summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/old/60643-0.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to 'old/60643-0.txt')
-rw-r--r--old/60643-0.txt7606
1 files changed, 0 insertions, 7606 deletions
diff --git a/old/60643-0.txt b/old/60643-0.txt
deleted file mode 100644
index 965f968..0000000
--- a/old/60643-0.txt
+++ /dev/null
@@ -1,7606 +0,0 @@
-Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. III, by Alexandre Dumas
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll
-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: I tre moschettieri, vol. III
-
-Author: Alexandre Dumas
-
-Translator: Angiolo Orvieto
-
-Release Date: November 6, 2019 [EBook #60643]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. III ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- I TRE
- MOSCHETTIERI
-
-
- DI
-
- Alessandro Dumas
-
-
- VERSIONE
- DI ANGIOLO ORVIETO.
-
- VOL. III.
-
-
-
- Napoli,
- GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE
- Strada Trinità Maggiore nº 27
- 1853
-
-
-
-
- TIPOGRAFIA DI G. PALMA.
-
-
-
-
-CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO XXXII.
-
-
-Dopo la minestra la serva portò un pollo allessato, magnificenza che
-fece dilatare le palpebre dei convitati in modo tale che sembravano
-avessero a schizzare fuori delle orbite.
-
-— Si vede che amate la vostra famiglia, signora Coquenard, disse
-il procuratore con un sorriso quasi tragico; ecco, certamente, una
-galanteria che voi fate a vostro cugino.
-
-Il povero pollo era magro, e rivestito con quelle grosse pelli
-increspate che le ossa non giungono mai a traforare ad onta dei
-loro sforzi; abbisognava che fosse stato cercato lungamente prima di
-ritrovarlo nel pollaio, ove si era ritirato per morire di vecchiaia.
-
-— Diavolo! pensò Porthos, questa è una cosa molto trista; io rispetto
-la vecchiaia, ma ne faccio poco conto nell'arrosto e nel lesso.
-
-E guardò in giro per vedere se la sua opinione era divisa dagli altri;
-ma, tutto al contrario di lui, egli non vide che occhi fiammeggianti
-che divoravano in antecedenza questo pollo sublime, oggetto del suo
-disprezzo.
-
-La signora Coquenard tirò a se il piatto, staccò con maestria le due
-grandi zampe nere che depose sul piatto di suo marito, staccò il collo
-colla testa che mise a parte per se stessa, levò un'ala per Porthos,
-e rimise alla serva l'animale che poco prima aveva portato, che se ne
-ritornò quasi intatto, e che era scomparso prima che il moschettiere
-avesse avuto il tempo di esaminare le variazioni di rincrescimento
-disegnatesi sui visi degli scrivani, a seconda dei caratteri e dei
-temperamenti di coloro che lo provavano.
-
-Dopo il pollo, fece la sua entrata un piatto di fave, piatto enorme,
-nel quale alcune ossa di montone, che a primo aspetto si sarebbero
-potuto credere accompagnate dalla loro carne, facevano sembiante di
-farsi vedere.
-
-Ma gli scrivani non furono ingannati da questa soperchieria, e le
-fisonomie lugubri divennero visi rassegnati.
-
-La signora Coquenard distribuì questo cibo ai giovani, colla
-moderazione di una buona economa.
-
-Era venuto il giro dei vini. Il sig. Coquenard versò, da una bottiglia
-dal collo molto stretto, il terzo di un bicchiere a ciaschedun giovane,
-ne versò a se stesso una porzione quasi eguale, e la bottiglia passò
-subito dalla parte di Porthos e della signora Coquenard.
-
-I giovani riempirono d'acqua questo terzo di vino; quindi, quando
-ebbero bevuta la metà del bicchiere, lo riempivano nuovamente d'acqua,
-e sempre facevano lo stesso, cosa che li portava, alla fine del pranzo,
-a bere una bevanda che dal colore del rubino, era passata a quello del
-topazio bruciato.
-
-Porthos mangiò timidamente la sua ala di pollo. Bevè pure il suo mezzo
-bicchiere di questo vino molto economico, che riconobbe per vino di
-Montreuil. Il sig. Coquenard lo guardò inghiottire questo vino puro, e
-sospirò.
-
-— Non mangiate di queste fave, cugino mio Porthos? disse la signora
-Coquenard con quel tuono che vuol dire: credete a me, non ne mangiate.
-
-— Grazie, cugina mia, diss'egli, io non ho più fame.
-
-Successe un momento di silenzio. Porthos non sapeva in qual modo
-contenersi. Il procuratore ripetè più volte:
-
-— Ah! signora Coquenard, io ve ne faccio i miei rallegramenti, il
-vostro pranzo è un vero festino.
-
-Porthos credè di essere mistificato, e cominciò a rialzare i suoi
-baffi, e ad aggrottare il sopracciglio; ma lo sguardo della signora
-Coquenard lo consigliò alla pazienza.
-
-In questo momento, in seguito ad uno sguardo del procuratore, gli
-scrivani si alzarono lentamente da tavola, piegarono anche più
-lentamente le loro salviette, quindi salutarono e partirono.
-
-— Andate, giovanotti, andate a fare la digestione lavorando, disse
-gravemente il procuratore.
-
-Gli scrivani partirono, la signora Coquenard si alzò, e cavò da una
-credenza un pezzo di formaggio, dei dolci di cotogno, ed un bodino
-ch'ella stessa aveva fatto colle mandorle e col miele.
-
-Il signor Coquenard aggrottò il sopracciglio, poichè vedeva troppe
-vivande.
-
-— Un festino, decisamente un festino! gridò egli agitandosi sul suo
-seggio, un vero festino! _Epulae epularum_: Lucullo che pranzo da
-Lucullo!
-
-Porthos guardò la bottiglia che era vicina a lui, e sperò di pranzare
-col vino, pane e formaggio; ma il vino mancò ben presto, la bottiglia
-era vuota: il signore e la signora Coquenard fecero sembiante di non
-accorgersene.
-
-— Sta bene, disse a se stesso Porthos, eccomi avvisato per un'altra
-volta.
-
-Passò la sua lingua sul piccolo cucchiaio di dolci, e si agglutinò i
-denti nella pasta colante della signora Coquenard.
-
-— Ora, diss'egli, il sacrifizio è compiuto.
-
-Il signor Coquenard, dopo le delizie di un simile pranzo, che egli
-chiamava un eccesso, provò il bisogno di fare la sua sesta. Porthos
-sperava che la cosa avrebbe avuto luogo nella stessa località, ma il
-procuratore non volle intender niente; abbisognò ricondurlo nella sua
-camera, e gridò tanto fino a che non fu rimesso davanti il suo armadio,
-sulle imposte del quale, per maggiore precauzione, appoggiò i suoi
-piedi.
-
-La procuratrice condusse Porthos nella camera vicina.
-
-— Voi potete venire a pranzo tre volte la settimana, disse la sig.
-Coquenard.
-
-— Grazie, rispose Porthos, io non voglio abusare. D'altronde bisogna
-che io pensi ad equipaggiarmi.
-
-— È vero, disse la procuratrice gemendo; vi è questo disgraziato
-equipaggio: non è così?
-
-— Pur troppo sì! disse Porthos.
-
-— Ma di che cosa dunque si compone l'abbigliamento del vostro corpo,
-sig. Porthos.
-
-— Oh! di molte cose, disse Porthos; i moschettieri, come ben sapete,
-sono soldati di un corpo scelto, e loro abbisognano degli oggetti che
-sono inutili alle altre guardie ed agli svizzeri.
-
-— Ma pure dettagliatemi i vostri bisogni.
-
-— Ciò porterà... disse Porthos, che amava meglio discutere il totale di
-quello che il dettaglio.
-
-La procuratrice aspettò fremendo.
-
-— A quanto? diss'ella; spero bene che ciò non oltrepasserà le...
-
-E si fermò, la parola le venne meno.
-
-— Oh! no, disse Porthos, non oltrepasserà le due mila e cinquecento
-lire. Credo anzi che colla economia uno se ne possa cavare con due mila
-lire.
-
-— Buon Dio! due mila lire! gridò ella; questa è la fortuna di una
-famiglia, e giammai mio marito acconsentirà a prestare una tal somma!
-
-Porthos fece una boccaccia delle più espressive; la signora Coquenard
-lo capì.
-
-— Io domandava i dettagli, diss'ella, perchè avendo molti parenti e
-dei clienti nel commercio, era quasi sicura di ottenere gli oggetti
-ad un cento per cento al disotto del prezzo che voi stesso potreste
-comprarli.
-
-— Ah! ah! fece Porthos, se non è che questo che volevate darmi...
-
-— Sì, caro Porthos. Voi avete bisogno primieramente...
-
-— Di un cavallo.
-
-— Sì, un cavallo. Ebbene! io ho precisamente ciò che vi conviene.
-
-— Ah! disse Porthos raggiante, ecco dunque che va bene in quanto al
-mio cavallo; in seguito mi abbisogna il cavallo del mio lacchè e la
-mia valigia. Perciò che riguarda le mie armi, non fa d'uopo che ve ne
-occupiate, io le ho.
-
-— Un cavallo per il vostro lacchè? riprese esitando la signora
-procuratrice, ma questa è una cosa da gran signore, amico mio.
-
-— E che! signora, disse con orgoglio Porthos, sono io forse per caso un
-pezzente?
-
-— No. Io vi dicea soltanto che un bel muletto aveva qualche volta un
-così bell'aspetto quanto un cavallo, e che mi sembra che procurando un
-bel muletto per il vostro Mousqueton...
-
-— Vada per il bel muletto, disse Porthos, voi avete ragione, ho veduto
-dei grandissimi signori spagnuoli che avevano tutto il loro seguito sui
-muli. Ma allora voi capirete, signora Coquenard, che vi abbisogna un
-mulo col pennacchio ed i sonagliuoli.
-
-— Siate tranquillo, rispose la procuratrice.
-
-— Resta ora la valigia, riprese Porthos.
-
-— Oh! che questo non v'inquieti, gridò la signora Coquenard, mio
-marito ha cinque o sei valigie, voi sceglierete la migliore; egli ne ha
-particolarmente una, che prediligeva nei suoi viaggi, e che è grande da
-contenere il mondo.
-
-— È dunque vuota la vostra valigia? domandò Porthos.
-
-— Sicuramente, ella è vuota, rispose la procuratrice.
-
-— Ah! ma la valigia di cui ho bisogno, disse Porthos, è una valigia ben
-guarnita, mia cara.
-
-La signora Coquenard emise dei nuovi sospiri. Molière non aveva ancora
-scritto la sua scena dell'avaro. La signora Coquenard ha dunque la
-primazia sull'Arpagone.
-
-Del resto dell'equipaggio fu dibattuto successivamente nello stesso
-modo, e il risultato della scena fu che la procuratrice avrebbe
-domandato a suo marito un imprestito di ottocento lire in contante, e
-somministrerebbe il cavallo ed il mulo che avrebbe avuto lo onore di
-portare alla gloria Porthos e Mousqueton.
-
-Stabilite queste condizioni, e stipulati gl'interessi, come pure
-l'epoca del rimborso, Porthos prese congedo dalla signora Coquenard,
-rientrò in casa sua con molta fame, e di cattivissimo umore.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXIII.
-
-LA PADRONA E LA CAMERIERA.
-
-
-Frattanto, come lo abbiamo detto, ad onta delle grida della sua
-coscienza, ad onta dei saggi consigli di Athos, e la tenera rimembranza
-della signora Bonacieux, d'Artagnan divenne d'ora in ora più innamorato
-di milady; per questo non mancò, tutti i giorni, di andare a far una
-corte, alla quale l'avventuroso Guascone si era convinto ch'ella non
-poteva a meno di presto o tardi corrispondere.
-
-Una sera che egli giungeva a naso alzato, leggero come un uomo che
-aspetta una pioggia d'oro, incontrò la cameriera sulla porta di casa;
-ma questa volta la bella Ketty non si contentò punto di sorridergli di
-passaggio, lo prese dolcemente per la mano.
-
-— Buono! fece d'Artagnan, ella è incaricata di qualche messaggio per
-me, per parte della sua padrona; ella mi darà un qualche appuntamento,
-che non si ha avuto il coraggio di darmi a voce.
-
-E guardò la bella giovinetta coll'aria la più trionfante che avesse
-potuto assumere.
-
-— Vorrei dirvi due parole, signor cavaliere, balbettò la cameriera.
-
-— Parla, figlia mia; parla, disse d'Artagnan, io ascolto.
-
-— Qui è impossibile; ciò che debbo dirvi è troppo lungo, e soprattutto
-troppo segreto.
-
-— Ebbene! ma, come fare allora?
-
-— Se il signor cavaliere volesse seguirmi..., disse timidamente Ketty.
-
-— Dove vorrai, mia bella fanciulla.
-
-— Allora venite.
-
-E Ketty, che non aveva lasciata la mano di d'Artagnan, lo condusse per
-una piccola scala oscura e tortuosa, e dopo avergli fatto salire una
-quindicina di scalini, aprì una porta.
-
-— Entrate, sig. cavaliere, qui saremo soli, e potremo parlare.
-
-— E di chi è adunque questa camera, mia bella fanciulla? domandò
-d'Artagnan.
-
-— È la mia, sig. cavaliere; essa comunica con quella della mia padrona
-per mezzo di questa porta; ma siate tranquillo, ella non potrà sentire
-ciò che noi diciamo, poichè non va mai in letto che dopo la mezzanotte.
-
-D'Artagnan gettò un colpo d'occhio intorno a se: la piccola camera era
-preziosa pel gusto e per la proprietà; ma suo malgrado, i suoi occhi si
-fissarono su quella porta che Ketty gli aveva detto che metteva nella
-camera di milady.
-
-Ketty indovinò ciò che si passava nella mente del giovane, e mandò un
-sospiro.
-
-— Voi dunque amate molto la mia padrona, sig. cavaliere? diss'ella.
-
-— Io non so se l'amo davvero, ma quello che so si è che ne sono pazzo.
-
-Ketty mandò un secondo sospiro.
-
-— Ohimè! signore, ciò è ben doloroso!
-
-— E che diavolo vedi tu dunque di così doloroso?
-
-— È, signore, che la mia padrona non vi ama punto.
-
-— Kem! fece d'Artagnan, ti avrebbe fors'ella incaricato di dirmelo?
-
-— Oh! no, signore, ma sono io che per l'interesse che vi porto ho preso
-la risoluzione di comunicarvelo.
-
-— Grazie, mia buona Ketty, ma soltanto dell'intenzione; poichè la
-confidenza, tu ne converrai, non è punto aggradevole.
-
-— Vale a dire che voi non credete a quello che vi dico, non è vero?
-
-— Si ha sempre difficoltà a credere simili cose, mia bella fanciulla,
-non fosse altro che per amor proprio.
-
-— Dunque voi non mi credete punto?
-
-— Ti confesso che fino a tanto che non ti degni di darmi qualche prova
-di ciò che mi assicuri...
-
-— Che dite voi di questa?
-
-E Ketty cavò dal suo petto un piccolo biglietto senza indirizzo.
-
-— Per me? disse d'Artagnan, impadronendosi prestamente della lettera.
-
-E mercè un movimento rapido come il pensiero, ruppe il sigillo ad onta
-di un grido di Ketty, che vedendo ciò che stava per fare, o per meglio
-dire ciò che faceva:
-
-— Oh! mio Dio, signor cavaliere, che avete voi fatto!
-
-— Ah! perdono! non bisogna che io conosca ciò che mi è indirizzato.
-
-E lesse:
-
-«Voi non avete risposto al mio primo biglietto; siete voi forse malato?
-o pure avreste voi già dimenticato quali occhi mi faceste al ballo
-della signora de Guise? ecco l'occasione, conte, non ve la lasciate
-fuggire.»
-
-D'Artagnan impallidì, egli era ferito nel suo amor proprio e si credè
-ferito anche nel suo amore.
-
-— Questo biglietto non è per me? gridò egli.
-
-— No, è per un altro, ecco quello che voi non mi avete lasciato il
-tempo di dirvi.
-
-— Per un altro! il suo nome? gridò d'Artagnan furioso.
-
-— Il signor conte de Wardes.
-
-La rimembranza della scena di S. Germano si presentò subito al pensiero
-del presuntuoso Guascone, e confermò ciò che le aveva rivelato Ketty.
-
-— Povero sig. d'Artagnan! diss'ella con una voce piena di compassione,
-stringendo di nuovo la mano del giovane.
-
-— Tu mi compiangi, buona giovinetta? disse d'Artagnan.
-
-— Sì! e con tutto il cuore, poichè so che cosa vuol dire amore.
-
-— Tu sai che cosa è l'amore? disse d'Artagnan guardandola per la prima
-volta con una certa attenzione.
-
-— Ahimè! sì.
-
-— Ebbene! invece di compiangermi, farai molto meglio ad aiutarmi per
-vendicarmi della tua padrona.
-
-— E qual sorta di vendetta vorreste voi prendervi?
-
-— Vorrei supplantare il mio rivale.
-
-— In questo io non vi aiuterò, sig. cavaliere, disse vivamente Ketty.
-
-— E perchè? domandò d'Artagnan.
-
-— Per due ragioni.
-
-— E quali?
-
-— La prima, è perchè la mia padrona non vi amerà mai.
-
-— Che ne sai tu?
-
-— Voi l'avete ferita nel più vivo del cuore.
-
-— E in che posso io averla ferita, io che dal momento che la conosco,
-vivo ai suoi piedi come uno schiavo? Parla, te ne prego.
-
-— Questo non lo confiderò che all'uomo che... saprà leggere fino al
-fondo dell'anima mia.
-
-D'Artagnan guardò Ketty per la seconda volta. La giovanetta era di una
-freschezza e di una bellezza che molte duchesse l'avrebbero acquistata
-in cambio delle loro corone.
-
-— Ketty, diss'egli, io leggerò fino al fondo dell'anima tua: che ciò
-non ti trattenga, mia cara fanciulla; ma parla.
-
-— Oh! no, gridò Ketty, voi non mi amate, voi me lo avete detto or ora.
-
-— E ciò t'impedisce pure di farmi conoscere la seconda ragione?
-
-— La seconda ragione, sig. cavaliere, riprese Ketty incoraggiata
-dall'espressione degli occhi del giovane, è che in amore, ciascuno
-pensa per se.
-
-Allora soltanto d'Artagnan si ricordò le occhiate languide di Ketty, i
-suoi sorrisi e i suoi sospiri soffocati ogni volta che la incontrava;
-ma assorto dal desiderio di piacere alla gran dama, non aveva degnato
-la cameriera: chi va alla caccia dell'aquila, non si occupa dei
-rosignuoli.
-
-Ma questa volta il nostro Guascone vide con un sol colpo d'occhio tutto
-il partito che v'era da ricavarsi da questo amore, che Ketty aveva
-confessato con tanta ingenuità. Intercettazione delle lettere dirette
-al conte de Wardes, intelligenza nella piazza, entrata libera in tutte
-le ore per la camera di Ketty, contigua a quella della padrona. Il
-perfido come si vede, sagrificava la povera giovanetta alla gran dama.
-
-Frattanto suonò mezzanotte, e s'intese quasi nel medesimo punto il
-campanello della camera di milady.
-
-— Gran Dio! gridò Ketty, ecco la mia padrona che mi chiama; partite,
-partite, presto.
-
-D'Artagnan si alzò, prese il cappello, come se avesse volontà di
-obbedire, quindi aprendo prestamente l'imposta di un grande armadio,
-invece di aprir quella della porta, vi si cacciò dentro, in mezzo alle
-vesti ed ai pettinatori di milady.
-
-— Che fate voi dunque? gridò Ketty.
-
-D'Artagnan che nell'entrare aveva presa la chiave, si chiuse dentro al
-suo armadio senza rispondere.
-
-— Ebbene! gridò milady con voce acre, dormite voi forse, che non
-sentite quando vi si chiama?
-
-E d'Artagnan intese che si aprì violentemente la porta di comunicazione.
-
-— Eccomi! milady, eccomi! gridò Ketty slanciandosi incontro alla sua
-padrona.
-
-Entrambe rientrarono nella camera della signora; e siccome la porta
-di comunicazione rimase aperta, d'Artagnan potè ancora sentire per
-qualche tempo la padrona che sgridava la servente; quindi finalmente si
-rappacificò, e la conversazione cadde su di lui, nel mentre che Ketty
-accomodava la sua padrona.
-
-— Ebbene! disse milady, questa sera non ho veduto il nostro Guascone.
-
-— Come, signora, disse Ketty, non è venuto? sarebbe egli volubile anche
-prima d'essere felice?
-
-— Oh! no: bisogna dire che ne sia stato impedito dal sig. de Tréville o
-dal signor des Essarts. Io lo conosco bene, io lo tengo in mio potere.
-
-— E che ne farà la signora?
-
-— Che cosa ne farò? sii tranquilla, Ketty: fra questo uomo e me vi
-passa una cosa che egli ignora. Poco è mancato ch'egli non mi abbia
-fatto perdere tutto il mio credito presso il ministro. Oh! io mi
-vendicherò!
-
-— Io credeva che la signora lo amasse.
-
-— Io amarlo! lo detesto. Uno stupido che tien la vita di lord Winter
-fra le sue mani, e non l'uccide! e che mi fa perdere trecento mila lire
-di rendita!
-
-— È vero disse Ketty, vostro figlio è il solo erede di suo zio, e
-fino alla sua maggiorità avreste potuto godere le rendite delle sue
-ricchezze.
-
-D'Artagnan fremette fino alle midolla delle ossa nel sentire questa
-soave creatura rimproverargli, con quella voce stridula che durava
-tanta fatica a nascondere nella conversazione, di non avere ucciso un
-uomo che la ricolmava di tanti tratti d'amicizia.
-
-— Io già, continuò milady, mi sarei vendicata di lui, se, non so il
-perchè, il ministro non mi avesse ordinato d'avergli dei riguardi.
-
-— Oh! sì. Ma la signora non ha avuto riguardi per quella povera donna
-che egli amava.
-
-— Oh! la merciaia della strada Fossoyeurs? non ha già forse dimenticato
-ch'ella esisteva? la bella vendetta in fede mia!
-
-Un freddo sudore colava sulla fronte di d'Artagnan, questa donna era
-dunque un mostro!
-
-Si rimise ad ascoltare; ma disgraziatamente la toaletta era finita.
-
-— Sta bene, disse milady, rientrate in camera, e cercate domani di
-avere una risposta alla lettera che vi ho consegnata.
-
-— Per il sig. de Wardes? disse Ketty.
-
-— Senza dubbio, il sig. de Wardes.
-
-— Eccone uno, disse Ketty, che ha l'aspetto di essere tutto al
-contrario di questo povero sig. d'Artagnan.
-
-— Sortite, madamigella, disse milady, io non amo i comenti.
-
-D'Artagnan intese serrare la porta, quindi il rumore di due
-chiavistelli che metteva milady, affine di chiudersi nella sua camera.
-Dal canto suo, ma il più dolcemente che potè, Ketty dette alla porta un
-giro di chiave. Allora d'Artagnan spinse l'imposta dell'armadio.
-
-— Oh! mio Dio! disse a bassa voce; che avete voi? come siete pallido!
-
-— Abbominevole creatura! mormorò d'Artagnan.
-
-— Silenzio! silenzio! sortite, disse Ketty; non vi è che un muro fra
-la mia camera e quella di milady: si intende dall'una tutto ciò che si
-dice dall'altra.
-
-— Alla buon'ora; ma io non sortirò che allora quando tu mi avrai detto
-che cosa è divenuto della sig. Bonacieux.
-
-La povera giovanetta giurò a d'Artagnan che ella lo ignorava
-compiutamente; la sua padrona non lasciava penetrare se non che la metà
-dei suoi segreti. Soltanto ella credeva di potere assicurare che non
-era morta.
-
-In quanto alla causa per la quale poco era mancato che milady non
-perdesse tutto il suo credito presso il ministro, Ketty non ne sapeva
-di più: ma, questa volta, d'Artagnan ne sapeva più di lei. Siccome
-aveva scoperto milady sopra un bastimento in consegna al momento in
-cui egli stesso lasciava l'Inghilterra, dubitò che quella volta si
-trattasse dell'affare dei puntali di diamanti.
-
-Ciò che vi era di più chiaro in tutto questo è che il vero odio, l'odio
-profondo, l'odio inveterato di milady, gli veniva dal non aver ucciso
-suo cognato.
-
-D'Artagnan ritornò il giorno dopo presso milady. Ella era di
-cattivissimo umore; d'Artagnan capì che quella era la mancanza di
-risposta al biglietto del sig. de Wardes che l'agghiacciava in tal
-modo. Entrò Ketty; ma milady la ricevette con molta durezza. Un colpo
-d'occhio che lanciò a d'Artagnan, voleva dire:
-
-— Voi vedete che io soffro per voi.
-
-Però, verso la fine della serata, la bella lionessa si ammansò, e
-ascoltò sorridendo le dolci parole di d'Artagnan; ella giunse perfino a
-dargli la mano da baciare.
-
-D'Artagnan sortì, non sapendo più che pensare; ma siccome egli era un
-Guascone al quale non si poteva così facilmente far perdere la testa,
-aveva costruito nell'animo suo un piccolo piano.
-
-Egli ritrovò Ketty alla porta, e come la sera innanzi, salì nella sua
-camera per avere delle notizie. Ketty era stata molto rimproverata; era
-stata accusata di negligenza. Milady non capiva niente sul silenzio del
-conte de Wardes, e le aveva ordinato di entrare in camera sua alle nove
-del mattino per prendere i suoi ordini.
-
-D'Artagnan fece promettere a Ketty che l'indomani mattina sarebbe
-andata da lui per dirgli di qual natura erano questi ordini. La povera
-giovinetta promise tutto ciò che volle d'Artagnan: ella era pazza.
-
-A undici ore, vide giungere Ketty. Ella teneva in mano un nuovo
-biglietto di milady. Questa volta la povera fanciulla non tentò nemmeno
-di contenderlo a d'Artagnan; ella lo lasciò fare; non ardiva più di
-dare una negativa al suo bel soldato.
-
-D'Artagnan aprì questo secondo biglietto che egualmente non portava nè
-firma nè indirizzo, e lesse quanto segue:
-
- «Ecco la terza volta che vi scrivo per dirvi che io vi amo;
- guardatevi che non abbia a scrivervi una quarta volta per dirvi che
- vi detesto.»
-
-D'Artagnan arrossì e impallidì più volte guardando questo biglietto.
-
-— Oh! voi l'amate sempre! disse Ketty, che non aveva mossi gli occhi un
-istante dal viso del giovane.
-
-— No, Ketty, tu t'inganni; io non l'amo più, ma voglio vendicarmi del
-suo disprezzo.
-
-Ketty sospirò.
-
-D'Artagnan prese una penna, e scrisse.
-
- «Signora, fin qui io aveva dubitato che non fossero diretti
- veramente a me i vostri due primi biglietti, tanto io mi credeva
- indegno di un simile onore.
-
- «Ma oggi bisogna bene che io creda all'eccesso della vostra bontà,
- poichè non solo la vostra lettera, ma ancora la vostra cameriera mi
- affermano che ho la felicità di essere amato da voi.
-
- «Verrò ad implorare il mio perdono questa sera a undici ore.
- Ritardare di un giorno, sarebbe ora ai miei occhi il farvi una
- nuova offesa.
-
- «_Colui che voi fate il più felice degli uomini_.»
-
-Questo biglietto non era precisamente falso; d'Artagnan non lo
-firmò, ma era un'indelicatezza; era anzi, sotto il punto di vista dei
-nostri attuali costumi, qualche cosa che si accostava all'infamia;
-ma in quell'epoca si avevano minori riguardi che non si hanno oggi.
-D'altronde, d'Artagnan per la propria confessione di milady, la sapeva
-colpevole di tradimento in affari più importanti, e non aveva per lei
-che una stima molto leggiera. Finalmente egli voleva vendicarsi della
-condotta di lei verso la signora Bonacieux.
-
-Il piano di d'Artagnan era semplicissimo. Dalla camera della servente
-egli giungerebbe a quella della padrona; ivi avrebbe confuso la
-perfida, l'avrebbe minacciata di comprometterla con pubblico scandalo,
-ed otterrebbe da lei per mezzo del terrore tutte le informazioni che
-desiderava sopra la sorte della sua Costanza. Fors'anche la libertà
-della bella merciaia sarebbe stato il risultato di questa visita.
-
-— Prendi, disse il giovane rimettendo a Ketty il biglietto sigillato,
-consegna questa lettera a milady, essa è la riposta del signor de
-Wardes.
-
-La povera Ketty divenne pallida come la morte; ella dubitava di ciò che
-poteva contenere il biglietto.
-
-— Ascolta, mia cara fanciulla, le disse d'Artagnan, tu capisci che
-bisogna che tutto ciò finisca in un modo o nell'altro; può scovrire
-che tu hai consegnato il primo biglietto al mio lacchè in vece di
-consegnarlo al lacchè del conte; che sono stato io che ho disuggellati
-gli altri due che dovevano esserlo dal signor de Wardes. Allora milady
-ti discaccerà, e tu la conosci; non è donna da limitare a questo la sua
-vendetta.
-
-— Ahimè! disse Ketty, perchè mai mi sono io esposta a tutto questo!
-
-— Per me, lo so bene, mia bella, disse il giovane; io te ne sono
-riconoscente, te lo giuro.
-
-— Ma finalmente, che cosa contiene il vostro biglietto?
-
-— Milady te lo dirà.
-
-— Ah! voi non mi amate gridò Ketty, e io sono ben disgraziata!
-
-Ketty pianse molto prima di decidersi a consegnare questa lettera a
-milady; ma finalmente si decise, pel trasporto che portava alla sua
-giovane guardia; era tutto ciò che voleva d'Artagnan.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXIV.
-
-OVE SI TRATTA DEL MODO DI EQUIPAGGIARSI DI ARAMIS E DI PORTHOS
-
-
-Dopo che i quattro amici si erano messi ciascuno alla caccia del
-modo di equipaggiarsi, non vi erano fra di loro riunioni ad ore
-stabilite: pranzavano gli uni senza gli altri, o piuttosto ove si
-ritrovavano; s'incontravano dove potevano. Il servizio, dal canto
-suo prendeva pure la sua parte di questo tempo così prezioso che
-scorreva tanto rapidamente. Erano soltanto convenuti di riunirsi una
-volta la settimana, verso un'ora, all'alloggio di Athos, atteso che
-quest'ultimo, a norma del giuramento che aveva fatto, non oltrepassava
-più la soglia della sua porta.
-
-Il giorno stesso in cui Ketty venne a ritrovare d'Artagnan in casa sua
-era il giorno della riunione.
-
-Appena che Ketty fu sortita, d'Artagnan si diresse verso la strada
-Verou.
-
-Egli trovò Athos ed Aramis che filosofavano. Aramis ritornava a
-prendere qualche inclinazione al ritiro dal mondo. Athos, secondo le
-sue abitudini, non lo dissuadeva, nè le incoraggiava. Athos era del
-sentimento che si lasciasse a ciascuno il suo libero arbitrio. Egli
-non dava mai consigli, quando non gli venivano chiesti; ed anche allora
-bisognava chiederli due volte.
-
-— In generale, non si domanda consigli, diceva egli, che per non
-saperli, o, se alcuno li segue, per avere qualcuno a cui fare dei
-rimproveri per averli dati.
-
-Porthos giunse un istante dopo d'Artagnan. I quattro amici si
-ritrovarono adunque in seduta completa.
-
-I quattro visi esprimevano quattro sentimenti diversi: quello di
-Porthos la tranquillità, quello di d'Artagnan la speranza, quello di
-Aramis l'inquietudine, quello di Athos la non curanza.
-
-In capo ad un istante di conversazione, nel quale Porthos lasciò
-travedere che una persona di alta condizione aveva voluto incaricarsi
-di toglierlo da ogni imbarazzo, entrò Mousqueton.
-
-Egli veniva a pregare Porthos di passare al suo alloggio, ove, diceva
-egli con un'aria molto pietosa, la sua presenza era urgente.
-
-— Sono forse i miei equipaggi? domandò Porthos.
-
-— Sì e no, rispose Mousqueton.
-
-— Ma in fine che vuoi tu dire?
-
-— Venite, signore.
-
-Porthos si alzò, salutò i suoi amici, e seguì Mousqueton.
-
-Un istante dopo Bazin comparve sulla soglia della porta.
-
-— Che volete voi da me, amico mio? disse Aramis con quella dolcezza che
-si rimarcava sempre in lui, ogni qualvolta le sue idee lo riconducevano
-allo spiritualismo.
-
-— Un uomo aspetta il signore a casa, rispose Bazin.
-
-— Un uomo! che uomo è?
-
-— Un mendicante.
-
-— Fategli l'elemosina, Bazin, e ditegli di pregare per un povero
-peccatore.
-
-— Questo mendicante vuole ad ogni costo parlarvi, e pretende che voi
-sarete ben contento di rivederlo.
-
-— Ha egli niente di particolare per me?
-
-— Mi ha detto: «se il signore Aramis esita di venire a ritrovarmi,
-ditegli che io giungo da Tours».
-
-— Da Tours? vengo subito! gridò Aramis. Signori, vi chiedo mille
-perdoni, ma senza dubbio quest'uomo mi porta delle notizie che aspetto.
-E alzandosi tosto, si allontanò correndo.
-
-Rimasero soltanto Athos e d'Artagnan.
-
-— Io credo che costoro abbiano ritrovato il loro affare. Che ne pensate
-voi d'Artagnan? disse Athos.
-
-— Io so che Porthos era sulla buona strada, disse d'Artagnan, e in
-quanto ad Aramis, per dire il vero, non ne sono mai stato seriamente
-inquieto. Ma voi, mio caro Athos, voi che avete così generosamente
-distribuito le doppie dell'Inglese, che erano un vostro bene legittimo,
-come farete?
-
-— Io sono molto contento di avere ucciso quel mariuolo, atteso che
-aveva avuta la pazza curiosità di voler conoscere il mio vero nome; ma
-se avessi messo in saccoccia le sue doppie, esse mi peserebbero come un
-rimorso.
-
-— Andiamo dunque, mio caro Athos, voi avete veramente delle delicatezze
-inconcepibili.
-
-— Avanti, avanti! che cosa mi diceva dunque il signor de Tréville,
-che mi fece l'onore ieri di una sua visita, che voi frequentate questi
-Inglesi sospetti che sono protetti dal ministro?
-
-— Vale a dire, che io rendo visita ad una Inglese, quella di cui vi ho
-parlato.
-
-— Ah! sì, la dama bionda, sul proposito della quale vi ho dato dei
-consigli che naturalmente vi sarete ben guardato da seguire.
-
-— Io vi detti delle mie ragioni. Ho acquistata la certezza che questa
-donna ha una gran parte nel rapimento della signora Bonacieux.
-
-— Sì, e lo capisco: per ritrovare una donna, voi fate la corte ad
-un'altra. Questa è la strada più lunga, ma la più divertente.
-
-Noi lasceremo i due amici, che non avevano niente di molto importante a
-dirsi, per seguire Aramis.
-
-A questa notizia, che l'uomo che gli voleva parlare giungeva da Tours,
-noi abbiamo veduto con quale rapidità il giovane aveva seguito, o
-piuttosto preceduto Bazin: egli dunque non fece che un salto dalla
-strada Férou alla strada Vaugirard.
-
-Entrando in casa ritrovò effettivamente un uomo di piccola statura, con
-occhi intelligenti, ma coperto di cenci.
-
-— Siete voi che domandate di me? disse il moschettiere.
-
-— Vale a dire che io domando il signor Aramis; siete voi che vi
-chiamate così?
-
-— Io stesso. Avete voi qualche cosa da consegnarmi?
-
-— Sì, se voi mi mostrate un certo fazzoletto ricamato.
-
-— Eccolo, disse Aramis cavando una chiave che portava sul petto, e
-aprendo una piccola cassettina d'ebano intarsiata in avorio. Eccolo
-osservate.
-
-— Sta bene, disse il mendicante, mandate fuori il vostro lacchè.
-
-In fatti Bazin, curioso di sapere ciò che il mendicante voleva dal
-suo padrone, aveva regolato il di lui passo sul suo, ed era giunto
-quasi nello stesso momento. Ma questa celerità non gli servì a gran
-cosa. Dietro l'invito del mendicante, il suo padrone gli fece cenno di
-ritirarsi, e fu obligato di obbedire.
-
-Partito Bazin, il mendicante gettò uno sguardo intorno a se, per
-assicurarsi che non poteva essere nè veduto nè inteso, e aprendo la sua
-veste di cenci, mal chiusa da un cinto di cuoio, si mise a scucire la
-parte più alta della sua casacca, di dove cavò una lettera.
-
-Aramis gettò un grido di gioia alla vista del sigillo, baciò lo
-scritto, e con un rispetto di venerazione, aprì il biglietto, che
-conteneva quanto segue:
-
-«Amico, la sorte vuole che noi siamo separati per qualche tempo ancora;
-ma i bei giorni della gioventù non sono perduti senza ritorno. Fate il
-vostro dovere al campo, io faccio il mio da un altra parte.
-
-«Prendete ciò che il latore vi rimetterà; fate la campagna da bello e
-buon gentiluomo, e pensate a me. Addio, o piuttosto a rivederci.»
-
-Il mendicante scuciva sempre; egli cavò uno ad uno, dai suoi sudici
-abiti, cento cinquanta dobloni di Spagna, che mise in fila sulla
-tavola; quindi aprì la porta, salutò, e partì, prima che il giovane,
-stupefatto, avesse osato d'indirizzargli una parola.
-
-Aramis allora rilesse la lettera, e si accorse che questa lettera,
-aveva un _post-scriptum_.
-
-«P. S. Voi potete fare buona accoglienza al latore, il quale è conte e
-grande di Spagna.»
-
-— Sogni dorati! grido Aramis; oh! la bella vita! Sì, noi siamo giovani!
-sì, noi avremo ancora dei giorni felici! oh! a te amor mio, sangue mio,
-mia esistenza! tutto, tutto, tutto, mia bella amica.
-
-E baciò la lettera con passione senza neppure guardare l'oro che
-risplendeva sulla tavola.
-
-Bazin grattò alla porta. Aramis non aveva più ragione per tenerlo in
-distanza, e gli permise di entrare.
-
-Bazin restò stupefatto alla vista di quell'oro, e dimenticò che doveva
-annunziare d'Artagnan, che, curioso di sapere ciò che era accaduto del
-mendicante, veniva da Aramis sortendo dalla casa di Athos.
-
-Ora, siccome d'Artagnan non si prendeva riguardi con Aramis, vedendo
-che Bazin dimenticava di annunziarlo, si avanzò da se stesso.
-
-— Ah diavolo! mio caro Aramis, disse d'Artagnan se queste sono le
-prugne che vi si mandano da Tours, voi ne farete i miei complimenti al
-giardiniere che le raccoglie.
-
-— V'ingannate, mio caro, disse Aramis sempre prudente; è il mio libraio
-che m'invia il prezzo di quel poema in versi monosillabi che io aveva
-incominciato laggiù.
-
-— Ah! davvero? disse d'Artagnan. Ebbene! il vostro libraio è generoso,
-mio caro Aramis, ecco tutto ciò che io posso dire.
-
-— Come, signore! gridò Bazin, un poema si vende così caro? è
-incredibile! oh! signore, voi fate tutto ciò che volete, voi potete
-divenire uguale al signor Voiture, e al signor Benserade. Io amo anche
-questo. Un poeta è quasi un abbate. Ah! signor Aramis, fatevi dunque
-poeta, ve ne prego.
-
-— Bazin, amico mio, disse Aramis, io credo che voi vi immischiate nella
-nostra conversazione.
-
-Bazin capì che aveva torto, abbassò la testa, e sortì.
-
-— Ah! disse d'Artagnan con un sorriso, voi vendete le vostre produzioni
-a peso d'oro? siete ben fortunato, amico mio! Ma osservate, voi
-perderete questa lettera che vi sorte di saccoccia, e che senza dubbio
-è pure un biglietto del libraio.
-
-Aramis arrossì fino nel bianco degli occhi, spinse in dentro la
-lettera, e si abbottonò la casacca.
-
-— Mio caro d'Artagnan, diss'egli, se volete, possiamo andare a
-ritrovare i nostri amici, e poichè io sono ricco, ricominceremo da
-oggi a pranzare assieme, aspettando che voi pure siate a vostra volta
-ricchi.
-
-— In fede mia, disse d'Artagnan, con molto piacere.
-
-— È un gran tempo che noi non abbiamo fatto un buon pranzo, e siccome
-questa sera per conto mio ho da azzardare una spedizione pericolosa,
-avrò piacere, ve ne lo confesso, di farmi alzare un po' la testa con
-qualche bottiglia di vecchio borgogna.
-
-— Vada per il borgogna, io pure non lo detesto, disse Aramis, al quale
-la vista dell'oro aveva tolto le sue idee di ritiro.
-
-E avendo messo due o tre dobloni in saccoccia, per riparare ai bisogni
-del momento, ripose gli altri nella cassetta d'ebano intarsiata
-d'avorio, ove era di già il famoso fazzoletto che gli era servito di
-talismano.
-
-I due amici si portarono prima da Athos, che, fedele al giuramento
-che aveva fatto di non sortire di casa, s'incaricò di far preparare il
-pranzo in camera sua. Siccome ei s'intendeva a meraviglia dei dettagli
-gastronomici, d'Artagnan e Aramis non ebbero alcuna difficoltà di
-abbandonargli una cura così importante.
