diff options
Diffstat (limited to 'old/60789-0.txt')
| -rw-r--r-- | old/60789-0.txt | 31266 |
1 files changed, 0 insertions, 31266 deletions
diff --git a/old/60789-0.txt b/old/60789-0.txt deleted file mode 100644 index 2fdb421..0000000 --- a/old/60789-0.txt +++ /dev/null @@ -1,31266 +0,0 @@ -The Project Gutenberg EBook of Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, -parte II, by Michele Amari - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Storia dei musulmani di Sicilia, vol. III, parte II - -Author: Michele Amari - -Release Date: November 26, 2019 [EBook #60789] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DEI MUSULMANI DI *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This transcription -was produced from images generously made available by -Bayerische Staatsbibliothek / Bavarian State Library.) - - - - - - - STORIA - DEI - MUSULMANI - DI SICILIA - - - SCRITTA - - DA MICHELE AMARI. - - - VOLUME TERZO - Parte Seconda. - - - - FIRENZE. - SUCCESSORI LE MONNIER. - 1872. - - - - - Proprietà letteraria. - - - - -LIBRO SESTO. - - - - -CAPITOLO I. - - -Trapasserei di molto i limiti ch’io mi proposi mettendo mano a -quest’opera, s’io continuassi a trattare per filo e per segno la storia -della Sicilia fino al tempo che vi rimasero abitatori musulmani. Nel -presente libro io dunque toccherò per sommi capi le vicende della corte -e de’ popoli cristiani, quanto basti a rischiarar quelle de’ Musulmani, -delle quali noterò ben tutti i particolari che siano pervenuti infino a -noi. Aggiugnerò le relazioni del principato co’ Musulmani di fuori; sì -per la connessione del subietto, e sì per la novità dei fatti che, la -più parte, si raccolgon ora per la prima volta negli scritti arabici. - -Mancano gli annali cristiani della Sicilia dal primo al ventunesimo -anno del duodecimo secolo, quando Ruggiero il giovane comparisce a -un tratto uom di Stato, potente per armi e ricchezze, conquistatore -del ducato di Puglia e nemico audacissimo de’ papi. Riscontrando co’ -diplomi le poche parole che ne dicono i cronisti, ritraggiamo appena -in questo periodo che, morto il primo conte Ruggiero (1101) rimasero -di lui due bambini, Simone e Ruggiero, l’uno di otto anni, l’altro -di sei; che la contessa Adelaide resse la Sicilia e la Calabria a -nome del primo, infino al millecento cinque[1] ed a nome di Ruggiero -infino al cento dodici;[2] e che l’anno appresso, il giovanetto rimanea -padrone di sè medesimo e dello Stato. La madre andava in Palestina a -rimaritarsi con Baldovino I, re di Gerusalemme; gli recava i tesori -della Sicilia: ma il Crociato, quando gli ebbe sciupati, sciolse il -matrimonio, connivente il papa, il patriarca ed un concilio (1116); sì -chè l’Adelaide tornossi oltraggiata in Sicilia, dove poco stante (1118) -morì.[3] Una cronica dice vagamente che Simone nel “breve suo consolato -avea durate gravi molestie da’ Pugliesi;[4]” ond’e’ parrebbe che baroni -di quella provincia, o forse il duca, si fossero provati ad occupare le -Calabrie. Orderico Vitale, monaco francese di quella età, asseriva che -un Roberto figlio del duca di Borgogna, fu dalla Adelaide chiamato in -Sicilia, adoperato a reprimere i baroni, maritato ad una sua figliuola -e poi scelleratamente morto di veleno:[5] ma il nome non torna nei -ricordi siciliani;[6] nè un misfatto, sì leggermente supposto in tutti -i tempi, può credersi a quel frate, ghiotto di favole e punto benigno -all’Italia. L’abate di Telese, biografo del re, dice poco della sua -fanciullezza: che lo Stato fu governato dalla prudentissima Adelaide -sua madre; che Ruggiero non vedea mendico nè pellegrino che non gli -desse tutti i danari ch’egli avea in tasca e que’ che domandava alla -madre; e che, vivente il padre, giocando a battagliare con gli altri -bambini, ei sgarava sempre il maggior fratello e lo scherniva: “lascia -a me la corona e le armi, ch’io ti farò vescovo o papa di Roma.[7]” -Cotesti aneddoti mostrano, oltre gli alti spiriti del fanciullo, che a -corte non si parlasse de’ papi con tanta riverenza, e che si tenesse in -gran pregio la carità, precipua virtù dei Musulmani; ma non delineano -di certo la storia del tempo. - -La penuria de’ racconti pur vale a provare che sotto la reggenza -non seguì alcuno strepitoso avvenimento; cioè che la contessa e i -suoi consiglieri seppero usare, e forse compiere, i buoni ordini -posti dal primo Ruggiero; e ch’e’ tennero salda la mano su quella -nuova mescolanza di uomini, la quale parrebbe proprio il simbolo -della discordia. La feudalità che tosto volse ad anarchia nel ducato -di Puglia, non osò levar la testa in Sicilia: la quale generalità -è compendiata, s’io ben mi appongo, nelle parole dei notabili di -Traina, Centorbi ed altre terre della Sicilia centrale, i quali il -millecenquarantadue attestavano in giudizio il seguente fatto de’ -tempi della reggenza. Querelandosi un Eleazar,[8] signore di San -Filippo d’Argirò, che il vescovo di Traina, signore di Regalbuto, gli -avesse usurpato un tratto di terreno, Adelaide commetteva il giudizio -a Roberto Avenel e ad altri nobili uomini; i quali andati su i luoghi -co’ notabili e i litiganti, Eleazar proruppe ch’ei volea dividere i -confini con la spada; ma ripreso da Roberto e da tutti si acquetò: onde -fu proceduto alla prova testimoniale ed alla decisione, come in tempi -civili.[9] Tal forza del governo venìa dall’assetto che avea dato alla -feudalità il conquistatore; ed anco dal prudente ardire dell’Adelaide e -de’ suoi consiglieri, i quali, facendo assegnamento in su i Musulmani, -fermarono la sede del principato in Palermo. - -Da Mileto nè da Traina non si potea reggere a lungo il nuovo Stato. -Ragion volea che la capitale stesse in Sicilia e in sul mare. Sembra -anzi che il primo Conte, finch’ei non ebbe signoria in Palermo, avesse -eletta Messina; poichè non solamente ei rafforzolla e vi tramutò la -sede vescovile di Traina;[10] ma va riferita al suo tempo, ovvero -ai primordii della reggenza, la fondazione della zecca,[11] della -reggia,[12] e credo anco dell’arsenale, in quella città. Se non che -acquistata (1093) la metà di Palermo e cominciato con gran lucro a -maneggiare l’azienda della città per sè medesimo e per lo duca di -Puglia,[13] Ruggiero trovò in Palermo le basi da rifabbricare tutta -l’azienda dell’isola. - -I _diwani_ istituiti da’ primi emiri e riordinati da’ Kelbiti, non -erano al certo distrutti quando i Normanni presero la città: rimaneano, -fossero anco stati negletti per alcun tempo, i casamenti, gli archivii, -la zecca, gli arsenali;[14] rimanea qualche segretario e computista: -nè Roberto era uomo da lasciare inoperosa macchina così fatta, nè -Ruggiero. I diwani, serbati e ristorati, attiravano la corte di -Adelaide; l’attirava una città di due o trecentomila abitatori, con -quei suoi maestosi edifizii, industrie fiorenti, lusso e ricchezze che -la facean rivale di Cordova. L’esperienza dovea mostrare a’ governanti -che se da Messina avrebbero tenuta meglio la Calabria, poteano -all’incontro, da Palermo far sentire più pronta e più forte la mano in -Sicilia; e che l’oro, il ferro e la necessaria fedeltà dei Musulmani -di Palermo avrebbero rinforzato il principe contro i baroni: ch’era -il gran problema di governo nel medio evo. D’altronde quella corte -latina non avea cagione d’amar meglio il soggiorno di Messina popolata -di Greci, che di Palermo scarsissima di Cristiani. Adelaide, senza -lasciar del tutto la sede di Messina, prese a stanziare in Palermo, e -la rifece veramente capitale dell’isola. Ciò avvenne ne’ principii del -secolo, e direi appunto il millecentododici; poichè la confermazione -dei privilegi dell’arcivescovo e capitolo di Palermo, accordata -solennemente il primo giugno di quell’anno, da «Adelaide contessa e -dal suo figliuolo Ruggiero, ormai cavaliere e conte di Sicilia e di -Calabria, sedenti in Palermo, nell’aula del palagio di sopra, con molti -lor chierici, baroni e cavalieri,» mi sembra proprio il compimento -d’una cerimonia inaugurale. Soscrissero questo diploma da testimonii, -parecchi baroni italiani e francesi noti nelle carte del primo Conte e -con essi un Cristoforo, ammiraglio.[15] - -È qui il luogo di ricercare l’origine di cotesto ufizio, il quale per -la prima volta comparve tra Cristiani alla corte di Palermo, e lì, -mutando natura, divenne quel ch’oggi suona in tutte le lingue d’Europa. -Ammiraglio è corruzione della voce arabica emîr, che i Bizantini -trascrissero fedelmente al nominativo, ma ne fecero al genitivo -ἀμήραδος;[16] onde passò con tal desinenza a’ Cristiani occidentali, -sì com’egli è avvenuto ad altre voci greche. E veramente gli scrittori -della bassa latinità non altrimenti chiamarono gli emiri musulmani che -_amiratus_; se non ch’e’ raddolcirono talvolta il suono in _amiralius_, -talvolta lo resero più aspro in _admirarius_, o _admiratus_ per dargli -alcun significato in loro linguaggio.[17] Come già dicemmo, Roberto -Guiscardo, assettando il reggimento in Palermo vi prepose un de’ -suoi con titolo di _ammiraglio_.[18] A città musulmana ei lasciava -magistrati musulmani, chè altrimenti non potea fare; tra i quali era -primo l’emir di provincia, capo politico e militare, giudice sopra i -reati di Stato:[19] e torna allo stesso ufizio ed allo stesso titolo -ch’ebbero i governatori della Sicilia sotto gli Aghlabiti e i Fatemiti. -E’ par che il conte Ruggiero, quand’ei prese a mezzeria la città di -Palermo, v’abbia fatto emir un suo segretario, greco di Calabria o di -Sicilia, per nome Eugenio; del quale ritraggiam solo ch’egli ebbe quel -titolo, ch’ei possedette beni in Palermo e che fondò un monastero in -Traina.[20] Dopo lui, Cristoforo ammiraglio testè ricordato, soscrive, -quasi ministro di Stato, una donazione data di Messina nel febbraio -1110;[21] e poi, con gli altri grandi della corte, il citato diploma -del giugno 1112;[22] si sa in fine ch’egli ebbe una casa in Messina, -la quale tornò, dopo la sua morte, al regio demanio.[23] Segue un -Cristodulo ammiraglio, nominato in varii diplomi dal 1123, o forse -dal 1119, al 1139, qual ministro civile ed ufiziale di corte, onorato -alfine col gonfio titolo di protonobilissimo.[24] Ma questo somiglia -forte al benservito che suol darsi agli invalidi; perocchè ormai -da parecchi anni primeggiava nel governo dello Stato quel Giorgio -di Antiochia, che fu ammiraglio di nome e di fatto, come s’intende -oggidì. Lo veggiamo il 1123 aiutante o guida del capitano dell’armata -siciliana, chiamato dagli Arabi Abd-er-Rahman-en-Nasrani, ossia il -Cristiano; il quale potrebbe essere per avventura lo stesso Cristodulo -testè nominato;[25] e l’identità della persona darebbe ragione di -parecchi fatti, come or or si vedrà. Giorgio, secondo i diplomi, -era a Corte il 1126, ammiraglio al par di Cristodulo o Crisiodoro e -del proprio figliuolo Giovanni; il 1132 ei s’intitolava ammiraglio -delli ammiragli e arconte degli arconti, e tal rimanea sino alla sua -morte.[26] Egli esercitò, al par che i predecessori, atti di ministro -di Stato e delegato del principe in cause civili, e capitanò l’armata; -ma non si ritrae quale uficio tenessero gli altri ammiragli soscritti -in qualche carta insieme con lui,[27] se di capitani o di ministri -subalterni, e se alcuno non ebbe altro che il titolo, sì come abbiam -detto de’ kâid.[28] Sol veggiamo preposto alle navi del re nella guerra -dell’Italia meridionale, Giovanni figliuolo di Giorgio.[29] Dopo la -morte di Giorgio gli si ragguagliò di titoli e di ufizio Majone; il -quale ebbe ammiragli contemporanei e fu quasi padrone del re e dello -Stato, come gli _emir-el-omrâ_, ossia emir degli emiri, di Baghdad al -declinare del califato; ma non capitanò mai il navilio in guerra.[30] E -finì con Majone l’autorità ed il titolo d’ammiraglio delli ammiragli. -Divenuto primo ministro il cancelliere, o esercitato l’ufizio da un -consiglio di tre _famigliari_ del re, l’ammiraglio rimase ministro -regio per le cose del mare;[31] ed entro un secolo passò quel vocabolo -in altri paesi, col significato esclusivo di capitano del navilio;[32] -talchè gli eruditi arabi del XIV secolo, trovando sì diverso il suono -del vocabolo e la giurisdizione dell’ufizio, non riconobbero più l’emir -loro, nell’ammiraglio degli Italiani o delli Spagnuoli.[33] - -In Sicilia dunque ed alla metà del duodecimo secolo mutossi l’ufizio -dell’emir, lungo tempo dopo che il vocabolo avea presa sembianza -greca e latina. La quale trasformazione come avvenisse non risulta -da documenti, non è detto da cronisti, ma sendo nata di certo dalle -condizioni particolari dell’amministrazione pubblica in Sicilia, -ne possiam noi rintracciare l’origine senza troppa audacia di -conghietture. L’autorità dell’ammiraglio cristiano di Palermo, -viceregia sotto Roberto e il primo Ruggiero, limitata pure alla città -e al suo territorio, dovea necessariamente alterarsi quando la corte -stanziò nella capitale e vi s’accrebbe la popolazione cristiana. -Conforme all’assioma del diritto siciliano di quel tempo, che ogni -gente si governasse con sua legge, dovea ristringersi l’autorità -dell’ammiraglio da un lato, allargarsi dall’altro; lasciare agli -altri ministri del principe le cose dei Cristiani della città; ed -estendersi a quelle de’ Musulmani in tutta l’isola, secondo la -propria sua natura, cioè di comando militare e di piena potestà -civile, fuorchè nei giudizii riserbati ai cadì. Ma nel reggimento -militare de’ vinti Musulmani di Sicilia era ormai di momento il solo -navilio. I fanti e i cavalli non si chiamavano in arme se non che -al bisogno, e in piccol numero al paragon delle milizie feudali; e -finita l’impresa rimandavansi a lor case, eccetto qualche compagnia -stanziale: possiam supporre inoltre che Palermo, come altre città -demaniali, fosse esente dal servizio militare di terra ed obbligata -soltanto al marittimo. Con ciò egli è da riflettere che l’armata, -unica forza permanente dello Stato, richiedea continua vigilanza su -la disciplina de’ marinai e sul mantenimento di navi, attrezzi, armi, -vettovaglie: e ch’essa era montata in parte da uomini musulmani[34] e -le cose affidavansi alla cura de’ Musulmani di Palermo, essendo stato -secondario di certo, infino alla metà del XII secolo, l’arsenale di -Messina.[35] Indi l’ammiraglio, oltre il suo ufizio civile, tornava -a quel ch’oggi sarebbe il ministro della marina e inoltre capitanava -in guerra il navilio, quand’egli era uomo da ciò; e sempre esercitava -giurisdizione civile e criminale sopra i soldati e’ marinai.[36] Nel -regno intanto del secondo Ruggiero, accentrandosi e ordinandosi ogni -ramo di amministrazione pubblica, s’accrebbe il numero de’ funzionarii; -gli affari della popolazione musulmana ne richiesero parecchi, ai -quali fu dato anco il titolo di emir; e il ministro di Stato per -gli affari musulmani, ch’era Giorgio d’Antiochia, come superiore -agli altri, fu detto emir degli emiri. Abilissimo amministratore e -fortunato capitano d’armata, Giorgio tenne veramente l’ufizio di primo -ministro, il doppio visirato della spada e della penna come lo si -chiamava in parecchi Stati musulmani, dell’undecimo e duodecimo secolo: -nè sembra poi cosa tanto strana che un cristiano, ministro per gli -affari musulmani, fosse quel ch’or diremmo presidente del Consiglio. -Ma gli ufizii di grande ammiraglio e di Cancelliere urtavansi per -la natura stessa e per lo incerto confine loro, variabile secondo -l’arrivo di nuovi coloni e la conversione degli antichi. Il quale -antagonismo, s’e’ non nocque al tempo di Ruggiero e di Giorgio, mandò -sossopra lo Stato nel regno di Guglielmo primo e, spento Majone, gli -sopravvisse quel disordine. Alfine par che il Cancelliere e poi il -consiglio di Cancelleria, prendessero a trattar le faccende civili dei -Musulmani, le quali scemavano insieme col numero e con la ricchezza -loro. Scomparvero allora i meri ammiragli, sorgendo in vece loro altri -ufiziali con titoli europei; e solo rimase in piè quel saldo reggimento -delle cose del mare, insieme con l’ammiraglio che vi era preposto. -Questa unione, poi, del comando, del ministero e del tribunale, come -noi diremmo in oggi, questa unica volontà che preparava nella pace, -conduceva in guerra e presedeva a’ giudizii speciali su le persone -e le cose appartenenti alla marina, parve buona agli altri Stati; -ond’essi imitarono più o meno fedelmente il grande ufizio e gli dettero -lo stesso nome che avea in Sicilia. Così io suppongo e ritorno al -filo degli avvenimenti, nel quale occorre in primo luogo l’ammiraglio -Giorgio. - -Le memorie arabiche degli ultimi principi ziriti suonano molto diverse -dagli annali siciliani su la origine di costui. Non si ritrae su -quale autorità il Pirro l’abbia supposto figliuolo dell’ammiraglio -Cristodoro o Cristoforo, ed abbia aggiunto il casato di Rozio, che -mi par lezione erronea di qualche sigla veduta ne’ diplomi greci.[37] -Secondo gli scrittori arabi, Giorgio fu di que’ ministri di ventura, -giudei o cristiani, ai quali i principi orientali sovente commetteano -l’amministrazione dell’erario, per difetto di sudditi musulmani -versati in quelle materie. Egli e il suo padre per nome Michele, -cristiani d’Antiochia, capitarono a corte di Temîm, principe di Mehdia -(1062-1108), amante di così fatti avventurieri;[38] appo il quale -Giorgio si fè strada, sapendo per bene l’arabico ed avendo con molta -lode esercitata in Siria la computisteria,[39] o, come io credo, -la pratica dell’azienda pubblica di quella provincia. Temîm indi il -prepose ad ufizio simile nello Stato di Mehdia: dove crebbero sua mercè -le entrate. Ma alla morte di quel principe (marzo 1108), temendo la -vendetta di Iehia che gli succedette, il quale odiava, come avvenir -suole, il ministro favorito dal padre, Giorgio s’indettò con la corte -di Ruggiero,[40] che ricercava di così fatti strumenti, avendo sudditi -musulmani da mugnere e principi vicini da insidiare. Mandatagli apposta -di Sicilia una nave, sotto specie di recare spacci alla corte di -Mehdia, Giorgio, un venerdì, colse il tempo della preghiera solenne, -e mentre i musulmani salmeggiavano, egli e tutti i suoi, travestiti da -marinai, andarono sul legno siciliano sì destramente che i terrazzani -s’accorsero della fuga quando e’ videro veleggiar quello in alto -mare. Arrivati gli avventurieri antiocheni in Sicilia, Abd-er-Rahman -il cristiano, ministro di finanza,[41] come noi diremmo, adoperolli -nella riscossione de’ tributi; nella quale guadagnaron fama di -solerzia e probità. Occorrendo intanto al re di mandare uom fidato in -Egitto, Abd-er-Rahman gli propose Giorgio; e questi compiè sì bene la -commissione e riportonne tanto guadagno, ch’egli entrò subito in grazia -del re.[42] Così il Tigiani: ond’e’ si vede che il negozio commesso a -Giorgio fu mercatantesco, di que’ che fruttarono denari e potenza ai -principi di Sicilia nel XII e XIII secolo.[43] Con la narrazione degli -Arabi s’accordano i diplomi, assai meglio che coi supposti del Pirro. -Giorgio d’Antiochia comparisce verso il 1111 nell’umile ufizio di -stratigoto di Giattini;[44] il 1123 accompagna Abd-er-Rahman capitano -dell’armata siciliana nella infelice impresa del Capo Dimas;[45] il -1126 è soscritto in un diploma col titolo d’ammiraglio e nulla più; -indi lo veggiamo per la prima volta il 1132[46] ammiraglio delli -ammiragli. Da un’altra mano i supremi uficii d’azienda e di guerra che -i cronisti musulmani attribuiscono al cristiano Abd-er-Rahman tra il -1108 e il 1123, non si adatterebbero in Sicilia ad altro personaggio -notevole che all’ammiraglio Cristodulo, il qual nome anco torna -con poco divario ad Abd-er-Rahman.[47] E parrebbe un de’ musulmani -siciliani di schiatta italica o greca, ritornati al cristianesimo dopo -il conquisto e adoperati dal principe negli ufizii pubblici. - -La testimonianza degli scrittori arabi al par che de’ diplomi cristiani -della Sicilia intorno Giorgio di Antiochia, conferma l’autorità civile -delli ammiragli, che che si pensi de’ miei supposti su l’origine sua. -Questa particolarità del diritto pubblico siciliano alla quale si è -badato assai poco fin qui, ci aiuta a comprendere le vicissitudini -dello Stato sotto i due Guglielmi, assai meglio che non faremmo col -mero ordinamento dei sette grandi ufizii della Corona,[48] supponendo -col Gregorio, che fosse stato fin da’ tempi di re Ruggiero qual si -ritrae negli ultimi di Guglielmo il Buono, e che l’autorità di quegli -ufizii si fosse estesa a tutti i sudditi, cristiani o musulmani. Erano -gli elementi dell’azienda musulmana che tornavano a galla quando -fu ristorata l’antica capitale. E dico delle istituzioni ed anco -degli uomini. Guerrieri che avessero seguito in Terraferma il primo -conte, uomini di mare, giuristi, segretarii, mercatanti, pedagoghi, -camerieri; qual più qual meno caritatevoli, dissoluti e picchiapetto; -bilingui e trilingui, barcheggianti tra due o tre religioni, versati -nella letteratura arabica e nella scienza greca, dilettanti dell’arte -bizantina e delle forme che prese in Siria, in Egitto o in Spagna: tali -mi sembrano que’ Musulmani e Greci di Sicilia che la novella corte -attirava, senza volerlo, nel castel di sopra di Palermo, insieme co’ -Levantini della tempra di Giorgio e coi prelati, i chierici e i nobili -d’Italia e di Francia. Que’ costumi dissonanti s’armonizzaron pure un -gran pezzo e produssero, nel corso del duodecimo secolo, due grandi -Statisti: orfani entrambi, maturati precocemente tra le agitazioni -della corte di Palermo, somiglianti anco l’uno all’altro per tempra e -cultura dell’intelletto, legislatori, buon massai, vaghi d’ogni scienza -e filosofi più che cristiani: Ruggiero primo re e Federigo secondo -imperatore; i due sultani battezzati di Sicilia, a’ quali l’Italia dee -non piccola parte dell’incivilimento suo. - -L’educazione orientale del novello principe non giovò a’ vicini Stati -musulmani. Mentr’egli in casa ordinava l’amministrazione, l’esercito -e l’armata, e mantenea severamente la sicurezza pubblica;[49] mentre -attaccava briga col duca di Puglia, e maggior pericolo minacciavagli -con l’amistà,[50] Ruggiero agognava in Affrica all’eredità d’un altro -principato moribondo. I Ziriti di Mehdia s’erano sforzati invano, -dallo scoglio loro, a ristorare l’antico dominio contro i Ziriti di -Bugia, gli Arabi nomadi e i regoli di schiatta arabica o berbera che -usurparono a volta a volta le città della costiera.[51] Temîm, invero, -dopo l’assalto della Lega italiana (1087) avea ridotti, perduti e -ripresi varii luoghi,[52] e perfino, mostrato il viso a’ Cristiani, -non sappiamo di qual nazione, i quali del quattrocentonovantotto (22 -sett. 1104 a 11 sett. 1105) riassaltarono Mehdia, chiusero la darsena -con formidabile ordinanza di galee spalleggiate da ventitrè navi; ma -l’armata zirita, rompendo la fila, non senza strage li rincacciò.[53] -Iehia, figliuolo e successore di Temîm, racquistò anch’egli qualche -pezzo del territorio; mandò l’armata in corso contro Cristiani, con -vario successo;[54] fornilla di fuoco greco;[55] e tanta molestia diè, -o tanti comodi offerse al commercio bizantino, che Alessio Comneno, -l’anno cinquecentonove dell’egira (1115-6) inviava ambasciatori -in Mehdia a presentare doni, e trattare un accordo.[56] Continuava -intanto la pace che il primo conte di Sicilia fermò con Temîm:[57] -s’accresceano i commerci al segno che, il millecendiciassette, Ruggiero -secondo tenea parecchi fattori in Mehdia a maneggiar grosse somme di -danaro, sì come vedrassi nel seguito della narrazione. Questa mostrerà -anco gli effetti delle pratiche fatte dalla corte di Palermo appo -gli Arabi occupatori dello Stato e’ governatori ribelli delle città -marittime. E perchè gli Ziriti di Mehdia non avessero avversario -che amico non fosse di Ruggiero, anco i Beni-Hammâd gareggiavano -con essolui di cortesia. De’ monaci Benedettini, al dir di Pietro -Diacono, tornando di Sardegna in Terraferma erano stati presi da -corsari affricani, ed era stata la nave cacciata da’ venti in Sicilia, -quando il conte, pregato di liberar que’ frati, in vece di strapparli -a dirittura dalle mani degli Infedeli, mandò ambasciatori al re della -città Calamense detta da’ Saraceni Al-Chila; il quale immantinenti -rilasciava i prigioni.[58] Indi gli è manifesto che un trattato legasse -i principi normanni della Sicilia con quel ramo di casa zirita. Dopo -la fuga degli Antiocheni, tutte queste mene di Ruggiero non poteano -essere occulte alla corte di Mehdia: pur si manteneano, per interesse -reciproco, le apparenze dell’amistà.[59] - -Venuto a morte Iehia (aprile 1116), Alì, giovane d’alti spiriti, non -imitò la prudenza del padre. Rafi’-ibn-Makkan-ibn-Kâmil, capo d’Arabi, -mezzo governatore e mezzo usurpatore di Kâbes, avea fatta costruire -una grossa nave mercatantesca, con assentimento di Iehia; il quale -financo gli fornì legname e ferro: ed era in punto ogni cosa, quando -il nuovo principe, arrogandosi il diritto privativo del commercio di -mare,[60] fece intendere a Rafi’ che, se la nave uscisse dal porto, -ei sì la farebbe pigliare. E mandò con questo in Kâbes sei _harbiè_ -e quattro galee.[61] Rafi’ allora si volse a Ruggiero, fingendo, come -ci dicono, ch’egli avesse allestita la nave per mandargli certi suoi -presenti; ma più verisimile è che i ministri di Sicilia avessero già -appiccate pratiche in Kâbes per condurvi i traffichi del fisco: e -quali che fossero i particolari, ognun vede che Ruggiero stava lì alle -vedette, come il potente quand’ei vuol entrare in casa de’ vicini. -Promesse dunque aiuto a Rafi’ e tosto mandò una squadra di ventiquattro -galee che, tolta seco la nave, scortassela in Sicilia. Correa l’anno -cinquecentoundici dell’egira (4 maggio 1117 a’ 22 aprile 1118). Pareva -a Ruggiero che il principe zirita non avrebbe osato di risentirsi. E -veramente, quando fu vista da Mehdia l’armata siciliana veleggiare nel -golfo, quando Alì toccò con mano la connivenza di Ruggiero che poc’anzi -gli era parsa una fola, i grandi dello Stato, consultati, avvisarono si -dissimulasse, piuttosto che spezzare i patti con la corte di Palermo. -Alì die’ loro su la voce: comandò che il rimanente dell’armata corresse -dietro a’ Siciliani per mantenere il divieto ad ogni costo. Seguinne, -secondo il Tigiani, sanguinosa zuffa tra i marinai ziriti e que’ di -Ruggiero, arrivati pria di loro e assisi già ad un banchetto, che -Rafi’ loro aveva imbandito;[62] secondo altri i due navigli entrarono -insieme; onde Rafi’ non osò far salpare la sua nave, nè si venne -altrimenti alle mani:[63] tutti affermano poi che i Siciliani, non -potendo usare aperta violenza, scornati si ritrassero.[64] Indi i -cortigiani d’Alì a lodare la sapienza e valore del principe; i poeti ad -ammontar metafore sopra metafore, come veggiamo in una kasîda scritta -allora dal siciliano Ibn-Hamdîs, irridendo agli Infedeli che non aveano -saputo affrontare il taglio delle sciabole d’Alì, nè le lingue di -fuoco lanciate dalle sue navi.[65] I brani di memorie contemporanee che -troviamo qua e là nelle compilazioni musulmane più moderne, danno con -evidenti interruzioni il seguito degli avvenimenti. Narrano che Rafi’, -chiaritosi ribelle, condusse alcune tribù d’Arabi a campo a Mehdia; che -Alì corruppe quegli Arabi; e che, dopo varie fazioni, i due musulmani, -spossati si rappattumarono.[66] Ruggiero, intanto, avea mandato il -naviglio in aiuto di Rafi’, con ordine d’infestare la costiera e tenere -in rispetto il naviglio zirita; ma questo gli diè una sconfitta; e -par n’abbia anco toccate, aggiugnendosi dopo ciò che il signore di -Mehdia riforniva l’armata.[67] La varia fortuna de’ combattimenti -navali apparisce anco dalle pratiche delle quali abbiamo ragguaglio -più particolare: che il principe di Sicilia mandò a richiedere -imperiosamente la rinnovazione del trattato e la restituzione de’ -danari staggiti in Mehdia a’ suoi fattori; che Alì assentivvi e -liberò i fattori imprigionati; che Ruggiero, non soddisfatto, reiterò -l’ambasciata, fuor d’ogni uso cancelleresco, con parole aspre e -villane; che il musulmano sdegnò di rispondere, e che indi sfogaronsi a -minacce; l’uno di venire con l’armata a Mehdia, l’altro di collegarsi -con gli Almoravidi per assaltare la Sicilia.[68] Entrambi già si -apparecchiavano a grossa guerra. Alì muniva sue fortezze, armava dieci -navi harbîe e trenta corvette, le empiva d’uomini, di munizioni e di -nafta; e tenne pratiche veramente con gli Almoravidi. Scorsero così -quattro anni, tanto che l’audace zirita morì (10 luglio 1121), nè in -guerra nè in pace con la Sicilia.[69] - -La potenza che Alì incautamente stava per attirarsi in casa a fine -d’allontanare i Siciliani, era surta come un turbine dalle profondità -del Sahra: occupate in brev’ora le regioni ch’or diciamo del Marocco e -dell’Algeria, avea passato il Mediterraneo e portati via, la più parte, -i regoli musulmani della Spagna. Il nome attesta l’origine di quella -dominazione. Alla metà dell’XI secolo, mentr’era venuta meno ogni forza -vitale negli splendidi califati di Baghdad, del Cairo e di Cordova, -l’islam ripullulò con l’antica violenza ne’ Berberi di Sanhagia, i -quali si diceano musulmani perchè sapeano il nome del profeta e il -precetto di rubare e ammazzare i Negri finitimi. Il capo de’ Lamtuna, -tribù della nazione di Sanhagia, per dirozzare i suoi, chiamò (1039) un -dottore di Segelmessa. Il quale, deriso e poi scacciato, in odio delle -virtù ch’ei predicava e non delle favole religiose di che le condìa, -si ritrasse con pochi proseliti in un isolotto del Senegal, per vivere -a suo modo e adescar altri co’ prestigii della penitenza: il qual -eremo appellarono, all’uso arabico, _ribât_, e sè medesimi _morâbit_, -ch’è derivato di quella voce: _marabutti_, come son detti in oggi i -santocchi in Affrica; e gli Spagnuoli d’allora, premesso l’articolo e -fatte le solite permutazioni di consonanti, pronunziarono Almoravidi. -Ingrossata l’associazione e venuta in fama per miracoli, die’ mano -alla guerra contro forastieri e connazionali che non intendessero -l’islam al modo professato nel _ribât_ (1042); nè andò guari che gli -Infedeli, combattuti e spogliati, presero anch’essi l’utile mestiere di -santi. Per la forza dell’ordinamento e della volontà, i pochi vinsero, -al solito, i molti disgregati; le affinità di schiatta favorirono il -movimento sociale vestito di religione; e la confederazione aggressiva -fu pattuita agevolmente tra i barbari pastori del Sahra, che riferivano -al Settentrione tutte le dolcezze e i comodi della vita, nè soleano -veder pane se non quando n’avea seco un pezzo qualche mercatante di -que’ paesi, venuto a comperare, credo io, schiavi negri. Una carestia -spinse gli Almoravidi (1058) sopra Sus dell’Oceano. Rivoltisi, prima -e poi, alla catena dell’Atlante, occuparono alfine (1061) Segelmessa; -dove sottentrò ai primi un capo politico e guerriero, per nome -Iûsuf-ibn-Tasciufin. Questi seppe stringere più fortemente i legami -della confederazione; s’intitolò emiro dei Musulmani; vinse altre -battaglie; gittò le prime fondamenta dalla città di Marocco (1062); -si fece ubbidire da’ deserti al Mediterraneo, e dall’Atlantico a’ -confini occidentali dell’odierna provincia di Costantina. I Musulmani -di Spagna, incalzati dalle armi di Alfonso di Castiglia, chiesero aiuto -a Iûsuf; ond’ei, valicato lo Stretto, ruppe i Cristiani a Talavera -(1086), ma poco stante spense ad uno ad uno que’ che l’avean chiamato -(1090- 1100) e quand’ei morì (1106) si pregava a suo nome in mille e -novecento moschee cattedrali: quasi tutto l’Occidente musulmano, del -quale ei s’era fatta dar l’investitura dal povero califo di Baghdad. -Alì figliuolo di Iûsuf, estese i confini a levante infino a Bugia; ed -aggiunse all’impero le isolette che fecero suonare terribile in Italia -questo nome di Almoravidi.[70] - -Dico le isole Baleari, le quali, dopo la morte di Mogêhid,[71] -ubbidirono, insieme con Denia, al suo figlio Alì e indi al nipote -Abu-’Amir e rimasero solo retaggio della dinastia, quando fu Denia -occupata da Moktadir di Saragozza.[72] I successori di Mogêhid -scansarono dapprima il giogo almoravide, sia che Iûsuf non pensasse -alla Baleari, sia ch’ei non avesse forze navali da affrontare -que’ pirati. Ma, provocati da loro correrie, i Pisani, il conte -di Barcellona, quello di Montpellier, il visconte di Narbona ed -altri signori cristiani, fatta lega tra loro, assalivano (1113) le -Baleari, tenute allor dall’eunuco Mobascer, liberto dei Mogehiditi. -Dopo ostinatissima difesa, morto l’eunuco, espugnavano il castello -di Majorca (1115), prendeano il giovane Burabe (Abu-Rebi’a?) ultimo -rampollo della dinastia, il quale fu condotto in Pisa, come il suo -antenato Alì un secolo innanzi: se non che, ritornato a casa il navilio -pisano, Alì-ibn-Iûsuf occupò le Baleari senza contrasto.[73] Il che -par sia avvenuto per procaccio d’una valente famiglia di corsari di -Denia, i Beni Meimûn, un uom della quale è ricordato tra i difensori di -Majorca e dopo la morte di Mobascer fu mandato a Denia, per chiedere -aiuto al principe almoravide.[74] I Beni Meimûn, pochi anni appresso, -capitanavano l’armata di Alì-ibn-Iusuf, ordinata e forse creata da -loro;[75] e nella precipitosa decadenza della dinastia, rifornirono -l’esercito suo di giovani cristiani ch’essi andavano rubando ne’ mari -e su per le costiere di Spagna, d’Italia e de’dominii bizantini.[76] -Quando nulla valse a cansare la caduta degli Almoravidi, i Beni -Meimûn affrettaronla, qual gittandosi co’ ribelli spagnuoli[77] e qual -passando (1145) con l’armata sotto la bandiera d’Abd-el-Mumen, capo -degli Almohadi.[78] Tra coteste vicende, la casa loro salita era a tale -potenza che, per gran tratto del duodecimo secolo, gli annali nostri -ricordano i combattimenti o gli accordi dei Beni Meimûn con Siciliani, -Genovesi e Pisani.[79] - -Or nella state del millecentoventidue, un Ibn-Meimûn, suddito degli -Almoravidi, piombò con sua armatetta sopra Nicotra di Calabria: -saccheggiò, arse, uccise, rapì le donne e i bambini; assalì qualche -altro luogo e illeso tornossene in Ponente.[80] Gli scrittori musulmani -da’ quali sappiamo i casi della guerra che Ruggiero portò incontanente -in Affrica,[81] appongonla a dirittura a questa fazione di Nicotra; -dicendo che il conte di Sicilia la credè primo frutto delle istigazioni -d’Ali, anzi della sua lega con gli Almoravidi.[82] E veramente cotesta -guerra ci pare più tosto subita vendetta, che meditata impresa di -conquisto; poichè i disegni di Ruggiero a tal effetto non sembrano ben -maturi, ed all’incontro, in quel medesimo tempo, l’Italia meridionale -lo chiamava a maggiori travagli e maggior premio.[83] Fors’egli sperò -di fare, entro poche settimane, un colpo di mano sopra Mehdia, tramato -con gli Arabi, e agevole in ogni modo contro Hasan, fanciullo di -tredici anni, succeduto poc’anzi ad Ali.[84] - -Affrettossi Ruggiero, adunò navi ed uomini di varie parti d’Italia,[85] -ritenne entro i suoi porti i legni mercantili che caricavano per -Affrica o Spagna; e nel mese di giumadi primo del cinquecento -diciassette, (27 giugno a 26 luglio 1123) fece salpare dal porto di -Marsala trecento legni, tra di carico e di battaglia, con trentamila -uomini e mille cavalli.[86] De’ quali numeri è da accettare -l’ultimo soltanto: l’altro significa solo che l’armamento fu grosso. -Capitanavano l’impresa, Abd-er-Rahman-en-Nasrani e Giorgio d’Antiochia, -nominati di sopra.[87] La corte di Mehdia, dal suo canto, sapendo i -preparamenti di Ruggiero, avea risarcite le fortezze della capitale, -assoldata gente, raccolte armi e bandita la guerra sacra. Onde turbe -infinite d’Affricani ed alcune tribù degli Arabi occupatori del paese, -accorreano a Mehdia; attendavansi fuor le mura,[88] con gran sospetto -de’ cittadini[89] che non si capacitavano come que’ ladroni veramente -venissero a difender le loro vite e sostanze. - -Così trepidavano gli animi, quando un legno siciliano gittato su la -spiaggia da fortuna di mare, portò nuove dell’armata.[90] Battuta dalla -tempesta e scema di assai legni che fecero naufragio, s’era l’armata -siciliana ridotta alla spicciolata in Pantellaria,[91] com’avveniva il -più delle volte, nelle spedizioni mosse dalla Sicilia contro l’Affrica -o viceversa:[92] e però tanto uman sangue fu sparso in quella terra -mezzo italiana e mezzo affricana, dove, alla fine dell’undecimo secolo, -vedeansi biancheggiare ancora in una landa le ossa de’ Cristiani -immolati dal furor musulmano.[93] Il furore crociato adesso ne prendea -la vendetta. I Siciliani sbarcati in Pantellaria davano di piglio -nelle persone e nella roba degli abitatori; finchè ragunate le navi, -agognando maggior preda, salparon di nuovo alla volta dell’Affrica. Il -sabato venticinque[94] di giumadi primo (24 luglio 1123), al tramonto -del dì, gittarono le ancore, una diecina di miglia a tramontana di -Mehdia, nell’isolotto di sabbia or nominato “Le Sorelle” ed allor -Ahâsi,[95] che un breve passo, guadoso a cavalli ed a fanti,[96] -disgiugnea dal Capo Dimas. Questo par abbia preso il nome da alcun -antico edifizio che vi rimanesse; e s’appellava anco Dimas la terra -murata che sorgea proprio in su lo Stretto, e racchiudeva in sè un -castello fortissimo.[97] - -Al dir degli Arabi, avea comandato Ruggiero che, occupata la terra -e il castello, i cavalli e i fanti movessero in ordinanza sopra -Mehdia, e le galee vi si appresentassero al tempo stesso; in guisa da -assalirla a un tratto dalla terra e dal mare.[98] Chiaro egli è che i -Siciliani fecero assegnamento sopra alcun capo d’Arabi, indettato da -Abd-er-Rahman-en-Nasrani; che gli Arabi non poterono dare a’ Siciliani -la terra di Dimas, perchè le milizie di Media li prevennero; e che, -impedita perciò la mossa rapida di tutte le genti, il colpo di mano -sopra Mehdia fallì. La notte stessa dello sbarco, piantate le tende -de’ due capitani e de’ baroni dell’oste nell’isola di Ahâsi, un grosso -di cavalli innoltrossi per parecchie miglia nel paese;[99] sorto -poi il nuovo dì, i capitani con ventitrè galee[100] navigarono verso -Mehdia, sopravvidero la fortezza, corsero fino al lido di Zawila: e per -ogni luogo lor si appresentavano formidabili difese e grosse schiere -d’armati; ma non si vedeano spuntar le insegne di Sicilia. Frustrati -dunque, se ne tornarono ad Ahâsi; e seppero, per giunta, che una mano -di soldati di Mehdia e d’Arabi aveano osato assalire il campo, uccider -gente e far bottino, mentre i cavalli cristiani scorazzavano indarno -la Terraferma.[101] A questo, i capitani fanno mettere a terra gli -altri cinquecento cavalli;[102] attendano tutta l’oste in Ahâsi. Il dì -appresso, che fu il terzo dopo lo sbarco, ebbero, per tradimento di -un capo d’Arabi, il castello di Dimas, dove posero presidio di cento -uomini;[103] la terra no, perchè vi trassero d’ogni luogo le turbe -degli Arabi fedeli all’islam, e da Mehdia vi andò anco un grosso di -soldati, per condurre l’assedio del castello.[104] Mutate le veci, -gli assalitori siciliani si difendeano nel castello e nell’isolotto di -Ahâsi, dal quale al capo Dimas non si passava senza fatica, sull’istmo -inondato o Stretto guadoso che dir si voglia. - -Quando una notte che fu la quarta dallo sbarco[105] e la -trentesima[106] di giumadi primo (26 luglio), le turbe musulmane che -occupavano Dimas, movendo assalto al castello, diedero a un tratto nel -grido di _Akbar Allah_, che fece tremar tutte le piagge. Risentendosi a -quel tuono, i Siciliani son presi da timor panico, si credono assaliti -proprio nel campo; nè pensano allo Stretto, o lo tengono varcato già -da tutta l’Affrica in arme. Gridano alle navi, alle navi; e corronvi -senza guardare s’altri li insegua: i più valorosi arrestansi tanto da -uccidere i proprii cavalli, perchè non se li abbia il nemico. Il quale, -risaputa la rotta, passò in Ahâsi quando l’isolotto era pressochè -sgombro; fece bottino di macchine da guerra, arnesi, armi, robe e -di quattrocento cavalli, chè secento eran lì morti ed un solo n’era -stato rimbarcato: due soli, disse un altro de’ retori che narrarono -cotesto prospero successo dell’islam, gareggiando tra loro di tropi, -arzigogoli, assonanze e ampollosità d’ogni maniera. Per otto dì, -l’armata rimanea spettatrice degli assalti mossi contro il castello: -ma non trovando modo di aiutare il valoroso presidio, nè potendo -stare più lungamente tra quelle secche, diè le vele ai venti e man -mano si allontanò, a vista di centomila pedoni e diecimila cavalieri, -che le imprecavano da lungi:[107] il qual numero non sembra troppo, -quand’altra fatica non rimanea che gridare _Akbar Allah_, raccogliere -il bottino e scannar poche vittime. Rifiniti dal combattere dì e notte -scarseggiando d’acque e di vitto, i cento chiesero d’uscire salva la -vita; alcun di loro profferse larghissimo riscatto;[108] e la corte -di Mehdia, per umanità, o timore che avesse tuttavia della Sicilia, -pendeva allo accordo;[109] ma le fu vietato dalla moltitudine, fanatica -e sanguinaria, degli Arabi. Dopo sedici giorni, i cento, affamati, arsi -di sete, irruppero fuor del castello con la spada alla mano, e furon -morti dal primo all’ultimo. Cento navi sole ritornarono in Sicilia -delle trecento che n’erano partite.[110] - -Sappiam noi le allegrezze che allor si fecero nella corte di Mehdia; -abbiamo squarci d’una delle relazioni in prosa rimata che Hasan mandò -per tutti i paesi musulmani;[111] abbiamo una kasîda d’Ibn-Hamdîs, -che chiama eroe il fanciullo assiso sul trono di Mehdia e gioisce -della desolazione di que’ medesimi Rûm che avean desolata la patria -sua.[112] Ma nessuno scrittore nostrale ci descrive il lutto della -Sicilia e dobbiam anco agli Arabi un racconto che dipinge al vivo -l’onta e la rabbia della popolazione cristiana. Abu-s-Salt che poetava -in quel tempo alla corte di Mehdia, dice essergli stato riferito da un -Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Azîz, che un dì, nelle sale di re Ruggiero, -gli venne visto un cavaliere franco, il quale lisciando la lunga sua -barba, dicea fieramente: “per la santa fè di Cristo non ne raderò un -pelo, se prima non piglierò vendetta di que’ cani di Mehdia.” “Che ha -costui?” domandò Abd-er-Rahman: e gli fu risposto che nella rotta di -Ahâsi ei s’era strappati i baffi con tal furore, da insanguinarsi tutto -il volto.[113] Maggiore sdegno ardeva in cuore al magnanimo principe, -che vide finir con tanto danno la prima impresa grossa del suo regno. -Ma il disastro, anzi che sgomentarlo e spuntarlo dai suoi propositi, -gli insegnò a scansare gli errori: e sì felice conoscitore degli uomini -fu Ruggiero, ch’ei non tenne da meno l’ammiraglio Giorgio d’Antiochia, -dopo la sventura del capo Dimas. - -La guerra continuò debolmente d’ambo le parti; poichè tacciono -gli annali dell’una come dell’altra. Avvenne, sì, del luglio -millecenventisette, che uno dei Beni Meimûn, ritornato con l’armata -almoravide ne’ mari di Sicilia, assalì Patti, minacciò Catania e -sbarcato in Siracusa, appiccò fuoco alle case, ammazzò, prese roba, -donne, fanciulli, e riportonne quanto capìano le navi; scampato a mala -pena il vescovo con molti cittadini.[114] A questa impresa probabil -è che avessero partecipato i Musulmani d’Affrica; poichè Guglielmo di -Tiro l’attribuisce del tutto a loro, ancorchè le memorie siciliane e le -musulmane faccian parola de’ soli Spagnuoli. Ruggiero uscì incontanente -con l’armata ad affrontare gli assalitori della sua terra; sapendosi -ch’ei, nelli ultimi giorni di luglio, avea ripresa Malta e poneva ogni -studio a togliere altre isole e terre a’ Musulmani, quando conobbe per -tardo avviso la morte di Guglielmo Duca di Puglia: ond’ei lasciata -a mezzo l’impresa, navigò in furia alla volta di Salerno con sette -galee.[115] - -E, tra le fatiche della nuova guerra, ei pensò pure ai Musulmani -della costiera orientale di Spagna. Un documento degnissimo di fede -ci fa sapere che l’inverno seguente, posando Ruggiero in Palermo -e riordinando le forze, trattò una lega con Raimondo III, conte di -Barcellona; per la quale cinquanta galee siciliane doveano andare la -prossima state a combattere contro i Saraceni spagnuoli, insieme con -le genti di Raimondo, a patto che le terre conquistate e sì i prigioni -e il bottino, fossero divisi in parti uguali tra i due principi. Il -conte di Barcellona avea mandati a questo effetto oratori in Palermo -un Pietro Arcidiacono e un Raimondo; e Ruggiero, con lettere date -dal palazzo di Palermo il diciassette gennaio millecenventotto, -gli rinviava, ambasciatori suoi, Guglielmo di Pincinniaco e Sansone -di Sordavalle; in man de’ quali il Barcellonese dovesse giurare le -condizioni della lega, secondo una minuta che fu distesa lo stesso -dì.[116] Se Raimondo III abbia ratificato, non si ritrae. Di certo -l’impresa non fu eseguita; nè potea, perchè Ruggiero, al tempo -prefisso, fronteggiava ancora l’esercito papale. - - - - -CAPITOLO II. - - -«Siccome un tempo Iddio volle o permesse che la violenza de’ -sopravvegnenti Normanni calcasse la dominante malvagità dei Longobardi, -così ora è stato di lassù conceduto o sofferto a Ruggiero di -abbattere con la spada l’immensa iniquità di cotesti nostri paesi. -Quale scelleratezza qui ci mancava? Perpetravansi continuamente, -senza ritegno di timore alcuno, omicidii, furti, rapine, sacrilegi, -adulterii, spergiuri, oppressioni di chiese e di monasteri, dispregi -a’ servi di Dio e cento altri misfatti: perfino i pellegrini che -viaggiano per amor di Dio, erano svaligiati e talvolta uccisi, per -nascondere il ladroneccio. Da’ quali eccessi gravemente offeso, -Iddio ha tratto Ruggiero dall’isola di Sicilia, come tagliente spada -dal fodero; e, impugnatala, ha percossi i prevaricatori a fine di -reprimerli; ha ricondotti con quel terrore, alle vie della giustizia, -gli incorreggibili, tollerati sì a lungo.» Così l’abate di Telese;[117] -il cui criterio teologico non toglie fede alla testimonianza dei fatti. -Ne’ principii del duodecimo secolo, il ducato di Puglia e tutta la -terra che stendesi fino allo Stretto di Messina, era caduto in pretta -anarchia. Tra il papa, il duca, i grandi suoi feudatarii e i principi -o municipii rimasi indipendenti, non si sapea pur chi fosse il sovrano; -onde ognun volea fare a suo modo e nessuno ubbidire. - -I signori della Sicilia ch’aveano tronca ormai da molti anni la -quistione della sovranità,[118] entrarono in quelle brighe per cagion -della Calabria; dove i baroni, imitando i lor vicini di Puglia, si -provavano a chiamare il duca per sottrarsi al conte.[119] Ma il secondo -Ruggiero non solamente domolli, ei colse anco il destro a ingrandirsi. -Or passava in Calabria con grande esercito ad ardere le castella de’ -contumaci (1121); ora, negoziando col duca Guglielmo, ricusava la -mediazione del pontefice romano (1122) per fermare gli accordi da solo -a solo (1123). Ne’ quali, parte con danari, parte con aiuti di milizie, -fece rinunziare il duca ad ogni diritto su la Calabria: poscia comperò -da lui l’altra metà di Palermo; e in fine la successione al ducato, se -morisse Guglielmo senza figliuoli.[120] - -Avverassi questo caso entro un anno. Ruggiero allora (agosto -1127) lasciata, come dicemmo, l’impresa navale contro i Musulmani, -sopraccorse a Salerno, principale città del ducato; piaggiò municipii -e feudatarii; combattè quei che non s’acconciavano; e fu riconosciuto -duca di Puglia da tutti, fuorchè dal papa, che ambiva anch’egli quelle -province. Indi le scomuniche; l’andata di Onorio II a Troia, dov’ei si -fece dar dai baroni giuramento di cacciare o uccidere Ruggiero;[121] -e, seriamente, rimesse tutte le peccata a chi morisse in questa guerra -e la metà delle peccata a chi n’uscisse vivo.[122] Divampando a tali -incitamenti la guerra civile, Ruggiero andò a rifornirsi di gente -in Sicilia e ripassò in Terraferma; Onorio mossegli incontro con più -grosso esercito di Romani e dissidenti Pugliesi: ma tenuti a bada dal -siciliano, si diradarono a poco a poco; e il gran sacerdote combattente -miglior partito non ebbe che di concedere a Ruggiero l’investitura -del ducato (agosto 1128). Ruggiero domò poi i baroni più ostinati; -vide riconosciuta l’autorità sua dal principe di Capua e dal duca di -Napoli: convocato un parlamento a Melfi, bandì la pace pubblica; che -i baroni non guerreggiassero l’un contro l’altro; e non opprimessero, -nè lasciassero opprimere i prelati, frati, pellegrini, mercatanti, -artigiani, agricoltori (1129). Tenuto non guari dopo un convegno -di ottimati pugliesi a Salerno e un parlamento generale in Palermo, -Ruggiero si fece dar titolo di re, e ne prese la corona, con lusso -orientale, nel duomo della metropoli siciliana, il venticinque dicembre -del millecentotrenta.[123] - -Atto audace, parso temerario a contemporanei in Italia e fuori, e pur -consigliato da senno politico e dalle idee di governo che prevaleano a -corte di Palermo, tolte dal diritto pubblico bizantino, dal musulmano e -dalla riforma degli ordini feudali che quella generazione stessa avea -inaugurata in Inghilterra ed a Gerusalemme. Il principe della Sicilia -gareggiava ormai per territorio e forze militari coi primari monarchi -d’Europa e vinceali tutti di ricchezza: ond’era giusto si ragguagliasse -in dignità a loro, ed al papa nel poter temporale, e s’innalzasse -di molto sopra i baroni. A ciò s’aggiunga che l’opinione del secolo -attribuiva singolari prerogative ai re unti e coronati; e tra quelle la -suprema giurisdizione criminale, ch’era appunto il massimo bisogno dei -popoli in Puglia e la più nobile ambizione di Ruggiero. Non volle egli -forse costituire quel che or diremmo Stato unitario, ma vi si accostò -di molto, creando un reame di Sicilia e di province annesse, alle quali -poi dette il nome d’Italia, com’avean talvolta fatto i duchi di Puglia -suoi predecessori. Attribuì il titolo regio alla Sicilia soltanto; e -scusossi quasi dell’ardire, pretestando ch’egli, lungi dal far novità, -ripigliasse l’antica prerogativa dell’isola: con che, s’io mal non -mi appongo, si alluse agli emiri Kelbiti, piuttosto che ai tiranni -greci. Del rimanente mancano molti particolari di questa transizione -di diritto pubblico, perchè Ruggiero, studioso d’offendere la corte -di Roma il men ch’ei potesse, mutò volentieri le parole, mantenendo -sempre il fatto, il quale mandava a monte la pretesa sovranità feudale -del papa su la Puglia e la Calabria.[124] E però le precauzioni -cancelleresche, nè l’arte di gittar questo dado mentre la Chiesa romana -si travagliava in uno scisma, non tolsero che Innocenzo II, succeduto -ad Onorio, ridestasse immantinenti la guerra civile contro Ruggiero, il -quale seguì le parti di Anacleto antipapa. E sursero contro il re molti -di que’ medesimi baroni e municipii di Terraferma che gli aveano testè -assentita la corona. - -Durò da nove anni la guerra, nella quale Ruggiero ebbe ad affrontare -or le grandi città, or i baroni collegati, or i navilii pisani, or -i grossi eserciti dell’imperatore Lotario, or le filippiche di san -Bernardo e sempre il braccio spirituale e temporale del papa. Combattè -Ruggiero per mare e per terra; conseguì vittorie e toccò sanguinose -sconfitte; s’aiutò con le arti non meno che con la forza, e con la -strategia più che con l’impeto; spaventò i ribelli con atti crudeli -e con la feroce licenza delle sue genti. Usava ogni anno svernare -in Sicilia, raccogliervi forze e tornare in Terraferma all’entrar -di primavera; e molto gli giovarono le numerose navi da guerra, e le -compagnie stanziali; molto la fierezza de’ Musulmani di Sicilia e la -perizia de’ loro ingegneri. Rimaso al re l’avvantaggio, papa Innocenzo -volle ritentare per l’ultima volta la fortuna delle armi. E fu -sconfitto e preso il ventidue luglio del millecentrentanove, presso San -Germano: dove il vincitore e i suoi figli umilmente gli si gettarono a’ -piedi; ma con ciò gli fecero soscrivere il dì venticinque la pace e il -dì ventisette la bolla che investiva Ruggiero e i successori del regno -di Sicilia, ducato di Puglia e principato di Capua; non senza ricordare -i meriti dello zio, Roberto Guiscardo e del padre Ruggiero, e il grande -amore che la sede apostolica avea sempre portato a lui stesso.[125] - -Or l’argomento nostro richiede che si tratti più largamente della -parte ch’ebbero i Musulmani in questa guerra. Scarse notizie se ne -ritraggono, poichè i narratori cristiani, amici o nemici di Ruggiero, -ricordano più volentieri i vizii che le virtù di quegli Infedeli, i -quali spargeano il sangue per rassodare un trono, fondato in parte con -gli elementi stessi di loro civiltà. Ci si racconta che Bari stette -una volta per ribellarsi, perchè gli ingegneri saraceni mandati dal -re a murare novella fortezza, aveano ucciso in rissa il figliuolo -d’un nobile cittadino; onde furono popolarmente ammazzati parecchi -di loro e sospesa la costruzione.[126] Nè bastò ai Baresi questa -vendetta; poichè, occupata la città dal papa e dall’imperatore Lotario -ed espugnata la fortezza del re, impiccarono tutti i Saraceni del -presidio.[127] Sappiamo che nell’assedio di Montepeloso (1133), celebre -per valore e costanza d’ambo le parti, Ruggiero espugnò un bastione -circondato di profondo fosso, facendovi appressare una torre mobile -a ruote, dalla quale i Saraceni, giunti ch’e’ furono al ciglione del -fosso, gittaron dentro travi ed assi per far ponte e s’ingegnavano a -coprire il legname con terra tolta a’ ciglioni e sassi divelti dalle -mura a forza d’uncini, quando gli assediati appiccarono il fuoco e -i saraceni lo spensero con acqua condotta per un doccione di legno; -sì che alla fine fu varcato il fosso, preso il bastione e con esso -la città.[128] Romualdo Salernitano scrive che il medesimo anno si -noveravano nell’esercito del re tremila cavalli e seimila tra fanti, -arcieri e Saraceni;[129] e Falcone Beneventano rincalza che furon tutti -Saraceni, che fecero inorridire il paese con la crudeltà e libidine -loro, e che Ruggiero, degno capitano di tal gente, commesse atti -d’inaudita barbarie sopra i Cristiani.[130] Per vero i seguaci delle -due religioni incrudeliano a vicenda. Nella prima guerra di Ruggiero, -il presidio d’un castello assediato da Siciliani, Calabresi e Saraceni, -fatta una sortita, al dir di Romualdo Salernitano, avea dilagato il -campo nemico di sangue.[131] Il millecentrentadue, nella ritirata -del re da Benevento a Salerno, fu colto da’ nemici un drappello di -Saraceni, ne furono ammazzati non pochi e mandata a Capua la testa del -più famoso; di che Ruggiero accorossi molto e ne giurò vendetta.[132] -L’abate Guibaldo, che scrisse in quel tempo (1137) all’imperatore -Lotario de’ guasti recati allo Stato di Monte Cassino da’ Musulmani di -Sicilia e non men di loro da’ Normanni e dai Longobardi dello esercito, -esagera al certo ma par non mentisca del tutto, quand’ei narra che -dopo saccheggiate le case, tagliavano gli alberi, prendeano i frati e i -contadini, li legavano con ritorte o metteanli a’ ceppi e alla tortura -e li vendeano schiavi; ardean le chiese, e non contenti, atterravano le -mura che fossero rimase in piè; mentre il Cancelliere del re, venuto -al monastero, lo mutava in fortezza, cacciava i monaci e riportava in -Sicilia tutto il tesoro e la suppellettile.[133] - -Nella varia fortuna di coteste guerre, non dimenticò Ruggiero le cose -dell’Affrica. Sette anni dopo la rotta del Capo Dimas, i vinti erano -mutati in patroni. Hasan avea fermata la pace con Ruggiero a patti -che in Affrica parvero disonorevoli; i quali dettero al principe di -Bugia occasione o pretesto di muover contro Mehdia, chiamato da alcune -tribù di Arabi e da cittadini sdegnati, che gli prometteano di aprir le -porte. Correva il cinquecenventinove dell’egira (22 ottobre 1134 a 10 -ottobre 1135). Hasan chiese aiuti a Ruggiero; e stretto per mare e per -terra, fece ammenda della pusillanimità de’ consigli, con la prodezza -della persona: finchè arrivate venti galee di Sicilia, alle quali -il re avea data commissione di stare a’ comandi di Hasan, bloccarono -immediatamente il navilio nemico e distruggeanlo, se non li riteneva il -principe zirita, ripugnando, com’ei disse, allo spargimento di sangue -musulmano e bramando per certo di fuggir l’odio che gli sarebbe venuto -da quest’altro scandalo. Que’ di Bugia si ritrassero a precipizio; -l’armata cristiana ritornò in Sicilia; ma ricomparve indi a poco -innanzi le Gerbe.[134] - -Fertilissim’isola del golfo di Kâbes, congiunta alla Terraferma per una -tratta di seccagne che danno quasi non interrotto il guado a’ cavalli; -celebre nell’antichità; coltivata d’ogni tempo coi prodotti del suolo -europeo e dell’affricano; ricca anco d’industrie: ma gli abitatori, -Berberi di varie famiglie e seguaci di due sette musulmane molto invise -all’universale, s’erano, per giunta, dati alla pirateria in su la -fine dell’undecimo secolo e ricusavano obbedienza a’ Ziriti quantunque -volte non fosservi costretti con la forza. Bella era dunque la preda, -indifesa e legittima agli occhi stessi de’ Musulmani.[135] Ruggiero -mandovvi un’armata, montata da Musulmani e Cristiani di Sicilia, con -un drappello di eletti cavalieri; la quale giunse in su lo scorcio -di settembre o l’entrar d’ottobre del millecentrentacinque. Le navi -circondarono l’isola per togliere ogni scampo. I Gerbini pugnarono -valorosamente per le famiglie e la roba loro; ma, dopo varii scontri, -furono sopraffatti, uccisi a migliaia; rapito ogni cosa; le donne -e i bambini recati in Sicilia a vendere ai Musulmani. I superstiti -ottennero l’amân da Ruggiero; ricomperarono le donne e’ figliuoli;[136] -ma i più furon fatti servi della gleba, e l’isola affidata ad un -_’âmil_[137] come le altre terre demaniali della Sicilia. - -Sarà agevol cosa ritrovare a un di presso i patti che strinsero -in questo tempo lo Stato di Mehdia al reame normanno d’Italia. -È da supporre in primo luogo la permissione reciproca del -commercio e la sicurtà delle persone ed averi de’ naviganti e -de’ mercatanti avventizii o residenti: precipua condizione de’ -trattati che si fermarono tra Italiani e Musulmani per tutto il -medio evo.[138] E n’abbiam prova positiva nel presente caso: i -fattori di Ruggiero imprigionati e i capitali staggiti, nella briga -del millecendiciassette.[139] Cotesti patti ed altri secondarii, -duravano, com’egli è verosimile con mutazioni di poco momento, fin dal -millesettantotto:[140] stipulati sempre per pochi anni e rinnovati; e -par si ripigliassero dopo il millecendiciassette, fino alla guerra del -Capo Dimas (1123). Il millecentrentacinque, non che la pace, occorre, -com’abbiam testè accennato, una lega, quantunque non se ne conosca -appunto la data, nè la cagione, nè i capitoli. Ibn-Abi-Dinâr scrive che -“Hasan temendo la malvagità del re, mandògli be’ presenti e soscrisse -tutti i patti che piacquero a quel Maledetto.”[141] Dopo l’assedio -degli Hammaditi e l’aiuto navale, ripiglia il compilatore, che Hasan -“ringrazionne il Maledetto e gli promesse di stare ormai ad ogni suo -comando o divieto; onde i due principi divennero più intimi che mai e -le faccende di Hasan si raddrizzarono:” e, narrato il caso delle Gerbe -che seguì a capo di pochi mesi, ei viene a questa sentenza che “le -Gerbe e lo Stato di Mehdia si sottomessero al re di Sicilia e tutta -l’Affrica (propria) lo temè; onde il Maledetto insolentì peggio che -mai contro il povero Hasan, il quale si schermiva, com’ei potea, con le -buone parole.”[142] - -Fatta la tara, tuttociò vuol dire che tra il millecenventisette e -il trentaquattro, mentre Ruggiero si rassodava sul trono dell’Italia -meridionale, la povertà e i pericoli dello Stato di Mehdia e sopratutto -la carestia, aveano condotto Hasan ad accettare, oltre i commerciali, -de’ nuovi patti politici; tra i quali è da supporre una lega difensiva -e un prestito di danari o di grani.[143] Debole Stato e debol principe, -circondati di nemici, gittavansi in braccio del più lontano, più -potente, e, come lor parea più generoso. Spirato poi o infranto quel -trattato nel millecenquarantuno e rincrudita la fame, “il Maledetto, -al dire d’Ibn-Abi-Dinâr, volle onninamente altri patti; i quali Hasan, -avendo accettati, divenne suo vassallo, anzi un de’ suoi governatori di -città, e il trattato veramente non fu che una solenne perfidia.”[144] -La narrazione proverà tantosto che, tra le altre cose, Hasan assentì -fosse buono acquisto a Ruggiero ogni paese independente di fatto da -Mehdia ed obbligossi ad aiutare il re di Sicilia contro i Musulmani -che, disdetta la dominazione siciliana, volessero tornare a quella -degli Ziriti. Il biasimo che Hasan si fosse fatto _’âmil_ di Ruggiero, -mi porta a supporre che i patti economici furono tanto leonini quanto -i politici e che il re di Sicilia pose commissarii sopra le dogane di -Mehdia per sicurtà dei crediti suoi; i quali doveano montare a somme -grossissime di danaro e proveniano, tutti o la più parte, da prezzo -di grani forniti dal re: prezzo di carestia, fissato da un creditore -padrone di eserciti e d’armate. A costui favore dovea traboccar anco la -bilancia in ogni altra condizione accessoria risguardante il traffico; -di che abbiamo vestigie certe nel numero delle chiese e de’ Cristiani -ch’erano in Mehdia il millecenquarantotto. Fondata da Obeid-Allah il -novecentoquindici, quella città non ebbe chiese, essendo vietato da -legge musulmana di murarne delle nuove:[145] e se i bisogni commerciali -e la coscenza larga de’ Fatemiti, dan luogo a supporne tollerate con -l’andar del tempo ne’ fondachi cristiani, par non fossero gran cosa -il milleottantasette; poichè non se ne fa parola dagli scrittori -affricani, nè dai nostri, in quell’assalto di Mehdia. E posto pur -che i fondaci italiani si fossero allargati pei trattati fermati -con Genova e con Pisa dopo quel caso, ognun vedo che l’ingrandimento -del quartiere cristiano e l’edificazione delle chiese van riferiti -piuttosto agli ultimi anni, quando Ruggiero comandava almeno quanto -Hasan nel rimpiccolito territorio de’ Ziriti. Giorgio d’Antiochia, -primo ministro di Sicilia, lo conoscea dentro e fuori; vi tenea suoi -rapportatori;[146] facea partigiani tra gli Arabi della campagna -e nella popolazione mista delle città e villaggi, e insieme col re -aspettava che il frutto fosse ben maturo, per coglierlo comodamente. - -Ed aiutavano a maturarlo. Il cinquecentrentasei dell’egira (6 agosto -1141 a 26 luglio 1142) la carestia s’era aggravata orribilmente in -que’ paesi: una morìa le tenne dietro. Parve allor a Ruggiero proprio -il caso di riscuotere i danari che Hasan avea tolti in prestito da’ -suoi fattori in Mehdia: e rispondendo l’Affricano ch’ei non poteva, -e chiedendo nuove dilazioni, il re mandò improvvisamente Giorgio -con venticinque corvette; il quale prese e menò in Sicilia certi -legni mercatanteschi venuti d’Egitto, ricaricati in Mehdia, e pronti -a partire, come avvisavano le spie dello ammiraglio. Si cita in -particolare la nave rifatta recentemente da Hasan co’ materiali d’una -del califo fatimita d’Egitto testè naufragata:[147] e cotesti episodii -provano sempre più il traffico onde arricchivansi i principi musulmani -d’Egitto e d’Affrica, e ad esempio loro i Normanni e gli Svevi di -Sicilia. Giorgio, piombato un’altra volta entro il porto di Mehdia, -presevi il _Mezzo Mondo_, com’addimandossi una nave che Hasan avea con -molta cura allestita per l’Egitto e aveavi imbarcato, per farne dono al -califo Hâfiz, gran copia di robe preziose, degne di un re.[148] Invano -Hasan tentò di mitigare il re di Sicilia rimandandogli buon numero di -prigioni cristiani.[149] S’ei volle torsi dinanzi gli occhi Giorgio -d’Antiochia ed avere un po’ di grano dalla Sicilia, convenne far ogni -voglia di Ruggiero, stipulando nuovo trattato, quello appunto che ai -Musulmani sembrò vero atto di vassallaggio.[150] - -Ecco l’anno seguente (27 luglio 1142 a 15 luglio 1143) l’armata -siciliana appresentarsi a Tripoli di Barbaria; la quale città, -sciolta dalla signoria di Hasan, si reggea per un senato della tribù -de’ Beni-Matrûh. Il nove dsu-l-higgia (25 giugno 1143) sbarcarono i -Siciliani, tentarono l’assalto e cominciarono a far breccia nel muro -con gli uncini, come già nell’assedio di Montepiloso; e vincean la -prova, se non che il dì appresso, accorsi gli Arabi dalla campagna, i -cittadini ripigliaron cuore, fecero tutti insieme una sortita; nella -quale ricacciarono gli assalitori alle navi, e lor presero armi, -attrezzi e cavalli.[151] Ritornato il navilio in Sicilia e rifornitosi, -approdò alla piccola terra di Gigel, soggetta agli Hammaditi di -Bugia. Gli abitatori, non aspettato lo sbarco, si rifuggirono ne’ -monti e nelle campagne; la terra fu saccheggiata ed arsa; distrutta -anco dall’incendio una villa de’ principi Hammaditi, che ben -s’addimandava la _Nozaha_, e suona “Delizia” in nostro linguaggio.[152] -Il cinquecentrentanove (4 luglio 1144 a 23 giugno 1145) l’armata -corse la costiera d’Affrica, pigliò la terra di Bresk a ponente di -Scerscell (Cherchell); uccisevi gli uomini, menò prigioni le donne -per rivenderle a’ Musulmani in Sicilia.[153] Toccò la stessa sorte il -cinquecenquaranta (24 giugno 1145 a 12 giugno 1146) all’isoletta di -Kerkeni; la quale sendo vicina troppo alla capitale, Hasan osò lagnarsi -con Ruggiero e ricordargli il trattato; ma quei gli rispose non averlo -infranto, sendo que’ di Kerkeni ribelli come gli altri abitatori della -costiera.[154] - -Dov’era intanto l’armata di Mehdia? Le memorie musulmane non ne fanno -ricordo dopo la morte di Ali-ibn-Iehia (1121) e, se uno scrittore -cristiano le attribuisce il saccheggio di Siracusa (1127) par ch’ei -prenda la parte pel tutto.[155] Rimanean forse al principe zirita poche -navi, le quali furono adoperate a’ traffici con la Sicilia e l’Egitto, -piuttosto che alla guerra; eran qua e là ne’ porti, nelle cale e nelle -isolette dell’antico Stato, fedeli o ribelli, molte barche grosse -da potersi armare, e corsari anco di mestiere; ma tuttociò non facea -navilio: la povertà dello Stato, fors’anco la trascuranza de’ reggenti -di Hasan, avea sciupato quell’organo vitale della dinastia. Ormai da -Barca a Tunis, gli abitatori della costiera s’ausavano a vedere il -possente navilio siciliano, in vece delle poche _harbîe_ zirite, ed a -temer quello soltanto, a sperarne aiuto contro il principe disdetto o -le fazioni cittadine. - -Ruggiero non lasciò invendicata a lungo la sconfitta di Tripoli. -Due anni appresso, un’armatetta siciliana avea dato il guasto ai -dintorni e riportatone bottino e prigioni.[156] A capo d’altri -due anni, uno sforzo di dugento vele portò a compimento l’impresa. -L’oligarchia arabica dei Beni-Matrûh era stata di recente scacciata -da una parte avversa. Berberi com’e’ sembra, i quali avean chiamato a -reggere il paese un emir almoravide, capitato in Tripoli con piccolo -stuolo che andava in pellegrinaggio alla Mecca. Ancorchè nol dicano -i cronisti, gli è da supporre che Giorgio d’Antiochia, capitano -dell’armata siciliana, si fosse indettato coi Beni-Matrûh. Il tre di -moharrem del cinquecenquarantuno (15 giugno 1146) principiò Giorgio -gli assalti; e combatteva ancora il dì sei, quando d’un subito si -videro scomparire i difensori d’in su le mura; perchè i Beni-Matrûh, -avvisati da’ partigiani della città, erano rientrati con le armi alla -mano e s’era appiccata la zuffa. I Siciliani allora, prese le scale, -superavano le mura, occupavan la terra, co’ soliti effetti di strage, -saccheggi, distruzione, cattività di donne; e gli uomini d’ambo le -parti si rifuggiano nel contado, chi presso gli Arabi, chi presso -i Berberi. Soddisfatto all’onor della bandiera e alla cupidigia de’ -soldati, Giorgio non tardò a dimostrare che il governo siciliano volea -veramente impadronirsi dell’Affrica. Bandisce _amân_ generale, talchè -tutti i fuggitivi ritornano a lor case; li ammonisce a stare in pace -tra loro; promulga piena guarentigia de’ diritti civili, sol che si -paghi la gezìa al re di Sicilia. Ristorò intanto le mura della città; -circondolla d’un fosso: e lasciatovi forte presidio di Cristiani e -Musulmani di Sicilia, presi statichi de’ Tripolitani e con essi portato -via l’Almoravide e i Beni-Matrûh, ritornò con l’armata in Sicilia, -sei mesi dopo l’espugnazione. Di lì a poco, la corte di Palermo rese -gli statichi, fuorchè que’ dello sceikh Abu-Jehia-ibn-Matrûh, della -tribù arabica di Temîm, eletto governator della terra; posevi cadì il -berbero Abu-Heggiâg-Jûsuf-ibn-Ziri, autor di un’opera di giurisprudenza -malekita, e pattuì, dice il Tigiani, che il capitan cristiano del -presidio non potesse mai disdire i provvedimenti del governatore, -nè del cadì. Ripiglia Ibn-el-Athîr che in tal modo il reggimento di -Tripoli fu condotto egregiamente; che trasservi di Sicilia e di tutta -Italia i mercatanti e le merci. Aggiugnesi in un codice d’Ibn-Khaldûn -che fu bandita in Sicilia una grida per la quale era invitato ad -emigrare in Tripoli con franchige al certo, chiunque volesse: “onde -la gente vi affluì, e la città fu ripopolata.” In breve la divenne -prospera e ricca,[157] mentre il rimanente della Barbarìa e gran parte -dell’Asia anteriore sentian le dure strette della fame.[158] - -La quale, rincrudita, sì come abbiam detto, il millecenquarantuno, -straziò que’ paesi affricani nell’inverno dal quarantasette al -quarantotto. Dalle aperte lande, dalle ville e da’ villaggi traean -pastori e contadini alle terre murate, dove si tenea in serbo un po’ -di vivanda: ma i cittadini sbarravano le porte, ributtavano con l’arme -le turbe affamate, onde quei miseri si uccideano e spesso mangiavansi -tra loro, quando non li prevenia la morte di pestilenza o digiuno. La -Barbarìa spopolossi; i benestanti fuggivano in altri paesi, la più -parte in Sicilia, a cercar pane e sicurezza: ma anch’essi ebbero a -patire orribili stenti.[159] - -Tra tanta desolazione surse da un harem di Kâbes tal briga che -fe’ cader di queto la città nelle mani di Ruggiero. Morto il -cinquecenquarantadue (2 giugno 1147, 21 maggio 1148) Rescîd, successore -di quel Rafi’-ibn-Kâmil del quale ci è occorso di far parola,[160] -e diseredato il primogenito Mo’mir, fu retto lo Stato dal liberto -Jûsuf, a nome del fanciullo Mohammed, minor figliuolo di Rescîd. Jûsuf -usurpò anco le donne del suo signore: tra le quali una giovane de’ -Beni-Korra, tribù d’Arabi, non soffrendo l’ingiuria, scrisse a’ suoi -fratelli; i quali ridomandaron la donna, ma Jûsuf ricusolla. Chieserne -giustizia ad Hasan, e questi, credendo ancora di regnare entro i -confini antichi, comandò a Jûsuf di rendere la schiava; disubbidito -minacciò; e deriso, apprestava le armi. Jûsuf allora profferse al re -di Sicilia di tenere lo Stato di lui a nome di Mohammed-ibn-Rescîd, -nei termini stessi con che Abu-Iehia reggea Tripoli: Ruggiero accettò; -mandò al vil servo un diploma di nominazione e le solite vestimenta -officiali, al dire d’Ibn-el-Athîr; un diploma e le decorazioni usate -tra i Cristiani, scrive più precisamente Ibn-Abi-Dinâr. Jûsuf convocò -solennemente gli ottimati; fe’ leggere in pubblico il diploma; indossò -la divisa e cominciò a condurre il governo e riscuotere l’entrate -a nome di re Ruggiero. “Scampami oh Dio, sclama qui il compilator -tunisino del diciassettesimo secolo, scampami da tai maledizioni! Si -hanno a chiamar Musulmani costoro, o Satanassi? Ahi, che precipitolli -a tanta vergogna la cupidigia de’ beni mondani e della dominazione: -la cupidigia che rende l’uom cieco e sordo!” Invece di moralizzare, -il soldato di Saladino che mette in carta, freddo e accurato, gli -annali musulmani, allarga qui lo stile a narrar la punizione di Jûsuf -e de’ suoi satelliti. In un capitolo apposta, intitolato: “Racconto di -un caso dal quale convien si guardi chi ha giudizio,” ei narra che, -trovatisi insieme a corte di Ruggiero un legato di quell’usurpatore -ed uno di Hasan, e trascorsi a bisticciarsi tra loro, quel di Kâbes -ne disse quante ei ne sapea contro il signor di Mehdia. L’altro se -le serbò. Ripartito di Palermo ad un tempo con l’avversario, mandò -ad Hasan uno spaccio a collo di colomba: onde legni armati uscirono -di Mehdia, appostarono il legno di Kâbes, presero l’ambasciatore, lo -condussero dinanzi Hasan; il quale, rinfacciatogli il tradimento e -le ingiurie, lo fe’ condurre in giro per le strade di Mehdia, legato -sopra un cammello, con un berrettone in capo guarnito di sonagli e il -banditore allato che gridava “Ecco il guiderdone di chi da’ a’ Franchi -i paesi dell’Islâm.” Arrivato nel bel mezzo della città, il popolaccio -lapidò quello sciagurato e appese il cadavere a un palo. Si levò poi -il popolo di Kâbes contro Jûsuf, al comparire d’un piccolo esercito -ch’avea accozzato Hasan, insieme con Mo’mir, e con Mohriz-ibn-Ziâd, -capo d’Arabi, il quale, afforzato ne’ ruderi di Cartagine, iva sognando -gran cose.[161] Jûsuf, serrato nel castello, si difese quant’ei potè; -alfine ei fu preso e consegnato a Mo’mir, e da questi a ’Beni-Korra, -i quali lo fecero perire di supplizio osceno ed atroce. Un Isa, -fratello di Jûsuf, recò i figliuoli di lui, fors’anco il fanciullo -Mohammed-ibn-Rescîd, in Sicilia, chiedendo vendetta.[162] - -In questo tempo Giorgio d’Antiochia con l’armata infestava le isole -Jonie e il Peloponneso.[163] Par dunque fossero state assai poche -le navi siciliane che andarono immantinente ad assediare Kâbes e -ritornarono senza frutto.[164] D’altronde a che affaticarsi intorno -una bicocca? Ruggiero ormai dovea smettere l’impresa d’Affrica o -compierla subito a Mehdia stessa; poichè Hasan già s’accostava a -possenti capi Arabi: poc’anzi contro Kâbes, ed ora contro Tunis. Era -forza, inoltre, che si risentisse in Affrica il contraccolpo della -crociata di San Bernardo. Ruggiero, pacificato co’ fautori del papa, -ma ad un tempo minacciato da’ due imperatori, entrò nelle pratiche -della crociata, per assicurarsi da quello di Germania e volgere le armi -della croce contro il bizantino; profferse aiuti, die’ consigli: e non -ascoltato, volle far le viste di pugnar anch’egli per la Fede, mentre -Tedeschi e Francesi, passato il Bosforo (settembre ed ottobre 1147) -travagliavansi indarno in Siria; e i Cristiani di Spagna, insieme con -Inglesi e Normanni, combattevano gli Infedeli in Portogallo, e insieme -coi Genovesi, lor prendeano Almeria e s’apprestavano ad espugnare -Tortosa. Assaltando l’Affrica dunque nella state del quarantotto, -il re di Sicilia comparia per la prima volta nel grande accordo -cattolico; ne usava gli avvantaggi; e ci guadagnava anco di esercitare -alla guerra e mantenere ad altrui spese il grosso navilio, armato -l’anno avanti contro Manuele Comneno e necessario tra non guari a -difendersi dall’impero bizantino, ovvero ad assalirlo nuovamente.[165] -I compilatori musulmani, ignari di tuttociò, appongono a Ruggiero -più crudele malizia: ch’ei volle usare la carestia ond’era afflitta -l’Affrica, e che affrettossi, temendo non gli fuggisse l’occasione. -Nè forse vanno errati del tutto. Dobbiam noi supporre nella più -parte dell’Affrica propria quel che sappiamo di Mehdia: disordinate, -cioè, per cagion della fame, le milizie, morta la più parte de loro -cavalli, esausto l’erario, e prostrate tutte le forze sociali.[166] -Que’ notabili, infine, venuti a cercare scampo in Sicilia, eran buoni -strumenti in man d’uomini come Ruggiero e Giorgio, se non foss’altro, -per dare ragguagli. Nè potea mancar la tradigione in quel manifesto -precipizio di casa Zirita. Sappiamo che un kâid, venuto negli ultimi -tempi, messaggiere di Hasan in Palermo, se ne tornò a casa coll’_amân_ -di Ruggiero che gli assicurava la vita e la roba, per sè e’ suoi.[167] - -Entrando la state, Giorgio salpò dai porti di Sicilia, con -dugencinquanta legni carichi di uomini, d’armi e di vittuaglie. -Approdato alla Pantellaria, fece prendere improvvisamente una barca -mandata da Mehdia a sopravvedere le sue mosse; vi trovò le gabbie -de’ colombi messaggeri; giuratogli dall’ufiziale di Hasan non essere -stato spacciato altro avviso, costrinselo a scrivere di propria mano, -come de’ legni testè arrivati di Sicilia portavano che l’armata degli -Infedeli fosse partita per l’Arcipelago. Grande allegrezza destò in -Mehdia cotesto annunzio; ma non durò oltre l’alba del lunedì, due sefer -del cinquecenquarantatrè (22 giugno 1148) quando comparve all’orizzonte -tutto il navilio siciliano, che a forza di remi penosamente -s’avvicinava, contrastato da un gagliardo vento. Avea Giorgio misurato -il cammino in guisa da por la gente su l’istmo innanzi giorno; talchè -all’aprir le porte della città, le si trovassero guardate di fuori ed -anima viva non ne scampasse. Ma fallito, per cagion del vento, cotesto -disegno, l’Antiocheno cercò di tener a bada i cittadini finchè tutta -l’armata potesse arrivare a terra. Gittata l’àncora lungi dal porto, -mandò per un suo legnetto veloce a dire ad Hasan, non temesse; ei -veniva amico e leale osservatore de’ trattati; chiedea soltanto gli -desse in mano gli uccisori di Jûsuf e, non potendo, inviasse le sue -genti per combattere insieme con quelle del re contro gli occupatori di -Kâbes. Convocati dal principe i dottori della legge e gli ottimati, non -era chi non capisse che suonava l’ultim’ora di casa Zirita: nondimeno -i più animosi consigliarono la difesa. Hasan, fosse abnegazione o -sgomento, e ch’e’ si vedesse intorno visacci da traditori, troncò la -disputa. Ricordò le milizie poche e lontane, a campo a Tunis; la città -aver appena vivande per un mese; circonderebbela il nemico per mare e -per terra e la prenderebbe inevitabilmente per battaglia o per fame: -ed allor che avverrebbe? Più che il regno, più che i suoi palagi, egli -amava i Musulmani; volea camparli dalle uccisioni, dal saccheggio, -dalla cattività. “Io non manderò mai, conchiuse, i miei insieme coi -Cristiani a combattere Musulmani: nè a prezzo di tanta infamia pur -salverei la città, sol darei tempo al nemico di coglierci tutti alla -rete. Non v’ha scampo che nella fuga. Io monto a cavallo e chi vuole -mi segua.” E fatto un fascio delle cose più preziose e manesche, andò -via in fretta, con la famiglia e gli intimi suoi. Molti cittadini gli -tenner dietro; portando seco le donne, i figliuoli, il danaro e la -roba di pregio, come ciascun potea. Molti si nascosero nelle case de’ -Cristiani e nelle chiese. - -Sbarcato Giorgio in su l’ora di vespro,[168] senza trar colpo, fece da -buon massaio, pratico de’ luoghi e delle usanze, e da statista savio -ed umano. Corre difilato alla reggia; la quale trovando intatta, mette -i suggelli alle porte de’ tesori, pieni di belli e preziosi arredi e -d’ogni cosa più rara, accumulata per due secoli dalla schiatta di Zîri; -fa serrare in una palazzina le donne dell’harem e alquanti bambini -di Hasan, lasciati addietro nella fuga. Conservato così quanto il -fisco poteva usare o vendere, Giorgio raffrenò i suoi che avean dato -il sacco alla città per un paio d’ore: bandì si cessasse dal sangue -e dalla rapina. Con maggior cura avea messi in salvo i Cristiani, -facendoli uscir di Mehdia e di Zawila; e rizzò per loro le tende -nel piano che dividea la fortezza dal sobborgo, o vogliam dire l’una -dall’altra città, come le chiamano entrambe gli scrittori arabi di quel -tempo.[169] - -Al tramonto del sole era assettato ogni cosa; talchè la sventura di -Mehdia principiò e finì con quella giornata. La gente del paese chiamò -questo il caso del lunedì, notando con altri giorni della settimana due -o tre altre depredazioni de’ Rûm.[170] La dimane pensò l’ammiraglio -ai fuggitivi. Mandò a ricercarli i lor concittadini stessi delle -milizie rimasi in Mehdia; li provvide di giumenti, per riportar le -donne e i bambini: e bandì, con questo, l’_amân_: che potesse chiunque -ritornare in città, sicuro della persona e dell’avere. Furono salve -così le migliaia che stavano per morir di fame e di sete in quelle -lande, ancorchè fosse tra loro chi avea lasciato a casa, dicon le -croniche, ogni ben di Dio. Giorgio chiamò anco in città gli Arabi che -vagavano pe’ dintorni; li allettò con larghi doni e buoni trattamenti: -dispensò denari e vittuaglie a’ poveri di Mehdia; prestò capitali -a’ primarii mercatanti, perchè continuassero lor traffichi; pose a -rendere giustizia un cadì accetto all’universale. Altro aggravio non -ebbero i Musulmani che la gezìa. I bambini di Hasan, con le schiave -emancipate[171] lor madri, furono ben trattati dal vincitore e mandati -in Sicilia. A capo d’una settimana, tutti gli abitatori di Mehdia e di -Zawila, rassettati ne’ loro focolari, attendeano alle industrie, queti -e forse contenti. Parve a Giorgio che gran parte dell’armata si potesse -allontanare senza pericolo.[172] - -Mandò pertanto una squadra a Susa, un’altra a Sfax; delle quali la -prima occupava di queto la città, il dodici sefer (2 luglio); poichè -il governatore, Ali, figliuolo di Hasan, risaputa la fuga del padre, -era andato a ritrovarlo con seguito di pochissimi cittadini e gli -altri immantinenti si arresero. Viveano a Sfax uomini di tempra più -dura, come si vedrà nel progresso degli avvenimenti. Accorse molte -torme d’Arabi in aiuto di Sfax, i cittadini resistettero a’ Siciliani -sbarcati dalla squadra; s’arrischiarono anzi ad una sortita. E i -Cristiani a fuggire, tanto che li attirarono ben lungi dalle mura. -Quivi rifan testa; si gittano di mezzo a’ disordinati; li sbaragliano, -cacciando chi alla campagna, chi alla città; rinnovano la battaglia -sotto le mura: alfine entrarono il ventitrè di sefer (13 luglio). -Gran sangue indi fu sparso; poi si die’ mano a far prigioni e in -ultimo si bandì l’_amân_, come a Tripoli ed a Mehdia: i fuggiti -ritornarono, riscattarono le donne e i figliuoli. Fu lasciato anco -un presidio cristiano nella fortezza; e posto un’_âmil_ a reggere -la città. Fu questi Omar-ibn-abi-l-Hasan-el Foriani, il cui padre, -con magnanimo intento, volle andare statico in Sicilia.[173] Stette -saldo, con l’aiuto degli Arabi, il forte castello di Kalibia; anzi i -Musulmani, usciti a combattere fecero strage degli assalitori, sicchè -la squadra ritornò malconcia a Mehdia.[174] Ci sembra in vero che il -re di Sicilia non abbia voluto stendersi troppo verso Ponente, dove i -Beni-Hammâd, per l’asprezza de’ luoghi e l’amistà degli Arabi, stavano -assai più saldi che i lor congiunti di Mehdia. Rattennerlo anco i -pensieri della guerra bizantina, alla quale era uopo che presto o -tardi ei si volgesse; nè ebbe ad aspettar più d’un anno. Il conquisto -in Affrica limitossi, dunque, a quella parte della costiera che si -stende da Tripoli di Barbaria al Capo Bon.[175] Fu compiuto entro un -mese. Ruggiero approvò gli ordinamenti dell’ammiraglio; concedendo -all’Affrica propria un _amân_, generale. Del quale atto, ancorchè -manchi il tenore, la sostanza era quella che abbiamo esposta ne’ -singoli casi: continuassero i Musulmani a vivere secondo lor leggi -e con loro magistrati; pagassero la gezìa; governasseli a nome del -re di Sicilia un _’âmil_, il quale mandava statico in Palermo alcun -suo stretto parente. Come fosse pagata la gezìa non si ritrae, se -immediatamente da ciascun musulmano o giudeo, ovvero dalle comunità, -che mi sembra più verosimile. Credo inoltre fossero state mantenute -le gabelle che solea riscuotere il fisco zirita, non però le più -odiose ed apertamente illegali; poichè gli scrittori arabi lodan tutti -la giustizia del governo cristiano sotto Ruggiero, ed affermano che -le belle promesse date nel suo _amân_ furono fedelmente osservate -finch’ei visse. Leggiamo in particolare nella storia d’Ibn-Abi-Dinâr, -che il _kharâg_, o vogliamo dire tributo fondiario, fu riscosso con -benignità.[176] - -Non isfuggì agli storici musulmani il fatto, che i conquisti siciliani -in Affrica, sostarono per la guerra di Grecia. E di questa dicono -essere stata aspra e lunga, e danno l’episodio, notissimo nelle -croniche latine, che Giorgio d’Antiochia osò entrare nel porto di -Costantinopoli, prendervi parecchie navi e trar saette alle finestre -della reggia. Aggiungono che la vittoria sempre rimase al re di -Sicilia, ancorchè il principe di Costantinopoli fosse di que’ tali -“che niuno si scalda al medesimo fuoco con esso loro;” ch’è, come noi -diremmo: era uomo da non lasciarsi posar mosca sul naso. - -A Giorgio d’Antiochia dan merito gli scrittori musulmani d’ogni -trionfo in Affrica e in Levante; notano che alla sua morte le armi -siciliane si arrestarono, non sapendo il re a chi affidarle: ed a -lui, sì come a Ruggiero, è aperto un capitolo apposta nelle biografie -degli illustri Musulmani per Sefedi, autore del decimoterzo secolo. -Il quale, al paro che Ibn-el-Athîr, intitola Giorgio “vizir del re -Ruggiero, l’occupatore del regno di Sicilia:” dond’e’ si vede che i -Musulmani di Sicilia, i quali davano ragguagli della corte di Palermo -a’ loro correligionarii, teneano l’ufizio di grande ammiraglio identico -a vizir, che torna in que’ tempi a primo ministro. Dobbiam anco a’ -Musulmani le note necrologiche di questo valente cristiano; ritraendosi -da loro soltanto ch’ei morì, con grande allegrezza de’ Credenti, -l’anno cinquecenquarantaquattro dell’egira (11 maggio 1149 a 29 apr. -1150) straziato di tante infermità, massime le morìci e il mal di -pietra.[177] - -Già la fortuna voltava le spalle a Ruggiero. Non fermi per anco i suoi -acquisti in Affrica, li minacciarono gli Almohadi; setta di Berberi, -fieramente avversa agli Almoravidi, i quali or cadeano con la stessa -prestezza con che eran surti mezzo secolo innanzi. Abd-el-Mumen, -conquistata sopra gli Almoravidi la Spagna e gran parte dell’odierno -impero di Marocco, s’avanzava alla volta di Levante, con trentamila -Unitarii, chè così suona Mowahhidi (Almohadi); occupava (maggio 1152) -quelle che si chiaman oggidì le province d’Algeri e di Costantina, -le quali rispondono a un di presso allo Stato dei Beni-Hammâd di -Bugia: talchè questo cadde a un tempo con lo Stato de’ Ziriti. -Jehia-ibn-el-Azîz, ultimo principe dei Beni Hammâd, avea tenuto quasi -prigione l’infelice Hasan, che gli chiese ospitalità dopo la caduta di -Mehdia.[178] Or l’hammadita ebbe a ventura d’imbarcarsi per la Sicilia, -altri dice per Genova; e non guari dopo ei ritornò a Bona e, rincorato, -fece prova a mantenersi nella inespugnabile rôcca di Costantina.[179] -Ripararon anco in Sicilia Hareth ed Abd-Allah,[180] suoi fratelli. - -In vero, s’egli rimanea scampo a que’ principi ed ottimati della -costiera settentrionale da Algeri a Tripoli, era nelle due genti -straniere che ultime occuparono il paese: i Cristiani di Sicilia con -loro trecento navi, e gli Arabi co’ cinquantamila cavalli. Tengo io -certo, ancorchè nol dica alcun cronista, che que’ rifuggiti abbiano -procacciata la lega tra Ruggiero e gli Arabi, che sola potea salvar -la patria loro da nuovi barbari di Ponente. Perchè sappiamo che il -re mandava a profferire agli emiri arabi il rinforzo di cinquemila -suoi cavalieri, a condizione che le tribù gli dessero statichi, -com’era costume; ma ch’essi lo ringraziarono e ricusarono, dicendo -non aver uopo d’ausiliarii, nè poterne accettare che Musulmani non -fossero. Quei masnadieri fidavano nel numero loro e nella santità -del legame con che s’erano testè confederati; avendo tutte le tribù -dell’Affrica Settentrionale, da Tripoli a Costantina,[181] fatta la -giura di combattere quella che chiamano la guerra della famiglia: onde -portaron seco loro le donne, i figli, il bestiame ed ogni cosa che -possedeano, risoluti a difenderli fino all’ultimo soffio di vita. E -scontratisi con gli Almohadi nelle montagne di Setif, il primo sefer -del cinquecenquarantotto (28 aprile 1153), pugnarono per tre giorni; -finchè, mietuti i più, fu preso il campo. Allora Abd-el-Mumen fe’ -condurre le donne e i bambini, illesi da tutt’oltraggio, a Marocco, e -poi li rese agli Arabi; e questa fu vera vittoria che domò quegli animi -feroci.[182] - -Dileguata così ogni speranza di collegarsi con le tribù, Ruggiero -pensò ad assicurare il nuovo dominio contro gli Almohadi, mandando in -Ponente l’armata, condotta da un Filippo di Mehdia, apostata musulmano, -del quale occorrerà dire largamente nel capitol che segue. Il quale -assalì Bona, testè abbandonata dal governatore hammadita, ma non -occupata per anco dagli Almohadi; espugnolla di regeb del medesimo -anno dell’egira (4 novembre a 3 dicembre 1153) con l’aiuto degli Arabi -del contado, e fecevi prigioni e bottino; ma chiuse gli occhi alla -fuga degli _’ulemâ_ e di altri uomini di nota: sì che uscirono illesi -dalla città con lor sostanze e famiglie. Dopo una diecina di giorni, -partiva l’armata per Mehdia, con un po’ di prigioni; e non guari dopo -tornava in Sicilia,[183] lasciando Bona assai malconcia, sotto uno de’ -Beni-Hammâd, che non isdegnò farsi _’âmil_ di Ruggiero.[184] S’erano -sollevati, il medesimo anno, alle nuove, com’ei pare, della irruzione -degli Almohadi, gli abitatori delle Gerbe e aveano fatta strage de’ -Cristiani. L’armata andovvi, credo io, avanti l’impresa di Bona; -vendicò il sangue col sangue; mandò prigioni in Palermo quanti potè; -lasciando nel paese un pugno di gente da nulla, per coltivar la terra -tanto o quanto e servir nelle case i padroni cristiani.[185] Fu ripresa -anco l’isoletta di Kerkeni, com’e’ sembra, con lo stesso effetto.[186] -Troviamo in Ibn-el-Athîr che quel medesim’anno cinquecenquarantotto -(29 marzo 1153 a 17 marzo 1154) l’armata siciliana abbia saccheggiata -Tinnis in Egitto.[187] Io leggerei più volentieri Tenes, città vicina -al mare, sul confine dell’odierna provincia di Algeri con quella -d’Orano. La prima cosa, e’ non sembra verosimile che il re di Sicilia -abbia attaccata quest’altra briga in Levante, oltre quella coll’impero -bizantino e col reame di Gerusalemme, mentre gli rimanea tanto da fare -contro gli Almohadi. Sappiamo, al contrario, da Romualdo Salernitano -che Ruggiero, a suo proprio utile ed onore, così il cronista, avea -allora fermata la pace col califo fatemita.[188] Il Makrizi tace -quell’assalto, nella diligentissima descrizione dell’Egitto, dov’ei -nota con l’anno cinquecencinquanta (7 marzo 1155, 24 febbraio 1156) -il guasto dato dal navilio siciliano a Tinnis, Damiata, Rosetta ed -Alessandria,[189] quando Ruggiero era morto e la saviezza politica -fuggita per sempre dalla corte normanna di Palermo. Mancando per -l’appunto questa ultima scorreria in Ibn-el-Athîr, parmi verosimile -ch’ei, nell’acconciare a forma d’annali i fatti che trovava in -tante storie particolari, abbia sbagliata qui la data; ovvero abbia -letto Tinnis in luogo di Tenes e per soverchia diligenza, v’abbia -aggiunto “in terra d’Egitto.” Per vero Tenes e Tennis rassomigliansi -nella scrittura arabica quanto nella nostrale; onde facilmente si -poteano scambiar que’ due nomi da’ copisti ed anco dai più accurati -compilatori. Che che ne sia, l’armata siciliana in quegli ultimi tempi -del gran re normanno, infestava ogni anno la costiera dello Stato di -Bugia, occupata oramai la più parte dagli Almohadi. Edrîsi, che scrisse -il millecencinquantaquattro a corte di Palermo, narra che gli abitatori -di Gigel e di Collo, allo scorcio dell’inverno, “quando vien la -stagione che salpa l’armata,” soleano abbandonar le case della marina -ed emigrare nei monti, portando seco ogni cosa.[190] - -Coteste frequenti scorrerie a ponente del capo Bon e la procellosa -anarchia nella quale vissero per molti anni que’ popoli, abbandonati -dai Beni Hammâd, divisi tra loro, e minacciati a un tempo dagli -Arabi, da’ Siciliani e dagli Almohadi, m’inducono a creder vera -una pratica di Ruggiero con Tunis, della quale troviamo vestigie -molto incerte nelle memorie cristiane, al par che nelle musulmane. -Dei contemporanei, il solo Roberto, abate del Monte di San Michele, -registrò nella cronica essere stata quella città occupata dalle armi -del re di Sicilia, il millecencinquantadue: e potrebbe essere un altro -sbaglio del nome di Tenes.[191] Abd-el-Wahid da Marocco scrivea il -milledugenventiquattro, nella storia degli Almohadi, che quand’essi -presero Tunis (1159) vi regnava Ruggiero, il quale aveala affidata a un -_’âmil_, per nome Abd-Allah-ibn-Khorasân.[192] Un secolo appresso, il -Dandolo, nell’accennare a’ conquisti affricani del millecenquarantotto, -aggiungea che Ruggiero si fe’ tributario il re di Tunis.[193] E ciò mi -sembra che più s’accosti al vero. Tunis non fu mai occupata dall’armata -siciliana. Secondo le notizie ben connesse e precise che ne dà l’autore -del _Baiân_ e Ibn-Khaldûn, quella città, popolosa, ricca e piena d’alti -spiriti, ma torbidi e parteggianti, avea disdetta da lungo tempo la -sovranità zirita, e riconosciuta di nome quella degli Hammaditi, e di -fatto il governo di uno sceikh del paese, il quale chiamerei volentieri -presidente della _gemâ’_. Rimase per molti anni cotesta autorità -nella casa de’ Beni-abi-Khorasân; poi cadde in altre mani, e del tutto -dileguossi in que’ frangenti di carestia e vicin romore di Cristiani. -Il popolo che s’apparecchiava con molto ardore a respingerli, tumultuò -un giorno, vedendo caricar del grano sur una barca che si sospettò -partisse per luoghi occupati da Giorgio d’Antiochia; ond’e’ si venne -a pretta anarchia ed a guerra civile, tra la fazione della _Soweika_ -(il mercatino) e quella della _Gezîra_ (l’isola), che mi sembrerebbero -popolani e nobili: alfine la plebe richiamò i Beni-abi-Khorasân, -pria che fosse corso un anno dal conquisto di Mehdia. Abd-Allah-ibn -Abd-el-Azîz, che si può dire l’ultimo di quella famiglia, regnò per -dieci anni da tiranno; respinse gli Almohadi in un primo assedio -(1157); e la città, poco appresso la sua morte, cadde sotto il pondo -dell’oste d’Abd-el-Mumen.[194] Come ognun vede, tra questi fatti che si -ritraggono con certezza storica, non entra la supposta signoria del re -di Sicilia. Ma poichè il tiranno di Tunis, nelle ricordate condizioni -di quei paesi, non potea sperar aiuto da altra banda, mi par verosimile -ch’egli abbia segretamente fermato con Ruggiero qualche accordo non -dissimile da quello dell’ultimo Zirita di Mehdia, promettendo di -spesare forze ausiliari o di pagar la tratta de’ grani di Sicilia. -Se le passioni umane allora non operavan diverso da ciò che veggiamo -nella storia prima e poi e fin oggi, la corte di Palermo per vanità, -il popol di Tunisi per sospetto geloso, quando trapelò quel trattato, -gridarono a una voce che l’Ibn-abi-Khorasân s’inginocchiava, tributario -e vassallo, a’ piè di Ruggiero; non altrimenti di quel che dissero -di Hasan gli scrittori seguiti da Ibn-abi-Dinâr. E più incerta dovea -rimanere la memoria del fatto, dopo il mutamento di regno, che di -lì a poco spezzò tutte le fila ordite in Palermo e dopo la terribile -reazione che seguì in Affrica contro i Cristiani e lor fautori, della -quale noi diremo nel regno di Guglielmo il Malo. - - - - -CAPITOLO III. - - -Ritornando un po’ addietro ne’ tempi, egli è da ricordare che il -riconoscimento del novello reame non tolse a Ruggiero l’ambizione, -nè alla corte di Roma la voglia di molestarlo; donde or il papa -ricusò di consacrare i vescovi[195] e cavillò su le prerogative della -corona;[196] ora il re mandò eserciti ad occupare i dominii papali. -Ma quando Corrado III, imperatore eletto, parlò di calare in Italia, -e Arnaldo da Brescia infiammò i Romani a ristorare il Senato sotto il -trono d’un Cesare tedesco, allora, quell’altalena fatale che tolse -per mille anni ogni assetto e riposo alla patria nostra, spinse il -papato ad accostarsi al regno, guelfo per sua natura. Udiasi allora per -la prima volta cotesto nome di parte, sendosi levato in arme contro -l’imperatore il duca Welf: al quale il papa e Ruggiero dettero aiuto -per alimentar la guerra civile in Germania. Le ricchezze guadagnate -sopra i Musulmani d’Affrica, l’industria della Sicilia, l’ubertà della -Puglia, fornirono i danari che Ruggiero somministrava ai ribelli:[197] -e porgeane anco al papa, per corrompere o combattere i Romani, -promettendogli inoltre rinforzi di gente. E tra quelle tenerezze -il papa a confermare il privilegio della Legazione apostolica di -Sicilia;[198] a favorir le pratiche di Ruggiero in Germania. Nel corso -delle quali avvenne che i partigiani del papa in Roma ricettassero -occultamente i messaggi del re e che il Senato li catturasse con le -lettere ch’e’ recavano e con loro famigli saraceni; ma poi lasciolli -andare.[199] Possedendo in grazia di Ruggiero il nervo della guerra, il -papa e i cardinali si vantavano di serrare in un canile “come veltri -e mastini, gli imperiali e i Greci di Venezia, sì che non potessero -mordere il Siciliano, ausiliare di Santa Chiesa.”[200] - -Intanto i veri capi della Chiesa annidati, come già abbiam detto, -ne’ monasteri di Francia, aiutavano con lo ingegno e co’ raggiri la -fuggitiva corte di Roma e favorivano di rimbalzo il re di Sicilia. San -Bernardo, barattando le carte, come soglion far sempre, e mutando in -caso di teologia la quistione politica, si messe a fulminare Arnaldo -per tutte le scuole e le corti d’Europa; tanto che l’imperatore Corrado -non osò accostarglisi. La crociata, poi, predicata dall’apostolo -cattolico, venìa sì bene in acconcio alla corte di Roma, da far -credere ch’egli avesse voluto a un tempo stender la mano a’ travagliati -Cristiani di Siria e mandare Corrado a coglier allori, e fors’anco la -palma del martirio, lì verso l’Eufrate, in vece di calare in Italia a’ -danni del papa. Dopo la rotta e il ritorno de’ Crociati, s’interpose -tra Corrado e Ruggiero un altro prelato francese di gran fama, Pietro, -detto il Venerabile, Abate di Cluny, negoziatore volontario di faccende -politiche in tutta Europa, assiduo viaggiatore in Italia e Spagna, -scrittore di polemica contro l’islamismo ed auspice della prima -traduzion latina del Corano.[201] Costui, ragguagliando di sue pratiche -il re e domandandogli intanto qualche larghezza a prò de’ monaci, gli -sciorinava quante lodi ei sapesse accozzare in suo latino e diceagli -bramar “che fosse unita al felice reame di Sicilia la misera Toscana -e qualche provincia finitima.”[202] Così Ruggiero usava gli amici -ecclesiastici ed essi lui. Che se adoperolli invano nelle trame contro -Ramondo principe d’Antiochia, il cui stato ei pretendea com’erede del -cugino Boemondo,[203] conseguì pure l’intento suo principale, ch’era di -trattener Corrado di là dalle Alpi. La costui morte, succeduta a tempo -(1152) fu attribuita a veleno ed apposta a Ruggiero[204] dai Ghibellini -più ardenti; i quali sel trovavano sempre in mezzo a’ piedi, col suo -danaro, con le sue arti di regno, con la sua fama di adetto in ogni -scienza umana o infernale. - -Giovò l’impedimento di Corrado a render vani gli sforzi di Manuele -Comneno, che s’era collegato con lui contro la nuova potenza surta -nell’Italia meridionale. Ruggiero non aspettò l’assalto de’ Bizantini. -Affidato, com’e’ pare, nei novelli amici ch’eran sì possenti in -Francia, ei volle tirar Lodovico VII a una lega contro Manuele: e -pensando che cosa fatta capo ha, ruppe la guerra appunto quando i -Crociati passavano nell’Asia minore; onde il bizantino si trovava -impacciato; il francese vicino, adirato e disposto a punire la perfidia -di quello. Mandò Ruggiero dunque in Levante Giorgio d’Antiochia; -il quale, salpando da Brindisi (settembre 1147?) occupava Corfù; -correa fino alla punta meridionale del Peloponneso; dava il guasto a -Monembasia. Ma non assentendo Lodovico alla lega contro il Comneno, -tornò addietro d’un subito l’armata siciliana, in guisa da fare scorger -nella ritirata il dispetto dell’occasione fallita. Giorgio si messe a -depredar le costiere dell’Etolia e dell’Acarnania; entrò nel golfo di -Corinto; mandò le gualdane infino a Tebe; prese Corinto stessa e la -sua rôcca; per ogni luogo frugò i ricchi con piglio da masnadiere, fece -fardello d’ogni roba preziosa, menò cattivi gli Ebrei e i benestanti, -uomini e donne; rapì anco l’industria, portando via gli operai della -seta. Quindi altri opinò che i prigioni di Tebe e di Corinto avessero -primi recato il setificio in Palermo, non sapendo che quivi da molto -tempo l’esercitavano i Musulmani. - -Correndo la state del quarantotto, l’armata siciliana andò all’impresa -d’ Affrica. Ma allo scorcio dell’anno, Manuele, libero dalla paura de’ -Crociati, s’apparecchiava alla vendetta. Acconciatosi co’ Veneziani, -sì che gli fornirono possente navilio; vinti i Patzinaci, Manuele -assediava Corfù, difesa da mille uomini dello esercito siciliano; -respingea l’armata vegnente all’aiuto, e dopo due anni riducea -per fame l’inespugnabile fortezza (1150). Seguì durante l’assedio -quell’arrisicata fazione delle quaranta galee siciliane ch’entrarono -nel porto di Costantinopoli, sbarcarono ne’ giardini imperiali e -tirarono saette affocate nelle finestre della reggia; di che la fama -giunse ne’ paesi musulmani.[205] In uno degli scontri del navilio -siciliano col bizantino trovossi avvolto il re di Francia che mesto -ritornava dalla crociata; il quale fu preso da’ Greci, liberato da’ -Siciliani e condotto a Ruggiero, che gli fece grandissimo onore (agosto -1149). Le guerre poi sul Danubio, le fortune di mare, la dappocaggine -delli ammiragli e la morte di Corrado, ritardarono la impresa di -Manuele Comneno fino alla morte di Ruggiero.[206] - -Il quale terminò il glorioso regno con un _auto da fe’_. Qual che fosse -l’origine di Filippo di Mehdia, sia musulmano dell’isola detto Mehdiano -dalla patria de’ suoi maggiori, o sia nato veramente nella capitale -zirita, era egli battezzato, come gli altri paggi del re, nè cristiani -nè musulmani, nè uomini nè donne. Cresciuto a corte, mostratosi buon -massaio, il re l’avea preposto all’azienda del palagio, indi creato -ammiraglio alla morte di Giorgio e mandato all’impresa di Bona; il che -mi conduce a crederlo creatura dell’Antiocheno e suo compagno nelle -guerre d’Affrica. Leggiamo il caso negli annali d’Ibn-el-Athîr, che -forse il togliea dagli scritti del contemporaneo Ibn-Sceddâd; e più -largamente ne tratta un luogo di Romualdo Salernitano, interpolato -com’è parso ad autorevoli critici, ma contemporaneo in ogni modo, e -degno di fede. L’un racconto come l’altro fa scoppiare improvvisa la -collera del re contro Filippo, al suo ritorno da Bona: non ostante il -trionfo e la riportata preda, al dire del latino; e al dire dell’arabo, -appunto per aver chiusi gli occhi tanto che i notabili musulmani -si messero in salvo. Fu accusato di simular la fede; e davano gli -amminicoli: che entrasse in chiesa per apparenza, ma frequentasse -occulto le moschee, fornissevi l’olio alle lampadi, inviasse offerte -al sepolcro di Maometto, si raccomandasse ai sacerdoti del luogo e -non rifuggisse dal cibarsi di carne il venerdì e ne’ giorni della -quaresima. Così il narratore latino. L’arabo compendia l’accusa in -questo che Filippo e gli altri paggi convertiti mangiassero lietamente -quando il re digiunava. E non occorre dire che testimonii provarono -il delitto, ancorchè l’accusato negasse ostinatamente. Fu tradotto, -secondo il narratore musulmano, dinanzi i vescovi, i preti e i -cavalieri; secondo il cristiano, dinanzi i conti, i giustizieri, i -baroni e i giudici. Abbiam dalla stessa fonte cristiana ch’egli implorò -grazia, e che Ruggiero, tanto più adirato, piangendo di collera, -esortò il tribunale a severissima giustizia, dicendo: aver allevato -in corte questo ribaldo, amatolo come fedel servitore; il quale se -avesse offeso lui medesimo, se avesse rubato mezzo il tesoro regio, -ei gli perdonerebbe; ma volea vendicare l’oltraggiata religione; -sapesse bene il mondo che per questa santa causa egli farebbe pur -cascare il capo del suo proprio figliuolo. Trattisi in disparte, -dopo lunga deliberazione, dettarono questa sentenza: “che Filippo, -delusore del nome cristiano, dedito all’opera della infedeltà sotto -il velame della fede, sia arso da ultrici fiamme; affinchè, non avendo -eletto il fuoco della carità, senta quello del rogo; nè rimanga alcuno -avanzo di cotesto scellerato, ma, fatto cenere, ei passi dal fuoco -temporale all’eterno, dove per sempre arderà.” Ho tradotte le parole -della cronica, la quale par abbia copiata la sentenza del magistrato -laico, passando sotto silenzio il giudizio ecclesiastico che dovea -precedere. Di questo riman vestigia nella narrazione musulmana la quale -nomina insieme i due ordini di giudici, quasi avessero composto un sol -tribunale. Il Gregorio riconobbe nel caso di Filippo la giurisdizione -dell’alta corte de’ Pari;[207] ma non volle rimestare di troppo quella -prima gesta del Tribunal della Santa Inquisizione, il quale, quando -scrisse il gran pubblicista, dava ancora i brividi all’onesta gente in -Palermo, essendovi stato abbattuto appena da venti anni. - -Alzarono il rogo di faccia al palagio stesso del re; presedette al -supplizio il giustiziere. L’eunuco, legato a un cavallo indomito, -fu strascinato infino al rogo, e quivi disciolto e gittato semivivo -nelle fiamme. I complici e consorti, puniti anco di morte, aggiugne -laconicamente la narrazione cristiana e finisce esclamando, con la -stesse parole con che principia: ecco quant’era cristiano il buon re -Ruggiero! Porta la narrazione arabica che Filippo fu arso del mese -di ramadhan, il qual mese sacro dei Musulmani tornava nel 1153 tra -il novembre e il dicembre; che Iddio non fece sopravvivere Ruggiero -a lungo e che questo supplizio fu il primo tracollo de’ Musulmani di -Sicilia.[208] S’io ben m’appongo, questo detto, confermando le altre -condannagioni alle quali accenna la narrazione cristiana, prova esser -seguita in Sicilia, allo scorcio del millecencinquantatrè, una vera e -grave persecuzione religiosa. - -Perchè la mosse Ruggiero? Di certo le vittorie degli Almohadi in -Affrica, gli armamenti di Manuele Comneno nell’Adriatico, la morte di -tre figliuoli e di due mogli entro nove anni, la malattia che consumava -la sua propria persona in quell’inverno, non poteano non agitar -profondamente il suo spirito, nudrito di credenze soprannaturali, tra -ortodosse, astrologiche e musulmane. Ci si dice inoltre che in quegli -ultimi tempi, allontanatosi alquanto dalle cure mondane, egli s’adoprò -“in tutti i modi” a convertire musulmani e giudei e profuse più che mai -danari nel culto.[209] Potremmo supporlo dunque diventato bacchettone -per indebolimento di cervello, siccom’è avvenuto a tanti altri dotti -e forti uomini. Ma più verosimile è che Ruggiero abbia voluto dar uno -esempio e riformare a suo modo la corte, dove i vinti guadagnavan -la mano a’ Cristiani. Egli mandò al rogo Filippo un mese dopo -quell’impresa di Bona sciupata, come parve, per contemplazione verso i -Credenti: onde non occorre ch’altri ci narri le querele che ne sursero -nell’armata, nel baronaggio, nel clero, contro i favoriti musulmani -del re. E questi era avvolto oramai nelle fila della diplomazia -ecclesiastica, niente amica, al certo, di ministri così fatti. Un -monarca d’oggi li avrebbe congedati; un del secolo decimosettimo, -gittati in fondo d’un carcere; Ruggiero, che visse nel duodecimo e -ch’era tenuto crudelissimo anche allora, arse il principale, mozzò -il capo agli altri e si rallegrò forse di avere assettata la corte, -soddisfatto al popolo, a’ grandi, a’ potentati amici e guadagnato, chi -sa? il paradiso. - -Morì a capo di due mesi, il ventisette febbraio -millecencinquantaquattro, all’età di cinquantotto anni,[210] sospinto -alla tomba dalle voluttà, come notarono i prelati della corte. Delle -sue virtù, de’ vizii e delle cose operate al di fuori abbiam già -detto quanto basta al nostro argomento. Ci riman ora a trattar con la -stessa misura l’interno reggimento del paese e la tempra e coltura -dell’ingegno di questo gran principe; di che noi caverem le notizie -dagli scrittori musulmani al par che da’ cristiani; poich’egli lasciò -orma di sè in ambo le civiltà del tempo suo. Ed entrambe lo dipinsero -in loro stile. L’una per man dello Abate di Telese, di Romualdo -arcivescovo di Salerno, d’Ugo Falcando, di Pietro il Venerabile: -prelati italiani e francesi, nutriti di letteratura latina. L’altra, -or con l’asiatico lusso delle immagini, nella Prefazione dell’Edrîsi, -letterato, scienziato e rampollo di principi; or con le secche -note di cronaca raccolte da Ibn-el-Athîr negli Annali, e dal Sefedi -nell’articolo biografico, intitolato appunto a Ruggiero.[211] - -Il Falcando loda in lui l’abbondanza degli spiriti vitali, il pronto -ingegno, l’operosità, la vigilanza, la maturità di consiglio nelle -faccende pubbliche.[212] Edrîsi, dopo lunga parafrasi di queste -medesime idee, le stringe nell’epigramma che Ruggiero fea più dormendo -che ogni altr’uomo vegghiando.[213] Parco allo spendere, fuorchè -nelle cose della guerra, nelle scienze e ne’ monumenti, studiosissimo -ei fu di accrescere le entrate dello erario[214] e sì diligente -nell’amministrarle, che ne’ ritagli di tempo metteasi a frugare i -conti.[215] La sicurezza, la pace e la prosperità di che si godea ne’ -suoi dominii, recarono stupore all’Europa in quell’età di violenze -feudali:[216] onde non esagera Edrîsi, là dov’ei dice, che Ruggiero -fe’ piegare il collo ai tiranni[217] e che, inalberando il vessillo -della giustizia e dando al popolo quiete e buon governo, ei costrinse -i regoli a ubbidirlo, a vestire la sua divisa, a consegnargli le -chiavi di ciascun paese.[218] Riformò gli ordini giudiziali; fece -osservare le leggi con rigore, anzi crudeltà, di che il Falcando lo -scusa con la necessità del regno nuovo. Nell’opera di perfezionare il -civil governo in Sicilia e d’assuefar a quello i baroni e le città di -Terraferma, egli studiò gli esempii di fuori e chiamò in aiuto valenti -uomini d’ogni linguaggio e d’ogni setta.[219] Donde un francese vanta -la predilezione del re pei Francesi;[220] un musulmano gli dà lode di -proteggere ed amare particolarmente i Musulmani;[221] similmente un -bizantino avrebbe potuto affermare il privilegio della schiatta greca, -nominando Giorgio d’Antiochia; ed un italiano avrebbe forse vinta la -gara, ricordando che Arrigo de’ marchesi Aleramidi fu quel desso che -fabbricò la corona al nipote.[222] - -Abbozzato già nel quinto libro il reggimento normanno, io vo’ ricordar -qui di volo quelle istituzioni che riferisconsi con certezza a re -Ruggiero, anzi che al padre. Delle quali gravissima parmi l’ordinamento -de’ magistrati provinciali, ignoto sotto il primo conte, necessario -a far sentire da presso una mano assai più forte ch’esser non potea -quella degli ufiziali del principe in ciascun comune, sopraffatti per -avventura da’ vicini feudatarii e da’ prelati. Seguendo l’uso di tenere -unita l’autorità che noi distinguiamo in amministrativa e giudiziale, -Ruggiero sostituì ai vicecomiti i baiuli, delegati generali del governo -nella città e primi giudici in materia civile e correzionale.[223] -Egli istituì primo i camerarii e i giustizieri, magistrati provinciali: -preposti gli uni all’azienda, con giurisdizione d’appello nelle cause -civili e di prima istanza in quelle concernenti i feudi secondarii e -in ciò ch’or diciamo il contenzioso amministrativo; giudici gli altri -delle liti civili relative ai feudi principali e delle cause criminali -ch’eccedessero la competenza dei baiuli e delle curie baronali.[224] -Certo al pari e’ mi sembra che re Ruggiero abbia data migliore forma -ad un tribunale supremo preseduto dal principe, simile a quello de’ -Bizantini nelle materie civili[225] e de’ Musulmani pei delitti di -maestà.[226] E veramente la tradizione arabica afferma che Ruggiero, -succeduto al padre, imitò i principi musulmani con creare i _giânib_, -gli _hâgib_, i _selâhia_, i _giandâr_ e altri simili ufiziali; ch’egli -scostossi dagli usi de’ Franchi, i quali non aveano idea d’ordini così -fatti; e che pose il _Diwân-el-mozâlim_, (noi diremmo, la Corte de -Soprusi) al quale si recavano le querele degli offesi; e il re facea -giustizia a costoro, foss’anco contro il proprio suo figlio.”[227] -Degli altri ufizii diremo or ora. Ravvisò il Gregorio in questa Corte -de’ Soprusi la _Magna Curia_, che i pubblicisti siciliani solean prima -di lui riferire a Federigo imperatore; ed ei tirolla su ai tempi di -Ruggiero, la distinse dall’alta corte de’ Pari, la paragonò alla corte -del Banco del re, ch’ei suppose istituita in Inghilterra da Guglielmo -il conquistatore.[228] Ma i pubblicisti inglesi confessano in oggi -non veder chiaro nell’XI secolo quel sistema di giurisdizione suprema -che comparisce appo loro al principio del XIII; ond’essi pensano che, -ne’ primi tempi de’ re normanni, l’Inghilterra non abbia avuta altra -corte di giustizia che quella de’ Pari, talvolta piena e più sovente -ristretta; non essendo stato in quella età agevol cosa ragunare i -feudatarii ad ogni uopo della giustizia ordinaria. Nè più di questo -parmi si possa affermare della Sicilia nel XII secolo; se non che -aggiugnerei avere Ruggiero composta regolarmente la corte de’ Pari -ristretta, facendovi sedere i giustizieri ed anco de’ giudici, e -adoperandola come magistrato ordinario e supremo, senza restringere -la sua giurisdizione ai grandi feudatarii. E parmi sia stata questa -in Sicilia la corte che condannò al fuoco Filippo di Mehdia: innanzi -alla quale dicea Ruggiero, secondo la narrazione cristiana, che non -gli sarebbe rifuggito l’animo dal punire il proprio figlio:[229] le -medesime parole per l’appunto, con che la tradizione musulmana esprime -l’alto impero e severa giustizia del _Diwân-el-mozâlim_, preseduto dal -re. - -Lascio indietro gli ordinamenti proprii della popolazione cristiana, -sempre più cresciuta nell’isola al tempo di Ruggiero; la colonia e -il vescovado ch’ei fondava in Cefalù; l’archimandritato istituito -in Messina per ordinare i monasteri greci e forse le popolazioni; -le sue leggi che ci venga fatto di spigolare;[230] i grandi ufizii -della corona ch’egli imitò dalle corti occidentali: cancelliere, -giustiziere, camerario, protonotaio, connestabile; qualificati di -grandi per significar l’autorità superiore.[231] Delli ammiragli ho -discorso a lungo.[232] Ho toccato anco dei servigi della corte affidati -la più parte a’ paggi.[233] Secondo uno scrittore che allegammo -poc’anzi,[234] Ruggiero ordinò ad esempio delle corti musulmane -quegli ufizii domestici, le cui denominazioni, arabiche o persiane, -attestano la origine, che torna sovente ai Fatemiti d’Egitto. Erano gli -_hâgib_, propriamente uscieri, spogli bensì del gran potere ch’ebbero -a Cordova e altrove;[235] i _giânib_, come sarebbe a dire aiutanti -di campo;[236] i _selâhia_ che torna a scudieri;[237] i _giandâr_ o -forse _giamdâr_, vestiarii;[238] ed altri, dice il testo, alludendo a -note denominazioni:[239] a quella gerarchia di servitori intrecciata -con le dignità dello Stato, la quale i Bizantini tolsero da’ despoti -persiani e detterla ai Musulmani ed ai re dell’Occidente. Il più delle -volte non era divario che nel nome. Il gran siniscalco non potea -mancare in Sicilia; ancorchè si vegga al tempo stesso di quello il -_magister_ latino, che risponde all’uficio e sembra testo o traduzione -dell’orientale _ostadâr_.[240] Son qui da ricordare i _kâid_ de’ quali -si è trattato a lungo, or capitani propriamente detti di pretoriani, -or segretarii, computisti e per fin camerieri,[241] come un _ferrâsc_ -che appo noi suona “rifa’ letti.”[242] V’era anco un paggio musulmano -ispettore della cucina,[243] ed uno preposto al _tirâz_. - -Con tal voce persiana chiamaronsi le vestimenta di seta ricamate -e l’opificio in cui le si lavoravano: parte essenziale d’una corte -musulmana, poichè soleano i principi donar que’ pallii in segno di -favore, o mandarne a’ grandi oficiali nel dar loro l’investitura,[244] -come appunto si disse in cristianità, per cagion di usanza non -dissimile. Ci è occorso di narrar come Ruggiero avesse inviati di tali -abbigliamenti al traditore che gli fece omaggio di Kâbes.[245] E rimane -del _tirâz_ di Palermo un lavorio sontuoso, il pallio semicircolare, -trapunto nell’area ad oro e perle con figura d’un lione che abbatte un -camelo, e in giro con bellissime lettere cufiche, portanti il nome e -le qualità di Ruggiero e la data della capitale di Sicilia e dell’anno -cinquecentoventotto (1133); il qual regio manto, per dono di alcun -re di Sicilia o rapina di Arrigo VI, andò in Germania; ed è serbato -ora a Vienna tra le reliquie del defunto impero di Carlomagno.[246] -Sappiamo dalla storia come quell’opificio fosse stato rifornito il -millecenquarantasette di belle corinzie e tebane,[247] e durasse in -fiore nel centottanta, quando l’eunuco prepostovi diceva all’orecchio -a Ibn-Giobair che le giovani musulmane del suo ovile tiravano spesso -all’islam lor compagne di nazione franca. Sembra da ciò che Ruggiero -abbia voluto onestare con quel nome l’_harem_ della reggia.[248] Da lui -o da’ successori fu anco usato l’ombrello di gala, ad imitazione dei -califi fatemiti.[249] - -Alla corte musulmana rispondean gli usi orientali della cancelleria -arabica, distinta, com’e’ mi sembra, dalla cancelleria latina, e -addetta a trattar le faccende degli antichi abitatori, sì come la -latina quelle de’ coloni. Mentre quest’ultima usava il linguaggio -latino, la data dell’èra volgare, e il suggello co’ titoli occidentali, -l’altra cancelleria adoperava or il greco or l’arabico, secondo -le genti, e talvolta l’una e l’altra lingua insieme. In testa de’ -rescritti arabici o bilingui non soscritti di propria man di Ruggiero, -si ponea all’uso musulmano lo _’alâma_, ossia il motto trascelto da -ciascun principe e scritto della man di segretario apposito, con che -si dava autenticità al diploma. Lo _’alâma_ di Ruggiero fu_ El hamd -lilaah sciakran linia’mih_ ossia “Lode a Dio per riconoscenza de’ -suoi benefizii.”[250] Copiando un po’ i principi Musulmani e un po’ -i Bizantini, Ruggiero si fece intitolare ne’ diplomi _El malek el -mo’adzdzam el kadîs_ o diremmo noi “Il re venerando e santo”[251] e -nelle monete, or _El malek el mo’adzdzam el mo’tazz billah_, ossia “Il -re venerando, esaltato per favor di Dio”[252] ora _Nâsir en nasrâniah_ -che suona “Difensor del Cristianesimo”[253] Nè altrimenti par lo -addimandassero in corte; sendo detto egli da Edrîsi “il re venerando, -Ruggiero, esaltato da Dio, possente per divina virtù,[254] re di -Sicilia, Italia, Lombardia, Calabria, (sostegno dello) imâm di Roma, -difensore della religione cristiana”[255]; e chiamata _El-mo’tazzia_, -dal poeta Abd-er-Rahman da Trapani, la regia villa di Mare-dolce -presso Palermo.[256] Nei diplomi della cancelleria bilingue soscrisse -Ruggiero sempre in greco, rendendo que’ titoli di conio orientale con -la formola “Ruggiero in Cristo Dio, religioso e possente re, difensore -dei Cristiani”[257] e quest’ultimo attributo si ritrova anco tradotto -nell intitolazione di alcun diploma latino.[258] Si scorge infine dalle -monete e dall’uso degli scrittori arabi contemporanei, che Ruggiero, -intitolatosi secondo di tal nome pria ch’ei prendesse la corona reale, -continuò sempre a distinguersi dal padre con quella appellazione, -ancorchè ei fosse stato il primo re.[259] - -Non pensava forse Ruggiero che il passatempo della scienza gli avesse a -fruttar tanta gloria, quanto le assidue cure dello Stato e le fatiche -della guerra. E pur l’Europa civile, se in oggi non ha scordato del -tutto il fondatore della monarchia siciliana, onora assai più il dotto -principe al quale è dovuta la maggiore opera geografica del medio -evo. Differendo a trattare il pregio di cotesta opera nella rassegna -scientifica e letteraria del presente periodo, noi qui toccheremo della -parte che torni a ciascuno de’ due creduti autori: Edrîsi, sotto il -cui nome corre in oggi il libro, e il re al quale l’attribuirono gli -eruditi musulmani chiamandolo “Il libro di Ruggiero” oltre il titolo -proprio, ch’è “Il sollazzo di chi ama a girare il mondo.” - -Taccion le memorie cristiane di questa vaghezza del re per gli -studii geografici, male interpretata da Falcone Beneventano, là dove -ei racconta l’aneddoto, ch’entrato Ruggiero trionfante in Napoli, -allo scorcio di settembre millecenquaranta, fece una notte misurare -l’ambito delle mura; e la dimane, ragionando co’ principali cittadini -intorno le franchige da confermare, per mostrarsi tenero assai delle -cose loro, “Ma sapete voi, lor domandò, quanto giri la città vostra?” -e rispostogli di no, “ecco ch’io vel dico, replicò: son dumila -trecensessantatrè passi, per l’appunto.”[260] - -Edrîsi descrive la formazione dell’opera con particolari di gran -momento.[261] Ei dice dottissimo il re nelle scienze “astruse e nelle -operative”[262] ossia le matematiche e le dottrine dell’amministrazione -pubblica; e che in cotesti due rami di sapere “egli creò modi novelli -maravigliosi e inventò peregrini trovati.” Allargato il regno, “ei -volle sapere con precisione e certezza le condizioni di ciascun paese -soggetto: quali fosserne i confini e le vie di comunicazione per terra -e per mare; a qual clima appartenesse, quali mari lo bagnassero, quai -golfi vi si aprissero. Volle conoscere, altresì, ogni altro paese e -regione de’ sette climi ideati da’ filosofi e determinati da’ narratori -e da’ compilatori in loro pergamene[263] e ricercar volle quanta parte -di ciascuno Stato entrasse in ciascun clima.” Nominati poi dodici -trattati geografici, tra d’antichi e d’arabi, che furono raccolti -per comando di Ruggiero, continua Edrîsi “che in tutti si notarono -discrepanze, omissioni ed errori; e che i geografi, chiamati apposta -e interrogati dal re, non ne sapeano più che i libri. Egli allor fece -venire da ogni parte de’ suoi dominii uomini esperti ed usi a’ viaggi, -e ordinò che interrogati per un suo ministro,[264] tutti insieme -e poi spicciolati, si tenesser buoni i ragguagli ne’ quali ciascun -s’accordava e si rigettassero gli altri. Durò quindici anni cotesta -esamina; nel qual tempo non passò giorno che il re non vegliasse -sul lavoro, non pigliasse conto de’ ragguagli raccolti e non facesse -opera ad appurarli. Indi ei volle vedere se tornassero precisamente -le distanze su le quali s’erano accordate le relazioni.[265] Fe’ -recar dunque una tavola graduata[266] e trasportarvi col compasso, -ad una ad una, quelle distanze; tenendo anco sott’occhio i libri -citati dianzi e ponderando le opinioni diverse: e tanto studiò -sul complesso di quei dati, ch’egli arrivò a determinare le vere -posizioni. Fe’ allor gittare, di puro argento, un gran disco diviso in -segmenti,[267] che pesò quattrocento _rotl_ italici, di cento dodici -_dirhem_ ciascuno,[268] e fevvi incidere i sette climi con le loro -regioni e paesi, le marine e gli altipiani, i golfi, i mari, le fonti, -i fiumi, le terre abitate e le disabitate, le strade battute, con -lor misure in miglia, le distanze (marittime) e i porti: nella quale -incisione fu copiato per filo e per segno il planisfero delineato -già nella tavola. Ordinò in ultimo si compilasse una descrizione -corrispondente alle figure della mappa, aggiuntovi le condizioni di -ciascun paese e contado: la natura organica,[269] il suolo, la postura, -la configurazione, i mari, i monti, i fiumi, le terre infruttifere, i -cólti, i prodotti agrarii, le varie maniere di edifizii, i monumenti, -gli esercizii degli uomini, le arti che fiorissero, le merci che si -introducessero o si traesser fuori, le maraviglie raccontate e le -supposte; e in qual clima giacesse il paese ed ogni qualità degli -abitatori: sembiante, indole, religioni, ornamenti, vestire, lingua.” -I manoscritti che ci han dato il testo fin qui con poco divario, si -discostano venendo alla intitolazione di _Nozhat el Mosctâk_, la quale, -secondo un codice, fu messa da Edrîsi, ma gli altri due, e tra questi -il più prossimo all’originale, riferisconla a Ruggiero stesso;[270] -poscia tutti d’accordo notano quella che noi diremmo pubblicazione, -fatta nella prima metà di gennaio millecencinquantaquattro, che è a dir -cinque o sei settimane innanzi la morte del re. - -La quale sendo avvenuta dopo lunga infermità, possiamo supporre che -Edrîsi abbia affrettato ed anco precipitato il lavoro da presentare, -e che per tal cagione quello sia venuto fuori men corretto, che non -portasse il disegno e non permettessero i mezzi del re. Ma di ciò -meglio a suo luogo. Fatta intanto nelle parole d’Edrîsi la tara -dell’adulazione e della rettorica, ognun vi legge che il dotto -affricano stese la descrizione, dopo avere raccolte e coordinate -le relazioni orali e confrontatele, se si voglia, coi trattati di -geografia; ch’ei forse die’ consigli su gli studii da fare e sul -metodo; ma che il concetto, l’impulso, l’ordinamento e perchè no? -un’assidua cooperazione, si deve a Ruggiero, nella cui mente le -tradizioni musulmane si univano alle bizantine ed alle latine, al genio -cosmopolita dei Normanni ed alla curiosità statistica del principe e -del capitano.[271] Tornano anco a ciò i ragguagli del Sefedi. Ruggiero -o Uggiero, egli dice, amando le dottrine filosofiche dell’antichità, -fece venir dall’_’Adwa_[272] lo sceriffo Edrîsi; indusselo a stanziare -appo di lui e fuggir i pericoli che la sua nascita regia gli attirava -ne’ paesi musulmani d’Occidente; Ruggiero gli assegnò entrate da -principe; l’onorò tanto che solea levarsi quand’egli veniva a corte -e andargli incontro e metterselo a sedere allato. La prima cosa, -costruì Edrîsi pel re una grande sfera armillare d’argento e n’ebbe in -guiderdone de’ milioni.[273] “Ruggiero poscia si consultò con Edrîsi -intorno i migliori modi d’appurare i ragguagli geografici con certezza, -non già copiando libri; ed entrambi consentirono in questo, che si -avesse a mandare apposta per tutti i paesi di levante e di ponente, -uomini sagaci e dotti, accompagnati da disegnatori, a fin di ritrarre -la figura d’ogni cosa notevole. E il re mandolli di fatto: i quali come -riportavano lor disegni, così Edrîsi li verificava; e compiuta che fu -la raccolta, ei distese la compilazione intitolata il _Nozhat_.”[274] -Opera collettiva questa fu dunque, lavoro d’una specie d’accademia -istituita da Ruggiero nella corte di Palermo, preseduta da lui stesso; -e il rampollo degli ultimi califi di Cordova n’era il Segretario -perpetuo, se ci sia permesso dar nomi nuovi e precisi a un abbozzo del -medio evo. Ognun poi vede che appo i letterati musulmani, Edrîsi dovea -a poco a poco ecclissare Ruggiero, ancorchè di questi rimanesse pure -onorato ricordo.[275] Non essendo stato il libro, per la intempestiva -morte del re, tradotto in latino, l’Europa l’ha riavuto dopo cinque, -anzi sette secoli, col nome del compilatore che forse gli rimarrà per -sempre. E così è avvenuta al regio autore fortuna contraria a quella -de’ Grandi d’oggidì che fan lavorare altrui e voglion per sè la lode. - -Quando verremo a trattare particolarmente la storia letteraria di -cotesto periodo, noteremo altre vestigie dell’accademia rogeriana -e delle dotte elucubrazioni del re, bastandoci qui far cenno degli -uomini e delle opere che vi si riferiscono. Oltre l’Edrîsi, veggiamo -nella reggia di Palermo Abu-s-Salt-Omeia da Denia, medico, meccanico, -astronomo, dotto nella scienza che gli antichi addimandavan la musica, -poeta e cronista; il quale girando, come soleano i letterati Musulmani, -per tutte le corti amiche agli studii, passò dal Cairo in Palermo e -indi a Mehdia, prima che la fosse occupata da’ Siciliani. Diverso da -costui par sia stato l’autore dell’orologio ad acqua, congegnato per -comando di Ruggiero, come attesta una lapida trilingue della Cappella -palatina di Palermo e una notizia trasmessaci dal cosmografo Kazwini. -Credo si debba a incoraggiamento del re la versione latina dell’Ottica -di Tolomeo, fatta dall’ammiraglio Eugenio, sopra una versione -arabica del testo greco e sì la versione delle Profezie della Sibilla -Eritrea, tradotte, come dissero, dal caldaico in greco per opera di un -Doxopatro, e lo stesso Eugenio voltolle dal greco in latino. Il quale -Doxopatro, sembra il Nilo venuto a corte di Ruggiero da Costantinopoli, -autore del famoso libro su le sedi patriarcali; molestissimo al papa, -come quello che dimostrò aver la sede di Roma preso il primato in -Cristianità perchè la città era capital dell’impero e averlo perduto -di diritto con la traslazione a Costantinopoli; e i vescovi di Sicilia -essere stati soggetti al patriarca bizantino, fino al conquisto del -Conte Ruggiero. - -Non affermeremmo noi che il re avesse onorato Nilo Doxopatro per -cagion di questa opera istorica e canonica, più tosto che per la -versione della Sibilla Eritrea. Come certe malattie, così corrono in -ciascun secolo certe aberrazioni di mente, dalle quali raro avvien -che campino i sommi ingegni: di che abbiam cento esempii antichi e -odierni. Ruggiero, tra gli altri, credette alle scienze occulte. Narra -il Dandolo che un famigerato astrologo inglese, richiesto dal re, -gli facea trovare le ossa di Virgilio nel masso della collina presso -Napoli e ch’ei comandava di riporle nel Castel dell’Uovo, sperando -costringere a suo bell’agio con gli scongiuri l’ombra del Mantovano, -sì che gli rivelasse tutta l’arte della negromanzia.[276] Attesta del -paro Ibn-el-Athîr cotesti vaneggiamenti del re, con tal racconto che -ritrae al vivo una scena della reggia palermitana. Sedendo un giorno -il re co’ suoi intimi in una loggia che guardava il mare, fu visto -entrare un legnetto reduce dalla costiera d’Affrica; dal quale si seppe -che l’armata del re avea fatta sanguinosa scorreria ne’ dintorni di -Tripoli. Sedeva allato a Ruggiero un dotto e pio musulmano, onorato -da lui sopra ogni altro uom della corte e preferito a’ suoi preti ed -a’ suoi monaci, tanto che bucinavano essere il re nè più nè men che -musulmano.[277] Or parendo che il barbassoro non avesse posta mente -alle nuove di Tripoli, “hai tu inteso?” interrogollo Ruggiero; e saputo -che no, ricontò il fatto e domandò per celia “dove era dunque Maometto -quando i Cristiani acconciarono così il popol suo?” — “Vuoi ch’io tel -dica davvero? rispose il musulmano: egli era alla presa di Edessa, -dove in quell’ora medesima e in quel punto irrompeano i Credenti.” E i -Cristiani a scoppiar dalle risa. Ma Ruggiero, rifatto serio in volto, -li ammonì non pigliasser la cosa a gabbo, chè quel savio non avea mai -fatta predizione che non si avverasse. Ed a capo di alquanti giorni si -riseppe che Zengui, il padre di Norandino, aveva occupata Edessa.[278] -Mi viene in mente che quel savio sia stato forse lo stesso Edrîsi. - -Non poteano mancare, in corte così fatta, i poeti arabi. Ancorchè i -bacchettoni musulmani, compilatori d’antologie, abbiano soppressi -di molti versi, massime que’ che più ci premerebbe di leggere, -abbiam pure alcuni frammenti di _kasìde_, presentate a Ruggiero da -Abd-er-Rahman-ibn-Ramadhan di Malta, dal filologo Abu-Hafs-Omar, da -’Isa-ibn-Abd-el-Moni’m, da Abd-er-Rahman di Butera, da Ibn-Bescirûn -di Mehdia e da ’Abd-er-Rahman di Trapani; de’ quali i primi due, -perseguitati, imploravano la clemenza del re; il terzo volea consolarlo -della morte del figliuolo; e gli ultimi lodavan il regio Mecenate, -descrivendo il sontuoso palagio, le ville e il viver lieto della corte, -dove solean girare, colme di biondo vino, le coppe, e il suono della -lira accompagnar la voce di cantori, paragonati ai più celebri della -corte omeiade di Damasco. - -Il genio di civiltà che risplende nella vita tutta di re Ruggiero, si -scerne ancora in que’ monumenti suoi che il tempo ha rispettati: la -cattedrale di Cefalù, la Cappella palatina di Palermo, il Monastero di -San Giovanni degli Eremiti nella stessa città, i sepolcri di porfido -del Duomo palermitano e qualche iscrizione arabica dove occorre il -suo nome. D’altri edifizii ch’egli innalzò abbiam qualche avanzo da -poterne argomentare la eleganza o la magnificenza: voglio dire la -villa della Favara, ossia Maredolce, e quella dell’Altarello di Baida: -entrambe alle porte di Palermo. I cronisti finalmente e i diplomi ci -ragguagliano di parecchi altri monumenti edificati per suo comando; -come sarebbe una parte della reggia di Palermo e il Monastero del -Salvatore di Messina, de’ quali non è agevole scorgere ora i vestigii -tra le costruzioni sovrapposte. Di certo Ruggiero non creò tutte le -arti che fiorivano in Sicilia fin da’ tempi musulmani, ma le ristorò -dopo le vicende della guerra, ed altre ne promosse per lo primo: v’ha -di certo nei monumenti siciliani della prima metà del secolo l’impronta -d’un intelletto superiore che raccolse, dispose e riformò. La mole, -le graziose e nuove proporzioni, la leggiadria e ricchezza degli -ornamenti, rivelano unità di concetto, sentimento del bello, altezza -d’animo e profusione di danaro, da confermare che il primo re di -Sicilia fu possente e grande in ogni cosa. - - - - -CAPITOLO IV. - - -Nell’operoso e lungo regno di Ruggiero le condizioni sociali dell’isola -mutaron da quelle dei primi anni del secolo XII. Verso la metà del -secolo era già la Sicilia ripiena di coloni cristiani, arricchita -coi traffichi d’Affrica e delle Crociate; il conquisto inoltre della -Terraferma, reagendo sul centro del governo, recava elementi novelli -nella corte, la quale era divenuta già primario corpo dello Stato -per cagion degli ufici pubblici che vi s’accentravano: corpo di gran -mole, vario di origine, reso omogeneo dallo interesse; onde, salvo le -gelosie, fraternizzavan quivi gli arcivescovi coi liberti musulmani, i -chierici d’oltremonti coi borghesi delle Puglie, i condottieri francesi -coi corsari greci di Messina. Mancata quella man ferma del re, le nuove -parti sbrigliaronsi. Il baronaggio, provocato o no, cercò di ripigliare -lo Stato in Terraferma e di far novità anco in Sicilia. La corte -volle possedere, sotto il nome di Guglielmo, l’autorità ch’essa avea -esercitata sotto il comando di Ruggiero. Per lei teneano i Musulmani -e fors’anco le schiatte più antiche dell’isola; per lei, in tutto il -reame, i cittadini, bramosi di sicurezza e di franchige: se non che i -baroni avean sèguito anch’essi nelle città e talvolta prevaleanvi per -l’invidia che desta sempre il governo e gli interessi ch’egli offende. -Avveniva ancora nell’isola che il popolo delle grandi città e i coloni -lombardi delle montagne, si accostassero al baronaggio per odio de’ -Musulmani e cupidigia dell’aver loro. Coteste parti che talvolta, -com’egli avviene, mutavano sembianze, compariscono chiaramente nelle -tragedie di Guglielmo il Malo; nelle commedie delle quali fu spettatore -il Buono; anzi l’azione è da riferirsi a loro più tosto che ai -personaggi aulici, descritti dalla mano maestra del Falcando, con le -bellezze e la imperfezione dell’arte antica. - -Al di fuori, la monarchia siciliana si travagliava contro i soliti tre -nemici; con questo avvantaggio che tutti non si poteano collegare, nè -pur durava a lungo l’accordo tra due. Il papa, incorreggibile, colse -immantinenti l’occasione del nuovo regno, per ritentare l’Italia -meridionale. Federigo Barbarossa ambì anch’egli quelle estreme -province; richiese le forze navali a Genova ed a Pisa, nemiche del -regno per gare di mercatanti; ma nulla ei conchiuse. I Bizantini -all’incontro aveano in punto ogni cosa per assaltare la Puglia. Da -lungi, gli Almohadi minacciavano gli acquisti d’Affrica. E rompeasi -di presente la guerra contro i Fatimiti d’Egitto, non sappiamo appunto -l’anno nè il perchè; dopo la morte di Ruggiero, credo io, e per cagion -di commercio; potendo supporsi che i Pisani, ben visti allora a corte -del Cairo, avessero fatto disdire i privilegi stipulati poc’anzi con la -Corona di Sicilia.[279] - -Guglielmo era indolente, feroce, superbo, avaro. Majone da Bari, -promosso dal padre ai maggiori ufizi pubblici, fatto ammiraglio alla -esaltazione del nuovo re, non torna nè quel valente e savio statista -che dice l’Arcivescovo di Salerno, nè quel forsennato malfattore che -vuole il Falcando. Parmi si personificasse in costui la corte con tutti -i suoi vizii: e la testimonianza non sospetta de’ Musulmani ci assicura -che la voce pubblica attribuì alla malvagità sua e del re tutti gli -sconvolgimenti che inaugurarono il regno.[280] Divampò la ribellione -feudale in Terraferma (1155); s’apprese in Sicilia; il re in persona -domolla quivi con le armi e con la clemenza; la represse con immanità -(1156) in Calabria e in Puglia, dov’era aggravata dall’invasione de’ -Bizantini, dall’aggressione del papa e dalle mene del Barbarossa. -E furono scacciati i Bizantini; poi sconfitti di nuovo in grande -battaglia navale[281] a Negroponto (estate del 1157): dopo la quale -Guglielmo fermò la pace col Comneno (1158). Aveala già ottenuta dal -papa in grazia delle sue vittorie (luglio 1156). E pria l’armata, -di giumadi secondo del cinquecencinquanta (agosto 1155) avea dato -il guasto a Damiata, Tennis, Rosetta, Alessandria e riportatone gran -preda d’oro, argento e vesti preziose.[282] In quel torno i Masmudi, -dice una Cronica, saccheggiarono il castel di Pozzuoli; ma sopraccorse -le navi regie, furono presi e tagliati a pezzi.[283] Così le armi di -Guglielmo trionfarono per ogni luogo. Nè par ch’egli abbia gittato -via il danaro con che volle tagliare i passi a Federigo, che veniva a -incoronarsi in Roma. Narra Ottone di Frisingen che nel tumulto surto il -dì stesso dell’incoronamento (18 giugno 1155) i soldati imperiali dando -addosso ai Romani, gridavano: «Prendete questo ferro tedesco in cambio -dell’oro arabico! Questa mancia vi dà il Signor vostro. Ed ecco come i -Franchi accattan l’impero!»[284] S’io ben m’appongo, l’oro arabico che -i soldati imperiali maledicean tanto e lo cercavano sì avidamente nelle -tasche dei Romani, erano i tarì d’oro coniati da’ principi di Sicilia -di quel tempo con leggende arabiche: bella e comoda moneta comunissima -allora nell’Italia meridionale. Il fatto è che, tra il movimento di -Roma, la scarsezza delle vittuaglie e la morìa, l’esercito imperiale, -anzi che calare in Puglia, fu costretto a ritornare frettoloso in -Germania. - -Mentre Guglielmo per tal modo si assodava sul trono, perdette -i conquisti del padre in Affrica. Comparvero immediatamente in -quelle province gli effetti del mal governo: i presidii cristiani -cominciarono ad aggravare i Musulmani. Vivea da otto anni in Palermo -Abu-l-Hasan-Hosein-el-Forriâni dotto e religioso sceikh di Sfax, del -quale abbiam detto[285] che designato a governar la sua terra per lo re -di Sicilia, avea chiesto lo scambio in persona del figliuolo Omar, e si -era dato statico egli stesso in man de’ Cristiani. Ei sapeva il figlio -uom di grande animo e risoluto. Nel partire di Sfax per la Sicilia, -«Vedi, io son vecchio, gli disse; io m’avvicino alla tomba: questo -fiato di vita che m’avanza, lo vo’ consacrar tutto ai Musulmani. Quando -ti si offra il destro, sorgi tu contro il nemico cristiano; distruggilo -senza badare ad altro; e fa conto ch’io sia già morto.» Risaputi i -soprusi de’ Cristiani a Sfax, viste da presso le cose in Palermo, il -Forriâni scrive al figliuolo che l’ora è suonata; che si affidi in Dio -e rivendichi i diritti dei Musulmani. - -Omar convocava una notte i cittadini; esortavali a pigliar l’arme: -ch’altri si mettesse a guardia delle mura, altri corresse alle case -de’ Franchi e di tutti i Cristiani e sì li trucidassero. «E lo sceikh, -domandarongli, il signor nostro e padre tuo, che sarà di lui?» — «Egli -stesso me l’ha comandato, rispose Omar. Se cadranno insieme con lo -sceikh mille e mille cristiani, ei no, non morrà.»[286] Levandosi il -sole, era consumata la strage, dalla quale nessun cristiano campò. Era -il primo giorno dell’anno cinquecencinquantuno dell’egira (25 febb. -1156). - -Risaputo il caso in Palermo, il re chiamava il Forriâni; gli intimava -di scrivere ad Omar che ritornasse all’obbedienza, se volea salvar -la vita al padre. Il vecchio rispose tranquillamente: «Chi è corso -tant’oltre non tornerà addietro per forza d’una lettera.» E fu chiuso -in prigione coi ceppi ai piè; e mandato a’ ribelli un messaggio con -minacce e promesse. Il quale arrivato a Sfax, non gli permessero di -sbarcare quel dì. Venuta la dimane, dalla nave ei sentì gran clamore in -città; vide aprir la porta di mare e uscirne la gente in processione, -salmeggiando: «Iddio è grande. Non v’ha dio che il Dio; Maometto è -l’apostol suo:» e recavan sulle spalle una bara. La messer giù; Omar -si fece innanzi; recitò la preghiera; fe’ sotterrar la bara: e tutti -gli furono attorno, com’era uso ne’ funerali, poi dileguaronsi a poco a -poco. Instando l’ambasciatore presso le guardie perchè lo conducessero -ad Omar, dissergli: «Lo sceikh è occupato nella cerimonia del duolo, -sendo stato sepolto poc’anzi il padre, quel desso di Sicilia. Riferisci -ciò ch’hai veduto e non occorre altra risposta.» Nè tardò guari -in Palermo il supplizio dell’Attilio Regolo musulmano. Alzaron la -forca su le sponde del Wadi-’Abbâs, come s’addimandava l’Oreto appo -i Musulmani, e torna appunto alla pianura di Sant’Erasmo, or tutta -ingombra di fabbriche e di giardini, nella quale un tempo si eseguivano -le sentenze capitali e fuvvi acceso nel secol decimottavo l’ultimo rogo -dell’Inquisizione. Malmenato da’ carnefici, strascinato al patibolo, -Abu-l-Hasan recitava impavido e posato il Corano; e con le sacre parole -in bocca morì.[287] - -All’esempio di Sfax sollevaronsi le popolazioni delle Gerbe e di -Kerkeni, dissanguate com’elle erano.[288] Tripoli tardò alquanto; sia -che il presidio sapesse guardarsi meglio, sia che le due fazioni da -noi già citate mal si potessero accordare insieme. Si trattò dapprima -un caso legale. Per comando, com’egli è verosimile, della corte di -Palermo, il capitano del presidio volea che da’ pulpiti delle moschee -fosse recitato un sermone contro gli Almohadi, eretici, usurpatori, -e quel ch’era peggio, possenti, vicini, e sospetti di pratiche in -Tripoli. Rispondeano i cittadini che, secondo la capitolazione, nessun -potea costringerli a cosa contraria all’islâm; e che tal sarebbe -stato il detrarre pubblicamente ad altri Musulmani, fosser pure di -rito diverso. Il giureconsulto che tenea la magistratura[289] allegò -coteste ragioni al capitano; e conchiuse che s’ei non fosse persuaso, -il popolo di Tripoli gli lascerebbe la città e andrebbe con Dio. -Il Siciliano accettò, buona o trista, la scusa e stette in guardia; -i Musulmani passaron dalle parole ai fatti. Fu il governator della -terra, Jehia-ibn-Matrûh, quel desso che ordì coi notabili del paese -la congiura di dar addosso al presidio, una notte di luna piena, per -attirarli fuor della fortezza e avvilupparli in lor trappole. Venuta -l’ora, congegnano per le strade legname e funi e levan quindi il -romore. I soldati del presidio prendono incontanente le armi, montano -in sella e spronano addosso alla turba: quand’ecco i cavalli incespano, -s’avviluppano; i cavalieri son presi senza potersi difendere. Così -del cinquantatrè (2 febb. 1158 a 22 genn. 1159) la città di Tripoli -scosse il giogo e rimasene capo lo stesso Jehia-ibn-Matrûh.[290] Come -a Sfax ed a Tripoli, così anco a Kâbes rivoltavasi il governatore del -re di Sicilia, per nome Mohammed-ibn-Rescîd.[291] Gli Almohadi intanto, -occupata Bona, stendeansi verso levante fin presso Tunis.[292] Rimanea -soltanto alla corona di Sicilia la città di Mehdia, col borgo di Zawila -e con Susa.[293] - -Nel primo impeto della riscossa, Oraar-el-Forriâni avea mandata gente -a sollevare Zawila, sì che i Cristiani fossero minacciati nel centro -delle forze loro. Gli Arabi del vicinato eran pronti a correre ad -ogni odor di preda; de’ Cristiani in Zawila par vivessero pochi o -nessuno. Agevol cosa fu dunque a gridar nel borgo “morte ai Rûm” e -tentare un colpo a Mehdia stessa, nel mese di scewâl del cinquantuno -(17 novembre a 15 dicembre 1156). Il qual colpo ancorchè fosse -fallito, i sollevati con l’aiuto di que’ di Sfax e d’altre terre e -anco degli Arabi, si mantennero in Zawila, intercettando dalla parte -di terra le vittuaglie alla fortezza. Guglielmo inviò allora venti -galee con rinforzo d’uomini, armi e provigioni; onde si ripigliò -l’offensiva. Dicono i Musulmani che il capitan di Sicilia corruppe -gli Arabi e che uscito il presidio a combattere, essi presero la -fuga, lasciando nella mischia quei di Zawila e di Sfax. Che che ne -sia, furono i Musulmani circondati e rotti con molto sangue. Que’ -di Sfax fuggirono a’ legni che avean pronti alla spiaggia, onde ne -campò di molti; ma gli uomini di Zawila stessa non trovaron asilo nel -borgo, del quale furon chiuse le porte. Cadder essi lì combattendo; -mentre i vecchi, le donne, i fanciulli cercavano di salvarsi, qual -per mare, qual per terra, come ciascun potea. Ma non bastò il tempo a -tutti. I vincitori, superato ch’ebbero il debil muro, non perdonarono -a sesso nè ad età; rapirono o distrussero ogni cosa. Avvenne cotesto -strazio il cinquantadue (13 febbraio 1157 a 1 febbraio 1158). Par -che la penisola da Mehdia a Susa e forse più a ponente verso il Capo -Bon, sia tornata allora in poter di Guglielmo; poichè gli annalisti -musulmani dicono che i Siciliani stetter saldi in Mehdia d’allora -infino all’assedio d’Abd-el-Mumen;[294] e Roberto dal Monte scrive che -il millecentocinquantasette presa dall’armata di Guglielmo Sibilla, -capitale dell’isola di Gerx, il re vi fece stanziare i Cristiani e lor -prepose un arcivescovo.[295] Parrebbe da questo cenno che fossero stati -accolti in quel territorio, e principalmente in Zawila, gli abitatori -cristiani che la ribellione avea cacciati dalla costiera di levante, e -la dominazione almohade da quella di ponente. S’ignora in vero il nome -dell’arcivescovo, e se il cronista riferisca esattamente la dignità: ma -non mi sembra punto inverosimile che la corte di Palermo abbia voluto -nominare un metropolitano nelle sue possessioni d’Affrica; la quale -dignità e le contese che nascer ne doveano tra il re e il papa, siansi -dileguate insieme con la dominazione siciliana in quelle parti.[296] - -Gli Almohadi in questo tempo non si erano risentiti, attendendo -Abd-el-Mumen a mutar la costituzione dello Stato; farsi, di capo -elettivo dell’aristocrazia masmuda, monarca assoluto ed ereditario, -egli straniero alla tribù; togliere i governi delle province ai capi -masmudi e affidarli a’ proprii figliuoli. Il colpo gli venne fatto di -queto, senza immediato spargimento di sangue.[297] Nè era ch’ei non -pensasse all’Affrica propria. Ricettò nella sua corte Hasan, il signor -di Mehdia; per dieci anni potè ragionare con lui delle condizioni di -que’ paesi; e narrasi che quando i miseri sopravissuti al caso di -Zawila andarono a Marocco a chiedergli vendetta, ei li sovvenne di -danari, li ascoltò con gli occhi pieni di lagrime, tacque un pezzo e -poi, levando il capo, «Fate cuore, lor disse, io vi aiuterò; ma convien -aspettare.» Ordinato intanto l’impero sì com’ei volle, si apparecchiò -per tre anni alla guerra, grossa e lontana, ch’era necessaria a -cacciare non solamente i Cristiani di Mehdia, ma a domare tutti que’ -regoli o capi Berberi, quelle tribù d’Arabi ladroni che da un secolo e -più viveano senza alcun freno tra Tunis e Barca. Dei quali preparamenti -gli annalisti ci danno molti particolari, cavati com’e’ pare da -Ibn-Sceddâd, il quale si trovò (1159) al campo almohade sotto Mehdia ed -era stato tre anni innanzi in Palermo.[298] - -Ci narrano dunque che Abd-el-Mumen fece far numero infinito di -grandi sacca di cuoio per l’acqua e di otri e di truogoli; fece -scavar pozzi lungo il cammino disegnato per l’esercito; che d’ordine -suo per tre anni furono in quelle province segate le messi senza -trebbiare e ammontati i covoni e ricoperti di creta, che parean tante -colline; che fu messa insieme, tra Spagna ed Affrica, un’armata di -settanta galee, senza contar le teride nè le salandre, e affidata -a Mohammed-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-Meimûn, di quella celebre casa -di guerrieri di mare, scrisse Ibn-Sceddâd;[299] che noveravansi -nell’esercito centomila combattenti e altrettanti saccardi; che -nella marcia, passando pe’ luoghi cólti, nessun osava coglier pure -una spiga di grano; e che facendo la preghiera sotto l’imâm, tutti -intonavano l’”Akbar Allah” come un sol uomo. Cotesti racconti provano -la maraviglia che recò nell’Affrica propria quello spettacol nuovo -d’un’oste immensa, disciplinata e ben provveduta. La vanguardia mosse -di Marocco allo scorcio del cinquecencinquantatrè (gennaio 1159): e nel -sefer del cinquantaquattro (22 febbraio a 22 marzo dello stesso anno) -era passato quasi tutto l’esercito.[300] - -Abd-el-Mumen prima assalì Tunis (mag. 1159); dove trovando resistenza -e non essendogli pur giunte le forze navali, andò a Kairewân ed a -Susa, entrò in Sfax; poi ritornò sotto Tunis (13 luglio), dielle un -assalto che la sforzò ad arrendersi: e quindi perdonò a tutti la vita, -cacciò Ahmed-ibn-Abi-Khorasân, lasciò l’avere a pochissimi cittadini, -agli altri tolse la metà de’ beni mobili o stabili; a’ Giudei ed a’ -Cristiani diè la eletta tra l’islamismo e la morte: e chi non rinnegò -fu trucidato. Quel terribil nembo dopo tre giorni piombò sopra Mehdia: -la quale fu stretta per mare e per terra.[301] - -Sgomberata Zawila all’appressar di tant’oste, i Cristiani si chiusero -nella fortezza, con alquanti Musulmani, com’ei pare, leggendosi che vi -fosse il principe zirita Jehia-ibn-Hasan-ibn-Tamîm.[302] Militava nel -presidio la più eletta gioventù del regno, per nobiltà e valore;[303] -sommavano i combattenti a tremila, secondo un compilatore che mi -par bene informato.[304] Del sito e fortezza di Mehdia abbiam detto -altrove: grossissime le mura da potervi correr due cavalli di fronte -e altri scrisse anco sei; accessibile dalla parte di terra per una -porta sola e un istmo stretto e ben munito; formidabile dalla parte -di mare per le difese e per la prontezza all’offendere, poichè niun -di fuori vedea le galee surte nell’arsenale che belle e armate usciano -improvvisamente dalla bocca del porto.[305] Spaventevole all’incontro -il numero degli assedianti. Al primo arrivo, Zawila deserta divenne -come una gran capitale, scrivono maravigliati i Musulmani; pur non -bastò a tutti i soldati, ribaldi e mercatanti, e fu forza che parte -s’attendassero di fuori: poi trasservi anco Arabi de’ dintorni e -Berberi della tribù di Sanhagia, ai quali Abd-el-Mumen non potea -vietar di combattere la guerra sacra. Furono piantati i mangani e le -’arrâde;[306] a muta a muta i Musulmani davano l’assalto dì e notte: -ma gli assediati se ne rideano; anzi con frequenti sortite batteano -aspramente i nemici; sì che Abd-el-Mumen per difesa de’ suoi, fe’ -tirare un muro a ponente della città:[307] e stava egli tutto il dì al -campo, sotto una tenda, dormiva la notte in un palagio di Zawila.[308] -Montata poi una galea con quell’Hasan ch’era stato signor della città, -fecero il giro della fortezza; guardarono; discorsero e si persuasero -che non vi era modo a dar la battaglia. “Or come fu che l’abbandonasti -al nemico?” sclamò Abd-el-Mumen: ed Hasan “Mancavano le vittuaglie, -io non avea di chi fidarmi: e poi così volle il destino!” “Ben dici,” -replicò Abd-el-Mumen. Smesso il pensiero d’un assalto per mare, ordinò -il blocco; dispose l’esercito a svernare a Zawila; onde, fattovi -trasportare tutto il grano e l’orzo che si potè, ne fecero due masse -tanto alte, che gli scrittori tornano al facile paragon delle colline, -dicendo che quanti non avevan visto il campo da parecchi giorni, -domandavano come fossero venuti su que’ due monticelli. Nè bastaron -questi a prevenire il caro del vitto; onde s’arrivò a vendere sette -fave per un dirhem mumenino, che tornava a mezzo dirhem legale, e -però a trenta centesimi della nostra lira.[309] Ma il presidio era -minacciato di pretta fame. Si argomenta dalle narrazioni musulmane che -l’armata almohade avesse già chiuso il mare del tutto: onde ormai la -sorte della fortezza dipendea da una battaglia navale. - -L’armata siciliana il millecencinquantasei avea cooperato possentemente -a cacciare i Bizantini dalle costiere di Puglia. Nel cinquantasette, -capitanata da Stefano fratel di Majone, essa avea prese cittadi -e fortezze in Romania, desolate province e distrutta quasi del -tutto a Negroponto l’armata greca: vittoria assai più gloriosa che -niun’altra di Giorgio d’Antiochia. Perchè non mandarono immediatamente -quest’armata a Mehdia con lo stesso Stefano? Era ita, in vece, alle -Baleari; condotta da un eunuco Pietro, forse per intercettare le navi -dei Beni-Meimun; ma altro non avea fatto che dare il guasto all’isola -di Ivisa. Avea pieni gli scafi di prigioni e di preda, quando un ordine -del re chiamolla a soccorrere Mehdia.[310] - -Dove il lunedì ventidue di scia’bân (8 settembre) comparvero in -lunghissima fila cencinquanta galee siciliane, oltre le teride e -altri legni:[311] accennaron poi ad entrare nel porto: sì che alcune -galee calavan le vele, ed una degli assediati uscì loro all’incontro. -Le settanta galee almohadi, se non eran tirate a terra, come dice -il Falcando, sorgeano in luogo sicuro e di certo non presentavan -battaglia. Sospettando forse uno sbarco fuori la fortezza, Abd-el-Mumen -schierò tutto l’esercito su la spiaggia: e stava a guardar le mosse -del nemico, quando Ibn-Meimun viene in fretta; gli mostra le galee -siciliane che s’avanzano sparpagliate per cagion del vento;[312] -dice potersi tentar la battaglia, non ostante il disavvantaggio del -numero. Abd-el-Mumen non rispose. Il marinaio spagnuolo, prendendo -quel silenzio per assentimento, corre alle navi; fa montare le ciurme; -esce e dà di fianco nella fila del nemico. Spezzatala, ricaccia nel -porto di Mehdia le galee più vicine a terra; volta le prore contro -le altre; le quali combattono un poco, poi, sbigottite le ciurme, -dicono i Musulmani, dalla immensa moltitudine d’armati che vedeano -a terra, prendono il largo, spiegan le vele: il navilio musulmano -che non ne avea, rimase addietro nella caccia; talchè ghermite sette -galee siciliane fu costretto a tornare. Abd-el-Mumen fin dal principio -della battaglia, prostrato a terra, si spargea polvere sul capo, -fervorosamente pregava: “Grande Iddio, non fiaccar tu i sostegni -dell’islam.” Così Ibn-Sceddâd, ch’era presente. Gli scrittori musulmani -che attinser in parte da lui, narrano questa giornata con poco divario -l’un dall’altro. De’ cristiani, il Falcando afferma a dirittura che -l’eunuco Pietro per tradimento, fuggì senza combattere, e Romualdo -salernitano scrive ch’ei pugnò, fu vinto e perdette molte galee. Ma -pochi anni appresso veggiamo Romualdo compagno o complice dell’eunuco -Pietro nelle fazioni di corte. - -Con aulica serenità, prosegue l’arcivescovo a dir che il presidio, -scarseggiando di vittuaglie e non avendo speranza di soccorsi, _fe’ -pace_ coi Masmudi; lasciò loro la città e tornò in Sicilia, ciascuno -con la sua roba. Il Falcando, all’incontro, rincalza le accuse -in quest’ultimo tempo dell’assedio: che gli eunuchi della corte -assicuravano per lettere Abd-el-Mumen non si manderebbero aiuti; -ch’egli offerì ai Cristiani di prenderli a’ suoi soldi o rinviarli in -Sicilia; che stretti dalla fame promessero di lasciare la fortezza se -chiesto soccorso l’ultima volta non l’ottenessero entro pochi dì; e che -giunto il messaggio loro a corte, Majone diè ad intendere al re non -mancar punto le vittuaglie in Mehdia; onde que’ prodi alfine, delusi -e affamati, la consegnarono al nemico. Non parmi punto verosimile -quell’ultimo messaggio in Sicilia. Al dir degli scrittori musulmani, -quando il presidio ebbe mangiati tutti i cavalli e stava per morir -di fame, che fu in su la fine di dsu-l-higgia (primi di gennaio), -dieci gentiluomini scesero dalla fortezza a domandar salva la vita, -la roba e la libertà. Rispondendo loro Abd-el-Mumen che più tosto -abiurassero, replicarono: non esser venuti per questo, ma per implorare -la magnanimità sua; che nulla aggiugnerebbe alla sua gloria il far -perire di fame tanti cavalieri; che al contrario, s’ei li rimandasse -alle case loro, gli sarebbero obbligati per tutta la vita. Andaron e -ritornarono più d’una volta, finchè il monarca almohade, ammirando la -fortezza dell’animo loro, il signorile sembiante e le oneste parole, o -temendo, com’altri dice, che re Guglielmo non si vendicasse della morte -loro sopra i Musulmani di Sicilia, accettò la resa e fece traghettare -con navi tutto il presidio in Sicilia. Entravano i Musulmani nella -fortezza la mattina del dieci di moharrem del cinquecencinquantacinque -(21 gennaio 1160). Aggiungono gli scrittori arabi, ma il silenzio -del Falcando mi distoglie dal crederlo, che la più parte dei reduci -periva per naufragio. Intanto aveano gli Almohadi ridotte altre -terre dell’Affrica settentrionale; sì che l’impero di Abd-el-Mumen si -misurò da Sus dell’Oceano infino a Barca; da’ confini settentrionali -dell’Andalusia alle estremità meridionali del Sahra.[313] - -La cronologia, trascurata pur troppo da’ due cronisti di Guglielmo, ci -mostra che il caso di Mehdia rinfocò le ire nel regno. Già da parecchi -anni la parte feudale, per onestar la rivoluzione, movea di strane -accuse contro Majone: ch’egli ambisse il trono, attentasse alla vita -di Guglielmo, lo spingesse agli atti più crudeli per farlo comparire -tiranno: or aggiunsero, troppo sottilmente, che avesse fatta cader -Mehdia a bella posta per gittar novello odio sopra il re.[314] Ma non -mancavano forti sospetti contro la corte tutta quanta: la connivenza -degli eunuchi co’ Musulmani e di Majone con gli eunuchi; la nimistà -del ministro e del re contro i nobili, che tanti ve n’era in Mehdia; -e la voglia di liberar l’erario di quella dispendiosa e disutile -dominazione.[315] Perchè non avean arso l’eunuco Pietro come Filippo -di Mehdia?[316] Perchè non aveano rimandato il navilio in Affrica con -un ammiraglio, uomo e cristiano, che sapesse vendicar la bandiera di -Sicilia e liberar dalla fame il presidio? I cronisti scrivon poco o -nulla di tai querele e notan secco il grave fatto che, il medesim’anno -sessanta, Majone avea disarmati i Musulmani di Palermo.[317] Di che non -ci si dice la cagione: se per punire i soldati musulmani dell’armata -che fuggì nelle acque di Mehdia, o per reprimere la baldanza mostrata -dopo le vittorie di Abd-el-Mumen, o per pratiche scoperte, o per -querele dei Cristiani sbigottiti e umiliati. Di certo Abd-el-Mumen in -quella stagione riordinava la costiera d’Affrica in guisa da dar molto -pensiero ai vicini. - -Pochi mesi eran corsi dalla dedizione di Mehdia e già, in Terraferma, -città e baroni facean la giura che non si ubbidisse più a comandi -sottoscritti da Majone: nè andò guari ch’egli stesso cadde una notte -(10 novembre 1160) presso le case dell’arcivescovo di Palermo, -intrattenuto a bella posta dal reo prelato che gli s’era giurato -fratello, trafitto da Matteo Bonello, nobil giovane, creatura sua, -confidente e satellite, il quale infingendosi più fedele che mai, -tramava coi baroni malcontenti; e dopo il misfatto divenne l’eroe -popolare di Palermo e di tutto il reame. E Guglielmo dapprima l’ebbe -a ringraziare che gli avesse morto il primo ministro. Dissipato -lo spavento, la combriccola dei prelati e degl’eunuchi di corte, -incominciò a minacciare Matteo: indi parve ai malcontenti di affrettare -il gran colpo, ch’era, deporre il re, esaltare il fanciullo Ruggiero -suo figliuolo e regnar essi. - -Non riuscì della congiura se non che l’esordio. Principi del sangue -legittimi e bastardi e baroni e cavalieri, ai quali diè mano un capitan -di guardie e prestaron forza soldati mercenari e uomini della plebe, -presero Guglielmo nelle stanze del consiglio; si spartirono i tesori -accumulati dal gran Ruggiero e le donne dell’harem; saccheggiarono -la reggia; (9 marzo 1161) condussero per le strade della città il -successore designato.[318] Non versarono i congiurati altro sangue -che di Musulmani: e ciò mostra quali fossero i loro principali -nemici. Quanti eunuchi trovarono, li messero a morte nella reggia -e fuori, mentre andavano a nascondersi a casa gli amici; ucciser -anco i Musulmani che stavano negli ufizi a riscuotere le gabelle, -o ne’ fondachi a vendere lor merci; e spogliarono i cadaveri. Al -qual romore i Musulmani del Cassaro, ch’era il quartiere più ricco -della città, si ridussero nel borgo occidentale, asserragliarono le -viuzze che vi mettean capo, e così, sprovveduti pur d’armi, fecero -testa agli assalitori. Non picciol numero di Musulmani perì in questa -sedizione.[319] Tra gli altri, il poeta Jehia-ibn-Tifasci, oriundo -di Kafsa, cittadino di Kâbes, il quale forse, spazzate ch’ebbe -Abd-el-Mumen le piccole corti d’Affrica, era venuto a tentar la fortuna -in quella di Palermo.[320] Possiam supporre che fosse andato via -dopo quell’eccidio l’Edrîsi, il quale era rimaso dapprima a corte di -Guglielmo; poichè sappiamo da un contemporaneo ch’egli avea dedicata al -nuovo re una edizione ampliata del _Nozhat_, la quale non è pervenuta -infino a noi.[321] - -Matteo Bonello era assente; tra i congiurati entrò subito la discordia; -il popolo di Palermo che avea guardata la scena curioso e perplesso -aspettando che vi comparisse Matteo, cominciò a mormorare che non -si potea lasciar lo Stato a un’accozzaglia di facinorosi, buoni a -saccheggiare il palazzo, scannare gli inermi e nulla più. I prelati -ch’aveano tentennato e i più erano stati quatti, presero animo a -questo, eccitarono il popolo a liberar il re: dai pochi, dice il -Falcando, passò la voce alla moltitudine; come al comando di capitano -audacissimo, come sospinti da una voce del Cielo, corsero alle armi: -che ci par leggere i principii stessi di tutti i tumulti di Palermo, -dal Vespro siciliano infino ai nostri dì. Il popolo circonda la -reggia; e i congiurati, non bastando a difender quel vasto ricinto di -mura, patteggiano col re, vanno via perdonati ed ei riman padrone (11 -marzo); concede nuove franchige ai Palermitani; si assicura col navilio -chiamato da Messina e con le forze che vengono a lui spontanee da varie -parti dell’isola; e rimette su la sconquassata macchina del governo. -Uscì allora in persona a combattere i baroni chiaritisi ribelli nella -Sicilia orientale; li vinse (estate del 1161); e domò con pari fortuna -e crudeltà maggiore i moti delle province di Terraferma (1162). -Fece poi prendere a tradimento Bonello, accecarlo e sgarettarlo. Una -seconda sollevazione tentata in palagio, finì con la morte di tutti -i congiurati (1173). Come ognun vede, le città maggiori dell’isola -teneano pel re contro i baroni, che lor pareano tiranni assai più -molesti.[322] - -Parteggiarono al contrario pei baroni ribelli le popolazioni lombarde, -delle quali abbiam già notati gli umori e ordini municipali. La causa -del divario mi sembra questa, che nella regione lombarda i comuni eran -frammisti a feudatarii della stessa origine; onde l’umor della schiatta -prevalea sopra quello del ceto; ed anco l’interesse, sendo negli uni -come negli altri contrario a’ diritti degli antichi abitatori che la -corte sempre difendea. E sappiamo dal Falcando che Ruggiero Schiavo, -un de’ capi ribelli, tirate a sè Piazza, Butera e “altre terre di -Lombardi” lor diè, gratissimo premio, il sangue, ed io correggo, la -roba, de’ Musulmani; i quali, al dir di Falcando, in quelle regioni -abitavano alcune terre insieme coi Cristiani e parte soggiornavano -soli in lor case rurali. I Lombardi dando addosso improvvisi a quelle -popolazioni agricole (primavera del 1161), ne uccisero moltitudine -innumerevole; non perdonarono ad età nè a sesso. Camparono pochi dalla -strage, chi fuggendo per boschi e monti, chi sgusciando travestito -da cristiano; e ripararono nelle castella della Sicilia meridionale -abitate da’ correligionarii loro: dove soggiornavano ancora quando -scrisse il Falcando (1188), e tanta paura aveano del nome lombardo, -che non solo non voleano ritornare alle case loro, ma non c’era modo di -farli passar dal contado.[323] - -L’odio di religione sopito per due o tre generazioni, ridesto dalle -guerre civili, operava poi, come cieco e furibondo ch’egli è, senza -distinguer parte, nè interessi. Militando nell’esercito di Guglielmo -Cristiani e Musulmani, surse tra loro sanguinosissima zuffa, mentre -insieme distruggeano la città di Piazza, nè valse a raffrenarli la -voce de’ capitani, nè il comando del re, pria che cadessero uccise -centinaia di Musulmani.[324] Tornati su intanto gli eunuchi, incominciò -la reazione musulmana. Un gaito Martino, rimaso al governo della -reggia e della capitale mentre il re osteggiava i ribelli, si messe -a vendicare sopra i veri o supposti rei di maestà, un fratello suo -ucciso dai congiurati: faceva accusar questo e quello; facea sostener -l’accusa da accoltellatori ne’ giudizii di Dio e da testimonii infami -ne’ giudizii secondo legge romana; e i condannati erano impiccati -per la gola, straziati di battiture, al cospetto dei Saraceni che -se ne facean beffe, scrive il Falcando.[325] Il gaito Pietro, quello -stesso eunuco, traditore dell’armata a Mehdia,[326] ritornato a galla -dopo la ristorazione di Guglielmo, facea sue vendette per man di un -carceriere o boja cristiano, reo di mille turpitudini, cagnotto e -mezzano dei Musulmani. S’egli è da credere senza limite all’onesta -ira del Falcando, tutti i magistrati dello Stato, giustizieri, -camerarii, stratigoti, catapani, creati dalla fazione de’ paggi di -corte, servivano a quella ed alle proprie passioni, taglieggiavano ed -opprimevano a man salva.[327] - -La morte intanto di Abd-el-Mumen, (26 maggio 1163), la quale sciolse -da gran timore i Cristiani di Spagna,[328] par abbia desta a speranze -la corte di Palermo, o datole animo ad una dimostrazione contro gli -Almohadi: con che i prelati della corte pare abbian voluto ostentare -zelo per la religione e la patria; nè gli eunuchi, Pietro sopra tutti, -poteano senza scortesia ricusar loro questo bel giuoco. Perchè leggiamo -negli annali musulmani d’Occidente, che il cinquecencinquattotto (10 -dic. 1162, 29 nov. 1163) i Rûm sbarcati a Mehdia, o credo io a Zawila, -recarono spavento e danno; che quindi il navilio improvvisamente -piombò sopra Susa, tenuta allora a nome degli Almohadi da un -Abd-el-Hakk-ibn-Alennas; che i Cristiani fecero di molti prigioni, -ammazzarono gente, distrussero il paese e portarono via in Sicilia il -governatore co’ suoi figliuoli, i quali poi furono riscattati; ma Susa -non era per anco ripopolata nel decimo quarto secolo.[329] - -Guglielmo, stanco di quel secondo suo sforzo contro i ribelli, aveva -abbandonato il governo alle mani dei ministri, non volea più sentir -parlare di guai. Rivaleggiando col padre ne’ passatempi soli, ei si -messe a fabbricare tal palagio che fosse più splendido e sontuoso -di que’ lasciatigli da Ruggiero. Fu murato in brevissimo tempo, con -grande spesa, il nuovo palagio e postogli il nome di _El-’Aziz_, che -in bocche italiane diventò “La Zisa” e così diciamo fin oggi.[330] -Il qual nome suona “il Glorioso,” sottintendendo palagio o castello; -ed è arabico, come le iscrizioni di che rimangono deboli vestigie -nella cornice e lunghi squarci nella sala terrena, come i rabeschi, le -colonnine, gli ornamenti; anzi come la struttura stessa e com’era forse -la più parte degli artefici e quasi tutta la corte, con quella mistura, -sì, d’incivilimento cristiano che abbiam notata altrove; la quale -mescolanza con l’andar del tempo, riuscì più leggiadra nell’arte che -non fosse proficua nel reggimento della cosa pubblica. Circondavano il -castello ridenti giardini ed orti, acque correnti e vivai.[331] - -Pria che si desse l’ultima mano alla Zisa, morì Guglielmo di -quarantasei anni, il quindici maggio millecensessantasei;[332] -nelle esequie del quale, che duraron tre dì, trasse immensa folla di -cortigiani e cittadini, vestiti di gramaglie; ma tra tutti, nota il -Falcando, e ben glielo crediamo, le sole donne musulmane piangeano -davvero, mentre vestite di sacco, scarmigliate le chiome, giravano per -le strade dietro una brigata di ancelle, mettendo lamenti e rispondendo -con flebil canto al suono dei cembali.[333] - - - - -CAPITOLO V. - - -Singolare fortuna ebbe Guglielmo II a raccogliere della tirannide -paterna i frutti buoni, scansare l’odio, e tra la saviezza de’ tutori -e la giustizia e mansuetudine dell’animo suo, guadagnar l’amore de’ -contemporanei e le lodi dalla storia, in casa e fuori. Sia virtù o -vizio del popolo, l’affetto in lui prevale sempre alla ragione; onde -i posteri hanno perdonato a Guglielmo il Buono quella debolezza e -levità di consiglio che alla sua morte fe’ aprire un abisso: la corte -divisa, il reame insanguinato, l’Italia in preda all’impero, nonostante -la vittoria di Legnago e la pace di Venezia. Il padre, al contrario, -avea fiaccato in ogni modo il baronaggio, nemico massimo dello Stato; -mantenuta l’amministrazione di Ruggiero, se non che vi mancava il -re, e dopo la morte di Majone anco il primo ministro; poichè fu -partita l’autorità tra un vescovo, un segretario ed un gaito, i quali -personificavano le sole tre classi di sudditi favoriti a corte. - -A que’ medesimi Guglielmo I aveva affidata la tutela del figliuolo; -preposta loro la regina Margherita, la navarrese, nè inetta donna, nè -debole, amica de’ ministri operosi: onde la dissero amante di Majone, -poi di Stefano, e per poco non messero in lista l’eunuco Pietro. La -reggenza fece opera, la prima cosa, a rabbonire le classi più offese: -creò nuovi conti; die’ in feudo terre e villaggi; condonò debiti; -abolì la tassa della “redenzione” che aggravava, com’e’ pare, i ribelli -perdonati o i sospetti; concesse franchige ai cittadini; liberò schiavi -della corte o del demanio.[334] Guglielmo II, biondo e soave in viso, -giovanetto di quattordici anni, ben avviato alle lettere, fu coronato -in Palermo tra speranze ch’ei non ismentì giammai volontariamente. - -Posando dunque gli umori di ribellione, e perfino di scontento, -scoppiò la discordia in corte: e tra le gare delle persone venne fuori -l’antagonismo degli indigeni contro gli stranieri. Abbiam noi mostrato -fin dal regno di Ruggiero, come la fazione cattolica d’occidente, -monastica, francese e papalina, stendesse le trame fino alla corte -musulmana di Palermo.[335] La provvedea di avventurieri ecclesiastici, -dei quali non solamente veggiamo i nomi tra gli arcivescovi, i vescovi, -i grossi prelati e i precettori dei re, ma scopriamo anco il linguaggio -ne’ segretarii o copisti; poich’essi, ne’ diplomi, trascriveano il più -delle volte i vocaboli arabici conforme alla pronunzia francese.[336] -Le mandava anco avventurieri di spada, i quali occorrendo chiappassero -qualche feudo. - -Un parente, così, della regina Margherita, divenuto conte di Gravina, -congiurò insieme con Riccardo Palmer inglese, vescovo eletto di -Siracusa, contro l’eunuco Pietro, ch’era primo tra i ministri e forte -nel favore della regina, nel seguito de’ cortigiani e de’ pretoriani -e nella pratica dell’amministrazione. La briga si riscaldò tanto, -che l’eunuco, uomo di poco animo, dice il Falcando, temendo per la -propria vita, fuggì dalla corte e dal reame. Munita una buona saettia -di marinai, d’armi e d’ogni cosa, e fattovi portar nottetempo gran -copia di danaro, Pietro, la sera appresso, montò a cavallo con pochi -eunuchi suoi fidati, pretestando di andare ad un nuovo palagio ch’egli -avea fatto murare nel quartier della Kemonia;[337] e voltosi al porto, -entrato in legno, riparò in Affrica, appo il re de’ Masmudi. Così il -Falcando e, con poco divario, l’arcivescovo di Salerno.[338] - -Scrive Ibn-Khaldûn che un Ahmed detto il Siciliano, nato nelle -Gerbe della famiglia di Sadghiân ch’era ramo della tribù berbera di -Seduikisc, preso dall’armata siciliana sulle costiere di quell’isola, -educato in Sicilia, entrato al servigio particolare del re e fatto -suo intimo, cadde in disgrazia appo il successore per suggestioni -de’ suoi rivali; ond’egli, sentendosi in pericolo, fuggiva in Tunis, -governata allora da un figliuolo di Abd-el-Mumen e passava indi in -Marocco, appo il califo Jûsuf. Dal quale ei fu accolto con grande -onoranza, arricchito di doni e preposto all’ordinamento dell’armata. -E Ahmed la rese grande e possente, qual non era mai stata, nè fu poi; -e con quella segnalossi contro i Cristiani per splendide fazioni -e famose vittorie.