;[346] assalgono il palagio
-arcivescovile; e mentre i Francesi difendeansi col solito valore, i
-trombetti e i tamburini del re suonavano la chiamata contro il capo
-del governo. Trasse in arme tutto il popolo; Cristiani e Musulmani
-irruppero nel palagio. Rifuggito nel campanile, Stefano pattuì d’uscire
-di Sicilia con tutti i suoi seguaci (1168) e andò a Gerusalemme, dove
-non guari dopo morì.[347]
-
-La regina senza partigiani, il re sempre fanciullo, non potean far che
-gli autori dell’attentato e i loro amici venuti di Messina con forze
-militari, non si appropriassero i frutti della vittoria. A nome di
-Guglielmo II, un decemvirato, se tal può dirsi, prese il reggimento
-della cosa pubblica; e furono: l’inglese Riccardo vescovo eletto di
-Siracusa, Gentile vescovo di Girgenti, Romualdo arcivescovo di Salerno,
-Giovanni vescovo di Malta, Ruggiero conte di Geraci, Riccardo conte
-di Molise, Arrigo conte di Montescaglioso fratello della Regina,
-Matteo d’Ajello salernitano, il gaito Riccardo e l’inglese Gualtiero
-Offamilio, decano di Girgenti e precettore del re. Ma poco appresso,
-avendo Guglielmo compiuto il diciottesim’anno, Gualtiero che in questo
-mezzo con pessime arti s’era fatto eleggere da’ canonici arcivescovo
-di Palermo, si fe’ fare dal re primo ministro; prese a compagni del
-governo Matteo e il Palmer, e congedò ogni altro. Il Falcando termina
-la storia con tali fatti e con queste gravissime parole: “che allora
-la potestà del regno e la somma degli affari cadde nelle mani di
-Gualtiero, attaccatosi al re con dimestichezza assai sospetta, sì che
-parea governasse non tanto la corte, quanto lo stesso monarca.”[348]
-
-Pur Guglielmo fuggia talvolta di mano all’arcivescovo; al quale non
-venne fatto mai di allontanare il cancelliere Matteo, espertissimo
-nell’amministrazione pubblica e terribile maestro d’inganni. Era
-Matteo a corte capo della parte nazionale, nella quale noveravansi
-principi del sangue e nobili, con tutti i gaiti, con l’arcivescovo
-di Salerno ed altri prelati. Cotesta parte avean seguita i due
-inglesi Offamilio e Palmer contro Stefano e i suoi Francesi; e nella
-divisione delle spoglie s’eran prese le due sedi arcivescovili della
-Sicilia. Ma separandosi i complici quand’ebbero fatto il colpo, si
-trovò dall’un de’ lati Matteo con gli indigeni; stettero dall’altro,
-capitanati oramai da Gualterio, gli oltramontani d’ogni linguaggio e
-qualche barone: e le parti rimasero quali erano state nei primi anni
-del regno; rinsavite pur tanto che non proruppero a sedizioni, nè a
-scandali fuor della reggia. La quale moderazione venne, com’io penso,
-dalla bassa estrazione dei capi, uomini nuovi e cortigiani entrambi;
-dalle disposizioni del popolo che non avrebbe sofferta sedizione contro
-il buon re; e dall’indole stessa di Guglielmo, il quale contentava a
-vicenda i due ministri e maneggiava bene le fazioni ch’ei non sapea
-reprimere: savio nelle piccole cose e insufficiente alle grandi. Dopo
-il suo matrimonio (1177) vedendo ch’ei non avea prole, studiossi
-ciascuna delle due parti a designar il successore: gli indigeni
-cercarono di tirar su il principe Tancredi, non ostante la nascita
-illegittima; gli oltramontani vollero assicurare i diritti della
-Costanza, maritandola a un gran principe, e piombasse poi il diluvio
-su l’Italia meridionale. Si scorgono vestigie di quel piato in alcuni
-avvenimenti che noi narreremo; poche o nessuna nell’amministrazione
-interna, la quale era sì ordinata e salda che le discordie della
-corte non la turbarono. E veramente del regno di Guglielmo il Buono si
-posson dare due giudizii al tutto diversi, secondo che si consideri
-il governo in casa, o l’azione politica al di fuori. L’un comparisce
-giusto senza debolezza; ordinato senza avarizia nè severità; condotto
-secondo le leggi fondamentali, fuorchè nelle materie ecclesiastiche;
-sollecito della sicurezza de’ cittadini in casa e fuori: la quale fu
-piena e maravigliosa, come ai tempi di re Ruggiero, favorita anco ed
-accompagnata dalla prosperità economica. Al di fuori non si può chiamar
-Guglielmo nè pacifico, nè guerriero; poich’ei fece tante guerre che non
-dovea; scansò la sola che occorreagli, grande e necessaria; e vivendo
-ne’ suoi palagi e giardini, tra studii gentili e passatempi onesti,
-sciupò in imprese lontane forse più vite d’uomini e più tesori che non
-avessero mai consumati l’avolo e il bisavolo nei loro conquisti.
-
-Continuando il disegno di narrar quelle sole azioni esteriori, che
-toccarono Stati musulmani, dobbiamo ricordar che Guglielmo il Buono,
-per bocca degli oratori mandati al congresso di Venezia (1177) si
-vantò di non aver mai fatta guerra a principi cristiani; e che tra
-quelli, ei solo ormai perseguitasse per terra e per mare i nemici
-di Cristo, sì che ogni anno, senza perdonare a spesa, mandava “sue
-triremi” con milizie a combattere gli Infedeli e assicurar il mare a’
-Pellegrini de’ Luoghi Santi.[349] Le quali protestazioni se dovessero
-tenersi fronde oratorie e se lo scopo delle imprese fosse stato di
-favorire il commercio del reame in Affrica e in Levante, parrebbe
-assai più savia la corte di Palermo. Il vero è che Guglielmo prendea
-sul serio le Crociate, ancorch’ei fosse in sua schiatta il primo che
-fuggì i pericoli e le fatiche del campo e che vide il più delle volte
-ritornare malconci i suoi soldati. I Musulmani, a lor volta, risero
-dell’insolito zelo della corte di Palermo. Abbiamo una epistola di
-Saladino, il quale, scrivendo al califo di Bagdad per man di un retore
-arabo, compiangea quel ragazzo di quindici anni che avea dato fondo al
-suo tesoro nella spedizione contro Alessandria, per mera vanagloria
-e ticchio di mostrare al mondo ch’ei pur sapesse provarsi contro un
-nemico il quale avea respinte poc’anzi da Damiata le prime spade di
-cristianità.[350]
-
-Nè le armi di Guglielmo eran rimase addietro in questa impresa di
-Damiata, con la quale Manuele Comneno ed Amerigo re di Gerusalemme
-aveano sperato aprirsi la via al conquisto dell’Egitto, nel primo
-scompiglio della usurpazione di Saladino. Ritraggiamo dagli storici
-musulmani che i collegati, venuti con mille dugento legni, assediarono
-Damiata per cinquantacinque giorni, nei mesi di novembre e dicembre
-del millecensessantanove; ch’ebbero ajuti di Sicilia e d’altre terre
-cristiane; ma ch’e’ si ritrassero con perdita di trecento legni,
-essendo stata soccorsa la città da Saladino con uomini, danari e
-vittuaglie, e da Norandino con una impetuosa diversione in Siria.[351]
-
-Il quale esempio non bastò ad ammonire la corte di Palermo che
-non si gittasse ad un’impresa assai più temeraria, quando Saladino
-avea già spento l’ultimo califo fatemita, rinnalzato in Egitto il
-pontificato degli Abbasidi, spartiti i beneficii militari a’ suoi
-Curdi e Turchi e mostrato al mondo che sorgeva tra i Musulmani un
-nuovo conquistatore. Uomini d’alto stato, mossi da un ardente sciita
-del Jemen, per nome Omâra-îbn-Abi-l-Hasan, giurista e poeta di nome
-in quel tempo, cospirarono a ristorare la dinastia fatemita; trovaron
-seguaci tra i cortigiani, e le milizie d’Egitto, tra i Negri mercenarii
-e tra gli emiri stessi di Saladino; e pur non fidando nelle proprie
-forze, chiamarono in aiuto il re di Gerusalemme e quel di Sicilia,
-profferendo e danari e cessione di territorii. Omâra intanto, sendosi
-insinuato nella corte di Saladino, spinse Turan-Sciah fratello di lui
-ad una impresa nel Jemen, per allontanarlo dall’Egitto; ma il perfido
-consiglio tornò a gloria di casa ajubita, poichè quegli insignorissi
-di Zobeir, di Aden e di tutto il paese.[352] L’ordine della congiura
-in Egitto era che, sbarcati i Cristiani, se il Saladino correva a
-combatterli con l’esercito, i partigiani al Cairo sollevassero il
-popolo e rimettessero in trono i Fatemiti; e s’egli, mandate le genti
-contro il nemico, rimanea con pochi soldati al Cairo, s’impadronissero
-i congiurati della sua persona. Designato il nuovo califo e gli
-ufiziali della corte fuorchè il primo ministro, altro non s’aspettava
-che l’assalto de’ Cristiani, quando Alì-ibn-Nagia, predicatore d’una
-moschea, scoprì la trama a Saladino e rimase, per costui comando, tra’
-congiurati a far la spia. Saladino poi seppe da’ suoi rapportatori in
-Gerusalemme che dovea venir un ambasciatore di Amerigo a negoziare in
-apparenza con lui e in realtà con Omâra e i consorti; onde arrivato
-l’ambasciatore, gli pose addosso un cristiano suo fidato ed ebbe i
-nomi de’ congiurati. Dissimulò il tradimento degli emiri suoi, allora
-e sempre; mandò gli altri capi al supplizio, il due di ramadhan
-del cinquecensessantanove (6 aprile 1174) e gli parve finita ogni
-cosa.[353]
-
-E veramente il re di Gerusalemme abbandonò l’impresa. Ma quel di
-Sicilia tirò innanzi ed apprestò sì grande armamento, che tenne in
-sospetto il califo almohade, e l’imperatore bizantino. I reggitori
-soli d’Alessandria non ci badarono, nè seppero il pericolo pria che
-il nemico s’affacciasse al porto, il ventisette dsu-l-higgia[354]
-del cinquecensessantanove (28 luglio 1174). Erano dugento sessanta
-galee, montate da cencinquanta uomini ciascuna, trentasei teride
-pei cavalli, sei grosse navi per gli ordegni da guerra e quaranta
-legni da carico per le vittuaglie: e recavano cinquantamila uomini,
-dei quali trentamila combattenti, tra fanti e marinai, mille uomini
-d’arme, cinquecento cavalleggieri Turcopoli[355] ch’erano, com’io
-penso, musulmani di Sicilia; e il resto gente di servigio, mozzi
-di stalla, carpentieri navali e manifattori d’artiglierie.[356] Tra
-queste notarono gli Alessandrini tre mangani di mole non più vista, che
-lanciavano con gran forza di tiro immani massi di pietra negra recati a
-bella posta dalla Sicilia, e tre torri mobili, piene d’armati e munite
-in piè d’un ariete, come si chiamava la ponderosa testa di ferro messa
-al capo d’una trave.[357] Delle macchine minori, si ricorda il _gerkh_,
-da trar grossi dardi.[358] Capitanava l’oste, dice Ibn-el-Athîr, un
-cugino del re: forse quel Tancredi conte di Lecce, che salì sul trono
-alla morte di Guglielmo.
-
-Approdate le prime navi poco appresso mezzodì, cominciarono a sbarcare
-le genti presso il faro;[359] e nelle ultime ore del giorno i Siciliani
-caricavano gli Alessandrini, usciti a impedire lo sbarco, contro il
-divieto del wâli della città che ammonivali a combattere dalle mura. E
-veramente e’ furono respinti, con perdita, a’ ripari. L’armata intanto
-sforzò l’entrata del porto, ch’era pieno di navi mercantesche e da
-guerra e appiccovvi il fuoco; se non che i Musulmani, accorgendosi
-della mossa, corsero per terra e arrivati a tempo, affondarono la più
-parte dei legni loro. Fatto buio tra coteste scaramucce, i Siciliani
-rimasero sul terreno occupato, dove rizzarono trecento tende.
-
-Al nuovo giorno avean già piantati i mangani; messe su le torri,
-appressatole alle forti mura della città,[360] le quali furono
-fortemente difese dal popolo e da’ pochissimi soldati del presidio.
-Respinti anco gli assalitori il martedì trenta luglio, ricominciavano
-il mercoledì la tempesta di lor tiri co’ mangani, riconduceano le
-torri verso il muro; ed erano arrivati a una gittata d’arco, quando
-si videro piombare addosso i Musulmani, rinforzati dalle milizie de’
-contorni le quali, il secondo giorno, erano accorse in città da lor
-terre di beneficio militare e ne vennero anco dal Cairo. Chetamente
-aveano gli Alessandrini disserrate le porte più vicine alle macchine
-nemiche, lasciando chiuse le imposte di fuori;[361] gli emiri delle
-milizie aveano ordinati lor cavalli dentro dalle porte e il popolo
-armato s’affollava a tergo. Spalancate d’un subito le imposte,
-si gettarono disperatamente d’ogni lato cavalli e fanti, sopra i
-Siciliani; irruppero infino alle macchine; vi poser fuoco e sostennero
-il combattimento tanto che le videro consumate. Lieti rientravano in
-città a far la preghiera del vespro, quando trovarono tal nunzio che li
-risospinse immediatamente alle armi.[362]
-
-Fin dallo sbarco de’ Siciliani, il wâli d’Alessandria avea mandato a
-Saladino uno spaccio per colombi. Era egli attendato con l’esercito
-a Fâkûs, su i confini orientali del Basso Egitto; dove ricapitato lo
-spaccio il martedì, ei mandava immantinenti una schiera a rinforzare
-il presidio di Damiata, temendo anco per questa; partiva ei medesimo
-col grosso delle genti alla volta d’Alessandria e spacciava innanzi, a
-dar l’avviso, un fido schiavo con tre cavalli menati a guinzaglio, da
-ricambiarsi via via. Il quale giunse il mercoledì a vespro, percorsi
-in men di ventiquattr’ore, a un di presso dugento chilometri.[363]
-Assembrato il popolo, si bandisce il prossimo arrivo di Saladino: ed
-ecco, scrive Ibn-el-Athîr, che dimenticandosi la fatica e le ferite,
-parendo ad ognuno di avere allato, testimone del proprio valore, il
-gran capitano, riaprono le porte e tornano addosso a’ Cristiani.
-
-Stracchi dalla prima battaglia, colti quando men se l’aspettavano,
-in sull’imbrunire del giorno, sentendo quel frastuono d’un popolo
-impazzato e gridare il nome di Saladino, i Siciliani mal difesero il
-campo. Entrovvi il nemico; fe’ macello dei fanti; fece bottino d’ogni
-maniera d’armi e ricche suppellettili: mentre nobili e vassalli,
-capitani e soldati correano confusamente al mare; accostavano a terra
-le galee; montavano come ciascun potea: chi trattasi l’armatura gittasi
-a nuoto, chi arrampicandosi casca in mare. E i Musulmani a’ fianchi
-loro, inseguonli entro le stesse galee, o tuffan sotto con ferri a
-sfondarle, o v’appiccano il fuoco; sì che più d’una perì. Il navilio,
-riordinato alla meglio la notte, salpava la dimane, primo agosto,
-recando in Sicilia i miseri avanzi dell’esercito. Trecento cavalieri
-che nella rotta si erano ritratti in un’altura, pugnaron tutta la notte
-e la mattina appresso, contro le turbe musulmane crescenti di numero e
-di furore; ma infine la moltitudine sgomenò quel nodo di prodi: tutti
-li uccise o fe’ prigionieri, che non ne campò un solo. Così dalle
-sorgenti musulmane. Le pisane che qui son tronche, riferiscono con
-poco divario il numero delle navi, senza dir l’esito dell’impresa. Vi
-accenna un po’ Guglielmo di Tiro, cronista delle crociate. Il Falcando
-e Romualdo Salernitano avean tronco il racconto pria di quell’anno.
-Un anonimo contemporaneo suppone sbarcato Guglielmo in persona ad
-Alessandria e dopo sette dì tornato addietro con vergogna. E la magra
-cronica di Monte Cassino dice che il 1174 l’armata del re andava in
-Alessandria e nulla più.[364] Ciò nondimeno alcuni moderni, volendo
-dare al buon re anco gli onori del trionfo, han fatta espugnare
-Alessandria e riportarne in Sicilia preda ricchissima.[365]
-
-Abbandonati da’ proprii testimonii, cotesti scrittori trovano insperato
-soccorso ne’ musulmani. Dai quali sappiamo che un anno appresso la
-sconfitta, ossia il cinquecensettantuno (22 luglio 1175 a 9 luglio
-1176), quaranta galee di Sicilia assediavano Tinnis per due giorni
-e andavan via. Del settantatrè (30 giugno 1177 a 18 giugno 1178)
-l’armata siciliana combattè più gloriosa fazione. Una quarantina di
-navi riassalirono Tinnis e dopo due giorni di combattimenti se ne
-insignorirono. L’ammiraglio musulmano, Mohammed-ibn-Ishak, al quale il
-nemico avea tagliata la via di ritornare al navilio, si ritrasse allora
-chetamente con una sua schiera al _mosalla_, o vogliam dire pianura
-aperta dove si fa la preghiera; e al cader della notte piombò in città
-sopra i Siciliani, che non s’aspettavano assalti; prese centoventi
-uomini e lor mozzò il capo. Ricacciato al mosalla e combattuto
-aspramente, lasciò sul terreno settanta de’ suoi: col rimanente ei si
-rifuggì a Damiata. I Siciliani rientrati in città, la saccheggiavano,
-ardeanla e cariche le navi di preda, zeppe di prigioni, ripartiano
-alla volta d’Alessandria. Durò quattro giorni cotesta fazione di
-Tinnis.[366] Che facesse l’armata ad Alessandria non sappiam punto.
-
-Nelle note frettolose con che si chiude la prima parte del
-_Baiân-el-Moghrib_, leggiamo che il medesimo anno cinquecensettantatrè
-(1177-8) Mehdia era afflitta da un’irruzione di Cristiani, la quale
-fu detta il caso del venerdì: sì come i cittadini aveano designati
-con altri giorni della settimana gli assalti del milleottantasette,
-del cenquarantotto e del censessantatrè.[367] Questo del settantotto
-è da apporre a Genovesi o Pisani, non essendo verosimile che l’armata
-di Sicilia tentasse a un tempo una grossa fazione nel golfo di Kâbes
-ed una alle bocche del Nilo.[368] Pare al contrario che la corte
-di Palermo bramasse la pace con gli Almohadi, a fin di ristorare il
-commercio dell’Affrica propria, decaduto o spento dopo i fatti del
-cinquantasei. Nè poteva la Sicilia aspettar altro che male da’ novelli
-turbamenti nati in que’ paesi: nella parte orientale, dico, le imprese
-de’ masnadieri turchi venuti d’Egitto a tentar la sorte a nome di
-Saladino;[369] e qua e là capi berberi e tribù arabiche immansuete che
-disdiceano la signoria almohade, vedendo il nuovo califo Abu-Iakûb
-troppo avviluppato nelle guerre di Spagna. Pure, quando la rivolta
-messe radice in Kafsa, Abu Iakûb mosse di Marocco con l’esercito; sostò
-a Bugia, sede del suo luogotenente nell’Affrica propria; andò poi a
-Kafsa e se ne insignorì, il primo giorno del cinquecensettantasei (28
-maggio 1180) dopo tre mesi di assedio.[370] Nel ritorno, soffermatosi a
-Mehdia, ei vi trovò ambasciatori di Guglielmo II.
-
-Se meritasse piena fede Roberto abate del Monte a San Michele, si
-direbbe che Abu Iakûb fu vinto dalla cortesia del re Guglielmo, il
-quale gli avea rimandata libera una sua figliuola, presa dall’armata
-siciliana sopra un legno almohade che la conducea sposa a certo re
-saraceno. Ma il fine del racconto scema autorità al cominciamento,
-portando che l’Almohade alla sua volta restituisse al re di Sicilia le
-due città di Affrica e Zawila; il che non fu, nè poteva essere.[371]
-Secondo il Marrekosci, Guglielmo chiese la pace ad Abu-Iakûb per la
-gran paura ch’avea di lui e si obbligò a pagargli tributo, oltre
-i doni ricchissimi che gli fece e, tra gli altri, un rubino detto
-l’unghia di cavallo, per la forma e la grandezza; il quale gioiello,
-trascendente ogni prezzo, si vedea fino alla prima metà del decimoterzo
-secolo spiccare sopra tante altre gemme incastonate nella rilegatura
-d’un corano, di que’ che il califo Othman mandò nelle province
-quand’ei promulgò il testo ortodosso.[372] Ed anco in questo racconto
-è manifesto errore, poichè i Normanni di Sicilia non si abbassarono
-di certo a comprar la pace; si può supporre anzi che alcuna città
-dell’Affrica propria abbia pagato tributo a loro, sì come sarà detto a
-suo luogo.
-
-Il fatto certo è che una tregua per dieci anni fu fermata tra
-Abu-Iakûb e Guglielmo II, il millecentottanta, stipulata a Mehdia
-dagli ambasciatori di Sicilia nel giugno o luglio, e ratificata da
-Guglielmo in Palermo, nell’agosto.[373] Della quale tregua fa menzione
-Ibn-Giobair, quattro anni appresso, nel diario del suo viaggio.[374]
-Gli interessi commerciali de’ due paesi danno il motivo del trattato,
-senza che s’abbia ricorso alle vaghe voci raccolte dall’abate Roberto
-in Francia, e dal Marrekosci nel Maghreb. Tanto più che in quella
-state l’Affrica propria avea mestieri più che mai de’ frumenti di
-Sicilia; sapendosi che mancassero le vittuaglie e lo strame perfino
-nell’esercito almohade, onde Abu-Iakûb, come prima e’ fermò l’accordo,
-ritornò frettoloso in Marocco.[375]
-
-E’ fu di certo a protezione dei naviganti siciliani, che Guglielmo,
-nell’inverno dal millecentottanta al centottantuno, mandò l’armata alle
-Baleari; le quali per mutar signori non ismettevano la pirateria. Dopo
-i discendenti di Mugeto e l’effimera dominazione messa su dai Pisani
-(1115), aveano occupate quelle isole gli Almoravidi; e cadendo tal
-dinastia, se n’erano insignoriti i Beni-Ghania, della tribù berbera di
-Mussufa. Un valente scellerato di quella famiglia, per nome Ishak-ibn
-Mohammed, usurpato lo Stato (1151), seppe ordinar sì bene il corso
-contro Cristiani, ch’egli arricchissi e divenne potente come un re,
-scrive il Marrekosci.[376] L’armamento siciliano, fortissimo di galee e
-di uscieri per la cavalleria che doveva occupare Majorca, andato prima
-a Genova con Gualtiero di Modica grande ammiraglio del reame, passò
-tutto l’inverno a Vado: così gli Annali genovesi e più non ne dicono;
-ma aggiungono che la città in quella stagione fu afflitta fieramente
-da una morìa.[377] Forse fu questa che distolse i Genovesi dal mandare
-lor navi insieme con le siciliane, come par fosse già fermato tra
-le due parti, poichè l’armata siciliana entrò nel porto di Genova e
-svernò nel dominio. Sembra che il morbo stesso abbia sforzato Gualtiero
-a ritrarsi in Vado. Ma non andò guari che l’arcivescovo e i Consoli
-di Genova, seguendo l’esempio dei Pisani,[378] nel mese di sefer del
-cinquecensettantasette (17 giugno a 15 luglio 1181) stipulavano tregua
-per dieci anni col signore di Majorca.[379] Guglielmo, l’anno appresso,
-reiterò la spedizione con tanto strepito che mentre la s’apparecchiava,
-Saladino, temendo nuovo insulto in Egitto, vi sopraccorse dalle parti
-orientali di Siria, non ostante la brama ch’egli avea di soggiogar
-tutti que’ regoli. Le navi siciliane non arrivarono poi alle Baleari;
-disperse da una tempesta; affondate, quali a Savona, quali ad Albenga,
-quali a Ventimiglia, alcune forse su la costiera di Spagna: e fu
-scritto che ne perì quaranta all’incirca.[380] Ritraggiamo che pochi
-anni appresso, quando Alì-Ibn-Ghania assalì l’Affrica settentrionale
-con una mano di Almoravidi, avendo saputo in Tripoli che i partigiani
-degli Almohadi gli avessero ritolte le Baleari, ei mandò in Sicilia
-il fratello Abd-allah; il quale imbarcatosi per Majorca, ripigliò
-lo Stato.[381] Non dicono i cronisti, nè mi par verosimile, che la
-corte di Palermo abbialo aiutato in questa seconda impresa. Forse niun
-seppe che costui fosse venuto tra’ molti Musulmani che dall’Affrica
-riparavano continuamente in Sicilia, fuggendo la fame rincrudita e la
-rapacità dei ladroni arabi, turchi e berberi, messi insieme da’ Beni
-Ghania.[382]
-
-Ferveano allora in Sicilia preparamenti di gran guerra, dei quali
-fu testimone Ibn-Giobair e da lui sappiamo le voci che corsero in
-Trapani nel gennaio millecentottantacinque, quando si riteneano
-nei porti tutte le navi mercantesche, per adoperarle al servigio
-dello Stato: chè cento onerarie volea re Guglielmo aggiugnere alle
-trecento galee e teride dell’armata. La quale, altri dicea dovesse
-osteggiare Alessandria, altri Majorca ed altri l’Affrica propria,
-dond’era testè giunta la nuova dello sbarco di Alì-ibn-Ghania a Bugia.
-Ma pensava Ibn-Giobair che il re volesse mantenere la tregua con
-gli Almohadi e ch’ei piuttosto disegnasse di rimettere sul trono di
-Costantinopoli Alessio II, campato, come si favoleggiò, da’ sicarii
-di Andronico.[383] E veramente piombava, non guari dopo, su la Grecia
-questo sforzo di guerra, condotto in apparenza dal principe Tancredi.
-Cinquemila cavalli, dugento legni di corso, ottantamila uomini, scrivea
-con esagerazione un testimonio oculare, salparono l’undici giugno
-millecentottantacinque; occuparono Durazzo (24 giugno); presero per
-assedio Tessalonica (24 agosto); se non che i capitani indugiarono a
-muover sopra la capitale dell’impero; e rotti a Monopoli, poi traditi
-(7 novembre), si ritrassero in Italia, scemati di diecimila morti
-e quattromila prigioni. I Musulmani di Sicilia militarono in questa
-infelice impresa come diremo più innanzi.[384]
-
-Saladino intanto stendea l’impero su tutti i paesi musulmani dal Nilo
-al Tigri, dove signore immediato, dove protettore o sovrano feudale;
-lasciando pure al misero califo di Bagdad i vani onori di pontefice
-e imperatore. Così accentrate le forze, ei prese a compier l’opera di
-Norandino contro i Cristiani. Occupata Gerusalemme (23 ottobre 1187) e
-tutta la Palestina, fuorchè quattro castella; provatosi indarno contro
-le fortezze di Tiro e il valore italiano che difendeale, Saladino
-ripigliò la guerra in primavera del millecentottantotto; e trovò, tra i
-primi, su la costiera, il navilio siciliano.
-
-Perchè il caso di Gerusalemme avea commossa l’Europa: mentre la
-Germania, la Francia e l’Inghilterra apparecchiavano eserciti,
-l’Italia, avendo pronte le armate e aperto il mare, die’ principio
-alla terza Crociata. A secondare l’audace proposito di Corrado di
-Monferrato, correano gli Italiani sobrii, disciplinati, liberi e forti,
-scrisse allora l’abate di Ursperg.[385] Nella epistola indirizzata
-pochi anni innanzi al califo di Bagdad in nome di Saladino, si legge
-che i Veneziani, i Genovesi e i Pisani soleano bazzicare assidui in
-Levante; ove or accendeano un fuoco da non si spegnere di leggieri,
-or offrivano presenti, recavano le merci più elette de’ loro paesi e
-vendeano perfino le armi ed ogni altra cosa necessaria alla guerra;
-stringeano amistà, dice l’epistola, del tutto a comodo nostro e danno
-di cristianità.[386]
-
-Parteciparono i popoli meridionali in quello sforzo comune dell’Italia.
-Guglielmo, disposto pur troppo a così fatte imprese, fu sollecitato
-a viva voce dall’arcivescovo di Tiro, e rampognato del danno
-ch’egli avea recato ai Latini di Terrasanta, trattenendo per la sua
-sciagurata impresa di Grecia i pellegrini e le navi che facean sosta
-in Sicilia. Per ammenda, egli ora fornì a Corrado di Monferrato copia
-di vittuaglie, con cinquanta galee, dicono i cronisti occidentali, e
-cinquecento uomini d’arme, capitanati da due conti; le quali forze
-rincoravano Antiochia, difendeano Tripoli, mantenean Tiro. Giovò,
-sopra ogni altro, all’eroico presidio di questa città, l’armata che
-fece sgomberare i corsari musulmani e assicurò la via a’ soccorsi
-spicciolati d’uomini e di vivanda. L’ammiraglio di Sicilia, per
-nome Margarito da Brindisi, impadronitosi di alcune isole, tenne sì
-ostinatamente le acque di Siria, ad onta delle tempeste e de’ nemici,
-che maraviglionne la Cristianità tutta e chi chiamollo Nettuno, chi
-re o lione del Mare. Corrado di Monferrato lo mandò con gente da
-Tiro a Tripoli; dove i Cristiani, credendolo nemico, s’apprestavano
-alla difesa, ma poi distinsero le insegne della croce e l’armamento
-europeo; e la città ne fu talmente rinforzata che Saladino non osò
-assalirla.[387]
-
-Gli scrittori musulmani giudicano altrimenti questo “tiranno Margarit,
-preposto al navilio del tiranno di Sicilia:[388] sessanta galee,
-ciascuna delle quali pareva una rôcca o una roccia[389], montate da
-diecimila uomini avvezzi a scorazzare e desolare i paesi. Ma questo
-famigeratissimo tra i più fieri oppressori e i più brutti demonii,
-entrato con gran fracasso nel porto di Tripoli, non seppe di miele
-nè di fiele, non giovò nè nocque, e com’egli aprì bottega di sue
-vittuaglie, così rinacque in Tripoli la carestia. Tirò verso Tiro e
-tornò a Tripoli; guazzò per quelle acque, avanti e dietro, a dritta e
-a manca per parecchi mesi, senza saper che si facesse; finchè il suo
-navilio si sparpagliò, il suo valore tramutossi in codardia, la sua
-gente fuggì alla sfilata ed ei se ne tornò a casa, con poca gente e
-molte miserie.” Così un contemporaneo, prendendo a celebrare i fatti
-di Saladino, straziava la rettorica ed anco un po’ la storia, narrando
-dell’ammiraglio siciliano le imprese fallite, non quelle compiute
-e tacendo sopratutto la cacciata de’ corsari musulmani.[390] Del
-rimanente, l’autore attesta la fama di Margarito; il nome di tiranno
-ch’ei gli dà, s’accorda con quel di potente principe che leggiamo in
-Marino Sanudo;[391] e il predicato di pessimo demonio non differisce
-tanto da’ titoli di pirata, archipirata e principe de’ pirati, con che
-lo chiamano gli scrittori bizantini, gli italiani e’ tedeschi.[392]
-Par che la corte di Palermo, dopo le sventure dell’impresa di Grecia,
-abbia affidata l’armata a questo valente uomo di mare, il quale prese
-in Cipro settanta galee bizantine andate a soggiogar quell’isola.[393]
-Sappiamo da scrittori inglesi contemporanei ch’egli possedea le isole
-di Scarpanto, Cefalonia e Zante;[394] nè sembra inverosimile ch’egli
-abbia lasciato col mestiere anco un soprannome datogli dapprima e che
-Margarito, conte di Malta, sia lo stesso Sifanto, corsaro ausiliare del
-re di Sicilia, entrato innanzi ogni altro per la breccia di Tessalonica
-(24 agosto 1185), ricordato con gratitudine dall’arcivescovo Eustazio
-che fu suo prigione.[395]
-
-Nei due episodii nei quali Margarito si trovò a fronte di Saladino,
-meritano fede ’Imad-ed-dîn e Ibn-el-Athîr, i quali militavano entrambi
-nell’esercito musulmano. Il sultano, ragunato l’esercito presso
-Emesa, andò con una gualdana a far la scoperta a Tripoli, guastò il
-contado, differì l’assedio e tornando addietro, si volse al principato
-di Antiochia. Occupata Tortosa il sei giumadi primo (3 luglio 1188),
-indi Marakia, movea alla volta di Gebala, costretto a passare a randa
-a randa del mare, per iscansar la montagna e il fortissimo castello
-di Markab, ch’era tenuto dagli Spedalieri. Angustissima con ciò e
-malagevole la via; talch’era forza valicarla ad uno ad uno. L’armata
-siciliana allora salpando da Tripoli, attelossi lungo la spiaggia:
-con catapulte e balestre[396] facea grandinare dardi e saette sulla
-strada. Saladino a questo, fatti recare i mantelletti e altri ordegni
-d’assedio,[397] dispose dietro quelli le catapulte e gli arcieri; sì
-che a lor volta le navi siciliane furono costrette ad allontanarsi e
-tutto lo esercito passò. Presa Gebala senza contrasto a’ diciotto del
-mese (15 luglio), egli entrò a capo di due settimane in Laodicea; dove
-trovò abbandonate le case, rifuggiti i Franchi in due castella, e surto
-di faccia al porto il navilio siciliano.
-
-Il quale, venuto ad ajutare e trovato perduta ogni cosa, cominciava a
-prender chiunque fuggisse per mare. Erano i Siciliani adirati contro i
-cittadini per la viltà di sgomberare sì presto la terra, non aspettando
-gli amici, nè i nemici. Ma l’effetto dei mali trattamenti fu che que’
-di Laodicea si affrettarono a scendere dalle castella e ritornare
-a lor case, stipulando di pagare la _gezîa_. Saladino, ordinato il
-reggimento della terra, era già in su le mosse con tutto l’esercito,
-quando l’ammiraglio siciliano, volendo abboccarsi con lui, mandò a
-chiedergli salvocondotto ed ei lo diè. Sopraffatto, dice un testimone
-oculare, dall’aspetto del principe, s’inchinò Margarito, all’uso
-orientale, in atto di baciar la terra; raccolse gli spiriti, pensò,
-e alfin prese a parlare per mezzo del turcimanno. Fatto un esordio di
-lodi, egli ammonì Saladino a dar piena sicurtà a’ Cristiani, tanto gli
-indigeni, com’e’ parmi, quanto gli europei, mostrandogli che, se il
-principe li ascrivesse al suo _giund_, lo aiuterebbero a conquistare i
-paesi vicini e i lontani. E finì con la minaccia che se, al contrario,
-fossero maltrattati i Cristiani di Siria, verrebbero di là dal mare
-le migliaia di guerrieri congregati d’ogni terra di cristianità, con
-tanto sforzo di guerra, che niuno lor potrebbe far testa. Saladino
-rispondeagli, avere Iddio comandato ai Musulmani di ridurre tutto
-l’orbe alla vera fede; ch’egli combattea per osservare questo precetto;
-che Iddio l’aveva aiutato e l’aiuterebbe: onde se tutto il resto del
-genere umano, dagli estremi gradi di longitudine e di latitudine,
-si adunasse contro i Musulmani, ei non conterebbe i nemici, sì li
-combatterebbe; e forse che lor farebbe provar di nuovo le sciabole e
-le catene de’ Musulmani. Vedendo accolti in tal modo i suoi consigli,
-Margarito si fe’ il segno della croce e andò via. Così, con parole poco
-diverse, ’Imad-ed-dîn e Ibn-el-Athîr, testimoni oculari forse entrambi,
-il primo di certo.[398] Nè parrà inverosimile la somma del dialogo,
-quando si consideri che Margarito non poteva ignorare le ambizioni di
-Saladino contro varii principi musulmani, nè le disposizioni d’animo
-che i Crociati attribuivano al formidabile nemico loro; onde i cronisti
-affermarono ch’egli, del millecentonovantadue, avesse proposta ai re di
-Francia e d’Inghilterra una lega contro gli eredi di Norandino.[399]
-
-Guglielmo venne a morte (18 novembre 1189) mentre apparecchiava assai
-maggiore armamento, per mandarlo o menarlo egli stesso in Levante,
-insieme con Filippo Augusto e Riccardo cuor di Leone; avendo già
-stipulato con Arrigo II di fornire gran copia di vino, orzo e frumento
-e cento galee armate e provvedute per due anni.[400] Pria di quel
-funesto evento che par abbia costretta l’armata a tornare immantinente
-in Sicilia, Margarito avea cominciato a sciogliere le promesse
-di Laodicea. Uno scrittore anonimo, contemporaneo sì e benissimo
-informato, narra che l’ammiraglio siciliano avea, da vero maestro
-dell’arte, chiuse le vie del mare a’ presidii musulmani di San Giovanni
-d’Acri e d’altre fortezze di Palestina; e che un giorno, colte le
-navi di Saladino che recavano armi e vivanda in Acri, ei le combattè
-e vinse e messe a morte quanti le montavano.[401] Van riferiti questi
-avvenimenti allo autunno dell’ottantanove, sendo cominciato l’assedio
-d’Acri ne’ primi di settembre.
-
-Guglielmo secondo, voglio io qui replicarlo, merita tanto biasimo nelle
-cose di fuori, quanta lode nell’interna amministrazione dello Stato.
-Fuorchè la pace con gli Almohadi e il gastigo dato a quando a quando
-ai pirati musulmani, non va commendato nel suo regno alcun atto di
-politica esteriore. Fece Guglielmo sempre guerre disutili e infelici;
-nelle vicende della Lega Lombarda ei non seguì consigli nè savii, nè
-generosi, nè coerenti; ed annullò gli effetti della Lega per quanto
-uomo il poteva, con un partito pessimo e stoltissimo: il matrimonio
-della Costanza nella casa di Svevia, nemica naturale degli Hauteville,
-del papato e dell’Italia tutta. Quand’anco non cel affermassero i
-contemporanei, vedremmo ad ogni respiro di Guglielmo ch’ei tentennò
-sempre tra i due ministri Gualtiero Offamilio e Matteo d’Ajello. Matteo
-per far dispetto, come dicono, al rivale, avea consigliato Guglielmo
-a fondare l’arcivescovato di Morreale, alle porte proprio di Palermo
-(1182). Pria di ciò, l’impresa d’Alessandria, affidata al principe
-Tancredi (1174) era stata, com’e’ sembra, opera del Cancelliere,
-bramoso di dare riputazione e potenza di capitano al candidato ch’ei
-destinava al trono. Con minor dubbio il diciamo della spedizione
-di Grecia, la quale sappiam fatta contro l’avviso di Gualtiero e di
-Riccardo Palmer.[402] E fu appunto nella catastrofe di quello esercito
-(autunno del 1185) che riuscì Gualtiero a fermare il parentado con casa
-di Hohenstaufen, celebrato indi in gran fretta (27 gennaio 1186); nel
-quale alcuni contemporanei ravvisarono la vendetta del metropolitano di
-Palermo per la mutilata diocesi.[403]
-
-Sotto un principe sì mansueto e benigno, i Musulmani di Sicilia
-non durarono aspre persecuzioni, ma non furon sicuri dalle occulte
-e lente. Conferma questo fatto Ibn-Giobair, il dotto pellegrino
-spagnuolo, capitato in Sicilia con molta riputazione di pietà, il quale
-solea scrivere ogni dì le cose viste, o udite, e in quattro mesi di
-soggiorno, visitò i centri principali delle popolazioni musulmane,
-conversò con uomini d’ogni ordine, dai servitori di corte infino al
-primo nobile dell’isola, rampollo della sacra schiatta d’Alì. Ne’
-principii, quand’egli non avea visti se non che gli eunuchi della
-corte, Ibn-Giobair loda il giovane re, tollerante, amico anzi de’
-Musulmani. Dice ch’ei parlava l’arabico, che usava ne’ rescritti
-l’alâma, che vivea tra’ Musulmani, convertiti in apparenza; e che,
-non ignorando la occulta fede loro, solea chiudere gli occhi quando,
-all’ora della preghiera, li vedea scantonare ad uno ad uno. Racconta
-Ibn-Giobair che nel tremuoto di febbraio millecensessantanove,
-Guglielmo giovanetto, girando attonito per la reggia, udì le donne e
-i paggi invocare Allah e il Profeta, e vedendoli sbigottiti al suo
-arrivo, li confortò con queste auree parole: «Che ciascuno preghi
-il Dio ch’egli adora! Chi avrà fede nel suo Dio, sentirà la pace in
-cuore.» Intenerito della gran bontà del principe, Ibn-Giobair prega
-Iddio che lo serbi in vita per lunghissimi anni. Ma a capo di due mesi,
-risaputa meglio la condizione de’ suoi correligionarii, il viaggiatore
-dà del tiranno a Guglielmo; l’accusa d’avere afflitto e umiliato
-Ibn-Hammûd, d’avere sforzato all’apostasia il giureconsulto Ibn-Zura’;
-e raccapricciando narra che costui, fatto giudice, rendea ragione,
-or secondo il vangelo, or secondo il Corano e perfino avea mutata in
-chiesa una sua moschea.[404] In quel torno (1179) veggiam anco una
-moschea di Catania destinata al culto cristiano da un Giovanni da
-Messina e consacrata con la invocazione del novello santo, Tommaso di
-Canterbury.[405]
-
-Ancorchè l’indole di Guglielmo non renda inverosimili le
-contraddizioni, ognun vede come quel molesto proselitismo piuttosto che
-a lui, sia da apporre al clero, impaziente di stendere l’autorità sopra
-tanta parte della popolazione, di accrescere le decime, i casuali, i
-lasciti. Era imbaldanzito il clero per la potenza dell’arcivescovo
-di Palermo; e armavasi già dei fasci della giustizia, se non delle
-scuri. Perchè Guglielmo, tirato alle dottrine oltramontane, cominciava
-ad abbandonar quelle seguite da’ suoi maggiori; ponea le cause de’
-chierici sotto la giurisdizione delle curie ecclesiastiche;[406] facea
-tradurre dinanzi a queste i Musulmani accusati di ratto in persona
-di donne cristiane. Contro i quali egli è vero che i vescovi non
-pronunziavano sentenze di morte, nè mutilazione; ma poteano condannar
-sì a multe e battiture, com’è detto in un rescritto di papa Alessandro
-III, indirizzato all’arcivescovo di Palermo.[407] Ed egli è da supporre
-assai frequenti le condanne, per la interpretazione larghissima che si
-dava a quel capo d’accusa e per lo guadagno che ne tornava ai giudici.
-Ma i Cristiani impunemente strappavano i figliuoli, maschi e femmine,
-alle famiglie musulmane, sotto specie di convertirli; aggravavan di
-multe i ricchi; rendeano loro insopportabile il soggiorno in Sicilia:
-talchè i più timorati pensavano a vendere ogni cosa e andar via; i
-padri davano le figliuole a’ pellegrini di Spagna o d’Affrica senza
-richiedere dotario; e i savii già prevedeano che l’islamismo tra non
-guari sarebbe stato spento in Sicilia, sì com’era testè avvenuto in
-Candia.
-
-E pur l’universale della popolazione non aborriva per anco dai
-Musulmani. In viaggio erano salutati cortesemente; la voce del
-muezzin non facea ribrezzo nelle grandi città; i Cristiani di Trapani
-tranquillamente vedeano passare le turbe de’ Musulmani, che al suon
-di corni e taballe, preceduti dall’hâkim, andavano al mosalla a far
-la preghiera pubblica del Beiram.[408] Che se guardiamo alla reggia,
-vi troviam l’una accanto all’altra, le sorgenti della persecuzione e
-del favore: da una parte le sollecitazioni de’ prelati oltramontani;
-dall’altra le consuetudini, spesso più forti che la volontà, onde
-gli eunuchi, gaiti o paggi che dir si vogliano, esercitavano gli
-uffici di corte sotto quel velo sottilissimo d’ipocrisia che li facea
-parere cristiani.[409] Splendean costoro per lusso di vestimenta e di
-cavalli. Guglielmo accogliea con onore i Musulmani stranieri, medici
-e astrologhi[410] e largìa danaro a’ poeti.[411] Afferma altresì
-Ibn-Giobair che le donne musulmane della reggia talvolta guadagnassero
-a Maometto alcuna lor compagna cristiana. E le dame franche o italiane
-di Palermo, riconosceano tacitamente la superiorità dell’incivilimento
-orientale, vestendo a foggia delle musulmane.[412]
-
-Nè era mica rallentato il legame morale tra gli abitatori musulmani
-dell’isola. I cittadini, egli è vero, aiutavan poco o nulla i
-correligionarii loro servi della gleba, uomini di varie schiatte,
-lontani dall’occhio e dal cuore; ma nel grembo delle popolazioni
-urbane fervea la carità musulmana e ne davano l’esempio, non senza
-rischio loro, i finti cristiani della corte. La quale carità di setta,
-di stirpe e di patria, che ormai tornava ad un sentimento solo, si
-mantenea tanto più calda in Palermo, la città, come chiamavanla per
-antonomasia i Musulmani di Sicilia. Quivi i Musulmani soggiornavano in
-alcuni sobborghi senza compagnia di Cristiani; un cadì amministrava
-loro la giustizia; frequentavan essi le moschee e ciascuna era anco
-scuola; fiorivano i loro mercati ne’ quali, come fu uso generale nel
-medio evo e dell’Oriente in tutti i tempi, dimoravano gli artigiani,
-divisi per contrade, secondo i mestieri. Dalle parole d’Ibn-Giobair
-possiamo argomentare che i mercatanti della città fossero, la più
-parte, musulmani. Il culto pubblico era tuttavia liberissimo in
-Palermo; se non che la preghiera solenne si faceva nella moschea
-cattedrale con la invocazione pei califi abbasidi, vietata solamente
-l’adunanza del piano aperto o vogliam dire il mosalla;[413] parendo
-pericoloso, com’io penso, di mettere insieme le migliaia degli
-Infedeli.
-
-Le quali migliaia quante fossero nella capitale e nelle province,
-non sappiamo; ma tutta insieme la popolazione musulmana, uomini e
-donne, passava di certo il numero di centomila che dà uno scrittore
-contemporaneo, come si vedrà in quest’altro capitolo. Il seguito
-dei fatti anco mostrerà come, allo scorcio del duodecimo secolo, i
-Musulmani di Sicilia fossero ridotti in Val di Mazara, e come gran
-parte di loro coltivassero il suolo in quelle cento miglia quadrate di
-territorio che l’improvvido Guglielmo donò, insieme con gli abitatori,
-al Monastero di Morreale, chiudendo gli occhi alle conseguenze
-politiche, non meno che al danno economico dello Stato.[414] I nomi
-delle città e villaggi recati da Ibn-Giobair occorrono, eccetto sol
-Siracusa, nella costiera da Messina a Palermo, e su la strada dalla
-capitale a Trapani. Un pugno di Musulmani in Messina; maggior numero
-in Cefalù; in Termini un borgo abitato al tutto da loro; un paesello
-intero a Kasr-Sa’d, il quale parmi risponda al monticciuolo che or si
-addimanda la Cannita, presso Villabate; gran popolazione in Palermo;
-tutti gli abitanti in Alcamo e ne’ villaggi e ville ond’eran gremiti i
-fertili terreni, e allora ben coltivati, che si stendono dalla capitale
-a Trapani: e in questa, gran parte della popolazione, professava
-l’islamismo.[415] Professavanlo forse alcuni abitatori di Catania.[416]
-Al dir di Burchardo, vescovo di Strasburgo, ambasciatore del Barbarossa
-appo Saladino, Malta e Pantellaria erano in questo tempo abitate al
-tutto da Musulmani; e ubbidia la prima al re di Sicilia, a nessuno la
-seconda, la quale producea poco grano; talchè gli uomini viveano di
-pastorizia, mezzo selvatichi, pronti a rintanarsi nelle caverne, quando
-sbarcasse gente più forte di loro.[417]
-
-Partecipavano tuttavia i Musulmani degli ufizii civili e militari,
-come abbiam già detto trattando dei gaiti, poichè le testimonianze
-citate tornano la più parte al regno di Guglielmo il Buono.[418] Alle
-quali è da aggiugner quella di Eustazio, arcivescovo di Tessalonica,
-studiosissimo a descrivere le genti che disertarono il suo paese
-(1185), le quali eran chiamate siciliane, dice egli, perchè le accozzò
-Guglielmo, conte, re, o tiranno della Sicilia, e votò l’erario per
-fornire la spesa, maggiore assai delle scarse entrate dell’isola.[419]
-Erano in quell’oste uomini d’arme e arcieri a cavallo, fanti leggieri
-e di grave armatura e compagnie franche, dette del _rizico_, le quali
-senza caposoldo nè stipendio, combatteano per la sola preda.[420] I
-Musulmani di Sicilia, noverati forse tra gli arcieri a cavallo, facean
-l’ufizio ch’or è dato a carabinieri o gendarmi negli eserciti europei.
-Perocchè narra Eustazio che nella prima licenza del saccheggio,
-mentre una mano di soldati insanguinava e profanava sozzamente la
-chiesa di San Demetrio e commetteva ogni maniera di oltraggio sopra
-i Greci che vi s’erano rifuggiti, un eunuco, ammiraglio[421] del re,
-entrò a cavallo nel tempio, brandendo una mazza di ferro, seguito
-da prodi sergenti, e fece sgombrar que’ masnadieri.[422] Ma durante
-l’occupazione della città, continuando i Latini a sfogar l’odio su i
-vinti, i Saraceni di Sicilia giravano per le strade la notte a far
-la scolta; entravano nelle case ov’era acceso, contro il divieto,
-lume o fuoco; sforzavan le porte; menavan via le donne e le fanciulle
-adocchiate nel giorno; e prendean talvolta i danari per dote.[423] In
-una orazione recitata dopo quel gran flagello, Eustazio, prorompendo
-contro un sacrilego, dicea che gli atti suoi somigliassero a que’
-degli Affricani di Sicilia.[424] A’ Musulmani io riferirei volentieri
-l’artifizio dei due mangani smisurati, chiamati da lui “le figlie del
-tremuoto” i quali aprirono la breccia nel muro di Tessalonica:[425]
-ond’e’ si vede che facean tiri diretti, come le artiglierie moderne;
-e vanno per conseguenza identificati con quelli che abbiamo descritti
-nell’assedio di Siracusa dell’ottocentosettantotto e testè nell’impresa
-di Alessandria,[426] e fors’anco con gli altri che Carlo d’Angiò
-apparecchiava (1284) contro la Sicilia, maneggiati da’ Saraceni di
-Lucera.[427] Dopo li artiglieri de’ mangani, Eustazio fa menzione “di
-quelli che lavoravano a riempir di polveraccio le insidiose fosse, per
-iscuoter e abbattere i muri”: nel qual luogo la voce insolita greca
-ch’io rendo a bella posta con una voce oscura del nostro linguaggio,
-se la non denotasse i minuzzoli di combustibili da appiccar fuoco a’
-sostegni de cuniculi, sarebbe forse da riferire a quella composizione
-di fuochi da guerra che condusse alla invenzione della polvere, ma non
-essendo per anco sì perfetta, in vece di scoppiare, schizzava, operando
-con la sola forza del rincalcio. Il quale ingegno tornerebbe anco ai
-Musulmani di Sicilia, poichè simili fuochi, in questo tempo, erano in
-uso appo i lor fratelli d’Affrica e di Levante.[428]
-
-Il numero dunque, le ricchezze, la cultura intellettuale, la ingerenza
-ne’ servigii pubblici, il favore della corte, davano forze a’ Musulmani
-di Sicilia, molestati com’essi erano dal clero e da qualche ministro
-del re, e persuasi che loro sovrastassero gravi calamità. Con ciò
-le bandiere almohadi sventolavano a vista quasi della Sicilia; nè
-mancavano nell’isola i capi d’un movimento. Le vestigia che scopronsi
-negli scrittori cristiani e ne’ musulmani, conducono a un gran
-personaggio di casa Edrisita, del ramo de’ Beni Hammûd, e com’io
-credo della stessa famiglia di quello sciagurato signore che die’
-Castrogiovanni al conte Ruggiero. Era chiamato dai più, secondo l’uso
-arabo, col keniet o diremmo noi nomignolo, Abu-l-Kâsim e talvolta col
-keniet d’uno de’ suoi progenitori, Ibn-abi-l-Kâsim, o infine, col nome
-del casato, Ibn-Hammûd. Ai tempi di Guglielmo il Buono primeggiava
-costui nell’aristocrazia ereditaria;[429] e della sua ricchezza e
-seguito tra i Musulmani di Sicilia ci ragguaglia anco il Falcando,
-che lo nota tra i più possenti nemici del cancelliere Stefano, come
-s’è detto.[430] Similmente Ibn-Giobair, pochi anni appresso, narrò
-ch’egli era stato perseguitato per supposte pratiche con gli Almohadi;
-confiscatigli i beni ed espilati trentamila dinar; condotto indi
-alla povertà ed a vivere d’uno stipendio a corte: uomo per nascita,
-liberalità, beneficenza, ingegno e costumi, sì riverito appo i
-Musulmani di Sicilia, che s’egli avesse abiurato, tutti si sarebber
-fatti cristiani, dice il viaggiatore spagnuolo.[431] Ritraggiamo che
-Ibn-Kalakis d’Alessandria, giureconsulto e poeta di nome, venuto
-a corte di Guglielmo nel cinquecentosessantacinque (25 settembre
-1169-13 sett. 1170), dopo aver lodato il re in un poemetto e averne
-ottenuto alcun dono, dedicò a questo Hammûdita un’opera intitolata «Il
-fior che sorride mirando le virtù d’Ibn-el-Kâsim» e n’ebbe splendido
-guiderdone e sì grato rimase al Mecenate siciliano, che ripartendo
-per l’Egitto gli indirizzò altri versi. Per la liberalità sua, com’e’
-sembra, gli avean dato il nome d’Ibn-el-hagiar.[432] Ritornò in Sicilia
-nello stesso tempo Ibn-Zafer, nato nell’isola, emigrato in Oriente,
-erudito, poeta, filologo ed elegante scrittore; il quale nella sua
-povertà, sovvenuto e consolato da quel nobil uomo, gli dedicava tre
-opere inedite e la seconda edizione della più popolare di tutte le
-sue compilazioni, il _Solwân-el-Motâ’_.[433] Nella cui prefazione,
-tramezzate a luoghi comuni, leggiam parole che non sembrano gittate
-a caso: l’augurio «che Iddio conduca questo signor de’ signori e
-condottiero dei condottieri, a compiere i proponimenti ispiratigli da
-Lui stesso.... che lo esalti sempre nei seggi del potere e renda vane
-le frodi de’ suoi nemici;» la lode che «l’animo suo bastava ad ogni
-fortuna.... che i popoli non avean da temere disastri seguendo uom
-di proposito così saldo.»[434] Costui non potea vivere tranquillo in
-quelle condizioni de’ compatriotti suoi musulmani. Com’egli parteggiò
-contro il cancelliere Stefano, così è da supporlo favorito da Matteo,
-e tanto più sospetto a Gualtiero Offamilio, quando questi prese la
-bandiera di parte oltramontana. Abu-l-Kâsim, o altri della famiglia
-dicerto, si trovò avvolto nelle rivoluzioni contro il principato
-cristiano, ritraendosi che i suoi beni fossero stati confiscati.
-Abbiamo infatti nel milledugento un diploma della reggenza per lo
-quale, compiendo al comune di Genova la promessa falsata da Arrigo
-VI, gli erano fatte concessioni larghissime, e tra le altre cose
-gli si donava il palagio posseduto un tempo in Trapani dal Gaito
-Bulcasimo.[435] E sedici anni appresso, Federigo già emancipato,
-concedeva alla chiesa di Palermo certi beni di Ruggiero Hamuto, che
-par sia stato, nell’undecimo secolo, lo stipite di quella nobil casa in
-Sicilia.[436]
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-CAPITOLO VI.
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-Avea Falcando, per disdegno o lontananza, interrotta la grave sua
-storia al principio del governo personale di Guglielmo II. Ripigliando
-la penna dopo venti anni per deplorare le calamità piombate su la
-Sicilia alla morte del re, ei notava tra i maggiori pericoli la
-reazione de’ Musulmani. “Se i popoli della Sicilia, dice Falcando,
-esaltassero al trono uom di provato valore, e se i Cristiani non
-discordassero dai Saraceni, potrebbe il re eletto respingere le armi
-straniere e ristorar la cosa pubblica che or sembra perduta.... Ma tra
-tanto scompiglio, mancato il timore dell’autorità regia, difficil è
-che i Cristiani si trattengano dall’opprimere i Saraceni, e che questi,
-diffidando di loro e stanchi altresì di tanti torti, non si levino in
-armi, non prendano qua un castello su la marina, là una rôcca tra i
-monti. Il che se avvenisse, come potrebbero i Siciliani difendersi con
-una mano dalle scorrerie de’ Saraceni e con l’altra combattere dure
-battaglie contro i Teutoni?... Oh piaccia al cielo che nobili e plebe,
-Cristiani e Saraceni, accordinsi unanimi nella elezione d’un re; e con
-tutte le forze, con estremi conati s’adoprino a stornare l’irruzione
-de’ Barbari!” Con ciò, l’autore va rampognando i Pugliesi, i Messinesi,
-la regina Costanza, tutti fuorchè i due veri colpevoli: Guglielmo e
-l’arcivescovo. E tocca i pregi delle primarie città della Sicilia; e
-assai più largamente descrive Palermo, ch’egli amava quasi cittadino
-e premeagli di salvar quivi le bellezze della natura e l’opera della
-civiltà.[437]
-
-Cotesto appassionato discorso politico su i principali eventi che
-seguirono in Sicilia e in Puglia dall’autunno dell’ottantanove alla
-primavera del novanta, racchiude, a creder mio, un racconto sotto
-specie di vaticinii, timori e speranze; perocchè l’epistola fu dettata
-in primavera, se non all’entrar della state, e allor l’autore vivea
-fuor di Sicilia e forse oltremonti.[438] Or non avvenne mai a profeti
-di predire i fatti per filo e per segno; nè egli è verosimile che il
-Falcando abbia, per cagion d’esempio, ignorata dopo tre o quattro mesi
-la esaltazione di Tancredi, quando in tutta Europa, massime in Ponente,
-gli appresti della Crociata rendeano frequenti le comunicazioni co’
-porti meridionali, e la gente ansiosamente procacciava le nuove di que’
-paesi. Più che un caso di avventurata sagacità, è qui da supporre un
-artifizio oratorio. Se il Falcando avesse voluto ammonire l’arcivescovo
-di Palermo a secondare ormai i voti dell’universale e salvar la sua
-patria adottiva, ei non avrebbe potuto usare forma più discreta, nè
-più arguta che quella; nè avrebbe potuto indirizzare meglio il sermone
-che ad un famigliare dell’arcivescovo. Or ei l’intitola per l’appunto
-a Pietro, tesoriere della Chiesa palermitana; onde si direbbe col
-proverbio moderno che la soprascritta andava a costui; la lettera a
-Gualtiero Offamilio.
-
-Presagiti o narrati, i fatti pur avvennero così. Il giuramento prestato
-a Costanza per comando di re Guglielmo, non valse a far accettare
-di queto, dai baroni e da’ grandi, la dominazione tedesca. Seguirono
-giorni d’anarchia, ne’ quali molti Cristiani di Palermo, sì com’era
-avvenuto nella sedizione del millecensessanta,[439] dettero addosso
-ai Musulmani. La città fu allagata di sangue. Gli scampati alla strage
-rifuggironsi nelle montagne, dicono i cronisti:[440] e deve intendersi
-del centro occidentale dell’isola, poichè dall’orientale aveanli
-già cacciati i Lombardi[441] e d’altronde, i ricordi che abbiamo de’
-Musulmani nella seconda metà del duodecimo secolo tornan tutti al val
-di Mazara. A quelle montagne trassero, al dir di un altro cronista,
-con le famiglie loro e con le greggi, i Pagani servi di re Guglielmo,
-sperando sottrarsi al giogo di Tancredi e sommavano a centomila tra
-uomini e donne:[442] il qual numero, dato così in arcata, mi par troppo
-scarso. Erano i villani del demanio e quei, credo anco, de’ poderi
-che Guglielmo avea testè donati al Monistero di Morreale appunto in
-que’ luoghi. Capitanavano la sollevata popolazione musulmana cinque
-suoi regoli, dice Riccardo da San Germano.[443] Dopo aver fatti danni
-gravissimi a’ Cristiani, i ribelli si sottomessero, quando la pace
-fermata con Riccardo Cuor di Leone in Messina, die’ forza e riputazione
-a Tancredi.[444] Durò dunque la rivolta de’ Musulmani dallo scorcio
-dell’ottantanove all’ottobre del novanta, o in quel torno. Sforzati
-dalle persuasioni piuttosto che dalle armi e pure riluttanti per
-rancore e sospetto, i capi ritornavano a lor case in Palermo; i villani
-a lor glebe e davano statichi.[445] I guasti di tal guerra civile non
-sono ricordati particolarmente nelle frettolose e scarse memorie del
-tempo; ma si possono misurare dal caso di alcuni poderi di mano morta
-in val di Mazara. Arrigo VI, appena salito sul trono, per diploma
-dato di Palermo il trenta dicembre millecentonovantaquattro, in favor
-del monastero di Santa Maria De Latina in Messina, tra le altre cose
-permetteagli “di riedificare i suoi casali, distrutti nella guerra
-che avea divampato alla morte di re Guglielmo.[446]” Il giardino che
-Ibn-Giobair vide in quei luoghi pochi anni innanzi, cominciava dunque a
-diventare foresta.
-
-La fuga de’ Musulmani dalla capitale, la sollevazione de’ contadini,
-i cinque regoli che vuol dir uomini di nobil sangue, non marabutti
-fanatici surti nello scompiglio, mostrano la gravità di questo
-movimento sociale, che finì di corto con la dispersione delle schiatte
-musulmane dell’isola. Prevedeanla i savi loro, come dicemmo; pur non si
-aspettavano sì vicino il martirio. Primi a tirar la spada i Cristiani;
-accaniti al resistere e forse preparati i Musulmani: e sembra che que’
-delle campagne fossero stati spinti a disperazione dalle avanie de’
-nuovi lor signori tonsurati, più ingordi e più duri al certo che gli
-ufiziali, mezzo musulmani, della corte. Provaronsi a ripigliare le
-lance e gli archi de’ lor padri, ed una sembianza dell’aristocratico
-reggimento della tribù; vissero di preda; si volsero forse ai lor
-fratelli dell’Affrica propria, che non li poteano aiutare: ed a capo
-di parecchi mesi, la vita nomade venne a noia a que’ cittadini e
-agricoltori. Dileguata ogni speranza; vedendo rassodato re Tancredi e
-pronte le armi sue e quelle de’ Crociati che fean sosta a Messina, i
-Musulmani s’affidarono piuttosto nella protezione delle leggi normanne,
-e ripigliarono il vivere consueto. Li mansuefece altresì, com’io penso,
-la riputazione e l’arte del Cancelliere Matteo, ch’era stato sempre
-amico de’ Musulmani e ch’or trionfava della fazione oltramontana. La
-quale, per vero, non sarebbe calunniata da chi la facesse promotrice
-immediata della sedizione; poichè, chiarito il popolo a favor di
-Tancredi, giovava a lei sola il partito d’istigare i Cristiani di
-Palermo contro i Musulmani; di gittar la fiaccola della guerra civile,
-che ritenesse in Sicilia le forze del nuovo principe, mentre i Tedeschi
-assalivano la Puglia: appunto il caso al quale allude il Falcando. Così
-io mi raffiguro il principio e la fine della ribellione musulmana.
-
-Agli altri eventi accennerò appena, sendo notissimi e rischiarati
-ora dalla critica moderna.[447] Tancredi fu eletto per opera del
-cancelliere Matteo, pur con assentimento della maggior parte de’
-regnicoli e con gran plauso della corte di Roma. Educato un po’
-nel regno e un po’ ne’ paesi bizantini, uom colto secondo i tempi,
-ma pusillanime o almeno irresoluto, e disgraziatissimo capitano,
-fe’ prova pure di saviezza politica, egli o il cancelliere Matteo.
-S’acconciò a forza di danari con Riccardo d’Inghilterra, ospite
-pericolosissimo;[448] racchetò in Sicilia i Musulmani; si difese in
-Terraferma da’ nemici di dentro e di fuori; ma venuto a morte dopo
-quattro anni (20 febbraio 1194), lasciò la corona a un bambino; la
-reggenza a una donna che non va noverata tra le illustri. Era morto,
-con ciò, il cancelliere; all’incontro, Arrigo VI, divenuto imperatore,
-strigatosi da’ suoi avversarii in Germania, impinguatosi col riscatto
-di Riccardo Cuor di Leone, armava mercenarii; conducea vassalli
-tedeschi e italiani; si facea prestare con bugiarde promesse le armate
-di Genova e di Pisa; assicuravasi il passo nell’Italia centrale, dando
-in preda al popol di Roma il sangue, l’avere e perfin le mura de’
-Tusculani, affidatisi in un presidio imperiale. La corte romana che
-avea favorito Tancredi, or s’avvilì dinanzi ad Arrigo. Il quale in tre
-mesi occupò il regno con lieve resistenza, e non fu men crudele per
-questo.
-
-Tra’ pochi fatti d’arme di quella guerra, seguì in Catania uno scontro
-di maggior momento che non sembri a prima vista nelle memorie del
-tempo. I Catanesi avean gridato il nome di Arrigo; onde la vedova
-di Tancredi avea mandate a domar quella città le sue genti, tra le
-quali si notavano delle schiere di Musulmani. Tanto narrano gli Annali
-genovesi e aggiungono che il navilio della repubblica andò da Messina
-in aiuto degli assediati e ruppe i Musulmani con molta strage.[449]
-Un annalista tedesco, senza far menzione di Musulmani nè di Genovesi,
-attribuisce la vittoria ad Arrigo di Kallindin; dice raccolti in
-Catania tutti i baroni con esercito innumerevole; fattane grande
-strage; entrati i vincitori insieme coi fuggiaschi in Catania; arsa la
-città; arsa la chiesa di Sant’Agata, col popolo che avevavi cercato
-asilo; preso anco il vescovo e tutti recati prigioni ad Arrigo.[450]
-Donde si vede che ciascuno de’ due scrittori trascelse i fatti che
-gli andavano più a genio: ma le due mezze narrazioni s’attagliano bene
-una all’altra, e messe insieme, bastano a mostrare che le ultime forze
-della dinastia normanna in Sicilia, piuttosto disordinate che poche, si
-provarono contro il nemico fuor di tempo e di luogo; talchè la guerra
-fu precocemente decisa allo scorcio d’ottobre del novantaquattro, sì
-com’io credo. Tanto più sicuro allor mosse l’imperatore sopra Palermo.
-
-Da’ versi di Pietro d’Eboli, brutto adulatore ma scrittor vivace,[451]
-dalla ingenua parola di Ottone di San Biagio, si ritrae lo stupore onde
-furon presi i capi dell’esercito imperiale allo scoprir quel mondo
-nuovo, ch’era per essi la Sicilia del duodecimo secolo: la Sicilia
-feracissima di preziosi metalli;[452] Palermo, città felice, dotata
-di popolo trilingue, paradiso irrigato di miele.[453] Appressandosi
-ostilmente alla capitale, avea già Arrigo ammirata la magnificenza
-del suocero nella regia villa della Favara.[454] Il parco regio
-che stendeasi fino alle mura della città, avea fornita cacciagione
-all’esercito. Crebbe la maraviglia quando, fermato l’accordo, entrando
-Arrigo solennemente in Palermo, (30 novembre 1194) uscirongli incontro
-i cittadini a ceto a ceto, preceduti da bande di musica, vestiti a
-festa e i ricchi montati su bei destrieri.[455] In città, l’esercito
-trionfante trovò i palagi adorni di tappeti e ghirlande, le contrade
-olezzanti di profumi orientali. Parve strano a’ fieri Germani che il
-popolo, i soli Musulmani credo io, facessero omaggio all’imperatore
-prostrandosi con la fronte al suolo.[456] Venuto alfine Arrigo alla
-reggia, gli eunuchi presentavangli le chiavi dei tesori; e quale apriva
-i forzieri pieni di moneta, gemme e robe preziose; qual mostrava i
-libri delle entrate regie in Calabria, Puglia e Sicilia, e perfino in
-Affrica.[457] Delle preziose spoglie, parte fu dispensata a’ nobili ed
-a’ capitani e parte mandata al malauguroso castello di Trifels, insieme
-co’ prigioni da mutilare o serrar nelle mude.[458] Sembrano avanzi di
-quella gran rapina i più bei drappi delle insegne imperiali, serbate in
-oggi a Vienna, dico il mantello di Ruggiero, la tunica e le gambiere
-di Guglielmo II, ricamati tutti d’oro e di perle, a caratteri arabici
-di varie forme, con figure e rabeschi; i guanti, i sandali rabescati
-con la stessa maniera di disegni, e parecchi tessuti di seta o d’oro,
-anch’essi di fattura siciliana del duodecimo secolo.[459]
-
-Le memorie di questo soggiorno di Arrigo VI in Palermo, dànno a
-veder la civiltà orientale, non solamente nelle suppellettili e
-nelle usanze, ma perfino ne’ nomi di luogo. Leggiamo negli Annali di
-Genova che i deputati di quel Comune, compiuta felicemente, come lor
-parea, l’impresa, andarono a trovar l’imperatore in una palazzina del
-giardino regio detto _Giloloardo_, chiedendo il guiderdone pattuito;
-e ch’ei prima differì la risposta e alfine ricusò con ingiurie, e
-con la minaccia di spiantare Genova e di ritorle anco i privilegii
-commerciali goduti in Sicilia sotto i Normanni.[460] Dall’altra mano,
-un documento contemporaneo dice del campo che messe lo esercito della
-reggenza (luglio 1200), nel giardino regio di _Januardo_:[461] ed una
-cronica siciliana del decimoquarto secolo riferisce la tradizione, vera
-o falsa, che Arrigo avesse fatto arder gente nel piano di _Genoardo_,
-fuor le mura del palagio di Palermo, presso il giardin della Cuba
-dalla parte di Ainisindi.[462] I quali nomi riferendosi evidentemente
-ad unico luogo, è da ritenere erronea una sola lettera della prima
-lezione, e le altre due tornano ad una denominazione piuttosto
-pronunziata in fretta che veramente alterata. Sarebbe a creder mio
-«_Gennolard_» apocope di _Gennet-ol-Ardh_, che suona «il paradiso della
-Terra» e si legge, col solo divario d’un sinonimo, nell’ultimo verso
-della iscrizione arabica ond’è adorna la sala terrena della Zisa.[463]
-I Musulmani e i Giudei dell’isola si sottomessero ad Arrigo e rimasero
-ne’ luoghi e nelle condizioni di prima;[464] nè si fa menzione di essi
-nelle atroci vendette dell’imperatore. Andato in Germania e ritornato
-quindi in Sicilia (1196), Arrigo rassettò l’amministrazione, mandò
-l’armata nelle isole adiacenti, per ridurle all’obbedienza e riscuotere
-i tributi. Fors’anco ne levò nelle isole della costiera africana;[465]
-al qual fatto par che alluda un verso di Pietro d’Eboli.[466]
-
-Debbo far qui una digressione, perchè autorevoli critici tedeschi,
-invaghiti d’Arrigo VI per la potenza ch’egli accrebbe all’impero e per
-la monarchia universale ch’ei sognò, hanno impreso in questi ultimi
-anni a scolparlo delle gravi accuse accumulate dalla storia sopra il
-suo nome. E bene hanno essi cancellato qualche episodio che scrittori
-moderni cavaron già da guaste tradizioni orali e li esagerarono per le
-passioni dell’animo loro; bene han fatto a rassegnare le testimonianze
-contemporanee e pesarne sottilmente il valore;[467] ma poi, quando la
-critica dee levarsi a indovinare il passato e ricomporre il quadro
-degli avvenimenti con tanti brani sparsi, sovente inorpellati da’
-contemporanei stessi, allora, io dico, gli odierni partigiani di casa
-sveva son caduti in falli molto simili a que’ ch’e’ rinfacciano a’
-compilatori del decimosesto secolo e de’ seguenti. Un eruditissimo
-scrittore vivente, non ostile all’Italia, ma disposto a far plauso,
-ad ogni costo, al Cesare che la flagellò allo scorcio del duodecimo
-secolo, volendo provare che Arrigo non fu poi quel perfido tiranno che
-ognuno ha detto, pon mano alle recriminazioni, allega che i suoi nemici
-erano cento volte più tristi di lui; che gli abitatori della Sicilia,
-figli di astuti Normanni, di perfidi Greci e di feroci Musulmani,
-erano genìa sanguinaria e traditora; che se l’imperatore non li avesse
-trattati com’ei fece, i Tedeschi tutti che soggiornavano in Sicilia
-il millecentonovantasette, avrebbero incontrata la sorte che toccò,
-ottantacinque anni appresso, ai Francesi.[468]
-
-Non essendo disposto, com’io credo, chi ha scritte queste parole a
-condannare i Tedeschi, che cospirarono contro i Francesi ne’ principii
-del secolo XIX, gli si potrebbe domandare qual assioma di giustizia
-obbligava i Siciliani, nel XII e nel XIII secolo, a lasciarsi
-calpestare da’ conquistatori stranieri, e se, in tesi generale, i
-popoli datisi con certe condizioni, sieno tenuti in coscenza ad ubbidir
-il vincitore, anche nel caso ch’egli infranga i patti o trapassi
-ogni limite. Noterò inoltre che i popoli men civili non sono sempre
-i più virtuosi; che non vanno presi per oro schietto nè i regni
-Saturnii della favola, nè i costumi de’ Germani secondo Tacito; che
-il reame di Sicilia, da’ tempi di Ruggiero a que’ di Guglielmo II, fu
-invidiato da tutta Europa, per la sicurezza pubblica e l’osservanza
-delle leggi; che quivi, pochi anni appresso la morte di Guglielmo, la
-rapina, la violenza e la crudeltà furon chiamati costumi tedeschi;
-e che quando si volesse compilare, sulle cronache e i diplomi, la
-statistica penale dell’Europa nel Medio Evo, non si vedrebbe tra la
-Germania e l’Italia quel gran divario ch’ei suppone. Il vero è che
-la morale pubblica, per ogni parte di Europa, allor fu quale poteva
-essere avanti la ristorazione del dritto romano, avanti la riforma di
-Lutero, la caduta della feudalità, la filosofia del decimottavo secolo
-e la rivoluzione francese. Sforzandomi a trattare questo argomento
-senza preoccupazioni patriottiche, esporrò il concetto ch’io traggo
-dalle diverse testimonianze contemporanee; dalla natura degli uomini
-in tutti i tempi e in tutti i luoghi; dalle peculiari condizioni
-di quelli che si disputarono il terreno e le ricchezze dell’Italia
-meridionale allo scorcio del duodecimo secolo, e dalla indole stessa
-d’Arrigo, la quale nessuno disconosce: indole ambiziosa, violenta,
-astuta, avara, necessaria, mi si dirà forse, ad abbattere la potenza
-de’ papi, ad unificare la Germania e ad assoggettarle il mondo; ma
-capace d’infrangere i più ovvii principii della giustizia; di tradire,
-per cagion d’esempio, i Tusculani e di fare una truffa da mariuolo ai
-Genovesi ed ai Pisani.
-
-I principali capi d’accusa da esaminare son due: l’ingiustizia delle
-persecuzioni e la immanità delle pene; e nel primo è da distinguere
-due serie di fatti; nel secondo è da risguardare a’ costumi del tempo.
-Incominciando da ciò che avvenne in Palermo negli ultimi giorni del
-novantaquattro e primi del novantacinque, i ricordi tedeschi, che
-son molti e uniformi da due all’infuori,[469] o fan parola appena
-della cattura e deportazione de’ grandi, senza aggiugnerne la causa,
-o notano brevemente una congiura contro Arrigo, rivelata pochi dì
-appresso il suo coronamento; alla quale si accenna, pressochè con le
-loro stesse parole, in una lettera scritta da Arrigo all’arcivescovo
-di Rouen, pochi giorni dopo il fatto.[470] Venendo alle testimonianze
-particolareggiate, noi lasceremo addietro, come ogni giudice farebbe,
-quella di Pietro d’Eboli, la quale val quanto le parole del suo monaco
-rivelator della congiura, e prova soltanto la notizia officiale data in
-corte a quei giorni.[471] Ci occorre quindi in una cronica italiana che
-«Arrigo, ricapitate certe lettere fittizie e bugiarde contro la regina
-Sibilla, il figliuolo Guglielmo ed altri personaggi, ai quali egli e i
-grandi della corte avean data sicurtà, tutti li prese, e avviolli in
-Germania ed alcuni anco accecò.[472] Un altro italiano aggiugne che
-Arrigo ingannò, con falso giuramento, il re fanciullo e i conti del
-reame, e che, messili in ceppi e preso tutto l’oro e l’argento che
-potea, mandò ogni cosa in Germania.[473] Similmente è scritto nelle
-Gesta d’Innocenzo III che l’imperatore, dopo avere stipulato a favor
-della vedova e del fanciullo la concessione degli Stati di Lecce e
-Taranto, “còlta una occasione,” imprigionò l’una e l’altro e parecchi
-ottimati, de’ quali molti accecò; e tenne in carcere duro la Regina, i
-figli e l’arcivescovo di Salerno.[474] Ma cotesti scrittori son guelfi.
-
-I fautori della parte contraria, tanto più autorevoli, confermano
-il medesimo sospetto; se non che essi non fanno distinzione tra
-la prima persecuzione e la seconda. Così Riccardo da San Germano,
-ufiziale di casa sveva, una ventina d’anni appresso, scrivea che
-convocato il parlamento in Palermo, Arrigo fece condannare il re, la
-regina e parecchi vescovi e conti «apponendo loro alto tradimento;»
-de’ quali, altri accecò, altri bruciò, altri impiccò, altri mandò in
-Germania.[475] Nè men grave l’attestato di Ottone di San Biagio, monaco
-tedesco, quel desso che loda tanto Arrigo «per l’arte e il valore con
-che avea ristorata l’antica potenza dell’impero.» Ottone ristrinse il
-conquisto del regno in due capitoli; nel primo dei quali egli accennò
-ai casi di Terraferma e della Sicilia orientale; e nel secondo narrò
-con molti particolari la occupazione di Palermo e terminolla dicendo
-della famiglia di Tancredi, menata in prigionìa di là dai monti. Ma
-nel primo di que’ capitoli si legge, che gli ottimati siciliani presi
-da Arrigo di Kallindin, nel combattimento di Catania (1194) e condotti
-all’imperatore, «per disperazione si proposero di ucciderlo; che a
-fin di conseguire lo scopo, gli prestarono ubbidienza;[476] ch’ei,
-volendoli vincere d’astuzia, li ammesse a corte; e che poi, chiamati
-alla sua presenza, quando men se l’aspettavano, andarono senza sospetto
-e furon còlti tutti a una rete. Brutta cosa gli è a vendicare la
-perfidia, con la perfidia.» sciama qui lo scrittore, e seguita narrando
-«la studiata crudeltà dei supplizii.»[477] Dond’egli è chiaro che
-Ottone volle seguir la connessione de fatti più tosto che l’ordine
-rigoroso de’ tempi, o il fece senza volere: poichè gli uomini d’arme, e
-i cortigiani d’Arrigo, i quali dopo la sua morte, cacciati da Costanza,
-ritornavano dispettosamente in Germania, doveano raccontar tutti, in un
-fascio, i casi avvenuti in Sicilia dal novantaquattro al novantasette
-e doveansi allargare sui più recenti, come quelli ne’ quali il signor
-loro era stato provocato alla vendetta e i loro nemici erano stati
-calpestati e straziati.[478] In ogni modo e’ non è da maravigliare che
-i cronisti abbian gittato il peso delle congiure e delle vendette tutto
-in un posto, chi sul principio del regno d’Arrigo e chi su la fine;
-poichè niun contemporaneo potea vantarsi di veder chiaro ne’ labirinti
-della reggia di Palermo o nelle mude del castello di Trifels.
-
-Noi diciamo dunque che i critici odierni a ragione distinguono
-le due proscrizioni; e lor concediamo volentieri che Arrigo abbia
-sparso men sangue nella prima, e che, in quel tempo, i grandi laici
-ed ecclesiastici della Sicilia, sottomettendosi alla forza, abbiano
-serbata la speranza, o il proponimento di liberarsi, e fors’anco
-n’abbiano parlato tra loro. Ma una grande cospirazione, contro
-l’esercito vincitore, non si può supporre incominciata e compiuta in
-quattro settimane. Arrigo riseppe i pensieri, acconciò i rapporti
-delle spie in disegno di congiura bella e fatta, e avvolsevi tutti
-i grandi che gli davan ombra o gli faceano impaccio, incominciando
-dalla sventurata famiglia di Tancredi, la quale ei volea frodare del
-compenso pattuito. Adunò il parlamento, cioè gli ottimati partigiani
-suoi; poichè gli avversari eran lì ammanettati, condotti a funate, come
-li veggiamo nelle figure del codice di Pietro d’Eboli. Il parlamento
-condannolli per lesa maestà; chi potea dir contro? E Arrigo perdonò
-loro la vita, poich’era più sicuro partito farli maturare ne’ ferri di
-Trifels, che immolarli pubblicamente sì presto. Tale mi sembra il vero
-aspetto della persecuzione, con la quale Arrigo inaugurò in Sicilia il
-suo regno e l’anno millecentonovantacinque.
-
-Ma, come avviene ne’ profondi movimenti de’ popoli, tolta di mezzo
-con le prigioni e co’ patiboli una prima fila, due o tre nuove si
-rannodavano: partigiani malcontenti, uomini dabbene spaventati che
-ripiglian animo, sangui tiepidi che si riscaldano per interessi offesi,
-per novelle speranze, per l’orgoglio nazionale calpestato, per la
-pietà stessa dei proscritti. I feudi conceduti a’ Tedeschi erano di
-certo tanti stecchi negli occhi a tutti i regnicoli. Quando Arrigo
-poi, racchetati i suoi nemici di Germania, con la riputazione e coi
-guadagni delle vittorie meridionali, chiamò la nazione a nuove imprese
-in Costantinopoli e in Palestina, e ritornò in riva al Mediterraneo con
-l’esercito, ei s’accorse che il suolo gli tremava sotto i piè. Già in
-Puglia la gente, conversando coi Crociati alemanni, dicea loro a viso
-aperto ritornassero a casa, per l’amor del cielo, e non servissero, per
-troppa bonarietà, di sgherri a un tiranno.[479] Costanza stessa, donna
-d’alto animo e innocente causa di tanta ruina, mal soffrì lo strazio
-de’ compatriotti, la ingorda rapina dei tesori aviti, l’avvilimento del
-paese e il suo proprio. Arrigo, assai più giovane di lei, l’avea quasi
-abbandonata; l’avea lasciata in Palermo a comandar di nome, mentre i
-grandi ufiziali dell’impero comandavan di fatto. Fors’ella rimostrò
-contro alcun provvedimento, o biasimò la condotta dell’imperatore e
-de’ ministri; nè ci volle altro perchè i Sejani d’Arrigo allor la
-dicessero partecipe delle trame e poi ne spacciassero tante altre
-favole suggerite dall’odio grandissimo che le portavano.[480] In
-tale condizione di cose fu scoperta una congiura; il che si ritrae
-con certezza storica, ma ignoriamo i particolari, e quel po’ che ne
-sappiamo fa supporre tentata più tosto la ribellione che il regicidio.
-
-Nè la natura poi di quella trama, nè la ferocia stessa de’ tempi,
-basta a scolpare Arrigo de’ supplizii che allora parvero sì atroci in
-Germania, in Francia e in Inghilterra, sì come in Italia. I critici
-tedeschi de’ nostri giorni cancellano que’ supplizii con un filosofico
-frego di penna, per la sola ragione che lor sembrano troppo insoliti e
-crudeli; ma n’abbiam noi tante e tali testimonianze che non s’arriverà
-mai a smentirle. In Italia la voce pubblica ripetea, come si ritrae
-dalle epistole d’Innocenzo III, de’ casi d’uomini e donne, laici e
-sacerdoti, mutilati, annegati, arsi, o bolliti nello strutto;[481] e
-tre annalisti tedeschi ed un bizantino s’accordano per lo appunto nel
-dir che Arrigo fece inchiodare una corona in capo a Giordano, uomo di
-schiatta normanna, com’e’ parmi dal nome, designato da’ congiurati al
-trono e alla man di Costanza.[482] Io non veggo perchè la invenzione
-di sì barbari supplizii s’abbia da riferire ai cronisti italiani,
-francesi, inglesi, bizantini e tedeschi più tosto che ai carnefici
-d’Arrigo!
-
-Da coteste orribilità all’infuori, è molto oscuro l’ultimo periodo
-della vita dell’imperatore in Sicilia. Venuto a minacciare la moglie e
-punire i congiurati, trovò tra costoro chi volle vender cara la vita. I
-fratelli d’Aquino s’eran difesi in Roccasecca di Puglia; un Guglielmo
-Monaco, feudatario o castellano di Castrogiovanni, si ribellò, e
-afforzossi in quel sito inespugnabile. Andò l’imperatore in persona
-all’assedio,[483] il quale par si prolungasse: ed egli intanto, per
-fazione di guerra, o caso di caccia o di viaggio, fu còlto di freddo
-su quelle alture, una notte d’agosto, e ritornò in Messina infermo di
-dissenteria. Parve poi migliorasse, tanto che fece partire i Crociati
-tedeschi adoprati nel pericolo della ribellione, ed ei medesimo si
-messe in via alla volta di Palermo; ma una ricrudescenza della malattia
-lo tolse di vita, il ventotto settembre del novantasette.[484] Fu
-sepolto in Palermo, nell’arca sontuosa dove giacciono ancora le sue
-ossa, dalla quale si legge ch’egli avea fatto gittar fuori i cadaveri
-di Tancredi e del suo figliuolo.[485]
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-
-Padrona ormai del suo regno, Costanza messe da canto il testamento
-del marito che chiamava alla reggenza il gran siniscalco imperiale
-Marcualdo de Anweiler; accomiatò i condottieri tedeschi; fe’ venire
-in Palermo Federigo, bambino di quattro anni; domandò per lui
-l’investitura papale; e, senza aspettar quella, fecelo incoronare re di
-Sicilia (17 maggio 1198).[486] Dell’affrettarsi ella avea ben donde.
-Sendo morto Celestino poco appresso l’imperatore, e rifatto pontefice
-Innocenzo III (8 gennaio 1198), apparve fin dai primi istanti quel
-genio dominatore, del quale noi riconosciamo la possanza, ma dobbiamo
-condannare talvolta gli intenti e le vie; mentre gli scrittori papalini
-ed anco alcuni acattolici levanlo al cielo, invaghiti del dispotismo
-religioso e politico ch’egli esercitò a tutta possa. Innocenzo gridò:
-fuori i Tedeschi; ma volle stender la mano su i territorii occupati
-da loro nell’Italia di mezzo; ei fece plauso alla regina di Sicilia
-iniziatrice di quella riscossa nazionale, ma volle dar corpo all’ombra
-dell’alta sovranità pontificia su la Puglia e cancellare le regalìe
-ecclesiastiche in Sicilia.[487] Morì Costanza (27 novembre 1498) mentre
-si schermiva come potea contro quel molesto amico; e per manco male,
-chiamò lui stesso tutore di Federigo e del reame, affidando, con tutto
-ciò, il governo a quattro ministri: che fu buona cautela e salvò la
-corona, ma sprofondò il paese per dieci anni nella guerra civile.
-
-Dei ministri reggenti, l’arcivescovo di Capua venne presto a
-morte;[488] il gran cancelliere Gualtiero de Palearia, vescovo di
-Troja, diffidava forte del papa; al contrario, Caro arcivescovo di
-Morreale parteggiava per lui; e Bartolomeo Offamilio arcivescovo di
-Palermo, fratello di quel Gualtiero che fu sì malaugurato consigliere
-di Guglielmo II, pendeva a parte tedesca. La quale rinacque per timor
-dell’ambizione romana, che i regnicoli non poteano dimenticare e non
-sapeano rintuzzare da sè soli. I condottieri d’Arrigo creati feudatarii
-nel reame, i quali s’erano rannicchiati alla morte del signor loro,
-levarono il capo alla morte di Costanza, perchè nel regno parvero assai
-comodi ausiliari: buone spade contro i partigiani del papa e pur sì
-poche da non portare pericolo al paese. Crebbe la parte tedesca quando
-Innocenzo, nel furor della lotta, adoprò stranieri contro stranieri;
-favorì il conte di Brienne, il quale, sposata una figliuola dell’ultimo
-re normanno, venìa di Francia, pretendente armato, facendo le viste
-di rivendicare i soli feudi di Taranto e Lecce.[489] Ma chi mai si
-sarebbe fidato di trattenerlo nel corso delle vittorie, se una morte
-immatura non l’avesse tolto di mezzo? E chi sapea se Innocenzo, viste
-le noie ch’eran venute per sessant’anni alla corte di Roma da quel re
-di Sicilia mezzo vassallo e mezzo indipendente, non volesse or porre
-uno o parecchi grandi feudatarii in Terraferma ed un regolo nell’isola?
-Certo egli è che questo o simile disegno trasparisce nella condotta
-del papa, da’ principii del milledugento, quand’egli accolse Brienne in
-Roma, infino alla metà del dugento otto, quand’ei tenne un parlamento a
-San Germano, esercitando atti da signore diretto piuttosto che sovrano
-feudale.
-
-Le quali cose io ho voluto avvertire, quantunque non siano
-immediatamente connesse col mio subietto, affinchè si rifletta meglio
-su la storia di questo periodo. Il prestigio d’un gran nome, la materia
-degli avvenimenti fornita la più parte dalle epistole d’Innocenzo
-o dall’anonimo biografo suo, la moda religiosa del nostro secolo,
-han fatta pendere troppo la bilancia a favor del papa. Secondo me,
-un’esamina imparziale fa comparire men reo il cancelliere, meno candido
-il papa e niente sciocca la cittadinanza di Palermo e di Messina,
-la quale seguì i consigli del cancelliere e fu vero sostegno del
-trono, pria con Innocenzo contro Marcualdo e poi con questo ed altri
-condottieri contro Innocenzo. Con gli altri errori va cancellata la
-generosità cavalleresca, che suolsi in oggi attribuire ad Innocenzo per
-avere educato Federigo alle scienze e alle lettere, contro l’interesse
-della corte di Roma. Se vero fosse il fatto e dimostrato l’interesse,
-Innocenzo meriterebbe soltanto la lode che, potendo, ei non avesse
-tradito il suo pupillo. Ma certo è che nè il figlio di Arrigo VI, nè la
-reggia di Palermo dov’egli fu educato, nè il governo della Sicilia, non
-caddero mai nelle mani di Innocenzo, nè de’ suoi partigiani. Se il papa
-scrisse lettere paternali, se talvolta mandò in Palermo uomini di garbo
-a visitare il fanciullo e tentare il passo, ei trovò sempre chi gli
-rispose con parole, inchini e niente altro: e n’abbiamo la confessione
-nelle epistole sue stesse.[490]
-
-In questo interregno, come va chiamato per essere stata tanto disputata
-l’autorità pubblica, tre uomini vi stendean la mano, cioè il papa,
-Marcualdo e il cancelliere, il quale sbarazzossi presto de’ ministri
-compagni. I pretendenti, scarsi di forze tutti e tre, prevalsero a
-volta a volta in grazia de’ corpi secondarii dello Stato, i quali
-secondo le proprie passioni e gli interessi veri o supposti, si
-aggregavano or con l’uno or con l’altro. Voglio dire le città, i feudi,
-le Chiese vescovili, i ricchi monasteri e perfino i capitoli di alcune
-Chiese nell’assenza del vescovo e in Sicilia anco i Musulmani; i quali
-seguendo interessi più chiari e durevoli che que’ d’ogni altro corpo,
-operarono con senno, fortezza e concordia.
-
-Al principio dell’interregno era consumato un gran fatto, del quale
-non abbiamo ricordi espressi, nè sappiamo per l’appunto come nè quando
-fosse avvenuto: i Musulmani erano scomparsi di Palermo e teneano
-le montagne del val di Mazara. Perchè nel luglio del milledugento
-li veggiamo assediar la capitale con Marcualdo, senza che si faccia
-parola di correligionarii loro che rimanessero dentro le mura. La prova
-negativa risalisce anco a’ primi tempi dopo la morte di Costanza; nel
-quale scompiglio se i Cristiani di Palermo non rinnovarono le stragi
-del sessantuno e dell’ottantanove, convien che loro ne fosse mancata
-la materia. Dopo il dugento, i diplomi e le cronache danno notizie de’
-soli Musulmani di provincia, e se qualche nome avanza nella capitale,
-rassomiglia a que’ rottami che attestano il naufragio: qua un ricordo
-che l’imperatrice Costanza avea donato al cancelliere il giardino d’uno
-Scedîd entro le mura di Palermo;[491] lì un diploma del cancelliere
-che, in nome del re bambino, rimeritava i servigi d’Elia canonico del
-Duomo, concedendogli la metà d’una vigna del trapassato notaio saraceno
-Buccahar.[492]
-
-Agevol cosa è a comprendere come sia seguito cotesto gran mutamento
-sociale entro i dieci anni che corsero sotto Tancredi, Arrigo e
-Costanza. La condizione legale de’ Musulmani rimanea forse la stessa;
-ma la riputazione a corte, la sicurezza delle persone, de’ beni, delle
-industrie, era ita per sempre. Possiamo tener certo che i fuggitivi
-dell’ottantanove non ritornaron tutti in Palermo l’anno appresso, e
-che de’ ritornati, molti non rimasero a lungo; quand’era sì facile ai
-mercatanti e agli artigiani delle città di emigrare in Affrica alla
-sfilata. I Musulmani poi delle terre e delle ville, doveano andarsene
-molto volentieri alla montagna, quando i lor poderi passavano dal
-demanio a feudatari laici o ecclesiastici, e però i vassalli avean che
-fare con padroni uggiosi ed avari, anzichè coi lontani e condiscendenti
-eunuchi della corte. Nè le concessioni a preti e soldati scarseggiavano
-tra que’ tempestosi mutamenti di dominio. Ci avanza, per attestare il
-fatto, qualche titolo di proprietà ecclesiastica che risguarda villaggi
-musulmani ed appartiene appunto a questo periodo.[493]
-
-Innocenzo aggravò il male per imprudenza, come spesso avveniagli.
-Mettendo sossopra l’Europa per adunar uomini e sopratutto danari che
-servissero, come diceasi, al racquisto di Terrasanta, ei mandò in
-Sicilia a bandire la Crociata (luglio 1198) due commissarii; i quali
-non cavarono un quattrino dai ricchi prelati dell’isola. Indi il papa
-a capo di sei mesi, quand’era già morta la imperatrice, rincalzava
-con un rescritto (5 gennaio 1199) che si pigliassero tutte le entrate
-ecclesiastiche, toltone appena le spese del vitto e del culto: onde
-si vede qual terribile aggravio cadea su i preti e i frati, i quali
-ben s’intende che lo scaricavano su i loro vassalli, la più parte
-musulmani.[494] Come se ciò non bastasse, Innocenzo scrivea lo stesso
-giorno al vescovo di Siracusa, primo commissario della Crociata: già
-in Sicilia i Pagani convertiti ricader nello errore; gli eretici
-risentirsi: scomunichi, dunque, gli apostati ed ogni lor fautore;
-bandisca la maledizione per tutta la provincia, ogni giorno festivo,
-a lumi accesi e suon di campane; faccia confiscare dal principe i beni
-degli scomunicati; badi che gli altri Saraceni battezzati non seguano
-lo esempio; li esorti a ciò; anzi li costringa e li faccia costringere
-dall’autorità pubblica.[495] La data di questo scritto prova che
-alla morte di Costanza i Musulmani, sentendo venire i tempi grossi,
-gittarono la maschera e si messero in parata; poichè supponendo somma
-celerità negli spacci di Sicilia e nella risposta di Roma, si dee
-ritenere corso un mese da’ primi segni del movimento alla data della
-lettera pontificia. Il movimento senza dubbio fu che i Musulmani, i
-quali s’erano già infinti cristiani nelle città, per amore del queto
-vivere e nelle campagne per trovare grazia presso i nuovi signori,
-s’accorgeano che oramai l’ipocrisia non valesse a salvar la pelle nè
-la borsa; ovvero vedeano giunta l’occasione di spezzare il giogo, onde
-correano alla montagna, alle forti castella tenute da’ correligionarii
-loro. Parecchi diplomi degli anni seguenti certificano la fuga de’
-villani che pare incominciata, innanzi il milledugento.[496] Possiamo
-dunque immaginarci il rimescolamento di popolazione e di proprietà
-che avvenne in Val di Mazara. Qua gli abitatori Musulmani delle
-castella e ville cacciavano i fattori de’ signori cristiani laici ed
-ecclesiastici: là i contadini musulmani lasciavano la gleba per andare
-a coltivare i territorii rivendicati, pascolare le greggi in que’ monti
-o guadagnar la vita depredando e saccheggiando.
-
-I due brevi del papa potean destare un terribile incendio. E’ si vede
-che Innocenzo volle mandare ad effetto, dopo la morte di Costanza, la
-solita sua minaccia di bandire la croce contro i Musulmani di Sicilia:
-chè altro non significa quel raccogliere tutto il danaro delle chiese,
-quel ripetere sì spesso i riti della scomunica per tutta l’isola; quel
-chiamare il braccio secolare contro i neofiti che tentennassero. Era il
-segnale d’una persecuzione, anzi d’una proscrizione non meno sanguinosa
-di quella che lo stesso uomo eccitò a capo di pochi anni contro gli
-Albigesi. Ma in Sicilia le istigazioni papali valser poco appo i
-Cristiani; e i Musulmani se ne risero in loro forti recessi. Nè andò
-guari che il papa fu costretto a piaggiar que’ nemici della fede, con
-lettere infiorate di filosofia e di tolleranza.
-
-Com’egli è dimostrato dai fatti susseguenti, i Musulmani si strinsero
-tra loro, si chiusero nelle fortezze e, su le prime, stettero a vedere.
-In qual si potean fidare dei tre aspiranti alla reggenza? Nell’imâm dei
-Nazareni no al certo; e poco meno nei ministri, tutti vescovi, e, per
-giunta incapaci di raffrenare, se pur l’avessero voluto, il clero e i
-baroni, e niente disposti ad usare verso i Musulmani quella moderazione
-che Innocenzo cominciò a raccomandare quando non era più tempo. Si
-volsero dunque i Musulmani a Marcualdo che lor dovea parere il vero
-reggente, vindice delle leggi, nemico di quel clero che aveva usurpato
-il patrimonio de’ lor maggiori, e chiamato dal buono imperatore Arrigo
-alla tutela di Federigo legittimo principe loro. Com’e’ s’ordinassero,
-non sappiamo: se ubbidirono a quel capo che fu poi morto nella
-battaglia di Morreale, ovvero se fecero una lega di sceikh delle
-castella e villaggi, come sembra dalla epistola che Innocenzo loro
-indirizzò poco appresso. Il territorio occupato prendea gran parte
-delle odierne province di Palermo, Trapani e Girgenti.
-
-Marcualdo, cacciato dalla Marca d’Ancona, incalzato tuttavia in
-Puglia dalle armi e dalle pratiche del papa, ribenedetto e nuovamente
-scomunicato con tanto maggior furore, prese l’audace partito di passare
-in Sicilia per impadronirsi della capitale e del re. Aiutato di navi e
-genti dai Pisani, ei s’imbarcò in Salerno; pose a terra a Trapani,[497]
-in su lo scorcio d’ottobre del centonovantanove. Sperava di certo ne’
-Musulmani e nella perturbazione del paese; ma in quelle prime scene
-della tragedia, i comuni e la più parte dei feudatarii, non che i
-reggenti, abborrirono dal satellite d’Arrigo VI. Come prima si seppe
-ch’egli era arrivato, i ministri reggenti chiesero aiuti al papa.
-
-E Innocenzo immantinenti (20 novembre 1199) a suscitare i conti,
-baroni, cittadini e gli abitatori tutti della Sicilia contro questo
-nemico di Dio, della Chiesa e del re; questo ribaldo che adesca i
-Saraceni, dando lor a bere sangue cristiano e abbandonando a lor voglie
-le rapite donne cristiane: donde il sommo pastore concede indulgenze di
-crociata a chiunque prenda le armi contro Marcualdo; sendo certo che,
-s’egli coi Saraceni arrivi a insignorirsi della Sicilia, sarà chiusa la
-via di Terrasanta.[498] Pochi giorni appresso il papa accarezza quegli
-stessi infedeli contro i quali ha bandita la croce: ei scrive “a tutti
-i Saraceni di Sicilia, con augurio di serbarsi fedeli alla Chiesa ed
-al re.” Loda la inconcussa lealtà di lor gente; dice, romaneggiando,
-esser nota a chiunque “la mansuetudine della Sede apostolica, usa a
-resistere a’ superbi e favorire gli umili e i soggetti;” s’allarga su
-la tirannide e perfidia di Marcualdo; avverte i Saraceni che un giorno
-costui li tradirà a fine di riscattarsi col sangue loro, quando tutta
-la Cristianità armata piomberà in Sicilia, pria d’andare al riscatto
-del Santo Sepolcro. Li esorta dunque il papa a star saldi sotto il
-principato, loro antico sostegno; mentre il Legato e i capitani della
-Chiesa portano contro Marcualdo le armi temporali, con espresso comando
-di astenersi da tutta offesa contro i Saraceni e di proteggerli,
-all’incontro, e contentarli di nuove franchige.[499] Ognun vede da
-coteste parole che il papa sperava ancora di spiccare da Marcualdo
-i Musulmani, non chiaritisi punto ribelli. E chi ha in pratica
-l’eloquenza ecclesiastica di tutti i tempi, capirà bene che que’
-Saraceni propiziati, com’avea testè scritto il papa ai Siciliani, con
-vittime cristiane d’ambo i sessi, non erano il grosso della nazione,
-ma qualche mano di servi della gleba fuggitivi, corsi all’odor della
-preda e mandati da Marcualdo a dare il guasto ai paesi che non voleano
-riconoscere l’autorità sua.
-
-Se non che a poco a poco la più parte degli abitatori del val di
-Mazara, Musulmani e Cristiani, seguirono Marcualdo; ond’egli, nella
-state del milledugento, avea accozzate tante forze da muover sopra la
-capitale. I reggenti, munitala come potean meglio, recarono Federigo
-per maggiore sicurezza, in Messina. Il papa mandò loro un po di danari,
-un Jacopo suo congiunto, maresciallo della Chiesa, alla testa di
-dugento cavalli, un cardinale legato e i due arcivescovi di Taranto
-e di Napoli, l’ultimo de’ quali conducea genti e navi. Accozzatevi in
-Messina le milizie siciliane, l’esercito mosse alla volta di Palermo,
-parte per terra e parte su le navi.
-
-Con buono augurio giunsero gli uni e gli altri alla stessa ora, il
-diciassette luglio, quando la città, assediata per venti giorni,
-cominciava a patire penuria. Alloggiò l’esercito negli orti regii detti
-Genuardo:[500] ed apprestavasi a combattere la dimane; quando Marcualdo
-mandò un Ranieri di Manente, pisano, a trattare accordo o piuttosto a
-spiare e menare per le lunghe, tanto che gli assedianti raccogliessero
-nuove forze e che gli assediati consumassero quel po’ di danaro e di
-vittuaglie che rimanea loro. Così argomentava Anselmo arcivescovo di
-Napoli, caldo partigiano d’Innocenzo e narratore del fatto; il quale
-aggiugne ch’egli stesso e gli arcivescovi di Morreale e di Taranto
-s’opposero all’accordo e ch’eran quasi sopraffatti da’ fautori, il
-cancelliere, cioè, l’arcivescovo di Messina e il vescovo di Cefalù,
-quando un Bartolommeo, segretario d’Innocenzo, troncò i dubbii leggendo
-un breve che proibiva assolutamente di patteggiare con Marcualdo.
-Rincalzavano i soldati e il popolo, gridando morte allo scomunicato.
-Talchè dopo quattro giorni perduti, si venne alle mani, il ventuno
-luglio del milledugento.
-
-Marcualdo era sceso in pianura per la valle dell’Oreto, il cui asse,
-prolungato a monte fino al pendio che guarda il mare Affricano, riesce
-a Giato ed alle altre fortezze de’ Musulmani ch’erano manifestamente
-la base della guerra. Aveva egli occupate a sinistra, con cinquecento
-Pisani e grandissimo numero di Saraceni, le alture di Morreale e posti
-gli alloggiamenti, com’e’ pare, tra i due luoghi chiamati in oggi la
-Rocca e il Ponte della Grazia, cioè tra il piè del monte e la sponda
-del fiume. L’esercito regio gli s’attelò di faccia, capitanando la
-destra il conte Gentile, fratello del cancelliere, coi fanti; la
-sinistra il maresciallo pontificio coi cavalli: il quale afforzavasi
-in un castello, che io credo la Cuba e stava a riscontro di Marcualdo.
-S’appiccò la zuffa alle nove del mattino, quando Gentile, Malgerio
-ed altri nobili salirono l’erta di Morreale, occuparono la terra,
-tagliarono a pezzi i Musulmani, uccisero, tra gli altri, Magded
-condottiero di quelli e di tutta l’ala sinistra;[501] campando appena,
-con un pugno d’uomini, Benedetto capitano de’ Pisani. Nel piano intanto
-Marcualdo co’ cavalli tedeschi e saraceni avea respinto per ben due
-volte gli assalti; ma al terzo scontro, il maresciallo si fece innanzi
-co’ suoi, sì che tutta l’ala sinistra de’ regii caricò il nemico,
-lo sbaragliò, irruppe nel campo: ch’eran le tre dopo mezzogiorno.
-Marcualdo fuggì; Ranieri, pisano, fu preso con molti altri uomini di
-nota; si sparpagliarono i vinti fuggendo pei monti e per le valli.
-Grande la strage; grandissima la preda; chè non bastò il rimanente
-della giornata a riportare in città tante ricchezze, tra le quali
-fu preso uno scrigno che conteneva proprio il testamento di Arrigo
-VI.[502]
-
-La quale vittoria giovò poco, perchè il cancelliere, sempre più
-sospettando del papa, tagliò i passi al maresciallo e al legato, sì che
-frustati si tornarono a Roma; ed egli, arbitro del governo in Sicilia,
-ruppe una seconda fiata Marcualdo a Randazzo;[503] ma poi s’accordò
-con lui, per far contrappeso a Brienne: e per lo stesso motivo, credo
-io, tutta la Sicilia,[504] fuorchè Palermo e Messina, parteggiò pel
-condottiero ghibellino. Continuò infino all’emancipazione di Federigo
-quella tenzone tra il pastor della Chiesa universale e il vescovo
-di Troja, il quale alla fine fu sgarato dal possente avversario,
-o piuttosto l’uno prevalse in Terraferma, l’altro nell’isola; onde
-avvenne che non potendo conseguire intero, nè l’uno nè l’altro, il
-proprio intento, s’accordarono entrambi a favor del pupillo; secondati
-anco dalla fortuna che fe’ morire immaturamente i loro campioni,
-Brienne e Marcualdo. Tralasciando i particolari che son brutti, noiosi
-e intralciati, noi toccheremo soltanto la condizione in cui rimase
-Federigo, e diremo più largamente dei Musulmani.
-
-Il re fanciullo fu ricondotto dopo la sconfitta di Marcualdo in
-Palermo;[505] dove presero cura di lui amorevolmente i cittadini e
-in particolare i canonici della cattedrale i quali par abbiano avuto
-molto seguito nel paese. Ebber Federigo in custodia successivamente
-il cancelliere, il conte Gentile suo fratello, Marcualdo, Guglielmo
-Capparrone condottiero tedesco, Diopoldo uom della stessa nazione,
-famigerato in tutta la guerra civile, e poi nuovamente il cancelliere;
-il quale, assentendo il papa, emancipò il giovanetto a quattordici
-anni e l’ammogliò con Costanza, sorella di Pietro II re di Aragona,
-vedova di Emmerico re d’Ungheria. Così dall’agosto del milledugento a’
-primi di gennaio dugento otto, si educava alla scuola dell’avversità
-il re filosofo del decimoterzo secolo; chiuso nella città e forse
-nell’ambito della reggia e de’ giardini reali, per maggiore sicurezza
-della sua persona o gelosia di coloro che comandavano. Quand’egli
-uscì all’aperto, menato per mano dalla moglie, trovò usurpato,
-scompigliato, dissipato il reame. Nulla diremo della Terraferma,
-dove il papa mal potea domare l’anarchia feudale e pur usurpava egli
-stesso alcuni diritti del re e concedea feudi al proprio fratello e
-ad altri suoi congiunti. In Sicilia era distratta la più parte del
-demanio regio, tra usurpazioni e concessioni fatte da’ reggenti per
-abuso o necessità; Siracusa inoltre e parte della provincia teneasi da’
-Genovesi, a’ quali la reggenza avea compiute finalmente le promesse di
-Arrigo VI sperando aver da loro qualche aiuto contro Pisa. Serbò fede
-il popolo e il clero delle altre città primarie, Palermo, Messina,
-Catania, Caltagirone, Nicosia, come Federigo stesso riconobbe con le
-parole e con le opere:[506] le quali città se valsero a difenderlo e
-fornire le spese della corte quand’egli fu emancipato, i loro fanti
-non bastavano a ridurre all’obbedienza il rimanente dell’isola. Donde
-la regina fu costretta a far venire il conte di Provenza, congiunto
-suo, con cinquecento cavalli assoldati, i quali condussero Federigo
-da Palermo a Catania e Messina (1209) e l’aiutarono tanto o quanto a
-farsi riconoscere da’ feudatarii ed a riscuotere un po’ di danaro;
-ma una epidemia decimò cotesti ausiliarii e la povertà della corte
-non permesse di rifornirli.[507] Molto meno poteva il re con forze
-sì scarse reprimere i Musulmani, che fin dal milledugentotto s’erano
-chiariti ribelli.
-
-Il movimento de’ Musulmani a pro di Marcualdo (1200) non ebbe taccia
-di ribellione, poichè la più parte dell’isola riconoscea reggente
-il gran Siniscalco a preferenza del papa e del cancelliere. Quando
-il cancelliere poi s’acconciò con Marcualdo e questi entrò nella
-reggia di Palermo, i Musulmani andavan chiamati fedeli a tutta
-prova; nè smentironsi nelle vicende successive della corte. Il papa
-stesso, sapendoli forti e leali, avea data licenza al cancelliere,
-nell’ottobre, com’e’ pare, del milledugento, di far accordo con essi,
-mentre lo vietava con Marcualdo.[508] Qualche anno appresso Innocenzo
-li tenea sudditi incolpabili, poichè ficcatisi certi monaci di Morreale
-nelle castella di Giato e Calatrasi, feudi del monastero, ch’erano
-abitati senza il menomo dubbio da’ Musulmani, il papa scrisse aspre
-rampogne a que’ ribaldi, rinfacciò loro i patti fermati con Marcualdo,
-le pratiche fatte col Capparrone contro l’arcivescovo, ma non fece
-motto della società coi Musulmani, che sarebbe stata pure un bel capo
-d’accusa.[509] E v’ha più di questo. Nel settembre del milledugentosei,
-quando Innocenzo credea d’avere ridotto all’obbedienza il cancelliere e
-i condottieri tedeschi di Sicilia, egli scrivea benignamente «al cadì
-e a tutti i kâid di Entella, Platani, Giato e Celsi e agli altri kâid
-e Saraceni tutti della Sicilia, con augurio di comprendere e amare la
-verità, ch’è Dio stesso.» Dopo questa definizione, più musulmana che
-cristiana e più filosofica che musulmana, il tollerante pontefice si
-rallegrava con que’ capi, che la misericordia divina li avesse difesi
-dalle tentazioni di tante maniere, con che altri avea cerco di trarli
-fuor dalla via dritta e li avesse mantenuti fedeli al signor loro, il
-re di Sicilia: e infine li esortava a continuare in quel partito onesto
-ed anco savio, poichè il re, prossimo alla età del discernimento,
-avrebbe saputo rimeritarli.[510]
-
-Pur cotesta ammonizione, chiesta al papa, com’egli è evidente, da’
-reggitori di Palermo, fa supporre ch’e’ già sapessero malcontenti i
-Musulmani e si studiassero a prevenire la ribellione loro. Della quale
-era apparecchiato il motivo. I capi guelfi e ghibellini del regno
-accordatisi alfine, come abbiam detto, a corte di Palermo, trovavano
-appunto esaurita, la comoda sorgente de’ beni demaniali, quando facea
-mestieri di attingervi nuovamente per soddisfare a tutte le cupidigie
-de’ loro partigiani e degli avversarii, pria dell’emancipazione del
-re. Ed appunto e’ sembra che gli ultimi territorii rimasi in demanio
-fossero abitati da Musulmani. Erano abitate di certo da loro le
-castella e le ville che Guglielmo II e i successori aveano concedute
-a varii corpi ecclesiastici, come la mensa vescovile di Girgenti, il
-monastero di Morreale e il clero di Palermo, sì benemerito a corte
-e sì potente nella capitale. Cotesti beni, tenuti ora da’ Musulmani
-si dovean rendere, poichè altro non v’era da dare in cambio; cioè a
-dire che i Musulmani doveano pagare lo scotto della reggenza. Così è
-bell’e fatto il comento d’un capitoletto delle Geste d’Innocenzo, che
-senza ciò mal si comprenderebbe. Scrive l’anonimo autore, tra varii
-avvenimenti da riferire al milledugentotto, che mentre il cancelliere
-soggiornava col re in Palermo e tentava ogni modo di togliere il
-palazzo regio al Capparrone, si trattò un accordo tra i costui
-partigiani e que’ del cancelliere; e che i Saraceni rifuggiti nelle
-montagne, avendone sentore, non solo si chiarirono ribelli, ma calati
-giù da’ loro recessi, dettersi a infestare i Cristiani, presero il
-castello di Corleone e minacciavano di far peggio.[511] Corleone era
-appunto la maggiore delle terre concedute da Guglielmo II al monastero
-di Morreale. A chiarir meglio il motivo di questa aperta ribellione,
-noi troviamo due anni appresso un diploma di Federigo, per lo quale
-sono rinnovate a favore della chiesa di Palermo larghissime concessioni
-del tempo di Arrigo o piuttosto di Costanza; e tra gli altri beni sono
-nominati de’ villaggi musulmani ed anco il tenimento di Platani,[512]
-dove i Musulmani fecero testa poi per tanti anni, a Federigo salito
-all’apice della sua possanza.
-
-Federigo, quand’egli uscì di tutela più tosto che di fanciullezza,
-non pensava al certo di andar a trovare i Musulmani entro i lor
-monti. Molto meno poteagli venire in capo di racchetare que’ ribelli,
-stracciando i diplomi pei quali i beni or tenuti da loro erano stati
-conceduti alle Chiese o a’ baroni della sua corte. Pertanto ei lasciò
-stare questi, come tanti altri occupatori dei demanii dello Stato o de’
-feudatarii, in Terraferma e nell’isola. E la ribellione dei Saraceni,
-durava ancora, anzi facean essi uno Stato dentro lo Stato, quando
-Ottone, eletto imperatore, venuto a Roma a prender la corona, si volse
-al conquisto del regno, favorito al par da’ Guelfi e da’ Ghibellini.
-Per procaccio allor de’ Pisani e di Diopoldo che si chiarì per lui,
-Ottone, occupate ch’egli ebbe Napoli e Aversa (1210), appiccò pratiche
-in Sicilia: onde corse la voce ch’ei fosse stato invitato da’ Musulmani
-e da alcuni feudatarii dell’isola a passar quivi con l’esercito, al
-quale si prometteano validi aiuti per cacciar Federigo.[513] Perfin si
-disse che questi, sentendosi in pericolo, tenea bella e pronta sotto la
-reggia una galea per fuggire in Affrica.[514]
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-
-Ma Federigo prese via più sicura assai che la fuga. Il papa cercava
-un anti-imperatore ghibellino per abbattere l’imperatore guelfo, sua
-propria fattura: avea pertanto scomunicato Ottone; sciolti i sudditi
-dal giuramento; disseppellita la elezione del figliuolo d’Arrigo VI;
-accesa la guerra civile in Germania; e procacciata in un’adunanza a
-Nuremberg la deposizione dell’uno e la elezione dell’altro, ch’indi
-fu detto da’ Guelfi “il re de’ preti” e talora “il ragazzo di
-Puglia.”[515] Questo animoso giovane di diciotto anni, fastidito di
-regnar senza governare nell’anarchia dell’Italia meridionale, gittossi
-a capo chino nella rivoluzione di Germania. Chiamato in fretta dagli
-elettori, diede a Innocenzo tutte le guarentigie di sommissione ch’ei
-richiedeva; e lasciati in Sicilia la moglie e il figliuolo Arrigo,
-navigò di Messina a Gaeta (marzo 1212); trovò il papa a Roma; andò
-per mare a Genova; e cavalcando per Pavia, Cremona e Trento, arrivò
-a Basilea (26 settembre), scansate a mala pena le poste de’ Guelfi.
-Ottone, ritornando addietro, lo inseguì invano. La guerra ingrossò, per
-la lega d’Ottone con l’Inghilterra e con altri nemici e ribelli della
-Francia; onde Filippo Augusto si fece tanto più volentieri paladino del
-papa. Ottone, vinto dal valor francese alla battaglia di Bouvines (27
-luglio 1214), abbandonato da tutti, morì a capo di pochi anni (1218). E
-Federigo necessariamente gli sottentrò nella tenzone contro il papato;
-al quale era mancato in quel tempo Innocenzo (1216), ma avea lasciati
-dietro di sè funesti esempi d’ambizione e di violenza.
-
-Dopo otto anni, Federigo, composte le cose in Germania, ritornò
-in Italia: incoronato imperatore in Roma (22 novembre 1220), calò
-nel regno a ristorare l’autorità ch’era tanto cascata abbasso in
-quegli ultimi trent’anni. Al quale effetto, in Terraferma ei convocò
-parlamenti, promulgò rigorose leggi, sforzò con le armi i baroni
-ricalcitranti. Passato nell’isola, gli bastò la riputazione a ridurre i
-Cristiani. Ma i Musulmani gli detter travaglio.
-
-Perchè tra loro e i Cristiani tutti insieme, governanti e governati,
-baroni e clero e cittadinanza, era divenuto impossibile ogni
-accordo. Non esacerbava gli animi qui, come avvenne poi in Spagna,
-l’intolleranza religiosa del principe, nè del popolo: anco a
-considerare il clero solo, e’ ci sembra più cupido che fanatico fin
-dal regno di Guglielmo II;[516] anzi abbiam visto che Innocenzo, nel
-cento novantotto, tentò invano d’aizzare i Siciliani alla caccia degli
-Infedeli.[517] Ma del sangue se n’era sparso, della roba depredata
-e distrutta d’ambo le parti: e il maggior ostacolo era la condizione
-sociale de’ Musulmani e la condizione politica de’ Cristiani. Vivendo
-da più di venti anni nelle terre occupate, o come pensavan essi,
-rivendicate, del Val di Mazara, i Musulmani non si poteano sottomettere
-senza accettare la povertà e il servaggio; poichè il principe doveva
-onninamente restituire beni e villani ai concessionarii, la più parte
-dignitarii ecclesiastici. I quali essendo i veri partigiani del trono,
-convenia che Federigo se li tenesse amici nella lotta alla quale ei
-s’apprestava, contro il papa e i baroni del regno. Veggiamo in fatti
-che l’imperatore, (luglio 1220) a domanda di Caro arcivescovo di
-Morreale, confermò la concessione di tutte le città, castella, casali,
-ville, chiese, possessioni, villani e diritti di quella Chiesa, i
-quali nel turbamento erano stati occupati, e tuttavia si tenevano
-illecitamente, da Saraceni o da Cristiani.[518] A comprender meglio
-l’importanza della cosa, notisi che cotesto diploma fu replicato dopo
-otto mesi a Brindisi (marzo 1221) e fuvvi aggiunto che gli affidati
-e i villani allontanatisi dal territorio, ritornasservi con tutte
-le robe; e s’e’ fossero morti, si prendessero i beni de’ figli.[519]
-Per somigliante concessione erano stati donati all’Ordine teutonico,
-nel dugento diciannove, il casale di Miserella, i villani di Polizzi
-dovunque e’ si trovassero, il podere di Artilgidia presso Palermo ed
-altri possedimenti e diritti in varii luoghi.[520] Occorrendo nel
-medesimo tempo di pagare debiti vecchi o nuovi, Federigo dava de’
-casali, abitati, com’e’ sembra, da Musulmani; dei quali atti, due soli
-ci sono pervenuti: la concessione di Scopello alla chiesa di Santa
-Maria dell’Ammiraglio in Palermo, per prezzo del vasellame d’oro e di
-argento, preso all’uopo della guerra;[521] e la donazione di Mussaro
-e Minzaro al vescovo di Girgenti, in compenso di settemila tarì d’oro
-forniti un tempo alla corte.[522]
-
-Nè Federigo dovea tanto assicurare il possedimento de’ concessionarii,
-quanto difender mezza l’isola dalle scorrerie di gente ormai straniera.
-Minacciati, i Musulmani aveano risposto come li portava lor indole
-fiera e rapace. Oltre i fatti raccontati poc’anzi,[523] sappiamo che
-il milledugentodiciannove “i nemici della Croce” avean già dato il
-guasto allo Spedale di San Giovanni de’ Leprosi, proprio alle porte
-di Palermo.[524] Ritraggiamo ancora che Orso vescovo di Girgenti,
-fu preso da’ Saraceni e tenuto prigione per quattordici mesi nella
-rôcca di Guastanella, dalla quale ei si riscattò per danaro; e che
-intanto i beni del vescovato erano occupati, impedito l’esercizio dei
-diritti, e stanziavano i Saraceni nel campanile della cattedrale e
-nella casa attigua, sì che i Fedeli non osavan pur andare in chiesa
-a far battezzare i figliuoli: il qual fatto si dice avvenuto a’ tempi
-di Federigo imperatore e torna al dugentoventuno.[525] Nella Sicilia
-occidentale le scorrerie, o almeno i pericoli, arrivavano dall’uno
-all’altro mare, da Girgenti a Cefalù: essendo stato provato non guari
-appresso, dinanzi a commissarii papali, che il fisco levò danaro in
-Cefalù e in Pollina, dominii del vescovo, per difenderli contro i
-Saraceni; e che mandò presidio nella rôcca di Cefalù, non meno per
-diritto di regalìa, che per assicurar la città, situata nella Marca de’
-Saraceni.[526]
-
-La quale denominazione, transitoria com’e’ pare e pervenuta a noi
-in questo luogo solo, non può significare altro che contrada di
-popolazione mescolata, esposta agli assalti, sì per la vicinanza
-alle sedi dei ribelli, e sì per la frequenza de’ villani musulmani in
-varie terre.[527] La Marca dunque tornava, su per giù, alle odierne
-province di Palermo, Trapani e Girgenti; al val di Mazara del secolo
-scorso; alla Sicilia di là dal Salso del periodo svevo; alla provincia
-lilibetana de Romani. E par che quella divisione in due province
-partite dal Salso, sia stata principalmente consigliata a Federigo
-dalla diversità degli ordini sociali e dei costumi. Da’ fatti che
-precedono e da que’ che seguono, parmi che i Musulmani occupassero
-sempre il centro montuoso di codesta regione, dove s’erano afforzati
-all’entrare del secolo; se non che or li veggiamo ingrossare alle foci
-del Drago e del Platani, sia per novello movimento loro, sia perchè
-i bricioli di lor memorie che il caso ci ha serbati, si riferiscono a
-questo periodo ed a questi luoghi.
-
-In vece de’ centomila Saraceni di Ruggiero De Hoveden,[528] abbiam
-ora i ventimila combattenti di Lucera, secondo Giovanni Villani,[529]
-e più autorevole attestato, quel di Riccardo da San Germano, cioè che
-diecimila soldati Saraceni moveano di Lucera a’ comandi dell’imperatore
-il milledugentrentasette,[530] quando non erano stati per anco
-deportati tutti i Musulmani di Sicilia. Possiamo dunque supporre
-in quella sola terra di Puglia, atteso le circostanze peculiari, un
-cinquanta o sessanta migliaia di coloni. Ed altrettanti, per lo meno,
-è da credere siano rimasti nell’isola, senza contare gli artigiani e
-i servi delle città, dei quali abbiam qualche ricordo, nè i villani
-che l’interesse o la carità dei padroni ritenne, com’egli è probabile,
-nelle campagne. Del resto verosimil sembra che il numero de’ ribelli
-variasse da stagione a stagione, per causa de’ villani che dalle parti
-centrali e dalle orientali dell’isola corressero alla montagna del
-val di Mazara, o al contrario fuggissero dalle bandiere de’ ribelli,
-per andare a vivere tranquilli.[531] Si può supporre, secondo me, nel
-periodo culminante della rivoluzione, un venticinque o trenta migliaia
-di combattenti musulmani.
-
-Le consuetudini immobili di quei popoli e i cenni che veggiamo nelle
-memorie contemporanee,[532] ne fanno certi che i ribelli si ressero,
-anche in questo movimento, per Kaid e Sceikhi. Ebber essi un capo
-militare famigerato, morto nel primo anno della guerra, il cui nome
-si legge in una cronica Benavert, per falsa correzione, cred’io, del
-copista che si ricordava troppo d’aver letti i casi dell’ultimo signore
-musulmano di Siracusa.[533] Le copie di Riccardo da San Germano,
-scrittore di tanta autorità, hanno Mirabetto; la qual voce parmi
-guasta dalle bocche de’ Cristiani che la ripeteano: e andrebbe corretta
-_Morabit_ o, diremmo noi, frate guerriero, Marabutto, Almoravida.[534]
-Possiamo anco supporre chiamato con tal denominazione un uomo il cui
-casato, aggiunto ad un titolo notissimo, suonava Emir-Ibn-’Abs, e indi
-Mir-’Abs. Ibn-Khaldûn racconta, nella storia degli Hafsiti di Tunis,
-che morto il sultano Abu-Zakaria-Jehia, (2 ottobre 1249) i Cristiani
-di Palermo dettero addosso a’ Musulmani, in favor de’ quali egli avea
-stipulato col signore dell’isola la sicurtà delle persone e de’ beni
-urbani e rurali; che i Musulmani, rifuggitisi nelle fortezze e nelle
-rupi, presero per capo un fuoruscito della schiatta de’ Beni-’Abs
-e resistettero al tiranno cristiano; che assediati, circondati e
-costretti ad arrendersi, furono tramutati a Lugêrah, popolosa terra
-d’Italia; e che indi il tiranno andò a Malta, caccionne i Musulmani,
-mandolli insieme con quegli altri, e impadronitosi di tutte le isole
-adiacenti, cancellò il nome musulmano in Sicilia.[535] L’identità
-del qual fatto è evidente, al par che l’anacronismo di mezzo secolo
-nel principio della ribellione, e al par che l’errore su la causa di
-quella; le quali mende, del resto, non debbono rimandare dubbio sul
-nome del condottiero. La possente tribù arabica, di ’Abs, dalla quale
-nacque Antar, il famoso poeta classico ed eroe da romanzo, sembra
-stanziata, fin dai primi tempi del conquisto musulmano dell’Affrica,
-nella penisola di Scerîk, detta oggi Dakhel, la quale termina col capo
-Bon, di faccia al Lilibeo.[536] Verosimil’è che i Beni-’Abs siano
-venuti in Sicilia coi conquistatori; oppure che, rimanendo la tribù
-nel Dakhel, un uomo facinoroso di quella, forse un pirata, si fosse
-gittato in Sicilia al rumor della guerra; poichè il predicato che gli
-dà Ibn-Khaldûn torna qui a masnadiere, facinoroso, o ribelle.[537]
-
-Federigo passò nell’isola, di maggio del ventuno; tenne un parlamento
-a Messina;[538] fece il giro delle città principali fino allo scorcio
-dell anno;[539] ed attese di certo a preparare gli animi e le cose
-alla guerra, con provvedimenti di maggiore rilievo che non ne veggiamo
-nelle cronache e ne’ diplomi.[540] Talchè, sperando facile vittoria
-o dicendolo, egli andò a trovare (febbraio 1222) Onorio III a Veroli;
-gli promesse di bandire quanto prima la Croce a Verona; e ritornato nel
-regno, messosi a strignere il ribelle conte di Celano, fu necessitato
-a lasciar quello e sopraccorrere in Sicilia contro Mirabetto, che
-infestava fieramente il paese.[541] Io penso che il caso fosse di
-maggiore momento che nol dicano i cronisti; poichè Federigo avea fin
-dall’anno innanzi offesi gravemente i Genovesi, a’ quali non mancava nè
-l’animo nè il modo di vendicarsi: e in fatti veggiamo avvolto in questa
-ribellione un de’ più valorosi marinai di lor gente.
-
-I luoghi, i tempi, le fazioni della guerra capitanata da Federigo, sono
-pressochè ignoti: sappiamo soltanto che l’imperatore, dalla metà di
-luglio fin oltre la metà di agosto, stette all’assedio di Giato;[542]
-che quivi o in altro luogo ei prese Mirabetto e due suoi figliuoli,
-con Guglielmo Porco da Genova, poc’anzi capitano d’armata in Sicilia,
-ed Ugo Fer da Marsiglia, il quale avea, molti anni prima accalappiati
-a migliaia de’ fanciulli francesi e tedeschi, col pretesto di recarli
-alla Crociata, ma li avea venduti schiavi in Affrica e in Egitto, e
-dopo lunghe vicende s’era gittato, insieme col genovese, in Sicilia.
-Federigo fece impiccare in Palermo Mirabetto e compagni; ma con ciò non
-pose fine alla guerra.[543]
-
-A ripigliarla con maggiori forze, ripassava l’imperatore in Puglia,
-spegneavi altre faville di ribellione feudale, muniva le città e le
-castella e nella state del ventitrè,[544] veniva in Sicilia, per
-incalzare da presso i ribelli Musulmani. Leggiamo senz’altro che
-parte gli s’arresero; i quali ei fece trasportare a Lucera; parte,
-fidandosi nella fortezza de’ luoghi, tennero fermo.[545] Argomentiamo
-da due documenti che i primi fossero abitatori dell’odierna provincia
-di Girgenti;[546] e sappiamo che si arresero all’entrar della state,
-poichè Federigo, in una lettera scritta allora a Corrado vescovo di
-Hildesheim, si rallegrava che ogni cosa accadesse secondo i suoi
-voti, “chè perfino egli avea fatti scendere alla pianura tutti i
-Saraceni afforzatisi pria ne’ gioghi de’ monti e in altri luoghi
-inespugnabili.[547]” Le quali parole, riscontrate con quelle che
-l’imperatore scriveva un anno appresso a papa Onorio, ci mostrano che
-smessi i combattimenti e gli assedii, ei s’era appigliato al disegno,
-lento sì ma sicuro, di stringere i Musulmani con la fame, guastando
-le ricolte loro ne’ monti e intercettando ogni altra vittuaglia. Così
-avea dunque costretti alla resa i deportati di Lucera; così sperava
-trionfare degli altri: e, sendo necessaria a quella maniera di guerra
-molta gente e ben disciplinata, l’imperatore, come si ritrae da
-Riccardo di San Germano, lo stesso anno ventitrè e i due seguenti,
-chiamò i baroni al servizio militare e levò danaro per assoldare
-stanziali.[548] La guerra de’ Saraceni era cagione e talvolta anco
-pretesto; come sembra nel caso de’ quattro conti di Terraferma, i
-quali, venuti in Sicilia a prestare il servigio feudale (1223), furon
-presi e confiscati loro i beni.[549] Similmente l’epistola di Federigo
-ad Onorio, alla quale abbiamo testè accennato, ricorda un fatto vero:
-e pur non sarebbe calunnia ad affermare che l’imperatore l’usò per
-differire la crociata, alla quale Onorio lo sforzava con animo di
-tagliargli i passi in Lombardia. Scrisse Federigo, dunque, al papa
-da Catania, il cinque marzo del ventiquattro, che allestiansi ne’
-porti del reame, da poter salpare nella prossima state, cento galee,
-cinquanta uscieri pe’ cavalli, e navi e legni senza fine e ch’egli
-stava già per partire alla volta di Germania a fin di chiamare alle
-armi i Crociati, quand’ecco il capitan generale dell’esercito che
-osteggiava i Saraceni, gli avea menati in Catania i Kaid e gli Anziani,
-i quali a nome di tutti i Saraceni della montagna, venivano a trattare
-di sottomissione. Federigo continuò che, convocato il consiglio
-di Stato, era parso a tutti non doversi il principe allontanare
-in quell’incontro, per timore che i ribelli si pentissero e che,
-prolungata la negoziazione, arrivassero a segare i grani, e addio pace
-per quell’anno! Conchiuse pertanto l’imperatore ch’ei rimarrebbe in
-Sicilia tanto che ultimasse l’accordo; che manderebbe Hermann, gran
-maestro de’ cavalieri teutonici, a bandir la Croce di là dei monti
-e che nella state, a Dio piacendo, ogni cosa sarebbe in punto ed ei
-scioglierebbe il voto della Crociata.[550] Il fatto andò allora per le
-bocche di tutti in Germania, leggendosi con poco divario negli annali
-di Colonia; i quali aggiungono essere stata profferta la sottomissione
-da’ Saraceni del monte Platano;[551] ma non sappiamo se s’abbia a
-intendere del forte castello di tal nome che sorgea sulla sponda del
-Platani a sette miglia dalla foce, o se piuttosto si volea significare
-tutta la regione montuosa, bagnata da quel fiume.[552] Il fatto fu
-che nè Federigo partì allora per Terrasanta, nè i Musulmani furono
-altrimenti sottomessi o rappacificati in Sicilia. La sola impresa del
-dugentoventiquattro par sia stata di cacciarli di Malta, tutti o parte;
-poichè, oltre il cenno d’Ibn-Khaldûn, ritraggiamo che Federigo mandava
-in quell’isola gli abitatori di Celano di Puglia, espulsi di lor terra
-quando l’avean presa le forze del re, e poi richiamati in patria,
-per coglierli alla rete e tramutarli in Sicilia.[553] Il bando de’
-Musulmani da Malta sembra tanto più verosimile, quanto in quel tempo le
-genti di Federigo avean dato il guasto all’isola delle Gerbe e fattavi
-gran copia di schiavi.[554] L’occupazione delle isolette adiacenti
-alla Sicilia, attestata da autori arabi e da latini, è da riferire al
-medesimo tempo.[555] Coteste imprese marittime, compiute in una o due
-stagioni, sembrano le prime prove dell’ammiraglio, forse genovese,
-sostituito ad Arrigo conte di Malta, il quale era stato deposto e
-privato del feudo, per l’oscitanza appostagli nella guerra contro
-i Musulmani d’Egitto, o, com’altri scrisse, di Sicilia;[556] se pur
-Federigo non colse il destro di liberarsi dal fiero marinaio, la cui
-prepotenza e ambizione egli avea temuta di certo nei primi anni del suo
-regno ed or gli dava sospetto la vecchia amistà di lui co’ Genovesi, o
-faceva ombra a’ Pisani parteggianti per l’impero.[557]
-
-Secondo Riccardo da San Germano, Federigo nel dugentoventicinque
-chiamava alle armi tutti i baroni regnicoli, per dar l’ultimo crollo
-a’ Saraceni di Sicilia, e andava egli stesso in Puglia a ragunare
-l’esercito;[558] secondo un monaco tedesco, assiduo raccoglitor di
-nuove, ei riportò nobile trionfo de’ Saraceni che tenean le montagne di
-Sicilia:[559] un anonimo poi, che par sia vissuto in Sicilia ed abbia
-scritto poco oltre la metà del decimoterzo secolo, mette insieme que’
-due fatti quasi con le stesse parole, nella decimaterza indizione,
-da riferirsi, com’io credo, al dugentoventicinque, ed aggiugne che
-le genti dell’imperatore davano il guasto ogni anno alle terre dei
-Saraceni, ond’essi furono costretti con gran vergogna a scendere di
-lor monti e Federigo li fe’ dimorare ne’ casali della pianura.[560]
-Poi per diciott’anni nè gli scrittori, nè i documenti fanno parola
-di popolazioni musulmane ribelli: danno bensì notizie di singoli
-musulmani ubbidienti nell’isola e de’ grossi stuoli che la colonia di
-Lucera forniva agli eserciti ghibellini tra il Garigliano e le Alpi.
-Si può inferir da cotesti indizii che, l’anno venticinque, quel grande
-armamento abbia portato l’effetto che l’imperatore si proponeva; cioè
-che i ribelli abbiano piegato il collo senza combattere. Plausibile
-anco il supposto che que’ della provincia di Girgenti fossero stati
-mandati in Terraferma come i vinti di due anni innanzi;[561] e che
-que’ delle altre due province fossero stati lasciati nel possedimento
-di terre o nell’esercizio d’industrie, dati pria gli ostaggi secondo
-i costumi di lor gente. Certo egli è che i Musulmani di Sicilia non
-molestaron punto nè poco lo imperatore, infino al dugentoquarantadue,
-mentr’ei si travagliò nelle guerre di Palestina, del Regno, di
-Lombardia e della Sicilia orientale.
-
-Nelle prime caldezze della esaltazione all’impero, Federigo fe’ voto
-di prender la Croce;[562] lo rinnovò il giorno dell’incoronamento e
-più volte giurò o promesse d’andare, sforzato da’ papi; i quali non
-sognavano forse la ricuperazione del Santo Sepolcro, ma lor premea
-che l’imperatore, in vece di signoreggiare l’Italia, ne toccasse in
-Levante come Corrado, o vi morisse come il Barbarossa. Il cui nipote,
-non potendo disfare il cappio ch’ei s’era messo al collo, domandò
-respitto al papa che il tirava duro; ed allegò sovente la guerra de’
-Saraceni di Sicilia.[563] Furbo contro furbi, ei passò tutto l’anno
-ventiquattro e i primi mesi del seguente in Sicilia, fermo la più
-parte in Catania,[564] come s’egli avesse voluto stare in bilico tra
-la Crociata e la guerra de’ Musulmani indigeni, guardando da un lato
-Otranto e Brindisi, ritrovo delle armate e degli eserciti crocesegnati,
-e dall’altro la via di Girgenti, più sicura di lì che da Palermo e più
-facile e breve che da Messina. Privo alfine della scusa de’ Saraceni,
-incalzato dal violento Gregorio IX, s’imbarcò a Brindisi, nonostante
-la morìa che mieteva i Crociati (8 settembre 1227); tornò a terra
-infermo; fu scomunicato dal papa e assalito anche con la spada; e partì
-di nuovo (28 giugno 1228) con poche forze, fidandosi nella divisione
-de’ principi aiubiti che occupavano la Siria e nelle negoziazioni
-intavolate col più possente tra loro. L’ira studiata di Gregorio lo
-perseguitò mentr’egli liberava il Santo Sepolcro; i Cristiani di quelle
-parti pretestarono le scomuniche per attraversargli l’esaltazione
-al trono di Gerusalemme, recatogli in dote dalla nuova sua sposa:
-contuttociò, savio ed ardito, ei condusse a termine il trattato, come
-sarà detto nel capitolo seguente.
-
-Ritornò Federigo in Italia dopo undici mesi, a cacciare i papalini
-da’ suoi dominii e gastigare i sudditi che s’eran gittati dalla parte
-loro. Sforzò il papa a giurar la pace e s’avvolse nelle guerre della
-seconda Lega Lombarda, nelle persecuzioni de’ Paterini d’Italia e di
-Germania: la maledizione del falso impero romano, trascinava quest’uom
-sì civile a combattere ciecamente contro la libertà e ad accendere i
-roghi dell’Inquisizione. Gli umori di libertà municipale, ridesti in
-Sicilia tra le popolazioni greche e un po’ tra le lombarde, per gli
-esempii guelfi di Terraferma, per le istigazioni dei frati e, come
-io credo, anche de’ Genovesi, portarono i moti che Federigo represse
-co’ supplizii a Messina,[565] Siracusa[566] e Nicosia; e ch’ei punì a
-Centorbi, Capizzi, Traina e Montalbano con la distruzione delle case
-e il bando dei cittadini, sforzati a dimorare in altre città.[567] Ma
-cedendo un poco all’opinione pubblica, Federigo nello stesso tempo rese
-ordinarie le tornate de’ parlamenti regionali e chiamovvi espressamente
-i Comuni.[568]
-
-Rinforzaronlo nelle guerre di Terraferma le colonie di Musulmani
-siciliani, stanziate dapprima a Lucera, come si è detto; ma poi ne
-veggiamo un’altra a Girofalco ed anco ritraggiamo che l’imperatore
-adoperasse spicciolati gli uomini di quella gente, in Puglia e in
-Calabria a’ servigi suoi:[569] de’ quali il più profittevol era di
-tenere a mezzeria delle mandrie di buoi, tra domi e salvatici.[570] Pur
-traeva i Musulmani sì forte l’amor del luogo natìo, che quando n’aveano
-il destro, tentavano di ripassare clandestinamente in Sicilia:[571]
-onde Federigo comandò nel trentanove fosser tutti raccolti a
-Lucera.[572] E quivi rimase infino al milletrecentotrè, quella
-celebre colonia militare; quivi si notano tuttavia gli avanzi delle
-fortificazioni, con le quali i principi svevi assicurarono il soggiorno
-de’ lor fidi pretoriani.[573] Che se negli scritti contemporanei il
-nome geografico si legge spesse volte Nocera, l’è stato errore ed è
-nato dall’uso, che suol sempre sostituire le parole comunali alle
-insolite; onde si preferì il derivato d’un vocabolo familiare al
-nome d’un’antica città, la quale era molto scaduta ne’ principii del
-secolo decimoterzo. Si confermò l’errore per due circostanze fortuite,
-cioè che Nocera s’addimandava De’ Pagani ed anco, per antitesi, De’
-Cristiani e Lucera fu detta de’ Saraceni; e che entrambe erano da
-lunghissimo tempo sedi vescovili. Del resto quelle due città giacciono
-molto lungi l’una dall’altra, divise dall’Appennino: Lucera in
-Capitanata, Nocera in Principato, o, per usare i nomi odierni, quella
-in provincia di Foggia, questa di Salerno; nè alcun documento prova,
-nè egli è verosimile, che Federigo abbia raccolta una seconda colonia
-di Musulmani in Nocera, come alcuni compilatori hanno scritto e come si
-dice anch’oggi in que’ paesi.[574]
-
-Gli ordinamenti di cotesta colonia e la fama ch’essa ebbe in guerra
-per tutto il rimanente della dominazione sveva e nei primordii
-dell’angioina, son degno argomento d’una storia particolare; per la
-quale anzi tutto occorre di esaminare di pagina in pagina i registri
-angioini e le molte pergamene contemporanee che serbansi nell’archivio
-di Napoli. Secondo il proposito annunziato parecchi anni addietro, io
-mi rimarrò da cotesto lavoro, al quale allor mi mancava il comodo di
-ricercare le sorgenti, ed ora mi par troppo tardi.[575] Contuttociò,
-portato dal mio subietto a investigare l’origine di quella popolazione,
-dico crederla al tutto siciliana. E se or non fosse sospetta da capo a
-fondo la Cronaca di Matteo Spinelli, io metterei sempre in forse quel
-luogo nel quale si afferma che del dugentrentaquattro Federigo facea
-venire in Calabria diciassette compagnie di Saraceni di Barbarìa.
-Sì grave fatto, taciuto dai contemporanei, e incompatibile con le
-condizioni dei Musulmani dell’Affrica settentrionale in quella età,
-sembra foggiato in un tempo in cui gli eruditi, ignorando la storia de’
-Musulmani di Sicilia, non sapevano spiegare altrimenti quel gran numero
-d’Infedeli che conduceva in sue guerre l’imperator Federigo.[576]
-
-Mentre gli esuli di là dal Faro s’acconciavano nella nuova patria, i
-rimasi in Sicilia erano in parte allontanati da lor sedi. Il volume che
-ci avanza de’ registri di Federigo, scritto nell’indizione che corse
-tra il trentanove e il quaranta, ci fa fede che de’ Musulmani erano
-stati mandati a servire, non sappiam se da soldati o da manovali, ne’
-castelli regii di Siracusa e di Lentini,[577] ch’è a dire all’altra
-estremità dell’isola. Nello stesso anno gli abitatori di parecchi
-casali, della provincia, credo io, di Palermo, non ribellatisi o
-perdonati, veniano alla capitale, nel quartiere di Seralcadi, che
-nel decimo secolo era stato detto degli Schiavoni, ed or s’addimanda
-parte il Capo e parte la Bandiera. I quali non parendo ben deliberati
-a farvi stanza come bramava lo imperatore, scrivea questi a’ suoi
-ufficiali che efficacemente li esortassero a ciò e lor promettessero
-favore e grazia, ed allo stesso fine mandava lettere regie indirizzate
-a que’ Saraceni.[578] Un altro rescritto di Federigo, spacciato prima
-o dopo di questo, ci fa sapere che il Segreto della provincia oltre il
-Salso, avea con soddisfazione dello imperatore, persuasi i Saraceni
-a migliorar loro abituri; provvede siano affittate le bajulazioni
-di cotesti Saraceni; e mostra anco esser lieto l’imperatore che que’
-“della provincia, usi ed occulti misfatti, già smettano, e già temano
-d’essere malvagi.”[579] Non sappiam di che nazione fossero, nel
-dugenquaranta, gli uomini de’ casali di Arcuraci e Andrani, a’ quali
-si comandava di passare ne’ nuovi casali fondati a levante e a ponente
-di Girgenti.[580] Abbiamo bensì valido argomento di credere che nel
-dugentoquarantadue, il territorio di Cefalà in provincia di Palermo,
-fosse stato ancora abitato, tutto o parte, da contadini musulmani. Un
-Goffredo, chierico della Cappella Palatina di Palermo, non sapendo
-precisamente i limiti di un podere appartenente allo Spedale di
-San Lorenzo di Cefalà, ch’egli teneva in beneficio dalla Chiesa di
-Girgenti, domandò al Segreto di Sicilia che fossero determinati da’
-magistrati della vicina terra di Vicari, su la testimonianza de’ Buoni
-uomini e degli Anziani. E il Segreto, per nome Uberto Fallamonaca,
-fatti appurare que’ confini come gli era stato richiesto, ne spedì un
-attestato in lingua arabica e latina, ed appose il suo suggello in pie’
-della pergamena, aggiugnendo in lingua arabica la formola, “Scritto
-d’ordine nostro.” Il qual documento non essendo estratto da antichi
-defetarii compilati in quella lingua, ma bensì atto nuovo, e’ mi sembra
-manifesto che la spedizione arabica fu fatta ad uso degli abitatori del
-luogo.[581] Che poi de’ Musulmani vivessero ancora in Val di Mazara la
-vita di pastori, lo provano i rescritti del novembre del trentanove
-e del marzo del quaranta, per lo primo dei quali è provveduto alla
-riscossione del fitto da’ Saraceni che prendano a mezzeria le greggi
-del demanio[582] e nel secondo si fa menzione di settecento pecore
-consegnate dal saraceno Gufulone (Khalfûn?), le quali insieme con altre
-si davano _in gabella_, per conto della corte.[583]
-
-Despota, mercatante e gran proprietario di terreni rivendicati o
-confiscati, Federigo, col suo genio novatore e audace, spesso usò quel
-violento rimedio di tramutare le popolazioni; il quale d’altronde nel
-decimoterzo secolo riusciva meno difficoltoso e forse men crudele,
-che non sarebbe nella società moderna, per cagion della proprietà
-sicura e suddivisa e de’ comodi maggiori ai quali or son avvezzi
-gli uomini. Ci è occorso testè di ricordare alcuna delle città che
-l’imperatore distrusse e di quelle ch’ei fondò, portandovi di peso
-la popolazione delle prime.[584] Io credo inoltre che la ribellione
-musulmana abbia turbato l’equilibrio della popolazione in un altro
-modo che nessun ricordo contemporaneo fin qui ci attesta; cioè che
-fece emigrare in Affrica gli abitatori ricchi o industri delle città.
-Poichè veggiamo appunto in quel tempo assottigliati due grossi nuclei
-di borghesi musulmani: Trapani, dove all’entrar del dugenquaranta si
-distribuivan terre a nuovi abitatori;[585] e Palermo dove nel dicembre
-del trentanove furono concedute a novelli abitatori alcune terre presso
-il palagio della Zisa, a fine di piantar vigne. Si scorge dallo stesso
-diploma che delle casipole erano state abbandonate nel bel mezzo
-della città; che mancavano gli agricoltori ad una vasta piantagione
-di palme nel regio podere della Favara, e che non era più in Palermo
-chi sapesse estrarre lo zucchero. Allora una colonia di Giudei del
-Garbo, cioè di Spagna o dello Stato di Marocco, dissidenti da’ Giudei
-di Palermo e sì grossi che volean fabbricare una sinagoga per sè soli,
-domandarono certi casalini nel Cassaro; ma l’imperatore, per antivenir,
-com’e’ pare, le querele de’ Cristiani, permesse di conceder loro uno
-stabile in altro luogo della città e che rifabbricasser pure qualche
-antica sinagoga, ma non volle ne innalzassero una di pianta. Questo
-diploma infine ci fa sapere che i Giudei del Garbo, oltre il palmeto
-della Favara dato loro a mezzerìa, avean ottenuta nello stesso podere
-la concessione d’altre terre per seminare l’indago e l’henna, non
-coltivati allora in Sicilia.[586]
-
-Improvvisamente comparisce in una cronica questo cenno: che in luglio
-della terza indizione, l’anno dugentoquarantatrè, tutti i Saraceni
-di Sicilia ribellati salirono alle montagne e presero Giato ed
-Entella,[587] castelli fortissimi per natura e lontani l’un dall’altro
-una ventina di miglia, de’ quali ci è occorso far parola.[588] Si
-argomenta dal fatto stesso che le popolazioni musulmane in questo
-tempo non erano rimaste se non che in piccola parte del Val di Mazara.
-Ancorchè i cronisti taccian la causa di questa sollevazione, noi
-sappiamo che, quattro anni innanzi, i pastori saraceni che avean
-prese in affitto le greggi della Corte, doveano al fisco da lungo
-tempo, delle grandi somme di danaro. Federigo comandava al Segreto
-che pigliasse l’aver loro e, non bastando, le persone e li facesse
-lavorare in servigio della corte, badando sì ad aggravarli di fatiche
-durissime, affinchè gli altri apprendessero che col re non si scherza,
-e chi non può soddisfare l’affitto, nol chiegga.[589] Disperati
-dunque, maltrattati, avvezzi com’essi erano a’ delitti, e risapendo
-forse le prodezze che faceano i lor fratelli di Lucera sotto le
-insegne imperiali, si rituffarono nella ribellione o guerra, come
-dir si voglia, contro tutti i padroni di questo mondo: il qual moto,
-principiato in un luogo, dovea comunicarsi con prodigiosa rapidità a
-tutti gli altri, nel sospetto continuo, nell’odio crescente ogni dì,
-nello stato permanente di violenza in cui viveano ormai Cristiani e
-Musulmani. Gli iloti siciliani del decimoterzo secolo si riconosceano
-al viso, a’ panni, al linguaggio, al simbolo della fede, alla
-miseria: se un branco irrompea, doveano seguirlo tutti gli altri.
-Quantunque la povertà non sia buon ausiliare in guerra, par che gli
-ultimi avanzi di quel fiero popolo abbiano resistito più di tre anni
-alle armi imperiali. Dice la cronica che l’imperatore, nella quinta
-indizione, anno dugenquarantacinque, mandò con l’esercito il conte
-Riccardo di Caserta, il quale li cacciò di Sicilia; ma va aggiunto
-un anno alla data, leggendosi nel quarantasei, verso l’agosto, una
-sdegnosa epistola di Federigo, per la quale è detto ai ribelli che,
-s’e’ fosser uomini, non starebbero con quella bestiale fidanza,
-ad aspettare che lor calasse sul capo la spada della vendetta, e
-conchiudea che s’e’ non smettessero entro un mese, vedrebbero sì
-gli effetti di queste minacce.[590] E del novembre, com’e’ par, di
-quest’anno, l’imperatore scriveva al terribile Ezzelino, esser ormai
-libero dalle brighe che l’avevano impedito fin qui di soccorrere
-gli amici: tra le altre, la temerità di cotesti Saraceni, i quali
-ostinatamente resisteano, afforzati nelle montagne, ed alfine sono
-scesi a chiedere misericordia.[591] Ciò prova che non furono vinti per
-battaglia, ma presi per fame. Federigo li fe’ tramutare in Lucera.[592]
-Manca d’allora in poi ogni notizia di Musulmani in Sicilia: ond’egli
-è manifesto che se alcuni ve ne rimasero, abbracciarono la religione
-de’ vincitori e, com’avean fatto tanti altri uomini di lor gente in un
-secolo e mezzo dal conquisto, si confuser essi nel novello popolo, nel
-quale già si andavano dileguando le distinzioni di origine.
-
-Come l’Oreste della favola greca, Federigo sembra spinto dal Destino
-a immolare gli educatori suoi, fossero personificazioni come le
-municipalità, il baronaggio e il papato, o fossero persone come il
-Cancelliere Gualtiero De Palear, il conte di Malta e Pietro Della
-Vigna. E veramente il nipote di Barbarossa, venuto al mondo in Italia,
-cresciuto tra i nemici naturali del suo nome, dovea sforzarsi a
-ritor loro quella possanza che pareagli rubata alla sua casa: ond’ei
-si disfece delle persone quando potè; assalì le personificazioni,
-volgendo la spada contro gli uomini che le sosteneano, e combattendo
-le idee ostili con le armi della ragione. Le quali si spuntarono su
-l’eterna tempra della libertà ond’erano cinti i municipii, e valsero
-un poco a intaccare il triregno, fabbricato di teocrazia giudaica,
-dispotismo romano, e barbarie settentrionale. I Musulmani di Sicilia
-subirono la stessa sorte d’ogni altro maestro del lioncello svevo, non
-già per sua rabbia, ma perch’ei non ebbe tanta forza che li salvasse
-da’ nemici loro, com’ei forse bramava e il provò mutando i ribelli in
-pretoriani. Chè del resto, le consuetudini dell’adolescenza, il genio
-dell’incivilimento, l’amore degli studi e l’antagonismo filosofico e
-politico contro Roma, portavano l’imperatore, meglio che niun altro
-uomo europeo del suo secolo, ad onorarli e favorirli.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-
-Il genio dell’incivilimento, l’utilità politica e più assai gli
-interessi commerciali della Sicilia e i suoi proprii, portarono
-Federigo a frequenti accordi coi principi musulmani. Abbiano noi
-accennato ai patti fermati con esso loro dalle nostre repubbliche
-marittime ed abbiamo descritti quei del conte Ruggiero e del re suo
-figliuolo coi Ziriti, e di Guglielmo II, col novello impero degli
-Almohadi.[593] A’ tempi di Federigo, questo era già dimezzato,
-rimanendogli, a un dipresso, l’attuale Stato di Marocco e parte
-della Spagna; nè v’ha ricordo allora di ostilità tra quello impero
-e la Sicilia, nè se ne vede cagione: anzi sembra continuata la pace
-de’ tempi normanni. Perchè sappiamo che Uberto Fallamonaca che
-fu de’ primarii magistrati di Federigo in Sicilia[594] andava il
-dugenquarantuno ambasciatore a Marocco.[595] Alla quale missione, od
-altra che l’abbia preceduta o seguìta, si accenna nel trattato delle
-“Tesi siciliane” d’Ibn-Sab’în, leggendovisi che l’imperatore signor
-della Sicilia, avea mandati per nave apposta, con un suo ambasciatore,
-al califo almohade i quesiti di logica e metafisica; de’ quali noi
-diremo nel capitol seguente.
-
-Intanto la decadenza della dinastia almohade avea fatto rinascere lo
-Stato dell’Affrica propria, più forte sì che al tempo degli Ziriti e
-chiamato ormai da’ Cristiani il reame di Tunis, perchè gli Almohadi
-avean fatta capitale della provincia quella città, primaria per popolo
-e commercio e più aperta alle armi loro che non fosse la malaugurosa
-fortezza di Mehdia. Seguì allora la necessaria vicenda delle grandi
-province musulmane. Il terzo califo almohade En-Nâsir, non sapendo
-come tener la provincia, ne fe’ governatore (1207) un uomo fidatissimo
-della dinastia: Abu-Mohammed, figliuolo di Abu-Hafs-Omar, ch’era
-stato _sceikh_ della tribù berbera di Masmuda, primo per valore e
-consiglio tra i capi della confederazione almohade, braccio dritto
-d’Abd-el-Mumen e sostegno de’ suoi figliuoli. Ma nella generazione
-seguente, i Beni-Hafs, come si chiamarono dal nome familiare del capo
-di lor casa, avean messe radici profonde nella provincia; i califi,
-lontani, peggiorati di padre in figlio, non aveano riputazione nè
-forza da cacciar via cotesti prefetti: onde Abu-Zakaria, figliuolo
-d’Abu-Mohammed, colta un’occasione, disdisse (1228) l’obbedienza al
-califo El-Mamûn, com’empio e tiranno. Non guari dopo (1236), tolto
-l’equivoco, ei fece fare a suo proprio nome la preghiera del venerdì,
-con qualità di Emir, lasciando a’ cortigiani il vanto d’aggiugnervi
-“de’ Credenti” per compiere il sacro titolo, onde fregiaronsi
-Abd-el-Mumen, Harûn-Rascîd e il grande Omar, che gli Hafsiti falsamente
-vantavano lor progenitore.[596] Notisi che gli Hafsiti usarono sempre
-chiamarsi col Keniet, o diremmo noi soprannome familiare, e che il
-padre e l’avolo di Abu-Zakaria s’addimandarono meramente _sceikh_,
-ch’era il titolo della dignità loro nella tribù, e però il vero
-fondamento della loro potenza.[597]
-
-Cotesti particolari ho io notati a rischiarare il trattato dello
-imperatore Federigo, del quale abbiam solo una traduzione latina
-molto arruffata, ma non tanto che non trasparisca spesso il genuino
-testo arabico e talvolta gli errori di chi interpretollo. È dato del
-quindici giumadi secondo dell’anno secentoventotto (20 aprile 1231),
-quando Abu-Zakaria avea già ricusato d’ubbidire al califo Mamùn,
-senza per anco chiarirsi independente dal califato; del quale stadio
-d’usurpazione rendono testimonianza alcune parole del trattato. Se
-questo poi non è stipulato a nome dell’emîr Abu-Zakaria, ma dello
-«illustre e magnifico sceikh[598] Abu-Ishak, figliuolo del defunto
-sceikh Abu-Ibrahim, figliuolo dello sceikh Abu-Hafs,» non dobbiamo
-noi mettere in forse l’autenticilà del documento. Si può spiegar bene
-con due supposti plausibili e compatibili tra loro: che Abu-Zakaria
-abbia avuto quest’altro cugino, ignoto ne’ nostri ricordi[599] e che
-l’abbia lasciato luogotenente in Tunis, quand’egli avventurossi infino
-a Wergla, dando la caccia a quell’Ibn-Ghania che avea sì fieramente
-molestato il paese per quarantacinque anni.[600]
-
-Del resto le forme del trattato rispondono a quelle che conosciamo
-in atti somiglianti, autentici di certo; e le condizioni parte si
-riscontrano con quelle solite a stipular tra i Musulmani di Ponente
-e le repubbliche italiane del Mediterraneo, parte si adattano
-alle relazioni particolari dello Stato di Tunis, con la Sicilia.
-Noveransi tra le prime la tregua fermata per dieci anni, la reciproca
-restituzione dei prigioni non convertiti alla religione del paese;
-che mercatanti e viaggiatori di Sicilia, Calabria, Principato e
-Puglia siano liberi di tutta esazione e vessazione in Affrica e,
-reciprocamente gli affricani in quelle province; che rendansi le prede
-fatte da corsari sudditi di Federigo, esclusi espressamente Genovesi,
-Pisani, Marsigliesi e Veneziani, i quali aveano stipulati patti
-apposta col califo almohade.[601] La mancanza di reciprocità in questo
-patto, se non venisse da dimenticanza del traduttore, mostrerebbe
-che, soverchiati dalle forze navali italiane, gli Affricani aveano
-smessa in quel tempo la piraterìa. Che i Cristiani, al contrario, la
-esercitassero nelle parti meridionali del Mediterraneo e fin dentro
-terra, si scorge da’ capitoli successivi, pei quali Federigo assicura
-dalle offese de’ mercatanti e militi suoi, i Musulmani che viaggino da
-un luogo d’Affrica all’altro, o d’Affrica in Egitto, sì in nave, e sì
-in caravane; ed anco promette che i suoi sudditi non parteggino nelle
-fazioni civili dell’Affrica, non vi facciano rapine, nè menin cattivi
-per seduzione nè per forza; e perfino che, riparati per fortuna di mare
-su le spiagge d’Affrica, non offendano gli abitatori: nei quali casi
-tutti è stipulato il risarcimento dei danni. Per un capitolo aggiunto
-in fine, Federigo permetteva a’ Musulmani di recare e trarre merci dal
-suo reame, pagando la decima del valore.
-
-L’ignoranza de’ copisti, non corretta infino al tempo nostro da
-critici, ha affibbiato alla Corsica un importante capitolo di questo
-trattato, risguardante, senza alcun dubbio Cossira, o, com’oggi
-si chiama, Pantelleria. Per questa isoletta gli Stati contraenti
-fecero a mezzo: stipularono che i Cristiani, non avessero alcuna
-giurisdizione sopra i Musulmani, ma che un prefetto musulmano eletto
-dal re di Sicilia reggesse gli Unitarii, o, com’io tradurrei più
-volentieri, i Wahabiti, e che l’entrata pubblica del paese andasse
-divisa tra i due Stati, metà e metà.[602] Cotesti patti di Pantellaria
-rispondono su per giù a quelli che Ibn-Khaldûn suppone stipulati tra
-gli stessi due principi a favor di tutti i Musulmani di Sicilia; onde
-la tradizione storica di certo aggiugne fede al documento.[603] Ma
-il documento, secondo me, serve a correggere la tradizione più tosto
-che a convalidarla, sendo evidente che quelle condizioni poteano star
-bene per un’isoletta gittata tra l’Europa e l’Affrica, non già per
-tutte le colonie musulmane rimaste in Sicilia dopo le deportazioni del
-ventitrè e del venticinque. Penso doversi leggere Wahabiti perchè,
-da una mano, non sappiamo, nè ci pare verosimile che fosse stata
-trapiantata in Pantellaria una colonia di “Unitarii”, che in quel tempo
-significherebbe Almohadi, e molto meno possiam credere che tal colonia
-della tribù dominante, fosse stata lasciata sotto un prefetto siciliano
-e quindi inferiore agli altri musulmani del paese.[604] Dall’altra
-mano sappiamo che Pantellaria non aveva abitatori cristiani nella
-seconda metà del duodecimo secolo;[605] che i geografi musulmani del
-decimoterzo tenean tutta la popolazione come wahabita,[606] seguace,
-cioè, d’una setta che appigliatasi tra’ Berberi nel nono secolo,
-rimase nell’isola delle Gerbe[607] almen fino al decimoquarto; e che i
-Pantellereschi eran chiamati da’ Musulmani contemporanei con l’odioso
-nome posto a’ Credenti che subissero il giogo cristiano.[608] Non mi
-sembra verosimile il supposto che Musulmani di Sicilia si fossero, al
-tempo della ribellione, rifuggiti in Pantelleria e che alludesse a loro
-il capitolo di cui ragioniamo.
-
-Il trattato del milledugentrentuno, come ognun vede, suppone
-antecedenti ostilità, o per lo meno lunga desuetudine degli accordi di
-Guglielmo II; e ciò si riscontra con le imprese dell’armata siciliana
-nel dugenventiquattro.[609] Ma il patto fu mantenuto e forse rinnovato,
-non ostante i dissapori che a quando a quando sorgeano; come nel
-caso, credo io, di ’Abd-el-Azîz, nipote del re di Tunis, il quale, per
-accusa di maestà, rifuggissi in Puglia pria della state del trentasei;
-e l’imperatore l’accolse e spesollo almen fino alla primavera del
-quaranta, allorchè lo vediamo soggiornare in Lucera con tre scudieri
-e con un Perrono da Palermo, addetto a servirlo o guardarlo. Federigo
-n’ebbe che dire col papa, il quale volea gli fosse mandato quel gran
-personaggio a Roma, pretendendo che costui era venuto in Italia apposta
-per farsi cristiano e che l’imperatore lo ritenea. Ma questi negò e la
-vocazione e l’impedimento; nè volle ad alcun patto levarsi di mano tal
-pegno, per darlo al papa ed a’ suoi amici guelfi.[610]
-
-I quali in vero non se ne stavano oziosi in Tunis. In su lo scorcio
-del trentanove, l’imperatore s’accorse del favore che godeano in
-Tunis i Genovesi e’ Veneziani suoi nemici; ond’ei si dispose a mandar
-ambasciatore Arrigo Abate appo l’emiro Abu-Zakaria e avvertì il grande
-ammiraglio Niccolino Spinola, che stesse pronto, e intanto osservasse
-la tregua conceduta per imperiale clemenza a quel principe.[611]
-La quistione, qual che fosse la origine, finì con un bel colpo da
-mercatante. Sendo afflitto lo Stato di Tunis dalla solita carestia, i
-Genovesi veniano in Sicilia a incettare grano per conto d’Abu-Zakaria,
-e ci faceano grossi guadagni. Ecco che allo scorcio di febbraio del
-quaranta, l’imperatore fa chiudere i porti; fa caricare su le sue navi
-cinquantamila salme di frumento e commette all’ammiraglio che mandi a
-venderle in Tunis.[612]
-
-Ciò conferma, s’io non erro, il detto di Saba Malaspina, che al
-tempo della seconda crociata di san Luigi, il re di Tunis pagava
-al re di Sicilia una prestazione o censo (_redditum sive censum_)
-annuale, per ottenere che dall’isola si recassero liberamente le
-vittuaglie in quello Stato e che le sue navi fossero salve da’ corsari
-siciliani.[613] Tornava dunque ad una composizione o transatto,
-com’oggi si dice, per la uscita de’ grani. E veramente il fatto de’
-Genovesi venuti a comperare a nome del re di Tunis e l’espediente al
-quale si appigliò Federigo per frustrarli, ci conducono necessariamente
-a supporre un patto che assicurava a quel re la tratta libera
-ovvero soggetta a dazio fisso e moderato. Poco monta che in qualche
-documento il transatto si chiami tributo, e che il Malespini aggiunga
-all’avvantaggio della tratta quello della sicura navigazione; potendo
-supporsi ch’ei non fosse bene informato de’ particolari e che la
-voce pubblica confondesse le condizioni pecuniarie della tratta,
-con le politiche della tregua del dugentrentuno, della quale si è
-fatta menzione. Che che ne sia, la prestazione montava, negli ultimi
-trent’anni del secolo decimoterzo, a trecento trentatremila trecento
-trentatrè bizantini, ed un terzo, i quali valgon oggi, secondo il
-peso dell’oro, trecenventicinque mila lire nostrali ed a quel tempo
-tornavano in mercato a più d’un milione de’ nostri, per quanto si
-possano ragguagliar le valute alla distanza di sei secoli, con le
-mutate condizioni economiche e sociali. Venendo in giù dal tempo
-di Federigo, noi veggiamo intermesso il pagamento della prestazione
-nel dugensessantacinque, alla caduta di casa sveva; ripigliato nel
-settanta, per lo trattato di Monstanser con Filippo l’Ardito e con
-Carlo d’Angiò, al quale si stipulò di soddisfare i decorsi e raddoppiar
-la somma annuale in avvenire; sospeso di nuovo nell’ottantadue, per la
-guerra del Vespro; indi promesso da Abu-Hafs a Pier d’Aragona, nella
-somma primitiva e coi decorsi di tre anni, per lo trattato stipulato
-a Paniças l’ottantacinque; finchè nel trecento le case d’Angiò e
-d’Aragona si disputano il tributo, ma non si ritrae che gli Hafsiti
-lo soddisfacciano.[614] E non parmi verosimile che il pagamento
-fosse incominciato al tempo di Federigo. Nei capitoli ch’ei dettò
-per l’ammiragliato di Sicilia pria del dugentrentanove, concedendo a
-Niccolino Spinola larghissima potestà e guadagni senza limite, gli diè,
-tra le altre cose, il dieci per cento di ciò che “con la sua prudenza
-ed arte arrivi a riscuotere da Saraceni qualunque, sia de’ tributi
-soliti a pagarsi ai re di Sicilia, sia degli insoliti e novelli imposti
-da lui stesso.”[615] Or lo Stato di Tunis non sembra sì piccolo, nè
-sì scompigliato in quel tempo, da assoggettarsi a tributo per caso
-tanto lieve da non rimanerne vestigia negli annali suoi o della
-Sicilia. Pertanto il tributo va noverato più tosto tra i soliti. E
-veramente, da Federigo in su, occorre l’imperatore Arrigo VI ch’ebbe da
-Marocco, l’anno mille centonovantacinque, de’ carichi d’oro e di robe
-preziose,[616] ne’ quali par si ascondesse la prestazione dell’Affrica
-propria, non chiarita per anco ribelle a gli Almohadi. E in cima
-si scorge il trattato di Guglielmo secondo col califo Abu-Ja’kub:
-onde si può ritenere che la composizione per la tratta de’ grani, o
-prestazione, censo o tributo che dir vogliamo, si fosse cominciato a
-riscuotere sopra i califi almohadi nel millecentottanta, per cagione
-della carestia; e si può supporre che qualche città dell’Affrica
-propria l’avesse pagato fin da tempo più antico. Nè è da maravigliare
-che il trattato del milledugentrentuno non ne faccia menzione, poichè
-non era necessario scrivere la consuetudine di quel transatto in un
-pubblico strumento politico e commerciale; e quand’anco fosse stata
-scritta nel testo latino, potea mancar nell’arabico, sola sorgente alla
-quale noi attingiamo il fatto, per mezzo di una traduzione assai più
-recente. Confrontando il testo arabico e il testo latino di parecchi
-trattati stipulati nel medio evo tra Musulmani e Cristiani, avviene
-talvolta che si trovi mutilo l’uno o l’altro, perchè ciascuno solea
-sopprimere nel testo da pubblicare in casa propria, le condizioni delle
-quali egli arrossiva. A un dipresso han fatto così i principi d’Europa
-nei trattati segreti o negli articoli segreti di trattato solenne.[617]
-
-Adescato dal commercio onde arricchiansi Venezia, Pisa e Genova, e
-trascinato contro sua voglia dalle ultime onde della Crociata, Federigo
-tenne frequenti pratiche coi principi musulmani di Levante, delle quali
-ci son rimasi non pochi ricordi e dobbiamo tenerne perduti assai più.
-Ma il supposto ch’egli abbia mandati ambasciatori al califo abbasida, è
-nato da un errore, cioè che il classico nome di Babilonia col quale gli
-scrittori cristiani del medio evo designavano il Cairo vecchio,[618]
-significasse, in vece, Bagdad. Poco verosimile parrà d’altronde quel
-supposto, quando si pensi che i successori di Harûn-Rascîd contavano
-ormai poco o nulla nel mondo. Fin dallo scorcio del duodecimo secolo,
-la frontiera settentrionale del territorio musulmano da Barca alla
-foce dell’Oronte ed all’Eufrate, era occupata da’ figliuoli, fratelli e
-cugini di Saladino. Vasto impero feudale o federale che dir si voglia,
-discorde al certo e lacerato da cupidigia, violenza e slealtà; nel
-quale disputaronsi per poco il primato due figliuoli del conquistatore,
-che avea lasciata (1193), all’uno la Siria e all’altro l’Egitto: ma non
-andò guari che Malek Adel, fratello di Saladino, raccolse il frutto di
-quella discordia. Insignoritosi di Damasco (1196) e del Cairo (1200),
-Malek-Adel lasciò ai suoi proprii figli l’esempio e il comodo della
-usurpazione, facendo Malek-Mo’azzam erede della Siria e Malek-Kâmil
-dell’Egitto.
-
-Insolito documento ci attesta aver Federigo mandata un’ambasceria a
-cotesti due sultani, credo io nel dugendiciassette, quando Malek-Adel
-avea già divisi i dominii a’ suoi figliuoli, prima di venire a morte
-(31 agosto 1218). Dico d’un compartimento a mosaico, rimaso infino
-al decimoquarto e fors’anco al decimosesto secolo, nel portico
-della cattedrale di Cefalù, dov’era effigiato Federigo in atto di
-accomiatare Giovanni Cicala detto il Veneziano, vescovo di Cefalù,
-con questo scritto: “Va in Babilonia e in Damasco; trova i figli di
-Paladino (Safadino?) e parla ad essi audacemente in mio nome....”[619]
-La recente esaltazione di papa Onorio; la ressa ch’ei facea per la
-crociata e il bisogno che avea di lui Federigo, disponendosi a venire
-in Italia e quasi a riconquistare i proprii suoi Stati, danno la
-ragione di cotesta ambascerìa, o piuttosto vana minaccia; alla quale
-par che il sultano di Damasco abbia risposto per le rime, nella forma
-che or or si dirà.
-
-A capo di pochi anni, quando Kâmîl s’innalzò su tutti i principi
-aiubiti e l’imperatore, sposata la erede del reame di Gerusalemme,
-cominciò a considerare quell’impresa con altro intento che di sciorre
-il voto sul Santo Sepolcro, ei diessi a coltivare in particolar
-modo l’amistà del sultano d’Egitto. E poichè coteste pratiche in
-breve tempo condussero alla restituzione di Gerusalemme, che parve
-calamità pubblica a’ Musulmani, gli scrittori arabi ce ne danno tanti
-particolari da confermare, e in parte raddrizzare e allargare, le
-narrazioni di origine cristiana.[620]
-
-Corse voce in Levante che Federigo avesse ridomandata Gerusalemme a
-Malek-Mo’azzam, e che il valoroso e dotto principe avesse risposto
-all’ambasciatore: “Di’ al signor tuo che per lui io ho la spada e
-niente altro.” Questa sentenza, a dir vero, si potrebbe supporre
-foggiata in odio di Kâmil, dopo l’abbandono di Gerusalemme e la morte
-di Mo’azzam: pur non sembra inverosimile nè la pratica di Federigo,
-nè lo sdegnoso rifiuto, s’e’ si riferisse al dugendiciassette,
-com’abbiamo notato poc’anzi.[621] Più certo è che Mo’azzam, mal
-soffrendo la supremazia del fratello (1226) tentò di muovergli
-contro tutti i principi aiubiti e infine collegossi con Gelâl-ed-dîn,
-principe dei barbari Kharezmii, i quali, cacciati da orde più feroci
-di loro, venian ora dalle rive del Caspio a desolare l’Armenia e
-la Mesopotamia. Kâmil in tal frangente, per guastare i disegni del
-fratello, chiamò Federigo promettendogli Gerusalemme[622] e gli altri
-acquisti di Saladino.[623] S’appiccò la pratica, com’e’ pare, il
-milledugenventisette, quando, venuto al Cairo l’arcivescovo di Palermo,
-legato dell’imperatore, il sultano fece immediatamente ripartire con
-esso lui Fakhr-ed-dîn, gran personaggio a corte d’Egitto;[624] il
-quale poi piacque tanto a Federigo, ch’ei gli concedè lo stemma di
-casa sveva, poichè i Musulmani s’erano già invaghiti di coteste vanità
-occidentali, nelle prime Crociate.[625] L’arcivescovo e Fakhr-ed-dîn,
-ritornavano l’anno appresso in Egitto; insieme coi quali andò un
-cavaliere, portatore di splendidi presenti:[626] il proprio destrier
-di battaglia dell’imperatore, con sella d’oro tempestata di gemme
-preziosissime,[627] ed altri nobili cavalli, vestimenta, minuterie
-d’oro, falconi e tante rarità.[628] Il Sultano fece spesare gli inviati
-siciliani fin dallo sbarco in Alessandria; uscì egli stesso fuor del
-Cairo a incontrarli; die’ loro sontuoso ospizio; lor fece ogni maniera
-d’onoranza[629] e ricambiò Federigo con molte preziosità d’India,
-Jemen, Persia, Mesopotamia, Siria ed Egitto, che valeano, come si dice,
-tanti doppi de’ doni suoi.[630]
-
-E tantosto ei mosse con le genti (agosto 1228);[631] occupò Gerusalemme
-ed altre terre de’ dominii di Mo’azzam,[632] il quale era morto
-da nove mesi (11 novembre 1227) ed eragli succeduto il figliuolo
-Dawûd, col titolo di Malek-Nâsir.[633] Seguendo le pratiche iniziate
-dal padre,[634] avea questi intanto chiamato lo zio Malek-Ascraf,
-principe di Khelât in Armenia; il quale s’affrettò a venire a Damasco
-con le forze che aveva in pronto.[635] Onde, sbarcato l’imperatore
-ad Acri (7 settembre 1228), tre eserciti si trovarono a fronte,
-nessuno de’ quali sapeva con chi avesse ad azzuffarsi; se non che
-i furbi capitani avean poca voglia di venire alle mani, quand’era
-lì in mezzo il povero Dawûd per pagar lo scotto a tutti. E in vero
-Kâmil ed Ascraf, dopo breve carteggio pien di belle sentenze sopra
-l’onore di casa aiubita e la gloria dell’islam,[636] abboccaronsi
-(10 novembre 1228) presso Ascalona, ridendo sotto i baffi; divisero
-a lor modo i dominii del nipote,[637] e stettero insieme un gran
-pezzo a veder come acconciare la cosa con Federigo.[638] Il quale
-ridomandava Gerusalemme e la costiera tutta di Siria e chiedea con ciò
-la franchigia d’ogni gabella in Alessandria. Tanto ei diceva essere
-stato profferto al suo luogotenente in Palestina durante la guerra
-di Damiata; ond’egli or non voleva accettar meno di ciò che era stato
-concesso all’ultimo de’ suoi paggi.[639] Rincrebbe a Kâmil di trovarsi
-addosso[640] quest’ausiliare, contro il quale ei non potea tirar la
-spada, perchè l’avea chiamato egli stesso e perchè la guerra avrebbe
-sciupati i suoi disegni, appunto quand’ei stava per compierli, scrive
-un cronista,[641] alludendo di certo al partaggio dello Stato di Dawûd,
-ch’era lo scopo di tutti que’ raggiri. Ma Federigo, accorgendosene,
-afforzava Sidone,[642] Cesarea, Giaffa[643] e racchetava alla meglio,
-come sappiamo dagli scrittori occidentali, i Crociati, ippocriti o
-bacchettoni e turbolenti tutti. Le negoziazioni dunque si prolungarono
-e con esse le cortesie tra il campo crociato e l’egiziano.[644] Giunto
-appena ad Acri, Federigo avea mandati oratori a Kâmil, con doni da
-re, Balian signor di Sidone e Tommaso conte di Acerra suo vicario in
-Terrasanta; i quali furono accolti a grandissimo onore.[645] Seguì
-un continuo andirivieni di ambasciatori.[646] Kâmil adoprava a tal
-uficio degli uomini di scienze e di lettere sì accetti all’imperatore:
-Fakhr-ed-din, già nominato;[647] il poeta Selâh’-ed-dîn di Arbela[648]
-e lo sceriffo Scems-ed-dîn da Ormeia, cadì dell’esercito:[649] mandava
-in dono gioielli, preziose vestimenta ed utili animali, dromedarii,
-cavalle, muli;[650] e un’altra volta fe’ venire apposta d’Egitto il
-solo elefante che rimanea vivo di que’ donatigli da Malek-Mes’ûd,
-principe d’Arabia.[651] Federigo poi, non avendo al campo altri tesori,
-proponeva al Sultano problemi di filosofia o di matematica e quegli li
-facea risolvere dal celebre scrittore ’Alem-ed-dîn, giurista di scuola
-hanefita.[652]
-
-Corsero per tal modo sei mesi, allo scorcio dei quali è da supporre
-Federigo stanco di soffrire gli insolenti Cristiani armati o disarmati
-della Palestina, ed impaziente di star lungi dal suo reame, ch’era
-commosso e osteggiato dalle armi papali. E sembra ch’egli abbia
-abbassate alquanto le pretensioni; ma di certo seppe mostrarsi a’
-Musulmani più tranquillo e forte che mai. Disse chiaro a Fâkhr-ed-dîn,
-che gli premea poco di regnare in Terrasanta, ma che volea mantenere il
-credito suo in Europa; e se non fosse per questo, non infastidirebbe
-il Sultano con tanta pertinacia.[653] Nè egli fece, secondo le
-circostanze, un magro accordo. Tutti gli scrittori arabi narrano che
-Kâmil fuvvi sforzato da lui: e, chi scrive che il Sultano comprese
-non potersi cavare altrimenti dal mal terreno in che avea messo il
-pie’;[654] chi afferma ch’ei non potea resistere in verun modo alle
-armi di Federigo;[655] chi l’accusa di avere scansata la guerra, perchè
-lo avrebbe frustrato nello intento per lo quale ei s’era mosso d’Egitto
-e stava ormai per conseguirlo,[656] che vuol dire la usurpazione di
-mezzo lo Stato di Damasco. Quando poi Federigo fermò quel patto, il
-legato Salâh-ed-dîn d’Arbela, affrettossi a scrivere al suo signore,
-scherzando in versi, come s’egli avesse fatto un bel tiro, che
-“l’imperatore s’immaginava di conchiuder la pace a suo modo; ma or ha
-stesa la destra a giurare; ch’ei se la roda, quando si pentirà di ciò
-che ha fatto.”[657]
-
-Gli assentì anco il Sultano d’includere nel patto, per la signoria di
-Thoron, una principessa che gli scrittori arabi chiamano la figlia
-d’Umfredo.[658] Kâmil poi si vantò coi suoi, che, rimanendo in mano
-loro i santuarii musulmani di Gerusalemme, si veniva a ceder poco o
-nulla all’imperatore: de’ mucchi di case e chiese cadenti, circondate
-di terre musulmane, sì che ad un cenno si potrebbero ripigliare senza
-contrasto.[659] Così fu fermata tra i due monarchi la tregua per dieci
-anni, cinque mesi e quaranta giorni,[660] contati dal ventotto di rebi’
-primo del secenventisei (24 febbraio 1229), e i capitoli principali
-furono: che si rendesse a Federigo la città di Gerusalemme, con
-Nazareth, Betlemme, Ludd, Ramla e gli altri villaggi su la via d’Acri e
-di Giaffa e inoltre il territorio di Thoron e la città di Sidone; che
-la moschea d’Omar e la cappella della Sakhra, o diremmo noi del Sasso
-e s’intenda di quello nel quale Maometto lasciò l’orma del piede nello
-spiccare il volo alle regioni di lassù, fossero custodite da Musulmani
-e vi si officiasse secondo loro legge, ma potessero i Cristiani visitar
-que’ santuarii; che i poderi del territorio rimanessero ai possessori
-musulmani governati da un prefetto di loro nazione.[661] Aggiungono
-i Musulmani una clausola data ad intender loro da Kâmil, per la quale
-era vietato di rifabbricare le mura di Gerusalemme; ma Federigo affermò
-espressamente il contrario all’Europa e scrisse poter anco fortificare
-Giaffa, Cesarea, Sidone ed un castello dei Templari presso Acri.[662]
-Del resto avvenne tra’ Musulmani lo stesso che in Cristianità: che il
-volgo dei fanatici maledisse Kâmil e la ignominiosa sua pace;[663] e il
-papa di Bagdad se ne crucciò come quel di Roma, ma s’acquetò assai più
-facilmente.[664]
-
-Federigo andò a prender possesso di Gerusalemme, accompagnato da
-un commissario di Kâmil,[665] ammirato da’ Musulmani per dottrina,
-arguzia, tolleranza o, come dicean essi, inclinazione all’islamismo,
-e irrisione del cristianesimo; onde altri lo definì _dahri_ che
-oggidì suonerebbe panteista:[666] e tutti maravigliarono di questo
-imperatore, filosofo e guerriero, calvo, losco, rossigno, che al
-mercato degli schiavi non n’avresti dati dugento dirhem.[667] Tra
-i molti aneddoti che se ne legge, noteremo sol quello ch’ei menò
-seco a Gerusalemme il suo maestro di dialettica, e paggi e guardie,
-tutti Musulmani di Sicilia, i quali si prosternavano alla preghiera
-sentendo far l’appello del muezzin da’ minareti della moschea di Omar;
-ed anco l’imperatore avea a grado quella cantilena, nè s’adirava che
-si recitassero i versetti del Corano dove i Cristiani son chiamati
-politeisti.[668] Sepper poco i Musulmani di quella scandalosa nimistà
-del papa, del patriarca Gerosolimitano, de’ frati guerrieri e di quanti
-s’affaticavano a tagliare i passi di Federigo in questa Crociata:[669]
-delle quali brighe trapelò negli annali arabici sol quella, riferita
-anco da’ latini, cioè che avendo alcuni Crociati profferto a Kâmil
-di uccidere Federigo, il sultano mandò a lui stesso le lettere de
-traditori.[670] Del resto gli Arabi ci danno con precisione tutti i
-particolari dell’impresa, perfino il giorno che l’imperatore sbarcò,
-reduce, in Italia.[671]
-
-La possessione precaria di Gerusalemme condusse l’imperatore a
-più strette pratiche nelle province che stendonsi dall’Istmo di
-Suez all’Eufrate, nelle quali, frati e baroni cristiani e principi
-musulmani, grandi e piccini, attendevano or più che mai a svaligiarsi
-tra loro, collegandosi a viso aperto coi nemici della propria fede,
-contro i fratelli in Cristo o in Maometto. Spregiatori dell’uno e
-dell’altro, e però maledetti, perseguitati, ridotti allo stremo e
-pur temuti per le inespugnabili fortezze e pe’ sicarii audacissimi,
-rimaneano ancora gli Ismaeliani, detti in Cristianità _Assassini_, e il
-loro sceikh, o capo setta, chiamato, con versione troppo letterale, il
-Vecchio della Montagna.[672] E su quel brulichìo di feudi dominavano le
-due potenze del Cairo e di Damasco, finchè l’una inghiottì l’altra.