-
-Essi si portavano all'alloggio di Porthos quando, all'angolo della
-strada di Bacco, incontrarono Mousqueton, che, con aria pietosa,
-cacciava innanzi a se un mulo ed un cavallo.
-
-D'Artagnan mandò un grido di sorpresa, che non era esente da un misto
-di gioia.
-
-— Ab! il mio cavallo giallo! gridò egli ad Aramis, guardate questo
-cavallo.
-
-— Oh! che orribile ronzino! disse Aramis.
-
-— Ebbene! mio caro, riprese d'Artagnan, questo è il cavallo sul quale
-sono venuto a Parigi.
-
-— Come, il signore conosce questo cavallo? disse Mousqueton.
-
-— Esso è di un colore originale, fece Aramis; è il solo che io abbia
-veduto di questo pelame.
-
-— Lo credo bene! disse d'Artagnan; io l'ho venduto per tre scudi, e
-bisogna ben dire che sia stato per il pelame, poichè la carcassa non
-vale certamente diciotto lire. Ma in che modo questo cavallo si trova
-nelle tue mani, Mousqueton?
-
-— Ah! disse il cameriere, non me ne parlate, signore; è uno spaventoso
-giro del marito della nostra duchessa.
-
-— In che modo, Mousqueton?
-
-— Sì, noi siamo veduti di molto buon occhio da una donna di qualità,
-dalla duchessa de... Ma, perdono, il mio padrone mi ha raccomandato
-di essere secreto. Ella ci aveva obbligati ad accettare un piccolo
-ricordo, un magnifico destriero di Spagna e un mulo d'Andalusia, che
-erano maravigliosi a vedersi. Il marito ha saputo la cosa: egli ha
-confiscato nel loro passaggio le due magnifiche bestie che ci venivano
-inviate, e ha sostituito loro questi orribili animali.
-
-— Che tu gli riconduci? disse d'Artagnan.
-
-— Precisamente, riprese Mousqueton: noi non possiamo accettare simili
-cavalcature in luogo di quelle che ci erano state promesse.
-
-— No, per bacco! quantunque avrei veduto volentieri Porthos sul mio
-cavallo giallo; ciò mi avrebbe dato un'idea di quello che era io
-stesso, quando sono venuto a Parigi. Ma noi non vogliamo trattenerti;
-va a fare la commissione che ti ha data il tuo padrone; va, Mousqueton.
-Porthos è sempre in casa?
-
-— Sì, signore, disse Mousqueton, ma di molto cattivo umore; andate.
-
-E continuò il viaggio verso la strada dei Grandi-Agostiniani, nel
-mentre che i due amici andarono a suonare alla porta del disgraziato
-Porthos. Questi li aveva veduti traversare il cortile, e non aveva
-volontà di aprire. Essi suonarono adunque inutilmente.
-
-Frattanto Mousqueton continuava la sua strada, e, traversando il Ponte
-Nuovo, sempre cacciando innanzi a se le due carogne, giunse alla strada
-degli Orsi. Giunto là, egli attaccò, secondo gli ordini ricevuti
-dal suo padrone, il cavallo ed il mulo al martello della porta del
-procuratore, quindi, senza inquietarsi sulla loro sorte futura, se ne
-ritornò a trovare Porthos, e gli annunziò che la sua commissione era
-eseguita.
-
-In capo ad un certo tempo, le due disgraziate bestie, che non avevano
-mangiato fin dalla mattina, fecero un tal rumore sollevando e lasciando
-ricadere il martello, che il procuratore ordinò al suo salta-fossi di
-andare ad informarsi nel vicinato a chi appartenevano questo cavallo e
-questo mulo.
-
-La signora Coquenard riconobbe il suo presente, e sulle prime non
-capiva la causa di questa restituzione; ma ben presto le venne
-spiegata dalla vista di Porthos. Il corruccio che scintillava dagli
-occhi del moschettiere, ad onta degli sforzi che s'imponeva, spaventò
-la sensibile amante. In fatti, Mousqueton non aveva nascosto al suo
-padrone l'incontro fatto di d'Artagnan e di Aramis, e che d'Artagnan
-nel cavallo giallo, aveva riconosciuto il ronzino bearnese sul quale
-era venuto a Parigi, e che aveva venduto per tre scudi.
-
-Porthos uscì dopo avere dato un appuntamento alla procuratrice nel
-chiostro di S. Gloria. Il procuratore vedendo che Porthos partiva, lo
-invitò a pranzo, invito che il moschettiere rifiutò con un'aria piena
-di maestà.
-
-La signora Coquenard si portò tutta tremante al chiostro di S. Gloria,
-perchè indovinava i rimproveri ch'ivi l'aspettavano; ma ella era
-affascinata dalle grandi maniere di Porthos.
-
-Tutto ciò che un uomo ferito nell'amor proprio può lasciar cadere
-d'imprecazione sulla testa d'una donna, Porthos lo lasciò cadere sulla
-testa incurvata della procuratrice.
-
-— Ahimè! diss'ella, io aveva fatto tutto per lo meglio. Uno dei nostri
-clienti è mercante di cavalli; egli doveva una somma allo studio e si
-è mostrato recalcitrante; io ho preso questo mulo e questo cavallo per
-quello che ci doveva. Egli mi aveva promesso due cavalcature reali.
-
-— Ebbene! s'egli vi doveva più di cinque scudi, il vostro cozzone è un
-ladro.
-
-— Non è proibito di ricercare il buon mercato, sig. Porthos, disse la
-procuratrice cercando di scusarsi.
-
-— No, signora, ma quelli che cercano il buon mercato debbono permettere
-agli altri di cercare degli amici più generosi.
-
-E Porthos, girando sopra i suoi talloni, fece un passo per allontanarsi.
-
-— Sig. Porthos! gridò la procuratrice, io ho torto, lo riconosco;
-non avrei dovuto mercanteggiare quando si trattava di equipaggiare un
-cavaliere come voi.
-
-Porthos, senza rispondere, fece un passo di ritirata.
-
-La procuratrice credè vederlo in una nube risplendente, tutto
-circondato da duchesse e da marchese che li gettavano dei sacchi d'oro
-ai suoi piedi.
-
-— Fermatevi in nome del cielo, sig. Porthos! fermatevi e parliamo.
-
-— Parlare con voi, mi porta disgrazia, disse Porthos.
-
-— Ma ditemi, che cosa domandate?
-
-— Niente, perchè torna lo stesso che chiedervi qualche cosa.
-
-La procuratrice si attaccò al braccio di Porthos, e nello slancio del
-suo dolore ella gridò:
-
-— Sig. Porthos, io non so niente di tutte queste cose. So io che cosa
-sia un cavallo? So io che cosa sia un arnese?
-
-— Allora bisognava riportarvene a me, che me ne intendo, signora; ma
-voi avete voluto economizzare e per ciò prestare ad usura.
-
-— Questo è un torto che io saprò riparare, sig. Porthos! sulla mia
-parola d'onore!
-
-— Ed in che modo signora? domandò il moschettiere.
-
-— Ascoltate. Questa sera il signor Coquenard va dal sig. duca di
-Caulnes, che lo ha mandato a chiamare. È un consulto che durerà almeno
-due ore. Venite, noi saremo soli, e faremo i nostri conti.
-
-— Alla buon'ora. Ecco quello che si chiama parlare, mia cara.
-
-— Mi perdonerete voi?
-
-— Vedremo, disse maestosamente Porthos.
-
-Ed entrambi si separarono ripetendo: a questa sera!
-
-— Diavolo! pensò Porthos nell'allontanarsi: mi pare di ricordarmi dove
-sta lo scrigno del sig. Coquenard.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXV.
-
-LA NOTTE TUTTI I GATTI SONO GRIGI
-
-
-Finalmente giunse quella sera aspettata con tanta impazienza da Porthos
-e da d'Artagnan.
-
-D'Artagnan, come d'ordinario, si presentò da milady verso le nove
-ore. Egli la ritrovò di un umore grazioso; giammai egli era stato così
-ben ricevuto. Il nostro Guascone vide dal primo colpo d'occhio che il
-preteso biglietto del conte de Wardes era stato presentato da Ketty
-alla sua padrona, e che questo biglietto produceva il suo effetto.
-
-Ketty entrò per portare i sorbetti. La sua padrona la trattò
-cortesemente, e le sorrise col suo più grazioso sorriso. Ma la povera
-giovane era così trista per la presenza di d'Artagnan vicino alla sua
-padrona, che non s'accorse della benevolenza di milady.
-
-D'Artagnan guardava, l'una dopo l'altra, ed era costretto a confessare
-che la natura si era sbagliata nel formarle.
-
-Alla gran dama aveva data un'anima venale e perfida, alla cameriera
-aveva dato un cuore amoroso ed affezionato.
-
-A dieci ore, milady cominciò a comparire inquieta: d'Artagnan indovinò
-benissimo che cosa voleva dire; ella guardava l'orologio a pendolo, si
-alzava, ritornava a mettersi a sedere, e sorridea a d'Artagnan in un
-modo che voleva dire:
-
-— Voi certamente siete amabilissimo, ma voi sareste altrettanto
-obbligante se ve ne andaste.
-
-D'Artagnan si alzò e prese il suo cappello; milady gli dette la sua
-mano a baciare. Il giovane sentì stringersi la sua mano e capì che
-questo era un sentimento, non di civetteria, ma di gratitudine per la
-sua partenza.
-
-— Ella lo ama furiosamente! mormorò egli.
-
-Quindi partì.
-
-Questa volta Ketty non lo aspettava nè nell'anticamera, nè nel
-corridoio, nè sulla gran porta. Bisognò che d'Artagnan ritrovasse da se
-solo la sala e la piccola camera.
-
-Ketty era assisa col viso nascosto nelle sue mani, e piangeva.
-
-Ella intese entrare d'Artagnan, ma non alzò la testa. Il giovane andò a
-lei e le prese le mani, allora ella scoppiò in singhiozzi.
-
-Come lo aveva supposto d'Artagnan, milady nel ricevere la lettera, che
-credeva fosse la risposta del conte de Wardes, aveva, nel delirio della
-sua gioia, confessato tutto a Ketty; quindi in ricompensa del modo con
-cui quella volta aveva eseguita la sua commissione, le aveva regalata
-una borsa.
-
-Ketty rientrando in camera sua, aveva gettata la borsa in un angolo,
-ove era rimasta aperta, spargendo tre o quattro monete d'oro sul
-tappeto.
-
-La povera giovane, alla voce di d'Artagnan, rialzò finalmente la
-testa. D'Artagnan fu spaventato dallo sconvolgimento del suo viso; ella
-congiunse le sue mani con un'aria supplichevole, ma non osò di dire una
-parola.
-
-Per quanto fosse poco sensibile il cuore di d'Artagnan, si sentì
-intenerito da questo muto dolore; ma egli stava troppo attaccato ai
-suoi progetti, e soprattutto a questo, per non cambiar niente nel
-programma che aveva stabilito in antecedenza; egli non lasciò a Ketty
-alcuna speranza d'impedire la temeraria intrapresa che aveva risoluta;
-soltanto la rappresentò a lei per quello che realmente era, vale a
-dire come una semplice vendetta contro la civetteria di milady, e
-come l'unico mezzo che avesse avuto, dominandola colla paura di uno
-scandalo, di ottenere da lei le informazioni che desiderava sul conto
-della sig. Bonacieux.
-
-Questo piano, del resto, diveniva tanto più facile ad eseguirsi, in
-quanto che milady, per dei motivi che ora non si possono spiegare, ma
-che sembravano avere una grande importanza, aveva raccomandato a Ketty
-di spegnere tutti i lumi nel suo appartamento, ed anche quelli nella
-camera della confidente.
-
-In capo a pochi istanti s'intese milady che rientrava nella sua camera.
-D'Artagnan si slanciò subito nel suo armadio; appena vi si era chiuso,
-si sentì suonare il campanello.
-
-Ketty entrò dalla sua padrona, e non lasciò la porta aperta; ma il
-tramezzo delle due camere era così sottile, che s'intendea presso a
-poco tutto quello che si diceva dalle due donne.
-
-Milady sembrava ebbra di gioia; ella si faceva ripetere da Ketty i più
-piccoli particolari della pretesa conversazione, fra la sua confidente
-e de Wardes, in che modo aveva ricevuto la lettera, come le aveva
-risposto, quale era l'espressione del suo viso, s'egli sembrava molto
-innamorato; e a tutte queste domande la povera Ketty, costretta di far
-buona apparenza, rispondeva con voce soffocata, di cui la padrona non
-rimarcava neppure l'accento doloroso, tanto la felicità è egoista.
-
-Finalmente, siccome si avvicinava l'ora della sua conversazione col
-conte, milady fece di fatti spegnere tutti i lumi del suo appartamento,
-e ordinò a Ketty di rientrare nella sua camera, e d'introdurre de
-Wardes tosto che si fosse presentato.
-
-L'aspettativa di Ketty non fu lunga. Appena d'Artagnan ebbe veduto
-dal foro della serratura che tutto l'appartamento era nelle tenebre,
-si slanciò dal suo nascondiglio nello stesso istante in cui Ketty
-richiudeva la porta di comunicazione.
-
-— Che cosa è questo rumore? domandò milady.
-
-— Sono io, disse d'Artagnan a mezza voce, sono io, il conte de Wardes.
-
-— Oh! mio Dio! mio Dio! mormorò Ketty, non ha neppure potuto aspettare
-l'ora ch'egli stesso aveva stabilita.
-
-— Ebbene! disse milady con voce tremante, perchè non entrate? Conte,
-conte, soggiunse, voi sapete io vi aspetto.
-
-A questo appello, d'Artagnan allontanò dolcemente Ketty, e si slanciò
-nella camera di milady.
-
-Se la rabbia ed il dolore devono turbare un'anima, è quella dell'amante
-che riceve, sotto un nome che non è il suo, delle proteste di amore che
-vengono indirizzate al suo rivale.
-
-D'Artagnan era in una situazione dolorosa, che non aveva preveduta; la
-gelosia gli mordeva il cuore, e soffriva quasi tanto quanto la povera
-Ketty, che in quello stesso momento piangeva nella camera vicina.
-
-— Sì, conte, diceva milady colla sua voce più dolce, stringendo la di
-lui mano fra le sue; sì, io sono felice dell'amore che i vostri sguardi
-e le vostre parole mi hanno sempre espresso ogni qualvolta ci siamo
-incontrati. Io pure, io vi amo. Oh! domani, domani, io voglio da voi un
-qualche pegno che mi provi che pensate a me; e perchè voi non abbiate a
-dimenticarvene, prendete.
-
-Ed ella passò un anello dal suo dito in quello di d'Artagnan
-
-Era un magnifico zaffiro circondato di brillanti.
-
-Il primo movimento di d'Artagnan fu quello di restituirlo: milady
-soggiunse:
-
-— No, no, conservate, questo anello per amor mio; d'altronde,
-nell'accettarlo voi mi rendete un servigio, molto più grande di quello
-che potete immaginarvi, aveva aggiunto con voce molto commossa.
-
-— Questa donna è piena di misteri, pensò d'Artagnan.
-
-In questo momento egli si sentì sul punto di tutto scoprire. Aprì la
-bocca per dire a milady chi era, e quale scopo di vendetta lo aveva
-guidato, ma ella riprese:
-
-— Povero angelo, che per poco non è rimasto ucciso da quel mostro di
-Guascone!
-
-Il mostro, era lui.
-
-— Oh! continuò milady, le vostre ferite vi fanno ancora soffrire?
-
-— Sì, molto, disse d'Artagnan, che non sapeva più che cosa rispondere.
-
-— Siate tranquillo, mormorò milady con un tuono di voce poco
-rassicurante per l'uditore, io vi vendicherò, e crudelmente!
-
-— Peste! disse fra se d'Artagnan, il momento di spiegarsi non è ancora
-venuto.
-
-Fu mestieri che passasse qualche tempo perchè d'Artagnan potesse
-rimettersi dall'emozione provata in questo dialogo: tutte le idee
-di vendette che aveva seco portate, erano intieramente svanite.
-Questa donna esercitava su lui un incredibile potere, egli l'odiava e
-l'adorava ad un tempo; non aveva mai creduto che due sentimenti così
-opposti potessero allignare nel medesimo cuore, e nel riunirsi, formare
-uno strano amore, in qualche modo diabolico.
-
-Durante tutto il loro colloquio non ritrovò la circostanza favorevole
-da introdurre il discorso in modo da poter raccogliere informazioni
-sulla disgraziata Bonacieux, fors'anche allora vi pensava poco.
-Frattanto suonò un'ora, e bisognava separarsi. D'Artagnan, al
-momento di lasciare milady, non sentì più che un vivo dispiacere di
-doversi allontanare, e nell'addio appassionato che s'indirizzarono
-reciprocamente, fu convenuto un nuovo appuntamento per la settimana
-vegnente.
-
-La povera Ketty sperava di poter indirizzare qualche parola a
-d'Artagnan, quando passava per la sua camera; ma milady lo condusse
-ella stessa nell'oscurità, e non lo lasciò che sulle scale.
-
-L'indomani mattina d'Artagnan corse tosto da Athos. Egli era ingolfato
-in un'avventura così strana, che voleva domandare un consiglio. Gli
-raccontò tutto. Athos aggrottò più volte le sopracciglia.
-
-— La vostra milady, gli disse, mi sembra una creatura infame; ma voi
-non avete per questo meno torto nell'ingannarla. Eccovi in un modo o
-nell'altro con un nemico sul braccio.
-
-E mentre così parlava, Athos guardava con molta attenzione il zaffiro
-circondato di diamanti che nel dito di d'Artagnan aveva preso il posto
-del diamante della regina, con ogni cura riposto in uno scrigno.
-
-— Voi guardate questo anello? disse il Guascone, tutto glorioso di far
-risplendere agli occhi dei suoi amici un così ricco regalo.
-
-— Sì, disse Athos, esso mi ricorda un gioiello di famiglia.
-
-— È bello, non è vero? disse d'Artagnan.
-
-— Magnifico! io non credeva che esistessero due zaffiri di un'acqua
-così bella. L'avete voi dunque contrattato col vostro diamante?
-
-— No, disse d'Artagnan, questo è un regalo della mia bella Francese;
-poichè quantunque non le ne abbia chiesto, sono convinto ch'ella è nata
-in Francia.
-
-— Questo anello vi è stato dato da milady? gridò Athos con una voce in
-cui era facile scorgervi la più grande emozione.
-
-— Da essa stessa; me lo ha regalato questa notte.
-
-— Mostratemi dunque questo anello, disse Athos.
-
-— Eccolo, rispose d'Artagnan levandolo dal suo dito.
-
-Athos lo esaminò e divenne pallidissimo. Lo provò quindi all'anulare
-della sua mano sinistra, esso andava a questo dito come se fosse stato
-fatto per lui.
-
-Una gradazione di collera e di vendetta passò sulla fronte così
-ordinariamente calma del gentiluomo.
-
-— È impossibile che questo sia lo stesso diss'egli. In che modo
-potrebbe questo anello ritrovarsi nelle mani di milady Clarik?
-Eppure è ben difficile che fra due gioielli vi sia una così grande
-rassomiglianza.
-
-— Conoscete voi questo anello? domandò d'Artagnan.
-
-— Credeva di riconoscerlo? disse Athos, ma senza dubbio mi sbaglio.
-
-E lo rese a d'Artagnan senza però cessare dal guardarlo.
-
-— Vi prego, diss'egli dopo un momento, d'Artagnan, togliete questo
-anello dal vostro dito, voltate la pietra alla parte interna della
-mano. Esso mi richiama così crudeli rimembranze che non avrei la mia
-testa per ragionare con voi. Non eravate venuto per richiedermi un
-consiglio, non mi dicevate ch'eravate imbarazzato su ciò che dovevate
-fare?.. Ma aspettate, ritornate a darmi questo zaffiro, quello, di cui
-parlava deve avere una delle sue faccette scagliata per cagion di un
-certo accidente.
-
-D'Artagnan levò di nuovo l'anello dal dito, e lo rese ad Athos.
-
-Athos fremette.
-
-— Guardate, disse egli, guardate! non è questa una scagliatura?
-
-E mostrava a d'Artagnan il luogo ove si ricordava che doveva esistere.
-
-— Ma da chi proviene questo zaffiro, Athos?
-
-— Da mia madre, che lo aveva dalla madre sua. Come io diceva, questo è
-un vecchio gioiello che non doveva mai uscire dalla mia famiglia.
-
-— E voi lo avete venduto? domandò con esitazione d'Artagnan.
-
-— No, rispose Athos con un singolar sorriso: io l'ho regalato in un'ora
-d'amore, come è stato dato a voi.
-
-D'Artagnan rimase egli pure pensieroso. Gli sembrava scorgere nella
-vita di milady degli abissi, le di cui profondità erano oscure e
-terribili.
-
-Egli mise l'anello, non più in dito, ma in saccoccia.
-
-— Ascoltate, gli disse Athos prendendolo per la mano: voi sapete se
-io vi amo; d'Artagnan, se avessi un figlio non lo amerei più di voi;
-ebbene! credetemi, rinunciate a questa donna; io non la conosco, ma una
-specie d'interno presentimento mi dice che è una creatura perduta, e
-che in essa vi è qualche cosa di fatale.
-
-— Avete ragione, disse d'Artagnan. Io me ne separerò. Vi confesso che
-questa donna spaventa me pure.
-
-— Avrete voi questo coraggio? disse Athos.
-
-— Io lo avrò, rispose d'Artagnan, e sull'istante medesimo.
-
-— Ebbene, davvero, figlio mio; voi avete ragione, disse il gentiluomo
-stringendo la mano al Guascone con una affezione quasi paterna. E Dio
-voglia che questa donna, che è appena entrata nella vostra esistenza,
-non vi lasci una traccia funesta!
-
-E Athos salutò d'Artagnan con un movimento della testa, come un uomo
-che vuol far comprendere che non sarebbe dispiacente di rimaner solo
-coi suoi pensieri.
-
-Entrando in casa sua d'Artagnan ritrovò Ketty che lo aspettava. Un mese
-di febbre non avrebbe fatto così gran cambiamento nella povera giovane,
-quanto lo aveva operato un'ora o due di gelosia e di dolore.
-
-Ella era mandata dalla sua padrona al conte de Wardes. La sua padrona
-era folle d'amore, ebbra di gioia. Ella voleva sapere dal conte se
-avesse potuto sollecitare l'istante del convenuto appuntamento.
-
-E la povera Ketty pallida e tremante aspettava la risposta di
-d'Artagnan.
-
-Athos aveva una grande influenza sul giovane. I consigli del suo amico,
-uniti a' sentimenti del proprio cuore e alla rimembranza della signora
-Bonacieux che non l'abbandonava che raramente, l'avevano determinato,
-ora che il suo orgoglio era salvato, a non più rivedere milady. Per
-tutta risposta, prese una penna e scrisse la seguente lettera come
-aveva fatto la prima volta.
-
-«Non contate sopra di me, signora; dopo la mia convalescenza, ho tante
-conversazioni di questo genere da accordare, che mi è abbisognato
-mettere un certo ordine. Quando verrà il vostro turno, avrò io stesso
-l'onore di darvene avviso. Vi bacio la mano».
-
-Del zaffiro non fece parola; il Guascone voleva conservarlo fino a
-nuovo ordine, come un'arma contro milady.
-
-Del resto si avrebbe torto a giudicare delle azioni di un'epoca
-messe a confronto colle azioni di un'altra epoca. Ciò che in oggi si
-considererebbe come un'onta ad un galantuomo, allora era una cosa del
-tutto semplice e naturale.
-
-D'Artagnan consegnò la sua lettera a Ketty aperta, la quale la lesse,
-la prima volta senza capirla, e poco mancò che non divenisse pazza per
-la gioia quando la rilesse.
-
-Ketty non poteva credere a questa felicità; d'Artagnan fu obbligato
-di ripeterle a viva voce quelle assicurazioni che teneva scritte.
-Qualunque avesse potuto essere, col carattere impetuoso di milady, il
-pericolo che correva la povera fanciulla nel rimettere quella lettera
-alla sua padrona, non per questo ella non ritornò meno alla piazza
-Reale con tutta la sveltezza delle sue gambe.
-
-Il cuore della donna la più buona, è senza pietà pei dolori della sua
-rivale.
-
-Milady aprì la lettera con non minor fretta di quella che aveva avuta
-Ketty a portarla; ma dalle prime parole ch'ella lesse, diventò livida;
-quindi contorse rabbiosamente la carta, finalmente si voltò con un
-baleno sugli occhi dal lato di Ketty.
-
-— Che cosa è questa lettera? diss'ella.
-
-— È la risposta a quella della signora, rispose Ketty tutta tremante.
-
-— Impossibile! riprese milady, impossibile che un gentiluomo scriva ad
-una donna una simile lettera!
-
-Poi ad un tratto gridò:
-
-— Mio Dio! saprebbe egli?
-
-E si arrestò fremendo. I denti le stridevano: divenne color di cenere;
-volle fare un passo verso una finestra per respirare un poco d'aria,
-ma non potè reggersi sulle gambe, la forza le mancò, e cadde sopra un
-sofà.
-
-Ketty credè che si sentisse male e si precipitò per slacciarle il
-busto. Ma milady si rialzò prestamente;
-
-— Che volete voi? e perchè mi mettete la mano addosso?
-
-— Io credeva che la signora si sentisse male, e credeva arrecarle
-soccorso, rispose la cameriera spaventata dalla terribile espressione
-che aveva assunta la figura della sua padrona.
-
-— Io sentirmi male! io? mi prendete forse per qualche donnicciuola?
-quando mi si insulta io mi vendico, intendete voi?
-
-E colla mano fece un segno a Ketty perchè uscisse.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXVI.
-
-IL SOGNO DI VENDETTA
-
-
-La sera; milady dette ordine che il sig. d'Artagnan fosse introdotto
-tosto che veniva; ma egli non venne.
-
-Il giorno dopo Ketty ritornò di nuovo dal giovane e gli raccontò tutto
-ciò che era accaduto il giorno innanzi: d'Artagnan sorrise. Questa
-gelosa collera di milady era la sua vendetta.
-
-La sera, milady fu più impaziente ancora della sera innanzi. Rinnovò
-l'ordine relativo al Guascone; ma, come la sera antecedente, ella
-aspettò invano.
-
-L'indomani, Ketty si presentò in casa di d'Artagnan, non più allegra
-e snella come nei due giorni precedenti, ma al contrario trista da
-morire.
-
-D'Artagnan chiese alla povera giovanetta ciò che aveva; ma questa, per
-risposta, cavò una lettera di tasca e gliela rimise.
-
-Questa lettera era dal carattere di milady; soltanto, questa volta era
-realmente diretta al sig. d'Artagnan, e non al conte de Wardes.
-
-Egli l'aprì e lesse ciò che segue:
-
- «Caro sig. d'Artagnan, è male l'essere negligenti coi suoi amici,
- particolarmente nel momento in cui si è sul punto di lasciarsi per
- lungo tempo. Mio cognato ed io vi abbiamo inutilmente aspettato
- ieri e ieri l'altro a sera. Sarà forse lo stesso questa sera?
-
- «Vostra riconoscentissima
- «_Lady de Winter_»
-
-— La cosa è semplicissima, disse d'Artagnan, io mi aspettava questa
-lettera. Il mio credito s'innalza coll'abbassarsi di quello del conte
-de Wardes.
-
-— Vi andrete voi? domandò Ketty.
-
-— Ascolta, mia cara fanciulla, disse il Guascone che cercava di
-scusarsi ai suoi propri occhi nel mancare alla promessa che aveva fatta
-ad Athos; capisci che sarebbe cosa impolitica il non arrendersi ad
-un invito così positivo. Milady, non vedendomi venire, non capirebbe
-niente della interruzione delle mie visite, ella potrebbe dubitare di
-qualche cosa, e chi può dire fino a qual punto potrebbe giungere la sua
-vendetta?
-
-— Oh! mio Dio! disse Ketty, voi sapete rappresentare le cose in modo
-che avete sempre ragione. Ma voi ritornerete a farle la corte, e se
-questa volta giungerete a piacerle sotto il vostro vero nome, e col
-vostro vero viso, l'affare sarà molto peggio della prima volta!
-
-L'istinto faceva indovinare alla povera giovane una parte di ciò che
-doveva accadere.
-
-D'Artagnan la rassicurò il meglio che potè, e le promise di restare
-insensibile alle seduzioni di milady.
-
-Egli le fece rispondere che era riconoscente alla sua bontà in modo
-da non potersi essere di più, e che si sarebbe presentato a ricevere i
-suoi ordini: ma non azzardò di scriverle per timore che, ad occhi così
-esercitati come quelli di milady, non avesse da alterare abbastanza il
-suo scritto.
-
-A nove ore in punto, d'Artagnan stava sulla piazza Reale. Era evidente
-che i servitori che stanziavano nell'anticamera erano stati prevenuti,
-perchè subito che comparve, prima ancora ch'egli avesse domandato se
-milady era visibile, uno di essi corse ad annunziarlo.
-
-— Fate entrare, disse milady con voce così certa ma così penetrante,
-che d'Artagnan la intese stando in anticamera.
-
-Fu introdotto.
-
-— Non vi sono per nessuno, disse milady, intendete voi bene? per
-nessuno.
-
-Il lacchè sortì.
-
-D'Artagnan gettò uno sguardo curioso sopra milady: ella era pallida
-e aveva gli occhi affaticati, sia dalla veglia, sia dalle lagrime. Si
-era a bella posta diminuito il numero dei lumi, e pure milady non potè
-nascondere le tracce della febbre che da due giorni la divorava.
-
-D'Artagnan si avvicinò a lei colla consueta sua galanteria; ella fece
-allora uno sforzo straordinario per riceverlo, ma giammai fisonomia più
-sconvolta non smentì maggiormente un sorriso amabile.
-
-Alle domande che d'Artagnan le fece sulla sua salute:
-
-— Cattiva, rispose ella; cattivissima.
-
-— Ma allora, disse d'Artagnan, io riesco indiscreto; voi dunque avete
-bisogno senza dubbio di riposo, io mi ritiro.
-
-— No, disse milady, al contrario, restate, sig. d'Artagnan; la vostra
-amabile compagnia mi distrarrà.
-
-Ella non è mai stata così attraente, pensò d'Artagnan: diffidiamone.
-
-Milady prese l'aspetto più affettuoso che potesse prendere, e dette
-tutte le attrattive possibili al discorso. Nello stesso tempo quella
-febbre che l'aveva un istante abbandonata ritornava a rendere lo
-splendore ai suoi occhi, il colorito alle sue guance, il carminio alle
-sue labbra. D'Artagnan ritrovò la Circe che lo aveva già avvolto nel
-suo incantesimo. Milady sorrideva, e d'Artagnan sentiva che avrebbe
-data la sua vita per quel sorriso.
-
-Vi fu perfino un momento in cui egli provò un pentimento che si
-accostava al rimorso per tutto ciò che le aveva fatto.
-
-A poco a poco milady divenne più comunicativa. Ella domandava a
-d'Artagnan s'egli aveva un cuore, un amore.
-
-— Ahimè! disse d'Artagnan con l'aria la più sentimentale, potete voi
-esser crudele a segno da fare una simile domanda, a me che, dal momento
-in cui vi ho veduta, non sospiro, e non respiro più che per voi?
-
-Milady sorrise con uno strano sorriso.
-
-— In tal modo voi dunque mi amate? diss'ella.
-
-— Ho io bisogno di dirvelo? e non ve ne siete accorta?
-
-— Sia pure, ma voi sapete che i cuori più sono orgogliosi, più sono
-difficili a prendersi.
-
-— Oh! le difficoltà non mi spaventano, disse d'Artagnan; non vi sono
-che le impossibilità che mi atterriscono.
-
-— Niente è impossibile, disse milady, ad un vero amore.
-
-— Niente, signora?
-
-— Niente, rispose milady.
-
-Diavolo! pensò fra se d'Artagnan, la nota è cambiata. Diventerebbe ella
-forse innamorata di me, la capricciosa? e sarebbe ella disposta a dare
-a me pure qualche altro zaffiro simile a quello che mi ha regalato per
-il conte de Wardes?
-
-— Vediamo: riprese milady, che fareste voi per provare questo amore di
-cui parlate?
-
-— Tutto ciò che si esigesse da me. Che si ordini, e io sono pronto.
-
-— A tutto?
-
-— A tutto! gridò d'Artagnan, il quale sapeva in antecedenza che non
-arrischiava gran cosa impegnandosi in tal modo.
-
-— Ebbene! parliamo un poco, disse milady avvicinando la sua sedia alla
-sedia di d'Artagnan.
-
-— Vi ascolto, signora, disse questi.
-
-Milady restò un istante pensierosa e come indecisa, quindi sembrando
-prendere una risoluzione:
-
-— Io ho un nemico, diss'ella.
-
-— Voi, signora! gridò d'Artagnan simulando sorpresa. Sarà egli
-possibile, mio Dio, bella e buona come voi siete!
-
-— Un nemico mortale.
-
-— Davvero?
-
-— Un nemico che mi ha insultata così crudelmente che si è aperta
-fra lui e me una guerra a morte. Posso io contare su di voi come
-ausiliario?
-
-D'Artagnan vide sul momento ove la vendicativa creatura voleva venirne.
-
-— Voi lo potete, signora, diss'egli con enfasi. Il mio braccio e la mia
-vita sono vostri, come il mio amore.
-
-— Allora, disse milady, poichè voi siete tanto generoso quanto
-innamorato...
-
-Ella si fermò.
-
-— Ebbene? domandò d'Artagnan.
-
-— Ebbene, rispose milady dopo un momento di silenzio, da questo istante
-cessate dal parlare d'impossibilità.
-
-— Non mi opprimete colla mia felicità! gridò d'Artagnan precipitandosi
-ai suoi ginocchi, coprendo di baci le mani ch'ella gli abbandonava.
-
-— Vendicami di questo infame di de Wardes, pensava milady, e io saprò
-bene sbarazzarmi in seguito di te, doppio imbecille, lama di spada
-vivente.
-
-— Sì, dimmi tu che mi ami dopo avermi così sfrontatamente ingannato,
-ipocrita e pericolosa donna, pensava dal canto suo d'Artagnan, e in
-seguito io riderò di te con quello stesso che tu vuoi punire col mezzo
-della mia mano.
-
-D'Artagnan rialzò la testa.
-
-— Io son pronto diss'egli.
-
-— Voi mi avete dunque capito, caro signor d'Artagnan, disse milady.
-
-— Io indovinerei i vostri sguardi.
-
-— In tal modo dunque voi impiegherete per me il vostro braccio, che si
-è già acquistato tanta fama?
-
-— Sull'istante medesimo.
-
-— E, disse milady, come ricompenserò io mai un simile servigio?
-
-— Il vostro amore è la sola ricompensa che io desidero, disse
-d'Artagnan, la sola che sia degna di voi e di me.
-
-— Interessato! diss'ella sorridendo.
-
-— Ah! gridò d'Artagnan, trasportato un istante dalla passione che
-questa donna aveva l'abilità di accendere nel suo cuore: ah! egli è che
-il vostro amore mi sembra inverosimile, e che avendo timore di vederlo
-svanire come un sogno, ho fretta di riceverne rassicurazione positiva
-dalla vostra bocca.
-
-— Meritate voi dunque già una simile confessione?
-
-— Io sono ai vostri ordini, disse d'Artagnan.
-
-— Bene, sicuramente? fece milady con un ultimo dubbio.
-
-— Nominatemi l'infame che ha potuto far piangere i vostri begli occhi.
-
-— Chi vi ha detto che ho pianto? gridò ella.
-
-— Mi sembrava...
-
-— Le donne come me non piangono, riprese milady.
-
-— Tanto meglio! sentiamo, ditemi come si chiama.
-
-— Pensate che nel suo nome sta tutto il mio segreto.
-
-— Bisogna pure che io sappia il suo nome.
-
-— Sì, è necessario; vedete se io ho confidenza in voi!
-
-— Voi mi ricolmate di gioia. Come si chiama egli?
-
-— Voi lo conoscete.
-
-— Davvero?
-
-— Sì.
-
-— Non è già uno dei miei amici? riprese d'Artagnan fingendo esitazione,
-per far credere meglio alla sua ignoranza.
-
-— Se fosse uno dei vostri amici, voi dunque esitereste, gridò milady.
-
-E un lampo di minaccia passò davanti ai suoi occhi.
-
-— No, fosse ancora mio fratello! gridò d'Artagnan come trasportato
-dall'entusiasmo.
-
-Il nostro Guascone s'innoltrava senza rischi perchè sapeva dove andava.
-
-— Io amo il vostro entusiasmo, disse milady.
-
-— Ahimè! voi dunque non amate che questo in me? disse d'Artagnan.
-
-— Vi risponderò un'altra volta, disse ella prendendogli la mano.
-
-E questa pressione fece rabbrividire d'Artagnan, come se col tatto gli
-avesse comunicato la febbre di cui ella avvampava.
-
-— Voi mi amerete un giorno? gridò egli. Oh! se ciò fosse, sarebbe un
-perderne la ragione!
-
-D'Artagnan, infatti, era ebro di gioia, e nel suo delirio quasi credeva
-alla tenerezza di milady, quasi credeva al delitto di de Wardes.
-
-Se de Wardes si fosse ritrovato in quel momento sotto il tiro della sua
-mano, egli l'avrebbe ucciso.
-
-Milady afferrò l'occasione.
-
-— Egli si chiama... diss'ella a sua volta.
-
-— De Wardes, lo so, interruppe d'Artagnan.
-
-— E come lo sapete, esclamò afferrandolo con ambe le mani e tentando di
-leggere nei suoi occhi fino nel fondo dell'anima sua.
-
-D'Artagnan sentì che si era lasciato trasportare troppo oltre, e che
-aveva commesso uno sbaglio.
-
-— Dite, dite, ma dite adunque! ripeteva milady; come lo sapete voi?
-
-— Come lo so! disse d'Artagnan.
-
-— Sì.
-
-— Lo so, perchè ieri de Wardes, in una sala ove era io pure, ha
-mostrato un anello che disse avuto da voi.
-
-— Miserabile! gridò milady.
-
-L'epiteto, come si capirà bene, ritornò fino al fondo del cuore di
-d'Artagnan.
-
-— Ebbene? continuò ella!
-
-— Ebbene! io vi vendicherò di questo... miserabile! riprese d'Artagnan
-dandosi l'attitudine di Don Iaphet d'Armenia.
-
-— Grazie mio bravo amico, gridò milady. E quando sarò io vendicata?
-
-— Domani, subito, quando voi volete.
-
-Milady stava per gridare, «sul momento!» ma ella riflettè che una
-precipitazione sarebbe poco graziosa per d'Artagnan.
-
-D'altronde, essa aveva mille precauzioni da prendere, mille consigli
-da dare al suo difensore, perchè evitasse le spiegazioni davanti ai
-testimoni.
-
-— Domani, riprese d'Artagnan, voi sarete vendicata, o io sarò morto.
-
-— No, diss'ella, voi mi vendicherete, ma non morrete. Io so qualche
-cosa.
-
-— Che sapete voi?
-
-— Mi sembra che nella vostra lotta con lui non abbiate a lamentarvi
-della fortuna.
-
-— La fortuna è una cortigiana; favorevole ieri, ella può tradire domani.
-
-— Che è quanto dire che voi ora esitate?
-
-— No, io non esito. Il cielo me ne guardi! ma...
-
-— Silenzio! interruppe essa, sento mio fratello; è inutile che egli vi
-trovi qui.
-
-Ella suonò. Comparve Ketty.
-
-— Uscite da questa porta, disse a d'Artagnan spingendo la molla
-che fece aprire una porta segreta, e ritornate a undici ore, noi
-termineremo il nostro trattenimento. Ketty v'introdurrà nella mia
-camera.
-
-La povera fanciulla credè di cadere all'indietro sentendo queste parole.
-
-— Ebbene! che fate voi, signorina? restate là immobile come una statua!
-Presto riconducete il cavaliere, e questa sera, alle undici ore, avete
-inteso?
-
-Sembra che i suoi appuntamenti sieno tutti a undici ore, pensò
-d'Artagnan; sarà una specie di abitudine.
-
-Milady gli stese una mano che egli baciò teneramente.
-
-— Vediamo, pensò egli nel ritirarsi e rispondendo appena ai rimproveri
-di Ketty, vediamo, non siamo stupidi; decisamente questa donna è una
-grande scellerata. Stiamo in guardia.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXVII.
-
-IL SEGRETO DI MILADY
-
-
-D'Artagnan era uscito dal palazzo invece di salire subito da Ketty
-per ivi aspettare l'ora dell'appuntamento con milady, e ciò per
-due ragioni: la prima è che in questo modo evitava i rimproveri,
-le incriminazioni e le preghiere della giovinetta; la seconda è che
-egli era contento di riflettere e di penetrare freddamente, se era
-possibile, nel pensiero di questa donna.
-
-Ciò che gli parve più chiaro là dentro, si è, ch'egli si esponeva
-ad amare milady come un pazzo, e ch'ella, al contrario, non lo amava
-menomamente e non lo avrebbe amato mai. Un istante dopo egli comprese
-che quello che era meglio da farsi consisteva nel rientrare in casa
-e scrivere a milady una lunga lettera, nella quale confessarle che de
-Wardes e egli erano fino al momento lo stesso personaggio, e che per
-conseguenza egli non poteva impegnarsi, sotto pena di suicidio, ad
-uccidere de Wardes di cui ella pretendeva aversi a dolere; ma nella
-convinzione che essa lo detestasse, e che non lo riguardasse che come
-un vile istrumento di vendetta, che lo infrangerebbe dopo essersene
-servita, gli ritornò in cuore il pensiero della propria vendetta. Egli
-voleva governare questa donna che si pigliava giuoco di lui, e che lo
-aveva ferito essa pure nel suo più puro e sincero amore, rendendosi
-complice del rapimento della sig. Bonacieux.