[339] Ora Jusuf regnò dal millecensessantatrè al -centottantaquattro. Al par che il tempo, coincidono le condizioni -riferite al gaito Pietro e all’Ahmed Sikilli: l’uno ammiraglio -siciliano dinanzi Mehdia e primo ministro alla corte di Palermo, -accusato di pratiche con gli Almohadi; l’altro rifuggitosi appo -quelli con gran tesoro, accolto a braccia aperte a Tunis e Marocco e -immediatamente adoperato nelle cose navali; entrambi schiavi, saliti -ad alto grado nella corte di Palermo e cacciati per nimistà di parte. E -notisi che a Pietro apponeasi piuttosto tradimento che viltà pel fatto -di Mehdia.[340] - -Perduto appena il gaito Pietro o Ahmed Sikilli ch’ei fosse, la -combriccola degli indigeni fortuneggiò gravemente, per novella -irruzione di avventurieri che la fazione cattolica di Francia e -d’Inghilterra mandava al conquisto della corte di Palermo: una trentina -d’uomini, capitanati da un bel giovane congiunto della regina, Stefano -Des Rotrous,[341] dei conti di Perche (1167). Premeva ai tutori -oltramontani del papato che il governo di Sicilia fosse in mani -sicure, mentre si decidea la gran lite d’Italia; nella quale il reame -di Sicilia, co’ suoi tesori e le sue armi, avrebbe fatta piegare la -bilancia, s’e’ si fosse gittato risolutamente alla parte d’Alessandro -III, invece di baloccarsi, come fece la corte di Palermo per opera de’ -consiglieri indigeni, sospettosi al par dell’imperatore e del papa. -Con questa occasione si tentava anco un bel colpo di rimbalzo a pro del -Becket, il celebre arcivescovo di Canterbury, il quale avendo attaccata -briga col suo signore ed aspettandosene la decisione da Roma, la -corte e il clero francese voleano che la corona di Sicilia proteggesse -il turbolento arcivescovo appo il papa e i cardinali. Provan ciò le -epistole di Pietro da Blois, Giovanni da Salisbury, Luigi VII re di -Francia e del Becket stesso; il quale una volta scrisse alla regina -Margherita, mandarle a nome suo proprio e del monastero di Cluny, -un tale che le avrebbe palesata a voce “la mente di tutta la Chiesa -occidentale.”[342] E bastin tai parole a svelare la sètta. - -Il nobil giovane, audace e amante della giustizia, venne in Sicilia in -compagnia d’uomini dotti, di satelliti valorosi ed anco di faccendieri -affamati: accolto dalla regina come parente e campione e dicono più -di questo; creato immantinente gran cancelliere del regno e non guari -dopo arcivescovo di Palermo, con grande allegrezza del papa. Stefano -si messe incontanente a ripulire i tribunali e gli ufizii pubblici, -dove lo esercitato comando avea lasciate di molte sozzure. La giustizia -allora diede occasioni e pretesti di vendetta contro i paggi e lor -fautori, tanto più che, con le leggi giuste, si adoperaron anco le -inique, condannando per apostasia, a sollecitazione de’ Cristiani di -Palermo, parecchi Musulmani accusati di mentir la fede.[343] L’esempio -di quegli sventurati incoraggiò la cittadinanza a domandare il -supplizio d’uno scellerato protetto a corte, Roberto di Calatabiano, -incolpato di brutti eccessi e, tra quelli, d’avere ristorata una -moschea nel Castello a mare e di tener bettole, dove fanciulle e -giovanetti cristiani erano prostituiti a’ Musulmani. Poco mancò che -per cagion di costui non si sfasciasse tutta la macchina del Becket; -poichè i paggi s’eran gittati a’ pie’ della regina, scongiurandola non -abbandonasse il fedel servidore ed ella avea resistito per la prima -volta a Stefano e vietatogli di procedere. Il giovane di buona scuola, -smesse allora le accuse capitali appartenenti alla giurisdizione -laica; indossò i panni arcivescovili e tirò innanzi per le materie -che la Chiesa avocava a sè nella confusione del medio evo. Adunata -pubblicamente, con gran rumore, la curia ecclesiastica, Roberto fu -convinto di spergiuro, incesto, adulterio e condannato alle verghe, -al carcere ed alla confiscazione de’ beni; ond’ei morì negli stessi -ergastoli dove solea tormentare altrui. Esempii di giustizia non meno -strepitosi die’ Stefano a Messina: per ogni luogo ei soddisfece a’ -clamori del popolo e ne cattò il favore. Benedivanlo i Lombardi di -Randazzo, Vicari, Capizzi, Nicosia, Maniaci e d’altre castella di -montagna; e poco appresso, quando fu uopo, gli offriano ventimila -uomini in arme, per combattere le città e i baroni sollevati contro di -lui. - -Perchè i cortigiani, acquattatisi ai primi romori di giustizia, -aveano cominciato pian piano a malignare, calunniare, mormorare -contro l’insolenza straniera, contro la rapacità dei famigliari, -contro gli aggravii de’ cavalieri francesi, ai quali Stefano concedea -qualche feudo per attirarli in Sicilia e ingrossar le schiere sue -fidate, necessarie ogni dì più che l’altro a mantenergli il comando. -Sospettavasi che il vicecancelliere Matteo d’Ajello, l’eunuco Riccardo -e Gentile, vescovo di Girgenti, praticassero di farlo uccidere da -sicarii; e più certo è che parecchi baroni di Terraferma, mettendo su -un Arrigo fratello della regina, concertarono contro Stefano drammi -parlamentarii, prepararono armi feudali, suscitarono sedizioni di plebe -in Messina. Già, tra gli errori de’ Francesi e le arti degli indigeni, -l’aura popolare per ogni luogo avea girato contro il Cancelliere. -Ond’egli, ritornato in Palermo (marzo 1168), s’apprestava alla guerra -civile, quando fu messo giù con un colpo di mano. - -Al quale ajutarono i Musulmani. Scrive il Falcando[344] ch’essi, ne’ -primi tempi, amarono il Cancelliere; nei primissimi forse, quando -non s’era incominciato a lavorare co’ giudizii d’apostasia. Ed -Abu-l-Kâsim, nobilissimo e potentissimo uomo, del quale or ora diremo -più largamente, fattosi amico del Cancelliere, continua il Falcando, -e presentatolo di molti doni, s’era poi dato a suscitare i Musulmani -contr’esso, tenendosi ingiuriato perchè Stefano usava familiarmente -con un gaito Sedicto (Siddîk?) musulmano ricchissimo, privato nemico -d’Abu-l-Kâsim. Il Falcando ripete qui, come ognun vede, le parole di -Stefano o de’ suoi satelliti e scorda le principali cagioni, dico le -persecuzioni religiose e le usurpazioni de’ feudatarii francesi sopra i -vassalli.[345] - -Tra queste disposizioni de’ Siciliani d’ogni origine e religione, -Matteo e il gaito Riccardo, l’un prigione, l’altro confinato in -palagio, tentarono di rapire o uccidere il primo ministro, proprio -sotto gli occhi della regina e del re. Adoperarono i servi e gli -arcieri stanziali della reggia, i quali, non potendo cogliere il -Cancelliere entro lor mura, corrono a cercarlo fuori; si tiran dietro, -con promessa di bottino, i facinorosi abitatori di via Coperta e -della parte superiore di via Marmorea;[346] assalgono il palagio -arcivescovile; e mentre i Francesi difendeansi col solito valore, i -trombetti e i tamburini del re suonavano la chiamata contro il capo -del governo. Trasse in arme tutto il popolo; Cristiani e Musulmani -irruppero nel palagio. Rifuggito nel campanile, Stefano pattuì d’uscire -di Sicilia con tutti i suoi seguaci (1168) e andò a Gerusalemme, dove -non guari dopo morì.[347] - -La regina senza partigiani, il re sempre fanciullo, non potean far che -gli autori dell’attentato e i loro amici venuti di Messina con forze -militari, non si appropriassero i frutti della vittoria. A nome di -Guglielmo II, un decemvirato, se tal può dirsi, prese il reggimento -della cosa pubblica; e furono: l’inglese Riccardo vescovo eletto di -Siracusa, Gentile vescovo di Girgenti, Romualdo arcivescovo di Salerno, -Giovanni vescovo di Malta, Ruggiero conte di Geraci, Riccardo conte -di Molise, Arrigo conte di Montescaglioso fratello della Regina, -Matteo d’Ajello salernitano, il gaito Riccardo e l’inglese Gualtiero -Offamilio, decano di Girgenti e precettore del re. Ma poco appresso, -avendo Guglielmo compiuto il diciottesim’anno, Gualtiero che in questo -mezzo con pessime arti s’era fatto eleggere da’ canonici arcivescovo -di Palermo, si fe’ fare dal re primo ministro; prese a compagni del -governo Matteo e il Palmer, e congedò ogni altro. Il Falcando termina -la storia con tali fatti e con queste gravissime parole: “che allora -la potestà del regno e la somma degli affari cadde nelle mani di -Gualtiero, attaccatosi al re con dimestichezza assai sospetta, sì che -parea governasse non tanto la corte, quanto lo stesso monarca.”[348] - -Pur Guglielmo fuggia talvolta di mano all’arcivescovo; al quale non -venne fatto mai di allontanare il cancelliere Matteo, espertissimo -nell’amministrazione pubblica e terribile maestro d’inganni. Era -Matteo a corte capo della parte nazionale, nella quale noveravansi -principi del sangue e nobili, con tutti i gaiti, con l’arcivescovo -di Salerno ed altri prelati. Cotesta parte avean seguita i due -inglesi Offamilio e Palmer contro Stefano e i suoi Francesi; e nella -divisione delle spoglie s’eran prese le due sedi arcivescovili della -Sicilia. Ma separandosi i complici quand’ebbero fatto il colpo, si -trovò dall’un de’ lati Matteo con gli indigeni; stettero dall’altro, -capitanati oramai da Gualterio, gli oltramontani d’ogni linguaggio e -qualche barone: e le parti rimasero quali erano state nei primi anni -del regno; rinsavite pur tanto che non proruppero a sedizioni, nè a -scandali fuor della reggia. La quale moderazione venne, com’io penso, -dalla bassa estrazione dei capi, uomini nuovi e cortigiani entrambi; -dalle disposizioni del popolo che non avrebbe sofferta sedizione contro -il buon re; e dall’indole stessa di Guglielmo, il quale contentava a -vicenda i due ministri e maneggiava bene le fazioni ch’ei non sapea -reprimere: savio nelle piccole cose e insufficiente alle grandi. Dopo -il suo matrimonio (1177) vedendo ch’ei non avea prole, studiossi -ciascuna delle due parti a designar il successore: gli indigeni -cercarono di tirar su il principe Tancredi, non ostante la nascita -illegittima; gli oltramontani vollero assicurare i diritti della -Costanza, maritandola a un gran principe, e piombasse poi il diluvio -su l’Italia meridionale. Si scorgono vestigie di quel piato in alcuni -avvenimenti che noi narreremo; poche o nessuna nell’amministrazione -interna, la quale era sì ordinata e salda che le discordie della -corte non la turbarono. E veramente del regno di Guglielmo il Buono si -posson dare due giudizii al tutto diversi, secondo che si consideri -il governo in casa, o l’azione politica al di fuori. L’un comparisce -giusto senza debolezza; ordinato senza avarizia nè severità; condotto -secondo le leggi fondamentali, fuorchè nelle materie ecclesiastiche; -sollecito della sicurezza de’ cittadini in casa e fuori: la quale fu -piena e maravigliosa, come ai tempi di re Ruggiero, favorita anco ed -accompagnata dalla prosperità economica. Al di fuori non si può chiamar -Guglielmo nè pacifico, nè guerriero; poich’ei fece tante guerre che non -dovea; scansò la sola che occorreagli, grande e necessaria; e vivendo -ne’ suoi palagi e giardini, tra studii gentili e passatempi onesti, -sciupò in imprese lontane forse più vite d’uomini e più tesori che non -avessero mai consumati l’avolo e il bisavolo nei loro conquisti. - -Continuando il disegno di narrar quelle sole azioni esteriori, che -toccarono Stati musulmani, dobbiamo ricordar che Guglielmo il Buono, -per bocca degli oratori mandati al congresso di Venezia (1177) si -vantò di non aver mai fatta guerra a principi cristiani; e che tra -quelli, ei solo ormai perseguitasse per terra e per mare i nemici -di Cristo, sì che ogni anno, senza perdonare a spesa, mandava “sue -triremi” con milizie a combattere gli Infedeli e assicurar il mare a’ -Pellegrini de’ Luoghi Santi.[349] Le quali protestazioni se dovessero -tenersi fronde oratorie e se lo scopo delle imprese fosse stato di -favorire il commercio del reame in Affrica e in Levante, parrebbe -assai più savia la corte di Palermo. Il vero è che Guglielmo prendea -sul serio le Crociate, ancorch’ei fosse in sua schiatta il primo che -fuggì i pericoli e le fatiche del campo e che vide il più delle volte -ritornare malconci i suoi soldati. I Musulmani, a lor volta, risero -dell’insolito zelo della corte di Palermo. Abbiamo una epistola di -Saladino, il quale, scrivendo al califo di Bagdad per man di un retore -arabo, compiangea quel ragazzo di quindici anni che avea dato fondo al -suo tesoro nella spedizione contro Alessandria, per mera vanagloria -e ticchio di mostrare al mondo ch’ei pur sapesse provarsi contro un -nemico il quale avea respinte poc’anzi da Damiata le prime spade di -cristianità.[350] - -Nè le armi di Guglielmo eran rimase addietro in questa impresa di -Damiata, con la quale Manuele Comneno ed Amerigo re di Gerusalemme -aveano sperato aprirsi la via al conquisto dell’Egitto, nel primo -scompiglio della usurpazione di Saladino. Ritraggiamo dagli storici -musulmani che i collegati, venuti con mille dugento legni, assediarono -Damiata per cinquantacinque giorni, nei mesi di novembre e dicembre -del millecensessantanove; ch’ebbero ajuti di Sicilia e d’altre terre -cristiane; ma ch’e’ si ritrassero con perdita di trecento legni, -essendo stata soccorsa la città da Saladino con uomini, danari e -vittuaglie, e da Norandino con una impetuosa diversione in Siria.[351] - -Il quale esempio non bastò ad ammonire la corte di Palermo che -non si gittasse ad un’impresa assai più temeraria, quando Saladino -avea già spento l’ultimo califo fatemita, rinnalzato in Egitto il -pontificato degli Abbasidi, spartiti i beneficii militari a’ suoi -Curdi e Turchi e mostrato al mondo che sorgeva tra i Musulmani un -nuovo conquistatore. Uomini d’alto stato, mossi da un ardente sciita -del Jemen, per nome Omâra-îbn-Abi-l-Hasan, giurista e poeta di nome -in quel tempo, cospirarono a ristorare la dinastia fatemita; trovaron -seguaci tra i cortigiani, e le milizie d’Egitto, tra i Negri mercenarii -e tra gli emiri stessi di Saladino; e pur non fidando nelle proprie -forze, chiamarono in aiuto il re di Gerusalemme e quel di Sicilia, -profferendo e danari e cessione di territorii. Omâra intanto, sendosi -insinuato nella corte di Saladino, spinse Turan-Sciah fratello di lui -ad una impresa nel Jemen, per allontanarlo dall’Egitto; ma il perfido -consiglio tornò a gloria di casa ajubita, poichè quegli insignorissi -di Zobeir, di Aden e di tutto il paese.[352] L’ordine della congiura -in Egitto era che, sbarcati i Cristiani, se il Saladino correva a -combatterli con l’esercito, i partigiani al Cairo sollevassero il -popolo e rimettessero in trono i Fatemiti; e s’egli, mandate le genti -contro il nemico, rimanea con pochi soldati al Cairo, s’impadronissero -i congiurati della sua persona. Designato il nuovo califo e gli -ufiziali della corte fuorchè il primo ministro, altro non s’aspettava -che l’assalto de’ Cristiani, quando Alì-ibn-Nagia, predicatore d’una -moschea, scoprì la trama a Saladino e rimase, per costui comando, tra’ -congiurati a far la spia. Saladino poi seppe da’ suoi rapportatori in -Gerusalemme che dovea venir un ambasciatore di Amerigo a negoziare in -apparenza con lui e in realtà con Omâra e i consorti; onde arrivato -l’ambasciatore, gli pose addosso un cristiano suo fidato ed ebbe i -nomi de’ congiurati. Dissimulò il tradimento degli emiri suoi, allora -e sempre; mandò gli altri capi al supplizio, il due di ramadhan -del cinquecensessantanove (6 aprile 1174) e gli parve finita ogni -cosa.[353] - -E veramente il re di Gerusalemme abbandonò l’impresa. Ma quel di -Sicilia tirò innanzi ed apprestò sì grande armamento, che tenne in -sospetto il califo almohade, e l’imperatore bizantino. I reggitori -soli d’Alessandria non ci badarono, nè seppero il pericolo pria che -il nemico s’affacciasse al porto, il ventisette dsu-l-higgia[354] -del cinquecensessantanove (28 luglio 1174). Erano dugento sessanta -galee, montate da cencinquanta uomini ciascuna, trentasei teride -pei cavalli, sei grosse navi per gli ordegni da guerra e quaranta -legni da carico per le vittuaglie: e recavano cinquantamila uomini, -dei quali trentamila combattenti, tra fanti e marinai, mille uomini -d’arme, cinquecento cavalleggieri Turcopoli[355] ch’erano, com’io -penso, musulmani di Sicilia; e il resto gente di servigio, mozzi -di stalla, carpentieri navali e manifattori d’artiglierie.[356] Tra -queste notarono gli Alessandrini tre mangani di mole non più vista, che -lanciavano con gran forza di tiro immani massi di pietra negra recati a -bella posta dalla Sicilia, e tre torri mobili, piene d’armati e munite -in piè d’un ariete, come si chiamava la ponderosa testa di ferro messa -al capo d’una trave.[357] Delle macchine minori, si ricorda il _gerkh_, -da trar grossi dardi.[358] Capitanava l’oste, dice Ibn-el-Athîr, un -cugino del re: forse quel Tancredi conte di Lecce, che salì sul trono -alla morte di Guglielmo. - -Approdate le prime navi poco appresso mezzodì, cominciarono a sbarcare -le genti presso il faro;[359] e nelle ultime ore del giorno i Siciliani -caricavano gli Alessandrini, usciti a impedire lo sbarco, contro il -divieto del wâli della città che ammonivali a combattere dalle mura. E -veramente e’ furono respinti, con perdita, a’ ripari. L’armata intanto -sforzò l’entrata del porto, ch’era pieno di navi mercantesche e da -guerra e appiccovvi il fuoco; se non che i Musulmani, accorgendosi -della mossa, corsero per terra e arrivati a tempo, affondarono la più -parte dei legni loro. Fatto buio tra coteste scaramucce, i Siciliani -rimasero sul terreno occupato, dove rizzarono trecento tende. - -Al nuovo giorno avean già piantati i mangani; messe su le torri, -appressatole alle forti mura della città,[360] le quali furono -fortemente difese dal popolo e da’ pochissimi soldati del presidio. -Respinti anco gli assalitori il martedì trenta luglio, ricominciavano -il mercoledì la tempesta di lor tiri co’ mangani, riconduceano le -torri verso il muro; ed erano arrivati a una gittata d’arco, quando -si videro piombare addosso i Musulmani, rinforzati dalle milizie de’ -contorni le quali, il secondo giorno, erano accorse in città da lor -terre di beneficio militare e ne vennero anco dal Cairo. Chetamente -aveano gli Alessandrini disserrate le porte più vicine alle macchine -nemiche, lasciando chiuse le imposte di fuori;[361] gli emiri delle -milizie aveano ordinati lor cavalli dentro dalle porte e il popolo -armato s’affollava a tergo. Spalancate d’un subito le imposte, -si gettarono disperatamente d’ogni lato cavalli e fanti, sopra i -Siciliani; irruppero infino alle macchine; vi poser fuoco e sostennero -il combattimento tanto che le videro consumate. Lieti rientravano in -città a far la preghiera del vespro, quando trovarono tal nunzio che li -risospinse immediatamente alle armi.[362] - -Fin dallo sbarco de’ Siciliani, il wâli d’Alessandria avea mandato a -Saladino uno spaccio per colombi. Era egli attendato con l’esercito -a Fâkûs, su i confini orientali del Basso Egitto; dove ricapitato lo -spaccio il martedì, ei mandava immantinenti una schiera a rinforzare -il presidio di Damiata, temendo anco per questa; partiva ei medesimo -col grosso delle genti alla volta d’Alessandria e spacciava innanzi, a -dar l’avviso, un fido schiavo con tre cavalli menati a guinzaglio, da -ricambiarsi via via. Il quale giunse il mercoledì a vespro, percorsi -in men di ventiquattr’ore, a un di presso dugento chilometri.[363] -Assembrato il popolo, si bandisce il prossimo arrivo di Saladino: ed -ecco, scrive Ibn-el-Athîr, che dimenticandosi la fatica e le ferite, -parendo ad ognuno di avere allato, testimone del proprio valore, il -gran capitano, riaprono le porte e tornano addosso a’ Cristiani. - -Stracchi dalla prima battaglia, colti quando men se l’aspettavano, -in sull’imbrunire del giorno, sentendo quel frastuono d’un popolo -impazzato e gridare il nome di Saladino, i Siciliani mal difesero il -campo. Entrovvi il nemico; fe’ macello dei fanti; fece bottino d’ogni -maniera d’armi e ricche suppellettili: mentre nobili e vassalli, -capitani e soldati correano confusamente al mare; accostavano a terra -le galee; montavano come ciascun potea: chi trattasi l’armatura gittasi -a nuoto, chi arrampicandosi casca in mare. E i Musulmani a’ fianchi -loro, inseguonli entro le stesse galee, o tuffan sotto con ferri a -sfondarle, o v’appiccano il fuoco; sì che più d’una perì. Il navilio, -riordinato alla meglio la notte, salpava la dimane, primo agosto, -recando in Sicilia i miseri avanzi dell’esercito. Trecento cavalieri -che nella rotta si erano ritratti in un’altura, pugnaron tutta la notte -e la mattina appresso, contro le turbe musulmane crescenti di numero e -di furore; ma infine la moltitudine sgomenò quel nodo di prodi: tutti -li uccise o fe’ prigionieri, che non ne campò un solo. Così dalle -sorgenti musulmane. Le pisane che qui son tronche, riferiscono con -poco divario il numero delle navi, senza dir l’esito dell’impresa. Vi -accenna un po’ Guglielmo di Tiro, cronista delle crociate. Il Falcando -e Romualdo Salernitano avean tronco il racconto pria di quell’anno. -Un anonimo contemporaneo suppone sbarcato Guglielmo in persona ad -Alessandria e dopo sette dì tornato addietro con vergogna. E la magra -cronica di Monte Cassino dice che il 1174 l’armata del re andava in -Alessandria e nulla più.[364] Ciò nondimeno alcuni moderni, volendo -dare al buon re anco gli onori del trionfo, han fatta espugnare -Alessandria e riportarne in Sicilia preda ricchissima.[365] - -Abbandonati da’ proprii testimonii, cotesti scrittori trovano insperato -soccorso ne’ musulmani. Dai quali sappiamo che un anno appresso la -sconfitta, ossia il cinquecensettantuno (22 luglio 1175 a 9 luglio -1176), quaranta galee di Sicilia assediavano Tinnis per due giorni -e andavan via. Del settantatrè (30 giugno 1177 a 18 giugno 1178) -l’armata siciliana combattè più gloriosa fazione. Una quarantina di -navi riassalirono Tinnis e dopo due giorni di combattimenti se ne -insignorirono. L’ammiraglio musulmano, Mohammed-ibn-Ishak, al quale il -nemico avea tagliata la via di ritornare al navilio, si ritrasse allora -chetamente con una sua schiera al _mosalla_, o vogliam dire pianura -aperta dove si fa la preghiera; e al cader della notte piombò in città -sopra i Siciliani, che non s’aspettavano assalti; prese centoventi -uomini e lor mozzò il capo. Ricacciato al mosalla e combattuto -aspramente, lasciò sul terreno settanta de’ suoi: col rimanente ei si -rifuggì a Damiata. I Siciliani rientrati in città, la saccheggiavano, -ardeanla e cariche le navi di preda, zeppe di prigioni, ripartiano -alla volta d’Alessandria. Durò quattro giorni cotesta fazione di -Tinnis.[366] Che facesse l’armata ad Alessandria non sappiam punto. - -Nelle note frettolose con che si chiude la prima parte del -_Baiân-el-Moghrib_, leggiamo che il medesimo anno cinquecensettantatrè -(1177-8) Mehdia era afflitta da un’irruzione di Cristiani, la quale -fu detta il caso del venerdì: sì come i cittadini aveano designati -con altri giorni della settimana gli assalti del milleottantasette, -del cenquarantotto e del censessantatrè.[367] Questo del settantotto -è da apporre a Genovesi o Pisani, non essendo verosimile che l’armata -di Sicilia tentasse a un tempo una grossa fazione nel golfo di Kâbes -ed una alle bocche del Nilo.[368] Pare al contrario che la corte -di Palermo bramasse la pace con gli Almohadi, a fin di ristorare il -commercio dell’Affrica propria, decaduto o spento dopo i fatti del -cinquantasei. Nè poteva la Sicilia aspettar altro che male da’ novelli -turbamenti nati in que’ paesi: nella parte orientale, dico, le imprese -de’ masnadieri turchi venuti d’Egitto a tentar la sorte a nome di -Saladino;[369] e qua e là capi berberi e tribù arabiche immansuete che -disdiceano la signoria almohade, vedendo il nuovo califo Abu-Iakûb -troppo avviluppato nelle guerre di Spagna. Pure, quando la rivolta -messe radice in Kafsa, Abu Iakûb mosse di Marocco con l’esercito; sostò -a Bugia, sede del suo luogotenente nell’Affrica propria; andò poi a -Kafsa e se ne insignorì, il primo giorno del cinquecensettantasei (28 -maggio 1180) dopo tre mesi di assedio.[370] Nel ritorno, soffermatosi a -Mehdia, ei vi trovò ambasciatori di Guglielmo II. - -Se meritasse piena fede Roberto abate del Monte a San Michele, si -direbbe che Abu Iakûb fu vinto dalla cortesia del re Guglielmo, il -quale gli avea rimandata libera una sua figliuola, presa dall’armata -siciliana sopra un legno almohade che la conducea sposa a certo re -saraceno. Ma il fine del racconto scema autorità al cominciamento, -portando che l’Almohade alla sua volta restituisse al re di Sicilia le -due città di Affrica e Zawila; il che non fu, nè poteva essere.[371] -Secondo il Marrekosci, Guglielmo chiese la pace ad Abu-Iakûb per la -gran paura ch’avea di lui e si obbligò a pagargli tributo, oltre -i doni ricchissimi che gli fece e, tra gli altri, un rubino detto -l’unghia di cavallo, per la forma e la grandezza; il quale gioiello, -trascendente ogni prezzo, si vedea fino alla prima metà del decimoterzo -secolo spiccare sopra tante altre gemme incastonate nella rilegatura -d’un corano, di que’ che il califo Othman mandò nelle province -quand’ei promulgò il testo ortodosso.[372] Ed anco in questo racconto -è manifesto errore, poichè i Normanni di Sicilia non si abbassarono -di certo a comprar la pace; si può supporre anzi che alcuna città -dell’Affrica propria abbia pagato tributo a loro, sì come sarà detto a -suo luogo. - -Il fatto certo è che una tregua per dieci anni fu fermata tra -Abu-Iakûb e Guglielmo II, il millecentottanta, stipulata a Mehdia -dagli ambasciatori di Sicilia nel giugno o luglio, e ratificata da -Guglielmo in Palermo, nell’agosto.[373] Della quale tregua fa menzione -Ibn-Giobair, quattro anni appresso, nel diario del suo viaggio.[374] -Gli interessi commerciali de’ due paesi danno il motivo del trattato, -senza che s’abbia ricorso alle vaghe voci raccolte dall’abate Roberto -in Francia, e dal Marrekosci nel Maghreb. Tanto più che in quella -state l’Affrica propria avea mestieri più che mai de’ frumenti di -Sicilia; sapendosi che mancassero le vittuaglie e lo strame perfino -nell’esercito almohade, onde Abu-Iakûb, come prima e’ fermò l’accordo, -ritornò frettoloso in Marocco.[375] - -E’ fu di certo a protezione dei naviganti siciliani, che Guglielmo, -nell’inverno dal millecentottanta al centottantuno, mandò l’armata alle -Baleari; le quali per mutar signori non ismettevano la pirateria. Dopo -i discendenti di Mugeto e l’effimera dominazione messa su dai Pisani -(1115), aveano occupate quelle isole gli Almoravidi; e cadendo tal -dinastia, se n’erano insignoriti i Beni-Ghania, della tribù berbera di -Mussufa. Un valente scellerato di quella famiglia, per nome Ishak-ibn -Mohammed, usurpato lo Stato (1151), seppe ordinar sì bene il corso -contro Cristiani, ch’egli arricchissi e divenne potente come un re, -scrive il Marrekosci.[376] L’armamento siciliano, fortissimo di galee e -di uscieri per la cavalleria che doveva occupare Majorca, andato prima -a Genova con Gualtiero di Modica grande ammiraglio del reame, passò -tutto l’inverno a Vado: così gli Annali genovesi e più non ne dicono; -ma aggiungono che la città in quella stagione fu afflitta fieramente -da una morìa.[377] Forse fu questa che distolse i Genovesi dal mandare -lor navi insieme con le siciliane, come par fosse già fermato tra -le due parti, poichè l’armata siciliana entrò nel porto di Genova e -svernò nel dominio. Sembra che il morbo stesso abbia sforzato Gualtiero -a ritrarsi in Vado. Ma non andò guari che l’arcivescovo e i Consoli -di Genova, seguendo l’esempio dei Pisani,[378] nel mese di sefer del -cinquecensettantasette (17 giugno a 15 luglio 1181) stipulavano tregua -per dieci anni col signore di Majorca.[379] Guglielmo, l’anno appresso, -reiterò la spedizione con tanto strepito che mentre la s’apparecchiava, -Saladino, temendo nuovo insulto in Egitto, vi sopraccorse dalle parti -orientali di Siria, non ostante la brama ch’egli avea di soggiogar -tutti que’ regoli. Le navi siciliane non arrivarono poi alle Baleari; -disperse da una tempesta; affondate, quali a Savona, quali ad Albenga, -quali a Ventimiglia, alcune forse su la costiera di Spagna: e fu -scritto che ne perì quaranta all’incirca.[380] Ritraggiamo che pochi -anni appresso, quando Alì-Ibn-Ghania assalì l’Affrica settentrionale -con una mano di Almoravidi, avendo saputo in Tripoli che i partigiani -degli Almohadi gli avessero ritolte le Baleari, ei mandò in Sicilia -il fratello Abd-allah; il quale imbarcatosi per Majorca, ripigliò -lo Stato.[381] Non dicono i cronisti, nè mi par verosimile, che la -corte di Palermo abbialo aiutato in questa seconda impresa. Forse niun -seppe che costui fosse venuto tra’ molti Musulmani che dall’Affrica -riparavano continuamente in Sicilia, fuggendo la fame rincrudita e la -rapacità dei ladroni arabi, turchi e berberi, messi insieme da’ Beni -Ghania.[382] - -Ferveano allora in Sicilia preparamenti di gran guerra, dei quali -fu testimone Ibn-Giobair e da lui sappiamo le voci che corsero in -Trapani nel gennaio millecentottantacinque, quando si riteneano -nei porti tutte le navi mercantesche, per adoperarle al servigio -dello Stato: chè cento onerarie volea re Guglielmo aggiugnere alle -trecento galee e teride dell’armata. La quale, altri dicea dovesse -osteggiare Alessandria, altri Majorca ed altri l’Affrica propria, -dond’era testè giunta la nuova dello sbarco di Alì-ibn-Ghania a Bugia. -Ma pensava Ibn-Giobair che il re volesse mantenere la tregua con -gli Almohadi e ch’ei piuttosto disegnasse di rimettere sul trono di -Costantinopoli Alessio II, campato, come si favoleggiò, da’ sicarii -di Andronico.[383] E veramente piombava, non guari dopo, su la Grecia -questo sforzo di guerra, condotto in apparenza dal principe Tancredi. -Cinquemila cavalli, dugento legni di corso, ottantamila uomini, scrivea -con esagerazione un testimonio oculare, salparono l’undici giugno -millecentottantacinque; occuparono Durazzo (24 giugno); presero per -assedio Tessalonica (24 agosto); se non che i capitani indugiarono a -muover sopra la capitale dell’impero; e rotti a Monopoli, poi traditi -(7 novembre), si ritrassero in Italia, scemati di diecimila morti -e quattromila prigioni. I Musulmani di Sicilia militarono in questa -infelice impresa come diremo più innanzi.[384] - -Saladino intanto stendea l’impero su tutti i paesi musulmani dal Nilo -al Tigri, dove signore immediato, dove protettore o sovrano feudale; -lasciando pure al misero califo di Bagdad i vani onori di pontefice -e imperatore. Così accentrate le forze, ei prese a compier l’opera di -Norandino contro i Cristiani. Occupata Gerusalemme (23 ottobre 1187) e -tutta la Palestina, fuorchè quattro castella; provatosi indarno contro -le fortezze di Tiro e il valore italiano che difendeale, Saladino -ripigliò la guerra in primavera del millecentottantotto; e trovò, tra i -primi, su la costiera, il navilio siciliano. - -Perchè il caso di Gerusalemme avea commossa l’Europa: mentre la -Germania, la Francia e l’Inghilterra apparecchiavano eserciti, -l’Italia, avendo pronte le armate e aperto il mare, die’ principio -alla terza Crociata. A secondare l’audace proposito di Corrado di -Monferrato, correano gli Italiani sobrii, disciplinati, liberi e forti, -scrisse allora l’abate di Ursperg.[385] Nella epistola indirizzata -pochi anni innanzi al califo di Bagdad in nome di Saladino, si legge -che i Veneziani, i Genovesi e i Pisani soleano bazzicare assidui in -Levante; ove or accendeano un fuoco da non si spegnere di leggieri, -or offrivano presenti, recavano le merci più elette de’ loro paesi e -vendeano perfino le armi ed ogni altra cosa necessaria alla guerra; -stringeano amistà, dice l’epistola, del tutto a comodo nostro e danno -di cristianità.[386] - -Parteciparono i popoli meridionali in quello sforzo comune dell’Italia. -Guglielmo, disposto pur troppo a così fatte imprese, fu sollecitato -a viva voce dall’arcivescovo di Tiro, e rampognato del danno -ch’egli avea recato ai Latini di Terrasanta, trattenendo per la sua -sciagurata impresa di Grecia i pellegrini e le navi che facean sosta -in Sicilia. Per ammenda, egli ora fornì a Corrado di Monferrato copia -di vittuaglie, con cinquanta galee, dicono i cronisti occidentali, e -cinquecento uomini d’arme, capitanati da due conti; le quali forze -rincoravano Antiochia, difendeano Tripoli, mantenean Tiro. Giovò, -sopra ogni altro, all’eroico presidio di questa città, l’armata che -fece sgomberare i corsari musulmani e assicurò la via a’ soccorsi -spicciolati d’uomini e di vivanda. L’ammiraglio di Sicilia, per -nome Margarito da Brindisi, impadronitosi di alcune isole, tenne sì -ostinatamente le acque di Siria, ad onta delle tempeste e de’ nemici, -che maraviglionne la Cristianità tutta e chi chiamollo Nettuno, chi -re o lione del Mare. Corrado di Monferrato lo mandò con gente da -Tiro a Tripoli; dove i Cristiani, credendolo nemico, s’apprestavano -alla difesa, ma poi distinsero le insegne della croce e l’armamento -europeo; e la città ne fu talmente rinforzata che Saladino non osò -assalirla.[387] - -Gli scrittori musulmani giudicano altrimenti questo “tiranno Margarit, -preposto al navilio del tiranno di Sicilia:[388] sessanta galee, -ciascuna delle quali pareva una rôcca o una roccia[389], montate da -diecimila uomini avvezzi a scorazzare e desolare i paesi. Ma questo -famigeratissimo tra i più fieri oppressori e i più brutti demonii, -entrato con gran fracasso nel porto di Tripoli, non seppe di miele -nè di fiele, non giovò nè nocque, e com’egli aprì bottega di sue -vittuaglie, così rinacque in Tripoli la carestia. Tirò verso Tiro e -tornò a Tripoli; guazzò per quelle acque, avanti e dietro, a dritta e -a manca per parecchi mesi, senza saper che si facesse; finchè il suo -navilio si sparpagliò, il suo valore tramutossi in codardia, la sua -gente fuggì alla sfilata ed ei se ne tornò a casa, con poca gente e -molte miserie.” Così un contemporaneo, prendendo a celebrare i fatti -di Saladino, straziava la rettorica ed anco un po’ la storia, narrando -dell’ammiraglio siciliano le imprese fallite, non quelle compiute -e tacendo sopratutto la cacciata de’ corsari musulmani.[390] Del -rimanente, l’autore attesta la fama di Margarito; il nome di tiranno -ch’ei gli dà, s’accorda con quel di potente principe che leggiamo in -Marino Sanudo;[391] e il predicato di pessimo demonio non differisce -tanto da’ titoli di pirata, archipirata e principe de’ pirati, con che -lo chiamano gli scrittori bizantini, gli italiani e’ tedeschi.[392] -Par che la corte di Palermo, dopo le sventure dell’impresa di Grecia, -abbia affidata l’armata a questo valente uomo di mare, il quale prese -in Cipro settanta galee bizantine andate a soggiogar quell’isola.[393] -Sappiamo da scrittori inglesi contemporanei ch’egli possedea le isole -di Scarpanto, Cefalonia e Zante;[394] nè sembra inverosimile ch’egli -abbia lasciato col mestiere anco un soprannome datogli dapprima e che -Margarito, conte di Malta, sia lo stesso Sifanto, corsaro ausiliare del -re di Sicilia, entrato innanzi ogni altro per la breccia di Tessalonica -(24 agosto 1185), ricordato con gratitudine dall’arcivescovo Eustazio -che fu suo prigione.[395] - -Nei due episodii nei quali Margarito si trovò a fronte di Saladino, -meritano fede ’Imad-ed-dîn e Ibn-el-Athîr, i quali militavano entrambi -nell’esercito musulmano. Il sultano, ragunato l’esercito presso -Emesa, andò con una gualdana a far la scoperta a Tripoli, guastò il -contado, differì l’assedio e tornando addietro, si volse al principato -di Antiochia. Occupata Tortosa il sei giumadi primo (3 luglio 1188), -indi Marakia, movea alla volta di Gebala, costretto a passare a randa -a randa del mare, per iscansar la montagna e il fortissimo castello -di Markab, ch’era tenuto dagli Spedalieri. Angustissima con ciò e -malagevole la via; talch’era forza valicarla ad uno ad uno. L’armata -siciliana allora salpando da Tripoli, attelossi lungo la spiaggia: -con catapulte e balestre[396] facea grandinare dardi e saette sulla -strada. Saladino a questo, fatti recare i mantelletti e altri ordegni -d’assedio,[397] dispose dietro quelli le catapulte e gli arcieri; sì -che a lor volta le navi siciliane furono costrette ad allontanarsi e -tutto lo esercito passò. Presa Gebala senza contrasto a’ diciotto del -mese (15 luglio), egli entrò a capo di due settimane in Laodicea; dove -trovò abbandonate le case, rifuggiti i Franchi in due castella, e surto -di faccia al porto il navilio siciliano. - -Il quale, venuto ad ajutare e trovato perduta ogni cosa, cominciava a -prender chiunque fuggisse per mare. Erano i Siciliani adirati contro i -cittadini per la viltà di sgomberare sì presto la terra, non aspettando -gli amici, nè i nemici. Ma l’effetto dei mali trattamenti fu che que’ -di Laodicea si affrettarono a scendere dalle castella e ritornare -a lor case, stipulando di pagare la _gezîa_. Saladino, ordinato il -reggimento della terra, era già in su le mosse con tutto l’esercito, -quando l’ammiraglio siciliano, volendo abboccarsi con lui, mandò a -chiedergli salvocondotto ed ei lo diè. Sopraffatto, dice un testimone -oculare, dall’aspetto del principe, s’inchinò Margarito, all’uso -orientale, in atto di baciar la terra; raccolse gli spiriti, pensò, -e alfin prese a parlare per mezzo del turcimanno. Fatto un esordio di -lodi, egli ammonì Saladino a dar piena sicurtà a’ Cristiani, tanto gli -indigeni, com’e’ parmi, quanto gli europei, mostrandogli che, se il -principe li ascrivesse al suo _giund_, lo aiuterebbero a conquistare i -paesi vicini e i lontani. E finì con la minaccia che se, al contrario, -fossero maltrattati i Cristiani di Siria, verrebbero di là dal mare -le migliaia di guerrieri congregati d’ogni terra di cristianità, con -tanto sforzo di guerra, che niuno lor potrebbe far testa. Saladino -rispondeagli, avere Iddio comandato ai Musulmani di ridurre tutto -l’orbe alla vera fede; ch’egli combattea per osservare questo precetto; -che Iddio l’aveva aiutato e l’aiuterebbe: onde se tutto il resto del -genere umano, dagli estremi gradi di longitudine e di latitudine, -si adunasse contro i Musulmani, ei non conterebbe i nemici, sì li -combatterebbe; e forse che lor farebbe provar di nuovo le sciabole e -le catene de’ Musulmani. Vedendo accolti in tal modo i suoi consigli, -Margarito si fe’ il segno della croce e andò via. Così, con parole poco -diverse, ’Imad-ed-dîn e Ibn-el-Athîr, testimoni oculari forse entrambi, -il primo di certo.[398] Nè parrà inverosimile la somma del dialogo, -quando si consideri che Margarito non poteva ignorare le ambizioni di -Saladino contro varii principi musulmani, nè le disposizioni d’animo -che i Crociati attribuivano al formidabile nemico loro; onde i cronisti -affermarono ch’egli, del millecentonovantadue, avesse proposta ai re di -Francia e d’Inghilterra una lega contro gli eredi di Norandino.[399] - -Guglielmo venne a morte (18 novembre 1189) mentre apparecchiava assai -maggiore armamento, per mandarlo o menarlo egli stesso in Levante, -insieme con Filippo Augusto e Riccardo cuor di Leone; avendo già -stipulato con Arrigo II di fornire gran copia di vino, orzo e frumento -e cento galee armate e provvedute per due anni.[400] Pria di quel -funesto evento che par abbia costretta l’armata a tornare immantinente -in Sicilia, Margarito avea cominciato a sciogliere le promesse -di Laodicea. Uno scrittore anonimo, contemporaneo sì e benissimo -informato, narra che l’ammiraglio siciliano avea, da vero maestro -dell’arte, chiuse le vie del mare a’ presidii musulmani di San Giovanni -d’Acri e d’altre fortezze di Palestina; e che un giorno, colte le -navi di Saladino che recavano armi e vivanda in Acri, ei le combattè -e vinse e messe a morte quanti le montavano.[401] Van riferiti questi -avvenimenti allo autunno dell’ottantanove, sendo cominciato l’assedio -d’Acri ne’ primi di settembre. - -Guglielmo secondo, voglio io qui replicarlo, merita tanto biasimo nelle -cose di fuori, quanta lode nell’interna amministrazione dello Stato. -Fuorchè la pace con gli Almohadi e il gastigo dato a quando a quando -ai pirati musulmani, non va commendato nel suo regno alcun atto di -politica esteriore. Fece Guglielmo sempre guerre disutili e infelici; -nelle vicende della Lega Lombarda ei non seguì consigli nè savii, nè -generosi, nè coerenti; ed annullò gli effetti della Lega per quanto -uomo il poteva, con un partito pessimo e stoltissimo: il matrimonio -della Costanza nella casa di Svevia, nemica naturale degli Hauteville, -del papato e dell’Italia tutta. Quand’anco non cel affermassero i -contemporanei, vedremmo ad ogni respiro di Guglielmo ch’ei tentennò -sempre tra i due ministri Gualtiero Offamilio e Matteo d’Ajello. Matteo -per far dispetto, come dicono, al rivale, avea consigliato Guglielmo -a fondare l’arcivescovato di Morreale, alle porte proprio di Palermo -(1182). Pria di ciò, l’impresa d’Alessandria, affidata al principe -Tancredi (1174) era stata, com’e’ sembra, opera del Cancelliere, -bramoso di dare riputazione e potenza di capitano al candidato ch’ei -destinava al trono. Con minor dubbio il diciamo della spedizione -di Grecia, la quale sappiam fatta contro l’avviso di Gualtiero e di -Riccardo Palmer.[402] E fu appunto nella catastrofe di quello esercito -(autunno del 1185) che riuscì Gualtiero a fermare il parentado con casa -di Hohenstaufen, celebrato indi in gran fretta (27 gennaio 1186); nel -quale alcuni contemporanei ravvisarono la vendetta del metropolitano di -Palermo per la mutilata diocesi.[403] - -Sotto un principe sì mansueto e benigno, i Musulmani di Sicilia -non durarono aspre persecuzioni, ma non furon sicuri dalle occulte -e lente. Conferma questo fatto Ibn-Giobair, il dotto pellegrino -spagnuolo, capitato in Sicilia con molta riputazione di pietà, il quale -solea scrivere ogni dì le cose viste, o udite, e in quattro mesi di -soggiorno, visitò i centri principali delle popolazioni musulmane, -conversò con uomini d’ogni ordine, dai servitori di corte infino al -primo nobile dell’isola, rampollo della sacra schiatta d’Alì. Ne’ -principii, quand’egli non avea visti se non che gli eunuchi della -corte, Ibn-Giobair loda il giovane re, tollerante, amico anzi de’ -Musulmani. Dice ch’ei parlava l’arabico, che usava ne’ rescritti -l’alâma, che vivea tra’ Musulmani, convertiti in apparenza; e che, -non ignorando la occulta fede loro, solea chiudere gli occhi quando, -all’ora della preghiera, li vedea scantonare ad uno ad uno. Racconta -Ibn-Giobair che nel tremuoto di febbraio millecensessantanove, -Guglielmo giovanetto, girando attonito per la reggia, udì le donne e -i paggi invocare Allah e il Profeta, e vedendoli sbigottiti al suo -arrivo, li confortò con queste auree parole: «Che ciascuno preghi -il Dio ch’egli adora! Chi avrà fede nel suo Dio, sentirà la pace in -cuore.» Intenerito della gran bontà del principe, Ibn-Giobair prega -Iddio che lo serbi in vita per lunghissimi anni. Ma a capo di due mesi, -risaputa meglio la condizione de’ suoi correligionarii, il viaggiatore -dà del tiranno a Guglielmo; l’accusa d’avere afflitto e umiliato -Ibn-Hammûd, d’avere sforzato all’apostasia il giureconsulto Ibn-Zura’; -e raccapricciando narra che costui, fatto giudice, rendea ragione, -or secondo il vangelo, or secondo il Corano e perfino avea mutata in -chiesa una sua moschea.[404] In quel torno (1179) veggiam anco una -moschea di Catania destinata al culto cristiano da un Giovanni da -Messina e consacrata con la invocazione del novello santo, Tommaso di -Canterbury.[405] - -Ancorchè l’indole di Guglielmo non renda inverosimili le -contraddizioni, ognun vede come quel molesto proselitismo piuttosto che -a lui, sia da apporre al clero, impaziente di stendere l’autorità sopra -tanta parte della popolazione, di accrescere le decime, i casuali, i -lasciti. Era imbaldanzito il clero per la potenza dell’arcivescovo -di Palermo; e armavasi già dei fasci della giustizia, se non delle -scuri. Perchè Guglielmo, tirato alle dottrine oltramontane, cominciava -ad abbandonar quelle seguite da’ suoi maggiori; ponea le cause de’ -chierici sotto la giurisdizione delle curie ecclesiastiche;[406] facea -tradurre dinanzi a queste i Musulmani accusati di ratto in persona -di donne cristiane. Contro i quali egli è vero che i vescovi non -pronunziavano sentenze di morte, nè mutilazione; ma poteano condannar -sì a multe e battiture, com’è detto in un rescritto di papa Alessandro -III, indirizzato all’arcivescovo di Palermo.[407] Ed egli è da supporre -assai frequenti le condanne, per la interpretazione larghissima che si -dava a quel capo d’accusa e per lo guadagno che ne tornava ai giudici. -Ma i Cristiani impunemente strappavano i figliuoli, maschi e femmine, -alle famiglie musulmane, sotto specie di convertirli; aggravavan di -multe i ricchi; rendeano loro insopportabile il soggiorno in Sicilia: -talchè i più timorati pensavano a vendere ogni cosa e andar via; i -padri davano le figliuole a’ pellegrini di Spagna o d’Affrica senza -richiedere dotario; e i savii già prevedeano che l’islamismo tra non -guari sarebbe stato spento in Sicilia, sì com’era testè avvenuto in -Candia. - -E pur l’universale della popolazione non aborriva per anco dai -Musulmani. In viaggio erano salutati cortesemente; la voce del -muezzin non facea ribrezzo nelle grandi città; i Cristiani di Trapani -tranquillamente vedeano passare le turbe de’ Musulmani, che al suon -di corni e taballe, preceduti dall’hâkim, andavano al mosalla a far -la preghiera pubblica del Beiram.[408] Che se guardiamo alla reggia, -vi troviam l’una accanto all’altra, le sorgenti della persecuzione e -del favore: da una parte le sollecitazioni de’ prelati oltramontani; -dall’altra le consuetudini, spesso più forti che la volontà, onde -gli eunuchi, gaiti o paggi che dir si vogliano, esercitavano gli -uffici di corte sotto quel velo sottilissimo d’ipocrisia che li facea -parere cristiani.[409] Splendean costoro per lusso di vestimenta e di -cavalli. Guglielmo accogliea con onore i Musulmani stranieri, medici -e astrologhi[410] e largìa danaro a’ poeti.[411] Afferma altresì -Ibn-Giobair che le donne musulmane della reggia talvolta guadagnassero -a Maometto alcuna lor compagna cristiana. E le dame franche o italiane -di Palermo, riconosceano tacitamente la superiorità dell’incivilimento -orientale, vestendo a foggia delle musulmane.[412] - -Nè era mica rallentato il legame morale tra gli abitatori musulmani -dell’isola. I cittadini, egli è vero, aiutavan poco o nulla i -correligionarii loro servi della gleba, uomini di varie schiatte, -lontani dall’occhio e dal cuore; ma nel grembo delle popolazioni -urbane fervea la carità musulmana e ne davano l’esempio, non senza -rischio loro, i finti cristiani della corte. La quale carità di setta, -di stirpe e di patria, che ormai tornava ad un sentimento solo, si -mantenea tanto più calda in Palermo, la città, come chiamavanla per -antonomasia i Musulmani di Sicilia. Quivi i Musulmani soggiornavano in -alcuni sobborghi senza compagnia di Cristiani; un cadì amministrava -loro la giustizia; frequentavan essi le moschee e ciascuna era anco -scuola; fiorivano i loro mercati ne’ quali, come fu uso generale nel -medio evo e dell’Oriente in tutti i tempi, dimoravano gli artigiani, -divisi per contrade, secondo i mestieri. Dalle parole d’Ibn-Giobair -possiamo argomentare che i mercatanti della città fossero, la più -parte, musulmani. Il culto pubblico era tuttavia liberissimo in -Palermo; se non che la preghiera solenne si faceva nella moschea -cattedrale con la invocazione pei califi abbasidi, vietata solamente -l’adunanza del piano aperto o vogliam dire il mosalla;[413] parendo -pericoloso, com’io penso, di mettere insieme le migliaia degli -Infedeli. - -Le quali migliaia quante fossero nella capitale e nelle province, -non sappiamo; ma tutta insieme la popolazione musulmana, uomini e -donne, passava di certo il numero di centomila che dà uno scrittore -contemporaneo, come si vedrà in quest’altro capitolo. Il seguito -dei fatti anco mostrerà come, allo scorcio del duodecimo secolo, i -Musulmani di Sicilia fossero ridotti in Val di Mazara, e come gran -parte di loro coltivassero il suolo in quelle cento miglia quadrate di -territorio che l’improvvido Guglielmo donò, insieme con gli abitatori, -al Monastero di Morreale, chiudendo gli occhi alle conseguenze -politiche, non meno che al danno economico dello Stato.[414] I nomi -delle città e villaggi recati da Ibn-Giobair occorrono, eccetto sol -Siracusa, nella costiera da Messina a Palermo, e su la strada dalla -capitale a Trapani. Un pugno di Musulmani in Messina; maggior numero -in Cefalù; in Termini un borgo abitato al tutto da loro; un paesello -intero a Kasr-Sa’d, il quale parmi risponda al monticciuolo che or si -addimanda la Cannita, presso Villabate; gran popolazione in Palermo; -tutti gli abitanti in Alcamo e ne’ villaggi e ville ond’eran gremiti i -fertili terreni, e allora ben coltivati, che si stendono dalla capitale -a Trapani: e in questa, gran parte della popolazione, professava -l’islamismo.[415] Professavanlo forse alcuni abitatori di Catania.[416] -Al dir di Burchardo, vescovo di Strasburgo, ambasciatore del Barbarossa -appo Saladino, Malta e Pantellaria erano in questo tempo abitate al -tutto da Musulmani; e ubbidia la prima al re di Sicilia, a nessuno la -seconda, la quale producea poco grano; talchè gli uomini viveano di -pastorizia, mezzo selvatichi, pronti a rintanarsi nelle caverne, quando -sbarcasse gente più forte di loro.[417] - -Partecipavano tuttavia i Musulmani degli ufizii civili e militari, -come abbiam già detto trattando dei gaiti, poichè le testimonianze -citate tornano la più parte al regno di Guglielmo il Buono.[418] Alle -quali è da aggiugner quella di Eustazio, arcivescovo di Tessalonica, -studiosissimo a descrivere le genti che disertarono il suo paese -(1185), le quali eran chiamate siciliane, dice egli, perchè le accozzò -Guglielmo, conte, re, o tiranno della Sicilia, e votò l’erario per -fornire la spesa, maggiore assai delle scarse entrate dell’isola.[419] -Erano in quell’oste uomini d’arme e arcieri a cavallo, fanti leggieri -e di grave armatura e compagnie franche, dette del _rizico_, le quali -senza caposoldo nè stipendio, combatteano per la sola preda.[420] I -Musulmani di Sicilia, noverati forse tra gli arcieri a cavallo, facean -l’ufizio ch’or è dato a carabinieri o gendarmi negli eserciti europei. -Perocchè narra Eustazio che nella prima licenza del saccheggio, -mentre una mano di soldati insanguinava e profanava sozzamente la -chiesa di San Demetrio e commetteva ogni maniera di oltraggio sopra -i Greci che vi s’erano rifuggiti, un eunuco, ammiraglio[421] del re, -entrò a cavallo nel tempio, brandendo una mazza di ferro, seguito -da prodi sergenti, e fece sgombrar que’ masnadieri.[422] Ma durante -l’occupazione della città, continuando i Latini a sfogar l’odio su i -vinti, i Saraceni di Sicilia giravano per le strade la notte a far -la scolta; entravano nelle case ov’era acceso, contro il divieto, -lume o fuoco; sforzavan le porte; menavan via le donne e le fanciulle -adocchiate nel giorno; e prendean talvolta i danari per dote.[423] In -una orazione recitata dopo quel gran flagello, Eustazio, prorompendo -contro un sacrilego, dicea che gli atti suoi somigliassero a que’ -degli Affricani di Sicilia.[424] A’ Musulmani io riferirei volentieri -l’artifizio dei due mangani smisurati, chiamati da lui “le figlie del -tremuoto” i quali aprirono la breccia nel muro di Tessalonica:[425] -ond’e’ si vede che facean tiri diretti, come le artiglierie moderne; -e vanno per conseguenza identificati con quelli che abbiamo descritti -nell’assedio di Siracusa dell’ottocentosettantotto e testè nell’impresa -di Alessandria,[426] e fors’anco con gli altri che Carlo d’Angiò -apparecchiava (1284) contro la Sicilia, maneggiati da’ Saraceni di -Lucera.[427] Dopo li artiglieri de’ mangani, Eustazio fa menzione “di -quelli che lavoravano a riempir di polveraccio le insidiose fosse, per -iscuoter e abbattere i muri”: nel qual luogo la voce insolita greca -ch’io rendo a bella posta con una voce oscura del nostro linguaggio, -se la non denotasse i minuzzoli di combustibili da appiccar fuoco a’ -sostegni de cuniculi, sarebbe forse da riferire a quella composizione -di fuochi da guerra che condusse alla invenzione della polvere, ma non -essendo per anco sì perfetta, in vece di scoppiare, schizzava, operando -con la sola forza del rincalcio. Il quale ingegno tornerebbe anco ai -Musulmani di Sicilia, poichè simili fuochi, in questo tempo, erano in -uso appo i lor fratelli d’Affrica e di Levante.[428] - -Il numero dunque, le ricchezze, la cultura intellettuale, la ingerenza -ne’ servigii pubblici, il favore della corte, davano forze a’ Musulmani -di Sicilia, molestati com’essi erano dal clero e da qualche ministro -del re, e persuasi che loro sovrastassero gravi calamità. Con ciò -le bandiere almohadi sventolavano a vista quasi della Sicilia; nè -mancavano nell’isola i capi d’un movimento. Le vestigia che scopronsi -negli scrittori cristiani e ne’ musulmani, conducono a un gran -personaggio di casa Edrisita, del ramo de’ Beni Hammûd, e com’io -credo della stessa famiglia di quello sciagurato signore che die’ -Castrogiovanni al conte Ruggiero. Era chiamato dai più, secondo l’uso -arabo, col keniet o diremmo noi nomignolo, Abu-l-Kâsim e talvolta col -keniet d’uno de’ suoi progenitori, Ibn-abi-l-Kâsim, o infine, col nome -del casato, Ibn-Hammûd. Ai tempi di Guglielmo il Buono primeggiava -costui nell’aristocrazia ereditaria;[429] e della sua ricchezza e -seguito tra i Musulmani di Sicilia ci ragguaglia anco il Falcando, -che lo nota tra i più possenti nemici del cancelliere Stefano, come -s’è detto.[430] Similmente Ibn-Giobair, pochi anni appresso, narrò -ch’egli era stato perseguitato per supposte pratiche con gli Almohadi; -confiscatigli i beni ed espilati trentamila dinar; condotto indi -alla povertà ed a vivere d’uno stipendio a corte: uomo per nascita, -liberalità, beneficenza, ingegno e costumi, sì riverito appo i -Musulmani di Sicilia, che s’egli avesse abiurato, tutti si sarebber -fatti cristiani, dice il viaggiatore spagnuolo.[431] Ritraggiamo che -Ibn-Kalakis d’Alessandria, giureconsulto e poeta di nome, venuto -a corte di Guglielmo nel cinquecentosessantacinque (25 settembre -1169-13 sett. 1170), dopo aver lodato il re in un poemetto e averne -ottenuto alcun dono, dedicò a questo Hammûdita un’opera intitolata «Il -fior che sorride mirando le virtù d’Ibn-el-Kâsim» e n’ebbe splendido -guiderdone e sì grato rimase al Mecenate siciliano, che ripartendo -per l’Egitto gli indirizzò altri versi. Per la liberalità sua, com’e’ -sembra, gli avean dato il nome d’Ibn-el-hagiar.[432] Ritornò in Sicilia -nello stesso tempo Ibn-Zafer, nato nell’isola, emigrato in Oriente, -erudito, poeta, filologo ed elegante scrittore; il quale nella sua -povertà, sovvenuto e consolato da quel nobil uomo, gli dedicava tre -opere inedite e la seconda edizione della più popolare di tutte le -sue compilazioni, il _Solwân-el-Motâ’_.[433] Nella cui prefazione, -tramezzate a luoghi comuni, leggiam parole che non sembrano gittate -a caso: l’augurio «che Iddio conduca questo signor de’ signori e -condottiero dei condottieri, a compiere i proponimenti ispiratigli da -Lui stesso.... che lo esalti sempre nei seggi del potere e renda vane -le frodi de’ suoi nemici;» la lode che «l’animo suo bastava ad ogni -fortuna.... che i popoli non avean da temere disastri seguendo uom -di proposito così saldo.»[434] Costui non potea vivere tranquillo in -quelle condizioni de’ compatriotti suoi musulmani. Com’egli parteggiò -contro il cancelliere Stefano, così è da supporlo favorito da Matteo, -e tanto più sospetto a Gualtiero Offamilio, quando questi prese la -bandiera di parte oltramontana. Abu-l-Kâsim, o altri della famiglia -dicerto, si trovò avvolto nelle rivoluzioni contro il principato -cristiano, ritraendosi che i suoi beni fossero stati confiscati. -Abbiamo infatti nel milledugento un diploma della reggenza per lo -quale, compiendo al comune di Genova la promessa falsata da Arrigo -VI, gli erano fatte concessioni larghissime, e tra le altre cose -gli si donava il palagio posseduto un tempo in Trapani dal Gaito -Bulcasimo.[435] E sedici anni appresso, Federigo già emancipato, -concedeva alla chiesa di Palermo certi beni di Ruggiero Hamuto, che -par sia stato, nell’undecimo secolo, lo stipite di quella nobil casa in -Sicilia.[436] - - - - -CAPITOLO VI. - - -Avea Falcando, per disdegno o lontananza, interrotta la grave sua -storia al principio del governo personale di Guglielmo II. Ripigliando -la penna dopo venti anni per deplorare le calamità piombate su la -Sicilia alla morte del re, ei notava tra i maggiori pericoli la -reazione de’ Musulmani. “Se i popoli della Sicilia, dice Falcando, -esaltassero al trono uom di provato valore, e se i Cristiani non -discordassero dai Saraceni, potrebbe il re eletto respingere le armi -straniere e ristorar la cosa pubblica che or sembra perduta.... Ma tra -tanto scompiglio, mancato il timore dell’autorità regia, difficil è -che i Cristiani si trattengano dall’opprimere i Saraceni, e che questi, -diffidando di loro e stanchi altresì di tanti torti, non si levino in -armi, non prendano qua un castello su la marina, là una rôcca tra i -monti. Il che se avvenisse, come potrebbero i Siciliani difendersi con -una mano dalle scorrerie de’ Saraceni e con l’altra combattere dure -battaglie contro i Teutoni?... Oh piaccia al cielo che nobili e plebe, -Cristiani e Saraceni, accordinsi unanimi nella elezione d’un re; e con -tutte le forze, con estremi conati s’adoprino a stornare l’irruzione -de’ Barbari!” Con ciò, l’autore va rampognando i Pugliesi, i Messinesi, -la regina Costanza, tutti fuorchè i due veri colpevoli: Guglielmo e -l’arcivescovo. E tocca i pregi delle primarie città della Sicilia; e -assai più largamente descrive Palermo, ch’egli amava quasi cittadino -e premeagli di salvar quivi le bellezze della natura e l’opera della -civiltà.[437] - -Cotesto appassionato discorso politico su i principali eventi che -seguirono in Sicilia e in Puglia dall’autunno dell’ottantanove alla -primavera del novanta, racchiude, a creder mio, un racconto sotto -specie di vaticinii, timori e speranze; perocchè l’epistola fu dettata -in primavera, se non all’entrar della state, e allor l’autore vivea -fuor di Sicilia e forse oltremonti.[438] Or non avvenne mai a profeti -di predire i fatti per filo e per segno; nè egli è verosimile che il -Falcando abbia, per cagion d’esempio, ignorata dopo tre o quattro mesi -la esaltazione di Tancredi, quando in tutta Europa, massime in Ponente, -gli appresti della Crociata rendeano frequenti le comunicazioni co’ -porti meridionali, e la gente ansiosamente procacciava le nuove di que’ -paesi. Più che un caso di avventurata sagacità, è qui da supporre un -artifizio oratorio. Se il Falcando avesse voluto ammonire l’arcivescovo -di Palermo a secondare ormai i voti dell’universale e salvar la sua -patria adottiva, ei non avrebbe potuto usare forma più discreta, nè -più arguta che quella; nè avrebbe potuto indirizzare meglio il sermone -che ad un famigliare dell’arcivescovo. Or ei l’intitola per l’appunto -a Pietro, tesoriere della Chiesa palermitana; onde si direbbe col -proverbio moderno che la soprascritta andava a costui; la lettera a -Gualtiero Offamilio. - -Presagiti o narrati, i fatti pur avvennero così. Il giuramento prestato -a Costanza per comando di re Guglielmo, non valse a far accettare -di queto, dai baroni e da’ grandi, la dominazione tedesca. Seguirono -giorni d’anarchia, ne’ quali molti Cristiani di Palermo, sì com’era -avvenuto nella sedizione del millecensessanta,[439] dettero addosso -ai Musulmani. La città fu allagata di sangue. Gli scampati alla strage -rifuggironsi nelle montagne, dicono i cronisti:[440] e deve intendersi -del centro occidentale dell’isola, poichè dall’orientale aveanli -già cacciati i Lombardi[441] e d’altronde, i ricordi che abbiamo de’ -Musulmani nella seconda metà del duodecimo secolo tornan tutti al val -di Mazara. A quelle montagne trassero, al dir di un altro cronista, -con le famiglie loro e con le greggi, i Pagani servi di re Guglielmo, -sperando sottrarsi al giogo di Tancredi e sommavano a centomila tra -uomini e donne:[442] il qual numero, dato così in arcata, mi par troppo -scarso. Erano i villani del demanio e quei, credo anco, de’ poderi -che Guglielmo avea testè donati al Monistero di Morreale appunto in -que’ luoghi. Capitanavano la sollevata popolazione musulmana cinque -suoi regoli, dice Riccardo da San Germano.[443] Dopo aver fatti danni -gravissimi a’ Cristiani, i ribelli si sottomessero, quando la pace -fermata con Riccardo Cuor di Leone in Messina, die’ forza e riputazione -a Tancredi.[444] Durò dunque la rivolta de’ Musulmani dallo scorcio -dell’ottantanove all’ottobre del novanta, o in quel torno. Sforzati -dalle persuasioni piuttosto che dalle armi e pure riluttanti per -rancore e sospetto, i capi ritornavano a lor case in Palermo; i villani -a lor glebe e davano statichi.[445] I guasti di tal guerra civile non -sono ricordati particolarmente nelle frettolose e scarse memorie del -tempo; ma si possono misurare dal caso di alcuni poderi di mano morta -in val di Mazara. Arrigo VI, appena salito sul trono, per diploma -dato di Palermo il trenta dicembre millecentonovantaquattro, in favor -del monastero di Santa Maria De Latina in Messina, tra le altre cose -permetteagli “di riedificare i suoi casali, distrutti nella guerra -che avea divampato alla morte di re Guglielmo.[446]” Il giardino che -Ibn-Giobair vide in quei luoghi pochi anni innanzi, cominciava dunque a -diventare foresta. - -La fuga de’ Musulmani dalla capitale, la sollevazione de’ contadini, -i cinque regoli che vuol dir uomini di nobil sangue, non marabutti -fanatici surti nello scompiglio, mostrano la gravità di questo -movimento sociale, che finì di corto con la dispersione delle schiatte -musulmane dell’isola. Prevedeanla i savi loro, come dicemmo; pur non si -aspettavano sì vicino il martirio. Primi a tirar la spada i Cristiani; -accaniti al resistere e forse preparati i Musulmani: e sembra che que’ -delle campagne fossero stati spinti a disperazione dalle avanie de’ -nuovi lor signori tonsurati, più ingordi e più duri al certo che gli -ufiziali, mezzo musulmani, della corte. Provaronsi a ripigliare le -lance e gli archi de’ lor padri, ed una sembianza dell’aristocratico -reggimento della tribù; vissero di preda; si volsero forse ai lor -fratelli dell’Affrica propria, che non li poteano aiutare: ed a capo -di parecchi mesi, la vita nomade venne a noia a que’ cittadini e -agricoltori. Dileguata ogni speranza; vedendo rassodato re Tancredi e -pronte le armi sue e quelle de’ Crociati che fean sosta a Messina, i -Musulmani s’affidarono piuttosto nella protezione delle leggi normanne, -e ripigliarono il vivere consueto. Li mansuefece altresì, com’io penso, -la riputazione e l’arte del Cancelliere Matteo, ch’era stato sempre -amico de’ Musulmani e ch’or trionfava della fazione oltramontana. La -quale, per vero, non sarebbe calunniata da chi la facesse promotrice -immediata della sedizione; poichè, chiarito il popolo a favor di -Tancredi, giovava a lei sola il partito d’istigare i Cristiani di -Palermo contro i Musulmani; di gittar la fiaccola della guerra civile, -che ritenesse in Sicilia le forze del nuovo principe, mentre i Tedeschi -assalivano la Puglia: appunto il caso al quale allude il Falcando. Così -io mi raffiguro il principio e la fine della ribellione musulmana. - -Agli altri eventi accennerò appena, sendo notissimi e rischiarati -ora dalla critica moderna.[447] Tancredi fu eletto per opera del -cancelliere Matteo, pur con assentimento della maggior parte de’ -regnicoli e con gran plauso della corte di Roma. Educato un po’ -nel regno e un po’ ne’ paesi bizantini, uom colto secondo i tempi, -ma pusillanime o almeno irresoluto, e disgraziatissimo capitano, -fe’ prova pure di saviezza politica, egli o il cancelliere Matteo. -S’acconciò a forza di danari con Riccardo d’Inghilterra, ospite -pericolosissimo;[448] racchetò in Sicilia i Musulmani; si difese in -Terraferma da’ nemici di dentro e di fuori; ma venuto a morte dopo -quattro anni (20 febbraio 1194), lasciò la corona a un bambino; la -reggenza a una donna che non va noverata tra le illustri. Era morto, -con ciò, il cancelliere; all’incontro, Arrigo VI, divenuto imperatore, -strigatosi da’ suoi avversarii in Germania, impinguatosi col riscatto -di Riccardo Cuor di Leone, armava mercenarii; conducea vassalli -tedeschi e italiani; si facea prestare con bugiarde promesse le armate -di Genova e di Pisa; assicuravasi il passo nell’Italia centrale, dando -in preda al popol di Roma il sangue, l’avere e perfin le mura de’ -Tusculani, affidatisi in un presidio imperiale. La corte romana che -avea favorito Tancredi, or s’avvilì dinanzi ad Arrigo. Il quale in tre -mesi occupò il regno con lieve resistenza, e non fu men crudele per -questo. - -Tra’ pochi fatti d’arme di quella guerra, seguì in Catania uno scontro -di maggior momento che non sembri a prima vista nelle memorie del -tempo. I Catanesi avean gridato il nome di Arrigo; onde la vedova -di Tancredi avea mandate a domar quella città le sue genti, tra le -quali si notavano delle schiere di Musulmani. Tanto narrano gli Annali -genovesi e aggiungono che il navilio della repubblica andò da Messina -in aiuto degli assediati e ruppe i Musulmani con molta strage.[449] -Un annalista tedesco, senza far menzione di Musulmani nè di Genovesi, -attribuisce la vittoria ad Arrigo di Kallindin; dice raccolti in -Catania tutti i baroni con esercito innumerevole; fattane grande -strage; entrati i vincitori insieme coi fuggiaschi in Catania; arsa la -città; arsa la chiesa di Sant’Agata, col popolo che avevavi cercato -asilo; preso anco il vescovo e tutti recati prigioni ad Arrigo.[450] -Donde si vede che ciascuno de’ due scrittori trascelse i fatti che -gli andavano più a genio: ma le due mezze narrazioni s’attagliano bene -una all’altra, e messe insieme, bastano a mostrare che le ultime forze -della dinastia normanna in Sicilia, piuttosto disordinate che poche, si -provarono contro il nemico fuor di tempo e di luogo; talchè la guerra -fu precocemente decisa allo scorcio d’ottobre del novantaquattro, sì -com’io credo. Tanto più sicuro allor mosse l’imperatore sopra Palermo. - -Da’ versi di Pietro d’Eboli, brutto adulatore ma scrittor vivace,[451] -dalla ingenua parola di Ottone di San Biagio, si ritrae lo stupore onde -furon presi i capi dell’esercito imperiale allo scoprir quel mondo -nuovo, ch’era per essi la Sicilia del duodecimo secolo: la Sicilia -feracissima di preziosi metalli;[452] Palermo, città felice, dotata -di popolo trilingue, paradiso irrigato di miele.[453] Appressandosi -ostilmente alla capitale, avea già Arrigo ammirata la magnificenza -del suocero nella regia villa della Favara.[454] Il parco regio -che stendeasi fino alle mura della città, avea fornita cacciagione -all’esercito. Crebbe la maraviglia quando, fermato l’accordo, entrando -Arrigo solennemente in Palermo, (30 novembre 1194) uscirongli incontro -i cittadini a ceto a ceto, preceduti da bande di musica, vestiti a -festa e i ricchi montati su bei destrieri.[455] In città, l’esercito -trionfante trovò i palagi adorni di tappeti e ghirlande, le contrade -olezzanti di profumi orientali. Parve strano a’ fieri Germani che il -popolo, i soli Musulmani credo io, facessero omaggio all’imperatore -prostrandosi con la fronte al suolo.[456] Venuto alfine Arrigo alla -reggia, gli eunuchi presentavangli le chiavi dei tesori; e quale apriva -i forzieri pieni di moneta, gemme e robe preziose; qual mostrava i -libri delle entrate regie in Calabria, Puglia e Sicilia, e perfino in -Affrica.[457] Delle preziose spoglie, parte fu dispensata a’ nobili ed -a’ capitani e parte mandata al malauguroso castello di Trifels, insieme -co’ prigioni da mutilare o serrar nelle mude.[458] Sembrano avanzi di -quella gran rapina i più bei drappi delle insegne imperiali, serbate in -oggi a Vienna, dico il mantello di Ruggiero, la tunica e le gambiere -di Guglielmo II, ricamati tutti d’oro e di perle, a caratteri arabici -di varie forme, con figure e rabeschi; i guanti, i sandali rabescati -con la stessa maniera di disegni, e parecchi tessuti di seta o d’oro, -anch’essi di fattura siciliana del duodecimo secolo.[459] - -Le memorie di questo soggiorno di Arrigo VI in Palermo, dànno a -veder la civiltà orientale, non solamente nelle suppellettili e -nelle usanze, ma perfino ne’ nomi di luogo. Leggiamo negli Annali di -Genova che i deputati di quel Comune, compiuta felicemente, come lor -parea, l’impresa, andarono a trovar l’imperatore in una palazzina del -giardino regio detto _Giloloardo_, chiedendo il guiderdone pattuito; -e ch’ei prima differì la risposta e alfine ricusò con ingiurie, e -con la minaccia di spiantare Genova e di ritorle anco i privilegii -commerciali goduti in Sicilia sotto i Normanni.[460] Dall’altra mano, -un documento contemporaneo dice del campo che messe lo esercito della -reggenza (luglio 1200), nel giardino regio di _Januardo_:[461] ed una -cronica siciliana del decimoquarto secolo riferisce la tradizione, vera -o falsa, che Arrigo avesse fatto arder gente nel piano di _Genoardo_, -fuor le mura del palagio di Palermo, presso il giardin della Cuba -dalla parte di Ainisindi.[462] I quali nomi riferendosi evidentemente -ad unico luogo, è da ritenere erronea una sola lettera della prima -lezione, e le altre due tornano ad una denominazione piuttosto -pronunziata in fretta che veramente alterata. Sarebbe a creder mio -«_Gennolard_» apocope di _Gennet-ol-Ardh_, che suona «il paradiso della -Terra» e si legge, col solo divario d’un sinonimo, nell’ultimo verso -della iscrizione arabica ond’è adorna la sala terrena della Zisa.[463] -I Musulmani e i Giudei dell’isola si sottomessero ad Arrigo e rimasero -ne’ luoghi e nelle condizioni di prima;[464] nè si fa menzione di essi -nelle atroci vendette dell’imperatore. Andato in Germania e ritornato -quindi in Sicilia (1196), Arrigo rassettò l’amministrazione, mandò -l’armata nelle isole adiacenti, per ridurle all’obbedienza e riscuotere -i tributi. Fors’anco ne levò nelle isole della costiera africana;[465] -al qual fatto par che alluda un verso di Pietro d’Eboli.[466] - -Debbo far qui una digressione, perchè autorevoli critici tedeschi, -invaghiti d’Arrigo VI per la potenza ch’egli accrebbe all’impero e per -la monarchia universale ch’ei sognò, hanno impreso in questi ultimi -anni a scolparlo delle gravi accuse accumulate dalla storia sopra il -suo nome. E bene hanno essi cancellato qualche episodio che scrittori -moderni cavaron già da guaste tradizioni orali e li esagerarono per le -passioni dell’animo loro; bene han fatto a rassegnare le testimonianze -contemporanee e pesarne sottilmente il valore;[467] ma poi, quando la -critica dee levarsi a indovinare il passato e ricomporre il quadro -degli avvenimenti con tanti brani sparsi, sovente inorpellati da’ -contemporanei stessi, allora, io dico, gli odierni partigiani di casa -sveva son caduti in falli molto simili a que’ ch’e’ rinfacciano a’ -compilatori del decimosesto secolo e de’ seguenti. Un eruditissimo -scrittore vivente, non ostile all’Italia, ma disposto a far plauso, -ad ogni costo, al Cesare che la flagellò allo scorcio del duodecimo -secolo, volendo provare che Arrigo non fu poi quel perfido tiranno che -ognuno ha detto, pon mano alle recriminazioni, allega che i suoi nemici -erano cento volte più tristi di lui; che gli abitatori della Sicilia, -figli di astuti Normanni, di perfidi Greci e di feroci Musulmani, -erano genìa sanguinaria e traditora; che se l’imperatore non li avesse -trattati com’ei fece, i Tedeschi tutti che soggiornavano in Sicilia -il millecentonovantasette, avrebbero incontrata la sorte che toccò, -ottantacinque anni appresso, ai Francesi.[468] - -Non essendo disposto, com’io credo, chi ha scritte queste parole a -condannare i Tedeschi, che cospirarono contro i Francesi ne’ principii -del secolo XIX, gli si potrebbe domandare qual assioma di giustizia -obbligava i Siciliani, nel XII e nel XIII secolo, a lasciarsi -calpestare da’ conquistatori stranieri, e se, in tesi generale, i -popoli datisi con certe condizioni, sieno tenuti in coscenza ad ubbidir -il vincitore, anche nel caso ch’egli infranga i patti o trapassi -ogni limite. Noterò inoltre che i popoli men civili non sono sempre -i più virtuosi; che non vanno presi per oro schietto nè i regni -Saturnii della favola, nè i costumi de’ Germani secondo Tacito; che -il reame di Sicilia, da’ tempi di Ruggiero a que’ di Guglielmo II, fu -invidiato da tutta Europa, per la sicurezza pubblica e l’osservanza -delle leggi; che quivi, pochi anni appresso la morte di Guglielmo, la -rapina, la violenza e la crudeltà furon chiamati costumi tedeschi; -e che quando si volesse compilare, sulle cronache e i diplomi, la -statistica penale dell’Europa nel Medio Evo, non si vedrebbe tra la -Germania e l’Italia quel gran divario ch’ei suppone. Il vero è che -la morale pubblica, per ogni parte di Europa, allor fu quale poteva -essere avanti la ristorazione del dritto romano, avanti la riforma di -Lutero, la caduta della feudalità, la filosofia del decimottavo secolo -e la rivoluzione francese. Sforzandomi a trattare questo argomento -senza preoccupazioni patriottiche, esporrò il concetto ch’io traggo -dalle diverse testimonianze contemporanee; dalla natura degli uomini -in tutti i tempi e in tutti i luoghi; dalle peculiari condizioni -di quelli che si disputarono il terreno e le ricchezze dell’Italia -meridionale allo scorcio del duodecimo secolo, e dalla indole stessa -d’Arrigo, la quale nessuno disconosce: indole ambiziosa, violenta, -astuta, avara, necessaria, mi si dirà forse, ad abbattere la potenza -de’ papi, ad unificare la Germania e ad assoggettarle il mondo; ma -capace d’infrangere i più ovvii principii della giustizia; di tradire, -per cagion d’esempio, i Tusculani e di fare una truffa da mariuolo ai -Genovesi ed ai Pisani. - -I principali capi d’accusa da esaminare son due: l’ingiustizia delle -persecuzioni e la immanità delle pene; e nel primo è da distinguere -due serie di fatti; nel secondo è da risguardare a’ costumi del tempo. -Incominciando da ciò che avvenne in Palermo negli ultimi giorni del -novantaquattro e primi del novantacinque, i ricordi tedeschi, che -son molti e uniformi da due all’infuori,[469] o fan parola appena -della cattura e deportazione de’ grandi, senza aggiugnerne la causa, -o notano brevemente una congiura contro Arrigo, rivelata pochi dì -appresso il suo coronamento; alla quale si accenna, pressochè con le -loro stesse parole, in una lettera scritta da Arrigo all’arcivescovo -di Rouen, pochi giorni dopo il fatto.[470] Venendo alle testimonianze -particolareggiate, noi lasceremo addietro, come ogni giudice farebbe, -quella di Pietro d’Eboli, la quale val quanto le parole del suo monaco -rivelator della congiura, e prova soltanto la notizia officiale data in -corte a quei giorni.[471] Ci occorre quindi in una cronica italiana che -«Arrigo, ricapitate certe lettere fittizie e bugiarde contro la regina -Sibilla, il figliuolo Guglielmo ed altri personaggi, ai quali egli e i -grandi della corte avean data sicurtà, tutti li prese, e avviolli in -Germania ed alcuni anco accecò.[472] Un altro italiano aggiugne che -Arrigo ingannò, con falso giuramento, il re fanciullo e i conti del -reame, e che, messili in ceppi e preso tutto l’oro e l’argento che -potea, mandò ogni cosa in Germania.[473] Similmente è scritto nelle -Gesta d’Innocenzo III che l’imperatore, dopo avere stipulato a favor -della vedova e del fanciullo la concessione degli Stati di Lecce e -Taranto, “còlta una occasione,” imprigionò l’una e l’altro e parecchi -ottimati, de’ quali molti accecò; e tenne in carcere duro la Regina, i -figli e l’arcivescovo di Salerno.[474] Ma cotesti scrittori son guelfi. - -I fautori della parte contraria, tanto più autorevoli, confermano -il medesimo sospetto; se non che essi non fanno distinzione tra -la prima persecuzione e la seconda. Così Riccardo da San Germano, -ufiziale di casa sveva, una ventina d’anni appresso, scrivea che -convocato il parlamento in Palermo, Arrigo fece condannare il re, la -regina e parecchi vescovi e conti «apponendo loro alto tradimento;» -de’ quali, altri accecò, altri bruciò, altri impiccò, altri mandò in -Germania.[475] Nè men grave l’attestato di Ottone di San Biagio, monaco -tedesco, quel desso che loda tanto Arrigo «per l’arte e il valore con -che avea ristorata l’antica potenza dell’impero.» Ottone ristrinse il -conquisto del regno in due capitoli; nel primo dei quali egli accennò -ai casi di Terraferma e della Sicilia orientale; e nel secondo narrò -con molti particolari la occupazione di Palermo e terminolla dicendo -della famiglia di Tancredi, menata in prigionìa di là dai monti. Ma -nel primo di que’ capitoli si legge, che gli ottimati siciliani presi -da Arrigo di Kallindin, nel combattimento di Catania (1194) e condotti -all’imperatore, «per disperazione si proposero di ucciderlo; che a -fin di conseguire lo scopo, gli prestarono ubbidienza;[476] ch’ei, -volendoli vincere d’astuzia, li ammesse a corte; e che poi, chiamati -alla sua presenza, quando men se l’aspettavano, andarono senza sospetto -e furon còlti tutti a una rete. Brutta cosa gli è a vendicare la -perfidia, con la perfidia.» sciama qui lo scrittore, e seguita narrando -«la studiata crudeltà dei supplizii.»[477] Dond’egli è chiaro che -Ottone volle seguir la connessione de fatti più tosto che l’ordine -rigoroso de’ tempi, o il fece senza volere: poichè gli uomini d’arme, e -i cortigiani d’Arrigo, i quali dopo la sua morte, cacciati da Costanza, -ritornavano dispettosamente in Germania, doveano raccontar tutti, in un -fascio, i casi avvenuti in Sicilia dal novantaquattro al novantasette -e doveansi allargare sui più recenti, come quelli ne’ quali il signor -loro era stato provocato alla vendetta e i loro nemici erano stati -calpestati e straziati.[478] In ogni modo e’ non è da maravigliare che -i cronisti abbian gittato il peso delle congiure e delle vendette tutto -in un posto, chi sul principio del regno d’Arrigo e chi su la fine; -poichè niun contemporaneo potea vantarsi di veder chiaro ne’ labirinti -della reggia di Palermo o nelle mude del castello di Trifels. - -Noi diciamo dunque che i critici odierni a ragione distinguono -le due proscrizioni; e lor concediamo volentieri che Arrigo abbia -sparso men sangue nella prima, e che, in quel tempo, i grandi laici -ed ecclesiastici della Sicilia, sottomettendosi alla forza, abbiano -serbata la speranza, o il proponimento di liberarsi, e fors’anco -n’abbiano parlato tra loro. Ma una grande cospirazione, contro -l’esercito vincitore, non si può supporre incominciata e compiuta in -quattro settimane. Arrigo riseppe i pensieri, acconciò i rapporti -delle spie in disegno di congiura bella e fatta, e avvolsevi tutti -i grandi che gli davan ombra o gli faceano impaccio, incominciando -dalla sventurata famiglia di Tancredi, la quale ei volea frodare del -compenso pattuito. Adunò il parlamento, cioè gli ottimati partigiani -suoi; poichè gli avversari eran lì ammanettati, condotti a funate, come -li veggiamo nelle figure del codice di Pietro d’Eboli. Il parlamento -condannolli per lesa maestà; chi potea dir contro? E Arrigo perdonò -loro la vita, poich’era più sicuro partito farli maturare ne’ ferri di -Trifels, che immolarli pubblicamente sì presto. Tale mi sembra il vero -aspetto della persecuzione, con la quale Arrigo inaugurò in Sicilia il -suo regno e l’anno millecentonovantacinque. - -Ma, come avviene ne’ profondi movimenti de’ popoli, tolta di mezzo -con le prigioni e co’ patiboli una prima fila, due o tre nuove si -rannodavano: partigiani malcontenti, uomini dabbene spaventati che -ripiglian animo, sangui tiepidi che si riscaldano per interessi offesi, -per novelle speranze, per l’orgoglio nazionale calpestato, per la -pietà stessa dei proscritti. I feudi conceduti a’ Tedeschi erano di -certo tanti stecchi negli occhi a tutti i regnicoli. Quando Arrigo -poi, racchetati i suoi nemici di Germania, con la riputazione e coi -guadagni delle vittorie meridionali, chiamò la nazione a nuove imprese -in Costantinopoli e in Palestina, e ritornò in riva al Mediterraneo con -l’esercito, ei s’accorse che il suolo gli tremava sotto i piè. Già in -Puglia la gente, conversando coi Crociati alemanni, dicea loro a viso -aperto ritornassero a casa, per l’amor del cielo, e non servissero, per -troppa bonarietà, di sgherri a un tiranno.[479] Costanza stessa, donna -d’alto animo e innocente causa di tanta ruina, mal soffrì lo strazio -de’ compatriotti, la ingorda rapina dei tesori aviti, l’avvilimento del -paese e il suo proprio. Arrigo, assai più giovane di lei, l’avea quasi -abbandonata; l’avea lasciata in Palermo a comandar di nome, mentre i -grandi ufiziali dell’impero comandavan di fatto. Fors’ella rimostrò -contro alcun provvedimento, o biasimò la condotta dell’imperatore e -de’ ministri; nè ci volle altro perchè i Sejani d’Arrigo allor la -dicessero partecipe delle trame e poi ne spacciassero tante altre -favole suggerite dall’odio grandissimo che le portavano.[480] In -tale condizione di cose fu scoperta una congiura; il che si ritrae -con certezza storica, ma ignoriamo i particolari, e quel po’ che ne -sappiamo fa supporre tentata più tosto la ribellione che il regicidio. - -Nè la natura poi di quella trama, nè la ferocia stessa de’ tempi, -basta a scolpare Arrigo de’ supplizii che allora parvero sì atroci in -Germania, in Francia e in Inghilterra, sì come in Italia. I critici -tedeschi de’ nostri giorni cancellano que’ supplizii con un filosofico -frego di penna, per la sola ragione che lor sembrano troppo insoliti e -crudeli; ma n’abbiam noi tante e tali testimonianze che non s’arriverà -mai a smentirle. In Italia la voce pubblica ripetea, come si ritrae -dalle epistole d’Innocenzo III, de’ casi d’uomini e donne, laici e -sacerdoti, mutilati, annegati, arsi, o bolliti nello strutto;[481] e -tre annalisti tedeschi ed un bizantino s’accordano per lo appunto nel -dir che Arrigo fece inchiodare una corona in capo a Giordano, uomo di -schiatta normanna, com’e’ parmi dal nome, designato da’ congiurati al -trono e alla man di Costanza.[482] Io non veggo perchè la invenzione -di sì barbari supplizii s’abbia da riferire ai cronisti italiani, -francesi, inglesi, bizantini e tedeschi più tosto che ai carnefici -d’Arrigo! - -Da coteste orribilità all’infuori, è molto oscuro l’ultimo periodo -della vita dell’imperatore in Sicilia. Venuto a minacciare la moglie e -punire i congiurati, trovò tra costoro chi volle vender cara la vita. I -fratelli d’Aquino s’eran difesi in Roccasecca di Puglia; un Guglielmo -Monaco, feudatario o castellano di Castrogiovanni, si ribellò, e -afforzossi in quel sito inespugnabile. Andò l’imperatore in persona -all’assedio,[483] il quale par si prolungasse: ed egli intanto, per -fazione di guerra, o caso di caccia o di viaggio, fu còlto di freddo -su quelle alture, una notte d’agosto, e ritornò in Messina infermo di -dissenteria. Parve poi migliorasse, tanto che fece partire i Crociati -tedeschi adoprati nel pericolo della ribellione, ed ei medesimo si -messe in via alla volta di Palermo; ma una ricrudescenza della malattia -lo tolse di vita, il ventotto settembre del novantasette.[484] Fu -sepolto in Palermo, nell’arca sontuosa dove giacciono ancora le sue -ossa, dalla quale si legge ch’egli avea fatto gittar fuori i cadaveri -di Tancredi e del suo figliuolo.[485] - - - - -CAPITOLO VII. - - -Padrona ormai del suo regno, Costanza messe da canto il testamento -del marito che chiamava alla reggenza il gran siniscalco imperiale -Marcualdo de Anweiler; accomiatò i condottieri tedeschi; fe’ venire -in Palermo Federigo, bambino di quattro anni; domandò per lui -l’investitura papale; e, senza aspettar quella, fecelo incoronare re di -Sicilia (17 maggio 1198).[486] Dell’affrettarsi ella avea ben donde. -Sendo morto Celestino poco appresso l’imperatore, e rifatto pontefice -Innocenzo III (8 gennaio 1198), apparve fin dai primi istanti quel -genio dominatore, del quale noi riconosciamo la possanza, ma dobbiamo -condannare talvolta gli intenti e le vie; mentre gli scrittori papalini -ed anco alcuni acattolici levanlo al cielo, invaghiti del dispotismo -religioso e politico ch’egli esercitò a tutta possa. Innocenzo gridò: -fuori i Tedeschi; ma volle stender la mano su i territorii occupati -da loro nell’Italia di mezzo; ei fece plauso alla regina di Sicilia -iniziatrice di quella riscossa nazionale, ma volle dar corpo all’ombra -dell’alta sovranità pontificia su la Puglia e cancellare le regalìe -ecclesiastiche in Sicilia.[487] Morì Costanza (27 novembre 1498) mentre -si schermiva come potea contro quel molesto amico; e per manco male, -chiamò lui stesso tutore di Federigo e del reame, affidando, con tutto -ciò, il governo a quattro ministri: che fu buona cautela e salvò la -corona, ma sprofondò il paese per dieci anni nella guerra civile. - -Dei ministri reggenti, l’arcivescovo di Capua venne presto a -morte;[488] il gran cancelliere Gualtiero de Palearia, vescovo di -Troja, diffidava forte del papa; al contrario, Caro arcivescovo di -Morreale parteggiava per lui; e Bartolomeo Offamilio arcivescovo di -Palermo, fratello di quel Gualtiero che fu sì malaugurato consigliere -di Guglielmo II, pendeva a parte tedesca. La quale rinacque per timor -dell’ambizione romana, che i regnicoli non poteano dimenticare e non -sapeano rintuzzare da sè soli. I condottieri d’Arrigo creati feudatarii -nel reame, i quali s’erano rannicchiati alla morte del signor loro, -levarono il capo alla morte di Costanza, perchè nel regno parvero assai -comodi ausiliari: buone spade contro i partigiani del papa e pur sì -poche da non portare pericolo al paese. Crebbe la parte tedesca quando -Innocenzo, nel furor della lotta, adoprò stranieri contro stranieri; -favorì il conte di Brienne, il quale, sposata una figliuola dell’ultimo -re normanno, venìa di Francia, pretendente armato, facendo le viste -di rivendicare i soli feudi di Taranto e Lecce.[489] Ma chi mai si -sarebbe fidato di trattenerlo nel corso delle vittorie, se una morte -immatura non l’avesse tolto di mezzo? E chi sapea se Innocenzo, viste -le noie ch’eran venute per sessant’anni alla corte di Roma da quel re -di Sicilia mezzo vassallo e mezzo indipendente, non volesse or porre -uno o parecchi grandi feudatarii in Terraferma ed un regolo nell’isola? -Certo egli è che questo o simile disegno trasparisce nella condotta -del papa, da’ principii del milledugento, quand’egli accolse Brienne in -Roma, infino alla metà del dugento otto, quand’ei tenne un parlamento a -San Germano, esercitando atti da signore diretto piuttosto che sovrano -feudale. - -Le quali cose io ho voluto avvertire, quantunque non siano -immediatamente connesse col mio subietto, affinchè si rifletta meglio -su la storia di questo periodo. Il prestigio d’un gran nome, la materia -degli avvenimenti fornita la più parte dalle epistole d’Innocenzo -o dall’anonimo biografo suo, la moda religiosa del nostro secolo, -han fatta pendere troppo la bilancia a favor del papa. Secondo me, -un’esamina imparziale fa comparire men reo il cancelliere, meno candido -il papa e niente sciocca la cittadinanza di Palermo e di Messina, -la quale seguì i consigli del cancelliere e fu vero sostegno del -trono, pria con Innocenzo contro Marcualdo e poi con questo ed altri -condottieri contro Innocenzo. Con gli altri errori va cancellata la -generosità cavalleresca, che suolsi in oggi attribuire ad Innocenzo per -avere educato Federigo alle scienze e alle lettere, contro l’interesse -della corte di Roma. Se vero fosse il fatto e dimostrato l’interesse, -Innocenzo meriterebbe soltanto la lode che, potendo, ei non avesse -tradito il suo pupillo. Ma certo è che nè il figlio di Arrigo VI, nè la -reggia di Palermo dov’egli fu educato, nè il governo della Sicilia, non -caddero mai nelle mani di Innocenzo, nè de’ suoi partigiani. Se il papa -scrisse lettere paternali, se talvolta mandò in Palermo uomini di garbo -a visitare il fanciullo e tentare il passo, ei trovò sempre chi gli -rispose con parole, inchini e niente altro: e n’abbiamo la confessione -nelle epistole sue stesse.[490] - -In questo interregno, come va chiamato per essere stata tanto disputata -l’autorità pubblica, tre uomini vi stendean la mano, cioè il papa, -Marcualdo e il cancelliere, il quale sbarazzossi presto de’ ministri -compagni. I pretendenti, scarsi di forze tutti e tre, prevalsero a -volta a volta in grazia de’ corpi secondarii dello Stato, i quali -secondo le proprie passioni e gli interessi veri o supposti, si -aggregavano or con l’uno or con l’altro. Voglio dire le città, i feudi, -le Chiese vescovili, i ricchi monasteri e perfino i capitoli di alcune -Chiese nell’assenza del vescovo e in Sicilia anco i Musulmani; i quali -seguendo interessi più chiari e durevoli che que’ d’ogni altro corpo, -operarono con senno, fortezza e concordia. - -Al principio dell’interregno era consumato un gran fatto, del quale -non abbiamo ricordi espressi, nè sappiamo per l’appunto come nè quando -fosse avvenuto: i Musulmani erano scomparsi di Palermo e teneano -le montagne del val di Mazara. Perchè nel luglio del milledugento -li veggiamo assediar la capitale con Marcualdo, senza che si faccia -parola di correligionarii loro che rimanessero dentro le mura. La prova -negativa risalisce anco a’ primi tempi dopo la morte di Costanza; nel -quale scompiglio se i Cristiani di Palermo non rinnovarono le stragi -del sessantuno e dell’ottantanove, convien che loro ne fosse mancata -la materia. Dopo il dugento, i diplomi e le cronache danno notizie de’ -soli Musulmani di provincia, e se qualche nome avanza nella capitale, -rassomiglia a que’ rottami che attestano il naufragio: qua un ricordo -che l’imperatrice Costanza avea donato al cancelliere il giardino d’uno -Scedîd entro le mura di Palermo;[491] lì un diploma del cancelliere -che, in nome del re bambino, rimeritava i servigi d’Elia canonico del -Duomo, concedendogli la metà d’una vigna del trapassato notaio saraceno -Buccahar.[492] - -Agevol cosa è a comprendere come sia seguito cotesto gran mutamento -sociale entro i dieci anni che corsero sotto Tancredi, Arrigo e -Costanza. La condizione legale de’ Musulmani rimanea forse la stessa; -ma la riputazione a corte, la sicurezza delle persone, de’ beni, delle -industrie, era ita per sempre. Possiamo tener certo che i fuggitivi -dell’ottantanove non ritornaron tutti in Palermo l’anno appresso, e -che de’ ritornati, molti non rimasero a lungo; quand’era sì facile ai -mercatanti e agli artigiani delle città di emigrare in Affrica alla -sfilata. I Musulmani poi delle terre e delle ville, doveano andarsene -molto volentieri alla montagna, quando i lor poderi passavano dal -demanio a feudatari laici o ecclesiastici, e però i vassalli avean che -fare con padroni uggiosi ed avari, anzichè coi lontani e condiscendenti -eunuchi della corte. Nè le concessioni a preti e soldati scarseggiavano -tra que’ tempestosi mutamenti di dominio. Ci avanza, per attestare il -fatto, qualche titolo di proprietà ecclesiastica che risguarda villaggi -musulmani ed appartiene appunto a questo periodo.[493] - -Innocenzo aggravò il male per imprudenza, come spesso avveniagli. -Mettendo sossopra l’Europa per adunar uomini e sopratutto danari che -servissero, come diceasi, al racquisto di Terrasanta, ei mandò in -Sicilia a bandire la Crociata (luglio 1198) due commissarii; i quali -non cavarono un quattrino dai ricchi prelati dell’isola. Indi il papa -a capo di sei mesi, quand’era già morta la imperatrice, rincalzava -con un rescritto (5 gennaio 1199) che si pigliassero tutte le entrate -ecclesiastiche, toltone appena le spese del vitto e del culto: onde -si vede qual terribile aggravio cadea su i preti e i frati, i quali -ben s’intende che lo scaricavano su i loro vassalli, la più parte -musulmani.[494] Come se ciò non bastasse, Innocenzo scrivea lo stesso -giorno al vescovo di Siracusa, primo commissario della Crociata: già -in Sicilia i Pagani convertiti ricader nello errore; gli eretici -risentirsi: scomunichi, dunque, gli apostati ed ogni lor fautore; -bandisca la maledizione per tutta la provincia, ogni giorno festivo, -a lumi accesi e suon di campane; faccia confiscare dal principe i beni -degli scomunicati; badi che gli altri Saraceni battezzati non seguano -lo esempio; li esorti a ciò; anzi li costringa e li faccia costringere -dall’autorità pubblica.[495] La data di questo scritto prova che -alla morte di Costanza i Musulmani, sentendo venire i tempi grossi, -gittarono la maschera e si messero in parata; poichè supponendo somma -celerità negli spacci di Sicilia e nella risposta di Roma, si dee -ritenere corso un mese da’ primi segni del movimento alla data della -lettera pontificia. Il movimento senza dubbio fu che i Musulmani, i -quali s’erano già infinti cristiani nelle città, per amore del queto -vivere e nelle campagne per trovare grazia presso i nuovi signori, -s’accorgeano che oramai l’ipocrisia non valesse a salvar la pelle nè -la borsa; ovvero vedeano giunta l’occasione di spezzare il giogo, onde -correano alla montagna, alle forti castella tenute da’ correligionarii -loro. Parecchi diplomi degli anni seguenti certificano la fuga de’ -villani che pare incominciata, innanzi il milledugento.[496] Possiamo -dunque immaginarci il rimescolamento di popolazione e di proprietà -che avvenne in Val di Mazara. Qua gli abitatori Musulmani delle -castella e ville cacciavano i fattori de’ signori cristiani laici ed -ecclesiastici: là i contadini musulmani lasciavano la gleba per andare -a coltivare i territorii rivendicati, pascolare le greggi in que’ monti -o guadagnar la vita depredando e saccheggiando. - -I due brevi del papa potean destare un terribile incendio. E’ si vede -che Innocenzo volle mandare ad effetto, dopo la morte di Costanza, la -solita sua minaccia di bandire la croce contro i Musulmani di Sicilia: -chè altro non significa quel raccogliere tutto il danaro delle chiese, -quel ripetere sì spesso i riti della scomunica per tutta l’isola; quel -chiamare il braccio secolare contro i neofiti che tentennassero. Era il -segnale d’una persecuzione, anzi d’una proscrizione non meno sanguinosa -di quella che lo stesso uomo eccitò a capo di pochi anni contro gli -Albigesi. Ma in Sicilia le istigazioni papali valser poco appo i -Cristiani; e i Musulmani se ne risero in loro forti recessi. Nè andò -guari che il papa fu costretto a piaggiar que’ nemici della fede, con -lettere infiorate di filosofia e di tolleranza. - -Com’egli è dimostrato dai fatti susseguenti, i Musulmani si strinsero -tra loro, si chiusero nelle fortezze e, su le prime, stettero a vedere. -In qual si potean fidare dei tre aspiranti alla reggenza? Nell’imâm dei -Nazareni no al certo; e poco meno nei ministri, tutti vescovi, e, per -giunta incapaci di raffrenare, se pur l’avessero voluto, il clero e i -baroni, e niente disposti ad usare verso i Musulmani quella moderazione -che Innocenzo cominciò a raccomandare quando non era più tempo. Si -volsero dunque i Musulmani a Marcualdo che lor dovea parere il vero -reggente, vindice delle leggi, nemico di quel clero che aveva usurpato -il patrimonio de’ lor maggiori, e chiamato dal buono imperatore Arrigo -alla tutela di Federigo legittimo principe loro. Com’e’ s’ordinassero, -non sappiamo: se ubbidirono a quel capo che fu poi morto nella -battaglia di Morreale, ovvero se fecero una lega di sceikh delle -castella e villaggi, come sembra dalla epistola che Innocenzo loro -indirizzò poco appresso. Il territorio occupato prendea gran parte -delle odierne province di Palermo, Trapani e Girgenti. - -Marcualdo, cacciato dalla Marca d’Ancona, incalzato tuttavia in -Puglia dalle armi e dalle pratiche del papa, ribenedetto e nuovamente -scomunicato con tanto maggior furore, prese l’audace partito di passare -in Sicilia per impadronirsi della capitale e del re. Aiutato di navi e -genti dai Pisani, ei s’imbarcò in Salerno; pose a terra a Trapani,[497] -in su lo scorcio d’ottobre del centonovantanove. Sperava di certo ne’ -Musulmani e nella perturbazione del paese; ma in quelle prime scene -della tragedia, i comuni e la più parte dei feudatarii, non che i -reggenti, abborrirono dal satellite d’Arrigo VI. Come prima si seppe -ch’egli era arrivato, i ministri reggenti chiesero aiuti al papa. - -E Innocenzo immantinenti (20 novembre 1199) a suscitare i conti, -baroni, cittadini e gli abitatori tutti della Sicilia contro questo -nemico di Dio, della Chiesa e del re; questo ribaldo che adesca i -Saraceni, dando lor a bere sangue cristiano e abbandonando a lor voglie -le rapite donne cristiane: donde il sommo pastore concede indulgenze di -crociata a chiunque prenda le armi contro Marcualdo; sendo certo che, -s’egli coi Saraceni arrivi a insignorirsi della Sicilia, sarà chiusa la -via di Terrasanta.[498] Pochi giorni appresso il papa accarezza quegli -stessi infedeli contro i quali ha bandita la croce: ei scrive “a tutti -i Saraceni di Sicilia, con augurio di serbarsi fedeli alla Chiesa ed -al re.” Loda la inconcussa lealtà di lor gente; dice, romaneggiando, -esser nota a chiunque “la mansuetudine della Sede apostolica, usa a -resistere a’ superbi e favorire gli umili e i soggetti;” s’allarga su -la tirannide e perfidia di Marcualdo; avverte i Saraceni che un giorno -costui li tradirà a fine di riscattarsi col sangue loro, quando tutta -la Cristianità armata piomberà in Sicilia, pria d’andare al riscatto -del Santo Sepolcro. Li esorta dunque il papa a star saldi sotto il -principato, loro antico sostegno; mentre il Legato e i capitani della -Chiesa portano contro Marcualdo le armi temporali, con espresso comando -di astenersi da tutta offesa contro i Saraceni e di proteggerli, -all’incontro, e contentarli di nuove franchige.[499] Ognun vede da -coteste parole che il papa sperava ancora di spiccare da Marcualdo -i Musulmani, non chiaritisi punto ribelli. E chi ha in pratica -l’eloquenza ecclesiastica di tutti i tempi, capirà bene che que’ -Saraceni propiziati, com’avea testè scritto il papa ai Siciliani, con -vittime cristiane d’ambo i sessi, non erano il grosso della nazione, -ma qualche mano di servi della gleba fuggitivi, corsi all’odor della -preda e mandati da Marcualdo a dare il guasto ai paesi che non voleano -riconoscere l’autorità sua. - -Se non che a poco a poco la più parte degli abitatori del val di -Mazara, Musulmani e Cristiani, seguirono Marcualdo; ond’egli, nella -state del milledugento, avea accozzate tante forze da muover sopra la -capitale. I reggenti, munitala come potean meglio, recarono Federigo -per maggiore sicurezza, in Messina. Il papa mandò loro un po di danari, -un Jacopo suo congiunto, maresciallo della Chiesa, alla testa di -dugento cavalli, un cardinale legato e i due arcivescovi di Taranto -e di Napoli, l’ultimo de’ quali conducea genti e navi. Accozzatevi in -Messina le milizie siciliane, l’esercito mosse alla volta di Palermo, -parte per terra e parte su le navi. - -Con buono augurio giunsero gli uni e gli altri alla stessa ora, il -diciassette luglio, quando la città, assediata per venti giorni, -cominciava a patire penuria. Alloggiò l’esercito negli orti regii detti -Genuardo:[500] ed apprestavasi a combattere la dimane; quando Marcualdo -mandò un Ranieri di Manente, pisano, a trattare accordo o piuttosto a -spiare e menare per le lunghe, tanto che gli assedianti raccogliessero -nuove forze e che gli assediati consumassero quel po’ di danaro e di -vittuaglie che rimanea loro. Così argomentava Anselmo arcivescovo di -Napoli, caldo partigiano d’Innocenzo e narratore del fatto; il quale -aggiugne ch’egli stesso e gli arcivescovi di Morreale e di Taranto -s’opposero all’accordo e ch’eran quasi sopraffatti da’ fautori, il -cancelliere, cioè, l’arcivescovo di Messina e il vescovo di Cefalù, -quando un Bartolommeo, segretario d’Innocenzo, troncò i dubbii leggendo -un breve che proibiva assolutamente di patteggiare con Marcualdo. -Rincalzavano i soldati e il popolo, gridando morte allo scomunicato. -Talchè dopo quattro giorni perduti, si venne alle mani, il ventuno -luglio del milledugento. - -Marcualdo era sceso in pianura per la valle dell’Oreto, il cui asse, -prolungato a monte fino al pendio che guarda il mare Affricano, riesce -a Giato ed alle altre fortezze de’ Musulmani ch’erano manifestamente -la base della guerra. Aveva egli occupate a sinistra, con cinquecento -Pisani e grandissimo numero di Saraceni, le alture di Morreale e posti -gli alloggiamenti, com’e’ pare, tra i due luoghi chiamati in oggi la -Rocca e il Ponte della Grazia, cioè tra il piè del monte e la sponda -del fiume. L’esercito regio gli s’attelò di faccia, capitanando la -destra il conte Gentile, fratello del cancelliere, coi fanti; la -sinistra il maresciallo pontificio coi cavalli: il quale afforzavasi -in un castello, che io credo la Cuba e stava a riscontro di Marcualdo. -S’appiccò la zuffa alle nove del mattino, quando Gentile, Malgerio -ed altri nobili salirono l’erta di Morreale, occuparono la terra, -tagliarono a pezzi i Musulmani, uccisero, tra gli altri, Magded -condottiero di quelli e di tutta l’ala sinistra;[501] campando appena, -con un pugno d’uomini, Benedetto capitano de’ Pisani. Nel piano intanto -Marcualdo co’ cavalli tedeschi e saraceni avea respinto per ben due -volte gli assalti; ma al terzo scontro, il maresciallo si fece innanzi -co’ suoi, sì che tutta l’ala sinistra de’ regii caricò il nemico, -lo sbaragliò, irruppe nel campo: ch’eran le tre dopo mezzogiorno. -Marcualdo fuggì; Ranieri, pisano, fu preso con molti altri uomini di -nota; si sparpagliarono i vinti fuggendo pei monti e per le valli. -Grande la strage; grandissima la preda; chè non bastò il rimanente -della giornata a riportare in città tante ricchezze, tra le quali -fu preso uno scrigno che conteneva proprio il testamento di Arrigo -VI.[502] - -La quale vittoria giovò poco, perchè il cancelliere, sempre più -sospettando del papa, tagliò i passi al maresciallo e al legato, sì che -frustati si tornarono a Roma; ed egli, arbitro del governo in Sicilia, -ruppe una seconda fiata Marcualdo a Randazzo;[503] ma poi s’accordò -con lui, per far contrappeso a Brienne: e per lo stesso motivo, credo -io, tutta la Sicilia,[504] fuorchè Palermo e Messina, parteggiò pel -condottiero ghibellino. Continuò infino all’emancipazione di Federigo -quella tenzone tra il pastor della Chiesa universale e il vescovo -di Troja, il quale alla fine fu sgarato dal possente avversario, -o piuttosto l’uno prevalse in Terraferma, l’altro nell’isola; onde -avvenne che non potendo conseguire intero, nè l’uno nè l’altro, il -proprio intento, s’accordarono entrambi a favor del pupillo; secondati -anco dalla fortuna che fe’ morire immaturamente i loro campioni, -Brienne e Marcualdo. Tralasciando i particolari che son brutti, noiosi -e intralciati, noi toccheremo soltanto la condizione in cui rimase -Federigo, e diremo più largamente dei Musulmani. - -Il re fanciullo fu ricondotto dopo la sconfitta di Marcualdo in -Palermo;[505] dove presero cura di lui amorevolmente i cittadini e -in particolare i canonici della cattedrale i quali par abbiano avuto -molto seguito nel paese. Ebber Federigo in custodia successivamente -il cancelliere, il conte Gentile suo fratello, Marcualdo, Guglielmo -Capparrone condottiero tedesco, Diopoldo uom della stessa nazione, -famigerato in tutta la guerra civile, e poi nuovamente il cancelliere; -il quale, assentendo il papa, emancipò il giovanetto a quattordici -anni e l’ammogliò con Costanza, sorella di Pietro II re di Aragona, -vedova di Emmerico re d’Ungheria. Così dall’agosto del milledugento a’ -primi di gennaio dugento otto, si educava alla scuola dell’avversità -il re filosofo del decimoterzo secolo; chiuso nella città e forse -nell’ambito della reggia e de’ giardini reali, per maggiore sicurezza -della sua persona o gelosia di coloro che comandavano. Quand’egli -uscì all’aperto, menato per mano dalla moglie, trovò usurpato, -scompigliato, dissipato il reame. Nulla diremo della Terraferma, -dove il papa mal potea domare l’anarchia feudale e pur usurpava egli -stesso alcuni diritti del re e concedea feudi al proprio fratello e -ad altri suoi congiunti. In Sicilia era distratta la più parte del -demanio regio, tra usurpazioni e concessioni fatte da’ reggenti per -abuso o necessità; Siracusa inoltre e parte della provincia teneasi da’ -Genovesi, a’ quali la reggenza avea compiute finalmente le promesse di -Arrigo VI sperando aver da loro qualche aiuto contro Pisa. Serbò fede -il popolo e il clero delle altre città primarie, Palermo, Messina, -Catania, Caltagirone, Nicosia, come Federigo stesso riconobbe con le -parole e con le opere:[506] le quali città se valsero a difenderlo e -fornire le spese della corte quand’egli fu emancipato, i loro fanti -non bastavano a ridurre all’obbedienza il rimanente dell’isola. Donde -la regina fu costretta a far venire il conte di Provenza, congiunto -suo, con cinquecento cavalli assoldati, i quali condussero Federigo -da Palermo a Catania e Messina (1209) e l’aiutarono tanto o quanto a -farsi riconoscere da’ feudatarii ed a riscuotere un po’ di danaro; -ma una epidemia decimò cotesti ausiliarii e la povertà della corte -non permesse di rifornirli.[507] Molto meno poteva il re con forze -sì scarse reprimere i Musulmani, che fin dal milledugentotto s’erano -chiariti ribelli. - -Il movimento de’ Musulmani a pro di Marcualdo (1200) non ebbe taccia -di ribellione, poichè la più parte dell’isola riconoscea reggente -il gran Siniscalco a preferenza del papa e del cancelliere. Quando -il cancelliere poi s’acconciò con Marcualdo e questi entrò nella -reggia di Palermo, i Musulmani andavan chiamati fedeli a tutta -prova; nè smentironsi nelle vicende successive della corte. Il papa -stesso, sapendoli forti e leali, avea data licenza al cancelliere, -nell’ottobre, com’e’ pare, del milledugento, di far accordo con essi, -mentre lo vietava con Marcualdo.[508] Qualche anno appresso Innocenzo -li tenea sudditi incolpabili, poichè ficcatisi certi monaci di Morreale -nelle castella di Giato e Calatrasi, feudi del monastero, ch’erano -abitati senza il menomo dubbio da’ Musulmani, il papa scrisse aspre -rampogne a que’ ribaldi, rinfacciò loro i patti fermati con Marcualdo, -le pratiche fatte col Capparrone contro l’arcivescovo, ma non fece -motto della società coi Musulmani, che sarebbe stata pure un bel capo -d’accusa.[509] E v’ha più di questo. Nel settembre del milledugentosei, -quando Innocenzo credea d’avere ridotto all’obbedienza il cancelliere e -i condottieri tedeschi di Sicilia, egli scrivea benignamente «al cadì -e a tutti i kâid di Entella, Platani, Giato e Celsi e agli altri kâid -e Saraceni tutti della Sicilia, con augurio di comprendere e amare la -verità, ch’è Dio stesso.» Dopo questa definizione, più musulmana che -cristiana e più filosofica che musulmana, il tollerante pontefice si -rallegrava con que’ capi, che la misericordia divina li avesse difesi -dalle tentazioni di tante maniere, con che altri avea cerco di trarli -fuor dalla via dritta e li avesse mantenuti fedeli al signor loro, il -re di Sicilia: e infine li esortava a continuare in quel partito onesto -ed anco savio, poichè il re, prossimo alla età del discernimento, -avrebbe saputo rimeritarli.[510] - -Pur cotesta ammonizione, chiesta al papa, com’egli è evidente, da’ -reggitori di Palermo, fa supporre ch’e’ già sapessero malcontenti i -Musulmani e si studiassero a prevenire la ribellione loro. Della quale -era apparecchiato il motivo. I capi guelfi e ghibellini del regno -accordatisi alfine, come abbiam detto, a corte di Palermo, trovavano -appunto esaurita, la comoda sorgente de’ beni demaniali, quando facea -mestieri di attingervi nuovamente per soddisfare a tutte le cupidigie -de’ loro partigiani e degli avversarii, pria dell’emancipazione del -re. Ed appunto e’ sembra che gli ultimi territorii rimasi in demanio -fossero abitati da Musulmani. Erano abitate di certo da loro le -castella e le ville che Guglielmo II e i successori aveano concedute -a varii corpi ecclesiastici, come la mensa vescovile di Girgenti, il -monastero di Morreale e il clero di Palermo, sì benemerito a corte -e sì potente nella capitale. Cotesti beni, tenuti ora da’ Musulmani -si dovean rendere, poichè altro non v’era da dare in cambio; cioè a -dire che i Musulmani doveano pagare lo scotto della reggenza. Così è -bell’e fatto il comento d’un capitoletto delle Geste d’Innocenzo, che -senza ciò mal si comprenderebbe. Scrive l’anonimo autore, tra varii -avvenimenti da riferire al milledugentotto, che mentre il cancelliere -soggiornava col re in Palermo e tentava ogni modo di togliere il -palazzo regio al Capparrone, si trattò un accordo tra i costui -partigiani e que’ del cancelliere; e che i Saraceni rifuggiti nelle -montagne, avendone sentore, non solo si chiarirono ribelli, ma calati -giù da’ loro recessi, dettersi a infestare i Cristiani, presero il -castello di Corleone e minacciavano di far peggio.[511] Corleone era -appunto la maggiore delle terre concedute da Guglielmo II al monastero -di Morreale. A chiarir meglio il motivo di questa aperta ribellione, -noi troviamo due anni appresso un diploma di Federigo, per lo quale -sono rinnovate a favore della chiesa di Palermo larghissime concessioni -del tempo di Arrigo o piuttosto di Costanza; e tra gli altri beni sono -nominati de’ villaggi musulmani ed anco il tenimento di Platani,[512] -dove i Musulmani fecero testa poi per tanti anni, a Federigo salito -all’apice della sua possanza. - -Federigo, quand’egli uscì di tutela più tosto che di fanciullezza, -non pensava al certo di andar a trovare i Musulmani entro i lor -monti. Molto meno poteagli venire in capo di racchetare que’ ribelli, -stracciando i diplomi pei quali i beni or tenuti da loro erano stati -conceduti alle Chiese o a’ baroni della sua corte. Pertanto ei lasciò -stare questi, come tanti altri occupatori dei demanii dello Stato o de’ -feudatarii, in Terraferma e nell’isola. E la ribellione dei Saraceni, -durava ancora, anzi facean essi uno Stato dentro lo Stato, quando -Ottone, eletto imperatore, venuto a Roma a prender la corona, si volse -al conquisto del regno, favorito al par da’ Guelfi e da’ Ghibellini. -Per procaccio allor de’ Pisani e di Diopoldo che si chiarì per lui, -Ottone, occupate ch’egli ebbe Napoli e Aversa (1210), appiccò pratiche -in Sicilia: onde corse la voce ch’ei fosse stato invitato da’ Musulmani -e da alcuni feudatarii dell’isola a passar quivi con l’esercito, al -quale si prometteano validi aiuti per cacciar Federigo.[513] Perfin si -disse che questi, sentendosi in pericolo, tenea bella e pronta sotto la -reggia una galea per fuggire in Affrica.[514] - - - - -CAPITOLO VIII. - - -Ma Federigo prese via più sicura assai che la fuga. Il papa cercava -un anti-imperatore ghibellino per abbattere l’imperatore guelfo, sua -propria fattura: avea pertanto scomunicato Ottone; sciolti i sudditi -dal giuramento; disseppellita la elezione del figliuolo d’Arrigo VI; -accesa la guerra civile in Germania; e procacciata in un’adunanza a -Nuremberg la deposizione dell’uno e la elezione dell’altro, ch’indi -fu detto da’ Guelfi “il re de’ preti” e talora “il ragazzo di -Puglia.”[515] Questo animoso giovane di diciotto anni, fastidito di -regnar senza governare nell’anarchia dell’Italia meridionale, gittossi -a capo chino nella rivoluzione di Germania. Chiamato in fretta dagli -elettori, diede a Innocenzo tutte le guarentigie di sommissione ch’ei -richiedeva; e lasciati in Sicilia la moglie e il figliuolo Arrigo, -navigò di Messina a Gaeta (marzo 1212); trovò il papa a Roma; andò -per mare a Genova; e cavalcando per Pavia, Cremona e Trento, arrivò -a Basilea (26 settembre), scansate a mala pena le poste de’ Guelfi. -Ottone, ritornando addietro, lo inseguì invano. La guerra ingrossò, per -la lega d’Ottone con l’Inghilterra e con altri nemici e ribelli della -Francia; onde Filippo Augusto si fece tanto più volentieri paladino del -papa. Ottone, vinto dal valor francese alla battaglia di Bouvines (27 -luglio 1214), abbandonato da tutti, morì a capo di pochi anni (1218). E -Federigo necessariamente gli sottentrò nella tenzone contro il papato; -al quale era mancato in quel tempo Innocenzo (1216), ma avea lasciati -dietro di sè funesti esempi d’ambizione e di violenza. - -Dopo otto anni, Federigo, composte le cose in Germania, ritornò -in Italia: incoronato imperatore in Roma (22 novembre 1220), calò -nel regno a ristorare l’autorità ch’era tanto cascata abbasso in -quegli ultimi trent’anni. Al quale effetto, in Terraferma ei convocò -parlamenti, promulgò rigorose leggi, sforzò con le armi i baroni -ricalcitranti. Passato nell’isola, gli bastò la riputazione a ridurre i -Cristiani. Ma i Musulmani gli detter travaglio. - -Perchè tra loro e i Cristiani tutti insieme, governanti e governati, -baroni e clero e cittadinanza, era divenuto impossibile ogni -accordo. Non esacerbava gli animi qui, come avvenne poi in Spagna, -l’intolleranza religiosa del principe, nè del popolo: anco a -considerare il clero solo, e’ ci sembra più cupido che fanatico fin -dal regno di Guglielmo II;[516] anzi abbiam visto che Innocenzo, nel -cento novantotto, tentò invano d’aizzare i Siciliani alla caccia degli -Infedeli.[517] Ma del sangue se n’era sparso, della roba depredata -e distrutta d’ambo le parti: e il maggior ostacolo era la condizione -sociale de’ Musulmani e la condizione politica de’ Cristiani. Vivendo -da più di venti anni nelle terre occupate, o come pensavan essi, -rivendicate, del Val di Mazara, i Musulmani non si poteano sottomettere -senza accettare la povertà e il servaggio; poichè il principe doveva -onninamente restituire beni e villani ai concessionarii, la più parte -dignitarii ecclesiastici. I quali essendo i veri partigiani del trono, -convenia che Federigo se li tenesse amici nella lotta alla quale ei -s’apprestava, contro il papa e i baroni del regno. Veggiamo in fatti -che l’imperatore, (luglio 1220) a domanda di Caro arcivescovo di -Morreale, confermò la concessione di tutte le città, castella, casali, -ville, chiese, possessioni, villani e diritti di quella Chiesa, i -quali nel turbamento erano stati occupati, e tuttavia si tenevano -illecitamente, da Saraceni o da Cristiani.[518] A comprender meglio -l’importanza della cosa, notisi che cotesto diploma fu replicato dopo -otto mesi a Brindisi (marzo 1221) e fuvvi aggiunto che gli affidati -e i villani allontanatisi dal territorio, ritornasservi con tutte -le robe; e s’e’ fossero morti, si prendessero i beni de’ figli.[519] -Per somigliante concessione erano stati donati all’Ordine teutonico, -nel dugento diciannove, il casale di Miserella, i villani di Polizzi -dovunque e’ si trovassero, il podere di Artilgidia presso Palermo ed -altri possedimenti e diritti in varii luoghi.[520] Occorrendo nel -medesimo tempo di pagare debiti vecchi o nuovi, Federigo dava de’ -casali, abitati, com’e’ sembra, da Musulmani; dei quali atti, due soli -ci sono pervenuti: la concessione di Scopello alla chiesa di Santa -Maria dell’Ammiraglio in Palermo, per prezzo del vasellame d’oro e di -argento, preso all’uopo della guerra;[521] e la donazione di Mussaro -e Minzaro al vescovo di Girgenti, in compenso di settemila tarì d’oro -forniti un tempo alla corte.[522] - -Nè Federigo dovea tanto assicurare il possedimento de’ concessionarii, -quanto difender mezza l’isola dalle scorrerie di gente ormai straniera. -Minacciati, i Musulmani aveano risposto come li portava lor indole -fiera e rapace. Oltre i fatti raccontati poc’anzi,[523] sappiamo che -il milledugentodiciannove “i nemici della Croce” avean già dato il -guasto allo Spedale di San Giovanni de’ Leprosi, proprio alle porte -di Palermo.[524] Ritraggiamo ancora che Orso vescovo di Girgenti, -fu preso da’ Saraceni e tenuto prigione per quattordici mesi nella -rôcca di Guastanella, dalla quale ei si riscattò per danaro; e che -intanto i beni del vescovato erano occupati, impedito l’esercizio dei -diritti, e stanziavano i Saraceni nel campanile della cattedrale e -nella casa attigua, sì che i Fedeli non osavan pur andare in chiesa -a far battezzare i figliuoli: il qual fatto si dice avvenuto a’ tempi -di Federigo imperatore e torna al dugentoventuno.[525] Nella Sicilia -occidentale le scorrerie, o almeno i pericoli, arrivavano dall’uno -all’altro mare, da Girgenti a Cefalù: essendo stato provato non guari -appresso, dinanzi a commissarii papali, che il fisco levò danaro in -Cefalù e in Pollina, dominii del vescovo, per difenderli contro i -Saraceni; e che mandò presidio nella rôcca di Cefalù, non meno per -diritto di regalìa, che per assicurar la città, situata nella Marca de’ -Saraceni.[526] - -La quale denominazione, transitoria com’e’ pare e pervenuta a noi -in questo luogo solo, non può significare altro che contrada di -popolazione mescolata, esposta agli assalti, sì per la vicinanza -alle sedi dei ribelli, e sì per la frequenza de’ villani musulmani in -varie terre.[527] La Marca dunque tornava, su per giù, alle odierne -province di Palermo, Trapani e Girgenti; al val di Mazara del secolo -scorso; alla Sicilia di là dal Salso del periodo svevo; alla provincia -lilibetana de Romani. E par che quella divisione in due province -partite dal Salso, sia stata principalmente consigliata a Federigo -dalla diversità degli ordini sociali e dei costumi. Da’ fatti che -precedono e da que’ che seguono, parmi che i Musulmani occupassero -sempre il centro montuoso di codesta regione, dove s’erano afforzati -all’entrare del secolo; se non che or li veggiamo ingrossare alle foci -del Drago e del Platani, sia per novello movimento loro, sia perchè -i bricioli di lor memorie che il caso ci ha serbati, si riferiscono a -questo periodo ed a questi luoghi. - -In vece de’ centomila Saraceni di Ruggiero De Hoveden,[528] abbiam -ora i ventimila combattenti di Lucera, secondo Giovanni Villani,[529] -e più autorevole attestato, quel di Riccardo da San Germano, cioè che -diecimila soldati Saraceni moveano di Lucera a’ comandi dell’imperatore -il milledugentrentasette,[530] quando non erano stati per anco -deportati tutti i Musulmani di Sicilia. Possiamo dunque supporre -in quella sola terra di Puglia, atteso le circostanze peculiari, un -cinquanta o sessanta migliaia di coloni. Ed altrettanti, per lo meno, -è da credere siano rimasti nell’isola, senza contare gli artigiani e -i servi delle città, dei quali abbiam qualche ricordo, nè i villani -che l’interesse o la carità dei padroni ritenne, com’egli è probabile, -nelle campagne. Del resto verosimil sembra che il numero de’ ribelli -variasse da stagione a stagione, per causa de’ villani che dalle parti -centrali e dalle orientali dell’isola corressero alla montagna del -val di Mazara, o al contrario fuggissero dalle bandiere de’ ribelli, -per andare a vivere tranquilli.[531] Si può supporre, secondo me, nel -periodo culminante della rivoluzione, un venticinque o trenta migliaia -di combattenti musulmani. - -Le consuetudini immobili di quei popoli e i cenni che veggiamo nelle -memorie contemporanee,[532] ne fanno certi che i ribelli si ressero, -anche in questo movimento, per Kaid e Sceikhi. Ebber essi un capo -militare famigerato, morto nel primo anno della guerra, il cui nome -si legge in una cronica Benavert, per falsa correzione, cred’io, del -copista che si ricordava troppo d’aver letti i casi dell’ultimo signore -musulmano di Siracusa.[533] Le copie di Riccardo da San Germano, -scrittore di tanta autorità, hanno Mirabetto; la qual voce parmi -guasta dalle bocche de’ Cristiani che la ripeteano: e andrebbe corretta -_Morabit_ o, diremmo noi, frate guerriero, Marabutto, Almoravida.[534] -Possiamo anco supporre chiamato con tal denominazione un uomo il cui -casato, aggiunto ad un titolo notissimo, suonava Emir-Ibn-’Abs, e indi -Mir-’Abs. Ibn-Khaldûn racconta, nella storia degli Hafsiti di Tunis, -che morto il sultano Abu-Zakaria-Jehia, (2 ottobre 1249) i Cristiani -di Palermo dettero addosso a’ Musulmani, in favor de’ quali egli avea -stipulato col signore dell’isola la sicurtà delle persone e de’ beni -urbani e rurali; che i Musulmani, rifuggitisi nelle fortezze e nelle -rupi, presero per capo un fuoruscito della schiatta de’ Beni-’Abs -e resistettero al tiranno cristiano; che assediati, circondati e -costretti ad arrendersi, furono tramutati a Lugêrah, popolosa terra -d’Italia; e che indi il tiranno andò a Malta, caccionne i Musulmani, -mandolli insieme con quegli altri, e impadronitosi di tutte le isole -adiacenti, cancellò il nome musulmano in Sicilia.[535] L’identità -del qual fatto è evidente, al par che l’anacronismo di mezzo secolo -nel principio della ribellione, e al par che l’errore su la causa di -quella; le quali mende, del resto, non debbono rimandare dubbio sul -nome del condottiero. La possente tribù arabica, di ’Abs, dalla quale -nacque Antar, il famoso poeta classico ed eroe da romanzo, sembra -stanziata, fin dai primi tempi del conquisto musulmano dell’Affrica, -nella penisola di Scerîk, detta oggi Dakhel, la quale termina col capo -Bon, di faccia al Lilibeo.[536] Verosimil’è che i Beni-’Abs siano -venuti in Sicilia coi conquistatori; oppure che, rimanendo la tribù -nel Dakhel, un uomo facinoroso di quella, forse un pirata, si fosse -gittato in Sicilia al rumor della guerra; poichè il predicato che gli -dà Ibn-Khaldûn torna qui a masnadiere, facinoroso, o ribelle.[537] - -Federigo passò nell’isola, di maggio del ventuno; tenne un parlamento -a Messina;[538] fece il giro delle città principali fino allo scorcio -dell anno;[539] ed attese di certo a preparare gli animi e le cose -alla guerra, con provvedimenti di maggiore rilievo che non ne veggiamo -nelle cronache e ne’ diplomi.[540] Talchè, sperando facile vittoria -o dicendolo, egli andò a trovare (febbraio 1222) Onorio III a Veroli; -gli promesse di bandire quanto prima la Croce a Verona; e ritornato nel -regno, messosi a strignere il ribelle conte di Celano, fu necessitato -a lasciar quello e sopraccorrere in Sicilia contro Mirabetto, che -infestava fieramente il paese.[541] Io penso che il caso fosse di -maggiore momento che nol dicano i cronisti; poichè Federigo avea fin -dall’anno innanzi offesi gravemente i Genovesi, a’ quali non mancava nè -l’animo nè il modo di vendicarsi: e in fatti veggiamo avvolto in questa -ribellione un de’ più valorosi marinai di lor gente. - -I luoghi, i tempi, le fazioni della guerra capitanata da Federigo, sono -pressochè ignoti: sappiamo soltanto che l’imperatore, dalla metà di -luglio fin oltre la metà di agosto, stette all’assedio di Giato;[542] -che quivi o in altro luogo ei prese Mirabetto e due suoi figliuoli, -con Guglielmo Porco da Genova, poc’anzi capitano d’armata in Sicilia, -ed Ugo Fer da Marsiglia, il quale avea, molti anni prima accalappiati -a migliaia de’ fanciulli francesi e tedeschi, col pretesto di recarli -alla Crociata, ma li avea venduti schiavi in Affrica e in Egitto, e -dopo lunghe vicende s’era gittato, insieme col genovese, in Sicilia. -Federigo fece impiccare in Palermo Mirabetto e compagni; ma con ciò non -pose fine alla guerra.[543] - -A ripigliarla con maggiori forze, ripassava l’imperatore in Puglia, -spegneavi altre faville di ribellione feudale, muniva le città e le -castella e nella state del ventitrè,[544] veniva in Sicilia, per -incalzare da presso i ribelli Musulmani. Leggiamo senz’altro che -parte gli s’arresero; i quali ei fece trasportare a Lucera; parte, -fidandosi nella fortezza de’ luoghi, tennero fermo.[545] Argomentiamo -da due documenti che i primi fossero abitatori dell’odierna provincia -di Girgenti;[546] e sappiamo che si arresero all’entrar della state, -poichè Federigo, in una lettera scritta allora a Corrado vescovo di -Hildesheim, si rallegrava che ogni cosa accadesse secondo i suoi -voti, “chè perfino egli avea fatti scendere alla pianura tutti i -Saraceni afforzatisi pria ne’ gioghi de’ monti e in altri luoghi -inespugnabili.[547]” Le quali parole, riscontrate con quelle che -l’imperatore scriveva un anno appresso a papa Onorio, ci mostrano che -smessi i combattimenti e gli assedii, ei s’era appigliato al disegno, -lento sì ma sicuro, di stringere i Musulmani con la fame, guastando -le ricolte loro ne’ monti e intercettando ogni altra vittuaglia. Così -avea dunque costretti alla resa i deportati di Lucera; così sperava -trionfare degli altri: e, sendo necessaria a quella maniera di guerra -molta gente e ben disciplinata, l’imperatore, come si ritrae da -Riccardo di San Germano, lo stesso anno ventitrè e i due seguenti, -chiamò i baroni al servizio militare e levò danaro per assoldare -stanziali.[548] La guerra de’ Saraceni era cagione e talvolta anco -pretesto; come sembra nel caso de’ quattro conti di Terraferma, i -quali, venuti in Sicilia a prestare il servigio feudale (1223), furon -presi e confiscati loro i beni.[549] Similmente l’epistola di Federigo -ad Onorio, alla quale abbiamo testè accennato, ricorda un fatto vero: -e pur non sarebbe calunnia ad affermare che l’imperatore l’usò per -differire la crociata, alla quale Onorio lo sforzava con animo di -tagliargli i passi in Lombardia. Scrisse Federigo, dunque, al papa -da Catania, il cinque marzo del ventiquattro, che allestiansi ne’ -porti del reame, da poter salpare nella prossima state, cento galee, -cinquanta uscieri pe’ cavalli, e navi e legni senza fine e ch’egli -stava già per partire alla volta di Germania a fin di chiamare alle -armi i Crociati, quand’ecco il capitan generale dell’esercito che -osteggiava i Saraceni, gli avea menati in Catania i Kaid e gli Anziani, -i quali a nome di tutti i Saraceni della montagna, venivano a trattare -di sottomissione. Federigo continuò che, convocato il consiglio -di Stato, era parso a tutti non doversi il principe allontanare -in quell’incontro, per timore che i ribelli si pentissero e che, -prolungata la negoziazione, arrivassero a segare i grani, e addio pace -per quell’anno! Conchiuse pertanto l’imperatore ch’ei rimarrebbe in -Sicilia tanto che ultimasse l’accordo; che manderebbe Hermann, gran -maestro de’ cavalieri teutonici, a bandir la Croce di là dei monti -e che nella state, a Dio piacendo, ogni cosa sarebbe in punto ed ei -scioglierebbe il voto della Crociata.[550] Il fatto andò allora per le -bocche di tutti in Germania, leggendosi con poco divario negli annali -di Colonia; i quali aggiungono essere stata profferta la sottomissione -da’ Saraceni del monte Platano;[551] ma non sappiamo se s’abbia a -intendere del forte castello di tal nome che sorgea sulla sponda del -Platani a sette miglia dalla foce, o se piuttosto si volea significare -tutta la regione montuosa, bagnata da quel fiume.[552] Il fatto fu -che nè Federigo partì allora per Terrasanta, nè i Musulmani furono -altrimenti sottomessi o rappacificati in Sicilia. La sola impresa del -dugentoventiquattro par sia stata di cacciarli di Malta, tutti o parte; -poichè, oltre il cenno d’Ibn-Khaldûn, ritraggiamo che Federigo mandava -in quell’isola gli abitatori di Celano di Puglia, espulsi di lor terra -quando l’avean presa le forze del re, e poi richiamati in patria, -per coglierli alla rete e tramutarli in Sicilia.[553] Il bando de’ -Musulmani da Malta sembra tanto più verosimile, quanto in quel tempo le -genti di Federigo avean dato il guasto all’isola delle Gerbe e fattavi -gran copia di schiavi.[554] L’occupazione delle isolette adiacenti -alla Sicilia, attestata da autori arabi e da latini, è da riferire al -medesimo tempo.[555] Coteste imprese marittime, compiute in una o due -stagioni, sembrano le prime prove dell’ammiraglio, forse genovese, -sostituito ad Arrigo conte di Malta, il quale era stato deposto e -privato del feudo, per l’oscitanza appostagli nella guerra contro -i Musulmani d’Egitto, o, com’altri scrisse, di Sicilia;[556] se pur -Federigo non colse il destro di liberarsi dal fiero marinaio, la cui -prepotenza e ambizione egli avea temuta di certo nei primi anni del suo -regno ed or gli dava sospetto la vecchia amistà di lui co’ Genovesi, o -faceva ombra a’ Pisani parteggianti per l’impero.[557] - -Secondo Riccardo da San Germano, Federigo nel dugentoventicinque -chiamava alle armi tutti i baroni regnicoli, per dar l’ultimo crollo -a’ Saraceni di Sicilia, e andava egli stesso in Puglia a ragunare -l’esercito;[558] secondo un monaco tedesco, assiduo raccoglitor di -nuove, ei riportò nobile trionfo de’ Saraceni che tenean le montagne di -Sicilia:[559] un anonimo poi, che par sia vissuto in Sicilia ed abbia -scritto poco oltre la metà del decimoterzo secolo, mette insieme que’ -due fatti quasi con le stesse parole, nella decimaterza indizione, -da riferirsi, com’io credo, al dugentoventicinque, ed aggiugne che -le genti dell’imperatore davano il guasto ogni anno alle terre dei -Saraceni, ond’essi furono costretti con gran vergogna a scendere di -lor monti e Federigo li fe’ dimorare ne’ casali della pianura.[560] -Poi per diciott’anni nè gli scrittori, nè i documenti fanno parola -di popolazioni musulmane ribelli: danno bensì notizie di singoli -musulmani ubbidienti nell’isola e de’ grossi stuoli che la colonia di -Lucera forniva agli eserciti ghibellini tra il Garigliano e le Alpi. -Si può inferir da cotesti indizii che, l’anno venticinque, quel grande -armamento abbia portato l’effetto che l’imperatore si proponeva; cioè -che i ribelli abbiano piegato il collo senza combattere. Plausibile -anco il supposto che que’ della provincia di Girgenti fossero stati -mandati in Terraferma come i vinti di due anni innanzi;[561] e che -que’ delle altre due province fossero stati lasciati nel possedimento -di terre o nell’esercizio d’industrie, dati pria gli ostaggi secondo -i costumi di lor gente. Certo egli è che i Musulmani di Sicilia non -molestaron punto nè poco lo imperatore, infino al dugentoquarantadue, -mentr’ei si travagliò nelle guerre di Palestina, del Regno, di -Lombardia e della Sicilia orientale. - -Nelle prime caldezze della esaltazione all’impero, Federigo fe’ voto -di prender la Croce;[562] lo rinnovò il giorno dell’incoronamento e -più volte giurò o promesse d’andare, sforzato da’ papi; i quali non -sognavano forse la ricuperazione del Santo Sepolcro, ma lor premea -che l’imperatore, in vece di signoreggiare l’Italia, ne toccasse in -Levante come Corrado, o vi morisse come il Barbarossa. Il cui nipote, -non potendo disfare il cappio ch’ei s’era messo al collo, domandò -respitto al papa che il tirava duro; ed allegò sovente la guerra de’ -Saraceni di Sicilia.[563] Furbo contro furbi, ei passò tutto l’anno -ventiquattro e i primi mesi del seguente in Sicilia, fermo la più -parte in Catania,[564] come s’egli avesse voluto stare in bilico tra -la Crociata e la guerra de’ Musulmani indigeni, guardando da un lato -Otranto e Brindisi, ritrovo delle armate e degli eserciti crocesegnati, -e dall’altro la via di Girgenti, più sicura di lì che da Palermo e più -facile e breve che da Messina. Privo alfine della scusa de’ Saraceni, -incalzato dal violento Gregorio IX, s’imbarcò a Brindisi, nonostante -la morìa che mieteva i Crociati (8 settembre 1227); tornò a terra -infermo; fu scomunicato dal papa e assalito anche con la spada; e partì -di nuovo (28 giugno 1228) con poche forze, fidandosi nella divisione -de’ principi aiubiti che occupavano la Siria e nelle negoziazioni -intavolate col più possente tra loro. L’ira studiata di Gregorio lo -perseguitò mentr’egli liberava il Santo Sepolcro; i Cristiani di quelle -parti pretestarono le scomuniche per attraversargli l’esaltazione -al trono di Gerusalemme, recatogli in dote dalla nuova sua sposa: -contuttociò, savio ed ardito, ei condusse a termine il trattato, come -sarà detto nel capitolo seguente. - -Ritornò Federigo in Italia dopo undici mesi, a cacciare i papalini -da’ suoi dominii e gastigare i sudditi che s’eran gittati dalla parte -loro. Sforzò il papa a giurar la pace e s’avvolse nelle guerre della -seconda Lega Lombarda, nelle persecuzioni de’ Paterini d’Italia e di -Germania: la maledizione del falso impero romano, trascinava quest’uom -sì civile a combattere ciecamente contro la libertà e ad accendere i -roghi dell’Inquisizione. Gli umori di libertà municipale, ridesti in -Sicilia tra le popolazioni greche e un po’ tra le lombarde, per gli -esempii guelfi di Terraferma, per le istigazioni dei frati e, come -io credo, anche de’ Genovesi, portarono i moti che Federigo represse -co’ supplizii a Messina,[565] Siracusa[566] e Nicosia; e ch’ei punì a -Centorbi, Capizzi, Traina e Montalbano con la distruzione delle case -e il bando dei cittadini, sforzati a dimorare in altre città.[567] Ma -cedendo un poco all’opinione pubblica, Federigo nello stesso tempo rese -ordinarie le tornate de’ parlamenti regionali e chiamovvi espressamente -i Comuni.[568] - -Rinforzaronlo nelle guerre di Terraferma le colonie di Musulmani -siciliani, stanziate dapprima a Lucera, come si è detto; ma poi ne -veggiamo un’altra a Girofalco ed anco ritraggiamo che l’imperatore -adoperasse spicciolati gli uomini di quella gente, in Puglia e in -Calabria a’ servigi suoi:[569] de’ quali il più profittevol era di -tenere a mezzeria delle mandrie di buoi, tra domi e salvatici.[570] Pur -traeva i Musulmani sì forte l’amor del luogo natìo, che quando n’aveano -il destro, tentavano di ripassare clandestinamente in Sicilia:[571] -onde Federigo comandò nel trentanove fosser tutti raccolti a -Lucera.[572] E quivi rimase infino al milletrecentotrè, quella -celebre colonia militare; quivi si notano tuttavia gli avanzi delle -fortificazioni, con le quali i principi svevi assicurarono il soggiorno -de’ lor fidi pretoriani.[573] Che se negli scritti contemporanei il -nome geografico si legge spesse volte Nocera, l’è stato errore ed è -nato dall’uso, che suol sempre sostituire le parole comunali alle -insolite; onde si preferì il derivato d’un vocabolo familiare al -nome d’un’antica città, la quale era molto scaduta ne’ principii del -secolo decimoterzo. Si confermò l’errore per due circostanze fortuite, -cioè che Nocera s’addimandava De’ Pagani ed anco, per antitesi, De’ -Cristiani e Lucera fu detta de’ Saraceni; e che entrambe erano da -lunghissimo tempo sedi vescovili. Del resto quelle due città giacciono -molto lungi l’una dall’altra, divise dall’Appennino: Lucera in -Capitanata, Nocera in Principato, o, per usare i nomi odierni, quella -in provincia di Foggia, questa di Salerno; nè alcun documento prova, -nè egli è verosimile, che Federigo abbia raccolta una seconda colonia -di Musulmani in Nocera, come alcuni compilatori hanno scritto e come si -dice anch’oggi in que’ paesi.[574] - -Gli ordinamenti di cotesta colonia e la fama ch’essa ebbe in guerra -per tutto il rimanente della dominazione sveva e nei primordii -dell’angioina, son degno argomento d’una storia particolare; per la -quale anzi tutto occorre di esaminare di pagina in pagina i registri -angioini e le molte pergamene contemporanee che serbansi nell’archivio -di Napoli. Secondo il proposito annunziato parecchi anni addietro, io -mi rimarrò da cotesto lavoro, al quale allor mi mancava il comodo di -ricercare le sorgenti, ed ora mi par troppo tardi.[575] Contuttociò, -portato dal mio subietto a investigare l’origine di quella popolazione, -dico crederla al tutto siciliana. E se or non fosse sospetta da capo a -fondo la Cronaca di Matteo Spinelli, io metterei sempre in forse quel -luogo nel quale si afferma che del dugentrentaquattro Federigo facea -venire in Calabria diciassette compagnie di Saraceni di Barbarìa. -Sì grave fatto, taciuto dai contemporanei, e incompatibile con le -condizioni dei Musulmani dell’Affrica settentrionale in quella età, -sembra foggiato in un tempo in cui gli eruditi, ignorando la storia de’ -Musulmani di Sicilia, non sapevano spiegare altrimenti quel gran numero -d’Infedeli che conduceva in sue guerre l’imperator Federigo.[576] - -Mentre gli esuli di là dal Faro s’acconciavano nella nuova patria, i -rimasi in Sicilia erano in parte allontanati da lor sedi. Il volume che -ci avanza de’ registri di Federigo, scritto nell’indizione che corse -tra il trentanove e il quaranta, ci fa fede che de’ Musulmani erano -stati mandati a servire, non sappiam se da soldati o da manovali, ne’ -castelli regii di Siracusa e di Lentini,[577] ch’è a dire all’altra -estremità dell’isola. Nello stesso anno gli abitatori di parecchi -casali, della provincia, credo io, di Palermo, non ribellatisi o -perdonati, veniano alla capitale, nel quartiere di Seralcadi, che -nel decimo secolo era stato detto degli Schiavoni, ed or s’addimanda -parte il Capo e parte la Bandiera. I quali non parendo ben deliberati -a farvi stanza come bramava lo imperatore, scrivea questi a’ suoi -ufficiali che efficacemente li esortassero a ciò e lor promettessero -favore e grazia, ed allo stesso fine mandava lettere regie indirizzate -a que’ Saraceni.[578] Un altro rescritto di Federigo, spacciato prima -o dopo di questo, ci fa sapere che il Segreto della provincia oltre il -Salso, avea con soddisfazione dello imperatore, persuasi i Saraceni -a migliorar loro abituri; provvede siano affittate le bajulazioni -di cotesti Saraceni; e mostra anco esser lieto l’imperatore che que’ -“della provincia, usi ed occulti misfatti, già smettano, e già temano -d’essere malvagi.”[579] Non sappiam di che nazione fossero, nel -dugenquaranta, gli uomini de’ casali di Arcuraci e Andrani, a’ quali -si comandava di passare ne’ nuovi casali fondati a levante e a ponente -di Girgenti.[580] Abbiamo bensì valido argomento di credere che nel -dugentoquarantadue, il territorio di Cefalà in provincia di Palermo, -fosse stato ancora abitato, tutto o parte, da contadini musulmani. Un -Goffredo, chierico della Cappella Palatina di Palermo, non sapendo -precisamente i limiti di un podere appartenente allo Spedale di -San Lorenzo di Cefalà, ch’egli teneva in beneficio dalla Chiesa di -Girgenti, domandò al Segreto di Sicilia che fossero determinati da’ -magistrati della vicina terra di Vicari, su la testimonianza de’ Buoni -uomini e degli Anziani. E il Segreto, per nome Uberto Fallamonaca, -fatti appurare que’ confini come gli era stato richiesto, ne spedì un -attestato in lingua arabica e latina, ed appose il suo suggello in pie’ -della pergamena, aggiugnendo in lingua arabica la formola, “Scritto -d’ordine nostro.” Il qual documento non essendo estratto da antichi -defetarii compilati in quella lingua, ma bensì atto nuovo, e’ mi sembra -manifesto che la spedizione arabica fu fatta ad uso degli abitatori del -luogo.[581] Che poi de’ Musulmani vivessero ancora in Val di Mazara la -vita di pastori, lo provano i rescritti del novembre del trentanove -e del marzo del quaranta, per lo primo dei quali è provveduto alla -riscossione del fitto da’ Saraceni che prendano a mezzeria le greggi -del demanio[582] e nel secondo si fa menzione di settecento pecore -consegnate dal saraceno Gufulone (Khalfûn?), le quali insieme con altre -si davano _in gabella_, per conto della corte.[583] - -Despota, mercatante e gran proprietario di terreni rivendicati o -confiscati, Federigo, col suo genio novatore e audace, spesso usò quel -violento rimedio di tramutare le popolazioni; il quale d’altronde nel -decimoterzo secolo riusciva meno difficoltoso e forse men crudele, -che non sarebbe nella società moderna, per cagion della proprietà -sicura e suddivisa e de’ comodi maggiori ai quali or son avvezzi -gli uomini. Ci è occorso testè di ricordare alcuna delle città che -l’imperatore distrusse e di quelle ch’ei fondò, portandovi di peso -la popolazione delle prime.[584] Io credo inoltre che la ribellione -musulmana abbia turbato l’equilibrio della popolazione in un altro -modo che nessun ricordo contemporaneo fin qui ci attesta; cioè che -fece emigrare in Affrica gli abitatori ricchi o industri delle città. -Poichè veggiamo appunto in quel tempo assottigliati due grossi nuclei -di borghesi musulmani: Trapani, dove all’entrar del dugenquaranta si -distribuivan terre a nuovi abitatori;[585] e Palermo dove nel dicembre -del trentanove furono concedute a novelli abitatori alcune terre presso -il palagio della Zisa, a fine di piantar vigne. Si scorge dallo stesso -diploma che delle casipole erano state abbandonate nel bel mezzo -della città; che mancavano gli agricoltori ad una vasta piantagione -di palme nel regio podere della Favara, e che non era più in Palermo -chi sapesse estrarre lo zucchero. Allora una colonia di Giudei del -Garbo, cioè di Spagna o dello Stato di Marocco, dissidenti da’ Giudei -di Palermo e sì grossi che volean fabbricare una sinagoga per sè soli, -domandarono certi casalini nel Cassaro; ma l’imperatore, per antivenir, -com’e’ pare, le querele de’ Cristiani, permesse di conceder loro uno -stabile in altro luogo della città e che rifabbricasser pure qualche -antica sinagoga, ma non volle ne innalzassero una di pianta. Questo -diploma infine ci fa sapere che i Giudei del Garbo, oltre il palmeto -della Favara dato loro a mezzerìa, avean ottenuta nello stesso podere -la concessione d’altre terre per seminare l’indago e l’henna, non -coltivati allora in Sicilia.[586] - -Improvvisamente comparisce in una cronica questo cenno: che in luglio -della terza indizione, l’anno dugentoquarantatrè, tutti i Saraceni -di Sicilia ribellati salirono alle montagne e presero Giato ed -Entella,[587] castelli fortissimi per natura e lontani l’un dall’altro -una ventina di miglia, de’ quali ci è occorso far parola.[588] Si -argomenta dal fatto stesso che le popolazioni musulmane in questo -tempo non erano rimaste se non che in piccola parte del Val di Mazara. -Ancorchè i cronisti taccian la causa di questa sollevazione, noi -sappiamo che, quattro anni innanzi, i pastori saraceni che avean -prese in affitto le greggi della Corte, doveano al fisco da lungo -tempo, delle grandi somme di danaro. Federigo comandava al Segreto -che pigliasse l’aver loro e, non bastando, le persone e li facesse -lavorare in servigio della corte, badando sì ad aggravarli di fatiche -durissime, affinchè gli altri apprendessero che col re non si scherza, -e chi non può soddisfare l’affitto, nol chiegga.[589] Disperati -dunque, maltrattati, avvezzi com’essi erano a’ delitti, e risapendo -forse le prodezze che faceano i lor fratelli di Lucera sotto le -insegne imperiali, si rituffarono nella ribellione o guerra, come -dir si voglia, contro tutti i padroni di questo mondo: il qual moto, -principiato in un luogo, dovea comunicarsi con prodigiosa rapidità a -tutti gli altri, nel sospetto continuo, nell’odio crescente ogni dì, -nello stato permanente di violenza in cui viveano ormai Cristiani e -Musulmani. Gli iloti siciliani del decimoterzo secolo si riconosceano -al viso, a’ panni, al linguaggio, al simbolo della fede, alla -miseria: se un branco irrompea, doveano seguirlo tutti gli altri. -Quantunque la povertà non sia buon ausiliare in guerra, par che gli -ultimi avanzi di quel fiero popolo abbiano resistito più di tre anni -alle armi imperiali. Dice la cronica che l’imperatore, nella quinta -indizione, anno dugenquarantacinque, mandò con l’esercito il conte -Riccardo di Caserta, il quale li cacciò di Sicilia; ma va aggiunto -un anno alla data, leggendosi nel quarantasei, verso l’agosto, una -sdegnosa epistola di Federigo, per la quale è detto ai ribelli che, -s’e’ fosser uomini, non starebbero con quella bestiale fidanza, -ad aspettare che lor calasse sul capo la spada della vendetta, e -conchiudea che s’e’ non smettessero entro un mese, vedrebbero sì -gli effetti di queste minacce.[590] E del novembre, com’e’ par, di -quest’anno, l’imperatore scriveva al terribile Ezzelino, esser ormai -libero dalle brighe che l’avevano impedito fin qui di soccorrere -gli amici: tra le altre, la temerità di cotesti Saraceni, i quali -ostinatamente resisteano, afforzati nelle montagne, ed alfine sono -scesi a chiedere misericordia.[591] Ciò prova che non furono vinti per -battaglia, ma presi per fame. Federigo li fe’ tramutare in Lucera.[592] -Manca d’allora in poi ogni notizia di Musulmani in Sicilia: ond’egli -è manifesto che se alcuni ve ne rimasero, abbracciarono la religione -de’ vincitori e, com’avean fatto tanti altri uomini di lor gente in un -secolo e mezzo dal conquisto, si confuser essi nel novello popolo, nel -quale già si andavano dileguando le distinzioni di origine. - -Come l’Oreste della favola greca, Federigo sembra spinto dal Destino -a immolare gli educatori suoi, fossero personificazioni come le -municipalità, il baronaggio e il papato, o fossero persone come il -Cancelliere Gualtiero De Palear, il conte di Malta e Pietro Della -Vigna. E veramente il nipote di Barbarossa, venuto al mondo in Italia, -cresciuto tra i nemici naturali del suo nome, dovea sforzarsi a -ritor loro quella possanza che pareagli rubata alla sua casa: ond’ei -si disfece delle persone quando potè; assalì le personificazioni, -volgendo la spada contro gli uomini che le sosteneano, e combattendo -le idee ostili con le armi della ragione. Le quali si spuntarono su -l’eterna tempra della libertà ond’erano cinti i municipii, e valsero -un poco a intaccare il triregno, fabbricato di teocrazia giudaica, -dispotismo romano, e barbarie settentrionale. I Musulmani di Sicilia -subirono la stessa sorte d’ogni altro maestro del lioncello svevo, non -già per sua rabbia, ma perch’ei non ebbe tanta forza che li salvasse -da’ nemici loro, com’ei forse bramava e il provò mutando i ribelli in -pretoriani. Chè del resto, le consuetudini dell’adolescenza, il genio -dell’incivilimento, l’amore degli studi e l’antagonismo filosofico e -politico contro Roma, portavano l’imperatore, meglio che niun altro -uomo europeo del suo secolo, ad onorarli e favorirli. - - - - -CAPITOLO IX. - - -Il genio dell’incivilimento, l’utilità politica e più assai gli -interessi commerciali della Sicilia e i suoi proprii, portarono -Federigo a frequenti accordi coi principi musulmani. Abbiano noi -accennato ai patti fermati con esso loro dalle nostre repubbliche -marittime ed abbiamo descritti quei del conte Ruggiero e del re suo -figliuolo coi Ziriti, e di Guglielmo II, col novello impero degli -Almohadi.[593] A’ tempi di Federigo, questo era già dimezzato, -rimanendogli, a un dipresso, l’attuale Stato di Marocco e parte -della Spagna; nè v’ha ricordo allora di ostilità tra quello impero -e la Sicilia, nè se ne vede cagione: anzi sembra continuata la pace -de’ tempi normanni. Perchè sappiamo che Uberto Fallamonaca che -fu de’ primarii magistrati di Federigo in Sicilia[594] andava il -dugenquarantuno ambasciatore a Marocco.[595] Alla quale missione, od -altra che l’abbia preceduta o seguìta, si accenna nel trattato delle -“Tesi siciliane” d’Ibn-Sab’în, leggendovisi che l’imperatore signor -della Sicilia, avea mandati per nave apposta, con un suo ambasciatore, -al califo almohade i quesiti di logica e metafisica; de’ quali noi -diremo nel capitol seguente. - -Intanto la decadenza della dinastia almohade avea fatto rinascere lo -Stato dell’Affrica propria, più forte sì che al tempo degli Ziriti e -chiamato ormai da’ Cristiani il reame di Tunis, perchè gli Almohadi -avean fatta capitale della provincia quella città, primaria per popolo -e commercio e più aperta alle armi loro che non fosse la malaugurosa -fortezza di Mehdia. Seguì allora la necessaria vicenda delle grandi -province musulmane. Il terzo califo almohade En-Nâsir, non sapendo -come tener la provincia, ne fe’ governatore (1207) un uomo fidatissimo -della dinastia: Abu-Mohammed, figliuolo di Abu-Hafs-Omar, ch’era -stato _sceikh_ della tribù berbera di Masmuda, primo per valore e -consiglio tra i capi della confederazione almohade, braccio dritto -d’Abd-el-Mumen e sostegno de’ suoi figliuoli. Ma nella generazione -seguente, i Beni-Hafs, come si chiamarono dal nome familiare del capo -di lor casa, avean messe radici profonde nella provincia; i califi, -lontani, peggiorati di padre in figlio, non aveano riputazione nè -forza da cacciar via cotesti prefetti: onde Abu-Zakaria, figliuolo -d’Abu-Mohammed, colta un’occasione, disdisse (1228) l’obbedienza al -califo El-Mamûn, com’empio e tiranno. Non guari dopo (1236), tolto -l’equivoco, ei fece fare a suo proprio nome la preghiera del venerdì, -con qualità di Emir, lasciando a’ cortigiani il vanto d’aggiugnervi -“de’ Credenti” per compiere il sacro titolo, onde fregiaronsi -Abd-el-Mumen, Harûn-Rascîd e il grande Omar, che gli Hafsiti falsamente -vantavano lor progenitore.[596] Notisi che gli Hafsiti usarono sempre -chiamarsi col Keniet, o diremmo noi soprannome familiare, e che il -padre e l’avolo di Abu-Zakaria s’addimandarono meramente _sceikh_, -ch’era il titolo della dignità loro nella tribù, e però il vero -fondamento della loro potenza.[597] - -Cotesti particolari ho io notati a rischiarare il trattato dello -imperatore Federigo, del quale abbiam solo una traduzione latina -molto arruffata, ma non tanto che non trasparisca spesso il genuino -testo arabico e talvolta gli errori di chi interpretollo. È dato del -quindici giumadi secondo dell’anno secentoventotto (20 aprile 1231), -quando Abu-Zakaria avea già ricusato d’ubbidire al califo Mamùn, -senza per anco chiarirsi independente dal califato; del quale stadio -d’usurpazione rendono testimonianza alcune parole del trattato. Se -questo poi non è stipulato a nome dell’emîr Abu-Zakaria, ma dello -«illustre e magnifico sceikh[598] Abu-Ishak, figliuolo del defunto -sceikh Abu-Ibrahim, figliuolo dello sceikh Abu-Hafs,» non dobbiamo -noi mettere in forse l’autenticilà del documento. Si può spiegar bene -con due supposti plausibili e compatibili tra loro: che Abu-Zakaria -abbia avuto quest’altro cugino, ignoto ne’ nostri ricordi[599] e che -l’abbia lasciato luogotenente in Tunis, quand’egli avventurossi infino -a Wergla, dando la caccia a quell’Ibn-Ghania che avea sì fieramente -molestato il paese per quarantacinque anni.[600] - -Del resto le forme del trattato rispondono a quelle che conosciamo -in atti somiglianti, autentici di certo; e le condizioni parte si -riscontrano con quelle solite a stipular tra i Musulmani di Ponente -e le repubbliche italiane del Mediterraneo, parte si adattano -alle relazioni particolari dello Stato di Tunis, con la Sicilia. -Noveransi tra le prime la tregua fermata per dieci anni, la reciproca -restituzione dei prigioni non convertiti alla religione del paese; -che mercatanti e viaggiatori di Sicilia, Calabria, Principato e -Puglia siano liberi di tutta esazione e vessazione in Affrica e, -reciprocamente gli affricani in quelle province; che rendansi le prede -fatte da corsari sudditi di Federigo, esclusi espressamente Genovesi, -Pisani, Marsigliesi e Veneziani, i quali aveano stipulati patti -apposta col califo almohade.[601] La mancanza di reciprocità in questo -patto, se non venisse da dimenticanza del traduttore, mostrerebbe -che, soverchiati dalle forze navali italiane, gli Affricani aveano -smessa in quel tempo la piraterìa. Che i Cristiani, al contrario, la -esercitassero nelle parti meridionali del Mediterraneo e fin dentro -terra, si scorge da’ capitoli successivi, pei quali Federigo assicura -dalle offese de’ mercatanti e militi suoi, i Musulmani che viaggino da -un luogo d’Affrica all’altro, o d’Affrica in Egitto, sì in nave, e sì -in caravane; ed anco promette che i suoi sudditi non parteggino nelle -fazioni civili dell’Affrica, non vi facciano rapine, nè menin cattivi -per seduzione nè per forza; e perfino che, riparati per fortuna di mare -su le spiagge d’Affrica, non offendano gli abitatori: nei quali casi -tutti è stipulato il risarcimento dei danni. Per un capitolo aggiunto -in fine, Federigo permetteva a’ Musulmani di recare e trarre merci dal -suo reame, pagando la decima del valore. - -L’ignoranza de’ copisti, non corretta infino al tempo nostro da -critici, ha affibbiato alla Corsica un importante capitolo di questo -trattato, risguardante, senza alcun dubbio Cossira, o, com’oggi -si chiama, Pantelleria. Per questa isoletta gli Stati contraenti -fecero a mezzo: stipularono che i Cristiani, non avessero alcuna -giurisdizione sopra i Musulmani, ma che un prefetto musulmano eletto -dal re di Sicilia reggesse gli Unitarii, o, com’io tradurrei più -volentieri, i Wahabiti, e che l’entrata pubblica del paese andasse -divisa tra i due Stati, metà e metà.[602] Cotesti patti di Pantellaria -rispondono su per giù a quelli che Ibn-Khaldûn suppone stipulati tra -gli stessi due principi a favor di tutti i Musulmani di Sicilia; onde -la tradizione storica di certo aggiugne fede al documento.[603] Ma -il documento, secondo me, serve a correggere la tradizione più tosto -che a convalidarla, sendo evidente che quelle condizioni poteano star -bene per un’isoletta gittata tra l’Europa e l’Affrica, non già per -tutte le colonie musulmane rimaste in Sicilia dopo le deportazioni del -ventitrè e del venticinque. Penso doversi leggere Wahabiti perchè, -da una mano, non sappiamo, nè ci pare verosimile che fosse stata -trapiantata in Pantellaria una colonia di “Unitarii”, che in quel tempo -significherebbe Almohadi, e molto meno possiam credere che tal colonia -della tribù dominante, fosse stata lasciata sotto un prefetto siciliano -e quindi inferiore agli altri musulmani del paese.[604] Dall’altra -mano sappiamo che Pantellaria non aveva abitatori cristiani nella -seconda metà del duodecimo secolo;[605] che i geografi musulmani del -decimoterzo tenean tutta la popolazione come wahabita,[606] seguace, -cioè, d’una setta che appigliatasi tra’ Berberi nel nono secolo, -rimase nell’isola delle Gerbe[607] almen fino al decimoquarto; e che i -Pantellereschi eran chiamati da’ Musulmani contemporanei con l’odioso -nome posto a’ Credenti che subissero il giogo cristiano.[608] Non mi -sembra verosimile il supposto che Musulmani di Sicilia si fossero, al -tempo della ribellione, rifuggiti in Pantelleria e che alludesse a loro -il capitolo di cui ragioniamo. - -Il trattato del milledugentrentuno, come ognun vede, suppone -antecedenti ostilità, o per lo meno lunga desuetudine degli accordi di -Guglielmo II; e ciò si riscontra con le imprese dell’armata siciliana -nel dugenventiquattro.[609] Ma il patto fu mantenuto e forse rinnovato, -non ostante i dissapori che a quando a quando sorgeano; come nel -caso, credo io, di ’Abd-el-Azîz, nipote del re di Tunis, il quale, per -accusa di maestà, rifuggissi in Puglia pria della state del trentasei; -e l’imperatore l’accolse e spesollo almen fino alla primavera del -quaranta, allorchè lo vediamo soggiornare in Lucera con tre scudieri -e con un Perrono da Palermo, addetto a servirlo o guardarlo. Federigo -n’ebbe che dire col papa, il quale volea gli fosse mandato quel gran -personaggio a Roma, pretendendo che costui era venuto in Italia apposta -per farsi cristiano e che l’imperatore lo ritenea. Ma questi negò e la -vocazione e l’impedimento; nè volle ad alcun patto levarsi di mano tal -pegno, per darlo al papa ed a’ suoi amici guelfi.[610] - -I quali in vero non se ne stavano oziosi in Tunis. In su lo scorcio -del trentanove, l’imperatore s’accorse del favore che godeano in -Tunis i Genovesi e’ Veneziani suoi nemici; ond’ei si dispose a mandar -ambasciatore Arrigo Abate appo l’emiro Abu-Zakaria e avvertì il grande -ammiraglio Niccolino Spinola, che stesse pronto, e intanto osservasse -la tregua conceduta per imperiale clemenza a quel principe.[611] -La quistione, qual che fosse la origine, finì con un bel colpo da -mercatante. Sendo afflitto lo Stato di Tunis dalla solita carestia, i -Genovesi veniano in Sicilia a incettare grano per conto d’Abu-Zakaria, -e ci faceano grossi guadagni. Ecco che allo scorcio di febbraio del -quaranta, l’imperatore fa chiudere i porti; fa caricare su le sue navi -cinquantamila salme di frumento e commette all’ammiraglio che mandi a -venderle in Tunis.[612] - -Ciò conferma, s’io non erro, il detto di Saba Malaspina, che al -tempo della seconda crociata di san Luigi, il re di Tunis pagava -al re di Sicilia una prestazione o censo (_redditum sive censum_) -annuale, per ottenere che dall’isola si recassero liberamente le -vittuaglie in quello Stato e che le sue navi fossero salve da’ corsari -siciliani.[613] Tornava dunque ad una composizione o transatto, -com’oggi si dice, per la uscita de’ grani. E veramente il fatto de’ -Genovesi venuti a comperare a nome del re di Tunis e l’espediente al -quale si appigliò Federigo per frustrarli, ci conducono necessariamente -a supporre un patto che assicurava a quel re la tratta libera -ovvero soggetta a dazio fisso e moderato. Poco monta che in qualche -documento il transatto si chiami tributo, e che il Malespini aggiunga -all’avvantaggio della tratta quello della sicura navigazione; potendo -supporsi ch’ei non fosse bene informato de’ particolari e che la -voce pubblica confondesse le condizioni pecuniarie della tratta, -con le politiche della tregua del dugentrentuno, della quale si è -fatta menzione. Che che ne sia, la prestazione montava, negli ultimi -trent’anni del secolo decimoterzo, a trecento trentatremila trecento -trentatrè bizantini, ed un terzo, i quali valgon oggi, secondo il -peso dell’oro, trecenventicinque mila lire nostrali ed a quel tempo -tornavano in mercato a più d’un milione de’ nostri, per quanto si -possano ragguagliar le valute alla distanza di sei secoli, con le -mutate condizioni economiche e sociali. Venendo in giù dal tempo -di Federigo, noi veggiamo intermesso il pagamento della prestazione -nel dugensessantacinque, alla caduta di casa sveva; ripigliato nel -settanta, per lo trattato di Monstanser con Filippo l’Ardito e con -Carlo d’Angiò, al quale si stipulò di soddisfare i decorsi e raddoppiar -la somma annuale in avvenire; sospeso di nuovo nell’ottantadue, per la -guerra del Vespro; indi promesso da Abu-Hafs a Pier d’Aragona, nella -somma primitiva e coi decorsi di tre anni, per lo trattato stipulato -a Paniças l’ottantacinque; finchè nel trecento le case d’Angiò e -d’Aragona si disputano il tributo, ma non si ritrae che gli Hafsiti -lo soddisfacciano.[614] E non parmi verosimile che il pagamento -fosse incominciato al tempo di Federigo. Nei capitoli ch’ei dettò -per l’ammiragliato di Sicilia pria del dugentrentanove, concedendo a -Niccolino Spinola larghissima potestà e guadagni senza limite, gli diè, -tra le altre cose, il dieci per cento di ciò che “con la sua prudenza -ed arte arrivi a riscuotere da Saraceni qualunque, sia de’ tributi -soliti a pagarsi ai re di Sicilia, sia degli insoliti e novelli imposti -da lui stesso.”[615] Or lo Stato di Tunis non sembra sì piccolo, nè -sì scompigliato in quel tempo, da assoggettarsi a tributo per caso -tanto lieve da non rimanerne vestigia negli annali suoi o della -Sicilia. Pertanto il tributo va noverato più tosto tra i soliti. E -veramente, da Federigo in su, occorre l’imperatore Arrigo VI ch’ebbe da -Marocco, l’anno mille centonovantacinque, de’ carichi d’oro e di robe -preziose,[616] ne’ quali par si ascondesse la prestazione dell’Affrica -propria, non chiarita per anco ribelle a gli Almohadi. E in cima -si scorge il trattato di Guglielmo secondo col califo Abu-Ja’kub: -onde si può ritenere che la composizione per la tratta de’ grani, o -prestazione, censo o tributo che dir vogliamo, si fosse cominciato a -riscuotere sopra i califi almohadi nel millecentottanta, per cagione -della carestia; e si può supporre che qualche città dell’Affrica -propria l’avesse pagato fin da tempo più antico. Nè è da maravigliare -che il trattato del milledugentrentuno non ne faccia menzione, poichè -non era necessario scrivere la consuetudine di quel transatto in un -pubblico strumento politico e commerciale; e quand’anco fosse stata -scritta nel testo latino, potea mancar nell’arabico, sola sorgente alla -quale noi attingiamo il fatto, per mezzo di una traduzione assai più -recente. Confrontando il testo arabico e il testo latino di parecchi -trattati stipulati nel medio evo tra Musulmani e Cristiani, avviene -talvolta che si trovi mutilo l’uno o l’altro, perchè ciascuno solea -sopprimere nel testo da pubblicare in casa propria, le condizioni delle -quali egli arrossiva. A un dipresso han fatto così i principi d’Europa -nei trattati segreti o negli articoli segreti di trattato solenne.[617] - -Adescato dal commercio onde arricchiansi Venezia, Pisa e Genova, e -trascinato contro sua voglia dalle ultime onde della Crociata, Federigo -tenne frequenti pratiche coi principi musulmani di Levante, delle quali -ci son rimasi non pochi ricordi e dobbiamo tenerne perduti assai più. -Ma il supposto ch’egli abbia mandati ambasciatori al califo abbasida, è -nato da un errore, cioè che il classico nome di Babilonia col quale gli -scrittori cristiani del medio evo designavano il Cairo vecchio,[618] -significasse, in vece, Bagdad. Poco verosimile parrà d’altronde quel -supposto, quando si pensi che i successori di Harûn-Rascîd contavano -ormai poco o nulla nel mondo. Fin dallo scorcio del duodecimo secolo, -la frontiera settentrionale del territorio musulmano da Barca alla -foce dell’Oronte ed all’Eufrate, era occupata da’ figliuoli, fratelli e -cugini di Saladino. Vasto impero feudale o federale che dir si voglia, -discorde al certo e lacerato da cupidigia, violenza e slealtà; nel -quale disputaronsi per poco il primato due figliuoli del conquistatore, -che avea lasciata (1193), all’uno la Siria e all’altro l’Egitto: ma non -andò guari che Malek Adel, fratello di Saladino, raccolse il frutto di -quella discordia. Insignoritosi di Damasco (1196) e del Cairo (1200), -Malek-Adel lasciò ai suoi proprii figli l’esempio e il comodo della -usurpazione, facendo Malek-Mo’azzam erede della Siria e Malek-Kâmil -dell’Egitto. - -Insolito documento ci attesta aver Federigo mandata un’ambasceria a -cotesti due sultani, credo io nel dugendiciassette, quando Malek-Adel -avea già divisi i dominii a’ suoi figliuoli, prima di venire a morte -(31 agosto 1218). Dico d’un compartimento a mosaico, rimaso infino -al decimoquarto e fors’anco al decimosesto secolo, nel portico -della cattedrale di Cefalù, dov’era effigiato Federigo in atto di -accomiatare Giovanni Cicala detto il Veneziano, vescovo di Cefalù, -con questo scritto: “Va in Babilonia e in Damasco; trova i figli di -Paladino (Safadino?) e parla ad essi audacemente in mio nome....”[619] -La recente esaltazione di papa Onorio; la ressa ch’ei facea per la -crociata e il bisogno che avea di lui Federigo, disponendosi a venire -in Italia e quasi a riconquistare i proprii suoi Stati, danno la -ragione di cotesta ambascerìa, o piuttosto vana minaccia; alla quale -par che il sultano di Damasco abbia risposto per le rime, nella forma -che or or si dirà. - -A capo di pochi anni, quando Kâmîl s’innalzò su tutti i principi -aiubiti e l’imperatore, sposata la erede del reame di Gerusalemme, -cominciò a considerare quell’impresa con altro intento che di sciorre -il voto sul Santo Sepolcro, ei diessi a coltivare in particolar -modo l’amistà del sultano d’Egitto. E poichè coteste pratiche in -breve tempo condussero alla restituzione di Gerusalemme, che parve -calamità pubblica a’ Musulmani, gli scrittori arabi ce ne danno tanti -particolari da confermare, e in parte raddrizzare e allargare, le -narrazioni di origine cristiana.[620] - -Corse voce in Levante che Federigo avesse ridomandata Gerusalemme a -Malek-Mo’azzam, e che il valoroso e dotto principe avesse risposto -all’ambasciatore: “Di’ al signor tuo che per lui io ho la spada e -niente altro.” Questa sentenza, a dir vero, si potrebbe supporre -foggiata in odio di Kâmil, dopo l’abbandono di Gerusalemme e la morte -di Mo’azzam: pur non sembra inverosimile nè la pratica di Federigo, -nè lo sdegnoso rifiuto, s’e’ si riferisse al dugendiciassette, -com’abbiamo notato poc’anzi.[621] Più certo è che Mo’azzam, mal -soffrendo la supremazia del fratello (1226) tentò di muovergli -contro tutti i principi aiubiti e infine collegossi con Gelâl-ed-dîn, -principe dei barbari Kharezmii, i quali, cacciati da orde più feroci -di loro, venian ora dalle rive del Caspio a desolare l’Armenia e -la Mesopotamia. Kâmil in tal frangente, per guastare i disegni del -fratello, chiamò Federigo promettendogli Gerusalemme[622] e gli altri -acquisti di Saladino.[623] S’appiccò la pratica, com’e’ pare, il -milledugenventisette, quando, venuto al Cairo l’arcivescovo di Palermo, -legato dell’imperatore, il sultano fece immediatamente ripartire con -esso lui Fakhr-ed-dîn, gran personaggio a corte d’Egitto;[624] il -quale poi piacque tanto a Federigo, ch’ei gli concedè lo stemma di -casa sveva, poichè i Musulmani s’erano già invaghiti di coteste vanità -occidentali, nelle prime Crociate.[625] L’arcivescovo e Fakhr-ed-dîn, -ritornavano l’anno appresso in Egitto; insieme coi quali andò un -cavaliere, portatore di splendidi presenti:[626] il proprio destrier -di battaglia dell’imperatore, con sella d’oro tempestata di gemme -preziosissime,[627] ed altri nobili cavalli, vestimenta, minuterie -d’oro, falconi e tante rarità.[628] Il Sultano fece spesare gli inviati -siciliani fin dallo sbarco in Alessandria; uscì egli stesso fuor del -Cairo a incontrarli; die’ loro sontuoso ospizio; lor fece ogni maniera -d’onoranza[629] e ricambiò Federigo con molte preziosità d’India, -Jemen, Persia, Mesopotamia, Siria ed Egitto, che valeano, come si dice, -tanti doppi de’ doni suoi.[630] - -E tantosto ei mosse con le genti (agosto 1228);[631] occupò Gerusalemme -ed altre terre de’ dominii di Mo’azzam,[632] il quale era morto -da nove mesi (11 novembre 1227) ed eragli succeduto il figliuolo -Dawûd, col titolo di Malek-Nâsir.[633] Seguendo le pratiche iniziate -dal padre,[634] avea questi intanto chiamato lo zio Malek-Ascraf, -principe di Khelât in Armenia; il quale s’affrettò a venire a Damasco -con le forze che aveva in pronto.[635] Onde, sbarcato l’imperatore -ad Acri (7 settembre 1228), tre eserciti si trovarono a fronte, -nessuno de’ quali sapeva con chi avesse ad azzuffarsi; se non che -i furbi capitani avean poca voglia di venire alle mani, quand’era -lì in mezzo il povero Dawûd per pagar lo scotto a tutti. E in vero -Kâmil ed Ascraf, dopo breve carteggio pien di belle sentenze sopra -l’onore di casa aiubita e la gloria dell’islam,[636] abboccaronsi -(10 novembre 1228) presso Ascalona, ridendo sotto i baffi; divisero -a lor modo i dominii del nipote,[637] e stettero insieme un gran -pezzo a veder come acconciare la cosa con Federigo.[638] Il quale -ridomandava Gerusalemme e la costiera tutta di Siria e chiedea con ciò -la franchigia d’ogni gabella in Alessandria. Tanto ei diceva essere -stato profferto al suo luogotenente in Palestina durante la guerra -di Damiata; ond’egli or non voleva accettar meno di ciò che era stato -concesso all’ultimo de’ suoi paggi.[639] Rincrebbe a Kâmil di trovarsi -addosso[640] quest’ausiliare, contro il quale ei non potea tirar la -spada, perchè l’avea chiamato egli stesso e perchè la guerra avrebbe -sciupati i suoi disegni, appunto quand’ei stava per compierli, scrive -un cronista,[641] alludendo di certo al partaggio dello Stato di Dawûd, -ch’era lo scopo di tutti que’ raggiri. Ma Federigo, accorgendosene, -afforzava Sidone,[642] Cesarea, Giaffa[643] e racchetava alla meglio, -come sappiamo dagli scrittori occidentali, i Crociati, ippocriti o -bacchettoni e turbolenti tutti. Le negoziazioni dunque si prolungarono -e con esse le cortesie tra il campo crociato e l’egiziano.[644] Giunto -appena ad Acri, Federigo avea mandati oratori a Kâmil, con doni da -re, Balian signor di Sidone e Tommaso conte di Acerra suo vicario in -Terrasanta; i quali furono accolti a grandissimo onore.[645] Seguì -un continuo andirivieni di ambasciatori.[646] Kâmil adoprava a tal -uficio degli uomini di scienze e di lettere sì accetti all’imperatore: -Fakhr-ed-din, già nominato;[647] il poeta Selâh’-ed-dîn di Arbela[648] -e lo sceriffo Scems-ed-dîn da Ormeia, cadì dell’esercito:[649] mandava -in dono gioielli, preziose vestimenta ed utili animali, dromedarii, -cavalle, muli;[650] e un’altra volta fe’ venire apposta d’Egitto il -solo elefante che rimanea vivo di que’ donatigli da Malek-Mes’ûd, -principe d’Arabia.[651] Federigo poi, non avendo al campo altri tesori, -proponeva al Sultano problemi di filosofia o di matematica e quegli li -facea risolvere dal celebre scrittore ’Alem-ed-dîn, giurista di scuola -hanefita.[652] - -Corsero per tal modo sei mesi, allo scorcio dei quali è da supporre -Federigo stanco di soffrire gli insolenti Cristiani armati o disarmati -della Palestina, ed impaziente di star lungi dal suo reame, ch’era -commosso e osteggiato dalle armi papali. E sembra ch’egli abbia -abbassate alquanto le pretensioni; ma di certo seppe mostrarsi a’ -Musulmani più tranquillo e forte che mai. Disse chiaro a Fâkhr-ed-dîn, -che gli premea poco di regnare in Terrasanta, ma che volea mantenere il -credito suo in Europa; e se non fosse per questo, non infastidirebbe -il Sultano con tanta pertinacia.[653] Nè egli fece, secondo le -circostanze, un magro accordo. Tutti gli scrittori arabi narrano che -Kâmil fuvvi sforzato da lui: e, chi scrive che il Sultano comprese -non potersi cavare altrimenti dal mal terreno in che avea messo il -pie’;[654] chi afferma ch’ei non potea resistere in verun modo alle -armi di Federigo;[655] chi l’accusa di avere scansata la guerra, perchè -lo avrebbe frustrato nello intento per lo quale ei s’era mosso d’Egitto -e stava ormai per conseguirlo,[656] che vuol dire la usurpazione di -mezzo lo Stato di Damasco. Quando poi Federigo fermò quel patto, il -legato Salâh-ed-dîn d’Arbela, affrettossi a scrivere al suo signore, -scherzando in versi, come s’egli avesse fatto un bel tiro, che -“l’imperatore s’immaginava di conchiuder la pace a suo modo; ma or ha -stesa la destra a giurare; ch’ei se la roda, quando si pentirà di ciò -che ha fatto.”[657] - -Gli assentì anco il Sultano d’includere nel patto, per la signoria di -Thoron, una principessa che gli scrittori arabi chiamano la figlia -d’Umfredo.[658] Kâmil poi si vantò coi suoi, che, rimanendo in mano -loro i santuarii musulmani di Gerusalemme, si veniva a ceder poco o -nulla all’imperatore: de’ mucchi di case e chiese cadenti, circondate -di terre musulmane, sì che ad un cenno si potrebbero ripigliare senza -contrasto.[659] Così fu fermata tra i due monarchi la tregua per dieci -anni, cinque mesi e quaranta giorni,[660] contati dal ventotto di rebi’ -primo del secenventisei (24 febbraio 1229), e i capitoli principali -furono: che si rendesse a Federigo la città di Gerusalemme, con -Nazareth, Betlemme, Ludd, Ramla e gli altri villaggi su la via d’Acri e -di Giaffa e inoltre il territorio di Thoron e la città di Sidone; che -la moschea d’Omar e la cappella della Sakhra, o diremmo noi del Sasso -e s’intenda di quello nel quale Maometto lasciò l’orma del piede nello -spiccare il volo alle regioni di lassù, fossero custodite da Musulmani -e vi si officiasse secondo loro legge, ma potessero i Cristiani visitar -que’ santuarii; che i poderi del territorio rimanessero ai possessori -musulmani governati da un prefetto di loro nazione.[661] Aggiungono -i Musulmani una clausola data ad intender loro da Kâmil, per la quale -era vietato di rifabbricare le mura di Gerusalemme; ma Federigo affermò -espressamente il contrario all’Europa e scrisse poter anco fortificare -Giaffa, Cesarea, Sidone ed un castello dei Templari presso Acri.