-
-Ascraf, insignoritosi di Damasco (1229) mentre Kâmil cedea Gerusalemme,
-collegato con lui contro i Kharezmii, quindi inimicatosi, e morto
-il seicentrentacinque (1237), avea lasciata la sua parte di Siria al
-fratello Ismaele; e Kâmil non avea tardato a spogliare quest’altro ed
-a farsi, tra signoria diretta e signoria feudale, sovrano di tutti i
-dominii aiubiti. Ma trapassato egli stesso sei mesi dopo Ascraf (marzo
-1238), e lasciata la Siria ad un figliuolo e l’Egitto ad un altro, si
-ripigliò l’usanza di famiglia; onde l’un fu morto, l’altro, intitolato
-Malek-Sâleh, occupò tutto il dominio (giugno 1240). Intanto nuovi
-Crociati, non curando gli accordi di Federigo, ruppero la guerra;
-afforzarono a modo loro Gerusalemme; ritentarono l’Egitto, e toccarono
-quivi una sconfitta. In que’ trambusti, Nâsir, che i due fratelli
-del padre avean già spogliato (1229) di Damasco e lasciatogli il
-principato di Karak, volle ripigliare la roba sua; onde saputa la rotta
-de’ Cristiani, piombò sopra Gerusalemme, uccise o fece schiavi quanti
-v’eran dentro, e demolì le fortezze (1241). Nello stesso tempo Ismaele,
-nominato dianzi, riprese Damasco, e si collegò con chi potè, senza
-distinguere religione: onde seguirono nuovi scontri e stragi, e guasti,
-e tregue fino al dugenquarantaquattro; quando i Kharezmii piombarono
-addosso a tutti.[673]
-
-Molte vestigia ci rimangono delle negoziazioni di Federigo in
-quel periodo. Sappiamo venuti a lui in Puglia, del dugentrentadue,
-ambasciatori del sultano di Damasco;[674] ch’era in quell’anno Ascraf,
-il quale, soverchiato da’ Kharezmii in Armenia, avea perfin chiesto
-aiuto al suo fratello Kâmil.[675] In questo, o in altro incontro,
-Federigo donò ad Ascraf un orso bianco; del quale i Musulmani scrissero
-con maraviglia ch’e’ rassomigliava il lione per la qualità del pelo
-e che tuffava in mare a prender pesci. Si notò anco il dono d’un
-pavone bianco.[676] A’ dì ventidue luglio del medesimo anno, Federigo
-imbandiva a Melfi un gran convito agli ambasciatori del sultano
-d’Egitto e del Vecchio della Montagna, dov’ebbe a mensa parecchi
-vescovi e molti cavalieri tedeschi;[677] spettacolo di tolleranza assai
-più strano a corte imperiale che l’orso bianco a Damasco. Ma non si
-ignoravano in Germania coteste relazioni con gli Ismaeliani; e s’era
-perfin detto l’anno innanzi che gli Assassini avessero pugnalato il
-duca di Baviera per pratica dell’imperatore, suo nemico mortale.[678]
-Così fatta calunnia, ripetuta volentieri tra i clericali di quell’età,
-die’ origine ad una delle nostre _Cento novelle antiche_, nella quale
-si legge che andato Federigo alla “Montagna del Veglio,” volendo
-costui mostrargli la sua possanza, “vide in su la torre due Assassini:
-presesi per la gran barba: quelli se ne gittaro in terra e moriro
-incontanente.”[679]
-
-Il legame col sultano d’Egitto si ristrinse dopo la resa di Gerusalemme
-e divenne schietta amistade al dir d’uno scrittore musulmano,[680]
-confermato dalla espressa accusa di papa Innocenzo IV.[681] Pare anco
-siasi fermato tra Federigo e Kâmil, lo stesso anno dugenventinove,
-o poco appresso, com’egli è più verosimile, un trattato politico e
-commerciale, sì civile, che si potrebbe rifare con poco divario nel
-secolo decimonono. Dico una lega offensiva e difensiva e reciproche
-sicurtà e franchige pei sudditi, poco diverse da quelle che furono
-stipulate il milledugentottantanove tra il sultano Kelaun e il suo
-erede presuntivo da una parte, e re Alfonso d’Aragona, re Giacomo di
-Sicilia con due loro fratelli dall’altra; i quali capitoli, afferma il
-cronista della corte del Cairo in quel tempo, essere stati proposti da
-casa di Aragona secondo la pace che avea fatta un tempo Malek-Kâmil
-coll’imperatore.[682] Di certo nelle negoziazioni di Gerusalemme
-s’era discorso di franchigia doganale nel porto d’Alessandria:[683]
-e il genio de’ due principi e delle due corti portava ad allargare
-e concretare quelle idee, anzi che lasciarle svanire. E se la
-splendidezza de’ doni fosse argomento della importanza del patto,
-quello di cui diciamo si potrebbe riferire allo stesso anno trentadue,
-quando gli ambasciatori d’Egitto, festeggiati nel convito di Melfi,
-avean recato all’imperatore un capo lavoro d’arte e di scienza,
-ricchissimo dono apprezzato ventimila marchi di Colonia: un padiglione
-la cui vôlta fingeva il firmamento, dove il sole e la luna, movendosi
-per occulto congegno, notavan le ore del giorno e della notte; la qual
-macchina lo imperatore fe’ serbare a Venosa.[684] Degli ambasciatori
-egiziani di questa o d’altra legazione sappiam che uno, per nome
-Makhlûf, morì in Messina e fu sepolto nella spiaggia di Mosella, dove
-la sua tomba si vedea sino allo scorcio del secol decimoterzo.[685] E
-forse de’ cavalieri venuti in somiglianti missioni del sultano, furono
-notati nel campo dello imperatore sotto Brescia (1238).[686]
-
-Non mancò con la vita di Kâmil l’amistà delle due corti. L’anno
-novecencinquantotto de’ Martiri (29 agosto 1241, a 28 agosto
-1242) approdava in Alessandria una nave siciliana, ben chiamata il
-Mezzomondo,[687] poichè recava, come si disse, novecento uomini
-e merci senza fine e con esse i doni che mandava l’imperatore al
-novello sultano, affidati a due ambasciatori, de’ quali il maggiore
-in dignità, alla descrizione che ne fa il cronista copto, parrebbe
-alcun frate fatto arcivescovo, se noi non sapessimo ch’ei fu Ruggiero
-degli Amici.[688] I due legati aspettarono lunga pezza la licenza
-di presentarsi al sultano; avutala, essi e il seguito, che montava
-ad un centinaio di persone, furono menati alla capitale, con lungo
-giro per Faium, le piramidi, e Giza; trovarono il nuovo e il vecchio
-Cairo parati a festa, l’esercito schierato in mostra, la cittadinanza
-uscita loro all’incontro. Il sultano avea lor mandati due cavalli di
-Nubia e fornita di palafreni la famiglia: ei li fece alloggiare in
-due palagi principeschi, li colmò di doni, provvide in abbondanza ad
-ogni lor comodo. Si rinnovò la festa il giorno della presentazione
-solenne al castello del sultano, e durò questa larga ospitalità tutto
-l’inverno ch’e’ rimasero al Cairo, in liete brigate, conviti e feste
-e cacce, e tiri a segno con le balestre.[689] Un altro ambasciatore
-arrivò l’anno appresso ad Alessandria con un buzzo che s’addimandava
-anch’esso il Mezzomondo, della cui mole la gente maravigliò. Si dicea
-portasse un immenso carico di olio, vino, caci, miele ed altre derrate
-e con ciò trecento marinai, senza contare i passeggieri.[690] Altri
-fatti provano le strette relazioni tra la Sicilia e l’Egitto. Del
-dugenquarantacinque o quarantasei, l’affermava il Sultano stesso al
-papa, il quale non avea sdegnato di scrivergli chiedendo una tregua
-pe’ Cristiani di Palestina.[691] Una nave approdata in Alessandria il
-secenquarantaquattro (19 maggio 1246 a 7 maggio 1247) recò, svisate
-alquanto ma vere in fondo, le nuove della gran lite che ardeva
-in Europa: il papa perseguitar l’imperatore com’apostata e mezzo
-musulmano; avere perciò stigati tre baroni regnicoli ad ucciderlo,
-promettendo all’uno la Sicilia, all’altro la Puglia, al terzo la
-Toscana; ma che l’imperatore, saputo dalle spie che i congiurati
-doveano assalirlo mentr’ei dormiva, fe’ coricare nel proprio letto
-uno schiavo, s’appostò con cento cavalieri, e mentre gli assassini
-pugnalavano il servo, ei li trucidò tutti di sua mano, fece scorticare
-i cadaveri e le pelli piene di paglia appese alla porta d’un suo
-castello. Come ognun vede, cotesta favola raffigurava, direi quasi,
-a scorcio le congiure scoperte allora nel napoletano. La novella,
-ritornando alla pura verità, conchiudea che, fallito quel colpo,
-il papa mandò un esercito contro l’imperatore.[692] Scrivon anco
-i Musulmani che Malek-Sâleh fu avvertito da lui della mossa di San
-Luigi contro l’Egitto:[693] e veramente il trattato di Kelaun, dianzi
-citato, porterebbe a creder questo racconto, poichè Alfonso d’Aragona e
-Giacomo di Sicilia, tra le altre cose, s’obbligarono a dar somiglianti
-avvisi al Sultano.[694] Abbiamo infine nelle memorie musulmane di
-questo periodo, il titolo che usava la cancelleria del Cairo scrivendo
-a Federigo, cioè: “il gran re, illustre, eccelso, potentissimo, re
-di Alemagna, di Lombardia e di Sicilia, custode della santa città
-(di Gerusalemme), sostegno dell’imâm di Roma, re dei re cristiani,
-difensore de’ reami franchi, duce degli eserciti crociati.”[695]
-
-Che così fatta amistà co’ sultani d’Egitto non sia stata interrotta
-sino al fine della dominazione sveva, si argomenta dal dono del
-sultano Bibars il quale mandò a Manfredi una giraffa.[696] Più
-espressamente l’attestava ad Abulfeda il suo maestro Gemâl-ed-dîn, cadì
-supremo di scuola sciafeita in Hama, storico, matematico, giurista,
-autore di varie opere e, tra le altre, d’un trattato di dialettica,
-dedicato a re Manfredi e intitolato l’(epistola) imperatoria; poichè
-i Musulmani chiamarono anco imperatori i figliuoli di Federigo II.
-Narrava Gemâl-ed-dîn che Bibars mandollo ambasciatore a Manfredi il
-secencinquantanove (dal 6 dicembre 1260, al 25 novembre 1261) e ch’ei
-ripartì dalla corte sveva quando il papa stava per concedere il reame
-a Carlo d’Angiò. Raccontava essersi abboccato parecchie volte col re,
-in una città di Puglia distante cinque giornale da Roma e vicina assai
-alla terra di Lucera, i cui abitatori eran tutti Musulmani, oriundi
-di Sicilia; che in Lucera osservavasi il rituale musulmano, anco la
-preghiera solenne del venerdì; che nella gente di Manfredi molti erano
-di quella schiatta e che nel campo si facea pubblicamente l’appello
-alle cinque preghiere quotidiane. Affermava che Federigo e i successori
-Corrado e Manfredi, ai quali e’ dava anco il titolo d’imperatori,
-erano stati tutti scomunicati dal papa per la benevolenza loro verso
-i Musulmani, e narrava su la elezione di Federigo all’impero una
-novelletta che gli avean data ad intendere a corte: la solita magagna
-del candidato che raccoglie tutte le voci, promettendo la sua propria a
-ciascuno elettore.[697]
-
-Tanto si ritrae delle relazioni politiche della corte di Palermo con
-quella del Cairo e con altre di Musulmani, nella prima metà del secolo
-decimoterzo. Del commercio tra i popoli, il quale a volta a volta fu
-causa ed effetto di quelle consuetudini de’ principi, toccheremo nei
-capitoli seguenti, passando a rassegna le parti di civiltà che si
-notano in quest’ultimo periodo delle colonie musulmane della Sicilia.
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-
-Dagli emiri Kelbiti la storia letteraria di Sicilia passa a re
-Ruggiero, saltando pressochè un secolo, che cominciò con la guerra
-civile de’ Musulmani e terminò con l’assetto de’ conquistatori
-cristiani d’oltre il Faro e d’oltre le Alpi: nel qual tempo molti
-Credenti cultori delle scienze e delle lettere, lasciata l’isola,
-s’illustravano in altre terre musulmane; ed all’incontro i germi della
-civiltà occidentale, parte indigeni e parte stranieri, penavano a
-fiorire in sì profondo mutamento di religione, di lingua, d’ordini
-politici e sociali. I germi indigeni non eran morti. Que’ trecento
-codici che il Prete Scholaro legava al nascente suo monastero di
-Messina, l’ultim’anno appunto dell’undecimo secolo,[698] attestano che
-gli studii non fossero dimenticati; nè parmi inverosimile che tra le
-omelìe, i canoni e i breviali, si fosse intruso nella biblioteca del
-fondatore qualche classico, qualche libro di storia o di matematica.
-A capo di mezzo secolo, Giorgio d’Antiochia, uomo d’altra origine
-e d’altra tempra, fondando in Palermo la chiesa di Santa Maria che
-in oggi s’addimanda della Martorana, le donò tra tante ricchezze
-«non pochi libri.»[699] Dond’ei si argomenta che coteste collezioni
-erano già tenute bell’ornamento ne’ palagi de’ grandi siciliani,
-e suppellettile necessaria negli stabilimenti ecclesiastici: i
-quali sendo tanto cresciuti nella prima metà del XII secolo, doveva
-aumentarsi anco il numero de codici raccolti e la tentazione di
-guardarci dentro.
-
-Ma pervenuti alla emancipazione di Ruggiero, secondo conte e non guari
-dopo re di Sicilia, smettiamo le induzioni, possedendo testimonianze
-espresse e fatti permanenti. Abbiamo già notato il grande ingegno
-di quel principe, lo zelo per la scienza, la lode meritata nella
-compilazione della Geografia che ebbe nome da lui: abbiamo altresì
-fatta menzione dei dotti della corte di Palermo, tra i quali ei
-primeggia sempre per l’altezza della mente, come per la dignità del
-grado. Or diremo di que’ valentuomini e delle opere loro, secondo le
-poche notizie pervenute infino a noi.
-
-Gli Arabi salvarono dal naufragio della scienza antica, tra tante altre
-opere, quelle di Tolomeo; le tradussero in loro linguaggio, nel nono
-secolo dell’èra volgare: e così l’Europa, assai prima di possedere il
-testo greco, studiò l’«Almagesto» ritradotto dallo arabico in latino.
-La «Geografia» che veniva per la stessa via, s’arrestò in Sicilia,
-come or sarà detto. Ma perduto è il testo dell’«Ottica,» nè altro
-or ne abbiamo che la traduzione latina, elaborata dall’ammiraglio
-siciliano Eugenio sopra una versione arabica. Questo scritto che fu
-ecclissato dalle altre due compilazioni dello stesso autore, le quali
-abbagliavan la gente con la vastità del subietto, vale assai più
-che quelle, secondo il giudizio della scienza moderna. Qui Tolomeo,
-invece di sviare con grosse ipotesi le menti degli studiosi, fonda
-la teoria su gli sperimenti e su le verità matematiche. Donde i dotti
-del medioevo che aspiravano a scoprir le leggi fisiche, tra gli altri
-Ruggiero Bacone e Regiomontano, usarono come libro classico l’Ottica
-di Tolomeo: la quale se in oggi può servire solamente alla storia della
-scienza, vi segna pure un gran progresso, svolgendo per bene la teoria
-della refrazione, alla quale gli altri scrittori antichi aveano appena
-accennato. Così pensava Alessandro Humboldt.[700] L’ammiraglio Eugenio,
-in brevissimo proemio, tocca la importanza di quel trattato, il diverso
-genio delle lingue, onde tornava sì difficoltoso a voltare l’arabico
-in greco o in latino, e protesta che in alcuni luoghi, anzichè tradurre
-verbalmente, ei cercherà di cogliere il pensier dell’autore e renderlo
-quanto più concisamente per lui si possa. Avverte con ciò che nella
-versione arabica mancava il primo de’ cinque discorsi ond’è composto
-il trattato, e che de’ due codici ch’egli aveva alle mani, uno era
-buono sì, ma non vi si trovava nè anco il primo discorso.[701] Dond’e’
-si vede che Eugenio sentiva molto innanzi in fisica e in filologia;
-oltrechè scrivea molto bene, secondo i suoi tempi, il latino. Pertanto
-lo direi siciliano di nazione, non già greco di Levante come Giorgio
-d’Antiochia. L’opera non è stampata finora, ma spero esca alla luce tra
-non guari in Italia, sette secoli dopo che fu fatta la traduzione nel
-nostro suolo stesso. Basti qui aggiungnere, che il nome e il titolo
-officiale del traduttore si leggono in tutti i testi a penna quasi
-senza varianti; tal non sembrando a chiunque abbia pratica d’antiche
-scritture, lo scambio d’una lettera, onde alcuni codici hanno ammiraco
-in luogo d’ammirato. E che l’autore sia stato contemporaneo di re
-Ruggiero, si argomenta dalla qualità stessa dell’opera; si prova coi
-diplomi; e lo conferma, secondo me, un’altra versione latina che si
-attribuisce a questo medesimo ammiraglio.
-
-Dico le profezie della Sibilla Eritrea, scritte in caldaico in forma
-di epistola ai Greci, quand’essi andavano alla guerra di Troja; voltate
-in greco da un Doxopatro e quindi in latino da Eugenio, ammiraglio del
-reame di Sicilia, dove capitò il libro greco, sottratto dal tesoro di
-Manuele imperatore. Veramente il nome dell’ultimo traduttore potrebbe
-esser falso quanto quello dell’autrice ispirata, e l’epoca di Manuele
-Comneno potrebbe essere supposta come quella di Priamo: tanto più
-che gli avvenimenti ai quali si allude sotto strano velame di leoni,
-serpenti, aquile, vulcani, tremuoti, tempeste del cielo e misfatti
-degli uomini, sono evidentemente quei che commossero l’Italia e
-l’Europa nel duodecimo e decimoterzo secolo. Pur egli è da riflettere
-che cotesti libri profetici, dall’antichità fino agli ultimi tempi
-del medioevo, sono stati piuttosto copiati e interpolati che rifatti
-di pianta. Onde non parmi inverosimile che qualche barattiere abbia
-venduto a re Ruggiero, a peso d’oro, alcun manoscritto greco, lacero
-e insudiciato, vantandosi d’averlo rubato proprio al rivale Comneno;
-ovvero che l’impostore, vissuto nel secolo seguente, abbia scritto a
-dirittura in latino, fingendo al paro i nomi dell’imperiale possessore
-e dello ammiraglio siciliano, i quali ognun sapeva essere stati
-contemporanei, e l’uno perduto nell’astrologia, l’altro famoso per
-traduzioni d’opere scientifiche dalle lingue del Levante.[702] Nel
-primo caso, il Doxopatro, supposto traduttore dal caldaico, sarebbe
-forse il retore Giovanni, autore dei Comentarii d’Aphthontio e d’altre
-opere che sembran dettate allo scorcio dell’undecimo secolo.[703]
-Nell’altra ipotesi, potrebbe dirsi che il falsario volle mettere
-innanzi quel Nilo Doxopatro venuto di Grecia alla corte di Ruggiero, e
-ch’ei finse anco il nome del traduttore latino, per allontanare sempre
-più dal secolo decimoterzo le favole ch’ei spacciava.
-
-Avendo esaminato altrove[704] qual parte ebbe Ruggiero nella
-composizione della geografia che in oggi corre sotto il nome d’Edrîsi,
-e avendo toccato il soggiorno di questo dotto musulmano a corte
-di Palermo, convien or dire quant’altro sappiamo della sua vita, e
-provarci a dar giudizio dell’opera.
-
-Sua Eccellenza Edrîsi, chè a ciò torna il titolo di _Scerîf_ dato a
-lui come ad ogni rampollo d’Alì e di Fatima, esciva della linea di
-un Edrîs, discendente in quarto grado dalla figliuola del Profeta;
-il quale, cercato a morte per ribellione contro il califo di Bagdad,
-era fuggito l’anno centrentanove (786) dallo Hegiâz fino all’odierno
-impero di Marocco, dove i Berberi lo gridarono califo (789) e dove
-il suo figliuolo fondò poi Fez (807). Cadde la dinastia di Edrîs nel
-decimo secolo; e toccata la stessa sorte, ne’ principii dell’undecimo,
-a’ califi omeiadi di Spagna, salì al trono loro Alì, figliuolo d’un
-edrisita per nome Hammûd: onde questo novello ramo fu appellato de’
-Beni-Hammûd. I quali non tennero a lungo il califato di Cordova. Quando
-si sfasciò, essi detter di piglio a Malaga e ad Algeziras (1035-1038),
-e perdute anche queste, signoreggiarono qualche altra terra
-dell’Affrica settentrionale. Un uomo di lor gente venuto in Sicilia,
-ebbe Castrogiovanni e consegnolla al conte Ruggiero.[705] Il geografo,
-nato nei Beni-Hammûd di Malaga, par abbia preso questo nome d’edrisita
-più tosto che hammudita, per distinguere il suo casato da quello di
-Sicilia, ovvero per ricordare insieme il glorioso capo della dinastia
-in Occidente e l’Edrîs bisavol suo, primo principe di Malaga.[706]
-
-Nè il nobil sangue nè la dottrina bastarono ad ottenere in onor
-dell’Edrîsi una biografia, tra le mille e mille che compilavano
-assiduamente gli autori arabi del medio evo.[707] Leone Affricano che
-ci si provò nel secolo decimosesto, per troppa brama di soddisfare la
-curiosità letteraria degli Italiani, scrisse di memoria e in parte
-di fantasia; oltrechè il suo abbozzo ci è pervenuto per lo mezzo,
-niente diafano, di una doppia traduzione.[708] Frugando qua e là, pur
-si è raccolta, in questi ultimi anni, qualche notizia degna di fede.
-Edrîsi ebbe nome Abu-Abd-Allah-Mohammed, figlio di Mohammed, figlio di
-Abd-Allah, figlio di quell’Edrîs che prese a Malaga (1035) il titolo
-di Principe de’ Credenti e il soprannome di El’-âli biamr-illah.[709]
-Dicesi che il geografo fosse nato in Ceuta il quattrocennovantatrè
-dell’Egira (1100) e avesse fatti gli studi a Cordova:[710] di certo ei
-viaggiò nella penisola spagnuola fino alle rive dell’Atlantico; vide in
-Affrica Costantina e le regioni meridionali del Marocco; e in Levante
-arrivò per lo meno infino a Nicea, poichè egli scrive essere entrato
-l’anno cinquecentodieci (1116) nella grotta de’ Sette Dormienti, sì
-celebri nell’agiografia musulmana.[711]
-
-Men oscuro il periodo ch’ei visse in Sicilia, onde fu chiamato
-siciliano; com’era uso di trarre i nomi etnici da’ luoghi, sia della
-nascita, sia dell’educazione o del soggiorno. E però abbiam detto
-ne’ capitoli terzo e quarto di questo libro come, allettato dalla
-munificenza di Ruggiero, venne Edrîsi dalla costiera d’Affrica in
-Palermo, dove il sangue hammudita gli portava onore senza pericolo,
-e com’egli rimase alla corte di Guglielmo primo.[712] In qual paese
-poi fosse andato e quando fosse morto, non si ritrae;[713] poichè le
-ultime notizie che abbiam di lui vengono da Ibn-Bescirûn, autore del
-_Mokhtar-el-Andalusiin_, ossia «Scelta di [poeti] Spagnuoli,» il quale
-incontrò Edrîsi in Palermo, e dice ch’egli avea compilato il _Nozhat_
-per Ruggiero e che scrisse per Guglielmo primo, su lo stesso argomento,
-il _Rûdh-el-Uns wa nozhat-en-nefs_ ossia «Giardino del diletto e
-sollazzo dell’intelletto.» Imâd-ed-dîn Ispahani trascrive questo e
-molti altri squarci dell’Antologia d’Ibn-Bescirûn, nella _Kharida_,
-fonte principale delle nostre notizie su i poeti arabi in Sicilia.
-Ed ambo gli antologisti, senza dir altro delle opere geografiche di
-Edrîsi, mettonsi a lodare con iperboli e bisticci le poesie, che il
-primo dice aver avute dall’autore stesso e il secondo ce ne serba varii
-squarci, che sommano a trentacinque versi.[714] I quali potrebbero
-stare nella raccolta degli Arcadi nostri. Immagini copiate per la
-millesima volta, sonvi espresse con grazia e lindura. La lingua stessa
-in coteste poesie non è tanto leccata quanto nella geografia; dove
-Edrîsi intarsiò tanti pezzi di rettorica e ricami d’arcaismi che,
-invece d’infiorare la descrizione, la rendono monotona e talvolta anche
-ambigua.
-
-Passando dalla forma alla sostanza, è da rammentare in primo luogo
-qual fosse la condizione degli studii geografici alla metà del secol
-duodecimo. L’antichità greca e romana aveva insegnato a misurar la
-terra con le osservazioni del cielo; avea cominciato a notare le
-distanze delle città, il corso dei fiumi, la configurazione de’ mari;
-a descrivere la natura organica e le schiatte ed opere degli uomini;
-avea lasciati abbozzi di carte e d’itinerarii figurati: i quai lavori,
-ancorchè fossero imperfetti per vizio degli strumenti, scarsezza
-di osservazioni e abuso delle ipotesi, pur mostrano che la scienza
-era fondata. Il trattato di Tolomeo la ricapitolava tutta insieme,
-coordinandovi gli errori proprii del compilatore. Sopravvenute le
-tenebre della barbarie, la geografia rimbambì in Europa, come ogni
-altra scienza; si ridusse a scarabocchi informi, a compendii di
-compendii; peggiorando sempre in Occidente, dal quinto all’undecimo
-secolo dell’èra cristiana:[715] e appena v’incominciava col duodecimo
-una ristorazione, promossa dalle Crociate. De’ Bizantini si potrebbe
-dir ch’e’ serbarono i libri di geografia, senza studiarli giammai. Ma
-entrati gli Arabi nel consorzio de’ popoli, ricercarono con impeto
-giovanile le scienze geografiche. Alle quali erano predisposti
-dalla vita nomade, da’ viaggi di carovana, dalla curiosità dei segni
-celesti, fors’anco da’ commerci con gli abitatori della Mesopotamia
-che almanaccarono ab antico sul firmamento. Allettò poi gli Arabi
-all’astrologia, quella continua vicenda di loro società riottosa;
-e da un altro canto, il culto li obbligò a sciogliere problemi di
-cosmografia, richiedendo, in paesi lontanissimi del Settentrione e
-dell’Occidente, qual fosse la _kibla_, ossia dirittura della Mecca, e
-quali le cinque ore della preghiera, variabili secondo la lunghezza de’
-giorni.
-
-Si stese l’ordito della geografia generale co’ lavori della Persia
-sassanide, dell’India e della Grecia, soprattutto co’ libri di Marin da
-Tiro e di Tolomeo, tradotti in arabico da’ testi greci o da versioni
-siriache. La geografia descrittiva, iniziata con le relazioni de’
-capitani che reggeano i reami conquistati, con gli itinerarii postali,
-coi catasti, e con ogni altro ritratto ufiziale di loro sottile
-azienda, s’impinguò coi frequentissimi viaggi che i pellegrini, i
-mercatanti, i letterati vagabondi, faceano nell’immenso territorio
-musulmano.[716] Dalla fine così dell’ottavo secolo alla prima metà del
-duodecimo, i Musulmani rimisurarono il grado del meridiano terrestre;
-rifecero a poco a poco le tavole delle latitudini e longitudini;
-allargarono la cognizione dell’abitato fino alle estreme costiere
-orientali dell’Asia e, in Affrica, fino all’equatore; compilarono
-itinerarii, descrizioni, abbozzi statistici; rinnovarono il planisfero
-e delinearono carte parziali.[717] Quantunque e’ non fossero arrivati
-a dileguare alcune favole geografiche, anzi ne avessero aggiunte delle
-proprie loro; quantunque non si fossero liberati al tutto dal giogo
-di Tolomeo ed avessero conosciuta molto imperfettamente l’Europa, gli
-Arabi pur batteano le vere vie della scienza, mentre in Occidente la
-feudalità chiudeva in angusti limiti i corpi e le menti.
-
-S’accinse Ruggiero in questo, a compilare la geografia universale,
-usando insieme le cognizioni dell’Oriente e dell’Occidente e il
-ritratto di nuovi studii: la qual opera, nella prima metà del
-duodecimo secolo, il solo re di Sicilia e dell’Italia meridionale
-poteva intraprendere. Nella prefazione d’Edrîsi già riferita[718]
-leggonsi i nomi di dodici geografi, studiati, come si dice, dal
-re; de’ quali, dieci son arabi, Tolomeo greco e l’ultimo sembra
-Orosio, il celebre compendiatore latino de’ bassi tempi.[719] Degli
-arabi, sei ci son noti: Mas’ûdi, Geihani, Ibn-Khordabeh, Ibn-Haukal,
-Ja’kûbi, Kodama, ottimi compilatori di geografia descrittiva;[720]
-ma gli altri quattro, cioè Ahmed-ibn-el-’Odsri (ovvero el-’Adsari),
-Giânâkh-ibn-Khakân-el-Kîmâki,[721] Musa-ibn-Kasim-el-K..r..di, ed
-Ishak-ibn-el-Hasan, detto l’astronomo, non sono noti, nè sappiam qual
-ramo abbian trattato; se non che l’ultimo, dalla qualità attribuitagli,
-si può supporre autore di geografia matematica, o forse compilator
-di tavole delle latitudini e longitudini.[722] Mancano dunque tra le
-autorità di Edrîsi i più celebri scrittori arabi di questo ramo della
-geografia, vissuti prima di lui, come sarebbero Albateni, Abu-l-Wefa,
-Ibn-Iûnis, Albiruni;[723] ma può darsi che Ishak-ibn-el-Hasan abbia
-raccolti i dati, almen dei primi tre. In geografia descrittiva mancano
-Mokaddesi[724] e Bekri, lodatissimi autori dell’undecimo secolo.[725]
-Se cotesti libri veramente rimasero ignoti a corte di Palermo, si
-comprende tanto meglio che Ruggiero gittò via quegli altri, accomiatò
-gli pseudo-geografi viventi ch’egli avea chiamati in soccorso, e
-deliberossi a rifare di pianta il disegno della superficie terraquea,
-secondo le relazioni d’uomini pratici. Ognuno intende che Ruggiero
-prese questa via, inorridito del mostruoso parto ch’esser doveva
-un planisfero a modo di Tolomeo e de’ suoi correttori arabi, le
-proporzioni del quale, senza dubbio, erano smentite, chiaro e tondo,
-dagli itinerarii terrestri e sopratutto dalle carte di navigare del
-Mediterraneo.
-
-Quando avverrà che si appuri meglio il testo di Edrîsi e la
-nomenclatura delle carte ond’è fornito, si scopriranno forse altre
-sorgenti dell’opera, non confessate nella prefazione; poichè alcuni
-dati che veggiamo qua e là, non vengono da quelli che noi conosciamo
-tra gli autori testè citati, nè par si possan trovare appo gli ignoti,
-che son tutti arabi, eccetto Orosio o quel ch’e’ sia. Così è da trovare
-l’origine d’una misura nuova o antichissima dell’equatore, la quale
-torna a settantacinque miglia al grado,[726] non miglia arabiche, ma
-romane, quelle medesime che Edrîsi adopera nel capitolo della Sicilia
-e che rispondono, quasi a capello, alle odierne miglia siciliane.[727]
-Alcuni nomi topografici della Sicilia stessa ci sembrano presi da
-antiche carte greche o romane, anzichè da carte arabiche, o dall’uso
-volgare del duodecimo secolo.[728] Similmente in Grecia, nell’Italia di
-sopra e in qualche parte della Francia, i nomi spesso hanno sembianza
-antica; mentre in altre regioni della Francia, in Germania e in
-Inghilterra prevale la forma degli idiomi novelli e si vede chiara
-l’origine da relazioni o itinerarii del XII secolo.[729]
-
-Ripigliando il racconto sotto la scorta di Edrîsi, veggiamo che furono
-interrogati e confrontati assiduamente, per lo spazio di quindici anni,
-gli uomini pratici, che vuol dire, secondo me, i navigatori italiani,
-e i viaggiatori d’altre parti d’Europa[730] i quali capitavano in
-Sicilia, chi per cagion di commercio, chi nell’andare alla Crociata;
-e con essi anco de’ Musulmani pellegrini, mercatanti e girovaghi.[731]
-Dopo tre lustri d’investigazioni, l’ufizio geografico della corte pose
-mano a rettificare il mappamondo, come si scorge dal passo d’Edrîsi
-che abbiam noi tradotto. Ed or comentandolo diciamo, che si delineò
-una carta geografica,[732] nella quale si cominciò a trasportar col
-compasso, ad una ad una, le linee itinerarie orientate,[733] ritratte
-dalle relazioni; che si riscontrarono via via cotesti dati con quelli
-de’ libri geografici; che si sciolsero o si troncarono i dubbii surti
-nel confronto, e che, fissate in tal guisa le posizioni de’ paesi e
-le figure della terra e delle acque, furono incise in un planisfero
-d’argento, ch’avea per raggio un metro o poco meno ed era diviso
-in segmenti, per maneggiarsi più comodamente.[734] Così mi sembra
-eseguìto il mappamondo, il quale mal si può giudicare dalle figure
-che ne abbiamo in due antichi manoscritti alquanto dissimili tra loro,
-ridotte alla quinta o alla sesta parte e delineate senza proporzioni
-più precise, che quelle che dar potesse la mano e l’occhio del
-copista.[735] Possiam noi supporre adoprata nel primo abbozzo una carta
-generale o un sistema di carte parziali: possiamo immaginare l’una
-o le altre, copiate da esemplari antichi o arabi, ovvero costruite
-appositamente su le tavole di latitudine e longitudine de’ Greci,
-corrette dagli Arabi; sempre la base dell’operazione si riduce alla
-figura che raccapezzavasi dalla scienza di quel secolo; e gli elementi
-della correzione sempre tornano alle distanze itinerarie appurate di
-recente. Non si può interpretare altrimenti il detto di Edrîsi; nè
-immaginare altrimenti l’uso de’ dati novelli che avea procacciati il
-re; i quali dati non poteano venire da una rimisurazione di tutte le
-latitudini e longitudini del globo, ma doveano consistere in itinerarii
-moderni di terra e di mare, carte nautiche e forse immagini latine,
-come quella d’Alfredo il Grande e l’altra che abbiamo nella Biblioteca
-dell’Università di Torino.[736] Veggiam noi la riprova di tal
-dimostrazione, nel libro stesso d’Edrîsi, il quale rimanda a Tolomeo
-per le favolose terre settentrionali di Gog e Magog;[737] la veggiamo
-nelle carte parziali del codice parigino, le quali dànno soltanto
-delle latitudini e longitudini per le regioni dell’Affrica sotto i
-Tropici,[738] per le quali è da supporre che la corte di Palermo non
-avesse trovati itinerarii recenti. Gli itinerarii, accompagnati dalla
-direzione di ciascuna linea secondo i punti cardinali del globo, potean
-servire a verificar le carte terrestri in un modo analogo a quello che
-usarono ab antico i marinai del Mediterraneo per abbozzare lor carte
-marittime, fissando le posizioni con l’osservazione dei corpi celesti.
-Che se le buone carte da navigare, italiane e catalane, che si sono
-ritrovate fin oggi, risalgono appena al principio del decimoquarto
-secolo, quand’era già comune l’uso dell’ago magnetico, e se quell’uso
-non si può tirar su alla prima metà del duodecimo secolo, quando si
-compilava la geografia in Palermo, questo non vuol dir che mancassero
-a Ruggiero delle carte nautiche abbastanza esatte da ispirargli
-diffidenza contro i geografi dotti, e da suggerire la verificazione
-pratica degli schemi immaginati da costoro.[739]
-
-Passando alle sessantanove carte particolari, o, per dir meglio,
-itinerarii figurati, un de’ quali sta a capo di ciascun de’ dieci
-compartimenti d’ ogni clima nel prezioso codice d’Assoliti,[740]
-cominceremo da quella ch’esser doveva, ed è, la migliore di tutte,
-la carta, dico, della Sicilia. Basta metterla allato ad una mappa
-costruita secondo Tolomeo, per vedere la enorme differenza delle
-figure: l’una quasi uguale a quella delle nostre carte d’oggidì;
-l’altra sì scontraffatta, quanto apparrebbe per avventura il mappamondo
-di Edrîsi a paragon di quello di Mercator.[741] Si dee pensar
-dunque che Ruggiero abbia profittato degli studii de’ Musulmani di
-Sicilia del decimo e undecimo secolo[742], ed anco fatte determinare
-astronomicamente alcune posizioni;[743] onde, con relazioni esatte
-e con la minuta esplorazione della costiera, si compose nell’ufizio
-geografico di Palermo una figura, la quale il copista non potè guastar
-tanto che non sembri maravigliosa pel suo tempo.
-
-Delle rimanenti son pubblicate finora tre sole per intero, e si è
-stampata anco la riduzione di tutte in piccolo. Per quanto si può
-giudicare da copie cosiffatte, coteste carte non erano proporzionali
-alle figure del mappamondo; nè la differenza veniva da studio di
-projezione: poche d’altronde sembrano costruite secondo le latitudini
-e le longitudini. Vi si nota sempre, come in tutte le carte primitive,
-l’errore d’ingrandire le regioni meglio conosciute e rimpiccolire
-le altre, per farle pur entrare nei limiti che assegnava lo schema
-generale dei climi, de’ continenti e de’ mari. Così la figura
-dell’Italia dal Tevere in giù, dove Ruggiero comandava, torna assai
-meno erronea della mezza Italia di su, rattratta e rimpicciolita
-sconciamente. Lo stesso dicasi della Sardegna, della Corsica e di
-tutto il Mediterraneo occidentale, di cui la Sicilia usurpa gran
-parte. L’ecclettico lavoro de’ geografi siciliani sparse luce in certe
-regioni, altre lasciò nelle tenebre delle ipotesi. Cavaron essi, per
-esempio, dai sogni di Tolomeo il continente africano sotto l’equatore,
-allungato verso Levante, sì che correa parallelo alle costiere
-meridionali dell’India e della Persia, e chiudea l’Oceano Pacifico
-quasi un altro Mediterraneo. All’incontro, le Isole Britanniche, il
-Baltico, la Polonia, sembrano illustrati da recenti relazioni; non
-vedendosi in quelle carte i grandi errori delle geografie antiche o
-degli Arabi.[744] Gli itinerarii della Grecia mostrano che Ruggiero
-sapea per benino come stessero in casa i suoi nemici;[745] nè fa
-maraviglia che fosse ben conosciuta l’Asia minore e il rimanente de’
-paesi musulmani.
-
-Da coteste figure passando alle descrizioni, veggiamo le stesse
-disuguaglianze: dove copiosi e genuini ragguagli; dove le favole
-orientali del paese di Gog e Magog; le isole fantastiche dalla leggenda
-di San Brandano;[746] le maraviglie di Roma, inventate da qualche
-giudeo errante, o nate da equivoci di traduzione.[747] Nè possiamo
-scusare Edrîsi allegando che egli qui non descrivea già le carte
-delineate dai geografi, ma compilava su libri e racconti. Il vero è che
-non s’ha a pretender critica sottile da un letterato, sia musulmano o
-sia cristiano, del duodecimo secolo. Ci sembra di più ch’Edrîsi abbia
-fatto d’ogni erba fascio, per fretta di presentare l’opera al re, pria
-che la consunzione, già manifesta, lo portasse alla tomba.
-
-La morte del re non avrebbe forse attraversato il compimento del suo
-libro, se a capo di sette anni non fosse avvenuto in Palermo quel
-sanguinoso tumulto nel quale andò a ruba la reggia e si gridò morte ai
-Musulmani. Edrîsi era rimasto a corte, come dicemmo; avea presentata
-a Guglielmo primo una nuova edizione della geografia; nè ci pare
-inverosimile che si fosse compiuta, o almeno incominciata per uso della
-corte, una traduzione latina di opera sì utile e dilettevole. Perì
-forse la traduzione nel sacco della reggia; nel quale è cosa molto
-verosimile che sia andato a male il gran planisfero d’argento, frutto
-di tante fatiche, condannato, in grazia del prezioso metallo, a durar
-poco, com’era già accaduto alle tavole geografiche di Carlomagno. I
-geografi e scrittori arabi che non furon uccisi, fuggirono al certo:
-ed è ventura che Edrîsi abbia potuto recar seco, o mandare in Affrica
-pria della fuga, la copia del suo libro; il quale sortì gran fama
-appo i Musulmani e servì di guida a Ibn-Sa’id, Abulfeda ed altri.
-L’Europa, ridesta a’ buoni studii, non n’ebbe sentore fino allo
-scorcio del decimosesto secolo, quando uscì a Roma, co’ tipi medicei,
-il testo arabico di un compendio anonimo, o direi meglio mutilazione,
-di quest’opera. Del quale compendio fu poi pubblicata a Parigi una
-traduzione latina, e le fu dato il titolo di _Geographia Nubiensis_,
-perchè in principio della seconda sezione del primo clima, citandosi la
-Nubia, si leggea per errore di copia «terra nostra» invece di «terra
-di essa» (Nubia);[748] onde i traduttori Maroniti credettero avere
-scoperta la patria dell’anonimo autore. Adesso abbiam noi, del testo
-compiuto, alcuni codici, alcuni capitoli stampati ed una mediocre
-traduzione francese di tutta l’opera. Si aspetta un orientalista,
-pratico di geografia comparata e disposto a consacrare molti anni di
-lavoro, sì ch’egli appuri il testo co’ suoi mille e mille nomi di
-luogo e ne dia una edizione critica ed una buona traduzione,[749]
-come han fatto non è guari due dotti olandesi per l’Affrica e per
-la Spagna.[750] La nostra storia civile sarà illustrata al certo
-dalla pubblicazione dei capitoli che risguardano l’Italia, dei quali
-un solo è uscito alla luce e fin oggi senza traduzione, quello cioè
-che contiene la descrizione della Sicilia. Perchè se questa è la più
-particolareggiata di tutta l’opera, pure gli squarci che trattano
-delle altre province italiane, racchiudono nomi, itinerarii e notizie
-topografiche, civili e commerciali, tanto più pregevoli quanto ci manca
-ogni opera di tal fatta, nella prima metà del duodecimo secolo.
-
-Il libro di re Ruggiero, poichè convien che gli si renda il vero
-titolo, entrerà nei fasti della nostra storia scientifica. Compilato
-nella più civile delle nostre capitali del duodecimo secolo, opera
-collettiva del monarca di mezza Italia e di uomini forse la più
-parte italiani, si smarrì nella letteratura arabica. Rivendicato
-dall’europea, gli eruditi l’accolsero con gran plauso.[751] Vennero
-poi le appuntature: trascuratavi la geografia matematica,[752]
-accettatevi delle favole ch’altri avea già contraddette, copiati
-i ragguagli d’altri autori.[753] Mal fondata mi sembra la prima
-di coteste accuse, perchè la geografia matematica non si avrebbe a
-cercare nella descrizione d’Edrîsi, ma nelle carte genuine che noi non
-abbiamo; e perchè il metodo conche i geografi di Palermo delinearono
-l’orbe conosciuto, fu veramente il migliore che allor si potesse
-adoperare, anzi quel medesimo che produsse la riforma delle carte
-geografiche nel decimosesto secolo.[754] Del plagio non parlo, quando
-una compilazione di geografia descrittiva non si può fare altrimenti
-che con le compilazioni antecedenti e le relazioni di chi è stato sui
-luoghi. E quanto alla critica de’ fatti, io lo replico, qual sommo
-uomo dell’antichità o del medio evo rimarrebbe in piedi, se avessimo
-a buttar giù tutti quelli che ripetean favole di fisica o di storia
-naturale? Non è giusto qui il biasimo. Un dei critici più severi
-di questo libro lo disse pur monumento di scienza da stare allato
-all’opera di Strabone:[755] ma chi meglio lo approfondisca e tutte
-imberci le lezioni del testo originale, lo riconoscerà meco, ottimo de’
-trattati geografici del medio evo.[756]
-
-Nè la geografia fu la sola scienza applicata a’ comodi civili, che
-allor si coltivasse nella splendida corte di Palermo. L’epigrafe
-trilingue d’una lapida incastrata nel muro esteriore della Cappella
-Palatina, ci attesta avere il re, l’anno millecenquarantadue, fatto
-costruire «un orologio,» dice il testo latino; «uno strumento da notar
-le ore,» dice l’arabico: e il testo greco celebra «questo miracol
-nuovo, che il possente sovrano Ruggiero, re scettrato da Dio, raffrena
-il corso del liquido elemento, dispensando infallibile cognizione delle
-ore del tempo.»[757] Mercè la rettorica bizantina, sappiam noi dunque
-che l’era una clepsidra: la stessa forse, o compagna, di quella che «un
-meccanico di Malta avea fabbricata per comando del suo re, in effigie
-d’una donzella che battea le ore, gittando una pallina nel _seng_,» o
-bacin di metallo che noi diremmo, di che ci ragguaglia il cosmografo
-Kazwini, nella sua descrizione di Malta. Abu-l-Kasem-ibn-Ramadhan, dice
-egli, vista quella macchinetta, improvvisò un emistichio, sfidando
-Abd-Allah-ibn-Sementi a fornire il verso. E quegli, quasi recitando,
-aggiunse di botto il secondo emistichio e due altri versi, con questo
-concetto: che la gentil suonatrice incalzava il tempo; e che il maestro
-che la fece, era salito prima in cielo, ad osservar le sfere, i segni
-dello zodiaco e i gradi dell’eclittica.[758] Or noi troviamo nella
-Kharida, de’ versi che questo medesimo Ibn-Ramadhan dettò a lode di
-Ruggiero, implorando licenza di ritornare a Malta: onde par si provi
-che la clepsidra fu opera appunto di quel secolo, e probabilmente fatta
-apposta per quel re.[759] Delle macchine costruite allo stesso effetto,
-ognun sa che Harûn Rascîd ne mandò in dono a Carlomagno una che suonava
-le ore con palle buttate in un bacino, da automi in figura di cavalieri
-che, aprendo uno sportello,[760] usciano di lor finestrini al punto
-dato: il quale ingegno taluno erroneamente credette orologio a ruote.
-Ibn-Giobair, nella seconda metà del secolo di Ruggiero, descrisse
-la _mangana_, come la chiamarono gli Arabi con vocabolo greco, mossa
-dall’acqua in un edifizio attiguo alla moschea cattedrale di Damasco.
-Dove, sopra un verone, vedeasi quel che noi diciamo il quadrante: un
-grand’arco tondo che abbracciava dodici coppie di finestrini arcuati,
-da ciascuna delle quali venian fuori, ogni ora del giorno, due falconi
-d’ottone, ed aprendo il becco facean cascar palline ne’ sottoposti
-piattelli d’ottone. Per la notte poi erano apparecchiati nel muro
-dodici forami tondi, chiusi con vetri ed accerchiati di rame, de’
-quali uno in ciascun’ora s’illuminava di luce rosseggiante.[761] E
-che gli Arabi usassero così fatti orologi, si conferma col titolo di
-un trattato che Zuzeni, nella istoria de’ filosofi, attribuisce ad
-Archimede: “Il libro delle ore, ossia (descrizione) dello strumento
-idraulico che butta le palline.”[762]
-
-Illustrossi allo scorcio di quel secolo, l’ingegnere siciliano
-Abu-l-Leith, educato, com’ei sembra, alla scuola che produsse i
-monumenti normanni di Sicilia, e costretto, al par di tanti altri, ad
-emigrare, quando quel soggiorno divenne incomportabile a’ Musulmani.
-Aveva allora il califo almohade Abu-Ja’kûb-ibn-Jûsuf, gittate in
-Siviglia le fondamenta d’una sontuosa moschea cattedrale; alla quale
-ei die’ l’ultima mano correndo il millecentonovantasette dell’èra
-volgare, come ricordano gli annali musulmani di Ponente, ed aggiungono
-essere stati messi in cima del minaretto, che si chiama oggidì la
-torre Giralda, de’ globi di metallo dorato sovrapposti l’uno all’altro
-e scalati a piramide, i quali fabbricò e levò sull’altissima torre,
-questo Abu-l-Leith, _mo’allem_, o vogliam dire maestro. A comprendere
-la grandezza dell’opera, basti che per far uscire sul ballatoio del
-minaretto un di cotesti globi, e pur non era il più grande, convenne
-tagliare gli stipiti dalla porta praticata ad uso del muezzin; che
-l’asta di ferro che reggea gli immensi pomi, pesò quaranta _roba’_,
-ossia più di censessanta chilogrammi; e che la doratura prese tanto
-metallo da valere centomila _dinâr_, o diremmo noi, più che un
-milione e mezzo di lire.[763] Così gli scritti musulmani. La cronica
-di San Ferdinando narra che quel pinacolo d’oro fece sbalordire i
-conquistatori cristiani; che i globi eran quattro; e che il più basso
-teneasi unico al mondo, sì per la bellezza del lavoro e sì per la mole:
-sul quale quando ferivano i primi raggi, parea che splendesse un altro
-Sole.[764]
-
-Nè la meccanica stette inoperosa nelle guerre che i Musulmani di
-Sicilia combatteano sotto i vessilli normanni. Raccogliendo i cenni
-che ne fanno le cronache, abbiam noi già notata l’efficacia delle
-torri mobili, condotte (1133) da ingegneri musulmani all’assedio dì
-Montepeloso;[765] le quali nella medesima guerra, drizzate appena
-sotto Nocera, costringeano alla resa quella terra, fortissima di
-sito e di munizione.[766] Le torri di legno sono ricordate dagli
-scrittori musulmani nell’infelice impresa di Guglielmo secondo sopra
-Alessandria di Egitto (1174): da’ quali sappiamo ch’eran armate
-di possenti arieti e che l’oste siciliana usò anche de’ mangani
-smisurati, i quali scagliavano massi, com’e’ sembra, di lava, recati
-a bella posta dalla Sicilia.[767] E dieci anni appresso (1185),
-cotesti mangani, che l’arcivescovo Eustazio chiama «le figlie del
-tremuoto,» aprian la breccia nelle mura di Tessalonica.[768] A capo
-d’un secolo, i Saraceni di Lucera furon tratti con lor mangani alla
-seconda guerra che Carlo d’Angiò volle portare in Sicilia; nel quale
-incontro sappiamo da’ diplomi napoletani del milledugentottantaquattro,
-che si richiedeano cento uomini a maneggiar quattro di cotesti
-strumenti;[769] onde possiamo supporli analoghi a’ testè ricordati
-dell’impresa di Alessandria, ed a quelli forse che avean aperta a’
-Musulmani (878) la torre del porto grande di Siracusa, i quali, a
-quanto ei sembra, operavano per tiri orizzontali.[770] Se mal non ci
-apponghiamo, è da tenere che l’uso di questa maniera di mangani fu
-serbato in Sicilia; non vedendosi, per quanto sappiamo, negli altri
-ricordi del medio evo. Al quale supposto si aggiunga quell’altro de’
-fuochi da guerra adoperati alla espugnazione di Tessalonica.[771]
-Quanto all’architettura militare, sappiamo noi dal fatto di Bari che re
-Ruggiero vi adoperava ingegneri musulmani:[772] ed è molto verosimile
-che la cittadella di Lucera, fondata dall’imperatore Federigo quando
-vi tramutò i Musulmani di Sicilia, sia stata opera anch’essa de’ loro
-ingegneri.[773]
-
-Onoravasi in que’ tempi, assai più che l’arte militare, l’astrologia,
-confusa com’essa fu per tutto il medio evo, con l’astronomia: e poichè
-re Ruggiero si travagliò molto nelle vanità di quella scienza,[774]
-lice supporre che le verità fossero state anco studiate a corte
-di Palermo. Fiorì in quel secolo, verso la metà com’ei sembra e in
-Palermo, Mohammed-ibn-Isa-ibn-Abd-el-Mon’im, musulmano di Sicilia,
-il quale, al dire del Zuzeni, esercitò con gran lode la geometria
-e l’astronomia e con le sue teorie faceva autorità tra i dotti del
-paese.[775] Possiamo supporre dunque ch’egli attendesse anco alla
-applicazione di quelle scienze, alla architettura cioè o meccanica, da
-una parte, ed all’astrologia dall’altra.
-
-Prevaleano le vanità nella scienza del cielo al tempo di Guglielmo
-il Buono,[776] di Federigo ed anco di Manfredi, poichè Stefano da
-Messina dedicò a questo principe la traduzione latina dei Fiori di
-astrologia, attribuiti da un impostore arabo al gran savio Hermes,
-padre dell’arcana scienza e della medicina.[777] Che la vera scienza
-poi fosse stata coltivata ancora nel paese, lo prova il comento delle
-tavole d’Arzachele, compilato in Parigi allo scorcio del decimoterzo
-secolo, da un Giovanni di Sicilia, del quale non abbiamo altra notizia
-che questa;[778] ma se la forma del nome lo dà a vedere cristiano,
-la vocazione lo fa supporre piuttosto musulmano o giudeo mezzo
-convertito. Duolmi non poter ammettere le conghietture di coloro che
-hanno attribuiti alla Sicilia due di que’ non pochi astrolabii arabi
-che rimangono ne’ musei pubblici o privati:[779] ma non mi farebbe
-maraviglia, che un dì o l’altro se ne trovasse alcuno di fattura
-siciliana, atteso le condizioni generali della cultura del paese infino
-al secolo decimoterzo, e il grand’uso che astrologhi, astronomi e
-piloti allor faceano dell’astrolabio.
-
-Non volendo interrompere l’abbozzo della cultura scientifica sotto re
-Ruggiero, io ho lasciata addietro, nel cominciar questo capitolo, la
-matematica pura, del cui studio non tratta alcuna memoria di quell’età;
-quantunque e’ non si possa dar che sia stata negletta in Sicilia,
-quando vi fioriano sì felicemente i rami di scienza applicata. Ma
-se il caso mutilò in questa parte, come in tante altre, la storia
-letteraria, il dotto zelo della presente generazione ha provato che
-l’aritmetica e la geometria furono onorate alla corte di Federigo,
-degno erede dell’avol materno. Abbiam noi fatto cenno de’ problemi di
-geometria ch’egli mandò a Malek-Kâmil mentre negoziava per l’acquisto
-di Gerusalemme.[780] Altri ei ne indirizzò al dotto ebreo spagnuolo,
-Giuda Cohen ben Salomon, che venne poi a stanziare in Italia.[781]
-Gli scritti di Leonardo Fibonacci, dati non è guari alla luce,
-attestano che questi, nel dugenventicinque o pochi anni appresso,
-dedicò all’imperatore il libro de’ quadrati; che Federigo leggea
-volentieri il suo _Liber Abbaci_; e che «dilettavasi, son proprio
-le parole dell’autore, di apprendere certe sottilità appartenenti
-alla geometria ed ai numeri.»[782] Ritraggiamo da un altro opuscolo
-del Fibonacci intitolato a modo arabico «Il Fiore,» che a Pisa, in
-presenza di Federigo, ei sciolse certi problemi proposti da un maestro
-Giovanni da Palermo, filosofo della corte;[783] che maestro Teodoro,
-filosofo palatino anch’egli, avea presentate in altra occasione al
-Fibonacci delle tesi intorno i numeri quadrati;[784] che il pisano fece
-sapere per epistola a Teodoro i suoi trovati recenti su le regole di
-società;[785] e ch’ei mandò all’imperatore, per un Robertino donzello
-della corte, alcuni corollarii della teoria delle frazioni.[786]
-
-Dei quali nomi proprii i due primi ci sono noti d’altronde; e
-similmente l’ufizio di filosofo che comparisce nella corte bizantina
-fin dal quarto secolo, e ritorna in alcune chiese di Sicilia all’epoca
-normanna.[787] Giovanni da Palermo era de’ notai, o diremmo oggi
-segretarii, di Federigo; il quale lo mandò ambasciatore a Tunis il
-dugenquaranta: onde argomentasi ch’ei sapesse l’arabico e forse
-fosse di schiatta musulmana.[788] Maestro Teodoro comparisce in
-corte, se non tra i grandi, certo tra i più intimi dell’imperatore:
-mandatogli apposta il dugentrentanove un legnetto per ritornare
-nel reame, dond’erasi allontanato con licenza e forse con missione
-del principe;[789] spacciatogli non guari dopo un foglio bianco col
-sigillo regio, affinch’ei vi scrivesse in arabico le credenziali degli
-ambasciatori di Tunis;[790] richiestogli di manipolare per uso della
-corte degli sciroppi e dello zucchero di viola;[791] e quel ch’è più,
-affidatogli il geloso ufizio di spiare negli astri il momento propizio
-alle fazioni di guerra:[792] nè sappiamo s’ei fu «de’ negromanti
-astrologi e vati, ministri di Belzebù e d’Astarotte» che Federigo
-perdea (1248) nella strepitosa sconfitta di Parma.[793] Siciliano o
-antiocheno di nascita, arabo o greco di stirpe,[794] questo Teodoro, al
-par che Giovanni da Palermo, ben simboleggia la scienza arabica rimasta
-in Sicilia nella prima metà del decimoterzo secolo: un po’ di tutte le
-dottrine matematiche e naturali; sogni misteriosi e germi di verità, e
-tra i più proficui, l’aritmetica e la geometria. Nelle quali Giovanni e
-Teodoro doveano pur sentire molto innanzi, s’e’ proposero de’ problemi
-a quel gran concittadino di Galileo, quando, studiata la scienza in
-Barbaria, la perfezionò e venne a promuoverla in Italia.
-
-Ed ecco la mia navicella a vista della prima restaurazione degli
-studii in Italia, anzi in Europa; ond’è forza arrestarmi, sì perchè
-non basterebbero le mie forze a continuare il viaggio, e sì perchè
-quell’incivilimento si debbe a tanti altri fattori, non meno efficaci
-che la tradizione scientifica e letteraria de’ Musulmani di Sicilia.
-La qual nazione, estinguendosi, lasciava sì il picciolo suo peculio
-a’ Latini che l’avean morta; ma essi già s’erano arricchiti d’altre
-parti, come si dimostra per l’esempio di Gerardo da Cremona, Leonardo
-Fibonacci, Guido Bonatti, Gerardo da Sabbionetta, Brunetto Latini,
-Simone da Genova e tanti altri.
-
-Pertanto io mi rimango a pochi cenni, e, passando dalle matematiche
-alle scienze naturali, debbo ricordare in primo luogo, che la fama
-accusò l’imperatore di profana curiosità ne’ misteri della creazione. I
-Frati minori, suoi nemici accaniti, andavano buccinando quelle che il
-Salimbeni chiama le superstizioni di Federigo: or ch’egli avea fatti
-sventrare due uomini per indagare la fisiologia della digestione.; or
-che dava ad allattar de’ bambini, vietando alle balie di vezzeggiarli
-con parole, sì che lo sperimento mostrasse qual idioma balbetta l’uomo
-dassè solo, se l’ebraico, come dice la Scrittura, ovvero il latino,
-il greco, l’arabico; ma aggiugneano i Frati che le povere creaturine
-n’eran morte di tristezza.[795] I dotti israeliti intanto lodavano
-il genio di Federigo per la Storia naturale.[796] E questo è provato
-in vero da fatti notissimi: gli animali esotici ch’ei raccolse;[797]
-la storia degli animali d’Aristotile compendiata da Avicenna e, per
-commissione dell’imperatore, tradotta in latino da Michele Scoto,[798]
-indi in ebraico non si sa da chi nè nè quando;[799] il libro della
-fisionomia, composto per lui dal medesimo Scoto;[800] il trattato
-della caccia co’ falconi, opera propria di Federigo;[801] il libro
-d’ippiatrìa, compilato secondo i suoi dettami da Giordano Ruffo di
-Calabria[802] e tradotto in ebraico da un anonimo;[803] il trattato di
-veterinaria attribuito ad Ippocrate, e tradotto dall’arabico in latino
-per maestro Mosè da Palermo.[804]
-
-Non è questo il luogo di toccare la scuola medica di Salerno, nella
-quale i dotti latini gareggiarono co’ giudei[805] e co’ musulmani; e
-i medici di Sicilia vi recarono il tributo di lor dottrina, come si
-argomenta dal nome di Pietro Siciliano che comparisce nella seconda
-metà dello undecimo secolo, seguito da un Giovanni figlio di Costantino
-siciliano.[806] Sappiam noi come Guglielmo secondo onorasse di
-molto, al par che gli astrologhi, i medici musulmani che capitavano
-in Sicilia;[807] come Federigo non solo provvide con le leggi allo
-studio della medicina, ma par abbia promossa la pubblicazione di
-alcuna opera medica e la traduzione d’alcun’altra;[808] sappiamo
-l’accoglienza che trovò a corte di Palermo, verso la metà del
-decimoterzo secolo, il medico Taki-ed-dîn, il quale venendo a Bugia
-da’ paesi di Levante, soffermossi in Sicilia.[809] E visse nell’isola
-infino alla seconda metà del secolo decimoterzo chi seppe sì bene la
-lingua arabica e la medicina, da poter voltare dal testo in lingua
-latina, la grande opera medica di Razi, intitolata _El-Hawi_, ossia
-«Il Comprensivo,» della quale Carlo primo d’Angiò avea domandato ed
-ottenuto un codice dal re di Tunis. Il traduttore, per nome Farag,
-figliuolo di Salem, ebreo di Girgenti, portò a compimento, nel febbraio
-del milledugentosettantanove, questo lavoro; il quale sendo stato
-approvato da eletti medici di Napoli e di Salerno, ne fu fatta per
-uso della corte una bellissima copia in pergamena, divisa in cinque
-grossi volumi; la quale dopo quattro secoli capitò nella collezione
-di Colbert, ed or è serbata ne’ tesori della Biblioteca nazionale di
-Parigi.[810] Cotesto lavoro non solamente è pregevole per la storia
-letteraria, ma potrà servire tuttavia agli scienziati ed a’ filologi,
-terminando con un indice ed un ampio glossario di medicamenti semplici,
-al quale è messo a riscontro il nome latino con l’arabico e spesso anco
-col greco, scritti in caratteri nostrali.[811]
-
-Quantunque gli Arabi, togliendo, come noi, dai Greci il vocabolo
-filosofia, l’abbian usato in senso diverso da quel ch’ebbe in Europa
-nel medio evo, e l’abbiano ristretto alle speculazioni metafisiche
-e fisiche dell’antichità, pure io non credo che re Ruggiero siasi
-mai dato a così fatta disciplina, sì come affermano Sefedi ed Omari
-da me citati.[812] Edrîsi, nella dedica della geografia, gli dà lode
-soltanto per le scienze delle due classi che noi chiameremmo politica e
-matematica:[813] e da tutto quel che sappiamo di questo gran principe,
-ei ci sembra inclinato alle scienze pratiche e positive, più tosto
-che alle astrattezze su la natura e le relazioni degli esseri. Quindi
-è verosimile che que’ due scrittori arabi del decimoquarto secolo,
-indotti in errore dalla fama che tuttavia predicava la corte sveva di
-Sicilia com’emporio d’ogni bel sapere, abbiano attribuita a Ruggiero
-una lode che andava piuttosto al figliuolo della sua figlia. Pure nella
-seconda metà del duodecimo secolo, gli studii filosofici propriamente
-detti eran già progrediti di molto in Italia e particolarmente nelle
-regioni meridionali. A quegli studi par che accenni, e non alla scienza
-e alla coltura in generale, il dotto fiorentino, Arrigo da Settimello,
-nel carme latino dettato allo scorcio del secolo, là dov’ei dice che la
-filosofia tenea corte bandita in Sicilia.[814]
-
-Il genio dunque dei tempi, l’adolescenza passata a corte di Palermo,
-la quotidiana provocazione di papi ambiziosi e tracotanti, ed anco
-la sottigliezza del cervello germanico, disponeano Federigo alla
-metafisica. Si potrebbe supporre _a priori_ ch’ei fosse stato educato
-alla scuola peripatetica degli Arabi, poichè l’Europa cristiana in
-quel tempo non soleva attingere ad altre fonti che a quella. Cresce
-l’argomento col noto fatto ch’ei menò seco alla Crociata un musulmano
-di Sicilia, col quale avea studiata già la dialettica.[815] Ed abbiamo
-per prima prova l’opinione generale del secolo, quando la Corte papale
-e i frati, e i nemici dell’impero e la turba infinita de’ ciechi di
-quella età, più arrabbiati assai che i ciechi d’oggidì, accusavano
-Federigo di miscredenza e gittavangli addosso le più sciocche
-calunnie;[816] e, quel ch’è più, i Cristiani mormoranti contro Roma in
-Italia e fuori, lo biasimavano di liberi pensieri, e persino il Poeta
-che avea messi in inferno tanti papi, lo chiuse entro un’arca ardente
-della città di Dite. Ma da pochi anni in qua son venute fuori notizie
-dirette e precise intorno la scuola ch’ei seguì.
-
-Un codice arabico della Biblioteca bodlejana d’Oxford, intitolato «I
-Quesiti siciliani» racchiude le quistioni filosofiche «mandate a’ dotti
-di Levante e di Ponente dal re de’ Romani, imperatore e principe della
-Sicilia, e le risposte che fecevi in Ceuta, per volere di Rascid califo
-almohade, il dottissimo sceikh ’Abd-el-Hakk-ibn-Sab’in.» Cotesto re de’
-Romani era ben Federigo, poichè il riscontro delle date, conduce per
-l’appunto al suo regno. Ed ecco il tenor de’ quesiti:
-
-Primo. «Il filosofo (Aristotile) in tutte le opere sue dice espresso
-esistere il Mondo _ab aeterno_: ei così pensava di certo. Or, s’ei
-lo dimostrò, quali furon le prove; e se no, in che maniera ei ne
-discorre?»
-
-Secondo. «Qual è lo scopo della scienza teologica e quali sono i suoi
-postulati preliminari, se postulati essa ha?»
-
-Terzo. «Che cosa sono le categorie? E come quelle dieci che ne
-conosciamo servon di chiave ad ogni maniera di scienza? Ma le son
-veramente dieci; e perchè non se ne può togliere nè aggiugnere alcuna?
-Come poi si prova tuttociò?»
-
-Della quarta tesi non è trascritto il testo, ma si ritrae
-che risguardava la natura dell’anima, la sua immortalità e la
-contraddizione che appariva in questo subietto tra Aristotile ed
-Alessandro d’Afrodisia.
-
-Quinto, «Come vanno spiegate queste parole di Maometto: «Il cuor del
-Credente sta tra due dita del (Dio) Misericordioso?»
-
-Bastano così fatte domande a svelare lo scettico. Ibn-Sab’în che non
-l’era meno di Federigo, rispose pure in tutti i capi da specchiato
-ortodosso musulmano, pratico dell’arsenale della scienza e bene
-informato della storia de’ filosofi greci; poichè oltre i molti
-peripatetici, ei cita a proposito dalla immortalità dell’anima, «il
-divino Piatone e Socrate suo maestro,» non che il Corano, il Vangelo,
-il Pentateuco, i Salmi e i Fogli (_Sohof_), antichissima rivelazione,
-com’e’ pare, de’ Sabii. Ma di sotto il casto ammanto uscìa la zampa di
-Satan. Discorrendo della teologia e de’ suoi fondamenti scientifici,
-Ibn-Sab’în scrivea che, se l’imperatore pur volesse chiarirsene meglio,
-venisse in persona a parlargli o mandassegli alcun suo scolastico
-(_motekallim_) o almeno un uom fidato al quale consegnare sicuramente
-lo scritto: tanto più che coteste sospette proposizioni eran già note
-a tutti in quel paese, come fuoco che s’accenda in alto: e v’era di
-molti barbassori ignoranti e maligni, che al solo odore di quesiti così
-fatti, davano dell’asino al proponente e di matto all’interrogato.
-Leggiamo nel preambolo di questo dotto squarcio peripatetico, che il
-messaggier dell’imperatore, avuto lo scritto, offrì grossa somma di
-danaro per mani del governatore di Ceuta; che Ibn-Sab’în la rifiutò, e
-ch’ei ricusò al paro i ricchi doni mandatigli da Federigo, quand’ebbe
-sotto gli occhi la risposta. La proposizione de’ Quesiti Siciliani va
-riferita, su per giù, al milledugenquaranta.[817]
-
-Noi non ritraggiamo se Federigo abbia soddisfatta la curiosità
-filosofica, al modo che gli proponeva Ibn-Sab’în. Questo sapiente,
-che allor avea forse venticinque anni, e s’era già, di Murcia sua
-patria, rifuggito in Ceuta per una prima persecuzione religiosa, fu
-costretto nuovamente a mutare soggiorno, da’ teologi Musulmani che non
-gli perdonavano l’audacia, nè il sapere. Passò da Ceuta a Bugia, indi
-a Tunis e al Cairo, e infine alla Mecca; precorso e avviluppato sempre
-dalla fama di _zindik_ e panteista, ancorchè ei cercasse di nascondersi
-sotto il mantello del sufismo e delle scienze mistiche. Ebbe, come gli
-antichi filosofi, gran seguito di discepoli e di gente che ammirava la
-sua dottrina ed eloquenza, o gli era grata per la inesauribile carità.
-Ma prevalendo i nemici, ei, con esempio singolare appo i Musulmani, si
-fe’ segar le vene e morì da stoico: onde crebbe l’ammirazione de’ suoi
-discepoli e il trionfo de’ nemici.[818] Se non fallisce un cronista
-anonimo trascritto dal Makkari, la fama di questo filosofo arrivò
-in Italia. Abd-Allah signore di Murcia, della dinastia de’ Beni Hûd,
-spogliato improvvisamente da Alfonso di Castiglia che avea accettato da
-lui l’omaggio feudale, tentò un appello al papa pel falsato giuramento,
-com’io credo. Mandò a quest’effetto in Roma un fratello d’Ibn-Sab’în,
-per nome Abu-Taleb; il quale presentatosi al papa, s’accorse che
-questi al vederlo si messe a parlare di lui “in lingua barbara” co’
-suoi cortigiani; onde informatosi arrivò a sapere aver detto il papa
-che il suo fratello era in vero il principe de’ teologi musulmani.
-Tornando l’ambasceria al dugenquarantatrè, perchè allora i Castigliani
-occuparono Murcia; si dee riferire quel giudizio ad Innocenzo IV, uomo
-di molta dottrina e testè amico dell’Imperatore. E sembra cosa molto
-verosimile che Innocenzo avesse anco lette le risposte ai Quesiti
-Siciliani, le quali di certo levarono gran romore tra gli adètti della
-scienza.[819]
-
-In tal frequenza di commerci intellettuali, non poteano rimanere
-ignote a corte di Sicilia le opere del gran filosofo israelita di
-Spagna morto nei primi anni di quel secolo, Musa-ibn-Meimûn, chiamato
-dagli scrittori cristiani Maimonide. E già l’erudizione moderna,
-frugando gli scritti degli Israeliti italiani, ha scoperte vestigia
-dell’abboccamento di Federigo con un dotto, non sappiamo se ebreo o
-musulmano, col quale lo imperatore si maravigliò che Maimonide non
-avesse spiegato nella «Guida de’ Dubbiosi» nè tra le «Ragioni de
-Precetti» l’origine del rito mosaico di purificazione con le ceneri
-della giovenca rossa (_Numeri_, cap. XIX); e soggiunse parergli
-che quell’uso fosse nato per vero dall’olocausto del lione fulvo,
-ch’egli ritraea dal «Libro de’ Sapienti indiani»[820] Da cotesto cenno
-si è conchiuso a ragione, che Federigo ebbe alle mani la versione
-ebraica, o piuttosto l’originale arabico, della famosa «Guida;» e si è
-supposto con verosimiglianza ch’egli stesso n’abbia fatta far la prima
-traduzione latina.[821] Speriamo che ulteriori indagini rischiarino
-cotesti particolari di Storia letteraria. Intanto non è da porre in
-dubbio tal aneddoto, che allarga sempre più il campo delle cognizioni
-da attribuirsi a Federigo.
-
-Nè egli coltivò la filosofia sol per utile e diletto proprio, ma sì la
-promosse ne’ suoi domimi e in tutta Cristianità. Accenneremo appena
-alla Università fondata in Napoli; a’ sussidii assegnati per gli
-studenti poveri; ai “dottori chiamati da ogni parte del mondo, come
-dice il Jamsilla, con liberali premii e provvisioni.”[822] Raccolti
-nella sua biblioteca moltissimi codici arabici e greci, Federigo li
-facea tradurre in latino, per comodo pubblico. Ci rimane la nobile
-epistola con la quale ei mandava in dono ai professori ed agli studenti
-di Bologna la versione di «certi scritti di Aristotile e d’altri
-filosofi su la dialettica e la cosmologia,» affinchè giovassero a
-propagare la scienza, «senza la quale, ei dicea, la vita dei mortali
-non si conduce liberalmente.» Impossibile e’ sembra che Federigo non
-abbia arricchita, di quelli e d’altri trattati, la sua cara Università
-di Napoli; e si ritrae che Manfredi, imitando l’esempio del padre,
-inviò all’Università di Parigi, forse le stesse opere e di certo la
-stessa epistola, ricopiata e mutatovi il nome.[823] Pensano gli eruditi
-che coteste versioni siano state, tutte o parte, opera di Michele
-Scoto.[824] Non guari dopo, Bartolomeo da Messina, per commissione di
-Manfredi, tradusse dal greco in latino l’Etica d’Aristotile;[825] e
-un tedesco per nome Hermann voltò in latino, per voler dello stesso
-principe, le parafrasi arabiche, o compendii del medesimo e d’altri
-libri d’Aristotile.[826] Aggiungansi le altre versioni d’opere di
-matematica, di medicina, di storia naturale, d’astronomia o astrologia,
-dovute al patrocinio di Federigo o del figliuolo, delle quali abbiam
-già fatta menzione. Come poi i Giudei furono in Occidente, per tutto
-il medio evo, gli interpreti più assidui della dottrina araba, così
-Federigo favorì, insieme con le latine, le traduzioni o compilazioni
-ebraiche degli scritti arabi di scienza. Oltre i supposti che abbiamo
-riferiti poc’anzi intorno la versione della «Guida de’ Dubbiosi,»
-si ritrae per positive testimonianze che Giacobbe figlio di Abba
-Mari, medico di Marsiglia, stipendiato largamente dall’imperatore,
-e venuto a Napoli, compì quivi il dugentrentuno la versione ebraica
-dell’Almagesto, e il trentadue, quella del comento di quattro libri
-d’Aristotile per Averroes.[827] Similmente si ritrae che Giuda
-Cohen figlio di Salomone, ebreo spagnuolo, compilatore di una grande
-enciclopedia scientifica ch’ei dettò in arabo e tradusse in ebraico,
-passò in Italia del quarantasette, dopo avere risposto per ben
-due volte ai quesiti scientifici di Federigo:[828] onde possiamo
-argomentare che questi l’abbia chiamato di qua dalle Alpi, allettandolo
-con quella savia liberalità che usò verso ogni altro scienziato.
-
-Quindi si è creduto che Federigo intendea l’ebraico; ed altri ha
-aggiunto, con maggiore verosimiglianza, il greco, poichè v’ha una
-versione greca delle sue costituzioni,[829] e si sa che al suo tempo
-questo idioma prevaleva in alcune città della Sicilia e del Napoletano.
-Per buoni argomenti si ritiene che Federigo seppe il provenzale e il
-francese;[830] nè è da mettere in forse ch’ei parlò, qual meno e qual
-più spedito, l’italiano, il latino, l’arabico e il tedesco.[831] Dubbio
-è che in latino e in provenzale,[832] certo ch’egli abbia verseggiato
-in italiano, al par che alcuni suoi figliuoli e cortigiani: il che
-non vuol dir che Federigo inventò la nostra poesia, nè che fondò,
-propriamente parlando, un’Arcadia in Palermo, come sognavano gli
-eruditi del secol passato; ma che primo, o tra i primi, egli introdusse
-in Italia la moda arabica e provenzale di recitare a corte, de’ versi
-dettati nella lingua che ciascun parlava. La quale usanza aulica,
-promosse la nostra letteratura assai più ch’e’ non sembri a prima
-vista. Federigo rese popolari le novelle rime, con le attrattive del
-canto e dei suoni.[833] E se ben mi appongo, suscitossi nell’animo
-de’ contemporanei una indefinita ma irresistibile brama di civiltà, a
-veder il nipote di Barbarossa, che scendea dal trono per conversare
-co’ dotti e mescolarsi negli esercizii delle arti liberali e ne’
-sollazzi: gentile, piacevole di tratto, arguto, tollerante degli altrui
-detti,[834] vivace e versatile ingegno, ed a volte profondo, nudrito
-e non soffocato dalla erudizione, splendido ed elegante negli arredi e
-negli edifizii ch’ei fece costruire.[835] Con la potenza, la ricchezza
-e l’alto animo, egli cooperò quanto niun altro uomo del medio evo, a’
-progredimenti dell’intelletto umano in Europa.
-
-Noi non abbiamo qui a giudicar Federigo statista, nè legislatore;
-non abbiamo a biasimar, nè a scusare i vizii che lo macchiarono,
-l’avarizia, la crudeltà, la dissolutezza, la perfidia: vizii di tutti i
-tempi e maggiori assai nel medio evo che in oggi. A considerar la sola
-tempra dello intelletto, Federigo ci sembra uom del secolo decimottavo,
-venuto su nei principii del decimoterzo, come quelle piante che per
-singolar caso di natura o per arte dell’uomo, fioriscono fuor di clima
-e di stagione. Così fatti fenomeni morali, la Storia non arriva a
-spiegare pienamente, poichè la più parte delle cause si sottraggono
-alla critica: può nulladimeno, investigare le condizioni di cose
-che abbiano favorito lo sviluppo d’un buon germe. Or l’intelletto di
-Federigo prese forma e vigore tra due serie di fatti non ordinarii,
-alle quali noi abbiamo accennato; cioè il turbine politico che
-l’aggirò fin dai suoi primi anni e l’ambiente di civiltà nel quale
-ei fu educato. Il nostro subietto ne conduce a ricapitolare quanto su
-quest’ultimo punto si è detto da altri e da noi stessi.
-
-All’entrar del secolo decimoterzo, la civiltà musulmana, con le sue
-parti buone e triste, s’era infiltrata un poco in tutta Europa, molto
-nella terraferma italiana e moltissimo in Sicilia; dove, oltre i
-frequenti commerci con le rive meridionali del Mediterraneo, rimaneano
-avanzi degli ordini e delle schiatte musulmane. Tra gli avanzi di
-quelle schiatte, ci sono occorsi nella infanzia di Federigo de’
-famigliari della corte di Palermo e n’abbiamo visti nel suo seguito
-a Gerusalemme e per tutta Italia, in pace, in viaggio, in guerra;
-maestri o collaboratori di studio, essi e i Giudei e i Musulmani
-avventizii d’altri paesi, cortigiani, ufiziali, ministri di passatempi
-onesti, o di lusso e talvolta di non lodevol costume. Giovanni detto
-il Moro, celebre per misfatti nei regni di Corrado e di Manfredi, nato
-d’una schiava di corte, segretario dell’imperatore, tesorier generale
-del reame, quel desso ch’ebbe feudi da Innocenzo IV e volle tradire
-Manfredi a Lucera, Giovanni somiglia, così d’origine come di vita e
-di costumi, ad un liberto di reggia musulmana di Spagna, Affrica o
-Egitto.[836]
-
-La corte sveva d’Italia parve musulmana a tutti i buoni Cristiani
-dell’Occidente, secondo l’attestato di Carlo di Angiò, che appellava
-Manfredi il Sultano di Lucera. Avendo largamente discorso in questo
-capitolo e nei precedenti del patrimonio intellettuale che Federigo
-prese da’ Musulmani, accenneremo qui ai costumi e alle usanze
-passate per la medesima via. Gregorio IX denunziò all’orbe cattolico
-l’imperatore che in Acri avea fatte venir ballerine per offrire
-spettacolo o peggio, a’ suoi ospiti Saraceni:[837] e si ritrae da
-testimonianze autorevoli che anco in Europa ei si sollazzava con
-le pantomime, i giochi di equilibrio, i suoni e i canti di quelle
-saltatrici.[838] Innocenzo IV, accagionandolo ingiustamente per le
-relazioni politiche col Cairo, gli rinfacciava di tenere paggi saraceni
-e di far custodire la sua moglie da eunuchi.[839] E ch’egli s’era
-acconcio un serraglio a Lucera e n’aveva un altro da campo nelle guerre
-d’Italia, lo provano documenti e scrittori contemporanei.[840] Così i
-vizii avean preso a corte di Federigo le sembianze musulmane; non ch’e’
-mancassero o fossero men laidi nelle reggie cristiane del medio evo.
-Musulmano anco il lusso. Parrebbe che Federigo volesse imitar qualche
-sultano Gaznevida dell’India, quand’egli all’assedio di Pontevico
-(1237) fece menare da Saraceni un elefante, che portava sul dosso una
-torricciuola con le bandiere imperiali.[841] Parrebbe ch’egli avesse
-voluto recare in Europa le apparenze tutte dell’Oriente, quando si
-legge il rescritto, col quale comandava a’ suoi ufiziali in Palermo di
-trascegliere subito nella famiglia della corte alquanti schiavi negri
-in su i venti anni, e comperarli al bisogno, i quali apprendessero a
-suonare, chi la tromba e chi la trombetta, e fossero subito mandati
-allo imperatore.[842] E sia caso, o che i più be’ paramenti della corte
-uscissero ancora dal tirâz di Palermo, si è perfin vista una iscrizione
-arabica, trapunta in oro, su i paramani della tunica nella quale fu
-composto nell’avello il grande imperatore del secolo decimoterzo.[843]
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-
-Mentre le scienze fisiche e filosofiche manteneansi in onore appo i
-soggiogati Musulmani di Sicilia, e la poesia arabica suonava gradita
-nella reggia cristiana di Palermo, gli studii religiosi e legali
-decaddero e con essi la filologia. Nè dovea succedere altrimenti,
-quando si dileguavano a mano a mano gli uomini eletti per educazione
-e virtù, lasciando nell’isola que’ delle infime classi e gli ufiziali
-e servitori di corte. L’emigrazione de’ migliori, attestata negli
-annali arabici dell’undecimo secolo, taciuta in que’ del duodecimo che
-dimenticavano già la Sicilia, comparisce ormai dalle biografie.
-
-Secondo l’ordine posto ne’ libri precedenti, farem di principiare la
-rassegna con le scienze coraniche. Delle quali troviam solo cultore
-un letterato, diremmo quasi, enciclopedico, rinomato appo i Musulmani
-infino ad oggi. In luogo di scompartire i ragguagli per tutto il
-capitolo, ritornando a questo valentuomo in ciascuna delle classi cui
-vanno ascritte le svariate opere sue, discorrerem di tutte insieme; e
-daremo per primo la biografia, che si ritrae da ’Imâd-ed-dîn d’Ispahan,
-contemporaneo; da Ibn-Khallikân, scrittore del secolo decimoterzo e da
-quattro eruditi compilatori del decimoquarto e decimoquinto.[844]
-
-L’autore, per nome proprio Mohammed, per patronimico
-ibn-abi-Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Zafer, ebbe il nome familiare
-d’Abu-Hascim,[845] i titoli onorifici di _Hogget-ed-dîn_ e
-_Borhân-el-islâm_ (Dimostrazione della fede e argomento dell’islamismo)
-e gli veggiam dati i nomi etnici di Sikilli e Mekki, or l’uno, or
-l’altro, ed or entrambi; il quale raddoppiamento accade spesso appo i
-Musulmani, com’altrove abbiam detto.[846]
-
-Ibn-Khallikân afferma a drittura ch’ei nacque in Sicilia e fu educato
-alla Mecca; il che ripete Abulfeda; e il Makrizi dice di più che il
-nostro autore, oriundo della Mecca, fu educato in Maghreb e stanziò
-in Hama, dopo breve fermata in Egitto. Da un’altra mano ’Imâd-ed-dîn,
-che lo conobbe di persona ad Hama, lo novera tra i poeti dell’Arabia
-propria; lo dice meccano “d’origine”, maghrebino di educazione, vissuto
-in Siria: e notisi che la voce _asl_, usata da questo scrittore,
-risponde appunto alla nostra “origine,” e si adopera più propriamente
-per designare la patria del padre. All’incontro il Fasi, che compilò
-nel decimoquinto secolo gli annali della Mecca sua patria, lo fa
-oriundo del Maghreb, ma nato e cresciuto nella santa città. Egli cita
-il Katifi, annalista di Bagdad; il quale alla sua volta allega un
-discepolo d’Ibn-Zafer, che avea sentito dalla propria bocca di lui,
-esser nato alla Mecca, di scia’bân quattrocennovantasette (maggio
-1104): e il discepolo aggiugnea che una volta ch’ei giunse ad Hama
-di rebi primo del cinquecensessantasette (novembre 1171), domandando
-d’Ibn-Zafer, seppe esser morto pochi dì innanzi. Secondo la raccolta di
-biografie dei dottori Malekiti, dalla quale cavò notizie un cronista
-d’Egitto citato dallo stesso Fasi, Ibn-Zafer partì fanciullo dalla
-Mecca; studiò con varii dottori in Alessandria, Affrica e Spagna; tenne
-conferenze pubbliche nelle moschee; dal Maghreb poi passò in Sicilia;
-andò a Damasco e stanziò alfine in Hama. I quali dati non accordandosi
-tra loro e molto meno con quei d’Ibn-Khallikân, il Fasi se ne cava
-fuori con la formola di critica musulmana, che il vero lo sa Iddio.
-Il Soiuti par abbia avuti alle mani questi ed altri ricordi. Ei nota
-la nascita alla Mecca, l’andata in Egitto; poi fa vivere Ibn-Zafer
-lunga pezza in Affrica e soggiornare per l’appunto in Mehdia quando la
-fu presa da’ Cristiani (1148); indi lo fa vagare in Sicilia, Egitto,
-Aleppo e gli fa scrivere la più parte delle opere in Hama. Infine la
-nota anonima di un antico codice del Solwân, dice l’autore nato in
-Sicilia e rimasovi nella prima gioventù.[847]
-
-Io non vo’ sciorre la quistione con la sola autorità degli scrittori,
-la quale pende pur da un lato: poichè, se Imâd-ed-dîn è dubbio, sta
-per la Sicilia il gran biografo de’ Musulmani, con Abulfeda signore di
-Hama dove Ibn-Zafer fu sepolto e lasciò più ricordi che altrove, e con
-Makrizi, sì avveduto e diligente; e al contrario sta per la Mecca un
-contemporaneo citato dal Katifi e notato di contraddizione in alcuni
-particolari;[848] il Fasi alquanto incerto e il Soiuti, fecondissimo
-tra tutti gli scrittori del mondo, e però frettoloso, oltrechè egli
-die’ queste notizie in un’opera giovanile e senza citazioni.
-
-Considerata dunque la incertezza dell’uno e le due opposte sentenze
-degli altri, occorre il sospetto che sien corsi falsi o equivoci
-ragguagli fin dal tempo dell’autore stesso. Nè mancherebbe il perchè.
-Il nome siciliano dovea suonar male in Siria nella seconda metà del
-duodecimo secolo, quando ardea quivi tanto fanatismo religioso,
-e Ibn-Zafer ritornava in quel paese con animo di rimanervi: onde
-non sarebbe inverosimile che l’autore medesimo, o gli amici, anzi
-che ripetere il nome della Sicilia, avessero vantata ed allargata
-nel significato l’origine meccana. Se tuttavia rimase ad Ibn-Zafer
-l’appellazione etnica di Siciliano, è da supporre ch’ei non se la potè
-levare d’addosso, sia ch’egli fosse nato propriamente in Sicilia, o che
-vi fosse stato educato.
-
-Parmi inoltre che l’errore potè sorgere o confermarsi per date mal
-appurate; le date io dico che talvolta pongonsi nei codici musulmani
-per affermare che tal testo fu, in tal mese ed anno e in tal paese,
-consegnato dall’autore al rawi, ossia ripetitore, con licenza di
-leggerlo altrui e darne copie. Occorre anco nelle notizie biografiche
-dei dotti, e specialmente de’ tradizionisti, che segnisi la data in
-cui il tale «ascoltò» da un tal altro, come chiamano tecnicamente
-il prendere lezioni della tradizione profetica. All’una o all’altra
-sorgente mi sembra ch’abbia attinto il Soiuti. Ma documenti analoghi ci
-abilitano a correggere alcuni errori suoi ed a provare un fatto, ignoto
-finora a tutti i biografi, cioè che Ibn-Zafer dimorò in Siria ben due
-volte in tempi diversi; il qual fatto rende poco verosimile il racconto
-di chi dice quel dotto andato nella sua fanciullezza in Maghreb e
-ritornato in Levante dopo il breve soggiorno di Sicilia. Cotesto
-itinerario par fondato sul supposto che Ibn-Zafer abbia dato in Sicilia
-la prima, anzichè la seconda edizione del Solwân: ma si prova appunto
-il contrario.
-
-Il primo documento del soggiorno in Siria si trova
-nel _Kheir-el-biscer_, dedicato da Ibn-Zafer a un
-Sefi-ed-dîn-Ahmed-ibn-Kornâs, direttore, com’io credo, di qualche
-_medresa_, o vogliam dir liceo, in Aleppo o in Hama.[849] L’autore,
-fraseggiando nella prefazione, racconta come partito da’ “remoti paesi
-occidentali” per cercare asilo nel possente reame di Norandino, quel
-che abbatte con la sua grandezza gli animi di tutti i re di Levante
-e di Ponente e copre i suoi nemici con la polvere della distruzione,
-ec. «il destino l’avea balestrato ne’ precipizii, l’avea ricolmo di
-affanni e gli avea fatto vedere in pien meriggio la stella Soha;»[850]
-se non che Iddio gli mandò nel maggior uopo questo suo fratello
-ed amico, Sefi-ed-dîn, al quale, volendo mostrare gratitudine e
-rimeritarlo con la celebrità, gli presentava quel libro. Qui possiam
-segnare la data: poco più o poco meno il millecenquarantotto; poichè
-Nur-ed-dîn-ibn-Zengui si impadronì d’Aleppo alla morte del padre
-(1146), ed entro pochi anni allargò il dominio e la fama; mentre Mehdia
-cadea nelle mani di re Ruggiero.
-
-Ci occorre, non guari dopo, quella che abbiam chiamata, a modo nostro,
-la prima edizione del Solwân, in fondo della quale l’autore pone il
-catalogo de’ libri compilati da lui, che incomincia così:[851] “Or
-ch’esce quest’opera dal mio scrittoio e passa nelle mani de’ _rawi_
-(ripetitori), sendo questo l’ultimo de’ miei libri, miei per _tesnif_
-(composizione) e _talîf_ (dettato), nei quali mi sono studiato a
-dilettare i lettori con l’eleganza e ad ammonirli co’ precetti, ragion
-vuole ch’io conchiuda il volume, notandovi i titoli e gli argomenti di
-que’ miei lavori, quantunque i ribaldi abbiano fatta rapina di molti
-tra’ volumi così intitolati.” E seguono diciannove trattati, tra i
-quali si legge il Kheir-el-biscer, ond’è manifesto che era stato già
-scritto; ed all’incontro mancano, le tre opere dedicate ad Abu-l-Kasim
-in Sicilia, dond’è certo al pari che non erano state composte e che
-perciò la prima edizione del Solwân non è quella che porta il nome
-del nobile siciliano. Comparisce in capo del catalogo il _Janbû’_,
-gran comento del Corano, il quale l’autore avverte avere scritto per
-la seconda volta, sendogli stata rubata la copia: onde par che egli
-alluda con questo e col cenno precedente, al fatto narrato dal Soiuti,
-cioè che gli Sciiti d’Aleppo, dando addosso un giorno ai Sunniti,
-saccheggiarono la medresa ortodossa d’Ibn-Abi-’Asrûn e quivi rapiron
-tutti i libri d’Ibn-Zafer.[852]
-
-Cotesta edizione del Solwân è preceduta da tale dedica che allude,
-senza dubbio, ad un fatto politico nel quale l’autore trovossi avvolto.
-Un re suo benefattore ed amico intimo e palese, dice egli senza dare
-il nome, principe savio, illustre, ed amante della scienza, viveasi
-in grandi angosce, minacciato e stretto da un ribelle, il quale avea
-a volta a volta assaliti e sedotti i suoi sudditi; e, arrivato a
-guadagnare tutti gli ottimati, stava già per cacciarlo dal trono.
-Bramando conforto a’ suoi mali, il tradito principe avea chiesto
-all’autore (oh beati tempi!) un libro di filosofia e d’erudizione,
-che fosse composto ad imitazione delle favole di Kalila e Dimna; e
-Ibn-Zafer, non sapendogli ricusar nulla, gli offria cotesto libro,
-scritto a bella posta per lui.[853] E veramente nel Solwân, gli
-squarci del Corano, le tradizioni, i fatti storici, le novelle, gli
-apologhi, ogni pagina, ogni linea, accenna a que’ termini estremi
-d’un principato, e tende a consolar il signore che precipiti giù dal
-trono. Di certo non son rari cotesti casi nelle storie musulmane del
-duodecimo secolo; pur nessun principe cadente somiglia tanto a quello
-d’Ibn-Zafer, quanto Mogir-ed-dîn, che tenea Damasco alla morte di
-Zengui. I costui figli incontanente si messero attorno a Mogir-ed-dîn,
-sotto specie di aiutarlo contro i Crociati; e Norandino entro pochi
-anni il finì. Gli s’infinse amicissimo; gli imbeccò tante trame
-da fargli spegnere ad uno ad uno tutti que’ capitani che non potè
-indettare per sè medesimo. E quando Mogir-ed-dîn si trovò senz’armi nè
-amici, il conquistatore appresentossi sotto Damasco; guadagnò il tratto
-ai Crociati, chiamati in aiuto: e i traditori gli aprirono le porte;
-il tradito venne a’ patti e, ingannato anche in questi, andò a finir
-la vita in un collegio fondato a Bagdad. Entrava Norandino in Damasco
-di sefer del cinquecenquarantanove (maggio 1154).[854] Cotesta data sta
-bene con le altre due che abbiam certe delle vicende d’Ibn-Zafer, cioè
-la dedica del _Keir-el-biscer_ verso il millecenquarantotto e quella
-della seconda edizione del Solwân, nel cinquantanove. Ognun poi vede
-come, supponendo che il re innominato fosse Mogir-ed-dîn, l’amico e
-generoso scrittore non potea rimaner in Siria dopo l’occupazione di
-Damasco. Chi ha pratica delle biografie de’ letterati musulmani del
-medio-evo e conosce lor vivere irrequieto e vagabondo, la vanità e
-il bisogno che li spingeano da una corte all’altra, non ripugnerà a
-supporre che il gran monarca del Keir-el-biscer fosse divenuto entro
-cinque o sei anni il ribelle del Solwân.
-
-Ma del cinquecencinquantaquattro (1159) il Solwân si volta al
-nome dello splendido kâid siciliano Abu-l-Kasim, preceduto da tre
-compilazioni che hanno per titoli: _Asâlib-el-Ghaiat, El-Mosanni_, e
-_Dorer-el-Ghorer_ e accompagnato da caldi attestati di gratitudine,
-i quali compongono un’altra prefazione, messa in vece di quella
-che alludea già ai casi del re innominato.[855] Breve tempo dimorò
-poi Ibn-Zafer in Sicilia: allontanatosi forse nella sedizione de’
-Cristiani di Palermo contro il re Guglielmo I e contro i Musulmani. Ei
-ricomparisce ad Hama, stentando la vita al dire d’Ibn-Khallikân, con
-una piccola provvisione che gli procacciarono, di professore, credo io,
-in qualche medresa. In Hama ei divulga, tra le altre opere, il Solwân
-della seconda edizione e il Kheir-el-biscer, mutilato della dedica a
-Sefi-ed-dîn. E veramente la copia del Solwân stampata non è guari a
-Tunis (1862), è tolta da un testo che l’autore stesso avea comunicato
-al ripetitore in Hama, del mese di regeb del sessantacinque (aprile
-1170);[856] il qual testo, al par del maggior numero de’ codici che
-abbiamo in Europa, confronta con quello dedicato ad Abu-l-Kasim. E
-ciò prova che l’autore avea messo da parte l’altro del re innominato.
-La prima edizione corse per pochi anni, come si argomenta dal picciol
-numero delle copie che ne rimangono, in confronto delle molte della
-seconda edizione.[857] Nè altrimenti dovea succedere nel supposto
-che il nemico di quel re troppo buono fosse stato il gran Norandino;
-perocchè splendendo sempre più in Levante la gloria militare e la virtù
-religiosa del conquistatore, i Musulmani non avrebbero sopportata
-una voce che ricordasse le sue perfidie, nè l’autore stesso avrebbe
-affrontato il pericolo di uscir nuovamente dalla Siria.
-
-Comunque sia, l’indigenza accompagnò Ibn-Zafer fino alla tomba, e poco
-prima l’avea sforzato a maritar la figliuola ad uom di condizione
-inferiore alla propria, ch’è peccato in legge musulmana. Il genero,
-per giunta, portò via la giovane e la vendè schiava in altro paese.
-Morì Ibn-Zafer in Hama, come abbiam detto: ei fu piccino e mal
-complesso della persona; ma bello in volto,[858] generoso d’animo, pio,
-onesto, lodato per chiaro ingegno, vasta erudizione e delicato gusto
-letterario. Donde possiam pensare che quest’ultimo scrittore della
-Sicilia musulmana avrebbe lasciate opere più grandi, se la povertà non
-l’avesse obbligato a filarne una trentina.
-
-A capo delle quali ei pose nel citato catalogo il _Janbû’_, ec.
-(Sorgente d’eterna felicità nell’esegesi del Savio Ricordo) dettato
-due volte, come s’è detto, con lo stesso titolo[859] e chiamato
-anche il Gran comento letterale del Corano.[860] Abbiamo in Europa,
-per quanto io sappia, un solo volume del _Janbû’_, che torna
-forse ad una ottava parte dell’opera e che ne dà bel saggio, s’io
-giudico dirittamente.[861] Va noverato anco tra gli studii coranici
-il _Fewâid-el-Wahi_, ec. (Brevi ed utili cenni su le gemme della
-miracolosa Rivelazione) che racchiude la definizione de’ nomi dati
-alla divinità nel Corano; de’ quali alcuni differiscono di forma e di
-significato, come _Kerîm_ e _’Azîm_; altri, al contrario, derivano
-da unica radice, come _Rahmân_ e _Rahîm_, ovvero possono usarsi
-indistintamente come _Khabîr_ e _’Alîm_.[862] Nella medesima classe
-è da porre l’_Asâlib-el-Ghaiât_, ec. (Vie che portano a spiegar bene
-un versetto) ch’è appunto l’ottavo della sura quinta e risguarda
-le abluzioni;[863] l’_Iksir-Kimia-et-tefsîr_ (Elixir della chimica
-dell’esegesi);[864] il _Kitâb-el-Borhaniat_, ec. (Libro degli Argomenti
-che conducono alla spiegazione de’ nomi di Dio).[865] Non si cita
-d’Ibn-Zafer alcun trattato di tradizione musulmana propriamente detta.
-Pur non è dubbio ch’egli abbia studiata quella prima sorgente delle
-scienze dell’islam, poichè i biografi fanno menzione della sua presenza
-nelle scuole di tradizione,[866] e d’altronde lo provan le opere sue,
-come innanzi diremo.
-
-Delle due opere giuridiche notate nel catalogo autentico, noi
-sappiam poco più che i titoli: e sembrano l’una e l’altra compendii.
-S’addimanda una il Mosanni (La Manoduzione), trattato di scuola
-malekita, nel quale avverte l’autore ogni tesi essere seguìta dalla sua
-dimostrazione: e parmi questo il medesimo libro che l’autore dedicò ad
-Abul-Kasim in Sicilia, allungando un po’ il titolo: “Manoduzione per
-chi vuole imbeversi della _Ma’ona_ e dell’_Iscraf_“, delle quali l’una
-è compilazione classica di dritto malekita, e l’altra pare opera di
-confronto tra le dottrine delle varie scuole ortodosse.[867] Il secondo
-lavoro giuridico d’Ibn-Zafer è poemetto didascalico sul partaggio delle
-eredità e su i diritti di clientela.[868] Non presto fede alla notizia,
-al medesimo tempo riferita e messa in forse dal Fasi, che Ibn-Za-fer
-avesse date lezioni di dritto sciafeita;[869] sembrandomi che s’egli
-studiò quella scienza, non l’approfondì tanto da poter insegnare in
-altra scuola che la malekita. L’errore nacque forse da somiglianza di
-nome, e questa sarebbe per avventura una delle cagioni che han resa
-dubbia la patria del letterato siciliano e fatta notare da alcuni
-nel cinquecensessantacinque la sua morte, che seguì per vero due anni
-appresso.
-
-Da’ titoli delle opere di teologia, chè que’ soli abbiamo e qualche
-cenno nel catalogo autentico, sembra che Ibn-Zafer siasi gittato
-nelle contese degli scolastici musulmani dell’età sua. Messo da
-canto il _Teskhir_ (La Connessione) del quale non sappiamo altro
-che la classe,[870] ci occorre il _Mo’adat_ (I luoghi sacri), libro
-ortodosso, scrive l’autore medesimo, pien di salutari avvertimenti
-ed atto a chiarire ogni dubbio.[871] Segue il _Mo’atibat-el-Giari_,
-ec. (Riprensione all’audace che condanna l’innocente), il quale
-trattava, se dobbiam credere al Makrizi, delle dottrine teologiche
-di Abu-Hanifa e di El-’Asciari; onde par che l’autore abbia assunta
-la difesa del primo contro il secondo.[872] Svela ira più acerba il
-titolo del _Kescf-el-Kescf_ (Smascheramento dello Smascheramento),
-confutazione d’un’opera ch’era uscita col titolo di _Kescf_, contro
-la famosa “Risurrezione delle scienze teologiche” per Ghazali.[873]
-Abbiamo infine con un titolo che parla dassè, il _Gennet fi
-ittikâd-ahl-es-sunneh_ (Il Paradiso nella Ortodossia de’ Sunniti).[874]
-
-Ma più che a combattere ne’ deserti della scolastica, s’adattava il
-delicato intelletto d’Ibn-Zafer alla filosofia morale. Si leggono
-nel catalogo i titoli di quattro opere, con l’avvertenza che fossero
-parenetiche, cioè: _El-Khowads-el-wakiat_, ec. (Gli elmetti sicuri e
-gli amuleti degli incantesimi);[875] _Riâdh-ed-dsikra_ (I Giardini
-dell’Ammonizione);[876] _En-nesâih_ (I buoni consigli);[877]
-_Mâlek-el-idskâr_, ec. (L’angelo che ricorda le vie delle
-Riflessioni).[878] Delle quali opere nè conosciamo codici, nè troviamo
-ragguagli; pur la tendenza morale si può argomentare con sicurezza
-dalle opere istoriche e dalle pseudo-istoriche del medesimo autore.
-
-Delle prime ci rimane il _Kheir-el-biscer_, ec. (I migliori annunzii
-sul miglior dei mortali) dianzi citato, nel quale si discorrono le
-predizioni ch’ebbe il mondo dell’apostolato di Maometto.[879] Il
-trattato si divide in quattro capitoli, secondo la diversa origine de’
-vaticinii; cioè a dire, que’ contenuti nei libri sacri degli Ebrei e
-de’ Cristiani e quelli usciti di bocca dei dottori, dei _Kahin_ (arioli
-arabi) e dei _ginn_ (genii o demoni). Nei primi due capitoli l’autore
-cita ad ogni passo il Pentateuco, i Salmi, il libro d’Ezechiele e
-i Vangeli, con le diverse opinioni degli espositori; talvolta ei
-confronta col testo la versione siriaca del Vecchio Testamento; esamina
-con erudizione il cammino percorso dai libri che compongono il Nuovo, e
-sostiene pertinacemente il paradosso musulmano che il Paracleto della
-Scrittura simboleggi Maometto. Parmi che cotesti due primi capitoli
-possan giovare in qualche modo alla storia degli studii biblici. Nel
-terzo e nel quarto si possono spigolare, per quel che valgano, degli
-aneddoti di storia preislamitica, e v’ha sempre da raccogliere note
-filologiche tra le sentenze sibilline conservate bene o male dalla
-tradizione. La fama che ha goduta e gode questo libro in Oriente, è
-provata dai molti codici che ne avanzano, dalle citazioni che ne fanno
-gli scrittori,[880] e dalla recente edizione del Cairo.[881] Sembra
-compendio del _Kheir-el-biscer_ lo _’Alâm-en-nobowah_ (Segni della
-Missione profetica) che manca nel catalogo autentico, e dee perciò
-riferirsi agli ultimi anni dell’autore.[882]
-
-Si allarga alquanto il campo storico nell’_Anbâ-nogiabâ-el-ebnâ_
-(Notizie dei giovanetti illustri),[883] al quale non manca il suo
-compendio, chiamato _Dorer-el-Ghorer_ (Le perle frontali).[884] Caso
-raro nella letteratura arabica, il titolo del primo di cotesti libri
-espone chiaramente il subietto. Dividonsi quelle biografie in cinque
-capitoli, ciascun de’ quali ha intitolazione particolare e il primo,
-detto “La gemma solitaria ed unica,” racchiude gli aneddoti di Maometto
-fanciullo. I tre seguenti trattano dell’infanzia di tre generazioni
-diverse di Musulmani; il quinto de’ fanciulli celebri degli antichi
-Arabi e de’ Persiani. È libro di _adâb_, come si chiama l’erudizione
-miscellanea; e contiene esempii di bella memoria, sagacità precoce,
-predestinazione alla grandezza religiosa o mondana. Cotesto libro, al
-paro che il _Kheir-el-biscer_, potrà giovare tuttavia a’ lessicografi
-ed a’ ricercatori della storia orientale del medio evo.
-
-Com’ogni altro letterato arabo, scrisse Ibn-Zafer di grammatica.
-Leggiamo nel suo catalogo un _El-Kawâ’id wal-biân_, ec. (Le basi e la
-spiegazione della grammatica): ma egli stesso lo chiama compendio.[885]
-E’ sembra invero che Ibn-Zafer poco siasi curato della scienza
-grammaticale, ancorch’egli dicerto non l’abbia trasgredita nello
-scrivere, perocchè le sue opere pervenute infino a noi scarseggiano di
-note grammaticali, quanto abbondano delle lessicografiche. I biografi
-poi ci hanno tramandato un pettegolezzo che attesterebbe i rimorsi
-d’Ibn-Zafer; cioè, che trovandosi ad Hama in una tornata accademica con
-Tag-ed-dîn-el Kendi, questi gli propose una difficoltà grammaticale
-e poi un dubbio filologico: ai quali Ibn-Zafer rispose e in sul fine
-della tornata sclamò: “Il dottore Tag-ed-dîn è più valente di me in
-grammatica, ma io lo vinco in filologia.” — “Oibò, rispose il pedante,
-conceduta la prima tesi; controversa la seconda.”[886]
-
-Lasciato da canto _El Gewd-el-wasib_ (La pioggia continua),[887]
-al quale non sapremmo assegnar classe e il _Kitab-el-isciarât_,
-ec. (Cenni su la scienza dell’interpretazione) che par tratti
-d’oneirocritica,[888] entriamo nella filologia, che dopo la filosofia
-morale, fu in vero la disciplina prediletta del nostro autore. Come
-già dicemmo,[889] spirava allora nella letteratura arabica il secento
-e lucea, stella polare de’ filologi, l’arguto e vivacissimo Harîri.
-Ibn-Zafer lo comentò, sforzato dal genio de’ tempi; ma lo combattè
-anco. Nel _Sefr_ (Il sentiero) ei dichiarò le voci insolite e rare
-e i proverbii che occorrono nelle _Mekamet_ o “Tornate” di Harîri,
-come suona in italiano;[890] la stessa cosa par abbia fatto, su per
-giù, nel _Nakîb_, ec. (Lo scrutatore delle espressioni peregrine
-delle Tornate) e non sappiamo se il comento di Harîri, attribuito
-a Ibn-Zafer, sia copia di quelle due opere messe insieme, ovvero
-nuova compilazione.[891] Con l’_Awhâm-el-Ghawwâs_, ec. (Errori del
-Marangone che taccia d’errore i Sommi) ei rifà il verso all’Harîri,
-il quale nella _Dorret-el-Ghawwâs_, ossia “Perla del Marangone,”
-avea sindacati i più celebri scrittori.[892] Fuor dall’agone della
-critica, ci occorre il _Mulah-el-loghat_ (Sali di filologia), glossario
-alfabetico de’ vocaboli suscettivi di parecchi significati;[893]
-l’_Isctirak-el-loghewi_, ec. (Consorzio filologico e genesi de’
-significati)[894] e il _Nogiob-el-amthâl_ (Proverbii eletti).[895]
-
-Assai brevemente dirò del Solwân, ch’è pur il capo lavoro d’Ibn-Zafer
-ed ha mantenuta per sette secoli, e manterrà ancora per lungo tempo,
-la fama dell’autore presso i popoli musulmani. Venti anni or sono, io
-tradussi questo libro in italiano, rividi una bella versione inglese
-fatta su quella mia, e nella Introduzione trattai le sorgenti istoriche
-e letterarie alle quali l’autore avea attinto. Detti altresì tutte
-le notizie bibliografiche venutemi fin allora alle mani e v’aggiunsi
-molti, forse troppi, schiarimenti, per far comprender meglio il libro
-a’ lettori che non avessero studiate di proposito le cose dell’Oriente.
-Mi basti, dunque, di ricapitolare quella Introduzione, della quale
-confermo tuttociò che non correggerò espressamente.
-
-_Solwân-el-Motâ fi ’odwân-el-etbâ_ vuol dire “Rimedii del principe,
-quand’egli è nimicato da’ suoi seguaci.” Propone l’autore cinque
-rimedii, che danno argomento ad altrettanti capitoli: e son l’Abbandono
-in Dio, ossia l’affidarsi alla giustizia della causa; il Conforto,
-ossia non sbigottire nei pericoli; la Costanza, ossia perseverare;
-il Contentamento nella propria sorte; e l’Abnegazione, o piuttosto il
-disprezzo delle cose del mondo. Ciascun rimedio è esposto per sintesi
-e per analisi: da una mano i precetti del Corano, le tradizioni di
-Maometto, le sentenze de’ savii ed alcune massime dell’autore in prosa
-e in verso; dall’altra mano, squarci di storia, novelle fabbricate
-su fatti storici e prette favole ed apologhi. Gli argomenti storici
-son tolti per lo più da’ tempi classici dell’Arabia, da’ primi secoli
-dell’islamismo, dalla Persia sassanida e talvolta dalle agiografie
-cristiane dell’Oriente; le narrazioni favolose sono imitate, copiate
-non già, da’ modelli indiani. Troviamo testualmente una novella
-delle _Mille ed una Notte_:[896] ond’è da supporre che alcuno degli
-ultimi compilatori di quel dilettevolissimo libro, l’abbia tolta
-dal Solwân, non già il contrario. Del resto, non pochi altri squarci
-sembrano parafrasi o forse traduzioni di testi pehlewi, ch’è a dire,
-frammenti tolti dal naufragio della letteratura persiana nell’epoca
-de’ Sassanidi. Nelle massime morali s’alterna, come nella più parte
-de’ libri pervenutici dall’Oriente, la fierezza dello stoicismo e la
-pieghevolezza cristiana: savii sono del resto i consigli politici;
-ingenuo e vivace il dettato e la lingua arabica pura e scorrevole,
-se non che a volte s’inciampa in un pezzo di secento. Le due edizioni
-citate dianzi, le quali chiamerem l’una di Siria e l’altra di Sicilia,
-si distinguono non meno per le prefazioni diverse, che per la pulitura.
-Nella seconda son tolte via quelle citazioni continue, è semplificato
-l’intreccio; ma qualche bel racconto è soppresso e v’è passata, s’io
-non erro, la lima di una censura volontaria.[897]
-
-Pregio principale del Solwân mi sembra la via nuova che l’autore tentò,
-nuova pei Musulmani, cioè d’inculcare massime morali con l’esempio di
-fatti immaginarii. Perchè pria di lui la letteratura arabica possedea
-sì delle versioni e delle imitazioni di favole persiane e indiane,
-ma non si ritrae che alcuno scrittore le abbia usate in opera di
-serio e grave argomento:[898] ond’è che Ibn-Zafer si sforza nella
-prima edizione a mostrar come i santi dell’islam non rifuggivano da
-arte oratoria così fatta, e nella seconda replica che legge non vieta
-il suo dettato, nè orecchio dee rifuggir da quello. E per vero, non
-ostante gli scrupoli del tetro genio semitico, parecchi orientali hanno
-tradotto questo libro, imitatolo o fattone parafrasi,[899] o presone
-squarci,[900] ed altri scrittori il citano.[901] In somma, il Solwân
-è stato sempre in voga appo i Musulmani, come lo provan anco le molte
-copie che n’abbiamo nelle biblioteche europee e la recente edizione di
-Tunis.
-
-Tra i lavori d’Ibn-Zafer io non ho notate le poesie, perchè poche ne
-conosciamo oltre i versi intessuti nel Solwân; i quali d’altronde non
-differiscono dalle sue prose rimate, se non che per la misura e per
-la rima più rigorosa. Ciò non ha ritenuti i biografi dal chiamar belle
-le poesie d’Ibn-Zafer, giudicandole sopra un tipo di bellezza diverso
-dal nostro. Imâd-ed-dîn, ch’era penetrato infino all’osso del gusto
-letterario di quel secolo, dice che Ibn-Zafer, “passando in Siria
-gli ultimi anni della sua vita, irrigò con la eloquenza le Accademie
-de’ bramosi di sapere. Ei fu principe, al suo tempo, nell’esegesi del
-Corano e nella erudizione. Lo vidi io in Hama, che gli amatori della
-Scienza pendevano attoniti dal suo labbro. Lasciò eleganti composizioni
-e ben ordinate compilazioni: tra le altre opere il Solwân, ch’io
-ho percorso e trovatolo utile libro, come quello che unisce le due
-bellezze, delle idee e della lingua, e ti ammaestra or accennando, or
-esortando; il quale libro fu composto da lui in Sicilia, ec.” Arriva
-il biografo a dire che questo uom valentissimo sorpassò nella scienza
-tutti i dotti suoi contemporanei.[902] Che se non vogliamo fidarci di
-Imâd, ampolloso scrittore, facile a lasciarsi trasportar dalle antitesi
-e dalle consonanze, staremo al giudizio di Ibn-Khallikân, il quale,
-educato com’egli era in una scuola storica aridissima, pur novera
-Ibn-Zafer tra i principali eruditi e i più valenti uomini del tempo, e
-lo dice autore di pregevoli compilazioni.
-
-Il doppio nome etnico non ha cagionati dispareri su la patria del
-tradizionista Abu-Ali-Hasan-ibn-Abd-el-Bâki, droghiere e dottore
-malekita, noto sotto nome d’Ibn-el-Bâgi,[903] detto Siciliano e
-Medinese, e morto il cinquecennovantotto (1201-2).[904] Al quale va
-aggiunto un Abd-el-Kerîm-ibn-Iehia-ibn-Othman, soprannominato “L’onor
-de’ Grammatici,” perch’ei fu maestro del precedente e discepolo di
-Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Mosallem, da Mazara; onde sembra anch’egli
-nato, o domiciliato in Sicilia.[905] Siciliano per nascita l’altro
-emigrato e tradizionista Abu-Zakaria-Jehia-ibn-Abd-er-Rahman-ibn
-Abd-el-Mo’nim, oriundo di Fez, discendente della tribù araba
-di Kais; il quale chiamossi anco Dimiski e Isfahani, dalle due
-città ov’ebbe soggiorno, e nella seconda delle quali morì, il
-secentotto (1211-12). Sappiamo ch’ei vagò per molti paesi, che
-seguì la scuola sciafeita, lasciando, com’e’ pare, la malekita,
-perchè non prevaleva in quelle regioni di levante. Si conosce
-di lui l’_Er-raudat-el-anîkah_ (Il dilettoso giardino), che
-sembra raccolta di tradizioni; ma egli non passava per fedel
-raccontatore.[906] Visse nel medesimo tempo e fu maestro di
-tradizione, il giurista Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Abi-l-Kasim,
-siciliano, della tribù di Koreisc.[907] Il cieco Abu-Abd-Allah
-Mohammed-ibn-Abi-Bekr-ibn-Abd-er-Rezzâk, soprannominato _Scerf-ed-dîn_
-(Gloria della religione), par sia uscito di Sicilia con le ultime
-famiglie ch’emigravano; leggendosi ch’ei nacque il secenventuno (1224),
-che studiò e insegnò in Egitto e morì al Cairo. Uomo di molta dottrina,
-carità e religione, venuto in fama di santo che portasse benedizione
-altrui con le preghiere, ei professò tradizioni e lettura del
-Corano.[908] Parmi che Mohammed-ibn-Mekki-ibn-Abi-d-dsikr abbia preso
-il nome di Siciliano dal villaggio presso Damasco che si addomandava Le
-Siciliane; poichè lo dicono nato in Damasco, di regeb secenquattordici
-(ottobre 1217): il quale fu noto come lettor del Corano e
-tradizionista, ancorchè addetto al mestier di ricamatore a Damasco e
-poi nell’opificio del _tirâz_ al Cairo, dove morì il secennovantanove
-(gennaio 1300).[909] Furon poi detti entrambi Ibn-es-Sikilli, come
-egli è probabile dalla nazione dei padri loro rifuggiti in Egitto,
-due giureconsulti egiziani di scuola sciafeita; il primo de’ quali,
-Mohammed-ibn-abî-l-Fadhl, della tribù di Rebî’a, soprannominato
-_Scerf-ed-dîn_ (Gloria della religione), nacque in Misr il secentotto
-(1211), fu magistrato di polizia urbana e morì il secennovantadue
-(1293);[910] l’altro, Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Mohammed,
-soprannominato _Fakhr-ed-dîn_ (Vanto della religione), scrisse un
-trattato giuridico, fu cadi di Damiata, indi magistrato al Cairo e morì
-il settecenventisette (1327).[911]
-
-Ritornando ai Siciliani propriamente detti e alla classe della
-filologia nella quale ci è occorso il ramingo Ibn-Zafer, troviam ora
-un Abu-l-Hasan-Ali-ibn-Ibrahîm-ibn-Ali, chiamato Ibn-el-Mo’allim (Il
-figliuol del maestro di scuola), che al dire di Dsehebi segnalossi
-molto in grammatica e in lessicografia, ebbe scrittura bellissima,
-studiò la medicina, interpretò i sogni, e morì il cinquecentrentadue
-(1137-38). Mettendolo il Dsehebi, l’ho messo anche io:[912] e più
-alacremente prendo a dir degli scrittori in prosa e in verso.
-
-Giova qui ripetere che le notizie e gli squarci sui quali abbiamo a
-giudicare, derivano la più parte dall’antologia d’Imâd-ed-dîn; il quale
-trascelse secondo il gusto e l’intento suo, e non secondo il nostro.
-Indi è che tra le opere degli Arabi siciliani di quest’ultimo periodo,
-ei ci dà tre soli esempii di poesie che, in significato assai largo,
-chiameremo popolari. I due primi son versi da cantare, dettati da un
-buon letterato e poeta, senza tanto artifizio, ma senza scostarsi da’
-metri soliti: onde ne tratteremo in appresso. L’altro esempio muove la
-sete e ne lascia a bocca arsa. Sono stanze, proprio stanze, con versi
-brevi e rime intrecciate: ond’io penso che scopriremmo per avventura
-più intimi legami tra queste e le prime poesie italiane della Sicilia,
-se il secentista pedante che fè la raccolta, ci avesse serbato qualche
-altro componimento di tal fatta. Ma di certo gli parve strano e
-barbarico il metro, del quale ei perfino ignorava il nome o sdegnò di
-ripeterlo, poichè ci trascrive i versi con la intitolazione “Di que’
-che si recitano con cinque misure.”[913]
-
-Gli scrittori arabi di Ponente ci ragguagliano dell’origine e progresso
-di cotesto novello uso di verseggiare, il quale non differiva nel metro
-soltanto della genuina poesia arabica. I componimenti furon chiamati
-propriamente _Mowascehât_, o _Azgiâl_. De’ quai vocaboli il primo è
-plurale dell’aggettivo femminino _mowascehah_, che vuol dire “ornata
-di _wisciâh_,” sorta di bustino di pelle, trapunto a fili alterni di
-perle e d’altre gioie. Forse chi primo usò tal nome, volle paragonar la
-nuova canzone ad una cantatrice abbigliata per andare a corte, o volle
-accennare alla gaiezza delle rime, avvicendate come que’ fili paralelli
-che si incrocicchiavano sotto il petto, nelle due punte del _wisciâh_.
-E veramente in linguaggio tecnico appellano _simt_, ossia filo, il
-verso la cui rima rilega tutte le stanze, e _ghosn_, ossia ramo, i
-versi di ciascuna. La voce _zegel_, al plurale _azgiâl_, rende l’idea
-di suono ripetuto, significando nella lingua classica: grido, chiasso,
-gorgheggio ed anco susurro come di venticello.
-
-Le _mowascehe_ s’intesero dapprima a corte di Cordova, allo scorcio del
-nono secolo; furon molto in voga in Affrica e Spagna dall’undecimo in
-giù; e quella moda occidentale trovò favore anco in Egitto e in Siria e
-dura finoggi.[914] Sia fioritura d’un germe che s’ascondea nella stessa
-poesia nazionale degli Arabi,[915] sia novità tolta in prestito dalla
-Persia, sia pure imitazione delle strofe e rime di bassa latinità che
-correano per avventura nel clero e nel popolo di Spagna al tempo del
-conquisto, la _mowasceha_ alleggerì ogni maniera di peso della poesia
-classica: i versi lunghi, divisi per emistichii; l’unica rima de’
-componimenti maggiori; i vocaboli insoliti o vieti messi lì per forza
-della rima o lusso di lingua; e nelle kaside, la macchina della bella
-che ha mutato il campo, dell’amante che visita le vestigie di quello e
-simili cose.
-
-I versi brevi, scompartiti a stanze, costruiti più spesso con gli
-accenti a modo nostro che con le regole della prosodia arabica,[916]
-rimano con leggi svariate, or alternati come nelle nostre terzine, ora
-con rima intermittente come nelle canzoni e in molti altri antichi
-metri nostri; e così anche si tramezzano versi di varie misure, per
-esempio di quattro o cinque sillabe, con que’ d’otto o dieci. Secondo
-Ibn-Khaldûn, i _zegel_ non si distingueano altrimenti da quell’altro
-metro, che per la lingua, volgare del tutto:[917] ma par che vi
-si usassero stanze più piccole e versi più corti; ed a ciò menava
-di certo la soppressione delle vocali finali nella più parte de’
-vocaboli, ch’è proprio dell’arabo volgare; e l’uso di accompagnare
-i versi col canto e talvolta col ballo.[918] E però gli eruditi han
-chiamate le _mowascehe_, odi o canzoni e i _zegel_, ballate e sonetti;
-la quale ultima denominazione parrebbe più propria se si riferisse
-all’antico sonetto nostro.[919] Del resto richieggonsi altri studii
-pria di ammettere la parentela, che comparirebbe a primo aspetto dalla
-somiglianza di qualche metro e di qualche denominazione. Se pur si
-trovassero compagne le fogge del vestito, le muse neo-arabiche avranno
-sempre altro temperamento e altra indole che le neo-latine. Le prime,
-soprattutto quand’esse abbandonansi nei _zegel_, si allontanan sì
-dall’Arcadia del deserto, ma non s’avvicinano per questo alla scuola
-de’ Trovatori di qua nè di là dalle Alpi; e più spesso, ne’ loro nuovi
-metri, le immagini, il colorito, le transizioni, l’adulazione, il
-biasimo, i vanti, i monotoni piagnistei dell’amore, son gittati sulla
-forma arabica, quella, già s’intende, dei tempi di decadenza.
-
-L’unica poesia di tal fatta, riferita a Siciliani nella _Kharîda_, è
-opera del segretario Abu-l-Hasan-Ali-ibn-Abd-er-Rahmân-ibn-abi-l-Biscir,
-es-Sikilli, el-Ansari, cioè siciliano di stirpe medinese, messo in
-primo luogo nel capitolo de’ Siciliani contemporanei d’Imâd-ed-dîn,
-onde tornerebbe alla metà del sesto secolo dell’egira e duodecimo
-dell’èra cristiana. Più precisamente parmi da collocare Abu-l-Hasan
-tra lo scorcio dell’undecimo e i principii del duodecimo, poichè il
-raccoglitore cavò questa notizia dall’epistola di Abu-s-Salt su i
-poeti della età sua propria (1067-1134). Il componimento è di sei
-stanze, ciascuna di tre versi d’otto sillabe, ed ogni verso rima col
-suo simmetrico in ciascuna stanza, il primo cioè col primo e così il
-secondo e il terzo: e però lo chiamerei _zegel_, più tosto che
-_mowasceha_.[920]
-
-Io mi ristringo al metro, ch’è la sola parte notevole di questo
-squarcio, e nulla dico de’ concetti e dello stile; parendomi gli uni
-volgari e l’altro pesantuccio, quando Abu-l-Hasan ne’ componimenti
-ordinarii tratta più vivacemente il subietto dell’amore mal
-corrisposto,[921] e le sue parole una volta si direbber anco tenere
-e spontanee.[922] Lasciato da canto Abu-s-Salt, che si dilettava
-di paragonare co’ suoi proprii versi e con gli altrui, un distico
-d’Abu-l-Hasan su i raggi di luce ripercossi dalle acque,[923] noi
-dobbiamo notar con lode gli epigrammi scherzevoli di questo autore[924]
-ed uno serio, dove spira l’orgoglio serbato da nobile e forte gente tra
-le amarezze che non mancavano ai vinti Musulmani di Sicilia.[925]
-
-Par che Abu-s-Salt non abbia scritti in lista altri poeti siciliani,
-poichè Imâd-ed-dîn, senza citarlo altrimenti, continua questo capitolo
-con la scorta d’un anonimo che ne avea messi parecchi in una raccolta
-compilata di recente in Mehdia.[926] Tornano essi dunque alla prima
-metà del duodecimo secolo, com’anco s’argomenta dalle poesie dedicate a
-re Ruggiero.
-
-Primo ci occorre in questa raccolta Abu-Musa-’Isa-ibn-Abd-el-Mo’nim,
-es-Sikilli, lodato dall’anonimo antologista, come “giureconsulto
-di gran seguito, valoroso nelle allegazioni e negli argomenti,
-l’avvocato principe del suo paese, (lo scrittore) dai concetti nuovi,
-elevatissimi e dal linguaggio (fiorito come) i giardini cui rigan
-piogge continue.” ’Imâd-ed-dîn, sopraccaricando figure, continua che
-“a sentire i suoi dettati, ogni ferita risana; che il fulgore di quel
-bello stile dissipa le angosce; che le parole rassembran perle cavate
-dalle conchiglie e stelle raggianti. Ed ecco, conchiude Imâd, una delle
-sue peregrine poesie d’amore, la quale è più dolce che un desiderio
-soddisfatto.[927]” Ma al nostro palato sanno meno salvatichi i versi
-dettati per una bella ragazza bionda[928] e per una bruna vezzosa.[929]
-Oltre varii epigrammi, un de’ quali indirizzato ad Abu-s-Salt per
-chiedergli in prestito un libro,[930] abbiam di lui il principio della
-kasida funebre scritta per un Abu-Ali-Abd-Allah, e sembranmi nobili
-versi.[931] È meraviglia che uom sì grave abbia dettate, nello stesso
-metro solenne, delle poesie oscene, come ben le definisce Imâd e ne
-reca in esempio una kasida intera ed un verso tolto da un’altra, del
-quale non oso pur dare la traduzione latina: e il laido concetto è
-espresso in termini astrologici che lo rendono più disgustoso.[932] I
-trentacinque versi ond’è composta l’altra, cominciano con la imitazione
-servile d’Imro-l-kais; arrivano ai vocaboli sudici e finiscono con una
-apologia insipida e impertinente.[933] Pur non si può negare il pregio
-della lingua in cotesti componimenti, nè in quelli di futile argomento,
-ammessi al par nella _Kharîda_: un’epistola in prosa a lode d’un bel
-saggio di calligrafia;[934] una in versi, nella quale sono evitate le
-due lettere _elif_ e _lam_, sì frequenti nella lingua arabica.[935]
-
-Abu-Abd-Allah-Mohammed, figliuolo del precedente e giureconsulto,
-segretario e poeta, ebbe gran fama, a quanto ci si dice, come geometra
-e astronomo o astrologo.[936] Più solenne giudizio troviamo intorno
-le sue opere letterarie. Scrivono i biografi “ch’ei passeggiava su
-le vette dell’eleganza; lo chiamano campione rinomato ne’ tornei
-de’ dotti; scoprono nelle sue poesie tale virtù da esilarare gli
-animi, e inebriare gli astanti come se si facessero girar tra loro
-delle tazze di vin prelibato.”[937] ’Imâd, accennando alle elegie
-di Mohammed-ibn-’Isa, esclama che, se ascoltassero di tai versi,
-si metterebbero sulla buona strada anco i malvagi.[938] E per vero
-una lunga kasida, scritta, com’e’ sembra, in morte d’alcun de’ Beni
-Labbana, procede maestosa e patetica: e comprendiam che dovesse parer
-capolavoro a chi possedea la lingua, a chi tenea sovrane bellezze
-i tropi, le metafore, le antitesi, che or ci muovono a riso.[939]
-La buona gente ascoltò, fors’anco tutta commossa, un’altra elegia
-che esordisce col pianto dei cavalli.[940] Perdonati i difetti del
-secolo, Mohammed-Ibn-Isa può dirsi buon poeta; migliore al certo del
-padre, poichè seppe scansarne la scurrilità. Ne’ suoi versi d’amore
-ci occorre, tra i luoghi comuni, qualche immagine graziosa.[941] Il
-componimento che ho citato dianzi come poesia popolare, ha concetti
-semplici, linguaggio facilissimo, versi non tanto lunghi e adatti al
-canto; del resto corron tutti sopra unica rima a modo antico.[942]
-Abbiamo di questo poeta gli squarci di due altre kaside, d’una epistola
-in rima, di due in prosa e di due tramezzate dell’una e dell’altra,
-onde veggiamo che lo stile familiare non gli facea smetter sempre le
-ampollosità.[943]
-
-Seppe scansarle, quanto allor poteasi, un altro siciliano
-contemporaneo, del quale ’Imad-ed-dîn ci dà soltanto otto versi,
-tolti in parte dal principio e in parte dal seguito di lunga kasida
-che fu scritta in morte d’un nobil capo musulmano di Sicilia. E
-duolci che ’Imâd non abbia serbato il nome di costui, nè il rimanente
-dell’elegia, nel quale si sarebbero trovati per avventura de’ cenni
-storici e de’ versi più belli; poichè l’antologista trascelse di certo
-quelli che a noi possono piacer meno. Pur ci si veggono sentimenti
-vigorosi, concetti poetici e nobiltà di forma; in grazia anche
-del maestoso metro ch’è il _tawîl_, ossia “lungo.”[944] Il poeta
-chiamossi Othman-ibn-Abd-er-Rahman, soprannominato Ibn-es-Susi, dice
-’Imad-ed-dîn; ma questo a me pare piuttosto soprannome di qualche
-antenato, oriundo di Susa in Affrica, il quale abbia fatto stanza e
-lasciata progenie in Malta; poichè si ammira tuttavia in quell’isola
-la lapida sepolcrale di Meimuna, figliuola di un Hassân-ibn-Ali,
-della tribù di Hodseil, detto Ibn-es-Susi.[945] Il poeta appartenne di
-certo alla stessa famiglia, poichè l’antologista continua dicendo che
-“Malta fu il luogo della sua nascita,[946] la stanza di sua gente e la
-produttrice del suo vino; quivi fu coltivato il suo ingegno, quivi egli
-apprese lettere umane dal proprio padre. Abitò quindi Palermo; elessela
-a (seconda) patria e vi trovò riposo. Ei visse oltre i settant’anni,
-procreò figliuoli; le sue poesie (lodansi per) sano concetto, bella
-struttura e buon gusto. Avea recitata egli stesso, pochi giorni pria di
-morire, quella elegia all’autore della raccolta.”[947]
-
-Siciliano parmi senza dubbio un Abu-d-Dhaw-Serrâg-ibn-Ahmed-ibn Regiâ,
-del quale ’Imad-ed-dîn non dà cenno biografico, ma il cita a proposito
-del carteggio ch’ei tenne con Abu-s-Salt.[948] Parmi siciliano, perchè
-nella seconda metà del duodecimo secolo abbiamo di quel casato un
-cadì di Palermo, il cui padre e l’avolo aveano esercitata la stessa
-magistratura;[949] e d’altronde l’elegia dettata in morte d’un
-figliuolo di Ruggiero, prova ch’egli ebbe grazia a corte di Sicilia
-o ne cercò. Al dire di Imâd-ed-dîn, faceasi menzione di questo poeta
-nell’opera d’Ibn-Bescrûn, della quale tra non guari tratteremo.
-Si lodavano ampiamente i suoi rari pregi e le sue risplendenti
-qualità: sobrietà di descrizioni, possente immaginativa, intuizione
-sicura, acume d’intelletto, poesia ben tessuta e indirizzata ad alto
-scopo.[950] E sì che la fantasia non venne meno ad Abu-d-Daw tra questo
-turbine d’immagini orientali, evocate in mezzo al profondo lutto del
-re.
-
-Altri poeti celebrarono la magnificenza di Ruggiero con carmi i quali,
-quantunque scorciati da Imâd-ed-dîn “perchè, dice egli, suonan lode
-degli Infedeli ed io dal mio canto non la vo’ confermare,” han pure
-singolar pregio appo noi, provando che così fatti omaggi erano graditi
-a corte di Palermo, e valendo anco a illustrare luoghi di delizia che
-da gran pezza han mutato aspetto. Così l’antica reggia di Palermo,
-oltraggiata dal tempo e dai vicerè spagnuoli, l’anfiteatro romano,
-chiamato nel medio evo la Sala verde e adeguato al suolo più di tre
-secoli addietro, i giardini e il castello di Maredolce o della Favara,
-le vestigie dei quali non sono dileguate del tutto, ci tornano alla
-memoria ne’ versi di Abd-er-Rahman-ibn-Mohammed-ibn-Omar, della città
-di Butera in Sicilia.
-
-Fu questi, come leggiamo nella _Kharîda_, “recitator del Corano non
-inferiore a nessuno al suo tempo, dottissimo nelle varianti del sacro
-libro: e verseggiò con mirabile originalità di pensiero. Egli stesso
-recitò all’anonimo mitologista una kasida, nella quale lodando Ruggiero
-il Franco, principe della Sicilia, descrisse gli eccelsi edifizii di
-quel re. Nel qual poema si legge tra le altre cose:[951]”
-
-“Su, fa girare il (vin) vecchio[952] di color d’oro; e attacca la
-bevuta mattutina con quella della sera.
-
-Bevi al suon della lira bicorne e de’ canti ma’bediani.[953]
-
-Non si vive davvero, se non che nel beato soggiorno di Sicilia,
-
-(All’ombra) d’un principato che s’innalza sopra quello de’ Cesari.[954]
-
-(Vedi) i palagi vittoriosi, dinanzi a’ quali la gioia arresta il
-ronzino:
-
-Ammira questo soggiorno che Iddio ha colmo d’abbondanza,
-
-Il circo che superbisce sopra tutti gli edifizii (innalzati)
-dall’arte;[955]
-
-I giardini della Rupe,[956] ne’ quali torna ridente il mondo,
-
-E i lioni della fonte che buttan acque di paradiso.
-
-La primavera con le sue bellezze veste quei giardini di splendidi
-ammanti;
-
-Il mattino li incorona con colori di gemme.
-
-E imbalsaman essi le aurette de’ zefiri, dall’alba ed al tramonto.”
-
-Descrisse più particolarmente i giardini della Favara
-Abd-er-Rahman-ibn-Abi-l-’Abbâs, da Trapani, il Segretario:[957]
-
-“Favara da due mari[958] tu contenti ogni brama di vita dilettosa e di
-magnifica apparenza.
-
-Le tue acque diramansi in nove ruscelli: oh bello il corso delle acque
-così spartito!
-
-Là dove si congiungono i due mari, là s’affollano le delizie.
-
-E sul canal maggiore s’accampa l’ardente desiderio.
-
-Oh quanto è bello il mare dalle due palme e la (pen)isola[959] nella
-quale s’estolle il gran palagio!
-
-L’acqua limpidissima delle due polle somiglia a liquide perle e il
-bacino a un pelago.[960]
-
-Par che i rami degli alberi si allunghino per contemplare il pesce
-nell’acqua e gli sorridano.
-
-Nuota il grosso pesce in quelle chiare onde, e gli uccelli tra que’
-giardini modulano il canto;
-
-Le arance mature dell’isola sembran fuoco che arda su rami di smeraldo;
-
-Il limone giallo rassomiglia all’amante che abbia passata la notte
-piangendo per l’assenza (della sua bella);
-
-Le due palme hanno l’aspetto di due amanti che siansi riparati in asilo
-inaccessibile, per guardarsi da’ nemici,
-
-Ovvero, sentendosi caduti in sospetto, s’ergan lì ritti per confondere
-i susurroni e lor ma’ pensieri.
-
-O palme de’ due mari di Palermo! che vi rinfreschino continue, non
-interrotte mai, copiose rugiade!
-
-Godete la presente fortuna, conseguite ogni desio: e che dorman sempre
-le avversità!
-
-Prosperate con l’aiuto di Dio; date asilo a’ cuori teneri e che nella
-fida ombra vostra l’amor viva in pace!
-
-Quest’è genuina (descrizione) da non mettere in dubbio. Ma s’io
-sentissi (raccontare) cose simili, mi parrebbero proprio favole.”[961]
-
-Abu-Hafs-Omar-ibn-Hasan, il grammatico Siciliano, al dir dell’anonimo
-citato nella _Kharîda_, “fu principe in lessicografia e in grammatica;
-rinomato per le sane e sobrie dottrine filologiche; lodato per
-l’orditura giusta e l’andamento scorrevole e ben ordinato de’ suoi
-versi. Messo in carcere da’ Franchi di Sicilia, continua l’autore,
-e travagliato con ogni maniera di angherìe, dalla sua prigione ei
-dettò una kasida a lode di re Ruggiero.” Della quale Imâd-ed-dîn dà il
-principio e due squarci, ma poi tronca netto la citazione, mormorando
-che quantunque gli piaccia la poesia, quelli augurii gli danno noia,
-nè vuol ratificare le lodi degli Infedeli, che Iddio si affretti
-a precipitarli nel più cocente ardore del suo fuoco.[962] Pur ei
-conchiude che il poeta è scusabile, come prigione.[963] Il quale, quasi
-a smentire il critico che dovea lodarlo del felice disegno, sbalza con
-transizione spropositata dal classico amante di So’àd[964] al magnifico
-re di Sicilia; ma, tra le esagerazioni, sbozza pur qualche bella
-immagine e sempre esprime i concetti con rara eleganza.[965]
-
-Per incontinenza poetica, o perchè volle anch’egli adular
-il vincitore dell’Affrica, ripetea le lodi di Ruggiero
-un letterato di Mehdia, il cui nome ci è già occorso:
-Othman-ibn-Abd-er-Rahîm-ibn-Abd-er-Rezzâk-ibn-Gia’far-ibn-Bescrûn-ibn-Scebîb,
-della tribù di Azd, il quale par abbia fatta lunga dimora in Sicilia,
-poichè porta anche il nome di Sikilli. Dà notizia di lui Imâd-ed-dîn,
-trascrivendo nella _Kharîda_ molte poesie, tolte dal libro che die’
-fuori questo Ibn-Bescrûn nel cinquecensessantuno (1165-6) col titolo di
-El Mokhtar, ec. ossia “Scelta di poesie e di prose rimate degli egregii
-contemporanei.”[966] Quivi dice l’autore che, avendogli Abd-er-Rahman
-da Butera mostrata la kasida a lode di Ruggiero e avendolo richiesto di
-un componimento compagno di metro e rima, ei cantò:[967]
-
-“Evviva la Mansuria, tutta splendente di bellezza;
-
-Col suo castello saldissimo di struttura, elegante di forma; con le
-eccelse logge;[968]
-
-Con le sue belve,[969] con le acque copiose e le fonti che potrebbero
-stare nel Paradiso.
-
-Quivi i giardini lussureggianti veston ricchi drappi,
-
-Chè tutto il suolo è coperto di broccato[970] del Sind.
-
-Il zeffiro (che vi passa) ti arreca la fragranza dell’ambra.
-
-Qui vedi gli alberi carichi d’ogni più squisita sorta di frutta;
-
-Qui gli uccelli, senza posa, dalla mattina alla sera si ricambiano (il
-canto).
-
-Che qui s’innalzi (sempre) in sua gloria Ruggiero, re de’ re cesarei,
-
-E (goda) lungamente le dolcezze della vita, ne’ ritrovi che fan suo
-diletto.”[971]
-
-Dopo i poeti cesarei, Imâd-ed-dîn registra _El Gâun-es-Sikilli_, ossia
-il “Ribelle siciliano,” come fu chiamato Abu-Ali-Hasan-ibn-Wadd: e
-nulla ci dice su l’origine di quel terribil nome, ma sol nota aver
-trovati di molti sbagli ne’ versi. E dà uno squarcio di kasida; poi
-de’ versi d’amore, accozzati di luoghi comuni, senza alcuno di que’
-bizzarri concetti ed espressioni ricercate ch’eran tanto in pregio.
-I quattro versi che ci rimangono della kasida, odorano di apologia;
-poichè l’autore si lagna delle vicende della fortuna e de’ partigiani
-che l’hanno abbandonato. Ingenuo lo stile anche qui, non vela il
-dispetto nè l’orgoglio, e mostra che il Ribelle non verseggiava per far
-versi, ma per isfogare la passione dell’animo.[972]
-
-Visse sotto re Ruggiero Abd-er-Rahman-ibn-Ramadhan da Malta, detto il
-cadi, ancorchè non si fosse mai dato alla giurisprudenza, ma solo alla
-poesia; nella quale i critici del tempo in loro stile sentenziavano che
-“egli ebbe un mar di pensieri ed una scaturigine bollente d’estro,”
-e aggiugneano che moltissimi versi ei scrisse a lode di Ruggiero,
-chiedendo licenza di ritornare in Malta, ma non ne cavò altro che aspre
-ripulse.[973] Imâd-ed-dîn non trascrive pur un di que’ versi e mal
-ce ne compensa con due epigrammi, l’uno fredduccio, l’altro bello ma
-amaro.[974] La coincidenza del nome patronimico, della patria e della
-età, mi fa credere sia questi il medesimo Abu-l-Kasim-ibn-Ramadhan,
-del quale il cosmografo Kazwini ci ha serbato l’emistichio ch’egli
-improvvisò vedendo una clepsidra. E starebbe bene, del resto, che
-Imâd l’avesse notato col nome proprio Abd-er-Rahman, e il Kazwini col
-soprannome familiare Abu-l-Kâsim. In ogni modo va aggiunto ai poeti
-siciliani Ibn-es-Sementi, che compiè il verso e il madrigale, sì come
-abbiam detto.[975]
-
-E così venuti alle poesie minori, ci occorre
-Abd-el-Halîm-ibn-Abd-el-Wâhid, il quale, educato nell’Affrica propria,
-Siciliano, dice Imâd-ed-dîn, per soggiorno, come quegli che stanziò
-in Palermo, “apprese ogni bel sapere da’ letterati di quella città,
-e dettò versi che rassembrano a’ grappoli dell’uva ed orazioni che
-sembran collane.” Affettuoso il suo distico su la terra che gli die’
-ospizio:
-
-“Amai la Sicilia nella prima gioventù. Essa parea giardino d’eterna
-felicità.
-
-E non m’incomincian per anco a biancheggiare i capelli, che eccola, già
-divenuta gehenna ardente!”[976]
-
-Anche i suoi versi d’amore son eleganti ed arguti.[977]
-
-Un altro musulmano di Mehdia, venuto in Sicilia qualche mezzo secolo
-dopo Abd-el-Halîm, dettò alcuni versi sopra un giovanetto cristiano,
-garzon di bettola in Palermo, i quali vo’ tradurre come ricordo dei
-costumi, non che io ci vegga tante bellezze. Il poeta si addimandò lo
-sceikh Abu-l-Hosein-ibn-es-Sebân; e sappiamo ch’ei passò di Sicilia in
-Damasco, dove morì il cinquecensessanta (1164-5), dopo il soggiorno di
-più di dieci anni.[978]
-
-Credo nato in Sicilia Abu-l-Fadhl-Gia’far-ibn-el-Barûn, non solo
-perch’egli è detto Siciliano nell’antologia, ma altresì perchè una
-iscrizione arabica di Termini ricorda un Barûn, paggio della corte
-siciliana, fondatore di non so qual monumento.[979] Forse Barûn fu
-soprannome e divenne casato in persona de’ figli. Tra quali si può
-noverare questo Gia’far “uno degli unici nell’arte di far ottimi
-versi,” scrive Imâd-ed-dîn, e accenna particolarmente ad alcuni in
-lode del vino, ma non li dà. I versi d’amore, dei quali ci rimangono
-quattro squarci, sembrano eleganti e non senza originalità.[980]
-Que’ di metro più breve corrono sopra unica rima come gli altri.[981]
-Gareggiano i due antologisti nelle lodi del giureconsulto siciliano
-Abu-Mohammed-ibn-Semna; del quale l’anonimo dice ch’ei seppe unire
-l’arte poetica alla scienza del diritto; ch’ebbe indole vivace,
-pronta e arguta risposta, conversazione amena e scherzevole.
-Imâd-ed-dîn rincalza: parergli le costui poesie, lavoro sublime
-e frutto maturo. Ma si avverta che la critica è scritta in prosa
-rimata, con vocaboli contrapposti, assonanze e bisticci, che l’è una
-maraviglia. Piacque soprattutto un battibecco tra questo Ibn-Semna e
-’Isa-ibn-Abd-el-Mo’nim, e la cortese risposta, fatta in otto versi, ai
-rimbrotti, che ’Isa, punto da parole riportategli, avea scritti in tre
-versi[982] dello stesso metro e rima.
-
-Visse in Egitto, uscito di Sicilia non sappiam quando, e fu
-primo segretario del califo fatemita Fâiz-billah (1155-60),
-un Abd-el-Aziz-ibn-el-Hosein, di sangue aghlabita, detto
-Sikilli e Sa’di,[983] e soprannominato _El-kadhi-el-Gialîs_
-(Il cadi compagnevole); il quale morì d’oltre settant’anni, il
-cinquecensessantuno (1165-6). Parecchi squarci delle sue poesie,
-serbati da un biografo del secolo decimoquarto, cel mostrano poco
-diverso da’ poeti minori contemporanei; chè al par d’ogni altro ei
-sciorina le pupille omicide, le fonti di lagrime e tutto il resto.[984]
-Pur v’ha di lui qualche grazioso epigramma,[985] e il principio
-dell’elegia dettata per un suo figliuolo, che morì per naufragio, ci
-sembra pien d’affetto.[986] L’era forse tutta la kasida e per questo
-appunto parve sì scipita al biografo; il quale ne dà un solo verso,
-confermando con ciò che, da ’Imad-ed-din a lui, il gusto de’ letterati
-arabi di cattivo era fatto pessimo.
-
-Son questi gli ultimi poeti arabi che verseggiarono in Sicilia. Agli
-stranieri è da aggiugnere Jehia-ibn-et-Teifasci da Kâbes, ucciso in
-Sicilia da’ Franchi, dice Imad-ed-dîn, dopo il cinquecencinquanta
-(1155) quand’e’ fecero la carnificina de’ Musulmani:[987] ch’è da
-riferirsi, secondo me, alla rivoluzione del millecensessantuno.
-Scrittore e poeta di maggior fama, venne in Sicilia (1168), com’abbiamo
-detto,[988] il cadi Ibn-Kalâkis d’Alessandria, il quale ripartì con
-un ambasciatore egiziano che di Palermo tornavasi al Cairo. Par che
-Ibn-Kalâkis abbia soggiornato parecchi mesi nell’isola, poich’egli
-vide Palermo, Termini, Cefalù, Patti, Lipari, Caronia, Messina,
-Siracusa. Oltre il libro dedicato ad Abu-l-Kasim e i versi che gli
-scrisse quand’ebbe a toccar l’isola di nuovo per fortuna di mare,
-sappiam ch’ei lodò re Guglielmo in una kasida e abbiamo i versi ch’ei
-dettò, a proposito delle mentovate città di Sicilia, trovando sempre
-a ridire: qua sul nome, là sul clima o su le acque; ed or lamentando
-i disagi della navigazione, or le molestie degli uomini, or l’uggia
-del veder cavalieri cristiani serrati in fila con le spade sguainate,
-come i denti di qualche belva che stèsse per avventarsi addosso a’
-Musulmani.[989] Al contrario lodava l’umanità della corte siciliana un
-de’ Beni-Rowaha, il quale, preso dall’armata mentr’ei navigava, chiese
-grazia con versi non tanto studiati, dicendo aver lasciati a casa una
-madre vecchia e de’ figliuoli piccini in grandi strettezze, i quali,
-volesse Iddio, conchiuse il poeta, che fossero qui prigioni, “poichè
-appo voi non ci manca vitto nè vestito.” E si narra che il re liberò
-costui, gli donò mille dirhem, e lo rimandò appo i suoi, spesato di
-tutto. Ma non sappiamo a chi si debba riferire il beneficio, poichè
-Scehâb-ed-dîn-’Omari, che trascrive cotesti versi, non dà il nome del
-re, nè il tempo, nè altro particolare che il casato del poeta.[990]
-
-
-
-
-CAPITOLO XII.
-
-
-Ormai tra il libro di re Ruggiero e i diplomi suoi e de’ successori;
-tra Falcando, Ibn-Giobair e gli altri cronisti e geografi, si può
-delineare un prospetto delle condizioni topografiche ed economiche
-della Sicilia nell’ultimo periodo delle colonie Musulmane. Si posson
-anco particolareggiare alcuni compartimenti del quadro. A chi abbia
-sotto gli occhi la descrizione dell’Edrîsi, accurata com’essa è
-in alcune parti, viene in mente la prima cosa di cercare quali
-mutamenti siano accaduti nella geografia fisica dell’isola. E la
-curiosità delusa ci ricorda qual breve spazio siano sette secoli
-nella cronologia del globo. All’infuori di Panaria, la quale manca di
-certo per dimenticanza,[991] noi troviamo intorno la Sicilia le stesse
-isolette; delle quali, allora appunto com’oggi, ardean sole Stromboli
-e Vulcano, e quest’ultima con rarissimi intervalli.[992] Sarebbe sì
-da notare, come vestigia d’antichi fatti geologici, la diversità di
-certi quadrupedi in diverse isolette; poichè Edrîsi dice che viveano in
-Pantellaria capre domestiche rinsalvatichite,[993] in Vulcano, capre
-selvatiche, e in Marettimo, capre e antilopi.[994] Ma non sappiamo
-quanta fede meritino così fatte distinzioni, nè se meglio sarebbe
-aggiugnere a quegli animali i cervi di Favignana che ricordansi nel
-decimottavo secolo,[995] e raccoglierli tutti quanti in unica specie,
-quella per lo appunto onde par sia venuto il nome di Egadi alle isole
-vicine a Trapani e quello di Capri, Caprera, Capraia ad altre più
-settentrionali.
-
-Abbiam toccato in uno dei precedenti libri la quistione del menomato
-volume delle acque fluviali in Sicilia.[996] A quella or si rannoda la
-deteriorazione che parrebbe avvenuta in alcuni porti: ma è da ricordare
-che Edrîsi estende l’appellazione di marsa, ossia porto, a’ piccoli
-scali; e che in quella età, ancorchè non mancassero navi capaci al
-par delle nostre fregate, pure si adoperavano ordinariamente piccoli
-legni e soprattutto men cavi che i nostri. Contuttociò non è da negare
-assolutamente la differenza di profondità che comparisce nel fiume
-di Lentini e nelle foci di que’ che prendono il nome da Mazara e da
-Ragusa, quando Edrîsi scrive che le navi arrivavano con tutto il carico
-entro la prima di quelle città, posta a sei miglia dentro terra;[997]
-che legni addetti al traffico con Calabria, Affrica ed altri paesi,
-caricavano e scaricavano alla imboccatura del fiume di Ragusa;[998]
-e che navi salpavano e barche svernavano presso la città, nel fiume
-Mazaro.[999] Indi possiamo supporre avvenuto in cotesti luoghi un
-interrimento o un sollevamento del suolo, di che abbiamo tanti esempii
-in Sicilia e fuori. Possiamo creder anco rimpiccioliti per simili
-cagioni i porti di Catania, Girgenti e Trapani, i quali or si lavora
-a ristorare, quando sappiam che al tempo di re Ruggiero erano i due
-primi gremiti sempre di navi;[1000] il terzo sicurissimo da tutti
-i venti e immune della risacca, onde vi si svernava.[1001] Dei due
-porti di Siracusa leggiamo che il piccolo fosse più frequentato che
-l’altro.[1002]
-
-Edrîsi fa menzione della fonte intermittente, detta Donna Lucata,[1003]
-presso Scicli e dell’Amenano che scorre sotterraneo in Catania e
-talvolta irrompe nelle strade.[1004] Dobbiam altresì, a chi raccolse le
-notizie topografiche, un abbozzo di statistica archeologica dell’isola,
-leggendosi col predicato di _azali_, che appo noi suonerebbe
-“aborigene,” le castella di Termini, Tusa, Kala’t-el-Kewârib (Santo
-Stefano), Caronia, Taormina, Noto, Ragusa, Girgenti, Marsala, Trapani,
-Kala’t-et-Tirâzi (Calatrasi presso Corleone), Battelari (presso
-Bisacquino) e Calatafimi; oltrechè son chiamati _kadîm_, ossia «antico»
-il castel di San Marco e Noto or or nominata: e si dice a Termini del
-teatro e de’ bagni; a Girgenti degli antichi avanzi che dimostrano la
-possanza alla quale arrivò un tempo il paese; a Taormina del ponte,
-del teatro romano, testimone della grandezza di chi edificollo, e di
-un colle che addimandavasi Tûr, celeberrimo per miracoli e pratiche di
-devozione.[1005]
-
-Passando alla geografia politica, novello studio sul testo di Edrîsi e
-su le altre memorie di quei tempi, mi sforza a confessare che mancano
-ne’ documenti del duodecimo secolo le prove della tripartizione
-amministrativa della Sicilia, ch’io, seguendo il Gregorio, supponea
-ristorata da re Ruggiero.[1006] Se altre carte non ci daranno ragguagli
-più precisi, è da ritenere che sotto i Normanni la Sicilia sia stata
-divisa in varie province o distretti, di estensione assai disuguale e
-fors’anco mutabile.[1007]
-
-Con maggiore certezza ritraggiamo da Edrîsi la distribuzione degli
-abitatori sul territorio dell’isola. Noveravansi in questa centrenta
-grossi paesi, escluse, com’espressamente ci avverte il compilatore, le
-ville, i casali e le terre minori. Percorrendo i centrenta, veggiamo
-che trentuno, posti la più parte su la marina, aveano de’ mercati,
-ossia, secondo l’uso dell’Oriente e dell’Europa del medio evo, delle
-contrade abitate da artigiani dello stesso mestiere o venditori della
-stessa merce. Undici paesi, de’ quali un solo dentro terra, vanta van
-de’ bagni;[1008] Palermo avea de’ magazzini di grandi mercatanti;[1009]
-Palermo stessa, Lentini e Marsala, de’ fondachi;[1010] Catania,
-Siracusa, Mazara e Marsala, de’ _khân_:[1011] ed oltre Palermo,
-Messina, Catania e Siracusa, segnalavansi, per palagi e grandi
-edifizii, Castrogiovanni, Noto, Butera, Girgenti, Carini: e notavansi
-le larghe vie di Mazara, e le villette di delizia intorno i bagni
-Segestani.[1012] Delle isolette adjacenti, erano abitate per tutto
-l’anno Malta e Pantellaria; Lipari soltanto in certe stagioni, ma avea
-pure un castello:[1013] disabitate sembrano le altre, non facendovisi
-ricordo di popolazione nè di agricoltura, ancorchè quelle isolette
-fossero state esplorate diligentemente, come si argomenta dalla
-descrizione dei porti loro, delle acque dolci, della legna che vi si
-trovava, e della frequenza de’ navigli che soleano cercarvi asilo nelle
-fortune di mare.[1014] Leggiamo con maraviglia essere abbandonata,
-senza guardia d’armati nè pur d’un custode, la inespugnabile fortezza
-dell’Erice, chiamato allora Gebel-Hâmid;[1015] quando Ibn-Giobair,
-trent’anni appresso, la dicea vegliata sì gelosamente.[1016] Il
-libro di Ruggiero pone entro la fortezza di Giato una segreta pe’
-rei di maestà;[1017] dice tramutata in Sciacca la popolazione di
-Caltabellotta, fuorchè un piccol presidio;[1018] e ci fa saper che
-la ròcca di Kala’t-es-Sirût, che torna al Golisano del medio evo, o
-Collesano, com’è piaciuto poi di scrivere, era stata spiantata, per
-comando del re, e tramutati i terrazzani in sito men difendevole.[1019]
-Del qual episodio non fanno menzione le croniche; ma sta bene nella
-tragedia che si travagliò per tanti anni tra re Ruggiero e Rainolfo
-conte d’Avellino, marito d’una sua sorella e nemico implacabile del
-cognato. De’ centrenta grossi paesi, poi, una trentina sono scomparsi
-oggidì dal novero de’ comuni, e ne riman appena il nome in qualche
-villa o in qualche castello abbandonato e sovente rovinoso. Giacciono,
-la più parte, nelle province di Palermo, Trapani, Girgenti, o vogliam
-dire in quello che fu val di Mazara.[1020] Guardando una carta
-geografica, si vede ancora la cicatrice della gran piaga che vi fu
-aperta alla fine del duodecimo e prima metà del secolo seguente.
-
-Il qual fatto mi conduce a chiarirne un altro, assai più grande e
-funesto. Raccogliendo tutti i nomi de’ luoghi abitati che occorrono
-negli scritti geografici o storici e ne’ diplomi, dal principio
-dell’ottavo al principio del decimoquinto secolo, si notano in
-Sicilia più di mille nodi di popolazione, tra piccoli e grandi; dal
-qual numero si può togliere forse una dozzina per nomi raddoppiati,
-ma vanno aggiunte parecchie centinaia di nomi ignoti finadesso, o
-perduti del tutto con tanti diplomi pubblici e privati. A fronte dei
-mille luoghi e più, che si debbono supporre abitati nel tempo più
-florido della Sicilia del medio evo, ossia nel regno di Guglielmo il
-Buono, mettiamo le cinquecensessanta abitazioni che si contavano, tra
-comuni e villaggi, alla fine della dinastia borbonica, e si vedrà la
-enorme mancanza d’una metà per lo meno.[1021] Or supponendo l’attuale
-popolazione della Sicilia uguale a quella del duodecimo secolo, e
-tale io la credo senza timor di grosso sbaglio, perchè il numero è
-cresciuto rapidamente da cento anni in qua, egli è evidente che gli
-uomini sparsi una volta nelle campagne si sono raccolti nelle grosse
-terre; il che vuol dir che l’agricoltura è andata a male. Notissima
-cosa ella è veramente che in Sicilia la più parte de’ contadini abita
-lungi dal suolo da coltivare, ossia che si sciupano molte ore della
-giornata o molti giorni della stagione propizia, e che la più parte
-delle terre di Sicilia rende assai meno di quel che potrebbe, serbate
-d’altronde tutte le altre condizioni attuali, che non sono al certo
-le migliori. Cotesta rovina economica principiò, a creder mio, con
-le molestie suscitate contro i Musulmani fin dagli ultimi anni di
-Guglielmo II; si accrebbe a volta a volta nelle vicende successive, e
-Federigo II, filosofo e buon massaio quant’ei si fosse, dievvi pure una
-dura spinta. Le guerre del Vespro siciliano non eran fatte al certo per
-guarir quella piaga; la quale squarciossi vieppiù nell’anarchia feudale
-del decimoquarto secolo, e gangrenì sotto la dominazione spagnuola,
-sotto le giurisdizioni baronali e la possessione di tante manimorte.
-Giova sperare che i cresciuti commerci dell’età nostra, lo aumentato
-valor delle terre, e con ciò il vigor di novella vita nazionale, l’aria
-libera che respiriamo, le savie leggi civili, gli studii promossi, e
-la sicurezza pubblica, s’e’ verrà fatto di ristorarla, riconducano a’
-campi le popolazioni che ora stentan la vita nelle città.
-
-La mutata proporzione tra cittadini e contadini che, certissima in
-fondo, ma senza particolari, abbiamo ritratta dal riscontro de’ nomi
-topografici, comparisce molto precisa ne’ territorii di Giato, Corleone
-e Calatrasi, che noveransi tra le centrenta città e castella descritte
-nel libro di Ruggiero. I quali essendo stati donati da Guglielmo II al
-monastero di Morreale (1182), ne abbiam noi ne’ diplomi di concessione
-le note catastali, onde si scorge che que’ tre territorii contigui
-conteneano cinquanta tra castella e casali. La superficie, la quale
-su per giù prende mille chilometri quadrati, è in oggi suddivisa
-ne’ territorii di dodici comuni, de’ quali il solo Corleone serba
-l’antico nome:[1022] il che basti a mostrare i rivolgimenti sociali
-di quelle parti dell’isola. La proporzione, poi, di tre grossi paesi
-a cinquanta piccoli nel duodecimo secolo, e de’ cinquanta castelli
-o casali d’allora, a’ dodici comuni della nostra età, non si può di
-certo applicare a tutte le altre regioni dell’isola: contuttociò si
-badi che, a quella stregua, tornerebbe scarso il numero de’ mille paesi
-abitati che abbiam trovati nelle memorie del medio evo, e dovrebbe
-raddoppiarsi, o accrescere almeno d’una metà.[1023]
-
-Venendo in particolare alle sorgenti della pubblica ricchezza, e
-prima ai minerali, ci accorgiamo di non pochi mancamenti nel libro di
-Ruggiero. Il quale accenna al ferro cavato dalle montagne di Messina
-ed esportato ne’ paesi vicini,[1024] alle saline di Trapani,[1025]
-alle pietre molari del territorio di Calatubo;[1026] ma dimentica
-molti altri simili capi di commercio, che noi abbiamo ricordati nel
-periodo precedente, nè egli è verosimile, fossero mancati:[1027] e,
-quel ch’è più, tace dello zolfo e del petrolio. E qui si potrebbe
-credere studiato il silenzio della relazione ufiziale, per celare
-quanto più si potesse gli ingredienti del fuoco greco;[1028] perchè
-l’estrazione di quelle due produzioni minerali era stata descritta da
-Ahmed-ibn-Omar-el-’Odsri, o el-’Adsari, uno appunto degli autori di
-geografia citati nella Prefazione di Edrîsi.[1029]
-
-Secondo il luogo di Ahmed, che raccattiamo dalle citazioni di due
-autori più moderni, lo zolfo giallo di Sicilia, miglior di quello di
-tutt’altro paese, trovavasi nell’Etna, ovvero, se preferiamo un’altra
-lezione, nell’isola di Vulcano; lo cavavano picconieri pratici in
-così fatto lavoro, ai quali talvolta accadea che lo zolfo scorresse
-liquefatto, onde lor bastava scavare de’ fossatelli, e quand’era
-rappreso lo tagliavano con le accette. A’ picconieri, aggiugne
-Ahmed, che solean cascare i capelli e le unghie, per la natura calda
-e secca di quel minerale, dice egli, con le idee fisiche del suo
-tempo.[1030] Più precise notizie dava Ahmed dell’”olio di nafta:”
-che questo sgorgava nel mese di scebbât[1031] e ne’ due seguenti,
-entro certi pozzi vicini a Siracusa; che scendeasi in quei pozzi per
-gradini; che l’uomo si cammuffava il volto e turava ben le narici,
-perchè se mai avesse respirato laggiù sarebbe morto all’istante; che
-raccolto da costui il liquido, lo si metteva a riposare in truogoli,
-e poscia l’olio che rimaneva a galla era riposto in fiaschi e quindi
-adoperato.[1032] E parmi stia bene tal descrizione. Ma nel cavamento
-dello zolfo manca forse il principio, e si confonde la liquefazione
-col caso d’incendio d’alcuna miniera; oltrechè è corso, a creder
-mio, qualche errore nel designare la regione solforifera. Accenna
-Ibn-Ghalanda generalmente alle acque minerali della Sicilia;[1033]
-Edrîsi dice soltanto delle termali di Segesta[1034] e di Termini.[1035]
-
-Alla scarsa industria delle miniere, possiamo contrapporre la grande
-prosperità dell’agricoltura, attestata da tutti gli scrittori e, meglio
-di loro, dal gran commercio che la Sicilia esercitò nel duodecimo
-e decimoterzo secolo. Nè Edrîsi è parco di frasi quand’ei tocca la
-fertilità dell’isola; nè sdegna i particolari, poichè, in ottanta
-dei centrenta contadi ch’ei rassegna, fa menzione espressamente degli
-estesi terreni da seminare. Vero egli è che non distingue la specie
-del raccolto, se frumento, o altre granaglie, o civaie; e che in
-alcuni luoghi rimane al tutto ne’ generali, ed usa, tra gli altri,
-un vocabolo tanto vago, quanto sarebbe appo noi a dir derrate. Ei
-nota che nelle campagne di Aci “il caldo temperamento del terreno”
-portava a mieter, pria che nel rimanente della Sicilia.[1036] In più
-di trenta luoghi sparsi per tutta l’isola ei dice di orti, o giardini,
-e dell’abbondanza delle frutte. Fa menzione di vigne in cinque soli,
-Caronia, Oliveri, Hisn-el-Medârig (Castellamare), Paternò e Capizzi; il
-che mi par confermi che le piantagioni di vite fossero scarse anzi che
-no in Sicilia nel corso di quel secolo; ma non mi farà mai credere che
-si limitassero a’ luoghi nominati.[1037] Forse il compilatore intese
-dir anco della vite, quand’e’ ricordava genericamente i giardini: e
-lo stesso parmi dell’ulivo, poich’Edrîsi non ne fa ricordo se non che
-nella descrizione di Pantellaria.[1038]
-
-D’altronde la coltura della vite e dell’ulivo, ricordata espressamente
-dal Falcando,[1039] si può ben supporre accresciuta, ma non
-incominciata appena nel mezzo secolo che separò quei due scrittori. Il
-Falcando ricorda anco gli ortaggi dell’agro palermitano e le macchine
-da adacquarli;[1040] e non contento al dir che i giardini “davano
-ogni maniera di frutte,” nomina singolarmente quelle che pareano
-più rare a un transalpino[1041] e non l’erano punto agli occhi di
-Edrîsi. Il quale, rimanendosi, com’io penso, a particoleggiare le
-specie preferite dal commercio, fa ricordo soltanto di Carini, dalla
-quale si esportavano per tanti paesi delle frutta secche: mandorle,
-fichi, carrube.[1042] Il territorio di San Marco producea della
-seta in abbondanza;[1043] s’imbarcava da Milazzo gran copia d’ottimo
-lino,[1044] e assai se ne coltivava in terre irrigue a Galati,[1045]
-al qual territorio noi possiamo aggiugnere quel di Ragusa.[1046]
-Frequentissime, dice Edrîsi, in quel di Partinico le piantagioni
-del cotone, della _henna_, pianta tintoria molto usata dagli Arabi,
-e di altre leguminose:[1047] e da un diploma si argomenta che il
-cotone sia stato coltivato anco nelle vicinanze di Catania al tempo
-di re Ruggiero.[1048] Della henna e dell’indago poi sappiamo che al
-tempo dell’imperator Federigo si pensava di piantarne alla Favara
-presso Palermo.[1049] E forse Edrîsi, avvezzo a’ viaggi d’Affrica e
-di Levante, sdegnò di ricordare le palme dell’agro palermitano; ma
-supplisce al suo silenzio Ugo Falcando:[1050] e noi ben sappiamo che
-nel secolo decimoterzo si diè opera a far fruttare il palmeto, il quale
-dalla Favara stendeasi fino alla sponda dell’Oreto,[1051] e che il
-milletrecentosedici i soldati angioini venuti all’assedio della città
-tagliaron quel bosco,[1052] del quale avanza tuttora qua e là qualche
-pianta.
-
-A dimenticanza manifesta è da apporre il silenzio del compilatore su
-le piantagioni di cannamele e sull’opificio dello zucchero. Perchè lo
-zucchero di Sicilia si consumava nella capitale dell’Affrica propria
-fin dalla prima metà del decimo secolo;[1053] e, nella seconda del
-duodecimo, il Falcando fa menzione non sol delle cannamele, ma anche
-della cottura del melazzo e del raffinamento dello zucchero.[1054]
-Un diploma del secolo duodecimo fa ricordo dei frantoi o strettoi da
-cannamele;[1055] uno del decimoterzo mostra la sollecitudine che si
-prendea l’imperator Federigo per ristorare le raffinerie di zucchero in
-Palermo.[1056] La coltivazione poi delle cannamele e la manipolazione
-dello zucchero continuarono in Sicilia fino alle età più malaugurate
-della sua storia economica;[1057] e non è punto verosimile che così
-fatte industrie sieno state intermesse al tempo di Ruggiero. Poco dice
-Edrîsi de’ boschi: nomina la _binît_ di Buccheri, e spiega come torni
-in arabico a pineta;[1058] fa menzione del catrame e della pece che
-si esportava da Aci,[1059] del gran traffico di legname che faceasi a
-Randazzo,[1060] delle navi che costruivansi a San Marco con gli alberi
-tagliati in quei monti.[1061] Vi si può aggiungere, secondo un geografo
-del duodecimo secolo ed uno del decimoterzo, il mastice di Pantellaria
-cavato da’ lentischi e lo storace odorifero.[1062] La coltura degli
-aranci e altri agrumi, della quale non fa motto Edrîsi, è attestata
-ampiamente dal Falcando, da un diploma dell’undecimo secolo e dai poeti
-arabi che cantarono le lodi di re Ruggiero.[1063]
-
-Della pastorizia, come dell’agricoltura, è forza confessare che quel
-compilatore, o trascurò le notizie, o gli bastò accennarvi da lungi;
-poichè non fa menzione di pascoli nè di greggi nè d’armenti, se non
-che nei capitoli di Malta,[1064] Rahl-el-Merat,[1065] Mineo,[1066]
-Golesano,[1067] Montalbano, Mangiaba[1068] e Galati.[1069] Ma parmi
-superfluo dimostrare che questo ramo d’industria agraria sia stato
-importante in Sicilia nel duodecimo secolo: basti ricordare il diploma
-dell’imperator Federigo che attesta come, ai tempi di Guglielmo II,
-il fisco dava in fitto a’ Musulmani grandissimo numero di buoi, tra
-indomiti e mansi.[1070] Da un’altra mano supplisce Pietro d’Eboli
-al libro di Ruggiero, lodando nel suo carme i cavalli trinacrii,
-montati in una grande solennità da’ nobili di Salerno:[1071] onde
-veggiamo nel duodecimo secolo la continuazione delle razze lodate già
-nell’undecimo.[1072] E la cura che prendea l’imperator Federigo per
-mantenere de’ cameli in Malta, ci conduce a supporre che quegli animali
-v’attecchissero ancora.[1073] Si facea del miele, a detta di Edrîsi, in
-Malta, Caltagirone e Montalbano.[1074]
-
-Tra i prodotti del mare primeggiava l’ottimo corallo di Trapani, e
-notavasi l’abbondante, anzi, dice Edrîsi, “strabocchevole copia di
-pesci che si prendeano in quelle acque,” non escluso il tonno grande,
-così lo chiama, al quale si tendean ampie reti.[1075] E similmente ei
-fa ricordo delle reti da tonno nella marina dei Bagni Segestani;[1076]
-delli ordegni con che lo si pescava a Milazzo;[1077] della quantità
-grande che se ne prendea ad Oliveri;[1078] della rete messa in mare
-dinanzi Caronia,[1079] e del tonno che si pescava anco nel porto, non
-so se di Termini o di Trabìa.[1080] Ei non fa menzione di tonnare su
-la costiera di Levante nè di mezzogiorno, nè della pescagione minuta
-in altri mari che di Trapani e Catania. Dice pur del _rei_, il quale
-compariva in primavera nel fiume di Termini;[1081] de’ pesci grossi e
-squisiti che dava il Simeto;[1082] degli svariati e copiosissimi che
-si prendeano nel fiume di Lentini e si mandavano per ogni luogo,[1083]
-e di quei del fiume Salso, pingui e saporosi.[1084] Il povero Oreto
-anch’esso par sia stato più pescoso che in oggi, quando l’imperator
-Federigo rivendicava al demanio regio una pescaia che v’avean fatta,
-cheti cheti, i monaci della Trinità di Palermo.[1085]
-
-_Tarbi’a_, che suona la “quadrangolare” e noi n’abbiam fatto _Trabìa_,
-era amena villa, al dire di Edrîsi: le grosse polle d’acqua, che
-sgorgan quivi a piè della roccia, movean di molti molini; e vasti
-casamenti erano addetti a lavorare l’_itria_, o vogliam dir le paste e
-particolarmente i vermicelli,[1086] de’ quali si caricavano bastimenti
-e spedivansi in Calabria e in tanti altri paesi di Cristiani e di
-Musulmani:[1087] onde si vede come l’industria cittadina raddoppiava il
-valore prodotto dall’industria agraria, e apprestava materia di nuovi
-guadagni alla navigazione e al commercio.
-
-Pochi altri ragguagli possiam cavare da Edrîsi intorno l’industria
-cittadina, appartenendo tanto agli artigiani quanto a’ bottegai, i
-mercati ch’egli va notando in varie città e terre.[1088] Fa menzione
-poi, in Girgenti, Mazara, Alcamo, Naro, Castrogiovanni e Randazzo,
-d’altri artefici, tra i quali credo sian di quelli che in oggi
-chiameremmo artisti:[1089] e ognuno intende che se il compilatore non
-ne parla nella descrizione delle città primarie, è forse che gli parea
-superfluo; nè dobbiamo dimenticare ch’egli non bramava già di tirar con
-regola e compasso degli specchietti statistici a modo nostro, ma volea
-soprattutto fare sfoggio d’eleganza nella lingua e nello stile. Donde
-noi cercheremo i particolari in altri scritti, o in qualche avanzo di
-manifatture che è pervenuto per buona ventura infino all’età nostra.
-Al punto stesso in cui i Musulmani sgombravano dalla Sicilia, noi
-veggiamo in Melfi, Canosa e Lucera, legnaioli, intarsiatori, armaiuoli,
-magnani ed “altri maestri” saraceni, salariati dall’imperator Federigo,
-insieme col fattore d’un suo vivaio, e co’ famigli addetti ai cameli,
-alla lonza da caccia ed ai mangani, s’io ben leggo.[1090] Di cotesti
-o altri intarsiatori abbiamo anco i nomi proprii e sembran tutti
-siciliani.[1091] Il vocabolo stesso di _tarsîa_, arabico puro, sembra
-passato di Sicilia nella Terraferma italiana, e prova meglio che il dir
-di qualunque scrittore come quell’arte sia fiorita dapprima nell’isola.
-S’altro attestato occorresse, avremmo delli scrigni intarsiati con
-epigrafi arabiche che si conservano tuttavia in Sicilia;[1092] e se
-dubbio rimanesse ancora, mostrar potremmo gli avanzi di due grandi e
-magnifiche iscrizioni, intarsiate su marmo bianco, in pietre dure di
-colore, a quel modo che in oggi si chiama mosaico fiorentino,[1093] tra
-il quale e l’intarsiatura in legno o avorio non è altra differenza che
-la materia. Si ritrova in Sicilia nel duodecimo secolo, come ognun sa,
-l’arte di lavorare il porfido, attestata non solamente dagli avelli
-regii del duomo di Palermo, ma altresì dagli ornati sì frequenti
-nelle chiese normanne, ai quali si deve aggiungere un lavorìo minuto
-e difficilissimo: una profonda coppa da bere, fornita di anse, che
-serbavasi nella Cappella Palatina di Palermo infino a’ principii del
-decimoquarto secolo.[1094]
-
-Chi sa quanto sia moderno il gusto di far collezioni delle stoviglie
-del medio evo, mi condonerà se in questo capitolo dell’industria
-siciliana io tocco, semino dubbii e passo. Palermitani e senza alcun
-dubbio siciliani sono gli orci e le brocche di terra cotta, varii
-per la grandezza e per la forma, grossolani di fattura, e alcuni con
-tappo fisso, bucherato, e la più parte sciupati al forno, dei quali
-si trovò, com’io ritraggo, un piccol numero nel demolire la chiesa di
-San Giacomo la Marina in Palermo (1864), e poi se n’è cavato parecchie
-centinaia sopra le vòlte della Martorana, ponendo mano (1870) alla
-ristorazione di questo prezioso edifizio, che torna alla prima metà
-del secolo duodecimo. Credono i periti che questo insolito materiale
-s’abbia a tenere contemporaneo delle prime fabbriche. Che che ne sia,
-si scorge in quel vasellame una grossiera imitazione di motti e ornati
-arabi; onde non andrebbe riferito a’ tempi in cui le colonie musulmane
-serbavan la lingua loro, e potrebbe scendere alla seconda metà del
-duodecimo o fors’anco del decimoterzo secolo.[1095]
-
-Ammetto io volentieri, coi trattatisti di ceramica medievale e moderna,
-che sia stata in Sicilia, fin dai tempi musulmani, una scuola di
-maioliche; ancorchè io non mi affidi del tutto alla pratica di quegli
-antiquarii che battezzano, con data e patria, questo o quell’altro
-lavoro.[1096] Pur oso dir che i più preziosi ch’io abbia mai visti, i
-due stupendi vasi di Mazara, mi sembrano spagnuoli, sia delle isole o
-della terraferma.[1097] È forza poi che io ricusi la cittadinanza di
-certi elegantissimi orcioletti arabi da armadio e da salotto, i quali
-a prima giunta si potrebbero dir siciliani, essendo frequentissimi
-nelle collezioni della Sicilia e rari nelle altre d’Europa. Ma la
-data segnata nella più parte di siffatte stoviglie par che torni
-a’ principii del decimoquarto secolo, quando gli ultimi residui de’
-Musulmani erano usciti di Sicilia fin da tre o quattro generazioni, e
-se rimaneano le tradizioni delle industrie ed arti loro, la lingua era
-perduta e dimentica o celata la origine.[1098]
-
-Si veggono ne’ musei di Sicilia, come in tutti gli altri d’Europa,
-delle ciotole di bronzo o rame, di quelle che i Musulmani usano per
-bere, e alcune grandi catinelle o dischi degli stessi metalli, ma
-nessuno indizio ci porta a rivendicarli all’industria siciliana; anzi,
-tornando comunemente così fatti lavori al decimoterzo, decimoquarto
-o decimoquinto secolo, e somigliando perfettamente a quei notissimi
-di Siria e di Egitto, è da supporre che li abbia recati in Sicilia il
-commercio, sì come fece in altre parti d’Italia, e più che ogni altra
-in Toscana.[1099] Pur si ritrae che i Musulmani di Sicilia lavoravano
-egregiamente i metalli. Il museo del Louvre possiede un piccolo
-mesciacqua di rame, in forma d’un pavone, in petto al quale si legge,
-preceduto da una croce, il motto _Opus Salomonis erat_, e sotto quello
-in arabico, _Fattura di Abd-el-Melik-en Nasrâni_, ossia il Cristiano.