-
-Fece cinque o sei volte il giro della piazza Reale, agitato da tutti
-questi sentimenti contrarii, e rivoltandosi ogni dieci passi per
-guardare la luce dell'appartamento di milady che si scopriva a traverso
-le gelosie, era evidente che questa volta milady aveva meno fretta
-della prima a rientrare nella sua camera.
-
-Finalmente suonarono le undici ore.
-
-A questo suono, cessò ogni irrisoluzione nel cuore di d'Artagnan. Si
-richiamò al pensiero tutti i particolari della conversazione che aveva
-avuta con milady, e per un di quei cambiamenti di risoluzione così
-frequenti in simili casi, entrò col cuore palpitante, con la testa in
-fuoco nel palazzo, e si precipitò nella camera di Ketty.
-
-La giovane, pallida come la morte, tremante in tutte le sue membra,
-volle fermare d'Artagnan; ma milady, coll'orecchio in ascolto aveva
-inteso il rumore fatto nell'entrare, ed aprì la porta.
-
-— Venite, diss'ella.
-
-D'Artagnan non aveva più la sua ragione; egli credeva di essere
-trascinato da qualcuno di quegli intrighi fantastici che si formano
-in sogno. Quindi si avanzò verso milady, cedendo a quella attrazione
-magnetica che la calamita esercita sul ferro.
-
-La porta si richiuse dietro a loro.
-
-Ketty a sua volta si slanciò contro la porta.
-
-La gelosia, il furore, l'orgoglio offeso, tutte finalmente le passioni
-che si disputano il cuore di una donna innamorata, la spingevano, ad
-una rivelazione; ma essa era perduta se confessava di aver tenuto mano
-ad un simile intrigo, e per sopra più d'Artagnan era perduto per essa.
-Quest'ultimo pensiero d'amore la consigliò ancora a questo ultimo
-sacrificio.
-
-D'Artagnan, dal canto suo, si abbandonava per intero alle ispirazioni
-della sua vanità. Non era più un rivale che si amava in lui, era
-egli stesso che si faceva sembiante di amare. Una voce segreta gli
-diceva bene, nel fondo del cuore, ch'egli non era che un'arme, che si
-accarezzava aspettando che desse la morte; ma l'orgoglio, ma l'amor
-proprio, ma la follia, facevano tacere questa voce, soffocavano questo
-mormorio. Poi il nostro Guascone, con la dose di confidenza che noi
-gli conosciamo, si paragonava a de Wardes e si domandava perchè, in fin
-del conto, non sarebbe amato esso stesso in se stesso. Mercè i prestigi
-de' suoi pensieri, milady non era più per lui quella donna dalle fatali
-intenzioni che lo aveva un istante spaventato, era una donna graziosa
-che prometteva di provare ella stessa l'amore che inspirava.
-
-Però, milady, che non aveva gli stessi motivi di d'Artagnan per
-obliare, lo tolse ben presto dalla sua contemplazione, e lo richiamò
-alla realtà della loro conversazione. Essa gli domandò se le misure
-che dovevano nell'indomani occasionare il di lui incontro con de Wardes
-erano già state stabilite in antecedenza nel suo spirito.
-
-Ma d'Artagnan, le di cui idee avevano preso un'altra strada, dimenticò
-se stesso come uno sciocco, e rispose galantemente che non era vicino
-a lei quando era tutto interamente nella felicità di vederla e di
-sentirla, che egli poteva occuparsi di duelli e di colpi di spada.
-
-Questa freddezza, per i soli interessi che la occupavano, spaventò
-milady, le di cui interrogazioni divennero più stringenti.
-
-Milady contenne la conversazione fra quei limiti che anticipatamente
-aveva tracciati col suo spirito irresistibile, e colla sua volontà di
-ferro.
-
-D'Artagnan allora si credè molto spiritoso consigliando a milady di
-rinunziare, perdonando a de Wardes, ai progetti furiosi che aveva
-formati.
-
-Ma alle prime parole che disse, il viso della signora prese
-un'espressione sinistra.
-
-— Avreste poi paura, caro signor d'Artagnan? gridò ella con voce
-stridula e beffarda che risuonò stranamente alle orecchie del giovane.
-
-— Voi non lo pensate, anima cara, rispose d'Artagnan; ma finalmente se
-questo povero conte de Wardes fosse meno colpevole di quello che voi
-pensate?
-
-— In ogni caso, disse gravemente milady, egli mi ha ingannata, e dal
-momento che mi ha ingannata ha meritata la morte.
-
-— Egli dunque morrà poichè voi lo comandate, disse d'Artagnan con un
-tuono così risoluto, che parve a milady l'espressione di una affezione
-a tutte pruove.
-
-Tosto essa gli sorrise di nuovo.
-
-— Sì, io son pronto a tutto, disse allora d'Artagnan con una
-involontaria esaltazione; ma prima vorrei essere certo di una cosa.
-
-— Di quale? domandò milady.
-
-— È che voi mi amate.
-
-— La vostra presenza qui ne è una pruova, mi sembra, rispose ella
-fingendo di essere imbarazzata.
-
-— Sì, e per questo io sono ai vostri cenni in corpo ed in anima.
-Disponete del mio braccio.
-
-— Grazie, mio bravo difensore; nello stesso modo che io vi provo il mio
-amore ricevendovi qui, voi dal canto vostro mi proverete il vostro, non
-è vero?
-
-— Certamente. Ma se voi mi amate come dite, riprese d'Artagnan, non
-temete voi un poco per me?
-
-— Che posso io temere?
-
-— Ma in fine che io non sia ferito pericolosamente, od anche ucciso?
-
-— Impossibile! disse milady. Voi siete un uomo valente ed una fina
-spada!
-
-— Voi dunque non preferireste, rispose d'Artagnan, un mezzo che vi
-vendicasse nello stesso modo, rendendo inutile il duello.
-
-Milady guardò il giovane in silenzio; i suoi occhi chiari avevano una
-espressione stranamente funesta.
-
-— Veramente diss'ella, io credo che ora voi di nuovo esitate!
-
-— No, io non esito, ma è che quel povero conte de Wardes mi fa
-veramente pena dal momento che non lo amate più; mi sembra che un uomo
-debba essere tanto crudelmente punito dalla perdita del vostro solo
-amore, che non abbia bisogno di essere gastigato.
-
-— Chi vi dice che l'ho amato? disse milady.
-
-— Almeno posso io credere al presente senza troppa fatuità che ne
-amate un altro? disse il giovane con tuono galante, e ve lo ripeto io
-m'interesso al conte.
-
-— Voi, domandò milady.
-
-— Sì, io.
-
-— E perchè voi?
-
-— Perchè io solo so....
-
-— Che cosa?
-
-— Ch'egli è ben lungi dall'essere, o piuttosto dall'essere stato così
-colpevole verso di voi quando lo sembra.
-
-— In verità? disse milady con aria inquieta; spiegatevi, perchè,
-veramente, non so che cosa vogliate dire.
-
-Ed ella guardava d'Artagnan con cert'occhi che s'infiammavano a poco a
-poco di un fuoco sinistro.
-
-— Sì, io sono galantuomo, disse d'Artagnan deciso a finirla, e poichè
-mi avete confessato il vostro amore, e che io sono ben sicuro di
-possederlo, perchè lo possedo, non è vero!
-
-— Interamente. Continuate.
-
-— Ebbene! io mi sento come trasformato; una confessione mi pesa.
-
-— Una confessione?
-
-— Se avessi dubitato del vostro amore, non l'avrei fatta; ma voi mi
-amate; non è vero che mi amate?
-
-— Senza dubbio.
-
-— Allora se per un eccesso d'amore io mi sia reso colpevole verso di
-voi, mi perdonerete?
-
-— Può darsi. Ma questa confessione, disse ella impallidendo, questa
-confessione?
-
-— Voi avete dato appuntamento a de Wardes, giovedì ultimo, in questa
-stessa camera, non è vero?
-
-— Io! no! non è vero! disse milady con un tuono di voce così fermo,
-ed un viso così impassibile che, se d'Artagnan non ne avesse avuta una
-perfetta certezza, ne avrebbe dubitato egli pure.
-
-— Non mentite, mio bell'angelo disse d'Artagnan sforzandosi di
-sorridere, ciò sarebbe inutile.
-
-— In che modo? parlate dunque! voi mi fate morire!
-
-— Oh! tranquillizzatevi; voi non siete colpevole verso di me, ed io vi
-ho già perdonata.
-
-— Avanti, avanti!
-
-— De Wardes non può gloriarsi di niente.
-
-— Perchè? mi avete detto voi stesso che quell'anello...
-
-— Quell'anello, sono io che l'ho. Il de Wardes di giovedì, e il
-d'Artagnan d'oggi sono la stessa persona.
-
-L'imprudente si aspettava una sorpresa mista di furore, un piccolo
-uragano che si risolverebbe in lagrime; ma egli s'ingannava
-stranamente, e non rimase lungamente in orrore.
-
-Pallida e terribile milady si alzò, e respingendo d'Artagnan, che era
-vicino a lei, con violento pugno nel petto, ella volle slanciarsi lungi
-da lui.
-
-D'Artagnan la ritenne per la veste onde implorare il suo perdono; ma
-ella con un movimento possente e risoluto tentò di fuggire. Allora
-la veste si stracciò alla vita; e sopra una delle belle spalle, che
-rimasero scoperte, d'Artagnan con un fremito inesprimibile, riconobbe
-il giglio, quel bollo indelebile che imprime la mano infamante del
-carnefice.
-
-— Gran Dio! gridò egli lasciando la veste.
-
-E restò muto, immobile ed agghiacciato al suo posto.
-
-Ma milady si sentiva già denunziata dallo spavento stesso di
-d'Artagnan. Senza dubbio egli aveva veduto tutto; il giovane sapeva ora
-il suo secreto, secreto terribile, che tutto il mondo ignorava, meno
-che lui! essa si rivoltò, non più come una donna furiosa, ma come una
-pantera ferita.
-
-— Ah! miserabile! diss'ella, tu mi hai vilmente tradita, e di più
-possedi il mio segreto! tu dunque morrai.
-
-Ella corse ad un bauletto di margherite posto sopra la sua toaletta,
-l'aprì con la mano febbrile tremante, ne cavò un piccolo pugnale col
-manico d'oro e colla lama acuta e sottile, e ritornò di uno sbalzo
-sopra d'Artagnan, che era rimasto seduto.
-
-Quantunque il giovane, come si sa, fosse coraggioso, rimase spaventato
-da quella figura alterata, da quelle palpebre dilatate, da quelle
-guance pallide, e da quelle labbra sanguinolenti; egli si alzò e
-rinculò come all'aspetto di un serpente che si fosse scagliato contro
-di lui, e per istinto, portando la sua mano molle di sudore alla spada,
-la cavò dal fodero.
-
-Ma senza inquietarsi alla vista di questa, milady continuò ad
-inoltrarsi verso di lui per colpirlo, e non si fermò che quando ne
-sentì la punta acuta contro il suo petto.
-
-Allora tentò di afferrare questa spada con le sue mani, ma d'Artagnan
-l'allontanò sempre dalle sue prese, e la presentava, senza ferirla,
-ora ai suoi occhi, ora al suo petto, e continuò a rinculare cercando di
-fare la sua ritirata per la porta che metteva nella camera di Ketty.
-
-Milady, in questo mentre, si aggirava intorno a lui con orribili
-trasporti, ruggendo in un modo formidabile.
-
-Ora, siccome la cosa finiva per rassomigliare ad un duello, d'Artagnan
-si rimise a poco a poco.
-
-— Bene, bella donna, bene, diceva egli; ma dalla parte del cielo!
-calmatevi, o pure io vi disegno un secondo giglio sull'altra spalla.
-
-— Infame! infame! urlava milady.
-
-Ma d'Artagnan, cercando sempre la porta, si teneva sulla difesa.
-
-Al rumore che essi facevano rovesciando i mobili, ella per balzare
-su lui, ed egli per garantirsi dietro ai mobili di lei, Ketty aprì la
-porta. D'Artagnan, che aveva incessantemente manovrato per ravvicinarsi
-a questa porta, non ne era più lontano che tre passi. Con un solo
-slancio balzò dalla camera di milady in quella della servente, e rapido
-come il lampo, richiuse la porta, contro la quale egli si appoggiò con
-tutto il suo peso, nel mentre che Ketty chiudeva la serratura.
-
-Allora milady cercò di rovesciare la parete che la chiudeva nella sua
-camera, con forza molto al disopra di quella di una donna, quindi,
-quando vide che era cosa impossibile, crivellò la porta a colpi di
-pugnale, dei quali qualcuno trapassò la spessezza del legno.
-
-Ciaschedun colpo era accompagnato da una imprecazione.
-
-— Presto, presto, Ketty disse d'Artagnan a mezza voce quando la
-serratura fu chiusa, fammi sortire dal palazzo, o se noi le lasciamo il
-tempo di fare il giro, ella mi farà uccidere dai lacchè: sollecitiamo;
-capisci tu? si tratta della vita, o della morte.
-
-Ketty non capiva che troppo. Ella lo trascinò per le scale
-nell'oscurità. Era tempo. Milady aveva già suonato e svegliato tutto il
-palazzo; il portiere tirò il cordone alla voce di Ketty, nello stesso
-momento che milady gridava dalla finestra.
-
-— Non aprite!
-
-Il giovine se ne fuggì, nel mentre che essa minacciava ancora con
-un gesto impotente. Nel momento in cui ella lo perdè di vista, cadde
-svenuta nella sua camera.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXVIII.
-
-IN CHE MODO, SENZA INCOMODARSI, ATHOS RITROVÒ IL MEZZO D'EQUIPAGGIARSI
-
-
-D'Artagnan era talmente fuori di sè, che, senza occuparsi di ciò
-che sarebbe accaduto a Ketty, traversò mezzo Parigi correndo, e non
-si fermò che davanti alla porta di Athos. Lo sconvolgimento del suo
-spirito, il terrore che lo spronava, il grido di alcune pattuglie
-che gli correvano dietro, non fecero che precipitare ancor più la sua
-corsa.
-
-Traversò il cortile, salì al secondo piano ove stava Athos, e battè
-alla porta in modo da romperla.
-
-Grimaud venne ad aprirgli, cogli occhi sonnolenti; d'Artagnan si
-slanciò con tanta forza nell'anticamera che poco mancò che non
-stramazzasse.
-
-Malgrado il mutismo abituale di Grimaud, questa volta gli ritornò la
-parola. Alla vista della spada che d'Artagnan teneva ancora in mano, il
-povero servitore s'immaginò di aver che fare con qualche assassino.
-
-— Soccorso! aiuto! soccorso! gridò egli.
-
-— Taci, disgraziato! disse il giovane. Io sono d'Artagnan, non mi
-riconosci più? dov'è il tuo padrone!
-
-— Voi, sig. d'Artagnan, gridò Grimaud spaventato. Impossibile!
-
-— Grimaud, disse Athos sortendo dal suo appartamento in veste da
-camera, io credo che voi vi permettiate di parlare!
-
-— Ah! signore, egli è che...
-
-— Silenzio.
-
-Grimaud allora si contentò di mostrare col dito d'Artagnan al suo
-padrone.
-
-Athos, per quanto fosse flemmatico, scoppiò in una risata nel vedere
-l'aria sconvolta del suo giovane camerata.
-
-— Non ridete, amico mio, gridò d'Artagnan, in nome del cielo! non
-ridete, perchè sull'anima mia ve lo dico, non vi è niente da ridere.
-
-Pronunciò queste parole con un'aria così solenne, e con uno spavento
-così vero, che Athos lo prese subito per le mani gridando:
-
-— Sareste voi ferito, amico mio? voi siete molto pallido.
-
-— No, ma mi è accaduto un terribile avvenimento. Siete voi solo, Athos?
-
-— Per bacco! e chi volete che sia da me a quest'ora?
-
-— Bene, bene.
-
-E d'Artagnan si precipitò nella camera di Athos.
-
-— Eh! parlate, disse questi chiudendo la porta, e mettendo il
-chiavaccio per non essere disturbato; è forse morto il re? avete forse
-ucciso il ministro? voi siete tutto sossopra: parlate, dite, perchè io
-moro d'impazienza.
-
-— Athos, rispose d'Artagnan, preparatevi a sentire una storia
-incredibile, inudita!
-
-— Parlate dunque, disse Athos.
-
-— Ebbene! continuò d'Artagnan mettendosi vicino all'orecchio di Athos e
-abbassando la voce, milady ha il marchio di un giglio sopra una spalla.
-
-— Ah! gridò il moschettiere come se avesse ricevuta una palla nel cuore.
-
-— Vediamo, disse d'Artagnan, siete voi sicuro che l'altra sia veramente
-morta?
-
-— L'altra? disse Athos con una voce così sorda che fu molto se
-d'Artagnan l'intese.
-
-— Sì, quella di cui mi avete parlato un giorno ad Amiens.
-
-Athos mandò un gemito, e lasciò cadersi la testa sulle mani.
-
-— Questa, continuò d'Artagnan, è una donna dai ventisei ai vent'otto
-anni.
-
-— Bionda? disse Athos.
-
-— Sì.
-
-— Occhi blu-chiari, di una chiarezza straordinaria, colle ciglia e lo
-sopracciglia nere?
-
-— Sì.
-
-— Grande, ben fatta? Le manca un dente vicino al canino sinistro?
-
-— Sì.
-
-— Il marchio del giglio è piccolo, di color rosso, e come nascosto da
-uno strato di pasta che vi applica?
-
-— Sì.
-
-— Però, voi dite che questa donna è inglese?
-
-— La chiamano milady, non per questo ella può essere egualmente
-francese. Lord Winter non è che suo cognato.
-
-— D'Artagnan voglio vederla!
-
-— Guardatevene, Athos, guardatevene: voi avete voluto ucciderla, ella è
-donna da rendervi la pariglia, e in modo da non fallare.
-
-— Essa non oserà dir niente, perchè sarebbe un denunziarsi da se.
-
-— Ella è capace di tutto! l'avete voi mai veduta in furore?
-
-— No, disse Athos.
-
-— Una tigre! una pantera! Ah! mio caro Athos, credo bene di aver
-attirato su noi due una terribile vendetta.
-
-D'Artagnan allora raccontò tutto, la sua collera insensata e le sue
-minacce di morte.
-
-— Avete ragione, e sulla mia parola, darei la mia vita per un capello,
-disse Athos. Fortunatamente è dopo domani che noi lasceremo Parigi,
-noi andremo, secondo tutte le probabilità, alla Rochelle, e una volta
-partiti...
-
-— Ella vi perseguiterà in capo al mondo, Athos, se vi riconosce.
-Lasciate dunque che il suo odio si sfoghi sopra di me soltanto.
-
-— Eh! mio caro, che m'importa se mi uccide? disse Athos. Credereste voi
-per caso che io sia attaccato alla vita?
-
-— Vi è un qualche terribile mistero sotto tutto questo, Athos. Questa
-donna è una spia del ministro, ne sono sicuro.
-
-— In questo caso state all'erta voi. Se il ministro non vi ha in un
-gran conto, per l'affare di Londra vi ha in un grande odio: ma siccome
-in fin dei conti non vi può rimproverar niente apertamente, e che
-bisogna che l'odio si soddisfaccia, particolarmente quando è odio
-di un ministro; state in guardia! Se uscite, non uscite mai solo;
-se mangiate, prendete le vostre precauzioni; non vi fidate d'alcuno
-finalmente, e neppure della vostra ombra!
-
-— Fortunatamente, disse d'Artagnan, che si tratta di giungere soltanto
-fino a dopo domani sera senza incontri, perchè una volta all'armata,
-spero bene, non avremo a temere degli uomini.
-
-— Frattanto, disse Athos, io rinuncio ai miei progetti di reclusione e
-verrò ovunque con voi; bisogna che ritorniate alla strada Fossoyeurs.
-Io vi accompagno.
-
-— Sia, mio caro Athos; ma lasciatemi prima restituirvi l'anello che
-ho ricevuto da questa donna. Questo zaffiro è vostro. Non mi avete voi
-detto che questo era un gioiello di famiglia?
-
-— Sì, mio nonno lo comprò per due mila scudi, per quanto ho poi
-sentito ripetere da mio padre. Faceva parte dei regali di nozze di mia
-madre; egli è magnifico. Mia madre me lo regalò, ed io, pazzo che fui!
-piuttosto che custodirlo come una santa reliquia, lo regalai a quella
-miserabile.
-
-— Ebbene, riprendete questo anello che capisco vi dee essere caro.
-
-— Io! riprendere questo anello dopo che è stato in dito a quella
-infame? giammai! giammai! questo anello è lordato, d'Artagnan.
-
-— Allora, vendetelo o impegnatelo. Vi daranno almeno un migliaio di
-scudi. Con questa somma voi potete provveder bene ai vostri affari.
-Poi, al primo danaro che vi giungerà, lo leverete di pegno, e lo
-riprenderete purgato dalle sue antiche macchie, poichè sarà passato per
-le mani degli usurai.
-
-Athos sorrise.
-
-— Voi siete un grazioso compagno, diss'egli, mio caro d'Artagnan. Colla
-vostra continua ilarità, rialzate dall'afflizione i poveri spiriti
-oppressi. Ebbene! sì, impegneremo questo anello che mi appartiene, ma
-ad una condizione.
-
-— Quale?
-
-— Che vi sieno cinquecento scudi per voi, e cinquecento per me.
-
-— Vi pensate voi, Athos! Io non ho bisogno del quarto di questa somma.
-Io che sono nelle guardie, e vendendo la mia sella con i suoi annessi,
-ne ricavo quanto mi occorre. Che mi abbisogna? un cavallo per Planchet,
-ecco tutto. Poi, voi dimenticate che io pure ho un anello.
-
-— Al quale mi sembra, che voi siate molto più attaccato di quello che
-non sono io al mio; almeno ho creduto accorgermene.
-
-— Sì, perchè in una circostanza estrema, non solo può cavarci da
-qualche imbarazzo, ma ancora da qualche gran pericolo. Non è un
-semplice diamante, ma è ancora un talismano incantato.
-
-— Non vi capisco, ma credo però a quanto dite... Ritorniamo dunque al
-mio anello, o piuttosto al nostro — voi avrete la metà della somma che
-ci verrà data sopra esso, o lo getto nella Senna; e dubito che come
-Policrate, qualche pesce non sarà così compiacente per riportarcelo.
-
-— Ebbene dunque, io accetto, disse d'Artagnan.
-
-In questo momento Grimaud entrò accompagnato da Planchet; questi era
-inquieto pel suo padrone, e curioso di sapere cosa gli fosse accaduto.
-
-Athos si vestì, e quando fu vicino a uscire, fece a Grimaud il segno di
-un uomo che prende la mira. Questi si mise tosto il suo moschetto sotto
-il braccio e si dispose a seguire il suo padrone.
-
-D'Artagnan e Athos, seguiti dai loro lacchè, giunsero senza alcun
-accidente nella strada Fossoyeurs.
-
-Il sig. Bonacieux era sulla porta, egli guardò d'Artagnan con aria
-furbesca.
-
-— Eh! mio caro locatario, diss'egli, sollecitatevi. Voi avete in casa
-una bella giovinetta che vi aspetta, e le donne, voi sapete, amano poco
-di aspettare.
-
-— È Ketty! gridò d'Artagnan.
-
-E si slanciò nel corridoio.
-
-Effettivamente sul pianerottolo che metteva nel suo appartamento,
-e raggruppata contro la porta, ritrovò la povera fanciulla tutta
-tremante. Come lo vide:
-
-— Voi mi avete promessa la vostra protezione, avete promesso di
-salvarmi dalla sua collera, diss'ella; ricordatevi che siete stato voi
-che mi avete perduta.
-
-— Sì, Ketty, senza dubbio, disse d'Artagnan, sii tranquilla, Ketty. Ma
-che cosa ti è accaduto dopo la mia partenza?
-
-— Lo so io? disse Ketty. Alle grida ch'ella mandò, sono accorsi
-i lacchè; ella era pazza per la collera. Tutto ciò ch'esiste
-d'imprecazioni essa lo ha vomitato contro di voi. Allora ho pensato che
-si ricorderebbe che fu dalla mia camera che voi penetraste nella sua, e
-che quindi mi avrebbe ritenuto per vostra complice. Ho preso quel poco
-di danaro che avevo, quei pochi effetti preziosi, e mi sono salvata.
-
-— Povera fanciulla! ma che debbo fare per te? io parto dopo domani.
-
-— Tutto ciò che vorrete, sig. cavaliere, fatemi allontanare da Parigi,
-fatemi allontanare dalla Francia.
-
-— Io non posso però condurti meco all'assedio della Rochelle, disse
-d'Artagnan.
-
-— No, ma voi potete collocarmi in provincia, presso qualche dama di
-vostra conoscenza, nel vostro paese, per esempio.
-
-— Ah! amica mia, nel mio paese le dame non tengono cameriere. Ma
-aspetta, ho trovato quello che ti conviene. Planchet! va subito a
-cercarmi Aramis, che egli venga da me. Noi abbiamo una cosa di grande
-importanza da dirgli.
-
-— Comprendo il tuo progetto; disse Athos, ma perchè non ti rivolgi
-piuttosto da Porthos? mi sembra che la sua marchesa...
-
-— La marchesa di Porthos piuttosto che tenere una cameriera si farebbe
-vestire da un dei giovani di studio di suo marito, disse d'Artagnan
-ridendo. D'altronde Ketty non vorrà andare a stare in via degli Orsi;
-non è vero, Ketty.
-
-— Io abiterò dove vorrete, disse Ketty, purchè io sia bene nascosta e
-non si sappia ove sono.
-
-— Ora, che noi siamo per separarci, e per conseguenza che non sei più
-gelosa di me...
-
-— Sig. cavaliere, da lontano e da vicino, io vi amerò sempre lo stesso.
-
-— Oh! Diavolo! dove va ad annidare la costanza! mormorò Athos.
-
-— Io pure, disse d'Artagnan, io pure ti amerò sempre! sii tranquilla.
-Ma vediamo, rispondimi. Pongo molta importanza alla domanda che ti
-faccio: avresti tu mai inteso parlare di una giovane che fu rapita di
-notte tempo?
-
-— Aspettate dunque... Ma... Oh! mio Dio! sig. cavaliere, forse che
-amereste ancora questa donna?
-
-— No, è uno, dei miei amici che l'ama. A voi, è Athos, quello là.
-
-— Io! gridò Athos, con un accento simile a quello di un uomo che si
-accorge di essere per mettere il piede sopra un serpente.
-
-— Senza dubbio, tu; fece d'Artagnan stringendogli la mano. Tu
-sai bene quanto interesse noi tutti prendiamo a questa povera
-Bonacieux. D'altronde Ketty non dirà niente. Non è vero Ketty? Tu
-comprendi, fanciulla mia, continuò d'Artagnan, questa è la moglie di
-quell'orribile di macacco che hai veduto sul limitare della porta,
-entrando qui.
-
-— Oh! mio Dio! gridò Ketty; voi mi ricordate la mia paura, purchè non
-mi abbia riconosciuta!
-
-— Come riconosciuta? Tu dunque hai visto altre volte quell'uomo!
-
-— È venuto due volte da milady.
-
-— È lui; e verso qual epoca?
-
-— Saranno circa quindici o diciotto giorni.
-
-— Precisamente.
-
-— E ieri sera è ritornato.
-
-— Ieri sera?
-
-— Sì, un momento prima che entraste voi stesso.
-
-— Mio caro Athos, noi siamo avviluppati da una masnada di spioni! E tu
-credi ch'egli t'abbia riconosciuta, Ketty?
-
-— Scorgendolo ho abbassata la mia cuffia, ma forse era troppo tardi.
-
-— Discendete voi, Athos, di cui egli diffida meno di me, e guardate se
-è sempre sulla porta.
-
-Athos discese e risalì subito.
-
-— È partito, diss'egli, e la casa è chiusa.
-
-— È andato a fare il suo rapporto, e a dire che tutti i piccioni sono
-nel colombaio.
-
-— Ebbene, involiamoci, disse Athos, e non lasciamo qui che Planchet per
-portarci le notizie.
-
-— Un momento! e Aramis che abbiamo mandato a cercare?
-
-— È giusto, disse Athos, aspettiamo Aramis.
-
-In questo momento entrò Aramis.
-
-Gli fu esposto l'affare, e gli fu detto come era urgente, che in
-mezzo a tutte le sue conoscenze di alto bordo, ritrovasse un posto ove
-collocare Ketty.
-
-Aramis riflettè un momento, e disse arrossendo:
-
-— Ciò vi sarà realmente un servizio reso? diss'egli a d'Artagnan.
-
-— Ve ne sarò riconoscente per tutta la mia vita.
-
-— Ebbene! la signora di Bois Tracy mi ha domandato, per una delle sue
-amiche che abitano in provincia, io credo, una cameriera sicura, e se
-voi potete, mio caro d'Artagnan, garantirmi...
-
-— Oh! signore, rispose Ketty, io sarò affezionata, siatene certo, alla
-persona che mi darà il mezzo di lasciare Parigi.
-
-— Allora, disse Aramis, ciò va pel suo meglio.
-
-Si mise ad un tavolino, e scrisse poche parole che sigillò con un
-anello, e consegnò il biglietto a Ketty.
-
-— Ora, fanciulla mia, disse d'Artagnan, tu sai che qui non fa più
-bel tempo per te che per noi. Così separiamoci. Ci rivedremo in tempi
-migliori.
-
-— Ed in qualunque tempo noi ci ritroveremo in qualunque luogo che sia,
-disse Ketty, voi mi troverete che vi amerò come vi amo adesso.
-
-— Giuramento da giocatore, disse Athos nel tempo che d'Artagnan andava
-ad accompagnare Ketty per le scale.
-
-Un istante dopo i tre amici si separarono, fissando l'appuntamento per
-le quattro presso di Athos, e lasciando Planchet per guardare la casa.
-
-Aramis rientrò in casa, e Athos e d'Artagnan si occuparono a collocare
-il zaffiro.
-
-Come lo aveva preveduto il Guascone, furono facilmente ritrovate
-trecento doppie sull'anello; di più, l'Ebreo annunziò loro che,
-se volevano venderlo, siccome ne farebbe uno simile per un paio
-d'orecchini, offriva fino a cinquecento doppie.
-
-Athos e Aramis, coll'attività di due soldati, e la sicurezza di due
-conoscitori, impiegarono appena tre ore a comprare il loro intero
-equipaggio. D'altronde Athos era facile ad accomodarsi e gran signore
-fino all'estremità delle unghie, ogni qualvolta una cosa conveniva,
-pagava il prezzo domandato, senza neppure tentare di togliere niente.
-D'Artagnan voleva tentare di fargli delle osservazioni, ma Athos gli
-metteva la mano sulla spalla sorridendo, e d'Artagnan capiva che era
-bene per lui piccolo gentiluomo Guascone lo stare a mercanteggiare, ma
-non per un uomo che aveva le maniere di un principe.
-
-Il moschettiere trovò un superbo cavallo andaluso, nero come l'ebano,
-colle narici di fuoco, colle gambe fine ed eleganti, e che aveva appena
-sei anni. Egli lo esaminò, lo ritrovò senza difetti. Gli domandarono
-mille lire. Forse lo avrebbero potuto avere per meno, ma nel tempo che
-d'Artagnan discuteva sul prezzo col mezzano, Athos contava le cento
-doppie sulla tavola.
-
-Grimaud ebbe un cavallo piccardo, grosso e forte, e costò trecento lire.
-
-Ora, comprata la sella di quest'ultimo cavallo e le armi di Grimaud,
-non restava più un soldo delle cento cinquanta doppie di Athos.
-D'Artagnan offerse al suo amico di mordere una boccata della parte che
-gli era venuta, e che gli avrebbe poi restituita più tardi la porzione
-che gli avrebbe prestata.
-
-Ma Athos per risposta, si contentò di stringersi nelle spalle.
-
-— Quanto ci dava l'Ebreo del zaffiro per lasciarlo in assoluta sua
-proprietà? domandò egli.
-
-— Cinquecento doppie.
-
-— Vale a dire dugento doppie di più; cento doppie per voi, cento doppie
-per me. Ma questa è una fortuna! amico mio, ritorniamo dall'Ebreo.
-
-— Come! voi volete...
-
-— Questo anello precisamente mi ricorderebbe troppo triste rimembranze;
-poi, noi non avremo mai trecento doppie da restituirgli di modo che
-in questo contratto noi perdiamo due mila lire. Andate a dirgli che
-l'anello è suo, d'Artagnan, e ritornate colle dugento doppie.
-
-— Riflettete, Athos.
-
-— Il danaro contante è caro pel tempo che corre, e bisogna saper fare
-dei sacrifizi. Andate, d'Artagnan, andate, Grimaud vi accompagnerà col
-suo moschetto.
-
-Una mezz'ora dopo, d'Artagnan ritornò con duemila lire, e senza che gli
-fosse accaduto alcun accidente.
-
-Fu così che Athos ritrovò nell'interno della sua casa delle risorse che
-non si aspettava.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXIX.
-
-UNA DOLCE VISIONE
-
-
-All'ora convenuta, i quattro amici erano riuniti in casa di Athos. La
-loro preoccupazione sugli equipaggi era del tutto scomparsa, e ciascun
-viso non conservava più che l'espressione delle proprie e segrete
-inquietudini; poichè dietro ogni fortuna presente, sta nascosta una
-disgrazia per l'avvenire.
-
-Ad un tratto entrò Planchet, portando due lettere coll'indirizzo di
-d'Artagnan.
-
-L'una, era un piccolo biglietto gentilmente piegato in lungo con un bel
-sigillo di cera verde, sul quale era improntata una colomba che portava
-nel becco un ramo d'olivo.
-
-L'altra, era un'epistola quadrata e risplendente delle terribili armi
-del ministro.
-
-Alla vista della piccola lettera, il cuore di d'Artagnan balzò, poichè
-credè di aver riconosciuto il carattere, e quantunque non avesse veduto
-questo scritto che una sola volta, gliene era restata la memoria nel
-fondo del cuore.
-
-Prese dunque la piccola lettera, e la disigillò con prestezza.
-
-Vi era scritto:
-
-«Passeggiate mercoledì prossimo dalle sei alle sette ore pomeridiane
-sulla strada Chaillot, e guardate con cura nelle carrozze che
-passeranno. Ma se avete cara la vostra vita, e quella delle persone
-che vi amano, non dite una parola, non fate un movimento che possa far
-credere di aver riconosciuto quella che si espone a tutto per vedervi
-un istante.»
-
-— Nessuna sottoscrizione.
-
-— Questo è un laccio che vi si tende disse Athos; non vi andate
-d'Artagnan.
-
-— Però mi sembra di riconoscere la scrittura.
-
-— Può essere imitata, riprese Athos; a sei o sette ore di questi tempi,
-la strada Chaillot è del tutto deserta, sarebbe lo stesso che andaste a
-passeggiare nella foresta Bondy.
-
-— Ma se noi vi andiamo tutti? disse d'Artagnan. Che diavolo! non ci
-divoreranno già tutti e quattro, e più i quattro lacchè, gli otto
-cavalli, e le armi; ne avrebbero una indigestione.
-
-— Poi, questa sarà un'occasione di far mostra dei nostri equipaggi,
-disse Porthos.
-
-— Ma se è una donna che scrive, disse Aramis, e che questa donna
-desideri di non essere veduta, pensate che voi la compromettete,
-d'Artagnan; cosa che è mal fatta per parte di un gentiluomo.
-
-— Noi restiamo indietro, disse Porthos, egli solo andrà avanti.
-
-— Sì, ma un colpo di pistola è presto tirato da una carrozza che va al
-galoppo.
-
-— Bah! disse d'Artagnan, non mi colpiranno. Noi raggiungeremo allora la
-carrozza, ed estermineremo quelli che vi si troveranno dentro. Saranno
-sempre tanti nemici di meno.
-
-— Ha ragione disse Porthos, battaglia! d'altronde bisogna provare le
-nostre armi.
-
-— Diamoci, in fede mia, questo piacere, disse colla sua aria di non
-curanza Aramis.
-
-— Come vorrete, disse Athos.
-
-— Signori, sono quattr'ore e mezza e abbiamo appena il tempo di
-prepararci per essere alle sei sulla strada Chaillot.
-
-— Poi, se usciamo troppo tardi, disse Porthos, non saremo veduti, cosa
-che sarebbe di un gran danno. Andiamo dunque a prepararci, signori.
-
-— Ma voi dimenticate? questa seconda lettera, disse Athos. Eppure mi
-sembra dal sigillo che meriti di essere aperta. In quanto a me, vi
-dichiaro, mio caro d'Artagnan, che me ne prendo maggior pensiero che di
-quel piccolo ninnolo che vi siete così dolcemente posto sul cuore.
-
-D'Artagnan arrossì.
-
-— Ebbene! disse il giovane, vediamo che cosa vuole da me sua Eccellenza.
-
-D'Artagnan disigillò la lettera, e lesse.
-
- «Il sig. d'Artagnan guardia del re, compagnia des Essarts, è
- aspettato al palazzo del ministro questa sera a ore otto.»
-
- «LAHOUDINIÈRE
- _Capitano delle guardie_»
-
-— Diavolo! disse Athos, ecco un appuntamento ben molto più allarmante
-del primo.
-
-— Andrò al secondo sortendo dal primo, disse d'Artagnan; uno è per le
-sette, l'altro è per le otto; vi sarà tempo per tutti.
-
-— Hum! io non v'andrei, disse Aramis; un cavaliere galante non può
-mancare ad un appuntamento dato da una donna; ma un gentiluomo prudente
-può dispensarsi dall'andare da Sua Eccellenza, particolarmente quando
-ha qualche ragione di credere che non è per ricevervi dei complimenti.
-
-— Io sono del parere di Aramis, disse Porthos.
-
-— Signori, riprese d'Artagnan, ho già ricevuto dal signor Cavois
-un simile invito di Sua Eccellenza, al quale non feci attenzione, e
-il giorno dopo mi è accaduta una gran disgrazia, la mia Costanza è
-scomparsa. Qualunque sia la cosa che mi può accadere, io vi andrò.
-
-— Se questa è una risoluzione stabilita, fate, disse Athos.
-
-— Ma la bastiglia? disse Aramis.
-
-— Bah! voi me ne caverete! disse d'Artagnan.
-
-— Senza dubbio, ripresero Aramis e Porthos con una ammirabile serietà,
-come se fosse stata la cosa la più semplice.
-
-— Senza dubbio noi vi caveremo di là; ma frattanto, siccome dobbiamo
-partire dopo domani, fareste assai meglio di non esporvi a questo
-pericolo.
-
-— Facciamo meglio, disse Athos, non lo lasciamo in tutta la serata.
-Aspettiamolo ciascuno ad una porta del palazzo, e ciascuno con tre
-moschettieri dietro a noi. Se vediamo uscire qualche carrozza con gli
-sportelli chiusi e vi è apparenza sospetta, vi piomberemo sopra. È
-qualche tempo che non abbiamo avuto nulla a dividere colle guardie del
-ministro, il sig. de Trèville ci crede morti.
-
-— Decisamente Athos, disse Aramis, voi siete fatto per essere un
-generale d'Armata: che dite del piano, signori?
-
-— Ammirabile, ripresero tutti in coro.
-
-— Ebbene! disse Porthos, io corro al quartiere, prevengo i nostri
-camerati di tenersi pronti per le otto, il luogo di riunione sarà sulla
-piazza del Palazzo del ministro; in questo mentre voi fate insellare i
-cavalli dai lacchè.
-
-— Io non ho cavallo, in fede mia, disse d'Artagnan, andrò a farne
-insellare uno dal sig. de Trèville.
-
-— È inutile, disse Aramis, voi ne prenderete uno dei miei.
-
-— Quanti ne avete dunque? domandò d'Artagnan.
-
-— Tre, rispose sorridendo Aramis.
-
-— Caro mio, disse Athos, voi siete certamente il poeta meglio pagato di
-tutta la Francia e Navarra.
-
-— Ascoltate caro Aramis, voi non saprete che farvene di tre cavalli,
-non è vero? anzi non capisco neppure come ne abbiate comprati tre.
-
-— Io non ne ho comprati che due, disse Aramis.
-
-— Il terzo vi è dunque caduto dal cielo?
-
-— No, il terzo mi è stato condotto questa mattina da un domestico senza
-livrea, che non ha voluto dirmi a cui apparteneva, che mi ha assicurato
-di aver ricevuto l'ordine dal suo padrone...
-
-— O dalla sua padrona, interruppe d'Artagnan.
-
-— La cosa non cambia niente, disse Aramis arrossendo; che mi ha
-assicurato che il suo padrone o la sua padrona gli ha ordinato di
-mettere questo cavallo nella mia scuderia, senza dirmi da qual parte
-veniva.
-
-— Non è che ai poeti che accadono tali avventure, riprese gravemente
-Athos.
-
-— Ebbene! in questo caso, facciamo meglio, disse d'Artagnan. Quale dei
-due cavalli monterete voi? quello che avete comprato, o quello che vi è
-stato regalato.
-
-— Quello che mi è stato regalato, senza neppur dirlo. Voi capirete,
-d'Artagnan, che io non posso fare questa ingiuria al donatore
-sconosciuto; riprese Aramis.
-
-— O alla donatrice misteriosa, disse Athos.
-
-— Dunque quello che avete comprato vi addiviene inutile?
-
-— Presso a poco.