[662] -Del resto avvenne tra’ Musulmani lo stesso che in Cristianità: che il -volgo dei fanatici maledisse Kâmil e la ignominiosa sua pace;[663] e il -papa di Bagdad se ne crucciò come quel di Roma, ma s’acquetò assai più -facilmente.[664] - -Federigo andò a prender possesso di Gerusalemme, accompagnato da -un commissario di Kâmil,[665] ammirato da’ Musulmani per dottrina, -arguzia, tolleranza o, come dicean essi, inclinazione all’islamismo, -e irrisione del cristianesimo; onde altri lo definì _dahri_ che -oggidì suonerebbe panteista:[666] e tutti maravigliarono di questo -imperatore, filosofo e guerriero, calvo, losco, rossigno, che al -mercato degli schiavi non n’avresti dati dugento dirhem.[667] Tra -i molti aneddoti che se ne legge, noteremo sol quello ch’ei menò -seco a Gerusalemme il suo maestro di dialettica, e paggi e guardie, -tutti Musulmani di Sicilia, i quali si prosternavano alla preghiera -sentendo far l’appello del muezzin da’ minareti della moschea di Omar; -ed anco l’imperatore avea a grado quella cantilena, nè s’adirava che -si recitassero i versetti del Corano dove i Cristiani son chiamati -politeisti.[668] Sepper poco i Musulmani di quella scandalosa nimistà -del papa, del patriarca Gerosolimitano, de’ frati guerrieri e di quanti -s’affaticavano a tagliare i passi di Federigo in questa Crociata:[669] -delle quali brighe trapelò negli annali arabici sol quella, riferita -anco da’ latini, cioè che avendo alcuni Crociati profferto a Kâmil -di uccidere Federigo, il sultano mandò a lui stesso le lettere de -traditori.[670] Del resto gli Arabi ci danno con precisione tutti i -particolari dell’impresa, perfino il giorno che l’imperatore sbarcò, -reduce, in Italia.[671] - -La possessione precaria di Gerusalemme condusse l’imperatore a -più strette pratiche nelle province che stendonsi dall’Istmo di -Suez all’Eufrate, nelle quali, frati e baroni cristiani e principi -musulmani, grandi e piccini, attendevano or più che mai a svaligiarsi -tra loro, collegandosi a viso aperto coi nemici della propria fede, -contro i fratelli in Cristo o in Maometto. Spregiatori dell’uno e -dell’altro, e però maledetti, perseguitati, ridotti allo stremo e -pur temuti per le inespugnabili fortezze e pe’ sicarii audacissimi, -rimaneano ancora gli Ismaeliani, detti in Cristianità _Assassini_, e il -loro sceikh, o capo setta, chiamato, con versione troppo letterale, il -Vecchio della Montagna.[672] E su quel brulichìo di feudi dominavano le -due potenze del Cairo e di Damasco, finchè l’una inghiottì l’altra. - -Ascraf, insignoritosi di Damasco (1229) mentre Kâmil cedea Gerusalemme, -collegato con lui contro i Kharezmii, quindi inimicatosi, e morto -il seicentrentacinque (1237), avea lasciata la sua parte di Siria al -fratello Ismaele; e Kâmil non avea tardato a spogliare quest’altro ed -a farsi, tra signoria diretta e signoria feudale, sovrano di tutti i -dominii aiubiti. Ma trapassato egli stesso sei mesi dopo Ascraf (marzo -1238), e lasciata la Siria ad un figliuolo e l’Egitto ad un altro, si -ripigliò l’usanza di famiglia; onde l’un fu morto, l’altro, intitolato -Malek-Sâleh, occupò tutto il dominio (giugno 1240). Intanto nuovi -Crociati, non curando gli accordi di Federigo, ruppero la guerra; -afforzarono a modo loro Gerusalemme; ritentarono l’Egitto, e toccarono -quivi una sconfitta. In que’ trambusti, Nâsir, che i due fratelli -del padre avean già spogliato (1229) di Damasco e lasciatogli il -principato di Karak, volle ripigliare la roba sua; onde saputa la rotta -de’ Cristiani, piombò sopra Gerusalemme, uccise o fece schiavi quanti -v’eran dentro, e demolì le fortezze (1241). Nello stesso tempo Ismaele, -nominato dianzi, riprese Damasco, e si collegò con chi potè, senza -distinguere religione: onde seguirono nuovi scontri e stragi, e guasti, -e tregue fino al dugenquarantaquattro; quando i Kharezmii piombarono -addosso a tutti.[673] - -Molte vestigia ci rimangono delle negoziazioni di Federigo in -quel periodo. Sappiamo venuti a lui in Puglia, del dugentrentadue, -ambasciatori del sultano di Damasco;[674] ch’era in quell’anno Ascraf, -il quale, soverchiato da’ Kharezmii in Armenia, avea perfin chiesto -aiuto al suo fratello Kâmil.[675] In questo, o in altro incontro, -Federigo donò ad Ascraf un orso bianco; del quale i Musulmani scrissero -con maraviglia ch’e’ rassomigliava il lione per la qualità del pelo -e che tuffava in mare a prender pesci. Si notò anco il dono d’un -pavone bianco.[676] A’ dì ventidue luglio del medesimo anno, Federigo -imbandiva a Melfi un gran convito agli ambasciatori del sultano -d’Egitto e del Vecchio della Montagna, dov’ebbe a mensa parecchi -vescovi e molti cavalieri tedeschi;[677] spettacolo di tolleranza assai -più strano a corte imperiale che l’orso bianco a Damasco. Ma non si -ignoravano in Germania coteste relazioni con gli Ismaeliani; e s’era -perfin detto l’anno innanzi che gli Assassini avessero pugnalato il -duca di Baviera per pratica dell’imperatore, suo nemico mortale.[678] -Così fatta calunnia, ripetuta volentieri tra i clericali di quell’età, -die’ origine ad una delle nostre _Cento novelle antiche_, nella quale -si legge che andato Federigo alla “Montagna del Veglio,” volendo -costui mostrargli la sua possanza, “vide in su la torre due Assassini: -presesi per la gran barba: quelli se ne gittaro in terra e moriro -incontanente.”[679] - -Il legame col sultano d’Egitto si ristrinse dopo la resa di Gerusalemme -e divenne schietta amistade al dir d’uno scrittore musulmano,[680] -confermato dalla espressa accusa di papa Innocenzo IV.[681] Pare anco -siasi fermato tra Federigo e Kâmil, lo stesso anno dugenventinove, -o poco appresso, com’egli è più verosimile, un trattato politico e -commerciale, sì civile, che si potrebbe rifare con poco divario nel -secolo decimonono. Dico una lega offensiva e difensiva e reciproche -sicurtà e franchige pei sudditi, poco diverse da quelle che furono -stipulate il milledugentottantanove tra il sultano Kelaun e il suo -erede presuntivo da una parte, e re Alfonso d’Aragona, re Giacomo di -Sicilia con due loro fratelli dall’altra; i quali capitoli, afferma il -cronista della corte del Cairo in quel tempo, essere stati proposti da -casa di Aragona secondo la pace che avea fatta un tempo Malek-Kâmil -coll’imperatore.[682] Di certo nelle negoziazioni di Gerusalemme -s’era discorso di franchigia doganale nel porto d’Alessandria:[683] -e il genio de’ due principi e delle due corti portava ad allargare -e concretare quelle idee, anzi che lasciarle svanire. E se la -splendidezza de’ doni fosse argomento della importanza del patto, -quello di cui diciamo si potrebbe riferire allo stesso anno trentadue, -quando gli ambasciatori d’Egitto, festeggiati nel convito di Melfi, -avean recato all’imperatore un capo lavoro d’arte e di scienza, -ricchissimo dono apprezzato ventimila marchi di Colonia: un padiglione -la cui vôlta fingeva il firmamento, dove il sole e la luna, movendosi -per occulto congegno, notavan le ore del giorno e della notte; la qual -macchina lo imperatore fe’ serbare a Venosa.[684] Degli ambasciatori -egiziani di questa o d’altra legazione sappiam che uno, per nome -Makhlûf, morì in Messina e fu sepolto nella spiaggia di Mosella, dove -la sua tomba si vedea sino allo scorcio del secol decimoterzo.[685] E -forse de’ cavalieri venuti in somiglianti missioni del sultano, furono -notati nel campo dello imperatore sotto Brescia (1238).[686] - -Non mancò con la vita di Kâmil l’amistà delle due corti. L’anno -novecencinquantotto de’ Martiri (29 agosto 1241, a 28 agosto -1242) approdava in Alessandria una nave siciliana, ben chiamata il -Mezzomondo,[687] poichè recava, come si disse, novecento uomini -e merci senza fine e con esse i doni che mandava l’imperatore al -novello sultano, affidati a due ambasciatori, de’ quali il maggiore -in dignità, alla descrizione che ne fa il cronista copto, parrebbe -alcun frate fatto arcivescovo, se noi non sapessimo ch’ei fu Ruggiero -degli Amici.[688] I due legati aspettarono lunga pezza la licenza -di presentarsi al sultano; avutala, essi e il seguito, che montava -ad un centinaio di persone, furono menati alla capitale, con lungo -giro per Faium, le piramidi, e Giza; trovarono il nuovo e il vecchio -Cairo parati a festa, l’esercito schierato in mostra, la cittadinanza -uscita loro all’incontro. Il sultano avea lor mandati due cavalli di -Nubia e fornita di palafreni la famiglia: ei li fece alloggiare in -due palagi principeschi, li colmò di doni, provvide in abbondanza ad -ogni lor comodo. Si rinnovò la festa il giorno della presentazione -solenne al castello del sultano, e durò questa larga ospitalità tutto -l’inverno ch’e’ rimasero al Cairo, in liete brigate, conviti e feste -e cacce, e tiri a segno con le balestre.[689] Un altro ambasciatore -arrivò l’anno appresso ad Alessandria con un buzzo che s’addimandava -anch’esso il Mezzomondo, della cui mole la gente maravigliò. Si dicea -portasse un immenso carico di olio, vino, caci, miele ed altre derrate -e con ciò trecento marinai, senza contare i passeggieri.[690] Altri -fatti provano le strette relazioni tra la Sicilia e l’Egitto. Del -dugenquarantacinque o quarantasei, l’affermava il Sultano stesso al -papa, il quale non avea sdegnato di scrivergli chiedendo una tregua -pe’ Cristiani di Palestina.[691] Una nave approdata in Alessandria il -secenquarantaquattro (19 maggio 1246 a 7 maggio 1247) recò, svisate -alquanto ma vere in fondo, le nuove della gran lite che ardeva -in Europa: il papa perseguitar l’imperatore com’apostata e mezzo -musulmano; avere perciò stigati tre baroni regnicoli ad ucciderlo, -promettendo all’uno la Sicilia, all’altro la Puglia, al terzo la -Toscana; ma che l’imperatore, saputo dalle spie che i congiurati -doveano assalirlo mentr’ei dormiva, fe’ coricare nel proprio letto -uno schiavo, s’appostò con cento cavalieri, e mentre gli assassini -pugnalavano il servo, ei li trucidò tutti di sua mano, fece scorticare -i cadaveri e le pelli piene di paglia appese alla porta d’un suo -castello. Come ognun vede, cotesta favola raffigurava, direi quasi, -a scorcio le congiure scoperte allora nel napoletano. La novella, -ritornando alla pura verità, conchiudea che, fallito quel colpo, -il papa mandò un esercito contro l’imperatore.[692] Scrivon anco -i Musulmani che Malek-Sâleh fu avvertito da lui della mossa di San -Luigi contro l’Egitto:[693] e veramente il trattato di Kelaun, dianzi -citato, porterebbe a creder questo racconto, poichè Alfonso d’Aragona e -Giacomo di Sicilia, tra le altre cose, s’obbligarono a dar somiglianti -avvisi al Sultano.[694] Abbiamo infine nelle memorie musulmane di -questo periodo, il titolo che usava la cancelleria del Cairo scrivendo -a Federigo, cioè: “il gran re, illustre, eccelso, potentissimo, re -di Alemagna, di Lombardia e di Sicilia, custode della santa città -(di Gerusalemme), sostegno dell’imâm di Roma, re dei re cristiani, -difensore de’ reami franchi, duce degli eserciti crociati.”[695] - -Che così fatta amistà co’ sultani d’Egitto non sia stata interrotta -sino al fine della dominazione sveva, si argomenta dal dono del -sultano Bibars il quale mandò a Manfredi una giraffa.[696] Più -espressamente l’attestava ad Abulfeda il suo maestro Gemâl-ed-dîn, cadì -supremo di scuola sciafeita in Hama, storico, matematico, giurista, -autore di varie opere e, tra le altre, d’un trattato di dialettica, -dedicato a re Manfredi e intitolato l’(epistola) imperatoria; poichè -i Musulmani chiamarono anco imperatori i figliuoli di Federigo II. -Narrava Gemâl-ed-dîn che Bibars mandollo ambasciatore a Manfredi il -secencinquantanove (dal 6 dicembre 1260, al 25 novembre 1261) e ch’ei -ripartì dalla corte sveva quando il papa stava per concedere il reame -a Carlo d’Angiò. Raccontava essersi abboccato parecchie volte col re, -in una città di Puglia distante cinque giornale da Roma e vicina assai -alla terra di Lucera, i cui abitatori eran tutti Musulmani, oriundi -di Sicilia; che in Lucera osservavasi il rituale musulmano, anco la -preghiera solenne del venerdì; che nella gente di Manfredi molti erano -di quella schiatta e che nel campo si facea pubblicamente l’appello -alle cinque preghiere quotidiane. Affermava che Federigo e i successori -Corrado e Manfredi, ai quali e’ dava anco il titolo d’imperatori, -erano stati tutti scomunicati dal papa per la benevolenza loro verso -i Musulmani, e narrava su la elezione di Federigo all’impero una -novelletta che gli avean data ad intendere a corte: la solita magagna -del candidato che raccoglie tutte le voci, promettendo la sua propria a -ciascuno elettore.[697] - -Tanto si ritrae delle relazioni politiche della corte di Palermo con -quella del Cairo e con altre di Musulmani, nella prima metà del secolo -decimoterzo. Del commercio tra i popoli, il quale a volta a volta fu -causa ed effetto di quelle consuetudini de’ principi, toccheremo nei -capitoli seguenti, passando a rassegna le parti di civiltà che si -notano in quest’ultimo periodo delle colonie musulmane della Sicilia. - - - - -CAPITOLO X. - - -Dagli emiri Kelbiti la storia letteraria di Sicilia passa a re -Ruggiero, saltando pressochè un secolo, che cominciò con la guerra -civile de’ Musulmani e terminò con l’assetto de’ conquistatori -cristiani d’oltre il Faro e d’oltre le Alpi: nel qual tempo molti -Credenti cultori delle scienze e delle lettere, lasciata l’isola, -s’illustravano in altre terre musulmane; ed all’incontro i germi della -civiltà occidentale, parte indigeni e parte stranieri, penavano a -fiorire in sì profondo mutamento di religione, di lingua, d’ordini -politici e sociali. I germi indigeni non eran morti. Que’ trecento -codici che il Prete Scholaro legava al nascente suo monastero di -Messina, l’ultim’anno appunto dell’undecimo secolo,[698] attestano che -gli studii non fossero dimenticati; nè parmi inverosimile che tra le -omelìe, i canoni e i breviali, si fosse intruso nella biblioteca del -fondatore qualche classico, qualche libro di storia o di matematica. -A capo di mezzo secolo, Giorgio d’Antiochia, uomo d’altra origine -e d’altra tempra, fondando in Palermo la chiesa di Santa Maria che -in oggi s’addimanda della Martorana, le donò tra tante ricchezze -«non pochi libri.»[699] Dond’ei si argomenta che coteste collezioni -erano già tenute bell’ornamento ne’ palagi de’ grandi siciliani, -e suppellettile necessaria negli stabilimenti ecclesiastici: i -quali sendo tanto cresciuti nella prima metà del XII secolo, doveva -aumentarsi anco il numero de codici raccolti e la tentazione di -guardarci dentro. - -Ma pervenuti alla emancipazione di Ruggiero, secondo conte e non guari -dopo re di Sicilia, smettiamo le induzioni, possedendo testimonianze -espresse e fatti permanenti. Abbiamo già notato il grande ingegno -di quel principe, lo zelo per la scienza, la lode meritata nella -compilazione della Geografia che ebbe nome da lui: abbiamo altresì -fatta menzione dei dotti della corte di Palermo, tra i quali ei -primeggia sempre per l’altezza della mente, come per la dignità del -grado. Or diremo di que’ valentuomini e delle opere loro, secondo le -poche notizie pervenute infino a noi. - -Gli Arabi salvarono dal naufragio della scienza antica, tra tante altre -opere, quelle di Tolomeo; le tradussero in loro linguaggio, nel nono -secolo dell’èra volgare: e così l’Europa, assai prima di possedere il -testo greco, studiò l’«Almagesto» ritradotto dallo arabico in latino. -La «Geografia» che veniva per la stessa via, s’arrestò in Sicilia, -come or sarà detto. Ma perduto è il testo dell’«Ottica,» nè altro -or ne abbiamo che la traduzione latina, elaborata dall’ammiraglio -siciliano Eugenio sopra una versione arabica. Questo scritto che fu -ecclissato dalle altre due compilazioni dello stesso autore, le quali -abbagliavan la gente con la vastità del subietto, vale assai più -che quelle, secondo il giudizio della scienza moderna. Qui Tolomeo, -invece di sviare con grosse ipotesi le menti degli studiosi, fonda -la teoria su gli sperimenti e su le verità matematiche. Donde i dotti -del medioevo che aspiravano a scoprir le leggi fisiche, tra gli altri -Ruggiero Bacone e Regiomontano, usarono come libro classico l’Ottica -di Tolomeo: la quale se in oggi può servire solamente alla storia della -scienza, vi segna pure un gran progresso, svolgendo per bene la teoria -della refrazione, alla quale gli altri scrittori antichi aveano appena -accennato. Così pensava Alessandro Humboldt.[700] L’ammiraglio Eugenio, -in brevissimo proemio, tocca la importanza di quel trattato, il diverso -genio delle lingue, onde tornava sì difficoltoso a voltare l’arabico -in greco o in latino, e protesta che in alcuni luoghi, anzichè tradurre -verbalmente, ei cercherà di cogliere il pensier dell’autore e renderlo -quanto più concisamente per lui si possa. Avverte con ciò che nella -versione arabica mancava il primo de’ cinque discorsi ond’è composto -il trattato, e che de’ due codici ch’egli aveva alle mani, uno era -buono sì, ma non vi si trovava nè anco il primo discorso.[701] Dond’e’ -si vede che Eugenio sentiva molto innanzi in fisica e in filologia; -oltrechè scrivea molto bene, secondo i suoi tempi, il latino. Pertanto -lo direi siciliano di nazione, non già greco di Levante come Giorgio -d’Antiochia. L’opera non è stampata finora, ma spero esca alla luce tra -non guari in Italia, sette secoli dopo che fu fatta la traduzione nel -nostro suolo stesso. Basti qui aggiungnere, che il nome e il titolo -officiale del traduttore si leggono in tutti i testi a penna quasi -senza varianti; tal non sembrando a chiunque abbia pratica d’antiche -scritture, lo scambio d’una lettera, onde alcuni codici hanno ammiraco -in luogo d’ammirato. E che l’autore sia stato contemporaneo di re -Ruggiero, si argomenta dalla qualità stessa dell’opera; si prova coi -diplomi; e lo conferma, secondo me, un’altra versione latina che si -attribuisce a questo medesimo ammiraglio. - -Dico le profezie della Sibilla Eritrea, scritte in caldaico in forma -di epistola ai Greci, quand’essi andavano alla guerra di Troja; voltate -in greco da un Doxopatro e quindi in latino da Eugenio, ammiraglio del -reame di Sicilia, dove capitò il libro greco, sottratto dal tesoro di -Manuele imperatore. Veramente il nome dell’ultimo traduttore potrebbe -esser falso quanto quello dell’autrice ispirata, e l’epoca di Manuele -Comneno potrebbe essere supposta come quella di Priamo: tanto più -che gli avvenimenti ai quali si allude sotto strano velame di leoni, -serpenti, aquile, vulcani, tremuoti, tempeste del cielo e misfatti -degli uomini, sono evidentemente quei che commossero l’Italia e -l’Europa nel duodecimo e decimoterzo secolo. Pur egli è da riflettere -che cotesti libri profetici, dall’antichità fino agli ultimi tempi -del medioevo, sono stati piuttosto copiati e interpolati che rifatti -di pianta. Onde non parmi inverosimile che qualche barattiere abbia -venduto a re Ruggiero, a peso d’oro, alcun manoscritto greco, lacero -e insudiciato, vantandosi d’averlo rubato proprio al rivale Comneno; -ovvero che l’impostore, vissuto nel secolo seguente, abbia scritto a -dirittura in latino, fingendo al paro i nomi dell’imperiale possessore -e dello ammiraglio siciliano, i quali ognun sapeva essere stati -contemporanei, e l’uno perduto nell’astrologia, l’altro famoso per -traduzioni d’opere scientifiche dalle lingue del Levante.[702] Nel -primo caso, il Doxopatro, supposto traduttore dal caldaico, sarebbe -forse il retore Giovanni, autore dei Comentarii d’Aphthontio e d’altre -opere che sembran dettate allo scorcio dell’undecimo secolo.[703] -Nell’altra ipotesi, potrebbe dirsi che il falsario volle mettere -innanzi quel Nilo Doxopatro venuto di Grecia alla corte di Ruggiero, e -ch’ei finse anco il nome del traduttore latino, per allontanare sempre -più dal secolo decimoterzo le favole ch’ei spacciava. - -Avendo esaminato altrove[704] qual parte ebbe Ruggiero nella -composizione della geografia che in oggi corre sotto il nome d’Edrîsi, -e avendo toccato il soggiorno di questo dotto musulmano a corte -di Palermo, convien or dire quant’altro sappiamo della sua vita, e -provarci a dar giudizio dell’opera. - -Sua Eccellenza Edrîsi, chè a ciò torna il titolo di _Scerîf_ dato a -lui come ad ogni rampollo d’Alì e di Fatima, esciva della linea di -un Edrîs, discendente in quarto grado dalla figliuola del Profeta; -il quale, cercato a morte per ribellione contro il califo di Bagdad, -era fuggito l’anno centrentanove (786) dallo Hegiâz fino all’odierno -impero di Marocco, dove i Berberi lo gridarono califo (789) e dove -il suo figliuolo fondò poi Fez (807). Cadde la dinastia di Edrîs nel -decimo secolo; e toccata la stessa sorte, ne’ principii dell’undecimo, -a’ califi omeiadi di Spagna, salì al trono loro Alì, figliuolo d’un -edrisita per nome Hammûd: onde questo novello ramo fu appellato de’ -Beni-Hammûd. I quali non tennero a lungo il califato di Cordova. Quando -si sfasciò, essi detter di piglio a Malaga e ad Algeziras (1035-1038), -e perdute anche queste, signoreggiarono qualche altra terra -dell’Affrica settentrionale. Un uomo di lor gente venuto in Sicilia, -ebbe Castrogiovanni e consegnolla al conte Ruggiero.[705] Il geografo, -nato nei Beni-Hammûd di Malaga, par abbia preso questo nome d’edrisita -più tosto che hammudita, per distinguere il suo casato da quello di -Sicilia, ovvero per ricordare insieme il glorioso capo della dinastia -in Occidente e l’Edrîs bisavol suo, primo principe di Malaga.[706] - -Nè il nobil sangue nè la dottrina bastarono ad ottenere in onor -dell’Edrîsi una biografia, tra le mille e mille che compilavano -assiduamente gli autori arabi del medio evo.[707] Leone Affricano che -ci si provò nel secolo decimosesto, per troppa brama di soddisfare la -curiosità letteraria degli Italiani, scrisse di memoria e in parte -di fantasia; oltrechè il suo abbozzo ci è pervenuto per lo mezzo, -niente diafano, di una doppia traduzione.[708] Frugando qua e là, pur -si è raccolta, in questi ultimi anni, qualche notizia degna di fede. -Edrîsi ebbe nome Abu-Abd-Allah-Mohammed, figlio di Mohammed, figlio di -Abd-Allah, figlio di quell’Edrîs che prese a Malaga (1035) il titolo -di Principe de’ Credenti e il soprannome di El’-âli biamr-illah.[709] -Dicesi che il geografo fosse nato in Ceuta il quattrocennovantatrè -dell’Egira (1100) e avesse fatti gli studi a Cordova:[710] di certo ei -viaggiò nella penisola spagnuola fino alle rive dell’Atlantico; vide in -Affrica Costantina e le regioni meridionali del Marocco; e in Levante -arrivò per lo meno infino a Nicea, poichè egli scrive essere entrato -l’anno cinquecentodieci (1116) nella grotta de’ Sette Dormienti, sì -celebri nell’agiografia musulmana.[711] - -Men oscuro il periodo ch’ei visse in Sicilia, onde fu chiamato -siciliano; com’era uso di trarre i nomi etnici da’ luoghi, sia della -nascita, sia dell’educazione o del soggiorno. E però abbiam detto -ne’ capitoli terzo e quarto di questo libro come, allettato dalla -munificenza di Ruggiero, venne Edrîsi dalla costiera d’Affrica in -Palermo, dove il sangue hammudita gli portava onore senza pericolo, -e com’egli rimase alla corte di Guglielmo primo.[712] In qual paese -poi fosse andato e quando fosse morto, non si ritrae;[713] poichè le -ultime notizie che abbiam di lui vengono da Ibn-Bescirûn, autore del -_Mokhtar-el-Andalusiin_, ossia «Scelta di [poeti] Spagnuoli,» il quale -incontrò Edrîsi in Palermo, e dice ch’egli avea compilato il _Nozhat_ -per Ruggiero e che scrisse per Guglielmo primo, su lo stesso argomento, -il _Rûdh-el-Uns wa nozhat-en-nefs_ ossia «Giardino del diletto e -sollazzo dell’intelletto.» Imâd-ed-dîn Ispahani trascrive questo e -molti altri squarci dell’Antologia d’Ibn-Bescirûn, nella _Kharida_, -fonte principale delle nostre notizie su i poeti arabi in Sicilia. -Ed ambo gli antologisti, senza dir altro delle opere geografiche di -Edrîsi, mettonsi a lodare con iperboli e bisticci le poesie, che il -primo dice aver avute dall’autore stesso e il secondo ce ne serba varii -squarci, che sommano a trentacinque versi.[714] I quali potrebbero -stare nella raccolta degli Arcadi nostri. Immagini copiate per la -millesima volta, sonvi espresse con grazia e lindura. La lingua stessa -in coteste poesie non è tanto leccata quanto nella geografia; dove -Edrîsi intarsiò tanti pezzi di rettorica e ricami d’arcaismi che, -invece d’infiorare la descrizione, la rendono monotona e talvolta anche -ambigua. - -Passando dalla forma alla sostanza, è da rammentare in primo luogo -qual fosse la condizione degli studii geografici alla metà del secol -duodecimo. L’antichità greca e romana aveva insegnato a misurar la -terra con le osservazioni del cielo; avea cominciato a notare le -distanze delle città, il corso dei fiumi, la configurazione de’ mari; -a descrivere la natura organica e le schiatte ed opere degli uomini; -avea lasciati abbozzi di carte e d’itinerarii figurati: i quai lavori, -ancorchè fossero imperfetti per vizio degli strumenti, scarsezza -di osservazioni e abuso delle ipotesi, pur mostrano che la scienza -era fondata. Il trattato di Tolomeo la ricapitolava tutta insieme, -coordinandovi gli errori proprii del compilatore. Sopravvenute le -tenebre della barbarie, la geografia rimbambì in Europa, come ogni -altra scienza; si ridusse a scarabocchi informi, a compendii di -compendii; peggiorando sempre in Occidente, dal quinto all’undecimo -secolo dell’èra cristiana:[715] e appena v’incominciava col duodecimo -una ristorazione, promossa dalle Crociate. De’ Bizantini si potrebbe -dir ch’e’ serbarono i libri di geografia, senza studiarli giammai. Ma -entrati gli Arabi nel consorzio de’ popoli, ricercarono con impeto -giovanile le scienze geografiche. Alle quali erano predisposti -dalla vita nomade, da’ viaggi di carovana, dalla curiosità dei segni -celesti, fors’anco da’ commerci con gli abitatori della Mesopotamia -che almanaccarono ab antico sul firmamento. Allettò poi gli Arabi -all’astrologia, quella continua vicenda di loro società riottosa; -e da un altro canto, il culto li obbligò a sciogliere problemi di -cosmografia, richiedendo, in paesi lontanissimi del Settentrione e -dell’Occidente, qual fosse la _kibla_, ossia dirittura della Mecca, e -quali le cinque ore della preghiera, variabili secondo la lunghezza de’ -giorni. - -Si stese l’ordito della geografia generale co’ lavori della Persia -sassanide, dell’India e della Grecia, soprattutto co’ libri di Marin da -Tiro e di Tolomeo, tradotti in arabico da’ testi greci o da versioni -siriache. La geografia descrittiva, iniziata con le relazioni de’ -capitani che reggeano i reami conquistati, con gli itinerarii postali, -coi catasti, e con ogni altro ritratto ufiziale di loro sottile -azienda, s’impinguò coi frequentissimi viaggi che i pellegrini, i -mercatanti, i letterati vagabondi, faceano nell’immenso territorio -musulmano.[716] Dalla fine così dell’ottavo secolo alla prima metà del -duodecimo, i Musulmani rimisurarono il grado del meridiano terrestre; -rifecero a poco a poco le tavole delle latitudini e longitudini; -allargarono la cognizione dell’abitato fino alle estreme costiere -orientali dell’Asia e, in Affrica, fino all’equatore; compilarono -itinerarii, descrizioni, abbozzi statistici; rinnovarono il planisfero -e delinearono carte parziali.[717] Quantunque e’ non fossero arrivati -a dileguare alcune favole geografiche, anzi ne avessero aggiunte delle -proprie loro; quantunque non si fossero liberati al tutto dal giogo -di Tolomeo ed avessero conosciuta molto imperfettamente l’Europa, gli -Arabi pur batteano le vere vie della scienza, mentre in Occidente la -feudalità chiudeva in angusti limiti i corpi e le menti. - -S’accinse Ruggiero in questo, a compilare la geografia universale, -usando insieme le cognizioni dell’Oriente e dell’Occidente e il -ritratto di nuovi studii: la qual opera, nella prima metà del -duodecimo secolo, il solo re di Sicilia e dell’Italia meridionale -poteva intraprendere. Nella prefazione d’Edrîsi già riferita[718] -leggonsi i nomi di dodici geografi, studiati, come si dice, dal -re; de’ quali, dieci son arabi, Tolomeo greco e l’ultimo sembra -Orosio, il celebre compendiatore latino de’ bassi tempi.[719] Degli -arabi, sei ci son noti: Mas’ûdi, Geihani, Ibn-Khordabeh, Ibn-Haukal, -Ja’kûbi, Kodama, ottimi compilatori di geografia descrittiva;[720] -ma gli altri quattro, cioè Ahmed-ibn-el-’Odsri (ovvero el-’Adsari), -Giânâkh-ibn-Khakân-el-Kîmâki,[721] Musa-ibn-Kasim-el-K..r..di, ed -Ishak-ibn-el-Hasan, detto l’astronomo, non sono noti, nè sappiam qual -ramo abbian trattato; se non che l’ultimo, dalla qualità attribuitagli, -si può supporre autore di geografia matematica, o forse compilator -di tavole delle latitudini e longitudini.[722] Mancano dunque tra le -autorità di Edrîsi i più celebri scrittori arabi di questo ramo della -geografia, vissuti prima di lui, come sarebbero Albateni, Abu-l-Wefa, -Ibn-Iûnis, Albiruni;[723] ma può darsi che Ishak-ibn-el-Hasan abbia -raccolti i dati, almen dei primi tre. In geografia descrittiva mancano -Mokaddesi[724] e Bekri, lodatissimi autori dell’undecimo secolo.[725] -Se cotesti libri veramente rimasero ignoti a corte di Palermo, si -comprende tanto meglio che Ruggiero gittò via quegli altri, accomiatò -gli pseudo-geografi viventi ch’egli avea chiamati in soccorso, e -deliberossi a rifare di pianta il disegno della superficie terraquea, -secondo le relazioni d’uomini pratici. Ognuno intende che Ruggiero -prese questa via, inorridito del mostruoso parto ch’esser doveva -un planisfero a modo di Tolomeo e de’ suoi correttori arabi, le -proporzioni del quale, senza dubbio, erano smentite, chiaro e tondo, -dagli itinerarii terrestri e sopratutto dalle carte di navigare del -Mediterraneo. - -Quando avverrà che si appuri meglio il testo di Edrîsi e la -nomenclatura delle carte ond’è fornito, si scopriranno forse altre -sorgenti dell’opera, non confessate nella prefazione; poichè alcuni -dati che veggiamo qua e là, non vengono da quelli che noi conosciamo -tra gli autori testè citati, nè par si possan trovare appo gli ignoti, -che son tutti arabi, eccetto Orosio o quel ch’e’ sia. Così è da trovare -l’origine d’una misura nuova o antichissima dell’equatore, la quale -torna a settantacinque miglia al grado,[726] non miglia arabiche, ma -romane, quelle medesime che Edrîsi adopera nel capitolo della Sicilia -e che rispondono, quasi a capello, alle odierne miglia siciliane.[727] -Alcuni nomi topografici della Sicilia stessa ci sembrano presi da -antiche carte greche o romane, anzichè da carte arabiche, o dall’uso -volgare del duodecimo secolo.[728] Similmente in Grecia, nell’Italia di -sopra e in qualche parte della Francia, i nomi spesso hanno sembianza -antica; mentre in altre regioni della Francia, in Germania e in -Inghilterra prevale la forma degli idiomi novelli e si vede chiara -l’origine da relazioni o itinerarii del XII secolo.[729] - -Ripigliando il racconto sotto la scorta di Edrîsi, veggiamo che furono -interrogati e confrontati assiduamente, per lo spazio di quindici anni, -gli uomini pratici, che vuol dire, secondo me, i navigatori italiani, -e i viaggiatori d’altre parti d’Europa[730] i quali capitavano in -Sicilia, chi per cagion di commercio, chi nell’andare alla Crociata; -e con essi anco de’ Musulmani pellegrini, mercatanti e girovaghi.[731] -Dopo tre lustri d’investigazioni, l’ufizio geografico della corte pose -mano a rettificare il mappamondo, come si scorge dal passo d’Edrîsi -che abbiam noi tradotto. Ed or comentandolo diciamo, che si delineò -una carta geografica,[732] nella quale si cominciò a trasportar col -compasso, ad una ad una, le linee itinerarie orientate,[733] ritratte -dalle relazioni; che si riscontrarono via via cotesti dati con quelli -de’ libri geografici; che si sciolsero o si troncarono i dubbii surti -nel confronto, e che, fissate in tal guisa le posizioni de’ paesi e -le figure della terra e delle acque, furono incise in un planisfero -d’argento, ch’avea per raggio un metro o poco meno ed era diviso -in segmenti, per maneggiarsi più comodamente.[734] Così mi sembra -eseguìto il mappamondo, il quale mal si può giudicare dalle figure -che ne abbiamo in due antichi manoscritti alquanto dissimili tra loro, -ridotte alla quinta o alla sesta parte e delineate senza proporzioni -più precise, che quelle che dar potesse la mano e l’occhio del -copista.[735] Possiam noi supporre adoprata nel primo abbozzo una carta -generale o un sistema di carte parziali: possiamo immaginare l’una -o le altre, copiate da esemplari antichi o arabi, ovvero costruite -appositamente su le tavole di latitudine e longitudine de’ Greci, -corrette dagli Arabi; sempre la base dell’operazione si riduce alla -figura che raccapezzavasi dalla scienza di quel secolo; e gli elementi -della correzione sempre tornano alle distanze itinerarie appurate di -recente. Non si può interpretare altrimenti il detto di Edrîsi; nè -immaginare altrimenti l’uso de’ dati novelli che avea procacciati il -re; i quali dati non poteano venire da una rimisurazione di tutte le -latitudini e longitudini del globo, ma doveano consistere in itinerarii -moderni di terra e di mare, carte nautiche e forse immagini latine, -come quella d’Alfredo il Grande e l’altra che abbiamo nella Biblioteca -dell’Università di Torino.[736] Veggiam noi la riprova di tal -dimostrazione, nel libro stesso d’Edrîsi, il quale rimanda a Tolomeo -per le favolose terre settentrionali di Gog e Magog;[737] la veggiamo -nelle carte parziali del codice parigino, le quali dànno soltanto -delle latitudini e longitudini per le regioni dell’Affrica sotto i -Tropici,[738] per le quali è da supporre che la corte di Palermo non -avesse trovati itinerarii recenti. Gli itinerarii, accompagnati dalla -direzione di ciascuna linea secondo i punti cardinali del globo, potean -servire a verificar le carte terrestri in un modo analogo a quello che -usarono ab antico i marinai del Mediterraneo per abbozzare lor carte -marittime, fissando le posizioni con l’osservazione dei corpi celesti. -Che se le buone carte da navigare, italiane e catalane, che si sono -ritrovate fin oggi, risalgono appena al principio del decimoquarto -secolo, quand’era già comune l’uso dell’ago magnetico, e se quell’uso -non si può tirar su alla prima metà del duodecimo secolo, quando si -compilava la geografia in Palermo, questo non vuol dir che mancassero -a Ruggiero delle carte nautiche abbastanza esatte da ispirargli -diffidenza contro i geografi dotti, e da suggerire la verificazione -pratica degli schemi immaginati da costoro.[739] - -Passando alle sessantanove carte particolari, o, per dir meglio, -itinerarii figurati, un de’ quali sta a capo di ciascun de’ dieci -compartimenti d’ ogni clima nel prezioso codice d’Assoliti,[740] -cominceremo da quella ch’esser doveva, ed è, la migliore di tutte, -la carta, dico, della Sicilia. Basta metterla allato ad una mappa -costruita secondo Tolomeo, per vedere la enorme differenza delle -figure: l’una quasi uguale a quella delle nostre carte d’oggidì; -l’altra sì scontraffatta, quanto apparrebbe per avventura il mappamondo -di Edrîsi a paragon di quello di Mercator.[741] Si dee pensar -dunque che Ruggiero abbia profittato degli studii de’ Musulmani di -Sicilia del decimo e undecimo secolo[742], ed anco fatte determinare -astronomicamente alcune posizioni;[743] onde, con relazioni esatte -e con la minuta esplorazione della costiera, si compose nell’ufizio -geografico di Palermo una figura, la quale il copista non potè guastar -tanto che non sembri maravigliosa pel suo tempo. - -Delle rimanenti son pubblicate finora tre sole per intero, e si è -stampata anco la riduzione di tutte in piccolo. Per quanto si può -giudicare da copie cosiffatte, coteste carte non erano proporzionali -alle figure del mappamondo; nè la differenza veniva da studio di -projezione: poche d’altronde sembrano costruite secondo le latitudini -e le longitudini. Vi si nota sempre, come in tutte le carte primitive, -l’errore d’ingrandire le regioni meglio conosciute e rimpiccolire -le altre, per farle pur entrare nei limiti che assegnava lo schema -generale dei climi, de’ continenti e de’ mari. Così la figura -dell’Italia dal Tevere in giù, dove Ruggiero comandava, torna assai -meno erronea della mezza Italia di su, rattratta e rimpicciolita -sconciamente. Lo stesso dicasi della Sardegna, della Corsica e di -tutto il Mediterraneo occidentale, di cui la Sicilia usurpa gran -parte. L’ecclettico lavoro de’ geografi siciliani sparse luce in certe -regioni, altre lasciò nelle tenebre delle ipotesi. Cavaron essi, per -esempio, dai sogni di Tolomeo il continente africano sotto l’equatore, -allungato verso Levante, sì che correa parallelo alle costiere -meridionali dell’India e della Persia, e chiudea l’Oceano Pacifico -quasi un altro Mediterraneo. All’incontro, le Isole Britanniche, il -Baltico, la Polonia, sembrano illustrati da recenti relazioni; non -vedendosi in quelle carte i grandi errori delle geografie antiche o -degli Arabi.[744] Gli itinerarii della Grecia mostrano che Ruggiero -sapea per benino come stessero in casa i suoi nemici;[745] nè fa -maraviglia che fosse ben conosciuta l’Asia minore e il rimanente de’ -paesi musulmani. - -Da coteste figure passando alle descrizioni, veggiamo le stesse -disuguaglianze: dove copiosi e genuini ragguagli; dove le favole -orientali del paese di Gog e Magog; le isole fantastiche dalla leggenda -di San Brandano;[746] le maraviglie di Roma, inventate da qualche -giudeo errante, o nate da equivoci di traduzione.[747] Nè possiamo -scusare Edrîsi allegando che egli qui non descrivea già le carte -delineate dai geografi, ma compilava su libri e racconti. Il vero è che -non s’ha a pretender critica sottile da un letterato, sia musulmano o -sia cristiano, del duodecimo secolo. Ci sembra di più ch’Edrîsi abbia -fatto d’ogni erba fascio, per fretta di presentare l’opera al re, pria -che la consunzione, già manifesta, lo portasse alla tomba. - -La morte del re non avrebbe forse attraversato il compimento del suo -libro, se a capo di sette anni non fosse avvenuto in Palermo quel -sanguinoso tumulto nel quale andò a ruba la reggia e si gridò morte ai -Musulmani. Edrîsi era rimasto a corte, come dicemmo; avea presentata -a Guglielmo primo una nuova edizione della geografia; nè ci pare -inverosimile che si fosse compiuta, o almeno incominciata per uso della -corte, una traduzione latina di opera sì utile e dilettevole. Perì -forse la traduzione nel sacco della reggia; nel quale è cosa molto -verosimile che sia andato a male il gran planisfero d’argento, frutto -di tante fatiche, condannato, in grazia del prezioso metallo, a durar -poco, com’era già accaduto alle tavole geografiche di Carlomagno. I -geografi e scrittori arabi che non furon uccisi, fuggirono al certo: -ed è ventura che Edrîsi abbia potuto recar seco, o mandare in Affrica -pria della fuga, la copia del suo libro; il quale sortì gran fama -appo i Musulmani e servì di guida a Ibn-Sa’id, Abulfeda ed altri. -L’Europa, ridesta a’ buoni studii, non n’ebbe sentore fino allo -scorcio del decimosesto secolo, quando uscì a Roma, co’ tipi medicei, -il testo arabico di un compendio anonimo, o direi meglio mutilazione, -di quest’opera. Del quale compendio fu poi pubblicata a Parigi una -traduzione latina, e le fu dato il titolo di _Geographia Nubiensis_, -perchè in principio della seconda sezione del primo clima, citandosi la -Nubia, si leggea per errore di copia «terra nostra» invece di «terra -di essa» (Nubia);[748] onde i traduttori Maroniti credettero avere -scoperta la patria dell’anonimo autore. Adesso abbiam noi, del testo -compiuto, alcuni codici, alcuni capitoli stampati ed una mediocre -traduzione francese di tutta l’opera. Si aspetta un orientalista, -pratico di geografia comparata e disposto a consacrare molti anni di -lavoro, sì ch’egli appuri il testo co’ suoi mille e mille nomi di -luogo e ne dia una edizione critica ed una buona traduzione,[749] -come han fatto non è guari due dotti olandesi per l’Affrica e per -la Spagna.[750] La nostra storia civile sarà illustrata al certo -dalla pubblicazione dei capitoli che risguardano l’Italia, dei quali -un solo è uscito alla luce e fin oggi senza traduzione, quello cioè -che contiene la descrizione della Sicilia. Perchè se questa è la più -particolareggiata di tutta l’opera, pure gli squarci che trattano -delle altre province italiane, racchiudono nomi, itinerarii e notizie -topografiche, civili e commerciali, tanto più pregevoli quanto ci manca -ogni opera di tal fatta, nella prima metà del duodecimo secolo. - -Il libro di re Ruggiero, poichè convien che gli si renda il vero -titolo, entrerà nei fasti della nostra storia scientifica. Compilato -nella più civile delle nostre capitali del duodecimo secolo, opera -collettiva del monarca di mezza Italia e di uomini forse la più -parte italiani, si smarrì nella letteratura arabica. Rivendicato -dall’europea, gli eruditi l’accolsero con gran plauso.[751] Vennero -poi le appuntature: trascuratavi la geografia matematica,[752] -accettatevi delle favole ch’altri avea già contraddette, copiati -i ragguagli d’altri autori.[753] Mal fondata mi sembra la prima -di coteste accuse, perchè la geografia matematica non si avrebbe a -cercare nella descrizione d’Edrîsi, ma nelle carte genuine che noi non -abbiamo; e perchè il metodo conche i geografi di Palermo delinearono -l’orbe conosciuto, fu veramente il migliore che allor si potesse -adoperare, anzi quel medesimo che produsse la riforma delle carte -geografiche nel decimosesto secolo.[754] Del plagio non parlo, quando -una compilazione di geografia descrittiva non si può fare altrimenti -che con le compilazioni antecedenti e le relazioni di chi è stato sui -luoghi. E quanto alla critica de’ fatti, io lo replico, qual sommo -uomo dell’antichità o del medio evo rimarrebbe in piedi, se avessimo -a buttar giù tutti quelli che ripetean favole di fisica o di storia -naturale? Non è giusto qui il biasimo. Un dei critici più severi -di questo libro lo disse pur monumento di scienza da stare allato -all’opera di Strabone:[755] ma chi meglio lo approfondisca e tutte -imberci le lezioni del testo originale, lo riconoscerà meco, ottimo de’ -trattati geografici del medio evo.[756] - -Nè la geografia fu la sola scienza applicata a’ comodi civili, che -allor si coltivasse nella splendida corte di Palermo. L’epigrafe -trilingue d’una lapida incastrata nel muro esteriore della Cappella -Palatina, ci attesta avere il re, l’anno millecenquarantadue, fatto -costruire «un orologio,» dice il testo latino; «uno strumento da notar -le ore,» dice l’arabico: e il testo greco celebra «questo miracol -nuovo, che il possente sovrano Ruggiero, re scettrato da Dio, raffrena -il corso del liquido elemento, dispensando infallibile cognizione delle -ore del tempo.»[757] Mercè la rettorica bizantina, sappiam noi dunque -che l’era una clepsidra: la stessa forse, o compagna, di quella che «un -meccanico di Malta avea fabbricata per comando del suo re, in effigie -d’una donzella che battea le ore, gittando una pallina nel _seng_,» o -bacin di metallo che noi diremmo, di che ci ragguaglia il cosmografo -Kazwini, nella sua descrizione di Malta. Abu-l-Kasem-ibn-Ramadhan, dice -egli, vista quella macchinetta, improvvisò un emistichio, sfidando -Abd-Allah-ibn-Sementi a fornire il verso. E quegli, quasi recitando, -aggiunse di botto il secondo emistichio e due altri versi, con questo -concetto: che la gentil suonatrice incalzava il tempo; e che il maestro -che la fece, era salito prima in cielo, ad osservar le sfere, i segni -dello zodiaco e i gradi dell’eclittica.[758] Or noi troviamo nella -Kharida, de’ versi che questo medesimo Ibn-Ramadhan dettò a lode di -Ruggiero, implorando licenza di ritornare a Malta: onde par si provi -che la clepsidra fu opera appunto di quel secolo, e probabilmente fatta -apposta per quel re.[759] Delle macchine costruite allo stesso effetto, -ognun sa che Harûn Rascîd ne mandò in dono a Carlomagno una che suonava -le ore con palle buttate in un bacino, da automi in figura di cavalieri -che, aprendo uno sportello,[760] usciano di lor finestrini al punto -dato: il quale ingegno taluno erroneamente credette orologio a ruote. -Ibn-Giobair, nella seconda metà del secolo di Ruggiero, descrisse -la _mangana_, come la chiamarono gli Arabi con vocabolo greco, mossa -dall’acqua in un edifizio attiguo alla moschea cattedrale di Damasco. -Dove, sopra un verone, vedeasi quel che noi diciamo il quadrante: un -grand’arco tondo che abbracciava dodici coppie di finestrini arcuati, -da ciascuna delle quali venian fuori, ogni ora del giorno, due falconi -d’ottone, ed aprendo il becco facean cascar palline ne’ sottoposti -piattelli d’ottone. Per la notte poi erano apparecchiati nel muro -dodici forami tondi, chiusi con vetri ed accerchiati di rame, de’ -quali uno in ciascun’ora s’illuminava di luce rosseggiante.[761] E -che gli Arabi usassero così fatti orologi, si conferma col titolo di -un trattato che Zuzeni, nella istoria de’ filosofi, attribuisce ad -Archimede: “Il libro delle ore, ossia (descrizione) dello strumento -idraulico che butta le palline.”[762] - -Illustrossi allo scorcio di quel secolo, l’ingegnere siciliano -Abu-l-Leith, educato, com’ei sembra, alla scuola che produsse i -monumenti normanni di Sicilia, e costretto, al par di tanti altri, ad -emigrare, quando quel soggiorno divenne incomportabile a’ Musulmani. -Aveva allora il califo almohade Abu-Ja’kûb-ibn-Jûsuf, gittate in -Siviglia le fondamenta d’una sontuosa moschea cattedrale; alla quale -ei die’ l’ultima mano correndo il millecentonovantasette dell’èra -volgare, come ricordano gli annali musulmani di Ponente, ed aggiungono -essere stati messi in cima del minaretto, che si chiama oggidì la -torre Giralda, de’ globi di metallo dorato sovrapposti l’uno all’altro -e scalati a piramide, i quali fabbricò e levò sull’altissima torre, -questo Abu-l-Leith, _mo’allem_, o vogliam dire maestro. A comprendere -la grandezza dell’opera, basti che per far uscire sul ballatoio del -minaretto un di cotesti globi, e pur non era il più grande, convenne -tagliare gli stipiti dalla porta praticata ad uso del muezzin; che -l’asta di ferro che reggea gli immensi pomi, pesò quaranta _roba’_, -ossia più di censessanta chilogrammi; e che la doratura prese tanto -metallo da valere centomila _dinâr_, o diremmo noi, più che un -milione e mezzo di lire.[763] Così gli scritti musulmani. La cronica -di San Ferdinando narra che quel pinacolo d’oro fece sbalordire i -conquistatori cristiani; che i globi eran quattro; e che il più basso -teneasi unico al mondo, sì per la bellezza del lavoro e sì per la mole: -sul quale quando ferivano i primi raggi, parea che splendesse un altro -Sole.[764] - -Nè la meccanica stette inoperosa nelle guerre che i Musulmani di -Sicilia combatteano sotto i vessilli normanni. Raccogliendo i cenni -che ne fanno le cronache, abbiam noi già notata l’efficacia delle -torri mobili, condotte (1133) da ingegneri musulmani all’assedio dì -Montepeloso;[765] le quali nella medesima guerra, drizzate appena -sotto Nocera, costringeano alla resa quella terra, fortissima di -sito e di munizione.[766] Le torri di legno sono ricordate dagli -scrittori musulmani nell’infelice impresa di Guglielmo secondo sopra -Alessandria di Egitto (1174): da’ quali sappiamo ch’eran armate -di possenti arieti e che l’oste siciliana usò anche de’ mangani -smisurati, i quali scagliavano massi, com’e’ sembra, di lava, recati -a bella posta dalla Sicilia.[767] E dieci anni appresso (1185), -cotesti mangani, che l’arcivescovo Eustazio chiama «le figlie del -tremuoto,» aprian la breccia nelle mura di Tessalonica.[768] A capo -d’un secolo, i Saraceni di Lucera furon tratti con lor mangani alla -seconda guerra che Carlo d’Angiò volle portare in Sicilia; nel quale -incontro sappiamo da’ diplomi napoletani del milledugentottantaquattro, -che si richiedeano cento uomini a maneggiar quattro di cotesti -strumenti;[769] onde possiamo supporli analoghi a’ testè ricordati -dell’impresa di Alessandria, ed a quelli forse che avean aperta a’ -Musulmani (878) la torre del porto grande di Siracusa, i quali, a -quanto ei sembra, operavano per tiri orizzontali.[770] Se mal non ci -apponghiamo, è da tenere che l’uso di questa maniera di mangani fu -serbato in Sicilia; non vedendosi, per quanto sappiamo, negli altri -ricordi del medio evo. Al quale supposto si aggiunga quell’altro de’ -fuochi da guerra adoperati alla espugnazione di Tessalonica.[771] -Quanto all’architettura militare, sappiamo noi dal fatto di Bari che re -Ruggiero vi adoperava ingegneri musulmani:[772] ed è molto verosimile -che la cittadella di Lucera, fondata dall’imperatore Federigo quando -vi tramutò i Musulmani di Sicilia, sia stata opera anch’essa de’ loro -ingegneri.[773] - -Onoravasi in que’ tempi, assai più che l’arte militare, l’astrologia, -confusa com’essa fu per tutto il medio evo, con l’astronomia: e poichè -re Ruggiero si travagliò molto nelle vanità di quella scienza,[774] -lice supporre che le verità fossero state anco studiate a corte -di Palermo. Fiorì in quel secolo, verso la metà com’ei sembra e in -Palermo, Mohammed-ibn-Isa-ibn-Abd-el-Mon’im, musulmano di Sicilia, -il quale, al dire del Zuzeni, esercitò con gran lode la geometria -e l’astronomia e con le sue teorie faceva autorità tra i dotti del -paese.[775] Possiamo supporre dunque ch’egli attendesse anco alla -applicazione di quelle scienze, alla architettura cioè o meccanica, da -una parte, ed all’astrologia dall’altra. - -Prevaleano le vanità nella scienza del cielo al tempo di Guglielmo -il Buono,[776] di Federigo ed anco di Manfredi, poichè Stefano da -Messina dedicò a questo principe la traduzione latina dei Fiori di -astrologia, attribuiti da un impostore arabo al gran savio Hermes, -padre dell’arcana scienza e della medicina.[777] Che la vera scienza -poi fosse stata coltivata ancora nel paese, lo prova il comento delle -tavole d’Arzachele, compilato in Parigi allo scorcio del decimoterzo -secolo, da un Giovanni di Sicilia, del quale non abbiamo altra notizia -che questa;[778] ma se la forma del nome lo dà a vedere cristiano, -la vocazione lo fa supporre piuttosto musulmano o giudeo mezzo -convertito. Duolmi non poter ammettere le conghietture di coloro che -hanno attribuiti alla Sicilia due di que’ non pochi astrolabii arabi -che rimangono ne’ musei pubblici o privati:[779] ma non mi farebbe -maraviglia, che un dì o l’altro se ne trovasse alcuno di fattura -siciliana, atteso le condizioni generali della cultura del paese infino -al secolo decimoterzo, e il grand’uso che astrologhi, astronomi e -piloti allor faceano dell’astrolabio. - -Non volendo interrompere l’abbozzo della cultura scientifica sotto re -Ruggiero, io ho lasciata addietro, nel cominciar questo capitolo, la -matematica pura, del cui studio non tratta alcuna memoria di quell’età; -quantunque e’ non si possa dar che sia stata negletta in Sicilia, -quando vi fioriano sì felicemente i rami di scienza applicata. Ma -se il caso mutilò in questa parte, come in tante altre, la storia -letteraria, il dotto zelo della presente generazione ha provato che -l’aritmetica e la geometria furono onorate alla corte di Federigo, -degno erede dell’avol materno. Abbiam noi fatto cenno de’ problemi di -geometria ch’egli mandò a Malek-Kâmil mentre negoziava per l’acquisto -di Gerusalemme.[780] Altri ei ne indirizzò al dotto ebreo spagnuolo, -Giuda Cohen ben Salomon, che venne poi a stanziare in Italia.[781] -Gli scritti di Leonardo Fibonacci, dati non è guari alla luce, -attestano che questi, nel dugenventicinque o pochi anni appresso, -dedicò all’imperatore il libro de’ quadrati; che Federigo leggea -volentieri il suo _Liber Abbaci_; e che «dilettavasi, son proprio -le parole dell’autore, di apprendere certe sottilità appartenenti -alla geometria ed ai numeri.»[782] Ritraggiamo da un altro opuscolo -del Fibonacci intitolato a modo arabico «Il Fiore,» che a Pisa, in -presenza di Federigo, ei sciolse certi problemi proposti da un maestro -Giovanni da Palermo, filosofo della corte;[783] che maestro Teodoro, -filosofo palatino anch’egli, avea presentate in altra occasione al -Fibonacci delle tesi intorno i numeri quadrati;[784] che il pisano fece -sapere per epistola a Teodoro i suoi trovati recenti su le regole di -società;[785] e ch’ei mandò all’imperatore, per un Robertino donzello -della corte, alcuni corollarii della teoria delle frazioni.[786] - -Dei quali nomi proprii i due primi ci sono noti d’altronde; e -similmente l’ufizio di filosofo che comparisce nella corte bizantina -fin dal quarto secolo, e ritorna in alcune chiese di Sicilia all’epoca -normanna.[787] Giovanni da Palermo era de’ notai, o diremmo oggi -segretarii, di Federigo; il quale lo mandò ambasciatore a Tunis il -dugenquaranta: onde argomentasi ch’ei sapesse l’arabico e forse -fosse di schiatta musulmana.[788] Maestro Teodoro comparisce in -corte, se non tra i grandi, certo tra i più intimi dell’imperatore: -mandatogli apposta il dugentrentanove un legnetto per ritornare -nel reame, dond’erasi allontanato con licenza e forse con missione -del principe;[789] spacciatogli non guari dopo un foglio bianco col -sigillo regio, affinch’ei vi scrivesse in arabico le credenziali degli -ambasciatori di Tunis;[790] richiestogli di manipolare per uso della -corte degli sciroppi e dello zucchero di viola;[791] e quel ch’è più, -affidatogli il geloso ufizio di spiare negli astri il momento propizio -alle fazioni di guerra:[792] nè sappiamo s’ei fu «de’ negromanti -astrologi e vati, ministri di Belzebù e d’Astarotte» che Federigo -perdea (1248) nella strepitosa sconfitta di Parma.[793] Siciliano o -antiocheno di nascita, arabo o greco di stirpe,[794] questo Teodoro, al -par che Giovanni da Palermo, ben simboleggia la scienza arabica rimasta -in Sicilia nella prima metà del decimoterzo secolo: un po’ di tutte le -dottrine matematiche e naturali; sogni misteriosi e germi di verità, e -tra i più proficui, l’aritmetica e la geometria. Nelle quali Giovanni e -Teodoro doveano pur sentire molto innanzi, s’e’ proposero de’ problemi -a quel gran concittadino di Galileo, quando, studiata la scienza in -Barbaria, la perfezionò e venne a promuoverla in Italia. - -Ed ecco la mia navicella a vista della prima restaurazione degli -studii in Italia, anzi in Europa; ond’è forza arrestarmi, sì perchè -non basterebbero le mie forze a continuare il viaggio, e sì perchè -quell’incivilimento si debbe a tanti altri fattori, non meno efficaci -che la tradizione scientifica e letteraria de’ Musulmani di Sicilia. -La qual nazione, estinguendosi, lasciava sì il picciolo suo peculio -a’ Latini che l’avean morta; ma essi già s’erano arricchiti d’altre -parti, come si dimostra per l’esempio di Gerardo da Cremona, Leonardo -Fibonacci, Guido Bonatti, Gerardo da Sabbionetta, Brunetto Latini, -Simone da Genova e tanti altri. - -Pertanto io mi rimango a pochi cenni, e, passando dalle matematiche -alle scienze naturali, debbo ricordare in primo luogo, che la fama -accusò l’imperatore di profana curiosità ne’ misteri della creazione. I -Frati minori, suoi nemici accaniti, andavano buccinando quelle che il -Salimbeni chiama le superstizioni di Federigo: or ch’egli avea fatti -sventrare due uomini per indagare la fisiologia della digestione.; or -che dava ad allattar de’ bambini, vietando alle balie di vezzeggiarli -con parole, sì che lo sperimento mostrasse qual idioma balbetta l’uomo -dassè solo, se l’ebraico, come dice la Scrittura, ovvero il latino, -il greco, l’arabico; ma aggiugneano i Frati che le povere creaturine -n’eran morte di tristezza.[795] I dotti israeliti intanto lodavano -il genio di Federigo per la Storia naturale.[796] E questo è provato -in vero da fatti notissimi: gli animali esotici ch’ei raccolse;[797] -la storia degli animali d’Aristotile compendiata da Avicenna e, per -commissione dell’imperatore, tradotta in latino da Michele Scoto,[798] -indi in ebraico non si sa da chi nè nè quando;[799] il libro della -fisionomia, composto per lui dal medesimo Scoto;[800] il trattato -della caccia co’ falconi, opera propria di Federigo;[801] il libro -d’ippiatrìa, compilato secondo i suoi dettami da Giordano Ruffo di -Calabria[802] e tradotto in ebraico da un anonimo;[803] il trattato di -veterinaria attribuito ad Ippocrate, e tradotto dall’arabico in latino -per maestro Mosè da Palermo.[804] - -Non è questo il luogo di toccare la scuola medica di Salerno, nella -quale i dotti latini gareggiarono co’ giudei[805] e co’ musulmani; e -i medici di Sicilia vi recarono il tributo di lor dottrina, come si -argomenta dal nome di Pietro Siciliano che comparisce nella seconda -metà dello undecimo secolo, seguito da un Giovanni figlio di Costantino -siciliano.[806] Sappiam noi come Guglielmo secondo onorasse di -molto, al par che gli astrologhi, i medici musulmani che capitavano -in Sicilia;[807] come Federigo non solo provvide con le leggi allo -studio della medicina, ma par abbia promossa la pubblicazione di -alcuna opera medica e la traduzione d’alcun’altra;[808] sappiamo -l’accoglienza che trovò a corte di Palermo, verso la metà del -decimoterzo secolo, il medico Taki-ed-dîn, il quale venendo a Bugia -da’ paesi di Levante, soffermossi in Sicilia.[809] E visse nell’isola -infino alla seconda metà del secolo decimoterzo chi seppe sì bene la -lingua arabica e la medicina, da poter voltare dal testo in lingua -latina, la grande opera medica di Razi, intitolata _El-Hawi_, ossia -«Il Comprensivo,» della quale Carlo primo d’Angiò avea domandato ed -ottenuto un codice dal re di Tunis. Il traduttore, per nome Farag, -figliuolo di Salem, ebreo di Girgenti, portò a compimento, nel febbraio -del milledugentosettantanove, questo lavoro; il quale sendo stato -approvato da eletti medici di Napoli e di Salerno, ne fu fatta per -uso della corte una bellissima copia in pergamena, divisa in cinque -grossi volumi; la quale dopo quattro secoli capitò nella collezione -di Colbert, ed or è serbata ne’ tesori della Biblioteca nazionale di -Parigi.[810] Cotesto lavoro non solamente è pregevole per la storia -letteraria, ma potrà servire tuttavia agli scienziati ed a’ filologi, -terminando con un indice ed un ampio glossario di medicamenti semplici, -al quale è messo a riscontro il nome latino con l’arabico e spesso anco -col greco, scritti in caratteri nostrali.[811] - -Quantunque gli Arabi, togliendo, come noi, dai Greci il vocabolo -filosofia, l’abbian usato in senso diverso da quel ch’ebbe in Europa -nel medio evo, e l’abbiano ristretto alle speculazioni metafisiche -e fisiche dell’antichità, pure io non credo che re Ruggiero siasi -mai dato a così fatta disciplina, sì come affermano Sefedi ed Omari -da me citati.[812] Edrîsi, nella dedica della geografia, gli dà lode -soltanto per le scienze delle due classi che noi chiameremmo politica e -matematica:[813] e da tutto quel che sappiamo di questo gran principe, -ei ci sembra inclinato alle scienze pratiche e positive, più tosto -che alle astrattezze su la natura e le relazioni degli esseri. Quindi -è verosimile che que’ due scrittori arabi del decimoquarto secolo, -indotti in errore dalla fama che tuttavia predicava la corte sveva di -Sicilia com’emporio d’ogni bel sapere, abbiano attribuita a Ruggiero -una lode che andava piuttosto al figliuolo della sua figlia. Pure nella -seconda metà del duodecimo secolo, gli studii filosofici propriamente -detti eran già progrediti di molto in Italia e particolarmente nelle -regioni meridionali. A quegli studi par che accenni, e non alla scienza -e alla coltura in generale, il dotto fiorentino, Arrigo da Settimello, -nel carme latino dettato allo scorcio del secolo, là dov’ei dice che la -filosofia tenea corte bandita in Sicilia.[814] - -Il genio dunque dei tempi, l’adolescenza passata a corte di Palermo, -la quotidiana provocazione di papi ambiziosi e tracotanti, ed anco -la sottigliezza del cervello germanico, disponeano Federigo alla -metafisica. Si potrebbe supporre _a priori_ ch’ei fosse stato educato -alla scuola peripatetica degli Arabi, poichè l’Europa cristiana in -quel tempo non soleva attingere ad altre fonti che a quella. Cresce -l’argomento col noto fatto ch’ei menò seco alla Crociata un musulmano -di Sicilia, col quale avea studiata già la dialettica.[815] Ed abbiamo -per prima prova l’opinione generale del secolo, quando la Corte papale -e i frati, e i nemici dell’impero e la turba infinita de’ ciechi di -quella età, più arrabbiati assai che i ciechi d’oggidì, accusavano -Federigo di miscredenza e gittavangli addosso le più sciocche -calunnie;[816] e, quel ch’è più, i Cristiani mormoranti contro Roma in -Italia e fuori, lo biasimavano di liberi pensieri, e persino il Poeta -che avea messi in inferno tanti papi, lo chiuse entro un’arca ardente -della città di Dite. Ma da pochi anni in qua son venute fuori notizie -dirette e precise intorno la scuola ch’ei seguì. - -Un codice arabico della Biblioteca bodlejana d’Oxford, intitolato «I -Quesiti siciliani» racchiude le quistioni filosofiche «mandate a’ dotti -di Levante e di Ponente dal re de’ Romani, imperatore e principe della -Sicilia, e le risposte che fecevi in Ceuta, per volere di Rascid califo -almohade, il dottissimo sceikh ’Abd-el-Hakk-ibn-Sab’in.» Cotesto re de’ -Romani era ben Federigo, poichè il riscontro delle date, conduce per -l’appunto al suo regno. Ed ecco il tenor de’ quesiti: - -Primo. «Il filosofo (Aristotile) in tutte le opere sue dice espresso -esistere il Mondo _ab aeterno_: ei così pensava di certo. Or, s’ei -lo dimostrò, quali furon le prove; e se no, in che maniera ei ne -discorre?» - -Secondo. «Qual è lo scopo della scienza teologica e quali sono i suoi -postulati preliminari, se postulati essa ha?» - -Terzo. «Che cosa sono le categorie? E come quelle dieci che ne -conosciamo servon di chiave ad ogni maniera di scienza? Ma le son -veramente dieci; e perchè non se ne può togliere nè aggiugnere alcuna? -Come poi si prova tuttociò?» - -Della quarta tesi non è trascritto il testo, ma si ritrae -che risguardava la natura dell’anima, la sua immortalità e la -contraddizione che appariva in questo subietto tra Aristotile ed -Alessandro d’Afrodisia. - -Quinto, «Come vanno spiegate queste parole di Maometto: «Il cuor del -Credente sta tra due dita del (Dio) Misericordioso?» - -Bastano così fatte domande a svelare lo scettico. Ibn-Sab’în che non -l’era meno di Federigo, rispose pure in tutti i capi da specchiato -ortodosso musulmano, pratico dell’arsenale della scienza e bene -informato della storia de’ filosofi greci; poichè oltre i molti -peripatetici, ei cita a proposito dalla immortalità dell’anima, «il -divino Piatone e Socrate suo maestro,» non che il Corano, il Vangelo, -il Pentateuco, i Salmi e i Fogli (_Sohof_), antichissima rivelazione, -com’e’ pare, de’ Sabii. Ma di sotto il casto ammanto uscìa la zampa di -Satan. Discorrendo della teologia e de’ suoi fondamenti scientifici, -Ibn-Sab’în scrivea che, se l’imperatore pur volesse chiarirsene meglio, -venisse in persona a parlargli o mandassegli alcun suo scolastico -(_motekallim_) o almeno un uom fidato al quale consegnare sicuramente -lo scritto: tanto più che coteste sospette proposizioni eran già note -a tutti in quel paese, come fuoco che s’accenda in alto: e v’era di -molti barbassori ignoranti e maligni, che al solo odore di quesiti così -fatti, davano dell’asino al proponente e di matto all’interrogato. -Leggiamo nel preambolo di questo dotto squarcio peripatetico, che il -messaggier dell’imperatore, avuto lo scritto, offrì grossa somma di -danaro per mani del governatore di Ceuta; che Ibn-Sab’în la rifiutò, e -ch’ei ricusò al paro i ricchi doni mandatigli da Federigo, quand’ebbe -sotto gli occhi la risposta. La proposizione de’ Quesiti Siciliani va -riferita, su per giù, al milledugenquaranta.[817] - -Noi non ritraggiamo se Federigo abbia soddisfatta la curiosità -filosofica, al modo che gli proponeva Ibn-Sab’în. Questo sapiente, -che allor avea forse venticinque anni, e s’era già, di Murcia sua -patria, rifuggito in Ceuta per una prima persecuzione religiosa, fu -costretto nuovamente a mutare soggiorno, da’ teologi Musulmani che non -gli perdonavano l’audacia, nè il sapere. Passò da Ceuta a Bugia, indi -a Tunis e al Cairo, e infine alla Mecca; precorso e avviluppato sempre -dalla fama di _zindik_ e panteista, ancorchè ei cercasse di nascondersi -sotto il mantello del sufismo e delle scienze mistiche. Ebbe, come gli -antichi filosofi, gran seguito di discepoli e di gente che ammirava la -sua dottrina ed eloquenza, o gli era grata per la inesauribile carità. -Ma prevalendo i nemici, ei, con esempio singolare appo i Musulmani, si -fe’ segar le vene e morì da stoico: onde crebbe l’ammirazione de’ suoi -discepoli e il trionfo de’ nemici.[818] Se non fallisce un cronista -anonimo trascritto dal Makkari, la fama di questo filosofo arrivò -in Italia. Abd-Allah signore di Murcia, della dinastia de’ Beni Hûd, -spogliato improvvisamente da Alfonso di Castiglia che avea accettato da -lui l’omaggio feudale, tentò un appello al papa pel falsato giuramento, -com’io credo. Mandò a quest’effetto in Roma un fratello d’Ibn-Sab’în, -per nome Abu-Taleb; il quale presentatosi al papa, s’accorse che -questi al vederlo si messe a parlare di lui “in lingua barbara” co’ -suoi cortigiani; onde informatosi arrivò a sapere aver detto il papa -che il suo fratello era in vero il principe de’ teologi musulmani. -Tornando l’ambasceria al dugenquarantatrè, perchè allora i Castigliani -occuparono Murcia; si dee riferire quel giudizio ad Innocenzo IV, uomo -di molta dottrina e testè amico dell’Imperatore. E sembra cosa molto -verosimile che Innocenzo avesse anco lette le risposte ai Quesiti -Siciliani, le quali di certo levarono gran romore tra gli adètti della -scienza.[819] - -In tal frequenza di commerci intellettuali, non poteano rimanere -ignote a corte di Sicilia le opere del gran filosofo israelita di -Spagna morto nei primi anni di quel secolo, Musa-ibn-Meimûn, chiamato -dagli scrittori cristiani Maimonide. E già l’erudizione moderna, -frugando gli scritti degli Israeliti italiani, ha scoperte vestigia -dell’abboccamento di Federigo con un dotto, non sappiamo se ebreo o -musulmano, col quale lo imperatore si maravigliò che Maimonide non -avesse spiegato nella «Guida de’ Dubbiosi» nè tra le «Ragioni de -Precetti» l’origine del rito mosaico di purificazione con le ceneri -della giovenca rossa (_Numeri_, cap. XIX); e soggiunse parergli -che quell’uso fosse nato per vero dall’olocausto del lione fulvo, -ch’egli ritraea dal «Libro de’ Sapienti indiani»[820] Da cotesto cenno -si è conchiuso a ragione, che Federigo ebbe alle mani la versione -ebraica, o piuttosto l’originale arabico, della famosa «Guida;» e si è -supposto con verosimiglianza ch’egli stesso n’abbia fatta far la prima -traduzione latina.[821] Speriamo che ulteriori indagini rischiarino -cotesti particolari di Storia letteraria. Intanto non è da porre in -dubbio tal aneddoto, che allarga sempre più il campo delle cognizioni -da attribuirsi a Federigo. - -Nè egli coltivò la filosofia sol per utile e diletto proprio, ma sì la -promosse ne’ suoi domimi e in tutta Cristianità. Accenneremo appena -alla Università fondata in Napoli; a’ sussidii assegnati per gli -studenti poveri; ai “dottori chiamati da ogni parte del mondo, come -dice il Jamsilla, con liberali premii e provvisioni.”[822] Raccolti -nella sua biblioteca moltissimi codici arabici e greci, Federigo li -facea tradurre in latino, per comodo pubblico. Ci rimane la nobile -epistola con la quale ei mandava in dono ai professori ed agli studenti -di Bologna la versione di «certi scritti di Aristotile e d’altri -filosofi su la dialettica e la cosmologia,» affinchè giovassero a -propagare la scienza, «senza la quale, ei dicea, la vita dei mortali -non si conduce liberalmente.» Impossibile e’ sembra che Federigo non -abbia arricchita, di quelli e d’altri trattati, la sua cara Università -di Napoli; e si ritrae che Manfredi, imitando l’esempio del padre, -inviò all’Università di Parigi, forse le stesse opere e di certo la -stessa epistola, ricopiata e mutatovi il nome.[823] Pensano gli eruditi -che coteste versioni siano state, tutte o parte, opera di Michele -Scoto.[824] Non guari dopo, Bartolomeo da Messina, per commissione di -Manfredi, tradusse dal greco in latino l’Etica d’Aristotile;[825] e -un tedesco per nome Hermann voltò in latino, per voler dello stesso -principe, le parafrasi arabiche, o compendii del medesimo e d’altri -libri d’Aristotile.[826] Aggiungansi le altre versioni d’opere di -matematica, di medicina, di storia naturale, d’astronomia o astrologia, -dovute al patrocinio di Federigo o del figliuolo, delle quali abbiam -già fatta menzione. Come poi i Giudei furono in Occidente, per tutto -il medio evo, gli interpreti più assidui della dottrina araba, così -Federigo favorì, insieme con le latine, le traduzioni o compilazioni -ebraiche degli scritti arabi di scienza. Oltre i supposti che abbiamo -riferiti poc’anzi intorno la versione della «Guida de’ Dubbiosi,» -si ritrae per positive testimonianze che Giacobbe figlio di Abba -Mari, medico di Marsiglia, stipendiato largamente dall’imperatore, -e venuto a Napoli, compì quivi il dugentrentuno la versione ebraica -dell’Almagesto, e il trentadue, quella del comento di quattro libri -d’Aristotile per Averroes.[827] Similmente si ritrae che Giuda -Cohen figlio di Salomone, ebreo spagnuolo, compilatore di una grande -enciclopedia scientifica ch’ei dettò in arabo e tradusse in ebraico, -passò in Italia del quarantasette, dopo avere risposto per ben -due volte ai quesiti scientifici di Federigo:[828] onde possiamo -argomentare che questi l’abbia chiamato di qua dalle Alpi, allettandolo -con quella savia liberalità che usò verso ogni altro scienziato. - -Quindi si è creduto che Federigo intendea l’ebraico; ed altri ha -aggiunto, con maggiore verosimiglianza, il greco, poichè v’ha una -versione greca delle sue costituzioni,[829] e si sa che al suo tempo -questo idioma prevaleva in alcune città della Sicilia e del Napoletano. -Per buoni argomenti si ritiene che Federigo seppe il provenzale e il -francese;[830] nè è da mettere in forse ch’ei parlò, qual meno e qual -più spedito, l’italiano, il latino, l’arabico e il tedesco.[831] Dubbio -è che in latino e in provenzale,[832] certo ch’egli abbia verseggiato -in italiano, al par che alcuni suoi figliuoli e cortigiani: il che -non vuol dir che Federigo inventò la nostra poesia, nè che fondò, -propriamente parlando, un’Arcadia in Palermo, come sognavano gli -eruditi del secol passato; ma che primo, o tra i primi, egli introdusse -in Italia la moda arabica e provenzale di recitare a corte, de’ versi -dettati nella lingua che ciascun parlava. La quale usanza aulica, -promosse la nostra letteratura assai più ch’e’ non sembri a prima -vista. Federigo rese popolari le novelle rime, con le attrattive del -canto e dei suoni.[833] E se ben mi appongo, suscitossi nell’animo -de’ contemporanei una indefinita ma irresistibile brama di civiltà, a -veder il nipote di Barbarossa, che scendea dal trono per conversare -co’ dotti e mescolarsi negli esercizii delle arti liberali e ne’ -sollazzi: gentile, piacevole di tratto, arguto, tollerante degli altrui -detti,[834] vivace e versatile ingegno, ed a volte profondo, nudrito -e non soffocato dalla erudizione, splendido ed elegante negli arredi e -negli edifizii ch’ei fece costruire.[835] Con la potenza, la ricchezza -e l’alto animo, egli cooperò quanto niun altro uomo del medio evo, a’ -progredimenti dell’intelletto umano in Europa. - -Noi non abbiamo qui a giudicar Federigo statista, nè legislatore; -non abbiamo a biasimar, nè a scusare i vizii che lo macchiarono, -l’avarizia, la crudeltà, la dissolutezza, la perfidia: vizii di tutti i -tempi e maggiori assai nel medio evo che in oggi. A considerar la sola -tempra dello intelletto, Federigo ci sembra uom del secolo decimottavo, -venuto su nei principii del decimoterzo, come quelle piante che per -singolar caso di natura o per arte dell’uomo, fioriscono fuor di clima -e di stagione. Così fatti fenomeni morali, la Storia non arriva a -spiegare pienamente, poichè la più parte delle cause si sottraggono -alla critica: può nulladimeno, investigare le condizioni di cose -che abbiano favorito lo sviluppo d’un buon germe. Or l’intelletto di -Federigo prese forma e vigore tra due serie di fatti non ordinarii, -alle quali noi abbiamo accennato; cioè il turbine politico che -l’aggirò fin dai suoi primi anni e l’ambiente di civiltà nel quale -ei fu educato. Il nostro subietto ne conduce a ricapitolare quanto su -quest’ultimo punto si è detto da altri e da noi stessi. - -All’entrar del secolo decimoterzo, la civiltà musulmana, con le sue -parti buone e triste, s’era infiltrata un poco in tutta Europa, molto -nella terraferma italiana e moltissimo in Sicilia; dove, oltre i -frequenti commerci con le rive meridionali del Mediterraneo, rimaneano -avanzi degli ordini e delle schiatte musulmane. Tra gli avanzi di -quelle schiatte, ci sono occorsi nella infanzia di Federigo de’ -famigliari della corte di Palermo e n’abbiamo visti nel suo seguito -a Gerusalemme e per tutta Italia, in pace, in viaggio, in guerra; -maestri o collaboratori di studio, essi e i Giudei e i Musulmani -avventizii d’altri paesi, cortigiani, ufiziali, ministri di passatempi -onesti, o di lusso e talvolta di non lodevol costume. Giovanni detto -il Moro, celebre per misfatti nei regni di Corrado e di Manfredi, nato -d’una schiava di corte, segretario dell’imperatore, tesorier generale -del reame, quel desso ch’ebbe feudi da Innocenzo IV e volle tradire -Manfredi a Lucera, Giovanni somiglia, così d’origine come di vita e -di costumi, ad un liberto di reggia musulmana di Spagna, Affrica o -Egitto.[836] - -La corte sveva d’Italia parve musulmana a tutti i buoni Cristiani -dell’Occidente, secondo l’attestato di Carlo di Angiò, che appellava -Manfredi il Sultano di Lucera. Avendo largamente discorso in questo -capitolo e nei precedenti del patrimonio intellettuale che Federigo -prese da’ Musulmani, accenneremo qui ai costumi e alle usanze -passate per la medesima via. Gregorio IX denunziò all’orbe cattolico -l’imperatore che in Acri avea fatte venir ballerine per offrire -spettacolo o peggio, a’ suoi ospiti Saraceni:[837] e si ritrae da -testimonianze autorevoli che anco in Europa ei si sollazzava con -le pantomime, i giochi di equilibrio, i suoni e i canti di quelle -saltatrici.[838] Innocenzo IV, accagionandolo ingiustamente per le -relazioni politiche col Cairo, gli rinfacciava di tenere paggi saraceni -e di far custodire la sua moglie da eunuchi.[839] E ch’egli s’era -acconcio un serraglio a Lucera e n’aveva un altro da campo nelle guerre -d’Italia, lo provano documenti e scrittori contemporanei.[840] Così i -vizii avean preso a corte di Federigo le sembianze musulmane; non ch’e’ -mancassero o fossero men laidi nelle reggie cristiane del medio evo. -Musulmano anco il lusso. Parrebbe che Federigo volesse imitar qualche -sultano Gaznevida dell’India, quand’egli all’assedio di Pontevico -(1237) fece menare da Saraceni un elefante, che portava sul dosso una -torricciuola con le bandiere imperiali.[841] Parrebbe ch’egli avesse -voluto recare in Europa le apparenze tutte dell’Oriente, quando si -legge il rescritto, col quale comandava a’ suoi ufiziali in Palermo di -trascegliere subito nella famiglia della corte alquanti schiavi negri -in su i venti anni, e comperarli al bisogno, i quali apprendessero a -suonare, chi la tromba e chi la trombetta, e fossero subito mandati -allo imperatore.[842] E sia caso, o che i più be’ paramenti della corte -uscissero ancora dal tirâz di Palermo, si è perfin vista una iscrizione -arabica, trapunta in oro, su i paramani della tunica nella quale fu -composto nell’avello il grande imperatore del secolo decimoterzo.[843] - - - - -CAPITOLO XI. - - -Mentre le scienze fisiche e filosofiche manteneansi in onore appo i -soggiogati Musulmani di Sicilia, e la poesia arabica suonava gradita -nella reggia cristiana di Palermo, gli studii religiosi e legali -decaddero e con essi la filologia. Nè dovea succedere altrimenti, -quando si dileguavano a mano a mano gli uomini eletti per educazione -e virtù, lasciando nell’isola que’ delle infime classi e gli ufiziali -e servitori di corte. L’emigrazione de’ migliori, attestata negli -annali arabici dell’undecimo secolo, taciuta in que’ del duodecimo che -dimenticavano già la Sicilia, comparisce ormai dalle biografie. - -Secondo l’ordine posto ne’ libri precedenti, farem di principiare la -rassegna con le scienze coraniche. Delle quali troviam solo cultore -un letterato, diremmo quasi, enciclopedico, rinomato appo i Musulmani -infino ad oggi. In luogo di scompartire i ragguagli per tutto il -capitolo, ritornando a questo valentuomo in ciascuna delle classi cui -vanno ascritte le svariate opere sue, discorrerem di tutte insieme; e -daremo per primo la biografia, che si ritrae da ’Imâd-ed-dîn d’Ispahan, -contemporaneo; da Ibn-Khallikân, scrittore del secolo decimoterzo e da -quattro eruditi compilatori del decimoquarto e decimoquinto.[844] - -L’autore, per nome proprio Mohammed, per patronimico -ibn-abi-Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Zafer, ebbe il nome familiare -d’Abu-Hascim,[845] i titoli onorifici di _Hogget-ed-dîn_ e -_Borhân-el-islâm_ (Dimostrazione della fede e argomento dell’islamismo) -e gli veggiam dati i nomi etnici di Sikilli e Mekki, or l’uno, or -l’altro, ed or entrambi; il quale raddoppiamento accade spesso appo i -Musulmani, com’altrove abbiam detto.[846] - -Ibn-Khallikân afferma a drittura ch’ei nacque in Sicilia e fu educato -alla Mecca; il che ripete Abulfeda; e il Makrizi dice di più che il -nostro autore, oriundo della Mecca, fu educato in Maghreb e stanziò -in Hama, dopo breve fermata in Egitto. Da un’altra mano ’Imâd-ed-dîn, -che lo conobbe di persona ad Hama, lo novera tra i poeti dell’Arabia -propria; lo dice meccano “d’origine”, maghrebino di educazione, vissuto -in Siria: e notisi che la voce _asl_, usata da questo scrittore, -risponde appunto alla nostra “origine,” e si adopera più propriamente -per designare la patria del padre. All’incontro il Fasi, che compilò -nel decimoquinto secolo gli annali della Mecca sua patria, lo fa -oriundo del Maghreb, ma nato e cresciuto nella santa città. Egli cita -il Katifi, annalista di Bagdad; il quale alla sua volta allega un -discepolo d’Ibn-Zafer, che avea sentito dalla propria bocca di lui, -esser nato alla Mecca, di scia’bân quattrocennovantasette (maggio -1104): e il discepolo aggiugnea che una volta ch’ei giunse ad Hama -di rebi primo del cinquecensessantasette (novembre 1171), domandando -d’Ibn-Zafer, seppe esser morto pochi dì innanzi. Secondo la raccolta di -biografie dei dottori Malekiti, dalla quale cavò notizie un cronista -d’Egitto citato dallo stesso Fasi, Ibn-Zafer partì fanciullo dalla -Mecca; studiò con varii dottori in Alessandria, Affrica e Spagna; tenne -conferenze pubbliche nelle moschee; dal Maghreb poi passò in Sicilia; -andò a Damasco e stanziò alfine in Hama. I quali dati non accordandosi -tra loro e molto meno con quei d’Ibn-Khallikân, il Fasi se ne cava -fuori con la formola di critica musulmana, che il vero lo sa Iddio. -Il Soiuti par abbia avuti alle mani questi ed altri ricordi. Ei nota -la nascita alla Mecca, l’andata in Egitto; poi fa vivere Ibn-Zafer -lunga pezza in Affrica e soggiornare per l’appunto in Mehdia quando la -fu presa da’ Cristiani (1148); indi lo fa vagare in Sicilia, Egitto, -Aleppo e gli fa scrivere la più parte delle opere in Hama. Infine la -nota anonima di un antico codice del Solwân, dice l’autore nato in -Sicilia e rimasovi nella prima gioventù.[847] - -Io non vo’ sciorre la quistione con la sola autorità degli scrittori, -la quale pende pur da un lato: poichè, se Imâd-ed-dîn è dubbio, sta -per la Sicilia il gran biografo de’ Musulmani, con Abulfeda signore di -Hama dove Ibn-Zafer fu sepolto e lasciò più ricordi che altrove, e con -Makrizi, sì avveduto e diligente; e al contrario sta per la Mecca un -contemporaneo citato dal Katifi e notato di contraddizione in alcuni -particolari;[848] il Fasi alquanto incerto e il Soiuti, fecondissimo -tra tutti gli scrittori del mondo, e però frettoloso, oltrechè egli -die’ queste notizie in un’opera giovanile e senza citazioni. - -Considerata dunque la incertezza dell’uno e le due opposte sentenze -degli altri, occorre il sospetto che sien corsi falsi o equivoci -ragguagli fin dal tempo dell’autore stesso. Nè mancherebbe il perchè. -Il nome siciliano dovea suonar male in Siria nella seconda metà del -duodecimo secolo, quando ardea quivi tanto fanatismo religioso, -e Ibn-Zafer ritornava in quel paese con animo di rimanervi: onde -non sarebbe inverosimile che l’autore medesimo, o gli amici, anzi -che ripetere il nome della Sicilia, avessero vantata ed allargata -nel significato l’origine meccana. Se tuttavia rimase ad Ibn-Zafer -l’appellazione etnica di Siciliano, è da supporre ch’ei non se la potè -levare d’addosso, sia ch’egli fosse nato propriamente in Sicilia, o che -vi fosse stato educato. - -Parmi inoltre che l’errore potè sorgere o confermarsi per date mal -appurate; le date io dico che talvolta pongonsi nei codici musulmani -per affermare che tal testo fu, in tal mese ed anno e in tal paese, -consegnato dall’autore al rawi, ossia ripetitore, con licenza di -leggerlo altrui e darne copie. Occorre anco nelle notizie biografiche -dei dotti, e specialmente de’ tradizionisti, che segnisi la data in -cui il tale «ascoltò» da un tal altro, come chiamano tecnicamente -il prendere lezioni della tradizione profetica. All’una o all’altra -sorgente mi sembra ch’abbia attinto il Soiuti. Ma documenti analoghi ci -abilitano a correggere alcuni errori suoi ed a provare un fatto, ignoto -finora a tutti i biografi, cioè che Ibn-Zafer dimorò in Siria ben due -volte in tempi diversi; il qual fatto rende poco verosimile il racconto -di chi dice quel dotto andato nella sua fanciullezza in Maghreb e -ritornato in Levante dopo il breve soggiorno di Sicilia. Cotesto -itinerario par fondato sul supposto che Ibn-Zafer abbia dato in Sicilia -la prima, anzichè la seconda edizione del Solwân: ma si prova appunto -il contrario. - -Il primo documento del soggiorno in Siria si trova -nel _Kheir-el-biscer_, dedicato da Ibn-Zafer a un -Sefi-ed-dîn-Ahmed-ibn-Kornâs, direttore, com’io credo, di qualche -_medresa_, o vogliam dir liceo, in Aleppo o in Hama.[849] L’autore, -fraseggiando nella prefazione, racconta come partito da’ “remoti paesi -occidentali” per cercare asilo nel possente reame di Norandino, quel -che abbatte con la sua grandezza gli animi di tutti i re di Levante -e di Ponente e copre i suoi nemici con la polvere della distruzione, -ec. «il destino l’avea balestrato ne’ precipizii, l’avea ricolmo di -affanni e gli avea fatto vedere in pien meriggio la stella Soha;»[850] -se non che Iddio gli mandò nel maggior uopo questo suo fratello -ed amico, Sefi-ed-dîn, al quale, volendo mostrare gratitudine e -rimeritarlo con la celebrità, gli presentava quel libro. Qui possiam -segnare la data: poco più o poco meno il millecenquarantotto; poichè -Nur-ed-dîn-ibn-Zengui si impadronì d’Aleppo alla morte del padre -(1146), ed entro pochi anni allargò il dominio e la fama; mentre Mehdia -cadea nelle mani di re Ruggiero. - -Ci occorre, non guari dopo, quella che abbiam chiamata, a modo nostro, -la prima edizione del Solwân, in fondo della quale l’autore pone il -catalogo de’ libri compilati da lui, che incomincia così:[851] “Or -ch’esce quest’opera dal mio scrittoio e passa nelle mani de’ _rawi_ -(ripetitori), sendo questo l’ultimo de’ miei libri, miei per _tesnif_ -(composizione) e _talîf_ (dettato), nei quali mi sono studiato a -dilettare i lettori con l’eleganza e ad ammonirli co’ precetti, ragion -vuole ch’io conchiuda il volume, notandovi i titoli e gli argomenti di -que’ miei lavori, quantunque i ribaldi abbiano fatta rapina di molti -tra’ volumi così intitolati.” E seguono diciannove trattati, tra i -quali si legge il Kheir-el-biscer, ond’è manifesto che era stato già -scritto; ed all’incontro mancano, le tre opere dedicate ad Abu-l-Kasim -in Sicilia, dond’è certo al pari che non erano state composte e che -perciò la prima edizione del Solwân non è quella che porta il nome -del nobile siciliano. Comparisce in capo del catalogo il _Janbû’_, -gran comento del Corano, il quale l’autore avverte avere scritto per -la seconda volta, sendogli stata rubata la copia: onde par che egli -alluda con questo e col cenno precedente, al fatto narrato dal Soiuti, -cioè che gli Sciiti d’Aleppo, dando addosso un giorno ai Sunniti, -saccheggiarono la medresa ortodossa d’Ibn-Abi-’Asrûn e quivi rapiron -tutti i libri d’Ibn-Zafer.[852] - -Cotesta edizione del Solwân è preceduta da tale dedica che allude, -senza dubbio, ad un fatto politico nel quale l’autore trovossi avvolto. -Un re suo benefattore ed amico intimo e palese, dice egli senza dare -il nome, principe savio, illustre, ed amante della scienza, viveasi -in grandi angosce, minacciato e stretto da un ribelle, il quale avea -a volta a volta assaliti e sedotti i suoi sudditi; e, arrivato a -guadagnare tutti gli ottimati, stava già per cacciarlo dal trono. -Bramando conforto a’ suoi mali, il tradito principe avea chiesto -all’autore (oh beati tempi!) un libro di filosofia e d’erudizione, -che fosse composto ad imitazione delle favole di Kalila e Dimna; e -Ibn-Zafer, non sapendogli ricusar nulla, gli offria cotesto libro, -scritto a bella posta per lui.[853] E veramente nel Solwân, gli -squarci del Corano, le tradizioni, i fatti storici, le novelle, gli -apologhi, ogni pagina, ogni linea, accenna a que’ termini estremi -d’un principato, e tende a consolar il signore che precipiti giù dal -trono. Di certo non son rari cotesti casi nelle storie musulmane del -duodecimo secolo; pur nessun principe cadente somiglia tanto a quello -d’Ibn-Zafer, quanto Mogir-ed-dîn, che tenea Damasco alla morte di -Zengui. I costui figli incontanente si messero attorno a Mogir-ed-dîn, -sotto specie di aiutarlo contro i Crociati; e Norandino entro pochi -anni il finì. Gli s’infinse amicissimo; gli imbeccò tante trame -da fargli spegnere ad uno ad uno tutti que’ capitani che non potè -indettare per sè medesimo. E quando Mogir-ed-dîn si trovò senz’armi nè -amici, il conquistatore appresentossi sotto Damasco; guadagnò il tratto -ai Crociati, chiamati in aiuto: e i traditori gli aprirono le porte; -il tradito venne a’ patti e, ingannato anche in questi, andò a finir -la vita in un collegio fondato a Bagdad. Entrava Norandino in Damasco -di sefer del cinquecenquarantanove (maggio 1154).[854] Cotesta data sta -bene con le altre due che abbiam certe delle vicende d’Ibn-Zafer, cioè -la dedica del _Keir-el-biscer_ verso il millecenquarantotto e quella -della seconda edizione del Solwân, nel cinquantanove. Ognun poi vede -come, supponendo che il re innominato fosse Mogir-ed-dîn, l’amico e -generoso scrittore non potea rimaner in Siria dopo l’occupazione di -Damasco. Chi ha pratica delle biografie de’ letterati musulmani del -medio-evo e conosce lor vivere irrequieto e vagabondo, la vanità e -il bisogno che li spingeano da una corte all’altra, non ripugnerà a -supporre che il gran monarca del Keir-el-biscer fosse divenuto entro -cinque o sei anni il ribelle del Solwân. - -Ma del cinquecencinquantaquattro (1159) il Solwân si volta al -nome dello splendido kâid siciliano Abu-l-Kasim, preceduto da tre -compilazioni che hanno per titoli: _Asâlib-el-Ghaiat, El-Mosanni_, e -_Dorer-el-Ghorer_ e accompagnato da caldi attestati di gratitudine, -i quali compongono un’altra prefazione, messa in vece di quella -che alludea già ai casi del re innominato.[855] Breve tempo dimorò -poi Ibn-Zafer in Sicilia: allontanatosi forse nella sedizione de’ -Cristiani di Palermo contro il re Guglielmo I e contro i Musulmani. Ei -ricomparisce ad Hama, stentando la vita al dire d’Ibn-Khallikân, con -una piccola provvisione che gli procacciarono, di professore, credo io, -in qualche medresa. In Hama ei divulga, tra le altre opere, il Solwân -della seconda edizione e il Kheir-el-biscer, mutilato della dedica a -Sefi-ed-dîn. E veramente la copia del Solwân stampata non è guari a -Tunis (1862), è tolta da un testo che l’autore stesso avea comunicato -al ripetitore in Hama, del mese di regeb del sessantacinque (aprile -1170);[856] il qual testo, al par del maggior numero de’ codici che -abbiamo in Europa, confronta con quello dedicato ad Abu-l-Kasim. E -ciò prova che l’autore avea messo da parte l’altro del re innominato. -La prima edizione corse per pochi anni, come si argomenta dal picciol -numero delle copie che ne rimangono, in confronto delle molte della -seconda edizione.[857] Nè altrimenti dovea succedere nel supposto -che il nemico di quel re troppo buono fosse stato il gran Norandino; -perocchè splendendo sempre più in Levante la gloria militare e la virtù -religiosa del conquistatore, i Musulmani non avrebbero sopportata -una voce che ricordasse le sue perfidie, nè l’autore stesso avrebbe -affrontato il pericolo di uscir nuovamente dalla Siria. - -Comunque sia, l’indigenza accompagnò Ibn-Zafer fino alla tomba, e poco -prima l’avea sforzato a maritar la figliuola ad uom di condizione -inferiore alla propria, ch’è peccato in legge musulmana. Il genero, -per giunta, portò via la giovane e la vendè schiava in altro paese. -Morì Ibn-Zafer in Hama, come abbiam detto: ei fu piccino e mal -complesso della persona; ma bello in volto,[858] generoso d’animo, pio, -onesto, lodato per chiaro ingegno, vasta erudizione e delicato gusto -letterario. Donde possiam pensare che quest’ultimo scrittore della -Sicilia musulmana avrebbe lasciate opere più grandi, se la povertà non -l’avesse obbligato a filarne una trentina. - -A capo delle quali ei pose nel citato catalogo il _Janbû’_, ec. -(Sorgente d’eterna felicità nell’esegesi del Savio Ricordo) dettato -due volte, come s’è detto, con lo stesso titolo[859] e chiamato -anche il Gran comento letterale del Corano.[860] Abbiamo in Europa, -per quanto io sappia, un solo volume del _Janbû’_, che torna -forse ad una ottava parte dell’opera e che ne dà bel saggio, s’io -giudico dirittamente.[861] Va noverato anco tra gli studii coranici -il _Fewâid-el-Wahi_, ec. (Brevi ed utili cenni su le gemme della -miracolosa Rivelazione) che racchiude la definizione de’ nomi dati -alla divinità nel Corano; de’ quali alcuni differiscono di forma e di -significato, come _Kerîm_ e _’Azîm_; altri, al contrario, derivano -da unica radice, come _Rahmân_ e _Rahîm_, ovvero possono usarsi -indistintamente come _Khabîr_ e _’Alîm_.[862] Nella medesima classe -è da porre l’_Asâlib-el-Ghaiât_, ec. (Vie che portano a spiegar bene -un versetto) ch’è appunto l’ottavo della sura quinta e risguarda -le abluzioni;[863] l’_Iksir-Kimia-et-tefsîr_ (Elixir della chimica -dell’esegesi);[864] il _Kitâb-el-Borhaniat_, ec. (Libro degli Argomenti -che conducono alla spiegazione de’ nomi di Dio).[865] Non si cita -d’Ibn-Zafer alcun trattato di tradizione musulmana propriamente detta. -Pur non è dubbio ch’egli abbia studiata quella prima sorgente delle -scienze dell’islam, poichè i biografi fanno menzione della sua presenza -nelle scuole di tradizione,[866] e d’altronde lo provan le opere sue, -come innanzi diremo. - -Delle due opere giuridiche notate nel catalogo autentico, noi -sappiam poco più che i titoli: e sembrano l’una e l’altra compendii. -S’addimanda una il Mosanni (La Manoduzione), trattato di scuola -malekita, nel quale avverte l’autore ogni tesi essere seguìta dalla sua -dimostrazione: e parmi questo il medesimo libro che l’autore dedicò ad -Abul-Kasim in Sicilia, allungando un po’ il titolo: “Manoduzione per -chi vuole imbeversi della _Ma’ona_ e dell’_Iscraf_“, delle quali l’una -è compilazione classica di dritto malekita, e l’altra pare opera di -confronto tra le dottrine delle varie scuole ortodosse.[867] Il secondo -lavoro giuridico d’Ibn-Zafer è poemetto didascalico sul partaggio delle -eredità e su i diritti di clientela.[868] Non presto fede alla notizia, -al medesimo tempo riferita e messa in forse dal Fasi, che Ibn-Za-fer -avesse date lezioni di dritto sciafeita;[869] sembrandomi che s’egli -studiò quella scienza, non l’approfondì tanto da poter insegnare in -altra scuola che la malekita. L’errore nacque forse da somiglianza di -nome, e questa sarebbe per avventura una delle cagioni che han resa -dubbia la patria del letterato siciliano e fatta notare da alcuni -nel cinquecensessantacinque la sua morte, che seguì per vero due anni -appresso. - -Da’ titoli delle opere di teologia, chè que’ soli abbiamo e qualche -cenno nel catalogo autentico, sembra che Ibn-Zafer siasi gittato -nelle contese degli scolastici musulmani dell’età sua. Messo da -canto il _Teskhir_ (La Connessione) del quale non sappiamo altro -che la classe,[870] ci occorre il _Mo’adat_ (I luoghi sacri), libro -ortodosso, scrive l’autore medesimo, pien di salutari avvertimenti -ed atto a chiarire ogni dubbio.[871] Segue il _Mo’atibat-el-Giari_, -ec. (Riprensione all’audace che condanna l’innocente), il quale -trattava, se dobbiam credere al Makrizi, delle dottrine teologiche -di Abu-Hanifa e di El-’Asciari; onde par che l’autore abbia assunta -la difesa del primo contro il secondo.[872] Svela ira più acerba il -titolo del _Kescf-el-Kescf_ (Smascheramento dello Smascheramento), -confutazione d’un’opera ch’era uscita col titolo di _Kescf_, contro -la famosa “Risurrezione delle scienze teologiche” per Ghazali.[873] -Abbiamo infine con un titolo che parla dassè, il _Gennet fi -ittikâd-ahl-es-sunneh_ (Il Paradiso nella Ortodossia de’ Sunniti).[874] - -Ma più che a combattere ne’ deserti della scolastica, s’adattava il -delicato intelletto d’Ibn-Zafer alla filosofia morale. Si leggono -nel catalogo i titoli di quattro opere, con l’avvertenza che fossero -parenetiche, cioè: _El-Khowads-el-wakiat_, ec. (Gli elmetti sicuri e -gli amuleti degli incantesimi);[875] _Riâdh-ed-dsikra_ (I Giardini -dell’Ammonizione);[876] _En-nesâih_ (I buoni consigli);[877] -_Mâlek-el-idskâr_, ec. (L’angelo che ricorda le vie delle -Riflessioni).[878] Delle quali opere nè conosciamo codici, nè troviamo -ragguagli; pur la tendenza morale si può argomentare con sicurezza -dalle opere istoriche e dalle pseudo-istoriche del medesimo autore. - -Delle prime ci rimane il _Kheir-el-biscer_, ec. (I migliori annunzii -sul miglior dei mortali) dianzi citato, nel quale si discorrono le -predizioni ch’ebbe il mondo dell’apostolato di Maometto.[879] Il -trattato si divide in quattro capitoli, secondo la diversa origine de’ -vaticinii; cioè a dire, que’ contenuti nei libri sacri degli Ebrei e -de’ Cristiani e quelli usciti di bocca dei dottori, dei _Kahin_ (arioli -arabi) e dei _ginn_ (genii o demoni). Nei primi due capitoli l’autore -cita ad ogni passo il Pentateuco, i Salmi, il libro d’Ezechiele e -i Vangeli, con le diverse opinioni degli espositori; talvolta ei -confronta col testo la versione siriaca del Vecchio Testamento; esamina -con erudizione il cammino percorso dai libri che compongono il Nuovo, e -sostiene pertinacemente il paradosso musulmano che il Paracleto della -Scrittura simboleggi Maometto. Parmi che cotesti due primi capitoli -possan giovare in qualche modo alla storia degli studii biblici. Nel -terzo e nel quarto si possono spigolare, per quel che valgano, degli -aneddoti di storia preislamitica, e v’ha sempre da raccogliere note -filologiche tra le sentenze sibilline conservate bene o male dalla -tradizione. La fama che ha goduta e gode questo libro in Oriente, è -provata dai molti codici che ne avanzano, dalle citazioni che ne fanno -gli scrittori,[880] e dalla recente edizione del Cairo.[881] Sembra -compendio del _Kheir-el-biscer_ lo _’Alâm-en-nobowah_ (Segni della -Missione profetica) che manca nel catalogo autentico, e dee perciò -riferirsi agli ultimi anni dell’autore.[882] - -Si allarga alquanto il campo storico nell’_Anbâ-nogiabâ-el-ebnâ_ -(Notizie dei giovanetti illustri),[883] al quale non manca il suo -compendio, chiamato _Dorer-el-Ghorer_ (Le perle frontali).[884] Caso -raro nella letteratura arabica, il titolo del primo di cotesti libri -espone chiaramente il subietto. Dividonsi quelle biografie in cinque -capitoli, ciascun de’ quali ha intitolazione particolare e il primo, -detto “La gemma solitaria ed unica,” racchiude gli aneddoti di Maometto -fanciullo. I tre seguenti trattano dell’infanzia di tre generazioni -diverse di Musulmani; il quinto de’ fanciulli celebri degli antichi -Arabi e de’ Persiani. È libro di _adâb_, come si chiama l’erudizione -miscellanea; e contiene esempii di bella memoria, sagacità precoce, -predestinazione alla grandezza religiosa o mondana. Cotesto libro, al -paro che il _Kheir-el-biscer_, potrà giovare tuttavia a’ lessicografi -ed a’ ricercatori della storia orientale del medio evo. - -Com’ogni altro letterato arabo, scrisse Ibn-Zafer di grammatica. -Leggiamo nel suo catalogo un _El-Kawâ’id wal-biân_, ec. (Le basi e la -spiegazione della grammatica): ma egli stesso lo chiama compendio.[885] -E’ sembra invero che Ibn-Zafer poco siasi curato della scienza -grammaticale, ancorch’egli dicerto non l’abbia trasgredita nello -scrivere, perocchè le sue opere pervenute infino a noi scarseggiano di -note grammaticali, quanto abbondano delle lessicografiche. I biografi -poi ci hanno tramandato un pettegolezzo che attesterebbe i rimorsi -d’Ibn-Zafer; cioè, che trovandosi ad Hama in una tornata accademica con -Tag-ed-dîn-el Kendi, questi gli propose una difficoltà grammaticale -e poi un dubbio filologico: ai quali Ibn-Zafer rispose e in sul fine -della tornata sclamò: “Il dottore Tag-ed-dîn è più valente di me in -grammatica, ma io lo vinco in filologia.” — “Oibò, rispose il pedante, -conceduta la prima tesi; controversa la seconda.”[886] - -Lasciato da canto _El Gewd-el-wasib_ (La pioggia continua),[887] -al quale non sapremmo assegnar classe e il _Kitab-el-isciarât_, -ec. (Cenni su la scienza dell’interpretazione) che par tratti -d’oneirocritica,[888] entriamo nella filologia, che dopo la filosofia -morale, fu in vero la disciplina prediletta del nostro autore. Come -già dicemmo,[889] spirava allora nella letteratura arabica il secento -e lucea, stella polare de’ filologi, l’arguto e vivacissimo Harîri. -Ibn-Zafer lo comentò, sforzato dal genio de’ tempi; ma lo combattè -anco. Nel _Sefr_ (Il sentiero) ei dichiarò le voci insolite e rare -e i proverbii che occorrono nelle _Mekamet_ o “Tornate” di Harîri, -come suona in italiano;[890] la stessa cosa par abbia fatto, su per -giù, nel _Nakîb_, ec. (Lo scrutatore delle espressioni peregrine -delle Tornate) e non sappiamo se il comento di Harîri, attribuito -a Ibn-Zafer, sia copia di quelle due opere messe insieme, ovvero -nuova compilazione.[891] Con l’_Awhâm-el-Ghawwâs_, ec. (Errori del -Marangone che taccia d’errore i Sommi) ei rifà il verso all’Harîri, -il quale nella _Dorret-el-Ghawwâs_, ossia “Perla del Marangone,” -avea sindacati i più celebri scrittori.[892] Fuor dall’agone della -critica, ci occorre il _Mulah-el-loghat_ (Sali di filologia), glossario -alfabetico de’ vocaboli suscettivi di parecchi significati;[893] -l’_Isctirak-el-loghewi_, ec. (Consorzio filologico e genesi de’ -significati)[894] e il _Nogiob-el-amthâl_ (Proverbii eletti).[895] - -Assai brevemente dirò del Solwân, ch’è pur il capo lavoro d’Ibn-Zafer -ed ha mantenuta per sette secoli, e manterrà ancora per lungo tempo, -la fama dell’autore presso i popoli musulmani. Venti anni or sono, io -tradussi questo libro in italiano, rividi una bella versione inglese -fatta su quella mia, e nella Introduzione trattai le sorgenti istoriche -e letterarie alle quali l’autore avea attinto. Detti altresì tutte -le notizie bibliografiche venutemi fin allora alle mani e v’aggiunsi -molti, forse troppi, schiarimenti, per far comprender meglio il libro -a’ lettori che non avessero studiate di proposito le cose dell’Oriente. -Mi basti, dunque, di ricapitolare quella Introduzione, della quale -confermo tuttociò che non correggerò espressamente. - -_Solwân-el-Motâ fi ’odwân-el-etbâ_ vuol dire “Rimedii del principe, -quand’egli è nimicato da’ suoi seguaci.” Propone l’autore cinque -rimedii, che danno argomento ad altrettanti capitoli: e son l’Abbandono -in Dio, ossia l’affidarsi alla giustizia della causa; il Conforto, -ossia non sbigottire nei pericoli; la Costanza, ossia perseverare; -il Contentamento nella propria sorte; e l’Abnegazione, o piuttosto il -disprezzo delle cose del mondo. Ciascun rimedio è esposto per sintesi -e per analisi: da una mano i precetti del Corano, le tradizioni di -Maometto, le sentenze de’ savii ed alcune massime dell’autore in prosa -e in verso; dall’altra mano, squarci di storia, novelle fabbricate -su fatti storici e prette favole ed apologhi. Gli argomenti storici -son tolti per lo più da’ tempi classici dell’Arabia, da’ primi secoli -dell’islamismo, dalla Persia sassanida e talvolta dalle agiografie -cristiane dell’Oriente; le narrazioni favolose sono imitate, copiate -non già, da’ modelli indiani. Troviamo testualmente una novella -delle _Mille ed una Notte_:[896] ond’è da supporre che alcuno degli -ultimi compilatori di quel dilettevolissimo libro, l’abbia tolta -dal Solwân, non già il contrario. Del resto, non pochi altri squarci -sembrano parafrasi o forse traduzioni di testi pehlewi, ch’è a dire, -frammenti tolti dal naufragio della letteratura persiana nell’epoca -de’ Sassanidi. Nelle massime morali s’alterna, come nella più parte -de’ libri pervenutici dall’Oriente, la fierezza dello stoicismo e la -pieghevolezza cristiana: savii sono del resto i consigli politici; -ingenuo e vivace il dettato e la lingua arabica pura e scorrevole, -se non che a volte s’inciampa in un pezzo di secento. Le due edizioni -citate dianzi, le quali chiamerem l’una di Siria e l’altra di Sicilia, -si distinguono non meno per le prefazioni diverse, che per la pulitura. -Nella seconda son tolte via quelle citazioni continue, è semplificato -l’intreccio; ma qualche bel racconto è soppresso e v’è passata, s’io -non erro, la lima di una censura volontaria.[897] - -Pregio principale del Solwân mi sembra la via nuova che l’autore tentò, -nuova pei Musulmani, cioè d’inculcare massime morali con l’esempio di -fatti immaginarii. Perchè pria di lui la letteratura arabica possedea -sì delle versioni e delle imitazioni di favole persiane e indiane, -ma non si ritrae che alcuno scrittore le abbia usate in opera di -serio e grave argomento:[898] ond’è che Ibn-Zafer si sforza nella -prima edizione a mostrar come i santi dell’islam non rifuggivano da -arte oratoria così fatta, e nella seconda replica che legge non vieta -il suo dettato, nè orecchio dee rifuggir da quello. E per vero, non -ostante gli scrupoli del tetro genio semitico, parecchi orientali hanno -tradotto questo libro, imitatolo o fattone parafrasi,[899] o presone -squarci,[900] ed altri scrittori il citano.[901] In somma, il Solwân -è stato sempre in voga appo i Musulmani, come lo provan anco le molte -copie che n’abbiamo nelle biblioteche europee e la recente edizione di -Tunis. - -Tra i lavori d’Ibn-Zafer io non ho notate le poesie, perchè poche ne -conosciamo oltre i versi intessuti nel Solwân; i quali d’altronde non -differiscono dalle sue prose rimate, se non che per la misura e per -la rima più rigorosa. Ciò non ha ritenuti i biografi dal chiamar belle -le poesie d’Ibn-Zafer, giudicandole sopra un tipo di bellezza diverso -dal nostro. Imâd-ed-dîn, ch’era penetrato infino all’osso del gusto -letterario di quel secolo, dice che Ibn-Zafer, “passando in Siria -gli ultimi anni della sua vita, irrigò con la eloquenza le Accademie -de’ bramosi di sapere. Ei fu principe, al suo tempo, nell’esegesi del -Corano e nella erudizione. Lo vidi io in Hama, che gli amatori della -Scienza pendevano attoniti dal suo labbro. Lasciò eleganti composizioni -e ben ordinate compilazioni: tra le altre opere il Solwân, ch’io -ho percorso e trovatolo utile libro, come quello che unisce le due -bellezze, delle idee e della lingua, e ti ammaestra or accennando, or -esortando; il quale libro fu composto da lui in Sicilia, ec.” Arriva -il biografo a dire che questo uom valentissimo sorpassò nella scienza -tutti i dotti suoi contemporanei.[902] Che se non vogliamo fidarci di -Imâd, ampolloso scrittore, facile a lasciarsi trasportar dalle antitesi -e dalle consonanze, staremo al giudizio di Ibn-Khallikân, il quale, -educato com’egli era in una scuola storica aridissima, pur novera -Ibn-Zafer tra i principali eruditi e i più valenti uomini del tempo, e -lo dice autore di pregevoli compilazioni. - -Il doppio nome etnico non ha cagionati dispareri su la patria del -tradizionista Abu-Ali-Hasan-ibn-Abd-el-Bâki, droghiere e dottore -malekita, noto sotto nome d’Ibn-el-Bâgi,[903] detto Siciliano e -Medinese, e morto il cinquecennovantotto (1201-2).[904] Al quale va -aggiunto un Abd-el-Kerîm-ibn-Iehia-ibn-Othman, soprannominato “L’onor -de’ Grammatici,” perch’ei fu maestro del precedente e discepolo di -Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Mosallem, da Mazara; onde sembra anch’egli -nato, o domiciliato in Sicilia.[905] Siciliano per nascita l’altro -emigrato e tradizionista Abu-Zakaria-Jehia-ibn-Abd-er-Rahman-ibn -Abd-el-Mo’nim, oriundo di Fez, discendente della tribù araba -di Kais; il quale chiamossi anco Dimiski e Isfahani, dalle due -città ov’ebbe soggiorno, e nella seconda delle quali morì, il -secentotto (1211-12). Sappiamo ch’ei vagò per molti paesi, che -seguì la scuola sciafeita, lasciando, com’e’ pare, la malekita, -perchè non prevaleva in quelle regioni di levante. Si conosce -di lui l’_Er-raudat-el-anîkah_ (Il dilettoso giardino), che -sembra raccolta di tradizioni; ma egli non passava per fedel -raccontatore.[906] Visse nel medesimo tempo e fu maestro di -tradizione, il giurista Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Abi-l-Kasim, -siciliano, della tribù di Koreisc.[907] Il cieco Abu-Abd-Allah -Mohammed-ibn-Abi-Bekr-ibn-Abd-er-Rezzâk, soprannominato _Scerf-ed-dîn_ -(Gloria della religione), par sia uscito di Sicilia con le ultime -famiglie ch’emigravano; leggendosi ch’ei nacque il secenventuno (1224), -che studiò e insegnò in Egitto e morì al Cairo. Uomo di molta dottrina, -carità e religione, venuto in fama di santo che portasse benedizione -altrui con le preghiere, ei professò tradizioni e lettura del -Corano.[908] Parmi che Mohammed-ibn-Mekki-ibn-Abi-d-dsikr abbia preso -il nome di Siciliano dal villaggio presso Damasco che si addomandava Le -Siciliane; poichè lo dicono nato in Damasco, di regeb secenquattordici -(ottobre 1217): il quale fu noto come lettor del Corano e -tradizionista, ancorchè addetto al mestier di ricamatore a Damasco e -poi nell’opificio del _tirâz_ al Cairo, dove morì il secennovantanove -(gennaio 1300).[909] Furon poi detti entrambi Ibn-es-Sikilli, come -egli è probabile dalla nazione dei padri loro rifuggiti in Egitto, -due giureconsulti egiziani di scuola sciafeita; il primo de’ quali, -Mohammed-ibn-abî-l-Fadhl, della tribù di Rebî’a, soprannominato -_Scerf-ed-dîn_ (Gloria della religione), nacque in Misr il secentotto -(1211), fu magistrato di polizia urbana e morì il secennovantadue -(1293);[910] l’altro, Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Mohammed, -soprannominato _Fakhr-ed-dîn_ (Vanto della religione), scrisse un -trattato giuridico, fu cadi di Damiata, indi magistrato al Cairo e morì -il settecenventisette (1327).[911] - -Ritornando ai Siciliani propriamente detti e alla classe della -filologia nella quale ci è occorso il ramingo Ibn-Zafer, troviam ora -un Abu-l-Hasan-Ali-ibn-Ibrahîm-ibn-Ali, chiamato Ibn-el-Mo’allim (Il -figliuol del maestro di scuola), che al dire di Dsehebi segnalossi -molto in grammatica e in lessicografia, ebbe scrittura bellissima, -studiò la medicina, interpretò i sogni, e morì il cinquecentrentadue -(1137-38). Mettendolo il Dsehebi, l’ho messo anche io:[912] e più -alacremente prendo a dir degli scrittori in prosa e in verso. - -Giova qui ripetere che le notizie e gli squarci sui quali abbiamo a -giudicare, derivano la più parte dall’antologia d’Imâd-ed-dîn; il quale -trascelse secondo il gusto e l’intento suo, e non secondo il nostro. -Indi è che tra le opere degli Arabi siciliani di quest’ultimo periodo, -ei ci dà tre soli esempii di poesie che, in significato assai largo, -chiameremo popolari. I due primi son versi da cantare, dettati da un -buon letterato e poeta, senza tanto artifizio, ma senza scostarsi da’ -metri soliti: onde ne tratteremo in appresso. L’altro esempio muove la -sete e ne lascia a bocca arsa. Sono stanze, proprio stanze, con versi -brevi e rime intrecciate: ond’io penso che scopriremmo per avventura -più intimi legami tra queste e le prime poesie italiane della Sicilia, -se il secentista pedante che fè la raccolta, ci avesse serbato qualche -altro componimento di tal fatta. Ma di certo gli parve strano e -barbarico il metro, del quale ei perfino ignorava il nome o sdegnò di -ripeterlo, poichè ci trascrive i versi con la intitolazione “Di que’ -che si recitano con cinque misure.”[913] - -Gli scrittori arabi di Ponente ci ragguagliano dell’origine e progresso -di cotesto novello uso di verseggiare, il quale non differiva nel metro -soltanto della genuina poesia arabica. I componimenti furon chiamati -propriamente _Mowascehât_, o _Azgiâl_. De’ quai vocaboli il primo è -plurale dell’aggettivo femminino _mowascehah_, che vuol dire “ornata -di _wisciâh_,” sorta di bustino di pelle, trapunto a fili alterni di -perle e d’altre gioie. Forse chi primo usò tal nome, volle paragonar la -nuova canzone ad una cantatrice abbigliata per andare a corte, o volle -accennare alla gaiezza delle rime, avvicendate come que’ fili paralelli -che si incrocicchiavano sotto il petto, nelle due punte del _wisciâh_. -E veramente in linguaggio tecnico appellano _simt_, ossia filo, il -verso la cui rima rilega tutte le stanze, e _ghosn_, ossia ramo, i -versi di ciascuna. La voce _zegel_, al plurale _azgiâl_, rende l’idea -di suono ripetuto, significando nella lingua classica: grido, chiasso, -gorgheggio ed anco susurro come di venticello. - -Le _mowascehe_ s’intesero dapprima a corte di Cordova, allo scorcio del -nono secolo; furon molto in voga in Affrica e Spagna dall’undecimo in -giù; e quella moda occidentale trovò favore anco in Egitto e in Siria e -dura finoggi.[914] Sia fioritura d’un germe che s’ascondea nella stessa -poesia nazionale degli Arabi,[915] sia novità tolta in prestito dalla -Persia, sia pure imitazione delle strofe e rime di bassa latinità che -correano per avventura nel clero e nel popolo di Spagna al tempo del -conquisto, la _mowasceha_ alleggerì ogni maniera di peso della poesia -classica: i versi lunghi, divisi per emistichii; l’unica rima de’ -componimenti maggiori; i vocaboli insoliti o vieti messi lì per forza -della rima o lusso di lingua; e nelle kaside, la macchina della bella -che ha mutato il campo, dell’amante che visita le vestigie di quello e -simili cose. - -I versi brevi, scompartiti a stanze, costruiti più spesso con gli -accenti a modo nostro che con le regole della prosodia arabica,[916] -rimano con leggi svariate, or alternati come nelle nostre terzine, ora -con rima intermittente come nelle canzoni e in molti altri antichi -metri nostri; e così anche si tramezzano versi di varie misure, per -esempio di quattro o cinque sillabe, con que’ d’otto o dieci. Secondo -Ibn-Khaldûn, i _zegel_ non si distingueano altrimenti da quell’altro -metro, che per la lingua, volgare del tutto:[917] ma par che vi -si usassero stanze più piccole e versi più corti; ed a ciò menava -di certo la soppressione delle vocali finali nella più parte de’ -vocaboli, ch’è proprio dell’arabo volgare; e l’uso di accompagnare -i versi col canto e talvolta col ballo.[918] E però gli eruditi han -chiamate le _mowascehe_, odi o canzoni e i _zegel_, ballate e sonetti; -la quale ultima denominazione parrebbe più propria se si riferisse -all’antico sonetto nostro.[919] Del resto richieggonsi altri studii -pria di ammettere la parentela, che comparirebbe a primo aspetto dalla -somiglianza di qualche metro e di qualche denominazione. Se pur si -trovassero compagne le fogge del vestito, le muse neo-arabiche avranno -sempre altro temperamento e altra indole che le neo-latine. Le prime, -soprattutto quand’esse abbandonansi nei _zegel_, si allontanan sì -dall’Arcadia del deserto, ma non s’avvicinano per questo alla scuola -de’ Trovatori di qua nè di là dalle Alpi; e più spesso, ne’ loro nuovi -metri, le immagini, il colorito, le transizioni, l’adulazione, il -biasimo, i vanti, i monotoni piagnistei dell’amore, son gittati sulla -forma arabica, quella, già s’intende, dei tempi di decadenza. - -L’unica poesia di tal fatta, riferita a Siciliani nella _Kharîda_, è -opera del segretario Abu-l-Hasan-Ali-ibn-Abd-er-Rahmân-ibn-abi-l-Biscir, -es-Sikilli, el-Ansari, cioè siciliano di stirpe medinese, messo in -primo luogo nel capitolo de’ Siciliani contemporanei d’Imâd-ed-dîn, -onde tornerebbe alla metà del sesto secolo dell’egira e duodecimo -dell’èra cristiana. Più precisamente parmi da collocare Abu-l-Hasan -tra lo scorcio dell’undecimo e i principii del duodecimo, poichè il -raccoglitore cavò questa notizia dall’epistola di Abu-s-Salt su i -poeti della età sua propria (1067-1134). Il componimento è di sei -stanze, ciascuna di tre versi d’otto sillabe, ed ogni verso rima col -suo simmetrico in ciascuna stanza, il primo cioè col primo e così il -secondo e il terzo: e però lo chiamerei _zegel_, più tosto che -_mowasceha_.[920] - -Io mi ristringo al metro, ch’è la sola parte notevole di questo -squarcio, e nulla dico de’ concetti e dello stile; parendomi gli uni -volgari e l’altro pesantuccio, quando Abu-l-Hasan ne’ componimenti -ordinarii tratta più vivacemente il subietto dell’amore mal -corrisposto,[921] e le sue parole una volta si direbber anco tenere -e spontanee.[922] Lasciato da canto Abu-s-Salt, che si dilettava -di paragonare co’ suoi proprii versi e con gli altrui, un distico -d’Abu-l-Hasan su i raggi di luce ripercossi dalle acque,[923] noi -dobbiamo notar con lode gli epigrammi scherzevoli di questo autore[924] -ed uno serio, dove spira l’orgoglio serbato da nobile e forte gente tra -le amarezze che non mancavano ai vinti Musulmani di Sicilia.[925] - -Par che Abu-s-Salt non abbia scritti in lista altri poeti siciliani, -poichè Imâd-ed-dîn, senza citarlo altrimenti, continua questo capitolo -con la scorta d’un anonimo che ne avea messi parecchi in una raccolta -compilata di recente in Mehdia.[926] Tornano essi dunque alla prima -metà del duodecimo secolo, com’anco s’argomenta dalle poesie dedicate a -re Ruggiero. - -Primo ci occorre in questa raccolta Abu-Musa-’Isa-ibn-Abd-el-Mo’nim, -es-Sikilli, lodato dall’anonimo antologista, come “giureconsulto -di gran seguito, valoroso nelle allegazioni e negli argomenti, -l’avvocato principe del suo paese, (lo scrittore) dai concetti nuovi, -elevatissimi e dal linguaggio (fiorito come) i giardini cui rigan -piogge continue.” ’Imâd-ed-dîn, sopraccaricando figure, continua che -“a sentire i suoi dettati, ogni ferita risana; che il fulgore di quel -bello stile dissipa le angosce; che le parole rassembran perle cavate -dalle conchiglie e stelle raggianti. Ed ecco, conchiude Imâd, una delle -sue peregrine poesie d’amore, la quale è più dolce che un desiderio -soddisfatto.[927]” Ma al nostro palato sanno meno salvatichi i versi -dettati per una bella ragazza bionda[928] e per una bruna vezzosa.[929] -Oltre varii epigrammi, un de’ quali indirizzato ad Abu-s-Salt per -chiedergli in prestito un libro,[930] abbiam di lui il principio della -kasida funebre scritta per un Abu-Ali-Abd-Allah, e sembranmi nobili -versi.[931] È meraviglia che uom sì grave abbia dettate, nello stesso -metro solenne, delle poesie oscene, come ben le definisce Imâd e ne -reca in esempio una kasida intera ed un verso tolto da un’altra, del -quale non oso pur dare la traduzione latina: e il laido concetto è -espresso in termini astrologici che lo rendono più disgustoso.[932] I -trentacinque versi ond’è composta l’altra, cominciano con la imitazione -servile d’Imro-l-kais; arrivano ai vocaboli sudici e finiscono con una -apologia insipida e impertinente.[933] Pur non si può negare il pregio -della lingua in cotesti componimenti, nè in quelli di futile argomento, -ammessi al par nella _Kharîda_: un’epistola in prosa a lode d’un bel -saggio di calligrafia;[934] una in versi, nella quale sono evitate le -due lettere _elif_ e _lam_, sì frequenti nella lingua arabica.[935] - -Abu-Abd-Allah-Mohammed, figliuolo del precedente e giureconsulto, -segretario e poeta, ebbe gran fama, a quanto ci si dice, come geometra -e astronomo o astrologo.[936] Più solenne giudizio troviamo intorno -le sue opere letterarie. Scrivono i biografi “ch’ei passeggiava su -le vette dell’eleganza; lo chiamano campione rinomato ne’ tornei -de’ dotti; scoprono nelle sue poesie tale virtù da esilarare gli -animi, e inebriare gli astanti come se si facessero girar tra loro -delle tazze di vin prelibato.”[937] ’Imâd, accennando alle elegie -di Mohammed-ibn-’Isa, esclama che, se ascoltassero di tai versi, -si metterebbero sulla buona strada anco i malvagi.[938] E per vero -una lunga kasida, scritta, com’e’ sembra, in morte d’alcun de’ Beni -Labbana, procede maestosa e patetica: e comprendiam che dovesse parer -capolavoro a chi possedea la lingua, a chi tenea sovrane bellezze -i tropi, le metafore, le antitesi, che or ci muovono a riso.[939] -La buona gente ascoltò, fors’anco tutta commossa, un’altra elegia -che esordisce col pianto dei cavalli.[940] Perdonati i difetti del -secolo, Mohammed-Ibn-Isa può dirsi buon poeta; migliore al certo del -padre, poichè seppe scansarne la scurrilità. Ne’ suoi versi d’amore -ci occorre, tra i luoghi comuni, qualche immagine graziosa.[941] Il -componimento che ho citato dianzi come poesia popolare, ha concetti -semplici, linguaggio facilissimo, versi non tanto lunghi e adatti al -canto; del resto corron tutti sopra unica rima a modo antico.[942] -Abbiamo di questo poeta gli squarci di due altre kaside, d’una epistola -in rima, di due in prosa e di due tramezzate dell’una e dell’altra, -onde veggiamo che lo stile familiare non gli facea smetter sempre le -ampollosità.[943] - -Seppe scansarle, quanto allor poteasi, un altro siciliano -contemporaneo, del quale ’Imad-ed-dîn ci dà soltanto otto versi, -tolti in parte dal principio e in parte dal seguito di lunga kasida -che fu scritta in morte d’un nobil capo musulmano di Sicilia. E -duolci che ’Imâd non abbia serbato il nome di costui, nè il rimanente -dell’elegia, nel quale si sarebbero trovati per avventura de’ cenni -storici e de’ versi più belli; poichè l’antologista trascelse di certo -quelli che a noi possono piacer meno. Pur ci si veggono sentimenti -vigorosi, concetti poetici e nobiltà di forma; in grazia anche -del maestoso metro ch’è il _tawîl_, ossia “lungo.”[944] Il poeta -chiamossi Othman-ibn-Abd-er-Rahman, soprannominato Ibn-es-Susi, dice -’Imad-ed-dîn; ma questo a me pare piuttosto soprannome di qualche -antenato, oriundo di Susa in Affrica, il quale abbia fatto stanza e -lasciata progenie in Malta; poichè si ammira tuttavia in quell’isola -la lapida sepolcrale di Meimuna, figliuola di un Hassân-ibn-Ali, -della tribù di Hodseil, detto Ibn-es-Susi.[945] Il poeta appartenne di -certo alla stessa famiglia, poichè l’antologista continua dicendo che -“Malta fu il luogo della sua nascita,[946] la stanza di sua gente e la -produttrice del suo vino; quivi fu coltivato il suo ingegno, quivi egli -apprese lettere umane dal proprio padre. Abitò quindi Palermo; elessela -a (seconda) patria e vi trovò riposo. Ei visse oltre i settant’anni, -procreò figliuoli; le sue poesie (lodansi per) sano concetto, bella -struttura e buon gusto. Avea recitata egli stesso, pochi giorni pria di -morire, quella elegia all’autore della raccolta.”[947] - -Siciliano parmi senza dubbio un Abu-d-Dhaw-Serrâg-ibn-Ahmed-ibn Regiâ, -del quale ’Imad-ed-dîn non dà cenno biografico, ma il cita a proposito -del carteggio ch’ei tenne con Abu-s-Salt.[948] Parmi siciliano, perchè -nella seconda metà del duodecimo secolo abbiamo di quel casato un -cadì di Palermo, il cui padre e l’avolo aveano esercitata la stessa -magistratura;[949] e d’altronde l’elegia dettata in morte d’un -figliuolo di Ruggiero, prova ch’egli ebbe grazia a corte di Sicilia -o ne cercò. Al dire di Imâd-ed-dîn, faceasi menzione di questo poeta -nell’opera d’Ibn-Bescrûn, della quale tra non guari tratteremo. -Si lodavano ampiamente i suoi rari pregi e le sue risplendenti -qualità: sobrietà di descrizioni, possente immaginativa, intuizione -sicura, acume d’intelletto, poesia ben tessuta e indirizzata ad alto -scopo.[950] E sì che la fantasia non venne meno ad Abu-d-Daw tra questo -turbine d’immagini orientali, evocate in mezzo al profondo lutto del -re. - -Altri poeti celebrarono la magnificenza di Ruggiero con carmi i quali, -quantunque scorciati da Imâd-ed-dîn “perchè, dice egli, suonan lode -degli Infedeli ed io dal mio canto non la vo’ confermare,” han pure -singolar pregio appo noi, provando che così fatti omaggi erano graditi -a corte di Palermo, e valendo anco a illustrare luoghi di delizia che -da gran pezza han mutato aspetto. Così l’antica reggia di Palermo, -oltraggiata dal tempo e dai vicerè spagnuoli, l’anfiteatro romano, -chiamato nel medio evo la Sala verde e adeguato al suolo più di tre -secoli addietro, i giardini e il castello di Maredolce o della Favara, -le vestigie dei quali non sono dileguate del tutto, ci tornano alla -memoria ne’ versi di Abd-er-Rahman-ibn-Mohammed-ibn-Omar, della città -di Butera in Sicilia. - -Fu questi, come leggiamo nella _Kharîda_, “recitator del Corano non -inferiore a nessuno al suo tempo, dottissimo nelle varianti del sacro -libro: e verseggiò con mirabile originalità di pensiero. Egli stesso -recitò all’anonimo mitologista una kasida, nella quale lodando Ruggiero -il Franco, principe della Sicilia, descrisse gli eccelsi edifizii di -quel re. Nel qual poema si legge tra le altre cose:[951]” - -“Su, fa girare il (vin) vecchio[952] di color d’oro; e attacca la -bevuta mattutina con quella della sera. - -Bevi al suon della lira bicorne e de’ canti ma’bediani.[953] - -Non si vive davvero, se non che nel beato soggiorno di Sicilia, - -(All’ombra) d’un principato che s’innalza sopra quello de’ Cesari.[954] - -(Vedi) i palagi vittoriosi, dinanzi a’ quali la gioia arresta il -ronzino: - -Ammira questo soggiorno che Iddio ha colmo d’abbondanza, - -Il circo che superbisce sopra tutti gli edifizii (innalzati) -dall’arte;[955] - -I giardini della Rupe,[956] ne’ quali torna ridente il mondo, - -E i lioni della fonte che buttan acque di paradiso. - -La primavera con le sue bellezze veste quei giardini di splendidi -ammanti; - -Il mattino li incorona con colori di gemme. - -E imbalsaman essi le aurette de’ zefiri, dall’alba ed al tramonto.” - -Descrisse più particolarmente i giardini della Favara -Abd-er-Rahman-ibn-Abi-l-’Abbâs, da Trapani, il Segretario:[957] - -“Favara da due mari[958] tu contenti ogni brama di vita dilettosa e di -magnifica apparenza. - -Le tue acque diramansi in nove ruscelli: oh bello il corso delle acque -così spartito! - -Là dove si congiungono i due mari, là s’affollano le delizie. - -E sul canal maggiore s’accampa l’ardente desiderio. - -Oh quanto è bello il mare dalle due palme e la (pen)isola[959] nella -quale s’estolle il gran palagio! - -L’acqua limpidissima delle due polle somiglia a liquide perle e il -bacino a un pelago.[960] - -Par che i rami degli alberi si allunghino per contemplare il pesce -nell’acqua e gli sorridano. - -Nuota il grosso pesce in quelle chiare onde, e gli uccelli tra que’ -giardini modulano il canto; - -Le arance mature dell’isola sembran fuoco che arda su rami di smeraldo; - -Il limone giallo rassomiglia all’amante che abbia passata la notte -piangendo per l’assenza (della sua bella); - -Le due palme hanno l’aspetto di due amanti che siansi riparati in asilo -inaccessibile, per guardarsi da’ nemici, - -Ovvero, sentendosi caduti in sospetto, s’ergan lì ritti per confondere -i susurroni e lor ma’ pensieri. - -O palme de’ due mari di Palermo! che vi rinfreschino continue, non -interrotte mai, copiose rugiade! - -Godete la presente fortuna, conseguite ogni desio: e che dorman sempre -le avversità! - -Prosperate con l’aiuto di Dio; date asilo a’ cuori teneri e che nella -fida ombra vostra l’amor viva in pace! - -Quest’è genuina (descrizione) da non mettere in dubbio. Ma s’io -sentissi (raccontare) cose simili, mi parrebbero proprio favole.”[961] - -Abu-Hafs-Omar-ibn-Hasan, il grammatico Siciliano, al dir dell’anonimo -citato nella _Kharîda_, “fu principe in lessicografia e in grammatica; -rinomato per le sane e sobrie dottrine filologiche; lodato per -l’orditura giusta e l’andamento scorrevole e ben ordinato de’ suoi -versi. Messo in carcere da’ Franchi di Sicilia, continua l’autore, -e travagliato con ogni maniera di angherìe, dalla sua prigione ei -dettò una kasida a lode di re Ruggiero.” Della quale Imâd-ed-dîn dà il -principio e due squarci, ma poi tronca netto la citazione, mormorando -che quantunque gli piaccia la poesia, quelli augurii gli danno noia, -nè vuol ratificare le lodi degli Infedeli, che Iddio si affretti -a precipitarli nel più cocente ardore del suo fuoco.[962] Pur ei -conchiude che il poeta è scusabile, come prigione.[963] Il quale, quasi -a smentire il critico che dovea lodarlo del felice disegno, sbalza con -transizione spropositata dal classico amante di So’àd[964] al magnifico -re di Sicilia; ma, tra le esagerazioni, sbozza pur qualche bella -immagine e sempre esprime i concetti con rara eleganza.[965] - -Per incontinenza poetica, o perchè volle anch’egli adular -il vincitore dell’Affrica, ripetea le lodi di Ruggiero -un letterato di Mehdia, il cui nome ci è già occorso: -Othman-ibn-Abd-er-Rahîm-ibn-Abd-er-Rezzâk-ibn-Gia’far-ibn-Bescrûn-ibn-Scebîb, -della tribù di Azd, il quale par abbia fatta lunga dimora in Sicilia, -poichè porta anche il nome di Sikilli. Dà notizia di lui Imâd-ed-dîn, -trascrivendo nella _Kharîda_ molte poesie, tolte dal libro che die’ -fuori questo Ibn-Bescrûn nel cinquecensessantuno (1165-6) col titolo di -El Mokhtar, ec. ossia “Scelta di poesie e di prose rimate degli egregii -contemporanei.”[966] Quivi dice l’autore che, avendogli Abd-er-Rahman -da Butera mostrata la kasida a lode di Ruggiero e avendolo richiesto di -un componimento compagno di metro e rima, ei cantò:[967] - -“Evviva la Mansuria, tutta splendente di bellezza; - -Col suo castello saldissimo di struttura, elegante di forma; con le -eccelse logge;[968] - -Con le sue belve,[969] con le acque copiose e le fonti che potrebbero -stare nel Paradiso. - -Quivi i giardini lussureggianti veston ricchi drappi, - -Chè tutto il suolo è coperto di broccato[970] del Sind. - -Il zeffiro (che vi passa) ti arreca la fragranza dell’ambra. - -Qui vedi gli alberi carichi d’ogni più squisita sorta di frutta; - -Qui gli uccelli, senza posa, dalla mattina alla sera si ricambiano (il -canto). - -Che qui s’innalzi (sempre) in sua gloria Ruggiero, re de’ re cesarei, - -E (goda) lungamente le dolcezze della vita, ne’ ritrovi che fan suo -diletto.”[971] - -Dopo i poeti cesarei, Imâd-ed-dîn registra _El Gâun-es-Sikilli_, ossia -il “Ribelle siciliano,” come fu chiamato Abu-Ali-Hasan-ibn-Wadd: e -nulla ci dice su l’origine di quel terribil nome, ma sol nota aver -trovati di molti sbagli ne’ versi. E dà uno squarcio di kasida; poi -de’ versi d’amore, accozzati di luoghi comuni, senza alcuno di que’ -bizzarri concetti ed espressioni ricercate ch’eran tanto in pregio. -I quattro versi che ci rimangono della kasida, odorano di apologia; -poichè l’autore si lagna delle vicende della fortuna e de’ partigiani -che l’hanno abbandonato. Ingenuo lo stile anche qui, non vela il -dispetto nè l’orgoglio, e mostra che il Ribelle non verseggiava per far -versi, ma per isfogare la passione dell’animo.[972] - -Visse sotto re Ruggiero Abd-er-Rahman-ibn-Ramadhan da Malta, detto il -cadi, ancorchè non si fosse mai dato alla giurisprudenza, ma solo alla -poesia; nella quale i critici del tempo in loro stile sentenziavano che -“egli ebbe un mar di pensieri ed una scaturigine bollente d’estro,” -e aggiugneano che moltissimi versi ei scrisse a lode di Ruggiero, -chiedendo licenza di ritornare in Malta, ma non ne cavò altro che aspre -ripulse.[973] Imâd-ed-dîn non trascrive pur un di que’ versi e mal -ce ne compensa con due epigrammi, l’uno fredduccio, l’altro bello ma -amaro.[974] La coincidenza del nome patronimico, della patria e della -età, mi fa credere sia questi il medesimo Abu-l-Kasim-ibn-Ramadhan, -del quale il cosmografo Kazwini ci ha serbato l’emistichio ch’egli -improvvisò vedendo una clepsidra. E starebbe bene, del resto, che -Imâd l’avesse notato col nome proprio Abd-er-Rahman, e il Kazwini col -soprannome familiare Abu-l-Kâsim. In ogni modo va aggiunto ai poeti -siciliani Ibn-es-Sementi, che compiè il verso e il madrigale, sì come -abbiam detto.[975] - -E così venuti alle poesie minori, ci occorre -Abd-el-Halîm-ibn-Abd-el-Wâhid, il quale, educato nell’Affrica propria, -Siciliano, dice Imâd-ed-dîn, per soggiorno, come quegli che stanziò -in Palermo, “apprese ogni bel sapere da’ letterati di quella città, -e dettò versi che rassembrano a’ grappoli dell’uva ed orazioni che -sembran collane.” Affettuoso il suo distico su la terra che gli die’ -ospizio: - -“Amai la Sicilia nella prima gioventù. Essa parea giardino d’eterna -felicità. - -E non m’incomincian per anco a biancheggiare i capelli, che eccola, già -divenuta gehenna ardente!”[976] - -Anche i suoi versi d’amore son eleganti ed arguti.[977] - -Un altro musulmano di Mehdia, venuto in Sicilia qualche mezzo secolo -dopo Abd-el-Halîm, dettò alcuni versi sopra un giovanetto cristiano, -garzon di bettola in Palermo, i quali vo’ tradurre come ricordo dei -costumi, non che io ci vegga tante bellezze. Il poeta si addimandò lo -sceikh Abu-l-Hosein-ibn-es-Sebân; e sappiamo ch’ei passò di Sicilia in -Damasco, dove morì il cinquecensessanta (1164-5), dopo il soggiorno di -più di dieci anni.[978] - -Credo nato in Sicilia Abu-l-Fadhl-Gia’far-ibn-el-Barûn, non solo -perch’egli è detto Siciliano nell’antologia, ma altresì perchè una -iscrizione arabica di Termini ricorda un Barûn, paggio della corte -siciliana, fondatore di non so qual monumento.[979] Forse Barûn fu -soprannome e divenne casato in persona de’ figli. Tra quali si può -noverare questo Gia’far “uno degli unici nell’arte di far ottimi -versi,” scrive Imâd-ed-dîn, e accenna particolarmente ad alcuni in -lode del vino, ma non li dà. I versi d’amore, dei quali ci rimangono -quattro squarci, sembrano eleganti e non senza originalità.[980] -Que’ di metro più breve corrono sopra unica rima come gli altri.[981] -Gareggiano i due antologisti nelle lodi del giureconsulto siciliano -Abu-Mohammed-ibn-Semna; del quale l’anonimo dice ch’ei seppe unire -l’arte poetica alla scienza del diritto; ch’ebbe indole vivace, -pronta e arguta risposta, conversazione amena e scherzevole. -Imâd-ed-dîn rincalza: parergli le costui poesie, lavoro sublime -e frutto maturo. Ma si avverta che la critica è scritta in prosa -rimata, con vocaboli contrapposti, assonanze e bisticci, che l’è una -maraviglia. Piacque soprattutto un battibecco tra questo Ibn-Semna e -’Isa-ibn-Abd-el-Mo’nim, e la cortese risposta, fatta in otto versi, ai -rimbrotti, che ’Isa, punto da parole riportategli, avea scritti in tre -versi[982] dello stesso metro e rima. - -Visse in Egitto, uscito di Sicilia non sappiam quando, e fu -primo segretario del califo fatemita Fâiz-billah (1155-60), -un Abd-el-Aziz-ibn-el-Hosein, di sangue aghlabita, detto -Sikilli e Sa’di,[983] e soprannominato _El-kadhi-el-Gialîs_ -(Il cadi compagnevole); il quale morì d’oltre settant’anni, il -cinquecensessantuno (1165-6). Parecchi squarci delle sue poesie, -serbati da un biografo del secolo decimoquarto, cel mostrano poco -diverso da’ poeti minori contemporanei; chè al par d’ogni altro ei -sciorina le pupille omicide, le fonti di lagrime e tutto il resto.[984] -Pur v’ha di lui qualche grazioso epigramma,[985] e il principio -dell’elegia dettata per un suo figliuolo, che morì per naufragio, ci -sembra pien d’affetto.[986] L’era forse tutta la kasida e per questo -appunto parve sì scipita al biografo; il quale ne dà un solo verso, -confermando con ciò che, da ’Imad-ed-din a lui, il gusto de’ letterati -arabi di cattivo era fatto pessimo. - -Son questi gli ultimi poeti arabi che verseggiarono in Sicilia. Agli -stranieri è da aggiugnere Jehia-ibn-et-Teifasci da Kâbes, ucciso in -Sicilia da’ Franchi, dice Imad-ed-dîn, dopo il cinquecencinquanta -(1155) quand’e’ fecero la carnificina de’ Musulmani:[987] ch’è da -riferirsi, secondo me, alla rivoluzione del millecensessantuno. -Scrittore e poeta di maggior fama, venne in Sicilia (1168), com’abbiamo -detto,[988] il cadi Ibn-Kalâkis d’Alessandria, il quale ripartì con -un ambasciatore egiziano che di Palermo tornavasi al Cairo. Par che -Ibn-Kalâkis abbia soggiornato parecchi mesi nell’isola, poich’egli -vide Palermo, Termini, Cefalù, Patti, Lipari, Caronia, Messina, -Siracusa. Oltre il libro dedicato ad Abu-l-Kasim e i versi che gli -scrisse quand’ebbe a toccar l’isola di nuovo per fortuna di mare, -sappiam ch’ei lodò re Guglielmo in una kasida e abbiamo i versi ch’ei -dettò, a proposito delle mentovate città di Sicilia, trovando sempre -a ridire: qua sul nome, là sul clima o su le acque; ed or lamentando -i disagi della navigazione, or le molestie degli uomini, or l’uggia -del veder cavalieri cristiani serrati in fila con le spade sguainate, -come i denti di qualche belva che stèsse per avventarsi addosso a’ -Musulmani.[989] Al contrario lodava l’umanità della corte siciliana un -de’ Beni-Rowaha, il quale, preso dall’armata mentr’ei navigava, chiese -grazia con versi non tanto studiati, dicendo aver lasciati a casa una -madre vecchia e de’ figliuoli piccini in grandi strettezze, i quali, -volesse Iddio, conchiuse il poeta, che fossero qui prigioni, “poichè -appo voi non ci manca vitto nè vestito.” E si narra che il re liberò -costui, gli donò mille dirhem, e lo rimandò appo i suoi, spesato di -tutto. Ma non sappiamo a chi si debba riferire il beneficio, poichè -Scehâb-ed-dîn-’Omari, che trascrive cotesti versi, non dà il nome del -re, nè il tempo, nè altro particolare che il casato del poeta.[990] - - - - -CAPITOLO XII. - - -Ormai tra il libro di re Ruggiero e i diplomi suoi e de’ successori; -tra Falcando, Ibn-Giobair e gli altri cronisti e geografi, si può -delineare un prospetto delle condizioni topografiche ed economiche -della Sicilia nell’ultimo periodo delle colonie Musulmane. Si posson -anco particolareggiare alcuni compartimenti del quadro. A chi abbia -sotto gli occhi la descrizione dell’Edrîsi, accurata com’essa è -in alcune parti, viene in mente la prima cosa di cercare quali -mutamenti siano accaduti nella geografia fisica dell’isola. E la -curiosità delusa ci ricorda qual breve spazio siano sette secoli -nella cronologia del globo. All’infuori di Panaria, la quale manca di -certo per dimenticanza,[991] noi troviamo intorno la Sicilia le stesse -isolette; delle quali, allora appunto com’oggi, ardean sole Stromboli -e Vulcano, e quest’ultima con rarissimi intervalli.[992] Sarebbe sì -da notare, come vestigia d’antichi fatti geologici, la diversità di -certi quadrupedi in diverse isolette; poichè Edrîsi dice che viveano in -Pantellaria capre domestiche rinsalvatichite,[993] in Vulcano, capre -selvatiche, e in Marettimo, capre e antilopi.[994] Ma non sappiamo -quanta fede meritino così fatte distinzioni, nè se meglio sarebbe -aggiugnere a quegli animali i cervi di Favignana che ricordansi nel -decimottavo secolo,[995] e raccoglierli tutti quanti in unica specie, -quella per lo appunto onde par sia venuto il nome di Egadi alle isole -vicine a Trapani e quello di Capri, Caprera, Capraia ad altre più -settentrionali. - -Abbiam toccato in uno dei precedenti libri la quistione del menomato -volume delle acque fluviali in Sicilia.[996] A quella or si rannoda la -deteriorazione che parrebbe avvenuta in alcuni porti: ma è da ricordare -che Edrîsi estende l’appellazione di marsa, ossia porto, a’ piccoli -scali; e che in quella età, ancorchè non mancassero navi capaci al -par delle nostre fregate, pure si adoperavano ordinariamente piccoli -legni e soprattutto men cavi che i nostri. Contuttociò non è da negare -assolutamente la differenza di profondità che comparisce nel fiume -di Lentini e nelle foci di que’ che prendono il nome da Mazara e da -Ragusa, quando Edrîsi scrive che le navi arrivavano con tutto il carico -entro la prima di quelle città, posta a sei miglia dentro terra;[997] -che legni addetti al traffico con Calabria, Affrica ed altri paesi, -caricavano e scaricavano alla imboccatura del fiume di Ragusa;[998] -e che navi salpavano e barche svernavano presso la città, nel fiume -Mazaro.[999] Indi possiamo supporre avvenuto in cotesti luoghi un -interrimento o un sollevamento del suolo, di che abbiamo tanti esempii -in Sicilia e fuori. Possiamo creder anco rimpiccioliti per simili -cagioni i porti di Catania, Girgenti e Trapani, i quali or si lavora -a ristorare, quando sappiam che al tempo di re Ruggiero erano i due -primi gremiti sempre di navi;[1000] il terzo sicurissimo da tutti -i venti e immune della risacca, onde vi si svernava.[1001] Dei due -porti di Siracusa leggiamo che il piccolo fosse più frequentato che -l’altro.[1002] - -Edrîsi fa menzione della fonte intermittente, detta Donna Lucata,[1003] -presso Scicli e dell’Amenano che scorre sotterraneo in Catania e -talvolta irrompe nelle strade.[1004] Dobbiam altresì, a chi raccolse le -notizie topografiche, un abbozzo di statistica archeologica dell’isola, -leggendosi col predicato di _azali_, che appo noi suonerebbe -“aborigene,” le castella di Termini, Tusa, Kala’t-el-Kewârib (Santo -Stefano), Caronia, Taormina, Noto, Ragusa, Girgenti, Marsala, Trapani, -Kala’t-et-Tirâzi (Calatrasi presso Corleone), Battelari (presso -Bisacquino) e Calatafimi; oltrechè son chiamati _kadîm_, ossia «antico» -il castel di San Marco e Noto or or nominata: e si dice a Termini del -teatro e de’ bagni; a Girgenti degli antichi avanzi che dimostrano la -possanza alla quale arrivò un tempo il paese; a Taormina del ponte, -del teatro romano, testimone della grandezza di chi edificollo, e di -un colle che addimandavasi Tûr, celeberrimo per miracoli e pratiche di -devozione.[1005] - -Passando alla geografia politica, novello studio sul testo di Edrîsi e -su le altre memorie di quei tempi, mi sforza a confessare che mancano -ne’ documenti del duodecimo secolo le prove della tripartizione -amministrativa della Sicilia, ch’io, seguendo il Gregorio, supponea -ristorata da re Ruggiero.[1006] Se altre carte non ci daranno ragguagli -più precisi, è da ritenere che sotto i Normanni la Sicilia sia stata -divisa in varie province o distretti, di estensione assai disuguale e -fors’anco mutabile.[1007] - -Con maggiore certezza ritraggiamo da Edrîsi la distribuzione degli -abitatori sul territorio dell’isola. Noveravansi in questa centrenta -grossi paesi, escluse, com’espressamente ci avverte il compilatore, le -ville, i casali e le terre minori. Percorrendo i centrenta, veggiamo -che trentuno, posti la più parte su la marina, aveano de’ mercati, -ossia, secondo l’uso dell’Oriente e dell’Europa del medio evo, delle -contrade abitate da artigiani dello stesso mestiere o venditori della -stessa merce. Undici paesi, de’ quali un solo dentro terra, vanta van -de’ bagni;[1008] Palermo avea de’ magazzini di grandi mercatanti;[1009] -Palermo stessa, Lentini e Marsala, de’ fondachi;[1010] Catania, -Siracusa, Mazara e Marsala, de’ _khân_:[1011] ed oltre Palermo, -Messina, Catania e Siracusa, segnalavansi, per palagi e grandi -edifizii, Castrogiovanni, Noto, Butera, Girgenti, Carini: e notavansi -le larghe vie di Mazara, e le villette di delizia intorno i bagni -Segestani.[1012] Delle isolette adjacenti, erano abitate per tutto -l’anno Malta e Pantellaria; Lipari soltanto in certe stagioni, ma avea -pure un castello:[1013] disabitate sembrano le altre, non facendovisi -ricordo di popolazione nè di agricoltura, ancorchè quelle isolette -fossero state esplorate diligentemente, come si argomenta dalla -descrizione dei porti loro, delle acque dolci, della legna che vi si -trovava, e della frequenza de’ navigli che soleano cercarvi asilo nelle -fortune di mare.[1014] Leggiamo con maraviglia essere abbandonata, -senza guardia d’armati nè pur d’un custode, la inespugnabile fortezza -dell’Erice, chiamato allora Gebel-Hâmid;[1015] quando Ibn-Giobair, -trent’anni appresso, la dicea vegliata sì gelosamente.[1016] Il -libro di Ruggiero pone entro la fortezza di Giato una segreta pe’ -rei di maestà;[1017] dice tramutata in Sciacca la popolazione di -Caltabellotta, fuorchè un piccol presidio;[1018] e ci fa saper che -la ròcca di Kala’t-es-Sirût, che torna al Golisano del medio evo, o -Collesano, com’è piaciuto poi di scrivere, era stata spiantata, per -comando del re, e tramutati i terrazzani in sito men difendevole.[1019] -Del qual episodio non fanno menzione le croniche; ma sta bene nella -tragedia che si travagliò per tanti anni tra re Ruggiero e Rainolfo -conte d’Avellino, marito d’una sua sorella e nemico implacabile del -cognato. De’ centrenta grossi paesi, poi, una trentina sono scomparsi -oggidì dal novero de’ comuni, e ne riman appena il nome in qualche -villa o in qualche castello abbandonato e sovente rovinoso. Giacciono, -la più parte, nelle province di Palermo, Trapani, Girgenti, o vogliam -dire in quello che fu val di Mazara.[1020] Guardando una carta -geografica, si vede ancora la cicatrice della gran piaga che vi fu -aperta alla fine del duodecimo e prima metà del secolo seguente. - -Il qual fatto mi conduce a chiarirne un altro, assai più grande e -funesto. Raccogliendo tutti i nomi de’ luoghi abitati che occorrono -negli scritti geografici o storici e ne’ diplomi, dal principio -dell’ottavo al principio del decimoquinto secolo, si notano in -Sicilia più di mille nodi di popolazione, tra piccoli e grandi; dal -qual numero si può togliere forse una dozzina per nomi raddoppiati, -ma vanno aggiunte parecchie centinaia di nomi ignoti finadesso, o -perduti del tutto con tanti diplomi pubblici e privati. A fronte dei -mille luoghi e più, che si debbono supporre abitati nel tempo più -florido della Sicilia del medio evo, ossia nel regno di Guglielmo il -Buono, mettiamo le cinquecensessanta abitazioni che si contavano, tra -comuni e villaggi, alla fine della dinastia borbonica, e si vedrà la -enorme mancanza d’una metà per lo meno.[1021] Or supponendo l’attuale -popolazione della Sicilia uguale a quella del duodecimo secolo, e -tale io la credo senza timor di grosso sbaglio, perchè il numero è -cresciuto rapidamente da cento anni in qua, egli è evidente che gli -uomini sparsi una volta nelle campagne si sono raccolti nelle grosse -terre; il che vuol dir che l’agricoltura è andata a male. Notissima -cosa ella è veramente che in Sicilia la più parte de’ contadini abita -lungi dal suolo da coltivare, ossia che si sciupano molte ore della -giornata o molti giorni della stagione propizia, e che la più parte -delle terre di Sicilia rende assai meno di quel che potrebbe, serbate -d’altronde tutte le altre condizioni attuali, che non sono al certo -le migliori. Cotesta rovina economica principiò, a creder mio, con -le molestie suscitate contro i Musulmani fin dagli ultimi anni di -Guglielmo II; si accrebbe a volta a volta nelle vicende successive, e -Federigo II, filosofo e buon massaio quant’ei si fosse, dievvi pure una -dura spinta. Le guerre del Vespro siciliano non eran fatte al certo per -guarir quella piaga; la quale squarciossi vieppiù nell’anarchia feudale -del decimoquarto secolo, e gangrenì sotto la dominazione spagnuola, -sotto le giurisdizioni baronali e la possessione di tante manimorte. -Giova sperare che i cresciuti commerci dell’età nostra, lo aumentato -valor delle terre, e con ciò il vigor di novella vita nazionale, l’aria -libera che respiriamo, le savie leggi civili, gli studii promossi, e -la sicurezza pubblica, s’e’ verrà fatto di ristorarla, riconducano a’ -campi le popolazioni che ora stentan la vita nelle città. - -La mutata proporzione tra cittadini e contadini che, certissima in -fondo, ma senza particolari, abbiamo ritratta dal riscontro de’ nomi -topografici, comparisce molto precisa ne’ territorii di Giato, Corleone -e Calatrasi, che noveransi tra le centrenta città e castella descritte -nel libro di Ruggiero. I quali essendo stati donati da Guglielmo II al -monastero di Morreale (1182), ne abbiam noi ne’ diplomi di concessione -le note catastali, onde si scorge che que’ tre territorii contigui -conteneano cinquanta tra castella e casali. La superficie, la quale -su per giù prende mille chilometri quadrati, è in oggi suddivisa -ne’ territorii di dodici comuni, de’ quali il solo Corleone serba -l’antico nome:[1022] il che basti a mostrare i rivolgimenti sociali -di quelle parti dell’isola. La proporzione, poi, di tre grossi paesi -a cinquanta piccoli nel duodecimo secolo, e de’ cinquanta castelli -o casali d’allora, a’ dodici comuni della nostra età, non si può di -certo applicare a tutte le altre regioni dell’isola: contuttociò si -badi che, a quella stregua, tornerebbe scarso il numero de’ mille paesi -abitati che abbiam trovati nelle memorie del medio evo, e dovrebbe -raddoppiarsi, o accrescere almeno d’una metà.[1023] - -Venendo in particolare alle sorgenti della pubblica ricchezza, e -prima ai minerali, ci accorgiamo di non pochi mancamenti nel libro di -Ruggiero. Il quale accenna al ferro cavato dalle montagne di Messina -ed esportato ne’ paesi vicini,[1024] alle saline di Trapani,[1025] -alle pietre molari del territorio di Calatubo;[1026] ma dimentica -molti altri simili capi di commercio, che noi abbiamo ricordati nel -periodo precedente, nè egli è verosimile, fossero mancati:[1027] e, -quel ch’è più, tace dello zolfo e del petrolio. E qui si potrebbe -credere studiato il silenzio della relazione ufiziale, per celare -quanto più si potesse gli ingredienti del fuoco greco;[1028] perchè -l’estrazione di quelle due produzioni minerali era stata descritta da -Ahmed-ibn-Omar-el-’Odsri, o el-’Adsari, uno appunto degli autori di -geografia citati nella Prefazione di Edrîsi.[1029] - -Secondo il luogo di Ahmed, che raccattiamo dalle citazioni di due -autori più moderni, lo zolfo giallo di Sicilia, miglior di quello di -tutt’altro paese, trovavasi nell’Etna, ovvero, se preferiamo un’altra -lezione, nell’isola di Vulcano; lo cavavano picconieri pratici in -così fatto lavoro, ai quali talvolta accadea che lo zolfo scorresse -liquefatto, onde lor bastava scavare de’ fossatelli, e quand’era -rappreso lo tagliavano con le accette. A’ picconieri, aggiugne -Ahmed, che solean cascare i capelli e le unghie, per la natura calda -e secca di quel minerale, dice egli, con le idee fisiche del suo -tempo.[1030] Più precise notizie dava Ahmed dell’”olio di nafta:” -che questo sgorgava nel mese di scebbât[1031] e ne’ due seguenti, -entro certi pozzi vicini a Siracusa; che scendeasi in quei pozzi per -gradini; che l’uomo si cammuffava il volto e turava ben le narici, -perchè se mai avesse respirato laggiù sarebbe morto all’istante; che -raccolto da costui il liquido, lo si metteva a riposare in truogoli, -e poscia l’olio che rimaneva a galla era riposto in fiaschi e quindi -adoperato.[1032] E parmi stia bene tal descrizione. Ma nel cavamento -dello zolfo manca forse il principio, e si confonde la liquefazione -col caso d’incendio d’alcuna miniera; oltrechè è corso, a creder -mio, qualche errore nel designare la regione solforifera. Accenna -Ibn-Ghalanda generalmente alle acque minerali della Sicilia;[1033] -Edrîsi dice soltanto delle termali di Segesta[1034] e di Termini.[1035] - -Alla scarsa industria delle miniere, possiamo contrapporre la grande -prosperità dell’agricoltura, attestata da tutti gli scrittori e, meglio -di loro, dal gran commercio che la Sicilia esercitò nel duodecimo -e decimoterzo secolo. Nè Edrîsi è parco di frasi quand’ei tocca la -fertilità dell’isola; nè sdegna i particolari, poichè, in ottanta -dei centrenta contadi ch’ei rassegna, fa menzione espressamente degli -estesi terreni da seminare. Vero egli è che non distingue la specie -del raccolto, se frumento, o altre granaglie, o civaie; e che in -alcuni luoghi rimane al tutto ne’ generali, ed usa, tra gli altri, -un vocabolo tanto vago, quanto sarebbe appo noi a dir derrate. Ei -nota che nelle campagne di Aci “il caldo temperamento del terreno” -portava a mieter, pria che nel rimanente della Sicilia.[1036] In più -di trenta luoghi sparsi per tutta l’isola ei dice di orti, o giardini, -e dell’abbondanza delle frutte. Fa menzione di vigne in cinque soli, -Caronia, Oliveri, Hisn-el-Medârig (Castellamare), Paternò e Capizzi; il -che mi par confermi che le piantagioni di vite fossero scarse anzi che -no in Sicilia nel corso di quel secolo; ma non mi farà mai credere che -si limitassero a’ luoghi nominati.[1037] Forse il compilatore intese -dir anco della vite, quand’e’ ricordava genericamente i giardini: e -lo stesso parmi dell’ulivo, poich’Edrîsi non ne fa ricordo se non che -nella descrizione di Pantellaria.[1038] - -D’altronde la coltura della vite e dell’ulivo, ricordata espressamente -dal Falcando,[1039] si può ben supporre accresciuta, ma non -incominciata appena nel mezzo secolo che separò quei due scrittori. Il -Falcando ricorda anco gli ortaggi dell’agro palermitano e le macchine -da adacquarli;[1040] e non contento al dir che i giardini “davano -ogni maniera di frutte,” nomina singolarmente quelle che pareano -più rare a un transalpino[1041] e non l’erano punto agli occhi di -Edrîsi. Il quale, rimanendosi, com’io penso, a particoleggiare le -specie preferite dal commercio, fa ricordo soltanto di Carini, dalla -quale si esportavano per tanti paesi delle frutta secche: mandorle, -fichi, carrube.[1042] Il territorio di San Marco producea della -seta in abbondanza;[1043] s’imbarcava da Milazzo gran copia d’ottimo -lino,[1044] e assai se ne coltivava in terre irrigue a Galati,[1045] -al qual territorio noi possiamo aggiugnere quel di Ragusa.[1046] -Frequentissime, dice Edrîsi, in quel di Partinico le piantagioni -del cotone, della _henna_, pianta tintoria molto usata dagli Arabi, -e di altre leguminose:[1047] e da un diploma si argomenta che il -cotone sia stato coltivato anco nelle vicinanze di Catania al tempo -di re Ruggiero.[1048] Della henna e dell’indago poi sappiamo che al -tempo dell’imperator Federigo si pensava di piantarne alla Favara -presso Palermo.[1049] E forse Edrîsi, avvezzo a’ viaggi d’Affrica e -di Levante, sdegnò di ricordare le palme dell’agro palermitano; ma -supplisce al suo silenzio Ugo Falcando:[1050] e noi ben sappiamo che -nel secolo decimoterzo si diè opera a far fruttare il palmeto, il quale -dalla Favara stendeasi fino alla sponda dell’Oreto,[1051] e che il -milletrecentosedici i soldati angioini venuti all’assedio della città -tagliaron quel bosco,[1052] del quale avanza tuttora qua e là qualche -pianta. - -A dimenticanza manifesta è da apporre il silenzio del compilatore su -le piantagioni di cannamele e sull’opificio dello zucchero. Perchè lo -zucchero di Sicilia si consumava nella capitale dell’Affrica propria -fin dalla prima metà del decimo secolo;[1053] e, nella seconda del -duodecimo, il Falcando fa menzione non sol delle cannamele, ma anche -della cottura del melazzo e del raffinamento dello zucchero.[1054] -Un diploma del secolo duodecimo fa ricordo dei frantoi o strettoi da -cannamele;[1055] uno del decimoterzo mostra la sollecitudine che si -prendea l’imperator Federigo per ristorare le raffinerie di zucchero in -Palermo.[1056] La coltivazione poi delle cannamele e la manipolazione -dello zucchero continuarono in Sicilia fino alle età più malaugurate -della sua storia economica;[1057] e non è punto verosimile che così -fatte industrie sieno state intermesse al tempo di Ruggiero. Poco dice -Edrîsi de’ boschi: nomina la _binît_ di Buccheri, e spiega come torni -in arabico a pineta;[1058] fa menzione del catrame e della pece che -si esportava da Aci,[1059] del gran traffico di legname che faceasi a -Randazzo,[1060] delle navi che costruivansi a San Marco con gli alberi -tagliati in quei monti.[1061] Vi si può aggiungere, secondo un geografo -del duodecimo secolo ed uno del decimoterzo, il mastice di Pantellaria -cavato da’ lentischi e lo storace odorifero.[1062] La coltura degli -aranci e altri agrumi, della quale non fa motto Edrîsi, è attestata -ampiamente dal Falcando, da un diploma dell’undecimo secolo e dai poeti -arabi che cantarono le lodi di re Ruggiero.[1063] - -Della pastorizia, come dell’agricoltura, è forza confessare che quel -compilatore, o trascurò le notizie, o gli bastò accennarvi da lungi; -poichè non fa menzione di pascoli nè di greggi nè d’armenti, se non -che nei capitoli di Malta,[1064] Rahl-el-Merat,[1065] Mineo,[1066] -Golesano,[1067] Montalbano, Mangiaba[1068] e Galati.[1069] Ma parmi -superfluo dimostrare che questo ramo d’industria agraria sia stato -importante in Sicilia nel duodecimo secolo: basti ricordare il diploma -dell’imperator Federigo che attesta come, ai tempi di Guglielmo II, -il fisco dava in fitto a’ Musulmani grandissimo numero di buoi, tra -indomiti e mansi.[1070] Da un’altra mano supplisce Pietro d’Eboli -al libro di Ruggiero, lodando nel suo carme i cavalli trinacrii, -montati in una grande solennità da’ nobili di Salerno:[1071] onde -veggiamo nel duodecimo secolo la continuazione delle razze lodate già -nell’undecimo.[1072] E la cura che prendea l’imperator Federigo per -mantenere de’ cameli in Malta, ci conduce a supporre che quegli animali -v’attecchissero ancora.[1073] Si facea del miele, a detta di Edrîsi, in -Malta, Caltagirone e Montalbano.[1074] - -Tra i prodotti del mare primeggiava l’ottimo corallo di Trapani, e -notavasi l’abbondante, anzi, dice Edrîsi, “strabocchevole copia di -pesci che si prendeano in quelle acque,” non escluso il tonno grande, -così lo chiama, al quale si tendean ampie reti.[1075] E similmente ei -fa ricordo delle reti da tonno nella marina dei Bagni Segestani;[1076] -delli ordegni con che lo si pescava a Milazzo;[1077] della quantità -grande che se ne prendea ad Oliveri;[1078] della rete messa in mare -dinanzi Caronia,[1079] e del tonno che si pescava anco nel porto, non -so se di Termini o di Trabìa.[1080] Ei non fa menzione di tonnare su -la costiera di Levante nè di mezzogiorno, nè della pescagione minuta -in altri mari che di Trapani e Catania. Dice pur del _rei_, il quale -compariva in primavera nel fiume di Termini;[1081] de’ pesci grossi e -squisiti che dava il Simeto;[1082] degli svariati e copiosissimi che -si prendeano nel fiume di Lentini e si mandavano per ogni luogo,[1083] -e di quei del fiume Salso, pingui e saporosi.[1084] Il povero Oreto -anch’esso par sia stato più pescoso che in oggi, quando l’imperator -Federigo rivendicava al demanio regio una pescaia che v’avean fatta, -cheti cheti, i monaci della Trinità di Palermo.[1085] - -_Tarbi’a_, che suona la “quadrangolare” e noi n’abbiam fatto _Trabìa_, -era amena villa, al dire di Edrîsi: le grosse polle d’acqua, che -sgorgan quivi a piè della roccia, movean di molti molini; e vasti -casamenti erano addetti a lavorare l’_itria_, o vogliam dir le paste e -particolarmente i vermicelli,[1086] de’ quali si caricavano bastimenti -e spedivansi in Calabria e in tanti altri paesi di Cristiani e di -Musulmani:[1087] onde si vede come l’industria cittadina raddoppiava il -valore prodotto dall’industria agraria, e apprestava materia di nuovi -guadagni alla navigazione e al commercio. - -Pochi altri ragguagli possiam cavare da Edrîsi intorno l’industria -cittadina, appartenendo tanto agli artigiani quanto a’ bottegai, i -mercati ch’egli va notando in varie città e terre.[1088] Fa menzione -poi, in Girgenti, Mazara, Alcamo, Naro, Castrogiovanni e Randazzo, -d’altri artefici, tra i quali credo sian di quelli che in oggi -chiameremmo artisti:[1089] e ognuno intende che se il compilatore non -ne parla nella descrizione delle città primarie, è forse che gli parea -superfluo; nè dobbiamo dimenticare ch’egli non bramava già di tirar con -regola e compasso degli specchietti statistici a modo nostro, ma volea -soprattutto fare sfoggio d’eleganza nella lingua e nello stile. Donde -noi cercheremo i particolari in altri scritti, o in qualche avanzo di -manifatture che è pervenuto per buona ventura infino all’età nostra. -Al punto stesso in cui i Musulmani sgombravano dalla Sicilia, noi -veggiamo in Melfi, Canosa e Lucera, legnaioli, intarsiatori, armaiuoli, -magnani ed “altri maestri” saraceni, salariati dall’imperator Federigo, -insieme col fattore d’un suo vivaio, e co’ famigli addetti ai cameli, -alla lonza da caccia ed ai mangani, s’io ben leggo.[1090] Di cotesti -o altri intarsiatori abbiamo anco i nomi proprii e sembran tutti -siciliani.[1091] Il vocabolo stesso di _tarsîa_, arabico puro, sembra -passato di Sicilia nella Terraferma italiana, e prova meglio che il dir -di qualunque scrittore come quell’arte sia fiorita dapprima nell’isola. -S’altro attestato occorresse, avremmo delli scrigni intarsiati con -epigrafi arabiche che si conservano tuttavia in Sicilia;[1092] e se -dubbio rimanesse ancora, mostrar potremmo gli avanzi di due grandi e -magnifiche iscrizioni, intarsiate su marmo bianco, in pietre dure di -colore, a quel modo che in oggi si chiama mosaico fiorentino,[1093] tra -il quale e l’intarsiatura in legno o avorio non è altra differenza che -la materia. Si ritrova in Sicilia nel duodecimo secolo, come ognun sa, -l’arte di lavorare il porfido, attestata non solamente dagli avelli -regii del duomo di Palermo, ma altresì dagli ornati sì frequenti -nelle chiese normanne, ai quali si deve aggiungere un lavorìo minuto -e difficilissimo: una profonda coppa da bere, fornita di anse, che -serbavasi nella Cappella Palatina di Palermo infino a’ principii del -decimoquarto secolo.[1094] - -Chi sa quanto sia moderno il gusto di far collezioni delle stoviglie -del medio evo, mi condonerà se in questo capitolo dell’industria -siciliana io tocco, semino dubbii e passo. Palermitani e senza alcun -dubbio siciliani sono gli orci e le brocche di terra cotta, varii -per la grandezza e per la forma, grossolani di fattura, e alcuni con -tappo fisso, bucherato, e la più parte sciupati al forno, dei quali -si trovò, com’io ritraggo, un piccol numero nel demolire la chiesa di -San Giacomo la Marina in Palermo (1864), e poi se n’è cavato parecchie -centinaia sopra le vòlte della Martorana, ponendo mano (1870) alla -ristorazione di questo prezioso edifizio, che torna alla prima metà -del secolo duodecimo. Credono i periti che questo insolito materiale -s’abbia a tenere contemporaneo delle prime fabbriche. Che che ne sia, -si scorge in quel vasellame una grossiera imitazione di motti e ornati -arabi; onde non andrebbe riferito a’ tempi in cui le colonie musulmane -serbavan la lingua loro, e potrebbe scendere alla seconda metà del -duodecimo o fors’anco del decimoterzo secolo.[1095] - -Ammetto io volentieri, coi trattatisti di ceramica medievale e moderna, -che sia stata in Sicilia, fin dai tempi musulmani, una scuola di -maioliche; ancorchè io non mi affidi del tutto alla pratica di quegli -antiquarii che battezzano, con data e patria, questo o quell’altro -lavoro.[1096] Pur oso dir che i più preziosi ch’io abbia mai visti, i -due stupendi vasi di Mazara, mi sembrano spagnuoli, sia delle isole o -della terraferma.[1097] È forza poi che io ricusi la cittadinanza di -certi elegantissimi orcioletti arabi da armadio e da salotto, i quali -a prima giunta si potrebbero dir siciliani, essendo frequentissimi -nelle collezioni della Sicilia e rari nelle altre d’Europa. Ma la -data segnata nella più parte di siffatte stoviglie par che torni -a’ principii del decimoquarto secolo, quando gli ultimi residui de’ -Musulmani erano usciti di Sicilia fin da tre o quattro generazioni, e -se rimaneano le tradizioni delle industrie ed arti loro, la lingua era -perduta e dimentica o celata la origine.[1098] - -Si veggono ne’ musei di Sicilia, come in tutti gli altri d’Europa, -delle ciotole di bronzo o rame, di quelle che i Musulmani usano per -bere, e alcune grandi catinelle o dischi degli stessi metalli, ma -nessuno indizio ci porta a rivendicarli all’industria siciliana; anzi, -tornando comunemente così fatti lavori al decimoterzo, decimoquarto -o decimoquinto secolo, e somigliando perfettamente a quei notissimi -di Siria e di Egitto, è da supporre che li abbia recati in Sicilia il -commercio, sì come fece in altre parti d’Italia, e più che ogni altra -in Toscana.[1099] Pur si ritrae che i Musulmani di Sicilia lavoravano -egregiamente i metalli. Il museo del Louvre possiede un piccolo -mesciacqua di rame, in forma d’un pavone, in petto al quale si legge, -preceduto da una croce, il motto _Opus Salomonis erat_, e sotto quello -in arabico, _Fattura di Abd-el-Melik-en Nasrâni_, ossia il Cristiano. -Il dotto archeologo, che ha illustrato cotesto vaso, lo riferisce al -duodecimo secolo ed alla Sicilia, sì per la forma de’ caratteri, per la -coincidenza de’ due idiomi e per l’apostasia dell’artefice musulmano, e -sì per la somiglianza di quest’opera con altre dell’arte arabo-sicula. -Dimostra inoltre l’autore con molti esempii, che “opera di Salomone” -significava allora “sottil congegno;” e sostiene che un cannellino, -del quale rimane ancora vestigia, era adattato sul dorso del pavone -affinchè, mescendosi l’acqua dal becco, l’aria entrata dal cannellino -rendesse un sibilo.[1100] Nel gabinetto poi delle antichità in Parigi è -esposta una coppa di bronzo, ageminata in argento con figure d’animali -e rabeschi di stile arabico, la quale, ne’ tre soliti cartelli tondi, -invece di motti arabi, porta lo stemma d’un arcivescovo di Morreale -del decimoquarto secolo; onde l’erudito autore del catalogo ha -ben’aggiudicata quest’altra opera alla scuola arabica di Sicilia.[1101] -Abbiamo in cotesti bronzi parigini il simbolo de’ due ultimi stadii -dell’industria arabo-siciliana: l’uno, cioè, quando i Musulmani si -convertirono alla religione de’ vincitori e appresero la loro lingua -oficiale, senza smettere la propria; e l’altro quando, mutata lingua -e religione, ritenner pure le tradizioni di lor arte: finchè nel -decimosesto secolo furono attirati dal maggior astro che risorgea nella -terraferma d’Italia. - -Abbiam già fatta menzione del _tirâz_ regio di Palermo,[1102] nel -quale, si tesseano e ricamavansi i drappi di seta, come afferma -precisamente il Falcando.[1103] E però non ne daremmo or che un cenno, -se non fosse uscita alla luce, dopo il secondo volume della presente -istoria, una erudita e sontuosa illustrazione delle insegne dell’antico -Impero germanico, serbate in Vienna; la qual collezione è composta in -gran parte di ricami e drappi siciliani.[1104] L’abbondante materia -vuol che si tratti separatamente di quelle due manifatture, e si torni -anco addietro al periodo al quale arrivammo nel quarto libro. - -Poichè ci sembra con molta verosimiglianza lavoro del _tirâz_ di -Palermo, il pallio che il gran ribelle di Puglia donò all’imperatore -Arrigo II; il qual cimelio si ammira oggidì nel duomo di Bamberg.[1105] -E veramente il disegno somiglia in generale a quello del manto di re -Ruggiero; e il planisfero celeste, ch’evvi raffigurato con qualche nota -astrologica, torna per l’appunto agli studii ed a’ gusti musulmani -di quel secolo, non ostante le figure di santi, tramezzati alle -costellazioni in grazia del pio personaggio pel quale era fatto il -pallio. Si scorge anco la mano straniera nelle iscrizioni latine con -lettere trasposte e alcuna capovolta.[1106] Oltre a ciò manca ogni -fondamento a supporre un _tirâz_ in altra città d’Italia;[1107] nè -è mestieri andarlo a cercare in Affrica o Spagna, quando l’abbiamo -in Sicilia e sappiam la lega di que’ Musulmani (1011) con Melo o -Ismaele, come or non si può esitare a chiamarlo, leggendo il nome -nel pallio.[1108] Seguono nell’ordine de’ tempi il notissimo pallio -di re Ruggiero,[1109] con la data del cinquecenventotto dell’egira -(1133); il camice di seta bianca, ornato con larga fimbria di porpora -e d’oro e con lunga iscrizione bilingue, che porta in latino e in -arabico i titoli di Guglielmo II e l’anno millecentottantuno;[1110] le -gambiere col nome e i titoli dello stesso principe ricamati in lettere -arabiche.[1111] L’editore, il quale ha studiati, meglio che niun altro -erudito europeo, i paramenti ecclesiastici del medio evo, attribuisce -anco agli artefici musulmani di Sicilia i guanti di seta rossa trapunti -in oro; due cinti da spada; un paio di ricchi sandali; il manto -chiamato d’Ottone IV, e altri lavori che non hanno data nè lettere -arabiche, ma gli ornamenti e lo stile di essi confrontano con que’ -del _tirâz_ palermitano[1112]. Contro il qual giudizio non abbiam che -dire: se non che il merito del lavoro va scompartito tra’ Musulmani di -Sicilia e i Greci, quando si sa dalle croniche il fatto de’ lavoranti -di Tebe e Corinto, uomini e donne, menati prigioni in Palermo; i -quali di certo non dettero principio a quell’opificio, ma non si -può ammettere neanco che non abbiano giovato nulla a perfezionare i -lavori.[1113] Vanno ricordati infine i ricami in lettere e disegni -arabici della veste con la quale fu sepolto l’imperator Federigo: -onde le prove materiali di quell’arte arrivano infino alla metà del -decimoterzo secolo.[1114] - -Circa i drappi fabbricati in Palermo, le prove materiali e gli -attestati scritti forniscono particolari sì copiosi da convenire più -tosto ad apposito e tecnico trattato, che alla presente rassegna. -Basti dunque citare i drappi de’ pallii ricamati, de’ quali testè -abbiamo discorso e i soppanni di quelli, tutti opera siciliana, a -giudizio dell’autore della descrizione; i quali sono tessuti con -bell’artifizio a figure di animali e di piante, rilevati ad oro ed a -colori diversi; e rassomigliano per la fattura agli scampoli rimasi -nelle cattedrali di Palermo e di Cefalù, dei quali l’autore pubblica -qualche disegno.[1115] Vengon poi i vestiti che si osservarono nelle -tombe regie del duomo di Palermo, quando la ristorazione del monumento -die’ occasione ad aprirle.[1116] Leggiamo nella cronica dell’Abate di -Telese che, nelle feste dell’incoronazione di re Ruggiero, le mura del -palagio eran parate di pallii e per fino gli infimi servitori vestiti -di seta.[1117] Nella seconda metà del medesimo secolo, il Falcando -attesta la varietà de’ drappi di seta tessuti nel palazzo reale e -ricamati ad oro e perle, e la copia altresì de’ drappi stranieri e de’ -pannilani che vendeansi nel vico degli Amalfitani entro il Cassaro di -Palermo;[1118] e Ibn-Giobair nota il lusso di vestimenta delle dame -cristiane di quella capitale ed anco delle musulmane che davano, com’or -direbbesi, il figurino.[1119] V’ha memoria d’un gran padiglione di -seta da sedervi a mensa dugento persone, che Riccardo Cuor di Leone -pretese da re Tancredi, insieme con altri tesori, dopo la baruffa -di Messina.[1120] Le antiche poesie francesi ricordano lo sciamito -e il zendado di Palermo.[1121] I diplomi siciliani, citando quelle e -tante altre maniere di drappi operati o ricamati, mostrano la grande -attività del commercio e dell’industria indigena.[1122] Danno simile -testimonianza le denominazioni de’ dazii ordinati dai re normanni e -svevi;[1123] e perfino il dialetto siciliano attesta l’origine e la -importanza di quella industria, chiamando i tessitori in generale col -vocabolo arabico _careri._[1124] Gli opificii della seta decaddero -in Sicilia, al par che tante altre sorgenti di pubblica ricchezza, -nella seconda metà del decimoterzo secolo, per le varie cagioni a che -abbiamo accennato; tra le quali non è da dimenticare la emigrazione de’ -Musulmani. Delle città di Terraferma, Lucca fu la prima a raccogliere -la eredità della Sicilia. Rivaleggiarono poi con quella città, Firenze, -Venezia, Genova: e artisti italiani recarono tal ricca industria a -Lione, a Tours e in altre città della Francia. Pur la esportazione -de’ drappi di seta rimase bel capo di commercio in Sicilia infino al -decimosesto secolo.[1125] - -E nessuna maniera d’opificii, necessarii al vestire ed anco al lusso, -potea mancare in Sicilia nel duodecimo e decimoterzo secolo, s’egli -è vero che le industrie si rannodan tra loro, e che una ne favorisce -un’altra e sovente la porta con seco necessariamente. Così, in un paese -celebrato pe’ drappi di seta, la gabella su l’arco del cotone,[1126] -che parmi voglia dire la battitura de’ bocciuoli per cavar la bambagia, -fa supporre i telai da tesserne il filo. Abbiamo precise testimonianze -per le tintorie[1127] e per gli opificii di pelli dorate, che si -adopravano in varie manifatture e segnatamente negli stivaletti da -donna.[1128] I guanti di seta tessuti a maglia, che si rinvennero -nell’avello di Arrigo VI, sono da riferire anch’essi all’industria -siciliana.[1129] Nè può dubitarsi che i fermagli smaltati e gli -ornamenti gittati in oro, che furon cuciti in alcune delle vestimenta -imperiali, non siano opera degli orefici palermitani; que’ medesimi a’ -quali sono da attribuir le corone dell’imperator Federigo e della sua -prima moglie Costanza d’Aragona.[1130] - -Verosimil cosa è, ma punto provata, che nel periodo, del quale -trattiamo, si fosse lavorata in Sicilia della carta da scrivere. Furon -gli Arabi, come ognun sa, que’ che recarono in Occidente la carta di -cotone, fabbricata nel Khorasân ad imitazione di quella della Cina, -ch’era fatta di seta o d’erbe;[1131] nè cade in dubbio che opificii di -carta siano surti in Spagna e particolarmente a Xativa, donde, nella -prima metà del duodecimo secolo, se ne mandava in Levante e in Ponente, -al dir di Edrîsi.[1132] Il silenzio del quale, nella descrizione -della Sicilia, sarebbe grave argomento contro il mio supposto, se -in questo medesimo capitolo non avessimo trovate più volte fallaci -le prove negative fondate su quel libro. Ritraggiam noi che, allo -scorcio dell’undecimo secolo, i diplomi normanni di Sicilia, perfino -que’ che portavano concessioni territoriali, furono scritti in carta -di cotone; onde, in men di mezzo secolo, re Ruggiero volle rinnovare -tutti i titoli di proprietà, con l’occasione o il pretesto che molti -originali fossero logori, cancellati o corrosi dalle tarme.[1133] -Continuossi, ciò nonostante, a copiare in carta di cotone gli atti -privati ed anco i pubblici, finchè, a capo d’un secolo, l’imperator -Federigo dichiarò nulli que’ di certe classi che non fossero scritti in -cartapecora;[1134] ma la sua cancelleria, in Sicilia e nella terraferma -d’Italia, usò tuttavia la carta negli atti che parea non dovessero -passare alla posterità.[1135] Il basso prezzo della materia, provato -da cotesti fatti, fa credere più tosto a fabbricazione indigena che -ad importazione dalla Spagna o dall’Oriente.