-Il dotto archeologo, che ha illustrato cotesto vaso, lo riferisce al
-duodecimo secolo ed alla Sicilia, sì per la forma de’ caratteri, per la
-coincidenza de’ due idiomi e per l’apostasia dell’artefice musulmano, e
-sì per la somiglianza di quest’opera con altre dell’arte arabo-sicula.
-Dimostra inoltre l’autore con molti esempii, che “opera di Salomone”
-significava allora “sottil congegno;” e sostiene che un cannellino,
-del quale rimane ancora vestigia, era adattato sul dorso del pavone
-affinchè, mescendosi l’acqua dal becco, l’aria entrata dal cannellino
-rendesse un sibilo.[1100] Nel gabinetto poi delle antichità in Parigi è
-esposta una coppa di bronzo, ageminata in argento con figure d’animali
-e rabeschi di stile arabico, la quale, ne’ tre soliti cartelli tondi,
-invece di motti arabi, porta lo stemma d’un arcivescovo di Morreale
-del decimoquarto secolo; onde l’erudito autore del catalogo ha
-ben’aggiudicata quest’altra opera alla scuola arabica di Sicilia.[1101]
-Abbiamo in cotesti bronzi parigini il simbolo de’ due ultimi stadii
-dell’industria arabo-siciliana: l’uno, cioè, quando i Musulmani si
-convertirono alla religione de’ vincitori e appresero la loro lingua
-oficiale, senza smettere la propria; e l’altro quando, mutata lingua
-e religione, ritenner pure le tradizioni di lor arte: finchè nel
-decimosesto secolo furono attirati dal maggior astro che risorgea nella
-terraferma d’Italia.
-
-Abbiam già fatta menzione del _tirâz_ regio di Palermo,[1102] nel
-quale, si tesseano e ricamavansi i drappi di seta, come afferma
-precisamente il Falcando.[1103] E però non ne daremmo or che un cenno,
-se non fosse uscita alla luce, dopo il secondo volume della presente
-istoria, una erudita e sontuosa illustrazione delle insegne dell’antico
-Impero germanico, serbate in Vienna; la qual collezione è composta in
-gran parte di ricami e drappi siciliani.[1104] L’abbondante materia
-vuol che si tratti separatamente di quelle due manifatture, e si torni
-anco addietro al periodo al quale arrivammo nel quarto libro.
-
-Poichè ci sembra con molta verosimiglianza lavoro del _tirâz_ di
-Palermo, il pallio che il gran ribelle di Puglia donò all’imperatore
-Arrigo II; il qual cimelio si ammira oggidì nel duomo di Bamberg.[1105]
-E veramente il disegno somiglia in generale a quello del manto di re
-Ruggiero; e il planisfero celeste, ch’evvi raffigurato con qualche nota
-astrologica, torna per l’appunto agli studii ed a’ gusti musulmani
-di quel secolo, non ostante le figure di santi, tramezzati alle
-costellazioni in grazia del pio personaggio pel quale era fatto il
-pallio. Si scorge anco la mano straniera nelle iscrizioni latine con
-lettere trasposte e alcuna capovolta.[1106] Oltre a ciò manca ogni
-fondamento a supporre un _tirâz_ in altra città d’Italia;[1107] nè
-è mestieri andarlo a cercare in Affrica o Spagna, quando l’abbiamo
-in Sicilia e sappiam la lega di que’ Musulmani (1011) con Melo o
-Ismaele, come or non si può esitare a chiamarlo, leggendo il nome
-nel pallio.[1108] Seguono nell’ordine de’ tempi il notissimo pallio
-di re Ruggiero,[1109] con la data del cinquecenventotto dell’egira
-(1133); il camice di seta bianca, ornato con larga fimbria di porpora
-e d’oro e con lunga iscrizione bilingue, che porta in latino e in
-arabico i titoli di Guglielmo II e l’anno millecentottantuno;[1110] le
-gambiere col nome e i titoli dello stesso principe ricamati in lettere
-arabiche.[1111] L’editore, il quale ha studiati, meglio che niun altro
-erudito europeo, i paramenti ecclesiastici del medio evo, attribuisce
-anco agli artefici musulmani di Sicilia i guanti di seta rossa trapunti
-in oro; due cinti da spada; un paio di ricchi sandali; il manto
-chiamato d’Ottone IV, e altri lavori che non hanno data nè lettere
-arabiche, ma gli ornamenti e lo stile di essi confrontano con que’
-del _tirâz_ palermitano[1112]. Contro il qual giudizio non abbiam che
-dire: se non che il merito del lavoro va scompartito tra’ Musulmani di
-Sicilia e i Greci, quando si sa dalle croniche il fatto de’ lavoranti
-di Tebe e Corinto, uomini e donne, menati prigioni in Palermo; i
-quali di certo non dettero principio a quell’opificio, ma non si
-può ammettere neanco che non abbiano giovato nulla a perfezionare i
-lavori.[1113] Vanno ricordati infine i ricami in lettere e disegni
-arabici della veste con la quale fu sepolto l’imperator Federigo:
-onde le prove materiali di quell’arte arrivano infino alla metà del
-decimoterzo secolo.[1114]
-
-Circa i drappi fabbricati in Palermo, le prove materiali e gli
-attestati scritti forniscono particolari sì copiosi da convenire più
-tosto ad apposito e tecnico trattato, che alla presente rassegna.
-Basti dunque citare i drappi de’ pallii ricamati, de’ quali testè
-abbiamo discorso e i soppanni di quelli, tutti opera siciliana, a
-giudizio dell’autore della descrizione; i quali sono tessuti con
-bell’artifizio a figure di animali e di piante, rilevati ad oro ed a
-colori diversi; e rassomigliano per la fattura agli scampoli rimasi
-nelle cattedrali di Palermo e di Cefalù, dei quali l’autore pubblica
-qualche disegno.[1115] Vengon poi i vestiti che si osservarono nelle
-tombe regie del duomo di Palermo, quando la ristorazione del monumento
-die’ occasione ad aprirle.[1116] Leggiamo nella cronica dell’Abate di
-Telese che, nelle feste dell’incoronazione di re Ruggiero, le mura del
-palagio eran parate di pallii e per fino gli infimi servitori vestiti
-di seta.[1117] Nella seconda metà del medesimo secolo, il Falcando
-attesta la varietà de’ drappi di seta tessuti nel palazzo reale e
-ricamati ad oro e perle, e la copia altresì de’ drappi stranieri e de’
-pannilani che vendeansi nel vico degli Amalfitani entro il Cassaro di
-Palermo;[1118] e Ibn-Giobair nota il lusso di vestimenta delle dame
-cristiane di quella capitale ed anco delle musulmane che davano, com’or
-direbbesi, il figurino.[1119] V’ha memoria d’un gran padiglione di
-seta da sedervi a mensa dugento persone, che Riccardo Cuor di Leone
-pretese da re Tancredi, insieme con altri tesori, dopo la baruffa
-di Messina.[1120] Le antiche poesie francesi ricordano lo sciamito
-e il zendado di Palermo.[1121] I diplomi siciliani, citando quelle e
-tante altre maniere di drappi operati o ricamati, mostrano la grande
-attività del commercio e dell’industria indigena.[1122] Danno simile
-testimonianza le denominazioni de’ dazii ordinati dai re normanni e
-svevi;[1123] e perfino il dialetto siciliano attesta l’origine e la
-importanza di quella industria, chiamando i tessitori in generale col
-vocabolo arabico _careri._[1124] Gli opificii della seta decaddero
-in Sicilia, al par che tante altre sorgenti di pubblica ricchezza,
-nella seconda metà del decimoterzo secolo, per le varie cagioni a che
-abbiamo accennato; tra le quali non è da dimenticare la emigrazione de’
-Musulmani. Delle città di Terraferma, Lucca fu la prima a raccogliere
-la eredità della Sicilia. Rivaleggiarono poi con quella città, Firenze,
-Venezia, Genova: e artisti italiani recarono tal ricca industria a
-Lione, a Tours e in altre città della Francia. Pur la esportazione
-de’ drappi di seta rimase bel capo di commercio in Sicilia infino al
-decimosesto secolo.[1125]
-
-E nessuna maniera d’opificii, necessarii al vestire ed anco al lusso,
-potea mancare in Sicilia nel duodecimo e decimoterzo secolo, s’egli
-è vero che le industrie si rannodan tra loro, e che una ne favorisce
-un’altra e sovente la porta con seco necessariamente. Così, in un paese
-celebrato pe’ drappi di seta, la gabella su l’arco del cotone,[1126]
-che parmi voglia dire la battitura de’ bocciuoli per cavar la bambagia,
-fa supporre i telai da tesserne il filo. Abbiamo precise testimonianze
-per le tintorie[1127] e per gli opificii di pelli dorate, che si
-adopravano in varie manifatture e segnatamente negli stivaletti da
-donna.[1128] I guanti di seta tessuti a maglia, che si rinvennero
-nell’avello di Arrigo VI, sono da riferire anch’essi all’industria
-siciliana.[1129] Nè può dubitarsi che i fermagli smaltati e gli
-ornamenti gittati in oro, che furon cuciti in alcune delle vestimenta
-imperiali, non siano opera degli orefici palermitani; que’ medesimi a’
-quali sono da attribuir le corone dell’imperator Federigo e della sua
-prima moglie Costanza d’Aragona.[1130]
-
-Verosimil cosa è, ma punto provata, che nel periodo, del quale
-trattiamo, si fosse lavorata in Sicilia della carta da scrivere. Furon
-gli Arabi, come ognun sa, que’ che recarono in Occidente la carta di
-cotone, fabbricata nel Khorasân ad imitazione di quella della Cina,
-ch’era fatta di seta o d’erbe;[1131] nè cade in dubbio che opificii di
-carta siano surti in Spagna e particolarmente a Xativa, donde, nella
-prima metà del duodecimo secolo, se ne mandava in Levante e in Ponente,
-al dir di Edrîsi.[1132] Il silenzio del quale, nella descrizione
-della Sicilia, sarebbe grave argomento contro il mio supposto, se
-in questo medesimo capitolo non avessimo trovate più volte fallaci
-le prove negative fondate su quel libro. Ritraggiam noi che, allo
-scorcio dell’undecimo secolo, i diplomi normanni di Sicilia, perfino
-que’ che portavano concessioni territoriali, furono scritti in carta
-di cotone; onde, in men di mezzo secolo, re Ruggiero volle rinnovare
-tutti i titoli di proprietà, con l’occasione o il pretesto che molti
-originali fossero logori, cancellati o corrosi dalle tarme.[1133]
-Continuossi, ciò nonostante, a copiare in carta di cotone gli atti
-privati ed anco i pubblici, finchè, a capo d’un secolo, l’imperator
-Federigo dichiarò nulli que’ di certe classi che non fossero scritti in
-cartapecora;[1134] ma la sua cancelleria, in Sicilia e nella terraferma
-d’Italia, usò tuttavia la carta negli atti che parea non dovessero
-passare alla posterità.[1135] Il basso prezzo della materia, provato
-da cotesti fatti, fa credere più tosto a fabbricazione indigena che
-ad importazione dalla Spagna o dall’Oriente.[1136] S’aggiunga che la
-denominazione di carta di papiro, occorrendo per la prima volta nelle
-Costituzioni di Federigo, sembra nata in Sicilia, per essere questo il
-solo paese d’Europa che produce quella pianta, e che l’usò comunemente
-nella cancelleria dello Stato fino alla seconda metà del decimo
-secolo;[1137] quando egli è probabile che la carta di cotone a poco a
-poco sia stata surrogata al papiro, e con l’ufizio ne abbia preso anco
-il nome.[1138]
-
-La narrazione de’ fatti politici in questo e nel precedente libro, e
-la rassegna delle produzioni del suolo nel presente capitolo, ci ha
-condotti a toccare le notizie commerciali, in guisa che, volendo or
-trattarne appositamente, basterà di accennare alle cose già dette, le
-quali sono confermate da’ trattati di commercio[1139] dalle generalità
-che affermano alcuni scrittori.[1140] Hanno avuta i lettori occasione
-di riflettere che i principi della Sicilia, massime re Ruggiero e
-Federigo, indirizzarono spesso le pratiche e imprese loro a scopo di
-utilità mercantile; e che poservi zelo tanto maggiore, quanto eran
-essi i primi mercatanti del paese. E veramente le vaste possessioni
-demaniali, la riscossione delle gabelle in derrate, l’esempio degli
-Ziriti di Mehdia, e da un’altra mano la forma del principato feudale,
-sospingeano a quell’errore economico, il quale pur fruttava gran parte
-dell’entrata dello Stato, o della Corte che dir si voglia.
-
-Principalissimo capo del commercio siciliano furono i grani, nel
-duodecimo secolo,[1141] al par che ne’ seguenti infino al decimottavo,
-e continuo sbocco di quelli fino al secolo decimosesto, fu la costiera
-di Barbaria, travagliata sempre dalla fame.[1142] Mandava la Sicilia
-in Venezia de’ grani ed altre vittuaglie e, con rammarico d’un uomo di
-Stato di que’ tempi, ne traeva gran copia di merci e poco denaro.[1143]
-Si è già detto delle paste lavorate della Trabia, imbarcate per
-varii paesi cristiani e musulmani.[1144] Dopo le granaglie, erano
-capi d’esportazione, importanti nel duodecimo secolo, ed, a quanto
-parrebbe, assai più nel seguente, le frutte secche e il cotone;[1145]
-il quale ritraggiamo che sino ai principii del decimosesto secolo si
-mandava perfino in Inghilterra grezzo e filato:[1146] ed è anco da
-mettere in conto il corallo, il mastice di Pantellaria e lo storace
-odorifero.[1147] Nè possiam supporre scarso a’ tempi normanni il
-traffico dello zucchero, poichè quello di prima coltura e le frutte
-giulebbate andarono sino al decimoquinto secolo dalla Sicilia in
-Costantinopoli, Alessandria d’Egitto e Inghilterra, non che ne’ mercati
-della nostra Penisola[1148]. Da un’altra mano esportavansi dei drappi
-di seta per le regioni occidentali d’Europa.[1149] Documenti del
-duodecimo secolo attestano l’associazione di mercatanti genovesi e
-siciliani per intraprese commerciali in varii paesi.[1150] Sappiamo
-delle navi siciliane ancorate ne’ porti di Barcellona e di Alessandria
-d’Egitto:[1151] e ritraggiamo da altre sorgenti il traffico della
-Sicilia in que’ due grandi emporii[1152] e in quelli di Pisa,[1153]
-Marsiglia[1154] Amalfi,[1155] Calabria e Malta.[1156] Di certo le
-navi genovesi conduceano gran parte di que’ commerci in Sicilia come
-in tutto il Mediterraneo;[1157] pure gli altri navigatori italiani
-rivaleggiavano sempre con essi, ed anco i Siciliani; poichè sappiamo
-delle costruzioni navali di San Marco e del gran traffico di legname
-che faceasi a Randazzo, per trasportarlo, com’e’ sembra verosimile,
-nel porto di Messina.[1158] Il quale ritolse a Palermo il primato della
-navigazione, in quel gran movimento che per tutto il duodecimo secolo
-spinse l’Occidente, a traverso il Faro, in Palestina e in Siria: onde
-Messina nella seconda metà del secolo divenne la stazione principale
-del navilio da guerra, in vece di Palermo.[1159] Nè son pochi gli
-emporii minori nominati da Edrîsi: Termini, Cefalù, _Kala’t-el-Kewâreb_
-(Santo Stefano), Milazzo, Taormina (ossia Giardini), Aci, Catania,
-Siracusa, Scicli, Ragusa, _Olimpiade_ (Licata), Girgenti, Sciacca,
-Mazara, Marsala, Trapani, _Kala’t-el-Hamma_, _Calatubo_, Carini, San
-Marco.[1160]
-
-Continuando a ciò che abbiam detto intorno le monete del primo conte di
-Sicilia,[1161] è da notare che sotto Ruggiero e i due Guglielmi furono
-coniati in grandissima copia dei quartigli d’oro, volgarmente detti
-Tarì, e citati con tal denominazione negli atti pubblici di quel tempo.
-De’ quali son pieni i musei pubblici e privati d’Europa, e se ne trova
-sempre qualcuno presso gli orafi e i rivenduglioli in Sicilia ed anche
-fuori; oltrechè sappiamo come e’ corsero per le contrade in due grandi
-rapine, una volta in Palermo e una volta in Roma.[1162]
-
-L’ampia collezione pubblicata dal principe di San Giorgio Spinelli
-ci aiuta a conoscere le monete normanne di cotesto periodo, meglio
-che la non abbia fatto per quelle dell’undecimo secolo; quantunque
-non ci spiri, nè anche qui, piena fiducia per le date ed altri
-amminicoli.[1163] Userò io, dunque, cotesto libro per quel ch’e’ vale,
-col sussidio di altre opere e delle monete che ho vedute con gli occhi
-miei.[1164]
-
-Lascio addietro, perchè non battuta in Sicilia, nè, a quanto parmi, col
-fine di soddisfare a bisogno economico, la moneta di rame, che ha da
-una faccia la protome di San Niccolò con iscrizione greca e dall’altra,
-in caratteri cufici, la data di Bari, anno cinquecenquarantaquattro
-dell’egira (1149).[1165] Le altre monete arabiche de’ Normanni di
-Sicilia coniavansi in Palermo e in Messina, talvolta con leggende
-bilingui, cioè arabico e latino, ovvero arabico e greco. Quelle di
-Ruggiero secondo hanno, la più parte, nel rovescio un segno, che
-altri ha creduto figura della croce tronca in cima, altri iniziale
-del classico nome di Trinacria. E per vero l’è sigla, secondo
-l’uso dei tempi e delle dinastie normanne d’Italia; ma compendia,
-a creder mio, il nome di Tancredi, padre di Roberto Guiscardo e del
-primo conte Ruggiero: Tancredi di Hauteville, ceppo della dinastia,
-della quale i due rami sovrani regnarono insieme in Palermo dal
-millenovantuno al millecenventitrè, e governarono la città con unica
-amministrazione.[1166] Ognuno intende che non vi tenean essi al certo
-due zecche, nè poteano trovare miglior simbolo, per l’unica moneta
-loro, che la sigla di Tancredi. Ciò non togliea che il vecchio conte
-Ruggiero e i due successori immediati battessero moneta per conto
-proprio loro in Messina, nè che Ruggiero duca di Puglia tenesse in
-opera la zecca di Salerno.[1167] E si ricordi che la _T_ di varie
-forme, e variamente rabescata e ornata di puntini, comparisce più
-sovente nelle monete d’oro, quelle cioè che doveano avere corso più
-largo ne’ dominii normanni e fuori.[1168] Noi sappiam che allo scorcio
-dell’undecimo secolo i grandi della corte di Sicilia invocarono
-talvolta la buona fortuna della progenie di Tancredi,[1169] e che re
-Ruggiero si vantò sempre erede non men del padre che dello zio; ond’e’
-par ch’abbia potuto usare molto volentieri la sigla di Tancredi. Mi
-conferma in tal concetto l’ornato bizzarro, dato ai due rami della _T_
-in alcune monete e nel gran pallio di Nuremberg: il quale è diviso in
-due quadranti dalla medesima lettera, se non che l’asta perpendicolare,
-grossa e rabescata, rassomiglia ad un tronco di palma.
-
-Afferma lo Spinelli[1170] che Ruggiero, assunto il titol di re, abbia
-mutato cotesto tipo monetario, prendendo quello che fu serbato da’ due
-Guglielmi, nel quale rimase da una faccia il nome del principe, ma
-fu sostituito nell’altra alla formola musulmana il noto motto greco
-“Gesù Cristo vince.” Ma l’autore stesso ci fa veder pure l’antico
-tipo dopo il millecentrenta:[1171] e il vero è che un fatto di sì gran
-momento non si potrà accertare se pria non saranno rivedute da occhi
-più pratici tutte le date e le leggende. Aggiungo aver osservata io
-stesso nel Museo di Napoli una moneta che ha da una faccia la formola
-musulmana e dall’altra la _T_ rabescata, con la leggenda arabica “Per
-comando — del re — Ruggiero.” Io ritengo che la formola musulmana era
-già disusata negli ultimi anni di Ruggiero; ma che l’aveano abbandonata
-a poco a poco, e adoperata per molti anni promiscuamente col tipo che
-portava la croce e il motto bizantino. Chi voglia, poi, applicarsi
-all’iconografia delle varie monete arabiche dell’epoca normanna e
-sveva, e soprattutto di quelle figurate con immagini sacre, o d’animali
-e di piante, troverà campo larghissimo nell’opera dello Spinelli.
-
-Non si alterò sotto i tre primi re normanni la forma, nè, a quel che
-parmi, il valore intrinseco de’ tarì o _robâ’i_ fatemiti. Di raro
-par si fossero coniati de’ dînâr o mezzi dinar,[1172] nè ci avanza
-gran copia di monete d’argento con iscrizioni arabe o bilingui;
-ma si rinvengono spesso delle monete di rame. Per cagion del breve
-regno e delle popolazioni musulmane, che sempre più si dileguavano,
-coniò poche monete arabiche Tancredi, poche Arrigo VI; e scarseggiano
-similmente quelle di Federigo, il quale mutò il sistema monetario,
-surrogando coll’agostale le frazioni del dinar. Ma ancorchè sieno
-estranee al nostro argomento le monete latine dei re di Sicilia, non
-vogliam passare sotto silenzio che i Guelfi, tra le altre singolarità
-attribuite all’imperator Federigo, narrarono ch’egli avesse data fuori
-della moneta di cuoio,[1173] come la tradizione popolare di Sicilia
-dice di Guglielmo il Malo. Ed ancorchè nessuno antiquario n’abbia vista
-fin qui la prova materiale, non ripugna al vero la imitazione di tal
-trovato, quando noi sappiam che i Cinesi, precorrendoci anche nelle
-teorie del credito, adoperaron moneta di cartone fin dal settimo secolo
-dell’èra volgare. La corte di Roma, nella gran salmeria de’ motivi che
-accompagnavano la scomunica del milledugentrentanove, chiamò Federigo
-“falsario di nuovo genere,” apponendogli d’aver fatto coniare del rame
-coperto di sottile foglia d’argento:[1174] e io debbo dire che, non
-ostante la nota audacia di tali accusatori, mi sembra anco verosimile
-questo fatto, perchè n’abbiamo esempii nella numismatica antica ed anco
-nella musulmana,[1175] e perchè l’imputazione è di quelle che niun osa
-fare quando manca il corpo del delitto.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIII.
-
-
-Ho differito fin qui il ragionamento su l’architettura e le arti
-ausiliari, perchè mi è parso bene toccarne in quest’ultimo capitolo,
-ordinato a notare i vestigii che le colonie musulmane lasciarono in
-Sicilia; de’ quali nessun altro è più splendido e più certo di que’ che
-scorgonsi ne’ monumenti del duodecimo secolo. Io non dico de’ secoli
-precedenti, non sapendo, in vero, se in tutta l’isola rimanga oggi in
-piè alcun edifizio surto nella dominazione musulmana. Que’ che i padri
-nostri le riferivano con piena fede, ormai scendono ai tempi normanni.
-Sognarono alcuni eruditi del secento che l’Annunziata de’ Catalani
-in Messina fosse stata, in origine, mausoleo d’un supposto Messala,
-re di supposti Alamidi; del quale essi leggean proprio l’epitaffio
-nelle tavole di marmo bianco, spezzate in parte e capovolte, onde sono
-rivestiti gli stipiti della porta maggiore di quella chiesa.[1176] Ed
-ecco che, deciferando senza tanta fatica l’elegante scrittura _neskhi_
-intarsiata in quelle tavole a caratteri di serpentino e rabeschi di
-porfido, se ne raccapezza de’ versi, pei quali re Ruggiero invitava i
-grandi della corte ad entrar nel suo paradiso terrestre: senza dubbio
-la reggia di Messina, dove l’iscrizione adornò qualche vestibolo o
-corse su le pareti di qualche sala.[1177] Per errore meno indegno di
-scusa furon credute, e da taluno credonsi ancora, opera saracenica
-i palagi della Zisa e della Cuba e le rovine di Mimnerno, o meglio
-direbbesi Menâni, presso Palermo. Ma la Cuba mal nascose l’età sua
-agli occhi di Girault de Prangey; e infine è stata tradita da quella
-medesima iscrizione arabica che parea documento dell’origine musulmana,
-poich’evvi intagliato a caratteri cubitali il nome di Guglielmo II e
-l’anno millecentottanta del Messia.[1178] La Zisa anch’essa dopo averci
-tenuti tutti in rispetto con quel suo sembiante arcaico, giudicata
-or che abbiamo migliori lezioni d’una cronica e d’una epigrafe e che
-sappiam l’età della Cuba, torna a Guglielmo il Malo e in parte anco al
-figliuolo.[1179] Menâni poi è attribuito da una cronica a re Ruggiero;
-nè le sue rovine danno indizio che ci porti a mettere in forse
-quell’attestato.[1180]
-
-Si può assegnare, sì, origine più antica al castello di Maredolce[1181]
-ed ai Bagni di Cefalà;[1182] se non che la forma primitiva di que’
-due monumenti è mutata, tra pei guasti del tempo e per fabbriche
-sovrapposte. Diciam lo stesso della Porta della Vittoria[1183] e
-dell’edifizio di San Giovanni de’ Lebbrosi.[1184] Poco poi è da
-sperare in certi castelli d’aspetto saracinesco, abbandonati, anzi
-mezzo distrutti, come que’ del monte Bonifato,[1185] d’Entella e
-di Calatamauro in val di Mazara[1186] e qualche altro in val di
-Noto,[1187] non parendo che dalle ruine di fortilizii si possa ritrarre
-un compiuto sistema d’architettura. Io non ho fatta menzione delle
-chiese che chiamiamo normanne, perchè le son tutte evidentemente del
-duodecimo secolo, e se in una o due si potesse scoprire qualche lavoro
-degli ultimi lustri dell’undecimo, non porterebbe divario nell’epoca.
-
-Del rimanente bastano gli edifizii del duodecimo secolo per determinare
-l’indole dell’arte che fiorì in Sicilia in tutto il periodo
-delle colonie musulmane. Gli autori moderni, ai quali è occorso
-quest’argomento, notan tutti nell’architettura siciliana de’ tempi
-normanni uno stile peculiare, molto diverso da quello delle nazioni
-europee contemporanee e perfin della Spagna musulmana;[1188] onde lo
-dicono misto di varii elementi, bizantino, normanno, moresco, e che
-so io; ai quali ogni scrittore pur attribuisce proporzioni diverse.
-Altri sostiene che l’architettura volgarmente chiamata gotica, della
-quale par che i Goti non abbian saputo mai nulla, venne dal Levante e
-pria di passare nel Settentrione, dov’era destinata a produrre tanti
-miracoli d’immaginazione, fe’ sosta in Sicilia. Allargandosi per tal
-modo la quistione, io sono costretto ad entrarvi, male armato com’io
-mi sento: onde chiederò aiuto ai maestri dell’arte, innanzi tutti al
-Coste, il quale studiò lungamente gli edifizii del Cairo e si valse
-dell’erudizione musulmana. A questa fonte attingerò anch’io qualche
-notizia su l’origine e i progressi dell’architettura appo gli Arabi: e
-sarà gran fatica, poichè non è trattato quest’argomento da nessun de’
-loro scrittori ch’io m’abbia letti. Ibn-Khaldûn, nei Prolegomeni, lo
-tocca con alte considerazioni di filosofia storica; egli scende fino
-alle pratiche de’ muratori e de’ legnaioli; ma, proprio su l’origine,
-dice una volta che gli Arabi appresero l’architettura da’ Persiani e
-par lo neghi in un altro capitolo.[1189]
-
-Gli Arabi, come ognun sa, non aveano altra parte d’incivilimento
-da recar seco loro fuor della Penisola, se non che un linguaggio
-copiosissimo, rigoglioso e ben coltivato. Meno che ogni altr’arte avea
-potuto svilupparsi l’architettura in quella nazione, il cui corpo era
-nomade e le estremità, se possedeano edifizii, li doveano a’ popoli
-finitimi: a settentrione Petra e Palmira piene di monumenti romani; a
-levante Hira con le fabbriche de’ tempi sassanidi e il famoso castello
-di Khawarnak, edificato ne’ principii del quinto secolo dall’architetto
-greco Sinimmar per comando del re arabo Nomân;[1190] a mezzogiorno
-il Iemen, con quell’architettura che gli potean recare i Persiani,
-ovvero i Cristiani d’Abissinia imitatori de’ Bizantini. La ragione
-storica, dunque, portava che, emigrando gli Arabi nella Mesopotamia,
-nella Persia, in Siria, in Egitto, nell’Affrica propria e nella Spagna,
-ed occorrendo loro di fondare cittadi, edificare moschee, castella,
-palagi, e adattare agli usi proprii gli edifizii sacri e profani de’
-popoli vinti, dovessero cercare architetti nelle schiatte straniere;
-sia tra i vinti medesimi, schiavi, liberti, tributarii, ovvero fatti
-musulmani e concittadini; sia tra i sudditi dell’impero romano o degli
-usurpatori delle sue province. E le memorie musulmane provano che
-l’architettura penetrò appunto per coteste vie nella nazione arabica,
-ringiovanita e ingrandita prodigiosamente per numero e territorio. Le
-medesime vie, diciamo, per le quali i Musulmani appresero gli ordini di
-pubblica amministrazione de’ Sassanidi e de’ Bizantini e la medicina,
-le matematiche, la geografia, la chimica, la logica, la metafisica;
-le quali scienze tutte essi tolsero in prestito dall’antichità e le
-tramandarono alla rozza Europa del medio evo, più sollecitamente che
-non abbian fatto i Greci, eredi del gran nome romano. Pur sembra che,
-tra gli abitatori dell’impero musulmano, que’ di schiatta ariana abbian
-tanto superati i padroni loro nell’esercizio dell’architettura, quanto
-nelle scienze e nella pratica della pubblica amministrazione; nelle
-quali discipline gli uomini più notevoli erano d’origine straniera,
-ancorchè la lode di tutte lor fatiche fosse stata usurpata dagli Arabi,
-che loro aveano imposta la religione e donata la propria lingua.
-
-Fin da’ primissimi conquisti, i Musulmani adoperarono nella
-costruzione l’ingegno e la mano dei nuovi sudditi. Arde, entro un
-anno forse dalla fondazione (638), il misero aggregato di baracche
-che era allor Cufa, ed ecco i coloni arabi pensano a fabbricar case
-di mattoni e calce; il califo Omar assente, a condizione che non
-le faccian tanto alte;[1191] ma commette a un gentiluomo di Hamdân
-(Ecbatane), per nome Ruzabeh, di disegnare un grande edifizio da
-porvi insieme la moschea e il tesoro pubblico: e per la moschea si
-tolgono colonne da’ tempii sassanidi[1192] e altri materiali dai
-palagi di Hira.[1193] Ruzabeh costruiva anco i mercati di Cufa a
-mo’ di portici;[1194] ed a capo di un secolo furono fabbricate in
-quella gran città delle botteghe con vòlte di mattoni e gesso, per
-comando di Khaled-ibn-Abd-Allah-el-Kasri,[1195] governatore dell’Irâk
-(725-739), celebre pei canali, i ponti ed altri pubblici lavori, di
-cui arricchì la provincia, per le grosse entrate che ne cavò, e pel
-favore che dette agl’Infedeli.[1196] Ma già a quel tempo l’architettura
-era progredita appo i Musulmani. Sappiamo che, occorrendo rifare più
-spaziosa la moschea cattedrale di Cufa, Ziad, ufiziale del califo
-Moawia (661-680), consultossene con architetti persiani, ai quali
-sforzossi di significare il concetto ch’egli avea in mente, ma non lo
-sapea spiegare. Pure un vecchio ingegnere dei re sassanidi lo capì;
-gli rispose che si doveano alzare colonne di trenta braccia, tutte di
-pietra di Ahwaz, assicurata con arpioni di ferro e saldature di piombo;
-che poi s’avea a costruire il tetto, murar le navi laterali e l’abside
-in fine. “Ecco per l’appunto ciò ch’io pensava,” ripigliò Ziad: e così
-fu fatta l’opera.[1197]
-
-Più audace e maestosa comparisce l’arte sotto il califato di Walîd
-(705-715), il quale rizzò di pianta molti edifizii e molti ingrandì
-e decorò. Era già surta a Wâset di Mesopotamia (703) una fabbrica
-detta _El-Kubbet-el-Khadrâ_, ossia la Cupola Verde.[1198] Walîd ne
-fece innalzare un’altra nel maggior tempio di Damasco; della quale
-si narra che quando il severo Omar-ibn-Abd-el-’Azîz (717-720) si
-proponea di rimuovere dalla moschea tutti i vani ornamenti accumulati
-con molta spesa dal predecessore, venne a Damasco un ambasciatore
-bizantino, il quale, entrato nella moschea con parecchi mercatanti
-di sua nazione, alzando gli occhi alla cupola si turbò fieramente,
-e richiesto del perchè, rispose avere già sperato che la fortuna
-degli Arabi durasse poco, ma or che vedea quali edifizii sapessero
-fabbricare, si aspettava diuturna la possanza loro.[1199] Grande
-opera sembra anch’essa, alla metà dell’ottavo secolo, la cupola che
-edificò sul palagio di Khawarnâk, testè ricordato, un partigiano degli
-Abbasidi, persiano d’origine, quand’egli ebbe in dono il palagio,
-all’esaltazione della nuova dinastia.[1200] Nella prima metà del
-nono secolo, l’emir aghlabita Ziadet-Allah, sotto il cui regno fu
-conquistata la Sicilia, rifabbricando tutta di mattoni e di pietra la
-vecchia moschea cattedrale del Kairewân, fece innalzare una cupola sul
-_mihrâb_, ossia nicchia che designa la dirittura della Mecca.[1201]
-Allo scorcio del medesimo secolo se ne vide sorger anco nelle loggette
-dei giardini, dove posavano mollemente gli emiri d’Egitto;[1202] mentre
-il feroce Ibrahim-ibn-Ahmed alzava nella moschea del Kairewân un’altra
-bella e maestosa cupola, sostenuta da trentasei eleganti colonne di
-marmo.[1203]
-
-Ma ritornando a Walîd, è da notare che in particolar modo ei promosse
-l’ornato. L’anno ottantotto dell’egira (707), quand’egli volle
-ampliare la moschea del Profeta a Medina, Giustiniano secondo gli
-mandò centomila dinar, cento artefici e quaranta some di materiali da
-mosaico; le quali non bastando, il bizantino ne fe’ cercare, terribile
-accusa della Storia, per tutte le città abbandonate dell’impero.[1204]
-Walîd fu anco il primo che ornasse la moschea di Damasco con mosaico a
-ramoscelli e fogliame, disegnati in varii colori su fondo d’oro.[1205]
-In quella della Kaaba alla Mecca egli aggiunse degli archi con
-iscrizioni a mosaico bianco e nero, e rivestì i pilastri di marmi a due
-colori alternati, e talvolta anco a tre, bianco, rosso e verde.[1206]
-Due secoli appresso, la corte di Costantinopoli donava similmente
-del materiale da mosaico al califo omeiade di Spagna, Abd-er-Rahman,
-quand’egli diè l’ultima mano alla moschea cattedrale di Cordova. Tra
-gli altri ce l’attesta Edrîsi, dicendo che gli archi del _mihrâb_ «eran
-tutti vestiti di mosaico, da parere smaltati come tanti orecchini, e
-che ci si ammirava un lavorìo, sì pari, sì elegante e sì fine, che nè
-Musulmani nè Rûm arrivarono mai a tanta perfezione.»[1207] Notevoli
-parole in uno scrittore che avea forse sotto gli occhi i mosaici della
-Cappella Palatina di Palermo!
-
-Su lo stesso argomento degli ornati è da ricordare che nell’Affrica
-propria Ziadet-Allah rivestì il _mihrâb_ di marmi da capo a piè;
-ornollo di iscrizioni e rabeschi; vi pose intorno intorno delle
-colonne picchiettate di nero e bianco (granito?) e n’alzò di faccia
-al _mihrâb_ due di splendido rosso (porfido?), che non se n’era mai
-viste più belle in Ponente nè in Levante; per le quali l’imperatore di
-Costantinopoli profferì tant’oro quanto elle pesavano, ma Ziadet sdegnò
-di venderle.[1208] La favola di tal profferta attesta, secondo me, il
-commercio con architetti bizantini di Costantinopoli, del Napoletano o
-piuttosto della Sicilia. E poichè l’arte bizantina si estese talvolta,
-insieme con la protezione politica, infino all’Abbissinia, va ricordata
-qui la tradizione che Abd-Allah-ibn-Sa’d, governatore d’Egitto
-(645-656), abbia avuto in dono da quel re il bel pulpito di legno
-intagliato, che fu collocato nella moschea cattedrale dal legnaiolo
-B..kt..r di Dendera, mandato a bella posta dall’Abbissinia.[1209]
-
-Molto ci aiuta in coteste ricerche l’Egitto, sì per le profonde
-radici che vi messe la schiatta arabica fin da’ primi principii del
-conquisto; sì per la inesauribile ricchezza, nutrice delle arti, e
-infine perchè quivi i monumenti del medio evo sono stati, meglio che
-in tutt’altro paese musulmano, illustrati dagli scrittori indigeni e
-studiati dagli europei. Il Makrizi, diligentissimo raccoglitore delle
-notizie sparse negli annali del suo paese, fa la cronaca di ciascun
-monumento. Sappiam da lui le vicende della moschea cattedrale di Amru,
-o meglio si scriva ’Amr, al Cairo vecchio,[1210] ristorata varie volte
-e riedificata al tempo di Walîd; per cui comando fu abbattuto (710)
-il tetto che parve troppo basso, e ricominciato il nuovo edifizio
-(maggio e giugno 711), fu terminato a capo di tredici mesi per opera
-di un Ichia-ibn-Henzela, liberto de’ Beni ’Amir-ibn-Liwâ,[1211] onde
-sembra anch’egli di schiatta persiana e forse di Hamdan stessa.[1212]
-In vero, nei disegni che noi abbiamo della moschea di ’Amr, l’arco
-dei portici, formato di due curve che s’incontrano, ritondato bensì
-al vertice e un poco rientrante nel pièritto, par che racchiuda gli
-elementi dell’arco aguzzo e di quello a ferro di cavallo, che poi
-svilupparono l’uno nelle parti orientali e l’altro nelle occidentali
-dello impero musulmano. Vi si scorge anco la costruzione con pietra di
-due colori alternati; e verosimil sembra che quegli archi rimangano in
-piè fin dall’ottavo secolo.[1213] Ma non ragioneremo su le probabilità,
-quando abbiamo la certezza nella moschea d’Ibn-Tulûn. Il Makrizi ci
-dà ampii ragguagli e precisi di questo monumento, edificato proprio
-nel secol d’oro della civiltà musulmana: che anzi la schiatta araba
-già declinava, già prendeva a nolo spade straniere per godersi meglio
-i piaceri dell’intelletto e de’ sensi, e già le province spiccavansi
-dall’impero, del quale restava il nocciolo spolpato a Bagdad. Allora
-Ibn-Tulûn, soldato di schiatta turca, mandato a governare l’Egitto
-e fattosene padrone, edificava, in quel ch’oggi chiamasi il vecchio
-Cairo, stanze di soldati, palagi, acquidotti, spedali; e tra gli altri
-monumenti immaginò una nuova moschea cattedrale. Narrasi com’avendo
-flagellato e messo nel carcere di polizia l’architetto cristiano
-che poco prima gli avea costruito un acquidotto, Ibn-Tulûn chiamò
-altro architetto per la moschea; ma che sentendosi chiedere trecento
-colonne da raccattare nelle chiese cristiane per tutto l’Egitto, ei
-ripugnava a tal partito e non sapea che si fare. Il cristiano allor
-gli scrive dalla prigione che ei fidasi di murar la moschea senz’altre
-colonne che le due del _mihrâb_: chiamato dal principe, gli abbozza
-il disegno sopra una pelle, e quegli approva il partito; fa rivestire
-l’architetto d’un pallio, com’or sarebbe attaccare al petto una
-decorazione; gli fa noverare centomila dinar e dà carta bianca per
-lo rimanente della spesa: onde l’opera fu fornita a capo di due anni,
-il dugensessantacinque dell’egira (878- 879). La moschea d’Ibn-Tulûn
-abbandonata, ristorata, ma non mai mutata sostanzialmente,[1214] è
-stata osservata dal Marcel,[1215] studiata dal Coste ed ammirata da
-tutti gli Europei, com’uno dei più bei monumenti del medio evo e come
-il più antico edifizio costruito con archi acuti.[1216] E veramente
-i disegni che ne dà il Coste, ci mostrano in quegli archi sostenuti
-da robusti pilastri il sesto acuto poco allungato e similissimo a
-quello degli edifizii siciliani del duodecimo secolo[1217] ed anco a
-quello del Nilometro di Raudha,[1218] il quale era stato fabbricato
-il dugenquarantasette dell’egira (861), al dir di Makrizi.[1219]
-Questo scrittore poi ci attesta il gran lusso d’architettura, di che
-sfoggiarono i successori d’Ibn-Tulûn, allo scorcio dello stesso secolo,
-e più di loro i Fatemiti nel decimo e nell’undecimo.[1220] E s’egli
-non ci sa dir la patria di tutti gli architetti, nè anco del cristiano
-d’Ibn-Tulûn, pur ci narra che tre porte del Cairo, innalzate verso
-il millenovanta dell’èra volgare, furon opera di tre fratelli nati in
-Edessa.[1221]
-
-Non occorre particolareggiare altrimenti le memorie de’ monumenti
-egiziani del secolo decimo e dell’undecimo, poichè l’arte rimanea
-la medesima, ancorchè il gusto forestiero si fosse insinuato negli
-ornamenti.[1222] Lo stesso Ibn-Tulûn, dotto e pio musulmano, non
-rifuggì dal porre due leoni di stucco dinanzi una porta del suo
-castello.[1223] Il figliuolo Khamaruweih, che gli succedette, fece
-ritrarre sè e le sue cantatrici in una palazzina de’ sontuosissimi suoi
-giardini, le mura della quale eran tutte d’oro e d’azzurro, e le figure
-dipinte in una larga fascia e ornate di corone, orecchini e altri
-gioielli di gran valore.[1224] Conquistato poi l’Egitto da’ Fatemiti
-per mano di Giawher, liberto siciliano di schiatta greca o latina,
-l’uso delle immagini si fece più frequente; e perfino nella celebre
-moschea dell’Azhar (972) furono scolpite sui capitelli certe figure di
-volatili e si spacciò fossero talismani da tener lungi dal tempio le
-passere, le tortore e le colombe.[1225] II vero è che gli architetti
-dei principi egiziani dal decimo secolo in poi s’erano invaghiti
-de’ capricci e de’ complicati ornamenti; sì come avvenìa già nella
-letteratura arabica, com’avvien sempre nelle arti dopo un’epoca di
-bella semplicità.[1226] Contuttociò non fu abbandonato l’arco aguzzo,
-se non che comparisce insieme con esso qualche arco tondo o trilobato;
-ma non si mutò essenzialmente lo stile, nè si può dir che sia succeduta
-a’ be’ tempi del Nilometro e della moschea tolunida una età barocca,
-come quella che ingombrò l’Europa nel decimosettimo secolo. Anzi e’
-parmi che dopo le Crociate l’arte arabica d’Egitto siasi ritemprata
-nell’antica severità. I monumenti di Kelaûn, di Berkûk, di Kaitbai,
-surti nel decimoterzo, decimoquarto e decimoquinto secolo, ci danno
-argomento di meraviglia e di riflessione, per la somiglianza loro con
-gli squisiti edifizii fiorentini di quelle medesime età.
-
-Da un’altra mano ci rimarrem noi dall’esame dell’arte arabica in
-altri paesi; poichè a levante dell’istmo di Suez i monumenti musulmani
-anteriori al duodecimo secolo, per quel po’ che se n’è studiato, non
-mostrano forme diverse da quelle d’Egitto; e se guardiamo a ponente
-di Barka, non troviamo nell’Affrica propria altri edifizii di quella
-età che la inesplorata moschea del Kairewân. Lasciam anco da parte
-la Spagna, dove gli Arabi esordirono seguendo da presso l’arte romana
-dell’Europa occidentale e di Bizanzio, e poi continuarono con lo stile,
-bene o mal chiamato, moresco: ma nè questo nè il primo rassomiglian
-allo stile siciliano del duodecimo secolo, se non che nell’ornato.
-
-Limitandoci dunque all’Egitto, noi chiameremo col Coste architettura
-arabica pura quella che vi si ammira ne’ monumenti del nono e del
-decimo secolo:[1227] e conchiuderemo che cotesta forma d’arte nacque
-su le due sponde del Tigri, e fu esercitata per lungo tempo dalle
-schiatte de’ vinti. Nel qual giudizio ci conferma l’esempio d’un’arte
-affine, quando sappiamo che, devastata la Mecca da una inondazione,
-il califo Abd-el-Melik, l’anno ottanta (700), mandava un ingegnere
-cristiano a costruire gli argini che difendessero in avvenire la
-città e il tempio; il qual cristiano aveva appresa l’arte, com’egli è
-verosimile, nelle irrigate pianure della Mesopotamia.[1228] Non dico io
-già che l’arte arabica sia stata creata dal nulla. Si formò al certo di
-antiche tradizioni della Mesopotamia, della Media e della Persia e di
-tradizioni bizantine, miste a lor volta di stile romano e d’orientale
-e pervenute nel centro del novello impero arabico per doppia via;
-cioè a dirittura dalle province che ubbidivano a Costantinopoli, e,
-di rimbalzo, dall’abbattuto reame sassanida, il quale aveva apprese
-tante arti e scienze dalla Grecia e dalla nuova Roma. E sì che questa
-gran sede di civiltà sparse luce al paro su l’Europa e su l’Asia: e
-in Santa Sofia diè splendido esempio delle cupole e delle iscrizioni
-cubitali messe a ricordo e insieme ad ornamento; le quali furon poi
-sì largamente usate da’ Musulmani di ogni regione. Ma con tutta la
-parentela e la rassomiglianza di molte parti, non si può al certo
-chiamare bizantino lo stile arabico, nel quale nessuno negherà lo
-elemento persiano. La storia ci dice l’origine dei primi architetti dei
-Musulmani; i monumenti sassanidi son lì ancora, con lor vòlte ovoidi
-per ogni luogo, e con l’arco ellittico del Taki-Kesra, per attestare
-che nel quinto e sesto secolo dell’èra nostra[1229] le curve descritte
-da unico centro non bastavano più al gusto orientale, ancorchè i
-Bizantini non le avessero barattate giammai.[1230]
-
-Dove e quando sia stato per la prima volta appuntato l’arco dello stile
-arabico, non si ritrae da quei pochi studii che gli Europei han fatti
-fin qui nelle regioni adiacenti al Tigri ed all’Eufrate. Mi s’affaccia
-l’ipotesi che sia avvenuto nell’ottavo secolo alla Mecca. Noi sappiamo
-che i Musulmani, quando fabbricavan di pianta le moschee, copiavano
-il disegno di quella che cinge la Kaaba.[1231] Sappiam che questo
-santuario dell’islam era circondato di case; in modo che, ingrandito
-il ricinto, avvenne che da varie parti rimanessero tra l’una e l’altra
-angusti passaggi per aprire novelle porte al tempio. Abbiam anco, da
-un autore meccano del nono secolo, il numero delle porte, ciascuna
-delle quali era costruita ad uno, due, o parecchi archi, e sappiamo la
-dimensione di ciascun arco,[1232] la quale il più delle volte si adatta
-meglio che al tondo, al sesto acuto, che realmente si osserva oggidì
-nelle nuove strutture di quel tempio.[1233] Verosimile egli è dunque
-che cotesta forma d’arco, la quale si sparse rapidamente per tutto
-l’impero musulmano, eccetto l’estremo Occidente, siasi vista assai per
-tempo alla Mecca. L’arco ellittico della Persia ne dava il principio;
-lo spazio angusto consigliò forse di ravvicinare i due rami della curva
-sì che si tagliarono; o forse l’idea venne dall’intersezione di due
-o tre archi tondi nelle porte divise da quattro o cinque colonne. Ed
-ho messo nell’ipotesi l’ottavo secolo, perchè nel corso di quello la
-moschea della Kaaba fu ingrandita tre volte, e perchè l’arco aguzzo,
-non per anco sviluppato nelle fabbriche della moschea di ’Amr che
-vanno riferite a Walîd (714), si vede già bello e compiuto nel tempio
-d’Ibn-Tulûn (879).
-
-Ignoriam noi come e quando siasi cominciato in Sicilia a smettere
-lo stile romano o bizantino. Le nuove costruzioni cominciarono di
-certo nel nono secolo, allorchè gli emiri aghlabiti ristoravano e
-ingrandivano Palermo;[1234] al qual tempo è da riferire la prima
-origine della strada maggiore del Cassaro, copiata forse dal mercato
-centrale di Kairewân, ch’era lungo quasi due miglia.[1235] Può darsi
-ancora che l’impulso fosse venuto da Mehdia, allorchè i Fatemiti,
-venti anni appresso lor nuova capitale, fabbricarono la Khâlesa (937)
-nella capitale della Sicilia;[1236] ovvero a capo di trent’anni, nel
-rinnovamento degli ordini pubblici intrapreso da’ Kelbiti,[1237]
-del qual periodo abbiamo i frammenti dell’iscrizione monumentale
-di Termini[1238] e sì, in rozzi disegni, gli avanzi di quella che
-coronava Bab-el-Bahr,[1239] com’or veggiamo nella Zisa e nella Cuba;
-oltrechè Ibn-Haukal fa menzione d’altre fabbriche nuove ch’ei notò
-(872).[1240] Un secolo appresso viene il conte Ruggiero ad affermarci
-lo splendore degli edifizii ch’avea trovati e distruttane gran
-parte:[1241] e di que’ che rimanevano in piè nella prima metà del
-duodecimo secolo ci fa fede il libro di re Ruggiero, o di Edrîsi.
-Questi accenna, tra gli altri, all’antico tempio di Palermo, sacro
-al culto cristiano, poi fatto moschea e infine cattedrale cristiana
-di nuovo, nella quale si ammiravano “sì peregrini lavori ed opere di
-dipintura, doratura e calligrafia, sì eleganti ed originali da vincere
-ogni immaginativa.”[1242] In ogni modo egli è certo che prima del
-conquisto normanno l’architettura fioriva in Palermo e in altre città
-della Sicilia; nè men certo che continuò a fiorire. Lo stesso Edrîsi
-descrive la cittadella normanna, della quale or non rimane che la
-cappella palatina e parte d’una gran torre. “S’erge, dice egli, nel più
-elevato luogo del Cassaro la nuova cittadella del gran re Ruggiero,
-edificata con ciottoloni[1243] e massi di pietra da taglio: fortezza
-ben complessa, munita d’alte torri, di saldi minaretti e robusti
-propugnacoli che difendono i palagi e le sale.”[1244] Si confronti
-cotesto ragguaglio con que’ d’Ibn-Giobair, di Romualdo Salernitano e di
-Ugo Falcando, i quali non occorre replicar qui; ricordinsi gli edifizii
-suburbani, de’ quali abbiam detto in principio di questo capitolo; vi
-si aggiungano le molte chiese e monasteri e gli edifizii privati di
-che veggiam qualche avanzo, o ne fanno menzione le antiche scritture,
-e si comprenderà quanto e quale sia stato il lusso architettonico della
-Sicilia nel duodecimo secolo.
-
-Ma lo stile degli edifizii che rimangono di quel tempo torna
-all’arabico dell’Egitto. Ecco gli archi, moderatamente acuti, delle
-chiese in Palermo, in Cefalù, in Morreale; que’ della Badiazza
-presso Messina,[1245] del monastero di Maniaci,[1246] del ponte dello
-Ammiraglio, di Maredolce, della Zisa, della Cuba, simili, diciamo con
-rigore geometrico, a que’ del Nilometro e della Moschea d’Ibn-Tulûn!
-Ecco nelle fabbriche esteriori della Martorana, del chiostro di
-Morreale e in un muro anco di quel Duomo gli spigoli delle vòlte e
-varii membri degli ornati alternarsi bianchi e neri come nell’Azhar del
-Cairo! Ecco le cupole di San Giovanni degli Eremiti, della Cappella
-Palatina, della Martorana, di San Cataldo, di San Giovanni de’
-Lebbrosi, e quella che copre la loggetta del giardino di casa Napoli
-presso la Cuba, e l’altra più piccina, vera _sebîl_ che disseta ancora
-i viandanti nello stradale tra Villabate e Misilmeri![1247] Tornan
-tutte queste cupole ad una sezione di sfera, sostenuta sopra spazio
-quadrilatero con bel congegno di archetti pensili che s’aggruppano
-a ciascun angolo in forma di pina scavata, e tutte discostansi
-dalla costruzione delle cupole bizantine, in guisa da doversi
-riferire piuttosto a quella che par sia passata dalla Mesopotamia
-in Egitto[1248] e in Affrica. Cotesti riscontri notansi nelle parti
-essenziali della struttura, con tanti altri che gli uomini dell’arte
-hanno descritti più particolarmente.[1249]
-
-Nè il comune legnaggio arabico apparisce men chiaramente negli ornati,
-ancorch’essi appartengano ad arte accessoria, capricciosa per natura e
-per vezzo particolare degli Arabi, e derivata anch’essa dalle province
-bizantine. Un fino conoscitore nota la somiglianza degli ornati
-siciliani con que’ de’ monumenti musulmani più antichi, per esempio
-della cattedrale di Cordova.[1250] Il palco di legno della moschea
-di Cordova, come cel descrive Edrîsi, era compagno di quel ch’ora
-veggiamo nella Cappella Palatina di Palermo, se non che i cassettoni,
-o canestri che voglian chiamarsi, erano parte circolari e parte
-esagoni a Cordova[1251] e in Palermo han figura di ottagono inscritto
-in una stella. A chi guardi il fregio di mosaico che corona le tavole
-di marmo bianco della Cappella Palatina di Palermo e del Duomo di
-Morreale, par che l’abbiano disegnato le stesse mani che fecero il
-modello de’ merli e de’ parapetti straforati delle moschee d’Ibn-Tulûn,
-di Hâkem, di Hasan o di quella detta l’Azhar. Gli arabeschi che
-ammiransi ne’ pulpiti di quelle moschee sembran originali o copie di
-quei che rendon sì vaghi i pavimenti e i troni regii della Palatina
-o di Morreale.[1252] E perchè nulla manchi al paragone, l’iscrizione
-arabica cristiana, che si è scoperta non è guari dentro la cupola
-della Martorana, è dipinta su assi, appunto come quelle del Cairo. Da
-un’altra mano lo stile di Maredolce, della Zisa e della Cuba, ch’è
-pur manifesto nelle rovine del palagio di re Ruggiero all’Altarello
-di Baida, s’accompagna quivi ad un altro elemento, offrendo ne’ pochi
-avanzi della gran sala terrena una reminiscenza dell’arte sassanida:
-una nicchia grande, o piccola abside che voglia dirsi, la quale
-s’innalza da un’area rettangolare e chiudesi al vertice in sezione
-ellittica con l’asse maggiore perpendicolare, in guisa da ritrarre uno
-spaccato di cupola ovoide.[1253] Ritornano in campo per tal modo negli
-edifizii siciliani del duodecimo secolo alcune delle prime fattezze
-dell’arte arabica ch’erano rimase latenti negli anelli intermedii della
-catena, sì come avviene nella generazione degli animali per quella
-legge che i naturalisti or chiamano atavismo. Non reca minor maraviglia
-il vedere in alcuni capitelli dei monumenti sassanidi la medesima
-forma di quelli, de’ quali abbiam tanta copia ne’ monumenti normanni di
-Sicilia.[1254]
-
-Va notata altresì la rassomiglianza de’ giardini di sollazzo. A legger
-quelle pagine che si direbbero tolte da’ racconti arabi, nelle quali
-il prosaico e diligente Makrizi, su la fede di autori più antichi,
-descrive i palagi suburbani, le peschiere, i canali, le loggette,
-i verzieri degli emiri tolunidi e de’ califi fatemiti,[1255] ci
-par di vedere, un poco più particolareggiati, i medesimi ragguagli
-che danno gli scrittori del duodecimo secolo, cristiani, musulmani
-ed ebrei, intorno le delizie dei re normanni di Sicilia. Come
-il Cairo, Palermo ebbe quella che Ibn-Giobair chiama collana di
-ville regie:[1256] la Zisa, Menâni, la Cuba e Maredolce, le quali
-giravano quasi a semicerchio intorno la città da ponente a libeccio e
-scirocco. Non traviarono dal gusto orientale i fondatori della Zisa,
-quando la gran sala terrena, splendidamente ornata come una Ka’ah
-moderna d’Egitto,[1257] ha in fondo una fonte ed è tagliata in mezzo
-dall’aperto canale di marmo, pel quale l’acqua va a raccogliersi fuori
-il castello in una gran vasca, nel cui centro surse elegante loggetta
-fino allo scorcio del decimosesto secolo.[1258] Nella Cuba, la base
-del prospetto rivestita di cemento idraulico, la porta più alta del
-suolo, e gli avanzi degli argini, attestano che il castello rispondea
-sopra un laghetto artificiale;[1259] e le vestigie del medesimo cemento
-si scorgono nelle rovine di Menâni.[1260] Più lunga la cronica di
-Maredolce, o Favara che vogliam dire. Sappiamo che fu villa regia
-di sollazzo fino al principio del secolo decimoquarto;[1261] che
-Arrigo imperatore, allo scorcio del duodecimo, dimorò nel castello
-e trovò il parco pien di cacciagione.[1262] Pochi anni innanzi,
-Beniamino da Tudela, o il viaggiatore copiato da lui, faceva andare a
-diporto sul lago il re normanno con le sue femmine;[1263] del quale
-lago, disseccato in oggi, possiam noi misurare il circuito lungo la
-radice del monte e gli avanzi degli argini; e l’altezza si scorge
-dall’intonaco idraulico ond’è rivestito in alcune parti il muro
-del castello.[1264] I poeti di re Ruggiero, nella prima metà del
-secolo stesso, aveano descritti i nove canali scavati alle acque,
-e i pesci, gli uccelli, i boschetti di aranci e le due palme che
-s’innalzavan come vessillo su que’ giardini d’Armida.[1265] I quali
-già nel secolo precedente avean mosso a maraviglia il conte Ruggiero,
-quand’egli irruppe (1071) nella pianura di Palermo;[1266] ed erano
-stati acconci forse in sul principio del secolo, poichè il castello,
-fino al tempo d’Ibn-Giobair (1184), si addimandò Kasr-Gia’far;[1267]
-dond’egli è verosimile che l’abbia edificato l’emir Kelbita di
-quel nome (998-1019). L’attiguo bosco di palme, che stendeasi fino
-all’Oreto,[1268] va noverato forse tra i luoghi di sollazzo che
-Ibn-Haukal avea visti in riva al fiume, verso la metà del decimo
-secolo[1269] e che i Pisani aveano depredati il millesessantatrè.[1270]
-Dobbiamo far menzione ancora della vasta bandita che, al dire di
-Romualdo Salernitano, avea creata re Ruggiero in alcuni boschi e monti
-presso Palermo, circondatili a quest’effetto d’un muro di pietra,
-piantatovi nuovi alberi, e messavi gran copia di daini, caprioli e
-cinghiali; il qual parco dalla reggia stendeasi per parecchie miglia a
-libeccio oltre i gioghi de’ monti e chiamavasi, com’io credo, Menâni,
-col nome stesso del castello.[1271] Romualdo aggiugne che il re passava
-l’inverno alla Favara e l’estate a cacciare ne’ boschi del Parco. La
-loggetta sormontata di cupola che rimane intatta tra Menâni e la Cuba,
-torna sempre, qual che fosse l’età sua, al gusto dei giardini regii
-dell’Egitto.[1272]
-
-Se i principi normanni seguirono gli usi dei Kelbiti, questi a lor
-volta aveano imitati i califi del Cairo. E la storia ce ne mostra
-il perchè. La casa kelbita dei Beni-abi-Hosein, mandata da Moezz a
-mettere, se possibil fosse, un morso in bocca a’ riottosi Musulmani di
-Sicilia, avea gran seguito a corte di quel califo. Sotto i degeneri
-successori di Moezz crebbe la possanza de’ Kelbiti, al segno ch’e’
-prevalsero ne’ consigli del Cairo più facilmente che lor non avvenisse
-di comandare nella capitale della Sicilia.[1273] Dalla intima relazione
-delle due corti, seguì naturalmente maggiore frequenza di commerci
-tra’ due paesi: il qual fatto, se occorre nelle memorie del duodecimo
-secolo, del decimoterzo e fino al decimoquarto,[1274] era nato al certo
-avanti le Crociate e avanti il conquisto normanno dell’isola.
-
-Dopo il detto fin qui, noi possiamo senza ambagi chiamare
-arabica l’architettura siciliana del duodecimo secolo; e possiamo
-conchiudere che quest’arte seguì il corso di ogni altra appartenente
-all’incivilimento esteriore che rimase in Sicilia fino alla caduta
-della dinastia normanna. Quello che alcuni eruditi supponeano stile
-ibride, nato al contatto de’ nuovi con gli antichi abitatori del
-paese, mi sembra mera specie dello stile arabico d’Oriente; poichè io
-non veggo nel siciliano quel profondo divario che porta a far genere
-novello. Anzi, parendomi che i confini tra il genere e la specie non
-sieno meno incerti in architettura che in zoologia, mi rimarrei da una
-quistione di parole, se non pensassi che l’altrui giudizio è fondato
-sopra erronei dati storici intorno i tempi e i luoghi. Io credo che
-altri abbia errato, considerando l’arte arabica più tosto nel tramonto
-del medio evo, che nel pien meriggio dell’incivilimento musulmano;
-più tosto a Granata, che al Cairo. Parmi altresì che quella influenza
-bizantina, che tutti i maestri dell’arte hanno notata negli edifizii
-siciliani del duodecimo secolo, non sia mica peculiare del paese nè
-del tempo, ma si scorga medesimamente in ogni stile architettonico
-del medio evo; nell’arabico di Egitto, come in quello di Spagna;
-nel sassanida, come nel lombardo e in tutt’altro che prevalse fino
-a’ principii del decimoterzo secolo nella Terraferma d’Italia ed
-oltremonti, non esclusa la Spagna dei Visigoti. Anzi ne’ monumenti
-sassanidi occorrono più frequenti e più schiette le linee bizantine.
-L’arte siciliana le ereditò dall’arabica. E ne sia prova il gran
-divario di stile che corse nel duodecimo secolo tra la Sicilia e
-l’Italia meridionale, soggette entrambe a’ principi normanni: delle
-quali regioni la prima contava tre secoli di dominazione arabica,
-la seconda era uscita da poco di man de’ Bizantini e, se ripugnava
-alla dominazione, seguiva la civiltà loro e talvolta chiamava artisti
-da Costantinopoli.[1275] Or l’arco acuto usato ordinariamente, anzi
-esclusivamente, in Sicilia, non passò lo stretto di Messina pria della
-metà del decimoterzo secolo. Una sola eccezione che ve n’ha conferma la
-regola: ed è da maravigliare che non se ne trovino assai più all’entrar
-del duodecimo secolo, quando i principi non solo, ma anco molti baroni
-d’ambo i lati dello Stretto discendeano dalle stesse famiglie.[1276]
-Io non ho fatto parola d’arte normanna, parendomi non si possa
-mettere in campo ne’ primi principii del secolo, quando i Normanni,
-sia di Francia, sia d’Inghilterra, usavano ancora lo stile dell’uno o
-dell’altro paese, il quale non somiglia per nulla a quello della Bassa
-Italia, nè della Sicilia, signoreggiate, nol dimentichiamo giammai,
-da guerrieri di ventura di tante nazioni, ai quali fu dato il nome di
-Normanni, perch’era questa la gente che primeggiò tra loro.
-
-È da avvertire che ci limitiamo nel giudizio nostro all’arte
-predominante in Sicilia nel duodecimo secolo, quella, cioè, che si
-ritrae da’ monumenti delle regioni occidentali e da quelli che furono
-innalzati nelle orientali da’ principi normanni. Noi non supponghiamo
-già che si fosse dileguata al tutto in Valdemone un’arte indigena
-più antica, sorella dell’arte dell’Italia meridionale e molto
-vicina a quella di Costantinopoli; ma pochi monumenti ne avanzano
-nella Sicilia orientale, e tutti poco più o poco meno alterati da
-successive costruzioni. Pertanto noi non ragioneremo di quest’arte
-che non appartiene propriamente alla Sicilia musulmana, e in ogni
-modo non se ne vede grande effetto nell’architettura del duodecimo
-secolo; e sol possiamo supporre che nel decimo e nell’undecimo abbia
-dato in prestito qualche accessorio agli architetti musulmani della
-Sicilia. La ragione è che entrati i Greci di Sicilia e di Calabria
-nella corte normanna di Palermo, insieme coi vincitori Oltramontani
-o italiani di Terraferma, tutte quelle genti cristiane cominciarono
-a dar nuovo indirizzo alle lettere, alle scienze morali e ad alcuna
-delle arti figurative: ma l’opera fu lenta al par che l’aumento della
-popolazione cristiana.[1277] Avvertiamo ancora che, chiamando arabica
-l’architettura siciliana, intendiamo dire delle fattezze principali;
-non potendosi tenere diversità di stile que’ lievi mutamenti che
-richiede or il subietto dell’edifizio, ora il comodo o il capriccio
-del padrone. L’arte arabica, sì ricca e versatile, potea soddisfar
-appieno a coteste modificazioni senza necessità di trasnaturarsi.
-Basta osservare la pianta delle principali chiese normanne di Sicilia
-che han forma di basilica (diversa bensì da quella della Terraferma
-d’Italia, al par che dalla chiesa bizantina e dalla moschea),[1278] e
-ve n’ha alcuna costruita precisamente a croce greca; onde ognun vede
-che gli architetti seguivano i dettami de’ prelati e de’ principi
-fondatori, a un dipresso come i due architetti persiani abbozzarono
-successivamente il disegno della _giâmi’_ di Cufa secondo i cenni di
-Omar e di Ziad, e come l’architetto cristiano d’Ibn-Tulûn delineò la
-moschea senza colonne. E mi sembra che gli architetti musulmani di
-Palermo ben serbassero l’integrità dell’arte loro, dando alle chiese,
-ch’e’ fabbricavano, talvolta una forma di mezzo tra l’occidentale e
-l’orientale e talvolta la forma greca a dirittura. Si può ammettere
-similmente che artisti siciliani abbian delineato qua e là, per voler
-dei principi e de’ baroni, il fregio ad angoli salienti e rientranti
-usato in Francia e in Inghilterra col nome di _chevron_ o _zigzag_,
-e lo stesso diciamo di alcun’altra parte accessoria; ma nessuno
-ne inferirà che l’arte arabica rimanesse alterata per questo, nè
-tributaria delle arti settentrionali. Credo anch’io che re Ruggiero,
-vago delle matematiche applicate e capace d’altissimi concetti, abbia
-dato indirizzo agli artisti che gli fabbricarono San Giovanni degli
-Eremiti, la Cappella Palatina, il Duomo di Cefalù, i palagi e le ville:
-e pur non dirassi ch’egli abbia rinnovata con ciò l’arte arabica in
-Sicilia.
-
-La quale par sia stata allora esercitata quasi esclusivamente da’
-Siciliani, sia di schiatta arabica o berbera, sia di schiatte indigene,
-fatti musulmani e alcun di loro già riconvertito al Cristianesimo,
-da senno o per gabbo. E veramente la moda d’intagliare iscrizioni
-arabiche negli edifizii de’ principi normanni, come alla Cuba, alla
-Zisa, e perfino nella torre della distrutta chiesa di San Giacomo
-la Màzara,[1279] fa necessariamente supporre artisti la più parte
-di linguaggio arabico. Il qual uso d’intagliare le iscrizioni nelle
-mura esteriori de’ monumenti accettò anco le due altre lingue che si
-parlavano in Palermo, la greca cioè nella chiesa della Martorana,[1280]
-e la latina in quella contigua detta di San Cataldo; ma l’arabico
-non cedè il luogo ne’ castelli della Cuba e della Zisa, ancorchè più
-moderni.[1281] L’arabico entrò ne’ santuarii cristiani, come ognun
-vede nel palco della Cappella Palatina e nella chiesa della Martorana,
-nella quale, astrazion fatta delle due colonne con iscrizioni, tolte
-evidentemente da moschee, la cupola di mosaico con epigrafi greche
-è fasciata alla base, com’abbiamo testè accennato, d’una iscrizione
-che comincia col simbolo greco bizantino e continua sino alla fine
-in arabico, con formole cristiane tradotte da inni antichissimi della
-Chiesa orientale.[1282] Convien dire anzi che gli architetti fossero
-rimasi, se non musulmani, per lo meno arabizzanti fino alla seconda
-metà del duodecimo secolo, poichè nel soffitto della chiesa della
-Magione, che fu edificata in quel torno, si veggono ancora, su le
-correnti del comignolo, le voci Vittoria, Salute, Possanza, Contentezza
-ed altri augurii scritti in arabico, or a caratteri neri su fondo
-bianco, or il contrario, ed ora in rosso con fili gialli su fondo
-nero; e coteste correnti alternansi tra loro e con altre che portan
-figure, le une di pesci e le altre di uccelli.[1283] Era capriccio
-degli artefici, o piuttosto superstizione d’astrologia; ma pur sempre
-la lingua pura e i caratteri netti e franchi provan la nazione degli
-autori principali di quell’opera.
-
-Spero io che questa definizione della architettura siciliana del
-duodecimo secolo, messa innanzi dall’Hittorf, confortata da’ lavori
-del Coste e, se mal non mi avviso, anche dal dotto giudizio dello
-Springer e corredata delle notizie ch’io ho aggiunte qui, sia decisa
-inappellabilmente, quando lo studio di nuovi testi arabi e di altri
-monumenti della Siria e della Mesopotamia designerà precisamente il
-tipo ch’ebbe l’architettura arabica orientale dall’ottavo all’undecimo
-secolo. Coi quali studii troncherassi fors’anco quell’altra lite
-su l’origine dell’architettura, impropriamente detta gotica, del
-Settentrione. Uno de’ più eletti ingegni del secol nostro[1284] ha
-trattato questo argomento, sostenendo, con molta erudizione e molto
-amor patrio, come lo stile gotico non consista nell’arco acuto e come
-sia nato dalle idee filosofiche, politiche e religiose che nella prima
-metà del duodecimo secolo andavano germogliando entro le congreghe
-ecclesiastiche dell’Isola di Francia. Ma s’egli ha dimostrata la novità
-dello stile settentrionale e il merito di coloro che primi l’usarono
-in Francia, o, com’altri vuole, in Germania o in Inghilterra, non si
-potrà negare da un altro canto che l’arco acuto è pur parte principale
-dell’arte del Settentrione; che si vedea già bello e compiuto
-nella moschea d’Ibn-Tulûn nel nono secolo, e che s’ammirava anco
-in Sicilia alla fine dell’undecimo e nella prima metà del seguente.
-Non va rigettata dunque l’opinione del Coste e dell’Hittorf.[1285] I
-pellegrini normanni e tedeschi che visitavano Gerusalemme e il Sinai
-avanti la prima Crociata; i guerrieri dell’Occidente, nobili e plebei,
-laici e chierici, che ritornavano a lor case dopo sciolto il voto della
-liberazione, riportarono, com’egli è verosimile, l’idea dell’arco acuto
-ed altre movenze dell’arte arabica; la quale con la sua vaghezza e
-grandezza non potea non abbagliare gli inculti popoli dell’Europa. Nè
-parmi supposto temerario che, sostando in Sicilia, alcun de’ reduci
-abbia vista l’arte medesima fiorir sotto lo scettro cristiano e
-servire agli edifizii sacri. Senza dubbio que’ concetti germogliarono
-in menti preparate dalle tradizioni dell’architettura romana e da un
-cupo sentimento religioso ignoto nell’Europa meridionale; senza dubbio
-la qualità de’ materiali di costruzione e i bisogni del clima, per
-esempio i tetti acuminati, richiesero delle modificazioni e suggerirono
-di tentare un arco assai più aguzzo che non si fosse mai veduto in
-Egitto, nè in Sicilia; e spesso, com’egli avviene, la necessità parve
-virtù, e la bizzarrìa, volo del genio o sublimità dell’affetto. Spuntò
-per tal modo quello stile che non è romano, nè lombardo, e neanco
-arabico, nè bizantino, quantunque abbia preso di questo e di quello,
-ma pur costituisce una forma nuova dell’arte e va noverato tra le poche
-creazioni felici del medio evo.
-
-Ritornando al mio argomento e toccando delle arti accessorie
-all’architettura, io non sosterrò che tutti i be’ mosaici siciliani
-del duodecimo secolo sien opera della schiatta musulmana. I soggetti
-cristiani delle immagini poteano esser comandati anco a Musulmani; ma i
-tipi immutabili della Chiesa bizantina copiati fedelmente, il disegno,
-i colori, le epigrafi in greco, rivelan la mano di artisti di quella
-schiatta, sia che fossero venuti apposta da Levante, come quei che avea
-testè chiamati l’abate Desiderio a Monte Cassino, sia degli indigeni di
-Sicilia e della Bassa Italia. Nè ripugno al supposto che uomini nati
-di schiatte italiche nell’una o nell’altra regione abbian presa parte
-al lavoro e lasciatovi per segno le epigrafi latine. Non escluderò
-nè anco gli Arabi, quando Edrîsi, nel paragrafo della cattedrale di
-Cordova testè citato,[1286] disse che nè Musulmani nè Rum avean mai
-fatti mosaici più belli. Oramai non si può allegare, e reggerebbe
-poco nel caso nostro, il supposto orrore d’ogni fedel musulmano contro
-le immagini d’uomini o d’animali: contuttociò egli è probabile che i
-Musulmani, più tosto che alle istorie bibliche ed alle rappresentazioni
-de’ santi, abbiano lavorato a quello che soleano far più sovente, cioè
-nelle chiese agli ornamenti e negli edifizii profani alle immagini
-di fantasia, come quelle della sala terrena della Zisa e della stanza
-normanna del palazzo reale. Del resto egli è noto che valenti critici
-hanno studiati i mosaici di Sicilia e li hanno giudicati superiori a
-que’ contemporanei della nostra Terraferma.[1287]
-
-Accennerò appena alle dipinture su legno che rimangono ne’ cassettoni
-ottagoni del palco della Cappella Palatina di Palermo, tutti
-intagliati, divisi da lunghe aguglie capovolte a mo’ di stalattiti,
-ornati d’oro, d’azzurro, di bianco e d’iscrizioni arabiche. Le
-dipinture son da riferire alla prima metà del duodecimo secolo, come
-la più parte de’ cassettoni; sapendosi da scrittori contemporanei che
-il palco era ornato per l’appunto con que’ disegni e que’ colori,
-e rimanendovi intatte, la più parte, le iscrizioni arabiche. Ma a
-quell’altezza arriva poca e trista luce dalle finestre sottoposte, sì
-che le iscrizioni furono ignote fino al principio di questo secolo,
-e le figure e i rabeschi dipinti entro i cassettoni non si conoscono
-altrimenti che per le piccole fotografie fatte due anni addietro
-a luce riflessa da uno specchio, quand’io mi accinsi a pubblicare
-le iscrizioni. Nessuno ha osato poi di giudicar le dipinture senza
-osservarle da presso: onde convien tacerne per ora ed aspettare qualche
-occasione, che permetta ai conoscitori di studiare a loro bell’agio
-questi avanzi di un’arte siciliana del duodecimo secolo.[1288]
-
-Venendo alla scultura, non veggo alcuna ragione di negar ai Musulmani
-di Sicilia il lavorìo degli ornati in alto e basso rilievo e in
-particolare de’ capitelli elegantemente scolpiti, che ammiriamo
-in varii monumenti dell’epoca normanna, massime nel chiostro di
-Morreale. Perocchè il grande numero e la forma de’ capitelli esclude
-il supposto che fossero tolti da più antichi edifizii, e, come dicemmo
-pocanzi trattando de’ mosaici, non regge il vecchio canone che là,
-dove si veggono effigie, sia da escludere l’origine musulmana. Buoni
-giudici spassionati hanno notata la eccellenza di così fatta opera di
-scultura.[1289] De’ fonditori di bronzo abbiamo toccato nel capitolo
-precedente. Passando dal mestiere a quella che in oggi si chiama
-propriamente arte, noi non rivendicheremo alla scuola musulmana
-le due porte di bronzo del Duomo di Morreale, contemporanee e pur
-di stile molto diverso, nell’una delle quali si legge il nome di
-Bonanno da Pisa, nell’altra quel di Barisano da Trani.[1290] Pure la
-imitazione degli ornati arabi è notabile in alcuni compartimenti della
-porta di Bonanno: e più assidua, dico anzi servile, si scorge in un
-lavoro anteriore almen di ottant’anni, cioè le porte di bronzo della
-camera sepolcrale di Boemondo a Canosa, ch’erano una volta ageminate
-in argento. Nelle quali non solamente i fregi e il campo son tutti
-arabeschi finissimi e complicati, ma l’artista perfin copiò delle
-lettere cufiche nei tre cerchi che occupano il campo del battente
-sinistro; talchè si direbbe opera orientale, se non vi si leggessero
-allato in latino le lodi di Boemondo e se la soscrizione, parimente
-latina, non portasse il nome di Ruggiero campanaio di Amalfi, autore
-delle porte e d’un candelabro.[1291] Possiam noi supporre questo
-Ruggiero musulmano di Sicilia, battezzato col nome del padrone
-normanno che l’emancipò; possiamo supporre che, nato in Amalfi, avesse
-appresa l’arte, com’altri suoi concittadini ed altri Italiani, in
-Costantinopoli, oppure in Sicilia o nel Levante musulmano; ch’egli
-avesse gittato il bronzo ed altri disegnati i modelli: ma in nessun
-caso è dubbia la scuola, alla quale appartiene questo lavoro. A ciò
-s’aggiunga che i Musulmani di quella età, con opera diversa e assai
-meno agevole, fabbricavan porte di ferro istoriate a figure di animali.
-Noi lo sappiamo precisamente delle porte di Mehdia,[1292] della qual
-città si è visto ch’ebbe fin dalla sua fondazione strette relazioni con
-la Sicilia. E non sembra inverosimile che fossero state della stessa
-fattura le porte di ferro che Roberto Guiscardo riportò di Palermo in
-Troja di Puglia, insieme con varie colonne e capitelli di pregio:[1293]
-il qual fatto spiana la via all’ipotesi che artisti musulmani di
-Palermo abbiano partecipato al disegno dei lavori di bronzo gittati un
-secolo appresso pel Duomo di Morreale.
-
-Ma ritornando alle costruzioni dopo il lungo discorso su le arti
-ausiliari, ci occorre un ramo d’ingegnerìa assai coltivato in Palermo,
-per l’abbondanza delle acque che sgorgano alle radici de’ monti vicini.
-Il biasimo che fa Ibn-Haukal a’ Palermitani, perchè la più parte
-bevesser acqua di pozzo, ci ha condotti, contro l’opinion comune, a
-conchiudere che la vasta ramificazione di acquedotti e condotti minori,
-che in oggi recano l’acqua infino a’ piani più elevati delle case, non
-si dovesse riferire alla dominazione musulmana. Ma da un altro canto
-quel congegno non può esser nato dopo il duodecimo secolo. Arabica
-è la voce _giarra_, che designa in Sicilia una parte principale del
-sistema, cioè i pilastri, ne’ quali si fa montar di tratto in tratto
-l’acqua per lasciarla ricadere giù e renderle in parte la forza perduta
-nel cammino: le quali costruzioni furono usate allo stesso effetto in
-Ispagna e lo sono tuttora nell’Affrica settentrionale.[1294] Che se il
-vocabolo _catusu_, il quale in Sicilia vuol dire doccia di terra cotta,
-ha etimologia greca e latina, noi veggiamo che gli Arabi, toltolo
-in prestito, come tanti altri vocaboli, da’ popoli civili, mutarono
-alquanto il significato da “urna o brocca” in “secchia,” e in Occidente
-vi aggiunsero il significato di “condotto o doccia;” onde questa voce
-siciliana si deve immediatamente agli Arabi.[1295] Infine è arabica
-di pianta la voce _darbu_, misura d’acqua corrente, usata fino ai
-nostri giorni in Palermo e scritta in un diploma arabico del duodecimo
-secolo.[1296]
-
-Dalle cose passando agli uomini, sarebbe da investigare per lo primo
-quali avanzi di sangue arabo e berbero fossero rimasi negli odierni
-Siciliani. A tal quesito parmi non sappia rispondere l’anatomia nè la
-fisiologia, dopo sette secoli, nel corso de’ quali la schiatta italica,
-di gran lunga predominante, ha avuto agio di assorbire ogni altra. E là
-dove mancano i rigorosi metodi scientifici, dobbiamo diffidare delle
-apparenze, delle opinioni preconcette, delle osservazioni parziali
-e de’ subiti giudizii. Per la medesima ragione mettiamo da canto le
-conghietture che suggerisce qua e là una diversa sembianza e indole
-degli uomini in qualche regione o città dell’isola, e ci ristringiamo
-ai fatti storici e linguistici.[1297]
-
-Abbiamo notate a lor luogo le crisi della popolazione musulmana. La
-quale, oltre le stragi della guerra e delle proscrizioni, scemò per la
-emigrazione in Affrica, incominciata il millesessantotto e non cessata
-al certo fino al compimento del conquisto; cresciuta dopo breve sosta,
-pei supplizii del cencinquantatrè, e per le stragi del censessantuno;
-continuata pian piano sotto Guglielmo il Buono; accelerata dalle
-sedizioni del centottantanove, e dai terrori del cennovantanove, fino
-alle ribellioni del dugenventuno e dugenquarantatrè, per le quali,
-altri si rifuggì in Affrica o in Egitto, ed altri cercò scampo nella
-religione de’ vincitori; mentre il grosso de’ ribelli era deportato
-in Puglia e scompariva, tra per apostasia e per emigrazione, ne’
-principii del secolo decimoquarto. Verosimil sembra che, in tutte
-queste vicende, la più parte degli usciti fossero oriundi di schiatte
-straniere, più tosto che antichi abitatori dell’isola. In tale opinione
-mi conferma il fatto che i Saraceni di Lucera parlavano, o per lo
-meno intendean bene, l’italiano;[1298] il che conviene per l’appunto
-alla popolazione rurale sottomessa dai Musulmani e lasciata sotto
-il giogo dai Normanni, nelle platee dei quali ci occorrono tanti
-villani musulmani di origine italica o greca.[1299] Ma dopo la seconda
-deportazione in Puglia scomparisce nell’isola, sì come abbiam detto di
-sopra, ogni notizia di abitatori musulmani;[1300] si veggono famiglie
-siciliane in Egitto e in Affrica;[1301] il linguaggio arabico si spegne
-d’un subito in Palermo stessa: sì che ne avanza appena, nella seconda
-metà del decimoterzo secolo, una soscrizione in atto pubblico[1302] e
-il ricordo di traduttori dall’arabico in latino, tra i quali veggiamo
-degli Israeliti.[1303] Mancano in Sicilia nella stessa generazione le
-iscrizioni sepolcrali arabiche:[1304] e se i nomi di città, villaggi e
-grandi tenute duran la prova del mutato linguaggio, quei delle strade
-in città e de’ piccoli poderi cambiano o si corrompono,[1305] sì che
-pochi ne avanzan oggi.[1306] Potrebbe supporsi, in vero, da’ capitoli
-di Federigo l’Aragonese, che fosse rimaso qualche avanzo di popolazione
-musulmana infino alla prima metà del secolo decimoquarto;[1307] ma
-quando si riflette al silenzio di ogni altra memoria per sessant’anni,
-sembra più verosimile che quelle leggi abbian avuto di mira i
-mercatanti musulmani stanziati o passeggieri nelle città marittime, e
-gli schiavi recati dalla costiera d’Affrica, e soprattutto dall’isola
-delle Gerbe, dopo il milledugentottantaquattro.[1308]
-
-La somma de’ ricordi storici dunque è, che nei primi del trecento
-rimanea nella Sicilia propriamente detta poco o punto di quelle
-schiatte orientali ed affricane. Delle isole adiacenti, al contrario,
-Pantellaria, secondo l’attestato degli scrittori musulmani del
-decimoterzo secolo,[1309] non avea mutata schiatta nè religione, se non
-ch’era soggetta ai re di Sicilia, e che poi fu occupata temporaneamente
-da avventurieri genovesi; ma fino al decimosesto secolo, ancorchè
-gli abitatori professassero già il Cristianesimo, “avean comune co’
-Saraceni l’abito e la favella,” al dir del Fazzello.[1310] Non sappiamo
-se in Malta la dominazione romana abbia spento del tutto il linguaggio
-punico, nè se v’abbiano fatto stanza, come a me par verosimile,[1311]
-degli antichi abitatori insieme coi Musulmani che se ne insignorirono
-e furono soggiogati a lor volta dal conte Ruggiero. Il quale,
-avendo istituito immantinente un vescovado, non cade in dubbio che
-soggiornassero allora in Malta de’ Cristiani, e sembra assai verosimile
-che la schiatta italiana fosse penetrata o piuttosto cresciuta con la
-dominazione siciliana in quell’isola.[1312] Meglio che co’ barlumi
-delle croniche, la mescolanza della schiatta si prova con l’idioma
-maltese, il cui dizionario e, quel ch’è più, la grammatica, è mezzo
-italiano e mezzo arabo; onde gli abitatori, senza avere appresa mai
-altra lingua, agevolmente conversano coi Barbareschi.[1313]
-
-Qual dialetto dell’idioma arabico abbiano usato i Musulmani di Sicilia
-non è agevol cosa a determinare, quando del parlar volgare altro non
-resta che un oscuro esempio in tre diplomi del duodecimo secolo,[1314]
-ed al contrario gli altri documenti son dettati nell’inelegante, ma
-corretto stile degli atti pubblici;[1315] nè le opere de’ poeti e de’
-prosatori disconvengono alla lingua dotta di quell’età. Il significato
-preso da alcuni vocaboli conferma bensì il plausibile supposto che
-fosse prevalso in Sicilia l’arabo occidentale o maghrebino che voglia
-dirsi: e meglio si farà il paragone quando uscirà alla luce il gran
-dizionario maghrebino che apparecchia il Dozy. Per dar qualche esempio
-noteremo che _wed_ in Sicilia, come in Spagna, suonò “fiume,” non
-“valle,” come nella patria della lingua; che _marg_, passando nel
-dialetto siciliano, piegò la significazione originale di “prato”
-in quella di “padule;” che _rahl_, “stazione,” designò in Sicilia
-assolutamente un “casale;” _sciarr_, “mala opera,” si ristrinse
-a “rissa:” e molte altre differenze di tal fatta potremmo notare
-riscontrando i dizionarii classici, sia che le voci abbiano veramente
-mutato di valore, sia che i lessicografi, come lor avviene in tutte le
-lingue, abbiano ignorati molti significati ammessi in alcune regioni e
-presso alcune tribù.
-
-Meno male possiam noi discorrere della pronunzia, della quale ci fanno
-testimonianza, fin dall’undecimo e duodecimo secolo, moltissimi nomi
-proprii trascritti in greco o in latino, e la sentiamo ancora nei nomi
-topografici e ne’ vocaboli siciliani derivati dall’arabico; se non
-che nel primo caso avvien talvolta che il mal noto s’abbia a spiegare
-con l’ignoto, e nelle parole viventi il suono può essere alterato.
-Aggiungasi che in uno de’ diplomi di maggior momento, dico la gran
-pergamena arabo-latina di Morreale, la versione è opera di un chierico
-francese, di que’ che trassero a corte di Palermo ne’ primi anni di
-Guglielmo il Buono; onde alcune lettere latine notan suono diverso da
-quel che rendono in bocca nostra.[1316] Contuttociò la materia non
-manca. Uscito che sia alla luce l’egregio lavoro del professor Cusa
-intorno i diplomi arabi e greci di Sicilia, si ricaveranno con maggiore
-certezza le leggi che i suoni del parlare arabico seguivano passando
-nel greco e nel volgare della Sicilia: il quale studio renderà più
-agevole il gran lavoro d’un glossario di vocaboli siciliani derivati
-dall’arabico. Intanto ecco quanto ritraggo dalle ricerche fatte fin qui
-intorno l’influenza che quell’idioma esercitò sul volgare siciliano.
-
-Com’io ho detto a suo luogo,[1317] la Sicilia, al punto del conquisto
-musulmano, era bilingue, parlandovisi il greco e il latino, o per dir
-meglio un idioma italico, il quale negli atti pubblici vestiva i panni
-del latino e pur non gli riusciva di celare al tutto le umili sembianze
-native. A provar ciò mancano per vero in Sicilia delle scritture del
-settecento, ottocento e novecento, come quelle che abbiamo in varii
-luoghi della Penisola;[1318] ma nei primi diplomi latini, greci ed
-arabi di Sicilia che tornano allo scorcio dell’undecimo secolo, è
-manifesta la forma volgare di alcuni nomi proprii o topografici, che
-non erano nati al certo in quella medesima generazione. Tra i primi
-abbiam già notati Bambace, Diosallo, Mesciti, Notari, La Luce, Saputi,
-Caru, Francu, Fartutto, Pacione, Pitittu, Strambo ed altri di antichi
-abitatori.[1319] De’ secondi, un diploma greco del milleottantotto
-ricorda il fiume _dei Torti_;[1320] uno del millenovantaquattro conduce
-i confini d’un podere _ad serram dello Conte_ e quindi _ad petram
-serratam quae vocatur La Castellana_;[1321] uno del millecento cita
-_La Schala di Lampheri_ e il _monte de Cavallo_, ed accenna al corso
-di una valle per _ostro sive Xirocco_.[1322] Il latino notarile del
-medio evo, che torna ordinariamente a traduzione mentale dal volgare,
-comparisce già in un diploma del conte Ruggiero dato il millenovantuno,
-nel quale, oltre il fraseggiare tutto italiano, ci occorre verbo
-_accrescere_:[1323] e più apertamente si mostra in un altro diploma
-dello stesso principe, datato del millenovantatrè e contrassegnato
-dal suo notaio, o, diremmo noi, segretario, Antonio della Mensa, il
-quale se fosse siciliano o calabrese io non so, ma di certo scriveva
-in una lingua ch’egli credea latina in grazia delle sole desinenze e di
-qualche preposizione.[1324]
-
-A cotesti avanzi del siciliano anteriore al conquisto, ne aggiugnerò
-altri del duodecimo secolo. Non dimenticando che in quella età la
-Sicilia s’empiva a poco a poco di colonie della Terraferma, io metto
-da canto l’attestato del bando latino di Patti (1133) spiegato in
-volgare,[1325] e lascio indietro molti altri esempii di vocaboli che
-si potrebbero riferire tanto al siciliano, quanto al pugliese, al
-toscano, al genovese, al monferrino o che so io,[1326] e noto in un
-diploma del millecentrentatrè il campo _Lu Marge_,[1327] ch’è bello
-e buono vocabolo arabico, vivente oggidì in Sicilia. Ci occorrono in
-un’altra carta i nomi topografici _Luhrostico_ e _Tremula_,[1328]
-de’ quali il secondo è certamente siciliano; in un’altra del
-cencinquantasei, il sostantivo _Olivastro_;[1329] nel centottantadue
-_Scuteri_;[1330] nel dugenventisei _Gabbaturi_;[1331] nel dugenquaranta
-_Ienchi_ e _Ceramiti_.[1332] E qui fo sosta, poichè non mette conto
-a spigolare qua e là dei vocaboli nel decimoterzo secolo, che ci ha
-lasciati degli scritti interi in siciliano. Anzi mi sarei già fermato
-alla metà del duodecimo, se avessi potuto credere contemporanei
-all’originale i transunti di due carte greche pubblicate per lo primo
-dal Morso;[1333] delle quali l’una è data il millecencinquantatrè,
-e l’altra, che ha soltanto la indizione, è stata ben collocata nel
-millecenquarantatrè.[1334] Ma non avendo esaminati i testi, e sorgendo
-gravi difficoltà su l’epoca de’ transunti, mi convien rinunziare
-a prova sì comoda e lesta.[1335] In ogni modo son persuaso che il
-volgare siciliano avea già presa nel duodecimo secolo una forma
-assai somigliante all’attuale: e che già aspirasse a divenir lingua
-cortigiana lo provano le prime poesie italiane dettate in Sicilia. Le
-leggende della maggiore porta del Duomo di Morreale, gittata in bronzo
-da Bonanno pisano, sendo latine con abbreviature e con qualche parola
-prettamente toscana, non danno esempio, a creder mio, del linguaggio
-parlato in Sicilia allo scorcio del duodecimo secolo;[1336] dimostrano
-piuttosto, che l’uso della corte di Palermo rincorava gl’Italiani
-delle altre province a farsi innanzi con lor volgari, somiglianti
-l’uno all’altro e tutti al latino. E mi pare molto verosimile che in
-quel primo assetto delle colonie continentali in Sicilia fossero stati
-più disformi l’un dell’altro i dialetti di varie regioni dell’isola,
-i quali ritengono fino ai nostri giorni tanti vocaboli e modi di dire
-diversi.
-
-La robusta pianta del parlare italico resistè meglio che ogni altra
-lingua all’invasione dell’arabico. Dalla Siria, dalla Mesopotamia,
-dall’Egitto, scomparvero gli antichi idiomi entro breve tempo dal
-conquisto degli Arabi, rimanendo nella sola liturgia cristiana;
-dileguaronsi in un baleno nell’Affrica settentrionale, insieme con la
-religione, gli idiomi trapiantati ne’ tempi istorici; perfin l’aspro
-berbero autoctono fu respinto dal parlare arabico verso mezzodì e verso
-ponente. Ma in Spagna l’esotico latino cedè poco terreno e ripigliò
-tosto il perduto, serbando inviolata la grammatica. La qual diversa
-fortuna, se va apposta precipuamente ad altre cagioni, come sarebbero
-la distanza dall’Arabia, il numero de’ conquistatori stanziali e la
-durata del dominio loro, pure è da riferire in parte all’indole della
-lingua e al gran tesoro di civiltà che Roma avea profuso in Occidente
-insieme con quella. Le cagioni della corruzione dovean operare in
-Sicilia più debolmente assai che in Spagna; ed a quelle dovean anco
-resistere i Siciliani per la remotissima antichità di lor idioma
-italico e per la parentela di esso col greco, che gli avea disputata
-l’isola fin dall’ottavo secolo avanti l’èra volgare.
-
-L’arabico pertanto ha lasciati nel parlare siciliano minori vestigi
-che non si creda comunemente: veruno nella grammatica,[1337] un’ombra
-nella pronunzia, poche centinaia di vocaboli nel dizionario, e
-qualche modo di dire. Io non posso entrare ne’ particolari, poichè
-richiederebbero il glossario accennato dianzi, il quale alla sua volta
-dovrebbe fondarsi sopra un dizionario etimologico, che niuno fin qui
-ha compilato con gli aiuti della linguistica moderna. Dirò dunque per
-sommi capi, che ne’ derivati siciliani l’accento rimane quasi sempre
-al posto dov’è ne’ vocaboli arabi corrispondenti, sia che la vocale si
-prolunghi nella lettera analoga, sia che le s’attacchi la consonante
-che segue. Delle tre vocali arabiche, la prima suona in siciliano
-or _a_, or _e_; la seconda sempre _i_; e la terza quasi sempre _u_.
-Delle consonanti la =b= (2ª lettera dell’alfabeto arabico) rimane
-per lo più inalterata come in “balata, burgiu, burnìa;” talvolta,
-soggiacendo alla legge della pronunzia greca, si muta in v come nelle
-voci “vava, vattali.” La =th= (4ª lettera) divien sempre _t_ come in
-“Butera, tumminu.” La =g= (5ª lettera) serba il suono, come in “giarra,
-giubba,” o l’addolcisce in _c_, come Muncibeddu, e raddoppiata nel
-vocabolo _hâggem_, suona alla greca _ng_ nel casato “Cangemi:” ma la
-voce “zubbiu” (fosso profondo) è esempio della permutazione in _z_,
-che il Dozy ha notata in molte voci spagnuole. L’=h= (6ª lettera) si
-aggrava in _c_, come nel detto nome Cangemi e in “coma, camiari,” o
-sparisce, per esempio nel nome topografico _Mars-el-Hamâm_, divenuto
-Marzamemi. Similmente la =kha= (7ª lettera) si muta in _g_, per esempio
-“Gausa, gasena,” e può quasi scomparire come in “maasenu” (magazzino).
-La =d= araba (8ª lettera), ch’era molto vicina al _t_, come si vede
-in tanti esempii di vocaboli tolti dal greco, s’identificò alcuna
-volta con la _d_ nostra come in “darbu, Dittainu” (_Wadi-t-Tîn_), o
-mutossi in _t_ come in “Targia, tarzanà (_Dar-es-sena’h_, darsena,
-arzanà, arsenale). La =ds= (9ª lettera) non occorre in derivati certi;
-la =z= (11ª lettera) ha il suono italiano in “Zisa, zizzu,” o prende
-quello della _s_, come in “magasenu” citato dianzi. Al contrario,
-la =s= (12ª lettera) inalterata in “Sutera, senia,” si muta in _z_
-nelle voci “zicca, zuccu (_suk_, tronco d’albero), zotta” (frusta).
-Frequentissima nei derivati dell’arabico, la =sc= (13ª lettera) rende
-il suono arabico in “Sciacca, sciabica,” che un tempo si scriveano con
-la _x_. L’altra =s= (14ª lettera), che c’è già occorsa in “darsena,”
-fa ora _s_, ora _z_, e suona aspra di molto in “zabara” e “zurriari”
-(stridere de’ denti). Come la =d=, la =dh= (15ª lettera) fa _d_ nel
-siciliano “dagala, dica” (ambascia), e diviene _t_ in “reticu,”
-derivato da _radhi’_ (bambino lattante). La =z= (17ª lettera),
-che altri trascrive =dh=, par abbia preso l’uno e l’altro suono
-in Sicilia, rimanendo l’attestato del secondo nell’antico vocabolo
-“annadarari” (invigilare su i pesi e le misure) e argomentandosi il
-primo dal nome topografico “Zaèra,” del quale diremo più innanzi.
-L’=ain= (18ª lettera dell’alfabeto), sola tra le arabe che non si
-possa rendere con l’alfabeto romano e però notata dagli orientalisti
-con un’apostrofe, mi par si pronunzii arabicamente da’ Siciliani in un
-verbo d’uso frequentissimo.[1338] E suona cotesta lettera nell’accento
-di “tarzanà,”[1339] citato or ora; ovvero si muta in consonante
-italiana, come nello allegato esempio di _reticu_; al che risponde la
-trascrizione dell’_ain_ seguita ne’ diplomi arabo-greci di Sicilia, ne’
-quali quella consonante, o si perde nella vocale, come in Ὀθουμέν e in
-Ἄβδ (_’Othman, ’Abd)_, o la si muta in γ, per esempio in Νίγμε, Σεγίτ,
-(_Ni’ma, Sa’îd_); ed altri nel duodecimo secolo tentò di notarla con
-l’_h_, come poi fece nel decimosesto Leone affricano, poichè leggiamo
-in un diploma il nome di Habes, invece di (_Wed-_)_’Abbâs_, ch’era
-l’Oreto. Il =gh= (19ª lettera) o rimane _g_ forte come in “gana,” o
-si muta anche in c come in “Cutranu,” che si scrive, e forse un tempo
-si pronunziò, “Godrano.” La =k =(21ª lettera) suona in Sicilia _c_,
-come in “Calata, cammisa, coffa;” ma par abbia avuto un tempo anco il
-suono della _g_ che le danno gli Egiziani, poichè leggiamo “caitus,” e
-“gaitus” negli scritti latini del duodecimo. Nè altrimenti l’altra =k=
-(22ª lettera) che ricorre in “gaffa, mingara, cuscusu” e nell’avverbio
-“a cuncumeddu.” E quando il parlare arabico si sparse in Sicilia,
-la pertinace _d_ che i Sardi e i Siciliani sostituiscono alla _l_
-della nostra Terraferma, si trovava radicata sì profondamente, che
-trasformò anco la =l= (23ª lettera arabica) in alcuni vocaboli tolti
-dall’arabico, come _gebel_ in Mongibello, pronunziato “Muncibeddu” e
-il verbo “sciddicari” (sdrucciolare), che viene da _zeleg_ e _zelek_.
-L’ultima =h= (26ª lettera), al par che le sue sorelle, si rende
-talvolta con una _g_, come in “zagara;” talvolta svanisce, poichè
-altri pronunzia lo stesso vocabolo “zaara:” ed abbiamo in Zaèra, nome
-d’un sobborgo di Messina, un altro esempio di questa attenuazion di
-suono; ma l’origine arabica non si può dimostrare, se non con l’omonimo
-palagio degli Omeiadi in Cordova. Il =w= (27ª lettera) suona _v_
-come in “Favara;” ma, se iniziale, par sia stato pronunziato _u_,
-ovvero _o_, come “Odesuer” (_Wadi-es-Sewâri_), ed anche sia scomparso
-al tutto come supposto articolo, il che si argomenta da Dittaino
-(_Wadi-el-Tîn_), che un tempo suonò di certo “Udittain.” Le altre
-lettere =t, r, t, f, m, n, j= (3, 10, 16, 20, 24, 25, 28 dell’alfabeto)
-non hanno suono diverso dall’italiano, nè mutan mai.
-
-Chi compilerà il glossario delle voci arabiche passate nella nostra
-lingua illustre e nei dialetti,[1340] dovrà resistere a tentazioni
-frequenti; poichè i suoni dell’arabo sono sì svariati e il dizionario
-sì prodigiosamente ricco, che col metodo de’ vecchi etimologisti, la
-cui schiatta non è spenta del tutto, si potrebbe rannodare all’arabo
-ogni vocabolo dell’italiano e di altre lingue ancora. Da un’altra
-mano, le leggi fonetiche ricavate fin qui non imperano assolutamente
-in tutti i tempi e i luoghi; e chi non ammettesse eccezioni e talvolta
-non osasse scostarsi dal fil della sinopia, non avanzerebbe mai in un
-lavoro etimologico. Ho voluto dir questo per iscusarmi se non presento
-qui una lista de’ vocaboli siciliani che sono evidentemente, o mi
-sembrano, derivati dall’arabico; e se differisco ad altro tempo, o
-rimetto a’ posteri, un lavoro che richiede anzi tutto più diligente
-ricerca de’ vocaboli siciliani per ogni luogo dell’isola e, in
-quanto si possa, per ogni tempo. Perocchè leggendo nel dizionario del
-Pasqualino le voci disusate al suo tempo, le quali ei prese da antichi
-glossarii, ne veggo bandite di tempo in tempo molte di vero conio
-arabico. Ed è ben ragione che l’elemento straniero si elimini a poco a
-poco: ma questo fatto per lo appunto va notato in una esamina storica
-della lingua.
-
-Rimanendo sempre su i generali, dirò che i vocaboli siciliani di
-origine arabica si riferiscono la più parte alle cose rurali, alle
-industrie cittadinesche, alle vestimenta, ai cibi, ed a qualche
-istituzione di polizia urbana. Come nello spagnuolo e nel portoghese
-che ne son ricchi, così nel siciliano che n’è povero, occorrono voci
-arabiche, assai più sovente ne’ sostantivi che negli aggettivi:
-ed al contrario i verbi, scarsi in quelle due lingue al segno
-che si è dubitato se alcuno se ne trovasse,[1341] non mancano nel
-siciliano.[1342] Sono da notar anco de’ traslati o modi di dire
-tradotti litteralmente dall’arabico;[1343] e come per contrapposto i
-proverbi arabi si contano a dito nelle raccolte de’ siciliani.
-
-Non voglio pretermettere che buon numero dei vocaboli arabi passati
-nel siciliano si trova anco nella lingua illustre; anzi che occorrono
-in questa e in qualche altro dialetto delle voci arabiche ignote
-in Sicilia, per esempio nel genovese, _camâlo, mésaro, macrama_; in
-Arezzo _cáida_;[1344] a Pisa un tempo _calega_;[1345] in Liguria e in
-Toscana, _maona_ o _magona_[1346] e nella lingua illustre _acciacco,
-azzurro, butteri, carciofo, collare_ (per salpare), _petronciana,
-scialbo, tarsia_. Altri son comuni al siciliano: _ammiraglio, barda_
-(siciliano _varda_), _camicia_ (siciliano più correttamente _cammisa_),
-_canfora, cifra_ e _zero_ (trascrizioni diverse dello stesso vocabolo),
-_dogana, gabella, garbo, gelsomino, fondaco, liuto, magazzino, sensale,
-tariffa, vasca_: oltrechè i termini scientifici, come _alambicco,
-alcali, almanacco, giulebbe, taccuino, zenit_, corrono nella più parte
-delle lingue viventi d’Europa. La Terraferma d’Italia, di certo, li
-ebbe or dalla Sicilia, or dalla Spagna, or direttamente dalle costiere
-meridionali del Mediteraneo.
-
-Senza disputare altrimenti delle origini del parlare siciliano, su le
-quali hanno lavorato e lavorano ancora i letterati dell’isola,[1347] e
-senza gittarmi nella mischia che ferve intorno a Ciullo d’Alcamo,[1348]
-io ammetto che verso la metà del duodecimo secolo il siciliano
-parlavasi tanto o quanto in tutta l’isola e tendeva alla forma
-attuale, senza essere giunto però, non dico già alla mèta, chè le
-lingue vive non si congelano, ma a quel tratto del corso che soglion
-varcare quetamente senza notabili alterazioni. Così dovea succedere
-per la presenza delle colonie testè venute da varie parti della
-Terraferma, unite da commerci tra loro e molto più strettamente col
-grosso dell’antica popolazione di linguaggio italico, o, per dir
-meglio, siciliano. Nella quale condizione di cose dovea nascere un
-idioma cortigiano o legionario che chiamar si voglia, non altrimenti
-che quello che s’ode da dieci anni in qua nel nostro esercito; e quel
-parlare dovea, con l’andar del tempo, sempre più accostarsi al dialetto
-indigeno, prendendone molto più che non gli desse.
-
-Da cotesta vena di linguaggio, torbida ancora per la sospensione delle
-parti che duravano fatica a compenetrarvisi, emerse la poesia italiana
-propriamente detta. Se ciò sia avvenuto alla metà del duodecimo secolo
-o nei principii del seguente non si potrà sapere per l’appunto, se il
-caso non ci farà trovar prove più chiare di quelle allegate fin qui.
-Ma parendo assai verosimile che il linguaggio più comune a corte di
-Federigo imperatore, de’ Guglielmi e fors’anco di re Ruggiero, sia
-stato un dialetto italiano, e concorrendovi la espressa testimonianza
-di Dante, per non citare tutti gli altri, possiamo tener certo il
-fatto. E per vero nessun altro luogo d’Italia si può immaginare più
-adatto che la Sicilia al nascimento delle muse italiane. Lo studio
-della poesia araba, approfondito da mezzo secolo in qua, ha dissipati
-gli errori di chi la credea madre della poesia spagnuola, provenzale ed
-italiana. Nè la ragion poetica, nè la macchina, nè la rima delle poesie
-neolatine può riferirsi in alcun modo alle arabiche. La moda sola,
-credo io, delle splendide corti musulmane della Spagna fece entrare
-ne’ castelli cristiani dell’Occidente, insieme con altri argomenti di
-lusso, il sollazzo di ascoltare poesie in lingua volgare del paese: i
-premii e gli onori incoraggiarono i poeti nazionali a recitare nelle
-brigate principesche i versi che si sentiano per lo innanzi negli
-oscuri crocchi delle città e delle campagne; talchè la poesia volgare,
-meglio che nata, si dee dir emancipata e nobilitata in quel tempo. Lo
-stesso è da supporre nella corte musulmana dei re normanni e svevi di
-Sicilia; a’ quali forse avvenne d’ascoltare lo stesso giorno de’ poeti
-arabi e de’ poeti siciliani e di largire agli uni come agli altri una
-manata di tarì d’oro. Solo legame tra le poesie neolatine e le arabiche
-mi sembrano i metri delle _mowascehe_ e de’ _zegel_, dei quali ho
-fatta parola nel capitolo undecimo di questo libro.[1349] Io spero che
-nuove ricerche in tal campo riescano a rischiarare quel periodo della
-nostra storia letteraria: ma si può ritenere fin d’ora che la Sicilia
-debba agli Arabi, e la Terraferma italiana debba alla Sicilia, chè del
-primato dell’altra grande isola io dubito forte, la inaugurazione della
-poesia nazionale.
-
-Si possono spigolare qua e là altri bricioli del patrimonio che la
-popolazione musulmana legò alla Sicilia. Il nome arabico di _Sciorta_ o
-_Xurta_, com’è scritto nei Capitoli de re Aragonesi di Sicilia,[1350]
-prova come l’istituzione d’una guardia cittadina, che vegliasse
-alla pubblica sicurezza nelle città, risaliva fino alla dominazione
-musulmana. Venìa da quella parimente il sistema metrico che fu in
-uso nell’isola fino alla fondazione del reame d’Italia; chè non solo
-alcuni nomi delle misure d’acque correnti, da noi citati già in questo
-capitolo, e il verbo stesso testè ricordato che significa la vigilanza
-della pubblica autorità su’ pesi e le misure di piazza, derivano
-manifestamente dall’arabico, ma altresì alcune denominazioni in varie
-parti del sistema: la canna nelle misure lineari;[1351] la salma e il
-tumolo nelle misure di superficie e nelle cubiche per gli aridi;[1352]
-il cafiso in quelle de’ liquidi;[1353] il rotolo e il cantaro ne’
-pesi.[1354] Che se ne’ multipli e nelle suddivisioni troviamo vocaboli
-latini, gli è naturale effetto della mescolanza dei popoli e si può
-supporre che que’ nomi fossero entrati dopo la dominazione musulmana
-o durante quella. Le denominazioni metriche della Sicilia passarono,
-com’e’ sembra, nella Bassa Italia quando soggiacque alla dominazione
-de’ Normanni in Sicilia; e forse alcuna v’era stata recata prima dal
-commercio, come abbiam provato per le monete.[1355] Il _rubbio_ di
-Roma, Lombardia, Piemonte e Genova, anch’esso d’origine arabica; il
-_rotolo_, ch’era in uso a Genova, sì come a Napoli; il _carato_, peso
-usato dagli orafi anche nelle altre province che non ebber colonie
-musulmane, furono evidentemente recati dal commercio.[1356]
-
-Quando si riflette su la catastrofe delle popolazioni musulmane di
-Sicilia, seguìta più tosto per fatto delle genti cristiane che del
-governo, si noterà con minore maraviglia che non sia durata nell’isola
-alcuna foggia di vestire de’ Musulmani. De’ nomi stessi di quelle fogge
-pochi sono arabi e questi comuni alla Sicilia ed alla Terraferma.[1357]
-Altri ha riferito a’ Musulmani i manti neri, di che nel secolo passato
-e ne’ principii del corrente soleano avvolgersi le donne siciliane
-andando a messa, ed anche a diporto, i quali non sono scomparsi del
-tutto in alcuni paesi di Sicilia; ma tal supposto mi sembra fondato
-piuttosto su l’analogia de’ costumi gelosi, che su la rassomiglianza di
-quella foggia siciliana a’ camicioni ed a’ veli delle donne musulmane.
-
-Direbbesi che all’incontro i Cristiani di Sicilia avessero prese
-volentieri da’ loro concittadini circoncisi quelle usanze che
-soddisfacean meglio alla gola. Più che le vivande, sono rimasi arabi
-di nome e di fatto in Sicilia i camangiari,[1358] massime i dolciumi,
-antica manifattura del paese; poichè ritroviamo in Affrica, fin
-dallo scorcio del nono secolo, delle torte condite con lo zucchero
-di Sicilia.[1359] Un Ducange arabo, se mai l’avremo, ci spiegherà
-molti vocaboli di tal fatta che or leggiamo inutilmente nelle istorie
-e nei racconti; e per tal modo ci svelerà tutte le rassomiglianze
-de’ buon gustai siciliani con que’ dell’Egitto: gli uni e gli altri
-grandi consumatori dello zucchero prodotto ne’ due paesi e scambiato
-assiduamente tra loro infino al decimoquinto secolo, in grazia forse
-della qualità diversa o delle raffinerie, mantenute in Egitto,
-mancate presto in Sicilia.[1360] Perocchè nelle descrizioni del
-prodigioso lusso della corte fatemita, serbateci dal Makrizi, le feste
-del ramadhan al Cairo, per la quantità e qualità della roba che si
-mangiava, somigliano perfettamente alla novena del Natale, al Carnovale
-e alla Pasqua in Palermo. A casa de’ grandi officiali dello Stato,
-e con maggiore profusione a corte, solean imbandirsi delle figurine
-e de’ castelli di zucchero e panforti finissimi e varie maniere di
-paste dolci, delle quali e d’altre vivande più sostanziali, acconciate
-con vaghi colori, ed ammonticchiate in vassoi d’argento, d’oro e di
-porcellana della Cina, si facea come una cuccagna.[1361] Allo scorcio
-del medio evo, e infino a’ nostri tempi, si veggon usati in Egitto de’
-canditi simili alla zuccata di Sicilia[1362] ed una specie di gelatina
-dolce estratta dal pollo pesto:[1363] e la _cuccìa_ di Sicilia, pasta
-di grano immollato, mescolato con latte, si mangiava e si mangia in
-Egitto e si chiama ancora _kesc_.[1364] Perfin si rassomigliano le
-frasi, con le quali vanno gridando per le strade i venditori di frutte
-del Cairo e que’ di Palermo.[1365]
-
-Maraviglierà taluno ch’io scenda a tai piccolezze, tenute a vile dagli
-storici delle passate generazioni, e non tocchi di quella eredità di
-vizii e di virtù, ch’altri credea lasciata da’ Saraceni al popolo
-della Sicilia. E sì che talvolta è parso anche a me di scoprirne
-qualche avanzo, ma poi mi sono accorto della incertezza di così fatte
-induzioni. Una matura riflessione su l’indole e i costumi de’ Siciliani
-paragonati a quei degli altri popoli italiani non mostra tal divario
-che non si possa spiegare con la geografia e con la storia e s’abbia
-quindi a ricercare negli arcani delle schiatte. Per altro, quando
-la storia e la lingua ci hanno mostrata identica la massima parte
-della schiatta, sarebbe temeraria quella critica che s’accignesse
-a inforsare il fatto con cagioni, le quali è più facile immaginare
-che provarle. Assai più che l’incerta mescolanza di un fil di sangue
-straniero, sarebbe da valutare l’esempio de’ costumi che le colonie
-arabe o berbere abbian lasciato per avventura alle popolazioni della
-Sicilia occidentale, più pronte in vero alla violenza che quelle della
-regione di levante: ma anche in questo fatto le cagioni son dubbie
-e diverse, e chi sa se non v’abbiano operato più che ogni altro le
-condizioni topografiche e sociali? La sola conchiusione certa è che
-il conquisto musulmano recò in Sicilia nel nono secolo, e mantennevi
-fino all’undecimo, uno incivilimento ed una prosperità ignoti allora
-alle altre regioni italiane, i quali nel duodecimo e per gran parte del
-decimoterzo rifluirono su la Penisola e contribuirono allo splendore
-della patria comune.
-
-Compio nella patria unita e libera un lavoro, al quale m’accinsi
-nell’esilio, trent’anni addietro, mosso da brama irresistibile di
-guardar nelle tenebre che avvolgeano la Storia di Sicilia avanti i
-Normanni, ed allettato dall’agevolezza che mi offriano le scuole e
-le biblioteche di Parigi. Incominciai l’arduo lavoro con animo di
-siciliano che bramava la libertà d’un piccolo Stato e desiderava
-l’unione dell’Italia, senza sperarla vicina: lo termino confidando
-che tutti gli Italiani sempre più si affratellino; che veggano nella
-unità e nella libertà la salvezza e l’onore di tutti e di ciascuno;
-che quindi il paese cresca di sapienza, di saviezza, di possanza, di
-ricchezza, e che la nuova Roma, per ammenda dell’oppressione armata
-dell’antichità e delle male arti de’ tempi appresso, promuova ormai
-nel mondo la giusta libertà dell’opera e la illimitata libertà del
-pensiero.
-
-
-
-
-INDICE DE’ NOMI DI PERSONE.
-
-
-(_L’articolo_ =el= _e i vocaboli_ =abu= _e_ =ibn= _non contano
-nell’ordine alfabetico, fuorchè nei capoversi_.)
-
-
-A
-
-Aaroun el-Khams (?), 426.
-
-Abate Arrigo, III, 629.
-
-Abba Mari, III, 708.
-
-’Abbad (Mohammed-ibn), principe di Siviglia, soprannominato
-Mo’tadhedbillah, II, 501, 502, 523, 544.
-
-Abbadidi, II, 523, 544.
-
-Abbàs, zio di Maometto, 65.
-
-Abbasidi, 65, 138, 139, 140, 141, 142, 143, 149, 225, 371; II, 50, 97,
-111, 112, 114, 118, 120, 133, 150, 182, 240, 255, 281, 457, 458; III,
-446, 506, 829.
-
-Abbâs-ibn-Amr (Abu-Fadhl), II, 481.
-
-Abbâs-ibn-Fadhl (Abu Aghlab), 315, 316, 321, 322, 325, 326, 327, 328,
-329, 331, 333, 334, 335, 338, 342, 349, 370, 371.
-
-Abda, II, 448.
-
-Abdallah, supposto ammiraglio, 101.
-
-Abdallah, servo di Federigo II, III, 792.
-
-Abd-Allah-ibn-el-Abbâs, 343, 344.
-
-Abd-Allah-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-abi-Khorasân, III, 429, 430.
-
-Abd-Allah I (Abu-’l-Abbâs), emir aghlabita, 152, 153, 155, 226, 228;
-II, 12.
-
-Abd-Allah (Abu-Ali), III, 747.
-
-Abd-Allah-el-Ansari, III, 325.
-
-Abd-Allah-ibn-el-Azîz, III, 423.
-
-Abd-Allah-ibn-Bera, II, 511.
-
-Abd-Allah-ibn-Ghania, III, 520.
-
-Abd-Allah, padre di Giawher, II, 283.
-
-Abd-Allah-ibn-Habib, 175.
-
-Abd-Allah-ibn-Ja’kûb-ibn-Fezara, 353, 385, 386, 388.
-
-Abd-Allah II, ibn-Ibrahim-ibn-Ahmed (Abu-l-Abbâs), emir aghlabita, 52,
-53, 58, 59, 64, 65, 66, 67, 69, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 77, 124, 125,
-126, 127, 128.
-
-Abd-Allah-ibn-Iehia-ibn-Hammûd, Hazimi (Abu-Mohammed), XLIII; II, 522.
-
-Abd-Allah-ibn-Iehia, da Sciakatis, XLV.
-
-Abd-Allah-ibn-Kaddâh, II, 118; _corr_. el-Kaddâh e v.
-Abd-Allah-ibn-Meimûn.
-
-Abd-Allah-ibn-Kais, 84, 86, 98, 99, 100.
-
-Abd-Allah-ibn-Khorasân, III, 428.
-
-Abd-Allah-ibn-abi-Malek-Mo’sîb, II, 512, 542.
-
-Abd-Allah-ibn-Meimûn, detto el-Kaddâh, II, 114, 115, 116, 118.
-
-Abd-Allah-ibn-Mekhlûf (Abu-Mohammed), II, 541.
-
-Abd-Allah-ibn-Menkût, II, 420, 425, 504, 505, 547; III, 308.
-
-Abd-Allah-ibn-Mo’ezz-ibn-Badis, II, 377, 378, 385, 387, 388, 390, 391,
-396, 418, 419, 421, 424, 426; III, 79.
-
-Abd-Allah-ibn-Mohammed, emir Kelbita, II, 331.
-
-Abd-Allah-ibn-Mohammed-ibn-Abd-Allah (Abu-l-Abbâs), emir di Sicilia,
-391.
-
-Abd-Allah-ibn-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Aghlab, 392.
-
-Abd-Allah-ibn-Mohammed, el-Maleki, (Abu-Bekr), XLII.
-
-Abd-Allah, signore di Murcia, III, 704.
-
-Abd-Allah-ibn-Musa, 124, 169.
-
-Abd-Allah, Othmani, XLIII.
-
-Abd-Allah-ibn-Saba, II, 106.
-
-Abd-Allah-ibn-Sa’d, 88, 92, 93, 109, 206; III, 831.
-
-Abd-Allah-es-Saffâh, 141.
-
-Abd-Allah-ibn-Sâigh, II, 142.
-
-Abd-Allah-ibn-Selmân (Abu-l-Kasim), II, 538.
-
-Abd-Allah-ibn-Sementi, III, 685.
-
-Abd-Allah-ibn-Sofian, 352.
-
-Abd-Allah-ibn-Tâher, 163.
-
-Abd-Allah, Tonûkhi, II, 335.
-
-Abd-Allah-ibn-Ziâd-ibn-An’am, 106, 173.
-
-Abd-Allah-ibn-Zobeir, 109, 110, 119.
-
-Abdelali, II, 434.
-
-Abd-el-Azîz-ibn-Ahmed (Abu-Fares), XLVIII.
-
-Abd-el-Azîz-Bellanobi, II, 541; III, 628.
-
-Abd-el-Azîz-ibn-Hâkem — ibn-Omar (Abu-Mohammed), II, 541.
-
-Abd-el-Azîz-ibn-Hosein, III, 766.
-
-Abd-el-Azîz-ibn-Sceddâd-ibn-Tamîm (Abu-Mohammed), soprannominato
-’Izz-ed-dîn, v. Ibn-Sceddâd.
-
-Abdelbach (_corr_. Abd-el-Hakk), 436.
-
-Abd-el-Gebbâr-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Sirîn, II, 516.
-
-Abd-el-Gebbâr-ibn-Mohammed-ibn-Hamdîs, XLIII, LV; 406, II, 308, 517,
-519, 525, 526, 527, 528, 530, 532, 533, 534, 543, 544, 547; III, 367,
-368, 371, 377, 381, 384, 386.
-
-Abdelguaiti, III, 264.
-
-Abd-el-Hakk, 436.
-
-Abd-el-Hakk-ibn-Alennas, III, 490.
-
-Abd-el-Hakk-ibn-Harûn (Abu-Mohammed), II, 478, 487.
-
-Abd-el-Hakk-ibn-Sab’in, III, 702, 703, 704, 705.
-
-Abd-el-Halîm-ibn-Abd-er-Wâhid, III, 763, 764.
-
-Abd-el-Hamîd-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Scio’aîb, II, 453.
-
-Abd-el-Kerîm-ibn-Iehia-ibn-Othmân, III, 735.
-
-Abd-el-Kerîm (Abu-Mohammed), II, 463.
-
-Abd-el-Melik, califo, 133, 166; III, 837.
-
-Abd-el-Melik, condottiero, 387.
-
-Abd-el-Melik, gaito, III, 256.
-
-Abd-el-Melik-ibn-Katân, 166, 172.
-
-Abd-el-Melik-en-Nasiâni, III, 796.
-
-Abd-el-Mumen, III, 236, 377, 379, 422, 423, 424, 429, 473, 475, 476,
-477, 478, 479, 480, 481, 482, 483, 484, 486, 489, 490, 496, 622, 623.
-
-Abd-er-Rahîm-ibn-Mohammed-ibn-Nobâla, II, 513.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Abi-l-Abbâs, da Trapani, III, 450, 462, 756.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-Allah-ibn-Zeidûn, el-Karawi (Abu-Tâher), III, 214.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Aziz, III, 363, 387.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Ghanî (Abu-l-Kâsim), II, 477, 494, 540.
-
-Abd-er-Rahmân-ibn-Abi-Bekr-ibn-’Auk-ibn-Khelef, detto Ibn-Fehhâm, II,
-474, 476, 488, 511, 540.
-
-Abd-er-Rahman, da Butera, III, 462.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Francu, III, 206.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Habib-ibn-abi-Obeida-el-Fihri, 174, 175; III, 6.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Habib-es-Sikilli (es-Saklabi), 144.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-el-Hâkem, califo di Spagna, 462.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Hasan, detto Mostakhles-ed-dawla, II, 537.
-
-Abd-er-Rahman-el-Lewâti, III, 256.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Lûlû, soprannominato Sceikh-ed-dawla, II, 427, 539.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Mohammed (Abu-Mohammed), il Siciliano, XLIV; II, 495.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Mohammed-ibn-Omar, III, 754, 760.
-
-Abd-er-Rahman-en-Naser-Iidin-illah, II, 219, 249, 250; III, 830.
-
-Abd-er-Rahman-en-Nasrani, _v._ Cristodulo, III, 362, 363, 364, 381, 383.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Omar-ibn....-el-Lewâti, II, 37.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Ramadhan, di Malta (Abu-l-Kasem), III, 462, 685, 762,
-763, 768.
-
-Abd-er-Rahman-ibn-Ziâd, 173.
-
-Abd-es-Selâm-ibn-Abd-el-Wehâb, 306.
-
-Abd-es-Selâm-ibn-Sa’îd, soprannominato Sehnûn, giurista, 277; II, 220,
-222, 223.
-
-Abd-el-Wâhid Marrekosci, xlvi; III, 428, 739.
-
-Abd-el-Wehâb-ibn-Abd-Allah-ibn-Mobârek, II, 541.
-
-Abdi Malach, gaito, III, 264.
-
-Abela Gian Francesco, III, 872, 884.
-
-Abelardo, principe normanno, III, 148.
-
-Abissinio, _v._ Ahmed-ibn-Ja’kub, 392.
-
-Abramo, 45, 47, 50.
-
-Abramo Halbi (Ibrahim-ibn-Aghlab), 233.
-
-’Abs, tribù, III, 598.
-
-Abu-l-Abbâs-ibn-Ali, 425.
-
-Abu-l-Abbâs-ibn-Ja’kûb-ibn-Abd-Allah, 390.
-
-Abu-l-Abbâs-Kalawri, II, 479.
-
-Abu-l-Abbâs-ibn-Mohammed-ibn-Kâf, II, 540.
-
-Abu-Abd-Allah (il kaid), soprannominato Mamûn, II, 523.
-
-Abu-Abd-Allah, maestro di scuola in Affrica, II, 196.
-
-Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, III, 377.
-
-Abu-Abd-Allah-el-Mo’aiti, III, 4, 5.
-
-Abu-Abd-Allah-es-Sci’i, II, 120, 121, 123, 127, 128, 131, 132, 133,
-134, 136, 137, 138, 141, 142, 144.
-
-Abu-Abd-Allah-ibn-Seffâr, II, 500.
-
-Abu-Abd-Allah, siciliano, XLIX; II, 219.
-
-Abu-Abd-Allah-ibn-Zorâm o (Rigâm), II, 115.
-
-Abu-l-Aghlab-ibn-Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 58.
-
-Abu-l-Aghlab-ibn-Ibrahim-ibn-Ahmed (diverso dal precedente?), II, 85.
-
-Abu-l-’Ala, da Mearra, II, 101.
-
-Abu-l-’Ala-Sâ’id, II, 497.
-
-Abu-Ali, 430, 431.
-
-Abu-Ali, Ghassâni, II, 488.
-
-Abu-Ali-ibn-Hasan-ibn-Khâlid, II, 540.
-
-Abu-Ali-ibn-Hosein-ibn-Khâlid, II, 515.
-
-Abu-Ali, da Tanger, II, 226, 230.
-
-Abu-l-Arab, _v._ Mohammed-ibn-Ahmed e Mos’ab-ibn-Mohammed.
-
-Abu-Bekr, _v._ Beco.
-
-Abu-Bekr, il califo, 55, 60, 62, 64, 70, 105, 123; II, 359, 360, 453.
-
-Abu-Bekr, conciatore, III, 256.
-
-Abu-Bekr-ibn-Nebt-el-’Orûk, II, 477.
-
-Abu-Bekr, Sikilli, _v._ Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Musa.
-
-Abu-Bekr-ibn-Soweid, 173.
-
-Abu-Bekr-ibn-Zohr, III, 739.
-
-Abu-Dekâk, II, 185.
-
-Abu-’Einan, principe merinita, III, 868.
-
-Abu-l-Fadhl, giurista, III, 785.
-
-Abu-l-Fadhl, scrittore, II, 430, 431, 455.
-
-Abu-l-Farag, II, 522, _v._ Mawkifi.
-
-Abulfaragi, xlvii; 247.
-
-Abulfeda, VIII, XXXVIII, XXXIX, XLI, XLII, XLIV, XLVI, XLVII, XLIX, LI,
-LII, LIII.
-
-Abu-l-Forûh-ibn-Bodeir, Meklati, soprannominato Sind-ed-dawla, II, 539.
-
-Abu-l-Geisc, _v._ Mogêhid-ibn-Abd-Allah.
-
-Abu-Gia’far, 375; II, 345, _v._ Ahmed-ibn-Jûsuf.
-
-Abu-Gia’far, II, 287, _v._ Abu-Kharz.
-
-Abu-Gia’far-ibn-’Awn-Allah, II, 481.
-
-Abu-Ghofâr, II, 154.
-
-Abu-Hafs, _v._ Omar-ibn-Scio’aib, el-Balluti;
-Omar-ibn-Iehia-ibn-Mohammed, e Omar-ibn-Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid.
-
-Abu-Hâmid, da Granata, XLIV; 85, 86; II, 440.
-
-Abu-Hanifa, 149, 151, 254; III, 726.
-
-Abu-Harûn, Andalosi, II, 225.
-
-Abu-Hasan-ibn-Abd-Allah, da Tripoli o da Trapani, II, 541.
-
-Abu-Hasan, da Gerusalemme, II, 491.
-
-Abu-Hasan-Hariri, 420; II, 226, 230, 231.
-
-Abu-Hasan, Lakhmi, II, 488.
-
-Abu-Hasan, Sikilli, II, 541.
-
-Abu-Hâscim, sufita, II, 493.
-
-Abu-Hâscim, _v._ Mohammed-ibn-abi-Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Zafer.
-
-Abu-Hodseifa, Coreiscita, II, 496.
-
-Abu-Hogir-ibn-Ibraim-ibn-Ahmed, II, 85, 86.
-
-Abu-l-Hokm-ibn-Ghalanda, III, 781.
-
-Abu-Hosein-ibn-Jezîd, 429, II, 62, 63.
-
-Abu-Hosein-ibn-es-Sebân, II, 764.
-
-Abu-Ja’kûb, xlvi, _v._ Ja’kûb-ibn-Abd-el-Mumen.
-
-Abu-Iehia-ibn-Matrûh, III, 409, 411, 471, 472.
-
-Abu-Jezîd, _v._ Mokhalled-ibn-Keidâd.
-
-Abu-’Isa-ibn-Mohammed-ibn-Kohrob, 399, 400.
-
-Abu-Ishak, Hadhrami, II, 479.
-
-Abu-Ishak-ibn-Abi-Ibrahim-ibn-Abi-Hafs, III, 624.
-
-Abu-Junis-ibn-Noseir, II, 226.
-
-Abu-Ka’b, II, 376, 379.
-
-Abu-l-Kâsim, _v._ Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali-ibn-Hammûd.
-
-Abu-l-Kâsim-Gioneid, da Bagdad, II, 480.
-
-Abu-l-Kâsim-ibn-Hâkim, II, 440, 494.
-
-Abu-l-Kâsim, Tirazi, II, 141.
-
-Abu-Kelef-ibn-Harûn, II, 194.
-
-Abu-Kharz o Abu-Khereg, II, 287.
-
-Abu-l-Leith, III, 686, 687.
-
-Abu-Ma’d, II, 77.
-
-Abu-l-Mehâsin, II, 448.
-
-Abu-Mehell, II, 247.
-
-Abu-Modhar, _v._ Ziadet-Allah-ibn-Abd-Allah.
-
-Abu-Moh’âgir, 115, 116, 117.
-
-Abu-Mohammed-ibn-’Atusc, III, 496.
-
-Abu-Mohammed, Dami’a, II, 512, 542.
-
-Abu-Mohammed, da Kafsa, II, 306.
-
-Abu-Mohammed-ibn-Omar-ibn-Menkût, II, 539.
-
-Abu-Mohammed-ibn-abi-Hafs-Omar, II, 622.
-
-Abu-Mohammed-ibn-Semna, III, 767.
-
-Abu-Moslim, 140, 141, 142; II, 111, 112.
-
-Abumoslimiti, II, 112.
-
-Abu-Musa-el-Ascia’ri, 56.
-
-Abu-Nasr, II, 514.
-
-Abu-Nottâr, detto il Negro, II, 187.
-
-Abu-Râti’, II, 354.
-
-Abu-Sa’id-ibn-Ibrahim, XLVIII; II, 467, 469, 470.
-
-Abu-s-Salt-Omeia, XXXVIII, XLV; II, 535; III, 363, 371, 387, 460, 743,
-745, 747, 752.
-
-Abu-Scerîf (famiglia), II, 868.
-
-Abu-Sciâma-Mokaddesi, XLIX; III, 670.
-
-Abu-Sewâb, da Castrogiovanni, II, 515.
-
-Abu-Taib, figliuolo di Stefano, III, 262, 316.
-
-Abu-Taleb, 49.
-
-Abu-Taleb-ibn-Sab’in, III, 705.
-
-Abu-Târ, II, 187.
-
-Abu-Thûr, 419.
-
-Abu-l-Wefa, III, 670.
-
-Abu-Zakaria, _v._ Iehia-ibn-Abd-el-Wahid.
-
-Abu-Zarmuna, II, 230.
-
-Abu-Zeid, el-Gomari, XXXVII; II, 517.
-
-Abu-Zeki, 269.
-
-Acosimo, 203.
-
-Adalberto, marchese, 451.
-
-Adelaide o Adelasia, moglie di Ruggiero, conte di Sicilia, I; 460; III,
-195, 196, 197, 198, 200, 221, 225, 226, 268, 275, 301, 302, 335, 345,
-346, 347, 348, 349, 350, 351, 806.
-
-Adelaide, di Susa, III, 199.
-
-Adelasia, _v._ Adelaide.
-
-Adelchi, 185, 187, 188, 189, 382, 384, 387, 388, 436.
-
-Adelicia, III, 290.
-
-Ademaro (monaco), III, 26.
-
-Adeodata, 205.
-
-Adler, XXIV, LI, LIII; II, 6; III, 450.
-
-Adnân, 32, 40, 47, 64, 69, 135, 136, 137; II, 32, 33, 37, 233.
-
-Adriano, 199.
-
-Adriano, ammiraglio, 399.
-
-Adriano I, papa, 21, 184, 185, 186, 187, 188, 190, 212, 389, 443; II,
-169.
-
-Afârik e Afârika, 105; II, 361; III, 6.
-
-Afdhal, II, 463, 489, 506, 510.
-
-Affrica (Chiesa di), 108, 157; III, 417, 475.
-
-Affricani (Musulmani detti), 429.
-
-Afrina, II, 253.
-
-Afrodisia (d’) Alessandro, III, 702.
-
-Agar, 75.
-
-Agareni, II, 164, 407, 414.
-
-Agata, madre di Giuseppe Innografo, 502.
-
-Aghlab, 144, 284, 340, 391; II, 227, 233, 300.
-
-Aghlab-ibn-Ahmed (Abu-’Ikal), 410.
-
-Aghlab-ibn-Ibrahim (Abu-Ikâl), 309.
-
-Aghlab-ibn-Mohammed-ibn-Aghlab, 410.
-
-Aghlabiti, XLV, XLIX, LIV; 84, 147, 206, 225, 226, 229, 236, 253, 278,
-295, 314, 332, 337, 340, 353, 375; II, 4, 5, 6, 7, 10, 24, 32, 38, 40,
-46, 49, 58, 61, 74, 75, 76, 88, 124, 126, 128, 129, 131, 132, 133, 135,
-137, 138, 139, 141, 142, 143, 146, 148, 151, 162, 218, 221, 224, 227,
-235, 238, 352, 361, 369, 371, 456, 506.
-
-Agisa, tribù berbera, III, 212.
-
-Agnese, monaca, III, 353.
-
-Ahmed-ibn-Abd-es-Selâm, XLVIII; II, 470, 471.
-
-Ahmed-ibn-Ali (Abu-Fadhl), Coreiscita, II, 539.
-
-Ahmed-ibn-Ali, es-Sciâmi (Abu-l-Feth), II, 541.
-
-Ahmed, conciatore, III, 256.
-
-Ahmed Gabrini, III, 698.
-
-Ahmed-ibn-Hasan-ibn-Ali-ibn-Abi-Hosein (Abu-l-Hasan), emir Kelbita, di
-Sicilia, II, 249, 254, 256 a 263, 266, 271, 272, 274, 276, 290 a 294,
-319, 372, 537, 538.
-
-Ahmed-ibn-abi-Hosein-ibn-Ribbâh, II, 140, 141, 143.
-
-Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Abd-Allah’, 390.
-
-Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Fezara, 342, 343, 353, 391.
-
-Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Modhâ-ibn-Selma, 391.
-
-Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Omar-ibn-Abd-Allah-ibn-Ibrahim-ibn-Ahglab
-(Abu-Malek), detto l’Abbissinio (390, 391?), 392; II, 63.
-
-Ahmed-ibn-Ibrahim, Razi, II, 485.
-
-Ahmed-ibn-Ibrahim, Waddâni (Abu-l-Kâsim), II, 540.
-
-Ahmed-ibn-Iehia (Abu-l-Abbas), detto Ibn-Fadhl-Allah ed Omari,
-soprannominato Scehab-ed-dîn, VIII, XIX, XXXVIII, LII, LIII; III, 699.
-
-Ahmed, emiro Ikhscidita, d’Egitto, II, 281.
-
-Ahmed-ibn-Jûsuf (Abu-Gia’far?), soprannominato Akhal e Teaîd-ed-dawla,
-II, 345, 351, 354, 364, 366, 368, 369, 370, 371, 374, 375, 376, 377,
-378, 379, 393, 418, 419, 423, 424, 426, 519, 551; III, 80.
-
-Ahmed-ibn-Kâsim, II, 489, 539.
-
-Ahmed-el-Kasri, II, 221.
-
-Ahmed-ibn-abi-Khorasân, III, 477.
-
-Ahmed-ibn-Korhob, II, 145, 146, 147, 148, 149, 150, 151, 152, 153, 154,
-155, 156, 167, 173, 182, 185.
-
-Ahmed-ibn-Kornâs, soprannominato Seti-ed-dîn, III, 718, 722.
-
-Ahmed Marwazi, II, 482.
-
-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Aghlab, 341, 400.
-
-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Iehia (Abu-Bekr), II, 220, 225, 226, 359, 360.
-
-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Kâf (Abu-Ali), II, 515, 540.
-
-Ahmed-ibn-Mohammed, Nuri (Abu-Hosein), II, 480.
-
-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Rafi’, III, 868.
-
-Ahmed-ibn-Omar-ibn-Abd-Allah (Abu-Malek), II, 63, 64.
-
-Ahmed-ibn-Omar-ibn-Obeid-Allah-ibn-el-Aghlab, 352.
-
-Ahmed-ibn-Omar, el-’Odsri o el-’Adsari, III, 669, 780, 781.
-
-Ahmed-ibn-Roma o Romea, III, 206.
-
-Ahmed-ibn-Sa’d-ibn-Mâlek(-Ibn-Abd?-) el-’Azîz, II, 453.
-
-Ahmed, detto il Siciliano, III, 495, 496, 497.
-
-Ahmed-ibn-Sofian-ibn-Sewâda, 340.
-
-Ahmed-ibn-Soleiman, 262.
-
-Ahmed-et-Temimi (Abu-l-Abbas), III, 256.
-
-Ahmed-ibn-Ziadet-Allah-ibn-Korhob, II, 145, 148, 150.
-
-Ahwâl, II, 125, 127.
-
-Aiello (Matteo di), III, 500, 501, 502, 503, 530, 531, 542, 548, 549.
-
-A’ilâsci-ibn-Akhial, 169.
-
-Aione, principe di Benevento, 462, 463.
-
-Aione, vescovo, 447.
-
-Airoldi Alfonso, XII, XXIV, XXXVIII, LI.
-
-Airoldi Cesare, XIII, XXXV.
-
-Aiûb-ibn-abi-Jezîd, II, 202.
-
-Aiûb-ibn-Kheirân, II, 199.
-
-Aiûb-ibn-Têmim-ibn-Mo’ezz-ibn-Badîs, III, 94, 109, 110, 111.
-
-Aix (Alberto d’), III, 106, 107.
-
-Akhal, _v._ Ahmed-ibn-Jûsuf.
-
-Akiprando, di Rieti, II, 165.
-
-Alamidi, III, 817.
-
-Alamondar, _v._ Mondsir.
-
-Alarico, II, 11, 44.
-
-Albalbuni, II, 522.
-
-Albateni, III, 670.
-
-Alberico, duca di Camerino, II, 166.
-
-Alberico, frate, III, 701.
-
-Alberto, patriarca d’Antiochia, III, 694.
-
-Albigesi, III, 576.
-
-Albiruni, III, 670.
-
-Alduino, vescovo di Cefalù, III, 635.
-
-’Alem-ed-dîn, III, 642.
-
-Aleramidi, III, 196, segg., 225, 227.
-
-Aleramo, conte, III, 198.
-
-Alessandro il Grande, III, 154.
-
-Alessandro II, papa, III, 101, 123.
-
-Alessandro III, papa, III, 497, 533.
-
-Alessio Comneno, III, 144, 367, 508.
-
-Alessio II, III, 521.
-
-Alessio Muscegh, 297, 298.
-
-Alfano, abate, 356.
-
-Alfieri, III, 221.
-
-Alfonso III, d’Aragona, LVI; III, 650, 653.
-
-Alfonso III, re delle Asturie, 457.
-
-Alfonso VI, di Castiglia, III, 375, 704.
-
-Alfonso I, di Sicilia, III, 291.
-
-Alfredo il Grande, III, 675.
-
-Ali-ibn-Abd-Allah, di Giattini, III, 512.
-
-Ali-ibn-Abd-Allah-ibn-Sciami, II, 536.
-
-Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr-ibn-Abdûn, II, 507.
-
-Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr-ibn-Waddâni (Abu-Hasan), II, 477, 512.
-
-Ali-ibn-Abd-el-Ghani, el-Husri, II, 525.
-
-Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-abi-l-Biscir, (Abu-l-Hasan), II, 520.
-
-Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-abi-l-Biscir, es-Sikilli, el-Ansari
-(Abu-l-Hasan), III, 742, 743, 744, 745.
-
-Ali-ibn-Abd-er-Rahman, il Siciliano (Abu-l-Hasan), II, 497, 512, 513,
-521.
-
-Ali-ibn-abi-Bekr, II, 436.
-
-Ali-ibn-Badîs (Abu-l-Hasan), II, 429.
-
-Ali-ibn-Abi-l-Geisc-Mogêhid-ibn-Abd-Allah, III, 4, 5, 9.
-
-Ali-ibn-Fadhl, 326, 328.
-
-Ali-ibn-abi-Fadhl-ibn-Mohammed-ibn-Taher (Abu-l-Hasan), II, 455.
-
-Ali-ibn-Fartutto, III, 206.
-
-Ali-ibn-Ghania, III, 520.
-
-Ali-ibn-Gia’far-ibn-Ali-ibn-Mohammed-ibn-....Kattâ’ (Abu-l-Kasim), VII,
-XXVII, XLV; 113; II, 429, 482, 506 a 511, 513 a 516, 518, 522, 536,
-538, 541, 542, 544.
-
-Ali, Haiûli, II, 499.
-
-Ali-ibn-Hammûd, III, 662.
-
-Ali-ibn-Hamza (Abu-l-Hasan), II, 491, 492, 493.
-
-Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali, emir Kelbita, di Sicilia, soprannominato il
-Martire (Abu-l-Kâsim), II, 290, 291, 293, 294, 314, 315, 316, 322, 323,
-324, 327 a 329, 330, 350, 372, 414.
-
-Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali, di casa zirita, III, 419.
-
-Ali-ibn-Hasan-ibn-Habîb (Abu-Fadhl), II, 512, 542.
-
-Ali-ibn-Hasan-ibn-Tûbi (Abu-l-Hasan), II, 516, 518, 525, 543.
-
-Ali, Hodseilita, III, 213.
-
-Ali-ibn-Homeila, 255.
-
-Ali-ibn-abi-Hosein, II, 191, 234.
-
-Ali-ibn-Ibrahim-ibn-Ali (Abu-l-Hasan), chiamato Ibn-Mo’allim, III, 737.
-
-Ali-ibn-Ibrahim-ibn-Waddâni (Abu-l-Hasan), II, 501.
-
-Ali-ibn-Iehia, principe zirita, II, 529; III, 367, 369, 370, 371, 372,
-373, 407.
-
-Ali-ibn-Isa-ibn-Meimûn, III, 377.
-
-Ali-ibn-abi-Ishâk-Ibrahim-ibn-Waddâni (Abu-l-Hasan), II, 515.
-
-Ali-ibn-Jûsuf, Kelbita, II, 350, 351, 352, 376.
-
-Ali-ibn-Jûsuf-ibn-Tasciufin, III, 375, 376.
-
-Ali-ibn-abi-Khinzir, II, 143, 147.
-
-Ali, Kifti (Abu-l-Hassan), LII.
-
-Ali, Kifti, intitolato Gemâl-ed-din, XLVIII.
-
-Ali-ibn-Korhob, II, 149.
-
-Ali-ibn-Meimûn, III, 378.
-
-Ali-ibn-Moferreg (Abu-l-Hasan), II, 481.
-
-Ali-ibn-Môgehid, III, 375.
-
-Ali-ibn-Mohammed-ibn-abi-Fewâres, II, 140, 141, 142.
-
-Ali-ibn-Mohammed, di Kerkûda (Abu-l-Hasan), II, 512.
-
-Ali-ibn-Nagia, III, 507.
-
-Ali-ibn-Ni’ma, soprannominato Ibn-Hawwâsci, Hawâs o Giawâs, II, 420,
-421, 425, 547, 548, 551; III, 66, 71, 72, 73, 79, 80, 81, 84, 85, 94,
-109, 110, 111, 308.
-
-Ali-ibn-Omar, Bellewi, II, 145, 147.
-
-Ali-ibn-Othmân-ibn-Hosein, Rebe’i, II, 488.
-
-Ali Strambo, III, 206.
-
-Ali-ibn-Tabari, II, 206, 210.
-
-Ali-ibn-Tâher, II, 455, 512, 517, 542.
-
-Ali-ibn-abi-Taleb, il Grande, 55, 60, 62, 69, 71, 127, 129, 140; II,
-57, 103 a 108, 115, 121, 132 a 136, 139, 155, 486, 493, 494, 546; III,
-173, 176, 263, 380, 531, 662.
-
-Ali-ibn-Temîm-ibn-Mo’ezz-ibn-Badîs, III, 94, 109, 110.
-
-Ali, Waddâni, II, 540.
-
-Ali-ibn-Zera’ (Abu-l-Hasan), L.
-
-Ali (El-) biamr-illah, _v._ Edrîsi.
-
-Alice, regina di Cipro, III, 643.
-
-Alidi, XLIII; II, 119, 120.
-
-’Alkama-ibn-Jezîd, 93.
-
-Alliku, II, 164.
-
-Almanzor, _v._ Ibn-Abi-’Amir.
-
-Almohadi, XLIV; III, 81, 158, 377, 379, 422, 423, 424, 425, 426, 427,
-428, 429, 439, 465, 467, 471, 472, 475, 481, 483, 490, 495, 496, 497,
-505, 520, 521, 530, 540, 553, 621, 622, 627, 632.
-
-Almoravidi, II, 528, 529; III, 372, 374, 375, 377, 378, 379, 380, 422,
-518, 520.
-
-Al-Sanhaj, XXXVIII, _v._ Ibn-Sceddâd, Abd-el-Azîz.
-
-Alvares Lodovico, III, 260.
-
-Alvaro, III, 288.
-
-Alverada, III, 49.
-
-Aly-el-Bonifati, III, 264.
-
-Aly-el-Petruliti, III, 264.
-
-Amalfitani (console degli), III, 219.
-
-Amato, monaco, XXVIII; III, 21, 24, 31, 33.
-
-Ambrogio, vescovo di Patti, III, 221.
-
-Amer, califo fatimita, II, 463.
-
-Amerigo, re di Gerusalemme, III, 505, 506, 507, 643.
-
-Ami, figlio di Gualtiero, III, 62.
-
-Amici (degli) Ruggiero, III, 651.
-
-Amico Antonino (di), VIII.
-
-Amilcare Barca, 318, 319.
-
-Amîn (soprannome di Maometto), 50.
-
-Amîn, califo abbasida, 303.
-
-Amîn-ed-dawla, II, 331.
-
-’Amir-ibn-Liwa (tribù), III, 832.
-
-’Amir-ibn-Nafi’, 156, 157.
-
-Abu-’Amir, III, 375.
-
-’Ammâr, II, 251, 252.
-
-’Ammâr-ibn-Mansûr (Abu-Mohammed), II, 481, 488, 538.
-
-’Ammâr, paggio, II, 263.
-
-Ammiano Marcellino, 75; III, 443.
-
-’Amr-ibn ’Asi, 80, 109, 112; III, 832, 840.
-
-’Amr-ibn-Mo’âwia, 155.
-
-’Amrân, II, 147.
-
-’Amrân-ibn-Mogiâled (o Mokhalled), 254.
-
-Anacleto, antipapa, III, 393, 395.
-
-Anastasio, consolare, 213.
-
-Anatolio, conte, 213.
-
-Andalusi, cognome, III, 212.
-
-Andalusi, _v._ Iehia-ibn-Omar-ibn-Jûsuf.
-
-Andara, tribù berbera, II, 35.
-
-Andrani o Andarani, II, 35; III, 614.
-
-Andrea, consolare, 213.
-
-Andrea, console di Napoli, 312.
-
-Andrea, figliuolo di Troilo, 95.
-
-Andrea, martire, 511.
-
-Andronico Comneno, III, 223, 521.
-
-Angioini, II, 86; III, 531, 808.
-
-Anna Comnena, III, 41.
-
-Anquetil (Drengot?), III, 25.
-
-Ansâri, II, 521.
-
-Anselmo, de’ marchesi Aleramidi, III, 199.
-
-Anselmo, arcivescovo di Napoli, III, 579, 581.
-
-Ansgerio, III, 307.
-
-Anspach, III, 828, 830.
-
-Ansruna (da) Bartolommeo, III, 288.
-
-Antar, III, 598.
-
-Antimo, duca di Napoli, 227.
-
-Antioco, governatore di Sicilia, 220.
-
-Antonini (gli), 10, 199.
-
-Antonino, 289; II, 109
-
-Antonio Veneziano, III, 128.
-
-Anweiler (de) Marqualdo, III, 566, 567, 570, 571, 576, 577, 578, 579,
-580, 581, 582, 583, 584, 585, 586.
-
-Apocapso, 162, _v._ Omar-ibn-Scio’aib (Abu-Hafs).
-
-Apolofar, 361, 362, 363, 370, _corr_. Abu-Gia’far.
-
-Apolafar Muchumet, II, 375, 377, 393, 394.
-
-Aragonesi, II, 86; III, 631, 650, 807.
-
-Arcadio, 211; III, 57, 59.
-
-Arcario, 240.
-
-Archifredo, III, 124.
-
-Archimede, XLVIII; II, 272, 463, 686.
-
-Arderico, 241.
-
-Ardoino, II, 380, 389, 390, 392, 423; III, 24, 29, 30, 31, 33, 35, 52,
-219.
-
-Argiro, figlio di Melo, II, 30, 35, 36, 38, 41, 42, 44, 48, 114.
-
-Argivi, III, 125.
-
-Ariani (setta), 24.
-
-’Arîb, XLI, l.
-
-Arigiso, 185, 187, 188, 189; II, 377.
-
-Arisgoto di Pozzuoli, III, 99, 133, 134, 156, 300.
-
-Aristotile, II, 100, 101, 301, 308, 462; III, 696, 702, 706, 707, 708.
-
-Arnaldo, da Brescia, III, 431, 432.
-
-Arnoldo, II, 325.
-
-Aroldo dalla bella chioma, III, 17.
-
-Aroldo il Severo, II, 383, 384, 385, 386; III, 22.
-
-Arone (Harûn), II, 342.
-
-Arran, condottiero, 462.
-
-Arrane (Harrani?), 383.
-
-Arri, da Asti, LIV.
-
-Arrigo, conte di Montescaglioso, III, 502.
-
-Arrigo, de’ conti di Champagne, III, 643, 649.
-
-Arrigo, figliuolo di Federigo II, III, 590, 601.
-
-Arrigo, figliuolo d’Ugo, re di Cipro, III, 643.
-
-Arrigo I, imp., III, 29.
-
-Arrigo II, imp., III, 7, 26, 27, 28, 42, 47, 529, 798.
-
-Arrigo III, imp., III, 40.
-
-Arrigo IV, imp., III, 143, 144, 145, 199.
-
-Arrigo VI, imp., III, 294, 296, 448, 542, 544, 547, 549, 550, 551, 552,
-554, 555, 556, 558, 559, 560, 561, 562, 563, 564, 565, 566, 568, 570,
-572, 573, 577, 581, 584, 588, 589, 594, 632, 804, 815, 848.
-
-Arrigo, dei marchesi Aleramidi, III, 200, 221, 225, 226, 239, 268, 301,
-302, 442, 488.
-
-Arrigo, di Navarra, III, 216, 500.
-
-Arrigo il Pescatore, conte di Malta, III, 601, 606, 607, 620.
-
-Arrigo, vescovo di Augsburg, II, 325.
-
-Arrigo, vescovo di Leocastro, III, 814.
-
-Arsiccio, _v._ Catacalone.
-
-Arzachele, XXX; III, 690.
-
-Asbagh-ibn-Wekîl, 286, 287, 288, 289, 290, 291; II, 35.
-
-Asbesta Gregorio, 30.
-
-Ascanagius (Es-Sanhagi), XXXVIII, XLI.
-
-Ascari, II, 467.
-
-’Asciari (El-), III, 726.
-
-Asdani, XLII.
-
-Ased-ibn-Ali-ibn-Mo’mir, Hoseini, II, 507.
-
-Ased-ibn-Forât, 151, 153, 231, 234, 235, 236, 253, 254, 255, 256, 257,
-258, 259, 260, 261, 262, 263, 265, 266, 267, 269, 271, 272, 273, 274,
-275, 287, 288, 291, 320, 354, 394, 395; II, 35, 220, 436.
-
-Asillio, 6.
-
-Askar Niccolò, III, 256, 325.
-
-Assassini, II, 102, 117; III, 647, 649.
-
-Asselîn, III, 677, 678.
-
-Assemani, XLI, XLIII.
-
-Assemani G. S., II, 453.
-
-Assiropulo, II, 250.
-
-Astari, casato, III, 221.
-
-Atanasio, vescovo di Modone, 507, 508, 509.
-
-Atanasio, vescovo di Napoli, 448, 450, 452, 453, 456, 457, 458, 461,
-462, 463; II, 175.
-
-Atenolfo, 462: II, 163, 170, 325; III, 35.
-
-’Atik-ibn-Abd-Allah-ibn-Rahmûn (Abu-Bekr), II, 477, 478, 540.
-
-Atîk-ibn-Ali-ibn-Dâwûd (Abu-Bekr), II, 490.
-
-Attâ-ibn-Rafî, 168.
-
-Atto, conte, II, 340.
-
-Atto, da Spoleto, II, 312.
-
-Augusto, 7, 8, 9, 10.
-
-Augustolo, II, 90.
-
-Avari, 94.
-
-Avenel, casato, III, 347.
-
-Avenel Adamo, III, 290.
-
-Avenel Rinaldo, III, 363.
-
-Avenel Roberto, III, 347, 349.
-
-Averroès, II, 469; III, 708.
-
-Avicenna, II, 469; III, 696.
-
-Awa (o Uwa)-es-Seâ’ri, II, 158.
-
-Azd tribù, II, 195, 488, 499, 525, 526; III, 210, 211, 212, 759.
-
-’Azîz-billah, II, 330, 331, 355.
-
-Azrâkiti, II, 104, 105.
-
-
-B
-
-Babek, II, 113, 114, 115, 520, 521.
-
-Bacchilo, 15.
-
-Bacone Ruggiero, III, 658.
-
-Badîs-ibn Mansûr, principe zirita, soprannominato Nasr-ed-dawla, II,
-356, 357, 358, 359.
-
-Balalardo, III, 62.
-
-Balchaot, III, 7, _v._ Ibn-Hawwasci.
-
-Baldovino, re di Gerusalemme, III, 189, 335, 346.
-
-Balian, III, 641.
-
-Bambace, cognome, III, 205, 875.
-
-Banqueri, XLII.
-
-Barbaricini, 18, 108.
-
-Barcellona (conte di), III, 376.
-
-Barda, 338, 500, 503.
-
-Bardesane, _v._ Ibn-Daisân.
-
-Bargawata, tribù berbera, III, 212.
-
-Baribavaira, toscano, III, 288.
-
-Barisano, da Trani, III, 862.
-
-Barmek, II, 100.
-
-Barrani, III, 211.
-
-Barsamio, 418.
-
-Barthélemy, LI.
-
-Bartolomeo, da Neocastro, VII.
-
-Bartolomeo, segretario di Innocenzo III, III, 580.
-
-Basile Gian Battista, III, 819, 846.
-
-Basiliani (monaci), 19.
-
-Basilio, di Gerace, III, 88.
-
-Basilio il Macedone, 341, 342, 346, 348, 349, 378, 379, 380, 381, 393,
-399, 411, 414, 416, 425, 432, 433, 437, 438, 439, 440, 441, 445, 447,
-454, 471, 501, 509, 510, 512, 515; II, 70. Suo Menologio, III, 838.
-
-Basilio II, II, 313, 365, 366.
-
-Basilio Pediadite, II, 392, 393.
-
-Basilio, protocarebo, II, 251, 252, 263.
-
-Basilio, stratego, II, 320.
-
-Bàteni, II, 101, 102.
-
-Bavari, II, 322.
-
-Baviera (duca di), III, 649.
-
-Becelino, II, 325.
-
-Becket Tommaso, III, 497, 498, 499, 532.
-
-Beco (Abu-Bekr?), III, 156.
-
-Bedîr o Bodeir, II, 421.
-
-Bedr-ibn-’Ammâr, II, 334.
-
-Beduini, 34, 36, 37, 145; II, 144, 221, 542.
-
-Begiawi, III, 211.
-
-Behrnauer, III, 799.
-
-Bek’ai, II, 381.
-
-Bekkari, III, 213.
-
-Bekri, XLII, 85, 105, 112, 147, 157, 166; II, 429; III, 670.
-
-Beladori, XI.
-
-Bulbas (de) Raoul, III, 347.
-
-Belcamuer, _v._ Ibn-Hawwasci, III, 76.
-
-Belezmi, II, 182.
-
-Belisario, 12, 13, 104, 212, 291; III, 178.
-
-Bellanôbi, XLIII; II, 433, 521, 522, 541, 543.
-
-Bencimino o Bentimino, III, 162, 163, v. Ibn-Thimna.
-
-Benedettini (monaci), 19, 100, 102, 293; III, 22, 84, 468.
-
-Benedetto, diacono, 20.
-
-Benedetto, monaco, XXIX.
-
-Benedetto, notaio, III, 868.
-
-Benedetto III, papa, 500.
-
-Benedetto VIII, III, 7, 8, 11, 26.
-
-Benedetto, pisano, III, 581.
-
-Beni-Genâ, II, 212.
-
-Beni-l-Asfar, III, 746.
-
-Beni-’Abs, III, 598, 599.
-
-Beni-Ghania, III, 518, 520.
-
-Beni-abi-Hafs o Beni-Hafs, _v._ Hafsiti.
-
-Beni-Hammâd, II, 363; III, 173, 368, 369, 420, 423, 425, 427, 540.
-
-Beni-Hammûd, di Malaga, III, 662, 663.
-
-Beni-Hassân, II, 527.
-
-Beni-Hûd, III, 704.
-
-Beni-abi-Khorasân o Beni-Khorasân, II, 224; III, 429, 430, 540.
-
-Beni-Korra, III, 411, 413.
-
-Beni-Labbana, III, 748.
-
-Beni-Malrûh, III. 406, 408, 409.
-
-Beni-Mawkifi, II, 521.
-
-Beni-Meimûn, signori di Cadice, III, 376, 377, 379, 387, 480.
-
-Beni-Menkût, II, 549.
-
-Beni-Midrâr, II, 133.
-
-Beni-Rowaha, III, 768, 769.
-
-Ben-Soleim, 253.
-
-Beni-Somâdik, II, 535.
-
-Beni-Tabari, II, 33, 206, 207, 208, 211, 212.
-
-Beni-Talût, II, 22.
-
-Beni-Tolûn, _v._ Tolunidi.
-
-Beniamino, da Tudela, III, 484.
-
-Berberi, LIV; 18, 105, 106, 107, 113, 114, 115, 118, 119, 120, 121,
-123, 125, 126, 127, 128, 129, 132, 133, 135, 136, 138, 142, 143, 144,
-147, 156, 174, 264, 288, 309, 340, 363, 369, 424, 429, 431, 432; II,
-12, 21, 32, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 62, 63, 75, 121, 122,
-123, 128, 131, 133, 135, 136, 138, 139, 142, 143, 146, 148, 149, 150,
-151, 154, 157, 168, 183, 184, 191, 192, 197, 198, 200, 207, 217, 263,
-267, 283, 287, 288, 292, 350, 351, 355, 358, 361, 372, 373, 383, 393,
-418, 424, 434, 462, 496, 547; III, 6, 73, 81, 92, 209, 211, 373, 381,
-400, 408, 409, 422, 475, 479, 599, 628, 662, 879.
-
-Berdwil, supposto re franco, II, 328; III, 62, 189.
-
-Berengario, conte di Barcellona, III, 12.
-
-Berengario, de’ conti di Lucca, 277.
-
-Berengario, duca del Friuli, II, 166, 167.
-
-Berillo, 15.
-
-Berkûk, III, 836.
-
-Berlais Roberto, III, 347.
-
-Bernardino, conte, III, 594.
-
-Bernardo Michele, III, 390.
-
-Bernardo, figlio di Pipino, 227.
-
-Bertario, abate, 365, 444, 460.
-
-Bertoldo, II, 325.
-
-Bertolotti, XV.
-
-Besciâr-ibn-Bord, II, 113.
-
-Bibars, XXXVIII, XLVIII; III, 654.
-
-Biscir-ibn-Sefwân, 135, 171; II, 233.
-
-Bizantini, XLI, XLII; 72, 74, 75, 118, 125, 173, 241, 278, 283, 290,
-309, 313, 316, 318, 319, 323, 329, 331, 338, 349, 352, 364, 376, 380,
-413, 415, 418; II, 34, 48, 70, 71, 80, 81, 83, 100, 155, 166, 168, 171,
-172, 176, 179, 193, 204, 213, 241, 243, 244, 246, 247, 250, 251, 252,
-253, 263, 266, 267, 269, 271, 272, 291, 311, 312, 313, 317, 322, 333,
-338, 340, 357, 364, 365, 372, 376, 378, 379, 389, 390, 393, 394, 396,
-399, 415, 417, 421, 422, 423, 426, 459, 460, 501, 519; III, 1, 14, 25,
-26, 30, 31, 53, 194, 217, 218, 223, 351, 366, 433, 443, 447, 450, 465,
-466, 480, 666, 746, 825, 836, 838, 839, 852, 860.
-
-Bizantino Impero, II, 141, 166, 168, 169, 172, 176, 183, 215, 242, 243,
-255, 260, 274, 278, 308, 310, 311, 367, 375, 379, 383, 386; III, 5, 26,
-50, 114, 282, 413, 508.
-
-Blettiva, III, 51.
-
-Blois (di) Pietro, III, 216, 497.
-
-Boch (dott. Franz), III, 798, 800.
-
-Bochlor, III, 329.
-
-Bodeir-ibn-el-Meklâti, II, 539.
-
-Boemondo, principe d’Antiochia, III, 144, 146, 165, 183, 184, 186, 188,
-433, 863.
-
-Boha-ed-dîn, XLVIII.
-
-B’ht’’r, di Dendera, III, 832.
-
-Boioanni, II, 365, 366; III, 34.
-
-Bolukkin-ibn Ziri, II. 238, 288, 289, 290, 355, 358.
-
-Bonaini Francesco, III, 376.
-
-Bonanno, da Pisa, III, 862, 863.
-
-Bonaparte (de) Luciano, III, 594.
-
-Bonatti Guido, III, 695.
-
-Boncompagni Baldassarre, III, 658.
-
-Bonelli, casato, III, 221, 233.
-
-Bonello Matteo, III, 232, 485, 486, 487.
-
-Bonello Ruggiero, III, 221.
-
-Bonifazio, conte di Lucca, 276.
-
-Bonifazio del Vasto, III, 199.
-
-Bonifazio, marchese d’Incisa, III, 199.
-
-Bonifazio, marchese degli Italiani, III, 196.
-
-Bonifazio, marchese di Monferrato, III, 197.
-
-Bonincontri Lorenzo, III, 11.
-
-Bonnella Riccardo, III, 221.
-
-Bono Odone, marchese, III, 221, 226.
-
-Borboni di Napoli, III, 101, 279, 309.
-
-Borello Goffredo, III, 312, 340.
-
-Borello Roberto, III, 221.
-
-Borgogna (duca di), III, 347.
-
-Bosaisa, 93.
-
-Boscera, II, 199, 200, 228.
-
-Bosco (marchesi del), III, 199.
-
-Bosone, 446.
-
-Botayctor Niccolò, III, 288.
-
-Botoniate Niceforo, III, 144.
-
-Bouillon (casa di), III, 189.
-
-Bourquelot, 311.
-
-Boweidi, II, 278.
-
-Brachimo (Ibrahim-ibn-Ahmed), II, 81, 96.
-
-Brahim, gaito (Ibrahim), III, 264.
-
-Brancaleone, II, 247.
-
-Brienne (conte di), III, 568, 569, 582, 585.
-
-Brioschi Francesco, III, 456.
-
-Broch, II, 383, 384, 386; III, 39.
-
-Bruno, III, 288.
-
-Bruzii, III, 196.
-
-Buatère Gilberto, _v._ Drengot.
-
-Buccahar, III, 572.
-
-Bucoboli, II, 312.
-
-Buddisti, II, 108.
-
-Buidi, _v._ Bowiedi.
-
-Bulcassimo, II, 328, _v._ Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali (Abu-l-Kasim), e
-Ibn-Hammûd, III, 512.
-
-Bulgari, 193, 510; II, 153, 173, 365.
-
-Burabe (Abu-Rebi’a?), III, 376, 377.
-
-Burcardo, II, 325.
-
-Burcardo, vescovo di Strasburgo, III, 536.
-
-Burgi o Bergi, III, 211.
-
-Burgio, casato, III, 174.
-
-Burgio Giovanni, III, 794.
-
-Busca (marchesi di), III, 199.
-
-Buscemi Niccolò, 469, 488, 489.
-
-Busilla, III, 194.
-
-Busito (Abu-Sa’îd), II, 340.
-
-
-C
-
-Cahtân, II, 233 (_corr._ Kahtàn).
-
-Calatabiano (di) Roberto, III, 499.
-
-Calatabutur (de) Sir Ricalinus, III, 215.
-
-Calatafimi (di) Simone, III, 225.
-
-Caligola, 9; II, 550.
-
-Callinico, 303.
-
-Callisto II, papa, II, 396; III, 314.
-
-Calonimo, II, 326.
-
-Calzola, casato, II, 453.
-
-Camerano (da) Bonifacio, III, 224.
-
-Cammarata (di) Lucia, III, 250.
-
-Campalla, casato, III, 205.
-
-Camulio Niccolò, III, 57.
-
-Cangemi, casato, III, 881.
-
-Canna (de) Gualterius, III, 221.
-
-Canterbury (di) Tommaso, _v._ Becket.
-
-Capeti, III, 18.
-
-Capialbi, III, 344.
-
-Capizzi (da) Adamo, III, 288.
-
-Capparone Guglielmo, III, 583, 585, 586, 587, 594.
-
-Caraccioli, LI.
-
-Cardonne, LI.
-
-Carini Isidoro, III, 594, 635.
-
-Carli G. Rinaldo, LV.
-
-Carlo d’Angiò, 396; II, 45; III, 538, 631, 654, 688, 698, 712, 820, 868.
-
-Carlo II, d’Angiò, III, 612, 627, 631.
-
-Carlo il Calvo, 414, 415, 437, 443, 444, 445, 446, 448, 451, 462; II,
-299.
-
-Carlo il Grosso, 453.
-
-Carlo Magno, 147, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 190, 194,
-192, 212, 224, 226, 227, 230, 312, 389, 433; II, 169, 278, 338; III,
-17, 189, 196, 198, 448, 680, 685.
-
-Carlomanno, 451, 453.
-
-Carlo Martello, 158.
-
-Carlo il Semplice, III, 18.
-
-Carlo lo Zoppo, _v._ Carlo II, d’Angiò.
-
-Caro, arcivescovo di Morreale, III, 568, 592.
-
-Carpi, XXXV.
-
-Carretto (marchesi del), III, 199.
-
-Carsianiti, 440.
-
-Cartaginesi, II, 203, 357, 382, 393.
-
-Cartomi Elia, III, 156, 162, 184.
-
-Caru- (ibn-) Jûsuf, III, 206, 875.
-
-Caruso Gian Battista, VII, VIII, XLI, LII, LV; 15, 18.
-
-Caruso Giuseppe, XVI, XXIII.
-
-Casiri, XIX, XXXIX, XLVIII, LIII.
-
-Cassidoro, 12.
-
-Castellani, casato, III, 212.
-
-Castello (da) Roberto, III, 288.
-
-Castiglia Benedetto, II, 13.
-
-Castigliani, III, 188, 705.
-
-Castiglioni, XXIV; 108; II, 6; III, 450.
-
-Catacalone, II, 393, 394; III, 56.
-
-Catania (vescovo e Chiesa di), III, 212, 238, 239, 245, 246, 264, 301,
-308, 320, 323, 330, 450, 451, 597, 806.
-
-Caterina, da Demona, II, 409.
-
-Catrobarba Riccardo, III, 291.
-
-Caussin J. J., LI, LII; II, 204, 206.
-
-Caussin de Perceval, LI, LV; 57, 63, 76, 108, 246; III, 322.
-
-Cavallari Francesco Saverio, XXXIV; 311; II, 452, 454; III, 821, 844.
-
-Cave Guglielmo, XLI; 488.
-
-Cedreno, XXVIII; 242, 506.
-
-Cefalù (vescovo e Chiesa di), III, 215, 236, 250, 262, 316, 451, 474,
-575, 580, 806, 872.
-
-Celano (conte di), III, 600.
-
-Celestino III, papa, III, 566, 567.
-
-Cerameo Teofane, 488; III, 695.
-
-Ceriani Antonio, III, 659.
-
-Cesario, 365, 366, 367.
-
-Ceva (marchesi della), III, 499.
-
-Champollion-Figeac, XXVIII.
-
-Chamut, _v._ Ibn-Hammûd.
-
-Chapzis (Hamza), III, 262.
-
-Cherbonneau, XXXIV, XLV, XLVI, LVI; III, 704.
-
-Chrisione, II, 81.
-
-Cibo Andreuccio, III, 260.
-
-Cicala Giovanni, III, 635.
-
-Cicerone, 7.
-
-Ciclopi, II, 86.
-
-Cincimo, 377.
-
-Cirenaici, II, 203.
-
-Citeron, LII.
-
-Ciullo d’Alcamo, III, 888.
-
-Clavesana (marchesi di), III, 499.
-
-Cohen Giuda, III, 692, 708.
-
-Colbert, IIII, 698.
-
-Coloman, re d’Ungheria, III, 194.
-
-Colombo, calabrese, 548.
-
-Comparetti, III, 539.
-
-Conde, 129, 136, 144, 161, 163.
-
-Conone, 29, 195, 203.
-
-Copti, 167; II, 496.
-
-Corace, II, 463.
-
-Coreish, _v._ Marisc.
-
-Corrado..., II, 325.
-
-Corrado, frate, VII; II, 415.
-
-Corrado III, imp., III, 431, 432, 433, 609.
-
-Corrado IV, III, 225, 711.
-
-Corrado, di Monferrato, III, 522, 523, 643.
-
-Corrado, re d’Italia, III, 192, 195, 199.
-
-Corrado il Salico, III, 28, 29.
-
-Corrado, vescovo di Hildesheim, III, 602.
-
-Cortemiglia (marchesi di), III, 199.
-
-Cosimo III, de’ Medici, ix.
-
-Cosimo, monaco, 177, 178.
-
-Cosroe Nuscirewan, 40.
-
-Costantino Caramalo, II, 79, 80, 87.
-
-Costantino, diacono, 29.
-
-Costantino Duca, III, 144.
-
-Costantino Gongile, II, 260.
-
-Costantino I, imp., 18, 182, 198, 200, 201, 208, 211, 212, 303; III,
-47, 305.
-
-Costantino III, 99.
-
-Costantino IV, 220.
-
-Costantino V, 189, 222.
-
-Costantino VI, 73, 196, 212, 145, 242, 245, 250, 252, 282, 316, 382;
-II, 153, 204, 215, 242, 243, 246, 250; III, 283.
-
-Costantino VIII, II, 313, 367.
-
-Costantino IX, II, 386, 395; III, 42, 44.
-
-Costantino X, II, 416.
-
-Costantino, _corr._ Costanzo, II, 97, 98.
-
-Costantino, patrizio dell’Italia meridionale, 463.
-
-Costantino, patrizio di Sicilia, 225, 246, 247.
-
-Costantino, di Sicilia, poeta, 506.
-
-Costanza, d’Aragona, moglie di Federigo II, imp., III, 583, 590, 804.
-
-Costanza, moglie di Arrigo VI, III, 503, 530, 543, 544, 545, 547, 552,
-561, 564, 565, 566, 567, 568, 572, 573, 574, 576, 588, 601.
-
-Costanza, figliuola di Ruggiero, conte di Sicilia, III, 195.
-
-Costanza, figliuola di Abu-l-Fadhl, III, 256.
-
-Costanzo o Costante, XXXIX; II, 13, 77, 78, 84, 86, 90, 92, 93, 94, 95,
-96, 97, 99, 113, 180, 207.
-
-Coste, III, 824, 834, 837, 858, 859.
-
-Crambéa, II, 251.
-
-Cremona (da) Gerardo, III, 695.
-
-Crinite, II, 203, 204.
-
-Crisafi, 411.
-
-Crisonica, II, 406.
-
-Crispi Francesco, III, 213.
-
-Cristiani, XLII; 51, 53, 150; II, 42, 43, 44, 56, 57, 61, 69, 73, 74,
-77, 80, 82, 83, 87, 92, 101, 106, 107, 108, 109, 141, 143, 148, 152,
-162, 163, 165, 167, 183, 206, 210, 212, 238, 239, 240, 245, 248, 255,
-262, 267, 269, 273, 276, 278, 293, 343, 345, 353, 362, 371, 373, 377,
-395, 396, 397, 398, 399, 400, 401, 403, 405, 412, 414, 415, 422, 443,
-460, 461, 466, 471, 494, 528, 551; III, 1, 8, 10, 12, 13, 14, 54, 56,
-58, 65, 68, 71, 77, 80, 83, 93, 95, 96, 100, 132, 162, 167, 170, 171,
-175, 176, 181, 487, 189, 210, 248, 249, 253, 254, 262, 281, 285, 303,
-319, 327, 334, 338, 345, 349, 351, 358, 366, 375, 379, 381, 383, 384,
-398, 400, 404, 409, 411, 416, 417, 419, 421, 424, 425, 429, 430, 451,
-462, 469, 472, 473, 475, 477, 487, 489, 490, 496, 498, 506, 507, 508,
-513, 515, 518, 522, 523, 526, 528, 530, 533, 534, 535, 543, 545, 546,
-547, 572, 576, 578, 579, 587, 591, 592, 594, 595, 597, 609, 612, 617,
-619, 622, 625, 626, 633, 642, 645, 647, 648, 652, 701, 706, 711, 716,
-722, 728, 763, 780, 790, 816.
-
-Cristodulo o Crisiodoro, III, 354, 355, 361, 364.
-
-Cristoforo, III, 351, 353, 361.
-
-Croati, 380; II, 169.
-
-Crociati. II, 328, 386; III, 99, 107, 188, 193, 214, 299, 421, 432,
-433, 434, 435, 464, 505, 522, 529, 545, 548, 565, 566, 573, 574, 585,
-600, 604, 609, 633, 636, 637, 638, 640, 641, 643, 646, 647, 667, 673,
-704, 721.
-
-Curdi, III, 506.
-
-Curopalata, viii.
-
-Currucani, cognome, III, 205.
-
-Cusa Salvatore, III, 204, 262, 316, 325, 450, 451, 494, 806, 850, 874.
-
-Custasin (de) Sir Bonom, III, 214.
-
-Cutzaniti Leone, III, 291.
-
-Cuvier, III, 789.
-
-
-D
-
-Daher o Zâhir, califo fatimita, II, 241.
-
-Dahmân, tribù arabica, III, 384.
-
-Daisaniti, II, 109.
-
-Dami’a, _v._ Abu-Mohammed.
-
-Damiano, II, 88.
-
-Dani, III, 15.
-
-Daniele, profeta, II, 262.
-
-Daniele, da Taormina, 516; II, 80.
-
-Danielis, 442.
-
-Dante Alighieri, III, 889.
-
-D’Aquino, casato, III, 565.
-
-Dato, II, 21.
-
-D’Auceto Roberto, III, 876.
-
-Daumas, II, 38, 39.
-
-Dawûd, III, 639, 640.
-
-D’Azeglio Massimo, XXXV.
-
-Dedone, II, 325.
-
-De Fraehn, XXIV.
-
-De Frémery, XX, XLVII.
-
-De Grossis, XXIX.
-
-De Guignes, LI; 108.
-
-De Hammer, II, 13.
-
-Del Giudice Giuseppe, III, 202.
-
-Della Mensa Antonio, III, 875, 876.
-
-Della Noce Ruggiero, III, 288.
-
-Della Vigna Piero, III, 620, 634, 707.
-
-De Longuerue, II, 453.
-
-De Meo, III, 33.
-
-De Maramma Luca, III, 868.
-
-Dennis Giorgio, III, 857.
-
-Derenbourg, XL; 63; II, 172.
-
-De Riedesel, barone, LII.
-
-Derràg, II, 481.
-
-Dervis, 52.
-
-De Sacy, XXXVIII, XXXIX, XLVI, XLIX, LIV; 63; II, 13, 20.
-
-Desiderio, re, 185.
-
-Desiderio Abate, III, 22, 169, 853, 860.
-
-De Simoni Cornelio, III, 197.
-
-De Slane, XXXIII, XXXVII, XXXVIII, XXXIX, XL, XLI, XLIII, XLV, XLVIII,
-L, LI, LII, LIV; 63, 108, 110, 113, 142, 152, 430; III, 872.
-
-Des Noyers, XVII, XVIII.
-
-D’Este Ugo, III, 141.
-
-Des Vergers, XVIII, XIX, XXIV, XLVII, LII, LIV; 430.
-
-Dhaif. _v._ Musa-ibn-Ahmed.
-
-Dhobbi, 161.
-
-D’Herbelot, XXXVIII.
-
-Diama-ibn-Mohammed, II, 224.
-
-Di Biondo Leone, III, 868.
-
-Di Fiore Giuseppe, XXXIV.
-
-Di Giovanni Bono Giorgio, III, 868.
-
-Di Giovanni Giovanni, 15, 18, 19, 20, 21, 27, 28, 96, 102, 103, 489.
-
-Di Giovanni Vincenzo, III, 878, 887, 888.
-
-Di Gregorio, _v._ Gregorio (Rosario).
-
-Dihà, _v._ Kàhina, 119.
-
-Dimiscki (Scems-ed-din), LI, LIII.
-
-Dimiscki, _v._ Iehia-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Mo’nim.
-
-Diocleziano, 10.
-
-Diodoro Siculo, 4, 6, 194, 197; II, 406.
-
-Diogene Laerzio, II, 101.
-
-Dionisio, giudice, III, 868.
-
-Diopoldo, III, 587, 588.
-
-Diosallo, cognome, III, 205, 875.
-
-Dioscoride, II, 218, 219.
-
-Ditmar, conte, II, 325.
-
-Doceano, catepano, II, 388.
-
-Docibile, 458.
-
-D’Ohsson, 452.
-
-Domairi (_corr._ Demiri), LIII.
-
-Dombay, L.
-
-Dominic (de) Raffaello, III, 390.
-
-Donas o Donus, III, 205.
-
-Donolo, II, 171, 172.
-
-Dorn B., III, 691.
-
-Doxopatro, _v._ Nilo Doxopatro, III, 660, 661.
-
-Dozy, XXXIII, XXXVII, XXXVIII, XXXIX, XL, XLI, XLII, XLIII, XLIV, XLVI,
-XLVII, XLVIII, L, LI, LII, LIV, LV; 142, 162; III, 4, 873.
-
-Drengol Gilberto, o Buatere, Rainolfo, Anquetil e Ormondo, III, 25.
-
-Drogone, III, 39, 40, 42, 46, 48.
-
-Drusi, II, 102, 117, 137.
-
-Drusiana (da) Ruggiero, III, 287, 288.
-
-Dsehebi, LII; 88; II, 514.
-
-Dsimari, III, 211.
-
-Dualisti, II, 98.
-
-Du Caurroi, II, 13.
-
-Ducezio, 278, 279.
-
-Duchesne Andrea, III, 56, 58, 59.
-
-Dudone, di S. Quintino, III, 20, 22.
-
-Dugat, LV.
-
-Du Meril, XXIX.
-
-
-E
-
-Eadmero, III, 187, 188, 271.
-
-Eberwin, abate, II, 413.
-
-Ebrei, 27, 40, 51, 57, 150, 195, 203, 218, 219, 408, 478; II, 32, 56,
-101, 106, 307; III, 209, 234, 249, 252, 253, 254, 291, 296, 297, 328,
-330, 434, 477, 555, 617, 618, 697, 708, 711, 728, 764, 870.
-
-Eccelino (Azo), II, 325.
-
-Edrîs, III, 662.
-
-Edrîs, figlio del precedente, 226; III, 662.
-
-Edrîs, principe di Malaga, III, 663, 664.
-
-Edrîsi Mohammed, figlio di Mohammed, di Abd-Allah, di Edrîs
-(Abu-Abd-Allah), X, XXIII, XXVII, XXXIX, XLIII, XLIV, LI, LIII, LV;
-236, 318; II, 67; III, 452 segg., 662, 663, 664, 666, 670, 671, 672,
-680, 699, 830, 841, 842, 845, 860.
-
-Edrisiti, 129, 225, 226, 229; II, 135; III, 173, 540, 662.
-
-Eduardo I, d’Inghilterra, III, 40.
-
-Einhardo, 147, 277.
-
-Eleazar, III, 348, 349.
-
-Elena, figlia di Niccolò, figlio d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
-
-Elia, canonico, III, 572.
-
-Elia (il Giovane), da Castrogiovanni, 412, 418, 512, 515, 516, 517,
-518, 619.