-
-— L'avete scelto voi stesso?
-
-— Colla maggior diligenza. La sicurezza del cavaliere, voi lo sapete
-dipende quasi sempre dal suo cavallo.
-
-— Ebbene! cedetelo a me pel prezzo che vi costa.
-
-— Era precisamente ciò che io voleva proporvi, mio caro d'Artagnan,
-dandovi tutto il più tempo che vi sarà necessario per rimborsarmi di
-questa bagattella.
-
-— E quanto vi costa?
-
-— Ottocento lire.
-
-— Ecco quaranta dobloni, mio caro amico, disse d'Artagnan cavando la
-somma di saccoccia. Io so che questa è la moneta colla quale vi vengono
-pagati i vostri poemi.
-
-— Vi ritrovate dunque in fondi? disse Aramis.
-
-— Ricco! ricchissimo! mio caro.
-
-E d'Artagnan fece suonare nella sua saccoccia il resto delle sue doppie.
-
-— Mandate la vostra sella alla caserma dei moschettieri, e vi si
-condurrà qui il vostro cavallo coi nostri.
-
-— Benissimo; ma ben presto saranno le cinque, sollecitiamoci.
-
-Un quarto d'ora dopo, Porthos comparve alla estremità della strada
-Férou, sopra un magnifico cavallo spagnuolo. Mousqueton lo seguiva
-sopra un cavallo d'Auvergne, piccolo, ma molto bello. Porthos
-risplendeva di gioia e di orgoglio.
-
-Nello stesso tempo, Aramis comparve all'estremità dell'altra strada,
-montato sopra un superbo cavallo Inglese; Bazin lo seguiva sopra un
-cavallo di Rouan, tenendo a mano un vigoroso meclemburghese; era la
-cavalcatura di d'Artagnan.
-
-I due moschettieri s'incontrarono alla porta; Athos e d'Artagnan li
-guardavano dalla finestra.
-
-— Diavolo! disse Aramis, voi avete un superbo cavallo, mio caro!
-
-— Sì, rispose Porthos, è quello che doveva essermi inviato sulle prime.
-Un cattivo scherzo del marito vi aveva sostituito l'altro, ma il marito
-è stato in seguito punito, ed io ho avuto ogni soddisfazione.
-
-Grimaud comparve a sua volta tenendo a mano la cavalcatura del suo
-padrone. D'Artagnan e Athos discesero, si posero in sella vicino ai
-loro compagni, e tutti e quattro si incamminarono verso il fiume, Athos
-sul cavallo che doveva a sua moglie, Aramis sul cavallo che doveva
-alla sua amica, Porthos sul cavallo che doveva alla procuratrice, e
-d'Artagnan sul cavallo che doveva alla sua buona fortuna; la migliore
-di tutte le amiche.
-
-I lacchè li seguivano.
-
-Come lo aveva pensato Porthos, la cavalcata fece un buon effetto, e
-se la sig. Coquenard si fosse ritrovata sulla strada che percorreva
-Porthos, avrebbe potuto vedere che aria signorile aveva egli sul suo
-bel cavallo di Spagna, e non le sarebbe rincresciuta la sanguigna fatta
-allo scrigno di suo marito.
-
-Vicino al Louvre i quattro amici incontrarono il signor de Tréville che
-ritornava da San Germano; egli li fermò per far loro i suoi complimenti
-sulla bellezza delle loro cavalcature; cosa che in un istante fece
-radunare intorno a loro parecchie centinaia d'oziosi.
-
-D'Artagnan approfittò della circostanza per parlare al signor de
-Tréville della lettera col gran sigillo rosso, e colle armi del duca di
-Richelieu. S'intende bene che dell'altra lettera non disse una parola.
-
-Il sig. de Tréville approvò la risoluzione che aveva presa, e lo
-assicurò, che se all'indomani non avesse avute le sue notizie, avrebbe
-saputo ritrovarlo in qualunque luogo si fosse stato.
-
-In questo momento l'orologio della Samaritana suonò sei ore. I quattro
-amici si scusarono per un appuntamento, e presero congedo dal sig. de
-Tréville.
-
-Un tratto di galoppo li condusse sulla strada Chaillot. Il giorno
-cominciava ad abbassarsi; alcune carrozze passavano, e ripassavano.
-D'Artagnan, portato a qualche passo di distanza dai suoi amici,
-penetrava col suo sguardo fino nel fondo di esse, ma non vi scopriva
-alcuna persona di sua conoscenza.
-
-Finalmente dopo un quarto d'ora d'aspettazione, e quando il crepuscolo
-cadeva del tutto, apparve una carrozza che veniva di gran galoppo dalla
-strada _Sèvres_. Un presentimento disse in antecedenza a d'Artagnan che
-quella carrozza racchiudeva la persona che gli aveva dato appuntamento.
-Il giovane si meravigliò seco stesso per sentirsi il cuore battere
-così violentemente. Quasi subito una testa uscì dal finestrino, con due
-dita sulla bocca come per raccomandare il silenzio, e come per inviare
-un bacio. D'Artagnan mandò un leggero grido di gioia. Questa donna
-o piuttosto quest'apparizione, perchè la carrozza era passata colla
-rapidità di una visione, era la signora Bonacieux.
-
-Per un movimento involontario, e malgrado la fatta raccomandazione,
-d'Artagnan lanciò il suo cavallo al galoppo, e in pochi salti raggiunse
-la carrozza; ma il cristallo di quella era ermeticamente chiuso, la
-visione era scomparsa.
-
-D'Artagnan si ricordò la raccomandazione: «se vi è cara la vostra vita
-e quella di coloro che vi amano, rimanete immobile, come se non aveste
-veduto niente».
-
-Egli dunque si fermò, tremante, non per lui, ma per quella povera
-donna, che evidentemente si era esposta ad un gran pericolo nel dargli
-quell'appuntamento.
-
-La carrozza continuò la sua strada, e, camminando sempre a tutta corsa,
-s'internò in Parigi, e disparve.
-
-D'Artagnan era rimasto interdetto allo stesso posto, senza sapere a
-che pensare. Se era la sig. Bonacieux, e se ella ritornava a Parigi,
-perchè quell'appuntamento fuggitivo? perchè quel semplice ricambio
-di un'occhiata? perchè quel cenno perduto? Se d'altronde non era
-essa, cosa ancora possibile, perchè la poca luce che rimaneva rendeva
-possibile uno sbaglio, se non era essa, non poteva essere questo il
-principio di un colpo di mano caricato contro di lui, coll'esca di
-quella donna per la quale si conosceva il di lui amore?
-
-I tre compagni si ravvicinarono a lui, e tutti e tre avevano
-perfettamente veduto una testa di donna comparire alla portiera,
-ma nessuno di loro, eccetto Athos, conosceva la sig. Bonacieux. Il
-parere di Athos si fu, ch'era in realtà essa; ma meno preoccupato di
-d'Artagnan per questo bel viso, aveva creduto di vedere una seconda
-testa, quella di un uomo nel fondo della carrozza.
-
-— Se la cosa è così, disse d'Artagnan, essi la trasporteranno senza
-fallo da una prigione in un'altra. Ma che vogliono essi fare di questa
-povera creatura, e come mai potrò raggiungerla?
-
-— Amico, disse Athos con gravità, ricordatevi che i morti sono i soli
-che non siamo esposti ad incontrare sulla terra. Voi ne sapete qualche
-cosa, quanto io, non è vero? Ora, se la vostra amica non è morta, se
-è dessa quella che noi abbiamo veduta, voi la troverete un giorno o
-l'altro. E forse, mio Dio! aggiunse egli con quell'accento misantropico
-che gli era così particolare, forse più presto di quello che non
-vorreste.
-
-Suonarono le sette e mezzo, la carrozza era stata in ritardo di una
-ventina di minuti dall'ora dell'appuntamento: gli amici di d'Artagnan
-si ricordarono che aveva una visita da fare, facendogli però in pari
-tempo osservare che stava sempre a lui il disimpegnarsene.
-
-Ma d'Artagnan era ostinato ad un tempo e curioso. Egli si era cacciato
-in testa che sarebbe andato dal ministro, e che avrebbe saputo ciò che
-voleva da lui Sua Eccellenza; niuna cosa avrebbe potuto farlo cambiare
-di risoluzione.
-
-Giunsero per la strada Sant'Onorato, alla piazza del ministro,
-ove ritrovarono i dodici moschettieri convocati, che passeggiavano
-aspettando i loro camerati. Là soltanto spiegarono loro di che cosa si
-trattava.
-
-D'Artagnan era molto conosciuto dall'onorevole corpo dei moschettieri
-del re, ove si sapeva che un giorno avrebbe preso posto; e veniva
-considerato già in antecedenza come un camerata. Ne risultò da
-questi antecedenti, che ciascuno accettò di tutto cuore la missione
-per la quale erano convocati. D'altronde, si trattava, secondo ogni
-probabilità di giuocare un cattivo colpo al ministro ed ai suoi agenti,
-e per simili spedizioni questi degni gentiluomini erano sempre pronti.
-
-Athos li divise in tre brigate, prese il comando dell'una, dette
-la seconda ad Aramis, la terza a Porthos, quindi ciascuna andò a
-rimpiattarsi dirimpetto ad un uscita.
-
-D'Artagnan dal canto suo entrò bravamente dalla porta principale.
-
-Quantunque si sapesse vigorosamente sostenuto, il giovane non era
-senza una qualche inquietudine nel salire ad uno ad uno i gradini della
-scala. La sua condotta con milady rassomigliava molto ad un tradimento,
-e dubitava delle relazioni politiche che esistevano fra questa donna ed
-il ministro; di più, de Wardes ch'egli aveva così male acconciato, era
-dei fedeli di Sua Eccellenza, e d'Artagnan sapeva che Sua Eccellenza se
-era terribile coi suoi nemici, era molto incantato dei suoi amici.
-
-— Se de Wardes ha raccontato tutto il nostro affare al ministro, cosa
-che non è da dubitare, e s'egli mi ha riconosciuto, cosa probabile,
-io debbo considerarmi presso a poco come un uomo condannato, diceva
-d'Artagnan scuotendo la testa. Ma perchè ha egli aspettato fino ad
-oggi? È semplicissimo: milady avrà portate le sue lagnanze contro
-di me con quell'ipocrita dolore che la rende così interessante, e
-quest'ultimo delitto avrà messo il colmo alla misura. Fortunatamente,
-aggiungeva egli, i miei buoni amici sono laggiù, ed essi non mi
-lasceranno portar via senza difendermi. Però la compagnia dei
-moschettieri del sig. de Tréville non può fare da se sola la guerra al
-ministro, che dispone delle forze di tutta la Francia, e davanti al
-quale la regina è senza potere, ed il re senza volontà. D'Artagnan,
-amico mio, tu sei prudente, tu hai delle eccellenti qualità, ma le
-donne ti perderanno!
-
-Era a quella trista conclusione quando entrò nell'anticamera. Rimise
-la sua lettera all'usciere di servizio, che lo fece passare nella sala
-d'intrattenimento, e che s'innoltrò nell'interno del palazzo.
-
-In questa sala d'intrattenimento erano cinque o sei guardie del
-ministro che, sapendo ch'era stato egli che aveva ferito Jussac, lo
-guardavano sorridendo con un singolare sorriso.
-
-Questo stesso sorriso parve a d'Artagnan di cattivo augurio; solo, non
-essendo il nostro Guascone facile ad intimorirsi, o piuttosto mercè
-quel grande orgoglio che è proprio di tutte le persone del paese, non
-lasciava vedere facilmente ciò che accadeva nell'interno del suo animo,
-quando ciò che vi accadeva si rassomigliava al timore. Egli si situò
-con fierezza davanti alle guardie, con una mano sull'anca, ed in una
-attitudine che non mancava di maestà.
-
-L'usciere rientrò e fece segno a d'Artagnan di seguirlo. Sembrò al
-giovane che le guardie, vedendolo allontanarsi, si urtassero fra di
-loro.
-
-Seguì un corridoio, traversò un gran salone, entrò in una biblioteca,
-e si ritrovò in faccia ad un uomo, assiso davanti ad uno scrittoio che
-scrivea.
-
-L'usciere l'introdusse e si ritirò, senza dire una parola; d'Artagnan
-restò in piedi ed esaminò quest'uomo.
-
-Egli sulle prime credè di aver che fare con qualche giudice che
-esaminasse il suo registro, ma si accorse che quell'uomo scriveva, o
-piuttosto correggeva delle linee disuguali in lunghezza, contando le
-sillabe colle dita: vide che era dirimpetto ad un poeta. In capo a
-pochi istanti, il poeta chiuse il suo manoscritto, sulla coperta del
-quale era scritto: MIRAME, _tragedia in cinque atti_; e alzò la testa.
-
-D'Artagnan riconobbe il ministro.
-
-
-
-
-CAPITOLO XL.
-
-UNA VISIONE TERRIBILE
-
-
-Richelieu appoggiò il gomito sopra il suo manoscritto, la sua guancia
-sulla mano, e guardò un istante d'Artagnan. Nessuno aveva l'occhio più
-profondamente scrutatore di lui; ed il giovane si sentì scorrere questo
-sguardo per le vene, come una febbre.
-
-Però si contenne bene: aveva il suo feltro in mano, ed aspettò il
-comodo di Sua Eccellenza senza troppo orgoglio, ma senza neppure troppa
-umiltà.
-
-— Signore, gli disse il ministro, siete voi un d'Artagnan di Béarn?
-
-— Sì, Mio-signore.
-
-— Vi sono molti rami della famiglia d'Artagnan a Turbes e nelle
-vicinanze; a quali di questi appartenete?
-
-— Io sono il figlio di quello che ha fatto le guerre della religione
-col gran re Enrico, padre di Sua graziosa Maestà.
-
-— Sta bene così. Siete voi che siete partito, sono circa sette od otto
-mesi, dal vostro paese per venire a cercar fortuna nella capitale?
-
-— Sì, Mio-signore.
-
-— Nel venir qui, siete passato per Méung, ove vi è accaduto qualche
-cosa; non so troppo che, ma infine qualche cosa.
-
-— Mio-signore, disse d'Artagnan, ecco ciò che mi è accaduto...
-
-— Inutile, inutile, riprese il ministro con un sorriso che indicava
-ch'egli conosceva quella storia tanto bene, quanto colui che voleva
-raccontarla. Voi eravate raccomandato al sig. de Tréville, non è vero?
-
-— Si, Mio-signore, ma precisamente in questo disgraziato affare di
-Méung...
-
-— Fu perduta la lettera di raccomandazione, riprese Sua Eccellenza; sì
-lo so. Ma il sig. de Tréville è un amabile fisonomista, che conosce gli
-uomini a primo sguardo, e vi ha posto nella compagnia di suo cognato,
-facendovi sperare che un giorno o l'altro entrereste nei moschettieri?
-
-— Mio-signore, siete perfettamente informato.
-
-— Da quel tempo vi sono accadute molte cose. Faceste una passeggiata
-dietro i Carmelitani, che sarebbe stato meglio vi foste ritrovato
-altrove; quindi avete fatto coi vostri amici un viaggio alle acque di
-Forges, essi si sono fermati per la via, ma voi avete continuata la
-vostra strada. La cosa era semplicissima, voi avevate degli affari a
-Londra.
-
-— Mio-signore, disse d'Artagnan, interdetto, andava...
-
-— Alla caccia nel parco di Windsor o altrove; ciò non interessa ad
-alcuno. Io lo so, perchè il mio stato porta di saper tutto. Al vostro
-ritorno siete stato ricevuto da una augusta persona, e vedo con piacere
-che avete conservato il ricordo ch'ella vi ha dato.
-
-D'Artagnan portò la mano sul diamante che aveva avuto dalla regina, e
-ne voltò la pietra all'interno di essa; ma era troppo tardi.
-
-— L'indomani di questo giorno riceveste la visita di de Cavois, riprese
-il ministro; egli veniva a pregarvi di passare al palazzo: questa
-visita non l'avete resa, e avete avuto torto.
-
-— Mio-signore, io credeva di essere incorso nella disgrazia di Vostra
-Eccellenza.
-
-— E perchè, signore? per aver eseguito gli ordini dei vostri superiori
-con più coraggio e più intelligenza che non avrebbe fatto un altro?
-Incorrere nella mia disgrazia, quando voi meritate i miei elogi. Sono
-le persone che non obbediscono quelle che io punisco, e non quelli che
-come voi obbediscono... troppo bene... E la pruova, ricordatevi la data
-del giorno in cui vi aveva fatto dire di venirmi a vedere, e cercate
-nella vostra memoria ciò che è accaduto la stessa sera.
-
-Fu la stessa sera in cui ebbe luogo il rapimento della sig. Bonacieux.
-D'Artagnan fremette, ed egli si ricordò che una mezz'ora prima, la
-povera donna era passata vicino a lui, trasportata senza dubbio da
-quella stessa potenza che l'aveva fatta scomparire.
-
-— Finalmente, continuò il ministro, siccome io non sentiva parlare di
-voi da qualche tempo, ho voluto sapere che cosa facevate. D'altronde
-voi mi dovete qualche ringraziamento: avete rimarcato voi stesso con
-quanti riguardi siete sempre stato trattato in tutte le circostanze?
-
-D'Artagnan s'inchinò con rispetto.
-
-— Ciò, continuò il ministro, proveniva non solo da un sentimento di
-equità naturale, ma ancora da un piano che mi era formato a vostro
-riguardo.
-
-D'Artagnan era sempre più meravigliato.
-
-— Io voleva, riprese il ministro, esporvi questo piano il giorno che
-riceveste il mio primo invito; ma voi non siete venuto. Fortunatamente
-non si è perduto niente per questo ritardo, e oggi voi lo sentirete.
-Sedetevi là dirimpetto a me, signor d'Artagnan; voi siete abbastanza
-buon gentiluomo per non dover restare in piedi.
-
-E il ministro indicò col dito una sedia al giovane, che era così
-meravigliato di quanto accadeva, che per obbedire aspettò un secondo
-segno del suo interlocutore.
-
-— Voi siete coraggioso, signor d'Artagnan, continuò Sua Eccellenza; voi
-siete prudente, ciò che vale ancora più. Io amo gli uomini di cuore
-e di testa, intendo gli uomini di coraggio; ma per quanto giovine, e
-appena entrato nel mondo voi avete dei possenti nemici. Se non state in
-guardia, essi vi perderanno.
-
-— Ahimè! mio-signore, rispose il giovane, essi potranno facilmente
-farlo senza dubbio, poichè sono forti e bene appoggiati, nel mentre che
-io sono solo...
-
-— Sì, è vero, ma quantunque siete solo, voi avete già fatto molto, e
-non dubito che farete ancora più... Però voi avete, credo io bisogno di
-essere guidato nell'avventurosa carriera che avete intrapresa, poichè,
-se non m'inganno, voi siete venuto a Parigi colla ambiziosa idea di far
-la vostra fortuna.
-
-— Io sono nell'età delle folli speranze, Mio-signore, disse d'Artagnan.
-
-— Non vi sono folli speranze che per gli stupidi, signore, e voi siete
-un uomo di spirito. Vediamo che direste voi di un grado di alfiere
-nelle mie guardie, e di una compagnia dopo la campagna?
-
-— Ah! Mio-signore!...
-
-— Voi accetterete, non è vero?
-
-— Mio-signore... riprese d'Artagnan con aria imbarazzata.
-
-— Come, voi rifiutate? gridò il ministro con meraviglia.
-
-— Io sono nelle guardie di Sua Maestà, Mio-signore, e non ho ragione di
-essere mal contento.
-
-— Ma mi sembra, disse Sua Eccellenza, che le mie guardie sieno pure le
-guardie di Sua Maestà, e che quando si serve in un corpo francese si
-serve il re.
-
-— Vostra Eccellenza ha compreso male le mie parole.
-
-— Voi volete un pretesto, non è vero? io lo capisco. Ebbene! questo
-pretesto lo avete. L'avanzamento, la campagna che si apre, l'occasione
-che vi offre, eccola ostensibile a tutti: per voi il bisogno di
-protezioni sicure: poichè è bene che voi sappiate, signor d'Artagnan,
-che ho ricevute delle gravi accuse contro di voi. Voi non consacrate
-esclusivamente i vostri giorni e le vostre notti al servizio del re.
-
-D'Artagnan arrossì.
-
-— Del resto, continuò il ministro ponendo una mano sopra un involto
-di carte, io ho là un registro intero che non riguarda che voi. Io so
-che voi siete uomo di risoluzione, e una volta che i vostri servigi
-venissero ben diretti, invece di condurvi al male, potrebbero esservi
-molto profittevoli. Allora riflettete, e decidetevi.
-
-— La vostra bontà mi confonde, Eccellenza; una tal grandezza d'animo,
-mi fa piccolo come un verme della terra; ma poichè mi permettete di
-parlare francamente...
-
-D'Artagnan si fermò.
-
-— Sì, parlate.
-
-— Ebbene, io dirò a Vostra Eccellenza che tutti i miei amici sono
-fra i moschettieri e le guardie del re, e che i miei nemici, per una
-inconcepibile fatalità, sono presso Vostra Eccellenza. Io dunque sarei
-mal veduto qui, e mal veduto là, se accettassi ciò che mi offre il
-Mio-signore.
-
-— Avreste voi già l'orgogliosa idea, che io vi offra ciò che volete,
-signore? disse il ministro con un sorriso di sdegno.
-
-— Mio-signore! Vostra Eccellenza è cento volte buona per me, e, al
-contrario, io penso di non avere fatto ancora abbastanza per essere
-degno delle sue bontà. L'assedio della Rochelle sta per aprirsi, io
-servirò sotto gli occhi di Vostra Eccellenza, e se avrò la fortuna di
-condurmi a quest'assedio in modo tale da meritare di attirarmi i suoi
-sguardi, ebbene! allora avrò almeno avanti di me qualche azione eroica
-o rumorosa per giustificare la protezione di cui ella vorrà onorarmi.
-Ogni cosa dev'esser fatta a suo tempo. Forse più tardi avrei il diritto
-di darmi, ora avrei la sembianza di vendermi.
-
-— Vale a dire che voi rifiutate di servirmi, signore? disse il ministro
-con un tuono di dispetto nel quale però spiccava una certa stima.
-
-— Rimanete dunque libero, e conservate i vostri odii e le vostre
-simpatie.
-
-— Mio-signore...
-
-— Bene, bene, disse il ministro, io non per questo me la prenderò con
-voi, ma voi capirete, se ho abbastanza da fare nel difendere i proprii
-amici, e nel ricompensarli, non si è tenuto a niente coi propri nemici.
-Io però voglio darvi un consiglio, mantenetevi sempre bene in guardia,
-signor d'Artagnan, poichè dal momento che io avrò ritirata la mia mano
-di sopra a voi, non darei un obolo per la vostra vita.
-
-— Mi vi proverò, Mio-signore, rispose il Guascone con un'umile
-sicurezza.
-
-— Pensateci più tardi, ed in un certo momento, se vi accadono
-disgrazie, disse Richelieu con una certa espressione, che sono stato
-io che sono venuto a cercarvi, e che ho fatto ciò che ho potuto per
-salvarvi da queste disgrazie.
-
-— Qualunque cosa mi accada, disse d'Artagnan, mettendo la sua mano sul
-petto e inchinandosi, avrò un'eterna riconoscenza a Vostra Eccellenza
-di quanto fa per me in questo momento.
-
-— Ebbene! come voi dunque lo avete detto, signor d'Artagnan, noi ci
-rivedremo dopo la campagna; io vi seguirò collo sguardo, perchè io
-pure sarò laggiù, continuò il ministro mostrando col dito a d'Artagnan
-una magnifica armatura ch'egli doveva indossare, e al nostro ritorno,
-faremo i conti.
-
-— Ah! Mio-signore! gridò d'Artagnan, risparmiate il peso della vostra
-disgrazia, restate neutro se vedete che agisco da galantuomo.
-
-— Giovinotto, disse Richelieu, se io posso dirvi anche una volta ciò
-che vi ho detto oggi, vi prometto di dirvelo.
-
-Quest'ultima parola di Richelieu esprimeva un dubbio terribile, essa
-costernò d'Artagnan più che non lo avrebbe fatto una minaccia, poichè
-era un avvertimento. Il ministro cercava adunque di preservarlo da
-qualche disgrazia che lo minacciava? egli aprì la bocca per rispondere,
-ma un gesto della mano del ministro lo congedò.
-
-D'Artagnan uscì, ma alla porta il cuore fu presso a mancargli, e poco
-mancò che non rientrasse. Però la figura grave e severa di Athos gli
-comparve. Se faceva il patto che dal ministro gli veniva proposto,
-Athos non gli stenderebbe più la mano, Athos lo rinegherebbe.
-
-Fu questo timore che lo trattenne, tanto è possente l'influenza di un
-carattere veramente grande sopra tutto ciò che lo circonda.
-
-D'Artagnan discese per la medesima scala per cui era salito; egli trovò
-davanti alla porta Athos e i quattro moschettieri che aspettavano
-il suo ritorno, e che cominciavano ad inquietarsi. Con una parola
-d'Artagnan li rassicurò, e Planchet corse a prevenire gli altri posti
-che era inutile il montare una più lunga guardia, attesochè il suo
-padrone era uscito sano e salvo dal palazzo del ministro.
-
-Rimasti in casa di Athos, Aramis e Porthos s'informarono delle cause di
-questo strano appuntamento; ma d'Artagnan si contentò dir loro che il
-signor di Richelieu l'aveva fatto venire per proporgli di entrare nelle
-sue guardie col grado d'alfiere, e che egli aveva rifiutato.
-
-— E voi avete avuto ragione! gridarono ad una sola voce Porthos ed
-Aramis.
-
-Athos cadde in una profonda distrazione, e non disse niente.
-
-Ma quando fu rimasto solo con d'Artagnan:
-
-— Voi avete fatto ciò che dovevate fare, gli disse; ma forse avete
-avuto torto a fare così.
-
-D'Artagnan mandò un sospiro, poichè questa voce corrispondeva ad una
-voce segreta dell'anima sua, che gli diceva che grandi sventure lo
-aspettavano.
-
-L'indomani passò tutta la giornata in preparativi per la partenza.
-
-D'Artagnan andò a fare i suoi addii col signor de Tréville. In
-quell'ora si credeva ancora che la separazione delle guardie e dei
-moschettieri, sarebbe stata momentanea, il re in quel giorno aveva
-seduto al Parlamento, e doveva partire l'indomani. Il signor de
-Tréville si contentò dunque di chiedere a d'Artagnan se aveva bisogno
-di lui; ma d'Artagnan rispose con una certa fierezza che egli aveva
-tutto ciò che gli abbisognava.
-
-La notte riunì tutti i camerati della compagnia delle guardie del
-signor des Essarts, e della compagnia dei moschettieri del signor
-de Tréville, che avevano fatto amicizia assieme. Si lasciarono per
-rivedersi quando piacerebbe a Dio, e se a Dio piaceva. La notte fu
-dunque delle più rumorose, come bene si può credere, poichè in simili
-casi non si può combattere l'estrema preoccupazione che con l'estrema
-non curanza.
-
-Il giorno di poi, al primo suono delle trombette, gli amici si
-separarono; i moschettieri corsero al palazzo del signor de Tréville,
-e le guardie a quello del signor des Essarts, ciascuno dei capitani
-condusse tosto la sua compagnia al Louvre ove il re passò la rivista.
-
-Il re era tristo, e sembrava malato, cosa che gli toglieva il suo
-altero portamento. In fatti il giorno innanzi era stato colto dalla
-febbre, durante il Parlamento e nel mentre che amministrava la
-giustizia. Ciò non ostante non era meno deciso a partire pel campo
-nella stessa sera; ad onta delle osservazioni che gli venivano fatte,
-aveva voluto passare la rivista operando con questo primo colpo di
-vigore di vincere la malattia che già incominciava ad impadronirsi di
-lui.
-
-Terminata la rivista, le guardie sole si misero in moto, i moschettieri
-non doveano partire che col re, cosa che permise a Porthos di andare a
-fare col suo superbo equipaggio un giro nella strada degli Orsi.
-
-La procuratrice lo vide passare sul suo bel cavallo, e coll'uniforme
-nuovo; ella amava troppo Porthos per lasciarlo partire così, e però
-gli fece segno di discendere, di venire da lei. Porthos era magnifico:
-i suoi sproni risuonavano, la sua corazza brillava, la sua spada gli
-batteva seriamente sulle gambe. Questa volta gli scrivani non avevano
-alcuna volontà di ridere, tanto Porthos aveva l'aspetto di essere un
-tagliatore di orecchie.
-
-Il moschettiere fu introdotto presso il signor Coquenard, il di cui
-piccolo occhio grigio brillò di collera vedendo il suo preteso cugino
-tutto fiammeggiante; una cosa sola però lo consolava interamente, e si
-era che da tutti si diceva che questa campagna sarebbe stata seria:
-egli sperava con tutta dolcezza nel fondo del suo cuore, che Porthos
-sarebbe stato ucciso.
-
-Porthos presentò i suoi complimenti al signor e alla signora Coquenard;
-ella non poteva trattenere le lagrime, ma non si fece alcun cattivo
-pensiero sul suo dolore, si sapeva da tutti ch'ella era attaccatissima
-a tutti i suoi parenti, pei quali aveva sempre avuto delle dispute
-assai crudeli con suo marito.
-
-Fino a che la procuratrice potè seguire con gli occhi il suo bel
-cugino, ella agitò un fazzoletto sporgendosi dalla finestra in modo da
-far credere che voleva precipitarvisi. Porthos ricevette tutti questi
-segni di tenerezza come uomo avvezzo a tali dimostrazioni. Soltanto nel
-voltare l'angolo della strada, sollevò il suo cappello, e lo agitò per
-l'aria in segno di addio.
-
-Dal canto suo, Aramis scriveva una lunga lettera. A chi? nessuno ne
-sapeva niente. Nella camera vicina, Ketty, che doveva partire la stessa
-sera per Tours, aspettava questa lettera misteriosa.
-
-Athos beveva a gran sorsi gli ultimi residui del suo vino di Spagna.
-
-In questo mentre, d'Artagnan sfilava con la sua compagnia. Giungendo
-nel sobborgo S. Antonio, si voltò per guardare allegramente la
-Bastiglia alla quale era sfuggito fino allora. Siccome egli guardava
-soltanto la Bastiglia così non vide punto milady che, cavalcando un
-cavallo colore isabella, lo designava col dito a due uomini di molto
-cattivo aspetto, che si accostarono alle file per riconoscerlo. Dietro
-un'interrogazione che essi fecero con lo sguardo, milady rispose con un
-segno che era veramente lui. Quindi, certa che non poteva più accadere
-sbaglio sulla persona, punse il suo cavallo, e disparve.
-
-I due uomini seguirono allora la compagnia, e alla uscita del sobborgo
-S. Antonio, montarono sopra due cavalli già preparati, che erano tenuti
-a mano da due servitori senza livrea.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLI.
-
-L'ASSEDIO DELLA ROCHELLE
-
-
-L'assedio della Rochelle fu uno dei più grandi avvenimenti del regno di
-Luigi XIII.
-
-Le viste politiche del ministro, allora quando intraprese
-quest'assedio, erano considerevoli. Delle città importanti, date da
-Enrico IV agli ugonotti come piazze di sicurezza, non restava più che
-la Rochelle. Il ministro voleva distruggere quest'ultimo baluardo del
-calvinismo.
-
-La Rochelle, che aveva presa una nuova importanza per la rovina
-delle altre città calviniste, era d'altronde l'ultima porta aperta
-agl'Inglesi nel regno di Francia, e chiudendola all'Inghilterra, nostra
-eterna nemica, il ministro compiva l'opera di Giovanna d'Arco, e del
-duca di Guise.
-
-Così Bassompierre, che era ad un tempo protestante per convinzione, e
-cattolico come commendatore dell'ordine di Santo Spirito, Bassompierre
-che era germano di nascita, e francese di cuore, Bassompierre
-finalmente che aveva un comando particolare all'assedio della Rochelle,
-diceva, nel caricare alla testa di molti altri signori protestanti come
-lui:
-
-— Voi vedrete, signori, che noi saremo abbastanza bestie per perdere la
-Rochelle.
-
-E Bassompierre aveva ragione. La cannonata dell'isola Re gli presagiva
-le dragonate dei Cévennes; la presa dalla Rochelle era il prefazio
-dell'editto di Nantes.
-
-Ma, al lato di queste viste generali del ministro livellatore e
-simplificatore, e che appartengono alla storia, il cronicista è
-obbligato di raccontare le piccole viste dell'uomo innamorato e del
-rivale geloso.
-
-Richelieu, come ognun sa, era stato innamorato della regina;
-questo amore aveva presso di lui un semplice scopo politico? o era
-naturalmente una di quelle profonde passioni come ne inspirò Anna in
-quelli che la circondavano? Ciò non sapremo dire; ma, in ogni caso,
-si è visto dallo sviluppo anteriore di questa storia che Buckingham
-l'aveva vinta su lui, e che in due o tre circostanze, e particolarmente
-in quella de' puntali, egli lo aveva, mercè la devozione dei tre
-moschettieri, ed il coraggio di d'Artagnan, egli lo aveva crudelmente
-mistificato.
-
-Si trattava dunque per Richelieu non solo di sbarazzare la Francia da
-un nemico, ma di vendicarsi di un rivale. Del resto la vendetta doveva
-essere grande e rumorosa, e degna in tutto di un uomo che tiene nella
-sua mano per spada di combattimento tutte le forze dì un gran regno.
-
-Richelieu sapeva che combattendo l'Inghilterra, egli combatteva
-Buckingham, e che trionfando dell'Inghilterra, trionfava di Buckingham;
-finalmente che nell'umiliare l'Inghilterra agli occhi d'Europa,
-umiliava Buckingham agli occhi della regina.
-
-Dal canto suo Buckingham, mentre metteva avanti l'onore
-dell'Inghilterra, era mosso da sentimenti assolutamente uguali a
-quelli del ministro. Buckingham pure teneva dietro ad una vendetta
-particolare. Buckingham non era potuto entrare sotto nessun pretesto
-ambasciatore in Francia, egli voleva entrarvi come conquistatore.
-
-Ne risulta che il vero giuoco di questa partita che giuocavano questi
-due possenti regni pel capriccio di due uomini innamorati, era un
-semplice sguardo della regina Anna.
-
-Il primo vantaggio era stato pel duca di Buckingham; giunto
-improvvisamente a vista dell'isola Re con novanta vascelli, e circa
-ventimila uomini aveva sorpreso il conte de Toiras, che comandava pel
-re nell'isola, e, dopo un combattimento sanguinoso, aveva operato il
-suo sbarco.
-
-Il conte de Toiras, si ritirò nella cittadella S. Martino colla
-guarnigione, e gettò un centinaio di uomini in un piccolo forte che si
-chiamava il forte della Prée.
-
-Questo avvenimento aveva sollecitato le risoluzioni del ministro; e
-mentre si aspettava che il re in persona andasse a prendere il comando
-dell'assedio della Rochelle, com'era stato risoluto, aveva fatto
-partire Monsieur per dirigere le prime operazioni, e aveva inviato
-verso il teatro della guerra tutte le truppe di cui poteva disporre.
-
-Era in un di questi distaccamenti di avanguardia di cui faceva parte il
-nostro amico d'Artagnan.
-
-Il re, come si disse, doveva seguirlo subito dopo amministrata la
-giustizia; terminate le sedute di giustizia il 28 di giugno, egli era
-stato preso dalla febbre, ciò non ostante aveva voluto partire; ma
-peggiorando lo stato di sua salute, aveva dovuto fermarsi a Villeroy.
-
-Ora, dove si fermava il re, si fermavano i moschettieri, e ne resultava
-che d'Artagnan, ch'era puramente e semplicemente nelle guardie, si
-ritrovava separato, momentaneamente almeno dai suoi buoni amici Athos,
-Porthos ed Aramis. Questa separazione, che per lui non era che una
-contrarietà, sarebbe certamente divenuta una seria inquietudine, se
-avesse potuto indovinare da quali sconosciuti pericoli era circondato.
-
-Arrivò però senza avventure fino al campo, stabilito davanti alla
-Rochelle.
-
-Tutto era sempre nello stesso stato: il duca di Buckingham ed i suoi
-Inglesi, padroni sempre dell'isola Re, continuavano ad assediare, ma
-senza risultato, la cittadella di San Martino e il forte della Prée,
-e le ostilità colla Rochelle erano cominciate da due o tre giorni a
-cagione di un forte che il duca di Angoulème aveva fatto costruire in
-vicinanza della città.
-
-Le guardie, sotto il comando del signor des Essarts, avevano il loro
-quartiere ai Minimi.
-
-Ma noi lo sappiamo, d'Artagnan, preoccupato dall'ambizione d'entrare
-nei moschettieri, aveva raramente fatto amicizia coi suoi camerati;
-egli si ritrovava dunque isolato e abbandonato alle proprie
-riflessioni.
-
-Le sue riflessioni non erano ridenti. Da un anno che egli era giunto
-a Parigi, erasi intricato in affari pubblici, ed i suoi affari
-particolari non avevano progredito molto nè come amore, nè come
-fortuna.
-
-In amore, la sola donna che egli aveva veramente amata, era stata la
-signora Bonacieux, la quale era scomparsa, senza ch'egli avesse potuto
-scoprire che cosa era di lei avvenuto.
-
-In fortuna, egli, meschino, si era fatto un nemico nel ministro, vale
-a dire in un uomo davanti al quale tremavano tutti i più grandi del
-regno, cominciando dal re.
-
-Quest'uomo poteva schiacciarlo, eppure non lo aveva fatto. Per uno
-spirito così perspicace, quale era quello di d'Artagnan, questa
-indulgenza era un raggio di luce per mezzo del quale egli vedeva
-nell'avvenire.
-
-Quindi si era fatto ancora un altro nemico, meno a temersi, credeva
-egli; ma che però sentiva per istinto che non era da disprezzarsi:
-questo nemico era milady.
-
-In compenso di tutto questo, egli aveva la protezione e la benevolenza
-della regina; pel tempo che correva, era una causa di più di
-persecuzione, e la sua protezione, si sa, proteggeva molto male; ne
-faceva testimonianza Calais e la signora Bonacieux.
-
-Ciò che aveva guadagnato di più chiaro in tutto questo, era il diamante
-di cinque o seimila lire che egli portava in dito, e questo diamante
-ancora, supponendo che d'Artagnan, nei suoi progetti d'ambizione,
-avesse voluto conservarlo per servirsene un giorno come un segnale per
-farsi riconoscere dalla regina, non aveva, mentre aspettava, perchè non
-poteva disfarsene, maggior valore di un sassolino che si calpesta coi
-piedi.
-
-Noi diciamo di un sassolino che si calpesta, perchè d'Artagnan faceva
-queste riflessioni passeggiando solitariamente sopra un bel sentiero
-che conduceva dal campo ad un villaggio vicino: ora, queste riflessioni
-lo avevano portato più lontano di quello ch'egli avrebbe voluto, e il
-giorno cominciava ad abbassarsi; quando ad un ultimo raggio del sole
-cadente, gli parve di veder brillare dietro una siepe la canna di un
-moschetto.
-
-D'Artagnan aveva l'occhio vivo e lo spirito pronto: egli capì che il
-moschetto non era venuto là da sè solo, e che colui che lo portava non
-doveva essersi nascosto dietro una siepe con intenzioni amichevoli.
-Risolse dunque di riguadagnare il largo, allorchè, dall'altra parte
-della strada, dietro una roccia, scoperse l'estremità di un secondo
-moschetto.
-
-Questa era evidentemente una imboscata.
-
-Il giovane gettò un'occhiata sul primo moschetto, vide con una certa
-inquietudine che si abbassava verso la sua direzione. Ma tosto che
-vide l'orifizio della canna immobile, si gettò a pancia a terra. Nello
-stesso tempo il colpo partì, ed egli intese il fischio di una palla che
-passava al di sopra della sua testa.
-
-Non v'era tempo da perdere; d'Artagnan si alzò in piedi, e nello stesso
-momento la palla dell'altro moschetto fece saltare de' sassolini nella
-stessa direzione, sul sentiero ove si era gettato colla faccia per
-terra.
-
-D'Artagnan non era uno di quegli uomini inutilmente coraggiosi, che
-cercano una morte ridicola, perchè si dica di essi che non hanno
-rinculato di un passo; d'altronde qui non si trattava più di coraggio,
-d'Artagnan era caduto in una insidia.
-
-— Se vi è un terzo colpo; disse a se stesso, io sono un uomo morto.
-
-E tosto fuggì a tutte gambe nella direzione del campo, colla prestezza
-delle genti del suo Paese, così rinomate per la loro agilità. Ma per
-quanto fosse stata grande l'agilità della sua corsa, il primo che aveva
-tirato, aveva pure avuto il tempo di ricaricare il suo moschetto, e gli
-tirò un colpo così aggiustato questa volta, che la palla traversò il
-suo cappello, e se lo vide volare a dieci passi di distanza.
-
-Siccome d'Artagnan non aveva altro cappello, raccolse il suo mentre
-correva, giunse ansante e pallido al suo alloggio, si assise senza dir
-niente ad alcuno, e riflettè.
-
-Questo avvenimento poteva avere tre cause.
-
-La prima, e la più naturale, poteva essere una imboscata di quei della
-Rochelle, che non si sarebbero ritrovati malcontenti di uccidere una
-guardia di Sua Maestà, per avere un nemico di meno, e perchè questo
-nemico poteva avere una borsa ben piena nella sua saccoccia.
-
-D'Artagnan prese il suo cappello, esaminò il foro della palla e scosse
-la testa. La palla non era del calibro che portavano i moschetti, era
-una palla d'archibugio; l'aggiustatezza del colpo gli avevo già dato
-un'idea che era stata tratta con un arme particolare; non era dunque
-una imboscata militare, perchè la palla non era di calibro.
-
-Poteva però essere un ricordo del ministro. Ci risovverremo che al
-momento in cui, mercè il benefico raggio del sole, aveva scoperto
-la canna del fucile, egli si maravigliava della longanimità di Sua
-Eccellenza a suo riguardo.
-
-Ma d'Artagnan scosse la testa con aria di dubbio. Per le persone che
-non aveva che a stendere la mano per colpire, il ministro ricorreva
-raramente a simili mezzi.
-
-Poteva essere una vendetta di milady.
-
-Questa congettura era la più ragionevole.
-
-Egli cercò, ma inutilmente, di ricordarsi i lineamenti o il vestito
-degli assassini: ma si era allontanato da loro con tanta rapidità, che
-non aveva avuto il comodo di rimarcar niente.
-
-— Ah! poveri amici miei, mormorò d'Artagnan, dove siete mai? Oh! quanto
-mi è dannosa la vostra lontananza!
-
-D'Artagnan passò una cattivissima notte; tre o quattro volte si
-risvegliò con uno sbalzo figurandosi che un uomo si avvicinasse al
-suo letto per pugnalarlo. Però il giorno comparve senza che l'oscurità
-avesse portato alcun accidente.
-
-Ma d'Artagnan pensò bene che quello che veniva differito non veniva
-annullato.
-
-Egli rimase tutta la giornata nel suo alloggio, scusandosi seco stesso
-che non usciva perchè il tempo era cattivo.
-
-Il giorno dopo a nove ore fu battuto al campo. Il duca di Orleans
-visitava i posti. Le guardie corsero alle armi, d'Artagnan prese il suo
-posto in mezzo ai suoi camerati.
-
-Monsieur passò sulla linea di battaglia, quindi gli uffiziali superiori
-si avvicinarono a lui per fargli la loro corte. Il sig. des Essarts,
-capitano delle guardie, si avvicinò.
-
-Dopo un istante parve a d'Artagnan che il sig. des Essarts gli facesse
-segno d'andare a lui: egli aspettò un nuovo gesto del suo superiore,
-temendo di sbagliarsi, ed essendosi rinnovato questo gesto, lasciò il
-suo rango e si avanzò per ricevere l'ordine.
-
-— Monsieur vuol chiedere degli uomini di buona volontà per una missione
-pericolosa, ma che farà onore a quelli che la compiranno, e vi ho fatto
-segno affinchè vi teneste pronto.
-
-— Grazie, mio capitano, rispose d'Artagnan, che non chiedeva di meglio
-che distinguersi sotto gli occhi del luogotenente generale.
-
-Infatti, i Rochellesi avevano fatto nella notte una sortita e avevano
-ripreso un bastione, di cui l'armata realista si era impadronito due
-giorni prima. Si trattava di spingere un picchetto perduto per fare la
-ricognizione se l'armata aveva conservato quel bastione.
-
-Dopo pochi istanti, Monsieur alzò la voce e disse:
-
-— Mi abbisognerebbe per questa missione tre o quattro volontarii
-condotti da un uomo sicuro.
-
-— Quando all'uomo sicuro, io l'ho per le mani, disse il sig. des
-Essarts mostrando d'Artagnan, e in quanto ai quattro o cinque
-volontarii, Monsieur non ha che a dire le sue intenzioni, e gli uomini
-non gli mancheranno.
-
-— Quattro uomini di buona volontà per venirsi a fare uccidere con me!
-disse d'Artagnan alzando la testa.
-
-Due dei suoi camerati delle guardie si slanciarono tosto, ed essendosi
-uniti a questi due altri soldati, ritrovò che il numero domandato era
-sufficiente. D'Artagnan rifiutò dunque tutti gli altri non volendo far
-torto a quelli che avevano la priorità.
-
-Si ignorava se dopo la presa del bastione, i Rochellesi lo avevano
-evacuato, o se lo avevano lasciato con la guarnigione; bisognava dunque
-esaminare il luogo indicato molto da vicino per verificare la cosa.
-
-D'Artagnan partì coi suoi quattro compagni, e seguì la linea della
-trincea; le due guardie camminavano alla stessa fila di lui, e i
-soldati andavano per di dietro.
-
-Essi giunsero in tal modo coprendosi coi terrapieni fino ad un
-centinaio di passi dal bastione, là d'Artagnan nel rivoltarsi si
-accorse che i due soldati erano scomparsi.
-
-Egli credè che, avendo avuto paura, fossero rimasti in addietro, e
-continuò ad avanzare.
-
-Alla voltata della contro-scarpa essi si trovarono lontani circa
-sessanta passi dal bastione.
-
-Non si vedeva alcuno, e il bastione sembrava assolutamente deserto.
-
-I tre giovani perduti deliberavano se dovessero andar più avanti,
-allorchè una cinta di fumo circondò il gigante di pietra, ed una
-grandine di palle venne a fischiare intorno a d'Artagnan ed ai suoi.
-
-Essi sapevano già ciò che volevano sapere, il bastione era difeso,
-una più lunga fermata in quella direzione pericolosa sarebbe dunque
-stata una inutile imprudenza. D'Artagnan e le due guardie voltarono le
-spalle, e cominciarono una ritirata che rassomigliava a una fuga.
-
-Giungendo all'angolo della trincea, che stava per servire loro di
-muro, una delle guardie cadde, una palla gli aveva traversato il petto,
-l'altro che era sano e salvo continuò la sua corsa verso il campo.
-
-D'Artagnan non volle abbandonare in tal modo il suo compagno, si
-inchinò per rialzarlo ed aiutarlo a raggiungere la linea, ma in questo
-momento s'intesero due colpi di fucile: una palla spaccò la testa
-alla guardia ferita, l'altra venne a cadere sullo scoglio dopo essere
-passata a due pollici da d'Artagnan.
-
-Il giovane si rivoltò prestamente, perchè questo attacco non poteva più
-venire dal bastione, che era nascosto dall'angolo della trincea. L'idea
-dei due soldati che lo avevano abbandonato gli ritornò al pensiero, e
-gli ricordò i suoi assassini di due sere prima: egli risolvè dunque
-di voler questa volta sapere con chi aveva a fare, e cadde sul suo
-camerata come se fosse stato morto.
-
-Vide subito due teste rialzarsi al di sopra di un muro abbandonato
-che era a trenta passi di là, erano quelle dei nostri due soldati.
-D'Artagnan non si era ingannato, questi uomini non lo avevano seguito
-per altro che per assassinarlo, sperando che la morte del giovane fosse
-messa nel conto del nemico.
-
-Soltanto, siccome egli poteva essere appena ferito, e denunciare il
-delitto, essi si avvicinavano per terminarlo. Fortunatamente, ingannati
-dall'astuzia di d'Artagnan, non si curarono di ricaricare le armi.
-Allora quando furono a dieci passi da lui, d'Artagnan, che nel cadere
-aveva avuta cura di non abbandonare la spada, si rialzò ad un tratto, e
-con uno sbalzo si ritrovò vicino a loro.
-
-Gli assassini compresero che se essi fuggivano dalla parte del campo
-senza avere ucciso quell'uomo, sarebbero stati da lui denunciati,
-così la prima idea fu quella di disertare e di passare nelle file
-nemiche. Uno di essi prese il suo fucile per la canna, e se ne servì
-come una mazza, vibrò un colpo terribile a d'Artagnan, che egli evitò
-slontanandosi; ma con questo movimento egli lasciò libero il passo al
-bandito, che tosto si slanciò verso il bastione. Siccome i Rochellesi,
-che li guardavano, ignoravano con quali intenzioni quest'uomo veniva a
-loro, fecero fuoco su lui, ed egli cadde colpito da una palla che gli
-fracassò la spalla.
-
-In questo mentre, d'Artagnan si gettò sul secondo soldato attaccandolo
-colla sua spada. La lotta non fu lunga, questo miserabile per
-difendersi non aveva che il suo archibugio scarico, la spada della
-guardia strisciò contro la canna dell'arme divenuta inutile, e andò
-a traversare la coscia dell'assassino che cadde. D'Artagnan gli mise
-subito la punta del suo ferro alla gola.
-
-— Oh! non mi uccidete gridò il bandito. Grazia! grazia, mio ufficiale!
-e io vi dirò tutto.
-
-— Il tuo segreto vale egli la pena che ti conservi in vita? domandò il
-giovane.
-
-— Sì, se voi stimate che l'esistenza sia qualche cosa quando non si ha
-che ventidue anni come voi, e che si può giungere a tutto, essendo così
-bello e coraggioso come voi siete.
-
-— Miserabile! disse d'Artagnan; vediamo, parla presto. Chi ti ha
-incaricato di assassinarmi?
-
-— Una donna che io non conosco, ma che si fa chiamare milady.
-
-— Ma se tu non conosci questa donna, come sai tu il suo nome?
-
-— Il mio camerata la conosceva, e la chiamava così; fu con lui che ella
-trattò l'affare e non con me. Egli anzi ha in saccoccia una lettera di
-questa persona che deve avere per voi una grande importanza, per quanto
-gli ho inteso dire.
-
-— Ma come ti trovi tu in mezzo a questo assassinio?
-
-— Egli mi ha proposto di fare il colpo noi due, ed io ho accettato.
-
-— E quanto vi ha ella dato per questa bella spedizione?
-
-— Cento luigi.
-
-— Ebbene! alla buon'ora, disse il giovine ridendo, ella stima che
-io valga qualche cosa. Cento luigi sono una somma per due miserabili
-come voi siete. Così io comprendo perchè tu hai accettato, e ti faccio
-grazia ad una condizione.
-
-— Quale? domandò il soldato inquieto, vedendo che tutto non era ancora
-finito.
-
-— Che tu vada a cercare la lettera che il tuo camerata ha in saccoccia.
-
-— Ma, gridò il bandito, questo è un altro modo di uccidermi. Come
-volete voi che io vada a cercare questa lettera sotto il fuoco del
-bastione?
-
-— Bisogna pertanto che tu decida di andare a ritrovarla, o io ti uccido
-colle mie proprie mani.
-
-— Grazie, signore, pietà! in nome di quella giovane dama, che voi
-amate, che voi forse credete morta, ma che non lo è! gridò il bandito
-mettendosi in ginocchio, e appoggiandosi sulla sua mano, poichè col
-sangue cominciava già a perdere le sue forze.
-
-— E come sai tu che vi è una donna che io amo, e che credo morta?
-domandò d'Artagnan.
-
-— Da quella lettera che il mio camerata ha in saccoccia.
-
-— Tu vedi bene allora che abbisogna necessariamente che io abbia questa
-lettera, disse d'Artagnan. Così non più ritardo, non più esitazione, o
-qualunque sia la mia ripugnanza ad imbrattare per una seconda volta la
-mia spada nel sangue di un miserabile come te, ti giuro, sulla fede di
-onesto uomo... a queste parole d'Artagnan fece un gesto così minaccioso
-che il ferito si rialzò.
-
-— Fermate! gridò egli riprendendo forza e coraggio dal terrore, vi
-anderò... vi anderò...
-
-D'Artagnan prese l'archibugio del soldato, lo fece passare davanti a
-lui, e lo spinse pungendolo con la spada. Era una cosa spaventosa il
-vedere questo disgraziato lasciando sul sentiero che percorreva una
-lunga traccia di sangue, pallido per la sua vicina morte, tentando di
-strascinarsi senza essere veduto fino al corpo del suo complice, che
-giaceva venti passi di là lontano.
-
-Il terrore era dipinto talmente sul suo viso, coperto di un freddo
-sudore, che d'Artagnan ne ebbe pietà e guardandolo con disprezzo:
-
-— Ebbene! gli disse, io ti mostrerò la differenza che passa fra un
-uomo di coraggio e un vile come sei tu! resta; anderò io! e con un
-passo agile, coll'occhio in guardia, osservando i movimenti del nemico,
-approfittandosi di tutte le inuguaglianze del terreno, d'Artagnan
-giunse fino al secondo soldato.
-
-Vi erano due mezzi di giungere al suo scopo; frugarlo sul luogo e
-trasportarlo; facendosi uno scudo del suo corpo, e frugarlo entro la
-trincea.
-
-D'Artagnan preferì il secondo mezzo, e caricò l'assassino sulle sue
-spalle nello stesso tempo che il nemico faceva fuoco.
-
-Una piccola scossa, un ultimo grido, un fremito di agonia provarono
-a d'Artagnan che, colui che aveva assunto l'impegno di essere il suo
-assassino, diveniva in quel momento il suo scudo per salvargli la vita.
-
-D'Artagnan raggiunse la trincea; e gettò il cadavere vicino al ferito,
-che era pallido quanto il morto.
-
-Egli cominciò subito l'inventario: un portafoglio di cuoio, una borsa
-nella quale si ritrovava evidentemente una parte della somma che il
-bandito aveva ricevuta, un bussolo, due dadi formavano l'eredità del
-morto.
-
-Lasciò il bussolo e i dadi ove erano caduti, al ferito la borsa, e aprì
-avidamente il portafoglio.
-
-In mezzo ad alcune carte di nessuna importanza, ritrovò la seguente
-lettera; essa era quella che era stata cercata col rischio della sua
-vita:
-
- «Poichè avete perduta la traccia di quella donna che ora è in
- salvo in quel convento, ove voi non avreste mai dovuto lasciarla
- giungere, cercate di non fallire l'uomo, altrimenti, voi sapete che
- io ho la mano lunga, e che voi paghereste caro i cento luigi che vi
- ho dati».
-
-Nessuna sottoscrizione. Ciò non ostante era evidente che quella lettera
-veniva da milady. In conseguenza egli la conservò come un pezzo di
-convinzione, e ritrovandosi in sicurezza dietro l'angolo della trincea,
-si mise ad interrogare il ferito.
-
-Questi confessò che era stato incaricato, col suo camerata, quello
-stesso che era stato ucciso, di rapire una giovane donna che doveva
-uscire da Parigi per la barriera della Villetta, ma che essendosi
-fermati a bere in una bettola, avevano fallito il colpo di dieci
-minuti.
-
-— Ma che avreste voi fatto di questa donna, domandò d'Artagnan con
-angoscia.
-
-— Noi dovevamo portarla in un palazzo della piazza Reale, disse il
-ferito.
-
-— Sì, sì, mormorò d'Artagnan, è d'essa: nella casa stessa di milady.
-Allora, pensò il giovane qual sete tremenda di vendetta spingeva questa
-donna a perderlo unitamente a quelli che lo amavano, e quanto essa ne
-sapeva sugli affari di corte, poichè aveva tutto scoperto. Senza dubbio
-ella aveva queste informazioni dal ministro. Ma per compenso, egli
-capì pure con un sentimento di gioia reale, che la regina era giunta a
-scoprire la prigione in cui la povera signora Bonacieux espiava la sua
-devozione, e ch'essa l'aveva tolta da questa prigione. Allora gli fu
-spiegata la lettera che aveva ricevuta dalla giovane sposa, e il suo
-passaggio sulla strada Chaillot, passaggio simile ad una apparizione.
-
-Da quel momento, come Athos lo aveva predetto, riconobbe la possibilità
-di ritrovare la signora Bonacieux, ed un convento non era allora
-impenetrabile.
-
-Questa idea compì di mettere la calma nel suo cuore. Egli si rivoltò
-verso il ferito, che seguiva con ansietà tutti i cambiamenti di diversa
-espressione del suo viso, e gli stese le braccia:
-
-— Andiamo diss'egli, io non voglio abbandonarti così; appoggiati al mio
-braccio, e ritorniamo al campo.
-
-— Sì, disse il ferito, che credeva appena a tanta magnanimità; ma non è
-già per farmi impiccare?
-
-— Tu hai la mia parola, diss'egli, e per la seconda volta io ti regalo
-la vita.
-
-Il ferito si lasciò cadere in ginocchio e baciò di nuovo il piede del
-suo salvatore, ma d'Artagnan che non aveva alcun motivo per rimanere
-così vicino al nemico, accorciò egli stesso le testimonianze di questa
-investigazione.
-
-La guardia che era ritornata fin dalla prima scarica dei Rochellesi,
-aveva annunziata la morte dei suoi quattro compagni. Furono perciò
-molto meravigliati, e molto allegri nei reggimenti, quando si vide
-ricomparire il giovane sano e salvo.
-
-D'Artagnan spiegò il colpo di spada del suo compagno adducendo una
-sortita che immaginò. Egli raccontò la morte dell'altro soldato e i
-perigli che essi avevano corsi. Questo racconto fu per lui l'occasione
-di un vero trionfo. In tutta la giornata l'armata non parlò d'altro che
-di questa spedizione, e Monsieur gli fece fare i suoi ringraziamenti.
-
-Del resto, siccome ogni bella azione porta seco la sua ricompensa,
-la bella azione di d'Artagnan ebbe per risultato di rendergli la
-tranquillità che aveva perduta. In fatti il giovane credeva di potere
-stare tranquillo, poichè dei due nemici, uno era rimasto ucciso,
-l'altro affezionato ai suoi interessi.
-
-Questa tranquillità provava una cosa, ed è, che d'Artagnan non
-conosceva ancora milady.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLII.
-
-IL VINO D'ANJOU
-
-
-Dopo le notizie quasi disperate sul conto della salute del re, cominciò
-a spargersi nel campo la notizia della sua convalescenza, e siccome
-egli aveva molta fretta di giungere in persona all'assedio, si diceva
-che tosto avesse potuto rimontare a cavallo, si sarebbe messo in
-viaggio.
-
-In questo tempo, Monsieur, che sapeva che da un momento all'altro
-sarebbe stato surrogato nel comando, sia dal duca d'Angoulème,
-sia da Bassompierre, o da Schömberg, che si disputavano il comando
-supremo, faceva poche cose, perdeva le sue giornate in tentativi,
-senza arrischiare qualche grande intrapresa per scacciare gl'Inglesi
-dall'isola Re, ove assediavano la cittadella di S. Martino, e il forte
-della Prée, nel mentre che dal canto loro i Francesi assediavano la
-Rochelle.
-
-D'Artagnan, lo abbiamo detto, era ritornato più tranquillo come accade
-sempre dopo un pericolo passato, e quando il pericolo sembra svanito.
-Non gli rimaneva che una sola inquietudine, ed era quella di non
-ricevere alcuna notizia dei suoi amici.
-
-Ma un bel mattino gli venne tutto spiegato mediante questa lettera
-datata da Villeroy.
-
- «Sig. d'Artagnan.
-
- «I signori Athos, Porthos ed Aramis, dopo aver fatta una buona
- partita in casa mia, e dopo essersi ben ben rallegrati, hanno
- cagionato così gran fracasso, che il preposto del castello, uomo
- rigidissimo, li ha messi in consegna per alcuni giorni. Eseguisco
- gli ordini che essi mi hanno dati inviandovi dodici bottiglie
- del mio vino d'Anjou, di cui mi hanno fatto grande elogio; essi
- vogliono che beviate alla loro salute col loro vino favorito.
-
- «Io l'ho fatto; e sono, signore, con un gran rispetto, vostro
- umilissimo, ed obbedientissimo servitore.
-
- GODEAU.
- _Albergatore dei signori tre moschettieri._»
-
-— Alla buon'ora! gridò d'Artagnan, essi pensano a me nei loro piaceri
-come io pensava a loro nella mia gioia. Certamente, io beverò alla loro
-salute, e di tutto cuore, e non beverò solo.
-
-D'Artagnan corse in traccia di due guardie, colle quali aveva più
-amicizia delle altre, per invitarle a venire a bere con lui il
-delizioso piccolo vino d'Anjou, che gli era giunto da Villeroy.
-
-Una di queste guardie era invitata per la stessa sera, e l'altra pel
-giorno dopo; la riunione fu dunque fissata pel posdomani.
-
-D'Artagnan mandò le sue dodici bottiglie di vino alla vivandieria delle
-guardie raccomandandole che fossero custodite con ogni cura. Quindi,
-il giorno della solennità, mentre il pranzo era fissato per l'ora del
-mezzogiorno, d'Artagnan mandò fin dalle nove Planchet per preparare
-ogni cosa.
-
-Planchet, inorgoglito per essere stato elevato alla dignità di maestro
-di casa, pensò a compiere le sue funzioni da uomo intelligente. A
-questo effetto, chiamò in aiuto il cameriere di uno dei convitati
-del suo padrone, chiamato Fourreau, e di più anche Brisemont, quel
-falso soldato che aveva voluto uccidere il nostro eroe, e che, non
-appartenendo a nessun corpo, era entrato al servizio di d'Artagnan, o
-piuttosto a quello di Planchet, dappoichè d'Artagnan gli aveva salvata
-la vita.
-
-Giunta l'ora del festino, i due convitati arrivarono, presero posto,
-e i cibi furono distribuiti sulla tavola; Planchet serviva, colla
-salvietta sul braccio; Fourreau stappava le bottiglie, e Brisemont, il
-convalescente, travasava nelle caraffe di vetro il vino che sembrava
-aver fatto deposizione per causa delle scosse del viaggio. Di questo
-vino, la prima bottiglia era un poco torbida verso la fine, Brisemont
-versò questo fondo in un bicchiere, e d'Artagnan gli permise di
-beverlo, il povero diavolo non aveva ancora molta forza.
-
-I convitati, dopo aver mangiato la minestra, stavano per mettere alle
-labbra il primo bicchiere, allorquando il cannone rintronò dal forte
-Luigi e dal forte Nuovo.
-
-Tosto le guardie, credendo che si trattasse di qualche attaccamento
-imprevisto, sia degli assediati, sia degli Inglesi, saltarono alle loro
-armi, d'Artagnan fece come loro, e tutti e tre uscirono correndo per
-portarsi al proprio posto.
-
-Ma appena fuori della bettola si trovarono disingannati sulla causa
-di questo gran rumore. Le grida di viva il re, viva il ministro!
-risuonavano da tutte le parti, e i tamburi battevano in tutte le
-direzioni.
-
-In fatti, il re, nella sua impazienza, aveva fatto raddoppiare le
-tappe, e giungeva nello stesso istante con tutto il suo seguito, ed un
-rinforzo di diecimila uomini di truppe. Dei suoi moschettieri, parte lo
-precedevano, parte lo seguivano. D'Artagnan, posto in fila colla sua
-compagnia, salutò con un gesto espressivo i suoi amici, ed il sig. de
-Tréville che lo riconobbe subito.
-
-Compiuta la cerimonia del ricevimento, i quattro amici furono ben
-presto riuniti.
-
-— Perdinci! gridò d'Artagnan, non è possibile di giungere in miglior
-punto, e le vivande non avranno avuto ancora il tempo di raffreddarsi.
-Non è vero, signori? aggiunse il giovane voltandosi verso le due
-guardie, che egli presentò ai suoi amici.
-
-— Ah! ah! sembra che voi banchettaste, disse Porthos.
-
-— Spero, disse Aramis, che non vi saranno donne al vostro pranzo?
-
-— Vi è del vino bevibile nella vostra bicocca? domandò Porthos.
-
-— Per bacco! vi è il vostro, amico caro, rispose d'Artagnan.
-
-— Il nostro vino? fece Athos meravigliato.
-
-— Sì, quello che mi mandaste.
-
-— Noi vi abbiamo mandato del vino?
-
-— Ma voi lo sapete bene di quel piccolo vino delle coste di Anjou.
-
-— Sì, so bene di qual vino volete parlare...
-
-— Il vino che preferivate...
-
-— Senza dubbio, quando io non ho ne champagne, nè Chambertin.
-
-— Ebbene! in mancanza di champagne e di Chambertin, vi contenterete di
-quello.
-
-— Noi abbiamo dunque fatto venire dei vino d'Anjou, golosi che siamo?
-Porthos.
-
-— Ma no, è il vino che mi fu spedito per parte vostra.
-
-— Per parte nostra? fecero i moschettieri.
-
-— Siete stato voi, Aramis, riprese Athos, che avete mandato del vino?
-
-— No; e voi, Porthos?
-
-— No; e voi, Athos?
-
-— No.
-
-— Se non siete stati voi, disse d'Artagnan, è stato il vostro
-albergatore.
-
-— Il nostro albergatore?
-
-— Eh! sì, il vostro albergatore, Godeau, albergatore dei moschettieri.
-
-— In fede mia, venga di dove vuol venire, non importa! disse Porthos,
-gustiamolo, e se è buono, beviamolo.
-
-— No, disse Athos, non beviamo il vino che ha una sorgente sconosciuta.
-
-— Avete ragione, Athos, disse d'Artagnan. Nessuno di voi ha incaricato
-l'oste Godeau d'inviarmi del vino?
-
-— No: e frattanto vi è stato mandato per parte nostra?
-
-— Ecco la lettera, disse d'Artagnan.
-
-E presentò il biglietto ai suoi camerati.
-
-— Questo è il suo carattere, disse Athos. Io lo conosco; sono stato io
-che prima di partire, ho accomodato i conti della comunità.
-
-— La lettera è falsa, disse Porthos, noi non siamo mai stati consegnati.
-
-— D'Artagnan, disse Aramis con tuono di rimprovero, come mai avete
-potuto credere che avessimo fatto del susurro?
-
-D'Artagnan impallidì, e un tremito convulso scosse tutte le sue membra.
-
-— Tu mi spaventi, disse Athos, che non parlava che nelle grandi
-occasioni che cosa è dunque accaduto?
-
-— Corriamo, corriamo, amici miei! gridò d'Artagnan, un orribile
-sospetto mi agita lo spirito: sarebbe questa ancora un'altra vendetta
-di quella donna?
-
-Fu Athos che impallidì a sua volta.
-
-D'Artagnan si slanciò verso la bettola; i tre moschettieri e le due
-guardie lo seguirono.
-
-Il primo oggetto che colpì la vista di d'Artagnan, entrando nella
-sala da pranzo, fu Brisemont steso per terra e rotolandosi in mezzo ad
-atroci convulsioni.
-
-Planchet e Fourreau, pallidi come cadaveri, cercavano di prestargli
-soccorso; ma era evidente che ogni soccorso era inutile: tutti i tratti
-del viso del moribondo erano increspati dall'agonia.
-
-— Ah! gridò egli scorgendo d'Artagnan: ah! è orribile! voi fate
-sembiante di farmi grazia per poi avvelenarmi!
-
-— Io! gridò d'Artagnan, io, disgraziato! che dici tu dunque?
-
-— Io dico che siete stato voi che mi avete dato questo vino, io dico
-che siete stato voi che mi avete dato da bere, io dico che siete voi
-che vi vendicate di me, io dico che questa è una cosa orribile!.
-
-— Non credete niente Brisement, disse d'Artagnan; non credete niente:
-ve lo giuro.
-
-— Oh! ma vi è un Dio!; Dio vi punirà! mio Dio, ch'egli soffra un giorno
-quanto soffro io.
-
-— Sul mio onore, gridò d'Artagnan precipitandosi verso il moribondo, vi
-giuro che non sapeva che questo vino fosse avvelenato, e che io stesso
-era sul punto di berlo come voi.
-
-— Non lo credo, disse il soldato.
-
-E spirò in un aumento di tortura.
-
-— È orribile! mormorò Athos, nel mentre che Porthos, rompeva le
-bottiglie, e che Aramis dava gli ordini, un po' tardi, perchè si
-andasse a cercare un confessore.
-
-— Oh! amici miei, disse d'Artagnan, voi mi avete anche una volta
-salvata la vita, e non solo a me, ma ancora a questi compagni. Signori,
-continuò egli dirigendosi alle guardie, vi domando il silenzio sopra
-questa avventura: grandi personaggi potrebbero aver parte in tutto ciò
-che avete veduto, e il male di tutto ciò ricadrebbe su noi.
-
-— Ah! signore, balbettò Planchet più morto che vivo; ah! signore, io
-l'ho fuggita bella!
-
-— In che modo, furbo! gridò d'Artagnan, tu stavi per bere il mio vino?
-
-— Alla salute del re, signore; ero per bere un povero bicchiere, se
-Fourreau non mi avesse detto che mi chiamavano.
-
-— Ahimè! disse Fourreau, i di cui denti si sbattevano pel terrore, io
-voleva allontanarlo per berlo tutto da solo.
-
-— Signori, disse d'Artagnan indirizzandosi alle guardie, voi capirete
-che un simile festino non potrebbe essere che molto tristo dopo ciò che
-è accaduto; così accettate tutte le mie scuse, rimettiamo la partita a
-un altro giorno, ve ne prego.
-
-Le due guardie accettarono cortesemente le scuse di d'Artagnan ed
-accorgendosi che i quattro amici desideravano di restar soli, si
-ritirarono.
-
-Allorchè la guardia ed i tre moschettieri furono senza testimoni, si
-guardarono con un'aria che voleva dire: che ciascuno comprendeva la
-gravità della situazione.
-
-— Primieramente, disse Athos, sortiamo da questa camera; un morto è
-sempre una cattiva compagnia.
-
-— Planchet, disse d'Artagnan, vi raccomando di vegliare sul cadavere di
-questo povero diavolo; che sia sepolto in cimiterio. Aveva commesso un
-delitto è vero, ma se ne era anche pentito.
-
-E i quattro amici uscirono dalla camera lasciando Planchet e Fourreau
-incaricati di rendere gli onori mortuarii a Brisemont.
-
-L'oste dette loro un'altra camera, nella quale furono loro servite
-delle uova da bere, e dell'acqua che Athos andò a prendere da se stesso
-alla fontana. In poche parole Athos, Porthos e Aramis furono messi al
-corrente della situazione.
-
-— Ebbene! disse d'Artagnan ad Athos, voi lo vedete, amico caro, questa
-è una guerra a morte.
-
-Athos scosse la testa.
-
-— Sì, sì, diss'egli, lo vedo bene! ma credete voi che sia essa?
-
-— Ne sono sicuro.
-
-— Però, io vi confesso che ho ancora qualche dubbio.
-
-— Ma quel giglio sulla spalla?
-
-— Sarà una Inglese che avrà commesso qualche delitto in Francia, e che
-quindi sarà stata infamata in conseguenza del suo delitto.
-
-— Athos, è vostra moglie, ve lo dico io, rispose d'Artagnan; non vi
-ricordate voi dunque come tutti i connotati si rassomigliano.
-
-— Io però avrei creduto che l'altra fosse in realtà morta, perchè
-l'avevo bene impiccata.
-
-Fu d'Artagnan che questa volta scosse la testa.
-
-— Ma finalmente che cosa è quello che dovremo fare? disse il giovine.
-
-— Il fatto è che non si può restar così con una spada continuamente
-sospesa al di sopra della testa, disse Athos, e che bisogna uscire da
-questa situazione.
-
-— Ma in che modo.
-
-— Ascoltate; cercate di raggiungerla e di avere una spiegazione con
-lei. Ditele: la pace, o la guerra! sulla mia parola da gentiluomo di
-non dire giammai cosa alcuna, nè fare cosa alcuna contra di voi. Dal
-canto vostro, giuramento solenne di restar neutra a mio riguardo;
-altrimenti, io andrò a ritrovare il cancelliere, andrò a ritrovare il
-re, andrò a ritrovare il boia; metterò sossopra la corte contro di voi,
-io vi denunzierò come infame: vi farò mettere sotto processo, e se voi
-sarete assoluta, ebbene io vi ucciderò, fede da gentiluomo, all'angolo
-di qualche strada, come ucciderei un cane arrabbiato.
-
-— Mi piace assai questo piano, disse d'Artagnan; ma come potrò metterlo
-ad esecuzione!
-
-— Il tempo porta seco l'occasione; l'occasione è la martingala
-dell'uomo: più s'impegna, e più si vince, quando si sa aspettare.
-
-— Sì, ma aspettare circondato da assassini e da avvelenatori...
-
-— Bah! disse Athos, Dio ci ha conservati fin qui, Dio ci conserverà
-pure per l'avvenire.
-
-— Sì, noi... poi altronde siamo uomini, e alla fine, è del nostro stato
-l'arrischiare la nostra vita; ma, ma essa... soggiunse egli a mezza
-voce.
-
-— Chi è quest'essa? domandò Athos.
-
-— Costanza.
-
-— La signora Bonacieux? ah sì, è giusto, disse Athos. Povero amico!
-dimenticava che siete innamorato.
-
-— Ebbene! ma, disse Aramis, non avete voi veduto dalla lettera stessa,
-che fu ritrovata sul miserabile che è stato ucciso, che ella era in
-convento? nei conventi si sta benissimo, e tosto che l'assedio della
-Rochelle sarà terminato, vi prometto per conto mio...
-
-— Buono, disse Athos. Sì, mio caro, Aramis, noi sappiamo che i vostri
-voti tendono al ritiro.
-
-— Io non sono moschettiere che provvisoriamente, disse umilmente Aramis.
-
-— Sembra che sia molto tempo che non abbiate ricevuto notizia della
-vostra amica, disse a bassa voce Athos; ma non fate attenzione, noi
-conosciamo questo.
-
-— Ebbene! disse Porthos, mi sembra che vi potrebbe essere un mezzo
-semplice.
-
-— E quale? domandò d'Artagnan.
-
-— Ella è in un convento, voi dite? riprese Porthos.
-
-— Sì.
-
-— Ebbene, tosto terminato l'assedio, noi la rapiremo da questo convento.
-
-— Sì, ma bisogna prima sapere in quale convento ella sia.
-
-— È giusto disse Porthos.
-
-— Ma, ora che vi penso, disse Athos, non pretendete voi, caro
-d'Artagnan, che sia stata la regina che abbia fatta la scelta del
-convento?
-
-— Sì, io lo credo almeno.
-
-— Ebbene, ma Porthos ci aiuterà in questo.
-
-— In che modo? se vi aggrada.
-
-— Per mezzo della vostra principessa, della vostra duchessa, della
-vostra marchesa; ella deve avere le braccia lunghe.
-
-— Zitto! disse Porthos mettendo un dito sulle sue labbra, io la credo
-un poco ministeriale, per conseguenza non deve sapere nulla da noi.
-
-— Allora, disse Aramis, io m'incarico di averne notizia.
-
-— Voi, Aramis! gridarono i tre amici; ed in che modo?
-
-— Per mezzo dell'elemosiniere della regina, col quale sono in stretta
-amicizia, disse Aramis arrossendo.
-
-E dopo questa assicurazione, i quattro amici, che avevano terminato
-il loro modesto vitto, si separarono con promessa di rivedersi nella
-stessa sera. D'Artagnan ritornò ai Minimi, e i tre moschettieri
-raggiunsero il quartiere del re, ove essi dovevano far preparare il
-loro alloggio.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLIII.
-
-L'ALBERGO DEL COLOMBAIO ROSSO
-
-
-Appena giunto al campo, il re, che aveva tanta fretta di ritrovarsi
-in faccia del nemico, e che divideva l'odio del ministro contro
-Buckingham, volle fare tutte le disposizioni dapprima per scacciare
-gl'inglesi dall'isola Re, in seguito per stringere l'assedio della
-Rochelle; ma, suo malgrado, fu ritardato a cagione delle dissenzioni
-che scoppiarono fra il signor Bassompierre e Schömberg contro il duca
-d'Angoulème.
-
-I signori Bassompierre e Schömberg erano marescialli di Francia, e
-reclamavano il loro diritto di comandare l'armata sotto gli ordini del
-re; ma il ministro che sapeva essere Bassompierre ugonotto nel fondo
-del suo cuore, e che stringeva debolmente gl'inglesi e Rochellesi, suoi
-fratelli in religione, spingeva al contrario il duca di Angoulème,
-che il re a sua istigazione aveva nominato luogotenente generale.
-Ne risultò, sotto pena di vedere i signori Bassompierre e Schömberg
-disertare l'armata, di dover loro affidare a ciascuno un comando
-speciale.
-
-Bassompierre prese i suoi quartieri al nord della città da Lalen fino a
-Dompierre; il duca di Angoulème prese i suoi all'est, da Dompierre fino
-a Périgny.
-
-Il sig. Schömberg, al mezzogiorno, da Périgny fino ad Angoulin.
-
-Il quartiere di Monsieur era Dompierre.
-
-Il quartiere del re era un poco ad Estré, un poco alla Jarre.
-
-Finalmente l'alloggio del ministro era sulle dighe, o piuttosto sul
-ponte della Pierre, in una piccola casa senza alcun trinceramento.
-
-In questo modo Monsieur sorvegliava Bassompierre, il re il duca
-d'Angoulème, il ministro il signor de Schömberg.
-
-Stabilita questa organizzazione, fu subito la prima cura quella di
-scacciare gl'Inglesi dall'isola.
-
-La circostanza era favorevole. Gl'Inglesi che prima di ogni altra cosa
-hanno bisogno di buoni viveri per essere buoni soldati, non mangiando
-più che carni salate e cattivo biscotto, avevano molti malati nel
-loro campo; di più, il mare, molto pericoloso in quell'epoca dell'anno
-lungo tutte le coste di ponente, metteva tutti i giorni qualche piccolo
-bastimento a secco, e la spiaggia, dalla punta d'Aiguillon fino alla
-trincea, era letteralmente, a ciascuna marea, ricoperta di pini, di
-alberi e di feluche rotte; ne risultava che, quand'anche i soldati del
-re si fermassero nel loro campo, era evidente che un giorno o l'altro
-Buckingham, che non restava nell'isola Re se non per ostinazione,
-sarebbe obbligato di levare l'assedio.
-
-Ma siccome il signor di Toiras fece dire che tutto si preparava nel
-campo nemico per un nuovo assalto, il re giudicò che era tempo di
-finirla, e dette gli ordini necessari per un affare decisivo.
-
-Non essendo nostra intenzione di fare il giornale dell'assedio, ma al
-contrario di non riportare che quegli avvenimenti che sono strettamente
-collegati colla storia che raccontiamo, ci contenteremo di dire in
-due parole che l'intrapresa riuscì con gran contento del re, con
-gloria del sig. duca ministro. Gl'Inglesi respinti piede per piede,
-battuti da tutte le parti, sommersi al passaggio dell'isola, furono
-obbligati di rimbarcarsi, lasciando sul campo di battaglia due mila
-uomini, fra i quali cinque colonnelli tre tenenti-colonnelli, dugento
-cinquanta capitani, e venti gentiluomini di qualità con due pezzi di
-cannone, e sessanta bandiere, che furono portate a Parigi da Claudio
-di San Simone, e sospese con gran pompa alla volta della chiesa di
-Nostra-Donna.
-
-Fu cantato il _Te Deum_, al campo, e di là si propagò per tutta la
-Francia. Il ministro restò dunque padrone di continuare l'assedio,
-senza dovere momentaneamente almeno aver nulla a temere per parte degli
-Inglesi.
-
-Un inviato del duca di Buckingham, nominato Montaigu, era stato
-preso, e si era avuta la pruova di una lega fra l'Impero la Spagna
-l'Inghilterra e la Lorena.
-
-Questa era la lega contro la Francia.
-
-Di più, negli appartamenti di Buckingham, che era stato costretto di
-abbandonare così precipitosamente, si erano ritrovate delle carte,
-nelle quali si confermava questa lega, a quanto pure ci assicura il
-ministro nelle sue memorie che compromettevano fortemente la signora de
-Chevreuse, e per conseguenza la regina.
-
-Però era sul ministro che pesava tutta la responsabilità, perchè non si
-può essere ministro senza essere responsabile. Per cui tutte le risorse
-del suo vasto genio erano tese notte e giorno, e occupate ad ascoltare
-il menomo rumore che si elevasse in uno dei più gran regni d'Europa.
-
-Il ministro conosceva l'attività, e soprattutto l'odio di Buckingham;
-se la lega che minacciava la Francia trionfava, tutta la sua
-influenza era perduta, la politica spagnuola e alemanna aveva i
-suoi rappresentanti nel gabinetto del Louvre, dove non aveva ancora
-partigiani. Richelieu, il ministro francese, il ministro nazionale
-per eccellenza, era perduto; il re, che, mentre lo obbediva come
-un fanciullo, l'odiava, come un fanciullo odia il suo maestro,
-l'abbandonava alle vendette riunite di Monsieur e della regina.
-
-Egli era perduto, e con lui forse tutta la Francia; bisognava dunque
-riparare questo colpo.
-
-Fu per questo che si videro i corrieri divenuti ad ogni istante più
-numerosi, succedersi notte e giorno a questa piccola casa del ponte
-della Pierre, ove il ministro aveva stabilita la sua residenza.
-
-Erano persone di ogni specie e carattere, di ogni abito e costume;
-donne alquanto imbarazzate nel loro vestito da paggio, le di cui
-larghe pieghe del gonnellino, non giungevano a nascondere interamente
-le forme arrotondate; finalmente paesani colle mani annerite ma le
-gambe sottili, e che facevano sentire l'uomo di qualità da una lega di
-distanza.
-
-Quindi altre visite meno ancora aggradevoli, poichè due o tre volte
-corse la voce che il ministro era sul punto di essere assassinato.
-
-È vero che i nemici di Sua Eccellenza dicevano che era egli stesso che
-faceva spargere questa voce, e che metteva in campagna gli assassini
-mal destri per avere, all occorrenza, il diritto di rappresaglia; ma
-non bisogna credere nè a quello che dicono i ministri, nè a quello che
-dicono i loro nemici.
-
-Ciò del resto non toglieva al ministro, cosa che i suoi più accaniti
-detrattori non hanno mai contestato, il coraggio personale di fare
-delle corse notturne, ora per comunicare al duca di Angoulème degli
-ordini importanti, ora per andare a prendere dei concerti col re, ora
-per conferire con qualche messaggiero che non voleva che fosse veduto
-nella sua abitazione.
-
-Dal canto loro, i moschettieri che non avevano gran cosa da fare
-all'assedio, non erano tenuti con regolamenti severi, e menavano una
-gioconda vita. Ciò era loro tanto più facile, particolarmente ai nostri
-tre compagni perchè erano amici del sig. de Tréville; essi ottenevano
-facilmente da lui di potere rientrare tardi, e di restare fuori anche
-dopo la chiusura del campo con dei permessi particolari.
-
-Ora una sera che d'Artagnan era di guardia alla trincea, e che non
-aveva potuto accompagnarli, Athos, Porthos ed Aramis, montati sopra
-i loro cavalli di battaglia, avviluppati nei loro mantelli da guerra,
-con una mano sulla incassatura delle loro pistole, ritornavano tutti
-e tre da una bettola, che Athos aveva scoperta due giorni prima, posta
-sulla strada della Jarre e che si chiamava il _Colombaio rosso_. Essi
-seguivano il cammino che conduceva al campo, tenendosi sulle difese,
-come abbiamo detto per timore di qualche imboscata, allorchè, a un
-quarto di lega circa dal villagio di Boisnau, credettero sentire il
-passo di una cavalcata che veniva verso di loro. Tosto si fermarono
-tutti e tre, stretti l'uno all'altro; e aspettarono, stando sul mezzo
-della strada. Un istante dopo, precisamente in cui la luna usciva da
-una nube, videro comparire da una voltata della strada due cavalieri,
-che a loro volta si fermarono, sembrando deliberare se dovevano o no
-continuare la strada, o ritornare addietro. Questa esitazione dette
-qualche sospetto ai tre amici, e Athos facendo un passo in avanti,
-gridò colla sua voce ferma:
-
-— Chi vive?
-
-— Chi vive a voi stessi? domandò uno dei due cavalieri.
-
-— Questo non è rispondere! disse Athos. Chi vive? rispondete o
-scarichiamo.
-
-— Guardate a ciò che fate, disse allora una voce vibrante che sembrava
-avere l'abitudine di comandare.
-
-— Sarà un qualche ufficiale superiore che fa la sua ronda notturna,
-disse Athos, rivoltandosi verso i suoi amici che volete voi fare,
-signori?
-
-— Chi siete voi? disse la stessa voce collo stesso tuono di comando:
-rispondete, o vi potreste ritrovar male per la vostra disobbedienza.
-
-— Moschettieri del re! disse Athos, sempre più convinto che quegli che
-l'interrogava in tal modo ne aveva il diritto.
-
-— Di qual compagnia?
-
-— Compagnia de Tréville.
-
-— Avanzatevi all'ordine, e venite a rendermi conto di ciò che fate qui
-a quest'ora.
-
-I tre compagni si avanzarono coll'orecchia un poco bassa, poichè tutti
-e tre erano allora convinti di aver che fare con uno più di loro. Fu
-però lasciato ad Athos di portare la parola.
-
-Uno dei due cavalieri, quello che aveva parlato il secondo, era dieci
-passi più avanti del suo compagno; Athos fece segno a Porthos ed Aramis
-di rimanere essi pure in addietro; e si avanzò solo.
-
-— Perdono mio ufficiale, disse Athos ma noi non sapevamo con chi
-avevamo che fare, e voi potete vedere che facevamo buona guardia.
-
-— Il vostro nome? disse l'ufficiale che si copriva una parte del viso
-col mantello.
-
-— Prima il vostro, signore, disse Athos che cominciava a disgustarsi
-contro questa inquisizione, datemi prima, vi prego, la pruova che voi
-avete il diritto d'interrogarmi.
-
-— Il vostro nome? riprese una seconda volta il cavaliere, lasciando
-cadere il suo mantello in modo da far apparire tutto il suo viso
-scoperto.
-
-— Il signor ministro! gridò il moschettiere stupefatto.
-
-— Il vostro nome? riprese per la terza volta Sua Eccellenza.
-
-— Athos! disse il moschettiere.
-
-Il ministro fece un segno allo scudiere, che si avvicinò.
-
-— Questi tre moschettieri ci seguiranno, diss'egli a bassa voce, io
-non voglio che si sappia che sono uscito dal campo; e ordinando che ci
-seguano, noi siamo sicuri ch'essi non lo diranno a nessuno.
-
-— Noi siamo gentiluomini, Eccellenza, disse Athos; domandateci dunque
-la nostra parola; e non abbiate alcuna inquietudine. Grazie a Dio, noi
-sappiamo custodire un segreto.
-
-Il ministro fissò i suoi occhi penetranti sopra questo ardito
-interlocutore.
-
-— Voi avete l'orecchio fino, signor Athos, disse il ministro, ma ora
-ascoltatemi: non è per diffidenza che io vi prego di seguirmi; i vostri
-due compagni saranno i signori Porthos ed Aramis?
-
-— Sì, Eccellenza, disse Athos, nel mentre che i due moschettieri
-rimasti in addietro s'innoltravano col cappello in mano.
-
-— Io vi conosco, signori, disse il ministro, vi conosco; io so che
-non siete del tutto fra i miei amici, e ne sono dispiacente; ma so
-d'altronde che siete coraggiosi e leali gentiluomini e che si può
-fidarsi di voi Signor Athos, fatemi dunque l'onore di accompagnarmi,
-voi e i vostri due amici, ed allora avrò una scorta da fare invidia a
-Sua Maestà, se lo incontriamo.
-
-I tre moschettieri s'inchinarono fino sul collo del loro cavallo.
-
-— Ebbene! sul mio onore, disse Athos, Vostra Eccellenza ha ragione di
-condurci seco: noi abbiamo incontrato sulla strada dei visi orribili,
-ed anzi nella osteria del Colombaio rosso abbiamo avuto una contesa con
-quattro di questi brutti visi.
-
-— Una contesa! e perchè, signori? disse il ministro, io non amo le
-liti, voi lo sapete.
-
-— È precisamente per questo che ho avuto l'onore di prevenire Vostra
-Eccellenza di ciò che è accaduto, poichè potrebbe saperlo da qualcun
-altro, e dietro un rapporto crederci in mancanza.
-
-— E quale è stato il risultato di questa lite? domandò il ministro
-aggrottando il sopracciglio.
-
-— Il mio amico Aramis, che qui vedete, ha ricevuto un piccolo colpo di
-spada nel braccio, cosa che non gli impedirà, come Vostra Eccellenza
-può vederlo, di montare all'assalto, se Vostra Eccellenza ordina la
-scalata.
-
-— Ma voi non siete uomo da lasciar dare un colpo così, disse il
-ministro. Sentiamo, siate franco, signore, voi pure ne avete reso
-qualcuno: confessatevi; voi sapete che io ho il diritto di dare
-l'assoluzione.
-
-— Io, Mio-signore, non ho neppure messo mano alla spada, ma ho preso
-pel corpo quello con cui avevo a che fare, e l'ho gettato dalla
-finestra; sembra che cadendo, continuò, Athos con qualche esitazione,
-egli si sia rotta la coscia.
-
-— Ah! ah! fece il ministro, e voi signor Porthos?
-
-— Io, Eccellenza, sapendo che il duello è proibito, ho afferrato una
-panca, e ho dato un colpo a uno di questi briganti, e credo di avergli
-rotta una spalla.
-
-— Bene! disse il ministro, e voi signor Aramis?
-
-— Io, Eccellenza, siccome sono di naturale dolcissimo, e che
-d'altronde, cosa che forse non sa Vostra Eccellenza, sono sul punto
-di ritirarmi dal mondo, io voleva dividere i miei camerati, quando
-uno di questi miserabili mi ha dato a tradimento un colpo che mi ha
-traversato il braccio; allora mi è mancata la pazienza, ho cavato io
-pure lo spada, e siccome egli ritornava alla carica, credo aver sentito
-che gettandosi sopra di me, se l'abbia fatta attraversare pel corpo; so
-solo che è caduto, e mi è sembrato che lo portassero via coi suoi due
-compagni.
-
-— Diavolo! signori, disse il ministro, tre uomini fuori di
-combattimento per una quistione da bettola! voi non vi andate colla
-mano morta; e a proposito da che è nata questa querela?
-
-— Questi miserabili erano ubriachi, disse Athos, e sapendo che vi era
-una donna, giunta poco prima nell'osteria, essi volevano forzare la sua
-porta.
-
-— E questa donna era giovane e bella? domandò il ministro con una certa
-inquietudine.
-
-— Noi non l'abbiamo veduta, Eccellenza, disse Athos.
-
-— Voi non l'avete veduta? benissimo, va benissimo! riprese vivamente il
-ministro; avete fatto bene a difendere l'onore di una donna, e siccome
-è all'albergo del Colombaio rosso ove io pure vado, saprò se mi avete
-detta la verità.
-
-— Mio-signore, disse con fierezza Athos, noi, siamo gentiluomini, e per
-salvare la nostra testa non diremmo una bugia.
-
-— Io pure non dubito sulla verità di ciò che dite, signor Athos; non ne
-dubito un solo istante. Ma aggiunse egli per cambiare la conversazione,
-questa donna era dunque sola?
-
-— Questa dama aveva un cavaliere chiuso nella sua camera, rispose
-Athos; ma siccome questo cavaliere, ad onta del rumore, non si è fatto
-vedere, è a presumere che questo sia un vile.
-
-— Non giudicare da temerario, dice l'Evangelo, replicò il ministro.
-
-Aramis s'inchinò.
-
-— Ed ora, signori, sta bene, continuò Sua Eccellenza, io so quando ne
-volevo sapere; seguitemi.
-
-I tre moschettieri passarono dietro al ministro che si avviluppò
-di nuovo il viso nel suo mantello, e rimise il suo cavallo in moto
-prendendo otto o dieci passi di vantaggio sulle persone che componevano
-la sua scorta.
-
-Si giunse ben presto al silenzioso e solitario albergo. Senza dubbio
-l'oste sapeva quale illustre personaggio stava per alloggiare e per
-conseguenza avea mandato via tutti gli importuni.
-
-Dieci passi prima di arrivare alla porta, il ministro fece un segno
-al suo scudiere, ed ai tre moschettieri di fare alto; un cavallo già
-insellato era attaccato ad una inferriata, il ministro battè tre volte,
-ed in un modo particolare.
-
-Un uomo avvolto in un mantello uscì subito, e cambiò alcune parole
-rapidamente col ministro, dopo di che rimontò a cavallo, e partì nella
-direzione di Surgère, che era pure quella di Parigi.
-
-— Avanti, signori, disse il ministro. Voi mi avete detta la verità,
-miei gentiluomini, diss'egli indirizzandosi ai tre moschettieri, e
-non dipenderà da me, che il nostro incontro di questa sera non debba
-riuscirvi vantaggioso. Frattanto, seguitemi.
-
-Il ministro pose i piedi a terra, e i tre moschettieri fecero
-altrettanto; il ministro gettò le redini del suo cavallo nelle mani del
-suo scudiere, i tre moschettieri attaccarono le redini dei loro ad una
-inferriata.
-
-L'oste stava sulla soglia della porta, per lui il ministro altro non
-era che un ufficiale che veniva a far visita ad una signora.
-
-— Avete voi qualche camera al pian terreno ove questi signori possono
-aspettarmi stando vicini ad un buon fuoco? disse il ministro.
-
-L'oste aprì una porta di una sala, nella quale precisamente era stato
-surrogato un eccellente e grande cammino ad un cattivo braciere.
-
-— Ho questa, disse egli.
-
-— Sta bene, rispose il ministro. Entrate, signori, e compiacetevi
-aspettarmi; io non starò più di una mezza ora.
-
-E nel mentre che i tre moschettieri entravano nella camera al pian
-terreno, il ministro, senza domandare più ampie informazioni, montò la
-scala come un uomo che non ha bisogno che gli venga indicata la strada.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLIV.
-
-UTILITÀ DELLE GOLE DA BRACIERE
-
-
-Egli è evidente che, senza dubitarsene, e mossi soltanto dal loro
-carattere cavalleresco e avventuriero, i nostri tre amici avevano
-reso qualche servizio ad una persona che il ministro onorava della sua
-particolare protezione.
-
-Ora chi era questa persona? fu la domanda che per prima si fecero fra
-di loro i tre moschettieri; quindi vedendo che alcune delle risposte
-che poteva fare la loro intelligenza non era soddisfacente, Porthos
-chiamò l'oste e si fece portare dei dadi.
-
-Egli ed Aramis si assisero ad una tavola, e si misero a giuocare, Athos
-passeggiava riflettendo.
-
-Mentre rifletteva e passeggiava, Athos passava e ripassava davanti la
-gola del braciere rotto per metà e la di cui estremità metteva nella
-camera superiore, e ciascheduna volta che passava e ripassava, sentiva
-un rumore di parole che finirono col fissare la di lui attenzione.
-Quindi si avvicinò e distinse alcune parole che gli parvero senza
-dubbio di meritare un tale interesse, che gli fecero far segno ai suoi
-due compagni di tacere, restando egli stesso incurvato coll'orecchio
-teso all'altezza dell'orifizio inferiore.
-
-— Ascoltate, milady, diceva il ministro, l'affare è importante.
-Sedetevi, e parliamo.
-
-— Milady! mormorò Athos.
-
-— Io ascolto Vostra Eccellenza con la più grande attenzione, rispose
-una voce di donna che fece fremere il moschettiere.
-
-— Un piccolo bastimento con equipaggio inglese, il di cui capitano sta
-a' miei ordini, vi aspetta all'imboccatura della Charente, al forte
-della Punta; egli metterà alla vela domani mattina.
-
-— Bisogna dunque che io vada questa notte.
-
-— Sull'istante medesimo; vale a dire dopo che avrete ricevuto le
-mie istruzioni. Due uomini che, uscendo, ritroverete alla porta, vi
-serviranno di scorta; voi mi lascerete uscire pel primo; quindi una
-mezz'ora dopo di me uscirete voi pure.
-
-— Sì, Mio-signore. Ora, ritorniamo alla missione di cui volete
-incaricarmi, e siccome io metto molto interesse per continuare a
-meritarmi la confidenza di Vostra Eccellenza, degnatevi di espormela
-in termini chiari e precisi, affinchè io non abbia a commettere alcun
-errore.
-
-Vi fu un istante di profondo silenzio fra i due interlocutori; era
-evidente che il ministro pesava in antecedenza i termini coi quali
-stava per esprimersi, e che milady raccoglieva tutte le sue facoltà
-intellettuali per comprendere le cose che stava per dirle, e per
-imprimersele nella sua memoria quando sarebbero dette.
-
-Athos approfittò di questo momento per dire ai suoi due compagni di
-chiudere la porta per di dentro, e per far loro segno che venissero ad
-ascoltare insieme con lui.
-
-I due moschettieri, che amavano i loro comodi, portarono una sedia per
-ciascuno di loro due, ed una terza per Athos. Tutti e tre si assisero
-con le loro teste avvicinate, e le orecchie in ascolto.
-
-— Voi partirete per Londra, riprese il ministro. Giunta colà, andrete a
-ritrovare Buckingham.
-
-— Io farò osservare a Vostra Eccellenza, disse milady, che dopo
-l'affare dei puntali di diamanti, pei quali il duca ha sempre avuto dei
-sospetti su me, Sua Grazia non ha più alcuna confidenza in me.
-
-— Ma questa volta, disse il ministro, non si tratta più di accattivarsi
-la sua confidenza, ma di presentarsi francamente e lealmente come
-negoziatrice.
-
-— Francamente e lealmente? ripetè milady con un indicibile accento di
-doppiezza.
-
-— Sì, francamente e lealmente, riprese il duca con lo stesso tuono;
-tutto questo affare deve essere trattato allo scoperto.
-
-— Io seguirò alla lettera le istruzioni di Vostra Eccellenza, e aspetto
-che me le partecipi.
-
-— Voi anderete a ritrovare Buckingham per parte mia, e gli direte che
-io so tutti i preparativi ch'egli fa, ma che non me ne prendo punto
-alcun pensiero, attesochè al primo movimento che egli arrischierà, io
-perderò la regina.
-
-— Crederà egli che Vostra Eccellenza è al caso di mantenere la minaccia
-che ora fa?
-
-— Sì, poichè ho delle pruove.
-
-— Bisogna che io possa presentare queste pruove e la loro importanza.
-
-— Senza dubbio, e gli direte: primo che io pubblico il rapporto di
-Bois-Robert e del marchese Beatru, sulla conversazione che il duca
-ha avuto in casa della signora contestabile con la regina, la sera
-in cui la signora contestabile ha dato una gran festa mascherata: gli
-direte, affinchè non dubiti più, che egli vi venne col costume di gran
-Mogol, che doveva portare il cavaliere de Guise, e che ha comprato da
-quest'ultimo mediante la somma di tremila doppie.
-
-— Bene, Mio-signore.
-
-— Tutti i particolari della sua entrata al Louvre, e della sua uscita,
-durante la notte in cui si è introdotto nel palazzo, sotto le vesti
-di un dicitore di buona avventura italiano mi sono noti; gli direte,
-perchè non abbia ancora a dubitare della autenticità delle mie
-informazioni, ch'egli aveva sotto il suo mantello una gran veste bianca
-disseminata di lagrime nere, di teste di morte, e di ossa incrociate,
-poichè nel caso di una sorpresa doveva farsi credere il fantasma della
-donna bianca, che, come ciascuno sa, ritorna a comparire al Louvre,
-ogni qualvolta sta per accadere un grande avvenimento.
-
-— È tutto qui, Mio-signore.
-
-— Ditegli che so ancora tutte le circostanze della avventura d'Amiens;
-che farò fare un piccolo romanzo spiritosamente composto, con un
-piano del giardino, e i ritratti dei principali attori di questa scena
-notturna.
-
-— Gli dirò anche questo.
-
-— Ditegli ancora che io tengo prigioniero Montaigu, che Montaigu è alla
-Bastiglia, che è vero che non gli fu ritrovata indosso alcuna lettera,
-ma che la tortura può fargli dire tutto ciò che sa, ed ancora ciò che
-non sa.
-
-— A meraviglia!
-
-— Finalmente, aggiungete che Sua Grazia, nella fretta precipitata che
-ha impiegata nel lasciare l'isola Re, dimenticò nel suo alloggio alcune
-lettere della signora de Chevreuse, che compromettono particolarmente
-la regina, in quanto che esse provano che Sua Maestà non solo può amare
-i nemici del re, ma ancora che ella cospira con quelli della Francia.
-Avete voi ben ritenuto tutto ciò che ho detto?
-
-— Vostra Eccellenza ne giudichi da se stessa: il ballo mascherato
-della signora contestabile, la notte del Louvre, la serata d'Amiens,
-l'arresto di Montaigu, la lettera della signora de Chevreuse.
-
-— Sta bene, disse il ministro, sta bene; voi avete una felice memoria,
-milady.
-
-— Ma, riprese quella a cui il ministro aveva diretto questo
-complimento, se malgrado tutte queste ragioni il duca non si
-arrendesse, e continuasse a minacciare la Francia?
-
-— Il duca è innamorato come un pazzo, o piuttosto come uno stupido,
-riprese Richelieu con una profonda amarezza. Come gli antichi paladini,
-egli non ha intrapresa questa guerra che per ottenere uno sguardo
-dalla sua bella. Se egli sa che questa guerra può costare l'onore, e
-fors'anche la libertà della donna dei suoi pensieri, come egli dice, vi
-garantisco che vi penserà due volte.
-
-— Eppure, disse milady con una persistenza che provava che voleva veder
-chiaro fino al termine della missione di cui era incaricata, eppure
-s'egli persiste?
-
-— Se egli persiste?... disse il ministro, ciò non è probabile.
-
-— Ciò è però possibile, disse milady.
-
-— S'egli persiste...
-
-Sua Eccellenza fece una pausa, e riprese:
-
-— S'egli persiste, ebbene! io spererò in uno di quelli avvenimenti che
-cambiano la faccia degli stati.
-
-— Se Vostra Eccellenza volesse citarmi nella storia qualcuno di
-questi avvenimenti, disse milady, forse dividerei la sua confidenza
-nell'avvenire.
-
-— Ebbene sentite, per esempio, disse Richelieu, quando nel 1610, per
-una causa presso a poco simile a quella che fa muovere il duca, il
-re Enrico IV, di gloriosa memoria, stava per invadere ad un tempo
-la Fiandra e l'Italia per colpire l'Austria da due parti, ebbene!
-non è accaduto un avvenimento che salvò l'Austria? perchè il re di
-Francia non potrebbe avere una circostanza uguale a quella che ebbe
-l'imperatore?
-
-— Vostra Eccellenza vuol parlare del colpo di coltello della strada
-Feronniere.
-
-— Precisamente, disse il ministro.
-
-— Vostra Eccellenza non teme che il supplizio di Ravaillac spaventi
-coloro che per un momento avessero avuto il pensiero d'imitarlo.
-
-— Vi è in tutti i paesi, particolarmente se questi paesi sono divisi
-di religione, dei fanatici che non domanderebbero di meglio che di
-divenire martiri. Ed ecco: precisamente in questo momento mi ritorna
-il pensiero che i puritani sono furiosi contro il duca di Buckingham, e
-che i loro predicatori lo indicarono come l'anticristo.
-
-— Ebbene? disse milady.
-
-— Ebbene? continuò il ministro con un'aria indifferente, non si
-tratterebbe per il momento, per esempio, che di trovare una donna
-bella, giovane, accorta, che avesse a vendicare se stessa sul duca. Una
-tal donna può ritrovarsi. Il duca, è un uomo di buone fortune, e se ha
-seminati molti amori, colle sue promesse di eterna costanza, ha pure
-seminati molti odii colle sue eterne infedeltà.
-
-— Senza dubbio, disse freddamente milady, una tal donna si può
-ritrovare.
-
-— Ebbene! una donna che mettesse il coltello di Giacomo Clement, o di
-Ravaillac nelle mani di un fanatico, salverebbe la Francia.
-
-— Sì, ma ella sarebbe la complice di un assassino.
-
-— Sono mai stati conosciuti i complici di Ravaillac, o di Giacomo
-Clement?
-
-— No, perchè forse essi erano posti troppo in alto onde si osasse
-di andarli a cercare là ove erano. Non si brucerebbe il palazzo di
-giustizia per tutti, Mio-signore.
-
-— Voi dunque credete che l'incendio del palazzo di giustizia abbia
-avuto tutt'altra causa di quella di un semplice caso fortuito? domandò
-Richelieu nel modo che avrebbe fatto un'interrogazione senza alcuna
-importanza.
-
-— Io, Mio-signore, rispose milady, io non credo niente. Io cito un
-fatto, e nulla più. Solamente, dico che se mi chiamassi madamigella
-Montpensier, o la regina Maria de Medici, prenderei minori precauzioni
-di quelle che non prendo, chiamandomi semplicemente lady de Winter.
-
-— È giusto, disse Richelieu. Che vorreste voi dunque?
-
-— Io vorrei un ordine che ratificasse in antecedenza tutto ciò che
-vorrei fare per il maggior bene della Francia.
-
-— Ma bisognerebbe prima ritrovare la donna che ho detto, che avesse a
-vendicarsi del duca.
-
-— Essa è ritrovata, disse milady.
-
-— Quindi bisognerebbe ritrovare quel miserabile fanatico che servisse
-di strumento alla giustizia di Dio.
-
-— Si ritroverà.
-
-— Ebbene! disse il duca, allora sarà tempo di reclamare l'ordine che
-ora domandate.
-
-— Vostra Eccellenza ha ragione, riprese milady, e sono io che ho torto
-di vedere nella missione di cui vengo onorata, tutt'altra cosa, che
-ciò che vi è realmente; vale a dire, di annunziare a Sua Grazia, per
-parte di Vostra Eccellenza, che voi conoscete i diversi traversamenti
-per mezzo dei quali egli è giunto ad avvicinarsi alla regina durante
-la festa data dalla signora contestabile, che voi avete le pruove del
-colloquio accordato al Louvre dalla regina a certo astrologo italiano,
-che non è altra cosa che il duca di Buckingham; che voi avete comandato
-un piccolo romanzo dei più spiritosi sull'avventura d'Amiens col
-piano del giardino in cui è accaduto questa avventura, e il ritratto
-degli attori che vi figurarono; che Montaigu è alla Bastiglia, e che
-la tortura può fargli dire tutte le cose di cui si ricorda, ed anche
-quelle di cui non si ricorda; finalmente che voi possedete certa
-lettera della signora de Chevreuse, ritrovata nell'alloggio di Sua
-Grazia, che compromette grandemente non solo quella che l'ha scritta
-ma ancora quella a nome della quale è stata scritta. Quindi, se egli
-persiste, malgrado tuttociò, siccome la mia missione si limita a quanto
-ho detto, io non avrò più che a pregar Dio di fare un miracolo per
-salvare la Francia. È questo tutto ciò, signore, io non avrò altra cosa
-da fare?
-
-— Sta bene, rispose seccamente il ministro.
-
-— Ed ora, disse milady senza sembrare di rimarcare il cambiamento di
-tuono del duca e del suo sguardo, ora ho ricevuto le mie istruzioni
-da Vostra Eccellenza, a proposito dei suoi nemici; Mio-signore, mi
-permetta di dirgli due parole sopra i miei.
-
-— Voi dunque avete dei nemici? domandò Richelieu.
-
-— Sì, Mio-signore, dei nemici contro i quali dovete prestarmi un
-appoggio, poichè io me gli sono fatti servendo Vostra Eccellenza.
-
-— E quali? replicò il duca.
-
-— Primieramente, una piccola intrigante che si chiama Bonacieux.
-
-— Ella è nella prigione di Montes.
-
-— Vale a dire che vi era, riprese milady, ma la regina ha sorpreso un
-ordine del re col quale l'ha fatta trasportare in un convento.
-
-— In un convento? disse Richelieu.
-
-— Sì, in un convento.
-
-— In quale.
-
-— Non lo so; il secreto è ben custodito.
-
-— Io l'avrò.
-
-— E vostra Eccellenza mi dirà in qual convento è questa donna?
-
-— Io non vedo che vi possa essere alcun inconveniente, disse il
-ministro.
-
-— Bene. Ora ho un altro nemico molto più da temere per me di questa
-piccola signora Bonacieux.
-
-— E quale?
-
-— Il suo amante.
-
-— Come si chiama?
-
-— Oh! Vostra Eccellenza lo conosce bene, gridò milady trasportata
-dalla collera, è il nostro cattivo genio di tutti e due; è quegli che
-nell'incontro delle guardie di Vostra Eccellenza ha deciso la vittoria
-in favore dei moschettieri del re; è quegli che ha dato quattro colpi
-di spada a de Wardes, vostro emissario, e che ha fatto andare a vuoto
-l'affare dei puntali; è quegli finalmente che, sapendo che sono stata
-io che gli ho involato la signora Bonacieux, ha giurato la mia morte.
-
-— Ah! ah! disse il ministro, so di chi volete parlare.
-
-— Io voglio parlare di quel miserabile di d'Artagnan.
-
-— È un ardito compagnone, disse il ministro.
-
-— È precisamente per questo, che essendo un ardito compagnone, è tanto
-più da temersi.
-
-— Bisognerebbe, disse il duca, avere una pruova delle sue intelligenze
-con Buckingham.
-
-— Una pruova? gridò milady, io ne avrò dieci.
-
-— Ebbene! allora è la cosa più semplice del mondo: datemi questa
-pruova, ed io ve lo mando alla Bastiglia.
-
-— Bene, Mio-signore, ma in seguito?
-
-— Quando si è alla Bastiglia, non vi è più in seguito, disse il
-ministro con voce sorda. Ah! per bacco! continuò egli, se mi fosse così
-facile di sbarazzarmi del mio nemico come mi è facile di sbarazzarmi
-del vostro, e se fosse contro simili persone che voi mi domandate
-l'impunità...
-
-— Mio-signore, riprese milady, testa per testa, esistenza per
-esistenza, uomo per uomo: datemi quello, io vi do l'altro.
-
-— Io non so quello che voi volete dire, e non voglio neppure saperlo;
-ma ho il desiderio di rendermi a voi gradito, e non vedo alcuno
-inconveniente a darvi ciò che mi domandate in riguardo ad una creatura
-così infima, tanto più come voi mi dite, se questo piccolo d'Artagnan è
-un libertino, un duellista, un traditore.
-
-— Un infame! Mio-signore, un infame.
-
-— Dunque della carta, una penna, e dell'inchiostro, disse il ministro.
-
-— Ecco tutto, Mio-signore.
-
-— Bene.
-
-Fu fatto un momento di silenzio, il quale provava che il ministro
-era occupato a cercare i termini nei quali doveva essere scritto il
-biglietto, ed anche a scriverlo. Athos, che non aveva perduto una
-parola della conversazione, prese i suoi due compagni, ciascuno per la
-mano, e li condusse all'altra estremità della camera.
-
-— Ebbene! disse Porthos, che vuoi tu, e perchè non ci lasci ascoltare
-la fine di questa conversazione?
-
-— Zitto! disse Athos parlando a bassa voce, noi abbiamo inteso quanto è
-necessario che intendiamo; d'altronde, io non v'impedisco di ascoltare
-il resto, ma bisogna che io esca.
-
-— Bisogna che tu esca? disse Porthos; ma se il ministro chiederà di te,
-che cosa risponderemo noi?
-
-— Non aspetterete che egli vi domandi di me; voi gli direte pei primi
-che sono andato a perlustrare, poichè certe parole del nostro oste mi
-han dato luogo a pensare che il cammino non era sicuro; d'altronde ne
-dirò due parole allo scudiere del ministro; il resto concerne me solo
-non ve ne inquietate.
-
-— Siate prudente, Athos, disse Aramis.
-
-— Siate tranquillo, rispose Athos, voi lo sapete, io sono di sangue
-freddo.
-
-Porthos e Aramis andarono a prendere il loro posto vicino alla canna
-nel braciere.
-
-In quanto ad Athos, egli uscì senza alcun mistero dalla porta, andò
-a staccare il suo cavallo attaccato con quello dei suoi amici ad una
-inferriata del pian terreno, convinse in quattro parole lo scudiero
-della necessità di una avanguardia pel ritorno, visitò con affettazione
-le sue pistole, si mise la spada fra i denti, e seguì a corpo morto la
-strada che conduceva al campo.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLV.
-
-SCENA CONIUGALE
-
-
-Come lo aveva preveduto Athos, il ministro non tardò a discendere; egli
-aprì la porta della camera ove erano entrati i moschettieri e ritrovò
-Porthos che faceva una partita accanita con Aramis. Con un rapido colpo
-d'occhio frugò tutti gli angoli della sala, e vide che gli mancava uno
-dei suoi uomini.
-
-— Che cosa è divenuto del signor Athos? domandò egli.
-
-— Mio-signore, rispose Porthos, è andato in perlustrazione, atteso
-alcune parole dell'oste che gli hanno fatto credere non essere molto
-sicura la strada.
-
-— E voi, che cosa avete fatto signor Porthos?
-
-— Ho vinto cinque doppie ad Aramis.
-
-— Ora potete ritornare con me?
-
-— Noi siamo agli ordini di Vostra Eccellenza.
-
-— A cavallo adunque, signori, perchè si fa tardi.
-
-Lo scudiero era alla porta e teneva per le redini il cavallo del
-ministro. Un poco più lontano, un gruppo di due uomini e di tre cavalli
-si vedeva fra l'ombre; questi due uomini erano quelli che dovevano
-condurre milady al porto della Punta, e vegliare al suo imbarco.
-
-Lo scudiero confermò al ministro ciò che i due moschettieri gli
-avevano già detto in proposito di Athos. Il ministro fece un gesto di
-approvazione, e si rimise in cammino, circondandosi nel ritorno delle
-medesime precauzioni che aveva prese nell'andata.
-
-Lasciamo seguirgli la sua strada del campo, protetto dallo scudiero e
-da' due moschettieri, e ritorniamo ad Athos.
-
-Per un centinaio di passi era andato della stessa andatura; ma una
-volta fuori della portata della vista, avea lanciato il suo cavallo
-a destra, aveva fatto una voltata, ed era ritornato a una ventina di
-passi entro il bosco a stare sulle vedette del passaggio della piccola
-compagnia; quindi avendo riconosciuto il cappello dei suoi compagni,
-e la frangia dorata del mantello di Sua Eccellenza, aspettò che i
-cavalieri avessero fatta la voltata all'angolo della strada, e avendoli
-perduti di vista, ritornò di gran galoppo all'albergo, che gli fu
-aperto senza difficoltà.
-
-L'oste lo riconobbe.
-
-— Il mio uffiziale, disse Athos, ha dimenticato di fare alla dama
-del primo piano una raccomandazione importante, e mi ha inviato per
-riparare la sua dimenticanza.
-
-— Salite, disse l'oste, ella è ancora nella sua camera.
-
-Athos approfittò del permesso, salì la scala col passo il più leggiero,
-giunse al piano, e, a traverso la porta socchiusa, vide milady che si
-metteva il cappello.
-
-Egli entrò nella camera, e chiuse la porta dietro a se.
-
-Athos rimase in piedi davanti alla porta, avvolto nel suo mantello, e
-col feltro calcato sopra gli occhi.
-
-Nel vedere questa figura muta ed immobile come una statua, milady ebbe
-paura.
-
-— Chi siete voi, e che cosa volete? gridò ella.
-
-— Andiamo, è realmente lei, mormorò Athos.
-
-E lasciando cadere il suo mantello, e rialzando il suo cappello, si
-avanzò verso milady.
-
-— Mi riconoscete voi, signora? disse egli.
-
-Milady fece un passo in avanti, quindi indietro come se avesse veduto
-un serpente.
-
-— Andiamo, disse Athos, sta bene io vedo che voi mi riconoscete.
-
-— Il conte della Fére! mormorò milady impallidendo, e rinculando fino a
-che il muro le impedì di andare più oltre.
-
-— Sì, sì, milady, rispose Athos, il conte della Fére in persona, che
-ritorna espressamente dall'altro mondo per avere il piacere di vedervi.
-Sediamo dunque, e parliamo, come dice il ministro.
-
-Milady, dominata da un terrore inesprimibile, si assise senza
-profferire una sola parola.
-
-— Voi siete un demonio inviato sulla terra, disse Athos; la vostra
-possanza è grande, io lo so, ma voi sapete pure che, coll'aiuto di
-Dio, gli uomini hanno vinto spesso i demonii anche i più terribili.
-Voi vi siete già abbattuta sul mio sentiero, ed io credeva di avervi
-atterrata, signora, ma o io mi sono ingannato, o l'inferno vi ha
-risuscitata.
-
-Milady, a queste parole che le ricordavano delle rimembranze orribili,
-abbassò la testa mandando un sordo gemito.
-
-— Sì, l'inferno vi ha risuscitata, riprese Athos, l'inferno vi ha
-fatta ricca, l'inferno vi ha dato un altro nome, l'inferno vi ha quasi
-rifatto anche un altro viso: ma non vi ha cancellato nè le lordure
-della vostra anima, nè il marchio infame del vostro corpo.
-
-Milady si alzò come mossa da una molla, e i suoi occhi lanciarono dei
-baleni. Athos rimase seduto.
-
-— Voi mi credevate morto, non è vero? io pure vi credeva morta, e
-questo nome di Athos aveva nascosto il conte della Fére, come il nome
-di Milady de Winter ha nascosto quello di Anna de Breuil? non era così
-che voi vi chiamavate quando ci siamo maritati? la nostra posizione è
-veramente strana, proseguì Athos ridendo; noi non abbiamo vissuto fino
-al presente se non perchè l'uno e l'altro ci credevamo morti, e perchè
-una rimembranza dà minor pena che una creatura, quantunque qualche
-volta nelle rimembranze vi sieno delle cose divoranti.
-
-— Ma finalmente, disse Milady con sorda voce, chi vi conduce a me, e
-che cosa volete?
-
-— Io voglio dirvi che rimanendo invisibile ai vostri occhi, non vi ho
-perduta di vista.
-
-— Voi sapete ciò che ho fatto?
-
-— Io posso raccontarvi giorno per giorno, le vostre azioni, dalla
-vostra entrata al servizio del ministro fino a questa sera.
-
-Un sorriso d'incredulità sfiorò le pallide labbra di milady.
-
-— Ascoltate. Siete voi che avete tagliati i due puntali di diamanti
-sulla spalla del duca di Buckingham; siete voi che avete fatta rapire
-la signora Bonacieux; siete voi che, innamorata di de Wardes credendo
-di ricever lui, avete aperta la vostra porta a d'Artagnan; siete voi
-che, credendo che de Wardes vi avesse tradita, volevate farlo uccidere
-dal suo rivale; siete voi che, allorquando questo rivale ha scoperto il
-vostro infame secreto, avete voluto farlo assassinare da due omicidi
-che avete inviati a perseguitarlo; siete voi, che sapendo che le loro
-palle avevano mancato il colpo, avete inviato del vino avvelenato
-con una falsa lettera, per far credere alla vostra vittima che questo
-vino veniva dai suoi amici; siete voi finalmente che venite qui, in
-questa camera, seduta sopra questa sedia, ove io siedo, a prendere col
-ministro, duca de Richelieu, l'impegno di fare assassinare il signor
-d'Artagnan.
-
-Milady era livida.
-
-— Voi dunque siete Satanasso? diss'ella.
-
-— Può darsi, disse Athos, ma in ogni caso ascoltate bene quanto io sono
-per dirvi: assassinate, o fate assassinare il duca di Buckingham, poco
-m'importa; io non lo conosco, e d'altronde egli è nemico della Francia;
-ma non toccate un sol capello a d'Artagnan, che è un amico fedele che
-io amo e difendo, o vi giuro sulla testa di mio padre, il delitto che
-avreste tentato di commettere o che avreste commesso sarà l'ultimo.
-
-— Il signor d'Artagnan mi ha offesa crudelmente, disse milady con sorda
-voce; il signor d'Artagnan dunque morrà.
-
-— In verità è egli possibile di potere offendere voi, signora, disse
-Athos ridendo; egli vi ha offesa, e morrà?
-
-— Egli morrà! riprese milady, prima lei, e poi lui.
-
-Athos fu preso da una vertigine: la vista di quella creatura, che
-non aveva niente di comune con le altre donne, gli richiamava delle
-orribili rimembranze, pensò che un giorno in cui si trovava in una
-situazione meno pericolosa di questa, egli aveva voluto sacrificarla
-al suo onore; il suo desiderio di ucciderla gli ritornò ardente, e lo
-investì una specie di febbre; si alzò egli pure, si levò dalla cintola
-una pistola, e la montò.
-
-Milady pallida come un cadavere voleva gridare, ma la sua lingua
-intirizzita non potè proferire che un suono rauco, che non aveva niente
-di comune con la parola umana, e che sembrava il ruggito di una bestia
-feroce; appoggiata, contro la tappezzeria ella sembrava, dai capelli
-sparsi, l'immagine spaventosa del terrore.
-
-Athos alzò lentamente la sua pistola, stese il braccio in modo che
-l'arma toccasse quasi la fronte di milady, quindi con voce tanto
-più terribile, in quanto che essa aveva la calma di una inflessibile
-risoluzione:
-
-— Signora, diss'egli, voi mi consegnerete sull'istante medesimo il
-foglio che vi ha firmato il ministro, oppure, sull'anima mia, vi faccio
-saltare le cervella.
-
-Con un altro uomo, milady avrebbe potuto conservare qualche dubbio, ma
-ella conosceva Athos. Ciò non ostante rimase immobile.
-
-— Voi avete ancora un altro minuto secondo per decidervi, le disse.
-
-Milady vide dalla contrazione del viso che il colpo stava per partire;
-allora portò la mano prestamente al suo seno, ne cavò un foglio e lo
-stese ad Athos.
-
-— Prendete diss'ella, e siate maledetto.
-
-Athos prese il foglio, rimise la sua pistola alla cintola, si avvicinò
-alla lampada per assicurarsi che veramente fosse quello, lo spiegò e lo
-lesse:
-
- «È per ordine mio, e per il bene dello stato che il portatore del
- presente ha fatto quello che ha fatto.
-
- «3 Agosto 1628.
-
- «_Richelieu._»
-
-— E ora, disse Athos riprendendo il suo mantello, e rimettendo il suo
-feltro sulla testa ora che ti ho strappato i denti, mordi se lo puoi!
-
-E uscì dalla camera senza neppur guardare dietro a se.
-
-— Alla porta dell'albergo trovò i due uomini, e il cavallo che tenevano
-a mano.
-
-— Signori, diss'egli, l'ordine di Sua Eccellenza, voi lo sapete, è di
-condurre questa donna, senza perdere tempo, al forte della Punta, e di
-non lasciarla che quando si è imbarcata.
-
-Siccome queste parole si accordavano effettivamente con gli ordini
-ricevuti, essi inchinarono la testa in segno di assenso. In quanto ad
-Athos, egli si mise leggermente in sella, e partì al galoppo. Soltanto,
-invece di seguire la strada, egli prese la traversa dei campi pungendo
-vigorosamente il suo cavallo, fermandosi di tratto in tratto per
-ascoltare.
-
-In una di queste fermate, egli intese sulla strada il rumore di molti
-cavalli. Non dubitò più che quello fosse il ministro colla sua scorta.
-Fece una nuova corsa in avanti, pulì il suo cavallo coll'erba e le
-foglie d'alberi, e venne a situarsi in mezzo alla strada a circa
-duecento passi dal campo.
-
-— Chi vive? gridò egli di lontano quando scoperse i cavalieri.
-
-— È il nostro bravo moschettiere io credo, disse il ministro.
-
-— Sì, Mio-signore, rispose Athos, sono io in persona.
-
-— Signor Athos, disse Richelieu, ricevete tutti i miei ringraziamenti
-per la buona guardia che voi ci avete fatta. Signori: eccoci arrivati;
-prendete la porta a sinistra; la parola d'ordine è _il re e l'isola
-re_.
-
-Dicendo queste parole, il ministro salutò colla testa i tre amici e
-voltò a dritta, seguito dal suo scudiere perchè in quella notte, egli
-stesso dormiva al campo.
-
-— Ebbene, dissero assieme Porthos ed Aramis, quando il ministro fu
-fuori delle loro voci; ebbene! gli ha firmato il foglio che ella
-domandava.
-
-— Lo so, disse tranquillamente Athos, poichè eccolo qua.
-
-E i tre amici non dissero più una sola parola finchè non giunsero
-al loro quartiere, eccetto che per dare la parola d'ordine alle
-sentinelle.
-
-Solamente fu inviato Mousqueton a dire a Planchet, che tosto che il
-suo padrone fosse ritornato dalla trincea, era pregato di portarsi sul
-momento all'alloggio dei moschettieri.
-
-Da un'altra parte come lo aveva preveduto Athos, milady, ritrovando
-alla porta gli uomini che l'aspettavano, non fece alcuna difficoltà
-a seguirli; ella avrebbe avuto per un momento la volontà di farsi
-riaccompagnare davanti al ministro e di raccontargli tutto, ma una
-rivelazione per parte sua avrebbe occasionata una rivelazione, per
-parte d'Athos, ella direbbe bene che Athos l'aveva impiccata ma Athos
-direbbe ch'ella era bollata; pensò adunque che valeva ancor meglio
-conservare il silenzio, partire col segreto, compiere colla sua abilità
-ordinaria la difficile missione di cui era stata incaricata; quindi
-terminata ogni cosa con la soddisfazione del ministro, venire da lui a
-reclamare la sua vendetta.
-
-In conseguenza dopo aver viaggiato tutta la notte, a sette ore del
-mattino ella giungeva al forte della Punta, a otto ore era imbarcata,
-e a nove ore il bastimento alzava l'ancora, e faceva vela per
-Inghilterra.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLVI.
-
-IL BASTIONE DI SAN GERVASIO
-
-
-Giungendo presso i suoi tre amici, d'Artagnan li ritrovò riuniti nella
-stessa camera. Athos rifletteva, Porthos si arricciava i baffi, Aramis
-leggeva delle orazioni sopra un grazioso libretto legato in velluto
-blu.
-
-— Perdinci! diss'egli, signori, spero che quanto avete a dirmi, ne
-valga la pena altrimenti non vi perdonerei di avermi fatto smantellare
-un bastione da per me solo. Ah! perchè mai non eravate voi là, signori!
-la vi faceva un gran caldo.
-
-— Noi eravamo da un'altra parte, dove certamente non faceva neppure
-un gran freddo, rispose Porthos tutto occupato a far prendere a' suoi
-baffi una piega sua particolare.
-
-— Oh! oh! fece d'Artagnan, comprendendo il leggero aggrottamento di
-sopracciglio del moschettiere, sembra che qui vi sia del movimento.
-
-— Aramis, disse Athos, voi siete stato a fare colezione ieri l'altro
-all'albergo del Farfallone, io credo?
-
-— Sì.
-
-— Come vi si sta?
-
-— Io vi ho mangiato molto male pel canto mio; però non è da giudicarne
-da ciò, ieri l'altro era giorno di magro e non vi era che di grasso.
-
-— Come! disse Athos, in un porto di mare essi non hanno pesce?
-
-— Essi dicono, riprese Aramis rimettendosi alla sua pietosa lettura,
-che la diga, che ha fatto costruire il ministro, lo scaccia in alto
-mare.
-
-— Ma non è questo che io voleva domandarvi, Aramis, riprese Athos,
-io vi chiedo se voi siete stato in libertà, e se è venuto nessuno a
-disturbarvi...
-
-— Mi sembra che noi non abbiamo avuto molti importuni. Sì, davvero
-perciò che voi volete dire, Athos, noi staremo abbastanza bene al
-Farfallone.
-
-— Andiamo dunque, al Farfallone, disse Athos, poichè qui i muri sono
-come i fogli di carta.
-
-D'Artagnan che era abituato al modo di fare del suo amico, e che
-riconosceva subito da una parola, da un segno che le circostanze erano
-gravi, prese il braccio di Athos, e uscì senza dirgli una parola.
-Porthos li seguì parlando con Aramis.
-
-Per la strada fu incontrato Grimaud; Athos gli fece segno di seguirlo.
-Grimaud, secondo la sua abitudine, obbedì in silenzio; il povero
-servitore aveva quasi disimparato del tutto a parlare.
-
-Giunsero all'osteria del Farfallone. Erano le sette ore del mattino, il
-giorno cominciava a comparire; i quattro amici ordinarono la colezione,
-entrarono in una sala ove, al dire dell'oste, essi non dovevano essere
-disturbati.
-
-Disgraziatamente l'ora era scelta male per un conciliabolo. Era stata
-battuta la diana da poco tempo, ciascuno si scuoteva dal sonno della
-notte, e per scacciare l'aria umida del mattino venivano a bere la
-_goccia_ nell'osteria, dragoni, svizzeri, guardie, moschettieri,
-cavalleggieri, e si succedevano con una rapidità che doveva far
-benissimo gli affari dell'oste, ma che soddisfaceva molto poco le viste
-dei quattro amici; per cui essi corrispondevano molto male ai saluti,
-ai brindisi ed ai lazzi dei loro compagni.
-
-— Andiamo, disse Athos, siamo per cominciare qualche buona lite, e in
-questo momento non ne abbiamo bisogno. D'Artagnan, raccontateci come
-avete passata la vostra notte, e noi dopo vi racconteremo la nostra.
-
-— In fatti, disse un cavalleggiero che si sfondolava tenendo alla mano
-un bicchiere d'acquavite, che gustava lentamente, in fatti voi eravate
-di trincea, signore guardie, e mi sembra che abbiate avuto maglia da
-spartire coi signori Rochellesi.
-
-D'Artagnan guardò Athos per sapere se doveva rispondere a questo
-intruso che si mischiava nella conversazione.
-
-— Ebbene! disse Athos, non senti il signor Busigny, che ti ha fatto
-l'onore d'indirizzarti la parola? racconta ciò che è accaduto questa
-notte, poichè questi signori desiderano saperlo.
-
-— Non avete voi _prese une pastione?_ domandò uno svizzero che beveva
-del rum in un bicchiere da birra.
-
-— Sì, signore, rispose d'Artagnan inchinandosi, noi abbiamo avuto
-quest'onore; abbiamo anzi, come avrete potuto sentirlo, introdotto
-sotto un angolo un barile di polvere, che col suo scoppio, ha fatto una
-bellissima breccia, senza contare che, il bastione non essendo stato
-fatto ieri, tutto il restante è stato maltrattato.
-
-— E che bastione è! domandò un dragone che portava infilata nella sua
-sciabola un'oca e che veniva a farla cucinare.
-
-— Il bastione san Gervasio, rispose d'Artagnan, dietro il quale i
-Roccellesi molestavano i nostri lavori.
-
-— E l'affare è stato caldo?
-
-— Sì, noi vi abbiamo perduti cinque uomini, i Roccellesi otto o dieci.
-
-— _Balzembleu!_ fece lo svizzero, che, ad onta della ammirabile
-collezione di giuramenti che ha la lingua alemanna, aveva presa
-l'abitudine di giurare in francese.
-
-— Ma è probabile, disse il cavalleggero che essi questa mattina inviino
-dei pionieri per poter rimettere il bastione nel suo primitivo stato.
-
-— Sì, è probabile, disse d'Artagnan.
-
-— Signori, disse Athos, propongo una scommessa.
-
-— Ah! sì, _une scommesse_, disse lo svizzero.
-
-— E quale domandò il cavalleggero.
-
-— Aspettate, disse il dragone, deponendo la sua sciabola come uno
-spiedo sui due grandi capifuochi di ferro che sostenevano le legna
-che ardevano nel camminetto, v'entro anch'io. Oste del malanno, presto
-una leccarda, che non abbia a perdere una goccia del grasso di questo
-stimabile volatile.
-
-— _Egli avere ragione_, disse lo svizzero _la grassa d'oca sta bona per
-gonfiture_.
-
-— Là, disse il dragone. Ora, sentiamo la scommessa. Noi siamo qui,
-signor Athos.
-
-— Sì, la scommessa disse il cavalleggero.
-
-— Ebbene! signor de Busigny, io scommetto con voi, che coi miei tre
-compagni, i signori Porthos, Aramis d'Artagnan ed io, anderemo a fare
-colezione sul bastione di san Gervasio, e che ci tratterremo là un'ora
-coll'orologio alla mano, che che possa operare il nemico per farci
-sloggiare.
-
-Porthos e Aramis si guardarono; essi cominciavano a capire.
-
-— Ma disse d'Artagnan accostandosi all'orecchio di Athos, tu vuoi farci
-ammazzare senza misericordia.
-
-— Noi siamo molto più ammazzati se non andiamo, rispose Athos.
-
-— Ah! in fede mia, signori, disse Porthos gettandosi indietro sulla sua
-sedia, e arricciandosi i baffi, ecco una bella scommessa, io spero.
-
-— Così io l'accetto, disse il signor de Busigny. Ora si tratta di
-fissare in che deve consistere la scommessa.
-
-— Ma voi siete quattro, signori, disse Athos, noi siamo quattro; un
-pranzo a discrezione per otto; vi conviene?
-
-— A meraviglia, riprese il signor de Busigny.
-
-— Ci sto, disse il dragone.
-
-— Perfettamente, disse lo svizzero.
-
-Il quarto uditore che in tutta quella scena avea rappresentato la
-parte del muto, fece un segno colla testa in prova che accettava la
-proposizione.
-
-— La colezione di questi signori è pronta, disse l'oste.
-
-— Ebbene! portatela, disse Athos.
-
-L'oste obbedì; Athos chiamò Grimaud, gli mostrò una gran cesta che
-giaceva in un angolo, e gli fece un gesto per avvolgere nelle salviette
-le vivande portate.
-
-Grimaud capì sull'istante che si trattava di far colezione sull'erba,
-prese il cestone, covrì le vivande, vi unì le bottiglie, e si mise il
-tutto sotto il braccio.
-
-— Ma dove andate a mangiare la colezione? disse l'oste.
-
-— Che v'importa, disse Athos, purchè siate pagato?
-
-E gli gettò maestosamente due doppie sulla favola.
-
-— È necessario darvi il resto, mio ufficiale? disse l'oste.
-
-— No; aggiungete soltanto due bottiglie di _champagne_, e la differenza
-sarà per le salviette.
-
-L'oste non faceva un così buono affare come avea creduto sulle prime,
-ma si rifece mettendo ai quattro convitati due bottiglie di vino
-d'Anjou, invece di due bottiglie di vino di _champagne_.
-
-— Signor de Busigny, disse Athos, volete regolare il vostro orologio
-col mio, o mi permettete di regolare il mio col vostro.
-
-— A meraviglia, signore, disse il cavalleggiero cavando dalla sua
-saccoccia un bellissimo orologio circondato di diamanti; sette ore e
-mezzo diss'egli.
-
-— Sette ore e trentacinque minuti, disse Athos; noi sapremo che il mio
-va avanti di cinque minuti, signore.
-
-E, salutando gli assistenti stupefatti, i quattro giovani presero la
-strada del bastione san Gervasio, seguiti da Grimaud che portava il
-cesto senza sapere dove andavano, ma nella obbedienza passiva in cui
-era stato abituato, non pensava nemmeno a domandare. Fino a che i
-quattro amici furono nel recinto del campo, non dissero una parola;
-d'altronde erano seguiti dai curiosi, che conoscendo la scommessa
-fatta, volevano sapere come sarebbe finita; ma una volta che ebbero
-passata la linea di circonvallazione, e che si trovarono all'aria
-libera, d'Artagnan che ignorava affatto quello di cui si trattava,
-credè fosse giunto il tempo di poter domandare una spiegazione.
-
-— Ed ora, mio caro Athos, diss'egli, abbiate l'amicizia di spiegarmi
-dove andiamo.
-
-— Voi lo vedete bene, disse Athos, noi andiamo sul bastione.
-
-— Ma che andiamo a farvi?
-
-— Voi lo sapete bene andiamo a farvi colezione.
-
-— Ma perchè non abbiamo fatto colazione al Farfallone?
-
-— Perchè abbiamo delle cose molto importanti da dirci, ed era
-impossibile di poter parlare cinque minuti in quell'albergo con tutti
-quegli importuni, che vanno, che vengono, che salutano, che parlano.
-Qui almeno, continuò Athos mostrando il bastione, non verranno a
-disturbarci.
-
-— Mi sembra, disse d'Artagnan con quella prudenza che si collegava
-tanto bene e tanto naturalmente in lui col suo eccessivo coraggio, mi
-sembra che avremmo potuto ritrovare qualche luogo appartato sulla riva
-dal mare.
-
-— Ove ci avrebbero veduti a conferire tutti e quattro assieme,
-dimodochè in capo ad un quarto d'ora, il ministro sarebbe stato
-pervenuto dalle sue spie che noi tenevamo consiglio.
-
-— Sì, disse Aramis, Athos ha ragione: _animadvertentur in desertis_.
-
-— Un deserto non ci sarebbe stato male, disse Porthos, ma il difficile
-era di ritrovarlo.
-
-— Non vi è deserto ove un uccello non possa passare al di sopra della
-testa, o un pesce non possa saltare al di sopra dell'acqua, o un
-coniglio non possa partire dalla sua tana, e io credo che l'uccello,
-il pesce, il coniglio diventerebbe una spia del ministro. Val dunque
-meglio continuare la nostra intrapresa, in faccia alla quale d'altronde
-noi non possiamo più addietrare senza vergogna; noi abbiamo fatta
-scommessa, una scommessa, che non poteva essere preveduta, in cui io
-sfido chiunque a ritrovare la vera causa. Noi forse saremo attaccati,
-ma fors'anche no. Se non lo saremo, avremo tutto il tempo di parlare, e
-nessuno ci ascolterà; perchè io rispondo che le mura di questo bastione
-non hanno orecchie; se lo saremo, noi parleremo dei nostri affari nello
-stesso modo, e di più, mentre ci difenderemo, ci copriremo di gloria,
-vedete bene che tutto è benefizio.
-
-— Sì, disse d'Artagnan; ma noi saremo ancora indubitabilmente colti da
-una palla.
-
-— Eh! mio caro! disse Athos, voi sapete bene che le palle che sono più
-a temersi non sono sempre quelle che sortono dai moschetti.
-
-— Ma mi sembra che per simile spedizione, disse Porthos, avremmo dovuto
-prendere i nostri moschetti.
-
-— Voi siete un ignorante, amico Porthos; perchè dovevamo noi
-incaricarci di un peso inutile.
-
-— Io non trovo in faccia al nemico che sia peso inutile il portare un
-moschetto di calibro con una dozzina di cartucce, e la sua fiasca da
-polvere.
-
-— Ebbene! disse Athos, non avete voi inteso ciò che ha detto d'Artagnan?
-
-— Che cosa ha detto d'Artagnan?
-
-— D'Artagnan ha detto che all'attacco di questa notte sono rimasti
-uccisi quattro o cinque francesi, e quasi il doppio di altrettanto di
-Roccellesi.
-
-— Ebbene?
-
-— Non si è avuto il tempo di spogliarli, non è vero? Attesochè in quel
-momento vi era qualche cosa di più premuroso da fare.
-
-— Ebbene?
-
-— Ebbene! noi ritroveremo i loro moschetti, e le loro cartucce, le
-loro fiasche della polvere, e invece di quattro moschetti, e di dodici
-palle, avremo una quindicina di fucili, e un centinaio di colpi da
-tirare.
-
-— Oh! Athos disse Aramis, tu sei veramente un grande uomo!
-
-Porthos chinò la testa in segno di adesione.
-
-D'Artagnan solo non sembrava compiutamente convinto.
-
-Senza dubbio Grimaud divideva i dubbi del giovinotto, poichè, vedendo
-che si continuava a camminare verso il bastione, cosa di cui egli aveva
-dubitato fino allora, tirò il suo padrone per un lembo dell'abito.
-
-— Dove andiamo noi? domandò egli con un gesto.
-
-Athos gli mostrò il bastione.
-
-— Ma, disse sempre nello stesso dialetto il delizioso Grimaud, noi vi
-lasceremo la pelle.
-
-Athos levò gli occhi e il dito verso il cielo.
-
-Grimaud depose il suo paniere per terra, e si assise scuotendo la testa.
-
-Athos levò dal suo cinto una pistola, guardò se vi era polvere nello
-scodellino, la montò, e avvicinò la canna all'orecchio di Grimaud.
-
-Grimaud si ritrovò in piedi come mosso da una susta.
-
-Athos allora gli fece un cenno di prendere il paniere, e d'incamminarsi
-davanti a tutti. Grimaud obbedì.
-
-Tuttociò che vi aveva guadagnato il povero servitore in questa
-pantomima di un istante, fu di passare dalla retroguardia alla
-avanguardia.
-
-Giunti sul bastione, i quattro amici si rivoltarono.
-
-Più di trecento soldati di tutte le armi erano radunati alla porta
-del campo; e in un gruppo separato si poteva distinguere il signor de
-Busigny, il dragone, lo svizzero ed il quarto che non aveva parlato.
-
-Athos si tolse il cappello, lo mise sulla punta della spada, e lo agitò
-per l'aria.
-
-Tutti gli spettatori gli resero il saluto, accompagnando questa
-gentilezza da un evviva che giunse fino a loro.
-
-Dopo di che, tutti e quattro disparvero nell'interno dei bastione, ove
-li aveva già preceduti Grimaud.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLVII.
-
-IL CONSIGLIO DEI MOSCHETTIERI
-
-
-Come lo aveva preveduto Athos, il bastione non era occupato che da una
-dozzina di morti, parte Francesi e parte Roccellesi.
-
-— Signori, disse Athos, che aveva preso il comando della spedizione,
-nel mentre che Grimaud metterà in tavola, cominciamo dal raccogliere
-i fucili e le cartucce. Noi potremo d'altronde parlare anche seguendo
-questo lavoro. Questi signori, soggiunse mostrando i morti, non ci
-ascoltano certamente.
-
-— Ma noi potremo sempre gettarli nel fosso, disse Porthos, dopo esserci
-assicurati però che non hanno niente nelle loro saccocce.
-
-— Sì, riprese Athos; ma questa è una faccenda per Grimaud.
-
-— Ebbene, allora, disse d'Artagnan, che Grimaud li frughi e li getti
-per di sopra al muro.
-
-— Guardiamocene bene disse Athos, essi possono servirci.
-
-— Questi morti possono servirci? disse Porthos; e che diventi tu pazzo,
-amico caro!
-
-— Non fate dei giudizi temerarii rispose Athos. Quanti fucili abbiamo,
-signori?
-
-— Dodici rispose Aramis.
-
-— Quanti colpi da tirare?
-
-— Un centinaio.
-
-— Sono quanti ce ne può abbisognare; carichiamo le armi.
-
-I quattro moschettieri si misero all'opera. Quando essi terminavano
-di caricare l'ultimo fucile, Grimaud fece segno che la colezione era
-all'ordine.
-
-Athos rispose sempre col gesto, che andava bene, e indicò a Grimaud
-una specie di casotto, ove questi capì che dovea tenersi in sentinella.
-Soltanto, per addolcire la noia di questa fazione, Athos gli permise di
-portar seco un pane, due costolette ed una bottiglia di vino.
-
-— Ed ora, a tavola! disse Athos.
-
-I quattro amici sederono per terra, colle gambe incrociate come i
-turchi, o come i sartori.
-
-— A noi! adesso, disse d'Artagnan, ora che non avete più timore di
-essere inteso, spero che mi metterete a parte del vostro secreto.
-
-— Io spero di procurarvi del divertimento, e della gloria ad un tempo,
-signori, disse Athos. Io vi ho fatto fare una amena passeggiata; ecco
-una colezione delle più succose, e cinquecento persone laggiù, come voi
-potete vederlo a traverso i mortai, che ci prendono per pazzi, o per
-eroi, due classi d'imbecilli che si rassomigliano abbastanza.
-
-— Ma questo secreto? disse d'Artagnan.
-
-— Il secreto, disse Athos, si è che ieri sera ho veduto milady.
-
-D'Artagnan stava per mettere il suo bicchiere alla bocca, ma a questo
-nome di milady la mano gli tremò così forte, che fu obbligato di
-deporlo, per non spargerne il contenuto.
-
-— Tu hai veduto tua mo...
-
-— Taci dunque! interruppe Athos; voi dimenticate, mio caro, che questi
-signori non sono tanto iniziati come voi nei secreti dei miei affari
-privati. Io ho veduto milady.
-
-— E dove? domandò d'Artagnan.
-
-— A due leghe circa di qui, all'albergo del Colombaio rosso.
-
-— In questo caso io sono perduto, riprese d'Artagnan.
-
-— No, non del tutto ancora, disse Athos; perchè a quest'ora ella deve
-aver lasciate le coste della Francia.
-
-D'Artagnan respirò.
-
-— Ma in fin del conto, domandò Porthos chi è dunque questa milady?
-
-— Una donna graziosa, disse Athos gustando un bicchiere di vino
-spumoso. Canaglia di un oste gridò egli, che ci ha dato del vino
-d'Anjou per del vino di _Champagne_, e che crede che noi ci lasceremo
-canzonare! Sì, continuò egli, una donna graziosa, alla quale il nostro
-d'Artagnan ha fatto non so qual dispetto, di cui volendosene vendicare,
-sarà un mese, ha voluto farlo uccidere a colpi di moschetto, saranno
-otto giorni ha tentato di avvelenarlo, e ieri sera ha domandato la sua
-testa al ministro.
-
-— Come! ha domandato la mia testa al ministro? gridò d'Artagnan pallido
-pel terrore.
-
-— È così, disse Porthos; è vero come che la luce risplende, la ho
-inteso colle mie proprie orecchie.
-
-— Allora, disse d'Artagnan lasciando cadere le sue braccia con
-scoraggiamento, è inutile di lottare più lungamente; tanto vale che io
-mi bruci le cervella, e che tutto si finisca così.
-
-— Questa è l'ultima bestialità che si possa fare, disse Athos, atteso
-che è la sola alla quale non vi sia alcun rimedio.
-
-— Ma io non la vincerò mai, disse d'Artagnan, con simili nemici.
-Primieramente il mio sconosciuto di Méung; in seguito de Wardes
-al quale ho dato quattro colpi di spada; poi milady della quale ho
-sorpreso il secreto; finalmente il ministro al quale ho fatto andare a
-vuoto la vendetta.
-
-— Ebbene! disse Athos, tutto questo non forma che quattro, e noi siamo
-quattro uno contro uno, perdinci!... ah! se noi crediamo ai segni che
-ci fa Grimaud, dobbiamo aver a che fare con un numero ben maggiore di
-persone. Che cosa c'è Grimaud? in considerazione della circostanza, io
-vi permetto di parlare, amico mio; ma siate laconico, ve ne prego. Che
-cosa c'è?
-
-— Una truppa.
-
-— Quante persone?
-
-— Circa una ventina d'uomini.
-
-— Che uomini sono?
-
-— Sedici pionieri, e quattro soldati.
-
-— A quanti passi sono?
-
-— A cinquecento passi.
-
-— Buono, noi abbiamo ancora il tempo di terminare questo volatile, e di
-bere un bicchiere di vino. Alla tua salute, d'Artagnan!
-
-— Alla tua salute! ripeterono Porthos ed Aramis.
-
-— Ebbene dunque, alla mia salute! quantunque non creda che i vostri
-augurii possano servirmi a gran cosa.
-
-— Bah! disse Athos, Dio è grande, come dicono i seguaci di Maometto, e
-l'avvenire sta nelle sue mani.
-
-Quindi, avendo bevuto il contenuto del suo bicchiere, che depose in
-seguito vicino a lui, Athos si alzò con non curanza, prese il primo
-fucile che gli si presentò, e si avvicinò ad una feritoia.
-
-Porthos, Aramis e d'Artagnan fecero altrettanto. In quanto a Grimaud
-egli ricevette l'ordine di situarsi dietro ai quattro amici per
-ricaricare le armi.
-
-In capo a pochi istanti si vide ricomparire la truppa, ella seguiva una
-specie di strada coperta, di trincea che stabiliva una comunicazione
-fra il bastione e la città.
-
-— Per bacco! valeva ben la pena d'incomodarci per una ventina di
-monelli armati di piccozze, di falci e di pali! Grimaud non avrebbe
-avuto bisogno che di far loro un segno perchè se ne andassero, e io
-sono convinto che essi ci avrebbero lasciati tranquilli.
-
-— Io ne dubito, disse d'Artagnan perchè essi si avanzano molto
-risolutamente a questa parte.
-
-Coi lavoratori non vi erano che quattro soldati e un brigadiere che
-fussero armati di fucile.
-
-— Egli è che non ci hanno veduti, disse Athos.
-
-— In fede mia, disse Aramis, confesso che ho ripugnanza a far fuoco
-sopra questi poveri diavoli di borghesi.
-
-— Cattivo abbate, disse Porthos, che ha pietà degli eretici.
-
-— In verità, disse Athos, Aramis ha ragione, e io vado a prevenirli.
-
-— Che diavolo fate voi dunque? disse d'Artagnan, voi andate a farvi
-fucilare, mio caro.
-
-Ma Athos non tenne alcun conto dell'avviso, salì sulla breccia col suo
-fucile in una mano, e il cappello nell'altra.
-
-— Signori diss'egli indirizzandosi ai soldati ed agli operai, che
-maravigliati di questa apparizione, si fermarono a cinquanta passi dal
-bastione, e salutandoli cortesemente:
-
-— Signori, noi siamo, io ed alcuni miei amici, nella volontà di
-far colezione su questo bastione. Ora, voi sapete che niuna cosa è
-tanto disaggradevole quanto di essere disturbati nel tempo che si fa
-colezione; vi preghiamo adunque, se avete assolutamente delle faccende
-qui, di aspettare che avessimo finito il nostro pasto, o di ritornare
-più tardi, a meno che non vi venga la salutare idea di lasciare il
-partito della ribellione, e di venire a bere con noi alla salute del re
-di Francia.
-
-— Guardati, Athos, disse d'Artagnan; non vedi tu che ti prendono di
-mira?
-
-— Sia pure, sia pure, disse Athos; ma questi sono borghesi che tirano
-molto male, e che avranno tutti i riguardi per non colpirmi.
-
-Infatti nel medesimo istante partirono quattro colpi di fucile, e le
-palle vennero ad appiattarsi intorno ad Athos, ma senza che una sola lo
-toccasse.
-
-Quattro colpi di fucili gli risposero quasi nello stesso tempo; ma essi
-erano meglio diretti di quelli degli aggressori: tre soldati caddero
-morti irrigiditi, e uno dei lavoratori fu ferito.
-
-— Grimaud, un altro moschetto, disse Athos sempre sulla breccia.
-
-Grimaud obbedì subito. Dal canto loro i tre amici avevano cambiati
-i fucili, una seconda scarica seguì la prima; il brigadiere e due
-pionieri caddero morti, il restante della truppa prese la fuga.
-
-— Andiamo, signori, una sortita, disse Athos
-
-E i quattro amici si slanciarono fuori del forte e giunsero fino al
-campo di battaglia, riunirono i quattro moschetti dei soldati, la mezza
-picca del brigadiere, e convinti che i fuggitivi non si fermerebbero
-prima di entrare in città ripresero la via del bastione, portando seco
-i trofei della loro vittoria.
-
-— Ricaricate le armi, Grimaud, disse Athos, e noi, signori, riprendiamo
-la nostra colezione, e continuiamo la nostra conversazione. A che punto
-eravamo noi?
-
-— Io me lo ricordo, disse d'Artagnan, tu dicevi che dopo aver domandato
-la mia testa al ministro, milady aveva lasciato le coste di Francia.
-E dove va ella? aggiunse d'Artagnan che si preoccupava moltissimo
-dell'itinerario che doveva seguire milady.
-
-— Ella va in Inghilterra, rispose Athos.
-
-— E con quale scopo?
-
-— Nello scopo di assassinare o di fare assassinare Buckingham.
-
-D'Artagnan mandò una esclamazione di sorpresa e d'indignazione.
-
-— Ma questa è un'infamia! gridò egli.
-
-— In quanto a ciò, disse Athos, io vi prego a credere che me ne
-inquieto molto poco. Ora che voi avete finito Grimaud, continuò
-Athos, prendete la mezza picca del nostro brigadiere, attaccateci una
-salvietta, e piantatela là sull'alto del bastione; che questi ribelli
-di Roccellesi vedano ch'essi hanno che fare con bravi e leali soldati
-del re.
-
-Grimaud obbedì senza rispondere, un istante dopo la bandiera bianca
-ventilava al di sopra della testa dei quattro amici. Un grido di gioia,
-e un turbine d'applausi salutarono questa apparizione. La metà del
-campo era alle barriere.
-
-— Come, tu t'inquieti poco, riprese d'Artagnan, che si uccida o che si
-faccia uccidere Buckingham? ma il duca è nostro amico.
-
-— Il duca è inglese, il duca combatte contro di noi, che ella faccia
-del duca tutto ciò che vuole, io me ne inquieto poco quanto di questa
-bottiglia vuota.
-
-E Athos mandò quindici passi da lui una bottiglia di cui aveva versato
-nel suo bicchiere fin l'ultima goccia.
-
-— Un momento, disse d'Artagnan; io non abbandono in tal modo
-Buckingham, egli ci aveva regalati bellissimi cavalli.
-
-— E soprattutto bellissime selle, disse Porthos che, in quello stesso
-momento, portava al suo mantello un gallone della sua.
-
-— Quindi, disse Aramis, Dio vuole la conversione, e non la morte del
-peccatore.
-
-— _Amen_, disse Athos, e noi ritorneremo su questo argomento più tardi,
-se vi fa piacere. Ma ciò che in questo momento più mi occupava, e sono
-sicuro che tu lo capirai, d'Artagnan, era di riprendere a questa donna
-una specie di firma in bianco che aveva scroccata al ministro, per
-mezzo della quale ella doveva impunemente sbarazzarsi di te, e forse
-anche di noi.
-
-— Ma è dunque un demonio questa creatura? disse Porthos stendendo il
-suo piatto ad Aramis che scalcava un pollo.
-
-— E questo biglietto colla firma in bianco, disse d'Artagnan, è rimasto
-nelle sue mani.
-
-— È passato nelle mie; non ti dirò già che ciò sia accaduto senza pena,
-perchè allora mentirei.
-
-— Mio caro Athos, disse d'Artagnan, io non conto più le volte che vi
-devo la vita.
-
-— Allora fu dunque per ritornare da lei che tu ci lasciasti? domandò
-Aramis.
-
-— Precisamente.
-
-— E tu hai questo biglietto del ministro? disse d'Artagnan.
-
-— Eccolo, disse Athos.
-
-E cavò il prezioso foglio dalla saccoccia della casacca.
-
-D'Artagnan lo spiegò con una mano di cui non tentava nemmeno di
-dissimulare il tremito, e lesse a sua volta:
-
- «È per ordine mio, e per il bene dello stato, che il portatore del
- presente ha fatto quello che ha fatto.
-
- «3 Agosto 1628.
-
- «_Richelieu_.»
-
-— In fatti, disse Aramis, questa è un'assoluzione in tutte le regole.
-
-— Bisogna stracciare questo biglietto, disse d'Artagnan, che sembrava
-leggervi la propria sentenza di morte.
-
-— Al contrario, disse Athos, bisogna conservarlo gelosamente; io non
-darei questo biglietto quando anche mi si ricoprisse d'oro.
-
-— E che farà ella adesso? domandò il giovane.
-
-— Ma, disse negligentemente Athos, essa probabilmente scriverà al
-ministro, che un dannato moschettiere, nominato Athos, le ha strappato
-per forza il suo salva-condotto, e gli darà nella stessa lettera il
-consiglio di sbarazzarsi nello stesso tempo di lui e dei suoi due amici
-Porthos ed Aramis. Il ministro si ricorderà allora che questi sono
-quegli stessi uomini che gli attraversano sempre il sentiero, allora,
-un bel mattino, egli farà arrestare d'Artagnan, e perchè non si annoi a
-restar solo, ci manderà a tenergli compagnia alla Bastiglia.
-
-— Ma che! disse Porthos, mi sembra che tu dica dei tristi scherzi, mio
-caro.
-
-— Io non scherzo, disse Athos.
-
-— Sai tu, disse Porthos, che a storcere il collo a questa dannata
-milady, sarebbe un peccato meno grande che a storcerlo a questi poveri
-diavoli di ugonotti, che non hanno mai commesso altro delitto che
-quello di cantare in francese ciò che noi cantiamo in latino?
-
-— Che ne dice l'abbate? domandò tranquillamente Athos.
-
-— Io dico che sono del parere di Porthos, rispose Aramis.
-
-— Ed io dunque? disse d'Artagnan.
-
-— Fortunatamente che essa è lontana, disse Porthos, perchè vi confesso
-francamente che qui m'incomoderebbe.
-
-— Essa m'incomoda tanto in Inghilterra quanto in Francia, disse Athos.
-
-— A me incomoda dappertutto, disse d'Artagnan.
-
-— Ma poichè tu l'hai avuta fra le mani, perchè non l'hai annegata,
-strangolata, impiccata? non vi sono che i morti che non ritornano più.
-
-— Voi credete, sig. Porthos? rispose il moschettiere con un cupo
-sorriso che d'Artagnan solo potè comprendere.
-
-— Signori, mi è venuta un'idea.
-
-— Sentiamo, dissero i tre moschettieri.
-
-— Alle armi! gridò Grimaud.
-
-I giovani si alzarono vivamente, e corsero ai loro fucili.
-
-Questa volta una piccola truppa si avanzava, composta di venti o
-venticinque uomini; ma non era più composta di operai, erano puramente
-soldati della guernigione.
-
-— Se noi ritornassimo al campo? disse Porthos, mi sembra che la partita
-non sia uguale.
-
-— Impossibile per tre ragioni, rispose Athos: la prima è, che non
-abbiamo ancora finito di far colezione; la seconda è, che abbiamo a
-dirci ancora alcune cose d'importanza; la terza è, che mancava ancora
-dieci minuti all'ora della libertà.
-
-— Vediamo, disse Aramis; bisogna almeno stabilire un piano di battaglia.
-
-— È cosa semplicissima, disse Athos; tosto che lo inimico è a portata
-del nostro moschetto, noi faremo fuoco, se continua di farsi avanti,
-faremo nuovamente fuoco, fino a tanto che avremo dei fucili carichi;
-se quel che rimane della truppa vuol tentare un assalto, noi lasceremo
-allora gli assedianti discendere nella fossa e loro lasceremo cadere
-sulla testa questo gran masso di muro, che non si regge che per uno
-straordinario sforzo di equilibrio.
-
-— Bravo disse Porthos; precisamente, Athos, tu eri nato per essere
-generale, e il ministro, che si crede un grand'uomo di guerra, è ben
-poca cosa al tuo confronto.
-
-— Signori, disse Athos, non prendiamo oggetti doppii, vi prego:
-pigliate la mira bene; ciascuno sopra un uomo.
-
-— Ho già la mira sul mio, disse d'Artagnan.
-
-— Ed io sul mio, disse Porthos.
-
-— Ed io pure idem, disse Aramis.
-
-— Allora fuoco! esclamò Athos.
-
-I quattro colpi partirono, e non fecero che una detonazione, quattro
-uomini caddero morti.
-
-Tosto il tamburo battè, e la piccola truppa avanzò al passo di carica.
-
-Allora i colpi di fucile si succederono senza ordine, ma sempre inviati
-colla stessa aggiustatezza, però, come avessero conosciuto la debolezza
-numerica dei nemici, i Roccellesi continuarono ad inoltrarsi al passo
-di corsa.
-
-Con altri tre colpi di fucile due uomini caddero; ciò non ostante la
-marcia di quelli che erano rimasti in piedi non si rallentò.
-
-Giunti ai piedi del bastione, i nemici erano ancora dodici o quindici;
-un'ottima scarica li accolse, ma non li arrestò punto; essi saltarono
-nel fosso, e si affrettarono a scalare la breccia.
-
-— Andiamo, amici miei, disse Athos, finiamola con un colpo, alla
-muraglia!
-
-E i quattro amici, secondati in ciò da Grimaud, si misero a spingere
-colle canne delle carabine ritrovate un enorme masso di muro, che
-s'inclinava come se il vento lo spingesse, e, staccandosi dalla sua
-base, cadde con un rumore orribile nel fosso; quindi s'intese un gran
-grido, una nube di polvere salì verso il cielo, e tutto fu terminato.
-
-— Li avremmo noi schiacciati dal primo all'ultimo? disse Athos.
-
-— In fede mia mi sembra di sì, disse d'Artagnan.
-
-— No, disse Porthos, eccone là due o tre che si salvano a gambe.
-
-In fatti, tre o quattro di questi disgraziati coperti di fango e di
-sangue, fuggivano sul sentiero coperto e rientravano in città; questo
-era quanto rimaneva della piccola truppa.
-
-Athos guardò il suo orologio.
-
-— Signori, diss'egli, è compiuta un'ora che noi siamo qui, e adesso
-la partita è guadagnata, ma bisogna essere bei giuocatori; d'altronde
-d'Artagnan ci aveva detto di avere un'idea.
-
-E il moschettiere col suo sangue freddo abituale andò a sedersi davanti
-a' residui della colezione.
-
-— Voi volete conoscere il mio piano? disse d'Artagnan ai suoi tre
-campioni, allorchè, a cagione dell'allarme che era stato dato, e che
-aveva un sì funesto scioglimento per la piccola truppa roccellese, essi
-ebbero ripreso il loro posto davanti ai residui della colezione.
-
-— Sì, replicò Athos, voi dicevate avere un'idea.
-
-— Ah! son deciso, gridò d'Artagnan; io passerò in Inghilterra una
-seconda volta, andrò a ringraziare il signor de Buckingham, e lo
-avvertirò dell'insidia tramata contro la sua vita.
-
-— Voi non farete questo, d'Artagnan, disse freddamente Athos.
-
-— E perchè? non l'ho io già fatto altra volta?
-
-— Sì, ma in quell'epoca il signor de Buckingham era alleato e non
-nemico; ciò che voi volete fare sarebbe giustamente dichiarato
-tradimento.
-
-D'Artagnan capì la forza del ragionamento, e si tacque.
-
-— Ma disse Porthos, mi sembra di avere io pure un idea.
-
-— Silenzio per l'idea del signor Porthos, disse Aramis.
-
-— Domanderò un congedo al sig. de Tréville, sotto un pretesto qualunque
-che voi troverete, io non sono molto forte sul ritrovare dei pretesti.
-Milady non mi conosce, mi avvicinerò a lei senza che mi tema, e quando
-troverò la mia bella, la strangolerò.
-
-— Eh! disse Athos, sarei lontanissimo dall'adottare l'idea di Porthos.
-
-— Vergogna! disse Aramis, uccidere una donna, no! sentite, io ho la
-vera idea.
-
-— Sentiamo la vostra idea, Aramis, disse Athos che aveva molta
-deferenza pel giovane moschettiere.
-
-— Bisognerebbe avvertire la regina.
-
-— Ah! in fede mia, sì! dissero assieme Porthos e d'Artagnan, io credo
-che noi tocchiamo il mezzo.
-
-— Prevenire la regina? disse Athos, ed in che modo? abbiamo noi forse
-delle relazioni alla corte? possiamo noi inviare qualcuno a Parigi
-senza che si sappia al campo? di qui a Parigi vi sono cento quaranta
-leghe, la nostra lettera non sarà ad Angers che noi saremo tutti e
-quattro in prigione.
-
-— In quanto al far rimettere con mezzo sicuro una lettera a Sua Maestà,
-disse Aramis arrossendo, io me n'incarico; io conosco a Tours una
-persona adattata...
-
-Aramis si fermò, vedendo sorridere Athos.
-
-— Ebbene! voi non approvate questo mezzo, Athos? disse d'Artagnan.
-
-— Io non lo rigetto del tutto, ma vorrei soltanto fare osservare ad
-Aramis che egli non può lasciare il campo, che nessuno fuori che uno
-di noi può dirsi veramente sicuro, che due ore dopo che il messaggiere
-sarà partito, tutti i pellegrini, tutti gli alguazilis, tutte le
-facce nere del ministro sapranno la vostra lettera a memoria, e sarete
-arrestato voi e la vostra adattata persona.
-
-— Senza calcolare, disse Porthos, che la regina salverà il signore de
-Buckingham, ma non penserà affatto a salvare noi.
-
-— Signori, disse d'Artagnan, l'obbiezione di Porthos è piena di buon
-senso.
-
-— Ah! ah! che accadde nella città! disse Athos.
-
-— Battono la generale.
-
-I quattro amici ascoltarono, e il rumore del tamburo giunse
-effettivamente sino a loro.
-
-— Vedrete che ora ci manderanno un reggimento intero, disse Athos.
-
-— Voi non farete conto di tener testa contro un reggimento intero?
-disse Porthos.
-
-— E perchè no? disse il moschettiere; io mi sento in vena, e tenerei
-forte davanti un'armata, se avessimo avuto soltanto la precauzione di
-prendere una dozzina di bottiglie di più.
-
-— Sulla mia parola, il rumore del tamburo si avvicina, disse d'Artagnan.
-
-— Lasciatelo avvicinarsi, disse Athos; vi è un quarto d'ora di cammino
-da qui alla città, e per conseguenza dalla città, a qui; è un tempo
-maggiore di quello che ci abbisogna per stabilire il nostro piano; se
-noi ce ne andiamo di qui non ritroveremo mai un luogo più convenevole.
-Ascoltate, signori, ecco la vera idea che mi viene.
-
-— Allora, dite.
-
-— Permettete che io dia a Grimaud alcuni ordini indispensabili.
-
-Athos fece segno al suo cameriere di avvicinarsi.
-
-— Grimaud, disse Athos mostrando i morti che giacevano sul bastione,
-voi prenderete questi signori, li metterete dritti contro il muro,
-porrete loro i cappelli in testa e i fucili i mano.
-
-— Oh! grand'uomo, disse d'Artagnan, io ti capisco!
-
-— Voi capite? disse Porthos.
-
-— E tu capisci Grimaud? disse Athos.
-
-Grimaud fece segno con la testa di sì.
-
-— È tutto ciò che abbisogna, disse Athos.
-
-— Ritorniamo alla nostra idea.
-
-— Io però vorrei comprendere... disse Porthos.
-
-— È inutile.
-
-— Sì, sì, l'idea di Athos! dissero ad un tempo Aramis e d'Artagnan:
-
-— Questa milady, questa donna, questa creatura, questo demonio, ha un
-cognato, per quanto mi avete detto, io credo? d'Artagnan.
-
-— Sì, ed anche lo conosco molto bene, e credo pure non abbia gran
-simpatia per sua cognata.
-
-— Non c'è male, rispose Athos, ed egli la detesterà, cosa che varrà
-ancor meglio.
-
-— In questo caso noi siamo serviti a seconda dei nostri desiderii.
-
-— Però, disse Porthos io vorrei capir bene che cosa fa Grimaud.
-
-— Silenzio, Porthos, disse Aramis.
-
-— Come si chiama questo cognato?
-
-— Lord da Winter.
-
-— Ove si trova presentemente?
-
-— È ritornato a Londra al primo rumore della guerra.
-
-— Ebbene ecco l'uomo che precisamente ci abbisogna, disse Athos. È lui
-che ci conviene di prevenire; noi gli faremo sapere che sua sorella è
-sul punto di fare assassinare qualcuno e lo pregheremo di non perderla
-di vista. Vi è a Londra, spero, qualche stabilimento del genere delle
-convertite o delle _madelonnette_; egli vi farà mettere sua cognata, e
-noi saremo tranquilli.
-
-— Sì, disse d'Artagnan, fino a tanto che ella ne esca.
-
-— Ah! in fede mia, disse Athos, voi vorreste troppo, d'Artagnan; io
-vi ho detto ciò che aveva, e vi prevengo che questo è il fondo del mio
-sacco.
-
-— Ma io ritrovo che sarebbe meglio, disse Aramis, avvertire ad un tempo
-lord de Winter e la regina.
-
-— Si, ma da chi faremo noi portare la lettera a Tours e a Londra?
-
-— Io rispondo di Bazin, disse Aramis.
-
-— Ed io di Planchet, disse d'Artagnan.
-
-— In fatti, disse Porthos, se noi non possiamo lasciare il campo, lo
-possono però ben lasciare i nostri lacchè.
-
-— Senza dubbio, disse Aramis, e fin d'oggi scriveremo le lettere,
-daremo loro il denaro necessario, e che partano.
-
-— Noi daremo loro del danaro? riprese Athos; voi dunque ne avete danaro?
-
-I quattro amici si guardarono in viso, una nube passò davanti alla loro
-fronte che si era per un momento rischiarata.
-
-— In fede mia, sì, disse Athos; eccoli. Vedete i furbi che vengono
-senza tamburi e senza trombette. Ah! ah! hai tu finito, Grimaud?
-
-Grimaud fece segno di sì, e mostrò una dozzina di morti che aveva posti
-nell'attitudine le più grottesche, gli uni portavano l'arme gli altri
-montavano il fucile, altri prendevano la mira, finalmente alcuni altri
-erano colla sciabola alla mano.
-
-— Bravo? disse Athos; ecco ciò che fa onore alla tua immaginazione.
-
-— È lo stesso, disse Porthos, io vorrei però capir bene.
-
-— Andiamocene per prima cosa, disse d'Artagnan, tu capirai in seguito.
-
-— Un momento, signori, un momento, diamo il tempo a Grimaud di
-sparecchiare.
-
-— Ah! disse Aramis ecco i punti neri e i punti rossi che ingrandiscono
-molto visibilmente, ed io sono del parare di d'Artagnan; credo che non
-avremo tempo da perdere se vogliamo ritornare al campo.
-
-— In fede mia, disse Athos, non ho più niente in contrario alla
-ritirata; noi abbiamo scommesso per un'ora, e siamo rimasti un'ora e
-mezzo; non vi è niente da dire; partiamo, signori partiamo.
-
-Grimaud aveva già presa la strada col paniere.
-
-I quattro amici uscirono dietro di lui, e fecero una diecina di passi.
-
-— Eh! gridò Athos, che diavolo facciamo noi, signori?
-
-— Hai tu dimenticato qualche cosa? domandò Aramis.
-
-— La bandiera, per bacco! non bisogna lasciare una bandiera nelle mani
-del nemico, anche quando questa bandiera sia formata con una salvietta.
-
-E Athos si slanciò nel bastione, salì sulla piattaforme e portò via
-la bandiera; soltanto siccome i Roccellesi erano giunti alla portata
-del fucile, fecero un fuoco terribile sopra quest'uomo, che, come per
-divertimento, andava ad esporsi ai loro colpi.
-
-Ma si sarebbe detto che Athos aveva un incantesimo nella sua persona:
-le palle passarono fischiando intorno a lui, e neppure una lo toccò.
-
-Athos agitò la bandiera voltando il tergo alle genti della città, e
-salutando quelli del campo. Da ambe le parti s'innalzarono numerose
-grida, da una parte grida di collera, dall'altra grida d'entusiasmo.
-
-Una seconda scarica seguì la prima, e tre palle, traforandola,
-formarono realmente della salvietta una vera bandiera.
-
-Si sentiva tutto il campo che gridava: discendete! discendete!
-
-Athos discese; i suoi camerati che lo aspettavano con ansietà, lo
-videro comparire con gioia.
-
-— Andiamo, Athos, andiamo, disse d'Artagnan, allunghiamo il passo,
-allunghiamo; ora che abbiamo ritrovato tutto fuor che il danaro,
-sarebbe da stupidi il farsi ammazzare.
-
-Ma Athos continuò a camminare maestosamente, e i suoi compagni vedendo
-inutile ogni osservazione, regolarono il loro passo sul suo.
-
-Grimaud e il suo paniere avevano preso l'avvantaggio, e si ritrovarono
-entrambi fuori di pericolo.
-
-Un momento dopo s'intese il rumore di una scarica di moschetti
-arrabbiata contro il bastione.
-
-— Che cosa è questa? domandò Porthos, e contro chi tirano essi? io non
-sento fischiare le palle, non vedo nessuno.
-
-— Essi tirano sui nostri morti, rispose Athos.
-
-— Ma i nostri morti non risponderanno.
-
-— Precisamente, allora essi crederanno ad una imboscata, e
-delibereranno; essi invieranno un parlamentario, e quando si
-accorgeranno della burla, noi saremo fuori della portata delle
-loro palle. Ecco perchè è inutile di arrischiare un'infiammazione
-affrettando il passo.
-
-— Oh! adesso capisco disse Porthos maravigliato.
-
-— Siete ben fortunato disse Athos alzando le spalle.
-
-Dal canto loro i Francesi, vedendo i quattro amici ritornare al passo,
-mandavano delle grida d'entusiasmo.
-
-Finalmente si fece sentire una nuova fucilata, e questa volta le palle
-vennero a cadere sui sassi intorno ai quattro amici, e a fischiare
-lugubramente alle loro orecchie. I Roccellesi si erano finalmente
-impadroniti del bastione.
-
-— Ecco delle persone poco destre, disse Athos. Quanti ne abbiamo noi
-uccisi?
-
-— Dodici, o quindici.
-
-— Quanti ne abbiamo schiacciati?
-
-— Otto o dieci.
-
-— E in cambio di tutto ciò, neppure una sgraffiatura? ma no! che avete
-voi dunque nella mano, d'Artagnan? del sangue mi sembra?
-
-— Non è niente, disse d'Artagnan.
-
-— Una palla morta?
-
-— Neppure.
-
-— Ma che cosa è dunque?
-
-Noi lo abbiamo detto, Athos amava d'Artagnan come un suo figlio; questo
-carattere cupo ed inflessibile, aveva qualche volta per il giovane
-delle premure paterne.
-
-— Una escoriazione, riprese d'Artagnan: le mie dita sono state prese
-tra il muro, ed il mio anello, allora la pelle si è aperta.
-
-— Ecco che cosa accade a portare dei diamanti, padron mio, disse
-sdegnosamente Athos.
-
-— E che? gridò Porthos, esiste un diamante, e perchè diavolo allora
-quando esiste un diamante, ci lamentiamo di non aver danari?
-
-— È giusto di fatto, disse Aramis.
-
-— Alla buon'ora, Porthos; questa volta ecco un'idea.
-
-— Senza dubbio, disse Porthos inghiottendo il complimento di Athos,
-poichè vi è un diamante, vendiamolo.
-
-— Ma, disse d'Artagnan, questo è il diamante della regina.
-
-— Ragione di più, riprese Athos. La regina salverà il signor de
-Buckingham, suo amante, non vi è niente di più giusto; la regina
-salverà noi, suoi amici, non vi è niente di più morale. Vendiamo il
-diamante. Che ne pensa il signore abbate? Io non chiedo il parere di
-Porthos, poichè l'ha già dato.
-
-— Io penso, disse Aramis arrossendo, che il suo anello non venendogli
-da una amica, e per conseguenza non essendo un pegno d'amore,
-d'Artagnan può venderlo.
-
-— Mio caro, voi parlate come la filosofia in persona. Così il vostro
-parere è?...
-
-— Di vendere il diamante, rispose Aramis.
-
-— Ebbene disse allegramente d'Artagnan, vendiamo il diamante; e non ne
-parliamo più.
-
-La scarica continuava, ma gli amici erano fuori della portata, e i
-Roccellesi non tiravano più che per sgravio di coscienza.
-
-— In fede mia, era tempo che venisse questa idea a Porthos; eccoci al
-campo. Ora, signori, neppure una parola sopra tutto questo affare. Noi
-siamo osservati, ci vengono incontro, noi saremo portati in trionfo.
-
-In fatti, come lo abbiamo detto, tutto il campo era in emozione. Più
-di duemila persone avevano assistito, come ad uno spettacolo, alla
-fortunata furfanteria dei quattro amici; furfanteria di cui si era ben
-lungi dal sospettare il vero motivo. Non si sentivano che le grida di
-viva le guardie! viva i moschettieri! Il sig. de Busigny era venuto pel
-primo a stringere la mano ad Athos, e a riconoscere che aveva perduto.
-Il dragone e lo svizzero lo avevano imitato, e tutti i camerati avevano
-seguito il dragone e lo svizzero. Da ogni lato venivano ai quattro
-amici felicitazioni, strette di mano, abbracci da non finirla più, risa
-inestinguibili sul conto dei Roccellesi; finalmente un tumulto così
-grande, che il ministro credè fosse nata una qualche sollevazione, ed
-inviò Houdinière, suo capitano delle guardie per informarsi di ciò che
-accadeva.
-
-La cosa fu raccontata al messaggiero con tutta l'effervescenza
-dell'entusiasmo.
-
-— Ebbene? domandò il ministro vedendo il suo capitano di ritorno.
-
-— Ebbene! Mio-signore, disse questi, sono tre moschettieri ed una
-guardia che hanno fatto una scommessa col sig. de Busigny di andare
-a far colezione sul bastione di san Gervasio, e che mentre facevano
-colezione, hanno ucciso non so dir quanti Roccellesi.
-
-— Vi siete voi informato del nome di questi tre moschettieri?
-
-— Si, Mio-signore.
-
-— Come si chiamano essi?
-
-— Sono i signori Athos, Porthos ed Aramis.
-
-— Sempre i miei tre bravi! mormorò il ministro. E la guardia?
-
-— Il sig. d'Artagnan.
-
-— Sempre il mio furbo giovane! decisamente bisogna che questi quattro
-uomini vengano dalla mia parte.
-
-La sera stessa, il ministro parlò al signor de Tréville della
-spedizione della mattina, che formava l'argomento di conversazione
-di tutto il campo; il sig. de Tréville, che aveva sentito il racconto
-dalla bocca stessa di quelli che ne erano stati gli eroi, la narrò a
-Sua Eccellenza, con tutti i particolari senza dimenticare l'episodio
-della salvietta.
-
-— Sta bene, sig. de Tréville, disse il ministro, fatemi avere questa
-salvietta, vi prego; vi farò ricamar sopra tre gigli d'oro, e la darò
-per guida alla vostra compagnia.
-
-— Eccellenza, disse il sig. de Tréville, vi sarà ingiustizia per le
-guardie; il sig. d'Artagnan non è della mia compagnia ma di quella del
-sig. des Essarts.
-
-— Ebbene prendetelo, disse il ministro, non è giusto che quattro bravi
-militari che si amano tanto non sieno della stessa compagnia.
-
-La stessa sera, il sig. de Tréville annunziò questa buona notizia ai
-tre moschettieri e a d'Artagnan, invitandoli per la mattina dopo a far
-colezione da lui.
-
-D'Artagnan non capiva in se dalla gioia. Si sa che il sogno di tutta la
-sua vita era di esser fatto moschettiere.
-
-I tre amici erano pure molto contenti.
-
-— In fede mia, disse d'Artagnan ad Athos, tu hai avuto una trionfante
-idea, e, come dicesti, vi abbiamo acquistato gloria, ed abbiamo potuto
-effettuare una delle conversazioni della più alta importanza.
-
-— Che possiamo ora riprendere che nessuno formi dei sospetti su noi,
-poichè coll'aiuto di Dio oramai saremo presi per ministeriali.
-
-La stessa sera d'Artagnan andò a presentare i suoi omaggi al sig. des
-Essarts, e a dargli parte dell'avanzamento che aveva ottenuto.
-
-Il sig. des Essarts, che amava molto d'Artagnan, gli fece allora le sue
-offerte di servigi. Questo cambiamento di corpo esigeva delle spese
-indispensabili nell'equipaggio. D'Artagnan rifiutò sulle prime, ma,
-ritrovando poi buona l'occasione, lo pregò di far stimare il diamante
-che gli rimise, e col quale desiderava fare del denaro.
-
-L'indomani, a otto ore del mattino il cameriere del sig. des Essarts,
-entrò da d'Artagnan, e gli rimise un sacchetto d'oro contenente sette
-mila lire. Era il prezzo del diamante della regina.
-
-
-
-
-CAPITOLO XLVIII.
-
-AFFARE DI FAMIGLIA
-
-
-Athos aveva ritrovata la parola: bisognava fare dell'affare Buckingham
-un affare di famiglia. Un affare di famiglia non era sottoposto
-all'investigazione del ministro. Un affare di famiglia non riguardava
-nessuno. Era lecito di occuparsi davanti a tutti di un affare di
-famiglia.
-
-Aramis aveva ritrovata l'idea: i lacchè.
-
-Porthos aveva ritrovato il mezzo: il diamante.
-
-D'Artagnan non aveva ritrovato niente, egli che era ordinariamente
-il più inventore dei quattro, ma bisogna pur dire che il nome solo di
-milady lo paralizzava. Ah! noi c'inganniamo, egli aveva ritrovato al
-campo il compratore del suo diamante.
-
-La colezione presso il sig. de Tréville fu di una graziosa allegria.
-D'Artagnan aveva già il suo economo. Siccome egli era presso a
-poco della statura di Aramis, e Aramis largamente pagato, come si
-rammenterà, dal libraio che aveva comprato il suo poema, aveva fatto
-fare tutto in doppio, ed aveva ceduto al suo amico un equipaggio
-compiuto.
-
-D'Artagnan sarebbe stato al colmo dei suoi voti se non avesse, nel suo
-pensiero, veduto sempre Milady spuntare sull'orizzonte come una tetra
-nube.
-
-Dopo la colezione fu convenuto che la sera si unirebbero nell'alloggio
-di Athos, e che là sarebbe terminato l'affare.
-
-D'Artagnan passò tutta la giornata nel fare mostra del suo abito da
-moschettiere in tutte le strade del campo.
-
-La sera nell'ora stabilita, i quattro amici si riunirono; non restava
-più a decidersi che solo tre cose.
-
-Ciò che sarebbe stato scritto al fratello di milady. Ciò che sarebbe
-stato scritto alla persona accorta di Tours; e quali sarebbero stati i
-lacchè che avrebbero portate le lettere.
-
-Ciascuno offriva il suo. Athos vantava il silenzio di Grimaud, il
-quale non parlava se non allorquando il suo padrone gli scuciva la
-bocca. Porthos vantava la forza di Mousqueton, che era di una statura
-da battersi a pugni con quattro di complessione ordinaria; Aramis
-confidava nella destrezza di Bazin, e faceva un elogio pomposo del suo
-candidato; finalmente d'Artagnan aveva fede intera nella bravura di
-Planchet, ricordava in qual modo egli si era condotto nello spinoso
-affare di Boulogne.
-
-Queste quattro virtù si disputarono lungamente il premio, e
-occasionarono dei magnifici discorsi, che non riporteremo per timore
-che fossero troppo lunghi.
-
-— Disgraziatamente, disse Athos, bisognerebbe che quello che si manderà
-avesse riunite in se stesso queste quattro qualità.
-
-— Ma ove trovare un simile lacchè?
-
-— Impossibile, disse Athos, lo so bene; prendete dunque Grimaud.
-
-— Prendete Mousqueton.
-
-— Prendete Bazin.
-
-— Prendete Planchet, è franco, destro, sono già due qualità sopra
-quattro.
-
-— Signori, disse Aramis, la cosa principale non è già di sapere quale
-dei nostri lacchè sia il più discreto, il più forte, il più destro o il
-più bravo; il principale si è di sapere quale è quello che ama di più
-il danaro.
-
-— Ciò che dice Aramis è pieno di buon senso, riprese Athos; bisogna
-speculare sopra i difetti delle persone, non sopra le loro virtù.
-Moschettiere provvisorio, voi siete un gran moralista.
-
-— Senza dubbio, riprese Aramis, perchè noi abbiamo bisogno di essere
-ben serviti non solo per la riuscita, ma ancora per non sbagliare,
-poichè in caso di scacco, ne va della testa, non già dei lacchè....
-
-— Più basso, Aramis, disse Athos.
-
-— È giusto: non per i lacchè, riprese Aramis, ma per il padrone,
-ed anche per i padroni. I nostri lacchè ci sono essi abbastanza
-affezionati per arrischiare la loro vita per noi? no.
-
-— In fede mia, disse d'Artagnan, io risponderei quasi di Planchet.
-
-— Ebbene! mio caro amico, aggiungete alla sua affezione naturale, una
-buona somma che gli procuri qualche vantaggio, e allora, invece di
-rispondere una volta, ne risponderete due.
-
-— Eh! buon Dio, voi sarete ingannati in egual modo, disse Athos,
-che era ottimista quando si trattava di cose, e pessimista quando si
-trattava di uomini; essi prometteranno tutto per aver del danaro, e
-per la via la paura impedirà loro di agire. Una volta presi, saranno
-torturati, e confesseranno. Che diavolo! non siamo già ragazzi! Per
-andare in Inghilterra, Athos abbassò la voce, bisogna attraversare
-tutta la Francia, seminata di spie e di creature del ministro; bisogna
-ritrovare un passaggio per imbarcarsi; bisogna sapere l'inglese per
-chiedere gl'indirizzi a Londra. Ritenete che io vedo la cosa ben
-difficile.
-
-— Ma niente affatto, disse d'Artagnan a cui premeva moltissimo che la
-cosa si effettuasse; io vedo al contrario tutto facile. Non fa d'uopo
-di dire, per bacco! che se si scrive a lord Winter cose al disopra dei
-nostri affari, degli orrori del ministro...
-
-— Più basso, disse Athos:
-
-— Degli intrighi, e dei segreti di stato, continuò d'Artagnan,
-uniformandosi alla ricevuta raccomandazione, non fa mestieri di dire
-che allora saremo tutti arruotati vivi; ma perdinci! non dimenticate,
-come voi stesso lo avete detto, Athos, che noi gli scriviamo col
-solo fine di mettere, fin dal suo arrivo a Londra, milady fuori della
-possibilità di nuocerci. Io gli scriverò dunque presso a poco in questi
-termini.
-
-— Sentiamo, disse Aramis prendendo in antecedenza un aspetto di critico.
-
-— «Signore e amico caro...»
-
-— Ah! sì, amico caro, ad un Inglese! interruppe Athos. Bene
-incominciato! bravo d'Artagnan! basta questa sola parola per essere
-squartato, invece di arruotato.
-
-— Ebbene, sia! io gli dirò dunque soltanto, «Signore.»
-
-— Voi potete ancora dire «milord» riprese Athos che stava molto
-attaccato alle convenienze.
-
-— «Milord, vi ricordate voi del piccolo recinto delle capre presso il
-Luxembourg?»
-
-— Buono! il Luxembourg adesso! si crederà che sia un'allusione alla
-regina madre! ecco una cosa ingegnosa! disse Athos.
-
-— Ebbene, noi metteremo semplicemente, «Milord, vi ricordate voi di un
-certo piccolo recinto ove vi fu salvata la vita?»
-
-— Mio caro d'Artagnan, disse Athos, voi non sarete mai che un
-ben tristo redattore. «Ove vi fu salvata la vita!» Questo non è
-conveniente, non si ricordano mai questi servigi ad un galantuomo.
-Benefizio rimproverato è un'offesa fatta.
-
-— Ah! caro mio, disse d'Artagnan, voi siete insopportabile, e se è
-necessario di scrivere sotto la vostra censura, in fede mia io vi
-rinunzio.
-
-— E farete bene. Maneggiate il moschetto e la spada, mio caro, voi ve
-ne cavate bene in questi due esercizi; ma lasciate la penna al nostro
-abbate, ciò riguarda lui solo.
-
-— Sì, di fatti disse Porthos, lasciate la penna ad Aramis, che scrive
-delle tesi in latino.
-
-— Ebbene, sia così, disse d'Artagnan; Aramis redigeteci adunque questa
-nota, ma per l'amor di Dio, tenetevi conciso, altrimenti vi critico a
-mia volta, ve ne prevengo.
-
-— Non chiedo di meglio, disse Aramis con quell'ingenua confidenza
-che ogni poeta ha in se stesso, ma che io sia messo al corrente
-di tutto. Ho inteso parlare di qua e di là, che questa cognata era
-una scellerata, anzi ne ho acquistata una pruova ascoltando la sua
-conversazione col ministro...
-
-— Più basso adunque, per bacco! disse Athos.
-
-— Ma, continuò Aramis, i particolari mi sfuggono.
-
-— A me pure, disse Porthos.
-
-D'Artagnan e Athos si guardarono qualche tempo in silenzio.
-Finalmente, Athos, dopo essersi raccolto e divenendo più pallido ancora
-dell'ordinario, fece un segno di adesione, e d'Artagnan comprese che
-poteva parlare.
-
-— Ebbene, ecco ciò che si deve scrivere, riprese d'Artagnan:
-
- «Milord, vostra cognata è una scellerata che ha voluto farvi
- uccidere per ereditare da voi; ma essa non poteva sposare vostro
- fratello, essendo già maritata in Francia, ed essendo stata.»
-
-D'Artagnan si fermò, come se cercasse la parola, guardando Athos.
-
-— «Scacciata da suo marito» disse Athos.
-
-— «Perchè fu conosciuto essere essa bollata» continuò d'Artagnan.
-
-— Bah! gridò Porthos, impossibile! ella ha voluto fare uccidere suo
-cognato.
-
-— Sì.
-
-— Ella era maritata? domandò Aramis.
-
-— Sì.
-
-— E suo marito si è accorto che aveva un giglio sulla spalla? gridò
-Porthos.
-
-— Sì.
-
-Questi tre sì erano stati pronunciati da Athos, ciascuno con
-un'intonazione più tetra.
-
-— E chi ha veduto questo giglio? domandò Aramis.
-
-— D'Artagnan ed io, o piuttosto, per osservare l'ordine di cronologia,
-io e d'Artagnan, rispose Athos.
-
-— E il marito di quest'orribile creatura vive ancora? disse Aramis.
-
-— Egli vive ancora.
-
-— Ne siete voi sicuro?
-
-— Ne son sicuro.
-
-Vi fu un istante di freddo silenzio, durante il quale ciascuno sentì
-l'impressione a seconda della sua natura.
-
-— Questa volta, riprese Athos interrompendo pel primo il silenzio,
-d'Artagnan ci ha dato un eccellente programma, ed è questo che bisogna
-scrivere prima di tutto.
-
-— Diavolo! voi avete ragione, Athos, riprese Aramis, e la redazione
-è spinosa. Il cancelliere stesso sarebbe imbarazzato a redigere
-un'epistola di questa forza, eppure il signor cancelliere redige molto
-graziosamente un processo verbale. Non importa! tacete, io scrivo.
-
-Aramis prese la penna, riflettè alcuni momenti, si mise a scrivere
-otto o dieci linee con un carattere grazioso, piccolo e da donna,
-quindi, con voce dolce e lenta, come se ciascuna parola fosse stata
-scrupolosamente pesata, lesse quanto segue:
-
- «Milord.
-
- «La persona che vi scrive queste linee ha avuto l'onore di
- incrociare la sua spada colla vostra, in un piccolo recinto della
- strada Inferno. Siccome avete voluto dopo, chiamarvi molte volte
- l'amico di questa persona, essa deve in riconoscenza di questa
- amicizia, darvi un buon avviso. Due volte siete stato in pericolo
- di essere la vittima di una vicina parente, che voi credete vostra
- ereditiera, perchè non sapete che prima di contrarre il matrimonio
- in Inghilterra, ella era già maritata in Francia; ma la terza volta
- che è questa voi potreste soccombere. La vostra parente è partita
- dalla Rochelle per l'Inghilterra. Sorvegliatela fin dal suo arrivo,
- poichè essa ha dei progetti grandi e terribili. Se desiderate
- assolutamente sapere ciò di cui ella è stata capace, la sua vita
- passata è impressa sopra la sua spalla sinistra.»
-
-— Ebbene, ecco ciò che si chiama meraviglioso, e voi avete una penna
-da segretario di stato, mio caro Aramis. De Winter ora farà buona
-guardia, se pure gli giunge l'avviso, e, cadendo ancora nelle mani di
-Sua Eccellenza stessa, noi non potremo essere compromessi; ma, siccome
-il lacchè che partirà potrebbe farci credere che è stato a Londra
-e fermarsi a Chatellerault, non gli daremo che la metà della somma,
-promettendogli l'altra metà in cambio della risposta. Avete voi il
-diamante? continuò Athos.
-
-— Io ho ancora meglio di ciò, ho la somma, disse d'Artagnan.
-
-E gettò il sacchetto sulla tavola. Al suono dell'oro, Aramis alzò gli
-occhi. Porthos rabbrividì; in quanto ad Athos, egli rimase impassibile.
-
-— Quando vi è in questo piccolo sacco? disse egli.
-
-— Sette mila lire in luigi da dodici franchi.
-
-— Sette mila lire! gridò Porthos; quel piccolo pezzo di diamante valeva
-settemila lire!
-
-— Pare, disse Athos, poichè eccole qua; io non presumo che il vostro
-amico d'Artagnan ve ne abbia aggiunte delle sue.
-
-— Ma, signori, con tuttociò, disse d'Artagnan, noi non pensiamo alla
-regina; abbiamo un poco cura della salute del suo caro Buckingham
-questo è il meno che le dobbiamo.
-
-— È giusto, disse Athos, ma questo riguarda Aramis.
-
-— Ebbene! rispose egli arrossendo, che debbo io fare?
-
-— Ma, riprese Athos, è semplicissimo, redigere una seconda lettera per
-questa accorta persona che abita a Tours.
-
-Aramis riprese la penna, si mise a riflettere di nuovo, e scrisse le
-seguenti linee, che sottomise subito all'approvazione dei suoi amici.
-
- «Mia cara cugina.»
-
-— Ah! ah! disse Athos, questa accorta persona è una vostra parente?
-
-— Mia cugina germana, disse Aramis.
-
-— Vada dunque per la cugina germana.
-
-Aramis continuò:
-
- «Mia cara cugina, Sua Eccellenza il ministro, che Dio conservi
- per la felicità della Francia, e per la confusione dei nemici
- del regno! è sul punto di finirla cogli eretici della Rochelle;
- è probabile che il soccorso della flotta inglese non giungerà
- neppure in vista della piazza; oserei quasi dire che sono certo
- che il signore de Buckingham sarà nell'impossibilità di partire,
- in conseguenza di qualche grande avvenimento. Sua Eccellenza è
- il più illustre politico dei tempi passati, dei tempi presenti, e
- probabilmente dei tempi futuri. Egli spegnerebbe il sole se il sole
- lo incomodasse. Date queste felici novelle a vostra sorella, mia
- cara cugina. Ho sognato che questo maledetto inglese era morto. Non
- mi sovvengo bene se era morto di ferro o di veleno; solamente ciò
- di cui sono sicuro, si è ch'egli era morto, e voi lo sapete, i miei
- sogni non m'ingannano mai. Assicuratevi dunque di vedermi ritornare
- ben presto.»
-
-— A meraviglia! gridò Athos, voi siete il re dei poeti, mio caro
-Aramis voi scrivete come i migliori scrittori. Resta ora di mettere
-l'indirizzo a questa lettera.
-
-— È facilissimo, disse Aramis
-
-Piegò galantemente la lettera, la riprese e scrisse:
-
- «A madamigella Michon, lavandaia a Tours.»
-
-I tre amici si guardarono ridendo. Essi erano stati presi.
-
-— Ora, disse Aramis, voi capirete, signori, che il solo Bazin può
-portare questa lettera a Tours. Mia cugina non conosce che Bazin, e
-non ha fiducia che in Bazin. Qualunque altro farebbe andare a vuoto
-l'affare. D'altronde Bazin è ambizioso e sapiente. Egli spera di
-divenire qualche cosa di grande quando io cambierò stato, ed egli lo
-cambierà assieme con me. Voi capirete che un uomo che ha simile veste
-non si lascerà prendere, o se sarà preso, subirà il martirio piuttosto
-che parlare.
-
-— Benissimo, disse d'Artagnan, io concedo con tutto il cuore Bazin,
-ma concedete a me pure Planchet. Milady l'ha fatto mettere un giorno
-alla porta a furia di colpi di bastone. Ora, Planchet ha buona memoria,
-e io vi garantisco, se può supporre possibile una vendetta, si farà
-piuttosto arruotar vivo che rinunciarvi. Se i vostri affari di Tours
-sono affari vostri, Aramis, quelli di Londra sono miei. Pretendo
-adunque che sia scelto Planchet, il quale, d'altronde, è già stato a
-Londra con me, e sa dire correttamente «_London, sir, if you please e
-my master, lord d'Artagnan_». Con ciò siate tranquilli, egli farà la
-sua strada andando e venendo.
-
-— In questo caso, disse Athos, bisogna che Planchet riceva settecento
-lire per andare e settecento per ritornare, e Bazin trecento lire per
-andare e trecento per ritornare; ciò ridurrà la somma a cinque mila
-lire. Noi prenderemo mille lire per ciascheduno da impiegarsi come
-meglio ci parrà, e lasceremo un fondo di mille lire, che custodirà
-l'abbate, per i casi straordinarii o i bisogni comuni. Vi accomoda
-così?
-
-— Mio caro Athos, disse Aramis, voi parlate come Nestore, che era, come
-ognun sa, il più saggio della Grecia.
-
-— Ebbene, è combinato, riprese Athos: Planchet e Bazin partiranno.
-A tutta perdita, non sono mal contento di conservare Grimaud; egli è
-assuefatto alle mie maniere, ed io gli sono attaccato; la giornata di
-ieri ha già dovuto spossarlo; questo viaggio lo perderebbe.
-
-Fu fatto venire Planchet, gli furono date le sue istruzioni, egli era
-stato pervenuto da d'Artagnan, che da prima gli aveva annunziata la
-gloria, quindi il denaro, per ultimo il pericolo.
-
-— Io porterò la lettera nel paramano del mio vestito, disse Planchet, e
-se sarò preso io la inghiottirò.
-
-— Ma, allora tu non potrai fare la commissione disse d'Artagnan.
-
-— Voi questa sera, me ne darete una copia che domani mattina io saprò a
-memoria.
-
-D'Artagnan guardò i suoi amici come per dir loro:
-
-— Ebbene che vi aveva io promesso?
-
-— Ora continuò egli, indirizzandosi a Planchet, tu hai otto giorni per
-giungere fino a lord de Winter; tu hai altri otto giorni por ritornare
-qui: questi sono sedici giorni. Se, il sedicesimo giorno della tua
-partenza, tu non sei giunto qui alle otto della sera, non avrai il tuo
-danaro, fossero ancora otto ore e cinque minuti.
-
-— Allora, signore, disse Planchet, compratemi un orologio.
-
-— Prendi questo, disse Athos dandogli il suo colla consueta generosità,
-e sii un bravo giovane; pensa bene che se parli, se ciarli, se
-millanti, tu fai tagliare il collo al tuo padrone, che ha una così
-grande confidenza nella tua fedeltà, che ci ha garantiti di te.
-Ma pensa altresì che, se per colpa tua accade qualche disgrazia a
-d'Artagnan, io ti ritroverò da pertutto per aprirti il ventre.
-
-— Oh! signore! disse Planchet umiliato da questi sospetti, e
-soprattutto spaventato dall'aria calma del moschettiere.
-
-— Ed io, disse Porthos girando i suoi grossi occhi, pensa che ti
-scortico vivo.
-
-— Ah! signore!
-
-— Ed io, disse Aramis colla sua voce dolce e melodiosa, pensa che ti
-brucio a fuoco lento come un selvaggio.
-
-— Ah! signore!
-
-E Planchet si mise a piangere; noi non oseremo dire se ciò fosse pel
-terrore delle minacce che gli venivano fatte, o per tenerezza di vedere
-quattro amici così strettamente uniti di intenzioni.
-
-D'Artagnan gli prese la mano.
-
-— Vedi tu, Planchet gli disse, questi signori ti dicono tuttociò, per
-la tenerezza che mi portano, essi però nel fondo del loro cuore ti
-amano.
-
-— Oh! signore, disse Planchet, o io riuscirò, o sarò tagliato in
-quattro; e mi tagliassero in quarti, siate convinto che non vi sarà un
-mezzo che mi farà parlare.
-
-Fu deciso che Planchet partirebbe l'indomani a otto ore dei mattino,
-affinchè come egli aveva detto, potesse imparare a memoria nella
-notte la lettera che portava. Egli guadagnò precisamente dodici ore
-con questo accomodamento, poichè egli doveva essere di ritorno il
-sedicesimo giorno a otto ore di sera.
-
-L'indomani al momento in cui si stava per montare a cavallo, d'Artagnan
-che si sentiva nel fondo del suo cuore debole per il duca di Buckingham
-prese Planchet a parte:
-
-— Ascolta, gli disse, quando tu avrai rimessa la lettera a lord de
-Winter, e che egli l'avrà letta, gli dirai ancora: «vegliate sopra Sua
-Grazia, lord Buckingham, poichè si vuole assassinarlo». Ma ciò è cosa
-così grave, e così importante, che io non ho voluto neppure confidare
-ai miei amici che io ti affidava questo segreto, e che per un posto da
-capitano io non vorrei scrivertelo.
-
-— Siate tranquillo, signore, disse Planchet; voi vedrete se si può
-contare sopra di me. E montato sopra un eccellente cavallo che egli
-doveva lasciare a venti leghe, per prendere la posta, Planchet partì al
-galoppo, col cuore un poco ristretto dalla trista promessa che gli era
-stata fatta dai moschettieri, ma del resto colle migliori disposizioni.
-
-Bazin partì l'indomani mattina per Tours, ed ebbe otto giorni a
-compiere la sua missione. I quattro amici, durante tutto il tempo di
-queste due assenze, avevano come bene si può capire, gli occhi più che
-mai in guardia, il naso al vento, e le orecchie in ascolto. Le loro
-giornate si passavano a tentare di sorprendere ciò che si diceva, a
-sorvegliare gli andamenti del ministro, e a fiutare tutti i corrieri
-che giungevano. Più d'una volta un insormontabile tremito li colse,
-quando furono chiamati per un servizio inatteso. Essi d'altronde
-avevano pure da sorvegliare alla propria sicurezza: milady era un
-fantasma che allorquando era comparso una volta a qualcuno, non lo
-lasciava più dormire tranquillamente.
-
-La mattina dell'ottavo giorno, Bazin fresco come sempre, e sorridendo
-secondo la sua abitudine, entrò nell'osteria nel Farfallone, mentre
-i quattro amici erano sul punto di far colezione, dicendo, giusto il
-convenuto:
-
-— Sig. Aramis, ecco la risposta di vostra cugina.
-
-I quattro amici si scambiarono una allegra occhiata: la metà
-dell'affare era fatto: è vero che questa era la più corta e la più
-facile.
-
-Aramis prese, arrossendo suo malgrado, la lettera che era di un
-carattere grossolano e senza ortografia.
-
-— Buon Dio! gridò egli ridendo decisamente io sono disperato; giammai
-questa povera Michon giungerà a scrivere come il sig. de Voiture.
-
-— Che cosa volere dire queste brave Migeon? domandò lo svizzero, che
-era in vena di parlare con i quattro amici, quando giunse la lettera.
-
-— Oh! mio Dio! meno ancora di niente, disse Aramis, una piccola e
-graziosa lavandaia, che amo molto, e alla quale ho chiesto alcune
-biancherie lavorate di sua mano per modo di ricordo.
-
-— Se quella, disse lo svizzero, stare così gran dama come stare suo
-carattere, voi dovete avere grande fortune, mio camerate!
-
-Aramis lesse la lettera, e lo passò ad Athos.
-
-— Osservate dunque quello che mi scrive, Athos, diss'egli.
-
-Athos gettò un colpo d'occhio sulla lettera, e per fare svanire tutti i
-sospetti che avrebbero potuto nascere, lesse ad alta voce:
-
- «Cugino mio, mia sorella ed io indoviniamo benissimo i sogni, e ne
- abbiamo una paura spaventosa; ma del vostro si potrà dire, almeno
- io spero, che ogni sogno è una menzogna. Addio, portatevi bene, e
- fate che di tempo in tempo sentiamo parlare di voi.»
-
- «ACLAÈ MICHON»
-
-— E di che sogno parla ella? domandò il dragone che si era avvicinato
-durante la lettura.
-
-— Sì, di quale sogno? disse lo svizzero.
-
-— Perdinci! disse Aramis, la cosa è semplice, di un sogno che ho fatto
-io, e che le ho raccontato nella mia lettera.
-
-— Ah! sì, per bacco essere tutto zimplice di ragontare sue sogne; ma io
-non sognare mai.
-
-— Voi siete molto fortunato, disse Athos alzandosi, e vorrei pure dire
-io altrettanto che voi!
-
-— Giammaie, riprese lo svizzero incantato che un uomo come Athos gli
-avesse rivolta la parola. Giammaie, giammaie.
-
-D'Artagnan, vedendo che Athos si alzava, fece altrettanto, prese il suo
-braccio e partì.
-
-Porthos e Aramis rimasero per tener testa agli scherzi del dragone e
-dello svizzero. In quanto a Bazin se ne andò a dormire sopra un fascio
-di paglia; e siccome egli aveva più immaginazione che lo svizzero, fece
-dei sogni d'oro sul suo avvenire.
-
-
- FINE DEL TERZO VOLUME.
-
-
-
-
-INDICE DELLE MATERIE
-
-(VOL. III.)
-
-
- _Continuazione del Capitolo XXXII._ 5
- CAP. XXXIII. _La padrona e la cameriera._ 10
- CAP. XXXIV. _Ove si tratta del modo di equipaggiarsi
- di Aramis e di Porthos._ 20
- CAP. XXXV. _La notte tutti i gatti sono grigi._ 30
- CAP. XXXVI. _Il sogno di vendetta._ 40
- CAP. XXXVII. _Il segreto di Milady._ 48
- CAP. XXXVIII. _In che modo, senza incomodarsi, Athos
- ritrovò il mezzo d'equipaggiarsi._ 55
- CAP. XXXIX. _Una dolce visione._ 66
- CAP. XL. _Una visione terribile._ 77
- CAP. XLI. _L'assedio della Rochelle._ 86
- CAP. XLII. _Il vino d'Anjou._ 101
- CAP. XLIII. _L'albergo del Colombaio Rosso._ 110
- CAP. XLIV. _Utilità delle gole da braciere._ 120
- CAP. XLV. _Scena coniugale._ 130
- CAP. XLVI. _Il bastione di san Gervasio._ 137
- CAP. XLVII. _Il consiglio dei Moschettieri._ 145
- CAP. XLVIII. _Affare di famiglia._ 166
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. III, by Alexandre Dumas
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. III ***
-
-***** This file should be named 60643-0.txt or 60643-0.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/6/0/6/4/60643/
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
-States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
-specific permission. If you do not charge anything for copies of this
-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
-performances and research. They may be modified and printed and given
-away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
-not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
-trademark license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country outside the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you'll have to check the laws of the country where you
- are located before using this ebook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
-Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
-trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-