[1136] S’aggiunga che la -denominazione di carta di papiro, occorrendo per la prima volta nelle -Costituzioni di Federigo, sembra nata in Sicilia, per essere questo il -solo paese d’Europa che produce quella pianta, e che l’usò comunemente -nella cancelleria dello Stato fino alla seconda metà del decimo -secolo;[1137] quando egli è probabile che la carta di cotone a poco a -poco sia stata surrogata al papiro, e con l’ufizio ne abbia preso anco -il nome.[1138] - -La narrazione de’ fatti politici in questo e nel precedente libro, e -la rassegna delle produzioni del suolo nel presente capitolo, ci ha -condotti a toccare le notizie commerciali, in guisa che, volendo or -trattarne appositamente, basterà di accennare alle cose già dette, le -quali sono confermate da’ trattati di commercio[1139] dalle generalità -che affermano alcuni scrittori.[1140] Hanno avuta i lettori occasione -di riflettere che i principi della Sicilia, massime re Ruggiero e -Federigo, indirizzarono spesso le pratiche e imprese loro a scopo di -utilità mercantile; e che poservi zelo tanto maggiore, quanto eran -essi i primi mercatanti del paese. E veramente le vaste possessioni -demaniali, la riscossione delle gabelle in derrate, l’esempio degli -Ziriti di Mehdia, e da un’altra mano la forma del principato feudale, -sospingeano a quell’errore economico, il quale pur fruttava gran parte -dell’entrata dello Stato, o della Corte che dir si voglia. - -Principalissimo capo del commercio siciliano furono i grani, nel -duodecimo secolo,[1141] al par che ne’ seguenti infino al decimottavo, -e continuo sbocco di quelli fino al secolo decimosesto, fu la costiera -di Barbaria, travagliata sempre dalla fame.[1142] Mandava la Sicilia -in Venezia de’ grani ed altre vittuaglie e, con rammarico d’un uomo di -Stato di que’ tempi, ne traeva gran copia di merci e poco denaro.[1143] -Si è già detto delle paste lavorate della Trabia, imbarcate per -varii paesi cristiani e musulmani.[1144] Dopo le granaglie, erano -capi d’esportazione, importanti nel duodecimo secolo, ed, a quanto -parrebbe, assai più nel seguente, le frutte secche e il cotone;[1145] -il quale ritraggiamo che sino ai principii del decimosesto secolo si -mandava perfino in Inghilterra grezzo e filato:[1146] ed è anco da -mettere in conto il corallo, il mastice di Pantellaria e lo storace -odorifero.[1147] Nè possiam supporre scarso a’ tempi normanni il -traffico dello zucchero, poichè quello di prima coltura e le frutte -giulebbate andarono sino al decimoquinto secolo dalla Sicilia in -Costantinopoli, Alessandria d’Egitto e Inghilterra, non che ne’ mercati -della nostra Penisola[1148]. Da un’altra mano esportavansi dei drappi -di seta per le regioni occidentali d’Europa.[1149] Documenti del -duodecimo secolo attestano l’associazione di mercatanti genovesi e -siciliani per intraprese commerciali in varii paesi.[1150] Sappiamo -delle navi siciliane ancorate ne’ porti di Barcellona e di Alessandria -d’Egitto:[1151] e ritraggiamo da altre sorgenti il traffico della -Sicilia in que’ due grandi emporii[1152] e in quelli di Pisa,[1153] -Marsiglia[1154] Amalfi,[1155] Calabria e Malta.[1156] Di certo le -navi genovesi conduceano gran parte di que’ commerci in Sicilia come -in tutto il Mediterraneo;[1157] pure gli altri navigatori italiani -rivaleggiavano sempre con essi, ed anco i Siciliani; poichè sappiamo -delle costruzioni navali di San Marco e del gran traffico di legname -che faceasi a Randazzo, per trasportarlo, com’e’ sembra verosimile, -nel porto di Messina.[1158] Il quale ritolse a Palermo il primato della -navigazione, in quel gran movimento che per tutto il duodecimo secolo -spinse l’Occidente, a traverso il Faro, in Palestina e in Siria: onde -Messina nella seconda metà del secolo divenne la stazione principale -del navilio da guerra, in vece di Palermo.[1159] Nè son pochi gli -emporii minori nominati da Edrîsi: Termini, Cefalù, _Kala’t-el-Kewâreb_ -(Santo Stefano), Milazzo, Taormina (ossia Giardini), Aci, Catania, -Siracusa, Scicli, Ragusa, _Olimpiade_ (Licata), Girgenti, Sciacca, -Mazara, Marsala, Trapani, _Kala’t-el-Hamma_, _Calatubo_, Carini, San -Marco.[1160] - -Continuando a ciò che abbiam detto intorno le monete del primo conte di -Sicilia,[1161] è da notare che sotto Ruggiero e i due Guglielmi furono -coniati in grandissima copia dei quartigli d’oro, volgarmente detti -Tarì, e citati con tal denominazione negli atti pubblici di quel tempo. -De’ quali son pieni i musei pubblici e privati d’Europa, e se ne trova -sempre qualcuno presso gli orafi e i rivenduglioli in Sicilia ed anche -fuori; oltrechè sappiamo come e’ corsero per le contrade in due grandi -rapine, una volta in Palermo e una volta in Roma.[1162] - -L’ampia collezione pubblicata dal principe di San Giorgio Spinelli -ci aiuta a conoscere le monete normanne di cotesto periodo, meglio -che la non abbia fatto per quelle dell’undecimo secolo; quantunque -non ci spiri, nè anche qui, piena fiducia per le date ed altri -amminicoli.[1163] Userò io, dunque, cotesto libro per quel ch’e’ vale, -col sussidio di altre opere e delle monete che ho vedute con gli occhi -miei.[1164] - -Lascio addietro, perchè non battuta in Sicilia, nè, a quanto parmi, col -fine di soddisfare a bisogno economico, la moneta di rame, che ha da -una faccia la protome di San Niccolò con iscrizione greca e dall’altra, -in caratteri cufici, la data di Bari, anno cinquecenquarantaquattro -dell’egira (1149).[1165] Le altre monete arabiche de’ Normanni di -Sicilia coniavansi in Palermo e in Messina, talvolta con leggende -bilingui, cioè arabico e latino, ovvero arabico e greco. Quelle di -Ruggiero secondo hanno, la più parte, nel rovescio un segno, che -altri ha creduto figura della croce tronca in cima, altri iniziale -del classico nome di Trinacria. E per vero l’è sigla, secondo -l’uso dei tempi e delle dinastie normanne d’Italia; ma compendia, -a creder mio, il nome di Tancredi, padre di Roberto Guiscardo e del -primo conte Ruggiero: Tancredi di Hauteville, ceppo della dinastia, -della quale i due rami sovrani regnarono insieme in Palermo dal -millenovantuno al millecenventitrè, e governarono la città con unica -amministrazione.[1166] Ognuno intende che non vi tenean essi al certo -due zecche, nè poteano trovare miglior simbolo, per l’unica moneta -loro, che la sigla di Tancredi. Ciò non togliea che il vecchio conte -Ruggiero e i due successori immediati battessero moneta per conto -proprio loro in Messina, nè che Ruggiero duca di Puglia tenesse in -opera la zecca di Salerno.[1167] E si ricordi che la _T_ di varie -forme, e variamente rabescata e ornata di puntini, comparisce più -sovente nelle monete d’oro, quelle cioè che doveano avere corso più -largo ne’ dominii normanni e fuori.[1168] Noi sappiam che allo scorcio -dell’undecimo secolo i grandi della corte di Sicilia invocarono -talvolta la buona fortuna della progenie di Tancredi,[1169] e che re -Ruggiero si vantò sempre erede non men del padre che dello zio; ond’e’ -par ch’abbia potuto usare molto volentieri la sigla di Tancredi. Mi -conferma in tal concetto l’ornato bizzarro, dato ai due rami della _T_ -in alcune monete e nel gran pallio di Nuremberg: il quale è diviso in -due quadranti dalla medesima lettera, se non che l’asta perpendicolare, -grossa e rabescata, rassomiglia ad un tronco di palma. - -Afferma lo Spinelli[1170] che Ruggiero, assunto il titol di re, abbia -mutato cotesto tipo monetario, prendendo quello che fu serbato da’ due -Guglielmi, nel quale rimase da una faccia il nome del principe, ma -fu sostituito nell’altra alla formola musulmana il noto motto greco -“Gesù Cristo vince.” Ma l’autore stesso ci fa veder pure l’antico -tipo dopo il millecentrenta:[1171] e il vero è che un fatto di sì gran -momento non si potrà accertare se pria non saranno rivedute da occhi -più pratici tutte le date e le leggende. Aggiungo aver osservata io -stesso nel Museo di Napoli una moneta che ha da una faccia la formola -musulmana e dall’altra la _T_ rabescata, con la leggenda arabica “Per -comando — del re — Ruggiero.” Io ritengo che la formola musulmana era -già disusata negli ultimi anni di Ruggiero; ma che l’aveano abbandonata -a poco a poco, e adoperata per molti anni promiscuamente col tipo che -portava la croce e il motto bizantino. Chi voglia, poi, applicarsi -all’iconografia delle varie monete arabiche dell’epoca normanna e -sveva, e soprattutto di quelle figurate con immagini sacre, o d’animali -e di piante, troverà campo larghissimo nell’opera dello Spinelli. - -Non si alterò sotto i tre primi re normanni la forma, nè, a quel che -parmi, il valore intrinseco de’ tarì o _robâ’i_ fatemiti. Di raro -par si fossero coniati de’ dînâr o mezzi dinar,[1172] nè ci avanza -gran copia di monete d’argento con iscrizioni arabe o bilingui; -ma si rinvengono spesso delle monete di rame. Per cagion del breve -regno e delle popolazioni musulmane, che sempre più si dileguavano, -coniò poche monete arabiche Tancredi, poche Arrigo VI; e scarseggiano -similmente quelle di Federigo, il quale mutò il sistema monetario, -surrogando coll’agostale le frazioni del dinar. Ma ancorchè sieno -estranee al nostro argomento le monete latine dei re di Sicilia, non -vogliam passare sotto silenzio che i Guelfi, tra le altre singolarità -attribuite all’imperator Federigo, narrarono ch’egli avesse data fuori -della moneta di cuoio,[1173] come la tradizione popolare di Sicilia -dice di Guglielmo il Malo. Ed ancorchè nessuno antiquario n’abbia vista -fin qui la prova materiale, non ripugna al vero la imitazione di tal -trovato, quando noi sappiam che i Cinesi, precorrendoci anche nelle -teorie del credito, adoperaron moneta di cartone fin dal settimo secolo -dell’èra volgare. La corte di Roma, nella gran salmeria de’ motivi che -accompagnavano la scomunica del milledugentrentanove, chiamò Federigo -“falsario di nuovo genere,” apponendogli d’aver fatto coniare del rame -coperto di sottile foglia d’argento:[1174] e io debbo dire che, non -ostante la nota audacia di tali accusatori, mi sembra anco verosimile -questo fatto, perchè n’abbiamo esempii nella numismatica antica ed anco -nella musulmana,[1175] e perchè l’imputazione è di quelle che niun osa -fare quando manca il corpo del delitto. - - - - -CAPITOLO XIII. - - -Ho differito fin qui il ragionamento su l’architettura e le arti -ausiliari, perchè mi è parso bene toccarne in quest’ultimo capitolo, -ordinato a notare i vestigii che le colonie musulmane lasciarono in -Sicilia; de’ quali nessun altro è più splendido e più certo di que’ che -scorgonsi ne’ monumenti del duodecimo secolo. Io non dico de’ secoli -precedenti, non sapendo, in vero, se in tutta l’isola rimanga oggi in -piè alcun edifizio surto nella dominazione musulmana. Que’ che i padri -nostri le riferivano con piena fede, ormai scendono ai tempi normanni. -Sognarono alcuni eruditi del secento che l’Annunziata de’ Catalani -in Messina fosse stata, in origine, mausoleo d’un supposto Messala, -re di supposti Alamidi; del quale essi leggean proprio l’epitaffio -nelle tavole di marmo bianco, spezzate in parte e capovolte, onde sono -rivestiti gli stipiti della porta maggiore di quella chiesa.[1176] Ed -ecco che, deciferando senza tanta fatica l’elegante scrittura _neskhi_ -intarsiata in quelle tavole a caratteri di serpentino e rabeschi di -porfido, se ne raccapezza de’ versi, pei quali re Ruggiero invitava i -grandi della corte ad entrar nel suo paradiso terrestre: senza dubbio -la reggia di Messina, dove l’iscrizione adornò qualche vestibolo o -corse su le pareti di qualche sala.[1177] Per errore meno indegno di -scusa furon credute, e da taluno credonsi ancora, opera saracenica -i palagi della Zisa e della Cuba e le rovine di Mimnerno, o meglio -direbbesi Menâni, presso Palermo. Ma la Cuba mal nascose l’età sua -agli occhi di Girault de Prangey; e infine è stata tradita da quella -medesima iscrizione arabica che parea documento dell’origine musulmana, -poich’evvi intagliato a caratteri cubitali il nome di Guglielmo II e -l’anno millecentottanta del Messia.[1178] La Zisa anch’essa dopo averci -tenuti tutti in rispetto con quel suo sembiante arcaico, giudicata -or che abbiamo migliori lezioni d’una cronica e d’una epigrafe e che -sappiam l’età della Cuba, torna a Guglielmo il Malo e in parte anco al -figliuolo.[1179] Menâni poi è attribuito da una cronica a re Ruggiero; -nè le sue rovine danno indizio che ci porti a mettere in forse -quell’attestato.[1180] - -Si può assegnare, sì, origine più antica al castello di Maredolce[1181] -ed ai Bagni di Cefalà;[1182] se non che la forma primitiva di que’ -due monumenti è mutata, tra pei guasti del tempo e per fabbriche -sovrapposte. Diciam lo stesso della Porta della Vittoria[1183] e -dell’edifizio di San Giovanni de’ Lebbrosi.[1184] Poco poi è da -sperare in certi castelli d’aspetto saracinesco, abbandonati, anzi -mezzo distrutti, come que’ del monte Bonifato,[1185] d’Entella e -di Calatamauro in val di Mazara[1186] e qualche altro in val di -Noto,[1187] non parendo che dalle ruine di fortilizii si possa ritrarre -un compiuto sistema d’architettura. Io non ho fatta menzione delle -chiese che chiamiamo normanne, perchè le son tutte evidentemente del -duodecimo secolo, e se in una o due si potesse scoprire qualche lavoro -degli ultimi lustri dell’undecimo, non porterebbe divario nell’epoca. - -Del rimanente bastano gli edifizii del duodecimo secolo per determinare -l’indole dell’arte che fiorì in Sicilia in tutto il periodo -delle colonie musulmane. Gli autori moderni, ai quali è occorso -quest’argomento, notan tutti nell’architettura siciliana de’ tempi -normanni uno stile peculiare, molto diverso da quello delle nazioni -europee contemporanee e perfin della Spagna musulmana;[1188] onde lo -dicono misto di varii elementi, bizantino, normanno, moresco, e che -so io; ai quali ogni scrittore pur attribuisce proporzioni diverse. -Altri sostiene che l’architettura volgarmente chiamata gotica, della -quale par che i Goti non abbian saputo mai nulla, venne dal Levante e -pria di passare nel Settentrione, dov’era destinata a produrre tanti -miracoli d’immaginazione, fe’ sosta in Sicilia. Allargandosi per tal -modo la quistione, io sono costretto ad entrarvi, male armato com’io -mi sento: onde chiederò aiuto ai maestri dell’arte, innanzi tutti al -Coste, il quale studiò lungamente gli edifizii del Cairo e si valse -dell’erudizione musulmana. A questa fonte attingerò anch’io qualche -notizia su l’origine e i progressi dell’architettura appo gli Arabi: e -sarà gran fatica, poichè non è trattato quest’argomento da nessun de’ -loro scrittori ch’io m’abbia letti. Ibn-Khaldûn, nei Prolegomeni, lo -tocca con alte considerazioni di filosofia storica; egli scende fino -alle pratiche de’ muratori e de’ legnaioli; ma, proprio su l’origine, -dice una volta che gli Arabi appresero l’architettura da’ Persiani e -par lo neghi in un altro capitolo.[1189] - -Gli Arabi, come ognun sa, non aveano altra parte d’incivilimento -da recar seco loro fuor della Penisola, se non che un linguaggio -copiosissimo, rigoglioso e ben coltivato. Meno che ogni altr’arte avea -potuto svilupparsi l’architettura in quella nazione, il cui corpo era -nomade e le estremità, se possedeano edifizii, li doveano a’ popoli -finitimi: a settentrione Petra e Palmira piene di monumenti romani; a -levante Hira con le fabbriche de’ tempi sassanidi e il famoso castello -di Khawarnak, edificato ne’ principii del quinto secolo dall’architetto -greco Sinimmar per comando del re arabo Nomân;[1190] a mezzogiorno -il Iemen, con quell’architettura che gli potean recare i Persiani, -ovvero i Cristiani d’Abissinia imitatori de’ Bizantini. La ragione -storica, dunque, portava che, emigrando gli Arabi nella Mesopotamia, -nella Persia, in Siria, in Egitto, nell’Affrica propria e nella Spagna, -ed occorrendo loro di fondare cittadi, edificare moschee, castella, -palagi, e adattare agli usi proprii gli edifizii sacri e profani de’ -popoli vinti, dovessero cercare architetti nelle schiatte straniere; -sia tra i vinti medesimi, schiavi, liberti, tributarii, ovvero fatti -musulmani e concittadini; sia tra i sudditi dell’impero romano o degli -usurpatori delle sue province. E le memorie musulmane provano che -l’architettura penetrò appunto per coteste vie nella nazione arabica, -ringiovanita e ingrandita prodigiosamente per numero e territorio. Le -medesime vie, diciamo, per le quali i Musulmani appresero gli ordini di -pubblica amministrazione de’ Sassanidi e de’ Bizantini e la medicina, -le matematiche, la geografia, la chimica, la logica, la metafisica; -le quali scienze tutte essi tolsero in prestito dall’antichità e le -tramandarono alla rozza Europa del medio evo, più sollecitamente che -non abbian fatto i Greci, eredi del gran nome romano. Pur sembra che, -tra gli abitatori dell’impero musulmano, que’ di schiatta ariana abbian -tanto superati i padroni loro nell’esercizio dell’architettura, quanto -nelle scienze e nella pratica della pubblica amministrazione; nelle -quali discipline gli uomini più notevoli erano d’origine straniera, -ancorchè la lode di tutte lor fatiche fosse stata usurpata dagli Arabi, -che loro aveano imposta la religione e donata la propria lingua. - -Fin da’ primissimi conquisti, i Musulmani adoperarono nella -costruzione l’ingegno e la mano dei nuovi sudditi. Arde, entro un -anno forse dalla fondazione (638), il misero aggregato di baracche -che era allor Cufa, ed ecco i coloni arabi pensano a fabbricar case -di mattoni e calce; il califo Omar assente, a condizione che non -le faccian tanto alte;[1191] ma commette a un gentiluomo di Hamdân -(Ecbatane), per nome Ruzabeh, di disegnare un grande edifizio da -porvi insieme la moschea e il tesoro pubblico: e per la moschea si -tolgono colonne da’ tempii sassanidi[1192] e altri materiali dai -palagi di Hira.[1193] Ruzabeh costruiva anco i mercati di Cufa a -mo’ di portici;[1194] ed a capo di un secolo furono fabbricate in -quella gran città delle botteghe con vòlte di mattoni e gesso, per -comando di Khaled-ibn-Abd-Allah-el-Kasri,[1195] governatore dell’Irâk -(725-739), celebre pei canali, i ponti ed altri pubblici lavori, di -cui arricchì la provincia, per le grosse entrate che ne cavò, e pel -favore che dette agl’Infedeli.[1196] Ma già a quel tempo l’architettura -era progredita appo i Musulmani. Sappiamo che, occorrendo rifare più -spaziosa la moschea cattedrale di Cufa, Ziad, ufiziale del califo -Moawia (661-680), consultossene con architetti persiani, ai quali -sforzossi di significare il concetto ch’egli avea in mente, ma non lo -sapea spiegare. Pure un vecchio ingegnere dei re sassanidi lo capì; -gli rispose che si doveano alzare colonne di trenta braccia, tutte di -pietra di Ahwaz, assicurata con arpioni di ferro e saldature di piombo; -che poi s’avea a costruire il tetto, murar le navi laterali e l’abside -in fine. “Ecco per l’appunto ciò ch’io pensava,” ripigliò Ziad: e così -fu fatta l’opera.[1197] - -Più audace e maestosa comparisce l’arte sotto il califato di Walîd -(705-715), il quale rizzò di pianta molti edifizii e molti ingrandì -e decorò. Era già surta a Wâset di Mesopotamia (703) una fabbrica -detta _El-Kubbet-el-Khadrâ_, ossia la Cupola Verde.[1198] Walîd ne -fece innalzare un’altra nel maggior tempio di Damasco; della quale -si narra che quando il severo Omar-ibn-Abd-el-’Azîz (717-720) si -proponea di rimuovere dalla moschea tutti i vani ornamenti accumulati -con molta spesa dal predecessore, venne a Damasco un ambasciatore -bizantino, il quale, entrato nella moschea con parecchi mercatanti -di sua nazione, alzando gli occhi alla cupola si turbò fieramente, -e richiesto del perchè, rispose avere già sperato che la fortuna -degli Arabi durasse poco, ma or che vedea quali edifizii sapessero -fabbricare, si aspettava diuturna la possanza loro.[1199] Grande -opera sembra anch’essa, alla metà dell’ottavo secolo, la cupola che -edificò sul palagio di Khawarnâk, testè ricordato, un partigiano degli -Abbasidi, persiano d’origine, quand’egli ebbe in dono il palagio, -all’esaltazione della nuova dinastia.[1200] Nella prima metà del -nono secolo, l’emir aghlabita Ziadet-Allah, sotto il cui regno fu -conquistata la Sicilia, rifabbricando tutta di mattoni e di pietra la -vecchia moschea cattedrale del Kairewân, fece innalzare una cupola sul -_mihrâb_, ossia nicchia che designa la dirittura della Mecca.[1201] -Allo scorcio del medesimo secolo se ne vide sorger anco nelle loggette -dei giardini, dove posavano mollemente gli emiri d’Egitto;[1202] mentre -il feroce Ibrahim-ibn-Ahmed alzava nella moschea del Kairewân un’altra -bella e maestosa cupola, sostenuta da trentasei eleganti colonne di -marmo.[1203] - -Ma ritornando a Walîd, è da notare che in particolar modo ei promosse -l’ornato. L’anno ottantotto dell’egira (707), quand’egli volle -ampliare la moschea del Profeta a Medina, Giustiniano secondo gli -mandò centomila dinar, cento artefici e quaranta some di materiali da -mosaico; le quali non bastando, il bizantino ne fe’ cercare, terribile -accusa della Storia, per tutte le città abbandonate dell’impero.[1204] -Walîd fu anco il primo che ornasse la moschea di Damasco con mosaico a -ramoscelli e fogliame, disegnati in varii colori su fondo d’oro.[1205] -In quella della Kaaba alla Mecca egli aggiunse degli archi con -iscrizioni a mosaico bianco e nero, e rivestì i pilastri di marmi a due -colori alternati, e talvolta anco a tre, bianco, rosso e verde.[1206] -Due secoli appresso, la corte di Costantinopoli donava similmente -del materiale da mosaico al califo omeiade di Spagna, Abd-er-Rahman, -quand’egli diè l’ultima mano alla moschea cattedrale di Cordova. Tra -gli altri ce l’attesta Edrîsi, dicendo che gli archi del _mihrâb_ «eran -tutti vestiti di mosaico, da parere smaltati come tanti orecchini, e -che ci si ammirava un lavorìo, sì pari, sì elegante e sì fine, che nè -Musulmani nè Rûm arrivarono mai a tanta perfezione.»[1207] Notevoli -parole in uno scrittore che avea forse sotto gli occhi i mosaici della -Cappella Palatina di Palermo! - -Su lo stesso argomento degli ornati è da ricordare che nell’Affrica -propria Ziadet-Allah rivestì il _mihrâb_ di marmi da capo a piè; -ornollo di iscrizioni e rabeschi; vi pose intorno intorno delle -colonne picchiettate di nero e bianco (granito?) e n’alzò di faccia -al _mihrâb_ due di splendido rosso (porfido?), che non se n’era mai -viste più belle in Ponente nè in Levante; per le quali l’imperatore di -Costantinopoli profferì tant’oro quanto elle pesavano, ma Ziadet sdegnò -di venderle.[1208] La favola di tal profferta attesta, secondo me, il -commercio con architetti bizantini di Costantinopoli, del Napoletano o -piuttosto della Sicilia. E poichè l’arte bizantina si estese talvolta, -insieme con la protezione politica, infino all’Abbissinia, va ricordata -qui la tradizione che Abd-Allah-ibn-Sa’d, governatore d’Egitto -(645-656), abbia avuto in dono da quel re il bel pulpito di legno -intagliato, che fu collocato nella moschea cattedrale dal legnaiolo -B..kt..r di Dendera, mandato a bella posta dall’Abbissinia.[1209] - -Molto ci aiuta in coteste ricerche l’Egitto, sì per le profonde -radici che vi messe la schiatta arabica fin da’ primi principii del -conquisto; sì per la inesauribile ricchezza, nutrice delle arti, e -infine perchè quivi i monumenti del medio evo sono stati, meglio che -in tutt’altro paese musulmano, illustrati dagli scrittori indigeni e -studiati dagli europei. Il Makrizi, diligentissimo raccoglitore delle -notizie sparse negli annali del suo paese, fa la cronaca di ciascun -monumento. Sappiam da lui le vicende della moschea cattedrale di Amru, -o meglio si scriva ’Amr, al Cairo vecchio,[1210] ristorata varie volte -e riedificata al tempo di Walîd; per cui comando fu abbattuto (710) -il tetto che parve troppo basso, e ricominciato il nuovo edifizio -(maggio e giugno 711), fu terminato a capo di tredici mesi per opera -di un Ichia-ibn-Henzela, liberto de’ Beni ’Amir-ibn-Liwâ,[1211] onde -sembra anch’egli di schiatta persiana e forse di Hamdan stessa.[1212] -In vero, nei disegni che noi abbiamo della moschea di ’Amr, l’arco -dei portici, formato di due curve che s’incontrano, ritondato bensì -al vertice e un poco rientrante nel pièritto, par che racchiuda gli -elementi dell’arco aguzzo e di quello a ferro di cavallo, che poi -svilupparono l’uno nelle parti orientali e l’altro nelle occidentali -dello impero musulmano. Vi si scorge anco la costruzione con pietra di -due colori alternati; e verosimil sembra che quegli archi rimangano in -piè fin dall’ottavo secolo.[1213] Ma non ragioneremo su le probabilità, -quando abbiamo la certezza nella moschea d’Ibn-Tulûn. Il Makrizi ci -dà ampii ragguagli e precisi di questo monumento, edificato proprio -nel secol d’oro della civiltà musulmana: che anzi la schiatta araba -già declinava, già prendeva a nolo spade straniere per godersi meglio -i piaceri dell’intelletto e de’ sensi, e già le province spiccavansi -dall’impero, del quale restava il nocciolo spolpato a Bagdad. Allora -Ibn-Tulûn, soldato di schiatta turca, mandato a governare l’Egitto -e fattosene padrone, edificava, in quel ch’oggi chiamasi il vecchio -Cairo, stanze di soldati, palagi, acquidotti, spedali; e tra gli altri -monumenti immaginò una nuova moschea cattedrale. Narrasi com’avendo -flagellato e messo nel carcere di polizia l’architetto cristiano -che poco prima gli avea costruito un acquidotto, Ibn-Tulûn chiamò -altro architetto per la moschea; ma che sentendosi chiedere trecento -colonne da raccattare nelle chiese cristiane per tutto l’Egitto, ei -ripugnava a tal partito e non sapea che si fare. Il cristiano allor -gli scrive dalla prigione che ei fidasi di murar la moschea senz’altre -colonne che le due del _mihrâb_: chiamato dal principe, gli abbozza -il disegno sopra una pelle, e quegli approva il partito; fa rivestire -l’architetto d’un pallio, com’or sarebbe attaccare al petto una -decorazione; gli fa noverare centomila dinar e dà carta bianca per -lo rimanente della spesa: onde l’opera fu fornita a capo di due anni, -il dugensessantacinque dell’egira (878- 879). La moschea d’Ibn-Tulûn -abbandonata, ristorata, ma non mai mutata sostanzialmente,[1214] è -stata osservata dal Marcel,[1215] studiata dal Coste ed ammirata da -tutti gli Europei, com’uno dei più bei monumenti del medio evo e come -il più antico edifizio costruito con archi acuti.[1216] E veramente -i disegni che ne dà il Coste, ci mostrano in quegli archi sostenuti -da robusti pilastri il sesto acuto poco allungato e similissimo a -quello degli edifizii siciliani del duodecimo secolo[1217] ed anco a -quello del Nilometro di Raudha,[1218] il quale era stato fabbricato -il dugenquarantasette dell’egira (861), al dir di Makrizi.[1219] -Questo scrittore poi ci attesta il gran lusso d’architettura, di che -sfoggiarono i successori d’Ibn-Tulûn, allo scorcio dello stesso secolo, -e più di loro i Fatemiti nel decimo e nell’undecimo.[1220] E s’egli -non ci sa dir la patria di tutti gli architetti, nè anco del cristiano -d’Ibn-Tulûn, pur ci narra che tre porte del Cairo, innalzate verso -il millenovanta dell’èra volgare, furon opera di tre fratelli nati in -Edessa.[1221] - -Non occorre particolareggiare altrimenti le memorie de’ monumenti -egiziani del secolo decimo e dell’undecimo, poichè l’arte rimanea -la medesima, ancorchè il gusto forestiero si fosse insinuato negli -ornamenti.[1222] Lo stesso Ibn-Tulûn, dotto e pio musulmano, non -rifuggì dal porre due leoni di stucco dinanzi una porta del suo -castello.[1223] Il figliuolo Khamaruweih, che gli succedette, fece -ritrarre sè e le sue cantatrici in una palazzina de’ sontuosissimi suoi -giardini, le mura della quale eran tutte d’oro e d’azzurro, e le figure -dipinte in una larga fascia e ornate di corone, orecchini e altri -gioielli di gran valore.[1224] Conquistato poi l’Egitto da’ Fatemiti -per mano di Giawher, liberto siciliano di schiatta greca o latina, -l’uso delle immagini si fece più frequente; e perfino nella celebre -moschea dell’Azhar (972) furono scolpite sui capitelli certe figure di -volatili e si spacciò fossero talismani da tener lungi dal tempio le -passere, le tortore e le colombe.[1225] II vero è che gli architetti -dei principi egiziani dal decimo secolo in poi s’erano invaghiti -de’ capricci e de’ complicati ornamenti; sì come avvenìa già nella -letteratura arabica, com’avvien sempre nelle arti dopo un’epoca di -bella semplicità.[1226] Contuttociò non fu abbandonato l’arco aguzzo, -se non che comparisce insieme con esso qualche arco tondo o trilobato; -ma non si mutò essenzialmente lo stile, nè si può dir che sia succeduta -a’ be’ tempi del Nilometro e della moschea tolunida una età barocca, -come quella che ingombrò l’Europa nel decimosettimo secolo. Anzi e’ -parmi che dopo le Crociate l’arte arabica d’Egitto siasi ritemprata -nell’antica severità. I monumenti di Kelaûn, di Berkûk, di Kaitbai, -surti nel decimoterzo, decimoquarto e decimoquinto secolo, ci danno -argomento di meraviglia e di riflessione, per la somiglianza loro con -gli squisiti edifizii fiorentini di quelle medesime età. - -Da un’altra mano ci rimarrem noi dall’esame dell’arte arabica in -altri paesi; poichè a levante dell’istmo di Suez i monumenti musulmani -anteriori al duodecimo secolo, per quel po’ che se n’è studiato, non -mostrano forme diverse da quelle d’Egitto; e se guardiamo a ponente -di Barka, non troviamo nell’Affrica propria altri edifizii di quella -età che la inesplorata moschea del Kairewân. Lasciam anco da parte -la Spagna, dove gli Arabi esordirono seguendo da presso l’arte romana -dell’Europa occidentale e di Bizanzio, e poi continuarono con lo stile, -bene o mal chiamato, moresco: ma nè questo nè il primo rassomiglian -allo stile siciliano del duodecimo secolo, se non che nell’ornato. - -Limitandoci dunque all’Egitto, noi chiameremo col Coste architettura -arabica pura quella che vi si ammira ne’ monumenti del nono e del -decimo secolo:[1227] e conchiuderemo che cotesta forma d’arte nacque -su le due sponde del Tigri, e fu esercitata per lungo tempo dalle -schiatte de’ vinti. Nel qual giudizio ci conferma l’esempio d’un’arte -affine, quando sappiamo che, devastata la Mecca da una inondazione, -il califo Abd-el-Melik, l’anno ottanta (700), mandava un ingegnere -cristiano a costruire gli argini che difendessero in avvenire la -città e il tempio; il qual cristiano aveva appresa l’arte, com’egli è -verosimile, nelle irrigate pianure della Mesopotamia.[1228] Non dico io -già che l’arte arabica sia stata creata dal nulla. Si formò al certo di -antiche tradizioni della Mesopotamia, della Media e della Persia e di -tradizioni bizantine, miste a lor volta di stile romano e d’orientale -e pervenute nel centro del novello impero arabico per doppia via; -cioè a dirittura dalle province che ubbidivano a Costantinopoli, e, -di rimbalzo, dall’abbattuto reame sassanida, il quale aveva apprese -tante arti e scienze dalla Grecia e dalla nuova Roma. E sì che questa -gran sede di civiltà sparse luce al paro su l’Europa e su l’Asia: e -in Santa Sofia diè splendido esempio delle cupole e delle iscrizioni -cubitali messe a ricordo e insieme ad ornamento; le quali furon poi -sì largamente usate da’ Musulmani di ogni regione. Ma con tutta la -parentela e la rassomiglianza di molte parti, non si può al certo -chiamare bizantino lo stile arabico, nel quale nessuno negherà lo -elemento persiano. La storia ci dice l’origine dei primi architetti dei -Musulmani; i monumenti sassanidi son lì ancora, con lor vòlte ovoidi -per ogni luogo, e con l’arco ellittico del Taki-Kesra, per attestare -che nel quinto e sesto secolo dell’èra nostra[1229] le curve descritte -da unico centro non bastavano più al gusto orientale, ancorchè i -Bizantini non le avessero barattate giammai.[1230] - -Dove e quando sia stato per la prima volta appuntato l’arco dello stile -arabico, non si ritrae da quei pochi studii che gli Europei han fatti -fin qui nelle regioni adiacenti al Tigri ed all’Eufrate. Mi s’affaccia -l’ipotesi che sia avvenuto nell’ottavo secolo alla Mecca. Noi sappiamo -che i Musulmani, quando fabbricavan di pianta le moschee, copiavano -il disegno di quella che cinge la Kaaba.[1231] Sappiam che questo -santuario dell’islam era circondato di case; in modo che, ingrandito -il ricinto, avvenne che da varie parti rimanessero tra l’una e l’altra -angusti passaggi per aprire novelle porte al tempio. Abbiam anco, da -un autore meccano del nono secolo, il numero delle porte, ciascuna -delle quali era costruita ad uno, due, o parecchi archi, e sappiamo la -dimensione di ciascun arco,[1232] la quale il più delle volte si adatta -meglio che al tondo, al sesto acuto, che realmente si osserva oggidì -nelle nuove strutture di quel tempio.[1233] Verosimile egli è dunque -che cotesta forma d’arco, la quale si sparse rapidamente per tutto -l’impero musulmano, eccetto l’estremo Occidente, siasi vista assai per -tempo alla Mecca. L’arco ellittico della Persia ne dava il principio; -lo spazio angusto consigliò forse di ravvicinare i due rami della curva -sì che si tagliarono; o forse l’idea venne dall’intersezione di due -o tre archi tondi nelle porte divise da quattro o cinque colonne. Ed -ho messo nell’ipotesi l’ottavo secolo, perchè nel corso di quello la -moschea della Kaaba fu ingrandita tre volte, e perchè l’arco aguzzo, -non per anco sviluppato nelle fabbriche della moschea di ’Amr che -vanno riferite a Walîd (714), si vede già bello e compiuto nel tempio -d’Ibn-Tulûn (879). - -Ignoriam noi come e quando siasi cominciato in Sicilia a smettere -lo stile romano o bizantino. Le nuove costruzioni cominciarono di -certo nel nono secolo, allorchè gli emiri aghlabiti ristoravano e -ingrandivano Palermo;[1234] al qual tempo è da riferire la prima -origine della strada maggiore del Cassaro, copiata forse dal mercato -centrale di Kairewân, ch’era lungo quasi due miglia.[1235] Può darsi -ancora che l’impulso fosse venuto da Mehdia, allorchè i Fatemiti, -venti anni appresso lor nuova capitale, fabbricarono la Khâlesa (937) -nella capitale della Sicilia;[1236] ovvero a capo di trent’anni, nel -rinnovamento degli ordini pubblici intrapreso da’ Kelbiti,[1237] -del qual periodo abbiamo i frammenti dell’iscrizione monumentale -di Termini[1238] e sì, in rozzi disegni, gli avanzi di quella che -coronava Bab-el-Bahr,[1239] com’or veggiamo nella Zisa e nella Cuba; -oltrechè Ibn-Haukal fa menzione d’altre fabbriche nuove ch’ei notò -(872).[1240] Un secolo appresso viene il conte Ruggiero ad affermarci -lo splendore degli edifizii ch’avea trovati e distruttane gran -parte:[1241] e di que’ che rimanevano in piè nella prima metà del -duodecimo secolo ci fa fede il libro di re Ruggiero, o di Edrîsi. -Questi accenna, tra gli altri, all’antico tempio di Palermo, sacro -al culto cristiano, poi fatto moschea e infine cattedrale cristiana -di nuovo, nella quale si ammiravano “sì peregrini lavori ed opere di -dipintura, doratura e calligrafia, sì eleganti ed originali da vincere -ogni immaginativa.”[1242] In ogni modo egli è certo che prima del -conquisto normanno l’architettura fioriva in Palermo e in altre città -della Sicilia; nè men certo che continuò a fiorire. Lo stesso Edrîsi -descrive la cittadella normanna, della quale or non rimane che la -cappella palatina e parte d’una gran torre. “S’erge, dice egli, nel più -elevato luogo del Cassaro la nuova cittadella del gran re Ruggiero, -edificata con ciottoloni[1243] e massi di pietra da taglio: fortezza -ben complessa, munita d’alte torri, di saldi minaretti e robusti -propugnacoli che difendono i palagi e le sale.”[1244] Si confronti -cotesto ragguaglio con que’ d’Ibn-Giobair, di Romualdo Salernitano e di -Ugo Falcando, i quali non occorre replicar qui; ricordinsi gli edifizii -suburbani, de’ quali abbiam detto in principio di questo capitolo; vi -si aggiungano le molte chiese e monasteri e gli edifizii privati di -che veggiam qualche avanzo, o ne fanno menzione le antiche scritture, -e si comprenderà quanto e quale sia stato il lusso architettonico della -Sicilia nel duodecimo secolo. - -Ma lo stile degli edifizii che rimangono di quel tempo torna -all’arabico dell’Egitto. Ecco gli archi, moderatamente acuti, delle -chiese in Palermo, in Cefalù, in Morreale; que’ della Badiazza -presso Messina,[1245] del monastero di Maniaci,[1246] del ponte dello -Ammiraglio, di Maredolce, della Zisa, della Cuba, simili, diciamo con -rigore geometrico, a que’ del Nilometro e della Moschea d’Ibn-Tulûn! -Ecco nelle fabbriche esteriori della Martorana, del chiostro di -Morreale e in un muro anco di quel Duomo gli spigoli delle vòlte e -varii membri degli ornati alternarsi bianchi e neri come nell’Azhar del -Cairo! Ecco le cupole di San Giovanni degli Eremiti, della Cappella -Palatina, della Martorana, di San Cataldo, di San Giovanni de’ -Lebbrosi, e quella che copre la loggetta del giardino di casa Napoli -presso la Cuba, e l’altra più piccina, vera _sebîl_ che disseta ancora -i viandanti nello stradale tra Villabate e Misilmeri![1247] Tornan -tutte queste cupole ad una sezione di sfera, sostenuta sopra spazio -quadrilatero con bel congegno di archetti pensili che s’aggruppano -a ciascun angolo in forma di pina scavata, e tutte discostansi -dalla costruzione delle cupole bizantine, in guisa da doversi -riferire piuttosto a quella che par sia passata dalla Mesopotamia -in Egitto[1248] e in Affrica. Cotesti riscontri notansi nelle parti -essenziali della struttura, con tanti altri che gli uomini dell’arte -hanno descritti più particolarmente.[1249] - -Nè il comune legnaggio arabico apparisce men chiaramente negli ornati, -ancorch’essi appartengano ad arte accessoria, capricciosa per natura e -per vezzo particolare degli Arabi, e derivata anch’essa dalle province -bizantine. Un fino conoscitore nota la somiglianza degli ornati -siciliani con que’ de’ monumenti musulmani più antichi, per esempio -della cattedrale di Cordova.[1250] Il palco di legno della moschea -di Cordova, come cel descrive Edrîsi, era compagno di quel ch’ora -veggiamo nella Cappella Palatina di Palermo, se non che i cassettoni, -o canestri che voglian chiamarsi, erano parte circolari e parte -esagoni a Cordova[1251] e in Palermo han figura di ottagono inscritto -in una stella. A chi guardi il fregio di mosaico che corona le tavole -di marmo bianco della Cappella Palatina di Palermo e del Duomo di -Morreale, par che l’abbiano disegnato le stesse mani che fecero il -modello de’ merli e de’ parapetti straforati delle moschee d’Ibn-Tulûn, -di Hâkem, di Hasan o di quella detta l’Azhar. Gli arabeschi che -ammiransi ne’ pulpiti di quelle moschee sembran originali o copie di -quei che rendon sì vaghi i pavimenti e i troni regii della Palatina -o di Morreale.[1252] E perchè nulla manchi al paragone, l’iscrizione -arabica cristiana, che si è scoperta non è guari dentro la cupola -della Martorana, è dipinta su assi, appunto come quelle del Cairo. Da -un’altra mano lo stile di Maredolce, della Zisa e della Cuba, ch’è -pur manifesto nelle rovine del palagio di re Ruggiero all’Altarello -di Baida, s’accompagna quivi ad un altro elemento, offrendo ne’ pochi -avanzi della gran sala terrena una reminiscenza dell’arte sassanida: -una nicchia grande, o piccola abside che voglia dirsi, la quale -s’innalza da un’area rettangolare e chiudesi al vertice in sezione -ellittica con l’asse maggiore perpendicolare, in guisa da ritrarre uno -spaccato di cupola ovoide.[1253] Ritornano in campo per tal modo negli -edifizii siciliani del duodecimo secolo alcune delle prime fattezze -dell’arte arabica ch’erano rimase latenti negli anelli intermedii della -catena, sì come avviene nella generazione degli animali per quella -legge che i naturalisti or chiamano atavismo. Non reca minor maraviglia -il vedere in alcuni capitelli dei monumenti sassanidi la medesima -forma di quelli, de’ quali abbiam tanta copia ne’ monumenti normanni di -Sicilia.[1254] - -Va notata altresì la rassomiglianza de’ giardini di sollazzo. A legger -quelle pagine che si direbbero tolte da’ racconti arabi, nelle quali -il prosaico e diligente Makrizi, su la fede di autori più antichi, -descrive i palagi suburbani, le peschiere, i canali, le loggette, -i verzieri degli emiri tolunidi e de’ califi fatemiti,[1255] ci -par di vedere, un poco più particolareggiati, i medesimi ragguagli -che danno gli scrittori del duodecimo secolo, cristiani, musulmani -ed ebrei, intorno le delizie dei re normanni di Sicilia. Come -il Cairo, Palermo ebbe quella che Ibn-Giobair chiama collana di -ville regie:[1256] la Zisa, Menâni, la Cuba e Maredolce, le quali -giravano quasi a semicerchio intorno la città da ponente a libeccio e -scirocco. Non traviarono dal gusto orientale i fondatori della Zisa, -quando la gran sala terrena, splendidamente ornata come una Ka’ah -moderna d’Egitto,[1257] ha in fondo una fonte ed è tagliata in mezzo -dall’aperto canale di marmo, pel quale l’acqua va a raccogliersi fuori -il castello in una gran vasca, nel cui centro surse elegante loggetta -fino allo scorcio del decimosesto secolo.[1258] Nella Cuba, la base -del prospetto rivestita di cemento idraulico, la porta più alta del -suolo, e gli avanzi degli argini, attestano che il castello rispondea -sopra un laghetto artificiale;[1259] e le vestigie del medesimo cemento -si scorgono nelle rovine di Menâni.[1260] Più lunga la cronica di -Maredolce, o Favara che vogliam dire. Sappiamo che fu villa regia -di sollazzo fino al principio del secolo decimoquarto;[1261] che -Arrigo imperatore, allo scorcio del duodecimo, dimorò nel castello -e trovò il parco pien di cacciagione.[1262] Pochi anni innanzi, -Beniamino da Tudela, o il viaggiatore copiato da lui, faceva andare a -diporto sul lago il re normanno con le sue femmine;[1263] del quale -lago, disseccato in oggi, possiam noi misurare il circuito lungo la -radice del monte e gli avanzi degli argini; e l’altezza si scorge -dall’intonaco idraulico ond’è rivestito in alcune parti il muro -del castello.[1264] I poeti di re Ruggiero, nella prima metà del -secolo stesso, aveano descritti i nove canali scavati alle acque, -e i pesci, gli uccelli, i boschetti di aranci e le due palme che -s’innalzavan come vessillo su que’ giardini d’Armida.[1265] I quali -già nel secolo precedente avean mosso a maraviglia il conte Ruggiero, -quand’egli irruppe (1071) nella pianura di Palermo;[1266] ed erano -stati acconci forse in sul principio del secolo, poichè il castello, -fino al tempo d’Ibn-Giobair (1184), si addimandò Kasr-Gia’far;[1267] -dond’egli è verosimile che l’abbia edificato l’emir Kelbita di -quel nome (998-1019). L’attiguo bosco di palme, che stendeasi fino -all’Oreto,[1268] va noverato forse tra i luoghi di sollazzo che -Ibn-Haukal avea visti in riva al fiume, verso la metà del decimo -secolo[1269] e che i Pisani aveano depredati il millesessantatrè.[1270] -Dobbiamo far menzione ancora della vasta bandita che, al dire di -Romualdo Salernitano, avea creata re Ruggiero in alcuni boschi e monti -presso Palermo, circondatili a quest’effetto d’un muro di pietra, -piantatovi nuovi alberi, e messavi gran copia di daini, caprioli e -cinghiali; il qual parco dalla reggia stendeasi per parecchie miglia a -libeccio oltre i gioghi de’ monti e chiamavasi, com’io credo, Menâni, -col nome stesso del castello.[1271] Romualdo aggiugne che il re passava -l’inverno alla Favara e l’estate a cacciare ne’ boschi del Parco. La -loggetta sormontata di cupola che rimane intatta tra Menâni e la Cuba, -torna sempre, qual che fosse l’età sua, al gusto dei giardini regii -dell’Egitto.[1272] - -Se i principi normanni seguirono gli usi dei Kelbiti, questi a lor -volta aveano imitati i califi del Cairo. E la storia ce ne mostra -il perchè. La casa kelbita dei Beni-abi-Hosein, mandata da Moezz a -mettere, se possibil fosse, un morso in bocca a’ riottosi Musulmani di -Sicilia, avea gran seguito a corte di quel califo. Sotto i degeneri -successori di Moezz crebbe la possanza de’ Kelbiti, al segno ch’e’ -prevalsero ne’ consigli del Cairo più facilmente che lor non avvenisse -di comandare nella capitale della Sicilia.[1273] Dalla intima relazione -delle due corti, seguì naturalmente maggiore frequenza di commerci -tra’ due paesi: il qual fatto, se occorre nelle memorie del duodecimo -secolo, del decimoterzo e fino al decimoquarto,[1274] era nato al certo -avanti le Crociate e avanti il conquisto normanno dell’isola. - -Dopo il detto fin qui, noi possiamo senza ambagi chiamare -arabica l’architettura siciliana del duodecimo secolo; e possiamo -conchiudere che quest’arte seguì il corso di ogni altra appartenente -all’incivilimento esteriore che rimase in Sicilia fino alla caduta -della dinastia normanna. Quello che alcuni eruditi supponeano stile -ibride, nato al contatto de’ nuovi con gli antichi abitatori del -paese, mi sembra mera specie dello stile arabico d’Oriente; poichè io -non veggo nel siciliano quel profondo divario che porta a far genere -novello. Anzi, parendomi che i confini tra il genere e la specie non -sieno meno incerti in architettura che in zoologia, mi rimarrei da una -quistione di parole, se non pensassi che l’altrui giudizio è fondato -sopra erronei dati storici intorno i tempi e i luoghi. Io credo che -altri abbia errato, considerando l’arte arabica più tosto nel tramonto -del medio evo, che nel pien meriggio dell’incivilimento musulmano; -più tosto a Granata, che al Cairo. Parmi altresì che quella influenza -bizantina, che tutti i maestri dell’arte hanno notata negli edifizii -siciliani del duodecimo secolo, non sia mica peculiare del paese nè -del tempo, ma si scorga medesimamente in ogni stile architettonico -del medio evo; nell’arabico di Egitto, come in quello di Spagna; -nel sassanida, come nel lombardo e in tutt’altro che prevalse fino -a’ principii del decimoterzo secolo nella Terraferma d’Italia ed -oltremonti, non esclusa la Spagna dei Visigoti. Anzi ne’ monumenti -sassanidi occorrono più frequenti e più schiette le linee bizantine. -L’arte siciliana le ereditò dall’arabica. E ne sia prova il gran -divario di stile che corse nel duodecimo secolo tra la Sicilia e -l’Italia meridionale, soggette entrambe a’ principi normanni: delle -quali regioni la prima contava tre secoli di dominazione arabica, -la seconda era uscita da poco di man de’ Bizantini e, se ripugnava -alla dominazione, seguiva la civiltà loro e talvolta chiamava artisti -da Costantinopoli.[1275] Or l’arco acuto usato ordinariamente, anzi -esclusivamente, in Sicilia, non passò lo stretto di Messina pria della -metà del decimoterzo secolo. Una sola eccezione che ve n’ha conferma la -regola: ed è da maravigliare che non se ne trovino assai più all’entrar -del duodecimo secolo, quando i principi non solo, ma anco molti baroni -d’ambo i lati dello Stretto discendeano dalle stesse famiglie.[1276] -Io non ho fatto parola d’arte normanna, parendomi non si possa -mettere in campo ne’ primi principii del secolo, quando i Normanni, -sia di Francia, sia d’Inghilterra, usavano ancora lo stile dell’uno o -dell’altro paese, il quale non somiglia per nulla a quello della Bassa -Italia, nè della Sicilia, signoreggiate, nol dimentichiamo giammai, -da guerrieri di ventura di tante nazioni, ai quali fu dato il nome di -Normanni, perch’era questa la gente che primeggiò tra loro. - -È da avvertire che ci limitiamo nel giudizio nostro all’arte -predominante in Sicilia nel duodecimo secolo, quella, cioè, che si -ritrae da’ monumenti delle regioni occidentali e da quelli che furono -innalzati nelle orientali da’ principi normanni. Noi non supponghiamo -già che si fosse dileguata al tutto in Valdemone un’arte indigena -più antica, sorella dell’arte dell’Italia meridionale e molto -vicina a quella di Costantinopoli; ma pochi monumenti ne avanzano -nella Sicilia orientale, e tutti poco più o poco meno alterati da -successive costruzioni. Pertanto noi non ragioneremo di quest’arte -che non appartiene propriamente alla Sicilia musulmana, e in ogni -modo non se ne vede grande effetto nell’architettura del duodecimo -secolo; e sol possiamo supporre che nel decimo e nell’undecimo abbia -dato in prestito qualche accessorio agli architetti musulmani della -Sicilia. La ragione è che entrati i Greci di Sicilia e di Calabria -nella corte normanna di Palermo, insieme coi vincitori Oltramontani -o italiani di Terraferma, tutte quelle genti cristiane cominciarono -a dar nuovo indirizzo alle lettere, alle scienze morali e ad alcuna -delle arti figurative: ma l’opera fu lenta al par che l’aumento della -popolazione cristiana.[1277] Avvertiamo ancora che, chiamando arabica -l’architettura siciliana, intendiamo dire delle fattezze principali; -non potendosi tenere diversità di stile que’ lievi mutamenti che -richiede or il subietto dell’edifizio, ora il comodo o il capriccio -del padrone. L’arte arabica, sì ricca e versatile, potea soddisfar -appieno a coteste modificazioni senza necessità di trasnaturarsi. -Basta osservare la pianta delle principali chiese normanne di Sicilia -che han forma di basilica (diversa bensì da quella della Terraferma -d’Italia, al par che dalla chiesa bizantina e dalla moschea),[1278] e -ve n’ha alcuna costruita precisamente a croce greca; onde ognun vede -che gli architetti seguivano i dettami de’ prelati e de’ principi -fondatori, a un dipresso come i due architetti persiani abbozzarono -successivamente il disegno della _giâmi’_ di Cufa secondo i cenni di -Omar e di Ziad, e come l’architetto cristiano d’Ibn-Tulûn delineò la -moschea senza colonne. E mi sembra che gli architetti musulmani di -Palermo ben serbassero l’integrità dell’arte loro, dando alle chiese, -ch’e’ fabbricavano, talvolta una forma di mezzo tra l’occidentale e -l’orientale e talvolta la forma greca a dirittura. Si può ammettere -similmente che artisti siciliani abbian delineato qua e là, per voler -dei principi e de’ baroni, il fregio ad angoli salienti e rientranti -usato in Francia e in Inghilterra col nome di _chevron_ o _zigzag_, -e lo stesso diciamo di alcun’altra parte accessoria; ma nessuno -ne inferirà che l’arte arabica rimanesse alterata per questo, nè -tributaria delle arti settentrionali. Credo anch’io che re Ruggiero, -vago delle matematiche applicate e capace d’altissimi concetti, abbia -dato indirizzo agli artisti che gli fabbricarono San Giovanni degli -Eremiti, la Cappella Palatina, il Duomo di Cefalù, i palagi e le ville: -e pur non dirassi ch’egli abbia rinnovata con ciò l’arte arabica in -Sicilia. - -La quale par sia stata allora esercitata quasi esclusivamente da’ -Siciliani, sia di schiatta arabica o berbera, sia di schiatte indigene, -fatti musulmani e alcun di loro già riconvertito al Cristianesimo, -da senno o per gabbo. E veramente la moda d’intagliare iscrizioni -arabiche negli edifizii de’ principi normanni, come alla Cuba, alla -Zisa, e perfino nella torre della distrutta chiesa di San Giacomo -la Màzara,[1279] fa necessariamente supporre artisti la più parte -di linguaggio arabico. Il qual uso d’intagliare le iscrizioni nelle -mura esteriori de’ monumenti accettò anco le due altre lingue che si -parlavano in Palermo, la greca cioè nella chiesa della Martorana,[1280] -e la latina in quella contigua detta di San Cataldo; ma l’arabico -non cedè il luogo ne’ castelli della Cuba e della Zisa, ancorchè più -moderni.[1281] L’arabico entrò ne’ santuarii cristiani, come ognun -vede nel palco della Cappella Palatina e nella chiesa della Martorana, -nella quale, astrazion fatta delle due colonne con iscrizioni, tolte -evidentemente da moschee, la cupola di mosaico con epigrafi greche -è fasciata alla base, com’abbiamo testè accennato, d’una iscrizione -che comincia col simbolo greco bizantino e continua sino alla fine -in arabico, con formole cristiane tradotte da inni antichissimi della -Chiesa orientale.[1282] Convien dire anzi che gli architetti fossero -rimasi, se non musulmani, per lo meno arabizzanti fino alla seconda -metà del duodecimo secolo, poichè nel soffitto della chiesa della -Magione, che fu edificata in quel torno, si veggono ancora, su le -correnti del comignolo, le voci Vittoria, Salute, Possanza, Contentezza -ed altri augurii scritti in arabico, or a caratteri neri su fondo -bianco, or il contrario, ed ora in rosso con fili gialli su fondo -nero; e coteste correnti alternansi tra loro e con altre che portan -figure, le une di pesci e le altre di uccelli.[1283] Era capriccio -degli artefici, o piuttosto superstizione d’astrologia; ma pur sempre -la lingua pura e i caratteri netti e franchi provan la nazione degli -autori principali di quell’opera. - -Spero io che questa definizione della architettura siciliana del -duodecimo secolo, messa innanzi dall’Hittorf, confortata da’ lavori -del Coste e, se mal non mi avviso, anche dal dotto giudizio dello -Springer e corredata delle notizie ch’io ho aggiunte qui, sia decisa -inappellabilmente, quando lo studio di nuovi testi arabi e di altri -monumenti della Siria e della Mesopotamia designerà precisamente il -tipo ch’ebbe l’architettura arabica orientale dall’ottavo all’undecimo -secolo. Coi quali studii troncherassi fors’anco quell’altra lite -su l’origine dell’architettura, impropriamente detta gotica, del -Settentrione. Uno de’ più eletti ingegni del secol nostro[1284] ha -trattato questo argomento, sostenendo, con molta erudizione e molto -amor patrio, come lo stile gotico non consista nell’arco acuto e come -sia nato dalle idee filosofiche, politiche e religiose che nella prima -metà del duodecimo secolo andavano germogliando entro le congreghe -ecclesiastiche dell’Isola di Francia. Ma s’egli ha dimostrata la novità -dello stile settentrionale e il merito di coloro che primi l’usarono -in Francia, o, com’altri vuole, in Germania o in Inghilterra, non si -potrà negare da un altro canto che l’arco acuto è pur parte principale -dell’arte del Settentrione; che si vedea già bello e compiuto -nella moschea d’Ibn-Tulûn nel nono secolo, e che s’ammirava anco -in Sicilia alla fine dell’undecimo e nella prima metà del seguente. -Non va rigettata dunque l’opinione del Coste e dell’Hittorf.[1285] I -pellegrini normanni e tedeschi che visitavano Gerusalemme e il Sinai -avanti la prima Crociata; i guerrieri dell’Occidente, nobili e plebei, -laici e chierici, che ritornavano a lor case dopo sciolto il voto della -liberazione, riportarono, com’egli è verosimile, l’idea dell’arco acuto -ed altre movenze dell’arte arabica; la quale con la sua vaghezza e -grandezza non potea non abbagliare gli inculti popoli dell’Europa. Nè -parmi supposto temerario che, sostando in Sicilia, alcun de’ reduci -abbia vista l’arte medesima fiorir sotto lo scettro cristiano e -servire agli edifizii sacri. Senza dubbio que’ concetti germogliarono -in menti preparate dalle tradizioni dell’architettura romana e da un -cupo sentimento religioso ignoto nell’Europa meridionale; senza dubbio -la qualità de’ materiali di costruzione e i bisogni del clima, per -esempio i tetti acuminati, richiesero delle modificazioni e suggerirono -di tentare un arco assai più aguzzo che non si fosse mai veduto in -Egitto, nè in Sicilia; e spesso, com’egli avviene, la necessità parve -virtù, e la bizzarrìa, volo del genio o sublimità dell’affetto. Spuntò -per tal modo quello stile che non è romano, nè lombardo, e neanco -arabico, nè bizantino, quantunque abbia preso di questo e di quello, -ma pur costituisce una forma nuova dell’arte e va noverato tra le poche -creazioni felici del medio evo. - -Ritornando al mio argomento e toccando delle arti accessorie -all’architettura, io non sosterrò che tutti i be’ mosaici siciliani -del duodecimo secolo sien opera della schiatta musulmana. I soggetti -cristiani delle immagini poteano esser comandati anco a Musulmani; ma i -tipi immutabili della Chiesa bizantina copiati fedelmente, il disegno, -i colori, le epigrafi in greco, rivelan la mano di artisti di quella -schiatta, sia che fossero venuti apposta da Levante, come quei che avea -testè chiamati l’abate Desiderio a Monte Cassino, sia degli indigeni di -Sicilia e della Bassa Italia. Nè ripugno al supposto che uomini nati -di schiatte italiche nell’una o nell’altra regione abbian presa parte -al lavoro e lasciatovi per segno le epigrafi latine. Non escluderò -nè anco gli Arabi, quando Edrîsi, nel paragrafo della cattedrale di -Cordova testè citato,[1286] disse che nè Musulmani nè Rum avean mai -fatti mosaici più belli. Oramai non si può allegare, e reggerebbe -poco nel caso nostro, il supposto orrore d’ogni fedel musulmano contro -le immagini d’uomini o d’animali: contuttociò egli è probabile che i -Musulmani, più tosto che alle istorie bibliche ed alle rappresentazioni -de’ santi, abbiano lavorato a quello che soleano far più sovente, cioè -nelle chiese agli ornamenti e negli edifizii profani alle immagini -di fantasia, come quelle della sala terrena della Zisa e della stanza -normanna del palazzo reale. Del resto egli è noto che valenti critici -hanno studiati i mosaici di Sicilia e li hanno giudicati superiori a -que’ contemporanei della nostra Terraferma.[1287] - -Accennerò appena alle dipinture su legno che rimangono ne’ cassettoni -ottagoni del palco della Cappella Palatina di Palermo, tutti -intagliati, divisi da lunghe aguglie capovolte a mo’ di stalattiti, -ornati d’oro, d’azzurro, di bianco e d’iscrizioni arabiche. Le -dipinture son da riferire alla prima metà del duodecimo secolo, come -la più parte de’ cassettoni; sapendosi da scrittori contemporanei che -il palco era ornato per l’appunto con que’ disegni e que’ colori, -e rimanendovi intatte, la più parte, le iscrizioni arabiche. Ma a -quell’altezza arriva poca e trista luce dalle finestre sottoposte, sì -che le iscrizioni furono ignote fino al principio di questo secolo, -e le figure e i rabeschi dipinti entro i cassettoni non si conoscono -altrimenti che per le piccole fotografie fatte due anni addietro -a luce riflessa da uno specchio, quand’io mi accinsi a pubblicare -le iscrizioni. Nessuno ha osato poi di giudicar le dipinture senza -osservarle da presso: onde convien tacerne per ora ed aspettare qualche -occasione, che permetta ai conoscitori di studiare a loro bell’agio -questi avanzi di un’arte siciliana del duodecimo secolo.[1288] - -Venendo alla scultura, non veggo alcuna ragione di negar ai Musulmani -di Sicilia il lavorìo degli ornati in alto e basso rilievo e in -particolare de’ capitelli elegantemente scolpiti, che ammiriamo -in varii monumenti dell’epoca normanna, massime nel chiostro di -Morreale. Perocchè il grande numero e la forma de’ capitelli esclude -il supposto che fossero tolti da più antichi edifizii, e, come dicemmo -pocanzi trattando de’ mosaici, non regge il vecchio canone che là, -dove si veggono effigie, sia da escludere l’origine musulmana. Buoni -giudici spassionati hanno notata la eccellenza di così fatta opera di -scultura.[1289] De’ fonditori di bronzo abbiamo toccato nel capitolo -precedente. Passando dal mestiere a quella che in oggi si chiama -propriamente arte, noi non rivendicheremo alla scuola musulmana -le due porte di bronzo del Duomo di Morreale, contemporanee e pur -di stile molto diverso, nell’una delle quali si legge il nome di -Bonanno da Pisa, nell’altra quel di Barisano da Trani.[1290] Pure la -imitazione degli ornati arabi è notabile in alcuni compartimenti della -porta di Bonanno: e più assidua, dico anzi servile, si scorge in un -lavoro anteriore almen di ottant’anni, cioè le porte di bronzo della -camera sepolcrale di Boemondo a Canosa, ch’erano una volta ageminate -in argento. Nelle quali non solamente i fregi e il campo son tutti -arabeschi finissimi e complicati, ma l’artista perfin copiò delle -lettere cufiche nei tre cerchi che occupano il campo del battente -sinistro; talchè si direbbe opera orientale, se non vi si leggessero -allato in latino le lodi di Boemondo e se la soscrizione, parimente -latina, non portasse il nome di Ruggiero campanaio di Amalfi, autore -delle porte e d’un candelabro.[1291] Possiam noi supporre questo -Ruggiero musulmano di Sicilia, battezzato col nome del padrone -normanno che l’emancipò; possiamo supporre che, nato in Amalfi, avesse -appresa l’arte, com’altri suoi concittadini ed altri Italiani, in -Costantinopoli, oppure in Sicilia o nel Levante musulmano; ch’egli -avesse gittato il bronzo ed altri disegnati i modelli: ma in nessun -caso è dubbia la scuola, alla quale appartiene questo lavoro. A ciò -s’aggiunga che i Musulmani di quella età, con opera diversa e assai -meno agevole, fabbricavan porte di ferro istoriate a figure di animali. -Noi lo sappiamo precisamente delle porte di Mehdia,[1292] della qual -città si è visto ch’ebbe fin dalla sua fondazione strette relazioni con -la Sicilia. E non sembra inverosimile che fossero state della stessa -fattura le porte di ferro che Roberto Guiscardo riportò di Palermo in -Troja di Puglia, insieme con varie colonne e capitelli di pregio:[1293] -il qual fatto spiana la via all’ipotesi che artisti musulmani di -Palermo abbiano partecipato al disegno dei lavori di bronzo gittati un -secolo appresso pel Duomo di Morreale. - -Ma ritornando alle costruzioni dopo il lungo discorso su le arti -ausiliari, ci occorre un ramo d’ingegnerìa assai coltivato in Palermo, -per l’abbondanza delle acque che sgorgano alle radici de’ monti vicini. -Il biasimo che fa Ibn-Haukal a’ Palermitani, perchè la più parte -bevesser acqua di pozzo, ci ha condotti, contro l’opinion comune, a -conchiudere che la vasta ramificazione di acquedotti e condotti minori, -che in oggi recano l’acqua infino a’ piani più elevati delle case, non -si dovesse riferire alla dominazione musulmana. Ma da un altro canto -quel congegno non può esser nato dopo il duodecimo secolo. Arabica -è la voce _giarra_, che designa in Sicilia una parte principale del -sistema, cioè i pilastri, ne’ quali si fa montar di tratto in tratto -l’acqua per lasciarla ricadere giù e renderle in parte la forza perduta -nel cammino: le quali costruzioni furono usate allo stesso effetto in -Ispagna e lo sono tuttora nell’Affrica settentrionale.[1294] Che se il -vocabolo _catusu_, il quale in Sicilia vuol dire doccia di terra cotta, -ha etimologia greca e latina, noi veggiamo che gli Arabi, toltolo -in prestito, come tanti altri vocaboli, da’ popoli civili, mutarono -alquanto il significato da “urna o brocca” in “secchia,” e in Occidente -vi aggiunsero il significato di “condotto o doccia;” onde questa voce -siciliana si deve immediatamente agli Arabi.[1295] Infine è arabica -di pianta la voce _darbu_, misura d’acqua corrente, usata fino ai -nostri giorni in Palermo e scritta in un diploma arabico del duodecimo -secolo.[1296] - -Dalle cose passando agli uomini, sarebbe da investigare per lo primo -quali avanzi di sangue arabo e berbero fossero rimasi negli odierni -Siciliani. A tal quesito parmi non sappia rispondere l’anatomia nè la -fisiologia, dopo sette secoli, nel corso de’ quali la schiatta italica, -di gran lunga predominante, ha avuto agio di assorbire ogni altra. E là -dove mancano i rigorosi metodi scientifici, dobbiamo diffidare delle -apparenze, delle opinioni preconcette, delle osservazioni parziali -e de’ subiti giudizii. Per la medesima ragione mettiamo da canto le -conghietture che suggerisce qua e là una diversa sembianza e indole -degli uomini in qualche regione o città dell’isola, e ci ristringiamo -ai fatti storici e linguistici.[1297] - -Abbiamo notate a lor luogo le crisi della popolazione musulmana. La -quale, oltre le stragi della guerra e delle proscrizioni, scemò per la -emigrazione in Affrica, incominciata il millesessantotto e non cessata -al certo fino al compimento del conquisto; cresciuta dopo breve sosta, -pei supplizii del cencinquantatrè, e per le stragi del censessantuno; -continuata pian piano sotto Guglielmo il Buono; accelerata dalle -sedizioni del centottantanove, e dai terrori del cennovantanove, fino -alle ribellioni del dugenventuno e dugenquarantatrè, per le quali, -altri si rifuggì in Affrica o in Egitto, ed altri cercò scampo nella -religione de’ vincitori; mentre il grosso de’ ribelli era deportato -in Puglia e scompariva, tra per apostasia e per emigrazione, ne’ -principii del secolo decimoquarto. Verosimil sembra che, in tutte -queste vicende, la più parte degli usciti fossero oriundi di schiatte -straniere, più tosto che antichi abitatori dell’isola. In tale opinione -mi conferma il fatto che i Saraceni di Lucera parlavano, o per lo -meno intendean bene, l’italiano;[1298] il che conviene per l’appunto -alla popolazione rurale sottomessa dai Musulmani e lasciata sotto -il giogo dai Normanni, nelle platee dei quali ci occorrono tanti -villani musulmani di origine italica o greca.[1299] Ma dopo la seconda -deportazione in Puglia scomparisce nell’isola, sì come abbiam detto di -sopra, ogni notizia di abitatori musulmani;[1300] si veggono famiglie -siciliane in Egitto e in Affrica;[1301] il linguaggio arabico si spegne -d’un subito in Palermo stessa: sì che ne avanza appena, nella seconda -metà del decimoterzo secolo, una soscrizione in atto pubblico[1302] e -il ricordo di traduttori dall’arabico in latino, tra i quali veggiamo -degli Israeliti.[1303] Mancano in Sicilia nella stessa generazione le -iscrizioni sepolcrali arabiche:[1304] e se i nomi di città, villaggi e -grandi tenute duran la prova del mutato linguaggio, quei delle strade -in città e de’ piccoli poderi cambiano o si corrompono,[1305] sì che -pochi ne avanzan oggi.[1306] Potrebbe supporsi, in vero, da’ capitoli -di Federigo l’Aragonese, che fosse rimaso qualche avanzo di popolazione -musulmana infino alla prima metà del secolo decimoquarto;[1307] ma -quando si riflette al silenzio di ogni altra memoria per sessant’anni, -sembra più verosimile che quelle leggi abbian avuto di mira i -mercatanti musulmani stanziati o passeggieri nelle città marittime, e -gli schiavi recati dalla costiera d’Affrica, e soprattutto dall’isola -delle Gerbe, dopo il milledugentottantaquattro.[1308] - -La somma de’ ricordi storici dunque è, che nei primi del trecento -rimanea nella Sicilia propriamente detta poco o punto di quelle -schiatte orientali ed affricane. Delle isole adiacenti, al contrario, -Pantellaria, secondo l’attestato degli scrittori musulmani del -decimoterzo secolo,[1309] non avea mutata schiatta nè religione, se non -ch’era soggetta ai re di Sicilia, e che poi fu occupata temporaneamente -da avventurieri genovesi; ma fino al decimosesto secolo, ancorchè -gli abitatori professassero già il Cristianesimo, “avean comune co’ -Saraceni l’abito e la favella,” al dir del Fazzello.[1310] Non sappiamo -se in Malta la dominazione romana abbia spento del tutto il linguaggio -punico, nè se v’abbiano fatto stanza, come a me par verosimile,[1311] -degli antichi abitatori insieme coi Musulmani che se ne insignorirono -e furono soggiogati a lor volta dal conte Ruggiero. Il quale, -avendo istituito immantinente un vescovado, non cade in dubbio che -soggiornassero allora in Malta de’ Cristiani, e sembra assai verosimile -che la schiatta italiana fosse penetrata o piuttosto cresciuta con la -dominazione siciliana in quell’isola.[1312] Meglio che co’ barlumi -delle croniche, la mescolanza della schiatta si prova con l’idioma -maltese, il cui dizionario e, quel ch’è più, la grammatica, è mezzo -italiano e mezzo arabo; onde gli abitatori, senza avere appresa mai -altra lingua, agevolmente conversano coi Barbareschi.[1313] - -Qual dialetto dell’idioma arabico abbiano usato i Musulmani di Sicilia -non è agevol cosa a determinare, quando del parlar volgare altro non -resta che un oscuro esempio in tre diplomi del duodecimo secolo,[1314] -ed al contrario gli altri documenti son dettati nell’inelegante, ma -corretto stile degli atti pubblici;[1315] nè le opere de’ poeti e de’ -prosatori disconvengono alla lingua dotta di quell’età. Il significato -preso da alcuni vocaboli conferma bensì il plausibile supposto che -fosse prevalso in Sicilia l’arabo occidentale o maghrebino che voglia -dirsi: e meglio si farà il paragone quando uscirà alla luce il gran -dizionario maghrebino che apparecchia il Dozy. Per dar qualche esempio -noteremo che _wed_ in Sicilia, come in Spagna, suonò “fiume,” non -“valle,” come nella patria della lingua; che _marg_, passando nel -dialetto siciliano, piegò la significazione originale di “prato” -in quella di “padule;” che _rahl_, “stazione,” designò in Sicilia -assolutamente un “casale;” _sciarr_, “mala opera,” si ristrinse -a “rissa:” e molte altre differenze di tal fatta potremmo notare -riscontrando i dizionarii classici, sia che le voci abbiano veramente -mutato di valore, sia che i lessicografi, come lor avviene in tutte le -lingue, abbiano ignorati molti significati ammessi in alcune regioni e -presso alcune tribù. - -Meno male possiam noi discorrere della pronunzia, della quale ci fanno -testimonianza, fin dall’undecimo e duodecimo secolo, moltissimi nomi -proprii trascritti in greco o in latino, e la sentiamo ancora nei nomi -topografici e ne’ vocaboli siciliani derivati dall’arabico; se non -che nel primo caso avvien talvolta che il mal noto s’abbia a spiegare -con l’ignoto, e nelle parole viventi il suono può essere alterato. -Aggiungasi che in uno de’ diplomi di maggior momento, dico la gran -pergamena arabo-latina di Morreale, la versione è opera di un chierico -francese, di que’ che trassero a corte di Palermo ne’ primi anni di -Guglielmo il Buono; onde alcune lettere latine notan suono diverso da -quel che rendono in bocca nostra.[1316] Contuttociò la materia non -manca. Uscito che sia alla luce l’egregio lavoro del professor Cusa -intorno i diplomi arabi e greci di Sicilia, si ricaveranno con maggiore -certezza le leggi che i suoni del parlare arabico seguivano passando -nel greco e nel volgare della Sicilia: il quale studio renderà più -agevole il gran lavoro d’un glossario di vocaboli siciliani derivati -dall’arabico. Intanto ecco quanto ritraggo dalle ricerche fatte fin qui -intorno l’influenza che quell’idioma esercitò sul volgare siciliano. - -Com’io ho detto a suo luogo,[1317] la Sicilia, al punto del conquisto -musulmano, era bilingue, parlandovisi il greco e il latino, o per dir -meglio un idioma italico, il quale negli atti pubblici vestiva i panni -del latino e pur non gli riusciva di celare al tutto le umili sembianze -native. A provar ciò mancano per vero in Sicilia delle scritture del -settecento, ottocento e novecento, come quelle che abbiamo in varii -luoghi della Penisola;[1318] ma nei primi diplomi latini, greci ed -arabi di Sicilia che tornano allo scorcio dell’undecimo secolo, è -manifesta la forma volgare di alcuni nomi proprii o topografici, che -non erano nati al certo in quella medesima generazione. Tra i primi -abbiam già notati Bambace, Diosallo, Mesciti, Notari, La Luce, Saputi, -Caru, Francu, Fartutto, Pacione, Pitittu, Strambo ed altri di antichi -abitatori.[1319] De’ secondi, un diploma greco del milleottantotto -ricorda il fiume _dei Torti_;[1320] uno del millenovantaquattro conduce -i confini d’un podere _ad serram dello Conte_ e quindi _ad petram -serratam quae vocatur La Castellana_;[1321] uno del millecento cita -_La Schala di Lampheri_ e il _monte de Cavallo_, ed accenna al corso -di una valle per _ostro sive Xirocco_.[1322] Il latino notarile del -medio evo, che torna ordinariamente a traduzione mentale dal volgare, -comparisce già in un diploma del conte Ruggiero dato il millenovantuno, -nel quale, oltre il fraseggiare tutto italiano, ci occorre verbo -_accrescere_:[1323] e più apertamente si mostra in un altro diploma -dello stesso principe, datato del millenovantatrè e contrassegnato -dal suo notaio, o, diremmo noi, segretario, Antonio della Mensa, il -quale se fosse siciliano o calabrese io non so, ma di certo scriveva -in una lingua ch’egli credea latina in grazia delle sole desinenze e di -qualche preposizione.[1324] - -A cotesti avanzi del siciliano anteriore al conquisto, ne aggiugnerò -altri del duodecimo secolo. Non dimenticando che in quella età la -Sicilia s’empiva a poco a poco di colonie della Terraferma, io metto -da canto l’attestato del bando latino di Patti (1133) spiegato in -volgare,[1325] e lascio indietro molti altri esempii di vocaboli che -si potrebbero riferire tanto al siciliano, quanto al pugliese, al -toscano, al genovese, al monferrino o che so io,[1326] e noto in un -diploma del millecentrentatrè il campo _Lu Marge_,[1327] ch’è bello -e buono vocabolo arabico, vivente oggidì in Sicilia. Ci occorrono in -un’altra carta i nomi topografici _Luhrostico_ e _Tremula_,[1328] -de’ quali il secondo è certamente siciliano; in un’altra del -cencinquantasei, il sostantivo _Olivastro_;[1329] nel centottantadue -_Scuteri_;[1330] nel dugenventisei _Gabbaturi_;[1331] nel dugenquaranta -_Ienchi_ e _Ceramiti_.[1332] E qui fo sosta, poichè non mette conto -a spigolare qua e là dei vocaboli nel decimoterzo secolo, che ci ha -lasciati degli scritti interi in siciliano. Anzi mi sarei già fermato -alla metà del duodecimo, se avessi potuto credere contemporanei -all’originale i transunti di due carte greche pubblicate per lo primo -dal Morso;[1333] delle quali l’una è data il millecencinquantatrè, -e l’altra, che ha soltanto la indizione, è stata ben collocata nel -millecenquarantatrè.[1334] Ma non avendo esaminati i testi, e sorgendo -gravi difficoltà su l’epoca de’ transunti, mi convien rinunziare -a prova sì comoda e lesta.[1335] In ogni modo son persuaso che il -volgare siciliano avea già presa nel duodecimo secolo una forma -assai somigliante all’attuale: e che già aspirasse a divenir lingua -cortigiana lo provano le prime poesie italiane dettate in Sicilia. Le -leggende della maggiore porta del Duomo di Morreale, gittata in bronzo -da Bonanno pisano, sendo latine con abbreviature e con qualche parola -prettamente toscana, non danno esempio, a creder mio, del linguaggio -parlato in Sicilia allo scorcio del duodecimo secolo;[1336] dimostrano -piuttosto, che l’uso della corte di Palermo rincorava gl’Italiani -delle altre province a farsi innanzi con lor volgari, somiglianti -l’uno all’altro e tutti al latino. E mi pare molto verosimile che in -quel primo assetto delle colonie continentali in Sicilia fossero stati -più disformi l’un dell’altro i dialetti di varie regioni dell’isola, -i quali ritengono fino ai nostri giorni tanti vocaboli e modi di dire -diversi. - -La robusta pianta del parlare italico resistè meglio che ogni altra -lingua all’invasione dell’arabico. Dalla Siria, dalla Mesopotamia, -dall’Egitto, scomparvero gli antichi idiomi entro breve tempo dal -conquisto degli Arabi, rimanendo nella sola liturgia cristiana; -dileguaronsi in un baleno nell’Affrica settentrionale, insieme con la -religione, gli idiomi trapiantati ne’ tempi istorici; perfin l’aspro -berbero autoctono fu respinto dal parlare arabico verso mezzodì e verso -ponente. Ma in Spagna l’esotico latino cedè poco terreno e ripigliò -tosto il perduto, serbando inviolata la grammatica. La qual diversa -fortuna, se va apposta precipuamente ad altre cagioni, come sarebbero -la distanza dall’Arabia, il numero de’ conquistatori stanziali e la -durata del dominio loro, pure è da riferire in parte all’indole della -lingua e al gran tesoro di civiltà che Roma avea profuso in Occidente -insieme con quella. Le cagioni della corruzione dovean operare in -Sicilia più debolmente assai che in Spagna; ed a quelle dovean anco -resistere i Siciliani per la remotissima antichità di lor idioma -italico e per la parentela di esso col greco, che gli avea disputata -l’isola fin dall’ottavo secolo avanti l’èra volgare. - -L’arabico pertanto ha lasciati nel parlare siciliano minori vestigi -che non si creda comunemente: veruno nella grammatica,[1337] un’ombra -nella pronunzia, poche centinaia di vocaboli nel dizionario, e -qualche modo di dire. Io non posso entrare ne’ particolari, poichè -richiederebbero il glossario accennato dianzi, il quale alla sua volta -dovrebbe fondarsi sopra un dizionario etimologico, che niuno fin qui -ha compilato con gli aiuti della linguistica moderna. Dirò dunque per -sommi capi, che ne’ derivati siciliani l’accento rimane quasi sempre -al posto dov’è ne’ vocaboli arabi corrispondenti, sia che la vocale si -prolunghi nella lettera analoga, sia che le s’attacchi la consonante -che segue. Delle tre vocali arabiche, la prima suona in siciliano -or _a_, or _e_; la seconda sempre _i_; e la terza quasi sempre _u_. -Delle consonanti la =b= (2ª lettera dell’alfabeto arabico) rimane -per lo più inalterata come in “balata, burgiu, burnìa;” talvolta, -soggiacendo alla legge della pronunzia greca, si muta in v come nelle -voci “vava, vattali.” La =th= (4ª lettera) divien sempre _t_ come in -“Butera, tumminu.” La =g= (5ª lettera) serba il suono, come in “giarra, -giubba,” o l’addolcisce in _c_, come Muncibeddu, e raddoppiata nel -vocabolo _hâggem_, suona alla greca _ng_ nel casato “Cangemi:” ma la -voce “zubbiu” (fosso profondo) è esempio della permutazione in _z_, -che il Dozy ha notata in molte voci spagnuole. L’=h= (6ª lettera) si -aggrava in _c_, come nel detto nome Cangemi e in “coma, camiari,” o -sparisce, per esempio nel nome topografico _Mars-el-Hamâm_, divenuto -Marzamemi. Similmente la =kha= (7ª lettera) si muta in _g_, per esempio -“Gausa, gasena,” e può quasi scomparire come in “maasenu” (magazzino). -La =d= araba (8ª lettera), ch’era molto vicina al _t_, come si vede -in tanti esempii di vocaboli tolti dal greco, s’identificò alcuna -volta con la _d_ nostra come in “darbu, Dittainu” (_Wadi-t-Tîn_), o -mutossi in _t_ come in “Targia, tarzanà (_Dar-es-sena’h_, darsena, -arzanà, arsenale). La =ds= (9ª lettera) non occorre in derivati certi; -la =z= (11ª lettera) ha il suono italiano in “Zisa, zizzu,” o prende -quello della _s_, come in “magasenu” citato dianzi. Al contrario, -la =s= (12ª lettera) inalterata in “Sutera, senia,” si muta in _z_ -nelle voci “zicca, zuccu (_suk_, tronco d’albero), zotta” (frusta). -Frequentissima nei derivati dell’arabico, la =sc= (13ª lettera) rende -il suono arabico in “Sciacca, sciabica,” che un tempo si scriveano con -la _x_. L’altra =s= (14ª lettera), che c’è già occorsa in “darsena,” -fa ora _s_, ora _z_, e suona aspra di molto in “zabara” e “zurriari” -(stridere de’ denti). Come la =d=, la =dh= (15ª lettera) fa _d_ nel -siciliano “dagala, dica” (ambascia), e diviene _t_ in “reticu,” -derivato da _radhi’_ (bambino lattante). La =z= (17ª lettera), -che altri trascrive =dh=, par abbia preso l’uno e l’altro suono -in Sicilia, rimanendo l’attestato del secondo nell’antico vocabolo -“annadarari” (invigilare su i pesi e le misure) e argomentandosi il -primo dal nome topografico “Zaèra,” del quale diremo più innanzi. -L’=ain= (18ª lettera dell’alfabeto), sola tra le arabe che non si -possa rendere con l’alfabeto romano e però notata dagli orientalisti -con un’apostrofe, mi par si pronunzii arabicamente da’ Siciliani in un -verbo d’uso frequentissimo.[1338] E suona cotesta lettera nell’accento -di “tarzanà,”[1339] citato or ora; ovvero si muta in consonante -italiana, come nello allegato esempio di _reticu_; al che risponde la -trascrizione dell’_ain_ seguita ne’ diplomi arabo-greci di Sicilia, ne’ -quali quella consonante, o si perde nella vocale, come in Ὀθουμέν e in -Ἄβδ (_’Othman, ’Abd)_, o la si muta in γ, per esempio in Νίγμε, Σεγίτ, -(_Ni’ma, Sa’îd_); ed altri nel duodecimo secolo tentò di notarla con -l’_h_, come poi fece nel decimosesto Leone affricano, poichè leggiamo -in un diploma il nome di Habes, invece di (_Wed-_)_’Abbâs_, ch’era -l’Oreto. Il =gh= (19ª lettera) o rimane _g_ forte come in “gana,” o -si muta anche in c come in “Cutranu,” che si scrive, e forse un tempo -si pronunziò, “Godrano.” La =k =(21ª lettera) suona in Sicilia _c_, -come in “Calata, cammisa, coffa;” ma par abbia avuto un tempo anco il -suono della _g_ che le danno gli Egiziani, poichè leggiamo “caitus,” e -“gaitus” negli scritti latini del duodecimo. Nè altrimenti l’altra =k= -(22ª lettera) che ricorre in “gaffa, mingara, cuscusu” e nell’avverbio -“a cuncumeddu.” E quando il parlare arabico si sparse in Sicilia, -la pertinace _d_ che i Sardi e i Siciliani sostituiscono alla _l_ -della nostra Terraferma, si trovava radicata sì profondamente, che -trasformò anco la =l= (23ª lettera arabica) in alcuni vocaboli tolti -dall’arabico, come _gebel_ in Mongibello, pronunziato “Muncibeddu” e -il verbo “sciddicari” (sdrucciolare), che viene da _zeleg_ e _zelek_. -L’ultima =h= (26ª lettera), al par che le sue sorelle, si rende -talvolta con una _g_, come in “zagara;” talvolta svanisce, poichè -altri pronunzia lo stesso vocabolo “zaara:” ed abbiamo in Zaèra, nome -d’un sobborgo di Messina, un altro esempio di questa attenuazion di -suono; ma l’origine arabica non si può dimostrare, se non con l’omonimo -palagio degli Omeiadi in Cordova. Il =w= (27ª lettera) suona _v_ -come in “Favara;” ma, se iniziale, par sia stato pronunziato _u_, -ovvero _o_, come “Odesuer” (_Wadi-es-Sewâri_), ed anche sia scomparso -al tutto come supposto articolo, il che si argomenta da Dittaino -(_Wadi-el-Tîn_), che un tempo suonò di certo “Udittain.” Le altre -lettere =t, r, t, f, m, n, j= (3, 10, 16, 20, 24, 25, 28 dell’alfabeto) -non hanno suono diverso dall’italiano, nè mutan mai. - -Chi compilerà il glossario delle voci arabiche passate nella nostra -lingua illustre e nei dialetti,[1340] dovrà resistere a tentazioni -frequenti; poichè i suoni dell’arabo sono sì svariati e il dizionario -sì prodigiosamente ricco, che col metodo de’ vecchi etimologisti, la -cui schiatta non è spenta del tutto, si potrebbe rannodare all’arabo -ogni vocabolo dell’italiano e di altre lingue ancora. Da un’altra -mano, le leggi fonetiche ricavate fin qui non imperano assolutamente -in tutti i tempi e i luoghi; e chi non ammettesse eccezioni e talvolta -non osasse scostarsi dal fil della sinopia, non avanzerebbe mai in un -lavoro etimologico. Ho voluto dir questo per iscusarmi se non presento -qui una lista de’ vocaboli siciliani che sono evidentemente, o mi -sembrano, derivati dall’arabico; e se differisco ad altro tempo, o -rimetto a’ posteri, un lavoro che richiede anzi tutto più diligente -ricerca de’ vocaboli siciliani per ogni luogo dell’isola e, in -quanto si possa, per ogni tempo. Perocchè leggendo nel dizionario del -Pasqualino le voci disusate al suo tempo, le quali ei prese da antichi -glossarii, ne veggo bandite di tempo in tempo molte di vero conio -arabico. Ed è ben ragione che l’elemento straniero si elimini a poco a -poco: ma questo fatto per lo appunto va notato in una esamina storica -della lingua. - -Rimanendo sempre su i generali, dirò che i vocaboli siciliani di -origine arabica si riferiscono la più parte alle cose rurali, alle -industrie cittadinesche, alle vestimenta, ai cibi, ed a qualche -istituzione di polizia urbana. Come nello spagnuolo e nel portoghese -che ne son ricchi, così nel siciliano che n’è povero, occorrono voci -arabiche, assai più sovente ne’ sostantivi che negli aggettivi: -ed al contrario i verbi, scarsi in quelle due lingue al segno -che si è dubitato se alcuno se ne trovasse,[1341] non mancano nel -siciliano.[1342] Sono da notar anco de’ traslati o modi di dire -tradotti litteralmente dall’arabico;[1343] e come per contrapposto i -proverbi arabi si contano a dito nelle raccolte de’ siciliani. - -Non voglio pretermettere che buon numero dei vocaboli arabi passati -nel siciliano si trova anco nella lingua illustre; anzi che occorrono -in questa e in qualche altro dialetto delle voci arabiche ignote -in Sicilia, per esempio nel genovese, _camâlo, mésaro, macrama_; in -Arezzo _cáida_;[1344] a Pisa un tempo _calega_;[1345] in Liguria e in -Toscana, _maona_ o _magona_[1346] e nella lingua illustre _acciacco, -azzurro, butteri, carciofo, collare_ (per salpare), _petronciana, -scialbo, tarsia_. Altri son comuni al siciliano: _ammiraglio, barda_ -(siciliano _varda_), _camicia_ (siciliano più correttamente _cammisa_), -_canfora, cifra_ e _zero_ (trascrizioni diverse dello stesso vocabolo), -_dogana, gabella, garbo, gelsomino, fondaco, liuto, magazzino, sensale, -tariffa, vasca_: oltrechè i termini scientifici, come _alambicco, -alcali, almanacco, giulebbe, taccuino, zenit_, corrono nella più parte -delle lingue viventi d’Europa. La Terraferma d’Italia, di certo, li -ebbe or dalla Sicilia, or dalla Spagna, or direttamente dalle costiere -meridionali del Mediteraneo. - -Senza disputare altrimenti delle origini del parlare siciliano, su le -quali hanno lavorato e lavorano ancora i letterati dell’isola,[1347] e -senza gittarmi nella mischia che ferve intorno a Ciullo d’Alcamo,[1348] -io ammetto che verso la metà del duodecimo secolo il siciliano -parlavasi tanto o quanto in tutta l’isola e tendeva alla forma -attuale, senza essere giunto però, non dico già alla mèta, chè le -lingue vive non si congelano, ma a quel tratto del corso che soglion -varcare quetamente senza notabili alterazioni. Così dovea succedere -per la presenza delle colonie testè venute da varie parti della -Terraferma, unite da commerci tra loro e molto più strettamente col -grosso dell’antica popolazione di linguaggio italico, o, per dir -meglio, siciliano. Nella quale condizione di cose dovea nascere un -idioma cortigiano o legionario che chiamar si voglia, non altrimenti -che quello che s’ode da dieci anni in qua nel nostro esercito; e quel -parlare dovea, con l’andar del tempo, sempre più accostarsi al dialetto -indigeno, prendendone molto più che non gli desse. - -Da cotesta vena di linguaggio, torbida ancora per la sospensione delle -parti che duravano fatica a compenetrarvisi, emerse la poesia italiana -propriamente detta. Se ciò sia avvenuto alla metà del duodecimo secolo -o nei principii del seguente non si potrà sapere per l’appunto, se il -caso non ci farà trovar prove più chiare di quelle allegate fin qui. -Ma parendo assai verosimile che il linguaggio più comune a corte di -Federigo imperatore, de’ Guglielmi e fors’anco di re Ruggiero, sia -stato un dialetto italiano, e concorrendovi la espressa testimonianza -di Dante, per non citare tutti gli altri, possiamo tener certo il -fatto. E per vero nessun altro luogo d’Italia si può immaginare più -adatto che la Sicilia al nascimento delle muse italiane. Lo studio -della poesia araba, approfondito da mezzo secolo in qua, ha dissipati -gli errori di chi la credea madre della poesia spagnuola, provenzale ed -italiana. Nè la ragion poetica, nè la macchina, nè la rima delle poesie -neolatine può riferirsi in alcun modo alle arabiche. La moda sola, -credo io, delle splendide corti musulmane della Spagna fece entrare -ne’ castelli cristiani dell’Occidente, insieme con altri argomenti di -lusso, il sollazzo di ascoltare poesie in lingua volgare del paese: i -premii e gli onori incoraggiarono i poeti nazionali a recitare nelle -brigate principesche i versi che si sentiano per lo innanzi negli -oscuri crocchi delle città e delle campagne; talchè la poesia volgare, -meglio che nata, si dee dir emancipata e nobilitata in quel tempo. Lo -stesso è da supporre nella corte musulmana dei re normanni e svevi di -Sicilia; a’ quali forse avvenne d’ascoltare lo stesso giorno de’ poeti -arabi e de’ poeti siciliani e di largire agli uni come agli altri una -manata di tarì d’oro. Solo legame tra le poesie neolatine e le arabiche -mi sembrano i metri delle _mowascehe_ e de’ _zegel_, dei quali ho -fatta parola nel capitolo undecimo di questo libro.[1349] Io spero che -nuove ricerche in tal campo riescano a rischiarare quel periodo della -nostra storia letteraria: ma si può ritenere fin d’ora che la Sicilia -debba agli Arabi, e la Terraferma italiana debba alla Sicilia, chè del -primato dell’altra grande isola io dubito forte, la inaugurazione della -poesia nazionale. - -Si possono spigolare qua e là altri bricioli del patrimonio che la -popolazione musulmana legò alla Sicilia. Il nome arabico di _Sciorta_ o -_Xurta_, com’è scritto nei Capitoli de re Aragonesi di Sicilia,[1350] -prova come l’istituzione d’una guardia cittadina, che vegliasse -alla pubblica sicurezza nelle città, risaliva fino alla dominazione -musulmana. Venìa da quella parimente il sistema metrico che fu in -uso nell’isola fino alla fondazione del reame d’Italia; chè non solo -alcuni nomi delle misure d’acque correnti, da noi citati già in questo -capitolo, e il verbo stesso testè ricordato che significa la vigilanza -della pubblica autorità su’ pesi e le misure di piazza, derivano -manifestamente dall’arabico, ma altresì alcune denominazioni in varie -parti del sistema: la canna nelle misure lineari;[1351] la salma e il -tumolo nelle misure di superficie e nelle cubiche per gli aridi;[1352] -il cafiso in quelle de’ liquidi;[1353] il rotolo e il cantaro ne’ -pesi.[1354] Che se ne’ multipli e nelle suddivisioni troviamo vocaboli -latini, gli è naturale effetto della mescolanza dei popoli e si può -supporre che que’ nomi fossero entrati dopo la dominazione musulmana -o durante quella. Le denominazioni metriche della Sicilia passarono, -com’e’ sembra, nella Bassa Italia quando soggiacque alla dominazione -de’ Normanni in Sicilia; e forse alcuna v’era stata recata prima dal -commercio, come abbiam provato per le monete.[1355] Il _rubbio_ di -Roma, Lombardia, Piemonte e Genova, anch’esso d’origine arabica; il -_rotolo_, ch’era in uso a Genova, sì come a Napoli; il _carato_, peso -usato dagli orafi anche nelle altre province che non ebber colonie -musulmane, furono evidentemente recati dal commercio.[1356] - -Quando si riflette su la catastrofe delle popolazioni musulmane di -Sicilia, seguìta più tosto per fatto delle genti cristiane che del -governo, si noterà con minore maraviglia che non sia durata nell’isola -alcuna foggia di vestire de’ Musulmani. De’ nomi stessi di quelle fogge -pochi sono arabi e questi comuni alla Sicilia ed alla Terraferma.[1357] -Altri ha riferito a’ Musulmani i manti neri, di che nel secolo passato -e ne’ principii del corrente soleano avvolgersi le donne siciliane -andando a messa, ed anche a diporto, i quali non sono scomparsi del -tutto in alcuni paesi di Sicilia; ma tal supposto mi sembra fondato -piuttosto su l’analogia de’ costumi gelosi, che su la rassomiglianza di -quella foggia siciliana a’ camicioni ed a’ veli delle donne musulmane. - -Direbbesi che all’incontro i Cristiani di Sicilia avessero prese -volentieri da’ loro concittadini circoncisi quelle usanze che -soddisfacean meglio alla gola. Più che le vivande, sono rimasi arabi -di nome e di fatto in Sicilia i camangiari,[1358] massime i dolciumi, -antica manifattura del paese; poichè ritroviamo in Affrica, fin -dallo scorcio del nono secolo, delle torte condite con lo zucchero -di Sicilia.[1359] Un Ducange arabo, se mai l’avremo, ci spiegherà -molti vocaboli di tal fatta che or leggiamo inutilmente nelle istorie -e nei racconti; e per tal modo ci svelerà tutte le rassomiglianze -de’ buon gustai siciliani con que’ dell’Egitto: gli uni e gli altri -grandi consumatori dello zucchero prodotto ne’ due paesi e scambiato -assiduamente tra loro infino al decimoquinto secolo, in grazia forse -della qualità diversa o delle raffinerie, mantenute in Egitto, -mancate presto in Sicilia.[1360] Perocchè nelle descrizioni del -prodigioso lusso della corte fatemita, serbateci dal Makrizi, le feste -del ramadhan al Cairo, per la quantità e qualità della roba che si -mangiava, somigliano perfettamente alla novena del Natale, al Carnovale -e alla Pasqua in Palermo. A casa de’ grandi officiali dello Stato, -e con maggiore profusione a corte, solean imbandirsi delle figurine -e de’ castelli di zucchero e panforti finissimi e varie maniere di -paste dolci, delle quali e d’altre vivande più sostanziali, acconciate -con vaghi colori, ed ammonticchiate in vassoi d’argento, d’oro e di -porcellana della Cina, si facea come una cuccagna.[1361] Allo scorcio -del medio evo, e infino a’ nostri tempi, si veggon usati in Egitto de’ -canditi simili alla zuccata di Sicilia[1362] ed una specie di gelatina -dolce estratta dal pollo pesto:[1363] e la _cuccìa_ di Sicilia, pasta -di grano immollato, mescolato con latte, si mangiava e si mangia in -Egitto e si chiama ancora _kesc_.[1364] Perfin si rassomigliano le -frasi, con le quali vanno gridando per le strade i venditori di frutte -del Cairo e que’ di Palermo.[1365] - -Maraviglierà taluno ch’io scenda a tai piccolezze, tenute a vile dagli -storici delle passate generazioni, e non tocchi di quella eredità di -vizii e di virtù, ch’altri credea lasciata da’ Saraceni al popolo -della Sicilia. E sì che talvolta è parso anche a me di scoprirne -qualche avanzo, ma poi mi sono accorto della incertezza di così fatte -induzioni. Una matura riflessione su l’indole e i costumi de’ Siciliani -paragonati a quei degli altri popoli italiani non mostra tal divario -che non si possa spiegare con la geografia e con la storia e s’abbia -quindi a ricercare negli arcani delle schiatte. Per altro, quando -la storia e la lingua ci hanno mostrata identica la massima parte -della schiatta, sarebbe temeraria quella critica che s’accignesse -a inforsare il fatto con cagioni, le quali è più facile immaginare -che provarle. Assai più che l’incerta mescolanza di un fil di sangue -straniero, sarebbe da valutare l’esempio de’ costumi che le colonie -arabe o berbere abbian lasciato per avventura alle popolazioni della -Sicilia occidentale, più pronte in vero alla violenza che quelle della -regione di levante: ma anche in questo fatto le cagioni son dubbie -e diverse, e chi sa se non v’abbiano operato più che ogni altro le -condizioni topografiche e sociali? La sola conchiusione certa è che -il conquisto musulmano recò in Sicilia nel nono secolo, e mantennevi -fino all’undecimo, uno incivilimento ed una prosperità ignoti allora -alle altre regioni italiane, i quali nel duodecimo e per gran parte del -decimoterzo rifluirono su la Penisola e contribuirono allo splendore -della patria comune. - -Compio nella patria unita e libera un lavoro, al quale m’accinsi -nell’esilio, trent’anni addietro, mosso da brama irresistibile di -guardar nelle tenebre che avvolgeano la Storia di Sicilia avanti i -Normanni, ed allettato dall’agevolezza che mi offriano le scuole e -le biblioteche di Parigi. Incominciai l’arduo lavoro con animo di -siciliano che bramava la libertà d’un piccolo Stato e desiderava -l’unione dell’Italia, senza sperarla vicina: lo termino confidando -che tutti gli Italiani sempre più si affratellino; che veggano nella -unità e nella libertà la salvezza e l’onore di tutti e di ciascuno; -che quindi il paese cresca di sapienza, di saviezza, di possanza, di -ricchezza, e che la nuova Roma, per ammenda dell’oppressione armata -dell’antichità e delle male arti de’ tempi appresso, promuova ormai -nel mondo la giusta libertà dell’opera e la illimitata libertà del -pensiero. - - - - -INDICE DE’ NOMI DI PERSONE. - - -(_L’articolo_ =el= _e i vocaboli_ =abu= _e_ =ibn= _non contano -nell’ordine alfabetico, fuorchè nei capoversi_.) - - -A - -Aaroun el-Khams (?), 426. - -Abate Arrigo, III, 629. - -Abba Mari, III, 708. - -’Abbad (Mohammed-ibn), principe di Siviglia, soprannominato -Mo’tadhedbillah, II, 501, 502, 523, 544. - -Abbadidi, II, 523, 544. - -Abbàs, zio di Maometto, 65. - -Abbasidi, 65, 138, 139, 140, 141, 142, 143, 149, 225, 371; II, 50, 97, -111, 112, 114, 118, 120, 133, 150, 182, 240, 255, 281, 457, 458; III, -446, 506, 829. - -Abbâs-ibn-Amr (Abu-Fadhl), II, 481. - -Abbâs-ibn-Fadhl (Abu Aghlab), 315, 316, 321, 322, 325, 326, 327, 328, -329, 331, 333, 334, 335, 338, 342, 349, 370, 371. - -Abda, II, 448. - -Abdallah, supposto ammiraglio, 101. - -Abdallah, servo di Federigo II, III, 792. - -Abd-Allah-ibn-el-Abbâs, 343, 344. - -Abd-Allah-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-abi-Khorasân, III, 429, 430. - -Abd-Allah I (Abu-’l-Abbâs), emir aghlabita, 152, 153, 155, 226, 228; -II, 12. - -Abd-Allah (Abu-Ali), III, 747. - -Abd-Allah-el-Ansari, III, 325. - -Abd-Allah-ibn-el-Azîz, III, 423. - -Abd-Allah-ibn-Bera, II, 511. - -Abd-Allah-ibn-Ghania, III, 520. - -Abd-Allah, padre di Giawher, II, 283. - -Abd-Allah-ibn-Habib, 175. - -Abd-Allah-ibn-Ja’kûb-ibn-Fezara, 353, 385, 386, 388. - -Abd-Allah II, ibn-Ibrahim-ibn-Ahmed (Abu-l-Abbâs), emir aghlabita, 52, -53, 58, 59, 64, 65, 66, 67, 69, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 77, 124, 125, -126, 127, 128. - -Abd-Allah-ibn-Iehia-ibn-Hammûd, Hazimi (Abu-Mohammed), XLIII; II, 522. - -Abd-Allah-ibn-Iehia, da Sciakatis, XLV. - -Abd-Allah-ibn-Kaddâh, II, 118; _corr_. el-Kaddâh e v. -Abd-Allah-ibn-Meimûn. - -Abd-Allah-ibn-Kais, 84, 86, 98, 99, 100. - -Abd-Allah-ibn-Khorasân, III, 428. - -Abd-Allah-ibn-abi-Malek-Mo’sîb, II, 512, 542. - -Abd-Allah-ibn-Meimûn, detto el-Kaddâh, II, 114, 115, 116, 118. - -Abd-Allah-ibn-Mekhlûf (Abu-Mohammed), II, 541. - -Abd-Allah-ibn-Menkût, II, 420, 425, 504, 505, 547; III, 308. - -Abd-Allah-ibn-Mo’ezz-ibn-Badis, II, 377, 378, 385, 387, 388, 390, 391, -396, 418, 419, 421, 424, 426; III, 79. - -Abd-Allah-ibn-Mohammed, emir Kelbita, II, 331. - -Abd-Allah-ibn-Mohammed-ibn-Abd-Allah (Abu-l-Abbâs), emir di Sicilia, -391. - -Abd-Allah-ibn-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Aghlab, 392. - -Abd-Allah-ibn-Mohammed, el-Maleki, (Abu-Bekr), XLII. - -Abd-Allah, signore di Murcia, III, 704. - -Abd-Allah-ibn-Musa, 124, 169. - -Abd-Allah, Othmani, XLIII. - -Abd-Allah-ibn-Saba, II, 106. - -Abd-Allah-ibn-Sa’d, 88, 92, 93, 109, 206; III, 831. - -Abd-Allah-es-Saffâh, 141. - -Abd-Allah-ibn-Sâigh, II, 142. - -Abd-Allah-ibn-Selmân (Abu-l-Kasim), II, 538. - -Abd-Allah-ibn-Sementi, III, 685. - -Abd-Allah-ibn-Sofian, 352. - -Abd-Allah-ibn-Tâher, 163. - -Abd-Allah, Tonûkhi, II, 335. - -Abd-Allah-ibn-Ziâd-ibn-An’am, 106, 173. - -Abd-Allah-ibn-Zobeir, 109, 110, 119. - -Abdelali, II, 434. - -Abd-el-Azîz-ibn-Ahmed (Abu-Fares), XLVIII. - -Abd-el-Azîz-Bellanobi, II, 541; III, 628. - -Abd-el-Azîz-ibn-Hâkem — ibn-Omar (Abu-Mohammed), II, 541. - -Abd-el-Azîz-ibn-Hosein, III, 766. - -Abd-el-Azîz-ibn-Sceddâd-ibn-Tamîm (Abu-Mohammed), soprannominato -’Izz-ed-dîn, v. Ibn-Sceddâd. - -Abdelbach (_corr_. Abd-el-Hakk), 436. - -Abd-el-Gebbâr-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Sirîn, II, 516. - -Abd-el-Gebbâr-ibn-Mohammed-ibn-Hamdîs, XLIII, LV; 406, II, 308, 517, -519, 525, 526, 527, 528, 530, 532, 533, 534, 543, 544, 547; III, 367, -368, 371, 377, 381, 384, 386. - -Abdelguaiti, III, 264. - -Abd-el-Hakk, 436. - -Abd-el-Hakk-ibn-Alennas, III, 490. - -Abd-el-Hakk-ibn-Harûn (Abu-Mohammed), II, 478, 487. - -Abd-el-Hakk-ibn-Sab’in, III, 702, 703, 704, 705. - -Abd-el-Halîm-ibn-Abd-er-Wâhid, III, 763, 764. - -Abd-el-Hamîd-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Scio’aîb, II, 453. - -Abd-el-Kerîm-ibn-Iehia-ibn-Othmân, III, 735. - -Abd-el-Kerîm (Abu-Mohammed), II, 463. - -Abd-el-Melik, califo, 133, 166; III, 837. - -Abd-el-Melik, condottiero, 387. - -Abd-el-Melik, gaito, III, 256. - -Abd-el-Melik-ibn-Katân, 166, 172. - -Abd-el-Melik-en-Nasiâni, III, 796. - -Abd-el-Mumen, III, 236, 377, 379, 422, 423, 424, 429, 473, 475, 476, -477, 478, 479, 480, 481, 482, 483, 484, 486, 489, 490, 496, 622, 623. - -Abd-er-Rahîm-ibn-Mohammed-ibn-Nobâla, II, 513. - -Abd-er-Rahman-ibn-Abi-l-Abbâs, da Trapani, III, 450, 462, 756. - -Abd-er-Rahman-ibn-Abd-Allah-ibn-Zeidûn, el-Karawi (Abu-Tâher), III, 214. - -Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Aziz, III, 363, 387. - -Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Ghanî (Abu-l-Kâsim), II, 477, 494, 540. - -Abd-er-Rahmân-ibn-Abi-Bekr-ibn-’Auk-ibn-Khelef, detto Ibn-Fehhâm, II, -474, 476, 488, 511, 540. - -Abd-er-Rahman, da Butera, III, 462. - -Abd-er-Rahman-ibn-Francu, III, 206. - -Abd-er-Rahman-ibn-Habib-ibn-abi-Obeida-el-Fihri, 174, 175; III, 6. - -Abd-er-Rahman-ibn-Habib-es-Sikilli (es-Saklabi), 144. - -Abd-er-Rahman-ibn-el-Hâkem, califo di Spagna, 462. - -Abd-er-Rahman-ibn-Hasan, detto Mostakhles-ed-dawla, II, 537. - -Abd-er-Rahman-el-Lewâti, III, 256. - -Abd-er-Rahman-ibn-Lûlû, soprannominato Sceikh-ed-dawla, II, 427, 539. - -Abd-er-Rahman-ibn-Mohammed (Abu-Mohammed), il Siciliano, XLIV; II, 495. - -Abd-er-Rahman-ibn-Mohammed-ibn-Omar, III, 754, 760. - -Abd-er-Rahman-en-Naser-Iidin-illah, II, 219, 249, 250; III, 830. - -Abd-er-Rahman-en-Nasrani, _v._ Cristodulo, III, 362, 363, 364, 381, 383. - -Abd-er-Rahman-ibn-Omar-ibn....-el-Lewâti, II, 37. - -Abd-er-Rahman-ibn-Ramadhan, di Malta (Abu-l-Kasem), III, 462, 685, 762, -763, 768. - -Abd-er-Rahman-ibn-Ziâd, 173. - -Abd-es-Selâm-ibn-Abd-el-Wehâb, 306. - -Abd-es-Selâm-ibn-Sa’îd, soprannominato Sehnûn, giurista, 277; II, 220, -222, 223. - -Abd-el-Wâhid Marrekosci, xlvi; III, 428, 739. - -Abd-el-Wehâb-ibn-Abd-Allah-ibn-Mobârek, II, 541. - -Abdi Malach, gaito, III, 264. - -Abela Gian Francesco, III, 872, 884. - -Abelardo, principe normanno, III, 148. - -Abissinio, _v._ Ahmed-ibn-Ja’kub, 392. - -Abramo, 45, 47, 50. - -Abramo Halbi (Ibrahim-ibn-Aghlab), 233. - -’Abs, tribù, III, 598. - -Abu-l-Abbâs-ibn-Ali, 425. - -Abu-l-Abbâs-ibn-Ja’kûb-ibn-Abd-Allah, 390. - -Abu-l-Abbâs-Kalawri, II, 479. - -Abu-l-Abbâs-ibn-Mohammed-ibn-Kâf, II, 540. - -Abu-Abd-Allah (il kaid), soprannominato Mamûn, II, 523. - -Abu-Abd-Allah, maestro di scuola in Affrica, II, 196. - -Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, III, 377. - -Abu-Abd-Allah-el-Mo’aiti, III, 4, 5. - -Abu-Abd-Allah-es-Sci’i, II, 120, 121, 123, 127, 128, 131, 132, 133, -134, 136, 137, 138, 141, 142, 144. - -Abu-Abd-Allah-ibn-Seffâr, II, 500. - -Abu-Abd-Allah, siciliano, XLIX; II, 219. - -Abu-Abd-Allah-ibn-Zorâm o (Rigâm), II, 115. - -Abu-l-Aghlab-ibn-Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 58. - -Abu-l-Aghlab-ibn-Ibrahim-ibn-Ahmed (diverso dal precedente?), II, 85. - -Abu-l-’Ala, da Mearra, II, 101. - -Abu-l-’Ala-Sâ’id, II, 497. - -Abu-Ali, 430, 431. - -Abu-Ali, Ghassâni, II, 488. - -Abu-Ali-ibn-Hasan-ibn-Khâlid, II, 540. - -Abu-Ali-ibn-Hosein-ibn-Khâlid, II, 515. - -Abu-Ali, da Tanger, II, 226, 230. - -Abu-l-Arab, _v._ Mohammed-ibn-Ahmed e Mos’ab-ibn-Mohammed. - -Abu-Bekr, _v._ Beco. - -Abu-Bekr, il califo, 55, 60, 62, 64, 70, 105, 123; II, 359, 360, 453. - -Abu-Bekr, conciatore, III, 256. - -Abu-Bekr-ibn-Nebt-el-’Orûk, II, 477. - -Abu-Bekr, Sikilli, _v._ Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Musa. - -Abu-Bekr-ibn-Soweid, 173. - -Abu-Bekr-ibn-Zohr, III, 739. - -Abu-Dekâk, II, 185. - -Abu-’Einan, principe merinita, III, 868. - -Abu-l-Fadhl, giurista, III, 785. - -Abu-l-Fadhl, scrittore, II, 430, 431, 455. - -Abu-l-Farag, II, 522, _v._ Mawkifi. - -Abulfaragi, xlvii; 247. - -Abulfeda, VIII, XXXVIII, XXXIX, XLI, XLII, XLIV, XLVI, XLVII, XLIX, LI, -LII, LIII. - -Abu-l-Forûh-ibn-Bodeir, Meklati, soprannominato Sind-ed-dawla, II, 539. - -Abu-l-Geisc, _v._ Mogêhid-ibn-Abd-Allah. - -Abu-Gia’far, 375; II, 345, _v._ Ahmed-ibn-Jûsuf. - -Abu-Gia’far, II, 287, _v._ Abu-Kharz. - -Abu-Gia’far-ibn-’Awn-Allah, II, 481. - -Abu-Ghofâr, II, 154. - -Abu-Hafs, _v._ Omar-ibn-Scio’aib, el-Balluti; -Omar-ibn-Iehia-ibn-Mohammed, e Omar-ibn-Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid. - -Abu-Hâmid, da Granata, XLIV; 85, 86; II, 440. - -Abu-Hanifa, 149, 151, 254; III, 726. - -Abu-Harûn, Andalosi, II, 225. - -Abu-Hasan-ibn-Abd-Allah, da Tripoli o da Trapani, II, 541. - -Abu-Hasan, da Gerusalemme, II, 491. - -Abu-Hasan-Hariri, 420; II, 226, 230, 231. - -Abu-Hasan, Lakhmi, II, 488. - -Abu-Hasan, Sikilli, II, 541. - -Abu-Hâscim, sufita, II, 493. - -Abu-Hâscim, _v._ Mohammed-ibn-abi-Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Zafer. - -Abu-Hodseifa, Coreiscita, II, 496. - -Abu-Hogir-ibn-Ibraim-ibn-Ahmed, II, 85, 86. - -Abu-l-Hokm-ibn-Ghalanda, III, 781. - -Abu-Hosein-ibn-Jezîd, 429, II, 62, 63. - -Abu-Hosein-ibn-es-Sebân, II, 764. - -Abu-Ja’kûb, xlvi, _v._ Ja’kûb-ibn-Abd-el-Mumen. - -Abu-Iehia-ibn-Matrûh, III, 409, 411, 471, 472. - -Abu-Jezîd, _v._ Mokhalled-ibn-Keidâd. - -Abu-’Isa-ibn-Mohammed-ibn-Kohrob, 399, 400. - -Abu-Ishak, Hadhrami, II, 479. - -Abu-Ishak-ibn-Abi-Ibrahim-ibn-Abi-Hafs, III, 624. - -Abu-Junis-ibn-Noseir, II, 226. - -Abu-Ka’b, II, 376, 379. - -Abu-l-Kâsim, _v._ Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali-ibn-Hammûd. - -Abu-l-Kâsim-Gioneid, da Bagdad, II, 480. - -Abu-l-Kâsim-ibn-Hâkim, II, 440, 494. - -Abu-l-Kâsim, Tirazi, II, 141. - -Abu-Kelef-ibn-Harûn, II, 194. - -Abu-Kharz o Abu-Khereg, II, 287. - -Abu-l-Leith, III, 686, 687. - -Abu-Ma’d, II, 77. - -Abu-l-Mehâsin, II, 448. - -Abu-Mehell, II, 247. - -Abu-Modhar, _v._ Ziadet-Allah-ibn-Abd-Allah. - -Abu-Moh’âgir, 115, 116, 117. - -Abu-Mohammed-ibn-’Atusc, III, 496. - -Abu-Mohammed, Dami’a, II, 512, 542. - -Abu-Mohammed, da Kafsa, II, 306. - -Abu-Mohammed-ibn-Omar-ibn-Menkût, II, 539. - -Abu-Mohammed-ibn-abi-Hafs-Omar, II, 622. - -Abu-Mohammed-ibn-Semna, III, 767. - -Abu-Moslim, 140, 141, 142; II, 111, 112. - -Abumoslimiti, II, 112. - -Abu-Musa-el-Ascia’ri, 56. - -Abu-Nasr, II, 514. - -Abu-Nottâr, detto il Negro, II, 187. - -Abu-Râti’, II, 354. - -Abu-Sa’id-ibn-Ibrahim, XLVIII; II, 467, 469, 470. - -Abu-s-Salt-Omeia, XXXVIII, XLV; II, 535; III, 363, 371, 387, 460, 743, -745, 747, 752. - -Abu-Scerîf (famiglia), II, 868. - -Abu-Sciâma-Mokaddesi, XLIX; III, 670. - -Abu-Sewâb, da Castrogiovanni, II, 515. - -Abu-Taib, figliuolo di Stefano, III, 262, 316. - -Abu-Taleb, 49. - -Abu-Taleb-ibn-Sab’in, III, 705. - -Abu-Târ, II, 187. - -Abu-Thûr, 419. - -Abu-l-Wefa, III, 670. - -Abu-Zakaria, _v._ Iehia-ibn-Abd-el-Wahid. - -Abu-Zarmuna, II, 230. - -Abu-Zeid, el-Gomari, XXXVII; II, 517. - -Abu-Zeki, 269. - -Acosimo, 203. - -Adalberto, marchese, 451. - -Adelaide o Adelasia, moglie di Ruggiero, conte di Sicilia, I; 460; III, -195, 196, 197, 198, 200, 221, 225, 226, 268, 275, 301, 302, 335, 345, -346, 347, 348, 349, 350, 351, 806. - -Adelaide, di Susa, III, 199. - -Adelasia, _v._ Adelaide. - -Adelchi, 185, 187, 188, 189, 382, 384, 387, 388, 436. - -Adelicia, III, 290. - -Ademaro (monaco), III, 26. - -Adeodata, 205. - -Adler, XXIV, LI, LIII; II, 6; III, 450. - -Adnân, 32, 40, 47, 64, 69, 135, 136, 137; II, 32, 33, 37, 233. - -Adriano, 199. - -Adriano, ammiraglio, 399. - -Adriano I, papa, 21, 184, 185, 186, 187, 188, 190, 212, 389, 443; II, -169. - -Afârik e Afârika, 105; II, 361; III, 6. - -Afdhal, II, 463, 489, 506, 510. - -Affrica (Chiesa di), 108, 157; III, 417, 475. - -Affricani (Musulmani detti), 429. - -Afrina, II, 253. - -Afrodisia (d’) Alessandro, III, 702. - -Agar, 75. - -Agareni, II, 164, 407, 414. - -Agata, madre di Giuseppe Innografo, 502. - -Aghlab, 144, 284, 340, 391; II, 227, 233, 300. - -Aghlab-ibn-Ahmed (Abu-’Ikal), 410. - -Aghlab-ibn-Ibrahim (Abu-Ikâl), 309. - -Aghlab-ibn-Mohammed-ibn-Aghlab, 410. - -Aghlabiti, XLV, XLIX, LIV; 84, 147, 206, 225, 226, 229, 236, 253, 278, -295, 314, 332, 337, 340, 353, 375; II, 4, 5, 6, 7, 10, 24, 32, 38, 40, -46, 49, 58, 61, 74, 75, 76, 88, 124, 126, 128, 129, 131, 132, 133, 135, -137, 138, 139, 141, 142, 143, 146, 148, 151, 162, 218, 221, 224, 227, -235, 238, 352, 361, 369, 371, 456, 506. - -Agisa, tribù berbera, III, 212. - -Agnese, monaca, III, 353. - -Ahmed-ibn-Abd-es-Selâm, XLVIII; II, 470, 471. - -Ahmed-ibn-Ali (Abu-Fadhl), Coreiscita, II, 539. - -Ahmed-ibn-Ali, es-Sciâmi (Abu-l-Feth), II, 541. - -Ahmed, conciatore, III, 256. - -Ahmed Gabrini, III, 698. - -Ahmed-ibn-Hasan-ibn-Ali-ibn-Abi-Hosein (Abu-l-Hasan), emir Kelbita, di -Sicilia, II, 249, 254, 256 a 263, 266, 271, 272, 274, 276, 290 a 294, -319, 372, 537, 538. - -Ahmed-ibn-abi-Hosein-ibn-Ribbâh, II, 140, 141, 143. - -Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Abd-Allah’, 390. - -Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Fezara, 342, 343, 353, 391. - -Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Modhâ-ibn-Selma, 391. - -Ahmed-ibn-Ja’kûb-ibn-Omar-ibn-Abd-Allah-ibn-Ibrahim-ibn-Ahglab -(Abu-Malek), detto l’Abbissinio (390, 391?), 392; II, 63. - -Ahmed-ibn-Ibrahim, Razi, II, 485. - -Ahmed-ibn-Ibrahim, Waddâni (Abu-l-Kâsim), II, 540. - -Ahmed-ibn-Iehia (Abu-l-Abbas), detto Ibn-Fadhl-Allah ed Omari, -soprannominato Scehab-ed-dîn, VIII, XIX, XXXVIII, LII, LIII; III, 699. - -Ahmed, emiro Ikhscidita, d’Egitto, II, 281. - -Ahmed-ibn-Jûsuf (Abu-Gia’far?), soprannominato Akhal e Teaîd-ed-dawla, -II, 345, 351, 354, 364, 366, 368, 369, 370, 371, 374, 375, 376, 377, -378, 379, 393, 418, 419, 423, 424, 426, 519, 551; III, 80. - -Ahmed-ibn-Kâsim, II, 489, 539. - -Ahmed-el-Kasri, II, 221. - -Ahmed-ibn-abi-Khorasân, III, 477. - -Ahmed-ibn-Korhob, II, 145, 146, 147, 148, 149, 150, 151, 152, 153, 154, -155, 156, 167, 173, 182, 185. - -Ahmed-ibn-Kornâs, soprannominato Seti-ed-dîn, III, 718, 722. - -Ahmed Marwazi, II, 482. - -Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Aghlab, 341, 400. - -Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Iehia (Abu-Bekr), II, 220, 225, 226, 359, 360. - -Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Kâf (Abu-Ali), II, 515, 540. - -Ahmed-ibn-Mohammed, Nuri (Abu-Hosein), II, 480. - -Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Rafi’, III, 868. - -Ahmed-ibn-Omar-ibn-Abd-Allah (Abu-Malek), II, 63, 64. - -Ahmed-ibn-Omar-ibn-Obeid-Allah-ibn-el-Aghlab, 352. - -Ahmed-ibn-Omar, el-’Odsri o el-’Adsari, III, 669, 780, 781. - -Ahmed-ibn-Roma o Romea, III, 206. - -Ahmed-ibn-Sa’d-ibn-Mâlek(-Ibn-Abd?-) el-’Azîz, II, 453. - -Ahmed, detto il Siciliano, III, 495, 496, 497. - -Ahmed-ibn-Sofian-ibn-Sewâda, 340. - -Ahmed-ibn-Soleiman, 262. - -Ahmed-et-Temimi (Abu-l-Abbas), III, 256. - -Ahmed-ibn-Ziadet-Allah-ibn-Korhob, II, 145, 148, 150. - -Ahwâl, II, 125, 127. - -Aiello (Matteo di), III, 500, 501, 502, 503, 530, 531, 542, 548, 549. - -A’ilâsci-ibn-Akhial, 169. - -Aione, principe di Benevento, 462, 463. - -Aione, vescovo, 447. - -Airoldi Alfonso, XII, XXIV, XXXVIII, LI. - -Airoldi Cesare, XIII, XXXV. - -Aiûb-ibn-abi-Jezîd, II, 202. - -Aiûb-ibn-Kheirân, II, 199. - -Aiûb-ibn-Têmim-ibn-Mo’ezz-ibn-Badîs, III, 94, 109, 110, 111. - -Aix (Alberto d’), III, 106, 107. - -Akhal, _v._ Ahmed-ibn-Jûsuf. - -Akiprando, di Rieti, II, 165. - -Alamidi, III, 817. - -Alamondar, _v._ Mondsir. - -Alarico, II, 11, 44. - -Albalbuni, II, 522. - -Albateni, III, 670. - -Alberico, duca di Camerino, II, 166. - -Alberico, frate, III, 701. - -Alberto, patriarca d’Antiochia, III, 694. - -Albigesi, III, 576. - -Albiruni, III, 670. - -Alduino, vescovo di Cefalù, III, 635. - -’Alem-ed-dîn, III, 642. - -Aleramidi, III, 196, segg., 225, 227. - -Aleramo, conte, III, 198. - -Alessandro il Grande, III, 154. - -Alessandro II, papa, III, 101, 123. - -Alessandro III, papa, III, 497, 533. - -Alessio Comneno, III, 144, 367, 508. - -Alessio II, III, 521. - -Alessio Muscegh, 297, 298. - -Alfano, abate, 356. - -Alfieri, III, 221. - -Alfonso III, d’Aragona, LVI; III, 650, 653. - -Alfonso III, re delle Asturie, 457. - -Alfonso VI, di Castiglia, III, 375, 704. - -Alfonso I, di Sicilia, III, 291. - -Alfredo il Grande, III, 675. - -Ali-ibn-Abd-Allah, di Giattini, III, 512. - -Ali-ibn-Abd-Allah-ibn-Sciami, II, 536. - -Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr-ibn-Abdûn, II, 507. - -Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr-ibn-Waddâni (Abu-Hasan), II, 477, 512. - -Ali-ibn-Abd-el-Ghani, el-Husri, II, 525. - -Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-abi-l-Biscir, (Abu-l-Hasan), II, 520. - -Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-abi-l-Biscir, es-Sikilli, el-Ansari -(Abu-l-Hasan), III, 742, 743, 744, 745. - -Ali-ibn-Abd-er-Rahman, il Siciliano (Abu-l-Hasan), II, 497, 512, 513, -521. - -Ali-ibn-abi-Bekr, II, 436. - -Ali-ibn-Badîs (Abu-l-Hasan), II, 429. - -Ali-ibn-Abi-l-Geisc-Mogêhid-ibn-Abd-Allah, III, 4, 5, 9. - -Ali-ibn-Fadhl, 326, 328. - -Ali-ibn-abi-Fadhl-ibn-Mohammed-ibn-Taher (Abu-l-Hasan), II, 455. - -Ali-ibn-Fartutto, III, 206. - -Ali-ibn-Ghania, III, 520. - -Ali-ibn-Gia’far-ibn-Ali-ibn-Mohammed-ibn-....Kattâ’ (Abu-l-Kasim), VII, -XXVII, XLV; 113; II, 429, 482, 506 a 511, 513 a 516, 518, 522, 536, -538, 541, 542, 544. - -Ali, Haiûli, II, 499. - -Ali-ibn-Hammûd, III, 662. - -Ali-ibn-Hamza (Abu-l-Hasan), II, 491, 492, 493. - -Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali, emir Kelbita, di Sicilia, soprannominato il -Martire (Abu-l-Kâsim), II, 290, 291, 293, 294, 314, 315, 316, 322, 323, -324, 327 a 329, 330, 350, 372, 414. - -Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali, di casa zirita, III, 419. - -Ali-ibn-Hasan-ibn-Habîb (Abu-Fadhl), II, 512, 542. - -Ali-ibn-Hasan-ibn-Tûbi (Abu-l-Hasan), II, 516, 518, 525, 543. - -Ali, Hodseilita, III, 213. - -Ali-ibn-Homeila, 255. - -Ali-ibn-abi-Hosein, II, 191, 234. - -Ali-ibn-Ibrahim-ibn-Ali (Abu-l-Hasan), chiamato Ibn-Mo’allim, III, 737. - -Ali-ibn-Ibrahim-ibn-Waddâni (Abu-l-Hasan), II, 501. - -Ali-ibn-Iehia, principe zirita, II, 529; III, 367, 369, 370, 371, 372, -373, 407. - -Ali-ibn-Isa-ibn-Meimûn, III, 377. - -Ali-ibn-abi-Ishâk-Ibrahim-ibn-Waddâni (Abu-l-Hasan), II, 515. - -Ali-ibn-Jûsuf, Kelbita, II, 350, 351, 352, 376. - -Ali-ibn-Jûsuf-ibn-Tasciufin, III, 375, 376. - -Ali-ibn-abi-Khinzir, II, 143, 147. - -Ali, Kifti (Abu-l-Hassan), LII. - -Ali, Kifti, intitolato Gemâl-ed-din, XLVIII. - -Ali-ibn-Korhob, II, 149. - -Ali-ibn-Meimûn, III, 378. - -Ali-ibn-Moferreg (Abu-l-Hasan), II, 481. - -Ali-ibn-Môgehid, III, 375. - -Ali-ibn-Mohammed-ibn-abi-Fewâres, II, 140, 141, 142. - -Ali-ibn-Mohammed, di Kerkûda (Abu-l-Hasan), II, 512. - -Ali-ibn-Nagia, III, 507. - -Ali-ibn-Ni’ma, soprannominato Ibn-Hawwâsci, Hawâs o Giawâs, II, 420, -421, 425, 547, 548, 551; III, 66, 71, 72, 73, 79, 80, 81, 84, 85, 94, -109, 110, 111, 308. - -Ali-ibn-Omar, Bellewi, II, 145, 147. - -Ali-ibn-Othmân-ibn-Hosein, Rebe’i, II, 488. - -Ali Strambo, III, 206. - -Ali-ibn-Tabari, II, 206, 210. - -Ali-ibn-Tâher, II, 455, 512, 517, 542. - -Ali-ibn-abi-Taleb, il Grande, 55, 60, 62, 69, 71, 127, 129, 140; II, -57, 103 a 108, 115, 121, 132 a 136, 139, 155, 486, 493, 494, 546; III, -173, 176, 263, 380, 531, 662. - -Ali-ibn-Temîm-ibn-Mo’ezz-ibn-Badîs, III, 94, 109, 110. - -Ali, Waddâni, II, 540. - -Ali-ibn-Zera’ (Abu-l-Hasan), L. - -Ali (El-) biamr-illah, _v._ Edrîsi. - -Alice, regina di Cipro, III, 643. - -Alidi, XLIII; II, 119, 120. - -’Alkama-ibn-Jezîd, 93. - -Alliku, II, 164. - -Almanzor, _v._ Ibn-Abi-’Amir. - -Almohadi, XLIV; III, 81, 158, 377, 379, 422, 423, 424, 425, 426, 427, -428, 429, 439, 465, 467, 471, 472, 475, 481, 483, 490, 495, 496, 497, -505, 520, 521, 530, 540, 553, 621, 622, 627, 632. - -Almoravidi, II, 528, 529; III, 372, 374, 375, 377, 378, 379, 380, 422, -518, 520. - -Al-Sanhaj, XXXVIII, _v._ Ibn-Sceddâd, Abd-el-Azîz. - -Alvares Lodovico, III, 260. - -Alvaro, III, 288. - -Alverada, III, 49. - -Aly-el-Bonifati, III, 264. - -Aly-el-Petruliti, III, 264. - -Amalfitani (console degli), III, 219. - -Amato, monaco, XXVIII; III, 21, 24, 31, 33. - -Ambrogio, vescovo di Patti, III, 221. - -Amer, califo fatimita, II, 463. - -Amerigo, re di Gerusalemme, III, 505, 506, 507, 643. - -Ami, figlio di Gualtiero, III, 62. - -Amici (degli) Ruggiero, III, 651. - -Amico Antonino (di), VIII. - -Amilcare Barca, 318, 319. - -Amîn (soprannome di Maometto), 50. - -Amîn, califo abbasida, 303. - -Amîn-ed-dawla, II, 331. - -’Amir-ibn-Liwa (tribù), III, 832. - -’Amir-ibn-Nafi’, 156, 157. - -Abu-’Amir, III, 375. - -’Ammâr, II, 251, 252. - -’Ammâr-ibn-Mansûr (Abu-Mohammed), II, 481, 488, 538. - -’Ammâr, paggio, II, 263. - -Ammiano Marcellino, 75; III, 443. - -’Amr-ibn ’Asi, 80, 109, 112; III, 832, 840. - -’Amr-ibn-Mo’âwia, 155. - -’Amrân, II, 147. - -’Amrân-ibn-Mogiâled (o Mokhalled), 254. - -Anacleto, antipapa, III, 393, 395. - -Anastasio, consolare, 213. - -Anatolio, conte, 213. - -Andalusi, cognome, III, 212. - -Andalusi, _v._ Iehia-ibn-Omar-ibn-Jûsuf. - -Andara, tribù berbera, II, 35. - -Andrani o Andarani, II, 35; III, 614. - -Andrea, consolare, 213. - -Andrea, console di Napoli, 312. - -Andrea, figliuolo di Troilo, 95. - -Andrea, martire, 511. - -Andronico Comneno, III, 223, 521. - -Angioini, II, 86; III, 531, 808. - -Anna Comnena, III, 41. - -Anquetil (Drengot?), III, 25. - -Ansâri, II, 521. - -Anselmo, de’ marchesi Aleramidi, III, 199. - -Anselmo, arcivescovo di Napoli, III, 579, 581. - -Ansgerio, III, 307. - -Anspach, III, 828, 830. - -Ansruna (da) Bartolommeo, III, 288. - -Antar, III, 598. - -Antimo, duca di Napoli, 227. - -Antioco, governatore di Sicilia, 220. - -Antonini (gli), 10, 199. - -Antonino, 289; II, 109 - -Antonio Veneziano, III, 128. - -Anweiler (de) Marqualdo, III, 566, 567, 570, 571, 576, 577, 578, 579, -580, 581, 582, 583, 584, 585, 586. - -Apocapso, 162, _v._ Omar-ibn-Scio’aib (Abu-Hafs). - -Apolofar, 361, 362, 363, 370, _corr_. Abu-Gia’far. - -Apolafar Muchumet, II, 375, 377, 393, 394. - -Aragonesi, II, 86; III, 631, 650, 807. - -Arcadio, 211; III, 57, 59. - -Arcario, 240. - -Archifredo, III, 124. - -Archimede, XLVIII; II, 272, 463, 686. - -Arderico, 241. - -Ardoino, II, 380, 389, 390, 392, 423; III, 24, 29, 30, 31, 33, 35, 52, -219. - -Argiro, figlio di Melo, II, 30, 35, 36, 38, 41, 42, 44, 48, 114. - -Argivi, III, 125. - -Ariani (setta), 24. - -’Arîb, XLI, l. - -Arigiso, 185, 187, 188, 189; II, 377. - -Arisgoto di Pozzuoli, III, 99, 133, 134, 156, 300. - -Aristotile, II, 100, 101, 301, 308, 462; III, 696, 702, 706, 707, 708. - -Arnaldo, da Brescia, III, 431, 432. - -Arnoldo, II, 325. - -Aroldo dalla bella chioma, III, 17. - -Aroldo il Severo, II, 383, 384, 385, 386; III, 22. - -Arone (Harûn), II, 342. - -Arran, condottiero, 462. - -Arrane (Harrani?), 383. - -Arri, da Asti, LIV. - -Arrigo, conte di Montescaglioso, III, 502. - -Arrigo, de’ conti di Champagne, III, 643, 649. - -Arrigo, figliuolo di Federigo II, III, 590, 601. - -Arrigo, figliuolo d’Ugo, re di Cipro, III, 643. - -Arrigo I, imp., III, 29. - -Arrigo II, imp., III, 7, 26, 27, 28, 42, 47, 529, 798. - -Arrigo III, imp., III, 40. - -Arrigo IV, imp., III, 143, 144, 145, 199. - -Arrigo VI, imp., III, 294, 296, 448, 542, 544, 547, 549, 550, 551, 552, -554, 555, 556, 558, 559, 560, 561, 562, 563, 564, 565, 566, 568, 570, -572, 573, 577, 581, 584, 588, 589, 594, 632, 804, 815, 848. - -Arrigo, dei marchesi Aleramidi, III, 200, 221, 225, 226, 239, 268, 301, -302, 442, 488. - -Arrigo, di Navarra, III, 216, 500. - -Arrigo il Pescatore, conte di Malta, III, 601, 606, 607, 620. - -Arrigo, vescovo di Augsburg, II, 325. - -Arrigo, vescovo di Leocastro, III, 814. - -Arsiccio, _v._ Catacalone. - -Arzachele, XXX; III, 690. - -Asbagh-ibn-Wekîl, 286, 287, 288, 289, 290, 291; II, 35. - -Asbesta Gregorio, 30. - -Ascanagius (Es-Sanhagi), XXXVIII, XLI. - -Ascari, II, 467. - -’Asciari (El-), III, 726. - -Asdani, XLII. - -Ased-ibn-Ali-ibn-Mo’mir, Hoseini, II, 507. - -Ased-ibn-Forât, 151, 153, 231, 234, 235, 236, 253, 254, 255, 256, 257, -258, 259, 260, 261, 262, 263, 265, 266, 267, 269, 271, 272, 273, 274, -275, 287, 288, 291, 320, 354, 394, 395; II, 35, 220, 436. - -Asillio, 6. - -Askar Niccolò, III, 256, 325. - -Assassini, II, 102, 117; III, 647, 649. - -Asselîn, III, 677, 678. - -Assemani, XLI, XLIII. - -Assemani G. S., II, 453. - -Assiropulo, II, 250. - -Astari, casato, III, 221. - -Atanasio, vescovo di Modone, 507, 508, 509. - -Atanasio, vescovo di Napoli, 448, 450, 452, 453, 456, 457, 458, 461, -462, 463; II, 175. - -Atenolfo, 462: II, 163, 170, 325; III, 35. - -’Atik-ibn-Abd-Allah-ibn-Rahmûn (Abu-Bekr), II, 477, 478, 540. - -Atîk-ibn-Ali-ibn-Dâwûd (Abu-Bekr), II, 490. - -Attâ-ibn-Rafî, 168. - -Atto, conte, II, 340. - -Atto, da Spoleto, II, 312. - -Augusto, 7, 8, 9, 10. - -Augustolo, II, 90. - -Avari, 94. - -Avenel, casato, III, 347. - -Avenel Adamo, III, 290. - -Avenel Rinaldo, III, 363. - -Avenel Roberto, III, 347, 349. - -Averroès, II, 469; III, 708. - -Avicenna, II, 469; III, 696. - -Awa (o Uwa)-es-Seâ’ri, II, 158. - -Azd tribù, II, 195, 488, 499, 525, 526; III, 210, 211, 212, 759. - -’Azîz-billah, II, 330, 331, 355. - -Azrâkiti, II, 104, 105. - - -B - -Babek, II, 113, 114, 115, 520, 521. - -Bacchilo, 15. - -Bacone Ruggiero, III, 658. - -Badîs-ibn Mansûr, principe zirita, soprannominato Nasr-ed-dawla, II, -356, 357, 358, 359. - -Balalardo, III, 62. - -Balchaot, III, 7, _v._ Ibn-Hawwasci. - -Baldovino, re di Gerusalemme, III, 189, 335, 346. - -Balian, III, 641. - -Bambace, cognome, III, 205, 875. - -Banqueri, XLII. - -Barbaricini, 18, 108. - -Barcellona (conte di), III, 376. - -Barda, 338, 500, 503. - -Bardesane, _v._ Ibn-Daisân. - -Bargawata, tribù berbera, III, 212. - -Baribavaira, toscano, III, 288. - -Barisano, da Trani, III, 862. - -Barmek, II, 100. - -Barrani, III, 211. - -Barsamio, 418. - -Barthélemy, LI. - -Bartolomeo, da Neocastro, VII. - -Bartolomeo, segretario di Innocenzo III, III, 580. - -Basile Gian Battista, III, 819, 846. - -Basiliani (monaci), 19. - -Basilio, di Gerace, III, 88. - -Basilio il Macedone, 341, 342, 346, 348, 349, 378, 379, 380, 381, 393, -399, 411, 414, 416, 425, 432, 433, 437, 438, 439, 440, 441, 445, 447, -454, 471, 501, 509, 510, 512, 515; II, 70. Suo Menologio, III, 838. - -Basilio II, II, 313, 365, 366. - -Basilio Pediadite, II, 392, 393. - -Basilio, protocarebo, II, 251, 252, 263. - -Basilio, stratego, II, 320. - -Bàteni, II, 101, 102. - -Bavari, II, 322. - -Baviera (duca di), III, 649. - -Becelino, II, 325. - -Becket Tommaso, III, 497, 498, 499, 532. - -Beco (Abu-Bekr?), III, 156. - -Bedîr o Bodeir, II, 421. - -Bedr-ibn-’Ammâr, II, 334. - -Beduini, 34, 36, 37, 145; II, 144, 221, 542. - -Begiawi, III, 211. - -Behrnauer, III, 799. - -Bek’ai, II, 381. - -Bekkari, III, 213. - -Bekri, XLII, 85, 105, 112, 147, 157, 166; II, 429; III, 670. - -Beladori, XI. - -Bulbas (de) Raoul, III, 347. - -Belcamuer, _v._ Ibn-Hawwasci, III, 76. - -Belezmi, II, 182. - -Belisario, 12, 13, 104, 212, 291; III, 178. - -Bellanôbi, XLIII; II, 433, 521, 522, 541, 543. - -Bencimino o Bentimino, III, 162, 163, v. Ibn-Thimna. - -Benedettini (monaci), 19, 100, 102, 293; III, 22, 84, 468. - -Benedetto, diacono, 20. - -Benedetto, monaco, XXIX. - -Benedetto, notaio, III, 868. - -Benedetto III, papa, 500. - -Benedetto VIII, III, 7, 8, 11, 26. - -Benedetto, pisano, III, 581. - -Beni-Genâ, II, 212. - -Beni-l-Asfar, III, 746. - -Beni-’Abs, III, 598, 599. - -Beni-Ghania, III, 518, 520. - -Beni-abi-Hafs o Beni-Hafs, _v._ Hafsiti. - -Beni-Hammâd, II, 363; III, 173, 368, 369, 420, 423, 425, 427, 540. - -Beni-Hammûd, di Malaga, III, 662, 663. - -Beni-Hassân, II, 527. - -Beni-Hûd, III, 704. - -Beni-abi-Khorasân o Beni-Khorasân, II, 224; III, 429, 430, 540. - -Beni-Korra, III, 411, 413. - -Beni-Labbana, III, 748. - -Beni-Malrûh, III. 406, 408, 409. - -Beni-Mawkifi, II, 521. - -Beni-Meimûn, signori di Cadice, III, 376, 377, 379, 387, 480. - -Beni-Menkût, II, 549. - -Beni-Midrâr, II, 133. - -Beni-Rowaha, III, 768, 769. - -Ben-Soleim, 253. - -Beni-Somâdik, II, 535. - -Beni-Tabari, II, 33, 206, 207, 208, 211, 212. - -Beni-Talût, II, 22. - -Beni-Tolûn, _v._ Tolunidi. - -Beniamino, da Tudela, III, 484. - -Berberi, LIV; 18, 105, 106, 107, 113, 114, 115, 118, 119, 120, 121, -123, 125, 126, 127, 128, 129, 132, 133, 135, 136, 138, 142, 143, 144, -147, 156, 174, 264, 288, 309, 340, 363, 369, 424, 429, 431, 432; II, -12, 21, 32, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 62, 63, 75, 121, 122, -123, 128, 131, 133, 135, 136, 138, 139, 142, 143, 146, 148, 149, 150, -151, 154, 157, 168, 183, 184, 191, 192, 197, 198, 200, 207, 217, 263, -267, 283, 287, 288, 292, 350, 351, 355, 358, 361, 372, 373, 383, 393, -418, 424, 434, 462, 496, 547; III, 6, 73, 81, 92, 209, 211, 373, 381, -400, 408, 409, 422, 475, 479, 599, 628, 662, 879. - -Berdwil, supposto re franco, II, 328; III, 62, 189. - -Berengario, conte di Barcellona, III, 12. - -Berengario, de’ conti di Lucca, 277. - -Berengario, duca del Friuli, II, 166, 167. - -Berillo, 15. - -Berkûk, III, 836. - -Berlais Roberto, III, 347. - -Bernardino, conte, III, 594. - -Bernardo Michele, III, 390. - -Bernardo, figlio di Pipino, 227. - -Bertario, abate, 365, 444, 460. - -Bertoldo, II, 325. - -Bertolotti, XV. - -Besciâr-ibn-Bord, II, 113. - -Bibars, XXXVIII, XLVIII; III, 654. - -Biscir-ibn-Sefwân, 135, 171; II, 233. - -Bizantini, XLI, XLII; 72, 74, 75, 118, 125, 173, 241, 278, 283, 290, -309, 313, 316, 318, 319, 323, 329, 331, 338, 349, 352, 364, 376, 380, -413, 415, 418; II, 34, 48, 70, 71, 80, 81, 83, 100, 155, 166, 168, 171, -172, 176, 179, 193, 204, 213, 241, 243, 244, 246, 247, 250, 251, 252, -253, 263, 266, 267, 269, 271, 272, 291, 311, 312, 313, 317, 322, 333, -338, 340, 357, 364, 365, 372, 376, 378, 379, 389, 390, 393, 394, 396, -399, 415, 417, 421, 422, 423, 426, 459, 460, 501, 519; III, 1, 14, 25, -26, 30, 31, 53, 194, 217, 218, 223, 351, 366, 433, 443, 447, 450, 465, -466, 480, 666, 746, 825, 836, 838, 839, 852, 860. - -Bizantino Impero, II, 141, 166, 168, 169, 172, 176, 183, 215, 242, 243, -255, 260, 274, 278, 308, 310, 311, 367, 375, 379, 383, 386; III, 5, 26, -50, 114, 282, 413, 508. - -Blettiva, III, 51. - -Blois (di) Pietro, III, 216, 497. - -Boch (dott. Franz), III, 798, 800. - -Bochlor, III, 329. - -Bodeir-ibn-el-Meklâti, II, 539. - -Boemondo, principe d’Antiochia, III, 144, 146, 165, 183, 184, 186, 188, -433, 863. - -Boha-ed-dîn, XLVIII. - -B’ht’’r, di Dendera, III, 832. - -Boioanni, II, 365, 366; III, 34. - -Bolukkin-ibn Ziri, II. 238, 288, 289, 290, 355, 358. - -Bonaini Francesco, III, 376. - -Bonanno, da Pisa, III, 862, 863. - -Bonaparte (de) Luciano, III, 594. - -Bonatti Guido, III, 695. - -Boncompagni Baldassarre, III, 658. - -Bonelli, casato, III, 221, 233. - -Bonello Matteo, III, 232, 485, 486, 487. - -Bonello Ruggiero, III, 221. - -Bonifazio, conte di Lucca, 276. - -Bonifazio del Vasto, III, 199. - -Bonifazio, marchese d’Incisa, III, 199. - -Bonifazio, marchese degli Italiani, III, 196. - -Bonifazio, marchese di Monferrato, III, 197. - -Bonincontri Lorenzo, III, 11. - -Bonnella Riccardo, III, 221. - -Bono Odone, marchese, III, 221, 226. - -Borboni di Napoli, III, 101, 279, 309. - -Borello Goffredo, III, 312, 340. - -Borello Roberto, III, 221. - -Borgogna (duca di), III, 347. - -Bosaisa, 93. - -Boscera, II, 199, 200, 228. - -Bosco (marchesi del), III, 199. - -Bosone, 446. - -Botayctor Niccolò, III, 288. - -Botoniate Niceforo, III, 144. - -Bouillon (casa di), III, 189. - -Bourquelot, 311. - -Boweidi, II, 278. - -Brachimo (Ibrahim-ibn-Ahmed), II, 81, 96. - -Brahim, gaito (Ibrahim), III, 264. - -Brancaleone, II, 247. - -Brienne (conte di), III, 568, 569, 582, 585. - -Brioschi Francesco, III, 456. - -Broch, II, 383, 384, 386; III, 39. - -Bruno, III, 288. - -Bruzii, III, 196. - -Buatère Gilberto, _v._ Drengot. - -Buccahar, III, 572. - -Bucoboli, II, 312. - -Buddisti, II, 108. - -Buidi, _v._ Bowiedi. - -Bulcassimo, II, 328, _v._ Ali-ibn-Hasan-ibn-Ali (Abu-l-Kasim), e -Ibn-Hammûd, III, 512. - -Bulgari, 193, 510; II, 153, 173, 365. - -Burabe (Abu-Rebi’a?), III, 376, 377. - -Burcardo, II, 325. - -Burcardo, vescovo di Strasburgo, III, 536. - -Burgi o Bergi, III, 211. - -Burgio, casato, III, 174. - -Burgio Giovanni, III, 794. - -Busca (marchesi di), III, 199. - -Buscemi Niccolò, 469, 488, 489. - -Busilla, III, 194. - -Busito (Abu-Sa’îd), II, 340. - - -C - -Cahtân, II, 233 (_corr._ Kahtàn). - -Calatabiano (di) Roberto, III, 499. - -Calatabutur (de) Sir Ricalinus, III, 215. - -Calatafimi (di) Simone, III, 225. - -Caligola, 9; II, 550. - -Callinico, 303. - -Callisto II, papa, II, 396; III, 314. - -Calonimo, II, 326. - -Calzola, casato, II, 453. - -Camerano (da) Bonifacio, III, 224. - -Cammarata (di) Lucia, III, 250. - -Campalla, casato, III, 205. - -Camulio Niccolò, III, 57. - -Cangemi, casato, III, 881. - -Canna (de) Gualterius, III, 221. - -Canterbury (di) Tommaso, _v._ Becket. - -Capeti, III, 18. - -Capialbi, III, 344. - -Capizzi (da) Adamo, III, 288. - -Capparone Guglielmo, III, 583, 585, 586, 587, 594. - -Caraccioli, LI. - -Cardonne, LI. - -Carini Isidoro, III, 594, 635. - -Carli G. Rinaldo, LV. - -Carlo d’Angiò, 396; II, 45; III, 538, 631, 654, 688, 698, 712, 820, 868. - -Carlo II, d’Angiò, III, 612, 627, 631. - -Carlo il Calvo, 414, 415, 437, 443, 444, 445, 446, 448, 451, 462; II, -299. - -Carlo il Grosso, 453. - -Carlo Magno, 147, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 190, 194, -192, 212, 224, 226, 227, 230, 312, 389, 433; II, 169, 278, 338; III, -17, 189, 196, 198, 448, 680, 685. - -Carlomanno, 451, 453. - -Carlo Martello, 158. - -Carlo il Semplice, III, 18. - -Carlo lo Zoppo, _v._ Carlo II, d’Angiò. - -Caro, arcivescovo di Morreale, III, 568, 592. - -Carpi, XXXV. - -Carretto (marchesi del), III, 199. - -Carsianiti, 440. - -Cartaginesi, II, 203, 357, 382, 393. - -Cartomi Elia, III, 156, 162, 184. - -Caru- (ibn-) Jûsuf, III, 206, 875. - -Caruso Gian Battista, VII, VIII, XLI, LII, LV; 15, 18. - -Caruso Giuseppe, XVI, XXIII. - -Casiri, XIX, XXXIX, XLVIII, LIII. - -Cassidoro, 12. - -Castellani, casato, III, 212. - -Castello (da) Roberto, III, 288. - -Castiglia Benedetto, II, 13. - -Castigliani, III, 188, 705. - -Castiglioni, XXIV; 108; II, 6; III, 450. - -Catacalone, II, 393, 394; III, 56. - -Catania (vescovo e Chiesa di), III, 212, 238, 239, 245, 246, 264, 301, -308, 320, 323, 330, 450, 451, 597, 806. - -Caterina, da Demona, II, 409. - -Catrobarba Riccardo, III, 291. - -Caussin J. J., LI, LII; II, 204, 206. - -Caussin de Perceval, LI, LV; 57, 63, 76, 108, 246; III, 322. - -Cavallari Francesco Saverio, XXXIV; 311; II, 452, 454; III, 821, 844. - -Cave Guglielmo, XLI; 488. - -Cedreno, XXVIII; 242, 506. - -Cefalù (vescovo e Chiesa di), III, 215, 236, 250, 262, 316, 451, 474, -575, 580, 806, 872. - -Celano (conte di), III, 600. - -Celestino III, papa, III, 566, 567. - -Cerameo Teofane, 488; III, 695. - -Ceriani Antonio, III, 659. - -Cesario, 365, 366, 367. - -Ceva (marchesi della), III, 499. - -Champollion-Figeac, XXVIII. - -Chamut, _v._ Ibn-Hammûd. - -Chapzis (Hamza), III, 262. - -Cherbonneau, XXXIV, XLV, XLVI, LVI; III, 704. - -Chrisione, II, 81. - -Cibo Andreuccio, III, 260. - -Cicala Giovanni, III, 635. - -Cicerone, 7. - -Ciclopi, II, 86. - -Cincimo, 377. - -Cirenaici, II, 203. - -Citeron, LII. - -Ciullo d’Alcamo, III, 888. - -Clavesana (marchesi di), III, 499. - -Cohen Giuda, III, 692, 708. - -Colbert, IIII, 698. - -Coloman, re d’Ungheria, III, 194. - -Colombo, calabrese, 548. - -Comparetti, III, 539. - -Conde, 129, 136, 144, 161, 163. - -Conone, 29, 195, 203. - -Copti, 167; II, 496. - -Corace, II, 463. - -Coreish, _v._ Marisc. - -Corrado..., II, 325. - -Corrado, frate, VII; II, 415. - -Corrado III, imp., III, 431, 432, 433, 609. - -Corrado IV, III, 225, 711. - -Corrado, di Monferrato, III, 522, 523, 643. - -Corrado, re d’Italia, III, 192, 195, 199. - -Corrado il Salico, III, 28, 29. - -Corrado, vescovo di Hildesheim, III, 602. - -Cortemiglia (marchesi di), III, 199. - -Cosimo III, de’ Medici, ix. - -Cosimo, monaco, 177, 178. - -Cosroe Nuscirewan, 40. - -Costantino Caramalo, II, 79, 80, 87. - -Costantino, diacono, 29. - -Costantino Duca, III, 144. - -Costantino Gongile, II, 260. - -Costantino I, imp., 18, 182, 198, 200, 201, 208, 211, 212, 303; III, -47, 305. - -Costantino III, 99. - -Costantino IV, 220. - -Costantino V, 189, 222. - -Costantino VI, 73, 196, 212, 145, 242, 245, 250, 252, 282, 316, 382; -II, 153, 204, 215, 242, 243, 246, 250; III, 283. - -Costantino VIII, II, 313, 367. - -Costantino IX, II, 386, 395; III, 42, 44. - -Costantino X, II, 416. - -Costantino, _corr._ Costanzo, II, 97, 98. - -Costantino, patrizio dell’Italia meridionale, 463. - -Costantino, patrizio di Sicilia, 225, 246, 247. - -Costantino, di Sicilia, poeta, 506. - -Costanza, d’Aragona, moglie di Federigo II, imp., III, 583, 590, 804. - -Costanza, moglie di Arrigo VI, III, 503, 530, 543, 544, 545, 547, 552, -561, 564, 565, 566, 567, 568, 572, 573, 574, 576, 588, 601. - -Costanza, figliuola di Ruggiero, conte di Sicilia, III, 195. - -Costanza, figliuola di Abu-l-Fadhl, III, 256. - -Costanzo o Costante, XXXIX; II, 13, 77, 78, 84, 86, 90, 92, 93, 94, 95, -96, 97, 99, 113, 180, 207. - -Coste, III, 824, 834, 837, 858, 859. - -Crambéa, II, 251. - -Cremona (da) Gerardo, III, 695. - -Crinite, II, 203, 204. - -Crisafi, 411. - -Crisonica, II, 406. - -Crispi Francesco, III, 213. - -Cristiani, XLII; 51, 53, 150; II, 42, 43, 44, 56, 57, 61, 69, 73, 74, -77, 80, 82, 83, 87, 92, 101, 106, 107, 108, 109, 141, 143, 148, 152, -162, 163, 165, 167, 183, 206, 210, 212, 238, 239, 240, 245, 248, 255, -262, 267, 269, 273, 276, 278, 293, 343, 345, 353, 362, 371, 373, 377, -395, 396, 397, 398, 399, 400, 401, 403, 405, 412, 414, 415, 422, 443, -460, 461, 466, 471, 494, 528, 551; III, 1, 8, 10, 12, 13, 14, 54, 56, -58, 65, 68, 71, 77, 80, 83, 93, 95, 96, 100, 132, 162, 167, 170, 171, -175, 176, 181, 487, 189, 210, 248, 249, 253, 254, 262, 281, 285, 303, -319, 327, 334, 338, 345, 349, 351, 358, 366, 375, 379, 381, 383, 384, -398, 400, 404, 409, 411, 416, 417, 419, 421, 424, 425, 429, 430, 451, -462, 469, 472, 473, 475, 477, 487, 489, 490, 496, 498, 506, 507, 508, -513, 515, 518, 522, 523, 526, 528, 530, 533, 534, 535, 543, 545, 546, -547, 572, 576, 578, 579, 587, 591, 592, 594, 595, 597, 609, 612, 617, -619, 622, 625, 626, 633, 642, 645, 647, 648, 652, 701, 706, 711, 716, -722, 728, 763, 780, 790, 816. - -Cristodulo o Crisiodoro, III, 354, 355, 361, 364. - -Cristoforo, III, 351, 353, 361. - -Croati, 380; II, 169. - -Crociati. II, 328, 386; III, 99, 107, 188, 193, 214, 299, 421, 432, -433, 434, 435, 464, 505, 522, 529, 545, 548, 565, 566, 573, 574, 585, -600, 604, 609, 633, 636, 637, 638, 640, 641, 643, 646, 647, 667, 673, -704, 721. - -Curdi, III, 506. - -Curopalata, viii. - -Currucani, cognome, III, 205. - -Cusa Salvatore, III, 204, 262, 316, 325, 450, 451, 494, 806, 850, 874. - -Custasin (de) Sir Bonom, III, 214. - -Cutzaniti Leone, III, 291. - -Cuvier, III, 789. - - -D - -Daher o Zâhir, califo fatimita, II, 241. - -Dahmân, tribù arabica, III, 384. - -Daisaniti, II, 109. - -Dami’a, _v._ Abu-Mohammed. - -Damiano, II, 88. - -Dani, III, 15. - -Daniele, profeta, II, 262. - -Daniele, da Taormina, 516; II, 80. - -Danielis, 442. - -Dante Alighieri, III, 889. - -D’Aquino, casato, III, 565. - -Dato, II, 21. - -D’Auceto Roberto, III, 876. - -Daumas, II, 38, 39. - -Dawûd, III, 639, 640. - -D’Azeglio Massimo, XXXV. - -Dedone, II, 325. - -De Fraehn, XXIV. - -De Frémery, XX, XLVII. - -De Grossis, XXIX. - -De Guignes, LI; 108. - -De Hammer, II, 13. - -Del Giudice Giuseppe, III, 202. - -Della Mensa Antonio, III, 875, 876. - -Della Noce Ruggiero, III, 288. - -Della Vigna Piero, III, 620, 634, 707. - -De Longuerue, II, 453. - -De Meo, III, 33. - -De Maramma Luca, III, 868. - -Dennis Giorgio, III, 857. - -Derenbourg, XL; 63; II, 172. - -De Riedesel, barone, LII. - -Derràg, II, 481. - -Dervis, 52. - -De Sacy, XXXVIII, XXXIX, XLVI, XLIX, LIV; 63; II, 13, 20. - -Desiderio, re, 185. - -Desiderio Abate, III, 22, 169, 853, 860. - -De Simoni Cornelio, III, 197. - -De Slane, XXXIII, XXXVII, XXXVIII, XXXIX, XL, XLI, XLIII, XLV, XLVIII, -L, LI, LII, LIV; 63, 108, 110, 113, 142, 152, 430; III, 872. - -Des Noyers, XVII, XVIII. - -D’Este Ugo, III, 141. - -Des Vergers, XVIII, XIX, XXIV, XLVII, LII, LIV; 430. - -Dhaif. _v._ Musa-ibn-Ahmed. - -Dhobbi, 161. - -D’Herbelot, XXXVIII. - -Diama-ibn-Mohammed, II, 224. - -Di Biondo Leone, III, 868. - -Di Fiore Giuseppe, XXXIV. - -Di Giovanni Bono Giorgio, III, 868. - -Di Giovanni Giovanni, 15, 18, 19, 20, 21, 27, 28, 96, 102, 103, 489. - -Di Giovanni Vincenzo, III, 878, 887, 888. - -Di Gregorio, _v._ Gregorio (Rosario). - -Dihà, _v._ Kàhina, 119. - -Dimiscki (Scems-ed-din), LI, LIII. - -Dimiscki, _v._ Iehia-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Mo’nim. - -Diocleziano, 10. - -Diodoro Siculo, 4, 6, 194, 197; II, 406. - -Diogene Laerzio, II, 101. - -Dionisio, giudice, III, 868. - -Diopoldo, III, 587, 588. - -Diosallo, cognome, III, 205, 875. - -Dioscoride, II, 218, 219. - -Ditmar, conte, II, 325. - -Doceano, catepano, II, 388. - -Docibile, 458. - -D’Ohsson, 452. - -Domairi (_corr._ Demiri), LIII. - -Dombay, L. - -Dominic (de) Raffaello, III, 390. - -Donas o Donus, III, 205. - -Donolo, II, 171, 172. - -Dorn B., III, 691. - -Doxopatro, _v._ Nilo Doxopatro, III, 660, 661. - -Dozy, XXXIII, XXXVII, XXXVIII, XXXIX, XL, XLI, XLII, XLIII, XLIV, XLVI, -XLVII, XLVIII, L, LI, LII, LIV, LV; 142, 162; III, 4, 873. - -Drengol Gilberto, o Buatere, Rainolfo, Anquetil e Ormondo, III, 25. - -Drogone, III, 39, 40, 42, 46, 48. - -Drusi, II, 102, 117, 137. - -Drusiana (da) Ruggiero, III, 287, 288. - -Dsehebi, LII; 88; II, 514. - -Dsimari, III, 211. - -Dualisti, II, 98. - -Du Caurroi, II, 13. - -Ducezio, 278, 279. - -Duchesne Andrea, III, 56, 58, 59. - -Dudone, di S. Quintino, III, 20, 22. - -Dugat, LV. - -Du Meril, XXIX. - - -E - -Eadmero, III, 187, 188, 271. - -Eberwin, abate, II, 413. - -Ebrei, 27, 40, 51, 57, 150, 195, 203, 218, 219, 408, 478; II, 32, 56, -101, 106, 307; III, 209, 234, 249, 252, 253, 254, 291, 296, 297, 328, -330, 434, 477, 555, 617, 618, 697, 708, 711, 728, 764, 870. - -Eccelino (Azo), II, 325. - -Edrîs, III, 662. - -Edrîs, figlio del precedente, 226; III, 662. - -Edrîs, principe di Malaga, III, 663, 664. - -Edrîsi Mohammed, figlio di Mohammed, di Abd-Allah, di Edrîs -(Abu-Abd-Allah), X, XXIII, XXVII, XXXIX, XLIII, XLIV, LI, LIII, LV; -236, 318; II, 67; III, 452 segg., 662, 663, 664, 666, 670, 671, 672, -680, 699, 830, 841, 842, 845, 860. - -Edrisiti, 129, 225, 226, 229; II, 135; III, 173, 540, 662. - -Eduardo I, d’Inghilterra, III, 40. - -Einhardo, 147, 277. - -Eleazar, III, 348, 349. - -Elena, figlia di Niccolò, figlio d’Eugenio, ammiraglio, III, 353. - -Elia, canonico, III, 572. - -Elia (il Giovane), da Castrogiovanni, 412, 418, 512, 515, 516, 517, -518, 619. - -Elia, profeta, III, 84. - -Elia, romito, II, 407, 408. - -Eliodoro, 219. - -Elisabetta, di Norvegia, II, 384. - -Eliseo, di Segelmessa, II, 134, 135. - -Elmacin, XLVII. - -Elpidio, 217, 218. - -Emir-Ibn-’Abs, Mir-’Abs, _v._ Mirabetto. - -Emma, figliuola del conte d’Evreux, III, 84. - -Emma, figliuola del conte Ruggiero, III, 195. - -Emmanuele, casato, III, 454, 505. - -Emmanuele Comneno, III, 413, 414, 433, 434, 435, 439, 467, 660, 661. - -Emerico, re d’Ungheria, III, 583. - -Empedocle, XLVIII, XLIX; II, 100, 101, 302, 463. - -Enger, XXVIII. - -Epaminonda, II, 80. - -Eraclio, VII; 58, 76, 77, 94, 97, 108. - -Erastotene, III, 671. - -Erberto Braosense, III, 220. - -Erchemperto, 232, 233, 361, 369, 384, 442, 445, 447, 448, 454, 459. - -Eremberga, 85, 195. - -Ermanno Contratto, III, 40. - -Ermenseda, contessa, III, 12. - -Ermogene, 507. - -Erpenio, XIII, XLI. - -Eruli, 12. - -Essaconte, II, 271. - -Esseriph (Es-Scerîf), III, 267. - -Etiopi, II, 317. - -Euclide, II, 462. - -Eufemio, XLVII; 233, 241, 243, 244, 245, 246, 247, 248, 249, 250, 251, -252, 258, 259, 262, 264, 265, 269, 279, 281, 282, 286, 291; III, 86. - -Eugenio, ammiraglio, XXX; III, 347, 460, 657, 658, 659, 660, 661. - -Eugenio, detto il Bello, III, 316. - -Eugenio, emiro, _v._ Eugenio, ammiraglio, III, 353. - -Euplio, 17. - -Euprassio, 416. - -Eusebio, consolare, 211. - -Eustazio, arcivescovo di Tessalonica, XXVIII; III, 351, 521, 537, 538, -539, 688. - -Eustazio, drungario, II, 80, 88. - -Eustazio, stratego di Calabria, II, 153. - -Euthimio, 240, 249. - -Eutichio, patriarca d’Alessandria, XL, XLI. - -Eutropio, lombardo, 443. - -Evagrio, 76. - -Evisando, III, 157. - -Evreux (conte di), III, 84. - -Ezzelino (Azo), III, 619. - - -F - -Fabricius, XXXIX. - -Fadhl (per errore in luogo di Fatemita?), II, 174. - -Fadhl-ibn-Gia’far, 313, 314, 317; II, 32. - -Fadhl-ibn-Ia’kûb, 300, 301, 305. - -Fadhl-ibn-abi-Iezîd, II, 202, 203, 207. - -Faiz-billah, califo fatimita, III, 766. - -Fakhr-ed-dîn, III, 638, 641, 642. - -Fakri, III, 212. - -Falcando Ugo, III, 216, 251, 440, 481, 492, 543 a 545, 842; II, 308. - -Falco (di) Roberto, III, 288. - -Fallamonaca Uberto, III, 615, 622. - -Famin, XVIII; 170. - -Farag-Mohammed, II, 243. - -Farag-ibn-Salem, III, 698, 868. - -Farangia (I Vandali), 121. - -Farich (?), figlio di Said, 170. - -Faresi, II, 475. - -Fartutto, cognome, III, 206, 875. - -Fasi, III, 715, 716. - -Fatima, II, 115, 132, 662. - -Fatimiti, XLI, XLII, LIV; II, 6, 39, 53, 118, 120, 122, 132, 133, 135, -137, 140, 144, 151, 152, 154, 158, 162, 167, 176, 179, 182, 188, 192, -195, 197, 198, 199, 218, 227, 228, 233, 240, 254, 257, 280, 285, 286, -287, 289, 312, 313, 332, 356, 361, 372, 426, 451, 458, 459, 523, 547; -III, 157, 260, 322, 352, 404, 449, 454, 465, 506, 834, 835, 844, 847. - -Fazzello, VIII; 233, 234, 236, 237. - -Federico, d’Aragona, re di Sicilia, III, 631, 870, 890. - -Federigo Barbarossa, III, 11, 12, 219, 222, 465, 468, 508, 536, 620, -710. - -Federico II, imperatore, XXXVIII, XLIX; 389; II, 193, 345, 347, 433, -463, 471; III, 86, 173, 224, 234, 240, 253, 265, 266, 288, 294, 297, -298, 318, 328, 357, 359, 363, 365, 406, 444, 445, 491, 542, 567, 568, -569, 570, 571, 575, 576, 579, 582, 583, 584, 588, 589, 590, 691, 592, -593, 594, 695, 596, 598, 599, 600, 601, 602, 603, 604, 605, 606, 607, -608, 609, 610, 611, 612, 613, 614, 616, 618, 619, 620, 621, 622, 623, -625, 626, 629, 630, 631, 632, 633, 635, 636, 637, 638, 639, 640, 641, -642, 643, 644, 646, 647, 648, 649, 650, 651, 652, 653, 654, 655, 689, -690, 691, 692, 693, 694, 695, 696, 697, 700, 701, 702, 703, 705, 706, -707, 708, 709, 710, 711, 712, 773, 778, 785, 786, 788, 790, 791, 800, -804, 806, 807, 808, 815, 816, 820, 867, 888. - -Fendaniti, 333. - -Fenicii, 31, 104, 291; III, 3, 6. - -Fer Ugo, III, 600, 601. - -Ferdinando il Cattolico, 234. - -Ferghalûsc, _v._ Asbagh-ibn-Wekil. - -Ferran-love, III, 260. - -Fezara, tribù arabica, II, 32. - -Fibonacci Leonardo, III, 692, 695. - -Fichi Raimondo, III, 868. - -Filagato, monaco, III, 695. - -Filargato, II, 318. - -Filippico, 180. - -Filippo, arabo, monaco, III, 208. - -Filippo, di Gregorio, III, 166. - -Filippo, di Mehdia, III, 425, 436, 437, 438, 439, 445, 484. - -Filippo, monaco, 488. - -Filippo I, re di Francia, III, 195. - -Filippo II, di Francia, III, 524, 529, 590. - -Filippo III, di Francia, III, 631. - -Filippo II, re di Spagna, II, 282. - -Finni, II, 169; III, 15. - -Fiorelli Giuseppe, III, 452. - -Fleischer, XXII; II, 271, 504; III, 743, 755, 762, 782. - -Florenti, supposto re di Palermo, II, 338. - -Fluegel, XXXVII, XXXIX, XLII, LI, LV. - -Fluro, 383. - -Foca, condottiero, II, 192, 193. - -Fodhûl, 41, 49. - -Furiani, L; III, 420, _corr._ Forriani, e _v._ Omar e Hosein. - -Fortia, d’Urban, 10. - -Fotino, 245, 250, 251. - -Fozio, 338, 434, 454, 485, 489, 499, 500, 501, 505, 517, 518; III, 49. - -Francesco II, di Francia, 690. - -Francesi, II, 144, 442; III, 218, 367, 414, 442, 500, 501, 557, 558, -758. - -Franchi, 11, 104, 182, 183, 184, 186, 190, 222, 312, 365, 374, 380, -438, 447; II, 72, 89, 322, 337, 372, 552; III, 79, 81, 82, 188, 189, -218, 319, 412, 420, 444, 468, 469, 512, 527, 767. - -Francu, cognome, III, 206, 875. - -Fredesenda, III, 42, 45. - -Friddani (barone di), XXXV; III, 230. - -Fridleif, re di Danimarca, II, 385. - -Frode I, re di Danimarca, II, 386. - -Fulci Innocenzo, III, 887. - -Fusaiolo, _v._ Michele Doceano. - -Fusco, III, 344. - - -G - -Gabriele, 51, 55. - -Gaetani Ottavio, XXIX; 18, 28, 29, 103. - -Gafiki, III, 212. - -Gaietani Costantino, III, 3, 11. - -Gaitane Giovanni, III, 208. - -Gala Niccolò, III, 208. - -Galabeta Roberto, III, 291. - -Galileo, III, 295. - -Galli, 372. - -Gallo, imperatore, II, 109. - -Gallo Agostino, II, 454. - -Gallo Niceta, III, 208. - -Gambro Riccardo, III, 291. - -Gargallo Tommaso, XXXV. - -Garibaldi Giuseppe, III, 97. - -Gaun-es-Sikilli (el), _v._ Hasan-ibn-Wadd. - -Gauthier, III, 107. - -Gayangos Pasquale, XXXIV, XXXIX, XL, CLIII, XLIX, LV; 81; III, 626. - -Gazeli (_corr._ Gazàli), II, 493. - -Gaznevidi, 264. - -Gazolin de la Blace, III, 62. - -Geberiti, II, 99. - -Geihani, III, 669. - -Gelâl-ed-dîn, III, 637. - -Gemâl-ed-dîn, III, 654, 655. - -Gembloux (di) Guglielmo, III, 85. - -Gemmellaro G. G, III, 780, 795. - -Genova (da) Simone, III, 695. - -Genserico, 11. - -Gentile, conte, III, 580, 581, 583. - -Gentile, vescovo di Girgenti, III, 500, 502. - -Gerâwa, tribù, 119. - -Gerberto, _v._ Silvestro II, papa. - -Gerlando, vescovo di Girgenti, III, 307. - -Germani antichi, III, 557. - -Gerusalemme (patriarca di), III, 644, 645, 646. - -Gesù Cristo, 51, 76, 77; II, 86; III, 701, 814. - -Gesuiti, 101; III, 191, 414. - -Gevehardo, II, 325. - -Gewara, tribù berbera, III, 627. - -Gewhari, II, 504. - -Gezîra (fazione della) in Tunis, III, 429. - -Ghâli. _v._ Ghôla. - -Ghassan, tribù arabica, 32, 39, 58; II, 222. - -Ghibellini, III, 433, 588, 601. - -Gholâ, II, 106. - -Giâber-ibn-Ali-ibn-Hasan, II, 329, 330. - -Giacobbe, III, 186. - -Giacobbe, figlio di Abba Mari, III, 708. - -Giacobiti, II, 302. - -Giacomo, re di Sicilia, lvi; III, 650, 654. - -Gia’far-ibn-Ahmed-ibn-Jûsuf, emir kelbita di Sicilia, soprannominato -Thiket-ed-dawla, II, 345, 368, 538. - -Gia’far-ibn-Ali, II, 237, 238. - -Gia’far-ibn-Ali-ibn-Kattâ’, II, 505, 542. - -Gia’far-ibn-el-Barûn (Abu-l-Fadhl), III, 764, 765. - -Gia’far-ibn-Habîb, II, 336, 337. - -Gia’far-ibn-Jûsuf, emir kelbita di Sicilia, soprannominato -Tag-ed-dawla, II, 335, 336, 342, 348 a 355, 374, 376, 538; III, 820, -849. - -Gia’far-ibn-Mohammed, emir di Sicilia, 394, 400, 410. - -Gia’far-ibn-Mohammed, emir kelbita di Sicilia, II, 330, e forse lo -stesso a pag. 536. - -Gia’far-ibn-Obeid (Abu-Ahmed), II, 171, 172, 173, 290, 291. - -Gia’far, condottiero, II, 345. - -Gia’far-ibn-Taib, II. 538. - -Gia’far-ibn-abi-Taleb, 59. - -Gia’far, detto il Verace, II, 116. - -Giânâkh-ibn-Khakân-el-Kimâki, III, 669. - -Giândewân, II, 113. - -Giannizzeri, II, 169. - -Giawâs, _v._ Ali-ibn-Ni’ma. - -Giawher il Siciliano, XLII; 235; II, 137, 282, 283, 284, 285, 286, 288, -290, 291; III, 260, 835. - -Giggei, IX. - -Giobbe, 32. - -Giodsami, III, 211. - -Gioneîd (Abu-I-Kâsim), II, 480. - -Giordano, III, 564. - -Giordano, figliuolo di Riccardo, principe di Capua, III, 123, 142, 151, -152, 155, 156, 161, 162, 163, 164, 166, 167, 177, 178, 181, 195. - -Giordano, figliuolo di Ruggiero, conte di Sicilia, III, 315. - -Giorgio, d’Antiochia, L, LIII; III, 262, 354 segg., 360 segg., 381, -387, 405 a 422, 429, 434, 436, 442, 449, 480, 607, 656, 660. - -Giorgio Probato, II, 368, 376. - -Giorgio, stratego, 379. - -Giovanna, d’Inghilterra, moglie di Guglielmo I, III, 357. - -Giovanna, papessa, 434. - -Giovanni, ammiraglio, III, 262, 355, 356. - -Giovanni Cerameo, 488, 496. - -Giovanni il Cretese, 328. - -Giovanni, diacono (IX secolo), 505. - -Giovanni, diacono caloense, XXIX. - -Giovanni, diacono di Napoli, 239, 240, 249, 292, 355, 366, 430, 434; -II, 64, 70, 71. - -Giovanni, diacono di Venezia, XXVIII; 96, 99. - -Giovanni, duca di Napoli, II, 164. - -Giovanni, eunuco, II, 379, 390. - -Giovanni, figlio di Costantino, siciliano, III, 697. - -Giovanni, figlio d’Eugenio, ammiraglio, III, 353. - -Giovanni, gaito, III, 263. - -Giovanni, nipote d’Eugenio, ammiraglio, III, 353. - -Giovanni, intarsiatore, III, 792. - -Giovanni Lecanomante, 498. - -Giovanni Logoteta, III, 83. - -Giovanni Longobardo, III, 294. - -Giovanni il Lungo, _v._ Macrojoanni. - -Giovanni, martire, 511. - -Giovanni, detto il Moro, III, 711. - -Giovanni Orseolo, II, 366, 367. - -Giovanni II, papa, 12. - -Giovanni VIII, papa, 415, 433, 434, 443, 444, 445, 446, 447, 448, 449, -450, 451, 452, 453, 454, 456, 457, 458, 517; III, 161, 299. - -Giovanni X, papa, 161, 165, 166, 170. - -Giovanni, padre di San Luca di Demona, II, 408. - -Giovanni Patriano, 402. - -Giovanni, patrizio, 119, 120, 213. - -Giovanni, patrizio e protospatario, 213. - -Giovanni Pilato, II, 246. - -Giovanni Rachetta, _v._ Sant’Elia il Giovane, 512, 513, 514. - -Giovanni, retore, III, 664. - -Giovanni Romeo, III, 256. - -Giovanni, sacellario, 189. - -Giovanni, di Sicilia, XXX; 506, 507. - -Giovanni, vescovo di Malta, III, 502. - -Girault de Prangey, III, 818, 819, 831. - -Girgenti (vescovo e Chiesa di), III, 247, 256, 264, 573, 587, 593, 594, -615, 872. - -Girgir, _v._ Maniace Giorgio. - -Gisulfo, principe di Salerno, II, 459; III, 142, 143, 144, 148. - -Giuditta, d’Evreux, III, 84, 91. - -Giulio..., cristiano. III, 256. - -Giustiniano, 40, 101, 195, 198, 200, 212. - -Giustiniano, secondo, 203, 215; III, 829. - -Giustiniano Partecipazio, 274, 287. - -Giustino, 28. - -Glycas Michele, 507. - -Goffredo, III, 62. - -Goffredo, di Buglione, III, 207. - -Goffredo, chierico, III, 615. - -Goffredo, figliuolo del conte Ruggiero, III, 195. - -Goffredo, di Hauteville, III, 45, 51, 57, 59. - -Goffredo Ridelle, o Rindelle, III, 59, 63, 65, 69. - -Goffredo, vescovo di Messina, III, 346. - -Golio, XIV, L. - -Gordiano, 101. - -Goti, 12, 22, 104, 121; III, 159, 823. - -Gorresio Gaspare, III, 676. - -Graffeo, III, 257, 258. - -Granatelli, XXXIV, XXXV; II, 455. - -Grantimesnil (di) Guglielmo, III, 185. - -Grantimesnil (di) Roberto, II, 84, 192. - -Gravina (conte di), III, 489, 495, 496. - -Gravina (don Dom. Benedetto), III, 862. - -Greci, 194, 196; II, 32, 85, 99, 137, 169, 170, 174, 175, 244, 262, -268, 270, 299, 301, 312, 321, 322, 326, 329, 382, 385, 390, 398, 399, -405, 415, 416, 450, 461, 503, 515, 542, 660; III, 23, 24, 27, 33, 36, -41, 42, 53, 58, 90, 102, 142, 205, 206, 207, 208, 228, 251, 254, 267, -270, 280, 293, 296, 297, 299, 303, 306, 324, 351, 365, 432, 435, 467, -537, 539, 556, 675, 699, 800, 811, 826, 837, 854, 870. - -Greco, intarsiatore, III, 792. - -Gregora, patrizio, 240, 251. - -Gregorio, supposto arcivescovo di Taormina, 489. - -Gregorio Asbesta, 499, 500, 501, 502, 521. - -Gregorio, capitano Bizantino, 446, 447. - -Gregorio, catapano, II, 341. - -Gregorio Cerameo, 488. - -Gregorio, consolare e protonotaro, 213. - -Gregorio, console, II, 90, 95. - -Gregorio Decapolita, 502. - -Gregorio, duca di Napoli, II, 163. - -Gregorio II, papa, 96, 181. - -Gregorio IV, 365. - -Gregorio V, II, 318. - -Gregorio VII, 389; II, 348: III, 42, 48, 143, 144, 145, 146, 191, 199, -303, 304. - -Gregorio IX, III, 609, 612, 701, 712, 867. - -Gregorio, patrizio d’Affrica, 79, 108, 109. - -Gregorio, patrizio di Sicilia, 192, 213, 228. - -Gregorio Rosario, VII, XIII, XIV, XVII, XVIII, XXI, XXIII, XXIV, -XXXVIII, XLI, XLIX, LI, LII, LV; 15, 247. - -Gregorio, stratego, 437. - -Grillo Tommaso, III, 868. - -Grimualdo, 188, 189, 190. - -Grion, III, 888. - -Guaiferio, 383, 385, 387, 461, 463. - -Guaimario, principe di Salerno, III, 36, 37, 116, 124. - -Gualtiero de Moac, ammiraglio, III, 357. - -Gualtiero, vescovo di Girgenti, III, 210. - -Gualtiero, arcivescovo di Palermo, III, 275. - -Guarino, cancelliere, III, 356. - -Guebri, 150. - -Guelfi, III, 588, 590, 815. - -Gufulône (Khalfûn?), III, 646. - -Guglielmo Appulo, III, 22, 23, 24, 31, 33. - -Guglielmo, di Castrogiovanni, III, 565. - -Guglielmo, duca di Puglia, III, 388, 392. - -Guglielmo, figliuolo di Tancredi, re di Sicilia, III, 559. - -Guglielmo il Grosso, III, 607. - -Guglielmo, di Hauteville, II, 380, 382, 386, 387, 389; III, 24, 29, 31, -35, 37, 38, 39. - -Guglielmo, fratello del precedente, III, 38, 39, 45, 50. - -Guglielmo, di Malmesbury, III, 39. - -Guglielmo Malo Spatario, III, 236. - -Guglielmo Orfanino, III, 565. - -Guglielmo I, re d’Inghilterra, III, 20, 326, 364, 444. - -Guglielmo II, d’Inghilterra, III, 187, 213, 216. - -Guglielmo I, di Sicilia, III, 58, 78, 217, 218, 223, 226, 228, 229, -262, 339, 360, 364, 430, 445, 464, 465, 466, 467, 468, 473, 482, 483, -485, 486, 488, 489, 491, 492, 493, 494, 497, 591, 665, 680, 722, 768, -811, 814, 816, 819, 888. - -Guglielmo II, di Sicilia, XLIX; II, 335, 429, 451; III, 159, 173, 218, -232, 235, 243, 246, 253, 262, 263, 265, 299, 308, 318, 325, 339, 357, -364, 435, 450, 465, 489, 493, 494, 498, 502, 503, 504, 505, 512, 513, -514, 516, 517, 518, 519, 520, 523, 529, 530, 531, 532, 533, 534, 535, -537, 540, 541, 543, 545, 546, 547, 553, 557, 568, 587, 591, 594, 611, -621, 628, 632, 688, 690, 697, 777, 778, 788, 799, 811, 814, 818, 819, -867, 874, 888. - -Gugliotta (da) Pietro Francesco Paolo, III, 288. - -Guibaldo, abate. III, 398. - -Guidi Ignazio, III, 857. - -Guido di Sessa, II, 325. - -Guido, duca di Spoleto, 369, 445, 447. - -Guido III, duca di Spoleto, 455, 461. - -Guglielm (Sir), banchiere in Cefalù, III, 215. - -Guntar, 387. - -Guntero, II, 325. - -Gurmund, II, 385. - - -H - -Habib-ibn-Obeida, 173. - -Habib-ibn-abi-Obeida, 172, 174. - -Hadding, re di Danimarca, II, 385. - -Hadi, califo abbasida, II, 112. - -Hadhrami, II, 62, 63. - -Hadhramaut (tribù dell’), II, 63; III, 210. - -Hâfiz, califo fatemita, III, 406. - -Hafs-ibn-Hamîd, 152. - -Hafsiti, XLIX, LV; II, 471; III, 599, 623, 631. - -Haftariri, II, 142. - -Haggi-Abu-l-Fadhl, III, 256. - -Haggi Khalfa, LV. - -Haià, 359. - -Hâkem-biamr-Illah, califo fatimita (Mansur), II, 40, 137, 331, 348, -356, 360, 364, 448. - -Hâkem-ibn-Hesciâm, califo omeiade, di Spagna, 160, 161, 162. - -Halcamo, 233, 234, 236. - -Haldor, II, 386. - -Hamaker, XL; 85. - -Hamar, III, 264. - -Hamadân, dinastia, II, 278, 365. - -Hamdân-ibn-Asci’ath, II, 116, 117. - -Hamdis, 146, II, 525. - -Hamdûn, II, 536. - -Hâmid-ibn-Ali, da Wâset, XXV, XXVI. - -Hamilton, 152. - -Hammâd-ibn-Bolukkîn, II, 358, 359. - -Hammaditi, III, 402, 407, 429. - -Hamûd, _corr._ Hammûd, III, 662. - -Hamuto Ruggiero, III, 542, _v._ Ibn-Hammûd. - -Hamza, kaid, III, 264. - -Hanefia, II, 115. - -Hanzala-ibn-Sefwân, 128, 136, 137. - -Hareth, fratello di Iehia-ibn-el-Azix, III, 423. - -Hariri, scrittore, II, 495, 514; III, 730. - -Harrani, 383. - -Hartwig Ottone, III, 299. - -Harûn-Rascîd, 144, 145, 149, 150, 255; II, 279, 462, 623, 634, 685, -704, 705, 805, 816. - -Hasan-ibn-Abbâs, 417, 421. - -Hasan-ibn-Abd-el-Bâki (Abu-Ali), detto Ibn-el-Bâgi, III, 735. - -Hasan-ibn-Ahmed-ibn-Ali-ibn-Koleib, soprannominato Ibn-abi-Khinzîr, II, -142 a 145, 147, 150, 151, 156, 191. - -Hasan-ibn-Ali-ibn-Ge’d (Abu-Mohammed), II, 489. - -Hasan-ibn-Ali, grammatico, II, 496. - -Hisan-ibn-Ali, Hodseilita, soprannominato Ibn-es-Susi, III, 213, 751. - -Hasan-ibn-Ali-ibn-abi-Hosem (Abu-l-Kasim), primo emiro kelbita in -Sicilia, II, 202 a 204, 206, 207, 208, 209, 210, 211, 212, 234, 235, -238, 242, 243, 244, 245, 246, 247, 248, 249, 250, 251, 252, 253, 254, -255, 263, 269, 270, 372, 373, 414, 449. - -Hasan-ibn-Ali, principe zirita, di Mehdia, II, 529; III, 367, 380, 386, -399, 402, 403, 404, 405, 406, 407, 408, 411, 412, 413, 415, 416, 417, -418, 419, 421, 423, 429, 430, 475, 479. - -Hasan-ibn-Ali-ibn-abi-Taleb, II, 107, 115. - -Hasan-ibn-’Ammar, II, 257, 259, 266, 267, 270, 271, 331, 332. - -Hasan-ibn-Ibrabim-ibn-Sciâmi (Abu-Fadhl), II, 539. - -Hasan-ibn-Iehia (Abu-Ali), XXXVII; II, 429, 516, 517. - -Hasan-ibn-Jûsuf, soprannominato Simsâm-ed-dawla, emir kelbita, II, 375, -379, 393, 419 a 422, 424, 425, 427, 548, 551; III, 66. - -Hasan-ibn-Mohammed, di Bâghâia, II, 352, 354. - -Hasan-ibn-Nâkid, 429, 430; II, 53. - -Hasan-ibn-Omar-ibn-Menkûd (Abu-Mohammed), II, 420, 539. - -Hasan-ibn-Rescîk (Abu-Ali), _v._ Ibn-Rescik. - -Hasan-ibn-Sabbah, II, 117. - -Hasan-ibn-Wadd (Abu-Ali), detto El-Gaun-es-Sikilh, III, 761. - -Hâscem, 49, 56, 64. - -Hâscem-ibn-Jûnis (Abu-l-Kâsim), II, 514, 536. - -Hasdai-ibn-Bescrût, II, 219. - -Hase Carlo Benedetto, XXIX, XXXIII, XXXVII, XXXIX, LII; 84; II, 416. - -Hassân-ibn-No’man, 119, 120, 122, 131, 165, 166. - -Hauteville (casa di), III, 23, 31, 39, 40, 45, 52, 53, 111, 119, 122, -131, 133, 143, 146, 258, 274, 304, 332, 530. - -Hawwâs, _v._ Ali-ibn-Nima. - -Hazima, tribù arabica, II, 522. - -Heggiâg-ibn-Jûsuf, II, 4. - -Hegiazi, III, 212. - -Herawi, XLVI; II, 436, 441. - -Hermann, III, 604. - -Hermes, III, 690. - -Hesciâm, califo omeiade, 128, 135, 136. - -Hilâl, tribù arabica, II, 547; III, 93. - -Himiariti, II, 233, 336, 520. - -Hittorf, III, 858, 859. - -Hobwart, XLI. - -Hodseil, tribù arabica, II, 213, 751. - -Hohenstaufen, III, 531. - -Holwâni, II, 120. - -Homaidi, XLII; II, 491. - -Honnegar, XXXIV, XLV, LIV, LVI. - -Hosein-ibn-Ahmed-ibn-Ja’kûb, 391, 423. - -Hosein-ibn-Ali-el-Kindi, III, 256. - -Hosein-ibn-Ahmed, da Sana’, detto lo Sciita, _v._ -Abu-Abd-allah-es-Sci’i. - -Hosein-el-Forriâni (Abu-l-Hasan), III, 420, 468, 469, 470. - -Hosein-ibn-Ali-ibn-abi-Taleb, II, 107, 115. - -Hosein, da Cassaro, III, 264. - -Hosein, gaito e stratego, III, 316. - -Hosein-ibn-Giawher, II, 288. - -Hosein-ibn-Homâm, II, 267. - -Hosein, di Palermo, III, 256. - -Hosein-ibn-Ribbah-ibn-Ja’kûb-ibn-Fezâra, 391, 410, 417. - -Hosein-ibn-Sentir, III, 206. - -Howâra, tribù berbera, 264, 286, 351; II, 52, 198; III, 211. - -Huillard-Bréholles, XXX. - -Humboldt, XXX; III, 658. - -Humur, di Michiken, III, 264. - -Hurter, III, 570. - - -I - -Iacopo, congiunto di Innocenzo III, III, 579, 581. - -Ia’kûb, califo almohade, III, 496. - -Ia’kûb-ibn-Ahmed, emir aghlabita, 426. - -Ia’kûb-ibn-Ali-Roneidi, II, 512, 542. - -Ia’kûb-ibn-Fezâra, II, 140. - -Ia’kûb-ibn-Ishâk, II, 180. - -Ia’kub-ibn-Jûsuf, califo almohade, III, 686. - -Ia’kub-ibn-Modhâ-ibn-Sewâda-ibn-Sofiân-ibn-Sàlem, 391. - -Ia’kûbi, III, 669. - -Ia’kûbia, famiglia, 391. - -Iakût, XXVII, XLVI; 87; II, 429, 510, 515, 517, 522. - -Ia’isc, II, 291, 292, 293. - -Iamsilla (de) Niccolò, III, 706. - -Iânis il Siciliano, II, 356, 357. - -Iaroslaw I, II, 384. - -Jaubert, XLIV. - -Iazuri, II, 547. - -Ibaditi, 127; II, 120, 197. - -Ibelin (principe d’), III, 643. - -Ibn-el-Abbâr, XXXVII, XLII, XLIX; 144, 145, 154. - -Ibn-Abd-el-Berr, II, 482, 503, 542. - -Ibn-Abd-el-Hakem, XXXIX; 88, 89, 93, 96, 105, 112, 113. - -Ibn-Abd-Rabbih, xxviii; 35, 73; III, 133. - -Ibn-Adsâri, XXXVII, L. - -Ibn-Aiâs, LV. - -Ibn-Ali, II, 158. - -Ibn-abi-’Amir, detto Almanzor, II, 472, 497, 521; III, 4. - -Ibn-’Ammâr, II, 291. - -Ibn-’Amrân, II, 185. - -Ibn-Asciath, II, 204, 205. - -Ibn-Abi-’Asrûn, III, 720. - -Ibn-el-Athîr, XIX, XXVII, XXVIII, XLVII. - -Ibn-’Attâf, II, 195, 204, 205, 206. - -Ibn-el-Awwâm, XLII; II, 447. - -Ibn-Ba’ba’, II, 552. - -Ibn-el-Bâgi, _v._ Hasan-ibn-Abd-el-Baki. - -Ibn-Baruki, III, 256. - -Ibn-Baskowâl, XLIII; II, 475, 476. - -Ibn-Baslûs, II, 253. - -Ibn-Bassâm, XLIII; II, 500, 524, 525, 535. - -Ibn-Batuta, XLVI. - -Ibn-Besâl, II, 447. - -Ibn-Bescirûn, XXXVIII, XLV; II, 535; III, 462. - -Ibn-el-Bessâr, III, 509. - -Ibn-Dâia, II, 183. - -Ibn-Dhaisân, o Bardesane, II, 109. - -Ibn-abi-Dinâr, LV. - -Ibn-Fadhl-Allah, _v._ Ahmed-ibn-Iehia. - -Ibn-Abi-l-Fadhl, 268. - -Ibn-Fassâl, II, 447. - -Ibn-Fehhâm, _v._ Abd-er-Rahmân-ibn-Abi-Bekr. - -Ibn-Fûregia, II, 512, 513. - -Ibn-Ghalanda, _v._ Abu-l-Hokm. - -Ibn-Ghania, III, 496, 599, 624. - -Ibn-Ghazi, da Susa, II, 225. - -Ibn-Giâbir, II, 487. - -Ibn-Giobair, XXVII, XLVI; II, 308; III, 520, 685, 842, 844, 847, 848. - -Ibn-Giolgiol, XLIX; II, 219. - -Ibn-el-Giuzi, XLVIII; II, 552. - -Ibn-el-Hagiar, _v._ Ibn-Hammûd (Abu-l-Kâsim). - -Ibn-Hamdîs, _v._ Abd-el-Gebbâr. - -Ibn-Hamdûn, III, 377. - -Ibn-Hammâd, XLVI. - -Ibn-Hammûd, signor di Castrogiovanni, _v._ Chamut e Hamutus, III, 173, -175, 176. - -Ibn-Hammûd (Abu-l-Kâsim, o Ibn-abi-l-Kâsim detto) ed anche -Ibn-el-Hagiar, e _v._ Bulcassimo, III, 173, 263, 500, 532, 540 a 542, -719, 721, 722, 725. - -Ibn-Hammûd, Hazimi, _v._ Abd-Allah-ibn-Iehia. - -Ibn-Hanbal, 150. - -Ibn-Hâtim-Adsrei, o Adserbi, II, 488. - -Ibn-Haukal, XL, XLI; II, 158, 216, 239, 294, 295, 305, 306, 308; III, -669, 841, 849, 864. - -Ibn-Hausceb, II, 120. - -Ibn-Hawwasci, _v._ Ali-ibn-Ni’ma. - -Ibn-Hazm, 141. - -Ibn-Herawi, II, 429, 436. - -Ibn-Homeidi, XLI. - -Ibn-Hosein, citato da Leone Affricano, XXXIX. - -Ibn-Hosein, Rebe’i (?), Fâresi, II, 454. - -Ibn-Ia’kûb, 391. - -Ibn-Iehia, _v._ Hasan-ibn-Iehia. - -Ibn-abi-Ifren, III, 214. - -Ibn-Iûnis, II, 484; III, 670. - -Ibn-Kaddâh, II, 116, 117, 119. - -Ibn-Kâdim, 273. - -Ibn-Kalakis, II, 429; III, 541, 768. - -Ibn-Kattâ’, famiglia siciliana, _v._ Gia’far-ibn-Ali e Ali-ibn-Gia’far, -II, 503. - -Ibn-Kelbi, 35. - -Ibn-Kellas, II, 330. - -Ibn-Kereni, II, 516. - -Ibn-Kerkûdi, II, 541. - -Ibn-Khaldûn, XVIII, XIX, XXVII, XXVIII, LIII. - -Ibn-Khallikân, XIX, XLIX. - -Ibn-Khami, II, 153. - -Ihn-abi-Khinzîr, _v._ Hasan-ibn-Ahmed. - -Ibn-Khordabeh, III, 669. - -Ibn-Konfûd, LVI. - -Ibn-Korhob, _v._ Ahmed. - -Ibn-Koteiba, XXXIX. - -Ibn-Kufi, II, 195, 204. - -Ibn-Kûni, II, 498, 516, 536. - -Ibn-Kutia, XXVIII. - -Ibn-Labbâna, II, 529. - -Ibn-Meimûn, III. 378, 480. - -Ibn-Mekki, II, 482, 488, 540. - -Ibn-Meklâti, II, 37, 421, 425, 547, 549; III, 64, 308. - -Ibn-Menkûd, _v._ Abd-Allah-ibn-Menkût. - -Ibn-Mo’allim, teologo, II, 484. - -Ibn-Mo’allim, _v._ Ali-ibn-Ibrahim. - -Ibn-Modebbir, II, 521. - -Ibn-Modû, II, 191. - -Ibn-Mogêhid, III, 581. - -Ibn-Moweddib, da Mehdia, II, 333, 334. - -Ibn-abi-Oseib’ia, XXXVIII, XLIX. - -Ibn-Rekîk, XXXVII, XXXVIII, XLII, XLV, LI; II, 44. - -Ibn-Rescîk, VII, XXXVII, XXXVIII, XLIII, XLV, LI; II, 490, 499, 500 a -503, 505, 515, 517, 519, 520, 522. - -Ibn-Saba, II, 107. - -Ibn-Sab’în, XLIX, da aggiugnere ad Abd-el-Hakk-ibn-Sab’în. - -Ibn-Sâhib-es-Selât, XLIV. - -Ibn-Sahl, II, 113. - -Ibn-Sa’îd, XXXVIII, XXXIX, XLIX; II, 508, 510; III, 681. - -Ibn-Scebbât, XL, XLV; 85, 87, 124, 169; II, 509. - -Ibn-Sceddâd (Abd-el-’Azîz), XXXVIII, LI; III, 441. - -Ibn-Sceddâd (Jûsuf), _v._ Boha-ed-dîn. - -Ibn-Scerf, II, 501. - -Ibn-Sebâia, II, 187. - -Ibn-Selma, II, 183. - -Ibn-es-Sementi, III, 763. - -Ibn-Semsâma, 430; II, 59. - -Ibn-Sir’în, II, 541. - -Ibn-Soliân, II, 120. - -Ibn-es-Susi, _v._ Sid-es-Sarkusi, Hasan-ibn-Ali, e -Othman-ibn-Abd-er-Rahmân. - -Ibn-Tazi, II, 494, 513, 536, 543, 544. - -Ibn-et-Theiri, _v._ Edrîsi, III, 664. - -Ibn-Thimna, _v._ Mohammed-ibn-Ibrahim. - -Ibn-Tulûn, III, 833, 834, 835, 840, 843, 845, 853, 859. - -Ibn-Wahb, II, 145. - -Ibn-el-Wardi, LIII. - -Ibn-Wuedrân, XXXVII, XLIV, XLV; 154. - -Ibn-Zafer, _v._ Mohammed-ibn-abi-Mohammed. - -Ibn-Zura’, III, 532. - -Ibrahim-ibn-Abd-Allah-ibn-el-Aghlab (Abu-’l-Aghlab), 300, 304, 305, -320, 354. - -Ibrahim-ibn-el-Aghlab, 144, 145, 146, 147, 152, 156, 223, 226, 233, -254. 