-
-Elia, profeta, III, 84.
-
-Elia, romito, II, 407, 408.
-
-Eliodoro, 219.
-
-Elisabetta, di Norvegia, II, 384.
-
-Eliseo, di Segelmessa, II, 134, 135.
-
-Elmacin, XLVII.
-
-Elpidio, 217, 218.
-
-Emir-Ibn-’Abs, Mir-’Abs, _v._ Mirabetto.
-
-Emma, figliuola del conte d’Evreux, III, 84.
-
-Emma, figliuola del conte Ruggiero, III, 195.
-
-Emmanuele, casato, III, 454, 505.
-
-Emmanuele Comneno, III, 413, 414, 433, 434, 435, 439, 467, 660, 661.
-
-Emerico, re d’Ungheria, III, 583.
-
-Empedocle, XLVIII, XLIX; II, 100, 101, 302, 463.
-
-Enger, XXVIII.
-
-Epaminonda, II, 80.
-
-Eraclio, VII; 58, 76, 77, 94, 97, 108.
-
-Erastotene, III, 671.
-
-Erberto Braosense, III, 220.
-
-Erchemperto, 232, 233, 361, 369, 384, 442, 445, 447, 448, 454, 459.
-
-Eremberga, 85, 195.
-
-Ermanno Contratto, III, 40.
-
-Ermenseda, contessa, III, 12.
-
-Ermogene, 507.
-
-Erpenio, XIII, XLI.
-
-Eruli, 12.
-
-Essaconte, II, 271.
-
-Esseriph (Es-Scerîf), III, 267.
-
-Etiopi, II, 317.
-
-Euclide, II, 462.
-
-Eufemio, XLVII; 233, 241, 243, 244, 245, 246, 247, 248, 249, 250, 251,
-252, 258, 259, 262, 264, 265, 269, 279, 281, 282, 286, 291; III, 86.
-
-Eugenio, ammiraglio, XXX; III, 347, 460, 657, 658, 659, 660, 661.
-
-Eugenio, detto il Bello, III, 316.
-
-Eugenio, emiro, _v._ Eugenio, ammiraglio, III, 353.
-
-Euplio, 17.
-
-Euprassio, 416.
-
-Eusebio, consolare, 211.
-
-Eustazio, arcivescovo di Tessalonica, XXVIII; III, 351, 521, 537, 538,
-539, 688.
-
-Eustazio, drungario, II, 80, 88.
-
-Eustazio, stratego di Calabria, II, 153.
-
-Euthimio, 240, 249.
-
-Eutichio, patriarca d’Alessandria, XL, XLI.
-
-Eutropio, lombardo, 443.
-
-Evagrio, 76.
-
-Evisando, III, 157.
-
-Evreux (conte di), III, 84.
-
-Ezzelino (Azo), III, 619.
-
-
-F
-
-Fabricius, XXXIX.
-
-Fadhl (per errore in luogo di Fatemita?), II, 174.
-
-Fadhl-ibn-Gia’far, 313, 314, 317; II, 32.
-
-Fadhl-ibn-Ia’kûb, 300, 301, 305.
-
-Fadhl-ibn-abi-Iezîd, II, 202, 203, 207.
-
-Faiz-billah, califo fatimita, III, 766.
-
-Fakhr-ed-dîn, III, 638, 641, 642.
-
-Fakri, III, 212.
-
-Falcando Ugo, III, 216, 251, 440, 481, 492, 543 a 545, 842; II, 308.
-
-Falco (di) Roberto, III, 288.
-
-Fallamonaca Uberto, III, 615, 622.
-
-Famin, XVIII; 170.
-
-Farag-Mohammed, II, 243.
-
-Farag-ibn-Salem, III, 698, 868.
-
-Farangia (I Vandali), 121.
-
-Farich (?), figlio di Said, 170.
-
-Faresi, II, 475.
-
-Fartutto, cognome, III, 206, 875.
-
-Fasi, III, 715, 716.
-
-Fatima, II, 115, 132, 662.
-
-Fatimiti, XLI, XLII, LIV; II, 6, 39, 53, 118, 120, 122, 132, 133, 135,
-137, 140, 144, 151, 152, 154, 158, 162, 167, 176, 179, 182, 188, 192,
-195, 197, 198, 199, 218, 227, 228, 233, 240, 254, 257, 280, 285, 286,
-287, 289, 312, 313, 332, 356, 361, 372, 426, 451, 458, 459, 523, 547;
-III, 157, 260, 322, 352, 404, 449, 454, 465, 506, 834, 835, 844, 847.
-
-Fazzello, VIII; 233, 234, 236, 237.
-
-Federico, d’Aragona, re di Sicilia, III, 631, 870, 890.
-
-Federigo Barbarossa, III, 11, 12, 219, 222, 465, 468, 508, 536, 620,
-710.
-
-Federico II, imperatore, XXXVIII, XLIX; 389; II, 193, 345, 347, 433,
-463, 471; III, 86, 173, 224, 234, 240, 253, 265, 266, 288, 294, 297,
-298, 318, 328, 357, 359, 363, 365, 406, 444, 445, 491, 542, 567, 568,
-569, 570, 571, 575, 576, 579, 582, 583, 584, 588, 589, 590, 691, 592,
-593, 594, 695, 596, 598, 599, 600, 601, 602, 603, 604, 605, 606, 607,
-608, 609, 610, 611, 612, 613, 614, 616, 618, 619, 620, 621, 622, 623,
-625, 626, 629, 630, 631, 632, 633, 635, 636, 637, 638, 639, 640, 641,
-642, 643, 644, 646, 647, 648, 649, 650, 651, 652, 653, 654, 655, 689,
-690, 691, 692, 693, 694, 695, 696, 697, 700, 701, 702, 703, 705, 706,
-707, 708, 709, 710, 711, 712, 773, 778, 785, 786, 788, 790, 791, 800,
-804, 806, 807, 808, 815, 816, 820, 867, 888.
-
-Fendaniti, 333.
-
-Fenicii, 31, 104, 291; III, 3, 6.
-
-Fer Ugo, III, 600, 601.
-
-Ferdinando il Cattolico, 234.
-
-Ferghalûsc, _v._ Asbagh-ibn-Wekil.
-
-Ferran-love, III, 260.
-
-Fezara, tribù arabica, II, 32.
-
-Fibonacci Leonardo, III, 692, 695.
-
-Fichi Raimondo, III, 868.
-
-Filagato, monaco, III, 695.
-
-Filargato, II, 318.
-
-Filippico, 180.
-
-Filippo, arabo, monaco, III, 208.
-
-Filippo, di Gregorio, III, 166.
-
-Filippo, di Mehdia, III, 425, 436, 437, 438, 439, 445, 484.
-
-Filippo, monaco, 488.
-
-Filippo I, re di Francia, III, 195.
-
-Filippo II, di Francia, III, 524, 529, 590.
-
-Filippo III, di Francia, III, 631.
-
-Filippo II, re di Spagna, II, 282.
-
-Finni, II, 169; III, 15.
-
-Fiorelli Giuseppe, III, 452.
-
-Fleischer, XXII; II, 271, 504; III, 743, 755, 762, 782.
-
-Florenti, supposto re di Palermo, II, 338.
-
-Fluegel, XXXVII, XXXIX, XLII, LI, LV.
-
-Fluro, 383.
-
-Foca, condottiero, II, 192, 193.
-
-Fodhûl, 41, 49.
-
-Furiani, L; III, 420, _corr._ Forriani, e _v._ Omar e Hosein.
-
-Fortia, d’Urban, 10.
-
-Fotino, 245, 250, 251.
-
-Fozio, 338, 434, 454, 485, 489, 499, 500, 501, 505, 517, 518; III, 49.
-
-Francesco II, di Francia, 690.
-
-Francesi, II, 144, 442; III, 218, 367, 414, 442, 500, 501, 557, 558,
-758.
-
-Franchi, 11, 104, 182, 183, 184, 186, 190, 222, 312, 365, 374, 380,
-438, 447; II, 72, 89, 322, 337, 372, 552; III, 79, 81, 82, 188, 189,
-218, 319, 412, 420, 444, 468, 469, 512, 527, 767.
-
-Francu, cognome, III, 206, 875.
-
-Fredesenda, III, 42, 45.
-
-Friddani (barone di), XXXV; III, 230.
-
-Fridleif, re di Danimarca, II, 385.
-
-Frode I, re di Danimarca, II, 386.
-
-Fulci Innocenzo, III, 887.
-
-Fusaiolo, _v._ Michele Doceano.
-
-Fusco, III, 344.
-
-
-G
-
-Gabriele, 51, 55.
-
-Gaetani Ottavio, XXIX; 18, 28, 29, 103.
-
-Gafiki, III, 212.
-
-Gaietani Costantino, III, 3, 11.
-
-Gaitane Giovanni, III, 208.
-
-Gala Niccolò, III, 208.
-
-Galabeta Roberto, III, 291.
-
-Galileo, III, 295.
-
-Galli, 372.
-
-Gallo, imperatore, II, 109.
-
-Gallo Agostino, II, 454.
-
-Gallo Niceta, III, 208.
-
-Gambro Riccardo, III, 291.
-
-Gargallo Tommaso, XXXV.
-
-Garibaldi Giuseppe, III, 97.
-
-Gaun-es-Sikilli (el), _v._ Hasan-ibn-Wadd.
-
-Gauthier, III, 107.
-
-Gayangos Pasquale, XXXIV, XXXIX, XL, CLIII, XLIX, LV; 81; III, 626.
-
-Gazeli (_corr._ Gazàli), II, 493.
-
-Gaznevidi, 264.
-
-Gazolin de la Blace, III, 62.
-
-Geberiti, II, 99.
-
-Geihani, III, 669.
-
-Gelâl-ed-dîn, III, 637.
-
-Gemâl-ed-dîn, III, 654, 655.
-
-Gembloux (di) Guglielmo, III, 85.
-
-Gemmellaro G. G, III, 780, 795.
-
-Genova (da) Simone, III, 695.
-
-Genserico, 11.
-
-Gentile, conte, III, 580, 581, 583.
-
-Gentile, vescovo di Girgenti, III, 500, 502.
-
-Gerâwa, tribù, 119.
-
-Gerberto, _v._ Silvestro II, papa.
-
-Gerlando, vescovo di Girgenti, III, 307.
-
-Germani antichi, III, 557.
-
-Gerusalemme (patriarca di), III, 644, 645, 646.
-
-Gesù Cristo, 51, 76, 77; II, 86; III, 701, 814.
-
-Gesuiti, 101; III, 191, 414.
-
-Gevehardo, II, 325.
-
-Gewara, tribù berbera, III, 627.
-
-Gewhari, II, 504.
-
-Gezîra (fazione della) in Tunis, III, 429.
-
-Ghâli. _v._ Ghôla.
-
-Ghassan, tribù arabica, 32, 39, 58; II, 222.
-
-Ghibellini, III, 433, 588, 601.
-
-Gholâ, II, 106.
-
-Giâber-ibn-Ali-ibn-Hasan, II, 329, 330.
-
-Giacobbe, III, 186.
-
-Giacobbe, figlio di Abba Mari, III, 708.
-
-Giacobiti, II, 302.
-
-Giacomo, re di Sicilia, lvi; III, 650, 654.
-
-Gia’far-ibn-Ahmed-ibn-Jûsuf, emir kelbita di Sicilia, soprannominato
-Thiket-ed-dawla, II, 345, 368, 538.
-
-Gia’far-ibn-Ali, II, 237, 238.
-
-Gia’far-ibn-Ali-ibn-Kattâ’, II, 505, 542.
-
-Gia’far-ibn-el-Barûn (Abu-l-Fadhl), III, 764, 765.
-
-Gia’far-ibn-Habîb, II, 336, 337.
-
-Gia’far-ibn-Jûsuf, emir kelbita di Sicilia, soprannominato
-Tag-ed-dawla, II, 335, 336, 342, 348 a 355, 374, 376, 538; III, 820,
-849.
-
-Gia’far-ibn-Mohammed, emir di Sicilia, 394, 400, 410.
-
-Gia’far-ibn-Mohammed, emir kelbita di Sicilia, II, 330, e forse lo
-stesso a pag. 536.
-
-Gia’far-ibn-Obeid (Abu-Ahmed), II, 171, 172, 173, 290, 291.
-
-Gia’far, condottiero, II, 345.
-
-Gia’far-ibn-Taib, II. 538.
-
-Gia’far-ibn-abi-Taleb, 59.
-
-Gia’far, detto il Verace, II, 116.
-
-Giânâkh-ibn-Khakân-el-Kimâki, III, 669.
-
-Giândewân, II, 113.
-
-Giannizzeri, II, 169.
-
-Giawâs, _v._ Ali-ibn-Ni’ma.
-
-Giawher il Siciliano, XLII; 235; II, 137, 282, 283, 284, 285, 286, 288,
-290, 291; III, 260, 835.
-
-Giggei, IX.
-
-Giobbe, 32.
-
-Giodsami, III, 211.
-
-Gioneîd (Abu-I-Kâsim), II, 480.
-
-Giordano, III, 564.
-
-Giordano, figliuolo di Riccardo, principe di Capua, III, 123, 142, 151,
-152, 155, 156, 161, 162, 163, 164, 166, 167, 177, 178, 181, 195.
-
-Giordano, figliuolo di Ruggiero, conte di Sicilia, III, 315.
-
-Giorgio, d’Antiochia, L, LIII; III, 262, 354 segg., 360 segg., 381,
-387, 405 a 422, 429, 434, 436, 442, 449, 480, 607, 656, 660.
-
-Giorgio Probato, II, 368, 376.
-
-Giorgio, stratego, 379.
-
-Giovanna, d’Inghilterra, moglie di Guglielmo I, III, 357.
-
-Giovanna, papessa, 434.
-
-Giovanni, ammiraglio, III, 262, 355, 356.
-
-Giovanni Cerameo, 488, 496.
-
-Giovanni il Cretese, 328.
-
-Giovanni, diacono (IX secolo), 505.
-
-Giovanni, diacono caloense, XXIX.
-
-Giovanni, diacono di Napoli, 239, 240, 249, 292, 355, 366, 430, 434;
-II, 64, 70, 71.
-
-Giovanni, diacono di Venezia, XXVIII; 96, 99.
-
-Giovanni, duca di Napoli, II, 164.
-
-Giovanni, eunuco, II, 379, 390.
-
-Giovanni, figlio di Costantino, siciliano, III, 697.
-
-Giovanni, figlio d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
-
-Giovanni, gaito, III, 263.
-
-Giovanni, nipote d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
-
-Giovanni, intarsiatore, III, 792.
-
-Giovanni Lecanomante, 498.
-
-Giovanni Logoteta, III, 83.
-
-Giovanni Longobardo, III, 294.
-
-Giovanni il Lungo, _v._ Macrojoanni.
-
-Giovanni, martire, 511.
-
-Giovanni, detto il Moro, III, 711.
-
-Giovanni Orseolo, II, 366, 367.
-
-Giovanni II, papa, 12.
-
-Giovanni VIII, papa, 415, 433, 434, 443, 444, 445, 446, 447, 448, 449,
-450, 451, 452, 453, 454, 456, 457, 458, 517; III, 161, 299.
-
-Giovanni X, papa, 161, 165, 166, 170.
-
-Giovanni, padre di San Luca di Demona, II, 408.
-
-Giovanni Patriano, 402.
-
-Giovanni, patrizio, 119, 120, 213.
-
-Giovanni, patrizio e protospatario, 213.
-
-Giovanni Pilato, II, 246.
-
-Giovanni Rachetta, _v._ Sant’Elia il Giovane, 512, 513, 514.
-
-Giovanni, retore, III, 664.
-
-Giovanni Romeo, III, 256.
-
-Giovanni, sacellario, 189.
-
-Giovanni, di Sicilia, XXX; 506, 507.
-
-Giovanni, vescovo di Malta, III, 502.
-
-Girault de Prangey, III, 818, 819, 831.
-
-Girgenti (vescovo e Chiesa di), III, 247, 256, 264, 573, 587, 593, 594,
-615, 872.
-
-Girgir, _v._ Maniace Giorgio.
-
-Gisulfo, principe di Salerno, II, 459; III, 142, 143, 144, 148.
-
-Giuditta, d’Evreux, III, 84, 91.
-
-Giulio..., cristiano. III, 256.
-
-Giustiniano, 40, 101, 195, 198, 200, 212.
-
-Giustiniano, secondo, 203, 215; III, 829.
-
-Giustiniano Partecipazio, 274, 287.
-
-Giustino, 28.
-
-Glycas Michele, 507.
-
-Goffredo, III, 62.
-
-Goffredo, di Buglione, III, 207.
-
-Goffredo, chierico, III, 615.
-
-Goffredo, figliuolo del conte Ruggiero, III, 195.
-
-Goffredo, di Hauteville, III, 45, 51, 57, 59.
-
-Goffredo Ridelle, o Rindelle, III, 59, 63, 65, 69.
-
-Goffredo, vescovo di Messina, III, 346.
-
-Golio, XIV, L.
-
-Gordiano, 101.
-
-Goti, 12, 22, 104, 121; III, 159, 823.
-
-Gorresio Gaspare, III, 676.
-
-Graffeo, III, 257, 258.
-
-Granatelli, XXXIV, XXXV; II, 455.
-
-Grantimesnil (di) Guglielmo, III, 185.
-
-Grantimesnil (di) Roberto, II, 84, 192.
-
-Gravina (conte di), III, 489, 495, 496.
-
-Gravina (don Dom. Benedetto), III, 862.
-
-Greci, 194, 196; II, 32, 85, 99, 137, 169, 170, 174, 175, 244, 262,
-268, 270, 299, 301, 312, 321, 322, 326, 329, 382, 385, 390, 398, 399,
-405, 415, 416, 450, 461, 503, 515, 542, 660; III, 23, 24, 27, 33, 36,
-41, 42, 53, 58, 90, 102, 142, 205, 206, 207, 208, 228, 251, 254, 267,
-270, 280, 293, 296, 297, 299, 303, 306, 324, 351, 365, 432, 435, 467,
-537, 539, 556, 675, 699, 800, 811, 826, 837, 854, 870.
-
-Greco, intarsiatore, III, 792.
-
-Gregora, patrizio, 240, 251.
-
-Gregorio, supposto arcivescovo di Taormina, 489.
-
-Gregorio Asbesta, 499, 500, 501, 502, 521.
-
-Gregorio, capitano Bizantino, 446, 447.
-
-Gregorio, catapano, II, 341.
-
-Gregorio Cerameo, 488.
-
-Gregorio, consolare e protonotaro, 213.
-
-Gregorio, console, II, 90, 95.
-
-Gregorio Decapolita, 502.
-
-Gregorio, duca di Napoli, II, 163.
-
-Gregorio II, papa, 96, 181.
-
-Gregorio IV, 365.
-
-Gregorio V, II, 318.
-
-Gregorio VII, 389; II, 348: III, 42, 48, 143, 144, 145, 146, 191, 199,
-303, 304.
-
-Gregorio IX, III, 609, 612, 701, 712, 867.
-
-Gregorio, patrizio d’Affrica, 79, 108, 109.
-
-Gregorio, patrizio di Sicilia, 192, 213, 228.
-
-Gregorio Rosario, VII, XIII, XIV, XVII, XVIII, XXI, XXIII, XXIV,
-XXXVIII, XLI, XLIX, LI, LII, LV; 15, 247.
-
-Gregorio, stratego, 437.
-
-Grillo Tommaso, III, 868.
-
-Grimualdo, 188, 189, 190.
-
-Grion, III, 888.
-
-Guaiferio, 383, 385, 387, 461, 463.
-
-Guaimario, principe di Salerno, III, 36, 37, 116, 124.
-
-Gualtiero de Moac, ammiraglio, III, 357.
-
-Gualtiero, vescovo di Girgenti, III, 210.
-
-Gualtiero, arcivescovo di Palermo, III, 275.
-
-Guarino, cancelliere, III, 356.
-
-Guebri, 150.
-
-Guelfi, III, 588, 590, 815.
-
-Gufulône (Khalfûn?), III, 646.
-
-Guglielmo Appulo, III, 22, 23, 24, 31, 33.
-
-Guglielmo, di Castrogiovanni, III, 565.
-
-Guglielmo, duca di Puglia, III, 388, 392.
-
-Guglielmo, figliuolo di Tancredi, re di Sicilia, III, 559.
-
-Guglielmo il Grosso, III, 607.
-
-Guglielmo, di Hauteville, II, 380, 382, 386, 387, 389; III, 24, 29, 31,
-35, 37, 38, 39.
-
-Guglielmo, fratello del precedente, III, 38, 39, 45, 50.
-
-Guglielmo, di Malmesbury, III, 39.
-
-Guglielmo Malo Spatario, III, 236.
-
-Guglielmo Orfanino, III, 565.
-
-Guglielmo I, re d’Inghilterra, III, 20, 326, 364, 444.
-
-Guglielmo II, d’Inghilterra, III, 187, 213, 216.
-
-Guglielmo I, di Sicilia, III, 58, 78, 217, 218, 223, 226, 228, 229,
-262, 339, 360, 364, 430, 445, 464, 465, 466, 467, 468, 473, 482, 483,
-485, 486, 488, 489, 491, 492, 493, 494, 497, 591, 665, 680, 722, 768,
-811, 814, 816, 819, 888.
-
-Guglielmo II, di Sicilia, XLIX; II, 335, 429, 451; III, 159, 173, 218,
-232, 235, 243, 246, 253, 262, 263, 265, 299, 308, 318, 325, 339, 357,
-364, 435, 450, 465, 489, 493, 494, 498, 502, 503, 504, 505, 512, 513,
-514, 516, 517, 518, 519, 520, 523, 529, 530, 531, 532, 533, 534, 535,
-537, 540, 541, 543, 545, 546, 547, 553, 557, 568, 587, 591, 594, 611,
-621, 628, 632, 688, 690, 697, 777, 778, 788, 799, 811, 814, 818, 819,
-867, 874, 888.
-
-Gugliotta (da) Pietro Francesco Paolo, III, 288.
-
-Guibaldo, abate. III, 398.
-
-Guidi Ignazio, III, 857.
-
-Guido di Sessa, II, 325.
-
-Guido, duca di Spoleto, 369, 445, 447.
-
-Guido III, duca di Spoleto, 455, 461.
-
-Guglielm (Sir), banchiere in Cefalù, III, 215.
-
-Guntar, 387.
-
-Guntero, II, 325.
-
-Gurmund, II, 385.
-
-
-H
-
-Habib-ibn-Obeida, 173.
-
-Habib-ibn-abi-Obeida, 172, 174.
-
-Hadding, re di Danimarca, II, 385.
-
-Hadi, califo abbasida, II, 112.
-
-Hadhrami, II, 62, 63.
-
-Hadhramaut (tribù dell’), II, 63; III, 210.
-
-Hâfiz, califo fatemita, III, 406.
-
-Hafs-ibn-Hamîd, 152.
-
-Hafsiti, XLIX, LV; II, 471; III, 599, 623, 631.
-
-Haftariri, II, 142.
-
-Haggi-Abu-l-Fadhl, III, 256.
-
-Haggi Khalfa, LV.
-
-Haià, 359.
-
-Hâkem-biamr-Illah, califo fatimita (Mansur), II, 40, 137, 331, 348,
-356, 360, 364, 448.
-
-Hâkem-ibn-Hesciâm, califo omeiade, di Spagna, 160, 161, 162.
-
-Halcamo, 233, 234, 236.
-
-Haldor, II, 386.
-
-Hamaker, XL; 85.
-
-Hamar, III, 264.
-
-Hamadân, dinastia, II, 278, 365.
-
-Hamdân-ibn-Asci’ath, II, 116, 117.
-
-Hamdis, 146, II, 525.
-
-Hamdûn, II, 536.
-
-Hâmid-ibn-Ali, da Wâset, XXV, XXVI.
-
-Hamilton, 152.
-
-Hammâd-ibn-Bolukkîn, II, 358, 359.
-
-Hammaditi, III, 402, 407, 429.
-
-Hamûd, _corr._ Hammûd, III, 662.
-
-Hamuto Ruggiero, III, 542, _v._ Ibn-Hammûd.
-
-Hamza, kaid, III, 264.
-
-Hanefia, II, 115.
-
-Hanzala-ibn-Sefwân, 128, 136, 137.
-
-Hareth, fratello di Iehia-ibn-el-Azix, III, 423.
-
-Hariri, scrittore, II, 495, 514; III, 730.
-
-Harrani, 383.
-
-Hartwig Ottone, III, 299.
-
-Harûn-Rascîd, 144, 145, 149, 150, 255; II, 279, 462, 623, 634, 685,
-704, 705, 805, 816.
-
-Hasan-ibn-Abbâs, 417, 421.
-
-Hasan-ibn-Abd-el-Bâki (Abu-Ali), detto Ibn-el-Bâgi, III, 735.
-
-Hasan-ibn-Ahmed-ibn-Ali-ibn-Koleib, soprannominato Ibn-abi-Khinzîr, II,
-142 a 145, 147, 150, 151, 156, 191.
-
-Hasan-ibn-Ali-ibn-Ge’d (Abu-Mohammed), II, 489.
-
-Hasan-ibn-Ali, grammatico, II, 496.
-
-Hisan-ibn-Ali, Hodseilita, soprannominato Ibn-es-Susi, III, 213, 751.
-
-Hasan-ibn-Ali-ibn-abi-Hosem (Abu-l-Kasim), primo emiro kelbita in
-Sicilia, II, 202 a 204, 206, 207, 208, 209, 210, 211, 212, 234, 235,
-238, 242, 243, 244, 245, 246, 247, 248, 249, 250, 251, 252, 253, 254,
-255, 263, 269, 270, 372, 373, 414, 449.
-
-Hasan-ibn-Ali, principe zirita, di Mehdia, II, 529; III, 367, 380, 386,
-399, 402, 403, 404, 405, 406, 407, 408, 411, 412, 413, 415, 416, 417,
-418, 419, 421, 423, 429, 430, 475, 479.
-
-Hasan-ibn-Ali-ibn-abi-Taleb, II, 107, 115.
-
-Hasan-ibn-’Ammar, II, 257, 259, 266, 267, 270, 271, 331, 332.
-
-Hasan-ibn-Ibrabim-ibn-Sciâmi (Abu-Fadhl), II, 539.
-
-Hasan-ibn-Iehia (Abu-Ali), XXXVII; II, 429, 516, 517.
-
-Hasan-ibn-Jûsuf, soprannominato Simsâm-ed-dawla, emir kelbita, II, 375,
-379, 393, 419 a 422, 424, 425, 427, 548, 551; III, 66.
-
-Hasan-ibn-Mohammed, di Bâghâia, II, 352, 354.
-
-Hasan-ibn-Nâkid, 429, 430; II, 53.
-
-Hasan-ibn-Omar-ibn-Menkûd (Abu-Mohammed), II, 420, 539.
-
-Hasan-ibn-Rescîk (Abu-Ali), _v._ Ibn-Rescik.
-
-Hasan-ibn-Sabbah, II, 117.
-
-Hasan-ibn-Wadd (Abu-Ali), detto El-Gaun-es-Sikilh, III, 761.
-
-Hâscem, 49, 56, 64.
-
-Hâscem-ibn-Jûnis (Abu-l-Kâsim), II, 514, 536.
-
-Hasdai-ibn-Bescrût, II, 219.
-
-Hase Carlo Benedetto, XXIX, XXXIII, XXXVII, XXXIX, LII; 84; II, 416.
-
-Hassân-ibn-No’man, 119, 120, 122, 131, 165, 166.
-
-Hauteville (casa di), III, 23, 31, 39, 40, 45, 52, 53, 111, 119, 122,
-131, 133, 143, 146, 258, 274, 304, 332, 530.
-
-Hawwâs, _v._ Ali-ibn-Nima.
-
-Hazima, tribù arabica, II, 522.
-
-Heggiâg-ibn-Jûsuf, II, 4.
-
-Hegiazi, III, 212.
-
-Herawi, XLVI; II, 436, 441.
-
-Hermann, III, 604.
-
-Hermes, III, 690.
-
-Hesciâm, califo omeiade, 128, 135, 136.
-
-Hilâl, tribù arabica, II, 547; III, 93.
-
-Himiariti, II, 233, 336, 520.
-
-Hittorf, III, 858, 859.
-
-Hobwart, XLI.
-
-Hodseil, tribù arabica, II, 213, 751.
-
-Hohenstaufen, III, 531.
-
-Holwâni, II, 120.
-
-Homaidi, XLII; II, 491.
-
-Honnegar, XXXIV, XLV, LIV, LVI.
-
-Hosein-ibn-Ahmed-ibn-Ja’kûb, 391, 423.
-
-Hosein-ibn-Ali-el-Kindi, III, 256.
-
-Hosein-ibn-Ahmed, da Sana’, detto lo Sciita, _v._
-Abu-Abd-allah-es-Sci’i.
-
-Hosein-el-Forriâni (Abu-l-Hasan), III, 420, 468, 469, 470.
-
-Hosein-ibn-Ali-ibn-abi-Taleb, II, 107, 115.
-
-Hosein, da Cassaro, III, 264.
-
-Hosein, gaito e stratego, III, 316.
-
-Hosein-ibn-Giawher, II, 288.
-
-Hosein-ibn-Homâm, II, 267.
-
-Hosein, di Palermo, III, 256.
-
-Hosein-ibn-Ribbah-ibn-Ja’kûb-ibn-Fezâra, 391, 410, 417.
-
-Hosein-ibn-Sentir, III, 206.
-
-Howâra, tribù berbera, 264, 286, 351; II, 52, 198; III, 211.
-
-Huillard-Bréholles, XXX.
-
-Humboldt, XXX; III, 658.
-
-Humur, di Michiken, III, 264.
-
-Hurter, III, 570.
-
-
-I
-
-Iacopo, congiunto di Innocenzo III, III, 579, 581.
-
-Ia’kûb, califo almohade, III, 496.
-
-Ia’kûb-ibn-Ahmed, emir aghlabita, 426.
-
-Ia’kûb-ibn-Ali-Roneidi, II, 512, 542.
-
-Ia’kûb-ibn-Fezâra, II, 140.
-
-Ia’kûb-ibn-Ishâk, II, 180.
-
-Ia’kub-ibn-Jûsuf, califo almohade, III, 686.
-
-Ia’kub-ibn-Modhâ-ibn-Sewâda-ibn-Sofiân-ibn-Sàlem, 391.
-
-Ia’kûbi, III, 669.
-
-Ia’kûbia, famiglia, 391.
-
-Iakût, XXVII, XLVI; 87; II, 429, 510, 515, 517, 522.
-
-Ia’isc, II, 291, 292, 293.
-
-Iamsilla (de) Niccolò, III, 706.
-
-Iânis il Siciliano, II, 356, 357.
-
-Iaroslaw I, II, 384.
-
-Jaubert, XLIV.
-
-Iazuri, II, 547.
-
-Ibaditi, 127; II, 120, 197.
-
-Ibelin (principe d’), III, 643.
-
-Ibn-el-Abbâr, XXXVII, XLII, XLIX; 144, 145, 154.
-
-Ibn-Abd-el-Berr, II, 482, 503, 542.
-
-Ibn-Abd-el-Hakem, XXXIX; 88, 89, 93, 96, 105, 112, 113.
-
-Ibn-Abd-Rabbih, xxviii; 35, 73; III, 133.
-
-Ibn-Adsâri, XXXVII, L.
-
-Ibn-Aiâs, LV.
-
-Ibn-Ali, II, 158.
-
-Ibn-abi-’Amir, detto Almanzor, II, 472, 497, 521; III, 4.
-
-Ibn-’Ammâr, II, 291.
-
-Ibn-’Amrân, II, 185.
-
-Ibn-Asciath, II, 204, 205.
-
-Ibn-Abi-’Asrûn, III, 720.
-
-Ibn-el-Athîr, XIX, XXVII, XXVIII, XLVII.
-
-Ibn-’Attâf, II, 195, 204, 205, 206.
-
-Ibn-el-Awwâm, XLII; II, 447.
-
-Ibn-Ba’ba’, II, 552.
-
-Ibn-el-Bâgi, _v._ Hasan-ibn-Abd-el-Baki.
-
-Ibn-Baruki, III, 256.
-
-Ibn-Baskowâl, XLIII; II, 475, 476.
-
-Ibn-Baslûs, II, 253.
-
-Ibn-Bassâm, XLIII; II, 500, 524, 525, 535.
-
-Ibn-Batuta, XLVI.
-
-Ibn-Besâl, II, 447.
-
-Ibn-Bescirûn, XXXVIII, XLV; II, 535; III, 462.
-
-Ibn-el-Bessâr, III, 509.
-
-Ibn-Dâia, II, 183.
-
-Ibn-Dhaisân, o Bardesane, II, 109.
-
-Ibn-abi-Dinâr, LV.
-
-Ibn-Fadhl-Allah, _v._ Ahmed-ibn-Iehia.
-
-Ibn-Abi-l-Fadhl, 268.
-
-Ibn-Fassâl, II, 447.
-
-Ibn-Fehhâm, _v._ Abd-er-Rahmân-ibn-Abi-Bekr.
-
-Ibn-Fûregia, II, 512, 513.
-
-Ibn-Ghalanda, _v._ Abu-l-Hokm.
-
-Ibn-Ghania, III, 496, 599, 624.
-
-Ibn-Ghazi, da Susa, II, 225.
-
-Ibn-Giâbir, II, 487.
-
-Ibn-Giobair, XXVII, XLVI; II, 308; III, 520, 685, 842, 844, 847, 848.
-
-Ibn-Giolgiol, XLIX; II, 219.
-
-Ibn-el-Giuzi, XLVIII; II, 552.
-
-Ibn-el-Hagiar, _v._ Ibn-Hammûd (Abu-l-Kâsim).
-
-Ibn-Hamdîs, _v._ Abd-el-Gebbâr.
-
-Ibn-Hamdûn, III, 377.
-
-Ibn-Hammâd, XLVI.
-
-Ibn-Hammûd, signor di Castrogiovanni, _v._ Chamut e Hamutus, III, 173,
-175, 176.
-
-Ibn-Hammûd (Abu-l-Kâsim, o Ibn-abi-l-Kâsim detto) ed anche
-Ibn-el-Hagiar, e _v._ Bulcassimo, III, 173, 263, 500, 532, 540 a 542,
-719, 721, 722, 725.
-
-Ibn-Hammûd, Hazimi, _v._ Abd-Allah-ibn-Iehia.
-
-Ibn-Hanbal, 150.
-
-Ibn-Hâtim-Adsrei, o Adserbi, II, 488.
-
-Ibn-Haukal, XL, XLI; II, 158, 216, 239, 294, 295, 305, 306, 308; III,
-669, 841, 849, 864.
-
-Ibn-Hausceb, II, 120.
-
-Ibn-Hawwasci, _v._ Ali-ibn-Ni’ma.
-
-Ibn-Hazm, 141.
-
-Ibn-Herawi, II, 429, 436.
-
-Ibn-Homeidi, XLI.
-
-Ibn-Hosein, citato da Leone Affricano, XXXIX.
-
-Ibn-Hosein, Rebe’i (?), Fâresi, II, 454.
-
-Ibn-Ia’kûb, 391.
-
-Ibn-Iehia, _v._ Hasan-ibn-Iehia.
-
-Ibn-abi-Ifren, III, 214.
-
-Ibn-Iûnis, II, 484; III, 670.
-
-Ibn-Kaddâh, II, 116, 117, 119.
-
-Ibn-Kâdim, 273.
-
-Ibn-Kalakis, II, 429; III, 541, 768.
-
-Ibn-Kattâ’, famiglia siciliana, _v._ Gia’far-ibn-Ali e Ali-ibn-Gia’far,
-II, 503.
-
-Ibn-Kelbi, 35.
-
-Ibn-Kellas, II, 330.
-
-Ibn-Kereni, II, 516.
-
-Ibn-Kerkûdi, II, 541.
-
-Ibn-Khaldûn, XVIII, XIX, XXVII, XXVIII, LIII.
-
-Ibn-Khallikân, XIX, XLIX.
-
-Ibn-Khami, II, 153.
-
-Ihn-abi-Khinzîr, _v._ Hasan-ibn-Ahmed.
-
-Ibn-Khordabeh, III, 669.
-
-Ibn-Konfûd, LVI.
-
-Ibn-Korhob, _v._ Ahmed.
-
-Ibn-Koteiba, XXXIX.
-
-Ibn-Kufi, II, 195, 204.
-
-Ibn-Kûni, II, 498, 516, 536.
-
-Ibn-Kutia, XXVIII.
-
-Ibn-Labbâna, II, 529.
-
-Ibn-Meimûn, III. 378, 480.
-
-Ibn-Mekki, II, 482, 488, 540.
-
-Ibn-Meklâti, II, 37, 421, 425, 547, 549; III, 64, 308.
-
-Ibn-Menkûd, _v._ Abd-Allah-ibn-Menkût.
-
-Ibn-Mo’allim, teologo, II, 484.
-
-Ibn-Mo’allim, _v._ Ali-ibn-Ibrahim.
-
-Ibn-Modebbir, II, 521.
-
-Ibn-Modû, II, 191.
-
-Ibn-Mogêhid, III, 581.
-
-Ibn-Moweddib, da Mehdia, II, 333, 334.
-
-Ibn-abi-Oseib’ia, XXXVIII, XLIX.
-
-Ibn-Rekîk, XXXVII, XXXVIII, XLII, XLV, LI; II, 44.
-
-Ibn-Rescîk, VII, XXXVII, XXXVIII, XLIII, XLV, LI; II, 490, 499, 500 a
-503, 505, 515, 517, 519, 520, 522.
-
-Ibn-Saba, II, 107.
-
-Ibn-Sab’în, XLIX, da aggiugnere ad Abd-el-Hakk-ibn-Sab’în.
-
-Ibn-Sâhib-es-Selât, XLIV.
-
-Ibn-Sahl, II, 113.
-
-Ibn-Sa’îd, XXXVIII, XXXIX, XLIX; II, 508, 510; III, 681.
-
-Ibn-Scebbât, XL, XLV; 85, 87, 124, 169; II, 509.
-
-Ibn-Sceddâd (Abd-el-’Azîz), XXXVIII, LI; III, 441.
-
-Ibn-Sceddâd (Jûsuf), _v._ Boha-ed-dîn.
-
-Ibn-Scerf, II, 501.
-
-Ibn-Sebâia, II, 187.
-
-Ibn-Selma, II, 183.
-
-Ibn-es-Sementi, III, 763.
-
-Ibn-Semsâma, 430; II, 59.
-
-Ibn-Sir’în, II, 541.
-
-Ibn-Soliân, II, 120.
-
-Ibn-es-Susi, _v._ Sid-es-Sarkusi, Hasan-ibn-Ali, e
-Othman-ibn-Abd-er-Rahmân.
-
-Ibn-Tazi, II, 494, 513, 536, 543, 544.
-
-Ibn-et-Theiri, _v._ Edrîsi, III, 664.
-
-Ibn-Thimna, _v._ Mohammed-ibn-Ibrahim.
-
-Ibn-Tulûn, III, 833, 834, 835, 840, 843, 845, 853, 859.
-
-Ibn-Wahb, II, 145.
-
-Ibn-el-Wardi, LIII.
-
-Ibn-Wuedrân, XXXVII, XLIV, XLV; 154.
-
-Ibn-Zafer, _v._ Mohammed-ibn-abi-Mohammed.
-
-Ibn-Zura’, III, 532.
-
-Ibrahim-ibn-Abd-Allah-ibn-el-Aghlab (Abu-’l-Aghlab), 300, 304, 305,
-320, 354.
-
-Ibrahim-ibn-el-Aghlab, 144, 145, 146, 147, 152, 156, 223, 226, 233,
-254. 340; II. 4, 22, 525; III, 599.
-
-Ibrahim-ibn-abi-l-Aghlab, II, 129, 130, 131.
-
-Ibrahim-ibn-Ahmed, 102, 393, 400, 427, 428, 429, 431, 464, 511, 512;
-II, 5, 22, 23, 30, 42 a 47, 49 a 54, 56 a 65, 69, 73, 74, 75, 76 a 87,
-88, 89, 90, 92, 93, 95, 97, 121, 123, 124, 126, 128, 146, 148, 161,
-163, 169, 212, 213, 215, 217, 227, 237, 400, 404; III, 352, 829, 851.
-
-Ibrahim, figliuolo di Buccahar, III, 572.
-
-Ibrahim, di Castrogiovanni, III, 134, 135.
-
-Ibrahim-ibn-Khelef, Dibâgi, II, 453.
-
-Ibrahim-ibn-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Thimna, II, 550.
-
-Ibrahim-ibn-Mohammed, Koresci, III, 256.
-
-Ibrahim-ibn-abi-Sa’îd, Magrebi, XLVIII.
-
-Ibrahim-ibn-Selâma, III, 829.
-
-Ibrahim-ibn-Sofiân, 427.
-
-Iconoclasti, 176, 181, 218, 491, 498, 504, 521.
-
-Iectan, 31.
-
-Iehia-ibn-el-Azîz, principe hammadita, III, 423.
-
-Iehia-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Mo’nim, detto Dimiski e Isfahani
-(Abu-Zakaria), III, 735.
-
-Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid (Abu-Zakaria), principe hafsita di Tunis, III,
-597, 623, 624, 629.
-
-Iehia-ibn-Hasan-ibn-Temîm, principe zirita, III, 477.
-
-Iehia-ibn-Henzela, III, 832.
-
-Iehia-ibn-Omar-ibn-Jûsuf, Andalosi, II, 188, 220, 221, 225.
-
-Iehia-ibn-Sa’îd, XLI.
-
-Iehia-ibn-Temîm, principe zirita, II, 529, 530; III, 362, 366, 367,
-368, 369.
-
-Iehia-ibn-et-Tifasci, III, 486, 767.
-
-Jersey (di) Ugo, III, 151, 152.
-
-Ie’isc-ibn-Gelasia, III, 206.
-
-Iemen (le tribù del), II, 490, 526; III, 210, 211, 506, 639.
-
-Iezdegerd, 60, 68.
-
-Iezîd-ibn-Hàtem, 134, 171.
-
-Iezid-ibn-Moslim, 172.
-
-Ignazio, patriarca di Costantinopoli, 338, 420, 498, 499, 500, 501, 505.
-
-Ikhscid (dinastia di), II, 278, 279, 281.
-
-Ifren, tribù berbera, II, 198, 202.
-
-Iften, III, 212.
-
-Iknizi, III, 212.
-
-Ildebrando, lombardo, III, 221, 223.
-
-Ildebrando, _v._ Gregorio VII.
-
-Ildebrando, duca di Spoleto, 189, 190.
-
-Imâd-ed-dîn, da Ispahan, XXVII, XLV.
-
-Imamîa, II, 118.
-
-Imro-’l-Kais, 42; II, 535, 747.
-
-Incisa (D’) Aloisio, III, 226.
-
-Incisa (D’) Arrigo, III, 226.
-
-Incisa (D’) Bonifazio, III, 226.
-
-Incisa (D’) Giovanni, III, 226.
-
-Incisa (marchesi di), III, 199, 226.
-
-Incisa (D’) Simone, III, 226.
-
-Ingulfo, II, 325.
-
-Innocenzo II, III, 395, 396.
-
-Innocenzo III, III, 266, 564, 566, 567, 568, 570, 573, 574, 576, 577,
-579, 580, 581, 585, 586, 587, 589, 590, 591, 603, 610, 629.
-
-Innocenzo IV, III, 649, 705, 711, 712.
-
-Inveges, VIII, LI, LII.
-
-Jomard, III, 677.
-
-Iosfré (Jeoffroi), III, 291.
-
-Ippocrate, II, 462; III, 697.
-
-Ippolito, vescovo di Sicilia, II, 214, 262, 263, 402, 412.
-
-Irene, 191, 217, 222.
-
-Irmfrido, II, 325.
-
-’Isa-ibn-Abd-el-Mo’nim, es-Sikilli (Abu-Musa), III, 462, 746, 766.
-
-’Isa-ibn-Giàber, III, 804.
-
-’Isa-ibn-Giorgir, III, 206.
-
-’Isa, da Kâbes, III, 413.
-
-Isabella, di Lusignano, III, 643.
-
-Isernia (da) Andrea, III, 328, 330.
-
-Ishâk Bostâni, II, 187.
-
-Ishak-ibn-Hasan, III, 669, 670.
-
-Ishak-ibn-Mâhili (Abu-Ibrahim), II, 306.
-
-Ishak-ibn-Minhâl, II, 143.
-
-Ishak-ibn-Mohammed, III, 518.
-
-Ismaele, 32, 45.
-
-Ismaele, _v._ Melo.
-
-Ismaele, condottiero, II, 313.
-
-Ismaele, fratello di Malek-Ascraf, III, 647.
-
-Ismaeliani, II, 97, 102, 115, 116, 117, 118, 133, 198, 225, 234, 254,
-647, 649.
-
-Isma’il-ibn-Ali-ibn-Miksciar, II, 506.
-
-Isma’il-ibn-Gia’far, alida, II, 116, 119, 132.
-
-Ismail-ibn-Kelef-ibn-Sa’id-ibn-’Amrân (Abu-Tâher), II, 475, 476.
-
-Isma’il-ibn-Mohammed, soprannominato Mansûr-biamr-Illah, califo
-fatimita, II, 201, 202, 205, 206, 207, 210, 234, 235, 237, 238, 243,
-248.
-
-Isma’il-ibn-Tabari, II, 208, 209, 211.
-
-Israeliti, III, 291.
-
-Istachael, _v._ Michele, re degli Slavi, II, 176.
-
-Istakhri, XL, XLI.
-
-Italiani, II, 137, 160, 175, 322, 328, 340, 380, 394, 398, 460; III,
-30, 33, 34, 37, 41, 43, 52, 53, 145, 188, 217, 218, 259, 323, 357, 402,
-522, 803.
-
-Italia (d’) Giuseppe, III, 287, 288.
-
-Italinski, XII.
-
-Iûsuf-ibn-Abd-Allah (Abu-l-Fotûh), emir kelbita di Sicilia,
-soprannominato Thiket-ed-dawla, XXXVII; II, 331, 332, 333, 334, 335,
-336, 337, 342, 348, 350, 353, 354, 355, 376, 417, 421, 502, 518.
-
-Iûsuf-ibn-Abd-el-Mumen, califo almohade (Abu-Ja’kûb), XLVI; III, 496,
-515 a 518, 632.
-
-Iûsuf-ibn-Ahmed-ibn-Debbâgh (Abu-Jakûb), II, 497.
-
-Iûsuf-abu-l-Fotûh, soprannominato Seif-ed-dawla, _v._
-Bolukkin-ibn-Ziri, II, 288.
-
-Iûsuf-ibn-Caru, III, 206.
-
-Iûsuf-ibn-Gennaro, III, 206.
-
-Iûsuf, da Kâbes, III, 411, 412, 413, 415.
-
-Iûsuf-ibn-Tasciufin, principe almoravide, III, 374, 375.
-
-Iûsuf-ibn-Ziri (Abu-Heggiâg), III, 409.
-
-
-K
-
-Kabili, II, 292.
-
-Ka’b-ibn-Zoheir, III, 758.
-
-Kaddàh (el), II, 133, e _v._ Abd-Allah-ibn-Meimûn.
-
-Kaderiti, II, 99.
-
-Kafûr, II, 281, 284.
-
-Kâhina, 119, 120, 126.
-
-Kahtân, 31, 32, 40, 64, 66, 69, 135; II, 32, 37, 522, 526.
-
-Kâim (el) -biamr-Illah, _v._ Mohammed-ibn-Obeid-Allah.
-
-Kairouani, _v._ Ibn-abi-Dinâr.
-
-Kais, tribù arabica, 128, 155; II, 52; III, 210, 212, 736.
-
-Kaisân, II, 106.
-
-Kaisaniti, II, 106.
-
-Kaitbai, III, 836.
-
-Kalesciani, II, 182.
-
-Kallindin (di) Arrigo, III, 550, 561.
-
-Karîma, figliuola di Ahmed-Marwazi, II, 482.
-
-Karmati, II, 102, 116, 117, 118, 205, 278, 281, 286, 293, 312.
-
-Kâsim-ibn-Hasan, kelbita, II, 314.
-
-Kâsim-ibn-Nizâr (Abu-Mohammed), II, 538.
-
-Kâsim-ibn-Thâbit, di Saragozza, II, 481.
-
-Katifi, III, 715.
-
-Kattâni, _v._ Mohammed-ibn-abi-Fereg.
-
-Kazwini, L.
-
-Kelaûn, LVI; III, 323, 650, 653, 807, 836.
-
-Kelb, tribù arabica, 135; II, 32, 191, 202, 233, 234, 290, 366, 364,
-488.
-
-Kelbiti, dinastia di Sicilia, II, 37, 226, 227, 234, 235, 238, 239,
-240, 290 a 292, 308, 330 a 332, 338, 343, 351, 369, 372, 374, 400, 420,
-421, 424, 427, 428, 456, 476, 481, 497, 502, 516, 519, 520, 537, 538;
-III, 85, 350, 394, 665, 841, 849, 851.
-
-Kerni, o Kereni, II, 464.
-
-Khadigia, 50.
-
-Khafâgia-ibn-Sofian, 340, 341, 343, 344, 345, 346, 347, 348, 349, 350,
-351, 360.
-
-Khaira (?), supposto avolo del conte Ruggiero (Ugo, Geir, Haby,
-Habwu?), III, 39.
-
-Khâled-ibn-Abd-Allah-el-Kasri, III, 827.
-
-Khâled-ibn-Iezîd-ibn-Moa’wia, II, 99.
-
-Khâled-ibn-Walîd, 60, 73, 122.
-
-Khalf (_corr._ Khelef) -ibn-Ahmed-ibn-Ali-ibn-Koleib, II, 142.
-
-Khalfûn, liberto di Rebi’a, 360, 361.
-
-Khalfûn-ibn-Ziâd, 351, 360.
-
-Khalîl-ibn-Ishak, il giurista, III, 484.
-
-Khalîl-ibn-Ishâk-ibn-Werd (Abu-l-Abbâs), II, 188, 189, 190, 191, 194,
-195, 196, 197, 199, 203, 204, 205, 213, 216, 351, 400.
-
-Khalîl, preposto della “Quinta,” II, 145, 148.
-
-Khalîl, sultano d’Egitto, III, 264.
-
-Khamaruweih, III, 829, 835.
-
-Khâregi, 127; II, 39, 102, 103, 104, 105, 113, 117, 139, 184, 197, 198,
-201, 287, 546.
-
-Kharezmii, III, 637, 638, 639, 647, 648.
-
-Khattâb, II, 127.
-
-Khorramii, II, 110, 114.
-
-Kharsianiti, 333.
-
-Khaulân, tribù arabica, II, 477.
-
-Khawâf, II, 111.
-
-Khelef-ibn-Ibrahim-ibn-Khelef, soprannominato Ibn-Hassâr, II, 478, 487.
-
-Khidhr, il cadi, II, 455.
-
-Kholûf-ibn-Abd-Allah, II, 477, 497, 542.
-
-Khorassâni, II, 264.
-
-Khorassaniti, II, 369.
-
-Khozari, II, 365.
-
-Kimâri, LIV.
-
-Kinàna, tribù arabica, XLVI; 269, II, 32, 160, 539.
-
-Kinda, tribù arabica, 84; II, 32, 526; III, 210.
-
-Kirmani, III, 212.
-
-Kirmit, _v._ Hamdân-ibn-Asci’ath.
-
-Kirmiti, _v._ Karmati.
-
-Kodama, III, 669.
-
-Kodhâ’a, tribù arabica, XLII; II, 233, 336.
-
-Kodhâ’i, XLII.
-
-Kolthûm, 136.
-
-Koreisc, tribù arabica, 47, 49, 50, 64; III, 211, 736.
-
-Kos, XLV; 40, II, 513.
-
-Kosegarten, 63.
-
-Koseila, 115, 116, 117, 118, 126.
-
-Kossai, 48, 49.
-
-Kotâma, o Kutâma, tribù berbera, II, 36, 39, 40, 52, 53, 75, 76, 120 a
-124, 128, 130 a 139, 142, 157, 159, 160, 168, 182, 183, 186, 202, 207,
-233, 234, 281, 287, 289, 292, 293, 331, 332, 355, 421; III, 157, 211.
-
-Krehl, LV.
-
-Kutâma, _v._ Kotâma.
-
-
-L
-
-La Farina Martino, XLI.
-
-Lakhm, tribù arabica, II, 516, 539; III, 210.
-
-La Luce, III, 205, 875.
-
-La Lumia Isidoro, III, 286, 287, 290, 299, 635, 774.
-
-Lamberto, di Spoleto, 445, 447, 448, 451.
-
-Lamtuna, tribù berbera, III, 373, 379.
-
-Lanci Michelangelo, XXIV.
-
-Lancias, cognome, III, 205.
-
-Landemaro, 386.
-
-Landolfo, calabrese, II, 408.
-
-Landolfo, figliuolo d’Atenolfo, principe di Capua, II, 163, 164, 165,
-166, 168, 170.
-
-Landolfo, figliuolo di Pandolfo Capo di ferro, II, 313.
-
-Landolfo, fratello di Pandolfo Capo di ferro, II, 312.
-
-Landolfo, principe di Benevento, II, 153.
-
-Landolfo, principe di Capua (982), II, 325.
-
-Landolfo, vescovo di Capua, 435, 443, 462.
-
-Landolfo II, vescovo di Napoli, 456.
-
-Landone, figliuolo di Landone I, 452, 464.
-
-Landone, figliuolo di Landonolfo, 452.
-
-Landonolfo, 452.
-
-Lane, III, 329.
-
-Lascari, III, 203.
-
-Lanza Pietro, XV, XXXV.
-
-Lasinio Fausto, III, 706.
-
-Latini, 42; II, 465; III, 142, 283, 296, 523, 538.
-
-Latini Brunetto, III, 695.
-
-Lavardino (di) Giovanni, III, 251.
-
-Lebidi, 277.
-
-Lee John, XXXVII, LV; II, 224, 510.
-
-Lee Samuel, XXXV, XL, XLI, XLVI.
-
-Lega Lombarda, III, 530, 610.
-
-Legiati, III, 212.
-
-Lello (Michele Del Giudice), xxix.
-
-Le Monnier, XXXVI.
-
-Leone Affricano, VIII, XXXVII, XXXIX; 104, 107, 121, 234, 235, 236; II,
-267, 883.
-
-Leone Apostippi, 439, 440.
-
-Leone, arcivescovo di Tessalonica, II, 48.
-
-Leone Foca, II, 262.
-
-Leone III, imperatore, detto l’Isaurico, 96, 174, 180, 184, 207, 217,
-220, 224, 250, 350, 491; II. 184.
-
-Leone V (l’Armeno), 192, 193, 231, 491, 497, 502.
-
-Leone VI (il Sapiente), 73, 243, 406, 415, 425, 471, 486, 518; II, 70,
-79, 80, 86, 88, 163; III, 279.
-
-Leone, logoteta, III, 347.
-
-Leone Opo, II, 377, 381.
-
-Leone, d’Ostia, 233, 458; III, 24, 31, 33.
-
-Leone II, papa, 29.
-
-Leone III, papa, 184, 190, 194, 192, 224, 230, 231.
-
-Leone IV, papa, 366, 367, 389.
-
-Leone IX, papa, III, 41, 42, 43, 44, 46, 47.
-
-Leone X, papa, 234.
-
-Leone, schiavo, figlio di Malacrino, III, 234.
-
-Leone, spatario, 191.
-
-Leone, spatario e logoteta, 213.
-
-Leone, da Tripoli di Siria, II, 88, 89.
-
-Leone, vescovo di Catania, II, 402.
-
-Leone, vescovo di Sicilia, II, 172, 214, 402, 405.
-
-Leone, vescovo di Tessalonica, 503.
-
-Leonzio, prefetto, 243.
-
-Letronne, 8.
-
-Lewâta, tribù berbera, II, 32, 37, 52; III, 211.
-
-Lewati, III, 211.
-
-Libertino, 15, 28.
-
-Liguri, 196; III, 423.
-
-Lipari (abate e vescovo di), III, 276, 356, 363.
-
-Liutprando, re, 158, 182.
-
-Liutprando, scrittore, II, 214, 262.
-
-Lodovico I, imperatore, 232; III, 47.
-
-Lodovico II, imperatore, 365, 367, 369, 370, 373, 376, 377, 378, 379,
-380, 381, 382, 383, 384, 387, 388, 389, 393, 433, 435, 436, 437; III,
-107.
-
-Lodovico II, re di Francia, detto il Balbo, 451, 453.
-
-Lodovico VII, re di Francia, III, 433, 434, 435, 498.
-
-Lodovico IX, re di Francia, III, 630, 631, 638, 653.
-
-Lokmàn-ibn-Jûsuf (Abu-Sa’îd), II, 222.
-
-Longobardi, 12, 22, 23, 24, 26, 76, 94, 178, 184, 185, 217, 313, 355,
-369, 374, 380, 381, 393, 408, 438; II, 32, 162, 163, 168, 169, 240,
-251, 322, 337, 372, 385; III, 5, 23, 183, 223, 319, 391, 398.
-
-Longpérier (de) Adriano, III, 792, 797, 812.
-
-Loreto (marchese di), III, 199.
-
-Loria Ruggiero, III, 357, 358, 831.
-
-Lotario I, imperatore, 238, 368.
-
-Lotario II, imperatore, III, 395, 397, 398.
-
-Luca, vescovo, 292.
-
-Luce, casato, III, 205.
-
-Lucio, governatore di Sicilia, 219.
-
-Lucrezio, 42; II, 101.
-
-Lucullo, II, 90.
-
-Lupino, III, 167.
-
-Lupo, II, 565.
-
-Lupo, protospatario, III, 24, 33.
-
-Lutero, III, 559.
-
-Luynes (duca di), XXII, XXX; 311; III, 202.
-
-
-M
-
-Ma’ad-ibn-Isma’il (Abu-Tamim), _v._ Mo’ezz-li-dîn-illah.
-
-Mabillon, 102, 103.
-
-Macedoni, dinastia bizantina, II, 41, 153.
-
-Machiavelli, LIV; II, 52, 176.
-
-Macri Domenico, X, XLIV.
-
-Macrojoanni, II, 244.
-
-Madiûna, tribù berbera, II, 36.
-
-Madonna dello Naupactitesse, confraternita, II, 298.
-
-Maffei Annibale, II, 453.
-
-Maffei Scipione, II, 453.
-
-Magadèo (Ibn-Mogêhid?), III, 580.
-
-Magded (Ibn-Mogêhid?), III, 580.
-
-Maggio Francesco Maria, IX.
-
-Maghâga, tribù berbera, II, 36.
-
-Magi, II, 106, 108, 109, 112, 115, 261.
-
-Magiari, II, 162, 169.
-
-Magonza (arcivescovo di), III, 544.
-
-Mahdi, califo abbasida, II, 112, 113; III, 816.
-
-Mahmûd-ibn-Khafâgia, 344.
-
-Mai, XXIII, XLIII.
-
-Maimon, gaito, III, 264, 378, 379.
-
-Maimonide, _v._ Musa-ibn-Meimûn.
-
-Mainieri, di Acerenza, III, 177, 178.
-
-Majone, III, 217, 232, 356, 360, 466, 482, 483, 484, 485, 493, 607.
-
-Maisar, 127.
-
-Makhlûf, III, 650.
-
-Mâkkâri, LV.
-
-Makrizi, LIV; III, 832, 833, 834, 846, 893.
-
-Malaceno, II, 245.
-
-Malacrino, III, 234.
-
-Malaterra Goffredo, III, 23, 24, 33.
-
-Malati, III, 212.
-
-Maleditto Guglielmo, III, 291.
-
-Maledotto, casato, III, 221.
-
-Malek-Adel, III, 634, 635.
-
-Malek-ibn-Anas, 149, 150, 151, 253, 256, 474; II, 12, 23, 220, 222, 371.
-
-Malek-Ascraf, III, 639, 640, 647, 648, 649.
-
-Malek-Kâmil, III, 634, 636, 637, 638, 639, 640, 641, 642, 643, 644,
-645, 646, 647, 648, 649, 650, 651, 692.
-
-Malek-Mansûr, XLVI; II, 521.
-
-Malek-Mes’ûd, III, 641.
-
-Malek-Mo’azzam, III, 634, 637, 638, 639.
-
-Malek-Nâsir, III, 639, 647.
-
-Malek-Salih, III, 492, 647, 653.
-
-Malek-Sciah, III, 520.
-
-Malekiti, giuristi, II, 335; III, 716.
-
-Malgerio, conte di Capitanata, III, 45.
-
-Malgerio, figliuolo del conte Ruggiero, III, 195.
-
-Malgerio, nobile siciliano, III, 580, 581.
-
-Maloto, III, 7, 9.
-
-Malta (da) Paólino, III, 788.
-
-Maltzan (barone di), III, 831.
-
-Mamuca, 101, 102, 103.
-
-Mamûn, califo abbasida, LIV; 226; II, 100, 466, 505, 623, 624, 674.
-
-Manca Filippo, III, 208.
-
-Mandralisca (barone di) III, 822.
-
-Manfredi, re di Sicilia, XXXVIII: II, 347; III, 266, 594, 654, 690,
-698, 707, 711, 712.
-
-Manfredo, marchese aleramida, III, 199, 200.
-
-Mani, 138; II, 109.
-
-Maniace Giorgio, VII; II, 346, 376, 378, 379, 380, 381, 382, 383, 384,
-385, 386, 387, 388, 389, 390, 391, 392, 395, 410, 415, 416, 417, 418,
-422, 423, 487, 517; III, 30, 31, 34, 39, 56, 327, 843.
-
-Manichei, 27, 510; II, 109, 110, 111, 113, 117.
-
-Mansûr, _v._ Isma’il-ibn-Mohammed.
-
-Mansûr. _v._ San Giovanni Damasceno, II, 100.
-
-Mansûr, califo abbasida, II, 112; III, 840.
-
-Mansûr, figliuolo di Bolukkin, II, 355, 356, 362.
-
-Mansûr, _v._ Hâkem-biamr-illah.
-
-Mansûr-ibn-Nâsir-ibn-’Alennâs, II, 529, 530.
-
-Mansûr Tonbodsi 155, 156, 257, 295.
-
-Manuele Foca, II, 213, 214, 262, 264, 266, 267, 271, 273, 382, 413;
-III, 56.
-
-Maometto, XLI, XLV, XLVII, LI; 30, 43, 44, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54,
-55, 56, 57, 58, 59, 60, 62, 63, 68, 70, 81, 101, 472, 482, 483; II, 13,
-14, 15, 16, 74, 105, 107, 117, 132, 136, 229, 231, 233, 235, 269, 280,
-436, 453, 454, 456, 460, 461, 478, 484, 492, 493, 495; III, 1, 49, 436,
-462, 470, 532, 534, 644, 647, 701, 702, 724, 727, 729, 732, 758.
-
-Marabuti, II, 38; III, 374.
-
-Maracava Niccolò, III, 288.
-
-Maraldo, III, 196.
-
-Marangone, XXIX.
-
-Marano, gaito, III, 447.
-
-Marcel, III, 834.
-
-Marchia (de) Angelo, III, 688.
-
-Marchisi, casato, III, 221.
-
-Marcioniti, II, 109.
-
-Marcualdo, o Marqualdo, _v._ Anweiler (de).
-
-Mardaiti, 401, 413, 414.
-
-Margam-ibn-Sabir, III, 627.
-
-Mario, II, 90.
-
-Margarito, da Brindisi, detto Margaritone, XLVI; III, 523 a 529, 534,
-558, 607.
-
-Margherita, regina di Sicilia, III, 256, 493, 495, 498.
-
-Mari (de) Ansaldo, III, 357.
-
-Maria, martire, 45.
-
-Maria, figliuola di Teofilo, 297.
-
-Mariano Argino, II, 250, 251, 252.
-
-Maringo Giambattista, II, 298.
-
-Marino, duca d’Amalfi, 386.
-
-Maris, Marisc o Marîsh, II, 211.
-
-Marocco (re di), III, 379.
-
-Maroniti, XLIV; II, 405, 681.
-
-Marozia, II, 160.
-
-Marrekosci, _v._ Abd-el-Wàhid.
-
-Marsden, XXIV; III, 450, 816
-
-Marilnez Marco Antonio, II, 303, 304.
-
-Martino, gaito, III. 263, 489.
-
-Martino I, papa, 77, 78, 79, 84, 89, 91, 94, 96.
-
-Masmuda, tribù berbera, III, 622.
-
-Masmudi, _v._ Almohadi.
-
-Massar, 368, 370.
-
-Mas’ûdi, XL; III, 669.
-
-Matilde (la contessa), III, 143, 191.
-
-Matilde, figliuola del conte Ruggiero, III, 195.
-
-Matranga, XXXIV, XLIII; 489.
-
-Matteo, arcivescovo di Capua, III, 568.
-
-Matteo, notaro, III, 324.
-
-Matthews, 63.
-
-Maugerio, III, 38.
-
-Maurizio, imperatore, 76.
-
-Maurolico, 495; II, 59.
-
-Mawerdi, XXVIII.
-
-Mawkifi, Mohammed e Abu-l-Farag, II, 521, 522.
-
-Mazari, _v._ Mohammed-ibn-Ali-ibn-Omar-ibn-Mohammed, e
-Mohammed-ibn-Mosallim.
-
-Mazdak, 74, 138; II, 109, 110, 111, 112, 113.
-
-Mazdakiani, II, 110, 112, 117.
-
-Me’àfir, tribù arabica, II, 541; III, 210.
-
-Medini, casato, III, 212.
-
-Medkur, II, 420, _v._ Abd-Allah-ibn-Menkut.
-
-Megber-ibn-Mohammed-ibn-Megber, II, 522, 523.
-
-Mehdi, almohade, _v._ Mohammed-ibn-Tumert.
-
-Mehdi, fatimita, _v._ Obeid-Allah.
-
-Meimûn-ibn-Amr (Abu-’Amr), cadi, II, 222, 225.
-
-Meimûn, capitano d’Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 53, 54.
-
-Meimûn, carnefice d’Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 60, 61.
-
-Meimûn-ibn-Ghania, II, 415.
-
-Meimûn. figlio di Hosein, da Palermo, III, 256.
-
-Meimûn(Abu-Mohammed), III, 377.
-
-Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn, III, 378.
-
-Meimûn-ibn-Musa, II, 185, 186.
-
-Meimuna, figlia d’Hassân-ibn-Ali, Hodseilita, III, 213, 751.
-
-Meimuna, figlia di Hawwasci, II, 418, 549, 550.
-
-Meklata, tribù berbera, II, 37, 421; III, 212.
-
-Meledio, III, 97, 101.
-
-Meles, III, 291.
-
-Melfi (casato), III, 211.
-
-Meli, XII.
-
-Melo (Ismaele), II, 342; HII, 22, 25, 26, 27, 29, 30, 53, 799.
-
-Menelao supposto re di Sicilia, VII.
-
-Menkûr, II, 420, _v._ Abd-Allah-ibn-Menkût.
-
-Mercator, III, 678.
-
-Merinidi, LIII
-
-Merlo Giovanni, XXXV.
-
-Merwan, II, 99.
-
-Mesciti, casato, III, 205, 875.
-
-Mesrata, tribù berbera, III, 212.
-
-Messala, III. 817.
-
-Messia, II, 106, 128.
-
-Messina (archimandrita di), III, 309, 337, 525.
-
-Messina (arcivescovo di), III, 245, 256, 286, 308, 321, 441, 580.
-
-Messina (da) Bartolommeo, III, 707.
-
-Messina (da) Giovanni, III, 532.
-
-Messina (da) Stefano, III, 690.
-
-Mes’ûd, II, 171.
-
-Mes’ûd Bâgi, II, 66.
-
-Mes’ûd Koresci, III, 256.
-
-Mes’ûdi, III, 212.
-
-Metkud, II, 420, _v._ Abd-Allah-ibn-Menkût.
-
-Metodio, 20, 220, 496, 497, 498, 499, 502, 503.
-
-Meursius, 73.
-
-Meziza, tribù berbera, II, 35.
-
-Miceli Dionisio, III, 605.
-
-Michele, ammiraglio, 428.
-
-Michele, capitano in Calabria, 517.
-
-Michele Characto, II, 79.
-
-Michele Doceano, il Fusaiolo, II, 381, 390, 392, 393; III, 30, 31, 32,
-33.
-
-Michele, governatore di Palermo, 248.
-
-Michele I, imperatore, detto Rangabe, 192, 227, 498.
-
-Michele II, detto il Balbo, 164, 193, 194, 220, 239, 242, 243, 245,
-250, 251, 252, 274, 281, 287, 288, 494, 497.
-
-Michele III, imperatore, 332, 338, 341, 501, 503, 506; II, 48.
-
-Michele IV, imperatore, detto il Paflagone, II, 379, 384, 393.
-
-Michele V, imperatore, detto Calafato, II, 384, 394.
-
-Michele VII. imperatore. III, 144.
-
-Michele, medico, III, 868.
-
-Michele, padre di Giorgio, d’Antiochia, III, 361.
-
-Michele, patrizio di Sicilia, 190.
-
-Michele, re degli Slavi, II, 176. _Per errore_ Istachael, _ivi._
-
-Micheret de Iatino, III, 264.
-
-Midrariti, 129.
-
-Miknas o Miknasa, tribù berbera, II, 36.
-
-Milanesi Carlo, III, 700.
-
-Minimi di San Francesco di Paola. III, 120.
-
-Miniscalchi, XXXIV, XLIII; III, 368.
-
-Minoartino, casato, III, 221.
-
-Mirabetto, III, 597, 600.
-
-Mir-’Abs, _v._ Mirabetto.
-
-Mizize, 96, 98.
-
-Mo’aiti, _v._ Abu-Abd-Allah-el-Mo’aiti.
-
-Mo’àwia-ibn-abi-Sofiân, califo omeiade, 62, 69, 80, 81, 84, 85, 86, 87,
-88, 90, 99, 113, 127, 473; II, 103; III, 827.
-
-Mo’âwia-ibn-Hodeig, 84, 88, 90, 99, 113.
-
-Mobascer, III, 376.
-
-Modhar, ceppo di tribù arabiche, 109, 143, 158, 340; II, 233.
-
-Modica (di) Gualtiero, III, 518, 519.
-
-Moëller, XXIV, XL.
-
-Mo’ezz-ibn-Badîs, II, 39, 359, 360, 363, 364, 366, 368, 374, 376, 378,
-385, 397, 417, 418, 419, 423, 492, 500, 501, 518, 519, 547, 548, 550,
-551; III, 13, 79, 80, 81, 82, 92, 93.
-
-Mo’ezz-li-dîn-illah (Ma’ad-ibn-Isma’il, Abu-Tamim), califo fatimita,
-II, 39, 237, 238, 249, 254, 256, 257, 258, 259, 260, 262, 263, 267,
-269, 272, 274, 275, 277, 278, 279, 280, 281, 282, 283, 284, 286, 287,
-288, 289, 290, 291, 292, 293, 294, 310, 312, 313, 322, 330, 355, 364,
-456, 459; III, 851.
-
-Moferreg-ibn-Sâlem, 371, 372, 373, 374, 375, 377, 380, 436.
-
-Moferreg (Abu-Abd-Selem), 420, 421; II, 226, 229.
-
-Mogber-ibn-Ibrahim-ibn-Sofiân, 426, 427, 428.
-
-Mogêhid-ibn-Abd-Allah (Abu-l-Geisc), soprann. Amiri (Musetto), III, 2,
-4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 169, 375, 518.
-
-Mogêhid, _v._ Magadeo.
-
-Mogehiditi, III, 376.
-
-Mogheira, 61.
-
-Mogir-ed-dîn, III, 720, 721.
-
-Mohammed..., II, 211.
-
-Mohammed..., II, 522.
-
-Mohammed (Abu-Bekr), II, 511.
-
-Mohammed-ibn-Abd-Allah (VII secolo), 100.
-
-Mohammed-ibn-Abd-Allah (XII secolo), III, 371.
-
-Mohammed-ibn-Abd-Allah (Abu-Abd-Allah), II, 488.
-
-Mohammed-ibn-Abd-Allah(Abu-Bekr), II, 478, 542.
-
-Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Aghlab (Abu-Fihr), 231, 232, 292, 295, 296,
-299, 301, 320.
-
-Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Iûnis (Abu-Bekr), II. 486, 487, 499.
-
-Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Mesarra-ibn-Nagîh, II, 101.
-
-Mohammed-ibn-Abd-el-Aziz-ibn-Meimûn, III, 379, 476.
-
-Mohammed-ibn-Abd-el-Gebbâr-ibn-Mohammed-ibn-Hamdis (Abu-Hascim), II,
-528, 535.
-
-Mohammed-ibn-Abdûn, II, 210.
-
-Mohammed-ibn-’Abdûn, da Susa, II, 334, 335.
-
-Mohammed-ibn-Aghlab, 340, 341, 391.
-
-Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Aghlab, 372, 384, 389, 390, 393; II, 46.
-
-Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Ibrahim, detto il Siciliano, II, 226.
-
-Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Korhob, II, 150, 151, 156.
-
-Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Temîm (Abu-l-Arab), XLII.
-
-Mohammed-ibn-Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr (Abu-Bekr), II, 540.
-
-Mohammed-ibn-Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ, III, 752.
-
-Mohammed-ibn-Ali-ibn-Hasan-ibn-Abd-el-Berr (Abu-Bekr), II, 504, 505,
-506, 507.
-
-Mohammed-ibn-Ali-ibn-Omar-ibn-Mohammed, detto Mazari e Temîmi
-(Abu-Abd-Allah), II, 483, 484, 485, 486, 488.
-
-Mohammed-ibn-Ali, Sciarfi, 168.
-
-Muhammed-ibn-Ali-ibn-Sebbâgh (Abu-Abd-Allah), il Segretario, II, 501,
-515, 519.
-
-Mohammed-ibn-Ali (Abu-Tâher), da Bagdad, II, 492.
-
-Mohaiumed-ibn-Ali-ibn-abi-Taleb, II, 115.
-
-Mohammed-ibn-Asci’ath, II, 204.
-
-Mohammed-ibn-Attar (Abu-Abd-Allah), II, 516, 541.
-
-Mohammed-ibn-Aus, 171.
-
-Mohammed-ibn-abi-Bekr-ibn-Abd-er-Rezzâk (Abu-Abd-Allah), III, 736.
-
-Mohammed-ibn-abi-Edrîs, 171.
-
-Mohammed-ibn-Fadhl, 421, 422, 423, 429, 431.
-
-Mohammed-ibn-abi-l-Fadhl, III, 737.
-
-Muhammed-ibn-Fâs, II, 454.
-
-Mohammed-ibn-abi-Fereg-ibn-Fereg-ibn-abi-l-Kâsim, Kattâni
-(Abu-Abd-Allah), II, 498, 499.
-
-Mohammed Gebasût, III, 206.
-
-Mohammed-ibn-Genâ, II, 210.
-
-Mohammed-ibn-el-Gewari, 276, 284, 297.
-
-Mohammed-ibn-Haiûn (Abu-Abd-Allah), II, 476.
-
-Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Ali, di casa kelbita, II, 191, 330, 333.
-
-Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Ali-Rebe’i (Abu-Bekr), II, 488.
-
-Mohammed-ibn-Hasan — ibn-Kereni (Abu-Abd-Allah), II, 464, 542.
-
-Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Tazi(Abu-Abd-Allah), II, 471, 511.
-
-Mohammed-ibn-Hamw, II, 187.
-
-Mohammed-ibn-Haukal (Abu-l-Kasim), II, 294, 295, _v._ Ibn-Haukal.
-
-Mohammed-ibn-Hosein-ibn-Kerkudi (Abu-l-Feth), II, 515.
-
-Mohammed-ibn-Hosein-Marwazi (Abu-Gia’far), II, 224.
-
-Mohammed-ihn-abi-Hosein, 353, 390.
-
-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Musa (Abu-Bekr), II, 480, 493.
-
-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Thimna, soprannominato El-Kâdir-billah, II,
-418, 420, 421, 422, 548 a 552; III, 60, 62, 63, 65, 70, 71, 72, 73, 74,
-76, 77, 78, 79, 80, 82, 86, 87, 93, 109, 117, 162, 218, 266, 308, 326.
-
-Mohammed, cugino d’Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 75.
-
-Mohammed-ibn-Iezid, 171.
-
-Mohammed-ibn-Isa-ibn-Abd-el-Mon’im (Abu-Abd-Allah), III, 689, 690, 748.
-
-Mohammed-ibn-Ishak, III, 514.
-
-Mohammed-ibn-abi-Ishak-ibn-Giâmi’, III, 496.
-
-Mohammed-ibn-Isma’il-ibn-Gia’far, alida, II, 116.
-
-Mohammed-ibn-Kâsim-ibn-Zeid (Abu-Abd-Allah), II, 516, 539.
-
-Mohammed-ibn-abi-l-Kâsim (Abu-Abd-Allah), III, 736.
-
-Mohammed-ibn-Khafâgia, 345, 347, 349, 350, 352, 353, 378, 390, 391.
-
-Mohammed-ibn-Khorassân (Abu-Abd-Allah), II, 224, 225, 496.
-
-Mohammed-ibn-Korhob, II, 52.
-
-Mohammed-ibn-Mansûr, Sem’àni, II, 498, 499.
-
-Mohammed-ibn.... _v._ Mawkifi.
-
-Mohammed-ibn-Meimûn, III, 378.
-
-Mohammed-ibn-Mekki-ibn-abi-d-Dsikr, III, 736.
-
-Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Edrîs (Abu-Abd-Allah), v.
-Edrîsi.
-
-Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Mohammed, soprannominato Fakhr-ed-din, III,
-737.
-
-Mohammed-ibn-abi-Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Zafer (Abu-Hascim), XLIV;
-III, 541, 714, 715, 716, 717, 718, 720, 721, 722, 723, 724, 725, 726,
-727, 729, 730, 731, 733, 734, 735, 737.
-
-Mohammed (Abu-Mohriz), 154, 255, 256, 259, 296.
-
-Mohammed-ibn-Mokâtil, 145.
-
-Mohammed-ibn-Mosallim, Mazari (Abu-Abd-Allah), II, 486; III, 735.
-
-Mohammed-ibn-Obeid-Allah (Abu-l-Kàsim), soprannominato
-El-Kaimbiamr-illah, 235; II, 133, 135, 179, 180, 181, 188, 195, 196,
-199, 200, 201, 202, 205, 234, 237; III, 260.
-
-Mohammed Pacione, III, 206.
-
-Mohammed-ibn-Rescîd, III, 414, 413, 472.
-
-Mohammed-ibn-Sâbik (Abu-Bekr), II, 482, 494.
-
-Mohammed-ibn-Sados (Abu-Abd-Allah), II, 512, 542.
-
-Mohammed-ibn-Sahl (Abu-Bekr), detto Rozaik, II, 515, 537.
-
-Mohammed-ibn-Sâlem, 299.
-
-Mohammed-ibn-Sâlem, soprannominato Gemàl-ed-dîn, XXXVIII.
-
-Mohammed-ibn-Sarcusi, II, 140, 146.
-
-Mohammed Scîli, II, 493.
-
-Mohammed-ibn-abi-Se àda, II, 453.
-
-Mohammed-ibn-Sehnûn, 277.
-
-Mohammed-ibn-Sindi, 302; II, 34.
-
-Mohammed-ibn-Sirîn, 56.
-
-Mohammed-ibn-Tûmert, detto il Mehdi, II, 485.
-
-Mohammed-ibn-Ziadet-Allah, II, 58.
-
-Mohibb-ed-dîn-ibn-Niggiâr, II, 491.
-
-Mohl, XLVI.
-
-Mohriz-ibn-Ziâd, III, 412.
-
-Moisè, maestro, III, 868.
-
-Moisè, III, 701.
-
-Moisè, di Corene, 105.
-
-Mokaddesi, _v._ Abu-Sciâma.
-
-Mokanna, II, 112, 115.
-
-Mokhalled-ibn-Keidâd (Abu-Iezîd), II, 196, 197, 198, 199, 200, 201,
-202, 203, 205, 206, 207, 229, 237, 287.
-
-Moktader-billah, califo abbasida, II, 149, 150.
-
-Moktader-billah, principe di Saragozza, III, 375.
-
-Moloch, 101.
-
-Mombeilard (conte di), III, 199.
-
-Mombrai (di) Ruggiero, III, 347.
-
-Mo’mir, figliuolo di Rescîd, III, 411, 412, 413.
-
-Mondsir, re di Hira, 76.
-
-Mongitore, XXIX.
-
-Monoteliti, 76, 77, 95, 96, 180.
-
-Montano, schiavo di San Gregorio, 202.
-
-Monti Vincenzo. III, 884.
-
-Montpellier (conte di), III, 376.
-
-Morgii, II, 99.
-
-Mori o Mauri, 104, 106, 228; III, 40, 57, 58.
-
-Moriella, III, 39, 270.
-
-Moroleone, II, 251.
-
-Morra, tribù arabica, II, 267.
-
-Morso, XIII, XIV, XVII, XXIII, XXIV; III, 878.
-
-Mortain (di) Pietro, III, 178.
-
-Mortillaro, XV, XVI, XXIII, XXIV, XXV; 284, 321; II, 6, 456 segg.; III,
-343, 812.
-
-Mos’ab-ibn-Mohammed-ibn-abi-Forât (Abu-l-Arab), II, 524, 525, 543.
-
-Moscerif-ibn-Râscid (Abu-l-Fadhl), II, 520, 544.
-
-Moslim, il Tradizionista, II, 483.
-
-Mostanîr-ibn-Habbâb, 172.
-
-Mostanser-billah (Abu-Temîm), califo fatimita, II, 456.
-
-Mostanser-billah, principe hafsita di Tunis
-(Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid, soprannominato),
-XLIX; III, 631.
-
-Mo’tamid-ibn-Abbâd, II, 524, 525, 527, 528, 529, 530, 535.
-
-Mo’tasem, principe d’Almeria, II, 535.
-
-Mo’tadhed-billah, califo abbasida, II, 58, 74, 75, 76.
-
-Mo’tadhed-billah, di Siviglia, _v._ Abbâd-ibn-Mohammed.
-
-Motazeliti, II, 98, 99, 105.
-
-Motenebbi, II, 334, 365, 509, 512, 513, 535.
-
-Mowahhidi, _v._ Almohadi.
-
-Motewakkel, califo abbasida, XL; 327, 360.
-
-Moura, LI.
-
-Mowalled, spagnuoli, II, 371.
-
-Mozaffer, II, 488.
-
-Mukhlûf, III, 262.
-
-Munch P. A., II, 383.
-
-Muratori, XXVIII, XXIX, XLVII, LV.
-
-Muriella, III, 39.
-
-Musa-ibn-Giâfar, alida, II, 116.
-
-Musa-ibn-Abd-Allah, II, 494.
-
-Musa-ibn-Ahmed (Abu-Sa’îd) soprannominato Dhaif, II, 156, 157, 159,
-160, 182, 190.
-
-Musa-ibn-Asbagh, Morâdi, II, 496.
-
-Musa-ibn-Kasim-el-K..r..di, III, 669.
-
-Musa-ibn-Meimûn, detto Maimonide, III, 705.
-
-Musa-ibn-Noseir, 122, 123, 124, 125, 131, 166, 167, 168, 169, 170, 178;
-II, 4.
-
-Musa Santagat, III, 246.
-
-Musetto e Mugeto, _v._ Mogêhid-ibn-Abd-Allah.
-
-Mussufa, tribù berbera, III, 518.
-
-Musulice, stratego, 416, 420.
-
-Musulmani, XL, XLV, L, LIV; 52, 53, 54, 56, 59, 63, 64, 70, 73, 75, 78,
-80, 81, 82, 87, 88, 89, 90, 92, 95, 96, 97, 98, 99, 101, 102, 129, 139;
-II, 41, 42, 48, 53, 61, 65, 67, 70, 71, 74, 75, 78, 81, 82, 85, 89,
-91, 97, 98, 99, 100, 101, 102, 111, 117, 118, 119, 120, 144, 146, 149,
-160, 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 169, 170, 171, 175, 180,
-193, 205, 206, 213, 216, 217, 228, 229, 236, 238, 239, 240, 242, 245,
-247, 248, 250, 251, 252, 253, 256, 257, 258, 259, 260, 261, 263, 264,
-266, 268, 269, 271, 273, 276, 286, 290, 295, 299, 300, 301, 302, 305,
-309, 310, 312, 314, 315, 316, 319, 322, 323, 327, 328, 330, 335, 336,
-338, 339, 340, 341, 342, 347, 353, 364, 365, 367, 370, 371, 372, 377,
-378, 382, 387, 388, 392, 393, 396, 397, 398, 399, 400, 401, 402, 404,
-406, 407, 409, 412, 415, 417, 419, 422, 423, 427, 435, 436, 443, 445,
-449, 450, 452, 455, 461, 477, 479, 484, 485, 492, 493, 494, 496, 505,
-521, 527, 544, 545; III, 1, 2, 3, 4, 6, 7, 9, 12, 13, 14, 25, 28, 54,
-55, 58, 60, 64, 65, 67, 68, 70, 71, 72, 73, 74, 80, 85, 86, 90, 91, 92,
-93, 95, 97, 102, 105, 106, 109, 112, 113, 117, 121, 122, 125, 127, 129,
-132, 135, 136, 147, 148, 149, 150, 152, 153, 154, 155, 156, 157, 159,
-162, 163, 164, 167, 169, 170, 172, 176, 178, 180, 181, 182, 186, 187,
-188, 189, 190, 194, 200, 208, 217, 218, 228, 236, 242, 248, 253, 254,
-255, 256, 262, 265, 267, 269, 270, 281, 285, 291, 293, 297, 298, 300,
-303, 305, 308, 318, 324, 329, 334, 335, 338, 345, 348, 349, 350, 358,
-359, 360, 365, 367, 374, 377, 382, 383, 388, 392, 396, 400, 402, 409,
-411, 416, 417, 418, 420, 424, 431, 434, 438, 442, 443, 446, 447, 464,
-465, 468, 469, 472, 473, 477, 478, 482, 484, 485, 486, 487, 488, 498,
-499, 500, 501, 505, 506, 508, 509, 510, 511, 520, 523, 528, 531, 532,
-533, 534, 535, 536, 537, 538, 543, 546, 547, 550, 551, 553, 555, 557,
-572, 573, 574, 575, 576, 577, 578, 579, 580, 583, 584, 585, 586, 587,
-588, 591, 592, 593, 595, 597, 598, 602, 603, 606, 609, 613, 614, 616,
-919, 925, 626, 628, 633, 638, 642, 644, 645, 646, 648, 654, 655, 668,
-673, 681, 686, 689, 704, 711, 714, 715, 716, 722, 723, 729, 733, 734,
-754, 767, 768, 778, 779, 780, 788, 790, 795, 796, 797, 799, 803, 816.
-
-Musulmano Impero, II, 100, 105, 106, 108, 110, 118, 462.
-
-Muzaito, III, 12, Musetto, _v._ Mogêhid.
-
-Muzalone Giovanni, II, 153.
-
-
-N
-
-Nabatei, II, 447.
-
-Nabili, III, 212.
-
-Nahd, tribù arabica, II, 522.
-
-Napoli (casato), III, 843, 849.
-
-Napoli (duca di), III, 393.
-
-Narbona (visconte di), III, 376.
-
-Narducci Enrico, III, 884.
-
-Nasar, 393, 413, 414, 415, 416, 422, 439, 516.
-
-Nâsir, califo almohade, III, 622.
-
-Nâsir-ed-dawla-ibn-Hamadân, II, 521.
-
-Nasr-ibn-Ibrahim (Abu-l-Feth), II, 100.
-
-Nasrûn-ibn-Fotûh-ibn-Hosein, Kherezi, II, 506.
-
-Nazardino o Zefedino, III, 634.
-
-Nazareni, III, 576.
-
-Nefûsa, tribù berbera, II, 57.
-
-Nefzâwa, tribù berbera, 156; III, 212.
-
-Negri, 408; II, 32, 137, 168, 196, 217, 292, 351, 362, 385; III, 373,
-447, 506.
-
-Negro, _v._ Abu-Nottâr.
-
-Nekkariti, II, 139, 197, 198, 200, 202, 287.
-
-Nerone, 16.
-
-Nessel (de) Daniele, 507.
-
-Newâwi, XLIX.
-
-Niccolò, ambasciatore bizantino, II, 279, 280, 313.
-
-Niccolò, ammiraglio, III, 356.
-
-Niccolò, camarlingo, III, 347.
-
-Niccolò, figliuolo di Eugenio, ammiraglio, III, 353.
-
-Niccolò, detto Farrâsc, III, 262.
-
-Niccolò, di Filippo, III, 208.
-
-Niccolò Logoteta, III, 262.
-
-Niccolò, monaco, II, 219.
-
-Niccolò I, papa, 500, 501.
-
-Niccolò II, papa, III, 44, 47, 48, 49.
-
-Niccolò, protonotario, III, 416.
-
-Niccolò, di Vitale, III, 209.
-
-Niceforo Callistio, 76.
-
-Niceforo Foca, 424, 425, 440, 441, 461; II, 42.
-
-Niceforo, governatore di Nauplia, II, 367.
-
-Niceforo I. imp., 191; II, 403.
-
-Niceforo (Foca) II, imp., II, 174, 253, 259, 260, 261, 262, 263, 268,
-273, 278, 279, 280, 281, 310, 311, 312, 313, 322, 323.
-
-Niceforo, maestro, II, 313.
-
-Niceforo, patriarca, 497.
-
-Niceforo, vescovo di Mileto, II, 264.
-
-Niceta, 350.
-
-Niceta Davidde, 420.
-
-Niceta, eunuco, II, 279.
-
-Niceta, moglie di Niccolò, figliuolo d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
-
-Niceta Orifa (an. 871-880), 378, 379, 380, 413, 425, _v._ Orifa.
-
-Niceta, patriarca, _v._ Ignazio, 498.
-
-Niceta, patrizio di Sicilia, 190; II, 184.
-
-Niceta, protospatario, II, 261, 264, 271, 272.
-
-Niceta, da Tarso, 405.
-
-Nicholson, XLI.
-
-Nicodemo, arcivescovo di Palermo, II, 396, 402; III, 130, 131.
-
-Nicola-ibn-Leo, III, 205.
-
-Nicola Nomothetis, III, 205.
-
-Nilo Doxopatro, III, 460, 461, 661.
-
-Nilo, monaco, II, 391, 411, 444, 446.
-
-Ninfa, madre di Giorgio, d’Antiochia, III, 255.
-
-Nizâr, tribù arabica, II, 488.
-
-Nizâmiti, II, 99.
-
-No’man, re di Hira, III, 893.
-
-Norandino, XLV, XLIX; III, 462, 505, 520, 522, 529, 718 a 721, 723, 764.
-
-Nordbrikt, II, 384.
-
-Normanni, II, 64, 193, 300, 301, 344, 372, 380, 382, 388, 389, 392,
-394, 395, 396, 398, 399, 401, 402, 403, 416, 417, 421, 422, 428, 436,
-451, 452, 458, 460, 488, 513, 524, 527; III, 12, 15, 16, 18, 19, 21,
-22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 33, 34, 35, 36, 38, 39, 41,
-42, 43, 44, 45, 46, 48, 49, 52, 53, 54, 55, 56, 61, 62, 63, 64, 65, 68,
-69, 73, 75, 77, 78, 79, 81, 83, 84, 86, 87, 90, 91, 93, 94, 96, 98, 99,
-100, 104, 107, 108, 109, 110, 111, 113, 114, 115, 116, 118, 119, 120,
-121, 122, 123, 124, 125, 127, 128, 129, 130, 133, 136, 145, 148, 149,
-152, 155, 162, 163, 164, 165, 174, 177, 200, 207, 209, 213, 222, 233,
-253, 254, 268, 276, 299, 309, 326, 327, 328, 335, 339, 341, 350, 367,
-394, 398, 406, 414, 458, 517, 554, 656, 772, 780, 812, 821, 853, 854.
-
-Normanni, dinastia di Sicilia, XXXI, L, LIV; 443; III, 298, 335, 381,
-460, 867, 889.
-
-Notari, casato, III, 205, 875.
-
-Nowairi, XIV, XIX, XX, XXVII, LI.
-
-Nûr-ed-dîn (Mahmûd-ibn-Zengui, soprannominato), _v._ Norandino.
-
-Nûri, sufita, II, 480.
-
-
-O
-
-Obeid-Allah-ibn-Habâb, 172, 173.
-
-Obeid-Allah, detto il Mehdi, primo califo fatimita, _v._
-Sa’îd-ibn-Hosein, II, 118, 120, 132 a 139, 141 a 146, 150, 151, 154 a
-156, 159, 160, 168, 170, 173, 174, 176, 179, 182, 183, 188, 225, 234,
-237, 242, 456; III, 404.
-
-’Obeida-ibn-Abd-er-Rahman, 135, 171 a 173.
-
-Obeiditi, _v._ Fatimiti, II, 132.
-
-Oca Filadelfo, II, 291.
-
-Occidente (impero di), III, 5, 26, 40, 144.
-
-Occimiano (marchesi di), III, 199.
-
-Oddone, lombardo, III, 224, _v._ Odone e Otone.
-
-Odenato, 31.
-
-Odilone, abate di Cluny, III, 13.
-
-Odin, II, 512; III, 15, 16, 18.
-
-Odoacre, 11, 12; II, 90.
-
-Odone, duca, II, 325.
-
-Offamilio Bartolommeo, III, 568.
-
-Offamilio Gualtiero, III, 256, 502, 503, 530, 531, 542, 545, 563.
-
-’Okba-ibn-Heggiâg, 174
-
-’Okba-ibn-Nafi’, 100, 113, 114, 116, 117, 123, 129, 137, 173.
-
-Okley, 85.
-
-Olaf, re di Norvegia, II, 384, 385, 386.
-
-Olga, II, 385.
-
-Olimpio, esarco, 78, 79, 84, 89, 90.
-
-Oma-er-Rahman, II, 454.
-
-Omar-ibn-Scio’aib-el-Belluti (Abu-Hafs), 162.
-
-Omar il Grande, LII; 56, 57, 60, 62, 64, 65, 66, 67, 68, 70, 71, 79,
-80, 81, 109, 134, 476, 477, 478; II, 17, 18, 26, 30, 105, 123, 279,
-359, 360, 623, 645; III, 826, 855.
-
-Omar-ibn-Abd-Allah (Abu-Hafs), II, 516, 536.
-
-Omar-ibn-Abd-el-’Azîz, califo omeiade, III, 828.
-
-Omar-ibn-Ali, da Siracusa, II, 511, v. Othman-ibn-Ali.
-
-Omar-el-Bellûti (Abu-Hafs), 162, 163, 164.
-
-Omar-ibn-Crisobolli, III, 206.
-
-Omar-ibn-Fulfûl (Abu-Hafs), III, 423.
-
-Omar-ibn-Hasan (Abu-Hafs), contemporaneo di re Ruggiero, III, 462, 758.
-
-Omar-ibn-Hasan-ibn-Setabrîk (Abu-Hafs), II, 540.
-
-Omar-ibn-Hasan (Abu-Hafs), spagnuolo, II, 523.
-
-Omar-ibn-Hasan (Abu-Hafs), (Ibn-Kuni?), II, 498.
-
-Omar-ibn-Hasan-ibn-Kûni (Abu-Hafs), II, 464, 511.
-
-Omar-ibn-abi-l-Hasan-Hosein-el-Forriâni, III, 419, 469, 470, 472, 473.
-
-Omar-ibn-Hosein-et-Tamîmi, III, 256.
-
-Omar-ibn-Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid (Abu-Hafs), principe hafsita di Tunis,
-III, 631.
-
-Omar-ibn-Iebia-ibn-Mohammed (Abu-Hafs), ceppo della dinastia hafsita,
-III, 622.
-
-Omar-ibn-Ieîsc, da Susa, II, 498, 521.
-
-Omar-ibn-Khelef-ibn-Mekki (Abu-Hafs), XLIX; II, 509, 513, 514.
-
-Omar-ibn-Madî-Karîb, 73.
-
-Omar-ibn-Scio’aib (Abu-Hafs), II, 376, 377.
-
-Omâra-ibn-abi-l-Hasan, III, 506, 507.
-
-Omeia, _v._ Abu-s-Salt.
-
-Omeiadi, 62, 65, 69, 71, 119, 136, 138, 139, 140, 141, 144, 159, 226,
-229; II, 97, 99, 107, 200, 210, 219, 283, 355, 358; III, 5, 337, 446,
-662, 883.
-
-Omero, 42; III, 207.
-
-Omoniza, 240.
-
-Onorio, imperatore, 200, 211.
-
-Onorio I, papa, 77.
-
-Onorio II, papa, III, 392, 393, 395.
-
-Onorio III, papa, III, 600, 603, 635.
-
-Orazio, II, 519.
-
-Oreste, eunuco, II, 365, 367, 377.
-
-Oriente (impero di), II, 338; III, 36, 40, 144, 162.
-
-Orifa (an. 825), 164, 242, 243, _v._ Hiceta Orifa.
-
-Orlando Diego, III, 300.
-
-Ormondo, _v._ Drengot.
-
-Orsello, di Baliol, III, 98, 99.
-
-Orseolo Pietro, doge di Venezia, II, 341, 377.
-
-Orso, figliuolo di Radelchi, 361, 379.
-
-Orso, vescovo di Girgenti, III, 593, 594.
-
-Ostrogoti, 12.
-
-Othman-ibn-Abd-er-Rahîm-ibn-Abder-Rezzâk-ibn-Gia’far-ibn-Bescrûn-ibn-Scebîb,
-III, 759.
-
-Othman-ibn-Abd-er-Rahman, soprannominato Ibn-es-Susi, III, 751.
-
-Othman-ibn-Affân, califo, 62, 69, 86, 87, 90, 109; II, 103, 453, 472,
-473; III, 517.
-
-Othman-ibn-Ali-ibn-Omar, da Siracusa (Abu-Amr), II, 476, 511, 542.
-
-Othman-ibn-’Atik (Abu-Sa’îd), II, 535.
-
-Othman, di Bari, 436.
-
-Othman-ibn-Harrâr, II, 306.
-
-Othman-ibn-Heggiâg (Abu-Omar), II, 489.
-
-Othman-ibn-Jûsuf, Howari, III, 256.
-
-Othman-ibn-Korhob, 295.
-
-Othman-ibn-abi-Obeida, 172.
-
-Othman, pellegrino, III, 236.
-
-Otone o Oddone, capitano del conte Ruggiero, III, 156, 225.
-
-Otone I, imperatore, II, 262, 263, 278, 311, 312, 321, 409; III, 199.
-
-Otone II, imperatore, II, 308, 321, 322, 323, 324, 325, 326, 327, 328,
-329, 344; III, 62.
-
-Otone III, imperatore, II, 318, 338, 339; III, 47.
-
-Otone IV, imperatore, III, 588, 589, 590, 800.
-
-Otone, marchese aleramide, III, 199.
-
-Ottomani, 264.
-
-
-P
-
-Pacione, cognome, III, 206, 875.
-
-Pagani, 26; II, 442; 66, 101, 123, 131, 207, 574, 612.
-
-Paladino, III, 635, _v._ Saladino e Malek-Adel.
-
-Palata, 248, 258, 259, 266, 267, 268; II, 269.
-
-Palear (de) Gualtiero, vescovo di Troja, III, 568, 569, 571, 572, 620.
-
-Palermitani, II, 65, 66, 120, 121, 122, 124, 126, 130, 131, 140, 141,
-142, 147, 158, 186, 190, 223, 306, III, 487, 793.
-
-Palermo (arcivescovo di), III, 128, 137, 304, 474, 498, 502, 533, 543,
-545, 565, 638, 641.
-
-Palermo (Chiesa di), III, 238, 239, 247, 256, 275, 310, 312, 325, 328,
-542, 565, 573, 588.
-
-Palermo (clero di), III, 587.
-
-Palermo (da) Giovanni, III, 692, 693, 694, 695.
-
-Palermo (da) maestro Mosè, III, 697.
-
-Palermo (da) Perrono, III, 628.
-
-Palmer Riccardo, III, 217, 495, 502, 503, 531.
-
-Panciroli Guido, III, 803.
-
-Pandolfo Capo di ferro, II, 311.
-
-Pandone, 360, 452.
-
-Pandonolfo, 452, 455.
-
-Panteisti, II, 98.
-
-Paolo, diacono, 96, 99.
-
-Paolo, ministro di Leone Isaurico, 217.
-
-Paolo Orosio, II, 219; III, 659, 671.
-
-Pari (corte de’) in Sicilia, III, 444.
-
-Parti, 138.
-
-Pasquale II, papa, III, 193.
-
-Pasquale, stratego, II, 245.
-
-Pasqualino Francesco, III, 203, 884, 885.
-
-Paterini, III; 610.
-
-Patricola Giuseppe, III, 794, 848, 856.
-
-Patti (Chiesa di), III, 221, 305, 308, 338, 876.
-
-Patti (di) Ansaldo, III, 57.
-
-Patzinaci, 351; III, 434.
-
-Pauliciani, 338, 440, 510, 511; II, 261, 392 394.
-
-Pellegrino Cammillo, III, 46.
-
-Pellissier et Rémusat, LVI.
-
-Pepoli, di Trapani, III, 795.
-
-Peranni Domenico, XXXV.
-
-Perron, 152.
-
-Pertz, XXVIII, XXIX.
-
-Pharos, XLI.
-
-Picingli Niccolò, II, 166.
-
-Picone Giuseppe, III, 614, 884.
-
-Pierio, 12.
-
-Pier l’Eremita, III, 223.
-
-Pietraszewschi, III, 450.
-
-Pietro II, re d’Aragona, III, 583, 631.
-
-Pietro, arcidiacono, III, 389.
-
-Pietro, arcivescovo di Lipari, III, 276.
-
-Pietro, diacono, 102; III, 76.
-
-Pietro, eunuco, III, 481, 484, 489, 490, 493, 494, 495, 496, 497.
-
-Pietro, gaito, III, 480, 481, 493 a 497.
-
-Pietro, martire, 511.
-
-Pietro, prete..., III, 256.
-
-Pietro, siciliano, III, 697.
-
-Pietro Siculo, vescovo degli Argivi, 507, 508, 509, 510, 511, 521.
-
-Pietro, tesoriere della Chiesa di Palermo, III, 545.
-
-Pietro il Venerabile, abate di Cluny, III, 414, 432, 440.
-
-Pietro, vescovo di Tauriano, 231.
-
-Pincinniaco (di) Guglielmo, III, 389.
-
-Pipino, 182.
-
-Pirro Rocco, XXIX; 18, 23, 28, 29.
-
-Pisa (da) Adaleta, III, 796.
-
-Pistona (da) Vitale, III, 288.
-
-Pitittu, casato, III, 205, 875.
-
-Pitrè, III, 887.
-
-Platone, III, 703.
-
-Plinio, 9, 10, 75, 199.
-
-Plotino, 502; III, 90, 91, 92.
-
-Plutarco, 199.
-
-Pococke, 63, 108.
-
-Poli, XXIV.
-
-Police Andrea, III, 208.
-
-Ponzone (marchesato di), III, 199.
-
-Porco Guglielmo, III, 600, 601, 607.
-
-Portirio, 17, 196; II, 438.
-
-Potho, catapano, II, 346.
-
-Power J., XXXV, XLI; II, 64.
-
-Prassinachio, II, 214, 264, 405, 412.
-
-Pratilli Francesco, XXIX.
-
-Probo, filosofo, 17.
-
-Probo, imperatore, 10.
-
-Procopio, 75, 105, 106; III, 478.
-
-Procopio, protovestiario, 439.
-
-Procopio, vescovo di Taormina, II, 84.
-
-Provenza (conte di), III, 584.
-
-Provenzali, III, 13.
-
-Pugliesi, II, 166; III, 31, 42, 116, 120, 145, 182, 347, 393, 543.
-
-Putheolis (de) Ugo, III, 221.
-
-
-Q
-
-Quatremère Etienne, XXXVIII, XLII, XLIX, LI, LIV, LV; 142.
-
-
-R
-
-Radalgiso, II, 338.
-
-Radelchi, 354, 357, 360, 361, 362, 363, 368, 369, 370, 372.
-
-Rader, 499.
-
-Rafi’-ibn-Makkân-ibn-Kâmil, III, 369, 370, 371, 372, 373, 411.
-
-Râik, tradizionista, II, 481.
-
-Raimondo, principe d’Antiochia, III, 433.
-
-Raimondo III, conte di Barcellona, III, 388, 389, 390.
-
-Raimondo, conte di Tolosa, III, 195.
-
-Raimondo, oratore di Raimondo III, conte di Barcellona, III, 389.
-
-Raimondo, vescovo, III, 594.
-
-Rainolfo, conte d’Avellino, III, 776.
-
-Rainolfo, _v._ Drengot.
-
-Rainolfo, conte d’Aversa, III, 28, 29, 30, 277.
-
-Rakamuwêih, II, 33, 65, 69.
-
-Rampoldi, XIX, XX, XXI; 100, 119, 171, 346.
-
-Ramun, di Michiken, III, 264.
-
-Ranieri, di Manente, pisano, III, 579, 581.
-
-Raoul, prete, III, 256.
-
-Rascida, figliuola di Mo’ezz-li-dîn-illah, II, 448.
-
-Rawendi, II, 112.
-
-Raxdis (Rascîd), governatore di Messina, III, 56, 60.
-
-Rayca, II, 345; III, 30.
-
-Razi, III, 698.
-
-Razionalisti, II, 98.
-
-Read Thomas, XXXIX.
-
-Reb’a, tribù arabica, III, 211.
-
-Rebâb, tribù arabica, III, 829.
-
-Rebî’ (Abu-Soleiman), II, 230.
-
-Rebi’a, tribù arabica, 360; III, 211, 737.
-
-Redhwân, II, 521.
-
-Regiâ-ibn-Genâ, II, 211.
-
-Regiâ-ibn-abi-l-Hasan-Ali-ibn-abi-l-Kasim-Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ
-(Abu-l-Fadhl), III, 752.
-
-Reginaldo, 374.
-
-Reginone, 377.
-
-Regiomontano, III, 658.
-
-Reidân, II, 357.
-
-Reinaud, XXXIII, XXXVIII, XL, XLI, XLII, XLIV, XLVI, XLVII, XLVIII,
-XLIX, L, LI; III, 202.
-
-Reiske, XXXVIII, LI, LV.
-
-Reland Adriano, II, 453.
-
-Renan, III, 858.
-
-Renaudot, IX; III, 681.
-
-Rendacium, _v._ Sisinnio.
-
-Rendasc, II, 184.
-
-Rendâsci, 351.
-
-Renò (Reinault?), canonico, III, 291.
-
-Repostel Guglielmo, III, 25.
-
-Rescîd-ibn-Mo’tamid-ibn-’Abbâd, II, 528.
-
-Rescîd, schiavo d’Ibrahim, II, 53.
-
-Rescîd, signore di Kàbes, III, 411.
-
-Rhentacios, 351.
-
-Riâh, tribù arabica, III, 384.
-
-Ribbah-ibn-Ia’kûb-ibn-Fezara, 330, 331, 343, 353, 385, 390; II, 140.
-
-Riccardo, conte d’Aversa, III, 43, 45, 49, 53.
-
-Riccardo, conte di Caserta, III, 619.
-
-Riccardo, conte di Molise, III, 502.
-
-Riccardo Cuor di Leone, III, 529, 546, 549, 802.
-
-Riccardo I, duca di Normandia, III, 39.
-
-Riccardo II, duca di Normandia, II, 413; III, 26.
-
-Riccardo, gaito, III, 263, 500, 501, 502.
-
-Riccardo, principe di Capua, II, 23, 47, 116, 122, 123, 142, 143, 144,
-146, 186.
-
-Richar, II, 325.
-
-Ricimero, 11.
-
-Ricon (?), gaito, III, 263.
-
-Righa, tribù berbera, III, 211.
-
-Righi, III, 211.
-
-Robaldo, III, 288.
-
-Robertino, III, 692.
-
-Roberto, abate del Monte di San Michele, III, 428.
-
-Roberto, arcivescovo di Messina, III, 317, 346.
-
-Roberto, conte di Clermont, III, 195.
-
-Roberto, duca di Normandia, III, 13, 25.
-
-Roberto, figliuolo del duca di Borgogna, III, 347.
-
-Roberto Guiscardo, II, 349, 386, 397, 412, 416; III, 21, 22, 23, 27,
-38, 42, 43, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, 55, 57, 59, 60, 62,
-63, 65, 67, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 76, 77, 78, 79, 87, 88, 89, 102,
-104, 105, 106, 107, 108, 112, 114, 115, 116, 117, 120, 121, 122, 123,
-124, 125, 126, 127, 128, 129, 130, 131, 133, 134, 136, 138, 139, 140,
-141, 142, 143, 144, 146, 147, 148, 150, 158, 160, 161, 162, 163, 164,
-165, 182, 183, 184, 191, 196, 207, 214, 265, 266, 271, 273, 274, 298,
-299, 300, 301, 302, 303, 326, 331, 335, 338, 339, 342, 350, 352, 358,
-396, 451, 813, 864.
-
-Roberto, vescovo di Traina, III, 192, 193.
-
-Roberto, vescovo di Tricarico, II, 407.
-
-Roctè (?) Giovanni, III, 288.
-
-Rodeina, II, 336.
-
-Rodofilo, II, 89.
-
-Rodolfo, _v._ Drengot, III, 25, 26.
-
-Rodolfo, conte d’Ivry, III, 20.
-
-Rodolfo Glabro, III, 12.
-
-Rodrigo, 476.
-
-Roll, III, 17, 18, 53, 213.
-
-Roma (corte e Chiesa di), 15, 19, 21, 22, 29, 77, 84, 91, 95, 96, 179,
-183, 192, 197, 202, 218, 221, 444, 485, 498, 500, 502, 515, 518; II,
-402; III, 11, 45, 46, 48, 49, 192, 193, 205, 207, 217, 274, 304, 348,
-389, 394, 395, 430, 432, 468, 549, 569, 570, 574, 595, 701, 816.
-
-Roma (da) Paolo, arcivescovo di Morreale III, 797
-
-Romani, 39, 76, 78, 87, 96, 104, 118, 206, 417; II, 165, 203, 204, 264,
-321, 328, 329, 348, 337, 443; III, 58, 145, 393, 431, 468, 550, 566,
-593, 746.
-
-Romano I, imperatore (Lecapeno), II, 153, 154, 174, 175, 184, 219.
-
-Romano II, imperatore, II, 259.
-
-Romano III, imperatore (Argirio), II, 366, 367, 379.
-
-Romualdo, arcivescovo di Salerno, III, 438, 440, 466, 481, 495, 502,
-503, 558, 560, 842, 849.
-
-Romualdo, principe di Salerno, II, 338.
-
-Rostemidi, 130.
-
-Rotrou (di) Stefano, dei conti di Perche, III, 224, 497, 498, 499, 500,
-501, 503, 540, 542.
-
-Rouen (arcivescovodi), III, 49, 217, 559.
-
-Rouen (da) Stefano, vescovo di Mazara, III, 307.
-
-Rozaik, II, 515, _v._ Mohammed-ibn-Sahl.
-
-Rousseau Alphonse, XXXIV, XXXVIII, XXXIX, XLV, L, LV; II, 429.
-
-Ruffo, casato, III, 221.
-
-Ruffo Giordano, III, 697.
-
-Ruffo Guglielmo, III, 288.
-
-Ruffo, marchese, XXXV.
-
-Ruggiero, di Amalfi, III, 863.
-
-Ruggiero, conte di Geraci, III, 502.
-
-Ruggiero I, conte di Sicilia, XXXIX, XLVII; 236, 417, 469: II, 383,
-396, 397, 401, 403, 404, 450, 552; III, 23, 44, 45, 48, 49, 50, 51,
-52, 53, 54, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 67, 68, 69, 70, 71, 72,
-73, 75, 78, 79, 82, 83, 84, 85, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96,
-97, 98, 99, 100, 101, 103, 104, 105, 106, 111, 112, 113, 114, 115, 116,
-117, 119, 120, 124, 125, 126, 127, 128, 130, 131, 133, 134, 136, 139,
-140, 146, 147, 148, 149, 150, 151, 152, 153, 154, 156, 158, 159, 160,
-161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 174, 175, 176, 177, 178, 179,
-180, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 190, 191, 192, 193, 194,
-195, 196, 201, 207, 214, 217, 218, 225, 229, 230, 233, 236, 238, 241,
-245, 247, 254, 255, 257, 258, 261, 266, 267, 269, 271, 272, 273, 274,
-275, 276, 277, 284, 291, 298, 300, 301, 302, 303, 304, 305, 306, 307,
-309, 310, 311, 312, 313, 315, 324, 326, 327, 329, 331, 332, 333, 334,
-335, 339, 340, 343, 345, 348, 349, 350, 351, 352, 353, 358, 368, 396,
-446, 451, 485, 540, 621, 662, 794, 806, 813, 820, 821, 841, 848, 871.
-
-Ruggiero I, duca di Puglia, III, 22, 146, 165, 178, 183, 184, 185, 186,
-187, 239, 271, 272, 274, 343, 813.
-
-Ruggiero, figliuolo di Guglielmo I, di Sicilia, III, 485.
-
-Ruggiero Guiscardo, personaggio supposto, II, 412.
-
-Ruggiero Nanainà, II, 416.
-
-Ruggiero, re di Sicilia, XXXIX, XLI, XLIII, XLV, XLVII, L, LIII; 236,
-466, 469, 470, 488, 492, 494; II, 414, 429, 445; III. 48, 58, 153, 190,
-195, 196, 198, 200, 215, 223, 226, 228, 234, 252, 255, 262, 267, 275,
-276, 277, 284, 290, 294, 295, 296, 308, 309, 314, 323, 326, 332, 333,
-339, 343, 344, 345, 346, 348, 350, 351, 359, 360, 362, 363, 364, 365,
-366, 368, 369, 370, 371, 372, 373, 376, 378, 379, 380, 381, 383, 387,
-388, 389, 390, 391, 392, 393, 394, 395, 396, 397, 398, 399, 400, 402,
-403, 404, 405, 406, 411, 412, 413, 414, 415, 417, 420, 421, 422, 423,
-424, 425, 426, 428, 430, 431, 432, 433, 434, 433, 437, 438, 439, 440,
-441, 442, 443, 444, 445, 446, 447, 448, 449, 450, 451, 452, 453, 454,
-456, 458, 459, 460, 461, 462, 463, 464, 465, 468, 474, 491, 493, 494,
-504, 552, 557, 621, 655, 657, 660, 661, 662, 663, 665, 669, 670, 673,
-677, 678, 679, 680, 681, 682, 684, 685, 689, 691, 693, 699, 700, 719,
-746, 752, 754, 755, 758, 759, 760, 762, 769, 771, 772, 773, 775, 778,
-780, 781, 784, 786, 787, 798, 799, 801, 805, 806, 808, 811, 813, 814,
-818, 819, 841, 842, 846, 848, 849, 855, 888.
-
-Ruggiero Schiavo, III, 223, 226, 448.
-
-Ruggiero, di Traina, III, 290, 291.
-
-Ruggiero, vescovo di Siracusa, III, 307.
-
-Rûm, 86, 104, 206, 247, 329; II, 73, 194, 242, 251, 269, 273, 310, 362,
-439, 501, 532; III, 6, 218, 325, 366, 367, 382, 386, 418, 472, 490,
-830, 860.
-
-Rûm-Afarika, II, 6.
-
-Rumâniùn, III, 366.
-
-Ruzabeh, III, 826.
-
-Ruzaik-ibn-Abd-Allah, II, 541.
-
-
-S
-
-Saba, 359.
-
-Sabatier Francesco, III, 861.
-
-Sabato, III, 209.
-
-Sabbatio, 491.
-
-Sabbioneta (da) Gerardo, III, 695.
-
-Sâber, _v._ Sareb, II, 179.
-
-Sabii, III, 703, 764.
-
-Saccano Iacopo, III, 57.
-
-Sa’d, tribù arabica, II, 33; III, 766.
-
-Sa’d-ibn-abi-Wakkâs, 60.
-
-Sa’d-ibn-Zeid-Monat, tribù, II, 505.
-
-Sadr-ed-dîn, Kunewi, II, 493.
-
-Safadino, _v._ Malek-Adel.
-
-Safi, capitano, II, 341.
-
-Sahl-ibn-Mohammed, Segestani (Abu-Hâtim), xxv.
-
-Sa’îd-ibn..., II, 299.
-
-Sa’îd-ibn-Heddâd, II, 217.
-
-Sa’îd-ibn-Fethûn-ibn-Mokram, da Cordova, II, 472.
-
-Sa’îd-ibn-Jûsuf, da Calatayud, II, 481.
-
-Sa’îd-ibn-Hosein, _v._ Obeid-Allah, II, 118, 120, 132.
-
-Sa’îd-ibn-Othman, II, 222, 225.
-
-Sâih, XLVI.
-
-Sâin, _v._ Saber e Sareb, II, 176, 177, 178, 179.
-
-Sakhr, tribù arabica, III, 384.
-
-Saklab, II, 433.
-
-Saladino, XLV, XLVI, XLVII, XLVIII, XLIX, LI; 267, 396; II, 240; III,
-264, 412, 505, 506, 507, 508, 509, 510, 511, 512, 513, 515, 519, 521,
-522, 523, 524, 526, 527, 528, 529, 530, 536, 634, 637, 638, 649.
-
-Sâlem, 340.
-
-Sâlem-ibn-Ased-ibn-Râscid-el-Kenâni (Kotami?), II, 160, 170, 181, 182,
-183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 191, 195, 204.
-
-Sâlem-ibn-Râscid, _v._ Sâlem-ibn-Ased, ec., II, 160.
-
-Salinas Antonio, III, 129, 795, 856.
-
-Salisbury (da) Giovanni, III, 496.
-
-Salomone, 125.
-
-Salomone Marino, III, 887.
-
-Sallustio, 105.
-
-Sambucino (abate di), III, 574.
-
-Sammartino (duca di), XXXV.
-
-Samuele, maestro, III, 868.
-
-Samuele-ibn-Tibbon, III, 706.
-
-Sanâb o Sebâb, II, 362.
-
-Sant’Adriano (cardinale di), III, 571.
-
-Sant’Agatone, 29.
-
-Sant’Agrippina, 279.
-
-Sant’Agrippino, II, 253.
-
-Sant’Ambrogio, II, 389.
-
-Sant’Anseimo, arcivescovo di Canterbury, III, 187, 188.
-
-Sant’Antonio, siciliano, II, 409.
-
-Sant’Antonio, eremita, II, 317.
-
-San Bartolommeo, 356, 503.
-
-San Benedetto, 101, 366.
-
-San Bernardo, III, 395, 413, 432.
-
-San Brandano, III, 679.
-
-Sant’Elia, da Castrogiovanni, II, 70, 80, 81, 96, 441.
-
-Sant’Elia, da Reggio, II, 410.
-
-San Fantino, 230, 231.
-
-San Filareto, 293, 487, 490.
-
-San Filippo, 45.
-
-San Gennaro, II, 253.
-
-San Gerlando, III, 210, 339.
-
-San Geronimo, 75.
-
-San Giacomo, vescovo, 220.
-
-San Giorgio, II, 385; III, 99.
-
-San Giorgio (principe di), _v._ Spinelli Domenico, III, 812.
-
-San Giovanni Damasceno, 177.
-
-San Giovanni Therista, II, 346, 412.
-
-San Giuseppe Innografo, 30, 219, 221, 231, 502, 503, 505, 521.
-
-San Gregorio, 12, 18, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 85,
-196, 202, 203, 204, 205, 207, 291, 293, 482, 520; II, 403, 433, 490.
-
-Sanhâgia, Senhâgia e Sinhâgia, tribù berbera, VIII, XXX; II, 36, 202,
-287, 288, 355, 358; III, 92, 373, 478.
-
-Sant’Ignazio, patriarca di Costantinopoli, 420; II, 385.
-
-Sant’Ilarione, II, 317.
-
-San Leoluca, 519.
-
-San Leone, di Ravenna, 218, 219, 220.
-
-San Luca, 492, II, 92.
-
-San Luca, di Demona, II, 346, 403, 407, 408, 409, 410, 412.
-
-San Marciano, 15, 16.
-
-San Massimo, 91, 96.
-
-San Niccolò, di Bari, III, 812.
-
-San Niceforo, vescovo, II, 213, 214.
-
-San Nilo il Giovane, II, 313, 317, 318, 319, 320, 321, 346.
-
-Santa Oliva, 520.
-
-San Pancrazio, 15, 18, 493; II, 80.
-
-San Pantaleone, 494.
-
-San Paolo, 15, 16; II, 167.
-
-San Pietro, 15; II, 90, 95, 167.
-
-San Placido, 101, 103.
-
-San Procopio, vescovo di Taormina, 520; II, 59, 402.
-
-San Quintino (Giulio, dei conti di), III, 197.
-
-San Ranieri, III, 796.
-
-San Saba, abate, II, 410; III, 258.
-
-Sari Severino, II, 91, 92, 95.
-
-San Simeone, II, 412, 413.
-
-San Teodoro, siciliano, III, 409.
-
-San Teodoro (cardinale di), III, 571.
-
-San Vitale, di Castronovo, II, 403, 406, 407, 412.
-
-Sant’Agata, 17, 508.
-
-Santa Lucia, 17; II, 391.
-
-Santa Lucia (abate di), III, 309.
-
-Santa Ninfa, 17.
-
-Santa Venera, da Gala, 520.
-
-Saluti Pietro, II, 205, 875.
-
-Sara, 75.
-
-Saraceni, 75, 76, 84, 85; II, 87, 88, 153, 165, 170, 171, 181, 215,
-312, 319, 321, 322, 328, 329, 338, 342, 343, 385, 408; III, 2, 8, 13,
-41, 58, 65, 83, 102, 105, 108, 120, 123, 132, 138, 142, 145, 159, 184,
-185, 186, 192, 194, 206, 251, 264, 266, 296, 321, 326, 344, 368, 388,
-389, 397, 398, 489, 498, 530, 538, 543, 545, 574, 575, 577, 580, 585,
-586, 587, 588, 592, 593, 594, 595, 596, 601, 602, 603, 604, 607, 609,
-611, 612, 613, 614, 616, 618, 620, 632, 641, 688, 712, 713, 788, 792,
-870, 891.
-
-Sardegna (giudici di), III, 7.
-
-Sâreb, _v._ Sâin e Saber, II, 179.
-
-Sassanidi, 40, 76, 142; II, 109, 110; III, 732, 825, 837.
-
-Sassoni, II, 322, 372; III, 40.
-
-Sato (Sa’îd?), II, 342.
-
-Saudan (sultano), 436.
-
-Savoia (casa di), III, 803.
-
-Savonarola, II, 485.
-
-Scaldi, II, 380.
-
-Scandinavi, II, 380; III, 15, 16, 17, 20.
-
-Sceaboddino, _v._ Abmed-ibn-Iehia.
-
-Scedîd, III, 572.
-
-Scehâb-ed-dîn-ibn-Abi-l-Damm, LIII.
-
-Scehâb-ed-din ’Omari, _v._ Ahmed-ibn-Iehia.
-
-Sceikh-ed-dawla, _v._ Abd-er-Rahman-ibn-Lûlû.
-
-Scekr, detto il Siciliano, II, 228.
-
-Scems-ed-dîn, da Ormeia, III, 641.
-
-Scerf-ed-dawla, 359.
-
-Scerf-ed-dîn-Ahmed, Zenkeluni, XXVI.
-
-Scherif-Elidris, _v._ Edrîsi.
-
-Schiavi, 4, 5, 10, 28.
-
-Schiavo Domenico, XLIV; III, 286.
-
-Schiavoni, 380; II, 88, 129, 158, 169, 297, 298, 299, 362.
-
-Scolaro, prete, II, 400; III, 234, 257, 258, 338, 656.
-
-Schultens, XLVIII.
-
-Sciabtai Donolo, II, 319.
-
-Sciafe’i, 474; II, 507.
-
-Sciahuan, III, 368, 371.
-
-Sciami, III, 211.
-
-Scî’i, _v._ Sciiti.
-
-Sciiti o Scî’i, II, 102, 105, 108, 115, 119, 124, 125, 128, 131, 136,
-359, 360, 361; III, 719.
-
-Scilitze, VIII.
-
-Scinà Domenico, XII, LI; 15.
-
-Scipione, 60; II, 80.
-
-Sclavi, II, 174, _v._ Slavi.
-
-Scorso, 488, 489.
-
-Scoto Michele, III, 696, 697, 707.
-
-Scrofani Saverio, XV.
-
-Sedicto (Siddik?), gaito, III, 263, 500.
-
-Sédillot, 57.
-
-Seduikisc, tribù berbera, III, 495.
-
-Sefedi, lii; 154; III, 699.
-
-Sefetiti, II, 99.
-
-Sehnûn, _v._ Abd-es-Selâm-ibn-Sa’îd.
-
-Sehnûn-ibn-Kâdim, 264.
-
-Seif-ed-dawla, della dinastia di Hamadan, II, 365.
-
-Seif-ed-dawla, _v._ Jûsuf-abu-l-Fotûh
-
-Seif-el-islam, principe aiubita, III, 264.
-
-Sekhawi, XXXVII.
-
-Selâh-ed-din, di Arbela, III, 641, 642.
-
-Seleuro, 8.
-
-Sema’ûn?, 404.
-
-Sementari, II, 482, 490, 491, 493.
-
-Semiti, II, 496.
-
-Semnoen _v._ Sema’ûn, 403.
-
-Semoul (di) Gualtiero, III, 105.
-
-Seneca, 199.
-
-Senhâgi, XXXVIII, XLI.
-
-Senhâgia, _v._ Sanhâgia.
-
-Serbi, II, 169.
-
-Sergio, da Castronovo, II, 406.
-
-Sergio, consolare, 213.
-
-Sergio, console di Napoli, 364.
-
-Sergio, duca di Napoli, 448, 450.
-
-Sergio, monaco, 505, 521.
-
-Sergio, papa, 29, 195.
-
-Sergio, patrizio di Sicilia, 213, 217, 250.
-
-Serlone, III, 64, 95, 98, 99, 101, 133, 134, 135, 136, 300.
-
-Serradifalco (duca di), XXXIV, XLIII; III, 819.
-
-Serrâg-ibn-Ahmed-ibn-Regiâ (Abu-d-Dhaw), III, 752, 753.
-
-Settimello (da) Arrigo, III, 700.
-
-Sewâda, II, 56.
-
-Sewâda-ibn-Mohammed-ibn-Khafagia, 423, 424, 425, 428.
-
-Sibilla Eritrea, XXX; III, 460, 461, 660.
-
-Sibilla, regina, III, 559, 560.
-
-Sicani, II, 31.
-
-Sicardi, vescovo di Cremona, III, 352.
-
-Sicardo, 312, 354, 355, 357.
-
-Sichaimo, _v._ Soheim, 456.
-
-Sichelgaita, III, 146.
-
-Sicilia (di) Giovanni, III, 690, 691, 693.
-
-Siciliani a Damasco, 84.
-
-Siciliani, appellazione di coloni musulmani, 429.
-
-Siconolfo, 354, 357, 360, 361, 362, 369, 370.
-
-Siculi, 194, 196.
-
-Sid-es-Sarkusi, soprannominato Ibn-es-Susi, III, 213.
-
-Sifanto, III, 526.
-
-Sifriti, 127, 133; II, 287.
-
-Sikilli, casato, III, 212.
-
-Silefi, tradizionista, II, 476, 489.
-
-Silvestro II, papa, III, 3.
-
-Silvestro, conte di Marsico, III, 784.
-
-Silvia, 23.
-
-Simeone, re dei Bulgari, II, 173, 174.
-
-Simmaco, 12.
-
-Simone, maestro, 242, 243, 249.
-
-Simone, figliuolo d’Arrigo, dei marchesi Aleramidi, III, 226, 488.
-
-Simone, figliuolo del conte Ruggiero, III, 183, 195, 345, 346, 347, 806.
-
-Simsàm-ed-dawla, _v._ Hasan-ibn-Jûsuf.
-
-Sinagia, _v._ Sanhâgia.
-
-Sinan, detto il Vecchio della Montagna, III, 649.
-
-Sind-ed-dawla, _v._ Abu-l-Fotûh-ibn-Bodeir.
-
-Sinhagia, _v._ Sanhâgia.
-
-Sinimmar, III, 825.
-
-Siracusa (Leopoldo, conte di), XXXIV, XXXV, XLIII; II, 522.
-
-Siracusa (vescovo di), III, 304, 574.
-
-Sicelioli, 196.
-
-Sisinnio, 350; II, 184.
-
-Sisto V, papa, 101, 103.
-
-Sittelkiul, figlia del Kaid-Se’ûd, III, 256.
-
-Slavi, II, 50, 169, 170, 176, 177, 179, 199, 217, 218, 292, 366; III,
-15, 157.
-
-Smagardo, II, 340, 342; III, 25.
-
-So’àd. III, 758, 759.
-
-Società Orientale di Germania, XXII.
-
-Socrate, 509; III, 703.
-
-Socrate, legato bizantino, II, 253.
-
-Sofian-ibu-Sewàda, 340, 427.
-
-Sofronio, 403.
-
-Soheim?, 456.
-
-Soiûti, XXVI, XXXVII, LV; III, 716.
-
-Soleim, tribù arabica, 135; II, 547.
-
-Soleiman-ibn-Afia, 288.
-
-Soleiman-ibn-Amran, 230, 260.
-
-Soleiman(Abu-Dàwûd), II, 479.
-
-Soleiman-ibn-Hasan, II, 116.
-
-Soleiman, Kurdi, II, 484.
-
-Soleiman-ibn-Iehia-ibn-Othmàn-ibn-Abi-Duma, II, 487.
-
-Soleiman-ibn-Mohammed, da Trapani, II, 535.
-
-Solimano, califo omeiade, 125; II, 28.
-
-Sordavalle (di) Guglielmo, III, 221.
-
-Sordavalle (di) Roberto, III, 162, 221.
-
-Sordavalle (di) Sansone, III, 389.
-
-Soret, XXIV.
-
-Soweika (fazione della), III, 429.
-
-Spedalieri, frati. III, 646.
-
-Spelecte (Sant’Elia, di Reggio), _v._ Sant’Elia.
-
-Spinelli Domenico, XVII, XXIV; III, 343, 344, 812 a 815.
-
-Spinola Niccolò, III, 357, 359, 629, 632.
-
-Spinola Oberto, III, 379.
-
-Spoto, barone. III, 605.
-
-Sprenger, XL.
-
-Springer, III, 858, 862, 879.
-
-Stabile Mariano, XXXV.
-
-Stefano, ammiraglio greco, II, 379, 391, 392, 393.
-
-Stefano, ammiraglio, figliuolo di Majone, III, 356.
-
-Stefano Aniciese, 102.
-
-Stefano Bizantino, 9.
-
-Stefano, consolare, 213.
-
-Stefano, dei conti di Perche, III, 215, 216, 493.
-
-Stefano, figliuolo di Niccolò, d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
-
-Stefano, fratello di Majone, III, 356, 480.
-
-Stefano Massenzio, 440.
-
-Stefano IV, papa, 29.
-
-Stefano V, papa, 517.
-
-Stefano IX, papa, III, 45.
-
-Stefano, patrizio, II, 366.
-
-Stefano, di Siria, II, 218.
-
-Stefano, vescovo, II, 90.
-
-Steinschneider, III, 706.
-
-Stesicoro, III, 542.
-
-Strabone, 7, 8, 9; III, 684.
-
-Strambo, cognome, III, 206, 875.
-
-Strato, cognome, III, 221.
-
-Struppa Salvatore, III, 816.
-
-Subula, casato, III, 205.
-
-Sufiti, II, 492, 536.
-
-Sultano, supposto nome proprio, 359, 360.
-
-Sultano o Soldano di Bari, _v._ Moferreg-ibn-Sàlem, 372, 380, 382, 383,
-436.
-
-Sultano di Sicilia, II, 233, 240.
-
-Sunniti, II, 98, 108, 131, 136; II, 719, 727.
-
-Svevi (dinastia), XXXI; II, 300; III, 406, 530, 889.
-
-Symeon, magister, 164.
-
-
-T
-
-Tabat, abate, III, 246.
-
-Tabari, XXXIX, XLI; 60.
-
-Tacito, 73; III, 557.
-
-Tafuri Michele, II, 459; III, 344.
-
-Tag-ed-dawla, _v._ Gia’far-ibn-Jûsuf.
-
-Tag-ed-dîn, Abu-Abd-Allah-es-Singiàri, III, 734.
-
-Tag-ed-dîn, el-Kendi, III, 730.
-
-Taghleb, tribù arabica II, 511.
-
-Tàher-ibn-Mohammed-ibn-Rokbâni, II, 511, 342
-
-Taheriti, dinastia, II, 4.
-
-Taki-ed-dîn, III, 698.
-
-Tamerlano, LIII.
-
-Tarmîm, _v._ Temîm.
-
-Tancredi, conte di Lecce, III, 509.
-
-Tancredi, conte di Siracusa, II, 396.
-
-Tancredi, di Hauteville, III, 38, 39, 42, 45, 49, 112, 451, 813, 814,
-815.
-
-Tancredi, re di Sicilia, III, 342, 503, 521, 531, 544, 546, 548, 550,
-555, 558, 560, 562, 566, 568, 592, 594, 802.
-
-Tantawi, XLVI.
-
-Taormina (di) Timeo, III, 671.
-
-Taranto (arcivescovo di), III, 579.
-
-Tardia, X, XVII, XLIV; III, 203.
-
-Tarik, 125.
-
-Tâwâli, 429.
-
-Teaîd-ed-dawla, _v._ Ahmed-ibn-Jûsuf, II, 364.
-
-Tedeschi, 247, 248, 282; II, 322, 348; III, 43, 46, 298, 413, 543, 544,
-548, 552, 557, 558, 563, 564, 567.
-
-Teja, martire, 15.
-
-Telemsen (re di), III, 379.
-
-Telese (abate di), III, 347, 440.
-
-Temîm-ibn-Mo’ezz-ibn-Badîs, principe Zirita, XXXVIII; II, 92, 93; III,
-92, 93, 94, 109, 110, 136, 150, 158, 167, 168, 169, 170, 172, 173, 189,
-361, 362, 366, 368.
-
-Temîm (tribù di), II, 480, 488, 504, 505, 506; III, 211, 409.
-
-Temistocle, II, 272.
-
-Temmâm, 145.
-
-Templari, III, 645, 646.
-
-Teobaldo, priore di Crepy, III, 498.
-
-Teocrito, II, 542.
-
-Teoctisto, 190, 193.
-
-Teodicio, figliuolo d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
-
-Teodora, 492.
-
-Teodora, di Roma, II, 160.
-
-Teodora, imperatrice, 315, 338, 498, 510.
-
-Teodorico, 12, 211.
-
-Teodoro, ammiraglio, figliuolo di Niccolò, d’Eugenio, ammiraglio, III,
-353, 356.
-
-Teodoro, consigliere in Roma, 203.
-
-Teodoro, consolare, 213.
-
-Teodoro Crethino, 298.
-
-Teodoro, filosofo, III, 692, 693, 694, 695.
-
-Teodoro, spatario e cartulario, 213.
-
-Teodoro, patrizio, 180, 188, 189.
-
-Teodosio, 17, 200.
-
-Teodosio, monaco, 394, 398, 401, 403, 404, 405, 406, 408, 409, 521; II,
-32.
-
-Teodosio, patrizio, 357.
-
-Teodoto, 185, 188, 248, 282, 283, 285, 288, 289, 290.
-
-Teofane, abate, 29.
-
-Teofane Cerameo, 486, 487, 488, 489, 490, 491, 493, 495, 496, 503, 521;
-II, 439.
-
-Teofane, discepolo di San Giuseppe Innografo, 505.
-
-Teofane, istorico, 21, 84, 86, 91, 93, 96, 98, 121, 223.
-
-Teofania, imperatrice, moglie di Ottone II, II, 326, 327.
-
-Teofano, principessa greca, II, 311, 312.
-
-Teofilatto, 462.
-
-Teofilo, imperatore, 220, 291, 297, 298, 315, 357, 492, 494, 497, 498,
-503, 505.
-
-Teofilo, prefetto imperiale, 213, 287, 288.
-
-Teognosto, 241, 242, 244.
-
-Teopisto, 229.
-
-Tessaracontarii, 164.
-
-Thâbit il Siciliano, II, 487.
-
-Tharec, 170, _v._ Tarik.
-
-Thâbit-ibn-Hathîm, 172.
-
-Thedibia, II, 408.
-
-Thelgi, II, 111.
-
-Thierry, vescovo di Metz, II, 326.
-
-Thiket-ed-dawla, II, 332, 336, _v._ Jûsuf-ibn-Abd-Allah.
-
-Tiberio, 9.
-
-Tiberio II, imperatore, 121.
-
-Tiberio, usurpatore, 217.
-
-Tigiani, XXVII, l.
-
-Togibiti, II, 472.
-
-Tolomeo, XXX; 9, 10, 75; II, 432, 433, 437, 469; III, 178, 657, 658,
-669, 670, 671, 679, 707.
-
-Tolunidi, II, 4, 50, 76, 77; III, 847.
-
-Tommaso, schiavo di San Gregorio, 202.
-
-Tommaso, conte d’Acerra, III, 641.
-
-Tommaso, di Cappadocia, 164, 193, 240, 242, 250.
-
-Tommaso, conte di Savoia, III, 810.
-
-Tonûkh, tribù arabica, II, 220, 335.
-
-Torceto (de) Rogerius Acquinus, III, 221, 223.
-
-Tornberg, XLVII, L, LI, LIII.
-
-Toscana (marchese di), II, 2.
-
-Toscana (granduchi di), III, 681, 682.
-
-Traina (vescovo e Chiesa di), III, 341, 349, 353.
-
-Traina Antonino, III, 884, 887.
-
-Traina (da) Viviano, III, 288.
-
-Traci (di) Pietro, III, 116.
-
-Trani (conte di), III, 123.
-
-Trasimondo, marchese di Spoleto, II, 312.
-
-Tribellio Pollione, 10.
-
-Tricari Basilio, III, 281.
-
-Troia (vescovo di), III, 582.
-
-Trostaino, III, 29.
-
-Troysi, XXXV.
-
-Tunis (re di), III, 630.
-
-Tûra, supposto re di Taormina, II, 439.
-
-Turan-Sciah, fratello di Saladino, III, 506.
-
-Turchi, 123; II, 371, 462; III, 282, 506.
-
-Turcopoli, III, 508.
-
-Turungi, III, 212.
-
-Tusculani, III, 550, 558.
-
-Tychsen, X, XXIV; 283, 296, 321; II, 6; III, 342.
-
-
-U
-
-Ugo I, re di Cipro, III, 643.
-
-Ula, III, 258.
-
-Ulf-Ospaksson, II, 386.
-
-Umberto, di Savoia, III, 199.
-
-Umberto, monaco, III, 402.
-
-Unfredo, conte di Puglia, III, 38, 39, 40, 43, 45, 46, 47, 48, 142.
-
-Unfredo, signore di Thoron, III, 643.
-
-Unger Fr. W., III, 862, 879.
-
-Ungheri, II, 161.
-
-Unitarii, II, 98; III, 626, 627.
-
-Urbano II, II, 414; III, 22, 177, 185, 187, 191, 192, 193, 194, 274,
-304, 305, 306, 567.
-
-Urdin, tribù berbera, III, 212.
-
-Ursperg (abate di), III, 523.
-
-
-V
-
-Vadiperto, II, 325.
-
-Valentino, imperatore, 210.
-
-Vallachi, II, 365.
-
-Vandali, 11, 104, 121, 519, 520; II, 357, 365.
-
-Varangi, II, 365, 380, 383, 384, 385, 386; III, 34.
-
-Vasto (marchesi del), III, 199.
-
-Vecchio della Montagna, III, 647, 648, 649, _v._ Sinan.
-
-Vella, abate, X, XXXVIII, LI; 284, 297; III, 202, 342.
-
-Venere Ericina, 17.
-
-Venezia (congresso di), III, 504.
-
-Veneziani, II, 169, 341; III, 144, 172, 260, 434, 513, 522, 625, 629,
-774.
-
-Venuti Vincenzo, III, 176.
-
-Vernese Lorenzo, III, 376.
-
-Verre, 7.
-
-Vico Giovan Battista, LIV; II, 270.
-
-Vigo Leonardo, III, 878, 887.
-
-Vigo Salvatore, XXXV.
-
-Vinisauf, III, 107.
-
-Virgilio, III, 461.
-
-Visconti Pietro, III, 677.
-
-Visigoti, III, 852.
-
-Vitale Odorico, III, 85.
-
-Vitaliano, papa, 102.
-
-Vittore III, papa, III, 169.
-
-Vlatto, arcivescovo, II, 320.
-
-Vulcano, catapano, II, 366.
-
-
-W
-
-Waldemaro, re di Danimarca, III, 603.
-
-Wahabiti, III, 626, 627.
-
-Wakîdi (falso), XLV; 84 e segg.
-
-Waldeck (conti di), II, 328.
-
-Walîd I, califo omeiade, II, 110; III, 824, 828, 829, 830, 832, 840.
-
-Walla, 227.
-
-Waring, III, 845.
-
-Wasâmâ, II, 191.
-
-Wâsil (Abu-Sari), II, 226.
-
-Weil, XXXIV, XLI; III, 4.
-
-Welf, duca, III, 431.
-
-Wenrich, XII, XVIII, XIX, XXVIII, XXX, XLI, XLVIII, LIII; 90, 100, 233;
-III, 884.
-
-Werner, abate di Fulda, II, 325.
-
-Werrû, tribù berbera, III, 212.
-
-Wezdâgia, tribù berbera, II, 36.
-
-Weberto, arcidiacono di Toul, III, 44.
-
-Wiccardo, famigliare, III, 792.
-
-Wilmans Ruggiero, III, 22.
-
-Witiza, 476.
-
-Wright William, XXXIV, XLVI, LV.
-
-Wuezdâgia, tribù berbera, II, 52.
-
-Wüstenfeld Ferdinando, XLVI, XLIX, L.
-
-Wüstenfeld Teodoro, III, 197, 224, 227.
-
-
-X
-
-Ximenes, cardinale, VI.
-
-
-Z
-
-Zaccaria, condottiero, II, 313.
-
-Zaccaria, papa, II, 169.
-
-Zaccaria, vescovo, 499.
-
-Zàhir, _v._ Daher.
-
-Zakaria (Abu-Iehia), emir hafsita, L.
-
-Zanetti, XXVIII.
-
-Zefedino,_ v._ Nazardino.
-
-Zegawa, tribù berbera, III, 211.
-
-Zeid, liberto di Maometto, 55.
-
-Zeid, tribù arabica, III, 384.
-
-Zeidân, II, 357.
-
-Zeinab-bent-Abd-Allah-Ansari, III, 256, 325.
-
-Zenata, tribù berbera, 36, 39, 198; II, 287, 293, 355, 358; III, 92,
-211.
-
-Zengui, padre di Norandino, III, 408, 462.
-
-Zenobia, 31.
-
-Zerkesci, LV.
-
-Ziâd..., III, 827, 855.
-
-Ziâd-ibn-Sahl-ibn-es-Sikillîa (o Sakalîba), 155.
-
-Ziadet-Allah, emir aghlabita d’Affrica, 115, 153, 154, 155, 156, 231,
-254, 255, 256, 257, 259, 260, 261, 262, 276, 278, 284, 287, 288, 295,
-300, 301, 309, 337; III, 829, 831.
-
-Ziadet-Allah II, emir aghlabita, 345.
-
-Ziadet-Allah-ibn-Abd-Allah (Abu-Modhar), ultimo emir aghlabita
-d’Affrica, II, 77, 85, 126, 127, 128, 129, 130, 134, 140, 141, 142,
-456.
-
-Ziân (Abu-l-Feth) il Siciliano, II, 228.
-
-Ziero, III, 209.
-
-Zimisce, II, 312, 313.
-
-Zîri-ibn-Menâd, II, 202; III, 417.
-
-Ziriti, dinastia, XXXVII, XXXVIII; II, 238, 241, 287, 288, 289, 355,
-358, 360, 362, 363, 372, 378, 379, 421, 448, 529, 550; III, 73, 80,
-81, 92, 93, 109, 150, 158, 169, 332, 366, 367, 368, 371, 373, 400, 404,
-405, 414, 416, 423, 621, 622, 780, 808.
-
-Zobeir, II, 524; III, 506.
-
-Zoe, figliuola di Teodicio, d’Eugenio, ammiraglio, III, 353.
-
-Zoe, imperatrice, 245, 250, 518; II, 153, 166, 174, 379, 384, 385, 386,
-393, 394.
-
-Zogba, tribù arabica, III, 212.
-
-Zoheir-ibn-Ghauth, 285; II, 32.
-
-Zoheir-ibn-Kais, 118.
-
-Zohri, LIV.
-
-Zonara, 242.
-
-Zoroastro, 139.
-
-Zotico e Zotica, casato, III, 205.
-
-Zowâwa-ibn-Ne’am-el-Half, 264.
-
-Zupano, II, 176.
-
-Zuzeni (Mohammed-ibn-Ali), XLVIII.
-
-
-
-
-INDICE TOPOGRAFICO.
-
-
-A
-
-Abal, III, 664.
-
-Abbâsia, 146, 147, 156.
-
-Abissinia, 40, 46, 58; III, 825, 831, 832.
-
-Abragia, III, 311.
-
-Abu-’l-Feth (torre di), II, 49, 50.
-
-Abu-Himâz (contrada di), II, 297.
-
-Acaba, 122.
-
-Acarnania, III, 434.
-
-Acerenza, III, 178.
-
-Achareth, 469, _v._ Alcara.
-
-Aci, II, 73, 85, 86, 433; III, 205, 208, 212, 213, 238, 245, 261, 311,
-320, 326, 782, 783, 787, 811.
-
-Acireale, II, 86; III, 309.
-
-Acquaviva, II, 35; III, 219.
-
-Acradina, II, 258.
-
-Acri, 269, 270, 272; III, 529, 530, 639, 641, 644, 645, 646, 712.
-
-Adana, 401.
-
-Aden, III, 506.
-
-Aderbaigian, II, 110, 113, 488.
-
-Adernò, II, 431; III, 96, 285, 311, 312, 774.
-
-Adgabia, _corr._ Agdabia, II, 290.
-
-Adîna, II, 503, 504.
-
-Adramito, II, 368.
-
-Adrano (bosco di), II, 443.
-
-Adria, 358.
-
-Adriatico, 315, 328, 354, 357, 358, 378, 436; II, 164, 169, 170, 179,
-263, 341; III, 162, 232, 315, 439, 467, 675.
-
-’Adwa, III, 458.
-
-Affrica propria, Affricani, XXXI, XXXIX, XLI, XLII, XLIV, XLV, XLVI,
-XLIX, L, LI, LII, LIII, LVI; 12, 79, 85, 86, 88, 91, 94, 95, 98, 103,
-104, 109, 112, 118, 119, 120, 121, 122, 123, 126, 136, 137, 138, 143,
-144, 148, 157, 158, 161, 162, 165, 168, 174, 175, 176, 205, 206, 218,
-224, 225, 227, 229, 232, 234, 240, 241, 248, 252, 253, 258, 261, 264,
-272, 273, 274, 276, 287, 291, 296, 304, 309, 321, 322, 332, 337, 340,
-343, 351, 352, 353, 359, 364, 365, 366, 379, 383, 384, 390, 391, 392,
-397, 412, 413, 415, 427, 513, 514; II, 4, 6, 10, 12, 21, 22, 31, 32,
-36, 37, 38, 39, 43, 45, 48, 51, 61, 62, 63, 64, 66, 67, 72, 74, 75,
-77, 78, 86, 92, 105, 108, 120, 121, 126, 127, 128, 131, 132, 133, 134,
-135, 137, 139, 141, 142, 147, 150, 151, 152, 159, 161, 165, 168, 170,
-173, 175, 176, 177, 182, 183, 184, 188, 191, 194, 195, 198, 200, 201,
-202, 203, 204, 205, 206, 207, 210, 216, 217, 218, 220, 221, 223, 225,
-226, 227, 228, 229, 233, 235, 236, 237, 238, 240, 241, 246, 247, 248,
-249, 250, 251, 255, 257, 259, 263, 267, 272, 275, 282, 283, 286, 287,
-288, 289, 290, 292, 293, 295, 320, 322, 332, 335, 338, 343, 348, 349,
-351, 355, 356, 358, 359, 360, 361, 362, 363, 366, 367, 368, 369, 370,
-371, 372, 373, 377, 383, 384, 385, 387, 388, 391, 405, 418, 419, 420,
-424, 427, 428, 432, 444, 445, 446, 448, 450, 453, 465, 477, 478, 479,
-484, 486, 488, 495, 496, 499, 513, 519, 525, 526, 527, 528, 530, 533,
-534, 535, 540, 547, 548; III, 2, 3, 6, 12, 13, 14, 72, 73, 80, 82, 92,
-93, 94, 95, 104, 109, 110, 111, 122, 124, 125, 136, 150, 151, 158, 167,
-173, 177, 188, 189, 190, 196, 211, 212, 213, 260, 261, 303, 310, 332,
-333, 334, 337, 352, 359, 362, 363, 366, 367, 369, 374, 378, 379, 380,
-381, 382, 385, 388, 399, 402, 403, 406, 407, 409, 410, 414, 417, 419,
-420, 421, 422, 424, 430, 431, 434, 436, 438, 439, 461, 464, 465, 467,
-468, 474, 475, 476, 478, 483, 484, 486, 489, 490, 495, 504, 515, 516,
-517, 518, 520, 533, 538, 539, 548, 553, 573, 589, 598, 599, 600, 613,
-617, 622, 624, 625, 626, 627, 632, 633, 651, 662, 663, 664, 665, 668,
-676, 678, 681, 682, 684, 711, 716, 735, 740, 751, 759, 763, 771, 783,
-785, 787, 799, 810, 811, 825, 831, 836, 844, 867, 868, 879, 892.
-
-Affrica, città, 379, 387, _v._ Mehdia.
-
-Affricano, mare, 417.
-
-Agdabia, II, 290, 362.
-
-Aghmat, II, 528, 665.
-
-Agiàs, II, 356.
-
-Agosta, III, 166, 213, 338.
-
-Agri, II, 408.
-
-Agrigento, 8; III, 210, _v._ Girgenti.
-
-Agropoli, 457, 459, 465, 463; II, 161, 344.
-
-Aguglia, III, 264.
-
-Ahâsi, _v._ Le Sorelle.
-
-Ahmar, monte, III, 865.
-
-Ahwàz, II, 114; III, 827.
-
-Aidone, III, 224, 225, 227, 269.
-
-’Ain-el-Bottiah, III, 820.
-
-’Ain-el-Farkh, III, 820.
-
-’Ain-Liel, III, 312.
-
-’Ain-el-Meginuna, III, 844.
-
-’Ain-el-Menâni, III, 820.
-
-’Ain-Abi-Sa’îd, II, 300.
-
-’Ain-Scindi, II, 33, Dannisinni, _cf._ Ainisindi.
-
-Ainisindi, III, 554, 555, 870, _cf._ Ain-Scindi.
-
-Ainuni, III, 212.
-
-’Akabet-et-Tûr, III, 869.
-
-Akdam (moschea dell’), II, 522.
-
-Alamût, II, 117.
-
-Alba (porto di), III, 315.
-
-Albenga, III, 199, 519.
-
-Albergaria (quartiere dell’), III, 495.
-
-Albergo de’ Poveri in Palermo, III, 555.
-
-Alcamo, 234, 235; II, 278, 431, 432, 434; III, 159, 312, 536, 780, 791.
-
-Alcantara, II, 387.
-
-Alcara di Val Demone, o delli Fusi, 270, 469; III, 208, 286, 288, 295,
-_v._ Acharet e Alcharet.
-
-Alcharet, 270.
-
-Al-Chila, III, 369.
-
-Aleppo, XLVI, XLVIII; II, 279, 441, 487; III, 455, 691, 716, 718, 719.
-
-Alesa, 8, 485; II, 402.
-
-Alessandretta, 515.
-
-Alessandria d’Egitto, Alessandrini, XLIII, XLIX; 56, 81, 96, 98, 99,
-112, 122, 162, 163, 164, 396, 515; II, 48, 182, 250, 276, 325, 402,
-474, 485, 486, 488, 489, 522; III, 352, 406, 426, 467, 505, 507, 508,
-509, 510, 511, 512, 513, 514, 520, 527, 531, 538, 639, 650, 651, 652,
-688, 716, 809, 810, 845.
-
-Alga, _v._ Halka.
-
-Algeri, LIV; 116; II, 190, 292, 358; III, 423, 424, 426, 455.
-
-Algeria, 104; II, 38, 292, 535; III, 373.
-
-Algeziras, XLIII; II, 517, 529; III, 173, 662.
-
-Alhambra, II, 452, 794, 795.
-
-Alicante, II, 186.
-
-Alife, 374; II, 164.
-
-Alimena, 315.
-
-Alitea, III, 616.
-
-Almadia, III, 172, _v._ Mehdia.
-
-Almeria, II, 250, 535; III, 377, 379, 414.
-
-Alpi, 287; II, 167, 278, 394, 408; III, 25, 27, 28, 34, 214, 433, 608,
-654, 708, 742.
-
-Alsazia, III, 696.
-
-Altarello di Baida, _v._ Menani.
-
-Altavilla, III, 219.
-
-Alunzio o Calacta, III, 77.
-
-Alvernia, III, 672.
-
-Amalfi, Amalfitani, 183, 212, 227, 312, 354, 356, 357, 364, 367, 376,
-396, 435, 437, 444, 449, 450, 451, 453, 455, 518; II, 81, 96, 163, 175,
-227, 338, 449, 450, 458, 459; III, 51, 52, 140, 142, 158, 169, 182,
-185, 211, 232, 277, 289, 297, 810, 863, 864.
-
-Amalfitani (vico degli), in Palermo, III, 218, 801, 810.
-
-Amantea, 377, 440; II, 42.
-
-Amendolara, II, 347.
-
-Amenano, fiume, II, 437; III, 771.
-
-Ammiraglio (ponte dell’), III, 118, 843.
-
-Amorium, III, 665.
-
-Amru (moschea di), II, 476; III, 832.
-
-Anapo, III, 180.
-
-Anatolia, 440.
-
-Anattor, III, 95.
-
-Ancona, 358.
-
-Andalusia, III, 483.
-
-Angoulême, III, 672.
-
-Annisinni, _v._ Ainisindi.
-
-Annunziata de’ Catalani (chiesa dell’), III, 792, 817, 818.
-
-Antigono (isolotto di), 497.
-
-Antiochia, 15, 29, 197, 515; II, 279, 495; III, 188, 361, 523, 526,
-784, 839.
-
-Anversa, III, 235.
-
-Appennini, 465, 468; II, 339; III, 50, 55, 97, 147, 158, 433, 612.
-
-Aquino, 368.
-
-Aquisgrana, 190; III, 16.
-
-Arabia, Arabi, XLIII, XLV, XLVII, LIV; 30, 31, 32, 36, 37, 38, 39, 41,
-44, 45, 49, 50, 53, 54, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 63, 66, 68, 71, 72, 73,
-75, 76, 79, 80, 82, 88, 92, 93, 94, 96, 97, 98, 112, 125, 128, 130,
-131, 141, 142, 143, 264, 288, 363, 369, 408, 424, 431, 432, 480; II,
-10, 16, 26, 32, 34, 35, 37, 38, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 47, 48, 52, 53,
-59, 62, 63, 65, 68, 75, 85, 92, 98, 99, 101, 106, 112, 113, 114, 115,
-116, 118, 123, 126, 127, 128, 130, 131, 132, 136, 138, 139, 141, 142,
-143, 144, 146, 148, 149, 150, 151, 154, 160, 168, 173, 184, 192, 193,
-200, 207, 217, 221, 233, 246, 256, 260, 265, 266, 267, 268, 272, 275,
-278, 282, 287, 292, 299, 345, 349, 355, 357, 361, 362, 371, 372, 383,
-404, 418, 420, 427, 430, 431, 432, 434, 437, 438, 439, 441, 442, 443,
-445, 446, 449, 450, 451, 452, 459, 460, 461, 462, 463, 465, 466, 468,
-469, 470, 471, 472, 473, 477, 478, 483, 491, 496, 500, 503, 504, 505,
-506, 510, 512, 513, 514, 515, 517, 521, 527, 530, 531, 532, 533, 536,
-542, 544, 547, 548; III, 73, 80, 81, 82, 92, 93, 94, 95, 100, 104, 109,
-111, 122, 171, 172, 231, 320, 324, 330, 332, 349, 355, 363, 366, 367,
-368, 369, 371, 380, 381, 383, 384, 386, 387, 399, 405, 406, 409, 412,
-413, 418, 419, 420, 424, 425, 428, 458, 472, 473, 474, 475, 478, 490,
-599, 644, 646, 657, 667, 668, 669, 672, 675, 679, 685, 686, 699, 701,
-715, 718, 724, 729, 732, 738, 739, 741, 742, 746, 770, 784, 805, 809,
-812, 824, 826.
-
-Arabi cristiani, 40, 43; II, 291, 292.
-
-Arado, isola, 81, 85, 87.
-
-Arafat, monte, II, 245.
-
-Aragigun, III, 212.
-
-Arbela, L.
-
-Arce, 368.
-
-Arcipelago, 91; II, 364, 384, 413.
-
-Arcuraci, III, 614.
-
-Arena, fiume, II, 445.
-
-Arezzo, 443.
-
-Argira, II, 399, 403, 406; III, 286.
-
-Argo, II, 133.
-
-Arîn (cupola di), II, 437.
-
-Arles, III, 16.
-
-Armeni (castello degli), 195, 343.
-
-Armenia, Armeni, 223, 247, 282, 510; II, 110, 114, 203, 260, 269, 365,
-379, 393; III, 637, 639.
-
-Armento (monastero di), 469; II, 407, 408, 409.
-
-Artalia, II, 85.
-
-Artesino, monte, 326.
-
-Artilgidia, III, 592.
-
-Asaro, II, 185.
-
-Ascalona, III, 335, 383, 640.
-
-Ascîr, II, 275, 362.
-
-Ascoli, di Capitanata, II, 244, 344; III, 32.
-
-Asia, II, 97, 108, 110, 229, 368; III, 212, 668.
-
-Asia Minore, XLV; 94, 195, 218, 413, 425, 441, 510; II, 77, 240, 250,
-262, 279; III, 38, 410, 433, 679.
-
-Asnâm, d’Affrica, 129, 133.
-
-Asnâm, di Sicilia, III, 776.
-
-’Asra, II, 185.
-
-Assiria, II, 250.
-
-Assorus, II, 185.
-
-Asti, III, 199, 277.
-
-Asturie, 153.
-
-Atene, 48; II, 503, 504; III, 167.
-
-Atlante, 103, 129; II, 133, 355, 363; III, 374.
-
-Atlantico, 122, 173; II, 284; III, 374, 664.
-
-Attica, II, 184.
-
-Augsburg, II, 325; III, 673.
-
-Augusta, di Sicilia, III, 616.
-
-Aulina (monastero di), II, 410.
-
-Aumale, II, 38.
-
-Aurès, 116, 117, 119, 120; II, 52, 122, 198, 201, 352.
-
-Avellino, II, 164.
-
-Aversa, 463; II, 172; III, 28, 29, 30, 31, 34, 35, 37, 47, 52, 133,
-186, 196, 277, 588.
-
-Avignone, 158.
-
-Avola, 311, 334.
-
-Azhar (moschea di), II, 283, 286; III, 835, 843, 845.
-
-
-B
-
-Bâbel (Babilonia), II, 110.
-
-Bab-el-Bahr, II, 302; III, 841.
-
-Bab-el-Ebnâ, II, 302.
-
-Bab-el-Hadîd, II, 302.
-
-Bab-er-Riâdh, II, 302.
-
-Bab-es-Scefà, II, 302.
-
-Bab-es-Sudân, III, 325.
-
-Bab-Ibn-Korhob, II, 302.
-
-Bab-Rûtah, II, 302.
-
-Bab-Sciantaghàth, II, 302.
-
-Babilonia (Bagdàd?), 232; II, 87, 338.
-
-Babilonia (il Cairo Vecchio), III, 352, 633, 635, 651.
-
-Baccani (campo di), II, 165.
-
-Badiazza (monastero di Santa Maria della Scala o della Valle, detto
-La), III, 843, 844.
-
-Baghaia, 119; II, 122.
-
-Bagdàd, XXXVIII, XL, XLVII; 85, 86, 141, 145, 150, 303, 322, 326, 332,
-337, 371; II, 75, 77, 110, 114, 120, 149, 150, 218, 224, 278, 279, 280,
-281, 295, 309, 402, 403, 438, 440, 454, 464, 480, 492, 494, 497, 498,
-504, 547, 549; III, 264, 356, 373, 375, 423, 505, 522, 634, 638, 645,
-662, 715, 721, 816, 833.
-
-Bàgia, Begia, o Beja, II, 66, 199.
-
-Bagni Segestani, III, 789.
-
-Bahrein, II, 117, 336.
-
-Baich (torre di), II, 303, 452, 453.
-
-Baida, II, 67, 68, 208, 297, 434.
-
-Balata, 266.
-
-Baleari, isole, 124, 162; III, 3, 5, 10, 12, 14, 375, 376, 377, 480,
-518, 519, 520.
-
-Bâles, II, 186.
-
-Balharâ, II, 34, 300.
-
-Bâlîs, II, 186.
-
-Ballarò, mercato in Palermo, II, 34, 300; III, 870.
-
-Bâlmi, III, 795.
-
-Baltah, isolotto, III, 382.
-
-Baltico, II, 380, 383, 386; III, 15, 679.
-
-Bamberg, II, 92; III, 26, 42.
-
-Bamberg (duomo di), III, 798.
-
-Bandiera, contrada in Palermo, III, 614
-
-Barbarìa, III, 410, 613, 695, 809.
-
-Barca, 109, 113, 117, 118, 119, 122, 165, 319; II, 284, 356, 477, 497;
-III, 212, 408, 420, 476, 483, 515, 634, 836.
-
-Barcellona, 159; III, 12, 389, 459, 810.
-
-Bardhali (?) (monastero di), III, 256.
-
-Bari, Baresi, 359, 360, 361, 363, 371, 372, 373, 374, 375, 376, 377,
-378, 379, 380, 384, 390, 436, 437, 438, 462, 463; II, 162, 244, 311,
-339, 340, 341, 342, 344, 345, 350, 392, 416; III, 25, 26, 30, 35, 36,
-41, 45, 102, 114, 115, 116, 124, 125, 139, 143, 232, 280, 297, 335,
-397, 689, 812.
-
-Bartanobûa, II, 72.
-
-Bartibûa e Bartibû, II, 72, 73.
-
-Basciu, _v._ Dakhel.
-
-Basente, II, 329.
-
-Basentello, II, 328.
-
-Basilea, III, 590.
-
-Basilicata, II, 247, 329, 407.
-
-Bassora, 56, 84; II, 33, 116, 522.
-
-Battelari, III, 316, 772.
-
-Baviera, II, 325.
-
-Bayeux, III, 19.
-
-Bebelagerin, III, 869.
-
-Bebilbachal, _v._ Bab-el-Bahr.
-
-Bec (monastero del), III, 190.
-
-Beccheria Vecchia di Palermo, II, 69.
-
-Bedd o Bedsds, II, 113, 114.
-
-Bedr, 66.
-
-Begiaia, II, 186.
-
-Beirût, II, 312: III, 107.
-
-Beja, XLIV; II, 66.
-
-Bekâra, 418, _v._ Vicari.
-
-Belezma, 132; II, 52, 53, 122, 123.
-
-Belgia, 237; II, 33.
-
-Belich, 237; II, 33, _v._ Belici.
-
-Belici, 337; II, 33, 35; III, 86.
-
-Bellût, II, 433, _v._ Caltabellotta.
-
-Benarvet o Benavert, III, 149, 151, 152, 153, 154, 162, 163, 165, 166,
-167, 172, 177, 230, 269, 597.
-
-Benevento, Beneventani, 94, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 193, 212,
-312, 355, 356, 357, 362, 363, 365, 368, 369, 370, 371, 373, 374, 376,
-377, 380, 381, 383, 385, 387, 388, 393, 435, 436, 437, 438, 439, 443,
-447, 448, 452, 454; II, 153, 163, 164, 166, 168, 247, 278, 311, 321,
-329, 340, 344, 377; III, 25, 27, 35, 42, 44, 52, 183, 289, 398, 616.
-
-Benfesc, _v._ Mico.
-
-Benfratelli (monastero dei), II, 69.
-
-Berolais, 452.
-
-Berry, III, 673.
-
-Betlem, II, 413; III, 644.
-
-Bibbona, III, 219.
-
-Biccari, III, 219. _v._ Vicari.
-
-Biccarum, 418, 419. _v._ Vicari.
-
-Bico, II, 86.
-
-Bifara, III, 174.
-
-Bikesc, _v._ Mico.
-
-Biled-el-Bargoth, 234, 236, 237.
-
-Bileka, II, 33.
-
-Bisacquino, III, 772.
-
-Biscari, 269; III, 795.
-
-Bisignano, II, 319, 342, 345; III, 220.
-
-Bitonto, II, 313, 344.
-
-Bivona, II, 443; III, 219.
-
-Blaland, II, 385.
-
-Bocchigliero, II, 347.
-
-Bocca di Falco, II, 67; III, 582.
-
-Boiano, 374, 455.
-
-Bokhara, II, 34; III, 211.
-
-Bologna, III, 673, 706.
-
-Bologna (biblioteca di San Salvadore in), III, 707.
-
-Bona, II, 122, 199, 501; III, 13, 212, 421, 423, 425, 436, 438, 439,
-472.
-
-Bonifato, II, 431, 432; III, 822.
-
-Bordeaux, III, 16.
-
-Borgetto, III, 779.
-
-Borgio, III, 219.
-
-Bosforo, II, 77; III, 414.
-
-Bosolbi, III, 175.
-
-Botranto, 516.
-
-Bouvines, III, 590.
-
-Bova, II, 315.
-
-Bovino, II, 311, 315, 316.
-
-Brescia, 388; III, 651.
-
-Bresk, III, 407.
-
-Brettagna, III, 17.
-
-Briatico, III, 257.
-
-Briga (Santo Stefano di), III, 219.
-
-Brindisi, 355, 441; III, 434, 592, 609.
-
-Broccato, III, 776, _v._ Brucato e Burkâd.
-
-Broglio, III, 219.
-
-Brolo, II, 404; III, 219.
-
-Brolpasino, III, 219.
-
-Bronte, 311, 336.
-
-B....rtûn, II, 231.
-
-Brucato, _v._ Broccato e Burkâd, III, 103, 104, 301, 311.
-
-Bruges, III, 696.
-
-Bruzzano, II, 171, 246, 247; III, 672.
-
-Buccheri, II, 443, 786.
-
-Bucello, III, 340.
-
-Bufurera, III, 341.
-
-Bugamo o Buagimo, III, 107, 111, 236, 270.
-
-Bugia, 122; II, 38, 122, 359, 465, 529, 530; III, 80, 81, 92, 211, 366,
-369, 375, 399, 407, 421, 423, 427, 467, 496, 516, 520, 698, 704.
-
-Bulâk, III, 329.
-
-Bulchar, II, 300.
-
-Burgimilluso, III, 602.
-
-Burgio, III, 219.
-
-Burkâd, _v._ Broccato e Brucato, 212; III, 776.
-
-Busento, II, 93.
-
-Butera, 316, 323, 324; II, 95, 96, 97, 158, 175, 176, 177, 192; III,
-223, 226, 269, 301, 302, 306, 488, 754, 760, 774, 881.
-
-
-C
-
-Caaba, 45, 46, 58, 118; III, 830, 839, 840.
-
-Cabés, _corr._ e _v._ Kâbes.
-
-Cáccamo, III, 232, 233, 251, 301, 311.
-
-Cadara, _v._ Chadra.
-
-Cadesia, 60.
-
-Cadice, III, 377.
-
-Cafsa, XLV; II, 275, 306; III, 421.
-
-Cagliari, III, 7, 10.
-
-Caiazzo, 452.
-
-Cairo, L, LII, LIII, LIV, LV; 112; II, 40, 66, 238, 241, 279, 280, 283,
-286, 287, 291, 330, 331, 356, 357, 402, 463, 465, 476, 484, 488, 489,
-507, 511, 521, 522, 547; III, 330, 352, 373, 447, 460, 466, 492, 506,
-510, 634, 638, 639, 647, 650, 651, 652, 653, 655, 677, 704, 712, 718,
-728, 736, 737, 768, 804, 824, 833, 835, 845, 846, 847, 851, 852, 893,
-894.
-
-Cala (La), porto minore di Palermo, II, 157, 158, 298; III, 118, 672.
-
-Calabria e Calabresi, LII; 21, 24, 91, 95, 165, 176, 183, 189, 193,
-203, 207, 212, 214, 222, 230, 268, 293, 297, 336, 357, 359, 360, 371,
-372, 377, 380, 381, 384, 388, 412, 422, 424, 425, 426, 428, 431, 434,
-435, 436, 437, 439, 441, 442, 443, 445, 461, 469, 517, 518, 519; II,
-41, 42, 44, 69, 70, 71, 80, 87, 89, 90, 91, 148, 152, 153, 161, 166,
-168, 171, 172, 173, 175, 176, 178, 179, 192, 203, 213, 215, 217, 242,
-244, 245, 246, 247, 248, 249, 251, 252, 263, 272, 278, 308, 311, 312,
-313, 314, 315, 318, 319 a 322, 323, 328, 329, 339, 343, 344, 345, 346,
-347, 365, 367, 374, 375, 377, 386, 392, 394, 398, 401, 402, 403, 405,
-406, 407, 408, 410, 411, 439, 479, 480, 551; III, 14, 22, 23, 25, 31,
-42, 43, 44, 45, 47, 48, 49, 50, 51, 53, 54, 57, 65, 68, 75, 78, 79, 83,
-84, 85, 86, 89, 94, 100, 106, 107, 116, 120, 123, 125, 145, 146, 147,
-150, 151, 153, 156, 160, 164, 165, 176, 177, 183, 184, 185, 192, 193,
-194, 196, 204, 232, 233, 235, 237, 238, 248, 250, 258, 272, 273, 274,
-275, 280, 281, 282, 299, 302, 303, 317, 318, 346, 347, 350, 353, 378,
-392, 394, 395, 398, 450, 466, 553, 611, 613, 616, 625, 697, 701, 771,
-790, 803, 810, 854.
-
-Calacta, _v._ Alunzio.
-
-Calascibetta, III, 75, 150.
-
-Calata (La), II, 193; III, 605.
-
-Calatafimi, II, 278; III, 772, 780.
-
-Calatalfano e Catalfano, II, 49.
-
-Calatamauro, III, 773, 776, 822.
-
-Calatayud, II, 481.
-
-Calathammeth,_ v._ Kala’t-el-Hamma.
-
-Calatrasi, _v._ Kalat-et-Tirazi, III, 325, 585, 776, 778.
-
-Calatubo, III, 773, 780, 811.
-
-Calbo, Calvus (monte), III, 876.
-
-Calcare (Le), III, 67.
-
-Caldia, _v._ Chaldia.
-
-Calinio, 452.
-
-Calle (La),_ v._ Marsa-Kharez.
-
-Calloniana, 289.
-
-Caltabellotta, 310, 311, 334; II, 33, 185, 193, 194, 275, 433; III,
-313, 775.
-
-Caltagirone, 311, 336; III, 153, 225, 228, 229, 230, 231, 268, 269,
-278, 296, 309, 338, 584, 599, 788.
-
-Caltanissetta, 290, 330; II, 435; III, 78, 109, 174, 309, 311, 776.
-
-Caltavuturo, 315, 322, 330, 334, 419, 421; II, 192, 385; III, 95, 96,
-285.
-
-Calvo, 452.
-
-Cambray, III, 673.
-
-Cambridge, II, 64.
-
-Camelo (battaglia del), II, 103.
-
-Camerata e Cammarata, II, 433; III, 209, 212, 219, 285.
-
-Camerina, 323, 324; II, 402; III, 229, 230.
-
-Camerino, 455; II, 72, 89, 166, 402.
-
-Campagna di Roma, II, 164.
-
-Campania, 98.
-
-Campofelice, III, 776.
-
-Campofiorito, III, 779.
-
-Camporeale, III, 159, 779.
-
-Camuka (La), III, 876.
-
-Cancelliere (monastero del), III, 256.
-
-Candia, 164; III, 534.
-
-Canne, 361, 436; III, 21, 27, 28, 29.
-
-Cannita, III, 536.
-
-Canosa, 361, 374, 377; II, 164; III, 143, 791, 863.
-
-Cansaria, Chanzaria, Ganzaria e Cancheria, III, 231.
-
-Cantariddoheb, III, 870.
-
-Capaccio, II, 344.
-
-Capitanata, II, 316; III, 37, 45, 51, 612, 788.
-
-Capizzi, III, 97, 224, 282, 285, 293, 499, 610, 616, 783.
-
-Capo (quartiere del), III, 614.
-
-Capo d’Anzio, II, 170.
-
-Capo dell’Armi, 576; III, 50.
-
-Capo Boèo, II, 431, 433.
-
-Capo Bon, 430; II, 465; III, 420, 429. 473, 598.
-
-Capo Circeo, II, 449; III, 672.
-
-Capo di Gallo, III, 309.
-
-Capo Granitola, II, 435.
-
-Capo Miseno, II, 90.
-
-Capo dei Molini, II, 86.
-
-Capo Passaro, II, 127.
-
-Capo Sant’Alessio, III, 795.
-
-Capo San Marco, II, 192, 193.
-
-Capo di Santa Croce, III, 166.
-
-Capo Scalambri, III, 178.
-
-Capo Scaletta, II, 85; III, 795.
-
-Capo Spartel, III, 458.
-
-Cappadocia, 333, 335, 440.
-
-Capraia, III, 770.
-
-Caprera, III, 770.
-
-Capri, III, 770.
-
-Captedi, III, 573.
-
-Capua, città e principato, 188, 212, 357, 361, 369, 373, 374, 376, 385,
-387, 388, 393, 435, 437, 443, 444, 445, 447, 450, 452, 453, 454, 455,
-457, 458, 461, 462, 463; II, 161, 163, 166, 168, 311, 318, 327, 340,
-344; III, 25, 27, 28, 39, 49, 52, 133, 142, 143, 183, 186, 187, 192,
-193, 195, 306, 393, 395, 396, 398, 451.
-
-Capuana, porta, 373.
-
-Caputo, III, 582, 849.
-
-Carcassonne, 159.
-
-Cariati, III, 48.
-
-Cariddi, II, 271.
-
-Carini, II, 67; III, 301, 575, 774, 784, 811.
-
-Carnello, fiume, 365.
-
-Carona, III, 219.
-
-Caronia, 455, 459, 470; II, 275, 388, 390, 433; III, 102, 147, 219,
-313, 768, 772, 783, 789.
-
-Cartagena, II, 186.
-
-Cartagine, 4, 104, 106, 116, 119, 120, 123, 147, 165, 166, 167, 277;
-II, 139, 444, 501; III, 13, 412.
-
-Cartama, III, 157.
-
-Casa del Rifugio, II, 119.
-
-Casa della Sapienza, II, 119.
-
-Casale Butont, _v._ Rahl-Butont.
-
-Casal Monferrato, III, 198.
-
-Casalino, _v._ Ghirân-ed-dekîk.
-
-Casba, III, 285.
-
-Caserta, 452; II, 453.
-
-Caserta Vecchia, III, 853.
-
-Casilino (ponte del), 361.
-
-Caspio, III, 637.
-
-Cassano, II, 244, 346, 407.
-
-Cassaro di Palermo, II, 68, 69, 274, 296, 298, 300, 301, 302, 303, 304;
-II, 118, 298, 617, 801, 841, 842.
-
-Cassaro, casale, III, 264, 285.
-
-Cassibari, III, 776.
-
-Castana, III, 219.
-
-Castania, III, 219.
-
-Castelbuono, 346; II, 391; III, 776.
-
-Castel d’Aci, II, 86.
-
-Castel di Mola, II, 82.
-
-Castel Giovanni, III, 118, 120, _v._ Castello di Iehia.
-
-Castellammare del Golfo, II, 432, 783.
-
-Castelmarre (fortezza di), in Palermo, III, 136, 139, 499, 565.
-
-Castellana (La), III, 875.
-
-Castel dell’Uovo, III, 461.
-
-Castello, III, 257.
-
-Castello di Iehia, III, 821, _v._ Castel Giovanni.
-
-Castello di Sopra, _v._ Halka.
-
-Castelluccio, 305.
-
-Castel Lucullano, II, 90, 92.
-
-Castelnormando, III, 215.
-
-Castelnuovo, 346
-
-Castel Pilano, 455.
-
-Castel Sant’Angelo, II, 344; III, 145.
-
-Castel Vecchio, II, 46, 49, 52, 142, 221.
-
-Castelvetrano, II, 35.
-
-Castiglione, II, 191.
-
-Castilia, in Affrica, 156.
-
-Castrogiovanni, 268, 270, 280, 281, 283, 284, 289, 290, 291, 299, 300,
-306, 307, 308, 310, 311, 317, 319, 322, 323, 326, 328, 329, 330, 332,
-335, 337, 342, 345, 346, 349, 471, 518; II, 31, 275, 411, 420, 424,
-425, 432, 433, 436, 437, 521, 548, 549, 551; III, 71, 72, 73, 75, 76,
-77, 79, 81, 82, 93, 94, 95, 96, 112, 134, 135, 136, 150, 156, 164, 172,
-173, 174, 175, 176, 177, 224, 225, 256, 257, 269, 285, 311, 327, 540,
-565, 662, 773, 774, 791.
-
-Castrogiovanni (val di), 467.
-
-Castronovo, 327, 346; II, 400, 403, 406, 412, 420; III, 156, 301, 315,
-340, 341.
-
-Castroreale, 416.
-
-Castrovillari, II, 347; III, 185.
-
-Catalfano, _v._ Calatalfano.
-
-Catalogna, III, 389.
-
-Catania, 7, 13, 15, 18, 21, 26, 218, 219, 241, 247, 323, 348, 394, 417,
-421, 422, 423, 465, 485, 486, 508; II, 71, 73, 86, 387, 402, 421, 425,
-432, 433, 435, 436, 438, 448, 549, 554; III, 62, 64, 65, 78, 84, 85,
-109, 110, 116, 117, 174, 149, 152, 153, 162, 163, 166, 205, 208, 209,
-212, 228, 231, 234, 261, 268, 269, 285, 296, 297, 303, 307, 308, 309,
-310, 311, 312, 317, 320, 326, 327, 331, 338, 378, 387, 532, 536, 546,
-550, 560, 595, 599, 603, 604, 609, 771, 774, 776, 784, 789, 795, 811.
-
-Catanzaro, II, 316.
-
-Catena (chiesa della), II, 158.
-
-Catona, II, 450; III, 66.
-
-Cattolica, III, 605.
-
-Caucana, 336; III, 178.
-
-Caudine (Forche), 362, 492.
-
-Caucaso, 79.
-
-Cava (monastero della), II, 458.
-
-Cavallo (De), monte, III, 875.
-
-Cefalà, II, 275, 451, 452; III, 314, 615, 821.
-
-Cefalà (bagni di), III, 820.
-
-Cefalonia, 414; III, 525.
-
-Cefalù, 8, 307, 308, 309, 327, 328, 335, 416, 469, 485; II, 390, 402,
-432, 435, 436, 443; III, 94, 103, 104, 147, 205, 208, 211, 231, 235,
-279, 291, 296, 308, 309, 310, 338, 445, 463, 536, 595, 768, 773, 774,
-776, 800, 811.
-
-Cefalù (cattedrale di), III, 463, 843, 856.
-
-Celano, III, 605.
-
-Celsi o Celso, III, 266, 586.
-
-Celso (contrada del), II, 69.
-
-Centorbi, 8; III, 284, 285, 286, 314, 317, 348, 610, 616.
-
-Cerami II, 385; III, 96, 97, 98, 101, 104, 105, 108, 109, 134, 135, 284.
-
-Cesarea, 86, 87, 510; II, 180, 640, 645.
-
-Cetara (Cetrara?), 455.
-
-Cetaria, II, 433.
-
-Ceuta, XLIX; 132; II, 48, 362, 476, 477; III, 664, 701, 703, 704.
-
-Ceylan, III, 681.
-
-Chadra e Cadara, II 434.
-
-Chalces, _v._ Halka.
-
-Chaldia o Caldia, II, 203.
-
-Cherchell, III, 407.
-
-Cherso, isola, 358.
-
-Cherson, 91, 505.
-
-Chersoneso, di Taurica, 316.
-
-Chiaramonte, 269; III, 219.
-
-Chinzica, III, 2.
-
-Chiusi, 443.
-
-Chrysas, II, 435.
-
-Ciambra, III, 215.
-
-Cianciana, III, 605.
-
-Cicladi, 242; II, 367.
-
-Ciculi, II, 164, 165.
-
-Cilicia, II, 88.
-
-Ciminna, III, 284, 285, 776.
-
-Cina e Cinesi, II, 306; III, 762, 805, 816.
-
-Cinisello, III, 219.
-
-Cinisi, II. 433; III, 160, 219.
-
-Cipro, 80, 81, 85, 182, 124, 483; II, 309, 466; III, 525, 530, 606.
-
-Circia (punta della), _v._ Marsa-s-Scegira.
-
-Cirenaica, 104.
-
-Città del re, 416, 422, _v._ Polizzi.
-
-Civita, sul Fortore, III, 43, 44, 45.
-
-Civitavecchia, 227, 228, 450; III, 672.
-
-Civitella, III, 22.
-
-Clermont, III, 673.
-
-Cluny (monastero di), III, 13, 190, 191, 498.
-
-Clypea, 111; II, 77, 465.
-
-Coblentz, III, 46.
-
-Collegio Nuovo, in Palermo, III, 501.
-
-Collesano, _v._ Golisano, II, 33, 192; III, 103, 104, 246, 289, 290,
-775.
-
-Collo, III, 427.
-
-Colonia, III, 46, 604, 650.
-
-Colonne (Le), 92, 93, 96, 109.
-
-Comacchio, 436.
-
-Conte (Dello). III, 875.
-
-Contessa comune, III, 779.
-
-Conza, 373, 374.
-
-Copenhagen, LI; II, 383.
-
-Coperta (Via), III, 501.
-
-Cordova, XLIII, XLIX, LV; 160, 161, 162, 276, 287; II, 6, 33, 101, 190,
-219, 302, 305, 454, 482, 481, 487, 488, 496, 508, 521; III, 4, 160,
-161, 173, 350, 373, 459, 662, 664, 830, 845, 883.
-
-Coreglia, III, 219.
-
-Corfù, 516; II, 367; III, 146, 434, 435.
-
-Corinto, 413, 414; III, 434, 435, 800.
-
-Corleone, 310; II, 34, 36, 432, 433, 449; III, 86, 160, 211, 219, 224,
-225, 226, 247, 309, 310, 311, 325, 341, 587, 772, 778, 779.
-
-Corsica, XXXI; 28, 183, 184, 201, 207, 226, 276, 277; II, 180; III,
-626, 627, 678.
-
-Cosentini (quartiere de’), III, 219.
-
-Cosenza, 11; II, 44, 90, 92, 95, 96, 314, 339, 342; III, 106, 178, 184,
-257.
-
-Cossira, _v._ Pantelleria.
-
-Costantina, XLV, LVI; 119, 121; II, 52, 122, 233, 358; III, 374, 423,
-424, 496, 664, 665.
-
-Costantinopoli, XLIII, XLVIII; 10, 14, 24, 28, 29, 39, 46, 58, 76, 78,
-86, 87, 91, 92, 93, 94, 98, 102, 119, 164, 185, 189, 191, 192, 193,
-217, 220, 221, 222, 227, 231, 240, 250, 252, 282, 287, 297, 298, 303,
-337, 338, 346, 349, 380, 397, 399, 407, 425, 428, 434, 437, 438, 439,
-441, 454, 468, 472, 485, 492, 497, 498, 499, 501, 502, 504, 509, 518;
-II, 48, 69, 70, 72, 73, 77, 79, 87, 88, 90, 96, 100, 141, 153, 154,
-171, 173, 174, 175, 192, 193, 214, 215, 219, 242, 246, 252, 253, 255,
-262, 263, 271, 272, 278, 279, 281, 305, 306, 312, 318, 321, 326, 332,
-376, 379, 380, 384, 385, 386, 391, 392, 393, 394, 395, 402, 403, 413,
-416, 422; III, 26, 27, 30, 34, 36, 41, 114, 144, 192, 194, 284, 303,
-368, 421, 434, 435, 460, 521, 524, 530, 563, 809, 824, 830, 831, 837,
-864.
-
-Cotentino, III, 38.
-
-Cotrone, II, 324.
-
-Coutances, III, 19, 38.
-
-Crati, II, 92, 347.
-
-Crati (val di), III, 43, 89.
-
-Cremano, 457.
-
-Cremona, II, 263; III, 590, 696.
-
-Creta, Cretesi, 163, 164, 193, 221, 245, 246, 251, 252, 274, 237, 328,
-359, 361, 362, 363, 378, 379, 413, 436, 502; II, 162, 247, 260, 261,
-309, 376, 466, 480; III, 530.
-
-Crimea, 316.
-
-Cristiania, II, 383.
-
-Cronio, 486.
-
-Cuba, palagio, II, 451; III, 554, 555, 580, 582, 818, 819, 841, 843,
-846, 847, 856.
-
-Cuba, piccola fonte, III, 843, 844.
-
-Cufa, 141; II, 116, 494; III, 826, 827, 855.
-
-Cuma, 373.
-
-Cumìa, II, 36.
-
-Cuscasin o Custasin, III, 285.
-
-Cutemi, Cutema, Gudemi, II, 36.
-
-Cyaxo, III, 175.
-
-
-D
-
-Dafne (bagno di), 95.
-
-Dakhel (Ed-), II, 275; III, 474, 599, e _v._ Scerîk.
-
-Dalmazia, 319, 378, 379; II, 176; III, 315.
-
-Damasco, XLV, L, LI, LII, LIII; 84, 87, 90, 125, 134, 139, 141, 177,
-302; II, 486, 503; III, 463, 634, 635, 636, 639, 647, 648, 649, 685,
-716, 720, 721, 736, 737, 764, 824, 828, 830.
-
-Damiata, II, 276; III, 426, 467, 505, 511, 514, 606, 638, 640, 737.
-
-Daniele (museo di casa), II, 453, 488.
-
-Danimarca, II, 385, 386; III, 14, 15, 19, 124.
-
-Danubio, III, 435.
-
-Deilem, II, 110.
-
-Delfinato, III, 307.
-
-Dellys, II, 38.
-
-Demona, città, 468, 469, 470; II, 71, 73, 85, 86, 143, 144, 148, 265,
-266, 275, 400, 404, 407, 412, 432; III, 282, 313, 317, 772, 773.
-
-Demona (val di), 417, 465, 466, 467, 469, 470, 471, 484, 495; II, 24,
-69, 85, 141, 148, 149, 213, 216, 255, 275, 276, 396, 397, 398, 401,
-403, 435; III, 71, 77, 78, 79, 102, 109, 133, 134, 147, 161, 164, 208,
-210, 233, 267, 274, 308, 313, 773, 854.
-
-Dendera, III, 832.
-
-Denia, III, 4, 5, 9, 10, 12, 375, 376, 377, 379.
-
-Dennisinni e Dannisinni, II, 33, 300, _v._ ’Ain-Scindi e Ainisindi.
-
-Desisa, III, 316.
-
-Dîmâs (Capo), XXXVIII; II, 226; III, 363, 384, 385, 386, 387, 399, 402.
-
-Dîmâs, castello, II, 226.
-
-Dinnamare, II, 264.
-
-Dittaino, 351; II, 435; III, 72, 881, 884.
-
-Divriki, _v._ Tefrica.
-
-Donna Lucata (Ain-el-Aukât), III, 771.
-
-Dordona, in Puglia, III, 616.
-
-Drago, fiume, III, 596.
-
-Dublino, III, 16.
-
-Durazzo, III, 144, 145, 521.
-
-
-E
-
-Ecbatane, _v._ Ilamadân.
-
-Edessa, III, 408, 462, 835.
-
-Efeso, III, 665.
-
-Egadi, III, 770.
-
-Egitto, Egiziani, XXXVIII, XLI, XLII, LI, LII, LIII, LV, LVI; 62, 64,
-79, 80, 85, 88, 91, 103, 104, 109, 113, 119, 123, 138, 143, 147, 162,
-163, 166, 167, 234, 254, 371, 477, 514; II, 4, 13, 33, 39, 50, 76, 77,
-88, 89, 118, 121, 129, 131, 133, 137, 150, 151, 169, 182, 183, 200,
-227, 234, 235, 237, 238, 239, 240, 249, 275, 276, 278, 280, 281, 282,
-284, 285, 286, 287, 288, 289, 290, 291, 293, 294, 299, 302, 322, 325,
-330, 331, 332, 333, 348, 349, 354, 355, 360, 362, 363, 364, 369, 393,
-404, 427, 428, 445, 446, 448, 450, 458, 474, 477, 480, 482, 487, 489,
-496, 506, 507, 508, 521, 522, 523, 527, 538, 547, 552; III, 211, 212,
-260, 321, 322, 328, 332, 336, 363, 365, 405, 406, 408, 421, 426, 446,
-454, 455, 465, 466, 467, 505, 506, 508, 510, 513, 515, 519, 541, 600,
-608, 625, 634, 636, 638, 639, 641, 642, 647, 648, 649, 650, 652, 653,
-654, 711, 716, 736, 737, 740, 766, 773, 789, 796, 796, 804, 807, 825,
-829, 831, 832, 833, 836, 837, 843, 844, 847, 851, 852, 859, 867, 868,
-879, 893.
-
-El-Bâgi, _v._ Aci.
-
-Elettorale (biblioteca Palatina), 507.
-
-Ellade, 414; II, 367.
-
-Emesa, II, 116; III, 526.
-
-Emmelesio, III, 72.
-
-Enna, 5, 8; II, 85, _v._ Castrogiovanni.
-
-Entella, 334; III, 86, 266, 586, 618, 822.
-
-Eolie (Isole), 304, 305, 306; III, 769.
-
-Epte, III, 20.
-
-Eraclea, II, 401; III, 338, 616.
-
-Erice, 8; III, 775.
-
-Escuriale, VIII, LI, LIII; II, 476, 477, 522.
-
-Etna, XL, XLIV, XLVI, L, LIV; 8, 17, 85, 86, 305, 347, 422, 465, 467,
-468, 508; II, 79, 86, 216, 387, 403, 406, 438, 440, 441, 442, 443; III,
-55, 92, 150, 158, 215, 268, 544, 781, 783.
-
-Etna, città, 8.
-
-Etolia, III, 434.
-
-Eufrate, xlv; 39, 60, 138, 176, 510; II, 33, 186, 286, 404, 432, 634,
-646; III, 839.
-
-Eure et Loir, III, 497.
-
-Europa, II, 37, 169, 429, 430, 462, 465, 476, 495, 533, 542, 543; III,
-182, 185, 190, 191, 198, 207, 227, 237, 239, 264, 276, 289, 323, 342,
-351, 394, 432, 441, 452, 459, 522, 544, 557, 573, 627, 633, 642, 644,
-652, 657, 660, 667, 669, 673, 681, 695, 699, 701, 710, 711, 712, 713,
-722, 724, 773, 789, 795, 796, 805, 807, 810, 811.
-
-Evonymos, III, 769.
-
-
-F
-
-Faenza, III, 815.
-
-Fahsimeria, III, 869.
-
-Fahs-Maria, III, 869.
-
-Faium, II, 284; III, 652.
-
-Fâkûs, III, 510, 511.
-
-Falconara, III, 822.
-
-Faraglioni, II, 86.
-
-Farfa, II, 164.
-
-Faro di Messina, 425; II, 90, 152, 214, 243, 244, 264, 272, 327, 346,
-365, 377, 381, 390, 423, 432, 465, 552; III, 30, 31, 61, 63, 64, 67,
-76, 82, 106, 116, 123, 179, 257, 391, 613, 655, 811, 853.
-
-Fars, II, 110; III, 824.
-
-Fatanasino, III, 153, 228.
-
-Favara o Mare dolce, II, 300, 335, 350, 445, 451; III, 120, 450, 463,
-552, 617, 618, 754, 756, 785, 820, 821, 843, 846, 847, 848, 850, 853,
-884.
-
-Favignana, III, 770.
-
-Fenicio, monte, 92.
-
-Fergana, II, 34.
-
-Ferla, 311; III, 257.
-
-Ferro (isola del), II, 437.
-
-Fez, 129, 147, 226, 234; II, 284, 355, 662; III, 735.
-
-Fiandra, III, 17.
-
-Ficana, II, 193.
-
-Ficarazzi, III, 844.
-
-Ficuzza, III, 159, 341.
-
-Finzia, 269.
-
-Fiorentini (rua de’), III, 218.
-
-Fitalia, III, 282, 284, 286.
-
-Firenze, III, 46, 63, 130, 688, 796, 803, 816.
-
-Firenze (biblioteca Laurenziana di), III, 707.
-
-Fiume Salso, 417; III, 95, 773.
-
-Fiume Grande, 417, 465; III, 95, 104, 112, 147, 773.
-
-Flagella, III, 616.
-
-Fleury (monastero di), III, 190.
-
-Floresta, III, 776.
-
-Foggia, III, 612.
-
-Fondi, 365, 458.
-
-Fontane (piano delle), III, 75.
-
-Formiani (colli), 458.
-
-Forriana, III, 468.
-
-Fortore, II, 346; III, 43.
-
-Fostât, 112; II, 284, 285.
-
-Fragalà, III, 257.
-
-Francavilla, III, 215.
-
-Francescani (convento dei), in Trapani, II, 454.
-
-Francia, 287, 369, 447, 451; II, 167, 257, 299, 372, 381, 384; III, 15,
-16, 17, 18, 19, 26, 39, 106, 190, 214, 216, 217, 218, 252, 259, 279,
-290, 365, 432, 433, 497, 517, 522, 529, 544, 564, 568, 590, 672, 803,
-855, 858.
-
-Francia (Istituto di), XVII.
-
-Francoforte, II, 64, 174.
-
-Frassineto, II, 162, 167.
-
-Frazzanò, III, 71, 73.
-
-Frigento, II, 164; III, 35.
-
-Friuli, II, 166.
-
-Fulda, II, 325.
-
-Furno o Furnari, III, 63.
-
-
-G
-
-Gabbaturi (via del), III, 877.
-
-Gabriele, fonte, II, 300; III, 870.
-
-Gaeta, Gaetini, XL; 183, 187, 227, 312, 364, 365, 366, 367, 378, 435,
-437, 444, 449, 450, 453, 455, 458, 461; II, 162, 163, 166, 458; III,
-52, 277, 590.
-
-Gagliano, 326, 327, 337; II, 152, 285, 286; III, 219.
-
-Galati, III, 71, 282, 784.
-
-Galcula, _v._ Halka.
-
-Galea, _v._ Halka.
-
-Galga, _v._ Halka.
-
-Gallico, _v._ Leuca.
-
-Gallipoli, 183, 316.
-
-Gallizia, 158.
-
-Gancia (convento della), III, 128.
-
-Gange, II, 461.
-
-Gangi, 418, 419.
-
-Garbo (Ponente), II, 420, 617.
-
-Garbyumara, III, 869.
-
-Gardsuta, III, 776.
-
-Gargano, 377; II, 35, 170, 247, 347; III, 22, 27.
-
-Garigliano, 447, 459, 460, 461, 462, 463; II, 155, 160, 161, 162, 163,
-164, 165, 166, 167, 168, 170, 171, 175, 338, 347, 459; III, 53, 183,
-205, 314, 608.
-
-Garopoli, II, 316.
-
-Garraffu e Garraffeddu, II, 300; III, 870.
-
-Gausa, _v._ Khâlesa.
-
-Gavarrello, fiume, III, 789.
-
-Gebâl, II, 110; III, 524, 526, 527.
-
-Gebel-Hâmid, III, 775.
-
-Gebel-Sindi, II, 34.
-
-Gefîra (capo di), II, 247.
-
-Gela, III, 231.
-
-Geloi (campi), 323.
-
-Gelso, fiume, II, 432, 445.
-
-Genoardo, Genovardo, Ianuardo (giardino regio); III, 554, 555, 579.
-
-Genova, Genovesi, 364; II, 179, 180, 181, 297, 500, 501; III, 1, 4, 7,
-8, 9, 10, 11, 15, 13, 14, 158, 169, 170, 171, 190, 198, 219, 223, 229,
-230, 232, 260, 277, 290, 297, 357, 367, 377, 379, 404, 414, 453, 465,
-513, 515, 518, 519, 522, 523, 530, 542, 550, 554, 558, 584, 590, 600,
-601, 606, 607, 610, 625, 629, 630, 633, 774, 803.
-
-Genovese (podere del), III, 219.
-
-Geraci, Gerace, 310; II, 243, 244, 245, 246, 248, 249, 339, 391, 398;
-III, 83, 87, 88, 89, 219, 257, 280, 301.
-
-Gerbe, Gerbini, LVI, 234; II, 197; III, 399, 400, 401, 402, 425, 471,
-474, 495, 605, 628, 871.
-
-Gerîd, tunisino, II, 198.
-
-Germania, 447; II, 169, 322, 323, 327, 384, 413; III, 8, 15, 26, 190,
-413, 431, 448, 468, 522, 549, 555, 557, 558, 559, 560, 561, 563, 564,
-565, 566, 589, 590, 601, 604, 610, 649, 672, 859.
-
-Gerusalemme, XLV, XLVIII, XLIX; 77, 412, 478, 515; II, 100, 343, 386,
-413, 491, 503; III, 3, 26, 139, 189, 212, 394, 426, 501, 507, 522, 530,
-578, 608, 609, 634, 635, 636, 637, 639, 640, 643, 644, 645, 646, 648,
-649, 650, 651, 653, 692, 711, 824, 859.
-
-Gerx, III, 473, 474, _v._ Scerîk e Dakhel.
-
-Gezira, XLVII.
-
-Geziret-el-Kerrâth, II, 127.
-
-Ghadîr-el-Kuk, III, 869.
-
-Ghalûlia, 289, 290.
-
-Ghirân, 348, _v._ Grotte.
-
-Ghirân-ed-Dekîk, II, 388.
-
-Ghirbâl, _v._ Gabriele.
-
-Ghûta, di Damasco, 87.
-
-Giaffa, III, 524, 640, 644, 645.
-
-Giampileri, II, 85.
-
-Giardinello, III, 159.
-
-Giardini (marina di), II, 81, 811.
-
-Giato, Ieta o Iato, II, 36, 277, 278; III, 159, 160, 211, 247, 266,
-286, 292, 310, 312, 316, 317, 580, 585, 586, 600, 618, 773, 775, 776,
-778, 859.
-
-Giattini, II, 433, 444, 512; III, 285, 292, 293, 317, 363.
-
-Giawher (bagni di), III, 330.
-
-Gibellina, II, 33.
-
-Gibilterra, 62, 103; II, 461, 466.
-
-Gigel, III, 407, 427.
-
-Giordano, 515; II, 386, 413; III, 646.
-
-Giorgio Antiocheno (chiesa di), III, 749, v. Martorana.
-
-Giralda, torre, III, 686, 687.
-
-Girgenti, 11, 15, 21, 205, 269, 311, 348, 467, 485; II, 34, 35, 36, 43,
-64, 65, 66, 86, 142, 143, 147, 154, 157, 158, 160, 184 a 186, 189, 190,
-191, 193, 194, 195, 234, 242, 273, 397, 398, 420, 433, 435, 488, 548;
-III, 75, 78, 82, 94, 104, 107, 109, 110, 111, 112, 164, 172, 174, 175,
-176, 210, 211, 220, 231, 305, 308, 309, 310, 327, 330, 577, 594, 595,
-599, 602, 608, 609, 614, 615, 698, 771, 772, 774, 776, 791, 795, 811.
-
-Girgenti (provincia di), 334.
-
-Girgenti (val di), 466; III, 773.
-
-Girio, II, 416.
-
-Girofalco, III, 611.
-
-Giudei (borgo de’), II, 217, 297, 298.
-
-Giza, III, 652.
-
-Godrano, II, 434; III, 311, 779, 833.
-
-Gog e Magog, III, 676, 679.
-
-Golisano, II, 33; III, 775, 788, _v._ Collesano.
-
-Gozzo, III, 179.
-
-Grado, 436.
-
-Granata, XXXVIII, XLIV; 234; II, 440, 482, 488; III, 787, 852.
-
-Granitola, 266.
-
-Gran-Terra (La) (l’Italia), 353.
-
-Gravina, II, 314, 315, 316; III, 219.
-
-Grecia, 42, 45, 76, 214, 412, 471; II, 194, 362, 367, 384, 395, 400,
-416, 518; III, 144, 146, 164, 169, 214, 257, 273, 279, 319, 335, 337,
-421, 521, 523, 525, 531, 662, 668, 671, 679.
-
-Grottaferrata, II, 318.
-
-Grotte (Le quaranta), 310; III, 72.
-
-Grotte, fortezza, 310, 311, 348; II, 177.
-
-Guadalquivir, 160.
-
-Gualtieri, III, 219.
-
-Guastanella, III, 174, 593, 594.
-
-Gudemi, _v._ Cutemi.
-
-Guidda (bagni della), III, 330.
-
-Guiscardo, ponte, III, 89.
-
-Gurfa, III, 264, 285.
-
-
-H
-
-Habes (Wadi-l-’Abbâs), _v._ Oreto.
-
-Hager-ez-Zenati, II, 36.
-
-Hakem-biamr-Illah (moschea di), III, 845.
-
-Halka (El-), III, 137, 138, 139, 298, 323, 325.
-
-Hama, XLVI, LI, LIII; II, 521, 654, 715, 716, 718, 722, 723, 729, 734.
-
-Hamadân, II, 110; III, 826, 832.
-
-Hammamet (golfo di), 109; II, 139, 200; III, 474, 485.
-
-Harran, 141, 253.
-
-Hasan (moschea di), III, 845.
-
-Hasserinorum, contrada, III, 869.
-
-Hastings, III, 16, 20, 22, 53, 673.
-
-Hauteville, terra, III, 38.
-
-Hegiâz, 39; II, 490, 662.
-
-Herat, II, 436.
-
-Herkla, II, 200.
-
-Hicesia, III, 769.
-
-Hira, 31, 39, 58, 59, 76; III, 825, 826.
-
-Hisn-el-Genûn, ossia Kala’t-el-Khinzâria, III, 230, 231.
-
-Hisn-el-Medârig, III, 783.
-
-Hybla Haerea, 324.
-
-Hybla Major, 319.
-
-
-I
-
-Iaci, _v._ Aci.
-
-Iali, III, 285.
-
-Iâlis (?), II, 186.
-
-Iartinûa (?), II, 72.
-
-Iathrib, II, 504, _v._ Medina.
-
-Iato, _v._ Giato.
-
-Ibla, 334.
-
-Ibn-Khalfûn (via di), III, 869.
-
-Ibn-Menkûd (castello di), II, 420.
-
-Iccara, II, 86.
-
-Iemen, 31, 32, 40, 58, 109, 125, 143, 158, 340; II, 63, 120; III, 825.
-
-Ieta, _v._ Giato, III, 159.
-
-Ifrikia, _v._ Affrica propria.
-
-Ifscîn, II, 520.
-
-Ikgiân, II, 122, 123, 132.
-
-Iklibia, II, 77, _v._ Clypea.
-
-Illiria, II, 367.
-
-Imachara, 315, 418.
-
-Imera, _v._ Fiume Grande (Imera settentrionale) e Fiume Salso (Imera
-meridionale), 417.
-
-Imera, città, II, 264.
-
-India, 80, 84, 85, 88, 108, 109; II, 445; III, 639, 668, 679, 712.
-
-Indo, 62; II, 295.
-
-Inghilterra, Inglesi, II, 372; III, 15, 16, 17, 20, 124, 290, 394, 414,
-444, 497, 522, 529, 544, 564, 590, 672, 673, 809, 855, 859.
-
-Ionie (Isole), III, 413.
-
-Ionio, 364; II, 264, 347.
-
-Irâk, XLV; 143, 254; II, 4, 336, 480, 349; III, 827.
-
-Ischia, 228.
-
-Isernia, 374, 459.
-
-Islanda, II, 380.
-
-Isola dei Porri, _v._ Geziret-el-Kerrâth.
-
-Isole Britanniche, III, 679.
-
-Ispahan, II, 66, 499, 508; III, 211.
-
-Ispica, 311.
-
-Istakhr, XL.
-
-Istria, 358.
-
-Itala, III, 876.
-
-Italia, XXX, XXXI; II, 44, 73, 77, 90, 91, 160, 162, 166, 167, 170,
-175, 176, 194, 240, 243, 244, 250, 257, 278, 295, 328, 338, 344, 346,
-362, 367, 370, 372, 377, 381, 384, 390, 394, 395, 480, 545; III, 1, 14,
-21, 22, 23, 25, 26, 28, 35, 39, 40, 41, 46, 49, 53, 114, 115, 143, 146,
-182, 193, 198, 201, 218, 222, 227, 259, 272, 273, 280, 289, 297, 312,
-347, 365, 367, 375, 377, 393, 394, 401, 409, 431, 432, 433, 450, 454,
-493, 497, 521, 523, 530, 556, 557, 564, 609, 610, 620, 636, 646, 660,
-672, 678, 682, 692, 695, 700, 701, 704, 711, 786, 796, 797, 799, 807,
-809, 824.
-
-Italia centrale, III, 550.
-
-Italia meridionale, II, 28, 71, 72, 176, 179, 311, 321; III, 20, 26,
-42, 48, 54, 62, 87, 114, 132, 133, 222, 223, 240, 277, 280, 380, 465,
-468, 503, 590, 669.
-
-Italia superiore, II, 327; III, 215, 222, 225, 268, 307, 671.
-
-Itri, 458.
-
-Iudica, III, 153, 154, 228, 230, _v._ Zotica.
-
-Ivisa, III, 480.
-
-
-K
-
-Kaaba, _v._ Caaba.
-
-Kâbes, 128, 131; II, 139, 290, 356, 362; III, 80, 369, 370, 371, 373,
-399, 410, 411, 412, 413, 416, 448, 472, 486, 515.
-
-Kabilia grande, II, 38.
-
-Kafsa, II, 362, 486, 515, 516, 517.
-
-Kairewân, XXXVII, XXXVIII, XXXIX, XLII; 113, 114, 115, 117, 121, 122,
-123, 127, 128, 131, 133, 134, 136, 137, 144, 145, 146, 148, 154, 155,
-156, 172, 230, 236, 253, 254, 255, 257, 258, 262, 277, 296, 343, 379,
-385, 392, 393, 428; II, 10, 46, 47, 48, 49, 50, 54, 55, 61, 76, 122,
-125, 129, 131, 135, 138, 139, 141, 142, 147, 162, 182, 190, 196, 197,
-199, 200, 201, 207, 217, 221, 222, 230, 289, 334, 358, 359, 360, 362,
-426, 432, 465, 499, 500, 501, 502, 548; III, 80, 211, 420, 477, 785,
-829, 836, 841.
-
-Kala’t-Abd-el-Mumin, 334.
-
-Kala’t-beni-Hammâd, LIV.
-
-Kala’t-el-Bellût, II, 33.
-
-Kala’t-el-Fâr, III, 776.
-
-Kala’t-el-Hamma (Calathammeth), III, 782, 811.
-
-Kala’t-el-Kewârib, III, 772, 811.
-
-Kala’t-el-Khesceb, _v._ Rocca del Legno.
-
-Kala’t-el-Khinzâria, _v._ Hisn-el-Genûn.
-
-Kalat-er-Rum, 336.
-
-Kalat-es-Sirât, II, 192; III, 775.
-
-Kalat-et-Tarîk, III, 776.
-
-Kalat-et-Tirazi, _v._ Calatrasi, II, 449, 772.
-
-Kalatubi, III, 776.
-
-Kalbara, II, 192.
-
-Kalbi, III, 330.
-
-Kalesciana, II, 182.
-
-Kalibia, _v._ Clypea.
-
-Kalsa, _v._ Khâlesa.
-
-Kâmil (borgo di), II, 361.
-
-Kamûna, II, 540.
-
-Kamunia, 114, 115.
-
-Kanbâr, II, 107.
-
-Karâfa, II, 489, 522.
-
-Karak, III, 648.
-
-Karches, II, 35.
-
-Karkana (grotte di), 335.
-
-Karkesia (_errato_ per Corsica), II, 180.
-
-Kasr, _v._ Cassaro.
-
-Kasr-el-Gedid (El), 326, 327.
-
-Kasr-Giâ’far, II, 335; III, 120, 848.
-
-Kasr-el-Hamma, II, 31.
-
-Kasr-el-Hedîd, 326, 327.
-
-Kasr-el-Kadim (El), _v._ Abbâsia.
-
-Kasr-ibn-Menkûd, III, 776.
-
-Kasr-Sa’d, II, 33; III, 312, 536, 766, 844.
-
-Kasr-Sâlem, II, 184.
-
-Kasr-Tur, 277.
-
-Kastilia, III, 515.
-
-Keitonat-el-Arab, _v._ Capo Circeo.
-
-Keitun, _v._ Catona.
-
-Kelâl, XL.
-
-Kemonia, III, 495.
-
-Keneh, III, 796.
-
-Kerkeni, III, 407, 426, 471.
-
-Kerkent, _v._ Girgenti, II, 35.
-
-Kerkûd, II, 35, 433, 512; III, 776.
-
-Kerkûr, II, 433. _v._ Kerkûd.
-
-Khaibar, II, 107.
-
-Khâlesa, II, 158, 184, 190, 191, 274, 292, 296, 298, 301, 304, 354,
-375, 378, 426, 432, 434; III, 118, 122, 126, 127, 128, 129, 130, 138,
-298, 821, 841, 870, 881.
-
-Khandak (Candia), 164.
-
-Kharadja (corr. Reggio), II, 248.
-
-Kharsiano, 316, 333.
-
-Khassu, III, 776.
-
-Khawarnak, III, 825, 829.
-
-Khazân, III, 776.
-
-Khelât, III, 639.
-
-Khorassân, 139, 140, 142, 143, 253, 264; II, 33, 110, 111, 112, 224,
-369, 490, 498, 507, 805; III, 829.
-
-Kiâna, II, 201.
-
-Kosîra, _v._ Pantelleria.
-
-Kubbet-el-Hawâ, III, 829.
-
-Kubbet-el-Khadrâ (El), III, 828.
-
-Kuzeh, II, 114.
-
-Kuzistân, II, 114.
-
-
-L
-
-Lampedusa, 228.
-
-Lamta, II, 150, 152, 156.
-
-Laodicea, II, 279; III, 527, 529.
-
-Laribus, 427; II, 275.
-
-Laterano, 77, 96; III, 145, 807.
-
-Lattarini, III, 870.
-
-Lavello, III, 31.
-
-Latomie, di Siracusa, 394.
-
-Lauricio, 20.
-
-Lazio, III, 47.
-
-Lecce, III, 560, 569, 672.
-
-Legnano, II, 328; II, 493.
-
-Lenno, II, 88.
-
-Lentini, 8, 17, 311, 316, 317, 337, 364, 485, 486; II, 49, 213, 263,
-443; III, 219, 614, 618, 771, 774, 790, 822.
-
-Leonforte, II, 185.
-
-Lepanto, II, 298; III, 672.
-
-Leuca o Gallico, II, 152.
-
-Levante, II, 240, 372, 461, 508; III, 340, 422, 426, 434, 435, 504,
-522, 524, 529, 539, 609, 633, 637, 660, 661, 664, 679, 698, 701, 718,
-723, 785, 789, 805, 823.
-
-Leyda, XXXIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVII, XLVIII, L, LI, LII, LIV, LV; II,
-370, 470.
-
-Li Aci, _v._ Aci.
-
-Liâgi, _v._ Aci.
-
-Libia, III, 421.
-
-Libica, provincia, 104.
-
-Librizzi, III, 206, 208.
-
-Liburia, 373.
-
-Licata, 269; II, 35; III, 94, 174, 330, 338, 602, 672, 773, 811.
-
-Licia, 92; II, 368.
-
-Lico, fiume, II, 193.
-
-Licodia, 311.
-
-Licosa, 364.
-
-Li Gresti, torre, III, 822.
-
-Liguria (riviera di), II, 180.
-
-Lilibeo, 8, 11, 94, 169, 205, 265, 467, 485; II, 431; III, 314, 339,
-598.
-
-Lilibetana, provincia, 417, 466, 467.
-
-Limona, III, 247.
-
-Linario, monte. II, 443.
-
-Linguadoca, 125, 158.
-
-Lione, III, 803.
-
-Lipari, 356, 485, 486; II, 170, 305, 308, 338, 768, 775.
-
-Liporaco, II, 407.
-
-Lipsia, LI.
-
-Lisbona, III, 16, 664.
-
-Lo False, III, 71.
-
-Lognina, III, 166.
-
-Loira, 158; III, 16, 17.
-
-Lombardia, Lombardi, 462; II, 161; III, 28, 34, 196, 216, 222, 223,
-224, 225, 226, 252, 297, 325, 450, 486, 487, 499, 530, 546, 603, 608,
-654.
-
-Londra, XLV; III, 16.
-
-Longobardia, 212; III, 8, 223.
-
-Longobardo (porto di), III, 178.
-
-Longobuco, II, 347.
-
-Lorena, 377; II, 402.
-
-Loristan, II, 31.
-
-Louvre (museo del) III, 796.
-
-Lucca, III, 803.
-
-Lucera, XXXI, XXXVIII; 396; III, 253, 318, 538, 596, 598, 602, 603,
-608, 611, 612, 616, 619, 620, 628, 654, 688, 689, 712, 791, 792, 867.
-
-Ludd, III, 644.
-
-Lugêrah, III, 598, _v._ Lucera.
-
-Luhrostico, III, 877.
-
-Luni, III, 4, 7, 8, 9, 13, 16, 22.
-
-Luoghi Santi, III, 185, 189.
-
-
-M
-
-Macara (grotte di), 336.
-
-Macasoli, fiume, II, 193.
-
-Macedonia, 440; II, 250, 365, 367, 392, 394.
-
-Madonie, 315, 322, 417; II, 192.
-
-Madonna del Paradiso, chiesa, III, 794.
-
-Madrid, 489.
-
-Magagi e Maghâghi, II, 36.
-
-Maghreb, 122, 127, 128; II, 535; III, 420, 517, 715, 716, 718.
-
-Magione (chiesa della), III, 238, 857.
-
-Magione (commenda della), II, 434.
-
-Magnaura, 503, 504, 508, 509; II, 48.
-
-Magnisi (penisola di), III, 213.
-
-Maine, III, 151.
-
-Majorca, XLIII; 125, 127; II, 529; III, 5, 10, 376, 377, 518, 519, 520,
-530, 821.
-
-Makara, III, 776.
-
-Malaga, III, 173, 662, 663, 664.
-
-Maletto, 311, 336.
-
-Malfiteri, III, 330.
-
-Màlis, II, 186.
-
-Malta, XL, L; 12, 352, 408, 485; II, 208, 260, 329, 422, 448, 516; III,
-116, 117, 177, 178, 179, 180, 213, 269, 296, 309, 318, 388, 536, 553,
-598, 605, 606, 607, 684, 685, 751, 752, 762, 775, 787, 788, 810, 871,
-872.
-
-Mandanici, II, 85; III, 776.
-
-Manfredonia, II, 164.
-
-Mangiaba, III, 788.
-
-Maniace, terra, II, 388; III, 71, 73, 77, 224, 257, 499, 776, 843.
-
-Mansuria, II, 362, 432; III, 606, 760.
-
-Marakia, III, 526.
-
-Marca e Marka, 98, 99.
-
-Marca Aleramica, III, 200, 225, 228, 230, 289.
-
-Marca d’Ancona, III, 577.
-
-Marca de’ Saraceni, III, 595.
-
-Mare dolce, _v._ Favara.
-
-Mare Rosso, 39; II, 413.
-
-Marettimo, III, 770.
-
-Margana, III, 311, 776.
-
-Marge (Lu), III, 877.
-
-Marigny, III, 38.
-
-Marineo, 310; II, 186; III, 311.
-
-Markab, castello, III, 526.
-
-Marmara (mar di), 497.
-
-Marmarica, 104.
-
-Marmorea (Via) III, 501.
-
-Mar Nero, 91, 510.
-
-Marocco, XLVI, L; II, 36, 133, 137, 283, 363, 437; III, 373, 374, 422,
-424, 475, 477, 483, 495, 496, 498, 516, 518, 553, 617, 622, 632, 662,
-664, 739.
-
-Marsala, 171, 467; II, 275, 420, 427, 431, 432, 434, 453; III, 339,
-380, 772, 773, 774, 811.
-
-Marsa-l-Kharez, II, 362, 465.
-
-Marsa-s-Scegira, II, 435.
-
-Marsa-s-Sceluk, 269.
-
-Marsa-t-tin, 318, 319.
-
-Marsa-z-Zeitûna, III, 427.
-
-Marsiglia, Marsigliesi, III, 625, 671, 708, 810.
-
-Martorana (chiesa e monastero della), XV, XVI, XVIII, XIX, XXVIII; 90,
-100, 233, II, 13; III, 351, 353, 355, 592, 593, 656, 793, 843, 846,
-856, 857.
-
-Marzamemi, III, 881.
-
-Mascali, II, 433, 438; III, 356.
-
-Ma’skar, III, 137.
-
-Massa, III, 257.
-
-Matera, 377; II, 340.
-
-Mattorium, 324.
-
-Maurienne (contea di), III, 676.
-
-Mauritanie, 104.
-
-Mawkif, II, 522.
-
-Mazar, II, 31.
-
-Mazara, XXXVII, XLVII; 233, 265, 266, 267, 269, 274, 285, 286, 289,
-294, 467; II, 35, 62, 143, 191, 192, 193, 207, 208, 212, 252, 275, 278,
-420, 421, 427, 432, 433, 445, 455, 486, 501, 502, 504, 520, 539; III,
-94, 133, 139, 147, 149, 150, 151, 164, 232, 269, 276, 291, 292, 305,
-308, 309, 310, 312, 320, 341, 663, 771, 774, 791, 794, 795, 811.
-
-Mazara (val di), 290, 311, 325, 334, 417, 465, 466, 467, 484; II, 24,
-25, 35, 192, 216, 217, 239, 276, 277, 396, 397, 400, 403, 419, 420,
-435; III, 109, 210, 264, 265, 266, 267, 536, 546, 547, 571, 575, 579,
-591, 594, 595, 596, 616, 618, 773, 776, 787, 822.
-
-Mazaro, fiume, II, 36; III, 771.
-
-Me’arra, II, 101.
-
-Mecca, XLIX; 39, 41, 46, 47, 49, 51, 55, 56, 57, 58, 65; II, 77, 117,
-118, 120, 245, 286, 335, 477, 482, 487, 496; III, 264, 408, 668, 703,
-704, 715, 716, 722, 829, 830, 837, 839, 840.
-
-Mechinesi, II, 35.
-
-Media, Medi, II, 308; III, 837.
-
-Medina, 39, 56, 57, 59, 109, 110, 134, 253; II, 286, 475, 476, 504,
-521; III, 210, 824, 829.
-
-Mediterraneo, XLIV, LI, LIV; 75, 79, 80, 82, 95; II, 169, 170, 231,
-295, 309, 332, 357, 362, 363, 386, 445, 450, 466, 501; III, 2, 12, 13,
-109, 169, 323, 336, 337, 373, 374, 563, 625, 670, 675, 676, 678, 679.
-
-Megara, 418.
-
-Mehdia, XXIX, XXXVII, XXXVIII, XLIV, LIV, LVI; 379; II, 33, 139, 150,
-171, 173, 179, 180, 190, 196, 199, 200, 201, 202, 203, 206, 207, 239,
-241, 247, 249, 250, 254, 272, 278, 279, 280, 290, 291, 356, 360, 361,
-362, 364, 420, 432, 449, 485, 499, 501, 528, 529, 530, 535, 546; III,
-14, 24, 80, 81, 93, 136, 158, 168, 169, 170, 171, 172, 174, 190, 332,
-361, 362, 366, 367, 368, 369, 370, 371, 372, 373, 379, 380, 381, 382,
-383, 384, 386, 387, 399, 401, 402, 403, 404, 405, 406, 407, 410, 412,
-413, 414, 415, 416, 417, 418, 419, 420, 421, 423, 425, 429, 430, 460,
-472, 473, 474, 475, 476, 477, 478, 480, 481, 482, 483, 484, 489, 490,
-496, 515, 516, 517, 622, 651, 716, 719, 746, 759, 764, 780, 802, 808,
-841, 864.
-
-Melfi, Melfitani, II, 389; III, 24, 27, 30, 31, 32, 34, 35, 37, 40, 46,
-51, 141, 192, 211, 240, 393, 598, 648, 650, 696, 791.
-
-Melgia-Khalîl, III, 776.
-
-Melicocca, II, 410.
-
-Melîla, _v._ Melilli.
-
-Melilli, Melila, Melili e Melîla, II, 36; III, 212.
-
-Melitene, III, 212.
-
-Menâni, III, 463, 819, 820, 846, 847, 849, 850, 851.
-
-Menasciin, _corr._ Monastir, II, 485.
-
-Menfi, di Sicilia, III, 790.
-
-Mengiaba, III, 776.
-
-Mersebourg, II, 328; III, 8.
-
-Mentana, III, 367.
-
-Menzaleh, lago, III, 511.
-
-Menzil-Jûsuf, III, 246, 311.
-
-Menzil-Sindi, II, 34; III, 776.
-
-Merhela Gulielm, III, 215.
-
-Mernak, presso Tunis, II, 485.
-
-Mertu, III, 285.
-
-Merw, II, 33, 224, 498.
-
-Mesîd-Bâlîs, II, 186.
-
-Mesisino, II, 35.
-
-Meskân, 314.
-
-Mesopotamia, XLV, XLVI, XLVII; 31, 141; II, 33, 98, 278, 310, 513; III,
-637, 639, 667, 825, 837, 844, 858, 879.
-
-Messina, XXXI; 7, 15, 18, 19, 24, 91, 94, 100, 101, 280, 304, 305, 313,
-314, 336, 363, 426, 427, 428, 465, 469, 485, 486, 489, 517; II, 35, 36,
-70, 71, 72, 73, 89, 213, 214, 243, 244, 259, 263, 264, 266, 271, 313,
-314, 315, 327, 382, 383, 390, 393, 394, 396, 397, 398, 400, 402, 421,
-424, 432, 433, 435, 437, 443, 450, 453, 466, 467, 552; III, 55, 56, 57,
-58, 59, 60, 61, 63, 64, 65, 66, 68, 69, 70, 71, 73, 75, 76, 78, 85, 86,
-102, 109, 132, 133, 147, 161, 162, 166, 180, 192, 201, 202, 208, 209,
-216, 218, 219, 220, 228, 229, 232, 233, 235, 254, 257, 269, 274, 275,
-286, 288, 289, 290, 291, 295, 297, 298, 305, 308, 309, 310, 320, 330,
-333, 339, 340, 346, 349, 350, 351, 353, 354, 359, 445, 463, 464, 487,
-499, 500, 502, 536, 543, 544, 546, 547, 548, 550, 559, 564, 565, 566,
-569, 570, 579, 582, 584, 590, 599, 609, 610, 627, 650, 656, 678, 696,
-768, 776, 780, 792, 802, 811, 812, 813, 818, 843, 853, 883.
-
-Messina (duomo di), III, 817.
-
-Messina (museo di), II, 454.
-
-Mezzoiuso, _v._ Menzil-Jûsuf.
-
-Mezzomondo, nave, III, 651.
-
-Mezzo Morreale, III, 554.
-
-Michiken, 315; III, 264, 285.
-
-Mico o Vico (Bikesc, Benfesc, Tifosc, Minisc, Minis, Mikosc, Mikos),
-II, 85, 265, 266; III, 776.
-
-Micolufa, III, 174, 175.
-
-Migeti (terra di), III, 278.
-
-Mihkàn, 315, _v._ Michiken.
-
-Mikosc e Mikos, _v._ Mico.
-
-Mîla, II, 123, 233, 335.
-
-Milano, 20; II, 389; III, 672.
-
-Milazzo, 21, 425, 426, 469; II, 432; III, 63, 64, 102, 338, 340, 784,
-789, 811.
-
-Milazzo (val di), 466, 467; III, 301, 312.
-
-Mileto, II, 214, 261, 322, 552; III, 51, 57, 59, 60, 62, 78, 84, 87,
-88, 151, 176, 177, 235, 273, 305, 314, 315, 349.
-
-Milga, III, 286.
-
-Mili, II, 265, 432, 433.
-
-Militello, III, 822.
-
-Millaga, monte, III, 605.
-
-Mimnerno, _v._ Menàni.
-
-Mineo, 278, 279, 280, 285, 286, 287, 288, 289, 291, 337; II, 432, III,
-787.
-
-Minisc e Minis, _v._ Mico.
-
-Minorca, 125.
-
-Minsciàr, II, 36; III, 573, 592.
-
-Minzaro, _v._ Minsciàr.
-
-Minzecio, III, 573.
-
-Mirabella, III, 219.
-
-Miragia, III, 776.
-
-Mirto, III, 208, 282, 284, 286.
-
-Misanelli, II, 408.
-
-Miseno, 364.
-
-Miserella, III, 592.
-
-Misilmeri, II, 186; III, 108, 111, 113, 285, 292, 302, 311, 592, 843.
-
-Mismar, III, 213.
-
-Misr, II, 182, 488, 538; III, 737, _v._ Egitto.
-
-Mistretta, II, 161, 229, 232, 233, 286.
-
-Modica, 315.
-
-Modiuni, fiume, II, 35.
-
-Modone, 414, 508, 509; III, 435.
-
-Moezzia, II, 259.
-
-Mojo, II, 191.
-
-Mola, 223.
-
-Molise (contea di), III, 497.
-
-Monakh-el-Bakar, II, 315.
-
-Monastir, II, 474, 484, 485.
-
-Mondello, 317, 318, 319.
-
-Monembasia, 399; III, 434.
-
-Monferrato, III, 197, 199.
-
-Monforte e Monteforte, 470; II, 85, 265; III, 71.
-
-Mongibello, II, 442; III, 881, 883.
-
-Monopoli, III, 35, 521.
-
-Monpileri, III, 215.
-
-Montalbano, III, 71, 610, 788.
-
-Monte di Abu-Malek, città, 343.
-
-Monte Aperto, 311; III, 107.
-
-Monte Cassino, 101, 102, 365, 368, 369, 373, 374, 376, 460; II, 87,
-318, 392; III, 21, 24, 27, 28, 41, 45, 52, 123, 140, 141, 190, 398,
-440, 853, 860.
-
-Monte Cuccio, II, 67.
-
-Monteleone, III, 616.
-
-Monte Maggiore, III, 34.
-
-Monte Negro, presso Antiochia, III, 784.
-
-Monte Pellegrino, II, 443
-
-Montepeloso, II, 342; III, 34, 35, 40, 397, 406, 688.
-
-Monte San Girolamo, III, 210.
-
-Monte di San Pietro, III, 340.
-
-Monte Saraceno, II, 347.
-
-Montescaglioso, II, 341.
-
-Monte Scuderi, II, 85.
-
-Monte delle Tarantole, III, 107.
-
-Morreale, II, 34, 36, 300, 432, 434, 120; III, 215, 219, 251, 309, 312,
-322, 324, 325, 494, 577, 580, 581, 582, 585, 595, 843, 849.
-
-Morreale (monastero e arcivescovato di), III, 237, 238, 213, 246, 250,
-310, 311, 322, 324, 341, 450, 451, 531, 536, 546, 574, 579, 587, 588,
-778, 806, 874.
-
-Morreale (duomo di), III, 514, 815, 862, 864, 870, 879.
-
-Mortelleto, III, 152.
-
-Mosa, III, 17.
-
-Moschea (regione della), II, 297, 298.
-
-Mosciàrra, 343.
-
-Mosella, III, 650.
-
-Mosul, XLVI, XLVII; II, 497.
-
-Motta, III, 220.
-
-Msila, II, 362, 444, 499; III, 212.
-
-Mueli (monastero di), II, 282.
-
-Muluia, III, 212.
-
-Murcia, XLIX; III, 703, 704, 705.
-
-Mussaro, III, 592, _v._ Muxaro.
-
-Muta, 59.
-
-Mutata, III, 340.
-
-Muxaro, III, 174, _v._ Mussaro.
-
-Muxaro (Sant’Angelo di), II, 36.
-
-
-N
-
-Nàiis, II, 186.
-
-Napoli, XXXI, XXXII, XL; 183, 186, 187, 189, 193, 212, 216, 227, 239,
-311, 312, 313, 314, 354, 355, 357, 364, 367, 369, 373, 375, 376, 379,
-381, 385, 389, 413, 435, 437, 438, 443, 444, 445, 447, 448, 449, 450,
-451, 452, 453, 454, 455, 457, 458, 459, 461, 462, 463; II, 90, 91, 92,
-95, 161, 162, 163, 164, 166, 167, 175, 178, 236, 251, 253, 295, 299,
-312, 315, 316, 340, 344, 376, 377, 445, 449, 450, 453, 458, 459, 460,
-488; III, 28, 52, 112, 186, 196, 212, 235, 237, 238, 453, 461, 566,
-579, 588, 608, 631, 698, 706, 708, 709.
-
-Napoli, d’Affrica, III, 212.
-
-Napoli (archivio di), III, 201, 202, 241, 613.
-
-Napoli (museo di), III, 452, 814.
-
-Napoli (università di), III, 707.
-
-Nardò, II, 72; III, 672.
-
-Narni, II, 164, 165.
-
-Naro, III, 174, 791.
-
-Naso, III, 282, 284, 286.
-
-Naupactitesse (monastero detto delle), II, 298, 415, 416.
-
-Nauplia, II, 367.
-
-Nazareth, III, 644.
-
-Nè (comune di), III, 221.
-
-Negroponte, 414; III, 466, 467, 480, 679.
-
-Nepi, II, 164, 165.
-
-Neritinû, _v._ Nardò.
-
-Neritum, _v._ Nardò.
-
-Nesterawa, II, 275, 276.
-
-Nettunii (monti), II, 264.
-
-Nicea, 501; III, 664, 665.
-
-Nicosia, III, 90, 135, 224, 225, 227, 229, 268, 278, 287, 288, 294,
-295, 309, 338, 499, 584, 610.
-
-Nicotra, III, 150, 151, 165, 257, 378, 379.
-
-Nilo (Il), II, 122, 284, 418, 463, 500, 530, 548; III, 73, 80, 82, 92,
-511, 515, 521.
-
-Nini, fiume, 119.
-
-Ninive, XXVII.
-
-Nisapur, 253; II, 111, 507.
-
-Nizza, 227.
-
-Nocera, 462, 463; III, 611, 612, 620, 688.
-
-Noja, II, 408.
-
-Normandia, II, 343, 380, 413; III, 18, 20, 23, 27, 29, 37, 38, 39, 213,
-214.
-
-Norvegia, II, 380, 383, 384; III, 14, 15, 17, 19, 39.
-
-Noto, 323, 324, 345, 346, 348, 467; II, 275, 433, 435; III, 167, 175,
-176, 177, 269, 301, 306, 309, 314, 774.
-
-Noto (val di), 315, 319, 323, 363, 417, 465, 466, 467, 484; II, 24,
-213, 216, 255, 276, 396, 397, 435, 526; III, 85, 109, 149, 151, 153,
-154, 210, 267, 314, 773, 822.
-
-Novara, III, 220, 225.
-
-Nozaba, III, 407.
-
-Nûba, II, 77, 78.
-
-Nubia, III, 681.
-
-Numidia, 104.
-
-Nuova Regione, II, 297, 298.
-
-Nurembergh, III, 448, 589, 814.
-
-N»zh»r»d, III, 316.
-
-
-O
-
-Obbiano, II, 345.
-
-Occidente, II, 120, 140, 221, 231, 233, 282, 286, 309, 404, 461, 462,
-499, 522, 528, 535; III, 13, 25, 303, 447, 454, 458, 490, 663, 664,
-668, 669, 708, 711, 805, 811.
-
-Oceano, II, 284; III, 16, 337, 374, 679.
-
-Odesuer (Wadi-es-Sewâri), III, 884.
-
-Ofanto, III, 34.
-
-Oiûn-’Abbâs, II, 435.
-
-Okâz, 41, 42.
-
-Olivella (monastero dell’), III, 869.
-
-Olivento, III, 31.
-
-Oliveri, II, 433; 111, 102, 774, 783.
-
-Oppido, III, 251, 282, 284.
-
-Orano, 116, 122, 292; II, 362; III, 426.
-
-Ordona, II, 312.
-
-Oreto, fiume, L; II, 68, 299, 300, 301; III, 103, 118, 470, 580, 582,
-785, 790, 849, 883.
-
-Oria, II, 170, 171, 172, 175, 316.
-
-Oriente, II, 100, 101, 102, 104, 134, 178, 221, 227, 255, 269, 278,
-282, 286, 361, 362, 365, 404, 446, 474, 481, 495, 496, 498, 504, 518,
-519, 522, 533; III, 14, 25, 315, 324, 328, 447, 513, 535, 541, 669,
-694, 713, 728, 731, 732, 733, 774, 802, 807.
-
-Orne (dipartimento dell’), III, 497.
-
-Oronte, III, 634.
-
-Orta, II, 164.
-
-Ortigia, 7, 394, 395, 397; II, 259, 391.
-
-Osero, 358.
-
-Ostia, 365, 366, 367, 368, 444, 445, 446, 453, 454.
-
-Osra (?), II. 185.
-
-Otranto, 183, 185, 437; II, 171, 172, 177, 243, 244, 252, 316, 431;
-III, 108, 116, 609.
-
-Oxford, XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVIII, XLIX, LIII; II, 467.
-
-Oxford (biblioteca Bodlejana di), III, 701.
-
-
-P
-
-Pace (porta della), II, 156.
-
-Pachino, 100; II, 435, 448.
-
-Padova, III, 803.
-
-Paesi Bassi, III, 1.
-
-Paflagonia, III, 672.
-
-Palagio comunale di Palermo, II, 69.
-
-Palagio nuovo, _v._ Halka.
-
-Palagio reale di Palermo, III, 138.
-
-Palagonia, 311.
-
-Palasciano, II, 345.
-
-Palazzolo, di Sicilia, 269, 336; III, 220.
-
-Palazzuolo, presso Firenze, III, 220.
-
-Palermo, XL, XLI, XLIV, L; 8, 11, 13, 15, 21, 94, 205, 206, 232, 240,
-248, 271, 274, 290, 291, 293, 294, 299, 302, 304, 305, 307, 308, 309,
-315, 317, 318, 319, 320, 323, 324, 325, 326, 327, 328, 329, 330, 333,
-335, 336, 337, 344, 345, 348, 349, 350, 351, 352, 354, 359, 364, 371,
-378, 379, 392, 399, 407, 412, 413, 414, 417, 422, 423, 424, 425, 426,
-440, 465, 467, 485, 486, 487, 489, 493, 516; II, 5, 12, 24, 32, 33, 34,
-35, 36, 37, 43, 48, 64, 65, 67, 68, 70, 71, 72, 77, 78, 79, 96, 140,
-141, 144, 145, 147, 150, 151, 152, 155, 157, 158, 159, 160, 172, 177,
-178, 179, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 191, 192, 193, 195, 204, 205,
-206, 207, 208, 209, 210, 212, 214, 215, 216, 222, 225, 236, 239, 240,
-241, 242, 243, 244, 250, 251, 252, 257, 263, 266, 269, 270, 272, 274,
-278, 292, 293, 295, 296, 297, 298, 299, 300, 301, 302, 303, 304, 305,
-306, 307, 308, 309, 320, 329, 333, 335, 337, 338, 349, 350, 373, 375,
-387, 388, 390, 391, 392, 394, 396, 402, 403, 412, 414, 415, 416, 418,
-419, 420, 421, 422, 425, 426, 427, 428, 431, 432, 433, 434, 435, 436,
-437, 442, 443, 449, 452, 454, 455, 465, 467, 481, 486, 498, 501, 506,
-513, 516, 518, 524, 535, 547, 548, 549, 551, 552; III, 14, 66, 69, 73,
-75, 76, 78, 79, 80, 92, 93, 94, 96, 97, 100, 101, 102, 103, 106, 108,
-109, 110, 111, 112, 113, 114, 115, 116, 117, 118, 119, 120, 121, 122,
-123, 125, 128, 129, 132, 133, 134, 136, 137, 138, 139, 140, 141, 142,
-147, 148, 149, 150, 153, 159, 160, 164, 173, 176, 185, 204, 205, 207,
-209, 210, 212, 214, 216, 217, 218, 219, 225, 226, 228, 229, 230, 232,
-233, 236, 237, 245, 248, 251, 253, 254, 256, 257, 261, 262, 263, 266,
-267, 269, 275, 277, 285, 286, 287, 290, 292, 297, 298, 299, 300, 308,
-309, 310, 311, 315, 316, 317, 320, 321, 322, 323, 324, 327, 330, 331,
-334, 335, 339, 340, 341, 343, 349, 350, 351, 353, 358, 359, 365, 368,
-370, 388, 389, 390, 392, 393, 394, 395, 401, 409, 415, 420, 422, 423,
-425, 426, 427, 430, 434, 438, 439, 448, 450, 451, 459, 460, 468, 469,
-470, 471, 474, 475, 476, 484, 485, 486, 487, 490, 494, 496, 497, 500,
-504, 505, 506, 515, 517, 520, 525, 531, 534, 535, 536, 544, 545, 547,
-548, 551, 552, 558, 560, 561, 564, 565, 566, 567, 570, 571, 572, 577,
-579, 581, 582, 583, 584, 586, 587, 589, 592, 594, 595, 597, 599, 600,
-609, 610, 614, 615, 617, 618, 655, 656, 657, 662, 665, 670, 672, 676,
-678, 680, 683, 684, 689, 690, 698, 700, 709, 711, 713, 722, 752, 754,
-756, 757, 763, 764, 766, 768, 773, 774, 776, 785, 786, 797, 798, 800,
-801, 802, 811, 812, 813, 815, 816, 818, 819, 820, 840, 841, 842, 843,
-855, 856, 864, 866, 868, 874, 893, 894.
-
-Palermo (archivio di), III, 203, 215, 234, 246, 291, 318, 635, 806, 872.
-
-Palermo (cappella Palatina di), III, 463, 475, 492, 684, 792, 793, 831,
-842, 843, 845, 847, 848, 856, 857, 861.
-
-Palermo (duomo di), III, 463, 793, 801.
-
-Palermo (museo di), III, 792, 795, 869.
-
-Palermo (università degli studi di), II, 69; III, 869.
-
-Palestina, III, 346, 522, 529, 530, 563, 608, 640, 652, 811.
-
-Palici (lago dei), 5, 279.
-
-Palma, di Calabria (_corr_. Palmi), II, 317.
-
-Palma (spiaggia di) sotto Roccalumera, in provincia di Messina, III,
-795.
-
-Palma, in Majorca, III, 821.
-
-Palmi, 517; II, 410; III, 57.
-
-Palmira, 31; III, 825.
-
-Paludi Meotidi, 221.
-
-Panaria, III, 769.
-
-Paniças, III, 631.
-
-Pantalica, 311; III, 180, 181.
-
-Pantelleria, 111, 112, 165, 166, 304; II, 367, 448, 508; III, 81, 82,
-169, 381, 382, 415, 536, 553, 598, 626, 627, 628, 631, 632, 770, 774,
-783, 787, 809, 870.
-
-Panteon di Roma, 94.
-
-Paola, di Calabria, II, 314.
-
-Paolotti (chiesa de’), in Palermo, III, 121.
-
-Papireto, III, 138.
-
-Papireto, fiume, II, 158, 299, 501.
-
-Parco, III, 779, 849, 850.
-
-Parigi, XVII, XXI, XXV, XXX, XXXIII, XXXIV, XXXV, XXXVI, XLI, XLII,
-XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVII, XLVIII, XLIX, L, LI, LII, LIV, LV; II,
-51, 272, 467, 484; III, 16, 17, 213, 230, 700, 797.
-
-Parigi (biblioteca nazionale di), II, 272; III, 698. Parigi (museo di),
-II, 456, 457, 458.
-
-Parigi (università di), III, 707.
-
-Parma, III. 694.
-
-Partanna, III, 776.
-
-Partinico, II, 86, 432; III, 460, 301, 317, 784.
-
-Patané, II, 86.
-
-Paterno, III, 220.
-
-Paternò, III, 72, 73, 150, 152, 220, 226, 268, 301, 311, 312, 783.
-
-Patitelli (porta dei), II, 303.
-
-Patrasso, 508, 547.
-
-Patria (lago di), 373.
-
-Patti. 469; II, 432; III, 56, 220, 221, 225, 232, 236, 278, 296, 308,
-309, 331, 340, 356, 378, 387, 768.
-
-Pavia, 212; III, 590.
-
-Pellegrino, monte, 318.
-
-Peloponneso, 176, 328, 401, 414, 442, 502, 508; II, 169; III, 413, 434.
-
-Peloriade, 422; II, 79.
-
-Pentapoli, 91, 180.
-
-Pentidattolo, 516.
-
-Perche (contea di), III, 497.
-
-Pergusa, lago, 311, 330; III, 75.
-
-Persepoli, XL.
-
-Persia, Persiani, XLV, XLVI; 31, 39, 53, 56, 58, 59, 60, 62, 64, 72,
-74, 77, 94, 138, 142, 515, 517; II, 4, 17, 31, 32, 33, 37, 66, 98, 99,
-100, 105, 108, 109, 110, 111, 114, 115, 116, 117, 118, 140, 173, 269,
-278, 490, 492, 493, 544; III, 36, 639, 649, 668, 679, 729, 732, 741,
-824, 825, 837, 840.
-
-Persico (golfo), 80.
-
-Petra, III, 825.
-
-Petra de Zineth, II, 36.
-
-Petracucca, II, 246, 247.
-
-Petralia, II, 397; III, 85, 86, 112, 281, 285, 315, 340, 341.
-
-Petralia Soprana, III, 85.
-
-Petralia Sottana, III, 85.
-
-Petrazzi, II, 67.
-
-Pettinengo, III, 220.
-
-Pettineo, III, 220.
-
-Phinthia, 269.
-
-Piana de’ Greci, III, 159, 779, 850.
-
-Piazza, 311, 336; III, 220, 223, 225, 226, 227, 229, 268, 269, 309,
-488, 822.
-
-Piazza della Marina, in Palermo, II, 158.
-
-Piemonte, II, 167, 225.
-
-Pietà (monastero della), in Palermo, III, 128.
-
-Pietrapennata, II, 247.
-
-Pietraperzia, 330; II, 275; III, 311.
-
-Pietra di Roseto, II, 407.
-
-Pietra di Serlone, III, 135.
-
-Pietroburgo, XXXIV, XXXIX, XLIII; II, 383.
-
-Piramitana (Massa), 12.
-
-Pirenei, 125, 158, 159.
-
-Pisa, Pisani, 364; II, 311, 313, 500, 504; III, 1, 2, 3, 4, 7, 8, 9,
-10, 11, 13, 14, 16, 97, 101, 102, 103, 158, 168, 169, 170, 171, 172,
-190, 223, 232, 260, 277, 341, 367, 376, 377, 379, 404, 429, 465, 466,
-467, 513, 515, 518, 519, 522, 523, 530, 550, 558, 577, 580, 581, 584,
-588, 601, 606, 625, 633, 692, 774, 810, 849.
-
-Pisana (torre), in Palermo, III, 218.
-
-Pitirrana, III, 262, 270, 311, 776.
-
-Pizzuto (contrada del), II, 158.
-
-Platanella, II, 193.
-
-Platani, 310, 334, 335, 337; II, 193, 194, 195; III, 174, 266, 573,
-586, 588.
-
-Platani, fiume, III. 174, 596, 604, 605.
-
-Platano, monte, III, 604, 605, 776.
-
-Po, 358; II, 394; III, 34, 198, 222, 672.
-
-Poitiers, 158.
-
-Policastro (golfo di), II, 339.
-
-Polizzi, 416, 417, 419, 422; II, 33, 285; III, 275, 592.
-
-Pollina, III, 595.
-
-Polluce (torre di), 237.
-
-Polonia, II, 384, 679.
-
-Pommersfeld, III, 696.
-
-Ponente, _v._ Occidente, III, 379, 420, 424, 425, 544, 625, 686, 701,
-718, 739, 805.
-
-Ponte dell’Ammiraglio, III, 785.
-
-Ponte della Grazia, III, 580.
-
-Pontevico, III, 641, 712.
-
-Ponza, 228, 364; III, 226.
-
-Porri (isola dei), 270.
-
-Porta Negra, torre, II, 413.
-
-Porta Nuova, in Palermo, III, 120, 121, 128, 137.
-
-Portella di Mare, III, 844.
-
-Portici, 457.
-
-Porto di Ali, 467; II, 431, _v._ Marsala.
-
-Portoferraio, III, 672.
-
-Portogallo, II, 505; III, 414, 735.
-
-Porto Palo, III, 790.
-
-Potenza, III, 221.
-
-Pozzolo Superiore, II, 85.
-
-Pozzuoli, 373; II, 453; III. 467.
-
-Praroli, o Tre Laghi, III, 63.
-
-Principato, III, 612, 625.
-
-Principato Ulteriore, III, 37, 45.
-
-Prizzi, II, 443, III, 311.
-
-Puglia, e Puglia (ducato di), XXXI; 165, 328, 336, 359, 360, 371, 372,
-373, 435, 437, 438, 441, 442, 443, 468; II, 153, 168, 175, 176, 244,
-245, 311, 313, 314, 345, 316, 345, 346, 365, 380, 389, 392, 416, 784,
-798; III, 14, 22, 23, 25, 26, 27, 30, 31, 33, 35, 36, 37, 40, 41, 43,
-45, 46, 47, 48, 53, 61, 63, 66, 69, 78, 94, 100, 102, 104, 106, 112,
-123, 136, 146, 147, 162, 165, 183, 185, 214, 226, 233, 237, 271, 272,
-274, 277, 302, 309, 315, 338, 342, 348, 351, 366, 391, 392, 394, 395,
-396, 431, 451, 464, 465, 466, 468, 481, 544, 548, 553, 563, 565, 567,
-577, 590, 596, 601, 606, 611, 612, 616, 620, 625, 628, 648, 653, 654,
-701, 867, 868.
-
-Punta Saracena, II, 347.
-
-
-Q
-
-Quarnero, 359.
-
-
-R
-
-Raalginet e Ragalzinet, II, 36.
-
-Racalmuto, II, 36.
-
-Raccamo (via del), III, 870.
-
-Raffadali, III, 594
-
-Ragusa, di Dalmazia, 378; II, 367.
-
-Ragusa (fiume di), II, 443.
-
-Ragusa, di Sicilia, 319, 323, 337, 344, 346, 348; III, 212, 301, 771,
-772, 784, 811.
-
-Rahl, III, 174.
-
-Rahl-el-Armel, III, 776.
-
-Rahl-el-Asnâm, 237.
-
-Rahl-Butont, III, 850.
-
-Rahl-el-Kâid, III, 776.
-
-Rahl-el-Mara, III, 776, _corr_. Merat.
-
-Rahl-Menkûd, II, 275.
-
-Rahl-el-Merat, III, 787, _v._ Rahl-el-Mara.
-
-Rahl-es-Scia’rani, III, 312.
-
-Rahl-ez-Zenati, II, 36.
-
-Raia, II, 45, 370; III, 311, 776.
-
-Rakal Stephani (_corr_. Rahl), III, 573.
-
-Rakka, II, 33.
-
-Rakkâda, 236; II, 49, 52, 53, 54, 55, 68, 129, 131, 134, 135, 136, 139,
-141, 142, 151, 156, 285.
-
-Ramelia, III, 575.
-
-Rametta, 394, 423, 426, 470; II, 85, 86, 242, 247, 259, 260, 293, 265,
-266, 269, 270, 271, 280, 290, 291, 308, 315, 322, 331, 382, 383, 400,
-401, 414; III, 63, 64, 65, 70, 71, 206, 208, 284.
-
-Ramla, di Siria, III, 644.
-
-Ramla (Er-), presso Mehdia, III, 418.
-
-Randazzo, 350; II, 184, 191, 433; III, 223, 224, 252, 269, 296, 499,
-567, 582, 787, 791.
-
-Rappaco, II, 408.
-
-Rapolla, II, 407, 408.
-
-Râs-el-Belât, 266; II, 435.
-
-Rasigelbi, II, 435.
-
-Raudha (nilometro di), III, 834, 836, 843.
-
-Ravanusa, III, 174.
-
-Ravello, 396.
-
-Ravenna, 20, 78, 98, 180, 449; III, 696.
-
-Rebî’ (porta di), 154; II, 197.
-
-Rebuttone, III, 849.
-
-Regalbuto, III, 285, 312, 321, 349.
-
-Regensburg, III, 673.
-
-Reggio, 230, 412, 415, 425, 426, 516, 517; II, 70, 71, 72, 73, 152,
-154, 170, 171, 243, 246, 248, 251, 252, 271, 315, 329, 338, 339, 341,
-346, 350, 365, 366, 381, 408, 410, 414, 449, 453; III, 2, 3, 31, 46,
-47, 48, 50, 51, 52, 54, 55, 57, 61, 63, 64, 65, 66, 67, 68, 69, 116,
-165, 257.
-
-Reggio, dell’Emilia, III, 803.
-
-Rekka-Basili, III, 776.
-
-Rendag, _v._ Randazzo.
-
-Resina, 457.
-
-Ribât degli Almoravidi, III, 374.
-
-Ribât, di Susa, 154.
-
-Ribera, III, 605.
-
-Rieti, II, 165.
-
-Rif, del Marocco, II, 36, 285.
-
-Rimini, III, 672.
-
-Rocca (La), presso Morreale, III, 580.
-
-Rocca d’Asino, III, 165.
-
-Rocca Imperiale, II, 347.
-
-Rocca del Legno, II, 177.
-
-Roccamena, III, 779, 787.
-
-Rocca Monte, 462.
-
-Rocca di San Martino, III, 43.
-
-Roccasecca, III, 565.
-
-Roccella, 327; III, 776.
-
-Rodano, 158; III, 16.
-
-Rodi, 88, 85; III, 530.
-
-Roma, XLI, XLIV, LI; 4, 6, 8, 14, 16, 22, 23, 24, 29, 71, 78, 86, 89,
-94, 99, 179, 180, 183, 187, 191, 208, 230, 235, 318, 365, 366, 367,
-368, 369, 389, 412, 435, 438, 443, 444, 445, 446, 448, 450, 451, 453,
-454, 456, 457, 458, 497, 498, 516, 517, 519; II, 90, 161, 164, 165,
-166, 169, 175, 278, 318, 327, 338, 399, 403, 406; III, 2, 16, 26, 31,
-41, 44, 46, 143, 145, 146, 182, 184, 193, 417, 431, 450, 497, 530, 559,
-569, 582, 588, 590, 621, 629, 645, 653, 654, 679, 680, 681, 701, 705,
-811, 881.
-
-Romania, III, 480.
-
-Roseto, II, 247.
-
-Rosetta, II, 182, 276; III, 426, 427.
-
-Rossano, 183; II, 313, 315, 317, 319, 320, 322, 323, 326, 329, 336.
-
-Rostoch, II, 455.
-
-Rouen, II, 413; III, 17, 18, 21.
-
-Ruga Keleb, III, 369.
-
-Russia, Russi, XXXIV; 77; II, 261, 269, 365, 380, 383, 384, 385; III,
-26.
-
-
-S
-
-Sabina, II, 164, 165.
-
-Sabra, II, 362.
-
-Sabratha, 109.
-
-Ságana, II, 34, 277.
-
-Saghâniân, II, 34.
-
-Sâhel, III, 212.
-
-Sahra, 130; III, 373, 374, 483.
-
-Sa’îd, II, 285.
-
-Saint-Clair sur Epte, III, 18.
-
-Saint-Evrault (monastero di), III, 84.
-
-Sakhra (cappella della), III, 644.
-
-Sakhrat-el-Harîr, 327; III, 776.
-
-Sala, III, 220.
-
-Salemi, II, 36; III, 575.
-
-Salerno, XL; 189, 240, 241, 354, 355, 356, 357, 362, 369, 370, 373,
-375, 376, 381, 383, 385, 387, 388, 396, 397, 435, 436, 437, 438, 439,
-444, 445, 448, 450, 452, 454, 455, 457, 461, 463, 464; II, 166, 168,
-178, 241, 311, 312, 317, 321, 322, 329, 343, 344, 377, 380, 449, 450,
-459, 488; III, 25, 27, 28, 29, 37, 38, 39, 45, 46, 47, 49, 52, 122,
-142, 146, 193, 232, 274, 275, 280, 388, 392, 393, 398, 552, 554, 555,
-577, 612, 697, 698, 788, 813.
-
-Saline (valle delle), 516; III, 50, 51.
-
-Salso, fiume, 269, 290, 315, 323, 417, 466; II, 192, 216, 427; III,
-311, 595, 614, 773, 790.
-
-Salvatore (braccio del), III, 57, 64, _v._ San Giacinto.
-
-Salvatore (monastero del), in Messina, 489, 490; II, 400; III, 234,
-463, 783.
-
-Salvatore (chiesa del), III, 287, 288.
-
-Salvezza (vicolo della), III, 128.
-
-Samanteria, II, 433, _v._ Sementara.
-
-Samarkand, II, 34.
-
-Sambuca, III, 220.
-
-Sambuco, III, 220.
-
-Sambughetto, III, 220.
-
-Sanâ, 46; II, 120.
-
-Sanagi o Sinagia, II, 36.
-
-Sant’Adriano (monastero di), presso Basidia, II, 407, 408.
-
-Sant’Andrea degli Amalfitani, II, 297; III, 138.
-
-Sant’Andrea, isola, 497.
-
-Sant’Andronico (chiesa di), III, 65.
-
-Santangelo (museo di casa), III, 344.
-
-Sant’Angelo di Brolo (monastero di), III, 305.
-
-Sant’Angelo de Lisico (monastero di), 469; II, 404.
-
-Sant’Antonio (parrocchia di), II, 69.
-
-Sant’Apollinare (chiesa di), in Bari, III, 36.
-
-Santarem, XLIII; II, 505, 506.
-
-San Barbaro di Demona (monastero di), 470; III, 208, 234, 313.
-
-San Bartolommeo, di Capitanata, II, 347.
-
-San Bertario (chiesa di), II, 92.
-
-San Brunone (monastero di), III, 187, 196, 235, 241.
-
-San Calogero (monastero di), 505.
-
-San Carlo, comune, II, 431.
-
-San Cataldo (chiesa di), III, 843, 856.
-
-Santo Ciro (rupe di), III, 756.
-
-San Cono (grotte di), 311.
-
-Santo Carzio, presso Aversa, 462.
-
-San Domenico (chiesa di), II, 158.
-
-Sant’Elia d’Ambola o d’Eubulo (monastero di), III, 83, 340.
-
-Sant’Elia, monte, 517.
-
-Sant’Erasmo (piano di), III, 470.
-
-San Felice (grotte di), II, 72; III, 95, 96.
-
-San Filareto (monastero di), II, 317, 395, 410, 411, 412, 442.
-
-San Filippo, d’Argira, 519; II, 399, 403, 406, 408, 410; III, 224, 269,
-284, 301.
-
-San Filippo di Demona (monastero di), 469, 470; II, 404; III, 282, 313.
-
-San Filippo di Fragalà (monastero di), 505; III, 206, 208, 305.
-
-San Francesco d’Assisi (chiesa di), in Palermo, II, 454.
-
-San Francesco di Paola (monastero di), III, 120.
-
-San Fratello, comune, III, 224, 227.
-
-San Gennaro, comune, III, 396, 569.
-
-San Giacinto (isola di), III, 57, 58, 64, v. Salvatore.
-
-San Giacomo (quartiere di), III, 137.
-
-San Giacomo la Marina (chiesa di), III, 793.
-
-San Giacomo la Màzara (chiesa di), III, 856.
-
-San Giorgio (chiesa di), III, 230.
-
-San Giorgio dei Genovesi (chiesa di), II, 297.
-
-San Giovanni, d’Acri, III, 508, 529.
-
-San Giovanni degli Eremiti (monastero di), III, 138, 463, 594, 843, 856.
-
-San Giovanni dei Lebbrosi, ospizio, II, 445; III, 118, 119, 593, 783,
-821, 843.
-
-San Giuliano (monastero di), II, 408.
-
-San Giuseppe li Mortilli, in oggi San Giuseppe Jato, II, 36; III, 159,
-779, 849.
-
-San Gregorio (chiesa di), III, 117.
-
-San Leonardo (fiume di), III, 147, _v._ Termini.
-
-San Lorenzo di Cefalà, spedale, III, 615.
-
-San Marco, comune, II, 445; III, 71, 75, 77, 78, 94, 102, 161, 164,
-186, 206, 208, 221, 282, 284, 286, 293, 773, 774, 784, 787, 811.
-
-San Marco di Venezia (campanile di), III, 687.
-
-San Martino, presso Capua, 387.
-
-San Martino, in Marsico, 462.
-
-San Martino de Scalis (monastero di), 293; II, 413; III, 792, 795, 869.
-
-San Matteo (chiesa di), III, 193.
-
-Santo Mauro, comune, III, 776.
-
-San Mercurio (monastero di), II, 317, 318, 319.
-
-San Michele (chiesa di), II, 92, 95, 415.
-
-San Michele (monastero di), III, 575.
-
-San Michele Arcangelo (monastero di), II, 404; III, 305, 324.
-
-San Nazario (monastero di), II, 317, 318.
-
-San Niccolò (chiesa di), in Messina, III, 58, 161.
-
-San Niccolò (chiesa di), in Reggio, III, 165.
-
-Sannio, 443.
-
-San Pancrazio (chiesa di), II, 92.
-
-San Pietro e Paolo (monastero di), III, 305, 306.
-
-San Pietro e Paolo (chiesa di), III, 139.
-
-San Quirico, II, 408.
-
-San Remo, III, 277.
-
-Sansego, isolotto, 359.
-
-Sanseverino, III, 148.
-
-San Severo, di Puglia, III, 616.
-
-Santo Stefano (chiesa di), 489.
-
-San Vincenzo in Volturno (monastero di), 374, 375, 459, 460.
-
-San Vito, presso Isernia, 368.
-
-Sant’Agata (monastero di), III, 254, 550.
-
-Sant’Agata la Guilla, II, 69.
-
-Sant’Agata, di Reggio, II, 315.
-
-Sant’Agata (ròcca di), II, 171.
-
-Sant’Anastasia, III, 212, 311.
-
-Santa Caterina (monastero di), II, 69, 415.
-
-Santa Chiara (monastero di), II, 69.
-
-Santa Ciriaca, III, 130, 339.
-
-Santa Cristina, III, 779.
-
-Santa Croce, di Firenze, III, 707.
-
-Sant’Eufemia (monastero di), III, 84, 307.
-
-Santa Lucia (chiesa di), III, 291.
-
-Santa Lucia, comune, III, 223, 252, 296.
-
-Santa Margherita, comune, II, 33.
-
-Santa Maria dell’Ammiraglio, III, 592, v. Martorana.
-
-Santa Maria, castello in Sicilia, 512, 513.
-
-Santa Maria di Cammarata, terra, III, 251.
-
-Santa Maria in Cingla, 368.
-
-Santa Maria del Faro, III, 66.
-
-Santa Maria della Grotta (chiesa di), III, 131, 138, 139, 355.
-
-Santa Maria de Gurguro (monastero di), III, 324.
-
-Santa Maria in Josaphat (monastero di), III, 239.
-
-Santa Maria de Latina (monastero di), III, 547.
-
-Santa Maria di Mili (monastero di), III, 305.
-
-Santa Maria Vergine (chiesa di), III, 139.
-
-Santa Maria di Rifesi (chiesa di), III, 594.
-
-Santa Maria di Roccamadore (badia di), III, 67.
-
-Santa Maria di Vicari (monastero di), II, 397, 403; III, 305.
-
-Santa Maria Maddalena de Galca (via di), III, 138.
-
-Santa Severina, 440, 451; II, 42, 406.
-
-Santa Sofia (tempio di), III, 837.
-
-Saponara, III, 220.
-
-Sara, monte, III, 605.
-
-Saracena, presso Castrovillari, II, 347.
-
-Saraceno (monte), II, 347.
-
-Saracinesco, presso Tivoli, II, 347.
-
-Saragozza, II, 475, 476, 481; III, 450.
-
-Sardegna, Sardi, XXXI; 18, 28, 95, 98, 124, 125, 168, 173, 175, 183,
-184, 201, 204, 207, 226, 227, 366; II, 180, 181, 287, 433, 449; III, 2,
-3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 367, 368, 679.
-
-Sardegna, villa in Affrica, II, 287.
-
-Sassonia Gotha, XLI.
-
-Savona, III, 198, 199, 230, 288, 673.
-
-Scalea, III, 87.
-
-Scaletta, III, 220.
-
-Scarpanto, III, 525.
-
-Sceliata, III, 776.
-
-Scerîk (penisola di), 111, 430, 431; III, 474, 598, _v._ Dakhel.
-
-Schala di Lampheri, III, 875.
-
-Schiavoni (quartiere degli), II, 158, 297, 298; III, 298, 614.
-
-Sciacca, 505, 506; II, 35, 275, 420, 432, 434, 489; III, 176, 211, 301,
-310, 313, 330, 338, 341, 602, 773, 775, 795, 811, 882.
-
-Sciakâtis, XLV.
-
-Sciarabbu, fonte, III, 870.
-
-Sciarra (Butera?), 316.
-
-Scicli, 345; III, 771, 811.
-
-Scilla, II, 73, 271.
-
-Sclafani, II, 192.
-
-Scopa, III, 220.
-
-Scopello, II, 432, 433; III, 220, 224, 592.
-
-Scrible (castello di), III, 43, 107.
-
-Scuteri (grotta dei), III, 877.
-
-Sebeto, 373, 454.
-
-Seffein, II, 103.
-
-Segeballarath, II, 300, _v._ Ballarò.
-
-Segelmessa, 129; II, 133, 134, 135, 136, 284, 363, 369.
-
-Segesta, II, 31, 86; III, 775, 782.
-
-Segestan, II, 31, 186.
-
-Segestano (emporio), 8.
-
-Selamîa, II, 116, 120, 132, 134.
-
-Selinunte, 233, 236, 237; II, 33, 36, 435; III, 776.
-
-Selinus, II, 36, _v._ Modiuni.
-
-Sementara, II, 433, 490; III, 212.
-
-Seminara, 231, 517; II, 317, 410; III, 257.
-
-Senegal, III, 373.
-
-Senem, II, 184.
-
-Senna, III, 16, 18.
-
-Sepiano, 455.
-
-Sepino, 374.
-
-Seracino, fiumicello, II, 347.
-
-Seralcadi, quartiere, III, 298, 614, _v._ Schiavoni.
-
-Serkland, II, 385.
-
-Sessa, 452.
-
-Setfura, II, 275.
-
-Setif, II, 38, 121; III, 424.
-
-Setra, II, 163.
-
-Sette Dormienti (grotta dei), III, 664, 665.
-
-Settentrione, III, 668, 823.
-
-Sewâd, II, 17.
-
-Sfax, 806; II, 151, 152, 362, 433, 449; III, 80, 92, 410, 419, 420,
-421, 468, 469, 470, 472, 473, 477.
-
-Sibilla, _v._ Zawila.
-
-Sibkha, di Tunis, II, 75.
-
-Sicchiaria, fonte, III, 870.
-
-Sicilia (archivio regio di), III, 774.
-
-Sicilia di qua e di là dal Salso, 417; III, 595.
-
-Siciliane (Le), villa presso Damasco, 87; III, 736.
-
-Sidone, III, 107, 640, 644, 645.
-
-Simeto, _v._ Wadi-Musa, II, 387, 435, 448; III, 71, 72, 95, 96, 135,
-790.
-
-Sinagra, III, 250, 251.
-
-Sinai, 515; II, 413; III, 859.
-
-Sind, II, 186; III, 760, 762.
-
-Sinopoli, II, 410.
-
-Siponto, 362; II, 164, 176.
-
-Siracusa, 7, 11, 12, 13, 15, 16, 21, 26, 86, 94, 95, 99, 100, 169, 174,
-201, 212, 217, 230, 240, 247, 248, 252, 269, 271, 272, 274, 275, 278,
-290, 291, 299, 300, 317, 323, 326, 328, 329, 333, 335, 344, 345, 346,
-347, 348, 349, 351, 352, 392, 393, 394, 395, 397, 401, 404, 406, 410,
-411, 432, 465, 471, 485, 486, 496, 499, 500, 501 a 513; II, 32, 35,
-146, 216, 258, 263, 275, 293, 299, 382, 383, 387, 391, 396, 412, 413,
-425, 433, 436, 437, 453, 474, 476, 525, 549; III, 56, 109, 151, 152,
-163, 165, 166, 167, 168, 169, 174, 181, 208, 209, 213, 231, 251, 264,
-269, 291, 297, 301, 305, 308, 309, 310, 312, 317, 318, 327, 338, 378,
-388, 407, 536, 538, 574, 578, 583, 597, 601, 610, 614, 618, 689, 768,
-771, 774, 776, 780, 781, 811.
-
-Siracusana (provincia), 417, 466, 467.
-
-Siria, Siri, XLV, XLVI; 31, 49, 62, 64, 66, 69, 79, 81, 82, 85, 86, 87,
-88, 90, 128, 136, 138, 143, 477; II, 33, 88, 89, 100, 118, 131, 132,
-133, 170, 180, 218, 278, 279, 281, 286, 301, 310, 312, 349, 369, 379,
-404, 405, 406, 445, 450, 477, 490, 496; III, 211, 212, 362, 365, 414,
-508, 523, 528, 609, 634, 639, 640, 643, 647, 649, 715, 717, 718, 721,
-723, 732, 734, 740, 796, 811, 825, 858, 879.
-
-Siviglia, XLII: II, 501, 508, 523, 524, 527, 529, 530; III, 16, 172,
-686.
-
-Slavi (quartiere degli), II, 179, _v._ Schiavoni.
-
-Soiût, LV.
-
-Solûk, in Affrica, III, 212.
-
-Solunto, II, 48, 86.
-
-Sommatino, III, 776.
-
-Sordivolo, III, 221.
-
-Sorelle (Le), isolotto, III, 382, 383, 384, 385, 387.
-
-Sorrento, 183, 312, 357, 364, 367.
-
-Sort, II, 284, 290.
-
-Sortino, 311.
-
-Spaccaforno, 311.
-
-Spadafora, II, 265, 266, 267.
-
-Spagna, Spagnuoli, XXXI, XXXIX, XLIII, XLIV, XLV, XLIX, L, LIII; 118,
-119, 124, 125, 128, 135, 136, 137, 141, 144, 158, 159, 160, 161, 162,
-165, 171, 226, 227, 228, 229, 230, 264, 286, 288, 290, 291, 295, 296,
-304, 340; II, 4, 6, 10, 21, 22, 33, 97, 100, 101, 155, 167, 170, 186,
-200, 210, 219, 220, 227, 233, 249, 250, 282, 283, 295, 302, 309, 355,
-362, 369, 371, 405, 428, 442, 445, 447, 450, 453, 462, 471, 472, 476,
-477, 481, 487, 491, 494, 496, 497, 499, 502, 508, 522, 523, 528, 530,
-533, 535, 547, 548; III, 2, 3, 4, 5, 7, 11, 12, 16, 20, 75, 76, 78, 80,
-106, 157, 169, 172, 173, 188, 211, 212, 217, 260; III, 261, 310, 337,
-357, 365, 367, 373, 374, 377, 378, 379, 380, 388, 389, 390, 414, 432,
-476, 490, 516, 517, 533, 591, 617, 622, 626, 662, 682, 684, 687, 705,
-711, 712, 716, 738, 740, 741, 799, 805, 807, 810, 811, 823, 825, 830,
-836, 852, 880, 889.
-
-Spartivento (capo di), II, 246.
-
-Spasimo (piazza dello), III, 821.
-
-Spasimo (bastione dello), in Palermo, III, 128.
-
-Spedal grande di Palermo, II, 69.
-
-Spoleto, 187, 189, 369, 370, 388, 447, 454, 455, 462; II, 72, 89, 166,
-312.
-
-Squillaci, III, 52.
-
-Squillaci (vescovado di), III, 245, 275.
-
-Stiklestad, II, 384.
-
-Stilo, 439; II, 324, 329, 372; III, 235, 241, 317.
-
-Strobilo, II, 368.
-
-Stromboli, II, 440, 441, 448; III, 769.
-
-Sudân, 173; II, 363.
-
-Suez, II, 286; III, 511, 836.
-
-Suez (istmo di), III, 646.
-
-Sufetula, 109.
-
-Sus, 115; III, 374, 483.
-
-Susa, 113, 154, 168, 262, 264, 277, 287; II, 48, 73, 77, 154, 188, 199,
-200, 222, 223, 275, 280, 281, 334, 362, 421, 442, 449, 498, 550; III,
-92, 212, 213, 419, 421, 472, 473, 474, 477, 490, 491, 751.
-
-Sutera, 334, 337; III, 174, 882.
-
-Sutri, II, 165.
-
-Svezia, III, 14, 15.
-
-Svizzera, II, 167.
-
-
-T
-
-Tabarca, II, 66, 465, 466.
-
-Taberistân, II, 33; III, 212.
-
-Tabor, 515.
-
-Tâgi (Et), _v._ Aci.
-
-Tahuda, 117, 118.
-
-Taiort (Tahert, Tuggurt), 130; II, 135.
-
-Taki-Kesra, III, 838.
-
-Talavera, II, 528; III, 375.
-
-Tâlis, II, 186.
-
-Tanaro, III, 198.
-
-Tanger, XXXIX; 115, 123, 127, 128, 129, 132; II, 226, 230.
-
-Taormina, 7, 15, 299, 326, 347, 349, 350, 351, 394, 411, 412, 418, 422,
-428, 432, 469, 485, 486, 487, 488, 491, 492, 495, 499, 516, 518; II,
-69, 70, 73, 78, 80, 81, 82, 83, 85, 86, 87, 88, 148, 183, 184, 215,
-216, 242, 255, 257, 258, 259, 263, 290, 291, 387, 400, 402, 414, 433,
-438, 439; III, 56, 94, 147, 157, 159, 166, 269, 338, 772, 811.
-
-Taranto, LII; 357, 358, 359, 360, 361, 362, 363, 364, 371, 377, 378,
-379, 380, 385, 435, 436, 440, 451; II, 162, 172, 176, 177, 312, 315,
-322, 323, 329, 340, 341, 433; III, 140, 560, 569, 579.
-
-Targia, III, 881.
-
-Tarso, 431, 438; II, 48.
-
-Tartaria e Tartari, XXXVIII, LIII; 62; II, 32, 34, 109.
-
-Taurasi, II, 164.
-
-Taurga, II, 84.
-
-Tauzer, XLV; II, 198, 515.
-
-Tavi, III, 213, 776.
-
-Teano, 374, 444, 452, 461, 462.
-
-Tebaide, II, 406.
-
-Tebala, 42.
-
-Tebe, III, 434, 800.
-
-Tefrica, 510.
-
-Telal, XL, _v._ Kelâl.
-
-Telemsen, LV; 128, 132, 175, 228.
-
-Telese, 368, 374, 455.
-
-Tenes, II, 362; III, 426, 427, 428.
-
-Termini, 416, 485; II, 252, 263, 264, 266, 274, 275, 433, 452; III,
-104, 112, 211, 263, 276, 310, 311, 315, 536, 765, 768, 772, 774, 783,
-789, 811, 841.
-
-Termini (fiume di), 111, 147, _v._ San Leonardo.
-
-Termoli, II, 179.
-
-Terra di Bari, III, 37.
-
-Terracina, 187, 189; II, 406.
-
-Terra di Lavoro, 373, 435, 459; III, 616, 701.
-
-Terraferma d’Italia, II, 72, 160, 182, 292, 315, 316, 338, 346, 350,
-365, 388, 390, 394, 396, 400, 406, 410, 415, 449; III, 9, 77, 92, 104,
-108, 112, 119, 122, 123, 133, 141, 146, 147, 148, 163, 165, 176, 178,
-184, 191, 192, 205, 206, 214, 218, 219, 222, 232, 234, 254, 259, 268,
-273, 276, 279, 293, 303, 308, 323, 331, 365, 368, 384, 393, 395, 396,
-400, 441, 464, 466, 484, 487, 500, 549, 560, 569, 582, 583, 588, 590,
-603, 608, 610, 611, 792, 803.
-
-Terranova, di Sicilia, 269; III, 616.
-
-Terra d’Otranto, 183, 434; II, 171, 172, 316.
-
-Terrasanta, II, 338, 386, 413, 523, 573, 578, 605, 635, 637, 641, 642.
-
-Tessaglia, 502.
-
-Tessalonica, 396, 414, 502, 578; II, 88, 89; III, 57, 223, 521, 526,
-538, 688, 689.
-
-Tevere, XXXI; 91, 389, 445; II, 164, 278, 346, 449; III, 182, 678, 680.
-
-Teverone, 445.
-
-Thoron, III, 643, 644.
-
-Tîfesc, _v._ Mico.
-
-Tigri, 79, 138, 176; II, 301, 404; III, 521, 837, 839.
-
-Tindaro, 8, 18, 211, 305, 485; II, 86; III, 56, 63.
-
-Tinnis, III, 426, 427, 467, 514.
-
-Tiracia, 350.
-
-Tiro, III, 107, 378, 522, 523, 524.
-
-Tirreno, 364, 378, 417, 445; II, 162, 177, 264, 449; III, 3, 30, 71.
-
-Titeri (montagne di), II, 362.
-
-Tivoli, II, 347.
-
-Tobna, 132; II, 128.
-
-Tolceto, III, 221.
-
-Toledo, 161; II, 303; III, 188.
-
-Tolosa, III, 16.
-
-Torino, 496; III, 199, 675.
-
-Torino (università di), III, 803.
-
-Torolts, III, 816.
-
-Torre del Greco, 457.
-
-Torre Saracena, II, 347.
-
-Torretta, II, 67.
-
-Torri (Le), II, 315.
-
-Torto, fiume, I, 469; III, 309, 315, 340, 773.
-
-Torti (dei), fiume, III, 875.
-
-Tortona, III, 199.
-
-Tortorici, III, 776.
-
-Tortosa, 288; III, 414, 526.
-
-Toscana, Toscani, 183, 187, 277, 443, 451; II, 371; III, 223, 433, 539,
-544, 566, 653, 796.
-
-Tournus (abbadia di), II, 299.
-
-Tours, III, 16, 803.
-
-Trabia, III, 311, 789, 790, 795, 809.
-
-Trabla, _v._ Trapani, III, 154.
-
-Tracia, Traci, 440; II, 250, 261, 367, 368; III, 33.
-
-Traietto, 450, 458; II, 163, 164.
-
-Traina, Trainesi, 347, 471; II, 385, 387, 388, 390, 391, 395, 396, 398,
-404, 410, 418, 419; III, 82, 83, 85, 86, 89, 90, 92, 95, 96, 97, 100,
-103, 104, 105, 117, 152, 158, 161, 164, 177, 186, 192, 208, 257, 269,
-281, 282, 284, 285, 286, 289, 290, 291, 304, 305, 309, 311, 314, 315,
-340, 348, 349, 353, 610, 616.
-
-Trani, III, 36, 141.
-
-Transoxiana, II, 110.
-
-Trapani, 337, 485, 486; II, 35, 64, 66, 67, 78, 86, 157, 160, 275, 420,
-421, 427, 433, 435, 454, 466, 467, 535, 541; III, 53, 56, 57, 78, 109,
-133, 147, 154, 155, 159, 164, 210, 211, 213, 232, 269, 309, 318, 338,
-520, 534, 536, 542, 577, 595, 599, 617, 770, 771, 772, 773, 776, 780,
-788, 789, 795, 811.
-
-Trebisonda, 510, 203.
-
-Tre Fontane, II, 435.
-
-Tre Laghi, _v._ Praroli.
-
-Tremestieri, terra, III, 68.
-
-Tremiti, II, 247.
-
-Trento, III, 590.
-
-Treveri, II, 412, 413; III, 16.
-
-Trevi, II, 165.
-
-Tribunali (palazzo de’), in Palermo, II, 158.
-
-Tricarico, II, 407.
-
-Trifels, III, 553, 561, 562.
-
-Trinacria, Trinacrii, 174; III, 813.
-
-Trinità (monastero della), III, 790.
-
-Triocala, 485, 486.
-
-Tripi, III, 71.
-
-Tripoli, di Barbaria, 104, 109, 121, 131, 172, 225, 391; II, 57, 78,
-84, 129, 130, 133, 141, 151, 152, 182, 188, 200, 228, 290, 294, 355 a
-357, 362, 465, 466, 541; III, 24, 154, 408 a 411, 419 a 421, 424, 461,
-462, 471, 472, 520, 526.
-
-Tripoli, di Sicilia, II, 433.
-
-Tripoli, di Siria, 88; II, 80, 327, 312; III, 523, 524, 526.
-
-Troia, di Puglia, III, 62, 140, 392, 864.
-
-Tronto, II, 339; III, 183.
-
-Tropea, 441.
-
-Tropici, II, 357; III, 676.
-
-Tûb, castello, II, 518.
-
-Tunis, VII, XXXIX, XLV, XLIX, L, LIII, LIV, LV, LVI; 104, 121, 124,
-131, 132, 137, 145, 146, 155, 156, 157, 167, 168, 173, 225, 253, 287,
-429, 520; II, 48, 53, 54, 57, 58, 66, 67, 74, 75, 123, 126, 127, 198,
-199, 222, 224, 359, 465, 471, 484, 485, 513, 547; III, 80, 132, 158,
-172, 212, 260, 332, 333, 408, 413, 416, 421, 428, 429, 430, 458, 472,
-474, 476, 477, 496, 498, 553, 599, 622, 624, 625, 627, 628, 629, 631,
-632, 693, 694, 698, 704, 722, 734, 774.
-
-Tûr, III, 772.
-
-Turi, II, 407, 408.
-
-Tusa, II, 433; III, 94, 772.
-
-Tusciano, fiume, 362.
-
-
-U
-
-Umbria, III, 672.
-
-Ungheria, III, 315.
-
-Upsal, LI, LIII.
-
-Utica, 277.
-
-Utrecht, III, 16, 673.
-
-
-V
-
-Vaccarizzo, II, 315.
-
-Vado, III, 518, 519.
-
-Valdemone, _v._ Demona (val di).
-
-Valenza, XLVI, XLIX.
-
-Valenza, sul Rodano, III, 16.
-
-Valguarnera Ragali, presso Partinico, III, 779.
-
-Valguarnera Caropipi, 270.
-
-Valledolmo, III, 215.
-
-Varano (lago di), II, 347.
-
-Vaticana (biblioteca), 507; III, 838.
-
-Velez Blanco, II, 186.
-
-Velletri, 445.
-
-Venafro (castel di), 374.
-
-Venezia, 183, 216, 229, 278, 287, 357, 358, 376, 377, 379, 389, 438;
-III, 432, 493, 504, 523, 530, 633, 803, 809.
-
-Venosa, 377; II, 164; III, 31, 650.
-
-Ventimiglia, III, 519.
-
-Vergine Maria (spiaggia detta la), 319.
-
-Vergini (monastero e chiesa delle), in Palermo, II, 69, 454.
-
-Veroli, III, 600.
-
-Verona, II, 326, 600, 602.
-
-Verona (museo di), II, 453.
-
-Verrua, III, 198.
-
-Vesuvio, 458; II, 366.
-
-Vicari, 418, 419; II, 36, 397, 403; III, 209, 213, 219, 224, 285, 292,
-309, 311, 315, 340, 499, 573, 615, 616.
-
-Vico, _v._ Mico.
-
-Vienna, 496, 507; III, 448, 553, 798.
-
-Viesti, II, 347.
-
-Viilabate, III, 536, 843.
-
-Villafranca, III, 179.
-
-Villanuova, XLIII; II, 433.
-
-Vindicari, 336.
-
-Vittoria (chiesa della), III, 120, 126, 128, 129, 821.
-
-Vittoria (piazza della), III, 128.
-
-Vittoria (porta della), III, 128, 821.
-
-Vizzini, 311; III, 822.
-
-Volturno, 387, 447; II, 170, 186.
-
-Vulcano, isola, 12; II, 438, 441; III, 770, 781.
-
-
-W
-
-Wadi-l-’Abbâs, _v._ Oreto.
-
-Wadi-Musa, II, 435, _v._ Simeto.
-
-Wadi-t-tîn, _v._ Dittaino.
-
-Walhalla, III, 15.
-
-Waset, II, 480; III, 383, 826, 828.
-
-Wergla, III, 624.
-
-Worms, 152, 153; II, 13, 20, 21.
-
-
-X
-
-Xalces, _v._ Halka.
-
-
-Y
-
-Yhale, III, 264.
-
-
-Z
-
-Zab, 144; II, 36.
-
-Zaèra, III, 882, 883.
-
-Zandewend, III, 826.
-
-Zante, 414; III, 525.
-
-Zânzûr, II, 357.
-
-Zarchante, casale, III, 575.
-
-Zarniwah (_erronea lezione di_ Otranto?), II, 177.
-
-Zawila, II, 432; III, 170, 172, 384, 416, 418, 472, 473, 474, 475, 477,
-478, 479, 490, 516.
-
-Zecca di Palermo, II, 158.
-
-Zemzem, 49.
-
-Zisa (palagio della), II, 451, 452; III, 491, 492, 555, 617, 818, 819,
-841, 843, 845, 846, 847, 849, 856, 861, 881.
-
-Zotica, _v._ Iudica.
-
-Zuagha, 109.
-
-Zucac Almucassem, vicolo, III, 870.
-
-Zucac Germes, vicolo, III, 869.
-
-
-
-
-INDICE DE’ VOCABOLI.
-
-
-A
-
-Abbacari _sicil._, III, 886.
-
-Abd-Allah _ar._ (uso di questo nome), II, 219.
-
-Abuged _ar._, II, 468, 469.
-
-Accanzari _sicil._, III, 885.
-
-Acciacco, III, 887.
-
-Adab _ar._, II, 483.
-
-Addijri _sicil._, III, 885.
-
-Agem _ar._, II, 269.
-
-Aggibbari _sicil._, III, 886.
-
-Ahl _ar._, II, 276.
-
-Akbar-Allah _ar._, 73; II, 83.
-
-Akila _ar._, 68.
-
-Alâma _ar._, III, 449.
-
-Alambicco, III, 887.
-
-Alcali, III, 887.
-
-Alliffari _sicil._, III, 886.
-
-Almanacco, III, 887.
-
-Almugaveri, II, 165.
-
-Amân _ar._, II, 64, 72, 131, 258, 285, 400, 401, 415, 418, 420, 421.
-
-’Amil _ar._, II, 185, 189.
-
-Amira _lat._, II, 320, _v._ Emîr ed Ammiraglio.
-
-’Aml _ar._, II, 275, 276.
-
-Amlak _ar._, II, 371.
-
-Ammiraglio, III, 351, segg., 887.
-
-Annacari _sicil._, III, 886.
-
-Annadarari _sicil._, III, 882, 886.
-
-Arcon _gr._, III, 281.
-
-Arcontia _gr._, III, 283.
-
-Arcontichia _gr._, III, 283.
-
-Arrâda _ar._, II, 260.
-
-Arruciari _sicil._, III, 886.
-
-Arsenale, III, 881, 882.
-
-’Asr _ar._, II, 268.
-
-Assammarari _sicil._, III, 886.
-
-Awagi _ar._, II, 532.
-
-Azeg _ar._, III, 827.
-
-Azizzari _sicil._, III, 886.
-
-Azzannari _sicil._, III, 886.
-
-Azzeccare e Azziccari _sicil._, III, 886.
-
-Azzurro, III, 887.
-
-
-B
-
-Balata _sicil._, 266; III, 881.
-
-Barda, III, 887.
-
-Bardadâr _pers._, II, 185.
-
-Beiram _turco_, III, 534.
-
-Beit-el-Mal-el-Ma’mur _ar._, III, 323.
-
-Burgiu _sicil._, III, 881.
-
-Burnîa _sicil._, III, 881.
-
-Butteri, III, 887.
-
-
-C
-
-Cabella bueberie, III, 330.
-
-Cadi, _v._ Kâdhi, 296; II, 7, 8.
-
-Cafisu _sicil._, _v._ Kafiz, III, 890.
-
-Cáida _tosc._, III, 886.
-
-Cálega _tosc._, III, 886.
-
-Cália _sicil._, III, 892.
-
-Camálo genov., III, 886.
-
-Camellotto, III, 892.
-
-Camicia e Cammisa _sicil._, III, 887.
-
-Canfora, III, 887.
-
-Cangemia (diritto di), III, 330.
-
-Canna _sicil._, e Kamah _ar._, III, 890.
-
-Cantàro e Kintâr _ar._, III, 890.
-
-Carato, III, 891.
-
-Carcariari _sicil._, III, 886.
-
-Carciofo, III, 887.
-
-Cassata _sicil._, e Kas’at _ar._, III, 892.
-
-Catusu _sicil._, III, 865.
-
-Caudu di testa _sicil._, III, 886.
-
-Ciaramiti _sicil._, III, 877.
-
-Cifra, III, 887.
-
-Collare (salpare), III, 887.
-
-Cubbaita _sicil._, e Kobbeit _ar._, III, 892.
-
-Cuccía _sicil._, e Kesc _ar._, III, 894.
-
-Cuntari in aria _sicil._, III, 886.
-
-Cuscusu _sicil._, III, 892.
-
-
-D
-
-Dagala _sicil._, III, 882.
-
-Dâ’i _ar._, 140; II, 116, 118, 119, 120, 136.
-
-Darâri _ar._ (_?_), sing. Dorrâ’ah (giubbone), II, 360.
-
-Darbu _sicil._, III, 866, 881.
-
-Darsena, _v._ Arsenale.
-
-Dekka _ar._, III, 829.
-
-Dewadâr _ar._ _pers._, III, 447.
-
-Dhia’ _ar._, II, 22, 25.
-
-Dica _sicil._, III, 882.
-
-Difter, plur. Defêtir _ar._, III, 324.
-
-Difter-el-Hodûd _ar._, III, 324.
-
-Dinâr _ar._, 169; II, 50, 51, 334, 458.
-
-Dirhem o Dirhim, _ar._, 65; II, 50, 256, 459, 460; III, 455.
-
-Diwân-el-Khazânat-el-Ma’mûrah _ar._, III, 323.
-
-Diwân-el-Mozâlim _ar._, III, 444.
-
-Diwân-et-Tahkîk-el-Ma’mûr _ar._, III, 322, 323.
-
-Dogana, III, 887.
-
-Dhohâ _ar._, II, 245.
-
-Dohana de Secretis _lat._, III, 323.
-
-Dra, _v._ Dsira’.
-
-Dsimmi _ar._, 292; II, 56, 255, 258, 276, 285, 397.
-
-Dsira’ o Dra’ _ar._, II, 178; III, 828.
-
-Dsui-l-Mekena _ar._, II, 10.
-
-
-E
-
-Elepoli, _gr._, 396.
-
-Emîr _ar._, 147, 296; II, 2, 5, 6, 7, 8, 235, 236, _v._ Ammiraglio.
-
-Emîr-el-Mumenîn _ar._, 70; II, 457.
-
-Emîr-el-Omrâ _ar._, II, 331, 521.
-
-
-F
-
-Fakih _ar._, 149; II, 10.
-
-Fei _ar._, 121; II, 27, 28, 30, 41, 152, 257, 292, 293, 370.
-
-Ferrâsc _ar._, III, 447.
-
-Fesifisâ _ar._, III, 830.
-
-Fondaco, III, 887.
-
-Fosus, sing. Fass _ar._, III, 842.
-
-
-G
-
-Gabella, III, 887.
-
-Gaito o Caito, III, 262, 883.
-
-Ganghi di lu sennu _sicil._, III, 886.
-
-Garbo (bel modo), III, 887.
-
-Gasena _sicil._, III, 881.
-
-Gebda _ar._, 153.
-
-Gelsomino, III, 887.
-
-Gemâ’ _ar._, 148, 262; II, 9, 10, 11, 12, 38, 208, 296, 426, 427, 547,
-549; III, 111, 130.
-
-Gerâid _ar._, III, 246.
-
-Gesia, _v._ Gezîa.
-
-Gezîa _ar._, II, 27, 86, 255, 276; III, 132, 330.
-
-Ghosn _ar._, III, 740.
-
-Giâmi’ _ar._, XX: II, 190, 201, 228, 274, 275, 277, 301; III, 131, 855.
-
-Giandâr _pers._, III, 444, 446.
-
-Giânib _ar._, III, 443, 446.
-
-Giarra _sicil._, III, 865, 881.
-
-Ginn _ar._, 45.
-
-Giubba, III, 881, 891, 892.
-
-Giukandâr _pers._, III, 447.
-
-Giulebbe, III, 887.
-
-Giund _ar._, 132; II, 17, 25, 26, 27, 29, 62, 63, 128, 131, 132, 188,
-256, 258, 267, 361, 369, 370, 423, 424, 546; III, 528.
-
-
-H
-
-Haggiâm o Haggêm _ar._, III, 330, 881.
-
-Hâgib _ar._, III, 444, 446.
-
-Hâkim _ar._, II, 7, 8, 208.
-
-Hârat _ar._, II, 296.
-
-Harbia _ar._, III, 369.
-
-Harrâka _ar._, 302, 304; III, 776.
-
-
-I
-
-Idsân _ar._, II, 131.
-
-Ienchi _sicil._, III, 877.
-
-Iklîm _ar._, II, 274, 275, 277; III, 309.
-
-Iktâ’ _ar._, 132; II, 28, 29, 276.
-
-’Ilg, plur. ’Olûg _ar._, II. 269; III, 361.
-
-Imâm _ar._, 149, 151; II, 117, 121.
-
-Imâm mestûr _ar._, II, 116.
-
-’Irâb _ar._, II, 475.
-
-Islam _ar._, II, 58, 97, 111, 117, 119, 220, 221, 229, 231, 267, 269,
-276, 277, 304, 334, 353, 370, 405, 462; III, 13, 108, 131, 255, 294,
-394, 412, 481, 533, 598, 640.
-
-
-K
-
-Ka’ah _ar._, III, 847.
-
-Kabîla, plur. Kabâil _ar._, II, 292.
-
-Kâdhi _ar._ (cadi), II, 386.
-
-Kâid _ar._, _v._ Gaito e Caito, 132, 145; II, 187, 386.
-
-Kafîz _ar._, III, 330.
-
-Kâil, plur. Akiâl _ar._, II, 39.
-
-Kasîdah _ar._, II, 334, 335, 336, 517, 518, 520, 521.
-
-Kasr-Ma’mur _ar._, III, 323.
-
-Kâtib _ar._, II, 515.
-
-Ke’k _ar._, III, 892.
-
-Kelâm _ar._, II, 471, 483, 491, 498.
-
-Khalîfa (califo), 70.
-
-Kharâg _ar._, II, 18, 19, 20, 21, 22, 27, 28, 30, 37, 128, 255, 276,
-289, 352, 353, 369, 370, 371, 374, 375, 421.
-
-Khatîb _ar._, II, 277.
-
-Khil’a _ar._, II, 254.
-
-Khirka _ar._, II, 492, 493.
-
-Khotba _ar._, II, 135, 150, 277, 285, 549.
-
-Kibla _ar._, 114.
-
-Kufiâ, Kefia, o Kefie _ar._, 37.
-
-
-L
-
-Lattata _sicil._, III, 886.
-
-Liuto, III, 887.
-
-
-M
-
-Macráma _genov._, III, 886.
-
-Magazzino, III, 881, 887.
-
-Magistri Sorterii, _v._ Sciorta, II, 9.
-
-Maks _ar._, III, 243, 250.
-
-Mali suttili _sicil._, III, 886.
-
-Malva siciliana, II, 447.
-
-Maona e Magona _tosc. genov._, III, 886.
-
-Marabutto, _v._ Morabit.
-
-Marg _ar._, e Margiu _sicil._, III, 873, 877.
-
-Maula _ar._, 68.
-
-Mehallet _ar._, III, 243, 250.
-
-Mésaro _genov._, III, 886.
-
-Menzîl _ar._, 115.
-
-Merhela _ar._, 330; II, 466, 467.
-
-Me’sker _ar._, II, 297, 298.
-
-Mezâlim _ar._, II, 7.
-
-Mihrab _ar._, 154; III, 829, 830, 831, 833.
-
-Milk o Molk _ar._, _v._ plur. Amlak.
-
-Mithkâl _ar._, II, 269.
-
-Mmalidittu _sicil._, III, 886.
-
-Mohtesib _ar._, II, 8, 9, 11, 120.
-
-Montezeh _ar._, II, 335.
-
-Morabit _ar._ (Marabutto, Almoravidi), II, 374; III, 597.
-
-Mosciaiad _ar._, II, 186.
-
-Mote abbed _ar._, II, 229.
-
-Motewalli _ar._, II, 204, 228.
-
-Mowasceha, plur. Mowascehât _ar._, III, 739 segg., 889.
-
-Muezzin _ar._, II, 248.
-
-Mufti _ar._, II, 7.
-
-Mulatto (Mowalled _ar._), II, 371.
-
-
-N
-
-Naca _sicil._, III, 886.
-
-Nâib _ar._, III, 446.
-
-Nahw _ar._, II, 475.
-
-Ncarracchiari _sicil._, III, 886.
-
-Nucatula _sicil._, III, 892.
-
-Nzitari _sicil._, III, 886.
-
-
-O
-
-Ogive _fr._, III, 827, 858.
-
-Olivastro, III, 877.
-
-Ostadâr _pers._, III, 447.
-
-
-P
-
-Pani e Sputazza _sicil._, III, 886.
-
-Petronciana _tosc._, III, 887.
-
-Picchiu e Picchiuliari _sicil._, III, 886.
-
-
-R
-
-Rahaba (diritto di), III, 330.
-
-Rahaba _ar._, III, 869.
-
-Rahadina (diritto di), III, 330.
-
-Rahl _ar._, III, 873.
-
-Rebâ’i e Robâ’i _ar._, II, 178, 334, 457, 458, 459, 460.
-
-Rekk, plur. Rokûk _ar._, II, 221.
-
-Reticu _sicil._, III, 882.
-
-Ribâ’ _ar._, II, 25.
-
-Ribat _ar._, 133; II, 304.
-
-Rotolo (Rolt e Ritl _ar._), III, 455, 890, 891.
-
-Rubbio, III, 891.
-
-Rûmi _ar._, II, 137, 442, 499.
-
-
-S
-
-Sâheb _ar._, 296, 360; II, 5, 236, 550.
-
-Sâheb-el-Leil _ar._, II, 9.
-
-Sâheb-el-Medina _ar._, II, 9.
-
-Sâheb-es-Sciorta _ar._, II, 9, _v._ Sciorta.
-
-Sâheb-Sikillia, II, 427.
-
-Salma _sicil._, e Saum _ar._, III, 899.
-
-Sammuzzari _sicil._, III, 886.
-
-Sceikh _ar._, xix; 33, 34, 148; II, 10.
-
-Sceikh dei Credenti, II, 198.
-
-Sceikh-el-Beled _ar._, II, 11.
-
-Sciabica _sicil._, III, 882.
-
-Scialbo, III, 887.
-
-Sciarr _ar._, Sciarra e Sciarriari _sicil._, III, 873, 886.
-
-Sciddicari _sicil._, III, 883, 886.
-
-Scikka o Sciukka _ar._, II, 448.
-
-Sciorta, Sorta, Surta, o Xurta _sicil._, II, 9; III, 890.
-
-Sciura _ar._, II, 10, 11.
-
-Sebîl _ar._, III, 843.
-
-Sedekât _ar._, II, 14.
-
-Selâhia _ar._, III, 444, 446.
-
-Semid e Semids _ar._, III, 893.
-
-Senia _sicil._, III, 882.
-
-Sensale, III, 887.
-
-Sfinci _sicil._, III, 892.
-
-Sicilia (falsa etimologia del nome), VII.
-
-Simât _ar._, II, 302.
-
-Simt _ar._, III, 740.
-
-Soha _ar._, III, 718.
-
-Sultân _ar._, 372; II, 239.
-
-Sunna _ar._, 158; II, 128, 285.
-
-Surta, _v._ Sciorta.
-
-
-T
-
-Tabakât _ar._, II, 224.
-
-Tabardâr _pers._, III, 447.
-
-Tabi’ _ar._, II, 436.
-
-Taccuino, III, 887.
-
-Taliari _sicil._, III, 882, 886.
-
-Tareni, _v._ Tarì.
-
-Tarì, II, 458, 459; III, 811.
-
-Tarì-peso o Trappeso, II, 460.
-
-Tariffa, III, 887.
-
-Tarsia, III, 887.
-
-Tarzanà _sicil._, _v._ Arsenale.
-
-Terrieri, III, 276.
-
-Thaghr _ar._, II, 275, 276.
-
-Thaub _ar._, II, 178.
-
-Tibu _sicil._, III, 892.
-
-Tignusu _sicil._, III, 886.
-
-Tirâz _ar._, II, 449; III, 447.
-
-Trappeso, _v._ Tarì-peso.
-
-Tremula _sicil._, III, 877.
-
-Tumolo e Tumminu _sicil._, Thumn _ar._, III, 881, 890.
-
-
-U
-
-Ukîa _ar._, II, 460.
-
-’Ulemâ _ar._, III, 455.
-
-
-V
-
-Vasca, III, 887.
-
-Vattali _sicil._, III, 881.
-
-Vava _sicil._, III, 881.
-
-
-W
-
-Wagîh _ar._, 148, 149; II, 10.
-
-Wakf _ar._, II, 21.
-
-Wâli _ar._, 147, 296; II, 5, 142, 235, 236.
-
-Wark _ar._, II, 221.
-
-Wâsita _ar._, II, 331; III, 454.
-
-Wed e Wâdi _ar._, III, 873.
-
-Wisciâh _ar._, III, 739.
-
-
-Z
-
-Zabara _sicil._, III, 882.
-
-Zabbatiari _sicil._, III, 886.
-
-Zágara _sicil._, 883.
-
-Zaim _ar._, III, 264.
-
-Zegel, plur. Azgiâl _ar._, III, 739, segg., 889.
-
-Zekât _ar._, II, 14, 15, 22, 28, 30.
-
-Zenit _ar._, III, 877.
-
-Zero, III, 877.
-
-Zeug e Zuigia _ar._, 153.
-
-Zicca _sicil._, III, 882.
-
-Zindîk _ar._, 153, 255, 256; II, 102, 112, 113.
-
-Zizzu _sicil._, III, 881.
-
-Zohr _ar._, II, 268.
-
-Zotta _sicil._, III, 882.
-
-Zubbiu _sicil._, III, 881.
-
-Zuccu _sicil._, III, 882.
-
-Zurriari _sicil._, III, 882, 886.
-
-
-
-
-SOMMARIO DELLE MATERIE CONTENUTE NEL TERZO VOLUME.
-
-
-LIBRO SESTO.
-
- Capitolo I.
-
- 1101-1111. Reggenza di Adelaide 345
- 1112-1118. Ruggiero, II conte, prende il governo.
- Morte di Adelaide 346
- » Roberto di Borgogna 347
- » Fanciullezza di Ruggiero II 348
- » Forte governo della reggenza. Sede trasferita
- in Palermo 349
- » Ufizio del grande ammiraglio di Sicilia 351
- 1108? Giorgio di Antiochia fugge di Mehdia in Sicilia 361
- » Abd-er-Rahmân-en-Nasrâui 362
- » La corte di Palermo 365
- 1078-1116. I Ziriti di Mehdia 366
- » Pratiche di Ruggiero contr’essi 368
- » Rafi’ governatore di Kâbes 369
- 1117-1118. Aiutato invano dal conte di Sicilia 370
- » Guerra coi Ziriti e accordo 372
- » Gli Almoravidi 373
- » I Beni Meimùn, corsari ivi
- 1122. Assalgono Nicotra 378
- » Ruggiero muove guerra a Mehdia 380
- » Sbarco al Capo Dimas 382
- 1123. Rotta 385
- 1127. Nuova scorreria dei Beni Meimùn 387
- 1127. Ruggiero a Salerno 388
- » Fa lega con Raimondo conte di Barcellona ivi
-
- Capitolo II.
-
- » Condizioni della Puglia 391
- » Ruggiero succede al duca Guglielmo 392
- 1130. Prende la corona di re in Palermo 393
- 1130-1139. Sua guerra in Terraferma 395
- » Quale parte vi prendono i Musulmani di
- Sicilia 396
- 1135. Ruggiero aiuta gli Ziriti di Mehdia 399
- » Occupazione delle Gerbe 400
- 1142. Trattati con Mehdia 401
- » Come Ruggiero riscuote i suoi crediti contro
- quel principato 403
- 1143. Assalto a Tripoli e ad altri luoghi 406
- 1146. Presa Tripoli 408
- » Fame in Affrica 410
- 1147. Fatti di Kâbes 411
- 1148. Impresa contro Mehdia 413
- » Occupazione di quella città 415
- » Di Susa, Sfax e altri luoghi 419
- 1149-1150. Notizie arabiche su la morte di Giorgio
- d’Antiochia 421
- » Conquisti degli Almohadi nello Stato di Bugia 422
- 1152. Pratiche di Ruggiero con le tribù arabiche 424
- 1153. Occupate Bona, le Gerbe e Kerkeni, e assalita
- Tenes o Tinnis 425
- 1154-1157. Condizioni di Tunis 427
-
- Capitolo III.
-
- 1139-1153. Accordo di re Ruggiero col papa contro
- Corrado III 430
- » Guerra contro Emmanuele Comneno 433
- 1153. Filippo da Mehdia arso per delitto d’apostasia 435
- » Cagioni di cotesta persecuzione 439
- 1154. Morte del re 440
- » Sue qualità 441
- » Riforme nell’amministrazione 442
- » Ufizi di corte a modo musulmano 445
- » Cancelleria arabica 449
- » Trattato di geografia compilato da Edrîsi 452
- » Accademia di Ruggiero 460
- » Altri dotti musulmani e greci presso Ruggiero 461
- » Poeti arabi 462
- » Monumenti 463
-
- Capitolo IV.
-
- » Parti politiche alla esaltazione di
- Guglielmo I 464
- » Relazioni estere 465
- » Guglielmo reprime la ribellione nel regno e
- trionfa al di fuori 466
- 1156. Insurrezione di Sfax. I due Forriani 468
- 1156-1158. Supplizio del padre 469
- » Sollevazione di Tripoli 471
- » E di Zawila 472
- » Preparamenti degli Almohadi 475
- 1159. Abd-el-Mumen prende Tunis e altri luoghi e
- stringe Mehdia 477
- » Battaglia navale 480
- 1160. Il presidio s’arrende 481
- » Si ridesta la rivoluzione feudale nel regno 483
- » Ucciso Majone 484
- 1161. Preso re Guglielmo 485
- » Liberato dai Palermitani 486
- » I Lombardi danno addosso ai Musulmani 487
- » Reazione della Corte 488
- 1163. Assalti sulle costiere d’Affrica 489
- » Guglielmo fabbrica la Zisa 491
- 1166. E muore 492
-
- Capitolo V.
-
- » Esaltazione di Guglielmo il Buono;
- reggenza 493
- » Fazioni che ne derivano 494
- 1167. Ahmed-es-Sikilli, forse lo stesso che il
- gaito Pietro 495
- » Il cancelliere Stefano, creatura de’
- cattolici oltramontani 497
- » Suoi primi atti 498
- » Reazione de’ regnicoli 499
- » E de’ Musulmani 500
- 1168. Tumulti: cacciata del Cancelliere 501
- 1171. Governo di re Guglielmo, ossia di Gualtiero
- Offamilio e di Matteo da Salerno 502
- » Atti di politica esteriore 504
- 1174. Cospirazione in Egitto 506
- » I Siciliani ad Alessandria 507
- » Sconfitta loro 511
- 1175-1178. Altre ostilità in Egitto 514
- » Relazioni con la Barbaria 515
- 1180. Pace di Guglielmo con gli Almohadi 516
- 1181. Impresa delle Baleari 518
- 1185. Guerra di Grecia 520
- 1188. L’ammiraglio Margarito da Brindisi alla Crociata 524
- » Abboccamento di lui con Saladino 527
- 1189. Nuove imprese di Margarito 529
- » Giudizio sul governo di Guglielmo il Buono 530
- » I Musulmani perseguitati pian piano 531
- » Loro condizione sociale 534
- » Loro forze e disposizioni 537
-
- Capitolo VI.
-
- 1190. Parti e condizioni del paese alla morte
- di Guglielmo II 543
- » Eccidio de’ Musulmani e fuga loro alle montagne 545
- » Tancredi, esaltato al trono, li rappacifica 548
- 1194. E muore 549
- » Impresa di Arrigo VI imperatore 550
- » Combattimento di Catania ivi
- » Occupazione di Palermo 551
- » Giardino regio detto Genoardo 554
- 1197. Digressione su la tirannide di Arrigo 555
-
- Capitolo VII.
-
- 1198. Regno di Costanza 567
- » Varii pretendenti alla reggenza di Federigo 568
- » Avvertenze su la condotta d’Innocenzo III 569
- » I Musulmani usciti di Palermo e raccolti ne’
- monti del Val di Mazara 571
- 1199. Tentata proscrizione di questo popolo 573
- » Il quale sta su le difese 576
- » E pende per Marcnaldo De Anweiler 577
- » Epistola di Innocenzo III a’ Saraceni di Sicilia 578
- 1200. Marcnaldo co’ Saraceni assedia Palermo 579
- » È sconfitto 580
- 1200-1208. Vicende dell’interregno 582
- » Educazione di Federigo 583
- » Condotta de’ Musulmani 584
- 1208. Nuova epistola scritta loro dal Papa 586
- » Si chiariscono ribelli al tempo della
- emancipazione del re 587
- 1210. Pratiche loro con Ottone imperatore 588
-
- Capitolo VIII.
-
- 1212-1218. Esaltazione di Federigo all’impero, e caduta
- di Ottone 589
- 1220. Federigo torna in Italia 590
- » Condizione de’ Musulmani di Sicilia 591
- 1221. Infestano tutto il Val di Mazara 593
- » Numero loro 596
- » Ordinamenti 597
- » Mirabetto dei Beni ’Abs 599
- 1222. Assedio di Giato e morte di Mirabetto ivi
- 1223. I Musulmani della provincia di Girgenti
- deportati a Lucera 601
- 1225. Cacciati que’ delle isole adiacenti 605
- » Altri anco si sottomettono 607
- 1224-1228. Negoziati di Federigo col papa 608
- 1229-1242. Colonie musulmane di Terraferma 611
- » Condizione de’ Musulmani rimasti in Sicilia 613
- 1245-1246. Sollevatisi, occupano Giato ed Entella 618
- » E sono soggiogati e deportati 619
-
- Capitolo IX.
-
- 1241. Relazioni di Federigo II co’ califi almohadi 621
- 1228. Origine della dinastia Hafsita di Tunis 622
- 1231. Trattato di Federigo con questi principi 623
- » Condizioni di Pantelleria 626
- » Dissapori tra Federigo e gli Hafsiti 628
- » Del tributo di Tunis 630
- 1217? Ambasciatori di Federigo presso gli Aiubiti
- di Damasco e del Cairo 633
- 1226. Pratiche per Gerusalemme 637
- 1228. Crociata di Federigo 639
- 1229. Trattato 642
- 1229-1241. Condizioni della Siria 646
- » Ambascerie e doni tra Federigo, gli Aiubiti
- e gli Ismaeliani 648
- » Nuovo trattato con l’Egitto 649
- 1242-1250. Continuano le relazioni tra Federigo e i
- successori di Malek-Kàmil 651
- 1260-1265. E tra quelli e Manfredi 654
-
- Capitolo X.
-
- Secoli XII
- e XIII. Delle lettere in Sicilia allo scorcio
- dell’XI secolo 655
- » Scienza arabica nella prima metà del
- secolo XII 657
- » L’ammiraglio Eugenio; sua traduzione
- dell’Ottica di Tolomeo ivi
- » E delle profezie della Sibilla Eritrea 660
- » Notizie biografiche sopra Edrîsi 662
- » Studi geografici degli Arabi 666
- » Il Libro di re Ruggiero; sorgenti delle notizie 669
- » Metodo della compilazione 673
- » Carte geografiche 677
- » Descrizioni 679
- » Vicende del libro 680
- » Giudizio 682
- » Meccanica. La clepsidra della reggia di Palermo 684
- » L’ingegnere Abu-l-Leith 686
- » Ingegneri militari 688
- » Astrologi. Mohammed-ibn-Isa 689
- » Stefano da Messina, Giovanni di Sicilia.
- Astrolabii 690
- » Studi matematici. Fibonacci, Giovanni da
- Palermo, maestro Teodoro 691
- » Cenni su la Storia naturale e le scienze affini 695
- » Medicina 697
- » Traduzione dell’_Hawi_ del Razi 698
- » Studi filosofici 699
- » I _Quesiti Siciliani_ d’Ibn Sib’In 701
- » Critica di Federigo sopra un passo di Maimonide 705
- » Versione d’Aristotile 706
- » Letterati giudei 708
- » Federigo poliglotta, influenza di lui su le
- lettere e le scienze 709
- » Qualità del suo intelletto 710
- » Elementi orientali della sua cultura 711
-
- Capitolo XI.
-
- » Decadenza di altri studi 713
- » Scienze coraniche. Vita ed opere d’Ibn Zafer 714
- » Ibn-el-Bagi, Abd-el-Kerim ed altri tradizionisti 735
- » Altri di famiglie emigrate 736
- » Ibn-el-Mo’allim, grammatico 737
- » Poesia. Metri detti _Mowascehe_ e _Zegel_ 738
- » Abu-l-Hesan-ibn-abi-l-Biscir 742
- » Abu-Musa-ibn-Abd-el-Mo’nim 746
- » Abu-Abd-Allah suo figliuolo 748
- » Ibn-es-Susi 751
- » Elegia d’Abu-d-Dhaw-Serrag in morte d’un
- figliuolo di re Ruggiero 752
- » Lodatori del re. Abd-er-Rahmân da Butera 754
- » Abd-er-Rahmân da Trapani 756
- » Abu-Hafs-Omar 758
- » E Ibn-Bescrûn 759
- » El Gâun-es-Sikîlli 761
- » Abd-er-Rahmân-ibn-Ramadhân 762
- » Abd-el-Halim 763
- » Ibn-es-Sebân 764
- » Ibn-el-Barûn 765
- » Ibn-Semoa e Abd-el-’Aziz l’aghlebita 766
- » Ibn-et-Teifasci da Kâbes, ucciso in Sicilia 767
- » Ibn-Kalâkis d’Alessandria ed un poeta
- affricano da’ Beni-Rowaha 768
-
- Capitolo XII.
-
- » Geografia fisica della Sicilia nel XII secolo 769
- » Porti 770
- » La fonte di Donna Lucata e l’Amenano 771
- » Avanzi di antichità 772
- » Geografia politica; divisione in province ivi
- » Numero di città importanti e fortezze 774
- » Numero dei nodi di popolazione 776
- » Antichi territorii di Giato, Corleone e Calatrasi 778
- » Produzioni minerali 780
- » Dello zolfo in particolare e del petrolio 781
- » Agricoltura; frumento 782
- » Orti e giardini 783
- » Vite ed ulivo ivi
- » Frutta, cotone, henna 784
- » Palme, canne da zucchero 785
- » Boschi 786
- » Agrumi. Pastorizia 787
- » Corallo 788
- » Tonni e altri pesci 789
- » Paste lavorate 790
- » Artigiani 791
- » Tarsia 792
- » Stoviglie 793
- » Bronzi 796
- » Drappi di seta e ricami 798
- » Tele di cotone 804
- » Se la Sicilia abbia avute manifatture di carta 805
- » Commercio 808
- » Navigazione 810
- » Monete 814
-
- Capitolo XIII.
-
- » Architettura; supposti monumenti arabi;
- Annunziata de’ Catalani 817
- » Zisa, Cuba e Menâni 818
- » Maredolce; Bagni di Cefalà 820
- » Porta della Vittoria; San Giovanni de’ Lebbrosi 821
- » Calatamauro, Entella ed altre rovine 822
- » Origine dell’architettura siciliana del XII
- secolo 823
- » Architettura degli Arabi 824
- » Cufa 826
- » Cupole 828
- » Mosaici nelle moschee di Damasco, di Medina
- e della Mecca 829
- » Marmi nella moschea del Kairewân 831
- » Monumenti d’Egitto; moschea d’Amr 832
- » E d’Ibn-Tulûn 833
- » Altri monumenti 835
- » Poco mutato lo stile in Egitto fino al XV secolo 836
- » Levante, Affrica e Spagna ivi
- » Architettura della Media e della Mesopotamia 837
- » Influenza bisantina ivi
- » Ipotesi sul primo sviluppo dell’arco acuto 839
- » Come venne in Sicilia 840
- » Rassomiglianza dell’arte arabica d’Egitto
- con quella di Sicilia 843
- » Giardini di sollazzo 846
- » Fu arabica l’architettura siciliana del XII
- secolo 851
- » Poche modificazioni fattevi 854
- » Origine dell’arco acuto nel settentrione d’Europa 858
- » Arti accessorie. Mosaici 860
- » Dipinture 861
- » Sculture in marmo e getti in bronzo 862
- » Sistema de’ condotti delle acque 864
- » Se rimangano vestigi della popolazione musulmana
- nelle schiatte odierne della Sicilia 866
- » I Musulmani di Sicilia scemarono per emigrazioni,
- conversioni ed eccidii 867
- » Il parlare de’ Saraceni di Lucera ivi
- » Mancò d’un subito la lingua arabica in Sicilia 868
- » Saraceni del XIII secolo 870
- » Pantellaria e Malta 871
- » Dell’idioma arabico che si parlava in Sicilia 872
- » Pronunzia 873
- » Dialetto italico di Sicilia avanti il conquisto
- musulmano 874
- » E nel XII secolo 876
- » Supposta scrittura volgare del 1153 878
- » Iscrizioni nella porta del Duomo di Morreale 879
- » Vicende del parlare arabico ne’ paesi conquistati ivi
- » L’arabico lasciò deboli vestigi in Sicilia 880
- » Difficoltà di un glossario etimologico 884
- » Delle voci arabiche rimase nel siciliano,
- nell’illustre o in entrambi 885
- » Lingua cortigiana surta in Sicilia nel XII secolo 888
- » Gli Arabi influirono nella nostra poesia col
- solo esempio 889
- » Istituzioni ed usanze che risaliscono ai Musulmani 890
- » Conchiusione 895
-
- Indice de’ nomi di persone 897
-
- Indice de’ nomi di luoghi 935
-
- Indice de’ vocaboli 961
-
-
- FINE DEL VOLUME TERZO ED ULTIMO.
-
-
-
-
-Correzioni ed Aggiunte.
-
-
- Pag. lin.
-
- 361 4 n. 1. 352 355
-
- 435 18-19 n. 2. del quale il del quale la cronica attribuita
- Brompton a Benedetto di Peterborough,
- edizione dello Stubbs, Londra,
- 1867, II, 199 e indi il Brompton,
-
- 455 1 distanza linee itinerarie orientate
-
- » 6 n. 2. itinerarie itinerarie. Spiego più largamente
- il mio concetto nel cap. X, pag.
- 673, 674, e nelle note
- corrispondenti
-
- 462 22-23 ’Isa-Ibn-Abd-el-Moni’m Abu-d-Dhaw-Serrâg
-
- 491 13 n. 1. xj xiij
-
- 517 1 n. 1. 181 182.
-
- 536 4 quelle cento que’ mille chilometri quadrati.
- miglia quadrate
-
- » 1 n. 1. volume. volume, dove si è detto del
- territorio di Giato. Al quale
- aggiugnendo i territorii di
- Corleone e Calatrasi, conceduti
- insieme con esso al Monastero di
- Morreale pel diploma del 1182,
- si vede che lo stato del
- Monastero era circondato da’
- territorii di Palermo, Partinico,
- Alcamo, Masera, Calatamauro (oggi
- supplito da Contessa),
- Bisacquino, Prizzi, Chaso (oggi
- Ciminna) e Cefalà-Diana. Or nella
- carta di Sicilia, pubblicata non
- è guari dal nostro Stato
- Maggiore, la superficie dei tre
- territorii così determinata
- prende quasi tutto il foglio 41
- (Corleone) e quasi un quarto del
- 31 (Palermo). Torna ciascun
- foglio di quella ottima carta
- topografica ad un rettangolo di
- chilometri 35X25=875; a’ quali
- aggiugnendo la quarta parte 218 e
- togliendone le diecine, per le
- frazioni di altri territorii
- compresi ne’ rettangoli, si vede
- che il numero di 1000, così in
- arcata, è piuttosto scarso che
- troppo. Oltre a ciò Guglielmo II,
- per altri diplomi del 1183 e
- 1184, concedette il territorio di
- Bisacquino ed altri, che non
- mettiamo nel conto.
-
- 582 8 frustati frustrati
-
- 669 18 Ahmed-ibn-el Ahmed-ibn-Omar-el
-
- » 22 che l’ultimo che il primo è citato dal Kazwini,
- e l’ultimo
-
- 699 4 al quale nel quale
-
- 829 15 di marmo di marmo. Nè erano poi rare così
- fatte costruzioni nell’Affrica
- settentrionale. Nella famosa
- moschea Zeituna di Tunis era
- stata innalzata una cupola, nella
- quale uno scrittore del
- diciassettesimo secolo[1366]
- affermava essere scritto il nome
- del califo Mosta’în e l’anno
- dugencinquanta dell’egira
- (864-5). E Scekr detto il
- Siciliano, che un tempo governò
- Tripoli d’Affrica, facea
- fabbricare, nel lato meridionale
- della moschea maggiore, una
- cisterna sormontata di cupola,
- della quale fu gittata la prima
- pietra il dugensessantanove
- (852-3), come riferisce il
- Tigiani.[1367]
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Intorno l’età dei due figliuoli di Adelaide, si vegga il libro
-precedente, cap. vij, pag. 195 di questo volume.
-
-Adelasia e Simone sono nominati ne’ seguenti cinque diplomi: anno
-1101, ottobre, presso Spata, _Pergamene_, pag. 191; anno 1102, Pirro,
-_Sicilia Sacra_, pag. 1028; anno 1105, Gregorio, _Considerazioni_, lib.
-I, cap. ij, nota 30; anno 1105, maggio, due diplomi, Spata, op. cit.,
-pag. 203 212. La data poi della morte di Simone si scorge da un diploma
-presso Pirro, op. cit., pag. 697, dove l’anno 1108 è contato quarto del
-consolato di Ruggiero. È da avvertire che nell’Ughelli, _Italia Sacra_,
-ediz. Coleti, tomo IX, pag. 291, si trova un diploma di Ruggiero conte
-di Calabria e di Sicilia del 1104, XIIª indizione. Forse l’anno è da
-correggere 1119, poichè, oltre il nome di Ruggiero che non era per anco
-salito al trono il 1104, v’ha quello di Goffredo vescovo di Messina,
-il quale par sia stato promosso alla sede verso il 1108 e sia vissuto
-fino al 1120: il Pirro, op. cit., pag. 385, reca un diploma del suo
-predecessore Roberto, dato il 1106.
-
-[2] Di Ruggiero secondo, con Adelaide o solo, abbiamo, oltre l’or
-citato diploma del 1108, i seguenti: anno 1109, Spata, op. cit., pag.
-214; anno 1110, febbraio, _Neapolitani Archivii Monumenta_, tomo VI,
-pag. 180, e presso Ughelli, tomo citato, pag. 129 (erroneamente citato
-dal Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. vj, nota 16, con la data
-del 1113); anno 1110, aprile, Spata, op. cit., pag. 223; anno 1110,
-Pirro, op. cit., pag. 1028; anno 1111, Pirro, op. cit., pag. 772; anno
-1112, marzo, dato di Messina, Spata, op. cit., pag. 229; anno 1112
-giugno, Pirro, op. cit., pag. 81; anno 1112, novembre, Spata, op. cit.,
-pag. 233.
-
-[3] Alberti Aquensis, lib. II, cap. 13, 14; Fulcherii Carnotensis, anni
-1113, 1116, 1117; Anonymi _Historia, Hierosolimitana_, anni 1113, 1116;
-Wilelmi, Arch. Tyrensis, lib. XI, cap. 21, 29; Odorici Vitalis, _Hist.
-Eccles._, lib. XIII; Bernardi Thesaur., cap. 100, presso Muratori,
-_Rer. Ital. Scr._, tomo VII; Sicardi Ep. Cremon. presso Muratori, tomo
-cit., pag. 590, 591. La data della morte di Adelaide si ha dalla lapide
-sepolcrale, presso Pirro, _Chronologia Regum Siciliæ_, pag. xiv, e
-presso Gualterio, nella raccolta del Burmanno, tomo VII, pag. 1219, nº
-lxxxiij.
-
-[4] Anonymi _Historia Sicula_, presso Caruso, _Bibl. Sic._, pag. 856 e
-versione francese, nella edizione dell’Amato, _Ystoire de li Normant_,
-pag. 312. Replica coteste parole Romualdo Salernitano, negli annali,
-presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._, tomo VII.
-
-[5] _Historia ecclesiastica_, lib. XIII, presso Duchesne, _Hist. Norm.
-Script._, pag. 897. Si confrontino gli estratti di questa cronica
-presso Caruso (_Bibl. Sic._, pag. 920) al quale parve cosa lodevole
-mutilare il racconto, per toglier tutti i fatti e le parole che
-potessero ingiuriare Ruggiero o la madre.
-
-[6] Le cronache italiane non danno tal nome, nè lo troviamo nei
-diplomi. Pur quello del maggio 1105, citato nella pagina precedente,
-nota 1, contiene i nomi dei ministri di quel tempo, ossia gli Arconti:
-Niccolò camarlingo, Leone logoteta, ed Eugenio, che potrebbe essere
-per avventura l’ammiraglio di tal nome. Non è segnato nè anco Roberto
-nell’importante diploma di giugno 1112, che ricordammo or ora, del
-quale ci occorrerà dire più largamente. Un diploma del 1142, del quale
-abbiamo uno squarcio dal Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. vj
-nota 9, dà i nomi de’ commissarii deputati da Adelaide per decidere
-una importante lite feudale, cioè Roberto Avenel, Ruggiero de Mombrai,
-Raoul de Belbas e Roberto Berlais. La nota famiglia Avenel non ha che
-fare co’ duchi di Borgogna; e Roberto era in Sicilia molto tempo pria
-della reggenza, leggendosi il suo nome ne’ diplomi del primo conte.
-
-[7] _Alexandri Abbatis_, etc. presso Caruso, _Bibl. Sic._, pag. 258,
-259.
-
-[8] Nel Gregorio si legge _Lieraris_. Questo è errore di trascrizione
-del traduttore latino, poichè le copie del testo greco, hanno Αιεζερις,
-Αιεζαρις. Probabilmente Liezeri è trascrizione del nome Eleazar che
-portava il signore di Galati figlio di Guglielmo Mallabret, secondo
-un diploma greco del 1116, presso Spata, _Pergamene_, pag. 241. Alla
-forma, questo Eleazar si direbbe soprannome arabico, _el-Azhar_, ossia
-“il risplendente:” e non sarebbe nuovo, dopo quello del Cid (Sid),
-questo esempio d’una appellazione che i Cristiani avessero tolta dalla
-lingua degli Arabi. Men verosimile parmi l’imitazione del nome giudaico
-Eleazar.
-
-[9] La versione latina di questo diploma, fu pubblicata in parte dal
-Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. vj, nota 9. Noi n’abbiamo già
-data notizia più largamente nel lib. V, cap. x, pag. 286 del volume,
-nota 1.
-
-[10] Si vegga il lib. V, cap. vj e x, pag. 161 e 305 segg. del volume.
-
-[11] V’ha delle monete arabiche e latine dei re normanni di Sicilia,
-battute in Messina, e delle arabiche battute “nella capitale di
-Sicilia,” cioè Palermo. Messi dunque da canto i molti scritti
-pubblicati in Sicilia ne’ secoli passati su questa materia, gli è certa
-la coesistenza delle due zecche nel XIIº secolo.
-
-[12] Oltre i diplomi del primo conte dati in Messina, uno del 1101,
-presso Ughelli, _Italia Sacra_, tomo IX, pag. 429, dice di vescovi e
-baroni convocati nella Cappella di Messina dalla contessa Adelaide e
-dal figliuolo Ruggiero; un altro del 1126, presso De Grossis, _Catana
-Sacra_, pag. 79, fa menzione di corte tenuta dal Gran Conte Ruggiero
-nel palazzo di Messina, ec.
-
-[13] Si vegga il lib. V, cap vij, pag. 185 del presente volume.
-
-[14] Edrîsi nota espressamente che l’armata e gli eserciti, ai suoi
-tempi, come ne’ tempi andati, moveano alla guerra da Palermo. Testo
-nella _Bibl. Ar. Sicula_, pag. 28. Della Zecca abbiam detto nella nota
-precedente e dei _diwani_ nel lib V. cap. x, pag. 322 segg.
-
-[15] Presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 81, 82.
-
-[16] Ἀμὲρ si legge nel mosaico della Chiesa della Martorana, pubblicato
-dal Morso, _Palermo Antico_, pag. 78; ἀμιρᾶς, anche al nominativo,
-presso Eustazio arcivescovo di Tessalonica, ediz. di Bonn, pag. 472.
-Nei diplomi greci di Sicilia che citiamo nel presente capitolo, si
-legge ἀμηρ, ἀμμήρας, ἀμμιρᾶς e al genitivo ἀμήραδος, ed ἀμμηρὰ. Si
-vegga, del rimanente, cotesta voce nel Glossario greco del Ducange, il
-quale la notò per la prima volta nella Continuazione di Teofane.
-
-[17] Si vegga Ducange, Glossario latino, alle voci _amir, admiralius_,
-etc. La voce _Amiratus_ fu usata, credo io, la prima volta da Einbardo,
-Annales presso Pertz, _Scriptores_, tomo I, pag. 490, sotto l’anno 801,
-dove è chiamato così Ibrahim-ibn-Ahmed, l’Aghlabita, emiro d’Affrica.
-Sicardi vescovo di Cremona, presso Muratori, _Rer. Ital. Script_., tomo
-VII, pag. 605, anno 1188, chiama _Admiratus_ il capitan del navilio
-siciliano e _admirandus_ un emir di Saladino. Marangone, nell’Archivio
-Storico italiano, tomo VI, parte ij, pag. 18, dà al capitano della
-armata di Sicilia, l’anno 1158, il titolo di _Admiratus_ e poi di
-_Almirus_; Pietro Diacono, lib. IV, cap. xj, presso Muratori, op. cit,
-tomo IV, pag. 499, fa parola d’un _Ammirarius_ di Babilonia (ossia del
-Cairo). Le traduzioni latine e italiane del secolo XV, che troviamo ne’
-_Diplomi arabi dell’Archivio fiorentino_, danno le voci _Armiratus_,
-pag. 353, 356 e _Armiraio_, pag. 347, 350 a 354, per significare l’emir
-di Alessandria; e veggiamo anco in una traduzione del XII secolo, pag.
-260, un _Admirator galearum_, musulmano. Si aggiungan questi al molti
-esempii che porta il Ducange, e si vedrà che sempre _Amiratus_, con
-le sue varianti, rispondeva ad emir. Si ricordin anco Ugo Falcando
-e Romualdo Salernitano, i quali chiamano _Amiratus_ i dignitarii
-siciliani di tal nome, ma il primo dà il titolo di _Magister Stolii_ ad
-un kaid Pietro, che capitanò una volta l’armata siciliana.
-
-[18] Libro V, cap. v. pag. 139 di questo volume.
-
-[19] Libro III, cap. j, pag. 2 segg. del 2º volume.
-
-[20] Il Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 1016-17, pubblicò due diplomi
-risguardanti questo Eugenio. Nel primo, dato del 1093, egli è chiamato
-notaio, che allor significava segretario. Il conte Ruggiero, a sua
-domanda, gli concedette un monastero fuor la città di Traina, a fin
-di riedificarlo, e gli conferì il patronato e il governo di quello.
-Ciò condusse il Pirro a vestir Eugenio monaco basiliano e crearlo
-abate. L’altro diploma di re Guglielmo, dato il 1169, trascrivendo
-il precedente ed accordando anco altri beni al monastero, intitolò
-Ammiraglio quell’Eugenio. Sembra dunque che il segretario del 1093, in
-vece di chiudersi nel suo monastero, fosse stato mandato dal conte a
-governare la città di Palermo. Non è inverosimile che questo Eugenio
-sia il gran personaggio nominato senz’altro titolo che di Arconte
-nel diploma del maggio 1105, presso Spata, _Pergamene_, pag. 263.
-Più certa vestigia ne troviamo in un diploma greco del 1142, presso
-Morso, _Palermo antico_, pag. 313 segg. e nel Tabulario della Cappella
-Palatina di Palermo stessa, pag. 20 segg., donde si scorge come alcuni
-discendenti di Eugenio ammiraglio, abbiano venduti alla Chiesa detta
-in oggi della Martorana, degli stabili che la famiglia possedeva
-in Palermo. Furono venduti da Niccolò ed Agnese monaca, figliuoli
-dell’Ammiraglio Eugenio, Niceta moglie di Niccolò, e Giovanni,
-Teodoro, Stefano ed Elena loro figliuoli; dichiarando tutti costoro che
-fosse ricaduta a lor pro la parte di Teodicio figliuolo di Eugenio,
-ereditata da Zoe figliuola di Teodicio la quale era morta anch’essa.
-Togliendo dunque dal 1142 il corso ordinario di due generazioni, si
-torna allo scorcio dell’XI secolo e si può supporre con fondamento che
-quell’ammiraglio Eugenio fosse il medesimo del diploma del 1093.
-
-Notisi che in due altri diplomi greci, pubblicati dal Morso, op. cit.,
-pag. 345 e 353, il primo de’ quali senza data va riferito al 1143
-(Cf. Mortillaro, _Catalogo del Tabulario_ della Cattedrale di Palermo,
-pag. 23) e l’altro è dato del 1204, si trova il nome di un Giovanni,
-figliuolo dell’ammiraglio Eugenio. Cotesti due ammiragli Eugenii mi
-sembrano diversi. Il primo si può supporre contemporaneo del gran
-conte Ruggiero, ma il secondo torna alla metà del XII secolo. A lui
-credo sia da attribuire, più tosto che all’altro, la traduzione latina
-dell’Ottica di Tolomeo e delle profezie della Sibilla Eritrea, di che
-diremo nel seguito del presente libro.
-
-[21] Abbiam testò citato questo diploma a pag. 346, nota 2, e avvertito
-come presso il Gregorio porti una data erronea.
-
-[22] Si vegga qui innanzi a pag. 351.
-
-[23] Diploma del 1159, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 98, e presso
-De Vio, _Privilegia Panormi_, pag. 6. Cristoforo allor era morto.
-
-[24] Si fa parola di una precedente donazione dell’_Admiratus domino
-Christodulos_, nei diploma di Ruggiero conte, che l’Ughelli pubblicò
-con la data del 1104 e che, supponendo esatta l’indizione XIII che v’è
-scritta, va riferito al 1119; come abbiamo avvertito in principio di
-questo capitolo, pag. 340, nota 1.
-
-Cristodulo è detto protonobilissimo in un diploma del 1123, presso
-Spata, _Pergamene_, pag. 410. Se il sig. Spata ha ben letta la sigla
-del titolo onorifico e del nome, e se non v’ha errore nella data,
-convien pur supporre che quel titolo fosse stato accordato pria del
-notissimo diploma del 1139. In un diploma del 1126, tradotto dal greco,
-pubblicato con molte varianti, o piuttosto in tenore assai diverso,
-prima dal Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 326, e quindi dal De Grossis,
-_Catana Sacra_, pag. 79, 80, si vede soscritto, pria di “Georgius de
-Antiochia amiratus” e di “Admirati filius Gentilis (_sic_) Joannes,”
-un “Chrisiodorus,” e secondo il De Grossis “Christodorus, amiratus
-et Riodotus.” Quest’ultima lezione, sbagliata al certo, par che venga
-da una sigla non capita dall’ignoto traduttore latino, e potrebbe per
-avventura essere la medesima che fu letta Rozius in altro diploma; onde
-il Pirro die’ tal casato a Cristodulo. Il Chrisiodorus o Christodorus
-va corretto, secondo me, Christodulus; e il Rozius potrebbe essere,
-nè più nè meno, che il notissimo nome di Ruggiero, poichè i Greci di
-Sicilia soleano trascrivere la _g_ latina o arabica con le due lettere
-τζ. Cristodulo, ammiraglio e protonotaro, è citato in un diploma greco
-del 1130, presso Trinchera, _Syllabus_, pag. 138. Un altro diploma
-greco del 1136, presso Spata, op. cit., pag. 266, fa menzione di
-Cristodulo _già_ ammiraglio. In ultimo è da noverar quello del 1139,
-che accorda il titolo di Protonobiiissimo, pubblicato dal Montfaucon
-e poi dal Morso, e nel Tabulario della Cappella palatina di Palermo,
-pag. 10. È superfluo di avvertire, dopo ciò ch’io ho detto, come non
-si debba fare assegnamento su la lista delli ammiragli di Sicilia ne’
-tempi Normanni, data dal Pirro, _Chronologia Regum Siciliæ_, pag. XXV.
-
-[25] Si vegga il seguito del presente capitolo, a pag. 362, nota 3.
-
-[26] Giorgio ha titolo di ammiraglio nel diploma del 1126 citato nella
-nota 2, della pag. 351. In un diploma latino del 1132 presso Spata,
-op. cit., pag. 426 segg. egli è detto dal re “amiratus amiratorum
-qui praeerat toto regno meo”. In uno del 1133, tradotto dal greco,
-presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 774, egli è detto Ammiraglio
-delli ammiragli; è sottoscritto αμήρας in due diplomi del 1140 e
-1143 nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 13 e 16;
-è intitolato ammiraglio in un diploma tradotto dal greco, di maggio
-1142, presso Pirro, op. cit., pag. 390, e ammiraglio delli ammiragli
-in uno latino della stessa data, op. cit., pag. 698. Nel mosaico della
-Martorana ei prese il titolo di αμήρ soltanto, come ognun può vedere,
-e leggesi in Morso, _Palermo Antico_, pag. 78. Pare che Giorgio,
-per modestia o per amor di brevità, si contentasse ordinariamente di
-questo. Di rado ei solea aggiugnere quello di Arconte degli Arconti; ma
-un suo figliuolo lo nominava sempre con questo attributo.
-
-È da ricordare la iscrizione greca che leggevasi a’ tempi del Pirro
-in una Chiesa di Santa Maria _de Crypta_ in Palermo, nel sito dove
-surse la “Casa Professa” de’ Gesuiti, della quale iscrizione il Pirro,
-op. cit., pag. 300, 301, dà una traduzione latina. Era inciso il
-testo su la sepoltura di Ninfa, madre di Giorgio, _primum principum
-universorum_, (Ἀρχοντῶν ἄρχον) morta il 6648 (1140). Quivi non si fa
-parola del padre dell’ammiraglio; ma il Pirro e con lui il Morso, op.
-cit., pag. 108, 109, non hanno lasciata questa occasione di nominare
-Cristodulo e di farlo marito della Ninfa.
-
-[27] Così Giovanni ammiraglio, figliuolo, com’e’ pare, di Giorgio, nel
-citato diploma del 1126 e nell’altro del 1142, presso Pirro, pag. 698.
-Secondo un diploma del 1133, presso Gregorio, _Considerazioni_, lib. I,
-cap. v, nota 4, l’ammiraglio Teodoro fu incaricato di decidere, insieme
-con Guarino Cancelliere del re, una lite sorta tra il vescovo di Lipari
-e i cittadini di Patti, suoi vassalli. Il citato diploma del 1126,
-secondo il testo di De Grossis, fa menzione di un ammiraglio Niccolò,
-il quale nel tempo che esercitava l’ufficio di Stratego, com’e’ pare,
-di Mascali, era stato incaricato dal principe di descrivere i confini
-di quel territorio.
-
-[28] Lib. V, cap. ix, pag. 262-5.
-
-[29] Abate di Telese, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 267 et passim.
-
-[30] Majone è soscritto in latino _Ammiratus Ammiratorum_, in un
-diploma arabico del 1154, presso Gregorio, _De Supputandis_, pag. 38.
-Ordinariamente lo chiamavano il grande ammiraglio, come si vede dal
-Falcando e dagli altri cronisti; e questo titolo modificato era ormai
-sì comune, che Giovanni figlio di Giorgio d’Antiochia lo riferì al
-proprio padre soscrivendosi μεγάλου αμήραδος ὐίος, in un diploma del
-1172, Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 29. In un
-diploma latino del 1157, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 98, messo
-fuori a nome del re da Majone “grande ammiraglio degli ammiragli” si
-leggono, tra i testimonii dell’atto, Stefano ammiraglio figliuolo del
-grande ammiraglio, un altro Stefano ammiraglio, che si sa dal Falcando
-essere stato fratello di Majone, ed un Salernitano ammiraglio. Visse
-inoltre in que’ tempi l’altro ammiraglio Eugenio, del quale si è fatta
-menzione poc’anzi, pag. 353, nota. 1.
-
-[31] È noto il diploma di febbraio 1177, per lo quale Guglielmo II di
-Sicilia costituì il dotario alla sua sposa Giovanna d’Inghilterra. Tra
-i grandi del regno soscritti in questo diploma secondo l’ordine di loro
-dignità, si legge 25^mo, _Ego Walterus de Moac Regni_ (sic) _fortunati
-stolii admiratus_; prima del quale vengono gli arcivescovi, i vescovi,
-il vicecancelliere, i conti, e dopo Gualtieri si leggono i nomi del
-siniscalco, del conestabile, del logoteta, di due maestri giustizieri
-e d’un giustiziere. Seguiamo l’edizione di Rymer, _Foedera, etc._, tomo
-I, pag. 17 (London, 1816).
-
-Margaritone, celebre capitano navale di Sicilia alla fine del XII
-secolo, è intitolato, senz’altro, ammiraglio del re di Sicilia, nella
-Cronica di Sicardo vescovo di Cremona, anno 1188, presso Muratori,
-_Rer. Italic. Script._, tomo VII, pag. 605.
-
-[32] Par che i Genovesi l’abbiano usato i primi dopo la Sicilia.
-Negli Annali del Caffaro e nelle continuazioni di quelli, si trova un
-_admiratus_ di Genova il 1211 e quindi due _armiragii_ il 1263 etc.
-presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._, tomo VI, colonne 486, 530, ec. È
-notevole che la prima nominazione d’ammiraglio fu fatta in Genova del
-1241, quando Federigo II surrogò Ansaldo de Mari, genovese, al suo
-ammiraglio Niccolò Spinola ch’era venuto a morte.
-
-[33] Il Nowairi, citato da M. Reinaud, _Invasions des Sarrazins_,
-pag. 69, nota 1, dice d’un _emir-el-ma’_ (emir dell’acqua) in Spagna.
-Ma non posso assentire al mio maestro di arabico che sia questa
-l’origine della voce ammiraglio, quando ne vediamo sì chiaramente le
-successive mutazioni negli scrittori e ne’ diplomi europei. Per la
-medesima ragione è da respingere la etimologia ammessa dal Dizionario
-della Crusca, cioè da _emir-el-bachar_ (meglio bahr) ossia emir
-del mare. Questa dignità non mi è occorsa mai negli scritti arabi.
-Ibn-Khaldûn, nei _Prolegomeni_, testo di Parigi Parte II, pag. 32 e
-traduzione francese del baron de Slane parte II, pag. 37, ignorando
-l’etimologia della voce _almeland_, la suppone franca; e nella Storia
-de’ Berberi par ch’ei prenda per nome proprio il titolo dell’ammiraglio
-Ruggier Loria (leggasi _El miralia_ in luogo di _El-murakia_ che
-non ha significato), testo di Algeri, tomo I, pag. 423, _Biblioteca
-arabo-sicula_, pag. 492, e traduzione del Baron de Slane, tomo II, pag.
-397. Non posso seguir l’opinione del dotto traduttore, il quale crede
-Merakia alterazione di Marchese. Ruggier Loria non ebbe mai questo
-titolo.
-
-[34] Confermano questo fatto, nelle imprese di re Ruggiero in Affrica,
-il Nowairi e Ibn-Abi-Dinar, nella _Biblioteca arabo-sicula_, pag. 534,
-537.
-
-[35] Edrîsi citato poc’anzi a pag. 350, nota 1.
-
-[36] Credo si possa affermare la giurisdizione civile e penale del
-grande Ammiraglio nella prima metà del XII secolo, ancorchè la non
-si ritragga da documenti se non che a capo di cento anni. Ognun sa
-che in generale l’Imperatore Federigo ristorò l’ordinamento dei re
-normanni, anzichè rifarlo: e non v’ha ragione di supporre ch’egli
-abbia innovato alcun che nella istituzione del grande ammiraglio. Or
-il suo diploma, pubblicato per lo primo dal Tutini e ristampato dallo
-Huillard-Bréholles nella _Historia Diplomatica Friderici secundi_, tomo
-V, pag. 577 segg., anno 1239, per lo quale fu nominato, vita durante,
-ammiraglio di Sicilia, Niccolò Spinola da Genova, dà a costui ampia
-autorità: 1º di costruire e racconciare le navi dell’armata regia;
-2º dar patenti di corsari e fare ristorare i danni recati da loro
-a sudditi di nazioni amiche; 3º giudicare sommariamente, _secundum
-statum_ (statutum?) _et consuetudinem armate_, le cause civili e
-criminali delle persone appartenenti all’armata, agli arsenali regii
-ed a’ legni corsari, e ciò con autorità di delegare altrui i giudizii;
-4º dare in feudo gli ufici di comiti nell’armata quando venissero a
-vacare; 5º prender danaro dalle casse regie pei bisogni dell’armata:
-e seguono i diversi e grandissimi lucri accordati all’ammiraglio, in
-guerra come in pace, su lo Stato e sui marinai e naviganti. Intorno
-i tribunali dipendenti dall’ammiraglio e la legislazione eccezionale
-di quelli, si vegga il Giannone, _Storia Civile del Regno di Napoli_,
-libro XI, cap. vi, § 2, e le opere citate da lui.
-
-[37] Si vegga la nota 3 della pag. 354. Questo casato non comparisce
-in alcuno de’ diplomi dati dal Pirro ne’ quali sia nominato Cristodulo
-o Giorgio; neppure nella iscrizione sepolcrale della madre di Giorgio
-di che abbiam fatta parola poc’anzi nella pag. 352, nota 2. Romualdo
-Salernitano, che forse lo conobbe di persona, non dice altro che:
-_Georgium virum utique maturum, sapientem et discretum, ab Antiochia
-abductum_. Presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._ tomo VII, pag. 195.
-
-[38] Il _Baiân_, testo di Leyde, pag. 322, e nella _Bibl. ar. sicula,_
-pag. 373, dice che il padre di Giorgio era uno degli _òlûg_ (stranieri
-o barbari) di Temîm.
-
-[39] _Hisâb_.
-
-[40] I testi dicono con Ruggiero; ma il seguito della narrazione mostra
-che il principe non l’adoperò a prima giunta in affari gravi.
-
-[41] Ibn-Khaldûn, nella Storia de’ Berberi, testo di Algeri, tomo I,
-pag. 208, _Biblioteca arabo-sicula_, pag. 487, e versione francese
-del baron de Slane, tomo II, pag. 26, aggiungeva il nome patronimico
-d’Ibn-Abd-el’Azîz, all’Abd-er-Rahman che insieme con Giorgio capitanò
-l’armata Siciliana, nell’impresa del 1126 contro l’Affrica. Io credo
-che costui fosse quel medesimo che il Tigiani, dicendo de’ principii
-di Giorgio l’Antiocheno, chiama Abd-er-Rahman-en-Nasrani, ossia il
-Cristiano. Ma rifletto che il Tigiani, d’ordinario molto diligente,
-non avrebbe qui omesso il nome patronimico onde cadea sul ministro
-siciliano una macchia d’apostasia; e che al contrario Ibn-Khaldûn bada
-alle cose più tosto che ai nomi, oltrechè i suoi scritti, copiati
-e ricopiati per quattro secoli, ci sono pervenuti assai malconci.
-Non vorrei che, saltando qualche rigo, com’avvien sovente là dove è
-ripetuta la stessa voce, si fosse attribuito al ministro di finanze
-di Ruggiero il nome patronimico di Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Aziz,
-il quale scrisse appunto di questa impresa del 1126, ed è citato
-da Abu-s-Salt, e questi dal _Baiân_, pag. 317 del testo di Leyde e
-372, della _Bibl. ar. sicula_. L’ufizio attribuito dal Tigiani ad
-Abd-er-Rahman-en-Nasrani è di _Sâhib-el-Ascghal_, che nell’Affrica
-propria e nel XII secolo, al quale luogo e tempo è da riferire
-la cronica qui copiata o compendiata dal Tigiani, era il tesorier
-generale o ministro di finanze che dir si voglia. Veggasi Ibn-Khaldûn,
-_Prolegomènes_, traduzione del baron de Slane, Parte II, pag. 14-15.
-
-[42] Si confrontino nella _Bibl. ar. sicula_: il Baiân, anno 543, pag.
-373; Tigiani, pag. 392; Ibn-Khaldûn, pag. 487, 501. I particolari più
-minuti si hanno dal Tigiani.
-
-[43] Si vegga il lib. V, cap. v, pag. 332 di questo volume, e ciò che
-diremo in appresso de’ traffichi di re Ruggiero in Affrica. Sono poi
-noti quei dell’imperatore Federigo II.
-
-[44] Diploma latino del 1133, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag.
-773-4. Il nome proprio è scritto una volta per sbaglio _Gregorius_,
-e il topografico in luogo di _Catinae_ va letto _Jatinae_, come
-abbiamo avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 317 nota 2. Da questo atto
-non si vede appunto in qual tempo Giorgio abbia preso quell’ufizio
-in Giattini; ma fu di certo avanti il 1111, perchè egli nella detta
-qualità descrisse i limiti di un podere donato quell’anno da Rinaldo
-Avenel all’Abate di Lipari. Cf. Pirro, op. cit., pag. 772-3.
-
-[45] Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 394,
-487, e il primo anco nella traduzione francese di M. Rousseau, pag.
-246, il secondo in quella del baron de Slane, _Histoire des Berbères_,
-tomo II, pag. 26.
-
-[46] Abbiamo citati poc’anzi questi due diplomi a pag. 354, nota 2, e
-pag. 355, nota 2.
-
-[47] L’uno è “Schiavo di Cristo” e l’altro “Schiavo del Misericordioso.”
-
-[48] Il Gregorio, nel descrivere l’ordinamento del governo sotto re
-Ruggiero e i sette grandi ufizii della Corona, si riferisce assai di
-rado a documenti contemporanei. Prende quei della fine del XII secolo
-ed anco del XIII; o argomenta su i detti del Falcando, che scrisse
-allo scorcio del XII; e talvolta non allega altro che l’analogia col
-suo favorito sistema di Guglielmo I, d’Inghilterra. Si veggano le
-_Considerazioni_, lib. II, cap. ij, e particolarmente le note 37 segg.
-
-[49] Abate di Telese.
-
-[50] Romualdo Salernitano, presso Muratori, _Rer. Ital. Script._, tomo
-VII, pag. 183, anni 1121-2.
-
-[51] Si vegga il lib. IV, cap. viij e xv, pag. 355 segg. 364, 547 del
-secondo volume, e lib. V, cap. iij e vj pag. 80, 158, 169 segg. di
-questo terzo volume.
-
-[52] Ibn-el-Athîr, anni 476, 482, 488, 489, 491, 493, edizione del
-Tornberg, tomo X, pag. 85, 119, 164, 175 191 e 202. Si confronti
-Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduzione del baron de Slane,
-tomo II, pag. 22 segg.
-
-[53] _Baiân-el-Moghrib_, ediz. Dozy, tomo I, pag. 311 ed estratto nella
-_Bibl. ar. sicula_, pag. 370. Il compilatore, che avea chiamati _Rûm_
-gli assalitori del 1087, dà a quelli del 1105, il nome di _Rumâniûn_.
-Se fossero stati Bizantini?
-
-[54] Ibn-el-Athir, anni 501, 509 e 510, edizione del Tornberg, tomo X,
-pag. 315, 359, 365, e Ibn-Khaldûn, vol. citato della traduzione, pag.
-24, 25.
-
-Secondo Ibn-el-Athir, anno 503, vol. citato, pag. 336, Iehia mandò
-quell’anno quindici galee contro i Rûm, l’armata de’ quali le combattè
-e ne prese ben sei. Secondo il _Baiân_, nella _Bibl. ar. sicula_, luogo
-citato, e nella edizione del Dozy, vol. I, pag. 314, l’armata zirita,
-di rebi’ secondo del 507 (mezz’ottobre a mezzo novembre 1113) riportò
-in Mehdia gran numero di cattivi, presi nel paese di Rûm. E torna
-forse alle scorrerie nel Salernitano, delle quali dicono gli annali
-della Cava, an. 1113, presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._, tomo VIII,
-pag. 923. Ibn-Khaldûn, op. cit., tomo II, pag. 25 della traduzione di
-Slane, dice che l’armata, della quale Iehia prendea cura particolare,
-fece molte scorrerie contro i Cristiani francesi, genovesi e sardi, sì
-che furono costretti a pagargli tributo. Il testo arabico pubblicato
-dallo stesso dotto orientalista, tomo I, pag. 207 sembra guasto nella
-voce che significherebbe tributo. In ogni modo, il nome di _Farangia_
-(franchi) può significare i paesi cristiani della Spagna e quelli anco
-d’Italia, e il tributo può essere stato pattuito temporaneamente con
-qualche giudicato della Sardegna, più tosto che con Genova o Pisa.
-Ibn-Khaldûn non bada alle minuzie.
-
-[55] Questa è la prima volta, per quanto io sappia, che si fa menzione
-appo i Musulmani d’Affrica del fuoco greco, o, come lo chiamano gli
-Arabi, la _nafta_. I Musulmani di Sicilia l’adoprarono nella guerra
-contro i Normanni, se ad un episodio di quella si riferiscono i versi
-d’Ibn-Hamdis, ch’io ho citati nel lib. IV, cap. xiv, pag. 532 del
-secondo volume, e lib. V, cap. vj, pag. 165, nota 3, del presente. In
-Egitto era conosciuto di certo, poichè Makrizi nel _Kitâb-el-Mowâ’iz_,
-testo di Bulâk, tomo I, pag. 424, raccontando l’incendio che consumò
-una delle armerie del Cairo il 461 (1068-9), dice che v’arsero
-diecimila _Kirbe_ (otri o vasi) di nafta e altrettante _zarrake_,
-o vogliam dire tubi da lanciare quel combustibile. Nondimeno parmi
-che l’effetto della nafta de’ Musulmani non fosse terribile quanto
-quello del fuoco greco. Gli scrittori normanni non ne fanno mai parola
-nella guerra di Sicilia, nè in quelle d’Affrica che noi trattiamo nel
-presente capitolo; nè la vittoria arrise mai in quella età al navilio
-zirita contro gli Italiani.
-
-Ibn-Hamdis medesimo e qualche altro poeta che cantava nella povera
-corte di Mehdia in sul tramonto della dinastia zirita, ricordano
-la nafta, come orribile strumento di distruzione: “una maraviglia”
-sclamava Ibn-Hamdis, senza aver letta la relazione della battaglia di
-Mentana. Al dir di que’ poeti, la nafta: 1º galleggiava su l’acqua e
-non si spegnea; 2º dava baleno, fumo, tuono e puzzo d’inferno; 3º era
-lanciata in lingua di fiamma da tubi di rame o bronzo che fossero;
-ovvero, 4º con dardi; e 5º cotesta nafta, o una specie di essa, era
-bianca com’acqua. Ciò nei regni di Iehia, Alì, Hasan, ch’è a dire
-nella prima metà del XII secolo. Si veggano i versi pubblicati nella
-_Biblioteca arabo-sicula_, pag, 393 e 565 e altri inediti del Diwano
-d’Ibn-Hamdis, nella copia del Ms. della Vaticana, fatta dal prof.
-Sciahuan per uso del conte Miniscalchi, pagg. 75, 77, 118, 213, 241,
-271, rime in _di, di, ri, mi, na_ e _sa_. Il Nowairi accenna anco alla
-nafta dell’armata zirita, _Bibl. ar. sic._, pag. 456. Ho fatte queste
-citazioni in aggiunta a’ fatti pubblicati nella dotta opera _Du feu
-grégeois_, etc. par MM. Reinaud et Favé, Paris, 1845, in-8.
-
-[56] Questo fatto, del quale non danno alcun cenno gli annali bizantini
-nè i musulmani, si ritrae precisamente dal diwano d’Ibn-Hamdîs, nella
-citata pag. 213, della copia del prof. Sciahuan, dove si legge che una
-delle ragioni che mossero “il reggitore di Costantinopoli la maggiore
-a schermirsi col calam dal taglio della spada zirita” fu il timore “di
-quel dardo incendiario, che con maraviglioso effetto lanciava il fuoco
-nell’onda agitata e ardeavi.”
-
-Ibn-Hamdîs, oltre questa, scrisse a lode di Iehia altre otto lunghe
-kaside, che leggonsi nella copia dello Sciahuan a pagg. 24, 49, 116,
-169, 204, 208, 210, 267, rime in _ab, ah, ru, li, mi, im, ma, ka_, e la
-prima, la sesta e l’ottava anco nel Ms. di Pietroburgo, fog. 62 recto
-e verso e 63 recto. Della prima ho dati due versi nella _Bibl. ar.
-sicula_, pag. 572, e sette versi della terza leggonsi in Ibn-el-Athîr,
-anno 509, op. cit., pag. 280, e nella edizione del Tornberg, tomo X,
-pag. 359.
-
-[57] Si vegga il lib. V, cap. vj e x, pagg. 158, 168 e 332 di questo
-volume.
-
-[58] Lib. IV, cap. 50, presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._, tomo IV,
-p. 523. I Beni-Hammâd erano chiamati comunemente i signori della Cala
-(kalà’t) dal nome della prima loro capitale, ancorchè avessero verso
-il 1090 tramutata la sede in Bugia. Veggasi Ibn-Khaldûn, _Histoire des
-Berbères_, traduzione de Slane, tomo II, pag. 43 segg.
-
-[59] Il fatto è bene espresso dalle parole di Ibn-el-Athîr che, prima
-del favore dato da Ruggiero a Rafi’-ibn-Makkan, era tra lui ed Alì
-amistà e inganno. Cotesta disposizione d’animi si dee tirar su infino
-al tempo di Iehia.
-
-[60] È bene riferire testualmente l’affermazione degli scrittori
-musulmani, che rischiara un punto importante del diritto pubblico del
-tempo, in Affrica e fors’anco in Sicilia. Secondo Ibn-el-Athîr, Alì
-dichiarò “Non abbia alcuno nell’Affrica (propria) a competer meco nella
-spedizione di navi con mercanzie;” e secondo Tigiani, quel principe mal
-soffriva che alcuno nell’Affrica (propria) rivaleggiasse con lui nella
-spedizione di navi.
-
-[61] Traduco “galea” secondo l’uso comune, la voce arabica sciana e
-scenîa, e serbo l’altra nella forma arabica, non sapendo appunto a
-quale specie di navi la risponda. Per ragione etimologica, _harbiia_
-significherebbe “guerresca.” Il legno di Rafi’ è detto _Merkeb_, ossia
-“nave” genericamente e in particolare “grossa nave” da Ibn-el-Athîr
-e da Nowairi; ma il Tigiani la chiama _safina_, che vuol dir nave in
-generale, e specialmente da corso.
-
-[62] Questo diligente scrittore dice che i Siciliani, già seduti a
-mensa, sapendo l’arrivo dell’armata affricana corsero a lor galee; ma
-alla più parte fu tagliata la via del mare, e molti rimasero uccisi.
-“E salvossi di costoro,” continua il Tigiani citando testualmente il
-contemporaneo Abu-s-Salt, “chi si potè salvare, avendo volato nella
-sua fuga, per paura della morte, non già per leggerezza di gamba.” Il
-Tigiani infine dà alcuni versi scritti in questo incontro a lode di
-Alì, da un Mohammed-ibn-Abd-Allah.
-
-In cotesti versi, per vero, è detto della ritirata del naviglio
-siciliano e della paura che gli avean fatta le navi zirite, ma non
-si fa parola di zuffa, nè di sangue sparso. Similmente la kasida
-d’Ibn-Hamdis che si legge nel solo Ms. della Vaticana, a pag. 127
-della copia del professor Sciahuan, non allude menomamente a fazione
-combattuta, ancorchè la si estenda di molto descrivendo il terribile
-aspetto delle harbîe mandate dal signore di Mehdia contro le galee
-venute di Sicilia a Kâbes (così va corretto il nome di Fas, ossia Fez),
-l’anno 512. Dal silenzio de’ cronisti e sopratutto da quello de’ due
-poeti, argomento che il Tigiani, avendo per le mani qualche racconto
-non compiuto di Abu-s-Salt, abbia confusa la prima spedizione di cui
-trattiamo, con qualche fazione della guerra che poi si combattè tra Alì
-e Rafi’ aiutato da Ruggiero; forse la vittoria navale degli Ziriti alla
-quale accenna Ibn-Khaldûn, con data che pare erronea.
-
-[63] Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Abi-Dinar.
-
-[64] Ibn-Khaldûn non cita questo fatto.
-
-[65] Poesia citata nella nota 2 della pagina precedente.
-
-[66] Ibn-el-Athîr, Nowairi, Ibn-Khaldûn, Ibn-Abi-Dinar.
-
-[67] Ibn-Khaldûn.
-
-[68] Ibn-el-Athîr, _Baiân_, Nowairi, Tigiani, Ibn-Abi-Dinar.
-
-[69] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 511, testo nella _Biblioteca
-arabo-sicula_, pag. 280 seg. e nella edizione del Tornberg, vol.
-X, pag. 370; Tigiani, testo nella Bibl. citata, pag. 382 segg., 392
-segg. e traduzione francese di M^r. Rousseau, pag. 93 e 244 (ne’ quali
-luoghi la traduzione va corretta per migliori lezioni di un altro Ms.
-acquistato di poi da M^r. Rousseau); _Nowairi_, sotto gli anni 511
-e 512, testo nella Bibl. citata, pag. 454; Ibn-Khaldûn, _Storia de’
-Berberi_, testo nella _Bibl_. citata, pag. 486 e 488, testo di Algeri,
-tomo I, pag. 208 e 215, e versione francese del baron de Slane, tomo
-II, pag. 26 e 36; Ibn-Abi-Dinar, testo nella Biblioteca citata, pag.
-535, e versione francese (_Histoire de l’Afrique de_.... Kaïrouani,
-traduite par MM. Pellissier et Rémusat), pag. 152.
-
-Ibn-Khaldûn, nel primo de’ luoghi citati, dice che l’armata siciliana
-veniva in aiuto di Rafi’ per infestare la costiera ed _appostare_ il
-naviglio zirita, e che Alì _rinnovò_ il suo navilio. Nell’altro luogo
-accenna con pari laconismo ad una vittoria navale dagli Ziriti sopra
-i Siciliani, ma aggiugne che Alì arruolò allora _tribù arabe e navi
-e andò allo assedio di Kâbes il_ 511. La cronologia non è osservata
-di certo in questo secondo frammento; nè lo si può mettere di accordo
-col primo, se non che supponendo la guerra navale, condotta con
-varia fortuna. Il _Baiân_, testo, ediz. del Dozy, pag. 316, e nella
-_Bibl. ar. sic._ pag. 370, sotto l’anno 512 fa parola soltanto delle
-ambascerie di Ruggiero a Mehdia.
-
-[70] Cotesti fatti, d’altronde notissimi, sono raccontati, con qualche
-diversità nelle date e ne’ particolari, da Ibn-el-Athîr, anno 448,
-edizione del Tornberg, vol. IX, pag. 425 segg.; dagli _Annales Regum
-Mauritaniæ_, edizione del Tornberg, vol. II, pag. 100 segg.; e da
-Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduz. del baron de Slane, tomo
-II, pag. 67 seg. Secondo la traduzione degli _Annales_, per Tornberg,
-pag. 106, il ribât sarebbe stato in mare. Ma il testo ha _bahr_, che
-si dice anco di gran fiume, e così la tradizione s’accorderebbe con
-quella, molto precisa d’Ibn-Khaldûn.
-
-[71] Si vegga il lib. V, cap. I, pag. 12, del presente volume.
-
-[72] Ibn-el-Athîr, testo, anno 407, edizione Tornberg, vol. IX, p. 205.
-Si riscontri il Dozy, _Histoire des Musulmans d’Espagne_, tomo IV, pag.
-304, e _Recherches_, etc. seconda edizione, tom. II, pag. XXIX XXX,
-dove è notato un anacronismo d’Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_,
-traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 79. L’occupazione di Denia
-per Moktadir torna, secondo gli autori seguiti dal Dozy, al 1079,
-ancorchè Ibn-el-Athîr la riferisca al 478 (1085-6).
-
-[73] Abbiamo la narrazione di questa impresa per Lorenzo Vernese,
-contemporaneo, il quale dà preziosissimi ragguagli, e più importanti
-compariranno quando il Bonaini ristamperà, com’egli ha promesso, questa
-cronica, sopra un Ms. ch’ei ne ha alle mani, molto migliore di quello
-che servì al Muratori. Per ora usiamo la edizione del _Rerum Italic.
-Script._, tomo VI, pag. 111, segg. Si confronti con la _Chronica
-varia Pisana_, nello stesso tomo del Muratori, pag. 101 segg. e con
-Marangone, nell’_Archivio Storico Italiano_, tomo VI, parte II, pag. 7
-e 8. Degli Arabi si vegga il _Baiân-el-Moghrib_, testo, ediz. del Dozy,
-tomo I, pag. 314, e Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduz. de
-Slane tomo II, pag. 206.
-
-[74] Lorenzo Vernese, op. cit., pag. 154; Ibn-Khaldûn, _Histoire des
-Berbères_, l. c., dice che Mobascer domandò gli aiuti ad Alì-ibn-Jûsuf.
-
-[75] Ibn-Khaldûn, _Prolegomeni_, testo di Parigi, parte II, pag. 37, e
-traduzione francese del baron de Slane, parte II, pag. 43. La data si
-vede dalle scorrerie ne’ dominii di Ruggiero, le quali or or narreremo.
-
-[76] Dozy, _Histoire des Musulmans d’Espagne_, tomo IV, pag. 263, nota
-4.
-
-In due elegie scritte da Ibn-Hamdis l’anno stesso ch’ei morì (527=
-1132-3) per un kaîd Ibn-Hamdûn, si fa ricordo anco del trapassato kaîd
-Abu-Mohammed-Meimûn; ma le vaghe lodi di virtù guerriera prodigate a
-costui, non danno alcuno indizio ch’egli appartenesse alla famiglia
-della quale noi trattiamo. Coteste elegie si trovano nel Diwan
-d’Ibn-Hamdis, Ms. di Pietroburgo, fog. 60 verso e 61 verso; della prima
-delle quali io ho dato il titolo nella _Bibliot. ar. sicula_, pag. 572.
-Mancano entrambe nel Ms. della Vaticana.
-
-[77] Il Marrekosci, testo, edizione del Dozy, pag. 149, narra che i
-Musulmani di Almeria, disdetto il nome almoravide, voleano far principe
-il kaîd-Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, ma ch’egli ricusò dicendo: esser uomo
-di mare, facessero assegnamento sopra di lui contro le armate nemiche,
-ma dessero il principato ad un altro.
-
-[78] La rivolta dell’ammiraglio è accennata da Ibn-Khaldûn, il quale
-nella _Histoire des Berbères_, vol. II, pag. 183 della traduzione, gli
-dà il nome di Ali-ibn-Isa-ibn-Meimûn; e ne’ _Prolegomeni_, l. c., parla
-di tutta la famiglia de’ Beni-Meimûn “signori di Cadice.” Si vede ch’e’
-stavano a cavallo sul mare, tra le Baleari, Denia, Cadice e Almeria.
-
-[79] Mi par bene raccogliere qui i luoghi degli annali, ne’ quali si fa
-menzione di questa famiglia:
-
-1114. Alle Baleari, _Maymonus_, Lorenzo Vernese, e Ibn-Khaldûn, ll. cc.;
-
-1122. A Nicotra, _Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn_, secondo il Baiân,
-testo I, 317. Ibn-Khaldûn, _Berbères_, II, 26, traduzione, lo chiama
-_Mohammed_: e pare lo stesso personaggio, sendo solito tra’ Musulmani,
-ad onor del profeta, di porre il _keniet_, ossia soprannome, di
-Abu-Abd-Allah, a chi si chiamasse Mohammed. Ma il Tigiani, nella
-_Bibl. ar. sicula_, pag. 393, dà al capitano di questa correria il
-nome di _Ali-ibn-Meimûm_, e potrebbe essere per avventura l’_Alas_
-e all’accusativo _Alanta_, spagnuolo, che Lorenzo Vernese dice
-rimaso capitano del castello di Majorca dopo la fuga di Burabe,
-e scampato a nuoto quando i Pisani entravano nella fortezza. È
-da avvertire che Tigiani, op. cit., pag. 398, accennando a quel
-Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn che assalì la Sicilia dopo il 1123,
-aggiugne “aver già fatta menzione di costui” Pare da ciò che nei Mss.
-sia stato sbagliato il nome di Alì o quello di Mohammed.
-
-Le sorgenti siciliane dicono Gaytus Maymonus, senz’altro.
-
-1127. A Patti e Siracusa, _Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn_, capitano
-dell’armata almoravide. Prendo il nome dal Tigiani, nella Bibl.
-ar. sicula, pag. 398, quantunque la prima voce sia mutila, _Maimu_
-e manchi altresì l’_ibn_ seguente. Indi si potrebbe supporre il
-_Maimu_ scritto per sbaglio dal copista e non cancellato, e questo
-personaggio tornerebbe a Mohammed-ibn-Meimûn, lo stesso capitano,
-cioè, della correria sopra Nicotra del 1122. Ibn-Khaldûn, _Storia de’
-Berberi_, testo nella _Bibl. ar. sic._, pag. 487, e traduzione francese
-del baron de Slane, II, 27, dice di questa seconda scorreria di
-Mohammed-ibn-Meimûn dopo l’impresa di Dimas, senza porre data precisa.
-Gli altri autori arabi non fanno parola della impresa del 1127.
-
-Ma parecchi de’ cristiani ne danno notizia. E primo, l’Appendice al
-Malaterra, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 249, porta che il 17
-luglio 1027, il _Gaitus Maymonus_, saraceno spagnuolo, assalì Patti e
-Siracusa, dievvi il guasto, uccise, arse, fe’ preda e riportò prigioni
-uomini e donne. Lo stesso avvenimento, con le medesime parole e con
-errori di copia, si trova nella Epistola di fra Corrado, presso Caruso,
-op. cit., pag. 47, con un’aggiunta di fole, o fatti e nomi sì guasti
-da non potersi ravvisare. La tradizione dell’assalto del Gaito Maimono
-evidentemente è unica; e alla data scritta nelle due cronache non manca
-altro che una C per fare 1127, in luogo di 1027, che fu probabilmente
-cattiva correzione dei compilatori, entrambi del XIII secolo.
-
-E così il fatto risponde a quello raccontato da Guglielmo arcivescovo
-di Tiro, lib. XIII, cap. 22 (estratto presso Caruso, op. cit., pag.
-1001), che avendo Ruggiero assalita invano l’Affrica con 40 galee,
-gli Affricani, armatone 80, si vendicarono dando il guasto a Siracusa.
-La data torna bene, poichè il cronista nel capitolo seguente nota la
-primavera del quarto anno dalla espugnazione di Tiro, la quale avvenne
-il 30 maggio 1124.
-
-Negli atti della traslazione del Corpo di Sant’Agata, (1126) presso
-il Gaetani, _Vitæ sanctorum siculorum_, tomo I, pag. 60, è attribuito
-a quella Santa il miracolo che, un anno appresso il trasporto della
-reliquia a Catania, i cittadini furono avvisati del prossimo assalto
-di pirati di Spagna; onde il nemico, trovandoli preparati, voltò la
-prora sopra Siracusa; dove uccise, fece prigioni “e portò via ogni cosa
-fuorchè le mura” dice lo scrittore contemporaneo.
-
-Sicardi, vescovo di Cremona, presso Muratori, _Rer. ital. Scr._, VII,
-597, scrive sotto il 1127, _Barbari Syracusanam civitatem invadunt,
-comburunt et cuncta diripiunt_.
-
-1133 (1134 pisano). Pace fermata tra i Pisani, il re di Morroch,
-(Marocco) il re di Tremisiana (Telemsen) et _Gaidum Maimonem_.
-Marangone, nell’Archivio Storico ital., tomo VI, Parte II, pag. 8.
-
-Il Makkari, testo di Leyde, vol. II, pag. 184, dice in generale delle
-scorrerie del _Kaid-ibn-Maimûn_ sopra i Cristiani, e ch’egli stava in
-Almeria.
-
-1137. Ne’ mari di Spagna, 22 galee genovesi inseguono le 40 di Gaito
-Maimone d’Almeria. Caffaro. _Ann. Januenses_, presso Muratori, _Rer.
-Ital. Scr._, tom. VI, pag. 259.
-
-1159. _Mohammed-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-Meimûn_, capitano dell’armata
-del principe almohade Abd-el-Mumen all’assedio di Mehdia, respinse
-l’armata siciliana venuta in soccorso del presidio. Il nome è ricordato
-dal Tigiani (Ms. di Parigi Supp. Arabe 911. bis, fog. 140 verso)
-aggiugnendo ch’ei fosse “di quella casa sì celebre di capitani navali”;
-ma queste parole mancano a lor luogo nella traduzione francese che fece
-sopra altro Ms. M^r. Alphonse Rousseau, della quale si veggano le pagg.
-262, 264. Il fatto di Mehdia è raccontato dallo stesso Tigiani nello
-squarcio ch’io pubblicai nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo pag.
-402.
-
-1161. Oberto Spinola, con 5 galee si presenta nel porto di Denia, dove
-Lupo, re di Spagna, gli paga 10,000 _marabot_ (moneta degli almoravidi)
-e gli concede libero il commercio. Caffaro, op. cit., pag. 267. Secondo
-Ibn-Khaldûn, Berbères, traduz. II, 207, _Lob_ (Lupo) _ibn-Meimûn_ era
-ammiraglio degli Almohadi in quel tempo. La pace fermata tra lui ed
-i Genovesi è attestata anco da un diploma del 1162, nel _Liber Jurium
-Reipubl. Januensis_, tomo I, pag. 210.
-
-Si vegga anco, su i fatti de’ Beni Meimûn, il Gayangos, traduzione del
-Makkari, _Mohammedan Dynasties in Spain_, tomo II, pag. 547, nota.
-Non assento al dotto traduttore che cotesta famiglia fosse berbera,
-della tribù di Lamtuna. Mi pare piuttosto spagnuola e forse di origine
-cristiana. Meimûn era de’ nomi che i Musulmani solean dare a’ liberti.
-
-[80] Valgano le autorità citate nella nota precedente sotto l’anno
-1122. Si aggiunga Ibn-el-Athîr, anno 517, nella _Bibl. ar. sic._,
-pag. 282, il quale, senza dare il nome d’Ibn-Meimûn, dice saccheggiata
-Nicotra da un’armata degli Almoravidi.
-
-[81] Ibn-el-Athîr, loc. cit.; _Baiân_, testo del Dozy, pag. 317 e della
-_Bibl. ar. sic._, 371, anno 516; Ibn-Khaldûn, _Storia dei Berberi_,
-testo, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 487 e nella versione francese,
-II, 27; Tigiani, _Rehela_, testo nella _Bibl. ar. sic._, pag. 394
-segg. e nella versione francese, pag. 245 segg.; Ibn-Abi-Dinar, testo,
-nella _Bibl. ar. sic._, pag. 536 e nella versione francese pag. 153.
-Cotesti scrittori, che visser tutti dopo il XII secolo, par abbiano
-compilata la guerra del 1123 sopra due o tre cronisti contemporanei e
-su le relazioni ufiziali delle quali si farà menzione. De’ Cristiani
-abbiam solo Guglielmo di Tiro, citato poc’anzi a pag. 378 in nota.
-L’Abate di Telese allude alle conseguenze di questa impresa, quando,
-nel raccontare fatti del 1127, ei dice: “_Cumque_ (_Rogerius_) _ad
-alias iterum occupandas insulas terrasque attentius persisteret, etc._”
-Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 259.
-
-[82] _Baiân_, Ibn-el-Athîr, Tigiani, Ibn-Khaldûn.
-
-[83] Veggasi Romualdo Salernitano, anni 1121-1122, presso Muratori,
-_Rer. Italic._ Scr., tomo VII, pag. 183.
-
-[84] Si veggano le condizioni della corte di Mehdia in questo tempo dal
-Nowairi, testo, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 456.
-
-[85] _Baiân_.
-
-[86] Si confrontino Ibn-el-Athîr, il _Baiân_, e la Relazione ufiziale
-trascritta in parte dal Tigiani.
-
-[87] Tigiani e Ibn-Khaldûn.
-
-[88] Ibn-el-Athîr, _Baiân_, Tigiani. È notevole che il _Baiân_ dica
-delle _Kabile_ chiamate e degli _Arabi_ condotti. Evidentemente la
-prima denominazione indica qui gli abitanti antichi, arabi e berberi.
-Tigiani dice: le _Kabile_ di Arabi e altri. _Kabîla_ in arabico
-significa tribù.
-
-[89] _Baiân_.
-
-[90] _Relazione_, presso Tigiani.
-
-[91] Ibn-el-Athîr, _Baiân_.
-
-[92] Si vegga il nostro lib. I, cap. v, vij, pagg. 111, 112, 165 del 1º
-volume e il cap. ij del lib. V, pag. 81 del presente.
-
-[93] Questo fatto non si ritrae da’ cronisti, ma da una kasîda
-d’Ibn-Hamdîs, scritta a bella posta dopo il caso di Dimas. Nella quale
-il poeta, vantando il conquisto musulmano della Sicilia e le scorrerie
-nelle quali i Musulmani avean prese le donne dei Rûm, continua:
-
-“E Cossira, dove si veggono i teschi degli avi loro; i teschi de’ cui
-rottami è cosparso tuttora il terren brullo!”
-
-[94] Così il Tigiani. E veramente il 21 luglio, secondo il calendario
-cristiano, cadde in sabato. Questo prova che l’autore seguito dal
-Tigiani abbia tenuto il conto civile dell’egira, non l’astronomico, che
-comincia un giorno innanzi. Ibn-el-Athir dice negli ultimi di Giumadi
-primo, senza specificare il giorno. Così anche il _Baiân_.
-
-[95] Cotesto nome è dato dal _Baiân_ e dal Tigiani. La relazione
-ufiziale, co’ suoi vezzi di prosa rimata, dice “un’isola piena di
-_ahsau_.” Or, secondo i dizionarii, questo vocabolo è plurale di
-_hisâ_, o _husâ_ “acqua che s’infiltra nella sabbia, e la sabbia
-stessa:” mentre _huswa_, singolare di _ahasi_, vuol dire sorso o
-centellino. Il Quatremère nella versione francese di Makrizi, _Sultans
-Mamlouks_, tomo I, parte 1, pag. 19, nota 19, spiega, con moltissimi
-esempii, _hisa_ “puits creusé dans le sable.” Io ritengo che i due
-vocaboli siano stati usati promiscuamente, come sono simili le radici
-e vicino il significato, e che l’isolotto fosse stato detto _Ahasi_ per
-cagion de’ pozzi che vi si cavassero.
-
-Più importante osservazione è che gli Arabi contemporanei abbian
-parlato di un isolotto, mentre or ve n’ha due. Trascuraron essi il
-minore: o ve n’era un solo che poi si è spezzato; oppure le sabbie
-n’han formato un altro dal XII secolo in qua?
-
-Nella carta di Smyth, nuova edizione del 1860, sono segnati a
-settentrione del Capo Dimas i due isolotti Baltah, divisi dalla terra
-ferma per uno strettissimo canale di basso fondo. I medesimi, col nome
-di “Isole Sorelle,” si veggono nella bella carta del _Sahel_, ossia
-costiera tunisina, pubblicata dal sig. Enrico De Gubernatis, nel primo
-Fascicolo del Bollettino della Società geografica italiana, Firenze,
-agosto 1868. Nella carta si vede il tratto di costiera da Mehdia a
-Dimas, del quale noi parliamo nel testo; e le _Osservazioni_ aggiunte
-a pag. 245, del Bollettino, §7, danno l’odierna larghezza dello Stretto
-tra Dimas ed Ahasi.
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-[96] _Relazione._
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-[97] Il _Merâsid-el-Ittila’_, ediz. di Leyde, tomo I, 443, ricorda
-de’ luoghi di questo nome a Waset e ad Ascalona, e dice che esso
-significhi carceri. Si potrebbe supporre che il nome del Capo fosse
-venuto da alcun edifizio romano che era o pareva una prigione, poichè
-negli atlanti marittimi si vede il segno di antiche rovine sul lato
-settentrionale del capo. In Makrizi, _Mowâ’iz_, ediz. di Bulâk, tomo I,
-pag. 482, 483, è intitolata così una specie di navi. Questo vocabolo
-poi par derivato dalla lingua greca e congenere a _Dâmâs_ e _Dâmûs_
-“volta sotterranea.” Nel dialetto siciliano, “dammusu” vuol dire “tetto
-a volta” ed anco “cella sotterranea di prigione.”
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-Secondo Ibn-el-Athîr, Dimas, terra murata, racchiudeva un castello
-posto in riva allo Stretto; poi ch’egli dice che i Cristiani aveano
-occupato il castello, e che i Musulmani lo assediavano.
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-[98] Tigiani.
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-[99] _Baiân_ e Tigiani.
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-[100] _Baiân_.
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-[101] _Baiân_ e Tigiani. Ma Ibn-el-Athîr dice che i Siciliani aveano
-assalita la terra di Dimas ed erano stati respinti dagli Arabi.
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-[102] _Relazione_.
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-[103] Tigiani porta l’occupazione del castello il terzo giorno dallo
-sbarco; il _Baiân_ a dì 28 giumadi primo, correggendosi il testo com’io
-ho fatto nella _Bibl. ar. sic._, pag. 371, nota 4. Il primo aggiugne
-che favorirono in questa fazione il nemico “alcuni Arabi corrotti da’
-due capitani di Sicilia”. Secondo la _Relazione_ fu “un de’ ribelli
-tiranni Arabi” che, per colpo di mano, fece entrare i Cristiani nel
-castello. Ibn-Hamdîs, nel verso 25 della citata kasîda, esclama: “Lo
-comperarono (il castello di Dimas) e vendettero alcune anime (de’
-loro) alla distruzione. Dimmi s’essi hanno perduto o guadagnato in tal
-baratto?”
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-[104] _Relazione_. In questo stesso documento, ridondante di figure,
-si dice degli assediati che “il fuoco li arse, che sembrava quel
-dell’inferno”. Se ne può dedurre che nell’assedio fosse stata adoperata
-la nafta.
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-Le tribù di Arabi che segnalaronsi in queste fazioni, secondo i versi
-51 a 58 della citata kasîda, furon quelle dei Riâh, Dahmân, Zeid e
-Sakhr.
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-[105] Tigiani.
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-[106] _Baiân._
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-[107] Questo numero è dato dal solo Ibn-Abi-Dinar, compilatore moderno,
-ma esatto e non tanto rettorico. Forse trovavasi in alcuna delle
-relazioni ufiziali contemporanee; perocchè negli squarci serbati dal
-Tigiani si legge lo stesso numero di centomila, erroneamente dato, e
-forse per mero sbaglio di copista, al presidio cristiano del piccol
-castello di Dimas. Si vegga nella _Bibl. ar. sic._ la nota 5 della pag.
-397.
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-[108] Ibn-Hamdîs, nella kasîda citata, verso 35, dice “molti provarono
-a riscattarsi dalla dura lor sorte con tant’oro quant’e’ pesavano; e
-l’oro non fu accettato!”
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-[109] _Baiân_, senza dire il motivo al quale io attribuisco la
-longanimità del governo zirita.
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-[110] Ibn-el-Athîr, porta la catastrofe il mercoledì 15 giumadi 2º;
-il _Baiân_ il 15 giumadi; Tigiani il mercoledì 14 giumadi. I fatti
-sono raccontati con poco divario in quelle tre opere. E lo stesso in
-Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinar.
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-[111] L’è data da Tigiani. Ibn-el-Athîr fa menzione di questa _Busera_,
-“la grida” diremmo noi.
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-[112] Questa poesia, che manca nel Ms. di Pietroburgo, si legge in
-quello della Vaticana, pag. 127 della copia del prof. Sciahuan. La
-pubblicherò in appendice alla _Bibl. ar. sicula_.
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-[113] _Baiân_, testo, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 382, e nella
-edizione del Dozy, pag. 317. Si vegga il cenno biografico di
-Abu-s-Salt, nella nostra Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, n. IV.
-Ibn-Khallikân, quivi citato, riferisce che Abu-s-Salt andò a Mehdia il
-506.
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-[114] Si vegga la pag. 378, in nota, anno 1127.
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-[115] Alessandro di Telese, presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 259. Il
-cronista dice che Ruggiero “si rammaricò del non aver saputo a tempo
-la morte del Duca.” Or noi ritraggiamo da Falcone Beneventano e da
-Romualdo Salernitano, che l’era seguìta il 20 luglio.
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-[116] Lettera di Ruggiero al conte di Barcellona e minuta della
-risposta che gli si richiedea; chè tal è di certo sendo scritta a nome
-del conte di Barcellona e data dal Palazzo di Palermo lo stesso giorno.
-La copia è cavata dall’Archivio regio di Barcellona, come si scorge
-dalla sottoscrizione dello archivario del tempo. Io la tolgo dalla
-Biblioteca comunale di Palermo, volume segnalo Q. 9. G. 1. ch’è de’
-manoscritti di Antonino Amico il quale riportò di Spagna in Sicilia
-preziosissima raccolta di documenti storici. A questi due diplomi si
-riferì, al certo, il Di Biasi (_Storia del Regno di Sicilia_, libro
-VII, cap. xvi) chiamandoli “Monumenti tratti dal Regio Archivio”, senza
-dir di qual paese.
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-La data dal 1127 dell’Incarnazione, torna al 1128, poichè si tratta del
-mese di gennaio. Se pur non ci fosse per dimostrarlo la indizione 6ª,
-basterebbe il titolo di Duca di Puglia dato a Ruggiero, il quale nol
-potea prendere innanzi l’agosto 1127. Lascio da canto il mese di marzo,
-scritto per sbaglio, quando il XV. _Kal. februarii_ indica precisamente
-il gennaio. La _prossima state_ riferita alla 7ª indizione, mentre
-correa la 6ª, mi fa supporre usata qui per anomalia, l’indizione che
-si rinnovava il 25 marzo, di che v’ha esempii appo la stessa corte di
-Roma, nell’XI e nel XIIº secolo. Del resto, la cancelleria siciliana
-adoperava ordinariamente la indizione costantinopolitana. Ei non è
-verosimile che l’impresa fosse stata proposta per la state della 7ª
-indizione 1129, a capo, cioè, di 17 mesi dalla data del diploma.
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-Su i combattimenti che seguirono allora in Catalogna, si vegga il
-Surita, _Anales de la corona de Aragon_, lib. I, cap. xlix.
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-Or ecco i due diplomi:
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-I. Ego R (Rogerius) Dei gratia Princeps, et Dux Apuliae, Siciliae,
-et Calabriae Comes, concedo tibi Domino R (Raimundo) eadem gratia
-Comiti Barcinonensi, per honestissimos legatos tuos, videlicet Petrum
-Archidiaconum; et Raimundum, venientes ad nos Panormum, gratia (?)
-requirendi auxilium, et consilium propter guerras, et multiplices
-incursus Saracenorum in partibus Hispaniae, hanc subscriptam pactionem.
-Concedo tibi per securitatem baronum meorum, videlicet Roberti de
-Terona, et Roberti de Miliaco, quia si in praesentia legatorum meorum,
-videlicet Guilelmi de Pincinniaco, et Samsonis de Surda-valle, ad
-praesentiam tuam proficiscentium, iuraveris, infra octo dies eorum
-aduentus ad te, cartulas praesentes mearum pactionum, legatis tuis,
-vel legato, pro hoc negotio ad me venturis, vel venturo, iurabo quia in
-futura aestate septimae indictionis, in mense Julii, vel ante, galeas
-quinquaginta in servitium Dei, et auxilium exercitus, ad exercitum in
-Hispaniam, excepta occasione, quae propter hoc non sit reperta, mittam.
-Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M
-centesimo XXVII, Mense Martii (Januarii) XVº Kal. Februarij, indictione
-sexta.
-
-II. Ego R (Raimundus) Dei gratia Barcinonensis Comes iuro, et assecuro
-tibi Domino Rogerio eadem gratia duci, quod ibo in Kal. Julij septimae
-Indictionis, vel ante, cum exercitu meo in Hispania, in servitium Dei,
-et auxilium tuum, et adiuvabo homines tuos terra, et mari per fidem: et
-in auxilio tuo, et hominum tuorum permanebo quandiu classis tua, quae
-Extolyum dicitur, terra, et mari Hispaniae fuerit. Ego galeis tuis,
-et aliis navibus tuis, et hominibus Extolij tui, et rebus eorum secura
-receptacula in mari, et in terra, in Civitatibus, Castellis, et Villis
-dabo ad posse meum, et liberam victualium, et stipendiorum emptionem:
-et assecuro tibi de universa adquisitione nostra, tempore exercitus
-lui, terra, et mari in partibus Hispaniae, scilicet Civitatum,
-Castellorum, Castrorum, burgorum, casalium, villarum, omnium denique
-terrarum, hominum, auri, argenti, et rerum omnium, tam mobilium, quam
-etiam stabilium, integram medietatem habendam tibi, et hominibus tuis
-super hanc causam tua illusione ordinatis, sine contrarietate, vel
-contradictione, vel vi eis illata; ei non queram, neque querere faciam,
-neque consentiam quomodo eam perdas. Et adiuvabo tibi eam tenere,
-defendere, et hominibus, et baiulis tuis per fidem, sine fraude, et
-ingenio, contra omnes homines, et foeminas, qui praedictam partem
-tibi, vel hominibus tuis ad tollendum invaserit. Quod si forte de his
-praedictis pactionibus aliquid minus factum in exercitu tuo factum
-fuerit. Infra octo dies emendabo, vel emendari faciam per iustitiam,
-si inde requisitus fuero, vel per concordiam, quae sit grata illi, vel
-illis, cui, vel quibus, minus facium fuerit factum, si ex eo, vel ex
-eis, qui recipere debet non remanserit. Haec attendam, et observabo per
-fidem sine fraude, et ingenio tibi, et baiulis tuis, et hominibus tuis;
-sicut supra scriptum est in praesenti cartula. Facta Panormi in palatio
-Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, mense
-Martij (Ianuarij) XV. Kal. Februarij, indictione sexta.
-
-_A carta recondita in scrinio mensae Aulae inferioris Regij Archivij._
-
-Michel Bernardo Archivario del Regio Archivio de Barcelona. Raphael de
-Dominic.
-
-[117] Presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 257, 258. La Cronica di
-Falcone Beneventano e gli Annali di Romualdo Salernitano mostrano i
-particolari di questo brutto quadro.
-
-[118] Si vegga il Libro V, cap. X, pag. 271 segg. di questo volume.
-
-[119] Nel Capitolo 1º del presente libro, pag. 347, abbiamo accennato
-ad alcuni casi sotto la reggenza. Romualdo Salernitano, _Annali_, 1126,
-dice espressamente che i baroni seminavano zizzanie tra Guglielmo e
-Ruggiero.
-
-[120] Romualdo Salernitano, op. cit., dal 1121 al 1127.
-
-[121] Alessandro abate di Telese.
-
-[122] Falcone Beneventano.
-
-[123] Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. I, e Falcone
-Beneventano, anni 1127 a 1129, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag.
-259 segg. 329 segg.; e Romualdo Salernitano, anni 1126 a 1130, presso
-Muratori, _Rer. Ital. Script._, VII, pag. 184 segg. Lascio da parte le
-dispute che si son fatte su l’assentimento dell’antipapa Anacleto, su
-la doppia incoronazione del re, ecc.
-
-[124] Le scarse sorgenti istoriche di questo fatto non ci permettono
-di ritrarre precisi i particolari. Abbiamo in primo luogo la bolla
-dell’antipapa Anacleto, data il 27 settembre 1130, pubblicata in parte
-dal Baronio e poi dal Pirro, _Chronologia_, pag. XV e XVI, per la
-quale concedeasi a Ruggiero la corona _del regno_ di Sicilia, Calabria
-e Puglia, dichiarandone _capo_ la Sicilia. Ma noi non sappiam se
-questa bolla sia stata mai spedita, e sopratutto se Ruggiero l’abbia
-accettata. L’abate di Telese, scrittor di corte, non ne fa parola. Ei
-narra il fatto come proceduto dal solo voto del Parlamento e limita il
-titolo regio alla Sicilia. Ma questo abate cortigiano scrisse dopo la
-pace del re con Innocenzo II; onde si potrebbe supporre ch’egli avesse
-trascurata ad arte la concessione dell’antipapa e ridotto il titolo
-regio ne’ termini che poi assentì Innocenzo. La bolla, in fine, di
-questo papa, data il 27 luglio 1139, pare una transazione, ammettendo
-il titolo di re per la Sicilia e mantenendo quel di duca per la
-Calabria e la Puglia, pretesi feudi della Santa Sede.
-
-Ho detto transazione, perchè il titolo usato da Ruggiero tra il 1130
-e il 1139 fu _Sicilie atque Italie rex_, come si legge nei diplomi di
-settembre 1131, presso Pirro, _Sic. Sacra_, pag. 386, 387; del 1133
-e 1137, presso Ughelli, _Italia Sacra_; e vedeasi a rilievo in una
-campana del duomo di Palermo, detta _la Guzza_, gittata in Palermo
-il 1136, indiz. xiv, della quale il Pirro, _Chronologia_, pag. XVI,
-riferisce la leggenda. Occorre anco in un diploma di Ruggiero, dato
-di novembre 1137 e trascritto da Falcone Beneventano, presso Caruso,
-_Bibl. Sic._, pag. 367. Cotesto titolo ricomparisce talvolta nei
-diplomi de’ due Guglielmi: ma più ordinariamente fu usato quello di
-re di Sicilia, del Ducato di Puglia e di Calabria, e del Principato
-di Capua. Si corregga con questi particolari il saggio storico ch’io
-scrissi nella mia prima gioventù, stampato il 1835 nelle _Effemeridi
-scientifiche e letterarie per la Sicilia_, fasc. 35, sotto il titolo di
-_Osservazioni intorno un’opinione del Signor Del Re_, ecc.
-
-[125] Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. II, III; Falcone
-Beneventano, anni 1130 segg.; Romualdo Salernitano, negli stessi anni.
-Marangone, nell’_Archivio Storico Italiano_, tomo VI, parte II, pag. 9,
-dice dell’armata di Ruggiero. L’abate di Telese, presso Caruso, _Bibl.
-Sic._, pag. 282 e 295, fa menzione delle compagnie stanziali. La bolla
-d’Innocenzo II è stata già citata nella pag. precedente, in nota.
-
-[126] Alessandro abate di Telese, presso Caruso, op. cit., pag. 274.
-
-[127] Otone di Frisingen, _Chronicon_, lib. VII, cap. 20.
-
-[128] Abate di Telese, nell’op. cit., pag. 275, 276.
-
-[129] Anno 1133.
-
-[130] Anno 1133, presso Caruso, op. cit., pag. 351.
-
-[131] Anno 1127.
-
-[132] Falcone Beneventano, presso Caruso, op. cit., pag. 345.
-
-[133] Epistole, presso Martene e Durand, _Veterum Scriptorum_, ecc.
-tomo II. Parigi, 1724, pag. 183, 186 segg.
-
-[134] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 529; Tigiani, Ibn-Khaldûn,
-e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 284, 398,
-487 e 536. Nessuno di questi compilatori ci dice appunto in qual mese
-dell’anno musulmano fossero succeduti gli avvenimenti ch’e’ narrano.
-La durata dell’assedio e i due fatti che seguono, sono riferiti dal
-solo Ibn-Abi-Dinâr, nell’op. cit., pag. 537. Tutti pongono l’assedio
-di Mehdia prima del saccheggio delle Gerbe, del quale abbiamo la data
-precisa dall’Edrîsi.
-
-Al citato luogo d’Ibn-Khaldûn risponde la versione francese di M.
-De Slane, vol. II, pag. 27; la quale, nello stile scorrevole e netto
-dell’egregio traduttore, dà talvolta ai fatti quella precisione che
-lor manca nel testo e li ravvicina l’uno all’altro e connette più
-strettamente che non abbia fatto l’autore. Così il passo “Roger prit
-_aussitôt_ la résolution, etc.” rappresenta come avvenuti entro pochi
-mesi, due fatti tra i quali corsero nove anni, cioè dal 1127 al 1135.
-
-[135] Ho dati alcuni ragguagli su le cose di questa isola nella _Storia
-del Vespro Siciliano_, edizione del 1866, tomo I, pag. 309 segg. e
-in una lettera indirizzata al signor Federigo Odorici, tra gli _Atti
-e memorie delle regie deputazioni di storia patria per le province
-modenesi e parmensi_, vol. III. N’ho fatta anco menzione nel presente
-lavoro, libro III, cap. X, vol. II, p. 197.
-
-[136] Si confrontino: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 529; _Baiân_, anno
-530; Tigiani; Abulfeda, anno 529; Nowairi; Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinâr,
-nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 73, 286, 372, 384, 415, 456, 494
-segg. 498 e 537. La versione e il testo di Edrîsi si veggan anco nella
-_Description de l’Afrique et de l’Espagne_ par MM. Dozy et de Goeje,
-Leyde, 1866, pag. 151-152; quella d’Ibn-Khaldûn, nella _Histoire des
-Berbères_, per M. De Slane, tomo I, 245; II, 397, 427; III, 63 segg.
-87, 122; e quella di Tigiani, per M. Rousseau, nel _Journal Asiatique_,
-Aôut-sept. 1852, pag. 170 segg. Debbo avvertire il lettore che il
-paragrafo d’Ibn-el-Athîr su le Gerbe ed alcuni altri citati nel corso
-del presente capitolo, sono stati tradotti dal baron De Slane, in
-appendice al II volume della _Histoire des Berbères, par Ibn-Khaldoun_,
-pag. 578 segg. anni 529, 537, 541, 543, 544, 546, 547.
-
-Fuorchè il _Baiân_, gli altri portano il fatto nel 529, e l’Edrîsi,
-ch’è il solo contemporaneo e lo potea ben sapere, lo riferisce allo
-scorcio dell’anno. Ibn-Khaldûn, in un luogo, dice l’occupazione
-avvenuta il 529 e in un altro il 530.
-
-[137] Ibn-Abi-Dinâr, compilatore, com’ho avvertito altre volte,
-moderno ma diligentissimo, il quale, senza dubbio, copiò questo
-squarcio da qualche cronista contemporaneo, scrive che il re “pose i
-Gerbini superstiti nella condizione di _Khewel_ suoi.” Questa voce
-significa “famigliari, servi, uomini che lavorano pel padrone.”
-Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 498, dice che
-gli abitatori furono lasciati nell’isola e sottoposti alla gezìa. Lo
-stesso autore, narrando in altro luogo (_Bibl. arabo-sicula_, testo,
-pag. 496) che l’isola si ribellò e fu ripigliata il 1153, dice che i
-Siciliani adoperarono al lavoro i _raia’_ (infime classi del popolo)
-e i contadini: le quali parole il dotto baron De Slane ha tradotte
-(_Histoire des Berbères_, tomo III, pag. 64) “et [les Siciliens] y
-établirent des agents chargés d’administrer les gens du peuple et les
-cultivateurs.” Anco il Tigiani, nel luogo citato, fa supporre diversa
-la condizione de’ Gerbini avanti e dopo la ribellione; poich’ei dice
-del conquisto del 1135, che gli avanzi della popolazione rimasero sotto
-il dominio de’ Siciliani, e di quello del 1153 che gli abitatori furono
-la più parte menati prigioni in Sicilia e non rimase nella Gerbe se non
-che la gente da nulla. Anco Edrîsi parla della cattività in Palermo il
-1153.
-
-E questa parmi la principale differenza de’ provvedimenti dati nelle
-due imprese. Nell’occupazione del 1135, confiscati i possessi, ma
-lasciata nel paese la gente, che non fu menata in cattività prima che
-si promulgasse l’_amân_. In quella del 1153, fatti schiavi quanti non
-furono uccisi e lasciato un pugno d’uomini, sì poco da non potersene
-temere altra sollevazione.
-
-[138] Si veggano i _Diplomi Arabi dell’Archivio fiorentino_,
-Introduzione, § XVII, pag. xxxix, segg. e Mas-Latrie, _Traités de paix,
-etc., au moyen-âge_, Paris, 1866, in 4. Introduzione, pag. 83 segg.
-
-[139] Si riscontri il capitolo precedente, pag. 372.
-
-[140] N’abbiam fatta parola nel Libro V, cap. VI, pag. 156, di questo
-volume.
-
-[141] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 536.
-
-[142] Op. cit., pag. 537.
-
-[143] Si riscontri ciò che abbiam detto nel Lib. V, cap. X, pag. 332,
-sul commercio de’ grani con l’Affrica. Ibn-el-Athîr, anno 536 (1141-2)
-nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 286, narra che Hasan, dopo le
-prede fatte a Mehdia dall’armata siciliana, mandò a implorare pace da
-Ruggiero, “per aver grani dalla Sicilia; perocchè la fame era orribile
-quell’anno e grande la mortalità.” Noi abbiam notato più volte che la
-carestia e quindi il bisogno dei grani di Sicilia, era ormai permanente
-nell’Affrica propria. Sappiamo inoltre da Ibn-Abi-Dinâr, citato nel
-seguito di questa narrazione, che Hasan, lo stesso anno 536, dovea a
-Ruggiero grosse somme di danaro.
-
-[144] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 537-8.
-
-Questo del 536 dell’egira (1141-2) par sia stato l’ultimo trattato.
-Come si è detto altre volte, tali patti erano sempre temporanei, e
-nel XII secolo soleano stipularsi per dieci anni. Or Ibn-el-Athîr, il
-quale narra cotesti fatti più largamente che ogni altro compilatore,
-dice in principio del capitolo su la presa di Mehdia il 543, che il
-trattato durava allora per altri due anni. Ammettendo, com’io fo,
-cotesta lezione, si riterrebbe che il trattato fosse stato stipulato
-il 1141-2, per dieci anni. Ma il duale _sanatein_ del testo si può
-supporre scritto per isbaglio, con lievissima mutazione, in luogo del
-plurale _sanîn_, che significherebbe alcuni anni e lascerebbe perciò
-indeterminata la data del trattato più recente.
-
-[145] Si vegga il nostro Libro II, cap. XII, pag. 476, del volume I.
-
-[146] Il _Baiân_, testo del Dozy, tomo I, pag. 322 e nella _Bibl.
-arabo-sicula_, pag. 373, dice che Giorgio “conosceva appunto i lati
-deboli di Mehdia e degli altri paesi” (dello Stato); il Tigiani nella
-_Bibl. arabo-sicula_, testo, a pag. 399, ch’ei “conoscea di Mehdia ogni
-cosa: l’abitato come la campagna” ed a pag. 398, ch’egli tenea spie in
-Mehdia.
-
-[147] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 536; il _Baiân_, sotto
-lo stesso anno; Tigiani; e Ibn-Abi-Dinâr, tutti nella _Bibl.
-arabo-sicula_, pag. 286, 372-3, 388-9 e 537. Ancorchè questi
-compilatori narrino diversamente alcuni particolari e il Tigiani non
-ponga data, evidentemente trattano tutti dello stesso avvenimento.
-
-[148] Tigiani nell’op. cit., pag. 399. Un altro _Mezzo Mondo_, carico
-di merci, fu mandato di Sicilia ad Alessandria d’Egitto, il 1242,
-dall’imperator Federigo.
-
-[149] Ibn-Abi-Dinâr nell’op. cit., pag. 537-8.
-
-[150] Ibn-Abi-Dinâr, l. c.
-
-[151] Ibn-el-Athîr, anno 537; _Baiân_ nello stesso anno; Abulfeda,
-idem; Ibn-Khaldûn; e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo,
-pag. 287, 373, 415, 498, 538.
-
-[152] Le stesse autorità, fuorchè il _Baiân_ e Abulfeda. Gigel rimase
-mezzo abbandonata e al tutto impoverita fino al tempo in cui scrisse
-Edrîsi. Veggasi questo autore, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 72, e
-nella edizione de’ sigg. Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique_,
-ec., pag. 114, della versione.
-
-[153] Ibn-el-Athîr, e Abulfeda, anno 539, nell’op. cit., pag. 287 e 415.
-
-[154] Ibn-el-Athîr, anno 540, e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl.
-arabo-sicula_, testo, pag. 288 e 538. Ibn-Abi-Dinâr, porta questo fatto
-nell’anno 537, ma forse è errore del manoscritto.
-
-[155] Si vegga il Capitolo precedente, pag. 388.
-
-[156] Si ritrae da un aneddoto che Ibn-el-Athîr riferisce sotto l’anno
-539, nel capitolo su la occupazione di Edessa per Zengui, nella _Bibl.
-arabo-sicula_, testo, pag. 288, e nella edizione del Tornberg, tomo XI,
-pag. 66.
-
-[157] Confrontinsi: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 541; Tigiani; Abulfeda,
-Nowairi, Ibn-Khaldûn, Ibn-Abi-Dinâr, Ibn-Khallikân, nella _Bibl.
-arabo-sicula_, testo, pag. 73, 289, 388, 415, 457, 500, 538, 642.
-L’Edrîsi e il Tigiani portano il fatto nel 540; ma la differenza
-sarebbe di pochissimi giorni, poichè le ostilità cominciarono il terzo
-giorno del 541. Il Tigiani, per manifesto sbaglio, dice presa Tripoli
-dopo Mehdia e Sfax. Il codice d’Ibn-Khaldûn del quale ho fatta speciale
-menzione, è quello seguito dal Tornberg, _Ibn-Khaldûni_, ecc., _de
-Expeditionibus Francorum_, Upsal, 1840, pag. 37. L’Anonimo Cassinese,
-presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 510, registra la presa di Tripoli
-nel 1145, contando forse l’anno dell’èra volgare sopra la indizione,
-senza badare al mese. Roberto abate del Monte di San Michele, presso
-Pertz, _Scriptores_, tomo VI, pag. 497, la porta il 1146.
-
-[158] Ibn-el-Athîr, anno 542, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag.
-292, ed anno 543, testo, del Tornberg, tomo XI, pag. 90. Ho usata la
-moderna appellazione di Barbarìa, come quella che meglio rende, in
-questo caso, il _Maghreb_ de’ testi. L’Affrica propria non n’era che la
-parte orientale.
-
-[159] Ibn-el-Athîr, loc. cit., e tutte le altre autorità arabiche che
-noi citeremo or ora pei fatti di Kâbes e di Mehdia.
-
-[160] Nel Capitolo precedente, pag. 369.
-
-[161] Cotesto abituro degli Arabi, ch’era nella parte più alta
-dell’antica città, fu chiamato la _Moa’llaka_, che vuol dir la
-“sospesa in alto.” Si vegga Edrîsi, edizione de’ sigg. Dozy e De
-Goeje, _Description de l’Afrique_, ec., pag. 112 del testo, e 131 della
-versione.
-
-[162] Si confrontino: Ibn-el-Athir, anno 542, Tigiani; Ibn-Khaldûn e
-Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 290 segg. 384,
-489, 500 e 538.
-
-[163] Citerò gli scrittori contemporanei nel capitolo seguente dove
-occorrerà dare un cenno della guerra di Ruggiero contro Emmanuele
-Comneno. Basti qui ricordare che la cronologia degli avvenimenti,
-incerta presso gli annalisti bizantini, è bene determinata da Le
-Beau, _Histoire du Bas Empire_, lib. LXXXVII, § 22 a 39, e dal
-Muratori, _Annali_, 1146 a 1149. La cronaca della Cava, presso Pertz,
-_Scriptores_, tom. III, pag. 192 e presso Muratori, _Rer. Ital.
-Script._, tom. VII, porta appunto nel 1147, le prime ostilità contro
-l’impero bizantino.
-
-[164] Tigiani, loc. cit.
-
-[165] Non occorrono citazioni pei fatti notissimi della Crociata. Le
-pratiche de’ Gesuiti di quel tempo con re Ruggiero si rivelano in una
-epistola che scrivea a questo principe Pietro il Venerabile, abate di
-Cluny, la quale è stata ristampata dal Caruso, _Bibl. Sicula_, pag.
-980.
-
-[166] Tigiani.
-
-[167] Ibn-el-Athir, anno 513, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 205.
-
-[168] Il Tigiani dice seguito lo sbarco sette ore dopo l’arrivo
-dell’armata. Secondo Ibn-el-Athir, eran corsi due terzi della giornata.
-Or, nel giugno, il sole spunta in Mehdia verso le cinque del mattino e
-tramonta poco dopo le sette della sera: onde la giornata dura 14 ore.
-Ambo le relazioni si accordano, dunque, a porre lo sbarco tra le 2 e
-le 3 dopo mezzogiorno, se noi contiamo le sette ore del Tigiani, non
-dall’alba quando si videro i primi legni, ma dalla riunione di tutto il
-navilio, per la quale dovettero passar due o tre ore.
-
-[169] I Cristiani di Mehdia in questo tempo erano, com’e’ mi sembra, in
-parte indigeni dell’Affrica propria e in parte stranieri. Chi voglia
-notizie più particolari su’ Cristiani dell’Affrica settentrionale
-nell’XI e XII secolo, potrà consultare la introduzione storica
-dell’opera del signor Mas-Latrie, intitolata _Traités de paix_, ecc.,
-pag. 7 ed 11 e 67 segg. Ancorchè io ritenga lontani dal vero alcuni
-particolari, quivi narrati, delle guerre che seguirono tra gli italiani
-e i Musulmani d’Affrica nell’XI secolo, (pag. 7, 8, 9,) ed ancorchè
-l’autore, per troppa tenerezza, esageri qui i meriti della Corte
-romana, mi piace pur di attestare la diligenza delle ricerche, la copia
-della erudizione e il bell’ordine di tutto il lavoro.
-
-Oltre i fatti citati dal signor Mas-Latrie su quel favorito argomento,
-va ricordata una testimonianza di cronisti arabi su le chiese
-dell’Affrica propria nel 955. (_Storia de’ Musulmani di Sicilia_,
-tomo II, pag. 248, lib. IV, cap. II) e il detto del continuatore di
-Sigiberto da Gembloux: che Ruggiero, nel 1148, rimandò libero alla sua
-sede il vescovo di Affrica, il quale era ito da servo a consecrarsi in
-Roma, (presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 950). Ci occorrerà anco nei
-capitoli seguenti di aggiugnere qualche altro particolare su questo
-subietto.
-
-[170] Quelle del sabato e del venerdì, il 558, e il 573, dell’egira,
-secondo il Baiân, ediz. del Dozy, tomo I, pag. 326, e nella _Bibl.
-arabo-sicula_, testo, pag. 374. Edrîsi descrive cotesto piano che
-dividea le due città e chiamavasi Er-Ramla, ossia “La Sabbia;” presso
-Dozy et De Goeje, _Description_, ec., pag. 128.
-
-[171] In linguaggio legale sono chiamate _Omm-walid_, ossia “madre di
-figlio.”
-
-[172] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 543; _Baiân_, stesso anno;
-Tigiani; Abulfeda, stesso anno; Ibn-Khaldûn; Ibn-Abi-Dinâr, nella
-_Bibl. arabo-sicula_, pag. 292 segg. 373, 399, 416, 500 segg. 539.
-Abulfeda, per errore, com’ei pare, avendo del resto compendiato o
-piuttosto mutilato il racconto d’Ibn-el-Athîr, dice che la fuga fu
-consigliata ad Hasan dagli ottimati. Negli scrittori cristiani si fa
-un cenno appena della occupazione di questa città, alla quale è dato,
-al solito, il nome d’Affrica. Così Romualdo Salernitano e il Dandolo,
-anno 1148, presso Muratori, _Rer. Ital._, tomo VII, pag. 191, e XII,
-pag. 283. Si veggan anco: Continuazione di Sigeberto da Gembloux, anno
-1148; Appendice al Malaterra, luglio 1149; Ugo Falcando, presso Caruso,
-_Bibl. Sicula_, pag. 950, 250, 410. La continuazione di Sigeberto è
-stata ultimamente ristampata dal Pertz, _Scriptores_, tomo VI, pag.
-453-4, dove i nomi delle città prese sono scritti: Africa, Suilla,
-Asfax, Clippea.
-
-[173] Stesse autorità citate nella nota precedente. Edrîsi dice anco
-presa Sfax il 543, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 72, e nella
-_Description_, ecc. di Dozy e De Goeje, traduzione, pag. 126.
-
-[174] Ibn-el-Athîr, loc. cit.
-
-[175] Il capitolo d’Ibn-el-Athîr citato dianzi a questo proposito
-(_Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 297) ha un passo che va
-corretto secondo la copia litterale che ne fece il Nowairi (_Bibl.
-arabo-sicula_, testo, pag. 458, nota 1): “Il dominio de’ Franchi si
-stese da Tripoli del Garbo fin presso Tunisi, e dai deserti del Maghreb
-a quelli di Kairewâu.” Deserto del _Maghreb_ pare che qui significhi
-quello di Barca.
-
-[176] Si confrontino gli stessi autori citati per l’occupazione di
-Mehdia nella pag. 418, nota 3. I Cristiani, dicendo dei conquisti di
-Ruggiero in Affrica, danno, oltre il nome di Mehdia, que’ di Susa,
-Bona, Cafsa, Sfax e Tripoli.
-
-Chi legga gli _Annali Musulmani_ del Rampoldi, crederà ch’io qui
-defraudi il pubblico d’un tesoro di fatti storici. Il Rampoldi, portata
-nel 1149 la presa di Mehdia, aggiunge di capo suo che 60 mila crociati
-francesi e italiani sbarcarono in Libia; che Ruggiero li seguì per
-visitare i recenti acquisti delle sue armi; ch’ei volea varcare il
-deserto per andare in Egitto; che Hasan signore di Bugia si oppose
-(!!), ma che costui fu sconfitto e i Cristiani, lasciato presidio a
-Bugia, passarono veramente in Egitto, ecc.
-
-[177] Ibn-el-Athîr, anno 544, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 297;
-Sefedi, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 657. Il proverbio ch’è
-nel testo di Sefedi, si legge con poche varianti nel Meidani, ediz. di
-Freytag, tomo II, pag. 588, ed anco nel Dizionario dello stesso dotto
-orientalista, tomo II, pag. 517.
-
-[178] Ibn-el-Athîr, anno 543, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 295, 296.
-
-[179] Il Kartâs, pag. 126 del testo e 169 della traduzione latina, ha
-ch’ei fosse andato a Genova. Nella Storia de’ Berberi, per Ibn-Khaldûn,
-testo arabico, tomo I, pag. 231, e versione francese, tomo II, pag.
-58, è un luogo che M. De Slane ba tradotto: “Yahya s’embarqua pour la
-Sicile, afin de se rendre, de là, à Baghdad. Au lieu de pousser jusqu’à
-cette île, il alla débarquer à Bòne, etc.” Or l’autore, nella sua
-concisione, spesso frettolosa ed oscura, ha qui litteralmente: “Jehia
-s’imbarcò per la Sicilia, proponendosi di passare indi a Baghdad; poi
-si volse a Bona,” ecc. in guisa da far capire più tosto, che, arrivato
-in Palermo ei fosse ito a Bona, in vece di Baghdad; il qual significato
-ed esce più spontaneo dalle parole dell’autore, e s’adatta meglio agli
-altri fatti che noi conosciamo, cioè i fratelli di Jehia venuti in
-Sicilia; la lega proposta da Ruggiero agli emiri arabi, ecc. L’andata
-a Genova, nè la sembra inverosimile, nè incompatibile col viaggio in
-Sicilia; poichè gli Hammaditi, a Bugia a Bona e in altri loro porti,
-praticavano co’ Liguri, sì come co’ Siciliani, e conosceano per prova
-la potenza navale degli uni e degli altri nel XII secolo.
-
-Il Marrekosci, testo arabico, pag. 147, raccontando alla grossa,
-dice che Abd-el-Mumen, il 540, assediò Bugia e che Jehia, vedendo non
-potersi difendere, fuggì sin ch’ei venne a Bona e di là a Costantina.
-
-[180] Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc. Il soggiorno di questo
-Abd-Allah in Sicilia è attestato anco da Ibn-Bescirûn, il quale dà
-alcuni versi di Abu-Hafs-Omar-Ibn-Fulfûl, recitatigli dall’Hammadita
-quando s’incontrarono in Sicilia. Veggasi la _Kharîda_ di Imâd-Eddîn,
-nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 599, 600.
-
-[181] Gli Arabi correvano quasi sino ai limiti occidentali dell’odierna
-provincia di Costantina. Si vegga Edrîsi, _Description de l’Afrique_,
-ec., traduz. de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 92 a 97 del testo, e 107 a
-114 della versione.
-
-[182] Ibn-el-Athîr, anni 547, 548, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag.
-297, segg. e nel testo del Tornberg, tomo XI, pag. 103, 122.
-
-[183] Ibn-el-Athir, anno 548, e Ibn-Khaldûn, nella _Bibl.
-arabo-sicula_, testo, pag. 299, 502. Ne fa un cenno l’Anonimo
-Cassinese, anno 1151, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 510.
-
-[184] Edrîsi, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 73 e nella
-_Description de l’Afrique_ ecc. traduzione de’ sigg. Dozy e De Goeje,
-pag. 136. Il prudente geografo, che pubblicò il suo libro poco appresso
-il supplizio di Filippo, si limita a dire che Bona fu conquistata “da
-uno degli uomini del gran Re.” Si vegga anco Ibn-Khaldûn, op. cit.,
-pag. 491.
-
-[185] Confrontinsi: Edrîsi, Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella _Bibl.
-arabo-sicula_, pag. 74, 384, 385 e 496; il primo anco nella citata
-versione de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 151, e l’ultimo nella versione
-del baron De Slane, _Histoire des Berbères_, tomo III, pag. 64.
-
-La verosimiglianza e il positivo attestato del Tigiani, portano a
-riconoscer buona nell’Edrîsi la lezione _medinat_, che torna a Palermo,
-ed esclude il dubbio espresso dall’erudito traduttore di Edrîsi nella
-nota 2.
-
-Del rimanente si vegga qui sopra la nota a pag. 400.
-
-[186] Edrîsi, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 73, e nella
-_Description_ ecc., pag. 150, della versione.
-
-[187] Ibn-el-Athîr, anno 548, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag.
-300, e nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 125. Abulfeda lo
-copia.
-
-[188] Presso Muratori, _Rer. ital. script._, tomo VII, pag. 191.
-
-[189] _Kitâb-el-Mowâ’iz_, testo di Bulâk, tomo I, pag. 214, 215,
-nel capitolo di Damiata. Si riscontri il capitolo di Tinnis, a pag.
-179-180, dello stesso volume. Egli è da notare che il Makrizi, a pag.
-180, registra un assalto dell’armata di Sicilia a Tinnis l’anno 348;
-e che non è da supporre sbaglio di cifra nelle centinaia, poichè dopo
-quel fatto di cronica municipale, il Makrizi ne porta altri del quarto
-e del quinto secolo dell’egira e poi, venendo al sesto secolo, descrive
-l’assalto dato a tutta la costiera il 571, del quale diremo a suo
-luogo.
-
-[190] Nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 72 e nella _Description_,
-ecc., dei sigg. Dozy e De Goeje, pag. 114, 120.
-
-È da avvertire che nel Ms. B dell’Edrîsi si attribuisce a
-Marsa-ez-Zeitûna ciò che il Ms. A dice più correttamente di Koll.
-Seguasi pertanto il testo della _Description_, pag. 102, ultimi due
-righi e primo della pag. 103, che rispondono alla pag. 120 della
-versione francese.
-
-[191] _Tunetam urbem maximam in Africa_, si legge senza varianti nella
-edizione del Pertz, _Scriptores_, tomo VI, pag. 503. Questo passo,
-copiato con gran parte della cronica di Roberto, si trova a pag.
-977 della _Chronica Normanniæ_, pubblicata dal Duchesne, _Historia
-Normannorum Scriptores_, con la variante _Tonisam_ in luogo di
-_Tunetam_. Evidentemente è questo il frammento stesso della _Chronica
-Normanniæ_, ristampato dal Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 921. Or
-la variante Tonisam, ch’era senza dubbio in uno de’ manoscritti di
-Roberto, ben si adatterebbe a Tenes: e l’_urbem maximam in Africa_,
-potrebbe essere supposizione di Roberto, o anco aggiunta del copista.
-D’altronde Tenes era città importante pel suo commercio, come afferma
-Edrîsi, edizione del Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique_, ec.
-pag. 96 della versione.
-
-[192] Nel testo di Dozy, pag. 162 segg. e nella _Bibl. arabo-sicula_,
-testo, pag. 318 segg. L’autore qui nota ch’ei scrive il 621 (1224).
-
-[193] Presso il Muratori, _Rer. Ital. Script._, tomo XII, pag. 283.
-
-[194] Si confrontino: _Baiân_, testo del Dozy, tomo I, pag. 323 a 326,
-del quale io ho ristampato uno squarcio nella _Bibl. arabo-sicula_,
-testo, pag. 373; Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduzione
-del baron de Slane, tomo II, pag. 29 segg. Sembra errore del Tigiani,
-_Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 399, che Tunis fosse tenuta da un
-Ibn-abi-Khorasân quando l’assediavano le milizie di Mehdia, mandate
-da Hasan poco avanti la occupazione de’ Siciliani. La vittoria sopra
-gli Almohadi fu significata da Abd-Allah ai Pisani, per una carta
-bilingue del 10 luglio 1157, ch’io ho pubblicata ne’ _Diplomi Arabi
-dell’Archivio Fiorentino_, Nº I, della prima serie e VI della seconda.
-Si vegga l’_Introduzione_ a quella raccolta, § XXII, dove io ho
-corretto il casato di questi principi secondo il testo del diploma.
-
-[195] Questo fatto si ritrae da Romualdo Salernitano, il quale sotto
-l’anno 1146, da correggersi 1149, nota la conceduta consacrazione,
-presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 193. Non occorrono citazioni per
-gli altri avvenimenti notissimi ai quali io accenno.
-
-[196] Lo suppongo dall’accordo che poi fu fatto, secondo Ottone di
-Frisingen, di che alla nota 3 di questa pagina.
-
-[197] I sussidii al duca Guelfo sono attestati da Goffredo di Viterbo,
-presso Muratori, op. cit., VII, 460. Quelli ad altri feudatarii
-tedeschi si leggono nella epistola di Giovanni notaio a Wibaldo,
-abate di Stavelot e di Corvey, data del 1151, presso Martene e Durand,
-_Veterum Scriptorum_, Parigi, 1724, tomo II, pag. 422.
-
-[198] Epistola, presso Ottone di Frisingen, _Gesta Frider._, lib. I,
-cap. 28.
-
-[199] Epistola citata di Giovanni Notaio.
-
-[200] Ibid.
-
-[201] Si vegga, per questo Abate di Cluny, l’_Histoire littéraire de la
-France_, tomo XIII, pag. 241 segg.
-
-[202] Epistole del 1139, 1145, 1150, ristampate dal Caruso, nella
-_Bibl. sicula_, pag. 977 a 980.
-
-[203] Si vegga Guglielmo di Tiro, lib. XIV, cap. 9 e 20, su coteste
-pratiche, alle quali ho voluto accennare perchè le veggo trascurate
-dagli storici di Sicilia.
-
-[204] Ottone di Frisingen, _Gesta Frider._, lib. I, cap. 63.
-
-[205] Si vegga il capitolo precedente, pag. 421 di questo volume.
-
-[206] Si confrontino: Niceta Coniate e Cinnamo, presso il Caruso,
-_Bibl. sicula_, pag. 1159, segg. 1174 segg.; Ottone di Frisingen, op.
-cit., lib. I, cap. 33; _Continuazione della Cronica di Sigeberto_,
-presso Pertz, _Scriptores_, VI, 453, 454 (anni 1147 a 1149); _Cronica
-della Cava_, anno 1147, presso Pertz, _Scriptores_, III, 192; Romualdo
-Salernitano e Dandolo, presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 191; XII,
-282 segg.
-
-Di cotesti scrittori i bizantini e Ottone non portan data. Gli altri
-pongono i fatti nel 1147. Io credo incominciate le ostilità nel mese
-di settembre, perchè i due scrittori bizantini le fanno coincidere col
-passaggio de’ Crociati; e Niceta aggiugne che allora in Costantinopoli
-si sospettò un accordo tra’ Siciliani e i Tedeschi. Or noi sappiamo
-da Ottone, op. cit., lib. I, cap. 45, che questi ultimi si trovarono
-presso Costantinopoli nel mese di settembre. La critica del Muratori e
-del Le Beau, i quali ho citati nel capitolo precedente, pag. 413, nota
-2, accerta del resto le date delle due imprese dell’armata siciliana
-in Levante, quella cioè del 1147, segnalata per la occupazione di Corfù
-e le scorrerie nel golfo di Corinto e quella condotta dal 1149 in poi,
-più gloriosa quantunque men felice. Credo sia da riferire alla prima il
-guasto dato a Modone del quale il Brompton, nell’_Historiae Anglicanae
-Scriptores_, tomo I, pag. 1218.
-
-Quanto alla prigionia e liberazione di Lodovico VIII, si vegga il
-Muratori, _Annali_, 1149, e il Di Blasi, _Storia di Sicilia_, lib.
-VIII, cap. xxj. Si aggiunga la testimonianza del continuatore di
-Sigeberto, loc. cit., e la epistola di Lodovico VII a Guglielmo
-il Buono, data del 1169, pubblicata il 1839, nella _Collection de
-Documents inédits sur l’Histoire de France_, tomo I, pag. 3. Non so
-come l’erudito editore, Champollion-Figeac, seguendo i pregiudizii di
-molti compilatori francesi, abbia allegate le parole di Lodovico per
-oppugnare l’opinione del Muratori, che anzi me ne pare confermata.
-
-[207] _Considerazioni_, lib. II, cap. ij, alla nota 34.
-
-[208] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 548, e Ibn-Khaldûn, testo, nella
-_Bibl. ar. sicula_, pag. 299, 300, 503, e Romualdo Salernitano, presso
-Muratori, _Rerum Italic._, VII, 194, 195, e presso Pertz, _Scriptores_,
-XIX, 426.
-
-Il dottor Arndt, editore di Romualdo nella raccolta del Pertz, ha
-eliminato dalla cronica il presente capitolo, non trovandolo nel testo
-del codice vaticano. Ei confessa, per altro, non saper conghietturare
-l’origine di questa interpolazione; mentre di tutte le altre l’ha
-ritrovata o supposta con fondamento. E che il capitolo sia stato
-aggiunto dopo il primo dettato del cronista, ognun lo vede leggendo
-la fine di quello che precede nella edizione del Muratori e il
-principio di quel che segue, tra i quali due luoghi non si può supporre
-interruzione. Ciò mal si scorge nella edizione del Pertz, poichè
-il dott. Arndt, non badando alla data dell’impresa di Bona, riferì
-il capitolo al tempo di quelle d’Affrica, notate tutte insieme, per
-un’altra inavvertenza, con l’anno 1146. Il capitolo a me pare estratto
-dalla originale sentenza della corte de’ Pari, e però non oserei dir
-che non l’avesse inserito lì lo stesso arcivescovo di Salerno; ancorchè
-di certo non vi si scorga il suo stile, nè la tiepidezza religiosa
-d’un uom di Stato par suo, il quale nelle gare della corte di Palermo
-pendè pur troppo a parte musulmana. Ma cosifatti ostacoli vengon meno
-ove si consideri che l’autore avrebbe copiata qui una sentenza, dove
-l’ampollosità delle parole corrisponde all’atrocità del fatto. Che che
-sia, opera di Romualdo o di altro statista contemporaneo, o foss’anco
-più moderno che avesse avuta alle mani la sentenza, il ricordo è da
-tenere genuino e preziosissimo, trapelandone perfino i dubbii che
-correano su l’ortodossia del re.
-
-[209] Romualdo Salernitano, presso Muratori, vol. citato, pag. 193, 194.
-
-[210] Si riscontri Romualdo Salernitano, presso Muratori, _Rer.
-Italic._, VII, 196, e l’obituario di Monte Cassino, pubblicato dal
-Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 523.
-
-[211] Non occorre ch’io replichi i titoli delle sorgenti cristiane
-citate in questo capitolo e nel precedente. Le sorgenti musulmane
-contemporanee, sono Edrîsi ed un cronista seguito da’ compilatori i
-quali io nomino nel testo. Forse egli è quell’Ibn-Sceddâd, di cui feci
-parola nella Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, N. VII. Edrîsi dice
-di re Ruggiero in due luoghi della Prefazione della sua geografia, i
-quali si leggono nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 15, 16. Gli
-squarci de’ compilatori si trovano nella stessa mia raccolta, cioè
-Ibn-el-Athîr, a pag. 278, 279, 300; Scehâb-ed-dîn Omari, a pag. 152;
-Abulfeda, pag. 114; Nowairi, pag. 448; Ibn-Khaldûn, pag. 498, 503;
-Ibn-Abi-Dinâr, pag. 534; Sefedi, pag. 657, 658.
-
-[212] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 410.
-
-[213] Letteralmente: “e i sonni suoi (eran come le) veglie della
-gente.” Nella _Bibl. ar. sicula_, testo pag. 16.
-
-[214] Romualdo Salernitano, Falcando, ec.
-
-[215] Alessandro di Telese, lib. IV, presso Caruso, op. cit., pag. 294.
-
-[216] Alessandro di Telese; Pietro il Venerabile, nelle epistole che
-abbiam citate in questo capitolo.
-
-[217] Nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 15.
-
-[218] Op. cit., pag. 27. Ho tradotto _regoli_ il plurale _Molûk_, che
-propriamente significa re. Gli Arabi dell’XI e XII secolo lo dissero
-anco dei grandi baroni cristiani, ed inoltre fu titolo dato a grandi
-personaggi musulmani che non vantavan punto diritti di sovranità.
-
-[219] Falcando, l’Abate di Telese e tutti gli altri contemporanei.
-
-[220] Falcando, presso il Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 410.
-
-[221] Ibn-el-Athîr, anno 484, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 278.
-
-[222] Alessandro di Telese, lib. I, presso Caruso, op. cit., pag. 266.
-
-[223] Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. ij.
-
-Il Wenrich, _Rerum ab Arabibus_, etc., pag. 309, scorge in questo
-titolo il _wâli_ arabico. Non è mestieri ch’io ricorra alle leggi
-di permutazione per provare l’error di cotesta etimologia. La voce
-Βαίουλος e _bajulus_ è usata dagli scrittori greci e latini molto
-innanzi l’XI secolo; tra gli altri da Ammiano Marcellino. Veggasi il
-Ducange, Glossario latino. Io feci già questa osservazione nel _Journal
-Asiatique_ del marzo 1846, pag. 230, nelle note a Ibn-Giobair.
-
-[224] Gregorio, loc. cit. Su la circoscrizione provinciale si vegga il
-nostro libro V, cap. X, pag. 313, 314 del presente volume.
-
-[225] Quantunque l’ufizio della corte suprema di giustizia preseduta
-dall’imperatore, fosse di dettar secondo i casi novelle norme di
-diritto, essa pure giudicava cause speciali. Si vegga Mortreuil,
-_Histoire du droit byzantin_, tomo III, pag. 83, 84.
-
-[226] Si vegga il nostro libro III, cap. primo, pag. 7, 8 del 2º vol.
-
-[227] Ibn-el-Athîr, nell’anno 484, testo, nella _Bibl. ar. sicula_,
-pag. 278, è il più antico che noi conosciamo de’ copisti di quella
-tradizione. Il Gregorio la cavò, come ognun sa, dal Nowairi, _Rerum
-Arabicarum_, pag. 26, e _Considerazioni_, lib. II, cap. ij, nota 30.
-
-[228] _Considerazioni_, cap. cit.
-
-[229] Qui innanzi a pag. 437.
-
-[230] Nelle Costituzioni del Regno di Sicilia, promulgate da
-Federigo II imperatore, alcune leggi portano il nome di re Ruggiero;
-ma non è indizio certo. Si vegga a questo proposito il Gregorio,
-_Considerazioni_, lib. II, cap. viij.
-
-Son usciti alla luce, in questi ultimi tempi, i frammenti delle Assise
-dei re di Sicilia (Hall, 1856, in 4^to) che il Merkel trovò in un
-codice vaticano; i quali sono stati riferiti da alcuno a re Ruggiero,
-da altri a Guglielmo II. Si vegga la _Storia della Sicilia sotto
-Guglielmo il Buono_, per Isidoro la Lumia; la critica di Otto Hartwig,
-nell’Archivio storico del Sybel, band xx, e la risposta del La Lumia
-nella _Rivista Sicula_ di febbraio 1869 (Palermo, 1869). Quanto a
-me, il preambolo di que’ frammenti mi conduce più tosto a riferirli a
-Guglielmo I, alla quale opinione pendeva il Merkel.
-
-[231] Gregorio, _Considerazioni_, lib. Il, cap. ij.
-
-[232] Si vegga il cap. I del presente libro, pag. 351 segg. del volume.
-
-[233] Libro V, cap. ix e lib. VI, cap. primo, pag. 262. seg. e 365 di
-questo volume.
-
-[234] Pag. 443, 444. Si noti che il Gregorio, non comprendendo coteste
-denominazioni, ch’ei trovava nel Nowairi e che M^r. Caussin avea
-saltate per la stessa cagione nella traduzione francese, suppose che le
-fossero predicati dei principi Musulmani presi ad esempio da Ruggiero;
-onde tradusse come gli parve “comitate, benevolentia et patrociniis
-insignium,” _Rer. Arabic._, pag. 26.
-
-[235] Ne fa parola Ibn-Giobair, testo arabico del Wright, pag. 328 e
-nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 83. Ho data la traduzione francese di
-questo squarcio nel _Journal Asiatique_ di dicembre 1845, pag. 539, e
-l’italiana nell’_Archivio Storico_, Appendice N. 16 (1847), pag. 26.
-
-L’_hâgib_, primo servitore a corte degli Abbasidi, fu primo ministro
-degli Omeiadi di Spagna; fu primo dopo il _nâib_ appo i Sultani di
-Egitto e via dicendo; poichè l’autorità degli ufiziali così chiamati
-variò di molto secondo le dinastie e i tempi. Ne tratta Ibn-Khaldûn,
-nei _Prolegomeni_ (testo di Parigi, parte II, pag. 14, e traduz.
-francese, pag. 17); De Sacy nella _Chrestomathie arabe_, tomo II, pag.
-157, 159; Gayangos nella versione di Makkari, _Mohammedan dynasties in
-Spain_, tomo I, pag. 102, seg. 397 e XXIX.
-
-[236] Significa literalmente chi sta allato. Si dice anco de’
-cavalli di ricambio, menati a guinzaglio. Risponderebbero i _giânib_,
-per avventura, ai protospatarii della corte bizantina. Un Niccolò
-protonotaro, camerlingo e protospatario, è citato in un diploma greco
-di Ruggiero il vecchio, dato del 1090, ch’è trascritto in uno di
-Ruggiero, secondo conte, dato del 1147, presso Spata, _Pergamene_, pag.
-247.
-
-[237] Altrimenti detti _selâhdâr_, ossia “porta armatura,” dall’arabico
-_selâh_ armi e dal persiano _dâr_, portatore. Si vegga Quatremère,
-nella versione di Makrizi, _Sultans Mamlouks_, tomo I, parte I, pag.
-159.
-
-[238] Il testo ha _giandâr_, voce composta di due, persiane entrambe,
-che significherebbe carnefice, o, per eufemismo, littore. Si vegga
-del resto una nota del Sacy, op. cit., tomo II, pag. 178, 179, e
-Ibn-Khaldûn, loc. cit.
-
-_Giamdâr_, con una _m_, composta dello stesso vocabolo _dâr_ e di
-_giameh_ anche persiano, suona tenitore degli abiti, come dice il
-Quatremère, op. cit., tomo I, parte I, pag. 11. Può darsi che, col noto
-scambio di consonanti, sia stato usato il primo di questi vocaboli per
-indicare i vestiarii.
-
-[239] Al Cairo e in Oriente era il _dewadâr_ “porta-calamaio” ossia
-primo segretario; l’_ostadâr_, “maggiordomo;” il _tabardâr_ “porta
-scure;” il _giukandâr_, “porta-racchetta” pel gioco della palla a
-cavallo, ec. Si vegga la citata opera del Sacy, II, 178, 179, 268, 269
-e la citata del Quatremère, I, I, pag. 25 segg, 121 segg.
-
-[240] Il diploma del 1167, che abbiano citato nel lib V, cap. ix, pag.
-263. In nota, ha la soscrizione di un _Gaytus Maranus, domini regis
-magister et familiaris_.
-
-Il Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. ij, non cita documenti
-del tempo di Ruggiero pel gran siniscalco; nè trovonne il laborioso Di
-Biasi, il quale scrisse lungamente de’ grandi ufizi della corona. Si
-vegga la sua _Storia di Sicilia_, libro VI, capo xxiij, articolo 3º. Ma
-il primo conte Ruggiero ebbe un siniscalco.
-
-[241] De’ capitani degli arcieri sono soscritti nel diploma del 1172,
-che abbiam citato nel libro V, cap. ix, pag 262, nota 3. Un capitano
-de’ Negri della corte è nominato, con parecchi altri ufiziali, da
-Ibn-Giobair nello squarcio che citammo poc’anzi.
-
-[242] Diploma del 1172 citato nella nota precedente.
-
-[243] Ibn-Giobair, loc. cit. e propriamente a pag. 539. del _Journ.
-Asiat._ di dicembre 1845, ed a pag. 26 della Appendice dell’_Archivio
-storico italiano_.
-
-[244] Si vegga il Sacy, _Chréstomathie arabe_, tomo II, pag. 287, 305.
-Noi abbiam fatto cenno di questa divisa nel libro IV, cap. i ed viij,
-pag. 240 e 356 del 2º volume.
-
-[245] Capitolo ij del presente libro, pag. 411.
-
-[246] L’ultima e più splendida pubblicazione di questo pallio, che
-chiamavasi di Nuremberg dal luogo dove fu tenuto infino al XVIII
-secolo, è stata fatta dall’abate Bock nell’opera intitolata: _Die
-Kleinodien des heil. röm. Reichs_, Vienna, 1864.
-
-In vece di questo libro, ch’è rarissimo per cagion del prezzo, citerò
-il Gregorio, _Rerum Arabicarum_, pag. 172, il quale die’ il disegno
-della iscrizione e il Reinaud che rifece, correggendola alquanto, la
-trascrizione e traduzione, nel _Journal Asiatique_ di aprile 1846, pag.
-583.
-
-[247] Si vegga qui sopra la pag. 434.
-
-[248] Ibn-Giobair, testo, ediz. del Wright, pag. 325 e _Bibl. ar.
-sicula_, pag. 84. Io ne detti la traduzione francese nel _Journ.
-Asiat._ di dic. 1845, pag. 541, e l’italiana nell’_Archivio storico_,
-Appendice cit., pag. 27. Si confronti il nostro Libro IV, cap. xiij,
-pag. 448 del 2º vol.
-
-[249] Ibn-Hammâd, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 317.
-
-[250] Diploma greco-arabico della Cappella palatina di Palermo, dato
-del 6651 (1143) e soscritto da Giorgio d’Antiochia. Il Morso che
-lo pubblicò nel _Palermo antico_, pag. 302 e il Caruso che aiutò il
-Garofalo a ristamparlo nel _Tabularium_ della stessa Cappella, pag. 13,
-lesser male le due ultime parole; e però tradussero _Laus Deo, excelso,
-magno_. Correggo su l’originale ch’io riscontrai nell’ottobre 1860.
-
-La diplomatica e la storia ci hanno serbati gli _’alâma_ di
-molti principi musulmani. Si vegga a questo proposito Reinaud,
-_Monuments,.... du Musée Blacas_, tomo I, pag. 109, e _Documents
-inédits sur l’Histoire de France_, Mélanges, tomo II, p. 52;
-Ibn-Khaldoun, _Histoire des Berbères_, versione del baron de Slane,
-tomo I, pag 27, 31, 42; II, 92, 197, 356; Tigiani, nel _Journ.
-Asiatique_ di agosto e settembre 1852, pag. 163; il _Kartâs_, ediz.
-del Tornberg, pag. 190, 202, della traduzione latina, ec. Io ho dato un
-altro _’alâma_ nelle note a Ibn-Giobair, _Journal Asiatique_ di marzo
-1846, pag. 214, e dettone anco ne’ _Diplomi arabi di Firenze_, pag.
-lxviij e ne’ luoghi quivi citati in nota.
-
-[251] Diplomi arabo-greci della Chiesa di Catania, dati di settembre e
-marzo 6653, de’ quali ho avuta copia per cortesia del prof. Cusa.
-
-[252] Sangiorgio Spinelli, _Monete Cufiche_, pag. 41, 43, 47, N.
-clxxxij, cc, ccxxvij, e molte altre. Ve n’ha anco nelle raccolte di
-Adler, Pietrazewschi, Castiglioni, Marsden; e molte ne ho viste inedite
-nel Gabinetto di Parigi. Si confronti Mortillaro, _Opere_, tomo III,
-pag. 406 a 410, dove nella moneta inedita, N. cij, a pag. 408, è
-sbagliato al certo il titolo di Ruggiero dal principio alla fine.
-
-[253] Sangiorgio, op. cit., pag. 47, 48, N. ccxxviij e ccxxix.
-
-[254] _El Moktader bi-kodratih._ Il titolo di Moktader fu portato da un
-califo abbasida, da un principe di Saragozza, ec.
-
-[255] Edrîsi, testo, nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 15. Ho aggiunta
-tra parentesi, innanzi _imâm di Roma_, la voce _sostegno_, che fu
-evidentemente dimenticata dal copista. La si trova in un titolo analogo
-di Guglielmo II, nel diploma arabico della cattedrale di Palermo dato
-il 6677 (1169) ed è replicata in un diploma della Chiesa di Morreale
-del 6686 (1178) e 6691 (1183) l’ultimo de’ quali fu pubblicato da M.
-Des Vergers, nel _Journ. Asiat._ di ottobre 1845, e de’ primi due ho
-avute copie dal prof. Cusa lodato di sopra.
-
-[256] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo pag. 584.
-
-[257] Ρογέριος ἐν χριζῶ τῶ θεῶ εὐσεβὴς κραταιὸς ρὶξ καὶ Χριζιανῶν
-βοηθὸς, soscrizione dello splendido diploma della Cappella palatina di
-Palermo, pubblicato dal Monfaucon e ristampato nel Tabulario di essa
-Cappella, pag. 10 e altrove. La stessa soscrizione si legge ne’ diplomi
-pubblicati dallo Spata, _Pergamene greche_, pag. 224, 430, (veggasi a
-pag. 411, il titolo di Conte di Calabria e di Sicilia e difensore de’
-Cristiani, in un diploma del 1133); in que’ del Trinchera, _Syllabus
-graecarum membran._, p. 138, 155, 182, (veggasi a pag. 101, un diploma
-del 1115, col titolo di Conte di Calabria Sicilia e _paese italico_ e
-difensore de’ Cristiani); e similmente nei diplomi arabo-greci delle
-Chiese di Catania, Morreale e Cefalù del tempo di Ruggiero, dei quali
-ho avute copie dal prof. Cusa. Si veggano anco i documenti citati dal
-Di Blasi, _Storia di Sicilia_, lib. VII, cap. xxij.
-
-[258] Diploma della Trinità della Cava, dato il 1130, allegato dal
-Di Blasi loc. cit., ed altro del 1137, nella cronica di Falcone
-Beneventano, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 367. Si vegga anche
-qualche altro diploma originale latino nel Pirro. Ma il gran suggello
-latino del re, com’ egli è noto, avea soltanto: _Rogerius Dei gratia
-rex Sicilie ducatus Apulie et principatus Capue_.
-
-[259] Edrîsi, nella _Bibl. ar. sicula_, testo pag. 27, dice che alla
-morte del malek Ruggiero figlio di Tancredi, ereditò lo stato il suo
-figliuolo, il malek Ruggiero secondo.
-
-Lasciando da parte, come ho avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 342 e
-segg. di questo volume, le monete attribuite al primo conte Ruggiero,
-a Roberto Guiscardo e al duca Ruggiero figliuolo di costui, le quali,
-secondo me, van tutte rivedute, v’ha non poche monete arabiche
-appartenenti senza alcun dubbio a re Ruggiero, le quali si posson
-supporre battute prima della coronazione. Dico quelle che hanno da una
-faccia la formola musulmana e dall’altra un T rabescato, da un lato del
-quale si legge _biamr_, sopra _Rogiâr_ e dall’altro lato _eth-thâni_,
-ossia “per comando di Ruggiero secondo:” monete d’oro non rare, delle
-quali io ho viste parecchie nel gabinetto numismatico di Parigi. La
-stessa leggenda e lo stesso tipo di T un po’ svariato, si scerne nelle
-figure dell’opera di Sangiorgio Spinelli, tavola V, N. 4 a 9; VI, N.
-1 a 14; VII, N. 1 a 7, 24, 25, 26; XXIV, N. 20, 21; XXVII, N. 3, fino
-all’ultimo e XXVIII, N. 1 a 9. Lo stesso ho letto distintamente in
-tre impronte di monete del museo di Napoli mandatemi non è guari dal
-Fiorelli; le quali pur ignoro se trovinsi tra quelle pubblicate del
-Sangiorgio. Credo non sian punto diversi il N. cxviij del Museo Naniano
-di Assemani, nè i N. lxiv, lxv, e lxvj del Borgiano di Adler. Di questo
-lxv, posso poi affermarlo, avendo attentamente osservata nell’ottobre
-1864 la moneta, che serbasi nel museo di Parma. In generale e’ mi
-sembra che la voce _biamr_ letta _amir_ e il _thâni_. che spesso è
-mutilato ed è stato interpretalo a vanvera, abbiano prodotte molte
-delle erronee interpretazioni che son corse, come quella di _emîr_ o
-l’altra di _en nâr_ “Normanno” che ha messa fuori il Mortillaro nel
-_Medagliere arabo-siculo_, pag. 51. I principi di Sicilia che dettero
-il titolo d’_amir_ ad un ministro loro, nol presero al certo per se
-stessi, e molto meno egli è verosimile che abbiano storpiato così
-sconciamente il nome di loro schiatta.
-
-[260] Falcone Beneventano, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 380.
-
-[261] Testo nella _Bibl. ar. Sicula_, pag. 16, segg. Una parafrasi, non
-sempre esatta, di questa parte della prefazione si legge nella versione
-francese di M. Jaubert, tomo I, pag. xvj a xviij.
-
-[262] _Riiâdhiiât_ e _’amaliiât_. Secondo i bibliografi arabi,
-la prima di coteste classi conteneva l’aritmetica, la geometria,
-l’astronomia e la musica; la seconda la morale, l’economia domestica,
-l’amministrazione pubblica, i doveri dei re e de’ ministri e l’arte
-della guerra. M. Jaubert, pag. xviij, tradusse questa seconda classe
-_littérature_, sbaglio sì grosso che parmi da attribuirlo a lezione
-erronea del Mss.
-
-[263] _Defêtir_, sul qual vocabolo si vegga il nostro libro V, cap. x,
-pag. 324 del presente volume.
-
-Questa voce insolita, e non usata qui per necessità della rima, mi fa
-pensar che l’autore abbia voluto anco accennare alle carte geografiche.
-E però ho tradotto servilmente “pergamene” anzi che “registri” ovvero,
-più genericamente “scritti.”
-
-[264] Il significato litterale sarebbe che i chiamati eran tutti
-sudditi di Ruggiero e che lor si domandavano le notizie de’ proprii
-paesi. Ma evidentemente si tratta di viaggiatori qualunque, o per lo
-meno d’Italiani, e di relazioni su tutte le regioni ch’e’ conoscessero.
-Edrîsi che scrivea pel mondo musulmano, affigurava Ruggiero come re di
-tutta Italia, anzi come una specie d’imperatore di Occidente.
-
-Ho tradotta genericamente “ministro” la voce _wasitah_ che significa
-propriamente “intermediario” e che M. Jaubert rese _interprète_. Ma nè
-i dizionarii, nè il fatto speciale, nè l’uso degli scrittori moderni
-confermano questo arbitrio di versione. Un passo di Makrizi e una nota
-di M. De Sacy (_Chrestomathie Arabe_, tomo I, p. 94 e 126) provano
-che sotto i Fatemiti d’Egitto il _wasitah_ era segretario di Stato e
-che talvolta fu chiamato così il primo ministro. In ogni modo, qui si
-tratta manifestamente d’un direttore di statistica nella segreteria del
-re; se pure Edrîsi non era egli stesso il _wasitah_, e non usò a bello
-studio questo vocabolo che non rispondeva ad alcun ufizio costituito.
-
-[265] Letteralmente “le lunghezze delle distanze e le larghezze di
-esse;” ossia le distanze in dirittura dei meridiani e de’ paralelli.
-E in vero, i pratici de’ luoghi non poteano dar che le distanze
-secondo le vie conosciute e la direzione delle stesse vie secondo
-la rosa de’ venti; e questo appunto è ciò che noi troviamo nella
-geografia di Edrîsi; ma i gradi di longitudine e latitudine, si
-doveano domandare agli astronomi antichi o a’ viventi. Montava poi di
-verificare reciprocamente le tavole di longitudine e latitudine e le
-distanze riferite da’ pratici: e questo è appunto ciò che Edrîsi dice
-essere stato praticato quando il re fece riportare col compasso quelle
-distanze sopra un planisfero graduato, e ricercare da qual parte fosse
-l’errore, nel caso di discrepanza tra le tavole e gli itinerarii.
-Pertanto non mi sembra precisa la traduzione francese, pag. xx:
-“Ensuite il voulut savoir d’une manière positive les longitudes, les
-latitudes” etc.
-
-[266] “Planche à dessinner” mi pare espressione troppo vaga. Il testo
-ha “tavola del _tarsîm_, o, diremmo noi dell’abozzo, dello schizzo o
-simili.” Come ognun vede, non si trattava di un foglio _da disegno_,
-ma di un foglio già delineato, una mappa, sia che fosse graduata
-soltanto per costruirvi le figure geografiche, sia che vi fosser anco
-delineati i contorni e segnati i punti principali, per verificarli,
-confrontandoli con le distanze itinerarie.
-
-[267] _Mofassel_ significa propriamente diviso in pezzi, o composto di
-varii pezzi. Però mi discosto dall’opinione del mio dotto maestro Mr.
-Reinaud, che credea meramente diviso in gradi il disco d’argento, nel
-quale doveasi incidere il planisfero. Edrîsi stesso dà alla seconda
-forma del verbo _fazel_ il significato di tagliare, adoperandola
-nel descrivere il lavorio del corallo a Ceuta (Dozy et de Goeje,
-_Description de l’Afrique_, etc., par _Edrîsi_, pag. 168 del testo,
-201 della versione). D’altronde il planisfero d’un pezzo d’argento che
-pesava 150 chilogrammi ed avea per diametro poco men che due metri, non
-sarebbe stato punto maneggevole.
-
-[268] Il peso chiamato _dirhem_, variò e varia tuttavia ne’ paesi
-musulmani: la media tra i _dirhem_ odierni di Egitto, Aleppo, Algeri,
-torna, evitando le frazioni troppo minute, a grammi 3,35; moltiplicato
-il qual numero per 112, si avrebbe il _rotl rumi_, ossia libbra
-italiana, poco oltre i grammi 375, cioè 13 grammi più della libbra di
-Bologna e 26 più di quella di Roma e Firenze: e il peso del planisfero
-monterebbe a 150 chilogrammi. Supponendolo grosso cinque millimetri e
-ritenendo la qualità di argento data da Edrîsi, il diametro tornerebbe
-a metro 1,90, secondo il calcolo che ha fatto a mia richiesta l’amico
-senatore Brioschi.
-
-[269] Credo risponda precisamente a questo, nel presente luogo, la
-voce _Khalk_ del testo, “creazione” e cose create in generale, e “cosa
-ordinata, disposta ec.,” in particolare; sì che talvolta si ristringe
-agli esseri ragionevoli, secondo le idee musulmane, cioè gli uomini e i
-_ginn_.
-
-[270] La prefazione si legge intera ne’ codici ch’io ho designati
-con le lettere A. C. (Introduzione, vol. I, pag. xliv, e _Bibl.
-arabo-sicula_, testo, pagina 14, nota 1) e ne avanzano pochi righi nel
-D. Traduco ora le tre lezioni:
-
-A. “.... il vestire, la lingua. E ho dato a questo (libro) il titolo
-di _Nozhat_, ec. Esso è stato messo insieme, coordinato, licenziato e
-connesso (rilegato?) verso lo scorcio di scewâl del 548. Comincio or a
-trattar, la prima cosa, della figura della Terra, ec.”
-
-C. “.... il vestire, la lingua; e (continua a reggere comandò il re)
-che fosse posto a questo libro il titolo di _Nozhat_, ec. Ed ecco
-che io ubbidisco a così fatto comando, e compio questa prescrizione,
-cominciando la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.”
-
-D. Vi manca, coi primi fogli tutta la prefazione innanzi la voce
-“questo” della quale si scerne qualche vestigio, e segue _“K « t »
-b_ (il titolo) di _kitâb_ (libro) del _Nozhat_, ec. E ciò è stato
-ne’ primi dieci (giorni) di ianîr, corrispondente al mese di scewâl,
-dell’anno 548. Ed ecco ch’io ubbidisco a così fatto comando e compio
-questa prescrizione, cominciando, la prima cosa, a trattar della figura
-della Terra, ec.”
-
-Riman qui a spiegare il vocabolo arabico che ho notato con le sole tre
-lettere della radice, mancandovi le vocali; il quale per omissione se
-mia o del tipografo non so, fu saltato nel testo della _Biblioteca_,
-linea 10 della pag. 19. Non potendo suppor cotesto vocabolo scritto
-erroneamente, in sì bel codice e in luogo sì cospicuo del testo, invece
-di _Kitâb_ (libro), la qual voce viene immediatamente dopo, mi par sia
-da leggere _Katb_, “scritto” onde il passo intero tornerebbe “ed (ha
-comandato il re) che si desse a questo scritto il titolo di libro del
-_Nozhat_, ec.”
-
-Or ognun vede che i codici D e C appartengono a ramo diverso dal codice
-A; che il più vicino al ceppo, per continuare la mia similitudine, è
-D dove si legge il mese di gennaio; che questo vocabolo non arabico e
-però mal compreso fu soppresso dal copista di C; e che il copista di
-A seguì un testo diverso, dato fuori com’egli è verosimile, quando il
-compilatore, fuggito ne’ tumulti della Sicilia, rivendicò, o si arrogò
-l’invenzione del titolo. Se mai si pubblicherà il testo compiuto del
-_Nozhat_, vedran più chiara i dotti la distinzione de’ tre citati
-codici ed anco di quello designato con la lettera B, nel quale non si
-può decifrare la prefazione. Duolmi che, confrontando i due Mss. della
-Bodlejana, io non abbia potuto, incalzato sì com’era dal tempo, notare
-le varianti di tutta l’opera o almeno di più lunghi squarci. Il mese di
-scewâl 548 corre dal 20 dicembre 1153 al 17 gennaio 1154.
-
-[271] Il più importante lavoro scientifico che abbia trattato di questa
-geografia, quello cioè del Lelewel, _Géographie du moyen-âge_, tomo
-I, pag. 92 a 107, §§ 54 a 64, vi ammette l’influenza delle dottrine
-geografiche dell’Occidente e la partecipazione diretta di Ruggiero.
-
-[272] Gli Arabi del medio evo chiamavan così il tratto della costiera
-settentrionale d’Affrica che corre da Tunis a Capo Spartel.
-
-[273] Non credo che Sefedi abbia confusa la sfera armillare, da lui per
-altro descritta precisamente, col planisfero di che dice Edrîsi nella
-prefazione. Secondo il biografo, il re mandò a Edrîsi, per costruire
-la sfera, dei pezzi di argento del peso di 400,000 dirhem; del qual
-metallo fu adoperata una terza parte e due terzi avanzarono. Ruggiero
-ne fece dono a Edrîsi; aggiunse altri centomila dirhem e poi una nave
-carica di merci latine preziosissime proveniente da Barcellona.
-
-[274] Testo nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 657, 658. Si trova una buona
-traduzione francese di questo squarcio, nell’opera di M^r. Reinaud,
-_Géographie d’Aboulféda_, tomo I, Introduzione, pag. cxlv e cxv.
-
-[275] Scehâb-ed-dîn-Omari, grande erudito del XIV secolo, ricordando
-il Nozhat come il miglior trattato di geografia ch’ei conoscesse,
-loda Ruggiero di profonda dottrina in filosofia antica e in geometria
-e dell’avere speso molto tempo e danaro nella compilazione di quella
-grande opera. Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 152.
-
-[276] Presso Muratori, _Rer. Italic._, tomo XII, pag. 283.
-
-[277] Conferma l’accusa Goffredo da Viterbo (presso Caruso, _Bibl.
-sicula_, pag. 947) dicendo: «Rogerius Paganus erat de more vocatus.»
-
-[278] Annali, an. 539, testo nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 288 e nella
-edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 66. Si vegga anco la traduzione
-francese di M^r. Reinaud, negli _Extraits des auteurs arabes, etc.,
-rélatifs aux Croisades_, pag. 77.
-
-[279] Lascio come superflue le citazioni, fuorchè per questa briga con
-l’Egitto. Si guardi ciò che io n’ho detto nel cap. II, del presente
-libro, pag. 426, e i cenni che pria n’avea dati nei _Diplomi arabi del
-reale Archivio fiorentino_, Introduzione, § XXX, diplomi II, III, IV
-e V della seconda serie e note ai medesimi, dalla pag. 452 alla 458,
-intorno le relazioni di Pisa con l’Egitto in questo tempo.
-
-[280] Ibn-el-Athir, anno 547, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 300.
-
-[281] Limitando le citazioni com’ho fatto di sopra, le darò per
-questa battaglia di Negroponto, le cui circostanze non sono state ben
-determinate fin qui. Ne fanno parola Niceta Choniate e il Cinnamo,
-presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 1163, 1176; la Continuazione
-di Sigeberto da Gembloux e Romualdo Salernitano, presso Pertz,
-_Scriptores_, VI, 455 e XIX, 429; e il Marangone, nell’_Archivio
-Storico italiano_, tom. VI, parte II, pag. 18. I Bizantini, al solito,
-trascuran la data; Romualdo non la dà precisa; la Continuazione di
-Sigeberto (che il Caruso, op. cit., pag. 951, attribuisce a Roberto del
-Monte) la segna con l’anno 1154 e aggiugne una circostanza riferita
-altresì dal Cinnamo, cioè che l’armata siciliana ritornava appunto
-dall’Egitto, carica di preda. Or come noi sappiamo dal Makrizi la
-scorreria d’Egitto dell’agosto 1155, così parrebbe a prima vista che
-star si dovesse alla data della Continuazione, differendola bensì d’un
-anno. Ma il Marangone, il quale pon la battaglia nel 1158 pisano, dà su
-la guerra di Guglielmo I nell’Adriatico e su questa di Negroponto tanti
-e sì precisi particolari, da mostrar che in quel tempo i Pisani teneano
-ben gli occhi aperti su i movimenti del navilio siciliano. D’altronde
-tutte le narrazioni portano a credere che la battaglia di Negroponto
-sia succeduta, non al principio ma allo scorcio della guerra.
-
-Ritengo io pertanto, col Marangone, la data del 1157 comune. Quella
-coincidenza con le depredazioni in Egitto si spiega benissimo
-ammettendo due o più scorrerie dell’armata siciliana, delle quali i
-cronisti d’Egitto avessero notata una sola, la più strepitosa. E così
-anche si spiegherebbe l’error di data della Continuazione, il cui
-autore avrebbe per avventura risaputa la grande scorreria d’Egitto
-del 1151 o 1155 e la gran vittoria navale sopra i Greci al ritorno
-dall’Egitto, onde avrebbe creduta identica la data.
-
-[282] Makrizi, _Mowa’iz_, testo di Bulak, tomo I, pag. 214. Oltre la
-data dell’anno e del mese, il compilatore dice ch’era califo Fâiz e
-vizir Telai’-ibn-Ruzaik, del quale si sa essere entrato in ufizio il 1º
-giugno 1154. Si vegga anco la Continuazione di Sigeberto testè citata,
-la quale sembra molto bene informata degli avvenimenti dell’Egitto
-in questo tempo. Infine il dispaccio di quel vizir ai Pisani, che si
-legge ne’ _Diplomi del regio Archivio fiorentino_, nº V, della seconda
-serie, pag. 253, il quale pare dell’anno 1156, dice espressamente della
-recente scorreria de’ Siciliani in Tennis.
-
-[283] Continuazione di Sigeberto, l. c. Masmudi eran detti gli Almohadi
-dal nome della tribù che tenne l’egemonia di quella setta religiosa.
-Gli assalitori eran dicerto pirati spagnuoli o della costiera d’Affrica
-a ponente di Bugia.
-
-[284] _Gesta Friderici_, lib. II, cap. 22.
-
-[285] Cap. ij di questo libro, pag. 419, 420. Il dotto baron De Slane,
-nella versione d’Ibn-Khaldûn, _Hist. des Berbères_, Appendice del vol.
-II, 587, ha letto Ghariani, dopo aver seguita nelle pag. 37-38 dello
-stesso volume la lezione Feryani. Non ostante l’autorità di un erudito
-di tanto nome, parmi stare alla lezione _Foriâni_ ch’è nei Mss. citati,
-raddoppiandovi la seconda radicale, come si legge nel _Lobb-el-Lobâb_,
-parte I, pag. 196 e nel _Merasid-el-Ittila’_. Quel nome etnico si
-riferisce a Forriana, villaggio presso Sfax.
-
-[286] Non aggiungo una parola del mio in tutto questo racconto.
-
-[287] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 551; Tigiani e Ibn-Khaldûn,
-nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 300 segg., 381 segg., 490, 503,
-504.
-
-[288] Ibn-el-Athîr, l. c. Si ricordi ciò che abbiam detto nel cap. ij
-di questo libro, pag. 425, 426 del volume, intorno le condizioni in cui
-fu lasciata l’isola delle Gerbe il 1153.
-
-[289] Si vegga il cap. ij del presente libro, pag. 409 del volume.
-
-[290] Si confrontino Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. ar. sicula_,
-testo pag. 389, 489, 504. Ibn-el-Athîr, l. c., fa menzione della
-ribellione di Tripoli, senza data, nè altri particolari; se non ch’ei
-la dice seguita dopo quella di Sfax e pria che quella di Kabes.
-
-Ibn-Khaldûn scrive che que’ di Tripoli dando addosso a’ Cristiani “li
-bruciarono col fuoco.” Credo sia stato qualche stratagemma come quel
-delle funi e travi apparecchiate al chiaro della luna, piuttosto che un
-_auto da fe_ dei prigioni. I costumi de’ Musulmani non portavano queste
-crudeltà.
-
-[291] Ibn-el-Athîr, l. c. Ibn-Khaldûn nella citata pag. 504.
-
-[292] Ibn-el-Athîr, l. c., e pag. 304. Questo capitolo degli annali,
-ancorchè posto nel 551, contiene fatti posteriori, come quello di
-Tripoli, di cui altri scrittori segnan la data precisa.
-
-[293] Ibn-el-Athîr, cap. cit, pag. 301.
-
-[294] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, l. c.; Ibn-Khaldûn, testo nella
-_Bibl. ar. sicula_, pag. 504 e il _Baiân_ nella stessa raccolta,
-pag. 374, il quale porta soltanto le date della sollevazione contro i
-Cristiani in Mehdia e della ricuperazione di Zawila, le quali mancano
-nel racconto d’Ibn-el-Athîr. Questi narra la sollevazione di Zawila
-innanzi il supplizio del Forriâni; ma non è verosimile che Guglielmo
-abbia differita quella vendetta per un anno e qualche mese.
-
-[295] Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 951, con l’anno 1158 e presso
-Pertz, _Scriptores_, VI, 506, con l’anno 1157. Nella prima di coteste
-edizioni il nome dell’isola di cui si suppone capitale Sibilla (Zawila)
-è scritto Gerx; nella seconda Gerp, la quale lezione credo sia stata
-preferita come vicina a Gerbe, della qual isola parve al dotto editore
-si trattasse. Io credo che per isola si debba qui intendere penisola
-(gli Arabi hanno un sol vocabolo per l’una e per l’altra), e che sia
-da preferire la lezione Gerx, come quella che più si avvicina a Scerik,
-nome della penisola che separa i golfi di Tunis e di Hammamet, la quale
-oggi si chiama El-Dakhel, ma gli Arabi del medio evo or la dissero di
-_Scerik_, da un nome proprio d’uomo, or di _Bâsciu _(Basso?) nome della
-città principale. Non è verosimile che i Siciliani avessero ripigliata
-allora cotesta penisola, ma pare che Mehdia o Zawila fosse considerata
-allora come capitale di un piccolo stato che prendesse il nome dalla
-penisola vicina. A me par certo che sendo padroni di Mehdia e di Susa,
-i Siciliani lo fosser anco di una parte della costiera, e in ispecie
-della penisoletta di Monastir, appendice di Mehdia. Si vegga, su la
-topografia di cotesti luoghi, l’Edrîsi nella edizione dei sigg. Dozy e
-De Gœje, pag. 108, 109, del testo, e 126-8, della versione. Edrîsi dice
-che i tre villaggi o castelli di Monastir erano abitati da religiosi,
-come d’altronde si può supporre da quel vocabolo.
-
-[296] In primo luogo non mi par dubbio che il re di Sicilia credesse
-allor appartenere alla sua corona il diritto d’istituire sedi
-vescovili, come l’esercitarono gli imperatori bizantini. Si noti la
-fondazione del vescovado di Cefalù e il titolo di _Arcivescovo di
-Sicilia_, dato a quel di Palermo in un diploma di re Ruggiero, presso
-il Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 95, 96.
-
-In secondo luogo è da ricordare che, per antica costumanza, il
-metropolitano di Palermo, ricordando solennemente ogni anno i suoi
-suffraganei, solea nominare tra quelli il vescovo di Tripoli d’Affrica,
-su di che si vegga il Pirro, op. cit., pag. 21.
-
-Si consideri inoltre che tra i diplomi della Cappella Palatina di
-Palermo, nel Tabulario di essa, pag. 34, seg. nº XV, è l’inventario
-della suppellettile della Chiesa d’Affrica, nel quale si legge che una
-parte era stata fatta a spese dell’_Arcivescovo_. Mi par si alluda più
-tosto a quello d’Affrica che a quel di Palermo. D’altronde il fatto di
-trovarsi quell’inventario nella Cappella Palatina, può indicare che la
-Chiesa d’Affrica si volesse far dipendere dal Cappellano Maggiore, o
-che per lo meno la suppellettile si conservasse a cura dì questo, come
-proveniente da una regia fortezza.
-
-[297] Ibn-el-Athîr, anno 551, testo del Tornberg, vol. XI, pag. 139,
-140. Si confronti il Kariâs versione del Tornberg stesso, tomo I, pag.
-170 a 173; Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduzione del baron
-De Slane, tomo I, 254 segg. e tomo II, 173, 190 segg.
-
-[298] Il soggiorno d’Ibn-Sceddâd in Palermo l’anno 551 dell’egira, è
-attestato dal Nowairi, in un luogo del quale diè la versione francese
-M. Rosseeuw de Saint-Hilaire, _Histoire d’Espagne_, tomo III (Paris,
-1838). _Pièces justificatives_, nº IV, par. 511. Questo squarcio,
-tradotto da M. Vincent e tolto da un Ms. arabico di Parigi che non si
-cita, contiene un aneddoto dì Abd-el-Mumen che il cronista riferiva
-essergli stato raccontato da un mercatante musulmano di Mehdia, ch’egli
-incontrò l’anno 551 nella capitale della Sicilia.
-
-[299] Presso Tigiani, che abbiam citato di sopra, nel cap. ij, pag.
-379, in nota. L’_Holâl-el-Mausciah_ dà il nome di Abd-Allah-ibn-Meimûn.
-
-[300] Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athîr, anno 554;
-Marrekosci; Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. ar. sicula_, testo pag. 197,
-303-304, 319, 504. Non cito il Nowairi, perch’egli qui copia di parola
-in parola Ibn-el-Athîr. Cotesti scrittori non son d’accordo sul tempo
-della mossa da Marocco e si comprende benissimo.
-
-[301] Secondo alcuni cominciò l’assedio il 18 regeb (5 agosto 1159).
-Secondo altri tornerebbe al 12 luglio.
-
-[302] Marrekosci.
-
-[303] Ibn-el-Athir, Marrekosci, ec. dicono anche figliuoli di _Molûk_,
-ch’è il plurale di _Mâlik_, re; ma diceasi anco de’ grandi feudatari,
-come abbiamo avuta occasione di notare. Non mi par che meriti molta
-attenzione un luogo di Marrekosci, compilatore del XIII secolo, nel
-quale ei chiama i soldati del presidio “compagni del Duca.”
-
-[304] L’autore anonimo dell’_Holâl-el-Mausciah_.
-
-[305] Gli scrittori musulmani esprimono questo fatto al rovescio, cioè,
-che la galea entrava nell’arsenale bella e armata senza mettere a terra
-un sol uomo
-
-[306] Macchine da lanciar sassi, più piccole che i mangani. Il Kartas,
-in vero, ch’è qui il solo che faccia menzione di macchine oltre i
-mangani, le chiama _ra’ade_, cioè “tonanti,” il qual nome fu dato alle
-artiglierie. A me par che l’autore, il quale visse nel XIV secolo
-e non conoscea per l’appunto quando fosse stato fatto il primo uso
-della polvere nelle armi da gitto, abbia sostituito di capo suo quella
-nota voce ad _’arrâde_ che al suo tempo e nel suo paese potea parere
-antiquata. Forse fu errore dei copisti, e in ogni modo le lettere
-radicali, che son le stesse, disposte sì in altro ordine, si prestavano
-all’equivoco. Nello stesso modo va spiegato un luogo d’Ibn-Khaldûn,
-autore anch’egli del XIV secolo, secondo il quale le “tonanti”
-sarebbero state usate in Affrica nel XIII. Si vegga su questo dubbio il
-bel trattato dei sigg. Reinaud et Favé, _Du feu grégeois_, Paris, 1845,
-pag. 75 segg. e si confrontino: Dozy, _Historia Abbadidarum_, II, 202
-e 264 e Ibn-Batuta, _Voyages_, Paris, 1853-58, tomo III, 148, 194, 238,
-396.
-
-[307] Ibn-el-Athîr, ec.
-
-[308] Zerkesci.
-
-[309] Questo fatto è riferito dal solo Marrekosci.
-
-[310] Falcando.
-
-[311] Secondo l’_Holâl-el-Mausciah_, sarebbero state una cinquantina,
-poichè il numero totale delle navi si fa montare a dugento.
-
-[312] Ibn-Sceddâd, presso il Tigiani.
-
-[313] Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athir; Marrekosci;
-il _Baiân_; Tigiani; il _Kartâs_; Abulfeda; Ibn-Khaldûn; Zerkesci;
-Ibn-abi-Dinâr, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 197,
-303-308, 319-320, 374, 401-402, 403-404, 417, 504-506, 523, 540,
-e l’_Holâl-el-Mauscîah_ ec. (il Pallio variopinto che ricorda
-gli avvenimenti di Marocco) compendio anonimo, scritto l’anno 783
-dell’egira (1381-2) Ms. della Bibl. imp. di Parigi. _Ancien fonds_,
-825, pag. 116. Non cito il Nowairi perch’egli copia letteralmente
-Ibn-el-Athir in questi capitoli. Di cotesti scrittori ho notate
-alcune differenze. L’_Holâl_ inoltre attribuisce agli ambasciatori
-del presidio cristiano appo Abd-el-Mumen, l’adulazione di avergli
-detto ch’egli era appunto il predestinato alla monarchia universale di
-che parlavano i loro libri. Del racconto di Tigiani abbiam anco una
-traduzione francese di M. Alph. Rousseau, nel _Journal Asiatique_ di
-febbraio 1853, pag. 209 segg. I capitoli più importanti d’Ibn-el-Athir
-sono stati tradotti in francese dal baron De Slane, nella _Histoire des
-Berbères_ d’Ibn-Khaldûn, tomo II, Appendice, pag. 585 segg. Similmente
-i luoghi d’Ibn-Khaldûn, che abbiam citati nel presente Capitolo, si
-trovano nella citata versione di M. De Slane, tomo II, pag. 38, 39,
-193. Il Conde, _Dominacion de los Arabes en España_, Parte III, cap.
-xliv, narra distesamente questa impresa di Mehdia, con alcuni de’
-particolari notati da noi ed altri che non troviamo ne’ nostri testi.
-Ma la compilazione del Conde non può tener luogo de’ testi che ci
-mancano.
-
-Degli autori cristiani son da vedere il Falcando e Romualdo
-Salernitano, sì discrepanti l’un dall’altro, il primo nel Caruso,
-_Bibl. sicula_, pag. 420, 421, il secondo in Muratori, _Rer. Italic._,
-VI, 199, e presso Pertz, _Scriptores_, XIX, 429.
-
-[314] Si confrontino il Falcando e Romualdo Salernitano, presso Caruso,
-Bibl. sicula, pag. 412 segg., 419, 421, 865, 866.
-
-[315] Di questa sola ragione d’economia fa parola il Falcando, op.
-cit., pag. 421.
-
-[316] Questo rimprovero l’ho aggiunto io. Pietro era forse caduto in
-disgrazia o tenuto com’oggi diremmo “in disponibilità.” Ma tornò ben in
-favore a capo di due anni.
-
-[317] Falcando, op. cit., pag. 135.
-
-[318] Si confrontino sempre Falcando e Romualdo Salernitano.
-
-[319] Si confrontino Falcando e Romualdo Salernitano, op. cit., pag.
-434 segg., ed 866.
-
-[320] Imâd-ed-dîn, nella _Kharida_, testo nella _Bibl. ar. sicula,_
-pag. 599, dice che “l’ammazzarono i Franchi di Sicilia dopo l’anno
-550 (1155-6) nella carnificina ch’ei fecero dei Musulmani.” Mi
-pare da riferir questo caso alla sedizion di Palermo, piuttosto che
-alla proscrizione che fecero non guari dopo i Lombardi nell’interno
-dell’isola.
-
-[321] Ibn-Bescrûn, citato da Reinaud, _Géographie d’Aboulfeda_,
-Introduzione, pag. CXXI. Il titolo era: _Rudh-el-Uns wa
-Nozhat-en-Nofs_, ossia “Giardini dell’Umanità e diletto dell’anima.”
-
-[322] Si confrontino sempre il Falcando e Romualdo.
-
-[323] Falcando, op. cit., pag. 440. Ne fa cenno appena Romualdo, op.
-cit., pag. 868. Si ricordi ciò che abbiam detto di Ruggiero Schiavo e
-delle popolazioni lombarde nel libro V, cap. viij, pag. 222 seg., 226
-segg., di questo volume.
-
-Si noti che Butera fu sempre feudale, e che Piazza era stata tenuta,
-come qui dice il Falcando, dal padre di Ruggiero Schiavo, cioè il conte
-Simone, figlio di Arrigo, dei marchesi Aleramidi.
-
-[324] Falcando, op. cit., pag. 442.
-
-[325] Op. cit., pag. 444-445.
-
-[326] Nei principii del regno di Guglielmo il Buono, quand’egli arbitro
-dello Stato se n’era fuggito in Affrica per paura de’ baroni nemici
-suoi, il Conte di Gravina lo chiamò dinanzi la regina “servum saracenum
-qui stolium dudum prodiderat.” Falcando, op. cit., pag. 454.
-
-[327] Falcando, op. cit., pag. 448.
-
-[328] Abd-el-Mumen fu dei più grandi uomini di Stato de’ suoi tempi;
-dotto anco nelle scienze filosofiche e nelle matematiche, come
-il prova una sua compilazione delle vere o supposte lezioni del
-Mehedi, che fondò primo la potenza almohade; la quale opera si trova
-manoscritta nella Biblioteca imperiale di Parigi, _Supplément arabe_,
-n. 238. Abd-el-Mumen, presa Mehdia, fece fare un catasto dell’Affrica
-settentrionale, misurar la superficie in parasanghe quadrate, dedurre
-un terzo pei monti, i fiumi e le paludi, e impose, in ragione della
-superficie rimanente, una tassa che le tribù dovean pagare in grano o
-in moneta. Ei cominciò a tramutare in Spagna i feroci Arabi d’Affrica.
-Fece allestire, dicono, 700 navi; fabbricare 10,000 quintali di saette
-ogni dì; scrivere 500,000 uomini, ec. Su questi preparamenti si vegga
-Ibn-el-Athîr, anni 555, 558, edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 162
-segg., 191 segg. del testo; Marrekosci, testo, pag. 168; _Kartâs_,
-edizione del Tornberg, testo pag. 129, 131, 132, e versione, 174, 176,
-177; e Ibn-Abi-Dinâr (El-Kairouani) versione francese, pag. 196.
-
-[329] Si confrontino: il _Baiân_, anno 558, e Tigiani, entrambi nella
-_Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 374 e 378, 379.
-
-Il primo pone la data, dice d’uno sbarco di Rûm in generale, del
-novello “caso,” com’ei lo chiama, di Mehdia e dell’occupazione di Susa;
-il secondo fa menzione del governatore che avean messo gli Almohadi
-a Susa dopo che s’impadronirono di Mehdia, e poi accenna alle stragi,
-rapine e cattività di que’ di Susa ed a’ prigioni riportati in Sicilia
-dall’armata. Indi non è dubbia la identità del fatto.
-
-[330] Falcando non dà il nome del palagio. Il testo di Romualdo ha
-_Lisam_, nelle edizioni antiche; ma quella di Pertz, _Scriptores_,
-XIX, 434, dà più correttamente _Sisam_, con l’avvertenza in nota
-“Hodie Cisa,” la quale lezione rende forse la pronunzia all’orecchio
-di qualche straniero, ma io non l’ho mai vista in alcuna scrittura
-nostrale. Al contrario, i diplomi latini del XIII e XIV secolo
-ed una cronaca anch’essa del XIV, hanno _Zisa_, e _Asisia_, ed un
-diploma del 1238, presso Mongitore, _Sacrae domus Mansionis_....
-Monumenta, contien la concessione d’un terreno _in regione Assisii_,
-al mascolino. Finalmente avverto che l’aggettivo _El-’Azîz_, anche
-al mascolino, poichè si sottintende _El-Kasr_ (il palagio), occorre
-in fin della iscrizione arabica della sala terrena, pubblicata dal
-Morso, _Palermo Antico_, 2ª edizione, pag. 184. Ma di ciò mi propongo
-di trattar più lungamente nel Cap. xj del presente libro. Notisi
-intanto che la lezione Sisa, risponde precisamente alla trascrizione
-del nome Abd-el-’Azîz, il quale in un diploma del 1239, nel registro
-dell’imperator Federigo II, ediz. del Carcani, pag. 398, è scritto
-Abdellasis.
-
-[331] Si confrontino sempre Falcando e Romualdo, nell’op. cit., pag.
-448, 449 e 870, 871. Anche nelle piccole cose si dimostra la nimistà
-dell’uno e lo studio cortigiano dell’altro. Falcando, per esempio,
-si compiace a notare che Guglielmo non arrivò a veder finita l’opera
-della Zisa; Romualdo la fa credere compiuta, e parla più largamente
-delle acque e de’ giardini di quel sito reale, de’ mosaici aggiunti da
-Guglielmo nella Cappella palatina, ec.
-
-[332] Ho corretto il giorno della morte secondo la Cronica Cassinese
-e il libro mortuario dello stesso monastero, presso Caruso, op. cit.,
-pag. 512 e 522.
-
-[333] La parte presa dalle donne, secondo il Falcando, nelle esequie di
-Guglielmo I, somiglia perfettamente a quella che è attribuita loro nei
-funerali di Malek Salih al Cairo (1249) in un luogo d’Abu-l-Mehasin,
-del quale M. Quatremère ha dato testo e traduzione nella _Histoire des
-Sultans Mamlouks_, tomo I, parte II, pag. 164. Per parecchi giorni le
-schiave andavano per le strade battendo i cembali, e le gentil donne le
-seguian senza velo, piangendo e picchiandosi il volto.
-
-[334] Si veggano i fatti nel Falcando, presso Caruso, _Bibl. sic._,
-pag. 451 a 453.
-
-Non mi pare inverosimile che alcuno di cotesti provvedimenti sia stato
-comandato nel testamento di Guglielmo I. Almeno un passo del Falcando,
-op. cit., pag. 454, prova che l’eunuco Pietro era stato emancipato nel
-testamento e che fu confermata la manomissione dai reggenti.
-
-[335] Si vegga il cap. III di questo medesimo libro, pag. 432, 433, 439
-del volume.
-
-[336] I diplomi arabi e greci di Sicilia che stamperà il prof. Cusa
-di Palermo, daranno larga materia ad osservazioni di questa natura.
-Intanto io voglio notare un esempio, tolto dal diploma arabico di
-Morreale del 1182, del quale mandommi copia il lodato professore, e la
-traduzione latina si trova nel Lello (Michele del Giudice) _Descrizione
-del real Tempio.... di Morreale_, Appendice dei _Privilegii e Bolle_,
-pag. 8 e segg. In questo diploma la voce _hârik_, ordinariamente
-usata in Sicilia col significato di collina, è tradotta “terterum”,
-voce francese latinizzata; il nome di luogo _Descîsc_ è trascritto
-“Dichichi”; _el-Andalusin_ (gli Spagnuoli) “Hendulcini”; _Giabkalîn_,
-“Chapkalinos”, ec.
-
-[337] Quello che or si dice dell’Albergaria.
-
-[338] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 454 e 872. L’arcivescovo,
-ch’era partigiano dell’eunuco, confessa che costui insieme con
-altri, fuggì “et ad regem de Maroccho veniens, multam secum pecuniam
-transportavit.” Si vede dal Falcando che l’accusavan anco di aver
-portato seco le insegne reali, ma la regina affermò non essere stato
-tocco il tesoro regio.
-
-[339] Ibn-Khaldûn, _Prolegomeni_, testo arabico di Parigi, parte II,
-pag. 37, 38 e nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 462, e versione francese
-del baron De Slane, parte II, pag. 43. Lo stesso autore, nella Storia
-dei Berberi, testo arabico di Algeri, tom. I, pag. 326 e versione del
-baron De Slane, II, 208, dice che il 581 (1185-6) il califo almohade
-Jakûb, sapendo la mossa d’Ibn-Ghania sopra Costantina, mandò contro di
-lui l’armata capitanata da Mohammed-ibn-Abi-Ishak-ibn-Giâmi’, insieme
-con Abu-Mohammed-ibn-’Atusc, e con Ahmed-Sikilli, e che quest’ultimo
-_kaid_, con la sua squadra prese Bugia.
-
-[340] Applicato il diritto de’ tempi al racconto d’Ibn-Khaldûn, ognun
-vede che il giovanetto Ahmed era venuto schiavo in Sicilia. Ora il
-Falcando attesta precisamente ch’egli fosse tenuto tale a corte,
-dicendo che il conte di Gravina, saputa la sua fuga, rimproverò
-alla regina vedova la stoltezza d’avere innalzato a tanta potenza un
-servo saraceno che aveva già tradita l’armata; ed aggiunse esser anzi
-maraviglia ch’ei non avesse fatti entrare occultamente i Masmudi nella
-reggia, per portar via il re con tutto il tesoro. Il conte di Molise
-partigiano di Pietro, negava che costui fosse servo, quando Guglielmo
-I l’aveva emancipato nel testamento e il nuovo re e la regina aveano
-confermata l’emancipazione. Presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 454.
-
-[341] Si vegga su questa nobile famiglia, Gilles Bry, _Histoire du pays
-et comté du Perche_, Paris, 1620, in-4. Il territorio della contea di
-Perche rispondea quasi a quello degli odierni dipartimenti di Orne ed
-Eure et Loir.
-
-[342] Si leggano: Petri Blesensis _Epistolæ_;, n^i 10, 46, 66, 90, 93,
-alcune delle quali ristampò il Caruso, op. cit., pag. 489, 501; Thomæ
-Canterburiensis _Epistolæ_, lib. I, ep. 56, 57, 58, della edizione
-di Bruxelles, 1682; Epistole di Giovanni da Salisbury, dal Codice
-Vaticano, lib. II, epistola 61 e lib. III, ep. 80, presso Baronio,
-Annales, anno 1168, §62, e si confronti anno 1169, §2; Epistola nº 2
-di Lodovico VII di Francia a Guglielmo II di Sicilia, anno 1169, nella
-_Collection de Documents inédits sur l’histoire de France_, Série 1.
-_Lettres des Rois_, etc., tomo I, Paris, 1839, pag. 3. Questa lettera
-fu mandata alla corte di Palermo per un Teobaldo priore di Crépy,
-_procuratore_ del _monistero di Cluny_, al quale dovea servire di
-credenziale presso Guglielmo II.
-
-[343] «Panormitani.... multos apud eum accusaverunt apostates de
-Christianis Saracenos effectos, qui sub eunuchorum protectione diu
-latuerant.» Così il Falcando, op. cit., pag. 461. Mi par si debba
-intendere de’ Musulmani già fatti Cristiani, non già di Cristiani
-nati, dei quali se alcuno mai si fece musulmano, il caso doveva essere
-rarissimo in quel tempo.
-
-[344] Op. cit., pag. 463.
-
-[345] _Gaytum Sedictum_, nelle edizioni del Falcando. I buoni mss.
-della Biblioteca imperiale di Parigi, _Mss. latins_, 5150 e 6262, e
-_Saint-Victor_, 164, hanno “Se dictum.” Mi sembra migliore la prima
-lezione che si avvicinerebbe ai nomi di _Siddik_ ovvero _Sadâka_, non
-venendomi alla memoria alcuno che si potesse pronunziare _Se_.
-
-[346] La via Marmorea è quasi la stessa ch’or si chiama il Cassaro; ma
-nel XII secolo la parte più alta di quella tornava al tratto che corre
-dal Collegio Nuovo all’odierno palagio arcivescovile, poichè la Piazza
-della reggia era allora in gran parte occupata dall’_Halka_, della
-quale si è detto nel lib. V, cap. V, pag. 136, 137, di questo volume.
-
-La Via Coperta, che conducea dall’antica reggia all’antico duomo,
-rispondeva alla contrada che or giace sotto il piano del Papireto.
-
-[347] I fatti si ritraggono confrontando il Falcando, partigiano, non
-cieco però, di Stefano, e Romualdo Salernitano che fu de’ congiurati.
-Si vegga anco Guglielmo di Tiro, lib. XX, cap. 3.
-
-[348] Op. cit., pag. 486.
-
-[349] Romualdo Salernitano, presso Caruso, op. cit., pag. 898-899.
-
-[350] Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo,
-pag. 336. Si riscontri Reinaud, _Extraits.... relatifs aux Croisades_,
-pag. 184, secondo il quale la epistola fu scritta il 1182.
-
-[351] Confrontisi: Ibn-el-Athîr, anno 565, testo del Tornberg, tomo XI,
-pag. 231 e Makrizi, _Mowa’iz_, testo di Bulâk, tomo I, pagina 214-215.
-Compendiò entrambi il Reinaud, _Extraits.... relatifs aux Croisades_,
-pag. 143-144.
-
-[352] Questa impresa del Jemen è narrata da Ibn-el-Athîr, anno 569,
-testo del Tornberg, XI, 260 segg.
-
-[353] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 569, testo, nella _Biblioteca
-arabo-sicula_, pag. 308 segg. e nell’edizione del Tornberg, tomo XI,
-292; Ibn-Khaldûn, op. cit., pag. 506 segg.; Ibn-Khallikân nella vita di
-questo Omâra, versione inglese del baron De Slane, tomo II, pag. 367.
-M. Reinaud, negli _Extraits.... relatifs aux Croisades_, pag. 172, dà
-la traduzione francese di uno squarcio d’Ibn-el-Athîr.
-
-[354] Si vegga, per questa data, la nota che ponghiamo in fine del
-racconto.
-
-[355] Questa particolarità è aggiunta da Ibn-el-Athîr. Secondo Ducange,
-quel vocabolo, composto del nome etnico e di ποῦλος che in greco de’
-bassi tempi significò “figlio”, par abbia designato in origine i figli
-de’ mercenarii turchi dell’impero bizantino. Poi si addimandarono così
-i soldati palatini di Alessio Comneno; e i Cristiani di Siria dettero
-tal nome a’ cavalleggieri. L’appellazione pareva appropriata, per tutti
-i versi, a’ Musulmani che militavano sotto le bandiere della Sicilia.
-
-[356] Lo stato delle forze si ritrae dalla lettera di Saladino.
-Ibn-el-Athîr quasi la copia; Ibn-Khaldûn accresce i cavalli a 2500;
-Makrizi dice le galee 260; il qual numero io accetto, per la grande
-accuratezza di quello scrittore nelle cose dell’Egitto e perchè meglio
-corrisponde ai 50.000 uomini.
-
-[357] Behâ-ed-din, narrando l’assedio di San Giovanni d’Acri per
-Barbarossa, descrive la _debbâba_ de’ Cristiani: grande struttura di
-legno, vestita di lamine di ferro, mobile su ruote, montata da molti
-combattenti, armata di una trave che terminava in un collo con capo
-di ferro, e chiamavasi “montone”, la quale, mossa da molti uomini,
-percotea le mura. Dice egli anco d’una macchina simile che consisteva
-in una tettoia, sotto la quale gli uomini moveano una trave armata d’un
-ferro in forma d’aratro; e questa chiamavasi “gatto.” _Vita Saladini_,
-pag. 141, 143.
-
-_Debbâba_ è traduzione di “testuggine.”
-
-Si vegga anco Reinaud, _Extraits_, etc., pag. 291-292. Nell’impresa de’
-Siciliani sopra Alessandria occorrono simili denominazioni. La somma
-della lettera di Saladino, distinguendo i varii corpi dell’esercito
-siciliano, nomina “gli artefici delle torri e delle _debbâba_.” Poi
-nella narrazione dell’assedio leggiamo: “e rizzarono tre _debbâba_
-coi loro _kebasc_ (che vuol dir “montone”).... le quali _debbâba_
-somigliavano a torri, sì grosso era il legname, sì maravigliosa
-l’altezza e la larghezza, e sì grande il numero degli uomini che le
-montavano.”
-
-[358] Nella somma della lettera di Saladino che ci dà
-Abu-Sciama-el-Mokaddesi, leggiamo d’un Ibn-el-Bessâr ucciso nel primo
-assalto da un dardo di _gerkh_. Op. cit., pag. 333-334. Nella vita di
-Saladino occorre il plurale _giurûkh_.
-
-[359] Ai tempi di Edrîsi, il faro sorgeva a un miglio dalla città per
-mare e tre per terra. Versione de’ signori Dozy e De Goeje, pag. 166.
-
-[360] La saldezza delle mura di Alessandria è attestata da Edrîsi, l. c.
-
-[361] Le lasciaron chiuse, dice il sunto della lettera di Saladino, coi
-_kosciûr_. Il singolare _kiscr_ significa “scorza, corteccia” e però ho
-messo il significalo di “imposte” che non trovo ne’ dizionarii. Par che
-abbiano alzate quelle che noi diciamo saracinesche, le quali si poneano
-a varie distanze dentro la lunga volta d’una porta di città o fortezza,
-ed abbian lasciata socchiusa la porta esteriore.
-
-[362] Dalla somma della lettera di Saladino parrebbe ciò avvenuto
-il secondo giorno di combattimento; ma di certo v’ha errore, poichè
-nello stesso squarcio si dice che lo spaccio _era arrivato_ a Saladino
-il _martedì_ che fu il _terzo_ giorno dello sbarco (e secondo di
-combattimento) e il corriere di Saladino ad Alessandria il _quarto_
-dello sbarco (e terzo di combattimento) che fu il _mercoledì_.
-Ibn-el-Athîr dice espressamente fatta la sortita il terzo giorno di
-combattimento.
-
-[363] Ibn-el-Athîr, dal quale sappiamo la spedizione di questo
-corriere, dice che arrivò “lo stesso giorno della partenza.”
-
-Fâkûs giace sull’estremo braccio del Nilo verso levante, ai confini del
-deserto di Suez, poco lungi dal lago Menzaleh.
-
-[364] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 570, nella _Biblioteca
-arabo-sicula_, testo, pag. 310 segg. e nella edizione del Tornberg,
-XI, 272 seg.; Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella stessa _Biblioteca_, pag.
-332 segg., il quale dà la somma di una lettera scritta da Saladino ad
-un suo emir in Siria; Ibn-Khaldûn, op. cit., pag. 508; Makrizi nella
-stessa _Biblioteca_, pag. 518 dove la prima data si corregga 569. Nel
-_Mesciâri-el-Ascwâk_, ediz. di Bulâk 1242 (1826-7) pag. 196, 197, è un
-compendio dello stesso racconto di Abu-Sciama e d’Ibn-el-Athîr. Ne fa
-anche parola un contemporaneo, nell’opera geografica posseduta dalla
-_Bibl._ imperiale di Parigi, _Suppl. Arabe_, 966 bis, foglio 47 verso.
-Behâ-ed-din, _Vita Saladini_, edizione di Schultens, cap. XII, pag.
-41, dà un cenno di questa impresa de’ Franchi, senza dir ch’e’ fossero
-que’ di Sicilia. Aggiunge ch’essi ritiraronsi dopo tre giorni con gravi
-perdite; dà loro 600 legni e trasporta la data al mese di sefer 570
-(settembre 1174). Oltre le teride e le galee, l’autore qui nomina le
-_botse_, ch’è alterazione della nostra voce “buzzo.”
-
-Per lieve che sia, non è da passare sotto silenzio uno sbaglio di
-cronologia de’ compilatori musulmani. Abu-Sciama, il quale trascrive il
-testo perduto di ’Imâd-ed-din, dice in principio sbarcati i Siciliani
-la domenica, 26 dsu-l-higgia 569 e rotti il 1º di moharrem 570. Lo
-stesso scrive Ibn-el-Athîr; di modo che gli assedianti, escluso il
-giorno dello sbarco, sarebbero stati sotto le mura di Alessandria per
-cinque giorni interi, poichè, sendo il 569 dell’egira quel che noi
-diremmo anno bisestile, il mese di dsu-l-higgia ebbe allora 30 giorni
-invece di 29. Da un’altra mano, sendo incominciato quell’anno di
-domenica e il mese di dsu-l-higgia, di mercoledì, il giorno 26 cadde in
-sabato e non in domenica.
-
-Ma la somma della lettera di Saladino come l’abbiamo da Abu-Sciama,
-nota i soli giorni della settimana: cioè, sbarco la domenica, assalti
-il lunedì e il martedì, sortita e rotta il mercoledì, ritirata
-dell’armata il giovedì. Il giovedì appunto, 1º agosto 1174, principiò
-il mese di moharrem e l’anno 570 secondo il conto astronomico
-dell’egira, che muove dal mezzodì del 15 luglio 622, anzichè dal 16
-come lo si conta più comunemente, comprendendovi la notte che precede.
-Onde si vede che il giorno assegnato dai compilatori alla _sconfitta_
-de’ Cristiani, fu quello in cui l’armata si allontanò d’Alessandria,
-non quello dell’ultima battaglia, e ch’essi per errore posero lo
-sbarco il 26 invece del 27. Gli imperfetti metodi di cronologia usati
-in Oriente e la superstizione di contare il primo del mese quando
-proprio si vede la luna, spiegano cotesti errori. Le giornate di quella
-infelice impresa van così notate:
-
- Domenica 27 dsu-l-higgia 569 28 luglio 1174, sbarco
- 28 29 » » 29 30 » assalti
- 30 » » 31 » sortita; rotta
- de’ Siciliani
- Giovedì 1º moharrem 570 1º agosto 1174 ritirata
- dell’armata.
- — Strage dei
- 300 cavalieri.
-
-M. Reinaud ha dati alcuni squarci de’ citati autori arabi, ne’ suoi
-_Extraits, etc._, pag. 173. Debbo avvertire che la nota n. 1, del mio
-dotto maestro non è esatta. I Veneziani, i Pisani e i Genovesi, non
-sono già nominati nel testo come ausiliari di Guglielmo II in questa
-impresa, ma soltanto noverati tra i Cristiani che soleano molestar
-l’Egitto.
-
-Degli autori cristiani, Marangone, nell’_Archivio storico italiano_,
-tomo VII, parte 2ª, pag. 71, sotto l’anno pisano 1175, dice partita
-l’armata siciliana il 1º luglio; forte di 150 galee e 50 dromoni
-pei cavalli, con 1000 cavalieri, molti arcieri e balestrieri e molte
-macchine (_ædificia_) e che l’armata, appena arrivata in Alessandria,
-prese una nave pisana proveniente da Venezia: e qui finisce il racconto
-e la cronica. Veggansi inoltre: Guglielmo di Tiro, lib. XXI, cap. 3;
-la _Chronica pisana_, presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 191, la
-quale qui copia il Marangone; infine la _Cronica anonima nella Historia
-diplomatica Friderici II_, dell’Huillard-Bréholles, tomo I, pag. 890.
-È da notare che il Caruso, _Memorie storiche_, parte II, vol. I, pag.
-186, 192, suppose due spedizioni d’Alessandria, nel 1174, cioè e nel
-1178, togliendo l’una da Guglielmo di Tiro e l’altra dalla cronica
-Pisana.
-
-[365] Palmieri, _Somma della Storia di Sicilia_, vol. II, pag. 285.
-Il buon Di Biasi suppone che que’ tesori fossero stati spesi nella
-fabbrica del Duomo di Morreale. Merita tanta maggior lode, dopo ciò,
-il mio amico Isidoro La Lumia, il quale, invaghito com’ei sembra di
-Guglielmo II, ha riconosciuto, pag. 146-147, l’errore del Caruso e
-degli altri, e dato un cenno di questo fatto di Alessandria, secondo
-gli scrittori contemporanei cristiani e le poche notizie de’ musulmani
-che gli fornisce il compendio del Renaudot, _Hist. Patr. Alexandriæ_,
-Parigi, 1713 in-4, pag. 540.
-
-[366] Makrizi, _Mowa’iz_, testo di Bulâk, tomo I, pag. 180. A
-coteste frequenti molestie si allude nello squarcio anzi citato della
-relazione di Saladino al califo di Bagdad, dove leggiamo (_Biblioteca
-arabo-sicula_, testo, pag. 336), “che del navilio del re di Sicilia si
-era parlato sovente e del suo esercito non si ignoravano i casi.”
-
-[367] _Baiân-el-Moghrib_, testo, nella _Biblioteca arabo-sicula_, pag.
-374. Si veggano i capitoli ij e iv del presente libro, pag. 418 e 490
-del volume.
-
-[368] A rigore si potrebbero supporre anco due imprese estive nello
-stesso anno 573, che cominciò in fine di giugno 1177 e terminò il 18
-giugno 1178.
-
-[369] Ibn-el-Athîr, anni 568 e 576, testo, nella edizione del Tornberg,
-tomo XI, pag. 256, 309.
-
-L’epistola di Saladino al califo di Bagdad, inserita nell’opera di
-Abu-Sciama-el-Mokaddesi, della quale ho dati alcuni squarci nella
-_Biblioteca arabo-sicula_, dice occupate a nome del Sultano, Barca,
-Kafsa, Kastilia e Tauzer, ms. arabo della Biblioteca imperiale di
-Parigi, _Ancien Fonds_, 707 A, fog. 128 verso.
-
-[370] Ibn-el-Athîr, anno 576, loc. cit. Si confronti il _Kârtas_,
-edizione del Tornberg, testo, pag. 139 e traduzione pag. 186; e
-Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduzione, di M. De Slane, II,
-34, 203.
-
-[371] Anno 1180, presso Pertz, _Script._, VII, 528. M. De Mas-Latrie,
-nella Introduzione ai _Traités de Paix_, ec., pag. 51, accetta ed
-amplifica il racconto dell’abate Roberto e dà alla restituzione delle
-due città il significato plausibile, che il principe almohade abbia
-permesso ai Siciliani di tenervi loro fondachi. E accomoda anco la
-differenza della data tra Roberto e l’anonimo Cassinese, affermando che
-le negoziazioni furono cominciate il 1180 e terminate in agosto 1181.
-
-[372] Marrekosci, nella edizione del Dozy, pag. 181 e nella _Biblioteca
-arabo-sicula_, pag. 320. Si corregga in questo modo la traduzione
-del Marrekosci, ch’io detti già in nota a Ibn-Giobair, nel _Journal
-Asiatique_ di marzo 1846, pag. 234 e nello _Archivio storico italiano_,
-appendice nº 16, pag. 71.
-
-[373] Si confronti Ibn-el-Athîr, loc. cit. con l’anonimo Cassinese,
-presso Caruso, _Biblioteca sicula_, pag. 543. L’uno dice che Kafsa fu
-presa il primo giorno del 576 (28 maggio 1180) e che Abu-Iakûb dopo
-ciò andò a Mehdia, dove trovò gli ambasciatori e fermata la tregua se
-ne tornò _in fretta_ a Marocco; l’altro che Guglielmo fece la tregua
-in Palermo d’agosto 1181. Indi suppongo la stipulazione a Mehdia e
-la ratificazione a Palermo. Ma quanto all’anno, sto alla data de’
-cronisti arabi i quali non sogliono scrivere i numeri in cifre e
-sono in generale molto più esatti. Non mi par verosimile poi che la
-ratificazione sia stata differita per più di un anno fino all’agosto
-1181.
-
-[374] Si vegga qui appresso la nota 1, alla pag. 521.
-
-[375] Ibn-el-Athîr, l. c. Si direbbe quasi ch’egli accennasse al
-motivo, continuando, immediatamente dopo aver fatta menzione della
-tregua: “L’Ifrikia era straziata allora, ec.”
-
-[376] Testo del Dozy, pag. 193 segg. Si confronti Ibn-Khaldûn,
-_Histoire des Berbères_, versione del baron De Slane, II, 188, 207, il
-quale differisce in alcuni fatti secondarii.
-
-[377] Presso Muratori, _Rerum Italic._, VI, 355-356. Vi si legge
-l’anno della natività 1181, indizione XIII, la quale all’uso di Genova
-risponde alla XIV del conto più comune, e però l’anno torna appunto al
-1181 del calendario romano.
-
-[378] Par che Pisa in questo tempo rinnovasse ogni dieci anni la tregua
-con Majorca; poichè abbiamo notizie delle pratiche del 1161 e del 1173,
-dal Marangone, nell’_Archivio storico italiano_, tomo VI, parte 2ª,
-pag. 25 e 68. Il trattato originale del giugno 1184 è stato pubblicato
-da me ne’ _Diplomi Arabi del Regio Archivio fiorentino_, parte I,
-n. IV, pag. 14, seg. nella quale opera, Introduzione, pag. XXXVI, è
-da correggere la citazione del Caffaro e la data della spedizione di
-Guglielmo II, della quale ci ragguaglia la cronica anonima, pubblicata
-nella _Historia Diplomatica Friderici II_, etc.
-
-[379] Testo arabico del regio Archivio di Torino, pubblicato dal Sacy,
-nelle _Notices et extraits des mss._, XI, 7, segg.
-
-[380] Si confrontino: Guglielmo di Tiro, lib. XXII, cap. viij, nel
-_Recueil des Historiens des Croisades, Historiens Occidentaux_, tomo I,
-parte I, p. 1076, e la cronaca anonima del XIII secolo, pubblicata da
-M. Huillard-Bréholles nella _Historia Diplomatica Friderici secundi_,
-etc., tomo I, pag. 890. Questa non mette data e dice che Guglielmo II
-abbia voluto ajutare un principe musulmano scacciato da Majorca; il
-qual fatto ci condurrebbe al 1183, ed agli anni seguenti. Guglielmo di
-Tiro, dal Cap. v. al vij dello stesso libro, dice di avvenimenti del
-1180 e della state del 1181, e incomincia il cap. viij con la morte
-di Malek-Sciah figliuolo di Norandino, la quale sappiamo d’altronde
-che avvenne di novembre 1181. Per questo dobbiam supporre il naufragio
-seguito nell’inverno 1181-1182 e non già nella prima spedizione, della
-quale abbiamo la data precisa dal Caffaro.
-
-[381] Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, versione del baron De
-Slane, II, 208 a 210.
-
-[382] Di queste orribili condizioni dell’Affrica propria troviamo il
-racconto in Ibn-el-Athîr, anni 580 e 581, nella edizione del Tornberg,
-tomo XI, p. 334, 342 segg.
-
-[383] Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nel _Journal Asiatique_
-di dicembre 1845, pag. 526 segg. e di gennaio 1846, p. 88 segg.
-Il testo si legge anco nella edizione del Wright e nella _Bibl.
-arabo-sicula_; e la versione italiana, nell’_Archivio storico_,
-Appendice n. 16, pag. 35 segg.
-
-[384] Fan cenno di questa impresa Niceta Coniate, Guglielmo di Tiro,
-Sicardi vescovo di Cremona ed altri cronisti del tempo; ma quei che più
-largamente la narra, anzi con infiniti particolari e troppa rettorica,
-è un testimonio oculare che soffrì i disagi dell’assedio e tutte le
-onte della occupazione straniera: l’arcivescovo di Tessalonica stessa,
-Eustazio, dotto commentator di Omero. Il suo testo su l’eccidio di
-Tessalonica, fu pubblicato per la prima volta a Francoforte il 1832, e
-ristampato con versione latina, nella collezione bizantina di Bonn, il
-1842. Isidoro La Lumia è tra gli scrittori italiani il primo che abbia
-fatto uso del testo di Eustazio nella sua Storia di Guglielmo il Buono.
-L’anonimo dianzi citato (_Historia Diplomatica Friderici secundi_, tomo
-I, parte 2, p. 890) dice anch’esso di questa infelicissima impresa; e
-il contemporaneo Rodolfo De Diceto, decano di San Paolo in Londra, la
-riferisce con grande esagerazione delle forze siciliane, nientedimeno
-che 85,000 fanti e 30,000 cavalli! Nell’_Historiæ Anglic. Scriptores_,
-Londra, 1652, pag. 628.
-
-[385] Conradi a Liechtenaw, _Chronicon_, Argentorati, 1609, in fol.
-pag. 228.
-
-[386] Epistola di Saladino al califo di Bagdad. Non ostante
-l’ampollosità dello stile, questo documento è importantissimo. Saladino
-volea mostrare all’universale de’ Musulmani, più tosto che al povero
-e negletto pontefice, come la usurpazione sua, anzi lo spogliamento di
-tanti piccoli usurpatori, non escludendo que’ della casa di Norandino,
-fosse necessario a ristorare l’impero musulmano e cacciare gli Infedeli
-dal territorio. Questa epistola fu mandata verso il principio del 1182.
-Si vegga Reinaud, _Extraits.... des Croisades_, pag. 184. Io ho dato
-nella _Biblioteca arabo-sicula_, pag. 336-7 il testo dello squarcio
-dove si dice del re di Sicilia e delle repubbliche di Venezia, Pisa e
-Genova.
-
-[387] Si confrontino: l’anonima _Historia Hierosolimitana_, presso
-Bongars _Gesta Dei_, ec., vol. I, pag. 1155 segg.; Marino Sanudo, lib.
-III, parte ix, cap. 9, op. cit. tomo II, pag. 194; Sicardi vescovo
-di Cremona, presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 530; Francesco
-Pipino, _Chronicon_, lib. I, cap. xij, op. cit., IX; Bernardi
-Thesaur. cap. clxix, clxx, op. cit., VII; _Chronica Anonima _presso
-Huillard-Breholles, _Hist. Diplom. Friderici secundi_, ec., tom. I,
-pag. 890, 894; _Continuazione francese di Guglielmo di Tiro_, lib.
-XXIV, cap 5, 7, 11, nel _Reçueil des Historiens des Croisades —
-Historiens Occidentaux_, tomo II, pag. 114, 115, 119 e segg.
-
-Le prime imprese di Margarito fecero tanto romore in Levante, che gli
-ambasciatori di Filippo Augusto a Costantinopoli, ragguagliando il re
-delle notizie della guerra, diceano presa Giaffa da Margarito, uccisivi
-500 Turchi, fatti prigioni otto emiri e presa anco Gebala e trucidati
-quanti uomini vi si trovarono. Questa lettera è trascritta da Rodolfo
-De Diceto, op. cit., pag. 641 ed anco dall’autore della _Gesta regis
-Henrici II_, attribuita a Benedetto abate di Petersborough, ediz.
-Stubbs, Londra, 1867, vol. II, pag. 51. Pipino e Bernardo accrescono
-infino a 200 il numero delle galee siciliane; Sanudo dice 70 galee, 500
-uomini d’arme e 300 turcopoli.
-
-[388] Gli Arabi musulmani chiamano _taghiat_ indistintamente i principi
-stranieri. Quella voce significa in origine, violento, ingiusto,
-prevaricatore, ec.
-
-[389] Traduzione litterale del bisticcio arabo _kala’t_ e _tala’t._
-
-[390] ’Imâd-ed-dîn, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo, pag. 206,
-207. Si confronti Abu-Sciamâ, nella stessa raccolta, pag. 337.
-
-[391] _Secreta Crucis_, presso Bongars, Gesta Dei, ec., II, 194.
-
-[392] Niceta Choniate, _De Isaaco Angelo_, lib. I, § 5, pag. 483, 484;
-Sicardi presso Muratori, Rer. Italic., VII, 615; Conradi a Liechtenaw,
-pag. 232, dell’edizione citata; _Continuatio Cremifanentis_, presso
-Pertz, _Scriptores_, IX, 548; _S. Rudberti Salisburgensis Chron._, vol.
-cit. pag. 778. Continuazione di Otone di Frisingen, op. cit., XX, 325;
-_Annales Aquenses_, op. cit, XVI, 687; _Contin. Weingart._, op. cit,
-XXI, 474 e molti altri cronisti tedeschi. Margarito stesso confessava
-i tristi principii della sua vita, nel 1194 quand’egli, grande
-Ammiraglio di Sicilia, conte di Malta, ricchissimo e potentissimo,
-donava all’Archimandrita di Messina un suo casale “per espiazione dei
-suoi misfatti.” Chi non ne avea su le spalle di grossi e conosciuti, li
-solea chiamar peccati. Si vegga presso il Pirro, Sicilia Sacra, pag.
-980, questo diploma il quale attesta la patria dell’Ammiraglio: “Nos
-Margaritus de Brundusio, etc.”
-
-[393] Si confrontino Niceta Choniate, _De Isaaco_, lib. I, § 5, e la
-cronica intitolata _Magni Presbyteri_, presso Pertz, _Scriptores_,
-XVII, 511, la quale inserisce una relazione contemporanea.
-
-[394] _Gesta regis Henrici II_, attribuite a Benedetto abate di
-Petersborough, edizione di Stubbs, Londra, 1867, tomo II, p. 199. Si
-vegga la pag. xlvij della Prefazione, nella quale il dotto editore
-dimostra che questa parte fu scritta verso il 1192. Lo squarcio era
-stato pubblicato prima, sotto il nome di Brompton, nell’_Historiæ
-Anglic. Script._, Londra, 1652, I, 1218.
-
-[395] Eustazio di Tessalonica, Opuscula, Francoforte, 1832, pag. 292,
-294, e nella edizione di Bonn, 1842, pag. 457, 464, 466.
-
-[396] Nel testo d’Imâd-ed-dîn leggiamo “che i Cristiani messero su le
-gerkh” e “spianarono le _zambûrek_.” Della prima di coteste armi si
-è fatta menzione nell’assedio di Alessandria. La seconda è citata da
-Behâ-ed-dîn, edizione di Schultens, pag. 150 e da Reinaud, _Extraits_,
-etc. pag. 416.
-
-[397] Paolo Santini da Duccio, nel bel ms. della Biblioteca imperiale
-di Parigi, pubblicato in parte da MM. Reinaud et Favé (_Du feu
-gregeois_, etc., Paris 1849 in -8) dà la figura del _mantellectus_ del
-XIV secolo, un asse cioè, inclinata a 45° e sostenuta da due fiancate
-triangolari, in forma di leggìo, dietro la quale riparavasi il soldato.
-Traduco mantelletti la voce _giafati_ che si legge in Imâd-ed-dîn e con
-lieve variante in Ibn-el-Athîr. Questi nomina inoltre le _târakîa_, che
-M. Reinaud, con l’approvazione di M. De Sacy (_Chréstomathie Arabe_,
-tomo I, pag. 273, della 2ª edizione) credette analogo a θώραξ. Ma qui
-evidentemente non si tratta di corazze, e se pure quel vocabolo greco
-diè origine all’arabico, variò in questo il significato, vedendosi nel
-_Vocabulista Arabico_ della Riccardiana resa “scutum” la voce _Derak_
-o _Tarak_. Credo sia appunto la nostra “targa”, ossia scudo grande del
-medio evo. E questo si adatta molto meglio che corazza, nel luogo di
-Makrizi, citato da M. De Sacy. Si riscontri Quatremère, _Histoire des
-Mongols de la Perse_, tomo I, pag. 289. Imâd-ed-dîn, in luogo di questa
-voce, ne mette due, cioè _tirds_ “scudi” e _satâir_, che mi par usato
-genericamente per significare “ripari”.
-
-[398] Si confrontino: ’Imâd-ed-dîn da Ispahan e il suo compendiatore
-Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo, pag.
-205 segg. 337 segg. e Ibn-el-Athîr, anno 584, op. cit., pag. 312 segg.
-e nella ediz. del Tornberg, tomo, XII, pag. 2 segg. M. Reinaud ha
-dato un cenno di cotesto racconto ne’ suoi _Extraits.... relatifs aux
-Croisades_, pag. 226-227.
-
-[399] _Gesta regis_, etc. attribuita a Benedetto di Petersborough,
-dianzi citata, tomo II, pag. 175, 180. Si confronti quel testo con
-Ruggiero de Hoveden.
-
-[400] Si confrontino: la continuazione francese di Guglielmo di
-Tiro, lib. XXIV, cap. 7, nel _Recueil des historiens des Crosaides_,
-_Historiens Occidentaux_, tomo II, pag. 114-115 e la citata _Gesta
-regis Henrici II_, attribuita a Benedetto abate di Petersborough,
-tomo II, pag. 133, alla quale corrisponde Ruggiero de Hoveden, presso
-Caruso,_ Bib. Sic._, pag. 960.
-
-[401] _Gesta regis Henrici II_, or or citata, II, 54. Come si ritrae
-dalla prefazione dello Stubbs, l’autore anonimo era informatissimo
-degli affari della corte inglese, negli ultimi tempi di Arrigo II e
-ne’ primi di Riccardo. Il qual principe avendo passato l’inverno del
-1190-1 in Messina, dove ei conobbe Margarito, e la state seguente
-all’assedio d’Acri, i suoi intimi doveano sapere benissimo que’ fatti
-recenti dell’armata siciliana ne’ mari di Palestina. Ecco le parole del
-cronista: “Eodem vero anno, quidam vir potens et terra et mari, natione
-Sigulus (siculus), nomine Margaritus, per auxilium domini sui Willelmi
-regis Siciliæ, profectus cum quingentis galeis bene munitis, et viris
-bellicosis et victu et armis, in auxilium Cristianorum, et vias maris
-tanta calliditate obstruxit, quod Sarracenis qui Acram civitatem
-et cæteras terræ Jerusalem civitates et munitiones circa maritima
-occupaverant, nullus securus patebat egressus. Contigit autem quadam
-die, quod dum milites et servientes Saladini veherent arma per mare, et
-victualia ad subventionem filii Saladini et familiæ suæ qui erant apud
-Acram, occurrit eis predictus Margaritus cum suis; et commisso cum eis
-prœlio, illos devicit et omnes interfecit.” Il numero di 500 galee è
-sbagliato evidentemente dal copista, che dovea scrivere 50.
-
-Il compendio delle Crociate per Ahmed-ibn-Alì-el-Harîri, ms. della
-Bibl. imp. di Parigi, _Suppl. Arabe_, 1905 attesta che le forze
-siciliane si trovavano all’assedio d’Acri il 585 (1189) insieme con
-quelle di Costantinopoli, Roma, Genova, Pisa, Majorca, Rodi, Venezia,
-Creta, Cipro e Lombardia.
-
-[402] Eustazio, _De Excidio Thessalon._, edizione di Francoforte, pag.
-282, e di Bonn, pag. 421.
-
-[403] Riccardo da S. Germano in principio della Cronica.
-
-[404] Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nel _Journal Asiatique_
-di dicembre 1845 e gennaio 1846 e traduzione italiana nell’_Archivio
-Storico_, Appendice, nº 16.
-
-[405] Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 531.
-
-[406] _Constitutiones Regni Siciliæ_, lib. I, titolo 45, 68, lib. III,
-tit. 83.
-
-[407] _Decretales Gregorii_, libro V, titolo xvij, cap. 4. “De
-raptoribus”, pag. 1728 della edizione di Roma, 1632.
-
-[408] Ibn-Giobair, op. cit.
-
-[409] La prova di ciò è in tutti i fatti narrati ne’ capitoli di questo
-libro V.
-
-[410] Ibn-Giobair, op. cit.
-
-[411] Si vegga qui appresso a pag. 541, il cenno sopra Ibn-Kalakis.
-
-[412] Ibn-Giobair, op. cit.
-
-[413] Ibn-Giobair, op. cit.
-
-[414] Si vegga il Cap. vj del V libro, pag. 159 di questo volume.
-
-[415] Ibn-Giobair, op. cit.
-
-[416] Si vegga la nota 2 della pag. 532.
-
-[417] Epistola detta _Itinerario di Gherardo_, inserita nella _Chronica
-Slavorum_ di Arnoldo di Lübeck, lib. VII, cap. 10 della edizione del
-1659. Nella raccolta del Pertz, _Scriptores_, XXI, 103, e 235, nota
-77, il dotto editore Sig. Lappenberg, corregge il nome dell’autore
-dell’epistola, e pone l’ambasceria nel 1175.
-
-[418] Lib. V, cap. ix, pag. 262 segg. di questo volume.
-
-[419] Edizione di Francoforte, pag. 283, e di Bonn, pag. 422.
-
-[420] Pag. 304 dell’una e 504 dell’altra ediz. Il testo ha uomini
-τοῦ ρὶζικου. Si vegga questa voce nel dizionario greco del Ducange,
-secondo il quale la significazione primitiva sarebbe stata “gitto del
-dado,” indi “sorte, fortuna.” Parmi che il sig. Tafel nel suo _Komnenen
-und Normannen_, Stuttgard, 1870, pag. 196, abbia ristretto troppo il
-significato traducendo _Freibeuter_ e corsari.
-
-[421] Ἀμερᾶς. Si aggiunga alle citazioni che ho date nel cap. primo del
-presente libro, pag 351 del volume.
-
-[422] Pag. 296 dell’una e 472, 473 dell’altra edizione.
-
-[423] Op. cit., pag. 301 e 492.
-
-[424] Orazione inaugurale, tra gli opuscoli della citata edizione di
-Francoforte, pag. 157.
-
-[425] Op. cit., pag. 285, della prima edizione e 430 dell’altra.
-
-[426] In questo medesimo capitolo, pag. 508.
-
-[427] Diplomi del 23 aprile e 6 maggio 1284, citati nella mia _Guerra
-del Vespro Siciliano_, cap. X, edizione del 1866, tomo I, pag. 383 in
-nota.
-
-[428] Eustazio, op. cit. p. 285 della prima ediz. e 431 dell’altra.
-Il traduttore latino qui ha reso “zolfo” la voce συρφετὸς, piuttosto,
-com’io credo, per conghiettura, che per l’autorità di altri esempii.
-Il vocabolo ch’io uso, corrisponde in Toscana al “pulvis stercoribus
-permixtus” che danno i lessici greci, insieme con quello di spazzature
-e di polvere delle strade; la quale in Sicilia si chiama appunto così
-(_pruvulazzu_).
-
-Debbo avvertire che, consultato su quel vocabolo il dotto professore
-Comparetti dell’Università di Pisa, ei mi conferma nell’opinione che
-non s’abbia a intendere zolfo; ma crede che qui significhi _spazzature
-di combustibili_, come sarebbero trucioli di legno e simili: quelle
-materie appunto che si adoperavano nelle mine, secondo gli antichi
-poliorcetici greci. Tuttavia mi resta il dubbio che, appo i Greci del
-XII secolo, le _spazzature_, tecnicamente dette, fossero di qualche
-sostanza incendiaria, di quelle note nel medio evo sotto il nome
-generico di fuoco greco. Ed ho voluto accennare a tal supposto, perchè
-ulteriori ricerche o nuovi testi, possano rischiarare questo punto di
-erudizione tecnica.
-
-Su l’antico uso delle composizioni incendiarle di salnitro e zolfo,
-o vogliam dire polvere da sparo imperfetta, si vegga l’opera di MM.
-Reinaud et Favé, intitolata _Du Feu Gregeois_, etc., e il cap. ij di
-questo medesimo nostro libro, pag. 367 del volume, nota 1.
-
-[429] Si vegga il lib. V, cap. vj e ix, pag. 173 e 263 di questo volume.
-
-Il divario tra i nomi di Abu-l-Kâsim e Ibn-abi-l-Kâsim non fa alcuna
-difficoltà, perchè gli Arabi soleano scorciare così fatte appellazioni.
-Ne abbiamo un esempio vicino nei Beni Khorasân di Tunis, il qual casato
-correttamente si addomandava de’ Beni-abi-Korasân. Si vegga il capitolo
-ij di questo libro, pag. 429 del volume, nota 1.
-
-[430] Si vegga nel principio di questo stesso capitolo la pag. 500.
-
-[431] Ibn-Giobair, op. cit.
-
-[432] “Il figlio della rupe”, ossia l’acqua, simbolo di beneficenza.
-Si confrontino: Ibn-Khallikân, _Biografia degli illustri Musulmani_,
-testo, nella edizione del Wüstenfeld, IX, 67, vita, nº 772, e X, 64,
-vita nº 815; ed Hagi-Khalfa, _Dizionario bibliografico_, III, 545, nº
-6680. Ho ristampati i testi nella _Biblioteca arabo-sicula_, pag. 631,
-643, 702.
-
-[433] Si vegga la mia prefazione al _Solwân-el-Motâ’_ d’Ibn-Zafer, pag.
-XXIV segg.
-
-[434] Op. cit., pag. 2, 3.
-
-[435] _Liber Jurium Reipub. Januens._, tomo I, pag. 463, n. CCCCXXXVII,
-nei _Monumenta hist. patriæ_.
-
-Il testo ha _domum_ ed io traduco “palazzo” perchè la “casa” donata
-in Messina per lo stesso diploma, era stata quella di Margarito,
-cioè il palagio dove soggiornò Riccardo Cuor di Leone il 1190-91; la
-casa donata in Siracusa era quella di Gualtiero di Modica già grande
-ammiraglio; il fabbricato donato in Napoli, era il fondaco regio _in
-porta Morizini_, etc. Questo importante documento uscì alla luce la
-prima volta nella _Hist. Dipl. Friderici II,_ tomo I, 66.
-
-[436] Si vegga la citazione a pag. 173, del presente volume, nota. 1.
-
-[437] Presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 404, 405. Questa e le altre
-edizioni mettono a capo della Storia la citata epistola, la quale
-evidentemente fu scritta molto tempo dopo quella. E si legge dopo la
-Storia nel bel ms. della _Bibl. imp. di Parigi_, S. Victor, nº 164.
-
-[438] L’autore non solamente dice e replica ch’egli scrivea “quando
-le tepid’aure” sottentravano alla neve ed al gelo, ec. Egli accenna
-anco alla occupazione della Puglia, di che gli duole un tantino, ma
-la sopporta purchè i Tedeschi non passino nell’isola. E continua:
-“Atque utinam Constantia cum rege Teuthonico, Siciliæ fines ingressa,
-perseverandi constantiam non haberet, nec ei detur copia Messanensium
-agros aut Aetnæi montis confinia transeundi!” Eccoci dunque al giugno
-1190; poichè egli è noto che Arrigo mandò l’Arcivescovo di Magonza
-allo scorcio d’aprile e che il maresciallo imperiale di Toscana passò
-i confini del regno di Puglia in maggio. Nè Costanza, nè Arrigo erano
-con quell’esercito; ma si capisce che potea correrne la nuova o potea
-l’autore supporre la presenza dei due principi o anche fingerla tra le
-sue favorite ipotiposi; se pur non lo strascinò il bisticcio che gli
-veniva tra’ piedi col nome di Costanza.
-
-Nè si dica che l’autore vivendo in qualche monastero di Francia o
-d’Inghilterra, dovesse sapere le notizie di Sicilia da una stagione
-all’altra. Nel medio evo i monasteri erano appunto gli emporii del
-mondo, e i frati ne andavano in traccia come i giornalisti d’oggidì.
-
-[439] Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 485 segg. del volume.
-
-[440] “Panormi oritur inter Christianos et Sarracenos dissentio.
-Sarraceni, multa suorum strage facta, exeunt et inhabitant montana.”
-Così l’Anonimo cassinese, anno 1189 presso Caruso, _Bibl. sicula_,
-pag. 514. Similmente Riccardo da S. Germano scrisse.... “quinque
-Sarracenorum regulos, qui ob metum Christianorum ad montana
-confugerant.” Pietro d’Eboli, dopo aver chiamata Palermo città
-trilingue, dice de’ tumulti che scoppiarono:
-
- _Scismatis exoritur semen in urbe Ducum:_
- _In sua versa manus præcordia, sanguinis hausit_
- _Urbs tantum, quantum nemo referre potest._
-
-
-[441] Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 488 del volume. Credo
-che M^r De Cherrier sbagli supponendo che i Musulmani minacciarono
-Catania, _Lutte des papes_, etc., lib. I, cap. V, pag. 216 della 2ª
-edizione. Il fatto di Catania fu ben diverso e seguì nel 1194, come si
-vedrà più innanzi.
-
-[442] _Gesta Regis Henrici_, etc., edizione Stubbs, Londra, 1867,
-vol. II, pag. 141. Cotesta cronica, attribuita a Benedetto abate di
-Peterborough che la fece copiare, fu scritta, come pensano gli eruditi,
-a corte di Riccardo Cuor di Leone; e però ha autorità, non solamente
-di contemporanea, ma ancora di conterranea pei fatti siciliani del
-1190, quando Riccardo passò parecchi mesi in Sicilia. Leggonsi a un
-dipresso le medesime parole in Ruggiero de Hoveden (presso Caruso
-_Bibl. sicula_, pag. 965) il quale inserì quella cronica nella sua,
-con parafrasi, mutazioni ed aggiunte, e, sendo contemporaneo anch’egli,
-rafforza la testimonianza col fatto stesso del plagio.
-
-[443] Anno 1190, presso Caruso, op. cit., pag. 547.
-
-[444] _Gesta Regis Henrici_ e Ruggiero de Hoveden ll. cc.
-
-[445] Si confrontino Riccardo da San Germano e le _Gesta_ II. ec.
-
-[446] Presso Pirro, _Sicilia sacra_, pag. 1132, il quale afferma
-aver copiato l’autentico diploma. Questo è citato in un altro della
-imperatrice Costanza dato d’ottobre 1198 o 1199, nella _Historia
-Diplomatica Friderici Secundi_, I, 12.
-
-[447] Si vegga il gran lavoro di M^r De Cherrier, _Histoire de la
-lutte des papes et des empereurs de la Maison de Souabe_, lib. I,
-cap. 5 segg.; la monografia del dottor Teodoro Toeche, _De Henrico VI.
-Romanorum imperatore. Normannorum regno sibi vindicante_, Berlino 1860;
-e le critiche di questo dotto opuscolo fatte dal Sig. Adolfo Cohn nel
-_Forschungen zur deutsche Geschichte_, tomo I, pag. 437 segg. e dal
-Sig. Otto Hartwig, nel _Selzer’s Monats’blätter_ di Marzo 1862.
-
-Quanto agli scrittori contemporanei, oltre le antiche edizioni, si
-possono ora confrontare quelle del Pertz (fino al tomo XXII) e le
-recenti edizioni delle _Gesta Regis Henrici_ e dello Hoveden (tomo
-I) pubblicate a Londra del professore Stubbs. La raccolta del Pertz,
-inoltre, schiude alcune sorgenti che furono ignote ai compilatori della
-storia di Sicilia.
-
-[448] Non è superfluo avvertire che il prof. Stubbs, dando nella
-edizione delle _Gesta_, ec., II, 133, il capitolo sulle negoziazioni di
-Riccardo Cuor di Leone con Tancredi, ha ben corretto _salmas_ la voce
-_salines_ e spiegata _tari_ nel glossario, (II, 257) la voce _terrins_,
-ch’era stata variamente alterata e perfino ridotta a _terris_; le
-quali voci il Caruso (_Bibl. sic._, pag. 960) avea lasciate tal quali,
-ancorchè la prima indicasse evidentemente una misura di frumento, e la
-seconda non potesse denotare altro che piccole monete, poichè 1,000,000
-di quelle tornava, secondo lo stesso luogo del cronista, a 20,000 once
-d’oro.
-
-[449] _Annales Januenses_, presso Muratori, _Rer. italic._, VI, 370.
-
-[450] Ottone di San Biagio, presso Pertz, _Script._, XX, 325 e presso
-Caruso, _Bibl. sic._, pag. 935.
-
-Io non veggo perchè il Toeche nel citato lavoro, sì pregevole per
-diligenza e critica, metta in forse l’autorità della Continuazione
-Sanblasiana, ch’è pure molto particolareggiata in questi eventi,
-nè ripugna alle testimonianze degli altri contemporanei. Il signor
-Cohn, al contrario, ha mostrato degno di fede quello scrittore
-contemporaneo, op. cit., pag. 447, 450. Quanto ad Ottobono, autore
-degli Annali genovesi di questo tempo, il dotto Toeche dubita della
-esattezza del suo racconto, perchè gli pare inverosimile che la Regina
-di Sicilia avesse raccolto un esercito e che in questo militassero
-dei _Musulmani_. Il primo fatto, attestato dal cronista genovese al
-par che dal tedesco, è naturalissimo; nè si vede ragione di negarlo.
-Il secondo, se non al Burigny citato dal signor Toeche, si creda alle
-autorità che io ho allegate in varii luoghi del presente libro. Che
-se a lui non parve probabile che i Musulmani avessero prese le armi a
-favor della dinastia cadente, si potrebbe domandare all’incontro per
-qual ragione gli stanziali, o anco la milizia, di quella classe dei
-sudditi avrebbero disubbidito al comando di combattere gli stranieri.
-Tanto debbo far osservare sul giudizio del Toeche, pag. 54, nota
-148. Erroneo parmi quello del signor Hartwig, (op. cit. pag. 189) il
-quale, convinto dalla magnanimità di Arrigo VI e della scelleratezza
-dei Siciliani, trasporta di peso al 1197 la narrazione di Ottone di
-San Biagio intorno questo combattimento di Catania. Per vero il buon
-cronista avea messo il fatto a suo luogo, innanzi la resa di Palermo;
-nè può supporsi anacronismo, quand’egli, dopo lo imprigionamento dei
-grandi che aveano combattuto, accenna alla sorte incontrata finalmente
-da loro, la quale noi abbiamo buone ragioni di protrarre infino al 1196
-o 1197.
-
-[451] Ho avuta alle mani, parecchi anni addietro la edizione di Engel,
-Bâle, 1744, ma mentre riscrivo questo capitolo non posso citare se
-non che la ristampa del signor Giuseppe del Re (_Cronisti e Scrittori
-sincroni napoletani_, Napoli, 1845, in-8 grande, pag. 401, segg.)
-ove è la traduzione italiana del signor Emmanuele Rocco e le note di
-entrambi. Debbo avvertire che l’Engel non pubblicò tutte le figure
-del prezioso ms. di Bâle e che perciò si può dir manchi una parte
-dell’opera, poichè le figure di quel codice rischiarano talvolta i
-fatti e danno de’ nomi. Si vegga anco Cherrier, _Lutte des papes_,
-etc., lib. II, ij, pag. 232 della 2ª ediz. et passim.
-
-[452] Ottone di San Biagio.
-
-[453] Pietro d’Eboli.
-
-[454] Pietro d’Eboli.
-
-[455] Ottone di San Biagio. “Trinacriis pars, fertur equis, etc.”,
-dice Pietro d’Eboli descrivendo l’entrata dell’imperatrice Costanza in
-Salerno, il 1191.
-
-[456] Ottone di San Biagio.
-
-[457] In questo passo di Pietro d’Eboli, si legge tra le altre cose:
-
- _Haec_ (apodixa) _quantum Calaber, seu quantum debeat_ ater
- _Apulus, aut Siculus debeat orbis, habet._
-
-Cotesti versi ricordarono ai due eruditi editori napoletani,
-quell’altro notissimo della spada di re Ruggiero, onde l’uno e l’altro
-lessero _Afer_ in luogo di _ater_. Di certo il poeta pugliese non avea
-ragione di chiamare negri i suoi compatriotti; e il credito acceso
-nella Tesoreria di Sicilia contro l’Affrica, si spiega benissimo col
-tributo di Tunis. Fors’anco si può riferire a quello di Malta e di
-Pantellaria, popolate allora di Musulmani, come si vede nel capitolo
-precedente pag. 536 di questo volume. Ho detto positivamente del
-tributo di Tunis, perchè l’autore degli _Annales Colonienses Maximi_,
-(presso Pertz, _Scriptores_, XVII, 803) benissimo informato de’ casi
-di questa impresa di Sicilia, scrive sotto l’anno 1195: “Marroch rex
-Africæ 25 summarios, auro et lapide precioso, multisque donis oneratis
-imperatori mittit.” Si è già detto che Tunis ubbidiva in questo tempo
-alla dinastia degli Almohadi, residente in Marocco, che il cronista qui
-prende per nome proprio d’uomo.
-
-[458] Ottone di San Biagio alla divisione della preda accenna anco
-Pietro d’Eboli.
-
-[459] Si vegga il cap. iij di questo libro, pag. 448 del volume. Chi
-voglia giudicare la quantità e qualità della preda, convien che legga,
-da capo a fondo, l’opera dell’abate Bock, e guardi non solamente le
-figure cromolitografiche, ma ancora le incisioni in legno, intercalate
-nel testo dalla pag. 129 in giù.
-
-L’autore degli _Annales Marbacenses_ (presso Pertz, _Scriptores_, XVII,
-pag. 166) dicendo, come tutti gli altri cronisti tedeschi, dell’oro e
-dell’argento riportato dalla Sicilia il 1195, aggiunge particolarmente
-“cum multis pannis pretiosis de serico.”
-
-[460] _Annales Januenses_, presso Muratori, _Rer. italic._, VI, 370,
-dove si legge _Gruloardus_. Nell’edizione del Pertz, _Mon Germ._,
-XVIII, 109, è preferita la lezione _Gilolo Ardus_, la quale, come ognun
-vede, non differisce da _Gennolardus_ che per la permutazione dell’_n_
-in _l_, e per lo scambio, facile al paro, dell’_i_ in _e_.
-
-[461] Anonymi Fuxensis _Gesta Innoc. III_, cap. xxvj, nella edizione
-di Baluzio, tomo I, pag. 40. Il nome è sbagliato nella edizione di
-Caruso, _Bibl. sic._, pag. 645. La descrizione della battaglia, che
-ci occorrerà nel capitolo seguente, mostra bene il sito del campo, nel
-borgo ch’oggi si chiama Mezzo-Morreale, fuor la porta “Nuova.”
-
-[462] Anonymi _Chronicon Siculum_, cap. xxj, presso Gregorio. _Rerum
-Aragonens._, II, 129. _Fecit quidem dictus imperator Henricus comburi
-in plano Genoardi_, quod est _extra mœnia palatii Panormi juxta
-jardinum Cubbæ versus Aynisindi, omnes episcopos qui fuerant in
-coronatione regis Trankedi_. La favola di tutti i vescovi bruciati
-nascea certo da non falsa tradizione di supplizî dati in quel luogo
-per comando di Arrigo. In ogni modo il sito non è dubbio e risponde
-a quello ov’è in oggi l’Albergo de’ poveri. Dietro questo a N. O.
-scaturisce la fonte _Ainsindi_, in oggi detta _Dannisinni_.
-
-[463] _Gennet-ed-dûnia_, nell’ultimo verso della iscrizione ch’io
-ho pubblicata nella _Rivista Sicula_ di febbraio 1870. Il divario è
-come se in italiano si dicesse “il paradiso del Mondo” invece di “il
-paradiso della Terra.”
-
-[464] Ruggiero De Hoveden, ediz. di Francfort, 1601, pag. 746.
-
-[465] “Insuper insulas maris vectigales faciens, imperium admodum
-dilatavit, etc.” Così Ottone di San Biagio, cap. xliij presso Muratori,
-_Rer. italic._, VI, 901.
-
-[466] _Carmen._ Si vegga qui sopra la nota 1 della pag. 553.
-
-[467] Si vegga il citato opuscolo del Dottor Toeche, pag. 61, 62, nota
-164, 166, 168.
-
-[468] Hartwig, op. cit., pag. 188, 189.
-
-[469] Cioè, Ottone di San Biagio e Arnoldo di Lübeck. Non dò i nomi
-degli altri, perchè li ha citati il Toeche, pag. 59, nota 160. Ai quali
-è da aggiugnere:
-
-_Cont. Weingart._, Perz, XXI, 474, che accenna alla congiura del 1196,
-con un “si dice:”
-
-_Annales Marbacenses_, Pertz, XVII, 166, anno 1195, dove, senza far
-menzione di congiura, si dice imprigionata la vedova di Tancredi, il
-di lui figliuolo e tre figliuole, l’arcivescovo di Salerno e dieci
-magnati, tra i quali Margarito.
-
-_Annales Colonienses Maximi_, Pertz, XVII, 803, dove non è supposta
-congiura nel 1195, ma sì bene nel 1197.
-
-_Annales Stadenses_, Pertz, XVI, 352, dove si fa un cenno, sotto l’anno
-1195, della cattura e accecamento del solo Margarito, il quale voleva
-uccider l’imperatore a tradigione.
-
-_Annales Piacentini Guelphi_, Pertz, XVIII, 419, anno 1194.
-
-_Chronologia_ di Roberto di Auxerre, nel _Recueil des historiens
-des Gaules_, etc., tomo XVIII, 261, 262. Questo scrittore francese
-contemporaneo, nota nel 1193, che Arrigo, ritornando in Germania,
-riportò seco la moglie e il figliuolo di Tancredi e alcuni ottimati
-che aveano cospirato contro di lui; e nel 1196 fa parola di un’altra
-congiura, dalla quale Arrigo scampò appena e poi “conspirationis
-auctores horrendo discerpit supplicio.”
-
-[470] Radulphi De Diceto, _Imagines historiarum_, negli _Hist. Angl.
-Script._, Londra, 1632, pag. 678. La breve epistola è data il 20
-gennaio (1195) “apud S. Marcum,” com’e’ pare, quel della provincia di
-Messina.
-
-[471] Carmen, libro II. “At Deus impatiens, etc.
-
-[472] Anonimo Cassinese, anno 1194, presso Muratori, _Rer. italic._,
-V, 143. Si confronti con le parole d’un altro codice nello stesso
-volume, pag. 73, e presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 517. Parecchi anni
-appresso, Corrado di Liechtenaw vide a Roma gli accecati.
-
-[473] _Chronicon Fossenovæ_, presso Caruso, op. cit., pag. 74.
-
-[474] Presso Caruso, op. cit., pag. 636.
-
-[475] Presso Caruso, op. cit., pag. 552, sotto l’anno 1194, che,
-secondo il calendario seguito da Riccardo, finiva in marzo 1195.
-
-[476] “Se et omnia sua, potestati ejus contradiderunt.”
-
-[477] Presso Muratori, _Rer. ital._, VI, 896, e Pertz, XX, 325, 326.
-
-Anche il dottor Toeche, sì imparziale in altri luoghi, vuol negare,
-pag. 60, cotesti supplizii e indebolire l’autorità di Ottone di San
-Biagio, difesa, com’abbiam detto, dal Cohn.
-
-[478] Corrado di Liechtenaw, _Chronicon_, ediz. cit., pag. 238, anno
-1198, nota le origini di cotesti racconti e i dubbii che ispiravano.
-Così anco Gotfredo monaco, nella raccolta del Freher, tomo I, pag. 361;
-e così altri cronisti tedeschi.
-
-[479] Arnoldo abate di Lübeck, lib. V, cap. xxv, xxvj, secondo
-l’edizione di Pertz, XXI, 203.
-
-[480] Arnoldo, op. cit., pag. 201.
-
-Si confrontino _Annales Stadenses_, Pertz, XVI, 352, anno 1196;
-_Annales Marbacenses_, Pertz, XVII, 167 segg., anno 1197; Corrado di
-Liechtenaw, ediz. cit., pag. 232, anno 1198; _Annales Colonienses
-Maximi_, Pertz, XVII, 804, anno 1197, dove anche questa congiura
-è riferita con un “conspirasse dicebantur” e la connivenza
-dell’imperatrice con un “rumor.... varia seminat” e con un
-“vulgabatur.”
-
-L’ira di Arrigo contro la moglie è attestata da Riccardo da San
-Germano, il quale, narrando l’ultima andata dell’imperatore in
-Sicilia, (cioè a Messina) continua “ubi ad se duci imperatricem
-iubet. Qua in Panormi, palatio constituta, quidam Guilielmus, etc.,”
-presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 553. Or il comando di _menargli_
-l’imperatrice, somiglia molto ad una nobile cattura. Le reticenze
-stesse dei contemporanei tedeschi, fan supporre assai gravi i fatti
-politici che si apponeano alla Costanza; ma erano ciarle de’ cortigiani
-e de’ condottieri, com’abbiam detto, e i cronisti naturalmente le
-aggravarono, scrivendo dopo la morte d’Arrigo, quando Costanza avea
-cacciati tutti i Tedeschi dal Regno.
-
-[481] Si vegga l’edizione del Baluzio, lib. II, n. 221 e si confrontino
-le epistole, lib. I, n. 26, 557, ec.
-
-[482] _Annales Stadenses_, presso Pertz, XVI, 352; Arnoldo abate di
-Lübeck, Pertz, XXI, 201; Niceta Choniate, _Annales_, Parigi, 1647, pag.
-310. _Annales Marbacenses_, l. c. al dir de’ quali Arrigo fece eseguire
-il supplizio in presenza della moglie. Si riscontri inoltre il passo di
-Roberto di Auxerre, citato dinanzi, pag. 558 nota 1.
-
-[483] Riccardo da San Germano, presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 553.
-Secondo lui, Arrigo venuto in Sicilia (di certo a Messina) comanda che
-menino a lui l’imperatrice. Guglielmo Monaco s’era ribellato. Andando
-Arrigo ad assediarlo, ammalatosi, partì (dall’assedio) e morì.
-
-Si fa menzione d’un Guglielmo Monaco nel diploma di giugno 1198,
-per lo quale Costanza concedette alla Chiesa di Palermo la casa del
-fu Guglielmo Orfanino, castellano di Castello a mare di Palermo,
-venduta un tempo al Monaco dall’Arcivescovo di Palermo. Indi pare che
-l’Orfanino avesse acquistato quello stabile dal Monaco: ma non v’ha
-indizio che faccia supporre l’identità della persona.
-
-[484] _Annales Marbacenses_, presso Pertz, XVII, 167. Secondo questi,
-Arrigo partì di Germania per la Puglia il 24 giugno 1196. Nel 1197
-si trovò in Sicilia, dove la moglie malcontenta avea suscitate per
-tutte le città e castella congiure contro di lui. Delle quali erano
-consapevoli i Toscani, i Romani e diceasi il papa stesso (Celestino
-nonagenario e timidissimo). I congiurati voleano uccidere l’imperatore
-in una selva, mentre egli andasse a caccia; ed aveano raccolti 30,000
-uomini! Avvertito, ei si chiuse in Messina e mandò Marqualdo de
-Anweiler con una mano di pretoriani e di Crociati; i quali uccidono o
-pigliano tutti i congiurati. Il personaggio che i congiurati voleano
-far re, è punito in presenza della imperatrice, inchiodatagli in capo
-una corona e gli altri affogati in mare, ec. Una notte freddissima poi
-(6 agosto) Arrigo, trovandosi in un luogo a due giornate da Messina, fu
-preso dalla dissenteria. Verso la festa di San Michele, si sentì meglio
-e volle andare in Palermo; ed era già partita la sua famiglia per mare
-a quella volta, quand’egli peggiorò e venne a morte. Del qual racconto
-minuto e partigiano si vede chiaramente l’origine. Erano i cortigiani
-e i condottieri che tornando in Germania dopo l’esaltazione di Costanza
-e d’Innocenzo III, narravano le gesta loro e del padrone, e i monaci le
-scriveano. E non è difficile discernervi il vero dal falso.
-
-Roberto d’Auxerre l. c. fa supporre molto gravi i casi della tentata
-rivoluzione, dicendo l’imperatore “per fugam elapsus.”
-
-Gli _Annales Colonienses maximi_, Pertz, XVII, 804, 805, hanno meno
-particolari e meno fiducia in que’ racconti. E dicono Arrigo sepolto a
-Napoli.
-
-Secondo la _Cronica di Sessa_, ei sarebbe morto a Randazzo, che ben
-s’accorderebbe con gli _Annali_ di Marbach; poichè Randazzo è su la via
-da Messina a Palermo.
-
-[485] Il dottor Toeche non vuol credere a cotesta violazione di
-sepoltura, perchè la racconta De Hoveden, (ediz. di Francforte,
-1601, pag. 746), inglese e però nemico di Arrigo VI. Ma la s’accorda
-benissimo con gli altri atti di avarizia, rabbia e crudeltà, che non si
-possono revocare in dubbio.
-
-Io ho abbozzati questi ultimi movimenti nel modo che mi pare risulti
-da’ due racconti, non incompatibili, di Riccardo da San Germano e degli
-_Annali_ di Marbach. Così mi discosto da M^r De Cherrier, op. cit.,
-lib II, cap. 5, pag. 323 segg., e molto più dal signor Hartwig il quale
-segue il racconto degli _Annali_ di Marbach, senza citarli, nè mettere
-in forse nessun “si dice” del cronista. Anzi il sig. Hartwig suppone
-una vera congiura del papa coi baroni normanni, com’ei li chiama
-ancora, di Sicilia. Ei fa notare che Arrigo andò in furore vedendo
-tanti tradimenti: ed è la sola scusa data per quelle crudeltà, le quali
-d’altronde il signor Hartwig non nega, nè biasima.
-
-[486] Questa data precisa non si ritrova se non che nell’Anonimo,
-pubblicato dal Bréholles, _Hist. dipl. Friderici Secundi_, I, 892.
-
-[487] Oltre gli attestati de’ cronisti contemporanei, si vegga la
-bolla del 20 ottobre 1198 per la quale Innocenzo, contro il notissimo
-privilegio di Urbano II, mandò in Sicilia un legato con pien potere,
-presso Breholles, op. cit., I, 14. Avverto che io citerò sempre l’opera
-del Breholles, anche per quelle epistole d’Innocenzo III che sono
-state ristampate nella sua raccolta sopra le edizioni del Baluzio e del
-Brequigny.
-
-[488] L’Anonimo pubblicato nell’op. cit., I, 892, dice che Matteo
-arcivescovo di Capua, morì poco appresso l’imperatrice. E il documento
-citato dal De Meo, _Annali di Napoli_, IX, 143, prova ch’ei non era più
-in vita il 10 giugno 1201.
-
-[489] Si leggano attentamente i fatti nelle _Gesta Innocentii III_,
-presso Caruso, _Bibl. sic._, p. 642 e segg., e si badi alle date.
-Fu ne’ principii del 1200 che il papa propose ai ministri reggenti
-di concedere que’ feudi a Brienne, facendo gran ressa a scolparsi
-del sospetto ch’ei favorisse un pretendente al trono del suo proprio
-pupillo. Il primo ministro Gualtiero de Palearia, ch’era stato fin
-allora di accordo con Innocenzo, risaputa quella proposta in Messina,
-die’ in un gran furore, sparlò pubblicamente del papa, e si cominciò
-a guardare da’ suoi consigli e dagli uomini suoi. Questa è la chiave
-di tutta la storia dell’infanzia di Federigo; nel qual tempo il papa
-a volta a volta scomunicò ed accarezzò il cancelliere, e conchiuse
-sgridando Federigo adulto, perchè l’aveva allontanato dalla corte.
-Nelle vicende di questa lite accadde un tratto che abbandonato il
-cancelliere da’ suoi partigiani, carico di scomuniche e ridotto
-allo stremo, il papa gli profferse di ribenedirlo, sol ch’ei si
-rappacificasse con Brienne: al che egli rispose nol farebbe, se pure
-S. Pietro scendesse a bella posta dal cielo, inviato da Gesù Cristo per
-comandarglielo.
-
-Sì gravi parole in bocca d’un vescovo, sembrano dettate da lealtà verso
-il suo principe, anzi che dalla rabbia dell’ambizione.
-
-[490] Giuseppe La Farina, mancato immaturamente alla patria e alle
-lettere, dimostrò questo fatto contro Hurler, negli _Studii sul secolo
-XIII_, Firenze, 1842, p. 786. Riscontrando gli avvenimenti di tutto
-il periodo della reggenza, dei quali io non posso far che un cenno, si
-vedrà che nel corso di quegli otto anni, gli uomini del papa non ebbero
-adito appo Federigo che per cinque o sei mesi e che non comandarono mai
-nella reggia e molto meno nel paese. D’altronde il medesimo Innocenzo
-confessa questo fatto tanto nelle epistole con che ei si lagna del
-cancelliere (1200-1202), quanto in quella del 29 gennaio 1207 per la
-quale ei si rallegra col pupillo della sua liberazione e lo conforta
-a seguire i consigli di “coloro che la madre avea deputati a educarlo
-e de’ succeduti _in loco eorum qui ex ipsis decesserant_,” presso
-Breholles, op. cit, I, 124. Or in quel tempo stava allato al giovanetto
-il cancelliere Gualtiero, riconciliato col papa, il quale nel 1210
-scrivendo a Federigo, come abbiam accennato nella nota precedente,
-affinchè lo reintregrasse nell’ufizio dal quale avevalo rimosso, dice
-chiaramente che questa era una ragazzata e un atto d’ingratitudine
-contro colui che lo avea fin allora custodito e nutrito ed avea durato
-molte fatiche e sollecitudini e strette di danari per difendere lui e
-il reame. Presso Breholles, op. cit., I, 170. Dunque è stata esagerata
-stranamente la parte ch’ebbero i cardinali di Sant’Adriano e di San
-Teodoro nella educazione di Federigo. Si veggano anco le epistole del
-papa date in novembre 1200 e luglio 1201, presso Breholles, op. cit.,
-I, 60, 82.
-
-[491] Questa donazione, che va riferita al 1198, è ricordata in un
-atto di aprile 1209, per lo quale il cancelliere Gualtiero de Palearia
-ridonava il giardino al Capitolo della cattedrale. Presso Amato, _De
-principe templo panormitano_, p. 127.
-
-[492] Diploma di settembre 1200, pubblicato dal signor Mortillaro nel
-_Catalogo del.... Tabulario della cattedrale di Palermo_, pag. 49,
-ristampato dal Breholles, op. cit., I, 54.
-
-È da avvertire che l’altra metà del podere apparteneva attualmente ad
-un Ibrahim, figliuolo del notaio.
-
-[493] L’imperatore o la imperatrice donò alla chiesa di Palermo Rakal
-Stephani nel territorio di Vicari e tutto il tenimento di Platani
-e di Captedi; la quale concessione è citata nel diploma del 1211,
-che la confermò, presso Breholles, op. cit., I, 194. Torniamo dunque
-al 1195-97, ovvero al 1198 ed ai territorii dove arse la ribellione
-musulmana.