340; II. 4, 22, 525; III, 599. - -Ibrahim-ibn-abi-l-Aghlab, II, 129, 130, 131. - -Ibrahim-ibn-Ahmed, 102, 393, 400, 427, 428, 429, 431, 464, 511, 512; -II, 5, 22, 23, 30, 42 a 47, 49 a 54, 56 a 65, 69, 73, 74, 75, 76 a 87, -88, 89, 90, 92, 93, 95, 97, 121, 123, 124, 126, 128, 146, 148, 161, -163, 169, 212, 213, 215, 217, 227, 237, 400, 404; III, 352, 829, 851. - -Ibrahim, figliuolo di Buccahar, III, 572. - -Ibrahim, di Castrogiovanni, III, 134, 135. - -Ibrahim-ibn-Khelef, Dibâgi, II, 453. - -Ibrahim-ibn-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Thimna, II, 550. - -Ibrahim-ibn-Mohammed, Koresci, III, 256. - -Ibrahim-ibn-abi-Sa’îd, Magrebi, XLVIII. - -Ibrahim-ibn-Selâma, III, 829. - -Ibrahim-ibn-Sofiân, 427. - -Iconoclasti, 176, 181, 218, 491, 498, 504, 521. - -Iectan, 31. - -Iehia-ibn-el-Azîz, principe hammadita, III, 423. - -Iehia-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Mo’nim, detto Dimiski e Isfahani -(Abu-Zakaria), III, 735. - -Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid (Abu-Zakaria), principe hafsita di Tunis, III, -597, 623, 624, 629. - -Iehia-ibn-Hasan-ibn-Temîm, principe zirita, III, 477. - -Iehia-ibn-Henzela, III, 832. - -Iehia-ibn-Omar-ibn-Jûsuf, Andalosi, II, 188, 220, 221, 225. - -Iehia-ibn-Sa’îd, XLI. - -Iehia-ibn-Temîm, principe zirita, II, 529, 530; III, 362, 366, 367, -368, 369. - -Iehia-ibn-et-Tifasci, III, 486, 767. - -Jersey (di) Ugo, III, 151, 152. - -Ie’isc-ibn-Gelasia, III, 206. - -Iemen (le tribù del), II, 490, 526; III, 210, 211, 506, 639. - -Iezdegerd, 60, 68. - -Iezîd-ibn-Hàtem, 134, 171. - -Iezid-ibn-Moslim, 172. - -Ignazio, patriarca di Costantinopoli, 338, 420, 498, 499, 500, 501, 505. - -Ikhscid (dinastia di), II, 278, 279, 281. - -Ifren, tribù berbera, II, 198, 202. - -Iften, III, 212. - -Iknizi, III, 212. - -Ildebrando, lombardo, III, 221, 223. - -Ildebrando, _v._ Gregorio VII. - -Ildebrando, duca di Spoleto, 189, 190. - -Imâd-ed-dîn, da Ispahan, XXVII, XLV. - -Imamîa, II, 118. - -Imro-’l-Kais, 42; II, 535, 747. - -Incisa (D’) Aloisio, III, 226. - -Incisa (D’) Arrigo, III, 226. - -Incisa (D’) Bonifazio, III, 226. - -Incisa (D’) Giovanni, III, 226. - -Incisa (marchesi di), III, 199, 226. - -Incisa (D’) Simone, III, 226. - -Ingulfo, II, 325. - -Innocenzo II, III, 395, 396. - -Innocenzo III, III, 266, 564, 566, 567, 568, 570, 573, 574, 576, 577, -579, 580, 581, 585, 586, 587, 589, 590, 591, 603, 610, 629. - -Innocenzo IV, III, 649, 705, 711, 712. - -Inveges, VIII, LI, LII. - -Jomard, III, 677. - -Iosfré (Jeoffroi), III, 291. - -Ippocrate, II, 462; III, 697. - -Ippolito, vescovo di Sicilia, II, 214, 262, 263, 402, 412. - -Irene, 191, 217, 222. - -Irmfrido, II, 325. - -’Isa-ibn-Abd-el-Mo’nim, es-Sikilli (Abu-Musa), III, 462, 746, 766. - -’Isa-ibn-Giàber, III, 804. - -’Isa-ibn-Giorgir, III, 206. - -’Isa, da Kâbes, III, 413. - -Isabella, di Lusignano, III, 643. - -Isernia (da) Andrea, III, 328, 330. - -Ishâk Bostâni, II, 187. - -Ishak-ibn-Hasan, III, 669, 670. - -Ishak-ibn-Mâhili (Abu-Ibrahim), II, 306. - -Ishak-ibn-Minhâl, II, 143. - -Ishak-ibn-Mohammed, III, 518. - -Ismaele, 32, 45. - -Ismaele, _v._ Melo. - -Ismaele, condottiero, II, 313. - -Ismaele, fratello di Malek-Ascraf, III, 647. - -Ismaeliani, II, 97, 102, 115, 116, 117, 118, 133, 198, 225, 234, 254, -647, 649. - -Isma’il-ibn-Ali-ibn-Miksciar, II, 506. - -Isma’il-ibn-Gia’far, alida, II, 116, 119, 132. - -Ismail-ibn-Kelef-ibn-Sa’id-ibn-’Amrân (Abu-Tâher), II, 475, 476. - -Isma’il-ibn-Mohammed, soprannominato Mansûr-biamr-Illah, califo -fatimita, II, 201, 202, 205, 206, 207, 210, 234, 235, 237, 238, 243, -248. - -Isma’il-ibn-Tabari, II, 208, 209, 211. - -Israeliti, III, 291. - -Istachael, _v._ Michele, re degli Slavi, II, 176. - -Istakhri, XL, XLI. - -Italiani, II, 137, 160, 175, 322, 328, 340, 380, 394, 398, 460; III, -30, 33, 34, 37, 41, 43, 52, 53, 145, 188, 217, 218, 259, 323, 357, 402, -522, 803. - -Italia (d’) Giuseppe, III, 287, 288. - -Italinski, XII. - -Iûsuf-ibn-Abd-Allah (Abu-l-Fotûh), emir kelbita di Sicilia, -soprannominato Thiket-ed-dawla, XXXVII; II, 331, 332, 333, 334, 335, -336, 337, 342, 348, 350, 353, 354, 355, 376, 417, 421, 502, 518. - -Iûsuf-ibn-Abd-el-Mumen, califo almohade (Abu-Ja’kûb), XLVI; III, 496, -515 a 518, 632. - -Iûsuf-ibn-Ahmed-ibn-Debbâgh (Abu-Jakûb), II, 497. - -Iûsuf-abu-l-Fotûh, soprannominato Seif-ed-dawla, _v._ -Bolukkin-ibn-Ziri, II, 288. - -Iûsuf-ibn-Caru, III, 206. - -Iûsuf-ibn-Gennaro, III, 206. - -Iûsuf, da Kâbes, III, 411, 412, 413, 415. - -Iûsuf-ibn-Tasciufin, principe almoravide, III, 374, 375. - -Iûsuf-ibn-Ziri (Abu-Heggiâg), III, 409. - - -K - -Kabili, II, 292. - -Ka’b-ibn-Zoheir, III, 758. - -Kaddàh (el), II, 133, e _v._ Abd-Allah-ibn-Meimûn. - -Kaderiti, II, 99. - -Kafûr, II, 281, 284. - -Kâhina, 119, 120, 126. - -Kahtân, 31, 32, 40, 64, 66, 69, 135; II, 32, 37, 522, 526. - -Kâim (el) -biamr-Illah, _v._ Mohammed-ibn-Obeid-Allah. - -Kairouani, _v._ Ibn-abi-Dinâr. - -Kais, tribù arabica, 128, 155; II, 52; III, 210, 212, 736. - -Kaisân, II, 106. - -Kaisaniti, II, 106. - -Kaitbai, III, 836. - -Kalesciani, II, 182. - -Kallindin (di) Arrigo, III, 550, 561. - -Karîma, figliuola di Ahmed-Marwazi, II, 482. - -Karmati, II, 102, 116, 117, 118, 205, 278, 281, 286, 293, 312. - -Kâsim-ibn-Hasan, kelbita, II, 314. - -Kâsim-ibn-Nizâr (Abu-Mohammed), II, 538. - -Kâsim-ibn-Thâbit, di Saragozza, II, 481. - -Katifi, III, 715. - -Kattâni, _v._ Mohammed-ibn-abi-Fereg. - -Kazwini, L. - -Kelaûn, LVI; III, 323, 650, 653, 807, 836. - -Kelb, tribù arabica, 135; II, 32, 191, 202, 233, 234, 290, 366, 364, -488. - -Kelbiti, dinastia di Sicilia, II, 37, 226, 227, 234, 235, 238, 239, -240, 290 a 292, 308, 330 a 332, 338, 343, 351, 369, 372, 374, 400, 420, -421, 424, 427, 428, 456, 476, 481, 497, 502, 516, 519, 520, 537, 538; -III, 85, 350, 394, 665, 841, 849, 851. - -Kerni, o Kereni, II, 464. - -Khadigia, 50. - -Khafâgia-ibn-Sofian, 340, 341, 343, 344, 345, 346, 347, 348, 349, 350, -351, 360. - -Khaira (?), supposto avolo del conte Ruggiero (Ugo, Geir, Haby, -Habwu?), III, 39. - -Khâled-ibn-Abd-Allah-el-Kasri, III, 827. - -Khâled-ibn-Iezîd-ibn-Moa’wia, II, 99. - -Khâled-ibn-Walîd, 60, 73, 122. - -Khalf (_corr._ Khelef) -ibn-Ahmed-ibn-Ali-ibn-Koleib, II, 142. - -Khalfûn, liberto di Rebi’a, 360, 361. - -Khalfûn-ibn-Ziâd, 351, 360. - -Khalîl-ibn-Ishak, il giurista, III, 484. - -Khalîl-ibn-Ishâk-ibn-Werd (Abu-l-Abbâs), II, 188, 189, 190, 191, 194, -195, 196, 197, 199, 203, 204, 205, 213, 216, 351, 400. - -Khalîl, preposto della “Quinta,” II, 145, 148. - -Khalîl, sultano d’Egitto, III, 264. - -Khamaruweih, III, 829, 835. - -Khâregi, 127; II, 39, 102, 103, 104, 105, 113, 117, 139, 184, 197, 198, -201, 287, 546. - -Kharezmii, III, 637, 638, 639, 647, 648. - -Khattâb, II, 127. - -Khorramii, II, 110, 114. - -Kharsianiti, 333. - -Khaulân, tribù arabica, II, 477. - -Khawâf, II, 111. - -Khelef-ibn-Ibrahim-ibn-Khelef, soprannominato Ibn-Hassâr, II, 478, 487. - -Khidhr, il cadi, II, 455. - -Kholûf-ibn-Abd-Allah, II, 477, 497, 542. - -Khorassâni, II, 264. - -Khorassaniti, II, 369. - -Khozari, II, 365. - -Kimâri, LIV. - -Kinàna, tribù arabica, XLVI; 269, II, 32, 160, 539. - -Kinda, tribù arabica, 84; II, 32, 526; III, 210. - -Kirmani, III, 212. - -Kirmit, _v._ Hamdân-ibn-Asci’ath. - -Kirmiti, _v._ Karmati. - -Kodama, III, 669. - -Kodhâ’a, tribù arabica, XLII; II, 233, 336. - -Kodhâ’i, XLII. - -Kolthûm, 136. - -Koreisc, tribù arabica, 47, 49, 50, 64; III, 211, 736. - -Kos, XLV; 40, II, 513. - -Kosegarten, 63. - -Koseila, 115, 116, 117, 118, 126. - -Kossai, 48, 49. - -Kotâma, o Kutâma, tribù berbera, II, 36, 39, 40, 52, 53, 75, 76, 120 a -124, 128, 130 a 139, 142, 157, 159, 160, 168, 182, 183, 186, 202, 207, -233, 234, 281, 287, 289, 292, 293, 331, 332, 355, 421; III, 157, 211. - -Krehl, LV. - -Kutâma, _v._ Kotâma. - - -L - -La Farina Martino, XLI. - -Lakhm, tribù arabica, II, 516, 539; III, 210. - -La Luce, III, 205, 875. - -La Lumia Isidoro, III, 286, 287, 290, 299, 635, 774. - -Lamberto, di Spoleto, 445, 447, 448, 451. - -Lamtuna, tribù berbera, III, 373, 379. - -Lanci Michelangelo, XXIV. - -Lancias, cognome, III, 205. - -Landemaro, 386. - -Landolfo, calabrese, II, 408. - -Landolfo, figliuolo d’Atenolfo, principe di Capua, II, 163, 164, 165, -166, 168, 170. - -Landolfo, figliuolo di Pandolfo Capo di ferro, II, 313. - -Landolfo, fratello di Pandolfo Capo di ferro, II, 312. - -Landolfo, principe di Benevento, II, 153. - -Landolfo, principe di Capua (982), II, 325. - -Landolfo, vescovo di Capua, 435, 443, 462. - -Landolfo II, vescovo di Napoli, 456. - -Landone, figliuolo di Landone I, 452, 464. - -Landone, figliuolo di Landonolfo, 452. - -Landonolfo, 452. - -Lane, III, 329. - -Lascari, III, 203. - -Lanza Pietro, XV, XXXV. - -Lasinio Fausto, III, 706. - -Latini, 42; II, 465; III, 142, 283, 296, 523, 538. - -Latini Brunetto, III, 695. - -Lavardino (di) Giovanni, III, 251. - -Lebidi, 277. - -Lee John, XXXVII, LV; II, 224, 510. - -Lee Samuel, XXXV, XL, XLI, XLVI. - -Lega Lombarda, III, 530, 610. - -Legiati, III, 212. - -Lello (Michele Del Giudice), xxix. - -Le Monnier, XXXVI. - -Leone Affricano, VIII, XXXVII, XXXIX; 104, 107, 121, 234, 235, 236; II, -267, 883. - -Leone Apostippi, 439, 440. - -Leone, arcivescovo di Tessalonica, II, 48. - -Leone Foca, II, 262. - -Leone III, imperatore, detto l’Isaurico, 96, 174, 180, 184, 207, 217, -220, 224, 250, 350, 491; II. 184. - -Leone V (l’Armeno), 192, 193, 231, 491, 497, 502. - -Leone VI (il Sapiente), 73, 243, 406, 415, 425, 471, 486, 518; II, 70, -79, 80, 86, 88, 163; III, 279. - -Leone, logoteta, III, 347. - -Leone Opo, II, 377, 381. - -Leone, d’Ostia, 233, 458; III, 24, 31, 33. - -Leone II, papa, 29. - -Leone III, papa, 184, 190, 194, 192, 224, 230, 231. - -Leone IV, papa, 366, 367, 389. - -Leone IX, papa, III, 41, 42, 43, 44, 46, 47. - -Leone X, papa, 234. - -Leone, schiavo, figlio di Malacrino, III, 234. - -Leone, spatario, 191. - -Leone, spatario e logoteta, 213. - -Leone, da Tripoli di Siria, II, 88, 89. - -Leone, vescovo di Catania, II, 402. - -Leone, vescovo di Sicilia, II, 172, 214, 402, 405. - -Leone, vescovo di Tessalonica, 503. - -Leonzio, prefetto, 243. - -Letronne, 8. - -Lewâta, tribù berbera, II, 32, 37, 52; III, 211. - -Lewati, III, 211. - -Libertino, 15, 28. - -Liguri, 196; III, 423. - -Lipari (abate e vescovo di), III, 276, 356, 363. - -Liutprando, re, 158, 182. - -Liutprando, scrittore, II, 214, 262. - -Lodovico I, imperatore, 232; III, 47. - -Lodovico II, imperatore, 365, 367, 369, 370, 373, 376, 377, 378, 379, -380, 381, 382, 383, 384, 387, 388, 389, 393, 433, 435, 436, 437; III, -107. - -Lodovico II, re di Francia, detto il Balbo, 451, 453. - -Lodovico VII, re di Francia, III, 433, 434, 435, 498. - -Lodovico IX, re di Francia, III, 630, 631, 638, 653. - -Lokmàn-ibn-Jûsuf (Abu-Sa’îd), II, 222. - -Longobardi, 12, 22, 23, 24, 26, 76, 94, 178, 184, 185, 217, 313, 355, -369, 374, 380, 381, 393, 408, 438; II, 32, 162, 163, 168, 169, 240, -251, 322, 337, 372, 385; III, 5, 23, 183, 223, 319, 391, 398. - -Longpérier (de) Adriano, III, 792, 797, 812. - -Loreto (marchese di), III, 199. - -Loria Ruggiero, III, 357, 358, 831. - -Lotario I, imperatore, 238, 368. - -Lotario II, imperatore, III, 395, 397, 398. - -Luca, vescovo, 292. - -Luce, casato, III, 205. - -Lucio, governatore di Sicilia, 219. - -Lucrezio, 42; II, 101. - -Lucullo, II, 90. - -Lupino, III, 167. - -Lupo, II, 565. - -Lupo, protospatario, III, 24, 33. - -Lutero, III, 559. - -Luynes (duca di), XXII, XXX; 311; III, 202. - - -M - -Ma’ad-ibn-Isma’il (Abu-Tamim), _v._ Mo’ezz-li-dîn-illah. - -Mabillon, 102, 103. - -Macedoni, dinastia bizantina, II, 41, 153. - -Machiavelli, LIV; II, 52, 176. - -Macri Domenico, X, XLIV. - -Macrojoanni, II, 244. - -Madiûna, tribù berbera, II, 36. - -Madonna dello Naupactitesse, confraternita, II, 298. - -Maffei Annibale, II, 453. - -Maffei Scipione, II, 453. - -Magadèo (Ibn-Mogêhid?), III, 580. - -Magded (Ibn-Mogêhid?), III, 580. - -Maggio Francesco Maria, IX. - -Maghâga, tribù berbera, II, 36. - -Magi, II, 106, 108, 109, 112, 115, 261. - -Magiari, II, 162, 169. - -Magonza (arcivescovo di), III, 544. - -Mahdi, califo abbasida, II, 112, 113; III, 816. - -Mahmûd-ibn-Khafâgia, 344. - -Mai, XXIII, XLIII. - -Maimon, gaito, III, 264, 378, 379. - -Maimonide, _v._ Musa-ibn-Meimûn. - -Mainieri, di Acerenza, III, 177, 178. - -Majone, III, 217, 232, 356, 360, 466, 482, 483, 484, 485, 493, 607. - -Maisar, 127. - -Makhlûf, III, 650. - -Mâkkâri, LV. - -Makrizi, LIV; III, 832, 833, 834, 846, 893. - -Malaceno, II, 245. - -Malacrino, III, 234. - -Malaterra Goffredo, III, 23, 24, 33. - -Malati, III, 212. - -Maleditto Guglielmo, III, 291. - -Maledotto, casato, III, 221. - -Malek-Adel, III, 634, 635. - -Malek-ibn-Anas, 149, 150, 151, 253, 256, 474; II, 12, 23, 220, 222, 371. - -Malek-Ascraf, III, 639, 640, 647, 648, 649. - -Malek-Kâmil, III, 634, 636, 637, 638, 639, 640, 641, 642, 643, 644, -645, 646, 647, 648, 649, 650, 651, 692. - -Malek-Mansûr, XLVI; II, 521. - -Malek-Mes’ûd, III, 641. - -Malek-Mo’azzam, III, 634, 637, 638, 639. - -Malek-Nâsir, III, 639, 647. - -Malek-Salih, III, 492, 647, 653. - -Malek-Sciah, III, 520. - -Malekiti, giuristi, II, 335; III, 716. - -Malgerio, conte di Capitanata, III, 45. - -Malgerio, figliuolo del conte Ruggiero, III, 195. - -Malgerio, nobile siciliano, III, 580, 581. - -Maloto, III, 7, 9. - -Malta (da) Paólino, III, 788. - -Maltzan (barone di), III, 831. - -Mamuca, 101, 102, 103. - -Mamûn, califo abbasida, LIV; 226; II, 100, 466, 505, 623, 624, 674. - -Manca Filippo, III, 208. - -Mandralisca (barone di) III, 822. - -Manfredi, re di Sicilia, XXXVIII: II, 347; III, 266, 594, 654, 690, -698, 707, 711, 712. - -Manfredo, marchese aleramida, III, 199, 200. - -Mani, 138; II, 109. - -Maniace Giorgio, VII; II, 346, 376, 378, 379, 380, 381, 382, 383, 384, -385, 386, 387, 388, 389, 390, 391, 392, 395, 410, 415, 416, 417, 418, -422, 423, 487, 517; III, 30, 31, 34, 39, 56, 327, 843. - -Manichei, 27, 510; II, 109, 110, 111, 113, 117. - -Mansûr, _v._ Isma’il-ibn-Mohammed. - -Mansûr. _v._ San Giovanni Damasceno, II, 100. - -Mansûr, califo abbasida, II, 112; III, 840. - -Mansûr, figliuolo di Bolukkin, II, 355, 356, 362. - -Mansûr, _v._ Hâkem-biamr-illah. - -Mansûr-ibn-Nâsir-ibn-’Alennâs, II, 529, 530. - -Mansûr Tonbodsi 155, 156, 257, 295. - -Manuele Foca, II, 213, 214, 262, 264, 266, 267, 271, 273, 382, 413; -III, 56. - -Maometto, XLI, XLV, XLVII, LI; 30, 43, 44, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, -55, 56, 57, 58, 59, 60, 62, 63, 68, 70, 81, 101, 472, 482, 483; II, 13, -14, 15, 16, 74, 105, 107, 117, 132, 136, 229, 231, 233, 235, 269, 280, -436, 453, 454, 456, 460, 461, 478, 484, 492, 493, 495; III, 1, 49, 436, -462, 470, 532, 534, 644, 647, 701, 702, 724, 727, 729, 732, 758. - -Marabuti, II, 38; III, 374. - -Maracava Niccolò, III, 288. - -Maraldo, III, 196. - -Marangone, XXIX. - -Marano, gaito, III, 447. - -Marcel, III, 834. - -Marchia (de) Angelo, III, 688. - -Marchisi, casato, III, 221. - -Marcioniti, II, 109. - -Marcualdo, o Marqualdo, _v._ Anweiler (de). - -Mardaiti, 401, 413, 414. - -Margam-ibn-Sabir, III, 627. - -Mario, II, 90. - -Margarito, da Brindisi, detto Margaritone, XLVI; III, 523 a 529, 534, -558, 607. - -Margherita, regina di Sicilia, III, 256, 493, 495, 498. - -Mari (de) Ansaldo, III, 357. - -Maria, martire, 45. - -Maria, figliuola di Teofilo, 297. - -Mariano Argino, II, 250, 251, 252. - -Maringo Giambattista, II, 298. - -Marino, duca d’Amalfi, 386. - -Maris, Marisc o Marîsh, II, 211. - -Marocco (re di), III, 379. - -Maroniti, XLIV; II, 405, 681. - -Marozia, II, 160. - -Marrekosci, _v._ Abd-el-Wàhid. - -Marsden, XXIV; III, 450, 816 - -Marilnez Marco Antonio, II, 303, 304. - -Martino, gaito, III. 263, 489. - -Martino I, papa, 77, 78, 79, 84, 89, 91, 94, 96. - -Masmuda, tribù berbera, III, 622. - -Masmudi, _v._ Almohadi. - -Massar, 368, 370. - -Mas’ûdi, XL; III, 669. - -Matilde (la contessa), III, 143, 191. - -Matilde, figliuola del conte Ruggiero, III, 195. - -Matranga, XXXIV, XLIII; 489. - -Matteo, arcivescovo di Capua, III, 568. - -Matteo, notaro, III, 324. - -Matthews, 63. - -Maugerio, III, 38. - -Maurizio, imperatore, 76. - -Maurolico, 495; II, 59. - -Mawerdi, XXVIII. - -Mawkifi, Mohammed e Abu-l-Farag, II, 521, 522. - -Mazari, _v._ Mohammed-ibn-Ali-ibn-Omar-ibn-Mohammed, e -Mohammed-ibn-Mosallim. - -Mazdak, 74, 138; II, 109, 110, 111, 112, 113. - -Mazdakiani, II, 110, 112, 117. - -Me’àfir, tribù arabica, II, 541; III, 210. - -Medini, casato, III, 212. - -Medkur, II, 420, _v._ Abd-Allah-ibn-Menkut. - -Megber-ibn-Mohammed-ibn-Megber, II, 522, 523. - -Mehdi, almohade, _v._ Mohammed-ibn-Tumert. - -Mehdi, fatimita, _v._ Obeid-Allah. - -Meimûn-ibn-Amr (Abu-’Amr), cadi, II, 222, 225. - -Meimûn, capitano d’Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 53, 54. - -Meimûn, carnefice d’Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 60, 61. - -Meimûn-ibn-Ghania, II, 415. - -Meimûn. figlio di Hosein, da Palermo, III, 256. - -Meimûn(Abu-Mohammed), III, 377. - -Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn, III, 378. - -Meimûn-ibn-Musa, II, 185, 186. - -Meimuna, figlia d’Hassân-ibn-Ali, Hodseilita, III, 213, 751. - -Meimuna, figlia di Hawwasci, II, 418, 549, 550. - -Meklata, tribù berbera, II, 37, 421; III, 212. - -Meledio, III, 97, 101. - -Meles, III, 291. - -Melfi (casato), III, 211. - -Meli, XII. - -Melo (Ismaele), II, 342; HII, 22, 25, 26, 27, 29, 30, 53, 799. - -Menelao supposto re di Sicilia, VII. - -Menkûr, II, 420, _v._ Abd-Allah-ibn-Menkût. - -Mercator, III, 678. - -Merinidi, LIII - -Merlo Giovanni, XXXV. - -Merwan, II, 99. - -Mesciti, casato, III, 205, 875. - -Mesrata, tribù berbera, III, 212. - -Messala, III. 817. - -Messia, II, 106, 128. - -Messina (archimandrita di), III, 309, 337, 525. - -Messina (arcivescovo di), III, 245, 256, 286, 308, 321, 441, 580. - -Messina (da) Bartolommeo, III, 707. - -Messina (da) Giovanni, III, 532. - -Messina (da) Stefano, III, 690. - -Mes’ûd, II, 171. - -Mes’ûd Bâgi, II, 66. - -Mes’ûd Koresci, III, 256. - -Mes’ûdi, III, 212. - -Metkud, II, 420, _v._ Abd-Allah-ibn-Menkût. - -Metodio, 20, 220, 496, 497, 498, 499, 502, 503. - -Meursius, 73. - -Meziza, tribù berbera, II, 35. - -Miceli Dionisio, III, 605. - -Michele, ammiraglio, 428. - -Michele, capitano in Calabria, 517. - -Michele Characto, II, 79. - -Michele Doceano, il Fusaiolo, II, 381, 390, 392, 393; III, 30, 31, 32, -33. - -Michele, governatore di Palermo, 248. - -Michele I, imperatore, detto Rangabe, 192, 227, 498. - -Michele II, detto il Balbo, 164, 193, 194, 220, 239, 242, 243, 245, -250, 251, 252, 274, 281, 287, 288, 494, 497. - -Michele III, imperatore, 332, 338, 341, 501, 503, 506; II, 48. - -Michele IV, imperatore, detto il Paflagone, II, 379, 384, 393. - -Michele V, imperatore, detto Calafato, II, 384, 394. - -Michele VII. imperatore. III, 144. - -Michele, medico, III, 868. - -Michele, padre di Giorgio, d’Antiochia, III, 361. - -Michele, patrizio di Sicilia, 190. - -Michele, re degli Slavi, II, 176. _Per errore_ Istachael, _ivi._ - -Micheret de Iatino, III, 264. - -Midrariti, 129. - -Miknas o Miknasa, tribù berbera, II, 36. - -Milanesi Carlo, III, 700. - -Minimi di San Francesco di Paola. III, 120. - -Miniscalchi, XXXIV, XLIII; III, 368. - -Minoartino, casato, III, 221. - -Mirabetto, III, 597, 600. - -Mir-’Abs, _v._ Mirabetto. - -Mizize, 96, 98. - -Mo’aiti, _v._ Abu-Abd-Allah-el-Mo’aiti. - -Mo’àwia-ibn-abi-Sofiân, califo omeiade, 62, 69, 80, 81, 84, 85, 86, 87, -88, 90, 99, 113, 127, 473; II, 103; III, 827. - -Mo’âwia-ibn-Hodeig, 84, 88, 90, 99, 113. - -Mobascer, III, 376. - -Modhar, ceppo di tribù arabiche, 109, 143, 158, 340; II, 233. - -Modica (di) Gualtiero, III, 518, 519. - -Moëller, XXIV, XL. - -Mo’ezz-ibn-Badîs, II, 39, 359, 360, 363, 364, 366, 368, 374, 376, 378, -385, 397, 417, 418, 419, 423, 492, 500, 501, 518, 519, 547, 548, 550, -551; III, 13, 79, 80, 81, 82, 92, 93. - -Mo’ezz-li-dîn-illah (Ma’ad-ibn-Isma’il, Abu-Tamim), califo fatimita, -II, 39, 237, 238, 249, 254, 256, 257, 258, 259, 260, 262, 263, 267, -269, 272, 274, 275, 277, 278, 279, 280, 281, 282, 283, 284, 286, 287, -288, 289, 290, 291, 292, 293, 294, 310, 312, 313, 322, 330, 355, 364, -456, 459; III, 851. - -Moferreg-ibn-Sâlem, 371, 372, 373, 374, 375, 377, 380, 436. - -Moferreg (Abu-Abd-Selem), 420, 421; II, 226, 229. - -Mogber-ibn-Ibrahim-ibn-Sofiân, 426, 427, 428. - -Mogêhid-ibn-Abd-Allah (Abu-l-Geisc), soprann. Amiri (Musetto), III, 2, -4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 169, 375, 518. - -Mogêhid, _v._ Magadeo. - -Mogehiditi, III, 376. - -Mogheira, 61. - -Mogir-ed-dîn, III, 720, 721. - -Mohammed..., II, 211. - -Mohammed..., II, 522. - -Mohammed (Abu-Bekr), II, 511. - -Mohammed-ibn-Abd-Allah (VII secolo), 100. - -Mohammed-ibn-Abd-Allah (XII secolo), III, 371. - -Mohammed-ibn-Abd-Allah (Abu-Abd-Allah), II, 488. - -Mohammed-ibn-Abd-Allah(Abu-Bekr), II, 478, 542. - -Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Aghlab (Abu-Fihr), 231, 232, 292, 295, 296, -299, 301, 320. - -Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Iûnis (Abu-Bekr), II. 486, 487, 499. - -Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Mesarra-ibn-Nagîh, II, 101. - -Mohammed-ibn-Abd-el-Aziz-ibn-Meimûn, III, 379, 476. - -Mohammed-ibn-Abd-el-Gebbâr-ibn-Mohammed-ibn-Hamdis (Abu-Hascim), II, -528, 535. - -Mohammed-ibn-Abdûn, II, 210. - -Mohammed-ibn-’Abdûn, da Susa, II, 334, 335. - -Mohammed-ibn-Aghlab, 340, 341, 391. - -Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Aghlab, 372, 384, 389, 390, 393; II, 46. - -Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Ibrahim, detto il Siciliano, II, 226. - -Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Korhob, II, 150, 151, 156. - -Mohammed-ibn-Ahmed-ibn-Temîm (Abu-l-Arab), XLII. - -Mohammed-ibn-Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr (Abu-Bekr), II, 540. - -Mohammed-ibn-Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ, III, 752. - -Mohammed-ibn-Ali-ibn-Hasan-ibn-Abd-el-Berr (Abu-Bekr), II, 504, 505, -506, 507. - -Mohammed-ibn-Ali-ibn-Omar-ibn-Mohammed, detto Mazari e Temîmi -(Abu-Abd-Allah), II, 483, 484, 485, 486, 488. - -Mohammed-ibn-Ali, Sciarfi, 168. - -Muhammed-ibn-Ali-ibn-Sebbâgh (Abu-Abd-Allah), il Segretario, II, 501, -515, 519. - -Mohammed-ibn-Ali (Abu-Tâher), da Bagdad, II, 492. - -Mohaiumed-ibn-Ali-ibn-abi-Taleb, II, 115. - -Mohammed-ibn-Asci’ath, II, 204. - -Mohammed-ibn-Attar (Abu-Abd-Allah), II, 516, 541. - -Mohammed-ibn-Aus, 171. - -Mohammed-ibn-abi-Bekr-ibn-Abd-er-Rezzâk (Abu-Abd-Allah), III, 736. - -Mohammed-ibn-abi-Edrîs, 171. - -Mohammed-ibn-Fadhl, 421, 422, 423, 429, 431. - -Mohammed-ibn-abi-l-Fadhl, III, 737. - -Muhammed-ibn-Fâs, II, 454. - -Mohammed-ibn-abi-Fereg-ibn-Fereg-ibn-abi-l-Kâsim, Kattâni -(Abu-Abd-Allah), II, 498, 499. - -Mohammed Gebasût, III, 206. - -Mohammed-ibn-Genâ, II, 210. - -Mohammed-ibn-el-Gewari, 276, 284, 297. - -Mohammed-ibn-Haiûn (Abu-Abd-Allah), II, 476. - -Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Ali, di casa kelbita, II, 191, 330, 333. - -Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Ali-Rebe’i (Abu-Bekr), II, 488. - -Mohammed-ibn-Hasan — ibn-Kereni (Abu-Abd-Allah), II, 464, 542. - -Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Tazi(Abu-Abd-Allah), II, 471, 511. - -Mohammed-ibn-Hamw, II, 187. - -Mohammed-ibn-Haukal (Abu-l-Kasim), II, 294, 295, _v._ Ibn-Haukal. - -Mohammed-ibn-Hosein-ibn-Kerkudi (Abu-l-Feth), II, 515. - -Mohammed-ibn-Hosein-Marwazi (Abu-Gia’far), II, 224. - -Mohammed-ihn-abi-Hosein, 353, 390. - -Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Musa (Abu-Bekr), II, 480, 493. - -Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Thimna, soprannominato El-Kâdir-billah, II, -418, 420, 421, 422, 548 a 552; III, 60, 62, 63, 65, 70, 71, 72, 73, 74, -76, 77, 78, 79, 80, 82, 86, 87, 93, 109, 117, 162, 218, 266, 308, 326. - -Mohammed, cugino d’Ibrahim-ibn-Ahmed, II, 75. - -Mohammed-ibn-Iezid, 171. - -Mohammed-ibn-Isa-ibn-Abd-el-Mon’im (Abu-Abd-Allah), III, 689, 690, 748. - -Mohammed-ibn-Ishak, III, 514. - -Mohammed-ibn-abi-Ishak-ibn-Giâmi’, III, 496. - -Mohammed-ibn-Isma’il-ibn-Gia’far, alida, II, 116. - -Mohammed-ibn-Kâsim-ibn-Zeid (Abu-Abd-Allah), II, 516, 539. - -Mohammed-ibn-abi-l-Kâsim (Abu-Abd-Allah), III, 736. - -Mohammed-ibn-Khafâgia, 345, 347, 349, 350, 352, 353, 378, 390, 391. - -Mohammed-ibn-Khorassân (Abu-Abd-Allah), II, 224, 225, 496. - -Mohammed-ibn-Korhob, II, 52. - -Mohammed-ibn-Mansûr, Sem’àni, II, 498, 499. - -Mohammed-ibn.... _v._ Mawkifi. - -Mohammed-ibn-Meimûn, III, 378. - -Mohammed-ibn-Mekki-ibn-abi-d-Dsikr, III, 736. - -Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Edrîs (Abu-Abd-Allah), v. -Edrîsi. - -Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Mohammed, soprannominato Fakhr-ed-din, III, -737. - -Mohammed-ibn-abi-Mohammed-ibn-Mohammed-ibn-Zafer (Abu-Hascim), XLIV; -III, 541, 714, 715, 716, 717, 718, 720, 721, 722, 723, 724, 725, 726, -727, 729, 730, 731, 733, 734, 735, 737. - -Mohammed (Abu-Mohriz), 154, 255, 256, 259, 296. - -Mohammed-ibn-Mokâtil, 145. - -Mohammed-ibn-Mosallim, Mazari (Abu-Abd-Allah), II, 486; III, 735. - -Mohammed-ibn-Obeid-Allah (Abu-l-Kàsim), soprannominato -El-Kaimbiamr-illah, 235; II, 133, 135, 179, 180, 181, 188, 195, 196, -199, 200, 201, 202, 205, 234, 237; III, 260. - -Mohammed Pacione, III, 206. - -Mohammed-ibn-Rescîd, III, 414, 413, 472. - -Mohammed-ibn-Sâbik (Abu-Bekr), II, 482, 494. - -Mohammed-ibn-Sados (Abu-Abd-Allah), II, 512, 542. - -Mohammed-ibn-Sahl (Abu-Bekr), detto Rozaik, II, 515, 537. - -Mohammed-ibn-Sâlem, 299. - -Mohammed-ibn-Sâlem, soprannominato Gemàl-ed-dîn, XXXVIII. - -Mohammed-ibn-Sarcusi, II, 140, 146. - -Mohammed Scîli, II, 493. - -Mohammed-ibn-abi-Se àda, II, 453. - -Mohammed-ibn-Sehnûn, 277. - -Mohammed-ibn-Sindi, 302; II, 34. - -Mohammed-ibn-Sirîn, 56. - -Mohammed-ibn-Tûmert, detto il Mehdi, II, 485. - -Mohammed-ibn-Ziadet-Allah, II, 58. - -Mohibb-ed-dîn-ibn-Niggiâr, II, 491. - -Mohl, XLVI. - -Mohriz-ibn-Ziâd, III, 412. - -Moisè, maestro, III, 868. - -Moisè, III, 701. - -Moisè, di Corene, 105. - -Mokaddesi, _v._ Abu-Sciâma. - -Mokanna, II, 112, 115. - -Mokhalled-ibn-Keidâd (Abu-Iezîd), II, 196, 197, 198, 199, 200, 201, -202, 203, 205, 206, 207, 229, 237, 287. - -Moktader-billah, califo abbasida, II, 149, 150. - -Moktader-billah, principe di Saragozza, III, 375. - -Moloch, 101. - -Mombeilard (conte di), III, 199. - -Mombrai (di) Ruggiero, III, 347. - -Mo’mir, figliuolo di Rescîd, III, 411, 412, 413. - -Mondsir, re di Hira, 76. - -Mongitore, XXIX. - -Monoteliti, 76, 77, 95, 96, 180. - -Montano, schiavo di San Gregorio, 202. - -Monti Vincenzo. III, 884. - -Montpellier (conte di), III, 376. - -Morgii, II, 99. - -Mori o Mauri, 104, 106, 228; III, 40, 57, 58. - -Moriella, III, 39, 270. - -Moroleone, II, 251. - -Morra, tribù arabica, II, 267. - -Morso, XIII, XIV, XVII, XXIII, XXIV; III, 878. - -Mortain (di) Pietro, III, 178. - -Mortillaro, XV, XVI, XXIII, XXIV, XXV; 284, 321; II, 6, 456 segg.; III, -343, 812. - -Mos’ab-ibn-Mohammed-ibn-abi-Forât (Abu-l-Arab), II, 524, 525, 543. - -Moscerif-ibn-Râscid (Abu-l-Fadhl), II, 520, 544. - -Moslim, il Tradizionista, II, 483. - -Mostanîr-ibn-Habbâb, 172. - -Mostanser-billah (Abu-Temîm), califo fatimita, II, 456. - -Mostanser-billah, principe hafsita di Tunis -(Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid, soprannominato), -XLIX; III, 631. - -Mo’tamid-ibn-Abbâd, II, 524, 525, 527, 528, 529, 530, 535. - -Mo’tasem, principe d’Almeria, II, 535. - -Mo’tadhed-billah, califo abbasida, II, 58, 74, 75, 76. - -Mo’tadhed-billah, di Siviglia, _v._ Abbâd-ibn-Mohammed. - -Motazeliti, II, 98, 99, 105. - -Motenebbi, II, 334, 365, 509, 512, 513, 535. - -Mowahhidi, _v._ Almohadi. - -Motewakkel, califo abbasida, XL; 327, 360. - -Moura, LI. - -Mowalled, spagnuoli, II, 371. - -Mozaffer, II, 488. - -Mukhlûf, III, 262. - -Munch P. A., II, 383. - -Muratori, XXVIII, XXIX, XLVII, LV. - -Muriella, III, 39. - -Musa-ibn-Giâfar, alida, II, 116. - -Musa-ibn-Abd-Allah, II, 494. - -Musa-ibn-Ahmed (Abu-Sa’îd) soprannominato Dhaif, II, 156, 157, 159, -160, 182, 190. - -Musa-ibn-Asbagh, Morâdi, II, 496. - -Musa-ibn-Kasim-el-K..r..di, III, 669. - -Musa-ibn-Meimûn, detto Maimonide, III, 705. - -Musa-ibn-Noseir, 122, 123, 124, 125, 131, 166, 167, 168, 169, 170, 178; -II, 4. - -Musa Santagat, III, 246. - -Musetto e Mugeto, _v._ Mogêhid-ibn-Abd-Allah. - -Mussufa, tribù berbera, III, 518. - -Musulice, stratego, 416, 420. - -Musulmani, XL, XLV, L, LIV; 52, 53, 54, 56, 59, 63, 64, 70, 73, 75, 78, -80, 81, 82, 87, 88, 89, 90, 92, 95, 96, 97, 98, 99, 101, 102, 129, 139; -II, 41, 42, 48, 53, 61, 65, 67, 70, 71, 74, 75, 78, 81, 82, 85, 89, -91, 97, 98, 99, 100, 101, 102, 111, 117, 118, 119, 120, 144, 146, 149, -160, 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 169, 170, 171, 175, 180, -193, 205, 206, 213, 216, 217, 228, 229, 236, 238, 239, 240, 242, 245, -247, 248, 250, 251, 252, 253, 256, 257, 258, 259, 260, 261, 263, 264, -266, 268, 269, 271, 273, 276, 286, 290, 295, 299, 300, 301, 302, 305, -309, 310, 312, 314, 315, 316, 319, 322, 323, 327, 328, 330, 335, 336, -338, 339, 340, 341, 342, 347, 353, 364, 365, 367, 370, 371, 372, 377, -378, 382, 387, 388, 392, 393, 396, 397, 398, 399, 400, 401, 402, 404, -406, 407, 409, 412, 415, 417, 419, 422, 423, 427, 435, 436, 443, 445, -449, 450, 452, 455, 461, 477, 479, 484, 485, 492, 493, 494, 496, 505, -521, 527, 544, 545; III, 1, 2, 3, 4, 6, 7, 9, 12, 13, 14, 25, 28, 54, -55, 58, 60, 64, 65, 67, 68, 70, 71, 72, 73, 74, 80, 85, 86, 90, 91, 92, -93, 95, 97, 102, 105, 106, 109, 112, 113, 117, 121, 122, 125, 127, 129, -132, 135, 136, 147, 148, 149, 150, 152, 153, 154, 155, 156, 157, 159, -162, 163, 164, 167, 169, 170, 172, 176, 178, 180, 181, 182, 186, 187, -188, 189, 190, 194, 200, 208, 217, 218, 228, 236, 242, 248, 253, 254, -255, 256, 262, 265, 267, 269, 270, 281, 285, 291, 293, 297, 298, 300, -303, 305, 308, 318, 324, 329, 334, 335, 338, 345, 348, 349, 350, 358, -359, 360, 365, 367, 374, 377, 382, 383, 388, 392, 396, 400, 402, 409, -411, 416, 417, 418, 420, 424, 431, 434, 438, 442, 443, 446, 447, 464, -465, 468, 469, 472, 473, 477, 478, 482, 484, 485, 486, 487, 488, 498, -499, 500, 501, 505, 506, 508, 509, 510, 511, 520, 523, 528, 531, 532, -533, 534, 535, 536, 537, 538, 543, 546, 547, 550, 551, 553, 555, 557, -572, 573, 574, 575, 576, 577, 578, 579, 580, 583, 584, 585, 586, 587, -588, 591, 592, 593, 595, 597, 598, 602, 603, 606, 609, 613, 614, 616, -919, 925, 626, 628, 633, 638, 642, 644, 645, 646, 648, 654, 655, 668, -673, 681, 686, 689, 704, 711, 714, 715, 716, 722, 723, 729, 733, 734, -754, 767, 768, 778, 779, 780, 788, 790, 795, 796, 797, 799, 803, 816. - -Musulmano Impero, II, 100, 105, 106, 108, 110, 118, 462. - -Muzaito, III, 12, Musetto, _v._ Mogêhid. - -Muzalone Giovanni, II, 153. - - -N - -Nabatei, II, 447. - -Nabili, III, 212. - -Nahd, tribù arabica, II, 522. - -Napoli (casato), III, 843, 849. - -Napoli (duca di), III, 393. - -Narbona (visconte di), III, 376. - -Narducci Enrico, III, 884. - -Nasar, 393, 413, 414, 415, 416, 422, 439, 516. - -Nâsir, califo almohade, III, 622. - -Nâsir-ed-dawla-ibn-Hamadân, II, 521. - -Nasr-ibn-Ibrahim (Abu-l-Feth), II, 100. - -Nasrûn-ibn-Fotûh-ibn-Hosein, Kherezi, II, 506. - -Nazardino o Zefedino, III, 634. - -Nazareni, III, 576. - -Nefûsa, tribù berbera, II, 57. - -Nefzâwa, tribù berbera, 156; III, 212. - -Negri, 408; II, 32, 137, 168, 196, 217, 292, 351, 362, 385; III, 373, -447, 506. - -Negro, _v._ Abu-Nottâr. - -Nekkariti, II, 139, 197, 198, 200, 202, 287. - -Nerone, 16. - -Nessel (de) Daniele, 507. - -Newâwi, XLIX. - -Niccolò, ambasciatore bizantino, II, 279, 280, 313. - -Niccolò, ammiraglio, III, 356. - -Niccolò, camarlingo, III, 347. - -Niccolò, figliuolo di Eugenio, ammiraglio, III, 353. - -Niccolò, detto Farrâsc, III, 262. - -Niccolò, di Filippo, III, 208. - -Niccolò Logoteta, III, 262. - -Niccolò, monaco, II, 219. - -Niccolò I, papa, 500, 501. - -Niccolò II, papa, III, 44, 47, 48, 49. - -Niccolò, protonotario, III, 416. - -Niccolò, di Vitale, III, 209. - -Niceforo Callistio, 76. - -Niceforo Foca, 424, 425, 440, 441, 461; II, 42. - -Niceforo, governatore di Nauplia, II, 367. - -Niceforo I. imp., 191; II, 403. - -Niceforo (Foca) II, imp., II, 174, 253, 259, 260, 261, 262, 263, 268, -273, 278, 279, 280, 281, 310, 311, 312, 313, 322, 323. - -Niceforo, maestro, II, 313. - -Niceforo, patriarca, 497. - -Niceforo, vescovo di Mileto, II, 264. - -Niceta, 350. - -Niceta Davidde, 420. - -Niceta, eunuco, II, 279. - -Niceta, moglie di Niccolò, figliuolo d’Eugenio, ammiraglio, III, 353. - -Niceta Orifa (an. 871-880), 378, 379, 380, 413, 425, _v._ Orifa. - -Niceta, patriarca, _v._ Ignazio, 498. - -Niceta, patrizio di Sicilia, 190; II, 184. - -Niceta, protospatario, II, 261, 264, 271, 272. - -Niceta, da Tarso, 405. - -Nicholson, XLI. - -Nicodemo, arcivescovo di Palermo, II, 396, 402; III, 130, 131. - -Nicola-ibn-Leo, III, 205. - -Nicola Nomothetis, III, 205. - -Nilo Doxopatro, III, 460, 461, 661. - -Nilo, monaco, II, 391, 411, 444, 446. - -Ninfa, madre di Giorgio, d’Antiochia, III, 255. - -Nizâr, tribù arabica, II, 488. - -Nizâmiti, II, 99. - -No’man, re di Hira, III, 893. - -Norandino, XLV, XLIX; III, 462, 505, 520, 522, 529, 718 a 721, 723, 764. - -Nordbrikt, II, 384. - -Normanni, II, 64, 193, 300, 301, 344, 372, 380, 382, 388, 389, 392, -394, 395, 396, 398, 399, 401, 402, 403, 416, 417, 421, 422, 428, 436, -451, 452, 458, 460, 488, 513, 524, 527; III, 12, 15, 16, 18, 19, 21, -22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 33, 34, 35, 36, 38, 39, 41, -42, 43, 44, 45, 46, 48, 49, 52, 53, 54, 55, 56, 61, 62, 63, 64, 65, 68, -69, 73, 75, 77, 78, 79, 81, 83, 84, 86, 87, 90, 91, 93, 94, 96, 98, 99, -100, 104, 107, 108, 109, 110, 111, 113, 114, 115, 116, 118, 119, 120, -121, 122, 123, 124, 125, 127, 128, 129, 130, 133, 136, 145, 148, 149, -152, 155, 162, 163, 164, 165, 174, 177, 200, 207, 209, 213, 222, 233, -253, 254, 268, 276, 299, 309, 326, 327, 328, 335, 339, 341, 350, 367, -394, 398, 406, 414, 458, 517, 554, 656, 772, 780, 812, 821, 853, 854. - -Normanni, dinastia di Sicilia, XXXI, L, LIV; 443; III, 298, 335, 381, -460, 867, 889. - -Notari, casato, III, 205, 875. - -Nowairi, XIV, XIX, XX, XXVII, LI. - -Nûr-ed-dîn (Mahmûd-ibn-Zengui, soprannominato), _v._ Norandino. - -Nûri, sufita, II, 480. - - -O - -Obeid-Allah-ibn-Habâb, 172, 173. - -Obeid-Allah, detto il Mehdi, primo califo fatimita, _v._ -Sa’îd-ibn-Hosein, II, 118, 120, 132 a 139, 141 a 146, 150, 151, 154 a -156, 159, 160, 168, 170, 173, 174, 176, 179, 182, 183, 188, 225, 234, -237, 242, 456; III, 404. - -’Obeida-ibn-Abd-er-Rahman, 135, 171 a 173. - -Obeiditi, _v._ Fatimiti, II, 132. - -Oca Filadelfo, II, 291. - -Occidente (impero di), III, 5, 26, 40, 144. - -Occimiano (marchesi di), III, 199. - -Oddone, lombardo, III, 224, _v._ Odone e Otone. - -Odenato, 31. - -Odilone, abate di Cluny, III, 13. - -Odin, II, 512; III, 15, 16, 18. - -Odoacre, 11, 12; II, 90. - -Odone, duca, II, 325. - -Offamilio Bartolommeo, III, 568. - -Offamilio Gualtiero, III, 256, 502, 503, 530, 531, 542, 545, 563. - -’Okba-ibn-Heggiâg, 174 - -’Okba-ibn-Nafi’, 100, 113, 114, 116, 117, 123, 129, 137, 173. - -Okley, 85. - -Olaf, re di Norvegia, II, 384, 385, 386. - -Olga, II, 385. - -Olimpio, esarco, 78, 79, 84, 89, 90. - -Oma-er-Rahman, II, 454. - -Omar-ibn-Scio’aib-el-Belluti (Abu-Hafs), 162. - -Omar il Grande, LII; 56, 57, 60, 62, 64, 65, 66, 67, 68, 70, 71, 79, -80, 81, 109, 134, 476, 477, 478; II, 17, 18, 26, 30, 105, 123, 279, -359, 360, 623, 645; III, 826, 855. - -Omar-ibn-Abd-Allah (Abu-Hafs), II, 516, 536. - -Omar-ibn-Abd-el-’Azîz, califo omeiade, III, 828. - -Omar-ibn-Ali, da Siracusa, II, 511, v. Othman-ibn-Ali. - -Omar-el-Bellûti (Abu-Hafs), 162, 163, 164. - -Omar-ibn-Crisobolli, III, 206. - -Omar-ibn-Fulfûl (Abu-Hafs), III, 423. - -Omar-ibn-Hasan (Abu-Hafs), contemporaneo di re Ruggiero, III, 462, 758. - -Omar-ibn-Hasan-ibn-Setabrîk (Abu-Hafs), II, 540. - -Omar-ibn-Hasan (Abu-Hafs), spagnuolo, II, 523. - -Omar-ibn-Hasan (Abu-Hafs), (Ibn-Kuni?), II, 498. - -Omar-ibn-Hasan-ibn-Kûni (Abu-Hafs), II, 464, 511. - -Omar-ibn-abi-l-Hasan-Hosein-el-Forriâni, III, 419, 469, 470, 472, 473. - -Omar-ibn-Hosein-et-Tamîmi, III, 256. - -Omar-ibn-Iehia-ibn-Abd-el-Wâhid (Abu-Hafs), principe hafsita di Tunis, -III, 631. - -Omar-ibn-Iebia-ibn-Mohammed (Abu-Hafs), ceppo della dinastia hafsita, -III, 622. - -Omar-ibn-Ieîsc, da Susa, II, 498, 521. - -Omar-ibn-Khelef-ibn-Mekki (Abu-Hafs), XLIX; II, 509, 513, 514. - -Omar-ibn-Madî-Karîb, 73. - -Omar-ibn-Scio’aib (Abu-Hafs), II, 376, 377. - -Omâra-ibn-abi-l-Hasan, III, 506, 507. - -Omeia, _v._ Abu-s-Salt. - -Omeiadi, 62, 65, 69, 71, 119, 136, 138, 139, 140, 141, 144, 159, 226, -229; II, 97, 99, 107, 200, 210, 219, 283, 355, 358; III, 5, 337, 446, -662, 883. - -Omero, 42; III, 207. - -Omoniza, 240. - -Onorio, imperatore, 200, 211. - -Onorio I, papa, 77. - -Onorio II, papa, III, 392, 393, 395. - -Onorio III, papa, III, 600, 603, 635. - -Orazio, II, 519. - -Oreste, eunuco, II, 365, 367, 377. - -Oriente (impero di), II, 338; III, 36, 40, 144, 162. - -Orifa (an. 825), 164, 242, 243, _v._ Hiceta Orifa. - -Orlando Diego, III, 300. - -Ormondo, _v._ Drengot. - -Orsello, di Baliol, III, 98, 99. - -Orseolo Pietro, doge di Venezia, II, 341, 377. - -Orso, figliuolo di Radelchi, 361, 379. - -Orso, vescovo di Girgenti, III, 593, 594. - -Ostrogoti, 12. - -Othman-ibn-Abd-er-Rahîm-ibn-Abder-Rezzâk-ibn-Gia’far-ibn-Bescrûn-ibn-Scebîb, -III, 759. - -Othman-ibn-Abd-er-Rahman, soprannominato Ibn-es-Susi, III, 751. - -Othman-ibn-Affân, califo, 62, 69, 86, 87, 90, 109; II, 103, 453, 472, -473; III, 517. - -Othman-ibn-Ali-ibn-Omar, da Siracusa (Abu-Amr), II, 476, 511, 542. - -Othman-ibn-’Atik (Abu-Sa’îd), II, 535. - -Othman, di Bari, 436. - -Othman-ibn-Harrâr, II, 306. - -Othman-ibn-Heggiâg (Abu-Omar), II, 489. - -Othman-ibn-Jûsuf, Howari, III, 256. - -Othman-ibn-Korhob, 295. - -Othman-ibn-abi-Obeida, 172. - -Othman, pellegrino, III, 236. - -Otone o Oddone, capitano del conte Ruggiero, III, 156, 225. - -Otone I, imperatore, II, 262, 263, 278, 311, 312, 321, 409; III, 199. - -Otone II, imperatore, II, 308, 321, 322, 323, 324, 325, 326, 327, 328, -329, 344; III, 62. - -Otone III, imperatore, II, 318, 338, 339; III, 47. - -Otone IV, imperatore, III, 588, 589, 590, 800. - -Otone, marchese aleramide, III, 199. - -Ottomani, 264. - - -P - -Pacione, cognome, III, 206, 875. - -Pagani, 26; II, 442; 66, 101, 123, 131, 207, 574, 612. - -Paladino, III, 635, _v._ Saladino e Malek-Adel. - -Palata, 248, 258, 259, 266, 267, 268; II, 269. - -Palear (de) Gualtiero, vescovo di Troja, III, 568, 569, 571, 572, 620. - -Palermitani, II, 65, 66, 120, 121, 122, 124, 126, 130, 131, 140, 141, -142, 147, 158, 186, 190, 223, 306, III, 487, 793. - -Palermo (arcivescovo di), III, 128, 137, 304, 474, 498, 502, 533, 543, -545, 565, 638, 641. - -Palermo (Chiesa di), III, 238, 239, 247, 256, 275, 310, 312, 325, 328, -542, 565, 573, 588. - -Palermo (clero di), III, 587. - -Palermo (da) Giovanni, III, 692, 693, 694, 695. - -Palermo (da) maestro Mosè, III, 697. - -Palermo (da) Perrono, III, 628. - -Palmer Riccardo, III, 217, 495, 502, 503, 531. - -Panciroli Guido, III, 803. - -Pandolfo Capo di ferro, II, 311. - -Pandone, 360, 452. - -Pandonolfo, 452, 455. - -Panteisti, II, 98. - -Paolo, diacono, 96, 99. - -Paolo, ministro di Leone Isaurico, 217. - -Paolo Orosio, II, 219; III, 659, 671. - -Pari (corte de’) in Sicilia, III, 444. - -Parti, 138. - -Pasquale II, papa, III, 193. - -Pasquale, stratego, II, 245. - -Pasqualino Francesco, III, 203, 884, 885. - -Paterini, III; 610. - -Patricola Giuseppe, III, 794, 848, 856. - -Patti (Chiesa di), III, 221, 305, 308, 338, 876. - -Patti (di) Ansaldo, III, 57. - -Patzinaci, 351; III, 434. - -Pauliciani, 338, 440, 510, 511; II, 261, 392 394. - -Pellegrino Cammillo, III, 46. - -Pellissier et Rémusat, LVI. - -Pepoli, di Trapani, III, 795. - -Peranni Domenico, XXXV. - -Perron, 152. - -Pertz, XXVIII, XXIX. - -Pharos, XLI. - -Picingli Niccolò, II, 166. - -Picone Giuseppe, III, 614, 884. - -Pierio, 12. - -Pier l’Eremita, III, 223. - -Pietraszewschi, III, 450. - -Pietro II, re d’Aragona, III, 583, 631. - -Pietro, arcidiacono, III, 389. - -Pietro, arcivescovo di Lipari, III, 276. - -Pietro, diacono, 102; III, 76. - -Pietro, eunuco, III, 481, 484, 489, 490, 493, 494, 495, 496, 497. - -Pietro, gaito, III, 480, 481, 493 a 497. - -Pietro, martire, 511. - -Pietro, prete..., III, 256. - -Pietro, siciliano, III, 697. - -Pietro Siculo, vescovo degli Argivi, 507, 508, 509, 510, 511, 521. - -Pietro, tesoriere della Chiesa di Palermo, III, 545. - -Pietro il Venerabile, abate di Cluny, III, 414, 432, 440. - -Pietro, vescovo di Tauriano, 231. - -Pincinniaco (di) Guglielmo, III, 389. - -Pipino, 182. - -Pirro Rocco, XXIX; 18, 23, 28, 29. - -Pisa (da) Adaleta, III, 796. - -Pistona (da) Vitale, III, 288. - -Pitittu, casato, III, 205, 875. - -Pitrè, III, 887. - -Platone, III, 703. - -Plinio, 9, 10, 75, 199. - -Plotino, 502; III, 90, 91, 92. - -Plutarco, 199. - -Pococke, 63, 108. - -Poli, XXIV. - -Police Andrea, III, 208. - -Ponzone (marchesato di), III, 199. - -Porco Guglielmo, III, 600, 601, 607. - -Portirio, 17, 196; II, 438. - -Potho, catapano, II, 346. - -Power J., XXXV, XLI; II, 64. - -Prassinachio, II, 214, 264, 405, 412. - -Pratilli Francesco, XXIX. - -Probo, filosofo, 17. - -Probo, imperatore, 10. - -Procopio, 75, 105, 106; III, 478. - -Procopio, protovestiario, 439. - -Procopio, vescovo di Taormina, II, 84. - -Provenza (conte di), III, 584. - -Provenzali, III, 13. - -Pugliesi, II, 166; III, 31, 42, 116, 120, 145, 182, 347, 393, 543. - -Putheolis (de) Ugo, III, 221. - - -Q - -Quatremère Etienne, XXXVIII, XLII, XLIX, LI, LIV, LV; 142. - - -R - -Radalgiso, II, 338. - -Radelchi, 354, 357, 360, 361, 362, 363, 368, 369, 370, 372. - -Rader, 499. - -Rafi’-ibn-Makkân-ibn-Kâmil, III, 369, 370, 371, 372, 373, 411. - -Râik, tradizionista, II, 481. - -Raimondo, principe d’Antiochia, III, 433. - -Raimondo III, conte di Barcellona, III, 388, 389, 390. - -Raimondo, conte di Tolosa, III, 195. - -Raimondo, oratore di Raimondo III, conte di Barcellona, III, 389. - -Raimondo, vescovo, III, 594. - -Rainolfo, conte d’Avellino, III, 776. - -Rainolfo, _v._ Drengot. - -Rainolfo, conte d’Aversa, III, 28, 29, 30, 277. - -Rakamuwêih, II, 33, 65, 69. - -Rampoldi, XIX, XX, XXI; 100, 119, 171, 346. - -Ramun, di Michiken, III, 264. - -Ranieri, di Manente, pisano, III, 579, 581. - -Raoul, prete, III, 256. - -Rascida, figliuola di Mo’ezz-li-dîn-illah, II, 448. - -Rawendi, II, 112. - -Raxdis (Rascîd), governatore di Messina, III, 56, 60. - -Rayca, II, 345; III, 30. - -Razi, III, 698. - -Razionalisti, II, 98. - -Read Thomas, XXXIX. - -Reb’a, tribù arabica, III, 211. - -Rebâb, tribù arabica, III, 829. - -Rebî’ (Abu-Soleiman), II, 230. - -Rebi’a, tribù arabica, 360; III, 211, 737. - -Redhwân, II, 521. - -Regiâ-ibn-Genâ, II, 211. - -Regiâ-ibn-abi-l-Hasan-Ali-ibn-abi-l-Kasim-Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ -(Abu-l-Fadhl), III, 752. - -Reginaldo, 374. - -Reginone, 377. - -Regiomontano, III, 658. - -Reidân, II, 357. - -Reinaud, XXXIII, XXXVIII, XL, XLI, XLII, XLIV, XLVI, XLVII, XLVIII, -XLIX, L, LI; III, 202. - -Reiske, XXXVIII, LI, LV. - -Reland Adriano, II, 453. - -Renan, III, 858. - -Renaudot, IX; III, 681. - -Rendacium, _v._ Sisinnio. - -Rendasc, II, 184. - -Rendâsci, 351. - -Renò (Reinault?), canonico, III, 291. - -Repostel Guglielmo, III, 25. - -Rescîd-ibn-Mo’tamid-ibn-’Abbâd, II, 528. - -Rescîd, schiavo d’Ibrahim, II, 53. - -Rescîd, signore di Kàbes, III, 411. - -Rhentacios, 351. - -Riâh, tribù arabica, III, 384. - -Ribbah-ibn-Ia’kûb-ibn-Fezara, 330, 331, 343, 353, 385, 390; II, 140. - -Riccardo, conte d’Aversa, III, 43, 45, 49, 53. - -Riccardo, conte di Caserta, III, 619. - -Riccardo, conte di Molise, III, 502. - -Riccardo Cuor di Leone, III, 529, 546, 549, 802. - -Riccardo I, duca di Normandia, III, 39. - -Riccardo II, duca di Normandia, II, 413; III, 26. - -Riccardo, gaito, III, 263, 500, 501, 502. - -Riccardo, principe di Capua, II, 23, 47, 116, 122, 123, 142, 143, 144, -146, 186. - -Richar, II, 325. - -Ricimero, 11. - -Ricon (?), gaito, III, 263. - -Righa, tribù berbera, III, 211. - -Righi, III, 211. - -Robaldo, III, 288. - -Robertino, III, 692. - -Roberto, abate del Monte di San Michele, III, 428. - -Roberto, arcivescovo di Messina, III, 317, 346. - -Roberto, conte di Clermont, III, 195. - -Roberto, duca di Normandia, III, 13, 25. - -Roberto, figliuolo del duca di Borgogna, III, 347. - -Roberto Guiscardo, II, 349, 386, 397, 412, 416; III, 21, 22, 23, 27, -38, 42, 43, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, 55, 57, 59, 60, 62, -63, 65, 67, 70, 71, 72, 73, 74, 75, 76, 77, 78, 79, 87, 88, 89, 102, -104, 105, 106, 107, 108, 112, 114, 115, 116, 117, 120, 121, 122, 123, -124, 125, 126, 127, 128, 129, 130, 131, 133, 134, 136, 138, 139, 140, -141, 142, 143, 144, 146, 147, 148, 150, 158, 160, 161, 162, 163, 164, -165, 182, 183, 184, 191, 196, 207, 214, 265, 266, 271, 273, 274, 298, -299, 300, 301, 302, 303, 326, 331, 335, 338, 339, 342, 350, 352, 358, -396, 451, 813, 864. - -Roberto, vescovo di Traina, III, 192, 193. - -Roberto, vescovo di Tricarico, II, 407. - -Roctè (?) Giovanni, III, 288. - -Rodeina, II, 336. - -Rodofilo, II, 89. - -Rodolfo, _v._ Drengot, III, 25, 26. - -Rodolfo, conte d’Ivry, III, 20. - -Rodolfo Glabro, III, 12. - -Rodrigo, 476. - -Roll, III, 17, 18, 53, 213. - -Roma (corte e Chiesa di), 15, 19, 21, 22, 29, 77, 84, 91, 95, 96, 179, -183, 192, 197, 202, 218, 221, 444, 485, 498, 500, 502, 515, 518; II, -402; III, 11, 45, 46, 48, 49, 192, 193, 205, 207, 217, 274, 304, 348, -389, 394, 395, 430, 432, 468, 549, 569, 570, 574, 595, 701, 816. - -Roma (da) Paolo, arcivescovo di Morreale III, 797 - -Romani, 39, 76, 78, 87, 96, 104, 118, 206, 417; II, 165, 203, 204, 264, -321, 328, 329, 348, 337, 443; III, 58, 145, 393, 431, 468, 550, 566, -593, 746. - -Romano I, imperatore (Lecapeno), II, 153, 154, 174, 175, 184, 219. - -Romano II, imperatore, II, 259. - -Romano III, imperatore (Argirio), II, 366, 367, 379. - -Romualdo, arcivescovo di Salerno, III, 438, 440, 466, 481, 495, 502, -503, 558, 560, 842, 849. - -Romualdo, principe di Salerno, II, 338. - -Rostemidi, 130. - -Rotrou (di) Stefano, dei conti di Perche, III, 224, 497, 498, 499, 500, -501, 503, 540, 542. - -Rouen (arcivescovodi), III, 49, 217, 559. - -Rouen (da) Stefano, vescovo di Mazara, III, 307. - -Rozaik, II, 515, _v._ Mohammed-ibn-Sahl. - -Rousseau Alphonse, XXXIV, XXXVIII, XXXIX, XLV, L, LV; II, 429. - -Ruffo, casato, III, 221. - -Ruffo Giordano, III, 697. - -Ruffo Guglielmo, III, 288. - -Ruffo, marchese, XXXV. - -Ruggiero, di Amalfi, III, 863. - -Ruggiero, conte di Geraci, III, 502. - -Ruggiero I, conte di Sicilia, XXXIX, XLVII; 236, 417, 469: II, 383, -396, 397, 401, 403, 404, 450, 552; III, 23, 44, 45, 48, 49, 50, 51, -52, 53, 54, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 67, 68, 69, 70, 71, 72, -73, 75, 78, 79, 82, 83, 84, 85, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, -97, 98, 99, 100, 101, 103, 104, 105, 106, 111, 112, 113, 114, 115, 116, -117, 119, 120, 124, 125, 126, 127, 128, 130, 131, 133, 134, 136, 139, -140, 146, 147, 148, 149, 150, 151, 152, 153, 154, 156, 158, 159, 160, -161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 174, 175, 176, 177, 178, 179, -180, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 190, 191, 192, 193, 194, -195, 196, 201, 207, 214, 217, 218, 225, 229, 230, 233, 236, 238, 241, -245, 247, 254, 255, 257, 258, 261, 266, 267, 269, 271, 272, 273, 274, -275, 276, 277, 284, 291, 298, 300, 301, 302, 303, 304, 305, 306, 307, -309, 310, 311, 312, 313, 315, 324, 326, 327, 329, 331, 332, 333, 334, -335, 339, 340, 343, 345, 348, 349, 350, 351, 352, 353, 358, 368, 396, -446, 451, 485, 540, 621, 662, 794, 806, 813, 820, 821, 841, 848, 871. - -Ruggiero I, duca di Puglia, III, 22, 146, 165, 178, 183, 184, 185, 186, -187, 239, 271, 272, 274, 343, 813. - -Ruggiero, figliuolo di Guglielmo I, di Sicilia, III, 485. - -Ruggiero Guiscardo, personaggio supposto, II, 412. - -Ruggiero Nanainà, II, 416. - -Ruggiero, re di Sicilia, XXXIX, XLI, XLIII, XLV, XLVII, L, LIII; 236, -466, 469, 470, 488, 492, 494; II, 414, 429, 445; III. 48, 58, 153, 190, -195, 196, 198, 200, 215, 223, 226, 228, 234, 252, 255, 262, 267, 275, -276, 277, 284, 290, 294, 295, 296, 308, 309, 314, 323, 326, 332, 333, -339, 343, 344, 345, 346, 348, 350, 351, 359, 360, 362, 363, 364, 365, -366, 368, 369, 370, 371, 372, 373, 376, 378, 379, 380, 381, 383, 387, -388, 389, 390, 391, 392, 393, 394, 395, 396, 397, 398, 399, 400, 402, -403, 404, 405, 406, 411, 412, 413, 414, 415, 417, 420, 421, 422, 423, -424, 425, 426, 428, 430, 431, 432, 433, 434, 433, 437, 438, 439, 440, -441, 442, 443, 444, 445, 446, 447, 448, 449, 450, 451, 452, 453, 454, -456, 458, 459, 460, 461, 462, 463, 464, 465, 468, 474, 491, 493, 494, -504, 552, 557, 621, 655, 657, 660, 661, 662, 663, 665, 669, 670, 673, -677, 678, 679, 680, 681, 682, 684, 685, 689, 691, 693, 699, 700, 719, -746, 752, 754, 755, 758, 759, 760, 762, 769, 771, 772, 773, 775, 778, -780, 781, 784, 786, 787, 798, 799, 801, 805, 806, 808, 811, 813, 814, -818, 819, 841, 842, 846, 848, 849, 855, 888. - -Ruggiero Schiavo, III, 223, 226, 448. - -Ruggiero, di Traina, III, 290, 291. - -Ruggiero, vescovo di Siracusa, III, 307. - -Rûm, 86, 104, 206, 247, 329; II, 73, 194, 242, 251, 269, 273, 310, 362, -439, 501, 532; III, 6, 218, 325, 366, 367, 382, 386, 418, 472, 490, -830, 860. - -Rûm-Afarika, II, 6. - -Rumâniùn, III, 366. - -Ruzabeh, III, 826. - -Ruzaik-ibn-Abd-Allah, II, 541. - - -S - -Saba, 359. - -Sabatier Francesco, III, 861. - -Sabato, III, 209. - -Sabbatio, 491. - -Sabbioneta (da) Gerardo, III, 695. - -Sâber, _v._ Sareb, II, 179. - -Sabii, III, 703, 764. - -Saccano Iacopo, III, 57. - -Sa’d, tribù arabica, II, 33; III, 766. - -Sa’d-ibn-abi-Wakkâs, 60. - -Sa’d-ibn-Zeid-Monat, tribù, II, 505. - -Sadr-ed-dîn, Kunewi, II, 493. - -Safadino, _v._ Malek-Adel. - -Safi, capitano, II, 341. - -Sahl-ibn-Mohammed, Segestani (Abu-Hâtim), xxv. - -Sa’îd-ibn..., II, 299. - -Sa’îd-ibn-Heddâd, II, 217. - -Sa’îd-ibn-Fethûn-ibn-Mokram, da Cordova, II, 472. - -Sa’îd-ibn-Jûsuf, da Calatayud, II, 481. - -Sa’îd-ibn-Hosein, _v._ Obeid-Allah, II, 118, 120, 132. - -Sa’îd-ibn-Othman, II, 222, 225. - -Sâih, XLVI. - -Sâin, _v._ Saber e Sareb, II, 176, 177, 178, 179. - -Sakhr, tribù arabica, III, 384. - -Saklab, II, 433. - -Saladino, XLV, XLVI, XLVII, XLVIII, XLIX, LI; 267, 396; II, 240; III, -264, 412, 505, 506, 507, 508, 509, 510, 511, 512, 513, 515, 519, 521, -522, 523, 524, 526, 527, 528, 529, 530, 536, 634, 637, 638, 649. - -Sâlem, 340. - -Sâlem-ibn-Ased-ibn-Râscid-el-Kenâni (Kotami?), II, 160, 170, 181, 182, -183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 191, 195, 204. - -Sâlem-ibn-Râscid, _v._ Sâlem-ibn-Ased, ec., II, 160. - -Salinas Antonio, III, 129, 795, 856. - -Salisbury (da) Giovanni, III, 496. - -Salomone, 125. - -Salomone Marino, III, 887. - -Sallustio, 105. - -Sambucino (abate di), III, 574. - -Sammartino (duca di), XXXV. - -Samuele, maestro, III, 868. - -Samuele-ibn-Tibbon, III, 706. - -Sanâb o Sebâb, II, 362. - -Sant’Adriano (cardinale di), III, 571. - -Sant’Agatone, 29. - -Sant’Agrippina, 279. - -Sant’Agrippino, II, 253. - -Sant’Ambrogio, II, 389. - -Sant’Anseimo, arcivescovo di Canterbury, III, 187, 188. - -Sant’Antonio, siciliano, II, 409. - -Sant’Antonio, eremita, II, 317. - -San Bartolommeo, 356, 503. - -San Benedetto, 101, 366. - -San Bernardo, III, 395, 413, 432. - -San Brandano, III, 679. - -Sant’Elia, da Castrogiovanni, II, 70, 80, 81, 96, 441. - -Sant’Elia, da Reggio, II, 410. - -San Fantino, 230, 231. - -San Filareto, 293, 487, 490. - -San Filippo, 45. - -San Gennaro, II, 253. - -San Gerlando, III, 210, 339. - -San Geronimo, 75. - -San Giacomo, vescovo, 220. - -San Giorgio, II, 385; III, 99. - -San Giorgio (principe di), _v._ Spinelli Domenico, III, 812. - -San Giovanni Damasceno, 177. - -San Giovanni Therista, II, 346, 412. - -San Giuseppe Innografo, 30, 219, 221, 231, 502, 503, 505, 521. - -San Gregorio, 12, 18, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 85, -196, 202, 203, 204, 205, 207, 291, 293, 482, 520; II, 403, 433, 490. - -Sanhâgia, Senhâgia e Sinhâgia, tribù berbera, VIII, XXX; II, 36, 202, -287, 288, 355, 358; III, 92, 373, 478. - -Sant’Ignazio, patriarca di Costantinopoli, 420; II, 385. - -Sant’Ilarione, II, 317. - -San Leoluca, 519. - -San Leone, di Ravenna, 218, 219, 220. - -San Luca, 492, II, 92. - -San Luca, di Demona, II, 346, 403, 407, 408, 409, 410, 412. - -San Marciano, 15, 16. - -San Massimo, 91, 96. - -San Niccolò, di Bari, III, 812. - -San Niceforo, vescovo, II, 213, 214. - -San Nilo il Giovane, II, 313, 317, 318, 319, 320, 321, 346. - -Santa Oliva, 520. - -San Pancrazio, 15, 18, 493; II, 80. - -San Pantaleone, 494. - -San Paolo, 15, 16; II, 167. - -San Pietro, 15; II, 90, 95, 167. - -San Placido, 101, 103. - -San Procopio, vescovo di Taormina, 520; II, 59, 402. - -San Quintino (Giulio, dei conti di), III, 197. - -San Ranieri, III, 796. - -San Saba, abate, II, 410; III, 258. - -Sari Severino, II, 91, 92, 95. - -San Simeone, II, 412, 413. - -San Teodoro, siciliano, III, 409. - -San Teodoro (cardinale di), III, 571. - -San Vitale, di Castronovo, II, 403, 406, 407, 412. - -Sant’Agata, 17, 508. - -Santa Lucia, 17; II, 391. - -Santa Lucia (abate di), III, 309. - -Santa Ninfa, 17. - -Santa Venera, da Gala, 520. - -Saluti Pietro, II, 205, 875. - -Sara, 75. - -Saraceni, 75, 76, 84, 85; II, 87, 88, 153, 165, 170, 171, 181, 215, -312, 319, 321, 322, 328, 329, 338, 342, 343, 385, 408; III, 2, 8, 13, -41, 58, 65, 83, 102, 105, 108, 120, 123, 132, 138, 142, 145, 159, 184, -185, 186, 192, 194, 206, 251, 264, 266, 296, 321, 326, 344, 368, 388, -389, 397, 398, 489, 498, 530, 538, 543, 545, 574, 575, 577, 580, 585, -586, 587, 588, 592, 593, 594, 595, 596, 601, 602, 603, 604, 607, 609, -611, 612, 613, 614, 616, 618, 620, 632, 641, 688, 712, 713, 788, 792, -870, 891. - -Sardegna (giudici di), III, 7. - -Sâreb, _v._ Sâin e Saber, II, 179. - -Sassanidi, 40, 76, 142; II, 109, 110; III, 732, 825, 837. - -Sassoni, II, 322, 372; III, 40. - -Sato (Sa’îd?), II, 342. - -Saudan (sultano), 436. - -Savoia (casa di), III, 803. - -Savonarola, II, 485. - -Scaldi, II, 380. - -Scandinavi, II, 380; III, 15, 16, 17, 20. - -Sceaboddino, _v._ Abmed-ibn-Iehia. - -Scedîd, III, 572. - -Scehâb-ed-dîn-ibn-Abi-l-Damm, LIII. - -Scehâb-ed-din ’Omari, _v._ Ahmed-ibn-Iehia. - -Sceikh-ed-dawla, _v._ Abd-er-Rahman-ibn-Lûlû. - -Scekr, detto il Siciliano, II, 228. - -Scems-ed-dîn, da Ormeia, III, 641. - -Scerf-ed-dawla, 359. - -Scerf-ed-dîn-Ahmed, Zenkeluni, XXVI. - -Scherif-Elidris, _v._ Edrîsi. - -Schiavi, 4, 5, 10, 28. - -Schiavo Domenico, XLIV; III, 286. - -Schiavoni, 380; II, 88, 129, 158, 169, 297, 298, 299, 362. - -Scolaro, prete, II, 400; III, 234, 257, 258, 338, 656. - -Schultens, XLVIII. - -Sciabtai Donolo, II, 319. - -Sciafe’i, 474; II, 507. - -Sciahuan, III, 368, 371. - -Sciami, III, 211. - -Scî’i, _v._ Sciiti. - -Sciiti o Scî’i, II, 102, 105, 108, 115, 119, 124, 125, 128, 131, 136, -359, 360, 361; III, 719. - -Scilitze, VIII. - -Scinà Domenico, XII, LI; 15. - -Scipione, 60; II, 80. - -Sclavi, II, 174, _v._ Slavi. - -Scorso, 488, 489. - -Scoto Michele, III, 696, 697, 707. - -Scrofani Saverio, XV. - -Sedicto (Siddik?), gaito, III, 263, 500. - -Sédillot, 57. - -Seduikisc, tribù berbera, III, 495. - -Sefedi, lii; 154; III, 699. - -Sefetiti, II, 99. - -Sehnûn, _v._ Abd-es-Selâm-ibn-Sa’îd. - -Sehnûn-ibn-Kâdim, 264. - -Seif-ed-dawla, della dinastia di Hamadan, II, 365. - -Seif-ed-dawla, _v._ Jûsuf-abu-l-Fotûh - -Seif-el-islam, principe aiubita, III, 264. - -Sekhawi, XXXVII. - -Selâh-ed-din, di Arbela, III, 641, 642. - -Seleuro, 8. - -Sema’ûn?, 404. - -Sementari, II, 482, 490, 491, 493. - -Semiti, II, 496. - -Semnoen _v._ Sema’ûn, 403. - -Semoul (di) Gualtiero, III, 105. - -Seneca, 199. - -Senhâgi, XXXVIII, XLI. - -Senhâgia, _v._ Sanhâgia. - -Serbi, II, 169. - -Sergio, da Castronovo, II, 406. - -Sergio, consolare, 213. - -Sergio, console di Napoli, 364. - -Sergio, duca di Napoli, 448, 450. - -Sergio, monaco, 505, 521. - -Sergio, papa, 29, 195. - -Sergio, patrizio di Sicilia, 213, 217, 250. - -Serlone, III, 64, 95, 98, 99, 101, 133, 134, 135, 136, 300. - -Serradifalco (duca di), XXXIV, XLIII; III, 819. - -Serrâg-ibn-Ahmed-ibn-Regiâ (Abu-d-Dhaw), III, 752, 753. - -Settimello (da) Arrigo, III, 700. - -Sewâda, II, 56. - -Sewâda-ibn-Mohammed-ibn-Khafagia, 423, 424, 425, 428. - -Sibilla Eritrea, XXX; III, 460, 461, 660. - -Sibilla, regina, III, 559, 560. - -Sicani, II, 31. - -Sicardi, vescovo di Cremona, III, 352. - -Sicardo, 312, 354, 355, 357. - -Sichaimo, _v._ Soheim, 456. - -Sichelgaita, III, 146. - -Sicilia (di) Giovanni, III, 690, 691, 693. - -Siciliani a Damasco, 84. - -Siciliani, appellazione di coloni musulmani, 429. - -Siconolfo, 354, 357, 360, 361, 362, 369, 370. - -Siculi, 194, 196. - -Sid-es-Sarkusi, soprannominato Ibn-es-Susi, III, 213. - -Sifanto, III, 526. - -Sifriti, 127, 133; II, 287. - -Sikilli, casato, III, 212. - -Silefi, tradizionista, II, 476, 489. - -Silvestro II, papa, III, 3. - -Silvestro, conte di Marsico, III, 784. - -Silvia, 23. - -Simeone, re dei Bulgari, II, 173, 174. - -Simmaco, 12. - -Simone, maestro, 242, 243, 249. - -Simone, figliuolo d’Arrigo, dei marchesi Aleramidi, III, 226, 488. - -Simone, figliuolo del conte Ruggiero, III, 183, 195, 345, 346, 347, 806. - -Simsàm-ed-dawla, _v._ Hasan-ibn-Jûsuf. - -Sinagia, _v._ Sanhâgia. - -Sinan, detto il Vecchio della Montagna, III, 649. - -Sind-ed-dawla, _v._ Abu-l-Fotûh-ibn-Bodeir. - -Sinhagia, _v._ Sanhâgia. - -Sinimmar, III, 825. - -Siracusa (Leopoldo, conte di), XXXIV, XXXV, XLIII; II, 522. - -Siracusa (vescovo di), III, 304, 574. - -Sicelioli, 196. - -Sisinnio, 350; II, 184. - -Sisto V, papa, 101, 103. - -Sittelkiul, figlia del Kaid-Se’ûd, III, 256. - -Slavi, II, 50, 169, 170, 176, 177, 179, 199, 217, 218, 292, 366; III, -15, 157. - -Smagardo, II, 340, 342; III, 25. - -So’àd. III, 758, 759. - -Società Orientale di Germania, XXII. - -Socrate, 509; III, 703. - -Socrate, legato bizantino, II, 253. - -Sofian-ibu-Sewàda, 340, 427. - -Sofronio, 403. - -Soheim?, 456. - -Soiûti, XXVI, XXXVII, LV; III, 716. - -Soleim, tribù arabica, 135; II, 547. - -Soleiman-ibn-Afia, 288. - -Soleiman-ibn-Amran, 230, 260. - -Soleiman(Abu-Dàwûd), II, 479. - -Soleiman-ibn-Hasan, II, 116. - -Soleiman, Kurdi, II, 484. - -Soleiman-ibn-Iehia-ibn-Othmàn-ibn-Abi-Duma, II, 487. - -Soleiman-ibn-Mohammed, da Trapani, II, 535. - -Solimano, califo omeiade, 125; II, 28. - -Sordavalle (di) Guglielmo, III, 221. - -Sordavalle (di) Roberto, III, 162, 221. - -Sordavalle (di) Sansone, III, 389. - -Soret, XXIV. - -Soweika (fazione della), III, 429. - -Spedalieri, frati. III, 646. - -Spelecte (Sant’Elia, di Reggio), _v._ Sant’Elia. - -Spinelli Domenico, XVII, XXIV; III, 343, 344, 812 a 815. - -Spinola Niccolò, III, 357, 359, 629, 632. - -Spinola Oberto, III, 379. - -Spoto, barone. III, 605. - -Sprenger, XL. - -Springer, III, 858, 862, 879. - -Stabile Mariano, XXXV. - -Stefano, ammiraglio greco, II, 379, 391, 392, 393. - -Stefano, ammiraglio, figliuolo di Majone, III, 356. - -Stefano Aniciese, 102. - -Stefano Bizantino, 9. - -Stefano, consolare, 213. - -Stefano, dei conti di Perche, III, 215, 216, 493. - -Stefano, figliuolo di Niccolò, d’Eugenio, ammiraglio, III, 353. - -Stefano, fratello di Majone, III, 356, 480. - -Stefano Massenzio, 440. - -Stefano IV, papa, 29. - -Stefano V, papa, 517. - -Stefano IX, papa, III, 45. - -Stefano, patrizio, II, 366. - -Stefano, di Siria, II, 218. - -Stefano, vescovo, II, 90. - -Steinschneider, III, 706. - -Stesicoro, III, 542. - -Strabone, 7, 8, 9; III, 684. - -Strambo, cognome, III, 206, 875. - -Strato, cognome, III, 221. - -Struppa Salvatore, III, 816. - -Subula, casato, III, 205. - -Sufiti, II, 492, 536. - -Sultano, supposto nome proprio, 359, 360. - -Sultano o Soldano di Bari, _v._ Moferreg-ibn-Sàlem, 372, 380, 382, 383, -436. - -Sultano di Sicilia, II, 233, 240. - -Sunniti, II, 98, 108, 131, 136; II, 719, 727. - -Svevi (dinastia), XXXI; II, 300; III, 406, 530, 889. - -Symeon, magister, 164. - - -T - -Tabat, abate, III, 246. - -Tabari, XXXIX, XLI; 60. - -Tacito, 73; III, 557. - -Tafuri Michele, II, 459; III, 344. - -Tag-ed-dawla, _v._ Gia’far-ibn-Jûsuf. - -Tag-ed-dîn, Abu-Abd-Allah-es-Singiàri, III, 734. - -Tag-ed-dîn, el-Kendi, III, 730. - -Taghleb, tribù arabica II, 511. - -Tàher-ibn-Mohammed-ibn-Rokbâni, II, 511, 342 - -Taheriti, dinastia, II, 4. - -Taki-ed-dîn, III, 698. - -Tamerlano, LIII. - -Tarmîm, _v._ Temîm. - -Tancredi, conte di Lecce, III, 509. - -Tancredi, conte di Siracusa, II, 396. - -Tancredi, di Hauteville, III, 38, 39, 42, 45, 49, 112, 451, 813, 814, -815. - -Tancredi, re di Sicilia, III, 342, 503, 521, 531, 544, 546, 548, 550, -555, 558, 560, 562, 566, 568, 592, 594, 802. - -Tantawi, XLVI. - -Taormina (di) Timeo, III, 671. - -Taranto (arcivescovo di), III, 579. - -Tardia, X, XVII, XLIV; III, 203. - -Tarik, 125. - -Tâwâli, 429. - -Teaîd-ed-dawla, _v._ Ahmed-ibn-Jûsuf, II, 364. - -Tedeschi, 247, 248, 282; II, 322, 348; III, 43, 46, 298, 413, 543, 544, -548, 552, 557, 558, 563, 564, 567. - -Teja, martire, 15. - -Telemsen (re di), III, 379. - -Telese (abate di), III, 347, 440. - -Temîm-ibn-Mo’ezz-ibn-Badîs, principe Zirita, XXXVIII; II, 92, 93; III, -92, 93, 94, 109, 110, 136, 150, 158, 167, 168, 169, 170, 172, 173, 189, -361, 362, 366, 368. - -Temîm (tribù di), II, 480, 488, 504, 505, 506; III, 211, 409. - -Temistocle, II, 272. - -Temmâm, 145. - -Templari, III, 645, 646. - -Teobaldo, priore di Crepy, III, 498. - -Teocrito, II, 542. - -Teoctisto, 190, 193. - -Teodicio, figliuolo d’Eugenio, ammiraglio, III, 353. - -Teodora, 492. - -Teodora, di Roma, II, 160. - -Teodora, imperatrice, 315, 338, 498, 510. - -Teodorico, 12, 211. - -Teodoro, ammiraglio, figliuolo di Niccolò, d’Eugenio, ammiraglio, III, -353, 356. - -Teodoro, consigliere in Roma, 203. - -Teodoro, consolare, 213. - -Teodoro Crethino, 298. - -Teodoro, filosofo, III, 692, 693, 694, 695. - -Teodoro, spatario e cartulario, 213. - -Teodoro, patrizio, 180, 188, 189. - -Teodosio, 17, 200. - -Teodosio, monaco, 394, 398, 401, 403, 404, 405, 406, 408, 409, 521; II, -32. - -Teodosio, patrizio, 357. - -Teodoto, 185, 188, 248, 282, 283, 285, 288, 289, 290. - -Teofane, abate, 29. - -Teofane Cerameo, 486, 487, 488, 489, 490, 491, 493, 495, 496, 503, 521; -II, 439. - -Teofane, discepolo di San Giuseppe Innografo, 505. - -Teofane, istorico, 21, 84, 86, 91, 93, 96, 98, 121, 223. - -Teofania, imperatrice, moglie di Ottone II, II, 326, 327. - -Teofano, principessa greca, II, 311, 312. - -Teofilatto, 462. - -Teofilo, imperatore, 220, 291, 297, 298, 315, 357, 492, 494, 497, 498, -503, 505. - -Teofilo, prefetto imperiale, 213, 287, 288. - -Teognosto, 241, 242, 244. - -Teopisto, 229. - -Tessaracontarii, 164. - -Thâbit il Siciliano, II, 487. - -Tharec, 170, _v._ Tarik. - -Thâbit-ibn-Hathîm, 172. - -Thedibia, II, 408. - -Thelgi, II, 111. - -Thierry, vescovo di Metz, II, 326. - -Thiket-ed-dawla, II, 332, 336, _v._ Jûsuf-ibn-Abd-Allah. - -Tiberio, 9. - -Tiberio II, imperatore, 121. - -Tiberio, usurpatore, 217. - -Tigiani, XXVII, l. - -Togibiti, II, 472. - -Tolomeo, XXX; 9, 10, 75; II, 432, 433, 437, 469; III, 178, 657, 658, -669, 670, 671, 679, 707. - -Tolunidi, II, 4, 50, 76, 77; III, 847. - -Tommaso, schiavo di San Gregorio, 202. - -Tommaso, conte d’Acerra, III, 641. - -Tommaso, di Cappadocia, 164, 193, 240, 242, 250. - -Tommaso, conte di Savoia, III, 810. - -Tonûkh, tribù arabica, II, 220, 335. - -Torceto (de) Rogerius Acquinus, III, 221, 223. - -Tornberg, XLVII, L, LI, LIII. - -Toscana (marchese di), II, 2. - -Toscana (granduchi di), III, 681, 682. - -Traina (vescovo e Chiesa di), III, 341, 349, 353. - -Traina Antonino, III, 884, 887. - -Traina (da) Viviano, III, 288. - -Traci (di) Pietro, III, 116. - -Trani (conte di), III, 123. - -Trasimondo, marchese di Spoleto, II, 312. - -Tribellio Pollione, 10. - -Tricari Basilio, III, 281. - -Troia (vescovo di), III, 582. - -Trostaino, III, 29. - -Troysi, XXXV. - -Tunis (re di), III, 630. - -Tûra, supposto re di Taormina, II, 439. - -Turan-Sciah, fratello di Saladino, III, 506. - -Turchi, 123; II, 371, 462; III, 282, 506. - -Turcopoli, III, 508. - -Turungi, III, 212. - -Tusculani, III, 550, 558. - -Tychsen, X, XXIV; 283, 296, 321; II, 6; III, 342. - - -U - -Ugo I, re di Cipro, III, 643. - -Ula, III, 258. - -Ulf-Ospaksson, II, 386. - -Umberto, di Savoia, III, 199. - -Umberto, monaco, III, 402. - -Unfredo, conte di Puglia, III, 38, 39, 40, 43, 45, 46, 47, 48, 142. - -Unfredo, signore di Thoron, III, 643. - -Unger Fr. W., III, 862, 879. - -Ungheri, II, 161. - -Unitarii, II, 98; III, 626, 627. - -Urbano II, II, 414; III, 22, 177, 185, 187, 191, 192, 193, 194, 274, -304, 305, 306, 567. - -Urdin, tribù berbera, III, 212. - -Ursperg (abate di), III, 523. - - -V - -Vadiperto, II, 325. - -Valentino, imperatore, 210. - -Vallachi, II, 365. - -Vandali, 11, 104, 121, 519, 520; II, 357, 365. - -Varangi, II, 365, 380, 383, 384, 385, 386; III, 34. - -Vasto (marchesi del), III, 199. - -Vecchio della Montagna, III, 647, 648, 649, _v._ Sinan. - -Vella, abate, X, XXXVIII, LI; 284, 297; III, 202, 342. - -Venere Ericina, 17. - -Venezia (congresso di), III, 504. - -Veneziani, II, 169, 341; III, 144, 172, 260, 434, 513, 522, 625, 629, -774. - -Venuti Vincenzo, III, 176. - -Vernese Lorenzo, III, 376. - -Verre, 7. - -Vico Giovan Battista, LIV; II, 270. - -Vigo Leonardo, III, 878, 887. - -Vigo Salvatore, XXXV. - -Vinisauf, III, 107. - -Virgilio, III, 461. - -Visconti Pietro, III, 677. - -Visigoti, III, 852. - -Vitale Odorico, III, 85. - -Vitaliano, papa, 102. - -Vittore III, papa, III, 169. - -Vlatto, arcivescovo, II, 320. - -Vulcano, catapano, II, 366. - - -W - -Waldemaro, re di Danimarca, III, 603. - -Wahabiti, III, 626, 627. - -Wakîdi (falso), XLV; 84 e segg. - -Waldeck (conti di), II, 328. - -Walîd I, califo omeiade, II, 110; III, 824, 828, 829, 830, 832, 840. - -Walla, 227. - -Waring, III, 845. - -Wasâmâ, II, 191. - -Wâsil (Abu-Sari), II, 226. - -Weil, XXXIV, XLI; III, 4. - -Welf, duca, III, 431. - -Wenrich, XII, XVIII, XIX, XXVIII, XXX, XLI, XLVIII, LIII; 90, 100, 233; -III, 884. - -Werner, abate di Fulda, II, 325. - -Werrû, tribù berbera, III, 212. - -Wezdâgia, tribù berbera, II, 36. - -Weberto, arcidiacono di Toul, III, 44. - -Wiccardo, famigliare, III, 792. - -Wilmans Ruggiero, III, 22. - -Witiza, 476. - -Wright William, XXXIV, XLVI, LV. - -Wuezdâgia, tribù berbera, II, 52. - -Wüstenfeld Ferdinando, XLVI, XLIX, L. - -Wüstenfeld Teodoro, III, 197, 224, 227. - - -X - -Ximenes, cardinale, VI. - - -Z - -Zaccaria, condottiero, II, 313. - -Zaccaria, papa, II, 169. - -Zaccaria, vescovo, 499. - -Zàhir, _v._ Daher. - -Zakaria (Abu-Iehia), emir hafsita, L. - -Zanetti, XXVIII. - -Zefedino,_ v._ Nazardino. - -Zegawa, tribù berbera, III, 211. - -Zeid, liberto di Maometto, 55. - -Zeid, tribù arabica, III, 384. - -Zeidân, II, 357. - -Zeinab-bent-Abd-Allah-Ansari, III, 256, 325. - -Zenata, tribù berbera, 36, 39, 198; II, 287, 293, 355, 358; III, 92, -211. - -Zengui, padre di Norandino, III, 408, 462. - -Zenobia, 31. - -Zerkesci, LV. - -Ziâd..., III, 827, 855. - -Ziâd-ibn-Sahl-ibn-es-Sikillîa (o Sakalîba), 155. - -Ziadet-Allah, emir aghlabita d’Affrica, 115, 153, 154, 155, 156, 231, -254, 255, 256, 257, 259, 260, 261, 262, 276, 278, 284, 287, 288, 295, -300, 301, 309, 337; III, 829, 831. - -Ziadet-Allah II, emir aghlabita, 345. - -Ziadet-Allah-ibn-Abd-Allah (Abu-Modhar), ultimo emir aghlabita -d’Affrica, II, 77, 85, 126, 127, 128, 129, 130, 134, 140, 141, 142, -456. - -Ziân (Abu-l-Feth) il Siciliano, II, 228. - -Ziero, III, 209. - -Zimisce, II, 312, 313. - -Zîri-ibn-Menâd, II, 202; III, 417. - -Ziriti, dinastia, XXXVII, XXXVIII; II, 238, 241, 287, 288, 289, 355, -358, 360, 362, 363, 372, 378, 379, 421, 448, 529, 550; III, 73, 80, -81, 92, 93, 109, 150, 158, 169, 332, 366, 367, 368, 371, 373, 400, 404, -405, 414, 416, 423, 621, 622, 780, 808. - -Zobeir, II, 524; III, 506. - -Zoe, figliuola di Teodicio, d’Eugenio, ammiraglio, III, 353. - -Zoe, imperatrice, 245, 250, 518; II, 153, 166, 174, 379, 384, 385, 386, -393, 394. - -Zogba, tribù arabica, III, 212. - -Zoheir-ibn-Ghauth, 285; II, 32. - -Zoheir-ibn-Kais, 118. - -Zohri, LIV. - -Zonara, 242. - -Zoroastro, 139. - -Zotico e Zotica, casato, III, 205. - -Zowâwa-ibn-Ne’am-el-Half, 264. - -Zupano, II, 176. - -Zuzeni (Mohammed-ibn-Ali), XLVIII. - - - - -INDICE TOPOGRAFICO. - - -A - -Abal, III, 664. - -Abbâsia, 146, 147, 156. - -Abissinia, 40, 46, 58; III, 825, 831, 832. - -Abragia, III, 311. - -Abu-’l-Feth (torre di), II, 49, 50. - -Abu-Himâz (contrada di), II, 297. - -Acaba, 122. - -Acarnania, III, 434. - -Acerenza, III, 178. - -Achareth, 469, _v._ Alcara. - -Aci, II, 73, 85, 86, 433; III, 205, 208, 212, 213, 238, 245, 261, 311, -320, 326, 782, 783, 787, 811. - -Acireale, II, 86; III, 309. - -Acquaviva, II, 35; III, 219. - -Acradina, II, 258. - -Acri, 269, 270, 272; III, 529, 530, 639, 641, 644, 645, 646, 712. - -Adana, 401. - -Aden, III, 506. - -Aderbaigian, II, 110, 113, 488. - -Adernò, II, 431; III, 96, 285, 311, 312, 774. - -Adgabia, _corr._ Agdabia, II, 290. - -Adîna, II, 503, 504. - -Adramito, II, 368. - -Adrano (bosco di), II, 443. - -Adria, 358. - -Adriatico, 315, 328, 354, 357, 358, 378, 436; II, 164, 169, 170, 179, -263, 341; III, 162, 232, 315, 439, 467, 675. - -’Adwa, III, 458. - -Affrica propria, Affricani, XXXI, XXXIX, XLI, XLII, XLIV, XLV, XLVI, -XLIX, L, LI, LII, LIII, LVI; 12, 79, 85, 86, 88, 91, 94, 95, 98, 103, -104, 109, 112, 118, 119, 120, 121, 122, 123, 126, 136, 137, 138, 143, -144, 148, 157, 158, 161, 162, 165, 168, 174, 175, 176, 205, 206, 218, -224, 225, 227, 229, 232, 234, 240, 241, 248, 252, 253, 258, 261, 264, -272, 273, 274, 276, 287, 291, 296, 304, 309, 321, 322, 332, 337, 340, -343, 351, 352, 353, 359, 364, 365, 366, 379, 383, 384, 390, 391, 392, -397, 412, 413, 415, 427, 513, 514; II, 4, 6, 10, 12, 21, 22, 31, 32, -36, 37, 38, 39, 43, 45, 48, 51, 61, 62, 63, 64, 66, 67, 72, 74, 75, -77, 78, 86, 92, 105, 108, 120, 121, 126, 127, 128, 131, 132, 133, 134, -135, 137, 139, 141, 142, 147, 150, 151, 152, 159, 161, 165, 168, 170, -173, 175, 176, 177, 182, 183, 184, 188, 191, 194, 195, 198, 200, 201, -202, 203, 204, 205, 206, 207, 210, 216, 217, 218, 220, 221, 223, 225, -226, 227, 228, 229, 233, 235, 236, 237, 238, 240, 241, 246, 247, 248, -249, 250, 251, 255, 257, 259, 263, 267, 272, 275, 282, 283, 286, 287, -288, 289, 290, 292, 293, 295, 320, 322, 332, 335, 338, 343, 348, 349, -351, 355, 356, 358, 359, 360, 361, 362, 363, 366, 367, 368, 369, 370, -371, 372, 373, 377, 383, 384, 385, 387, 388, 391, 405, 418, 419, 420, -424, 427, 428, 432, 444, 445, 446, 448, 450, 453, 465, 477, 478, 479, -484, 486, 488, 495, 496, 499, 513, 519, 525, 526, 527, 528, 530, 533, -534, 535, 540, 547, 548; III, 2, 3, 6, 12, 13, 14, 72, 73, 80, 82, 92, -93, 94, 95, 104, 109, 110, 111, 122, 124, 125, 136, 150, 151, 158, 167, -173, 177, 188, 189, 190, 196, 211, 212, 213, 260, 261, 303, 310, 332, -333, 334, 337, 352, 359, 362, 363, 366, 367, 369, 374, 378, 379, 380, -381, 382, 385, 388, 399, 402, 403, 406, 407, 409, 410, 414, 417, 419, -420, 421, 422, 424, 430, 431, 434, 436, 438, 439, 461, 464, 465, 467, -468, 474, 475, 476, 478, 483, 484, 486, 489, 490, 495, 504, 515, 516, -517, 518, 520, 533, 538, 539, 548, 553, 573, 589, 598, 599, 600, 613, -617, 622, 624, 625, 626, 627, 632, 633, 651, 662, 663, 664, 665, 668, -676, 678, 681, 682, 684, 711, 716, 735, 740, 751, 759, 763, 771, 783, -785, 787, 799, 810, 811, 825, 831, 836, 844, 867, 868, 879, 892. - -Affrica, città, 379, 387, _v._ Mehdia. - -Affricano, mare, 417. - -Agdabia, II, 290, 362. - -Aghmat, II, 528, 665. - -Agiàs, II, 356. - -Agosta, III, 166, 213, 338. - -Agri, II, 408. - -Agrigento, 8; III, 210, _v._ Girgenti. - -Agropoli, 457, 459, 465, 463; II, 161, 344. - -Aguglia, III, 264. - -Ahâsi, _v._ Le Sorelle. - -Ahmar, monte, III, 865. - -Ahwàz, II, 114; III, 827. - -Aidone, III, 224, 225, 227, 269. - -’Ain-el-Bottiah, III, 820. - -’Ain-el-Farkh, III, 820. - -’Ain-Liel, III, 312. - -’Ain-el-Meginuna, III, 844. - -’Ain-el-Menâni, III, 820. - -’Ain-Abi-Sa’îd, II, 300. - -’Ain-Scindi, II, 33, Dannisinni, _cf._ Ainisindi. - -Ainisindi, III, 554, 555, 870, _cf._ Ain-Scindi. - -Ainuni, III, 212. - -’Akabet-et-Tûr, III, 869. - -Akdam (moschea dell’), II, 522. - -Alamût, II, 117. - -Alba (porto di), III, 315. - -Albenga, III, 199, 519. - -Albergaria (quartiere dell’), III, 495. - -Albergo de’ Poveri in Palermo, III, 555. - -Alcamo, 234, 235; II, 278, 431, 432, 434; III, 159, 312, 536, 780, 791. - -Alcantara, II, 387. - -Alcara di Val Demone, o delli Fusi, 270, 469; III, 208, 286, 288, 295, -_v._ Acharet e Alcharet. - -Alcharet, 270. - -Al-Chila, III, 369. - -Aleppo, XLVI, XLVIII; II, 279, 441, 487; III, 455, 691, 716, 718, 719. - -Alesa, 8, 485; II, 402. - -Alessandretta, 515. - -Alessandria d’Egitto, Alessandrini, XLIII, XLIX; 56, 81, 96, 98, 99, -112, 122, 162, 163, 164, 396, 515; II, 48, 182, 250, 276, 325, 402, -474, 485, 486, 488, 489, 522; III, 352, 406, 426, 467, 505, 507, 508, -509, 510, 511, 512, 513, 514, 520, 527, 531, 538, 639, 650, 651, 652, -688, 716, 809, 810, 845. - -Alga, _v._ Halka. - -Algeri, LIV; 116; II, 190, 292, 358; III, 423, 424, 426, 455. - -Algeria, 104; II, 38, 292, 535; III, 373. - -Algeziras, XLIII; II, 517, 529; III, 173, 662. - -Alhambra, II, 452, 794, 795. - -Alicante, II, 186. - -Alife, 374; II, 164. - -Alimena, 315. - -Alitea, III, 616. - -Almadia, III, 172, _v._ Mehdia. - -Almeria, II, 250, 535; III, 377, 379, 414. - -Alpi, 287; II, 167, 278, 394, 408; III, 25, 27, 28, 34, 214, 433, 608, -654, 708, 742. - -Alsazia, III, 696. - -Altarello di Baida, _v._ Menani. - -Altavilla, III, 219. - -Alunzio o Calacta, III, 77. - -Alvernia, III, 672. - -Amalfi, Amalfitani, 183, 212, 227, 312, 354, 356, 357, 364, 367, 376, -396, 435, 437, 444, 449, 450, 451, 453, 455, 518; II, 81, 96, 163, 175, -227, 338, 449, 450, 458, 459; III, 51, 52, 140, 142, 158, 169, 182, -185, 211, 232, 277, 289, 297, 810, 863, 864. - -Amalfitani (vico degli), in Palermo, III, 218, 801, 810. - -Amantea, 377, 440; II, 42. - -Amendolara, II, 347. - -Amenano, fiume, II, 437; III, 771. - -Ammiraglio (ponte dell’), III, 118, 843. - -Amorium, III, 665. - -Amru (moschea di), II, 476; III, 832. - -Anapo, III, 180. - -Anatolia, 440. - -Anattor, III, 95. - -Ancona, 358. - -Andalusia, III, 483. - -Angoulême, III, 672. - -Annisinni, _v._ Ainisindi. - -Annunziata de’ Catalani (chiesa dell’), III, 792, 817, 818. - -Antigono (isolotto di), 497. - -Antiochia, 15, 29, 197, 515; II, 279, 495; III, 188, 361, 523, 526, -784, 839. - -Anversa, III, 235. - -Appennini, 465, 468; II, 339; III, 50, 55, 97, 147, 158, 433, 612. - -Aquino, 368. - -Aquisgrana, 190; III, 16. - -Arabia, Arabi, XLIII, XLV, XLVII, LIV; 30, 31, 32, 36, 37, 38, 39, 41, -44, 45, 49, 50, 53, 54, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 63, 66, 68, 71, 72, 73, -75, 76, 79, 80, 82, 88, 92, 93, 94, 96, 97, 98, 112, 125, 128, 130, -131, 141, 142, 143, 264, 288, 363, 369, 408, 424, 431, 432, 480; II, -10, 16, 26, 32, 34, 35, 37, 38, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 47, 48, 52, 53, -59, 62, 63, 65, 68, 75, 85, 92, 98, 99, 101, 106, 112, 113, 114, 115, -116, 118, 123, 126, 127, 128, 130, 131, 132, 136, 138, 139, 141, 142, -143, 144, 146, 148, 149, 150, 151, 154, 160, 168, 173, 184, 192, 193, -200, 207, 217, 221, 233, 246, 256, 260, 265, 266, 267, 268, 272, 275, -278, 282, 287, 292, 299, 345, 349, 355, 357, 361, 362, 371, 372, 383, -404, 418, 420, 427, 430, 431, 432, 434, 437, 438, 439, 441, 442, 443, -445, 446, 449, 450, 451, 452, 459, 460, 461, 462, 463, 465, 466, 468, -469, 470, 471, 472, 473, 477, 478, 483, 491, 496, 500, 503, 504, 505, -506, 510, 512, 513, 514, 515, 517, 521, 527, 530, 531, 532, 533, 536, -542, 544, 547, 548; III, 73, 80, 81, 82, 92, 93, 94, 95, 100, 104, 109, -111, 122, 171, 172, 231, 320, 324, 330, 332, 349, 355, 363, 366, 367, -368, 369, 371, 380, 381, 383, 384, 386, 387, 399, 405, 406, 409, 412, -413, 418, 419, 420, 424, 425, 428, 458, 472, 473, 474, 475, 478, 490, -599, 644, 646, 657, 667, 668, 669, 672, 675, 679, 685, 686, 699, 701, -715, 718, 724, 729, 732, 738, 739, 741, 742, 746, 770, 784, 805, 809, -812, 824, 826. - -Arabi cristiani, 40, 43; II, 291, 292. - -Arado, isola, 81, 85, 87. - -Arafat, monte, II, 245. - -Aragigun, III, 212. - -Arbela, L. - -Arce, 368. - -Arcipelago, 91; II, 364, 384, 413. - -Arcuraci, III, 614. - -Arena, fiume, II, 445. - -Arezzo, 443. - -Argira, II, 399, 403, 406; III, 286. - -Argo, II, 133. - -Arîn (cupola di), II, 437. - -Arles, III, 16. - -Armeni (castello degli), 195, 343. - -Armenia, Armeni, 223, 247, 282, 510; II, 110, 114, 203, 260, 269, 365, -379, 393; III, 637, 639. - -Armento (monastero di), 469; II, 407, 408, 409. - -Artalia, II, 85. - -Artesino, monte, 326. - -Artilgidia, III, 592. - -Asaro, II, 185. - -Ascalona, III, 335, 383, 640. - -Ascîr, II, 275, 362. - -Ascoli, di Capitanata, II, 244, 344; III, 32. - -Asia, II, 97, 108, 110, 229, 368; III, 212, 668. - -Asia Minore, XLV; 94, 195, 218, 413, 425, 441, 510; II, 77, 240, 250, -262, 279; III, 38, 410, 433, 679. - -Asnâm, d’Affrica, 129, 133. - -Asnâm, di Sicilia, III, 776. - -’Asra, II, 185. - -Assiria, II, 250. - -Assorus, II, 185. - -Asti, III, 199, 277. - -Asturie, 153. - -Atene, 48; II, 503, 504; III, 167. - -Atlante, 103, 129; II, 133, 355, 363; III, 374. - -Atlantico, 122, 173; II, 284; III, 374, 664. - -Attica, II, 184. - -Augsburg, II, 325; III, 673. - -Augusta, di Sicilia, III, 616. - -Aulina (monastero di), II, 410. - -Aumale, II, 38. - -Aurès, 116, 117, 119, 120; II, 52, 122, 198, 201, 352. - -Avellino, II, 164. - -Aversa, 463; II, 172; III, 28, 29, 30, 31, 34, 35, 37, 47, 52, 133, -186, 196, 277, 588. - -Avignone, 158. - -Avola, 311, 334. - -Azhar (moschea di), II, 283, 286; III, 835, 843, 845. - - -B - -Bâbel (Babilonia), II, 110. - -Bab-el-Bahr, II, 302; III, 841. - -Bab-el-Ebnâ, II, 302. - -Bab-el-Hadîd, II, 302. - -Bab-er-Riâdh, II, 302. - -Bab-es-Scefà, II, 302. - -Bab-es-Sudân, III, 325. - -Bab-Ibn-Korhob, II, 302. - -Bab-Rûtah, II, 302. - -Bab-Sciantaghàth, II, 302. - -Babilonia (Bagdàd?), 232; II, 87, 338. - -Babilonia (il Cairo Vecchio), III, 352, 633, 635, 651. - -Baccani (campo di), II, 165. - -Badiazza (monastero di Santa Maria della Scala o della Valle, detto -La), III, 843, 844. - -Baghaia, 119; II, 122. - -Bagdàd, XXXVIII, XL, XLVII; 85, 86, 141, 145, 150, 303, 322, 326, 332, -337, 371; II, 75, 77, 110, 114, 120, 149, 150, 218, 224, 278, 279, 280, -281, 295, 309, 402, 403, 438, 440, 454, 464, 480, 492, 494, 497, 498, -504, 547, 549; III, 264, 356, 373, 375, 423, 505, 522, 634, 638, 645, -662, 715, 721, 816, 833. - -Bàgia, Begia, o Beja, II, 66, 199. - -Bagni Segestani, III, 789. - -Bahrein, II, 117, 336. - -Baich (torre di), II, 303, 452, 453. - -Baida, II, 67, 68, 208, 297, 434. - -Balata, 266. - -Baleari, isole, 124, 162; III, 3, 5, 10, 12, 14, 375, 376, 377, 480, -518, 519, 520. - -Bâles, II, 186. - -Balharâ, II, 34, 300. - -Bâlîs, II, 186. - -Ballarò, mercato in Palermo, II, 34, 300; III, 870. - -Bâlmi, III, 795. - -Baltah, isolotto, III, 382. - -Baltico, II, 380, 383, 386; III, 15, 679. - -Bamberg, II, 92; III, 26, 42. - -Bamberg (duomo di), III, 798. - -Bandiera, contrada in Palermo, III, 614 - -Barbarìa, III, 410, 613, 695, 809. - -Barca, 109, 113, 117, 118, 119, 122, 165, 319; II, 284, 356, 477, 497; -III, 212, 408, 420, 476, 483, 515, 634, 836. - -Barcellona, 159; III, 12, 389, 459, 810. - -Bardhali (?) (monastero di), III, 256. - -Bari, Baresi, 359, 360, 361, 363, 371, 372, 373, 374, 375, 376, 377, -378, 379, 380, 384, 390, 436, 437, 438, 462, 463; II, 162, 244, 311, -339, 340, 341, 342, 344, 345, 350, 392, 416; III, 25, 26, 30, 35, 36, -41, 45, 102, 114, 115, 116, 124, 125, 139, 143, 232, 280, 297, 335, -397, 689, 812. - -Bartanobûa, II, 72. - -Bartibûa e Bartibû, II, 72, 73. - -Basciu, _v._ Dakhel. - -Basente, II, 329. - -Basentello, II, 328. - -Basilea, III, 590. - -Basilicata, II, 247, 329, 407. - -Bassora, 56, 84; II, 33, 116, 522. - -Battelari, III, 316, 772. - -Baviera, II, 325. - -Bayeux, III, 19. - -Bebelagerin, III, 869. - -Bebilbachal, _v._ Bab-el-Bahr. - -Bec (monastero del), III, 190. - -Beccheria Vecchia di Palermo, II, 69. - -Bedd o Bedsds, II, 113, 114. - -Bedr, 66. - -Begiaia, II, 186. - -Beirût, II, 312: III, 107. - -Beja, XLIV; II, 66. - -Bekâra, 418, _v._ Vicari. - -Belezma, 132; II, 52, 53, 122, 123. - -Belgia, 237; II, 33. - -Belich, 237; II, 33, _v._ Belici. - -Belici, 337; II, 33, 35; III, 86. - -Bellût, II, 433, _v._ Caltabellotta. - -Benarvet o Benavert, III, 149, 151, 152, 153, 154, 162, 163, 165, 166, -167, 172, 177, 230, 269, 597. - -Benevento, Beneventani, 94, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 193, 212, -312, 355, 356, 357, 362, 363, 365, 368, 369, 370, 371, 373, 374, 376, -377, 380, 381, 383, 385, 387, 388, 393, 435, 436, 437, 438, 439, 443, -447, 448, 452, 454; II, 153, 163, 164, 166, 168, 247, 278, 311, 321, -329, 340, 344, 377; III, 25, 27, 35, 42, 44, 52, 183, 289, 398, 616. - -Benfesc, _v._ Mico. - -Benfratelli (monastero dei), II, 69. - -Berolais, 452. - -Berry, III, 673. - -Betlem, II, 413; III, 644. - -Bibbona, III, 219. - -Biccari, III, 219. _v._ Vicari. - -Biccarum, 418, 419. _v._ Vicari. - -Bico, II, 86. - -Bifara, III, 174. - -Bikesc, _v._ Mico. - -Biled-el-Bargoth, 234, 236, 237. - -Bileka, II, 33. - -Bisacquino, III, 772. - -Biscari, 269; III, 795. - -Bisignano, II, 319, 342, 345; III, 220. - -Bitonto, II, 313, 344. - -Bivona, II, 443; III, 219. - -Blaland, II, 385. - -Bocchigliero, II, 347. - -Bocca di Falco, II, 67; III, 582. - -Boiano, 374, 455. - -Bokhara, II, 34; III, 211. - -Bologna, III, 673, 706. - -Bologna (biblioteca di San Salvadore in), III, 707. - -Bona, II, 122, 199, 501; III, 13, 212, 421, 423, 425, 436, 438, 439, -472. - -Bonifato, II, 431, 432; III, 822. - -Bordeaux, III, 16. - -Borgetto, III, 779. - -Borgio, III, 219. - -Bosforo, II, 77; III, 414. - -Bosolbi, III, 175. - -Botranto, 516. - -Bouvines, III, 590. - -Bova, II, 315. - -Bovino, II, 311, 315, 316. - -Brescia, 388; III, 651. - -Bresk, III, 407. - -Brettagna, III, 17. - -Briatico, III, 257. - -Briga (Santo Stefano di), III, 219. - -Brindisi, 355, 441; III, 434, 592, 609. - -Broccato, III, 776, _v._ Brucato e Burkâd. - -Broglio, III, 219. - -Brolo, II, 404; III, 219. - -Brolpasino, III, 219. - -Bronte, 311, 336. - -B....rtûn, II, 231. - -Brucato, _v._ Broccato e Burkâd, III, 103, 104, 301, 311. - -Bruges, III, 696. - -Bruzzano, II, 171, 246, 247; III, 672. - -Buccheri, II, 443, 786. - -Bucello, III, 340. - -Bufurera, III, 341. - -Bugamo o Buagimo, III, 107, 111, 236, 270. - -Bugia, 122; II, 38, 122, 359, 465, 529, 530; III, 80, 81, 92, 211, 366, -369, 375, 399, 407, 421, 423, 427, 467, 496, 516, 520, 698, 704. - -Bulâk, III, 329. - -Bulchar, II, 300. - -Burgimilluso, III, 602. - -Burgio, III, 219. - -Burkâd, _v._ Broccato e Brucato, 212; III, 776. - -Busento, II, 93. - -Butera, 316, 323, 324; II, 95, 96, 97, 158, 175, 176, 177, 192; III, -223, 226, 269, 301, 302, 306, 488, 754, 760, 774, 881. - - -C - -Caaba, 45, 46, 58, 118; III, 830, 839, 840. - -Cabés, _corr._ e _v._ Kâbes. - -Cáccamo, III, 232, 233, 251, 301, 311. - -Cadara, _v._ Chadra. - -Cadesia, 60. - -Cadice, III, 377. - -Cafsa, XLV; II, 275, 306; III, 421. - -Cagliari, III, 7, 10. - -Caiazzo, 452. - -Cairo, L, LII, LIII, LIV, LV; 112; II, 40, 66, 238, 241, 279, 280, 283, -286, 287, 291, 330, 331, 356, 357, 402, 463, 465, 476, 484, 488, 489, -507, 511, 521, 522, 547; III, 330, 352, 373, 447, 460, 466, 492, 506, -510, 634, 638, 639, 647, 650, 651, 652, 653, 655, 677, 704, 712, 718, -728, 736, 737, 768, 804, 824, 833, 835, 845, 846, 847, 851, 852, 893, -894. - -Cala (La), porto minore di Palermo, II, 157, 158, 298; III, 118, 672. - -Calabria e Calabresi, LII; 21, 24, 91, 95, 165, 176, 183, 189, 193, -203, 207, 212, 214, 222, 230, 268, 293, 297, 336, 357, 359, 360, 371, -372, 377, 380, 381, 384, 388, 412, 422, 424, 425, 426, 428, 431, 434, -435, 436, 437, 439, 441, 442, 443, 445, 461, 469, 517, 518, 519; II, -41, 42, 44, 69, 70, 71, 80, 87, 89, 90, 91, 148, 152, 153, 161, 166, -168, 171, 172, 173, 175, 176, 178, 179, 192, 203, 213, 215, 217, 242, -244, 245, 246, 247, 248, 249, 251, 252, 263, 272, 278, 308, 311, 312, -313, 314, 315, 318, 319 a 322, 323, 328, 329, 339, 343, 344, 345, 346, -347, 365, 367, 374, 375, 377, 386, 392, 394, 398, 401, 402, 403, 405, -406, 407, 408, 410, 411, 439, 479, 480, 551; III, 14, 22, 23, 25, 31, -42, 43, 44, 45, 47, 48, 49, 50, 51, 53, 54, 57, 65, 68, 75, 78, 79, 83, -84, 85, 86, 89, 94, 100, 106, 107, 116, 120, 123, 125, 145, 146, 147, -150, 151, 153, 156, 160, 164, 165, 176, 177, 183, 184, 185, 192, 193, -194, 196, 204, 232, 233, 235, 237, 238, 248, 250, 258, 272, 273, 274, -275, 280, 281, 282, 299, 302, 303, 317, 318, 346, 347, 350, 353, 378, -392, 394, 395, 398, 450, 466, 553, 611, 613, 616, 625, 697, 701, 771, -790, 803, 810, 854. - -Calacta, _v._ Alunzio. - -Calascibetta, III, 75, 150. - -Calata (La), II, 193; III, 605. - -Calatafimi, II, 278; III, 772, 780. - -Calatalfano e Catalfano, II, 49. - -Calatamauro, III, 773, 776, 822. - -Calatayud, II, 481. - -Calathammeth,_ v._ Kala’t-el-Hamma. - -Calatrasi, _v._ Kalat-et-Tirazi, III, 325, 585, 776, 778. - -Calatubo, III, 773, 780, 811. - -Calbo, Calvus (monte), III, 876. - -Calcare (Le), III, 67. - -Caldia, _v._ Chaldia. - -Calinio, 452. - -Calle (La),_ v._ Marsa-Kharez. - -Calloniana, 289. - -Caltabellotta, 310, 311, 334; II, 33, 185, 193, 194, 275, 433; III, -313, 775. - -Caltagirone, 311, 336; III, 153, 225, 228, 229, 230, 231, 268, 269, -278, 296, 309, 338, 584, 599, 788. - -Caltanissetta, 290, 330; II, 435; III, 78, 109, 174, 309, 311, 776. - -Caltavuturo, 315, 322, 330, 334, 419, 421; II, 192, 385; III, 95, 96, -285. - -Calvo, 452. - -Cambray, III, 673. - -Cambridge, II, 64. - -Camelo (battaglia del), II, 103. - -Camerata e Cammarata, II, 433; III, 209, 212, 219, 285. - -Camerina, 323, 324; II, 402; III, 229, 230. - -Camerino, 455; II, 72, 89, 166, 402. - -Campagna di Roma, II, 164. - -Campania, 98. - -Campofelice, III, 776. - -Campofiorito, III, 779. - -Camporeale, III, 159, 779. - -Camuka (La), III, 876. - -Cancelliere (monastero del), III, 256. - -Candia, 164; III, 534. - -Canne, 361, 436; III, 21, 27, 28, 29. - -Cannita, III, 536. - -Canosa, 361, 374, 377; II, 164; III, 143, 791, 863. - -Cansaria, Chanzaria, Ganzaria e Cancheria, III, 231. - -Cantariddoheb, III, 870. - -Capaccio, II, 344. - -Capitanata, II, 316; III, 37, 45, 51, 612, 788. - -Capizzi, III, 97, 224, 282, 285, 293, 499, 610, 616, 783. - -Capo (quartiere del), III, 614. - -Capo d’Anzio, II, 170. - -Capo dell’Armi, 576; III, 50. - -Capo Boèo, II, 431, 433. - -Capo Bon, 430; II, 465; III, 420, 429. 473, 598. - -Capo Circeo, II, 449; III, 672. - -Capo di Gallo, III, 309. - -Capo Granitola, II, 435. - -Capo Miseno, II, 90. - -Capo dei Molini, II, 86. - -Capo Passaro, II, 127. - -Capo Sant’Alessio, III, 795. - -Capo San Marco, II, 192, 193. - -Capo di Santa Croce, III, 166. - -Capo Scalambri, III, 178. - -Capo Scaletta, II, 85; III, 795. - -Capo Spartel, III, 458. - -Cappadocia, 333, 335, 440. - -Capraia, III, 770. - -Caprera, III, 770. - -Capri, III, 770. - -Captedi, III, 573. - -Capua, città e principato, 188, 212, 357, 361, 369, 373, 374, 376, 385, -387, 388, 393, 435, 437, 443, 444, 445, 447, 450, 452, 453, 454, 455, -457, 458, 461, 462, 463; II, 161, 163, 166, 168, 311, 318, 327, 340, -344; III, 25, 27, 28, 39, 49, 52, 133, 142, 143, 183, 186, 187, 192, -193, 195, 306, 393, 395, 396, 398, 451. - -Capuana, porta, 373. - -Caputo, III, 582, 849. - -Carcassonne, 159. - -Cariati, III, 48. - -Cariddi, II, 271. - -Carini, II, 67; III, 301, 575, 774, 784, 811. - -Carnello, fiume, 365. - -Carona, III, 219. - -Caronia, 455, 459, 470; II, 275, 388, 390, 433; III, 102, 147, 219, -313, 768, 772, 783, 789. - -Cartagena, II, 186. - -Cartagine, 4, 104, 106, 116, 119, 120, 123, 147, 165, 166, 167, 277; -II, 139, 444, 501; III, 13, 412. - -Cartama, III, 157. - -Casa del Rifugio, II, 119. - -Casa della Sapienza, II, 119. - -Casale Butont, _v._ Rahl-Butont. - -Casal Monferrato, III, 198. - -Casalino, _v._ Ghirân-ed-dekîk. - -Casba, III, 285. - -Caserta, 452; II, 453. - -Caserta Vecchia, III, 853. - -Casilino (ponte del), 361. - -Caspio, III, 637. - -Cassano, II, 244, 346, 407. - -Cassaro di Palermo, II, 68, 69, 274, 296, 298, 300, 301, 302, 303, 304; -II, 118, 298, 617, 801, 841, 842. - -Cassaro, casale, III, 264, 285. - -Cassibari, III, 776. - -Castana, III, 219. - -Castania, III, 219. - -Castelbuono, 346; II, 391; III, 776. - -Castel d’Aci, II, 86. - -Castel di Mola, II, 82. - -Castel Giovanni, III, 118, 120, _v._ Castello di Iehia. - -Castellammare del Golfo, II, 432, 783. - -Castelmarre (fortezza di), in Palermo, III, 136, 139, 499, 565. - -Castellana (La), III, 875. - -Castel dell’Uovo, III, 461. - -Castello, III, 257. - -Castello di Iehia, III, 821, _v._ Castel Giovanni. - -Castello di Sopra, _v._ Halka. - -Castelluccio, 305. - -Castel Lucullano, II, 90, 92. - -Castelnormando, III, 215. - -Castelnuovo, 346 - -Castel Pilano, 455. - -Castel Sant’Angelo, II, 344; III, 145. - -Castel Vecchio, II, 46, 49, 52, 142, 221. - -Castelvetrano, II, 35. - -Castiglione, II, 191. - -Castilia, in Affrica, 156. - -Castrogiovanni, 268, 270, 280, 281, 283, 284, 289, 290, 291, 299, 300, -306, 307, 308, 310, 311, 317, 319, 322, 323, 326, 328, 329, 330, 332, -335, 337, 342, 345, 346, 349, 471, 518; II, 31, 275, 411, 420, 424, -425, 432, 433, 436, 437, 521, 548, 549, 551; III, 71, 72, 73, 75, 76, -77, 79, 81, 82, 93, 94, 95, 96, 112, 134, 135, 136, 150, 156, 164, 172, -173, 174, 175, 176, 177, 224, 225, 256, 257, 269, 285, 311, 327, 540, -565, 662, 773, 774, 791. - -Castrogiovanni (val di), 467. - -Castronovo, 327, 346; II, 400, 403, 406, 412, 420; III, 156, 301, 315, -340, 341. - -Castroreale, 416. - -Castrovillari, II, 347; III, 185. - -Catalfano, _v._ Calatalfano. - -Catalogna, III, 389. - -Catania, 7, 13, 15, 18, 21, 26, 218, 219, 241, 247, 323, 348, 394, 417, -421, 422, 423, 465, 485, 486, 508; II, 71, 73, 86, 387, 402, 421, 425, -432, 433, 435, 436, 438, 448, 549, 554; III, 62, 64, 65, 78, 84, 85, -109, 110, 116, 117, 174, 149, 152, 153, 162, 163, 166, 205, 208, 209, -212, 228, 231, 234, 261, 268, 269, 285, 296, 297, 303, 307, 308, 309, -310, 311, 312, 317, 320, 326, 327, 331, 338, 378, 387, 532, 536, 546, -550, 560, 595, 599, 603, 604, 609, 771, 774, 776, 784, 789, 795, 811. - -Catanzaro, II, 316. - -Catena (chiesa della), II, 158. - -Catona, II, 450; III, 66. - -Cattolica, III, 605. - -Caucana, 336; III, 178. - -Caudine (Forche), 362, 492. - -Caucaso, 79. - -Cava (monastero della), II, 458. - -Cavallo (De), monte, III, 875. - -Cefalà, II, 275, 451, 452; III, 314, 615, 821. - -Cefalà (bagni di), III, 820. - -Cefalonia, 414; III, 525. - -Cefalù, 8, 307, 308, 309, 327, 328, 335, 416, 469, 485; II, 390, 402, -432, 435, 436, 443; III, 94, 103, 104, 147, 205, 208, 211, 231, 235, -279, 291, 296, 308, 309, 310, 338, 445, 463, 536, 595, 768, 773, 774, -776, 800, 811. - -Cefalù (cattedrale di), III, 463, 843, 856. - -Celano, III, 605. - -Celsi o Celso, III, 266, 586. - -Celso (contrada del), II, 69. - -Centorbi, 8; III, 284, 285, 286, 314, 317, 348, 610, 616. - -Cerami II, 385; III, 96, 97, 98, 101, 104, 105, 108, 109, 134, 135, 284. - -Cesarea, 86, 87, 510; II, 180, 640, 645. - -Cetara (Cetrara?), 455. - -Cetaria, II, 433. - -Ceuta, XLIX; 132; II, 48, 362, 476, 477; III, 664, 701, 703, 704. - -Ceylan, III, 681. - -Chadra e Cadara, II 434. - -Chalces, _v._ Halka. - -Chaldia o Caldia, II, 203. - -Cherchell, III, 407. - -Cherso, isola, 358. - -Cherson, 91, 505. - -Chersoneso, di Taurica, 316. - -Chiaramonte, 269; III, 219. - -Chinzica, III, 2. - -Chiusi, 443. - -Chrysas, II, 435. - -Ciambra, III, 215. - -Cianciana, III, 605. - -Cicladi, 242; II, 367. - -Ciculi, II, 164, 165. - -Cilicia, II, 88. - -Ciminna, III, 284, 285, 776. - -Cina e Cinesi, II, 306; III, 762, 805, 816. - -Cinisello, III, 219. - -Cinisi, II. 433; III, 160, 219. - -Cipro, 80, 81, 85, 182, 124, 483; II, 309, 466; III, 525, 530, 606. - -Circia (punta della), _v._ Marsa-s-Scegira. - -Cirenaica, 104. - -Città del re, 416, 422, _v._ Polizzi. - -Civita, sul Fortore, III, 43, 44, 45. - -Civitavecchia, 227, 228, 450; III, 672. - -Civitella, III, 22. - -Clermont, III, 673. - -Cluny (monastero di), III, 13, 190, 191, 498. - -Clypea, 111; II, 77, 465. - -Coblentz, III, 46. - -Collegio Nuovo, in Palermo, III, 501. - -Collesano, _v._ Golisano, II, 33, 192; III, 103, 104, 246, 289, 290, -775. - -Collo, III, 427. - -Colonia, III, 46, 604, 650. - -Colonne (Le), 92, 93, 96, 109. - -Comacchio, 436. - -Conte (Dello). III, 875. - -Contessa comune, III, 779. - -Conza, 373, 374. - -Copenhagen, LI; II, 383. - -Coperta (Via), III, 501. - -Cordova, XLIII, XLIX, LV; 160, 161, 162, 276, 287; II, 6, 33, 101, 190, -219, 302, 305, 454, 482, 481, 487, 488, 496, 508, 521; III, 4, 160, -161, 173, 350, 373, 459, 662, 664, 830, 845, 883. - -Coreglia, III, 219. - -Corfù, 516; II, 367; III, 146, 434, 435. - -Corinto, 413, 414; III, 434, 435, 800. - -Corleone, 310; II, 34, 36, 432, 433, 449; III, 86, 160, 211, 219, 224, -225, 226, 247, 309, 310, 311, 325, 341, 587, 772, 778, 779. - -Corsica, XXXI; 28, 183, 184, 201, 207, 226, 276, 277; II, 180; III, -626, 627, 678. - -Cosentini (quartiere de’), III, 219. - -Cosenza, 11; II, 44, 90, 92, 95, 96, 314, 339, 342; III, 106, 178, 184, -257. - -Cossira, _v._ Pantelleria. - -Costantina, XLV, LVI; 119, 121; II, 52, 122, 233, 358; III, 374, 423, -424, 496, 664, 665. - -Costantinopoli, XLIII, XLVIII; 10, 14, 24, 28, 29, 39, 46, 58, 76, 78, -86, 87, 91, 92, 93, 94, 98, 102, 119, 164, 185, 189, 191, 192, 193, -217, 220, 221, 222, 227, 231, 240, 250, 252, 282, 287, 297, 298, 303, -337, 338, 346, 349, 380, 397, 399, 407, 425, 428, 434, 437, 438, 439, -441, 454, 468, 472, 485, 492, 497, 498, 499, 501, 502, 504, 509, 518; -II, 48, 69, 70, 72, 73, 77, 79, 87, 88, 90, 96, 100, 141, 153, 154, -171, 173, 174, 175, 192, 193, 214, 215, 219, 242, 246, 252, 253, 255, -262, 263, 271, 272, 278, 279, 281, 305, 306, 312, 318, 321, 326, 332, -376, 379, 380, 384, 385, 386, 391, 392, 393, 394, 395, 402, 403, 413, -416, 422; III, 26, 27, 30, 34, 36, 41, 114, 144, 192, 194, 284, 303, -368, 421, 434, 435, 460, 521, 524, 530, 563, 809, 824, 830, 831, 837, -864. - -Cotentino, III, 38. - -Cotrone, II, 324. - -Coutances, III, 19, 38. - -Crati, II, 92, 347. - -Crati (val di), III, 43, 89. - -Cremano, 457. - -Cremona, II, 263; III, 590, 696. - -Creta, Cretesi, 163, 164, 193, 221, 245, 246, 251, 252, 274, 237, 328, -359, 361, 362, 363, 378, 379, 413, 436, 502; II, 162, 247, 260, 261, -309, 376, 466, 480; III, 530. - -Crimea, 316. - -Cristiania, II, 383. - -Cronio, 486. - -Cuba, palagio, II, 451; III, 554, 555, 580, 582, 818, 819, 841, 843, -846, 847, 856. - -Cuba, piccola fonte, III, 843, 844. - -Cufa, 141; II, 116, 494; III, 826, 827, 855. - -Cuma, 373. - -Cumìa, II, 36. - -Cuscasin o Custasin, III, 285. - -Cutemi, Cutema, Gudemi, II, 36. - -Cyaxo, III, 175. - - -D - -Dafne (bagno di), 95. - -Dakhel (Ed-), II, 275; III, 474, 599, e _v._ Scerîk. - -Dalmazia, 319, 378, 379; II, 176; III, 315. - -Damasco, XLV, L, LI, LII, LIII; 84, 87, 90, 125, 134, 139, 141, 177, -302; II, 486, 503; III, 463, 634, 635, 636, 639, 647, 648, 649, 685, -716, 720, 721, 736, 737, 764, 824, 828, 830. - -Damiata, II, 276; III, 426, 467, 505, 511, 514, 606, 638, 640, 737. - -Daniele (museo di casa), II, 453, 488. - -Danimarca, II, 385, 386; III, 14, 15, 19, 124. - -Danubio, III, 435. - -Deilem, II, 110. - -Delfinato, III, 307. - -Dellys, II, 38. - -Demona, città, 468, 469, 470; II, 71, 73, 85, 86, 143, 144, 148, 265, -266, 275, 400, 404, 407, 412, 432; III, 282, 313, 317, 772, 773. - -Demona (val di), 417, 465, 466, 467, 469, 470, 471, 484, 495; II, 24, -69, 85, 141, 148, 149, 213, 216, 255, 275, 276, 396, 397, 398, 401, -403, 435; III, 71, 77, 78, 79, 102, 109, 133, 134, 147, 161, 164, 208, -210, 233, 267, 274, 308, 313, 773, 854. - -Dendera, III, 832. - -Denia, III, 4, 5, 9, 10, 12, 375, 376, 377, 379. - -Dennisinni e Dannisinni, II, 33, 300, _v._ ’Ain-Scindi e Ainisindi. - -Desisa, III, 316. - -Dîmâs (Capo), XXXVIII; II, 226; III, 363, 384, 385, 386, 387, 399, 402. - -Dîmâs, castello, II, 226. - -Dinnamare, II, 264. - -Dittaino, 351; II, 435; III, 72, 881, 884. - -Divriki, _v._ Tefrica. - -Donna Lucata (Ain-el-Aukât), III, 771. - -Dordona, in Puglia, III, 616. - -Drago, fiume, III, 596. - -Dublino, III, 16. - -Durazzo, III, 144, 145, 521. - - -E - -Ecbatane, _v._ Ilamadân. - -Edessa, III, 408, 462, 835. - -Efeso, III, 665. - -Egadi, III, 770. - -Egitto, Egiziani, XXXVIII, XLI, XLII, LI, LII, LIII, LV, LVI; 62, 64, -79, 80, 85, 88, 91, 103, 104, 109, 113, 119, 123, 138, 143, 147, 162, -163, 166, 167, 234, 254, 371, 477, 514; II, 4, 13, 33, 39, 50, 76, 77, -88, 89, 118, 121, 129, 131, 133, 137, 150, 151, 169, 182, 183, 200, -227, 234, 235, 237, 238, 239, 240, 249, 275, 276, 278, 280, 281, 282, -284, 285, 286, 287, 288, 289, 290, 291, 293, 294, 299, 302, 322, 325, -330, 331, 332, 333, 348, 349, 354, 355, 360, 362, 363, 364, 369, 393, -404, 427, 428, 445, 446, 448, 450, 458, 474, 477, 480, 482, 487, 489, -496, 506, 507, 508, 521, 522, 523, 527, 538, 547, 552; III, 211, 212, -260, 321, 322, 328, 332, 336, 363, 365, 405, 406, 408, 421, 426, 446, -454, 455, 465, 466, 467, 505, 506, 508, 510, 513, 515, 519, 541, 600, -608, 625, 634, 636, 638, 639, 641, 642, 647, 648, 649, 650, 652, 653, -654, 711, 716, 736, 737, 740, 766, 773, 789, 796, 796, 804, 807, 825, -829, 831, 832, 833, 836, 837, 843, 844, 847, 851, 852, 859, 867, 868, -879, 893. - -El-Bâgi, _v._ Aci. - -Elettorale (biblioteca Palatina), 507. - -Ellade, 414; II, 367. - -Emesa, II, 116; III, 526. - -Emmelesio, III, 72. - -Enna, 5, 8; II, 85, _v._ Castrogiovanni. - -Entella, 334; III, 86, 266, 586, 618, 822. - -Eolie (Isole), 304, 305, 306; III, 769. - -Epte, III, 20. - -Eraclea, II, 401; III, 338, 616. - -Erice, 8; III, 775. - -Escuriale, VIII, LI, LIII; II, 476, 477, 522. - -Etna, XL, XLIV, XLVI, L, LIV; 8, 17, 85, 86, 305, 347, 422, 465, 467, -468, 508; II, 79, 86, 216, 387, 403, 406, 438, 440, 441, 442, 443; III, -55, 92, 150, 158, 215, 268, 544, 781, 783. - -Etna, città, 8. - -Etolia, III, 434. - -Eufrate, xlv; 39, 60, 138, 176, 510; II, 33, 186, 286, 404, 432, 634, -646; III, 839. - -Eure et Loir, III, 497. - -Europa, II, 37, 169, 429, 430, 462, 465, 476, 495, 533, 542, 543; III, -182, 185, 190, 191, 198, 207, 227, 237, 239, 264, 276, 289, 323, 342, -351, 394, 432, 441, 452, 459, 522, 544, 557, 573, 627, 633, 642, 644, -652, 657, 660, 667, 669, 673, 681, 695, 699, 701, 710, 711, 712, 713, -722, 724, 773, 789, 795, 796, 805, 807, 810, 811. - -Evonymos, III, 769. - - -F - -Faenza, III, 815. - -Fahsimeria, III, 869. - -Fahs-Maria, III, 869. - -Faium, II, 284; III, 652. - -Fâkûs, III, 510, 511. - -Falconara, III, 822. - -Faraglioni, II, 86. - -Farfa, II, 164. - -Faro di Messina, 425; II, 90, 152, 214, 243, 244, 264, 272, 327, 346, -365, 377, 381, 390, 423, 432, 465, 552; III, 30, 31, 61, 63, 64, 67, -76, 82, 106, 116, 123, 179, 257, 391, 613, 655, 811, 853. - -Fars, II, 110; III, 824. - -Fatanasino, III, 153, 228. - -Favara o Mare dolce, II, 300, 335, 350, 445, 451; III, 120, 450, 463, -552, 617, 618, 754, 756, 785, 820, 821, 843, 846, 847, 848, 850, 853, -884. - -Favignana, III, 770. - -Fenicio, monte, 92. - -Fergana, II, 34. - -Ferla, 311; III, 257. - -Ferro (isola del), II, 437. - -Fez, 129, 147, 226, 234; II, 284, 355, 662; III, 735. - -Fiandra, III, 17. - -Ficana, II, 193. - -Ficarazzi, III, 844. - -Ficuzza, III, 159, 341. - -Finzia, 269. - -Fiorentini (rua de’), III, 218. - -Fitalia, III, 282, 284, 286. - -Firenze, III, 46, 63, 130, 688, 796, 803, 816. - -Firenze (biblioteca Laurenziana di), III, 707. - -Fiume Salso, 417; III, 95, 773. - -Fiume Grande, 417, 465; III, 95, 104, 112, 147, 773. - -Flagella, III, 616. - -Fleury (monastero di), III, 190. - -Floresta, III, 776. - -Foggia, III, 612. - -Fondi, 365, 458. - -Fontane (piano delle), III, 75. - -Formiani (colli), 458. - -Forriana, III, 468. - -Fortore, II, 346; III, 43. - -Fostât, 112; II, 284, 285. - -Fragalà, III, 257. - -Francavilla, III, 215. - -Francescani (convento dei), in Trapani, II, 454. - -Francia, 287, 369, 447, 451; II, 167, 257, 299, 372, 381, 384; III, 15, -16, 17, 18, 19, 26, 39, 106, 190, 214, 216, 217, 218, 252, 259, 279, -290, 365, 432, 433, 497, 517, 522, 529, 544, 564, 568, 590, 672, 803, -855, 858. - -Francia (Istituto di), XVII. - -Francoforte, II, 64, 174. - -Frassineto, II, 162, 167. - -Frazzanò, III, 71, 73. - -Frigento, II, 164; III, 35. - -Friuli, II, 166. - -Fulda, II, 325. - -Furno o Furnari, III, 63. - - -G - -Gabbaturi (via del), III, 877. - -Gabriele, fonte, II, 300; III, 870. - -Gaeta, Gaetini, XL; 183, 187, 227, 312, 364, 365, 366, 367, 378, 435, -437, 444, 449, 450, 453, 455, 458, 461; II, 162, 163, 166, 458; III, -52, 277, 590. - -Gagliano, 326, 327, 337; II, 152, 285, 286; III, 219. - -Galati, III, 71, 282, 784. - -Galcula, _v._ Halka. - -Galea, _v._ Halka. - -Galga, _v._ Halka. - -Gallico, _v._ Leuca. - -Gallipoli, 183, 316. - -Gallizia, 158. - -Gancia (convento della), III, 128. - -Gange, II, 461. - -Gangi, 418, 419. - -Garbo (Ponente), II, 420, 617. - -Garbyumara, III, 869. - -Gardsuta, III, 776. - -Gargano, 377; II, 35, 170, 247, 347; III, 22, 27. - -Garigliano, 447, 459, 460, 461, 462, 463; II, 155, 160, 161, 162, 163, -164, 165, 166, 167, 168, 170, 171, 175, 338, 347, 459; III, 53, 183, -205, 314, 608. - -Garopoli, II, 316. - -Garraffu e Garraffeddu, II, 300; III, 870. - -Gausa, _v._ Khâlesa. - -Gavarrello, fiume, III, 789. - -Gebâl, II, 110; III, 524, 526, 527. - -Gebel-Hâmid, III, 775. - -Gebel-Sindi, II, 34. - -Gefîra (capo di), II, 247. - -Gela, III, 231. - -Geloi (campi), 323. - -Gelso, fiume, II, 432, 445. - -Genoardo, Genovardo, Ianuardo (giardino regio); III, 554, 555, 579. - -Genova, Genovesi, 364; II, 179, 180, 181, 297, 500, 501; III, 1, 4, 7, -8, 9, 10, 11, 15, 13, 14, 158, 169, 170, 171, 190, 198, 219, 223, 229, -230, 232, 260, 277, 290, 297, 357, 367, 377, 379, 404, 414, 453, 465, -513, 515, 518, 519, 522, 523, 530, 542, 550, 554, 558, 584, 590, 600, -601, 606, 607, 610, 625, 629, 630, 633, 774, 803. - -Genovese (podere del), III, 219. - -Geraci, Gerace, 310; II, 243, 244, 245, 246, 248, 249, 339, 391, 398; -III, 83, 87, 88, 89, 219, 257, 280, 301. - -Gerbe, Gerbini, LVI, 234; II, 197; III, 399, 400, 401, 402, 425, 471, -474, 495, 605, 628, 871. - -Gerîd, tunisino, II, 198. - -Germania, 447; II, 169, 322, 323, 327, 384, 413; III, 8, 15, 26, 190, -413, 431, 448, 468, 522, 549, 555, 557, 558, 559, 560, 561, 563, 564, -565, 566, 589, 590, 601, 604, 610, 649, 672, 859. - -Gerusalemme, XLV, XLVIII, XLIX; 77, 412, 478, 515; II, 100, 343, 386, -413, 491, 503; III, 3, 26, 139, 189, 212, 394, 426, 501, 507, 522, 530, -578, 608, 609, 634, 635, 636, 637, 639, 640, 643, 644, 645, 646, 648, -649, 650, 651, 653, 692, 711, 824, 859. - -Gerx, III, 473, 474, _v._ Scerîk e Dakhel. - -Gezira, XLVII. - -Geziret-el-Kerrâth, II, 127. - -Ghadîr-el-Kuk, III, 869. - -Ghalûlia, 289, 290. - -Ghirân, 348, _v._ Grotte. - -Ghirân-ed-Dekîk, II, 388. - -Ghirbâl, _v._ Gabriele. - -Ghûta, di Damasco, 87. - -Giaffa, III, 524, 640, 644, 645. - -Giampileri, II, 85. - -Giardinello, III, 159. - -Giardini (marina di), II, 81, 811. - -Giato, Ieta o Iato, II, 36, 277, 278; III, 159, 160, 211, 247, 266, -286, 292, 310, 312, 316, 317, 580, 585, 586, 600, 618, 773, 775, 776, -778, 859. - -Giattini, II, 433, 444, 512; III, 285, 292, 293, 317, 363. - -Giawher (bagni di), III, 330. - -Gibellina, II, 33. - -Gibilterra, 62, 103; II, 461, 466. - -Gigel, III, 407, 427. - -Giordano, 515; II, 386, 413; III, 646. - -Giorgio Antiocheno (chiesa di), III, 749, v. Martorana. - -Giralda, torre, III, 686, 687. - -Girgenti, 11, 15, 21, 205, 269, 311, 348, 467, 485; II, 34, 35, 36, 43, -64, 65, 66, 86, 142, 143, 147, 154, 157, 158, 160, 184 a 186, 189, 190, -191, 193, 194, 195, 234, 242, 273, 397, 398, 420, 433, 435, 488, 548; -III, 75, 78, 82, 94, 104, 107, 109, 110, 111, 112, 164, 172, 174, 175, -176, 210, 211, 220, 231, 305, 308, 309, 310, 327, 330, 577, 594, 595, -599, 602, 608, 609, 614, 615, 698, 771, 772, 774, 776, 791, 795, 811. - -Girgenti (provincia di), 334. - -Girgenti (val di), 466; III, 773. - -Girio, II, 416. - -Girofalco, III, 611. - -Giudei (borgo de’), II, 217, 297, 298. - -Giza, III, 652. - -Godrano, II, 434; III, 311, 779, 833. - -Gog e Magog, III, 676, 679. - -Golisano, II, 33; III, 775, 788, _v._ Collesano. - -Gozzo, III, 179. - -Grado, 436. - -Granata, XXXVIII, XLIV; 234; II, 440, 482, 488; III, 787, 852. - -Granitola, 266. - -Gran-Terra (La) (l’Italia), 353. - -Gravina, II, 314, 315, 316; III, 219. - -Grecia, 42, 45, 76, 214, 412, 471; II, 194, 362, 367, 384, 395, 400, -416, 518; III, 144, 146, 164, 169, 214, 257, 273, 279, 319, 335, 337, -421, 521, 523, 525, 531, 662, 668, 671, 679. - -Grottaferrata, II, 318. - -Grotte (Le quaranta), 310; III, 72. - -Grotte, fortezza, 310, 311, 348; II, 177. - -Guadalquivir, 160. - -Gualtieri, III, 219. - -Guastanella, III, 174, 593, 594. - -Gudemi, _v._ Cutemi. - -Guidda (bagni della), III, 330. - -Guiscardo, ponte, III, 89. - -Gurfa, III, 264, 285. - - -H - -Habes (Wadi-l-’Abbâs), _v._ Oreto. - -Hager-ez-Zenati, II, 36. - -Hakem-biamr-Illah (moschea di), III, 845. - -Halka (El-), III, 137, 138, 139, 298, 323, 325. - -Hama, XLVI, LI, LIII; II, 521, 654, 715, 716, 718, 722, 723, 729, 734. - -Hamadân, II, 110; III, 826, 832. - -Hammamet (golfo di), 109; II, 139, 200; III, 474, 485. - -Harran, 141, 253. - -Hasan (moschea di), III, 845. - -Hasserinorum, contrada, III, 869. - -Hastings, III, 16, 20, 22, 53, 673. - -Hauteville, terra, III, 38. - -Hegiâz, 39; II, 490, 662. - -Herat, II, 436. - -Herkla, II, 200. - -Hicesia, III, 769. - -Hira, 31, 39, 58, 59, 76; III, 825, 826. - -Hisn-el-Genûn, ossia Kala’t-el-Khinzâria, III, 230, 231. - -Hisn-el-Medârig, III, 783. - -Hybla Haerea, 324. - -Hybla Major, 319. - - -I - -Iaci, _v._ Aci. - -Iali, III, 285. - -Iâlis (?), II, 186. - -Iartinûa (?), II, 72. - -Iathrib, II, 504, _v._ Medina. - -Iato, _v._ Giato. - -Ibla, 334. - -Ibn-Khalfûn (via di), III, 869. - -Ibn-Menkûd (castello di), II, 420. - -Iccara, II, 86. - -Iemen, 31, 32, 40, 58, 109, 125, 143, 158, 340; II, 63, 120; III, 825. - -Ieta, _v._ Giato, III, 159. - -Ifrikia, _v._ Affrica propria. - -Ifscîn, II, 520. - -Ikgiân, II, 122, 123, 132. - -Iklibia, II, 77, _v._ Clypea. - -Illiria, II, 367. - -Imachara, 315, 418. - -Imera, _v._ Fiume Grande (Imera settentrionale) e Fiume Salso (Imera -meridionale), 417. - -Imera, città, II, 264. - -India, 80, 84, 85, 88, 108, 109; II, 445; III, 639, 668, 679, 712. - -Indo, 62; II, 295. - -Inghilterra, Inglesi, II, 372; III, 15, 16, 17, 20, 124, 290, 394, 414, -444, 497, 522, 529, 544, 564, 590, 672, 673, 809, 855, 859. - -Ionie (Isole), III, 413. - -Ionio, 364; II, 264, 347. - -Irâk, XLV; 143, 254; II, 4, 336, 480, 349; III, 827. - -Ischia, 228. - -Isernia, 374, 459. - -Islanda, II, 380. - -Isola dei Porri, _v._ Geziret-el-Kerrâth. - -Isole Britanniche, III, 679. - -Ispahan, II, 66, 499, 508; III, 211. - -Ispica, 311. - -Istakhr, XL. - -Istria, 358. - -Itala, III, 876. - -Italia, XXX, XXXI; II, 44, 73, 77, 90, 91, 160, 162, 166, 167, 170, -175, 176, 194, 240, 243, 244, 250, 257, 278, 295, 328, 338, 344, 346, -362, 367, 370, 372, 377, 381, 384, 390, 394, 395, 480, 545; III, 1, 14, -21, 22, 23, 25, 26, 28, 35, 39, 40, 41, 46, 49, 53, 114, 115, 143, 146, -182, 193, 198, 201, 218, 222, 227, 259, 272, 273, 280, 289, 297, 312, -347, 365, 367, 375, 377, 393, 394, 401, 409, 431, 432, 433, 450, 454, -493, 497, 521, 523, 530, 556, 557, 564, 609, 610, 620, 636, 646, 660, -672, 678, 682, 692, 695, 700, 701, 704, 711, 786, 796, 797, 799, 807, -809, 824. - -Italia centrale, III, 550. - -Italia meridionale, II, 28, 71, 72, 176, 179, 311, 321; III, 20, 26, -42, 48, 54, 62, 87, 114, 132, 133, 222, 223, 240, 277, 280, 380, 465, -468, 503, 590, 669. - -Italia superiore, II, 327; III, 215, 222, 225, 268, 307, 671. - -Itri, 458. - -Iudica, III, 153, 154, 228, 230, _v._ Zotica. - -Ivisa, III, 480. - - -K - -Kaaba, _v._ Caaba. - -Kâbes, 128, 131; II, 139, 290, 356, 362; III, 80, 369, 370, 371, 373, -399, 410, 411, 412, 413, 416, 448, 472, 486, 515. - -Kabilia grande, II, 38. - -Kafsa, II, 362, 486, 515, 516, 517. - -Kairewân, XXXVII, XXXVIII, XXXIX, XLII; 113, 114, 115, 117, 121, 122, -123, 127, 128, 131, 133, 134, 136, 137, 144, 145, 146, 148, 154, 155, -156, 172, 230, 236, 253, 254, 255, 257, 258, 262, 277, 296, 343, 379, -385, 392, 393, 428; II, 10, 46, 47, 48, 49, 50, 54, 55, 61, 76, 122, -125, 129, 131, 135, 138, 139, 141, 142, 147, 162, 182, 190, 196, 197, -199, 200, 201, 207, 217, 221, 222, 230, 289, 334, 358, 359, 360, 362, -426, 432, 465, 499, 500, 501, 502, 548; III, 80, 211, 420, 477, 785, -829, 836, 841. - -Kala’t-Abd-el-Mumin, 334. - -Kala’t-beni-Hammâd, LIV. - -Kala’t-el-Bellût, II, 33. - -Kala’t-el-Fâr, III, 776. - -Kala’t-el-Hamma (Calathammeth), III, 782, 811. - -Kala’t-el-Kewârib, III, 772, 811. - -Kala’t-el-Khesceb, _v._ Rocca del Legno. - -Kala’t-el-Khinzâria, _v._ Hisn-el-Genûn. - -Kalat-er-Rum, 336. - -Kalat-es-Sirât, II, 192; III, 775. - -Kalat-et-Tarîk, III, 776. - -Kalat-et-Tirazi, _v._ Calatrasi, II, 449, 772. - -Kalatubi, III, 776. - -Kalbara, II, 192. - -Kalbi, III, 330. - -Kalesciana, II, 182. - -Kalibia, _v._ Clypea. - -Kalsa, _v._ Khâlesa. - -Kâmil (borgo di), II, 361. - -Kamûna, II, 540. - -Kamunia, 114, 115. - -Kanbâr, II, 107. - -Karâfa, II, 489, 522. - -Karak, III, 648. - -Karches, II, 35. - -Karkana (grotte di), 335. - -Karkesia (_errato_ per Corsica), II, 180. - -Kasr, _v._ Cassaro. - -Kasr-el-Gedid (El), 326, 327. - -Kasr-Giâ’far, II, 335; III, 120, 848. - -Kasr-el-Hamma, II, 31. - -Kasr-el-Hedîd, 326, 327. - -Kasr-el-Kadim (El), _v._ Abbâsia. - -Kasr-ibn-Menkûd, III, 776. - -Kasr-Sa’d, II, 33; III, 312, 536, 766, 844. - -Kasr-Sâlem, II, 184. - -Kasr-Tur, 277. - -Kastilia, III, 515. - -Keitonat-el-Arab, _v._ Capo Circeo. - -Keitun, _v._ Catona. - -Kelâl, XL. - -Kemonia, III, 495. - -Keneh, III, 796. - -Kerkeni, III, 407, 426, 471. - -Kerkent, _v._ Girgenti, II, 35. - -Kerkûd, II, 35, 433, 512; III, 776. - -Kerkûr, II, 433. _v._ Kerkûd. - -Khaibar, II, 107. - -Khâlesa, II, 158, 184, 190, 191, 274, 292, 296, 298, 301, 304, 354, -375, 378, 426, 432, 434; III, 118, 122, 126, 127, 128, 129, 130, 138, -298, 821, 841, 870, 881. - -Khandak (Candia), 164. - -Kharadja (corr. Reggio), II, 248. - -Kharsiano, 316, 333. - -Khassu, III, 776. - -Khawarnak, III, 825, 829. - -Khazân, III, 776. - -Khelât, III, 639. - -Khorassân, 139, 140, 142, 143, 253, 264; II, 33, 110, 111, 112, 224, -369, 490, 498, 507, 805; III, 829. - -Kiâna, II, 201. - -Kosîra, _v._ Pantelleria. - -Kubbet-el-Hawâ, III, 829. - -Kubbet-el-Khadrâ (El), III, 828. - -Kuzeh, II, 114. - -Kuzistân, II, 114. - - -L - -Lampedusa, 228. - -Lamta, II, 150, 152, 156. - -Laodicea, II, 279; III, 527, 529. - -Laribus, 427; II, 275. - -Laterano, 77, 96; III, 145, 807. - -Lattarini, III, 870. - -Lavello, III, 31. - -Latomie, di Siracusa, 394. - -Lauricio, 20. - -Lazio, III, 47. - -Lecce, III, 560, 569, 672. - -Legnano, II, 328; II, 493. - -Lenno, II, 88. - -Lentini, 8, 17, 311, 316, 317, 337, 364, 485, 486; II, 49, 213, 263, -443; III, 219, 614, 618, 771, 774, 790, 822. - -Leonforte, II, 185. - -Lepanto, II, 298; III, 672. - -Leuca o Gallico, II, 152. - -Levante, II, 240, 372, 461, 508; III, 340, 422, 426, 434, 435, 504, -522, 524, 529, 539, 609, 633, 637, 660, 661, 664, 679, 698, 701, 718, -723, 785, 789, 805, 823. - -Leyda, XXXIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVII, XLVIII, L, LI, LII, LIV, LV; II, -370, 470. - -Li Aci, _v._ Aci. - -Liâgi, _v._ Aci. - -Libia, III, 421. - -Libica, provincia, 104. - -Librizzi, III, 206, 208. - -Liburia, 373. - -Licata, 269; II, 35; III, 94, 174, 330, 338, 602, 672, 773, 811. - -Licia, 92; II, 368. - -Lico, fiume, II, 193. - -Licodia, 311. - -Licosa, 364. - -Li Gresti, torre, III, 822. - -Liguria (riviera di), II, 180. - -Lilibeo, 8, 11, 94, 169, 205, 265, 467, 485; II, 431; III, 314, 339, -598. - -Lilibetana, provincia, 417, 466, 467. - -Limona, III, 247. - -Linario, monte. II, 443. - -Linguadoca, 125, 158. - -Lione, III, 803. - -Lipari, 356, 485, 486; II, 170, 305, 308, 338, 768, 775. - -Liporaco, II, 407. - -Lipsia, LI. - -Lisbona, III, 16, 664. - -Lo False, III, 71. - -Lognina, III, 166. - -Loira, 158; III, 16, 17. - -Lombardia, Lombardi, 462; II, 161; III, 28, 34, 196, 216, 222, 223, -224, 225, 226, 252, 297, 325, 450, 486, 487, 499, 530, 546, 603, 608, -654. - -Londra, XLV; III, 16. - -Longobardia, 212; III, 8, 223. - -Longobardo (porto di), III, 178. - -Longobuco, II, 347. - -Lorena, 377; II, 402. - -Loristan, II, 31. - -Louvre (museo del) III, 796. - -Lucca, III, 803. - -Lucera, XXXI, XXXVIII; 396; III, 253, 318, 538, 596, 598, 602, 603, -608, 611, 612, 616, 619, 620, 628, 654, 688, 689, 712, 791, 792, 867. - -Ludd, III, 644. - -Lugêrah, III, 598, _v._ Lucera. - -Luhrostico, III, 877. - -Luni, III, 4, 7, 8, 9, 13, 16, 22. - -Luoghi Santi, III, 185, 189. - - -M - -Macara (grotte di), 336. - -Macasoli, fiume, II, 193. - -Macedonia, 440; II, 250, 365, 367, 392, 394. - -Madonie, 315, 322, 417; II, 192. - -Madonna del Paradiso, chiesa, III, 794. - -Madrid, 489. - -Magagi e Maghâghi, II, 36. - -Maghreb, 122, 127, 128; II, 535; III, 420, 517, 715, 716, 718. - -Magione (chiesa della), III, 238, 857. - -Magione (commenda della), II, 434. - -Magnaura, 503, 504, 508, 509; II, 48. - -Magnisi (penisola di), III, 213. - -Maine, III, 151. - -Majorca, XLIII; 125, 127; II, 529; III, 5, 10, 376, 377, 518, 519, 520, -530, 821. - -Makara, III, 776. - -Malaga, III, 173, 662, 663, 664. - -Maletto, 311, 336. - -Malfiteri, III, 330. - -Màlis, II, 186. - -Malta, XL, L; 12, 352, 408, 485; II, 208, 260, 329, 422, 448, 516; III, -116, 117, 177, 178, 179, 180, 213, 269, 296, 309, 318, 388, 536, 553, -598, 605, 606, 607, 684, 685, 751, 752, 762, 775, 787, 788, 810, 871, -872. - -Mandanici, II, 85; III, 776. - -Manfredonia, II, 164. - -Mangiaba, III, 788. - -Maniace, terra, II, 388; III, 71, 73, 77, 224, 257, 499, 776, 843. - -Mansuria, II, 362, 432; III, 606, 760. - -Marakia, III, 526. - -Marca e Marka, 98, 99. - -Marca Aleramica, III, 200, 225, 228, 230, 289. - -Marca d’Ancona, III, 577. - -Marca de’ Saraceni, III, 595. - -Mare dolce, _v._ Favara. - -Mare Rosso, 39; II, 413. - -Marettimo, III, 770. - -Margana, III, 311, 776. - -Marge (Lu), III, 877. - -Marigny, III, 38. - -Marineo, 310; II, 186; III, 311. - -Markab, castello, III, 526. - -Marmara (mar di), 497. - -Marmarica, 104. - -Marmorea (Via) III, 501. - -Mar Nero, 91, 510. - -Marocco, XLVI, L; II, 36, 133, 137, 283, 363, 437; III, 373, 374, 422, -424, 475, 477, 483, 495, 496, 498, 516, 518, 553, 617, 622, 632, 662, -664, 739. - -Marsala, 171, 467; II, 275, 420, 427, 431, 432, 434, 453; III, 339, -380, 772, 773, 774, 811. - -Marsa-l-Kharez, II, 362, 465. - -Marsa-s-Scegira, II, 435. - -Marsa-s-Sceluk, 269. - -Marsa-t-tin, 318, 319. - -Marsa-z-Zeitûna, III, 427. - -Marsiglia, Marsigliesi, III, 625, 671, 708, 810. - -Martorana (chiesa e monastero della), XV, XVI, XVIII, XIX, XXVIII; 90, -100, 233, II, 13; III, 351, 353, 355, 592, 593, 656, 793, 843, 846, -856, 857. - -Marzamemi, III, 881. - -Mascali, II, 433, 438; III, 356. - -Ma’skar, III, 137. - -Massa, III, 257. - -Matera, 377; II, 340. - -Mattorium, 324. - -Maurienne (contea di), III, 676. - -Mauritanie, 104. - -Mawkif, II, 522. - -Mazar, II, 31. - -Mazara, XXXVII, XLVII; 233, 265, 266, 267, 269, 274, 285, 286, 289, -294, 467; II, 35, 62, 143, 191, 192, 193, 207, 208, 212, 252, 275, 278, -420, 421, 427, 432, 433, 445, 455, 486, 501, 502, 504, 520, 539; III, -94, 133, 139, 147, 149, 150, 151, 164, 232, 269, 276, 291, 292, 305, -308, 309, 310, 312, 320, 341, 663, 771, 774, 791, 794, 795, 811. - -Mazara (val di), 290, 311, 325, 334, 417, 465, 466, 467, 484; II, 24, -25, 35, 192, 216, 217, 239, 276, 277, 396, 397, 400, 403, 419, 420, -435; III, 109, 210, 264, 265, 266, 267, 536, 546, 547, 571, 575, 579, -591, 594, 595, 596, 616, 618, 773, 776, 787, 822. - -Mazaro, fiume, II, 36; III, 771. - -Me’arra, II, 101. - -Mecca, XLIX; 39, 41, 46, 47, 49, 51, 55, 56, 57, 58, 65; II, 77, 117, -118, 120, 245, 286, 335, 477, 482, 487, 496; III, 264, 408, 668, 703, -704, 715, 716, 722, 829, 830, 837, 839, 840. - -Mechinesi, II, 35. - -Media, Medi, II, 308; III, 837. - -Medina, 39, 56, 57, 59, 109, 110, 134, 253; II, 286, 475, 476, 504, -521; III, 210, 824, 829. - -Mediterraneo, XLIV, LI, LIV; 75, 79, 80, 82, 95; II, 169, 170, 231, -295, 309, 332, 357, 362, 363, 386, 445, 450, 466, 501; III, 2, 12, 13, -109, 169, 323, 336, 337, 373, 374, 563, 625, 670, 675, 676, 678, 679. - -Megara, 418. - -Mehdia, XXIX, XXXVII, XXXVIII, XLIV, LIV, LVI; 379; II, 33, 139, 150, -171, 173, 179, 180, 190, 196, 199, 200, 201, 202, 203, 206, 207, 239, -241, 247, 249, 250, 254, 272, 278, 279, 280, 290, 291, 356, 360, 361, -362, 364, 420, 432, 449, 485, 499, 501, 528, 529, 530, 535, 546; III, -14, 24, 80, 81, 93, 136, 158, 168, 169, 170, 171, 172, 174, 190, 332, -361, 362, 366, 367, 368, 369, 370, 371, 372, 373, 379, 380, 381, 382, -383, 384, 386, 387, 399, 401, 402, 403, 404, 405, 406, 407, 410, 412, -413, 414, 415, 416, 417, 418, 419, 420, 421, 423, 425, 429, 430, 460, -472, 473, 474, 475, 476, 477, 478, 480, 481, 482, 483, 484, 489, 490, -496, 515, 516, 517, 622, 651, 716, 719, 746, 759, 764, 780, 802, 808, -841, 864. - -Melfi, Melfitani, II, 389; III, 24, 27, 30, 31, 32, 34, 35, 37, 40, 46, -51, 141, 192, 211, 240, 393, 598, 648, 650, 696, 791. - -Melgia-Khalîl, III, 776. - -Melicocca, II, 410. - -Melîla, _v._ Melilli. - -Melilli, Melila, Melili e Melîla, II, 36; III, 212. - -Melitene, III, 212. - -Menâni, III, 463, 819, 820, 846, 847, 849, 850, 851. - -Menasciin, _corr._ Monastir, II, 485. - -Menfi, di Sicilia, III, 790. - -Mengiaba, III, 776. - -Mersebourg, II, 328; III, 8. - -Mentana, III, 367. - -Menzaleh, lago, III, 511. - -Menzil-Jûsuf, III, 246, 311. - -Menzil-Sindi, II, 34; III, 776. - -Merhela Gulielm, III, 215. - -Mernak, presso Tunis, II, 485. - -Mertu, III, 285. - -Merw, II, 33, 224, 498. - -Mesîd-Bâlîs, II, 186. - -Mesisino, II, 35. - -Meskân, 314. - -Mesopotamia, XLV, XLVI, XLVII; 31, 141; II, 33, 98, 278, 310, 513; III, -637, 639, 667, 825, 837, 844, 858, 879. - -Messina, XXXI; 7, 15, 18, 19, 24, 91, 94, 100, 101, 280, 304, 305, 313, -314, 336, 363, 426, 427, 428, 465, 469, 485, 486, 489, 517; II, 35, 36, -70, 71, 72, 73, 89, 213, 214, 243, 244, 259, 263, 264, 266, 271, 313, -314, 315, 327, 382, 383, 390, 393, 394, 396, 397, 398, 400, 402, 421, -424, 432, 433, 435, 437, 443, 450, 453, 466, 467, 552; III, 55, 56, 57, -58, 59, 60, 61, 63, 64, 65, 66, 68, 69, 70, 71, 73, 75, 76, 78, 85, 86, -102, 109, 132, 133, 147, 161, 162, 166, 180, 192, 201, 202, 208, 209, -216, 218, 219, 220, 228, 229, 232, 233, 235, 254, 257, 269, 274, 275, -286, 288, 289, 290, 291, 295, 297, 298, 305, 308, 309, 310, 320, 330, -333, 339, 340, 346, 349, 350, 351, 353, 354, 359, 445, 463, 464, 487, -499, 500, 502, 536, 543, 544, 546, 547, 548, 550, 559, 564, 565, 566, -569, 570, 579, 582, 584, 590, 599, 609, 610, 627, 650, 656, 678, 696, -768, 776, 780, 792, 802, 811, 812, 813, 818, 843, 853, 883. - -Messina (duomo di), III, 817. - -Messina (museo di), II, 454. - -Mezzoiuso, _v._ Menzil-Jûsuf. - -Mezzomondo, nave, III, 651. - -Mezzo Morreale, III, 554. - -Michiken, 315; III, 264, 285. - -Mico o Vico (Bikesc, Benfesc, Tifosc, Minisc, Minis, Mikosc, Mikos), -II, 85, 265, 266; III, 776. - -Micolufa, III, 174, 175. - -Migeti (terra di), III, 278. - -Mihkàn, 315, _v._ Michiken. - -Mikosc e Mikos, _v._ Mico. - -Mîla, II, 123, 233, 335. - -Milano, 20; II, 389; III, 672. - -Milazzo, 21, 425, 426, 469; II, 432; III, 63, 64, 102, 338, 340, 784, -789, 811. - -Milazzo (val di), 466, 467; III, 301, 312. - -Mileto, II, 214, 261, 322, 552; III, 51, 57, 59, 60, 62, 78, 84, 87, -88, 151, 176, 177, 235, 273, 305, 314, 315, 349. - -Milga, III, 286. - -Mili, II, 265, 432, 433. - -Militello, III, 822. - -Millaga, monte, III, 605. - -Mimnerno, _v._ Menàni. - -Mineo, 278, 279, 280, 285, 286, 287, 288, 289, 291, 337; II, 432, III, -787. - -Minisc e Minis, _v._ Mico. - -Minorca, 125. - -Minsciàr, II, 36; III, 573, 592. - -Minzaro, _v._ Minsciàr. - -Minzecio, III, 573. - -Mirabella, III, 219. - -Miragia, III, 776. - -Mirto, III, 208, 282, 284, 286. - -Misanelli, II, 408. - -Miseno, 364. - -Miserella, III, 592. - -Misilmeri, II, 186; III, 108, 111, 113, 285, 292, 302, 311, 592, 843. - -Mismar, III, 213. - -Misr, II, 182, 488, 538; III, 737, _v._ Egitto. - -Mistretta, II, 161, 229, 232, 233, 286. - -Modica, 315. - -Modiuni, fiume, II, 35. - -Modone, 414, 508, 509; III, 435. - -Moezzia, II, 259. - -Mojo, II, 191. - -Mola, 223. - -Molise (contea di), III, 497. - -Monakh-el-Bakar, II, 315. - -Monastir, II, 474, 484, 485. - -Mondello, 317, 318, 319. - -Monembasia, 399; III, 434. - -Monferrato, III, 197, 199. - -Monforte e Monteforte, 470; II, 85, 265; III, 71. - -Mongibello, II, 442; III, 881, 883. - -Monopoli, III, 35, 521. - -Monpileri, III, 215. - -Montalbano, III, 71, 610, 788. - -Monte di Abu-Malek, città, 343. - -Monte Aperto, 311; III, 107. - -Monte Cassino, 101, 102, 365, 368, 369, 373, 374, 376, 460; II, 87, -318, 392; III, 21, 24, 27, 28, 41, 45, 52, 123, 140, 141, 190, 398, -440, 853, 860. - -Monte Cuccio, II, 67. - -Monteleone, III, 616. - -Monte Maggiore, III, 34. - -Monte Negro, presso Antiochia, III, 784. - -Monte Pellegrino, II, 443 - -Montepeloso, II, 342; III, 34, 35, 40, 397, 406, 688. - -Monte San Girolamo, III, 210. - -Monte di San Pietro, III, 340. - -Monte Saraceno, II, 347. - -Montescaglioso, II, 341. - -Monte Scuderi, II, 85. - -Monte delle Tarantole, III, 107. - -Morreale, II, 34, 36, 300, 432, 434, 120; III, 215, 219, 251, 309, 312, -322, 324, 325, 494, 577, 580, 581, 582, 585, 595, 843, 849. - -Morreale (monastero e arcivescovato di), III, 237, 238, 213, 246, 250, -310, 311, 322, 324, 341, 450, 451, 531, 536, 546, 574, 579, 587, 588, -778, 806, 874. - -Morreale (duomo di), III, 514, 815, 862, 864, 870, 879. - -Mortelleto, III, 152. - -Mosa, III, 17. - -Moschea (regione della), II, 297, 298. - -Mosciàrra, 343. - -Mosella, III, 650. - -Mosul, XLVI, XLVII; II, 497. - -Motta, III, 220. - -Msila, II, 362, 444, 499; III, 212. - -Mueli (monastero di), II, 282. - -Muluia, III, 212. - -Murcia, XLIX; III, 703, 704, 705. - -Mussaro, III, 592, _v._ Muxaro. - -Muta, 59. - -Mutata, III, 340. - -Muxaro, III, 174, _v._ Mussaro. - -Muxaro (Sant’Angelo di), II, 36. - - -N - -Nàiis, II, 186. - -Napoli, XXXI, XXXII, XL; 183, 186, 187, 189, 193, 212, 216, 227, 239, -311, 312, 313, 314, 354, 355, 357, 364, 367, 369, 373, 375, 376, 379, -381, 385, 389, 413, 435, 437, 438, 443, 444, 445, 447, 448, 449, 450, -451, 452, 453, 454, 455, 457, 458, 459, 461, 462, 463; II, 90, 91, 92, -95, 161, 162, 163, 164, 166, 167, 175, 178, 236, 251, 253, 295, 299, -312, 315, 316, 340, 344, 376, 377, 445, 449, 450, 453, 458, 459, 460, -488; III, 28, 52, 112, 186, 196, 212, 235, 237, 238, 453, 461, 566, -579, 588, 608, 631, 698, 706, 708, 709. - -Napoli, d’Affrica, III, 212. - -Napoli (archivio di), III, 201, 202, 241, 613. - -Napoli (museo di), III, 452, 814. - -Napoli (università di), III, 707. - -Nardò, II, 72; III, 672. - -Narni, II, 164, 165. - -Naro, III, 174, 791. - -Naso, III, 282, 284, 286. - -Naupactitesse (monastero detto delle), II, 298, 415, 416. - -Nauplia, II, 367. - -Nazareth, III, 644. - -Nè (comune di), III, 221. - -Negroponte, 414; III, 466, 467, 480, 679. - -Nepi, II, 164, 165. - -Neritinû, _v._ Nardò. - -Neritum, _v._ Nardò. - -Nesterawa, II, 275, 276. - -Nettunii (monti), II, 264. - -Nicea, 501; III, 664, 665. - -Nicosia, III, 90, 135, 224, 225, 227, 229, 268, 278, 287, 288, 294, -295, 309, 338, 499, 584, 610. - -Nicotra, III, 150, 151, 165, 257, 378, 379. - -Nilo (Il), II, 122, 284, 418, 463, 500, 530, 548; III, 73, 80, 82, 92, -511, 515, 521. - -Nini, fiume, 119. - -Ninive, XXVII. - -Nisapur, 253; II, 111, 507. - -Nizza, 227. - -Nocera, 462, 463; III, 611, 612, 620, 688. - -Noja, II, 408. - -Normandia, II, 343, 380, 413; III, 18, 20, 23, 27, 29, 37, 38, 39, 213, -214. - -Norvegia, II, 380, 383, 384; III, 14, 15, 17, 19, 39. - -Noto, 323, 324, 345, 346, 348, 467; II, 275, 433, 435; III, 167, 175, -176, 177, 269, 301, 306, 309, 314, 774. - -Noto (val di), 315, 319, 323, 363, 417, 465, 466, 467, 484; II, 24, -213, 216, 255, 276, 396, 397, 435, 526; III, 85, 109, 149, 151, 153, -154, 210, 267, 314, 773, 822. - -Novara, III, 220, 225. - -Nozaba, III, 407. - -Nûba, II, 77, 78. - -Nubia, III, 681. - -Numidia, 104. - -Nuova Regione, II, 297, 298. - -Nurembergh, III, 448, 589, 814. - -N»zh»r»d, III, 316. - - -O - -Obbiano, II, 345. - -Occidente, II, 120, 140, 221, 231, 233, 282, 286, 309, 404, 461, 462, -499, 522, 528, 535; III, 13, 25, 303, 447, 454, 458, 490, 663, 664, -668, 669, 708, 711, 805, 811. - -Oceano, II, 284; III, 16, 337, 374, 679. - -Odesuer (Wadi-es-Sewâri), III, 884. - -Ofanto, III, 34. - -Oiûn-’Abbâs, II, 435. - -Okâz, 41, 42. - -Olivella (monastero dell’), III, 869. - -Olivento, III, 31. - -Oliveri, II, 433; 111, 102, 774, 783. - -Oppido, III, 251, 282, 284. - -Orano, 116, 122, 292; II, 362; III, 426. - -Ordona, II, 312. - -Oreto, fiume, L; II, 68, 299, 300, 301; III, 103, 118, 470, 580, 582, -785, 790, 849, 883. - -Oria, II, 170, 171, 172, 175, 316. - -Oriente, II, 100, 101, 102, 104, 134, 178, 221, 227, 255, 269, 278, -282, 286, 361, 362, 365, 404, 446, 474, 481, 495, 496, 498, 504, 518, -519, 522, 533; III, 14, 25, 315, 324, 328, 447, 513, 535, 541, 669, -694, 713, 728, 731, 732, 733, 774, 802, 807. - -Orne (dipartimento dell’), III, 497. - -Oronte, III, 634. - -Orta, II, 164. - -Ortigia, 7, 394, 395, 397; II, 259, 391. - -Osero, 358. - -Ostia, 365, 366, 367, 368, 444, 445, 446, 453, 454. - -Osra (?), II. 185. - -Otranto, 183, 185, 437; II, 171, 172, 177, 243, 244, 252, 316, 431; -III, 108, 116, 609. - -Oxford, XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVIII, XLIX, LIII; II, 467. - -Oxford (biblioteca Bodlejana di), III, 701. - - -P - -Pace (porta della), II, 156. - -Pachino, 100; II, 435, 448. - -Padova, III, 803. - -Paesi Bassi, III, 1. - -Paflagonia, III, 672. - -Palagio comunale di Palermo, II, 69. - -Palagio nuovo, _v._ Halka. - -Palagio reale di Palermo, III, 138. - -Palagonia, 311. - -Palasciano, II, 345. - -Palazzolo, di Sicilia, 269, 336; III, 220. - -Palazzuolo, presso Firenze, III, 220. - -Palermo, XL, XLI, XLIV, L; 8, 11, 13, 15, 21, 94, 205, 206, 232, 240, -248, 271, 274, 290, 291, 293, 294, 299, 302, 304, 305, 307, 308, 309, -315, 317, 318, 319, 320, 323, 324, 325, 326, 327, 328, 329, 330, 333, -335, 336, 337, 344, 345, 348, 349, 350, 351, 352, 354, 359, 364, 371, -378, 379, 392, 399, 407, 412, 413, 414, 417, 422, 423, 424, 425, 426, -440, 465, 467, 485, 486, 487, 489, 493, 516; II, 5, 12, 24, 32, 33, 34, -35, 36, 37, 43, 48, 64, 65, 67, 68, 70, 71, 72, 77, 78, 79, 96, 140, -141, 144, 145, 147, 150, 151, 152, 155, 157, 158, 159, 160, 172, 177, -178, 179, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 191, 192, 193, 195, 204, 205, -206, 207, 208, 209, 210, 212, 214, 215, 216, 222, 225, 236, 239, 240, -241, 242, 243, 244, 250, 251, 252, 257, 263, 266, 269, 270, 272, 274, -278, 292, 293, 295, 296, 297, 298, 299, 300, 301, 302, 303, 304, 305, -306, 307, 308, 309, 320, 329, 333, 335, 337, 338, 349, 350, 373, 375, -387, 388, 390, 391, 392, 394, 396, 402, 403, 412, 414, 415, 416, 418, -419, 420, 421, 422, 425, 426, 427, 428, 431, 432, 433, 434, 435, 436, -437, 442, 443, 449, 452, 454, 455, 465, 467, 481, 486, 498, 501, 506, -513, 516, 518, 524, 535, 547, 548, 549, 551, 552; III, 14, 66, 69, 73, -75, 76, 78, 79, 80, 92, 93, 94, 96, 97, 100, 101, 102, 103, 106, 108, -109, 110, 111, 112, 113, 114, 115, 116, 117, 118, 119, 120, 121, 122, -123, 125, 128, 129, 132, 133, 134, 136, 137, 138, 139, 140, 141, 142, -147, 148, 149, 150, 153, 159, 160, 164, 173, 176, 185, 204, 205, 207, -209, 210, 212, 214, 216, 217, 218, 219, 225, 226, 228, 229, 230, 232, -233, 236, 237, 245, 248, 251, 253, 254, 256, 257, 261, 262, 263, 266, -267, 269, 275, 277, 285, 286, 287, 290, 292, 297, 298, 299, 300, 308, -309, 310, 311, 315, 316, 317, 320, 321, 322, 323, 324, 327, 330, 331, -334, 335, 339, 340, 341, 343, 349, 350, 351, 353, 358, 359, 365, 368, -370, 388, 389, 390, 392, 393, 394, 395, 401, 409, 415, 420, 422, 423, -425, 426, 427, 430, 434, 438, 439, 448, 450, 451, 459, 460, 468, 469, -470, 471, 474, 475, 476, 484, 485, 486, 487, 490, 494, 496, 497, 500, -504, 505, 506, 515, 517, 520, 525, 531, 534, 535, 536, 544, 545, 547, -548, 551, 552, 558, 560, 561, 564, 565, 566, 567, 570, 571, 572, 577, -579, 581, 582, 583, 584, 586, 587, 589, 592, 594, 595, 597, 599, 600, -609, 610, 614, 615, 617, 618, 655, 656, 657, 662, 665, 670, 672, 676, -678, 680, 683, 684, 689, 690, 698, 700, 709, 711, 713, 722, 752, 754, -756, 757, 763, 764, 766, 768, 773, 774, 776, 785, 786, 797, 798, 800, -801, 802, 811, 812, 813, 815, 816, 818, 819, 820, 840, 841, 842, 843, -855, 856, 864, 866, 868, 874, 893, 894. - -Palermo (archivio di), III, 203, 215, 234, 246, 291, 318, 635, 806, 872. - -Palermo (cappella Palatina di), III, 463, 475, 492, 684, 792, 793, 831, -842, 843, 845, 847, 848, 856, 857, 861. - -Palermo (duomo di), III, 463, 793, 801. - -Palermo (museo di), III, 792, 795, 869. - -Palermo (università degli studi di), II, 69; III, 869. - -Palestina, III, 346, 522, 529, 530, 563, 608, 640, 652, 811. - -Palici (lago dei), 5, 279. - -Palma, di Calabria (_corr_. Palmi), II, 317. - -Palma (spiaggia di) sotto Roccalumera, in provincia di Messina, III, -795. - -Palma, in Majorca, III, 821. - -Palmi, 517; II, 410; III, 57. - -Palmira, 31; III, 825. - -Paludi Meotidi, 221. - -Panaria, III, 769. - -Paniças, III, 631. - -Pantalica, 311; III, 180, 181. - -Pantelleria, 111, 112, 165, 166, 304; II, 367, 448, 508; III, 81, 82, -169, 381, 382, 415, 536, 553, 598, 626, 627, 628, 631, 632, 770, 774, -783, 787, 809, 870. - -Panteon di Roma, 94. - -Paola, di Calabria, II, 314. - -Paolotti (chiesa de’), in Palermo, III, 121. - -Papireto, III, 138. - -Papireto, fiume, II, 158, 299, 501. - -Parco, III, 779, 849, 850. - -Parigi, XVII, XXI, XXV, XXX, XXXIII, XXXIV, XXXV, XXXVI, XLI, XLII, -XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVII, XLVIII, XLIX, L, LI, LII, LIV, LV; II, -51, 272, 467, 484; III, 16, 17, 213, 230, 700, 797. - -Parigi (biblioteca nazionale di), II, 272; III, 698. Parigi (museo di), -II, 456, 457, 458. - -Parigi (università di), III, 707. - -Parma, III. 694. - -Partanna, III, 776. - -Partinico, II, 86, 432; III, 460, 301, 317, 784. - -Patané, II, 86. - -Paterno, III, 220. - -Paternò, III, 72, 73, 150, 152, 220, 226, 268, 301, 311, 312, 783. - -Patitelli (porta dei), II, 303. - -Patrasso, 508, 547. - -Patria (lago di), 373. - -Patti. 469; II, 432; III, 56, 220, 221, 225, 232, 236, 278, 296, 308, -309, 331, 340, 356, 378, 387, 768. - -Pavia, 212; III, 590. - -Pellegrino, monte, 318. - -Peloponneso, 176, 328, 401, 414, 442, 502, 508; II, 169; III, 413, 434. - -Peloriade, 422; II, 79. - -Pentapoli, 91, 180. - -Pentidattolo, 516. - -Perche (contea di), III, 497. - -Pergusa, lago, 311, 330; III, 75. - -Persepoli, XL. - -Persia, Persiani, XLV, XLVI; 31, 39, 53, 56, 58, 59, 60, 62, 64, 72, -74, 77, 94, 138, 142, 515, 517; II, 4, 17, 31, 32, 33, 37, 66, 98, 99, -100, 105, 108, 109, 110, 111, 114, 115, 116, 117, 118, 140, 173, 269, -278, 490, 492, 493, 544; III, 36, 639, 649, 668, 679, 729, 732, 741, -824, 825, 837, 840. - -Persico (golfo), 80. - -Petra, III, 825. - -Petra de Zineth, II, 36. - -Petracucca, II, 246, 247. - -Petralia, II, 397; III, 85, 86, 112, 281, 285, 315, 340, 341. - -Petralia Soprana, III, 85. - -Petralia Sottana, III, 85. - -Petrazzi, II, 67. - -Pettinengo, III, 220. - -Pettineo, III, 220. - -Phinthia, 269. - -Piana de’ Greci, III, 159, 779, 850. - -Piazza, 311, 336; III, 220, 223, 225, 226, 227, 229, 268, 269, 309, -488, 822. - -Piazza della Marina, in Palermo, II, 158. - -Piemonte, II, 167, 225. - -Pietà (monastero della), in Palermo, III, 128. - -Pietrapennata, II, 247. - -Pietraperzia, 330; II, 275; III, 311. - -Pietra di Roseto, II, 407. - -Pietra di Serlone, III, 135. - -Pietroburgo, XXXIV, XXXIX, XLIII; II, 383. - -Piramitana (Massa), 12. - -Pirenei, 125, 158, 159. - -Pisa, Pisani, 364; II, 311, 313, 500, 504; III, 1, 2, 3, 4, 7, 8, 9, -10, 11, 13, 14, 16, 97, 101, 102, 103, 158, 168, 169, 170, 171, 172, -190, 223, 232, 260, 277, 341, 367, 376, 377, 379, 404, 429, 465, 466, -467, 513, 515, 518, 519, 522, 523, 530, 550, 558, 577, 580, 581, 584, -588, 601, 606, 625, 633, 692, 774, 810, 849. - -Pisana (torre), in Palermo, III, 218. - -Pitirrana, III, 262, 270, 311, 776. - -Pizzuto (contrada del), II, 158. - -Platanella, II, 193. - -Platani, 310, 334, 335, 337; II, 193, 194, 195; III, 174, 266, 573, -586, 588. - -Platani, fiume, III. 174, 596, 604, 605. - -Platano, monte, III, 604, 605, 776. - -Po, 358; II, 394; III, 34, 198, 222, 672. - -Poitiers, 158. - -Policastro (golfo di), II, 339. - -Polizzi, 416, 417, 419, 422; II, 33, 285; III, 275, 592. - -Pollina, III, 595. - -Polluce (torre di), 237. - -Polonia, II, 384, 679. - -Pommersfeld, III, 696. - -Ponente, _v._ Occidente, III, 379, 420, 424, 425, 544, 625, 686, 701, -718, 739, 805. - -Ponte dell’Ammiraglio, III, 785. - -Ponte della Grazia, III, 580. - -Pontevico, III, 641, 712. - -Ponza, 228, 364; III, 226. - -Porri (isola dei), 270. - -Porta Negra, torre, II, 413. - -Porta Nuova, in Palermo, III, 120, 121, 128, 137. - -Portella di Mare, III, 844. - -Portici, 457. - -Porto di Ali, 467; II, 431, _v._ Marsala. - -Portoferraio, III, 672. - -Portogallo, II, 505; III, 414, 735. - -Porto Palo, III, 790. - -Potenza, III, 221. - -Pozzolo Superiore, II, 85. - -Pozzuoli, 373; II, 453; III. 467. - -Praroli, o Tre Laghi, III, 63. - -Principato, III, 612, 625. - -Principato Ulteriore, III, 37, 45. - -Prizzi, II, 443, III, 311. - -Puglia, e Puglia (ducato di), XXXI; 165, 328, 336, 359, 360, 371, 372, -373, 435, 437, 438, 441, 442, 443, 468; II, 153, 168, 175, 176, 244, -245, 311, 313, 314, 345, 316, 345, 346, 365, 380, 389, 392, 416, 784, -798; III, 14, 22, 23, 25, 26, 27, 30, 31, 33, 35, 36, 37, 40, 41, 43, -45, 46, 47, 48, 53, 61, 63, 66, 69, 78, 94, 100, 102, 104, 106, 112, -123, 136, 146, 147, 162, 165, 183, 185, 214, 226, 233, 237, 271, 272, -274, 277, 302, 309, 315, 338, 342, 348, 351, 366, 391, 392, 394, 395, -396, 431, 451, 464, 465, 466, 468, 481, 544, 548, 553, 563, 565, 567, -577, 590, 596, 601, 606, 611, 612, 616, 620, 625, 628, 648, 653, 654, -701, 867, 868. - -Punta Saracena, II, 347. - - -Q - -Quarnero, 359. - - -R - -Raalginet e Ragalzinet, II, 36. - -Racalmuto, II, 36. - -Raccamo (via del), III, 870. - -Raffadali, III, 594 - -Ragusa, di Dalmazia, 378; II, 367. - -Ragusa (fiume di), II, 443. - -Ragusa, di Sicilia, 319, 323, 337, 344, 346, 348; III, 212, 301, 771, -772, 784, 811. - -Rahl, III, 174. - -Rahl-el-Armel, III, 776. - -Rahl-el-Asnâm, 237. - -Rahl-Butont, III, 850. - -Rahl-el-Kâid, III, 776. - -Rahl-el-Mara, III, 776, _corr_. Merat. - -Rahl-Menkûd, II, 275. - -Rahl-el-Merat, III, 787, _v._ Rahl-el-Mara. - -Rahl-es-Scia’rani, III, 312. - -Rahl-ez-Zenati, II, 36. - -Raia, II, 45, 370; III, 311, 776. - -Rakal Stephani (_corr_. Rahl), III, 573. - -Rakka, II, 33. - -Rakkâda, 236; II, 49, 52, 53, 54, 55, 68, 129, 131, 134, 135, 136, 139, -141, 142, 151, 156, 285. - -Ramelia, III, 575. - -Rametta, 394, 423, 426, 470; II, 85, 86, 242, 247, 259, 260, 293, 265, -266, 269, 270, 271, 280, 290, 291, 308, 315, 322, 331, 382, 383, 400, -401, 414; III, 63, 64, 65, 70, 71, 206, 208, 284. - -Ramla, di Siria, III, 644. - -Ramla (Er-), presso Mehdia, III, 418. - -Randazzo, 350; II, 184, 191, 433; III, 223, 224, 252, 269, 296, 499, -567, 582, 787, 791. - -Rappaco, II, 408. - -Rapolla, II, 407, 408. - -Râs-el-Belât, 266; II, 435. - -Rasigelbi, II, 435. - -Raudha (nilometro di), III, 834, 836, 843. - -Ravanusa, III, 174. - -Ravello, 396. - -Ravenna, 20, 78, 98, 180, 449; III, 696. - -Rebî’ (porta di), 154; II, 197. - -Rebuttone, III, 849. - -Regalbuto, III, 285, 312, 321, 349. - -Regensburg, III, 673. - -Reggio, 230, 412, 415, 425, 426, 516, 517; II, 70, 71, 72, 73, 152, -154, 170, 171, 243, 246, 248, 251, 252, 271, 315, 329, 338, 339, 341, -346, 350, 365, 366, 381, 408, 410, 414, 449, 453; III, 2, 3, 31, 46, -47, 48, 50, 51, 52, 54, 55, 57, 61, 63, 64, 65, 66, 67, 68, 69, 116, -165, 257. - -Reggio, dell’Emilia, III, 803. - -Rekka-Basili, III, 776. - -Rendag, _v._ Randazzo. - -Resina, 457. - -Ribât degli Almoravidi, III, 374. - -Ribât, di Susa, 154. - -Ribera, III, 605. - -Rieti, II, 165. - -Rif, del Marocco, II, 36, 285. - -Rimini, III, 672. - -Rocca (La), presso Morreale, III, 580. - -Rocca d’Asino, III, 165. - -Rocca Imperiale, II, 347. - -Rocca del Legno, II, 177. - -Roccamena, III, 779, 787. - -Rocca Monte, 462. - -Rocca di San Martino, III, 43. - -Roccasecca, III, 565. - -Roccella, 327; III, 776. - -Rodano, 158; III, 16. - -Rodi, 88, 85; III, 530. - -Roma, XLI, XLIV, LI; 4, 6, 8, 14, 16, 22, 23, 24, 29, 71, 78, 86, 89, -94, 99, 179, 180, 183, 187, 191, 208, 230, 235, 318, 365, 366, 367, -368, 369, 389, 412, 435, 438, 443, 444, 445, 446, 448, 450, 451, 453, -454, 456, 457, 458, 497, 498, 516, 517, 519; II, 90, 161, 164, 165, -166, 169, 175, 278, 318, 327, 338, 399, 403, 406; III, 2, 16, 26, 31, -41, 44, 46, 143, 145, 146, 182, 184, 193, 417, 431, 450, 497, 530, 559, -569, 582, 588, 590, 621, 629, 645, 653, 654, 679, 680, 681, 701, 705, -811, 881. - -Romania, III, 480. - -Roseto, II, 247. - -Rosetta, II, 182, 276; III, 426, 427. - -Rossano, 183; II, 313, 315, 317, 319, 320, 322, 323, 326, 329, 336. - -Rostoch, II, 455. - -Rouen, II, 413; III, 17, 18, 21. - -Ruga Keleb, III, 369. - -Russia, Russi, XXXIV; 77; II, 261, 269, 365, 380, 383, 384, 385; III, -26. - - -S - -Sabina, II, 164, 165. - -Sabra, II, 362. - -Sabratha, 109. - -Ságana, II, 34, 277. - -Saghâniân, II, 34. - -Sâhel, III, 212. - -Sahra, 130; III, 373, 374, 483. - -Sa’îd, II, 285. - -Saint-Clair sur Epte, III, 18. - -Saint-Evrault (monastero di), III, 84. - -Sakhra (cappella della), III, 644. - -Sakhrat-el-Harîr, 327; III, 776. - -Sala, III, 220. - -Salemi, II, 36; III, 575. - -Salerno, XL; 189, 240, 241, 354, 355, 356, 357, 362, 369, 370, 373, -375, 376, 381, 383, 385, 387, 388, 396, 397, 435, 436, 437, 438, 439, -444, 445, 448, 450, 452, 454, 455, 457, 461, 463, 464; II, 166, 168, -178, 241, 311, 312, 317, 321, 322, 329, 343, 344, 377, 380, 449, 450, -459, 488; III, 25, 27, 28, 29, 37, 38, 39, 45, 46, 47, 49, 52, 122, -142, 146, 193, 232, 274, 275, 280, 388, 392, 393, 398, 552, 554, 555, -577, 612, 697, 698, 788, 813. - -Saline (valle delle), 516; III, 50, 51. - -Salso, fiume, 269, 290, 315, 323, 417, 466; II, 192, 216, 427; III, -311, 595, 614, 773, 790. - -Salvatore (braccio del), III, 57, 64, _v._ San Giacinto. - -Salvatore (monastero del), in Messina, 489, 490; II, 400; III, 234, -463, 783. - -Salvatore (chiesa del), III, 287, 288. - -Salvezza (vicolo della), III, 128. - -Samanteria, II, 433, _v._ Sementara. - -Samarkand, II, 34. - -Sambuca, III, 220. - -Sambuco, III, 220. - -Sambughetto, III, 220. - -Sanâ, 46; II, 120. - -Sanagi o Sinagia, II, 36. - -Sant’Adriano (monastero di), presso Basidia, II, 407, 408. - -Sant’Andrea degli Amalfitani, II, 297; III, 138. - -Sant’Andrea, isola, 497. - -Sant’Andronico (chiesa di), III, 65. - -Santangelo (museo di casa), III, 344. - -Sant’Angelo di Brolo (monastero di), III, 305. - -Sant’Angelo de Lisico (monastero di), 469; II, 404. - -Sant’Antonio (parrocchia di), II, 69. - -Sant’Apollinare (chiesa di), in Bari, III, 36. - -Santarem, XLIII; II, 505, 506. - -San Barbaro di Demona (monastero di), 470; III, 208, 234, 313. - -San Bartolommeo, di Capitanata, II, 347. - -San Bertario (chiesa di), II, 92. - -San Brunone (monastero di), III, 187, 196, 235, 241. - -San Calogero (monastero di), 505. - -San Carlo, comune, II, 431. - -San Cataldo (chiesa di), III, 843, 856. - -Santo Ciro (rupe di), III, 756. - -San Cono (grotte di), 311. - -Santo Carzio, presso Aversa, 462. - -San Domenico (chiesa di), II, 158. - -Sant’Elia d’Ambola o d’Eubulo (monastero di), III, 83, 340. - -Sant’Elia, monte, 517. - -Sant’Erasmo (piano di), III, 470. - -San Felice (grotte di), II, 72; III, 95, 96. - -San Filareto (monastero di), II, 317, 395, 410, 411, 412, 442. - -San Filippo, d’Argira, 519; II, 399, 403, 406, 408, 410; III, 224, 269, -284, 301. - -San Filippo di Demona (monastero di), 469, 470; II, 404; III, 282, 313. - -San Filippo di Fragalà (monastero di), 505; III, 206, 208, 305. - -San Francesco d’Assisi (chiesa di), in Palermo, II, 454. - -San Francesco di Paola (monastero di), III, 120. - -San Fratello, comune, III, 224, 227. - -San Gennaro, comune, III, 396, 569. - -San Giacinto (isola di), III, 57, 58, 64, v. Salvatore. - -San Giacomo (quartiere di), III, 137. - -San Giacomo la Marina (chiesa di), III, 793. - -San Giacomo la Màzara (chiesa di), III, 856. - -San Giorgio (chiesa di), III, 230. - -San Giorgio dei Genovesi (chiesa di), II, 297. - -San Giovanni, d’Acri, III, 508, 529. - -San Giovanni degli Eremiti (monastero di), III, 138, 463, 594, 843, 856. - -San Giovanni dei Lebbrosi, ospizio, II, 445; III, 118, 119, 593, 783, -821, 843. - -San Giuliano (monastero di), II, 408. - -San Giuseppe li Mortilli, in oggi San Giuseppe Jato, II, 36; III, 159, -779, 849. - -San Gregorio (chiesa di), III, 117. - -San Leonardo (fiume di), III, 147, _v._ Termini. - -San Lorenzo di Cefalà, spedale, III, 615. - -San Marco, comune, II, 445; III, 71, 75, 77, 78, 94, 102, 161, 164, -186, 206, 208, 221, 282, 284, 286, 293, 773, 774, 784, 787, 811. - -San Marco di Venezia (campanile di), III, 687. - -San Martino, presso Capua, 387. - -San Martino, in Marsico, 462. - -San Martino de Scalis (monastero di), 293; II, 413; III, 792, 795, 869. - -San Matteo (chiesa di), III, 193. - -Santo Mauro, comune, III, 776. - -San Mercurio (monastero di), II, 317, 318, 319. - -San Michele (chiesa di), II, 92, 95, 415. - -San Michele (monastero di), III, 575. - -San Michele Arcangelo (monastero di), II, 404; III, 305, 324. - -San Nazario (monastero di), II, 317, 318. - -San Niccolò (chiesa di), in Messina, III, 58, 161. - -San Niccolò (chiesa di), in Reggio, III, 165. - -Sannio, 443. - -San Pancrazio (chiesa di), II, 92. - -San Pietro e Paolo (monastero di), III, 305, 306. - -San Pietro e Paolo (chiesa di), III, 139. - -San Quirico, II, 408. - -San Remo, III, 277. - -Sansego, isolotto, 359. - -Sanseverino, III, 148. - -San Severo, di Puglia, III, 616. - -Santo Stefano (chiesa di), 489. - -San Vincenzo in Volturno (monastero di), 374, 375, 459, 460. - -San Vito, presso Isernia, 368. - -Sant’Agata (monastero di), III, 254, 550. - -Sant’Agata la Guilla, II, 69. - -Sant’Agata, di Reggio, II, 315. - -Sant’Agata (ròcca di), II, 171. - -Sant’Anastasia, III, 212, 311. - -Santa Caterina (monastero di), II, 69, 415. - -Santa Chiara (monastero di), II, 69. - -Santa Ciriaca, III, 130, 339. - -Santa Cristina, III, 779. - -Santa Croce, di Firenze, III, 707. - -Sant’Eufemia (monastero di), III, 84, 307. - -Santa Lucia (chiesa di), III, 291. - -Santa Lucia, comune, III, 223, 252, 296. - -Santa Margherita, comune, II, 33. - -Santa Maria dell’Ammiraglio, III, 592, v. Martorana. - -Santa Maria, castello in Sicilia, 512, 513. - -Santa Maria di Cammarata, terra, III, 251. - -Santa Maria in Cingla, 368. - -Santa Maria del Faro, III, 66. - -Santa Maria della Grotta (chiesa di), III, 131, 138, 139, 355. - -Santa Maria de Gurguro (monastero di), III, 324. - -Santa Maria in Josaphat (monastero di), III, 239. - -Santa Maria de Latina (monastero di), III, 547. - -Santa Maria di Mili (monastero di), III, 305. - -Santa Maria Vergine (chiesa di), III, 139. - -Santa Maria di Rifesi (chiesa di), III, 594. - -Santa Maria di Roccamadore (badia di), III, 67. - -Santa Maria di Vicari (monastero di), II, 397, 403; III, 305. - -Santa Maria Maddalena de Galca (via di), III, 138. - -Santa Severina, 440, 451; II, 42, 406. - -Santa Sofia (tempio di), III, 837. - -Saponara, III, 220. - -Sara, monte, III, 605. - -Saracena, presso Castrovillari, II, 347. - -Saraceno (monte), II, 347. - -Saracinesco, presso Tivoli, II, 347. - -Saragozza, II, 475, 476, 481; III, 450. - -Sardegna, Sardi, XXXI; 18, 28, 95, 98, 124, 125, 168, 173, 175, 183, -184, 201, 204, 207, 226, 227, 366; II, 180, 181, 287, 433, 449; III, 2, -3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 367, 368, 679. - -Sardegna, villa in Affrica, II, 287. - -Sassonia Gotha, XLI. - -Savona, III, 198, 199, 230, 288, 673. - -Scalea, III, 87. - -Scaletta, III, 220. - -Scarpanto, III, 525. - -Sceliata, III, 776. - -Scerîk (penisola di), 111, 430, 431; III, 474, 598, _v._ Dakhel. - -Schala di Lampheri, III, 875. - -Schiavoni (quartiere degli), II, 158, 297, 298; III, 298, 614. - -Sciacca, 505, 506; II, 35, 275, 420, 432, 434, 489; III, 176, 211, 301, -310, 313, 330, 338, 341, 602, 773, 775, 795, 811, 882. - -Sciakâtis, XLV. - -Sciarabbu, fonte, III, 870. - -Sciarra (Butera?), 316. - -Scicli, 345; III, 771, 811. - -Scilla, II, 73, 271. - -Sclafani, II, 192. - -Scopa, III, 220. - -Scopello, II, 432, 433; III, 220, 224, 592. - -Scrible (castello di), III, 43, 107. - -Scuteri (grotta dei), III, 877. - -Sebeto, 373, 454. - -Seffein, II, 103. - -Segeballarath, II, 300, _v._ Ballarò. - -Segelmessa, 129; II, 133, 134, 135, 136, 284, 363, 369. - -Segesta, II, 31, 86; III, 775, 782. - -Segestan, II, 31, 186. - -Segestano (emporio), 8. - -Selamîa, II, 116, 120, 132, 134. - -Selinunte, 233, 236, 237; II, 33, 36, 435; III, 776. - -Selinus, II, 36, _v._ Modiuni. - -Sementara, II, 433, 490; III, 212. - -Seminara, 231, 517; II, 317, 410; III, 257. - -Senegal, III, 373. - -Senem, II, 184. - -Senna, III, 16, 18. - -Sepiano, 455. - -Sepino, 374. - -Seracino, fiumicello, II, 347. - -Seralcadi, quartiere, III, 298, 614, _v._ Schiavoni. - -Serkland, II, 385. - -Sessa, 452. - -Setfura, II, 275. - -Setif, II, 38, 121; III, 424. - -Setra, II, 163. - -Sette Dormienti (grotta dei), III, 664, 665. - -Settentrione, III, 668, 823. - -Sewâd, II, 17. - -Sfax, 806; II, 151, 152, 362, 433, 449; III, 80, 92, 410, 419, 420, -421, 468, 469, 470, 472, 473, 477. - -Sibilla, _v._ Zawila. - -Sibkha, di Tunis, II, 75. - -Sicchiaria, fonte, III, 870. - -Sicilia (archivio regio di), III, 774. - -Sicilia di qua e di là dal Salso, 417; III, 595. - -Siciliane (Le), villa presso Damasco, 87; III, 736. - -Sidone, III, 107, 640, 644, 645. - -Simeto, _v._ Wadi-Musa, II, 387, 435, 448; III, 71, 72, 95, 96, 135, -790. - -Sinagra, III, 250, 251. - -Sinai, 515; II, 413; III, 859. - -Sind, II, 186; III, 760, 762. - -Sinopoli, II, 410. - -Siponto, 362; II, 164, 176. - -Siracusa, 7, 11, 12, 13, 15, 16, 21, 26, 86, 94, 95, 99, 100, 169, 174, -201, 212, 217, 230, 240, 247, 248, 252, 269, 271, 272, 274, 275, 278, -290, 291, 299, 300, 317, 323, 326, 328, 329, 333, 335, 344, 345, 346, -347, 348, 349, 351, 352, 392, 393, 394, 395, 397, 401, 404, 406, 410, -411, 432, 465, 471, 485, 486, 496, 499, 500, 501 a 513; II, 32, 35, -146, 216, 258, 263, 275, 293, 299, 382, 383, 387, 391, 396, 412, 413, -425, 433, 436, 437, 453, 474, 476, 525, 549; III, 56, 109, 151, 152, -163, 165, 166, 167, 168, 169, 174, 181, 208, 209, 213, 231, 251, 264, -269, 291, 297, 301, 305, 308, 309, 310, 312, 317, 318, 327, 338, 378, -388, 407, 536, 538, 574, 578, 583, 597, 601, 610, 614, 618, 689, 768, -771, 774, 776, 780, 781, 811. - -Siracusana (provincia), 417, 466, 467. - -Siria, Siri, XLV, XLVI; 31, 49, 62, 64, 66, 69, 79, 81, 82, 85, 86, 87, -88, 90, 128, 136, 138, 143, 477; II, 33, 88, 89, 100, 118, 131, 132, -133, 170, 180, 218, 278, 279, 281, 286, 301, 310, 312, 349, 369, 379, -404, 405, 406, 445, 450, 477, 490, 496; III, 211, 212, 362, 365, 414, -508, 523, 528, 609, 634, 639, 640, 643, 647, 649, 715, 717, 718, 721, -723, 732, 734, 740, 796, 811, 825, 858, 879. - -Siviglia, XLII: II, 501, 508, 523, 524, 527, 529, 530; III, 16, 172, -686. - -Slavi (quartiere degli), II, 179, _v._ Schiavoni. - -Soiût, LV. - -Solûk, in Affrica, III, 212. - -Solunto, II, 48, 86. - -Sommatino, III, 776. - -Sordivolo, III, 221. - -Sorelle (Le), isolotto, III, 382, 383, 384, 385, 387. - -Sorrento, 183, 312, 357, 364, 367. - -Sort, II, 284, 290. - -Sortino, 311. - -Spaccaforno, 311. - -Spadafora, II, 265, 266, 267. - -Spagna, Spagnuoli, XXXI, XXXIX, XLIII, XLIV, XLV, XLIX, L, LIII; 118, -119, 124, 125, 128, 135, 136, 137, 141, 144, 158, 159, 160, 161, 162, -165, 171, 226, 227, 228, 229, 230, 264, 286, 288, 290, 291, 295, 296, -304, 340; II, 4, 6, 10, 21, 22, 33, 97, 100, 101, 155, 167, 170, 186, -200, 210, 219, 220, 227, 233, 249, 250, 282, 283, 295, 302, 309, 355, -362, 369, 371, 405, 428, 442, 445, 447, 450, 453, 462, 471, 472, 476, -477, 481, 487, 491, 494, 496, 497, 499, 502, 508, 522, 523, 528, 530, -533, 535, 547, 548; III, 2, 3, 4, 5, 7, 11, 12, 16, 20, 75, 76, 78, 80, -106, 157, 169, 172, 173, 188, 211, 212, 217, 260; III, 261, 310, 337, -357, 365, 367, 373, 374, 377, 378, 379, 380, 388, 389, 390, 414, 432, -476, 490, 516, 517, 533, 591, 617, 622, 626, 662, 682, 684, 687, 705, -711, 712, 716, 738, 740, 741, 799, 805, 807, 810, 811, 823, 825, 830, -836, 852, 880, 889. - -Spartivento (capo di), II, 246. - -Spasimo (piazza dello), III, 821. - -Spasimo (bastione dello), in Palermo, III, 128. - -Spedal grande di Palermo, II, 69. - -Spoleto, 187, 189, 369, 370, 388, 447, 454, 455, 462; II, 72, 89, 166, -312. - -Squillaci, III, 52. - -Squillaci (vescovado di), III, 245, 275. - -Stiklestad, II, 384. - -Stilo, 439; II, 324, 329, 372; III, 235, 241, 317. - -Strobilo, II, 368. - -Stromboli, II, 440, 441, 448; III, 769. - -Sudân, 173; II, 363. - -Suez, II, 286; III, 511, 836. - -Suez (istmo di), III, 646. - -Sufetula, 109. - -Sus, 115; III, 374, 483. - -Susa, 113, 154, 168, 262, 264, 277, 287; II, 48, 73, 77, 154, 188, 199, -200, 222, 223, 275, 280, 281, 334, 362, 421, 442, 449, 498, 550; III, -92, 212, 213, 419, 421, 472, 473, 474, 477, 490, 491, 751. - -Sutera, 334, 337; III, 174, 882. - -Sutri, II, 165. - -Svezia, III, 14, 15. - -Svizzera, II, 167. - - -T - -Tabarca, II, 66, 465, 466. - -Taberistân, II, 33; III, 212. - -Tabor, 515. - -Tâgi (Et), _v._ Aci. - -Tahuda, 117, 118. - -Taiort (Tahert, Tuggurt), 130; II, 135. - -Taki-Kesra, III, 838. - -Talavera, II, 528; III, 375. - -Tâlis, II, 186. - -Tanaro, III, 198. - -Tanger, XXXIX; 115, 123, 127, 128, 129, 132; II, 226, 230. - -Taormina, 7, 15, 299, 326, 347, 349, 350, 351, 394, 411, 412, 418, 422, -428, 432, 469, 485, 486, 487, 488, 491, 492, 495, 499, 516, 518; II, -69, 70, 73, 78, 80, 81, 82, 83, 85, 86, 87, 88, 148, 183, 184, 215, -216, 242, 255, 257, 258, 259, 263, 290, 291, 387, 400, 402, 414, 433, -438, 439; III, 56, 94, 147, 157, 159, 166, 269, 338, 772, 811. - -Taranto, LII; 357, 358, 359, 360, 361, 362, 363, 364, 371, 377, 378, -379, 380, 385, 435, 436, 440, 451; II, 162, 172, 176, 177, 312, 315, -322, 323, 329, 340, 341, 433; III, 140, 560, 569, 579. - -Targia, III, 881. - -Tarso, 431, 438; II, 48. - -Tartaria e Tartari, XXXVIII, LIII; 62; II, 32, 34, 109. - -Taurasi, II, 164. - -Taurga, II, 84. - -Tauzer, XLV; II, 198, 515. - -Tavi, III, 213, 776. - -Teano, 374, 444, 452, 461, 462. - -Tebaide, II, 406. - -Tebala, 42. - -Tebe, III, 434, 800. - -Tefrica, 510. - -Telal, XL, _v._ Kelâl. - -Telemsen, LV; 128, 132, 175, 228. - -Telese, 368, 374, 455. - -Tenes, II, 362; III, 426, 427, 428. - -Termini, 416, 485; II, 252, 263, 264, 266, 274, 275, 433, 452; III, -104, 112, 211, 263, 276, 310, 311, 315, 536, 765, 768, 772, 774, 783, -789, 811, 841. - -Termini (fiume di), 111, 147, _v._ San Leonardo. - -Termoli, II, 179. - -Terra di Bari, III, 37. - -Terracina, 187, 189; II, 406. - -Terra di Lavoro, 373, 435, 459; III, 616, 701. - -Terraferma d’Italia, II, 72, 160, 182, 292, 315, 316, 338, 346, 350, -365, 388, 390, 394, 396, 400, 406, 410, 415, 449; III, 9, 77, 92, 104, -108, 112, 119, 122, 123, 133, 141, 146, 147, 148, 163, 165, 176, 178, -184, 191, 192, 205, 206, 214, 218, 219, 222, 232, 234, 254, 259, 268, -273, 276, 279, 293, 303, 308, 323, 331, 365, 368, 384, 393, 395, 396, -400, 441, 464, 466, 484, 487, 500, 549, 560, 569, 582, 583, 588, 590, -603, 608, 610, 611, 792, 803. - -Terranova, di Sicilia, 269; III, 616. - -Terra d’Otranto, 183, 434; II, 171, 172, 316. - -Terrasanta, II, 338, 386, 413, 523, 573, 578, 605, 635, 637, 641, 642. - -Tessaglia, 502. - -Tessalonica, 396, 414, 502, 578; II, 88, 89; III, 57, 223, 521, 526, -538, 688, 689. - -Tevere, XXXI; 91, 389, 445; II, 164, 278, 346, 449; III, 182, 678, 680. - -Teverone, 445. - -Thoron, III, 643, 644. - -Tîfesc, _v._ Mico. - -Tigri, 79, 138, 176; II, 301, 404; III, 521, 837, 839. - -Tindaro, 8, 18, 211, 305, 485; II, 86; III, 56, 63. - -Tinnis, III, 426, 427, 467, 514. - -Tiracia, 350. - -Tiro, III, 107, 378, 522, 523, 524. - -Tirreno, 364, 378, 417, 445; II, 162, 177, 264, 449; III, 3, 30, 71. - -Titeri (montagne di), II, 362. - -Tivoli, II, 347. - -Tobna, 132; II, 128. - -Tolceto, III, 221. - -Toledo, 161; II, 303; III, 188. - -Tolosa, III, 16. - -Torino, 496; III, 199, 675. - -Torino (università di), III, 803. - -Torolts, III, 816. - -Torre del Greco, 457. - -Torre Saracena, II, 347. - -Torretta, II, 67. - -Torri (Le), II, 315. - -Torto, fiume, I, 469; III, 309, 315, 340, 773. - -Torti (dei), fiume, III, 875. - -Tortona, III, 199. - -Tortorici, III, 776. - -Tortosa, 288; III, 414, 526. - -Toscana, Toscani, 183, 187, 277, 443, 451; II, 371; III, 223, 433, 539, -544, 566, 653, 796. - -Tournus (abbadia di), II, 299. - -Tours, III, 16, 803. - -Trabia, III, 311, 789, 790, 795, 809. - -Trabla, _v._ Trapani, III, 154. - -Tracia, Traci, 440; II, 250, 261, 367, 368; III, 33. - -Traietto, 450, 458; II, 163, 164. - -Traina, Trainesi, 347, 471; II, 385, 387, 388, 390, 391, 395, 396, 398, -404, 410, 418, 419; III, 82, 83, 85, 86, 89, 90, 92, 95, 96, 97, 100, -103, 104, 105, 117, 152, 158, 161, 164, 177, 186, 192, 208, 257, 269, -281, 282, 284, 285, 286, 289, 290, 291, 304, 305, 309, 311, 314, 315, -340, 348, 349, 353, 610, 616. - -Trani, III, 36, 141. - -Transoxiana, II, 110. - -Trapani, 337, 485, 486; II, 35, 64, 66, 67, 78, 86, 157, 160, 275, 420, -421, 427, 433, 435, 454, 466, 467, 535, 541; III, 53, 56, 57, 78, 109, -133, 147, 154, 155, 159, 164, 210, 211, 213, 232, 269, 309, 318, 338, -520, 534, 536, 542, 577, 595, 599, 617, 770, 771, 772, 773, 776, 780, -788, 789, 795, 811. - -Trebisonda, 510, 203. - -Tre Fontane, II, 435. - -Tre Laghi, _v._ Praroli. - -Tremestieri, terra, III, 68. - -Tremiti, II, 247. - -Trento, III, 590. - -Treveri, II, 412, 413; III, 16. - -Trevi, II, 165. - -Tribunali (palazzo de’), in Palermo, II, 158. - -Tricarico, II, 407. - -Trifels, III, 553, 561, 562. - -Trinacria, Trinacrii, 174; III, 813. - -Trinità (monastero della), III, 790. - -Triocala, 485, 486. - -Tripi, III, 71. - -Tripoli, di Barbaria, 104, 109, 121, 131, 172, 225, 391; II, 57, 78, -84, 129, 130, 133, 141, 151, 152, 182, 188, 200, 228, 290, 294, 355 a -357, 362, 465, 466, 541; III, 24, 154, 408 a 411, 419 a 421, 424, 461, -462, 471, 472, 520, 526. - -Tripoli, di Sicilia, II, 433. - -Tripoli, di Siria, 88; II, 80, 327, 312; III, 523, 524, 526. - -Troia, di Puglia, III, 62, 140, 392, 864. - -Tronto, II, 339; III, 183. - -Tropea, 441. - -Tropici, II, 357; III, 676. - -Tûb, castello, II, 518. - -Tunis, VII, XXXIX, XLV, XLIX, L, LIII, LIV, LV, LVI; 104, 121, 124, -131, 132, 137, 145, 146, 155, 156, 157, 167, 168, 173, 225, 253, 287, -429, 520; II, 48, 53, 54, 57, 58, 66, 67, 74, 75, 123, 126, 127, 198, -199, 222, 224, 359, 465, 471, 484, 485, 513, 547; III, 80, 132, 158, -172, 212, 260, 332, 333, 408, 413, 416, 421, 428, 429, 430, 458, 472, -474, 476, 477, 496, 498, 553, 599, 622, 624, 625, 627, 628, 629, 631, -632, 693, 694, 698, 704, 722, 734, 774. - -Tûr, III, 772. - -Turi, II, 407, 408. - -Tusa, II, 433; III, 94, 772. - -Tusciano, fiume, 362. - - -U - -Umbria, III, 672. - -Ungheria, III, 315. - -Upsal, LI, LIII. - -Utica, 277. - -Utrecht, III, 16, 673. - - -V - -Vaccarizzo, II, 315. - -Vado, III, 518, 519. - -Valdemone, _v._ Demona (val di). - -Valenza, XLVI, XLIX. - -Valenza, sul Rodano, III, 16. - -Valguarnera Ragali, presso Partinico, III, 779. - -Valguarnera Caropipi, 270. - -Valledolmo, III, 215. - -Varano (lago di), II, 347. - -Vaticana (biblioteca), 507; III, 838. - -Velez Blanco, II, 186. - -Velletri, 445. - -Venafro (castel di), 374. - -Venezia, 183, 216, 229, 278, 287, 357, 358, 376, 377, 379, 389, 438; -III, 432, 493, 504, 523, 530, 633, 803, 809. - -Venosa, 377; II, 164; III, 31, 650. - -Ventimiglia, III, 519. - -Vergine Maria (spiaggia detta la), 319. - -Vergini (monastero e chiesa delle), in Palermo, II, 69, 454. - -Veroli, III, 600. - -Verona, II, 326, 600, 602. - -Verona (museo di), II, 453. - -Verrua, III, 198. - -Vesuvio, 458; II, 366. - -Vicari, 418, 419; II, 36, 397, 403; III, 209, 213, 219, 224, 285, 292, -309, 311, 315, 340, 499, 573, 615, 616. - -Vico, _v._ Mico. - -Vienna, 496, 507; III, 448, 553, 798. - -Viesti, II, 347. - -Viilabate, III, 536, 843. - -Villafranca, III, 179. - -Villanuova, XLIII; II, 433. - -Vindicari, 336. - -Vittoria (chiesa della), III, 120, 126, 128, 129, 821. - -Vittoria (piazza della), III, 128. - -Vittoria (porta della), III, 128, 821. - -Vizzini, 311; III, 822. - -Volturno, 387, 447; II, 170, 186. - -Vulcano, isola, 12; II, 438, 441; III, 770, 781. - - -W - -Wadi-l-’Abbâs, _v._ Oreto. - -Wadi-Musa, II, 435, _v._ Simeto. - -Wadi-t-tîn, _v._ Dittaino. - -Walhalla, III, 15. - -Waset, II, 480; III, 383, 826, 828. - -Wergla, III, 624. - -Worms, 152, 153; II, 13, 20, 21. - - -X - -Xalces, _v._ Halka. - - -Y - -Yhale, III, 264. - - -Z - -Zab, 144; II, 36. - -Zaèra, III, 882, 883. - -Zandewend, III, 826. - -Zante, 414; III, 525. - -Zânzûr, II, 357. - -Zarchante, casale, III, 575. - -Zarniwah (_erronea lezione di_ Otranto?), II, 177. - -Zawila, II, 432; III, 170, 172, 384, 416, 418, 472, 473, 474, 475, 477, -478, 479, 490, 516. - -Zecca di Palermo, II, 158. - -Zemzem, 49. - -Zisa (palagio della), II, 451, 452; III, 491, 492, 555, 617, 818, 819, -841, 843, 845, 846, 847, 849, 856, 861, 881. - -Zotica, _v._ Iudica. - -Zuagha, 109. - -Zucac Almucassem, vicolo, III, 870. - -Zucac Germes, vicolo, III, 869. - - - - -INDICE DE’ VOCABOLI. - - -A - -Abbacari _sicil._, III, 886. - -Abd-Allah _ar._ (uso di questo nome), II, 219. - -Abuged _ar._, II, 468, 469. - -Accanzari _sicil._, III, 885. - -Acciacco, III, 887. - -Adab _ar._, II, 483. - -Addijri _sicil._, III, 885. - -Agem _ar._, II, 269. - -Aggibbari _sicil._, III, 886. - -Ahl _ar._, II, 276. - -Akbar-Allah _ar._, 73; II, 83. - -Akila _ar._, 68. - -Alâma _ar._, III, 449. - -Alambicco, III, 887. - -Alcali, III, 887. - -Alliffari _sicil._, III, 886. - -Almanacco, III, 887. - -Almugaveri, II, 165. - -Amân _ar._, II, 64, 72, 131, 258, 285, 400, 401, 415, 418, 420, 421. - -’Amil _ar._, II, 185, 189. - -Amira _lat._, II, 320, _v._ Emîr ed Ammiraglio. - -’Aml _ar._, II, 275, 276. - -Amlak _ar._, II, 371. - -Ammiraglio, III, 351, segg., 887. - -Annacari _sicil._, III, 886. - -Annadarari _sicil._, III, 882, 886. - -Arcon _gr._, III, 281. - -Arcontia _gr._, III, 283. - -Arcontichia _gr._, III, 283. - -Arrâda _ar._, II, 260. - -Arruciari _sicil._, III, 886. - -Arsenale, III, 881, 882. - -’Asr _ar._, II, 268. - -Assammarari _sicil._, III, 886. - -Awagi _ar._, II, 532. - -Azeg _ar._, III, 827. - -Azizzari _sicil._, III, 886. - -Azzannari _sicil._, III, 886. - -Azzeccare e Azziccari _sicil._, III, 886. - -Azzurro, III, 887. - - -B - -Balata _sicil._, 266; III, 881. - -Barda, III, 887. - -Bardadâr _pers._, II, 185. - -Beiram _turco_, III, 534. - -Beit-el-Mal-el-Ma’mur _ar._, III, 323. - -Burgiu _sicil._, III, 881. - -Burnîa _sicil._, III, 881. - -Butteri, III, 887. - - -C - -Cabella bueberie, III, 330. - -Cadi, _v._ Kâdhi, 296; II, 7, 8. - -Cafisu _sicil._, _v._ Kafiz, III, 890. - -Cáida _tosc._, III, 886. - -Cálega _tosc._, III, 886. - -Cália _sicil._, III, 892. - -Camálo genov., III, 886. - -Camellotto, III, 892. - -Camicia e Cammisa _sicil._, III, 887. - -Canfora, III, 887. - -Cangemia (diritto di), III, 330. - -Canna _sicil._, e Kamah _ar._, III, 890. - -Cantàro e Kintâr _ar._, III, 890. - -Carato, III, 891. - -Carcariari _sicil._, III, 886. - -Carciofo, III, 887. - -Cassata _sicil._, e Kas’at _ar._, III, 892. - -Catusu _sicil._, III, 865. - -Caudu di testa _sicil._, III, 886. - -Ciaramiti _sicil._, III, 877. - -Cifra, III, 887. - -Collare (salpare), III, 887. - -Cubbaita _sicil._, e Kobbeit _ar._, III, 892. - -Cuccía _sicil._, e Kesc _ar._, III, 894. - -Cuntari in aria _sicil._, III, 886. - -Cuscusu _sicil._, III, 892. - - -D - -Dagala _sicil._, III, 882. - -Dâ’i _ar._, 140; II, 116, 118, 119, 120, 136. - -Darâri _ar._ (_?_), sing. Dorrâ’ah (giubbone), II, 360. - -Darbu _sicil._, III, 866, 881. - -Darsena, _v._ Arsenale. - -Dekka _ar._, III, 829. - -Dewadâr _ar._ _pers._, III, 447. - -Dhia’ _ar._, II, 22, 25. - -Dica _sicil._, III, 882. - -Difter, plur. Defêtir _ar._, III, 324. - -Difter-el-Hodûd _ar._, III, 324. - -Dinâr _ar._, 169; II, 50, 51, 334, 458. - -Dirhem o Dirhim, _ar._, 65; II, 50, 256, 459, 460; III, 455. - -Diwân-el-Khazânat-el-Ma’mûrah _ar._, III, 323. - -Diwân-el-Mozâlim _ar._, III, 444. - -Diwân-et-Tahkîk-el-Ma’mûr _ar._, III, 322, 323. - -Dogana, III, 887. - -Dhohâ _ar._, II, 245. - -Dohana de Secretis _lat._, III, 323. - -Dra, _v._ Dsira’. - -Dsimmi _ar._, 292; II, 56, 255, 258, 276, 285, 397. - -Dsira’ o Dra’ _ar._, II, 178; III, 828. - -Dsui-l-Mekena _ar._, II, 10. - - -E - -Elepoli, _gr._, 396. - -Emîr _ar._, 147, 296; II, 2, 5, 6, 7, 8, 235, 236, _v._ Ammiraglio. - -Emîr-el-Mumenîn _ar._, 70; II, 457. - -Emîr-el-Omrâ _ar._, II, 331, 521. - - -F - -Fakih _ar._, 149; II, 10. - -Fei _ar._, 121; II, 27, 28, 30, 41, 152, 257, 292, 293, 370. - -Ferrâsc _ar._, III, 447. - -Fesifisâ _ar._, III, 830. - -Fondaco, III, 887. - -Fosus, sing. Fass _ar._, III, 842. - - -G - -Gabella, III, 887. - -Gaito o Caito, III, 262, 883. - -Ganghi di lu sennu _sicil._, III, 886. - -Garbo (bel modo), III, 887. - -Gasena _sicil._, III, 881. - -Gebda _ar._, 153. - -Gelsomino, III, 887. - -Gemâ’ _ar._, 148, 262; II, 9, 10, 11, 12, 38, 208, 296, 426, 427, 547, -549; III, 111, 130. - -Gerâid _ar._, III, 246. - -Gesia, _v._ Gezîa. - -Gezîa _ar._, II, 27, 86, 255, 276; III, 132, 330. - -Ghosn _ar._, III, 740. - -Giâmi’ _ar._, XX: II, 190, 201, 228, 274, 275, 277, 301; III, 131, 855. - -Giandâr _pers._, III, 444, 446. - -Giânib _ar._, III, 443, 446. - -Giarra _sicil._, III, 865, 881. - -Ginn _ar._, 45. - -Giubba, III, 881, 891, 892. - -Giukandâr _pers._, III, 447. - -Giulebbe, III, 887. - -Giund _ar._, 132; II, 17, 25, 26, 27, 29, 62, 63, 128, 131, 132, 188, -256, 258, 267, 361, 369, 370, 423, 424, 546; III, 528. - - -H - -Haggiâm o Haggêm _ar._, III, 330, 881. - -Hâgib _ar._, III, 444, 446. - -Hâkim _ar._, II, 7, 8, 208. - -Hârat _ar._, II, 296. - -Harbia _ar._, III, 369. - -Harrâka _ar._, 302, 304; III, 776. - - -I - -Idsân _ar._, II, 131. - -Ienchi _sicil._, III, 877. - -Iklîm _ar._, II, 274, 275, 277; III, 309. - -Iktâ’ _ar._, 132; II, 28, 29, 276. - -’Ilg, plur. ’Olûg _ar._, II. 269; III, 361. - -Imâm _ar._, 149, 151; II, 117, 121. - -Imâm mestûr _ar._, II, 116. - -’Irâb _ar._, II, 475. - -Islam _ar._, II, 58, 97, 111, 117, 119, 220, 221, 229, 231, 267, 269, -276, 277, 304, 334, 353, 370, 405, 462; III, 13, 108, 131, 255, 294, -394, 412, 481, 533, 598, 640. - - -K - -Ka’ah _ar._, III, 847. - -Kabîla, plur. Kabâil _ar._, II, 292. - -Kâdhi _ar._ (cadi), II, 386. - -Kâid _ar._, _v._ Gaito e Caito, 132, 145; II, 187, 386. - -Kafîz _ar._, III, 330. - -Kâil, plur. Akiâl _ar._, II, 39. - -Kasîdah _ar._, II, 334, 335, 336, 517, 518, 520, 521. - -Kasr-Ma’mur _ar._, III, 323. - -Kâtib _ar._, II, 515. - -Ke’k _ar._, III, 892. - -Kelâm _ar._, II, 471, 483, 491, 498. - -Khalîfa (califo), 70. - -Kharâg _ar._, II, 18, 19, 20, 21, 22, 27, 28, 30, 37, 128, 255, 276, -289, 352, 353, 369, 370, 371, 374, 375, 421. - -Khatîb _ar._, II, 277. - -Khil’a _ar._, II, 254. - -Khirka _ar._, II, 492, 493. - -Khotba _ar._, II, 135, 150, 277, 285, 549. - -Kibla _ar._, 114. - -Kufiâ, Kefia, o Kefie _ar._, 37. - - -L - -Lattata _sicil._, III, 886. - -Liuto, III, 887. - - -M - -Macráma _genov._, III, 886. - -Magazzino, III, 881, 887. - -Magistri Sorterii, _v._ Sciorta, II, 9. - -Maks _ar._, III, 243, 250. - -Mali suttili _sicil._, III, 886. - -Malva siciliana, II, 447. - -Maona e Magona _tosc. genov._, III, 886. - -Marabutto, _v._ Morabit. - -Marg _ar._, e Margiu _sicil._, III, 873, 877. - -Maula _ar._, 68. - -Mehallet _ar._, III, 243, 250. - -Mésaro _genov._, III, 886. - -Menzîl _ar._, 115. - -Merhela _ar._, 330; II, 466, 467. - -Me’sker _ar._, II, 297, 298. - -Mezâlim _ar._, II, 7. - -Mihrab _ar._, 154; III, 829, 830, 831, 833. - -Milk o Molk _ar._, _v._ plur. Amlak. - -Mithkâl _ar._, II, 269. - -Mmalidittu _sicil._, III, 886. - -Mohtesib _ar._, II, 8, 9, 11, 120. - -Montezeh _ar._, II, 335. - -Morabit _ar._ (Marabutto, Almoravidi), II, 374; III, 597. - -Mosciaiad _ar._, II, 186. - -Mote abbed _ar._, II, 229. - -Motewalli _ar._, II, 204, 228. - -Mowasceha, plur. Mowascehât _ar._, III, 739 segg., 889. - -Muezzin _ar._, II, 248. - -Mufti _ar._, II, 7. - -Mulatto (Mowalled _ar._), II, 371. - - -N - -Naca _sicil._, III, 886. - -Nâib _ar._, III, 446. - -Nahw _ar._, II, 475. - -Ncarracchiari _sicil._, III, 886. - -Nucatula _sicil._, III, 892. - -Nzitari _sicil._, III, 886. - - -O - -Ogive _fr._, III, 827, 858. - -Olivastro, III, 877. - -Ostadâr _pers._, III, 447. - - -P - -Pani e Sputazza _sicil._, III, 886. - -Petronciana _tosc._, III, 887. - -Picchiu e Picchiuliari _sicil._, III, 886. - - -R - -Rahaba (diritto di), III, 330. - -Rahaba _ar._, III, 869. - -Rahadina (diritto di), III, 330. - -Rahl _ar._, III, 873. - -Rebâ’i e Robâ’i _ar._, II, 178, 334, 457, 458, 459, 460. - -Rekk, plur. Rokûk _ar._, II, 221. - -Reticu _sicil._, III, 882. - -Ribâ’ _ar._, II, 25. - -Ribat _ar._, 133; II, 304. - -Rotolo (Rolt e Ritl _ar._), III, 455, 890, 891. - -Rubbio, III, 891. - -Rûmi _ar._, II, 137, 442, 499. - - -S - -Sâheb _ar._, 296, 360; II, 5, 236, 550. - -Sâheb-el-Leil _ar._, II, 9. - -Sâheb-el-Medina _ar._, II, 9. - -Sâheb-es-Sciorta _ar._, II, 9, _v._ Sciorta. - -Sâheb-Sikillia, II, 427. - -Salma _sicil._, e Saum _ar._, III, 899. - -Sammuzzari _sicil._, III, 886. - -Sceikh _ar._, xix; 33, 34, 148; II, 10. - -Sceikh dei Credenti, II, 198. - -Sceikh-el-Beled _ar._, II, 11. - -Sciabica _sicil._, III, 882. - -Scialbo, III, 887. - -Sciarr _ar._, Sciarra e Sciarriari _sicil._, III, 873, 886. - -Sciddicari _sicil._, III, 883, 886. - -Scikka o Sciukka _ar._, II, 448. - -Sciorta, Sorta, Surta, o Xurta _sicil._, II, 9; III, 890. - -Sciura _ar._, II, 10, 11. - -Sebîl _ar._, III, 843. - -Sedekât _ar._, II, 14. - -Selâhia _ar._, III, 444, 446. - -Semid e Semids _ar._, III, 893. - -Senia _sicil._, III, 882. - -Sensale, III, 887. - -Sfinci _sicil._, III, 892. - -Sicilia (falsa etimologia del nome), VII. - -Simât _ar._, II, 302. - -Simt _ar._, III, 740. - -Soha _ar._, III, 718. - -Sultân _ar._, 372; II, 239. - -Sunna _ar._, 158; II, 128, 285. - -Surta, _v._ Sciorta. - - -T - -Tabakât _ar._, II, 224. - -Tabardâr _pers._, III, 447. - -Tabi’ _ar._, II, 436. - -Taccuino, III, 887. - -Taliari _sicil._, III, 882, 886. - -Tareni, _v._ Tarì. - -Tarì, II, 458, 459; III, 811. - -Tarì-peso o Trappeso, II, 460. - -Tariffa, III, 887. - -Tarsia, III, 887. - -Tarzanà _sicil._, _v._ Arsenale. - -Terrieri, III, 276. - -Thaghr _ar._, II, 275, 276. - -Thaub _ar._, II, 178. - -Tibu _sicil._, III, 892. - -Tignusu _sicil._, III, 886. - -Tirâz _ar._, II, 449; III, 447. - -Trappeso, _v._ Tarì-peso. - -Tremula _sicil._, III, 877. - -Tumolo e Tumminu _sicil._, Thumn _ar._, III, 881, 890. - - -U - -Ukîa _ar._, II, 460. - -’Ulemâ _ar._, III, 455. - - -V - -Vasca, III, 887. - -Vattali _sicil._, III, 881. - -Vava _sicil._, III, 881. - - -W - -Wagîh _ar._, 148, 149; II, 10. - -Wakf _ar._, II, 21. - -Wâli _ar._, 147, 296; II, 5, 142, 235, 236. - -Wark _ar._, II, 221. - -Wâsita _ar._, II, 331; III, 454. - -Wed e Wâdi _ar._, III, 873. - -Wisciâh _ar._, III, 739. - - -Z - -Zabara _sicil._, III, 882. - -Zabbatiari _sicil._, III, 886. - -Zágara _sicil._, 883. - -Zaim _ar._, III, 264. - -Zegel, plur. Azgiâl _ar._, III, 739, segg., 889. - -Zekât _ar._, II, 14, 15, 22, 28, 30. - -Zenit _ar._, III, 877. - -Zero, III, 877. - -Zeug e Zuigia _ar._, 153. - -Zicca _sicil._, III, 882. - -Zindîk _ar._, 153, 255, 256; II, 102, 112, 113. - -Zizzu _sicil._, III, 881. - -Zohr _ar._, II, 268. - -Zotta _sicil._, III, 882. - -Zubbiu _sicil._, III, 881. - -Zuccu _sicil._, III, 882. - -Zurriari _sicil._, III, 882, 886. - - - - -SOMMARIO DELLE MATERIE CONTENUTE NEL TERZO VOLUME. - - -LIBRO SESTO. - - Capitolo I. - - 1101-1111. Reggenza di Adelaide 345 - 1112-1118. Ruggiero, II conte, prende il governo. - Morte di Adelaide 346 - » Roberto di Borgogna 347 - » Fanciullezza di Ruggiero II 348 - » Forte governo della reggenza. Sede trasferita - in Palermo 349 - » Ufizio del grande ammiraglio di Sicilia 351 - 1108? Giorgio di Antiochia fugge di Mehdia in Sicilia 361 - » Abd-er-Rahmân-en-Nasrâui 362 - » La corte di Palermo 365 - 1078-1116. I Ziriti di Mehdia 366 - » Pratiche di Ruggiero contr’essi 368 - » Rafi’ governatore di Kâbes 369 - 1117-1118. Aiutato invano dal conte di Sicilia 370 - » Guerra coi Ziriti e accordo 372 - » Gli Almoravidi 373 - » I Beni Meimùn, corsari ivi - 1122. Assalgono Nicotra 378 - » Ruggiero muove guerra a Mehdia 380 - » Sbarco al Capo Dimas 382 - 1123. Rotta 385 - 1127. Nuova scorreria dei Beni Meimùn 387 - 1127. Ruggiero a Salerno 388 - » Fa lega con Raimondo conte di Barcellona ivi - - Capitolo II. - - » Condizioni della Puglia 391 - » Ruggiero succede al duca Guglielmo 392 - 1130. Prende la corona di re in Palermo 393 - 1130-1139. Sua guerra in Terraferma 395 - » Quale parte vi prendono i Musulmani di - Sicilia 396 - 1135. Ruggiero aiuta gli Ziriti di Mehdia 399 - » Occupazione delle Gerbe 400 - 1142. Trattati con Mehdia 401 - » Come Ruggiero riscuote i suoi crediti contro - quel principato 403 - 1143. Assalto a Tripoli e ad altri luoghi 406 - 1146. Presa Tripoli 408 - » Fame in Affrica 410 - 1147. Fatti di Kâbes 411 - 1148. Impresa contro Mehdia 413 - » Occupazione di quella città 415 - » Di Susa, Sfax e altri luoghi 419 - 1149-1150. Notizie arabiche su la morte di Giorgio - d’Antiochia 421 - » Conquisti degli Almohadi nello Stato di Bugia 422 - 1152. Pratiche di Ruggiero con le tribù arabiche 424 - 1153. Occupate Bona, le Gerbe e Kerkeni, e assalita - Tenes o Tinnis 425 - 1154-1157. Condizioni di Tunis 427 - - Capitolo III. - - 1139-1153. Accordo di re Ruggiero col papa contro - Corrado III 430 - » Guerra contro Emmanuele Comneno 433 - 1153. Filippo da Mehdia arso per delitto d’apostasia 435 - » Cagioni di cotesta persecuzione 439 - 1154. Morte del re 440 - » Sue qualità 441 - » Riforme nell’amministrazione 442 - » Ufizi di corte a modo musulmano 445 - » Cancelleria arabica 449 - » Trattato di geografia compilato da Edrîsi 452 - » Accademia di Ruggiero 460 - » Altri dotti musulmani e greci presso Ruggiero 461 - » Poeti arabi 462 - » Monumenti 463 - - Capitolo IV. - - » Parti politiche alla esaltazione di - Guglielmo I 464 - » Relazioni estere 465 - » Guglielmo reprime la ribellione nel regno e - trionfa al di fuori 466 - 1156. Insurrezione di Sfax. I due Forriani 468 - 1156-1158. Supplizio del padre 469 - » Sollevazione di Tripoli 471 - » E di Zawila 472 - » Preparamenti degli Almohadi 475 - 1159. Abd-el-Mumen prende Tunis e altri luoghi e - stringe Mehdia 477 - » Battaglia navale 480 - 1160. Il presidio s’arrende 481 - » Si ridesta la rivoluzione feudale nel regno 483 - » Ucciso Majone 484 - 1161. Preso re Guglielmo 485 - » Liberato dai Palermitani 486 - » I Lombardi danno addosso ai Musulmani 487 - » Reazione della Corte 488 - 1163. Assalti sulle costiere d’Affrica 489 - » Guglielmo fabbrica la Zisa 491 - 1166. E muore 492 - - Capitolo V. - - » Esaltazione di Guglielmo il Buono; - reggenza 493 - » Fazioni che ne derivano 494 - 1167. Ahmed-es-Sikilli, forse lo stesso che il - gaito Pietro 495 - » Il cancelliere Stefano, creatura de’ - cattolici oltramontani 497 - » Suoi primi atti 498 - » Reazione de’ regnicoli 499 - » E de’ Musulmani 500 - 1168. Tumulti: cacciata del Cancelliere 501 - 1171. Governo di re Guglielmo, ossia di Gualtiero - Offamilio e di Matteo da Salerno 502 - » Atti di politica esteriore 504 - 1174. Cospirazione in Egitto 506 - » I Siciliani ad Alessandria 507 - » Sconfitta loro 511 - 1175-1178. Altre ostilità in Egitto 514 - » Relazioni con la Barbaria 515 - 1180. Pace di Guglielmo con gli Almohadi 516 - 1181. Impresa delle Baleari 518 - 1185. Guerra di Grecia 520 - 1188. L’ammiraglio Margarito da Brindisi alla Crociata 524 - » Abboccamento di lui con Saladino 527 - 1189. Nuove imprese di Margarito 529 - » Giudizio sul governo di Guglielmo il Buono 530 - » I Musulmani perseguitati pian piano 531 - » Loro condizione sociale 534 - » Loro forze e disposizioni 537 - - Capitolo VI. - - 1190. Parti e condizioni del paese alla morte - di Guglielmo II 543 - » Eccidio de’ Musulmani e fuga loro alle montagne 545 - » Tancredi, esaltato al trono, li rappacifica 548 - 1194. E muore 549 - » Impresa di Arrigo VI imperatore 550 - » Combattimento di Catania ivi - » Occupazione di Palermo 551 - » Giardino regio detto Genoardo 554 - 1197. Digressione su la tirannide di Arrigo 555 - - Capitolo VII. - - 1198. Regno di Costanza 567 - » Varii pretendenti alla reggenza di Federigo 568 - » Avvertenze su la condotta d’Innocenzo III 569 - » I Musulmani usciti di Palermo e raccolti ne’ - monti del Val di Mazara 571 - 1199. Tentata proscrizione di questo popolo 573 - » Il quale sta su le difese 576 - » E pende per Marcnaldo De Anweiler 577 - » Epistola di Innocenzo III a’ Saraceni di Sicilia 578 - 1200. Marcnaldo co’ Saraceni assedia Palermo 579 - » È sconfitto 580 - 1200-1208. Vicende dell’interregno 582 - » Educazione di Federigo 583 - » Condotta de’ Musulmani 584 - 1208. Nuova epistola scritta loro dal Papa 586 - » Si chiariscono ribelli al tempo della - emancipazione del re 587 - 1210. Pratiche loro con Ottone imperatore 588 - - Capitolo VIII. - - 1212-1218. Esaltazione di Federigo all’impero, e caduta - di Ottone 589 - 1220. Federigo torna in Italia 590 - » Condizione de’ Musulmani di Sicilia 591 - 1221. Infestano tutto il Val di Mazara 593 - » Numero loro 596 - » Ordinamenti 597 - » Mirabetto dei Beni ’Abs 599 - 1222. Assedio di Giato e morte di Mirabetto ivi - 1223. I Musulmani della provincia di Girgenti - deportati a Lucera 601 - 1225. Cacciati que’ delle isole adiacenti 605 - » Altri anco si sottomettono 607 - 1224-1228. Negoziati di Federigo col papa 608 - 1229-1242. Colonie musulmane di Terraferma 611 - » Condizione de’ Musulmani rimasti in Sicilia 613 - 1245-1246. Sollevatisi, occupano Giato ed Entella 618 - » E sono soggiogati e deportati 619 - - Capitolo IX. - - 1241. Relazioni di Federigo II co’ califi almohadi 621 - 1228. Origine della dinastia Hafsita di Tunis 622 - 1231. Trattato di Federigo con questi principi 623 - » Condizioni di Pantelleria 626 - » Dissapori tra Federigo e gli Hafsiti 628 - » Del tributo di Tunis 630 - 1217? Ambasciatori di Federigo presso gli Aiubiti - di Damasco e del Cairo 633 - 1226. Pratiche per Gerusalemme 637 - 1228. Crociata di Federigo 639 - 1229. Trattato 642 - 1229-1241. Condizioni della Siria 646 - » Ambascerie e doni tra Federigo, gli Aiubiti - e gli Ismaeliani 648 - » Nuovo trattato con l’Egitto 649 - 1242-1250. Continuano le relazioni tra Federigo e i - successori di Malek-Kàmil 651 - 1260-1265. E tra quelli e Manfredi 654 - - Capitolo X. - - Secoli XII - e XIII. Delle lettere in Sicilia allo scorcio - dell’XI secolo 655 - » Scienza arabica nella prima metà del - secolo XII 657 - » L’ammiraglio Eugenio; sua traduzione - dell’Ottica di Tolomeo ivi - » E delle profezie della Sibilla Eritrea 660 - » Notizie biografiche sopra Edrîsi 662 - » Studi geografici degli Arabi 666 - » Il Libro di re Ruggiero; sorgenti delle notizie 669 - » Metodo della compilazione 673 - » Carte geografiche 677 - » Descrizioni 679 - » Vicende del libro 680 - » Giudizio 682 - » Meccanica. La clepsidra della reggia di Palermo 684 - » L’ingegnere Abu-l-Leith 686 - » Ingegneri militari 688 - » Astrologi. Mohammed-ibn-Isa 689 - » Stefano da Messina, Giovanni di Sicilia. - Astrolabii 690 - » Studi matematici. Fibonacci, Giovanni da - Palermo, maestro Teodoro 691 - » Cenni su la Storia naturale e le scienze affini 695 - » Medicina 697 - » Traduzione dell’_Hawi_ del Razi 698 - » Studi filosofici 699 - » I _Quesiti Siciliani_ d’Ibn Sib’In 701 - » Critica di Federigo sopra un passo di Maimonide 705 - » Versione d’Aristotile 706 - » Letterati giudei 708 - » Federigo poliglotta, influenza di lui su le - lettere e le scienze 709 - » Qualità del suo intelletto 710 - » Elementi orientali della sua cultura 711 - - Capitolo XI. - - » Decadenza di altri studi 713 - » Scienze coraniche. Vita ed opere d’Ibn Zafer 714 - » Ibn-el-Bagi, Abd-el-Kerim ed altri tradizionisti 735 - » Altri di famiglie emigrate 736 - » Ibn-el-Mo’allim, grammatico 737 - » Poesia. Metri detti _Mowascehe_ e _Zegel_ 738 - » Abu-l-Hesan-ibn-abi-l-Biscir 742 - » Abu-Musa-ibn-Abd-el-Mo’nim 746 - » Abu-Abd-Allah suo figliuolo 748 - » Ibn-es-Susi 751 - » Elegia d’Abu-d-Dhaw-Serrag in morte d’un - figliuolo di re Ruggiero 752 - » Lodatori del re. Abd-er-Rahmân da Butera 754 - » Abd-er-Rahmân da Trapani 756 - » Abu-Hafs-Omar 758 - » E Ibn-Bescrûn 759 - » El Gâun-es-Sikîlli 761 - » Abd-er-Rahmân-ibn-Ramadhân 762 - » Abd-el-Halim 763 - » Ibn-es-Sebân 764 - » Ibn-el-Barûn 765 - » Ibn-Semoa e Abd-el-’Aziz l’aghlebita 766 - » Ibn-et-Teifasci da Kâbes, ucciso in Sicilia 767 - » Ibn-Kalâkis d’Alessandria ed un poeta - affricano da’ Beni-Rowaha 768 - - Capitolo XII. - - » Geografia fisica della Sicilia nel XII secolo 769 - » Porti 770 - » La fonte di Donna Lucata e l’Amenano 771 - » Avanzi di antichità 772 - » Geografia politica; divisione in province ivi - » Numero di città importanti e fortezze 774 - » Numero dei nodi di popolazione 776 - » Antichi territorii di Giato, Corleone e Calatrasi 778 - » Produzioni minerali 780 - » Dello zolfo in particolare e del petrolio 781 - » Agricoltura; frumento 782 - » Orti e giardini 783 - » Vite ed ulivo ivi - » Frutta, cotone, henna 784 - » Palme, canne da zucchero 785 - » Boschi 786 - » Agrumi. Pastorizia 787 - » Corallo 788 - » Tonni e altri pesci 789 - » Paste lavorate 790 - » Artigiani 791 - » Tarsia 792 - » Stoviglie 793 - » Bronzi 796 - » Drappi di seta e ricami 798 - » Tele di cotone 804 - » Se la Sicilia abbia avute manifatture di carta 805 - » Commercio 808 - » Navigazione 810 - » Monete 814 - - Capitolo XIII. - - » Architettura; supposti monumenti arabi; - Annunziata de’ Catalani 817 - » Zisa, Cuba e Menâni 818 - » Maredolce; Bagni di Cefalà 820 - » Porta della Vittoria; San Giovanni de’ Lebbrosi 821 - » Calatamauro, Entella ed altre rovine 822 - » Origine dell’architettura siciliana del XII - secolo 823 - » Architettura degli Arabi 824 - » Cufa 826 - » Cupole 828 - » Mosaici nelle moschee di Damasco, di Medina - e della Mecca 829 - » Marmi nella moschea del Kairewân 831 - » Monumenti d’Egitto; moschea d’Amr 832 - » E d’Ibn-Tulûn 833 - » Altri monumenti 835 - » Poco mutato lo stile in Egitto fino al XV secolo 836 - » Levante, Affrica e Spagna ivi - » Architettura della Media e della Mesopotamia 837 - » Influenza bisantina ivi - » Ipotesi sul primo sviluppo dell’arco acuto 839 - » Come venne in Sicilia 840 - » Rassomiglianza dell’arte arabica d’Egitto - con quella di Sicilia 843 - » Giardini di sollazzo 846 - » Fu arabica l’architettura siciliana del XII - secolo 851 - » Poche modificazioni fattevi 854 - » Origine dell’arco acuto nel settentrione d’Europa 858 - » Arti accessorie. Mosaici 860 - » Dipinture 861 - » Sculture in marmo e getti in bronzo 862 - » Sistema de’ condotti delle acque 864 - » Se rimangano vestigi della popolazione musulmana - nelle schiatte odierne della Sicilia 866 - » I Musulmani di Sicilia scemarono per emigrazioni, - conversioni ed eccidii 867 - » Il parlare de’ Saraceni di Lucera ivi - » Mancò d’un subito la lingua arabica in Sicilia 868 - » Saraceni del XIII secolo 870 - » Pantellaria e Malta 871 - » Dell’idioma arabico che si parlava in Sicilia 872 - » Pronunzia 873 - » Dialetto italico di Sicilia avanti il conquisto - musulmano 874 - » E nel XII secolo 876 - » Supposta scrittura volgare del 1153 878 - » Iscrizioni nella porta del Duomo di Morreale 879 - » Vicende del parlare arabico ne’ paesi conquistati ivi - » L’arabico lasciò deboli vestigi in Sicilia 880 - » Difficoltà di un glossario etimologico 884 - » Delle voci arabiche rimase nel siciliano, - nell’illustre o in entrambi 885 - » Lingua cortigiana surta in Sicilia nel XII secolo 888 - » Gli Arabi influirono nella nostra poesia col - solo esempio 889 - » Istituzioni ed usanze che risaliscono ai Musulmani 890 - » Conchiusione 895 - - Indice de’ nomi di persone 897 - - Indice de’ nomi di luoghi 935 - - Indice de’ vocaboli 961 - - - FINE DEL VOLUME TERZO ED ULTIMO. - - - - -Correzioni ed Aggiunte. - - - Pag. lin. - - 361 4 n. 1. 352 355 - - 435 18-19 n. 2. del quale il del quale la cronica attribuita - Brompton a Benedetto di Peterborough, - edizione dello Stubbs, Londra, - 1867, II, 199 e indi il Brompton, - - 455 1 distanza linee itinerarie orientate - - » 6 n. 2. itinerarie itinerarie. Spiego più largamente - il mio concetto nel cap. X, pag. - 673, 674, e nelle note - corrispondenti - - 462 22-23 ’Isa-Ibn-Abd-el-Moni’m Abu-d-Dhaw-Serrâg - - 491 13 n. 1. xj xiij - - 517 1 n. 1. 181 182. - - 536 4 quelle cento que’ mille chilometri quadrati. - miglia quadrate - - » 1 n. 1. volume. volume, dove si è detto del - territorio di Giato. Al quale - aggiugnendo i territorii di - Corleone e Calatrasi, conceduti - insieme con esso al Monastero di - Morreale pel diploma del 1182, - si vede che lo stato del - Monastero era circondato da’ - territorii di Palermo, Partinico, - Alcamo, Masera, Calatamauro (oggi - supplito da Contessa), - Bisacquino, Prizzi, Chaso (oggi - Ciminna) e Cefalà-Diana. Or nella - carta di Sicilia, pubblicata non - è guari dal nostro Stato - Maggiore, la superficie dei tre - territorii così determinata - prende quasi tutto il foglio 41 - (Corleone) e quasi un quarto del - 31 (Palermo). Torna ciascun - foglio di quella ottima carta - topografica ad un rettangolo di - chilometri 35X25=875; a’ quali - aggiugnendo la quarta parte 218 e - togliendone le diecine, per le - frazioni di altri territorii - compresi ne’ rettangoli, si vede - che il numero di 1000, così in - arcata, è piuttosto scarso che - troppo. Oltre a ciò Guglielmo II, - per altri diplomi del 1183 e - 1184, concedette il territorio di - Bisacquino ed altri, che non - mettiamo nel conto. - - 582 8 frustati frustrati - - 669 18 Ahmed-ibn-el Ahmed-ibn-Omar-el - - » 22 che l’ultimo che il primo è citato dal Kazwini, - e l’ultimo - - 699 4 al quale nel quale - - 829 15 di marmo di marmo. Nè erano poi rare così - fatte costruzioni nell’Affrica - settentrionale. Nella famosa - moschea Zeituna di Tunis era - stata innalzata una cupola, nella - quale uno scrittore del - diciassettesimo secolo[1366] - affermava essere scritto il nome - del califo Mosta’în e l’anno - dugencinquanta dell’egira - (864-5). E Scekr detto il - Siciliano, che un tempo governò - Tripoli d’Affrica, facea - fabbricare, nel lato meridionale - della moschea maggiore, una - cisterna sormontata di cupola, - della quale fu gittata la prima - pietra il dugensessantanove - (852-3), come riferisce il - Tigiani.[1367] - - - - -NOTE: - - -[1] Intorno l’età dei due figliuoli di Adelaide, si vegga il libro -precedente, cap. vij, pag. 195 di questo volume. - -Adelasia e Simone sono nominati ne’ seguenti cinque diplomi: anno -1101, ottobre, presso Spata, _Pergamene_, pag. 191; anno 1102, Pirro, -_Sicilia Sacra_, pag. 1028; anno 1105, Gregorio, _Considerazioni_, lib. -I, cap. ij, nota 30; anno 1105, maggio, due diplomi, Spata, op. cit., -pag. 203 212. La data poi della morte di Simone si scorge da un diploma -presso Pirro, op. cit., pag. 697, dove l’anno 1108 è contato quarto del -consolato di Ruggiero. È da avvertire che nell’Ughelli, _Italia Sacra_, -ediz. Coleti, tomo IX, pag. 291, si trova un diploma di Ruggiero conte -di Calabria e di Sicilia del 1104, XIIª indizione. Forse l’anno è da -correggere 1119, poichè, oltre il nome di Ruggiero che non era per anco -salito al trono il 1104, v’ha quello di Goffredo vescovo di Messina, -il quale par sia stato promosso alla sede verso il 1108 e sia vissuto -fino al 1120: il Pirro, op. cit., pag. 385, reca un diploma del suo -predecessore Roberto, dato il 1106. - -[2] Di Ruggiero secondo, con Adelaide o solo, abbiamo, oltre l’or -citato diploma del 1108, i seguenti: anno 1109, Spata, op. cit., pag. -214; anno 1110, febbraio, _Neapolitani Archivii Monumenta_, tomo VI, -pag. 180, e presso Ughelli, tomo citato, pag. 129 (erroneamente citato -dal Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. vj, nota 16, con la data -del 1113); anno 1110, aprile, Spata, op. cit., pag. 223; anno 1110, -Pirro, op. cit., pag. 1028; anno 1111, Pirro, op. cit., pag. 772; anno -1112, marzo, dato di Messina, Spata, op. cit., pag. 229; anno 1112 -giugno, Pirro, op. cit., pag. 81; anno 1112, novembre, Spata, op. cit., -pag. 233. - -[3] Alberti Aquensis, lib. II, cap. 13, 14; Fulcherii Carnotensis, anni -1113, 1116, 1117; Anonymi _Historia, Hierosolimitana_, anni 1113, 1116; -Wilelmi, Arch. Tyrensis, lib. XI, cap. 21, 29; Odorici Vitalis, _Hist. -Eccles._, lib. XIII; Bernardi Thesaur., cap. 100, presso Muratori, -_Rer. Ital. Scr._, tomo VII; Sicardi Ep. Cremon. presso Muratori, tomo -cit., pag. 590, 591. La data della morte di Adelaide si ha dalla lapide -sepolcrale, presso Pirro, _Chronologia Regum Siciliæ_, pag. xiv, e -presso Gualterio, nella raccolta del Burmanno, tomo VII, pag. 1219, nº -lxxxiij. - -[4] Anonymi _Historia Sicula_, presso Caruso, _Bibl. Sic._, pag. 856 e -versione francese, nella edizione dell’Amato, _Ystoire de li Normant_, -pag. 312. Replica coteste parole Romualdo Salernitano, negli annali, -presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._, tomo VII. - -[5] _Historia ecclesiastica_, lib. XIII, presso Duchesne, _Hist. Norm. -Script._, pag. 897. Si confrontino gli estratti di questa cronica -presso Caruso (_Bibl. Sic._, pag. 920) al quale parve cosa lodevole -mutilare il racconto, per toglier tutti i fatti e le parole che -potessero ingiuriare Ruggiero o la madre. - -[6] Le cronache italiane non danno tal nome, nè lo troviamo nei -diplomi. Pur quello del maggio 1105, citato nella pagina precedente, -nota 1, contiene i nomi dei ministri di quel tempo, ossia gli Arconti: -Niccolò camarlingo, Leone logoteta, ed Eugenio, che potrebbe essere -per avventura l’ammiraglio di tal nome. Non è segnato nè anco Roberto -nell’importante diploma di giugno 1112, che ricordammo or ora, del -quale ci occorrerà dire più largamente. Un diploma del 1142, del quale -abbiamo uno squarcio dal Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. vj -nota 9, dà i nomi de’ commissarii deputati da Adelaide per decidere -una importante lite feudale, cioè Roberto Avenel, Ruggiero de Mombrai, -Raoul de Belbas e Roberto Berlais. La nota famiglia Avenel non ha che -fare co’ duchi di Borgogna; e Roberto era in Sicilia molto tempo pria -della reggenza, leggendosi il suo nome ne’ diplomi del primo conte. - -[7] _Alexandri Abbatis_, etc. presso Caruso, _Bibl. Sic._, pag. 258, -259. - -[8] Nel Gregorio si legge _Lieraris_. Questo è errore di trascrizione -del traduttore latino, poichè le copie del testo greco, hanno Αιεζερις, -Αιεζαρις. Probabilmente Liezeri è trascrizione del nome Eleazar che -portava il signore di Galati figlio di Guglielmo Mallabret, secondo -un diploma greco del 1116, presso Spata, _Pergamene_, pag. 241. Alla -forma, questo Eleazar si direbbe soprannome arabico, _el-Azhar_, ossia -“il risplendente:” e non sarebbe nuovo, dopo quello del Cid (Sid), -questo esempio d’una appellazione che i Cristiani avessero tolta dalla -lingua degli Arabi. Men verosimile parmi l’imitazione del nome giudaico -Eleazar. - -[9] La versione latina di questo diploma, fu pubblicata in parte dal -Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. vj, nota 9. Noi n’abbiamo già -data notizia più largamente nel lib. V, cap. x, pag. 286 del volume, -nota 1. - -[10] Si vegga il lib. V, cap. vj e x, pag. 161 e 305 segg. del volume. - -[11] V’ha delle monete arabiche e latine dei re normanni di Sicilia, -battute in Messina, e delle arabiche battute “nella capitale di -Sicilia,” cioè Palermo. Messi dunque da canto i molti scritti -pubblicati in Sicilia ne’ secoli passati su questa materia, gli è certa -la coesistenza delle due zecche nel XIIº secolo. - -[12] Oltre i diplomi del primo conte dati in Messina, uno del 1101, -presso Ughelli, _Italia Sacra_, tomo IX, pag. 429, dice di vescovi e -baroni convocati nella Cappella di Messina dalla contessa Adelaide e -dal figliuolo Ruggiero; un altro del 1126, presso De Grossis, _Catana -Sacra_, pag. 79, fa menzione di corte tenuta dal Gran Conte Ruggiero -nel palazzo di Messina, ec. - -[13] Si vegga il lib. V, cap vij, pag. 185 del presente volume. - -[14] Edrîsi nota espressamente che l’armata e gli eserciti, ai suoi -tempi, come ne’ tempi andati, moveano alla guerra da Palermo. Testo -nella _Bibl. Ar. Sicula_, pag. 28. Della Zecca abbiam detto nella nota -precedente e dei _diwani_ nel lib V. cap. x, pag. 322 segg. - -[15] Presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 81, 82. - -[16] Ἀμὲρ si legge nel mosaico della Chiesa della Martorana, pubblicato -dal Morso, _Palermo Antico_, pag. 78; ἀμιρᾶς, anche al nominativo, -presso Eustazio arcivescovo di Tessalonica, ediz. di Bonn, pag. 472. -Nei diplomi greci di Sicilia che citiamo nel presente capitolo, si -legge ἀμηρ, ἀμμήρας, ἀμμιρᾶς e al genitivo ἀμήραδος, ed ἀμμηρὰ. Si -vegga, del rimanente, cotesta voce nel Glossario greco del Ducange, il -quale la notò per la prima volta nella Continuazione di Teofane. - -[17] Si vegga Ducange, Glossario latino, alle voci _amir, admiralius_, -etc. La voce _Amiratus_ fu usata, credo io, la prima volta da Einbardo, -Annales presso Pertz, _Scriptores_, tomo I, pag. 490, sotto l’anno 801, -dove è chiamato così Ibrahim-ibn-Ahmed, l’Aghlabita, emiro d’Affrica. -Sicardi vescovo di Cremona, presso Muratori, _Rer. Ital. Script_., tomo -VII, pag. 605, anno 1188, chiama _Admiratus_ il capitan del navilio -siciliano e _admirandus_ un emir di Saladino. Marangone, nell’Archivio -Storico italiano, tomo VI, parte ij, pag. 18, dà al capitano della -armata di Sicilia, l’anno 1158, il titolo di _Admiratus_ e poi di -_Almirus_; Pietro Diacono, lib. IV, cap. xj, presso Muratori, op. cit, -tomo IV, pag. 499, fa parola d’un _Ammirarius_ di Babilonia (ossia del -Cairo). Le traduzioni latine e italiane del secolo XV, che troviamo ne’ -_Diplomi arabi dell’Archivio fiorentino_, danno le voci _Armiratus_, -pag. 353, 356 e _Armiraio_, pag. 347, 350 a 354, per significare l’emir -di Alessandria; e veggiamo anco in una traduzione del XII secolo, pag. -260, un _Admirator galearum_, musulmano. Si aggiungan questi al molti -esempii che porta il Ducange, e si vedrà che sempre _Amiratus_, con -le sue varianti, rispondeva ad emir. Si ricordin anco Ugo Falcando -e Romualdo Salernitano, i quali chiamano _Amiratus_ i dignitarii -siciliani di tal nome, ma il primo dà il titolo di _Magister Stolii_ ad -un kaid Pietro, che capitanò una volta l’armata siciliana. - -[18] Libro V, cap. v. pag. 139 di questo volume. - -[19] Libro III, cap. j, pag. 2 segg. del 2º volume. - -[20] Il Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 1016-17, pubblicò due diplomi -risguardanti questo Eugenio. Nel primo, dato del 1093, egli è chiamato -notaio, che allor significava segretario. Il conte Ruggiero, a sua -domanda, gli concedette un monastero fuor la città di Traina, a fin -di riedificarlo, e gli conferì il patronato e il governo di quello. -Ciò condusse il Pirro a vestir Eugenio monaco basiliano e crearlo -abate. L’altro diploma di re Guglielmo, dato il 1169, trascrivendo -il precedente ed accordando anco altri beni al monastero, intitolò -Ammiraglio quell’Eugenio. Sembra dunque che il segretario del 1093, in -vece di chiudersi nel suo monastero, fosse stato mandato dal conte a -governare la città di Palermo. Non è inverosimile che questo Eugenio -sia il gran personaggio nominato senz’altro titolo che di Arconte -nel diploma del maggio 1105, presso Spata, _Pergamene_, pag. 263. -Più certa vestigia ne troviamo in un diploma greco del 1142, presso -Morso, _Palermo antico_, pag. 313 segg. e nel Tabulario della Cappella -Palatina di Palermo stessa, pag. 20 segg., donde si scorge come alcuni -discendenti di Eugenio ammiraglio, abbiano venduti alla Chiesa detta -in oggi della Martorana, degli stabili che la famiglia possedeva -in Palermo. Furono venduti da Niccolò ed Agnese monaca, figliuoli -dell’Ammiraglio Eugenio, Niceta moglie di Niccolò, e Giovanni, -Teodoro, Stefano ed Elena loro figliuoli; dichiarando tutti costoro che -fosse ricaduta a lor pro la parte di Teodicio figliuolo di Eugenio, -ereditata da Zoe figliuola di Teodicio la quale era morta anch’essa. -Togliendo dunque dal 1142 il corso ordinario di due generazioni, si -torna allo scorcio dell’XI secolo e si può supporre con fondamento che -quell’ammiraglio Eugenio fosse il medesimo del diploma del 1093. - -Notisi che in due altri diplomi greci, pubblicati dal Morso, op. cit., -pag. 345 e 353, il primo de’ quali senza data va riferito al 1143 -(Cf. Mortillaro, _Catalogo del Tabulario_ della Cattedrale di Palermo, -pag. 23) e l’altro è dato del 1204, si trova il nome di un Giovanni, -figliuolo dell’ammiraglio Eugenio. Cotesti due ammiragli Eugenii mi -sembrano diversi. Il primo si può supporre contemporaneo del gran -conte Ruggiero, ma il secondo torna alla metà del XII secolo. A lui -credo sia da attribuire, più tosto che all’altro, la traduzione latina -dell’Ottica di Tolomeo e delle profezie della Sibilla Eritrea, di che -diremo nel seguito del presente libro. - -[21] Abbiam testò citato questo diploma a pag. 346, nota 2, e avvertito -come presso il Gregorio porti una data erronea. - -[22] Si vegga qui innanzi a pag. 351. - -[23] Diploma del 1159, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 98, e presso -De Vio, _Privilegia Panormi_, pag. 6. Cristoforo allor era morto. - -[24] Si fa parola di una precedente donazione dell’_Admiratus domino -Christodulos_, nei diploma di Ruggiero conte, che l’Ughelli pubblicò -con la data del 1104 e che, supponendo esatta l’indizione XIII che v’è -scritta, va riferito al 1119; come abbiamo avvertito in principio di -questo capitolo, pag. 340, nota 1. - -Cristodulo è detto protonobilissimo in un diploma del 1123, presso -Spata, _Pergamene_, pag. 410. Se il sig. Spata ha ben letta la sigla -del titolo onorifico e del nome, e se non v’ha errore nella data, -convien pur supporre che quel titolo fosse stato accordato pria del -notissimo diploma del 1139. In un diploma del 1126, tradotto dal greco, -pubblicato con molte varianti, o piuttosto in tenore assai diverso, -prima dal Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 326, e quindi dal De Grossis, -_Catana Sacra_, pag. 79, 80, si vede soscritto, pria di “Georgius de -Antiochia amiratus” e di “Admirati filius Gentilis (_sic_) Joannes,” -un “Chrisiodorus,” e secondo il De Grossis “Christodorus, amiratus -et Riodotus.” Quest’ultima lezione, sbagliata al certo, par che venga -da una sigla non capita dall’ignoto traduttore latino, e potrebbe per -avventura essere la medesima che fu letta Rozius in altro diploma; onde -il Pirro die’ tal casato a Cristodulo. Il Chrisiodorus o Christodorus -va corretto, secondo me, Christodulus; e il Rozius potrebbe essere, -nè più nè meno, che il notissimo nome di Ruggiero, poichè i Greci di -Sicilia soleano trascrivere la _g_ latina o arabica con le due lettere -τζ. Cristodulo, ammiraglio e protonotaro, è citato in un diploma greco -del 1130, presso Trinchera, _Syllabus_, pag. 138. Un altro diploma -greco del 1136, presso Spata, op. cit., pag. 266, fa menzione di -Cristodulo _già_ ammiraglio. In ultimo è da noverar quello del 1139, -che accorda il titolo di Protonobiiissimo, pubblicato dal Montfaucon -e poi dal Morso, e nel Tabulario della Cappella palatina di Palermo, -pag. 10. È superfluo di avvertire, dopo ciò ch’io ho detto, come non -si debba fare assegnamento su la lista delli ammiragli di Sicilia ne’ -tempi Normanni, data dal Pirro, _Chronologia Regum Siciliæ_, pag. XXV. - -[25] Si vegga il seguito del presente capitolo, a pag. 362, nota 3. - -[26] Giorgio ha titolo di ammiraglio nel diploma del 1126 citato nella -nota 2, della pag. 351. In un diploma latino del 1132 presso Spata, -op. cit., pag. 426 segg. egli è detto dal re “amiratus amiratorum -qui praeerat toto regno meo”. In uno del 1133, tradotto dal greco, -presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 774, egli è detto Ammiraglio -delli ammiragli; è sottoscritto αμήρας in due diplomi del 1140 e -1143 nel Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 13 e 16; -è intitolato ammiraglio in un diploma tradotto dal greco, di maggio -1142, presso Pirro, op. cit., pag. 390, e ammiraglio delli ammiragli -in uno latino della stessa data, op. cit., pag. 698. Nel mosaico della -Martorana ei prese il titolo di αμήρ soltanto, come ognun può vedere, -e leggesi in Morso, _Palermo Antico_, pag. 78. Pare che Giorgio, -per modestia o per amor di brevità, si contentasse ordinariamente di -questo. Di rado ei solea aggiugnere quello di Arconte degli Arconti; ma -un suo figliuolo lo nominava sempre con questo attributo. - -È da ricordare la iscrizione greca che leggevasi a’ tempi del Pirro -in una Chiesa di Santa Maria _de Crypta_ in Palermo, nel sito dove -surse la “Casa Professa” de’ Gesuiti, della quale iscrizione il Pirro, -op. cit., pag. 300, 301, dà una traduzione latina. Era inciso il -testo su la sepoltura di Ninfa, madre di Giorgio, _primum principum -universorum_, (Ἀρχοντῶν ἄρχον) morta il 6648 (1140). Quivi non si fa -parola del padre dell’ammiraglio; ma il Pirro e con lui il Morso, op. -cit., pag. 108, 109, non hanno lasciata questa occasione di nominare -Cristodulo e di farlo marito della Ninfa. - -[27] Così Giovanni ammiraglio, figliuolo, com’e’ pare, di Giorgio, nel -citato diploma del 1126 e nell’altro del 1142, presso Pirro, pag. 698. -Secondo un diploma del 1133, presso Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, -cap. v, nota 4, l’ammiraglio Teodoro fu incaricato di decidere, insieme -con Guarino Cancelliere del re, una lite sorta tra il vescovo di Lipari -e i cittadini di Patti, suoi vassalli. Il citato diploma del 1126, -secondo il testo di De Grossis, fa menzione di un ammiraglio Niccolò, -il quale nel tempo che esercitava l’ufficio di Stratego, com’e’ pare, -di Mascali, era stato incaricato dal principe di descrivere i confini -di quel territorio. - -[28] Lib. V, cap. ix, pag. 262-5. - -[29] Abate di Telese, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 267 et passim. - -[30] Majone è soscritto in latino _Ammiratus Ammiratorum_, in un -diploma arabico del 1154, presso Gregorio, _De Supputandis_, pag. 38. -Ordinariamente lo chiamavano il grande ammiraglio, come si vede dal -Falcando e dagli altri cronisti; e questo titolo modificato era ormai -sì comune, che Giovanni figlio di Giorgio d’Antiochia lo riferì al -proprio padre soscrivendosi μεγάλου αμήραδος ὐίος, in un diploma del -1172, Tabulario della Cappella Palatina di Palermo, pag. 29. In un -diploma latino del 1157, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 98, messo -fuori a nome del re da Majone “grande ammiraglio degli ammiragli” si -leggono, tra i testimonii dell’atto, Stefano ammiraglio figliuolo del -grande ammiraglio, un altro Stefano ammiraglio, che si sa dal Falcando -essere stato fratello di Majone, ed un Salernitano ammiraglio. Visse -inoltre in que’ tempi l’altro ammiraglio Eugenio, del quale si è fatta -menzione poc’anzi, pag. 353, nota. 1. - -[31] È noto il diploma di febbraio 1177, per lo quale Guglielmo II di -Sicilia costituì il dotario alla sua sposa Giovanna d’Inghilterra. Tra -i grandi del regno soscritti in questo diploma secondo l’ordine di loro -dignità, si legge 25^mo, _Ego Walterus de Moac Regni_ (sic) _fortunati -stolii admiratus_; prima del quale vengono gli arcivescovi, i vescovi, -il vicecancelliere, i conti, e dopo Gualtieri si leggono i nomi del -siniscalco, del conestabile, del logoteta, di due maestri giustizieri -e d’un giustiziere. Seguiamo l’edizione di Rymer, _Foedera, etc._, tomo -I, pag. 17 (London, 1816). - -Margaritone, celebre capitano navale di Sicilia alla fine del XII -secolo, è intitolato, senz’altro, ammiraglio del re di Sicilia, nella -Cronica di Sicardo vescovo di Cremona, anno 1188, presso Muratori, -_Rer. Italic. Script._, tomo VII, pag. 605. - -[32] Par che i Genovesi l’abbiano usato i primi dopo la Sicilia. -Negli Annali del Caffaro e nelle continuazioni di quelli, si trova un -_admiratus_ di Genova il 1211 e quindi due _armiragii_ il 1263 etc. -presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._, tomo VI, colonne 486, 530, ec. È -notevole che la prima nominazione d’ammiraglio fu fatta in Genova del -1241, quando Federigo II surrogò Ansaldo de Mari, genovese, al suo -ammiraglio Niccolò Spinola ch’era venuto a morte. - -[33] Il Nowairi, citato da M. Reinaud, _Invasions des Sarrazins_, -pag. 69, nota 1, dice d’un _emir-el-ma’_ (emir dell’acqua) in Spagna. -Ma non posso assentire al mio maestro di arabico che sia questa -l’origine della voce ammiraglio, quando ne vediamo sì chiaramente le -successive mutazioni negli scrittori e ne’ diplomi europei. Per la -medesima ragione è da respingere la etimologia ammessa dal Dizionario -della Crusca, cioè da _emir-el-bachar_ (meglio bahr) ossia emir -del mare. Questa dignità non mi è occorsa mai negli scritti arabi. -Ibn-Khaldûn, nei _Prolegomeni_, testo di Parigi Parte II, pag. 32 e -traduzione francese del baron de Slane parte II, pag. 37, ignorando -l’etimologia della voce _almeland_, la suppone franca; e nella Storia -de’ Berberi par ch’ei prenda per nome proprio il titolo dell’ammiraglio -Ruggier Loria (leggasi _El miralia_ in luogo di _El-murakia_ che -non ha significato), testo di Algeri, tomo I, pag. 423, _Biblioteca -arabo-sicula_, pag. 492, e traduzione del Baron de Slane, tomo II, pag. -397. Non posso seguir l’opinione del dotto traduttore, il quale crede -Merakia alterazione di Marchese. Ruggier Loria non ebbe mai questo -titolo. - -[34] Confermano questo fatto, nelle imprese di re Ruggiero in Affrica, -il Nowairi e Ibn-Abi-Dinar, nella _Biblioteca arabo-sicula_, pag. 534, -537. - -[35] Edrîsi citato poc’anzi a pag. 350, nota 1. - -[36] Credo si possa affermare la giurisdizione civile e penale del -grande Ammiraglio nella prima metà del XII secolo, ancorchè la non -si ritragga da documenti se non che a capo di cento anni. Ognun sa -che in generale l’Imperatore Federigo ristorò l’ordinamento dei re -normanni, anzichè rifarlo: e non v’ha ragione di supporre ch’egli -abbia innovato alcun che nella istituzione del grande ammiraglio. Or -il suo diploma, pubblicato per lo primo dal Tutini e ristampato dallo -Huillard-Bréholles nella _Historia Diplomatica Friderici secundi_, tomo -V, pag. 577 segg., anno 1239, per lo quale fu nominato, vita durante, -ammiraglio di Sicilia, Niccolò Spinola da Genova, dà a costui ampia -autorità: 1º di costruire e racconciare le navi dell’armata regia; -2º dar patenti di corsari e fare ristorare i danni recati da loro -a sudditi di nazioni amiche; 3º giudicare sommariamente, _secundum -statum_ (statutum?) _et consuetudinem armate_, le cause civili e -criminali delle persone appartenenti all’armata, agli arsenali regii -ed a’ legni corsari, e ciò con autorità di delegare altrui i giudizii; -4º dare in feudo gli ufici di comiti nell’armata quando venissero a -vacare; 5º prender danaro dalle casse regie pei bisogni dell’armata: -e seguono i diversi e grandissimi lucri accordati all’ammiraglio, in -guerra come in pace, su lo Stato e sui marinai e naviganti. Intorno -i tribunali dipendenti dall’ammiraglio e la legislazione eccezionale -di quelli, si vegga il Giannone, _Storia Civile del Regno di Napoli_, -libro XI, cap. vi, § 2, e le opere citate da lui. - -[37] Si vegga la nota 3 della pag. 354. Questo casato non comparisce -in alcuno de’ diplomi dati dal Pirro ne’ quali sia nominato Cristodulo -o Giorgio; neppure nella iscrizione sepolcrale della madre di Giorgio -di che abbiam fatta parola poc’anzi nella pag. 352, nota 2. Romualdo -Salernitano, che forse lo conobbe di persona, non dice altro che: -_Georgium virum utique maturum, sapientem et discretum, ab Antiochia -abductum_. Presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._ tomo VII, pag. 195. - -[38] Il _Baiân_, testo di Leyde, pag. 322, e nella _Bibl. ar. sicula,_ -pag. 373, dice che il padre di Giorgio era uno degli _òlûg_ (stranieri -o barbari) di Temîm. - -[39] _Hisâb_. - -[40] I testi dicono con Ruggiero; ma il seguito della narrazione mostra -che il principe non l’adoperò a prima giunta in affari gravi. - -[41] Ibn-Khaldûn, nella Storia de’ Berberi, testo di Algeri, tomo I, -pag. 208, _Biblioteca arabo-sicula_, pag. 487, e versione francese -del baron de Slane, tomo II, pag. 26, aggiungeva il nome patronimico -d’Ibn-Abd-el’Azîz, all’Abd-er-Rahman che insieme con Giorgio capitanò -l’armata Siciliana, nell’impresa del 1126 contro l’Affrica. Io credo -che costui fosse quel medesimo che il Tigiani, dicendo de’ principii -di Giorgio l’Antiocheno, chiama Abd-er-Rahman-en-Nasrani, ossia il -Cristiano. Ma rifletto che il Tigiani, d’ordinario molto diligente, -non avrebbe qui omesso il nome patronimico onde cadea sul ministro -siciliano una macchia d’apostasia; e che al contrario Ibn-Khaldûn bada -alle cose più tosto che ai nomi, oltrechè i suoi scritti, copiati -e ricopiati per quattro secoli, ci sono pervenuti assai malconci. -Non vorrei che, saltando qualche rigo, com’avvien sovente là dove è -ripetuta la stessa voce, si fosse attribuito al ministro di finanze -di Ruggiero il nome patronimico di Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Aziz, -il quale scrisse appunto di questa impresa del 1126, ed è citato -da Abu-s-Salt, e questi dal _Baiân_, pag. 317 del testo di Leyde e -372, della _Bibl. ar. sicula_. L’ufizio attribuito dal Tigiani ad -Abd-er-Rahman-en-Nasrani è di _Sâhib-el-Ascghal_, che nell’Affrica -propria e nel XII secolo, al quale luogo e tempo è da riferire -la cronica qui copiata o compendiata dal Tigiani, era il tesorier -generale o ministro di finanze che dir si voglia. Veggasi Ibn-Khaldûn, -_Prolegomènes_, traduzione del baron de Slane, Parte II, pag. 14-15. - -[42] Si confrontino nella _Bibl. ar. sicula_: il Baiân, anno 543, pag. -373; Tigiani, pag. 392; Ibn-Khaldûn, pag. 487, 501. I particolari più -minuti si hanno dal Tigiani. - -[43] Si vegga il lib. V, cap. v, pag. 332 di questo volume, e ciò che -diremo in appresso de’ traffichi di re Ruggiero in Affrica. Sono poi -noti quei dell’imperatore Federigo II. - -[44] Diploma latino del 1133, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. -773-4. Il nome proprio è scritto una volta per sbaglio _Gregorius_, -e il topografico in luogo di _Catinae_ va letto _Jatinae_, come -abbiamo avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 317 nota 2. Da questo atto -non si vede appunto in qual tempo Giorgio abbia preso quell’ufizio -in Giattini; ma fu di certo avanti il 1111, perchè egli nella detta -qualità descrisse i limiti di un podere donato quell’anno da Rinaldo -Avenel all’Abate di Lipari. Cf. Pirro, op. cit., pag. 772-3. - -[45] Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 394, -487, e il primo anco nella traduzione francese di M. Rousseau, pag. -246, il secondo in quella del baron de Slane, _Histoire des Berbères_, -tomo II, pag. 26. - -[46] Abbiamo citati poc’anzi questi due diplomi a pag. 354, nota 2, e -pag. 355, nota 2. - -[47] L’uno è “Schiavo di Cristo” e l’altro “Schiavo del Misericordioso.” - -[48] Il Gregorio, nel descrivere l’ordinamento del governo sotto re -Ruggiero e i sette grandi ufizii della Corona, si riferisce assai di -rado a documenti contemporanei. Prende quei della fine del XII secolo -ed anco del XIII; o argomenta su i detti del Falcando, che scrisse -allo scorcio del XII; e talvolta non allega altro che l’analogia col -suo favorito sistema di Guglielmo I, d’Inghilterra. Si veggano le -_Considerazioni_, lib. II, cap. ij, e particolarmente le note 37 segg. - -[49] Abate di Telese. - -[50] Romualdo Salernitano, presso Muratori, _Rer. Ital. Script._, tomo -VII, pag. 183, anni 1121-2. - -[51] Si vegga il lib. IV, cap. viij e xv, pag. 355 segg. 364, 547 del -secondo volume, e lib. V, cap. iij e vj pag. 80, 158, 169 segg. di -questo terzo volume. - -[52] Ibn-el-Athîr, anni 476, 482, 488, 489, 491, 493, edizione del -Tornberg, tomo X, pag. 85, 119, 164, 175 191 e 202. Si confronti -Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduzione del baron de Slane, -tomo II, pag. 22 segg. - -[53] _Baiân-el-Moghrib_, ediz. Dozy, tomo I, pag. 311 ed estratto nella -_Bibl. ar. sicula_, pag. 370. Il compilatore, che avea chiamati _Rûm_ -gli assalitori del 1087, dà a quelli del 1105, il nome di _Rumâniûn_. -Se fossero stati Bizantini? - -[54] Ibn-el-Athir, anni 501, 509 e 510, edizione del Tornberg, tomo X, -pag. 315, 359, 365, e Ibn-Khaldûn, vol. citato della traduzione, pag. -24, 25. - -Secondo Ibn-el-Athir, anno 503, vol. citato, pag. 336, Iehia mandò -quell’anno quindici galee contro i Rûm, l’armata de’ quali le combattè -e ne prese ben sei. Secondo il _Baiân_, nella _Bibl. ar. sicula_, luogo -citato, e nella edizione del Dozy, vol. I, pag. 314, l’armata zirita, -di rebi’ secondo del 507 (mezz’ottobre a mezzo novembre 1113) riportò -in Mehdia gran numero di cattivi, presi nel paese di Rûm. E torna -forse alle scorrerie nel Salernitano, delle quali dicono gli annali -della Cava, an. 1113, presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._, tomo VIII, -pag. 923. Ibn-Khaldûn, op. cit., tomo II, pag. 25 della traduzione di -Slane, dice che l’armata, della quale Iehia prendea cura particolare, -fece molte scorrerie contro i Cristiani francesi, genovesi e sardi, sì -che furono costretti a pagargli tributo. Il testo arabico pubblicato -dallo stesso dotto orientalista, tomo I, pag. 207 sembra guasto nella -voce che significherebbe tributo. In ogni modo, il nome di _Farangia_ -(franchi) può significare i paesi cristiani della Spagna e quelli anco -d’Italia, e il tributo può essere stato pattuito temporaneamente con -qualche giudicato della Sardegna, più tosto che con Genova o Pisa. -Ibn-Khaldûn non bada alle minuzie. - -[55] Questa è la prima volta, per quanto io sappia, che si fa menzione -appo i Musulmani d’Affrica del fuoco greco, o, come lo chiamano gli -Arabi, la _nafta_. I Musulmani di Sicilia l’adoprarono nella guerra -contro i Normanni, se ad un episodio di quella si riferiscono i versi -d’Ibn-Hamdis, ch’io ho citati nel lib. IV, cap. xiv, pag. 532 del -secondo volume, e lib. V, cap. vj, pag. 165, nota 3, del presente. In -Egitto era conosciuto di certo, poichè Makrizi nel _Kitâb-el-Mowâ’iz_, -testo di Bulâk, tomo I, pag. 424, raccontando l’incendio che consumò -una delle armerie del Cairo il 461 (1068-9), dice che v’arsero -diecimila _Kirbe_ (otri o vasi) di nafta e altrettante _zarrake_, -o vogliam dire tubi da lanciare quel combustibile. Nondimeno parmi -che l’effetto della nafta de’ Musulmani non fosse terribile quanto -quello del fuoco greco. Gli scrittori normanni non ne fanno mai parola -nella guerra di Sicilia, nè in quelle d’Affrica che noi trattiamo nel -presente capitolo; nè la vittoria arrise mai in quella età al navilio -zirita contro gli Italiani. - -Ibn-Hamdis medesimo e qualche altro poeta che cantava nella povera -corte di Mehdia in sul tramonto della dinastia zirita, ricordano -la nafta, come orribile strumento di distruzione: “una maraviglia” -sclamava Ibn-Hamdis, senza aver letta la relazione della battaglia di -Mentana. Al dir di que’ poeti, la nafta: 1º galleggiava su l’acqua e -non si spegnea; 2º dava baleno, fumo, tuono e puzzo d’inferno; 3º era -lanciata in lingua di fiamma da tubi di rame o bronzo che fossero; -ovvero, 4º con dardi; e 5º cotesta nafta, o una specie di essa, era -bianca com’acqua. Ciò nei regni di Iehia, Alì, Hasan, ch’è a dire -nella prima metà del XII secolo. Si veggano i versi pubblicati nella -_Biblioteca arabo-sicula_, pag, 393 e 565 e altri inediti del Diwano -d’Ibn-Hamdis, nella copia del Ms. della Vaticana, fatta dal prof. -Sciahuan per uso del conte Miniscalchi, pagg. 75, 77, 118, 213, 241, -271, rime in _di, di, ri, mi, na_ e _sa_. Il Nowairi accenna anco alla -nafta dell’armata zirita, _Bibl. ar. sic._, pag. 456. Ho fatte queste -citazioni in aggiunta a’ fatti pubblicati nella dotta opera _Du feu -grégeois_, etc. par MM. Reinaud et Favé, Paris, 1845, in-8. - -[56] Questo fatto, del quale non danno alcun cenno gli annali bizantini -nè i musulmani, si ritrae precisamente dal diwano d’Ibn-Hamdîs, nella -citata pag. 213, della copia del prof. Sciahuan, dove si legge che una -delle ragioni che mossero “il reggitore di Costantinopoli la maggiore -a schermirsi col calam dal taglio della spada zirita” fu il timore “di -quel dardo incendiario, che con maraviglioso effetto lanciava il fuoco -nell’onda agitata e ardeavi.” - -Ibn-Hamdîs, oltre questa, scrisse a lode di Iehia altre otto lunghe -kaside, che leggonsi nella copia dello Sciahuan a pagg. 24, 49, 116, -169, 204, 208, 210, 267, rime in _ab, ah, ru, li, mi, im, ma, ka_, e la -prima, la sesta e l’ottava anco nel Ms. di Pietroburgo, fog. 62 recto -e verso e 63 recto. Della prima ho dati due versi nella _Bibl. ar. -sicula_, pag. 572, e sette versi della terza leggonsi in Ibn-el-Athîr, -anno 509, op. cit., pag. 280, e nella edizione del Tornberg, tomo X, -pag. 359. - -[57] Si vegga il lib. V, cap. vj e x, pagg. 158, 168 e 332 di questo -volume. - -[58] Lib. IV, cap. 50, presso Muratori, _Rer. Ital. Scr._, tomo IV, -p. 523. I Beni-Hammâd erano chiamati comunemente i signori della Cala -(kalà’t) dal nome della prima loro capitale, ancorchè avessero verso -il 1090 tramutata la sede in Bugia. Veggasi Ibn-Khaldûn, _Histoire des -Berbères_, traduzione de Slane, tomo II, pag. 43 segg. - -[59] Il fatto è bene espresso dalle parole di Ibn-el-Athîr che, prima -del favore dato da Ruggiero a Rafi’-ibn-Makkan, era tra lui ed Alì -amistà e inganno. Cotesta disposizione d’animi si dee tirar su infino -al tempo di Iehia. - -[60] È bene riferire testualmente l’affermazione degli scrittori -musulmani, che rischiara un punto importante del diritto pubblico del -tempo, in Affrica e fors’anco in Sicilia. Secondo Ibn-el-Athîr, Alì -dichiarò “Non abbia alcuno nell’Affrica (propria) a competer meco nella -spedizione di navi con mercanzie;” e secondo Tigiani, quel principe mal -soffriva che alcuno nell’Affrica (propria) rivaleggiasse con lui nella -spedizione di navi. - -[61] Traduco “galea” secondo l’uso comune, la voce arabica sciana e -scenîa, e serbo l’altra nella forma arabica, non sapendo appunto a -quale specie di navi la risponda. Per ragione etimologica, _harbiia_ -significherebbe “guerresca.” Il legno di Rafi’ è detto _Merkeb_, ossia -“nave” genericamente e in particolare “grossa nave” da Ibn-el-Athîr -e da Nowairi; ma il Tigiani la chiama _safina_, che vuol dir nave in -generale, e specialmente da corso. - -[62] Questo diligente scrittore dice che i Siciliani, già seduti a -mensa, sapendo l’arrivo dell’armata affricana corsero a lor galee; ma -alla più parte fu tagliata la via del mare, e molti rimasero uccisi. -“E salvossi di costoro,” continua il Tigiani citando testualmente il -contemporaneo Abu-s-Salt, “chi si potè salvare, avendo volato nella -sua fuga, per paura della morte, non già per leggerezza di gamba.” Il -Tigiani infine dà alcuni versi scritti in questo incontro a lode di -Alì, da un Mohammed-ibn-Abd-Allah. - -In cotesti versi, per vero, è detto della ritirata del naviglio -siciliano e della paura che gli avean fatta le navi zirite, ma non -si fa parola di zuffa, nè di sangue sparso. Similmente la kasida -d’Ibn-Hamdis che si legge nel solo Ms. della Vaticana, a pag. 127 -della copia del professor Sciahuan, non allude menomamente a fazione -combattuta, ancorchè la si estenda di molto descrivendo il terribile -aspetto delle harbîe mandate dal signore di Mehdia contro le galee -venute di Sicilia a Kâbes (così va corretto il nome di Fas, ossia Fez), -l’anno 512. Dal silenzio de’ cronisti e sopratutto da quello de’ due -poeti, argomento che il Tigiani, avendo per le mani qualche racconto -non compiuto di Abu-s-Salt, abbia confusa la prima spedizione di cui -trattiamo, con qualche fazione della guerra che poi si combattè tra Alì -e Rafi’ aiutato da Ruggiero; forse la vittoria navale degli Ziriti alla -quale accenna Ibn-Khaldûn, con data che pare erronea. - -[63] Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Abi-Dinar. - -[64] Ibn-Khaldûn non cita questo fatto. - -[65] Poesia citata nella nota 2 della pagina precedente. - -[66] Ibn-el-Athîr, Nowairi, Ibn-Khaldûn, Ibn-Abi-Dinar. - -[67] Ibn-Khaldûn. - -[68] Ibn-el-Athîr, _Baiân_, Nowairi, Tigiani, Ibn-Abi-Dinar. - -[69] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 511, testo nella _Biblioteca -arabo-sicula_, pag. 280 seg. e nella edizione del Tornberg, vol. -X, pag. 370; Tigiani, testo nella Bibl. citata, pag. 382 segg., 392 -segg. e traduzione francese di M^r. Rousseau, pag. 93 e 244 (ne’ quali -luoghi la traduzione va corretta per migliori lezioni di un altro Ms. -acquistato di poi da M^r. Rousseau); _Nowairi_, sotto gli anni 511 -e 512, testo nella Bibl. citata, pag. 454; Ibn-Khaldûn, _Storia de’ -Berberi_, testo nella _Bibl_. citata, pag. 486 e 488, testo di Algeri, -tomo I, pag. 208 e 215, e versione francese del baron de Slane, tomo -II, pag. 26 e 36; Ibn-Abi-Dinar, testo nella Biblioteca citata, pag. -535, e versione francese (_Histoire de l’Afrique de_.... Kaïrouani, -traduite par MM. Pellissier et Rémusat), pag. 152. - -Ibn-Khaldûn, nel primo de’ luoghi citati, dice che l’armata siciliana -veniva in aiuto di Rafi’ per infestare la costiera ed _appostare_ il -naviglio zirita, e che Alì _rinnovò_ il suo navilio. Nell’altro luogo -accenna con pari laconismo ad una vittoria navale dagli Ziriti sopra -i Siciliani, ma aggiugne che Alì arruolò allora _tribù arabe e navi -e andò allo assedio di Kâbes il_ 511. La cronologia non è osservata -di certo in questo secondo frammento; nè lo si può mettere di accordo -col primo, se non che supponendo la guerra navale, condotta con -varia fortuna. Il _Baiân_, testo, ediz. del Dozy, pag. 316, e nella -_Bibl. ar. sic._ pag. 370, sotto l’anno 512 fa parola soltanto delle -ambascerie di Ruggiero a Mehdia. - -[70] Cotesti fatti, d’altronde notissimi, sono raccontati, con qualche -diversità nelle date e ne’ particolari, da Ibn-el-Athîr, anno 448, -edizione del Tornberg, vol. IX, pag. 425 segg.; dagli _Annales Regum -Mauritaniæ_, edizione del Tornberg, vol. II, pag. 100 segg.; e da -Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduz. del baron de Slane, tomo -II, pag. 67 seg. Secondo la traduzione degli _Annales_, per Tornberg, -pag. 106, il ribât sarebbe stato in mare. Ma il testo ha _bahr_, che -si dice anco di gran fiume, e così la tradizione s’accorderebbe con -quella, molto precisa d’Ibn-Khaldûn. - -[71] Si vegga il lib. V, cap. I, pag. 12, del presente volume. - -[72] Ibn-el-Athîr, testo, anno 407, edizione Tornberg, vol. IX, p. 205. -Si riscontri il Dozy, _Histoire des Musulmans d’Espagne_, tomo IV, pag. -304, e _Recherches_, etc. seconda edizione, tom. II, pag. XXIX XXX, -dove è notato un anacronismo d’Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, -traduz. del baron de Slane, tomo II, pag. 79. L’occupazione di Denia -per Moktadir torna, secondo gli autori seguiti dal Dozy, al 1079, -ancorchè Ibn-el-Athîr la riferisca al 478 (1085-6). - -[73] Abbiamo la narrazione di questa impresa per Lorenzo Vernese, -contemporaneo, il quale dà preziosissimi ragguagli, e più importanti -compariranno quando il Bonaini ristamperà, com’egli ha promesso, questa -cronica, sopra un Ms. ch’ei ne ha alle mani, molto migliore di quello -che servì al Muratori. Per ora usiamo la edizione del _Rerum Italic. -Script._, tomo VI, pag. 111, segg. Si confronti con la _Chronica -varia Pisana_, nello stesso tomo del Muratori, pag. 101 segg. e con -Marangone, nell’_Archivio Storico Italiano_, tomo VI, parte II, pag. 7 -e 8. Degli Arabi si vegga il _Baiân-el-Moghrib_, testo, ediz. del Dozy, -tomo I, pag. 314, e Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduz. de -Slane tomo II, pag. 206. - -[74] Lorenzo Vernese, op. cit., pag. 154; Ibn-Khaldûn, _Histoire des -Berbères_, l. c., dice che Mobascer domandò gli aiuti ad Alì-ibn-Jûsuf. - -[75] Ibn-Khaldûn, _Prolegomeni_, testo di Parigi, parte II, pag. 37, e -traduzione francese del baron de Slane, parte II, pag. 43. La data si -vede dalle scorrerie ne’ dominii di Ruggiero, le quali or or narreremo. - -[76] Dozy, _Histoire des Musulmans d’Espagne_, tomo IV, pag. 263, nota -4. - -In due elegie scritte da Ibn-Hamdis l’anno stesso ch’ei morì (527= -1132-3) per un kaîd Ibn-Hamdûn, si fa ricordo anco del trapassato kaîd -Abu-Mohammed-Meimûn; ma le vaghe lodi di virtù guerriera prodigate a -costui, non danno alcuno indizio ch’egli appartenesse alla famiglia -della quale noi trattiamo. Coteste elegie si trovano nel Diwan -d’Ibn-Hamdis, Ms. di Pietroburgo, fog. 60 verso e 61 verso; della prima -delle quali io ho dato il titolo nella _Bibliot. ar. sicula_, pag. 572. -Mancano entrambe nel Ms. della Vaticana. - -[77] Il Marrekosci, testo, edizione del Dozy, pag. 149, narra che i -Musulmani di Almeria, disdetto il nome almoravide, voleano far principe -il kaîd-Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn, ma ch’egli ricusò dicendo: esser uomo -di mare, facessero assegnamento sopra di lui contro le armate nemiche, -ma dessero il principato ad un altro. - -[78] La rivolta dell’ammiraglio è accennata da Ibn-Khaldûn, il quale -nella _Histoire des Berbères_, vol. II, pag. 183 della traduzione, gli -dà il nome di Ali-ibn-Isa-ibn-Meimûn; e ne’ _Prolegomeni_, l. c., parla -di tutta la famiglia de’ Beni-Meimûn “signori di Cadice.” Si vede ch’e’ -stavano a cavallo sul mare, tra le Baleari, Denia, Cadice e Almeria. - -[79] Mi par bene raccogliere qui i luoghi degli annali, ne’ quali si fa -menzione di questa famiglia: - -1114. Alle Baleari, _Maymonus_, Lorenzo Vernese, e Ibn-Khaldûn, ll. cc.; - -1122. A Nicotra, _Abu-Abd-Allah-ibn-Meimûn_, secondo il Baiân, -testo I, 317. Ibn-Khaldûn, _Berbères_, II, 26, traduzione, lo chiama -_Mohammed_: e pare lo stesso personaggio, sendo solito tra’ Musulmani, -ad onor del profeta, di porre il _keniet_, ossia soprannome, di -Abu-Abd-Allah, a chi si chiamasse Mohammed. Ma il Tigiani, nella -_Bibl. ar. sicula_, pag. 393, dà al capitano di questa correria il -nome di _Ali-ibn-Meimûm_, e potrebbe essere per avventura l’_Alas_ -e all’accusativo _Alanta_, spagnuolo, che Lorenzo Vernese dice -rimaso capitano del castello di Majorca dopo la fuga di Burabe, -e scampato a nuoto quando i Pisani entravano nella fortezza. È -da avvertire che Tigiani, op. cit., pag. 398, accennando a quel -Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn che assalì la Sicilia dopo il 1123, -aggiugne “aver già fatta menzione di costui” Pare da ciò che nei Mss. -sia stato sbagliato il nome di Alì o quello di Mohammed. - -Le sorgenti siciliane dicono Gaytus Maymonus, senz’altro. - -1127. A Patti e Siracusa, _Meimûn-ibn-Mohammed-ibn-Meimûn_, capitano -dell’armata almoravide. Prendo il nome dal Tigiani, nella Bibl. -ar. sicula, pag. 398, quantunque la prima voce sia mutila, _Maimu_ -e manchi altresì l’_ibn_ seguente. Indi si potrebbe supporre il -_Maimu_ scritto per sbaglio dal copista e non cancellato, e questo -personaggio tornerebbe a Mohammed-ibn-Meimûn, lo stesso capitano, -cioè, della correria sopra Nicotra del 1122. Ibn-Khaldûn, _Storia de’ -Berberi_, testo nella _Bibl. ar. sic._, pag. 487, e traduzione francese -del baron de Slane, II, 27, dice di questa seconda scorreria di -Mohammed-ibn-Meimûn dopo l’impresa di Dimas, senza porre data precisa. -Gli altri autori arabi non fanno parola della impresa del 1127. - -Ma parecchi de’ cristiani ne danno notizia. E primo, l’Appendice al -Malaterra, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 249, porta che il 17 -luglio 1027, il _Gaitus Maymonus_, saraceno spagnuolo, assalì Patti e -Siracusa, dievvi il guasto, uccise, arse, fe’ preda e riportò prigioni -uomini e donne. Lo stesso avvenimento, con le medesime parole e con -errori di copia, si trova nella Epistola di fra Corrado, presso Caruso, -op. cit., pag. 47, con un’aggiunta di fole, o fatti e nomi sì guasti -da non potersi ravvisare. La tradizione dell’assalto del Gaito Maimono -evidentemente è unica; e alla data scritta nelle due cronache non manca -altro che una C per fare 1127, in luogo di 1027, che fu probabilmente -cattiva correzione dei compilatori, entrambi del XIII secolo. - -E così il fatto risponde a quello raccontato da Guglielmo arcivescovo -di Tiro, lib. XIII, cap. 22 (estratto presso Caruso, op. cit., pag. -1001), che avendo Ruggiero assalita invano l’Affrica con 40 galee, -gli Affricani, armatone 80, si vendicarono dando il guasto a Siracusa. -La data torna bene, poichè il cronista nel capitolo seguente nota la -primavera del quarto anno dalla espugnazione di Tiro, la quale avvenne -il 30 maggio 1124. - -Negli atti della traslazione del Corpo di Sant’Agata, (1126) presso -il Gaetani, _Vitæ sanctorum siculorum_, tomo I, pag. 60, è attribuito -a quella Santa il miracolo che, un anno appresso il trasporto della -reliquia a Catania, i cittadini furono avvisati del prossimo assalto -di pirati di Spagna; onde il nemico, trovandoli preparati, voltò la -prora sopra Siracusa; dove uccise, fece prigioni “e portò via ogni cosa -fuorchè le mura” dice lo scrittore contemporaneo. - -Sicardi, vescovo di Cremona, presso Muratori, _Rer. ital. Scr._, VII, -597, scrive sotto il 1127, _Barbari Syracusanam civitatem invadunt, -comburunt et cuncta diripiunt_. - -1133 (1134 pisano). Pace fermata tra i Pisani, il re di Morroch, -(Marocco) il re di Tremisiana (Telemsen) et _Gaidum Maimonem_. -Marangone, nell’Archivio Storico ital., tomo VI, Parte II, pag. 8. - -Il Makkari, testo di Leyde, vol. II, pag. 184, dice in generale delle -scorrerie del _Kaid-ibn-Maimûn_ sopra i Cristiani, e ch’egli stava in -Almeria. - -1137. Ne’ mari di Spagna, 22 galee genovesi inseguono le 40 di Gaito -Maimone d’Almeria. Caffaro. _Ann. Januenses_, presso Muratori, _Rer. -Ital. Scr._, tom. VI, pag. 259. - -1159. _Mohammed-ibn-Abd-el-Azîz-ibn-Meimûn_, capitano dell’armata -del principe almohade Abd-el-Mumen all’assedio di Mehdia, respinse -l’armata siciliana venuta in soccorso del presidio. Il nome è ricordato -dal Tigiani (Ms. di Parigi Supp. Arabe 911. bis, fog. 140 verso) -aggiugnendo ch’ei fosse “di quella casa sì celebre di capitani navali”; -ma queste parole mancano a lor luogo nella traduzione francese che fece -sopra altro Ms. M^r. Alphonse Rousseau, della quale si veggano le pagg. -262, 264. Il fatto di Mehdia è raccontato dallo stesso Tigiani nello -squarcio ch’io pubblicai nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo pag. -402. - -1161. Oberto Spinola, con 5 galee si presenta nel porto di Denia, dove -Lupo, re di Spagna, gli paga 10,000 _marabot_ (moneta degli almoravidi) -e gli concede libero il commercio. Caffaro, op. cit., pag. 267. Secondo -Ibn-Khaldûn, Berbères, traduz. II, 207, _Lob_ (Lupo) _ibn-Meimûn_ era -ammiraglio degli Almohadi in quel tempo. La pace fermata tra lui ed -i Genovesi è attestata anco da un diploma del 1162, nel _Liber Jurium -Reipubl. Januensis_, tomo I, pag. 210. - -Si vegga anco, su i fatti de’ Beni Meimûn, il Gayangos, traduzione del -Makkari, _Mohammedan Dynasties in Spain_, tomo II, pag. 547, nota. -Non assento al dotto traduttore che cotesta famiglia fosse berbera, -della tribù di Lamtuna. Mi pare piuttosto spagnuola e forse di origine -cristiana. Meimûn era de’ nomi che i Musulmani solean dare a’ liberti. - -[80] Valgano le autorità citate nella nota precedente sotto l’anno -1122. Si aggiunga Ibn-el-Athîr, anno 517, nella _Bibl. ar. sic._, -pag. 282, il quale, senza dare il nome d’Ibn-Meimûn, dice saccheggiata -Nicotra da un’armata degli Almoravidi. - -[81] Ibn-el-Athîr, loc. cit.; _Baiân_, testo del Dozy, pag. 317 e della -_Bibl. ar. sic._, 371, anno 516; Ibn-Khaldûn, _Storia dei Berberi_, -testo, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 487 e nella versione francese, -II, 27; Tigiani, _Rehela_, testo nella _Bibl. ar. sic._, pag. 394 -segg. e nella versione francese, pag. 245 segg.; Ibn-Abi-Dinar, testo, -nella _Bibl. ar. sic._, pag. 536 e nella versione francese pag. 153. -Cotesti scrittori, che visser tutti dopo il XII secolo, par abbiano -compilata la guerra del 1123 sopra due o tre cronisti contemporanei e -su le relazioni ufiziali delle quali si farà menzione. De’ Cristiani -abbiam solo Guglielmo di Tiro, citato poc’anzi a pag. 378 in nota. -L’Abate di Telese allude alle conseguenze di questa impresa, quando, -nel raccontare fatti del 1127, ei dice: “_Cumque_ (_Rogerius_) _ad -alias iterum occupandas insulas terrasque attentius persisteret, etc._” -Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 259. - -[82] _Baiân_, Ibn-el-Athîr, Tigiani, Ibn-Khaldûn. - -[83] Veggasi Romualdo Salernitano, anni 1121-1122, presso Muratori, -_Rer. Italic._ Scr., tomo VII, pag. 183. - -[84] Si veggano le condizioni della corte di Mehdia in questo tempo dal -Nowairi, testo, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 456. - -[85] _Baiân_. - -[86] Si confrontino Ibn-el-Athîr, il _Baiân_, e la Relazione ufiziale -trascritta in parte dal Tigiani. - -[87] Tigiani e Ibn-Khaldûn. - -[88] Ibn-el-Athîr, _Baiân_, Tigiani. È notevole che il _Baiân_ dica -delle _Kabile_ chiamate e degli _Arabi_ condotti. Evidentemente la -prima denominazione indica qui gli abitanti antichi, arabi e berberi. -Tigiani dice: le _Kabile_ di Arabi e altri. _Kabîla_ in arabico -significa tribù. - -[89] _Baiân_. - -[90] _Relazione_, presso Tigiani. - -[91] Ibn-el-Athîr, _Baiân_. - -[92] Si vegga il nostro lib. I, cap. v, vij, pagg. 111, 112, 165 del 1º -volume e il cap. ij del lib. V, pag. 81 del presente. - -[93] Questo fatto non si ritrae da’ cronisti, ma da una kasîda -d’Ibn-Hamdîs, scritta a bella posta dopo il caso di Dimas. Nella quale -il poeta, vantando il conquisto musulmano della Sicilia e le scorrerie -nelle quali i Musulmani avean prese le donne dei Rûm, continua: - -“E Cossira, dove si veggono i teschi degli avi loro; i teschi de’ cui -rottami è cosparso tuttora il terren brullo!” - -[94] Così il Tigiani. E veramente il 21 luglio, secondo il calendario -cristiano, cadde in sabato. Questo prova che l’autore seguito dal -Tigiani abbia tenuto il conto civile dell’egira, non l’astronomico, che -comincia un giorno innanzi. Ibn-el-Athir dice negli ultimi di Giumadi -primo, senza specificare il giorno. Così anche il _Baiân_. - -[95] Cotesto nome è dato dal _Baiân_ e dal Tigiani. La relazione -ufiziale, co’ suoi vezzi di prosa rimata, dice “un’isola piena di -_ahsau_.” Or, secondo i dizionarii, questo vocabolo è plurale di -_hisâ_, o _husâ_ “acqua che s’infiltra nella sabbia, e la sabbia -stessa:” mentre _huswa_, singolare di _ahasi_, vuol dire sorso o -centellino. Il Quatremère nella versione francese di Makrizi, _Sultans -Mamlouks_, tomo I, parte 1, pag. 19, nota 19, spiega, con moltissimi -esempii, _hisa_ “puits creusé dans le sable.” Io ritengo che i due -vocaboli siano stati usati promiscuamente, come sono simili le radici -e vicino il significato, e che l’isolotto fosse stato detto _Ahasi_ per -cagion de’ pozzi che vi si cavassero. - -Più importante osservazione è che gli Arabi contemporanei abbian -parlato di un isolotto, mentre or ve n’ha due. Trascuraron essi il -minore: o ve n’era un solo che poi si è spezzato; oppure le sabbie -n’han formato un altro dal XII secolo in qua? - -Nella carta di Smyth, nuova edizione del 1860, sono segnati a -settentrione del Capo Dimas i due isolotti Baltah, divisi dalla terra -ferma per uno strettissimo canale di basso fondo. I medesimi, col nome -di “Isole Sorelle,” si veggono nella bella carta del _Sahel_, ossia -costiera tunisina, pubblicata dal sig. Enrico De Gubernatis, nel primo -Fascicolo del Bollettino della Società geografica italiana, Firenze, -agosto 1868. Nella carta si vede il tratto di costiera da Mehdia a -Dimas, del quale noi parliamo nel testo; e le _Osservazioni_ aggiunte -a pag. 245, del Bollettino, §7, danno l’odierna larghezza dello Stretto -tra Dimas ed Ahasi. - -[96] _Relazione._ - -[97] Il _Merâsid-el-Ittila’_, ediz. di Leyde, tomo I, 443, ricorda -de’ luoghi di questo nome a Waset e ad Ascalona, e dice che esso -significhi carceri. Si potrebbe supporre che il nome del Capo fosse -venuto da alcun edifizio romano che era o pareva una prigione, poichè -negli atlanti marittimi si vede il segno di antiche rovine sul lato -settentrionale del capo. In Makrizi, _Mowâ’iz_, ediz. di Bulâk, tomo I, -pag. 482, 483, è intitolata così una specie di navi. Questo vocabolo -poi par derivato dalla lingua greca e congenere a _Dâmâs_ e _Dâmûs_ -“volta sotterranea.” Nel dialetto siciliano, “dammusu” vuol dire “tetto -a volta” ed anco “cella sotterranea di prigione.” - -Secondo Ibn-el-Athîr, Dimas, terra murata, racchiudeva un castello -posto in riva allo Stretto; poi ch’egli dice che i Cristiani aveano -occupato il castello, e che i Musulmani lo assediavano. - -[98] Tigiani. - -[99] _Baiân_ e Tigiani. - -[100] _Baiân_. - -[101] _Baiân_ e Tigiani. Ma Ibn-el-Athîr dice che i Siciliani aveano -assalita la terra di Dimas ed erano stati respinti dagli Arabi. - -[102] _Relazione_. - -[103] Tigiani porta l’occupazione del castello il terzo giorno dallo -sbarco; il _Baiân_ a dì 28 giumadi primo, correggendosi il testo com’io -ho fatto nella _Bibl. ar. sic._, pag. 371, nota 4. Il primo aggiugne -che favorirono in questa fazione il nemico “alcuni Arabi corrotti da’ -due capitani di Sicilia”. Secondo la _Relazione_ fu “un de’ ribelli -tiranni Arabi” che, per colpo di mano, fece entrare i Cristiani nel -castello. Ibn-Hamdîs, nel verso 25 della citata kasîda, esclama: “Lo -comperarono (il castello di Dimas) e vendettero alcune anime (de’ -loro) alla distruzione. Dimmi s’essi hanno perduto o guadagnato in tal -baratto?” - -[104] _Relazione_. In questo stesso documento, ridondante di figure, -si dice degli assediati che “il fuoco li arse, che sembrava quel -dell’inferno”. Se ne può dedurre che nell’assedio fosse stata adoperata -la nafta. - -Le tribù di Arabi che segnalaronsi in queste fazioni, secondo i versi -51 a 58 della citata kasîda, furon quelle dei Riâh, Dahmân, Zeid e -Sakhr. - -[105] Tigiani. - -[106] _Baiân._ - -[107] Questo numero è dato dal solo Ibn-Abi-Dinar, compilatore moderno, -ma esatto e non tanto rettorico. Forse trovavasi in alcuna delle -relazioni ufiziali contemporanee; perocchè negli squarci serbati dal -Tigiani si legge lo stesso numero di centomila, erroneamente dato, e -forse per mero sbaglio di copista, al presidio cristiano del piccol -castello di Dimas. Si vegga nella _Bibl. ar. sic._ la nota 5 della pag. -397. - -[108] Ibn-Hamdîs, nella kasîda citata, verso 35, dice “molti provarono -a riscattarsi dalla dura lor sorte con tant’oro quant’e’ pesavano; e -l’oro non fu accettato!” - -[109] _Baiân_, senza dire il motivo al quale io attribuisco la -longanimità del governo zirita. - -[110] Ibn-el-Athîr, porta la catastrofe il mercoledì 15 giumadi 2º; -il _Baiân_ il 15 giumadi; Tigiani il mercoledì 14 giumadi. I fatti -sono raccontati con poco divario in quelle tre opere. E lo stesso in -Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinar. - -[111] L’è data da Tigiani. Ibn-el-Athîr fa menzione di questa _Busera_, -“la grida” diremmo noi. - -[112] Questa poesia, che manca nel Ms. di Pietroburgo, si legge in -quello della Vaticana, pag. 127 della copia del prof. Sciahuan. La -pubblicherò in appendice alla _Bibl. ar. sicula_. - -[113] _Baiân_, testo, nella _Bibl. ar. sic._, pag. 382, e nella -edizione del Dozy, pag. 317. Si vegga il cenno biografico di -Abu-s-Salt, nella nostra Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, n. IV. -Ibn-Khallikân, quivi citato, riferisce che Abu-s-Salt andò a Mehdia il -506. - -[114] Si vegga la pag. 378, in nota, anno 1127. - -[115] Alessandro di Telese, presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 259. Il -cronista dice che Ruggiero “si rammaricò del non aver saputo a tempo -la morte del Duca.” Or noi ritraggiamo da Falcone Beneventano e da -Romualdo Salernitano, che l’era seguìta il 20 luglio. - -[116] Lettera di Ruggiero al conte di Barcellona e minuta della -risposta che gli si richiedea; chè tal è di certo sendo scritta a nome -del conte di Barcellona e data dal Palazzo di Palermo lo stesso giorno. -La copia è cavata dall’Archivio regio di Barcellona, come si scorge -dalla sottoscrizione dello archivario del tempo. Io la tolgo dalla -Biblioteca comunale di Palermo, volume segnalo Q. 9. G. 1. ch’è de’ -manoscritti di Antonino Amico il quale riportò di Spagna in Sicilia -preziosissima raccolta di documenti storici. A questi due diplomi si -riferì, al certo, il Di Biasi (_Storia del Regno di Sicilia_, libro -VII, cap. xvi) chiamandoli “Monumenti tratti dal Regio Archivio”, senza -dir di qual paese. - -La data dal 1127 dell’Incarnazione, torna al 1128, poichè si tratta del -mese di gennaio. Se pur non ci fosse per dimostrarlo la indizione 6ª, -basterebbe il titolo di Duca di Puglia dato a Ruggiero, il quale nol -potea prendere innanzi l’agosto 1127. Lascio da canto il mese di marzo, -scritto per sbaglio, quando il XV. _Kal. februarii_ indica precisamente -il gennaio. La _prossima state_ riferita alla 7ª indizione, mentre -correa la 6ª, mi fa supporre usata qui per anomalia, l’indizione che -si rinnovava il 25 marzo, di che v’ha esempii appo la stessa corte di -Roma, nell’XI e nel XIIº secolo. Del resto, la cancelleria siciliana -adoperava ordinariamente la indizione costantinopolitana. Ei non è -verosimile che l’impresa fosse stata proposta per la state della 7ª -indizione 1129, a capo, cioè, di 17 mesi dalla data del diploma. - -Su i combattimenti che seguirono allora in Catalogna, si vegga il -Surita, _Anales de la corona de Aragon_, lib. I, cap. xlix. - -Or ecco i due diplomi: - -I. Ego R (Rogerius) Dei gratia Princeps, et Dux Apuliae, Siciliae, -et Calabriae Comes, concedo tibi Domino R (Raimundo) eadem gratia -Comiti Barcinonensi, per honestissimos legatos tuos, videlicet Petrum -Archidiaconum; et Raimundum, venientes ad nos Panormum, gratia (?) -requirendi auxilium, et consilium propter guerras, et multiplices -incursus Saracenorum in partibus Hispaniae, hanc subscriptam pactionem. -Concedo tibi per securitatem baronum meorum, videlicet Roberti de -Terona, et Roberti de Miliaco, quia si in praesentia legatorum meorum, -videlicet Guilelmi de Pincinniaco, et Samsonis de Surda-valle, ad -praesentiam tuam proficiscentium, iuraveris, infra octo dies eorum -aduentus ad te, cartulas praesentes mearum pactionum, legatis tuis, -vel legato, pro hoc negotio ad me venturis, vel venturo, iurabo quia in -futura aestate septimae indictionis, in mense Julii, vel ante, galeas -quinquaginta in servitium Dei, et auxilium exercitus, ad exercitum in -Hispaniam, excepta occasione, quae propter hoc non sit reperta, mittam. -Facta Panormi in palatio Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M -centesimo XXVII, Mense Martii (Januarii) XVº Kal. Februarij, indictione -sexta. - -II. Ego R (Raimundus) Dei gratia Barcinonensis Comes iuro, et assecuro -tibi Domino Rogerio eadem gratia duci, quod ibo in Kal. Julij septimae -Indictionis, vel ante, cum exercitu meo in Hispania, in servitium Dei, -et auxilium tuum, et adiuvabo homines tuos terra, et mari per fidem: et -in auxilio tuo, et hominum tuorum permanebo quandiu classis tua, quae -Extolyum dicitur, terra, et mari Hispaniae fuerit. Ego galeis tuis, -et aliis navibus tuis, et hominibus Extolij tui, et rebus eorum secura -receptacula in mari, et in terra, in Civitatibus, Castellis, et Villis -dabo ad posse meum, et liberam victualium, et stipendiorum emptionem: -et assecuro tibi de universa adquisitione nostra, tempore exercitus -lui, terra, et mari in partibus Hispaniae, scilicet Civitatum, -Castellorum, Castrorum, burgorum, casalium, villarum, omnium denique -terrarum, hominum, auri, argenti, et rerum omnium, tam mobilium, quam -etiam stabilium, integram medietatem habendam tibi, et hominibus tuis -super hanc causam tua illusione ordinatis, sine contrarietate, vel -contradictione, vel vi eis illata; ei non queram, neque querere faciam, -neque consentiam quomodo eam perdas. Et adiuvabo tibi eam tenere, -defendere, et hominibus, et baiulis tuis per fidem, sine fraude, et -ingenio, contra omnes homines, et foeminas, qui praedictam partem -tibi, vel hominibus tuis ad tollendum invaserit. Quod si forte de his -praedictis pactionibus aliquid minus factum in exercitu tuo factum -fuerit. Infra octo dies emendabo, vel emendari faciam per iustitiam, -si inde requisitus fuero, vel per concordiam, quae sit grata illi, vel -illis, cui, vel quibus, minus facium fuerit factum, si ex eo, vel ex -eis, qui recipere debet non remanserit. Haec attendam, et observabo per -fidem sine fraude, et ingenio tibi, et baiulis tuis, et hominibus tuis; -sicut supra scriptum est in praesenti cartula. Facta Panormi in palatio -Domini Ducis, anno Dominicae Incarnationis M centesimo XXVII, mense -Martij (Ianuarij) XV. Kal. Februarij, indictione sexta. - -_A carta recondita in scrinio mensae Aulae inferioris Regij Archivij._ - -Michel Bernardo Archivario del Regio Archivio de Barcelona. Raphael de -Dominic. - -[117] Presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 257, 258. La Cronica di -Falcone Beneventano e gli Annali di Romualdo Salernitano mostrano i -particolari di questo brutto quadro. - -[118] Si vegga il Libro V, cap. X, pag. 271 segg. di questo volume. - -[119] Nel Capitolo 1º del presente libro, pag. 347, abbiamo accennato -ad alcuni casi sotto la reggenza. Romualdo Salernitano, _Annali_, 1126, -dice espressamente che i baroni seminavano zizzanie tra Guglielmo e -Ruggiero. - -[120] Romualdo Salernitano, op. cit., dal 1121 al 1127. - -[121] Alessandro abate di Telese. - -[122] Falcone Beneventano. - -[123] Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. I, e Falcone -Beneventano, anni 1127 a 1129, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. -259 segg. 329 segg.; e Romualdo Salernitano, anni 1126 a 1130, presso -Muratori, _Rer. Ital. Script._, VII, pag. 184 segg. Lascio da parte le -dispute che si son fatte su l’assentimento dell’antipapa Anacleto, su -la doppia incoronazione del re, ecc. - -[124] Le scarse sorgenti istoriche di questo fatto non ci permettono -di ritrarre precisi i particolari. Abbiamo in primo luogo la bolla -dell’antipapa Anacleto, data il 27 settembre 1130, pubblicata in parte -dal Baronio e poi dal Pirro, _Chronologia_, pag. XV e XVI, per la -quale concedeasi a Ruggiero la corona _del regno_ di Sicilia, Calabria -e Puglia, dichiarandone _capo_ la Sicilia. Ma noi non sappiam se -questa bolla sia stata mai spedita, e sopratutto se Ruggiero l’abbia -accettata. L’abate di Telese, scrittor di corte, non ne fa parola. Ei -narra il fatto come proceduto dal solo voto del Parlamento e limita il -titolo regio alla Sicilia. Ma questo abate cortigiano scrisse dopo la -pace del re con Innocenzo II; onde si potrebbe supporre ch’egli avesse -trascurata ad arte la concessione dell’antipapa e ridotto il titolo -regio ne’ termini che poi assentì Innocenzo. La bolla, in fine, di -questo papa, data il 27 luglio 1139, pare una transazione, ammettendo -il titolo di re per la Sicilia e mantenendo quel di duca per la -Calabria e la Puglia, pretesi feudi della Santa Sede. - -Ho detto transazione, perchè il titolo usato da Ruggiero tra il 1130 -e il 1139 fu _Sicilie atque Italie rex_, come si legge nei diplomi di -settembre 1131, presso Pirro, _Sic. Sacra_, pag. 386, 387; del 1133 -e 1137, presso Ughelli, _Italia Sacra_; e vedeasi a rilievo in una -campana del duomo di Palermo, detta _la Guzza_, gittata in Palermo -il 1136, indiz. xiv, della quale il Pirro, _Chronologia_, pag. XVI, -riferisce la leggenda. Occorre anco in un diploma di Ruggiero, dato -di novembre 1137 e trascritto da Falcone Beneventano, presso Caruso, -_Bibl. Sic._, pag. 367. Cotesto titolo ricomparisce talvolta nei -diplomi de’ due Guglielmi: ma più ordinariamente fu usato quello di -re di Sicilia, del Ducato di Puglia e di Calabria, e del Principato -di Capua. Si corregga con questi particolari il saggio storico ch’io -scrissi nella mia prima gioventù, stampato il 1835 nelle _Effemeridi -scientifiche e letterarie per la Sicilia_, fasc. 35, sotto il titolo di -_Osservazioni intorno un’opinione del Signor Del Re_, ecc. - -[125] Si confrontino: Alessandro abate di Telese, lib. II, III; Falcone -Beneventano, anni 1130 segg.; Romualdo Salernitano, negli stessi anni. -Marangone, nell’_Archivio Storico Italiano_, tomo VI, parte II, pag. 9, -dice dell’armata di Ruggiero. L’abate di Telese, presso Caruso, _Bibl. -Sic._, pag. 282 e 295, fa menzione delle compagnie stanziali. La bolla -d’Innocenzo II è stata già citata nella pag. precedente, in nota. - -[126] Alessandro abate di Telese, presso Caruso, op. cit., pag. 274. - -[127] Otone di Frisingen, _Chronicon_, lib. VII, cap. 20. - -[128] Abate di Telese, nell’op. cit., pag. 275, 276. - -[129] Anno 1133. - -[130] Anno 1133, presso Caruso, op. cit., pag. 351. - -[131] Anno 1127. - -[132] Falcone Beneventano, presso Caruso, op. cit., pag. 345. - -[133] Epistole, presso Martene e Durand, _Veterum Scriptorum_, ecc. -tomo II. Parigi, 1724, pag. 183, 186 segg. - -[134] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 529; Tigiani, Ibn-Khaldûn, -e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 284, 398, -487 e 536. Nessuno di questi compilatori ci dice appunto in qual mese -dell’anno musulmano fossero succeduti gli avvenimenti ch’e’ narrano. -La durata dell’assedio e i due fatti che seguono, sono riferiti dal -solo Ibn-Abi-Dinâr, nell’op. cit., pag. 537. Tutti pongono l’assedio -di Mehdia prima del saccheggio delle Gerbe, del quale abbiamo la data -precisa dall’Edrîsi. - -Al citato luogo d’Ibn-Khaldûn risponde la versione francese di M. -De Slane, vol. II, pag. 27; la quale, nello stile scorrevole e netto -dell’egregio traduttore, dà talvolta ai fatti quella precisione che -lor manca nel testo e li ravvicina l’uno all’altro e connette più -strettamente che non abbia fatto l’autore. Così il passo “Roger prit -_aussitôt_ la résolution, etc.” rappresenta come avvenuti entro pochi -mesi, due fatti tra i quali corsero nove anni, cioè dal 1127 al 1135. - -[135] Ho dati alcuni ragguagli su le cose di questa isola nella _Storia -del Vespro Siciliano_, edizione del 1866, tomo I, pag. 309 segg. e -in una lettera indirizzata al signor Federigo Odorici, tra gli _Atti -e memorie delle regie deputazioni di storia patria per le province -modenesi e parmensi_, vol. III. N’ho fatta anco menzione nel presente -lavoro, libro III, cap. X, vol. II, p. 197. - -[136] Si confrontino: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 529; _Baiân_, anno -530; Tigiani; Abulfeda, anno 529; Nowairi; Ibn-Khaldûn e Ibn-Abi-Dinâr, -nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 73, 286, 372, 384, 415, 456, 494 -segg. 498 e 537. La versione e il testo di Edrîsi si veggan anco nella -_Description de l’Afrique et de l’Espagne_ par MM. Dozy et de Goeje, -Leyde, 1866, pag. 151-152; quella d’Ibn-Khaldûn, nella _Histoire des -Berbères_, per M. De Slane, tomo I, 245; II, 397, 427; III, 63 segg. -87, 122; e quella di Tigiani, per M. Rousseau, nel _Journal Asiatique_, -Aôut-sept. 1852, pag. 170 segg. Debbo avvertire il lettore che il -paragrafo d’Ibn-el-Athîr su le Gerbe ed alcuni altri citati nel corso -del presente capitolo, sono stati tradotti dal baron De Slane, in -appendice al II volume della _Histoire des Berbères, par Ibn-Khaldoun_, -pag. 578 segg. anni 529, 537, 541, 543, 544, 546, 547. - -Fuorchè il _Baiân_, gli altri portano il fatto nel 529, e l’Edrîsi, -ch’è il solo contemporaneo e lo potea ben sapere, lo riferisce allo -scorcio dell’anno. Ibn-Khaldûn, in un luogo, dice l’occupazione -avvenuta il 529 e in un altro il 530. - -[137] Ibn-Abi-Dinâr, compilatore, com’ho avvertito altre volte, -moderno ma diligentissimo, il quale, senza dubbio, copiò questo -squarcio da qualche cronista contemporaneo, scrive che il re “pose i -Gerbini superstiti nella condizione di _Khewel_ suoi.” Questa voce -significa “famigliari, servi, uomini che lavorano pel padrone.” -Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 498, dice che -gli abitatori furono lasciati nell’isola e sottoposti alla gezìa. Lo -stesso autore, narrando in altro luogo (_Bibl. arabo-sicula_, testo, -pag. 496) che l’isola si ribellò e fu ripigliata il 1153, dice che i -Siciliani adoperarono al lavoro i _raia’_ (infime classi del popolo) -e i contadini: le quali parole il dotto baron De Slane ha tradotte -(_Histoire des Berbères_, tomo III, pag. 64) “et [les Siciliens] y -établirent des agents chargés d’administrer les gens du peuple et les -cultivateurs.” Anco il Tigiani, nel luogo citato, fa supporre diversa -la condizione de’ Gerbini avanti e dopo la ribellione; poich’ei dice -del conquisto del 1135, che gli avanzi della popolazione rimasero sotto -il dominio de’ Siciliani, e di quello del 1153 che gli abitatori furono -la più parte menati prigioni in Sicilia e non rimase nella Gerbe se non -che la gente da nulla. Anco Edrîsi parla della cattività in Palermo il -1153. - -E questa parmi la principale differenza de’ provvedimenti dati nelle -due imprese. Nell’occupazione del 1135, confiscati i possessi, ma -lasciata nel paese la gente, che non fu menata in cattività prima che -si promulgasse l’_amân_. In quella del 1153, fatti schiavi quanti non -furono uccisi e lasciato un pugno d’uomini, sì poco da non potersene -temere altra sollevazione. - -[138] Si veggano i _Diplomi Arabi dell’Archivio fiorentino_, -Introduzione, § XVII, pag. xxxix, segg. e Mas-Latrie, _Traités de paix, -etc., au moyen-âge_, Paris, 1866, in 4. Introduzione, pag. 83 segg. - -[139] Si riscontri il capitolo precedente, pag. 372. - -[140] N’abbiam fatta parola nel Libro V, cap. VI, pag. 156, di questo -volume. - -[141] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 536. - -[142] Op. cit., pag. 537. - -[143] Si riscontri ciò che abbiam detto nel Lib. V, cap. X, pag. 332, -sul commercio de’ grani con l’Affrica. Ibn-el-Athîr, anno 536 (1141-2) -nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 286, narra che Hasan, dopo le -prede fatte a Mehdia dall’armata siciliana, mandò a implorare pace da -Ruggiero, “per aver grani dalla Sicilia; perocchè la fame era orribile -quell’anno e grande la mortalità.” Noi abbiam notato più volte che la -carestia e quindi il bisogno dei grani di Sicilia, era ormai permanente -nell’Affrica propria. Sappiamo inoltre da Ibn-Abi-Dinâr, citato nel -seguito di questa narrazione, che Hasan, lo stesso anno 536, dovea a -Ruggiero grosse somme di danaro. - -[144] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 537-8. - -Questo del 536 dell’egira (1141-2) par sia stato l’ultimo trattato. -Come si è detto altre volte, tali patti erano sempre temporanei, e -nel XII secolo soleano stipularsi per dieci anni. Or Ibn-el-Athîr, il -quale narra cotesti fatti più largamente che ogni altro compilatore, -dice in principio del capitolo su la presa di Mehdia il 543, che il -trattato durava allora per altri due anni. Ammettendo, com’io fo, -cotesta lezione, si riterrebbe che il trattato fosse stato stipulato -il 1141-2, per dieci anni. Ma il duale _sanatein_ del testo si può -supporre scritto per isbaglio, con lievissima mutazione, in luogo del -plurale _sanîn_, che significherebbe alcuni anni e lascerebbe perciò -indeterminata la data del trattato più recente. - -[145] Si vegga il nostro Libro II, cap. XII, pag. 476, del volume I. - -[146] Il _Baiân_, testo del Dozy, tomo I, pag. 322 e nella _Bibl. -arabo-sicula_, pag. 373, dice che Giorgio “conosceva appunto i lati -deboli di Mehdia e degli altri paesi” (dello Stato); il Tigiani nella -_Bibl. arabo-sicula_, testo, a pag. 399, ch’ei “conoscea di Mehdia ogni -cosa: l’abitato come la campagna” ed a pag. 398, ch’egli tenea spie in -Mehdia. - -[147] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 536; il _Baiân_, sotto -lo stesso anno; Tigiani; e Ibn-Abi-Dinâr, tutti nella _Bibl. -arabo-sicula_, pag. 286, 372-3, 388-9 e 537. Ancorchè questi -compilatori narrino diversamente alcuni particolari e il Tigiani non -ponga data, evidentemente trattano tutti dello stesso avvenimento. - -[148] Tigiani nell’op. cit., pag. 399. Un altro _Mezzo Mondo_, carico -di merci, fu mandato di Sicilia ad Alessandria d’Egitto, il 1242, -dall’imperator Federigo. - -[149] Ibn-Abi-Dinâr nell’op. cit., pag. 537-8. - -[150] Ibn-Abi-Dinâr, l. c. - -[151] Ibn-el-Athîr, anno 537; _Baiân_ nello stesso anno; Abulfeda, -idem; Ibn-Khaldûn; e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, -pag. 287, 373, 415, 498, 538. - -[152] Le stesse autorità, fuorchè il _Baiân_ e Abulfeda. Gigel rimase -mezzo abbandonata e al tutto impoverita fino al tempo in cui scrisse -Edrîsi. Veggasi questo autore, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 72, e -nella edizione de’ sigg. Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique_, -ec., pag. 114, della versione. - -[153] Ibn-el-Athîr, e Abulfeda, anno 539, nell’op. cit., pag. 287 e 415. - -[154] Ibn-el-Athîr, anno 540, e Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. -arabo-sicula_, testo, pag. 288 e 538. Ibn-Abi-Dinâr, porta questo fatto -nell’anno 537, ma forse è errore del manoscritto. - -[155] Si vegga il Capitolo precedente, pag. 388. - -[156] Si ritrae da un aneddoto che Ibn-el-Athîr riferisce sotto l’anno -539, nel capitolo su la occupazione di Edessa per Zengui, nella _Bibl. -arabo-sicula_, testo, pag. 288, e nella edizione del Tornberg, tomo XI, -pag. 66. - -[157] Confrontinsi: Edrîsi; Ibn-el-Athîr, anno 541; Tigiani; Abulfeda, -Nowairi, Ibn-Khaldûn, Ibn-Abi-Dinâr, Ibn-Khallikân, nella _Bibl. -arabo-sicula_, testo, pag. 73, 289, 388, 415, 457, 500, 538, 642. -L’Edrîsi e il Tigiani portano il fatto nel 540; ma la differenza -sarebbe di pochissimi giorni, poichè le ostilità cominciarono il terzo -giorno del 541. Il Tigiani, per manifesto sbaglio, dice presa Tripoli -dopo Mehdia e Sfax. Il codice d’Ibn-Khaldûn del quale ho fatta speciale -menzione, è quello seguito dal Tornberg, _Ibn-Khaldûni_, ecc., _de -Expeditionibus Francorum_, Upsal, 1840, pag. 37. L’Anonimo Cassinese, -presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 510, registra la presa di Tripoli -nel 1145, contando forse l’anno dell’èra volgare sopra la indizione, -senza badare al mese. Roberto abate del Monte di San Michele, presso -Pertz, _Scriptores_, tomo VI, pag. 497, la porta il 1146. - -[158] Ibn-el-Athîr, anno 542, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. -292, ed anno 543, testo, del Tornberg, tomo XI, pag. 90. Ho usata la -moderna appellazione di Barbarìa, come quella che meglio rende, in -questo caso, il _Maghreb_ de’ testi. L’Affrica propria non n’era che la -parte orientale. - -[159] Ibn-el-Athîr, loc. cit., e tutte le altre autorità arabiche che -noi citeremo or ora pei fatti di Kâbes e di Mehdia. - -[160] Nel Capitolo precedente, pag. 369. - -[161] Cotesto abituro degli Arabi, ch’era nella parte più alta -dell’antica città, fu chiamato la _Moa’llaka_, che vuol dir la -“sospesa in alto.” Si vegga Edrîsi, edizione de’ sigg. Dozy e De -Goeje, _Description de l’Afrique_, ec., pag. 112 del testo, e 131 della -versione. - -[162] Si confrontino: Ibn-el-Athir, anno 542, Tigiani; Ibn-Khaldûn e -Ibn-Abi-Dinâr, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 290 segg. 384, -489, 500 e 538. - -[163] Citerò gli scrittori contemporanei nel capitolo seguente dove -occorrerà dare un cenno della guerra di Ruggiero contro Emmanuele -Comneno. Basti qui ricordare che la cronologia degli avvenimenti, -incerta presso gli annalisti bizantini, è bene determinata da Le -Beau, _Histoire du Bas Empire_, lib. LXXXVII, § 22 a 39, e dal -Muratori, _Annali_, 1146 a 1149. La cronaca della Cava, presso Pertz, -_Scriptores_, tom. III, pag. 192 e presso Muratori, _Rer. Ital. -Script._, tom. VII, porta appunto nel 1147, le prime ostilità contro -l’impero bizantino. - -[164] Tigiani, loc. cit. - -[165] Non occorrono citazioni pei fatti notissimi della Crociata. Le -pratiche de’ Gesuiti di quel tempo con re Ruggiero si rivelano in una -epistola che scrivea a questo principe Pietro il Venerabile, abate di -Cluny, la quale è stata ristampata dal Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. -980. - -[166] Tigiani. - -[167] Ibn-el-Athir, anno 513, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 205. - -[168] Il Tigiani dice seguito lo sbarco sette ore dopo l’arrivo -dell’armata. Secondo Ibn-el-Athir, eran corsi due terzi della giornata. -Or, nel giugno, il sole spunta in Mehdia verso le cinque del mattino e -tramonta poco dopo le sette della sera: onde la giornata dura 14 ore. -Ambo le relazioni si accordano, dunque, a porre lo sbarco tra le 2 e -le 3 dopo mezzogiorno, se noi contiamo le sette ore del Tigiani, non -dall’alba quando si videro i primi legni, ma dalla riunione di tutto il -navilio, per la quale dovettero passar due o tre ore. - -[169] I Cristiani di Mehdia in questo tempo erano, com’e’ mi sembra, in -parte indigeni dell’Affrica propria e in parte stranieri. Chi voglia -notizie più particolari su’ Cristiani dell’Affrica settentrionale -nell’XI e XII secolo, potrà consultare la introduzione storica -dell’opera del signor Mas-Latrie, intitolata _Traités de paix_, ecc., -pag. 7 ed 11 e 67 segg. Ancorchè io ritenga lontani dal vero alcuni -particolari, quivi narrati, delle guerre che seguirono tra gli italiani -e i Musulmani d’Affrica nell’XI secolo, (pag. 7, 8, 9,) ed ancorchè -l’autore, per troppa tenerezza, esageri qui i meriti della Corte -romana, mi piace pur di attestare la diligenza delle ricerche, la copia -della erudizione e il bell’ordine di tutto il lavoro. - -Oltre i fatti citati dal signor Mas-Latrie su quel favorito argomento, -va ricordata una testimonianza di cronisti arabi su le chiese -dell’Affrica propria nel 955. (_Storia de’ Musulmani di Sicilia_, -tomo II, pag. 248, lib. IV, cap. II) e il detto del continuatore di -Sigiberto da Gembloux: che Ruggiero, nel 1148, rimandò libero alla sua -sede il vescovo di Affrica, il quale era ito da servo a consecrarsi in -Roma, (presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 950). Ci occorrerà anco nei -capitoli seguenti di aggiugnere qualche altro particolare su questo -subietto. - -[170] Quelle del sabato e del venerdì, il 558, e il 573, dell’egira, -secondo il Baiân, ediz. del Dozy, tomo I, pag. 326, e nella _Bibl. -arabo-sicula_, testo, pag. 374. Edrîsi descrive cotesto piano che -dividea le due città e chiamavasi Er-Ramla, ossia “La Sabbia;” presso -Dozy et De Goeje, _Description_, ec., pag. 128. - -[171] In linguaggio legale sono chiamate _Omm-walid_, ossia “madre di -figlio.” - -[172] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 543; _Baiân_, stesso anno; -Tigiani; Abulfeda, stesso anno; Ibn-Khaldûn; Ibn-Abi-Dinâr, nella -_Bibl. arabo-sicula_, pag. 292 segg. 373, 399, 416, 500 segg. 539. -Abulfeda, per errore, com’ei pare, avendo del resto compendiato o -piuttosto mutilato il racconto d’Ibn-el-Athîr, dice che la fuga fu -consigliata ad Hasan dagli ottimati. Negli scrittori cristiani si fa -un cenno appena della occupazione di questa città, alla quale è dato, -al solito, il nome d’Affrica. Così Romualdo Salernitano e il Dandolo, -anno 1148, presso Muratori, _Rer. Ital._, tomo VII, pag. 191, e XII, -pag. 283. Si veggan anco: Continuazione di Sigeberto da Gembloux, anno -1148; Appendice al Malaterra, luglio 1149; Ugo Falcando, presso Caruso, -_Bibl. Sicula_, pag. 950, 250, 410. La continuazione di Sigeberto è -stata ultimamente ristampata dal Pertz, _Scriptores_, tomo VI, pag. -453-4, dove i nomi delle città prese sono scritti: Africa, Suilla, -Asfax, Clippea. - -[173] Stesse autorità citate nella nota precedente. Edrîsi dice anco -presa Sfax il 543, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 72, e nella -_Description_, ecc. di Dozy e De Goeje, traduzione, pag. 126. - -[174] Ibn-el-Athîr, loc. cit. - -[175] Il capitolo d’Ibn-el-Athîr citato dianzi a questo proposito -(_Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 297) ha un passo che va -corretto secondo la copia litterale che ne fece il Nowairi (_Bibl. -arabo-sicula_, testo, pag. 458, nota 1): “Il dominio de’ Franchi si -stese da Tripoli del Garbo fin presso Tunisi, e dai deserti del Maghreb -a quelli di Kairewâu.” Deserto del _Maghreb_ pare che qui significhi -quello di Barca. - -[176] Si confrontino gli stessi autori citati per l’occupazione di -Mehdia nella pag. 418, nota 3. I Cristiani, dicendo dei conquisti di -Ruggiero in Affrica, danno, oltre il nome di Mehdia, que’ di Susa, -Bona, Cafsa, Sfax e Tripoli. - -Chi legga gli _Annali Musulmani_ del Rampoldi, crederà ch’io qui -defraudi il pubblico d’un tesoro di fatti storici. Il Rampoldi, portata -nel 1149 la presa di Mehdia, aggiunge di capo suo che 60 mila crociati -francesi e italiani sbarcarono in Libia; che Ruggiero li seguì per -visitare i recenti acquisti delle sue armi; ch’ei volea varcare il -deserto per andare in Egitto; che Hasan signore di Bugia si oppose -(!!), ma che costui fu sconfitto e i Cristiani, lasciato presidio a -Bugia, passarono veramente in Egitto, ecc. - -[177] Ibn-el-Athîr, anno 544, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 297; -Sefedi, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 657. Il proverbio ch’è -nel testo di Sefedi, si legge con poche varianti nel Meidani, ediz. di -Freytag, tomo II, pag. 588, ed anco nel Dizionario dello stesso dotto -orientalista, tomo II, pag. 517. - -[178] Ibn-el-Athîr, anno 543, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 295, 296. - -[179] Il Kartâs, pag. 126 del testo e 169 della traduzione latina, ha -ch’ei fosse andato a Genova. Nella Storia de’ Berberi, per Ibn-Khaldûn, -testo arabico, tomo I, pag. 231, e versione francese, tomo II, pag. -58, è un luogo che M. De Slane ba tradotto: “Yahya s’embarqua pour la -Sicile, afin de se rendre, de là, à Baghdad. Au lieu de pousser jusqu’à -cette île, il alla débarquer à Bòne, etc.” Or l’autore, nella sua -concisione, spesso frettolosa ed oscura, ha qui litteralmente: “Jehia -s’imbarcò per la Sicilia, proponendosi di passare indi a Baghdad; poi -si volse a Bona,” ecc. in guisa da far capire più tosto, che, arrivato -in Palermo ei fosse ito a Bona, in vece di Baghdad; il qual significato -ed esce più spontaneo dalle parole dell’autore, e s’adatta meglio agli -altri fatti che noi conosciamo, cioè i fratelli di Jehia venuti in -Sicilia; la lega proposta da Ruggiero agli emiri arabi, ecc. L’andata -a Genova, nè la sembra inverosimile, nè incompatibile col viaggio in -Sicilia; poichè gli Hammaditi, a Bugia a Bona e in altri loro porti, -praticavano co’ Liguri, sì come co’ Siciliani, e conosceano per prova -la potenza navale degli uni e degli altri nel XII secolo. - -Il Marrekosci, testo arabico, pag. 147, raccontando alla grossa, -dice che Abd-el-Mumen, il 540, assediò Bugia e che Jehia, vedendo non -potersi difendere, fuggì sin ch’ei venne a Bona e di là a Costantina. - -[180] Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc. Il soggiorno di questo -Abd-Allah in Sicilia è attestato anco da Ibn-Bescirûn, il quale dà -alcuni versi di Abu-Hafs-Omar-Ibn-Fulfûl, recitatigli dall’Hammadita -quando s’incontrarono in Sicilia. Veggasi la _Kharîda_ di Imâd-Eddîn, -nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 599, 600. - -[181] Gli Arabi correvano quasi sino ai limiti occidentali dell’odierna -provincia di Costantina. Si vegga Edrîsi, _Description de l’Afrique_, -ec., traduz. de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 92 a 97 del testo, e 107 a -114 della versione. - -[182] Ibn-el-Athîr, anni 547, 548, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. -297, segg. e nel testo del Tornberg, tomo XI, pag. 103, 122. - -[183] Ibn-el-Athir, anno 548, e Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. -arabo-sicula_, testo, pag. 299, 502. Ne fa un cenno l’Anonimo -Cassinese, anno 1151, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 510. - -[184] Edrîsi, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 73 e nella -_Description de l’Afrique_ ecc. traduzione de’ sigg. Dozy e De Goeje, -pag. 136. Il prudente geografo, che pubblicò il suo libro poco appresso -il supplizio di Filippo, si limita a dire che Bona fu conquistata “da -uno degli uomini del gran Re.” Si vegga anco Ibn-Khaldûn, op. cit., -pag. 491. - -[185] Confrontinsi: Edrîsi, Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. -arabo-sicula_, pag. 74, 384, 385 e 496; il primo anco nella citata -versione de’ sigg. Dozy e De Goeje, pag. 151, e l’ultimo nella versione -del baron De Slane, _Histoire des Berbères_, tomo III, pag. 64. - -La verosimiglianza e il positivo attestato del Tigiani, portano a -riconoscer buona nell’Edrîsi la lezione _medinat_, che torna a Palermo, -ed esclude il dubbio espresso dall’erudito traduttore di Edrîsi nella -nota 2. - -Del rimanente si vegga qui sopra la nota a pag. 400. - -[186] Edrîsi, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 73, e nella -_Description_ ecc., pag. 150, della versione. - -[187] Ibn-el-Athîr, anno 548, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. -300, e nella edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 125. Abulfeda lo -copia. - -[188] Presso Muratori, _Rer. ital. script._, tomo VII, pag. 191. - -[189] _Kitâb-el-Mowâ’iz_, testo di Bulâk, tomo I, pag. 214, 215, -nel capitolo di Damiata. Si riscontri il capitolo di Tinnis, a pag. -179-180, dello stesso volume. Egli è da notare che il Makrizi, a pag. -180, registra un assalto dell’armata di Sicilia a Tinnis l’anno 348; -e che non è da supporre sbaglio di cifra nelle centinaia, poichè dopo -quel fatto di cronica municipale, il Makrizi ne porta altri del quarto -e del quinto secolo dell’egira e poi, venendo al sesto secolo, descrive -l’assalto dato a tutta la costiera il 571, del quale diremo a suo -luogo. - -[190] Nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 72 e nella _Description_, -ecc., dei sigg. Dozy e De Goeje, pag. 114, 120. - -È da avvertire che nel Ms. B dell’Edrîsi si attribuisce a -Marsa-ez-Zeitûna ciò che il Ms. A dice più correttamente di Koll. -Seguasi pertanto il testo della _Description_, pag. 102, ultimi due -righi e primo della pag. 103, che rispondono alla pag. 120 della -versione francese. - -[191] _Tunetam urbem maximam in Africa_, si legge senza varianti nella -edizione del Pertz, _Scriptores_, tomo VI, pag. 503. Questo passo, -copiato con gran parte della cronica di Roberto, si trova a pag. -977 della _Chronica Normanniæ_, pubblicata dal Duchesne, _Historia -Normannorum Scriptores_, con la variante _Tonisam_ in luogo di -_Tunetam_. Evidentemente è questo il frammento stesso della _Chronica -Normanniæ_, ristampato dal Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 921. Or -la variante Tonisam, ch’era senza dubbio in uno de’ manoscritti di -Roberto, ben si adatterebbe a Tenes: e l’_urbem maximam in Africa_, -potrebbe essere supposizione di Roberto, o anco aggiunta del copista. -D’altronde Tenes era città importante pel suo commercio, come afferma -Edrîsi, edizione del Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique_, ec. -pag. 96 della versione. - -[192] Nel testo di Dozy, pag. 162 segg. e nella _Bibl. arabo-sicula_, -testo, pag. 318 segg. L’autore qui nota ch’ei scrive il 621 (1224). - -[193] Presso il Muratori, _Rer. Ital. Script._, tomo XII, pag. 283. - -[194] Si confrontino: _Baiân_, testo del Dozy, tomo I, pag. 323 a 326, -del quale io ho ristampato uno squarcio nella _Bibl. arabo-sicula_, -testo, pag. 373; Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduzione -del baron de Slane, tomo II, pag. 29 segg. Sembra errore del Tigiani, -_Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 399, che Tunis fosse tenuta da un -Ibn-abi-Khorasân quando l’assediavano le milizie di Mehdia, mandate -da Hasan poco avanti la occupazione de’ Siciliani. La vittoria sopra -gli Almohadi fu significata da Abd-Allah ai Pisani, per una carta -bilingue del 10 luglio 1157, ch’io ho pubblicata ne’ _Diplomi Arabi -dell’Archivio Fiorentino_, Nº I, della prima serie e VI della seconda. -Si vegga l’_Introduzione_ a quella raccolta, § XXII, dove io ho -corretto il casato di questi principi secondo il testo del diploma. - -[195] Questo fatto si ritrae da Romualdo Salernitano, il quale sotto -l’anno 1146, da correggersi 1149, nota la conceduta consacrazione, -presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 193. Non occorrono citazioni per -gli altri avvenimenti notissimi ai quali io accenno. - -[196] Lo suppongo dall’accordo che poi fu fatto, secondo Ottone di -Frisingen, di che alla nota 3 di questa pagina. - -[197] I sussidii al duca Guelfo sono attestati da Goffredo di Viterbo, -presso Muratori, op. cit., VII, 460. Quelli ad altri feudatarii -tedeschi si leggono nella epistola di Giovanni notaio a Wibaldo, -abate di Stavelot e di Corvey, data del 1151, presso Martene e Durand, -_Veterum Scriptorum_, Parigi, 1724, tomo II, pag. 422. - -[198] Epistola, presso Ottone di Frisingen, _Gesta Frider._, lib. I, -cap. 28. - -[199] Epistola citata di Giovanni Notaio. - -[200] Ibid. - -[201] Si vegga, per questo Abate di Cluny, l’_Histoire littéraire de la -France_, tomo XIII, pag. 241 segg. - -[202] Epistole del 1139, 1145, 1150, ristampate dal Caruso, nella -_Bibl. sicula_, pag. 977 a 980. - -[203] Si vegga Guglielmo di Tiro, lib. XIV, cap. 9 e 20, su coteste -pratiche, alle quali ho voluto accennare perchè le veggo trascurate -dagli storici di Sicilia. - -[204] Ottone di Frisingen, _Gesta Frider._, lib. I, cap. 63. - -[205] Si vegga il capitolo precedente, pag. 421 di questo volume. - -[206] Si confrontino: Niceta Coniate e Cinnamo, presso il Caruso, -_Bibl. sicula_, pag. 1159, segg. 1174 segg.; Ottone di Frisingen, op. -cit., lib. I, cap. 33; _Continuazione della Cronica di Sigeberto_, -presso Pertz, _Scriptores_, VI, 453, 454 (anni 1147 a 1149); _Cronica -della Cava_, anno 1147, presso Pertz, _Scriptores_, III, 192; Romualdo -Salernitano e Dandolo, presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 191; XII, -282 segg. - -Di cotesti scrittori i bizantini e Ottone non portan data. Gli altri -pongono i fatti nel 1147. Io credo incominciate le ostilità nel mese -di settembre, perchè i due scrittori bizantini le fanno coincidere col -passaggio de’ Crociati; e Niceta aggiugne che allora in Costantinopoli -si sospettò un accordo tra’ Siciliani e i Tedeschi. Or noi sappiamo -da Ottone, op. cit., lib. I, cap. 45, che questi ultimi si trovarono -presso Costantinopoli nel mese di settembre. La critica del Muratori e -del Le Beau, i quali ho citati nel capitolo precedente, pag. 413, nota -2, accerta del resto le date delle due imprese dell’armata siciliana -in Levante, quella cioè del 1147, segnalata per la occupazione di Corfù -e le scorrerie nel golfo di Corinto e quella condotta dal 1149 in poi, -più gloriosa quantunque men felice. Credo sia da riferire alla prima il -guasto dato a Modone del quale il Brompton, nell’_Historiae Anglicanae -Scriptores_, tomo I, pag. 1218. - -Quanto alla prigionia e liberazione di Lodovico VIII, si vegga il -Muratori, _Annali_, 1149, e il Di Blasi, _Storia di Sicilia_, lib. -VIII, cap. xxj. Si aggiunga la testimonianza del continuatore di -Sigeberto, loc. cit., e la epistola di Lodovico VII a Guglielmo -il Buono, data del 1169, pubblicata il 1839, nella _Collection de -Documents inédits sur l’Histoire de France_, tomo I, pag. 3. Non so -come l’erudito editore, Champollion-Figeac, seguendo i pregiudizii di -molti compilatori francesi, abbia allegate le parole di Lodovico per -oppugnare l’opinione del Muratori, che anzi me ne pare confermata. - -[207] _Considerazioni_, lib. II, cap. ij, alla nota 34. - -[208] Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 548, e Ibn-Khaldûn, testo, nella -_Bibl. ar. sicula_, pag. 299, 300, 503, e Romualdo Salernitano, presso -Muratori, _Rerum Italic._, VII, 194, 195, e presso Pertz, _Scriptores_, -XIX, 426. - -Il dottor Arndt, editore di Romualdo nella raccolta del Pertz, ha -eliminato dalla cronica il presente capitolo, non trovandolo nel testo -del codice vaticano. Ei confessa, per altro, non saper conghietturare -l’origine di questa interpolazione; mentre di tutte le altre l’ha -ritrovata o supposta con fondamento. E che il capitolo sia stato -aggiunto dopo il primo dettato del cronista, ognun lo vede leggendo -la fine di quello che precede nella edizione del Muratori e il -principio di quel che segue, tra i quali due luoghi non si può supporre -interruzione. Ciò mal si scorge nella edizione del Pertz, poichè -il dott. Arndt, non badando alla data dell’impresa di Bona, riferì -il capitolo al tempo di quelle d’Affrica, notate tutte insieme, per -un’altra inavvertenza, con l’anno 1146. Il capitolo a me pare estratto -dalla originale sentenza della corte de’ Pari, e però non oserei dir -che non l’avesse inserito lì lo stesso arcivescovo di Salerno; ancorchè -di certo non vi si scorga il suo stile, nè la tiepidezza religiosa -d’un uom di Stato par suo, il quale nelle gare della corte di Palermo -pendè pur troppo a parte musulmana. Ma cosifatti ostacoli vengon meno -ove si consideri che l’autore avrebbe copiata qui una sentenza, dove -l’ampollosità delle parole corrisponde all’atrocità del fatto. Che che -sia, opera di Romualdo o di altro statista contemporaneo, o foss’anco -più moderno che avesse avuta alle mani la sentenza, il ricordo è da -tenere genuino e preziosissimo, trapelandone perfino i dubbii che -correano su l’ortodossia del re. - -[209] Romualdo Salernitano, presso Muratori, vol. citato, pag. 193, 194. - -[210] Si riscontri Romualdo Salernitano, presso Muratori, _Rer. -Italic._, VII, 196, e l’obituario di Monte Cassino, pubblicato dal -Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 523. - -[211] Non occorre ch’io replichi i titoli delle sorgenti cristiane -citate in questo capitolo e nel precedente. Le sorgenti musulmane -contemporanee, sono Edrîsi ed un cronista seguito da’ compilatori i -quali io nomino nel testo. Forse egli è quell’Ibn-Sceddâd, di cui feci -parola nella Introduzione, vol. I, pag. xxxviij, N. VII. Edrîsi dice -di re Ruggiero in due luoghi della Prefazione della sua geografia, i -quali si leggono nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 15, 16. Gli -squarci de’ compilatori si trovano nella stessa mia raccolta, cioè -Ibn-el-Athîr, a pag. 278, 279, 300; Scehâb-ed-dîn Omari, a pag. 152; -Abulfeda, pag. 114; Nowairi, pag. 448; Ibn-Khaldûn, pag. 498, 503; -Ibn-Abi-Dinâr, pag. 534; Sefedi, pag. 657, 658. - -[212] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 410. - -[213] Letteralmente: “e i sonni suoi (eran come le) veglie della -gente.” Nella _Bibl. ar. sicula_, testo pag. 16. - -[214] Romualdo Salernitano, Falcando, ec. - -[215] Alessandro di Telese, lib. IV, presso Caruso, op. cit., pag. 294. - -[216] Alessandro di Telese; Pietro il Venerabile, nelle epistole che -abbiam citate in questo capitolo. - -[217] Nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 15. - -[218] Op. cit., pag. 27. Ho tradotto _regoli_ il plurale _Molûk_, che -propriamente significa re. Gli Arabi dell’XI e XII secolo lo dissero -anco dei grandi baroni cristiani, ed inoltre fu titolo dato a grandi -personaggi musulmani che non vantavan punto diritti di sovranità. - -[219] Falcando, l’Abate di Telese e tutti gli altri contemporanei. - -[220] Falcando, presso il Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 410. - -[221] Ibn-el-Athîr, anno 484, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 278. - -[222] Alessandro di Telese, lib. I, presso Caruso, op. cit., pag. 266. - -[223] Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. ij. - -Il Wenrich, _Rerum ab Arabibus_, etc., pag. 309, scorge in questo -titolo il _wâli_ arabico. Non è mestieri ch’io ricorra alle leggi -di permutazione per provare l’error di cotesta etimologia. La voce -Βαίουλος e _bajulus_ è usata dagli scrittori greci e latini molto -innanzi l’XI secolo; tra gli altri da Ammiano Marcellino. Veggasi il -Ducange, Glossario latino. Io feci già questa osservazione nel _Journal -Asiatique_ del marzo 1846, pag. 230, nelle note a Ibn-Giobair. - -[224] Gregorio, loc. cit. Su la circoscrizione provinciale si vegga il -nostro libro V, cap. X, pag. 313, 314 del presente volume. - -[225] Quantunque l’ufizio della corte suprema di giustizia preseduta -dall’imperatore, fosse di dettar secondo i casi novelle norme di -diritto, essa pure giudicava cause speciali. Si vegga Mortreuil, -_Histoire du droit byzantin_, tomo III, pag. 83, 84. - -[226] Si vegga il nostro libro III, cap. primo, pag. 7, 8 del 2º vol. - -[227] Ibn-el-Athîr, nell’anno 484, testo, nella _Bibl. ar. sicula_, -pag. 278, è il più antico che noi conosciamo de’ copisti di quella -tradizione. Il Gregorio la cavò, come ognun sa, dal Nowairi, _Rerum -Arabicarum_, pag. 26, e _Considerazioni_, lib. II, cap. ij, nota 30. - -[228] _Considerazioni_, cap. cit. - -[229] Qui innanzi a pag. 437. - -[230] Nelle Costituzioni del Regno di Sicilia, promulgate da -Federigo II imperatore, alcune leggi portano il nome di re Ruggiero; -ma non è indizio certo. Si vegga a questo proposito il Gregorio, -_Considerazioni_, lib. II, cap. viij. - -Son usciti alla luce, in questi ultimi tempi, i frammenti delle Assise -dei re di Sicilia (Hall, 1856, in 4^to) che il Merkel trovò in un -codice vaticano; i quali sono stati riferiti da alcuno a re Ruggiero, -da altri a Guglielmo II. Si vegga la _Storia della Sicilia sotto -Guglielmo il Buono_, per Isidoro la Lumia; la critica di Otto Hartwig, -nell’Archivio storico del Sybel, band xx, e la risposta del La Lumia -nella _Rivista Sicula_ di febbraio 1869 (Palermo, 1869). Quanto a -me, il preambolo di que’ frammenti mi conduce più tosto a riferirli a -Guglielmo I, alla quale opinione pendeva il Merkel. - -[231] Gregorio, _Considerazioni_, lib. Il, cap. ij. - -[232] Si vegga il cap. I del presente libro, pag. 351 segg. del volume. - -[233] Libro V, cap. ix e lib. VI, cap. primo, pag. 262. seg. e 365 di -questo volume. - -[234] Pag. 443, 444. Si noti che il Gregorio, non comprendendo coteste -denominazioni, ch’ei trovava nel Nowairi e che M^r. Caussin avea -saltate per la stessa cagione nella traduzione francese, suppose che le -fossero predicati dei principi Musulmani presi ad esempio da Ruggiero; -onde tradusse come gli parve “comitate, benevolentia et patrociniis -insignium,” _Rer. Arabic._, pag. 26. - -[235] Ne fa parola Ibn-Giobair, testo arabico del Wright, pag. 328 e -nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 83. Ho data la traduzione francese di -questo squarcio nel _Journal Asiatique_ di dicembre 1845, pag. 539, e -l’italiana nell’_Archivio Storico_, Appendice N. 16 (1847), pag. 26. - -L’_hâgib_, primo servitore a corte degli Abbasidi, fu primo ministro -degli Omeiadi di Spagna; fu primo dopo il _nâib_ appo i Sultani di -Egitto e via dicendo; poichè l’autorità degli ufiziali così chiamati -variò di molto secondo le dinastie e i tempi. Ne tratta Ibn-Khaldûn, -nei _Prolegomeni_ (testo di Parigi, parte II, pag. 14, e traduz. -francese, pag. 17); De Sacy nella _Chrestomathie arabe_, tomo II, pag. -157, 159; Gayangos nella versione di Makkari, _Mohammedan dynasties in -Spain_, tomo I, pag. 102, seg. 397 e XXIX. - -[236] Significa literalmente chi sta allato. Si dice anco de’ -cavalli di ricambio, menati a guinzaglio. Risponderebbero i _giânib_, -per avventura, ai protospatarii della corte bizantina. Un Niccolò -protonotaro, camerlingo e protospatario, è citato in un diploma greco -di Ruggiero il vecchio, dato del 1090, ch’è trascritto in uno di -Ruggiero, secondo conte, dato del 1147, presso Spata, _Pergamene_, pag. -247. - -[237] Altrimenti detti _selâhdâr_, ossia “porta armatura,” dall’arabico -_selâh_ armi e dal persiano _dâr_, portatore. Si vegga Quatremère, -nella versione di Makrizi, _Sultans Mamlouks_, tomo I, parte I, pag. -159. - -[238] Il testo ha _giandâr_, voce composta di due, persiane entrambe, -che significherebbe carnefice, o, per eufemismo, littore. Si vegga -del resto una nota del Sacy, op. cit., tomo II, pag. 178, 179, e -Ibn-Khaldûn, loc. cit. - -_Giamdâr_, con una _m_, composta dello stesso vocabolo _dâr_ e di -_giameh_ anche persiano, suona tenitore degli abiti, come dice il -Quatremère, op. cit., tomo I, parte I, pag. 11. Può darsi che, col noto -scambio di consonanti, sia stato usato il primo di questi vocaboli per -indicare i vestiarii. - -[239] Al Cairo e in Oriente era il _dewadâr_ “porta-calamaio” ossia -primo segretario; l’_ostadâr_, “maggiordomo;” il _tabardâr_ “porta -scure;” il _giukandâr_, “porta-racchetta” pel gioco della palla a -cavallo, ec. Si vegga la citata opera del Sacy, II, 178, 179, 268, 269 -e la citata del Quatremère, I, I, pag. 25 segg, 121 segg. - -[240] Il diploma del 1167, che abbiano citato nel lib V, cap. ix, pag. -263. In nota, ha la soscrizione di un _Gaytus Maranus, domini regis -magister et familiaris_. - -Il Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. ij, non cita documenti -del tempo di Ruggiero pel gran siniscalco; nè trovonne il laborioso Di -Biasi, il quale scrisse lungamente de’ grandi ufizi della corona. Si -vegga la sua _Storia di Sicilia_, libro VI, capo xxiij, articolo 3º. Ma -il primo conte Ruggiero ebbe un siniscalco. - -[241] De’ capitani degli arcieri sono soscritti nel diploma del 1172, -che abbiam citato nel libro V, cap. ix, pag 262, nota 3. Un capitano -de’ Negri della corte è nominato, con parecchi altri ufiziali, da -Ibn-Giobair nello squarcio che citammo poc’anzi. - -[242] Diploma del 1172 citato nella nota precedente. - -[243] Ibn-Giobair, loc. cit. e propriamente a pag. 539. del _Journ. -Asiat._ di dicembre 1845, ed a pag. 26 della Appendice dell’_Archivio -storico italiano_. - -[244] Si vegga il Sacy, _Chréstomathie arabe_, tomo II, pag. 287, 305. -Noi abbiam fatto cenno di questa divisa nel libro IV, cap. i ed viij, -pag. 240 e 356 del 2º volume. - -[245] Capitolo ij del presente libro, pag. 411. - -[246] L’ultima e più splendida pubblicazione di questo pallio, che -chiamavasi di Nuremberg dal luogo dove fu tenuto infino al XVIII -secolo, è stata fatta dall’abate Bock nell’opera intitolata: _Die -Kleinodien des heil. röm. Reichs_, Vienna, 1864. - -In vece di questo libro, ch’è rarissimo per cagion del prezzo, citerò -il Gregorio, _Rerum Arabicarum_, pag. 172, il quale die’ il disegno -della iscrizione e il Reinaud che rifece, correggendola alquanto, la -trascrizione e traduzione, nel _Journal Asiatique_ di aprile 1846, pag. -583. - -[247] Si vegga qui sopra la pag. 434. - -[248] Ibn-Giobair, testo, ediz. del Wright, pag. 325 e _Bibl. ar. -sicula_, pag. 84. Io ne detti la traduzione francese nel _Journ. -Asiat._ di dic. 1845, pag. 541, e l’italiana nell’_Archivio storico_, -Appendice cit., pag. 27. Si confronti il nostro Libro IV, cap. xiij, -pag. 448 del 2º vol. - -[249] Ibn-Hammâd, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 317. - -[250] Diploma greco-arabico della Cappella palatina di Palermo, dato -del 6651 (1143) e soscritto da Giorgio d’Antiochia. Il Morso che -lo pubblicò nel _Palermo antico_, pag. 302 e il Caruso che aiutò il -Garofalo a ristamparlo nel _Tabularium_ della stessa Cappella, pag. 13, -lesser male le due ultime parole; e però tradussero _Laus Deo, excelso, -magno_. Correggo su l’originale ch’io riscontrai nell’ottobre 1860. - -La diplomatica e la storia ci hanno serbati gli _’alâma_ di -molti principi musulmani. Si vegga a questo proposito Reinaud, -_Monuments,.... du Musée Blacas_, tomo I, pag. 109, e _Documents -inédits sur l’Histoire de France_, Mélanges, tomo II, p. 52; -Ibn-Khaldoun, _Histoire des Berbères_, versione del baron de Slane, -tomo I, pag 27, 31, 42; II, 92, 197, 356; Tigiani, nel _Journ. -Asiatique_ di agosto e settembre 1852, pag. 163; il _Kartâs_, ediz. -del Tornberg, pag. 190, 202, della traduzione latina, ec. Io ho dato un -altro _’alâma_ nelle note a Ibn-Giobair, _Journal Asiatique_ di marzo -1846, pag. 214, e dettone anco ne’ _Diplomi arabi di Firenze_, pag. -lxviij e ne’ luoghi quivi citati in nota. - -[251] Diplomi arabo-greci della Chiesa di Catania, dati di settembre e -marzo 6653, de’ quali ho avuta copia per cortesia del prof. Cusa. - -[252] Sangiorgio Spinelli, _Monete Cufiche_, pag. 41, 43, 47, N. -clxxxij, cc, ccxxvij, e molte altre. Ve n’ha anco nelle raccolte di -Adler, Pietrazewschi, Castiglioni, Marsden; e molte ne ho viste inedite -nel Gabinetto di Parigi. Si confronti Mortillaro, _Opere_, tomo III, -pag. 406 a 410, dove nella moneta inedita, N. cij, a pag. 408, è -sbagliato al certo il titolo di Ruggiero dal principio alla fine. - -[253] Sangiorgio, op. cit., pag. 47, 48, N. ccxxviij e ccxxix. - -[254] _El Moktader bi-kodratih._ Il titolo di Moktader fu portato da un -califo abbasida, da un principe di Saragozza, ec. - -[255] Edrîsi, testo, nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 15. Ho aggiunta -tra parentesi, innanzi _imâm di Roma_, la voce _sostegno_, che fu -evidentemente dimenticata dal copista. La si trova in un titolo analogo -di Guglielmo II, nel diploma arabico della cattedrale di Palermo dato -il 6677 (1169) ed è replicata in un diploma della Chiesa di Morreale -del 6686 (1178) e 6691 (1183) l’ultimo de’ quali fu pubblicato da M. -Des Vergers, nel _Journ. Asiat._ di ottobre 1845, e de’ primi due ho -avute copie dal prof. Cusa lodato di sopra. - -[256] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo pag. 584. - -[257] Ρογέριος ἐν χριζῶ τῶ θεῶ εὐσεβὴς κραταιὸς ρὶξ καὶ Χριζιανῶν -βοηθὸς, soscrizione dello splendido diploma della Cappella palatina di -Palermo, pubblicato dal Monfaucon e ristampato nel Tabulario di essa -Cappella, pag. 10 e altrove. La stessa soscrizione si legge ne’ diplomi -pubblicati dallo Spata, _Pergamene greche_, pag. 224, 430, (veggasi a -pag. 411, il titolo di Conte di Calabria e di Sicilia e difensore de’ -Cristiani, in un diploma del 1133); in que’ del Trinchera, _Syllabus -graecarum membran._, p. 138, 155, 182, (veggasi a pag. 101, un diploma -del 1115, col titolo di Conte di Calabria Sicilia e _paese italico_ e -difensore de’ Cristiani); e similmente nei diplomi arabo-greci delle -Chiese di Catania, Morreale e Cefalù del tempo di Ruggiero, dei quali -ho avute copie dal prof. Cusa. Si veggano anco i documenti citati dal -Di Blasi, _Storia di Sicilia_, lib. VII, cap. xxij. - -[258] Diploma della Trinità della Cava, dato il 1130, allegato dal -Di Blasi loc. cit., ed altro del 1137, nella cronica di Falcone -Beneventano, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 367. Si vegga anche -qualche altro diploma originale latino nel Pirro. Ma il gran suggello -latino del re, com’ egli è noto, avea soltanto: _Rogerius Dei gratia -rex Sicilie ducatus Apulie et principatus Capue_. - -[259] Edrîsi, nella _Bibl. ar. sicula_, testo pag. 27, dice che alla -morte del malek Ruggiero figlio di Tancredi, ereditò lo stato il suo -figliuolo, il malek Ruggiero secondo. - -Lasciando da parte, come ho avvertito nel lib. V, cap. x, pag. 342 e -segg. di questo volume, le monete attribuite al primo conte Ruggiero, -a Roberto Guiscardo e al duca Ruggiero figliuolo di costui, le quali, -secondo me, van tutte rivedute, v’ha non poche monete arabiche -appartenenti senza alcun dubbio a re Ruggiero, le quali si posson -supporre battute prima della coronazione. Dico quelle che hanno da una -faccia la formola musulmana e dall’altra un T rabescato, da un lato del -quale si legge _biamr_, sopra _Rogiâr_ e dall’altro lato _eth-thâni_, -ossia “per comando di Ruggiero secondo:” monete d’oro non rare, delle -quali io ho viste parecchie nel gabinetto numismatico di Parigi. La -stessa leggenda e lo stesso tipo di T un po’ svariato, si scerne nelle -figure dell’opera di Sangiorgio Spinelli, tavola V, N. 4 a 9; VI, N. -1 a 14; VII, N. 1 a 7, 24, 25, 26; XXIV, N. 20, 21; XXVII, N. 3, fino -all’ultimo e XXVIII, N. 1 a 9. Lo stesso ho letto distintamente in -tre impronte di monete del museo di Napoli mandatemi non è guari dal -Fiorelli; le quali pur ignoro se trovinsi tra quelle pubblicate del -Sangiorgio. Credo non sian punto diversi il N. cxviij del Museo Naniano -di Assemani, nè i N. lxiv, lxv, e lxvj del Borgiano di Adler. Di questo -lxv, posso poi affermarlo, avendo attentamente osservata nell’ottobre -1864 la moneta, che serbasi nel museo di Parma. In generale e’ mi -sembra che la voce _biamr_ letta _amir_ e il _thâni_. che spesso è -mutilato ed è stato interpretalo a vanvera, abbiano prodotte molte -delle erronee interpretazioni che son corse, come quella di _emîr_ o -l’altra di _en nâr_ “Normanno” che ha messa fuori il Mortillaro nel -_Medagliere arabo-siculo_, pag. 51. I principi di Sicilia che dettero -il titolo d’_amir_ ad un ministro loro, nol presero al certo per se -stessi, e molto meno egli è verosimile che abbiano storpiato così -sconciamente il nome di loro schiatta. - -[260] Falcone Beneventano, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, pag. 380. - -[261] Testo nella _Bibl. ar. Sicula_, pag. 16, segg. Una parafrasi, non -sempre esatta, di questa parte della prefazione si legge nella versione -francese di M. Jaubert, tomo I, pag. xvj a xviij. - -[262] _Riiâdhiiât_ e _’amaliiât_. Secondo i bibliografi arabi, -la prima di coteste classi conteneva l’aritmetica, la geometria, -l’astronomia e la musica; la seconda la morale, l’economia domestica, -l’amministrazione pubblica, i doveri dei re e de’ ministri e l’arte -della guerra. M. Jaubert, pag. xviij, tradusse questa seconda classe -_littérature_, sbaglio sì grosso che parmi da attribuirlo a lezione -erronea del Mss. - -[263] _Defêtir_, sul qual vocabolo si vegga il nostro libro V, cap. x, -pag. 324 del presente volume. - -Questa voce insolita, e non usata qui per necessità della rima, mi fa -pensar che l’autore abbia voluto anco accennare alle carte geografiche. -E però ho tradotto servilmente “pergamene” anzi che “registri” ovvero, -più genericamente “scritti.” - -[264] Il significato litterale sarebbe che i chiamati eran tutti -sudditi di Ruggiero e che lor si domandavano le notizie de’ proprii -paesi. Ma evidentemente si tratta di viaggiatori qualunque, o per lo -meno d’Italiani, e di relazioni su tutte le regioni ch’e’ conoscessero. -Edrîsi che scrivea pel mondo musulmano, affigurava Ruggiero come re di -tutta Italia, anzi come una specie d’imperatore di Occidente. - -Ho tradotta genericamente “ministro” la voce _wasitah_ che significa -propriamente “intermediario” e che M. Jaubert rese _interprète_. Ma nè -i dizionarii, nè il fatto speciale, nè l’uso degli scrittori moderni -confermano questo arbitrio di versione. Un passo di Makrizi e una nota -di M. De Sacy (_Chrestomathie Arabe_, tomo I, p. 94 e 126) provano -che sotto i Fatemiti d’Egitto il _wasitah_ era segretario di Stato e -che talvolta fu chiamato così il primo ministro. In ogni modo, qui si -tratta manifestamente d’un direttore di statistica nella segreteria del -re; se pure Edrîsi non era egli stesso il _wasitah_, e non usò a bello -studio questo vocabolo che non rispondeva ad alcun ufizio costituito. - -[265] Letteralmente “le lunghezze delle distanze e le larghezze di -esse;” ossia le distanze in dirittura dei meridiani e de’ paralelli. -E in vero, i pratici de’ luoghi non poteano dar che le distanze -secondo le vie conosciute e la direzione delle stesse vie secondo -la rosa de’ venti; e questo appunto è ciò che noi troviamo nella -geografia di Edrîsi; ma i gradi di longitudine e latitudine, si -doveano domandare agli astronomi antichi o a’ viventi. Montava poi di -verificare reciprocamente le tavole di longitudine e latitudine e le -distanze riferite da’ pratici: e questo è appunto ciò che Edrîsi dice -essere stato praticato quando il re fece riportare col compasso quelle -distanze sopra un planisfero graduato, e ricercare da qual parte fosse -l’errore, nel caso di discrepanza tra le tavole e gli itinerarii. -Pertanto non mi sembra precisa la traduzione francese, pag. xx: -“Ensuite il voulut savoir d’une manière positive les longitudes, les -latitudes” etc. - -[266] “Planche à dessinner” mi pare espressione troppo vaga. Il testo -ha “tavola del _tarsîm_, o, diremmo noi dell’abozzo, dello schizzo o -simili.” Come ognun vede, non si trattava di un foglio _da disegno_, -ma di un foglio già delineato, una mappa, sia che fosse graduata -soltanto per costruirvi le figure geografiche, sia che vi fosser anco -delineati i contorni e segnati i punti principali, per verificarli, -confrontandoli con le distanze itinerarie. - -[267] _Mofassel_ significa propriamente diviso in pezzi, o composto di -varii pezzi. Però mi discosto dall’opinione del mio dotto maestro Mr. -Reinaud, che credea meramente diviso in gradi il disco d’argento, nel -quale doveasi incidere il planisfero. Edrîsi stesso dà alla seconda -forma del verbo _fazel_ il significato di tagliare, adoperandola -nel descrivere il lavorio del corallo a Ceuta (Dozy et de Goeje, -_Description de l’Afrique_, etc., par _Edrîsi_, pag. 168 del testo, -201 della versione). D’altronde il planisfero d’un pezzo d’argento che -pesava 150 chilogrammi ed avea per diametro poco men che due metri, non -sarebbe stato punto maneggevole. - -[268] Il peso chiamato _dirhem_, variò e varia tuttavia ne’ paesi -musulmani: la media tra i _dirhem_ odierni di Egitto, Aleppo, Algeri, -torna, evitando le frazioni troppo minute, a grammi 3,35; moltiplicato -il qual numero per 112, si avrebbe il _rotl rumi_, ossia libbra -italiana, poco oltre i grammi 375, cioè 13 grammi più della libbra di -Bologna e 26 più di quella di Roma e Firenze: e il peso del planisfero -monterebbe a 150 chilogrammi. Supponendolo grosso cinque millimetri e -ritenendo la qualità di argento data da Edrîsi, il diametro tornerebbe -a metro 1,90, secondo il calcolo che ha fatto a mia richiesta l’amico -senatore Brioschi. - -[269] Credo risponda precisamente a questo, nel presente luogo, la -voce _Khalk_ del testo, “creazione” e cose create in generale, e “cosa -ordinata, disposta ec.,” in particolare; sì che talvolta si ristringe -agli esseri ragionevoli, secondo le idee musulmane, cioè gli uomini e i -_ginn_. - -[270] La prefazione si legge intera ne’ codici ch’io ho designati -con le lettere A. C. (Introduzione, vol. I, pag. xliv, e _Bibl. -arabo-sicula_, testo, pagina 14, nota 1) e ne avanzano pochi righi nel -D. Traduco ora le tre lezioni: - -A. “.... il vestire, la lingua. E ho dato a questo (libro) il titolo -di _Nozhat_, ec. Esso è stato messo insieme, coordinato, licenziato e -connesso (rilegato?) verso lo scorcio di scewâl del 548. Comincio or a -trattar, la prima cosa, della figura della Terra, ec.” - -C. “.... il vestire, la lingua; e (continua a reggere comandò il re) -che fosse posto a questo libro il titolo di _Nozhat_, ec. Ed ecco -che io ubbidisco a così fatto comando, e compio questa prescrizione, -cominciando la prima cosa, a trattar della figura della Terra, ec.” - -D. Vi manca, coi primi fogli tutta la prefazione innanzi la voce -“questo” della quale si scerne qualche vestigio, e segue _“K « t » -b_ (il titolo) di _kitâb_ (libro) del _Nozhat_, ec. E ciò è stato -ne’ primi dieci (giorni) di ianîr, corrispondente al mese di scewâl, -dell’anno 548. Ed ecco ch’io ubbidisco a così fatto comando e compio -questa prescrizione, cominciando, la prima cosa, a trattar della figura -della Terra, ec.” - -Riman qui a spiegare il vocabolo arabico che ho notato con le sole tre -lettere della radice, mancandovi le vocali; il quale per omissione se -mia o del tipografo non so, fu saltato nel testo della _Biblioteca_, -linea 10 della pag. 19. Non potendo suppor cotesto vocabolo scritto -erroneamente, in sì bel codice e in luogo sì cospicuo del testo, invece -di _Kitâb_ (libro), la qual voce viene immediatamente dopo, mi par sia -da leggere _Katb_, “scritto” onde il passo intero tornerebbe “ed (ha -comandato il re) che si desse a questo scritto il titolo di libro del -_Nozhat_, ec.” - -Or ognun vede che i codici D e C appartengono a ramo diverso dal codice -A; che il più vicino al ceppo, per continuare la mia similitudine, è -D dove si legge il mese di gennaio; che questo vocabolo non arabico e -però mal compreso fu soppresso dal copista di C; e che il copista di -A seguì un testo diverso, dato fuori com’egli è verosimile, quando il -compilatore, fuggito ne’ tumulti della Sicilia, rivendicò, o si arrogò -l’invenzione del titolo. Se mai si pubblicherà il testo compiuto del -_Nozhat_, vedran più chiara i dotti la distinzione de’ tre citati -codici ed anco di quello designato con la lettera B, nel quale non si -può decifrare la prefazione. Duolmi che, confrontando i due Mss. della -Bodlejana, io non abbia potuto, incalzato sì com’era dal tempo, notare -le varianti di tutta l’opera o almeno di più lunghi squarci. Il mese di -scewâl 548 corre dal 20 dicembre 1153 al 17 gennaio 1154. - -[271] Il più importante lavoro scientifico che abbia trattato di questa -geografia, quello cioè del Lelewel, _Géographie du moyen-âge_, tomo -I, pag. 92 a 107, §§ 54 a 64, vi ammette l’influenza delle dottrine -geografiche dell’Occidente e la partecipazione diretta di Ruggiero. - -[272] Gli Arabi del medio evo chiamavan così il tratto della costiera -settentrionale d’Affrica che corre da Tunis a Capo Spartel. - -[273] Non credo che Sefedi abbia confusa la sfera armillare, da lui per -altro descritta precisamente, col planisfero di che dice Edrîsi nella -prefazione. Secondo il biografo, il re mandò a Edrîsi, per costruire -la sfera, dei pezzi di argento del peso di 400,000 dirhem; del qual -metallo fu adoperata una terza parte e due terzi avanzarono. Ruggiero -ne fece dono a Edrîsi; aggiunse altri centomila dirhem e poi una nave -carica di merci latine preziosissime proveniente da Barcellona. - -[274] Testo nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 657, 658. Si trova una buona -traduzione francese di questo squarcio, nell’opera di M^r. Reinaud, -_Géographie d’Aboulféda_, tomo I, Introduzione, pag. cxlv e cxv. - -[275] Scehâb-ed-dîn-Omari, grande erudito del XIV secolo, ricordando -il Nozhat come il miglior trattato di geografia ch’ei conoscesse, -loda Ruggiero di profonda dottrina in filosofia antica e in geometria -e dell’avere speso molto tempo e danaro nella compilazione di quella -grande opera. Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 152. - -[276] Presso Muratori, _Rer. Italic._, tomo XII, pag. 283. - -[277] Conferma l’accusa Goffredo da Viterbo (presso Caruso, _Bibl. -sicula_, pag. 947) dicendo: «Rogerius Paganus erat de more vocatus.» - -[278] Annali, an. 539, testo nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 288 e nella -edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 66. Si vegga anco la traduzione -francese di M^r. Reinaud, negli _Extraits des auteurs arabes, etc., -rélatifs aux Croisades_, pag. 77. - -[279] Lascio come superflue le citazioni, fuorchè per questa briga con -l’Egitto. Si guardi ciò che io n’ho detto nel cap. II, del presente -libro, pag. 426, e i cenni che pria n’avea dati nei _Diplomi arabi del -reale Archivio fiorentino_, Introduzione, § XXX, diplomi II, III, IV -e V della seconda serie e note ai medesimi, dalla pag. 452 alla 458, -intorno le relazioni di Pisa con l’Egitto in questo tempo. - -[280] Ibn-el-Athir, anno 547, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 300. - -[281] Limitando le citazioni com’ho fatto di sopra, le darò per -questa battaglia di Negroponto, le cui circostanze non sono state ben -determinate fin qui. Ne fanno parola Niceta Choniate e il Cinnamo, -presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 1163, 1176; la Continuazione -di Sigeberto da Gembloux e Romualdo Salernitano, presso Pertz, -_Scriptores_, VI, 455 e XIX, 429; e il Marangone, nell’_Archivio -Storico italiano_, tom. VI, parte II, pag. 18. I Bizantini, al solito, -trascuran la data; Romualdo non la dà precisa; la Continuazione di -Sigeberto (che il Caruso, op. cit., pag. 951, attribuisce a Roberto del -Monte) la segna con l’anno 1154 e aggiugne una circostanza riferita -altresì dal Cinnamo, cioè che l’armata siciliana ritornava appunto -dall’Egitto, carica di preda. Or come noi sappiamo dal Makrizi la -scorreria d’Egitto dell’agosto 1155, così parrebbe a prima vista che -star si dovesse alla data della Continuazione, differendola bensì d’un -anno. Ma il Marangone, il quale pon la battaglia nel 1158 pisano, dà su -la guerra di Guglielmo I nell’Adriatico e su questa di Negroponto tanti -e sì precisi particolari, da mostrar che in quel tempo i Pisani teneano -ben gli occhi aperti su i movimenti del navilio siciliano. D’altronde -tutte le narrazioni portano a credere che la battaglia di Negroponto -sia succeduta, non al principio ma allo scorcio della guerra. - -Ritengo io pertanto, col Marangone, la data del 1157 comune. Quella -coincidenza con le depredazioni in Egitto si spiega benissimo -ammettendo due o più scorrerie dell’armata siciliana, delle quali i -cronisti d’Egitto avessero notata una sola, la più strepitosa. E così -anche si spiegherebbe l’error di data della Continuazione, il cui -autore avrebbe per avventura risaputa la grande scorreria d’Egitto -del 1151 o 1155 e la gran vittoria navale sopra i Greci al ritorno -dall’Egitto, onde avrebbe creduta identica la data. - -[282] Makrizi, _Mowa’iz_, testo di Bulak, tomo I, pag. 214. Oltre la -data dell’anno e del mese, il compilatore dice ch’era califo Fâiz e -vizir Telai’-ibn-Ruzaik, del quale si sa essere entrato in ufizio il 1º -giugno 1154. Si vegga anco la Continuazione di Sigeberto testè citata, -la quale sembra molto bene informata degli avvenimenti dell’Egitto -in questo tempo. Infine il dispaccio di quel vizir ai Pisani, che si -legge ne’ _Diplomi del regio Archivio fiorentino_, nº V, della seconda -serie, pag. 253, il quale pare dell’anno 1156, dice espressamente della -recente scorreria de’ Siciliani in Tennis. - -[283] Continuazione di Sigeberto, l. c. Masmudi eran detti gli Almohadi -dal nome della tribù che tenne l’egemonia di quella setta religiosa. -Gli assalitori eran dicerto pirati spagnuoli o della costiera d’Affrica -a ponente di Bugia. - -[284] _Gesta Friderici_, lib. II, cap. 22. - -[285] Cap. ij di questo libro, pag. 419, 420. Il dotto baron De Slane, -nella versione d’Ibn-Khaldûn, _Hist. des Berbères_, Appendice del vol. -II, 587, ha letto Ghariani, dopo aver seguita nelle pag. 37-38 dello -stesso volume la lezione Feryani. Non ostante l’autorità di un erudito -di tanto nome, parmi stare alla lezione _Foriâni_ ch’è nei Mss. citati, -raddoppiandovi la seconda radicale, come si legge nel _Lobb-el-Lobâb_, -parte I, pag. 196 e nel _Merasid-el-Ittila’_. Quel nome etnico si -riferisce a Forriana, villaggio presso Sfax. - -[286] Non aggiungo una parola del mio in tutto questo racconto. - -[287] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 551; Tigiani e Ibn-Khaldûn, -nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 300 segg., 381 segg., 490, 503, -504. - -[288] Ibn-el-Athîr, l. c. Si ricordi ciò che abbiam detto nel cap. ij -di questo libro, pag. 425, 426 del volume, intorno le condizioni in cui -fu lasciata l’isola delle Gerbe il 1153. - -[289] Si vegga il cap. ij del presente libro, pag. 409 del volume. - -[290] Si confrontino Tigiani e Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. ar. sicula_, -testo pag. 389, 489, 504. Ibn-el-Athîr, l. c., fa menzione della -ribellione di Tripoli, senza data, nè altri particolari; se non ch’ei -la dice seguita dopo quella di Sfax e pria che quella di Kabes. - -Ibn-Khaldûn scrive che que’ di Tripoli dando addosso a’ Cristiani “li -bruciarono col fuoco.” Credo sia stato qualche stratagemma come quel -delle funi e travi apparecchiate al chiaro della luna, piuttosto che un -_auto da fe_ dei prigioni. I costumi de’ Musulmani non portavano queste -crudeltà. - -[291] Ibn-el-Athîr, l. c. Ibn-Khaldûn nella citata pag. 504. - -[292] Ibn-el-Athîr, l. c., e pag. 304. Questo capitolo degli annali, -ancorchè posto nel 551, contiene fatti posteriori, come quello di -Tripoli, di cui altri scrittori segnan la data precisa. - -[293] Ibn-el-Athîr, cap. cit, pag. 301. - -[294] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, l. c.; Ibn-Khaldûn, testo nella -_Bibl. ar. sicula_, pag. 504 e il _Baiân_ nella stessa raccolta, -pag. 374, il quale porta soltanto le date della sollevazione contro i -Cristiani in Mehdia e della ricuperazione di Zawila, le quali mancano -nel racconto d’Ibn-el-Athîr. Questi narra la sollevazione di Zawila -innanzi il supplizio del Forriâni; ma non è verosimile che Guglielmo -abbia differita quella vendetta per un anno e qualche mese. - -[295] Presso Caruso, Bibl. sicula, pag. 951, con l’anno 1158 e presso -Pertz, _Scriptores_, VI, 506, con l’anno 1157. Nella prima di coteste -edizioni il nome dell’isola di cui si suppone capitale Sibilla (Zawila) -è scritto Gerx; nella seconda Gerp, la quale lezione credo sia stata -preferita come vicina a Gerbe, della qual isola parve al dotto editore -si trattasse. Io credo che per isola si debba qui intendere penisola -(gli Arabi hanno un sol vocabolo per l’una e per l’altra), e che sia -da preferire la lezione Gerx, come quella che più si avvicina a Scerik, -nome della penisola che separa i golfi di Tunis e di Hammamet, la quale -oggi si chiama El-Dakhel, ma gli Arabi del medio evo or la dissero di -_Scerik_, da un nome proprio d’uomo, or di _Bâsciu _(Basso?) nome della -città principale. Non è verosimile che i Siciliani avessero ripigliata -allora cotesta penisola, ma pare che Mehdia o Zawila fosse considerata -allora come capitale di un piccolo stato che prendesse il nome dalla -penisola vicina. A me par certo che sendo padroni di Mehdia e di Susa, -i Siciliani lo fosser anco di una parte della costiera, e in ispecie -della penisoletta di Monastir, appendice di Mehdia. Si vegga, su la -topografia di cotesti luoghi, l’Edrîsi nella edizione dei sigg. Dozy e -De Gœje, pag. 108, 109, del testo, e 126-8, della versione. Edrîsi dice -che i tre villaggi o castelli di Monastir erano abitati da religiosi, -come d’altronde si può supporre da quel vocabolo. - -[296] In primo luogo non mi par dubbio che il re di Sicilia credesse -allor appartenere alla sua corona il diritto d’istituire sedi -vescovili, come l’esercitarono gli imperatori bizantini. Si noti la -fondazione del vescovado di Cefalù e il titolo di _Arcivescovo di -Sicilia_, dato a quel di Palermo in un diploma di re Ruggiero, presso -il Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 95, 96. - -In secondo luogo è da ricordare che, per antica costumanza, il -metropolitano di Palermo, ricordando solennemente ogni anno i suoi -suffraganei, solea nominare tra quelli il vescovo di Tripoli d’Affrica, -su di che si vegga il Pirro, op. cit., pag. 21. - -Si consideri inoltre che tra i diplomi della Cappella Palatina di -Palermo, nel Tabulario di essa, pag. 34, seg. nº XV, è l’inventario -della suppellettile della Chiesa d’Affrica, nel quale si legge che una -parte era stata fatta a spese dell’_Arcivescovo_. Mi par si alluda più -tosto a quello d’Affrica che a quel di Palermo. D’altronde il fatto di -trovarsi quell’inventario nella Cappella Palatina, può indicare che la -Chiesa d’Affrica si volesse far dipendere dal Cappellano Maggiore, o -che per lo meno la suppellettile si conservasse a cura dì questo, come -proveniente da una regia fortezza. - -[297] Ibn-el-Athîr, anno 551, testo del Tornberg, vol. XI, pag. 139, -140. Si confronti il Kariâs versione del Tornberg stesso, tomo I, pag. -170 a 173; Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduzione del baron -De Slane, tomo I, 254 segg. e tomo II, 173, 190 segg. - -[298] Il soggiorno d’Ibn-Sceddâd in Palermo l’anno 551 dell’egira, è -attestato dal Nowairi, in un luogo del quale diè la versione francese -M. Rosseeuw de Saint-Hilaire, _Histoire d’Espagne_, tomo III (Paris, -1838). _Pièces justificatives_, nº IV, par. 511. Questo squarcio, -tradotto da M. Vincent e tolto da un Ms. arabico di Parigi che non si -cita, contiene un aneddoto dì Abd-el-Mumen che il cronista riferiva -essergli stato raccontato da un mercatante musulmano di Mehdia, ch’egli -incontrò l’anno 551 nella capitale della Sicilia. - -[299] Presso Tigiani, che abbiam citato di sopra, nel cap. ij, pag. -379, in nota. L’_Holâl-el-Mausciah_ dà il nome di Abd-Allah-ibn-Meimûn. - -[300] Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athîr, anno 554; -Marrekosci; Ibn-Khaldûn, nella _Bibl. ar. sicula_, testo pag. 197, -303-304, 319, 504. Non cito il Nowairi, perch’egli qui copia di parola -in parola Ibn-el-Athîr. Cotesti scrittori non son d’accordo sul tempo -della mossa da Marocco e si comprende benissimo. - -[301] Secondo alcuni cominciò l’assedio il 18 regeb (5 agosto 1159). -Secondo altri tornerebbe al 12 luglio. - -[302] Marrekosci. - -[303] Ibn-el-Athir, Marrekosci, ec. dicono anche figliuoli di _Molûk_, -ch’è il plurale di _Mâlik_, re; ma diceasi anco de’ grandi feudatari, -come abbiamo avuta occasione di notare. Non mi par che meriti molta -attenzione un luogo di Marrekosci, compilatore del XIII secolo, nel -quale ei chiama i soldati del presidio “compagni del Duca.” - -[304] L’autore anonimo dell’_Holâl-el-Mausciah_. - -[305] Gli scrittori musulmani esprimono questo fatto al rovescio, cioè, -che la galea entrava nell’arsenale bella e armata senza mettere a terra -un sol uomo - -[306] Macchine da lanciar sassi, più piccole che i mangani. Il Kartas, -in vero, ch’è qui il solo che faccia menzione di macchine oltre i -mangani, le chiama _ra’ade_, cioè “tonanti,” il qual nome fu dato alle -artiglierie. A me par che l’autore, il quale visse nel XIV secolo -e non conoscea per l’appunto quando fosse stato fatto il primo uso -della polvere nelle armi da gitto, abbia sostituito di capo suo quella -nota voce ad _’arrâde_ che al suo tempo e nel suo paese potea parere -antiquata. Forse fu errore dei copisti, e in ogni modo le lettere -radicali, che son le stesse, disposte sì in altro ordine, si prestavano -all’equivoco. Nello stesso modo va spiegato un luogo d’Ibn-Khaldûn, -autore anch’egli del XIV secolo, secondo il quale le “tonanti” -sarebbero state usate in Affrica nel XIII. Si vegga su questo dubbio il -bel trattato dei sigg. Reinaud et Favé, _Du feu grégeois_, Paris, 1845, -pag. 75 segg. e si confrontino: Dozy, _Historia Abbadidarum_, II, 202 -e 264 e Ibn-Batuta, _Voyages_, Paris, 1853-58, tomo III, 148, 194, 238, -396. - -[307] Ibn-el-Athîr, ec. - -[308] Zerkesci. - -[309] Questo fatto è riferito dal solo Marrekosci. - -[310] Falcando. - -[311] Secondo l’_Holâl-el-Mausciah_, sarebbero state una cinquantina, -poichè il numero totale delle navi si fa montare a dugento. - -[312] Ibn-Sceddâd, presso il Tigiani. - -[313] Si confrontino: Ibn-Sahib-es-Selât; Ibn-el-Athir; Marrekosci; -il _Baiân_; Tigiani; il _Kartâs_; Abulfeda; Ibn-Khaldûn; Zerkesci; -Ibn-abi-Dinâr, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 197, -303-308, 319-320, 374, 401-402, 403-404, 417, 504-506, 523, 540, -e l’_Holâl-el-Mauscîah_ ec. (il Pallio variopinto che ricorda -gli avvenimenti di Marocco) compendio anonimo, scritto l’anno 783 -dell’egira (1381-2) Ms. della Bibl. imp. di Parigi. _Ancien fonds_, -825, pag. 116. Non cito il Nowairi perch’egli copia letteralmente -Ibn-el-Athir in questi capitoli. Di cotesti scrittori ho notate -alcune differenze. L’_Holâl_ inoltre attribuisce agli ambasciatori -del presidio cristiano appo Abd-el-Mumen, l’adulazione di avergli -detto ch’egli era appunto il predestinato alla monarchia universale di -che parlavano i loro libri. Del racconto di Tigiani abbiam anco una -traduzione francese di M. Alph. Rousseau, nel _Journal Asiatique_ di -febbraio 1853, pag. 209 segg. I capitoli più importanti d’Ibn-el-Athir -sono stati tradotti in francese dal baron De Slane, nella _Histoire des -Berbères_ d’Ibn-Khaldûn, tomo II, Appendice, pag. 585 segg. Similmente -i luoghi d’Ibn-Khaldûn, che abbiam citati nel presente Capitolo, si -trovano nella citata versione di M. De Slane, tomo II, pag. 38, 39, -193. Il Conde, _Dominacion de los Arabes en España_, Parte III, cap. -xliv, narra distesamente questa impresa di Mehdia, con alcuni de’ -particolari notati da noi ed altri che non troviamo ne’ nostri testi. -Ma la compilazione del Conde non può tener luogo de’ testi che ci -mancano. - -Degli autori cristiani son da vedere il Falcando e Romualdo -Salernitano, sì discrepanti l’un dall’altro, il primo nel Caruso, -_Bibl. sicula_, pag. 420, 421, il secondo in Muratori, _Rer. Italic._, -VI, 199, e presso Pertz, _Scriptores_, XIX, 429. - -[314] Si confrontino il Falcando e Romualdo Salernitano, presso Caruso, -Bibl. sicula, pag. 412 segg., 419, 421, 865, 866. - -[315] Di questa sola ragione d’economia fa parola il Falcando, op. -cit., pag. 421. - -[316] Questo rimprovero l’ho aggiunto io. Pietro era forse caduto in -disgrazia o tenuto com’oggi diremmo “in disponibilità.” Ma tornò ben in -favore a capo di due anni. - -[317] Falcando, op. cit., pag. 135. - -[318] Si confrontino sempre Falcando e Romualdo Salernitano. - -[319] Si confrontino Falcando e Romualdo Salernitano, op. cit., pag. -434 segg., ed 866. - -[320] Imâd-ed-dîn, nella _Kharida_, testo nella _Bibl. ar. sicula,_ -pag. 599, dice che “l’ammazzarono i Franchi di Sicilia dopo l’anno -550 (1155-6) nella carnificina ch’ei fecero dei Musulmani.” Mi -pare da riferir questo caso alla sedizion di Palermo, piuttosto che -alla proscrizione che fecero non guari dopo i Lombardi nell’interno -dell’isola. - -[321] Ibn-Bescrûn, citato da Reinaud, _Géographie d’Aboulfeda_, -Introduzione, pag. CXXI. Il titolo era: _Rudh-el-Uns wa -Nozhat-en-Nofs_, ossia “Giardini dell’Umanità e diletto dell’anima.” - -[322] Si confrontino sempre il Falcando e Romualdo. - -[323] Falcando, op. cit., pag. 440. Ne fa cenno appena Romualdo, op. -cit., pag. 868. Si ricordi ciò che abbiam detto di Ruggiero Schiavo e -delle popolazioni lombarde nel libro V, cap. viij, pag. 222 seg., 226 -segg., di questo volume. - -Si noti che Butera fu sempre feudale, e che Piazza era stata tenuta, -come qui dice il Falcando, dal padre di Ruggiero Schiavo, cioè il conte -Simone, figlio di Arrigo, dei marchesi Aleramidi. - -[324] Falcando, op. cit., pag. 442. - -[325] Op. cit., pag. 444-445. - -[326] Nei principii del regno di Guglielmo il Buono, quand’egli arbitro -dello Stato se n’era fuggito in Affrica per paura de’ baroni nemici -suoi, il Conte di Gravina lo chiamò dinanzi la regina “servum saracenum -qui stolium dudum prodiderat.” Falcando, op. cit., pag. 454. - -[327] Falcando, op. cit., pag. 448. - -[328] Abd-el-Mumen fu dei più grandi uomini di Stato de’ suoi tempi; -dotto anco nelle scienze filosofiche e nelle matematiche, come -il prova una sua compilazione delle vere o supposte lezioni del -Mehedi, che fondò primo la potenza almohade; la quale opera si trova -manoscritta nella Biblioteca imperiale di Parigi, _Supplément arabe_, -n. 238. Abd-el-Mumen, presa Mehdia, fece fare un catasto dell’Affrica -settentrionale, misurar la superficie in parasanghe quadrate, dedurre -un terzo pei monti, i fiumi e le paludi, e impose, in ragione della -superficie rimanente, una tassa che le tribù dovean pagare in grano o -in moneta. Ei cominciò a tramutare in Spagna i feroci Arabi d’Affrica. -Fece allestire, dicono, 700 navi; fabbricare 10,000 quintali di saette -ogni dì; scrivere 500,000 uomini, ec. Su questi preparamenti si vegga -Ibn-el-Athîr, anni 555, 558, edizione del Tornberg, tomo XI, pag. 162 -segg., 191 segg. del testo; Marrekosci, testo, pag. 168; _Kartâs_, -edizione del Tornberg, testo pag. 129, 131, 132, e versione, 174, 176, -177; e Ibn-Abi-Dinâr (El-Kairouani) versione francese, pag. 196. - -[329] Si confrontino: il _Baiân_, anno 558, e Tigiani, entrambi nella -_Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 374 e 378, 379. - -Il primo pone la data, dice d’uno sbarco di Rûm in generale, del -novello “caso,” com’ei lo chiama, di Mehdia e dell’occupazione di Susa; -il secondo fa menzione del governatore che avean messo gli Almohadi -a Susa dopo che s’impadronirono di Mehdia, e poi accenna alle stragi, -rapine e cattività di que’ di Susa ed a’ prigioni riportati in Sicilia -dall’armata. Indi non è dubbia la identità del fatto. - -[330] Falcando non dà il nome del palagio. Il testo di Romualdo ha -_Lisam_, nelle edizioni antiche; ma quella di Pertz, _Scriptores_, -XIX, 434, dà più correttamente _Sisam_, con l’avvertenza in nota -“Hodie Cisa,” la quale lezione rende forse la pronunzia all’orecchio -di qualche straniero, ma io non l’ho mai vista in alcuna scrittura -nostrale. Al contrario, i diplomi latini del XIII e XIV secolo -ed una cronaca anch’essa del XIV, hanno _Zisa_, e _Asisia_, ed un -diploma del 1238, presso Mongitore, _Sacrae domus Mansionis_.... -Monumenta, contien la concessione d’un terreno _in regione Assisii_, -al mascolino. Finalmente avverto che l’aggettivo _El-’Azîz_, anche -al mascolino, poichè si sottintende _El-Kasr_ (il palagio), occorre -in fin della iscrizione arabica della sala terrena, pubblicata dal -Morso, _Palermo Antico_, 2ª edizione, pag. 184. Ma di ciò mi propongo -di trattar più lungamente nel Cap. xj del presente libro. Notisi -intanto che la lezione Sisa, risponde precisamente alla trascrizione -del nome Abd-el-’Azîz, il quale in un diploma del 1239, nel registro -dell’imperator Federigo II, ediz. del Carcani, pag. 398, è scritto -Abdellasis. - -[331] Si confrontino sempre Falcando e Romualdo, nell’op. cit., pag. -448, 449 e 870, 871. Anche nelle piccole cose si dimostra la nimistà -dell’uno e lo studio cortigiano dell’altro. Falcando, per esempio, -si compiace a notare che Guglielmo non arrivò a veder finita l’opera -della Zisa; Romualdo la fa credere compiuta, e parla più largamente -delle acque e de’ giardini di quel sito reale, de’ mosaici aggiunti da -Guglielmo nella Cappella palatina, ec. - -[332] Ho corretto il giorno della morte secondo la Cronica Cassinese -e il libro mortuario dello stesso monastero, presso Caruso, op. cit., -pag. 512 e 522. - -[333] La parte presa dalle donne, secondo il Falcando, nelle esequie di -Guglielmo I, somiglia perfettamente a quella che è attribuita loro nei -funerali di Malek Salih al Cairo (1249) in un luogo d’Abu-l-Mehasin, -del quale M. Quatremère ha dato testo e traduzione nella _Histoire des -Sultans Mamlouks_, tomo I, parte II, pag. 164. Per parecchi giorni le -schiave andavano per le strade battendo i cembali, e le gentil donne le -seguian senza velo, piangendo e picchiandosi il volto. - -[334] Si veggano i fatti nel Falcando, presso Caruso, _Bibl. sic._, -pag. 451 a 453. - -Non mi pare inverosimile che alcuno di cotesti provvedimenti sia stato -comandato nel testamento di Guglielmo I. Almeno un passo del Falcando, -op. cit., pag. 454, prova che l’eunuco Pietro era stato emancipato nel -testamento e che fu confermata la manomissione dai reggenti. - -[335] Si vegga il cap. III di questo medesimo libro, pag. 432, 433, 439 -del volume. - -[336] I diplomi arabi e greci di Sicilia che stamperà il prof. Cusa -di Palermo, daranno larga materia ad osservazioni di questa natura. -Intanto io voglio notare un esempio, tolto dal diploma arabico di -Morreale del 1182, del quale mandommi copia il lodato professore, e la -traduzione latina si trova nel Lello (Michele del Giudice) _Descrizione -del real Tempio.... di Morreale_, Appendice dei _Privilegii e Bolle_, -pag. 8 e segg. In questo diploma la voce _hârik_, ordinariamente -usata in Sicilia col significato di collina, è tradotta “terterum”, -voce francese latinizzata; il nome di luogo _Descîsc_ è trascritto -“Dichichi”; _el-Andalusin_ (gli Spagnuoli) “Hendulcini”; _Giabkalîn_, -“Chapkalinos”, ec. - -[337] Quello che or si dice dell’Albergaria. - -[338] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 454 e 872. L’arcivescovo, -ch’era partigiano dell’eunuco, confessa che costui insieme con -altri, fuggì “et ad regem de Maroccho veniens, multam secum pecuniam -transportavit.” Si vede dal Falcando che l’accusavan anco di aver -portato seco le insegne reali, ma la regina affermò non essere stato -tocco il tesoro regio. - -[339] Ibn-Khaldûn, _Prolegomeni_, testo arabico di Parigi, parte II, -pag. 37, 38 e nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 462, e versione francese -del baron De Slane, parte II, pag. 43. Lo stesso autore, nella Storia -dei Berberi, testo arabico di Algeri, tom. I, pag. 326 e versione del -baron De Slane, II, 208, dice che il 581 (1185-6) il califo almohade -Jakûb, sapendo la mossa d’Ibn-Ghania sopra Costantina, mandò contro di -lui l’armata capitanata da Mohammed-ibn-Abi-Ishak-ibn-Giâmi’, insieme -con Abu-Mohammed-ibn-’Atusc, e con Ahmed-Sikilli, e che quest’ultimo -_kaid_, con la sua squadra prese Bugia. - -[340] Applicato il diritto de’ tempi al racconto d’Ibn-Khaldûn, ognun -vede che il giovanetto Ahmed era venuto schiavo in Sicilia. Ora il -Falcando attesta precisamente ch’egli fosse tenuto tale a corte, -dicendo che il conte di Gravina, saputa la sua fuga, rimproverò -alla regina vedova la stoltezza d’avere innalzato a tanta potenza un -servo saraceno che aveva già tradita l’armata; ed aggiunse esser anzi -maraviglia ch’ei non avesse fatti entrare occultamente i Masmudi nella -reggia, per portar via il re con tutto il tesoro. Il conte di Molise -partigiano di Pietro, negava che costui fosse servo, quando Guglielmo -I l’aveva emancipato nel testamento e il nuovo re e la regina aveano -confermata l’emancipazione. Presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 454. - -[341] Si vegga su questa nobile famiglia, Gilles Bry, _Histoire du pays -et comté du Perche_, Paris, 1620, in-4. Il territorio della contea di -Perche rispondea quasi a quello degli odierni dipartimenti di Orne ed -Eure et Loir. - -[342] Si leggano: Petri Blesensis _Epistolæ_;, n^i 10, 46, 66, 90, 93, -alcune delle quali ristampò il Caruso, op. cit., pag. 489, 501; Thomæ -Canterburiensis _Epistolæ_, lib. I, ep. 56, 57, 58, della edizione -di Bruxelles, 1682; Epistole di Giovanni da Salisbury, dal Codice -Vaticano, lib. II, epistola 61 e lib. III, ep. 80, presso Baronio, -Annales, anno 1168, §62, e si confronti anno 1169, §2; Epistola nº 2 -di Lodovico VII di Francia a Guglielmo II di Sicilia, anno 1169, nella -_Collection de Documents inédits sur l’histoire de France_, Série 1. -_Lettres des Rois_, etc., tomo I, Paris, 1839, pag. 3. Questa lettera -fu mandata alla corte di Palermo per un Teobaldo priore di Crépy, -_procuratore_ del _monistero di Cluny_, al quale dovea servire di -credenziale presso Guglielmo II. - -[343] «Panormitani.... multos apud eum accusaverunt apostates de -Christianis Saracenos effectos, qui sub eunuchorum protectione diu -latuerant.» Così il Falcando, op. cit., pag. 461. Mi par si debba -intendere de’ Musulmani già fatti Cristiani, non già di Cristiani -nati, dei quali se alcuno mai si fece musulmano, il caso doveva essere -rarissimo in quel tempo. - -[344] Op. cit., pag. 463. - -[345] _Gaytum Sedictum_, nelle edizioni del Falcando. I buoni mss. -della Biblioteca imperiale di Parigi, _Mss. latins_, 5150 e 6262, e -_Saint-Victor_, 164, hanno “Se dictum.” Mi sembra migliore la prima -lezione che si avvicinerebbe ai nomi di _Siddik_ ovvero _Sadâka_, non -venendomi alla memoria alcuno che si potesse pronunziare _Se_. - -[346] La via Marmorea è quasi la stessa ch’or si chiama il Cassaro; ma -nel XII secolo la parte più alta di quella tornava al tratto che corre -dal Collegio Nuovo all’odierno palagio arcivescovile, poichè la Piazza -della reggia era allora in gran parte occupata dall’_Halka_, della -quale si è detto nel lib. V, cap. V, pag. 136, 137, di questo volume. - -La Via Coperta, che conducea dall’antica reggia all’antico duomo, -rispondeva alla contrada che or giace sotto il piano del Papireto. - -[347] I fatti si ritraggono confrontando il Falcando, partigiano, non -cieco però, di Stefano, e Romualdo Salernitano che fu de’ congiurati. -Si vegga anco Guglielmo di Tiro, lib. XX, cap. 3. - -[348] Op. cit., pag. 486. - -[349] Romualdo Salernitano, presso Caruso, op. cit., pag. 898-899. - -[350] Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo, -pag. 336. Si riscontri Reinaud, _Extraits.... relatifs aux Croisades_, -pag. 184, secondo il quale la epistola fu scritta il 1182. - -[351] Confrontisi: Ibn-el-Athîr, anno 565, testo del Tornberg, tomo XI, -pag. 231 e Makrizi, _Mowa’iz_, testo di Bulâk, tomo I, pagina 214-215. -Compendiò entrambi il Reinaud, _Extraits.... relatifs aux Croisades_, -pag. 143-144. - -[352] Questa impresa del Jemen è narrata da Ibn-el-Athîr, anno 569, -testo del Tornberg, XI, 260 segg. - -[353] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 569, testo, nella _Biblioteca -arabo-sicula_, pag. 308 segg. e nell’edizione del Tornberg, tomo XI, -292; Ibn-Khaldûn, op. cit., pag. 506 segg.; Ibn-Khallikân nella vita di -questo Omâra, versione inglese del baron De Slane, tomo II, pag. 367. -M. Reinaud, negli _Extraits.... relatifs aux Croisades_, pag. 172, dà -la traduzione francese di uno squarcio d’Ibn-el-Athîr. - -[354] Si vegga, per questa data, la nota che ponghiamo in fine del -racconto. - -[355] Questa particolarità è aggiunta da Ibn-el-Athîr. Secondo Ducange, -quel vocabolo, composto del nome etnico e di ποῦλος che in greco de’ -bassi tempi significò “figlio”, par abbia designato in origine i figli -de’ mercenarii turchi dell’impero bizantino. Poi si addimandarono così -i soldati palatini di Alessio Comneno; e i Cristiani di Siria dettero -tal nome a’ cavalleggieri. L’appellazione pareva appropriata, per tutti -i versi, a’ Musulmani che militavano sotto le bandiere della Sicilia. - -[356] Lo stato delle forze si ritrae dalla lettera di Saladino. -Ibn-el-Athîr quasi la copia; Ibn-Khaldûn accresce i cavalli a 2500; -Makrizi dice le galee 260; il qual numero io accetto, per la grande -accuratezza di quello scrittore nelle cose dell’Egitto e perchè meglio -corrisponde ai 50.000 uomini. - -[357] Behâ-ed-din, narrando l’assedio di San Giovanni d’Acri per -Barbarossa, descrive la _debbâba_ de’ Cristiani: grande struttura di -legno, vestita di lamine di ferro, mobile su ruote, montata da molti -combattenti, armata di una trave che terminava in un collo con capo -di ferro, e chiamavasi “montone”, la quale, mossa da molti uomini, -percotea le mura. Dice egli anco d’una macchina simile che consisteva -in una tettoia, sotto la quale gli uomini moveano una trave armata d’un -ferro in forma d’aratro; e questa chiamavasi “gatto.” _Vita Saladini_, -pag. 141, 143. - -_Debbâba_ è traduzione di “testuggine.” - -Si vegga anco Reinaud, _Extraits_, etc., pag. 291-292. Nell’impresa de’ -Siciliani sopra Alessandria occorrono simili denominazioni. La somma -della lettera di Saladino, distinguendo i varii corpi dell’esercito -siciliano, nomina “gli artefici delle torri e delle _debbâba_.” Poi -nella narrazione dell’assedio leggiamo: “e rizzarono tre _debbâba_ -coi loro _kebasc_ (che vuol dir “montone”).... le quali _debbâba_ -somigliavano a torri, sì grosso era il legname, sì maravigliosa -l’altezza e la larghezza, e sì grande il numero degli uomini che le -montavano.” - -[358] Nella somma della lettera di Saladino che ci dà -Abu-Sciama-el-Mokaddesi, leggiamo d’un Ibn-el-Bessâr ucciso nel primo -assalto da un dardo di _gerkh_. Op. cit., pag. 333-334. Nella vita di -Saladino occorre il plurale _giurûkh_. - -[359] Ai tempi di Edrîsi, il faro sorgeva a un miglio dalla città per -mare e tre per terra. Versione de’ signori Dozy e De Goeje, pag. 166. - -[360] La saldezza delle mura di Alessandria è attestata da Edrîsi, l. c. - -[361] Le lasciaron chiuse, dice il sunto della lettera di Saladino, coi -_kosciûr_. Il singolare _kiscr_ significa “scorza, corteccia” e però ho -messo il significalo di “imposte” che non trovo ne’ dizionarii. Par che -abbiano alzate quelle che noi diciamo saracinesche, le quali si poneano -a varie distanze dentro la lunga volta d’una porta di città o fortezza, -ed abbian lasciata socchiusa la porta esteriore. - -[362] Dalla somma della lettera di Saladino parrebbe ciò avvenuto -il secondo giorno di combattimento; ma di certo v’ha errore, poichè -nello stesso squarcio si dice che lo spaccio _era arrivato_ a Saladino -il _martedì_ che fu il _terzo_ giorno dello sbarco (e secondo di -combattimento) e il corriere di Saladino ad Alessandria il _quarto_ -dello sbarco (e terzo di combattimento) che fu il _mercoledì_. -Ibn-el-Athîr dice espressamente fatta la sortita il terzo giorno di -combattimento. - -[363] Ibn-el-Athîr, dal quale sappiamo la spedizione di questo -corriere, dice che arrivò “lo stesso giorno della partenza.” - -Fâkûs giace sull’estremo braccio del Nilo verso levante, ai confini del -deserto di Suez, poco lungi dal lago Menzaleh. - -[364] Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 570, nella _Biblioteca -arabo-sicula_, testo, pag. 310 segg. e nella edizione del Tornberg, -XI, 272 seg.; Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella stessa _Biblioteca_, pag. -332 segg., il quale dà la somma di una lettera scritta da Saladino ad -un suo emir in Siria; Ibn-Khaldûn, op. cit., pag. 508; Makrizi nella -stessa _Biblioteca_, pag. 518 dove la prima data si corregga 569. Nel -_Mesciâri-el-Ascwâk_, ediz. di Bulâk 1242 (1826-7) pag. 196, 197, è un -compendio dello stesso racconto di Abu-Sciama e d’Ibn-el-Athîr. Ne fa -anche parola un contemporaneo, nell’opera geografica posseduta dalla -_Bibl._ imperiale di Parigi, _Suppl. Arabe_, 966 bis, foglio 47 verso. -Behâ-ed-din, _Vita Saladini_, edizione di Schultens, cap. XII, pag. -41, dà un cenno di questa impresa de’ Franchi, senza dir ch’e’ fossero -que’ di Sicilia. Aggiunge ch’essi ritiraronsi dopo tre giorni con gravi -perdite; dà loro 600 legni e trasporta la data al mese di sefer 570 -(settembre 1174). Oltre le teride e le galee, l’autore qui nomina le -_botse_, ch’è alterazione della nostra voce “buzzo.” - -Per lieve che sia, non è da passare sotto silenzio uno sbaglio di -cronologia de’ compilatori musulmani. Abu-Sciama, il quale trascrive il -testo perduto di ’Imâd-ed-din, dice in principio sbarcati i Siciliani -la domenica, 26 dsu-l-higgia 569 e rotti il 1º di moharrem 570. Lo -stesso scrive Ibn-el-Athîr; di modo che gli assedianti, escluso il -giorno dello sbarco, sarebbero stati sotto le mura di Alessandria per -cinque giorni interi, poichè, sendo il 569 dell’egira quel che noi -diremmo anno bisestile, il mese di dsu-l-higgia ebbe allora 30 giorni -invece di 29. Da un’altra mano, sendo incominciato quell’anno di -domenica e il mese di dsu-l-higgia, di mercoledì, il giorno 26 cadde in -sabato e non in domenica. - -Ma la somma della lettera di Saladino come l’abbiamo da Abu-Sciama, -nota i soli giorni della settimana: cioè, sbarco la domenica, assalti -il lunedì e il martedì, sortita e rotta il mercoledì, ritirata -dell’armata il giovedì. Il giovedì appunto, 1º agosto 1174, principiò -il mese di moharrem e l’anno 570 secondo il conto astronomico -dell’egira, che muove dal mezzodì del 15 luglio 622, anzichè dal 16 -come lo si conta più comunemente, comprendendovi la notte che precede. -Onde si vede che il giorno assegnato dai compilatori alla _sconfitta_ -de’ Cristiani, fu quello in cui l’armata si allontanò d’Alessandria, -non quello dell’ultima battaglia, e ch’essi per errore posero lo -sbarco il 26 invece del 27. Gli imperfetti metodi di cronologia usati -in Oriente e la superstizione di contare il primo del mese quando -proprio si vede la luna, spiegano cotesti errori. Le giornate di quella -infelice impresa van così notate: - - Domenica 27 dsu-l-higgia 569 28 luglio 1174, sbarco - 28 29 » » 29 30 » assalti - 30 » » 31 » sortita; rotta - de’ Siciliani - Giovedì 1º moharrem 570 1º agosto 1174 ritirata - dell’armata. - — Strage dei - 300 cavalieri. - -M. Reinaud ha dati alcuni squarci de’ citati autori arabi, ne’ suoi -_Extraits, etc._, pag. 173. Debbo avvertire che la nota n. 1, del mio -dotto maestro non è esatta. I Veneziani, i Pisani e i Genovesi, non -sono già nominati nel testo come ausiliari di Guglielmo II in questa -impresa, ma soltanto noverati tra i Cristiani che soleano molestar -l’Egitto. - -Degli autori cristiani, Marangone, nell’_Archivio storico italiano_, -tomo VII, parte 2ª, pag. 71, sotto l’anno pisano 1175, dice partita -l’armata siciliana il 1º luglio; forte di 150 galee e 50 dromoni -pei cavalli, con 1000 cavalieri, molti arcieri e balestrieri e molte -macchine (_ædificia_) e che l’armata, appena arrivata in Alessandria, -prese una nave pisana proveniente da Venezia: e qui finisce il racconto -e la cronica. Veggansi inoltre: Guglielmo di Tiro, lib. XXI, cap. 3; -la _Chronica pisana_, presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 191, la -quale qui copia il Marangone; infine la _Cronica anonima nella Historia -diplomatica Friderici II_, dell’Huillard-Bréholles, tomo I, pag. 890. -È da notare che il Caruso, _Memorie storiche_, parte II, vol. I, pag. -186, 192, suppose due spedizioni d’Alessandria, nel 1174, cioè e nel -1178, togliendo l’una da Guglielmo di Tiro e l’altra dalla cronica -Pisana. - -[365] Palmieri, _Somma della Storia di Sicilia_, vol. II, pag. 285. -Il buon Di Biasi suppone che que’ tesori fossero stati spesi nella -fabbrica del Duomo di Morreale. Merita tanta maggior lode, dopo ciò, -il mio amico Isidoro La Lumia, il quale, invaghito com’ei sembra di -Guglielmo II, ha riconosciuto, pag. 146-147, l’errore del Caruso e -degli altri, e dato un cenno di questo fatto di Alessandria, secondo -gli scrittori contemporanei cristiani e le poche notizie de’ musulmani -che gli fornisce il compendio del Renaudot, _Hist. Patr. Alexandriæ_, -Parigi, 1713 in-4, pag. 540. - -[366] Makrizi, _Mowa’iz_, testo di Bulâk, tomo I, pag. 180. A -coteste frequenti molestie si allude nello squarcio anzi citato della -relazione di Saladino al califo di Bagdad, dove leggiamo (_Biblioteca -arabo-sicula_, testo, pag. 336), “che del navilio del re di Sicilia si -era parlato sovente e del suo esercito non si ignoravano i casi.” - -[367] _Baiân-el-Moghrib_, testo, nella _Biblioteca arabo-sicula_, pag. -374. Si veggano i capitoli ij e iv del presente libro, pag. 418 e 490 -del volume. - -[368] A rigore si potrebbero supporre anco due imprese estive nello -stesso anno 573, che cominciò in fine di giugno 1177 e terminò il 18 -giugno 1178. - -[369] Ibn-el-Athîr, anni 568 e 576, testo, nella edizione del Tornberg, -tomo XI, pag. 256, 309. - -L’epistola di Saladino al califo di Bagdad, inserita nell’opera di -Abu-Sciama-el-Mokaddesi, della quale ho dati alcuni squarci nella -_Biblioteca arabo-sicula_, dice occupate a nome del Sultano, Barca, -Kafsa, Kastilia e Tauzer, ms. arabo della Biblioteca imperiale di -Parigi, _Ancien Fonds_, 707 A, fog. 128 verso. - -[370] Ibn-el-Athîr, anno 576, loc. cit. Si confronti il _Kârtas_, -edizione del Tornberg, testo, pag. 139 e traduzione pag. 186; e -Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, traduzione, di M. De Slane, II, -34, 203. - -[371] Anno 1180, presso Pertz, _Script._, VII, 528. M. De Mas-Latrie, -nella Introduzione ai _Traités de Paix_, ec., pag. 51, accetta ed -amplifica il racconto dell’abate Roberto e dà alla restituzione delle -due città il significato plausibile, che il principe almohade abbia -permesso ai Siciliani di tenervi loro fondachi. E accomoda anco la -differenza della data tra Roberto e l’anonimo Cassinese, affermando che -le negoziazioni furono cominciate il 1180 e terminate in agosto 1181. - -[372] Marrekosci, nella edizione del Dozy, pag. 181 e nella _Biblioteca -arabo-sicula_, pag. 320. Si corregga in questo modo la traduzione -del Marrekosci, ch’io detti già in nota a Ibn-Giobair, nel _Journal -Asiatique_ di marzo 1846, pag. 234 e nello _Archivio storico italiano_, -appendice nº 16, pag. 71. - -[373] Si confronti Ibn-el-Athîr, loc. cit. con l’anonimo Cassinese, -presso Caruso, _Biblioteca sicula_, pag. 543. L’uno dice che Kafsa fu -presa il primo giorno del 576 (28 maggio 1180) e che Abu-Iakûb dopo -ciò andò a Mehdia, dove trovò gli ambasciatori e fermata la tregua se -ne tornò _in fretta_ a Marocco; l’altro che Guglielmo fece la tregua -in Palermo d’agosto 1181. Indi suppongo la stipulazione a Mehdia e -la ratificazione a Palermo. Ma quanto all’anno, sto alla data de’ -cronisti arabi i quali non sogliono scrivere i numeri in cifre e -sono in generale molto più esatti. Non mi par verosimile poi che la -ratificazione sia stata differita per più di un anno fino all’agosto -1181. - -[374] Si vegga qui appresso la nota 1, alla pag. 521. - -[375] Ibn-el-Athîr, l. c. Si direbbe quasi ch’egli accennasse al -motivo, continuando, immediatamente dopo aver fatta menzione della -tregua: “L’Ifrikia era straziata allora, ec.” - -[376] Testo del Dozy, pag. 193 segg. Si confronti Ibn-Khaldûn, -_Histoire des Berbères_, versione del baron De Slane, II, 188, 207, il -quale differisce in alcuni fatti secondarii. - -[377] Presso Muratori, _Rerum Italic._, VI, 355-356. Vi si legge -l’anno della natività 1181, indizione XIII, la quale all’uso di Genova -risponde alla XIV del conto più comune, e però l’anno torna appunto al -1181 del calendario romano. - -[378] Par che Pisa in questo tempo rinnovasse ogni dieci anni la tregua -con Majorca; poichè abbiamo notizie delle pratiche del 1161 e del 1173, -dal Marangone, nell’_Archivio storico italiano_, tomo VI, parte 2ª, -pag. 25 e 68. Il trattato originale del giugno 1184 è stato pubblicato -da me ne’ _Diplomi Arabi del Regio Archivio fiorentino_, parte I, -n. IV, pag. 14, seg. nella quale opera, Introduzione, pag. XXXVI, è -da correggere la citazione del Caffaro e la data della spedizione di -Guglielmo II, della quale ci ragguaglia la cronica anonima, pubblicata -nella _Historia Diplomatica Friderici II_, etc. - -[379] Testo arabico del regio Archivio di Torino, pubblicato dal Sacy, -nelle _Notices et extraits des mss._, XI, 7, segg. - -[380] Si confrontino: Guglielmo di Tiro, lib. XXII, cap. viij, nel -_Recueil des Historiens des Croisades, Historiens Occidentaux_, tomo I, -parte I, p. 1076, e la cronaca anonima del XIII secolo, pubblicata da -M. Huillard-Bréholles nella _Historia Diplomatica Friderici secundi_, -etc., tomo I, pag. 890. Questa non mette data e dice che Guglielmo II -abbia voluto ajutare un principe musulmano scacciato da Majorca; il -qual fatto ci condurrebbe al 1183, ed agli anni seguenti. Guglielmo di -Tiro, dal Cap. v. al vij dello stesso libro, dice di avvenimenti del -1180 e della state del 1181, e incomincia il cap. viij con la morte -di Malek-Sciah figliuolo di Norandino, la quale sappiamo d’altronde -che avvenne di novembre 1181. Per questo dobbiam supporre il naufragio -seguito nell’inverno 1181-1182 e non già nella prima spedizione, della -quale abbiamo la data precisa dal Caffaro. - -[381] Ibn-Khaldûn, _Histoire des Berbères_, versione del baron De -Slane, II, 208 a 210. - -[382] Di queste orribili condizioni dell’Affrica propria troviamo il -racconto in Ibn-el-Athîr, anni 580 e 581, nella edizione del Tornberg, -tomo XI, p. 334, 342 segg. - -[383] Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nel _Journal Asiatique_ -di dicembre 1845, pag. 526 segg. e di gennaio 1846, p. 88 segg. -Il testo si legge anco nella edizione del Wright e nella _Bibl. -arabo-sicula_; e la versione italiana, nell’_Archivio storico_, -Appendice n. 16, pag. 35 segg. - -[384] Fan cenno di questa impresa Niceta Coniate, Guglielmo di Tiro, -Sicardi vescovo di Cremona ed altri cronisti del tempo; ma quei che più -largamente la narra, anzi con infiniti particolari e troppa rettorica, -è un testimonio oculare che soffrì i disagi dell’assedio e tutte le -onte della occupazione straniera: l’arcivescovo di Tessalonica stessa, -Eustazio, dotto commentator di Omero. Il suo testo su l’eccidio di -Tessalonica, fu pubblicato per la prima volta a Francoforte il 1832, e -ristampato con versione latina, nella collezione bizantina di Bonn, il -1842. Isidoro La Lumia è tra gli scrittori italiani il primo che abbia -fatto uso del testo di Eustazio nella sua Storia di Guglielmo il Buono. -L’anonimo dianzi citato (_Historia Diplomatica Friderici secundi_, tomo -I, parte 2, p. 890) dice anch’esso di questa infelicissima impresa; e -il contemporaneo Rodolfo De Diceto, decano di San Paolo in Londra, la -riferisce con grande esagerazione delle forze siciliane, nientedimeno -che 85,000 fanti e 30,000 cavalli! Nell’_Historiæ Anglic. Scriptores_, -Londra, 1652, pag. 628. - -[385] Conradi a Liechtenaw, _Chronicon_, Argentorati, 1609, in fol. -pag. 228. - -[386] Epistola di Saladino al califo di Bagdad. Non ostante -l’ampollosità dello stile, questo documento è importantissimo. Saladino -volea mostrare all’universale de’ Musulmani, più tosto che al povero -e negletto pontefice, come la usurpazione sua, anzi lo spogliamento di -tanti piccoli usurpatori, non escludendo que’ della casa di Norandino, -fosse necessario a ristorare l’impero musulmano e cacciare gli Infedeli -dal territorio. Questa epistola fu mandata verso il principio del 1182. -Si vegga Reinaud, _Extraits.... des Croisades_, pag. 184. Io ho dato -nella _Biblioteca arabo-sicula_, pag. 336-7 il testo dello squarcio -dove si dice del re di Sicilia e delle repubbliche di Venezia, Pisa e -Genova. - -[387] Si confrontino: l’anonima _Historia Hierosolimitana_, presso -Bongars _Gesta Dei_, ec., vol. I, pag. 1155 segg.; Marino Sanudo, lib. -III, parte ix, cap. 9, op. cit. tomo II, pag. 194; Sicardi vescovo -di Cremona, presso Muratori, _Rer. Italic._, VII, 530; Francesco -Pipino, _Chronicon_, lib. I, cap. xij, op. cit., IX; Bernardi -Thesaur. cap. clxix, clxx, op. cit., VII; _Chronica Anonima _presso -Huillard-Breholles, _Hist. Diplom. Friderici secundi_, ec., tom. I, -pag. 890, 894; _Continuazione francese di Guglielmo di Tiro_, lib. -XXIV, cap 5, 7, 11, nel _Reçueil des Historiens des Croisades — -Historiens Occidentaux_, tomo II, pag. 114, 115, 119 e segg. - -Le prime imprese di Margarito fecero tanto romore in Levante, che gli -ambasciatori di Filippo Augusto a Costantinopoli, ragguagliando il re -delle notizie della guerra, diceano presa Giaffa da Margarito, uccisivi -500 Turchi, fatti prigioni otto emiri e presa anco Gebala e trucidati -quanti uomini vi si trovarono. Questa lettera è trascritta da Rodolfo -De Diceto, op. cit., pag. 641 ed anco dall’autore della _Gesta regis -Henrici II_, attribuita a Benedetto abate di Petersborough, ediz. -Stubbs, Londra, 1867, vol. II, pag. 51. Pipino e Bernardo accrescono -infino a 200 il numero delle galee siciliane; Sanudo dice 70 galee, 500 -uomini d’arme e 300 turcopoli. - -[388] Gli Arabi musulmani chiamano _taghiat_ indistintamente i principi -stranieri. Quella voce significa in origine, violento, ingiusto, -prevaricatore, ec. - -[389] Traduzione litterale del bisticcio arabo _kala’t_ e _tala’t._ - -[390] ’Imâd-ed-dîn, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo, pag. 206, -207. Si confronti Abu-Sciamâ, nella stessa raccolta, pag. 337. - -[391] _Secreta Crucis_, presso Bongars, Gesta Dei, ec., II, 194. - -[392] Niceta Choniate, _De Isaaco Angelo_, lib. I, § 5, pag. 483, 484; -Sicardi presso Muratori, Rer. Italic., VII, 615; Conradi a Liechtenaw, -pag. 232, dell’edizione citata; _Continuatio Cremifanentis_, presso -Pertz, _Scriptores_, IX, 548; _S. Rudberti Salisburgensis Chron._, vol. -cit. pag. 778. Continuazione di Otone di Frisingen, op. cit., XX, 325; -_Annales Aquenses_, op. cit, XVI, 687; _Contin. Weingart._, op. cit, -XXI, 474 e molti altri cronisti tedeschi. Margarito stesso confessava -i tristi principii della sua vita, nel 1194 quand’egli, grande -Ammiraglio di Sicilia, conte di Malta, ricchissimo e potentissimo, -donava all’Archimandrita di Messina un suo casale “per espiazione dei -suoi misfatti.” Chi non ne avea su le spalle di grossi e conosciuti, li -solea chiamar peccati. Si vegga presso il Pirro, Sicilia Sacra, pag. -980, questo diploma il quale attesta la patria dell’Ammiraglio: “Nos -Margaritus de Brundusio, etc.” - -[393] Si confrontino Niceta Choniate, _De Isaaco_, lib. I, § 5, e la -cronica intitolata _Magni Presbyteri_, presso Pertz, _Scriptores_, -XVII, 511, la quale inserisce una relazione contemporanea. - -[394] _Gesta regis Henrici II_, attribuite a Benedetto abate di -Petersborough, edizione di Stubbs, Londra, 1867, tomo II, p. 199. Si -vegga la pag. xlvij della Prefazione, nella quale il dotto editore -dimostra che questa parte fu scritta verso il 1192. Lo squarcio era -stato pubblicato prima, sotto il nome di Brompton, nell’_Historiæ -Anglic. Script._, Londra, 1652, I, 1218. - -[395] Eustazio di Tessalonica, Opuscula, Francoforte, 1832, pag. 292, -294, e nella edizione di Bonn, 1842, pag. 457, 464, 466. - -[396] Nel testo d’Imâd-ed-dîn leggiamo “che i Cristiani messero su le -gerkh” e “spianarono le _zambûrek_.” Della prima di coteste armi si -è fatta menzione nell’assedio di Alessandria. La seconda è citata da -Behâ-ed-dîn, edizione di Schultens, pag. 150 e da Reinaud, _Extraits_, -etc. pag. 416. - -[397] Paolo Santini da Duccio, nel bel ms. della Biblioteca imperiale -di Parigi, pubblicato in parte da MM. Reinaud et Favé (_Du feu -gregeois_, etc., Paris 1849 in -8) dà la figura del _mantellectus_ del -XIV secolo, un asse cioè, inclinata a 45° e sostenuta da due fiancate -triangolari, in forma di leggìo, dietro la quale riparavasi il soldato. -Traduco mantelletti la voce _giafati_ che si legge in Imâd-ed-dîn e con -lieve variante in Ibn-el-Athîr. Questi nomina inoltre le _târakîa_, che -M. Reinaud, con l’approvazione di M. De Sacy (_Chréstomathie Arabe_, -tomo I, pag. 273, della 2ª edizione) credette analogo a θώραξ. Ma qui -evidentemente non si tratta di corazze, e se pure quel vocabolo greco -diè origine all’arabico, variò in questo il significato, vedendosi nel -_Vocabulista Arabico_ della Riccardiana resa “scutum” la voce _Derak_ -o _Tarak_. Credo sia appunto la nostra “targa”, ossia scudo grande del -medio evo. E questo si adatta molto meglio che corazza, nel luogo di -Makrizi, citato da M. De Sacy. Si riscontri Quatremère, _Histoire des -Mongols de la Perse_, tomo I, pag. 289. Imâd-ed-dîn, in luogo di questa -voce, ne mette due, cioè _tirds_ “scudi” e _satâir_, che mi par usato -genericamente per significare “ripari”. - -[398] Si confrontino: ’Imâd-ed-dîn da Ispahan e il suo compendiatore -Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo, pag. -205 segg. 337 segg. e Ibn-el-Athîr, anno 584, op. cit., pag. 312 segg. -e nella ediz. del Tornberg, tomo, XII, pag. 2 segg. M. Reinaud ha -dato un cenno di cotesto racconto ne’ suoi _Extraits.... relatifs aux -Croisades_, pag. 226-227. - -[399] _Gesta regis_, etc. attribuita a Benedetto di Petersborough, -dianzi citata, tomo II, pag. 175, 180. Si confronti quel testo con -Ruggiero de Hoveden. - -[400] Si confrontino: la continuazione francese di Guglielmo di -Tiro, lib. XXIV, cap. 7, nel _Recueil des historiens des Crosaides_, -_Historiens Occidentaux_, tomo II, pag. 114-115 e la citata _Gesta -regis Henrici II_, attribuita a Benedetto abate di Petersborough, -tomo II, pag. 133, alla quale corrisponde Ruggiero de Hoveden, presso -Caruso,_ Bib. Sic._, pag. 960. - -[401] _Gesta regis Henrici II_, or or citata, II, 54. Come si ritrae -dalla prefazione dello Stubbs, l’autore anonimo era informatissimo -degli affari della corte inglese, negli ultimi tempi di Arrigo II e -ne’ primi di Riccardo. Il qual principe avendo passato l’inverno del -1190-1 in Messina, dove ei conobbe Margarito, e la state seguente -all’assedio d’Acri, i suoi intimi doveano sapere benissimo que’ fatti -recenti dell’armata siciliana ne’ mari di Palestina. Ecco le parole del -cronista: “Eodem vero anno, quidam vir potens et terra et mari, natione -Sigulus (siculus), nomine Margaritus, per auxilium domini sui Willelmi -regis Siciliæ, profectus cum quingentis galeis bene munitis, et viris -bellicosis et victu et armis, in auxilium Cristianorum, et vias maris -tanta calliditate obstruxit, quod Sarracenis qui Acram civitatem -et cæteras terræ Jerusalem civitates et munitiones circa maritima -occupaverant, nullus securus patebat egressus. Contigit autem quadam -die, quod dum milites et servientes Saladini veherent arma per mare, et -victualia ad subventionem filii Saladini et familiæ suæ qui erant apud -Acram, occurrit eis predictus Margaritus cum suis; et commisso cum eis -prœlio, illos devicit et omnes interfecit.” Il numero di 500 galee è -sbagliato evidentemente dal copista, che dovea scrivere 50. - -Il compendio delle Crociate per Ahmed-ibn-Alì-el-Harîri, ms. della -Bibl. imp. di Parigi, _Suppl. Arabe_, 1905 attesta che le forze -siciliane si trovavano all’assedio d’Acri il 585 (1189) insieme con -quelle di Costantinopoli, Roma, Genova, Pisa, Majorca, Rodi, Venezia, -Creta, Cipro e Lombardia. - -[402] Eustazio, _De Excidio Thessalon._, edizione di Francoforte, pag. -282, e di Bonn, pag. 421. - -[403] Riccardo da S. Germano in principio della Cronica. - -[404] Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nel _Journal Asiatique_ -di dicembre 1845 e gennaio 1846 e traduzione italiana nell’_Archivio -Storico_, Appendice, nº 16. - -[405] Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 531. - -[406] _Constitutiones Regni Siciliæ_, lib. I, titolo 45, 68, lib. III, -tit. 83. - -[407] _Decretales Gregorii_, libro V, titolo xvij, cap. 4. “De -raptoribus”, pag. 1728 della edizione di Roma, 1632. - -[408] Ibn-Giobair, op. cit. - -[409] La prova di ciò è in tutti i fatti narrati ne’ capitoli di questo -libro V. - -[410] Ibn-Giobair, op. cit. - -[411] Si vegga qui appresso a pag. 541, il cenno sopra Ibn-Kalakis. - -[412] Ibn-Giobair, op. cit. - -[413] Ibn-Giobair, op. cit. - -[414] Si vegga il Cap. vj del V libro, pag. 159 di questo volume. - -[415] Ibn-Giobair, op. cit. - -[416] Si vegga la nota 2 della pag. 532. - -[417] Epistola detta _Itinerario di Gherardo_, inserita nella _Chronica -Slavorum_ di Arnoldo di Lübeck, lib. VII, cap. 10 della edizione del -1659. Nella raccolta del Pertz, _Scriptores_, XXI, 103, e 235, nota -77, il dotto editore Sig. Lappenberg, corregge il nome dell’autore -dell’epistola, e pone l’ambasceria nel 1175. - -[418] Lib. V, cap. ix, pag. 262 segg. di questo volume. - -[419] Edizione di Francoforte, pag. 283, e di Bonn, pag. 422. - -[420] Pag. 304 dell’una e 504 dell’altra ediz. Il testo ha uomini -τοῦ ρὶζικου. Si vegga questa voce nel dizionario greco del Ducange, -secondo il quale la significazione primitiva sarebbe stata “gitto del -dado,” indi “sorte, fortuna.” Parmi che il sig. Tafel nel suo _Komnenen -und Normannen_, Stuttgard, 1870, pag. 196, abbia ristretto troppo il -significato traducendo _Freibeuter_ e corsari. - -[421] Ἀμερᾶς. Si aggiunga alle citazioni che ho date nel cap. primo del -presente libro, pag 351 del volume. - -[422] Pag. 296 dell’una e 472, 473 dell’altra edizione. - -[423] Op. cit., pag. 301 e 492. - -[424] Orazione inaugurale, tra gli opuscoli della citata edizione di -Francoforte, pag. 157. - -[425] Op. cit., pag. 285, della prima edizione e 430 dell’altra. - -[426] In questo medesimo capitolo, pag. 508. - -[427] Diplomi del 23 aprile e 6 maggio 1284, citati nella mia _Guerra -del Vespro Siciliano_, cap. X, edizione del 1866, tomo I, pag. 383 in -nota. - -[428] Eustazio, op. cit. p. 285 della prima ediz. e 431 dell’altra. -Il traduttore latino qui ha reso “zolfo” la voce συρφετὸς, piuttosto, -com’io credo, per conghiettura, che per l’autorità di altri esempii. -Il vocabolo ch’io uso, corrisponde in Toscana al “pulvis stercoribus -permixtus” che danno i lessici greci, insieme con quello di spazzature -e di polvere delle strade; la quale in Sicilia si chiama appunto così -(_pruvulazzu_). - -Debbo avvertire che, consultato su quel vocabolo il dotto professore -Comparetti dell’Università di Pisa, ei mi conferma nell’opinione che -non s’abbia a intendere zolfo; ma crede che qui significhi _spazzature -di combustibili_, come sarebbero trucioli di legno e simili: quelle -materie appunto che si adoperavano nelle mine, secondo gli antichi -poliorcetici greci. Tuttavia mi resta il dubbio che, appo i Greci del -XII secolo, le _spazzature_, tecnicamente dette, fossero di qualche -sostanza incendiaria, di quelle note nel medio evo sotto il nome -generico di fuoco greco. Ed ho voluto accennare a tal supposto, perchè -ulteriori ricerche o nuovi testi, possano rischiarare questo punto di -erudizione tecnica. - -Su l’antico uso delle composizioni incendiarle di salnitro e zolfo, -o vogliam dire polvere da sparo imperfetta, si vegga l’opera di MM. -Reinaud et Favé, intitolata _Du Feu Gregeois_, etc., e il cap. ij di -questo medesimo nostro libro, pag. 367 del volume, nota 1. - -[429] Si vegga il lib. V, cap. vj e