-
-Per un altro diploma di aprile 1200, citato dal Pirro, _Sicilia
-Sacra_, p. 703, la reggenza concedette al vescovo di Girgenti i casali
-di Minsciar e Minzeclo; onde non ci discostiamo dal tempo, nè dalla
-regione.
-
-[494] La commissione di bandire la Crociata in Sicilia fu data
-al vescovo di Siracusa e ad un abate di Sambucino dell’ordine de’
-Cisterciensi, quello stesso cioè del ricco monastero di Morreale che
-possedea tante terre e persone di Musulmani. Si veggano le epistole
-d’Innocenzo nella edizione di Baluzio, lib. I, n. 302, 343, 358,
-508: dall’ultima delle quali, data il 5 gennaio 1199, si ritrae che
-in Sicilia alcuni laici avean presa la croce, altri avean profferto
-contribuzioni di vittuaglie o arnesi, ma che gli arcivescovi, i vescovi
-e gli altri ecclesiastici non voleano dar nulla. Indi i due commissarii
-proposero e il papa assentì, di prendere per la Crociata tutte le
-entrate ecclesiastiche, fuorchè le somme strettamente bisognevoli al
-mantenimento ed al culto; e di gittar anco la mano su le entrate delle
-sedi vacanti e sul danaro de’ monaci che vivessero fuor dal chiostro.
-
-Ci possiamo immaginare lo scompiglio che portò questo provvedimento in
-Sicilia, dove tanta parte della proprietà fondiaria, forse un terzo o
-più, era posseduta dalle Chiese. I titolari necessariamente mugneano
-i vassalli e i villani. E nelle cento miglia quadrate coltivate da’
-Musulmani per conto del monastero di Morreale, possiam supporre venuto
-proprio il finimondo. Que’ “monaci che viveano fuor del chiostro”
-eran forse i fattori del monastero: e ch’e’ prendessero tutto per sè
-e parteggiassero contro l’arcivescovo e contro il papa, lo sappiamo da
-una terribile epistola d’Innocenzo, data il 17 giugno 1203 che citeremo
-più innanzi.
-
-[495] Epistola n. 509, del libro I, nell’edizione di Baluzio.
-
-[496] La fuga de’ villani e il guasto delle ville si confermano coi
-diplomi seguenti:
-
-1201. Federigo, nel mese di aprile, concede al monastero di donne,
-detto di S. Michele in Mazara, le terre del distrutto casale Ramella,
-nel territorio di Salemi. E ciò per avere sofferti molti danni,
-_intervasionis tempore_, e avere perdute tutte le entrate. Ms. della
-Bibl. comunale di Palermo, Q. q. r. 171.
-
-1202. Nel territorio di Carini, casale di Zarchante, una Sorbina
-possedea già sei villani per sentenze del giustiziere e del cadì dei
-Saraceni; ed erano andati via come tutti gli altri villani, Gregorio,
-_Considerazioni_, lib. II, cap. vij, nota 7.
-
-Verso lo stesso tempo si erano liberati i villani della chiesa di
-Cefalù, ibid.
-
-1205 aprile. Federigo conferma agli Spedalieri le concessioni
-precedenti, alle quali egli aggiugne due poderetti in Palermo e tutti i
-villani del casale di Polizzi, _ubicumque sunt_. Presso Breholles, op.
-cit., I, 113.
-
-[497] Il luogo dello sbarco, riferito dal solo Anonimo che ha
-pubblicato il Breholles, op. cit., I, 893, si adatta benissimo a tutti
-gli altri ragguagli che abbiamo di questa impresa.
-
-Oltrechè una schiera di Pisani combattè per Marcualdo nella battaglia
-di Morreale (1200), essi continuarono a dargli aiuti. Si vegga
-l’epistola 4 del libro V, data di Laterano il 4 marzo 1202, per la
-quale Innocenzo sollecita il Potestà e il Comune di Pisa a richiamare
-dalla Sicilia i cittadini loro, partigiani di Marcualdo.
-
-[498] Presso Breholles, op. cit., I, 34.
-
-[499] Op. cit., I, 37.
-
-[500] Si vegga il capitolo precedente, pag. 554, del volume.
-
-[501] Il Caruso, _Bibl. sicula_, 647, ha “Magadeo.” Io seguo più
-volentieri la lezione del Breholles, op. cit., I, 48, la quale
-rappresenta il noto vocabolo Mogêhid, ch’è talvolta nome proprio e
-talvolta soprannome. Si vegga il libro V, cap. 1, pag. 4 segg. di
-questo volume. Un Ibn-Mogêhid possedeva una casa in Palermo, secondo il
-diploma arabico del 1190, del quale il Gregorio ha dato uno squarcio.
-_De supputandis_, etc. pag. 40.
-
-[502] Questa battaglia è raccontata da Anselmo arcivescovo di Napoli
-testimonio oculare, nella epistola ch’ei scrisse a Innocenzo, com’e’
-pare, il giorno appresso; la quale si legge in tutte le edizioni delle
-_Gesta Innocentii III_, cap. xxvj. Fa cenno della vittoria, l’Anonimo
-pubblicato dal Breholles, op. cit., I, 893 e Riccardo di San Germano.
-L’occupazione di Morreale pria dell’assedio di Palermo è attestata,
-inoltre, da una epistola d’Innocenzo, libro III, n. 23, edizione di
-Bréquigny, II, 27 e Raynaldi Annales, 1200, § 3, 8.
-
-Anselmo, scrivendo al papa, vuol dare tutto il merito della giornata
-a Jacopo congiunto di quello e maresciallo di Santa Chiesa, e lascia
-addietro quant’ei può il conte Gentile, fratello del cancelliere,
-ch’era sì poco gradito al papa fin da que’ primi tempi. Ma la verità
-trapela nell’epistola stessa, là dove si dice che fin dal principio
-della battaglia. Gentile e Malgerio alla testa de’ fanti, “potenter
-ascenderunt, transcenderunt et obtinuerunt montana, et omnes fere
-quot ibi inventi sunt in ore gladii posuerunt.” Or se Gentile fin
-dal mattino avea rotta sì fieramente la sinistra di Marcualdo, egli
-ebbe, per lo meno, tanto merito nella vittoria, quanto il maresciallo
-“qui in extremo locatus, castellum tenebat, immo ipse castellum erat
-exercitus.” Anzi l’è verosimile che, verso le tre, quando fu preso il
-campo nemico, i fanti scendendo da Morreale sul fianco sinistro o alle
-spalle del nemico, cooperassero efficacemente alla vittoria. Aggiungasi
-che l’Anonimo or citato dice rotto Marcualdo in Morreale; onde parrebbe
-che lì fossero state decise le sorti della battaglia.
-
-Il castello del quale fa menzione Anselmo nel passo or or trascritto,
-non può esser altro che la Cuba, se pur non si voglia supporre un
-altro castello o palagio vicino, del quale non fosse rimasa vestigia
-nè memoria. Marcualdo conduceva un grosso di cavalli ed appoggiavasi
-co’ fanti a Morreale. Quale fianco appoggiava egli dunque? Il sinistro
-di certo; perchè delle due valli che sboccano nella pianura d’ambo
-i lati di Morreale, quella dell’Oreto è piana ed aperta; quella di
-Boccadifalco stretta e tortuosa; l’una è continuazione delle falde
-di Morreale, l’altra è disgiunta da quel luogo per gli aspri gioghi
-del Caputo. Però mi sembra non resti alcun dubbio sul campo della
-battaglia, nè su la posizione de’ due eserciti.
-
-Il testo di Riccardo di San Germano, del quale d’altronde non si ricava
-alcun particolare, è evidentemente guasto in questo luogo, come notò il
-Muratori negli Annali. Si vegga nel Caruso, op. cit., p. 556, dal quale
-non si allontana qui l’ottima e recente edizione del Pertz.
-
-[503] Questo fatto è riferito dal solo Anonimo, presso Breholles, op.
-cit., I, 893.
-
-[504] L’Anonimo, op. cit., I, 893, il quale dice di Marcualdo vinto due
-volte: “Et nihilominus omnes Siculi a sua fidelitate non discedebant.”
-
-[505] Un diploma, presso Breholles, op. cit., I, 53, prova che Federigo
-era di nuovo in Palermo nel mese di agosto.
-
-[506] Si veggano presso Breholles, op. cit., i diplomi a favor di città
-o Chiese di Sicilia negli anni 1200, 1201, 1207, 1209, 1210, 1211, vol.
-I, 45 segg., 85 segg., 128, 913, 180, 182 segg. e specialmente a p.
-194.
-
-[507] Questi due importanti fatti sono narrati nella continuazione di
-Guglielmo di Tiro, lib. XXIV, cap. 59, 60, presso Martene e Durand,
-_Amplissima collectio_, V, 676, 677.
-
-[508] Nelle _Gesta Innocentii III_, presso Caruso, op. cit., pag.
-649 e presso Bréholles, op. cit., I, 57, è una epistola senza data,
-indirizzata, com’e’ pare, ai reggenti, da riferirsi di certo a’ primi
-tempi dopo la sconfitta di Marcualdo, nella quale il papa replica il
-divieto di far pace con costui; ma permette di perdonare a’ Saraceni,
-quantevolte dessero sicurtà. Innocenzo conchiudea con la solita
-minaccia di mandare contro essi e gli altri traditori, i principi
-cristiani già bell’e armati per la Crociata. E nel 1202, Innocenzo,
-scrivendo all’arcivescovo eletto di Palermo per raccomandargli Brienne,
-ch’egli allora volea far passare in Sicilia, significa al suo fidato
-di avere indirizzate a’ Saraceni le lettere ch’ei gli aveva chieste.
-Presso Bréquigny, _Diplomata_, etc. tomo II, p. 98, ep. 39 del libro V.
-
-[509] Epistola del 17 giugno 1203, presso Bréholles, op. cit., I, 102.
-Tra le altre cose, il papa rinfaccia a que’ monaci di avere propalato
-un segreto ch’essi dovean celare gelosamente; ond’erano nati tanti mali
-in Palermo e per tutta la Sicilia. Li accusa poi di appropriazione
-delle entrate, violazione di sepolture, sevizie agli uomini del loro
-arcivescovo, assalto contro quel prelato e corruzione del Capparrone;
-al quale avean dato danaro, ed alla sua moglie de’ grandi nappi
-d’argento ed una dalmatica de hulla (è voce arabica) che valea più di
-mille tarì.
-
-Si noti bene che la epistola del settembre 1206, è indirizzata, tra
-gli altri, ai capi musulmani di Giato, della quale fortezza il papa
-avea chiamati occupatori, tre anni innanzi, i monaci di Morreale. Or
-egli è evidente che i Musulmani non avean data di certo a que’ frati
-la principale fortezza loro; onde la così detta occupazione non poteva
-essere che il soggiorno in qualche fattoria sotto la protezione del
-Capparrone, il quale col titolo di capitano generale teneva Palermo e
-rappresentava la legittima autorità.
-
-Egli è probabile che, dopo l’accordo del cancelliere con Marcualdo,
-fosse ritornato qualche musulmano in Palermo. Noi veggiamo in un
-diploma del 1202, presso Mongitore _Sacrae Domus mansionis.... Panormi
-Monumenta historica_, cap. IV, la soscrizione d’un _’Amineddal_,
-olim magister regii stabuli.” È manifestamente il titolo onorifico
-di _Amîn-ed-daula_ (il fidato della dinastia) dato a qualche gaito
-de’ primarii della corte. Del resto non si può supporre allontanati
-assolutamente di Palermo tutti i Musulmani, convertiti o no; nè è
-inverosimile che quel vecchio servitore di corte, come parecchi altri
-non sospetti o dimenticati, fossero anco rimasi in città nel principio
-del 1200, quando la popolazione cristiana doveva essere più concitata
-contro gli altri Musulmani.
-
-[510] Epistola di settembre 1206, presso Bréholles, op. cit., I, 148.
-
-[511] Presso Caruso, op. cit., p. 658. Si vegga anco un diploma di
-Federigo, dato di luglio 1208, per lo quale fu approvato un accordo tra
-i monaci di Morreale e l’arcivescovo, partigiani i primi di Diopoldo, e
-l’altro di papa Innocenzo. Presso Bréholles, op. cit., I, 135.
-
-[512] Diploma d’ottobre 1211, presso Bréholles, op. cit., pag. 191
-segg. Conferma questo mio supposto il diploma del 15 gennaio del
-medesimo anno, citato nella stessa opera p. 184, per lo quale Federigo
-die’ all’arcivescovo di Morreale autorità di prendere i beni e le
-persone dei Saraceni che non adempissero gli obblighi loro verso quella
-Chiesa.
-
-[513] Quest’ultimo fatto si legge negli _Annales Colon. Maximi_, presso
-Pertz, XVII, 825.
-
-È da avvertire qui uno sbaglio nel quale cadde il Tychsen e dietro lui
-il Gregorio. Aperto nel 1781 il sepolcro di Federigo in Palermo, si
-trovò ricamata nelle maniche della sua veste una iscrizione arabica,
-della quale fu mandato un disegno al Tychsen. Questi credette leggervi
-il nome di Ottone; onde il Gregorio lo lesse anco, e stampò nel _Rerum
-Arabicarum_, pag. 179, segg., una dotta dissertazione per dimostrare
-come i Musulmani di Sicilia avessero ricamata quella veste per farne
-dono ad Ottone, e come questo, con altri vestimenti imperiali, fosse
-venuto in potere di Federigo. Nè sol quivi, ma in parecchi vasi
-di bronzo, il Gregorio credè trovare il nome di Ottone (op. cit.,
-p. 183-185). Sventuratamente, altro non v’ha che la voce _sultan_,
-la quale fu letta in quel modo, per poca pratica della calligrafia
-arabica: onde casca tutto lo edifizio de’ doni inviati da’ Musulmani di
-Sicilia all’imperatore guelfo. Notò primo quello errore il De Fraehn,
-indi il Lanci, ed anch’io ne ho detta qualche parola nella _Rivista
-Sicula, fasc. 2º _(Palermo, febbraio 1869), in un Discorso preliminare
-su le epigrafi arabiche di Sicilia.
-
-[514] Albertus Bohemus, citato dal Bréholles, _Historia Diplomatica_,
-etc. Introduction, pag. XCLXXXI.
-
-[515] Quest’ultimo soprannome si legge nella _Continuatio Bergensis_,
-presso Pertz, _Scriptores_, VI, 440.
-
-[516] Si veggano i capitoli iij, v, viij di questo libro, pag. 439
-segg., 534 segg., 573 segg. Quantunque l’antagonismo nazionale e
-religioso sia trascorso talvolta al sangue nel regno di Guglielmo I,
-come si legge nel Cap. iv, pag. 485, 488 e nel Cap. vi, pag. 543, pure
-que’ tumulti non sembrano opera immediata del clero, nè effetto di
-passioni religiose, ma piuttosto di rapacità e ferocia.
-
-[517] Cap. viij, pag. 573 segg.
-
-[518] Presso Bréholles, op. cit., I, 800.
-
-[519] Op. cit., II, 150, 152.
-
-[520] Diplomi di aprile 1206 e febbraio 1219, presso Mongitore, _Sacrae
-domus mansionis.... Panormi, Monumenta_. Dalle annotazioni si scorge
-che Miserella giacea presso Misilmeri, e Hartilgidia fuor delle mura di
-Palermo. L’ultimo di questi diplomi si vegga anco presso Brébolles, op.
-cit., I, 586. Una parte dei beni era stata già conceduta in dicembre
-1202, vol. cit., pag. 96.
-
-[521] Diploma del 15 agosto 1221, citato dal Fazzello, Deca I, cap.
-1, e indi dal Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 1359. Temo che questa, con
-le altre pergamene del monastero della Martorana, sia stata trafugata
-nell’infausto mese di settembre 1866, quando si mandò ad effetto lo
-sgombero di quel monastero, senza guardare ciò che portavan seco le
-suore e i preti.
-
-[522] Diploma di novembre 1221, presso Pirro, op. cit. pag. 703,
-ristampato dal Bréholles, op. cit., II, 222.
-
-Evidentemente cotesti due casali sono gli stessi ch’erano stati
-conceduti al vescovo di Girgenti nell’aprile del 1200, secondo un
-altro luogo del Pirro (pag. 703, prima colonna) citato da noi nel
-capitolo precedente, pag. 573. Ma s’intende bene che in quei tempi la
-concessione era rimasta nella pergamena. In questo diploma del 1221
-l’atto è formulato con le parole _concedimus.... et perpetuo robore
-confirmamus_.
-
-[523] Si vegga il capitolo precedente, pag. 587.
-
-[524] Diplomi di febbraio 1219 ed aprile 1221, presso Mongitore _Sacrae
-Domus mansionis_ etc. e il secondo anche presso Bréholles, op. cit.,
-II, 197.
-
-[525] Cotesti particolari si ricavano da un atto del 20 giugno 1250
-(correggasi 1255), IIIª indizione, secondo anno del regno di Manfredi,
-del quale serbasi una copia tra’ Mss. della Biblioteca comunale di
-Palermo, Q. q. H. 6, donde l’ha ricopiato, non è guari, per farmi cosa
-grata, il sig. Isidoro Carini, addetto all’Archivio regio di Palermo,
-giovane conosciuto per ottimi studii su la Storia di Sicilia. E spero
-ch’egli possa un giorno pubblicare questo curioso documento, e che anco
-se ne trovi l’originale nel prezioso e negletto tabulario della Chiesa
-agrigentina.
-
-L’atto, rogato in Palermo da un giudice regio, ad istanza di un
-procuratore del vescovo di Girgenti, racchiude la risposta di
-quarantacinque testimoni interrogati intorno il possedimento della
-chiesa di Santa Maria di Rifesi, che la Chiesa agrigentina volea
-rivendicare sopra l’abate di San Giovanni degli Eremiti di Palermo,
-fondandosi sopra un titolo di concessione, che era stato perduto
-al tempo delle guerre. Alcuni testimoni affermavano dei fatti di
-sessant’anni addietro, altri di 50 altri di 40 e via scendendo. Il
-decimoterzo tra i testimoni uditi, si chiamava Luciano de Bonaparte.
-
-Lasciando gli avvenimenti che non fanno al nostro subbietto, vi si
-legge che il vescovo Orso era stato cacciato dalla sede ben tre volte:
-la prima da Arrigo VI che lo supponea figliuolo di re Tancredi; la
-seconda da Guglielmo Capparone, mentre ei signoreggiava Girgenti,
-al quale il vescovo Orso non volle prestare giuramento di fedeltà;
-la terza al tempo dell’imperatore Federigo. Questa fiata egli _fuit
-captus a Saracenis et detenctus in Castro Guastanelle per XIV menses_;
-ed allora la Chiesa perdè i suoi privilegii e i beni, et _Saraceni
-etiam tenebant ecclesiam, campanile, et domos ecclesie_, etc. Un altro
-testimonio, contadino, ricordando cose avvenute da sessanta anni,
-diceva essere stata, dopo la morte di re Guglielmo, mossa guerra in Val
-di Mazara, da Cristiani e da Saraceni; sì che _non audebant homines de
-contrata exire de terris in quibus habitabant, usque ad labores_ (i
-seminati fin oggi si chiamano lavori in Sicilia) _vel vineas eorum_,
-per timor de’ Saraceni e di alcuni Cristiani; e che Orso non sarebbe
-stato liberato in Guastanella, _nisi se ipsum per pecuniam redimisset_.
-Un altro narrava che, dopo la morte di Guglielmo, Orso era stato
-cacciato, e la Chiesa occupata da’ Saraceni e dalla moglie del conte
-Bernardino. Un altro finalmente attestava aver militato nell’esercito,
-col quale il vescovo eletto Raimondo, o altro, dovea muovere contro la
-detta contessa.
-
-Ognun vede ch’è questo appunto il supposto diploma di Manfredi, del
-quale il Gregorio pubblicò un estratto, _Considerazioni_, lib. III,
-cap. 1º, nota 5, ec. Il Pirro avea letto quel documento e forse qualche
-altro, poichè cita i medesimi fatti a pag. 704 ed aggiugne che Orso era
-stato riscattato dalle mani de’ Saraceni per cinquemila tarì.
-
-La distrutta rôcca di Guastanella, sorgea non lungi da Raffadali, ad
-una diecina di miglia a settentrione di Girgenti.
-
-[526] Diplomi di dicembre 1224 e 28 ottobre 1238. presso Bréholles, op.
-cit., II. 918 segg. e V, 251; nel primo de’ quali si tratta soltanto
-de’ richiami della corte di Roma per torti fatti al vescovo di Cefalù,
-e il secondo risguarda Cefalù, Morreale, Catania.
-
-Per Morreale si ritrasse che i Saraceni aveano fatte prede fino alle
-mura della Chiesa e cacciati tutti i Cristiani da’ luoghi vicini. Ma
-alle lagnanze l’imperatore rispondea che que’ Saraceni non ubbidivano
-lui nè il papa, e ch’egli avea durati tanti travagli e tante spese per
-costringerli, e gli era venuto fatto.
-
-[527] Alla metà del XII secolo, il vescovo di Cefalù possedea molti
-villani musulmani, come si scorge dalla platea che noi abbiam citata
-nel libro V, cap. viij, pag 205, 211 del presente volume.
-
-[528] Si vegga il lib. V, pag. 546 di questo volume.
-
-[529] Giovanni Villani, lib. VI, cap. 14.
-
-[530] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 613.
-
-[531] L’inquisizione riferita nel diploma del 28 ottobre 1238, presso
-Bréholles, op. cit., V, 251, ci fa sapere che “al tempo della guerra”
-molti uomini del demanio s’erano rifuggiti ne’ possedimenti del vescovo
-di Catania, allettati dal “luogo sicuro e fertile,” e che il demanio,
-secondo il diritto de’ tempi, li avea richiamati alle loro sedi. In
-vero non si dice che fossero stati musulmani.
-
-[532] Le citazioni si vedranno nel seguito del racconto.
-
-[533] Appunto è l’Appendice al cronista Malaterra, il quale raccontava
-tanti fatti di Benavert, presso Caruso, op. cit., pagina 250.
-
-[534] Si vegga il cap. primo del presente libro, pag. 374 del volume.
-
-[535] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 491 segg. e nella
-_Histoire des Berbères_, traduzione del baron De Slane, II, 335; il
-quale, avendo seguita una lezione che lasciava in bianco il nome del
-luogo, e non ricordandosi di Lucera, ha supplito tra parentesi Melfi.
-
-L’errore del nome proprio sarebbe stato facilissimo, se Riccardo da
-San Germano avesse scritto “Mirabs”, ed il copista avesse supposta
-un’abbreviatura nelle ultime sillabe.
-
-L’anacronismo d’Ibn-Khaldûn non dee far maraviglia. Oltre ch’egli
-scrivea di memoria, la tendenza sistematica del suo ingegno lo portava
-ad accomodare almeno le date alle cagioni da lui supposte. Fors’anco
-furono estese per errore alla Sicilia, da lui o dagli autori de’
-ricordi ch’egli usava, quelle condizioni che il governo hafsita avea
-pattuite con Federigo per l’isola di Pantellaria, delle quali noi
-tratteremo nel capitolo seguente.
-
-[536] Bekri, _Description de l’Afrique_, testo arabico pag. 45
-e versione di Quatremère, nelle _Notices et Extraits_, tomo XII,
-pag. 499-500, afferma che la penisola di Scerîk prese il nome da
-Scerîk-Ibn-’Abs, che fu uno dei governatori musulmani. Chiunque sappia
-l’importanza del legame di tribù nei primi secoli dell’islamismo, terrà
-molto verosimile il soggiorno della tribù in que’ luoghi. Non è meno
-probabile il passaggio loro in Sicilia, poichè questa famiglia era
-stata una delle ribelli a Ibrahim-ibn-Aghleb; e dopo quel tempo occorse
-più volte di prendere da quel territorio le milizie che si mandavano in
-Sicilia. Di questa penisola abbiamo trattato più distesamente nel cap.
-iv, di questo libro, pag. 474.
-
-[537] Il testo d’Ibn-Khaldûn ha _thâir_, che vuol dir vendicatore e
-può significar anco sollevatore, demagogo, capo-banda, ec. Il baron de
-Slane, con felice infedeltà, ha tradotto “aventurier.”
-
-Egli è da ricordare che l’Affrica propria, negli ultimi venticinque
-anni del XII secolo e ne’ primi del XIII, era stata agitata dalla
-reazione degli Arabi e de’ Berberi almoravidi contro la dominazione
-almohade; onde l’assalto dell’almoravide Ibn-Ghania, una lunga guerra
-guerreggiata e infine la fondazione del principato Hafsita di Tunis.
-
-[538] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 169. Le
-leggi promulgate, al dir del cronista, in questo parlamento, son di
-quelle che or chiamiamo regolamenti di polizia municipale.
-
-[539] I diplomi pubblicati dal Bréholles, op. cit., II. 181 a
-224, provano che Federigo in questo tempo fu a Messina, Catania,
-Caltagirone, Palermo, Trapani, Palermo di nuovo, Girgenti e Catania.
-La data di Girgenti non mi par tanto certa: e le parole del Bréholles,
-op. cit., II, 223, nota 1, mi fanno credere che ne abbia dubitato egli
-stesso.
-
-[540] De’ diplomi di questo periodo risguardanti la Sicilia, un solo
-è notevole, cioè la conferma de’ privilegi singolari che erano stati
-conceduti alla città di Palermo il 1200 e 1210, nella infanzia di
-Federigo, o piuttosto, durante l’anarchia.
-
-[541] Riccardo da San Germano, op. cit., pag. 571.
-
-[542] Si veggano i diplomi dati “in castris in obsidione Jati,” dal 17
-luglio al 18 agosto 1222, presso Bréholles, op. cit., II, 255 a 265.
-
-[543] Si confrontino Riccardo da San Germano, loc. cit. e l’Appendice
-al Malaterra, presso Caruso, op. cit., pag. 250. Del quali il primo dà
-soltanto il nome di Mirabetto; la seconda lo sbaglia, ma il nome del
-luogo che vi si aggiugne (erroneamente stampato _Jacis_), non lascia
-dubbio su l’identità della persona.
-
-L’Anonimo pubblicato dal Bréholles, op, cit., I, 895, nota in questo
-tempo che Federigo vinse tutti i ribelli, fuorchè qualche castello dei
-Saraceni, posto in _arridis montibus_.
-
-Dicono brevemente l’esito di tutte le guerre di Federigo contro i
-Saraceni di Sicilia l’Anonimo Vaticano (Niccolò de Jamsilla), il
-Monaco Padovano, e l’Abate di Usperga, ossia Corrado de Liechtenaw,
-presso Caruso, op. cit., pag. 677, 939, 971, e l’Anonimo Sassone, negli
-_Scriptores Rer. Germ._ Lipsia, 1730, tomo III, 121.
-
-L’episodio de’ rubati fanciulli è riferito nella cronica d’Alberico
-Trium fontium, Hannover 1698, pag. 459, 460, nella quale quel
-tradimento è apposto “come diceasi” ad Ugo Fer e Guglielmo Porco,
-mercatanti marsigliesi. Tolto il caso di una coincidenza di nome che
-sembra assai poco verosimile, noi possiamo correggere ciò che la voce
-pubblica, ripetuta dal cronista tedesco, dicea di Guglielmo Porco.
-Questo valente uom di mare, di nobile famiglia genovese, nel 1205 vinse
-prima i Pisani in un combattimento navale; e poi insieme con Arrigo
-conte di Malta, liberò Siracusa, stretta dall’armata pisana. Nel 1211
-ei prese e menò in Sicilia due navi marsigliesi. (_Annali Genovesi_,
-presso Muratori, _Rer. Italic._, VI, 391, 401.)
-
-Nel 1216 egli accompagnò di Sicilia in Germania la imperatrice
-Costanza col figliuolo Arrigo, come si argomenta da due diplomi presso
-Bréholles, op. cit., I, 485, 489; nel primo dei quali si accenna
-a lui con le parole “ammiraglio di Messina”, e nel secondo egli è
-soscritto da testimonio, tra i grandi della corte imperiale, col titolo
-d’ammiraglio del regno. Ma nel 1221, voltosi Federigo contro i Genovesi
-che teneano Siracusa e godeano possessioni e privilegi in tutto il
-reame, comandò, tra le altre cose, di catturare costui, ond’ei salvossi
-con la fuga. (_Annali Genovesi_, presso Muratori, vol. cit., pag.
-423.) Or egli è molto verosimile che Guglielmo Porco, il quale, come
-tutti gli uomini di mare in quel tempo, doveva essere un po’ corsaro
-se non pirata, abbia cercato di favorire i ribelli di Sicilia e siasi
-unito senza scrupolo con quel ribaldo venditore dei fanciulli. Bastava
-ciò perchè i Ghibellini lo spacciassero complice di quel misfatto,
-come riferisce il cronista Alberico; nel qual caso non sappiam se lo
-calunniasse o s’apponesse al vero. Del resto io credo che Guglielmo
-Porco sia stato in Sicilia ammiraglio, ma non grande ammiraglio, la
-quale dignità sembra tenuta in quel tempo da Arrigo conte di Malta. Si
-confrontino il Bréholles, op. cit. _Introduction_, pag. cxliij, e il
-sig. Ed. Winkelman, _De Regni Siculi administratione_, etc. Berlino,
-1859, pag. 40 e 41, i quali non si accordan tra loro.
-
-[544] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 572.
-
-Gli Annali Di San Rudberto di Saltzburg, presso Pertz, _Scriptores_,
-IX, pag. 782, attestano che l’imperatore, trattenuto da affari in
-Sicilia, non potè andare alla mostra di baroni tedeschi e italiani,
-bandita in Verona pel dì di San Martino del 1222.
-
-[545] Ancorchè il Muratori, negli _Annali_, porti la emigrazione a
-Lucera il 1224, parmi sia da riferire all’anno precedente.
-
-Si confrontino a questo proposito: Riccardo di San Germano, presso
-Caruso, op. cit., pag. 572, dove si aggiunga la data del 1223; e i
-cronisti citati nell’ultimo paragrafo della nota 3 della pag. 600.
-L’Appendice al Malaterra, op. cit., pag. 251 (sotto la indizione
-XIII, e l’anno che si legge per errore di stampa 1232 e che il
-Muratori corresse 1224) nota che l’imperatore mandò grande esercito
-contro i Musulmani di Sicilia; che essi rimasero nelle montagne; che
-l’imperatore _ogni anno_ facea gran guasto sopra di loro, e che infine
-“scesero con gran vergogna, ed ei li fece dimorare nelle pianure di
-Sicilia, ne’ casali.” Nella edizione del Pertz, _Scriptores_, XIX, 495,
-è aggiunta la data del 1224.
-
-Ognun vede che qui non si fa parola del tramutamento di là dallo
-Stretto, e che le operazioni dell’esercito regio si fanno durare
-parecchi anni. Parmi che a questo paragrafo si debba assegnare la data
-del 1225, che risponde appunto alla XIII indizione, notata nel testo
-della cronica, e s’accorda con la testimonianza di due altri scrittori
-che citeremo più innanzi.
-
-[546] Ciò si ritrae da un diploma del 1254, presso Pirro, op. cit.,
-pag. 704. Un diploma di Federigo, dato il 17 novembre 1239, pubblicato
-prima dal Carcani e poi dal Bréholles, op. cit., V, 504, contiene, tra
-gli altri, il provvedimento di far un casale nelle terre del demanio
-a Burgimilluso (Menfi), un altro tra Girgenti e Sciacca, ed un terzo
-tra Girgenti e Licata: il che dà a credere che i luoghi fossero rimasti
-senza abitatori.
-
-[547] Presso Bréholles, op. cit.; II, 393. La data che manca si
-supplisce con poco divario, perchè Federigo fa menzione della cattura
-di Wadelmaro re di Danimarca, la quale si sa essere avvenuta il 9
-maggio 1223.
-
-[548] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 573, 574.
-
-[549] Op. cit., pag. 572.
-
-[550] Presso Bréholles, op. cit., II, 409, seg.
-
-[551] _Annales Colonienses Maximi_, presso Pertz, _Scriptores_, XVII,
-837. Il Bréholles avea già dato, in calce al diploma di cui nella nota
-precedente, lo stesso squarcio col nome di Goffredo di Colonia, secondo
-la citazione del Boehmer, _Fontes_, II, 355.
-
-[552] Secondo Edrîsi, la grossa terra di Platano, forte di sito e
-fertile di territorio, giacea su la riva sinistra del fiume dello
-stesso nome a sette miglia dalla foce (_Bibl. ar. Sicula_, pag. 48,
-51). Il Fazzello, similmente, pon su la destra riva del Platani il
-monte chiamato allora Platanello, ingombro di ruine d’antica città
-(Deca I, libro X, cap. 3). Per tal modo il sito risponderebbe a quello
-che or s’addimanda il monte Sara, tra gli odierni comuni di Cattolica
-e Ribera, fondati entrambi nel XVII secolo (Amico, _Dizion. topogr._).
-Ma i ragguagli che ho richiesti, non avendo mai visitati que’ luoghi e
-non bastandomi le carte topografiche, mi portano a dubitare. Il signor
-barone Spoto, sindaco di Cattolica (1870), al quale io mi rivolsi, mi
-ha mandata con molta cortesia una pianta del perito agrimensore sig.
-Dionisio Miceli, corredata di note topografiche; dalla quale veggo
-che il monte Sara, accessibile da tutti i lati, è privo di antiche
-ruine; e che all’incontro, su la riva sinistra del fiume, a poca
-distanza da Cattolica, v’ha altri colli scoscesi, pieni degli avanzi
-di muraglie, di cisterne, di sepolcri e di tutti i segni di vetusta
-e grossa abitazione. Avverte anco il signor Miceli che il Platani ha
-mutato alveo più volte e inghiottiti di molti ponti. E da un’altra
-mano la carta del nostro Stato maggiore, mi mostra un poco più su
-verso Cianciana, il monte Millaga (_Melga_ ossia Rifugio?) con un
-“Castellazzo” quello forse che nella carta del 1826 è nominato “La
-Calata.” Convien dunque differire il giudizio su la identità del luogo.
-Ma pur si dee ritrovare in un quadrilatero descritto tra Cattolica e
-Cianciana al S. E. e il fiume Macasoli al N. O.
-
-[553] Riccardo da San Germano, op. cit., pag. 573, anno 1224.
-
-[554] Appendice al Malaterra, sotto l’anno 1223, presso Caruso, op.
-cit., pag. 251. Il fatto è replicato nella lettera di fra Corrado, op.
-cit., pag. 49. Questi squarci si veggono senza varianti di importanza
-nel Pertz, _Scriptores_, XIX, 495.
-
-[555] Ibn-Khaldûn citato di sopra a pag. 598, nota 1 e l’_Anonimo
-Sassone_, negli _Scriptores Rerum German._ Lipsia, 1730, III, 121.
-
-[556] La prima di coteste opinioni è riferita da Riccardo da San
-Germano, anno 1221, presso Caruso, op. cit., pag. 569; la seconda negli
-Annali genovesi, anno 1223, presso Muratori, _Rer. ital. script._,
-VI, 432. Tra due scrittori contemporanei tanto autorevoli, parmi
-che il genovese abbia detta la cagione, e il regnicolo il pretesto
-spacciato da Federigo per prender due colombi a un favo: liberarsi,
-cioè, dall’ammiraglio e presentare un’altra nobile vittima al papa, il
-quale aveva apposta a Federigo la perdita di Damiata e dell’esercito
-crociato, innoltratosi pazzamente verso Mansura.
-
-Ei par certo che l’armata siciliana, di quarantacinque galee, arrivò
-a Damiata dopo la resa dell’esercito crociato e, saputala, ripartì
-immediatamente. L’attesta la Storia de’ Patriarchi d’Alessandria, testo
-nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 322. Da quella autorevole cronica ha
-preso il fatto M^r. Reinaud, _Extraits.... relatifs aux Croisades_,
-pag. 417. Ma un documento prova che i capi dell’armata siciliana
-voleano anzi difendere Damiata. È lo squarcio d’una epistola del gran
-maestro dei Templari, stampato da Bréholles, op. cit., II, pag. 201,
-nota 1; col quale si confronti l’altro documento nello stesso volume,
-pag. 355, nota 1.
-
-[557] Veggasi nel _Liber Jurium reip. Januensis_ Nº. D. col. 553 segg.,
-un trattato di questo conte di Malta con la repubblica di Genova (25
-luglio 1210) per l’acquisto dell’Isola di Cipro. Il conte fa menzione
-appena della fedeltà dovuta a Federigo per Malta; e del resto tratta
-come s’ei fosse principe sovrano. Si confronti ciò che dice delli
-ammiragli di Federigo, il Bréholles, op. cit. Introduction, pag. cxliij
-segg., e si vegga anco il Winkelmann, op. cit., pag. 40, seg. Il titolo
-di conte di Malta usato in questo diploma, mi fa supporre che Arrigo
-fosse stato fin d’allora grande ammiraglio; poichè quel feudo era
-stato conceduto successivamente ai due grandi ammiragli Margaritone
-da Brindisi e Guglielmo il Grosso, suocero di Arrigo. Arrigo, per
-casato o per soprannome Pescatore, sembra genovese di nascita. Durante
-la fanciullezza di Federigo, egli aiutò sempre con forze navali i
-Genovesi, nelle frequenti baruffe ch’ebbero co’ Pisani nelle acque di
-Sicilia. Si veggano coteste fazioni negli annali Genovesi, 1204, 1205,
-ec., presso il Muratori, _Rerum Italic._, VI, 389, 391, etc.
-
-Pertanto io non credo col Bréholles che Arrigo Pescatore sia stato
-eletto grande ammiraglio di Sicilia dopo la persecuzione di Guglielmo
-Porco, della quale si è detto nella nota 3, pag. 600, seg. Parmi
-più tosto che Guglielmo, nel 1216, avesse il titolo di semplice
-ammiraglio, come se n’era visti nel 1126, 1132, 1142 e 1157, sotto i
-grandi ammiragli Giorgio d’Antiochia e Majone da Bari (libro V, cap.
-1, pag. 355, 356 di questo volume). D’altronde la fuga di Guglielmo e
-la disgrazia di Arrigo, imprigionato e spogliato del feudo di Malta,
-successero quasi al medesimo tempo. Genovesi entrambi o partigiani
-ardenti di Genova, andaron giù a corte di Federigo, insieme col credito
-di quella repubblica: se non che Arrigo, chinato alquanto il capo, si
-rialzò e Guglielmo venne all’aperta violenza e ci lasciò la pelle.
-
-[558] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 574.
-
-[559] Alberici Trium Fontium _Chronicon_, Hanovre 1698, pag. 518.
-
-[560] Appendice al Malaterra, citata poc’anzi nella pag. 602, nota 2.
-
-[561] Così penso, perchè nella ribellione del 1245 non ricompariscono
-Musulmani in quella regione, e perchè tutti i villani della Chiesa
-agrigentina erano andati a Lucera, come si è visto a pag. 602, nota 3.
-
-[562] Raynaldi, _Ann. eccl._, 1220, § xxj, pag. 474, della ediz. di
-Lucca. Riccardo da San Germano, anno 1215, presso Caruso, op. cit.,
-pag. 564.
-
-[563] Si vegga il diploma del 1224, testè citato a pag. 604, nota 1.
-
-[564] Si veggano le date de’ suoi diplomi dal febbraio 1224 al marzo
-1225, presso Bréholles, op. cit., II, 398 a 477.
-
-[565] Riccardo da San Germano, anni 1232, 1233, ed Appendice al
-Malaterra, anni 1231, 1232, presso Caruso, op. cit., pag. 605, 606 e
-251.
-
-[566] Appendice al Malaterra, l. cit.
-
-[567] Riccardo da San Germano, op. cit., anno 1233, pag. 607, lo dice
-di Centorbi soltanto. L’Anonimo vaticano, (Niccolò de Jamsilla) op.
-cit., pag. 678, aggiunge al nome di Centorbi quegli altri due, ma non
-nota per nessuno il tempo della distruzione.
-
-Par sia stato lo stesso, leggendosi in un diploma del 1239, (Carcani
-pag. 297 e Bréholles, op. cit., V, 596) il comando dell’imperatore che
-gli uomini _già_ abitatori di Centorbi e di Capizzi soggiornassero in
-Palermo e che fosse punito chiunque volesse ritenerli in altro luogo di
-Sicilia. Lo stesso provvedimento è citato nel diploma del 27 febbraio
-1240, presso Carcani, pagina 352 e presso Bréholles, V, 770. L’Anonimo,
-presso Bréholles, op. cit., I, 905, dice distrutte dalle fondamenta
-Centorbi, Traina, Montalbano ed altre terre di Sicilia. Da’ nomi delle
-città argomento le schiatte.
-
-[568] Si vegga il Gregorio, _Considerazioni_, lib. III.
-
-[569] Diploma del 16 dicembre 1239, presso Carcani, pag. 294 e presso
-Bréholles, V, 590.
-
-[570] Per diploma del 25 dicembre 1239, presso Carcani pag. 307, e
-presso Bréholles, op. cit., V, 627, 628, Federigo comandava si dessero
-ad partem (e poi è detto _ad laborem_) mille buoi a’ Saraceni di
-Lucera, com’essi li aveano avuti in Sicilia, a’ tempi di Guglielmo il
-Buono.
-
-[571] Dipl. del 16 dicembre, citato poc’anzi.
-
-[572] Dipl. del 25 dicembre 1239, pubblicato dal Carcani pag. 307
-presso Bréholles, op. cit., V, 626, 627.
-
-[573] Per la munificenza del fu duca di Luynes (Honoré Théodoric),
-le ruine della cittadella di Lucera sono state illustrate col testo
-di M^r Huillard-Bréholles e co’ disegni di M^r Victor Baltard,
-nell’opera intitolata _Recherches sur les Monuments etc., dans l’Italie
-Méridionale_. Paris, 1844, gr. in folio. Si vegga anche ciò che ne
-ha scritto più recentemente lo stesso Bréholles, nella _Historia
-Diplomatica_ etc. Introduction, pag. CCCLXXV seg.
-
-[574] L’errore sembra contemporaneo, poichè in una epistola che
-scrisse Gregorio IX a Federigo (presso Bréholles, op. cit., IV, 452)
-richiedendolo di far ascoltare pazientemente i frati Predicatori da
-que’ Saraceni “che si dicea capisser bene l’italiano,” la città è
-chiamata _Nuceria Capitanatae_; il qual nome di provincia non lascia
-alcun dubbio su la città della quale si trattasse. Ma in Riccardo
-da San Germano, ne’ diplomi di Federigo e in molti altri della Curia
-romana, si legge correttamente Lucera.
-
-Lo scambio del nome fu notato ben da Giovanni Villani, Lib. VI, cap.
-xiv, là dove ei disse de’ Saraceni di “Licera, oggi Nocera in Puglia”;
-ma i compilatori, dimenticando questa avvertenza, hanno trasmesso di
-generazione in generazione quell’errore, il quale rimarrà, forse per
-lungo tempo, nelle bocche e nelle scritture di chi studia la storia ne’
-compendii frettolosi.
-
-Ed errore anco è che a Nocera di Principato sia stato mutato il
-soprannome a’ tempi di Carlo II d’Angiò, come si crede comunemente.
-Un diploma del 1221, tolto dal Bullario Cassinese e ricordato
-dal Bréholles nell’op. cit., II, 119, ha il predicato di “Nuceria
-Christianorum.” Sembra verosimile che quello di “Paganorum” sia stato
-dato per cagione de’ molti villaggi (pagi) de’ dintorni, o della tarda
-conversione di quegli abitatori. Si vegga Pacichelli, _Il Regno di
-Napoli in prospettiva_. Napoli, 1703 in-4, parte I, 195; e parte III,
-106, ne’ capitoli di Nocera e Lucera.
-
-[575] Introduzione, pag. XXXI, XXXII.
-
-[576] Sapendo che un erudito napoletano si apparecchia a confutar
-l’opinione del Bernhardi che tien falsa la cronica di Spinelli, aspetto
-la difesa pria di dar giudizio sopra sì grave quistione.
-
-[577] Diploma del 17 novembre 1239. Carcani, pag. 270; Bréholles, V,
-509.
-
-[578] Frammento inedito del registro di Federigo, dato alla luce dal
-Bréholles, op. cit., V, 426, 427.
-
-[579] Diploma del 16 dicembre 1239. Carcani, pag. 297; Bréholles, V,
-595, 596.
-
-[580] Diploma del novembre 1239, poc’anzi citato, presso Bréholles, V,
-505.
-
-[581] Il Pirro die’ parte della spedizione latina di questo diploma,
-nell’op. cit., pag. 764, senza fare menzione del testo arabico, ch’è
-scritto in capo della pergamena originale. Io ho copiato il testo in
-Girgenti, nel maggio 1868, quando mi richiese d’interpretarlo il sig.
-avvocato Giuseppe Picone, zelante cultore della storia del suo paese.
-La data è del 10 gennaio del 675, come appunto la riferisce il Pirro.
-La scrittura arabica, brutta e intralciata, è ben diversa da quella
-de’ diplomi dell’epoca normanna, e mostra anch’essa la decadenza
-dei Musulmani di Sicilia in quel tempo; contuttociò le regole della
-grammatica e dell’ortografia sono osservate con pochissime eccezioni.
-
-I notabili richiesti di fare testimonianza, sono chiamati nel
-testo arabico “uomini illustri” e _sceikh_; la prima delle quali
-denominazioni è traduzione dei “Buoni uomini” delle municipalità
-latine e la seconda è propriamente arabica; ma sembra qui adoperata
-come traduzione di Anziani e non prova, secondo me, che soggiornassero
-tuttavia in Vicari de’ notabili musulmani.
-
-Il suggello in cera verde ha, intorno l’effigie, la leggenda _Ubertus
-Fallamonaca_, che serve a dar correttamente questo casato, alterato
-dalle desinenze latine nei diplomi, e serve a mostrare il buon conio
-italiano de’ vocaboli che lo compongono.
-
-[582] Presso Carcani, pag. 268, e presso Bréholles, V, 504-505.
-
-[583] Diplomi del 12 marzo 1240, presso Carcani, pag. 370-372, e presso
-Bréholles, V, 822 segg.
-
-[584] Nella cronica dell’Anonimo (Niccolò de Jamsilla), presso Caruso,
-op. cit. pag 678, si nota ch’ei fondò in Sicilia Augusta ed Eraclea
-(s’intende parlare di Terranuova); in Calabria Monteleone ed Alitea;
-Dordona e Lucera in Puglia; e Flagella in Terra di Lavoro e che spiantò
-in Sicilia Centorbi, Capizzi e Traina; nella provincia di Benevento la
-città di tal nome e in Puglia San Severo.
-
-[585] Diploma dell’11 gennaio, presso Carcani, op. cit., pag. 318, e
-presso Bréholles, op. cit., V, 668.
-
-[586] Diploma del 13 dicembre 1249, presso Carcani, op. cit., pag.
-290 e presso Bréholles op. cit., V, 574, seg. Un altro diploma del 28
-novembre, Carcani, 279, dà il ragguaglio che i Giudei i quali avean
-promesso di far fruttare quel palmeto della Favara, erano arrivali di
-recente in Palermo.
-
-[587] Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit., pag. 252.
-
-[588] Lib. V, cap. iij e vj, pag 86 e 159 segg. di questo volume.
-
-[589] Diploma del 17 novembre 1239. Carcani, pag. 268, e Bréholles,
-V, 504. In questo diploma, pag. 505 della edizione del Bréholles, si
-legge “et eos per opera maran [_orum_] curie nostre facias applicari.”
-Sostituirei la voce _maram_ [_me_] che significava “la fabbrica.” Oltre
-che la nostra voce “marrani” non ha che far qui, abbiam visto poc’anzi
-che Federigo in quel tempo adoperava de’ Saraceni ne’ suoi castelli di
-Siracusa e di Lentini.
-
-[590] Presso Bréholles, op. cit., V, 456.
-
-[591] Op. cit., V, 471. Manca la data in questo diploma.
-
-[592] Appendice al Malaterra, op. cit., pag. 252.
-
-Nell’epistola di fra Corrado, presso Caruso, op cit., pag. 49, è
-copiato, come tanti altri, questo capitolo dell’Appendice, ma vi si
-legge Lucera in vece di Nocera.
-
-Niccolò de Jamsilla, presso Caruso, op. cit., pag. 677 segg., dà in
-principio questo bel compendio della guerra: «che Federigo voltosi in
-Sicilia contro i Saraceni, i quali nella sua infanzia, ribellatisi,
-stanziavano in alte montagne, ne li cacciò al piano, con le armi della
-sua potenza e saviezza; e prima una parte, e con l’andar del tempo
-quasi tutti, mandolli a soggiornare in Puglia, sotto giusto vincolo di
-servitù, nel luogo che si chiama Lucera.»
-
-[593] Si vegga il libro V, cap. vj e x, e il presente libro, cap. j, ij
-e v, pag. 158, 168, 332, 368, 401 e 517.
-
-[594] Si vegga il capitolo precedente, pag. 645.
-
-[595] Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit., pag. 252.
-
-[596] Si vegga la vera e la falsa genealogia, in Ibn-Khaldûn, op. cit.,
-II, 281 della versione francese.
-
-[597] Ibn-Khaldûn, _Berbères_, II, 280 a 298, descrive i primordii
-degli Hafsiti infino all’usurpazione d’Abu-Zakaria.
-
-[598] “Senior” nella versione latina.
-
-[599] In primo luogo avverto non potersi ammettere il supposto
-dell’erudito amico mio Huillard-Bréholles, cioè che l’_Abbuissac_ della
-traduzione sia da leggere _Abou-Zak_, e che questo sia abbreviazione di
-Abou-Zakaria. Oltrechè non v’ha esempli di cotesta contrazione, nè le
-lettere corrisponderebbero, non torna il nome del padre, il quale qui è
-Abu-Ibrahim, quando il padre di Abu-Zakaria si chiamava Abu-Mohammed.
-
-Il nome d’Abu-Ishak non sarebbe nuovo nella famiglia hafsita. Si
-chiamava così un figlio dello stesso Abu-Zakaria, secondo Ibn-Khaldûn,
-op. cit., II, 341, 355.
-
-Abu-Ibrahim, padre dì colui che soscrive il trattato, figliuolo di
-Abu-Hafs e però cugino di Abu-Zakaria, comparisce nel 1223 governatore
-di Castilia in Affrica per l’altro fratello Abu-Mohammed (Secondo)
-ch’era allor prefetto d’Affrica. Questo leggiamo in Ibn-Khaldûn, op
-cit., II, 297; ond’egli è verosimile che Abu-Zakaria abbia adoperato in
-alto ufizio questo figliuolo del cugino.
-
-[600] Ibn-Khaldûn op. cit., II, 301 narra che Abu-Zakaria, appena
-insignoritosi dell’Affrica propria, si messe a perseguitare Ibn-Ghania.
-Di questo capo almoravide abbiamo fatta menzione nel presente libro,
-cap. v, pag. 520 del volume.
-
-[601] “Cum declaratum sit quod isti populi pro personis et statu
-jam pacem inierint cum domino nostro califa, sacerdote, imperatore
-Fidelium”. Così la traduzione. La voce resa _sacerdote_ è senza dubbio
-_imam_; tutti e tre i titoli messi insieme corrispondono appunto a que’
-che presero i principi almohadi.
-
-[602] Questo trattato, tradotto dall’arabico in latino per un Marco
-Dobelio Citeron, fu pubblicato dapprima da Leibnitz, _Codex jur. gent.
-dipl._, II, 13; poi da Lünig, Codex Ital. dipl., II, 878; dal Dumont,
-Corps dipl., I, 168; dal Bréholles, op. cit.. III, 276, con buone
-varianti tolte da un ms. di Parigi; e infine dal Mas-Latrie, _Traités
-de paix et de commerce_ etc. Paris, 1866, pag. 153 segg. Temo che
-l’originale sia perito nello incendio dell’Escuriale, poichè il dotto
-prof. Gayangos, che ne interrogai molti anni addietro, mi rispose non
-trovarsi più in Ispagna, per quante ricerche ei n’avesse fatte.
-
-Parmi che il Citeron abbia letti male parecchi vocaboli nel capitolo
-che risguarda Pantellaria, il quale incomincia “Et etiam detur
-illis dimidium tributi insule C.... signatum et ordinarium tempore
-messis solite.” Ho creduto al contrario, accettare la versione “sint
-navigantes et iter facientes cum caravalis euntibus ad Africam” ond’io
-ho scritto “sì in nave e sì in caravana.” Ancorchè la voce caravana
-si legga sovente ne’ diplomi latini di Federigo, col significato
-di compagnia di barche, o come or dicesi, “convoglio”, il senso del
-periodo porta più tosto a carovana di terra; nè so che al tempo di
-Citeron si dicesse ancora de’ convogli di barche. D’altronde non
-mancano esempli di scorrerie de’ marinai cristiani sbarcati in Affrica.
-Nel 1284, cioè mezzo secolo dopo il trattato di Federigo II, un galeone
-catalano dell’armata di Sicilia prese Margam-ibn-Sabir, capo della
-tribù araba di Gewara, mentr’egli cavalcava alla volta di Tunis e
-recollo a Messina, dove fu compagno di prigionìa di Carlo lo Zoppo.
-
-Avvertasi che il Gregorio, discorrendo di questo trattato nelle
-_Considerazioni_, lib III, cap. viij, ritenne la erronea lezione di
-Corsica.
-
-[603] Si vegga il capitolo precedente, pag. 597 del volume.
-
-[604] Si legge nella traduzione “neque habeant christiani....
-jurisdictionem super ullum mahometanum, preter prefecium mahometanum,
-missum... ad regendum tantummodo populos unitatis.” Non potendosi
-ammettere, per le ragioni dette nel testo, che questi Unitarii sieno
-gli Almohadi, nè che “populos unitatis” qui significhi in generale i
-Musulmani, suppongo che Citeron abbia letto Wahabiti, e che ignorando
-questo nome di setta, nato da quello del fondatore Abd-al-Wahhâb,
-abbia tradotto a caso “Unitarii”, ricordando che Wahhâb si novera tra’
-novantanove titoli di Dio. S’egli non è così, il traduttore saltò di
-certo un periodo, secondo il quale il governatore degli Almohadi o de’
-Musulmani acconciatisi con loro, doveva essere destinato da Tunis.
-
-[605] Si vegga il cap. v del presente libro, pag. 536 del volume.
-
-[606] Jakût, nel _Mo’gem-el-Baldân_, di cui ho dato l’estratto nella
-_Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 124. Sul dominio che esercitava il re
-di Sicilia lo Pantellaria, veggansi Ibn-Sa’ld e Scebab-ed-dîn Omari,
-nell’op. cit., pag. 134, 150.
-
-[607] Si veggano Tigiani e Ibn-Khaldûn, citati nel cap. ij del presente
-libro, pag. 400, nota 2.
-
-[608] _Mudeggian_, pronunziato anco _Mudegiar_ (Mudejar) e _Mudeggial_.
-Si confronti il citato luogo di Scebab-ed-dîn Omari, con Dozy,
-_Glossaire des mots espagnols_, ec. nel supplemento delle aggiunte,
-pag. 322.
-
-[609] Si vegga il capitolo precedente a pag. 605, 606, di questo volume.
-
-[610] Diplomi del 24 giugno e 20 settembre 1236, e 28 ottobre 1238,
-presso Bréholles, op. cit., IV, 872, 912, V, 255.
-
-A pag. 626 e 907 son due altri diplomi del 25 dicembre 1239 e 17 aprile
-1240, per le spese necessarie a quel principe.
-
-[611] Diplomi del 23 gennaio e 6 febbraio 1240, presso Carcani, op.
-cit., pag. 324, 339, e presso Bréholles, V, 687, 726.
-
-[612] I diplomi leggonsi nelle due raccolte citate, a pag. 356, 360
-della prima, e V, 782, 793 della seconda.
-
-[613] Saba Malaspina presso Caruso, op. cit., pag. 806. Guglielmo di
-Nangis, _Gesta Phil. III_, nella collezione di Dom Bouquet, XX, 476, lo
-dice “tributo;” la _Cron. de rebus in Italia gestis_, etc., edizione di
-Bréholles, pag. 322, lo chiama censo, che solea pagarsi all’imperatore
-Federigo.
-
-[614] Saba Malaspina, loc. cit., dice che il re di Tunis, al tempo
-dell’impresa di San Luigi, avea sospeso da tre anni il pagamento di
-questo tributo. Io ho dati i particolari e le citazioni nella _Storia
-del Vespro siciliano_, cap. v e xij, edizione di Firenze, 1866, tomo
-I, pag. 82 segg. e 350. Si vegga anche il Gregorio, _Considerazioni_,
-lib. III, cap. viij; la raccolta del Mas-Latrie poc’anzi citata, pag.
-52 dell’Introduzione, e i documenti a pag. 156 segg.; ed Alphonse
-Rousseau, _Annales tunisiennes_, Alger, 1864, in-8, pag. 422 segg.
-Ma io non assento la correzione che fa M^r Rousseau nel testo di
-Marrekosci, nè la sua opinione intorno al tributo.
-
-Aggiungasi che, del 1300, il grande ammiraglio Ruggier Loria,
-passato al servigio di Carlo II di Napoli, fu inviato dal novello
-suo signore a Tunis per cavar quant’ei potesse del tributo che gli
-Angioini pretendeano, prima di far la pace con Federigo l’Aragonese.
-Ciò si ritrae da un diploma del regio Archivio di Napoli, registro
-1299-1300. C. fog. 224. L’ultimo documento poi in cui si parli di quel
-tributo, sembra un lodo del re di Aragona che, nel 1309, lo dichiarò
-appartenente a Napoli, salvo alla Sicilia di far valere i suoi diritti
-con le armi. Surita, _Annali di Aragona_, lib. V, cap. lxxv, citato dal
-Gregorio, _Considerazioni_, lib. IV, cap. vij.
-
-Prima di lasciare questo argomento, avverto che non si può supporre
-alcuna analogia tra il tributo di Tunis e la metà della entrata
-pubblica in Pantellaria. Oltrechè questa si dovea pagare dalla
-Sicilia a Tunis e non da questo a quella, poichè la Pantellaria
-era amministrata da un governatore siciliano, si incontrerebbe la
-inverosimiglianza della somma annuale pattuita. La Pantellaria non
-potea produrre pur la decima parte della somma del tributo, il quale
-tornava ad un peso d’oro che in oggi varrebbe 325,000 lire italiane.
-Secondo il catasto più recente, che fu terminato nel 1853, la rendita
-annuale di tutte le proprietà urbane e rurali della Pantellaria montava
-appena a 100,000 lire. Or quell’isola, dopo le aspre vicende dell’XI
-secolo, non era di certo meglio coltivata che al tempo nostro, nè più
-ricca.
-
-[615] Presso Bréholles, op. cit., V, 577 segg. Si vegga, quanto alla
-data, la nota del diligentissimo editore.
-
-[616] _Annali di Colonia_, citati qui innanzi nel cap. vj, pag. 553.
-
-[617] Così ho io detto nella Introduzione a’ _Diplomi arabici del Reale
-Archivio fiorentino_, pag. V, VI, LXXII, secondo l’autorità di M. De
-Sacy e le mie proprie osservazioni. M. De Mas-Latrie ha contrastato il
-fatto nella pregevole opera citata, Introduction, pag. 290 segg., ma
-non ha potuto negare alcune differenze, ch’ei chiama lievi e veramente
-nol sono.
-
-[618] I documenti citati, per questa immaginaria legazione, dal
-Gregorio, _Considerazioni_, lib. III, cap. viij, nota 5, portano tutti
-il titolo di sultano di Babilonia.
-
-Non occorre esaminare chi sia il Nazardino o Zefedino delle due
-epistole pubblicate tra quelle di Pietro Della Vigna, lib. II,
-cap. xviij, xix, fattura di qualche frate dilettante di politica in
-que’ tempi. Evidentemente i nomi rispondono ai titoli notissimi di
-Nasir-ed-dîn e Seit-ed-dîn; ma non credo col mio amico Bréholles,
-op. cit., V, 397, nota 3, che il falsario abbia voluto indicare col
-primo un figliuolo di Malek-Kâmil. Piuttosto penserei al suo nipote
-Dawud, Malek-Nâsir il quale possedea Damasco e Gerusalemme innanzi
-il partaggio del 1228. Gli scrittori cristiani dicono che questi si
-oppose fieramente alla cessione di Gerusalemme e si sa ch’egli riprese
-la città nel 1239. Si vegga qui appresso, a pag. 637, la risposta
-attribuita al suo padre, da alcuni scrittori musulmani.
-
-[619] Questo mosaico vedeasi al tempo del Pirro, com’egli dice
-espressamente nella Sicilia Sacra, pag. 805, ma in oggi non ne rimane
-vestigia, essendo stato rifatto in gran parte quel portico. Se ne
-fa menzione in una notizia manoscritta su la chiesa di Cefalù, opera
-del XIV secolo, serbata in oggi nel regio archivio di Palermo, come
-ritraggo da’ signori Isidoro la Lumìa e Isidoro Carini, che l’hanno
-presa in esame per farmi cosa grata. Gli stessi eruditi amici mi hanno
-significato trovarsi nel detto archivio un ultimo diploma del vescovo
-Giovanni, dato del settembre 1213, ed un atto del 14 marzo 1218,
-nel quale è nominato Alduino vescovo di Cefalù. Si aggiunga ciò alle
-notizie che dà il Pirro, loc. cit., su quei due vescovi.
-
-Le parole che, al dire del Pirro, leggeansi sotto le due figure erano:
-“Vade in Babyloniam et Damascum et filios Paladini quaere et verba mea
-audacter loquere ut statum ipsius valeas melius reformare.” Poco dubbio
-v’ha nel correggere la voce Paladini, che dee dire Saladini o meglio
-Safadini. Con questo titolo, che risponde a Seif-ed-dîn, i Cristiani
-solean chiamare Malek-Adel; e mi par migliore lezione che quella di
-Saladini, la quale farebbe supporre che la precedente parola _filios_
-fosse stata adoperata per errore, in vece di nipoti. Ma suppongo una
-lacuna nell’ultimo inciso, non potendosi ragionevolmente riferire
-l’_ipsius_ a Malek-Adel, ma più tosto a Gerusalemme, o alla Terra Santa
-in generale. Forse il pezzo di mosaico che contenea l’iscrizione era
-già guasto, quando furon copiate quelle parole dal Pirro o da altri.
-
-Che Malek-Adel avea, pria della sua morte, divisi gli Stati a’
-figliuoli e datone loro anco il governo, si legge negli Annali
-d’Ibn-el-Athîr, testo del Tornberg, XII, 230, sotto l’anno 615. Si
-vegga anche Reinaud, _Extraits_, etc., pag. 393.
-
-[620] Le sorgenti arabiche, inedite avanti il 1857, si trovano quasi
-tutte nella _Bibl. arabo-sicula_; cioè: la _Storia de’ Patriarchi
-d’Alessandria_, cronaca diligentissima e contemporanea di un cristiano
-copto, a pag. 322 segg. e gli scrittori musulmani: Ibn-el-Athîr,
-pag. 314, segg.; Abulfeda, pag. 418 segg.; la raccolta falsamente
-attribuita a Jafei, pag. 510 segg. la quale contiene preziosi
-frammenti d’Ibn-Kethîr, Abu-Sciâma, Bibars, Nowairi, Ibn-el-’Amîd, e
-Ibn-el-Giuzi; e in fine, Makrizi, pag. 518, segg. Ho avuto anco sotto
-gli occhi il quinto volume della _Storia universale_ d’Ibn-Khaldûn,
-stampata non è guari in Egitto, nel quale è un compendio delle Crociate
-e giova, non ostante la troppa brevità. Si veggano le pag. 350 seg. di
-quel volume.
-
-Il mio maestro M. Reinaud, del quale serbo sempre gratissima la
-memoria, compilò su questi medesimi testi i §§ 78, 79, 80, dei suoi
-_Extraits_ etc., _relatifs aux Croisades_. Piacemi anche dover citare
-intorno a cotesti avvenimenti, due altri miei carissimi amici francesi,
-l’autore, cioè, della _Lutte des papes et des empereurs de la Maison de
-Souabe_, lib. V, cap. iij, e l’Huillard-Bréholles, nella Introduzione
-alla sua _Hist. Diplom_., etc. Chi voglia considerare la tradizione
-ghibellina, com’ella raffazzonò cotesti avvenimenti a capo di mezzo
-secolo, legga Bartolommeo de Neocastro, presso il Gregorio, _Bibl.
-Arag_., I, 199 segg., al quale si può contrapporre uno scrittore
-francese de’ tempi nostri. Dico M. De Mas Latrie, da me citato per
-altri suoi dotti lavori, il quale nella diligentissima _Histoire de
-Chypre_, Paris, 1852-61, narra la Crociata di Federigo e le pratiche
-precedenti e contemporanee, come l’avrebbe fatto un guelfo sfegatato
-del XIII secolo, s’egli fosse stato armato dalla erudizione del XIX.
-
-Citerò via via le sorgenti arabiche, con la pagina che prende il testo
-nella Bibl. arabo-sicula.
-
-[621] Ibn-Kethîr e Abu-Sciâma, pag. 510; il secondo de’ quali aggiugne
-alla risposta: “Dì... che io non somiglio a certi altri e che non ho,
-ec.” Cotesti frizzi postumi, sono rivolti manifestamente contro il
-fratello Malek-Kâmil.
-
-[622] Ibn-Kethîr, Abu-Sciâma, Bibars, Abulfeda, Ibn-Khaldûn e Makrizi;
-dei quali altri dice promessa Gerusalemme, altri tutti i conquisti di
-Saladino, in Terrasanta s’intende, e altri una parte de’ conquisti.
-
-Ibn-el Athîr, arrivato allora all’età di 69 anni e morto il 1233, o
-non seppe, o tacque a disegno, le pratiche di Mo’azzam col Kharezmio e
-di Kâmil con l’imperatore. Può darsi benissimo l’uno o l’altro caso;
-il primo perchè quelle pratiche doveano tenersi molto segrete, e il
-secondo perchè il vecchio compagno di Saladino volea dissimulare le
-vergogne de’ discendenti. Soltanto ei narra nell’anno 623 (Tornberg,
-XII, 302, 303) che Mo’azzam, dopo aver cooperato efficacemente alla
-vittoria di Damiata, rimase malcontento di Kâmil e ch’egli era anco
-sospinto contro costui dal califo di Bagdad: onde si rappacificò con
-Ascraf, a fine di resistere verso ponente a Kâmil e dall’altro lato a’
-Kharezmii.
-
-[623] Pseudo Jalei.
-
-[624] _St. de’ Patr._, anno 944, dell’èra dei Martiri (29 agosto 1227
-a 28 agosto 1228.) Quivi non si dà, in vero, il nome dell’ambasciatore
-siciliano, ma si dice essere lo stesso ch’era venuto in Egitto l’anno
-innanzi. Or noi sappiamo da Riccardo da San Germano, che il 1228
-fu mandato ambasciatore al Cairo l’arcivescovo di Palermo. Il nome
-dell’ambasciatore musulmano è dato da Bibars, Abulfeda, Nowairi,
-Makrizi.
-
-[625] Questo fatto è raccontato da Joinville, testimonio oculare
-al tempo della Crociata di San Luigi. Si vegga la edizione di M.
-Francisque Michel, Paris, 1859 in-12, pag. 62-63. “L’on disoit que
-l’emperiere Ferris l’avoit fait chevalier.... En ses bannieres portoit
-les armes de l’empereur etc.”
-
-[626] _Storia de’ Patr._, ec.
-
-[627] Makrizi.
-
-[628] _Storia de’ Patriar._ Parmi vada reso meglio “minuterie d’oro”
-il vocabolo _mesâgh_, che M. Reinaud, negli _Extraits_ ec., pag. 247,
-ha tradotto “objets de fonte.” Con questa espressione di “minuterie” il
-cronista de’ Patriarchi d’Alessandria volle significare forse la sella
-d’oro, ec. del Makrizi.
-
-[629] _Storia de’ Patr._ e Makrizi.
-
-[630] Makrizi.
-
-[631] Ibn-el-Athîr dice di scewâl del 625, che risponde al settembre;
-la _St. de’ Patr. d’Alessandria_, il 29 abîb del 994 (4 agosto 1228).
-
-[632] Tutti gli scrittori arabi.
-
-[633] Ibn-el-Athîr, anno 624, ediz. del Tornberg, XII, 308.
-
-[634] Abulfeda e Ibn-Kethir.
-
-[635] Ibn-el Athîr, anno 625, senza fare menzione del patto precedente
-coi Kharezmii.
-
-[636] Ibn-el-Athir, nell’anno 623, narrate le pratiche di Dawûd con
-Ascraf, e le negoziazioni de’ due fratelli, trascrive un pezzo della
-supposta lettera di Kâmil, il quale, secondo il cronista, minacciò di
-andarsene e lasciare il fratello solo a fronte de’ Crociati. Questo
-capitolo che manca nella _Bibl. ar. sic._, si legga nella edizione del
-Tornberg, XII, 313.
-
-[637] Cf. la _St. de’ Patr. d’Aless._ e Ibn-el-Athîr. Abulfeda attesta
-la partizione tra i due fratelli.
-
-[638] Questo fatto risulta chiarissimo da tutte le narrazioni arabiche.
-Gli scrittori arabi affermano che Ascraf rimase al campo del fratello,
-mentre si negoziava con l’imperatore.
-
-[639] Makrizi.
-
-[640] Il testo dice proprio “si trovò addosso.” Il vocabolo, tolto
-al certo da una cronaca contemporanea, è replicato da Abulfeda e da
-Bibars.
-
-[641] Bibars.
-
-[642] Tutti gli scrittori arabi.
-
-[643] _St. de’ Patr._ ec.
-
-[644] Tutti gli scrittori arabi.
-
-[645] _St. de’ Patr._ Aggiungo il nome del primo e il titolo del
-secondo, su la fede degli scrittori occidentali.
-
-[646] Tutti gli scrittori arabi.
-
-[647] Ibn-el-’Amîd, pag. 511; Bibars, pag. 514; Makrizi, pag. 519.
-
-[648] Ibn-el-’Amîd, pag. 511.
-
-[649] Makrizi, pag. 520.
-
-[650] _St. de’ Patr._ Matteo Paris, _Historia Anglorum_, ediz. di
-Londra, 1866, in-8, tom. II, 303, nota in questa occasione le “xenia
-multa et pretiosa in auro et argento et olosericis et gemmis et bestiis
-mirabilibus, quas Occidens non vidit aut cognovit.”
-
-[651] _Stor. dei Patr._ ec. Riccardo da San Germano, presso Caruso, op.
-cit., pag. 580, nota nell’anno 1228 questi curiosi doni dello elefante,
-e de’ muli, mandati dal sultano per mezzo dell’arcivescovo di Palermo.
-Potrebbe esser questo il medesimo elefante che il 1237, all’assedio
-di Pontevico, portava sul dosso una torricciuola con le bandiere
-imperiali, scortato da molti Saraceni, come dice il Salimbene, Parma,
-1857, pag. 48.
-
-[652] Conf. Bibars, pag, 514 e Makrizi, pag. 522.
-
-[653] Bibars, pag. 514; Makrizi, pag. 521.
-
-[654] Abulfeda e Nowairi.
-
-[655] Makrizi, pag. 520.
-
-[656] Bibars, pag. 514.
-
-[657] Ibn-Khallikân, testo, edizione del baron De Slane, I, 88; di
-Wüstenfeld, fascicolo I, pag. 103, Vita N. 75; e nella _Bibl. ar.
-sic._, pag. 624.
-
-[658] Ibn-el-’Amîd, op. cit., pag. 511. Il nome del padre è scritto
-_h n f r i_ e, mettendovi le vocali, tornerebbe a Hunfroi, o meglio
-Humfroi. Nella nota 5 di quella pagina, io proposi di leggerlo _Henri_,
-parendomi si accennasse ad una principessa parteggiante per Federigo
-II: Alice, vedova d’Ugo re di Cipro, e reggente per lo figliuolo
-Arrigo, la quale, allontanata dalla reggenza per opera dei principi
-d’Ibelin che furono nemici di Federigo, vivea in Siria quand’ei vi
-passò. Alice era figliuola di Arrigo, de’ conti di Champagne e di
-quell’Isabella di Lusignano ch’ebbe per primo marito Umfredo signore
-di Thoron; ma, separata da lui per intrighi politici ed ecclesiastici,
-sposò successivamente Corrado di Monferrato, Arrigo di Champagne
-ed Amerigo di Lusignano, dal quale ebbe Ugo I, re di Cipro e marito
-d’Alice.
-
-Riflettendo meglio, mi accorgo che Alice non potè ereditare la signoria
-di Thoron, la quale non so d’altronde che le sia stata mai conceduta
-da Federigo. Potrebbe darsi dunque che si trattasse nel testo di
-una figliuola di Umfredo di Thoron, nata d’altra madre, dopo il suo
-divorzio da Isabella; nel qual caso starebbe bene la lezione del testo.
-E qui mi rimango, non avendo alle mani i documenti che occorrerebbero
-per verificare questo dubbio di genealogia feudale del regno di
-Gerusalemme.
-
-Della terra di Thoron compresa nella pace, fa anche menzione Marin
-Sanudo, _Secretorum fidelium Crucis_, lib. III, parte xj, cap. 10, 11,
-12, presso Bongars, _Gesta Dei par Francos_, II, 210 segg. il quale è
-benissimo informato de’ particolari di questa Crociata, ed ebbe alle
-mani qualche scrittore arabo, s’io mal non mi appongo.
-
-[659] Bibars, pag. 513-514.
-
-[660] Così il Makrizi, che vide al certo qualche documento. Gli altri
-scrittori arabi, al par che i latini, notano gli anni soltanto.
-
-[661] Si confrontino i citati scrittori arabi e i documenti latini di
-parte imperiale e di parte papale, raccolti dal Bréholles, op. cit.,
-III, 86 a 110, tra i quali è la supposta traduzione francese del testo
-arabico del trattato, mandata dal patriarca di Gerusalemme al papa,
-con le sue proprie osservazioni in latino. Questo fiore di diplomazia
-ecclesiastica è stato ristampato dal Mas-Latrie, _Histoire de l’île de
-Chypre_, III, 626 segg. Ma di certo non risponde al trattato originale,
-mancandovi i nomi de’ paesi ceduti all’imperatore. Così il miglior
-documento rimane sempre la costui circolare, come or si chiamerebbe,
-data di Gerusalemme il 18 marzo, nella quale si dice stipulato il
-trattato a 18 febbraio. La data del 24 che recano gli Arabi, potrebbe
-esser quella in cui Malek-Kâmil ratificò.
-
-Ludd è nominata ne’ soli scritti musulmani; Ramla nella sola _St. de’
-Patr._ Secondo Ibn-el-’Amid, pag. 511, furono ceduti a Federigo tutti i
-villaggi tra Gerusalemme e Jaffa.
-
-[662] Così nel citato diploma del 18 marzo; nè il patriarca di
-Gerusalemme osò affermare il contrario nel suo scritto sì capzioso e sì
-violento.
-
-[663] Ibn-el-Athîr, pag. 316; Nowairi, pag. 513; Bibars, pag. 514;
-Ibn-el-’Amîd, ibid. Si veggano gli aneddoti narrati e le poesie scritte
-in questa occasione, presso Reinaud, _Extraits_, pag. 433 segg. Gli
-aneddoti si leggono anco nel testo d’Ibn-el-Giuzi, pag. 515.
-
-[664] Reinaud, _Extraits_, pag. 433.
-
-[665] Bibars, pag. 514.
-
-[666] _Dahri_ litteralmente “eternista,” cioè negante la creazione.
-
-[667] Ibn-el-Giuzi, pag. 515.
-
-[668] L. c.
-
-[669] Così mi pare, non ostante ciò che dice la Continuazione di
-Guglielmo di Tiro, nello squarcio che trascrive il Bréholles, op. cit.,
-III, 85.
-
-[670] M. Reinaud, _Extraits_, pag. 429, su l’autorità di Dsehebi, narra
-che alcuni Crociati proffersero a Kâmil d’uccidere Federigo, e che il
-Sultano mandò a lui stesso la lettera originale. Non mi venne fatto di
-ritrovare questo testo a Parigi, quand’io raccolsi gli altri per la
-_Biblioteca arabo-sicula_; ma senza meno, lo avremo ne’ volumi della
-_Bibliothèque des Croisades_, che si stampano a cura dell’Accademia
-delle Iscrizioni.
-
-Matteo Paris, nella _Hist. Anglorum_, ediz. citata, II, 313, riferisce
-la voce che i Templari e gli Spedalieri avessero avvisato Kâmil della
-prossima andata di Federigo da Gerusalemme al Giordano, e che Kâmil
-avesse mandata la lettera loro all’imperatore. Ma nella _Abbreviatio
-Chronicorum_, ediz. citata, III, 259, l’autore messe la postilla
-ch’eran calunnie dei nemici di que’ religiosi.
-
-[671] Makrizi, pag. 522, dice l’ultimo di giumadi secondo del 625
-(25 maggio 1229). La _St. dei Patr._ ch’egli entrò in Gerusalemme nei
-primi di quaresima del 945 (1229), che stettevi altri due giorni e che,
-andato ad Acri, ripartì per l’Italia dopo la Pasqua.
-
-Nowairi pone anco la consegna di Gerusalemme in rebi’ secondo del 626
-(marzo 1229.)
-
-[672] Ormai è certo che gli Ismaeliani erano chiamati _hasciscin_,
-dalle note preparazioni d’_hascisc_, ossia _cannabis indica_, e che,
-divenuti celebri pur troppo nel tempo delle Crociate, il loro nome
-volgare, pronunziato _assassin_, diè questo brutto vocabolo ad alcune
-lingue europee.
-
-[673] Ibn-Khaldûn, _Storia univ._ ed. del Cairo, tomo V, pag. 352,
-segg.; Reinaud, _Extraits_, ec. §§. LXXIX ed LXXX, pag. 436. segg.
-
-[674] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit. pag. 603.
-
-[675] Ibn-Khaldûn, vol cit., pag. 433.
-
-[676] Reinaud, op. cit., pag. 435, citando pel primo fatto lo Pseudo
-Jafei e per l’altro Abu-l-Mehâsin.
-
-[677] _Annales Colon. Maximi_, presso Pertz, _Script._, XVII, 843.
-
-[678] Op. cit., pag. 842.
-
-[679] Novella xcviij delle antiche edizioni. Questa favola era
-stata pria raccontata più volte in tempi diversi, mutando sempre
-i personaggi. Nel IX e X secolo fu attribuita agli Ismaeliani di
-Persia; nel XII a que’ di Siria, quando Saladino andò a trovare
-Sinan. Un continuatore di Guglielmo di Tiro, copiato da Marin Sanudo,
-fece spettatore del suicidio Arrigo, conte di Champagne, poi re di
-Gerusalemme. Si veggano le citazioni nel diligente lavoro di M. De
-Frémery, _Nouvelles Recherches sur les Ismaeliens._ Paris, 1855,
-estratto dal _Journal Asiatique_ del 1854.
-
-[680] Bibars, op. cit., pag. 515.
-
-[681] Epistole del 1245 e 1246, presso Bréholles, op. cit., II, 325,
-427.
-
-[682] Si vegga il principio del § III della Cronica di Kelaûn, nella
-_Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 341, e la traduzione che io ne ho data
-nella _Guerra del Vespro Siciliano_, tomo II, pag. 333 segg. della
-edizione del 1866.
-
-[683] Si vegga l’attestato del Makrizi, qui sopra a pag. 640.
-
-[684] _Annales Colon. Maximi_, presso Pertz, _Scriptores_, XVII, 812.
-
-[685] Bartolommeo de Neocastro, cap. L, presso Gregorio, _Rerum
-Aragon_., I, 73. Il nome proprio si legge Malbalusus. Il nome
-topografico, che vive ancora, significa, in arabo, luogo di preghiera,
-e propriamente il piano aperto dove si fa la preghiera solenne.
-
-[686] _Chronicon De Rebus in Italia Gestis_, edizione Bréholles, pag.
-174. Non assento al Bréholles, _Historia Diplom_., etc. Introduction,
-pag. ccclv, nota 2, che fossero venturieri arabi, e molto meno che
-Federigo ne abbia fatti venire d’Affrica. Il mio dotto amico prestava
-troppa fede a Matteo Spinelli.
-
-[687] _Nusf-ed-dunia_. Si ricordi la nave di Mehdia così denominata,
-della quale abbiam detto nel presente libro, cap. ij, pag. 406 del
-volume.
-
-[688] Nell’Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit,. pag. 252,
-si legge sotto l’anno 1240, XV, indiz. “Rogerius de Amicis ivit ad
-Soldanum Babiloniae” e nel 1241, Iª indiz. “Soldanus de.... et....
-insiluerunt (in) christianos qui habitabant Jerusalem et ceperunt
-illos, occiderunt et captivos duxerunt.... Et in illis diebus Dominus
-Rogerius de Amicis manebat (in) Babiloniam et in Cayrum cum Soldano.”
-La data e questa circostanza del soggiorno lungo, provano la identità
-della persona dell’ambasciatore principale con quella designata dalla
-_Storia de’ Patriarchi d’Alessandria_. In questa poi si legge: “E del
-maggiore di questi due ambasciatori dicono ch’ei porti su le carni una
-veste di lana.” Abbiamo dunque la flanella nel XIII secolo: o l’uso
-delle camicie di lino e di cotone non era sparso per anco in Sicilia?
-
-[689] _Storia de’ Patr. d’Aless_., nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 324,
-325. Cf. Reinaud, _Extraits_, ec., pag. 441, 442.
-
-[690] _Storia de’ Patr. d’Aless_., op. cit., pag. 326.
-
-[691] Raynald., _Annales Eccles_., 1246. Si confronti, per la data, il
-Bréholles, op. cit., Introduction, pag. ccclxvij.
-
-[692] Pseudo-Jafei, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 516, 517.
-
-[693] Op. cit., pag. 517.
-
-[694] Testo, nell’op. cit., pag. 346; e traduzione nella mia _Storia
-del Vespro siciliano_, II, 341 dell’edizione del 1866.
-
-[695] Ibn-Giuzi, trascritto dallo Pseudo-Jafei, nella _Bibl. ar. sic_.,
-testo, pag. 517.
-
-[696] Pseudo-Jafei, citato da Reinaud, _Extraits_, ec. pag. 436. nota
-1. Alberto Magno, _Opera_, tomo VI, Lione, 1651, _De Animalibus_,
-tract. II, cap. I, § _De Anabula_, descrive questo animale chiamato
-dagli “Arabi e dagli Italiani” _Seraph_, e continua: “Unam harum secum,
-temporibus nostris, habuit Federicus imperator, in partibus nostris.”
-
-[697] Abulfeda, _Annali_, 698, nel quale anno morì questo Gemâl-ed-dîn.
-Nella edizione di Reiske, V, 144, e nella _Bibl. ar. sic._, testo, pag,
-420.
-
-Cotesta novella simboleggia pure l’arrisicato viaggio del 1212, dicendo
-che appena fatta la elezione, Federigo si pose in capo la corona
-e scappò via con uno squadrone di cavalieri tedeschi ch’egli aveva
-appostati, e così fece ritorno al suo paese.
-
-[698] Si vegga il Cap. viij del libro V, pag. 259 di questo terzo
-volume.
-
-[699] Diploma greco del 1143, citato nel Cap. iij del presente libro,
-pag. 449, del volume, dove ho corretto il testo dello _’alâma_ arabico
-di questo diploma, pubblicato dal Morso e dal prof. Caruso. La clausola
-arabica del diploma non fu letta meglio che lo _’alâma_. Il Morso
-la tradusse a suo modo: “Mense maii; indictione sexta, rogatus fuit
-Dominus noster Rex augustus, sanctus, cujus regnum Deus perpetuet, ut
-imprimeret suum nobile signum in hoc diplomate, ut sciatur quod ejus
-potentia, ordinatione divina constituta, hoc etiam concessit annuitque
-responsione, et se contentum declaravit, impressitque suum sublime
-signum. Sufficiens est Deus et propitius ei qui confidit in illo.” E
-segue immediatamente la soscrizione di Giorgio.
-
-Parendomi che la formola della omologazione regia di somiglianti atti,
-dia molta luce alla diplomatica ed alla legislazione del tempo e che
-la lezione del Morso in parte sia sbagliata, do qui una nuova versione
-del testo arabico, com’io l’ho letto nell’originale molto chiaramente:
-_Del mese di maggio, sesta indizione, io ho chiesto al nostro padrone
-il re venerato e santo, il cui regno Iddio eterni, di far porre il suo
-eccelso_ ’alâma _in questo diploma, affinchè si sappia ch’Egli, la cui
-possanza Iddio mantenga, abbia permesso e ratificato questo (atto). Ed
-Egli ha impartita l’approvazione, omologato (l’atto) e fatto porre in
-testa di quello il sublime_ ’alâma _suo. Facciamo assegnamento in Dio,
-che ben provvede._
-
-[700] _Cosmos_, edizione francese del 1848, tomo II, 233, 519. Veggansi
-inoltre Venturi, _Commentarii sopra la Storia e le teorie dell’Ottica_,
-Bologna, 1814, in fol., tomo I, pag. 34 a 59; Caussin, nelle _Mémoires
-de l’Institut de France, Acad. des Inscriptions_, tomo VI (1822).
-N’avea trattato lo stesso Humboldt nella _Raccolta di Osservazioni
-astronomiche_, tomo I (1811), pag. lxv a lxx, e poi il Delambre nella
-_Storia dell’Astronomia_ etc.
-
-L’Humboldt studiò il ms. di Parigi, Ancien Fonds, 7310; il Caussin
-questo e un altro della medesima biblioteca, del quale ei non dà il
-numero, nè io ho potuto rinvenirlo: finalmente ei cita con dubbio un
-altro codice della Bodlejana. In Italia, poi, abbiamo i due codici
-dell’Ambrosiana che citerò nella nota seguente; uno della Vaticana nº
-2975; due della Bibl. nazionale di Firenze (Raccolta Magliabechiana)
-segnati XI, D. 64 e II, II, 35; cd uno del principe Baldassare
-Boncompagni di Roma, descritto nel catalogo di Enrico Narducci, Roma,
-1862, pag. 136, seg., nº 314.
-
-Mentr’io correggo queste pagine, so che si prepara appo noi la
-pubblicazione di questo libro che avea già intrapresa il Venturi
-allo scorcio del secol passato, e poi dovette abbandonarla. Spero
-che i dotti editori odierni, da me ben conosciuti, trovino Mss. più
-antichi di quelli che ho visti io, i quali tornano alla fine del
-XVI, e principii del XVII secolo, e, s’io ben mi appongo, son tutti
-italiani ed anco stretti parenti l’un dell’altro. L’età e il paese
-ben rispondono al movimento scientifico rivelato dall’accelerata
-propagazione delle copie.
-
-[701] Ecco questo proemio che ho copiato sul ms. 7310 di Parigi (XVII
-secolo) e confrontato e corretto con una copia dello stesso squarcio,
-mandatami nel 1856 dal dotto e cortese Antonio Ceriani, in oggi
-prefetto dell’Ambrosiana. Questa copia fu fatta sul codice Ambrosiano
-T. 100, con le varianti del Codice D. 451. Inf. (XVII secolo). Non
-fo il confronto con gli altri codici delle nostre biblioteche, perchè
-appartiene ai novelli editori; e sol dirò che i codici magliabechiani e
-i romani, hanno anch’essi _ammiraco_ in luogo di _ammirato_. Tralascio
-gli errori manifesti e le varianti di minore importanza e seguo
-l’ortografia attuale.
-
-“Incipit liber Ptolomæi de Opticis, sive aspectibus, translatus ab
-amirato (cod. par. _ammiraco_) Eugenio Siculo, de Arabico in latinum.”
-
-“Cum considerarem Optica Ptolomæi necessaria utique fore scientiam
-diligentibus et rerum perscrutantibus naturam, laboris onus subire
-et illa in presenti libro interpretare non recusavi. Verumtamen,
-quia universa linguarum genera proprium habent idioma, et alterius
-in alterum translatio, fideli maxime interpreti, non est facilis; et
-præsertim arabicam in græcam aut latinam transferre volenti, tanto
-difficilius est, quanto major diversitas inter illas, tam in verbis et
-nominibus quam in litterali compositione reperitur, unde, quia in hoc
-opere quaedam forte non manifesta apparent, dignum duxi intentionem
-auctoris ab arabico libro evidentius intellectam, breviter exponere, ut
-lectoribus via levior efficiatur. In primo quidem sermone, quamvis non
-sit inventus, tamen sicut in principio secundi exprimitur, continetur
-quo visus et lumen comunicant et ad invicem assimilantur, et quo
-differunt in virtutibus et motibus, nec non differentiae eorum et
-accidentia. In secundo etc.”
-
-Così il traduttore continua l’indice de’ capitoli e poi ripiglia:
-
-“Incipit sermo secundus Opticorum Ptolomæi, olim de græca lingua in
-arabicam, nunc autem de arabica in latinam, translatorum ab amirato
-(cod. par. _ammiraco_) Eugenio Siculo, ex duobus exemplaribus, quorum
-novissimum, unde presens translatio facta fuit, veratius est: primus
-tamen sermo non est inventus.”
-
-Gli argomenti dei cinque discorsi, o libri come si vogliano chiamare,
-son questi: 1º Ipotesi su la visione per raggi lucidi emanati
-dall’occhio; 2º Correzione degli errori ottici per mezzo degli altri
-sensi; 3º Catottrica; 4º Degli specchi concavi in particolare; 5º
-Diottrica.
-
-[702] Primo di tutti il Caussin citò queste profezie nella sua Memoria
-su l’Ottica di Tolomeo, per determinare l’età in cui visse l’ammiraglio
-Eugenio, del quale ei non aveva altre notizie.
-
-Ricercati e trovati i mss. nella Biblioteca Nazionale di Parigi, io ho
-visto che dànno, con poco divario, il nome e l’ufizio d’Eugenio e la
-misteriosa provenienza di quell’opera. Son essi notati: Mss. Latins,
-Ancien Fonds, 3595, 6362, 7329, e Sorbonne 316, dei quali il primo e
-il terzo sembrano del XIV secolo, il secondo del XV, e il quarto è del
-XVI. Il libro è intitolato anche: _Vasilographi, idest imperialis_,
-nel 6362. L’uficio poi d’Eugenio è scritto _admiratus_ in questo, nel
-3595. (fol. 37 segg.) e nel 316 Sorbonne, ed _ammiratus_ nel 7329,
-(fol. 98 recto), il qual ms. comincia con l’_Astrologia Guidonis Bonati
-de Forlivio_. Il traduttore greco è detto, dove _toxapater_, dove _Dox
-pater_ dove _daxopetri_ e lasciato in bianco nel 7329.
-
-[703] Si vegga Walz, _Rhetores Græci_, nei Prolegomeni del vol. II,
-pag. 11, e nel vol. VI, pag. 11. Tolgo questa citazione dalla _Nouvelle
-Biographie_ etc. del Dott. Hoefer, articolo _Doxipater_, non avendo
-alle mani, mentre io scrivo, l’opera del Walz.
-
-[704] Si vegga il Cap. iij di questo libro, a pag. 452 segg. del volume.
-
-[705] Libro V, Cap. vj, pag. 173 segg. di questo volume.
-
-[706] Ibn-Khaldûn, ne’ Prolegomeni, espressamente lo dice hammudita e
-capitato in Sicilia dopo la espulsione de’ suoi progenitori da Malaga,
-della quale eran signori. Questo passo fu citato pel primo dal baron
-De Slane, in un importantissimo articolo ch’ei pubblicò su la geografia
-di Edrîsi, nel _Journal Asiatique_, 3^me série, tomo XI (1841) pag. 362
-segg.
-
-[707] Il baron De Slane, ch’è de’ più assidui e dotti ricercatori di
-manoscritti arabi, die’ nel citato articolo, pag. 574 segg., una lunga
-lista di opere ch’egli avea percorse senza alcun frutto, per trovare
-notizie biografiche d’Edrîsi.
-
-[708] Il trattato _De Viris illustribus apud Arabes_, dove Leone
-Affricano dà a cap. XIV la biografia dello “Eseriph Essachali,” com’ei
-lo chiama, fu scritto o pensato in arabico, tradotto dall’autore stesso
-in quella specie d’italiano ch’ei possedeva, e pubblicato in latino
-dall’Hottinger, poi dal Fabricius, _Bibl. Græca_, tomo XIII (1726),
-pag. 278, e infine dal Gregorio, _Rerum Arab._, pag. 238. Al dir di
-Leone, l’autore del _Nushat alabsar_ nacque in Mazara, fu mandato da’
-suoi concittadini a re Ruggiero conquistatore della Sicilia e gli
-presentò quel libro. Il re, fattoselo tradurre in latino, fu preso
-della bellezza dell’opera sì fattamente, ch’ei donò ad Eseriph non so
-qual castello e lo invitò a stare a corte: ma quegli, non amando tal
-soggiorno, vendè il castello per un milione di ducati e se ne andò in
-Affrica dove morì il 1122. Questo pasticcio non farà alcuna maraviglia
-a chi abbia lette le nostre osservazioni su le opere di Leone
-Affricano, nel Cap. x del I libro, pag. 234 segg.
-
-Il Gregorio, l. c. notando la confusione de’ due Ruggieri, corresse
-conte il titolo di re; trasportò l’opera alla seconda metà dell’XI
-secolo; fece quindi due Edrîsi e due geografie, ed arrivò a biasimare
-il Casiri, perchè non si era accorto della diversità delle opere dei
-supposti due geografi.
-
-[709] Questo nome si legge nel ms. della Bodlejana, n. 887 del catalogo
-di Uri, mediocre codice del XV secolo. Il capitolo della _Kharida_,
-del quale io ho pubblicato il testo nella _Bibl. arabo-sicula_, pag.
-610, dà soltanto il nome di Mohammed, figlio di Mohammed e aggiunge
-il nome etnico Kortobi e il soprannome d’Ibn-et-Theiri, secondo un
-ms., e d’Ibn-et-Th..ri secondo un altro; ma amendue le lezioni mi
-sembrano erronee. Anche Hagi-Khalfa, ediz. Fluegel, VI, 333 e _Bibl.
-arabo-sicula_, p. 706 del testo, dà i soli due nomi di Mohammed figlio
-di Mohammed, lo Sceriffo Edrîsi siciliano. Il Dozy, nella prefazione
-alla _Description de l’Afrique et de l’Espagne_, pag. III, ammette la
-tradizione di parentela che risulta dal ms. bodlejano, alla quale in
-vero, io non veggo alcun ostacolo.
-
-[710] Così il Casiri, _Bibl. arabo-hisp._, II, 13, senza citare le
-sorgenti; ma i dati suoi stanno bene con quelli che abbiamo d’altre
-parti, e lo studio a Cordova è anche provato dal soprannome di Kortobi,
-dato all’Edrîsi nella _Kharida_. Si confrontino lo Slane e il Dozy ll.
-cc.
-
-[711] Dice egli stesso, nella geografia, che fu a Lisbona (traduzione
-francese, tomo II, 26); che vide la marea dell’Atlantico (I, 95), e le
-miniere di mercurio ad Abal (II, 66); che aveva notato parecchie volte
-il ghiaccio nelle strade di Aghmat (I, 212) e ammirato il ponte di
-Costantina (I, 243); che era disceso nella grotta de’ Dormienti, non
-già presso Efeso, ma in una montagna tra Amorinm e Nicea (II, 300).
-Conf. Reinaud, _Aboulfeda_, Introduction, pag. CXIII, CXIV.
-
-[712] Pagine 453 segg., 486 segg. di questo volume.
-
-[713] Leone Affricano lo dice morto il 516, che torna al 1122-3 e
-però è sbagliato di certo. Il baron de Slane, nel lavoro critico che
-testè lodammo, propone la plausibile conghiettura che Leone o il suo
-traduttore, abbia scritto l’anno dell’egira 516, in luogo di 560, con
-che la morte di Edrîsi tornerebbe al 1164-5.
-
-[714] Il testo delle notizie biografiche si legge nella _Bibl.
-arabo-sicula_, pag. 610, 611. Quivi non pubblicai i versi di Edrîsi,
-ch’io già avea copiati dai due mss. parigini della _Kharida_, cioè
-Anciens Fonds, 1376, fog. 49 recto, segg. e Asselin, 369, fog. 12,
-verso, segg.
-
-Il primo componimento, nel quale si narra il solito sogno erotico dei
-poeti arabi, incomincia con questo verso:
-
-“Ella venne a trovarmi al buio, quand’io, fatta la vigilia, m’era
-buttato a dormire, ed anima vivente non ci sentiva.”
-
-Or il sostantivo _rakib_, al quale ho dato il significato generico
-di “vigilante” si dice di chi fa la scolta, di chi aspetta, di chi fa
-un’osservazione astronomica, ec. Edrîsi doveva essere un po’ astronomo
-o astrologo anch’egli. Ma ne’ versi seguenti non v’ha nulla che porti
-all’un di que’ significati, più tosto che all’altro.
-
-Nel secondo squarcio, il geografo confessa “aver passate di molte notti
-a bere in nobili ed elette brigate, nelle quali il vino, ammantato di
-giallo e ornato d’una collana di schiuma, avea sì ben lavorato, che
-l’aurora trovò i commensali distesi a terra, tra fiumi, rigagnoli e
-prati; donde e’ si levavano tutti sbalorditi, ma ricominciavano a far
-girare le coppe infino a sera.”
-
-Par che Edrîsi, quand’ei comunicò le sue poesie a Ibn-Bescirûn, avesse
-già varcata quella felice età; poichè nell’ultimo madrigale, pesante
-anzi che no, ei non pensa che alla morte, ai proprii peccati ed alla
-misericordia di Dio.
-
-[715] Mi riferisco pei particolari ai capitoli 5 ed 11 dell’opera
-di Lelewel, intitolata: _Géographie du Moyen-âge_, monumento di
-erudizione, amor della scienza e volontà ostinata contro gli oltraggi
-della fortuna. Sventuratamente il libro non è ben ordinato, ed è
-scritto in un tal francese, che spesso non si capisce, e sempre stanca
-il lettore.
-
-[716] Si veggano: Reinaud, _Géographie d’Aboulfeda_, Introduction, §
-II; Lelewel, op. cit. _Epilogue_, cap. 87 a 61; Sédillot _Prolégomènes
-des Tables d’Oloug Beg._, pag. viij segg. e Sprenger, _Die Post-und
-Reiserouten des Orients_, Leipzig, 1864.
-
-[717] Su la cartografia presso gli Arabi, si vegga Reinaud, op. cit.,
-pagine xliv, xlv, ccliii, e Lelewel, op. cit. _passim_.
-
-[718] Nel cap. iij del presente libro, pag. 453 segg.
-
-[719] Il testo ha in tutti i mss. ..r..sios-el-Antaki, senza vocale
-dopo la _r_, e senza alcun segno che determini la prima lettera, se
-sia _a_, _i_, ovvero _o_. Paolo Orosio da Tarragona, potea forse venir
-chiamato Antiocheno da qualche traduttore siro o arabo, per cagion del
-suo viaggio in Oriente. Egli è d’altronde il solo storico latino di
-cui facciano menzione gli Arabi; sul quale si vegga Hagi-Khalfa, ediz.
-Fluegel, V, 171, num. 10,626. Intorno le nozioni geografiche contenute
-nella Storia di Paolo Orosio, si confronti Lelewel, op. cit., cap. 28
-del volume intitolato _Epilogue_, pag. 35.
-
-[720] Si vegga su questi autori, Reinaud, op. cit. Introduction, § II,
-pag. lvij, lx, lxj, lxiij, lxii, lxxxj.
-
-[721] I nomi proprii, al par che l’etnico, dànno a vedere che
-quest’autore era di schiatta tartara.
-
-[722] Le ricerche del Reinaud, del Lelewel, dello Sprenger, del
-Sédillot, e di M. Barbier de Meynard, non ci dànno alcuna notizia su
-cotesti autori.
-
-[723] Reinaud, vol. cit., Introduction § II, pag. lxij, xciij, xcv,
-cij; Barbier de Meynard, _Le Livre d’Ibn-Khordadbeh_, nel _Journal
-Asiatique_, di gennaio 1865; Sprenger, op. cit. prefazione.
-
-[724] Sprenger, op. cit., p. XVIII segg.
-
-[725] Su l’importantissima opera geografica di Bekri si vegga la nostra
-Introduzione, nel primo vol., pag. XLII, XIV. Il baron De Slane ha
-pubblicato poi il testo arabico ed una nuova traduzione francese.
-
-[726] Venticinque parasanghe da tre miglia ciascuna. A questa misura
-s’appiglia l’autore, traduzione francese, I, 2, il quale cita quelle
-degli Indiani e d’Erastotene e tace la misura di Tolomeo. Si veggano a
-questo proposito le osservazioni di Lelewel, op. cit., cap. 60, tomo I,
-pag. 100.
-
-[727] Lelewel, op. cit. cap. 247 e 60, tomo I, pag. LIX e 101. Si vegga
-anche la mia _Carte comparée de la Sicile_, Notice, pag. 13, 14. Il
-miglio romano è valutato, secondo le ultime ricerche, a metri 1481, e
-il siciliano, secondo il sistema del 1809, torna quasi allo stesso,
-cioè 1487 metri. Si avverta che Edrîsi, ne’ diversi itinerarii, e
-perfino in que’ della Sicilia, adopera talvolta altre specie di miglia;
-il che or dovea produrre errori ed or no, sembrando che gli autori
-dell’opera siciliana abbiano conosciuto i rapporti di alcune di quelle
-specie di miglia.
-
-Il Lelewel conchiude che la misura di 75 miglia al grado era “positiva,
-siciliana, tradizionale in Sicilia....” quella appunto di Pytheas da
-Marsiglia, trapiantata in Sicilia da Timeo di Taormina.
-
-Si ricordi inoltre che il sistema metrico siciliano del 1809 innovò
-poco le antiche misure, le quali non erano, per altro, uniformi in
-tutta l’isola.
-
-[728] Per esempio _Gaud..s_-Gaulos (Gozzo); _Nabbudi_-Anapus;
-_Marsa-el-Julis_-Odyssæum portus.
-
-Non metto in lista qualche altro nome il quale si può supporre
-mantenuto fino al XII secolo, come _Libniados_, ch’Edrîsi dà a Licata e
-che si trova scritto Limpiados e Ολυμπίαδος, in un diploma bilingue del
-1144.
-
-Non mi pare impossibile che i geografi di Palermo abbiano trascritto
-da carte greche alcuni nomi che non si trovavano nelle arabiche. Noi
-sappiamo dal Masûdi, _Les Prairies d’or_, testo e traduzione, Paris,
-1861, I, 185, che gli Arabi non sapeano leggere alcuni nomi nelle carte
-di Tolomeo, perchè erano scritti in greco. Il che non si deve intendere
-di tutti i nomi, ma di quelli de’ quali i traduttori arabi non avean
-saputo trovare il riscontro, o non l’aveano cercato per la poca
-importanza del luogo.
-
-[729] Si veggano nel vol. II della traduzione di M. Jaubert:
-
- _N..b..kta_, p. 121, Naupactos (Lepanto).
- †_sck..la_, p. 125, Scyllaeum.
- _Ellak..d..mona_, p. 125, Lacedemona.
- †_ghr..b..s_, p. 296, Euripos (Negroponte).
- †_blakhonia_, o †flakhonia, p. 299, Paphlagonia.
- _M.diolân_, p. 240, Mediolanum.
- _Arinminis_, p. 247, Ariminum.
- _Badi_, p. 253, Padum.
- _Ang..l..zma_, p. 227, Aequolesima (Angoulême).
- _Albernia_, p. 368, Alvernia (Auvergne).
-
-E da un altro lato:
-
- _L..g_, p. 116, Lecce.
- _B.rzâna_, p. 417, Bruzzano.
- †_nbria_, p. 240, Umbria.
- _S..gona_, p. 249, Savona.
- _G..b..t B.ka_, p. 250, Civitavecchia.
-
-Di Nardò si dànno due nomi, p. 119. _Nudrus_ (correggasi Nardros)e
-_Neritos_; proprio il nuovo e l’antico.
-
-È certo poi che i geografi di Palermo ebbero sotto gli occhi qualche
-carta o relazione araba della costiera d’Italia, poichè non poteano
-trovare altrove il porto di _Khinziria_ che suona “cinghialeria” (forse
-Porto Ferraio) pag. 250, nè il secondo nome di _Keitûna-el-Arab_ “Cala
-degli Arabi” che si dava al Monte _G..rgio_ (Capo Circeo), pag. 256. Il
-vocabolo _Keitûn_, del quale Edrîsi dà qui la forma femminile, è preso
-manifestamente da Κοιθὠν, che dall’antico significato di letto e camera
-da letto, passò nel greco bizantino a quello di “cala” o di “scalo.” Si
-vegga l’annotazione che fa M^r Hase a questa voce, nella nuova edizione
-del _Thesaurus_.
-
- _B..lonia_, p. 240, Bologna.
- _B..ri_, pag. 241, Berry.
- †_kl..rm..nt_, pag. 241, Clermont.
- _Auzb..rg._. p. 246, Augsbourg.
- †_nk..rt..ra_, p. 356, Inghilterra.
- †_nkl..sin_, p. 356, Inglesi.
- _K..mrâi_, p. 366, Cambray.
- †_strik_, p. 367, Utrecht.
- _H..stings_, p. 374. Hastings.
- _R..ng B..rg e Rinscb..rg_, p. 570, Regensburg.
-
-Centinaia di nomi si potrebbero aggiugnere all’una o all’altra classe,
-ma i nuovi abbondan più ne’ paesi di lingue germaniche.
-
-Si avverta che abbiamo segnate con puntini (..) le vocali brevi che
-mancano quasi sempre nel ms. e con una crocetta (†) l’_elif_ arabica,
-la quale, secondo le vocali aggiuntevi, può suonare _a, i, o, e_
-talvolta è premessa meramente per eufonia innanzi due consonanti, come
-noi usiamo l’_i_ avanti la _s_ impura.
-
-[730] Si vegga il cap. iij del presente libro, pag. 454, nota 2.
-
-[731] Edrîsi parla di soli compatriotti di Ruggiero; ma non si può
-supporre esclusi i Musulmani, quando lo scrittore, e forse molti altri
-collaboratori, professavan quella religione. Tutte le memorie del
-XII secolo, e particolarmente il viaggio d’Ibn-Giobair, provano il
-frequente passaggio di viaggiatori musulmani in Sicilia.
-
-[732] Come ho avvertito a pag. 455, nota 2, Edrîsi dice che, per fare
-tal confronto, si prese la tavola del _tarsîm_. Quest’ultimo vocabolo
-significa “fare il _rasm_” e vale, secondo i dizionarii, “vergare,
-segnare per bene” e specialmente “tirar linee, listare.” Così avremmo
-tavola lineata, o in altri termini, graduata.
-
-Ma la voce _rasm_, qual che si fosse il suo valore primitivo nella
-lingua arabica, fu dal tempo di Mamûn in giù, adoperata da’ geografi
-per indicare i contorni del mondo conosciuto; onde agli eruditi è parsa
-mera trascrizione di όρισμας. (Cf. Lelewel, op. cit., cap. 15, tomo I,
-pag. 21, e Reinaud, op. cit., Introduzione, pag. xlv.) Abbiamo in fatti
-varii _Rasm el rob’ el ma’mûr_ ossia “Figura del quarto (di superficie
-terrestre) abitato.” Ora egli è perfettamente conforme all’uso della
-lingua arabica che si cavi da un sostantivo la seconda forma del verbo
-analogo a quella radice, e gli si dia il significato di fare o produrre
-la cosa designata dal nome; in guisa che _tarsîm_ vorrebbe dire
-precisamente, l’atto di delineare il _rasm_, cioè la supposta figura
-della terra abitata.
-
-Ognun vede, finalmente, che nel nostro caso i due lavori designati da
-que’ due vocaboli tornavano allo stesso effetto. La tavola graduata
-(sia a gradi di latitudine e longitudine, sia coi sette climi che
-faceano da paralelli e con dieci suddivisioni per ciascun clima che
-supplivano a’ meridiani) serviva a delinearvi il mappamondo secondo
-le tavole di latitudine e longitudine compilate dagli astronomi;
-e il _rasm_ era il mappamondo copiato da un esemplare ch’era stato
-precedentemente costruito o corretto secondo le medesime tavole.
-
-[733] Che mi sia permesso questo neologismo per significare con un sol
-vocabolo la linea itineraria accompagnata dalla sua direzione rispetto
-ai punti cardinali. Si vegga l’errata, nel quale ho corretto così
-la espressione ch’io tradussi vagamente “distanze” nella pag. 455,
-spiegandola bensì nella nota 1 della pagina stessa.
-
-[734] Si vegga la pag. 455, nota 3.
-
-[735] Ho citati i codici e le loro carte geografiche, nella
-Introduzione, vol. I, pag. XLIII seg. num. XX, e poi nella _Carte
-comparée de la Sicile_, pag. 10.
-
-Il mappamondo del codice della Bodlejana (Grav. 3837-42) è delineato
-in un gran foglio, e quello del ms. di Parigi (Suppl. arabe 892) sopra
-uno più piccolo. Da coteste due copie manoscritte M^r Jomard trasse il
-disegno, pubblicato poi da M^r Reinaud, _Géographie d’Aboulfeda_, pag.
-cxx. Il Lelewel, dopo averne fatto un diligentissimo studio nel cap.
-57 della sua opera ed aver copiata nella tavola Xª (n. XX, 39) del suo
-atlante la figura del mappamondo, ricostruì questo in un rame ch’è il
-secondo tra quelli annessi ai suoi Prolegomeni. Ei nota (op. cit., cap.
-62 nel tomo I, pagina 103), tra gli altri errori di coteste immagini,
-la lunghezza del Mediterraneo, molto diversa da quella che risulta dal
-testo.
-
-[736] Lelewel, capp. 8, 9, 10 e 50, e nell’Atlante, tavole VII
-e IX, figure xj e xvij. È da notare che nel mappamondo di Torino
-sono raffigurati i quattro venti cardinali, i quali mancano nelle
-precedenti immagini del mondo di origine latina. Del resto, la figura
-del Mediterraneo e dell’Adriatico toglie ogni sospetto che questo
-mappamondo possa essere stato mai cavato da carte nautiche.
-
-Il sagace Lelewel lo ha supposto delineato, o almeno ricopiato, nella
-contea di Maurienne, poichè vi ha scoperto, non ostante gli errori,
-il nome di quel piccolo paese. Si vegga la descrizione del codice
-e la incisione della carta, presso Pasini, _Codices mss. Bibl. reg.
-Taurinensis Athenaei_, II, 26, segg. Ritraggo di più da una lettera del
-dotto bibliotecario Gaspare Gorresio, che il codice va riferito alla
-fine del XII secolo, se non al principio del XIII, e che la carta fu
-fatta, o per lo meno scrittovi i nomi, dalla stessa mano che copiò il
-codice.
-
-[737] Versione francese, II, 421.
-
-[738] Si veggano i fac-simile, in fin del primo volume della versione
-francese. Il Lelewel, op. cit., cap. 60, 246, pag. liv e 99, del
-1º volume, trascrive le cifre delle latitudini e longitudini che
-si trovano soltanto per 26 posizioni, una delle quali appartiene al
-secondo clima e tutte le altre al primo.
-
-[739] Mi sembra che il Lelewei, tomo I, pag. 99, abbia compresa
-l’operazione in questo stesso modo, quantunque egli fosse incatenato
-dalla traduzione francese di M. Jaubert, la quale rendea così il passo
-di Edrîsi: “il voulut savoir d’une manière positive les longitudes et
-les latitudes et les distances respectives des points.” Ma veramente
-questo passo, che si riferisce a Ruggiero, significa “volle vedere se
-tornassero precisamente le linee itinerarie orientate,” come ho detto
-poc’anzi nella nota 3, pagina 673 seg.
-
-Delle carte nautiche del medio evo ha trattato il Lelewei, op. cit.,
-cap. 256, tomo I, pag. lxxxij, e cap. 108, tomo II, pag. 16 seg. Egli
-attribuisce ai perfezionamenti successivi di quelle, la nuova èra delle
-scienze geografiche. Si vegga anche il discorso letto da M^r D’Avezac
-alla Società Geografica di Parigi, intorno la proiezione delle carte.
-Paris, 1863, § XI.
-
-Si ricordi che la prima carta conosciuta fin oggi, è quella genovese
-di Pietro Visconti (1318). Ma la prima menzione dell’ago calamitato
-si legge in Pietro d’Ailly e in Guyot de Provins, cioè a dire verso il
-1190.
-
-[740] Asselin, console francese al Cairo ne’ principii del nostro
-secolo, riportò una bella collezione di Mss. comperata poi dalla
-Biblioteca parigina. Vien da cotesta collezione il prezioso codice
-denotato con la lettera B nella versione di M^r Jaubert, in questa mia
-storia e nella _Biblioteca arabo-sicula_.
-
-M^r Jomard, che creò poi la magnifica collezione di carte posseduta
-dalla Biblioteca Parigina, fece copiare queste di Edrîsi, come si
-scorge dal Reinaud, op. cit., pag. CXIX. L’industre Lelewei ne incise
-egli stesso nell’op. cit., una riduzione alla decima parte (da 0,32 ×
-0,18 a 0,03 × 0,02).
-
-[741] Nella _Carte comparée_ citata dianzi, io ho messa a riscontro
-la Sicilia del ms. Asselin con quella cavata da un bel ms. greco di
-Tolomeo, posseduto dalla stessa Biblioteca Parigina.
-
-[742] Si vegga il nostro libro IV, cap. xiv, pag. 446 del 2º vol.
-
-[743] Mi fa pensar questo la posizione rispettiva di Messina e di
-Palermo. Nella periferia dell’isola, veggiamo troppo alterata la parte
-che guarda l’Affrica. Ma si rammenti che la copia è fatta ad occhio.
-
-[744] Si vegga Lelewel, op. cit., vol. III pag. 71 e 220, dove l’autore
-esamina la descrizione con critica da maestro, ma sbaglia talvolta per
-poca pratica della lingua e scrittura arabica.
-
-[745] Il baron de Slane, nell’articolo sopra Edrîsi, pag. 388 del
-citato volume del _Journal. asiat._, riferisce il giudizio di M. Hase
-ed accenna al confronto de’ nomi geografici di quelle regioni, sul
-quale l’illustre ellenista faceva un lavoro, di cui v’ha qualche saggio
-nella traduzione del Jaubert, II, 286 segg.
-
-[746] Reinaud, _Géographie d’Aboulfeda_, II, 263 segg.
-
-[747] Tomo II, 250 segg. della traduzione francese. Edrîsi le tolse
-in parte da Ibn-Khordadbeh, il quale alla sua volta le avea raccolte
-da autori più antichi. Si vegga la citata traduzione d’Ibn-Khordadbeh,
-nel _Journal asiatique_ di giugno 1865, pag. 482 segg. con le note di
-M. Barbier de Meynard, il quale attribuisce a mercatanti musulmani ed
-ebrei questa descrizione di Roma, degna delle _Mille ed una notte_,
-come ben dice l’erudito traduttore. Edrîsi lasciò indietro alcune
-favole più grosse. Ma ripetè quella del Tevere foderato di rame;
-l’origine della quale è un equivoco sul _flavus Tiber_, come lo nota M.
-Reinaud, _Géogr. d’Aboulfeda_, pag. 310, 311 nota, poichè _sofrah_ in
-arabico significa ad un tempo “giallo” ed “ottone.”
-
-[748] A foglio 10, recto, lin. 5 del testo mediceo. Non posso citare
-altrimenti, poichè le pagine non sono numerate. I traduttori, nella
-prefazione, dissero cristiano l’autore perchè nomina G. C. “il signor
-Messia.” Ma una lettura alquanto più estesa delle opere di Arabi
-musulmani avrebbe fatto cader subito così fatto argomento; e in ogni
-modo quella espressione, usata nella corte di Ruggiero, non dovea far
-maraviglia, nè potea provar punto nè poco la professione di fede dello
-scrittore.
-
-L’errore da me citato è di copia, non di stampa, leggendosi anco nel
-ms. di Parigi, Suppl. arabe 894, ch’è lo stesso sul quale fu fatta la
-edizione di Roma, e pervenne, non si sa come, nelle mani dell’Abate
-Renaudot e indi nella Biblioteca di Saint Germain des Près. V’ha
-l’_imprimatur_ della censura di Roma e la nota di qualche passo tolto
-da’ censori: per esempio, il racconto che nell’isola di Ceylan rimanea
-l’orma del pie’ di Adamo. Sempre gli stessi!
-
-Secondo il catalogo di Assemani, n. CXI, pag. 162, la Laurenziana
-possederebbe un codice del _Nozhat_, o per lo meno del compendio. Ma
-il manoscritto CXI, oggi rilegato con un altro e segnato di n. 49, non
-è altro che la seconda metà dell’_Agidib-el-Mekhlûkat_ di Kazwini.
-Di due cose, dunque, l’una: o il catalogo di Assemani è sbagliato
-in questo, come in tanti altri luoghi, o il codice fu barattato dopo
-la compilazione del catalogo; cioè che lo Edrîsi scomparve e che per
-surrogarlo si spezzò in due il Kazwini. Non si può metter da parte tal
-sospetto, quando abbiamo certissimi i due fatti: 1º che il Suppl. 894
-di Parigi è quel desso che servì a stampar l’opera nella tipografia
-medicea; e 2º che il codice passò per la biblioteca del Renaudot, sì
-gradito a corte dei Gran Duchi di Toscana al suo tempo. Ognuno intende
-ch’io non accuso con ciò quello illustre trapassato. Si può dare che
-la corte di Toscana gli avesse regalato il codice; che gli fosse stato
-prestato dal bibliotecario, ec.
-
-[749] Il signor Reay lavorava a così fatta edizione, come si scorge dal
-rapporto di M. Mohl, nel _Journ. asiatique_ di luglio 1840, pag. 124.
-Ma non se n’è più parlato.
-
-[750] _Description de l’Afrique_ etc, par R. Dozy et M. J. de Goeje.
-Leyde, 1866, in 8º.
-
-[751] Si veggano gli Atti della Società geografica di Parigi in quel
-tempo, e il citato articolo del baron De Slane, nel Journal Asiatique.
-
-[752] Reinaud, op. cit. Introduction, pag. CXX.
-
-[753] Sprenger, _Die Post- und Reiserouten_, già citato, pag. xvij.
-
-[754] Il libro di Ruggiero, per quanto io sappia, non è stato studiato
-addentro se non che dal Lelewel; il quale l’ha confrontato con le opere
-anteriori ed ha rifatto, com’ei potea meglio, il mappamondo e alcune
-carte parziali. Non è cosa facile il citare dei passi dell’opera di
-Lelewel. Si veggan pure i capitoli 54 a 68, e 246 a 254, le carte X, XI
-e XII, dell’Atlante, quelle date ne’ _Prolegomeni_, l’_Epilogue_, cap.
-73 segg. e tutta l’_Analyse_.... _d’Edrîsi_ nel III volume. Ritornando
-su l’argomento nell’Epilogue, cap. 72, pag. 126, il signor Lelewel
-indovinò felicemente gli altri elementi del mappamondo siciliano; ma
-costretto, lo voglio replicare, dalla versione di M. Jaubert, a credere
-che si fossero trasportate nell’abbozzo «le latitudini e longitudini» e
-non già «le linee itinerarie orientate», ei non potè scoprire il merito
-principale dell’opera.
-
-[755] Reinaud, _Géog. d’Aboulfeda_, Introduzione, pag. CXX.
-
-[756] Questo giudizio ch’io dètti una volta, è stato ratificato dal
-Dozy, nella prefazione all’opera citata su l’Affrica e la Spagna.
-
-[757] Il testo latino di questa iscrizione fu pubblicato dal Fazzello,
-Deca I, libro viij, cap. 1, indi dal Pirro; e, co’ testi greco ed
-arabico, dal Gregorio, _Rerum Arab_., pag. 176; dal Morso, _Palermo
-antico_, pag. 27 segg., e in parte poi dal Buscemi e dal Lanci. Io ho
-data una lezione, com’io credo più esatta, de’ testi, accompagnata di
-alcuni schiarimenti, nella _Rivista Sicula_, Palermo, vol. I, pag. 339
-segg. (maggio 1869.)
-
-[758] Kazwini, _Athâr el Belâd_, nella edizione del Wüstenfeld,
-Zaccaria.... _Cosmographie_, II, 373; e nella mia _Bibl. arabo-sicula_,
-testo, pag. 143.
-
-[759] Estratto della _Kharida_ di Imad-ed-dîn, nella _Bibl.
-arabo-sicula_, pag. 581. Ibn-Ramadhan è indicato quivi col nome di
-Abd-er-Rahmân e da Kazwini col cognome di Abu-l-Kasem, il che non prova
-nulla contro la identità della persona.
-
-[760] Eghinardi, _Annales_, anno 806.
-
-[761] Testo del Wright, pag. 281 segg. Di questo squarcio ho data la
-traduzione italiana, nel mio articolo su la iscrizione trilingue della
-Cappella Palatina, pag. 346, 347 della citata _Rivista Sicula_.
-
-[762] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 617. Il Casiri, _Bibl.
-arabo-hispanica_, I, 384, dando il medesimo squarcio, tradusse
-erroneamente: “De instrumentis hydraulicis, ubi de cochleis ad aquas
-exhauriendas.”
-
-[763] _Kartâs_, ossia _Annales Regum Mauritaniae_, ediz. del Tornberg,
-testo, I, 151, e versione latina, pag. 200. Ho ragionata la _roba’_,
-o _arrova_, come in oggi scrivono gli Spagnuoli, a 400 libbre da 400
-grammi. I dinâr di cui si tratta qui, dovrebbero esser quelli dei primi
-califi almohadi, dei quali que’ che possiede il gabinetto numismatico
-di Parigi pesano, su per giù, grammi 4,75, e son d’oro purissimo. Onde
-tornano a un di presso a 17 lire ciascuno. Se li supponessimo dinâr
-ordinarii, la somma scemerebbe a lire 1,450,000.
-
-Il partito di portar su una di quelle sfere per l’interno della torre,
-si comprende bene riflettendo che la Giralda, come il campanile di San
-Marco in Venezia, suo coetaneo e compagno, ha la scala non a gradini ma
-a piani inclinati. Si vegga su questo particolare Girault de Prangey,
-_Essai sur l’architecture des Arabes_. Paris 1841, pag. 105 seg.
-
-[764] _Cronica del sancto rey D. Fernando_, cap. 73.
-
-Si confronti il signor De Schack, _Poesie und Kunst der Araber in
-Spanien_ etc., Berlino, 1865, II, 241, segg. dal quale traggo questa
-citazione, non avendo potuto trovare il testo nelle biblioteche di
-Firenze.
-
-[765] Cap. ij del presente libro, pag. 397 del volume.
-
-[766] Abate di Telese, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, p. 279.
-
-[767] Cap. V del presente libro, pag. 508.
-
-[768] Ivi, pag. 538.
-
-[769] Diplomi del 23 aprile 1284, citati nella mia _Guerra del Vespro
-Siciliano_, ediz. di Firenze, 1866, I, 283, nota.
-
-Si faccia attenzione altresì a un diploma del 6 maggio quivi citato,
-nel quale è detto di una quantità di sassi lavorati (_finarrati_) pei
-mangani.
-
-[770] Libro II, cap. ix, vol. I, pag. 399.
-
-[771] Cap. V del presente libro, pag. 539.
-
-[772] Cap. ij di questo libro, pag. 397.
-
-[773] Si vegga la nota 5 della pag. 611 di questo stesso volume, cap.
-viij.
-
-[774] Si vegga il cap. v di questo libro, pag. 461.
-
-[775] _Turikh-el-Hokamâ_, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo, pag.
-619. La famiglia era siciliana, come lo dice espressamente il Zuzeni e
-come si vede dal nome del padre, Isa-ibn-Abd-el-Mon’im, giureconsulto e
-poeta, del quale ci occorrerà di far parola nel capitolo seguente, tra
-i poeti e i giureconsulti. Secondo la notizia biografica che abbiamo
-nella _Biblioteca_ citata, pag. 586-587, questo Isa visse nella prima
-metà del secolo.
-
-[776] Falcando, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 481, narra che il
-cancelliere Stefano, aspettando la congiunzione di corpi celesti che
-gli astrologhi cercavan favorevole a lui, differì la mossa da Palermo
-alla volta di qualche altra fortezza.
-
-[777] Il ms. latino 7316 della Biblioteca di Parigi, che comincia
-con l’_Introductorium Albumazar_, ha un opuscolo di cento brevissime
-proposizioni con questo titolo: “Domino manfrido inclito regi Sicilie,
-Stephanus de Messana hos flores de secretis astrologie divi ermetis
-transtulit.” Comincia a fog. 152 verso e finisce a fog. 154, recto di
-questo buon codice latino di mano francese del XV secolo, posseduto un
-tempo da Francesco II.
-
-Il gran credito di Hermes trismegisto si può argomentare da’ libri che
-gli attribuiscono gli Arabi, presso Hagi-Khalfa, edizione di Fluegel,
-N^i 6177, 6257, 6259, 7733, 7873, 9197, 9815, 9831, 10523, 10620, ec.
-ec.
-
-[778] Il Mongitore, _Bibliotheca Sicula_, pag. 314, citò un Codice di
-quest’opera posseduto dalla Biblioteca di sant’Antonio in Venezia,
-quello appunto di cui il Tomasini (_Bibliothecæ venetæ, Mss._, pag.
-5) dà il titolo: “Tabulae Toletanae Joannis de Sicilia super Canonibus
-Arzachelis.”
-
-Io ne ho visti due altri nella Biblioteca parigina e sono segnati
-Mss. Latins, Ancien Fonds, 7281 e 7406. Il primo de’ quali torna al
-XV secolo, ed è intitolato: “Exposicio Jo. De Sicilia supra canones
-Arzachelis, facta Parisius (sic) anno Christi 1290,” com’io lessi con
-l’aiuto dell’illustre M. Gerard. L’altro del XIII o XIV secolo ha per
-titolo, “Canones in tabulas toletanas quos exposuit Joannes de Silicia
-(sic) 1290.” E sul bel principio occorrono i metodi della riduzione
-degli anni dell’egira a quei dell’èra volgare, della bizantina, etc.
-
-[779] Del primo di cotesti astrolabii ho trattato nella Introduzione
-alla presente Storia, tomo I, pag. XXV, XXVI. Sul secondo si
-vegga Sédillot, _Matériaux pour servir à l’histoire des sciences
-mathematiques_ etc. Paris 1815 (1819?) in 8º pag. 347. Questo
-astrolabio del XII secolo, trovato nella cittadella di Aleppo,
-fu descritto dall’illustre orientalista R. Dorn dell’Accademia di
-Pietroburgo, il quale lo credette siciliano, per cagion de’ caratteri
-magbrebini. Ma il Sédillot non giudica sufficiente tal prova, e mi par
-abbia ragione.
-
-[780] Capitolo IX di questo libro, pag. 641.
-
-[781] Huillard-Bréholles, op. cit., Introduction, pag. DXXVI, seg.
-
-[782] _Opuscoli di Leonardo Pisano_, pubblicati dal principe
-Baldassarre Boncompagni, 2ª edizione. Firenze, 1836, in 8º, pag. 55.
-
-L’erudito signor Huillard-Bréholles, nella Introduzione, op. cit.,
-pagina DXXXV, ha sostenuto con buone ragioni che la data del 1225 sia
-quivi sbagliata e che le si debba forse sostituire 1230.
-
-[783] Opuscoli citati, pag. 2, 17.
-
-[784] Opus. cit., pag. 114.
-
-[785] Opus. cit., pag. 44.
-
-[786] Opus. cit., pag. 20.
-
-[787] Il monaco Filagato, contemporaneo di Ruggiero ed autore di alcune
-delle omelie che si attribuirono a Teofane Cerameo, ha in alcuni mss.
-il titolo di filosofo, come notammo nel libro Iº di questa istoria,
-vol. I, pagina 488. In un diploma greco del 1172 ed in uno latino del
-1173, nel Tabulario della Cappella palatina di Palermo, pag. 30 e 33,
-è citato Giovanni, _filosofo_ e prefetto della Cappella. Su questa
-dignità ecclesiastica si vegga il glossario latino del Ducange.
-
-[788] Diplomi del 1221 e del 1210, presso Huillard-Bréholles, _Historia
-Diplomatica_, vol. II, 185, e V, 720.
-
-Il nome preciso di maestro Giovanni di Sicilia è preposto ad un
-trattato latino di stile epistolare, il quale, con altri opuscoli
-somiglianti, si ritrova nel codice di Parigi, Fonds saint Germain,
-1450, scrittura, come parmi del XIV secolo. Questo trattato prende 12
-fogli, dal 3 recto, dove si legge “Incipit rectorica magistri Joannis
-de Sicilia in arte dictandi” infino al 14 verso, dove incomincia
-un’altra “Summa dictaminis.... composita per magistrum _Laurentium
-de Aquilegia_ lombardum, juxta stilum romane curie et consuetudinem
-modernorum.” Segue la “Summa Britonis”, opuscolo dello stesso genere.
-Meglio che le due ultime terze parti del volume sono occupate da un
-dizionario latino etimologico, nel quale è soscritto _Petrus Thibodi_,
-monaco in Parigi, con la data del 1298. Forse questo segretario latino
-maestro Giovanni di Sicilia, visse anch’egli allo scorcio del secolo ed
-è pertanto diverso dal filosofo di Federigo II.
-
-[789] Diploma dato di Sarzana il 15 dicembre 1239, presso Bréholles,
-op. cit. V, 556.
-
-[790] Diplomi del 6 e 10 febbraio 1240, op. cit., V, 727, 745.
-
-[791] Diploma del 12 febbraio 1240, op. cit., V, 750-751.
-
-[792] Si riscontrino gli aneddoti di cotesti astrologhi di Federigo,
-nella cronaca vicentina del Godi, presso Muratori, _Rer. Ital._, VIII,
-83 e in quella di Rolandino, vol. cit., 228, dove è nominato maestro
-Teodoro; e notisi infine ciò che ne dice in generale frate Francesco
-Pipino, Muratori, op. cit., IX, 660.
-
-[793] Si veggano i versi latini citati dal Bréholles, Introduction, p.
-DXXXI seguente.
-
-[794] Il prologo d’una traduzione francese del notissimo _Libro di
-Sidrac_ dice che “un homme d’Antioche qui ot non Codre le philosophe”
-intimo di Federigo, procacciò e mandò ad Obert, patriarca d’Antiochia,
-la traduzione latina di quel libro, fatta da un frate palermitano per
-nome Ruggiero, che l’imperatore avea mandato apposta a Tunis, sapendo
-che quel re possedesse il testo arabico. M^r Huillard-Bréholles, dalla
-cui Introduzione tolgo questa notizia (pag. DXXIX), non la crede
-apocrifa, com’altri ha pensato e riconosce nell’_Obert_, Alberto
-patriarca d’Antiochia, e nel Codre il nostro Teodoro. Le quali
-correzioni mi sembrano ottime. Chiunque ha pratica di paleografia
-latina, sa quanto spesso si confonda la _t_ con la _c_. E lo
-scorciamento di _Theodoros_ in _Todros_ è comunissimo in Oriente, come
-ognun sa.
-
-Il nome dell’Imperatore comparisce anco in una traduzione latina
-del “liber novem judicum, quem misit Soldanus Babiloniae Friderico
-imperatori” di che nel _Catalogue Mss. Angliae_, II, 346, n. 8509,
-citato dello Steinschneider nel _Giornale della Società orientale di
-Germania_, tomo XXIV, parte III (1870), p. 387. Probabilmente i “Sette
-Savii” divennero “Nove Giudici” pel doppio significato della voce
-arabica _hakim_ e il facilissimo scambio de’ vocaboli sette e nove
-nella scrittura neskhi.
-
-[795] Salimbeni, _Chronica_, Parma, 1857, p. 168, 169.
-
-[796] Si vegga Perles, _Rabbi Salomo_, etc. Breslau, 1863, citato dallo
-Steinschneider, _Hebräische Bibliogr._, n. 39, pag. 64.
-
-[797] Si vegga il capitolo precedente, pag. 641 di questo volume. Il
-Bréholles, op. cit. Introduction, pag. CXCIII, segg. dà i particolari:
-gli animali messi in mostra a Ravenna il 1234, in Alsazia il 1235;
-l’elefante donato alla città di Cremona etc.
-
-[798] Op. cit. Introduzione, pag. DXXIV, e tomo IV, 384 seg., dove si
-citano i Mss. di Bruges e di Pommersfeld. Si aggiunga quello della
-Laurenziana, Plut. XIII, sin., cod. 9, proveniente dalla Bibl. di
-Santa Croce (catalogo del Baudini, IV, pag. 109). Questo bel codice
-di pergamena, in foglio, è intitolato: “Aristotelis de Animalibus,
-interprete Michaele Scoto” e si compone di tre opere diverse:
-
-1. “De animalibus” tradotto dall’arabico in latino per maestro Michele
-(Scoto) in _Tellecto_, del quale fu finita la copia il 24 sett. 1266
-(fol. 56, recto).
-
-2. Lo stesso, col nome intero di Michele Scoto, principia: “Frederice
-domine mundi” etc. come nel catalogo del Bandini e in fine vi si legge
-“expletus est per magistr. Henrigum colloniensem etc. apud _Messinam
-civitatem Apulee_, ubi dominus Imperator eidem magistro hunc librum
-premissum _commendavit_ anno 1232,” finita la copia il 14 novembre 1266
-(fol. 38, recto).
-
-3. “De partibus animalium” tradotta anche da Michele Scoto. Secondo il
-catalogo, la traduzione sarebbe stata fatta sul testo greco; ma ciò non
-si legge nel codice, il quale è scritto della stessa mano, con maggior
-fretta che nelle due prime parti. È da accettare per cagione della
-data, la correzione del Bréholles, che sostituisce Melfi a Messina.
-
-Michele Scoto fu celebre in Italia per tutto il secolo XIII, come si
-scorge dal Salimbeni, _Chronica_, pag. 169.
-
-[799] Si vegga Steinschneider, _Hebräische Bibliographie_, n. 39,
-(maggio 1864) pag. 65, nota 7.
-
-[800] Bréholles, op. cit., pag. DXXV.
-
-[801] Op. cit., pag. DXXXVI.
-
-[802] Op. cit., pag. DXXXVII.
-
-[803] Wolf, tom. IV, p. 861, citato dallo Steinschneider, nell’opuscolo
-di cui si è detto poc’anzi.
-
-[804] Codice della Biblioteca di Modena, citato dal Tiraboschi, tomo
-IV, parte II, pag. 342. La versione italiana manoscritta (XV secolo)
-che possiede la Biblioteca nazionale di Firenze, non ha nome d’autore,
-nè di traduttore.
-
-[805] Su la parte ch’ebbero i Giudei in questo celebre insegnamento,
-si vegga il Carmoly, _Histoire des Médecins juifs_, Bruxelles, 1844,
-in 8º, tomo I, § XXIII, e il De Renzi, _Collectio Salernitana_, Napoli,
-1852, tomo I, pag. 106, 119, et passim ed anco ne’ tomi II, III, IV.
-
-[806] De Renzi, op. cit., III, 328.
-
-[807] Ibn-Giobair, da noi citato nel cap. v, di questo libro, pag. 534
-del volume.
-
-[808] Mi riferisco pei particolari e per le citazioni, al Bréholles,
-op. cit., Introduction, pag. DXXXVIII, DXXXIX.
-
-[809] Articolo di M^r Cherbonneau, nel Journal asiatique di maggio
-1856, pag. 489, nel quale si dà ragguaglio d’una raccolta di biografie
-musulmane del XIII secolo, per Ahmed-Gabrini. L’Autore dice che
-Taki-ed-dîn fu benaccolto da _El-ibratur_, re cristiano dell’isola; la
-qual voce va corretta di certo _imbiratûr_, e forse designa Manfredi,
-come pensa l’erudito Mr De Freméry, l. c.
-
-[810] Mss. Latins, 6912. Ho cavate le notizie su l’origine di questa
-versione, dall’opera stessa, vol. I, fog. 1, 2, e vol. V, fog. 189
-verso, e n’ho dato ragguaglio nella mia _Guerra del Vespro Siciliano_,
-edizione del 1866, I, 81, 82, in nota. Il codice fu copiato in Napoli
-(vol. V, ult. pag.) da Angelo de Marchla.
-
-[811] La tavola delle malattie e de’ membri del corpo umano, tomo
-V, fog. 86, segg. è scritta a due colonne, col titolo di _Sinonimum_
-nell’una, e di _Expositum_ nell’altra; nella prima delle quali colonne
-si legge il vocabolo tecnico arabico o greco, nella seconda il latino.
-
-La _Tabula medicinarum_ corre dal fog. 90 verso al 134 del medesimo
-volume, anco a due colonne: per esempio “Alebros = Agnus castus;”
-Alhon = Rosa fetens etc,” ma alcuni quaderni mal rilegati guastan qui
-l’ordine alfabetico. Poi v’ha, dal fog. 190 recto, una descrizione de’
-semplici, condotta anco nell’ordine dell’alfabeto arabico, della quale
-parmi bene dare il seguente articolo, che piacerà forse ai botanici.
-
-RUBEA TINCTORIS. Arabice appellatur _fuatelsabg_ (Fuwwat-es-sabgh,
-a nostro modo di trascrivere) et est quedam herba, cujus radix est
-rubea, qua utuntur tinctores ad tingendum rubeum; et ideo dicitur rubea
-tinctoris: et ista herba expanditur et suspenditur cum arboribus; et
-virgulta ejus sunt quadrata, alba et subtilia, nodulosa et in quolibet
-nodulo sunt octofolia aut sex, aut quatuor, aspera, parva, similia
-foliis ysopi montani. Capud (_sic_) ipsorum est acutum et in ipsis
-nodulis est flos parvus, citrinus, declinans ad albedinem et in loco
-floris egreditur granus similis coriandro; et radice ejus est utendum
-(vol. V, fog. 207).
-
-Hadoshaon, hadoydodayon, Rubea tinctoris (fog. 100, recto).
-
-[812] Cap. iij di questo libro, pag. 441, nota 1.
-
-[813] Cap. citato, pag. 453.
-
-[814] _Arrighetto, ovvero Trattato contro all’avversità della Fortuna_,
-Firenze, 1730. Quivi (lib. IV, pag. 38) è posto in bocca della
-filosofia questo distico:
-
- _Et mihi sicaneos, ubi nostra palatia, muros,_
- _Sic stat propositum mentis, adire libet._
-
-Ma gli antichi traduttori italiani pensaron bene di scrivere Parigi in
-luogo di Sicilia; come si vede nella edizione citata, pag. 76 e nella
-variante di un codice della Riccardiana, che ha data il Milanesi nella
-edizione del 1864 (_Il Boezio e l’Arrighetto_), pag. 341.
-
-Il Mebus, nella vita di Ambrogio Traversali, _Epistolæ_ etc., Firenze,
-1759, in foglio, sostiene con ottime ragioni che il carme di Arrigo da
-Settimello fu scritto nel 1193.
-
-[815] Ibn-el-Giuzi, da noi citato nel capitolo precedente, pag. 615.
-
-[816] Si vegga la cronica del Salimbeni, il quale lo chiama (pag.
-3) “pestifer et maledictus, schismaticus, haereticus et epicureus,
-corrumpens universam terram”; e altrove (p. 168) gli attribuisce
-come bestemmia lo scherzo: che Dio non avrebbe lodata tanto la Terra
-Promessa, s’egli avesse vista Terra Di Lavoro, Calabria, Sicilia e
-Puglia. Il tedesco frate Alberico (_Chronicon_, Hannover 1868), gli
-appone il detto che “Tres _Baratores_ seu _guittatores_ fuerunt in
-mundo”, cioè Moisè, Cristo e Maometto. Racconta poi che Federico,
-vedendo un Sacerdote portare l’eucaristia, sclamò “Heu me, quamdiu
-durabit _truffa_ ista!” La sentenza dei tre “trufatores” è citata anco
-nella vita di Gregorio IX, presso Muratori, _Rerum Italic._, tomo III,
-parte I, 585. E questa frase ha dato origine al supposto che Federigo
-abbia scritto il famoso e incertissimo libro “De tribus impostoribus.”
-
-[817] Ms. della Bodlejana, Hunt, 534, n. cccclxvj del Catalogo arabico,
-dove è sbagliato il nome del principe, autore de’ quesiti. Io ho dato
-un esteso ragguaglio di questo opuscolo, nel _Journal asiatique_ del
-1853, février-mars, pag. 240, segg. ed ho ristampati alcuni brani
-del testo nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 573, segg. Mi riferisco al
-lavoro del _Journ. asiat._ per le prove e pe’ riscontri delle date e
-de’ nomi.
-
-Secondo gli autori citati, Ibn-Sab’în nacque a Murcia il 614 (1217-18)
-e morì alla Mecca il 660 (1271). Il califo almohade Rascîd, regnò dal
-1232 al 1242.
-
-[818] La biografia di questo filosofo musulmano si ricava da
-Ibn-Khaldûn, Makkari, ed Abu-l-Mehâsin, da me citati nel _Journ.
-Asiat._ Ibn-el-Khatib, citato dal Makkari, fa menzione di cotesti
-Quesiti Siciliani, che i dotti _Rûm_ aveano mandati per confondere i
-Musulmani e che furono sì felicemente risoluti dal giovane Ibn-Sab’în.
-Dopo la pubblicazione dell’articolo, l’erudito M. Charbonneau,
-professore ad Algeri, mandommi un’altra biografia d’Ibn-Sab’în,
-estratta dal libro di Gabrini (si vegga qui innanzi a pag. 698, nota
-2) suo contemporaneo, la quale non contiene nulla di nuovo per noi,
-essendo stata copiata negli scritti degli autori più moderni che mi
-eran prima venuti alle mani.
-
-[819] Makkari, edizione di Leyda, I, 594; e nella _Bibl. arabo-sicula_,
-testo, pag. 574 in nota. Si veggano gli Schiarimenti che io dètti a
-questo proposito nel citato articolo del _Journal asiatique_.
-
-[820] Il nostro professore Fausto Lasinio, notò questo passo in
-un codice ebraico alla Laurenziana e ne mandò copia al dottore
-Steinschneider; il quale l’ha pubblicato, con eruditi comenti, nella
-_Hebräische Bibliographie_, n. 39 (maggio 1864), pag. 62, segg.; ed
-ha aggiunto nel n. 42 (novembre 1864), pag. 136, un passo di altro ms.
-ebraico, nel quale si fa parola di un abboccamento ch’ebbe Federigo con
-Samuele-ibn-Tibbon, traduttore ebraico della “Guida.”
-
-[821] Steinschneider, op. cit., n. 39, pag. 65.
-
-[822] _Anonymi_, etc. (Niccolò de Jamsilla) presso Caruso, _Bibl.
-Sicula_, pag. 678.
-
-[823] Mi basti citare per l’unico testo delle due epistole, l’_Historia
-Diplomatica_ etc. del Bréholles, IV, 383, segg. dove si leggono le
-varianti delle edizioni fattene un tempo nelle Epistole di Pietro
-della Vigna e nella collezione del Martène. La data della epistola di
-Federigo torna a un dipresso al 1230. L’argomento degli opuscoli è
-spiegato nel testo, con le parole _in sermonialibus et mathematicis
-disciplinis_, delle quali ho resa la seconda _cosmografia_, poichè
-trattasi, secondo l’opinione del Jourdain, de’ libri della Fisica e
-delle Meteore d’Aristotile e fors’anco dell’Almagesto di Tolomeo. Si
-confronti il Bréholles, op. cit., IV, 384, nota e Introduzione, pagina
-DXXVI.
-
-[824] Bréholles, l. c.
-
-[825] Il codice del convento di Santa Croce di Firenze, passato alla
-Laurenziana e segnato Plut., XXVII, dext. n. 9, contiene, tra gli
-altri opuscoli, uno intitolato (fog. 476 o piuttosto 353) “Incipit
-liber magnorum ethicorum aristotelis, translatus de greco in latinum
-a magistro bartholomeo de Messini, in curia illustrissimi maynfridi,
-serenissimi regis sicilie, scientie amatoris, de mandato suo.” Si vegga
-anco il catalogo del Bandini, IV, 689, nel quale è notato che la stessa
-versione, mutila però e senza nome, si trova nell’altro codice di
-Santa Croce Plut. XIII, sin., cod. VI, n. 6, notato in catalogo a pag.
-106, del medesimo volume. Il qual codice è composto tutto di opuscoli
-d’Aristotile; ma non me n’è occorso alcuno che si riferisca al tempo e
-al paese di cui trattiamo.
-
-Il Tiraboschi, _Storia della Letteratura Italiana_, tomo IV, parte
-II, lib. III, cap. 1, § 1, p. 341, oltre il primo de’ suddetti mss. di
-Santa Croce, ne cita uno della Biblioteca di san Salvatore a Bologna.
-
-[826] Renan, _Averroès_, partie II, chap. II, § 3.
-
-[827] Carmoly, _Histoire des médecins Juifs_ etc., Bruxelles 1841, §
-lx; Steinschneider, _Hebräische Bibliographie_, n. 39, (1864) pag.
-63, 64; Renan, _Averroès_, partie II, chap. 4, § iv. Si confronti
-Bréholles, op. cit., Introduction, pag. DXXVI.
-
-[828] Wolf, De Rossi, e Krafft, citati dal Bréholles, nella stessa
-Introduzione, pag. DXXVII.
-
-[829] Si confronti il Bréholles, op. cit. Introduz., pag. DXXXIX.
-
-Sul testo greco delle Costituzioni di Federigo, si vegga la medesima
-opera, IV, 1, 2.
-
-[830] Bréholles, op. cit. Introd., p. DXLI, DXLII.
-
-[831] Il Salimbeni, _Chronicon_, pag. 166, dice in generale ch’ei parlò
-molte e varie lingue; Ricordano Malespini, cap. 170 scrive: “E seppe la
-nostra lingua latina e il nostro volgare e tedesco, francesco, e greco
-e saracinesco; e di tutte vertudi copioso, largo e cortese, ec.”
-
-[832] Bréholles, op. cit. Introd., pag. DXL, DXLI.
-
-[833] Salimbeni, op. cit., pag. 166.
-
-[834] Salimbeni, loc. cit., fa vedere chiaramente quanta ammirazione ei
-sentì conversando con quest’empio. Si confronti ciò ch’ei dice a pag.
-170.
-
-[835] Su i monumenti, si vegga il Bréholles, op. cit. Introd., pag.
-CXLVI, segg.
-
-[836] Non occorre citazione pe’ fatti di Giovanni il Moro. Le
-concessioni papali a suo favore, si veggano nel Registro d’Innocenzo
-IV, lib. XII, n. 284, 327, citato da M. De Cherrier, _Histoire de la
-lutte des papes_, etc., vol. III, 19, della seconda edizione.
-
-[837] Squarcio d’una epistola del 1229, dato da Matteo Paris, presso
-Bréholles, op. cit., III, 140, in nota.
-
-[838] Matteo Paris, citato da Bréholles, op. cit. Introduct., pag.
-CXCII, CXCIII. A pag. DXLV, si cita un diploma, nel quale l’imperatore
-ordina di scritturare per la corte un valente ballerino saraceno, a
-quel ch’e’ pare, di Spagna.
-
-[839] Epistole del 17 luglio 1245 e 23 maggio 1246, presso Bréholles,
-op. cit., VI, 325, 427. Si veggano le memorie contemporanee, citate
-dallo stesso autore. Introd., pag. CLXXXIX.
-
-[840] Le citazioni son date dal Bréholles, op. cit. Introd., pag. CXC,
-CXCI. La prima, ch’è cavata dalla _Historia Diplomatica_, V, 486, prova
-che quelle donne vestivano alla musulmana.
-
-[841] Si vegga la citazione nel Capitolo precedente a pag. 641 di
-questo volume, nota 8.
-
-[842] Diploma del 28 novembre 1239, presso Bréholles, op. cit., V, 535.
-
-[843] Presso Gregorio, _Rerum Arabicar_., pag. 178.
-
-Si vegga intorno a cotesta iscrizione il cap. vij del presente libro,
-pag. 589, nota 1.
-
-[844] ’Imâd-ed-dîn, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 603;
-Ibn-Khallikân, op. cit., pag. 630 e nella edizione del baron De Slane,
-I, 724 e III, 106 della versione inglese; Abulfeda, _Annali_, op. cit.,
-pag. 418 e III, 628 della edizione di Reiske; Taki-ed-dîn-el-Fasi, op.
-cit., pag. 659; Makrizi, op. cit., 665; Soiuti, op. cit., 671.
-
-Si confrontino coi testi le notizie ch’io, prima di stamparli, avea
-date nella versione italiana del _Solwân-el-Motâ’_, Firenze, 1851,
-Introduzione, pag. XVIII segg. e nella versione inglese, Londra, 1852,
-vol. I, 20 segg.
-
-[845] Imâd-ed-dîn lo chiama Abu-Abd-Allah, e il Soiuti, Abu-Gia’far.
-
-Non giova notare le varianti de’ titoli onorifici, che son molte.
-
-Io non ho argomenti da credere che il disparere su la patria sia nato
-dalla diversità di coteste appellazioni secondarie, anzi tengo fuor di
-dubbio che l’autore di tutte le opere sia stato un solo. E ciò si vedrà
-chiaramente nel seguito del presente capitolo.
-
-[846] Si vegga il Capitolo precedente, pag. 665 di questo volume.
-
-[847] Codice arabico, n. MDXXX, del British Museum, nel catalogo di
-M. Riew, pag. 695. II Ms. porta la data del 759 dell’egira (1358),
-appartiene alla prima edizione e contiene il catalogo delle opere
-dell’autore.
-
-[848] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 660, 661.
-
-[849] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 692. Lascio in dubbio la
-città, perchè non ho trovato il nome di questo Sefi-ed-dîn nelle
-biografie degli uomini notevoli di Aleppo, il _Kheir-el-biscer_ è stato
-autografato al Cairo dal Castelli, con la data del primo dell’anno 1280
-(18 giugno 1863). Il testo, comunicato dall’autore il 566 ad un primo
-_rawi_, comparisce trasmesso da questi il 588. Vi manca affatto la
-dedica a Sefi-ed-dîn.
-
-[850] Chiamano gli Arabi così la più oscura stella dell’Orsa Maggiore.
-
-[851] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 688.
-
-[852] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 671. Il Soiuti dice
-positivamente che Ibn-Zafer compose il contento in quella medresa.
-L’autore lo chiama: “Il primo e più eccellente de’ suoi libri.”
-
-[853] Op. cit., pag. 686, segg. Si confronti la versione italiana del
-Solwân, pag. 216, 217 e l’inglese, I, 115, segg.
-
-[854] Valga per tutte le autorità Ibn-el-Athîr, anno 549, ediz.
-Tornberg, XI, 130, segg.
-
-[855] Si vegga il testo nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 681, segg.
-e nella edizione di Tunisi, pag. 1, segg. Si riscontri la versione
-italiana, pag. 1, segg.
-
-L’anno della dedica ad Abu-l-Kâsim è notato da Ibn-Khallikân.
-
-[856] Testo di Tunis, pag. 2, linea 7.
-
-[857] Nelle biblioteche d’Europa, per quanto io ne abbia ritratto,
-abbiamo cinque codici della prima e circa diciassette della seconda
-edizione, ed anco in uno di quei cinque, il principio, supplito d’altra
-mano, appartiene alla seconda edizione.
-
-Il Makrizi, _Bibl_., pag. 667, fa menzione d’una copia del Solwân
-legata dall’autore stesso al ribât del califo alla Mecca, la quale,
-dalla descrizione che se ne fa, apparteneva alla prima edizione. Par
-che v’accenni anco Hagi-Khalfa, là dove ei dice che l’autore aggiunse
-poi due quaderni al Solwân. Io credo, al contrario, ch’ei ne tolse
-nella seconda edizione, la cui prefazione è molto più breve; talchè il
-bibliografo ha scambiato il posto delle due edizioni.
-
-[858] Nel testo d’Ibn-Khallikân seguito dal Wüstenfeld, e in Makrizi,
-in vece di “nè bello in viso,” si legge “se non che era bello in viso.”
-
-[859] Così l’autore, _Bibl. arabo-sicula_, pag. 688.
-
-[860] Soiuti, pag. 671, lo chiama Gran Comento, senza il titolo
-speciale di Sorgente. Così anco Hagi-Khalfa, pag. 701, della _Bibl.
-arabo-sicula_.
-
-[861] Questo codice è serbato nella Biblioteca di Parigi, _Ancien
-Fonds_, 248. È il secondo volume dell’opera, e corre dalla sura III,
-v. 86, alla fine della sura VI. Il comento non è fatto a verso a verso,
-ma prende un tratto del testo e indica le varianti; spiega poi le voci
-o modi di dire che lo richieggano. Seguono le osservazioni filologiche
-e grammaticali; indi la erudizione storica, tolta dalle tradizioni del
-Profeta e dalle leggende degli antichi Arabi, e infine i corollarii
-legali, ove occorrono.
-
-[862] _Bibl_., pag. 688 e più correttamente secondo il Makrizi, nella
-pag. 668, linea 3.
-
-[863] _Bibl_., pag. 684, 666, 671.
-
-[864] _Bibl_., pag. 666, 671.
-
-[865] _Bibl_., pag. 666.
-
-[866] Taki-ed-dîn, _Bibl_., pag. 659, 660 e Makrizi, pag. 667.
-
-[867] Così nel catalogo autentico, _Bibl_., pag. 689, 666. Si confronti
-coll’altro _Mosanni_, notato nella prefazione alla seconda edizione del
-Solwân, _Bibl_., pag. 684. Ma avvertasi che i primi due vocaboli del
-titolo son diversi in alcuni Mss. ed anco nella edizione tunisina del
-Solwân, pag. 3, ultima linea.
-
-Il titolo confronta in entrambe al par che il subbietto. Si vegga
-la mia versione italiana, _Introduzione_, pag. XXXIV, XXXVI e 3, 4.
-Correggendo gli or citati luoghi della Introduzione, io ritengo unica
-Opera le due quivi notate ai n^i 3 e 21 del catalogo. La _Ma’ona_,
-citata a pag. 684 del testo e 3, 4, della versione, è senza dubbio la
-compilazione di dritto malekita del celebre dottore, il cadi ’Jiâdh,
-notata nella continuazione di Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, tomo VI,
-pag. 651, n. 149, e più correttamente nell’abbozzo di catalogo de’
-Mss. arabi della Lucchesiana di Girgenti, ch’io detti in litografia
-nel 1869, n. XV. Circa l’_Iscraf_, io credo che tra le varie opere
-designate con questo titolo da Hagi-Khalfa, Ibn-Zafer volle dir di
-quella d’Ibn-Mondsir-en-Nisaburi, edizione Fluegel, I, 318, n. 783.
-
-[868] _Bibl_., pag. 690, 671.
-
-[869] Questa notizia è riferita da Katifi, pag. 660. Il Fasi a pag. 661
-dice parergli verosimile che sia accaduto qualche scambio di nome.
-
-[870] _Bibl_., pag 689, dove si vegga una variante ed a pag. 666, dov’è
-l’altra che ho preferita.
-
-[871] _Bibl_., pag. 689.
-
-[872] _Bibl_., pag. 689, 671, 705 e soprattutto a pag. 666, dov’è il
-testo di Makrizi.
-
-[873] _Bibl._, pag. 690 e 666, dove è da trasporre nella linea 17 i
-cinque vocaboli intermedii della linea 15.
-
-[874] _Bibl._, pag. 666.
-
-[875] _Bibl._, pag. 690, 666.
-
-[876] _Bibl._, pag. 690, 666.
-
-[877] _Bibl._, pag. 690, 666.
-
-[878] _Bibl._, pag. 690, e meglio a pag. 666. Quest’opera manca nel
-catalogo autentico del Ms. 1530 del British Museum, come si legge nel
-catalogo di M. Riew, pag. 695.
-
-[879] _Bibl._, pag. 689, 630, 666, 671, 701; ed a pag. 692 il principio
-del testo, secondo il Ms. di Parigi, _Suppl. arab._, 586, del codice
-del 724 dell’egira. Si vegga anco la nota del baron De Slane, nella
-versione inglese d’Ibn-Khallikân, tomo III, pag. 107, nota 2.
-
-[880] Mi sovviene, tra le altre, una citazione d’Ibn-Abi-Dinâr.
-
-[881] Citata qui innanzi a pag. 718, nota 1.
-
-[882] _Bibl._, pag. 700.
-
-[883] _Bibl._, pag. 630, 666, 671, 700, 706; ed a pag. 690, il
-principio del libro secondo i due Mss. di Parigi. _Suppl. Arabe_, n^i
-678, 679.
-
-Si vegga anco la citata versione inglese d’Ibn-Khallikân, pel baron De
-Slane, tomo III, pag. 107, nota 3.
-
-[884] _Bibl._, pag. 680, 605. Si vegga anche Casiri, _Bibl.
-arabo-hisp._, II, pag. 156, n. 1697. La biblioteca di Gotha ha un
-esemplare del _Dorer-el-Karer_, come ha letto il dott. Moeller, nel
-catalogo, pag. 14, n. 72, traducendo il titolo: _Margaritæ Frigidæ_.
-
-[885] _Bibl._, pag. 690, 666, 671.
-
-[886] Ibn-Khallikân e Makrizi, ne’ luoghi citati.
-
-[887] _Bibl._, pag. 667.
-
-[888] _Bibl._, pag. 666. Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, I, 307, n. 760,
-attribuisce ad altri un libro che porta il medesimo titolo.
-
-[889] Libro IV, cap. xiv, a pag. 495 del secondo volume.
-
-[890] _Bibl._, pag. 689.
-
-[891] Ibid. ed a pag. 666. Il Soiuti, pag. 671, scrive il titolo
-_Et-tankib_, che vale lo stesso e dà col titolo di _El-Mitwal_ (Le
-redini) un altro comento che tornerebbe al precedente. Si legge anche
-_Et-tankib_ in Hagi-Khalfa, pag. 706. Ibn-Khallikân fa menzione di un
-“Comento delle Tornate” e di glose marginali della _Dorret-el-Ghawwâs_,
-i quali due libri, al suo dire, compongono due Comenti, grande e
-piccolo. Accenna anco a due comenti il Makrizi. Qual che sia la forma,
-il comento d’Ibn-Zafer fu adoperato dallo Scerisci, come si legge nella
-prefazione di M. De Sacy, Hariri, seconda edizione, Parigi, 1847, tomo
-I, pag. 5.
-
-[892] _Bibl._, pag. 689, 630, 666, 671, 702. Il testo della _Dorret_ è
-stato pubblicato dal sig. Thorbecke, Lipsia, 1871.
-
-[893] _Bibl._, pag. 689, 666, 671.
-
-[894] _Bibl._, pag. 666, 671, 699.
-
-[895] Freytag, _Proverbia Arabum_, vol. III, parte 2ª, pag. 188, n. 26,
-dove si corregga il nome dell’autore.
-
-[896] Nel cap. IV, § ix, del Solwân. È la novella del Mugnaio e
-l’Asino, Notti 387, 388, nella edizione di Bulak, I, 569, 570, e nella
-versione inglese del Lane, 1ª edizione, II, 582.
-
-[897] Si veggano le due prefazioni nella _Bibl. arabo-sicula_, a pag.
-681, segg., e 686, segg. e nelle versioni italiana ed inglese, II ec.
-
-[898] _Kitâb-el-Fihrist_, testo, Lipsia, 1871, pag. 304.
-
-[899] Hagi-Khalfa, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 703, e nella
-edizione di Fluegel, III, 611, n. 7227, cita la parafrasi in versi che
-ne compilò nel XIV secolo Tag-ed-dîn-Abu-Abd-Allah-es-Singiâri; e dice
-esserne state fatte varie traduzioni, delle quali poi cita soltanto una
-molto libera in persiano, intitolata “Giardini dei re” ec. Nella copia
-stampata dal Fluegel si aggiugne una traduzione turca di Khalil-Zadeh,
-scritta nella prima metà del XVIII secolo.
-
-La bibliografia de’ Mss. che abbiamo in Europa, si vegga nella versione
-italiana, Introduzione, pag. LXV, segg. e nell’inglese, I, 93, segg.
-Si aggiungano: il Ms. parigino, _Ancien Fonds_, 374, che parmi del XVI
-o XVII secolo ed appartiene alla prima edizione; il Ms. di Monaco, n.
-608, del catalogo del sig. Aumer, pag. 266; e i due Mss. del British
-Museum, n^i 1444 e 1330, del catalogo di M. Riew, che son l’uno della
-seconda e l’altro della prima edizione.
-
-[900] Si vegga la raccolta di Mohammed-ibn-Ali, Ms. MC del British
-Museum, nel catalogo di M. Riew, pag. 302.
-
-[901] Tra gli altri, l’autore del _Giâmi’-el-Fonûn_, compilazione
-enciclopedica, Ms. di Parigi, _Ancien Fonds_, pag. 377.
-
-[902] _Bibl._, pag. 605.
-
-[903] Ossia “figliuolo di quel da Begia.” Si ricordano cinque luoghi di
-tal nome, due de’ quali in Affrica ed un altro in Portogallo (Beja).
-
-[904] Dsehebi, Ms. di Parigi, _Ancien Fonds_, 753, fog. 100 verso.
-
-[905] Soiuti, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 623.
-
-[906] Si confronti Dsehebi, op. cit., fog. 171 recto, con Hagi-Khalfa,
-nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 702 e nella edizione di Fluegel, III,
-498, n. 6633, dove il nome è intervertito: Abu-Iehia-Zakaria.
-
-[907] Biografia di tradizionisti, per
-Iehia-ibn-Ahmed-en-Nefzi-el-Himiari, detto Es-serrâg, Ms. della
-Biblioteca di Parigi, _Ancien Fonds_, 382, fog. 77 verso, nella vita
-di Omar-el-’Abderi, che nacque il 694. Stanno due tradizionisti tra
-lui e il siciliano, e però par che questi sia vivuto al principio del
-decimoterzo secolo.
-
-[908] Makrizi, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 663.
-
-[909] Makrizi, op. cit., pag. 668.
-
-[910] Makrizi, loc. cit.
-
-[911] Makrizi, op. cit., pag. 665. Nel Dizionario di Hagi-Khalfa,
-edizione Fluegel, II, 440, n. 3655, e conseguentemente nella
-_Bibl. arabo-sicula_, pag. 701, la parte del nome che si legge
-Ibn-Mohammed-es-Sikilli va corretta, Ibn-es-Sikilli, secondo il Ms. di
-Parigi, _Ancien Fonds_, 875.
-
-[912] Dsehebi, _Anbâ-en-nohat_, nell’op. cit., pag 645.
-
-[913] Non voglio tradurre “in quinta rima,” perchè il confronto di
-cotesti nuovi metri degli Arabi occidentali con que’ delle lingue
-neo-latine e soprattutto della nostra, va fatto con lungo studio e
-sopra moltissimi esempii dell’una e dell’altra parte. Avverto intanto
-che la voce _wazn_, “peso, modo,” trattandosi di versificazione,
-è usata col significato di “misura;” il quale credo relativamente
-moderno, e forse nato in Spagna insieme con cotesti novelli metri.
-
-Le cinque “misure” invero non si trovano, per diritto nè per rovescio,
-in questo componimento, dove le rime son tre; i versi di otto sillabe
-ciascuno, a modo nostro di scandere, e a modo dei grammatici arabi, di
-due piedi o di sei, se vogliasi considerare come verso l’intera stanza;
-e le stanze, infine, son sei. Potrebbero forse contarsi in ciascun
-verso cinque di quelle misure elementari che gli Arabi chiamarono
-“corde, piuoli e tramezzi” (si vegga Sacy, _Grammaire arabe_, 2ª ediz.,
-II, pag. 619) come parti del verso, il quale appellano _beit_, ossia
-“tenda, casa” e in generale _stanza_. Ma coteste misure elementari
-non so che siano state mai dette _wazn_. Ho ragione piuttosto di
-credere che nelle nuove poesie il metro più comune sia stato di
-stanze da cinque versi e che perciò Imâd-ed-dîn, facendo un fascio
-di tutti i metri occidentali, li abbia battezzati “Quinte rime.” Si
-badi bene ch’ei non dice che questo componimento abbia cinque _wazn_,
-ma “che sia di que’ che recitansi con cinque _wazn_.” Mi conferma,
-nel mio supposto, il codice della Riccardiana di Firenze segnato
-col n. 194 e intitolato _Megmû’-Kâmil_, ossia “Raccolta compiuta”
-di Abu-l-Abbâs-el-Bekri. Tra le poesie della nuova maniera che il
-raccoglitore trascrive, scompartite per generi e specie, occorrono
-non pochi componimenti in cui le stanze, distinte sempre col titolo
-di _beit_ ad inchiostro rosso e caratteri grandi, si compongono di
-cinque versi ciascuna. Lo stesso codice Riccardiano ha varii esempii
-di _tekhmis_ o diremmo noi “quintuplicazione” di poesie altrui, che
-facevasi aggiugnendo quattro altri versi a ciascuno del testo; ma
-questo uso notissimo non ha che fare nel caso nostro.
-
-Debbo avvertire infine che lo squarcio di poesia trascritto nella
-_Kharida_, mi sembra mutilato e mutatovi l’ordine de’ versi. In fatti
-il primo verso della terza stanza esce di rima, e la metafora obbligata
-della luna piena che spunti sopra un sottile tralcio di _ben_, vuol
-che segua immediatamente a quello il primo verso della quarta stanza.
-Similmente il senso richiederebbe che l’ultimo verso della seconda
-stanza seguisse immediatamente all’ultimo della prima. Si capisce bene
-che i copisti orientali del XII e XIII secolo si doveano imbrogliare
-spesso, avendo dinanzi agli occhi quell’insolito intreccio di rime e
-di versi, scritti con altre divisioni che non son quelle degli antichi
-emistichii.
-
-Aggiungo che, anche in Ponente, i letterati teneano in non cale le
-_mowascehe_. Abd-el-Wahid da Marocco (testo del Dozy, pag. 63) che
-scrivea nel 1224 dell’èra cristiana, si vergogna di far parola delle
-eccellenti poesie dettate in tal metro da Abu-Bekr-ibn-Zohr.
-
-[914] Dopo il Freytag, _Darstellung_, ec. (1831) il barone De Hammer
-chiamò l’attenzione de’ dotti, su questa nuova maniera di poesia, nel
-_Journal Asiatique_ di agosto 1839 (pag. 153 segg.) e di agosto 1849
-(pag. 249 segg.); ma, al solito suo, trattò il subietto con leggerezza.
-Or l’hanno rischiarato orientalisti di vaglia, come il baron De Slane,
-il professore Dozy e il barone De Schack. Si vegga, dello Slane, la
-versione francese de’ Prolegomeni d’Ibn-Khaldûn, parte III, pag. 422 e
-segg.; del Dozy, le osservazioni critiche su questo lavoro dello Slane,
-nel _Journal Asiatique_ di agosto 1869, pag. 186 segg., e dello Schack
-la _Poesie und Kunst_, ec. vol. II, § xiij, pag. 47 segg.
-
-Ibn-Khaldûn, nella parte or or citata de’ Prolegomeni, dà ampii
-ragguagli sul nuovo genere di poesia, ch’ei non spregiava come
-Imâd-ed-dîn, e ne aggiugne moltissimi squarci ed anco interi
-componimenti.
-
-Tocca un poco la _mowascehe_ e i _zegel_ Averroes, nel Contento medio
-su la poetica di Aristotile, a pag. 3 del testo arabico, che si stampa
-per le cure del dotto professore Fausto Lasinio, sul codice unico della
-Laurenziana, insieme con l’antica versione ebraica e con versione
-italiana e note. I luoghi d’Ibn-Bassâm ai quali accenna il Dozy,
-op cit., pag. 186, 187, rischiarano anco il subietto; e chi volesse
-studiarlo profondamente, troverebbe una vasta e sistematica raccolta
-nel codice della Riccardiana, del quale ho fatta menzione nella nota
-precedente.
-
-[915] Questo dubbio, che ognuno avrebbe _a priori_, è degno di ricerche
-positive. Il citato codice 191 della Riccardiana ci dà due serie di
-“Cantilene (_neghm_) dell’Irâk,” con versi brevi e mutazione di rime.
-Nell’Irâk si può supporre, al par che l’araba, l’influenza persiana.
-
-[916] Dozy, op. cit., pag. 187, 188; De Schack, vol. cit., pag. 52.
-Quantunque i versi di alcune _mowascehe_ e _zegel_, ammettendo molte
-licenze poetiche, si possano ridurre a’ metri ordinarii degli Arabi,
-pure la misura per sillabe e accenti mi par che torni più costantemente
-esatta.
-
-[917] Prolegomènes, III, 441. Si confronti lo Schack, vol. cit., pag.
-52.
-
-[918] Per evitare quattro consonanti di fila, scrivo _mowasceha_ e
-non _mowascsceha_, come si dovrebbe. Il _Vocabulista in Arabico_,
-pubblicato non è guari a Firenze, dà, invece di quel vocabolo, il
-maschile _mowascsceh_, col riscontro latino “versus” e _zegel_, col
-riscontro “Cantilena vel versus,” pag. 111, 199, 279, 624.
-
-[919] Il barone De Hammer (_Journal Asiatique_, agosto 1839, pag. 153)
-non esitò a definire le ottave rime, invenzione degli Arabi, e dopo
-dieci anni, rincalzando (op. cit., agosto 1849, pag. 249) identificò il
-sonetto col _zegel_. Ma questo articolo è quello appunto in cui egli fa
-derivare dall’arabo la voce _cancan_!
-
-[920] Si legge il testo nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 580, dove si
-intendan fatte le correzioni che furon proposte dall’illustre prof.
-Feischer.
-
-Eccone la traduzione verso per verso:
-
-1.
-
- “Cotesta gazzella adorna d’orecchini
- Mi canta le nenie quand’io son lungi
- E quando vede ciò che m’è avvenuto.
-
-2.
-
- Come (s’io fossi in un) giardino variopinto,
- Quand’ella è meco, non mi cale (d’altro)
- Poichè per l’amor suo mi consumo.
-
-3.
-
- Il suo volto è luna che spunta:
- Superbisce quand’ha occupati tutti gli affetti miei,
- Dond’io mi travaglio.
-
-4.
-
- Sur un tralcio sottile,
- Si sollazza nel mio lungo dolore,
- Allontanasi ed io sto per morire.
-
-5.
-
- Sdegnosa, inaccessa a pietà,
- Non rifugge dal romper la fede,
- Non ha (per me) che il silenzio.
-
-6.
-
- Tiranna, ingiusta,
- Mutata da quella che fu una volta;
- Sì ch’è felicità rarissima a trovarsi con lei!”
-
-Trascrivo tre stanze del testo per dare un’idea del metro:
-
-1.
-
- Wa ghazalin musciannefi
- Kad retha li ba’da bu’di
- Lamma rea ma lakeitu.
-
-2.
-
- Mithlu raudhin mufawwefl
- La obâli wahwa ’indi
- Fi hubbibi ids dhâneitu.
-
-3.
-
- Waghuhu l-bedru tâli’an.
- Taha lemma haza wuddi
- Fainnani kad sciakeitu
- Fi kadhlbin mohfahefi, ec.
-
-Si ricordino le osservazioni che abbiam fatte nella nota 2 della pag.
-738, intorno la scorrezione del testo.
-
-[921] Stesso Ms, fog. 3 recto, 6 verso.
-
-“Scritto è nel Codice degli innamorati: morire o fuggir pria (che si
-sentano) le ripulse e i tormenti.
-
-Se mi è parsa lunga una notte, ecco che l’aurora spunta con la dolorosa
-(rimembranza) di colei ch’è nascosa agli occhi miei.
-
-Chi me ne dà contezza? Per la sua assenza i solchi delle lagrime mi
-rigan le guance.
-
-S’io penso a lei, le palpebre degli occhi miei sembran ramo di
-tamarisco molle di pioggia, quando il vento lo scuote.”
-
-[922] Ms. di Parigi, _Ancien Fonds_, 1375, fog. 3 recto.
-
-“M’incresce di rimanere in vita finchè non ritorni certa persona
-assente, che non lascia prender sonno agli occhi miei.
-
-Come bramar la vita lungi da costei, tanto amata, che avrei data tutta
-la eternità per un sol giorno goduto con lei!
-
-Io mi querelava quando non la vedeva, e pur l’era presso; ed ora
-conosco che cosa sia la lontananza!
-
-Io bramo di potere svelare il tuo nome a tutto il mondo: ed ecco i
-malevoli a dir che non mi curi di te!”
-
-[923] Stesso Ms., fog. 2 recto.
-
-“Dal tramonto del Sole infino all’aurora, bevemmo temperato un (vino
-biondo come il) Sole,
-
-Quando i raggi del Sole battean sul Nilo, come punte di lance su le
-corazze.”
-
-[924] Ibid.
-
-“Una smilza che quando balla dinanzi la brigata, fa ballare il cuore a
-chi guarda: tanto eccelle nell’arte!
-
-Sì leggiera al passo, che quand’ella gira e atteggiasi dinanzi a chi ha
-gli occhi infiammati, questi non si duole del mal di capo.”
-
-Stesso Ms., fog. 4 recto.
-
-“O gazzella che il Creatore plasmò tutta di bellezza e leggiadria,
-
-Ch’io mi sollazzi in questi giardini, senza trascorrere, nè cogliervi
-frutto:
-
-Io non vengo mica a far male; ma soltanto a rallegrare lo sguardo.”
-
-[925] Ms. citato, fog. 2 recto.
-
-“Ne’ contrattempi e ne’ frangenti, noi tenghìamo consiglio coi segreti
-degli animi nostri;
-
-Ciascun fa sue querele, e così comprendiamo a che siam giunti, senza
-timor di spie, nè di scolte.”
-
-Si riscontri il cap. xiv del libro IV, vol. 2º, pag. 520, 524, dove si
-fa menzione d’un Abu-l-Hasan, che ha gli stessi nomi di costui, fuorchè
-l’ultimo “ibn-abi-l-Biscir,” invece del quale si legge “ibn-el-Biscir:”
-e potrebbe essere errore di copia ed anche variante d’uso. Anche l’età
-coinciderebbe. Ma da un lato mi farebbe maraviglia che fossero sfuggiti
-a Imâd-ed-dîn i versi a lode de’ ministri egiziani; e dall’altro
-è da notare che nella _Kharîda_ il nome è anche scritto una volta
-ibn-abi-l-Besciâir.
-
-[926] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 581.
-
-[927] _Kharîda_, op. cit., pag. 586.
-
-“O Beni-l-Asfar (gente bionda) voi dovete il prezzo del mio sangue: de’
-vostri è il mio uccisore, il ladrone che m’ha spogliato.
-
-È bello dunque il fuggir chi t’ama? È lecito ciò nella religione del
-Messia?
-
-O tu dall’occhio languente senza malattia, quando tu alluci un (ferito
-in) cuore, eccol già sano!
-
-Ogni sorta di bellezza, dacchè io vi ho visti (o gente bionda), par
-brutta agli occhi miei.”
-
-Si ricordi che gli Arabi chiamavan Beni-l-Asfar i Romani e i Bizantini.
-
-[928] Ms. di Parigi, fog. 11 verso.
-
-“Le mie lagrime già scopron l’amore: non reggo più alla passione che
-m’ispira questa verginella, guardandomi con due occhi d’antelope. La
-bionda che ama il vestito bianco e tinge il velo nel rosso del cartamo.
-
-Oh quel camiciotto e quel velo riflettono il colore su chi la guarda;
-ond’egli (a vicenda) si fa bianco e arrossisce!
-
-Crisolito ella è, legato in lamina d’argento e coronato di vermiglia
-corniola.”
-
-[929] “Una fanciulla mi ha rapito il cuore di mezzo il costato:
-l’adesca assiduamente co’ suoi vezzi!
-
-Donzella dalla guancia (porporina) come il suo camiciotto; dal velo
-bruno come le sue ciocche:
-
-Le pietre preziose del suo monile tondeggiano come il suo seno; le
-minuterie ond’ella s’adorna, hanno il colore dell’afflitto mio viso.
-
-Ella, col suo _wisciâh_, col velo e con gli ornamenti, sembra a chi
-la affisi, un Sole vestito di splendore, coronato di fitte tenebre e
-circondato di stelle.”
-
-[930] _Kharîda_, op. cit., pag. 601. I versi ai quali s’accenna,
-leggonsi nel citato Ms. di Parigi, fog. 116 recto e verso. Il poeta
-siciliano ne scrisse tre, per chiedere il libro: ed Abu-s-Salt gliene
-mandò con sette versi su la stessa rima.
-
-[931] Ms. di Parigi, fog. 11 verso, 12 recto.
-
-[932] Fog. 12 recto.
-
-[933] Fog. 12 recto a 13 recto.
-
-[934] Fog. 13 recto.
-
-[935] Fog. 13 recto e verso.
-
-[936] Si confronti la notizia di Imâd-ed-dîn, _Bibl. arabo-sicula_,
-pag. 587, con quella di Zuzêni, op. cit., pag. 619. Questa seconda
-notizia fu già pubblicata, non senza errori, dal Casiri, _Bibl.
-arabo-hisp._, I, 434, e quindi dal Gregorio, _Rer. Arab._, pag. 237, e
-citata dal Wenric, _Rerum ab Arabibus_, ec. pag. 305.
-
-[937] Anonimo, presso Imâd-ed-dîn, loco citato.
-
-[938] Imâd-ed-dîn, nel Ms. parigino della _Kharîda_, fog. 16 recto.
-
-[939] Ms. citato, fog. 16 recto segg. L’elegia principia:
-
-“Difficile è il conforto; immensa la separazione e la perdita; e ne
-piomba nell’anima più dolore ch’ella non cape.
-
-Piangete, occhi, lagrime schiette e sangue; poichè a questo colpo non
-v’ha schermo!
-
- . . . . . . .
-
-Non bastava la Terra a’ suoi benefizii, ed or basta al suo corpo la
-fossa che gli hanno scavata.
-
-Chi rimane agli orfani ed a’ viandanti, che le sue mani soleano
-dissetare e saziare?
-
- . . . . . . .
-
-Vengono gli Angeli della Grazia ad annunziare ch’egli è asceso agli
-eterni giardini.
-
-Chè già le sue azioni gli aveano apparecchiato l’albergo ne’ luoghi
-dove posano le anime generose.
-
-Che è questo che gli uomini sanno bene ch’e’ s’ha a morire, e poi,
-mettendosi in viaggio, non pensano a provvedersi del vitto?”
-
-[940] Ms. citato, fog. 17 recto.
-
-“Lo piangono i destrieri di battaglia e spezzano il morso, non sentendo
-più i suoi sproni.
-
-Vanno di passo, ancorch’e’ siano purissimi di sangue tra tutti i
-cavalli, valentissimi al corso e smilzi sopra ogni altro.
-
-Per poco le spade indiane non si torcono dal dolore, sì che i foderi si
-spezzino allo sguainarle.”
-
-[941] Ms. citato, fog. 16 recto.
-
-“Guancia lussureggiante di gelsomino e di rosa; bocca rivale della
-camomilla e del vino,
-
-Per Dio, io t’amo, sì che lungi da te non reggo alla passione
-dell’animo:
-
-La mia vita sta nella (speranza di) trovarmi un giorno con te; la mia
-morte nel (timor) che duri questa nostra lontananza.”
-
-I poeti arabi usano spesso cotesto paragone della camomilla per
-significare la bianchezza dei denti.
-
-Nel ms. citato, fog. 14 recto, si legge una kasida nella quale il poeta
-si lagna della:
-
-“Smilza, che l’antelope del deserto le invidia tanto il collo; e
-l’aurora al par che il tramonto, desidera il (colorito del) suo volto.”
-
-E conchiude con questi versi:
-
-“Messi tutto l’animo mio nell’amore e inghiottii (anche) il disprezzo.
-Ed or mi son rivolto alle bellezze dello stile; mi son gettato a
-briglia sciolta nell’ippodromo loro.
-
-Accortomi del buon sentiero e del tempo perduto dietro gli errori,
-
-Ho abbandonato l’amore, ho cacciate via le (male) usanze, mi sono
-scostato dall’amor volgare ed egli s’è scostato da me.”
-
-[942] Ms. citato, fog. 15 recto. Questa poesia sembra fatta per
-cantarsi da qualche donna di un harem.
-
- “O mio padrone, luce del mio cuore, anzi luce di tutti i cuori,
- Non vedi tu come il mio corpo è dimagrato e smunto (il viso);
- Quanta arsura m’è entrata nel cuore e qual bàttito?
- E tu sempre mi respingi, senza mia colpa!
- Chè, se colpa ho io, tu puoi cancellarla:
- Ma ch’io ti offenda, è molto lungi dalla mente di chi ha fior di
- senno!
- Al mio male non v’ha medicina e non v’ha medico,
- Per me non v’ha farmaco che di abbracciare chi amo.
- O mio padrone, s’io mi struggo d’amore, non è maraviglia!
- Spegni tu la sete del mio cuore con una visita, e tosto:
- Chè nel nocciolo del mio cuore arde la gehenna!”
-
-
-[943] Così egli descrive la lettera dell’amico, nello squarcio di versi
-tramezzato alla prosa d’una epistola, ms. di Parigi, fog. 17 verso.
-
-“N’esalò, quand’io ruppi il sigillo, un’auretta impregnata di muschio,
-di legno d’aloe e d’ambra.
-
-L’occhio mio sollazzossi in giardini, dove biancheggiava il giglio, il
-mirto e la rosa:
-
-Una pagina (nitida come) splendore diurno, su la quale spiccavano righi
-di tenebre nerissimi;
-
-E lessi parole di rubini infilzati nella collana con (altre) pietre
-preziose e con perle;
-
-(Parole che) se le sentisse l’egro, gli cesserebbero ogni dolore; anzi
-desterebbero un cadavere dal sonno della tomba. “
-
-[944] Si leggono questi versi nel ms. di Parigi, fog. 20 recto.
-
-“Lo stuolo delle virtù si ferma (nel cammino) per cagion del dolore;
-l’eccelso monte della nobiltà rovina e precipita.
-
-Oh qual seguito di mali s’appressa, mentre (da un altro lato)
-s’allontana ogni prospetto di gioia!
-
-Che avverrà mai della luce del Sole e di quella che gli dà lo scambio,
-se questo faro di laude e di gloria è demolito?
-
-(Soprattutto) ci accora che, mentr’egli pur alberga in uno degli
-elementi, la scellerata (morte) toglie alla sua mano di strignere (la
-spada) e d’allargarsi (donando).
-
-Come colomba alle colombe, così ei s’accomuna con le anime de’ generosi
-che va incontrando.
-
-O trafittura crudele! O rammarico che (strappa) le lagrime (dagli
-occhi)! O sorte nemica! O morte fiera!”
-
-Pazienza, pazienza! La morte pria d’oggi ha cancellati tanti re, come
-si cancella la scrittura ne’ libri!
-
-[945] Questa bella iscrizione è stata pubblicata tante volte e l’ultima
-da M. Fresnel, con la versione inglese di Farès Schidiâk, nel _Journal
-Asiatique_ di novembre 1847, pag. 439. La scrittura, e, con certezza
-non minore, l’uso della lingua, vogliono che il passo, reso dal sig.
-Schidiâk “an attendant of Ibn-es-Soosee” si legga, “ch’era chiamato
-Ibn-es-Susi.” L’epitaffio è dato il 569 (1174). Si vegga il Cap. viij
-del libro V, a pag. 213 di questo volume, nota 3.
-
-[946] La frase comunissima che traduco così, suona letteralmente “il
-luogo dove cadde la sua testa (nascendo).”
-
-[947] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 588, 589.
-
-[948] Op. cit., pag. 600 segg.
-
-[949] Diploma arabico di settembre 1161, appartenente alla Commenda
-della Magione, serbato oggidì nell’Archivio regio di Palermo. Il
-cadì si chiamava Abu-l-Fadhl-Regiâ, figlio di Abu-l-Hasan-Ali, figlio
-d’Abu-l-Kasim-Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ. Tra i testimonii si legge anco
-Mohammed-ibn-Ali-ibn Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ.
-
-[950] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 600 segg., del qual testo il baron
-De Schack ha data nella sua Poesie und Kunst, ec. II, 44 segg., una
-traduzione in versi tedeschi, talvolta libera, ma sempre elegante.
-
-Ecco gli squarci dell’elegia.
-
-“Si piange! Oh come scorrono le lagrime dagli occhi e dalle palpebre
-stanche! Oh come struggonsi i cuori e i petti!
-
-La luna più splendida s’è occultata e s’è oscurato il mondo; crollan le
-pietre angolari della magnanimità e della gloria.
-
-Ahi, quand’egli fu perfetto in sua bellezza e maestà, onde superbivano
-di lui tutte le regioni della possanza,
-
-Lo rapì allora di furto il crudel fato: la morte traditora, infesta
-alla sua gloria.
-
-Così anche accade alle lune nel meglio: quando le son piene, la vicenda
-del tempo vuol ch’esse manchino!
-
-Ben è ragion che si pianga per lui, con lagrime sparse sopra guance di
-perle e di coralli;
-
-Che petti ardano, animi ammalino, affanni aggravinsi, cordogli
-ingrossino,
-
-Sgorghino doglienze, occhi abbondino di pianto: sì che il flusso delle
-onde vada a incontrarsi co’ fuochi!
-
-Lo piangono le sue tende e i suoi palagi; le lance e le spade gli
-recitan l’elogio funebre;
-
-Il nitrito si fa gemito nelle gole de’ cavalli, quantunque costretti
-dai morsi e dalle testiere.
-
-E per chi piangono, se non per lui, le bigie de’ boschetti? Se
-comprendessero, anche i rami piangerebbero insieme con le colombe.
-
-Oh gran perdita! Oh sventura, maggior d’ogni costanza, rifuggente da
-ogni conforto!
-
-Oh giorno d’orribile spavento, di terrore che fe’ incanutire i
-fanciulli!
-
-Come se l’(angiolo) banditor del Giudizio fosse venuto a convocare le
-creature, e tutte lì lì fossero surte;
-
-Così bastava appena il terreno alla gente (uscita di casa all’annunzio)
-e trassero a stuoli in un prato, uomini e donne.
-
-E cuori si squarciarono, non che i vestiti, e usignuoli ripeteano il
-verso, e animi (forti) sbigottirono ed (alti) intelletti.
-
-Eran vestiti a festa come candide colombe, e ritornarono che parean
-corbi, con le gramaglie del dolore.”
-
-Ho tradotto “bigie” il plurale _wurk_, che ha in origine tal
-significato, e indi vuol dir “colombe:” ma non si può rendere in
-italiano il bisticcio che fa questo vocabolo con _werek_ “fronde,”
-in guisa che permette al poeta di ripigliare la figura nell’altro
-verso, dicendo che piangerebbero anche i rami, ec. Nel penultimo verso
-il verbo che ho tradotto “ripetere,” nasconde un’altra malizietta
-del poeta, significando al tempo stesso “gorgheggiare” e “recitare
-il motto: Noi appartenghiamo a Dio ed a lui ritorneremo.” Cotesta
-sentenza, tolta dalla sura II, v. 151, del Corano, sogliono borbottare
-i Musulmani ne’ maggiori pericoli o calamità. Come si fa a riportare in
-italiano gioielli di tal pasta?
-
-[951] _Bibl._, pag. 582. Questo e i due squarci di Abd-er-Rahman da
-Trapani e d’Ibn Bescrûn, che daremo or ora a pag. 756 e 759, furono
-pubblicati per la prima volta, con traduzione francese, dal baron De
-Slane nell’articolo del _Journal Asiatique_, II serie, tomo XI, pag.
-362 segg. (1841), nel quale ei die’ ragguaglio della traduzione della
-Geografia di Edrîsi, per M. Jaubert.
-
-Io ho confrontato il testo col Ms. del British Museum e l’ho ristampato
-nella _Bibl. arabo-sicula_, con le varianti e con le lezioni ch’io
-presceglieva e quelle anco che m’erano gentilmente proposte dal dotto
-professore Fleischer. Il barone De Schack, op. cit., II, 41, 42, 261,
-ha data di questi squarci una buona traduzione tedesca, in versi,
-fondata sul testo della _Biblioteca_.
-
-[952] Il baron De Slane ha letto _’Akîk_ “corniola.” Ma _’Atîk_
-“vecchio” significa specialmente vino; e mi conferma in questa lezione
-la desinenza femminile dell’aggettivo che segue.
-
-[953] Ma’bed fu celebre cantatore della corte omeiade in Damasco.
-
-[954] Ho seguite in questo verso due lezioni diverse da quelle dello
-Slane.
-
-[955] Evidentemente allude a quella che un tempo fu chiamata “la Sala
-verde;” su la quale si vegga una erudita dissertazione del barone
-Raffaele Starrabba, nelle _Nuove Effemeridi Siciliane_ del 1870.
-
-[956] Altrimenti detti della Favara. Una delle due sorgenti d’acqua
-del parco regio che racchiudea la villa alla quale fu dato tal nome,
-si chiamava della Rupe; come l’attesta Ibn-Haukal, nella _Bibl.
-arabo-sicula_, pag. 9 e nel _Journal Asiatique_, serie IV, tomo
-V (1845), pag. 99. Il nome veniva dalla rupe ora detta di Santo
-Ciro, sotto la quale sgorga quell’acqua, che si addimanda ancora di
-Maredolce, dal lago che faceva un tempo.
-
-[957] _Bibl._, pag. 581 segg.
-
-[958] Io veramente non son certo che la voce “_bahrein_” s’abbia qui
-a tradurre due mari, più tosto che due laghi. Nel primo caso, l’un
-de’ mari sarebbe il golfo di Palermo e l’altro il lago d’acqua dolce,
-doppio o scempio che si voglia supporre. Nel secondo caso, il poeta
-potrebbe alludere a’ due laghetti formati dalle sorgenti di Maredolce
-e della Favara propriamente detta, le quali sono distanti quattro
-chilometri l’una dall’altra. La prima alimentava certamente un lago; ma
-che questo si estendesse fino alla seconda non è provato, per quanto io
-sappia, da scritture, nè dalla topografia.
-
-[959] Ancorchè il lago di Maredolce sia prosciugato fin dai principii
-di questo secolo, il letto della parte superiore si scorge benissimo,
-e non v’ha dubbio che il castello o villa regia sporgea dentro il lago,
-ma rimanea congiunto alla riva.
-
-[960] Seguo le lezioni proposte dal Fleischer, nella _Bibl.
-arabo-sicula_, pag. 585.
-
-[961] Leggo il secondo emistichio in modo da mutare affatto il
-significato supposto dal baron De Slane.
-
-[962] _Corano_, sura LXXXI, verso 12.
-
-[963] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 587 seg. e 616, dove si legge una
-breve notizia che ne dà il Dsehebi, nelle _Biografie de’ Grammatici_.
-
-[964] Così anche il suo prototipo, Ka’b-ibn-Zoheir, nel celebre
-poema che gli valse il perdono di Maometto, incomincia piangendo per
-l’allontanamento della bella So’àd e passa d’un salto alle lodi del
-Profeta.
-
-[965] “Cercando sollievo, ei volea porre altra (bella) in vece di So’àd
-nel nocciolo del suo cuore;
-
-E sperava che, per principio, l’immagine di lei venisse a visitarlo (in
-sogno): ma il gran dolore gli negò la dolcezza del sonno.
-
-Oh se vi fosse stato il re Ruggiero, quel che fa conoscere agli amici
-la magnificenza del suo affetto,
-
-Non avrebbe (il poeta) ricusato di bere nella tazza preziosa, il giorno
-che (So’âd) allontanossi; ma avrebbe visto nell’oroscopo del re la
-faccia della gloria.
-
- . . . . . . .
-
-Pronto a’ doni, com’è pronta l’indica spada ch’ei brandisce a due mani
-il giorno della mischia,
-
-Rifulge nelle tenebre l’aurora della sua fronte, talchè diresti che la
-luce del Sole invidia anch’essa questo (eroe).
-
-Egli ha piantata la tenda là dove spuntano i Gemini: le Plejadi e i due
-grandi luminari gli fan da piuoli;
-
-E quando s’arruffano le cose, allora il suo brando affilato scrive
-coll’inchiostro suo, in guisa da far tornare bianchi que’ che parean
-più neri.
-
- . . . . . . .
-
-O monarca, roccia di granito su la quale la fierezza tien saldi i pie’;
-
-Tu che, provocato dagli spiriti dei nemici, li disperdi scherzando,
-percossi dai tagli delle tue spade.”
-
-[966] Dozy, _Catalogus_ CC. OO., _Bibl. Acad. Lugduno Batavae_, tomo
-II, pag. 263, tra i titoli de’ capitoli e i nomi de’ poeti che leggonsi
-nella _Kharîda_ d’Imâd-ed-dîn. Si confronti la _Bibl. arabo-sicula_,
-pag. 599, 601.
-
-Il _Mokhtar_ è registrato da Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, IV, 146,
-n. 7901 e V, 438, n. 11590 e nella _Bibl_. cit., pag. 704, 705. Notasi
-inoltre in Hagi-Khalfa, III, 593, n. 7146, un _Sirr-el-Kimia_ (Segreti
-dell’Alchimia) dello stesso Ibn-Bescrûn.
-
-[967] _Bibl._, pag. 583. Si riscontrino le spiegazioni che abbiam date
-per alcuni vocaboli, trattando di quell’altro componimento qui innanzi
-a pag. 755 segg.
-
-Anche qui ho preferita qualche lezione diversa da quella che seguì il
-baron De Slane nella sua prima pubblicazione.
-
-[968] La voce _ghoraf_, plurale di _ghorfah_, è stata dal baron De
-Slane tradotta un po’ vagamente _étages_. Il significato di “loggia,
-belvedere,” si scorge preciso ne’ passi di Makrizi, _Kitâb-el-Mowâ’iz_,
-testo di Bulâk, tomo II, pag. 250, lin. 19, e di Ibn-Giobair,
-ediz. Wright, pag. 271: e così lo dà anche il Cuche, nel Dizionario
-Arabo-Francese, Beirut, 1862. Intorno gli altri significati, si vegga
-la voce “Algorfa” nel _Glossaire des Mots espagnols_, etc. per Dozy ed
-Engelmann.
-
-[969] Ho amato meglio lasciar questo vocabolo indeterminato com’esso
-è nel testo. Pur sembra che il poeta, più tosto che alla cacciagione
-del parco reale, abbia voluto alludere a’ lioni di marmo notati dal
-poeta di Butera, al quale ei risponde, seguendo non solamente il metro
-e le rime, ma facendo anco la parafrasi di ciascuna idea, come in un
-indirizzo parlamentare con cui l’uso vuol che si riscontri per filo e
-per segno il discorso del trono.
-
-[970] Il testo ha la voce _dibag_ e la mette al plurale. Di questa voce
-abbiam già fatta menzione e la traduciamo _broccato_, perchè dinota
-ricco e grave tessuto di seta.
-
-[971] Mi par che in questo verso il verbo s’abbia a supporre
-all’optativo, che in arabico è il passato. Mi discosto in ciò dal
-baron De Slane che ha tradotto “Il est là” etc. Intendo poi in modo
-affatto diverso gli ultimi due vocaboli, ch’egli ha resi “admirables
-monuments.” _Mesched_, di cui abbiamo qui il plurale, significa
-luogo di adunanza, luogo dove si fa testimonianza, e indi “martirio,
-santuario;” ma non so che gli Arabi abbian mai chiamato così un
-sontuoso edifizio in generale. Seguendo questo pensiero, che non
-è arabo, nè del XII secolo, il dotto traduttore ha dovuto usare
-forza all’ultimo vocabolo e farne uno degli aggettivi che oggidì si
-accoppiano inevitabilmente con “monumento.”
-
-[972] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 586. I versi leggonsi nel Ms. di
-Parigi, fog. 10 verso. Ed ecco que’ della kasida:
-
-“Quanti uomini eccelsi la fortuna ha messi giù, in condizione
-inferiore, dopo aver sorriso ad essi!
-
-Quanti uomini da nulla si sono rimpannucciati: han salito ogni monte,
-arrampicandosi fino alla cima!
-
-Maledetta la fortuna che ha depressa l’altezza del mio grado; m’ha
-scemati i fratelli e moltiplicate le ingiurie!
-
-Quand’ella oscura la riputazione d’un uomo, eccotelo stecchito: a chi
-lo guardi, par ch’ei dorma (l’ultimo sonno).”
-
-[973] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 581.
-
-Il primo epigramma è scritto ad “un certo capo” che non si era lasciato
-veder da lui. Il professore Fleischer, rivedendo le stampe della
-_Biblioteca_, propose di leggere “tempo” in vece di “capo,” la quale
-lezione avrebbe riportato a Ruggiero il fatto del ributtare il poeta.
-Ma non ostante il gran rispetto che io ho per quel sommo maestro, non
-veggo ragione di mutare la mia traduzione. E i versi mi sembrano sì
-impertinenti, da non potersi credere che il poeta li abbia indirizzati
-a Ruggiero.
-
-[974] Ms. di Parigi, fog. 8 recto. Il primo epigramma è questo:
-
-“Superbì colui ch’io andai a visitare e si chiuse, lasciandomi fuori,
-mentre egli non si ascondeva a questo nè a quell’altro.
-
-Pria di conoscermi egli avea fatti stendere drappi del Sind e della
-Cina (per farmi onore).
-
-La mia sventura vien tutta da lui. Così foss’io morto pria di questo
-(affronto).”
-
-Ecco l’altro epigramma:
-
-“Gli amici della tua fortuna, fa di accoglierli come nemici, con l’arme
-in mano.
-
-Nè ti illuda (se loro spunti in volto) il sorriso, chè la spada ti
-ammazza luccicando.”
-
-[975] Si vegga il Capitolo precedente, pag. 684, di questo volume.
-
-[976] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 582. Questi due versi portano a
-credere che l’autore sia vissuto nella seconda metà dell’XI secolo,
-ancorchè la raccolta, in cui Imâd-ed-dîn dice averli trovati, si
-riferisca alla seconda metà del XII. Pure un musulmano che avesse vista
-la Sicilia verso il 1150 e poi verso il 1162, avrebbe potuto pensare
-anche così.
-
-[977] Nel Ms. di Parigi, fog. 8 verso e 9 recto.
-
-Sono tre squarci, dei quali traduciamo quel che ci sembra il migliore.
-
-“Mi lamentai, ed ella disse: Tutto questo mi dà noia! Che Dio sollevi
-il tuo cuore dall’amor che senti per me!
-
-Ma quand’io nascosi la passione, eccola a tentarmi: Troppo hai sofferto
-(in silenzio). Non fa così chi è afflitto profondamente.
-
-Dunque s’io mi appresso, ella mi respinge, e s’io mi allontano per
-farle piacere, me l’ascrive a colpa.
-
-Le querele divengon fallo; la pazienza la fa andare in collera;
-s’affanna quand’io sto lungi, e fugge quando son presso.
-
-Oh vicini, se sapete qualche artifizio (che mi tolga da quest’impaccio)
-consigliatemelo e che Dio ve ne rimeriti!”
-
-[978] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 599. Imâd-ed-dîn dice ch’egli “arrivò
-al tempo di Nûr-ed-dîn e morì, ec.” Dunque era già in Damasco quando se
-ne impadronì Norandino.
-
-“Ve’ l’accinto, che tien la croce appesa al collo e s’avvolge
-l’evangelo attorno il farsetto!
-
-Ei spegne il fuoco a notte inoltrata e in vece di candela adopra la
-fragranza del fiasco.
-
-Il suo bicchiere comparisce al viaggiatore notturno come stella che lo
-conduce infino all’aurora.”
-
-Ho tradotto “accinto” l’aggettivo _mozanner_, ossia “cinto di zonar,”
-cioè quella cintura che, secondo le leggi musulmane, dovean portare gli
-“_dsimmi_” ossia Cristiani, Giudei e Sabii, per distinguersi dal popolo
-dominante. Qui vuol dir meramente, cristiano. Non so se i Cristiani
-di Palermo nel XII secolo usassero una fascia al cinto; ma dicerto non
-v’erano obbligati.
-
-Ho reso “farsetto” la voce _wisciâh_, della quale si è detto poc’anzi.
-Il poeta, senza dubbio, adopera la voce vangelo per significare
-qualche preghiera cristiana scritta su striscia di pergamena, qualche
-“Postiglione di San Francesco di Paola” usato in quei tempi.
-
-Il secondo verso allude evidentemente al notissimo statuto normanno del
-coprifuoco.
-
-[979] Si vegga la _Rivista sicula_ di novembre 1869, pag. 378 segg.
-
-[980] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 581. I versi nel Ms. di Parigi, fog. 6
-verso.
-
-“Costei che t’ammalia con gli occhi e sembra una huri fuggita dal
-Paradiso,
-
-Sorridendo ti fa vedere perle e gragnuola, sparse in mezzo all’acceso
-color della corniola.
-
-La sua bellezza ecclissa la luna del Cielo; e quando tu affisi le sue
-pupille, ti senti inebriare.
-
-Il viso splende com’oro al par del Sole; il petto e il grembo sono un
-mucchio di gioielli.
-
-Io le dissi, fuor di me pel dolore, accecato ch’io era da’ raggi della
-sua luce,
-
-O superba, tu mi respingi perchè ne gioisca il mio detrattore!
-
-Ed ella a me: Io ho un cuor duro, da far malo augurio allo spasimante
-che prende a gioco l’amore.
-
-E andò via, come la luna nella sua altezza, con superbo incesso, senza
-voltarsi.”
-
-[981] Ms. citato, fog. 7 recto.
-
-“Io ti racconto, o signor mio, cose che uomo non ha mai patite;
-
-Calamità che m’erano scritte su la divisa dei capelli, con le quali or
-compio il mio destino.
-
-Fui preso, ahimè, e (lo giuro) per la tua vita, io non me ne accorsi:
-
-La vidi che stava sopra un _talmik_ (?) come se il ramo avesse portata
-(per frutto) la luna.
-
-Ed avventommisi addosso fieramente. Che opera così l’uom generoso
-quand’ei può?”
-
-[982] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 582. I versi leggonsi nel Ms. di
-Parigi, fog. 7 verso, seg. Lasciando la proposta e risposta, alla quale
-ho accennato, tradurrò alcuni altri di simile argomento.
-
-“Smettono le ingiurie e scansano la collera. Capisco e lor concedo
-favori,
-
-E perdono il mal che mi han fatto; (perdono) di tutto cuore, pienamente.
-
-Volentieri sentirei, e valuterei molto, una parola di rincrescimento:
-essa porterebbe via, tondo, ogni mal fatto.
-
-Mi seppe salmastra l’acqua del vostro affetto e pure la bevvi, e volli
-mescere (in cambio) dell’acqua dolce!”
-
-[983] Come Aghlabita egli apparteneva alla tribù di Sa’d. Tuttavia
-questo nome etnico si potrebbe riferire al Kasr-Sa’d presso Palermo,
-di cui Ibn-Giobair, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 88 e nel _Journal
-Asiatique_ di gennaio 1864, pag. 75, 76.
-
-[984] I versi e il cenno biografico si leggono nel Fewât-el-Wafiâl,
-di Mohammed-ibn-Sciakir-el-Kotobi, stampato al Cairo il 1283 (1866),
-pagina 354 segg.
-
-Troviamo a pag. 355:
-
-“Bianche (donzelle) con uno sguardo sfoderano spade affilate, le (cui)
-guaine sono le palpebre.
-
-E (indi nelle nostre) gote le lagrime scavano solchi e gli occhi
-abbondano come fonti.”
-
-[985] “Hai neglette le faccende tutte quante, senza adoprarti perchè
-andasser bene, nè affliggerti (del contrario).
-
-Pur l’uno e l’altro, ancorchè contrarii, tornano allo stesso effetto,
-cioè far andare a male ogni cosa.
-
-Ecco che noi si scrive questo, si ordina quest’altro, e poi si ritorna
-com’eravam prima.”
-
-[986] “Ed io con ogni aura gli mandava un saluto, per tutto il tempo
-che soffiavan l’aure, mattina e sera!”
-
-[987] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 599. Si vegga il capitolo iv di questo
-libro, pag. 485 del volume.
-
-[988] Cap. v di questo libro, pag. 541.
-
-[989] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 107, 109, 111, 112, 124, 126,
-con le varianti date nella mia Prefazione, pag. 42.
-
-[990] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 152, 153. La tribù dei Beni-Rowaha
-stanziava ne’ dintorni di Barka.
-
-[991] Secondo alcuni Panaria è l’Evonymos degli antichi e secondo
-altri l’Hicesia; ed altri dà il primo o il secondo di cotesti antichi
-nomi ad altra delle isole Eolie. Non è facile decidere simili dubbii,
-essendo le Eolie vicinissime tra loro, ed alcune sì piccole, che nella
-descrizione talvolta si trascurano come scogli. Pure le latitudini e
-longitudini delle varie isole Eolie, secondo Tolomeo, aggiungon fede
-alla opinione che identifica Hicesia con Panaria.
-
-[992] _Bibl_., testo, pag. 22, 23.
-
-[993] Op. cit., pag. 24. M. Jaubert ha tradotto poco esattamente questo
-luogo nel vol. II, pag. 73, lin. 2, 3.
-
-[994] Op. cit., pag. 24. Traduco “antilope” il vocabolo _zabia, tzabia,
-dhabia, thabia_, ec., che gli Arabi forse apposer vagamente a novella
-specie del genere _cervus_, o del genere _capra_, forse il camoscio o
-il capriolo, quando la videro per la prima volta ne’ paesi occidentali.
-Il _Vocabulista in arabico_ dà i due significati diversissimi di
-“capra” e “damma.”
-
-[995] Amico, _Dizionario topografico della Sicilia_, nel capitolo di
-Favignana.
-
-[996] Lib. IV, cap. xiij, pag. 443 del II volume.
-
-[997] _Bibl._, pag. 36. Il testo ha precisamente _merkeb_; voce
-generica, usata per le navi con ponte.
-
-[998] Op. cit., pag. 38.
-
-[999] Op. cit., pag. 40, 41. L’autore si serve dei vocabolo _merkeb_
-nel primo caso, e di _kârib_ nel secondo. Credo che i _merkeb_ siano
-stati, in generale, più grandi che i “lautelli” e altri legnetti ai
-quali or dà ricovero quel porto.
-
-[1000] Op. cit., pag. 35, 39.
-
-[1001] Op. cit., pag. 41.
-
-[1002] Op. cit., pag. 36.
-
-[1003] Op. cit., pag. 38. Il nome arabico, or corrotto in quella strana
-forma, è _’Ain-el-aukât_. “La fonte (che sgorga) a momenti.”
-
-[1004] _Bibl._, pag. 35.
-
-[1005] Op. cit., capitolo VII, sotto i nomi citati.
-
-[1006] Ho toccato quest’argomento nel libro II, cap, vj, xij; lib. IV,
-cap. iv; lib. V, cap. x: vol. 1, pag. 326 segg., 465 segg.; vol. II,
-pag. 275 segg.; vol. III, pag. 309 segg. Tre volte par di afferrare il
-bandolo nella descrizione d’Edrîsi, e subito lo si perde. L’_iklim_
-di Demona non può rispondere al _valle_, perchè ve n’ha tanti e
-tanti altri nell’isola; e non può significar territorio di comune,
-perchè Edrîsi non descrive Demona, nè la nomina in altro luogo che
-questo. Sembra poco appresso di trovare il riscontro in _’aml_, che
-vuol dir governo e territorio sul quale si estende; tanto più che
-questo vocabolo occorre in Noto (pag. 37 dei testo), la quale ha “un
-_’aml_ di larga superficie ed un _iklim_ di eccellente condizione:”
-e il dubbio par divenga certezza in Castrogiovanni, col suo “_’aml_
-di larga superficie e i suoi _iklîm_ di larghe condizioni;” il qual
-bisticcio mostrerebbe almeno che un _’aml_ potea contenere parecchi
-_iklîm_. Ma ecco l’_’aml_ e lo _iklîm_, al singolare, anche in Marsala;
-i vasti _iklîm_ di Mazara e di Trapani, alle quali non si dà _’aml_
-(pag. 40); e gli _iklîm_ di Cefalù, Calatamauro, Calatubo e Licata, e
-Sciacca, ch’era «come la città capitale degli _iklîm_ e degli _’aml_
-dei dintorni.» Da ciò si potrebbe conchiudere che que’ due vocaboli non
-avessero significato tecnico in Sicilia, come l’avevano in Egitto (cf.
-vol. II, 275, nota 4), o che Edrîsi li adoperasse a capriccio, o infine
-che gli _iklîm_ fossero due soli nella Sicilia orientale, e assai
-numerosi nella regione a ponente di Castrogiovanni.
-
-A quest’ultimo supposto mi par che conduca l’ordine seguìto da Edrîsi
-nella descrizione de’ paesi posti dentro terra. Ciò ch’io dico, si
-capirà meglio quando si legga la descrizione di Edrîsi con una carta
-alle mani, e si pongano su i paesi de’ segni di colore diverso,
-cambiandolo ogni volta che l’autore torna addietro. Così il Valdemone,
-ch’è l’ultimo nella descrizione, si vedrebbe ben distinto dal Val
-di Noto, ch’è il penultimo. Ma a ponente del Salso e di Fiume Torto
-i colori si moltiplicherebbero. Quivi l’autore si va aggirando con
-uno scopo, che non mi par quello di seguire le vie di comunicazione.
-Perocchè movendo da Palermo, com’ei dice, alla volta di Castrogiovanni,
-cioè dell’E.S.E., s’arresta quivi ad un terzo del cammino su la sponda
-sinistra del fiume Torto, donde salta a Giato, una cinquantina di
-chilometri a ponente, nè ripiglia la via di Castrogiovanni pria d’avere
-percorso in varie direzioni la più parte del Val di Mazara. Ma nemmeno
-ei compie la descrizione di tutti i paesi e de’ fiumi che appartennero
-a quello nella nota tripartizione dell’isola. Dico sempre dei paesi
-dentro terra; poichè quei della marina sono descritti in fila, movendo
-da Palermo per levante e ritornando dal lato opposto, senz’altro
-cenno d’_iklîm_ che quel di Demona, il quale d’altronde si dice dove
-principii, ma non dove finisca.
-
-Ora l’ordine de’ paesi dentro terra dà indizio che la descrizione
-sia stata fatta su carte parziali, ovvero relazioni parziali, le
-quali non sappiamo con quale ragione fossero state distese. L’antica
-divisione de’ due Imera, rinnovata dall’imperator Federigo, non fu
-osservata di certo al tempo di re Ruggiero; poichè l’autore si ferma
-la prima volta al fiume Torto, non già al fiume Grande, ossia Imera
-settentrionale. Egli poi passa e ripassa l’Imera meridionale, ossia
-fiume Salso, in guisa da far credere che pria del Val di Noto voglia
-descrivere quel che veggiamo al principio del secolo XV col titolo Val
-di Girgenti e di Castrogiovanni, o piuttosto che percorra l’una dopo
-l’altra le due province riunite sotto tale denominazione nel XV secolo.
-La circoscrizione in quattro valli, cioè i tre notissimi e quello di
-Girgenti e Castrogiovanni, si scorge dal censo del 1408, pubblicato dal
-Gregorio nella Biblioteca aragonese, II, pag. 490 segg.
-
-[1007] Ritraggo dal mio dotto amico Isidoro La Lumìa, direttore
-dell’Archivio Regio di Sicilia, che, tra i documenti trovati infino al
-settembre 1871, il primo che portasse la circoscrizione dei tre valli
-torna al 1477.
-
-[1008] Palermo, Termini, Cefalù, San Marco, Oliveri, Catania, Siracusa,
-Mazara, Marsala, Carini, Adernò.
-
-[1009] Il testo ha qui il plurale della voce _hanût_, ma la spiega
-meglio con quel che segue. Ho tradotto _magazzini_ per avvicinarmi
-al significato nostro attuale, ancorchè questa voce, araba anch’essa,
-abbia in origine un significato diverso.
-
-[1010] Si ha ad intendere i magazzini e alberghi de’ mercatanti
-stranieri, grandi stabilimenti come que’ de’ Pisani, Genovesi e
-Veneziani ne’ paesi musulmani. Ognun sa che la voce italiana _fondaco_
-viene da quella, ma non ha lo stesso significato. All’incontro in
-Sicilia, come in Tunis, denota adesso gli alberghi d’infima classe per
-gli uomini e per le bestie da soma.
-
-[1011] Sono questi in Oriente gli alberghi pei viaggiatori di carovana.
-Mi par che Edrîsi adoperi un po’ a capriccio le denominazioni delle
-varie specie di alberghi e botteghe.
-
-[1012] Edrîsi nella descrizione di quelle città.
-
-[1013] _Bibl._, pag. 23.
-
-[1014] Op. cit., pag. 22 a 25.
-
-[1015] Op. cit., pag. 42.
-
-[1016] Op. cit., pag. 93.
-
-[1017] Op. cit., pag. 45. Il testo ha “prigione _motabbak_,” cioè
-coperta. Coperta senza dubbio di vòlta e probabilmente sotterranea.
-
-[1018] Op. cit., pag. 40.
-
-[1019] Op. cit., pag. 63.
-
-[1020] Mancano oggidì in provincia di Palermo: Burkâd (Broccato
-castello), Sakhrat-el-Harîr (Roccella, ossia Campofelice, presso
-Cefalù), Khazân, Pitirrana, Giato, Calatrasi, Kala’t-et-Tarîk,
-Raia, Margana, Khassu, Menzil-Sindi, Calatamauro, Harraka, Makara,
-Rekka-Basili, che fan 15; in provincia di Trapani, El-Asnâm (ossia
-gli Idoli, Selinunte), Kalatubi, Rahl-el-Mara, Miragia, Rahl-el-Kaid,
-Rahl-el-Armel, Kasr-ibn-Menkud, che son 7; in provincia di Girgenti,
-Platano, Gardsuta, Kerkudi, 3; in provincia di Caltanissetta, Tavi,
-1; in provincia di Catania, Sceliata, Kala’t-el-Fâr e Melgia-Khallî,
-3; in provincia di Siracusa, Cassibari, 1: e in provincia di Messina
-Kaisi, Maniaci, Mengiaba e Mikosc, 4. Ma quest’ultimo torna forse a
-Mandanici o Fiumedinisi, e Mengiaba a Floresta o Tortorici. Similmente
-a Kerkudi sembra sostituita Sommatino; Partanna a Gardsuta; Castelbuono
-o Santo Mauro a Rekka-Basili; e nel sito di Kassn, o non lungi, è sorta
-Ciminna. Il numero dunque si può ridurre da 34 a 28, cioè 22 in val di
-Mazara e 6 nella Sicilia orientale.
-
-[1021] Si vegga la Introduzione alla mia _Carte comparée de la Sicile_,
-Paris, 1859, pag. 21 segg., ed a pag. 27 segg., l’Indice topografico
-cavato dagli scrittori e da’ diplomi. Mi son venuti poi alle mani
-molti altri nomi di luoghi abitati nel medio evo; e un grandissimo
-numero se ne dee tenere perduto o non ancora scoperto. Se ne può già
-raccogliere buon numero ne’ pochi lavori usciti alla luce dopo quel
-mio scritto; tra i quali citerò solo le _Mem. stor. Agrigentine_
-del sig. avvocato Giuseppe Picone, 1866-1870, e la bellissima carta
-della Sicilia, pubblicata non è guari dal nostro Stato Maggiore. In
-questa, non ostante i molti errori che son corsi nella trascrizione
-de’ nomi topografici, si riconoscono bene quei dell’età musulmana,
-dati evidentemente a casali, villaggi o castella, essendo costruiti coi
-vocaboli _rahl, menzil, kala’t_. Da un’altra mano, il numero de’ comuni
-e villaggi moderni si cava da notizie officiali, nelle quali sarà forse
-qualche errore; ma di unità, non già di diecine. Al principio di questo
-secolo la Sicilia avea da 354 tra città, terre e casali, come si legge
-nella Prefazione al _Nuovo dizionario geografico_, ec. della Sicilia,
-per Giuseppe Emmanuele Ortolani, Palermo, 1819, in-8º. Lo _Stato
-generale delle Poste_, Palermo, 1839, correttivi i raddoppiamenti di
-nomi e gli errori di villaggi segnati come comuni, ha 357 comuni e
-204 villaggi. Secondo il censimento del 1861, il numero de’ comuni era
-di 361: ed ora se ne contano 359, per la solita vicenda della piccole
-popolazioni che si uniscono a’ comuni maggiori o se ne spiccano.
-
-[1022] I comuni odierni son questi: Borgetto, secolo XIV; Parco, XVI
-(?), Santa Cristina, XVII; Godrano, XIV; Corleone; Campofiorito, XVII;
-Contessa, XV; Roccamena, XIX; Camporeale, XVIII; San Giuseppe Jato (o
-dei Mortilli), XVIII; Piana de’ Greci, XV; Valguarnera, XVI. I tempi
-della istituzione in comuni o villaggi son tolti dal _Dizionario
-topografico_ dell’Amico, con le aggiunte del traduttore signor Di
-Marzo.
-
-Su la misura del territorio si vegga, nell’errata, la correzione alla
-pag. 536 del presente volume.
-
-[1023] Si potrebbe dir per avventura che se 3 de’ 130 grossi paesi
-del XII secolo suddivideansi in 50 luoghi minori abitati, questi
-ultimi doveano tornare in tutta l’isola a 2166; e se il territorio
-di 42 comuni odierni contenea nel XII secolo 50 di que’ luoghi
-minori, il territorio de’ 361 comuni del 1861 doveva essere, nel XII
-secolo, occupato da più di 1500 luoghi. Io non intendo già applicare
-la regola del tre alla topografia comparata; ma ognun vede come le
-proporzioni confermano il numero dedotto dalla lista dei nomi che ci è
-venuto fatto di raccogliere. Aggiungo che il divario delle condizioni
-etnografiche e topografiche, il quale esclude nel presente caso ogni
-rigor di proporzione, porta anco de’ compensi. Per esempio, le terre,
-la più parte frumentarie, dei tre paesi nominati, non ammetteano
-tanti agricoltori quanto i giardini presso le grandi città; e da
-un’altra mano, quelle colline coltivate da Musulmani erano suscettive
-di maggiori spostamenti di popolazione, che le montagne boschive del
-Valdemone, abitate sempre da Cristiani. Perciò gli elementi del calcolo
-tornano meno fallaci, che non parrebbe a prima giunta.
-
-[1024] _Bibl._, pag. 34.
-
-[1025] Op. cit., pag. 41.
-
-[1026] Op. cit., pag. 42. Edrîsi distingue due sorte di pietra molare;
-l’una delle quali detta da acqua, e l’altra _fârisi_, ossia _persiana_.
-Non trovo cotesta varietà nel Kazwini. Il mio dotto amico, il professor
-G. G. Gemmellaro, benemerito per importanti ricerche geologiche su la
-Sicilia, ha osservata nelle vicinanze di Calatubo, Alcamo e Calatafimi,
-una estesa formazione di arenaria, che in certi punti diviene
-eccellente pietra molare.
-
-[1027] Si vegga il libro IV, cap. xiij, pag. 442, 443, del II volume.
-
-[1028] Nessuna memoria ci attesta che i Normanni di Sicilia abbiano
-adoperato il fuoco greco. Tuttavia si potrebbe supporre senza tanta
-inverosimiglianza, quando si sa che l’armata degli Ziriti di Mehdia
-conosceva quel segreto, e v’ha ragion di credere che non lo avessero
-ignorato i Musulmani di Siracusa. Si vegga il nostro libro V, cap. vj,
-e il libro VI, cap. j, e pag. 165 e 367 del presente volume.
-
-[1029] Si vegga il cap. x di questo libro, pag. 669 del volume, con la
-correzione fatta nell’errata.
-
-[1030] Questi ragguagli, dati largamente da Ibn-Scebbât e
-in poche parole da Kazwini, sono attribuiti dal primo ad
-Abu-l-Hokm-ibn-Ghalanda, e dal secondo ad Ahmed-ibn-Omar. Di questi
-due autori noi non abbiamo opere nè notizie biografiche, se non che
-Ibn-Scebbât annunzia il suo Abu-l-Hokm come continuatore del Bekri, e
-dichiara darne estratti compendiati; e che Edrîsi novera il secondo
-tra gli autori delle opere geografiche studiate da re Ruggiero.
-All’incontro la notizia su la estrazione del petrolio è più compiuta
-ed anche più corretta in Kazwini, il quale dà sempre i passi di
-Ahmed, senza dir ch’ei li scorci. Dalla identità de’ fatti e di molte
-parole argomento che il testo sia un solo. E poichè d’Ibn-Ghalanda non
-sappiamo quante generazioni sia vissuto dopo il Bekri, ma di Ahmed egli
-è certo che abbia scritto avanti il 1154, dobbiamo attribuire a lui
-le due descrizioni, finchè non ci occorra prova in contrario. Così il
-fatto narrato risale alla prima metà del duodecimo secolo.
-
-[1031] Questo mese siriaco risponde al febbraio.
-
-[1032] Si confrontino le due compilazioni nella _Bibl._, pag. 142 e
-210. Secondo il Kazwini, che dà il testo di Ahmed-ibn-Omar, il petrolio
-si separava in vasi chiamati _iggiana_ e si riponeva nelle _kârûra._
-Ibn-Ghalanda, o il suo compendiatore, usa, per indicare i primi, un
-vocabolo che par s’abbia a leggere, col Fleischer, _kasa’h_.
-
-[1033] _Bibl._, pag. 210.
-
-[1034] Op. cit., pag. 12. Sorgeva allora presso i bagni un castello
-che prendeva da quelli il nome di _Kala’t-el-Hamma_, trascritto
-Calathammeth in un diploma del 1100.
-
-[1035] Op. cit., pag. 30.
-
-[1036] _Bibl_., pag. 35. Parmi che, allora com’oggi, varii paesi delle
-falde orientali dell’Etna portassero il nome di Aci, poichè il paese è
-designato nel testo arabico con le lettere _Liâg_, che par bell’e buono
-Aci, preceduto dal nostro articolo maschile plurale. Si confronti il
-libro III, cap. iv, nel II vol., pag. 85, nota 4.
-
-[1037] Op. cit., pag. 32, 49, 59, 62. Si confronti il lib. IV, cap.
-xiij, a pag. 445, del II vol.
-
-[1038] Op. cit., pag. 24. Certamente la Sicilia non producea molto olio
-nel medio evo. Si vegga il cenno che abbiam fatto di questa vicenda
-economica, nel libro II, cap. x, pag. 415, del I volume; si riscontri
-il libro IV, capitolo xiij, pag. 443, del II volume, e si ricordi
-particolarmente il diploma del 1134, presso Pirro, _Sicilia Sacra_,
-pag. 975, nel quale è conceduto al Monastero del Salvatore in Messina
-di esportare per l’Affrica 200 salme di frumento “ad emendum oleum et
-reliqua necessaria eis, quae in Africa sunt.” In un diploma del 1249,
-presso Mongitore, _Sacrae Domus Mansionis.... monumenta_, è nominato
-l’uliveto di San Giovanni de’ Leprosi, presso Palermo, contiguo alla
-piantagione delle palme.
-
-[1039] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 408.
-
-[1040] Presso Caruso, loc. cit.
-
-[1041] Ibidem. Negli orti i cetriuoli, i cocomeri, i poponi; ne’
-giardini melegrane, arance, cedrati, lime, noci, mandorle, fichi,
-carrube.
-
-[1042] _Bibl._, pag. 43.
-
-[1043] Op. cit., pag. 32.
-
-[1044] Op. cit., pag. 33.
-
-[1045] Op. cit., pag. 65.
-
-[1046] Diploma di Silvestro conte di Marsico, dato del 1140, presso De
-Grossis, _Decacordum_, Catania, 1642, I, pag. 77.
-
-[1047] _Bibl._, pag. 43. Gli Arabi chiamano _katniah_, al plurale
-_katâni_, le piante leguminose; come si conferma con Lane, _Lexicon_,
-lib. I, pag. 440, colonna 2ª, alla voce _giullugiân_, e col
-_Vocabulista in arabico_, pag. 523, al vocabolo _vicia_. Il Ms. arabico
-di Parigi, _Ancien Fonds_, 78, fog. 696 verso, chiama anche così i
-legumi di che si cibavano ne’ giorni di magro i frati del monistero del
-Monte Negro, presso Antiochia. Si vegga infine il _Riadh-en-Nofûs_, Ms.
-di Parigi, _Ancien Fonds_, num. 752, fog. 50 recto.
-
-[1048] Diploma del 1140, che abbiam citato nel libro IV, cap. xiij,
-a pag. 448 del II volume, nota 2. Il cotone era coltivato in Puglia e
-in Sicilia ne’ principii del XIV secolo, come attesta Marino Sanuto,
-_Secreta Fidelium Crucis_, lib. I, parte I, cap. 2.
-
-[1049] Diploma del 15 dicembre 1249, presso Bréholles, _Hist. Diplom.
-Friderici II_, tom. V, pag. 571 segg.
-
-[1050] Falcando, presso Caruso, op. cit., pag. 408.
-
-[1051] Diploma del 1249, citato poc’anzi.
-
-[1052] Niccolò Speciale, libro VII, cap. ix, ed _Anonymi Chronicon
-Siculum_, cap. lxxxvj, nella Biblioteca aragonese del Gregorio, tomo
-I, pag. 475, e tomo II, pag. 207. Del dattileto della Favara si fa
-menzione in parecchi diplomi della Commenda della Magione dal 1258
-al 1267, delle cui date ci informa il Mortillaro nell’_Elenco delle
-pergamene della Magione_, pag. 37 segg., 41, 42 segg., 53, 54, 57. Si
-noti che sono concessioni di terreno nel dattileto, fatte la più parte
-a fine di piantar vigne. Un altro diploma del 1316, pubblicato nello
-stesso volume, pag. 214, 216, fa menzione dello stesso dattileto che
-arrivava al Ponte detto dell’Ammiraglio.
-
-[1053] La conghiettura ch’io già feci nel libro IV, cap. xiij, pag.
-445 del secondo volume, nota 3, è confermata da un aneddoto che si
-legge nel _Riadh-en-Nofûs_, Ms. di Parigi, _Ancien Fond_s, n. 752;
-il qual luogo, sfuggitomi quand’io percorsi quel prezioso codice, mi
-è stato non è guari trascritto dal dotto amico il professor Dozy.
-Un Abu-l-Fadhl, celebre tra’ giuristi ortodossi del Kairewân che
-aborrivano sì forte dalla novella dominazione fatemita, ricusò un pezzo
-di torta mandatogli in dono da un amico, perch’egli supponea fatta la
-torta con lo zucchero di Sicilia, il quale, cavandosi da poderi che
-avea conceduti l’usurpatore, i più scrupolosi lo teneano derrata di
-origine illegale, da non potersi comperare nè accettare in dono.
-
-[1054] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 408.
-
-[1055] Diploma dell’agosto 1176, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag.
-453.
-
-[1056] Diplomi del 28 novembre e 15 dicembre 1239, citati in questo
-libro, cap. viij, pag. 618, del volume.
-
-[1057] Il Gregorio trattò quest’argomento in un opuscolo ristampato
-a pag. 753 segg. della edizione del 1853, dal quale si vede che la
-coltivazione dello zucchero si mantenne importante in Sicilia fino allo
-scorcio del XV secolo; decadde nel XVI, quando passava nel Nuovo Mondo
-la cannamela, trapiantata, come si dice, dalla Sicilia nelle Canarie;
-ed era al tutto mancata nei principii del nostro secolo. La produzione
-dello zucchero in Sicilia ne’ principii del XVI secolo è attestata da
-Marino Sanuto, _Secreta Fidelium Crucis_, lib. I, parte I, cap. 2. Più
-ampii ragguagli si trovano in Bartolomeo De Pasi, _Tariffa de’ pesi
-e misure_, ec., Venezia, 1540, fog. 60 verso, 152 verso, 187 recto et
-passim, e nella _Pratica della Mercatura_ di Niccolò da Uzano (1442),
-presso Pagnini, _Della Decima_, ec., volume IV, pag. 162, 195. Queste
-due preziose opere sul commercio dell’Italia, le quali provano la parte
-che vi prese la Sicilia, rimasero ignote, come parmi, al Gregorio.
-
-[1058] _Bibl._, pag. 57.
-
-[1059] Op. cit., pag. 35.
-
-[1060] Op. cit., pag. 64.
-
-[1061] Op. cit., pag. 32.
-
-[1062] Zohri e Ibn-Said, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 159, 134. Il
-primo di questi autori attesta che si esportavano dalla Sicilia per
-l’Affrica noci e castagne, e inoltre per varii paesi molto cotone,
-storace e corallo. Coteste notizie vanno riferite al XII secolo,
-ritraendosi dal manoscritto di Zohri, fog. 45 verso e 46 recto, che
-l’autore si trovava presso Granata il 532 dell’egira (1137). E pertanto
-si corregga la notizia ch’io dètti su lo Zohri nella Introduzione, a
-pag. LIV, del primo volume.
-
-[1063] Si vegga il Capitolo precedente a pag. 757 di questo volume, e
-il libro IV. cap. xiij, a pag. 445 del secondo volume.
-
-[1064] _Bibl._, pag. 24.
-
-[1065] Op. cit., pag. 46. Secondo le distanze che leggiamo in Edrîsi,
-questa terra, or distrutta, giacea di mezzo a’ due moderni comuni di
-Vita e Roccamena, nel centro del Val di Mazara.
-
-[1066] Op. cit., pag. 57.
-
-[1067] _Bibl_., pag. 63.
-
-[1068] Op. cit., pag. 65. Si vegga la nota 1, a pag. 776 del presente
-capitolo, su questa terra che forse non ha mutato se non che il nome.
-
-[1069] Op. cit., pag. 65.
-
-[1070] Diploma del 25 dicembre 1239, già citato nel cap. viij di questo
-libro, a pag. 611 del volume, nota 2. Si vegga presso Bréholles,
-_Historia Diplomatica_, ec., tomo V, 504, un’altra lettera del 17
-novembre 1239, su le greggi del demanio date in fitto a’ Saraceni.
-
-[1071] Si vegga la citazione di Pietro d’Eboli, nel cap. vj di questo
-libro, pag. 552 del volume, nota 4.
-
-[1072] Si vegga il libro IV, cap. 13, a pag. 446 del II volume, nota
-1-2.
-
-[1073] Diploma del 17 novembre 1239, presso Bréholles, Hist.
-Diplomatica, ec., tomo V, 524. Questa lettera è indirizzata a un
-Paolino da Malta, il quale, per ordine dell’imperatore, avea mandati
-otto cameli in Capitanata e ne ritenea tre in Malta per continuare la
-razza.
-
-[1074] _Bibl_., pag. 24, 55, 65.
-
-[1075] _Bibl._, pag. 44.
-
-[1076] Op. cit., pag. 42.
-
-[1077] Op. cit., pag. 33.
-
-[1078] Loc. cit.
-
-[1079] Op. cit., pag. 32, 65.
-
-[1080] Op. cit., pag. 30. Il testo, dopo la descrizione di Trabìa,
-ch’era _mehall_, o diremo noi “borgo,” conservandogli il genere
-mascolino, nota che si pescava il tonno nel porto “di essa;” onde
-si dovrebbe riferire a Termini, di cui ha trattato poco prima,
-chiamandola, al femminile, _kala’t_, ossia “rocca”. Ma il tonno si
-pesca in oggi a Trabìa e non a Termini, ond’è da supporre piuttosto
-sbagliato nel testo il genere d’un pronome, che mutato il passaggio di
-quei pesci.
-
-[1081] Op. cit., pag. 30. M. De Sacy, nella traduzione d’Abdallatif,
-pag. 285 segg., ha fatta una lunghissima nota sul rei d’Egitto,
-dalla quale si può conchiudere che questo non somiglia ad alcun pesce
-de’ fiumi d’Europa. E M. Geoffroi De Saint-Hilaire, nella _Histoire
-naturelle des poissons de l’Egypte_ (Description de l’Egypte, Hist.
-Naturelle, I, 50), non gli dà nè anco nome europeo. Se poi il signor
-De Goeje, nella traduzione del capitolo di Edrîsi su l’Affrica, lo
-traduce _saumon_, citando anche il passo qui dianzi notato della
-_Bibl. arabo-sicula_, s’ha a intendere del genere e non della specie:
-dico il genere _salmo_, ch’è sì vasto nel sistema di Linneo ed anco
-in quel di Cuvier; non già la specie _salmo vulgaris_, ec. notissima
-in Europa co’ nomi di salmone, o sermone, saumon, salmon, lachs, ec.
-Qui si tratta forse di qualche specie di trota, non rara nei fiumi di
-Sicilia. È da notar che il vocabolo _Salmûn_, col quale è designato il
-salmone in Egitto (v. Bochtor alla voce “saumon” e il _Dizionario arabo
-e italiano_, Bulâk, 1822, pag. 171 e 213), si trova per l’appunto in
-Edrîsi, qual nome del fiume or chiamato Gavarrello, che scende da Menfi
-di Sicilia e mette foce a levante di Porto Palo (_Bibl. arabo-sicula_,
-pag. 51).
-
-[1082] _Bibl._, pag. 35.
-
-[1083] Op. cit., pag. 36. Edrîsi dice espressamente nel fiume e non fa
-mai menzione del lago; il quale allora forse non esistea, e di certo
-non fu ingrandito che in tempi più vicini a noi.
-
-[1084] Op. cit., pag. 39.
-
-[1085] Diploma del 12 marzo 1240, presso Bréholles, _Historia Diplom.
-Federici II_, tomo V, 820.
-
-[1086] In Palermo le paste lunghe e non bucate, dette vermicelli
-_di tria_, sono assai sottili. Quel vocabolo è passato anche nello
-spagnuolo _eletria_, che si vegga in Dozy ed Engelman, _Glossaire_,
-etc. Il _Kamus_ spiega il vocabolo _itria_ “cibo di farina in forma di
-fili.” La gabella su l’itria facea parte de’ diritti fiscali ne’ tempi
-normanni. V. Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. 4, nota 21.
-
-[1087] _Bibl._, pag. 30.
-
-[1088] Si vegga qui sopra a pag. 774.
-
-[1089] La radice di questo vocabolo è _sana’_, donde i vocaboli
-“darsena, arsenale, ec.,” e implica sempre l’idea di arte, non men che
-di lavoro materiale.
-
-Edrîsi dice di que’ _sani’_, artefici o artisti, nella descrizione de’
-citati paesi a pag. 39, 40, 49, 52, 64.
-
-[1090] Diploma del 21 febbraio 1240, presso Bréholles, _Hist.
-Dipl. Frederici II_, tomo V, pag. 764. Dopo la lonza si legge _et
-Tabaccorum_; il qual vocabolo, ignoto nella latinità del medio evo,
-fe’ pensare all’erudito Bréholles, che si trattasse di altri animali, i
-quali fossero chiamati così per avventura con voce arabica o persiana.
-Mi sembra assai più naturale correggere: _et trabuccorum_. Abbiam detto
-a suo luogo de’ trabucchi, ossia mangani, maneggiati da’ Saraceni di
-Lucera infino allo scorcio del XIII secolo.
-
-[1091] Diploma del 15 aprile 1240, presso Bréholles, vol. cit., pag.
-905. I _tarrasiatores_ sono: maestro Giovanni, maestro Greco e Abdallah
-servo. È nominato con loro un maestro Wiccardo _tappetarius_. Questo
-tedesco par cameriere più tosto che fabbricante di tappeti, poichè
-l’ufizio che gli si attribuisce è traduzione letterale dall’arabico
-_ferrâsc_, che ci è occorso nel cap. iij di questo libro, pag. 447 del
-volume, nota 4.
-
-[1092] Per esempio, il bellissimo scrigno della Cappella Palatina
-di Palermo e varie scatole di avorio intagliato, una delle quali,
-proveniente dallo abolito monastero di San Martino De Scalis, è
-conservata ora nel regio Museo di Palermo. Il dotto M. De Longpérier
-(_Revue archéologique_ del 1865, articolo intitolato: _Vase
-arabo-sicilien de l’œuvre Salémon_), crede anche opera siciliana
-lo scrigno d’avorio della cattedrale di Bayeux, ornato di borchie
-d’argento con dorature e lavoro a niello, e segnato d’una iscrizione
-arabica.
-
-[1093] Il primo di cotesti frammenti fu donato dalla Casa reale al
-Museo regio di Palermo; gli altri sono incastrati, tutti capovolti
-o di traverso, negli stipiti della porta maggiore della chiesa
-dell’Annunziata de’ Catalani in Messina e in una finestra di quel
-duomo. Io ho pubblicati i detti frammenti nella _Rivista Sicula_ di
-agosto 1869, vol. II, pag. 93 segg., 99, 100.
-
-[1094] Non occorrono citazioni per le prime due parti. Nell’inventario
-della Cappella Palatina, dato il 1309 (_Tabularium_, etc. n. LXIII), si
-legge a pagina 102: “Item cannatam unam de porfido cum manicis, munitam
-in ore de argento deaurato.” Un altro inventario, citato nella nota
-20 dello stesso documento, ha: “Phiala de porfido cum manicis vacua.”
-_Cannata_, in siciliano vuol dir gran boccale di terra cotta, con
-manico e con una scanalatura dal lato opposto, per la quale si versa il
-vino.
-
-[1095] La narrazione particolareggiata del ritrovamento sarà data
-alle stampe dall’ingegnere Giuseppe Patricola, il quale indefessamente
-lavora a ristorare l’antica chiesa di Giorgio Antiocheno, liberandola
-dalle goffe appendici dei tempi successivi.
-
-Il motto arabico che si volle imitare parmi: _Lillahi-l-molk_, “La
-possanza in Dio è,” frequentissimo negli arnesi musulmani; lo stesso
-che si legge ne’ vasi di Mazara, di cui nella seguente nota 3.
-
-[1096] Si vegga Marryat, _A history of pottery_, etc., London, 1857, 2ª
-ediz., in-8º, pag. 14 segg; Demmin, _Guide de l’amateur des faïences_,
-etc., 2ª ediz., Parigi, 1863, pag. 208 segg.; e lo stesso autore,
-_Histoire de la céramique en planches phototypiques_, Paris, 1869, in
-fol., in corso di pubblicazione.
-
-In quest’ultima opera, molto notevole per le figure, il Demmin
-(Livraison XIII, pl. 25), tratta della scuola “Siculo-musulmana.”
-Sventuratamente il preziosissimo vaso di speziale, che, secondo
-l’autore, risalisce “audelà de la conquete de Roger le Normand (1058)”
-(sic) ed ha intorno il collo una iscrizione “en vieil arabe, qui veut
-dire Gloire au Victorieux,” non è de’ tempi normanni; e la supposta
-iscrizione, nitidissima nella figura, non dice nulla. Essa non è altro
-che una seguenza di _elif_ e _lam_ e altre lettere arabiche sfigurate,
-le quali provano, più tosto che la vecchiaia, la morte o l’assenza
-della lingua araba nel paese ove fu fatto il lavoro. Forse è del XV
-secolo, come l’altro della stessa tavola e come un altro della tavola
-26.
-
-[1097] Vidi questi due vasi in Mazara, nel 1868, l’uno in casa del
-nobile uomo e cortese, il signor Giovanni Burgio de’ Conti Palatini;
-l’altro nella sagrestia della Madonna del Paradiso, piccola chiesa alle
-porte della città. Sono entrambi di terra cotta, smaltata a foggia di
-maiolica, alti più di un metro ciascuno, forniti di anse e terminati
-in punta come le anfore antiche. Somigliano molto, per la forma e per
-l’opera, l’uno all’altro, ed entrambi per la sola forma, al celebre
-vaso detto dell’Alhambra. Nella pancia si legge, in grandi e be’
-caratteri cufici, _lillahi-l-molk_; e intorno il collo del vaso Burgio
-son replicati indefinitamente i due vocaboli “prosperità e compimento:”
-solito augurio che leggesi nelle iscrizioni ornamentali, sì di Sicilia
-e sì d’altri paesi musulmani, e che campeggia esclusivamente, con
-piccola variante, nel vaso dell’Alhambra. Questo per altro ha caratteri
-neskhi, non cufici: differisce ancora per la distribuzione degli ornati
-e pel colore dello smalto, ch’è verde, bianco e oro; mentre ne’ vasi
-di Mazara risaltano sul campo bianco i caratteri e i disegni d’un bel
-bruno di terra d’ocria, luccicante come se fosse metallo.
-
-[1098] Ho avuto alle mani quasi un centinaio di coteste stoviglie,
-nelle collezioni del museo regio di Palermo, museo dell’abolito
-monastero di San Martino, casa Trabia, professore Salinas, museo
-Biscari in Catania, casa Pepoli in Trapani. Non ostante la varietà
-delle forme, de’ punti del colore che in fondo è sempre bianco, e
-degli ornamenti, tutti graziosi e di gusto arabico purissimo, coteste
-stoviglie fanno una classe distinta da ogni altra manifattura ceramica
-antica, medievale e moderna, per la estrema sottigliezza e leggerezza
-che le fa parere, per dir così, di carta. Del gran numero che n’ho
-viste, poche avean perduto il marchio di fabbrica; nelle altre ho
-trovato otto maniere di marchi, la più parte con la data un po’
-frusta e col nome dell’artefice o la qualità, ch’è chiamata _’aml
-tin_ “opera di terra,” _tin mohtawa_ “terra ritenente” o diremmo noi
-impermeabile, e _tin ’amali_ “terra plastica.” In altri è il nome
-d’Ibrahim; in altri quel di Bâlmi, non so se proprio o topografico.
-Ancorchè Palma, tra il Capo di Scaletta e quel di Sant’Alessio, sia
-scritta ne’ codici di Edrîsi in modo da doversi leggere Bâlmi, parmi
-non si possa pensare a questo luogo, sì per la data recente delle
-stoviglie, e sì perchè l’argilla che vi si trova, come ritraggo dal
-dotto ed operoso professore G. G. Gemmellaro, non può dare affatto
-vasi impermeabili, rassomigliando a quella di Sciacca e di Girgenti,
-che serve a far le stoviglie porose da rinfrescare l’acqua, come
-la _dorrak_ di Egitto. Debbo avvertire che M. Demmin ha pubblicato
-uno di questi orcioletti nella citata _Histoire_, etc., tavola XII,
-figura 23, tra varie stoviglie egiziane di remota antichità, e senza
-assegnar data, l’ha attribuito a dirittura alla manifattura di Keneh
-(Alto Egitto). Aggiungo, a scusa dell’autore, che il vaso, come scorgo
-dalla nitidissima figura in fototipia, non ha marchio, forse perchè,
-essendosi spezzato, era stato rattoppato lo sdrucito, come io ho visto
-in parecchi di cotesti vasi in Sicilia.
-
-[1099] Fino al 1860 erano comunissime in Firenze le ciotole di rame
-con iscrizioni arabiche: molti bottegai se ne servivano per tenere gli
-spiccioli, e i rivenduglioli di antichità le davano a basso prezzo.
-
-L’uso di queste ciotole sembra molto antico in Toscana. Nella vita di
-San Ranieri, _Acta Sanctorum_, III, 448 (17 giugno), si legge che una
-Adaleta da Pisa recò a Ranieri un “urceolum opere saracenico factum,”
-pregando il brav’uomo di benedir l’acqua che v’era dentro. San Ranieri
-morì il 1160.
-
-[1100] _Vase arabo-sicilien de l’œuvre Sulèmon_, par M. A. De
-Longpérier, nella _Revue Archéologique_ del 1865.
-
-[1101] Chabouillet, _Catalogue général des Camées, etc., exposés
-dans le Cabinet des médailles et antiques_, Paris, 1858, in-8º, n.
-3194, pag. 548. Lo stemma è di Paolo da Roma, arcivescovo di Morreale
-(1379-1393); onde la coppa si può credere fabbricata in Palermo.
-
-[1102] Nel capitolo iij di questo libro, a pag. 417 segg. del volume.
-
-[1103] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 407: “Nec vero nobiles
-illas palatio adhaerentes silentio praeteriri convenit officinas,
-ubi, in fila variis distincta coloribus, serum vellera tenuantur,
-et sibi invicem multiplici taxendi genere coaptantur.... in quibus
-et sericis aurum intexitur et multiformis picturae varietas, gemmis
-interlucentibus, illustratur.” Come ognun vede, non ci manca altro che
-la denominazione arabica di _tirâz_.
-
-[1104] Boch (Dott. Franz), _Die Kleinodien des heil. romischen Reiches
-deutschen Nation_, etc. Vienna, 1864, grandiss. in fog.
-
-[1105] In appendice all’op. cit., pag. 191 segg., e tavola XLI, fig. 64.
-
-[1106] Leggesi in giù, a caratteri minuti e con abbreviature:
-_Descriptio totius orbis † pax ismaheli qui hoc ordinavit_; e intorno
-intorno il pallio semicircolare, a caratteri grandi molto ornati:
-_O Deus Europae cesar Heinrice beare, Angeat_ (augeat) _impreium_
-(imperium) _ibti_ (tibi), _rex qrenwine_ (qui regnat in aevum).
-
-Tra le altre leggende, v’ha sotto il Cancro: _Hoc sidus_ CAUCBI _fert
-nociva mundi_. Il dotto editore ha corretto facilmente cancri; ma
-io cancellerei volentieri la correzione e leggerei in questo luogo
-il vocabolo arabo _kaukab_, (abbreviato _kaukb_) “stella,” scritto
-in caratteri latini. Il ricamatore arabo, m’immagino io, vedeva una
-stella, non capiva il nome, e quindi lo lesse a dirittura in arabo
-come, per esempio, i nostri marinai fecero Negroponte da Εύριπος.
-
-[1107] Certamente si ricamava in tutte le parti d’Italia pria che i
-Musulmani venissero in Sicilia; ma la voce _ricamare_, derivata senza
-dubbio dall’arabo, dà luogo a supporre che quest’arte sia stata, nel
-resto d’Italia, perfezionata ed estesa da’ Siciliani dopo l’undecimo
-secolo. Non v’ha ragione di attribuire agli Spagnuoli il vocabolo nuovo
-e il miglioramento dell’arte ch’esso attesta. D’altronde nel _tirâz_
-musulmano si tessevano anco i drappi di seta: e noi non abbiamo alcun
-ricordo di tali drappi fabbricati in terraferma d’Italia avanti il XIII
-secolo.
-
-[1108] Si vegga il nostro libro IV, cap. vij, pag. 342, del II volume.
-Il nome di Ismahel, ricamato nel pallio, tronca ora la quistione.
-
-[1109] Si vegga il cap. iij del presente libro, pag. 448, nota 3.
-
-[1110] Boch, op. cit., tavola VII, fig. 9, testo pag. 32, 35. Avverto
-che in questa tavola e nella XXIV veggo molto confusa la iscrizione
-che io lessi chiaramente, fuorchè due vocaboli all’ultimo, sopra un
-bellissimo lucido che mi mostrò il signor Boch, l’anno 1858, in Parigi.
-E su que’ vocaboli e qualche altro io dissento dalla trascrizione e
-versione del dottor Behrnauer, pubblicata nell’opera del Boch.
-
-[1111] Op. cit., tavola XII, fig. 15, 16, e pag. 56 segg.
-
-[1112] Op. cit., tavola IV, fig. 6; VIII, fig. 10; X, fig. 13; XII,
-fig. 15, 16, e pagine 36 segg., 49 segg., 56 segg., 60, 61, 65 del
-testo.
-
-Si guardi anco, nelle tavole III e XXX, ed a pag. 153, una tunica
-azzurra con fimbria e paramani rossi ricamati in oro, opera del XII
-secolo, al dir dell’erudito autore, la quale parmi anche siciliana.
-
-[1113] Si veggano le citazioni di Niceta Coniate, Cinnamo e Ottone di
-Frisingen, nel cap. iij di questo libro, pag. 433, nota 2.
-
-[1114] Daniele, _I regali sepolcri del Duomo di Palermo_, tavole C.
-F. R.; Gregorio, _Discorsi_ VI, VII, VIII, nella edizione del 1853,
-pag. 698 segg., e _Rerum Arabicar._, pag. 178 segg. Si vegga anche il
-Lanci, _Simboliche rappresentanze_, tomo II, pag. 479, tavola L, n. 4.
-Dell’erronea lezione che die’ il Gregorio in questo luogo, ho trattato
-nella Introduzione alle iscrizioni arabiche di Sicilia, _Rivista
-sicula_ di febbraio 1869, pag. 93, 94.
-
-[1115] Boch, op. cit., pag. 149, 150, 207.
-
-[1116] Si veggano le citazioni testè fatte nella nota 4 a pag. 800, e
-in particolare le _Dissertazioni_ VII ed VIII del Gregorio.
-
-[1117] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 267.
-
-[1118] Presso Caruso, op. cit., pag. 407.
-
-[1119] _Journ. Asiatique_, di gennaio 1846, pag. 82.
-
-[1120] _Gesta regis Henrici_, etc., edizione di Stubbs, Londra, 1867,
-vol. II. pag. 132; e Ruggiero De Hoveden, ediz. Stubbs, Londra, 1870,
-voi. III, pagina 61: il quale si vegga anche presso il Caruso, _Bibl.
-sicula_, pag. 960.
-
-[1121] Francisque Michel, _Recherches sur.... étoffes de soie_, etc.,
-Paris, 1852, I, 172, cita i versi del _Romans d’Alixandre_, tra i quali
-si legge:
-
- _D’un semit de Palerme vermeil ou vermenus._
-
-A pag. 210 dello stesso volume si leggono, cavati anche dal romanzo
-d’Alessandro, i versi ne’ quali si descrive un colpo di lancia sì
-gagliardo che la punta, passando la corazza, entrò con tutto il
-pennone, e
-
- _Parmi le cors li met l’ensegne de Palierne._
-
-[1122] _Tabularium_ della Cappella Palatina di Palermo, 1835,
-nell’inventario della Sagrestia della chiesa di Africa (ossia Mehdia,
-1160), pag. 34 segg.; e nell’altro della Cappella palermitana, dato
-il 1309, pag. 101 segg. Chi volesse ripigliare le orme dell’erudito
-francese citato nella nota precedente, troverebbe in que’ due diplomi
-la descrizione e la denominazione di molti drappi, la più parte de’
-quali intessuti con figure di animali, e v’ha perfino delle aquile a
-due teste. V’ha anco dei pallii “con lettere saraceniche;” de’ pallii
-vergati; altri di “opera di Spagna;” altri cangianti, o con frange, ec.
-
-[1123] Si veggano i diplomi che abbiamo citati nel libro V, cap. x,
-pag. 330, di questo volume, nota 1. La _domus setae_ era ben de’
-dritti antichi, cioè dell’epoca normanna, e similmente la _dohana
-paliariorum_.
-
-[1124] In arabico si chiaman così i lavoranti o mercatanti di seta.
-Oggi trascriviamo _hariri_; ma si può provare con molti esempii che nel
-medio evo si rendea più volentieri la _h_ arabica con la _c_ nostra.
-
-Anche la voce _filugello_ vien d’Oriente. V. _Journ. Asiat._, di aprile
-e maggio 1857, pag. 547.
-
-[1125] Si veggano i particolari, per l’origine delle manifatture
-francesi, e per la parte che v’ebbero gli Italiani, in Francisque
-Michel, op. cit., II, 270 segg. a 278; ed anco pel commercio di seta
-tra l’Italia e la Francia, nello stesso volume, pag. 261 segg.
-
-L’erudito autore cita, tra le altre autorità, un’antica traduzione
-francese del _Rerum Memorabilium_ di Guido Pancirolo; ma sbaglia in
-due punti, poichè attribuisce alla Calabria un fatto raccontato di
-Reggio dell’Emilia, ed all’erario di Venezia la somma che, secondo il
-Pancirolo, guadagnava il paese. Ecco la traduzione latina di Enrico
-Salmuth, che tien luogo del testo italiano, non mai pubblicato.
-Tolgo il passo dalla edizione di Amberg, 1608, vol. II, pag. 729.
-Nel capitolo “De textis sericis” il Pancirolo dice: “Annis abhinc 50
-in tantum excrevit textura ista, ut Veneta duntaxat regio, singulis
-annis, 500 millia et vel sola mea patria, quae Rhegium est, 10,000
-aureorum, plus vero etiam multo Sicilia inde lucratur: ac uno verbo
-dicam artificium hoc tamquam unicus jam mercatoribus nervus sit lucri
-et certissimum laborantium fulcimantum.”
-
-Il Pancirolo, eminente giureconsulto, segnalatosi anco per sana critica
-nella storia, nacque in Reggio dell’Emilia il 1523; morì professore
-a Padova il 1599; e scrisse, oltre tanti altri, quel trattato di
-erudizione per un principe della Casa di Savoia, dalla quale egli era
-stato chiamato all’Università di Torino.
-
-[1126] Presso Gregorio, _Considerazioni_, libro I, cap. 4, nota 21,
-squarci di parecchi diplomi del 1266, 1270, 1274, 1280, 1309. La
-lezione “artis cuthonis,” ch’è nel diploma del 1309, troncherebbe ogni
-dubbio; ma contuttociò mi par migliore la prima. Secondo il diploma
-si pagavano in Palermo due dritti diversi, _arca_ (arcus?) _cuctonis_
-e _caha cuctonis_. La voce _kâ’ah_ era ed è usata in Egitto per
-significare sala, aula e “loggia” a terreno. Il Makrizi, _Mowâ’iz_,
-ediz. di B’ulâk, II, 48, dice della _kâ’ah_ dell’oro al Cairo, quella
-cioè dove si tirava il metallo per lavorare i drappi di seta e d’oro.
-
-[1127] Gregorio, nota citata or ora, diploma del 1274.
-
-[1128] Ibn-Giobair dice degli stivaletti dorati delle donne
-palermitane; e la _cabella auripellium_ si legge nel diploma del 1274,
-citato poc’anzi.
-
-[1129] Gregorio, _Discorsi_ VI e IX, a pag. 708 e 734, della citata
-edizione del 1853. Si confronti Boch, _Kleinodien_, citato dianzi,
-tavola VIII, fig. 10, pag. 37, 38.
-
-[1130] Boch, _Kleinodien_, pag. 153; conf. pag. 144. Si confronti
-il Gregorio, _Discorsi_ VI, VIII, pag. 710, 711, 718, della citata
-edizione del 1853. Si avverta che gli ornamenti trovati sul teschio
-dell’imperatrice Costanza sono serbati adesso nel tesoro della
-Cattedrale. Il motto inciso nella gemma principale della corona, letto
-erroneamente dal Tychsen, ripetuto dal Gregorio e poi con poco divario
-dal Mortillaro, _Opere_, tomo IV, pag. 10, 11, va tradotto, secondo il
-Reinaud, “In Dio == ’Isa-ibn-Giâber == confida.” Onde ognun vede che
-quel gioiello fu fatto, in origine, per un musulmano.
-
-[1131] Su questo argomento il _Kitâb-el-Fihrist_, testo, Lipsia, 1871,
-pag. 21, e nelle _Mémoires de l’Acad. des Inscript._, 1ª serie, tomo
-L, pag. 434 segg.; i Prolegomeni d’Ibn-Khaldûn, ediz. di Parigi, II,
-350; e il _Mowâ’iz_ di Makrizi, ediz. di Bulak, I, 91, danno ampii
-ragguagli, ma incerti ed anche contradittorii. Tra le altre cose
-ritraggiamo che la carta della Cina si facea d’erbe (_hascisc_); che
-fu imitata in Samarkand con lino o, secondo altri, bambagia; e che il
-_kaghed_, ossia carta di cotone, fu fabbricato nel Khorasân, ma non
-si adoperò nei registri dell’azienda musulmana, se non che al tempo di
-Harûn Rascid. Sembra che allora siasi incominciata a vedere in Europa
-questa maniera di fogli.
-
-Merita d’esser letta la dissertazione popolare che M. Louis Viardot
-pubblicò a Parigi, una ventina d’anni addietro, nella _Liberté de
-penser_, sotto il titolo: _L’Europe doit aux Arabes le papier, la
-boussole et la poudre à canon_.
-
-[1132] Edrîsi, _Description de l’Afrique et de l’Espagne_, pag. 492
-del testo, de’ signori Dozy e De Goeje, e pag. 235 della traduzione.
-Si vegga inoltre nel Casiri, _Bibl. arabo-hispanica_, la descrizione di
-molti codici arabi di Spagna scritti in carta bombicina.
-
-[1133] Si tenne a quest’effetto un parlamento in Palermo di marzo
-1145, come si vede da un diploma pubblicato dal Mongitore, _Bulla
-Privilegia_, etc., pag. 32, del quale il testo greco leggesi presso
-il Mortillaro, _Tabulario_ della Chiesa di Palermo, pag. 26. Parecchi
-diplomi del vecchio conte Ruggiero e della Adelaide, reggente di
-Simone e poi di Ruggiero secondo, furono rinnovati “de carta cuttunea
-in pergamenum,” come si vede da’ nuovi diplomi, presso il Pirro,
-_Sicilia Sacra_, pag. 1027. Il testo greco d’uno di cotesti diplomi,
-dato il 1099 e rinnovato, com’e’ pare, il 1114, si legge presso Spata,
-_Pergamene_, pag. 237. Un altro diploma greco del 1097, rinnovato il
-1110, fu pubblicato nel _Giornale ecclesiastico di Sicilia_, pag. 116.
-
-Da tre diplomi arabi, di settembre 1144, 3 febbraio e 24 marzo 1145,
-appartenenti alle Chiese di Catania, Cefalù e Morreale e gli ultimi due
-serbati in oggi nell’Archivio regio di Palermo, si scorge il medesimo
-fatto del rinnovamento dei diplomi di concessione “per essere logori e
-dileguatane la scrittura.” Spero che tra non guari i testi escano alla
-luce nella raccolta del professor Cusa.
-
-[1134] Nel _Tabularium_ della Cappella Palatina di Palermo si legge, a
-pag. 60, un testamento del 1213, transuntato il 1232, perchè si trovava
-scritto in _carta bumbiana_ che _jam camulari inceperat_.
-
-Il provvedimento di Federigo (1224) si legge nelle Costituzioni, lib.
-I, titolo 80, presso Bréholles, _Hist. diplom._, etc., II, 445, dove
-si adoperano come sinonimi le denominazioni di _papiri chartae_ e
-_chartae bombycinae_. L’uso grande che si faceva in Sicilia di questa
-maniera di carta, è attestato dal diploma del 3 gennaio 1329, presso De
-Vio, _Privilegia urbis Panormi_, pel quale è approvata la spesa di due
-once d’oro, già erogate per copiare in pergamena, secondo le leggi del
-regno, il volume delle Consuetudini della città, le quali “cum scriptae
-sint in cartis de papiro.... erant quodammodo quasi deletae et minus
-honorifice factae.”
-
-L’inventario della Cappella Palatina di Palermo, dato il 1309 e
-pubblicato nel _Tabularium_, etc., n LXIII, fa menzione, a pag. 100,
-lin. 7, 27, 30 e pag. 103, lin. 11, di parecchi titoli di concessione,
-non che d’altre scritture in _carta de papiro_, dal XII al XIV secolo.
-E tralascio i due celebri diplomi della medesima Cappella, scritti a
-lettere d’oro, in carta bombicina: il primo dei quali, dato il 1139,
-fu pubblicato dal Montfaucon, _Paleographia graeca_, pag. 380, 408;
-poi, su le orme sue, dal Morso, _Palermo antico_, 2ª edizione, pag.
-301, 397; e in ultimo ristampato nel detto Tabulario, n. IV, pag. 10.
-Noi n’abbiamo già fatta menzione nel cap. i di questo libro, pag. 354.
-L’altro, in carta bombicina azzurra, è dato dal 1140 e citato nello
-stesso Tabulario, n. V, pag. 11, nota 1.
-
-[1135] Le prove di questo fatto si veggono nella erudita Dissertazione
-dell’Huillard-Bréholles, che uscì nelle _Mémoires de la Société
-impériale des Antiquaires de France_, tomo XXIII, col titolo _Sur
-l’emploi du papier de coton_, etc., Paris, 1856, in 8º pag. 13 segg.,
-dell’estratto.
-
-[1136] Il Bréholles, op cit., pag. 28, nota A, dicendo non aver trovate
-prove della esistenza di opificii di carta in Sicilia, ricorda, per
-mostrarne la probabilità, che il cotone si coltivava negli Stati
-italiani di Federigo.
-
-[1137] Ibn-Haukal, nel _Journal asiatique_, di gennaio 1843, pag. 98.
-
-[1138] Debbo qui correggere un errore corso nella traduzione del
-trattato che stipulò, il 1290, Kelaun, sultano d’Egitto, coi re di
-Sicilia e di Aragona. La versione italiana, che io ho pubblicata nella
-_Guerra del Vespro siciliano_, ediz., del 1866, vol. II, pag. 335
-segg., ha all’art. XI, che fosse lecito al sultano di trarre dagli
-Stati de’ principi contraenti “ferro, carta e legname.” Io seguii la
-rispettabile autorità di M. De Sacy, rendendo “carta” la voce arabica
-_biiâdh_, ossia “bianco,” alla quale veramente i dizionarii arabi dan
-questo, tra molti altri significati. Ma, riflettendoci meglio, or mi
-pare che in questo patto i principi di Casa d’Aragona prometteano di
-contravvenire al divieto generale dell’esportazione del ferro, armi
-e legname ne’ paesi musulmani, divieto prescritto, come ognun sa, nel
-Concilio Laterano del 1179, e replicato da varii papi. Non è dubbio,
-dunque, che _biiâdh_ qui significhi armi o acciaio: e forse v’ha
-qualche relazione tra questo traslato e quello di “armi bianche,”
-che noi usiamo per opposizione ad “armi da fuoco.” Può servire
-d’interpretazione autentica a cotesto articolo del trattato del 1200,
-il provvedimento che di fatto lo abrogò, cioè il capitolo LXXXII di
-Federigo l’Aragonese re di Sicilia, promulgato dopo i noti accordi col
-papa e con Casa d’Angiò, per lo quale fu vietato di portar “armi, ferro
-e legname” nei paesi musulmani.
-
-[1139] Si vegga il Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. ix e lib.
-III, cap. viij, e si riscontrino le relazioni con Venezia nelle _Fontes
-rerum Austriacarum_, vol. XII, n. xxj seg.
-
-[1140] Pietro il Venerabile abate di Cluny, tra le lodi che fa a
-re Ruggiero per la sicurezza di cui godeasi viaggiando e dimorando
-ne’ suoi dominii, cita gli “onustos pecuniis et diversibus mercibus
-mercatores,” presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 977, 978.
-
-[1141] Capitolo ij del presente libro, pag. 402, 403, 406, 410, 418;
-cap. iij, pag. 466; cap. ix, pag. 624, 629, 632, 640, 649, 651, 655. Si
-vegga anco il libro V, cap, vij, a pag. 189, di questo medesimo volume.
-
-[1142] Leone Affricano, presso Ramusio, _Navigationi et Viaggi_,
-Venezia, 1563, vol. I, fog. 7, dice che gli Arabi della Barbaria
-occidentale davano i loro figliuoli in pegno a’ Siciliani per averne
-in credito del grano, e che que’ giovani, non soddisfatto a tempo il
-prezzo, diveniano schiavi.
-
-[1143] Romualdo Salernitano, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 890,
-891.
-
-[1144] Edrîsi, citato qui sopra a pag. 790.
-
-[1145] Edrîsi, citato qui sopra a pag. 784. Si veggan anco i trattati
-geografici di Ibn-Sa’id e di Zohri, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo
-pag. 137, 159, e la nota 5, a pag. 787 di questo capitolo.
-
-[1146] Bartolomeo De Pasi, _Tariffa de’ pesi e misure_, ec. Venezia,
-1510, fog. 187 recto.
-
-[1147] Si confronti il Zohri, testo citato nella pag. 787, nota 5, con
-Ibn-Sa’id, _Bibl. arabo-sicula_, pag. 134, capitolo di Pantellaria,
-dove la voce _kitrân_ si corregga _kutûn_.
-
-[1148] De Pasi, op. cit., fog. 42 verso, 60 verso, 187 recto.
-
-[1149] Si veggano le citazioni fatte qui innanzi a pag. 803, nota 1.
-
-[1150] _Liber Jurium_, diplomi del 1155, 1156, 1261, n^i. 266, 304,
-1167, nel tomo I, pag. 303, 326, 962, e per tutti i due volumi;
-Marangone, anni 1166, 1167, nell’_Archivio storico italiano_, tomo VI,
-parte II, pag. 42, 44.
-
-[1151] Beniamino di Tudela, traduzione inglese di Asher. Londra, 1840,
-pag. 32 segg., 157.
-
-Si vegga anco, pel commercio della Sicilia con Barcellona ne’ principii
-del XIV secolo, Capmany, _Memorias Historicas_, etc., parte I, tomo I;
-parte II, pag. 34.
-
-[1152] Si riscontrino i fatti citati in questo sesto libro, cap. iij,
-pag. 458, nota 3; cap. ix, pag. 651, 652.
-
-[1153] Si veggano gli _Statuti Pisani_, vol. III, pag. 105, 373, 416,
-423, 574, 577, 590.
-
-[1154] Diploma di Tommaso conte di Savoia, del 1226, citato da
-Pouqueville, _Mémoires.... sur le Commerce_, etc., nelle _Mémoires de
-l’Acad. des Inscriptions_, X, 538.
-
-[1155] Basta citare il vico degli Amalfitani in Palermo, nel XII secolo.
-
-[1156] Edrîsi, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 37.
-
-[1157] Non occorrono citazioni per questi fatti notissimi. Dirò
-soltanto che i pellegrini musulmani di Spagna e d’Affrica, nella
-seconda metà del XII secolo, toccavano per lo più la Sicilia. Si vegga
-il viaggio di Ibn-Giobair, edizione Wright, e particolarmente a pag.
-62.
-
-[1158] Edrîsi, citato qui innanzi a pag. 787, note 3, 4.
-
-[1159] Edrîsi (1154) attesta che l’arsenale regio era allor, come
-prima, in Palermo. Ibn-Giobair (1185) lo trovò in Messina; e Falcando,
-presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 405, afferma, con un po’ forse
-d’anacronismo, lo stesso fatto, dicendo che i Messinesi avean fiaccati
-i Greci, depredata l’Affrica e la Spagna e riportatone tanta preda.
-
-[1160] Edrîsi, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, sotto que’ nomi.
-
-[1161] Lib. V, cap. x, pag. 342 segg., e si riscontri il libro IV, cap.
-xiij, pag. 458 segg., del II volume.
-
-[1162] Si vegga il capitolo iv del presente libro, a pag. 468 e 485 del
-volume.
-
-[1163] In molti casi bastano a chiarir l’errore le stesse incisioni
-dello Spinelli: per esempio, nel n. 223, pag. 46, tavola VIII, 21,
-dove l’autore lesse l’anno 547, supponendo scritto il 40 senza la
-lettera ain, mentre si vede chiaro e corretto il numero 30. Nella
-stessa pagina, n. 212, tavola VI, 28, il nome di Messina è trascritto
-erroneamente _msânâ_, in vece di _msîni_ che si legge nell’incisione,
-secondo la ortografia usata dagli Arabi: quest’errore torna in molti
-altri luoghi. Mi sembra poi molto dubbia, al n. 155, pag. 35, tavola
-V, 5 e altrove, la doppia data di zecca, cioè “Capitale della Sicilia”
-(Palermo) in una faccia, e “Messina” nell’altra. Così molte altre
-leggende o non possono stare, o si trovano diverse nell’incisione.
-
-[1164] Le citazioni di altri trattati di numismatica si veggano
-nell’indice del Mortillaro, intitolato _Il Medagliere arabo-siculo_,
-Palermo, 1861, pagina 39 segg. Io ho studiate nel gabinetto numismatico
-di Parigi da venti monete arabo-normanne e altrettante qua e là, e
-molte più ne ho viste senza aver tempo di studiarle. Debbo notare
-soprattutto due di Parigi, che hanno da una faccia il simbolo musulmano
-e dall’altra la T con un puntino sopra ed uno da ciascun lato, e portan
-le date, l’una del 503 e l’altra del 506 (1109, 1112), confermate
-dall’autorevole giudizio di M. De Longpérier, il quale con ospital
-premura m’iniziò nella numismatica arabica, correndo il 1843.
-
-[1165] San Giorgio Spinelli, op. cit., pag. 41, 42, n. 183 a 191,
-tavola VIII.
-
-[1166] Si vegga il libro V, cap. vij, e il cap. ij del presente libro,
-a pag. 185 e 392.
-
-[1167] Lo Spinelli, senza trattare di proposito la permanenza della
-Zecca in Salerno sotto la signoria di Ruggiero II conte di Sicilia,
-l’ammette implicitamente, ed ha ragione. Si veggano i numeri 36 a 63, a
-pag. 15 e segg. del suo libro, e le note a pag. 251.
-
-[1168] Le monete di rame latine, evidentemente battute in Terraferma,
-con la croce da una faccia, la _T_ dall’altra e il nome di Ruggiero
-conte di Calabria e di Sicilia, si veggono nella vignetta a pag. 15
-dello Spinelli, il quale giustamente le attribuisce a Ruggiero II.
-
-[1169] Si vegga in Malaterra, lib. IV, cap. xxv, presso Caruso, _Bibl.
-sicula_, pag. 244, l’aneddoto di Arrigo vescovo di Leocastro, assalito
-dai pirati.
-
-[1170] _Monete cufiche_, pag. 255, nota al n. 73.
-
-[1171] Si veggano nell’op. cit. i numeri 226, 227.
-
-[1172] Lo deduco dal peso delle monete d’oro che ho avute alle mani, e
-da quello costantemente notato nell’opera dello Spinelli. È da sapere
-che parecchi diplomi greci o latini di Sicilia del XII secolo contano
-i valsenti in tarì d’oro da un acino (κόκκος), ovvero “ad granum unum”
-e talvolta da due grani. Ma si tratta forse del peso, del quale si
-tollerava la mancanza in ciascun tarì. Altrimenti cotesto acino non
-risponderebbe affatto al peso chiamato oggi con lo stesso nome di grano
-o _cocciu_, il quale, secondo il sistema metrico osservato in Sicilia
-fino al 1860, e poco diverso dall’antico sistema di Palermo, torna alla
-sedicesima parte d’un grammo. I tarì pesano sempre un grammo, scarso o
-traboccante.
-
-[1173] Giovanni Villani, lib. VI, cap. 21, dice che Federigo,
-all’assedio di Faenza (1240), scarseggiando di danari fece fare “una
-stampa di cuoio di sua figura, stimandola in luogo di moneta siccome la
-valuta di uno agostaro,” ec. e che poi questa specie di cartamoneta fu
-cambiata in oro.
-
-[1174] Presso Raynaldi, _Annales Ecclesiastici_ (Lucca, 1747), anno
-1239, § xij, tomo II, 213. Si confronti la Vita di Gregorio IX, pel
-Cardinal d’Aragona, presso Muratori, _Rerum Italic._, III, parte prima,
-pag. 584.
-
-[1175] Ho avute alle mani due monete musulmane di rame, ricoperte,
-l’una di foglia d’oro e l’altra d’argento. La prima, ch’io vidi nel
-1868 presso il sig. Salvatore Struppa in Marsala, porta, con qualche
-interruzione, la stessa leggenda che il dinar di Harun Rascid del
-177, presso Marsden, n. 37: e vi si legge il nome di Gia’far, come
-nell’incisione del Marsden, il quale poi lo tralasciò, non so perchè,
-nella descrizione. Ma notisi che il Marsden nella descrizione del n.
-36, ch’egli dice simile al 37, fa menzione di un dinar di bronzo del
-medesimo lavoro. La moneta foderata di argento fu comperata da me
-in una vendita pubblica a Firenze, nel marzo 1869, per conto della
-Biblioteca comunale di Palermo, che or la possiede. Ha il nome del
-califo Mahdi, la data di Bagdad, anno 160, e la leggenda dei dirhem
-abbasidi, intera e in caratteri molto nitidi.
-
-Si ricordi che Ottone di San Biagio, cap. 42, presso Muratori, _Rerum
-Italic._, VI, pag. 899, narra che il 1195 i Musulmani comperarono
-il castello di Torolts da’ Cristiani che lo difendeano, dando loro
-“corruptum aurum metallo sophistico, auro in superficie colorato.”
-
-[1176] Samperi, _Iconografia della gloriosa Vergine_, ec., Messina,
-1644, pag. 615-622, dove è data la trascrizione e traduzione del Padre
-Kirker, corretta, a modo suo, dal Padre Magri da Malta. Il Gregorio
-ristampò l’epigrafe nel _Rerum Arabicarum_, pag. 190, dopo aver dato a
-pag. 189 altri frammenti che sono murati in una finestra del Duomo di
-Messina stessa: ed avvertì che in quella città se ne trovava parecchi
-della medesima fattura. Il Gregorio non era uomo da ripetere la favola
-del Messala; ma nè egli nè il Tychsen indovinarono una parola de’
-frammenti, sia dell’Annunziata o sia del Duomo.
-
-[1177] Io ho letti alcuni squarci di cotesti versi nel 1868, e li ho
-pubblicati nelle _Iscrizioni arabiche di Sicilia_, classe I, n^i. 3,
-4 (_Rivista sicula_ di agosto 1869), aggiungendovi le fotografie. Si
-vegga nella stessa opera, classe I, n. 5, un frammento di tavola di
-marmo trovato nel palazzo regio di Palermo, nel quale era intarsiata,
-a caratteri neskhi di stile diverso, una iscrizione in versi, che
-somiglia molto, pel concetto e per l’andamento, a quella di Messina.
-
-Cotesta iscrizione dell’Annunziata de’ Catalani, messa lì per caso, ha
-tratti fuori di via alcuni scrittori di cose architettoniche, come il
-Gally-Knight, _The Normans in Sicily_, Londra, 1838, pag. 120 segg. Il
-Padre Gravina, _Duomo di Morreale_, pag. 33, ci ha applicato subito il
-suo supposto delle costruzioni siciliane del VI secolo: onde ha fatta
-sorgere l’Annunziata de’ Catalani a’ tempi di S. Gregorio e poi l’ha
-mutata in moschea e nuovamente in chiesa. Qual che sia stata l’origine,
-la forma attuale torna evidentemente al XIV secolo.
-
-[1178] _Iscrizioni arabiche di Sicilia_, classe I, n. 11, nella
-_Rivista sicula_ di ottobre 1870. Io lessi per lo primo cotesta
-iscrizione nell’aprile 1849 e la pubblicai nella _Revue Archéologique_,
-Paris, 1851, pag. 669 segg.
-
-Essendo tutto l’edifizio della stessa pietra e fattura del coronamento,
-nel quale è intagliata la iscrizione, non mi metterò a combattere
-il supposto di alcuni eruditi palermitani, al quale si acconcia il
-dotto barone De Schack (_Poesie und Kunst_, etc., II, 269), cioè che
-il palagio fosse edificato assai prima, e che Guglielmo II l’avesse
-ristorato. Tal supposto non ha fondamento storico nè artistico. Debbo
-qui attestare che il Girault de Prangey, pochi anni dopo aver assentita
-dubbiamente la comune opinione dell’origine musulmana (_Essai_, etc.,
-pag. 87 segg.), e due anni prima ch’io leggessi la iscrizione, pensò
-che la Cuba fosse opera del XII secolo. Trovandomi un giorno a Parigi
-con lui e col duca di Serradifalco nel 1847, cadde il discorso su la
-Cuba. Il Serradifalco sostenea con molto calore l’origine musulmana e
-tra le altre cose allegava l’iscrizione; e il Girault de Prangey, dopo
-che gli ebbe dette le sue ragioni in contrario, si messe a replicargli
-ogni volta “Oui, mais c’est normand!”
-
-[1179] Ho toccato quest’argomento nel cap. iv del presente libro, pag.
-491 del volume e più largamente nelle _Iscrizioni_, ec., classe I,
-n^i. 9, 10 (_Rivista sicula_ di febbraio 1870). Si corregga dunque il
-supposto ch’io avea messo innanzi, nel libro IV, cap. xij, vol. II,
-pag. 451.
-
-Tra i molti autori che hanno scritto della Zisa, merita particolare
-menzione Leandro Alberti, _Isole appartenenti all’Italia_, Venezia,
-1581, fog. 47 verso segg. Il Girault de Prangey, _Essai_, etc.,
-dicendo a pag. 86 della sala terrena, aveva anche qui indovinata l’età,
-poich’egli accenna a Guglielmo II.
-
-[1180] Si vegga il cap. iv del presente libro, pag. 463 del volume.
-Leandro Alberti, nell’opera citata, fog. 47 verso, ricordò per lo
-primo questo palagio senza scriverne il nome. “Sono oltre di ciò, egli
-dice, lunge un miglio da Palermo le ruine di due illustri palagi, col
-terzo pure in piedi, ma mal condotto per esser hora (prima metà del XVI
-secolo) habitatione di animali.” I due illustri palagi sono la Zisa e
-la Cuba, dei quali l’Alberti non descrive che il primo.
-
-Dopo questo viaggiatore, n’ha trattato il professore G. B. Basile
-dell’Università di Palermo, in due articoli del giornale palermitano
-_La Ricerca_, n^i. 1, 2 (30 aprile e 9 maggio 1856), e il D. Marzo, op.
-cit., I, 269.
-
-Io credo s’abbia a dare a questo palagio il nome di Menâni più tosto
-che quello di Mimnernum, col quale l’hanno designato fin qui gli
-eruditi siciliani. Questo si legge per vero in alcuni codici, e nelle
-edizioni del Falcando (veggasi Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 448),
-ma sembra un po’ strano a sentir presso Palermo un vocabolo che non
-ha altro significato se non che il nome proprio d’un antico poeta.
-Il vocabolo, all’incontro, di _Minenium_ è scritto chiaramente nel
-vetusto e bel codice del Falcando, posseduto dalla Biblioteca di
-Parigi (Saint-Victor, 1604, fog. 45 recto) e si riconosce anco in un
-diploma arabico di aprile 1132, serbato nel tabulario del Duomo di
-Palermo, del quale il Gregorio pubblicò uno squarcio nel suo opuscolo
-_De supputandis apud Arabes siculos temporibus_, pag. 44, ed ora
-l’intero testo è stampato correttamente dal professor Cusa, ne’ suoi
-diplomi greci ed arabi di Sicilia, vol. I (non ancor pubblicato),
-pag. 6 segg. Per cotesto atto un musulmano di Palermo permutava una
-parte dell’acqua dell’_Ain-el-Menâni_ con le acque dell’_Ain-el-Farkh_
-e dell’_Ain-el-Bottiah_, possedute da un altro musulmano; le quali
-sorgenti eran tutte “nelle regioni occidentali di Palermo” e la prima
-irrigava la campagna detta _Burg-el-Battâi_, della quale sappiamo
-altresì il sito da Ibn-Haukal, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo
-pag. 9, e nel _Journal Asiatique_ di gennaio 1845, pag. 29.
-
-È da notare che questo castello non comparisce tra’ siti reali
-dell’agro Palermitano, notati ne’ diplomi di Federigo imperatore, nè
-di Carlo d’Angiò. Direbbesi che fosse stato distrutto innanzi il XIII
-secolo: e forse nella battaglia del 21 luglio 1200, la quale cominciò
-per l’appunto in quei luoghi, come si vede dal cap. vij di questo
-libro, pag. 580.
-
-[1181] V’ha buona ragione di credere che questo castello, col
-suo bagno, di cui rimangono gli avanzi, col suo parco e col lago
-artificiale or disseccato, sieno opera dell’emir kelbita Gia’far
-(997-1019). Si vegga il nostro libro IV, cap. vij, a pag. 350 del vol.
-2, e il lib. V, cap. iv, a pag. 120 del presente volume. Eran proprio
-questi “il palagio e i deliziosi giardini irrigati d’acque e ricchi
-di frutta,” i quali, al dir dell’Amato, furono occupati dal conte
-Ruggiero, quando sboccò nell’agro Palermitano il 1071.
-
-Degli avanzi di Maredolce han trattato, nelle opere citate, il
-Gally-Knight, a pag. 305; l’Hittorf, a pag. 6 (tavola LXXIV, fig. 2);
-il Girault de Prangey, pag. 92; il Di Marzo, vol. I, pag. 270 e segg.
-
-[1182] Il Gregorio, _Rerum Arabicarum_, pag. 188, pubblicò un pessimo
-disegno della iscrizione cufica che si vedeva al sommo delle mura e
-ch’ei non si provò a tradurre; nè io lo tenterò senz’altro aiuto che
-quella incisione. Il Gregorio aggiugne esser molto belli i caratteri
-ed aver l’edifizio l’apparenza di molta antichità; ma non dice che
-l’abbia veduto egli stesso. Il Girault de Prangey, op. cit., pag. 93,
-e tavole VII e XIII, n. 4, diè l’interno de’ bagni e una bella copia
-d’un brano della iscrizione, i cui caratteri direi molto antichi, se
-la paleografia cufica desse prove certe de’ tempi. Ma poichè mi si dice
-sia cascata giù, fin da molti anni, l’iscrizione, non possiamo sperare
-per ora, nè forse mai, di arrivare all’origine di quel monumento. Si
-vegga anco il Gally-Knight, op. cit., pagina 324. Del resto il disegno
-della sala principale del bagno somiglia molto a quello del bagno di
-Palma in Maiorca, che ci dà il Girault de Prangey, op. cit., tavola II:
-e le differenze sono gli archi, acuti a Cefalà ed a ferro di cavallo
-in Palma, e il lavoro assai più delicato nel primo che nel secondo di
-quegli edifizi.
-
-[1183] Si è discorso degli avanzi di questa porta nel libro V, cap.
-iv, pagina 128 del presente volume, nota 2. Dopo avere scritto quel
-capitolo, mi è occorso di visitare io stesso nel 1868 la chiesa della
-Vittoria, in compagnia dell’architetto dottor Cavallari, e vi sono
-ritornato nel 1871. Io ho riconosciuta la esattezza delle notizie che
-me ne diè dapprima il dotto professore Salinas, le quali io usai nella
-nota. Ho veduta di più, mostratami dal Cavallari, la faccia esteriore
-di questa porta dal lato del vecchio muro della città, al quale è ora
-addossata una casuccia che risponde sulla piazzetta chiamata della
-Vittoria a’ Bianchi, e vi si distingue benissimo l’arco acuto, ora
-tutto ripieno e ragguagliato alla faccia della parete. Dall’altra parte
-del vecchio muro sta la chiesa della Vittoria; nella quale la prima
-cappella, a destra di chi entri dall’ingresso maggiore in piazza dello
-Spasimo, risponde per lo appunto all’antica porta. La metà superiore
-della qual cappella è occupata dall’affresco ch’io già descrissi,
-moderno e ritoccato in tempo ancor più recente. Ma nella metà
-inferiore, e per l’appunto dietro l’altare ch’ora è congegnato in guisa
-da scostarlo quando si voglia, veggiamo la metà inferiore d’una antica
-e robusta porta di legno, la quale è da supporre conservata fin dall’XI
-secolo; e tanto più lo dobbiam credere dell’arco acuto, il quale
-potrebbe anco risalire alla fondazione della Khalesa, cioè al X secolo.
-Avvertasi che rimangono avanzi robustissimi ed antichi di costruzione,
-tanto in altra parte della chiesa, quanto in una casipola attigua su la
-piazza dello Spasimo.
-
-[1184] Ho riferite nel cap. iv del libro V, pag. 118 del presente
-volume, nota 3, le proprie parole di Amato, le quali fanno credere
-che il sito di San Giovanni de’ Lebbrosi sia lo stesso del Castello
-di Iehia, ossia Giovanni, preso dal conte Ruggiero dopo quello di
-Maredolce. Ma la chiesa attuale non v’era al certo; nè alcun documento
-prova che i Normanni l’abbiano fabbricata immediatamente.
-
-[1185] Una veduta di questo castello rovinato, che sovrasta ad Alcamo,
-si trova nell’opera del Duca di Serradifalco, _Del Duomo di Monreale
-e di altre chiese normanne_, pag. 43, in vignetta. Vi si scorgono
-parecchie finestre ad arco acuto.
-
-[1186] D’Entella si è fatta menzione nel libro V, cap. ij, pag. 86 di
-questo volume, nota 1. Era al certo castello fortissimo pria della
-guerra normanna. Un amico mio, che visitò quelle rovine quattordici
-anni addietro e n’abbozzò anco una pianta, vi osservò una cisterna con
-vòlta a sesto acuto, il quale nell’abbozzo ha le medesime proporzioni
-che negli edifizii normanni del XII secolo.
-
-Calatamauro non è nominato negli annali normanni; ma Edrîsi ne fa
-menzione e ne indica il sito. Andrebbe dunque riferito ai tempi
-musulmani, quando anche non attestasse quella origine il nome,
-composto di due notissimi vocaboli, arabico il primo e latino o greco
-il secondo, il quale fors’anco ci condurrebbe ai primi tempi del
-conquisto musulmano. Un documento ch’io allegai nella Guerra del Vespro
-Siciliano, cap. VI, edizione del 1866, tomo I, pag. 139, nota 2, prova
-l’importanza di questa fortezza nel XIII secolo. L’amico mio, che
-visitò Entella, esaminò anco Calatamauro, che giace in quelle stesse
-montagne ed era assai più vasto: nelle cui rovine egli osservò una
-gran cisterna, anch’essa con vòlta a sesto acuto, intonacata di cemento
-idraulico e molto ben conservata.
-
-[1187] Il barone di Mandralisca da Cefalù, tolto immaturamente
-all’Italia ed agli studii, mi affermava nel 1861 aver vista, più di
-venti anni innanzi, una iscrizione arabica nella torre detta Li Gresti,
-che facea parte d’una masseria ed occorrea nel sentiero che mena da
-Piazza a Lentini, il quale allor si chiamava strada. L’iscrizione si
-vedeva in una scala della torre, parte fabbricata e parte tagliata nel
-sasso.
-
-Sarebbe da ricercare questa torre ed anco i due monumenti citati da
-Houel, _Voyage pittoresque_, etc., vol. III, pag. 69 e 122, l’un de’
-quali sorgea nella via da Militello a Vizzini; e l’altro nel feudo
-della Falconara, a tre miglia da Noto.
-
-[1188] Si veggano: Hittorf, _Architecture moderne de la Sicile_,
-Parigi, 1835, gr. in foglio, con rami.
-
-Gally-Knight, _The Normans in Sicily_, Londra, 1858, in-8º, con atlante
-in foglio.
-
-Serradifalco (Domenico Lo Faso, duca di) _Del Duomo di Monreale e di
-altre chiese normanne_, ec., Palermo, 1838, in foglio, con rami, e _Il
-Castello della Zisa_, nella raccolta intitolata: _L’Olivuzza, ricordo
-del soggiorno della Corte imperiale russa_, ec., Palermo, 1866, in 4º,
-con litografie.
-
-Girault de Prangey, _Essai sur l’architecture des Arabes et des Mores_,
-Parigi, 1841, in-8º gr., con litografie.
-
-Di Marzo, _Delle Belle Arti in Sicilia_, ec., Palermo, 1858, due vol.
-in-8º gr., con litografie.
-
-Buscemi, _Notizie della basilica di San Pietro, detta la Cappella regia
-di Palermo_, Palermo, 1840, in-4º, con litografie.
-
-Schack (A. F. von) _Poesie und Kunst der Araber in Spanien und
-Sicilien_, Berlino, 1865, due vol. in-12º.
-
-Springer, _Die mittelalterische Kunst in Palermo_, Bonn, 1869, in-4º.
-
-Gravina (Dom. Benedet. cassinese), _Il Duomo di Monreale illustrato_,
-Palermo, con la falsa data del 1859, da correggere 1871, gr. in foglio,
-con tavole cromolitografiche e fotografie.
-
-Si vegga ancora gli articoli critici sull’opera del Serradifalco,
-scritti dall’abate Niccolò Maggiore, nelle _Effemeridi Siciliane_, n^i.
-64, 65, 66 (Palermo, 1839) e da Giambattista Castiglia nel _Giornale
-Letterario_, n. CXCV, (Palermo, 1839).
-
-[1189] _Prolégomènes_, traduzione francese del baron De Slane, parte
-II, 274. Nel testo, parte II, pag. 231, 239, della edizione di Parigi,
-leggesi il nome etnico di Fars, cioè popoli della Persia propriamente
-detta, escluse le province settentrionali ed orientali del reame
-attuale. Si veggano anco tutte le pag. 241 segg. e 365 segg.
-
-Nella stessa opera, traduzione francese, II, 375, l’autore scrive
-che il califo Walid-ibn-Abd-el-Melik fece venire architetti da
-Costantinopoli per costruire le moschee di Medina, Gerusalemme e
-Damasco. Par ch’egli contraddica così ciò che avea detto della origine
-persiana: e pure i due fatti stanno benissimo insieme. Come vedremo or
-ora, gli artisti bizantini furon chiamati pei lavori di mosaico e forse
-per altri ornamenti; e i persiani fabbricarono i primi edifizii. In
-ogni modo il racconto è manifestamente erroneo, poichè quelle moschee
-esistevano di già; onde non si trattava di fabbricarle di pianta. A
-me pare che Ibn-Khaldûn, al solito suo, abbia messi qui a fascio varii
-fatti. E così talvolta ei dava nel segno e talvolta lo sbagliava netto.
-
-[1190] Caussin de Perceval, _Essai sur l’Histoire des Arabes_, II, 55.
-
-[1191] Ibn-el-Athir, anno 17, testo del Tornberg, vol. II, pag. 411,
-412.
-
-[1192] Kela’i, _El-Ikitfâ_, ms. di Parigi, _Ancien Fonds_, n. 653, fog.
-94 verso. Si confronti con Ibn-el-Athir, loc. cit.
-
-[1193] Beladsori, _Liber Expugnationis_, etc., testo del De Goeje, pag.
-286, e Ibn-el-Athîr, loc. cit.
-
-Notisi che la più parte de’ monumenti musulmani surti ne’ primi secoli
-dell’egira dallo Stretto di Gibilterra al Golfo Persico ed all’Oxus,
-furono costruiti con le spoglie degli antichi edifizii. Non occorrono
-citazioni per questo. Leggiamo anco in Beladsori, op. cit., pag. 290,
-che furon messe nella moschea cattedrale di Waset, in Mesopotamia,
-delle porte tolte da Zandewend e da altre città di quella regione;
-gli abitatori delle quali si querelarono di cotest’atto di violenza,
-contrario ai patti ch’essi aveano stipulati coi Musulmani.
-
-[1194] Ibn-el-Athîr, loc. cit.
-
-[1195] Beladsori, op. cit., pag. 286. Il vocabolo che traduco “vòlta”
-è _azeg_. Parmi sia da porvi mente nel ricercare la recondita radice
-del francese “ogive,” poichè gli Spagnuoli confondeano la pronunzia
-delle due lettere _g_ _z_ (gim, za) che sono le ultime di quel vocabolo
-arabico. Avremmo così le prime due sillabe di “ogive,” e l’ultima si
-potrebbe riferire alla nota desinenza dell’aggettivo derivativo in
-lingua arabica.
-
-[1196] Ibn-el-Athîr, anni 105, 121, edizione del Tornberg, V. 93, 163
-segg.
-
-Il Beladsori, op. cit., 286, 287, fa un cenno de’ lavori pubblici
-dovuti a Khaled e cita, tra gli altri, una chiesa ch’egli edificò, come
-dicesi, in Cufa, in grazia della sua madre cristiana. Questo fatto non
-è stato dimenticato dal Weil, _Geschichte der Chalifen_, I, 621.
-
-[1197] Kela’i, loc. cit. È notevole che questa pianta somigli a quella
-delle chiese cristiane. Traduco “abside” il vocabolo arabico, che
-significa letteralmente parti posteriori. Traduco “braccio” il vocabolo
-_dsira’_, che vi corrisponde ne’ due significati di membro del corpo e
-di misura lineare. La _dsira’_ variò di lunghezza secondo i luoghi e i
-tempi. Quella dell’antico Nilometro di Rauda, misurata dal Coste, op.
-cit., pag. 45, è di metro 0,5415.
-
-[1198] Beladsori, op. cit., pag. 290.
-
-[1199] Frammenti del testo d’Ibn-Sciakir, pubblicati dal professore
-Anspach, in nota al suo _Specimen e literis orientalibus_, etc., Leida,
-1853, in-8º, pag. 8 e 9. Si vegga nello stesso opuscolo, a pag. 9, il
-testo della cronica anonima di Walîd, la quale dà all’ambasciatore il
-titolo di patrizio e narra lo stesso fatto con altre parole.
-
-Dal canto mio, temperando una iperbole troppo grossa, ho tradotto:
-“si turbò fieramente” il luogo del testo, che dice propriamente “cadde
-svenuto.”
-
-Su la moschea di Damasco si consulti Edrîsi, versione francese di M.
-Jaubert, I, 351, dove si fa menzione di un’altra cupola detta La Verde
-e di varie maniere di ornamenti.
-
-[1200] Beladsori, op. cit., pag. 287, 288. Costui si chiamava
-Ibrahim-ibn-Selâma; era liberto della tribù di Rebâb, ed era stato
-uno degli emissarii che prepararono la sollevazione del Khorasân a
-favore degli Abbasidi. I Rebâb si veggono tra i primi conquistatori del
-Khorasân, secondo un passo del Beladsori, op. cit., pag. 404.
-
-[1201] Bekri, _Description de l’Afrique_, testo di Parigi, pag. 23, e
-traduzione nel _Journal Asiatique_ di ottobre 1858, pag. 471.
-
-[1202] Makrizi, _Mowâ’iz_, testo di Bulâk, tomo I, pag. 317, dice che
-l’emiro tolunida Khamaruweih fabbricò di faccia alla _Kubbet-el Hawâ_,
-ossia “Cupola dell’Aria,” un’altra cupola chiamata _Dekka_, ossia
-“Belvedere,” ch’era aperta da’ lati (ossia da’ quattro archi, com’e’
-parmi, che sosteneano la cupola), ma questi si chiudeano, quando si
-volea, con cortine. Dalla _Dekka_ si scoprivano tutti i giardini e i
-palagi dell’emiro, il deserto, il Nilo, e i monti.
-
-[1203] Bekri, op. cit, pag. 24 del testo e 472 della traduzione.
-
-[1204] Tabari, ms. della Biblioteca di Parigi, _Suppl. Arabe_, n. 744,
-pag. 132, 133. Si confronti Ibn-el-Athîr, anno 88, testo di Tornberg,
-IV, 422. Si confronti anco lo scrittore anonimo del califato di Walîd,
-ec., pubblicato dall’Anspach, op. cit., pag. 4, nel quale, per errore
-di copia, com’e’ sembra, si dà il numero di 100,000 artefici, allegando
-l’autorità del Wakîdi.
-
-[1205] Mohammed-ibn-Sciakir, nell’opera citata dell’Anspach, pag.
-5, nota, scrive che Walîd domandò all’imperatore di Costantinopoli
-dodicimila artefici del suo paese, venuti i quali, fece rivestir le
-mura della moschea “delle pietruzze d’oro che addimandansi _fesifisâ_
-(ψῆφος), frammiste a varie maniere di peregrini colori in figura di
-piante, ec.” Si confrontino i luoghi d’Ibn-Khaldûn, testè citati, pag.
-824 in nota.
-
-[1206] Azraki, testo pubblicato dal Wüstenfeld, nelle _Chroniken der
-Stadt Mekka_, tomo I, pag. 309, 323 segg.
-
-[1207] Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique et de l’Espagne_, par
-Edrîsi, Leida, 1866, testo pag. 209. Si vegga a pag. 269 la versione,
-dalla quale ho creduto dovermi scostare un pochino.
-
-[1208] Ibn-el-Abbâr, _Hollet-es-Siarâ_, ms. della Società asiatica
-di Parigi, fog. 30 verso. Si confronti Bekri, citato nella nota 2,
-pag. 839; il quale aggiugne che le colonne, alzate a sostegno della
-cupola che costruì Ibrahim-ibn-Ahmed, erano tutte ornate di intagli (o
-mosaici).
-
-Questa moschea, sì vicina al nostro mare, si può dire inesplorata fin
-oggi, perchè i Cristiani assai difficilmente entrano nella città santa
-dell’Affrica, ed a nessuno è venuto fatto fin qui di penetrare nella
-moschea. Dopo Shaw e Desfontaines, lo tentarono invano Girault de
-Prangey (op. cit., pag. 63, 64) e Sir Grenville Temple; e, pochi anni
-addietro, l’intraprendente barone di Maltzan non potè notar altro che
-gli avanzi di colonne e altri lavori dell’antichità, che si vedean di
-fuori, ed un’alta cupola e un minaretto con iscrizioni cufiche (_Reise
-in den Regentschaften Tunis und Tripolis_, Leipzig, 1870, vol. II, pag.
-70).
-
-[1209] Makrizi, _Mowâ’iz_, testo di Bulâk, vol. II, pag. 248.
-
-[1210] Makrizi, vol. cit., pag. 246 a 256.
-
-[1211] Makrizi, op. cit., vol. II, pag. 248. Si confronti il Coste.
-
-[1212] Argomento ciò dal Beladsori, op. cit, pag. 309. I Beni
-’Amir-ibn-Liwa, gentiluomini della Mecca, combatterono nelle prime
-guerre dell’islam e un di loro si trovò alla presa di Hamadan (643).
-Indi è molto verosimile che la famiglia abbia fatta stanza in quella
-città e che il suo liberto fosse stato di schiatta indigena.
-
-[1213] Veggansi i disegni nell’opera egregia del Coste, _Architecture
-arabe, ou monuments du Kaire_, Parigi, 1837, gr. in foglio, tavole I,
-II, III, e si confronti il testo, pag. 30 segg.
-
-[1214] Makrizi, op. cit., vol. II, pag. 265 segg.
-
-[1215] _Univers pittoresque; Egypte moderne_, par M. Marcel, 1848, pag.
-72 e seguenti.
-
-Sanno gli eruditi che parecchi volumi di quest’ampia raccolta non son
-mere compilazioni fatte a tanto il foglio. Il Marcel, orientalista,
-visse a lungo in Egitto, studiò seriamente le antichità di quel paese
-nel medio evo, e pubblicò varie altre opere importanti. Chi ha letti
-i testi del Makrizi e d’altri autori arabi, s’accorge subito che il
-Marcel li studiò e ne diè sovente una traduzione fedele.
-
-[1216] Owen-Jones, _Grammaire de l’Ornement_, Londra e Parigi (senza
-data), ediz. in-4º, nella descrizione della tavola XXXI.
-
-[1217] Coste, op. cit., pag. 32 segg.
-
-[1218] Coste, op. cit., tavola LXX, e il testo a pag. 45.
-
-[1219] Makrizi, op. cit., II, 185.
-
-[1220] Si vegga il Makrizi, op. cit., I, 384, e in molti altri luoghi.
-
-[1221] Makrizi, op. cit., I, 318. Le tre porte si addimandavano
-Bab-Zawila, Bab-en-Nasr, e Bab-el-Fotûh.
-
-[1222] Si vegga il Coste, op. cit., pag. 34.
-
-[1223] Makrizi, op. cit., I, 315.
-
-[1224] Makrizi, op. cit., I, 316, 317.
-
-[1225] Makrizi, op. cit., II, 273.
-
-[1226] Si veggano, nel Coste, op. cit., le tavole VII, VIII, e il
-testo, pag. 33 e seguenti.
-
-[1227] Coste, op. cit., pag. 32.
-
-[1228] Azraki, testo arabico pubblicato dal Wüstenfeld, nelle
-_Chroniken der Stadt Mekka_, Leipzig, 1858, I, 396.
-
-[1229] Flandin et Coste, _Voyage en Perse_ (1840-1841), Parigi, senza
-data. Si veggano le tavole 24 (Sarbistan), 42 (Firuzabad), 216 (rovine
-sassanide dette Taki-Kesra a Ctesifone), e il testo pag. 43, 173. Si
-notino le cupole molto frequenti e per lo più ovoidi, ossia generate
-da un’ellisse che gira perpendicolarmente su l’asse maggiore. Nel
-Taki-Kesra il grande arco, che arriva al colmo della gran sala, è a
-sesto acuto con la punta arrotondata, come que’ della moschea d’Amr al
-Cairo vecchio.
-
-[1230] Il Gally-Knight, _The Normans in Sicily_, pag. 351, mette
-innanzi due conghietture, delle quali la prima mi pare molto plausibile
-e la seconda molto strana: cioè che l’arco acuto sia passato in Sicilia
-dal Kairewân, e che ve l’abbia recato un architetto bizantino. A
-sostegno di questa seconda opinione, l’autore allega l’arco acuto che
-si vede nel menologio dell’imperatore Basilio Macedone alla Vaticana.
-
-Questo preziosissimo codice greco in carta pecora, ch’è segnato nella
-detta Biblioteca col n. 1613, contiene le agiografie de’ primi sei mesi
-dell’anno, cominciando dal settembre; ed è illustrato in ogni pagina
-con una bella miniatura, che ne prende almeno la terza parte e che
-rappresenta spesso degli edifizii.
-
-Il testo greco con traduzione latina, stampato in Urbino il 1727 in tre
-volumi in foglio, col nome del cardinale Annibale Albano del titolo di
-San Clemente, nei primi due volumi riproduce in rami quelle miniature.
-
-Ora esaminata la splendida edizione d’Urbino e visto anco il codice
-originale, debbo dir che l’erudito inglese cadde in errore. Arco
-acuto propriamente detto non si vede mai nel menologio dell’imperatore
-Basilio. V’ha soltanto (edizione di Urbino, II, 67, 69, 78, 90, 107,
-121, 127, ec.) intorno alcune figure di santi, una specie di trittico
-formato da quattro colonne o pilastri e terminato nella parte superiore
-da un angolo rettilineo tra due archi di circolo, o, al contrario,
-da un arco circolare tra due angoli rettilinei. Ma, come ognun vede,
-queste tornano a mère cornici, non son veri membri di architettura:
-e d’altronde l’angolo rettilineo, adoperato sovente come ornato in
-architettura, non si è chiamato mai arco, nè può farne l’ufizio.
-
-In un sol posto, a pag. 102, cioè, del I volume, si rappresenta
-propriamente un portico, formato di colonne che sostengono, invece di
-archi tondi o aguzzi, degli angoli rettilinei della fattura che abbiamo
-testè descritta. Di due cose dunque l’una: o il dipintore delineò il
-portico per ghiribizzo, mettendo un ornato in vece di un arco; ovvero
-ei volle imitare rozzamente gli archi a sesto acuto, che al suo tempo,
-cioè nella seconda metà del IX secolo, erano in uso appo i Musulmani.
-La scena di questa miniatura è per l’appunto in Antiochia, occupata
-allora da Musulmani. E così il dipinto prova che i Bizantini, non che
-costruire archi acuti nei loro edifizii, non li sapeano nemmeno, o non
-li voleano, imitare col pennello.
-
-[1231] Burckhardt, _Travels in Arabia_, Londra, 1829, vol. I, pag. 284;
-e Burton, _Personal narrative of a pilgrimage_, etc., Londra, 1855,
-vol. I, cap. vj, pag. 138. Si veggano a pag. 131 segg. le idee del
-Burton su l’architettura sacra dell’Oriente.
-
-[1232] Azraki, op. cit., pag. 323 segg.
-
-Questo lavoro, fondato su le tradizioni d’un erudito meccano che visse
-al principio del IX secolo, fu scritto alla metà dello stesso secolo e
-vi furon fatte aggiunte nel X. Noi vi leggiamo l’altezza e la larghezza
-di ciascuno dei 43 archi, i quali, scempii, ovvero uniti a due, a
-tre ed a cinque, formavano le 23 porte (nel 1814 erano 19) della gran
-moschea quadrilatera della Mecca, com’essa era dopo le costruzioni de’
-califi Walîd (705-715), Mansûr (754-755) e Mahdi (775-785), descritte
-nell’opera stessa, pag. 300 segg. Alla più parte di cotesti archi si
-dà l’altezza di 10 o 13 _dsira’_ (ossia braccia, che supponghiamo da
-metri 0,54) su la larghezza di 7 _dsira’_ poco più o poco meno. Un
-solo è molto basso, cioè 10 di altezza per 9 di larghezza; altri, al
-contrario, molto allungati, cioè di 9 sopra 5 e di 10 sopra 5, intere o
-scarse.
-
-[1233] Burckhardt, op. cit., vol. I, pag. 243, 277 segg.
-
-[1234] Libro II, cap. v e ix nel vol. I, pag. 294, 407.
-
-[1235] Bekri, _Description de l’Afrique_, testo di Parigi, pag. 25, e
-traduzione nel _Journal Asiatique_ di ottobre 1858, pag. 475-476.
-
-[1236] Libro III, cap. ix, vol. II, pag. 190.
-
-[1237] Libro IV, cap. iv, vol. II, pag. 274.
-
-[1238] Dissi di cotesta iscrizione nel libro IV, cap. iv, vol. II,
-pag. 274, e poi l’ho letta io stesso e pubblicata, nelle _Iscrizioni
-arabiche di Sicilia_, classe I, n. 1, _Rivista sicula_ di marzo 1869.
-
-[1239] Nello stesso libro IV, cap v, vol. II, pag. 303.
-
-[1240] Libro IV, cap. v, vol. II, pag. 294 segg.
-
-[1241] Libro IV, cap. xiij, vol. II, pag. 450, nota 4.
-
-[1242] Edrîsi, testo, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 28, 29. Pur
-mi rimane il dubbio di qualche lacuna in questo luogo del testo.
-La descrizione si adatta perfettamente alla Cappella Palatina. Come
-supporre che Edrîsi non abbia fatta menzione di questa splendida opera
-del suo mecenate; e come immaginare che i Normanni abbiano lasciate nel
-Duomo le iscrizioni, le quali doveano esser tratte dal Corano?
-
-[1243] _Fosûs_, plurale di _fass_, ch’è tolto di peso, come notò il
-Fleischer, da πεσσός “pietruzza,” ed è usato per designare il materiale
-da mosaico dorato, nel luogo di Ibn-Sciâkir che abbiam testè citato a
-pag. 828, nota 2. Si confronti una nota del Dozy, nella _Description
-de l’Afrique, par Edrîsi_, pag. 360. Parrebbe dunque a prima vista
-che Edrîsi avesse voluto alludere a’ mosaici della Cappella Palatina
-e della sala del palagio. Ma come adattare alle pietruzze da mosaico
-l’aggettivo che segue, _giâfiah_, cioè “ruvide” o “pesanti,” sul quale
-si vegga il Dozy, op. cit., pag. 278, dove è ricordato per l’appunto
-il presente luogo di Edrîsi? Convien dunque prendere _fosûs_ nel
-significato primitivo e persuaderci che l’autore volle fare al solito
-suo l’antitesi dei grossi o grezzi ciottoli co’ massi di pietra da
-taglio. D’altronde non si fabbrica col mosaico, nè Edrîsi stesso
-avrebbe osato di arrivare ad una metafora di tal calibro.
-
-[1244] Edrîsi, testo, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 29, da
-correggere secondo il Dozy, op. cit., pag. 308, avvertendo che ne’
-Diplomi arabi di Sicilia si trova la voce _r..kkah_ col significato
-italiano di rôcca, e talvolta è tradotto “castellum.”
-
-[1245] Così chiamano volgarmente le rovine del monastero di Santa Maria
-della Valle o della Scala, fondato nel XII secolo. Io lo cito soltanto
-per la parte che rimane dell’edifizio primitivo, essendo il rimanente
-del secolo XIV. Si vegga Gally-Knight, op. cit., pag. 126; e meglio
-Geo. Dennis, nel _Murray handbook... Sicily_, Londra, 1864, pag. 513.
-
-[1246] Sugli avanzi di questo monastero fondato nel 1174 si vegga il
-Gally-Knight, op. cit., pag. 168 segg.
-
-[1247] _Sebîl_, ossia “Via (di Dio),” chiamano gli Arabi alcuni lasciti
-pii, e quelli specialmente che sono addetti a dar da bere a’ viandanti.
-
-Questa fonte, alla quale riman finoggi il nome arabico di Cuba, non
-è stata descritta da altri, per quanto me ne sovvenga. Essa è molto
-piccola in vero. L’incontra a man destra chi, andando da Villabate
-a Misilmeri lungo lo stradale, ha oltrepassato il villaggio detto
-Portella di Mare ed è arrivato al sommo dell’erta, dal quale poi
-si scende nella valle del fiume detto de’ Ficarazzi. Sorge quivi
-a sinistra la collina della Cannita, ov’era di certo il Kasr-Sa’d,
-ricordato da Ibn-Giobair. E forse questa cupoletta è proprio su la
-sorgente detta _Ain-el-Meginûna_, ossia “Fonte della pazza,” di cui
-il viaggiatore spagnuolo, nella descrizione di Kasr-Sa’d, _Biblioteca
-arabo-sicula_, testo pag. 88, e _Journal Asiatique_ di dicembre 1845,
-pag. 516, e di gennaio 1846, pag. 76.
-
-La cupoletta oggi è sepolta in parte sotto una frana, che mi parve
-recente quand’io vidi per la prima volta questo monumentino nel maggio
-1870. È fabbricata, come quella molto più grande di casa Napoli tra
-Palermo e Monreale, sopra un dado, nel quale si entra dalla parte dello
-stradale per un arco molto aguzzo e pur sì picciolo che un uomo dee
-chinarsi per passarvi. L’acqua, in oggi assai scarsa, scaturisce in
-fondo ed è condotta per un canale artificiale in una pila di sasso,
-al margine dello stradale. Questo poi è più basso e discosto da otto
-metri.
-
-[1248] Il prof. Saverio Cavallari, ricordato più volte nel presente
-lavoro, ha notata la costruzione delle cupole de’ monumenti normanni
-di Sicilia diversa da quella di stile bizantino, nel quale la
-superficie della sfera concava si adatta alle pareti interne del
-prisma quadrilatero per mezzo di una muratura in forma di vela. Egli
-ha osservate nella “Badiazza” presso Messina le radici di una cupola
-normanna che ora è cascata. Si vegga il suo confronto nel fascicolo
-di saggio della splendida opera cromolitografica testè intrapresa in
-Palermo col titolo di _Cappella del real palazzo di Palermo, disegnata
-e dipinta da Andrea Terzi_, ec.
-
-[1249] Si vegga Girault de Prangey, op. cit., pag. 91, e tavola X, n. 2.
-
-[1250] Girault de Prangey, op. cit., pag. 89, 96 segg., 100, 119. Si
-osservino anco gli ornati della Zisa e di Cordova, messi a riscontro
-nella stessa opera, tavola IV.
-
-[1251] Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique et de l’Espagne, par
-Edrîsi_, pag. 209 del testo e 258 della traduzione.
-
-[1252] Si tratta in generale di questo argomento nell’opera di
-Owen-Jones, intitolata _Grammaire de l’ornement_, Londra e Parigi,
-senza data, edizione in-4º, illustrata con cromolitografie. Si vegga
-la descrizione della tavola XX, lavoro del signor Waring, il quale ha
-fatto lungo studio su i monumenti bizantini, e nota l’influenza del
-disegno bizantino sugli Arabi, come si vede, dice egli, al Cairo, in
-Alessandria, in Gerusalemme, in Cordova e in Sicilia.
-
-[1253] Questo è quello che il professor Basile definì Arco persiano,
-nel citato articolo del giornale “_La Ricerca_.”
-
-[1254] Veggansi le tavole XVII, XXVII, XXVIII, della lodata opera dei
-signori Flandin e Coste.
-
-[1255] _Mowâ’iz_, edizione citata, I, 384.
-
-[1256] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo pag. 91, e nel _Journal
-Asiatique_ di gennaio 1846, pag. 80.
-
-[1257] Si vegga la figura in Lane, _Modern Egyptians_, vol. I, cap. 1,
-o in ogni altra raccolta di disegni architettonici dell’Oriente.
-
-[1258] Leandro Alberti, _Isole appartenenti all’Italia_, Venezia, 1581,
-fog. 49, recto e verso.
-
-[1259] Si confronti Fazzello, _Deca_ I, libro viij, cap. 1, e Girault
-de Prangey, op. cit, pag. 88. Ecco le parole del Fazzello: “Piscina
-erat ingens in medio, in qua vivi pisces coercebantur, antiquo,
-quadrato, ingentique lapide, mira crassitudine instructa. Quae hodie
-(1558) incorrupta est, aquasque solum et pisces requirit.”
-
-[1260] L’afferma il professor Basile, negli articoli della “Ricerca”
-citati qui sopra a pag. 819, nota 2.
-
-[1261] Diploma del 28 giugno 1307, citato dal Fazzello, _Deca_ I, libro
-viij, cap. 1.
-
-[1262] Si vegga il cap. vj di questo libro, a pag. 552 del volume.
-
-[1263] _Benjamin of Tudela_, versione inglese di A. Asher, vol. I, pag.
-160.
-
-[1264] L’ho visto io medesimo ne’ primi giorni di quest’anno 1872, in
-compagnia del professore Giuseppe Patricolo. Ho cagione di sperare che
-questo valente architetto studii profondamente l’edifizio di Maredolce,
-del quale hanno trattato sì il Gally-Knight e il Girault de Prangey, ma
-i lavori loro non mi sembrano soddisfacenti.
-
-[1265] Si vegga il cap. xj di questo libro, pag. 755 segg.
-
-[1266] Amato, citato nel libro V. cap. v, pag. 119, di questo volume.
-
-[1267] _Bibl. arabo-sicula_, testo pag. 89, e traduzione nel _Journal
-Asiatique_ di gennaio 1846, pag. 76.
-
-[1268] Si vegga nel presente libro, cap. xij, la pag. 785, note 1, 3.
-
-[1269] _Bibl. arabo-sicula_, testo pag. 10, e traduzione nel _Journal
-Asiatique_ di gennaio 1845, pag. 93.
-
-[1270] Si vegga il libro V, cap. iij, pag. 103, di questo volume.
-
-[1271] Si è mostrato in principio di questo capitolo, pag. 819, nota 2,
-che tra le due lezioni del Falcando è da preferir quella di _Minenium_,
-la quale torna al nome della fonte _El-Menâni_, citata nel diploma
-arabico del 1132.
-
-A me par che lo stesso nome siasi dato a tutto il chiuso, e che questo,
-movendo dalle mura della città, abbia oltrepassata la costa dove il
-nome di Parco, dato al comune moderno, attesta l’antica qualità del
-luogo; e similmente chiamasi Parco vecchio un monte vicino. E che il
-chiuso incominciasse proprio dalla città, si vede dal Fazzello, il
-quale dice che al suo tempo chiamavan Parco il giardino regio dov’era
-la Cuba e la loggetta del giardino Napoli, sormontata di cupola. La
-quale, giacendo tra la Cuba e l’Altarello di Baida, ci fa parer molto
-verosimile che nel XVI secolo il giardino regio arrivasse infino al
-castello di Menâni. Nel XII v’era compresa al certo la Zisa. Ciò dalla
-parte della città, ch’è a dire a levante. A ponente prendea, senza
-dubbio, il monte Caputo e tutta la costa ove poi sorse Morreale.
-
-Da libeccio poi e mezzogiorno il chiuso abbracciava il territorio di
-Rebuttone e correva in mezzo agli odierni comuni di Parco e di San
-Giuseppe Iato. Rebuttone è nome di un gorgo d’acqua (nella carta dello
-Stato Maggiore pubblicata il 1870, per erronea trascrizione, in vece di
-_Gorgo_, in siciliano _gurgu_, fu messo _Urvo_ di Rebuttone). Rebuttone
-s’addimanda parimente una vecchia torre, lontana parecchie miglia dal
-gorgo, e così anco i luoghi di mezzo, i quali giacciono a levante dello
-stradale che mena dal Parco alla Piana dei Greci, dieci o dodici miglia
-lungi da Palermo. Or questo Rebuttone è corruzione di Rahl-Butont,
-casale appartenente nel XII secolo allo Spedale di San Giovanni de’
-Lebbrosi, come si scorge da un diploma di Guglielmo I, dato di maggio
-1156, pubblicato dal Mongitore, _Sacrae Domus Mansionis.... Monumenta_
-cap. xiij; citato altresì dall’Amico nelle note alla _Sicilia Sacra_
-del Pirro, fog. 1345 recto dell’edizione del 1733. Leggiamo in questo
-diploma “Casale Butont in contrata Mennani.” Da un’altra mano, il
-diploma arabo-latino del 1182, il cui testo latino fu pubblicato dal
-Lello, _Monastero di Morreale_, appendice di _Privilegii e Bolle_, ed
-è stato ristampato, insieme col testo arabico, del professor Cusa ne’
-Diplomi arabi e greci, volume I (non ancora uscito alla luce), nella
-descrizione dei confini del territorio di Giato con quel di Palermo,
-ha che il territorio di Giato salisce alla torre detta Elfersi “et
-pervenit _ad murum parci_ et vadit per murum murum usque ad portam
-putei, etc.” (Lello, pag. 9; Cusa, pag. 180, lin. 23). Ma il testo
-arabico, dal quale senza dubbio fu cavato il latino nel XII secolo, ha
-in riscontro del luogo latino che abbiamo stampato in corsivo (Cusa,
-pag. 203, lin. 12) le parole _ila haiti hauzi l mebâni_, che suonerebbe
-“al muro del chiuso degli edifizii:” e ciò mi par si accordi assai
-male con l’”ad murum parci;” oltrechè non sembra punto verosimile che
-una foresta cinta di mura si chiamasse “Chiuso degli edifizii.” Ma
-trasponendo nello stampato un punto diacritico, il quale non si trova
-nell’originale, e se si trovasse turberebbe poco assai chi ha pratica
-di manoscritti arabici, trasponendo io dico un punto, si leggerà in
-luogo di _mebâni_ la voce _menâni_, la stessa del diploma arabico già
-citato del 1132, la stessa che si legge in latino nel diploma del 1156:
-e si comprenderà come il parco ampliato da re Ruggiero abbia preso il
-nome dalla sua villa, o castello che dir si voglia; poichè la Zisa e la
-Cuba non erano ancor fabbricate e Maredolce giacea lungi a levante.
-
-Ecco finalmente, per dare un’idea precisa di quel gran barco, le parole
-di Romualdo Salernitano, presso Muratori, _Rer. Italicar._, tomo VII,
-pag. 194, anno 1149: “Interea Rex Rogerius.... Et ne tanto viro aquarum
-et terræ deliciæ tempore ullo deessent, in loco qui Fabara dicitur,
-terra multa fossa pariter et effossa, pulchrum fecit vivarium, in
-quo pisces diversorum generum de variis regionibus adductos jussit
-immitti. Fecit etiam juxta ipsum vivarium pulchrum satis et spaciosuin
-ædificari palatium. Quosdam autem montes et nemora quæ sunt circa
-Panormum, muro fecit lapideo circumcludi, et parchum deliciosum satis
-et amœnum, diversis arboribus insitum et plantatum construi jussit, et
-in eo damas, capreolos, porcos sylvestres jussit includi. Fecit et in
-hoc parcho palatium, ad quod aquam de fonte lucidissimo per conductos
-subterraneos jussit adduci.” E sembra questa per l’appunto l’acqua
-della fonte _El-Menâni_.
-
-[1272] Si ricordi il luogo del Makrizi, citato in principio del
-presente capitolo, pag. 829, nota 3.
-
-[1273] Si vegga il libro IV, capitoli iv, vij, a pagine 270 e 330 del
-secondo volume.
-
-[1274] Si veggano i capitoli ij, ix, xij del presente libro, pag. 426,
-649 segg., 652, 654, 809 del volume.
-
-[1275] Si vegga il noto passo di Leone d’Ostia, con le osservazioni
-che v’ha fatte di recente il Caravita, _I Codici e le Arti a Monte
-Cassino_, vol. I, pag. 488 segg., sostenendo che le arti del mosaico e
-del bronzo non erano spente in Italia, e che gli artisti, che chiamò
-di Costantinopoli l’abate Desiderio per lavorare a Monte Cassino,
-non fecero risuscitare quelle arti, ma soltanto contribuirono a
-perfezionarle.
-
-[1276] Il Gally-Knight, non ostante l’opinione preconcetta del
-miscuglio d’arte arabica, bizantina e normanna, dice nell’opera citata,
-pag. 327, che i Normanni usarono in Sicilia uno stile d’architettura
-diverso al tutto da quello che avevano seguito in Francia e in
-Inghilterra, ed ugualmente lontano da quello degli edifizii innalzati
-da loro in Calabria. E rincalza nella pagina seguente, che l’arco acuto
-di Sicilia non passò il Faro che ai tempi dell’imperator Federigo II.
-Ei replica questa osservazione nella _Ecclesiastical architecture of
-Italy_, Londra, 1842-44, pag. viij e ix.
-
-Pur v’ha una eccezione, ch’io ritrovo nell’opera postuma di Schultz,
-_Denkmaeler der Kunst des Mittelalters in Unteritalien_, Dresda, 1860,
-tomo II, pag. 183 segg., e tavola LXXII. Nella cattedrale di Caserta
-Vecchia, che si dice incominciata nei primi anni del XII secolo e
-finita il 1158, l’acuto osservatore notò lo stile normanno di Sicilia.
-Tuttavia non evvi che qualche arco acuto, e il resto sono tondi. La
-cupola somiglia a quella piccina di Maredolce presso Palermo, nascendo
-sopra un cilindro, non già sul solito prisma quadrilatero, ridotto
-prima ad ottagono per mezzo di archetti pensili che riempiano i quattro
-canti.
-
-[1277] Si vegga il libro V, cap. v ed viij, e il cap. j del presente
-libro, a pagina 130, 132, 232, 351 di questo volume.
-
-[1278] Su la forma particolare delle chiese normanne di Sicilia disputò
-dottamente il duca di Serradifalco nell’opera citata, pag. 42 segg., e
-il Di Marzo, op. cit., pag. 108, 109.
-
-[1279] Si veggano le mie _Epigrafi arabiche di Sicilia_, classe I, n^i.
-6, 7, 9, 10, 11, nella _Rivista sicula_ di ottobre e novembre 1869,
-febbraio e settembre 1870.
-
-[1280] La ristorazione dell’antico edifizio, alla quale si lavora per
-cura dell’architetto professor Giuseppe Patricolo, ha messo in luce la
-più parte della iscrizione greca, la quale per la sua postura rimase
-pressochè ignota, mentre durò il monastero di donne. Il professore A.
-Salinas ha dato nella _Rassegna archeologica di Sicilia_ del gennaio
-1872 (_Rivista sicula_ di febbraio 1872) un bel ragguaglio dello stato
-dell’edifizio e de’ lavori intrapresi per ristorarlo.
-
-[1281] Si veggano le iscrizioni citate in principio del presente
-capitolo a pag. 818, nota 2, e 819, nota 1.
-
-[1282] Delle 16 assi che conteneano l’iscrizione, 5 sono state
-rinnovate e 4 son sì guaste da non potervisi raccapezzare altro che
-qualche lettera. Dopo una croce con le solite lettere greche IC XP
-NI KA a’ quattro canti, l’iscrizione arabica incomincia in nome del
-Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo e finisce con l’invocazione
-dell’_Agnus Dei_. Ricercando pertanto le formole di cotesta invocazione
-usate da’ Cristiani di linguaggio arabico, e richiesto tra gli altri
-quel dotto giovane ch’è il signor Ignazio Guidi da Roma, egli mi
-ha mostrato l’Inno mattutino pubblicato a pag. 38 dell’_Anthologia
-graeca carminum Christianorum_, per W. Christ e M. Paranikas, Lipsia,
-1874, nel quale Inno leggonsi alcuni versi che troviamo letteralmente
-tradotti in arabico nell’ultima parte della iscrizione della Martorana.
-Mi propongo di trattare più particolarmente questo subietto in altra
-occasione.
-
-[1283] L’erudito signor Dennis, autore della _Guida di Sicilia_,
-nella collezione del Murray, e in oggi console generale britannico in
-Palermo, mi fe’ conoscere per lo primo coteste iscrizioni e mi menò a
-vederle nel maggio 1871.
-
-Le travi maggiori son piene di varii stemmi dipinti, alcuni de’ quali
-sembrano più moderni.
-
-[1284] Rénan, nella _Histoire littéraire de la France au XIV siécle_,
-tomo II, pag. 223 segg. Tuttavia l’eruditissimo autore confessa, a
-pag. 231, che l’Oriente usò l’arco acuto pria dell’Occidente, e crede
-anche che il vocabolo _ogive_, o _augive_, possa avere origine arabica,
-ancorchè non sia stato usato anticamente a designare l’arco acuto.
-Ogive potrebbe venire dal vocabolo _’augiâ_ “arco,” ovvero da _azag_,
-che abbiam citato nel presente capitolo a pag. 827, nota 2. Ma non va
-fatto assegnamento su coteste somiglianze di suoni e di significati,
-quando l’etimologia non abbia prove più sode.
-
-[1285] Hittorf, op. cit., pag. 12, 15; Coste, op. cit., pag. 26, il
-quale attribuisce il nuovo stile alle società di muratori, i capi delle
-quali erano stati alla Crociata e ritornavano in Francia e in Germania,
-meravigliati della bellezza dell’architettura orientale.
-
-[1286] A pag. 830.
-
-[1287] Su i mosaici di Sicilia si vegga una lettera del signor
-Francesco Sabatier, pubblicata nel _Giornale officiale di Sicilia_, del
-21 giugno 1858; Di Marzo, op. cit., I, 32; Hittorf, op. cit., pag. 22;
-Springer, op. cit., pag. 33, 34.
-
-[1288] Il palco attuale è descritto precisamente nella Storia del
-Falcando e in una omelia greca attribuita per errore a Teofane
-Cerameo, la quale sembra opera del monaco Filagato e fu recitata nella
-inaugurazione della Cappella stessa, il 1139 o 1140. Io n’ho trattato
-nelle _Epigrafi arabiche di Sicilia_, classe I, n. 6, Rivista sicula,
-fascicolo di ottobre 1869, nel quale furono pubblicate le fotografie
-dei cassettoni.
-
-[1289] Springer, op. cit., pag. 29, 30.
-
-[1290] Si confrontino: Gravina, op. cit., pag. 70, 71; Caravita, op.
-cit, I, 191 segg.; Springer, op. cit., 27 segg., ed un articolo scritto
-dal signor Fr. W. Unger sul lavoro dello Springer, nelle _Göttingische
-gelehrte Anzeigen_, del 1869, pag. 1592 segg.
-
-Il Gravina suppone che la maggior porta di Morreale sia opera di tre
-artisti, uno de’ quali musulmano: e in vero non sembra impossibile che
-i modelli di legno adoperati nella forma del getto fossero opera in
-parte di Bonanno e in parte d’altri artisti innominati. Lo Springer
-muove il dubbio, se Bonanno fosse nato veramente a Pisa, poichè gli
-pare di scorger il dialetto siciliano nelle iscrizioni; il quale
-argomento ribatte l’Unger, ma a spiegare lo stile diverso delle due
-porte di Morreale mette innanzi la conghiettura d’un’arte che, nata
-nelle isole Britanniche, sia passata successivamente in Francia, in
-Germania e nell’Alta Italia, e arrivata finalmente in Puglia.
-
-[1291] Schultz, _Denkmaeler_, etc., tomo I, pag. 55, e tavola X. La
-chiesa di Santa Sabina in Canosa, dov’è questa camera sepolcrale, fu
-dedicata il 1401: nè sembra verosimile che le porte siano state gittate
-molti anni appresso. I tre cerchi, de’ quali ho fatta menzione, sono
-formati da un gruppo di caratteri che si replica dal principio alla
-fine; caratteri di quella scrittura capricciosa di cento forme diverse
-che mal si è addimandata Carmatica, ed io la chiamerei piuttosto cufica
-barbara. Ciascun gruppo è composto di cinque lettere, delle quali le
-due prime sono identiche alle due ultime, ma messe in senso inverso,
-per far simmetria. E ci si potrebbe scorgere il noto motto _l l h_
-(da leggere _lillah_, cioè “a Dio”), scritto da sinistra a destra e
-da destra a sinistra, rimanendo comune la prima lettera, come si vede
-spesso nelle epigrafi dell’Alhambra.
-
-Traduco Amalfi la patria del fonditore ch’è scritta _Melfie_,
-perchè ognun sa che in quel tempo si confondeano i nomi di Melfi e
-di Amalfi; ma egli è verosimile che Ruggiero fosse nato in Amalfi,
-come i fonditori di varie altre porte di chiese della Bassa Italia,
-principiando da Pantaleone che gittò il 1076 in Costantinopoli quella
-della Grotta di Monte Santangelo, pubblicata dallo Schultz, op. cit.,
-tomo I, 242, e tavola XXXIX.
-
-[1292] Bekri, testo di Parigi, pag. 29, e versione francese del
-baron De Slane, nel _Journal Asiatique_ di ottobre 1858, pag. 485. Si
-confronti la versione del Quatremère, nelle _Notices et Extraits,_ XII,
-480; e l’altro testo arabico, _Description de l’Afrique_, etc., del
-prof. A. De Kremer, Vienna, 1852, pag. 8.
-
-[1293] Si veggano le citazioni nel V libro, cap. v, a pag. 140 di
-questo volume.
-
-[1294] Edrîsi descrive questo congegno nell’articolo di Merida,
-edizione de’ signori Dozy e De Goeje, pag. 182 del testo, e 221 della
-versione; dov’è citato in nota l’uso che se ne fa a Costantinopoli e
-nell’Affrica settentrionale.
-
-Il verbo _giarr_ in Arabico vuol dire “trarre,” e forse da ciò
-venne il nome in Sicilia; poichè in Spagna i pilastri si chiamavano
-altrimenti. Occorre nella storia della Mecca di Azraki, edizione del
-Wüstenfeld, _Stadt Mekka_, I, 478, il nome El-Giarr o El-Giorr, dato a
-un ricettacolo d’acqua piovana sul monte Ahmar, dal quale ricettacolo
-l’acqua scorreva in un secondo detto _mizâb_, che significa canale o
-gronda.
-
-Oltre a questo la voce arabica _giarra_ s’applica in Sicilia a’ grandi
-vasi di terra cotta usati ordinariamente a serbare l’olio; si dice anco
-del vasellino da prendere sorbetti: e in questo significato di vaso
-piccolo o grande con bocca larga l’abbiamo in italiano con le varianti
-_giara_ e _giarro_, e s’è fatta strada in tutte le lingue d’Europa.
-
-[1295] Si vegga l’articolo _Alcaduz_ nel _Glossaire dee mots
-espagnols_, etc., de’ signori Dozy e Engelmann. Il significato di
-“doccia” è cavato dal Bekri, celebre scrittore spagnuolo dell’XI
-secolo, e quel di “secchia” è comune all’arabo orientale. Aggiungo
-l’autorità del “Vocabulista in arabico,” Firenze, 1871, nel quale
-_Kaidûs_ è reso “canalis.” I Siciliani han serbato il κάδος e “cadus”
-in _catu_, ossia secchia; ond’è più certa la provenienza arabica di
-“catusu.” Nell’uno come nell’altro vocabolo, la _d_ è mutata in _t_,
-come per altro è avvenuto ne’ derivati toscani “catino, catinella, ec.”
-
-[1296] Diploma di aprile 1132, pubblicato in parte dal Gregorio e per
-intero dal professor Cusa nei Diplomi arabi e greci (non ancora uscito
-alla luce), pag. 7, lin. 7 ed 11. _Darb_ in origine significa porta,
-o sportello. Delle altre misure d’acqua corrente usate in oggi, non
-direi che fosser tutte derivate dall’arabo. E son queste: _Zappa_
-= 4 _darbi_, = 16 _aquile_ o _tarì_ = 48 _dinari_ = 336 _penne_.
-Ma _zappa_ si potrebbe riferire alla radice arabica _sabba; tari_ e
-_dinar_ sembrano venuti dal greco e dal latino per mezzo della lingua
-arabica. In due diplomi della Magione, dati del 1197 e del 1219 presso
-Mongitore, _Sacrae Domus_, etc., Panormi, cap. iv, si trova una misura
-d’acqua corrente detta _palma_, che sembra rispondere alla zappa.
-
-[1297] Il dotto professore Carlo Maggiorani ha letta nella Accademia
-dei Lincei il 10 dicembre 1871 una memoria su l’antropologia della
-Sicilia, dalla quale duolmi non poter trarre insegnamento sul nostro
-subietto, perchè risguarda più particolarmente il periodo anteriore al
-conquisto romano.
-
-[1298] Epistola di Gregorio IX a Federigo II, data di Anagni il 27
-agosto 1233, e risposta del 3 dicembre dello stesso anno, presso
-Bréholles, _Cod. Dipl. Friderici II_, tomo IV, pag. 452 e 457, de’
-quali documenti il primo è stato già citato da noi nel cap. viij del
-presente libro, pag. 612 nota. Il papa avea scritto de’ Saraceni di
-Lucera: “italicum idioma non mediocriter, ut fertur, intelligunt;” e
-Federigo rispose positivamente: “qui intelligunt italicum idioma.”
-
-[1299] Libro V, cap. viij, pag. 205 a 210 di questo volume.
-
-[1300] Si vegga il cap. viij del presente libro, pag. 620, e si
-riscontri con la pag. 614 segg.
-
-[1301] Si ricordino i nomi di Scerf-ed-dîn e di Fakr-ed-dîn, che
-abbiamo notati nel cap. xj del presente libro, pag. 736 e 737.
-
-È da notare altresì che Ibn-Khaldûn, nella _Storia de’
-Berberi_, traduzione francese, IV, 276, fa menzione di un
-Abu-l-’Abbas-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Rafi’, di schiatta alìda e della
-famiglia degli Abu-Scerîf, la quale avea abitata la Sicilia. Cotesta
-menzione occorre verso il 1348, nella rivolta del principe merinita
-Abu-Einan contro il proprio padre; ma non sappiamo in qual tempo gli
-Abu-Scerîf avessero fatto dimora nell’isola.
-
-[1302] Mortillaro, _Elenco delle Pergamene della Magione_, Palermo,
-1859, pag 53. L’atto è dato in Palermo il 16 gennaio 1265.
-
-[1303] Diploma degli 11 febbraio 1258, pubblicato dal Mongitore e
-ristampato in parte dal Gregorio, _De Supputandis_, etc., pag. 30.
-Simonide Filippo, giudice, e Benedetto, pubblico tabellione in Palermo,
-transuntavano in latino un atto pubblico dell’anno 549 dell’egira
-e 6663 dell’èra costantinopolitana (1154), tradotto da’ cittadini
-palermitani Giudice Dionisio, notaio Raimondo Fichi, maestro Michele
-medico, e notaio Leone di Biondo.
-
-Diploma del 5 agosto 1286, pubblicato dal Gregorio, op. cit., pag. 52
-segg., e dal signor Giuseppe Spata, _Pergamene greche_, pag. 451 segg.,
-pel quale Tommaso Grillo, giudice, e il notaio Benedetto, pubblico
-tabellione in Palermo, transuntavano in latino un atto greco ed
-arabico del 26 agosto 571 (1175), del quale il testo arabico era stato
-interpretato da due notai, Luca de Maramma e Giorgio di Giovanni Bono,
-e da due medici giudei, maestro Mosè e maestro Samuele.
-
-Ho citata nel capitolo X del presente libro, a pag. 698 segg. del
-volume, la traduzione latina della grande opera medica di Razi, che
-Farag, figlio di Salem, giudeo di Girgenti, compilava per comando di
-Carlo d’Angiò e terminavala nel 1279.
-
-[1304] Delle quarantatrè iscrizioni sepolcrali di Sicilia e Napoli
-ch’io ho preso a pubblicare nella _Rivista Sicula_, due sole tornano
-al XIII secolo. L’una edita dal Gregorio, _Rerum Arabicarum_, pag.
-156, con l’erronea data del 539 dell’egira, è in vece del 636 (1238).
-L’altra, op. cit., pag. 162, porta veramente la data del 674 (1276), ma
-non è provato punto che la sepoltura fosse stata in Sicilia. Entrambe
-le lapidi serbansi nel Museo nazionale di Palermo, dopo l’abolizione
-del Monastero di San Martino e della Casa dell’Olivella, che le
-possedeano ai tempi del Gregorio.
-
-Un’altra iscrizione dell’859 (1454) pubblicata dal Gregorio, pag.
-154, con l’erronea data del 359 e serbata ora al Museo, e prima nella
-Università di Palermo, o non fu trovata in Sicilia o fu messa, il che
-mi par meno verosimile in quel tempo, su la tomba di un musulmano morto
-di passaggio in Sicilia. Su l’altra faccia è intagliato uno stemma
-gentilizio, fattura del XVI o XVII secolo, il quale era sostenuto su la
-facciata d’una casa per mezzo d’un anello di bronzo, incastrato proprio
-nel centro dalla iscrizione.
-
-[1305] In varii diplomi del XII e XIII secolo, che sarebbe troppo lungo
-a notare, leggiamo in lettere greche o latine i seguenti nomi arabici
-di luoghi in Palermo:
-
-Γαδήρ ελκοῦκ, sobborgo (_Ghadîr_, etc., ossia Stagno _del Kuk_, sorta
-d’uccello aquatico).
-
-̔Ρύμνη ἒῶεν Χάλφουν (via d’Ibn-Khalfûn).
-
-Ἄκῶε ετ Τοὐρους (_’Acabat et-Tûr_. La salita del colle).
-
-̔Ράχαῶ (_Rahba, rahaba o rahab_, nome generico di “piazza o cortile”).
-
-Hartilgidia, e altrove Χαριτελτζητητε (_El Hârit el Giadida_, ossia “il
-quartiere nuovo”).
-
-Αγρὸν Μαρὶας che si legge anco in un diploma arabico d’aprile 1132,
-_Fahs Maria_ (“il Campo di Maria”).
-
-Ruga Keleb (.... _el kelb_, ossia “del Cane”).
-
-Contrata Hasserinorum (strada de’ lavoranti di _Hasir_, ossia stuoie,
-donde forse il siciliano _Gassina_).
-
-Fahssimeria, ch’è “Fausumeli,” come dice il Mongitore, notissima
-campagna presso Palermo (_Fahs-el-emîr_).
-
-Bebelagerin (_Bab-el-Haggeriin_, “Porta de’ tagliapietre”).
-
-Vicus qui dicitur Zucac germes (_Zokâk-el-Kirmiz?_ ossia “Vicolo del
-Chermisì”).
-
-Garbuymara (_Gar bu ’imâra_, col volgare _bu_ in luogo di _abu_.
-“Grotta di Abu ’Imâra”).
-
-Zucao elmucassem (_Zokâk el-Mokassem_, ossia “Vicolo di Mocassem” o
-“del Bello”).
-
-Cantariddoheb (_Kantarat-ed-Dseheb_, “Ponte d’oro”).
-
-A questi si aggiungano i nomi di Halka, Genuardo ed altri che ci sono
-occorsi altre volte.
-
-La piazza oggi detta Ballarò e ricordata da Fazzello, secondo le
-antiche scritture, col nome di Segeballarat, si addimandava di certo
-Suk-el-Balharà, “mercato di Balhara,” dal nome del villaggio che sorgea
-presso l’odierna Morreale.
-
-[1306] Kalsa negli scritti, e Gausa a viva voce, è il noto quartiere
-Khalesa. Si ricordino inoltre Cuba, Zisa, Favara, ec. La contrada detta
-finoggi Lattarini era di certo _Suk-el-’Attariin_, “il mercato de’
-droghieri;” chè così chiamansi alcune contrade di Tunis e d’altri paesi
-musulmani.
-
-È da notare che le sorgenti d’acqua hanno serbato quasi tutte
-i nomi arabi, con poco guasto: Gabriele, Sciarabbu, Danisinni
-(’Ain-es-Sîndi?), Sicchiaria, Garraffu, ec. Mi occorre qui un nome
-arabico nato nella seconda metà del duodecimo secolo. Un vicoletto
-dietro il Duomo di Morreale si appella del _Raccamo_, scritto così a
-caratteri cubitali nella lapida; nè sembra verosimile che tal forma
-volgare del vocabolo “ricamo” sia stata solennemente ammessa lì, allato
-al Seminario arcivescovile ch’ebbe fino alla metà del nostro secolo
-un’ottima scuola di lettere latine e italiane e dove l’arcivescovo fu
-signore feudale della città fino a’ principii del secolo. D’altronde
-non so che sia stato mai in quel posto un opificio di ricamo, nè, se vi
-fosse stato, la lingua siciliana l’avrebbe chiamato così. Ma _rakkâm_
-in arabico suona “marmoraio, scarpellino, segatore di marmo” ed è cosa
-naturalissima che di cosiffatti artigiani fossero dimorati presso il
-luogo, dove surse quel labirinto di preziosi marmi ch’è il Duomo di
-Morreale, e che da loro fosse nato il nome del vicolo.
-
-[1307] I capitoli 69 a 72 di Federigo l’Aragonese trattano della
-conversione de’ Saraceni liberi o servi; il cap. 65 vieta a’ Saraceni
-di comperare servi cristiani; il 66 loro comanda di portare un
-nastro rosso di traverso sul petto, affinchè non si confondessero
-co’ Cristiani. Ma egli è da riflettere che altri capitoli pubblicati
-nello stesso giorno stabiliscono somiglianti restrizioni alla libertà
-de’ Giudei e che il cap. 72 tratta de’ Greci di Romania fatti schiavi
-e convertiti all’ortodossia romana. Indi è probabile che i Saraceni,
-a’ quali si riferiscono queste leggi, sieno i mercatanti che ancora
-affluivano in Sicilia, o i novelli schiavi. Ricordisi che le leggi
-siciliane chiamavano “villani,” non “servi,” i contadini musulmani
-vincolati alla gleba.
-
-[1308] Si vegga la mia _Guerra del Vespro Siciliano_, edizione del
-1866, vol. I, pag. 309 segg., e vol. II, pag. 397 segg.
-
-[1309] Iakût, Ibn-Sa’id, Scehâb-ed-dîn-’Omari, nella _Bibl.
-arabo-sicula_, testo, pag. 124, 134, 150. Abbiamo riferito nel capitolo
-v del presente libro, a pag. 536 del volume, ciò che ne scrisse
-nel XII secolo il vescovo _Burchardo_. Si vegga anco il trattato
-dell’imperatore Federigo II col principe hafsita di Tunis, di che nel
-cap. ix di questo stesso libro, pag. 626.
-
-[1310] _Deca I_, lib. I, cap. i.
-
-[1311] Si ricordi il fatto che noi abbiamo riferito sull’autorità del
-Kazwini, nel lib. IV, cap. xij, a pag. 422 del secondo volume.
-
-[1312] Si vegga il libro V, cap. vj, e il presente libro, capitoli j,
-vj, viij, a pag. 178, 388, 555, 603.
-
-La testimonianza del vescovo Burchard, testè citata, dee cedere il
-luogo alla prova contraria, ch’è la fondazione del vescovado e la
-successione non interrotta de’ vescovi fin dal principio del XII
-secolo.
-
-[1313] Gian Francesco Abela notò il primo l’indole di cotesto idioma,
-nella _Descrizione di Malta_, ec., Malta, 1647, la quale fu tradotta in
-latino nel tomo XV del Thesaurus di Graevio e Burmanno, e ripubblicata
-con aggiunte da Giovanni Antonio Ciantar, Malta, 1772-80, due vol. in
-foglio.
-
-Son comparsi poi glossarii, grammatiche e proverbii maltesi, di
-Vassallo, Panzavecchia, Falzon, Taylor ed altri: ma quegli che con
-maggiore autorità ha trattato questo subietto è il baron De Slane, nel
-_Journal Asiatique _del 1846 (Serie IV, vol. 7, pag. 471 segg.).
-
-[1314] Questi tre diplomi, appartenenti tutti e tre alla Chiesa di
-Cefalù e serbati in oggi nel Regio Archivio di Palermo, van riferiti
-alla prima metà del XII secolo, ancorchè un solo, ch’è scritto in
-lettere rabbiniche, abbia data, e questa scritta in cifre alfabetiche
-che non sembrano esatte. Lo stile volgare di coteste carte comparisce
-talvolta dal verbo “essere” pleonastico, talvolta da’ casi costruiti
-con la preposizione _mta’_, e sempre dalle lungaggini e ripetizioni. È
-da notare anco in uno di cotesti diplomi il _iâ_, ossia _elif_ breve,
-mutato in _elif_, all’affricana.
-
-[1315] Anche l’ultimo de’ diplomi arabi di Sicilia ch’io m’abbia visti,
-cioè l’arabo-latino del 1242, appartenente alla Chiesa di Girgenti,
-è scritto correttamente, se si eccettui lo stile pesante e le voci
-straniere _civis_ e _judex _scritte in carattere arabico, alle quali
-pur è data, quando occorre, quella forma di plurale che la grammatica
-araba prescrive per le voci di tale origine.
-
-[1316] Si vegga il cap. v di questo libro, a pag. 494, nota 3.
-
-Avverto che quand’io scrissi quella nota si cominciava appena la stampa
-dei diplomi arabi e greci del professor Cosa, la quale oggi è condotta
-fino alla pagina 448 e già comprende poco men che cento diplomi.
-
-[1317] Lib. I, cap. ix, pag 196 segg., del primo volume.
-
-[1318] Mi basta citare la dissertazione XXXIIª del Muratori e gli
-atti pubblicati ne’ _Regii neapolitani Archivii monumenta_, Napoli,
-1845-1861, sei volumi.
-
-[1319] Libro V, cap. viij, pag. 205, 206, di questo volume.
-
-[1320] Spata, Diplomi greci, Torino, 1870, pag. 90, dove si legge
-dei confini che arrivano εἰς τὸν ῶοτ αμὸν τῶν τόρτων. Si confronti la
-versione latina, credo contemporanea, pubblicata dal Pirro, _Sicilia
-Sacra_, pag. 382 segg., dove si legge “usque ad flumen Tortum.”
-
-[1321] Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 1012, traduzione dal greco in
-latino.
-
-[1322] Pirro, op. cit., pag. 1046, traduzione dal greco in latino.
-
-[1323] Pirro, op. cit., pag. 521. Questo Diploma par sia stato scritto
-originalmente in latino.
-
-[1324] Pirro, op. cit., pag. 1034 seg. Vi si legge, per esempio,
-“cum bono proponimento.... cum plena deliberatione absque aliquo
-tardamento et pentimento.... cum augmento plenario de victu....
-arbores domesticas.... quod persona aliqua de mundo non habeat
-aliquam potestatem in hujusmodi bonis.... _donandi_ impedimentum nec
-controversiam.... cannatam unam plenam vino” e simili. Il Pirro, che
-suole avvertir sempre quand’ei dà traduzioni, qui non ne fa parola,
-anzi dice il diploma “transuntato,” negli atti di un notaio di
-Messina, il 1379. A fronte di questi fatti e del nome italiano del
-segretario di Ruggiero, non monta che il diploma porti la data dell’èra
-costantinopolitana che solea notarsi nelle carte greche. Trattandosi
-di un monastero basiliano in Itala, o Gitala, comune presso Messina, è
-naturalissimo l’uso dell’èra greca, ancorchè il diploma fosse scritto
-in latino. D’altronde questo nome d’Itala, che, se mal non mi appongo,
-comparisce qui per la prima volta nella geografia della Sicilia,
-accenna ad origine continentale. E lo stesso nome di Roberto de Auceto,
-genero del conte Ruggiero, che d’ordine di lui soscrive il diploma
-insieme col notaio Lamensa, ci ricorda l’odierno villaggio di Aceto in
-provincia d’Alessandria o Diacceto in provincia di Firenze.
-
-[1325] Si vegga il libro V, cap. viij, pag. 221, del presente volume.
-
-[1326] Tal mi sembra nel diploma arabo-latino di Morreale, dato il
-1182, il nome di monte _Kâlbu_, “mons qui vocatur Calvus,” onde
-non sappiamo se si pronunziasse allora _calvu_ o _calvo_, presso
-Lello, op. cit., appendice de’ privilegi a pag. 20 e nella raccolta
-del professor Cusa (non pubblicata per anco) a pag. 198 e 236. V’ha
-inoltre _l»b_, “lupo,” a pag. 9 del Lello, e 181 e 205 del Cusa; e
-La Camuca, presso Lello, pag. 14, e presso Cusa, pag. 188 e 217, dove
-l’articolo femminile può appartenere al siciliano come ad ogni altro
-dialetto italico. Ometto, per la medesima ragione, in un diploma del
-1156, presso Pirro, op. cil., pag. 1157, la voce _bosco_, la doppia
-denominazione di Monte Gibello che comparisce qui per lo primo, e il
-nome topografico Terroneto de Cretaccio; e nel diploma del 1142, citato
-qui appresso, la espressione _mizano vallone_.
-
-[1327] Pirro, op. cit., pag. 774, diploma latino con la data dell’èra
-volgare “et inde dividit per medium _Lumarge_, quod pantanum, vel
-terra sylvestris latine nuncupatur.” E notisi che il vocabolo _marg_,
-il quale in Sicilia ha preso il significalo di padule, ha in arabico
-quello di prateria.
-
-[1328] Il Pirro, op. cit., pag. 390, 391, nel dar questo diploma
-secondo una copia fattane in Messina il 1335, avverte essersi astenuto,
-al suo solito, di correggere gli errori dell’esemplare ch’egli ebbe
-alle mani. Molti in vero ve n’ha, e la più parte, a creder mio, debbono
-riferirsi non al copista del XVI secolo, ma allo scrittore del XII,
-il quale par non sapesse il latino. Forse egli era di linguaggio
-greco, come il mostra l’h messa innanzi la r di Luhrostico, in vece
-dello spirito aspro del greco. Tra le altre cose vi si accenna il
-confine “allo mizano vallone,” del quale abbiam detto poco fa. Cotesto
-diploma, contro l’uso costante, porta la doppia data del 6650 e 1142,
-la quale anomalia, insieme con altre circostanze, mi conduce a supporre
-che la pergamena latina non sia l’originale, ma un’antica e forse
-contemporanea versione dal greco.
-
-[1329] Diploma del 1156, citato nella pagina precedente, nota 3.
-
-[1330] Diploma del 1182, citato qui innanzi, presso Lello, pag. 22,
-lin. 18, e presso Cusa, il testo arabo, pag. 238, lin. 12 e il latino,
-pag. 199, lin. 10.
-
-Il latino ha _Spelunca Scutiferorum_, e il testo arabico
-_Es-Sakâtirah_, plurale arabo d’un singolare che non appartiene a
-quella lingua e che dovea suonare _scuteri_; il qual vocabolo in
-siciliano è lo stesso al singolare e al plurale.
-
-[1331] In un diploma greco di Messina, dato di quell’anno, presso
-Trinchera, _Syllabus græcarum membranarum_, etc., Napoli, 1865, pag.
-378, si dice di una casa posta nella ρρουγαν τοῦ γαῶατούρι, in Messina.
-
-[1332] Presso Bréholles, _Historia diplomatica Friderici II_, tomo V,
-pag. 869.
-
-[1333] _Palermo antico_, seconda edizione, pag. 334 segg., e 344 segg.
-Li ha citati poi il sig. Leonardo Vigo, ne’ _Canti popolari siciliani_,
-Prefazione, pag. 19. I due transunti sono stati ristampati dal
-professor Vincenzo Di Giovanni, in una epistola a Vincenzo Zambrini,
-data del 1865, e inserita nella _Filologia e letteratura siciliana_
-del medesimo professore, vol. I, pag. 255 segg. I testi greci, infine,
-il secondo de’ quali ha ancora quattro righi in arabico, si leggeranno
-nella lodata raccolta del professor Cusa, pag. 99 segg, e 31 segg.
-
-[1334] Mortillaro, _Catalogo dei Diplomi.... della Cattedrale di
-Palermo_, pag. 23.
-
-[1335] Si avverta che il buon Morso, op. cit, pag. 406, nelle note
-21, 22 e 23 de’ diplomi, non sembra niente certo che il transunto
-di quello del 1153 fosse contemporaneo. Mentre il testo ha la data
-costantinopolitana del 6662, il transunto scrive a dirittura, in
-lettere, 1062, prendendo le diecine e le unità di quell’èra e ponendo
-a caso le prime due cifre; la quale disgrazia non potea succedere
-di certo ad un contemporaneo. Inoltre i nomi de’ testimoni son tutti
-sbagliati: indi la presunzione che lo scrittore abbia saputo malissimo
-il greco; e si potrebbe scendere al XIV o XV secolo, la qual data non
-sarebbe disdetta dall’ortografia nè dallo stile.
-
-Nell’altro diploma non c’era data da sbagliare; ma i nomi furon guasti
-del pari nel transunto ch’io crederei dello stesso tempo di quel primo.
-Avverto che nè il primo nè il secondo de’ due lodati scrittori è scevro
-di dubbi. Il Vigo non giudica pro nè contro; il Di Giovanni domanda
-“uno studio un po’ accurato su la grafia delle pergamene.”
-
-[1336] Il signor A. Springer, nella erudita dissertazione, _Die
-Mittelalterische Kunst in Palermo_, sostenne trovarsi in alcune
-di quelle leggende non dubbii vestigii del dialetto siciliano.
-All’incontro il signor Fr. W. Unger, in una bella critica di cotesto
-scritto, uscita nei _Göttingen gelehrte Anseigen_ del 1869, ha
-mostrato, a pag. 1596, che coteste forme non son altro che abbreviature
-del latino. E per la più parte egli ha ragione; tanto più che
-l’apparente desinenza italiana “plasmavi, adoravi, ec.” non converrebbe
-alla terza persona del perfetto, che qui è manifestamente adoperata.
-Ma “Èva serve a Ada.... ucise frate suo.... fuge in Egitto.... la
-quarantina.... battisterio....” han forma precisamente italiana.
-
-[1337] Si potrebbe forse eccettuare la forma frequentativa, come _casa
-casa_ (per la casa), _muru muru_ (lungo il muro), _ciumi ciumi_ (lungo
-il fiume), ec.; ma è usata anco in altre lingue. Il _randa a randa_
-della lingua illustre è originale o copia del siciliano _ranti ranti_.
-
-Oltre a ciò l’uso siciliano del passato rimoto in luogo del passato
-presente si potrebbe riferire alla lingua araba, la quale salta dal
-perfetto all’aoristo, ed ama poco le gradazioni dei tempi. Ma ciò non
-basta per dir che in due lingue si somigli la conjugazione de’ verbi.
-
-[1338] “Taliari” (guardare) dall’arabo _tala’_, ha mutata l’_ain_
-nell’_a_ del dittongo. Si sente poi perfettamente nel siciliano
-“tale’,” imperativo dello stesso verbo.
-
-[1339] _Dar-es-sena’h_, oggi “arsenale” e “darsena,” si scrivea arzanà
-al tempo di Dante, e si pronunziava tarzanà in Palermo, dove credo che
-alcun uomo del volgo lo pronunzii ancora così, e dove l’antica forma
-resta integra nel nome di una strada vicina alla Cala.
-
-[1340] Senza risalire fino alla Dissertazione XXXIIIª del Muratori,
-voglio ricordare che nella _Proposta_ di Vincenzo Monti, vol. II, parte
-1ª, Milano, 1829, uscì una breve lista de’ vocaboli italiani derivati
-dall’arabico. Men felicemente ne diè un’altra il Wenrich, nel _Rerum
-ab Arabibus in Italia.... gestarum_, pag. 309 segg. In ultimo n’ha
-pubblicati de’ saggi il signor Enrico Narducci da Roma, nel 1858 e nel
-1868.
-
-Pel siciliano in particolare non conosco altro lavoro che quello
-dell’Abela, il quale nell’opera su Malta ricordata dianzi dà, in
-appendice alle voci maltesi, sedici vocaboli siciliani derivati
-dall’arabico. Parmi ch’egli abbia imberciata l’etimologia in tutti
-quelli ch’io ho intesi. Due o tre non li conosco altrimenti che pel
-Pasqualino, filologo dei secolo passato, il quale li cavò da più
-antichi glossarii manoscritti, e quattro non li trovo nemmeno nel
-copiosissimo dizionario del signor Traina ch’è in corso di stampa.
-L’avvocato Giuseppe Picone ha dato, non è guari, un altro saggio di
-etimologie arabiche nella Vª delle elaborate sue _Memorie storiche
-agrigentine_, ma non posso accettare tutti i suoi giudizii.
-
-[1341] Si vegga la noia del Dozy alla seconda edizione del _Glossaire
-des Mots espagnols et portugais dérivés de l’Arabe_, par MM^r Dozy et
-Engelmann. Paris, Leida, 1869.
-
-[1342] Per esempio: _accanzari_, cavar profitto, conseguire;
-_addijri_(?) scegliere; _aggibbari_, sottomettersi; _alliffari_,
-attillare; _annadarari_, aggiustar pesi e misure; _arrucciari_,
-spruzzare, aspergere (non usato nel significato di “arroser,” bensì
-in quel dell’arabo _rasscia_); _assammarari_, ammollare i panni;
-_azziccari_, azzeccare; _azzannari_, rintuzzare il taglio di un’arme;
-_azzizzari_, abbellire, acconciare; _abbacari_, cessare, calmarsi,
-del vento, della febbre, del bollore, ec.; _carcariari_, chiocciare;
-_annacari_, da _naca_, culla; _ncharracchiari_, dormire profondamente;
-_nzitari?_ innestare; _picchiuliari_, da _picchiu_, pianto, piagnisteo;
-_sammuzzari_, tuffare; _sciarriarisi_, intransitivo da sciarra, rissa;
-_sciddicari_ citato di sopra; _taliari_ citato di sopra; _zabbatiari_,
-dimenare; _zurriari_, stridere de’ denti.
-
-[1343] _Caudu di testa_ è versione di _harr-er-râs_, e somiglia meno a
-“testa calda.”
-
-_Cuntari in aria_, computare a mente, è perfettamente arabo come si
-dimostra nel titolo d’un manuale sullo _Hisâb-fil-hawâ_ (Del computo
-in aria), presso Hagi Khalfa, _Dizionario bibliografico_, V, 639, nº
-12435.
-
-_Mali suttili_, tisi (_homa-d-dikk_).
-
-_Lattata_, emulsione di mandorle (_talbina_).
-
-_Ganghi di lu sennu_, ultimi denti molari (_adhrâr el-’akl_).
-
-_Tignusu_, tarantola (_burs_, che vuol dir anche tignoso).
-
-_Pani e sputazza_, (mangiar) pane asciutto (_Kubz-reik_).
-
-_Mmalidittu_, il diavolo (_el-la’in_).
-
-[1344] Strisce di panno o d’altro con che si reggono i bambini che non
-sanno camminare. _Kâida_ è femminino di _kâid_ “conduttore.”
-
-[1345] Scritto anche _galicha_. Veggansi i _Diplomi arabi del Regio
-Archivio fiorentino_, pag. 298, 299 e 406, ultima nota.
-
-[1346] _Ma’ûnah_, aiuto, braccio forte, come suol dirsi, aiuto
-reciproco, indi società commerciale o industriale. Nel significato
-primario la usarono i Genovesi fin dal XII secolo; nell’ultimo par sia
-passata in Toscana, dove significò “ferriera” ed oggi è limitata a’
-grandi magazzini di ferro. L’etimologia è chiara da tanti testi arabi;
-onde non si può ammettere quella greca suggerita dal Canale, _Nuova
-istoria di Genova_, I, 277. L’origine della istituzione, spiegata
-da questo erudito nel tomo II, pag. 317, conferma la derivazione del
-vocabolo.
-
-[1347] Lasciando come troppo numerosi i lavori generali su l’origine
-dei parlari d’Italia, debbo ricordare che il siciliano è stato ed è
-argomento delle assidue ricerche di varii letterati dell’isola. Delle
-origini ha trattato ampiamente il signor Lionardo Vigo nella Prefazione
-alla sua raccolta de’ _Canti Popolari_; poscia il professore Vincenzo
-Di Giovanni in varii scritti, raccolti ora in due volumi sotto il
-titolo di _Filologia e Letteratura siciliana_.
-
-Su la grammatica ho letto un buon lavoro del professore Innocenzo
-Fulci, Catania, 1855. I _Canti Popolari_ sono stati illustrati dal
-Vigo, dal Pitrè, dal Salomone Marino.
-
-De’ dizionarii infine se ne conta una diecina di stampati dal 1549 in
-fino ad oggi, oltre parecchi manoscritti, ed è molto innanzi nella
-stampa un nuovo dizionario del signor Antonino Traina, il quale
-ha aggiunti molti altri vocaboli, raccolti per tutte le regioni
-dell’isola. Duolmi non potere citar tutti gli scritti critici e i
-lavori di minor mole pubblicati in questa materia nelle riviste e ne’
-giornali, perchè son molti e non presumo conoscerli dal primo infino
-all’ultimo.
-
-[1348] Si conoscono bene in Italia gli articoli critici del professore
-Grion di Padova su la famosa _Canzone_ di Ciullo e la risposta fattagli
-dal professore Vincenzo Di Giovanni da Palermo, nell’opera dianzi
-citata.
-
-[1349] A pag. 738 e segg.
-
-[1350] _Capitula Regni Siciliæ_, cap. LVI di re Giacomo, e XVII di
-Federigo l’Aragonese.
-
-[1351] _Kâmah_ in arabico, tradotto _canna_ in un diploma
-arabico-latino del 1187, presso Morso, _Palermo Antico_, pag. 358. Si
-confronti l’Edrîsi de’ professori Dozy e De Goeje, pag. 372.
-
-[1352] Il _saum_ della Mecca, secondo Ibn-Giobair, lesto del professor
-Wright, pag. 122, contenea quattro _sâ’_. Nei diplomi arabi di Sicilia
-il latino “salma” e “sagoma” risponde al noto vocabolo arabico _modd_,
-il quale, alla sua volta, sembra trascrizione di _modium_.
-
-[1353] _Kafiz_, notissima misura arabica di capacità e di superficie.
-
-[1354] _Ritl_ o _rolt_, è la libbra degli Arabi, come ci è occorso di
-notare altrove.
-
-[1355] Si vegga il libro IV, cap. xiij, pag. 458, del II volume.
-
-[1356] _Rob’_ vuol dir “quarta parte.” Occorre nelle misure del grano
-di tutti i porti musulmani del Mediterraneo. Veggiamo anche il ῤουζος
-ne’ diplomi greci di Sicilia del 1189 e del 1328, presso Spata,
-_Pergamene greche_, pag. 304 e 366, denotar misura di superficie nel
-primo, e di capacità nel secondo. Con lo stesso suono e lettere diverse
-ci occorre ρουος e ρουζος in due diplomi calabresi del 1188 e 1228,
-presso Trinchera, _Syllabus graecarum membranarum_, Napoli, 1865, pag.
-296 e 388.
-
-Metto tra le voci arabiche il carato, manifesta trascrizione di
-κεράτιον, parendomi verosimile non sia passato direttamente dal greco,
-ma per mezzo dell’arabico, sì come “fondaco,” ed altri vocaboli.
-
-[1357] Per esempio l’italiano _giubba_, voce prettamente arabica,
-analoga alle siciliane “giubba e jippuni;” _camellotto_, non da camelo,
-come dicono i dizionarii, ma da _khamlah_, che significa proprio panno
-velloso.
-
-[1358] Delle vivande si ricordi il _cuscusu_, uguale di nome e poco
-diverso di qualità da quello della Barberia.
-
-De’ camangiari vanno notate le paste fermentate e fritte che in
-Sicilia, al par che in Barberia, si chiamano _sfinci_, dal latino
-“spongia” com’e’ pare; e i ceci ammollati e poi torrefatti che si
-dicono _càlia_, con pura voce arabica.
-
-[1359] Si vegga il capitolo precedente, pag. 785, nota 5. Il nome
-della torta nel testo è _ke’k_. D’origine arabica mi sembra la
-notissima _cassata_ di Palermo, poichè _kas’at_ vuol dire scodella
-grande e profonda, com’è veramente la pasta di quel dolce, ripieno
-di ricotta o di crema. _Kobbeit_ è in arabico (oltre i dizionarii
-si vegga D’Herbelot, all’articolo “Cobbathi”) una specie di torrone,
-appunto come la _cubbaita_ di Sicilia. Quella che si chiama in Sicilia
-_mostarda_, è del mosto cotto, non con senapa, ma con farina e ridotto
-in pasta, del quale abbiam fatta menzione nel libro IV, cap. xiij,
-secondo il libro dell’agricoltura d’Ibn-Awâm. Questa stessa maniera di
-dolciume in Girgenti si chiama _tibu_, con puro vocabolo arabico. La
-_nucatula_ di Sicilia, non essendo composta di noci, par che derivi
-più tosto dal _nukl_ degli Arabi, ch’è quel che in Toscana si chiama
-_seccume_.
-
-[1360] Si vegga ciò che abbiam detto di questo commercio nel capitolo
-precedente, a pag. 786 di questo volume.
-
-[1361] Makrizi, _Mowâ’iz_, testo di Bulâk, I, 387. Ho tradotto
-“panforte” il vocabolo _semîd_ o _semîds_, al plurale _sewâmîds_, per
-designare piuttosto la grandezza e l’uso, che la composizione. In oggi
-_semîds_ vuol dire fior di farina e il pane fatto di quello: ma nel
-passo di Makrizi sembra diverso, leggendovisi che ciascun _semîds_
-pesava tre _rotl_ (libbre) ed era impastato con la più scelta farina e
-unto al di fuori di grasso, sì che usciva lustrato dal forno e prendea
-bellissima apparenza.
-
-[1362] Abdallatif, edizione del Sacy, pag. 312.
-
-[1363] Loc. cit., e nella nota del Sacy, a pag. 307, 308.
-
-[1364] Sacy, nell’op. cit, pag. 325, nota 41, al cap. vj, del libro I,
-nella quale è riferito che quella pasta si mangiava fresca e talvolta
-secca. Si confronti il Lane, _Modern Egyptians_, cap. xxv.
-
-[1365] Lane, op. cit., cap. xiv.
-
-I semi di zucca o di popone sono annunziati al Cairo col grido: “Oh i
-consolatori de’ tribolati, oh i semi!;” in Palermo li dicono “Sbija
-oziu.” Gridano per le arance: “Ecco il miele!” Per le sicomore: “Oh
-l’uva!”
-
-[1366] Ibn-abi-Dinar, _Storia di Tunis_, testo arabico stampato a Tunis
-il 1286 (1869), pag. 3.
-
-[1367] _Voyage_, etc., pag. 206, dell’estratto dal _Journal Asiatique_
-del 1853. Si riscontri il testo arabico, ms. di Parigi, _Suppl. ar._
-911-2, fog. 104 recto.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
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-III, parte II, by Michele Amari
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