ix, pag. 173 e 263 di questo volume. - -Il divario tra i nomi di Abu-l-Kâsim e Ibn-abi-l-Kâsim non fa alcuna -difficoltà, perchè gli Arabi soleano scorciare così fatte appellazioni. -Ne abbiamo un esempio vicino nei Beni Khorasân di Tunis, il qual casato -correttamente si addomandava de’ Beni-abi-Korasân. Si vegga il capitolo -ij di questo libro, pag. 429 del volume, nota 1. - -[430] Si vegga nel principio di questo stesso capitolo la pag. 500. - -[431] Ibn-Giobair, op. cit. - -[432] “Il figlio della rupe”, ossia l’acqua, simbolo di beneficenza. -Si confrontino: Ibn-Khallikân, _Biografia degli illustri Musulmani_, -testo, nella edizione del Wüstenfeld, IX, 67, vita, nº 772, e X, 64, -vita nº 815; ed Hagi-Khalfa, _Dizionario bibliografico_, III, 545, nº -6680. Ho ristampati i testi nella _Biblioteca arabo-sicula_, pag. 631, -643, 702. - -[433] Si vegga la mia prefazione al _Solwân-el-Motâ’_ d’Ibn-Zafer, pag. -XXIV segg. - -[434] Op. cit., pag. 2, 3. - -[435] _Liber Jurium Reipub. Januens._, tomo I, pag. 463, n. CCCCXXXVII, -nei _Monumenta hist. patriæ_. - -Il testo ha _domum_ ed io traduco “palazzo” perchè la “casa” donata -in Messina per lo stesso diploma, era stata quella di Margarito, -cioè il palagio dove soggiornò Riccardo Cuor di Leone il 1190-91; la -casa donata in Siracusa era quella di Gualtiero di Modica già grande -ammiraglio; il fabbricato donato in Napoli, era il fondaco regio _in -porta Morizini_, etc. Questo importante documento uscì alla luce la -prima volta nella _Hist. Dipl. Friderici II,_ tomo I, 66. - -[436] Si vegga la citazione a pag. 173, del presente volume, nota. 1. - -[437] Presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 404, 405. Questa e le altre -edizioni mettono a capo della Storia la citata epistola, la quale -evidentemente fu scritta molto tempo dopo quella. E si legge dopo la -Storia nel bel ms. della _Bibl. imp. di Parigi_, S. Victor, nº 164. - -[438] L’autore non solamente dice e replica ch’egli scrivea “quando -le tepid’aure” sottentravano alla neve ed al gelo, ec. Egli accenna -anco alla occupazione della Puglia, di che gli duole un tantino, ma -la sopporta purchè i Tedeschi non passino nell’isola. E continua: -“Atque utinam Constantia cum rege Teuthonico, Siciliæ fines ingressa, -perseverandi constantiam non haberet, nec ei detur copia Messanensium -agros aut Aetnæi montis confinia transeundi!” Eccoci dunque al giugno -1190; poichè egli è noto che Arrigo mandò l’Arcivescovo di Magonza -allo scorcio d’aprile e che il maresciallo imperiale di Toscana passò -i confini del regno di Puglia in maggio. Nè Costanza, nè Arrigo erano -con quell’esercito; ma si capisce che potea correrne la nuova o potea -l’autore supporre la presenza dei due principi o anche fingerla tra le -sue favorite ipotiposi; se pur non lo strascinò il bisticcio che gli -veniva tra’ piedi col nome di Costanza. - -Nè si dica che l’autore vivendo in qualche monastero di Francia o -d’Inghilterra, dovesse sapere le notizie di Sicilia da una stagione -all’altra. Nel medio evo i monasteri erano appunto gli emporii del -mondo, e i frati ne andavano in traccia come i giornalisti d’oggidì. - -[439] Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 485 segg. del volume. - -[440] “Panormi oritur inter Christianos et Sarracenos dissentio. -Sarraceni, multa suorum strage facta, exeunt et inhabitant montana.” -Così l’Anonimo cassinese, anno 1189 presso Caruso, _Bibl. sicula_, -pag. 514. Similmente Riccardo da S. Germano scrisse.... “quinque -Sarracenorum regulos, qui ob metum Christianorum ad montana -confugerant.” Pietro d’Eboli, dopo aver chiamata Palermo città -trilingue, dice de’ tumulti che scoppiarono: - - _Scismatis exoritur semen in urbe Ducum:_ - _In sua versa manus præcordia, sanguinis hausit_ - _Urbs tantum, quantum nemo referre potest._ - - -[441] Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 488 del volume. Credo -che M^r De Cherrier sbagli supponendo che i Musulmani minacciarono -Catania, _Lutte des papes_, etc., lib. I, cap. V, pag. 216 della 2ª -edizione. Il fatto di Catania fu ben diverso e seguì nel 1194, come si -vedrà più innanzi. - -[442] _Gesta Regis Henrici_, etc., edizione Stubbs, Londra, 1867, -vol. II, pag. 141. Cotesta cronica, attribuita a Benedetto abate di -Peterborough che la fece copiare, fu scritta, come pensano gli eruditi, -a corte di Riccardo Cuor di Leone; e però ha autorità, non solamente -di contemporanea, ma ancora di conterranea pei fatti siciliani del -1190, quando Riccardo passò parecchi mesi in Sicilia. Leggonsi a un -dipresso le medesime parole in Ruggiero de Hoveden (presso Caruso -_Bibl. sicula_, pag. 965) il quale inserì quella cronica nella sua, -con parafrasi, mutazioni ed aggiunte, e, sendo contemporaneo anch’egli, -rafforza la testimonianza col fatto stesso del plagio. - -[443] Anno 1190, presso Caruso, op. cit., pag. 547. - -[444] _Gesta Regis Henrici_ e Ruggiero de Hoveden ll. cc. - -[445] Si confrontino Riccardo da San Germano e le _Gesta_ II. ec. - -[446] Presso Pirro, _Sicilia sacra_, pag. 1132, il quale afferma -aver copiato l’autentico diploma. Questo è citato in un altro della -imperatrice Costanza dato d’ottobre 1198 o 1199, nella _Historia -Diplomatica Friderici Secundi_, I, 12. - -[447] Si vegga il gran lavoro di M^r De Cherrier, _Histoire de la -lutte des papes et des empereurs de la Maison de Souabe_, lib. I, -cap. 5 segg.; la monografia del dottor Teodoro Toeche, _De Henrico VI. -Romanorum imperatore. Normannorum regno sibi vindicante_, Berlino 1860; -e le critiche di questo dotto opuscolo fatte dal Sig. Adolfo Cohn nel -_Forschungen zur deutsche Geschichte_, tomo I, pag. 437 segg. e dal -Sig. Otto Hartwig, nel _Selzer’s Monats’blätter_ di Marzo 1862. - -Quanto agli scrittori contemporanei, oltre le antiche edizioni, si -possono ora confrontare quelle del Pertz (fino al tomo XXII) e le -recenti edizioni delle _Gesta Regis Henrici_ e dello Hoveden (tomo -I) pubblicate a Londra del professore Stubbs. La raccolta del Pertz, -inoltre, schiude alcune sorgenti che furono ignote ai compilatori della -storia di Sicilia. - -[448] Non è superfluo avvertire che il prof. Stubbs, dando nella -edizione delle _Gesta_, ec., II, 133, il capitolo sulle negoziazioni di -Riccardo Cuor di Leone con Tancredi, ha ben corretto _salmas_ la voce -_salines_ e spiegata _tari_ nel glossario, (II, 257) la voce _terrins_, -ch’era stata variamente alterata e perfino ridotta a _terris_; le -quali voci il Caruso (_Bibl. sic._, pag. 960) avea lasciate tal quali, -ancorchè la prima indicasse evidentemente una misura di frumento, e la -seconda non potesse denotare altro che piccole monete, poichè 1,000,000 -di quelle tornava, secondo lo stesso luogo del cronista, a 20,000 once -d’oro. - -[449] _Annales Januenses_, presso Muratori, _Rer. italic._, VI, 370. - -[450] Ottone di San Biagio, presso Pertz, _Script._, XX, 325 e presso -Caruso, _Bibl. sic._, pag. 935. - -Io non veggo perchè il Toeche nel citato lavoro, sì pregevole per -diligenza e critica, metta in forse l’autorità della Continuazione -Sanblasiana, ch’è pure molto particolareggiata in questi eventi, -nè ripugna alle testimonianze degli altri contemporanei. Il signor -Cohn, al contrario, ha mostrato degno di fede quello scrittore -contemporaneo, op. cit., pag. 447, 450. Quanto ad Ottobono, autore -degli Annali genovesi di questo tempo, il dotto Toeche dubita della -esattezza del suo racconto, perchè gli pare inverosimile che la Regina -di Sicilia avesse raccolto un esercito e che in questo militassero -dei _Musulmani_. Il primo fatto, attestato dal cronista genovese al -par che dal tedesco, è naturalissimo; nè si vede ragione di negarlo. -Il secondo, se non al Burigny citato dal signor Toeche, si creda alle -autorità che io ho allegate in varii luoghi del presente libro. Che -se a lui non parve probabile che i Musulmani avessero prese le armi a -favor della dinastia cadente, si potrebbe domandare all’incontro per -qual ragione gli stanziali, o anco la milizia, di quella classe dei -sudditi avrebbero disubbidito al comando di combattere gli stranieri. -Tanto debbo far osservare sul giudizio del Toeche, pag. 54, nota -148. Erroneo parmi quello del signor Hartwig, (op. cit. pag. 189) il -quale, convinto dalla magnanimità di Arrigo VI e della scelleratezza -dei Siciliani, trasporta di peso al 1197 la narrazione di Ottone di -San Biagio intorno questo combattimento di Catania. Per vero il buon -cronista avea messo il fatto a suo luogo, innanzi la resa di Palermo; -nè può supporsi anacronismo, quand’egli, dopo lo imprigionamento dei -grandi che aveano combattuto, accenna alla sorte incontrata finalmente -da loro, la quale noi abbiamo buone ragioni di protrarre infino al 1196 -o 1197. - -[451] Ho avuta alle mani, parecchi anni addietro la edizione di Engel, -Bâle, 1744, ma mentre riscrivo questo capitolo non posso citare se -non che la ristampa del signor Giuseppe del Re (_Cronisti e Scrittori -sincroni napoletani_, Napoli, 1845, in-8 grande, pag. 401, segg.) -ove è la traduzione italiana del signor Emmanuele Rocco e le note di -entrambi. Debbo avvertire che l’Engel non pubblicò tutte le figure -del prezioso ms. di Bâle e che perciò si può dir manchi una parte -dell’opera, poichè le figure di quel codice rischiarano talvolta i -fatti e danno de’ nomi. Si vegga anco Cherrier, _Lutte des papes_, -etc., lib. II, ij, pag. 232 della 2ª ediz. et passim. - -[452] Ottone di San Biagio. - -[453] Pietro d’Eboli. - -[454] Pietro d’Eboli. - -[455] Ottone di San Biagio. “Trinacriis pars, fertur equis, etc.”, -dice Pietro d’Eboli descrivendo l’entrata dell’imperatrice Costanza in -Salerno, il 1191. - -[456] Ottone di San Biagio. - -[457] In questo passo di Pietro d’Eboli, si legge tra le altre cose: - - _Haec_ (apodixa) _quantum Calaber, seu quantum debeat_ ater - _Apulus, aut Siculus debeat orbis, habet._ - -Cotesti versi ricordarono ai due eruditi editori napoletani, -quell’altro notissimo della spada di re Ruggiero, onde l’uno e l’altro -lessero _Afer_ in luogo di _ater_. Di certo il poeta pugliese non avea -ragione di chiamare negri i suoi compatriotti; e il credito acceso -nella Tesoreria di Sicilia contro l’Affrica, si spiega benissimo col -tributo di Tunis. Fors’anco si può riferire a quello di Malta e di -Pantellaria, popolate allora di Musulmani, come si vede nel capitolo -precedente pag. 536 di questo volume. Ho detto positivamente del -tributo di Tunis, perchè l’autore degli _Annales Colonienses Maximi_, -(presso Pertz, _Scriptores_, XVII, 803) benissimo informato de’ casi -di questa impresa di Sicilia, scrive sotto l’anno 1195: “Marroch rex -Africæ 25 summarios, auro et lapide precioso, multisque donis oneratis -imperatori mittit.” Si è già detto che Tunis ubbidiva in questo tempo -alla dinastia degli Almohadi, residente in Marocco, che il cronista qui -prende per nome proprio d’uomo. - -[458] Ottone di San Biagio alla divisione della preda accenna anco -Pietro d’Eboli. - -[459] Si vegga il cap. iij di questo libro, pag. 448 del volume. Chi -voglia giudicare la quantità e qualità della preda, convien che legga, -da capo a fondo, l’opera dell’abate Bock, e guardi non solamente le -figure cromolitografiche, ma ancora le incisioni in legno, intercalate -nel testo dalla pag. 129 in giù. - -L’autore degli _Annales Marbacenses_ (presso Pertz, _Scriptores_, XVII, -pag. 166) dicendo, come tutti gli altri cronisti tedeschi, dell’oro e -dell’argento riportato dalla Sicilia il 1195, aggiunge particolarmente -“cum multis pannis pretiosis de serico.” - -[460] _Annales Januenses_, presso Muratori, _Rer. italic._, VI, 370, -dove si legge _Gruloardus_. Nell’edizione del Pertz, _Mon Germ._, -XVIII, 109, è preferita la lezione _Gilolo Ardus_, la quale, come ognun -vede, non differisce da _Gennolardus_ che per la permutazione dell’_n_ -in _l_, e per lo scambio, facile al paro, dell’_i_ in _e_. - -[461] Anonymi Fuxensis _Gesta Innoc. III_, cap. xxvj, nella edizione -di Baluzio, tomo I, pag. 40. Il nome è sbagliato nella edizione di -Caruso, _Bibl. sic._, pag. 645. La descrizione della battaglia, che -ci occorrerà nel capitolo seguente, mostra bene il sito del campo, nel -borgo ch’oggi si chiama Mezzo-Morreale, fuor la porta “Nuova.” - -[462] Anonymi _Chronicon Siculum_, cap. xxj, presso Gregorio. _Rerum -Aragonens._, II, 129. _Fecit quidem dictus imperator Henricus comburi -in plano Genoardi_, quod est _extra mœnia palatii Panormi juxta -jardinum Cubbæ versus Aynisindi, omnes episcopos qui fuerant in -coronatione regis Trankedi_. La favola di tutti i vescovi bruciati -nascea certo da non falsa tradizione di supplizî dati in quel luogo -per comando di Arrigo. In ogni modo il sito non è dubbio e risponde -a quello ov’è in oggi l’Albergo de’ poveri. Dietro questo a N. O. -scaturisce la fonte _Ainsindi_, in oggi detta _Dannisinni_. - -[463] _Gennet-ed-dûnia_, nell’ultimo verso della iscrizione ch’io -ho pubblicata nella _Rivista Sicula_ di febbraio 1870. Il divario è -come se in italiano si dicesse “il paradiso del Mondo” invece di “il -paradiso della Terra.” - -[464] Ruggiero De Hoveden, ediz. di Francfort, 1601, pag. 746. - -[465] “Insuper insulas maris vectigales faciens, imperium admodum -dilatavit, etc.” Così Ottone di San Biagio, cap. xliij presso Muratori, -_Rer. italic._, VI, 901. - -[466] _Carmen._ Si vegga qui sopra la nota 1 della pag. 553. - -[467] Si vegga il citato opuscolo del Dottor Toeche, pag. 61, 62, nota -164, 166, 168. - -[468] Hartwig, op. cit., pag. 188, 189. - -[469] Cioè, Ottone di San Biagio e Arnoldo di Lübeck. Non dò i nomi -degli altri, perchè li ha citati il Toeche, pag. 59, nota 160. Ai quali -è da aggiugnere: - -_Cont. Weingart._, Perz, XXI, 474, che accenna alla congiura del 1196, -con un “si dice:” - -_Annales Marbacenses_, Pertz, XVII, 166, anno 1195, dove, senza far -menzione di congiura, si dice imprigionata la vedova di Tancredi, il -di lui figliuolo e tre figliuole, l’arcivescovo di Salerno e dieci -magnati, tra i quali Margarito. - -_Annales Colonienses Maximi_, Pertz, XVII, 803, dove non è supposta -congiura nel 1195, ma sì bene nel 1197. - -_Annales Stadenses_, Pertz, XVI, 352, dove si fa un cenno, sotto l’anno -1195, della cattura e accecamento del solo Margarito, il quale voleva -uccider l’imperatore a tradigione. - -_Annales Piacentini Guelphi_, Pertz, XVIII, 419, anno 1194. - -_Chronologia_ di Roberto di Auxerre, nel _Recueil des historiens -des Gaules_, etc., tomo XVIII, 261, 262. Questo scrittore francese -contemporaneo, nota nel 1193, che Arrigo, ritornando in Germania, -riportò seco la moglie e il figliuolo di Tancredi e alcuni ottimati -che aveano cospirato contro di lui; e nel 1196 fa parola di un’altra -congiura, dalla quale Arrigo scampò appena e poi “conspirationis -auctores horrendo discerpit supplicio.” - -[470] Radulphi De Diceto, _Imagines historiarum_, negli _Hist. Angl. -Script._, Londra, 1632, pag. 678. La breve epistola è data il 20 -gennaio (1195) “apud S. Marcum,” com’e’ pare, quel della provincia di -Messina. - -[471] Carmen, libro II. “At Deus impatiens, etc. - -[472] Anonimo Cassinese, anno 1194, presso Muratori, _Rer. italic._, -V, 143. Si confronti con le parole d’un altro codice nello stesso -volume, pag. 73, e presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 517. Parecchi anni -appresso, Corrado di Liechtenaw vide a Roma gli accecati. - -[473] _Chronicon Fossenovæ_, presso Caruso, op. cit., pag. 74. - -[474] Presso Caruso, op. cit., pag. 636. - -[475] Presso Caruso, op. cit., pag. 552, sotto l’anno 1194, che, -secondo il calendario seguito da Riccardo, finiva in marzo 1195. - -[476] “Se et omnia sua, potestati ejus contradiderunt.” - -[477] Presso Muratori, _Rer. ital._, VI, 896, e Pertz, XX, 325, 326. - -Anche il dottor Toeche, sì imparziale in altri luoghi, vuol negare, -pag. 60, cotesti supplizii e indebolire l’autorità di Ottone di San -Biagio, difesa, com’abbiam detto, dal Cohn. - -[478] Corrado di Liechtenaw, _Chronicon_, ediz. cit., pag. 238, anno -1198, nota le origini di cotesti racconti e i dubbii che ispiravano. -Così anco Gotfredo monaco, nella raccolta del Freher, tomo I, pag. 361; -e così altri cronisti tedeschi. - -[479] Arnoldo abate di Lübeck, lib. V, cap. xxv, xxvj, secondo -l’edizione di Pertz, XXI, 203. - -[480] Arnoldo, op. cit., pag. 201. - -Si confrontino _Annales Stadenses_, Pertz, XVI, 352, anno 1196; -_Annales Marbacenses_, Pertz, XVII, 167 segg., anno 1197; Corrado di -Liechtenaw, ediz. cit., pag. 232, anno 1198; _Annales Colonienses -Maximi_, Pertz, XVII, 804, anno 1197, dove anche questa congiura -è riferita con un “conspirasse dicebantur” e la connivenza -dell’imperatrice con un “rumor.... varia seminat” e con un -“vulgabatur.” - -L’ira di Arrigo contro la moglie è attestata da Riccardo da San -Germano, il quale, narrando l’ultima andata dell’imperatore in -Sicilia, (cioè a Messina) continua “ubi ad se duci imperatricem -iubet. Qua in Panormi, palatio constituta, quidam Guilielmus, etc.,” -presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 553. Or il comando di _menargli_ -l’imperatrice, somiglia molto ad una nobile cattura. Le reticenze -stesse dei contemporanei tedeschi, fan supporre assai gravi i fatti -politici che si apponeano alla Costanza; ma erano ciarle de’ cortigiani -e de’ condottieri, com’abbiam detto, e i cronisti naturalmente le -aggravarono, scrivendo dopo la morte d’Arrigo, quando Costanza avea -cacciati tutti i Tedeschi dal Regno. - -[481] Si vegga l’edizione del Baluzio, lib. II, n. 221 e si confrontino -le epistole, lib. I, n. 26, 557, ec. - -[482] _Annales Stadenses_, presso Pertz, XVI, 352; Arnoldo abate di -Lübeck, Pertz, XXI, 201; Niceta Choniate, _Annales_, Parigi, 1647, pag. -310. _Annales Marbacenses_, l. c. al dir de’ quali Arrigo fece eseguire -il supplizio in presenza della moglie. Si riscontri inoltre il passo di -Roberto di Auxerre, citato dinanzi, pag. 558 nota 1. - -[483] Riccardo da San Germano, presso Caruso, _Bibl. sic._, pag. 553. -Secondo lui, Arrigo venuto in Sicilia (di certo a Messina) comanda che -menino a lui l’imperatrice. Guglielmo Monaco s’era ribellato. Andando -Arrigo ad assediarlo, ammalatosi, partì (dall’assedio) e morì. - -Si fa menzione d’un Guglielmo Monaco nel diploma di giugno 1198, -per lo quale Costanza concedette alla Chiesa di Palermo la casa del -fu Guglielmo Orfanino, castellano di Castello a mare di Palermo, -venduta un tempo al Monaco dall’Arcivescovo di Palermo. Indi pare che -l’Orfanino avesse acquistato quello stabile dal Monaco: ma non v’ha -indizio che faccia supporre l’identità della persona. - -[484] _Annales Marbacenses_, presso Pertz, XVII, 167. Secondo questi, -Arrigo partì di Germania per la Puglia il 24 giugno 1196. Nel 1197 -si trovò in Sicilia, dove la moglie malcontenta avea suscitate per -tutte le città e castella congiure contro di lui. Delle quali erano -consapevoli i Toscani, i Romani e diceasi il papa stesso (Celestino -nonagenario e timidissimo). I congiurati voleano uccidere l’imperatore -in una selva, mentre egli andasse a caccia; ed aveano raccolti 30,000 -uomini! Avvertito, ei si chiuse in Messina e mandò Marqualdo de -Anweiler con una mano di pretoriani e di Crociati; i quali uccidono o -pigliano tutti i congiurati. Il personaggio che i congiurati voleano -far re, è punito in presenza della imperatrice, inchiodatagli in capo -una corona e gli altri affogati in mare, ec. Una notte freddissima poi -(6 agosto) Arrigo, trovandosi in un luogo a due giornate da Messina, fu -preso dalla dissenteria. Verso la festa di San Michele, si sentì meglio -e volle andare in Palermo; ed era già partita la sua famiglia per mare -a quella volta, quand’egli peggiorò e venne a morte. Del qual racconto -minuto e partigiano si vede chiaramente l’origine. Erano i cortigiani -e i condottieri che tornando in Germania dopo l’esaltazione di Costanza -e d’Innocenzo III, narravano le gesta loro e del padrone, e i monaci le -scriveano. E non è difficile discernervi il vero dal falso. - -Roberto d’Auxerre l. c. fa supporre molto gravi i casi della tentata -rivoluzione, dicendo l’imperatore “per fugam elapsus.” - -Gli _Annales Colonienses maximi_, Pertz, XVII, 804, 805, hanno meno -particolari e meno fiducia in que’ racconti. E dicono Arrigo sepolto a -Napoli. - -Secondo la _Cronica di Sessa_, ei sarebbe morto a Randazzo, che ben -s’accorderebbe con gli _Annali_ di Marbach; poichè Randazzo è su la via -da Messina a Palermo. - -[485] Il dottor Toeche non vuol credere a cotesta violazione di -sepoltura, perchè la racconta De Hoveden, (ediz. di Francforte, -1601, pag. 746), inglese e però nemico di Arrigo VI. Ma la s’accorda -benissimo con gli altri atti di avarizia, rabbia e crudeltà, che non si -possono revocare in dubbio. - -Io ho abbozzati questi ultimi movimenti nel modo che mi pare risulti -da’ due racconti, non incompatibili, di Riccardo da San Germano e degli -_Annali_ di Marbach. Così mi discosto da M^r De Cherrier, op. cit., -lib II, cap. 5, pag. 323 segg., e molto più dal signor Hartwig il quale -segue il racconto degli _Annali_ di Marbach, senza citarli, nè mettere -in forse nessun “si dice” del cronista. Anzi il sig. Hartwig suppone -una vera congiura del papa coi baroni normanni, com’ei li chiama -ancora, di Sicilia. Ei fa notare che Arrigo andò in furore vedendo -tanti tradimenti: ed è la sola scusa data per quelle crudeltà, le quali -d’altronde il signor Hartwig non nega, nè biasima. - -[486] Questa data precisa non si ritrova se non che nell’Anonimo, -pubblicato dal Bréholles, _Hist. dipl. Friderici Secundi_, I, 892. - -[487] Oltre gli attestati de’ cronisti contemporanei, si vegga la -bolla del 20 ottobre 1198 per la quale Innocenzo, contro il notissimo -privilegio di Urbano II, mandò in Sicilia un legato con pien potere, -presso Breholles, op. cit., I, 14. Avverto che io citerò sempre l’opera -del Breholles, anche per quelle epistole d’Innocenzo III che sono -state ristampate nella sua raccolta sopra le edizioni del Baluzio e del -Brequigny. - -[488] L’Anonimo pubblicato nell’op. cit., I, 892, dice che Matteo -arcivescovo di Capua, morì poco appresso l’imperatrice. E il documento -citato dal De Meo, _Annali di Napoli_, IX, 143, prova ch’ei non era più -in vita il 10 giugno 1201. - -[489] Si leggano attentamente i fatti nelle _Gesta Innocentii III_, -presso Caruso, _Bibl. sic._, p. 642 e segg., e si badi alle date. -Fu ne’ principii del 1200 che il papa propose ai ministri reggenti -di concedere que’ feudi a Brienne, facendo gran ressa a scolparsi -del sospetto ch’ei favorisse un pretendente al trono del suo proprio -pupillo. Il primo ministro Gualtiero de Palearia, ch’era stato fin -allora di accordo con Innocenzo, risaputa quella proposta in Messina, -die’ in un gran furore, sparlò pubblicamente del papa, e si cominciò -a guardare da’ suoi consigli e dagli uomini suoi. Questa è la chiave -di tutta la storia dell’infanzia di Federigo; nel qual tempo il papa -a volta a volta scomunicò ed accarezzò il cancelliere, e conchiuse -sgridando Federigo adulto, perchè l’aveva allontanato dalla corte. -Nelle vicende di questa lite accadde un tratto che abbandonato il -cancelliere da’ suoi partigiani, carico di scomuniche e ridotto -allo stremo, il papa gli profferse di ribenedirlo, sol ch’ei si -rappacificasse con Brienne: al che egli rispose nol farebbe, se pure -S. Pietro scendesse a bella posta dal cielo, inviato da Gesù Cristo per -comandarglielo. - -Sì gravi parole in bocca d’un vescovo, sembrano dettate da lealtà verso -il suo principe, anzi che dalla rabbia dell’ambizione. - -[490] Giuseppe La Farina, mancato immaturamente alla patria e alle -lettere, dimostrò questo fatto contro Hurler, negli _Studii sul secolo -XIII_, Firenze, 1842, p. 786. Riscontrando gli avvenimenti di tutto -il periodo della reggenza, dei quali io non posso far che un cenno, si -vedrà che nel corso di quegli otto anni, gli uomini del papa non ebbero -adito appo Federigo che per cinque o sei mesi e che non comandarono mai -nella reggia e molto meno nel paese. D’altronde il medesimo Innocenzo -confessa questo fatto tanto nelle epistole con che ei si lagna del -cancelliere (1200-1202), quanto in quella del 29 gennaio 1207 per la -quale ei si rallegra col pupillo della sua liberazione e lo conforta -a seguire i consigli di “coloro che la madre avea deputati a educarlo -e de’ succeduti _in loco eorum qui ex ipsis decesserant_,” presso -Breholles, op. cit, I, 124. Or in quel tempo stava allato al giovanetto -il cancelliere Gualtiero, riconciliato col papa, il quale nel 1210 -scrivendo a Federigo, come abbiam accennato nella nota precedente, -affinchè lo reintregrasse nell’ufizio dal quale avevalo rimosso, dice -chiaramente che questa era una ragazzata e un atto d’ingratitudine -contro colui che lo avea fin allora custodito e nutrito ed avea durato -molte fatiche e sollecitudini e strette di danari per difendere lui e -il reame. Presso Breholles, op. cit., I, 170. Dunque è stata esagerata -stranamente la parte ch’ebbero i cardinali di Sant’Adriano e di San -Teodoro nella educazione di Federigo. Si veggano anco le epistole del -papa date in novembre 1200 e luglio 1201, presso Breholles, op. cit., -I, 60, 82. - -[491] Questa donazione, che va riferita al 1198, è ricordata in un -atto di aprile 1209, per lo quale il cancelliere Gualtiero de Palearia -ridonava il giardino al Capitolo della cattedrale. Presso Amato, _De -principe templo panormitano_, p. 127. - -[492] Diploma di settembre 1200, pubblicato dal signor Mortillaro nel -_Catalogo del.... Tabulario della cattedrale di Palermo_, pag. 49, -ristampato dal Breholles, op. cit., I, 54. - -È da avvertire che l’altra metà del podere apparteneva attualmente ad -un Ibrahim, figliuolo del notaio. - -[493] L’imperatore o la imperatrice donò alla chiesa di Palermo Rakal -Stephani nel territorio di Vicari e tutto il tenimento di Platani -e di Captedi; la quale concessione è citata nel diploma del 1211, -che la confermò, presso Breholles, op. cit., I, 194. Torniamo dunque -al 1195-97, ovvero al 1198 ed ai territorii dove arse la ribellione -musulmana. - -Per un altro diploma di aprile 1200, citato dal Pirro, _Sicilia -Sacra_, p. 703, la reggenza concedette al vescovo di Girgenti i casali -di Minsciar e Minzeclo; onde non ci discostiamo dal tempo, nè dalla -regione. - -[494] La commissione di bandire la Crociata in Sicilia fu data -al vescovo di Siracusa e ad un abate di Sambucino dell’ordine de’ -Cisterciensi, quello stesso cioè del ricco monastero di Morreale che -possedea tante terre e persone di Musulmani. Si veggano le epistole -d’Innocenzo nella edizione di Baluzio, lib. I, n. 302, 343, 358, -508: dall’ultima delle quali, data il 5 gennaio 1199, si ritrae che -in Sicilia alcuni laici avean presa la croce, altri avean profferto -contribuzioni di vittuaglie o arnesi, ma che gli arcivescovi, i vescovi -e gli altri ecclesiastici non voleano dar nulla. Indi i due commissarii -proposero e il papa assentì, di prendere per la Crociata tutte le -entrate ecclesiastiche, fuorchè le somme strettamente bisognevoli al -mantenimento ed al culto; e di gittar anco la mano su le entrate delle -sedi vacanti e sul danaro de’ monaci che vivessero fuor dal chiostro. - -Ci possiamo immaginare lo scompiglio che portò questo provvedimento in -Sicilia, dove tanta parte della proprietà fondiaria, forse un terzo o -più, era posseduta dalle Chiese. I titolari necessariamente mugneano -i vassalli e i villani. E nelle cento miglia quadrate coltivate da’ -Musulmani per conto del monastero di Morreale, possiam supporre venuto -proprio il finimondo. Que’ “monaci che viveano fuor del chiostro” -eran forse i fattori del monastero: e ch’e’ prendessero tutto per sè -e parteggiassero contro l’arcivescovo e contro il papa, lo sappiamo da -una terribile epistola d’Innocenzo, data il 17 giugno 1203 che citeremo -più innanzi. - -[495] Epistola n. 509, del libro I, nell’edizione di Baluzio. - -[496] La fuga de’ villani e il guasto delle ville si confermano coi -diplomi seguenti: - -1201. Federigo, nel mese di aprile, concede al monastero di donne, -detto di S. Michele in Mazara, le terre del distrutto casale Ramella, -nel territorio di Salemi. E ciò per avere sofferti molti danni, -_intervasionis tempore_, e avere perdute tutte le entrate. Ms. della -Bibl. comunale di Palermo, Q. q. r. 171. - -1202. Nel territorio di Carini, casale di Zarchante, una Sorbina -possedea già sei villani per sentenze del giustiziere e del cadì dei -Saraceni; ed erano andati via come tutti gli altri villani, Gregorio, -_Considerazioni_, lib. II, cap. vij, nota 7. - -Verso lo stesso tempo si erano liberati i villani della chiesa di -Cefalù, ibid. - -1205 aprile. Federigo conferma agli Spedalieri le concessioni -precedenti, alle quali egli aggiugne due poderetti in Palermo e tutti i -villani del casale di Polizzi, _ubicumque sunt_. Presso Breholles, op. -cit., I, 113. - -[497] Il luogo dello sbarco, riferito dal solo Anonimo che ha -pubblicato il Breholles, op. cit., I, 893, si adatta benissimo a tutti -gli altri ragguagli che abbiamo di questa impresa. - -Oltrechè una schiera di Pisani combattè per Marcualdo nella battaglia -di Morreale (1200), essi continuarono a dargli aiuti. Si vegga -l’epistola 4 del libro V, data di Laterano il 4 marzo 1202, per la -quale Innocenzo sollecita il Potestà e il Comune di Pisa a richiamare -dalla Sicilia i cittadini loro, partigiani di Marcualdo. - -[498] Presso Breholles, op. cit., I, 34. - -[499] Op. cit., I, 37. - -[500] Si vegga il capitolo precedente, pag. 554, del volume. - -[501] Il Caruso, _Bibl. sicula_, 647, ha “Magadeo.” Io seguo più -volentieri la lezione del Breholles, op. cit., I, 48, la quale -rappresenta il noto vocabolo Mogêhid, ch’è talvolta nome proprio e -talvolta soprannome. Si vegga il libro V, cap. 1, pag. 4 segg. di -questo volume. Un Ibn-Mogêhid possedeva una casa in Palermo, secondo il -diploma arabico del 1190, del quale il Gregorio ha dato uno squarcio. -_De supputandis_, etc. pag. 40. - -[502] Questa battaglia è raccontata da Anselmo arcivescovo di Napoli -testimonio oculare, nella epistola ch’ei scrisse a Innocenzo, com’e’ -pare, il giorno appresso; la quale si legge in tutte le edizioni delle -_Gesta Innocentii III_, cap. xxvj. Fa cenno della vittoria, l’Anonimo -pubblicato dal Breholles, op. cit., I, 893 e Riccardo di San Germano. -L’occupazione di Morreale pria dell’assedio di Palermo è attestata, -inoltre, da una epistola d’Innocenzo, libro III, n. 23, edizione di -Bréquigny, II, 27 e Raynaldi Annales, 1200, § 3, 8. - -Anselmo, scrivendo al papa, vuol dare tutto il merito della giornata -a Jacopo congiunto di quello e maresciallo di Santa Chiesa, e lascia -addietro quant’ei può il conte Gentile, fratello del cancelliere, -ch’era sì poco gradito al papa fin da que’ primi tempi. Ma la verità -trapela nell’epistola stessa, là dove si dice che fin dal principio -della battaglia. Gentile e Malgerio alla testa de’ fanti, “potenter -ascenderunt, transcenderunt et obtinuerunt montana, et omnes fere -quot ibi inventi sunt in ore gladii posuerunt.” Or se Gentile fin -dal mattino avea rotta sì fieramente la sinistra di Marcualdo, egli -ebbe, per lo meno, tanto merito nella vittoria, quanto il maresciallo -“qui in extremo locatus, castellum tenebat, immo ipse castellum erat -exercitus.” Anzi l’è verosimile che, verso le tre, quando fu preso il -campo nemico, i fanti scendendo da Morreale sul fianco sinistro o alle -spalle del nemico, cooperassero efficacemente alla vittoria. Aggiungasi -che l’Anonimo or citato dice rotto Marcualdo in Morreale; onde parrebbe -che lì fossero state decise le sorti della battaglia. - -Il castello del quale fa menzione Anselmo nel passo or or trascritto, -non può esser altro che la Cuba, se pur non si voglia supporre un -altro castello o palagio vicino, del quale non fosse rimasa vestigia -nè memoria. Marcualdo conduceva un grosso di cavalli ed appoggiavasi -co’ fanti a Morreale. Quale fianco appoggiava egli dunque? Il sinistro -di certo; perchè delle due valli che sboccano nella pianura d’ambo -i lati di Morreale, quella dell’Oreto è piana ed aperta; quella di -Boccadifalco stretta e tortuosa; l’una è continuazione delle falde -di Morreale, l’altra è disgiunta da quel luogo per gli aspri gioghi -del Caputo. Però mi sembra non resti alcun dubbio sul campo della -battaglia, nè su la posizione de’ due eserciti. - -Il testo di Riccardo di San Germano, del quale d’altronde non si ricava -alcun particolare, è evidentemente guasto in questo luogo, come notò il -Muratori negli Annali. Si vegga nel Caruso, op. cit., p. 556, dal quale -non si allontana qui l’ottima e recente edizione del Pertz. - -[503] Questo fatto è riferito dal solo Anonimo, presso Breholles, op. -cit., I, 893. - -[504] L’Anonimo, op. cit., I, 893, il quale dice di Marcualdo vinto due -volte: “Et nihilominus omnes Siculi a sua fidelitate non discedebant.” - -[505] Un diploma, presso Breholles, op. cit., I, 53, prova che Federigo -era di nuovo in Palermo nel mese di agosto. - -[506] Si veggano presso Breholles, op. cit., i diplomi a favor di città -o Chiese di Sicilia negli anni 1200, 1201, 1207, 1209, 1210, 1211, vol. -I, 45 segg., 85 segg., 128, 913, 180, 182 segg. e specialmente a p. -194. - -[507] Questi due importanti fatti sono narrati nella continuazione di -Guglielmo di Tiro, lib. XXIV, cap. 59, 60, presso Martene e Durand, -_Amplissima collectio_, V, 676, 677. - -[508] Nelle _Gesta Innocentii III_, presso Caruso, op. cit., pag. -649 e presso Bréholles, op. cit., I, 57, è una epistola senza data, -indirizzata, com’e’ pare, ai reggenti, da riferirsi di certo a’ primi -tempi dopo la sconfitta di Marcualdo, nella quale il papa replica il -divieto di far pace con costui; ma permette di perdonare a’ Saraceni, -quantevolte dessero sicurtà. Innocenzo conchiudea con la solita -minaccia di mandare contro essi e gli altri traditori, i principi -cristiani già bell’e armati per la Crociata. E nel 1202, Innocenzo, -scrivendo all’arcivescovo eletto di Palermo per raccomandargli Brienne, -ch’egli allora volea far passare in Sicilia, significa al suo fidato -di avere indirizzate a’ Saraceni le lettere ch’ei gli aveva chieste. -Presso Bréquigny, _Diplomata_, etc. tomo II, p. 98, ep. 39 del libro V. - -[509] Epistola del 17 giugno 1203, presso Bréholles, op. cit., I, 102. -Tra le altre cose, il papa rinfaccia a que’ monaci di avere propalato -un segreto ch’essi dovean celare gelosamente; ond’erano nati tanti mali -in Palermo e per tutta la Sicilia. Li accusa poi di appropriazione -delle entrate, violazione di sepolture, sevizie agli uomini del loro -arcivescovo, assalto contro quel prelato e corruzione del Capparrone; -al quale avean dato danaro, ed alla sua moglie de’ grandi nappi -d’argento ed una dalmatica de hulla (è voce arabica) che valea più di -mille tarì. - -Si noti bene che la epistola del settembre 1206, è indirizzata, tra -gli altri, ai capi musulmani di Giato, della quale fortezza il papa -avea chiamati occupatori, tre anni innanzi, i monaci di Morreale. Or -egli è evidente che i Musulmani non avean data di certo a que’ frati -la principale fortezza loro; onde la così detta occupazione non poteva -essere che il soggiorno in qualche fattoria sotto la protezione del -Capparrone, il quale col titolo di capitano generale teneva Palermo e -rappresentava la legittima autorità. - -Egli è probabile che, dopo l’accordo del cancelliere con Marcualdo, -fosse ritornato qualche musulmano in Palermo. Noi veggiamo in un -diploma del 1202, presso Mongitore _Sacrae Domus mansionis.... Panormi -Monumenta historica_, cap. IV, la soscrizione d’un _’Amineddal_, -olim magister regii stabuli.” È manifestamente il titolo onorifico -di _Amîn-ed-daula_ (il fidato della dinastia) dato a qualche gaito -de’ primarii della corte. Del resto non si può supporre allontanati -assolutamente di Palermo tutti i Musulmani, convertiti o no; nè è -inverosimile che quel vecchio servitore di corte, come parecchi altri -non sospetti o dimenticati, fossero anco rimasi in città nel principio -del 1200, quando la popolazione cristiana doveva essere più concitata -contro gli altri Musulmani. - -[510] Epistola di settembre 1206, presso Bréholles, op. cit., I, 148. - -[511] Presso Caruso, op. cit., p. 658. Si vegga anco un diploma di -Federigo, dato di luglio 1208, per lo quale fu approvato un accordo tra -i monaci di Morreale e l’arcivescovo, partigiani i primi di Diopoldo, e -l’altro di papa Innocenzo. Presso Bréholles, op. cit., I, 135. - -[512] Diploma d’ottobre 1211, presso Bréholles, op. cit., pag. 191 -segg. Conferma questo mio supposto il diploma del 15 gennaio del -medesimo anno, citato nella stessa opera p. 184, per lo quale Federigo -die’ all’arcivescovo di Morreale autorità di prendere i beni e le -persone dei Saraceni che non adempissero gli obblighi loro verso quella -Chiesa. - -[513] Quest’ultimo fatto si legge negli _Annales Colon. Maximi_, presso -Pertz, XVII, 825. - -È da avvertire qui uno sbaglio nel quale cadde il Tychsen e dietro lui -il Gregorio. Aperto nel 1781 il sepolcro di Federigo in Palermo, si -trovò ricamata nelle maniche della sua veste una iscrizione arabica, -della quale fu mandato un disegno al Tychsen. Questi credette leggervi -il nome di Ottone; onde il Gregorio lo lesse anco, e stampò nel _Rerum -Arabicarum_, pag. 179, segg., una dotta dissertazione per dimostrare -come i Musulmani di Sicilia avessero ricamata quella veste per farne -dono ad Ottone, e come questo, con altri vestimenti imperiali, fosse -venuto in potere di Federigo. Nè sol quivi, ma in parecchi vasi -di bronzo, il Gregorio credè trovare il nome di Ottone (op. cit., -p. 183-185). Sventuratamente, altro non v’ha che la voce _sultan_, -la quale fu letta in quel modo, per poca pratica della calligrafia -arabica: onde casca tutto lo edifizio de’ doni inviati da’ Musulmani di -Sicilia all’imperatore guelfo. Notò primo quello errore il De Fraehn, -indi il Lanci, ed anch’io ne ho detta qualche parola nella _Rivista -Sicula, fasc. 2º _(Palermo, febbraio 1869), in un Discorso preliminare -su le epigrafi arabiche di Sicilia. - -[514] Albertus Bohemus, citato dal Bréholles, _Historia Diplomatica_, -etc. Introduction, pag. XCLXXXI. - -[515] Quest’ultimo soprannome si legge nella _Continuatio Bergensis_, -presso Pertz, _Scriptores_, VI, 440. - -[516] Si veggano i capitoli iij, v, viij di questo libro, pag. 439 -segg., 534 segg., 573 segg. Quantunque l’antagonismo nazionale e -religioso sia trascorso talvolta al sangue nel regno di Guglielmo I, -come si legge nel Cap. iv, pag. 485, 488 e nel Cap. vi, pag. 543, pure -que’ tumulti non sembrano opera immediata del clero, nè effetto di -passioni religiose, ma piuttosto di rapacità e ferocia. - -[517] Cap. viij, pag. 573 segg. - -[518] Presso Bréholles, op. cit., I, 800. - -[519] Op. cit., II, 150, 152. - -[520] Diplomi di aprile 1206 e febbraio 1219, presso Mongitore, _Sacrae -domus mansionis.... Panormi, Monumenta_. Dalle annotazioni si scorge -che Miserella giacea presso Misilmeri, e Hartilgidia fuor delle mura di -Palermo. L’ultimo di questi diplomi si vegga anco presso Brébolles, op. -cit., I, 586. Una parte dei beni era stata già conceduta in dicembre -1202, vol. cit., pag. 96. - -[521] Diploma del 15 agosto 1221, citato dal Fazzello, Deca I, cap. -1, e indi dal Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 1359. Temo che questa, con -le altre pergamene del monastero della Martorana, sia stata trafugata -nell’infausto mese di settembre 1866, quando si mandò ad effetto lo -sgombero di quel monastero, senza guardare ciò che portavan seco le -suore e i preti. - -[522] Diploma di novembre 1221, presso Pirro, op. cit. pag. 703, -ristampato dal Bréholles, op. cit., II, 222. - -Evidentemente cotesti due casali sono gli stessi ch’erano stati -conceduti al vescovo di Girgenti nell’aprile del 1200, secondo un -altro luogo del Pirro (pag. 703, prima colonna) citato da noi nel -capitolo precedente, pag. 573. Ma s’intende bene che in quei tempi la -concessione era rimasta nella pergamena. In questo diploma del 1221 -l’atto è formulato con le parole _concedimus.... et perpetuo robore -confirmamus_. - -[523] Si vegga il capitolo precedente, pag. 587. - -[524] Diplomi di febbraio 1219 ed aprile 1221, presso Mongitore _Sacrae -Domus mansionis_ etc. e il secondo anche presso Bréholles, op. cit., -II, 197. - -[525] Cotesti particolari si ricavano da un atto del 20 giugno 1250 -(correggasi 1255), IIIª indizione, secondo anno del regno di Manfredi, -del quale serbasi una copia tra’ Mss. della Biblioteca comunale di -Palermo, Q. q. H. 6, donde l’ha ricopiato, non è guari, per farmi cosa -grata, il sig. Isidoro Carini, addetto all’Archivio regio di Palermo, -giovane conosciuto per ottimi studii su la Storia di Sicilia. E spero -ch’egli possa un giorno pubblicare questo curioso documento, e che anco -se ne trovi l’originale nel prezioso e negletto tabulario della Chiesa -agrigentina. - -L’atto, rogato in Palermo da un giudice regio, ad istanza di un -procuratore del vescovo di Girgenti, racchiude la risposta di -quarantacinque testimoni interrogati intorno il possedimento della -chiesa di Santa Maria di Rifesi, che la Chiesa agrigentina volea -rivendicare sopra l’abate di San Giovanni degli Eremiti di Palermo, -fondandosi sopra un titolo di concessione, che era stato perduto -al tempo delle guerre. Alcuni testimoni affermavano dei fatti di -sessant’anni addietro, altri di 50 altri di 40 e via scendendo. Il -decimoterzo tra i testimoni uditi, si chiamava Luciano de Bonaparte. - -Lasciando gli avvenimenti che non fanno al nostro subbietto, vi si -legge che il vescovo Orso era stato cacciato dalla sede ben tre volte: -la prima da Arrigo VI che lo supponea figliuolo di re Tancredi; la -seconda da Guglielmo Capparone, mentre ei signoreggiava Girgenti, -al quale il vescovo Orso non volle prestare giuramento di fedeltà; -la terza al tempo dell’imperatore Federigo. Questa fiata egli _fuit -captus a Saracenis et detenctus in Castro Guastanelle per XIV menses_; -ed allora la Chiesa perdè i suoi privilegii e i beni, et _Saraceni -etiam tenebant ecclesiam, campanile, et domos ecclesie_, etc. Un altro -testimonio, contadino, ricordando cose avvenute da sessanta anni, -diceva essere stata, dopo la morte di re Guglielmo, mossa guerra in Val -di Mazara, da Cristiani e da Saraceni; sì che _non audebant homines de -contrata exire de terris in quibus habitabant, usque ad labores_ (i -seminati fin oggi si chiamano lavori in Sicilia) _vel vineas eorum_, -per timor de’ Saraceni e di alcuni Cristiani; e che Orso non sarebbe -stato liberato in Guastanella, _nisi se ipsum per pecuniam redimisset_. -Un altro narrava che, dopo la morte di Guglielmo, Orso era stato -cacciato, e la Chiesa occupata da’ Saraceni e dalla moglie del conte -Bernardino. Un altro finalmente attestava aver militato nell’esercito, -col quale il vescovo eletto Raimondo, o altro, dovea muovere contro la -detta contessa. - -Ognun vede ch’è questo appunto il supposto diploma di Manfredi, del -quale il Gregorio pubblicò un estratto, _Considerazioni_, lib. III, -cap. 1º, nota 5, ec. Il Pirro avea letto quel documento e forse qualche -altro, poichè cita i medesimi fatti a pag. 704 ed aggiugne che Orso era -stato riscattato dalle mani de’ Saraceni per cinquemila tarì. - -La distrutta rôcca di Guastanella, sorgea non lungi da Raffadali, ad -una diecina di miglia a settentrione di Girgenti. - -[526] Diplomi di dicembre 1224 e 28 ottobre 1238. presso Bréholles, op. -cit., II. 918 segg. e V, 251; nel primo de’ quali si tratta soltanto -de’ richiami della corte di Roma per torti fatti al vescovo di Cefalù, -e il secondo risguarda Cefalù, Morreale, Catania. - -Per Morreale si ritrasse che i Saraceni aveano fatte prede fino alle -mura della Chiesa e cacciati tutti i Cristiani da’ luoghi vicini. Ma -alle lagnanze l’imperatore rispondea che que’ Saraceni non ubbidivano -lui nè il papa, e ch’egli avea durati tanti travagli e tante spese per -costringerli, e gli era venuto fatto. - -[527] Alla metà del XII secolo, il vescovo di Cefalù possedea molti -villani musulmani, come si scorge dalla platea che noi abbiam citata -nel libro V, cap. viij, pag 205, 211 del presente volume. - -[528] Si vegga il lib. V, pag. 546 di questo volume. - -[529] Giovanni Villani, lib. VI, cap. 14. - -[530] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 613. - -[531] L’inquisizione riferita nel diploma del 28 ottobre 1238, presso -Bréholles, op. cit., V, 251, ci fa sapere che “al tempo della guerra” -molti uomini del demanio s’erano rifuggiti ne’ possedimenti del vescovo -di Catania, allettati dal “luogo sicuro e fertile,” e che il demanio, -secondo il diritto de’ tempi, li avea richiamati alle loro sedi. In -vero non si dice che fossero stati musulmani. - -[532] Le citazioni si vedranno nel seguito del racconto. - -[533] Appunto è l’Appendice al cronista Malaterra, il quale raccontava -tanti fatti di Benavert, presso Caruso, op. cit., pagina 250. - -[534] Si vegga il cap. primo del presente libro, pag. 374 del volume. - -[535] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 491 segg. e nella -_Histoire des Berbères_, traduzione del baron De Slane, II, 335; il -quale, avendo seguita una lezione che lasciava in bianco il nome del -luogo, e non ricordandosi di Lucera, ha supplito tra parentesi Melfi. - -L’errore del nome proprio sarebbe stato facilissimo, se Riccardo da -San Germano avesse scritto “Mirabs”, ed il copista avesse supposta -un’abbreviatura nelle ultime sillabe. - -L’anacronismo d’Ibn-Khaldûn non dee far maraviglia. Oltre ch’egli -scrivea di memoria, la tendenza sistematica del suo ingegno lo portava -ad accomodare almeno le date alle cagioni da lui supposte. Fors’anco -furono estese per errore alla Sicilia, da lui o dagli autori de’ -ricordi ch’egli usava, quelle condizioni che il governo hafsita avea -pattuite con Federigo per l’isola di Pantellaria, delle quali noi -tratteremo nel capitolo seguente. - -[536] Bekri, _Description de l’Afrique_, testo arabico pag. 45 -e versione di Quatremère, nelle _Notices et Extraits_, tomo XII, -pag. 499-500, afferma che la penisola di Scerîk prese il nome da -Scerîk-Ibn-’Abs, che fu uno dei governatori musulmani. Chiunque sappia -l’importanza del legame di tribù nei primi secoli dell’islamismo, terrà -molto verosimile il soggiorno della tribù in que’ luoghi. Non è meno -probabile il passaggio loro in Sicilia, poichè questa famiglia era -stata una delle ribelli a Ibrahim-ibn-Aghleb; e dopo quel tempo occorse -più volte di prendere da quel territorio le milizie che si mandavano in -Sicilia. Di questa penisola abbiamo trattato più distesamente nel cap. -iv, di questo libro, pag. 474. - -[537] Il testo d’Ibn-Khaldûn ha _thâir_, che vuol dir vendicatore e -può significar anco sollevatore, demagogo, capo-banda, ec. Il baron de -Slane, con felice infedeltà, ha tradotto “aventurier.” - -Egli è da ricordare che l’Affrica propria, negli ultimi venticinque -anni del XII secolo e ne’ primi del XIII, era stata agitata dalla -reazione degli Arabi e de’ Berberi almoravidi contro la dominazione -almohade; onde l’assalto dell’almoravide Ibn-Ghania, una lunga guerra -guerreggiata e infine la fondazione del principato Hafsita di Tunis. - -[538] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 169. Le -leggi promulgate, al dir del cronista, in questo parlamento, son di -quelle che or chiamiamo regolamenti di polizia municipale. - -[539] I diplomi pubblicati dal Bréholles, op. cit., II. 181 a -224, provano che Federigo in questo tempo fu a Messina, Catania, -Caltagirone, Palermo, Trapani, Palermo di nuovo, Girgenti e Catania. -La data di Girgenti non mi par tanto certa: e le parole del Bréholles, -op. cit., II, 223, nota 1, mi fanno credere che ne abbia dubitato egli -stesso. - -[540] De’ diplomi di questo periodo risguardanti la Sicilia, un solo -è notevole, cioè la conferma de’ privilegi singolari che erano stati -conceduti alla città di Palermo il 1200 e 1210, nella infanzia di -Federigo, o piuttosto, durante l’anarchia. - -[541] Riccardo da San Germano, op. cit., pag. 571. - -[542] Si veggano i diplomi dati “in castris in obsidione Jati,” dal 17 -luglio al 18 agosto 1222, presso Bréholles, op. cit., II, 255 a 265. - -[543] Si confrontino Riccardo da San Germano, loc. cit. e l’Appendice -al Malaterra, presso Caruso, op. cit., pag. 250. Del quali il primo dà -soltanto il nome di Mirabetto; la seconda lo sbaglia, ma il nome del -luogo che vi si aggiugne (erroneamente stampato _Jacis_), non lascia -dubbio su l’identità della persona. - -L’Anonimo pubblicato dal Bréholles, op, cit., I, 895, nota in questo -tempo che Federigo vinse tutti i ribelli, fuorchè qualche castello dei -Saraceni, posto in _arridis montibus_. - -Dicono brevemente l’esito di tutte le guerre di Federigo contro i -Saraceni di Sicilia l’Anonimo Vaticano (Niccolò de Jamsilla), il -Monaco Padovano, e l’Abate di Usperga, ossia Corrado de Liechtenaw, -presso Caruso, op. cit., pag. 677, 939, 971, e l’Anonimo Sassone, negli -_Scriptores Rer. Germ._ Lipsia, 1730, tomo III, 121. - -L’episodio de’ rubati fanciulli è riferito nella cronica d’Alberico -Trium fontium, Hannover 1698, pag. 459, 460, nella quale quel -tradimento è apposto “come diceasi” ad Ugo Fer e Guglielmo Porco, -mercatanti marsigliesi. Tolto il caso di una coincidenza di nome che -sembra assai poco verosimile, noi possiamo correggere ciò che la voce -pubblica, ripetuta dal cronista tedesco, dicea di Guglielmo Porco. -Questo valente uom di mare, di nobile famiglia genovese, nel 1205 vinse -prima i Pisani in un combattimento navale; e poi insieme con Arrigo -conte di Malta, liberò Siracusa, stretta dall’armata pisana. Nel 1211 -ei prese e menò in Sicilia due navi marsigliesi. (_Annali Genovesi_, -presso Muratori, _Rer. Italic._, VI, 391, 401.) - -Nel 1216 egli accompagnò di Sicilia in Germania la imperatrice -Costanza col figliuolo Arrigo, come si argomenta da due diplomi presso -Bréholles, op. cit., I, 485, 489; nel primo dei quali si accenna -a lui con le parole “ammiraglio di Messina”, e nel secondo egli è -soscritto da testimonio, tra i grandi della corte imperiale, col titolo -d’ammiraglio del regno. Ma nel 1221, voltosi Federigo contro i Genovesi -che teneano Siracusa e godeano possessioni e privilegi in tutto il -reame, comandò, tra le altre cose, di catturare costui, ond’ei salvossi -con la fuga. (_Annali Genovesi_, presso Muratori, vol. cit., pag. -423.) Or egli è molto verosimile che Guglielmo Porco, il quale, come -tutti gli uomini di mare in quel tempo, doveva essere un po’ corsaro -se non pirata, abbia cercato di favorire i ribelli di Sicilia e siasi -unito senza scrupolo con quel ribaldo venditore dei fanciulli. Bastava -ciò perchè i Ghibellini lo spacciassero complice di quel misfatto, -come riferisce il cronista Alberico; nel qual caso non sappiam se lo -calunniasse o s’apponesse al vero. Del resto io credo che Guglielmo -Porco sia stato in Sicilia ammiraglio, ma non grande ammiraglio, la -quale dignità sembra tenuta in quel tempo da Arrigo conte di Malta. Si -confrontino il Bréholles, op. cit. _Introduction_, pag. cxliij, e il -sig. Ed. Winkelman, _De Regni Siculi administratione_, etc. Berlino, -1859, pag. 40 e 41, i quali non si accordan tra loro. - -[544] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 572. - -Gli Annali Di San Rudberto di Saltzburg, presso Pertz, _Scriptores_, -IX, pag. 782, attestano che l’imperatore, trattenuto da affari in -Sicilia, non potè andare alla mostra di baroni tedeschi e italiani, -bandita in Verona pel dì di San Martino del 1222. - -[545] Ancorchè il Muratori, negli _Annali_, porti la emigrazione a -Lucera il 1224, parmi sia da riferire all’anno precedente. - -Si confrontino a questo proposito: Riccardo di San Germano, presso -Caruso, op. cit., pag. 572, dove si aggiunga la data del 1223; e i -cronisti citati nell’ultimo paragrafo della nota 3 della pag. 600. -L’Appendice al Malaterra, op. cit., pag. 251 (sotto la indizione -XIII, e l’anno che si legge per errore di stampa 1232 e che il -Muratori corresse 1224) nota che l’imperatore mandò grande esercito -contro i Musulmani di Sicilia; che essi rimasero nelle montagne; che -l’imperatore _ogni anno_ facea gran guasto sopra di loro, e che infine -“scesero con gran vergogna, ed ei li fece dimorare nelle pianure di -Sicilia, ne’ casali.” Nella edizione del Pertz, _Scriptores_, XIX, 495, -è aggiunta la data del 1224. - -Ognun vede che qui non si fa parola del tramutamento di là dallo -Stretto, e che le operazioni dell’esercito regio si fanno durare -parecchi anni. Parmi che a questo paragrafo si debba assegnare la data -del 1225, che risponde appunto alla XIII indizione, notata nel testo -della cronica, e s’accorda con la testimonianza di due altri scrittori -che citeremo più innanzi. - -[546] Ciò si ritrae da un diploma del 1254, presso Pirro, op. cit., -pag. 704. Un diploma di Federigo, dato il 17 novembre 1239, pubblicato -prima dal Carcani e poi dal Bréholles, op. cit., V, 504, contiene, tra -gli altri, il provvedimento di far un casale nelle terre del demanio -a Burgimilluso (Menfi), un altro tra Girgenti e Sciacca, ed un terzo -tra Girgenti e Licata: il che dà a credere che i luoghi fossero rimasti -senza abitatori. - -[547] Presso Bréholles, op. cit.; II, 393. La data che manca si -supplisce con poco divario, perchè Federigo fa menzione della cattura -di Wadelmaro re di Danimarca, la quale si sa essere avvenuta il 9 -maggio 1223. - -[548] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 573, 574. - -[549] Op. cit., pag. 572. - -[550] Presso Bréholles, op. cit., II, 409, seg. - -[551] _Annales Colonienses Maximi_, presso Pertz, _Scriptores_, XVII, -837. Il Bréholles avea già dato, in calce al diploma di cui nella nota -precedente, lo stesso squarcio col nome di Goffredo di Colonia, secondo -la citazione del Boehmer, _Fontes_, II, 355. - -[552] Secondo Edrîsi, la grossa terra di Platano, forte di sito e -fertile di territorio, giacea su la riva sinistra del fiume dello -stesso nome a sette miglia dalla foce (_Bibl. ar. Sicula_, pag. 48, -51). Il Fazzello, similmente, pon su la destra riva del Platani il -monte chiamato allora Platanello, ingombro di ruine d’antica città -(Deca I, libro X, cap. 3). Per tal modo il sito risponderebbe a quello -che or s’addimanda il monte Sara, tra gli odierni comuni di Cattolica -e Ribera, fondati entrambi nel XVII secolo (Amico, _Dizion. topogr._). -Ma i ragguagli che ho richiesti, non avendo mai visitati que’ luoghi e -non bastandomi le carte topografiche, mi portano a dubitare. Il signor -barone Spoto, sindaco di Cattolica (1870), al quale io mi rivolsi, mi -ha mandata con molta cortesia una pianta del perito agrimensore sig. -Dionisio Miceli, corredata di note topografiche; dalla quale veggo -che il monte Sara, accessibile da tutti i lati, è privo di antiche -ruine; e che all’incontro, su la riva sinistra del fiume, a poca -distanza da Cattolica, v’ha altri colli scoscesi, pieni degli avanzi -di muraglie, di cisterne, di sepolcri e di tutti i segni di vetusta -e grossa abitazione. Avverte anco il signor Miceli che il Platani ha -mutato alveo più volte e inghiottiti di molti ponti. E da un’altra -mano la carta del nostro Stato maggiore, mi mostra un poco più su -verso Cianciana, il monte Millaga (_Melga_ ossia Rifugio?) con un -“Castellazzo” quello forse che nella carta del 1826 è nominato “La -Calata.” Convien dunque differire il giudizio su la identità del luogo. -Ma pur si dee ritrovare in un quadrilatero descritto tra Cattolica e -Cianciana al S. E. e il fiume Macasoli al N. O. - -[553] Riccardo da San Germano, op. cit., pag. 573, anno 1224. - -[554] Appendice al Malaterra, sotto l’anno 1223, presso Caruso, op. -cit., pag. 251. Il fatto è replicato nella lettera di fra Corrado, op. -cit., pag. 49. Questi squarci si veggono senza varianti di importanza -nel Pertz, _Scriptores_, XIX, 495. - -[555] Ibn-Khaldûn citato di sopra a pag. 598, nota 1 e l’_Anonimo -Sassone_, negli _Scriptores Rerum German._ Lipsia, 1730, III, 121. - -[556] La prima di coteste opinioni è riferita da Riccardo da San -Germano, anno 1221, presso Caruso, op. cit., pag. 569; la seconda negli -Annali genovesi, anno 1223, presso Muratori, _Rer. ital. script._, -VI, 432. Tra due scrittori contemporanei tanto autorevoli, parmi -che il genovese abbia detta la cagione, e il regnicolo il pretesto -spacciato da Federigo per prender due colombi a un favo: liberarsi, -cioè, dall’ammiraglio e presentare un’altra nobile vittima al papa, il -quale aveva apposta a Federigo la perdita di Damiata e dell’esercito -crociato, innoltratosi pazzamente verso Mansura. - -Ei par certo che l’armata siciliana, di quarantacinque galee, arrivò -a Damiata dopo la resa dell’esercito crociato e, saputala, ripartì -immediatamente. L’attesta la Storia de’ Patriarchi d’Alessandria, testo -nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 322. Da quella autorevole cronica ha -preso il fatto M^r. Reinaud, _Extraits.... relatifs aux Croisades_, -pag. 417. Ma un documento prova che i capi dell’armata siciliana -voleano anzi difendere Damiata. È lo squarcio d’una epistola del gran -maestro dei Templari, stampato da Bréholles, op. cit., II, pag. 201, -nota 1; col quale si confronti l’altro documento nello stesso volume, -pag. 355, nota 1. - -[557] Veggasi nel _Liber Jurium reip. Januensis_ Nº. D. col. 553 segg., -un trattato di questo conte di Malta con la repubblica di Genova (25 -luglio 1210) per l’acquisto dell’Isola di Cipro. Il conte fa menzione -appena della fedeltà dovuta a Federigo per Malta; e del resto tratta -come s’ei fosse principe sovrano. Si confronti ciò che dice delli -ammiragli di Federigo, il Bréholles, op. cit. Introduction, pag. cxliij -segg., e si vegga anco il Winkelmann, op. cit., pag. 40, seg. Il titolo -di conte di Malta usato in questo diploma, mi fa supporre che Arrigo -fosse stato fin d’allora grande ammiraglio; poichè quel feudo era -stato conceduto successivamente ai due grandi ammiragli Margaritone -da Brindisi e Guglielmo il Grosso, suocero di Arrigo. Arrigo, per -casato o per soprannome Pescatore, sembra genovese di nascita. Durante -la fanciullezza di Federigo, egli aiutò sempre con forze navali i -Genovesi, nelle frequenti baruffe ch’ebbero co’ Pisani nelle acque di -Sicilia. Si veggano coteste fazioni negli annali Genovesi, 1204, 1205, -ec., presso il Muratori, _Rerum Italic._, VI, 389, 391, etc. - -Pertanto io non credo col Bréholles che Arrigo Pescatore sia stato -eletto grande ammiraglio di Sicilia dopo la persecuzione di Guglielmo -Porco, della quale si è detto nella nota 3, pag. 600, seg. Parmi -più tosto che Guglielmo, nel 1216, avesse il titolo di semplice -ammiraglio, come se n’era visti nel 1126, 1132, 1142 e 1157, sotto i -grandi ammiragli Giorgio d’Antiochia e Majone da Bari (libro V, cap. -1, pag. 355, 356 di questo volume). D’altronde la fuga di Guglielmo e -la disgrazia di Arrigo, imprigionato e spogliato del feudo di Malta, -successero quasi al medesimo tempo. Genovesi entrambi o partigiani -ardenti di Genova, andaron giù a corte di Federigo, insieme col credito -di quella repubblica: se non che Arrigo, chinato alquanto il capo, si -rialzò e Guglielmo venne all’aperta violenza e ci lasciò la pelle. - -[558] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit., pag. 574. - -[559] Alberici Trium Fontium _Chronicon_, Hanovre 1698, pag. 518. - -[560] Appendice al Malaterra, citata poc’anzi nella pag. 602, nota 2. - -[561] Così penso, perchè nella ribellione del 1245 non ricompariscono -Musulmani in quella regione, e perchè tutti i villani della Chiesa -agrigentina erano andati a Lucera, come si è visto a pag. 602, nota 3. - -[562] Raynaldi, _Ann. eccl._, 1220, § xxj, pag. 474, della ediz. di -Lucca. Riccardo da San Germano, anno 1215, presso Caruso, op. cit., -pag. 564. - -[563] Si vegga il diploma del 1224, testè citato a pag. 604, nota 1. - -[564] Si veggano le date de’ suoi diplomi dal febbraio 1224 al marzo -1225, presso Bréholles, op. cit., II, 398 a 477. - -[565] Riccardo da San Germano, anni 1232, 1233, ed Appendice al -Malaterra, anni 1231, 1232, presso Caruso, op. cit., pag. 605, 606 e -251. - -[566] Appendice al Malaterra, l. cit. - -[567] Riccardo da San Germano, op. cit., anno 1233, pag. 607, lo dice -di Centorbi soltanto. L’Anonimo vaticano, (Niccolò de Jamsilla) op. -cit., pag. 678, aggiunge al nome di Centorbi quegli altri due, ma non -nota per nessuno il tempo della distruzione. - -Par sia stato lo stesso, leggendosi in un diploma del 1239, (Carcani -pag. 297 e Bréholles, op. cit., V, 596) il comando dell’imperatore che -gli uomini _già_ abitatori di Centorbi e di Capizzi soggiornassero in -Palermo e che fosse punito chiunque volesse ritenerli in altro luogo di -Sicilia. Lo stesso provvedimento è citato nel diploma del 27 febbraio -1240, presso Carcani, pagina 352 e presso Bréholles, V, 770. L’Anonimo, -presso Bréholles, op. cit., I, 905, dice distrutte dalle fondamenta -Centorbi, Traina, Montalbano ed altre terre di Sicilia. Da’ nomi delle -città argomento le schiatte. - -[568] Si vegga il Gregorio, _Considerazioni_, lib. III. - -[569] Diploma del 16 dicembre 1239, presso Carcani, pag. 294 e presso -Bréholles, V, 590. - -[570] Per diploma del 25 dicembre 1239, presso Carcani pag. 307, e -presso Bréholles, op. cit., V, 627, 628, Federigo comandava si dessero -ad partem (e poi è detto _ad laborem_) mille buoi a’ Saraceni di -Lucera, com’essi li aveano avuti in Sicilia, a’ tempi di Guglielmo il -Buono. - -[571] Dipl. del 16 dicembre, citato poc’anzi. - -[572] Dipl. del 25 dicembre 1239, pubblicato dal Carcani pag. 307 -presso Bréholles, op. cit., V, 626, 627. - -[573] Per la munificenza del fu duca di Luynes (Honoré Théodoric), -le ruine della cittadella di Lucera sono state illustrate col testo -di M^r Huillard-Bréholles e co’ disegni di M^r Victor Baltard, -nell’opera intitolata _Recherches sur les Monuments etc., dans l’Italie -Méridionale_. Paris, 1844, gr. in folio. Si vegga anche ciò che ne -ha scritto più recentemente lo stesso Bréholles, nella _Historia -Diplomatica_ etc. Introduction, pag. CCCLXXV seg. - -[574] L’errore sembra contemporaneo, poichè in una epistola che -scrisse Gregorio IX a Federigo (presso Bréholles, op. cit., IV, 452) -richiedendolo di far ascoltare pazientemente i frati Predicatori da -que’ Saraceni “che si dicea capisser bene l’italiano,” la città è -chiamata _Nuceria Capitanatae_; il qual nome di provincia non lascia -alcun dubbio su la città della quale si trattasse. Ma in Riccardo -da San Germano, ne’ diplomi di Federigo e in molti altri della Curia -romana, si legge correttamente Lucera. - -Lo scambio del nome fu notato ben da Giovanni Villani, Lib. VI, cap. -xiv, là dove ei disse de’ Saraceni di “Licera, oggi Nocera in Puglia”; -ma i compilatori, dimenticando questa avvertenza, hanno trasmesso di -generazione in generazione quell’errore, il quale rimarrà, forse per -lungo tempo, nelle bocche e nelle scritture di chi studia la storia ne’ -compendii frettolosi. - -Ed errore anco è che a Nocera di Principato sia stato mutato il -soprannome a’ tempi di Carlo II d’Angiò, come si crede comunemente. -Un diploma del 1221, tolto dal Bullario Cassinese e ricordato -dal Bréholles nell’op. cit., II, 119, ha il predicato di “Nuceria -Christianorum.” Sembra verosimile che quello di “Paganorum” sia stato -dato per cagione de’ molti villaggi (pagi) de’ dintorni, o della tarda -conversione di quegli abitatori. Si vegga Pacichelli, _Il Regno di -Napoli in prospettiva_. Napoli, 1703 in-4, parte I, 195; e parte III, -106, ne’ capitoli di Nocera e Lucera. - -[575] Introduzione, pag. XXXI, XXXII. - -[576] Sapendo che un erudito napoletano si apparecchia a confutar -l’opinione del Bernhardi che tien falsa la cronica di Spinelli, aspetto -la difesa pria di dar giudizio sopra sì grave quistione. - -[577] Diploma del 17 novembre 1239. Carcani, pag. 270; Bréholles, V, -509. - -[578] Frammento inedito del registro di Federigo, dato alla luce dal -Bréholles, op. cit., V, 426, 427. - -[579] Diploma del 16 dicembre 1239. Carcani, pag. 297; Bréholles, V, -595, 596. - -[580] Diploma del novembre 1239, poc’anzi citato, presso Bréholles, V, -505. - -[581] Il Pirro die’ parte della spedizione latina di questo diploma, -nell’op. cit., pag. 764, senza fare menzione del testo arabico, ch’è -scritto in capo della pergamena originale. Io ho copiato il testo in -Girgenti, nel maggio 1868, quando mi richiese d’interpretarlo il sig. -avvocato Giuseppe Picone, zelante cultore della storia del suo paese. -La data è del 10 gennaio del 675, come appunto la riferisce il Pirro. -La scrittura arabica, brutta e intralciata, è ben diversa da quella -de’ diplomi dell’epoca normanna, e mostra anch’essa la decadenza -dei Musulmani di Sicilia in quel tempo; contuttociò le regole della -grammatica e dell’ortografia sono osservate con pochissime eccezioni. - -I notabili richiesti di fare testimonianza, sono chiamati nel -testo arabico “uomini illustri” e _sceikh_; la prima delle quali -denominazioni è traduzione dei “Buoni uomini” delle municipalità -latine e la seconda è propriamente arabica; ma sembra qui adoperata -come traduzione di Anziani e non prova, secondo me, che soggiornassero -tuttavia in Vicari de’ notabili musulmani. - -Il suggello in cera verde ha, intorno l’effigie, la leggenda _Ubertus -Fallamonaca_, che serve a dar correttamente questo casato, alterato -dalle desinenze latine nei diplomi, e serve a mostrare il buon conio -italiano de’ vocaboli che lo compongono. - -[582] Presso Carcani, pag. 268, e presso Bréholles, V, 504-505. - -[583] Diplomi del 12 marzo 1240, presso Carcani, pag. 370-372, e presso -Bréholles, V, 822 segg. - -[584] Nella cronica dell’Anonimo (Niccolò de Jamsilla), presso Caruso, -op. cit. pag 678, si nota ch’ei fondò in Sicilia Augusta ed Eraclea -(s’intende parlare di Terranuova); in Calabria Monteleone ed Alitea; -Dordona e Lucera in Puglia; e Flagella in Terra di Lavoro e che spiantò -in Sicilia Centorbi, Capizzi e Traina; nella provincia di Benevento la -città di tal nome e in Puglia San Severo. - -[585] Diploma dell’11 gennaio, presso Carcani, op. cit., pag. 318, e -presso Bréholles, op. cit., V, 668. - -[586] Diploma del 13 dicembre 1249, presso Carcani, op. cit., pag. -290 e presso Bréholles op. cit., V, 574, seg. Un altro diploma del 28 -novembre, Carcani, 279, dà il ragguaglio che i Giudei i quali avean -promesso di far fruttare quel palmeto della Favara, erano arrivali di -recente in Palermo. - -[587] Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit., pag. 252. - -[588] Lib. V, cap. iij e vj, pag 86 e 159 segg. di questo volume. - -[589] Diploma del 17 novembre 1239. Carcani, pag. 268, e Bréholles, -V, 504. In questo diploma, pag. 505 della edizione del Bréholles, si -legge “et eos per opera maran [_orum_] curie nostre facias applicari.” -Sostituirei la voce _maram_ [_me_] che significava “la fabbrica.” Oltre -che la nostra voce “marrani” non ha che far qui, abbiam visto poc’anzi -che Federigo in quel tempo adoperava de’ Saraceni ne’ suoi castelli di -Siracusa e di Lentini. - -[590] Presso Bréholles, op. cit., V, 456. - -[591] Op. cit., V, 471. Manca la data in questo diploma. - -[592] Appendice al Malaterra, op. cit., pag. 252. - -Nell’epistola di fra Corrado, presso Caruso, op cit., pag. 49, è -copiato, come tanti altri, questo capitolo dell’Appendice, ma vi si -legge Lucera in vece di Nocera. - -Niccolò de Jamsilla, presso Caruso, op. cit., pag. 677 segg., dà in -principio questo bel compendio della guerra: «che Federigo voltosi in -Sicilia contro i Saraceni, i quali nella sua infanzia, ribellatisi, -stanziavano in alte montagne, ne li cacciò al piano, con le armi della -sua potenza e saviezza; e prima una parte, e con l’andar del tempo -quasi tutti, mandolli a soggiornare in Puglia, sotto giusto vincolo di -servitù, nel luogo che si chiama Lucera.» - -[593] Si vegga il libro V, cap. vj e x, e il presente libro, cap. j, ij -e v, pag. 158, 168, 332, 368, 401 e 517. - -[594] Si vegga il capitolo precedente, pag. 645. - -[595] Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit., pag. 252. - -[596] Si vegga la vera e la falsa genealogia, in Ibn-Khaldûn, op. cit., -II, 281 della versione francese. - -[597] Ibn-Khaldûn, _Berbères_, II, 280 a 298, descrive i primordii -degli Hafsiti infino all’usurpazione d’Abu-Zakaria. - -[598] “Senior” nella versione latina. - -[599] In primo luogo avverto non potersi ammettere il supposto -dell’erudito amico mio Huillard-Bréholles, cioè che l’_Abbuissac_ della -traduzione sia da leggere _Abou-Zak_, e che questo sia abbreviazione di -Abou-Zakaria. Oltrechè non v’ha esempli di cotesta contrazione, nè le -lettere corrisponderebbero, non torna il nome del padre, il quale qui è -Abu-Ibrahim, quando il padre di Abu-Zakaria si chiamava Abu-Mohammed. - -Il nome d’Abu-Ishak non sarebbe nuovo nella famiglia hafsita. Si -chiamava così un figlio dello stesso Abu-Zakaria, secondo Ibn-Khaldûn, -op. cit., II, 341, 355. - -Abu-Ibrahim, padre dì colui che soscrive il trattato, figliuolo di -Abu-Hafs e però cugino di Abu-Zakaria, comparisce nel 1223 governatore -di Castilia in Affrica per l’altro fratello Abu-Mohammed (Secondo) -ch’era allor prefetto d’Affrica. Questo leggiamo in Ibn-Khaldûn, op -cit., II, 297; ond’egli è verosimile che Abu-Zakaria abbia adoperato in -alto ufizio questo figliuolo del cugino. - -[600] Ibn-Khaldûn op. cit., II, 301 narra che Abu-Zakaria, appena -insignoritosi dell’Affrica propria, si messe a perseguitare Ibn-Ghania. -Di questo capo almoravide abbiamo fatta menzione nel presente libro, -cap. v, pag. 520 del volume. - -[601] “Cum declaratum sit quod isti populi pro personis et statu -jam pacem inierint cum domino nostro califa, sacerdote, imperatore -Fidelium”. Così la traduzione. La voce resa _sacerdote_ è senza dubbio -_imam_; tutti e tre i titoli messi insieme corrispondono appunto a que’ -che presero i principi almohadi. - -[602] Questo trattato, tradotto dall’arabico in latino per un Marco -Dobelio Citeron, fu pubblicato dapprima da Leibnitz, _Codex jur. gent. -dipl._, II, 13; poi da Lünig, Codex Ital. dipl., II, 878; dal Dumont, -Corps dipl., I, 168; dal Bréholles, op. cit.. III, 276, con buone -varianti tolte da un ms. di Parigi; e infine dal Mas-Latrie, _Traités -de paix et de commerce_ etc. Paris, 1866, pag. 153 segg. Temo che -l’originale sia perito nello incendio dell’Escuriale, poichè il dotto -prof. Gayangos, che ne interrogai molti anni addietro, mi rispose non -trovarsi più in Ispagna, per quante ricerche ei n’avesse fatte. - -Parmi che il Citeron abbia letti male parecchi vocaboli nel capitolo -che risguarda Pantellaria, il quale incomincia “Et etiam detur -illis dimidium tributi insule C.... signatum et ordinarium tempore -messis solite.” Ho creduto al contrario, accettare la versione “sint -navigantes et iter facientes cum caravalis euntibus ad Africam” ond’io -ho scritto “sì in nave e sì in caravana.” Ancorchè la voce caravana -si legga sovente ne’ diplomi latini di Federigo, col significato -di compagnia di barche, o come or dicesi, “convoglio”, il senso del -periodo porta più tosto a carovana di terra; nè so che al tempo di -Citeron si dicesse ancora de’ convogli di barche. D’altronde non -mancano esempli di scorrerie de’ marinai cristiani sbarcati in Affrica. -Nel 1284, cioè mezzo secolo dopo il trattato di Federigo II, un galeone -catalano dell’armata di Sicilia prese Margam-ibn-Sabir, capo della -tribù araba di Gewara, mentr’egli cavalcava alla volta di Tunis e -recollo a Messina, dove fu compagno di prigionìa di Carlo lo Zoppo. - -Avvertasi che il Gregorio, discorrendo di questo trattato nelle -_Considerazioni_, lib III, cap. viij, ritenne la erronea lezione di -Corsica. - -[603] Si vegga il capitolo precedente, pag. 597 del volume. - -[604] Si legge nella traduzione “neque habeant christiani.... -jurisdictionem super ullum mahometanum, preter prefecium mahometanum, -missum... ad regendum tantummodo populos unitatis.” Non potendosi -ammettere, per le ragioni dette nel testo, che questi Unitarii sieno -gli Almohadi, nè che “populos unitatis” qui significhi in generale i -Musulmani, suppongo che Citeron abbia letto Wahabiti, e che ignorando -questo nome di setta, nato da quello del fondatore Abd-al-Wahhâb, -abbia tradotto a caso “Unitarii”, ricordando che Wahhâb si novera tra’ -novantanove titoli di Dio. S’egli non è così, il traduttore saltò di -certo un periodo, secondo il quale il governatore degli Almohadi o de’ -Musulmani acconciatisi con loro, doveva essere destinato da Tunis. - -[605] Si vegga il cap. v del presente libro, pag. 536 del volume. - -[606] Jakût, nel _Mo’gem-el-Baldân_, di cui ho dato l’estratto nella -_Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 124. Sul dominio che esercitava il re -di Sicilia lo Pantellaria, veggansi Ibn-Sa’ld e Scebab-ed-dîn Omari, -nell’op. cit., pag. 134, 150. - -[607] Si veggano Tigiani e Ibn-Khaldûn, citati nel cap. ij del presente -libro, pag. 400, nota 2. - -[608] _Mudeggian_, pronunziato anco _Mudegiar_ (Mudejar) e _Mudeggial_. -Si confronti il citato luogo di Scebab-ed-dîn Omari, con Dozy, -_Glossaire des mots espagnols_, ec. nel supplemento delle aggiunte, -pag. 322. - -[609] Si vegga il capitolo precedente a pag. 605, 606, di questo volume. - -[610] Diplomi del 24 giugno e 20 settembre 1236, e 28 ottobre 1238, -presso Bréholles, op. cit., IV, 872, 912, V, 255. - -A pag. 626 e 907 son due altri diplomi del 25 dicembre 1239 e 17 aprile -1240, per le spese necessarie a quel principe. - -[611] Diplomi del 23 gennaio e 6 febbraio 1240, presso Carcani, op. -cit., pag. 324, 339, e presso Bréholles, V, 687, 726. - -[612] I diplomi leggonsi nelle due raccolte citate, a pag. 356, 360 -della prima, e V, 782, 793 della seconda. - -[613] Saba Malaspina presso Caruso, op. cit., pag. 806. Guglielmo di -Nangis, _Gesta Phil. III_, nella collezione di Dom Bouquet, XX, 476, lo -dice “tributo;” la _Cron. de rebus in Italia gestis_, etc., edizione di -Bréholles, pag. 322, lo chiama censo, che solea pagarsi all’imperatore -Federigo. - -[614] Saba Malaspina, loc. cit., dice che il re di Tunis, al tempo -dell’impresa di San Luigi, avea sospeso da tre anni il pagamento di -questo tributo. Io ho dati i particolari e le citazioni nella _Storia -del Vespro siciliano_, cap. v e xij, edizione di Firenze, 1866, tomo -I, pag. 82 segg. e 350. Si vegga anche il Gregorio, _Considerazioni_, -lib. III, cap. viij; la raccolta del Mas-Latrie poc’anzi citata, pag. -52 dell’Introduzione, e i documenti a pag. 156 segg.; ed Alphonse -Rousseau, _Annales tunisiennes_, Alger, 1864, in-8, pag. 422 segg. -Ma io non assento la correzione che fa M^r Rousseau nel testo di -Marrekosci, nè la sua opinione intorno al tributo. - -Aggiungasi che, del 1300, il grande ammiraglio Ruggier Loria, -passato al servigio di Carlo II di Napoli, fu inviato dal novello -suo signore a Tunis per cavar quant’ei potesse del tributo che gli -Angioini pretendeano, prima di far la pace con Federigo l’Aragonese. -Ciò si ritrae da un diploma del regio Archivio di Napoli, registro -1299-1300. C. fog. 224. L’ultimo documento poi in cui si parli di quel -tributo, sembra un lodo del re di Aragona che, nel 1309, lo dichiarò -appartenente a Napoli, salvo alla Sicilia di far valere i suoi diritti -con le armi. Surita, _Annali di Aragona_, lib. V, cap. lxxv, citato dal -Gregorio, _Considerazioni_, lib. IV, cap. vij. - -Prima di lasciare questo argomento, avverto che non si può supporre -alcuna analogia tra il tributo di Tunis e la metà della entrata -pubblica in Pantellaria. Oltrechè questa si dovea pagare dalla -Sicilia a Tunis e non da questo a quella, poichè la Pantellaria -era amministrata da un governatore siciliano, si incontrerebbe la -inverosimiglianza della somma annuale pattuita. La Pantellaria non -potea produrre pur la decima parte della somma del tributo, il quale -tornava ad un peso d’oro che in oggi varrebbe 325,000 lire italiane. -Secondo il catasto più recente, che fu terminato nel 1853, la rendita -annuale di tutte le proprietà urbane e rurali della Pantellaria montava -appena a 100,000 lire. Or quell’isola, dopo le aspre vicende dell’XI -secolo, non era di certo meglio coltivata che al tempo nostro, nè più -ricca. - -[615] Presso Bréholles, op. cit., V, 577 segg. Si vegga, quanto alla -data, la nota del diligentissimo editore. - -[616] _Annali di Colonia_, citati qui innanzi nel cap. vj, pag. 553. - -[617] Così ho io detto nella Introduzione a’ _Diplomi arabici del Reale -Archivio fiorentino_, pag. V, VI, LXXII, secondo l’autorità di M. De -Sacy e le mie proprie osservazioni. M. De Mas-Latrie ha contrastato il -fatto nella pregevole opera citata, Introduction, pag. 290 segg., ma -non ha potuto negare alcune differenze, ch’ei chiama lievi e veramente -nol sono. - -[618] I documenti citati, per questa immaginaria legazione, dal -Gregorio, _Considerazioni_, lib. III, cap. viij, nota 5, portano tutti -il titolo di sultano di Babilonia. - -Non occorre esaminare chi sia il Nazardino o Zefedino delle due -epistole pubblicate tra quelle di Pietro Della Vigna, lib. II, -cap. xviij, xix, fattura di qualche frate dilettante di politica in -que’ tempi. Evidentemente i nomi rispondono ai titoli notissimi di -Nasir-ed-dîn e Seit-ed-dîn; ma non credo col mio amico Bréholles, -op. cit., V, 397, nota 3, che il falsario abbia voluto indicare col -primo un figliuolo di Malek-Kâmil. Piuttosto penserei al suo nipote -Dawud, Malek-Nâsir il quale possedea Damasco e Gerusalemme innanzi -il partaggio del 1228. Gli scrittori cristiani dicono che questi si -oppose fieramente alla cessione di Gerusalemme e si sa ch’egli riprese -la città nel 1239. Si vegga qui appresso, a pag. 637, la risposta -attribuita al suo padre, da alcuni scrittori musulmani. - -[619] Questo mosaico vedeasi al tempo del Pirro, com’egli dice -espressamente nella Sicilia Sacra, pag. 805, ma in oggi non ne rimane -vestigia, essendo stato rifatto in gran parte quel portico. Se ne -fa menzione in una notizia manoscritta su la chiesa di Cefalù, opera -del XIV secolo, serbata in oggi nel regio archivio di Palermo, come -ritraggo da’ signori Isidoro la Lumìa e Isidoro Carini, che l’hanno -presa in esame per farmi cosa grata. Gli stessi eruditi amici mi hanno -significato trovarsi nel detto archivio un ultimo diploma del vescovo -Giovanni, dato del settembre 1213, ed un atto del 14 marzo 1218, -nel quale è nominato Alduino vescovo di Cefalù. Si aggiunga ciò alle -notizie che dà il Pirro, loc. cit., su quei due vescovi. - -Le parole che, al dire del Pirro, leggeansi sotto le due figure erano: -“Vade in Babyloniam et Damascum et filios Paladini quaere et verba mea -audacter loquere ut statum ipsius valeas melius reformare.” Poco dubbio -v’ha nel correggere la voce Paladini, che dee dire Saladini o meglio -Safadini. Con questo titolo, che risponde a Seif-ed-dîn, i Cristiani -solean chiamare Malek-Adel; e mi par migliore lezione che quella di -Saladini, la quale farebbe supporre che la precedente parola _filios_ -fosse stata adoperata per errore, in vece di nipoti. Ma suppongo una -lacuna nell’ultimo inciso, non potendosi ragionevolmente riferire -l’_ipsius_ a Malek-Adel, ma più tosto a Gerusalemme, o alla Terra Santa -in generale. Forse il pezzo di mosaico che contenea l’iscrizione era -già guasto, quando furon copiate quelle parole dal Pirro o da altri. - -Che Malek-Adel avea, pria della sua morte, divisi gli Stati a’ -figliuoli e datone loro anco il governo, si legge negli Annali -d’Ibn-el-Athîr, testo del Tornberg, XII, 230, sotto l’anno 615. Si -vegga anche Reinaud, _Extraits_, etc., pag. 393. - -[620] Le sorgenti arabiche, inedite avanti il 1857, si trovano quasi -tutte nella _Bibl. arabo-sicula_; cioè: la _Storia de’ Patriarchi -d’Alessandria_, cronaca diligentissima e contemporanea di un cristiano -copto, a pag. 322 segg. e gli scrittori musulmani: Ibn-el-Athîr, -pag. 314, segg.; Abulfeda, pag. 418 segg.; la raccolta falsamente -attribuita a Jafei, pag. 510 segg. la quale contiene preziosi -frammenti d’Ibn-Kethîr, Abu-Sciâma, Bibars, Nowairi, Ibn-el-’Amîd, e -Ibn-el-Giuzi; e in fine, Makrizi, pag. 518, segg. Ho avuto anco sotto -gli occhi il quinto volume della _Storia universale_ d’Ibn-Khaldûn, -stampata non è guari in Egitto, nel quale è un compendio delle Crociate -e giova, non ostante la troppa brevità. Si veggano le pag. 350 seg. di -quel volume. - -Il mio maestro M. Reinaud, del quale serbo sempre gratissima la -memoria, compilò su questi medesimi testi i §§ 78, 79, 80, dei suoi -_Extraits_ etc., _relatifs aux Croisades_. Piacemi anche dover citare -intorno a cotesti avvenimenti, due altri miei carissimi amici francesi, -l’autore, cioè, della _Lutte des papes et des empereurs de la Maison de -Souabe_, lib. V, cap. iij, e l’Huillard-Bréholles, nella Introduzione -alla sua _Hist. Diplom_., etc. Chi voglia considerare la tradizione -ghibellina, com’ella raffazzonò cotesti avvenimenti a capo di mezzo -secolo, legga Bartolommeo de Neocastro, presso il Gregorio, _Bibl. -Arag_., I, 199 segg., al quale si può contrapporre uno scrittore -francese de’ tempi nostri. Dico M. De Mas Latrie, da me citato per -altri suoi dotti lavori, il quale nella diligentissima _Histoire de -Chypre_, Paris, 1852-61, narra la Crociata di Federigo e le pratiche -precedenti e contemporanee, come l’avrebbe fatto un guelfo sfegatato -del XIII secolo, s’egli fosse stato armato dalla erudizione del XIX. - -Citerò via via le sorgenti arabiche, con la pagina che prende il testo -nella Bibl. arabo-sicula. - -[621] Ibn-Kethîr e Abu-Sciâma, pag. 510; il secondo de’ quali aggiugne -alla risposta: “Dì... che io non somiglio a certi altri e che non ho, -ec.” Cotesti frizzi postumi, sono rivolti manifestamente contro il -fratello Malek-Kâmil. - -[622] Ibn-Kethîr, Abu-Sciâma, Bibars, Abulfeda, Ibn-Khaldûn e Makrizi; -dei quali altri dice promessa Gerusalemme, altri tutti i conquisti di -Saladino, in Terrasanta s’intende, e altri una parte de’ conquisti. - -Ibn-el Athîr, arrivato allora all’età di 69 anni e morto il 1233, o -non seppe, o tacque a disegno, le pratiche di Mo’azzam col Kharezmio e -di Kâmil con l’imperatore. Può darsi benissimo l’uno o l’altro caso; -il primo perchè quelle pratiche doveano tenersi molto segrete, e il -secondo perchè il vecchio compagno di Saladino volea dissimulare le -vergogne de’ discendenti. Soltanto ei narra nell’anno 623 (Tornberg, -XII, 302, 303) che Mo’azzam, dopo aver cooperato efficacemente alla -vittoria di Damiata, rimase malcontento di Kâmil e ch’egli era anco -sospinto contro costui dal califo di Bagdad: onde si rappacificò con -Ascraf, a fine di resistere verso ponente a Kâmil e dall’altro lato a’ -Kharezmii. - -[623] Pseudo Jalei. - -[624] _St. de’ Patr._, anno 944, dell’èra dei Martiri (29 agosto 1227 -a 28 agosto 1228.) Quivi non si dà, in vero, il nome dell’ambasciatore -siciliano, ma si dice essere lo stesso ch’era venuto in Egitto l’anno -innanzi. Or noi sappiamo da Riccardo da San Germano, che il 1228 -fu mandato ambasciatore al Cairo l’arcivescovo di Palermo. Il nome -dell’ambasciatore musulmano è dato da Bibars, Abulfeda, Nowairi, -Makrizi. - -[625] Questo fatto è raccontato da Joinville, testimonio oculare -al tempo della Crociata di San Luigi. Si vegga la edizione di M. -Francisque Michel, Paris, 1859 in-12, pag. 62-63. “L’on disoit que -l’emperiere Ferris l’avoit fait chevalier.... En ses bannieres portoit -les armes de l’empereur etc.” - -[626] _Storia de’ Patr._, ec. - -[627] Makrizi. - -[628] _Storia de’ Patriar._ Parmi vada reso meglio “minuterie d’oro” -il vocabolo _mesâgh_, che M. Reinaud, negli _Extraits_ ec., pag. 247, -ha tradotto “objets de fonte.” Con questa espressione di “minuterie” il -cronista de’ Patriarchi d’Alessandria volle significare forse la sella -d’oro, ec. del Makrizi. - -[629] _Storia de’ Patr._ e Makrizi. - -[630] Makrizi. - -[631] Ibn-el-Athîr dice di scewâl del 625, che risponde al settembre; -la _St. de’ Patr. d’Alessandria_, il 29 abîb del 994 (4 agosto 1228). - -[632] Tutti gli scrittori arabi. - -[633] Ibn-el-Athîr, anno 624, ediz. del Tornberg, XII, 308. - -[634] Abulfeda e Ibn-Kethir. - -[635] Ibn-el Athîr, anno 625, senza fare menzione del patto precedente -coi Kharezmii. - -[636] Ibn-el-Athir, nell’anno 623, narrate le pratiche di Dawûd con -Ascraf, e le negoziazioni de’ due fratelli, trascrive un pezzo della -supposta lettera di Kâmil, il quale, secondo il cronista, minacciò di -andarsene e lasciare il fratello solo a fronte de’ Crociati. Questo -capitolo che manca nella _Bibl. ar. sic._, si legga nella edizione del -Tornberg, XII, 313. - -[637] Cf. la _St. de’ Patr. d’Aless._ e Ibn-el-Athîr. Abulfeda attesta -la partizione tra i due fratelli. - -[638] Questo fatto risulta chiarissimo da tutte le narrazioni arabiche. -Gli scrittori arabi affermano che Ascraf rimase al campo del fratello, -mentre si negoziava con l’imperatore. - -[639] Makrizi. - -[640] Il testo dice proprio “si trovò addosso.” Il vocabolo, tolto -al certo da una cronaca contemporanea, è replicato da Abulfeda e da -Bibars. - -[641] Bibars. - -[642] Tutti gli scrittori arabi. - -[643] _St. de’ Patr._ ec. - -[644] Tutti gli scrittori arabi. - -[645] _St. de’ Patr._ Aggiungo il nome del primo e il titolo del -secondo, su la fede degli scrittori occidentali. - -[646] Tutti gli scrittori arabi. - -[647] Ibn-el-’Amîd, pag. 511; Bibars, pag. 514; Makrizi, pag. 519. - -[648] Ibn-el-’Amîd, pag. 511. - -[649] Makrizi, pag. 520. - -[650] _St. de’ Patr._ Matteo Paris, _Historia Anglorum_, ediz. di -Londra, 1866, in-8, tom. II, 303, nota in questa occasione le “xenia -multa et pretiosa in auro et argento et olosericis et gemmis et bestiis -mirabilibus, quas Occidens non vidit aut cognovit.” - -[651] _Stor. dei Patr._ ec. Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. -cit., pag. 580, nota nell’anno 1228 questi curiosi doni dello elefante, -e de’ muli, mandati dal sultano per mezzo dell’arcivescovo di Palermo. -Potrebbe esser questo il medesimo elefante che il 1237, all’assedio -di Pontevico, portava sul dosso una torricciuola con le bandiere -imperiali, scortato da molti Saraceni, come dice il Salimbene, Parma, -1857, pag. 48. - -[652] Conf. Bibars, pag, 514 e Makrizi, pag. 522. - -[653] Bibars, pag. 514; Makrizi, pag. 521. - -[654] Abulfeda e Nowairi. - -[655] Makrizi, pag. 520. - -[656] Bibars, pag. 514. - -[657] Ibn-Khallikân, testo, edizione del baron De Slane, I, 88; di -Wüstenfeld, fascicolo I, pag. 103, Vita N. 75; e nella _Bibl. ar. -sic._, pag. 624. - -[658] Ibn-el-’Amîd, op. cit., pag. 511. Il nome del padre è scritto -_h n f r i_ e, mettendovi le vocali, tornerebbe a Hunfroi, o meglio -Humfroi. Nella nota 5 di quella pagina, io proposi di leggerlo _Henri_, -parendomi si accennasse ad una principessa parteggiante per Federigo -II: Alice, vedova d’Ugo re di Cipro, e reggente per lo figliuolo -Arrigo, la quale, allontanata dalla reggenza per opera dei principi -d’Ibelin che furono nemici di Federigo, vivea in Siria quand’ei vi -passò. Alice era figliuola di Arrigo, de’ conti di Champagne e di -quell’Isabella di Lusignano ch’ebbe per primo marito Umfredo signore -di Thoron; ma, separata da lui per intrighi politici ed ecclesiastici, -sposò successivamente Corrado di Monferrato, Arrigo di Champagne -ed Amerigo di Lusignano, dal quale ebbe Ugo I, re di Cipro e marito -d’Alice. - -Riflettendo meglio, mi accorgo che Alice non potè ereditare la signoria -di Thoron, la quale non so d’altronde che le sia stata mai conceduta -da Federigo. Potrebbe darsi dunque che si trattasse nel testo di -una figliuola di Umfredo di Thoron, nata d’altra madre, dopo il suo -divorzio da Isabella; nel qual caso starebbe bene la lezione del testo. -E qui mi rimango, non avendo alle mani i documenti che occorrerebbero -per verificare questo dubbio di genealogia feudale del regno di -Gerusalemme. - -Della terra di Thoron compresa nella pace, fa anche menzione Marin -Sanudo, _Secretorum fidelium Crucis_, lib. III, parte xj, cap. 10, 11, -12, presso Bongars, _Gesta Dei par Francos_, II, 210 segg. il quale è -benissimo informato de’ particolari di questa Crociata, ed ebbe alle -mani qualche scrittore arabo, s’io mal non mi appongo. - -[659] Bibars, pag. 513-514. - -[660] Così il Makrizi, che vide al certo qualche documento. Gli altri -scrittori arabi, al par che i latini, notano gli anni soltanto. - -[661] Si confrontino i citati scrittori arabi e i documenti latini di -parte imperiale e di parte papale, raccolti dal Bréholles, op. cit., -III, 86 a 110, tra i quali è la supposta traduzione francese del testo -arabico del trattato, mandata dal patriarca di Gerusalemme al papa, -con le sue proprie osservazioni in latino. Questo fiore di diplomazia -ecclesiastica è stato ristampato dal Mas-Latrie, _Histoire de l’île de -Chypre_, III, 626 segg. Ma di certo non risponde al trattato originale, -mancandovi i nomi de’ paesi ceduti all’imperatore. Così il miglior -documento rimane sempre la costui circolare, come or si chiamerebbe, -data di Gerusalemme il 18 marzo, nella quale si dice stipulato il -trattato a 18 febbraio. La data del 24 che recano gli Arabi, potrebbe -esser quella in cui Malek-Kâmil ratificò. - -Ludd è nominata ne’ soli scritti musulmani; Ramla nella sola _St. de’ -Patr._ Secondo Ibn-el-’Amid, pag. 511, furono ceduti a Federigo tutti i -villaggi tra Gerusalemme e Jaffa. - -[662] Così nel citato diploma del 18 marzo; nè il patriarca di -Gerusalemme osò affermare il contrario nel suo scritto sì capzioso e sì -violento. - -[663] Ibn-el-Athîr, pag. 316; Nowairi, pag. 513; Bibars, pag. 514; -Ibn-el-’Amîd, ibid. Si veggano gli aneddoti narrati e le poesie scritte -in questa occasione, presso Reinaud, _Extraits_, pag. 433 segg. Gli -aneddoti si leggono anco nel testo d’Ibn-el-Giuzi, pag. 515. - -[664] Reinaud, _Extraits_, pag. 433. - -[665] Bibars, pag. 514. - -[666] _Dahri_ litteralmente “eternista,” cioè negante la creazione. - -[667] Ibn-el-Giuzi, pag. 515. - -[668] L. c. - -[669] Così mi pare, non ostante ciò che dice la Continuazione di -Guglielmo di Tiro, nello squarcio che trascrive il Bréholles, op. cit., -III, 85. - -[670] M. Reinaud, _Extraits_, pag. 429, su l’autorità di Dsehebi, narra -che alcuni Crociati proffersero a Kâmil d’uccidere Federigo, e che il -Sultano mandò a lui stesso la lettera originale. Non mi venne fatto di -ritrovare questo testo a Parigi, quand’io raccolsi gli altri per la -_Biblioteca arabo-sicula_; ma senza meno, lo avremo ne’ volumi della -_Bibliothèque des Croisades_, che si stampano a cura dell’Accademia -delle Iscrizioni. - -Matteo Paris, nella _Hist. Anglorum_, ediz. citata, II, 313, riferisce -la voce che i Templari e gli Spedalieri avessero avvisato Kâmil della -prossima andata di Federigo da Gerusalemme al Giordano, e che Kâmil -avesse mandata la lettera loro all’imperatore. Ma nella _Abbreviatio -Chronicorum_, ediz. citata, III, 259, l’autore messe la postilla -ch’eran calunnie dei nemici di que’ religiosi. - -[671] Makrizi, pag. 522, dice l’ultimo di giumadi secondo del 625 -(25 maggio 1229). La _St. dei Patr._ ch’egli entrò in Gerusalemme nei -primi di quaresima del 945 (1229), che stettevi altri due giorni e che, -andato ad Acri, ripartì per l’Italia dopo la Pasqua. - -Nowairi pone anco la consegna di Gerusalemme in rebi’ secondo del 626 -(marzo 1229.) - -[672] Ormai è certo che gli Ismaeliani erano chiamati _hasciscin_, -dalle note preparazioni d’_hascisc_, ossia _cannabis indica_, e che, -divenuti celebri pur troppo nel tempo delle Crociate, il loro nome -volgare, pronunziato _assassin_, diè questo brutto vocabolo ad alcune -lingue europee. - -[673] Ibn-Khaldûn, _Storia univ._ ed. del Cairo, tomo V, pag. 352, -segg.; Reinaud, _Extraits_, ec. §§. LXXIX ed LXXX, pag. 436. segg. - -[674] Riccardo da San Germano, presso Caruso, op. cit. pag. 603. - -[675] Ibn-Khaldûn, vol cit., pag. 433. - -[676] Reinaud, op. cit., pag. 435, citando pel primo fatto lo Pseudo -Jafei e per l’altro Abu-l-Mehâsin. - -[677] _Annales Colon. Maximi_, presso Pertz, _Script._, XVII, 843. - -[678] Op. cit., pag. 842. - -[679] Novella xcviij delle antiche edizioni. Questa favola era -stata pria raccontata più volte in tempi diversi, mutando sempre -i personaggi. Nel IX e X secolo fu attribuita agli Ismaeliani di -Persia; nel XII a que’ di Siria, quando Saladino andò a trovare -Sinan. Un continuatore di Guglielmo di Tiro, copiato da Marin Sanudo, -fece spettatore del suicidio Arrigo, conte di Champagne, poi re di -Gerusalemme. Si veggano le citazioni nel diligente lavoro di M. De -Frémery, _Nouvelles Recherches sur les Ismaeliens._ Paris, 1855, -estratto dal _Journal Asiatique_ del 1854. - -[680] Bibars, op. cit., pag. 515. - -[681] Epistole del 1245 e 1246, presso Bréholles, op. cit., II, 325, -427. - -[682] Si vegga il principio del § III della Cronica di Kelaûn, nella -_Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 341, e la traduzione che io ne ho data -nella _Guerra del Vespro Siciliano_, tomo II, pag. 333 segg. della -edizione del 1866. - -[683] Si vegga l’attestato del Makrizi, qui sopra a pag. 640. - -[684] _Annales Colon. Maximi_, presso Pertz, _Scriptores_, XVII, 812. - -[685] Bartolommeo de Neocastro, cap. L, presso Gregorio, _Rerum -Aragon_., I, 73. Il nome proprio si legge Malbalusus. Il nome -topografico, che vive ancora, significa, in arabo, luogo di preghiera, -e propriamente il piano aperto dove si fa la preghiera solenne. - -[686] _Chronicon De Rebus in Italia Gestis_, edizione Bréholles, pag. -174. Non assento al Bréholles, _Historia Diplom_., etc. Introduction, -pag. ccclv, nota 2, che fossero venturieri arabi, e molto meno che -Federigo ne abbia fatti venire d’Affrica. Il mio dotto amico prestava -troppa fede a Matteo Spinelli. - -[687] _Nusf-ed-dunia_. Si ricordi la nave di Mehdia così denominata, -della quale abbiam detto nel presente libro, cap. ij, pag. 406 del -volume. - -[688] Nell’Appendice al Malaterra, presso Caruso, op. cit,. pag. 252, -si legge sotto l’anno 1240, XV, indiz. “Rogerius de Amicis ivit ad -Soldanum Babiloniae” e nel 1241, Iª indiz. “Soldanus de.... et.... -insiluerunt (in) christianos qui habitabant Jerusalem et ceperunt -illos, occiderunt et captivos duxerunt.... Et in illis diebus Dominus -Rogerius de Amicis manebat (in) Babiloniam et in Cayrum cum Soldano.” -La data e questa circostanza del soggiorno lungo, provano la identità -della persona dell’ambasciatore principale con quella designata dalla -_Storia de’ Patriarchi d’Alessandria_. In questa poi si legge: “E del -maggiore di questi due ambasciatori dicono ch’ei porti su le carni una -veste di lana.” Abbiamo dunque la flanella nel XIII secolo: o l’uso -delle camicie di lino e di cotone non era sparso per anco in Sicilia? - -[689] _Storia de’ Patr. d’Aless_., nella _Bibl. ar. sicula_, pag. 324, -325. Cf. Reinaud, _Extraits_, ec., pag. 441, 442. - -[690] _Storia de’ Patr. d’Aless_., op. cit., pag. 326. - -[691] Raynald., _Annales Eccles_., 1246. Si confronti, per la data, il -Bréholles, op. cit., Introduction, pag. ccclxvij. - -[692] Pseudo-Jafei, nella _Bibl. ar. sicula_, testo, pag. 516, 517. - -[693] Op. cit., pag. 517. - -[694] Testo, nell’op. cit., pag. 346; e traduzione nella mia _Storia -del Vespro siciliano_, II, 341 dell’edizione del 1866. - -[695] Ibn-Giuzi, trascritto dallo Pseudo-Jafei, nella _Bibl. ar. sic_., -testo, pag. 517. - -[696] Pseudo-Jafei, citato da Reinaud, _Extraits_, ec. pag. 436. nota -1. Alberto Magno, _Opera_, tomo VI, Lione, 1651, _De Animalibus_, -tract. II, cap. I, § _De Anabula_, descrive questo animale chiamato -dagli “Arabi e dagli Italiani” _Seraph_, e continua: “Unam harum secum, -temporibus nostris, habuit Federicus imperator, in partibus nostris.” - -[697] Abulfeda, _Annali_, 698, nel quale anno morì questo Gemâl-ed-dîn. -Nella edizione di Reiske, V, 144, e nella _Bibl. ar. sic._, testo, pag, -420. - -Cotesta novella simboleggia pure l’arrisicato viaggio del 1212, dicendo -che appena fatta la elezione, Federigo si pose in capo la corona -e scappò via con uno squadrone di cavalieri tedeschi ch’egli aveva -appostati, e così fece ritorno al suo paese. - -[698] Si vegga il Cap. viij del libro V, pag. 259 di questo terzo -volume. - -[699] Diploma greco del 1143, citato nel Cap. iij del presente libro, -pag. 449, del volume, dove ho corretto il testo dello _’alâma_ arabico -di questo diploma, pubblicato dal Morso e dal prof. Caruso. La clausola -arabica del diploma non fu letta meglio che lo _’alâma_. Il Morso -la tradusse a suo modo: “Mense maii; indictione sexta, rogatus fuit -Dominus noster Rex augustus, sanctus, cujus regnum Deus perpetuet, ut -imprimeret suum nobile signum in hoc diplomate, ut sciatur quod ejus -potentia, ordinatione divina constituta, hoc etiam concessit annuitque -responsione, et se contentum declaravit, impressitque suum sublime -signum. Sufficiens est Deus et propitius ei qui confidit in illo.” E -segue immediatamente la soscrizione di Giorgio. - -Parendomi che la formola della omologazione regia di somiglianti atti, -dia molta luce alla diplomatica ed alla legislazione del tempo e che -la lezione del Morso in parte sia sbagliata, do qui una nuova versione -del testo arabico, com’io l’ho letto nell’originale molto chiaramente: -_Del mese di maggio, sesta indizione, io ho chiesto al nostro padrone -il re venerato e santo, il cui regno Iddio eterni, di far porre il suo -eccelso_ ’alâma _in questo diploma, affinchè si sappia ch’Egli, la cui -possanza Iddio mantenga, abbia permesso e ratificato questo (atto). Ed -Egli ha impartita l’approvazione, omologato (l’atto) e fatto porre in -testa di quello il sublime_ ’alâma _suo. Facciamo assegnamento in Dio, -che ben provvede._ - -[700] _Cosmos_, edizione francese del 1848, tomo II, 233, 519. Veggansi -inoltre Venturi, _Commentarii sopra la Storia e le teorie dell’Ottica_, -Bologna, 1814, in fol., tomo I, pag. 34 a 59; Caussin, nelle _Mémoires -de l’Institut de France, Acad. des Inscriptions_, tomo VI (1822). -N’avea trattato lo stesso Humboldt nella _Raccolta di Osservazioni -astronomiche_, tomo I (1811), pag. lxv a lxx, e poi il Delambre nella -_Storia dell’Astronomia_ etc. - -L’Humboldt studiò il ms. di Parigi, Ancien Fonds, 7310; il Caussin -questo e un altro della medesima biblioteca, del quale ei non dà il -numero, nè io ho potuto rinvenirlo: finalmente ei cita con dubbio un -altro codice della Bodlejana. In Italia, poi, abbiamo i due codici -dell’Ambrosiana che citerò nella nota seguente; uno della Vaticana nº -2975; due della Bibl. nazionale di Firenze (Raccolta Magliabechiana) -segnati XI, D. 64 e II, II, 35; cd uno del principe Baldassare -Boncompagni di Roma, descritto nel catalogo di Enrico Narducci, Roma, -1862, pag. 136, seg., nº 314. - -Mentr’io correggo queste pagine, so che si prepara appo noi la -pubblicazione di questo libro che avea già intrapresa il Venturi -allo scorcio del secol passato, e poi dovette abbandonarla. Spero -che i dotti editori odierni, da me ben conosciuti, trovino Mss. più -antichi di quelli che ho visti io, i quali tornano alla fine del -XVI, e principii del XVII secolo, e, s’io ben mi appongo, son tutti -italiani ed anco stretti parenti l’un dell’altro. L’età e il paese -ben rispondono al movimento scientifico rivelato dall’accelerata -propagazione delle copie. - -[701] Ecco questo proemio che ho copiato sul ms. 7310 di Parigi (XVII -secolo) e confrontato e corretto con una copia dello stesso squarcio, -mandatami nel 1856 dal dotto e cortese Antonio Ceriani, in oggi -prefetto dell’Ambrosiana. Questa copia fu fatta sul codice Ambrosiano -T. 100, con le varianti del Codice D. 451. Inf. (XVII secolo). Non -fo il confronto con gli altri codici delle nostre biblioteche, perchè -appartiene ai novelli editori; e sol dirò che i codici magliabechiani e -i romani, hanno anch’essi _ammiraco_ in luogo di _ammirato_. Tralascio -gli errori manifesti e le varianti di minore importanza e seguo -l’ortografia attuale. - -“Incipit liber Ptolomæi de Opticis, sive aspectibus, translatus ab -amirato (cod. par. _ammiraco_) Eugenio Siculo, de Arabico in latinum.” - -“Cum considerarem Optica Ptolomæi necessaria utique fore scientiam -diligentibus et rerum perscrutantibus naturam, laboris onus subire -et illa in presenti libro interpretare non recusavi. Verumtamen, -quia universa linguarum genera proprium habent idioma, et alterius -in alterum translatio, fideli maxime interpreti, non est facilis; et -præsertim arabicam in græcam aut latinam transferre volenti, tanto -difficilius est, quanto major diversitas inter illas, tam in verbis et -nominibus quam in litterali compositione reperitur, unde, quia in hoc -opere quaedam forte non manifesta apparent, dignum duxi intentionem -auctoris ab arabico libro evidentius intellectam, breviter exponere, ut -lectoribus via levior efficiatur. In primo quidem sermone, quamvis non -sit inventus, tamen sicut in principio secundi exprimitur, continetur -quo visus et lumen comunicant et ad invicem assimilantur, et quo -differunt in virtutibus et motibus, nec non differentiae eorum et -accidentia. In secundo etc.” - -Così il traduttore continua l’indice de’ capitoli e poi ripiglia: - -“Incipit sermo secundus Opticorum Ptolomæi, olim de græca lingua in -arabicam, nunc autem de arabica in latinam, translatorum ab amirato -(cod. par. _ammiraco_) Eugenio Siculo, ex duobus exemplaribus, quorum -novissimum, unde presens translatio facta fuit, veratius est: primus -tamen sermo non est inventus.” - -Gli argomenti dei cinque discorsi, o libri come si vogliano chiamare, -son questi: 1º Ipotesi su la visione per raggi lucidi emanati -dall’occhio; 2º Correzione degli errori ottici per mezzo degli altri -sensi; 3º Catottrica; 4º Degli specchi concavi in particolare; 5º -Diottrica. - -[702] Primo di tutti il Caussin citò queste profezie nella sua Memoria -su l’Ottica di Tolomeo, per determinare l’età in cui visse l’ammiraglio -Eugenio, del quale ei non aveva altre notizie. - -Ricercati e trovati i mss. nella Biblioteca Nazionale di Parigi, io ho -visto che dànno, con poco divario, il nome e l’ufizio d’Eugenio e la -misteriosa provenienza di quell’opera. Son essi notati: Mss. Latins, -Ancien Fonds, 3595, 6362, 7329, e Sorbonne 316, dei quali il primo e -il terzo sembrano del XIV secolo, il secondo del XV, e il quarto è del -XVI. Il libro è intitolato anche: _Vasilographi, idest imperialis_, -nel 6362. L’uficio poi d’Eugenio è scritto _admiratus_ in questo, nel -3595. (fol. 37 segg.) e nel 316 Sorbonne, ed _ammiratus_ nel 7329, -(fol. 98 recto), il qual ms. comincia con l’_Astrologia Guidonis Bonati -de Forlivio_. Il traduttore greco è detto, dove _toxapater_, dove _Dox -pater_ dove _daxopetri_ e lasciato in bianco nel 7329. - -[703] Si vegga Walz, _Rhetores Græci_, nei Prolegomeni del vol. II, -pag. 11, e nel vol. VI, pag. 11. Tolgo questa citazione dalla _Nouvelle -Biographie_ etc. del Dott. Hoefer, articolo _Doxipater_, non avendo -alle mani, mentre io scrivo, l’opera del Walz. - -[704] Si vegga il Cap. iij di questo libro, a pag. 452 segg. del volume. - -[705] Libro V, Cap. vj, pag. 173 segg. di questo volume. - -[706] Ibn-Khaldûn, ne’ Prolegomeni, espressamente lo dice hammudita e -capitato in Sicilia dopo la espulsione de’ suoi progenitori da Malaga, -della quale eran signori. Questo passo fu citato pel primo dal baron -De Slane, in un importantissimo articolo ch’ei pubblicò su la geografia -di Edrîsi, nel _Journal Asiatique_, 3^me série, tomo XI (1841) pag. 362 -segg. - -[707] Il baron De Slane, ch’è de’ più assidui e dotti ricercatori di -manoscritti arabi, die’ nel citato articolo, pag. 574 segg., una lunga -lista di opere ch’egli avea percorse senza alcun frutto, per trovare -notizie biografiche d’Edrîsi. - -[708] Il trattato _De Viris illustribus apud Arabes_, dove Leone -Affricano dà a cap. XIV la biografia dello “Eseriph Essachali,” com’ei -lo chiama, fu scritto o pensato in arabico, tradotto dall’autore stesso -in quella specie d’italiano ch’ei possedeva, e pubblicato in latino -dall’Hottinger, poi dal Fabricius, _Bibl. Græca_, tomo XIII (1726), -pag. 278, e infine dal Gregorio, _Rerum Arab._, pag. 238. Al dir di -Leone, l’autore del _Nushat alabsar_ nacque in Mazara, fu mandato da’ -suoi concittadini a re Ruggiero conquistatore della Sicilia e gli -presentò quel libro. Il re, fattoselo tradurre in latino, fu preso -della bellezza dell’opera sì fattamente, ch’ei donò ad Eseriph non so -qual castello e lo invitò a stare a corte: ma quegli, non amando tal -soggiorno, vendè il castello per un milione di ducati e se ne andò in -Affrica dove morì il 1122. Questo pasticcio non farà alcuna maraviglia -a chi abbia lette le nostre osservazioni su le opere di Leone -Affricano, nel Cap. x del I libro, pag. 234 segg. - -Il Gregorio, l. c. notando la confusione de’ due Ruggieri, corresse -conte il titolo di re; trasportò l’opera alla seconda metà dell’XI -secolo; fece quindi due Edrîsi e due geografie, ed arrivò a biasimare -il Casiri, perchè non si era accorto della diversità delle opere dei -supposti due geografi. - -[709] Questo nome si legge nel ms. della Bodlejana, n. 887 del catalogo -di Uri, mediocre codice del XV secolo. Il capitolo della _Kharida_, -del quale io ho pubblicato il testo nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. -610, dà soltanto il nome di Mohammed, figlio di Mohammed e aggiunge -il nome etnico Kortobi e il soprannome d’Ibn-et-Theiri, secondo un -ms., e d’Ibn-et-Th..ri secondo un altro; ma amendue le lezioni mi -sembrano erronee. Anche Hagi-Khalfa, ediz. Fluegel, VI, 333 e _Bibl. -arabo-sicula_, p. 706 del testo, dà i soli due nomi di Mohammed figlio -di Mohammed, lo Sceriffo Edrîsi siciliano. Il Dozy, nella prefazione -alla _Description de l’Afrique et de l’Espagne_, pag. III, ammette la -tradizione di parentela che risulta dal ms. bodlejano, alla quale in -vero, io non veggo alcun ostacolo. - -[710] Così il Casiri, _Bibl. arabo-hisp._, II, 13, senza citare le -sorgenti; ma i dati suoi stanno bene con quelli che abbiamo d’altre -parti, e lo studio a Cordova è anche provato dal soprannome di Kortobi, -dato all’Edrîsi nella _Kharida_. Si confrontino lo Slane e il Dozy ll. -cc. - -[711] Dice egli stesso, nella geografia, che fu a Lisbona (traduzione -francese, tomo II, 26); che vide la marea dell’Atlantico (I, 95), e le -miniere di mercurio ad Abal (II, 66); che aveva notato parecchie volte -il ghiaccio nelle strade di Aghmat (I, 212) e ammirato il ponte di -Costantina (I, 243); che era disceso nella grotta de’ Dormienti, non -già presso Efeso, ma in una montagna tra Amorinm e Nicea (II, 300). -Conf. Reinaud, _Aboulfeda_, Introduction, pag. CXIII, CXIV. - -[712] Pagine 453 segg., 486 segg. di questo volume. - -[713] Leone Affricano lo dice morto il 516, che torna al 1122-3 e -però è sbagliato di certo. Il baron de Slane, nel lavoro critico che -testè lodammo, propone la plausibile conghiettura che Leone o il suo -traduttore, abbia scritto l’anno dell’egira 516, in luogo di 560, con -che la morte di Edrîsi tornerebbe al 1164-5. - -[714] Il testo delle notizie biografiche si legge nella _Bibl. -arabo-sicula_, pag. 610, 611. Quivi non pubblicai i versi di Edrîsi, -ch’io già avea copiati dai due mss. parigini della _Kharida_, cioè -Anciens Fonds, 1376, fog. 49 recto, segg. e Asselin, 369, fog. 12, -verso, segg. - -Il primo componimento, nel quale si narra il solito sogno erotico dei -poeti arabi, incomincia con questo verso: - -“Ella venne a trovarmi al buio, quand’io, fatta la vigilia, m’era -buttato a dormire, ed anima vivente non ci sentiva.” - -Or il sostantivo _rakib_, al quale ho dato il significato generico -di “vigilante” si dice di chi fa la scolta, di chi aspetta, di chi fa -un’osservazione astronomica, ec. Edrîsi doveva essere un po’ astronomo -o astrologo anch’egli. Ma ne’ versi seguenti non v’ha nulla che porti -all’un di que’ significati, più tosto che all’altro. - -Nel secondo squarcio, il geografo confessa “aver passate di molte notti -a bere in nobili ed elette brigate, nelle quali il vino, ammantato di -giallo e ornato d’una collana di schiuma, avea sì ben lavorato, che -l’aurora trovò i commensali distesi a terra, tra fiumi, rigagnoli e -prati; donde e’ si levavano tutti sbalorditi, ma ricominciavano a far -girare le coppe infino a sera.” - -Par che Edrîsi, quand’ei comunicò le sue poesie a Ibn-Bescirûn, avesse -già varcata quella felice età; poichè nell’ultimo madrigale, pesante -anzi che no, ei non pensa che alla morte, ai proprii peccati ed alla -misericordia di Dio. - -[715] Mi riferisco pei particolari ai capitoli 5 ed 11 dell’opera -di Lelewel, intitolata: _Géographie du Moyen-âge_, monumento di -erudizione, amor della scienza e volontà ostinata contro gli oltraggi -della fortuna. Sventuratamente il libro non è ben ordinato, ed è -scritto in un tal francese, che spesso non si capisce, e sempre stanca -il lettore. - -[716] Si veggano: Reinaud, _Géographie d’Aboulfeda_, Introduction, § -II; Lelewel, op. cit. _Epilogue_, cap. 87 a 61; Sédillot _Prolégomènes -des Tables d’Oloug Beg._, pag. viij segg. e Sprenger, _Die Post-und -Reiserouten des Orients_, Leipzig, 1864. - -[717] Su la cartografia presso gli Arabi, si vegga Reinaud, op. cit., -pagine xliv, xlv, ccliii, e Lelewel, op. cit. _passim_. - -[718] Nel cap. iij del presente libro, pag. 453 segg. - -[719] Il testo ha in tutti i mss. ..r..sios-el-Antaki, senza vocale -dopo la _r_, e senza alcun segno che determini la prima lettera, se -sia _a_, _i_, ovvero _o_. Paolo Orosio da Tarragona, potea forse venir -chiamato Antiocheno da qualche traduttore siro o arabo, per cagion del -suo viaggio in Oriente. Egli è d’altronde il solo storico latino di -cui facciano menzione gli Arabi; sul quale si vegga Hagi-Khalfa, ediz. -Fluegel, V, 171, num. 10,626. Intorno le nozioni geografiche contenute -nella Storia di Paolo Orosio, si confronti Lelewel, op. cit., cap. 28 -del volume intitolato _Epilogue_, pag. 35. - -[720] Si vegga su questi autori, Reinaud, op. cit. Introduction, § II, -pag. lvij, lx, lxj, lxiij, lxii, lxxxj. - -[721] I nomi proprii, al par che l’etnico, dànno a vedere che -quest’autore era di schiatta tartara. - -[722] Le ricerche del Reinaud, del Lelewel, dello Sprenger, del -Sédillot, e di M. Barbier de Meynard, non ci dànno alcuna notizia su -cotesti autori. - -[723] Reinaud, vol. cit., Introduction § II, pag. lxij, xciij, xcv, -cij; Barbier de Meynard, _Le Livre d’Ibn-Khordadbeh_, nel _Journal -Asiatique_, di gennaio 1865; Sprenger, op. cit. prefazione. - -[724] Sprenger, op. cit., p. XVIII segg. - -[725] Su l’importantissima opera geografica di Bekri si vegga la nostra -Introduzione, nel primo vol., pag. XLII, XIV. Il baron De Slane ha -pubblicato poi il testo arabico ed una nuova traduzione francese. - -[726] Venticinque parasanghe da tre miglia ciascuna. A questa misura -s’appiglia l’autore, traduzione francese, I, 2, il quale cita quelle -degli Indiani e d’Erastotene e tace la misura di Tolomeo. Si veggano a -questo proposito le osservazioni di Lelewel, op. cit., cap. 60, tomo I, -pag. 100. - -[727] Lelewel, op. cit. cap. 247 e 60, tomo I, pag. LIX e 101. Si vegga -anche la mia _Carte comparée de la Sicile_, Notice, pag. 13, 14. Il -miglio romano è valutato, secondo le ultime ricerche, a metri 1481, e -il siciliano, secondo il sistema del 1809, torna quasi allo stesso, -cioè 1487 metri. Si avverta che Edrîsi, ne’ diversi itinerarii, e -perfino in que’ della Sicilia, adopera talvolta altre specie di miglia; -il che or dovea produrre errori ed or no, sembrando che gli autori -dell’opera siciliana abbiano conosciuto i rapporti di alcune di quelle -specie di miglia. - -Il Lelewel conchiude che la misura di 75 miglia al grado era “positiva, -siciliana, tradizionale in Sicilia....” quella appunto di Pytheas da -Marsiglia, trapiantata in Sicilia da Timeo di Taormina. - -Si ricordi inoltre che il sistema metrico siciliano del 1809 innovò -poco le antiche misure, le quali non erano, per altro, uniformi in -tutta l’isola. - -[728] Per esempio _Gaud..s_-Gaulos (Gozzo); _Nabbudi_-Anapus; -_Marsa-el-Julis_-Odyssæum portus. - -Non metto in lista qualche altro nome il quale si può supporre -mantenuto fino al XII secolo, come _Libniados_, ch’Edrîsi dà a Licata e -che si trova scritto Limpiados e Ολυμπίαδος, in un diploma bilingue del -1144. - -Non mi pare impossibile che i geografi di Palermo abbiano trascritto -da carte greche alcuni nomi che non si trovavano nelle arabiche. Noi -sappiamo dal Masûdi, _Les Prairies d’or_, testo e traduzione, Paris, -1861, I, 185, che gli Arabi non sapeano leggere alcuni nomi nelle carte -di Tolomeo, perchè erano scritti in greco. Il che non si deve intendere -di tutti i nomi, ma di quelli de’ quali i traduttori arabi non avean -saputo trovare il riscontro, o non l’aveano cercato per la poca -importanza del luogo. - -[729] Si veggano nel vol. II della traduzione di M. Jaubert: - - _N..b..kta_, p. 121, Naupactos (Lepanto). - †_sck..la_, p. 125, Scyllaeum. - _Ellak..d..mona_, p. 125, Lacedemona. - †_ghr..b..s_, p. 296, Euripos (Negroponte). - †_blakhonia_, o †flakhonia, p. 299, Paphlagonia. - _M.diolân_, p. 240, Mediolanum. - _Arinminis_, p. 247, Ariminum. - _Badi_, p. 253, Padum. - _Ang..l..zma_, p. 227, Aequolesima (Angoulême). - _Albernia_, p. 368, Alvernia (Auvergne). - -E da un altro lato: - - _L..g_, p. 116, Lecce. - _B.rzâna_, p. 417, Bruzzano. - †_nbria_, p. 240, Umbria. - _S..gona_, p. 249, Savona. - _G..b..t B.ka_, p. 250, Civitavecchia. - -Di Nardò si dànno due nomi, p. 119. _Nudrus_ (correggasi Nardros)e -_Neritos_; proprio il nuovo e l’antico. - -È certo poi che i geografi di Palermo ebbero sotto gli occhi qualche -carta o relazione araba della costiera d’Italia, poichè non poteano -trovare altrove il porto di _Khinziria_ che suona “cinghialeria” (forse -Porto Ferraio) pag. 250, nè il secondo nome di _Keitûna-el-Arab_ “Cala -degli Arabi” che si dava al Monte _G..rgio_ (Capo Circeo), pag. 256. Il -vocabolo _Keitûn_, del quale Edrîsi dà qui la forma femminile, è preso -manifestamente da Κοιθὠν, che dall’antico significato di letto e camera -da letto, passò nel greco bizantino a quello di “cala” o di “scalo.” Si -vegga l’annotazione che fa M^r Hase a questa voce, nella nuova edizione -del _Thesaurus_. - - _B..lonia_, p. 240, Bologna. - _B..ri_, pag. 241, Berry. - †_kl..rm..nt_, pag. 241, Clermont. - _Auzb..rg._. p. 246, Augsbourg. - †_nk..rt..ra_, p. 356, Inghilterra. - †_nkl..sin_, p. 356, Inglesi. - _K..mrâi_, p. 366, Cambray. - †_strik_, p. 367, Utrecht. - _H..stings_, p. 374. Hastings. - _R..ng B..rg e Rinscb..rg_, p. 570, Regensburg. - -Centinaia di nomi si potrebbero aggiugnere all’una o all’altra classe, -ma i nuovi abbondan più ne’ paesi di lingue germaniche. - -Si avverta che abbiamo segnate con puntini (..) le vocali brevi che -mancano quasi sempre nel ms. e con una crocetta (†) l’_elif_ arabica, -la quale, secondo le vocali aggiuntevi, può suonare _a, i, o, e_ -talvolta è premessa meramente per eufonia innanzi due consonanti, come -noi usiamo l’_i_ avanti la _s_ impura. - -[730] Si vegga il cap. iij del presente libro, pag. 454, nota 2. - -[731] Edrîsi parla di soli compatriotti di Ruggiero; ma non si può -supporre esclusi i Musulmani, quando lo scrittore, e forse molti altri -collaboratori, professavan quella religione. Tutte le memorie del -XII secolo, e particolarmente il viaggio d’Ibn-Giobair, provano il -frequente passaggio di viaggiatori musulmani in Sicilia. - -[732] Come ho avvertito a pag. 455, nota 2, Edrîsi dice che, per fare -tal confronto, si prese la tavola del _tarsîm_. Quest’ultimo vocabolo -significa “fare il _rasm_” e vale, secondo i dizionarii, “vergare, -segnare per bene” e specialmente “tirar linee, listare.” Così avremmo -tavola lineata, o in altri termini, graduata. - -Ma la voce _rasm_, qual che si fosse il suo valore primitivo nella -lingua arabica, fu dal tempo di Mamûn in giù, adoperata da’ geografi -per indicare i contorni del mondo conosciuto; onde agli eruditi è parsa -mera trascrizione di όρισμας. (Cf. Lelewel, op. cit., cap. 15, tomo I, -pag. 21, e Reinaud, op. cit., Introduzione, pag. xlv.) Abbiamo in fatti -varii _Rasm el rob’ el ma’mûr_ ossia “Figura del quarto (di superficie -terrestre) abitato.” Ora egli è perfettamente conforme all’uso della -lingua arabica che si cavi da un sostantivo la seconda forma del verbo -analogo a quella radice, e gli si dia il significato di fare o produrre -la cosa designata dal nome; in guisa che _tarsîm_ vorrebbe dire -precisamente, l’atto di delineare il _rasm_, cioè la supposta figura -della terra abitata. - -Ognun vede, finalmente, che nel nostro caso i due lavori designati da -que’ due vocaboli tornavano allo stesso effetto. La tavola graduata -(sia a gradi di latitudine e longitudine, sia coi sette climi che -faceano da paralelli e con dieci suddivisioni per ciascun clima che -supplivano a’ meridiani) serviva a delinearvi il mappamondo secondo -le tavole di latitudine e longitudine compilate dagli astronomi; -e il _rasm_ era il mappamondo copiato da un esemplare ch’era stato -precedentemente costruito o corretto secondo le medesime tavole. - -[733] Che mi sia permesso questo neologismo per significare con un sol -vocabolo la linea itineraria accompagnata dalla sua direzione rispetto -ai punti cardinali. Si vegga l’errata, nel quale ho corretto così -la espressione ch’io tradussi vagamente “distanze” nella pag. 455, -spiegandola bensì nella nota 1 della pagina stessa. - -[734] Si vegga la pag. 455, nota 3. - -[735] Ho citati i codici e le loro carte geografiche, nella -Introduzione, vol. I, pag. XLIII seg. num. XX, e poi nella _Carte -comparée de la Sicile_, pag. 10. - -Il mappamondo del codice della Bodlejana (Grav. 3837-42) è delineato -in un gran foglio, e quello del ms. di Parigi (Suppl. arabe 892) sopra -uno più piccolo. Da coteste due copie manoscritte M^r Jomard trasse il -disegno, pubblicato poi da M^r Reinaud, _Géographie d’Aboulfeda_, pag. -cxx. Il Lelewel, dopo averne fatto un diligentissimo studio nel cap. -57 della sua opera ed aver copiata nella tavola Xª (n. XX, 39) del suo -atlante la figura del mappamondo, ricostruì questo in un rame ch’è il -secondo tra quelli annessi ai suoi Prolegomeni. Ei nota (op. cit., cap. -62 nel tomo I, pagina 103), tra gli altri errori di coteste immagini, -la lunghezza del Mediterraneo, molto diversa da quella che risulta dal -testo. - -[736] Lelewel, capp. 8, 9, 10 e 50, e nell’Atlante, tavole VII -e IX, figure xj e xvij. È da notare che nel mappamondo di Torino -sono raffigurati i quattro venti cardinali, i quali mancano nelle -precedenti immagini del mondo di origine latina. Del resto, la figura -del Mediterraneo e dell’Adriatico toglie ogni sospetto che questo -mappamondo possa essere stato mai cavato da carte nautiche. - -Il sagace Lelewel lo ha supposto delineato, o almeno ricopiato, nella -contea di Maurienne, poichè vi ha scoperto, non ostante gli errori, -il nome di quel piccolo paese. Si vegga la descrizione del codice -e la incisione della carta, presso Pasini, _Codices mss. Bibl. reg. -Taurinensis Athenaei_, II, 26, segg. Ritraggo di più da una lettera del -dotto bibliotecario Gaspare Gorresio, che il codice va riferito alla -fine del XII secolo, se non al principio del XIII, e che la carta fu -fatta, o per lo meno scrittovi i nomi, dalla stessa mano che copiò il -codice. - -[737] Versione francese, II, 421. - -[738] Si veggano i fac-simile, in fin del primo volume della versione -francese. Il Lelewel, op. cit., cap. 60, 246, pag. liv e 99, del -1º volume, trascrive le cifre delle latitudini e longitudini che -si trovano soltanto per 26 posizioni, una delle quali appartiene al -secondo clima e tutte le altre al primo. - -[739] Mi sembra che il Lelewei, tomo I, pag. 99, abbia compresa -l’operazione in questo stesso modo, quantunque egli fosse incatenato -dalla traduzione francese di M. Jaubert, la quale rendea così il passo -di Edrîsi: “il voulut savoir d’une manière positive les longitudes et -les latitudes et les distances respectives des points.” Ma veramente -questo passo, che si riferisce a Ruggiero, significa “volle vedere se -tornassero precisamente le linee itinerarie orientate,” come ho detto -poc’anzi nella nota 3, pagina 673 seg. - -Delle carte nautiche del medio evo ha trattato il Lelewei, op. cit., -cap. 256, tomo I, pag. lxxxij, e cap. 108, tomo II, pag. 16 seg. Egli -attribuisce ai perfezionamenti successivi di quelle, la nuova èra delle -scienze geografiche. Si vegga anche il discorso letto da M^r D’Avezac -alla Società Geografica di Parigi, intorno la proiezione delle carte. -Paris, 1863, § XI. - -Si ricordi che la prima carta conosciuta fin oggi, è quella genovese -di Pietro Visconti (1318). Ma la prima menzione dell’ago calamitato -si legge in Pietro d’Ailly e in Guyot de Provins, cioè a dire verso il -1190. - -[740] Asselin, console francese al Cairo ne’ principii del nostro -secolo, riportò una bella collezione di Mss. comperata poi dalla -Biblioteca parigina. Vien da cotesta collezione il prezioso codice -denotato con la lettera B nella versione di M^r Jaubert, in questa mia -storia e nella _Biblioteca arabo-sicula_. - -M^r Jomard, che creò poi la magnifica collezione di carte posseduta -dalla Biblioteca Parigina, fece copiare queste di Edrîsi, come si -scorge dal Reinaud, op. cit., pag. CXIX. L’industre Lelewei ne incise -egli stesso nell’op. cit., una riduzione alla decima parte (da 0,32 × -0,18 a 0,03 × 0,02). - -[741] Nella _Carte comparée_ citata dianzi, io ho messa a riscontro -la Sicilia del ms. Asselin con quella cavata da un bel ms. greco di -Tolomeo, posseduto dalla stessa Biblioteca Parigina. - -[742] Si vegga il nostro libro IV, cap. xiv, pag. 446 del 2º vol. - -[743] Mi fa pensar questo la posizione rispettiva di Messina e di -Palermo. Nella periferia dell’isola, veggiamo troppo alterata la parte -che guarda l’Affrica. Ma si rammenti che la copia è fatta ad occhio. - -[744] Si vegga Lelewel, op. cit., vol. III pag. 71 e 220, dove l’autore -esamina la descrizione con critica da maestro, ma sbaglia talvolta per -poca pratica della lingua e scrittura arabica. - -[745] Il baron de Slane, nell’articolo sopra Edrîsi, pag. 388 del -citato volume del _Journal. asiat._, riferisce il giudizio di M. Hase -ed accenna al confronto de’ nomi geografici di quelle regioni, sul -quale l’illustre ellenista faceva un lavoro, di cui v’ha qualche saggio -nella traduzione del Jaubert, II, 286 segg. - -[746] Reinaud, _Géographie d’Aboulfeda_, II, 263 segg. - -[747] Tomo II, 250 segg. della traduzione francese. Edrîsi le tolse -in parte da Ibn-Khordadbeh, il quale alla sua volta le avea raccolte -da autori più antichi. Si vegga la citata traduzione d’Ibn-Khordadbeh, -nel _Journal asiatique_ di giugno 1865, pag. 482 segg. con le note di -M. Barbier de Meynard, il quale attribuisce a mercatanti musulmani ed -ebrei questa descrizione di Roma, degna delle _Mille ed una notte_, -come ben dice l’erudito traduttore. Edrîsi lasciò indietro alcune -favole più grosse. Ma ripetè quella del Tevere foderato di rame; -l’origine della quale è un equivoco sul _flavus Tiber_, come lo nota M. -Reinaud, _Géogr. d’Aboulfeda_, pag. 310, 311 nota, poichè _sofrah_ in -arabico significa ad un tempo “giallo” ed “ottone.” - -[748] A foglio 10, recto, lin. 5 del testo mediceo. Non posso citare -altrimenti, poichè le pagine non sono numerate. I traduttori, nella -prefazione, dissero cristiano l’autore perchè nomina G. C. “il signor -Messia.” Ma una lettura alquanto più estesa delle opere di Arabi -musulmani avrebbe fatto cader subito così fatto argomento; e in ogni -modo quella espressione, usata nella corte di Ruggiero, non dovea far -maraviglia, nè potea provar punto nè poco la professione di fede dello -scrittore. - -L’errore da me citato è di copia, non di stampa, leggendosi anco nel -ms. di Parigi, Suppl. arabe 894, ch’è lo stesso sul quale fu fatta la -edizione di Roma, e pervenne, non si sa come, nelle mani dell’Abate -Renaudot e indi nella Biblioteca di Saint Germain des Près. V’ha -l’_imprimatur_ della censura di Roma e la nota di qualche passo tolto -da’ censori: per esempio, il racconto che nell’isola di Ceylan rimanea -l’orma del pie’ di Adamo. Sempre gli stessi! - -Secondo il catalogo di Assemani, n. CXI, pag. 162, la Laurenziana -possederebbe un codice del _Nozhat_, o per lo meno del compendio. Ma -il manoscritto CXI, oggi rilegato con un altro e segnato di n. 49, non -è altro che la seconda metà dell’_Agidib-el-Mekhlûkat_ di Kazwini. -Di due cose, dunque, l’una: o il catalogo di Assemani è sbagliato -in questo, come in tanti altri luoghi, o il codice fu barattato dopo -la compilazione del catalogo; cioè che lo Edrîsi scomparve e che per -surrogarlo si spezzò in due il Kazwini. Non si può metter da parte tal -sospetto, quando abbiamo certissimi i due fatti: 1º che il Suppl. 894 -di Parigi è quel desso che servì a stampar l’opera nella tipografia -medicea; e 2º che il codice passò per la biblioteca del Renaudot, sì -gradito a corte dei Gran Duchi di Toscana al suo tempo. Ognuno intende -ch’io non accuso con ciò quello illustre trapassato. Si può dare che -la corte di Toscana gli avesse regalato il codice; che gli fosse stato -prestato dal bibliotecario, ec. - -[749] Il signor Reay lavorava a così fatta edizione, come si scorge dal -rapporto di M. Mohl, nel _Journ. asiatique_ di luglio 1840, pag. 124. -Ma non se n’è più parlato. - -[750] _Description de l’Afrique_ etc, par R. Dozy et M. J. de Goeje. -Leyde, 1866, in 8º. - -[751] Si veggano gli Atti della Società geografica di Parigi in quel -tempo, e il citato articolo del baron De Slane, nel Journal Asiatique. - -[752] Reinaud, op. cit. Introduction, pag. CXX. - -[753] Sprenger, _Die Post- und Reiserouten_, già citato, pag. xvij. - -[754] Il libro di Ruggiero, per quanto io sappia, non è stato studiato -addentro se non che dal Lelewel; il quale l’ha confrontato con le opere -anteriori ed ha rifatto, com’ei potea meglio, il mappamondo e alcune -carte parziali. Non è cosa facile il citare dei passi dell’opera di -Lelewel. Si veggan pure i capitoli 54 a 68, e 246 a 254, le carte X, XI -e XII, dell’Atlante, quelle date ne’ _Prolegomeni_, l’_Epilogue_, cap. -73 segg. e tutta l’_Analyse_.... _d’Edrîsi_ nel III volume. Ritornando -su l’argomento nell’Epilogue, cap. 72, pag. 126, il signor Lelewel -indovinò felicemente gli altri elementi del mappamondo siciliano; ma -costretto, lo voglio replicare, dalla versione di M. Jaubert, a credere -che si fossero trasportate nell’abbozzo «le latitudini e longitudini» e -non già «le linee itinerarie orientate», ei non potè scoprire il merito -principale dell’opera. - -[755] Reinaud, _Géog. d’Aboulfeda_, Introduzione, pag. CXX. - -[756] Questo giudizio ch’io dètti una volta, è stato ratificato dal -Dozy, nella prefazione all’opera citata su l’Affrica e la Spagna. - -[757] Il testo latino di questa iscrizione fu pubblicato dal Fazzello, -Deca I, libro viij, cap. 1, indi dal Pirro; e, co’ testi greco ed -arabico, dal Gregorio, _Rerum Arab_., pag. 176; dal Morso, _Palermo -antico_, pag. 27 segg., e in parte poi dal Buscemi e dal Lanci. Io ho -data una lezione, com’io credo più esatta, de’ testi, accompagnata di -alcuni schiarimenti, nella _Rivista Sicula_, Palermo, vol. I, pag. 339 -segg. (maggio 1869.) - -[758] Kazwini, _Athâr el Belâd_, nella edizione del Wüstenfeld, -Zaccaria.... _Cosmographie_, II, 373; e nella mia _Bibl. arabo-sicula_, -testo, pag. 143. - -[759] Estratto della _Kharida_ di Imad-ed-dîn, nella _Bibl. -arabo-sicula_, pag. 581. Ibn-Ramadhan è indicato quivi col nome di -Abd-er-Rahmân e da Kazwini col cognome di Abu-l-Kasem, il che non prova -nulla contro la identità della persona. - -[760] Eghinardi, _Annales_, anno 806. - -[761] Testo del Wright, pag. 281 segg. Di questo squarcio ho data la -traduzione italiana, nel mio articolo su la iscrizione trilingue della -Cappella Palatina, pag. 346, 347 della citata _Rivista Sicula_. - -[762] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 617. Il Casiri, _Bibl. -arabo-hispanica_, I, 384, dando il medesimo squarcio, tradusse -erroneamente: “De instrumentis hydraulicis, ubi de cochleis ad aquas -exhauriendas.” - -[763] _Kartâs_, ossia _Annales Regum Mauritaniae_, ediz. del Tornberg, -testo, I, 151, e versione latina, pag. 200. Ho ragionata la _roba’_, -o _arrova_, come in oggi scrivono gli Spagnuoli, a 400 libbre da 400 -grammi. I dinâr di cui si tratta qui, dovrebbero esser quelli dei primi -califi almohadi, dei quali que’ che possiede il gabinetto numismatico -di Parigi pesano, su per giù, grammi 4,75, e son d’oro purissimo. Onde -tornano a un di presso a 17 lire ciascuno. Se li supponessimo dinâr -ordinarii, la somma scemerebbe a lire 1,450,000. - -Il partito di portar su una di quelle sfere per l’interno della torre, -si comprende bene riflettendo che la Giralda, come il campanile di San -Marco in Venezia, suo coetaneo e compagno, ha la scala non a gradini ma -a piani inclinati. Si vegga su questo particolare Girault de Prangey, -_Essai sur l’architecture des Arabes_. Paris 1841, pag. 105 seg. - -[764] _Cronica del sancto rey D. Fernando_, cap. 73. - -Si confronti il signor De Schack, _Poesie und Kunst der Araber in -Spanien_ etc., Berlino, 1865, II, 241, segg. dal quale traggo questa -citazione, non avendo potuto trovare il testo nelle biblioteche di -Firenze. - -[765] Cap. ij del presente libro, pag. 397 del volume. - -[766] Abate di Telese, presso Caruso, _Bibl. Sicula_, p. 279. - -[767] Cap. V del presente libro, pag. 508. - -[768] Ivi, pag. 538. - -[769] Diplomi del 23 aprile 1284, citati nella mia _Guerra del Vespro -Siciliano_, ediz. di Firenze, 1866, I, 283, nota. - -Si faccia attenzione altresì a un diploma del 6 maggio quivi citato, -nel quale è detto di una quantità di sassi lavorati (_finarrati_) pei -mangani. - -[770] Libro II, cap. ix, vol. I, pag. 399. - -[771] Cap. V del presente libro, pag. 539. - -[772] Cap. ij di questo libro, pag. 397. - -[773] Si vegga la nota 5 della pag. 611 di questo stesso volume, cap. -viij. - -[774] Si vegga il cap. v di questo libro, pag. 461. - -[775] _Turikh-el-Hokamâ_, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo, pag. -619. La famiglia era siciliana, come lo dice espressamente il Zuzeni e -come si vede dal nome del padre, Isa-ibn-Abd-el-Mon’im, giureconsulto e -poeta, del quale ci occorrerà di far parola nel capitolo seguente, tra -i poeti e i giureconsulti. Secondo la notizia biografica che abbiamo -nella _Biblioteca_ citata, pag. 586-587, questo Isa visse nella prima -metà del secolo. - -[776] Falcando, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 481, narra che il -cancelliere Stefano, aspettando la congiunzione di corpi celesti che -gli astrologhi cercavan favorevole a lui, differì la mossa da Palermo -alla volta di qualche altra fortezza. - -[777] Il ms. latino 7316 della Biblioteca di Parigi, che comincia -con l’_Introductorium Albumazar_, ha un opuscolo di cento brevissime -proposizioni con questo titolo: “Domino manfrido inclito regi Sicilie, -Stephanus de Messana hos flores de secretis astrologie divi ermetis -transtulit.” Comincia a fog. 152 verso e finisce a fog. 154, recto di -questo buon codice latino di mano francese del XV secolo, posseduto un -tempo da Francesco II. - -Il gran credito di Hermes trismegisto si può argomentare da’ libri che -gli attribuiscono gli Arabi, presso Hagi-Khalfa, edizione di Fluegel, -N^i 6177, 6257, 6259, 7733, 7873, 9197, 9815, 9831, 10523, 10620, ec. -ec. - -[778] Il Mongitore, _Bibliotheca Sicula_, pag. 314, citò un Codice di -quest’opera posseduto dalla Biblioteca di sant’Antonio in Venezia, -quello appunto di cui il Tomasini (_Bibliothecæ venetæ, Mss._, pag. -5) dà il titolo: “Tabulae Toletanae Joannis de Sicilia super Canonibus -Arzachelis.” - -Io ne ho visti due altri nella Biblioteca parigina e sono segnati -Mss. Latins, Ancien Fonds, 7281 e 7406. Il primo de’ quali torna al -XV secolo, ed è intitolato: “Exposicio Jo. De Sicilia supra canones -Arzachelis, facta Parisius (sic) anno Christi 1290,” com’io lessi con -l’aiuto dell’illustre M. Gerard. L’altro del XIII o XIV secolo ha per -titolo, “Canones in tabulas toletanas quos exposuit Joannes de Silicia -(sic) 1290.” E sul bel principio occorrono i metodi della riduzione -degli anni dell’egira a quei dell’èra volgare, della bizantina, etc. - -[779] Del primo di cotesti astrolabii ho trattato nella Introduzione -alla presente Storia, tomo I, pag. XXV, XXVI. Sul secondo si -vegga Sédillot, _Matériaux pour servir à l’histoire des sciences -mathematiques_ etc. Paris 1815 (1819?) in 8º pag. 347. Questo -astrolabio del XII secolo, trovato nella cittadella di Aleppo, -fu descritto dall’illustre orientalista R. Dorn dell’Accademia di -Pietroburgo, il quale lo credette siciliano, per cagion de’ caratteri -magbrebini. Ma il Sédillot non giudica sufficiente tal prova, e mi par -abbia ragione. - -[780] Capitolo IX di questo libro, pag. 641. - -[781] Huillard-Bréholles, op. cit., Introduction, pag. DXXVI, seg. - -[782] _Opuscoli di Leonardo Pisano_, pubblicati dal principe -Baldassarre Boncompagni, 2ª edizione. Firenze, 1836, in 8º, pag. 55. - -L’erudito signor Huillard-Bréholles, nella Introduzione, op. cit., -pagina DXXXV, ha sostenuto con buone ragioni che la data del 1225 sia -quivi sbagliata e che le si debba forse sostituire 1230. - -[783] Opuscoli citati, pag. 2, 17. - -[784] Opus. cit., pag. 114. - -[785] Opus. cit., pag. 44. - -[786] Opus. cit., pag. 20. - -[787] Il monaco Filagato, contemporaneo di Ruggiero ed autore di alcune -delle omelie che si attribuirono a Teofane Cerameo, ha in alcuni mss. -il titolo di filosofo, come notammo nel libro Iº di questa istoria, -vol. I, pagina 488. In un diploma greco del 1172 ed in uno latino del -1173, nel Tabulario della Cappella palatina di Palermo, pag. 30 e 33, -è citato Giovanni, _filosofo_ e prefetto della Cappella. Su questa -dignità ecclesiastica si vegga il glossario latino del Ducange. - -[788] Diplomi del 1221 e del 1210, presso Huillard-Bréholles, _Historia -Diplomatica_, vol. II, 185, e V, 720. - -Il nome preciso di maestro Giovanni di Sicilia è preposto ad un -trattato latino di stile epistolare, il quale, con altri opuscoli -somiglianti, si ritrova nel codice di Parigi, Fonds saint Germain, -1450, scrittura, come parmi del XIV secolo. Questo trattato prende 12 -fogli, dal 3 recto, dove si legge “Incipit rectorica magistri Joannis -de Sicilia in arte dictandi” infino al 14 verso, dove incomincia -un’altra “Summa dictaminis.... composita per magistrum _Laurentium -de Aquilegia_ lombardum, juxta stilum romane curie et consuetudinem -modernorum.” Segue la “Summa Britonis”, opuscolo dello stesso genere. -Meglio che le due ultime terze parti del volume sono occupate da un -dizionario latino etimologico, nel quale è soscritto _Petrus Thibodi_, -monaco in Parigi, con la data del 1298. Forse questo segretario latino -maestro Giovanni di Sicilia, visse anch’egli allo scorcio del secolo ed -è pertanto diverso dal filosofo di Federigo II. - -[789] Diploma dato di Sarzana il 15 dicembre 1239, presso Bréholles, -op. cit. V, 556. - -[790] Diplomi del 6 e 10 febbraio 1240, op. cit., V, 727, 745. - -[791] Diploma del 12 febbraio 1240, op. cit., V, 750-751. - -[792] Si riscontrino gli aneddoti di cotesti astrologhi di Federigo, -nella cronaca vicentina del Godi, presso Muratori, _Rer. Ital._, VIII, -83 e in quella di Rolandino, vol. cit., 228, dove è nominato maestro -Teodoro; e notisi infine ciò che ne dice in generale frate Francesco -Pipino, Muratori, op. cit., IX, 660. - -[793] Si veggano i versi latini citati dal Bréholles, Introduction, p. -DXXXI seguente. - -[794] Il prologo d’una traduzione francese del notissimo _Libro di -Sidrac_ dice che “un homme d’Antioche qui ot non Codre le philosophe” -intimo di Federigo, procacciò e mandò ad Obert, patriarca d’Antiochia, -la traduzione latina di quel libro, fatta da un frate palermitano per -nome Ruggiero, che l’imperatore avea mandato apposta a Tunis, sapendo -che quel re possedesse il testo arabico. M^r Huillard-Bréholles, dalla -cui Introduzione tolgo questa notizia (pag. DXXIX), non la crede -apocrifa, com’altri ha pensato e riconosce nell’_Obert_, Alberto -patriarca d’Antiochia, e nel Codre il nostro Teodoro. Le quali -correzioni mi sembrano ottime. Chiunque ha pratica di paleografia -latina, sa quanto spesso si confonda la _t_ con la _c_. E lo -scorciamento di _Theodoros_ in _Todros_ è comunissimo in Oriente, come -ognun sa. - -Il nome dell’Imperatore comparisce anco in una traduzione latina -del “liber novem judicum, quem misit Soldanus Babiloniae Friderico -imperatori” di che nel _Catalogue Mss. Angliae_, II, 346, n. 8509, -citato dello Steinschneider nel _Giornale della Società orientale di -Germania_, tomo XXIV, parte III (1870), p. 387. Probabilmente i “Sette -Savii” divennero “Nove Giudici” pel doppio significato della voce -arabica _hakim_ e il facilissimo scambio de’ vocaboli sette e nove -nella scrittura neskhi. - -[795] Salimbeni, _Chronica_, Parma, 1857, p. 168, 169. - -[796] Si vegga Perles, _Rabbi Salomo_, etc. Breslau, 1863, citato dallo -Steinschneider, _Hebräische Bibliogr._, n. 39, pag. 64. - -[797] Si vegga il capitolo precedente, pag. 641 di questo volume. Il -Bréholles, op. cit. Introduction, pag. CXCIII, segg. dà i particolari: -gli animali messi in mostra a Ravenna il 1234, in Alsazia il 1235; -l’elefante donato alla città di Cremona etc. - -[798] Op. cit. Introduzione, pag. DXXIV, e tomo IV, 384 seg., dove si -citano i Mss. di Bruges e di Pommersfeld. Si aggiunga quello della -Laurenziana, Plut. XIII, sin., cod. 9, proveniente dalla Bibl. di -Santa Croce (catalogo del Baudini, IV, pag. 109). Questo bel codice -di pergamena, in foglio, è intitolato: “Aristotelis de Animalibus, -interprete Michaele Scoto” e si compone di tre opere diverse: - -1. “De animalibus” tradotto dall’arabico in latino per maestro Michele -(Scoto) in _Tellecto_, del quale fu finita la copia il 24 sett. 1266 -(fol. 56, recto). - -2. Lo stesso, col nome intero di Michele Scoto, principia: “Frederice -domine mundi” etc. come nel catalogo del Bandini e in fine vi si legge -“expletus est per magistr. Henrigum colloniensem etc. apud _Messinam -civitatem Apulee_, ubi dominus Imperator eidem magistro hunc librum -premissum _commendavit_ anno 1232,” finita la copia il 14 novembre 1266 -(fol. 38, recto). - -3. “De partibus animalium” tradotta anche da Michele Scoto. Secondo il -catalogo, la traduzione sarebbe stata fatta sul testo greco; ma ciò non -si legge nel codice, il quale è scritto della stessa mano, con maggior -fretta che nelle due prime parti. È da accettare per cagione della -data, la correzione del Bréholles, che sostituisce Melfi a Messina. - -Michele Scoto fu celebre in Italia per tutto il secolo XIII, come si -scorge dal Salimbeni, _Chronica_, pag. 169. - -[799] Si vegga Steinschneider, _Hebräische Bibliographie_, n. 39, -(maggio 1864) pag. 65, nota 7. - -[800] Bréholles, op. cit., pag. DXXV. - -[801] Op. cit., pag. DXXXVI. - -[802] Op. cit., pag. DXXXVII. - -[803] Wolf, tom. IV, p. 861, citato dallo Steinschneider, nell’opuscolo -di cui si è detto poc’anzi. - -[804] Codice della Biblioteca di Modena, citato dal Tiraboschi, tomo -IV, parte II, pag. 342. La versione italiana manoscritta (XV secolo) -che possiede la Biblioteca nazionale di Firenze, non ha nome d’autore, -nè di traduttore. - -[805] Su la parte ch’ebbero i Giudei in questo celebre insegnamento, -si vegga il Carmoly, _Histoire des Médecins juifs_, Bruxelles, 1844, -in 8º, tomo I, § XXIII, e il De Renzi, _Collectio Salernitana_, Napoli, -1852, tomo I, pag. 106, 119, et passim ed anco ne’ tomi II, III, IV. - -[806] De Renzi, op. cit., III, 328. - -[807] Ibn-Giobair, da noi citato nel cap. v, di questo libro, pag. 534 -del volume. - -[808] Mi riferisco pei particolari e per le citazioni, al Bréholles, -op. cit., Introduction, pag. DXXXVIII, DXXXIX. - -[809] Articolo di M^r Cherbonneau, nel Journal asiatique di maggio -1856, pag. 489, nel quale si dà ragguaglio d’una raccolta di biografie -musulmane del XIII secolo, per Ahmed-Gabrini. L’Autore dice che -Taki-ed-dîn fu benaccolto da _El-ibratur_, re cristiano dell’isola; la -qual voce va corretta di certo _imbiratûr_, e forse designa Manfredi, -come pensa l’erudito Mr De Freméry, l. c. - -[810] Mss. Latins, 6912. Ho cavate le notizie su l’origine di questa -versione, dall’opera stessa, vol. I, fog. 1, 2, e vol. V, fog. 189 -verso, e n’ho dato ragguaglio nella mia _Guerra del Vespro Siciliano_, -edizione del 1866, I, 81, 82, in nota. Il codice fu copiato in Napoli -(vol. V, ult. pag.) da Angelo de Marchla. - -[811] La tavola delle malattie e de’ membri del corpo umano, tomo -V, fog. 86, segg. è scritta a due colonne, col titolo di _Sinonimum_ -nell’una, e di _Expositum_ nell’altra; nella prima delle quali colonne -si legge il vocabolo tecnico arabico o greco, nella seconda il latino. - -La _Tabula medicinarum_ corre dal fog. 90 verso al 134 del medesimo -volume, anco a due colonne: per esempio “Alebros = Agnus castus;” -Alhon = Rosa fetens etc,” ma alcuni quaderni mal rilegati guastan qui -l’ordine alfabetico. Poi v’ha, dal fog. 190 recto, una descrizione de’ -semplici, condotta anco nell’ordine dell’alfabeto arabico, della quale -parmi bene dare il seguente articolo, che piacerà forse ai botanici. - -RUBEA TINCTORIS. Arabice appellatur _fuatelsabg_ (Fuwwat-es-sabgh, -a nostro modo di trascrivere) et est quedam herba, cujus radix est -rubea, qua utuntur tinctores ad tingendum rubeum; et ideo dicitur rubea -tinctoris: et ista herba expanditur et suspenditur cum arboribus; et -virgulta ejus sunt quadrata, alba et subtilia, nodulosa et in quolibet -nodulo sunt octofolia aut sex, aut quatuor, aspera, parva, similia -foliis ysopi montani. Capud (_sic_) ipsorum est acutum et in ipsis -nodulis est flos parvus, citrinus, declinans ad albedinem et in loco -floris egreditur granus similis coriandro; et radice ejus est utendum -(vol. V, fog. 207). - -Hadoshaon, hadoydodayon, Rubea tinctoris (fog. 100, recto). - -[812] Cap. iij di questo libro, pag. 441, nota 1. - -[813] Cap. citato, pag. 453. - -[814] _Arrighetto, ovvero Trattato contro all’avversità della Fortuna_, -Firenze, 1730. Quivi (lib. IV, pag. 38) è posto in bocca della -filosofia questo distico: - - _Et mihi sicaneos, ubi nostra palatia, muros,_ - _Sic stat propositum mentis, adire libet._ - -Ma gli antichi traduttori italiani pensaron bene di scrivere Parigi in -luogo di Sicilia; come si vede nella edizione citata, pag. 76 e nella -variante di un codice della Riccardiana, che ha data il Milanesi nella -edizione del 1864 (_Il Boezio e l’Arrighetto_), pag. 341. - -Il Mebus, nella vita di Ambrogio Traversali, _Epistolæ_ etc., Firenze, -1759, in foglio, sostiene con ottime ragioni che il carme di Arrigo da -Settimello fu scritto nel 1193. - -[815] Ibn-el-Giuzi, da noi citato nel capitolo precedente, pag. 615. - -[816] Si vegga la cronica del Salimbeni, il quale lo chiama (pag. -3) “pestifer et maledictus, schismaticus, haereticus et epicureus, -corrumpens universam terram”; e altrove (p. 168) gli attribuisce -come bestemmia lo scherzo: che Dio non avrebbe lodata tanto la Terra -Promessa, s’egli avesse vista Terra Di Lavoro, Calabria, Sicilia e -Puglia. Il tedesco frate Alberico (_Chronicon_, Hannover 1868), gli -appone il detto che “Tres _Baratores_ seu _guittatores_ fuerunt in -mundo”, cioè Moisè, Cristo e Maometto. Racconta poi che Federico, -vedendo un Sacerdote portare l’eucaristia, sclamò “Heu me, quamdiu -durabit _truffa_ ista!” La sentenza dei tre “trufatores” è citata anco -nella vita di Gregorio IX, presso Muratori, _Rerum Italic._, tomo III, -parte I, 585. E questa frase ha dato origine al supposto che Federigo -abbia scritto il famoso e incertissimo libro “De tribus impostoribus.” - -[817] Ms. della Bodlejana, Hunt, 534, n. cccclxvj del Catalogo arabico, -dove è sbagliato il nome del principe, autore de’ quesiti. Io ho dato -un esteso ragguaglio di questo opuscolo, nel _Journal asiatique_ del -1853, février-mars, pag. 240, segg. ed ho ristampati alcuni brani -del testo nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 573, segg. Mi riferisco al -lavoro del _Journ. asiat._ per le prove e pe’ riscontri delle date e -de’ nomi. - -Secondo gli autori citati, Ibn-Sab’în nacque a Murcia il 614 (1217-18) -e morì alla Mecca il 660 (1271). Il califo almohade Rascîd, regnò dal -1232 al 1242. - -[818] La biografia di questo filosofo musulmano si ricava da -Ibn-Khaldûn, Makkari, ed Abu-l-Mehâsin, da me citati nel _Journ. -Asiat._ Ibn-el-Khatib, citato dal Makkari, fa menzione di cotesti -Quesiti Siciliani, che i dotti _Rûm_ aveano mandati per confondere i -Musulmani e che furono sì felicemente risoluti dal giovane Ibn-Sab’în. -Dopo la pubblicazione dell’articolo, l’erudito M. Charbonneau, -professore ad Algeri, mandommi un’altra biografia d’Ibn-Sab’în, -estratta dal libro di Gabrini (si vegga qui innanzi a pag. 698, nota -2) suo contemporaneo, la quale non contiene nulla di nuovo per noi, -essendo stata copiata negli scritti degli autori più moderni che mi -eran prima venuti alle mani. - -[819] Makkari, edizione di Leyda, I, 594; e nella _Bibl. arabo-sicula_, -testo, pag. 574 in nota. Si veggano gli Schiarimenti che io dètti a -questo proposito nel citato articolo del _Journal asiatique_. - -[820] Il nostro professore Fausto Lasinio, notò questo passo in -un codice ebraico alla Laurenziana e ne mandò copia al dottore -Steinschneider; il quale l’ha pubblicato, con eruditi comenti, nella -_Hebräische Bibliographie_, n. 39 (maggio 1864), pag. 62, segg.; ed -ha aggiunto nel n. 42 (novembre 1864), pag. 136, un passo di altro ms. -ebraico, nel quale si fa parola di un abboccamento ch’ebbe Federigo con -Samuele-ibn-Tibbon, traduttore ebraico della “Guida.” - -[821] Steinschneider, op. cit., n. 39, pag. 65. - -[822] _Anonymi_, etc. (Niccolò de Jamsilla) presso Caruso, _Bibl. -Sicula_, pag. 678. - -[823] Mi basti citare per l’unico testo delle due epistole, l’_Historia -Diplomatica_ etc. del Bréholles, IV, 383, segg. dove si leggono le -varianti delle edizioni fattene un tempo nelle Epistole di Pietro -della Vigna e nella collezione del Martène. La data della epistola di -Federigo torna a un dipresso al 1230. L’argomento degli opuscoli è -spiegato nel testo, con le parole _in sermonialibus et mathematicis -disciplinis_, delle quali ho resa la seconda _cosmografia_, poichè -trattasi, secondo l’opinione del Jourdain, de’ libri della Fisica e -delle Meteore d’Aristotile e fors’anco dell’Almagesto di Tolomeo. Si -confronti il Bréholles, op. cit., IV, 384, nota e Introduzione, pagina -DXXVI. - -[824] Bréholles, l. c. - -[825] Il codice del convento di Santa Croce di Firenze, passato alla -Laurenziana e segnato Plut., XXVII, dext. n. 9, contiene, tra gli -altri opuscoli, uno intitolato (fog. 476 o piuttosto 353) “Incipit -liber magnorum ethicorum aristotelis, translatus de greco in latinum -a magistro bartholomeo de Messini, in curia illustrissimi maynfridi, -serenissimi regis sicilie, scientie amatoris, de mandato suo.” Si vegga -anco il catalogo del Bandini, IV, 689, nel quale è notato che la stessa -versione, mutila però e senza nome, si trova nell’altro codice di -Santa Croce Plut. XIII, sin., cod. VI, n. 6, notato in catalogo a pag. -106, del medesimo volume. Il qual codice è composto tutto di opuscoli -d’Aristotile; ma non me n’è occorso alcuno che si riferisca al tempo e -al paese di cui trattiamo. - -Il Tiraboschi, _Storia della Letteratura Italiana_, tomo IV, parte -II, lib. III, cap. 1, § 1, p. 341, oltre il primo de’ suddetti mss. di -Santa Croce, ne cita uno della Biblioteca di san Salvatore a Bologna. - -[826] Renan, _Averroès_, partie II, chap. II, § 3. - -[827] Carmoly, _Histoire des médecins Juifs_ etc., Bruxelles 1841, § -lx; Steinschneider, _Hebräische Bibliographie_, n. 39, (1864) pag. -63, 64; Renan, _Averroès_, partie II, chap. 4, § iv. Si confronti -Bréholles, op. cit., Introduction, pag. DXXVI. - -[828] Wolf, De Rossi, e Krafft, citati dal Bréholles, nella stessa -Introduzione, pag. DXXVII. - -[829] Si confronti il Bréholles, op. cit. Introduz., pag. DXXXIX. - -Sul testo greco delle Costituzioni di Federigo, si vegga la medesima -opera, IV, 1, 2. - -[830] Bréholles, op. cit. Introd., p. DXLI, DXLII. - -[831] Il Salimbeni, _Chronicon_, pag. 166, dice in generale ch’ei parlò -molte e varie lingue; Ricordano Malespini, cap. 170 scrive: “E seppe la -nostra lingua latina e il nostro volgare e tedesco, francesco, e greco -e saracinesco; e di tutte vertudi copioso, largo e cortese, ec.” - -[832] Bréholles, op. cit. Introd., pag. DXL, DXLI. - -[833] Salimbeni, op. cit., pag. 166. - -[834] Salimbeni, loc. cit., fa vedere chiaramente quanta ammirazione ei -sentì conversando con quest’empio. Si confronti ciò ch’ei dice a pag. -170. - -[835] Su i monumenti, si vegga il Bréholles, op. cit. Introd., pag. -CXLVI, segg. - -[836] Non occorre citazione pe’ fatti di Giovanni il Moro. Le -concessioni papali a suo favore, si veggano nel Registro d’Innocenzo -IV, lib. XII, n. 284, 327, citato da M. De Cherrier, _Histoire de la -lutte des papes_, etc., vol. III, 19, della seconda edizione. - -[837] Squarcio d’una epistola del 1229, dato da Matteo Paris, presso -Bréholles, op. cit., III, 140, in nota. - -[838] Matteo Paris, citato da Bréholles, op. cit. Introduct., pag. -CXCII, CXCIII. A pag. DXLV, si cita un diploma, nel quale l’imperatore -ordina di scritturare per la corte un valente ballerino saraceno, a -quel ch’e’ pare, di Spagna. - -[839] Epistole del 17 luglio 1245 e 23 maggio 1246, presso Bréholles, -op. cit., VI, 325, 427. Si veggano le memorie contemporanee, citate -dallo stesso autore. Introd., pag. CLXXXIX. - -[840] Le citazioni son date dal Bréholles, op. cit. Introd., pag. CXC, -CXCI. La prima, ch’è cavata dalla _Historia Diplomatica_, V, 486, prova -che quelle donne vestivano alla musulmana. - -[841] Si vegga la citazione nel Capitolo precedente a pag. 641 di -questo volume, nota 8. - -[842] Diploma del 28 novembre 1239, presso Bréholles, op. cit., V, 535. - -[843] Presso Gregorio, _Rerum Arabicar_., pag. 178. - -Si vegga intorno a cotesta iscrizione il cap. vij del presente libro, -pag. 589, nota 1. - -[844] ’Imâd-ed-dîn, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 603; -Ibn-Khallikân, op. cit., pag. 630 e nella edizione del baron De Slane, -I, 724 e III, 106 della versione inglese; Abulfeda, _Annali_, op. cit., -pag. 418 e III, 628 della edizione di Reiske; Taki-ed-dîn-el-Fasi, op. -cit., pag. 659; Makrizi, op. cit., 665; Soiuti, op. cit., 671. - -Si confrontino coi testi le notizie ch’io, prima di stamparli, avea -date nella versione italiana del _Solwân-el-Motâ’_, Firenze, 1851, -Introduzione, pag. XVIII segg. e nella versione inglese, Londra, 1852, -vol. I, 20 segg. - -[845] Imâd-ed-dîn lo chiama Abu-Abd-Allah, e il Soiuti, Abu-Gia’far. - -Non giova notare le varianti de’ titoli onorifici, che son molte. - -Io non ho argomenti da credere che il disparere su la patria sia nato -dalla diversità di coteste appellazioni secondarie, anzi tengo fuor di -dubbio che l’autore di tutte le opere sia stato un solo. E ciò si vedrà -chiaramente nel seguito del presente capitolo. - -[846] Si vegga il Capitolo precedente, pag. 665 di questo volume. - -[847] Codice arabico, n. MDXXX, del British Museum, nel catalogo di -M. Riew, pag. 695. II Ms. porta la data del 759 dell’egira (1358), -appartiene alla prima edizione e contiene il catalogo delle opere -dell’autore. - -[848] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 660, 661. - -[849] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 692. Lascio in dubbio la -città, perchè non ho trovato il nome di questo Sefi-ed-dîn nelle -biografie degli uomini notevoli di Aleppo, il _Kheir-el-biscer_ è stato -autografato al Cairo dal Castelli, con la data del primo dell’anno 1280 -(18 giugno 1863). Il testo, comunicato dall’autore il 566 ad un primo -_rawi_, comparisce trasmesso da questi il 588. Vi manca affatto la -dedica a Sefi-ed-dîn. - -[850] Chiamano gli Arabi così la più oscura stella dell’Orsa Maggiore. - -[851] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 688. - -[852] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 671. Il Soiuti dice -positivamente che Ibn-Zafer compose il contento in quella medresa. -L’autore lo chiama: “Il primo e più eccellente de’ suoi libri.” - -[853] Op. cit., pag. 686, segg. Si confronti la versione italiana del -Solwân, pag. 216, 217 e l’inglese, I, 115, segg. - -[854] Valga per tutte le autorità Ibn-el-Athîr, anno 549, ediz. -Tornberg, XI, 130, segg. - -[855] Si vegga il testo nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 681, segg. -e nella edizione di Tunisi, pag. 1, segg. Si riscontri la versione -italiana, pag. 1, segg. - -L’anno della dedica ad Abu-l-Kâsim è notato da Ibn-Khallikân. - -[856] Testo di Tunis, pag. 2, linea 7. - -[857] Nelle biblioteche d’Europa, per quanto io ne abbia ritratto, -abbiamo cinque codici della prima e circa diciassette della seconda -edizione, ed anco in uno di quei cinque, il principio, supplito d’altra -mano, appartiene alla seconda edizione. - -Il Makrizi, _Bibl_., pag. 667, fa menzione d’una copia del Solwân -legata dall’autore stesso al ribât del califo alla Mecca, la quale, -dalla descrizione che se ne fa, apparteneva alla prima edizione. Par -che v’accenni anco Hagi-Khalfa, là dove ei dice che l’autore aggiunse -poi due quaderni al Solwân. Io credo, al contrario, ch’ei ne tolse -nella seconda edizione, la cui prefazione è molto più breve; talchè il -bibliografo ha scambiato il posto delle due edizioni. - -[858] Nel testo d’Ibn-Khallikân seguito dal Wüstenfeld, e in Makrizi, -in vece di “nè bello in viso,” si legge “se non che era bello in viso.” - -[859] Così l’autore, _Bibl. arabo-sicula_, pag. 688. - -[860] Soiuti, pag. 671, lo chiama Gran Comento, senza il titolo -speciale di Sorgente. Così anco Hagi-Khalfa, pag. 701, della _Bibl. -arabo-sicula_. - -[861] Questo codice è serbato nella Biblioteca di Parigi, _Ancien -Fonds_, 248. È il secondo volume dell’opera, e corre dalla sura III, -v. 86, alla fine della sura VI. Il comento non è fatto a verso a verso, -ma prende un tratto del testo e indica le varianti; spiega poi le voci -o modi di dire che lo richieggano. Seguono le osservazioni filologiche -e grammaticali; indi la erudizione storica, tolta dalle tradizioni del -Profeta e dalle leggende degli antichi Arabi, e infine i corollarii -legali, ove occorrono. - -[862] _Bibl_., pag. 688 e più correttamente secondo il Makrizi, nella -pag. 668, linea 3. - -[863] _Bibl_., pag. 684, 666, 671. - -[864] _Bibl_., pag. 666, 671. - -[865] _Bibl_., pag. 666. - -[866] Taki-ed-dîn, _Bibl_., pag. 659, 660 e Makrizi, pag. 667. - -[867] Così nel catalogo autentico, _Bibl_., pag. 689, 666. Si confronti -coll’altro _Mosanni_, notato nella prefazione alla seconda edizione del -Solwân, _Bibl_., pag. 684. Ma avvertasi che i primi due vocaboli del -titolo son diversi in alcuni Mss. ed anco nella edizione tunisina del -Solwân, pag. 3, ultima linea. - -Il titolo confronta in entrambe al par che il subbietto. Si vegga -la mia versione italiana, _Introduzione_, pag. XXXIV, XXXVI e 3, 4. -Correggendo gli or citati luoghi della Introduzione, io ritengo unica -Opera le due quivi notate ai n^i 3 e 21 del catalogo. La _Ma’ona_, -citata a pag. 684 del testo e 3, 4, della versione, è senza dubbio la -compilazione di dritto malekita del celebre dottore, il cadi ’Jiâdh, -notata nella continuazione di Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, tomo VI, -pag. 651, n. 149, e più correttamente nell’abbozzo di catalogo de’ -Mss. arabi della Lucchesiana di Girgenti, ch’io detti in litografia -nel 1869, n. XV. Circa l’_Iscraf_, io credo che tra le varie opere -designate con questo titolo da Hagi-Khalfa, Ibn-Zafer volle dir di -quella d’Ibn-Mondsir-en-Nisaburi, edizione Fluegel, I, 318, n. 783. - -[868] _Bibl_., pag. 690, 671. - -[869] Questa notizia è riferita da Katifi, pag. 660. Il Fasi a pag. 661 -dice parergli verosimile che sia accaduto qualche scambio di nome. - -[870] _Bibl_., pag 689, dove si vegga una variante ed a pag. 666, dov’è -l’altra che ho preferita. - -[871] _Bibl_., pag. 689. - -[872] _Bibl_., pag. 689, 671, 705 e soprattutto a pag. 666, dov’è il -testo di Makrizi. - -[873] _Bibl._, pag. 690 e 666, dove è da trasporre nella linea 17 i -cinque vocaboli intermedii della linea 15. - -[874] _Bibl._, pag. 666. - -[875] _Bibl._, pag. 690, 666. - -[876] _Bibl._, pag. 690, 666. - -[877] _Bibl._, pag. 690, 666. - -[878] _Bibl._, pag. 690, e meglio a pag. 666. Quest’opera manca nel -catalogo autentico del Ms. 1530 del British Museum, come si legge nel -catalogo di M. Riew, pag. 695. - -[879] _Bibl._, pag. 689, 630, 666, 671, 701; ed a pag. 692 il principio -del testo, secondo il Ms. di Parigi, _Suppl. arab._, 586, del codice -del 724 dell’egira. Si vegga anco la nota del baron De Slane, nella -versione inglese d’Ibn-Khallikân, tomo III, pag. 107, nota 2. - -[880] Mi sovviene, tra le altre, una citazione d’Ibn-Abi-Dinâr. - -[881] Citata qui innanzi a pag. 718, nota 1. - -[882] _Bibl._, pag. 700. - -[883] _Bibl._, pag. 630, 666, 671, 700, 706; ed a pag. 690, il -principio del libro secondo i due Mss. di Parigi. _Suppl. Arabe_, n^i -678, 679. - -Si vegga anco la citata versione inglese d’Ibn-Khallikân, pel baron De -Slane, tomo III, pag. 107, nota 3. - -[884] _Bibl._, pag. 680, 605. Si vegga anche Casiri, _Bibl. -arabo-hisp._, II, pag. 156, n. 1697. La biblioteca di Gotha ha un -esemplare del _Dorer-el-Karer_, come ha letto il dott. Moeller, nel -catalogo, pag. 14, n. 72, traducendo il titolo: _Margaritæ Frigidæ_. - -[885] _Bibl._, pag. 690, 666, 671. - -[886] Ibn-Khallikân e Makrizi, ne’ luoghi citati. - -[887] _Bibl._, pag. 667. - -[888] _Bibl._, pag. 666. Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, I, 307, n. 760, -attribuisce ad altri un libro che porta il medesimo titolo. - -[889] Libro IV, cap. xiv, a pag. 495 del secondo volume. - -[890] _Bibl._, pag. 689. - -[891] Ibid. ed a pag. 666. Il Soiuti, pag. 671, scrive il titolo -_Et-tankib_, che vale lo stesso e dà col titolo di _El-Mitwal_ (Le -redini) un altro comento che tornerebbe al precedente. Si legge anche -_Et-tankib_ in Hagi-Khalfa, pag. 706. Ibn-Khallikân fa menzione di un -“Comento delle Tornate” e di glose marginali della _Dorret-el-Ghawwâs_, -i quali due libri, al suo dire, compongono due Comenti, grande e -piccolo. Accenna anco a due comenti il Makrizi. Qual che sia la forma, -il comento d’Ibn-Zafer fu adoperato dallo Scerisci, come si legge nella -prefazione di M. De Sacy, Hariri, seconda edizione, Parigi, 1847, tomo -I, pag. 5. - -[892] _Bibl._, pag. 689, 630, 666, 671, 702. Il testo della _Dorret_ è -stato pubblicato dal sig. Thorbecke, Lipsia, 1871. - -[893] _Bibl._, pag. 689, 666, 671. - -[894] _Bibl._, pag. 666, 671, 699. - -[895] Freytag, _Proverbia Arabum_, vol. III, parte 2ª, pag. 188, n. 26, -dove si corregga il nome dell’autore. - -[896] Nel cap. IV, § ix, del Solwân. È la novella del Mugnaio e -l’Asino, Notti 387, 388, nella edizione di Bulak, I, 569, 570, e nella -versione inglese del Lane, 1ª edizione, II, 582. - -[897] Si veggano le due prefazioni nella _Bibl. arabo-sicula_, a pag. -681, segg., e 686, segg. e nelle versioni italiana ed inglese, II ec. - -[898] _Kitâb-el-Fihrist_, testo, Lipsia, 1871, pag. 304. - -[899] Hagi-Khalfa, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 703, e nella -edizione di Fluegel, III, 611, n. 7227, cita la parafrasi in versi che -ne compilò nel XIV secolo Tag-ed-dîn-Abu-Abd-Allah-es-Singiâri; e dice -esserne state fatte varie traduzioni, delle quali poi cita soltanto una -molto libera in persiano, intitolata “Giardini dei re” ec. Nella copia -stampata dal Fluegel si aggiugne una traduzione turca di Khalil-Zadeh, -scritta nella prima metà del XVIII secolo. - -La bibliografia de’ Mss. che abbiamo in Europa, si vegga nella versione -italiana, Introduzione, pag. LXV, segg. e nell’inglese, I, 93, segg. -Si aggiungano: il Ms. parigino, _Ancien Fonds_, 374, che parmi del XVI -o XVII secolo ed appartiene alla prima edizione; il Ms. di Monaco, n. -608, del catalogo del sig. Aumer, pag. 266; e i due Mss. del British -Museum, n^i 1444 e 1330, del catalogo di M. Riew, che son l’uno della -seconda e l’altro della prima edizione. - -[900] Si vegga la raccolta di Mohammed-ibn-Ali, Ms. MC del British -Museum, nel catalogo di M. Riew, pag. 302. - -[901] Tra gli altri, l’autore del _Giâmi’-el-Fonûn_, compilazione -enciclopedica, Ms. di Parigi, _Ancien Fonds_, pag. 377. - -[902] _Bibl._, pag. 605. - -[903] Ossia “figliuolo di quel da Begia.” Si ricordano cinque luoghi di -tal nome, due de’ quali in Affrica ed un altro in Portogallo (Beja). - -[904] Dsehebi, Ms. di Parigi, _Ancien Fonds_, 753, fog. 100 verso. - -[905] Soiuti, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 623. - -[906] Si confronti Dsehebi, op. cit., fog. 171 recto, con Hagi-Khalfa, -nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 702 e nella edizione di Fluegel, III, -498, n. 6633, dove il nome è intervertito: Abu-Iehia-Zakaria. - -[907] Biografia di tradizionisti, per -Iehia-ibn-Ahmed-en-Nefzi-el-Himiari, detto Es-serrâg, Ms. della -Biblioteca di Parigi, _Ancien Fonds_, 382, fog. 77 verso, nella vita -di Omar-el-’Abderi, che nacque il 694. Stanno due tradizionisti tra -lui e il siciliano, e però par che questi sia vivuto al principio del -decimoterzo secolo. - -[908] Makrizi, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 663. - -[909] Makrizi, op. cit., pag. 668. - -[910] Makrizi, loc. cit. - -[911] Makrizi, op. cit., pag. 665. Nel Dizionario di Hagi-Khalfa, -edizione Fluegel, II, 440, n. 3655, e conseguentemente nella -_Bibl. arabo-sicula_, pag. 701, la parte del nome che si legge -Ibn-Mohammed-es-Sikilli va corretta, Ibn-es-Sikilli, secondo il Ms. di -Parigi, _Ancien Fonds_, 875. - -[912] Dsehebi, _Anbâ-en-nohat_, nell’op. cit., pag 645. - -[913] Non voglio tradurre “in quinta rima,” perchè il confronto di -cotesti nuovi metri degli Arabi occidentali con que’ delle lingue -neo-latine e soprattutto della nostra, va fatto con lungo studio e -sopra moltissimi esempii dell’una e dell’altra parte. Avverto intanto -che la voce _wazn_, “peso, modo,” trattandosi di versificazione, -è usata col significato di “misura;” il quale credo relativamente -moderno, e forse nato in Spagna insieme con cotesti novelli metri. - -Le cinque “misure” invero non si trovano, per diritto nè per rovescio, -in questo componimento, dove le rime son tre; i versi di otto sillabe -ciascuno, a modo nostro di scandere, e a modo dei grammatici arabi, di -due piedi o di sei, se vogliasi considerare come verso l’intera stanza; -e le stanze, infine, son sei. Potrebbero forse contarsi in ciascun -verso cinque di quelle misure elementari che gli Arabi chiamarono -“corde, piuoli e tramezzi” (si vegga Sacy, _Grammaire arabe_, 2ª ediz., -II, pag. 619) come parti del verso, il quale appellano _beit_, ossia -“tenda, casa” e in generale _stanza_. Ma coteste misure elementari -non so che siano state mai dette _wazn_. Ho ragione piuttosto di -credere che nelle nuove poesie il metro più comune sia stato di -stanze da cinque versi e che perciò Imâd-ed-dîn, facendo un fascio -di tutti i metri occidentali, li abbia battezzati “Quinte rime.” Si -badi bene ch’ei non dice che questo componimento abbia cinque _wazn_, -ma “che sia di que’ che recitansi con cinque _wazn_.” Mi conferma, -nel mio supposto, il codice della Riccardiana di Firenze segnato -col n. 194 e intitolato _Megmû’-Kâmil_, ossia “Raccolta compiuta” -di Abu-l-Abbâs-el-Bekri. Tra le poesie della nuova maniera che il -raccoglitore trascrive, scompartite per generi e specie, occorrono -non pochi componimenti in cui le stanze, distinte sempre col titolo -di _beit_ ad inchiostro rosso e caratteri grandi, si compongono di -cinque versi ciascuna. Lo stesso codice Riccardiano ha varii esempii -di _tekhmis_ o diremmo noi “quintuplicazione” di poesie altrui, che -facevasi aggiugnendo quattro altri versi a ciascuno del testo; ma -questo uso notissimo non ha che fare nel caso nostro. - -Debbo avvertire infine che lo squarcio di poesia trascritto nella -_Kharida_, mi sembra mutilato e mutatovi l’ordine de’ versi. In fatti -il primo verso della terza stanza esce di rima, e la metafora obbligata -della luna piena che spunti sopra un sottile tralcio di _ben_, vuol -che segua immediatamente a quello il primo verso della quarta stanza. -Similmente il senso richiederebbe che l’ultimo verso della seconda -stanza seguisse immediatamente all’ultimo della prima. Si capisce bene -che i copisti orientali del XII e XIII secolo si doveano imbrogliare -spesso, avendo dinanzi agli occhi quell’insolito intreccio di rime e -di versi, scritti con altre divisioni che non son quelle degli antichi -emistichii. - -Aggiungo che, anche in Ponente, i letterati teneano in non cale le -_mowascehe_. Abd-el-Wahid da Marocco (testo del Dozy, pag. 63) che -scrivea nel 1224 dell’èra cristiana, si vergogna di far parola delle -eccellenti poesie dettate in tal metro da Abu-Bekr-ibn-Zohr. - -[914] Dopo il Freytag, _Darstellung_, ec. (1831) il barone De Hammer -chiamò l’attenzione de’ dotti, su questa nuova maniera di poesia, nel -_Journal Asiatique_ di agosto 1839 (pag. 153 segg.) e di agosto 1849 -(pag. 249 segg.); ma, al solito suo, trattò il subietto con leggerezza. -Or l’hanno rischiarato orientalisti di vaglia, come il baron De Slane, -il professore Dozy e il barone De Schack. Si vegga, dello Slane, la -versione francese de’ Prolegomeni d’Ibn-Khaldûn, parte III, pag. 422 e -segg.; del Dozy, le osservazioni critiche su questo lavoro dello Slane, -nel _Journal Asiatique_ di agosto 1869, pag. 186 segg., e dello Schack -la _Poesie und Kunst_, ec. vol. II, § xiij, pag. 47 segg. - -Ibn-Khaldûn, nella parte or or citata de’ Prolegomeni, dà ampii -ragguagli sul nuovo genere di poesia, ch’ei non spregiava come -Imâd-ed-dîn, e ne aggiugne moltissimi squarci ed anco interi -componimenti. - -Tocca un poco la _mowascehe_ e i _zegel_ Averroes, nel Contento medio -su la poetica di Aristotile, a pag. 3 del testo arabico, che si stampa -per le cure del dotto professore Fausto Lasinio, sul codice unico della -Laurenziana, insieme con l’antica versione ebraica e con versione -italiana e note. I luoghi d’Ibn-Bassâm ai quali accenna il Dozy, -op cit., pag. 186, 187, rischiarano anco il subietto; e chi volesse -studiarlo profondamente, troverebbe una vasta e sistematica raccolta -nel codice della Riccardiana, del quale ho fatta menzione nella nota -precedente. - -[915] Questo dubbio, che ognuno avrebbe _a priori_, è degno di ricerche -positive. Il citato codice 191 della Riccardiana ci dà due serie di -“Cantilene (_neghm_) dell’Irâk,” con versi brevi e mutazione di rime. -Nell’Irâk si può supporre, al par che l’araba, l’influenza persiana. - -[916] Dozy, op. cit., pag. 187, 188; De Schack, vol. cit., pag. 52. -Quantunque i versi di alcune _mowascehe_ e _zegel_, ammettendo molte -licenze poetiche, si possano ridurre a’ metri ordinarii degli Arabi, -pure la misura per sillabe e accenti mi par che torni più costantemente -esatta. - -[917] Prolegomènes, III, 441. Si confronti lo Schack, vol. cit., pag. -52. - -[918] Per evitare quattro consonanti di fila, scrivo _mowasceha_ e -non _mowascsceha_, come si dovrebbe. Il _Vocabulista in Arabico_, -pubblicato non è guari a Firenze, dà, invece di quel vocabolo, il -maschile _mowascsceh_, col riscontro latino “versus” e _zegel_, col -riscontro “Cantilena vel versus,” pag. 111, 199, 279, 624. - -[919] Il barone De Hammer (_Journal Asiatique_, agosto 1839, pag. 153) -non esitò a definire le ottave rime, invenzione degli Arabi, e dopo -dieci anni, rincalzando (op. cit., agosto 1849, pag. 249) identificò il -sonetto col _zegel_. Ma questo articolo è quello appunto in cui egli fa -derivare dall’arabo la voce _cancan_! - -[920] Si legge il testo nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 580, dove si -intendan fatte le correzioni che furon proposte dall’illustre prof. -Feischer. - -Eccone la traduzione verso per verso: - -1. - - “Cotesta gazzella adorna d’orecchini - Mi canta le nenie quand’io son lungi - E quando vede ciò che m’è avvenuto. - -2. - - Come (s’io fossi in un) giardino variopinto, - Quand’ella è meco, non mi cale (d’altro) - Poichè per l’amor suo mi consumo. - -3. - - Il suo volto è luna che spunta: - Superbisce quand’ha occupati tutti gli affetti miei, - Dond’io mi travaglio. - -4. - - Sur un tralcio sottile, - Si sollazza nel mio lungo dolore, - Allontanasi ed io sto per morire. - -5. - - Sdegnosa, inaccessa a pietà, - Non rifugge dal romper la fede, - Non ha (per me) che il silenzio. - -6. - - Tiranna, ingiusta, - Mutata da quella che fu una volta; - Sì ch’è felicità rarissima a trovarsi con lei!” - -Trascrivo tre stanze del testo per dare un’idea del metro: - -1. - - Wa ghazalin musciannefi - Kad retha li ba’da bu’di - Lamma rea ma lakeitu. - -2. - - Mithlu raudhin mufawwefl - La obâli wahwa ’indi - Fi hubbibi ids dhâneitu. - -3. - - Waghuhu l-bedru tâli’an. - Taha lemma haza wuddi - Fainnani kad sciakeitu - Fi kadhlbin mohfahefi, ec. - -Si ricordino le osservazioni che abbiam fatte nella nota 2 della pag. -738, intorno la scorrezione del testo. - -[921] Stesso Ms, fog. 3 recto, 6 verso. - -“Scritto è nel Codice degli innamorati: morire o fuggir pria (che si -sentano) le ripulse e i tormenti. - -Se mi è parsa lunga una notte, ecco che l’aurora spunta con la dolorosa -(rimembranza) di colei ch’è nascosa agli occhi miei. - -Chi me ne dà contezza? Per la sua assenza i solchi delle lagrime mi -rigan le guance. - -S’io penso a lei, le palpebre degli occhi miei sembran ramo di -tamarisco molle di pioggia, quando il vento lo scuote.” - -[922] Ms. di Parigi, _Ancien Fonds_, 1375, fog. 3 recto. - -“M’incresce di rimanere in vita finchè non ritorni certa persona -assente, che non lascia prender sonno agli occhi miei. - -Come bramar la vita lungi da costei, tanto amata, che avrei data tutta -la eternità per un sol giorno goduto con lei! - -Io mi querelava quando non la vedeva, e pur l’era presso; ed ora -conosco che cosa sia la lontananza! - -Io bramo di potere svelare il tuo nome a tutto il mondo: ed ecco i -malevoli a dir che non mi curi di te!” - -[923] Stesso Ms., fog. 2 recto. - -“Dal tramonto del Sole infino all’aurora, bevemmo temperato un (vino -biondo come il) Sole, - -Quando i raggi del Sole battean sul Nilo, come punte di lance su le -corazze.” - -[924] Ibid. - -“Una smilza che quando balla dinanzi la brigata, fa ballare il cuore a -chi guarda: tanto eccelle nell’arte! - -Sì leggiera al passo, che quand’ella gira e atteggiasi dinanzi a chi ha -gli occhi infiammati, questi non si duole del mal di capo.” - -Stesso Ms., fog. 4 recto. - -“O gazzella che il Creatore plasmò tutta di bellezza e leggiadria, - -Ch’io mi sollazzi in questi giardini, senza trascorrere, nè cogliervi -frutto: - -Io non vengo mica a far male; ma soltanto a rallegrare lo sguardo.” - -[925] Ms. citato, fog. 2 recto. - -“Ne’ contrattempi e ne’ frangenti, noi tenghìamo consiglio coi segreti -degli animi nostri; - -Ciascun fa sue querele, e così comprendiamo a che siam giunti, senza -timor di spie, nè di scolte.” - -Si riscontri il cap. xiv del libro IV, vol. 2º, pag. 520, 524, dove si -fa menzione d’un Abu-l-Hasan, che ha gli stessi nomi di costui, fuorchè -l’ultimo “ibn-abi-l-Biscir,” invece del quale si legge “ibn-el-Biscir:” -e potrebbe essere errore di copia ed anche variante d’uso. Anche l’età -coinciderebbe. Ma da un lato mi farebbe maraviglia che fossero sfuggiti -a Imâd-ed-dîn i versi a lode de’ ministri egiziani; e dall’altro -è da notare che nella _Kharîda_ il nome è anche scritto una volta -ibn-abi-l-Besciâir. - -[926] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 581. - -[927] _Kharîda_, op. cit., pag. 586. - -“O Beni-l-Asfar (gente bionda) voi dovete il prezzo del mio sangue: de’ -vostri è il mio uccisore, il ladrone che m’ha spogliato. - -È bello dunque il fuggir chi t’ama? È lecito ciò nella religione del -Messia? - -O tu dall’occhio languente senza malattia, quando tu alluci un (ferito -in) cuore, eccol già sano! - -Ogni sorta di bellezza, dacchè io vi ho visti (o gente bionda), par -brutta agli occhi miei.” - -Si ricordi che gli Arabi chiamavan Beni-l-Asfar i Romani e i Bizantini. - -[928] Ms. di Parigi, fog. 11 verso. - -“Le mie lagrime già scopron l’amore: non reggo più alla passione che -m’ispira questa verginella, guardandomi con due occhi d’antelope. La -bionda che ama il vestito bianco e tinge il velo nel rosso del cartamo. - -Oh quel camiciotto e quel velo riflettono il colore su chi la guarda; -ond’egli (a vicenda) si fa bianco e arrossisce! - -Crisolito ella è, legato in lamina d’argento e coronato di vermiglia -corniola.” - -[929] “Una fanciulla mi ha rapito il cuore di mezzo il costato: -l’adesca assiduamente co’ suoi vezzi! - -Donzella dalla guancia (porporina) come il suo camiciotto; dal velo -bruno come le sue ciocche: - -Le pietre preziose del suo monile tondeggiano come il suo seno; le -minuterie ond’ella s’adorna, hanno il colore dell’afflitto mio viso. - -Ella, col suo _wisciâh_, col velo e con gli ornamenti, sembra a chi -la affisi, un Sole vestito di splendore, coronato di fitte tenebre e -circondato di stelle.” - -[930] _Kharîda_, op. cit., pag. 601. I versi ai quali s’accenna, -leggonsi nel citato Ms. di Parigi, fog. 116 recto e verso. Il poeta -siciliano ne scrisse tre, per chiedere il libro: ed Abu-s-Salt gliene -mandò con sette versi su la stessa rima. - -[931] Ms. di Parigi, fog. 11 verso, 12 recto. - -[932] Fog. 12 recto. - -[933] Fog. 12 recto a 13 recto. - -[934] Fog. 13 recto. - -[935] Fog. 13 recto e verso. - -[936] Si confronti la notizia di Imâd-ed-dîn, _Bibl. arabo-sicula_, -pag. 587, con quella di Zuzêni, op. cit., pag. 619. Questa seconda -notizia fu già pubblicata, non senza errori, dal Casiri, _Bibl. -arabo-hisp._, I, 434, e quindi dal Gregorio, _Rer. Arab._, pag. 237, e -citata dal Wenric, _Rerum ab Arabibus_, ec. pag. 305. - -[937] Anonimo, presso Imâd-ed-dîn, loco citato. - -[938] Imâd-ed-dîn, nel Ms. parigino della _Kharîda_, fog. 16 recto. - -[939] Ms. citato, fog. 16 recto segg. L’elegia principia: - -“Difficile è il conforto; immensa la separazione e la perdita; e ne -piomba nell’anima più dolore ch’ella non cape. - -Piangete, occhi, lagrime schiette e sangue; poichè a questo colpo non -v’ha schermo! - - . . . . . . . - -Non bastava la Terra a’ suoi benefizii, ed or basta al suo corpo la -fossa che gli hanno scavata. - -Chi rimane agli orfani ed a’ viandanti, che le sue mani soleano -dissetare e saziare? - - . . . . . . . - -Vengono gli Angeli della Grazia ad annunziare ch’egli è asceso agli -eterni giardini. - -Chè già le sue azioni gli aveano apparecchiato l’albergo ne’ luoghi -dove posano le anime generose. - -Che è questo che gli uomini sanno bene ch’e’ s’ha a morire, e poi, -mettendosi in viaggio, non pensano a provvedersi del vitto?” - -[940] Ms. citato, fog. 17 recto. - -“Lo piangono i destrieri di battaglia e spezzano il morso, non sentendo -più i suoi sproni. - -Vanno di passo, ancorch’e’ siano purissimi di sangue tra tutti i -cavalli, valentissimi al corso e smilzi sopra ogni altro. - -Per poco le spade indiane non si torcono dal dolore, sì che i foderi si -spezzino allo sguainarle.” - -[941] Ms. citato, fog. 16 recto. - -“Guancia lussureggiante di gelsomino e di rosa; bocca rivale della -camomilla e del vino, - -Per Dio, io t’amo, sì che lungi da te non reggo alla passione -dell’animo: - -La mia vita sta nella (speranza di) trovarmi un giorno con te; la mia -morte nel (timor) che duri questa nostra lontananza.” - -I poeti arabi usano spesso cotesto paragone della camomilla per -significare la bianchezza dei denti. - -Nel ms. citato, fog. 14 recto, si legge una kasida nella quale il poeta -si lagna della: - -“Smilza, che l’antelope del deserto le invidia tanto il collo; e -l’aurora al par che il tramonto, desidera il (colorito del) suo volto.” - -E conchiude con questi versi: - -“Messi tutto l’animo mio nell’amore e inghiottii (anche) il disprezzo. -Ed or mi son rivolto alle bellezze dello stile; mi son gettato a -briglia sciolta nell’ippodromo loro. - -Accortomi del buon sentiero e del tempo perduto dietro gli errori, - -Ho abbandonato l’amore, ho cacciate via le (male) usanze, mi sono -scostato dall’amor volgare ed egli s’è scostato da me.” - -[942] Ms. citato, fog. 15 recto. Questa poesia sembra fatta per -cantarsi da qualche donna di un harem. - - “O mio padrone, luce del mio cuore, anzi luce di tutti i cuori, - Non vedi tu come il mio corpo è dimagrato e smunto (il viso); - Quanta arsura m’è entrata nel cuore e qual bàttito? - E tu sempre mi respingi, senza mia colpa! - Chè, se colpa ho io, tu puoi cancellarla: - Ma ch’io ti offenda, è molto lungi dalla mente di chi ha fior di - senno! - Al mio male non v’ha medicina e non v’ha medico, - Per me non v’ha farmaco che di abbracciare chi amo. - O mio padrone, s’io mi struggo d’amore, non è maraviglia! - Spegni tu la sete del mio cuore con una visita, e tosto: - Chè nel nocciolo del mio cuore arde la gehenna!” - - -[943] Così egli descrive la lettera dell’amico, nello squarcio di versi -tramezzato alla prosa d’una epistola, ms. di Parigi, fog. 17 verso. - -“N’esalò, quand’io ruppi il sigillo, un’auretta impregnata di muschio, -di legno d’aloe e d’ambra. - -L’occhio mio sollazzossi in giardini, dove biancheggiava il giglio, il -mirto e la rosa: - -Una pagina (nitida come) splendore diurno, su la quale spiccavano righi -di tenebre nerissimi; - -E lessi parole di rubini infilzati nella collana con (altre) pietre -preziose e con perle; - -(Parole che) se le sentisse l’egro, gli cesserebbero ogni dolore; anzi -desterebbero un cadavere dal sonno della tomba. “ - -[944] Si leggono questi versi nel ms. di Parigi, fog. 20 recto. - -“Lo stuolo delle virtù si ferma (nel cammino) per cagion del dolore; -l’eccelso monte della nobiltà rovina e precipita. - -Oh qual seguito di mali s’appressa, mentre (da un altro lato) -s’allontana ogni prospetto di gioia! - -Che avverrà mai della luce del Sole e di quella che gli dà lo scambio, -se questo faro di laude e di gloria è demolito? - -(Soprattutto) ci accora che, mentr’egli pur alberga in uno degli -elementi, la scellerata (morte) toglie alla sua mano di strignere (la -spada) e d’allargarsi (donando). - -Come colomba alle colombe, così ei s’accomuna con le anime de’ generosi -che va incontrando. - -O trafittura crudele! O rammarico che (strappa) le lagrime (dagli -occhi)! O sorte nemica! O morte fiera!” - -Pazienza, pazienza! La morte pria d’oggi ha cancellati tanti re, come -si cancella la scrittura ne’ libri! - -[945] Questa bella iscrizione è stata pubblicata tante volte e l’ultima -da M. Fresnel, con la versione inglese di Farès Schidiâk, nel _Journal -Asiatique_ di novembre 1847, pag. 439. La scrittura, e, con certezza -non minore, l’uso della lingua, vogliono che il passo, reso dal sig. -Schidiâk “an attendant of Ibn-es-Soosee” si legga, “ch’era chiamato -Ibn-es-Susi.” L’epitaffio è dato il 569 (1174). Si vegga il Cap. viij -del libro V, a pag. 213 di questo volume, nota 3. - -[946] La frase comunissima che traduco così, suona letteralmente “il -luogo dove cadde la sua testa (nascendo).” - -[947] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 588, 589. - -[948] Op. cit., pag. 600 segg. - -[949] Diploma arabico di settembre 1161, appartenente alla Commenda -della Magione, serbato oggidì nell’Archivio regio di Palermo. Il -cadì si chiamava Abu-l-Fadhl-Regiâ, figlio di Abu-l-Hasan-Ali, figlio -d’Abu-l-Kasim-Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ. Tra i testimonii si legge anco -Mohammed-ibn-Ali-ibn Abd-er-Rahman-ibn-Regiâ. - -[950] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 600 segg., del qual testo il baron -De Schack ha data nella sua Poesie und Kunst, ec. II, 44 segg., una -traduzione in versi tedeschi, talvolta libera, ma sempre elegante. - -Ecco gli squarci dell’elegia. - -“Si piange! Oh come scorrono le lagrime dagli occhi e dalle palpebre -stanche! Oh come struggonsi i cuori e i petti! - -La luna più splendida s’è occultata e s’è oscurato il mondo; crollan le -pietre angolari della magnanimità e della gloria. - -Ahi, quand’egli fu perfetto in sua bellezza e maestà, onde superbivano -di lui tutte le regioni della possanza, - -Lo rapì allora di furto il crudel fato: la morte traditora, infesta -alla sua gloria. - -Così anche accade alle lune nel meglio: quando le son piene, la vicenda -del tempo vuol ch’esse manchino! - -Ben è ragion che si pianga per lui, con lagrime sparse sopra guance di -perle e di coralli; - -Che petti ardano, animi ammalino, affanni aggravinsi, cordogli -ingrossino, - -Sgorghino doglienze, occhi abbondino di pianto: sì che il flusso delle -onde vada a incontrarsi co’ fuochi! - -Lo piangono le sue tende e i suoi palagi; le lance e le spade gli -recitan l’elogio funebre; - -Il nitrito si fa gemito nelle gole de’ cavalli, quantunque costretti -dai morsi e dalle testiere. - -E per chi piangono, se non per lui, le bigie de’ boschetti? Se -comprendessero, anche i rami piangerebbero insieme con le colombe. - -Oh gran perdita! Oh sventura, maggior d’ogni costanza, rifuggente da -ogni conforto! - -Oh giorno d’orribile spavento, di terrore che fe’ incanutire i -fanciulli! - -Come se l’(angiolo) banditor del Giudizio fosse venuto a convocare le -creature, e tutte lì lì fossero surte; - -Così bastava appena il terreno alla gente (uscita di casa all’annunzio) -e trassero a stuoli in un prato, uomini e donne. - -E cuori si squarciarono, non che i vestiti, e usignuoli ripeteano il -verso, e animi (forti) sbigottirono ed (alti) intelletti. - -Eran vestiti a festa come candide colombe, e ritornarono che parean -corbi, con le gramaglie del dolore.” - -Ho tradotto “bigie” il plurale _wurk_, che ha in origine tal -significato, e indi vuol dir “colombe:” ma non si può rendere in -italiano il bisticcio che fa questo vocabolo con _werek_ “fronde,” -in guisa che permette al poeta di ripigliare la figura nell’altro -verso, dicendo che piangerebbero anche i rami, ec. Nel penultimo verso -il verbo che ho tradotto “ripetere,” nasconde un’altra malizietta -del poeta, significando al tempo stesso “gorgheggiare” e “recitare -il motto: Noi appartenghiamo a Dio ed a lui ritorneremo.” Cotesta -sentenza, tolta dalla sura II, v. 151, del Corano, sogliono borbottare -i Musulmani ne’ maggiori pericoli o calamità. Come si fa a riportare in -italiano gioielli di tal pasta? - -[951] _Bibl._, pag. 582. Questo e i due squarci di Abd-er-Rahman da -Trapani e d’Ibn Bescrûn, che daremo or ora a pag. 756 e 759, furono -pubblicati per la prima volta, con traduzione francese, dal baron De -Slane nell’articolo del _Journal Asiatique_, II serie, tomo XI, pag. -362 segg. (1841), nel quale ei die’ ragguaglio della traduzione della -Geografia di Edrîsi, per M. Jaubert. - -Io ho confrontato il testo col Ms. del British Museum e l’ho ristampato -nella _Bibl. arabo-sicula_, con le varianti e con le lezioni ch’io -presceglieva e quelle anco che m’erano gentilmente proposte dal dotto -professore Fleischer. Il barone De Schack, op. cit., II, 41, 42, 261, -ha data di questi squarci una buona traduzione tedesca, in versi, -fondata sul testo della _Biblioteca_. - -[952] Il baron De Slane ha letto _’Akîk_ “corniola.” Ma _’Atîk_ -“vecchio” significa specialmente vino; e mi conferma in questa lezione -la desinenza femminile dell’aggettivo che segue. - -[953] Ma’bed fu celebre cantatore della corte omeiade in Damasco. - -[954] Ho seguite in questo verso due lezioni diverse da quelle dello -Slane. - -[955] Evidentemente allude a quella che un tempo fu chiamata “la Sala -verde;” su la quale si vegga una erudita dissertazione del barone -Raffaele Starrabba, nelle _Nuove Effemeridi Siciliane_ del 1870. - -[956] Altrimenti detti della Favara. Una delle due sorgenti d’acqua -del parco regio che racchiudea la villa alla quale fu dato tal nome, -si chiamava della Rupe; come l’attesta Ibn-Haukal, nella _Bibl. -arabo-sicula_, pag. 9 e nel _Journal Asiatique_, serie IV, tomo -V (1845), pag. 99. Il nome veniva dalla rupe ora detta di Santo -Ciro, sotto la quale sgorga quell’acqua, che si addimanda ancora di -Maredolce, dal lago che faceva un tempo. - -[957] _Bibl._, pag. 581 segg. - -[958] Io veramente non son certo che la voce “_bahrein_” s’abbia qui -a tradurre due mari, più tosto che due laghi. Nel primo caso, l’un -de’ mari sarebbe il golfo di Palermo e l’altro il lago d’acqua dolce, -doppio o scempio che si voglia supporre. Nel secondo caso, il poeta -potrebbe alludere a’ due laghetti formati dalle sorgenti di Maredolce -e della Favara propriamente detta, le quali sono distanti quattro -chilometri l’una dall’altra. La prima alimentava certamente un lago; ma -che questo si estendesse fino alla seconda non è provato, per quanto io -sappia, da scritture, nè dalla topografia. - -[959] Ancorchè il lago di Maredolce sia prosciugato fin dai principii -di questo secolo, il letto della parte superiore si scorge benissimo, -e non v’ha dubbio che il castello o villa regia sporgea dentro il lago, -ma rimanea congiunto alla riva. - -[960] Seguo le lezioni proposte dal Fleischer, nella _Bibl. -arabo-sicula_, pag. 585. - -[961] Leggo il secondo emistichio in modo da mutare affatto il -significato supposto dal baron De Slane. - -[962] _Corano_, sura LXXXI, verso 12. - -[963] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 587 seg. e 616, dove si legge una -breve notizia che ne dà il Dsehebi, nelle _Biografie de’ Grammatici_. - -[964] Così anche il suo prototipo, Ka’b-ibn-Zoheir, nel celebre -poema che gli valse il perdono di Maometto, incomincia piangendo per -l’allontanamento della bella So’àd e passa d’un salto alle lodi del -Profeta. - -[965] “Cercando sollievo, ei volea porre altra (bella) in vece di So’àd -nel nocciolo del suo cuore; - -E sperava che, per principio, l’immagine di lei venisse a visitarlo (in -sogno): ma il gran dolore gli negò la dolcezza del sonno. - -Oh se vi fosse stato il re Ruggiero, quel che fa conoscere agli amici -la magnificenza del suo affetto, - -Non avrebbe (il poeta) ricusato di bere nella tazza preziosa, il giorno -che (So’âd) allontanossi; ma avrebbe visto nell’oroscopo del re la -faccia della gloria. - - . . . . . . . - -Pronto a’ doni, com’è pronta l’indica spada ch’ei brandisce a due mani -il giorno della mischia, - -Rifulge nelle tenebre l’aurora della sua fronte, talchè diresti che la -luce del Sole invidia anch’essa questo (eroe). - -Egli ha piantata la tenda là dove spuntano i Gemini: le Plejadi e i due -grandi luminari gli fan da piuoli; - -E quando s’arruffano le cose, allora il suo brando affilato scrive -coll’inchiostro suo, in guisa da far tornare bianchi que’ che parean -più neri. - - . . . . . . . - -O monarca, roccia di granito su la quale la fierezza tien saldi i pie’; - -Tu che, provocato dagli spiriti dei nemici, li disperdi scherzando, -percossi dai tagli delle tue spade.” - -[966] Dozy, _Catalogus_ CC. OO., _Bibl. Acad. Lugduno Batavae_, tomo -II, pag. 263, tra i titoli de’ capitoli e i nomi de’ poeti che leggonsi -nella _Kharîda_ d’Imâd-ed-dîn. Si confronti la _Bibl. arabo-sicula_, -pag. 599, 601. - -Il _Mokhtar_ è registrato da Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, IV, 146, -n. 7901 e V, 438, n. 11590 e nella _Bibl_. cit., pag. 704, 705. Notasi -inoltre in Hagi-Khalfa, III, 593, n. 7146, un _Sirr-el-Kimia_ (Segreti -dell’Alchimia) dello stesso Ibn-Bescrûn. - -[967] _Bibl._, pag. 583. Si riscontrino le spiegazioni che abbiam date -per alcuni vocaboli, trattando di quell’altro componimento qui innanzi -a pag. 755 segg. - -Anche qui ho preferita qualche lezione diversa da quella che seguì il -baron De Slane nella sua prima pubblicazione. - -[968] La voce _ghoraf_, plurale di _ghorfah_, è stata dal baron De -Slane tradotta un po’ vagamente _étages_. Il significato di “loggia, -belvedere,” si scorge preciso ne’ passi di Makrizi, _Kitâb-el-Mowâ’iz_, -testo di Bulâk, tomo II, pag. 250, lin. 19, e di Ibn-Giobair, -ediz. Wright, pag. 271: e così lo dà anche il Cuche, nel Dizionario -Arabo-Francese, Beirut, 1862. Intorno gli altri significati, si vegga -la voce “Algorfa” nel _Glossaire des Mots espagnols_, etc. per Dozy ed -Engelmann. - -[969] Ho amato meglio lasciar questo vocabolo indeterminato com’esso -è nel testo. Pur sembra che il poeta, più tosto che alla cacciagione -del parco reale, abbia voluto alludere a’ lioni di marmo notati dal -poeta di Butera, al quale ei risponde, seguendo non solamente il metro -e le rime, ma facendo anco la parafrasi di ciascuna idea, come in un -indirizzo parlamentare con cui l’uso vuol che si riscontri per filo e -per segno il discorso del trono. - -[970] Il testo ha la voce _dibag_ e la mette al plurale. Di questa voce -abbiam già fatta menzione e la traduciamo _broccato_, perchè dinota -ricco e grave tessuto di seta. - -[971] Mi par che in questo verso il verbo s’abbia a supporre -all’optativo, che in arabico è il passato. Mi discosto in ciò dal -baron De Slane che ha tradotto “Il est là” etc. Intendo poi in modo -affatto diverso gli ultimi due vocaboli, ch’egli ha resi “admirables -monuments.” _Mesched_, di cui abbiamo qui il plurale, significa -luogo di adunanza, luogo dove si fa testimonianza, e indi “martirio, -santuario;” ma non so che gli Arabi abbian mai chiamato così un -sontuoso edifizio in generale. Seguendo questo pensiero, che non -è arabo, nè del XII secolo, il dotto traduttore ha dovuto usare -forza all’ultimo vocabolo e farne uno degli aggettivi che oggidì si -accoppiano inevitabilmente con “monumento.” - -[972] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 586. I versi leggonsi nel Ms. di -Parigi, fog. 10 verso. Ed ecco que’ della kasida: - -“Quanti uomini eccelsi la fortuna ha messi giù, in condizione -inferiore, dopo aver sorriso ad essi! - -Quanti uomini da nulla si sono rimpannucciati: han salito ogni monte, -arrampicandosi fino alla cima! - -Maledetta la fortuna che ha depressa l’altezza del mio grado; m’ha -scemati i fratelli e moltiplicate le ingiurie! - -Quand’ella oscura la riputazione d’un uomo, eccotelo stecchito: a chi -lo guardi, par ch’ei dorma (l’ultimo sonno).” - -[973] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 581. - -Il primo epigramma è scritto ad “un certo capo” che non si era lasciato -veder da lui. Il professore Fleischer, rivedendo le stampe della -_Biblioteca_, propose di leggere “tempo” in vece di “capo,” la quale -lezione avrebbe riportato a Ruggiero il fatto del ributtare il poeta. -Ma non ostante il gran rispetto che io ho per quel sommo maestro, non -veggo ragione di mutare la mia traduzione. E i versi mi sembrano sì -impertinenti, da non potersi credere che il poeta li abbia indirizzati -a Ruggiero. - -[974] Ms. di Parigi, fog. 8 recto. Il primo epigramma è questo: - -“Superbì colui ch’io andai a visitare e si chiuse, lasciandomi fuori, -mentre egli non si ascondeva a questo nè a quell’altro. - -Pria di conoscermi egli avea fatti stendere drappi del Sind e della -Cina (per farmi onore). - -La mia sventura vien tutta da lui. Così foss’io morto pria di questo -(affronto).” - -Ecco l’altro epigramma: - -“Gli amici della tua fortuna, fa di accoglierli come nemici, con l’arme -in mano. - -Nè ti illuda (se loro spunti in volto) il sorriso, chè la spada ti -ammazza luccicando.” - -[975] Si vegga il Capitolo precedente, pag. 684, di questo volume. - -[976] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 582. Questi due versi portano a -credere che l’autore sia vissuto nella seconda metà dell’XI secolo, -ancorchè la raccolta, in cui Imâd-ed-dîn dice averli trovati, si -riferisca alla seconda metà del XII. Pure un musulmano che avesse vista -la Sicilia verso il 1150 e poi verso il 1162, avrebbe potuto pensare -anche così. - -[977] Nel Ms. di Parigi, fog. 8 verso e 9 recto. - -Sono tre squarci, dei quali traduciamo quel che ci sembra il migliore. - -“Mi lamentai, ed ella disse: Tutto questo mi dà noia! Che Dio sollevi -il tuo cuore dall’amor che senti per me! - -Ma quand’io nascosi la passione, eccola a tentarmi: Troppo hai sofferto -(in silenzio). Non fa così chi è afflitto profondamente. - -Dunque s’io mi appresso, ella mi respinge, e s’io mi allontano per -farle piacere, me l’ascrive a colpa. - -Le querele divengon fallo; la pazienza la fa andare in collera; -s’affanna quand’io sto lungi, e fugge quando son presso. - -Oh vicini, se sapete qualche artifizio (che mi tolga da quest’impaccio) -consigliatemelo e che Dio ve ne rimeriti!” - -[978] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 599. Imâd-ed-dîn dice ch’egli “arrivò -al tempo di Nûr-ed-dîn e morì, ec.” Dunque era già in Damasco quando se -ne impadronì Norandino. - -“Ve’ l’accinto, che tien la croce appesa al collo e s’avvolge -l’evangelo attorno il farsetto! - -Ei spegne il fuoco a notte inoltrata e in vece di candela adopra la -fragranza del fiasco. - -Il suo bicchiere comparisce al viaggiatore notturno come stella che lo -conduce infino all’aurora.” - -Ho tradotto “accinto” l’aggettivo _mozanner_, ossia “cinto di zonar,” -cioè quella cintura che, secondo le leggi musulmane, dovean portare gli -“_dsimmi_” ossia Cristiani, Giudei e Sabii, per distinguersi dal popolo -dominante. Qui vuol dir meramente, cristiano. Non so se i Cristiani -di Palermo nel XII secolo usassero una fascia al cinto; ma dicerto non -v’erano obbligati. - -Ho reso “farsetto” la voce _wisciâh_, della quale si è detto poc’anzi. -Il poeta, senza dubbio, adopera la voce vangelo per significare -qualche preghiera cristiana scritta su striscia di pergamena, qualche -“Postiglione di San Francesco di Paola” usato in quei tempi. - -Il secondo verso allude evidentemente al notissimo statuto normanno del -coprifuoco. - -[979] Si vegga la _Rivista sicula_ di novembre 1869, pag. 378 segg. - -[980] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 581. I versi nel Ms. di Parigi, fog. 6 -verso. - -“Costei che t’ammalia con gli occhi e sembra una huri fuggita dal -Paradiso, - -Sorridendo ti fa vedere perle e gragnuola, sparse in mezzo all’acceso -color della corniola. - -La sua bellezza ecclissa la luna del Cielo; e quando tu affisi le sue -pupille, ti senti inebriare. - -Il viso splende com’oro al par del Sole; il petto e il grembo sono un -mucchio di gioielli. - -Io le dissi, fuor di me pel dolore, accecato ch’io era da’ raggi della -sua luce, - -O superba, tu mi respingi perchè ne gioisca il mio detrattore! - -Ed ella a me: Io ho un cuor duro, da far malo augurio allo spasimante -che prende a gioco l’amore. - -E andò via, come la luna nella sua altezza, con superbo incesso, senza -voltarsi.” - -[981] Ms. citato, fog. 7 recto. - -“Io ti racconto, o signor mio, cose che uomo non ha mai patite; - -Calamità che m’erano scritte su la divisa dei capelli, con le quali or -compio il mio destino. - -Fui preso, ahimè, e (lo giuro) per la tua vita, io non me ne accorsi: - -La vidi che stava sopra un _talmik_ (?) come se il ramo avesse portata -(per frutto) la luna. - -Ed avventommisi addosso fieramente. Che opera così l’uom generoso -quand’ei può?” - -[982] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 582. I versi leggonsi nel Ms. di -Parigi, fog. 7 verso, seg. Lasciando la proposta e risposta, alla quale -ho accennato, tradurrò alcuni altri di simile argomento. - -“Smettono le ingiurie e scansano la collera. Capisco e lor concedo -favori, - -E perdono il mal che mi han fatto; (perdono) di tutto cuore, pienamente. - -Volentieri sentirei, e valuterei molto, una parola di rincrescimento: -essa porterebbe via, tondo, ogni mal fatto. - -Mi seppe salmastra l’acqua del vostro affetto e pure la bevvi, e volli -mescere (in cambio) dell’acqua dolce!” - -[983] Come Aghlabita egli apparteneva alla tribù di Sa’d. Tuttavia -questo nome etnico si potrebbe riferire al Kasr-Sa’d presso Palermo, -di cui Ibn-Giobair, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 88 e nel _Journal -Asiatique_ di gennaio 1864, pag. 75, 76. - -[984] I versi e il cenno biografico si leggono nel Fewât-el-Wafiâl, -di Mohammed-ibn-Sciakir-el-Kotobi, stampato al Cairo il 1283 (1866), -pagina 354 segg. - -Troviamo a pag. 355: - -“Bianche (donzelle) con uno sguardo sfoderano spade affilate, le (cui) -guaine sono le palpebre. - -E (indi nelle nostre) gote le lagrime scavano solchi e gli occhi -abbondano come fonti.” - -[985] “Hai neglette le faccende tutte quante, senza adoprarti perchè -andasser bene, nè affliggerti (del contrario). - -Pur l’uno e l’altro, ancorchè contrarii, tornano allo stesso effetto, -cioè far andare a male ogni cosa. - -Ecco che noi si scrive questo, si ordina quest’altro, e poi si ritorna -com’eravam prima.” - -[986] “Ed io con ogni aura gli mandava un saluto, per tutto il tempo -che soffiavan l’aure, mattina e sera!” - -[987] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 599. Si vegga il capitolo iv di questo -libro, pag. 485 del volume. - -[988] Cap. v di questo libro, pag. 541. - -[989] _Bibl. arabo-sicula_, testo, pag. 107, 109, 111, 112, 124, 126, -con le varianti date nella mia Prefazione, pag. 42. - -[990] _Bibl. arabo-sicula_, pag. 152, 153. La tribù dei Beni-Rowaha -stanziava ne’ dintorni di Barka. - -[991] Secondo alcuni Panaria è l’Evonymos degli antichi e secondo -altri l’Hicesia; ed altri dà il primo o il secondo di cotesti antichi -nomi ad altra delle isole Eolie. Non è facile decidere simili dubbii, -essendo le Eolie vicinissime tra loro, ed alcune sì piccole, che nella -descrizione talvolta si trascurano come scogli. Pure le latitudini e -longitudini delle varie isole Eolie, secondo Tolomeo, aggiungon fede -alla opinione che identifica Hicesia con Panaria. - -[992] _Bibl_., testo, pag. 22, 23. - -[993] Op. cit., pag. 24. M. Jaubert ha tradotto poco esattamente questo -luogo nel vol. II, pag. 73, lin. 2, 3. - -[994] Op. cit., pag. 24. Traduco “antilope” il vocabolo _zabia, tzabia, -dhabia, thabia_, ec., che gli Arabi forse apposer vagamente a novella -specie del genere _cervus_, o del genere _capra_, forse il camoscio o -il capriolo, quando la videro per la prima volta ne’ paesi occidentali. -Il _Vocabulista in arabico_ dà i due significati diversissimi di -“capra” e “damma.” - -[995] Amico, _Dizionario topografico della Sicilia_, nel capitolo di -Favignana. - -[996] Lib. IV, cap. xiij, pag. 443 del II volume. - -[997] _Bibl._, pag. 36. Il testo ha precisamente _merkeb_; voce -generica, usata per le navi con ponte. - -[998] Op. cit., pag. 38. - -[999] Op. cit., pag. 40, 41. L’autore si serve dei vocabolo _merkeb_ -nel primo caso, e di _kârib_ nel secondo. Credo che i _merkeb_ siano -stati, in generale, più grandi che i “lautelli” e altri legnetti ai -quali or dà ricovero quel porto. - -[1000] Op. cit., pag. 35, 39. - -[1001] Op. cit., pag. 41. - -[1002] Op. cit., pag. 36. - -[1003] Op. cit., pag. 38. Il nome arabico, or corrotto in quella strana -forma, è _’Ain-el-aukât_. “La fonte (che sgorga) a momenti.” - -[1004] _Bibl._, pag. 35. - -[1005] Op. cit., capitolo VII, sotto i nomi citati. - -[1006] Ho toccato quest’argomento nel libro II, cap, vj, xij; lib. IV, -cap. iv; lib. V, cap. x: vol. 1, pag. 326 segg., 465 segg.; vol. II, -pag. 275 segg.; vol. III, pag. 309 segg. Tre volte par di afferrare il -bandolo nella descrizione d’Edrîsi, e subito lo si perde. L’_iklim_ -di Demona non può rispondere al _valle_, perchè ve n’ha tanti e -tanti altri nell’isola; e non può significar territorio di comune, -perchè Edrîsi non descrive Demona, nè la nomina in altro luogo che -questo. Sembra poco appresso di trovare il riscontro in _’aml_, che -vuol dir governo e territorio sul quale si estende; tanto più che -questo vocabolo occorre in Noto (pag. 37 dei testo), la quale ha “un -_’aml_ di larga superficie ed un _iklim_ di eccellente condizione:” -e il dubbio par divenga certezza in Castrogiovanni, col suo “_’aml_ -di larga superficie e i suoi _iklîm_ di larghe condizioni;” il qual -bisticcio mostrerebbe almeno che un _’aml_ potea contenere parecchi -_iklîm_. Ma ecco l’_’aml_ e lo _iklîm_, al singolare, anche in Marsala; -i vasti _iklîm_ di Mazara e di Trapani, alle quali non si dà _’aml_ -(pag. 40); e gli _iklîm_ di Cefalù, Calatamauro, Calatubo e Licata, e -Sciacca, ch’era «come la città capitale degli _iklîm_ e degli _’aml_ -dei dintorni.» Da ciò si potrebbe conchiudere che que’ due vocaboli non -avessero significato tecnico in Sicilia, come l’avevano in Egitto (cf. -vol. II, 275, nota 4), o che Edrîsi li adoperasse a capriccio, o infine -che gli _iklîm_ fossero due soli nella Sicilia orientale, e assai -numerosi nella regione a ponente di Castrogiovanni. - -A quest’ultimo supposto mi par che conduca l’ordine seguìto da Edrîsi -nella descrizione de’ paesi posti dentro terra. Ciò ch’io dico, si -capirà meglio quando si legga la descrizione di Edrîsi con una carta -alle mani, e si pongano su i paesi de’ segni di colore diverso, -cambiandolo ogni volta che l’autore torna addietro. Così il Valdemone, -ch’è l’ultimo nella descrizione, si vedrebbe ben distinto dal Val -di Noto, ch’è il penultimo. Ma a ponente del Salso e di Fiume Torto -i colori si moltiplicherebbero. Quivi l’autore si va aggirando con -uno scopo, che non mi par quello di seguire le vie di comunicazione. -Perocchè movendo da Palermo, com’ei dice, alla volta di Castrogiovanni, -cioè dell’E.S.E., s’arresta quivi ad un terzo del cammino su la sponda -sinistra del fiume Torto, donde salta a Giato, una cinquantina di -chilometri a ponente, nè ripiglia la via di Castrogiovanni pria d’avere -percorso in varie direzioni la più parte del Val di Mazara. Ma nemmeno -ei compie la descrizione di tutti i paesi e de’ fiumi che appartennero -a quello nella nota tripartizione dell’isola. Dico sempre dei paesi -dentro terra; poichè quei della marina sono descritti in fila, movendo -da Palermo per levante e ritornando dal lato opposto, senz’altro -cenno d’_iklîm_ che quel di Demona, il quale d’altronde si dice dove -principii, ma non dove finisca. - -Ora l’ordine de’ paesi dentro terra dà indizio che la descrizione -sia stata fatta su carte parziali, ovvero relazioni parziali, le -quali non sappiamo con quale ragione fossero state distese. L’antica -divisione de’ due Imera, rinnovata dall’imperator Federigo, non fu -osservata di certo al tempo di re Ruggiero; poichè l’autore si ferma -la prima volta al fiume Torto, non già al fiume Grande, ossia Imera -settentrionale. Egli poi passa e ripassa l’Imera meridionale, ossia -fiume Salso, in guisa da far credere che pria del Val di Noto voglia -descrivere quel che veggiamo al principio del secolo XV col titolo Val -di Girgenti e di Castrogiovanni, o piuttosto che percorra l’una dopo -l’altra le due province riunite sotto tale denominazione nel XV secolo. -La circoscrizione in quattro valli, cioè i tre notissimi e quello di -Girgenti e Castrogiovanni, si scorge dal censo del 1408, pubblicato dal -Gregorio nella Biblioteca aragonese, II, pag. 490 segg. - -[1007] Ritraggo dal mio dotto amico Isidoro La Lumìa, direttore -dell’Archivio Regio di Sicilia, che, tra i documenti trovati infino al -settembre 1871, il primo che portasse la circoscrizione dei tre valli -torna al 1477. - -[1008] Palermo, Termini, Cefalù, San Marco, Oliveri, Catania, Siracusa, -Mazara, Marsala, Carini, Adernò. - -[1009] Il testo ha qui il plurale della voce _hanût_, ma la spiega -meglio con quel che segue. Ho tradotto _magazzini_ per avvicinarmi -al significato nostro attuale, ancorchè questa voce, araba anch’essa, -abbia in origine un significato diverso. - -[1010] Si ha ad intendere i magazzini e alberghi de’ mercatanti -stranieri, grandi stabilimenti come que’ de’ Pisani, Genovesi e -Veneziani ne’ paesi musulmani. Ognun sa che la voce italiana _fondaco_ -viene da quella, ma non ha lo stesso significato. All’incontro in -Sicilia, come in Tunis, denota adesso gli alberghi d’infima classe per -gli uomini e per le bestie da soma. - -[1011] Sono questi in Oriente gli alberghi pei viaggiatori di carovana. -Mi par che Edrîsi adoperi un po’ a capriccio le denominazioni delle -varie specie di alberghi e botteghe. - -[1012] Edrîsi nella descrizione di quelle città. - -[1013] _Bibl._, pag. 23. - -[1014] Op. cit., pag. 22 a 25. - -[1015] Op. cit., pag. 42. - -[1016] Op. cit., pag. 93. - -[1017] Op. cit., pag. 45. Il testo ha “prigione _motabbak_,” cioè -coperta. Coperta senza dubbio di vòlta e probabilmente sotterranea. - -[1018] Op. cit., pag. 40. - -[1019] Op. cit., pag. 63. - -[1020] Mancano oggidì in provincia di Palermo: Burkâd (Broccato -castello), Sakhrat-el-Harîr (Roccella, ossia Campofelice, presso -Cefalù), Khazân, Pitirrana, Giato, Calatrasi, Kala’t-et-Tarîk, -Raia, Margana, Khassu, Menzil-Sindi, Calatamauro, Harraka, Makara, -Rekka-Basili, che fan 15; in provincia di Trapani, El-Asnâm (ossia -gli Idoli, Selinunte), Kalatubi, Rahl-el-Mara, Miragia, Rahl-el-Kaid, -Rahl-el-Armel, Kasr-ibn-Menkud, che son 7; in provincia di Girgenti, -Platano, Gardsuta, Kerkudi, 3; in provincia di Caltanissetta, Tavi, -1; in provincia di Catania, Sceliata, Kala’t-el-Fâr e Melgia-Khallî, -3; in provincia di Siracusa, Cassibari, 1: e in provincia di Messina -Kaisi, Maniaci, Mengiaba e Mikosc, 4. Ma quest’ultimo torna forse a -Mandanici o Fiumedinisi, e Mengiaba a Floresta o Tortorici. Similmente -a Kerkudi sembra sostituita Sommatino; Partanna a Gardsuta; Castelbuono -o Santo Mauro a Rekka-Basili; e nel sito di Kassn, o non lungi, è sorta -Ciminna. Il numero dunque si può ridurre da 34 a 28, cioè 22 in val di -Mazara e 6 nella Sicilia orientale. - -[1021] Si vegga la Introduzione alla mia _Carte comparée de la Sicile_, -Paris, 1859, pag. 21 segg., ed a pag. 27 segg., l’Indice topografico -cavato dagli scrittori e da’ diplomi. Mi son venuti poi alle mani -molti altri nomi di luoghi abitati nel medio evo; e un grandissimo -numero se ne dee tenere perduto o non ancora scoperto. Se ne può già -raccogliere buon numero ne’ pochi lavori usciti alla luce dopo quel -mio scritto; tra i quali citerò solo le _Mem. stor. Agrigentine_ -del sig. avvocato Giuseppe Picone, 1866-1870, e la bellissima carta -della Sicilia, pubblicata non è guari dal nostro Stato Maggiore. In -questa, non ostante i molti errori che son corsi nella trascrizione -de’ nomi topografici, si riconoscono bene quei dell’età musulmana, -dati evidentemente a casali, villaggi o castella, essendo costruiti coi -vocaboli _rahl, menzil, kala’t_. Da un’altra mano, il numero de’ comuni -e villaggi moderni si cava da notizie officiali, nelle quali sarà forse -qualche errore; ma di unità, non già di diecine. Al principio di questo -secolo la Sicilia avea da 354 tra città, terre e casali, come si legge -nella Prefazione al _Nuovo dizionario geografico_, ec. della Sicilia, -per Giuseppe Emmanuele Ortolani, Palermo, 1819, in-8º. Lo _Stato -generale delle Poste_, Palermo, 1839, correttivi i raddoppiamenti di -nomi e gli errori di villaggi segnati come comuni, ha 357 comuni e -204 villaggi. Secondo il censimento del 1861, il numero de’ comuni era -di 361: ed ora se ne contano 359, per la solita vicenda della piccole -popolazioni che si uniscono a’ comuni maggiori o se ne spiccano. - -[1022] I comuni odierni son questi: Borgetto, secolo XIV; Parco, XVI -(?), Santa Cristina, XVII; Godrano, XIV; Corleone; Campofiorito, XVII; -Contessa, XV; Roccamena, XIX; Camporeale, XVIII; San Giuseppe Jato (o -dei Mortilli), XVIII; Piana de’ Greci, XV; Valguarnera, XVI. I tempi -della istituzione in comuni o villaggi son tolti dal _Dizionario -topografico_ dell’Amico, con le aggiunte del traduttore signor Di -Marzo. - -Su la misura del territorio si vegga, nell’errata, la correzione alla -pag. 536 del presente volume. - -[1023] Si potrebbe dir per avventura che se 3 de’ 130 grossi paesi -del XII secolo suddivideansi in 50 luoghi minori abitati, questi -ultimi doveano tornare in tutta l’isola a 2166; e se il territorio -di 42 comuni odierni contenea nel XII secolo 50 di que’ luoghi -minori, il territorio de’ 361 comuni del 1861 doveva essere, nel XII -secolo, occupato da più di 1500 luoghi. Io non intendo già applicare -la regola del tre alla topografia comparata; ma ognun vede come le -proporzioni confermano il numero dedotto dalla lista dei nomi che ci è -venuto fatto di raccogliere. Aggiungo che il divario delle condizioni -etnografiche e topografiche, il quale esclude nel presente caso ogni -rigor di proporzione, porta anco de’ compensi. Per esempio, le terre, -la più parte frumentarie, dei tre paesi nominati, non ammetteano -tanti agricoltori quanto i giardini presso le grandi città; e da -un’altra mano, quelle colline coltivate da Musulmani erano suscettive -di maggiori spostamenti di popolazione, che le montagne boschive del -Valdemone, abitate sempre da Cristiani. Perciò gli elementi del calcolo -tornano meno fallaci, che non parrebbe a prima giunta. - -[1024] _Bibl._, pag. 34. - -[1025] Op. cit., pag. 41. - -[1026] Op. cit., pag. 42. Edrîsi distingue due sorte di pietra molare; -l’una delle quali detta da acqua, e l’altra _fârisi_, ossia _persiana_. -Non trovo cotesta varietà nel Kazwini. Il mio dotto amico, il professor -G. G. Gemmellaro, benemerito per importanti ricerche geologiche su la -Sicilia, ha osservata nelle vicinanze di Calatubo, Alcamo e Calatafimi, -una estesa formazione di arenaria, che in certi punti diviene -eccellente pietra molare. - -[1027] Si vegga il libro IV, cap. xiij, pag. 442, 443, del II volume. - -[1028] Nessuna memoria ci attesta che i Normanni di Sicilia abbiano -adoperato il fuoco greco. Tuttavia si potrebbe supporre senza tanta -inverosimiglianza, quando si sa che l’armata degli Ziriti di Mehdia -conosceva quel segreto, e v’ha ragion di credere che non lo avessero -ignorato i Musulmani di Siracusa. Si vegga il nostro libro V, cap. vj, -e il libro VI, cap. j, e pag. 165 e 367 del presente volume. - -[1029] Si vegga il cap. x di questo libro, pag. 669 del volume, con la -correzione fatta nell’errata. - -[1030] Questi ragguagli, dati largamente da Ibn-Scebbât e -in poche parole da Kazwini, sono attribuiti dal primo ad -Abu-l-Hokm-ibn-Ghalanda, e dal secondo ad Ahmed-ibn-Omar. Di questi -due autori noi non abbiamo opere nè notizie biografiche, se non che -Ibn-Scebbât annunzia il suo Abu-l-Hokm come continuatore del Bekri, e -dichiara darne estratti compendiati; e che Edrîsi novera il secondo -tra gli autori delle opere geografiche studiate da re Ruggiero. -All’incontro la notizia su la estrazione del petrolio è più compiuta -ed anche più corretta in Kazwini, il quale dà sempre i passi di -Ahmed, senza dir ch’ei li scorci. Dalla identità de’ fatti e di molte -parole argomento che il testo sia un solo. E poichè d’Ibn-Ghalanda non -sappiamo quante generazioni sia vissuto dopo il Bekri, ma di Ahmed egli -è certo che abbia scritto avanti il 1154, dobbiamo attribuire a lui -le due descrizioni, finchè non ci occorra prova in contrario. Così il -fatto narrato risale alla prima metà del duodecimo secolo. - -[1031] Questo mese siriaco risponde al febbraio. - -[1032] Si confrontino le due compilazioni nella _Bibl._, pag. 142 e -210. Secondo il Kazwini, che dà il testo di Ahmed-ibn-Omar, il petrolio -si separava in vasi chiamati _iggiana_ e si riponeva nelle _kârûra._ -Ibn-Ghalanda, o il suo compendiatore, usa, per indicare i primi, un -vocabolo che par s’abbia a leggere, col Fleischer, _kasa’h_. - -[1033] _Bibl._, pag. 210. - -[1034] Op. cit., pag. 12. Sorgeva allora presso i bagni un castello -che prendeva da quelli il nome di _Kala’t-el-Hamma_, trascritto -Calathammeth in un diploma del 1100. - -[1035] Op. cit., pag. 30. - -[1036] _Bibl_., pag. 35. Parmi che, allora com’oggi, varii paesi delle -falde orientali dell’Etna portassero il nome di Aci, poichè il paese è -designato nel testo arabico con le lettere _Liâg_, che par bell’e buono -Aci, preceduto dal nostro articolo maschile plurale. Si confronti il -libro III, cap. iv, nel II vol., pag. 85, nota 4. - -[1037] Op. cit., pag. 32, 49, 59, 62. Si confronti il lib. IV, cap. -xiij, a pag. 445, del II vol. - -[1038] Op. cit., pag. 24. Certamente la Sicilia non producea molto olio -nel medio evo. Si vegga il cenno che abbiam fatto di questa vicenda -economica, nel libro II, cap. x, pag. 415, del I volume; si riscontri -il libro IV, capitolo xiij, pag. 443, del II volume, e si ricordi -particolarmente il diploma del 1134, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, -pag. 975, nel quale è conceduto al Monastero del Salvatore in Messina -di esportare per l’Affrica 200 salme di frumento “ad emendum oleum et -reliqua necessaria eis, quae in Africa sunt.” In un diploma del 1249, -presso Mongitore, _Sacrae Domus Mansionis.... monumenta_, è nominato -l’uliveto di San Giovanni de’ Leprosi, presso Palermo, contiguo alla -piantagione delle palme. - -[1039] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 408. - -[1040] Presso Caruso, loc. cit. - -[1041] Ibidem. Negli orti i cetriuoli, i cocomeri, i poponi; ne’ -giardini melegrane, arance, cedrati, lime, noci, mandorle, fichi, -carrube. - -[1042] _Bibl._, pag. 43. - -[1043] Op. cit., pag. 32. - -[1044] Op. cit., pag. 33. - -[1045] Op. cit., pag. 65. - -[1046] Diploma di Silvestro conte di Marsico, dato del 1140, presso De -Grossis, _Decacordum_, Catania, 1642, I, pag. 77. - -[1047] _Bibl._, pag. 43. Gli Arabi chiamano _katniah_, al plurale -_katâni_, le piante leguminose; come si conferma con Lane, _Lexicon_, -lib. I, pag. 440, colonna 2ª, alla voce _giullugiân_, e col -_Vocabulista in arabico_, pag. 523, al vocabolo _vicia_. Il Ms. arabico -di Parigi, _Ancien Fonds_, 78, fog. 696 verso, chiama anche così i -legumi di che si cibavano ne’ giorni di magro i frati del monistero del -Monte Negro, presso Antiochia. Si vegga infine il _Riadh-en-Nofûs_, Ms. -di Parigi, _Ancien Fonds_, num. 752, fog. 50 recto. - -[1048] Diploma del 1140, che abbiam citato nel libro IV, cap. xiij, -a pag. 448 del II volume, nota 2. Il cotone era coltivato in Puglia e -in Sicilia ne’ principii del XIV secolo, come attesta Marino Sanuto, -_Secreta Fidelium Crucis_, lib. I, parte I, cap. 2. - -[1049] Diploma del 15 dicembre 1249, presso Bréholles, _Hist. Diplom. -Friderici II_, tom. V, pag. 571 segg. - -[1050] Falcando, presso Caruso, op. cit., pag. 408. - -[1051] Diploma del 1249, citato poc’anzi. - -[1052] Niccolò Speciale, libro VII, cap. ix, ed _Anonymi Chronicon -Siculum_, cap. lxxxvj, nella Biblioteca aragonese del Gregorio, tomo -I, pag. 475, e tomo II, pag. 207. Del dattileto della Favara si fa -menzione in parecchi diplomi della Commenda della Magione dal 1258 -al 1267, delle cui date ci informa il Mortillaro nell’_Elenco delle -pergamene della Magione_, pag. 37 segg., 41, 42 segg., 53, 54, 57. Si -noti che sono concessioni di terreno nel dattileto, fatte la più parte -a fine di piantar vigne. Un altro diploma del 1316, pubblicato nello -stesso volume, pag. 214, 216, fa menzione dello stesso dattileto che -arrivava al Ponte detto dell’Ammiraglio. - -[1053] La conghiettura ch’io già feci nel libro IV, cap. xiij, pag. -445 del secondo volume, nota 3, è confermata da un aneddoto che si -legge nel _Riadh-en-Nofûs_, Ms. di Parigi, _Ancien Fond_s, n. 752; -il qual luogo, sfuggitomi quand’io percorsi quel prezioso codice, mi -è stato non è guari trascritto dal dotto amico il professor Dozy. -Un Abu-l-Fadhl, celebre tra’ giuristi ortodossi del Kairewân che -aborrivano sì forte dalla novella dominazione fatemita, ricusò un pezzo -di torta mandatogli in dono da un amico, perch’egli supponea fatta la -torta con lo zucchero di Sicilia, il quale, cavandosi da poderi che -avea conceduti l’usurpatore, i più scrupolosi lo teneano derrata di -origine illegale, da non potersi comperare nè accettare in dono. - -[1054] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 408. - -[1055] Diploma dell’agosto 1176, presso Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. -453. - -[1056] Diplomi del 28 novembre e 15 dicembre 1239, citati in questo -libro, cap. viij, pag. 618, del volume. - -[1057] Il Gregorio trattò quest’argomento in un opuscolo ristampato -a pag. 753 segg. della edizione del 1853, dal quale si vede che la -coltivazione dello zucchero si mantenne importante in Sicilia fino allo -scorcio del XV secolo; decadde nel XVI, quando passava nel Nuovo Mondo -la cannamela, trapiantata, come si dice, dalla Sicilia nelle Canarie; -ed era al tutto mancata nei principii del nostro secolo. La produzione -dello zucchero in Sicilia ne’ principii del XVI secolo è attestata da -Marino Sanuto, _Secreta Fidelium Crucis_, lib. I, parte I, cap. 2. Più -ampii ragguagli si trovano in Bartolomeo De Pasi, _Tariffa de’ pesi -e misure_, ec., Venezia, 1540, fog. 60 verso, 152 verso, 187 recto et -passim, e nella _Pratica della Mercatura_ di Niccolò da Uzano (1442), -presso Pagnini, _Della Decima_, ec., volume IV, pag. 162, 195. Queste -due preziose opere sul commercio dell’Italia, le quali provano la parte -che vi prese la Sicilia, rimasero ignote, come parmi, al Gregorio. - -[1058] _Bibl._, pag. 57. - -[1059] Op. cit., pag. 35. - -[1060] Op. cit., pag. 64. - -[1061] Op. cit., pag. 32. - -[1062] Zohri e Ibn-Said, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 159, 134. Il -primo di questi autori attesta che si esportavano dalla Sicilia per -l’Affrica noci e castagne, e inoltre per varii paesi molto cotone, -storace e corallo. Coteste notizie vanno riferite al XII secolo, -ritraendosi dal manoscritto di Zohri, fog. 45 verso e 46 recto, che -l’autore si trovava presso Granata il 532 dell’egira (1137). E pertanto -si corregga la notizia ch’io dètti su lo Zohri nella Introduzione, a -pag. LIV, del primo volume. - -[1063] Si vegga il Capitolo precedente a pag. 757 di questo volume, e -il libro IV. cap. xiij, a pag. 445 del secondo volume. - -[1064] _Bibl._, pag. 24. - -[1065] Op. cit., pag. 46. Secondo le distanze che leggiamo in Edrîsi, -questa terra, or distrutta, giacea di mezzo a’ due moderni comuni di -Vita e Roccamena, nel centro del Val di Mazara. - -[1066] Op. cit., pag. 57. - -[1067] _Bibl_., pag. 63. - -[1068] Op. cit., pag. 65. Si vegga la nota 1, a pag. 776 del presente -capitolo, su questa terra che forse non ha mutato se non che il nome. - -[1069] Op. cit., pag. 65. - -[1070] Diploma del 25 dicembre 1239, già citato nel cap. viij di questo -libro, a pag. 611 del volume, nota 2. Si vegga presso Bréholles, -_Historia Diplomatica_, ec., tomo V, 504, un’altra lettera del 17 -novembre 1239, su le greggi del demanio date in fitto a’ Saraceni. - -[1071] Si vegga la citazione di Pietro d’Eboli, nel cap. vj di questo -libro, pag. 552 del volume, nota 4. - -[1072] Si vegga il libro IV, cap. 13, a pag. 446 del II volume, nota -1-2. - -[1073] Diploma del 17 novembre 1239, presso Bréholles, Hist. -Diplomatica, ec., tomo V, 524. Questa lettera è indirizzata a un -Paolino da Malta, il quale, per ordine dell’imperatore, avea mandati -otto cameli in Capitanata e ne ritenea tre in Malta per continuare la -razza. - -[1074] _Bibl_., pag. 24, 55, 65. - -[1075] _Bibl._, pag. 44. - -[1076] Op. cit., pag. 42. - -[1077] Op. cit., pag. 33. - -[1078] Loc. cit. - -[1079] Op. cit., pag. 32, 65. - -[1080] Op. cit., pag. 30. Il testo, dopo la descrizione di Trabìa, -ch’era _mehall_, o diremo noi “borgo,” conservandogli il genere -mascolino, nota che si pescava il tonno nel porto “di essa;” onde -si dovrebbe riferire a Termini, di cui ha trattato poco prima, -chiamandola, al femminile, _kala’t_, ossia “rocca”. Ma il tonno si -pesca in oggi a Trabìa e non a Termini, ond’è da supporre piuttosto -sbagliato nel testo il genere d’un pronome, che mutato il passaggio di -quei pesci. - -[1081] Op. cit., pag. 30. M. De Sacy, nella traduzione d’Abdallatif, -pag. 285 segg., ha fatta una lunghissima nota sul rei d’Egitto, -dalla quale si può conchiudere che questo non somiglia ad alcun pesce -de’ fiumi d’Europa. E M. Geoffroi De Saint-Hilaire, nella _Histoire -naturelle des poissons de l’Egypte_ (Description de l’Egypte, Hist. -Naturelle, I, 50), non gli dà nè anco nome europeo. Se poi il signor -De Goeje, nella traduzione del capitolo di Edrîsi su l’Affrica, lo -traduce _saumon_, citando anche il passo qui dianzi notato della -_Bibl. arabo-sicula_, s’ha a intendere del genere e non della specie: -dico il genere _salmo_, ch’è sì vasto nel sistema di Linneo ed anco -in quel di Cuvier; non già la specie _salmo vulgaris_, ec. notissima -in Europa co’ nomi di salmone, o sermone, saumon, salmon, lachs, ec. -Qui si tratta forse di qualche specie di trota, non rara nei fiumi di -Sicilia. È da notar che il vocabolo _Salmûn_, col quale è designato il -salmone in Egitto (v. Bochtor alla voce “saumon” e il _Dizionario arabo -e italiano_, Bulâk, 1822, pag. 171 e 213), si trova per l’appunto in -Edrîsi, qual nome del fiume or chiamato Gavarrello, che scende da Menfi -di Sicilia e mette foce a levante di Porto Palo (_Bibl. arabo-sicula_, -pag. 51). - -[1082] _Bibl._, pag. 35. - -[1083] Op. cit., pag. 36. Edrîsi dice espressamente nel fiume e non fa -mai menzione del lago; il quale allora forse non esistea, e di certo -non fu ingrandito che in tempi più vicini a noi. - -[1084] Op. cit., pag. 39. - -[1085] Diploma del 12 marzo 1240, presso Bréholles, _Historia Diplom. -Federici II_, tomo V, 820. - -[1086] In Palermo le paste lunghe e non bucate, dette vermicelli -_di tria_, sono assai sottili. Quel vocabolo è passato anche nello -spagnuolo _eletria_, che si vegga in Dozy ed Engelman, _Glossaire_, -etc. Il _Kamus_ spiega il vocabolo _itria_ “cibo di farina in forma di -fili.” La gabella su l’itria facea parte de’ diritti fiscali ne’ tempi -normanni. V. Gregorio, _Considerazioni_, lib. I, cap. 4, nota 21. - -[1087] _Bibl._, pag. 30. - -[1088] Si vegga qui sopra a pag. 774. - -[1089] La radice di questo vocabolo è _sana’_, donde i vocaboli -“darsena, arsenale, ec.,” e implica sempre l’idea di arte, non men che -di lavoro materiale. - -Edrîsi dice di que’ _sani’_, artefici o artisti, nella descrizione de’ -citati paesi a pag. 39, 40, 49, 52, 64. - -[1090] Diploma del 21 febbraio 1240, presso Bréholles, _Hist. -Dipl. Frederici II_, tomo V, pag. 764. Dopo la lonza si legge _et -Tabaccorum_; il qual vocabolo, ignoto nella latinità del medio evo, -fe’ pensare all’erudito Bréholles, che si trattasse di altri animali, i -quali fossero chiamati così per avventura con voce arabica o persiana. -Mi sembra assai più naturale correggere: _et trabuccorum_. Abbiam detto -a suo luogo de’ trabucchi, ossia mangani, maneggiati da’ Saraceni di -Lucera infino allo scorcio del XIII secolo. - -[1091] Diploma del 15 aprile 1240, presso Bréholles, vol. cit., pag. -905. I _tarrasiatores_ sono: maestro Giovanni, maestro Greco e Abdallah -servo. È nominato con loro un maestro Wiccardo _tappetarius_. Questo -tedesco par cameriere più tosto che fabbricante di tappeti, poichè -l’ufizio che gli si attribuisce è traduzione letterale dall’arabico -_ferrâsc_, che ci è occorso nel cap. iij di questo libro, pag. 447 del -volume, nota 4. - -[1092] Per esempio, il bellissimo scrigno della Cappella Palatina -di Palermo e varie scatole di avorio intagliato, una delle quali, -proveniente dallo abolito monastero di San Martino De Scalis, è -conservata ora nel regio Museo di Palermo. Il dotto M. De Longpérier -(_Revue archéologique_ del 1865, articolo intitolato: _Vase -arabo-sicilien de l’œuvre Salémon_), crede anche opera siciliana -lo scrigno d’avorio della cattedrale di Bayeux, ornato di borchie -d’argento con dorature e lavoro a niello, e segnato d’una iscrizione -arabica. - -[1093] Il primo di cotesti frammenti fu donato dalla Casa reale al -Museo regio di Palermo; gli altri sono incastrati, tutti capovolti -o di traverso, negli stipiti della porta maggiore della chiesa -dell’Annunziata de’ Catalani in Messina e in una finestra di quel -duomo. Io ho pubblicati i detti frammenti nella _Rivista Sicula_ di -agosto 1869, vol. II, pag. 93 segg., 99, 100. - -[1094] Non occorrono citazioni per le prime due parti. Nell’inventario -della Cappella Palatina, dato il 1309 (_Tabularium_, etc. n. LXIII), si -legge a pagina 102: “Item cannatam unam de porfido cum manicis, munitam -in ore de argento deaurato.” Un altro inventario, citato nella nota -20 dello stesso documento, ha: “Phiala de porfido cum manicis vacua.” -_Cannata_, in siciliano vuol dir gran boccale di terra cotta, con -manico e con una scanalatura dal lato opposto, per la quale si versa il -vino. - -[1095] La narrazione particolareggiata del ritrovamento sarà data -alle stampe dall’ingegnere Giuseppe Patricola, il quale indefessamente -lavora a ristorare l’antica chiesa di Giorgio Antiocheno, liberandola -dalle goffe appendici dei tempi successivi. - -Il motto arabico che si volle imitare parmi: _Lillahi-l-molk_, “La -possanza in Dio è,” frequentissimo negli arnesi musulmani; lo stesso -che si legge ne’ vasi di Mazara, di cui nella seguente nota 3. - -[1096] Si vegga Marryat, _A history of pottery_, etc., London, 1857, 2ª -ediz., in-8º, pag. 14 segg; Demmin, _Guide de l’amateur des faïences_, -etc., 2ª ediz., Parigi, 1863, pag. 208 segg.; e lo stesso autore, -_Histoire de la céramique en planches phototypiques_, Paris, 1869, in -fol., in corso di pubblicazione. - -In quest’ultima opera, molto notevole per le figure, il Demmin -(Livraison XIII, pl. 25), tratta della scuola “Siculo-musulmana.” -Sventuratamente il preziosissimo vaso di speziale, che, secondo -l’autore, risalisce “audelà de la conquete de Roger le Normand (1058)” -(sic) ed ha intorno il collo una iscrizione “en vieil arabe, qui veut -dire Gloire au Victorieux,” non è de’ tempi normanni; e la supposta -iscrizione, nitidissima nella figura, non dice nulla. Essa non è altro -che una seguenza di _elif_ e _lam_ e altre lettere arabiche sfigurate, -le quali provano, più tosto che la vecchiaia, la morte o l’assenza -della lingua araba nel paese ove fu fatto il lavoro. Forse è del XV -secolo, come l’altro della stessa tavola e come un altro della tavola -26. - -[1097] Vidi questi due vasi in Mazara, nel 1868, l’uno in casa del -nobile uomo e cortese, il signor Giovanni Burgio de’ Conti Palatini; -l’altro nella sagrestia della Madonna del Paradiso, piccola chiesa alle -porte della città. Sono entrambi di terra cotta, smaltata a foggia di -maiolica, alti più di un metro ciascuno, forniti di anse e terminati -in punta come le anfore antiche. Somigliano molto, per la forma e per -l’opera, l’uno all’altro, ed entrambi per la sola forma, al celebre -vaso detto dell’Alhambra. Nella pancia si legge, in grandi e be’ -caratteri cufici, _lillahi-l-molk_; e intorno il collo del vaso Burgio -son replicati indefinitamente i due vocaboli “prosperità e compimento:” -solito augurio che leggesi nelle iscrizioni ornamentali, sì di Sicilia -e sì d’altri paesi musulmani, e che campeggia esclusivamente, con -piccola variante, nel vaso dell’Alhambra. Questo per altro ha caratteri -neskhi, non cufici: differisce ancora per la distribuzione degli ornati -e pel colore dello smalto, ch’è verde, bianco e oro; mentre ne’ vasi -di Mazara risaltano sul campo bianco i caratteri e i disegni d’un bel -bruno di terra d’ocria, luccicante come se fosse metallo. - -[1098] Ho avuto alle mani quasi un centinaio di coteste stoviglie, -nelle collezioni del museo regio di Palermo, museo dell’abolito -monastero di San Martino, casa Trabia, professore Salinas, museo -Biscari in Catania, casa Pepoli in Trapani. Non ostante la varietà -delle forme, de’ punti del colore che in fondo è sempre bianco, e -degli ornamenti, tutti graziosi e di gusto arabico purissimo, coteste -stoviglie fanno una classe distinta da ogni altra manifattura ceramica -antica, medievale e moderna, per la estrema sottigliezza e leggerezza -che le fa parere, per dir così, di carta. Del gran numero che n’ho -viste, poche avean perduto il marchio di fabbrica; nelle altre ho -trovato otto maniere di marchi, la più parte con la data un po’ -frusta e col nome dell’artefice o la qualità, ch’è chiamata _’aml -tin_ “opera di terra,” _tin mohtawa_ “terra ritenente” o diremmo noi -impermeabile, e _tin ’amali_ “terra plastica.” In altri è il nome -d’Ibrahim; in altri quel di Bâlmi, non so se proprio o topografico. -Ancorchè Palma, tra il Capo di Scaletta e quel di Sant’Alessio, sia -scritta ne’ codici di Edrîsi in modo da doversi leggere Bâlmi, parmi -non si possa pensare a questo luogo, sì per la data recente delle -stoviglie, e sì perchè l’argilla che vi si trova, come ritraggo dal -dotto ed operoso professore G. G. Gemmellaro, non può dare affatto -vasi impermeabili, rassomigliando a quella di Sciacca e di Girgenti, -che serve a far le stoviglie porose da rinfrescare l’acqua, come -la _dorrak_ di Egitto. Debbo avvertire che M. Demmin ha pubblicato -uno di questi orcioletti nella citata _Histoire_, etc., tavola XII, -figura 23, tra varie stoviglie egiziane di remota antichità, e senza -assegnar data, l’ha attribuito a dirittura alla manifattura di Keneh -(Alto Egitto). Aggiungo, a scusa dell’autore, che il vaso, come scorgo -dalla nitidissima figura in fototipia, non ha marchio, forse perchè, -essendosi spezzato, era stato rattoppato lo sdrucito, come io ho visto -in parecchi di cotesti vasi in Sicilia. - -[1099] Fino al 1860 erano comunissime in Firenze le ciotole di rame -con iscrizioni arabiche: molti bottegai se ne servivano per tenere gli -spiccioli, e i rivenduglioli di antichità le davano a basso prezzo. - -L’uso di queste ciotole sembra molto antico in Toscana. Nella vita di -San Ranieri, _Acta Sanctorum_, III, 448 (17 giugno), si legge che una -Adaleta da Pisa recò a Ranieri un “urceolum opere saracenico factum,” -pregando il brav’uomo di benedir l’acqua che v’era dentro. San Ranieri -morì il 1160. - -[1100] _Vase arabo-sicilien de l’œuvre Sulèmon_, par M. A. De -Longpérier, nella _Revue Archéologique_ del 1865. - -[1101] Chabouillet, _Catalogue général des Camées, etc., exposés -dans le Cabinet des médailles et antiques_, Paris, 1858, in-8º, n. -3194, pag. 548. Lo stemma è di Paolo da Roma, arcivescovo di Morreale -(1379-1393); onde la coppa si può credere fabbricata in Palermo. - -[1102] Nel capitolo iij di questo libro, a pag. 417 segg. del volume. - -[1103] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 407: “Nec vero nobiles -illas palatio adhaerentes silentio praeteriri convenit officinas, -ubi, in fila variis distincta coloribus, serum vellera tenuantur, -et sibi invicem multiplici taxendi genere coaptantur.... in quibus -et sericis aurum intexitur et multiformis picturae varietas, gemmis -interlucentibus, illustratur.” Come ognun vede, non ci manca altro che -la denominazione arabica di _tirâz_. - -[1104] Boch (Dott. Franz), _Die Kleinodien des heil. romischen Reiches -deutschen Nation_, etc. Vienna, 1864, grandiss. in fog. - -[1105] In appendice all’op. cit., pag. 191 segg., e tavola XLI, fig. 64. - -[1106] Leggesi in giù, a caratteri minuti e con abbreviature: -_Descriptio totius orbis † pax ismaheli qui hoc ordinavit_; e intorno -intorno il pallio semicircolare, a caratteri grandi molto ornati: -_O Deus Europae cesar Heinrice beare, Angeat_ (augeat) _impreium_ -(imperium) _ibti_ (tibi), _rex qrenwine_ (qui regnat in aevum). - -Tra le altre leggende, v’ha sotto il Cancro: _Hoc sidus_ CAUCBI _fert -nociva mundi_. Il dotto editore ha corretto facilmente cancri; ma -io cancellerei volentieri la correzione e leggerei in questo luogo -il vocabolo arabo _kaukab_, (abbreviato _kaukb_) “stella,” scritto -in caratteri latini. Il ricamatore arabo, m’immagino io, vedeva una -stella, non capiva il nome, e quindi lo lesse a dirittura in arabo -come, per esempio, i nostri marinai fecero Negroponte da Εύριπος. - -[1107] Certamente si ricamava in tutte le parti d’Italia pria che i -Musulmani venissero in Sicilia; ma la voce _ricamare_, derivata senza -dubbio dall’arabo, dà luogo a supporre che quest’arte sia stata, nel -resto d’Italia, perfezionata ed estesa da’ Siciliani dopo l’undecimo -secolo. Non v’ha ragione di attribuire agli Spagnuoli il vocabolo nuovo -e il miglioramento dell’arte ch’esso attesta. D’altronde nel _tirâz_ -musulmano si tessevano anco i drappi di seta: e noi non abbiamo alcun -ricordo di tali drappi fabbricati in terraferma d’Italia avanti il XIII -secolo. - -[1108] Si vegga il nostro libro IV, cap. vij, pag. 342, del II volume. -Il nome di Ismahel, ricamato nel pallio, tronca ora la quistione. - -[1109] Si vegga il cap. iij del presente libro, pag. 448, nota 3. - -[1110] Boch, op. cit., tavola VII, fig. 9, testo pag. 32, 35. Avverto -che in questa tavola e nella XXIV veggo molto confusa la iscrizione -che io lessi chiaramente, fuorchè due vocaboli all’ultimo, sopra un -bellissimo lucido che mi mostrò il signor Boch, l’anno 1858, in Parigi. -E su que’ vocaboli e qualche altro io dissento dalla trascrizione e -versione del dottor Behrnauer, pubblicata nell’opera del Boch. - -[1111] Op. cit., tavola XII, fig. 15, 16, e pag. 56 segg. - -[1112] Op. cit., tavola IV, fig. 6; VIII, fig. 10; X, fig. 13; XII, -fig. 15, 16, e pagine 36 segg., 49 segg., 56 segg., 60, 61, 65 del -testo. - -Si guardi anco, nelle tavole III e XXX, ed a pag. 153, una tunica -azzurra con fimbria e paramani rossi ricamati in oro, opera del XII -secolo, al dir dell’erudito autore, la quale parmi anche siciliana. - -[1113] Si veggano le citazioni di Niceta Coniate, Cinnamo e Ottone di -Frisingen, nel cap. iij di questo libro, pag. 433, nota 2. - -[1114] Daniele, _I regali sepolcri del Duomo di Palermo_, tavole C. -F. R.; Gregorio, _Discorsi_ VI, VII, VIII, nella edizione del 1853, -pag. 698 segg., e _Rerum Arabicar._, pag. 178 segg. Si vegga anche il -Lanci, _Simboliche rappresentanze_, tomo II, pag. 479, tavola L, n. 4. -Dell’erronea lezione che die’ il Gregorio in questo luogo, ho trattato -nella Introduzione alle iscrizioni arabiche di Sicilia, _Rivista -sicula_ di febbraio 1869, pag. 93, 94. - -[1115] Boch, op. cit., pag. 149, 150, 207. - -[1116] Si veggano le citazioni testè fatte nella nota 4 a pag. 800, e -in particolare le _Dissertazioni_ VII ed VIII del Gregorio. - -[1117] Presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 267. - -[1118] Presso Caruso, op. cit., pag. 407. - -[1119] _Journ. Asiatique_, di gennaio 1846, pag. 82. - -[1120] _Gesta regis Henrici_, etc., edizione di Stubbs, Londra, 1867, -vol. II. pag. 132; e Ruggiero De Hoveden, ediz. Stubbs, Londra, 1870, -voi. III, pagina 61: il quale si vegga anche presso il Caruso, _Bibl. -sicula_, pag. 960. - -[1121] Francisque Michel, _Recherches sur.... étoffes de soie_, etc., -Paris, 1852, I, 172, cita i versi del _Romans d’Alixandre_, tra i quali -si legge: - - _D’un semit de Palerme vermeil ou vermenus._ - -A pag. 210 dello stesso volume si leggono, cavati anche dal romanzo -d’Alessandro, i versi ne’ quali si descrive un colpo di lancia sì -gagliardo che la punta, passando la corazza, entrò con tutto il -pennone, e - - _Parmi le cors li met l’ensegne de Palierne._ - -[1122] _Tabularium_ della Cappella Palatina di Palermo, 1835, -nell’inventario della Sagrestia della chiesa di Africa (ossia Mehdia, -1160), pag. 34 segg.; e nell’altro della Cappella palermitana, dato -il 1309, pag. 101 segg. Chi volesse ripigliare le orme dell’erudito -francese citato nella nota precedente, troverebbe in que’ due diplomi -la descrizione e la denominazione di molti drappi, la più parte de’ -quali intessuti con figure di animali, e v’ha perfino delle aquile a -due teste. V’ha anco dei pallii “con lettere saraceniche;” de’ pallii -vergati; altri di “opera di Spagna;” altri cangianti, o con frange, ec. - -[1123] Si veggano i diplomi che abbiamo citati nel libro V, cap. x, -pag. 330, di questo volume, nota 1. La _domus setae_ era ben de’ -dritti antichi, cioè dell’epoca normanna, e similmente la _dohana -paliariorum_. - -[1124] In arabico si chiaman così i lavoranti o mercatanti di seta. -Oggi trascriviamo _hariri_; ma si può provare con molti esempii che nel -medio evo si rendea più volentieri la _h_ arabica con la _c_ nostra. - -Anche la voce _filugello_ vien d’Oriente. V. _Journ. Asiat._, di aprile -e maggio 1857, pag. 547. - -[1125] Si veggano i particolari, per l’origine delle manifatture -francesi, e per la parte che v’ebbero gli Italiani, in Francisque -Michel, op. cit., II, 270 segg. a 278; ed anco pel commercio di seta -tra l’Italia e la Francia, nello stesso volume, pag. 261 segg. - -L’erudito autore cita, tra le altre autorità, un’antica traduzione -francese del _Rerum Memorabilium_ di Guido Pancirolo; ma sbaglia in -due punti, poichè attribuisce alla Calabria un fatto raccontato di -Reggio dell’Emilia, ed all’erario di Venezia la somma che, secondo il -Pancirolo, guadagnava il paese. Ecco la traduzione latina di Enrico -Salmuth, che tien luogo del testo italiano, non mai pubblicato. -Tolgo il passo dalla edizione di Amberg, 1608, vol. II, pag. 729. -Nel capitolo “De textis sericis” il Pancirolo dice: “Annis abhinc 50 -in tantum excrevit textura ista, ut Veneta duntaxat regio, singulis -annis, 500 millia et vel sola mea patria, quae Rhegium est, 10,000 -aureorum, plus vero etiam multo Sicilia inde lucratur: ac uno verbo -dicam artificium hoc tamquam unicus jam mercatoribus nervus sit lucri -et certissimum laborantium fulcimantum.” - -Il Pancirolo, eminente giureconsulto, segnalatosi anco per sana critica -nella storia, nacque in Reggio dell’Emilia il 1523; morì professore -a Padova il 1599; e scrisse, oltre tanti altri, quel trattato di -erudizione per un principe della Casa di Savoia, dalla quale egli era -stato chiamato all’Università di Torino. - -[1126] Presso Gregorio, _Considerazioni_, libro I, cap. 4, nota 21, -squarci di parecchi diplomi del 1266, 1270, 1274, 1280, 1309. La -lezione “artis cuthonis,” ch’è nel diploma del 1309, troncherebbe ogni -dubbio; ma contuttociò mi par migliore la prima. Secondo il diploma -si pagavano in Palermo due dritti diversi, _arca_ (arcus?) _cuctonis_ -e _caha cuctonis_. La voce _kâ’ah_ era ed è usata in Egitto per -significare sala, aula e “loggia” a terreno. Il Makrizi, _Mowâ’iz_, -ediz. di B’ulâk, II, 48, dice della _kâ’ah_ dell’oro al Cairo, quella -cioè dove si tirava il metallo per lavorare i drappi di seta e d’oro. - -[1127] Gregorio, nota citata or ora, diploma del 1274. - -[1128] Ibn-Giobair dice degli stivaletti dorati delle donne -palermitane; e la _cabella auripellium_ si legge nel diploma del 1274, -citato poc’anzi. - -[1129] Gregorio, _Discorsi_ VI e IX, a pag. 708 e 734, della citata -edizione del 1853. Si confronti Boch, _Kleinodien_, citato dianzi, -tavola VIII, fig. 10, pag. 37, 38. - -[1130] Boch, _Kleinodien_, pag. 153; conf. pag. 144. Si confronti -il Gregorio, _Discorsi_ VI, VIII, pag. 710, 711, 718, della citata -edizione del 1853. Si avverta che gli ornamenti trovati sul teschio -dell’imperatrice Costanza sono serbati adesso nel tesoro della -Cattedrale. Il motto inciso nella gemma principale della corona, letto -erroneamente dal Tychsen, ripetuto dal Gregorio e poi con poco divario -dal Mortillaro, _Opere_, tomo IV, pag. 10, 11, va tradotto, secondo il -Reinaud, “In Dio == ’Isa-ibn-Giâber == confida.” Onde ognun vede che -quel gioiello fu fatto, in origine, per un musulmano. - -[1131] Su questo argomento il _Kitâb-el-Fihrist_, testo, Lipsia, 1871, -pag. 21, e nelle _Mémoires de l’Acad. des Inscript._, 1ª serie, tomo -L, pag. 434 segg.; i Prolegomeni d’Ibn-Khaldûn, ediz. di Parigi, II, -350; e il _Mowâ’iz_ di Makrizi, ediz. di Bulak, I, 91, danno ampii -ragguagli, ma incerti ed anche contradittorii. Tra le altre cose -ritraggiamo che la carta della Cina si facea d’erbe (_hascisc_); che -fu imitata in Samarkand con lino o, secondo altri, bambagia; e che il -_kaghed_, ossia carta di cotone, fu fabbricato nel Khorasân, ma non -si adoperò nei registri dell’azienda musulmana, se non che al tempo di -Harûn Rascid. Sembra che allora siasi incominciata a vedere in Europa -questa maniera di fogli. - -Merita d’esser letta la dissertazione popolare che M. Louis Viardot -pubblicò a Parigi, una ventina d’anni addietro, nella _Liberté de -penser_, sotto il titolo: _L’Europe doit aux Arabes le papier, la -boussole et la poudre à canon_. - -[1132] Edrîsi, _Description de l’Afrique et de l’Espagne_, pag. 492 -del testo, de’ signori Dozy e De Goeje, e pag. 235 della traduzione. -Si vegga inoltre nel Casiri, _Bibl. arabo-hispanica_, la descrizione di -molti codici arabi di Spagna scritti in carta bombicina. - -[1133] Si tenne a quest’effetto un parlamento in Palermo di marzo -1145, come si vede da un diploma pubblicato dal Mongitore, _Bulla -Privilegia_, etc., pag. 32, del quale il testo greco leggesi presso -il Mortillaro, _Tabulario_ della Chiesa di Palermo, pag. 26. Parecchi -diplomi del vecchio conte Ruggiero e della Adelaide, reggente di -Simone e poi di Ruggiero secondo, furono rinnovati “de carta cuttunea -in pergamenum,” come si vede da’ nuovi diplomi, presso il Pirro, -_Sicilia Sacra_, pag. 1027. Il testo greco d’uno di cotesti diplomi, -dato il 1099 e rinnovato, com’e’ pare, il 1114, si legge presso Spata, -_Pergamene_, pag. 237. Un altro diploma greco del 1097, rinnovato il -1110, fu pubblicato nel _Giornale ecclesiastico di Sicilia_, pag. 116. - -Da tre diplomi arabi, di settembre 1144, 3 febbraio e 24 marzo 1145, -appartenenti alle Chiese di Catania, Cefalù e Morreale e gli ultimi due -serbati in oggi nell’Archivio regio di Palermo, si scorge il medesimo -fatto del rinnovamento dei diplomi di concessione “per essere logori e -dileguatane la scrittura.” Spero che tra non guari i testi escano alla -luce nella raccolta del professor Cusa. - -[1134] Nel _Tabularium_ della Cappella Palatina di Palermo si legge, a -pag. 60, un testamento del 1213, transuntato il 1232, perchè si trovava -scritto in _carta bumbiana_ che _jam camulari inceperat_. - -Il provvedimento di Federigo (1224) si legge nelle Costituzioni, lib. -I, titolo 80, presso Bréholles, _Hist. diplom._, etc., II, 445, dove -si adoperano come sinonimi le denominazioni di _papiri chartae_ e -_chartae bombycinae_. L’uso grande che si faceva in Sicilia di questa -maniera di carta, è attestato dal diploma del 3 gennaio 1329, presso De -Vio, _Privilegia urbis Panormi_, pel quale è approvata la spesa di due -once d’oro, già erogate per copiare in pergamena, secondo le leggi del -regno, il volume delle Consuetudini della città, le quali “cum scriptae -sint in cartis de papiro.... erant quodammodo quasi deletae et minus -honorifice factae.” - -L’inventario della Cappella Palatina di Palermo, dato il 1309 e -pubblicato nel _Tabularium_, etc., n LXIII, fa menzione, a pag. 100, -lin. 7, 27, 30 e pag. 103, lin. 11, di parecchi titoli di concessione, -non che d’altre scritture in _carta de papiro_, dal XII al XIV secolo. -E tralascio i due celebri diplomi della medesima Cappella, scritti a -lettere d’oro, in carta bombicina: il primo dei quali, dato il 1139, -fu pubblicato dal Montfaucon, _Paleographia graeca_, pag. 380, 408; -poi, su le orme sue, dal Morso, _Palermo antico_, 2ª edizione, pag. -301, 397; e in ultimo ristampato nel detto Tabulario, n. IV, pag. 10. -Noi n’abbiamo già fatta menzione nel cap. i di questo libro, pag. 354. -L’altro, in carta bombicina azzurra, è dato dal 1140 e citato nello -stesso Tabulario, n. V, pag. 11, nota 1. - -[1135] Le prove di questo fatto si veggono nella erudita Dissertazione -dell’Huillard-Bréholles, che uscì nelle _Mémoires de la Société -impériale des Antiquaires de France_, tomo XXIII, col titolo _Sur -l’emploi du papier de coton_, etc., Paris, 1856, in 8º pag. 13 segg., -dell’estratto. - -[1136] Il Bréholles, op cit., pag. 28, nota A, dicendo non aver trovate -prove della esistenza di opificii di carta in Sicilia, ricorda, per -mostrarne la probabilità, che il cotone si coltivava negli Stati -italiani di Federigo. - -[1137] Ibn-Haukal, nel _Journal asiatique_, di gennaio 1843, pag. 98. - -[1138] Debbo qui correggere un errore corso nella traduzione del -trattato che stipulò, il 1290, Kelaun, sultano d’Egitto, coi re di -Sicilia e di Aragona. La versione italiana, che io ho pubblicata nella -_Guerra del Vespro siciliano_, ediz., del 1866, vol. II, pag. 335 -segg., ha all’art. XI, che fosse lecito al sultano di trarre dagli -Stati de’ principi contraenti “ferro, carta e legname.” Io seguii la -rispettabile autorità di M. De Sacy, rendendo “carta” la voce arabica -_biiâdh_, ossia “bianco,” alla quale veramente i dizionarii arabi dan -questo, tra molti altri significati. Ma, riflettendoci meglio, or mi -pare che in questo patto i principi di Casa d’Aragona prometteano di -contravvenire al divieto generale dell’esportazione del ferro, armi -e legname ne’ paesi musulmani, divieto prescritto, come ognun sa, nel -Concilio Laterano del 1179, e replicato da varii papi. Non è dubbio, -dunque, che _biiâdh_ qui significhi armi o acciaio: e forse v’ha -qualche relazione tra questo traslato e quello di “armi bianche,” -che noi usiamo per opposizione ad “armi da fuoco.” Può servire -d’interpretazione autentica a cotesto articolo del trattato del 1200, -il provvedimento che di fatto lo abrogò, cioè il capitolo LXXXII di -Federigo l’Aragonese re di Sicilia, promulgato dopo i noti accordi col -papa e con Casa d’Angiò, per lo quale fu vietato di portar “armi, ferro -e legname” nei paesi musulmani. - -[1139] Si vegga il Gregorio, _Considerazioni_, lib. II, cap. ix e lib. -III, cap. viij, e si riscontrino le relazioni con Venezia nelle _Fontes -rerum Austriacarum_, vol. XII, n. xxj seg. - -[1140] Pietro il Venerabile abate di Cluny, tra le lodi che fa a -re Ruggiero per la sicurezza di cui godeasi viaggiando e dimorando -ne’ suoi dominii, cita gli “onustos pecuniis et diversibus mercibus -mercatores,” presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 977, 978. - -[1141] Capitolo ij del presente libro, pag. 402, 403, 406, 410, 418; -cap. iij, pag. 466; cap. ix, pag. 624, 629, 632, 640, 649, 651, 655. Si -vegga anco il libro V, cap, vij, a pag. 189, di questo medesimo volume. - -[1142] Leone Affricano, presso Ramusio, _Navigationi et Viaggi_, -Venezia, 1563, vol. I, fog. 7, dice che gli Arabi della Barbaria -occidentale davano i loro figliuoli in pegno a’ Siciliani per averne -in credito del grano, e che que’ giovani, non soddisfatto a tempo il -prezzo, diveniano schiavi. - -[1143] Romualdo Salernitano, presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 890, -891. - -[1144] Edrîsi, citato qui sopra a pag. 790. - -[1145] Edrîsi, citato qui sopra a pag. 784. Si veggan anco i trattati -geografici di Ibn-Sa’id e di Zohri, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo -pag. 137, 159, e la nota 5, a pag. 787 di questo capitolo. - -[1146] Bartolomeo De Pasi, _Tariffa de’ pesi e misure_, ec. Venezia, -1510, fog. 187 recto. - -[1147] Si confronti il Zohri, testo citato nella pag. 787, nota 5, con -Ibn-Sa’id, _Bibl. arabo-sicula_, pag. 134, capitolo di Pantellaria, -dove la voce _kitrân_ si corregga _kutûn_. - -[1148] De Pasi, op. cit., fog. 42 verso, 60 verso, 187 recto. - -[1149] Si veggano le citazioni fatte qui innanzi a pag. 803, nota 1. - -[1150] _Liber Jurium_, diplomi del 1155, 1156, 1261, n^i. 266, 304, -1167, nel tomo I, pag. 303, 326, 962, e per tutti i due volumi; -Marangone, anni 1166, 1167, nell’_Archivio storico italiano_, tomo VI, -parte II, pag. 42, 44. - -[1151] Beniamino di Tudela, traduzione inglese di Asher. Londra, 1840, -pag. 32 segg., 157. - -Si vegga anco, pel commercio della Sicilia con Barcellona ne’ principii -del XIV secolo, Capmany, _Memorias Historicas_, etc., parte I, tomo I; -parte II, pag. 34. - -[1152] Si riscontrino i fatti citati in questo sesto libro, cap. iij, -pag. 458, nota 3; cap. ix, pag. 651, 652. - -[1153] Si veggano gli _Statuti Pisani_, vol. III, pag. 105, 373, 416, -423, 574, 577, 590. - -[1154] Diploma di Tommaso conte di Savoia, del 1226, citato da -Pouqueville, _Mémoires.... sur le Commerce_, etc., nelle _Mémoires de -l’Acad. des Inscriptions_, X, 538. - -[1155] Basta citare il vico degli Amalfitani in Palermo, nel XII secolo. - -[1156] Edrîsi, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 37. - -[1157] Non occorrono citazioni per questi fatti notissimi. Dirò -soltanto che i pellegrini musulmani di Spagna e d’Affrica, nella -seconda metà del XII secolo, toccavano per lo più la Sicilia. Si vegga -il viaggio di Ibn-Giobair, edizione Wright, e particolarmente a pag. -62. - -[1158] Edrîsi, citato qui innanzi a pag. 787, note 3, 4. - -[1159] Edrîsi (1154) attesta che l’arsenale regio era allor, come -prima, in Palermo. Ibn-Giobair (1185) lo trovò in Messina; e Falcando, -presso Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 405, afferma, con un po’ forse -d’anacronismo, lo stesso fatto, dicendo che i Messinesi avean fiaccati -i Greci, depredata l’Affrica e la Spagna e riportatone tanta preda. - -[1160] Edrîsi, nella _Bibl. arabo-sicula_, testo, sotto que’ nomi. - -[1161] Lib. V, cap. x, pag. 342 segg., e si riscontri il libro IV, cap. -xiij, pag. 458 segg., del II volume. - -[1162] Si vegga il capitolo iv del presente libro, a pag. 468 e 485 del -volume. - -[1163] In molti casi bastano a chiarir l’errore le stesse incisioni -dello Spinelli: per esempio, nel n. 223, pag. 46, tavola VIII, 21, -dove l’autore lesse l’anno 547, supponendo scritto il 40 senza la -lettera ain, mentre si vede chiaro e corretto il numero 30. Nella -stessa pagina, n. 212, tavola VI, 28, il nome di Messina è trascritto -erroneamente _msânâ_, in vece di _msîni_ che si legge nell’incisione, -secondo la ortografia usata dagli Arabi: quest’errore torna in molti -altri luoghi. Mi sembra poi molto dubbia, al n. 155, pag. 35, tavola -V, 5 e altrove, la doppia data di zecca, cioè “Capitale della Sicilia” -(Palermo) in una faccia, e “Messina” nell’altra. Così molte altre -leggende o non possono stare, o si trovano diverse nell’incisione. - -[1164] Le citazioni di altri trattati di numismatica si veggano -nell’indice del Mortillaro, intitolato _Il Medagliere arabo-siculo_, -Palermo, 1861, pagina 39 segg. Io ho studiate nel gabinetto numismatico -di Parigi da venti monete arabo-normanne e altrettante qua e là, e -molte più ne ho viste senza aver tempo di studiarle. Debbo notare -soprattutto due di Parigi, che hanno da una faccia il simbolo musulmano -e dall’altra la T con un puntino sopra ed uno da ciascun lato, e portan -le date, l’una del 503 e l’altra del 506 (1109, 1112), confermate -dall’autorevole giudizio di M. De Longpérier, il quale con ospital -premura m’iniziò nella numismatica arabica, correndo il 1843. - -[1165] San Giorgio Spinelli, op. cit., pag. 41, 42, n. 183 a 191, -tavola VIII. - -[1166] Si vegga il libro V, cap. vij, e il cap. ij del presente libro, -a pag. 185 e 392. - -[1167] Lo Spinelli, senza trattare di proposito la permanenza della -Zecca in Salerno sotto la signoria di Ruggiero II conte di Sicilia, -l’ammette implicitamente, ed ha ragione. Si veggano i numeri 36 a 63, a -pag. 15 e segg. del suo libro, e le note a pag. 251. - -[1168] Le monete di rame latine, evidentemente battute in Terraferma, -con la croce da una faccia, la _T_ dall’altra e il nome di Ruggiero -conte di Calabria e di Sicilia, si veggono nella vignetta a pag. 15 -dello Spinelli, il quale giustamente le attribuisce a Ruggiero II. - -[1169] Si vegga in Malaterra, lib. IV, cap. xxv, presso Caruso, _Bibl. -sicula_, pag. 244, l’aneddoto di Arrigo vescovo di Leocastro, assalito -dai pirati. - -[1170] _Monete cufiche_, pag. 255, nota al n. 73. - -[1171] Si veggano nell’op. cit. i numeri 226, 227. - -[1172] Lo deduco dal peso delle monete d’oro che ho avute alle mani, e -da quello costantemente notato nell’opera dello Spinelli. È da sapere -che parecchi diplomi greci o latini di Sicilia del XII secolo contano -i valsenti in tarì d’oro da un acino (κόκκος), ovvero “ad granum unum” -e talvolta da due grani. Ma si tratta forse del peso, del quale si -tollerava la mancanza in ciascun tarì. Altrimenti cotesto acino non -risponderebbe affatto al peso chiamato oggi con lo stesso nome di grano -o _cocciu_, il quale, secondo il sistema metrico osservato in Sicilia -fino al 1860, e poco diverso dall’antico sistema di Palermo, torna alla -sedicesima parte d’un grammo. I tarì pesano sempre un grammo, scarso o -traboccante. - -[1173] Giovanni Villani, lib. VI, cap. 21, dice che Federigo, -all’assedio di Faenza (1240), scarseggiando di danari fece fare “una -stampa di cuoio di sua figura, stimandola in luogo di moneta siccome la -valuta di uno agostaro,” ec. e che poi questa specie di cartamoneta fu -cambiata in oro. - -[1174] Presso Raynaldi, _Annales Ecclesiastici_ (Lucca, 1747), anno -1239, § xij, tomo II, 213. Si confronti la Vita di Gregorio IX, pel -Cardinal d’Aragona, presso Muratori, _Rerum Italic._, III, parte prima, -pag. 584. - -[1175] Ho avute alle mani due monete musulmane di rame, ricoperte, -l’una di foglia d’oro e l’altra d’argento. La prima, ch’io vidi nel -1868 presso il sig. Salvatore Struppa in Marsala, porta, con qualche -interruzione, la stessa leggenda che il dinar di Harun Rascid del -177, presso Marsden, n. 37: e vi si legge il nome di Gia’far, come -nell’incisione del Marsden, il quale poi lo tralasciò, non so perchè, -nella descrizione. Ma notisi che il Marsden nella descrizione del n. -36, ch’egli dice simile al 37, fa menzione di un dinar di bronzo del -medesimo lavoro. La moneta foderata di argento fu comperata da me -in una vendita pubblica a Firenze, nel marzo 1869, per conto della -Biblioteca comunale di Palermo, che or la possiede. Ha il nome del -califo Mahdi, la data di Bagdad, anno 160, e la leggenda dei dirhem -abbasidi, intera e in caratteri molto nitidi. - -Si ricordi che Ottone di San Biagio, cap. 42, presso Muratori, _Rerum -Italic._, VI, pag. 899, narra che il 1195 i Musulmani comperarono -il castello di Torolts da’ Cristiani che lo difendeano, dando loro -“corruptum aurum metallo sophistico, auro in superficie colorato.” - -[1176] Samperi, _Iconografia della gloriosa Vergine_, ec., Messina, -1644, pag. 615-622, dove è data la trascrizione e traduzione del Padre -Kirker, corretta, a modo suo, dal Padre Magri da Malta. Il Gregorio -ristampò l’epigrafe nel _Rerum Arabicarum_, pag. 190, dopo aver dato a -pag. 189 altri frammenti che sono murati in una finestra del Duomo di -Messina stessa: ed avvertì che in quella città se ne trovava parecchi -della medesima fattura. Il Gregorio non era uomo da ripetere la favola -del Messala; ma nè egli nè il Tychsen indovinarono una parola de’ -frammenti, sia dell’Annunziata o sia del Duomo. - -[1177] Io ho letti alcuni squarci di cotesti versi nel 1868, e li ho -pubblicati nelle _Iscrizioni arabiche di Sicilia_, classe I, n^i. 3, -4 (_Rivista sicula_ di agosto 1869), aggiungendovi le fotografie. Si -vegga nella stessa opera, classe I, n. 5, un frammento di tavola di -marmo trovato nel palazzo regio di Palermo, nel quale era intarsiata, -a caratteri neskhi di stile diverso, una iscrizione in versi, che -somiglia molto, pel concetto e per l’andamento, a quella di Messina. - -Cotesta iscrizione dell’Annunziata de’ Catalani, messa lì per caso, ha -tratti fuori di via alcuni scrittori di cose architettoniche, come il -Gally-Knight, _The Normans in Sicily_, Londra, 1838, pag. 120 segg. Il -Padre Gravina, _Duomo di Morreale_, pag. 33, ci ha applicato subito il -suo supposto delle costruzioni siciliane del VI secolo: onde ha fatta -sorgere l’Annunziata de’ Catalani a’ tempi di S. Gregorio e poi l’ha -mutata in moschea e nuovamente in chiesa. Qual che sia stata l’origine, -la forma attuale torna evidentemente al XIV secolo. - -[1178] _Iscrizioni arabiche di Sicilia_, classe I, n. 11, nella -_Rivista sicula_ di ottobre 1870. Io lessi per lo primo cotesta -iscrizione nell’aprile 1849 e la pubblicai nella _Revue Archéologique_, -Paris, 1851, pag. 669 segg. - -Essendo tutto l’edifizio della stessa pietra e fattura del coronamento, -nel quale è intagliata la iscrizione, non mi metterò a combattere -il supposto di alcuni eruditi palermitani, al quale si acconcia il -dotto barone De Schack (_Poesie und Kunst_, etc., II, 269), cioè che -il palagio fosse edificato assai prima, e che Guglielmo II l’avesse -ristorato. Tal supposto non ha fondamento storico nè artistico. Debbo -qui attestare che il Girault de Prangey, pochi anni dopo aver assentita -dubbiamente la comune opinione dell’origine musulmana (_Essai_, etc., -pag. 87 segg.), e due anni prima ch’io leggessi la iscrizione, pensò -che la Cuba fosse opera del XII secolo. Trovandomi un giorno a Parigi -con lui e col duca di Serradifalco nel 1847, cadde il discorso su la -Cuba. Il Serradifalco sostenea con molto calore l’origine musulmana e -tra le altre cose allegava l’iscrizione; e il Girault de Prangey, dopo -che gli ebbe dette le sue ragioni in contrario, si messe a replicargli -ogni volta “Oui, mais c’est normand!” - -[1179] Ho toccato quest’argomento nel cap. iv del presente libro, pag. -491 del volume e più largamente nelle _Iscrizioni_, ec., classe I, -n^i. 9, 10 (_Rivista sicula_ di febbraio 1870). Si corregga dunque il -supposto ch’io avea messo innanzi, nel libro IV, cap. xij, vol. II, -pag. 451. - -Tra i molti autori che hanno scritto della Zisa, merita particolare -menzione Leandro Alberti, _Isole appartenenti all’Italia_, Venezia, -1581, fog. 47 verso segg. Il Girault de Prangey, _Essai_, etc., -dicendo a pag. 86 della sala terrena, aveva anche qui indovinata l’età, -poich’egli accenna a Guglielmo II. - -[1180] Si vegga il cap. iv del presente libro, pag. 463 del volume. -Leandro Alberti, nell’opera citata, fog. 47 verso, ricordò per lo -primo questo palagio senza scriverne il nome. “Sono oltre di ciò, egli -dice, lunge un miglio da Palermo le ruine di due illustri palagi, col -terzo pure in piedi, ma mal condotto per esser hora (prima metà del XVI -secolo) habitatione di animali.” I due illustri palagi sono la Zisa e -la Cuba, dei quali l’Alberti non descrive che il primo. - -Dopo questo viaggiatore, n’ha trattato il professore G. B. Basile -dell’Università di Palermo, in due articoli del giornale palermitano -_La Ricerca_, n^i. 1, 2 (30 aprile e 9 maggio 1856), e il D. Marzo, op. -cit., I, 269. - -Io credo s’abbia a dare a questo palagio il nome di Menâni più tosto -che quello di Mimnernum, col quale l’hanno designato fin qui gli -eruditi siciliani. Questo si legge per vero in alcuni codici, e nelle -edizioni del Falcando (veggasi Caruso, _Bibl. sicula_, pag. 448), -ma sembra un po’ strano a sentir presso Palermo un vocabolo che non -ha altro significato se non che il nome proprio d’un antico poeta. -Il vocabolo, all’incontro, di _Minenium_ è scritto chiaramente nel -vetusto e bel codice del Falcando, posseduto dalla Biblioteca di -Parigi (Saint-Victor, 1604, fog. 45 recto) e si riconosce anco in un -diploma arabico di aprile 1132, serbato nel tabulario del Duomo di -Palermo, del quale il Gregorio pubblicò uno squarcio nel suo opuscolo -_De supputandis apud Arabes siculos temporibus_, pag. 44, ed ora -l’intero testo è stampato correttamente dal professor Cusa, ne’ suoi -diplomi greci ed arabi di Sicilia, vol. I (non ancor pubblicato), -pag. 6 segg. Per cotesto atto un musulmano di Palermo permutava una -parte dell’acqua dell’_Ain-el-Menâni_ con le acque dell’_Ain-el-Farkh_ -e dell’_Ain-el-Bottiah_, possedute da un altro musulmano; le quali -sorgenti eran tutte “nelle regioni occidentali di Palermo” e la prima -irrigava la campagna detta _Burg-el-Battâi_, della quale sappiamo -altresì il sito da Ibn-Haukal, nella _Biblioteca arabo-sicula_, testo -pag. 9, e nel _Journal Asiatique_ di gennaio 1845, pag. 29. - -È da notare che questo castello non comparisce tra’ siti reali -dell’agro Palermitano, notati ne’ diplomi di Federigo imperatore, nè -di Carlo d’Angiò. Direbbesi che fosse stato distrutto innanzi il XIII -secolo: e forse nella battaglia del 21 luglio 1200, la quale cominciò -per l’appunto in quei luoghi, come si vede dal cap. vij di questo -libro, pag. 580. - -[1181] V’ha buona ragione di credere che questo castello, col -suo bagno, di cui rimangono gli avanzi, col suo parco e col lago -artificiale or disseccato, sieno opera dell’emir kelbita Gia’far -(997-1019). Si vegga il nostro libro IV, cap. vij, a pag. 350 del vol. -2, e il lib. V, cap. iv, a pag. 120 del presente volume. Eran proprio -questi “il palagio e i deliziosi giardini irrigati d’acque e ricchi -di frutta,” i quali, al dir dell’Amato, furono occupati dal conte -Ruggiero, quando sboccò nell’agro Palermitano il 1071. - -Degli avanzi di Maredolce han trattato, nelle opere citate, il -Gally-Knight, a pag. 305; l’Hittorf, a pag. 6 (tavola LXXIV, fig. 2); -il Girault de Prangey, pag. 92; il Di Marzo, vol. I, pag. 270 e segg. - -[1182] Il Gregorio, _Rerum Arabicarum_, pag. 188, pubblicò un pessimo -disegno della iscrizione cufica che si vedeva al sommo delle mura e -ch’ei non si provò a tradurre; nè io lo tenterò senz’altro aiuto che -quella incisione. Il Gregorio aggiugne esser molto belli i caratteri -ed aver l’edifizio l’apparenza di molta antichità; ma non dice che -l’abbia veduto egli stesso. Il Girault de Prangey, op. cit., pag. 93, -e tavole VII e XIII, n. 4, diè l’interno de’ bagni e una bella copia -d’un brano della iscrizione, i cui caratteri direi molto antichi, se -la paleografia cufica desse prove certe de’ tempi. Ma poichè mi si dice -sia cascata giù, fin da molti anni, l’iscrizione, non possiamo sperare -per ora, nè forse mai, di arrivare all’origine di quel monumento. Si -vegga anco il Gally-Knight, op. cit., pagina 324. Del resto il disegno -della sala principale del bagno somiglia molto a quello del bagno di -Palma in Maiorca, che ci dà il Girault de Prangey, op. cit., tavola II: -e le differenze sono gli archi, acuti a Cefalà ed a ferro di cavallo -in Palma, e il lavoro assai più delicato nel primo che nel secondo di -quegli edifizi. - -[1183] Si è discorso degli avanzi di questa porta nel libro V, cap. -iv, pagina 128 del presente volume, nota 2. Dopo avere scritto quel -capitolo, mi è occorso di visitare io stesso nel 1868 la chiesa della -Vittoria, in compagnia dell’architetto dottor Cavallari, e vi sono -ritornato nel 1871. Io ho riconosciuta la esattezza delle notizie che -me ne diè dapprima il dotto professore Salinas, le quali io usai nella -nota. Ho veduta di più, mostratami dal Cavallari, la faccia esteriore -di questa porta dal lato del vecchio muro della città, al quale è ora -addossata una casuccia che risponde sulla piazzetta chiamata della -Vittoria a’ Bianchi, e vi si distingue benissimo l’arco acuto, ora -tutto ripieno e ragguagliato alla faccia della parete. Dall’altra parte -del vecchio muro sta la chiesa della Vittoria; nella quale la prima -cappella, a destra di chi entri dall’ingresso maggiore in piazza dello -Spasimo, risponde per lo appunto all’antica porta. La metà superiore -della qual cappella è occupata dall’affresco ch’io già descrissi, -moderno e ritoccato in tempo ancor più recente. Ma nella metà -inferiore, e per l’appunto dietro l’altare ch’ora è congegnato in guisa -da scostarlo quando si voglia, veggiamo la metà inferiore d’una antica -e robusta porta di legno, la quale è da supporre conservata fin dall’XI -secolo; e tanto più lo dobbiam credere dell’arco acuto, il quale -potrebbe anco risalire alla fondazione della Khalesa, cioè al X secolo. -Avvertasi che rimangono avanzi robustissimi ed antichi di costruzione, -tanto in altra parte della chiesa, quanto in una casipola attigua su la -piazza dello Spasimo. - -[1184] Ho riferite nel cap. iv del libro V, pag. 118 del presente -volume, nota 3, le proprie parole di Amato, le quali fanno credere -che il sito di San Giovanni de’ Lebbrosi sia lo stesso del Castello -di Iehia, ossia Giovanni, preso dal conte Ruggiero dopo quello di -Maredolce. Ma la chiesa attuale non v’era al certo; nè alcun documento -prova che i Normanni l’abbiano fabbricata immediatamente. - -[1185] Una veduta di questo castello rovinato, che sovrasta ad Alcamo, -si trova nell’opera del Duca di Serradifalco, _Del Duomo di Monreale -e di altre chiese normanne_, pag. 43, in vignetta. Vi si scorgono -parecchie finestre ad arco acuto. - -[1186] D’Entella si è fatta menzione nel libro V, cap. ij, pag. 86 di -questo volume, nota 1. Era al certo castello fortissimo pria della -guerra normanna. Un amico mio, che visitò quelle rovine quattordici -anni addietro e n’abbozzò anco una pianta, vi osservò una cisterna con -vòlta a sesto acuto, il quale nell’abbozzo ha le medesime proporzioni -che negli edifizii normanni del XII secolo. - -Calatamauro non è nominato negli annali normanni; ma Edrîsi ne fa -menzione e ne indica il sito. Andrebbe dunque riferito ai tempi -musulmani, quando anche non attestasse quella origine il nome, -composto di due notissimi vocaboli, arabico il primo e latino o greco -il secondo, il quale fors’anco ci condurrebbe ai primi tempi del -conquisto musulmano. Un documento ch’io allegai nella Guerra del Vespro -Siciliano, cap. VI, edizione del 1866, tomo I, pag. 139, nota 2, prova -l’importanza di questa fortezza nel XIII secolo. L’amico mio, che -visitò Entella, esaminò anco Calatamauro, che giace in quelle stesse -montagne ed era assai più vasto: nelle cui rovine egli osservò una -gran cisterna, anch’essa con vòlta a sesto acuto, intonacata di cemento -idraulico e molto ben conservata. - -[1187] Il barone di Mandralisca da Cefalù, tolto immaturamente -all’Italia ed agli studii, mi affermava nel 1861 aver vista, più di -venti anni innanzi, una iscrizione arabica nella torre detta Li Gresti, -che facea parte d’una masseria ed occorrea nel sentiero che mena da -Piazza a Lentini, il quale allor si chiamava strada. L’iscrizione si -vedeva in una scala della torre, parte fabbricata e parte tagliata nel -sasso. - -Sarebbe da ricercare questa torre ed anco i due monumenti citati da -Houel, _Voyage pittoresque_, etc., vol. III, pag. 69 e 122, l’un de’ -quali sorgea nella via da Militello a Vizzini; e l’altro nel feudo -della Falconara, a tre miglia da Noto. - -[1188] Si veggano: Hittorf, _Architecture moderne de la Sicile_, -Parigi, 1835, gr. in foglio, con rami. - -Gally-Knight, _The Normans in Sicily_, Londra, 1858, in-8º, con atlante -in foglio. - -Serradifalco (Domenico Lo Faso, duca di) _Del Duomo di Monreale e di -altre chiese normanne_, ec., Palermo, 1838, in foglio, con rami, e _Il -Castello della Zisa_, nella raccolta intitolata: _L’Olivuzza, ricordo -del soggiorno della Corte imperiale russa_, ec., Palermo, 1866, in 4º, -con litografie. - -Girault de Prangey, _Essai sur l’architecture des Arabes et des Mores_, -Parigi, 1841, in-8º gr., con litografie. - -Di Marzo, _Delle Belle Arti in Sicilia_, ec., Palermo, 1858, due vol. -in-8º gr., con litografie. - -Buscemi, _Notizie della basilica di San Pietro, detta la Cappella regia -di Palermo_, Palermo, 1840, in-4º, con litografie. - -Schack (A. F. von) _Poesie und Kunst der Araber in Spanien und -Sicilien_, Berlino, 1865, due vol. in-12º. - -Springer, _Die mittelalterische Kunst in Palermo_, Bonn, 1869, in-4º. - -Gravina (Dom. Benedet. cassinese), _Il Duomo di Monreale illustrato_, -Palermo, con la falsa data del 1859, da correggere 1871, gr. in foglio, -con tavole cromolitografiche e fotografie. - -Si vegga ancora gli articoli critici sull’opera del Serradifalco, -scritti dall’abate Niccolò Maggiore, nelle _Effemeridi Siciliane_, n^i. -64, 65, 66 (Palermo, 1839) e da Giambattista Castiglia nel _Giornale -Letterario_, n. CXCV, (Palermo, 1839). - -[1189] _Prolégomènes_, traduzione francese del baron De Slane, parte -II, 274. Nel testo, parte II, pag. 231, 239, della edizione di Parigi, -leggesi il nome etnico di Fars, cioè popoli della Persia propriamente -detta, escluse le province settentrionali ed orientali del reame -attuale. Si veggano anco tutte le pag. 241 segg. e 365 segg. - -Nella stessa opera, traduzione francese, II, 375, l’autore scrive -che il califo Walid-ibn-Abd-el-Melik fece venire architetti da -Costantinopoli per costruire le moschee di Medina, Gerusalemme e -Damasco. Par ch’egli contraddica così ciò che avea detto della origine -persiana: e pure i due fatti stanno benissimo insieme. Come vedremo or -ora, gli artisti bizantini furon chiamati pei lavori di mosaico e forse -per altri ornamenti; e i persiani fabbricarono i primi edifizii. In -ogni modo il racconto è manifestamente erroneo, poichè quelle moschee -esistevano di già; onde non si trattava di fabbricarle di pianta. A -me pare che Ibn-Khaldûn, al solito suo, abbia messi qui a fascio varii -fatti. E così talvolta ei dava nel segno e talvolta lo sbagliava netto. - -[1190] Caussin de Perceval, _Essai sur l’Histoire des Arabes_, II, 55. - -[1191] Ibn-el-Athir, anno 17, testo del Tornberg, vol. II, pag. 411, -412. - -[1192] Kela’i, _El-Ikitfâ_, ms. di Parigi, _Ancien Fonds_, n. 653, fog. -94 verso. Si confronti con Ibn-el-Athir, loc. cit. - -[1193] Beladsori, _Liber Expugnationis_, etc., testo del De Goeje, pag. -286, e Ibn-el-Athîr, loc. cit. - -Notisi che la più parte de’ monumenti musulmani surti ne’ primi secoli -dell’egira dallo Stretto di Gibilterra al Golfo Persico ed all’Oxus, -furono costruiti con le spoglie degli antichi edifizii. Non occorrono -citazioni per questo. Leggiamo anco in Beladsori, op. cit., pag. 290, -che furon messe nella moschea cattedrale di Waset, in Mesopotamia, -delle porte tolte da Zandewend e da altre città di quella regione; -gli abitatori delle quali si querelarono di cotest’atto di violenza, -contrario ai patti ch’essi aveano stipulati coi Musulmani. - -[1194] Ibn-el-Athîr, loc. cit. - -[1195] Beladsori, op. cit., pag. 286. Il vocabolo che traduco “vòlta” -è _azeg_. Parmi sia da porvi mente nel ricercare la recondita radice -del francese “ogive,” poichè gli Spagnuoli confondeano la pronunzia -delle due lettere _g_ _z_ (gim, za) che sono le ultime di quel vocabolo -arabico. Avremmo così le prime due sillabe di “ogive,” e l’ultima si -potrebbe riferire alla nota desinenza dell’aggettivo derivativo in -lingua arabica. - -[1196] Ibn-el-Athîr, anni 105, 121, edizione del Tornberg, V. 93, 163 -segg. - -Il Beladsori, op. cit., 286, 287, fa un cenno de’ lavori pubblici -dovuti a Khaled e cita, tra gli altri, una chiesa ch’egli edificò, come -dicesi, in Cufa, in grazia della sua madre cristiana. Questo fatto non -è stato dimenticato dal Weil, _Geschichte der Chalifen_, I, 621. - -[1197] Kela’i, loc. cit. È notevole che questa pianta somigli a quella -delle chiese cristiane. Traduco “abside” il vocabolo arabico, che -significa letteralmente parti posteriori. Traduco “braccio” il vocabolo -_dsira’_, che vi corrisponde ne’ due significati di membro del corpo e -di misura lineare. La _dsira’_ variò di lunghezza secondo i luoghi e i -tempi. Quella dell’antico Nilometro di Rauda, misurata dal Coste, op. -cit., pag. 45, è di metro 0,5415. - -[1198] Beladsori, op. cit., pag. 290. - -[1199] Frammenti del testo d’Ibn-Sciakir, pubblicati dal professore -Anspach, in nota al suo _Specimen e literis orientalibus_, etc., Leida, -1853, in-8º, pag. 8 e 9. Si vegga nello stesso opuscolo, a pag. 9, il -testo della cronica anonima di Walîd, la quale dà all’ambasciatore il -titolo di patrizio e narra lo stesso fatto con altre parole. - -Dal canto mio, temperando una iperbole troppo grossa, ho tradotto: -“si turbò fieramente” il luogo del testo, che dice propriamente “cadde -svenuto.” - -Su la moschea di Damasco si consulti Edrîsi, versione francese di M. -Jaubert, I, 351, dove si fa menzione di un’altra cupola detta La Verde -e di varie maniere di ornamenti. - -[1200] Beladsori, op. cit., pag. 287, 288. Costui si chiamava -Ibrahim-ibn-Selâma; era liberto della tribù di Rebâb, ed era stato -uno degli emissarii che prepararono la sollevazione del Khorasân a -favore degli Abbasidi. I Rebâb si veggono tra i primi conquistatori del -Khorasân, secondo un passo del Beladsori, op. cit., pag. 404. - -[1201] Bekri, _Description de l’Afrique_, testo di Parigi, pag. 23, e -traduzione nel _Journal Asiatique_ di ottobre 1858, pag. 471. - -[1202] Makrizi, _Mowâ’iz_, testo di Bulâk, tomo I, pag. 317, dice che -l’emiro tolunida Khamaruweih fabbricò di faccia alla _Kubbet-el Hawâ_, -ossia “Cupola dell’Aria,” un’altra cupola chiamata _Dekka_, ossia -“Belvedere,” ch’era aperta da’ lati (ossia da’ quattro archi, com’e’ -parmi, che sosteneano la cupola), ma questi si chiudeano, quando si -volea, con cortine. Dalla _Dekka_ si scoprivano tutti i giardini e i -palagi dell’emiro, il deserto, il Nilo, e i monti. - -[1203] Bekri, op. cit, pag. 24 del testo e 472 della traduzione. - -[1204] Tabari, ms. della Biblioteca di Parigi, _Suppl. Arabe_, n. 744, -pag. 132, 133. Si confronti Ibn-el-Athîr, anno 88, testo di Tornberg, -IV, 422. Si confronti anco lo scrittore anonimo del califato di Walîd, -ec., pubblicato dall’Anspach, op. cit., pag. 4, nel quale, per errore -di copia, com’e’ sembra, si dà il numero di 100,000 artefici, allegando -l’autorità del Wakîdi. - -[1205] Mohammed-ibn-Sciakir, nell’opera citata dell’Anspach, pag. -5, nota, scrive che Walîd domandò all’imperatore di Costantinopoli -dodicimila artefici del suo paese, venuti i quali, fece rivestir le -mura della moschea “delle pietruzze d’oro che addimandansi _fesifisâ_ -(ψῆφος), frammiste a varie maniere di peregrini colori in figura di -piante, ec.” Si confrontino i luoghi d’Ibn-Khaldûn, testè citati, pag. -824 in nota. - -[1206] Azraki, testo pubblicato dal Wüstenfeld, nelle _Chroniken der -Stadt Mekka_, tomo I, pag. 309, 323 segg. - -[1207] Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique et de l’Espagne_, par -Edrîsi, Leida, 1866, testo pag. 209. Si vegga a pag. 269 la versione, -dalla quale ho creduto dovermi scostare un pochino. - -[1208] Ibn-el-Abbâr, _Hollet-es-Siarâ_, ms. della Società asiatica -di Parigi, fog. 30 verso. Si confronti Bekri, citato nella nota 2, -pag. 839; il quale aggiugne che le colonne, alzate a sostegno della -cupola che costruì Ibrahim-ibn-Ahmed, erano tutte ornate di intagli (o -mosaici). - -Questa moschea, sì vicina al nostro mare, si può dire inesplorata fin -oggi, perchè i Cristiani assai difficilmente entrano nella città santa -dell’Affrica, ed a nessuno è venuto fatto fin qui di penetrare nella -moschea. Dopo Shaw e Desfontaines, lo tentarono invano Girault de -Prangey (op. cit., pag. 63, 64) e Sir Grenville Temple; e, pochi anni -addietro, l’intraprendente barone di Maltzan non potè notar altro che -gli avanzi di colonne e altri lavori dell’antichità, che si vedean di -fuori, ed un’alta cupola e un minaretto con iscrizioni cufiche (_Reise -in den Regentschaften Tunis und Tripolis_, Leipzig, 1870, vol. II, pag. -70). - -[1209] Makrizi, _Mowâ’iz_, testo di Bulâk, vol. II, pag. 248. - -[1210] Makrizi, vol. cit., pag. 246 a 256. - -[1211] Makrizi, op. cit., vol. II, pag. 248. Si confronti il Coste. - -[1212] Argomento ciò dal Beladsori, op. cit, pag. 309. I Beni -’Amir-ibn-Liwa, gentiluomini della Mecca, combatterono nelle prime -guerre dell’islam e un di loro si trovò alla presa di Hamadan (643). -Indi è molto verosimile che la famiglia abbia fatta stanza in quella -città e che il suo liberto fosse stato di schiatta indigena. - -[1213] Veggansi i disegni nell’opera egregia del Coste, _Architecture -arabe, ou monuments du Kaire_, Parigi, 1837, gr. in foglio, tavole I, -II, III, e si confronti il testo, pag. 30 segg. - -[1214] Makrizi, op. cit., vol. II, pag. 265 segg. - -[1215] _Univers pittoresque; Egypte moderne_, par M. Marcel, 1848, pag. -72 e seguenti. - -Sanno gli eruditi che parecchi volumi di quest’ampia raccolta non son -mere compilazioni fatte a tanto il foglio. Il Marcel, orientalista, -visse a lungo in Egitto, studiò seriamente le antichità di quel paese -nel medio evo, e pubblicò varie altre opere importanti. Chi ha letti -i testi del Makrizi e d’altri autori arabi, s’accorge subito che il -Marcel li studiò e ne diè sovente una traduzione fedele. - -[1216] Owen-Jones, _Grammaire de l’Ornement_, Londra e Parigi (senza -data), ediz. in-4º, nella descrizione della tavola XXXI. - -[1217] Coste, op. cit., pag. 32 segg. - -[1218] Coste, op. cit., tavola LXX, e il testo a pag. 45. - -[1219] Makrizi, op. cit., II, 185. - -[1220] Si vegga il Makrizi, op. cit., I, 384, e in molti altri luoghi. - -[1221] Makrizi, op. cit., I, 318. Le tre porte si addimandavano -Bab-Zawila, Bab-en-Nasr, e Bab-el-Fotûh. - -[1222] Si vegga il Coste, op. cit., pag. 34. - -[1223] Makrizi, op. cit., I, 315. - -[1224] Makrizi, op. cit., I, 316, 317. - -[1225] Makrizi, op. cit., II, 273. - -[1226] Si veggano, nel Coste, op. cit., le tavole VII, VIII, e il -testo, pag. 33 e seguenti. - -[1227] Coste, op. cit., pag. 32. - -[1228] Azraki, testo arabico pubblicato dal Wüstenfeld, nelle -_Chroniken der Stadt Mekka_, Leipzig, 1858, I, 396. - -[1229] Flandin et Coste, _Voyage en Perse_ (1840-1841), Parigi, senza -data. Si veggano le tavole 24 (Sarbistan), 42 (Firuzabad), 216 (rovine -sassanide dette Taki-Kesra a Ctesifone), e il testo pag. 43, 173. Si -notino le cupole molto frequenti e per lo più ovoidi, ossia generate -da un’ellisse che gira perpendicolarmente su l’asse maggiore. Nel -Taki-Kesra il grande arco, che arriva al colmo della gran sala, è a -sesto acuto con la punta arrotondata, come que’ della moschea d’Amr al -Cairo vecchio. - -[1230] Il Gally-Knight, _The Normans in Sicily_, pag. 351, mette -innanzi due conghietture, delle quali la prima mi pare molto plausibile -e la seconda molto strana: cioè che l’arco acuto sia passato in Sicilia -dal Kairewân, e che ve l’abbia recato un architetto bizantino. A -sostegno di questa seconda opinione, l’autore allega l’arco acuto che -si vede nel menologio dell’imperatore Basilio Macedone alla Vaticana. - -Questo preziosissimo codice greco in carta pecora, ch’è segnato nella -detta Biblioteca col n. 1613, contiene le agiografie de’ primi sei mesi -dell’anno, cominciando dal settembre; ed è illustrato in ogni pagina -con una bella miniatura, che ne prende almeno la terza parte e che -rappresenta spesso degli edifizii. - -Il testo greco con traduzione latina, stampato in Urbino il 1727 in tre -volumi in foglio, col nome del cardinale Annibale Albano del titolo di -San Clemente, nei primi due volumi riproduce in rami quelle miniature. - -Ora esaminata la splendida edizione d’Urbino e visto anco il codice -originale, debbo dir che l’erudito inglese cadde in errore. Arco -acuto propriamente detto non si vede mai nel menologio dell’imperatore -Basilio. V’ha soltanto (edizione di Urbino, II, 67, 69, 78, 90, 107, -121, 127, ec.) intorno alcune figure di santi, una specie di trittico -formato da quattro colonne o pilastri e terminato nella parte superiore -da un angolo rettilineo tra due archi di circolo, o, al contrario, -da un arco circolare tra due angoli rettilinei. Ma, come ognun vede, -queste tornano a mère cornici, non son veri membri di architettura: -e d’altronde l’angolo rettilineo, adoperato sovente come ornato in -architettura, non si è chiamato mai arco, nè può farne l’ufizio. - -In un sol posto, a pag. 102, cioè, del I volume, si rappresenta -propriamente un portico, formato di colonne che sostengono, invece di -archi tondi o aguzzi, degli angoli rettilinei della fattura che abbiamo -testè descritta. Di due cose dunque l’una: o il dipintore delineò il -portico per ghiribizzo, mettendo un ornato in vece di un arco; ovvero -ei volle imitare rozzamente gli archi a sesto acuto, che al suo tempo, -cioè nella seconda metà del IX secolo, erano in uso appo i Musulmani. -La scena di questa miniatura è per l’appunto in Antiochia, occupata -allora da Musulmani. E così il dipinto prova che i Bizantini, non che -costruire archi acuti nei loro edifizii, non li sapeano nemmeno, o non -li voleano, imitare col pennello. - -[1231] Burckhardt, _Travels in Arabia_, Londra, 1829, vol. I, pag. 284; -e Burton, _Personal narrative of a pilgrimage_, etc., Londra, 1855, -vol. I, cap. vj, pag. 138. Si veggano a pag. 131 segg. le idee del -Burton su l’architettura sacra dell’Oriente. - -[1232] Azraki, op. cit., pag. 323 segg. - -Questo lavoro, fondato su le tradizioni d’un erudito meccano che visse -al principio del IX secolo, fu scritto alla metà dello stesso secolo e -vi furon fatte aggiunte nel X. Noi vi leggiamo l’altezza e la larghezza -di ciascuno dei 43 archi, i quali, scempii, ovvero uniti a due, a -tre ed a cinque, formavano le 23 porte (nel 1814 erano 19) della gran -moschea quadrilatera della Mecca, com’essa era dopo le costruzioni de’ -califi Walîd (705-715), Mansûr (754-755) e Mahdi (775-785), descritte -nell’opera stessa, pag. 300 segg. Alla più parte di cotesti archi si -dà l’altezza di 10 o 13 _dsira’_ (ossia braccia, che supponghiamo da -metri 0,54) su la larghezza di 7 _dsira’_ poco più o poco meno. Un -solo è molto basso, cioè 10 di altezza per 9 di larghezza; altri, al -contrario, molto allungati, cioè di 9 sopra 5 e di 10 sopra 5, intere o -scarse. - -[1233] Burckhardt, op. cit., vol. I, pag. 243, 277 segg. - -[1234] Libro II, cap. v e ix nel vol. I, pag. 294, 407. - -[1235] Bekri, _Description de l’Afrique_, testo di Parigi, pag. 25, e -traduzione nel _Journal Asiatique_ di ottobre 1858, pag. 475-476. - -[1236] Libro III, cap. ix, vol. II, pag. 190. - -[1237] Libro IV, cap. iv, vol. II, pag. 274. - -[1238] Dissi di cotesta iscrizione nel libro IV, cap. iv, vol. II, -pag. 274, e poi l’ho letta io stesso e pubblicata, nelle _Iscrizioni -arabiche di Sicilia_, classe I, n. 1, _Rivista sicula_ di marzo 1869. - -[1239] Nello stesso libro IV, cap v, vol. II, pag. 303. - -[1240] Libro IV, cap. v, vol. II, pag. 294 segg. - -[1241] Libro IV, cap. xiij, vol. II, pag. 450, nota 4. - -[1242] Edrîsi, testo, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 28, 29. Pur -mi rimane il dubbio di qualche lacuna in questo luogo del testo. -La descrizione si adatta perfettamente alla Cappella Palatina. Come -supporre che Edrîsi non abbia fatta menzione di questa splendida opera -del suo mecenate; e come immaginare che i Normanni abbiano lasciate nel -Duomo le iscrizioni, le quali doveano esser tratte dal Corano? - -[1243] _Fosûs_, plurale di _fass_, ch’è tolto di peso, come notò il -Fleischer, da πεσσός “pietruzza,” ed è usato per designare il materiale -da mosaico dorato, nel luogo di Ibn-Sciâkir che abbiam testè citato a -pag. 828, nota 2. Si confronti una nota del Dozy, nella _Description -de l’Afrique, par Edrîsi_, pag. 360. Parrebbe dunque a prima vista -che Edrîsi avesse voluto alludere a’ mosaici della Cappella Palatina -e della sala del palagio. Ma come adattare alle pietruzze da mosaico -l’aggettivo che segue, _giâfiah_, cioè “ruvide” o “pesanti,” sul quale -si vegga il Dozy, op. cit., pag. 278, dove è ricordato per l’appunto -il presente luogo di Edrîsi? Convien dunque prendere _fosûs_ nel -significato primitivo e persuaderci che l’autore volle fare al solito -suo l’antitesi dei grossi o grezzi ciottoli co’ massi di pietra da -taglio. D’altronde non si fabbrica col mosaico, nè Edrîsi stesso -avrebbe osato di arrivare ad una metafora di tal calibro. - -[1244] Edrîsi, testo, nella _Bibl. arabo-sicula_, pag. 29, da -correggere secondo il Dozy, op. cit., pag. 308, avvertendo che ne’ -Diplomi arabi di Sicilia si trova la voce _r..kkah_ col significato -italiano di rôcca, e talvolta è tradotto “castellum.” - -[1245] Così chiamano volgarmente le rovine del monastero di Santa Maria -della Valle o della Scala, fondato nel XII secolo. Io lo cito soltanto -per la parte che rimane dell’edifizio primitivo, essendo il rimanente -del secolo XIV. Si vegga Gally-Knight, op. cit., pag. 126; e meglio -Geo. Dennis, nel _Murray handbook... Sicily_, Londra, 1864, pag. 513. - -[1246] Sugli avanzi di questo monastero fondato nel 1174 si vegga il -Gally-Knight, op. cit., pag. 168 segg. - -[1247] _Sebîl_, ossia “Via (di Dio),” chiamano gli Arabi alcuni lasciti -pii, e quelli specialmente che sono addetti a dar da bere a’ viandanti. - -Questa fonte, alla quale riman finoggi il nome arabico di Cuba, non -è stata descritta da altri, per quanto me ne sovvenga. Essa è molto -piccola in vero. L’incontra a man destra chi, andando da Villabate -a Misilmeri lungo lo stradale, ha oltrepassato il villaggio detto -Portella di Mare ed è arrivato al sommo dell’erta, dal quale poi -si scende nella valle del fiume detto de’ Ficarazzi. Sorge quivi -a sinistra la collina della Cannita, ov’era di certo il Kasr-Sa’d, -ricordato da Ibn-Giobair. E forse questa cupoletta è proprio su la -sorgente detta _Ain-el-Meginûna_, ossia “Fonte della pazza,” di cui -il viaggiatore spagnuolo, nella descrizione di Kasr-Sa’d, _Biblioteca -arabo-sicula_, testo pag. 88, e _Journal Asiatique_ di dicembre 1845, -pag. 516, e di gennaio 1846, pag. 76. - -La cupoletta oggi è sepolta in parte sotto una frana, che mi parve -recente quand’io vidi per la prima volta questo monumentino nel maggio -1870. È fabbricata, come quella molto più grande di casa Napoli tra -Palermo e Monreale, sopra un dado, nel quale si entra dalla parte dello -stradale per un arco molto aguzzo e pur sì picciolo che un uomo dee -chinarsi per passarvi. L’acqua, in oggi assai scarsa, scaturisce in -fondo ed è condotta per un canale artificiale in una pila di sasso, -al margine dello stradale. Questo poi è più basso e discosto da otto -metri. - -[1248] Il prof. Saverio Cavallari, ricordato più volte nel presente -lavoro, ha notata la costruzione delle cupole de’ monumenti normanni -di Sicilia diversa da quella di stile bizantino, nel quale la -superficie della sfera concava si adatta alle pareti interne del -prisma quadrilatero per mezzo di una muratura in forma di vela. Egli -ha osservate nella “Badiazza” presso Messina le radici di una cupola -normanna che ora è cascata. Si vegga il suo confronto nel fascicolo -di saggio della splendida opera cromolitografica testè intrapresa in -Palermo col titolo di _Cappella del real palazzo di Palermo, disegnata -e dipinta da Andrea Terzi_, ec. - -[1249] Si vegga Girault de Prangey, op. cit., pag. 91, e tavola X, n. 2. - -[1250] Girault de Prangey, op. cit., pag. 89, 96 segg., 100, 119. Si -osservino anco gli ornati della Zisa e di Cordova, messi a riscontro -nella stessa opera, tavola IV. - -[1251] Dozy e De Goeje, _Description de l’Afrique et de l’Espagne, par -Edrîsi_, pag. 209 del testo e 258 della traduzione. - -[1252] Si tratta in generale di questo argomento nell’opera di -Owen-Jones, intitolata _Grammaire de l’ornement_, Londra e Parigi, -senza data, edizione in-4º, illustrata con cromolitografie. Si vegga -la descrizione della tavola XX, lavoro del signor Waring, il quale ha -fatto lungo studio su i monumenti bizantini, e nota l’influenza del -disegno bizantino sugli Arabi, come si vede, dice egli, al Cairo, in -Alessandria, in Gerusalemme, in Cordova e in Sicilia. - -[1253] Questo è quello che il professor Basile definì Arco persiano, -nel citato articolo del giornale “_La Ricerca_.” - -[1254] Veggansi le tavole XVII, XXVII, XXVIII, della lodata opera dei -signori Flandin e Coste. - -[1255] _Mowâ’iz_, edizione citata, I, 384. - -[1256] Nella _Bibl. arabo-sicula_, testo pag. 91, e nel _Journal -Asiatique_ di gennaio 1846, pag. 80. - -[1257] Si vegga la figura in Lane, _Modern Egyptians_, vol. I, cap. 1, -o in ogni altra raccolta di disegni architettonici dell’Oriente. - -[1258] Leandro Alberti, _Isole appartenenti all’Italia_, Venezia, 1581, -fog. 49, recto e verso. - -[1259] Si confronti Fazzello, _Deca_ I, libro viij, cap. 1, e Girault -de Prangey, op. cit, pag. 88. Ecco le parole del Fazzello: “Piscina -erat ingens in medio, in qua vivi pisces coercebantur, antiquo, -quadrato, ingentique lapide, mira crassitudine instructa. Quae hodie -(1558) incorrupta est, aquasque solum et pisces requirit.” - -[1260] L’afferma il professor Basile, negli articoli della “Ricerca” -citati qui sopra a pag. 819, nota 2. - -[1261] Diploma del 28 giugno 1307, citato dal Fazzello, _Deca_ I, libro -viij, cap. 1. - -[1262] Si vegga il cap. vj di questo libro, a pag. 552 del volume. - -[1263] _Benjamin of Tudela_, versione inglese di A. Asher, vol. I, pag. -160. - -[1264] L’ho visto io medesimo ne’ primi giorni di quest’anno 1872, in -compagnia del professore Giuseppe Patricolo. Ho cagione di sperare che -questo valente architetto studii profondamente l’edifizio di Maredolce, -del quale hanno trattato sì il Gally-Knight e il Girault de Prangey, ma -i lavori loro non mi sembrano soddisfacenti. - -[1265] Si vegga il cap. xj di questo libro, pag. 755 segg. - -[1266] Amato, citato nel libro V. cap. v, pag. 119, di questo volume. - -[1267] _Bibl. arabo-sicula_, testo pag. 89, e traduzione nel _Journal -Asiatique_ di gennaio 1846, pag. 76. - -[1268] Si vegga nel presente libro, cap. xij, la pag. 785, note 1, 3. - -[1269] _Bibl. arabo-sicula_, testo pag. 10, e traduzione nel _Journal -Asiatique_ di gennaio 1845, pag. 93. - -[1270] Si vegga il libro V, cap. iij, pag. 103, di questo volume. - -[1271] Si è mostrato in principio di questo capitolo, pag. 819, nota 2, -che tra le due lezioni del Falcando è da preferir quella di _Minenium_, -la quale torna al nome della fonte _El-Menâni_, citata nel diploma -arabico del 1132. - -A me par che lo stesso nome siasi dato a tutto il chiuso, e che questo, -movendo dalle mura della città, abbia oltrepassata la costa dove il -nome di Parco, dato al comune moderno, attesta l’antica qualità del -luogo; e similmente chiamasi Parco vecchio un monte vicino. E che il -chiuso incominciasse proprio dalla città, si vede dal Fazzello, il -quale dice che al suo tempo chiamavan Parco il giardino regio dov’era -la Cuba e la loggetta del giardino Napoli, sormontata di cupola. La -quale, giacendo tra la Cuba e l’Altarello di Baida, ci fa parer molto -verosimile che nel XVI secolo il giardino regio arrivasse infino al -castello di Menâni. Nel XII v’era compresa al certo la Zisa. Ciò dalla -parte della città, ch’è a dire a levante. A ponente prendea, senza -dubbio, il monte Caputo e tutta la costa ove poi sorse Morreale. - -Da libeccio poi e mezzogiorno il chiuso abbracciava il territorio di -Rebuttone e correva in mezzo agli odierni comuni di Parco e di San -Giuseppe Iato. Rebuttone è nome di un gorgo d’acqua (nella carta dello -Stato Maggiore pubblicata il 1870, per erronea trascrizione, in vece di -_Gorgo_, in siciliano _gurgu_, fu messo _Urvo_ di Rebuttone). Rebuttone -s’addimanda parimente una vecchia torre, lontana parecchie miglia dal -gorgo, e così anco i luoghi di mezzo, i quali giacciono a levante dello -stradale che mena dal Parco alla Piana dei Greci, dieci o dodici miglia -lungi da Palermo. Or questo Rebuttone è corruzione di Rahl-Butont, -casale appartenente nel XII secolo allo Spedale di San Giovanni de’ -Lebbrosi, come si scorge da un diploma di Guglielmo I, dato di maggio -1156, pubblicato dal Mongitore, _Sacrae Domus Mansionis.... Monumenta_ -cap. xiij; citato altresì dall’Amico nelle note alla _Sicilia Sacra_ -del Pirro, fog. 1345 recto dell’edizione del 1733. Leggiamo in questo -diploma “Casale Butont in contrata Mennani.” Da un’altra mano, il -diploma arabo-latino del 1182, il cui testo latino fu pubblicato dal -Lello, _Monastero di Morreale_, appendice di _Privilegii e Bolle_, ed -è stato ristampato, insieme col testo arabico, del professor Cusa ne’ -Diplomi arabi e greci, volume I (non ancora uscito alla luce), nella -descrizione dei confini del territorio di Giato con quel di Palermo, -ha che il territorio di Giato salisce alla torre detta Elfersi “et -pervenit _ad murum parci_ et vadit per murum murum usque ad portam -putei, etc.” (Lello, pag. 9; Cusa, pag. 180, lin. 23). Ma il testo -arabico, dal quale senza dubbio fu cavato il latino nel XII secolo, ha -in riscontro del luogo latino che abbiamo stampato in corsivo (Cusa, -pag. 203, lin. 12) le parole _ila haiti hauzi l mebâni_, che suonerebbe -“al muro del chiuso degli edifizii:” e ciò mi par si accordi assai -male con l’”ad murum parci;” oltrechè non sembra punto verosimile che -una foresta cinta di mura si chiamasse “Chiuso degli edifizii.” Ma -trasponendo nello stampato un punto diacritico, il quale non si trova -nell’originale, e se si trovasse turberebbe poco assai chi ha pratica -di manoscritti arabici, trasponendo io dico un punto, si leggerà in -luogo di _mebâni_ la voce _menâni_, la stessa del diploma arabico già -citato del 1132, la stessa che si legge in latino nel diploma del 1156: -e si comprenderà come il parco ampliato da re Ruggiero abbia preso il -nome dalla sua villa, o castello che dir si voglia; poichè la Zisa e la -Cuba non erano ancor fabbricate e Maredolce giacea lungi a levante. - -Ecco finalmente, per dare un’idea precisa di quel gran barco, le parole -di Romualdo Salernitano, presso Muratori, _Rer. Italicar._, tomo VII, -pag. 194, anno 1149: “Interea Rex Rogerius.... Et ne tanto viro aquarum -et terræ deliciæ tempore ullo deessent, in loco qui Fabara dicitur, -terra multa fossa pariter et effossa, pulchrum fecit vivarium, in -quo pisces diversorum generum de variis regionibus adductos jussit -immitti. Fecit etiam juxta ipsum vivarium pulchrum satis et spaciosuin -ædificari palatium. Quosdam autem montes et nemora quæ sunt circa -Panormum, muro fecit lapideo circumcludi, et parchum deliciosum satis -et amœnum, diversis arboribus insitum et plantatum construi jussit, et -in eo damas, capreolos, porcos sylvestres jussit includi. Fecit et in -hoc parcho palatium, ad quod aquam de fonte lucidissimo per conductos -subterraneos jussit adduci.” E sembra questa per l’appunto l’acqua -della fonte _El-Menâni_. - -[1272] Si ricordi il luogo del Makrizi, citato in principio del -presente capitolo, pag. 829, nota 3. - -[1273] Si vegga il libro IV, capitoli iv, vij, a pagine 270 e 330 del -secondo volume. - -[1274] Si veggano i capitoli ij, ix, xij del presente libro, pag. 426, -649 segg., 652, 654, 809 del volume. - -[1275] Si vegga il noto passo di Leone d’Ostia, con le osservazioni -che v’ha fatte di recente il Caravita, _I Codici e le Arti a Monte -Cassino_, vol. I, pag. 488 segg., sostenendo che le arti del mosaico e -del bronzo non erano spente in Italia, e che gli artisti, che chiamò -di Costantinopoli l’abate Desiderio per lavorare a Monte Cassino, -non fecero risuscitare quelle arti, ma soltanto contribuirono a -perfezionarle. - -[1276] Il Gally-Knight, non ostante l’opinione preconcetta del -miscuglio d’arte arabica, bizantina e normanna, dice nell’opera citata, -pag. 327, che i Normanni usarono in Sicilia uno stile d’architettura -diverso al tutto da quello che avevano seguito in Francia e in -Inghilterra, ed ugualmente lontano da quello degli edifizii innalzati -da loro in Calabria. E rincalza nella pagina seguente, che l’arco acuto -di Sicilia non passò il Faro che ai tempi dell’imperator Federigo II. -Ei replica questa osservazione nella _Ecclesiastical architecture of -Italy_, Londra, 1842-44, pag. viij e ix. - -Pur v’ha una eccezione, ch’io ritrovo nell’opera postuma di Schultz, -_Denkmaeler der Kunst des Mittelalters in Unteritalien_, Dresda, 1860, -tomo II, pag. 183 segg., e tavola LXXII. Nella cattedrale di Caserta -Vecchia, che si dice incominciata nei primi anni del XII secolo e -finita il 1158, l’acuto osservatore notò lo stile normanno di Sicilia. -Tuttavia non evvi che qualche arco acuto, e il resto sono tondi. La -cupola somiglia a quella piccina di Maredolce presso Palermo, nascendo -sopra un cilindro, non già sul solito prisma quadrilatero, ridotto -prima ad ottagono per mezzo di archetti pensili che riempiano i quattro -canti. - -[1277] Si vegga il libro V, cap. v ed viij, e il cap. j del presente -libro, a pagina 130, 132, 232, 351 di questo volume. - -[1278] Su la forma particolare delle chiese normanne di Sicilia disputò -dottamente il duca di Serradifalco nell’opera citata, pag. 42 segg., e -il Di Marzo, op. cit., pag. 108, 109. - -[1279] Si veggano le mie _Epigrafi arabiche di Sicilia_, classe I, n^i. -6, 7, 9, 10, 11, nella _Rivista sicula_ di ottobre e novembre 1869, -febbraio e settembre 1870. - -[1280] La ristorazione dell’antico edifizio, alla quale si lavora per -cura dell’architetto professor Giuseppe Patricolo, ha messo in luce la -più parte della iscrizione greca, la quale per la sua postura rimase -pressochè ignota, mentre durò il monastero di donne. Il professore A. -Salinas ha dato nella _Rassegna archeologica di Sicilia_ del gennaio -1872 (_Rivista sicula_ di febbraio 1872) un bel ragguaglio dello stato -dell’edifizio e de’ lavori intrapresi per ristorarlo. - -[1281] Si veggano le iscrizioni citate in principio del presente -capitolo a pag. 818, nota 2, e 819, nota 1. - -[1282] Delle 16 assi che conteneano l’iscrizione, 5 sono state -rinnovate e 4 son sì guaste da non potervisi raccapezzare altro che -qualche lettera. Dopo una croce con le solite lettere greche IC XP -NI KA a’ quattro canti, l’iscrizione arabica incomincia in nome del -Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo e finisce con l’invocazione -dell’_Agnus Dei_. Ricercando pertanto le formole di cotesta invocazione -usate da’ Cristiani di linguaggio arabico, e richiesto tra gli altri -quel dotto giovane ch’è il signor Ignazio Guidi da Roma, egli mi -ha mostrato l’Inno mattutino pubblicato a pag. 38 dell’_Anthologia -graeca carminum Christianorum_, per W. Christ e M. Paranikas, Lipsia, -1874, nel quale Inno leggonsi alcuni versi che troviamo letteralmente -tradotti in arabico nell’ultima parte della iscrizione della Martorana. -Mi propongo di trattare più particolarmente questo subietto in altra -occasione. - -[1283] L’erudito signor Dennis, autore della _Guida di Sicilia_, -nella collezione del Murray, e in oggi console generale britannico in -Palermo, mi fe’ conoscere per lo primo coteste iscrizioni e mi menò a -vederle nel maggio 1871. - -Le travi maggiori son piene di varii stemmi dipinti, alcuni de’ quali -sembrano più moderni. - -[1284] Rénan, nella _Histoire littéraire de la France au XIV siécle_, -tomo II, pag. 223 segg. Tuttavia l’eruditissimo autore confessa, a -pag. 231, che l’Oriente usò l’arco acuto pria dell’Occidente, e crede -anche che il vocabolo _ogive_, o _augive_, possa avere origine arabica, -ancorchè non sia stato usato anticamente a designare l’arco acuto. -Ogive potrebbe venire dal vocabolo _’augiâ_ “arco,” ovvero da _azag_, -che abbiam citato nel presente capitolo a pag. 827, nota 2. Ma non va -fatto assegnamento su coteste somiglianze di suoni e di significati, -quando l’etimologia non abbia prove più sode. - -[1285] Hittorf, op. cit., pag. 12, 15; Coste, op. cit., pag. 26, il -quale attribuisce il nuovo stile alle società di muratori, i capi delle -quali erano stati alla Crociata e ritornavano in Francia e in Germania, -meravigliati della bellezza dell’architettura orientale. - -[1286] A pag. 830. - -[1287] Su i mosaici di Sicilia si vegga una lettera del signor -Francesco Sabatier, pubblicata nel _Giornale officiale di Sicilia_, del -21 giugno 1858; Di Marzo, op. cit., I, 32; Hittorf, op. cit., pag. 22; -Springer, op. cit., pag. 33, 34. - -[1288] Il palco attuale è descritto precisamente nella Storia del -Falcando e in una omelia greca attribuita per errore a Teofane -Cerameo, la quale sembra opera del monaco Filagato e fu recitata nella -inaugurazione della Cappella stessa, il 1139 o 1140. Io n’ho trattato -nelle _Epigrafi arabiche di Sicilia_, classe I, n. 6, Rivista sicula, -fascicolo di ottobre 1869, nel quale furono pubblicate le fotografie -dei cassettoni. - -[1289] Springer, op. cit., pag. 29, 30. - -[1290] Si confrontino: Gravina, op. cit., pag. 70, 71; Caravita, op. -cit, I, 191 segg.; Springer, op. cit., 27 segg., ed un articolo scritto -dal signor Fr. W. Unger sul lavoro dello Springer, nelle _Göttingische -gelehrte Anzeigen_, del 1869, pag. 1592 segg. - -Il Gravina suppone che la maggior porta di Morreale sia opera di tre -artisti, uno de’ quali musulmano: e in vero non sembra impossibile che -i modelli di legno adoperati nella forma del getto fossero opera in -parte di Bonanno e in parte d’altri artisti innominati. Lo Springer -muove il dubbio, se Bonanno fosse nato veramente a Pisa, poichè gli -pare di scorger il dialetto siciliano nelle iscrizioni; il quale -argomento ribatte l’Unger, ma a spiegare lo stile diverso delle due -porte di Morreale mette innanzi la conghiettura d’un’arte che, nata -nelle isole Britanniche, sia passata successivamente in Francia, in -Germania e nell’Alta Italia, e arrivata finalmente in Puglia. - -[1291] Schultz, _Denkmaeler_, etc., tomo I, pag. 55, e tavola X. La -chiesa di Santa Sabina in Canosa, dov’è questa camera sepolcrale, fu -dedicata il 1401: nè sembra verosimile che le porte siano state gittate -molti anni appresso. I tre cerchi, de’ quali ho fatta menzione, sono -formati da un gruppo di caratteri che si replica dal principio alla -fine; caratteri di quella scrittura capricciosa di cento forme diverse -che mal si è addimandata Carmatica, ed io la chiamerei piuttosto cufica -barbara. Ciascun gruppo è composto di cinque lettere, delle quali le -due prime sono identiche alle due ultime, ma messe in senso inverso, -per far simmetria. E ci si potrebbe scorgere il noto motto _l l h_ -(da leggere _lillah_, cioè “a Dio”), scritto da sinistra a destra e -da destra a sinistra, rimanendo comune la prima lettera, come si vede -spesso nelle epigrafi dell’Alhambra. - -Traduco Amalfi la patria del fonditore ch’è scritta _Melfie_, -perchè ognun sa che in quel tempo si confondeano i nomi di Melfi e -di Amalfi; ma egli è verosimile che Ruggiero fosse nato in Amalfi, -come i fonditori di varie altre porte di chiese della Bassa Italia, -principiando da Pantaleone che gittò il 1076 in Costantinopoli quella -della Grotta di Monte Santangelo, pubblicata dallo Schultz, op. cit., -tomo I, 242, e tavola XXXIX. - -[1292] Bekri, testo di Parigi, pag. 29, e versione francese del -baron De Slane, nel _Journal Asiatique_ di ottobre 1858, pag. 485. Si -confronti la versione del Quatremère, nelle _Notices et Extraits,_ XII, -480; e l’altro testo arabico, _Description de l’Afrique_, etc., del -prof. A. De Kremer, Vienna, 1852, pag. 8. - -[1293] Si veggano le citazioni nel V libro, cap. v, a pag. 140 di -questo volume. - -[1294] Edrîsi descrive questo congegno nell’articolo di Merida, -edizione de’ signori Dozy e De Goeje, pag. 182 del testo, e 221 della -versione; dov’è citato in nota l’uso che se ne fa a Costantinopoli e -nell’Affrica settentrionale. - -Il verbo _giarr_ in Arabico vuol dire “trarre,” e forse da ciò -venne il nome in Sicilia; poichè in Spagna i pilastri si chiamavano -altrimenti. Occorre nella storia della Mecca di Azraki, edizione del -Wüstenfeld, _Stadt Mekka_, I, 478, il nome El-Giarr o El-Giorr, dato a -un ricettacolo d’acqua piovana sul monte Ahmar, dal quale ricettacolo -l’acqua scorreva in un secondo detto _mizâb_, che significa canale o -gronda. - -Oltre a questo la voce arabica _giarra_ s’applica in Sicilia a’ grandi -vasi di terra cotta usati ordinariamente a serbare l’olio; si dice anco -del vasellino da prendere sorbetti: e in questo significato di vaso -piccolo o grande con bocca larga l’abbiamo in italiano con le varianti -_giara_ e _giarro_, e s’è fatta strada in tutte le lingue d’Europa. - -[1295] Si vegga l’articolo _Alcaduz_ nel _Glossaire dee mots -espagnols_, etc., de’ signori Dozy e Engelmann. Il significato di -“doccia” è cavato dal Bekri, celebre scrittore spagnuolo dell’XI -secolo, e quel di “secchia” è comune all’arabo orientale. Aggiungo -l’autorità del “Vocabulista in arabico,” Firenze, 1871, nel quale -_Kaidûs_ è reso “canalis.” I Siciliani han serbato il κάδος e “cadus” -in _catu_, ossia secchia; ond’è più certa la provenienza arabica di -“catusu.” Nell’uno come nell’altro vocabolo, la _d_ è mutata in _t_, -come per altro è avvenuto ne’ derivati toscani “catino, catinella, ec.” - -[1296] Diploma di aprile 1132, pubblicato in parte dal Gregorio e per -intero dal professor Cusa nei Diplomi arabi e greci (non ancora uscito -alla luce), pag. 7, lin. 7 ed 11. _Darb_ in origine significa porta, -o sportello. Delle altre misure d’acqua corrente usate in oggi, non -direi che fosser tutte derivate dall’arabo. E son queste: _Zappa_ -= 4 _darbi_, = 16 _aquile_ o _tarì_ = 48 _dinari_ = 336 _penne_. -Ma _zappa_ si potrebbe riferire alla radice arabica _sabba; tari_ e -_dinar_ sembrano venuti dal greco e dal latino per mezzo della lingua -arabica. In due diplomi della Magione, dati del 1197 e del 1219 presso -Mongitore, _Sacrae Domus_, etc., Panormi, cap. iv, si trova una misura -d’acqua corrente detta _palma_, che sembra rispondere alla zappa. - -[1297] Il dotto professore Carlo Maggiorani ha letta nella Accademia -dei Lincei il 10 dicembre 1871 una memoria su l’antropologia della -Sicilia, dalla quale duolmi non poter trarre insegnamento sul nostro -subietto, perchè risguarda più particolarmente il periodo anteriore al -conquisto romano. - -[1298] Epistola di Gregorio IX a Federigo II, data di Anagni il 27 -agosto 1233, e risposta del 3 dicembre dello stesso anno, presso -Bréholles, _Cod. Dipl. Friderici II_, tomo IV, pag. 452 e 457, de’ -quali documenti il primo è stato già citato da noi nel cap. viij del -presente libro, pag. 612 nota. Il papa avea scritto de’ Saraceni di -Lucera: “italicum idioma non mediocriter, ut fertur, intelligunt;” e -Federigo rispose positivamente: “qui intelligunt italicum idioma.” - -[1299] Libro V, cap. viij, pag. 205 a 210 di questo volume. - -[1300] Si vegga il cap. viij del presente libro, pag. 620, e si -riscontri con la pag. 614 segg. - -[1301] Si ricordino i nomi di Scerf-ed-dîn e di Fakr-ed-dîn, che -abbiamo notati nel cap. xj del presente libro, pag. 736 e 737. - -È da notare altresì che Ibn-Khaldûn, nella _Storia de’ -Berberi_, traduzione francese, IV, 276, fa menzione di un -Abu-l-’Abbas-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Rafi’, di schiatta alìda e della -famiglia degli Abu-Scerîf, la quale avea abitata la Sicilia. Cotesta -menzione occorre verso il 1348, nella rivolta del principe merinita -Abu-Einan contro il proprio padre; ma non sappiamo in qual tempo gli -Abu-Scerîf avessero fatto dimora nell’isola. - -[1302] Mortillaro, _Elenco delle Pergamene della Magione_, Palermo, -1859, pag 53. L’atto è dato in Palermo il 16 gennaio 1265. - -[1303] Diploma degli 11 febbraio 1258, pubblicato dal Mongitore e -ristampato in parte dal Gregorio, _De Supputandis_, etc., pag. 30. -Simonide Filippo, giudice, e Benedetto, pubblico tabellione in Palermo, -transuntavano in latino un atto pubblico dell’anno 549 dell’egira -e 6663 dell’èra costantinopolitana (1154), tradotto da’ cittadini -palermitani Giudice Dionisio, notaio Raimondo Fichi, maestro Michele -medico, e notaio Leone di Biondo. - -Diploma del 5 agosto 1286, pubblicato dal Gregorio, op. cit., pag. 52 -segg., e dal signor Giuseppe Spata, _Pergamene greche_, pag. 451 segg., -pel quale Tommaso Grillo, giudice, e il notaio Benedetto, pubblico -tabellione in Palermo, transuntavano in latino un atto greco ed -arabico del 26 agosto 571 (1175), del quale il testo arabico era stato -interpretato da due notai, Luca de Maramma e Giorgio di Giovanni Bono, -e da due medici giudei, maestro Mosè e maestro Samuele. - -Ho citata nel capitolo X del presente libro, a pag. 698 segg. del -volume, la traduzione latina della grande opera medica di Razi, che -Farag, figlio di Salem, giudeo di Girgenti, compilava per comando di -Carlo d’Angiò e terminavala nel 1279. - -[1304] Delle quarantatrè iscrizioni sepolcrali di Sicilia e Napoli -ch’io ho preso a pubblicare nella _Rivista Sicula_, due sole tornano -al XIII secolo. L’una edita dal Gregorio, _Rerum Arabicarum_, pag. -156, con l’erronea data del 539 dell’egira, è in vece del 636 (1238). -L’altra, op. cit., pag. 162, porta veramente la data del 674 (1276), ma -non è provato punto che la sepoltura fosse stata in Sicilia. Entrambe -le lapidi serbansi nel Museo nazionale di Palermo, dopo l’abolizione -del Monastero di San Martino e della Casa dell’Olivella, che le -possedeano ai tempi del Gregorio. - -Un’altra iscrizione dell’859 (1454) pubblicata dal Gregorio, pag. -154, con l’erronea data del 359 e serbata ora al Museo, e prima nella -Università di Palermo, o non fu trovata in Sicilia o fu messa, il che -mi par meno verosimile in quel tempo, su la tomba di un musulmano morto -di passaggio in Sicilia. Su l’altra faccia è intagliato uno stemma -gentilizio, fattura del XVI o XVII secolo, il quale era sostenuto su la -facciata d’una casa per mezzo d’un anello di bronzo, incastrato proprio -nel centro dalla iscrizione. - -[1305] In varii diplomi del XII e XIII secolo, che sarebbe troppo lungo -a notare, leggiamo in lettere greche o latine i seguenti nomi arabici -di luoghi in Palermo: - -Γαδήρ ελκοῦκ, sobborgo (_Ghadîr_, etc., ossia Stagno _del Kuk_, sorta -d’uccello aquatico). - -̔Ρύμνη ἒῶεν Χάλφουν (via d’Ibn-Khalfûn). - -Ἄκῶε ετ Τοὐρους (_’Acabat et-Tûr_. La salita del colle). - -̔Ράχαῶ (_Rahba, rahaba o rahab_, nome generico di “piazza o cortile”). - -Hartilgidia, e altrove Χαριτελτζητητε (_El Hârit el Giadida_, ossia “il -quartiere nuovo”). - -Αγρὸν Μαρὶας che si legge anco in un diploma arabico d’aprile 1132, -_Fahs Maria_ (“il Campo di Maria”). - -Ruga Keleb (.... _el kelb_, ossia “del Cane”). - -Contrata Hasserinorum (strada de’ lavoranti di _Hasir_, ossia stuoie, -donde forse il siciliano _Gassina_). - -Fahssimeria, ch’è “Fausumeli,” come dice il Mongitore, notissima -campagna presso Palermo (_Fahs-el-emîr_). - -Bebelagerin (_Bab-el-Haggeriin_, “Porta de’ tagliapietre”). - -Vicus qui dicitur Zucac germes (_Zokâk-el-Kirmiz?_ ossia “Vicolo del -Chermisì”). - -Garbuymara (_Gar bu ’imâra_, col volgare _bu_ in luogo di _abu_. -“Grotta di Abu ’Imâra”). - -Zucao elmucassem (_Zokâk el-Mokassem_, ossia “Vicolo di Mocassem” o -“del Bello”). - -Cantariddoheb (_Kantarat-ed-Dseheb_, “Ponte d’oro”). - -A questi si aggiungano i nomi di Halka, Genuardo ed altri che ci sono -occorsi altre volte. - -La piazza oggi detta Ballarò e ricordata da Fazzello, secondo le -antiche scritture, col nome di Segeballarat, si addimandava di certo -Suk-el-Balharà, “mercato di Balhara,” dal nome del villaggio che sorgea -presso l’odierna Morreale. - -[1306] Kalsa negli scritti, e Gausa a viva voce, è il noto quartiere -Khalesa. Si ricordino inoltre Cuba, Zisa, Favara, ec. La contrada detta -finoggi Lattarini era di certo _Suk-el-’Attariin_, “il mercato de’ -droghieri;” chè così chiamansi alcune contrade di Tunis e d’altri paesi -musulmani. - -È da notare che le sorgenti d’acqua hanno serbato quasi tutte -i nomi arabi, con poco guasto: Gabriele, Sciarabbu, Danisinni -(’Ain-es-Sîndi?), Sicchiaria, Garraffu, ec. Mi occorre qui un nome -arabico nato nella seconda metà del duodecimo secolo. Un vicoletto -dietro il Duomo di Morreale si appella del _Raccamo_, scritto così a -caratteri cubitali nella lapida; nè sembra verosimile che tal forma -volgare del vocabolo “ricamo” sia stata solennemente ammessa lì, allato -al Seminario arcivescovile ch’ebbe fino alla metà del nostro secolo -un’ottima scuola di lettere latine e italiane e dove l’arcivescovo fu -signore feudale della città fino a’ principii del secolo. D’altronde -non so che sia stato mai in quel posto un opificio di ricamo, nè, se vi -fosse stato, la lingua siciliana l’avrebbe chiamato così. Ma _rakkâm_ -in arabico suona “marmoraio, scarpellino, segatore di marmo” ed è cosa -naturalissima che di cosiffatti artigiani fossero dimorati presso il -luogo, dove surse quel labirinto di preziosi marmi ch’è il Duomo di -Morreale, e che da loro fosse nato il nome del vicolo. - -[1307] I capitoli 69 a 72 di Federigo l’Aragonese trattano della -conversione de’ Saraceni liberi o servi; il cap. 65 vieta a’ Saraceni -di comperare servi cristiani; il 66 loro comanda di portare un -nastro rosso di traverso sul petto, affinchè non si confondessero -co’ Cristiani. Ma egli è da riflettere che altri capitoli pubblicati -nello stesso giorno stabiliscono somiglianti restrizioni alla libertà -de’ Giudei e che il cap. 72 tratta de’ Greci di Romania fatti schiavi -e convertiti all’ortodossia romana. Indi è probabile che i Saraceni, -a’ quali si riferiscono queste leggi, sieno i mercatanti che ancora -affluivano in Sicilia, o i novelli schiavi. Ricordisi che le leggi -siciliane chiamavano “villani,” non “servi,” i contadini musulmani -vincolati alla gleba. - -[1308] Si vegga la mia _Guerra del Vespro Siciliano_, edizione del -1866, vol. I, pag. 309 segg., e vol. II, pag. 397 segg. - -[1309] Iakût, Ibn-Sa’id, Scehâb-ed-dîn-’Omari, nella _Bibl. -arabo-sicula_, testo, pag. 124, 134, 150. Abbiamo riferito nel capitolo -v del presente libro, a pag. 536 del volume, ciò che ne scrisse -nel XII secolo il vescovo _Burchardo_. Si vegga anco il trattato -dell’imperatore Federigo II col principe hafsita di Tunis, di che nel -cap. ix di questo stesso libro, pag. 626. - -[1310] _Deca I_, lib. I, cap. i. - -[1311] Si ricordi il fatto che noi abbiamo riferito sull’autorità del -Kazwini, nel lib. IV, cap. xij, a pag. 422 del secondo volume. - -[1312] Si vegga il libro V, cap. vj, e il presente libro, capitoli j, -vj, viij, a pag. 178, 388, 555, 603. - -La testimonianza del vescovo Burchard, testè citata, dee cedere il -luogo alla prova contraria, ch’è la fondazione del vescovado e la -successione non interrotta de’ vescovi fin dal principio del XII -secolo. - -[1313] Gian Francesco Abela notò il primo l’indole di cotesto idioma, -nella _Descrizione di Malta_, ec., Malta, 1647, la quale fu tradotta in -latino nel tomo XV del Thesaurus di Graevio e Burmanno, e ripubblicata -con aggiunte da Giovanni Antonio Ciantar, Malta, 1772-80, due vol. in -foglio. - -Son comparsi poi glossarii, grammatiche e proverbii maltesi, di -Vassallo, Panzavecchia, Falzon, Taylor ed altri: ma quegli che con -maggiore autorità ha trattato questo subietto è il baron De Slane, nel -_Journal Asiatique _del 1846 (Serie IV, vol. 7, pag. 471 segg.). - -[1314] Questi tre diplomi, appartenenti tutti e tre alla Chiesa di -Cefalù e serbati in oggi nel Regio Archivio di Palermo, van riferiti -alla prima metà del XII secolo, ancorchè un solo, ch’è scritto in -lettere rabbiniche, abbia data, e questa scritta in cifre alfabetiche -che non sembrano esatte. Lo stile volgare di coteste carte comparisce -talvolta dal verbo “essere” pleonastico, talvolta da’ casi costruiti -con la preposizione _mta’_, e sempre dalle lungaggini e ripetizioni. È -da notare anco in uno di cotesti diplomi il _iâ_, ossia _elif_ breve, -mutato in _elif_, all’affricana. - -[1315] Anche l’ultimo de’ diplomi arabi di Sicilia ch’io m’abbia visti, -cioè l’arabo-latino del 1242, appartenente alla Chiesa di Girgenti, -è scritto correttamente, se si eccettui lo stile pesante e le voci -straniere _civis_ e _judex _scritte in carattere arabico, alle quali -pur è data, quando occorre, quella forma di plurale che la grammatica -araba prescrive per le voci di tale origine. - -[1316] Si vegga il cap. v di questo libro, a pag. 494, nota 3. - -Avverto che quand’io scrissi quella nota si cominciava appena la stampa -dei diplomi arabi e greci del professor Cosa, la quale oggi è condotta -fino alla pagina 448 e già comprende poco men che cento diplomi. - -[1317] Lib. I, cap. ix, pag 196 segg., del primo volume. - -[1318] Mi basta citare la dissertazione XXXIIª del Muratori e gli -atti pubblicati ne’ _Regii neapolitani Archivii monumenta_, Napoli, -1845-1861, sei volumi. - -[1319] Libro V, cap. viij, pag. 205, 206, di questo volume. - -[1320] Spata, Diplomi greci, Torino, 1870, pag. 90, dove si legge -dei confini che arrivano εἰς τὸν ῶοτ αμὸν τῶν τόρτων. Si confronti la -versione latina, credo contemporanea, pubblicata dal Pirro, _Sicilia -Sacra_, pag. 382 segg., dove si legge “usque ad flumen Tortum.” - -[1321] Pirro, _Sicilia Sacra_, pag. 1012, traduzione dal greco in -latino. - -[1322] Pirro, op. cit., pag. 1046, traduzione dal greco in latino. - -[1323] Pirro, op. cit., pag. 521. Questo Diploma par sia stato scritto -originalmente in latino. - -[1324] Pirro, op. cit., pag. 1034 seg. Vi si legge, per esempio, -“cum bono proponimento.... cum plena deliberatione absque aliquo -tardamento et pentimento.... cum augmento plenario de victu.... -arbores domesticas.... quod persona aliqua de mundo non habeat -aliquam potestatem in hujusmodi bonis.... _donandi_ impedimentum nec -controversiam.... cannatam unam plenam vino” e simili. Il Pirro, che -suole avvertir sempre quand’ei dà traduzioni, qui non ne fa parola, -anzi dice il diploma “transuntato,” negli atti di un notaio di -Messina, il 1379. A fronte di questi fatti e del nome italiano del -segretario di Ruggiero, non monta che il diploma porti la data dell’èra -costantinopolitana che solea notarsi nelle carte greche. Trattandosi -di un monastero basiliano in Itala, o Gitala, comune presso Messina, è -naturalissimo l’uso dell’èra greca, ancorchè il diploma fosse scritto -in latino. D’altronde questo nome d’Itala, che, se mal non mi appongo, -comparisce qui per la prima volta nella geografia della Sicilia, -accenna ad origine continentale. E lo stesso nome di Roberto de Auceto, -genero del conte Ruggiero, che d’ordine di lui soscrive il diploma -insieme col notaio Lamensa, ci ricorda l’odierno villaggio di Aceto in -provincia d’Alessandria o Diacceto in provincia di Firenze. - -[1325] Si vegga il libro V, cap. viij, pag. 221, del presente volume. - -[1326] Tal mi sembra nel diploma arabo-latino di Morreale, dato il -1182, il nome di monte _Kâlbu_, “mons qui vocatur Calvus,” onde -non sappiamo se si pronunziasse allora _calvu_ o _calvo_, presso -Lello, op. cit., appendice de’ privilegi a pag. 20 e nella raccolta -del professor Cusa (non pubblicata per anco) a pag. 198 e 236. V’ha -inoltre _l»b_, “lupo,” a pag. 9 del Lello, e 181 e 205 del Cusa; e -La Camuca, presso Lello, pag. 14, e presso Cusa, pag. 188 e 217, dove -l’articolo femminile può appartenere al siciliano come ad ogni altro -dialetto italico. Ometto, per la medesima ragione, in un diploma del -1156, presso Pirro, op. cil., pag. 1157, la voce _bosco_, la doppia -denominazione di Monte Gibello che comparisce qui per lo primo, e il -nome topografico Terroneto de Cretaccio; e nel diploma del 1142, citato -qui appresso, la espressione _mizano vallone_. - -[1327] Pirro, op. cit., pag. 774, diploma latino con la data dell’èra -volgare “et inde dividit per medium _Lumarge_, quod pantanum, vel -terra sylvestris latine nuncupatur.” E notisi che il vocabolo _marg_, -il quale in Sicilia ha preso il significalo di padule, ha in arabico -quello di prateria. - -[1328] Il Pirro, op. cit., pag. 390, 391, nel dar questo diploma -secondo una copia fattane in Messina il 1335, avverte essersi astenuto, -al suo solito, di correggere gli errori dell’esemplare ch’egli ebbe -alle mani. Molti in vero ve n’ha, e la più parte, a creder mio, debbono -riferirsi non al copista del XVI secolo, ma allo scrittore del XII, -il quale par non sapesse il latino. Forse egli era di linguaggio -greco, come il mostra l’h messa innanzi la r di Luhrostico, in vece -dello spirito aspro del greco. Tra le altre cose vi si accenna il -confine “allo mizano vallone,” del quale abbiam detto poco fa. Cotesto -diploma, contro l’uso costante, porta la doppia data del 6650 e 1142, -la quale anomalia, insieme con altre circostanze, mi conduce a supporre -che la pergamena latina non sia l’originale, ma un’antica e forse -contemporanea versione dal greco. - -[1329] Diploma del 1156, citato nella pagina precedente, nota 3. - -[1330] Diploma del 1182, citato qui innanzi, presso Lello, pag. 22, -lin. 18, e presso Cusa, il testo arabo, pag. 238, lin. 12 e il latino, -pag. 199, lin. 10. - -Il latino ha _Spelunca Scutiferorum_, e il testo arabico -_Es-Sakâtirah_, plurale arabo d’un singolare che non appartiene a -quella lingua e che dovea suonare _scuteri_; il qual vocabolo in -siciliano è lo stesso al singolare e al plurale. - -[1331] In un diploma greco di Messina, dato di quell’anno, presso -Trinchera, _Syllabus græcarum membranarum_, etc., Napoli, 1865, pag. -378, si dice di una casa posta nella ρρουγαν τοῦ γαῶατούρι, in Messina. - -[1332] Presso Bréholles, _Historia diplomatica Friderici II_, tomo V, -pag. 869. - -[1333] _Palermo antico_, seconda edizione, pag. 334 segg., e 344 segg. -Li ha citati poi il sig. Leonardo Vigo, ne’ _Canti popolari siciliani_, -Prefazione, pag. 19. I due transunti sono stati ristampati dal -professor Vincenzo Di Giovanni, in una epistola a Vincenzo Zambrini, -data del 1865, e inserita nella _Filologia e letteratura siciliana_ -del medesimo professore, vol. I, pag. 255 segg. I testi greci, infine, -il secondo de’ quali ha ancora quattro righi in arabico, si leggeranno -nella lodata raccolta del professor Cusa, pag. 99 segg, e 31 segg. - -[1334] Mortillaro, _Catalogo dei Diplomi.... della Cattedrale di -Palermo_, pag. 23. - -[1335] Si avverta che il buon Morso, op. cit, pag. 406, nelle note -21, 22 e 23 de’ diplomi, non sembra niente certo che il transunto -di quello del 1153 fosse contemporaneo. Mentre il testo ha la data -costantinopolitana del 6662, il transunto scrive a dirittura, in -lettere, 1062, prendendo le diecine e le unità di quell’èra e ponendo -a caso le prime due cifre; la quale disgrazia non potea succedere -di certo ad un contemporaneo. Inoltre i nomi de’ testimoni son tutti -sbagliati: indi la presunzione che lo scrittore abbia saputo malissimo -il greco; e si potrebbe scendere al XIV o XV secolo, la qual data non -sarebbe disdetta dall’ortografia nè dallo stile. - -Nell’altro diploma non c’era data da sbagliare; ma i nomi furon guasti -del pari nel transunto ch’io crederei dello stesso tempo di quel primo. -Avverto che nè il primo nè il secondo de’ due lodati scrittori è scevro -di dubbi. Il Vigo non giudica pro nè contro; il Di Giovanni domanda -“uno studio un po’ accurato su la grafia delle pergamene.” - -[1336] Il signor A. Springer, nella erudita dissertazione, _Die -Mittelalterische Kunst in Palermo_, sostenne trovarsi in alcune -di quelle leggende non dubbii vestigii del dialetto siciliano. -All’incontro il signor Fr. W. Unger, in una bella critica di cotesto -scritto, uscita nei _Göttingen gelehrte Anseigen_ del 1869, ha -mostrato, a pag. 1596, che coteste forme non son altro che abbreviature -del latino. E per la più parte egli ha ragione; tanto più che -l’apparente desinenza italiana “plasmavi, adoravi, ec.” non converrebbe -alla terza persona del perfetto, che qui è manifestamente adoperata. -Ma “Èva serve a Ada.... ucise frate suo.... fuge in Egitto.... la -quarantina.... battisterio....” han forma precisamente italiana. - -[1337] Si potrebbe forse eccettuare la forma frequentativa, come _casa -casa_ (per la casa), _muru muru_ (lungo il muro), _ciumi ciumi_ (lungo -il fiume), ec.; ma è usata anco in altre lingue. Il _randa a randa_ -della lingua illustre è originale o copia del siciliano _ranti ranti_. - -Oltre a ciò l’uso siciliano del passato rimoto in luogo del passato -presente si potrebbe riferire alla lingua araba, la quale salta dal -perfetto all’aoristo, ed ama poco le gradazioni dei tempi. Ma ciò non -basta per dir che in due lingue si somigli la conjugazione de’ verbi. - -[1338] “Taliari” (guardare) dall’arabo _tala’_, ha mutata l’_ain_ -nell’_a_ del dittongo. Si sente poi perfettamente nel siciliano -“tale’,” imperativo dello stesso verbo. - -[1339] _Dar-es-sena’h_, oggi “arsenale” e “darsena,” si scrivea arzanà -al tempo di Dante, e si pronunziava tarzanà in Palermo, dove credo che -alcun uomo del volgo lo pronunzii ancora così, e dove l’antica forma -resta integra nel nome di una strada vicina alla Cala. - -[1340] Senza risalire fino alla Dissertazione XXXIIIª del Muratori, -voglio ricordare che nella _Proposta_ di Vincenzo Monti, vol. II, parte -1ª, Milano, 1829, uscì una breve lista de’ vocaboli italiani derivati -dall’arabico. Men felicemente ne diè un’altra il Wenrich, nel _Rerum -ab Arabibus in Italia.... gestarum_, pag. 309 segg. In ultimo n’ha -pubblicati de’ saggi il signor Enrico Narducci da Roma, nel 1858 e nel -1868. - -Pel siciliano in particolare non conosco altro lavoro che quello -dell’Abela, il quale nell’opera su Malta ricordata dianzi dà, in -appendice alle voci maltesi, sedici vocaboli siciliani derivati -dall’arabico. Parmi ch’egli abbia imberciata l’etimologia in tutti -quelli ch’io ho intesi. Due o tre non li conosco altrimenti che pel -Pasqualino, filologo dei secolo passato, il quale li cavò da più -antichi glossarii manoscritti, e quattro non li trovo nemmeno nel -copiosissimo dizionario del signor Traina ch’è in corso di stampa. -L’avvocato Giuseppe Picone ha dato, non è guari, un altro saggio di -etimologie arabiche nella Vª delle elaborate sue _Memorie storiche -agrigentine_, ma non posso accettare tutti i suoi giudizii. - -[1341] Si vegga la noia del Dozy alla seconda edizione del _Glossaire -des Mots espagnols et portugais dérivés de l’Arabe_, par MM^r Dozy et -Engelmann. Paris, Leida, 1869. - -[1342] Per esempio: _accanzari_, cavar profitto, conseguire; -_addijri_(?) scegliere; _aggibbari_, sottomettersi; _alliffari_, -attillare; _annadarari_, aggiustar pesi e misure; _arrucciari_, -spruzzare, aspergere (non usato nel significato di “arroser,” bensì -in quel dell’arabo _rasscia_); _assammarari_, ammollare i panni; -_azziccari_, azzeccare; _azzannari_, rintuzzare il taglio di un’arme; -_azzizzari_, abbellire, acconciare; _abbacari_, cessare, calmarsi, -del vento, della febbre, del bollore, ec.; _carcariari_, chiocciare; -_annacari_, da _naca_, culla; _ncharracchiari_, dormire profondamente; -_nzitari?_ innestare; _picchiuliari_, da _picchiu_, pianto, piagnisteo; -_sammuzzari_, tuffare; _sciarriarisi_, intransitivo da sciarra, rissa; -_sciddicari_ citato di sopra; _taliari_ citato di sopra; _zabbatiari_, -dimenare; _zurriari_, stridere de’ denti. - -[1343] _Caudu di testa_ è versione di _harr-er-râs_, e somiglia meno a -“testa calda.” - -_Cuntari in aria_, computare a mente, è perfettamente arabo come si -dimostra nel titolo d’un manuale sullo _Hisâb-fil-hawâ_ (Del computo -in aria), presso Hagi Khalfa, _Dizionario bibliografico_, V, 639, nº -12435. - -_Mali suttili_, tisi (_homa-d-dikk_). - -_Lattata_, emulsione di mandorle (_talbina_). - -_Ganghi di lu sennu_, ultimi denti molari (_adhrâr el-’akl_). - -_Tignusu_, tarantola (_burs_, che vuol dir anche tignoso). - -_Pani e sputazza_, (mangiar) pane asciutto (_Kubz-reik_). - -_Mmalidittu_, il diavolo (_el-la’in_). - -[1344] Strisce di panno o d’altro con che si reggono i bambini che non -sanno camminare. _Kâida_ è femminino di _kâid_ “conduttore.” - -[1345] Scritto anche _galicha_. Veggansi i _Diplomi arabi del Regio -Archivio fiorentino_, pag. 298, 299 e 406, ultima nota. - -[1346] _Ma’ûnah_, aiuto, braccio forte, come suol dirsi, aiuto -reciproco, indi società commerciale o industriale. Nel significato -primario la usarono i Genovesi fin dal XII secolo; nell’ultimo par sia -passata in Toscana, dove significò “ferriera” ed oggi è limitata a’ -grandi magazzini di ferro. L’etimologia è chiara da tanti testi arabi; -onde non si può ammettere quella greca suggerita dal Canale, _Nuova -istoria di Genova_, I, 277. L’origine della istituzione, spiegata -da questo erudito nel tomo II, pag. 317, conferma la derivazione del -vocabolo. - -[1347] Lasciando come troppo numerosi i lavori generali su l’origine -dei parlari d’Italia, debbo ricordare che il siciliano è stato ed è -argomento delle assidue ricerche di varii letterati dell’isola. Delle -origini ha trattato ampiamente il signor Lionardo Vigo nella Prefazione -alla sua raccolta de’ _Canti Popolari_; poscia il professore Vincenzo -Di Giovanni in varii scritti, raccolti ora in due volumi sotto il -titolo di _Filologia e Letteratura siciliana_. - -Su la grammatica ho letto un buon lavoro del professore Innocenzo -Fulci, Catania, 1855. I _Canti Popolari_ sono stati illustrati dal -Vigo, dal Pitrè, dal Salomone Marino. - -De’ dizionarii infine se ne conta una diecina di stampati dal 1549 in -fino ad oggi, oltre parecchi manoscritti, ed è molto innanzi nella -stampa un nuovo dizionario del signor Antonino Traina, il quale -ha aggiunti molti altri vocaboli, raccolti per tutte le regioni -dell’isola. Duolmi non potere citar tutti gli scritti critici e i -lavori di minor mole pubblicati in questa materia nelle riviste e ne’ -giornali, perchè son molti e non presumo conoscerli dal primo infino -all’ultimo. - -[1348] Si conoscono bene in Italia gli articoli critici del professore -Grion di Padova su la famosa _Canzone_ di Ciullo e la risposta fattagli -dal professore Vincenzo Di Giovanni da Palermo, nell’opera dianzi -citata. - -[1349] A pag. 738 e segg. - -[1350] _Capitula Regni Siciliæ_, cap. LVI di re Giacomo, e XVII di -Federigo l’Aragonese. - -[1351] _Kâmah_ in arabico, tradotto _canna_ in un diploma -arabico-latino del 1187, presso Morso, _Palermo Antico_, pag. 358. Si -confronti l’Edrîsi de’ professori Dozy e De Goeje, pag. 372. - -[1352] Il _saum_ della Mecca, secondo Ibn-Giobair, lesto del professor -Wright, pag. 122, contenea quattro _sâ’_. Nei diplomi arabi di Sicilia -il latino “salma” e “sagoma” risponde al noto vocabolo arabico _modd_, -il quale, alla sua volta, sembra trascrizione di _modium_. - -[1353] _Kafiz_, notissima misura arabica di capacità e di superficie. - -[1354] _Ritl_ o _rolt_, è la libbra degli Arabi, come ci è occorso di -notare altrove. - -[1355] Si vegga il libro IV, cap. xiij, pag. 458, del II volume. - -[1356] _Rob’_ vuol dir “quarta parte.” Occorre nelle misure del grano -di tutti i porti musulmani del Mediterraneo. Veggiamo anche il ῤουζος -ne’ diplomi greci di Sicilia del 1189 e del 1328, presso Spata, -_Pergamene greche_, pag. 304 e 366, denotar misura di superficie nel -primo, e di capacità nel secondo. Con lo stesso suono e lettere diverse -ci occorre ρουος e ρουζος in due diplomi calabresi del 1188 e 1228, -presso Trinchera, _Syllabus graecarum membranarum_, Napoli, 1865, pag. -296 e 388. - -Metto tra le voci arabiche il carato, manifesta trascrizione di -κεράτιον, parendomi verosimile non sia passato direttamente dal greco, -ma per mezzo dell’arabico, sì come “fondaco,” ed altri vocaboli. - -[1357] Per esempio l’italiano _giubba_, voce prettamente arabica, -analoga alle siciliane “giubba e jippuni;” _camellotto_, non da camelo, -come dicono i dizionarii, ma da _khamlah_, che significa proprio panno -velloso. - -[1358] Delle vivande si ricordi il _cuscusu_, uguale di nome e poco -diverso di qualità da quello della Barberia. - -De’ camangiari vanno notate le paste fermentate e fritte che in -Sicilia, al par che in Barberia, si chiamano _sfinci_, dal latino -“spongia” com’e’ pare; e i ceci ammollati e poi torrefatti che si -dicono _càlia_, con pura voce arabica. - -[1359] Si vegga il capitolo precedente, pag. 785, nota 5. Il nome -della torta nel testo è _ke’k_. D’origine arabica mi sembra la -notissima _cassata_ di Palermo, poichè _kas’at_ vuol dire scodella -grande e profonda, com’è veramente la pasta di quel dolce, ripieno -di ricotta o di crema. _Kobbeit_ è in arabico (oltre i dizionarii -si vegga D’Herbelot, all’articolo “Cobbathi”) una specie di torrone, -appunto come la _cubbaita_ di Sicilia. Quella che si chiama in Sicilia -_mostarda_, è del mosto cotto, non con senapa, ma con farina e ridotto -in pasta, del quale abbiam fatta menzione nel libro IV, cap. xiij, -secondo il libro dell’agricoltura d’Ibn-Awâm. Questa stessa maniera di -dolciume in Girgenti si chiama _tibu_, con puro vocabolo arabico. La -_nucatula_ di Sicilia, non essendo composta di noci, par che derivi -più tosto dal _nukl_ degli Arabi, ch’è quel che in Toscana si chiama -_seccume_. - -[1360] Si vegga ciò che abbiam detto di questo commercio nel capitolo -precedente, a pag. 786 di questo volume. - -[1361] Makrizi, _Mowâ’iz_, testo di Bulâk, I, 387. Ho tradotto -“panforte” il vocabolo _semîd_ o _semîds_, al plurale _sewâmîds_, per -designare piuttosto la grandezza e l’uso, che la composizione. In oggi -_semîds_ vuol dire fior di farina e il pane fatto di quello: ma nel -passo di Makrizi sembra diverso, leggendovisi che ciascun _semîds_ -pesava tre _rotl_ (libbre) ed era impastato con la più scelta farina e -unto al di fuori di grasso, sì che usciva lustrato dal forno e prendea -bellissima apparenza. - -[1362] Abdallatif, edizione del Sacy, pag. 312. - -[1363] Loc. cit., e nella nota del Sacy, a pag. 307, 308. - -[1364] Sacy, nell’op. cit, pag. 325, nota 41, al cap. vj, del libro I, -nella quale è riferito che quella pasta si mangiava fresca e talvolta -secca. Si confronti il Lane, _Modern Egyptians_, cap. xxv. - -[1365] Lane, op. cit., cap. xiv. - -I semi di zucca o di popone sono annunziati al Cairo col grido: “Oh i -consolatori de’ tribolati, oh i semi!;” in Palermo li dicono “Sbija -oziu.” Gridano per le arance: “Ecco il miele!” Per le sicomore: “Oh -l’uva!” - -[1366] Ibn-abi-Dinar, _Storia di Tunis_, testo arabico stampato a Tunis -il 1286 (1869), pag. 3. - -[1367] _Voyage_, etc., pag. 206, dell’estratto dal _Journal Asiatique_ -del 1853. Si riscontri il testo arabico, ms. di Parigi, _Suppl. ar._ -911-2, fog. 104 recto. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Storia dei musulmani di Sicilia, vol. -III, parte II, by Michele Amari - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DEI MUSULMANI DI *** - -***** This file should be named 60789-0.txt or 60789-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/7/8/60789/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This transcription -was produced from images generously made available by -Bayerische Staatsbibliothek / Bavarian State Library.) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive -specific permission. If you do not charge anything for copies of this -eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook -for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports, -performances and research. They may be modified and printed and given -away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks -not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the -person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph -1.E.8. - -1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this -agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm -electronic works. See paragraph 1.E below. - -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the -Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection -of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual -works in the collection are in the public domain in the United -States. If an individual work is unprotected by copyright law in the -United States and you are located in the United States, we do not -claim a right to prevent you from copying, distributing, performing, -displaying or creating derivative works based on the work as long as -all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope -that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting -free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm -works in compliance with the terms of this agreement for keeping the -Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily -comply with the terms of this agreement by keeping this work in the -same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when -you share it without charge with others. - -1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern -what you can do with this work. Copyright laws in most countries are -in a constant state of change. If you are outside the United States, -check the laws of your country in addition to the terms of this -agreement before downloading, copying, displaying, performing, -distributing or creating derivative works based on this work or any -other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no -representations concerning the copyright status of any work in any -country outside the United States. - -1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg: - -1.E.1. The following sentence, with active links to, or other -immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear -prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work -on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the -phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, -performed, viewed, copied or distributed: - - This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and - most other parts of the world at no cost and with almost no - restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it - under the terms of the Project Gutenberg License included with this - eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the - United States, you'll have to check the laws of the country where you - are located before using this ebook. - -1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is -derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not -contain a notice indicating that it is posted with permission of the -copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in -the United States without paying any fees or charges. If you are -redistributing or providing access to a work with the phrase "Project -Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply -either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or -obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm -trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted -with the permission of the copyright holder, your use and distribution -must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any -additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms -will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works -posted with the permission of the copyright holder found at the -beginning of this work. - -1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm -License terms from this work, or any files containing a part of this -work or any other work associated with Project Gutenberg-tm. - -1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this -electronic work, or any part of this electronic work, without -prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with -active links or immediate access to the full terms of the Project -Gutenberg-tm License. - -1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, -compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including -any word processing or hypertext form. However, if you provide access -to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format -other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official -version posted on the official Project Gutenberg-tm web site -(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense -to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means -of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain -Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the -full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1. - -1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, -performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works -unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing -access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works -provided that - -* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from - the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method - you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed - to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has - agreed to donate royalties under this paragraph to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid - within 60 days following each date on which you prepare (or are - legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty - payments should be clearly marked as such and sent to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in - Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg - Literary Archive Foundation." - -* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies - you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he - does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm - License. You must require such a user to return or destroy all - copies of the works possessed in a physical medium and discontinue - all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm - works. - -* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of - any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the - electronic work is discovered and reported to you within 90 days of - receipt of the work. - -* You comply with all other terms of this agreement for free - distribution of Project Gutenberg-tm works. - -1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project -Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than -are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing -from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The -Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm -trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below. - -1.F. - -1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable -effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread -works not protected by U.S. copyright law in creating the Project -Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm -electronic works, and the medium on which they may be stored, may -contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate -or corrupt data, transcription errors, a copyright or other -intellectual property infringement, a defective or damaged disk or -other medium, a computer virus, or computer codes that damage or -cannot be read by your equipment. - -1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right -of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project -Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project -Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all -liability to you for damages, costs and expenses, including legal -fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT -LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE -PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE -TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE -LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR -INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH -DAMAGE. - -1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a -defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can -receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a -written explanation to the person you received the work from. If you -received the work on a physical medium, you must return the medium -with your written explanation. The person or entity that provided you -with the defective work may elect to provide a replacement copy in -lieu of a refund. If you received the work electronically, the person -or entity providing it to you may choose to give you a second -opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If -the second copy is also defective, you may demand a refund in writing -without further opportunities to fix the problem. - -1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth -in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO -OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT -LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. - -1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied -warranties or the exclusion or limitation of certain types of -damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. - -1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works. - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - |
