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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: I tre moschettieri, vol. III - -Author: Alexandre Dumas - -Translator: Angiolo Orvieto - -Release Date: November 6, 2019 [EBook #60643] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. III *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - I TRE - MOSCHETTIERI - - - DI - - Alessandro Dumas - - - VERSIONE - DI ANGIOLO ORVIETO. - - VOL. III. - - - - Napoli, - GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE - Strada Trinità Maggiore nº 27 - 1853 - - - - - TIPOGRAFIA DI G. PALMA. - - - - -CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO XXXII. - - -Dopo la minestra la serva portò un pollo allessato, magnificenza che -fece dilatare le palpebre dei convitati in modo tale che sembravano -avessero a schizzare fuori delle orbite. - -— Si vede che amate la vostra famiglia, signora Coquenard, disse -il procuratore con un sorriso quasi tragico; ecco, certamente, una -galanteria che voi fate a vostro cugino. - -Il povero pollo era magro, e rivestito con quelle grosse pelli -increspate che le ossa non giungono mai a traforare ad onta dei -loro sforzi; abbisognava che fosse stato cercato lungamente prima di -ritrovarlo nel pollaio, ove si era ritirato per morire di vecchiaia. - -— Diavolo! pensò Porthos, questa è una cosa molto trista; io rispetto -la vecchiaia, ma ne faccio poco conto nell'arrosto e nel lesso. - -E guardò in giro per vedere se la sua opinione era divisa dagli altri; -ma, tutto al contrario di lui, egli non vide che occhi fiammeggianti -che divoravano in antecedenza questo pollo sublime, oggetto del suo -disprezzo. - -La signora Coquenard tirò a se il piatto, staccò con maestria le due -grandi zampe nere che depose sul piatto di suo marito, staccò il collo -colla testa che mise a parte per se stessa, levò un'ala per Porthos, -e rimise alla serva l'animale che poco prima aveva portato, che se ne -ritornò quasi intatto, e che era scomparso prima che il moschettiere -avesse avuto il tempo di esaminare le variazioni di rincrescimento -disegnatesi sui visi degli scrivani, a seconda dei caratteri e dei -temperamenti di coloro che lo provavano. - -Dopo il pollo, fece la sua entrata un piatto di fave, piatto enorme, -nel quale alcune ossa di montone, che a primo aspetto si sarebbero -potuto credere accompagnate dalla loro carne, facevano sembiante di -farsi vedere. - -Ma gli scrivani non furono ingannati da questa soperchieria, e le -fisonomie lugubri divennero visi rassegnati. - -La signora Coquenard distribuì questo cibo ai giovani, colla -moderazione di una buona economa. - -Era venuto il giro dei vini. Il sig. Coquenard versò, da una bottiglia -dal collo molto stretto, il terzo di un bicchiere a ciaschedun giovane, -ne versò a se stesso una porzione quasi eguale, e la bottiglia passò -subito dalla parte di Porthos e della signora Coquenard. - -I giovani riempirono d'acqua questo terzo di vino; quindi, quando -ebbero bevuta la metà del bicchiere, lo riempivano nuovamente d'acqua, -e sempre facevano lo stesso, cosa che li portava, alla fine del pranzo, -a bere una bevanda che dal colore del rubino, era passata a quello del -topazio bruciato. - -Porthos mangiò timidamente la sua ala di pollo. Bevè pure il suo mezzo -bicchiere di questo vino molto economico, che riconobbe per vino di -Montreuil. Il sig. Coquenard lo guardò inghiottire questo vino puro, e -sospirò. - -— Non mangiate di queste fave, cugino mio Porthos? disse la signora -Coquenard con quel tuono che vuol dire: credete a me, non ne mangiate. - -— Grazie, cugina mia, diss'egli, io non ho più fame. - -Successe un momento di silenzio. Porthos non sapeva in qual modo -contenersi. Il procuratore ripetè più volte: - -— Ah! signora Coquenard, io ve ne faccio i miei rallegramenti, il -vostro pranzo è un vero festino. - -Porthos credè di essere mistificato, e cominciò a rialzare i suoi -baffi, e ad aggrottare il sopracciglio; ma lo sguardo della signora -Coquenard lo consigliò alla pazienza. - -In questo momento, in seguito ad uno sguardo del procuratore, gli -scrivani si alzarono lentamente da tavola, piegarono anche più -lentamente le loro salviette, quindi salutarono e partirono. - -— Andate, giovanotti, andate a fare la digestione lavorando, disse -gravemente il procuratore. - -Gli scrivani partirono, la signora Coquenard si alzò, e cavò da una -credenza un pezzo di formaggio, dei dolci di cotogno, ed un bodino -ch'ella stessa aveva fatto colle mandorle e col miele. - -Il signor Coquenard aggrottò il sopracciglio, poichè vedeva troppe -vivande. - -— Un festino, decisamente un festino! gridò egli agitandosi sul suo -seggio, un vero festino! _Epulae epularum_: Lucullo che pranzo da -Lucullo! - -Porthos guardò la bottiglia che era vicina a lui, e sperò di pranzare -col vino, pane e formaggio; ma il vino mancò ben presto, la bottiglia -era vuota: il signore e la signora Coquenard fecero sembiante di non -accorgersene. - -— Sta bene, disse a se stesso Porthos, eccomi avvisato per un'altra -volta. - -Passò la sua lingua sul piccolo cucchiaio di dolci, e si agglutinò i -denti nella pasta colante della signora Coquenard. - -— Ora, diss'egli, il sacrifizio è compiuto. - -Il signor Coquenard, dopo le delizie di un simile pranzo, che egli -chiamava un eccesso, provò il bisogno di fare la sua sesta. Porthos -sperava che la cosa avrebbe avuto luogo nella stessa località, ma il -procuratore non volle intender niente; abbisognò ricondurlo nella sua -camera, e gridò tanto fino a che non fu rimesso davanti il suo armadio, -sulle imposte del quale, per maggiore precauzione, appoggiò i suoi -piedi. - -La procuratrice condusse Porthos nella camera vicina. - -— Voi potete venire a pranzo tre volte la settimana, disse la sig. -Coquenard. - -— Grazie, rispose Porthos, io non voglio abusare. D'altronde bisogna -che io pensi ad equipaggiarmi. - -— È vero, disse la procuratrice gemendo; vi è questo disgraziato -equipaggio: non è così? - -— Pur troppo sì! disse Porthos. - -— Ma di che cosa dunque si compone l'abbigliamento del vostro corpo, -sig. Porthos. - -— Oh! di molte cose, disse Porthos; i moschettieri, come ben sapete, -sono soldati di un corpo scelto, e loro abbisognano degli oggetti che -sono inutili alle altre guardie ed agli svizzeri. - -— Ma pure dettagliatemi i vostri bisogni. - -— Ciò porterà... disse Porthos, che amava meglio discutere il totale di -quello che il dettaglio. - -La procuratrice aspettò fremendo. - -— A quanto? diss'ella; spero bene che ciò non oltrepasserà le... - -E si fermò, la parola le venne meno. - -— Oh! no, disse Porthos, non oltrepasserà le due mila e cinquecento -lire. Credo anzi che colla economia uno se ne possa cavare con due mila -lire. - -— Buon Dio! due mila lire! gridò ella; questa è la fortuna di una -famiglia, e giammai mio marito acconsentirà a prestare una tal somma! - -Porthos fece una boccaccia delle più espressive; la signora Coquenard -lo capì. - -— Io domandava i dettagli, diss'ella, perchè avendo molti parenti e -dei clienti nel commercio, era quasi sicura di ottenere gli oggetti -ad un cento per cento al disotto del prezzo che voi stesso potreste -comprarli. - -— Ah! ah! fece Porthos, se non è che questo che volevate darmi... - -— Sì, caro Porthos. Voi avete bisogno primieramente... - -— Di un cavallo. - -— Sì, un cavallo. Ebbene! io ho precisamente ciò che vi conviene. - -— Ah! disse Porthos raggiante, ecco dunque che va bene in quanto al -mio cavallo; in seguito mi abbisogna il cavallo del mio lacchè e la -mia valigia. Perciò che riguarda le mie armi, non fa d'uopo che ve ne -occupiate, io le ho. - -— Un cavallo per il vostro lacchè? riprese esitando la signora -procuratrice, ma questa è una cosa da gran signore, amico mio. - -— E che! signora, disse con orgoglio Porthos, sono io forse per caso un -pezzente? - -— No. Io vi dicea soltanto che un bel muletto aveva qualche volta un -così bell'aspetto quanto un cavallo, e che mi sembra che procurando un -bel muletto per il vostro Mousqueton... - -— Vada per il bel muletto, disse Porthos, voi avete ragione, ho veduto -dei grandissimi signori spagnuoli che avevano tutto il loro seguito sui -muli. Ma allora voi capirete, signora Coquenard, che vi abbisogna un -mulo col pennacchio ed i sonagliuoli. - -— Siate tranquillo, rispose la procuratrice. - -— Resta ora la valigia, riprese Porthos. - -— Oh! che questo non v'inquieti, gridò la signora Coquenard, mio -marito ha cinque o sei valigie, voi sceglierete la migliore; egli ne ha -particolarmente una, che prediligeva nei suoi viaggi, e che è grande da -contenere il mondo. - -— È dunque vuota la vostra valigia? domandò Porthos. - -— Sicuramente, ella è vuota, rispose la procuratrice. - -— Ah! ma la valigia di cui ho bisogno, disse Porthos, è una valigia ben -guarnita, mia cara. - -La signora Coquenard emise dei nuovi sospiri. Molière non aveva ancora -scritto la sua scena dell'avaro. La signora Coquenard ha dunque la -primazia sull'Arpagone. - -Del resto dell'equipaggio fu dibattuto successivamente nello stesso -modo, e il risultato della scena fu che la procuratrice avrebbe -domandato a suo marito un imprestito di ottocento lire in contante, e -somministrerebbe il cavallo ed il mulo che avrebbe avuto lo onore di -portare alla gloria Porthos e Mousqueton. - -Stabilite queste condizioni, e stipulati gl'interessi, come pure -l'epoca del rimborso, Porthos prese congedo dalla signora Coquenard, -rientrò in casa sua con molta fame, e di cattivissimo umore. - - - - -CAPITOLO XXXIII. - -LA PADRONA E LA CAMERIERA. - - -Frattanto, come lo abbiamo detto, ad onta delle grida della sua -coscienza, ad onta dei saggi consigli di Athos, e la tenera rimembranza -della signora Bonacieux, d'Artagnan divenne d'ora in ora più innamorato -di milady; per questo non mancò, tutti i giorni, di andare a far una -corte, alla quale l'avventuroso Guascone si era convinto ch'ella non -poteva a meno di presto o tardi corrispondere. - -Una sera che egli giungeva a naso alzato, leggero come un uomo che -aspetta una pioggia d'oro, incontrò la cameriera sulla porta di casa; -ma questa volta la bella Ketty non si contentò punto di sorridergli di -passaggio, lo prese dolcemente per la mano. - -— Buono! fece d'Artagnan, ella è incaricata di qualche messaggio per -me, per parte della sua padrona; ella mi darà un qualche appuntamento, -che non si ha avuto il coraggio di darmi a voce. - -E guardò la bella giovinetta coll'aria la più trionfante che avesse -potuto assumere. - -— Vorrei dirvi due parole, signor cavaliere, balbettò la cameriera. - -— Parla, figlia mia; parla, disse d'Artagnan, io ascolto. - -— Qui è impossibile; ciò che debbo dirvi è troppo lungo, e soprattutto -troppo segreto. - -— Ebbene! ma, come fare allora? - -— Se il signor cavaliere volesse seguirmi..., disse timidamente Ketty. - -— Dove vorrai, mia bella fanciulla. - -— Allora venite. - -E Ketty, che non aveva lasciata la mano di d'Artagnan, lo condusse per -una piccola scala oscura e tortuosa, e dopo avergli fatto salire una -quindicina di scalini, aprì una porta. - -— Entrate, sig. cavaliere, qui saremo soli, e potremo parlare. - -— E di chi è adunque questa camera, mia bella fanciulla? domandò -d'Artagnan. - -— È la mia, sig. cavaliere; essa comunica con quella della mia padrona -per mezzo di questa porta; ma siate tranquillo, ella non potrà sentire -ciò che noi diciamo, poichè non va mai in letto che dopo la mezzanotte. - -D'Artagnan gettò un colpo d'occhio intorno a se: la piccola camera era -preziosa pel gusto e per la proprietà; ma suo malgrado, i suoi occhi si -fissarono su quella porta che Ketty gli aveva detto che metteva nella -camera di milady. - -Ketty indovinò ciò che si passava nella mente del giovane, e mandò un -sospiro. - -— Voi dunque amate molto la mia padrona, sig. cavaliere? diss'ella. - -— Io non so se l'amo davvero, ma quello che so si è che ne sono pazzo. - -Ketty mandò un secondo sospiro. - -— Ohimè! signore, ciò è ben doloroso! - -— E che diavolo vedi tu dunque di così doloroso? - -— È, signore, che la mia padrona non vi ama punto. - -— Kem! fece d'Artagnan, ti avrebbe fors'ella incaricato di dirmelo? - -— Oh! no, signore, ma sono io che per l'interesse che vi porto ho preso -la risoluzione di comunicarvelo. - -— Grazie, mia buona Ketty, ma soltanto dell'intenzione; poichè la -confidenza, tu ne converrai, non è punto aggradevole. - -— Vale a dire che voi non credete a quello che vi dico, non è vero? - -— Si ha sempre difficoltà a credere simili cose, mia bella fanciulla, -non fosse altro che per amor proprio. - -— Dunque voi non mi credete punto? - -— Ti confesso che fino a tanto che non ti degni di darmi qualche prova -di ciò che mi assicuri... - -— Che dite voi di questa? - -E Ketty cavò dal suo petto un piccolo biglietto senza indirizzo. - -— Per me? disse d'Artagnan, impadronendosi prestamente della lettera. - -E mercè un movimento rapido come il pensiero, ruppe il sigillo ad onta -di un grido di Ketty, che vedendo ciò che stava per fare, o per meglio -dire ciò che faceva: - -— Oh! mio Dio, signor cavaliere, che avete voi fatto! - -— Ah! perdono! non bisogna che io conosca ciò che mi è indirizzato. - -E lesse: - -«Voi non avete risposto al mio primo biglietto; siete voi forse malato? -o pure avreste voi già dimenticato quali occhi mi faceste al ballo -della signora de Guise? ecco l'occasione, conte, non ve la lasciate -fuggire.» - -D'Artagnan impallidì, egli era ferito nel suo amor proprio e si credè -ferito anche nel suo amore. - -— Questo biglietto non è per me? gridò egli. - -— No, è per un altro, ecco quello che voi non mi avete lasciato il -tempo di dirvi. - -— Per un altro! il suo nome? gridò d'Artagnan furioso. - -— Il signor conte de Wardes. - -La rimembranza della scena di S. Germano si presentò subito al pensiero -del presuntuoso Guascone, e confermò ciò che le aveva rivelato Ketty. - -— Povero sig. d'Artagnan! diss'ella con una voce piena di compassione, -stringendo di nuovo la mano del giovane. - -— Tu mi compiangi, buona giovinetta? disse d'Artagnan. - -— Sì! e con tutto il cuore, poichè so che cosa vuol dire amore. - -— Tu sai che cosa è l'amore? disse d'Artagnan guardandola per la prima -volta con una certa attenzione. - -— Ahimè! sì. - -— Ebbene! invece di compiangermi, farai molto meglio ad aiutarmi per -vendicarmi della tua padrona. - -— E qual sorta di vendetta vorreste voi prendervi? - -— Vorrei supplantare il mio rivale. - -— In questo io non vi aiuterò, sig. cavaliere, disse vivamente Ketty. - -— E perchè? domandò d'Artagnan. - -— Per due ragioni. - -— E quali? - -— La prima, è perchè la mia padrona non vi amerà mai. - -— Che ne sai tu? - -— Voi l'avete ferita nel più vivo del cuore. - -— E in che posso io averla ferita, io che dal momento che la conosco, -vivo ai suoi piedi come uno schiavo? Parla, te ne prego. - -— Questo non lo confiderò che all'uomo che... saprà leggere fino al -fondo dell'anima mia. - -D'Artagnan guardò Ketty per la seconda volta. La giovanetta era di una -freschezza e di una bellezza che molte duchesse l'avrebbero acquistata -in cambio delle loro corone. - -— Ketty, diss'egli, io leggerò fino al fondo dell'anima tua: che ciò -non ti trattenga, mia cara fanciulla; ma parla. - -— Oh! no, gridò Ketty, voi non mi amate, voi me lo avete detto or ora. - -— E ciò t'impedisce pure di farmi conoscere la seconda ragione? - -— La seconda ragione, sig. cavaliere, riprese Ketty incoraggiata -dall'espressione degli occhi del giovane, è che in amore, ciascuno -pensa per se. - -Allora soltanto d'Artagnan si ricordò le occhiate languide di Ketty, i -suoi sorrisi e i suoi sospiri soffocati ogni volta che la incontrava; -ma assorto dal desiderio di piacere alla gran dama, non aveva degnato -la cameriera: chi va alla caccia dell'aquila, non si occupa dei -rosignuoli. - -Ma questa volta il nostro Guascone vide con un sol colpo d'occhio tutto -il partito che v'era da ricavarsi da questo amore, che Ketty aveva -confessato con tanta ingenuità. Intercettazione delle lettere dirette -al conte de Wardes, intelligenza nella piazza, entrata libera in tutte -le ore per la camera di Ketty, contigua a quella della padrona. Il -perfido come si vede, sagrificava la povera giovanetta alla gran dama. - -Frattanto suonò mezzanotte, e s'intese quasi nel medesimo punto il -campanello della camera di milady. - -— Gran Dio! gridò Ketty, ecco la mia padrona che mi chiama; partite, -partite, presto. - -D'Artagnan si alzò, prese il cappello, come se avesse volontà di -obbedire, quindi aprendo prestamente l'imposta di un grande armadio, -invece di aprir quella della porta, vi si cacciò dentro, in mezzo alle -vesti ed ai pettinatori di milady. - -— Che fate voi dunque? gridò Ketty. - -D'Artagnan che nell'entrare aveva presa la chiave, si chiuse dentro al -suo armadio senza rispondere. - -— Ebbene! gridò milady con voce acre, dormite voi forse, che non -sentite quando vi si chiama? - -E d'Artagnan intese che si aprì violentemente la porta di comunicazione. - -— Eccomi! milady, eccomi! gridò Ketty slanciandosi incontro alla sua -padrona. - -Entrambe rientrarono nella camera della signora; e siccome la porta -di comunicazione rimase aperta, d'Artagnan potè ancora sentire per -qualche tempo la padrona che sgridava la servente; quindi finalmente si -rappacificò, e la conversazione cadde su di lui, nel mentre che Ketty -accomodava la sua padrona. - -— Ebbene! disse milady, questa sera non ho veduto il nostro Guascone. - -— Come, signora, disse Ketty, non è venuto? sarebbe egli volubile anche -prima d'essere felice? - -— Oh! no: bisogna dire che ne sia stato impedito dal sig. de Tréville o -dal signor des Essarts. Io lo conosco bene, io lo tengo in mio potere. - -— E che ne farà la signora? - -— Che cosa ne farò? sii tranquilla, Ketty: fra questo uomo e me vi -passa una cosa che egli ignora. Poco è mancato ch'egli non mi abbia -fatto perdere tutto il mio credito presso il ministro. Oh! io mi -vendicherò! - -— Io credeva che la signora lo amasse. - -— Io amarlo! lo detesto. Uno stupido che tien la vita di lord Winter -fra le sue mani, e non l'uccide! e che mi fa perdere trecento mila lire -di rendita! - -— È vero disse Ketty, vostro figlio è il solo erede di suo zio, e -fino alla sua maggiorità avreste potuto godere le rendite delle sue -ricchezze. - -D'Artagnan fremette fino alle midolla delle ossa nel sentire questa -soave creatura rimproverargli, con quella voce stridula che durava -tanta fatica a nascondere nella conversazione, di non avere ucciso un -uomo che la ricolmava di tanti tratti d'amicizia. - -— Io già, continuò milady, mi sarei vendicata di lui, se, non so il -perchè, il ministro non mi avesse ordinato d'avergli dei riguardi. - -— Oh! sì. Ma la signora non ha avuto riguardi per quella povera donna -che egli amava. - -— Oh! la merciaia della strada Fossoyeurs? non ha già forse dimenticato -ch'ella esisteva? la bella vendetta in fede mia! - -Un freddo sudore colava sulla fronte di d'Artagnan, questa donna era -dunque un mostro! - -Si rimise ad ascoltare; ma disgraziatamente la toaletta era finita. - -— Sta bene, disse milady, rientrate in camera, e cercate domani di -avere una risposta alla lettera che vi ho consegnata. - -— Per il sig. de Wardes? disse Ketty. - -— Senza dubbio, il sig. de Wardes. - -— Eccone uno, disse Ketty, che ha l'aspetto di essere tutto al -contrario di questo povero sig. d'Artagnan. - -— Sortite, madamigella, disse milady, io non amo i comenti. - -D'Artagnan intese serrare la porta, quindi il rumore di due -chiavistelli che metteva milady, affine di chiudersi nella sua camera. -Dal canto suo, ma il più dolcemente che potè, Ketty dette alla porta un -giro di chiave. Allora d'Artagnan spinse l'imposta dell'armadio. - -— Oh! mio Dio! disse a bassa voce; che avete voi? come siete pallido! - -— Abbominevole creatura! mormorò d'Artagnan. - -— Silenzio! silenzio! sortite, disse Ketty; non vi è che un muro fra -la mia camera e quella di milady: si intende dall'una tutto ciò che si -dice dall'altra. - -— Alla buon'ora; ma io non sortirò che allora quando tu mi avrai detto -che cosa è divenuto della sig. Bonacieux. - -La povera giovanetta giurò a d'Artagnan che ella lo ignorava -compiutamente; la sua padrona non lasciava penetrare se non che la metà -dei suoi segreti. Soltanto ella credeva di potere assicurare che non -era morta. - -In quanto alla causa per la quale poco era mancato che milady non -perdesse tutto il suo credito presso il ministro, Ketty non ne sapeva -di più: ma, questa volta, d'Artagnan ne sapeva più di lei. Siccome -aveva scoperto milady sopra un bastimento in consegna al momento in -cui egli stesso lasciava l'Inghilterra, dubitò che quella volta si -trattasse dell'affare dei puntali di diamanti. - -Ciò che vi era di più chiaro in tutto questo è che il vero odio, l'odio -profondo, l'odio inveterato di milady, gli veniva dal non aver ucciso -suo cognato. - -D'Artagnan ritornò il giorno dopo presso milady. Ella era di -cattivissimo umore; d'Artagnan capì che quella era la mancanza di -risposta al biglietto del sig. de Wardes che l'agghiacciava in tal -modo. Entrò Ketty; ma milady la ricevette con molta durezza. Un colpo -d'occhio che lanciò a d'Artagnan, voleva dire: - -— Voi vedete che io soffro per voi. - -Però, verso la fine della serata, la bella lionessa si ammansò, e -ascoltò sorridendo le dolci parole di d'Artagnan; ella giunse perfino a -dargli la mano da baciare. - -D'Artagnan sortì, non sapendo più che pensare; ma siccome egli era un -Guascone al quale non si poteva così facilmente far perdere la testa, -aveva costruito nell'animo suo un piccolo piano. - -Egli ritrovò Ketty alla porta, e come la sera innanzi, salì nella sua -camera per avere delle notizie. Ketty era stata molto rimproverata; era -stata accusata di negligenza. Milady non capiva niente sul silenzio del -conte de Wardes, e le aveva ordinato di entrare in camera sua alle nove -del mattino per prendere i suoi ordini. - -D'Artagnan fece promettere a Ketty che l'indomani mattina sarebbe -andata da lui per dirgli di qual natura erano questi ordini. La povera -giovinetta promise tutto ciò che volle d'Artagnan: ella era pazza. - -A undici ore, vide giungere Ketty. Ella teneva in mano un nuovo -biglietto di milady. Questa volta la povera fanciulla non tentò nemmeno -di contenderlo a d'Artagnan; ella lo lasciò fare; non ardiva più di -dare una negativa al suo bel soldato. - -D'Artagnan aprì questo secondo biglietto che egualmente non portava nè -firma nè indirizzo, e lesse quanto segue: - - «Ecco la terza volta che vi scrivo per dirvi che io vi amo; - guardatevi che non abbia a scrivervi una quarta volta per dirvi che - vi detesto.» - -D'Artagnan arrossì e impallidì più volte guardando questo biglietto. - -— Oh! voi l'amate sempre! disse Ketty, che non aveva mossi gli occhi un -istante dal viso del giovane. - -— No, Ketty, tu t'inganni; io non l'amo più, ma voglio vendicarmi del -suo disprezzo. - -Ketty sospirò. - -D'Artagnan prese una penna, e scrisse. - - «Signora, fin qui io aveva dubitato che non fossero diretti - veramente a me i vostri due primi biglietti, tanto io mi credeva - indegno di un simile onore. - - «Ma oggi bisogna bene che io creda all'eccesso della vostra bontà, - poichè non solo la vostra lettera, ma ancora la vostra cameriera mi - affermano che ho la felicità di essere amato da voi. - - «Verrò ad implorare il mio perdono questa sera a undici ore. - Ritardare di un giorno, sarebbe ora ai miei occhi il farvi una - nuova offesa. - - «_Colui che voi fate il più felice degli uomini_.» - -Questo biglietto non era precisamente falso; d'Artagnan non lo -firmò, ma era un'indelicatezza; era anzi, sotto il punto di vista dei -nostri attuali costumi, qualche cosa che si accostava all'infamia; -ma in quell'epoca si avevano minori riguardi che non si hanno oggi. -D'altronde, d'Artagnan per la propria confessione di milady, la sapeva -colpevole di tradimento in affari più importanti, e non aveva per lei -che una stima molto leggiera. Finalmente egli voleva vendicarsi della -condotta di lei verso la signora Bonacieux. - -Il piano di d'Artagnan era semplicissimo. Dalla camera della servente -egli giungerebbe a quella della padrona; ivi avrebbe confuso la -perfida, l'avrebbe minacciata di comprometterla con pubblico scandalo, -ed otterrebbe da lei per mezzo del terrore tutte le informazioni che -desiderava sopra la sorte della sua Costanza. Fors'anche la libertà -della bella merciaia sarebbe stato il risultato di questa visita. - -— Prendi, disse il giovane rimettendo a Ketty il biglietto sigillato, -consegna questa lettera a milady, essa è la riposta del signor de -Wardes. - -La povera Ketty divenne pallida come la morte; ella dubitava di ciò che -poteva contenere il biglietto. - -— Ascolta, mia cara fanciulla, le disse d'Artagnan, tu capisci che -bisogna che tutto ciò finisca in un modo o nell'altro; può scovrire -che tu hai consegnato il primo biglietto al mio lacchè in vece di -consegnarlo al lacchè del conte; che sono stato io che ho disuggellati -gli altri due che dovevano esserlo dal signor de Wardes. Allora milady -ti discaccerà, e tu la conosci; non è donna da limitare a questo la sua -vendetta. - -— Ahimè! disse Ketty, perchè mai mi sono io esposta a tutto questo! - -— Per me, lo so bene, mia bella, disse il giovane; io te ne sono -riconoscente, te lo giuro. - -— Ma finalmente, che cosa contiene il vostro biglietto? - -— Milady te lo dirà. - -— Ah! voi non mi amate gridò Ketty, e io sono ben disgraziata! - -Ketty pianse molto prima di decidersi a consegnare questa lettera a -milady; ma finalmente si decise, pel trasporto che portava alla sua -giovane guardia; era tutto ciò che voleva d'Artagnan. - - - - -CAPITOLO XXXIV. - -OVE SI TRATTA DEL MODO DI EQUIPAGGIARSI DI ARAMIS E DI PORTHOS - - -Dopo che i quattro amici si erano messi ciascuno alla caccia del -modo di equipaggiarsi, non vi erano fra di loro riunioni ad ore -stabilite: pranzavano gli uni senza gli altri, o piuttosto ove si -ritrovavano; s'incontravano dove potevano. Il servizio, dal canto -suo prendeva pure la sua parte di questo tempo così prezioso che -scorreva tanto rapidamente. Erano soltanto convenuti di riunirsi una -volta la settimana, verso un'ora, all'alloggio di Athos, atteso che -quest'ultimo, a norma del giuramento che aveva fatto, non oltrepassava -più la soglia della sua porta. - -Il giorno stesso in cui Ketty venne a ritrovare d'Artagnan in casa sua -era il giorno della riunione. - -Appena che Ketty fu sortita, d'Artagnan si diresse verso la strada -Verou. - -Egli trovò Athos ed Aramis che filosofavano. Aramis ritornava a -prendere qualche inclinazione al ritiro dal mondo. Athos, secondo le -sue abitudini, non lo dissuadeva, nè le incoraggiava. Athos era del -sentimento che si lasciasse a ciascuno il suo libero arbitrio. Egli -non dava mai consigli, quando non gli venivano chiesti; ed anche allora -bisognava chiederli due volte. - -— In generale, non si domanda consigli, diceva egli, che per non -saperli, o, se alcuno li segue, per avere qualcuno a cui fare dei -rimproveri per averli dati. - -Porthos giunse un istante dopo d'Artagnan. I quattro amici si -ritrovarono adunque in seduta completa. - -I quattro visi esprimevano quattro sentimenti diversi: quello di -Porthos la tranquillità, quello di d'Artagnan la speranza, quello di -Aramis l'inquietudine, quello di Athos la non curanza. - -In capo ad un istante di conversazione, nel quale Porthos lasciò -travedere che una persona di alta condizione aveva voluto incaricarsi -di toglierlo da ogni imbarazzo, entrò Mousqueton. - -Egli veniva a pregare Porthos di passare al suo alloggio, ove, diceva -egli con un'aria molto pietosa, la sua presenza era urgente. - -— Sono forse i miei equipaggi? domandò Porthos. - -— Sì e no, rispose Mousqueton. - -— Ma in fine che vuoi tu dire? - -— Venite, signore. - -Porthos si alzò, salutò i suoi amici, e seguì Mousqueton. - -Un istante dopo Bazin comparve sulla soglia della porta. - -— Che volete voi da me, amico mio? disse Aramis con quella dolcezza che -si rimarcava sempre in lui, ogni qualvolta le sue idee lo riconducevano -allo spiritualismo. - -— Un uomo aspetta il signore a casa, rispose Bazin. - -— Un uomo! che uomo è? - -— Un mendicante. - -— Fategli l'elemosina, Bazin, e ditegli di pregare per un povero -peccatore. - -— Questo mendicante vuole ad ogni costo parlarvi, e pretende che voi -sarete ben contento di rivederlo. - -— Ha egli niente di particolare per me? - -— Mi ha detto: «se il signore Aramis esita di venire a ritrovarmi, -ditegli che io giungo da Tours». - -— Da Tours? vengo subito! gridò Aramis. Signori, vi chiedo mille -perdoni, ma senza dubbio quest'uomo mi porta delle notizie che aspetto. -E alzandosi tosto, si allontanò correndo. - -Rimasero soltanto Athos e d'Artagnan. - -— Io credo che costoro abbiano ritrovato il loro affare. Che ne pensate -voi d'Artagnan? disse Athos. - -— Io so che Porthos era sulla buona strada, disse d'Artagnan, e in -quanto ad Aramis, per dire il vero, non ne sono mai stato seriamente -inquieto. Ma voi, mio caro Athos, voi che avete così generosamente -distribuito le doppie dell'Inglese, che erano un vostro bene legittimo, -come farete? - -— Io sono molto contento di avere ucciso quel mariuolo, atteso che -aveva avuta la pazza curiosità di voler conoscere il mio vero nome; ma -se avessi messo in saccoccia le sue doppie, esse mi peserebbero come un -rimorso. - -— Andiamo dunque, mio caro Athos, voi avete veramente delle delicatezze -inconcepibili. - -— Avanti, avanti! che cosa mi diceva dunque il signor de Tréville, -che mi fece l'onore ieri di una sua visita, che voi frequentate questi -Inglesi sospetti che sono protetti dal ministro? - -— Vale a dire, che io rendo visita ad una Inglese, quella di cui vi ho -parlato. - -— Ah! sì, la dama bionda, sul proposito della quale vi ho dato dei -consigli che naturalmente vi sarete ben guardato da seguire. - -— Io vi detti delle mie ragioni. Ho acquistata la certezza che questa -donna ha una gran parte nel rapimento della signora Bonacieux. - -— Sì, e lo capisco: per ritrovare una donna, voi fate la corte ad -un'altra. Questa è la strada più lunga, ma la più divertente. - -Noi lasceremo i due amici, che non avevano niente di molto importante a -dirsi, per seguire Aramis. - -A questa notizia, che l'uomo che gli voleva parlare giungeva da Tours, -noi abbiamo veduto con quale rapidità il giovane aveva seguito, o -piuttosto preceduto Bazin: egli dunque non fece che un salto dalla -strada Férou alla strada Vaugirard. - -Entrando in casa ritrovò effettivamente un uomo di piccola statura, con -occhi intelligenti, ma coperto di cenci. - -— Siete voi che domandate di me? disse il moschettiere. - -— Vale a dire che io domando il signor Aramis; siete voi che vi -chiamate così? - -— Io stesso. Avete voi qualche cosa da consegnarmi? - -— Sì, se voi mi mostrate un certo fazzoletto ricamato. - -— Eccolo, disse Aramis cavando una chiave che portava sul petto, e -aprendo una piccola cassettina d'ebano intarsiata in avorio. Eccolo -osservate. - -— Sta bene, disse il mendicante, mandate fuori il vostro lacchè. - -In fatti Bazin, curioso di sapere ciò che il mendicante voleva dal -suo padrone, aveva regolato il di lui passo sul suo, ed era giunto -quasi nello stesso momento. Ma questa celerità non gli servì a gran -cosa. Dietro l'invito del mendicante, il suo padrone gli fece cenno di -ritirarsi, e fu obligato di obbedire. - -Partito Bazin, il mendicante gettò uno sguardo intorno a se, per -assicurarsi che non poteva essere nè veduto nè inteso, e aprendo la sua -veste di cenci, mal chiusa da un cinto di cuoio, si mise a scucire la -parte più alta della sua casacca, di dove cavò una lettera. - -Aramis gettò un grido di gioia alla vista del sigillo, baciò lo -scritto, e con un rispetto di venerazione, aprì il biglietto, che -conteneva quanto segue: - -«Amico, la sorte vuole che noi siamo separati per qualche tempo ancora; -ma i bei giorni della gioventù non sono perduti senza ritorno. Fate il -vostro dovere al campo, io faccio il mio da un altra parte. - -«Prendete ciò che il latore vi rimetterà; fate la campagna da bello e -buon gentiluomo, e pensate a me. Addio, o piuttosto a rivederci.» - -Il mendicante scuciva sempre; egli cavò uno ad uno, dai suoi sudici -abiti, cento cinquanta dobloni di Spagna, che mise in fila sulla -tavola; quindi aprì la porta, salutò, e partì, prima che il giovane, -stupefatto, avesse osato d'indirizzargli una parola. - -Aramis allora rilesse la lettera, e si accorse che questa lettera, -aveva un _post-scriptum_. - -«P. S. Voi potete fare buona accoglienza al latore, il quale è conte e -grande di Spagna.» - -— Sogni dorati! grido Aramis; oh! la bella vita! Sì, noi siamo giovani! -sì, noi avremo ancora dei giorni felici! oh! a te amor mio, sangue mio, -mia esistenza! tutto, tutto, tutto, mia bella amica. - -E baciò la lettera con passione senza neppure guardare l'oro che -risplendeva sulla tavola. - -Bazin grattò alla porta. Aramis non aveva più ragione per tenerlo in -distanza, e gli permise di entrare. - -Bazin restò stupefatto alla vista di quell'oro, e dimenticò che doveva -annunziare d'Artagnan, che, curioso di sapere ciò che era accaduto del -mendicante, veniva da Aramis sortendo dalla casa di Athos. - -Ora, siccome d'Artagnan non si prendeva riguardi con Aramis, vedendo -che Bazin dimenticava di annunziarlo, si avanzò da se stesso. - -— Ah diavolo! mio caro Aramis, disse d'Artagnan se queste sono le -prugne che vi si mandano da Tours, voi ne farete i miei complimenti al -giardiniere che le raccoglie. - -— V'ingannate, mio caro, disse Aramis sempre prudente; è il mio libraio -che m'invia il prezzo di quel poema in versi monosillabi che io aveva -incominciato laggiù. - -— Ah! davvero? disse d'Artagnan. Ebbene! il vostro libraio è generoso, -mio caro Aramis, ecco tutto ciò che io posso dire. - -— Come, signore! gridò Bazin, un poema si vende così caro? è -incredibile! oh! signore, voi fate tutto ciò che volete, voi potete -divenire uguale al signor Voiture, e al signor Benserade. Io amo anche -questo. Un poeta è quasi un abbate. Ah! signor Aramis, fatevi dunque -poeta, ve ne prego. - -— Bazin, amico mio, disse Aramis, io credo che voi vi immischiate nella -nostra conversazione. - -Bazin capì che aveva torto, abbassò la testa, e sortì. - -— Ah! disse d'Artagnan con un sorriso, voi vendete le vostre produzioni -a peso d'oro? siete ben fortunato, amico mio! Ma osservate, voi -perderete questa lettera che vi sorte di saccoccia, e che senza dubbio -è pure un biglietto del libraio. - -Aramis arrossì fino nel bianco degli occhi, spinse in dentro la -lettera, e si abbottonò la casacca. - -— Mio caro d'Artagnan, diss'egli, se volete, possiamo andare a -ritrovare i nostri amici, e poichè io sono ricco, ricominceremo da -oggi a pranzare assieme, aspettando che voi pure siate a vostra volta -ricchi. - -— In fede mia, disse d'Artagnan, con molto piacere. - -— È un gran tempo che noi non abbiamo fatto un buon pranzo, e siccome -questa sera per conto mio ho da azzardare una spedizione pericolosa, -avrò piacere, ve ne lo confesso, di farmi alzare un po' la testa con -qualche bottiglia di vecchio borgogna. - -— Vada per il borgogna, io pure non lo detesto, disse Aramis, al quale -la vista dell'oro aveva tolto le sue idee di ritiro. - -E avendo messo due o tre dobloni in saccoccia, per riparare ai bisogni -del momento, ripose gli altri nella cassetta d'ebano intarsiata -d'avorio, ove era di già il famoso fazzoletto che gli era servito di -talismano. - -I due amici si portarono prima da Athos, che, fedele al giuramento -che aveva fatto di non sortire di casa, s'incaricò di far preparare il -pranzo in camera sua. Siccome ei s'intendeva a meraviglia dei dettagli -gastronomici, d'Artagnan e Aramis non ebbero alcuna difficoltà di -abbandonargli una cura così importante. - -Essi si portavano all'alloggio di Porthos quando, all'angolo della -strada di Bacco, incontrarono Mousqueton, che, con aria pietosa, -cacciava innanzi a se un mulo ed un cavallo. - -D'Artagnan mandò un grido di sorpresa, che non era esente da un misto -di gioia. - -— Ab! il mio cavallo giallo! gridò egli ad Aramis, guardate questo -cavallo. - -— Oh! che orribile ronzino! disse Aramis. - -— Ebbene! mio caro, riprese d'Artagnan, questo è il cavallo sul quale -sono venuto a Parigi. - -— Come, il signore conosce questo cavallo? disse Mousqueton. - -— Esso è di un colore originale, fece Aramis; è il solo che io abbia -veduto di questo pelame. - -— Lo credo bene! disse d'Artagnan; io l'ho venduto per tre scudi, e -bisogna ben dire che sia stato per il pelame, poichè la carcassa non -vale certamente diciotto lire. Ma in che modo questo cavallo si trova -nelle tue mani, Mousqueton? - -— Ah! disse il cameriere, non me ne parlate, signore; è uno spaventoso -giro del marito della nostra duchessa. - -— In che modo, Mousqueton? - -— Sì, noi siamo veduti di molto buon occhio da una donna di qualità, -dalla duchessa de... Ma, perdono, il mio padrone mi ha raccomandato -di essere secreto. Ella ci aveva obbligati ad accettare un piccolo -ricordo, un magnifico destriero di Spagna e un mulo d'Andalusia, che -erano maravigliosi a vedersi. Il marito ha saputo la cosa: egli ha -confiscato nel loro passaggio le due magnifiche bestie che ci venivano -inviate, e ha sostituito loro questi orribili animali. - -— Che tu gli riconduci? disse d'Artagnan. - -— Precisamente, riprese Mousqueton: noi non possiamo accettare simili -cavalcature in luogo di quelle che ci erano state promesse. - -— No, per bacco! quantunque avrei veduto volentieri Porthos sul mio -cavallo giallo; ciò mi avrebbe dato un'idea di quello che era io -stesso, quando sono venuto a Parigi. Ma noi non vogliamo trattenerti; -va a fare la commissione che ti ha data il tuo padrone; va, Mousqueton. -Porthos è sempre in casa? - -— Sì, signore, disse Mousqueton, ma di molto cattivo umore; andate. - -E continuò il viaggio verso la strada dei Grandi-Agostiniani, nel -mentre che i due amici andarono a suonare alla porta del disgraziato -Porthos. Questi li aveva veduti traversare il cortile, e non aveva -volontà di aprire. Essi suonarono adunque inutilmente. - -Frattanto Mousqueton continuava la sua strada, e, traversando il Ponte -Nuovo, sempre cacciando innanzi a se le due carogne, giunse alla strada -degli Orsi. Giunto là, egli attaccò, secondo gli ordini ricevuti -dal suo padrone, il cavallo ed il mulo al martello della porta del -procuratore, quindi, senza inquietarsi sulla loro sorte futura, se ne -ritornò a trovare Porthos, e gli annunziò che la sua commissione era -eseguita. - -In capo ad un certo tempo, le due disgraziate bestie, che non avevano -mangiato fin dalla mattina, fecero un tal rumore sollevando e lasciando -ricadere il martello, che il procuratore ordinò al suo salta-fossi di -andare ad informarsi nel vicinato a chi appartenevano questo cavallo e -questo mulo. - -La signora Coquenard riconobbe il suo presente, e sulle prime non -capiva la causa di questa restituzione; ma ben presto le venne -spiegata dalla vista di Porthos. Il corruccio che scintillava dagli -occhi del moschettiere, ad onta degli sforzi che s'imponeva, spaventò -la sensibile amante. In fatti, Mousqueton non aveva nascosto al suo -padrone l'incontro fatto di d'Artagnan e di Aramis, e che d'Artagnan -nel cavallo giallo, aveva riconosciuto il ronzino bearnese sul quale -era venuto a Parigi, e che aveva venduto per tre scudi. - -Porthos uscì dopo avere dato un appuntamento alla procuratrice nel -chiostro di S. Gloria. Il procuratore vedendo che Porthos partiva, lo -invitò a pranzo, invito che il moschettiere rifiutò con un'aria piena -di maestà. - -La signora Coquenard si portò tutta tremante al chiostro di S. Gloria, -perchè indovinava i rimproveri ch'ivi l'aspettavano; ma ella era -affascinata dalle grandi maniere di Porthos. - -Tutto ciò che un uomo ferito nell'amor proprio può lasciar cadere -d'imprecazione sulla testa d'una donna, Porthos lo lasciò cadere sulla -testa incurvata della procuratrice. - -— Ahimè! diss'ella, io aveva fatto tutto per lo meglio. Uno dei nostri -clienti è mercante di cavalli; egli doveva una somma allo studio e si -è mostrato recalcitrante; io ho preso questo mulo e questo cavallo per -quello che ci doveva. Egli mi aveva promesso due cavalcature reali. - -— Ebbene! s'egli vi doveva più di cinque scudi, il vostro cozzone è un -ladro. - -— Non è proibito di ricercare il buon mercato, sig. Porthos, disse la -procuratrice cercando di scusarsi. - -— No, signora, ma quelli che cercano il buon mercato debbono permettere -agli altri di cercare degli amici più generosi. - -E Porthos, girando sopra i suoi talloni, fece un passo per allontanarsi. - -— Sig. Porthos! gridò la procuratrice, io ho torto, lo riconosco; -non avrei dovuto mercanteggiare quando si trattava di equipaggiare un -cavaliere come voi. - -Porthos, senza rispondere, fece un passo di ritirata. - -La procuratrice credè vederlo in una nube risplendente, tutto -circondato da duchesse e da marchese che li gettavano dei sacchi d'oro -ai suoi piedi. - -— Fermatevi in nome del cielo, sig. Porthos! fermatevi e parliamo. - -— Parlare con voi, mi porta disgrazia, disse Porthos. - -— Ma ditemi, che cosa domandate? - -— Niente, perchè torna lo stesso che chiedervi qualche cosa. - -La procuratrice si attaccò al braccio di Porthos, e nello slancio del -suo dolore ella gridò: - -— Sig. Porthos, io non so niente di tutte queste cose. So io che cosa -sia un cavallo? So io che cosa sia un arnese? - -— Allora bisognava riportarvene a me, che me ne intendo, signora; ma -voi avete voluto economizzare e per ciò prestare ad usura. - -— Questo è un torto che io saprò riparare, sig. Porthos! sulla mia -parola d'onore! - -— Ed in che modo signora? domandò il moschettiere. - -— Ascoltate. Questa sera il signor Coquenard va dal sig. duca di -Caulnes, che lo ha mandato a chiamare. È un consulto che durerà almeno -due ore. Venite, noi saremo soli, e faremo i nostri conti. - -— Alla buon'ora. Ecco quello che si chiama parlare, mia cara. - -— Mi perdonerete voi? - -— Vedremo, disse maestosamente Porthos. - -Ed entrambi si separarono ripetendo: a questa sera! - -— Diavolo! pensò Porthos nell'allontanarsi: mi pare di ricordarmi dove -sta lo scrigno del sig. Coquenard. - - - - -CAPITOLO XXXV. - -LA NOTTE TUTTI I GATTI SONO GRIGI - - -Finalmente giunse quella sera aspettata con tanta impazienza da Porthos -e da d'Artagnan. - -D'Artagnan, come d'ordinario, si presentò da milady verso le nove -ore. Egli la ritrovò di un umore grazioso; giammai egli era stato così -ben ricevuto. Il nostro Guascone vide dal primo colpo d'occhio che il -preteso biglietto del conte de Wardes era stato presentato da Ketty -alla sua padrona, e che questo biglietto produceva il suo effetto. - -Ketty entrò per portare i sorbetti. La sua padrona la trattò -cortesemente, e le sorrise col suo più grazioso sorriso. Ma la povera -giovane era così trista per la presenza di d'Artagnan vicino alla sua -padrona, che non s'accorse della benevolenza di milady. - -D'Artagnan guardava, l'una dopo l'altra, ed era costretto a confessare -che la natura si era sbagliata nel formarle. - -Alla gran dama aveva data un'anima venale e perfida, alla cameriera -aveva dato un cuore amoroso ed affezionato. - -A dieci ore, milady cominciò a comparire inquieta: d'Artagnan indovinò -benissimo che cosa voleva dire; ella guardava l'orologio a pendolo, si -alzava, ritornava a mettersi a sedere, e sorridea a d'Artagnan in un -modo che voleva dire: - -— Voi certamente siete amabilissimo, ma voi sareste altrettanto -obbligante se ve ne andaste. - -D'Artagnan si alzò e prese il suo cappello; milady gli dette la sua -mano a baciare. Il giovane sentì stringersi la sua mano e capì che -questo era un sentimento, non di civetteria, ma di gratitudine per la -sua partenza. - -— Ella lo ama furiosamente! mormorò egli. - -Quindi partì. - -Questa volta Ketty non lo aspettava nè nell'anticamera, nè nel -corridoio, nè sulla gran porta. Bisognò che d'Artagnan ritrovasse da se -solo la sala e la piccola camera. - -Ketty era assisa col viso nascosto nelle sue mani, e piangeva. - -Ella intese entrare d'Artagnan, ma non alzò la testa. Il giovane andò a -lei e le prese le mani, allora ella scoppiò in singhiozzi. - -Come lo aveva supposto d'Artagnan, milady nel ricevere la lettera, che -credeva fosse la risposta del conte de Wardes, aveva, nel delirio della -sua gioia, confessato tutto a Ketty; quindi in ricompensa del modo con -cui quella volta aveva eseguita la sua commissione, le aveva regalata -una borsa. - -Ketty rientrando in camera sua, aveva gettata la borsa in un angolo, -ove era rimasta aperta, spargendo tre o quattro monete d'oro sul -tappeto. - -La povera giovane, alla voce di d'Artagnan, rialzò finalmente la -testa. D'Artagnan fu spaventato dallo sconvolgimento del suo viso; ella -congiunse le sue mani con un'aria supplichevole, ma non osò di dire una -parola. - -Per quanto fosse poco sensibile il cuore di d'Artagnan, si sentì -intenerito da questo muto dolore; ma egli stava troppo attaccato ai -suoi progetti, e soprattutto a questo, per non cambiar niente nel -programma che aveva stabilito in antecedenza; egli non lasciò a Ketty -alcuna speranza d'impedire la temeraria intrapresa che aveva risoluta; -soltanto la rappresentò a lei per quello che realmente era, vale a -dire come una semplice vendetta contro la civetteria di milady, e -come l'unico mezzo che avesse avuto, dominandola colla paura di uno -scandalo, di ottenere da lei le informazioni che desiderava sul conto -della sig. Bonacieux. - -Questo piano, del resto, diveniva tanto più facile ad eseguirsi, in -quanto che milady, per dei motivi che ora non si possono spiegare, ma -che sembravano avere una grande importanza, aveva raccomandato a Ketty -di spegnere tutti i lumi nel suo appartamento, ed anche quelli nella -camera della confidente. - -In capo a pochi istanti s'intese milady che rientrava nella sua camera. -D'Artagnan si slanciò subito nel suo armadio; appena vi si era chiuso, -si sentì suonare il campanello. - -Ketty entrò dalla sua padrona, e non lasciò la porta aperta; ma il -tramezzo delle due camere era così sottile, che s'intendea presso a -poco tutto quello che si diceva dalle due donne. - -Milady sembrava ebbra di gioia; ella si faceva ripetere da Ketty i più -piccoli particolari della pretesa conversazione, fra la sua confidente -e de Wardes, in che modo aveva ricevuto la lettera, come le aveva -risposto, quale era l'espressione del suo viso, s'egli sembrava molto -innamorato; e a tutte queste domande la povera Ketty, costretta di far -buona apparenza, rispondeva con voce soffocata, di cui la padrona non -rimarcava neppure l'accento doloroso, tanto la felicità è egoista. - -Finalmente, siccome si avvicinava l'ora della sua conversazione col -conte, milady fece di fatti spegnere tutti i lumi del suo appartamento, -e ordinò a Ketty di rientrare nella sua camera, e d'introdurre de -Wardes tosto che si fosse presentato. - -L'aspettativa di Ketty non fu lunga. Appena d'Artagnan ebbe veduto -dal foro della serratura che tutto l'appartamento era nelle tenebre, -si slanciò dal suo nascondiglio nello stesso istante in cui Ketty -richiudeva la porta di comunicazione. - -— Che cosa è questo rumore? domandò milady. - -— Sono io, disse d'Artagnan a mezza voce, sono io, il conte de Wardes. - -— Oh! mio Dio! mio Dio! mormorò Ketty, non ha neppure potuto aspettare -l'ora ch'egli stesso aveva stabilita. - -— Ebbene! disse milady con voce tremante, perchè non entrate? Conte, -conte, soggiunse, voi sapete io vi aspetto. - -A questo appello, d'Artagnan allontanò dolcemente Ketty, e si slanciò -nella camera di milady. - -Se la rabbia ed il dolore devono turbare un'anima, è quella dell'amante -che riceve, sotto un nome che non è il suo, delle proteste di amore che -vengono indirizzate al suo rivale. - -D'Artagnan era in una situazione dolorosa, che non aveva preveduta; la -gelosia gli mordeva il cuore, e soffriva quasi tanto quanto la povera -Ketty, che in quello stesso momento piangeva nella camera vicina. - -— Sì, conte, diceva milady colla sua voce più dolce, stringendo la di -lui mano fra le sue; sì, io sono felice dell'amore che i vostri sguardi -e le vostre parole mi hanno sempre espresso ogni qualvolta ci siamo -incontrati. Io pure, io vi amo. Oh! domani, domani, io voglio da voi un -qualche pegno che mi provi che pensate a me; e perchè voi non abbiate a -dimenticarvene, prendete. - -Ed ella passò un anello dal suo dito in quello di d'Artagnan - -Era un magnifico zaffiro circondato di brillanti. - -Il primo movimento di d'Artagnan fu quello di restituirlo: milady -soggiunse: - -— No, no, conservate, questo anello per amor mio; d'altronde, -nell'accettarlo voi mi rendete un servigio, molto più grande di quello -che potete immaginarvi, aveva aggiunto con voce molto commossa. - -— Questa donna è piena di misteri, pensò d'Artagnan. - -In questo momento egli si sentì sul punto di tutto scoprire. Aprì la -bocca per dire a milady chi era, e quale scopo di vendetta lo aveva -guidato, ma ella riprese: - -— Povero angelo, che per poco non è rimasto ucciso da quel mostro di -Guascone! - -Il mostro, era lui. - -— Oh! continuò milady, le vostre ferite vi fanno ancora soffrire? - -— Sì, molto, disse d'Artagnan, che non sapeva più che cosa rispondere. - -— Siate tranquillo, mormorò milady con un tuono di voce poco -rassicurante per l'uditore, io vi vendicherò, e crudelmente! - -— Peste! disse fra se d'Artagnan, il momento di spiegarsi non è ancora -venuto. - -Fu mestieri che passasse qualche tempo perchè d'Artagnan potesse -rimettersi dall'emozione provata in questo dialogo: tutte le idee -di vendette che aveva seco portate, erano intieramente svanite. -Questa donna esercitava su lui un incredibile potere, egli l'odiava e -l'adorava ad un tempo; non aveva mai creduto che due sentimenti così -opposti potessero allignare nel medesimo cuore, e nel riunirsi, formare -uno strano amore, in qualche modo diabolico. - -Durante tutto il loro colloquio non ritrovò la circostanza favorevole -da introdurre il discorso in modo da poter raccogliere informazioni -sulla disgraziata Bonacieux, fors'anche allora vi pensava poco. -Frattanto suonò un'ora, e bisognava separarsi. D'Artagnan, al -momento di lasciare milady, non sentì più che un vivo dispiacere di -doversi allontanare, e nell'addio appassionato che s'indirizzarono -reciprocamente, fu convenuto un nuovo appuntamento per la settimana -vegnente. - -La povera Ketty sperava di poter indirizzare qualche parola a -d'Artagnan, quando passava per la sua camera; ma milady lo condusse -ella stessa nell'oscurità, e non lo lasciò che sulle scale. - -L'indomani mattina d'Artagnan corse tosto da Athos. Egli era ingolfato -in un'avventura così strana, che voleva domandare un consiglio. Gli -raccontò tutto. Athos aggrottò più volte le sopracciglia. - -— La vostra milady, gli disse, mi sembra una creatura infame; ma voi -non avete per questo meno torto nell'ingannarla. Eccovi in un modo o -nell'altro con un nemico sul braccio. - -E mentre così parlava, Athos guardava con molta attenzione il zaffiro -circondato di diamanti che nel dito di d'Artagnan aveva preso il posto -del diamante della regina, con ogni cura riposto in uno scrigno. - -— Voi guardate questo anello? disse il Guascone, tutto glorioso di far -risplendere agli occhi dei suoi amici un così ricco regalo. - -— Sì, disse Athos, esso mi ricorda un gioiello di famiglia. - -— È bello, non è vero? disse d'Artagnan. - -— Magnifico! io non credeva che esistessero due zaffiri di un'acqua -così bella. L'avete voi dunque contrattato col vostro diamante? - -— No, disse d'Artagnan, questo è un regalo della mia bella Francese; -poichè quantunque non le ne abbia chiesto, sono convinto ch'ella è nata -in Francia. - -— Questo anello vi è stato dato da milady? gridò Athos con una voce in -cui era facile scorgervi la più grande emozione. - -— Da essa stessa; me lo ha regalato questa notte. - -— Mostratemi dunque questo anello, disse Athos. - -— Eccolo, rispose d'Artagnan levandolo dal suo dito. - -Athos lo esaminò e divenne pallidissimo. Lo provò quindi all'anulare -della sua mano sinistra, esso andava a questo dito come se fosse stato -fatto per lui. - -Una gradazione di collera e di vendetta passò sulla fronte così -ordinariamente calma del gentiluomo. - -— È impossibile che questo sia lo stesso diss'egli. In che modo -potrebbe questo anello ritrovarsi nelle mani di milady Clarik? -Eppure è ben difficile che fra due gioielli vi sia una così grande -rassomiglianza. - -— Conoscete voi questo anello? domandò d'Artagnan. - -— Credeva di riconoscerlo? disse Athos, ma senza dubbio mi sbaglio. - -E lo rese a d'Artagnan senza però cessare dal guardarlo. - -— Vi prego, diss'egli dopo un momento, d'Artagnan, togliete questo -anello dal vostro dito, voltate la pietra alla parte interna della -mano. Esso mi richiama così crudeli rimembranze che non avrei la mia -testa per ragionare con voi. Non eravate venuto per richiedermi un -consiglio, non mi dicevate ch'eravate imbarazzato su ciò che dovevate -fare?.. Ma aspettate, ritornate a darmi questo zaffiro, quello, di cui -parlava deve avere una delle sue faccette scagliata per cagion di un -certo accidente. - -D'Artagnan levò di nuovo l'anello dal dito, e lo rese ad Athos. - -Athos fremette. - -— Guardate, disse egli, guardate! non è questa una scagliatura? - -E mostrava a d'Artagnan il luogo ove si ricordava che doveva esistere. - -— Ma da chi proviene questo zaffiro, Athos? - -— Da mia madre, che lo aveva dalla madre sua. Come io diceva, questo è -un vecchio gioiello che non doveva mai uscire dalla mia famiglia. - -— E voi lo avete venduto? domandò con esitazione d'Artagnan. - -— No, rispose Athos con un singolar sorriso: io l'ho regalato in un'ora -d'amore, come è stato dato a voi. - -D'Artagnan rimase egli pure pensieroso. Gli sembrava scorgere nella -vita di milady degli abissi, le di cui profondità erano oscure e -terribili. - -Egli mise l'anello, non più in dito, ma in saccoccia. - -— Ascoltate, gli disse Athos prendendolo per la mano: voi sapete se -io vi amo; d'Artagnan, se avessi un figlio non lo amerei più di voi; -ebbene! credetemi, rinunciate a questa donna; io non la conosco, ma una -specie d'interno presentimento mi dice che è una creatura perduta, e -che in essa vi è qualche cosa di fatale. - -— Avete ragione, disse d'Artagnan. Io me ne separerò. Vi confesso che -questa donna spaventa me pure. - -— Avrete voi questo coraggio? disse Athos. - -— Io lo avrò, rispose d'Artagnan, e sull'istante medesimo. - -— Ebbene, davvero, figlio mio; voi avete ragione, disse il gentiluomo -stringendo la mano al Guascone con una affezione quasi paterna. E Dio -voglia che questa donna, che è appena entrata nella vostra esistenza, -non vi lasci una traccia funesta! - -E Athos salutò d'Artagnan con un movimento della testa, come un uomo -che vuol far comprendere che non sarebbe dispiacente di rimaner solo -coi suoi pensieri. - -Entrando in casa sua d'Artagnan ritrovò Ketty che lo aspettava. Un mese -di febbre non avrebbe fatto così gran cambiamento nella povera giovane, -quanto lo aveva operato un'ora o due di gelosia e di dolore. - -Ella era mandata dalla sua padrona al conte de Wardes. La sua padrona -era folle d'amore, ebbra di gioia. Ella voleva sapere dal conte se -avesse potuto sollecitare l'istante del convenuto appuntamento. - -E la povera Ketty pallida e tremante aspettava la risposta di -d'Artagnan. - -Athos aveva una grande influenza sul giovane. I consigli del suo amico, -uniti a' sentimenti del proprio cuore e alla rimembranza della signora -Bonacieux che non l'abbandonava che raramente, l'avevano determinato, -ora che il suo orgoglio era salvato, a non più rivedere milady. Per -tutta risposta, prese una penna e scrisse la seguente lettera come -aveva fatto la prima volta. - -«Non contate sopra di me, signora; dopo la mia convalescenza, ho tante -conversazioni di questo genere da accordare, che mi è abbisognato -mettere un certo ordine. Quando verrà il vostro turno, avrò io stesso -l'onore di darvene avviso. Vi bacio la mano». - -Del zaffiro non fece parola; il Guascone voleva conservarlo fino a -nuovo ordine, come un'arma contro milady. - -Del resto si avrebbe torto a giudicare delle azioni di un'epoca -messe a confronto colle azioni di un'altra epoca. Ciò che in oggi si -considererebbe come un'onta ad un galantuomo, allora era una cosa del -tutto semplice e naturale. - -D'Artagnan consegnò la sua lettera a Ketty aperta, la quale la lesse, -la prima volta senza capirla, e poco mancò che non divenisse pazza per -la gioia quando la rilesse. - -Ketty non poteva credere a questa felicità; d'Artagnan fu obbligato -di ripeterle a viva voce quelle assicurazioni che teneva scritte. -Qualunque avesse potuto essere, col carattere impetuoso di milady, il -pericolo che correva la povera fanciulla nel rimettere quella lettera -alla sua padrona, non per questo ella non ritornò meno alla piazza -Reale con tutta la sveltezza delle sue gambe. - -Il cuore della donna la più buona, è senza pietà pei dolori della sua -rivale. - -Milady aprì la lettera con non minor fretta di quella che aveva avuta -Ketty a portarla; ma dalle prime parole ch'ella lesse, diventò livida; -quindi contorse rabbiosamente la carta, finalmente si voltò con un -baleno sugli occhi dal lato di Ketty. - -— Che cosa è questa lettera? diss'ella. - -— È la risposta a quella della signora, rispose Ketty tutta tremante. - -— Impossibile! riprese milady, impossibile che un gentiluomo scriva ad -una donna una simile lettera! - -Poi ad un tratto gridò: - -— Mio Dio! saprebbe egli? - -E si arrestò fremendo. I denti le stridevano: divenne color di cenere; -volle fare un passo verso una finestra per respirare un poco d'aria, -ma non potè reggersi sulle gambe, la forza le mancò, e cadde sopra un -sofà. - -Ketty credè che si sentisse male e si precipitò per slacciarle il -busto. Ma milady si rialzò prestamente; - -— Che volete voi? e perchè mi mettete la mano addosso? - -— Io credeva che la signora si sentisse male, e credeva arrecarle -soccorso, rispose la cameriera spaventata dalla terribile espressione -che aveva assunta la figura della sua padrona. - -— Io sentirmi male! io? mi prendete forse per qualche donnicciuola? -quando mi si insulta io mi vendico, intendete voi? - -E colla mano fece un segno a Ketty perchè uscisse. - - - - -CAPITOLO XXXVI. - -IL SOGNO DI VENDETTA - - -La sera; milady dette ordine che il sig. d'Artagnan fosse introdotto -tosto che veniva; ma egli non venne. - -Il giorno dopo Ketty ritornò di nuovo dal giovane e gli raccontò tutto -ciò che era accaduto il giorno innanzi: d'Artagnan sorrise. Questa -gelosa collera di milady era la sua vendetta. - -La sera, milady fu più impaziente ancora della sera innanzi. Rinnovò -l'ordine relativo al Guascone; ma, come la sera antecedente, ella -aspettò invano. - -L'indomani, Ketty si presentò in casa di d'Artagnan, non più allegra -e snella come nei due giorni precedenti, ma al contrario trista da -morire. - -D'Artagnan chiese alla povera giovanetta ciò che aveva; ma questa, per -risposta, cavò una lettera di tasca e gliela rimise. - -Questa lettera era dal carattere di milady; soltanto, questa volta era -realmente diretta al sig. d'Artagnan, e non al conte de Wardes. - -Egli l'aprì e lesse ciò che segue: - - «Caro sig. d'Artagnan, è male l'essere negligenti coi suoi amici, - particolarmente nel momento in cui si è sul punto di lasciarsi per - lungo tempo. Mio cognato ed io vi abbiamo inutilmente aspettato - ieri e ieri l'altro a sera. Sarà forse lo stesso questa sera? - - «Vostra riconoscentissima - «_Lady de Winter_» - -— La cosa è semplicissima, disse d'Artagnan, io mi aspettava questa -lettera. Il mio credito s'innalza coll'abbassarsi di quello del conte -de Wardes. - -— Vi andrete voi? domandò Ketty. - -— Ascolta, mia cara fanciulla, disse il Guascone che cercava di -scusarsi ai suoi propri occhi nel mancare alla promessa che aveva fatta -ad Athos; capisci che sarebbe cosa impolitica il non arrendersi ad -un invito così positivo. Milady, non vedendomi venire, non capirebbe -niente della interruzione delle mie visite, ella potrebbe dubitare di -qualche cosa, e chi può dire fino a qual punto potrebbe giungere la sua -vendetta? - -— Oh! mio Dio! disse Ketty, voi sapete rappresentare le cose in modo -che avete sempre ragione. Ma voi ritornerete a farle la corte, e se -questa volta giungerete a piacerle sotto il vostro vero nome, e col -vostro vero viso, l'affare sarà molto peggio della prima volta! - -L'istinto faceva indovinare alla povera giovane una parte di ciò che -doveva accadere. - -D'Artagnan la rassicurò il meglio che potè, e le promise di restare -insensibile alle seduzioni di milady. - -Egli le fece rispondere che era riconoscente alla sua bontà in modo -da non potersi essere di più, e che si sarebbe presentato a ricevere i -suoi ordini: ma non azzardò di scriverle per timore che, ad occhi così -esercitati come quelli di milady, non avesse da alterare abbastanza il -suo scritto. - -A nove ore in punto, d'Artagnan stava sulla piazza Reale. Era evidente -che i servitori che stanziavano nell'anticamera erano stati prevenuti, -perchè subito che comparve, prima ancora ch'egli avesse domandato se -milady era visibile, uno di essi corse ad annunziarlo. - -— Fate entrare, disse milady con voce così certa ma così penetrante, -che d'Artagnan la intese stando in anticamera. - -Fu introdotto. - -— Non vi sono per nessuno, disse milady, intendete voi bene? per -nessuno. - -Il lacchè sortì. - -D'Artagnan gettò uno sguardo curioso sopra milady: ella era pallida -e aveva gli occhi affaticati, sia dalla veglia, sia dalle lagrime. Si -era a bella posta diminuito il numero dei lumi, e pure milady non potè -nascondere le tracce della febbre che da due giorni la divorava. - -D'Artagnan si avvicinò a lei colla consueta sua galanteria; ella fece -allora uno sforzo straordinario per riceverlo, ma giammai fisonomia più -sconvolta non smentì maggiormente un sorriso amabile. - -Alle domande che d'Artagnan le fece sulla sua salute: - -— Cattiva, rispose ella; cattivissima. - -— Ma allora, disse d'Artagnan, io riesco indiscreto; voi dunque avete -bisogno senza dubbio di riposo, io mi ritiro. - -— No, disse milady, al contrario, restate, sig. d'Artagnan; la vostra -amabile compagnia mi distrarrà. - -Ella non è mai stata così attraente, pensò d'Artagnan: diffidiamone. - -Milady prese l'aspetto più affettuoso che potesse prendere, e dette -tutte le attrattive possibili al discorso. Nello stesso tempo quella -febbre che l'aveva un istante abbandonata ritornava a rendere lo -splendore ai suoi occhi, il colorito alle sue guance, il carminio alle -sue labbra. D'Artagnan ritrovò la Circe che lo aveva già avvolto nel -suo incantesimo. Milady sorrideva, e d'Artagnan sentiva che avrebbe -data la sua vita per quel sorriso. - -Vi fu perfino un momento in cui egli provò un pentimento che si -accostava al rimorso per tutto ciò che le aveva fatto. - -A poco a poco milady divenne più comunicativa. Ella domandava a -d'Artagnan s'egli aveva un cuore, un amore. - -— Ahimè! disse d'Artagnan con l'aria la più sentimentale, potete voi -esser crudele a segno da fare una simile domanda, a me che, dal momento -in cui vi ho veduta, non sospiro, e non respiro più che per voi? - -Milady sorrise con uno strano sorriso. - -— In tal modo voi dunque mi amate? diss'ella. - -— Ho io bisogno di dirvelo? e non ve ne siete accorta? - -— Sia pure, ma voi sapete che i cuori più sono orgogliosi, più sono -difficili a prendersi. - -— Oh! le difficoltà non mi spaventano, disse d'Artagnan; non vi sono -che le impossibilità che mi atterriscono. - -— Niente è impossibile, disse milady, ad un vero amore. - -— Niente, signora? - -— Niente, rispose milady. - -Diavolo! pensò fra se d'Artagnan, la nota è cambiata. Diventerebbe ella -forse innamorata di me, la capricciosa? e sarebbe ella disposta a dare -a me pure qualche altro zaffiro simile a quello che mi ha regalato per -il conte de Wardes? - -— Vediamo: riprese milady, che fareste voi per provare questo amore di -cui parlate? - -— Tutto ciò che si esigesse da me. Che si ordini, e io sono pronto. - -— A tutto? - -— A tutto! gridò d'Artagnan, il quale sapeva in antecedenza che non -arrischiava gran cosa impegnandosi in tal modo. - -— Ebbene! parliamo un poco, disse milady avvicinando la sua sedia alla -sedia di d'Artagnan. - -— Vi ascolto, signora, disse questi. - -Milady restò un istante pensierosa e come indecisa, quindi sembrando -prendere una risoluzione: - -— Io ho un nemico, diss'ella. - -— Voi, signora! gridò d'Artagnan simulando sorpresa. Sarà egli -possibile, mio Dio, bella e buona come voi siete! - -— Un nemico mortale. - -— Davvero? - -— Un nemico che mi ha insultata così crudelmente che si è aperta -fra lui e me una guerra a morte. Posso io contare su di voi come -ausiliario? - -D'Artagnan vide sul momento ove la vendicativa creatura voleva venirne. - -— Voi lo potete, signora, diss'egli con enfasi. Il mio braccio e la mia -vita sono vostri, come il mio amore. - -— Allora, disse milady, poichè voi siete tanto generoso quanto -innamorato... - -Ella si fermò. - -— Ebbene? domandò d'Artagnan. - -— Ebbene, rispose milady dopo un momento di silenzio, da questo istante -cessate dal parlare d'impossibilità. - -— Non mi opprimete colla mia felicità! gridò d'Artagnan precipitandosi -ai suoi ginocchi, coprendo di baci le mani ch'ella gli abbandonava. - -— Vendicami di questo infame di de Wardes, pensava milady, e io saprò -bene sbarazzarmi in seguito di te, doppio imbecille, lama di spada -vivente. - -— Sì, dimmi tu che mi ami dopo avermi così sfrontatamente ingannato, -ipocrita e pericolosa donna, pensava dal canto suo d'Artagnan, e in -seguito io riderò di te con quello stesso che tu vuoi punire col mezzo -della mia mano. - -D'Artagnan rialzò la testa. - -— Io son pronto diss'egli. - -— Voi mi avete dunque capito, caro signor d'Artagnan, disse milady. - -— Io indovinerei i vostri sguardi. - -— In tal modo dunque voi impiegherete per me il vostro braccio, che si -è già acquistato tanta fama? - -— Sull'istante medesimo. - -— E, disse milady, come ricompenserò io mai un simile servigio? - -— Il vostro amore è la sola ricompensa che io desidero, disse -d'Artagnan, la sola che sia degna di voi e di me. - -— Interessato! diss'ella sorridendo. - -— Ah! gridò d'Artagnan, trasportato un istante dalla passione che -questa donna aveva l'abilità di accendere nel suo cuore: ah! egli è che -il vostro amore mi sembra inverosimile, e che avendo timore di vederlo -svanire come un sogno, ho fretta di riceverne rassicurazione positiva -dalla vostra bocca. - -— Meritate voi dunque già una simile confessione? - -— Io sono ai vostri ordini, disse d'Artagnan. - -— Bene, sicuramente? fece milady con un ultimo dubbio. - -— Nominatemi l'infame che ha potuto far piangere i vostri begli occhi. - -— Chi vi ha detto che ho pianto? gridò ella. - -— Mi sembrava... - -— Le donne come me non piangono, riprese milady. - -— Tanto meglio! sentiamo, ditemi come si chiama. - -— Pensate che nel suo nome sta tutto il mio segreto. - -— Bisogna pure che io sappia il suo nome. - -— Sì, è necessario; vedete se io ho confidenza in voi! - -— Voi mi ricolmate di gioia. Come si chiama egli? - -— Voi lo conoscete. - -— Davvero? - -— Sì. - -— Non è già uno dei miei amici? riprese d'Artagnan fingendo esitazione, -per far credere meglio alla sua ignoranza. - -— Se fosse uno dei vostri amici, voi dunque esitereste, gridò milady. - -E un lampo di minaccia passò davanti ai suoi occhi. - -— No, fosse ancora mio fratello! gridò d'Artagnan come trasportato -dall'entusiasmo. - -Il nostro Guascone s'innoltrava senza rischi perchè sapeva dove andava. - -— Io amo il vostro entusiasmo, disse milady. - -— Ahimè! voi dunque non amate che questo in me? disse d'Artagnan. - -— Vi risponderò un'altra volta, disse ella prendendogli la mano. - -E questa pressione fece rabbrividire d'Artagnan, come se col tatto gli -avesse comunicato la febbre di cui ella avvampava. - -— Voi mi amerete un giorno? gridò egli. Oh! se ciò fosse, sarebbe un -perderne la ragione! - -D'Artagnan, infatti, era ebro di gioia, e nel suo delirio quasi credeva -alla tenerezza di milady, quasi credeva al delitto di de Wardes. - -Se de Wardes si fosse ritrovato in quel momento sotto il tiro della sua -mano, egli l'avrebbe ucciso. - -Milady afferrò l'occasione. - -— Egli si chiama... diss'ella a sua volta. - -— De Wardes, lo so, interruppe d'Artagnan. - -— E come lo sapete, esclamò afferrandolo con ambe le mani e tentando di -leggere nei suoi occhi fino nel fondo dell'anima sua. - -D'Artagnan sentì che si era lasciato trasportare troppo oltre, e che -aveva commesso uno sbaglio. - -— Dite, dite, ma dite adunque! ripeteva milady; come lo sapete voi? - -— Come lo so! disse d'Artagnan. - -— Sì. - -— Lo so, perchè ieri de Wardes, in una sala ove era io pure, ha -mostrato un anello che disse avuto da voi. - -— Miserabile! gridò milady. - -L'epiteto, come si capirà bene, ritornò fino al fondo del cuore di -d'Artagnan. - -— Ebbene? continuò ella! - -— Ebbene! io vi vendicherò di questo... miserabile! riprese d'Artagnan -dandosi l'attitudine di Don Iaphet d'Armenia. - -— Grazie mio bravo amico, gridò milady. E quando sarò io vendicata? - -— Domani, subito, quando voi volete. - -Milady stava per gridare, «sul momento!» ma ella riflettè che una -precipitazione sarebbe poco graziosa per d'Artagnan. - -D'altronde, essa aveva mille precauzioni da prendere, mille consigli -da dare al suo difensore, perchè evitasse le spiegazioni davanti ai -testimoni. - -— Domani, riprese d'Artagnan, voi sarete vendicata, o io sarò morto. - -— No, diss'ella, voi mi vendicherete, ma non morrete. Io so qualche -cosa. - -— Che sapete voi? - -— Mi sembra che nella vostra lotta con lui non abbiate a lamentarvi -della fortuna. - -— La fortuna è una cortigiana; favorevole ieri, ella può tradire domani. - -— Che è quanto dire che voi ora esitate? - -— No, io non esito. Il cielo me ne guardi! ma... - -— Silenzio! interruppe essa, sento mio fratello; è inutile che egli vi -trovi qui. - -Ella suonò. Comparve Ketty. - -— Uscite da questa porta, disse a d'Artagnan spingendo la molla -che fece aprire una porta segreta, e ritornate a undici ore, noi -termineremo il nostro trattenimento. Ketty v'introdurrà nella mia -camera. - -La povera fanciulla credè di cadere all'indietro sentendo queste parole. - -— Ebbene! che fate voi, signorina? restate là immobile come una statua! -Presto riconducete il cavaliere, e questa sera, alle undici ore, avete -inteso? - -Sembra che i suoi appuntamenti sieno tutti a undici ore, pensò -d'Artagnan; sarà una specie di abitudine. - -Milady gli stese una mano che egli baciò teneramente. - -— Vediamo, pensò egli nel ritirarsi e rispondendo appena ai rimproveri -di Ketty, vediamo, non siamo stupidi; decisamente questa donna è una -grande scellerata. Stiamo in guardia. - - - - -CAPITOLO XXXVII. - -IL SEGRETO DI MILADY - - -D'Artagnan era uscito dal palazzo invece di salire subito da Ketty -per ivi aspettare l'ora dell'appuntamento con milady, e ciò per -due ragioni: la prima è che in questo modo evitava i rimproveri, -le incriminazioni e le preghiere della giovinetta; la seconda è che -egli era contento di riflettere e di penetrare freddamente, se era -possibile, nel pensiero di questa donna. - -Ciò che gli parve più chiaro là dentro, si è, ch'egli si esponeva -ad amare milady come un pazzo, e ch'ella, al contrario, non lo amava -menomamente e non lo avrebbe amato mai. Un istante dopo egli comprese -che quello che era meglio da farsi consisteva nel rientrare in casa -e scrivere a milady una lunga lettera, nella quale confessarle che de -Wardes e egli erano fino al momento lo stesso personaggio, e che per -conseguenza egli non poteva impegnarsi, sotto pena di suicidio, ad -uccidere de Wardes di cui ella pretendeva aversi a dolere; ma nella -convinzione che essa lo detestasse, e che non lo riguardasse che come -un vile istrumento di vendetta, che lo infrangerebbe dopo essersene -servita, gli ritornò in cuore il pensiero della propria vendetta. Egli -voleva governare questa donna che si pigliava giuoco di lui, e che lo -aveva ferito essa pure nel suo più puro e sincero amore, rendendosi -complice del rapimento della sig. Bonacieux. - -Fece cinque o sei volte il giro della piazza Reale, agitato da tutti -questi sentimenti contrarii, e rivoltandosi ogni dieci passi per -guardare la luce dell'appartamento di milady che si scopriva a traverso -le gelosie, era evidente che questa volta milady aveva meno fretta -della prima a rientrare nella sua camera. - -Finalmente suonarono le undici ore. - -A questo suono, cessò ogni irrisoluzione nel cuore di d'Artagnan. Si -richiamò al pensiero tutti i particolari della conversazione che aveva -avuta con milady, e per un di quei cambiamenti di risoluzione così -frequenti in simili casi, entrò col cuore palpitante, con la testa in -fuoco nel palazzo, e si precipitò nella camera di Ketty. - -La giovane, pallida come la morte, tremante in tutte le sue membra, -volle fermare d'Artagnan; ma milady, coll'orecchio in ascolto aveva -inteso il rumore fatto nell'entrare, ed aprì la porta. - -— Venite, diss'ella. - -D'Artagnan non aveva più la sua ragione; egli credeva di essere -trascinato da qualcuno di quegli intrighi fantastici che si formano -in sogno. Quindi si avanzò verso milady, cedendo a quella attrazione -magnetica che la calamita esercita sul ferro. - -La porta si richiuse dietro a loro. - -Ketty a sua volta si slanciò contro la porta. - -La gelosia, il furore, l'orgoglio offeso, tutte finalmente le passioni -che si disputano il cuore di una donna innamorata, la spingevano, ad -una rivelazione; ma essa era perduta se confessava di aver tenuto mano -ad un simile intrigo, e per sopra più d'Artagnan era perduto per essa. -Quest'ultimo pensiero d'amore la consigliò ancora a questo ultimo -sacrificio. - -D'Artagnan, dal canto suo, si abbandonava per intero alle ispirazioni -della sua vanità. Non era più un rivale che si amava in lui, era -egli stesso che si faceva sembiante di amare. Una voce segreta gli -diceva bene, nel fondo del cuore, ch'egli non era che un'arme, che si -accarezzava aspettando che desse la morte; ma l'orgoglio, ma l'amor -proprio, ma la follia, facevano tacere questa voce, soffocavano questo -mormorio. Poi il nostro Guascone, con la dose di confidenza che noi -gli conosciamo, si paragonava a de Wardes e si domandava perchè, in fin -del conto, non sarebbe amato esso stesso in se stesso. Mercè i prestigi -de' suoi pensieri, milady non era più per lui quella donna dalle fatali -intenzioni che lo aveva un istante spaventato, era una donna graziosa -che prometteva di provare ella stessa l'amore che inspirava. - -Però, milady, che non aveva gli stessi motivi di d'Artagnan per -obliare, lo tolse ben presto dalla sua contemplazione, e lo richiamò -alla realtà della loro conversazione. Essa gli domandò se le misure -che dovevano nell'indomani occasionare il di lui incontro con de Wardes -erano già state stabilite in antecedenza nel suo spirito. - -Ma d'Artagnan, le di cui idee avevano preso un'altra strada, dimenticò -se stesso come uno sciocco, e rispose galantemente che non era vicino -a lei quando era tutto interamente nella felicità di vederla e di -sentirla, che egli poteva occuparsi di duelli e di colpi di spada. - -Questa freddezza, per i soli interessi che la occupavano, spaventò -milady, le di cui interrogazioni divennero più stringenti. - -Milady contenne la conversazione fra quei limiti che anticipatamente -aveva tracciati col suo spirito irresistibile, e colla sua volontà di -ferro. - -D'Artagnan allora si credè molto spiritoso consigliando a milady di -rinunziare, perdonando a de Wardes, ai progetti furiosi che aveva -formati. - -Ma alle prime parole che disse, il viso della signora prese -un'espressione sinistra. - -— Avreste poi paura, caro signor d'Artagnan? gridò ella con voce -stridula e beffarda che risuonò stranamente alle orecchie del giovane. - -— Voi non lo pensate, anima cara, rispose d'Artagnan; ma finalmente se -questo povero conte de Wardes fosse meno colpevole di quello che voi -pensate? - -— In ogni caso, disse gravemente milady, egli mi ha ingannata, e dal -momento che mi ha ingannata ha meritata la morte. - -— Egli dunque morrà poichè voi lo comandate, disse d'Artagnan con un -tuono così risoluto, che parve a milady l'espressione di una affezione -a tutte pruove. - -Tosto essa gli sorrise di nuovo. - -— Sì, io son pronto a tutto, disse allora d'Artagnan con una -involontaria esaltazione; ma prima vorrei essere certo di una cosa. - -— Di quale? domandò milady. - -— È che voi mi amate. - -— La vostra presenza qui ne è una pruova, mi sembra, rispose ella -fingendo di essere imbarazzata. - -— Sì, e per questo io sono ai vostri cenni in corpo ed in anima. -Disponete del mio braccio. - -— Grazie, mio bravo difensore; nello stesso modo che io vi provo il mio -amore ricevendovi qui, voi dal canto vostro mi proverete il vostro, non -è vero? - -— Certamente. Ma se voi mi amate come dite, riprese d'Artagnan, non -temete voi un poco per me? - -— Che posso io temere? - -— Ma in fine che io non sia ferito pericolosamente, od anche ucciso? - -— Impossibile! disse milady. Voi siete un uomo valente ed una fina -spada! - -— Voi dunque non preferireste, rispose d'Artagnan, un mezzo che vi -vendicasse nello stesso modo, rendendo inutile il duello. - -Milady guardò il giovane in silenzio; i suoi occhi chiari avevano una -espressione stranamente funesta. - -— Veramente diss'ella, io credo che ora voi di nuovo esitate! - -— No, io non esito, ma è che quel povero conte de Wardes mi fa -veramente pena dal momento che non lo amate più; mi sembra che un uomo -debba essere tanto crudelmente punito dalla perdita del vostro solo -amore, che non abbia bisogno di essere gastigato. - -— Chi vi dice che l'ho amato? disse milady. - -— Almeno posso io credere al presente senza troppa fatuità che ne -amate un altro? disse il giovane con tuono galante, e ve lo ripeto io -m'interesso al conte. - -— Voi, domandò milady. - -— Sì, io. - -— E perchè voi? - -— Perchè io solo so.... - -— Che cosa? - -— Ch'egli è ben lungi dall'essere, o piuttosto dall'essere stato così -colpevole verso di voi quando lo sembra. - -— In verità? disse milady con aria inquieta; spiegatevi, perchè, -veramente, non so che cosa vogliate dire. - -Ed ella guardava d'Artagnan con cert'occhi che s'infiammavano a poco a -poco di un fuoco sinistro. - -— Sì, io sono galantuomo, disse d'Artagnan deciso a finirla, e poichè -mi avete confessato il vostro amore, e che io sono ben sicuro di -possederlo, perchè lo possedo, non è vero! - -— Interamente. Continuate. - -— Ebbene! io mi sento come trasformato; una confessione mi pesa. - -— Una confessione? - -— Se avessi dubitato del vostro amore, non l'avrei fatta; ma voi mi -amate; non è vero che mi amate? - -— Senza dubbio. - -— Allora se per un eccesso d'amore io mi sia reso colpevole verso di -voi, mi perdonerete? - -— Può darsi. Ma questa confessione, disse ella impallidendo, questa -confessione? - -— Voi avete dato appuntamento a de Wardes, giovedì ultimo, in questa -stessa camera, non è vero? - -— Io! no! non è vero! disse milady con un tuono di voce così fermo, -ed un viso così impassibile che, se d'Artagnan non ne avesse avuta una -perfetta certezza, ne avrebbe dubitato egli pure. - -— Non mentite, mio bell'angelo disse d'Artagnan sforzandosi di -sorridere, ciò sarebbe inutile. - -— In che modo? parlate dunque! voi mi fate morire! - -— Oh! tranquillizzatevi; voi non siete colpevole verso di me, ed io vi -ho già perdonata. - -— Avanti, avanti! - -— De Wardes non può gloriarsi di niente. - -— Perchè? mi avete detto voi stesso che quell'anello... - -— Quell'anello, sono io che l'ho. Il de Wardes di giovedì, e il -d'Artagnan d'oggi sono la stessa persona. - -L'imprudente si aspettava una sorpresa mista di furore, un piccolo -uragano che si risolverebbe in lagrime; ma egli s'ingannava -stranamente, e non rimase lungamente in orrore. - -Pallida e terribile milady si alzò, e respingendo d'Artagnan, che era -vicino a lei, con violento pugno nel petto, ella volle slanciarsi lungi -da lui. - -D'Artagnan la ritenne per la veste onde implorare il suo perdono; ma -ella con un movimento possente e risoluto tentò di fuggire. Allora -la veste si stracciò alla vita; e sopra una delle belle spalle, che -rimasero scoperte, d'Artagnan con un fremito inesprimibile, riconobbe -il giglio, quel bollo indelebile che imprime la mano infamante del -carnefice. - -— Gran Dio! gridò egli lasciando la veste. - -E restò muto, immobile ed agghiacciato al suo posto. - -Ma milady si sentiva già denunziata dallo spavento stesso di -d'Artagnan. Senza dubbio egli aveva veduto tutto; il giovane sapeva ora -il suo secreto, secreto terribile, che tutto il mondo ignorava, meno -che lui! essa si rivoltò, non più come una donna furiosa, ma come una -pantera ferita. - -— Ah! miserabile! diss'ella, tu mi hai vilmente tradita, e di più -possedi il mio segreto! tu dunque morrai. - -Ella corse ad un bauletto di margherite posto sopra la sua toaletta, -l'aprì con la mano febbrile tremante, ne cavò un piccolo pugnale col -manico d'oro e colla lama acuta e sottile, e ritornò di uno sbalzo -sopra d'Artagnan, che era rimasto seduto. - -Quantunque il giovane, come si sa, fosse coraggioso, rimase spaventato -da quella figura alterata, da quelle palpebre dilatate, da quelle -guance pallide, e da quelle labbra sanguinolenti; egli si alzò e -rinculò come all'aspetto di un serpente che si fosse scagliato contro -di lui, e per istinto, portando la sua mano molle di sudore alla spada, -la cavò dal fodero. - -Ma senza inquietarsi alla vista di questa, milady continuò ad -inoltrarsi verso di lui per colpirlo, e non si fermò che quando ne -sentì la punta acuta contro il suo petto. - -Allora tentò di afferrare questa spada con le sue mani, ma d'Artagnan -l'allontanò sempre dalle sue prese, e la presentava, senza ferirla, -ora ai suoi occhi, ora al suo petto, e continuò a rinculare cercando di -fare la sua ritirata per la porta che metteva nella camera di Ketty. - -Milady, in questo mentre, si aggirava intorno a lui con orribili -trasporti, ruggendo in un modo formidabile. - -Ora, siccome la cosa finiva per rassomigliare ad un duello, d'Artagnan -si rimise a poco a poco. - -— Bene, bella donna, bene, diceva egli; ma dalla parte del cielo! -calmatevi, o pure io vi disegno un secondo giglio sull'altra spalla. - -— Infame! infame! urlava milady. - -Ma d'Artagnan, cercando sempre la porta, si teneva sulla difesa. - -Al rumore che essi facevano rovesciando i mobili, ella per balzare -su lui, ed egli per garantirsi dietro ai mobili di lei, Ketty aprì la -porta. D'Artagnan, che aveva incessantemente manovrato per ravvicinarsi -a questa porta, non ne era più lontano che tre passi. Con un solo -slancio balzò dalla camera di milady in quella della servente, e rapido -come il lampo, richiuse la porta, contro la quale egli si appoggiò con -tutto il suo peso, nel mentre che Ketty chiudeva la serratura. - -Allora milady cercò di rovesciare la parete che la chiudeva nella sua -camera, con forza molto al disopra di quella di una donna, quindi, -quando vide che era cosa impossibile, crivellò la porta a colpi di -pugnale, dei quali qualcuno trapassò la spessezza del legno. - -Ciaschedun colpo era accompagnato da una imprecazione. - -— Presto, presto, Ketty disse d'Artagnan a mezza voce quando la -serratura fu chiusa, fammi sortire dal palazzo, o se noi le lasciamo il -tempo di fare il giro, ella mi farà uccidere dai lacchè: sollecitiamo; -capisci tu? si tratta della vita, o della morte. - -Ketty non capiva che troppo. Ella lo trascinò per le scale -nell'oscurità. Era tempo. Milady aveva già suonato e svegliato tutto il -palazzo; il portiere tirò il cordone alla voce di Ketty, nello stesso -momento che milady gridava dalla finestra. - -— Non aprite! - -Il giovine se ne fuggì, nel mentre che essa minacciava ancora con -un gesto impotente. Nel momento in cui ella lo perdè di vista, cadde -svenuta nella sua camera. - - - - -CAPITOLO XXXVIII. - -IN CHE MODO, SENZA INCOMODARSI, ATHOS RITROVÒ IL MEZZO D'EQUIPAGGIARSI - - -D'Artagnan era talmente fuori di sè, che, senza occuparsi di ciò -che sarebbe accaduto a Ketty, traversò mezzo Parigi correndo, e non -si fermò che davanti alla porta di Athos. Lo sconvolgimento del suo -spirito, il terrore che lo spronava, il grido di alcune pattuglie -che gli correvano dietro, non fecero che precipitare ancor più la sua -corsa. - -Traversò il cortile, salì al secondo piano ove stava Athos, e battè -alla porta in modo da romperla. - -Grimaud venne ad aprirgli, cogli occhi sonnolenti; d'Artagnan si -slanciò con tanta forza nell'anticamera che poco mancò che non -stramazzasse. - -Malgrado il mutismo abituale di Grimaud, questa volta gli ritornò la -parola. Alla vista della spada che d'Artagnan teneva ancora in mano, il -povero servitore s'immaginò di aver che fare con qualche assassino. - -— Soccorso! aiuto! soccorso! gridò egli. - -— Taci, disgraziato! disse il giovane. Io sono d'Artagnan, non mi -riconosci più? dov'è il tuo padrone! - -— Voi, sig. d'Artagnan, gridò Grimaud spaventato. Impossibile! - -— Grimaud, disse Athos sortendo dal suo appartamento in veste da -camera, io credo che voi vi permettiate di parlare! - -— Ah! signore, egli è che... - -— Silenzio. - -Grimaud allora si contentò di mostrare col dito d'Artagnan al suo -padrone. - -Athos, per quanto fosse flemmatico, scoppiò in una risata nel vedere -l'aria sconvolta del suo giovane camerata. - -— Non ridete, amico mio, gridò d'Artagnan, in nome del cielo! non -ridete, perchè sull'anima mia ve lo dico, non vi è niente da ridere. - -Pronunciò queste parole con un'aria così solenne, e con uno spavento -così vero, che Athos lo prese subito per le mani gridando: - -— Sareste voi ferito, amico mio? voi siete molto pallido. - -— No, ma mi è accaduto un terribile avvenimento. Siete voi solo, Athos? - -— Per bacco! e chi volete che sia da me a quest'ora? - -— Bene, bene. - -E d'Artagnan si precipitò nella camera di Athos. - -— Eh! parlate, disse questi chiudendo la porta, e mettendo il -chiavaccio per non essere disturbato; è forse morto il re? avete forse -ucciso il ministro? voi siete tutto sossopra: parlate, dite, perchè io -moro d'impazienza. - -— Athos, rispose d'Artagnan, preparatevi a sentire una storia -incredibile, inudita! - -— Parlate dunque, disse Athos. - -— Ebbene! continuò d'Artagnan mettendosi vicino all'orecchio di Athos e -abbassando la voce, milady ha il marchio di un giglio sopra una spalla. - -— Ah! gridò il moschettiere come se avesse ricevuta una palla nel cuore. - -— Vediamo, disse d'Artagnan, siete voi sicuro che l'altra sia veramente -morta? - -— L'altra? disse Athos con una voce così sorda che fu molto se -d'Artagnan l'intese. - -— Sì, quella di cui mi avete parlato un giorno ad Amiens. - -Athos mandò un gemito, e lasciò cadersi la testa sulle mani. - -— Questa, continuò d'Artagnan, è una donna dai ventisei ai vent'otto -anni. - -— Bionda? disse Athos. - -— Sì. - -— Occhi blu-chiari, di una chiarezza straordinaria, colle ciglia e lo -sopracciglia nere? - -— Sì. - -— Grande, ben fatta? Le manca un dente vicino al canino sinistro? - -— Sì. - -— Il marchio del giglio è piccolo, di color rosso, e come nascosto da -uno strato di pasta che vi applica? - -— Sì. - -— Però, voi dite che questa donna è inglese? - -— La chiamano milady, non per questo ella può essere egualmente -francese. Lord Winter non è che suo cognato. - -— D'Artagnan voglio vederla! - -— Guardatevene, Athos, guardatevene: voi avete voluto ucciderla, ella è -donna da rendervi la pariglia, e in modo da non fallare. - -— Essa non oserà dir niente, perchè sarebbe un denunziarsi da se. - -— Ella è capace di tutto! l'avete voi mai veduta in furore? - -— No, disse Athos. - -— Una tigre! una pantera! Ah! mio caro Athos, credo bene di aver -attirato su noi due una terribile vendetta. - -D'Artagnan allora raccontò tutto, la sua collera insensata e le sue -minacce di morte. - -— Avete ragione, e sulla mia parola, darei la mia vita per un capello, -disse Athos. Fortunatamente è dopo domani che noi lasceremo Parigi, -noi andremo, secondo tutte le probabilità, alla Rochelle, e una volta -partiti... - -— Ella vi perseguiterà in capo al mondo, Athos, se vi riconosce. -Lasciate dunque che il suo odio si sfoghi sopra di me soltanto. - -— Eh! mio caro, che m'importa se mi uccide? disse Athos. Credereste voi -per caso che io sia attaccato alla vita? - -— Vi è un qualche terribile mistero sotto tutto questo, Athos. Questa -donna è una spia del ministro, ne sono sicuro. - -— In questo caso state all'erta voi. Se il ministro non vi ha in un -gran conto, per l'affare di Londra vi ha in un grande odio: ma siccome -in fin dei conti non vi può rimproverar niente apertamente, e che -bisogna che l'odio si soddisfaccia, particolarmente quando è odio -di un ministro; state in guardia! Se uscite, non uscite mai solo; -se mangiate, prendete le vostre precauzioni; non vi fidate d'alcuno -finalmente, e neppure della vostra ombra! - -— Fortunatamente, disse d'Artagnan, che si tratta di giungere soltanto -fino a dopo domani sera senza incontri, perchè una volta all'armata, -spero bene, non avremo a temere degli uomini. - -— Frattanto, disse Athos, io rinuncio ai miei progetti di reclusione e -verrò ovunque con voi; bisogna che ritorniate alla strada Fossoyeurs. -Io vi accompagno. - -— Sia, mio caro Athos; ma lasciatemi prima restituirvi l'anello che -ho ricevuto da questa donna. Questo zaffiro è vostro. Non mi avete voi -detto che questo era un gioiello di famiglia? - -— Sì, mio nonno lo comprò per due mila scudi, per quanto ho poi -sentito ripetere da mio padre. Faceva parte dei regali di nozze di mia -madre; egli è magnifico. Mia madre me lo regalò, ed io, pazzo che fui! -piuttosto che custodirlo come una santa reliquia, lo regalai a quella -miserabile. - -— Ebbene, riprendete questo anello che capisco vi dee essere caro. - -— Io! riprendere questo anello dopo che è stato in dito a quella -infame? giammai! giammai! questo anello è lordato, d'Artagnan. - -— Allora, vendetelo o impegnatelo. Vi daranno almeno un migliaio di -scudi. Con questa somma voi potete provveder bene ai vostri affari. -Poi, al primo danaro che vi giungerà, lo leverete di pegno, e lo -riprenderete purgato dalle sue antiche macchie, poichè sarà passato per -le mani degli usurai. - -Athos sorrise. - -— Voi siete un grazioso compagno, diss'egli, mio caro d'Artagnan. Colla -vostra continua ilarità, rialzate dall'afflizione i poveri spiriti -oppressi. Ebbene! sì, impegneremo questo anello che mi appartiene, ma -ad una condizione. - -— Quale? - -— Che vi sieno cinquecento scudi per voi, e cinquecento per me. - -— Vi pensate voi, Athos! Io non ho bisogno del quarto di questa somma. -Io che sono nelle guardie, e vendendo la mia sella con i suoi annessi, -ne ricavo quanto mi occorre. Che mi abbisogna? un cavallo per Planchet, -ecco tutto. Poi, voi dimenticate che io pure ho un anello. - -— Al quale mi sembra, che voi siate molto più attaccato di quello che -non sono io al mio; almeno ho creduto accorgermene. - -— Sì, perchè in una circostanza estrema, non solo può cavarci da -qualche imbarazzo, ma ancora da qualche gran pericolo. Non è un -semplice diamante, ma è ancora un talismano incantato. - -— Non vi capisco, ma credo però a quanto dite... Ritorniamo dunque al -mio anello, o piuttosto al nostro — voi avrete la metà della somma che -ci verrà data sopra esso, o lo getto nella Senna; e dubito che come -Policrate, qualche pesce non sarà così compiacente per riportarcelo. - -— Ebbene dunque, io accetto, disse d'Artagnan. - -In questo momento Grimaud entrò accompagnato da Planchet; questi era -inquieto pel suo padrone, e curioso di sapere cosa gli fosse accaduto. - -Athos si vestì, e quando fu vicino a uscire, fece a Grimaud il segno di -un uomo che prende la mira. Questi si mise tosto il suo moschetto sotto -il braccio e si dispose a seguire il suo padrone. - -D'Artagnan e Athos, seguiti dai loro lacchè, giunsero senza alcun -accidente nella strada Fossoyeurs. - -Il sig. Bonacieux era sulla porta, egli guardò d'Artagnan con aria -furbesca. - -— Eh! mio caro locatario, diss'egli, sollecitatevi. Voi avete in casa -una bella giovinetta che vi aspetta, e le donne, voi sapete, amano poco -di aspettare. - -— È Ketty! gridò d'Artagnan. - -E si slanciò nel corridoio. - -Effettivamente sul pianerottolo che metteva nel suo appartamento, -e raggruppata contro la porta, ritrovò la povera fanciulla tutta -tremante. Come lo vide: - -— Voi mi avete promessa la vostra protezione, avete promesso di -salvarmi dalla sua collera, diss'ella; ricordatevi che siete stato voi -che mi avete perduta. - -— Sì, Ketty, senza dubbio, disse d'Artagnan, sii tranquilla, Ketty. Ma -che cosa ti è accaduto dopo la mia partenza? - -— Lo so io? disse Ketty. Alle grida ch'ella mandò, sono accorsi -i lacchè; ella era pazza per la collera. Tutto ciò ch'esiste -d'imprecazioni essa lo ha vomitato contro di voi. Allora ho pensato che -si ricorderebbe che fu dalla mia camera che voi penetraste nella sua, e -che quindi mi avrebbe ritenuto per vostra complice. Ho preso quel poco -di danaro che avevo, quei pochi effetti preziosi, e mi sono salvata. - -— Povera fanciulla! ma che debbo fare per te? io parto dopo domani. - -— Tutto ciò che vorrete, sig. cavaliere, fatemi allontanare da Parigi, -fatemi allontanare dalla Francia. - -— Io non posso però condurti meco all'assedio della Rochelle, disse -d'Artagnan. - -— No, ma voi potete collocarmi in provincia, presso qualche dama di -vostra conoscenza, nel vostro paese, per esempio. - -— Ah! amica mia, nel mio paese le dame non tengono cameriere. Ma -aspetta, ho trovato quello che ti conviene. Planchet! va subito a -cercarmi Aramis, che egli venga da me. Noi abbiamo una cosa di grande -importanza da dirgli. - -— Comprendo il tuo progetto; disse Athos, ma perchè non ti rivolgi -piuttosto da Porthos? mi sembra che la sua marchesa... - -— La marchesa di Porthos piuttosto che tenere una cameriera si farebbe -vestire da un dei giovani di studio di suo marito, disse d'Artagnan -ridendo. D'altronde Ketty non vorrà andare a stare in via degli Orsi; -non è vero, Ketty. - -— Io abiterò dove vorrete, disse Ketty, purchè io sia bene nascosta e -non si sappia ove sono. - -— Ora, che noi siamo per separarci, e per conseguenza che non sei più -gelosa di me... - -— Sig. cavaliere, da lontano e da vicino, io vi amerò sempre lo stesso. - -— Oh! Diavolo! dove va ad annidare la costanza! mormorò Athos. - -— Io pure, disse d'Artagnan, io pure ti amerò sempre! sii tranquilla. -Ma vediamo, rispondimi. Pongo molta importanza alla domanda che ti -faccio: avresti tu mai inteso parlare di una giovane che fu rapita di -notte tempo? - -— Aspettate dunque... Ma... Oh! mio Dio! sig. cavaliere, forse che -amereste ancora questa donna? - -— No, è uno, dei miei amici che l'ama. A voi, è Athos, quello là. - -— Io! gridò Athos, con un accento simile a quello di un uomo che si -accorge di essere per mettere il piede sopra un serpente. - -— Senza dubbio, tu; fece d'Artagnan stringendogli la mano. Tu -sai bene quanto interesse noi tutti prendiamo a questa povera -Bonacieux. D'altronde Ketty non dirà niente. Non è vero Ketty? Tu -comprendi, fanciulla mia, continuò d'Artagnan, questa è la moglie di -quell'orribile di macacco che hai veduto sul limitare della porta, -entrando qui. - -— Oh! mio Dio! gridò Ketty; voi mi ricordate la mia paura, purchè non -mi abbia riconosciuta! - -— Come riconosciuta? Tu dunque hai visto altre volte quell'uomo! - -— È venuto due volte da milady. - -— È lui; e verso qual epoca? - -— Saranno circa quindici o diciotto giorni. - -— Precisamente. - -— E ieri sera è ritornato. - -— Ieri sera? - -— Sì, un momento prima che entraste voi stesso. - -— Mio caro Athos, noi siamo avviluppati da una masnada di spioni! E tu -credi ch'egli t'abbia riconosciuta, Ketty? - -— Scorgendolo ho abbassata la mia cuffia, ma forse era troppo tardi. - -— Discendete voi, Athos, di cui egli diffida meno di me, e guardate se -è sempre sulla porta. - -Athos discese e risalì subito. - -— È partito, diss'egli, e la casa è chiusa. - -— È andato a fare il suo rapporto, e a dire che tutti i piccioni sono -nel colombaio. - -— Ebbene, involiamoci, disse Athos, e non lasciamo qui che Planchet per -portarci le notizie. - -— Un momento! e Aramis che abbiamo mandato a cercare? - -— È giusto, disse Athos, aspettiamo Aramis. - -In questo momento entrò Aramis. - -Gli fu esposto l'affare, e gli fu detto come era urgente, che in -mezzo a tutte le sue conoscenze di alto bordo, ritrovasse un posto ove -collocare Ketty. - -Aramis riflettè un momento, e disse arrossendo: - -— Ciò vi sarà realmente un servizio reso? diss'egli a d'Artagnan. - -— Ve ne sarò riconoscente per tutta la mia vita. - -— Ebbene! la signora di Bois Tracy mi ha domandato, per una delle sue -amiche che abitano in provincia, io credo, una cameriera sicura, e se -voi potete, mio caro d'Artagnan, garantirmi... - -— Oh! signore, rispose Ketty, io sarò affezionata, siatene certo, alla -persona che mi darà il mezzo di lasciare Parigi. - -— Allora, disse Aramis, ciò va pel suo meglio. - -Si mise ad un tavolino, e scrisse poche parole che sigillò con un -anello, e consegnò il biglietto a Ketty. - -— Ora, fanciulla mia, disse d'Artagnan, tu sai che qui non fa più -bel tempo per te che per noi. Così separiamoci. Ci rivedremo in tempi -migliori. - -— Ed in qualunque tempo noi ci ritroveremo in qualunque luogo che sia, -disse Ketty, voi mi troverete che vi amerò come vi amo adesso. - -— Giuramento da giocatore, disse Athos nel tempo che d'Artagnan andava -ad accompagnare Ketty per le scale. - -Un istante dopo i tre amici si separarono, fissando l'appuntamento per -le quattro presso di Athos, e lasciando Planchet per guardare la casa. - -Aramis rientrò in casa, e Athos e d'Artagnan si occuparono a collocare -il zaffiro. - -Come lo aveva preveduto il Guascone, furono facilmente ritrovate -trecento doppie sull'anello; di più, l'Ebreo annunziò loro che, -se volevano venderlo, siccome ne farebbe uno simile per un paio -d'orecchini, offriva fino a cinquecento doppie. - -Athos e Aramis, coll'attività di due soldati, e la sicurezza di due -conoscitori, impiegarono appena tre ore a comprare il loro intero -equipaggio. D'altronde Athos era facile ad accomodarsi e gran signore -fino all'estremità delle unghie, ogni qualvolta una cosa conveniva, -pagava il prezzo domandato, senza neppure tentare di togliere niente. -D'Artagnan voleva tentare di fargli delle osservazioni, ma Athos gli -metteva la mano sulla spalla sorridendo, e d'Artagnan capiva che era -bene per lui piccolo gentiluomo Guascone lo stare a mercanteggiare, ma -non per un uomo che aveva le maniere di un principe. - -Il moschettiere trovò un superbo cavallo andaluso, nero come l'ebano, -colle narici di fuoco, colle gambe fine ed eleganti, e che aveva appena -sei anni. Egli lo esaminò, lo ritrovò senza difetti. Gli domandarono -mille lire. Forse lo avrebbero potuto avere per meno, ma nel tempo che -d'Artagnan discuteva sul prezzo col mezzano, Athos contava le cento -doppie sulla tavola. - -Grimaud ebbe un cavallo piccardo, grosso e forte, e costò trecento lire. - -Ora, comprata la sella di quest'ultimo cavallo e le armi di Grimaud, -non restava più un soldo delle cento cinquanta doppie di Athos. -D'Artagnan offerse al suo amico di mordere una boccata della parte che -gli era venuta, e che gli avrebbe poi restituita più tardi la porzione -che gli avrebbe prestata. - -Ma Athos per risposta, si contentò di stringersi nelle spalle. - -— Quanto ci dava l'Ebreo del zaffiro per lasciarlo in assoluta sua -proprietà? domandò egli. - -— Cinquecento doppie. - -— Vale a dire dugento doppie di più; cento doppie per voi, cento doppie -per me. Ma questa è una fortuna! amico mio, ritorniamo dall'Ebreo. - -— Come! voi volete... - -— Questo anello precisamente mi ricorderebbe troppo triste rimembranze; -poi, noi non avremo mai trecento doppie da restituirgli di modo che -in questo contratto noi perdiamo due mila lire. Andate a dirgli che -l'anello è suo, d'Artagnan, e ritornate colle dugento doppie. - -— Riflettete, Athos. - -— Il danaro contante è caro pel tempo che corre, e bisogna saper fare -dei sacrifizi. Andate, d'Artagnan, andate, Grimaud vi accompagnerà col -suo moschetto. - -Una mezz'ora dopo, d'Artagnan ritornò con duemila lire, e senza che gli -fosse accaduto alcun accidente. - -Fu così che Athos ritrovò nell'interno della sua casa delle risorse che -non si aspettava. - - - - -CAPITOLO XXXIX. - -UNA DOLCE VISIONE - - -All'ora convenuta, i quattro amici erano riuniti in casa di Athos. La -loro preoccupazione sugli equipaggi era del tutto scomparsa, e ciascun -viso non conservava più che l'espressione delle proprie e segrete -inquietudini; poichè dietro ogni fortuna presente, sta nascosta una -disgrazia per l'avvenire. - -Ad un tratto entrò Planchet, portando due lettere coll'indirizzo di -d'Artagnan. - -L'una, era un piccolo biglietto gentilmente piegato in lungo con un bel -sigillo di cera verde, sul quale era improntata una colomba che portava -nel becco un ramo d'olivo. - -L'altra, era un'epistola quadrata e risplendente delle terribili armi -del ministro. - -Alla vista della piccola lettera, il cuore di d'Artagnan balzò, poichè -credè di aver riconosciuto il carattere, e quantunque non avesse veduto -questo scritto che una sola volta, gliene era restata la memoria nel -fondo del cuore. - -Prese dunque la piccola lettera, e la disigillò con prestezza. - -Vi era scritto: - -«Passeggiate mercoledì prossimo dalle sei alle sette ore pomeridiane -sulla strada Chaillot, e guardate con cura nelle carrozze che -passeranno. Ma se avete cara la vostra vita, e quella delle persone -che vi amano, non dite una parola, non fate un movimento che possa far -credere di aver riconosciuto quella che si espone a tutto per vedervi -un istante.» - -— Nessuna sottoscrizione. - -— Questo è un laccio che vi si tende disse Athos; non vi andate -d'Artagnan. - -— Però mi sembra di riconoscere la scrittura. - -— Può essere imitata, riprese Athos; a sei o sette ore di questi tempi, -la strada Chaillot è del tutto deserta, sarebbe lo stesso che andaste a -passeggiare nella foresta Bondy. - -— Ma se noi vi andiamo tutti? disse d'Artagnan. Che diavolo! non ci -divoreranno già tutti e quattro, e più i quattro lacchè, gli otto -cavalli, e le armi; ne avrebbero una indigestione. - -— Poi, questa sarà un'occasione di far mostra dei nostri equipaggi, -disse Porthos. - -— Ma se è una donna che scrive, disse Aramis, e che questa donna -desideri di non essere veduta, pensate che voi la compromettete, -d'Artagnan; cosa che è mal fatta per parte di un gentiluomo. - -— Noi restiamo indietro, disse Porthos, egli solo andrà avanti. - -— Sì, ma un colpo di pistola è presto tirato da una carrozza che va al -galoppo. - -— Bah! disse d'Artagnan, non mi colpiranno. Noi raggiungeremo allora la -carrozza, ed estermineremo quelli che vi si troveranno dentro. Saranno -sempre tanti nemici di meno. - -— Ha ragione disse Porthos, battaglia! d'altronde bisogna provare le -nostre armi. - -— Diamoci, in fede mia, questo piacere, disse colla sua aria di non -curanza Aramis. - -— Come vorrete, disse Athos. - -— Signori, sono quattr'ore e mezza e abbiamo appena il tempo di -prepararci per essere alle sei sulla strada Chaillot. - -— Poi, se usciamo troppo tardi, disse Porthos, non saremo veduti, cosa -che sarebbe di un gran danno. Andiamo dunque a prepararci, signori. - -— Ma voi dimenticate? questa seconda lettera, disse Athos. Eppure mi -sembra dal sigillo che meriti di essere aperta. In quanto a me, vi -dichiaro, mio caro d'Artagnan, che me ne prendo maggior pensiero che di -quel piccolo ninnolo che vi siete così dolcemente posto sul cuore. - -D'Artagnan arrossì. - -— Ebbene! disse il giovane, vediamo che cosa vuole da me sua Eccellenza. - -D'Artagnan disigillò la lettera, e lesse. - - «Il sig. d'Artagnan guardia del re, compagnia des Essarts, è - aspettato al palazzo del ministro questa sera a ore otto.» - - «LAHOUDINIÈRE - _Capitano delle guardie_» - -— Diavolo! disse Athos, ecco un appuntamento ben molto più allarmante -del primo. - -— Andrò al secondo sortendo dal primo, disse d'Artagnan; uno è per le -sette, l'altro è per le otto; vi sarà tempo per tutti. - -— Hum! io non v'andrei, disse Aramis; un cavaliere galante non può -mancare ad un appuntamento dato da una donna; ma un gentiluomo prudente -può dispensarsi dall'andare da Sua Eccellenza, particolarmente quando -ha qualche ragione di credere che non è per ricevervi dei complimenti. - -— Io sono del parere di Aramis, disse Porthos. - -— Signori, riprese d'Artagnan, ho già ricevuto dal signor Cavois -un simile invito di Sua Eccellenza, al quale non feci attenzione, e -il giorno dopo mi è accaduta una gran disgrazia, la mia Costanza è -scomparsa. Qualunque sia la cosa che mi può accadere, io vi andrò. - -— Se questa è una risoluzione stabilita, fate, disse Athos. - -— Ma la bastiglia? disse Aramis. - -— Bah! voi me ne caverete! disse d'Artagnan. - -— Senza dubbio, ripresero Aramis e Porthos con una ammirabile serietà, -come se fosse stata la cosa la più semplice. - -— Senza dubbio noi vi caveremo di là; ma frattanto, siccome dobbiamo -partire dopo domani, fareste assai meglio di non esporvi a questo -pericolo. - -— Facciamo meglio, disse Athos, non lo lasciamo in tutta la serata. -Aspettiamolo ciascuno ad una porta del palazzo, e ciascuno con tre -moschettieri dietro a noi. Se vediamo uscire qualche carrozza con gli -sportelli chiusi e vi è apparenza sospetta, vi piomberemo sopra. È -qualche tempo che non abbiamo avuto nulla a dividere colle guardie del -ministro, il sig. de Trèville ci crede morti. - -— Decisamente Athos, disse Aramis, voi siete fatto per essere un -generale d'Armata: che dite del piano, signori? - -— Ammirabile, ripresero tutti in coro. - -— Ebbene! disse Porthos, io corro al quartiere, prevengo i nostri -camerati di tenersi pronti per le otto, il luogo di riunione sarà sulla -piazza del Palazzo del ministro; in questo mentre voi fate insellare i -cavalli dai lacchè. - -— Io non ho cavallo, in fede mia, disse d'Artagnan, andrò a farne -insellare uno dal sig. de Trèville. - -— È inutile, disse Aramis, voi ne prenderete uno dei miei. - -— Quanti ne avete dunque? domandò d'Artagnan. - -— Tre, rispose sorridendo Aramis. - -— Caro mio, disse Athos, voi siete certamente il poeta meglio pagato di -tutta la Francia e Navarra. - -— Ascoltate caro Aramis, voi non saprete che farvene di tre cavalli, -non è vero? anzi non capisco neppure come ne abbiate comprati tre. - -— Io non ne ho comprati che due, disse Aramis. - -— Il terzo vi è dunque caduto dal cielo? - -— No, il terzo mi è stato condotto questa mattina da un domestico senza -livrea, che non ha voluto dirmi a cui apparteneva, che mi ha assicurato -di aver ricevuto l'ordine dal suo padrone... - -— O dalla sua padrona, interruppe d'Artagnan. - -— La cosa non cambia niente, disse Aramis arrossendo; che mi ha -assicurato che il suo padrone o la sua padrona gli ha ordinato di -mettere questo cavallo nella mia scuderia, senza dirmi da qual parte -veniva. - -— Non è che ai poeti che accadono tali avventure, riprese gravemente -Athos. - -— Ebbene! in questo caso, facciamo meglio, disse d'Artagnan. Quale dei -due cavalli monterete voi? quello che avete comprato, o quello che vi è -stato regalato. - -— Quello che mi è stato regalato, senza neppur dirlo. Voi capirete, -d'Artagnan, che io non posso fare questa ingiuria al donatore -sconosciuto; riprese Aramis. - -— O alla donatrice misteriosa, disse Athos. - -— Dunque quello che avete comprato vi addiviene inutile? - -— Presso a poco. - -— L'avete scelto voi stesso? - -— Colla maggior diligenza. La sicurezza del cavaliere, voi lo sapete -dipende quasi sempre dal suo cavallo. - -— Ebbene! cedetelo a me pel prezzo che vi costa. - -— Era precisamente ciò che io voleva proporvi, mio caro d'Artagnan, -dandovi tutto il più tempo che vi sarà necessario per rimborsarmi di -questa bagattella. - -— E quanto vi costa? - -— Ottocento lire. - -— Ecco quaranta dobloni, mio caro amico, disse d'Artagnan cavando la -somma di saccoccia. Io so che questa è la moneta colla quale vi vengono -pagati i vostri poemi. - -— Vi ritrovate dunque in fondi? disse Aramis. - -— Ricco! ricchissimo! mio caro. - -E d'Artagnan fece suonare nella sua saccoccia il resto delle sue doppie. - -— Mandate la vostra sella alla caserma dei moschettieri, e vi si -condurrà qui il vostro cavallo coi nostri. - -— Benissimo; ma ben presto saranno le cinque, sollecitiamoci. - -Un quarto d'ora dopo, Porthos comparve alla estremità della strada -Férou, sopra un magnifico cavallo spagnuolo. Mousqueton lo seguiva -sopra un cavallo d'Auvergne, piccolo, ma molto bello. Porthos -risplendeva di gioia e di orgoglio. - -Nello stesso tempo, Aramis comparve all'estremità dell'altra strada, -montato sopra un superbo cavallo Inglese; Bazin lo seguiva sopra un -cavallo di Rouan, tenendo a mano un vigoroso meclemburghese; era la -cavalcatura di d'Artagnan. - -I due moschettieri s'incontrarono alla porta; Athos e d'Artagnan li -guardavano dalla finestra. - -— Diavolo! disse Aramis, voi avete un superbo cavallo, mio caro! - -— Sì, rispose Porthos, è quello che doveva essermi inviato sulle prime. -Un cattivo scherzo del marito vi aveva sostituito l'altro, ma il marito -è stato in seguito punito, ed io ho avuto ogni soddisfazione. - -Grimaud comparve a sua volta tenendo a mano la cavalcatura del suo -padrone. D'Artagnan e Athos discesero, si posero in sella vicino ai -loro compagni, e tutti e quattro si incamminarono verso il fiume, Athos -sul cavallo che doveva a sua moglie, Aramis sul cavallo che doveva -alla sua amica, Porthos sul cavallo che doveva alla procuratrice, e -d'Artagnan sul cavallo che doveva alla sua buona fortuna; la migliore -di tutte le amiche. - -I lacchè li seguivano. - -Come lo aveva pensato Porthos, la cavalcata fece un buon effetto, e -se la sig. Coquenard si fosse ritrovata sulla strada che percorreva -Porthos, avrebbe potuto vedere che aria signorile aveva egli sul suo -bel cavallo di Spagna, e non le sarebbe rincresciuta la sanguigna fatta -allo scrigno di suo marito. - -Vicino al Louvre i quattro amici incontrarono il signor de Tréville che -ritornava da San Germano; egli li fermò per far loro i suoi complimenti -sulla bellezza delle loro cavalcature; cosa che in un istante fece -radunare intorno a loro parecchie centinaia d'oziosi. - -D'Artagnan approfittò della circostanza per parlare al signor de -Tréville della lettera col gran sigillo rosso, e colle armi del duca di -Richelieu. S'intende bene che dell'altra lettera non disse una parola. - -Il sig. de Tréville approvò la risoluzione che aveva presa, e lo -assicurò, che se all'indomani non avesse avute le sue notizie, avrebbe -saputo ritrovarlo in qualunque luogo si fosse stato. - -In questo momento l'orologio della Samaritana suonò sei ore. I quattro -amici si scusarono per un appuntamento, e presero congedo dal sig. de -Tréville. - -Un tratto di galoppo li condusse sulla strada Chaillot. Il giorno -cominciava ad abbassarsi; alcune carrozze passavano, e ripassavano. -D'Artagnan, portato a qualche passo di distanza dai suoi amici, -penetrava col suo sguardo fino nel fondo di esse, ma non vi scopriva -alcuna persona di sua conoscenza. - -Finalmente dopo un quarto d'ora d'aspettazione, e quando il crepuscolo -cadeva del tutto, apparve una carrozza che veniva di gran galoppo dalla -strada _Sèvres_. Un presentimento disse in antecedenza a d'Artagnan che -quella carrozza racchiudeva la persona che gli aveva dato appuntamento. -Il giovane si meravigliò seco stesso per sentirsi il cuore battere -così violentemente. Quasi subito una testa uscì dal finestrino, con due -dita sulla bocca come per raccomandare il silenzio, e come per inviare -un bacio. D'Artagnan mandò un leggero grido di gioia. Questa donna -o piuttosto quest'apparizione, perchè la carrozza era passata colla -rapidità di una visione, era la signora Bonacieux. - -Per un movimento involontario, e malgrado la fatta raccomandazione, -d'Artagnan lanciò il suo cavallo al galoppo, e in pochi salti raggiunse -la carrozza; ma il cristallo di quella era ermeticamente chiuso, la -visione era scomparsa. - -D'Artagnan si ricordò la raccomandazione: «se vi è cara la vostra vita -e quella di coloro che vi amano, rimanete immobile, come se non aveste -veduto niente». - -Egli dunque si fermò, tremante, non per lui, ma per quella povera -donna, che evidentemente si era esposta ad un gran pericolo nel dargli -quell'appuntamento. - -La carrozza continuò la sua strada, e, camminando sempre a tutta corsa, -s'internò in Parigi, e disparve. - -D'Artagnan era rimasto interdetto allo stesso posto, senza sapere a -che pensare. Se era la sig. Bonacieux, e se ella ritornava a Parigi, -perchè quell'appuntamento fuggitivo? perchè quel semplice ricambio -di un'occhiata? perchè quel cenno perduto? Se d'altronde non era -essa, cosa ancora possibile, perchè la poca luce che rimaneva rendeva -possibile uno sbaglio, se non era essa, non poteva essere questo il -principio di un colpo di mano caricato contro di lui, coll'esca di -quella donna per la quale si conosceva il di lui amore? - -I tre compagni si ravvicinarono a lui, e tutti e tre avevano -perfettamente veduto una testa di donna comparire alla portiera, -ma nessuno di loro, eccetto Athos, conosceva la sig. Bonacieux. Il -parere di Athos si fu, ch'era in realtà essa; ma meno preoccupato di -d'Artagnan per questo bel viso, aveva creduto di vedere una seconda -testa, quella di un uomo nel fondo della carrozza. - -— Se la cosa è così, disse d'Artagnan, essi la trasporteranno senza -fallo da una prigione in un'altra. Ma che vogliono essi fare di questa -povera creatura, e come mai potrò raggiungerla? - -— Amico, disse Athos con gravità, ricordatevi che i morti sono i soli -che non siamo esposti ad incontrare sulla terra. Voi ne sapete qualche -cosa, quanto io, non è vero? Ora, se la vostra amica non è morta, se -è dessa quella che noi abbiamo veduta, voi la troverete un giorno o -l'altro. E forse, mio Dio! aggiunse egli con quell'accento misantropico -che gli era così particolare, forse più presto di quello che non -vorreste. - -Suonarono le sette e mezzo, la carrozza era stata in ritardo di una -ventina di minuti dall'ora dell'appuntamento: gli amici di d'Artagnan -si ricordarono che aveva una visita da fare, facendogli però in pari -tempo osservare che stava sempre a lui il disimpegnarsene. - -Ma d'Artagnan era ostinato ad un tempo e curioso. Egli si era cacciato -in testa che sarebbe andato dal ministro, e che avrebbe saputo ciò che -voleva da lui Sua Eccellenza; niuna cosa avrebbe potuto farlo cambiare -di risoluzione. - -Giunsero per la strada Sant'Onorato, alla piazza del ministro, -ove ritrovarono i dodici moschettieri convocati, che passeggiavano -aspettando i loro camerati. Là soltanto spiegarono loro di che cosa si -trattava. - -D'Artagnan era molto conosciuto dall'onorevole corpo dei moschettieri -del re, ove si sapeva che un giorno avrebbe preso posto; e veniva -considerato già in antecedenza come un camerata. Ne risultò da -questi antecedenti, che ciascuno accettò di tutto cuore la missione -per la quale erano convocati. D'altronde, si trattava, secondo ogni -probabilità di giuocare un cattivo colpo al ministro ed ai suoi agenti, -e per simili spedizioni questi degni gentiluomini erano sempre pronti. - -Athos li divise in tre brigate, prese il comando dell'una, dette -la seconda ad Aramis, la terza a Porthos, quindi ciascuna andò a -rimpiattarsi dirimpetto ad un uscita. - -D'Artagnan dal canto suo entrò bravamente dalla porta principale. - -Quantunque si sapesse vigorosamente sostenuto, il giovane non era -senza una qualche inquietudine nel salire ad uno ad uno i gradini della -scala. La sua condotta con milady rassomigliava molto ad un tradimento, -e dubitava delle relazioni politiche che esistevano fra questa donna ed -il ministro; di più, de Wardes ch'egli aveva così male acconciato, era -dei fedeli di Sua Eccellenza, e d'Artagnan sapeva che Sua Eccellenza se -era terribile coi suoi nemici, era molto incantato dei suoi amici. - -— Se de Wardes ha raccontato tutto il nostro affare al ministro, cosa -che non è da dubitare, e s'egli mi ha riconosciuto, cosa probabile, -io debbo considerarmi presso a poco come un uomo condannato, diceva -d'Artagnan scuotendo la testa. Ma perchè ha egli aspettato fino ad -oggi? È semplicissimo: milady avrà portate le sue lagnanze contro -di me con quell'ipocrita dolore che la rende così interessante, e -quest'ultimo delitto avrà messo il colmo alla misura. Fortunatamente, -aggiungeva egli, i miei buoni amici sono laggiù, ed essi non mi -lasceranno portar via senza difendermi. Però la compagnia dei -moschettieri del sig. de Tréville non può fare da se sola la guerra al -ministro, che dispone delle forze di tutta la Francia, e davanti al -quale la regina è senza potere, ed il re senza volontà. D'Artagnan, -amico mio, tu sei prudente, tu hai delle eccellenti qualità, ma le -donne ti perderanno! - -Era a quella trista conclusione quando entrò nell'anticamera. Rimise -la sua lettera all'usciere di servizio, che lo fece passare nella sala -d'intrattenimento, e che s'innoltrò nell'interno del palazzo. - -In questa sala d'intrattenimento erano cinque o sei guardie del -ministro che, sapendo ch'era stato egli che aveva ferito Jussac, lo -guardavano sorridendo con un singolare sorriso. - -Questo stesso sorriso parve a d'Artagnan di cattivo augurio; solo, non -essendo il nostro Guascone facile ad intimorirsi, o piuttosto mercè -quel grande orgoglio che è proprio di tutte le persone del paese, non -lasciava vedere facilmente ciò che accadeva nell'interno del suo animo, -quando ciò che vi accadeva si rassomigliava al timore. Egli si situò -con fierezza davanti alle guardie, con una mano sull'anca, ed in una -attitudine che non mancava di maestà. - -L'usciere rientrò e fece segno a d'Artagnan di seguirlo. Sembrò al -giovane che le guardie, vedendolo allontanarsi, si urtassero fra di -loro. - -Seguì un corridoio, traversò un gran salone, entrò in una biblioteca, -e si ritrovò in faccia ad un uomo, assiso davanti ad uno scrittoio che -scrivea. - -L'usciere l'introdusse e si ritirò, senza dire una parola; d'Artagnan -restò in piedi ed esaminò quest'uomo. - -Egli sulle prime credè di aver che fare con qualche giudice che -esaminasse il suo registro, ma si accorse che quell'uomo scriveva, o -piuttosto correggeva delle linee disuguali in lunghezza, contando le -sillabe colle dita: vide che era dirimpetto ad un poeta. In capo a -pochi istanti, il poeta chiuse il suo manoscritto, sulla coperta del -quale era scritto: MIRAME, _tragedia in cinque atti_; e alzò la testa. - -D'Artagnan riconobbe il ministro. - - - - -CAPITOLO XL. - -UNA VISIONE TERRIBILE - - -Richelieu appoggiò il gomito sopra il suo manoscritto, la sua guancia -sulla mano, e guardò un istante d'Artagnan. Nessuno aveva l'occhio più -profondamente scrutatore di lui; ed il giovane si sentì scorrere questo -sguardo per le vene, come una febbre. - -Però si contenne bene: aveva il suo feltro in mano, ed aspettò il -comodo di Sua Eccellenza senza troppo orgoglio, ma senza neppure troppa -umiltà. - -— Signore, gli disse il ministro, siete voi un d'Artagnan di Béarn? - -— Sì, Mio-signore. - -— Vi sono molti rami della famiglia d'Artagnan a Turbes e nelle -vicinanze; a quali di questi appartenete? - -— Io sono il figlio di quello che ha fatto le guerre della religione -col gran re Enrico, padre di Sua graziosa Maestà. - -— Sta bene così. Siete voi che siete partito, sono circa sette od otto -mesi, dal vostro paese per venire a cercar fortuna nella capitale? - -— Sì, Mio-signore. - -— Nel venir qui, siete passato per Méung, ove vi è accaduto qualche -cosa; non so troppo che, ma infine qualche cosa. - -— Mio-signore, disse d'Artagnan, ecco ciò che mi è accaduto... - -— Inutile, inutile, riprese il ministro con un sorriso che indicava -ch'egli conosceva quella storia tanto bene, quanto colui che voleva -raccontarla. Voi eravate raccomandato al sig. de Tréville, non è vero? - -— Si, Mio-signore, ma precisamente in questo disgraziato affare di -Méung... - -— Fu perduta la lettera di raccomandazione, riprese Sua Eccellenza; sì -lo so. Ma il sig. de Tréville è un amabile fisonomista, che conosce gli -uomini a primo sguardo, e vi ha posto nella compagnia di suo cognato, -facendovi sperare che un giorno o l'altro entrereste nei moschettieri? - -— Mio-signore, siete perfettamente informato. - -— Da quel tempo vi sono accadute molte cose. Faceste una passeggiata -dietro i Carmelitani, che sarebbe stato meglio vi foste ritrovato -altrove; quindi avete fatto coi vostri amici un viaggio alle acque di -Forges, essi si sono fermati per la via, ma voi avete continuata la -vostra strada. La cosa era semplicissima, voi avevate degli affari a -Londra. - -— Mio-signore, disse d'Artagnan, interdetto, andava... - -— Alla caccia nel parco di Windsor o altrove; ciò non interessa ad -alcuno. Io lo so, perchè il mio stato porta di saper tutto. Al vostro -ritorno siete stato ricevuto da una augusta persona, e vedo con piacere -che avete conservato il ricordo ch'ella vi ha dato. - -D'Artagnan portò la mano sul diamante che aveva avuto dalla regina, e -ne voltò la pietra all'interno di essa; ma era troppo tardi. - -— L'indomani di questo giorno riceveste la visita di de Cavois, riprese -il ministro; egli veniva a pregarvi di passare al palazzo: questa -visita non l'avete resa, e avete avuto torto. - -— Mio-signore, io credeva di essere incorso nella disgrazia di Vostra -Eccellenza. - -— E perchè, signore? per aver eseguito gli ordini dei vostri superiori -con più coraggio e più intelligenza che non avrebbe fatto un altro? -Incorrere nella mia disgrazia, quando voi meritate i miei elogi. Sono -le persone che non obbediscono quelle che io punisco, e non quelli che -come voi obbediscono... troppo bene... E la pruova, ricordatevi la data -del giorno in cui vi aveva fatto dire di venirmi a vedere, e cercate -nella vostra memoria ciò che è accaduto la stessa sera. - -Fu la stessa sera in cui ebbe luogo il rapimento della sig. Bonacieux. -D'Artagnan fremette, ed egli si ricordò che una mezz'ora prima, la -povera donna era passata vicino a lui, trasportata senza dubbio da -quella stessa potenza che l'aveva fatta scomparire. - -— Finalmente, continuò il ministro, siccome io non sentiva parlare di -voi da qualche tempo, ho voluto sapere che cosa facevate. D'altronde -voi mi dovete qualche ringraziamento: avete rimarcato voi stesso con -quanti riguardi siete sempre stato trattato in tutte le circostanze? - -D'Artagnan s'inchinò con rispetto. - -— Ciò, continuò il ministro, proveniva non solo da un sentimento di -equità naturale, ma ancora da un piano che mi era formato a vostro -riguardo. - -D'Artagnan era sempre più meravigliato. - -— Io voleva, riprese il ministro, esporvi questo piano il giorno che -riceveste il mio primo invito; ma voi non siete venuto. Fortunatamente -non si è perduto niente per questo ritardo, e oggi voi lo sentirete. -Sedetevi là dirimpetto a me, signor d'Artagnan; voi siete abbastanza -buon gentiluomo per non dover restare in piedi. - -E il ministro indicò col dito una sedia al giovane, che era così -meravigliato di quanto accadeva, che per obbedire aspettò un secondo -segno del suo interlocutore. - -— Voi siete coraggioso, signor d'Artagnan, continuò Sua Eccellenza; voi -siete prudente, ciò che vale ancora più. Io amo gli uomini di cuore -e di testa, intendo gli uomini di coraggio; ma per quanto giovine, e -appena entrato nel mondo voi avete dei possenti nemici. Se non state in -guardia, essi vi perderanno. - -— Ahimè! mio-signore, rispose il giovane, essi potranno facilmente -farlo senza dubbio, poichè sono forti e bene appoggiati, nel mentre che -io sono solo... - -— Sì, è vero, ma quantunque siete solo, voi avete già fatto molto, e -non dubito che farete ancora più... Però voi avete, credo io bisogno di -essere guidato nell'avventurosa carriera che avete intrapresa, poichè, -se non m'inganno, voi siete venuto a Parigi colla ambiziosa idea di far -la vostra fortuna. - -— Io sono nell'età delle folli speranze, Mio-signore, disse d'Artagnan. - -— Non vi sono folli speranze che per gli stupidi, signore, e voi siete -un uomo di spirito. Vediamo che direste voi di un grado di alfiere -nelle mie guardie, e di una compagnia dopo la campagna? - -— Ah! Mio-signore!... - -— Voi accetterete, non è vero? - -— Mio-signore... riprese d'Artagnan con aria imbarazzata. - -— Come, voi rifiutate? gridò il ministro con meraviglia. - -— Io sono nelle guardie di Sua Maestà, Mio-signore, e non ho ragione di -essere mal contento. - -— Ma mi sembra, disse Sua Eccellenza, che le mie guardie sieno pure le -guardie di Sua Maestà, e che quando si serve in un corpo francese si -serve il re. - -— Vostra Eccellenza ha compreso male le mie parole. - -— Voi volete un pretesto, non è vero? io lo capisco. Ebbene! questo -pretesto lo avete. L'avanzamento, la campagna che si apre, l'occasione -che vi offre, eccola ostensibile a tutti: per voi il bisogno di -protezioni sicure: poichè è bene che voi sappiate, signor d'Artagnan, -che ho ricevute delle gravi accuse contro di voi. Voi non consacrate -esclusivamente i vostri giorni e le vostre notti al servizio del re. - -D'Artagnan arrossì. - -— Del resto, continuò il ministro ponendo una mano sopra un involto -di carte, io ho là un registro intero che non riguarda che voi. Io so -che voi siete uomo di risoluzione, e una volta che i vostri servigi -venissero ben diretti, invece di condurvi al male, potrebbero esservi -molto profittevoli. Allora riflettete, e decidetevi. - -— La vostra bontà mi confonde, Eccellenza; una tal grandezza d'animo, -mi fa piccolo come un verme della terra; ma poichè mi permettete di -parlare francamente... - -D'Artagnan si fermò. - -— Sì, parlate. - -— Ebbene, io dirò a Vostra Eccellenza che tutti i miei amici sono -fra i moschettieri e le guardie del re, e che i miei nemici, per una -inconcepibile fatalità, sono presso Vostra Eccellenza. Io dunque sarei -mal veduto qui, e mal veduto là, se accettassi ciò che mi offre il -Mio-signore. - -— Avreste voi già l'orgogliosa idea, che io vi offra ciò che volete, -signore? disse il ministro con un sorriso di sdegno. - -— Mio-signore! Vostra Eccellenza è cento volte buona per me, e, al -contrario, io penso di non avere fatto ancora abbastanza per essere -degno delle sue bontà. L'assedio della Rochelle sta per aprirsi, io -servirò sotto gli occhi di Vostra Eccellenza, e se avrò la fortuna di -condurmi a quest'assedio in modo tale da meritare di attirarmi i suoi -sguardi, ebbene! allora avrò almeno avanti di me qualche azione eroica -o rumorosa per giustificare la protezione di cui ella vorrà onorarmi. -Ogni cosa dev'esser fatta a suo tempo. Forse più tardi avrei il diritto -di darmi, ora avrei la sembianza di vendermi. - -— Vale a dire che voi rifiutate di servirmi, signore? disse il ministro -con un tuono di dispetto nel quale però spiccava una certa stima. - -— Rimanete dunque libero, e conservate i vostri odii e le vostre -simpatie. - -— Mio-signore... - -— Bene, bene, disse il ministro, io non per questo me la prenderò con -voi, ma voi capirete, se ho abbastanza da fare nel difendere i proprii -amici, e nel ricompensarli, non si è tenuto a niente coi propri nemici. -Io però voglio darvi un consiglio, mantenetevi sempre bene in guardia, -signor d'Artagnan, poichè dal momento che io avrò ritirata la mia mano -di sopra a voi, non darei un obolo per la vostra vita. - -— Mi vi proverò, Mio-signore, rispose il Guascone con un'umile -sicurezza. - -— Pensateci più tardi, ed in un certo momento, se vi accadono -disgrazie, disse Richelieu con una certa espressione, che sono stato -io che sono venuto a cercarvi, e che ho fatto ciò che ho potuto per -salvarvi da queste disgrazie. - -— Qualunque cosa mi accada, disse d'Artagnan, mettendo la sua mano sul -petto e inchinandosi, avrò un'eterna riconoscenza a Vostra Eccellenza -di quanto fa per me in questo momento. - -— Ebbene! come voi dunque lo avete detto, signor d'Artagnan, noi ci -rivedremo dopo la campagna; io vi seguirò collo sguardo, perchè io -pure sarò laggiù, continuò il ministro mostrando col dito a d'Artagnan -una magnifica armatura ch'egli doveva indossare, e al nostro ritorno, -faremo i conti. - -— Ah! Mio-signore! gridò d'Artagnan, risparmiate il peso della vostra -disgrazia, restate neutro se vedete che agisco da galantuomo. - -— Giovinotto, disse Richelieu, se io posso dirvi anche una volta ciò -che vi ho detto oggi, vi prometto di dirvelo. - -Quest'ultima parola di Richelieu esprimeva un dubbio terribile, essa -costernò d'Artagnan più che non lo avrebbe fatto una minaccia, poichè -era un avvertimento. Il ministro cercava adunque di preservarlo da -qualche disgrazia che lo minacciava? egli aprì la bocca per rispondere, -ma un gesto della mano del ministro lo congedò. - -D'Artagnan uscì, ma alla porta il cuore fu presso a mancargli, e poco -mancò che non rientrasse. Però la figura grave e severa di Athos gli -comparve. Se faceva il patto che dal ministro gli veniva proposto, -Athos non gli stenderebbe più la mano, Athos lo rinegherebbe. - -Fu questo timore che lo trattenne, tanto è possente l'influenza di un -carattere veramente grande sopra tutto ciò che lo circonda. - -D'Artagnan discese per la medesima scala per cui era salito; egli trovò -davanti alla porta Athos e i quattro moschettieri che aspettavano -il suo ritorno, e che cominciavano ad inquietarsi. Con una parola -d'Artagnan li rassicurò, e Planchet corse a prevenire gli altri posti -che era inutile il montare una più lunga guardia, attesochè il suo -padrone era uscito sano e salvo dal palazzo del ministro. - -Rimasti in casa di Athos, Aramis e Porthos s'informarono delle cause di -questo strano appuntamento; ma d'Artagnan si contentò dir loro che il -signor di Richelieu l'aveva fatto venire per proporgli di entrare nelle -sue guardie col grado d'alfiere, e che egli aveva rifiutato. - -— E voi avete avuto ragione! gridarono ad una sola voce Porthos ed -Aramis. - -Athos cadde in una profonda distrazione, e non disse niente. - -Ma quando fu rimasto solo con d'Artagnan: - -— Voi avete fatto ciò che dovevate fare, gli disse; ma forse avete -avuto torto a fare così. - -D'Artagnan mandò un sospiro, poichè questa voce corrispondeva ad una -voce segreta dell'anima sua, che gli diceva che grandi sventure lo -aspettavano. - -L'indomani passò tutta la giornata in preparativi per la partenza. - -D'Artagnan andò a fare i suoi addii col signor de Tréville. In -quell'ora si credeva ancora che la separazione delle guardie e dei -moschettieri, sarebbe stata momentanea, il re in quel giorno aveva -seduto al Parlamento, e doveva partire l'indomani. Il signor de -Tréville si contentò dunque di chiedere a d'Artagnan se aveva bisogno -di lui; ma d'Artagnan rispose con una certa fierezza che egli aveva -tutto ciò che gli abbisognava. - -La notte riunì tutti i camerati della compagnia delle guardie del -signor des Essarts, e della compagnia dei moschettieri del signor -de Tréville, che avevano fatto amicizia assieme. Si lasciarono per -rivedersi quando piacerebbe a Dio, e se a Dio piaceva. La notte fu -dunque delle più rumorose, come bene si può credere, poichè in simili -casi non si può combattere l'estrema preoccupazione che con l'estrema -non curanza. - -Il giorno di poi, al primo suono delle trombette, gli amici si -separarono; i moschettieri corsero al palazzo del signor de Tréville, -e le guardie a quello del signor des Essarts, ciascuno dei capitani -condusse tosto la sua compagnia al Louvre ove il re passò la rivista. - -Il re era tristo, e sembrava malato, cosa che gli toglieva il suo -altero portamento. In fatti il giorno innanzi era stato colto dalla -febbre, durante il Parlamento e nel mentre che amministrava la -giustizia. Ciò non ostante non era meno deciso a partire pel campo -nella stessa sera; ad onta delle osservazioni che gli venivano fatte, -aveva voluto passare la rivista operando con questo primo colpo di -vigore di vincere la malattia che già incominciava ad impadronirsi di -lui. - -Terminata la rivista, le guardie sole si misero in moto, i moschettieri -non doveano partire che col re, cosa che permise a Porthos di andare a -fare col suo superbo equipaggio un giro nella strada degli Orsi. - -La procuratrice lo vide passare sul suo bel cavallo, e coll'uniforme -nuovo; ella amava troppo Porthos per lasciarlo partire così, e però -gli fece segno di discendere, di venire da lei. Porthos era magnifico: -i suoi sproni risuonavano, la sua corazza brillava, la sua spada gli -batteva seriamente sulle gambe. Questa volta gli scrivani non avevano -alcuna volontà di ridere, tanto Porthos aveva l'aspetto di essere un -tagliatore di orecchie. - -Il moschettiere fu introdotto presso il signor Coquenard, il di cui -piccolo occhio grigio brillò di collera vedendo il suo preteso cugino -tutto fiammeggiante; una cosa sola però lo consolava interamente, e si -era che da tutti si diceva che questa campagna sarebbe stata seria: -egli sperava con tutta dolcezza nel fondo del suo cuore, che Porthos -sarebbe stato ucciso. - -Porthos presentò i suoi complimenti al signor e alla signora Coquenard; -ella non poteva trattenere le lagrime, ma non si fece alcun cattivo -pensiero sul suo dolore, si sapeva da tutti ch'ella era attaccatissima -a tutti i suoi parenti, pei quali aveva sempre avuto delle dispute -assai crudeli con suo marito. - -Fino a che la procuratrice potè seguire con gli occhi il suo bel -cugino, ella agitò un fazzoletto sporgendosi dalla finestra in modo da -far credere che voleva precipitarvisi. Porthos ricevette tutti questi -segni di tenerezza come uomo avvezzo a tali dimostrazioni. Soltanto nel -voltare l'angolo della strada, sollevò il suo cappello, e lo agitò per -l'aria in segno di addio. - -Dal canto suo, Aramis scriveva una lunga lettera. A chi? nessuno ne -sapeva niente. Nella camera vicina, Ketty, che doveva partire la stessa -sera per Tours, aspettava questa lettera misteriosa. - -Athos beveva a gran sorsi gli ultimi residui del suo vino di Spagna. - -In questo mentre, d'Artagnan sfilava con la sua compagnia. Giungendo -nel sobborgo S. Antonio, si voltò per guardare allegramente la -Bastiglia alla quale era sfuggito fino allora. Siccome egli guardava -soltanto la Bastiglia così non vide punto milady che, cavalcando un -cavallo colore isabella, lo designava col dito a due uomini di molto -cattivo aspetto, che si accostarono alle file per riconoscerlo. Dietro -un'interrogazione che essi fecero con lo sguardo, milady rispose con un -segno che era veramente lui. Quindi, certa che non poteva più accadere -sbaglio sulla persona, punse il suo cavallo, e disparve. - -I due uomini seguirono allora la compagnia, e alla uscita del sobborgo -S. Antonio, montarono sopra due cavalli già preparati, che erano tenuti -a mano da due servitori senza livrea. - - - - -CAPITOLO XLI. - -L'ASSEDIO DELLA ROCHELLE - - -L'assedio della Rochelle fu uno dei più grandi avvenimenti del regno di -Luigi XIII. - -Le viste politiche del ministro, allora quando intraprese -quest'assedio, erano considerevoli. Delle città importanti, date da -Enrico IV agli ugonotti come piazze di sicurezza, non restava più che -la Rochelle. Il ministro voleva distruggere quest'ultimo baluardo del -calvinismo. - -La Rochelle, che aveva presa una nuova importanza per la rovina -delle altre città calviniste, era d'altronde l'ultima porta aperta -agl'Inglesi nel regno di Francia, e chiudendola all'Inghilterra, nostra -eterna nemica, il ministro compiva l'opera di Giovanna d'Arco, e del -duca di Guise. - -Così Bassompierre, che era ad un tempo protestante per convinzione, e -cattolico come commendatore dell'ordine di Santo Spirito, Bassompierre -che era germano di nascita, e francese di cuore, Bassompierre -finalmente che aveva un comando particolare all'assedio della Rochelle, -diceva, nel caricare alla testa di molti altri signori protestanti come -lui: - -— Voi vedrete, signori, che noi saremo abbastanza bestie per perdere la -Rochelle. - -E Bassompierre aveva ragione. La cannonata dell'isola Re gli presagiva -le dragonate dei Cévennes; la presa dalla Rochelle era il prefazio -dell'editto di Nantes. - -Ma, al lato di queste viste generali del ministro livellatore e -simplificatore, e che appartengono alla storia, il cronicista è -obbligato di raccontare le piccole viste dell'uomo innamorato e del -rivale geloso. - -Richelieu, come ognun sa, era stato innamorato della regina; -questo amore aveva presso di lui un semplice scopo politico? o era -naturalmente una di quelle profonde passioni come ne inspirò Anna in -quelli che la circondavano? Ciò non sapremo dire; ma, in ogni caso, -si è visto dallo sviluppo anteriore di questa storia che Buckingham -l'aveva vinta su lui, e che in due o tre circostanze, e particolarmente -in quella de' puntali, egli lo aveva, mercè la devozione dei tre -moschettieri, ed il coraggio di d'Artagnan, egli lo aveva crudelmente -mistificato. - -Si trattava dunque per Richelieu non solo di sbarazzare la Francia da -un nemico, ma di vendicarsi di un rivale. Del resto la vendetta doveva -essere grande e rumorosa, e degna in tutto di un uomo che tiene nella -sua mano per spada di combattimento tutte le forze dì un gran regno. - -Richelieu sapeva che combattendo l'Inghilterra, egli combatteva -Buckingham, e che trionfando dell'Inghilterra, trionfava di Buckingham; -finalmente che nell'umiliare l'Inghilterra agli occhi d'Europa, -umiliava Buckingham agli occhi della regina. - -Dal canto suo Buckingham, mentre metteva avanti l'onore -dell'Inghilterra, era mosso da sentimenti assolutamente uguali a -quelli del ministro. Buckingham pure teneva dietro ad una vendetta -particolare. Buckingham non era potuto entrare sotto nessun pretesto -ambasciatore in Francia, egli voleva entrarvi come conquistatore. - -Ne risulta che il vero giuoco di questa partita che giuocavano questi -due possenti regni pel capriccio di due uomini innamorati, era un -semplice sguardo della regina Anna. - -Il primo vantaggio era stato pel duca di Buckingham; giunto -improvvisamente a vista dell'isola Re con novanta vascelli, e circa -ventimila uomini aveva sorpreso il conte de Toiras, che comandava pel -re nell'isola, e, dopo un combattimento sanguinoso, aveva operato il -suo sbarco. - -Il conte de Toiras, si ritirò nella cittadella S. Martino colla -guarnigione, e gettò un centinaio di uomini in un piccolo forte che si -chiamava il forte della Prée. - -Questo avvenimento aveva sollecitato le risoluzioni del ministro; e -mentre si aspettava che il re in persona andasse a prendere il comando -dell'assedio della Rochelle, com'era stato risoluto, aveva fatto -partire Monsieur per dirigere le prime operazioni, e aveva inviato -verso il teatro della guerra tutte le truppe di cui poteva disporre. - -Era in un di questi distaccamenti di avanguardia di cui faceva parte il -nostro amico d'Artagnan. - -Il re, come si disse, doveva seguirlo subito dopo amministrata la -giustizia; terminate le sedute di giustizia il 28 di giugno, egli era -stato preso dalla febbre, ciò non ostante aveva voluto partire; ma -peggiorando lo stato di sua salute, aveva dovuto fermarsi a Villeroy. - -Ora, dove si fermava il re, si fermavano i moschettieri, e ne resultava -che d'Artagnan, ch'era puramente e semplicemente nelle guardie, si -ritrovava separato, momentaneamente almeno dai suoi buoni amici Athos, -Porthos ed Aramis. Questa separazione, che per lui non era che una -contrarietà, sarebbe certamente divenuta una seria inquietudine, se -avesse potuto indovinare da quali sconosciuti pericoli era circondato. - -Arrivò però senza avventure fino al campo, stabilito davanti alla -Rochelle. - -Tutto era sempre nello stesso stato: il duca di Buckingham ed i suoi -Inglesi, padroni sempre dell'isola Re, continuavano ad assediare, ma -senza risultato, la cittadella di San Martino e il forte della Prée, -e le ostilità colla Rochelle erano cominciate da due o tre giorni a -cagione di un forte che il duca di Angoulème aveva fatto costruire in -vicinanza della città. - -Le guardie, sotto il comando del signor des Essarts, avevano il loro -quartiere ai Minimi. - -Ma noi lo sappiamo, d'Artagnan, preoccupato dall'ambizione d'entrare -nei moschettieri, aveva raramente fatto amicizia coi suoi camerati; -egli si ritrovava dunque isolato e abbandonato alle proprie -riflessioni. - -Le sue riflessioni non erano ridenti. Da un anno che egli era giunto -a Parigi, erasi intricato in affari pubblici, ed i suoi affari -particolari non avevano progredito molto nè come amore, nè come -fortuna. - -In amore, la sola donna che egli aveva veramente amata, era stata la -signora Bonacieux, la quale era scomparsa, senza ch'egli avesse potuto -scoprire che cosa era di lei avvenuto. - -In fortuna, egli, meschino, si era fatto un nemico nel ministro, vale -a dire in un uomo davanti al quale tremavano tutti i più grandi del -regno, cominciando dal re. - -Quest'uomo poteva schiacciarlo, eppure non lo aveva fatto. Per uno -spirito così perspicace, quale era quello di d'Artagnan, questa -indulgenza era un raggio di luce per mezzo del quale egli vedeva -nell'avvenire. - -Quindi si era fatto ancora un altro nemico, meno a temersi, credeva -egli; ma che però sentiva per istinto che non era da disprezzarsi: -questo nemico era milady. - -In compenso di tutto questo, egli aveva la protezione e la benevolenza -della regina; pel tempo che correva, era una causa di più di -persecuzione, e la sua protezione, si sa, proteggeva molto male; ne -faceva testimonianza Calais e la signora Bonacieux. - -Ciò che aveva guadagnato di più chiaro in tutto questo, era il diamante -di cinque o seimila lire che egli portava in dito, e questo diamante -ancora, supponendo che d'Artagnan, nei suoi progetti d'ambizione, -avesse voluto conservarlo per servirsene un giorno come un segnale per -farsi riconoscere dalla regina, non aveva, mentre aspettava, perchè non -poteva disfarsene, maggior valore di un sassolino che si calpesta coi -piedi. - -Noi diciamo di un sassolino che si calpesta, perchè d'Artagnan faceva -queste riflessioni passeggiando solitariamente sopra un bel sentiero -che conduceva dal campo ad un villaggio vicino: ora, queste riflessioni -lo avevano portato più lontano di quello ch'egli avrebbe voluto, e il -giorno cominciava ad abbassarsi; quando ad un ultimo raggio del sole -cadente, gli parve di veder brillare dietro una siepe la canna di un -moschetto. - -D'Artagnan aveva l'occhio vivo e lo spirito pronto: egli capì che il -moschetto non era venuto là da sè solo, e che colui che lo portava non -doveva essersi nascosto dietro una siepe con intenzioni amichevoli. -Risolse dunque di riguadagnare il largo, allorchè, dall'altra parte -della strada, dietro una roccia, scoperse l'estremità di un secondo -moschetto. - -Questa era evidentemente una imboscata. - -Il giovane gettò un'occhiata sul primo moschetto, vide con una certa -inquietudine che si abbassava verso la sua direzione. Ma tosto che -vide l'orifizio della canna immobile, si gettò a pancia a terra. Nello -stesso tempo il colpo partì, ed egli intese il fischio di una palla che -passava al di sopra della sua testa. - -Non v'era tempo da perdere; d'Artagnan si alzò in piedi, e nello stesso -momento la palla dell'altro moschetto fece saltare de' sassolini nella -stessa direzione, sul sentiero ove si era gettato colla faccia per -terra. - -D'Artagnan non era uno di quegli uomini inutilmente coraggiosi, che -cercano una morte ridicola, perchè si dica di essi che non hanno -rinculato di un passo; d'altronde qui non si trattava più di coraggio, -d'Artagnan era caduto in una insidia. - -— Se vi è un terzo colpo; disse a se stesso, io sono un uomo morto. - -E tosto fuggì a tutte gambe nella direzione del campo, colla prestezza -delle genti del suo Paese, così rinomate per la loro agilità. Ma per -quanto fosse stata grande l'agilità della sua corsa, il primo che aveva -tirato, aveva pure avuto il tempo di ricaricare il suo moschetto, e gli -tirò un colpo così aggiustato questa volta, che la palla traversò il -suo cappello, e se lo vide volare a dieci passi di distanza. - -Siccome d'Artagnan non aveva altro cappello, raccolse il suo mentre -correva, giunse ansante e pallido al suo alloggio, si assise senza dir -niente ad alcuno, e riflettè. - -Questo avvenimento poteva avere tre cause. - -La prima, e la più naturale, poteva essere una imboscata di quei della -Rochelle, che non si sarebbero ritrovati malcontenti di uccidere una -guardia di Sua Maestà, per avere un nemico di meno, e perchè questo -nemico poteva avere una borsa ben piena nella sua saccoccia. - -D'Artagnan prese il suo cappello, esaminò il foro della palla e scosse -la testa. La palla non era del calibro che portavano i moschetti, era -una palla d'archibugio; l'aggiustatezza del colpo gli avevo già dato -un'idea che era stata tratta con un arme particolare; non era dunque -una imboscata militare, perchè la palla non era di calibro. - -Poteva però essere un ricordo del ministro. Ci risovverremo che al -momento in cui, mercè il benefico raggio del sole, aveva scoperto -la canna del fucile, egli si maravigliava della longanimità di Sua -Eccellenza a suo riguardo. - -Ma d'Artagnan scosse la testa con aria di dubbio. Per le persone che -non aveva che a stendere la mano per colpire, il ministro ricorreva -raramente a simili mezzi. - -Poteva essere una vendetta di milady. - -Questa congettura era la più ragionevole. - -Egli cercò, ma inutilmente, di ricordarsi i lineamenti o il vestito -degli assassini: ma si era allontanato da loro con tanta rapidità, che -non aveva avuto il comodo di rimarcar niente. - -— Ah! poveri amici miei, mormorò d'Artagnan, dove siete mai? Oh! quanto -mi è dannosa la vostra lontananza! - -D'Artagnan passò una cattivissima notte; tre o quattro volte si -risvegliò con uno sbalzo figurandosi che un uomo si avvicinasse al -suo letto per pugnalarlo. Però il giorno comparve senza che l'oscurità -avesse portato alcun accidente. - -Ma d'Artagnan pensò bene che quello che veniva differito non veniva -annullato. - -Egli rimase tutta la giornata nel suo alloggio, scusandosi seco stesso -che non usciva perchè il tempo era cattivo. - -Il giorno dopo a nove ore fu battuto al campo. Il duca di Orleans -visitava i posti. Le guardie corsero alle armi, d'Artagnan prese il suo -posto in mezzo ai suoi camerati. - -Monsieur passò sulla linea di battaglia, quindi gli uffiziali superiori -si avvicinarono a lui per fargli la loro corte. Il sig. des Essarts, -capitano delle guardie, si avvicinò. - -Dopo un istante parve a d'Artagnan che il sig. des Essarts gli facesse -segno d'andare a lui: egli aspettò un nuovo gesto del suo superiore, -temendo di sbagliarsi, ed essendosi rinnovato questo gesto, lasciò il -suo rango e si avanzò per ricevere l'ordine. - -— Monsieur vuol chiedere degli uomini di buona volontà per una missione -pericolosa, ma che farà onore a quelli che la compiranno, e vi ho fatto -segno affinchè vi teneste pronto. - -— Grazie, mio capitano, rispose d'Artagnan, che non chiedeva di meglio -che distinguersi sotto gli occhi del luogotenente generale. - -Infatti, i Rochellesi avevano fatto nella notte una sortita e avevano -ripreso un bastione, di cui l'armata realista si era impadronito due -giorni prima. Si trattava di spingere un picchetto perduto per fare la -ricognizione se l'armata aveva conservato quel bastione. - -Dopo pochi istanti, Monsieur alzò la voce e disse: - -— Mi abbisognerebbe per questa missione tre o quattro volontarii -condotti da un uomo sicuro. - -— Quando all'uomo sicuro, io l'ho per le mani, disse il sig. des -Essarts mostrando d'Artagnan, e in quanto ai quattro o cinque -volontarii, Monsieur non ha che a dire le sue intenzioni, e gli uomini -non gli mancheranno. - -— Quattro uomini di buona volontà per venirsi a fare uccidere con me! -disse d'Artagnan alzando la testa. - -Due dei suoi camerati delle guardie si slanciarono tosto, ed essendosi -uniti a questi due altri soldati, ritrovò che il numero domandato era -sufficiente. D'Artagnan rifiutò dunque tutti gli altri non volendo far -torto a quelli che avevano la priorità. - -Si ignorava se dopo la presa del bastione, i Rochellesi lo avevano -evacuato, o se lo avevano lasciato con la guarnigione; bisognava dunque -esaminare il luogo indicato molto da vicino per verificare la cosa. - -D'Artagnan partì coi suoi quattro compagni, e seguì la linea della -trincea; le due guardie camminavano alla stessa fila di lui, e i -soldati andavano per di dietro. - -Essi giunsero in tal modo coprendosi coi terrapieni fino ad un -centinaio di passi dal bastione, là d'Artagnan nel rivoltarsi si -accorse che i due soldati erano scomparsi. - -Egli credè che, avendo avuto paura, fossero rimasti in addietro, e -continuò ad avanzare. - -Alla voltata della contro-scarpa essi si trovarono lontani circa -sessanta passi dal bastione. - -Non si vedeva alcuno, e il bastione sembrava assolutamente deserto. - -I tre giovani perduti deliberavano se dovessero andar più avanti, -allorchè una cinta di fumo circondò il gigante di pietra, ed una -grandine di palle venne a fischiare intorno a d'Artagnan ed ai suoi. - -Essi sapevano già ciò che volevano sapere, il bastione era difeso, -una più lunga fermata in quella direzione pericolosa sarebbe dunque -stata una inutile imprudenza. D'Artagnan e le due guardie voltarono le -spalle, e cominciarono una ritirata che rassomigliava a una fuga. - -Giungendo all'angolo della trincea, che stava per servire loro di -muro, una delle guardie cadde, una palla gli aveva traversato il petto, -l'altro che era sano e salvo continuò la sua corsa verso il campo. - -D'Artagnan non volle abbandonare in tal modo il suo compagno, si -inchinò per rialzarlo ed aiutarlo a raggiungere la linea, ma in questo -momento s'intesero due colpi di fucile: una palla spaccò la testa -alla guardia ferita, l'altra venne a cadere sullo scoglio dopo essere -passata a due pollici da d'Artagnan. - -Il giovane si rivoltò prestamente, perchè questo attacco non poteva più -venire dal bastione, che era nascosto dall'angolo della trincea. L'idea -dei due soldati che lo avevano abbandonato gli ritornò al pensiero, e -gli ricordò i suoi assassini di due sere prima: egli risolvè dunque -di voler questa volta sapere con chi aveva a fare, e cadde sul suo -camerata come se fosse stato morto. - -Vide subito due teste rialzarsi al di sopra di un muro abbandonato -che era a trenta passi di là, erano quelle dei nostri due soldati. -D'Artagnan non si era ingannato, questi uomini non lo avevano seguito -per altro che per assassinarlo, sperando che la morte del giovane fosse -messa nel conto del nemico. - -Soltanto, siccome egli poteva essere appena ferito, e denunciare il -delitto, essi si avvicinavano per terminarlo. Fortunatamente, ingannati -dall'astuzia di d'Artagnan, non si curarono di ricaricare le armi. -Allora quando furono a dieci passi da lui, d'Artagnan, che nel cadere -aveva avuta cura di non abbandonare la spada, si rialzò ad un tratto, e -con uno sbalzo si ritrovò vicino a loro. - -Gli assassini compresero che se essi fuggivano dalla parte del campo -senza avere ucciso quell'uomo, sarebbero stati da lui denunciati, -così la prima idea fu quella di disertare e di passare nelle file -nemiche. Uno di essi prese il suo fucile per la canna, e se ne servì -come una mazza, vibrò un colpo terribile a d'Artagnan, che egli evitò -slontanandosi; ma con questo movimento egli lasciò libero il passo al -bandito, che tosto si slanciò verso il bastione. Siccome i Rochellesi, -che li guardavano, ignoravano con quali intenzioni quest'uomo veniva a -loro, fecero fuoco su lui, ed egli cadde colpito da una palla che gli -fracassò la spalla. - -In questo mentre, d'Artagnan si gettò sul secondo soldato attaccandolo -colla sua spada. La lotta non fu lunga, questo miserabile per -difendersi non aveva che il suo archibugio scarico, la spada della -guardia strisciò contro la canna dell'arme divenuta inutile, e andò -a traversare la coscia dell'assassino che cadde. D'Artagnan gli mise -subito la punta del suo ferro alla gola. - -— Oh! non mi uccidete gridò il bandito. Grazia! grazia, mio ufficiale! -e io vi dirò tutto. - -— Il tuo segreto vale egli la pena che ti conservi in vita? domandò il -giovane. - -— Sì, se voi stimate che l'esistenza sia qualche cosa quando non si ha -che ventidue anni come voi, e che si può giungere a tutto, essendo così -bello e coraggioso come voi siete. - -— Miserabile! disse d'Artagnan; vediamo, parla presto. Chi ti ha -incaricato di assassinarmi? - -— Una donna che io non conosco, ma che si fa chiamare milady. - -— Ma se tu non conosci questa donna, come sai tu il suo nome? - -— Il mio camerata la conosceva, e la chiamava così; fu con lui che ella -trattò l'affare e non con me. Egli anzi ha in saccoccia una lettera di -questa persona che deve avere per voi una grande importanza, per quanto -gli ho inteso dire. - -— Ma come ti trovi tu in mezzo a questo assassinio? - -— Egli mi ha proposto di fare il colpo noi due, ed io ho accettato. - -— E quanto vi ha ella dato per questa bella spedizione? - -— Cento luigi. - -— Ebbene! alla buon'ora, disse il giovine ridendo, ella stima che -io valga qualche cosa. Cento luigi sono una somma per due miserabili -come voi siete. Così io comprendo perchè tu hai accettato, e ti faccio -grazia ad una condizione. - -— Quale? domandò il soldato inquieto, vedendo che tutto non era ancora -finito. - -— Che tu vada a cercare la lettera che il tuo camerata ha in saccoccia. - -— Ma, gridò il bandito, questo è un altro modo di uccidermi. Come -volete voi che io vada a cercare questa lettera sotto il fuoco del -bastione? - -— Bisogna pertanto che tu decida di andare a ritrovarla, o io ti uccido -colle mie proprie mani. - -— Grazie, signore, pietà! in nome di quella giovane dama, che voi -amate, che voi forse credete morta, ma che non lo è! gridò il bandito -mettendosi in ginocchio, e appoggiandosi sulla sua mano, poichè col -sangue cominciava già a perdere le sue forze. - -— E come sai tu che vi è una donna che io amo, e che credo morta? -domandò d'Artagnan. - -— Da quella lettera che il mio camerata ha in saccoccia. - -— Tu vedi bene allora che abbisogna necessariamente che io abbia questa -lettera, disse d'Artagnan. Così non più ritardo, non più esitazione, o -qualunque sia la mia ripugnanza ad imbrattare per una seconda volta la -mia spada nel sangue di un miserabile come te, ti giuro, sulla fede di -onesto uomo... a queste parole d'Artagnan fece un gesto così minaccioso -che il ferito si rialzò. - -— Fermate! gridò egli riprendendo forza e coraggio dal terrore, vi -anderò... vi anderò... - -D'Artagnan prese l'archibugio del soldato, lo fece passare davanti a -lui, e lo spinse pungendolo con la spada. Era una cosa spaventosa il -vedere questo disgraziato lasciando sul sentiero che percorreva una -lunga traccia di sangue, pallido per la sua vicina morte, tentando di -strascinarsi senza essere veduto fino al corpo del suo complice, che -giaceva venti passi di là lontano. - -Il terrore era dipinto talmente sul suo viso, coperto di un freddo -sudore, che d'Artagnan ne ebbe pietà e guardandolo con disprezzo: - -— Ebbene! gli disse, io ti mostrerò la differenza che passa fra un -uomo di coraggio e un vile come sei tu! resta; anderò io! e con un -passo agile, coll'occhio in guardia, osservando i movimenti del nemico, -approfittandosi di tutte le inuguaglianze del terreno, d'Artagnan -giunse fino al secondo soldato. - -Vi erano due mezzi di giungere al suo scopo; frugarlo sul luogo e -trasportarlo; facendosi uno scudo del suo corpo, e frugarlo entro la -trincea. - -D'Artagnan preferì il secondo mezzo, e caricò l'assassino sulle sue -spalle nello stesso tempo che il nemico faceva fuoco. - -Una piccola scossa, un ultimo grido, un fremito di agonia provarono -a d'Artagnan che, colui che aveva assunto l'impegno di essere il suo -assassino, diveniva in quel momento il suo scudo per salvargli la vita. - -D'Artagnan raggiunse la trincea; e gettò il cadavere vicino al ferito, -che era pallido quanto il morto. - -Egli cominciò subito l'inventario: un portafoglio di cuoio, una borsa -nella quale si ritrovava evidentemente una parte della somma che il -bandito aveva ricevuta, un bussolo, due dadi formavano l'eredità del -morto. - -Lasciò il bussolo e i dadi ove erano caduti, al ferito la borsa, e aprì -avidamente il portafoglio. - -In mezzo ad alcune carte di nessuna importanza, ritrovò la seguente -lettera; essa era quella che era stata cercata col rischio della sua -vita: - - «Poichè avete perduta la traccia di quella donna che ora è in - salvo in quel convento, ove voi non avreste mai dovuto lasciarla - giungere, cercate di non fallire l'uomo, altrimenti, voi sapete che - io ho la mano lunga, e che voi paghereste caro i cento luigi che vi - ho dati». - -Nessuna sottoscrizione. Ciò non ostante era evidente che quella lettera -veniva da milady. In conseguenza egli la conservò come un pezzo di -convinzione, e ritrovandosi in sicurezza dietro l'angolo della trincea, -si mise ad interrogare il ferito. - -Questi confessò che era stato incaricato, col suo camerata, quello -stesso che era stato ucciso, di rapire una giovane donna che doveva -uscire da Parigi per la barriera della Villetta, ma che essendosi -fermati a bere in una bettola, avevano fallito il colpo di dieci -minuti. - -— Ma che avreste voi fatto di questa donna, domandò d'Artagnan con -angoscia. - -— Noi dovevamo portarla in un palazzo della piazza Reale, disse il -ferito. - -— Sì, sì, mormorò d'Artagnan, è d'essa: nella casa stessa di milady. -Allora, pensò il giovane qual sete tremenda di vendetta spingeva questa -donna a perderlo unitamente a quelli che lo amavano, e quanto essa ne -sapeva sugli affari di corte, poichè aveva tutto scoperto. Senza dubbio -ella aveva queste informazioni dal ministro. Ma per compenso, egli -capì pure con un sentimento di gioia reale, che la regina era giunta a -scoprire la prigione in cui la povera signora Bonacieux espiava la sua -devozione, e ch'essa l'aveva tolta da questa prigione. Allora gli fu -spiegata la lettera che aveva ricevuta dalla giovane sposa, e il suo -passaggio sulla strada Chaillot, passaggio simile ad una apparizione. - -Da quel momento, come Athos lo aveva predetto, riconobbe la possibilità -di ritrovare la signora Bonacieux, ed un convento non era allora -impenetrabile. - -Questa idea compì di mettere la calma nel suo cuore. Egli si rivoltò -verso il ferito, che seguiva con ansietà tutti i cambiamenti di diversa -espressione del suo viso, e gli stese le braccia: - -— Andiamo diss'egli, io non voglio abbandonarti così; appoggiati al mio -braccio, e ritorniamo al campo. - -— Sì, disse il ferito, che credeva appena a tanta magnanimità; ma non è -già per farmi impiccare? - -— Tu hai la mia parola, diss'egli, e per la seconda volta io ti regalo -la vita. - -Il ferito si lasciò cadere in ginocchio e baciò di nuovo il piede del -suo salvatore, ma d'Artagnan che non aveva alcun motivo per rimanere -così vicino al nemico, accorciò egli stesso le testimonianze di questa -investigazione. - -La guardia che era ritornata fin dalla prima scarica dei Rochellesi, -aveva annunziata la morte dei suoi quattro compagni. Furono perciò -molto meravigliati, e molto allegri nei reggimenti, quando si vide -ricomparire il giovane sano e salvo. - -D'Artagnan spiegò il colpo di spada del suo compagno adducendo una -sortita che immaginò. Egli raccontò la morte dell'altro soldato e i -perigli che essi avevano corsi. Questo racconto fu per lui l'occasione -di un vero trionfo. In tutta la giornata l'armata non parlò d'altro che -di questa spedizione, e Monsieur gli fece fare i suoi ringraziamenti. - -Del resto, siccome ogni bella azione porta seco la sua ricompensa, -la bella azione di d'Artagnan ebbe per risultato di rendergli la -tranquillità che aveva perduta. In fatti il giovane credeva di potere -stare tranquillo, poichè dei due nemici, uno era rimasto ucciso, -l'altro affezionato ai suoi interessi. - -Questa tranquillità provava una cosa, ed è, che d'Artagnan non -conosceva ancora milady. - - - - -CAPITOLO XLII. - -IL VINO D'ANJOU - - -Dopo le notizie quasi disperate sul conto della salute del re, cominciò -a spargersi nel campo la notizia della sua convalescenza, e siccome -egli aveva molta fretta di giungere in persona all'assedio, si diceva -che tosto avesse potuto rimontare a cavallo, si sarebbe messo in -viaggio. - -In questo tempo, Monsieur, che sapeva che da un momento all'altro -sarebbe stato surrogato nel comando, sia dal duca d'Angoulème, -sia da Bassompierre, o da Schömberg, che si disputavano il comando -supremo, faceva poche cose, perdeva le sue giornate in tentativi, -senza arrischiare qualche grande intrapresa per scacciare gl'Inglesi -dall'isola Re, ove assediavano la cittadella di S. Martino, e il forte -della Prée, nel mentre che dal canto loro i Francesi assediavano la -Rochelle. - -D'Artagnan, lo abbiamo detto, era ritornato più tranquillo come accade -sempre dopo un pericolo passato, e quando il pericolo sembra svanito. -Non gli rimaneva che una sola inquietudine, ed era quella di non -ricevere alcuna notizia dei suoi amici. - -Ma un bel mattino gli venne tutto spiegato mediante questa lettera -datata da Villeroy. - - «Sig. d'Artagnan. - - «I signori Athos, Porthos ed Aramis, dopo aver fatta una buona - partita in casa mia, e dopo essersi ben ben rallegrati, hanno - cagionato così gran fracasso, che il preposto del castello, uomo - rigidissimo, li ha messi in consegna per alcuni giorni. Eseguisco - gli ordini che essi mi hanno dati inviandovi dodici bottiglie - del mio vino d'Anjou, di cui mi hanno fatto grande elogio; essi - vogliono che beviate alla loro salute col loro vino favorito. - - «Io l'ho fatto; e sono, signore, con un gran rispetto, vostro - umilissimo, ed obbedientissimo servitore. - - GODEAU. - _Albergatore dei signori tre moschettieri._» - -— Alla buon'ora! gridò d'Artagnan, essi pensano a me nei loro piaceri -come io pensava a loro nella mia gioia. Certamente, io beverò alla loro -salute, e di tutto cuore, e non beverò solo. - -D'Artagnan corse in traccia di due guardie, colle quali aveva più -amicizia delle altre, per invitarle a venire a bere con lui il -delizioso piccolo vino d'Anjou, che gli era giunto da Villeroy. - -Una di queste guardie era invitata per la stessa sera, e l'altra pel -giorno dopo; la riunione fu dunque fissata pel posdomani. - -D'Artagnan mandò le sue dodici bottiglie di vino alla vivandieria delle -guardie raccomandandole che fossero custodite con ogni cura. Quindi, -il giorno della solennità, mentre il pranzo era fissato per l'ora del -mezzogiorno, d'Artagnan mandò fin dalle nove Planchet per preparare -ogni cosa. - -Planchet, inorgoglito per essere stato elevato alla dignità di maestro -di casa, pensò a compiere le sue funzioni da uomo intelligente. A -questo effetto, chiamò in aiuto il cameriere di uno dei convitati -del suo padrone, chiamato Fourreau, e di più anche Brisemont, quel -falso soldato che aveva voluto uccidere il nostro eroe, e che, non -appartenendo a nessun corpo, era entrato al servizio di d'Artagnan, o -piuttosto a quello di Planchet, dappoichè d'Artagnan gli aveva salvata -la vita. - -Giunta l'ora del festino, i due convitati arrivarono, presero posto, -e i cibi furono distribuiti sulla tavola; Planchet serviva, colla -salvietta sul braccio; Fourreau stappava le bottiglie, e Brisemont, il -convalescente, travasava nelle caraffe di vetro il vino che sembrava -aver fatto deposizione per causa delle scosse del viaggio. Di questo -vino, la prima bottiglia era un poco torbida verso la fine, Brisemont -versò questo fondo in un bicchiere, e d'Artagnan gli permise di -beverlo, il povero diavolo non aveva ancora molta forza. - -I convitati, dopo aver mangiato la minestra, stavano per mettere alle -labbra il primo bicchiere, allorquando il cannone rintronò dal forte -Luigi e dal forte Nuovo. - -Tosto le guardie, credendo che si trattasse di qualche attaccamento -imprevisto, sia degli assediati, sia degli Inglesi, saltarono alle loro -armi, d'Artagnan fece come loro, e tutti e tre uscirono correndo per -portarsi al proprio posto. - -Ma appena fuori della bettola si trovarono disingannati sulla causa -di questo gran rumore. Le grida di viva il re, viva il ministro! -risuonavano da tutte le parti, e i tamburi battevano in tutte le -direzioni. - -In fatti, il re, nella sua impazienza, aveva fatto raddoppiare le -tappe, e giungeva nello stesso istante con tutto il suo seguito, ed un -rinforzo di diecimila uomini di truppe. Dei suoi moschettieri, parte lo -precedevano, parte lo seguivano. D'Artagnan, posto in fila colla sua -compagnia, salutò con un gesto espressivo i suoi amici, ed il sig. de -Tréville che lo riconobbe subito. - -Compiuta la cerimonia del ricevimento, i quattro amici furono ben -presto riuniti. - -— Perdinci! gridò d'Artagnan, non è possibile di giungere in miglior -punto, e le vivande non avranno avuto ancora il tempo di raffreddarsi. -Non è vero, signori? aggiunse il giovane voltandosi verso le due -guardie, che egli presentò ai suoi amici. - -— Ah! ah! sembra che voi banchettaste, disse Porthos. - -— Spero, disse Aramis, che non vi saranno donne al vostro pranzo? - -— Vi è del vino bevibile nella vostra bicocca? domandò Porthos. - -— Per bacco! vi è il vostro, amico caro, rispose d'Artagnan. - -— Il nostro vino? fece Athos meravigliato. - -— Sì, quello che mi mandaste. - -— Noi vi abbiamo mandato del vino? - -— Ma voi lo sapete bene di quel piccolo vino delle coste di Anjou. - -— Sì, so bene di qual vino volete parlare... - -— Il vino che preferivate... - -— Senza dubbio, quando io non ho ne champagne, nè Chambertin. - -— Ebbene! in mancanza di champagne e di Chambertin, vi contenterete di -quello. - -— Noi abbiamo dunque fatto venire dei vino d'Anjou, golosi che siamo? -Porthos. - -— Ma no, è il vino che mi fu spedito per parte vostra. - -— Per parte nostra? fecero i moschettieri. - -— Siete stato voi, Aramis, riprese Athos, che avete mandato del vino? - -— No; e voi, Porthos? - -— No; e voi, Athos? - -— No. - -— Se non siete stati voi, disse d'Artagnan, è stato il vostro -albergatore. - -— Il nostro albergatore? - -— Eh! sì, il vostro albergatore, Godeau, albergatore dei moschettieri. - -— In fede mia, venga di dove vuol venire, non importa! disse Porthos, -gustiamolo, e se è buono, beviamolo. - -— No, disse Athos, non beviamo il vino che ha una sorgente sconosciuta. - -— Avete ragione, Athos, disse d'Artagnan. Nessuno di voi ha incaricato -l'oste Godeau d'inviarmi del vino? - -— No: e frattanto vi è stato mandato per parte nostra? - -— Ecco la lettera, disse d'Artagnan. - -E presentò il biglietto ai suoi camerati. - -— Questo è il suo carattere, disse Athos. Io lo conosco; sono stato io -che prima di partire, ho accomodato i conti della comunità. - -— La lettera è falsa, disse Porthos, noi non siamo mai stati consegnati. - -— D'Artagnan, disse Aramis con tuono di rimprovero, come mai avete -potuto credere che avessimo fatto del susurro? - -D'Artagnan impallidì, e un tremito convulso scosse tutte le sue membra. - -— Tu mi spaventi, disse Athos, che non parlava che nelle grandi -occasioni che cosa è dunque accaduto? - -— Corriamo, corriamo, amici miei! gridò d'Artagnan, un orribile -sospetto mi agita lo spirito: sarebbe questa ancora un'altra vendetta -di quella donna? - -Fu Athos che impallidì a sua volta. - -D'Artagnan si slanciò verso la bettola; i tre moschettieri e le due -guardie lo seguirono. - -Il primo oggetto che colpì la vista di d'Artagnan, entrando nella -sala da pranzo, fu Brisemont steso per terra e rotolandosi in mezzo ad -atroci convulsioni. - -Planchet e Fourreau, pallidi come cadaveri, cercavano di prestargli -soccorso; ma era evidente che ogni soccorso era inutile: tutti i tratti -del viso del moribondo erano increspati dall'agonia. - -— Ah! gridò egli scorgendo d'Artagnan: ah! è orribile! voi fate -sembiante di farmi grazia per poi avvelenarmi! - -— Io! gridò d'Artagnan, io, disgraziato! che dici tu dunque? - -— Io dico che siete stato voi che mi avete dato questo vino, io dico -che siete stato voi che mi avete dato da bere, io dico che siete voi -che vi vendicate di me, io dico che questa è una cosa orribile!. - -— Non credete niente Brisement, disse d'Artagnan; non credete niente: -ve lo giuro. - -— Oh! ma vi è un Dio!; Dio vi punirà! mio Dio, ch'egli soffra un giorno -quanto soffro io. - -— Sul mio onore, gridò d'Artagnan precipitandosi verso il moribondo, vi -giuro che non sapeva che questo vino fosse avvelenato, e che io stesso -era sul punto di berlo come voi. - -— Non lo credo, disse il soldato. - -E spirò in un aumento di tortura. - -— È orribile! mormorò Athos, nel mentre che Porthos, rompeva le -bottiglie, e che Aramis dava gli ordini, un po' tardi, perchè si -andasse a cercare un confessore. - -— Oh! amici miei, disse d'Artagnan, voi mi avete anche una volta -salvata la vita, e non solo a me, ma ancora a questi compagni. Signori, -continuò egli dirigendosi alle guardie, vi domando il silenzio sopra -questa avventura: grandi personaggi potrebbero aver parte in tutto ciò -che avete veduto, e il male di tutto ciò ricadrebbe su noi. - -— Ah! signore, balbettò Planchet più morto che vivo; ah! signore, io -l'ho fuggita bella! - -— In che modo, furbo! gridò d'Artagnan, tu stavi per bere il mio vino? - -— Alla salute del re, signore; ero per bere un povero bicchiere, se -Fourreau non mi avesse detto che mi chiamavano. - -— Ahimè! disse Fourreau, i di cui denti si sbattevano pel terrore, io -voleva allontanarlo per berlo tutto da solo. - -— Signori, disse d'Artagnan indirizzandosi alle guardie, voi capirete -che un simile festino non potrebbe essere che molto tristo dopo ciò che -è accaduto; così accettate tutte le mie scuse, rimettiamo la partita a -un altro giorno, ve ne prego. - -Le due guardie accettarono cortesemente le scuse di d'Artagnan ed -accorgendosi che i quattro amici desideravano di restar soli, si -ritirarono. - -Allorchè la guardia ed i tre moschettieri furono senza testimoni, si -guardarono con un'aria che voleva dire: che ciascuno comprendeva la -gravità della situazione. - -— Primieramente, disse Athos, sortiamo da questa camera; un morto è -sempre una cattiva compagnia. - -— Planchet, disse d'Artagnan, vi raccomando di vegliare sul cadavere di -questo povero diavolo; che sia sepolto in cimiterio. Aveva commesso un -delitto è vero, ma se ne era anche pentito. - -E i quattro amici uscirono dalla camera lasciando Planchet e Fourreau -incaricati di rendere gli onori mortuarii a Brisemont. - -L'oste dette loro un'altra camera, nella quale furono loro servite -delle uova da bere, e dell'acqua che Athos andò a prendere da se stesso -alla fontana. In poche parole Athos, Porthos e Aramis furono messi al -corrente della situazione. - -— Ebbene! disse d'Artagnan ad Athos, voi lo vedete, amico caro, questa -è una guerra a morte. - -Athos scosse la testa. - -— Sì, sì, diss'egli, lo vedo bene! ma credete voi che sia essa? - -— Ne sono sicuro. - -— Però, io vi confesso che ho ancora qualche dubbio. - -— Ma quel giglio sulla spalla? - -— Sarà una Inglese che avrà commesso qualche delitto in Francia, e che -quindi sarà stata infamata in conseguenza del suo delitto. - -— Athos, è vostra moglie, ve lo dico io, rispose d'Artagnan; non vi -ricordate voi dunque come tutti i connotati si rassomigliano. - -— Io però avrei creduto che l'altra fosse in realtà morta, perchè -l'avevo bene impiccata. - -Fu d'Artagnan che questa volta scosse la testa. - -— Ma finalmente che cosa è quello che dovremo fare? disse il giovine. - -— Il fatto è che non si può restar così con una spada continuamente -sospesa al di sopra della testa, disse Athos, e che bisogna uscire da -questa situazione. - -— Ma in che modo. - -— Ascoltate; cercate di raggiungerla e di avere una spiegazione con -lei. Ditele: la pace, o la guerra! sulla mia parola da gentiluomo di -non dire giammai cosa alcuna, nè fare cosa alcuna contra di voi. Dal -canto vostro, giuramento solenne di restar neutra a mio riguardo; -altrimenti, io andrò a ritrovare il cancelliere, andrò a ritrovare il -re, andrò a ritrovare il boia; metterò sossopra la corte contro di voi, -io vi denunzierò come infame: vi farò mettere sotto processo, e se voi -sarete assoluta, ebbene io vi ucciderò, fede da gentiluomo, all'angolo -di qualche strada, come ucciderei un cane arrabbiato. - -— Mi piace assai questo piano, disse d'Artagnan; ma come potrò metterlo -ad esecuzione! - -— Il tempo porta seco l'occasione; l'occasione è la martingala -dell'uomo: più s'impegna, e più si vince, quando si sa aspettare. - -— Sì, ma aspettare circondato da assassini e da avvelenatori... - -— Bah! disse Athos, Dio ci ha conservati fin qui, Dio ci conserverà -pure per l'avvenire. - -— Sì, noi... poi altronde siamo uomini, e alla fine, è del nostro stato -l'arrischiare la nostra vita; ma, ma essa... soggiunse egli a mezza -voce. - -— Chi è quest'essa? domandò Athos. - -— Costanza. - -— La signora Bonacieux? ah sì, è giusto, disse Athos. Povero amico! -dimenticava che siete innamorato. - -— Ebbene! ma, disse Aramis, non avete voi veduto dalla lettera stessa, -che fu ritrovata sul miserabile che è stato ucciso, che ella era in -convento? nei conventi si sta benissimo, e tosto che l'assedio della -Rochelle sarà terminato, vi prometto per conto mio... - -— Buono, disse Athos. Sì, mio caro, Aramis, noi sappiamo che i vostri -voti tendono al ritiro. - -— Io non sono moschettiere che provvisoriamente, disse umilmente Aramis. - -— Sembra che sia molto tempo che non abbiate ricevuto notizia della -vostra amica, disse a bassa voce Athos; ma non fate attenzione, noi -conosciamo questo. - -— Ebbene! disse Porthos, mi sembra che vi potrebbe essere un mezzo -semplice. - -— E quale? domandò d'Artagnan. - -— Ella è in un convento, voi dite? riprese Porthos. - -— Sì. - -— Ebbene, tosto terminato l'assedio, noi la rapiremo da questo convento. - -— Sì, ma bisogna prima sapere in quale convento ella sia. - -— È giusto disse Porthos. - -— Ma, ora che vi penso, disse Athos, non pretendete voi, caro -d'Artagnan, che sia stata la regina che abbia fatta la scelta del -convento? - -— Sì, io lo credo almeno. - -— Ebbene, ma Porthos ci aiuterà in questo. - -— In che modo? se vi aggrada. - -— Per mezzo della vostra principessa, della vostra duchessa, della -vostra marchesa; ella deve avere le braccia lunghe. - -— Zitto! disse Porthos mettendo un dito sulle sue labbra, io la credo -un poco ministeriale, per conseguenza non deve sapere nulla da noi. - -— Allora, disse Aramis, io m'incarico di averne notizia. - -— Voi, Aramis! gridarono i tre amici; ed in che modo? - -— Per mezzo dell'elemosiniere della regina, col quale sono in stretta -amicizia, disse Aramis arrossendo. - -E dopo questa assicurazione, i quattro amici, che avevano terminato -il loro modesto vitto, si separarono con promessa di rivedersi nella -stessa sera. D'Artagnan ritornò ai Minimi, e i tre moschettieri -raggiunsero il quartiere del re, ove essi dovevano far preparare il -loro alloggio. - - - - -CAPITOLO XLIII. - -L'ALBERGO DEL COLOMBAIO ROSSO - - -Appena giunto al campo, il re, che aveva tanta fretta di ritrovarsi -in faccia del nemico, e che divideva l'odio del ministro contro -Buckingham, volle fare tutte le disposizioni dapprima per scacciare -gl'inglesi dall'isola Re, in seguito per stringere l'assedio della -Rochelle; ma, suo malgrado, fu ritardato a cagione delle dissenzioni -che scoppiarono fra il signor Bassompierre e Schömberg contro il duca -d'Angoulème. - -I signori Bassompierre e Schömberg erano marescialli di Francia, e -reclamavano il loro diritto di comandare l'armata sotto gli ordini del -re; ma il ministro che sapeva essere Bassompierre ugonotto nel fondo -del suo cuore, e che stringeva debolmente gl'inglesi e Rochellesi, suoi -fratelli in religione, spingeva al contrario il duca di Angoulème, -che il re a sua istigazione aveva nominato luogotenente generale. -Ne risultò, sotto pena di vedere i signori Bassompierre e Schömberg -disertare l'armata, di dover loro affidare a ciascuno un comando -speciale. - -Bassompierre prese i suoi quartieri al nord della città da Lalen fino a -Dompierre; il duca di Angoulème prese i suoi all'est, da Dompierre fino -a Périgny. - -Il sig. Schömberg, al mezzogiorno, da Périgny fino ad Angoulin. - -Il quartiere di Monsieur era Dompierre. - -Il quartiere del re era un poco ad Estré, un poco alla Jarre. - -Finalmente l'alloggio del ministro era sulle dighe, o piuttosto sul -ponte della Pierre, in una piccola casa senza alcun trinceramento. - -In questo modo Monsieur sorvegliava Bassompierre, il re il duca -d'Angoulème, il ministro il signor de Schömberg. - -Stabilita questa organizzazione, fu subito la prima cura quella di -scacciare gl'Inglesi dall'isola. - -La circostanza era favorevole. Gl'Inglesi che prima di ogni altra cosa -hanno bisogno di buoni viveri per essere buoni soldati, non mangiando -più che carni salate e cattivo biscotto, avevano molti malati nel -loro campo; di più, il mare, molto pericoloso in quell'epoca dell'anno -lungo tutte le coste di ponente, metteva tutti i giorni qualche piccolo -bastimento a secco, e la spiaggia, dalla punta d'Aiguillon fino alla -trincea, era letteralmente, a ciascuna marea, ricoperta di pini, di -alberi e di feluche rotte; ne risultava che, quand'anche i soldati del -re si fermassero nel loro campo, era evidente che un giorno o l'altro -Buckingham, che non restava nell'isola Re se non per ostinazione, -sarebbe obbligato di levare l'assedio. - -Ma siccome il signor di Toiras fece dire che tutto si preparava nel -campo nemico per un nuovo assalto, il re giudicò che era tempo di -finirla, e dette gli ordini necessari per un affare decisivo. - -Non essendo nostra intenzione di fare il giornale dell'assedio, ma al -contrario di non riportare che quegli avvenimenti che sono strettamente -collegati colla storia che raccontiamo, ci contenteremo di dire in -due parole che l'intrapresa riuscì con gran contento del re, con -gloria del sig. duca ministro. Gl'Inglesi respinti piede per piede, -battuti da tutte le parti, sommersi al passaggio dell'isola, furono -obbligati di rimbarcarsi, lasciando sul campo di battaglia due mila -uomini, fra i quali cinque colonnelli tre tenenti-colonnelli, dugento -cinquanta capitani, e venti gentiluomini di qualità con due pezzi di -cannone, e sessanta bandiere, che furono portate a Parigi da Claudio -di San Simone, e sospese con gran pompa alla volta della chiesa di -Nostra-Donna. - -Fu cantato il _Te Deum_, al campo, e di là si propagò per tutta la -Francia. Il ministro restò dunque padrone di continuare l'assedio, -senza dovere momentaneamente almeno aver nulla a temere per parte degli -Inglesi. - -Un inviato del duca di Buckingham, nominato Montaigu, era stato -preso, e si era avuta la pruova di una lega fra l'Impero la Spagna -l'Inghilterra e la Lorena. - -Questa era la lega contro la Francia. - -Di più, negli appartamenti di Buckingham, che era stato costretto di -abbandonare così precipitosamente, si erano ritrovate delle carte, -nelle quali si confermava questa lega, a quanto pure ci assicura il -ministro nelle sue memorie che compromettevano fortemente la signora de -Chevreuse, e per conseguenza la regina. - -Però era sul ministro che pesava tutta la responsabilità, perchè non si -può essere ministro senza essere responsabile. Per cui tutte le risorse -del suo vasto genio erano tese notte e giorno, e occupate ad ascoltare -il menomo rumore che si elevasse in uno dei più gran regni d'Europa. - -Il ministro conosceva l'attività, e soprattutto l'odio di Buckingham; -se la lega che minacciava la Francia trionfava, tutta la sua -influenza era perduta, la politica spagnuola e alemanna aveva i -suoi rappresentanti nel gabinetto del Louvre, dove non aveva ancora -partigiani. Richelieu, il ministro francese, il ministro nazionale -per eccellenza, era perduto; il re, che, mentre lo obbediva come -un fanciullo, l'odiava, come un fanciullo odia il suo maestro, -l'abbandonava alle vendette riunite di Monsieur e della regina. - -Egli era perduto, e con lui forse tutta la Francia; bisognava dunque -riparare questo colpo. - -Fu per questo che si videro i corrieri divenuti ad ogni istante più -numerosi, succedersi notte e giorno a questa piccola casa del ponte -della Pierre, ove il ministro aveva stabilita la sua residenza. - -Erano persone di ogni specie e carattere, di ogni abito e costume; -donne alquanto imbarazzate nel loro vestito da paggio, le di cui -larghe pieghe del gonnellino, non giungevano a nascondere interamente -le forme arrotondate; finalmente paesani colle mani annerite ma le -gambe sottili, e che facevano sentire l'uomo di qualità da una lega di -distanza. - -Quindi altre visite meno ancora aggradevoli, poichè due o tre volte -corse la voce che il ministro era sul punto di essere assassinato. - -È vero che i nemici di Sua Eccellenza dicevano che era egli stesso che -faceva spargere questa voce, e che metteva in campagna gli assassini -mal destri per avere, all occorrenza, il diritto di rappresaglia; ma -non bisogna credere nè a quello che dicono i ministri, nè a quello che -dicono i loro nemici. - -Ciò del resto non toglieva al ministro, cosa che i suoi più accaniti -detrattori non hanno mai contestato, il coraggio personale di fare -delle corse notturne, ora per comunicare al duca di Angoulème degli -ordini importanti, ora per andare a prendere dei concerti col re, ora -per conferire con qualche messaggiero che non voleva che fosse veduto -nella sua abitazione. - -Dal canto loro, i moschettieri che non avevano gran cosa da fare -all'assedio, non erano tenuti con regolamenti severi, e menavano una -gioconda vita. Ciò era loro tanto più facile, particolarmente ai nostri -tre compagni perchè erano amici del sig. de Tréville; essi ottenevano -facilmente da lui di potere rientrare tardi, e di restare fuori anche -dopo la chiusura del campo con dei permessi particolari. - -Ora una sera che d'Artagnan era di guardia alla trincea, e che non -aveva potuto accompagnarli, Athos, Porthos ed Aramis, montati sopra -i loro cavalli di battaglia, avviluppati nei loro mantelli da guerra, -con una mano sulla incassatura delle loro pistole, ritornavano tutti -e tre da una bettola, che Athos aveva scoperta due giorni prima, posta -sulla strada della Jarre e che si chiamava il _Colombaio rosso_. Essi -seguivano il cammino che conduceva al campo, tenendosi sulle difese, -come abbiamo detto per timore di qualche imboscata, allorchè, a un -quarto di lega circa dal villagio di Boisnau, credettero sentire il -passo di una cavalcata che veniva verso di loro. Tosto si fermarono -tutti e tre, stretti l'uno all'altro; e aspettarono, stando sul mezzo -della strada. Un istante dopo, precisamente in cui la luna usciva da -una nube, videro comparire da una voltata della strada due cavalieri, -che a loro volta si fermarono, sembrando deliberare se dovevano o no -continuare la strada, o ritornare addietro. Questa esitazione dette -qualche sospetto ai tre amici, e Athos facendo un passo in avanti, -gridò colla sua voce ferma: - -— Chi vive? - -— Chi vive a voi stessi? domandò uno dei due cavalieri. - -— Questo non è rispondere! disse Athos. Chi vive? rispondete o -scarichiamo. - -— Guardate a ciò che fate, disse allora una voce vibrante che sembrava -avere l'abitudine di comandare. - -— Sarà un qualche ufficiale superiore che fa la sua ronda notturna, -disse Athos, rivoltandosi verso i suoi amici che volete voi fare, -signori? - -— Chi siete voi? disse la stessa voce collo stesso tuono di comando: -rispondete, o vi potreste ritrovar male per la vostra disobbedienza. - -— Moschettieri del re! disse Athos, sempre più convinto che quegli che -l'interrogava in tal modo ne aveva il diritto. - -— Di qual compagnia? - -— Compagnia de Tréville. - -— Avanzatevi all'ordine, e venite a rendermi conto di ciò che fate qui -a quest'ora. - -I tre compagni si avanzarono coll'orecchia un poco bassa, poichè tutti -e tre erano allora convinti di aver che fare con uno più di loro. Fu -però lasciato ad Athos di portare la parola. - -Uno dei due cavalieri, quello che aveva parlato il secondo, era dieci -passi più avanti del suo compagno; Athos fece segno a Porthos ed Aramis -di rimanere essi pure in addietro; e si avanzò solo. - -— Perdono mio ufficiale, disse Athos ma noi non sapevamo con chi -avevamo che fare, e voi potete vedere che facevamo buona guardia. - -— Il vostro nome? disse l'ufficiale che si copriva una parte del viso -col mantello. - -— Prima il vostro, signore, disse Athos che cominciava a disgustarsi -contro questa inquisizione, datemi prima, vi prego, la pruova che voi -avete il diritto d'interrogarmi. - -— Il vostro nome? riprese una seconda volta il cavaliere, lasciando -cadere il suo mantello in modo da far apparire tutto il suo viso -scoperto. - -— Il signor ministro! gridò il moschettiere stupefatto. - -— Il vostro nome? riprese per la terza volta Sua Eccellenza. - -— Athos! disse il moschettiere. - -Il ministro fece un segno allo scudiere, che si avvicinò. - -— Questi tre moschettieri ci seguiranno, diss'egli a bassa voce, io -non voglio che si sappia che sono uscito dal campo; e ordinando che ci -seguano, noi siamo sicuri ch'essi non lo diranno a nessuno. - -— Noi siamo gentiluomini, Eccellenza, disse Athos; domandateci dunque -la nostra parola; e non abbiate alcuna inquietudine. Grazie a Dio, noi -sappiamo custodire un segreto. - -Il ministro fissò i suoi occhi penetranti sopra questo ardito -interlocutore. - -— Voi avete l'orecchio fino, signor Athos, disse il ministro, ma ora -ascoltatemi: non è per diffidenza che io vi prego di seguirmi; i vostri -due compagni saranno i signori Porthos ed Aramis? - -— Sì, Eccellenza, disse Athos, nel mentre che i due moschettieri -rimasti in addietro s'innoltravano col cappello in mano. - -— Io vi conosco, signori, disse il ministro, vi conosco; io so che -non siete del tutto fra i miei amici, e ne sono dispiacente; ma so -d'altronde che siete coraggiosi e leali gentiluomini e che si può -fidarsi di voi Signor Athos, fatemi dunque l'onore di accompagnarmi, -voi e i vostri due amici, ed allora avrò una scorta da fare invidia a -Sua Maestà, se lo incontriamo. - -I tre moschettieri s'inchinarono fino sul collo del loro cavallo. - -— Ebbene! sul mio onore, disse Athos, Vostra Eccellenza ha ragione di -condurci seco: noi abbiamo incontrato sulla strada dei visi orribili, -ed anzi nella osteria del Colombaio rosso abbiamo avuto una contesa con -quattro di questi brutti visi. - -— Una contesa! e perchè, signori? disse il ministro, io non amo le -liti, voi lo sapete. - -— È precisamente per questo che ho avuto l'onore di prevenire Vostra -Eccellenza di ciò che è accaduto, poichè potrebbe saperlo da qualcun -altro, e dietro un rapporto crederci in mancanza. - -— E quale è stato il risultato di questa lite? domandò il ministro -aggrottando il sopracciglio. - -— Il mio amico Aramis, che qui vedete, ha ricevuto un piccolo colpo di -spada nel braccio, cosa che non gli impedirà, come Vostra Eccellenza -può vederlo, di montare all'assalto, se Vostra Eccellenza ordina la -scalata. - -— Ma voi non siete uomo da lasciar dare un colpo così, disse il -ministro. Sentiamo, siate franco, signore, voi pure ne avete reso -qualcuno: confessatevi; voi sapete che io ho il diritto di dare -l'assoluzione. - -— Io, Mio-signore, non ho neppure messo mano alla spada, ma ho preso -pel corpo quello con cui avevo a che fare, e l'ho gettato dalla -finestra; sembra che cadendo, continuò, Athos con qualche esitazione, -egli si sia rotta la coscia. - -— Ah! ah! fece il ministro, e voi signor Porthos? - -— Io, Eccellenza, sapendo che il duello è proibito, ho afferrato una -panca, e ho dato un colpo a uno di questi briganti, e credo di avergli -rotta una spalla. - -— Bene! disse il ministro, e voi signor Aramis? - -— Io, Eccellenza, siccome sono di naturale dolcissimo, e che -d'altronde, cosa che forse non sa Vostra Eccellenza, sono sul punto -di ritirarmi dal mondo, io voleva dividere i miei camerati, quando -uno di questi miserabili mi ha dato a tradimento un colpo che mi ha -traversato il braccio; allora mi è mancata la pazienza, ho cavato io -pure lo spada, e siccome egli ritornava alla carica, credo aver sentito -che gettandosi sopra di me, se l'abbia fatta attraversare pel corpo; so -solo che è caduto, e mi è sembrato che lo portassero via coi suoi due -compagni. - -— Diavolo! signori, disse il ministro, tre uomini fuori di -combattimento per una quistione da bettola! voi non vi andate colla -mano morta; e a proposito da che è nata questa querela? - -— Questi miserabili erano ubriachi, disse Athos, e sapendo che vi era -una donna, giunta poco prima nell'osteria, essi volevano forzare la sua -porta. - -— E questa donna era giovane e bella? domandò il ministro con una certa -inquietudine. - -— Noi non l'abbiamo veduta, Eccellenza, disse Athos. - -— Voi non l'avete veduta? benissimo, va benissimo! riprese vivamente il -ministro; avete fatto bene a difendere l'onore di una donna, e siccome -è all'albergo del Colombaio rosso ove io pure vado, saprò se mi avete -detta la verità. - -— Mio-signore, disse con fierezza Athos, noi, siamo gentiluomini, e per -salvare la nostra testa non diremmo una bugia. - -— Io pure non dubito sulla verità di ciò che dite, signor Athos; non ne -dubito un solo istante. Ma aggiunse egli per cambiare la conversazione, -questa donna era dunque sola? - -— Questa dama aveva un cavaliere chiuso nella sua camera, rispose -Athos; ma siccome questo cavaliere, ad onta del rumore, non si è fatto -vedere, è a presumere che questo sia un vile. - -— Non giudicare da temerario, dice l'Evangelo, replicò il ministro. - -Aramis s'inchinò. - -— Ed ora, signori, sta bene, continuò Sua Eccellenza, io so quando ne -volevo sapere; seguitemi. - -I tre moschettieri passarono dietro al ministro che si avviluppò -di nuovo il viso nel suo mantello, e rimise il suo cavallo in moto -prendendo otto o dieci passi di vantaggio sulle persone che componevano -la sua scorta. - -Si giunse ben presto al silenzioso e solitario albergo. Senza dubbio -l'oste sapeva quale illustre personaggio stava per alloggiare e per -conseguenza avea mandato via tutti gli importuni. - -Dieci passi prima di arrivare alla porta, il ministro fece un segno -al suo scudiere, ed ai tre moschettieri di fare alto; un cavallo già -insellato era attaccato ad una inferriata, il ministro battè tre volte, -ed in un modo particolare. - -Un uomo avvolto in un mantello uscì subito, e cambiò alcune parole -rapidamente col ministro, dopo di che rimontò a cavallo, e partì nella -direzione di Surgère, che era pure quella di Parigi. - -— Avanti, signori, disse il ministro. Voi mi avete detta la verità, -miei gentiluomini, diss'egli indirizzandosi ai tre moschettieri, e -non dipenderà da me, che il nostro incontro di questa sera non debba -riuscirvi vantaggioso. Frattanto, seguitemi. - -Il ministro pose i piedi a terra, e i tre moschettieri fecero -altrettanto; il ministro gettò le redini del suo cavallo nelle mani del -suo scudiere, i tre moschettieri attaccarono le redini dei loro ad una -inferriata. - -L'oste stava sulla soglia della porta, per lui il ministro altro non -era che un ufficiale che veniva a far visita ad una signora. - -— Avete voi qualche camera al pian terreno ove questi signori possono -aspettarmi stando vicini ad un buon fuoco? disse il ministro. - -L'oste aprì una porta di una sala, nella quale precisamente era stato -surrogato un eccellente e grande cammino ad un cattivo braciere. - -— Ho questa, disse egli. - -— Sta bene, rispose il ministro. Entrate, signori, e compiacetevi -aspettarmi; io non starò più di una mezza ora. - -E nel mentre che i tre moschettieri entravano nella camera al pian -terreno, il ministro, senza domandare più ampie informazioni, montò la -scala come un uomo che non ha bisogno che gli venga indicata la strada. - - - - -CAPITOLO XLIV. - -UTILITÀ DELLE GOLE DA BRACIERE - - -Egli è evidente che, senza dubitarsene, e mossi soltanto dal loro -carattere cavalleresco e avventuriero, i nostri tre amici avevano -reso qualche servizio ad una persona che il ministro onorava della sua -particolare protezione. - -Ora chi era questa persona? fu la domanda che per prima si fecero fra -di loro i tre moschettieri; quindi vedendo che alcune delle risposte -che poteva fare la loro intelligenza non era soddisfacente, Porthos -chiamò l'oste e si fece portare dei dadi. - -Egli ed Aramis si assisero ad una tavola, e si misero a giuocare, Athos -passeggiava riflettendo. - -Mentre rifletteva e passeggiava, Athos passava e ripassava davanti la -gola del braciere rotto per metà e la di cui estremità metteva nella -camera superiore, e ciascheduna volta che passava e ripassava, sentiva -un rumore di parole che finirono col fissare la di lui attenzione. -Quindi si avvicinò e distinse alcune parole che gli parvero senza -dubbio di meritare un tale interesse, che gli fecero far segno ai suoi -due compagni di tacere, restando egli stesso incurvato coll'orecchio -teso all'altezza dell'orifizio inferiore. - -— Ascoltate, milady, diceva il ministro, l'affare è importante. -Sedetevi, e parliamo. - -— Milady! mormorò Athos. - -— Io ascolto Vostra Eccellenza con la più grande attenzione, rispose -una voce di donna che fece fremere il moschettiere. - -— Un piccolo bastimento con equipaggio inglese, il di cui capitano sta -a' miei ordini, vi aspetta all'imboccatura della Charente, al forte -della Punta; egli metterà alla vela domani mattina. - -— Bisogna dunque che io vada questa notte. - -— Sull'istante medesimo; vale a dire dopo che avrete ricevuto le -mie istruzioni. Due uomini che, uscendo, ritroverete alla porta, vi -serviranno di scorta; voi mi lascerete uscire pel primo; quindi una -mezz'ora dopo di me uscirete voi pure. - -— Sì, Mio-signore. Ora, ritorniamo alla missione di cui volete -incaricarmi, e siccome io metto molto interesse per continuare a -meritarmi la confidenza di Vostra Eccellenza, degnatevi di espormela -in termini chiari e precisi, affinchè io non abbia a commettere alcun -errore. - -Vi fu un istante di profondo silenzio fra i due interlocutori; era -evidente che il ministro pesava in antecedenza i termini coi quali -stava per esprimersi, e che milady raccoglieva tutte le sue facoltà -intellettuali per comprendere le cose che stava per dirle, e per -imprimersele nella sua memoria quando sarebbero dette. - -Athos approfittò di questo momento per dire ai suoi due compagni di -chiudere la porta per di dentro, e per far loro segno che venissero ad -ascoltare insieme con lui. - -I due moschettieri, che amavano i loro comodi, portarono una sedia per -ciascuno di loro due, ed una terza per Athos. Tutti e tre si assisero -con le loro teste avvicinate, e le orecchie in ascolto. - -— Voi partirete per Londra, riprese il ministro. Giunta colà, andrete a -ritrovare Buckingham. - -— Io farò osservare a Vostra Eccellenza, disse milady, che dopo -l'affare dei puntali di diamanti, pei quali il duca ha sempre avuto dei -sospetti su me, Sua Grazia non ha più alcuna confidenza in me. - -— Ma questa volta, disse il ministro, non si tratta più di accattivarsi -la sua confidenza, ma di presentarsi francamente e lealmente come -negoziatrice. - -— Francamente e lealmente? ripetè milady con un indicibile accento di -doppiezza. - -— Sì, francamente e lealmente, riprese il duca con lo stesso tuono; -tutto questo affare deve essere trattato allo scoperto. - -— Io seguirò alla lettera le istruzioni di Vostra Eccellenza, e aspetto -che me le partecipi. - -— Voi anderete a ritrovare Buckingham per parte mia, e gli direte che -io so tutti i preparativi ch'egli fa, ma che non me ne prendo punto -alcun pensiero, attesochè al primo movimento che egli arrischierà, io -perderò la regina. - -— Crederà egli che Vostra Eccellenza è al caso di mantenere la minaccia -che ora fa? - -— Sì, poichè ho delle pruove. - -— Bisogna che io possa presentare queste pruove e la loro importanza. - -— Senza dubbio, e gli direte: primo che io pubblico il rapporto di -Bois-Robert e del marchese Beatru, sulla conversazione che il duca -ha avuto in casa della signora contestabile con la regina, la sera -in cui la signora contestabile ha dato una gran festa mascherata: gli -direte, affinchè non dubiti più, che egli vi venne col costume di gran -Mogol, che doveva portare il cavaliere de Guise, e che ha comprato da -quest'ultimo mediante la somma di tremila doppie. - -— Bene, Mio-signore. - -— Tutti i particolari della sua entrata al Louvre, e della sua uscita, -durante la notte in cui si è introdotto nel palazzo, sotto le vesti -di un dicitore di buona avventura italiano mi sono noti; gli direte, -perchè non abbia ancora a dubitare della autenticità delle mie -informazioni, ch'egli aveva sotto il suo mantello una gran veste bianca -disseminata di lagrime nere, di teste di morte, e di ossa incrociate, -poichè nel caso di una sorpresa doveva farsi credere il fantasma della -donna bianca, che, come ciascuno sa, ritorna a comparire al Louvre, -ogni qualvolta sta per accadere un grande avvenimento. - -— È tutto qui, Mio-signore. - -— Ditegli che so ancora tutte le circostanze della avventura d'Amiens; -che farò fare un piccolo romanzo spiritosamente composto, con un -piano del giardino, e i ritratti dei principali attori di questa scena -notturna. - -— Gli dirò anche questo. - -— Ditegli ancora che io tengo prigioniero Montaigu, che Montaigu è alla -Bastiglia, che è vero che non gli fu ritrovata indosso alcuna lettera, -ma che la tortura può fargli dire tutto ciò che sa, ed ancora ciò che -non sa. - -— A meraviglia! - -— Finalmente, aggiungete che Sua Grazia, nella fretta precipitata che -ha impiegata nel lasciare l'isola Re, dimenticò nel suo alloggio alcune -lettere della signora de Chevreuse, che compromettono particolarmente -la regina, in quanto che esse provano che Sua Maestà non solo può amare -i nemici del re, ma ancora che ella cospira con quelli della Francia. -Avete voi ben ritenuto tutto ciò che ho detto? - -— Vostra Eccellenza ne giudichi da se stessa: il ballo mascherato -della signora contestabile, la notte del Louvre, la serata d'Amiens, -l'arresto di Montaigu, la lettera della signora de Chevreuse. - -— Sta bene, disse il ministro, sta bene; voi avete una felice memoria, -milady. - -— Ma, riprese quella a cui il ministro aveva diretto questo -complimento, se malgrado tutte queste ragioni il duca non si -arrendesse, e continuasse a minacciare la Francia? - -— Il duca è innamorato come un pazzo, o piuttosto come uno stupido, -riprese Richelieu con una profonda amarezza. Come gli antichi paladini, -egli non ha intrapresa questa guerra che per ottenere uno sguardo -dalla sua bella. Se egli sa che questa guerra può costare l'onore, e -fors'anche la libertà della donna dei suoi pensieri, come egli dice, vi -garantisco che vi penserà due volte. - -— Eppure, disse milady con una persistenza che provava che voleva veder -chiaro fino al termine della missione di cui era incaricata, eppure -s'egli persiste? - -— Se egli persiste?... disse il ministro, ciò non è probabile. - -— Ciò è però possibile, disse milady. - -— S'egli persiste... - -Sua Eccellenza fece una pausa, e riprese: - -— S'egli persiste, ebbene! io spererò in uno di quelli avvenimenti che -cambiano la faccia degli stati. - -— Se Vostra Eccellenza volesse citarmi nella storia qualcuno di -questi avvenimenti, disse milady, forse dividerei la sua confidenza -nell'avvenire. - -— Ebbene sentite, per esempio, disse Richelieu, quando nel 1610, per -una causa presso a poco simile a quella che fa muovere il duca, il -re Enrico IV, di gloriosa memoria, stava per invadere ad un tempo -la Fiandra e l'Italia per colpire l'Austria da due parti, ebbene! -non è accaduto un avvenimento che salvò l'Austria? perchè il re di -Francia non potrebbe avere una circostanza uguale a quella che ebbe -l'imperatore? - -— Vostra Eccellenza vuol parlare del colpo di coltello della strada -Feronniere. - -— Precisamente, disse il ministro. - -— Vostra Eccellenza non teme che il supplizio di Ravaillac spaventi -coloro che per un momento avessero avuto il pensiero d'imitarlo. - -— Vi è in tutti i paesi, particolarmente se questi paesi sono divisi -di religione, dei fanatici che non domanderebbero di meglio che di -divenire martiri. Ed ecco: precisamente in questo momento mi ritorna -il pensiero che i puritani sono furiosi contro il duca di Buckingham, e -che i loro predicatori lo indicarono come l'anticristo. - -— Ebbene? disse milady. - -— Ebbene? continuò il ministro con un'aria indifferente, non si -tratterebbe per il momento, per esempio, che di trovare una donna -bella, giovane, accorta, che avesse a vendicare se stessa sul duca. Una -tal donna può ritrovarsi. Il duca, è un uomo di buone fortune, e se ha -seminati molti amori, colle sue promesse di eterna costanza, ha pure -seminati molti odii colle sue eterne infedeltà. - -— Senza dubbio, disse freddamente milady, una tal donna si può -ritrovare. - -— Ebbene! una donna che mettesse il coltello di Giacomo Clement, o di -Ravaillac nelle mani di un fanatico, salverebbe la Francia. - -— Sì, ma ella sarebbe la complice di un assassino. - -— Sono mai stati conosciuti i complici di Ravaillac, o di Giacomo -Clement? - -— No, perchè forse essi erano posti troppo in alto onde si osasse -di andarli a cercare là ove erano. Non si brucerebbe il palazzo di -giustizia per tutti, Mio-signore. - -— Voi dunque credete che l'incendio del palazzo di giustizia abbia -avuto tutt'altra causa di quella di un semplice caso fortuito? domandò -Richelieu nel modo che avrebbe fatto un'interrogazione senza alcuna -importanza. - -— Io, Mio-signore, rispose milady, io non credo niente. Io cito un -fatto, e nulla più. Solamente, dico che se mi chiamassi madamigella -Montpensier, o la regina Maria de Medici, prenderei minori precauzioni -di quelle che non prendo, chiamandomi semplicemente lady de Winter. - -— È giusto, disse Richelieu. Che vorreste voi dunque? - -— Io vorrei un ordine che ratificasse in antecedenza tutto ciò che -vorrei fare per il maggior bene della Francia. - -— Ma bisognerebbe prima ritrovare la donna che ho detto, che avesse a -vendicarsi del duca. - -— Essa è ritrovata, disse milady. - -— Quindi bisognerebbe ritrovare quel miserabile fanatico che servisse -di strumento alla giustizia di Dio. - -— Si ritroverà. - -— Ebbene! disse il duca, allora sarà tempo di reclamare l'ordine che -ora domandate. - -— Vostra Eccellenza ha ragione, riprese milady, e sono io che ho torto -di vedere nella missione di cui vengo onorata, tutt'altra cosa, che -ciò che vi è realmente; vale a dire, di annunziare a Sua Grazia, per -parte di Vostra Eccellenza, che voi conoscete i diversi traversamenti -per mezzo dei quali egli è giunto ad avvicinarsi alla regina durante -la festa data dalla signora contestabile, che voi avete le pruove del -colloquio accordato al Louvre dalla regina a certo astrologo italiano, -che non è altra cosa che il duca di Buckingham; che voi avete comandato -un piccolo romanzo dei più spiritosi sull'avventura d'Amiens col -piano del giardino in cui è accaduto questa avventura, e il ritratto -degli attori che vi figurarono; che Montaigu è alla Bastiglia, e che -la tortura può fargli dire tutte le cose di cui si ricorda, ed anche -quelle di cui non si ricorda; finalmente che voi possedete certa -lettera della signora de Chevreuse, ritrovata nell'alloggio di Sua -Grazia, che compromette grandemente non solo quella che l'ha scritta -ma ancora quella a nome della quale è stata scritta. Quindi, se egli -persiste, malgrado tuttociò, siccome la mia missione si limita a quanto -ho detto, io non avrò più che a pregar Dio di fare un miracolo per -salvare la Francia. È questo tutto ciò, signore, io non avrò altra cosa -da fare? - -— Sta bene, rispose seccamente il ministro. - -— Ed ora, disse milady senza sembrare di rimarcare il cambiamento di -tuono del duca e del suo sguardo, ora ho ricevuto le mie istruzioni -da Vostra Eccellenza, a proposito dei suoi nemici; Mio-signore, mi -permetta di dirgli due parole sopra i miei. - -— Voi dunque avete dei nemici? domandò Richelieu. - -— Sì, Mio-signore, dei nemici contro i quali dovete prestarmi un -appoggio, poichè io me gli sono fatti servendo Vostra Eccellenza. - -— E quali? replicò il duca. - -— Primieramente, una piccola intrigante che si chiama Bonacieux. - -— Ella è nella prigione di Montes. - -— Vale a dire che vi era, riprese milady, ma la regina ha sorpreso un -ordine del re col quale l'ha fatta trasportare in un convento. - -— In un convento? disse Richelieu. - -— Sì, in un convento. - -— In quale. - -— Non lo so; il secreto è ben custodito. - -— Io l'avrò. - -— E vostra Eccellenza mi dirà in qual convento è questa donna? - -— Io non vedo che vi possa essere alcun inconveniente, disse il -ministro. - -— Bene. Ora ho un altro nemico molto più da temere per me di questa -piccola signora Bonacieux. - -— E quale? - -— Il suo amante. - -— Come si chiama? - -— Oh! Vostra Eccellenza lo conosce bene, gridò milady trasportata -dalla collera, è il nostro cattivo genio di tutti e due; è quegli che -nell'incontro delle guardie di Vostra Eccellenza ha deciso la vittoria -in favore dei moschettieri del re; è quegli che ha dato quattro colpi -di spada a de Wardes, vostro emissario, e che ha fatto andare a vuoto -l'affare dei puntali; è quegli finalmente che, sapendo che sono stata -io che gli ho involato la signora Bonacieux, ha giurato la mia morte. - -— Ah! ah! disse il ministro, so di chi volete parlare. - -— Io voglio parlare di quel miserabile di d'Artagnan. - -— È un ardito compagnone, disse il ministro. - -— È precisamente per questo, che essendo un ardito compagnone, è tanto -più da temersi. - -— Bisognerebbe, disse il duca, avere una pruova delle sue intelligenze -con Buckingham. - -— Una pruova? gridò milady, io ne avrò dieci. - -— Ebbene! allora è la cosa più semplice del mondo: datemi questa -pruova, ed io ve lo mando alla Bastiglia. - -— Bene, Mio-signore, ma in seguito? - -— Quando si è alla Bastiglia, non vi è più in seguito, disse il -ministro con voce sorda. Ah! per bacco! continuò egli, se mi fosse così -facile di sbarazzarmi del mio nemico come mi è facile di sbarazzarmi -del vostro, e se fosse contro simili persone che voi mi domandate -l'impunità... - -— Mio-signore, riprese milady, testa per testa, esistenza per -esistenza, uomo per uomo: datemi quello, io vi do l'altro. - -— Io non so quello che voi volete dire, e non voglio neppure saperlo; -ma ho il desiderio di rendermi a voi gradito, e non vedo alcuno -inconveniente a darvi ciò che mi domandate in riguardo ad una creatura -così infima, tanto più come voi mi dite, se questo piccolo d'Artagnan è -un libertino, un duellista, un traditore. - -— Un infame! Mio-signore, un infame. - -— Dunque della carta, una penna, e dell'inchiostro, disse il ministro. - -— Ecco tutto, Mio-signore. - -— Bene. - -Fu fatto un momento di silenzio, il quale provava che il ministro -era occupato a cercare i termini nei quali doveva essere scritto il -biglietto, ed anche a scriverlo. Athos, che non aveva perduto una -parola della conversazione, prese i suoi due compagni, ciascuno per la -mano, e li condusse all'altra estremità della camera. - -— Ebbene! disse Porthos, che vuoi tu, e perchè non ci lasci ascoltare -la fine di questa conversazione? - -— Zitto! disse Athos parlando a bassa voce, noi abbiamo inteso quanto è -necessario che intendiamo; d'altronde, io non v'impedisco di ascoltare -il resto, ma bisogna che io esca. - -— Bisogna che tu esca? disse Porthos; ma se il ministro chiederà di te, -che cosa risponderemo noi? - -— Non aspetterete che egli vi domandi di me; voi gli direte pei primi -che sono andato a perlustrare, poichè certe parole del nostro oste mi -han dato luogo a pensare che il cammino non era sicuro; d'altronde ne -dirò due parole allo scudiere del ministro; il resto concerne me solo -non ve ne inquietate. - -— Siate prudente, Athos, disse Aramis. - -— Siate tranquillo, rispose Athos, voi lo sapete, io sono di sangue -freddo. - -Porthos e Aramis andarono a prendere il loro posto vicino alla canna -nel braciere. - -In quanto ad Athos, egli uscì senza alcun mistero dalla porta, andò -a staccare il suo cavallo attaccato con quello dei suoi amici ad una -inferriata del pian terreno, convinse in quattro parole lo scudiero -della necessità di una avanguardia pel ritorno, visitò con affettazione -le sue pistole, si mise la spada fra i denti, e seguì a corpo morto la -strada che conduceva al campo. - - - - -CAPITOLO XLV. - -SCENA CONIUGALE - - -Come lo aveva preveduto Athos, il ministro non tardò a discendere; egli -aprì la porta della camera ove erano entrati i moschettieri e ritrovò -Porthos che faceva una partita accanita con Aramis. Con un rapido colpo -d'occhio frugò tutti gli angoli della sala, e vide che gli mancava uno -dei suoi uomini. - -— Che cosa è divenuto del signor Athos? domandò egli. - -— Mio-signore, rispose Porthos, è andato in perlustrazione, atteso -alcune parole dell'oste che gli hanno fatto credere non essere molto -sicura la strada. - -— E voi, che cosa avete fatto signor Porthos? - -— Ho vinto cinque doppie ad Aramis. - -— Ora potete ritornare con me? - -— Noi siamo agli ordini di Vostra Eccellenza. - -— A cavallo adunque, signori, perchè si fa tardi. - -Lo scudiero era alla porta e teneva per le redini il cavallo del -ministro. Un poco più lontano, un gruppo di due uomini e di tre cavalli -si vedeva fra l'ombre; questi due uomini erano quelli che dovevano -condurre milady al porto della Punta, e vegliare al suo imbarco. - -Lo scudiero confermò al ministro ciò che i due moschettieri gli -avevano già detto in proposito di Athos. Il ministro fece un gesto di -approvazione, e si rimise in cammino, circondandosi nel ritorno delle -medesime precauzioni che aveva prese nell'andata. - -Lasciamo seguirgli la sua strada del campo, protetto dallo scudiero e -da' due moschettieri, e ritorniamo ad Athos. - -Per un centinaio di passi era andato della stessa andatura; ma una -volta fuori della portata della vista, avea lanciato il suo cavallo -a destra, aveva fatto una voltata, ed era ritornato a una ventina di -passi entro il bosco a stare sulle vedette del passaggio della piccola -compagnia; quindi avendo riconosciuto il cappello dei suoi compagni, -e la frangia dorata del mantello di Sua Eccellenza, aspettò che i -cavalieri avessero fatta la voltata all'angolo della strada, e avendoli -perduti di vista, ritornò di gran galoppo all'albergo, che gli fu -aperto senza difficoltà. - -L'oste lo riconobbe. - -— Il mio uffiziale, disse Athos, ha dimenticato di fare alla dama -del primo piano una raccomandazione importante, e mi ha inviato per -riparare la sua dimenticanza. - -— Salite, disse l'oste, ella è ancora nella sua camera. - -Athos approfittò del permesso, salì la scala col passo il più leggiero, -giunse al piano, e, a traverso la porta socchiusa, vide milady che si -metteva il cappello. - -Egli entrò nella camera, e chiuse la porta dietro a se. - -Athos rimase in piedi davanti alla porta, avvolto nel suo mantello, e -col feltro calcato sopra gli occhi. - -Nel vedere questa figura muta ed immobile come una statua, milady ebbe -paura. - -— Chi siete voi, e che cosa volete? gridò ella. - -— Andiamo, è realmente lei, mormorò Athos. - -E lasciando cadere il suo mantello, e rialzando il suo cappello, si -avanzò verso milady. - -— Mi riconoscete voi, signora? disse egli. - -Milady fece un passo in avanti, quindi indietro come se avesse veduto -un serpente. - -— Andiamo, disse Athos, sta bene io vedo che voi mi riconoscete. - -— Il conte della Fére! mormorò milady impallidendo, e rinculando fino a -che il muro le impedì di andare più oltre. - -— Sì, sì, milady, rispose Athos, il conte della Fére in persona, che -ritorna espressamente dall'altro mondo per avere il piacere di vedervi. -Sediamo dunque, e parliamo, come dice il ministro. - -Milady, dominata da un terrore inesprimibile, si assise senza -profferire una sola parola. - -— Voi siete un demonio inviato sulla terra, disse Athos; la vostra -possanza è grande, io lo so, ma voi sapete pure che, coll'aiuto di -Dio, gli uomini hanno vinto spesso i demonii anche i più terribili. -Voi vi siete già abbattuta sul mio sentiero, ed io credeva di avervi -atterrata, signora, ma o io mi sono ingannato, o l'inferno vi ha -risuscitata. - -Milady, a queste parole che le ricordavano delle rimembranze orribili, -abbassò la testa mandando un sordo gemito. - -— Sì, l'inferno vi ha risuscitata, riprese Athos, l'inferno vi ha -fatta ricca, l'inferno vi ha dato un altro nome, l'inferno vi ha quasi -rifatto anche un altro viso: ma non vi ha cancellato nè le lordure -della vostra anima, nè il marchio infame del vostro corpo. - -Milady si alzò come mossa da una molla, e i suoi occhi lanciarono dei -baleni. Athos rimase seduto. - -— Voi mi credevate morto, non è vero? io pure vi credeva morta, e -questo nome di Athos aveva nascosto il conte della Fére, come il nome -di Milady de Winter ha nascosto quello di Anna de Breuil? non era così -che voi vi chiamavate quando ci siamo maritati? la nostra posizione è -veramente strana, proseguì Athos ridendo; noi non abbiamo vissuto fino -al presente se non perchè l'uno e l'altro ci credevamo morti, e perchè -una rimembranza dà minor pena che una creatura, quantunque qualche -volta nelle rimembranze vi sieno delle cose divoranti. - -— Ma finalmente, disse Milady con sorda voce, chi vi conduce a me, e -che cosa volete? - -— Io voglio dirvi che rimanendo invisibile ai vostri occhi, non vi ho -perduta di vista. - -— Voi sapete ciò che ho fatto? - -— Io posso raccontarvi giorno per giorno, le vostre azioni, dalla -vostra entrata al servizio del ministro fino a questa sera. - -Un sorriso d'incredulità sfiorò le pallide labbra di milady. - -— Ascoltate. Siete voi che avete tagliati i due puntali di diamanti -sulla spalla del duca di Buckingham; siete voi che avete fatta rapire -la signora Bonacieux; siete voi che, innamorata di de Wardes credendo -di ricever lui, avete aperta la vostra porta a d'Artagnan; siete voi -che, credendo che de Wardes vi avesse tradita, volevate farlo uccidere -dal suo rivale; siete voi che, allorquando questo rivale ha scoperto il -vostro infame secreto, avete voluto farlo assassinare da due omicidi -che avete inviati a perseguitarlo; siete voi, che sapendo che le loro -palle avevano mancato il colpo, avete inviato del vino avvelenato -con una falsa lettera, per far credere alla vostra vittima che questo -vino veniva dai suoi amici; siete voi finalmente che venite qui, in -questa camera, seduta sopra questa sedia, ove io siedo, a prendere col -ministro, duca de Richelieu, l'impegno di fare assassinare il signor -d'Artagnan. - -Milady era livida. - -— Voi dunque siete Satanasso? diss'ella. - -— Può darsi, disse Athos, ma in ogni caso ascoltate bene quanto io sono -per dirvi: assassinate, o fate assassinare il duca di Buckingham, poco -m'importa; io non lo conosco, e d'altronde egli è nemico della Francia; -ma non toccate un sol capello a d'Artagnan, che è un amico fedele che -io amo e difendo, o vi giuro sulla testa di mio padre, il delitto che -avreste tentato di commettere o che avreste commesso sarà l'ultimo. - -— Il signor d'Artagnan mi ha offesa crudelmente, disse milady con sorda -voce; il signor d'Artagnan dunque morrà. - -— In verità è egli possibile di potere offendere voi, signora, disse -Athos ridendo; egli vi ha offesa, e morrà? - -— Egli morrà! riprese milady, prima lei, e poi lui. - -Athos fu preso da una vertigine: la vista di quella creatura, che -non aveva niente di comune con le altre donne, gli richiamava delle -orribili rimembranze, pensò che un giorno in cui si trovava in una -situazione meno pericolosa di questa, egli aveva voluto sacrificarla -al suo onore; il suo desiderio di ucciderla gli ritornò ardente, e lo -investì una specie di febbre; si alzò egli pure, si levò dalla cintola -una pistola, e la montò. - -Milady pallida come un cadavere voleva gridare, ma la sua lingua -intirizzita non potè proferire che un suono rauco, che non aveva niente -di comune con la parola umana, e che sembrava il ruggito di una bestia -feroce; appoggiata, contro la tappezzeria ella sembrava, dai capelli -sparsi, l'immagine spaventosa del terrore. - -Athos alzò lentamente la sua pistola, stese il braccio in modo che -l'arma toccasse quasi la fronte di milady, quindi con voce tanto -più terribile, in quanto che essa aveva la calma di una inflessibile -risoluzione: - -— Signora, diss'egli, voi mi consegnerete sull'istante medesimo il -foglio che vi ha firmato il ministro, oppure, sull'anima mia, vi faccio -saltare le cervella. - -Con un altro uomo, milady avrebbe potuto conservare qualche dubbio, ma -ella conosceva Athos. Ciò non ostante rimase immobile. - -— Voi avete ancora un altro minuto secondo per decidervi, le disse. - -Milady vide dalla contrazione del viso che il colpo stava per partire; -allora portò la mano prestamente al suo seno, ne cavò un foglio e lo -stese ad Athos. - -— Prendete diss'ella, e siate maledetto. - -Athos prese il foglio, rimise la sua pistola alla cintola, si avvicinò -alla lampada per assicurarsi che veramente fosse quello, lo spiegò e lo -lesse: - - «È per ordine mio, e per il bene dello stato che il portatore del - presente ha fatto quello che ha fatto. - - «3 Agosto 1628. - - «_Richelieu._» - -— E ora, disse Athos riprendendo il suo mantello, e rimettendo il suo -feltro sulla testa ora che ti ho strappato i denti, mordi se lo puoi! - -E uscì dalla camera senza neppur guardare dietro a se. - -— Alla porta dell'albergo trovò i due uomini, e il cavallo che tenevano -a mano. - -— Signori, diss'egli, l'ordine di Sua Eccellenza, voi lo sapete, è di -condurre questa donna, senza perdere tempo, al forte della Punta, e di -non lasciarla che quando si è imbarcata. - -Siccome queste parole si accordavano effettivamente con gli ordini -ricevuti, essi inchinarono la testa in segno di assenso. In quanto ad -Athos, egli si mise leggermente in sella, e partì al galoppo. Soltanto, -invece di seguire la strada, egli prese la traversa dei campi pungendo -vigorosamente il suo cavallo, fermandosi di tratto in tratto per -ascoltare. - -In una di queste fermate, egli intese sulla strada il rumore di molti -cavalli. Non dubitò più che quello fosse il ministro colla sua scorta. -Fece una nuova corsa in avanti, pulì il suo cavallo coll'erba e le -foglie d'alberi, e venne a situarsi in mezzo alla strada a circa -duecento passi dal campo. - -— Chi vive? gridò egli di lontano quando scoperse i cavalieri. - -— È il nostro bravo moschettiere io credo, disse il ministro. - -— Sì, Mio-signore, rispose Athos, sono io in persona. - -— Signor Athos, disse Richelieu, ricevete tutti i miei ringraziamenti -per la buona guardia che voi ci avete fatta. Signori: eccoci arrivati; -prendete la porta a sinistra; la parola d'ordine è _il re e l'isola -re_. - -Dicendo queste parole, il ministro salutò colla testa i tre amici e -voltò a dritta, seguito dal suo scudiere perchè in quella notte, egli -stesso dormiva al campo. - -— Ebbene, dissero assieme Porthos ed Aramis, quando il ministro fu -fuori delle loro voci; ebbene! gli ha firmato il foglio che ella -domandava. - -— Lo so, disse tranquillamente Athos, poichè eccolo qua. - -E i tre amici non dissero più una sola parola finchè non giunsero -al loro quartiere, eccetto che per dare la parola d'ordine alle -sentinelle. - -Solamente fu inviato Mousqueton a dire a Planchet, che tosto che il -suo padrone fosse ritornato dalla trincea, era pregato di portarsi sul -momento all'alloggio dei moschettieri. - -Da un'altra parte come lo aveva preveduto Athos, milady, ritrovando -alla porta gli uomini che l'aspettavano, non fece alcuna difficoltà -a seguirli; ella avrebbe avuto per un momento la volontà di farsi -riaccompagnare davanti al ministro e di raccontargli tutto, ma una -rivelazione per parte sua avrebbe occasionata una rivelazione, per -parte d'Athos, ella direbbe bene che Athos l'aveva impiccata ma Athos -direbbe ch'ella era bollata; pensò adunque che valeva ancor meglio -conservare il silenzio, partire col segreto, compiere colla sua abilità -ordinaria la difficile missione di cui era stata incaricata; quindi -terminata ogni cosa con la soddisfazione del ministro, venire da lui a -reclamare la sua vendetta. - -In conseguenza dopo aver viaggiato tutta la notte, a sette ore del -mattino ella giungeva al forte della Punta, a otto ore era imbarcata, -e a nove ore il bastimento alzava l'ancora, e faceva vela per -Inghilterra. - - - - -CAPITOLO XLVI. - -IL BASTIONE DI SAN GERVASIO - - -Giungendo presso i suoi tre amici, d'Artagnan li ritrovò riuniti nella -stessa camera. Athos rifletteva, Porthos si arricciava i baffi, Aramis -leggeva delle orazioni sopra un grazioso libretto legato in velluto -blu. - -— Perdinci! diss'egli, signori, spero che quanto avete a dirmi, ne -valga la pena altrimenti non vi perdonerei di avermi fatto smantellare -un bastione da per me solo. Ah! perchè mai non eravate voi là, signori! -la vi faceva un gran caldo. - -— Noi eravamo da un'altra parte, dove certamente non faceva neppure -un gran freddo, rispose Porthos tutto occupato a far prendere a' suoi -baffi una piega sua particolare. - -— Oh! oh! fece d'Artagnan, comprendendo il leggero aggrottamento di -sopracciglio del moschettiere, sembra che qui vi sia del movimento. - -— Aramis, disse Athos, voi siete stato a fare colezione ieri l'altro -all'albergo del Farfallone, io credo? - -— Sì. - -— Come vi si sta? - -— Io vi ho mangiato molto male pel canto mio; però non è da giudicarne -da ciò, ieri l'altro era giorno di magro e non vi era che di grasso. - -— Come! disse Athos, in un porto di mare essi non hanno pesce? - -— Essi dicono, riprese Aramis rimettendosi alla sua pietosa lettura, -che la diga, che ha fatto costruire il ministro, lo scaccia in alto -mare. - -— Ma non è questo che io voleva domandarvi, Aramis, riprese Athos, -io vi chiedo se voi siete stato in libertà, e se è venuto nessuno a -disturbarvi... - -— Mi sembra che noi non abbiamo avuto molti importuni. Sì, davvero -perciò che voi volete dire, Athos, noi staremo abbastanza bene al -Farfallone. - -— Andiamo dunque, al Farfallone, disse Athos, poichè qui i muri sono -come i fogli di carta. - -D'Artagnan che era abituato al modo di fare del suo amico, e che -riconosceva subito da una parola, da un segno che le circostanze erano -gravi, prese il braccio di Athos, e uscì senza dirgli una parola. -Porthos li seguì parlando con Aramis. - -Per la strada fu incontrato Grimaud; Athos gli fece segno di seguirlo. -Grimaud, secondo la sua abitudine, obbedì in silenzio; il povero -servitore aveva quasi disimparato del tutto a parlare. - -Giunsero all'osteria del Farfallone. Erano le sette ore del mattino, il -giorno cominciava a comparire; i quattro amici ordinarono la colezione, -entrarono in una sala ove, al dire dell'oste, essi non dovevano essere -disturbati. - -Disgraziatamente l'ora era scelta male per un conciliabolo. Era stata -battuta la diana da poco tempo, ciascuno si scuoteva dal sonno della -notte, e per scacciare l'aria umida del mattino venivano a bere la -_goccia_ nell'osteria, dragoni, svizzeri, guardie, moschettieri, -cavalleggieri, e si succedevano con una rapidità che doveva far -benissimo gli affari dell'oste, ma che soddisfaceva molto poco le viste -dei quattro amici; per cui essi corrispondevano molto male ai saluti, -ai brindisi ed ai lazzi dei loro compagni. - -— Andiamo, disse Athos, siamo per cominciare qualche buona lite, e in -questo momento non ne abbiamo bisogno. D'Artagnan, raccontateci come -avete passata la vostra notte, e noi dopo vi racconteremo la nostra. - -— In fatti, disse un cavalleggiero che si sfondolava tenendo alla mano -un bicchiere d'acquavite, che gustava lentamente, in fatti voi eravate -di trincea, signore guardie, e mi sembra che abbiate avuto maglia da -spartire coi signori Rochellesi. - -D'Artagnan guardò Athos per sapere se doveva rispondere a questo -intruso che si mischiava nella conversazione. - -— Ebbene! disse Athos, non senti il signor Busigny, che ti ha fatto -l'onore d'indirizzarti la parola? racconta ciò che è accaduto questa -notte, poichè questi signori desiderano saperlo. - -— Non avete voi _prese une pastione?_ domandò uno svizzero che beveva -del rum in un bicchiere da birra. - -— Sì, signore, rispose d'Artagnan inchinandosi, noi abbiamo avuto -quest'onore; abbiamo anzi, come avrete potuto sentirlo, introdotto -sotto un angolo un barile di polvere, che col suo scoppio, ha fatto una -bellissima breccia, senza contare che, il bastione non essendo stato -fatto ieri, tutto il restante è stato maltrattato. - -— E che bastione è! domandò un dragone che portava infilata nella sua -sciabola un'oca e che veniva a farla cucinare. - -— Il bastione san Gervasio, rispose d'Artagnan, dietro il quale i -Roccellesi molestavano i nostri lavori. - -— E l'affare è stato caldo? - -— Sì, noi vi abbiamo perduti cinque uomini, i Roccellesi otto o dieci. - -— _Balzembleu!_ fece lo svizzero, che, ad onta della ammirabile -collezione di giuramenti che ha la lingua alemanna, aveva presa -l'abitudine di giurare in francese. - -— Ma è probabile, disse il cavalleggero che essi questa mattina inviino -dei pionieri per poter rimettere il bastione nel suo primitivo stato. - -— Sì, è probabile, disse d'Artagnan. - -— Signori, disse Athos, propongo una scommessa. - -— Ah! sì, _une scommesse_, disse lo svizzero. - -— E quale domandò il cavalleggero. - -— Aspettate, disse il dragone, deponendo la sua sciabola come uno -spiedo sui due grandi capifuochi di ferro che sostenevano le legna -che ardevano nel camminetto, v'entro anch'io. Oste del malanno, presto -una leccarda, che non abbia a perdere una goccia del grasso di questo -stimabile volatile. - -— _Egli avere ragione_, disse lo svizzero _la grassa d'oca sta bona per -gonfiture_. - -— Là, disse il dragone. Ora, sentiamo la scommessa. Noi siamo qui, -signor Athos. - -— Sì, la scommessa disse il cavalleggero. - -— Ebbene! signor de Busigny, io scommetto con voi, che coi miei tre -compagni, i signori Porthos, Aramis d'Artagnan ed io, anderemo a fare -colezione sul bastione di san Gervasio, e che ci tratterremo là un'ora -coll'orologio alla mano, che che possa operare il nemico per farci -sloggiare. - -Porthos e Aramis si guardarono; essi cominciavano a capire. - -— Ma disse d'Artagnan accostandosi all'orecchio di Athos, tu vuoi farci -ammazzare senza misericordia. - -— Noi siamo molto più ammazzati se non andiamo, rispose Athos. - -— Ah! in fede mia, signori, disse Porthos gettandosi indietro sulla sua -sedia, e arricciandosi i baffi, ecco una bella scommessa, io spero. - -— Così io l'accetto, disse il signor de Busigny. Ora si tratta di -fissare in che deve consistere la scommessa. - -— Ma voi siete quattro, signori, disse Athos, noi siamo quattro; un -pranzo a discrezione per otto; vi conviene? - -— A meraviglia, riprese il signor de Busigny. - -— Ci sto, disse il dragone. - -— Perfettamente, disse lo svizzero. - -Il quarto uditore che in tutta quella scena avea rappresentato la -parte del muto, fece un segno colla testa in prova che accettava la -proposizione. - -— La colezione di questi signori è pronta, disse l'oste. - -— Ebbene! portatela, disse Athos. - -L'oste obbedì; Athos chiamò Grimaud, gli mostrò una gran cesta che -giaceva in un angolo, e gli fece un gesto per avvolgere nelle salviette -le vivande portate. - -Grimaud capì sull'istante che si trattava di far colezione sull'erba, -prese il cestone, covrì le vivande, vi unì le bottiglie, e si mise il -tutto sotto il braccio. - -— Ma dove andate a mangiare la colezione? disse l'oste. - -— Che v'importa, disse Athos, purchè siate pagato? - -E gli gettò maestosamente due doppie sulla favola. - -— È necessario darvi il resto, mio ufficiale? disse l'oste. - -— No; aggiungete soltanto due bottiglie di _champagne_, e la differenza -sarà per le salviette. - -L'oste non faceva un così buono affare come avea creduto sulle prime, -ma si rifece mettendo ai quattro convitati due bottiglie di vino -d'Anjou, invece di due bottiglie di vino di _champagne_. - -— Signor de Busigny, disse Athos, volete regolare il vostro orologio -col mio, o mi permettete di regolare il mio col vostro. - -— A meraviglia, signore, disse il cavalleggiero cavando dalla sua -saccoccia un bellissimo orologio circondato di diamanti; sette ore e -mezzo diss'egli. - -— Sette ore e trentacinque minuti, disse Athos; noi sapremo che il mio -va avanti di cinque minuti, signore. - -E, salutando gli assistenti stupefatti, i quattro giovani presero la -strada del bastione san Gervasio, seguiti da Grimaud che portava il -cesto senza sapere dove andavano, ma nella obbedienza passiva in cui -era stato abituato, non pensava nemmeno a domandare. Fino a che i -quattro amici furono nel recinto del campo, non dissero una parola; -d'altronde erano seguiti dai curiosi, che conoscendo la scommessa -fatta, volevano sapere come sarebbe finita; ma una volta che ebbero -passata la linea di circonvallazione, e che si trovarono all'aria -libera, d'Artagnan che ignorava affatto quello di cui si trattava, -credè fosse giunto il tempo di poter domandare una spiegazione. - -— Ed ora, mio caro Athos, diss'egli, abbiate l'amicizia di spiegarmi -dove andiamo. - -— Voi lo vedete bene, disse Athos, noi andiamo sul bastione. - -— Ma che andiamo a farvi? - -— Voi lo sapete bene andiamo a farvi colezione. - -— Ma perchè non abbiamo fatto colazione al Farfallone? - -— Perchè abbiamo delle cose molto importanti da dirci, ed era -impossibile di poter parlare cinque minuti in quell'albergo con tutti -quegli importuni, che vanno, che vengono, che salutano, che parlano. -Qui almeno, continuò Athos mostrando il bastione, non verranno a -disturbarci. - -— Mi sembra, disse d'Artagnan con quella prudenza che si collegava -tanto bene e tanto naturalmente in lui col suo eccessivo coraggio, mi -sembra che avremmo potuto ritrovare qualche luogo appartato sulla riva -dal mare. - -— Ove ci avrebbero veduti a conferire tutti e quattro assieme, -dimodochè in capo ad un quarto d'ora, il ministro sarebbe stato -pervenuto dalle sue spie che noi tenevamo consiglio. - -— Sì, disse Aramis, Athos ha ragione: _animadvertentur in desertis_. - -— Un deserto non ci sarebbe stato male, disse Porthos, ma il difficile -era di ritrovarlo. - -— Non vi è deserto ove un uccello non possa passare al di sopra della -testa, o un pesce non possa saltare al di sopra dell'acqua, o un -coniglio non possa partire dalla sua tana, e io credo che l'uccello, -il pesce, il coniglio diventerebbe una spia del ministro. Val dunque -meglio continuare la nostra intrapresa, in faccia alla quale d'altronde -noi non possiamo più addietrare senza vergogna; noi abbiamo fatta -scommessa, una scommessa, che non poteva essere preveduta, in cui io -sfido chiunque a ritrovare la vera causa. Noi forse saremo attaccati, -ma fors'anche no. Se non lo saremo, avremo tutto il tempo di parlare, e -nessuno ci ascolterà; perchè io rispondo che le mura di questo bastione -non hanno orecchie; se lo saremo, noi parleremo dei nostri affari nello -stesso modo, e di più, mentre ci difenderemo, ci copriremo di gloria, -vedete bene che tutto è benefizio. - -— Sì, disse d'Artagnan; ma noi saremo ancora indubitabilmente colti da -una palla. - -— Eh! mio caro! disse Athos, voi sapete bene che le palle che sono più -a temersi non sono sempre quelle che sortono dai moschetti. - -— Ma mi sembra che per simile spedizione, disse Porthos, avremmo dovuto -prendere i nostri moschetti. - -— Voi siete un ignorante, amico Porthos; perchè dovevamo noi -incaricarci di un peso inutile. - -— Io non trovo in faccia al nemico che sia peso inutile il portare un -moschetto di calibro con una dozzina di cartucce, e la sua fiasca da -polvere. - -— Ebbene! disse Athos, non avete voi inteso ciò che ha detto d'Artagnan? - -— Che cosa ha detto d'Artagnan? - -— D'Artagnan ha detto che all'attacco di questa notte sono rimasti -uccisi quattro o cinque francesi, e quasi il doppio di altrettanto di -Roccellesi. - -— Ebbene? - -— Non si è avuto il tempo di spogliarli, non è vero? Attesochè in quel -momento vi era qualche cosa di più premuroso da fare. - -— Ebbene? - -— Ebbene! noi ritroveremo i loro moschetti, e le loro cartucce, le -loro fiasche della polvere, e invece di quattro moschetti, e di dodici -palle, avremo una quindicina di fucili, e un centinaio di colpi da -tirare. - -— Oh! Athos disse Aramis, tu sei veramente un grande uomo! - -Porthos chinò la testa in segno di adesione. - -D'Artagnan solo non sembrava compiutamente convinto. - -Senza dubbio Grimaud divideva i dubbi del giovinotto, poichè, vedendo -che si continuava a camminare verso il bastione, cosa di cui egli aveva -dubitato fino allora, tirò il suo padrone per un lembo dell'abito. - -— Dove andiamo noi? domandò egli con un gesto. - -Athos gli mostrò il bastione. - -— Ma, disse sempre nello stesso dialetto il delizioso Grimaud, noi vi -lasceremo la pelle. - -Athos levò gli occhi e il dito verso il cielo. - -Grimaud depose il suo paniere per terra, e si assise scuotendo la testa. - -Athos levò dal suo cinto una pistola, guardò se vi era polvere nello -scodellino, la montò, e avvicinò la canna all'orecchio di Grimaud. - -Grimaud si ritrovò in piedi come mosso da una susta. - -Athos allora gli fece un cenno di prendere il paniere, e d'incamminarsi -davanti a tutti. Grimaud obbedì. - -Tuttociò che vi aveva guadagnato il povero servitore in questa -pantomima di un istante, fu di passare dalla retroguardia alla -avanguardia. - -Giunti sul bastione, i quattro amici si rivoltarono. - -Più di trecento soldati di tutte le armi erano radunati alla porta -del campo; e in un gruppo separato si poteva distinguere il signor de -Busigny, il dragone, lo svizzero ed il quarto che non aveva parlato. - -Athos si tolse il cappello, lo mise sulla punta della spada, e lo agitò -per l'aria. - -Tutti gli spettatori gli resero il saluto, accompagnando questa -gentilezza da un evviva che giunse fino a loro. - -Dopo di che, tutti e quattro disparvero nell'interno dei bastione, ove -li aveva già preceduti Grimaud. - - - - -CAPITOLO XLVII. - -IL CONSIGLIO DEI MOSCHETTIERI - - -Come lo aveva preveduto Athos, il bastione non era occupato che da una -dozzina di morti, parte Francesi e parte Roccellesi. - -— Signori, disse Athos, che aveva preso il comando della spedizione, -nel mentre che Grimaud metterà in tavola, cominciamo dal raccogliere -i fucili e le cartucce. Noi potremo d'altronde parlare anche seguendo -questo lavoro. Questi signori, soggiunse mostrando i morti, non ci -ascoltano certamente. - -— Ma noi potremo sempre gettarli nel fosso, disse Porthos, dopo esserci -assicurati però che non hanno niente nelle loro saccocce. - -— Sì, riprese Athos; ma questa è una faccenda per Grimaud. - -— Ebbene, allora, disse d'Artagnan, che Grimaud li frughi e li getti -per di sopra al muro. - -— Guardiamocene bene disse Athos, essi possono servirci. - -— Questi morti possono servirci? disse Porthos; e che diventi tu pazzo, -amico caro! - -— Non fate dei giudizi temerarii rispose Athos. Quanti fucili abbiamo, -signori? - -— Dodici rispose Aramis. - -— Quanti colpi da tirare? - -— Un centinaio. - -— Sono quanti ce ne può abbisognare; carichiamo le armi. - -I quattro moschettieri si misero all'opera. Quando essi terminavano -di caricare l'ultimo fucile, Grimaud fece segno che la colezione era -all'ordine. - -Athos rispose sempre col gesto, che andava bene, e indicò a Grimaud -una specie di casotto, ove questi capì che dovea tenersi in sentinella. -Soltanto, per addolcire la noia di questa fazione, Athos gli permise di -portar seco un pane, due costolette ed una bottiglia di vino. - -— Ed ora, a tavola! disse Athos. - -I quattro amici sederono per terra, colle gambe incrociate come i -turchi, o come i sartori. - -— A noi! adesso, disse d'Artagnan, ora che non avete più timore di -essere inteso, spero che mi metterete a parte del vostro secreto. - -— Io spero di procurarvi del divertimento, e della gloria ad un tempo, -signori, disse Athos. Io vi ho fatto fare una amena passeggiata; ecco -una colezione delle più succose, e cinquecento persone laggiù, come voi -potete vederlo a traverso i mortai, che ci prendono per pazzi, o per -eroi, due classi d'imbecilli che si rassomigliano abbastanza. - -— Ma questo secreto? disse d'Artagnan. - -— Il secreto, disse Athos, si è che ieri sera ho veduto milady. - -D'Artagnan stava per mettere il suo bicchiere alla bocca, ma a questo -nome di milady la mano gli tremò così forte, che fu obbligato di -deporlo, per non spargerne il contenuto. - -— Tu hai veduto tua mo... - -— Taci dunque! interruppe Athos; voi dimenticate, mio caro, che questi -signori non sono tanto iniziati come voi nei secreti dei miei affari -privati. Io ho veduto milady. - -— E dove? domandò d'Artagnan. - -— A due leghe circa di qui, all'albergo del Colombaio rosso. - -— In questo caso io sono perduto, riprese d'Artagnan. - -— No, non del tutto ancora, disse Athos; perchè a quest'ora ella deve -aver lasciate le coste della Francia. - -D'Artagnan respirò. - -— Ma in fin del conto, domandò Porthos chi è dunque questa milady? - -— Una donna graziosa, disse Athos gustando un bicchiere di vino -spumoso. Canaglia di un oste gridò egli, che ci ha dato del vino -d'Anjou per del vino di _Champagne_, e che crede che noi ci lasceremo -canzonare! Sì, continuò egli, una donna graziosa, alla quale il nostro -d'Artagnan ha fatto non so qual dispetto, di cui volendosene vendicare, -sarà un mese, ha voluto farlo uccidere a colpi di moschetto, saranno -otto giorni ha tentato di avvelenarlo, e ieri sera ha domandato la sua -testa al ministro. - -— Come! ha domandato la mia testa al ministro? gridò d'Artagnan pallido -pel terrore. - -— È così, disse Porthos; è vero come che la luce risplende, la ho -inteso colle mie proprie orecchie. - -— Allora, disse d'Artagnan lasciando cadere le sue braccia con -scoraggiamento, è inutile di lottare più lungamente; tanto vale che io -mi bruci le cervella, e che tutto si finisca così. - -— Questa è l'ultima bestialità che si possa fare, disse Athos, atteso -che è la sola alla quale non vi sia alcun rimedio. - -— Ma io non la vincerò mai, disse d'Artagnan, con simili nemici. -Primieramente il mio sconosciuto di Méung; in seguito de Wardes -al quale ho dato quattro colpi di spada; poi milady della quale ho -sorpreso il secreto; finalmente il ministro al quale ho fatto andare a -vuoto la vendetta. - -— Ebbene! disse Athos, tutto questo non forma che quattro, e noi siamo -quattro uno contro uno, perdinci!... ah! se noi crediamo ai segni che -ci fa Grimaud, dobbiamo aver a che fare con un numero ben maggiore di -persone. Che cosa c'è Grimaud? in considerazione della circostanza, io -vi permetto di parlare, amico mio; ma siate laconico, ve ne prego. Che -cosa c'è? - -— Una truppa. - -— Quante persone? - -— Circa una ventina d'uomini. - -— Che uomini sono? - -— Sedici pionieri, e quattro soldati. - -— A quanti passi sono? - -— A cinquecento passi. - -— Buono, noi abbiamo ancora il tempo di terminare questo volatile, e di -bere un bicchiere di vino. Alla tua salute, d'Artagnan! - -— Alla tua salute! ripeterono Porthos ed Aramis. - -— Ebbene dunque, alla mia salute! quantunque non creda che i vostri -augurii possano servirmi a gran cosa. - -— Bah! disse Athos, Dio è grande, come dicono i seguaci di Maometto, e -l'avvenire sta nelle sue mani. - -Quindi, avendo bevuto il contenuto del suo bicchiere, che depose in -seguito vicino a lui, Athos si alzò con non curanza, prese il primo -fucile che gli si presentò, e si avvicinò ad una feritoia. - -Porthos, Aramis e d'Artagnan fecero altrettanto. In quanto a Grimaud -egli ricevette l'ordine di situarsi dietro ai quattro amici per -ricaricare le armi. - -In capo a pochi istanti si vide ricomparire la truppa, ella seguiva una -specie di strada coperta, di trincea che stabiliva una comunicazione -fra il bastione e la città. - -— Per bacco! valeva ben la pena d'incomodarci per una ventina di -monelli armati di piccozze, di falci e di pali! Grimaud non avrebbe -avuto bisogno che di far loro un segno perchè se ne andassero, e io -sono convinto che essi ci avrebbero lasciati tranquilli. - -— Io ne dubito, disse d'Artagnan perchè essi si avanzano molto -risolutamente a questa parte. - -Coi lavoratori non vi erano che quattro soldati e un brigadiere che -fussero armati di fucile. - -— Egli è che non ci hanno veduti, disse Athos. - -— In fede mia, disse Aramis, confesso che ho ripugnanza a far fuoco -sopra questi poveri diavoli di borghesi. - -— Cattivo abbate, disse Porthos, che ha pietà degli eretici. - -— In verità, disse Athos, Aramis ha ragione, e io vado a prevenirli. - -— Che diavolo fate voi dunque? disse d'Artagnan, voi andate a farvi -fucilare, mio caro. - -Ma Athos non tenne alcun conto dell'avviso, salì sulla breccia col suo -fucile in una mano, e il cappello nell'altra. - -— Signori diss'egli indirizzandosi ai soldati ed agli operai, che -maravigliati di questa apparizione, si fermarono a cinquanta passi dal -bastione, e salutandoli cortesemente: - -— Signori, noi siamo, io ed alcuni miei amici, nella volontà di -far colezione su questo bastione. Ora, voi sapete che niuna cosa è -tanto disaggradevole quanto di essere disturbati nel tempo che si fa -colezione; vi preghiamo adunque, se avete assolutamente delle faccende -qui, di aspettare che avessimo finito il nostro pasto, o di ritornare -più tardi, a meno che non vi venga la salutare idea di lasciare il -partito della ribellione, e di venire a bere con noi alla salute del re -di Francia. - -— Guardati, Athos, disse d'Artagnan; non vedi tu che ti prendono di -mira? - -— Sia pure, sia pure, disse Athos; ma questi sono borghesi che tirano -molto male, e che avranno tutti i riguardi per non colpirmi. - -Infatti nel medesimo istante partirono quattro colpi di fucile, e le -palle vennero ad appiattarsi intorno ad Athos, ma senza che una sola lo -toccasse. - -Quattro colpi di fucili gli risposero quasi nello stesso tempo; ma essi -erano meglio diretti di quelli degli aggressori: tre soldati caddero -morti irrigiditi, e uno dei lavoratori fu ferito. - -— Grimaud, un altro moschetto, disse Athos sempre sulla breccia. - -Grimaud obbedì subito. Dal canto loro i tre amici avevano cambiati -i fucili, una seconda scarica seguì la prima; il brigadiere e due -pionieri caddero morti, il restante della truppa prese la fuga. - -— Andiamo, signori, una sortita, disse Athos - -E i quattro amici si slanciarono fuori del forte e giunsero fino al -campo di battaglia, riunirono i quattro moschetti dei soldati, la mezza -picca del brigadiere, e convinti che i fuggitivi non si fermerebbero -prima di entrare in città ripresero la via del bastione, portando seco -i trofei della loro vittoria. - -— Ricaricate le armi, Grimaud, disse Athos, e noi, signori, riprendiamo -la nostra colezione, e continuiamo la nostra conversazione. A che punto -eravamo noi? - -— Io me lo ricordo, disse d'Artagnan, tu dicevi che dopo aver domandato -la mia testa al ministro, milady aveva lasciato le coste di Francia. -E dove va ella? aggiunse d'Artagnan che si preoccupava moltissimo -dell'itinerario che doveva seguire milady. - -— Ella va in Inghilterra, rispose Athos. - -— E con quale scopo? - -— Nello scopo di assassinare o di fare assassinare Buckingham. - -D'Artagnan mandò una esclamazione di sorpresa e d'indignazione. - -— Ma questa è un'infamia! gridò egli. - -— In quanto a ciò, disse Athos, io vi prego a credere che me ne -inquieto molto poco. Ora che voi avete finito Grimaud, continuò -Athos, prendete la mezza picca del nostro brigadiere, attaccateci una -salvietta, e piantatela là sull'alto del bastione; che questi ribelli -di Roccellesi vedano ch'essi hanno che fare con bravi e leali soldati -del re. - -Grimaud obbedì senza rispondere, un istante dopo la bandiera bianca -ventilava al di sopra della testa dei quattro amici. Un grido di gioia, -e un turbine d'applausi salutarono questa apparizione. La metà del -campo era alle barriere. - -— Come, tu t'inquieti poco, riprese d'Artagnan, che si uccida o che si -faccia uccidere Buckingham? ma il duca è nostro amico. - -— Il duca è inglese, il duca combatte contro di noi, che ella faccia -del duca tutto ciò che vuole, io me ne inquieto poco quanto di questa -bottiglia vuota. - -E Athos mandò quindici passi da lui una bottiglia di cui aveva versato -nel suo bicchiere fin l'ultima goccia. - -— Un momento, disse d'Artagnan; io non abbandono in tal modo -Buckingham, egli ci aveva regalati bellissimi cavalli. - -— E soprattutto bellissime selle, disse Porthos che, in quello stesso -momento, portava al suo mantello un gallone della sua. - -— Quindi, disse Aramis, Dio vuole la conversione, e non la morte del -peccatore. - -— _Amen_, disse Athos, e noi ritorneremo su questo argomento più tardi, -se vi fa piacere. Ma ciò che in questo momento più mi occupava, e sono -sicuro che tu lo capirai, d'Artagnan, era di riprendere a questa donna -una specie di firma in bianco che aveva scroccata al ministro, per -mezzo della quale ella doveva impunemente sbarazzarsi di te, e forse -anche di noi. - -— Ma è dunque un demonio questa creatura? disse Porthos stendendo il -suo piatto ad Aramis che scalcava un pollo. - -— E questo biglietto colla firma in bianco, disse d'Artagnan, è rimasto -nelle sue mani. - -— È passato nelle mie; non ti dirò già che ciò sia accaduto senza pena, -perchè allora mentirei. - -— Mio caro Athos, disse d'Artagnan, io non conto più le volte che vi -devo la vita. - -— Allora fu dunque per ritornare da lei che tu ci lasciasti? domandò -Aramis. - -— Precisamente. - -— E tu hai questo biglietto del ministro? disse d'Artagnan. - -— Eccolo, disse Athos. - -E cavò il prezioso foglio dalla saccoccia della casacca. - -D'Artagnan lo spiegò con una mano di cui non tentava nemmeno di -dissimulare il tremito, e lesse a sua volta: - - «È per ordine mio, e per il bene dello stato, che il portatore del - presente ha fatto quello che ha fatto. - - «3 Agosto 1628. - - «_Richelieu_.» - -— In fatti, disse Aramis, questa è un'assoluzione in tutte le regole. - -— Bisogna stracciare questo biglietto, disse d'Artagnan, che sembrava -leggervi la propria sentenza di morte. - -— Al contrario, disse Athos, bisogna conservarlo gelosamente; io non -darei questo biglietto quando anche mi si ricoprisse d'oro. - -— E che farà ella adesso? domandò il giovane. - -— Ma, disse negligentemente Athos, essa probabilmente scriverà al -ministro, che un dannato moschettiere, nominato Athos, le ha strappato -per forza il suo salva-condotto, e gli darà nella stessa lettera il -consiglio di sbarazzarsi nello stesso tempo di lui e dei suoi due amici -Porthos ed Aramis. Il ministro si ricorderà allora che questi sono -quegli stessi uomini che gli attraversano sempre il sentiero, allora, -un bel mattino, egli farà arrestare d'Artagnan, e perchè non si annoi a -restar solo, ci manderà a tenergli compagnia alla Bastiglia. - -— Ma che! disse Porthos, mi sembra che tu dica dei tristi scherzi, mio -caro. - -— Io non scherzo, disse Athos. - -— Sai tu, disse Porthos, che a storcere il collo a questa dannata -milady, sarebbe un peccato meno grande che a storcerlo a questi poveri -diavoli di ugonotti, che non hanno mai commesso altro delitto che -quello di cantare in francese ciò che noi cantiamo in latino? - -— Che ne dice l'abbate? domandò tranquillamente Athos. - -— Io dico che sono del parere di Porthos, rispose Aramis. - -— Ed io dunque? disse d'Artagnan. - -— Fortunatamente che essa è lontana, disse Porthos, perchè vi confesso -francamente che qui m'incomoderebbe. - -— Essa m'incomoda tanto in Inghilterra quanto in Francia, disse Athos. - -— A me incomoda dappertutto, disse d'Artagnan. - -— Ma poichè tu l'hai avuta fra le mani, perchè non l'hai annegata, -strangolata, impiccata? non vi sono che i morti che non ritornano più. - -— Voi credete, sig. Porthos? rispose il moschettiere con un cupo -sorriso che d'Artagnan solo potè comprendere. - -— Signori, mi è venuta un'idea. - -— Sentiamo, dissero i tre moschettieri. - -— Alle armi! gridò Grimaud. - -I giovani si alzarono vivamente, e corsero ai loro fucili. - -Questa volta una piccola truppa si avanzava, composta di venti o -venticinque uomini; ma non era più composta di operai, erano puramente -soldati della guernigione. - -— Se noi ritornassimo al campo? disse Porthos, mi sembra che la partita -non sia uguale. - -— Impossibile per tre ragioni, rispose Athos: la prima è, che non -abbiamo ancora finito di far colezione; la seconda è, che abbiamo a -dirci ancora alcune cose d'importanza; la terza è, che mancava ancora -dieci minuti all'ora della libertà. - -— Vediamo, disse Aramis; bisogna almeno stabilire un piano di battaglia. - -— È cosa semplicissima, disse Athos; tosto che lo inimico è a portata -del nostro moschetto, noi faremo fuoco, se continua di farsi avanti, -faremo nuovamente fuoco, fino a tanto che avremo dei fucili carichi; -se quel che rimane della truppa vuol tentare un assalto, noi lasceremo -allora gli assedianti discendere nella fossa e loro lasceremo cadere -sulla testa questo gran masso di muro, che non si regge che per uno -straordinario sforzo di equilibrio. - -— Bravo disse Porthos; precisamente, Athos, tu eri nato per essere -generale, e il ministro, che si crede un grand'uomo di guerra, è ben -poca cosa al tuo confronto. - -— Signori, disse Athos, non prendiamo oggetti doppii, vi prego: -pigliate la mira bene; ciascuno sopra un uomo. - -— Ho già la mira sul mio, disse d'Artagnan. - -— Ed io sul mio, disse Porthos. - -— Ed io pure idem, disse Aramis. - -— Allora fuoco! esclamò Athos. - -I quattro colpi partirono, e non fecero che una detonazione, quattro -uomini caddero morti. - -Tosto il tamburo battè, e la piccola truppa avanzò al passo di carica. - -Allora i colpi di fucile si succederono senza ordine, ma sempre inviati -colla stessa aggiustatezza, però, come avessero conosciuto la debolezza -numerica dei nemici, i Roccellesi continuarono ad inoltrarsi al passo -di corsa. - -Con altri tre colpi di fucile due uomini caddero; ciò non ostante la -marcia di quelli che erano rimasti in piedi non si rallentò. - -Giunti ai piedi del bastione, i nemici erano ancora dodici o quindici; -un'ottima scarica li accolse, ma non li arrestò punto; essi saltarono -nel fosso, e si affrettarono a scalare la breccia. - -— Andiamo, amici miei, disse Athos, finiamola con un colpo, alla -muraglia! - -E i quattro amici, secondati in ciò da Grimaud, si misero a spingere -colle canne delle carabine ritrovate un enorme masso di muro, che -s'inclinava come se il vento lo spingesse, e, staccandosi dalla sua -base, cadde con un rumore orribile nel fosso; quindi s'intese un gran -grido, una nube di polvere salì verso il cielo, e tutto fu terminato. - -— Li avremmo noi schiacciati dal primo all'ultimo? disse Athos. - -— In fede mia mi sembra di sì, disse d'Artagnan. - -— No, disse Porthos, eccone là due o tre che si salvano a gambe. - -In fatti, tre o quattro di questi disgraziati coperti di fango e di -sangue, fuggivano sul sentiero coperto e rientravano in città; questo -era quanto rimaneva della piccola truppa. - -Athos guardò il suo orologio. - -— Signori, diss'egli, è compiuta un'ora che noi siamo qui, e adesso -la partita è guadagnata, ma bisogna essere bei giuocatori; d'altronde -d'Artagnan ci aveva detto di avere un'idea. - -E il moschettiere col suo sangue freddo abituale andò a sedersi davanti -a' residui della colezione. - -— Voi volete conoscere il mio piano? disse d'Artagnan ai suoi tre -campioni, allorchè, a cagione dell'allarme che era stato dato, e che -aveva un sì funesto scioglimento per la piccola truppa roccellese, essi -ebbero ripreso il loro posto davanti ai residui della colezione. - -— Sì, replicò Athos, voi dicevate avere un'idea. - -— Ah! son deciso, gridò d'Artagnan; io passerò in Inghilterra una -seconda volta, andrò a ringraziare il signor de Buckingham, e lo -avvertirò dell'insidia tramata contro la sua vita. - -— Voi non farete questo, d'Artagnan, disse freddamente Athos. - -— E perchè? non l'ho io già fatto altra volta? - -— Sì, ma in quell'epoca il signor de Buckingham era alleato e non -nemico; ciò che voi volete fare sarebbe giustamente dichiarato -tradimento. - -D'Artagnan capì la forza del ragionamento, e si tacque. - -— Ma disse Porthos, mi sembra di avere io pure un idea. - -— Silenzio per l'idea del signor Porthos, disse Aramis. - -— Domanderò un congedo al sig. de Tréville, sotto un pretesto qualunque -che voi troverete, io non sono molto forte sul ritrovare dei pretesti. -Milady non mi conosce, mi avvicinerò a lei senza che mi tema, e quando -troverò la mia bella, la strangolerò. - -— Eh! disse Athos, sarei lontanissimo dall'adottare l'idea di Porthos. - -— Vergogna! disse Aramis, uccidere una donna, no! sentite, io ho la -vera idea. - -— Sentiamo la vostra idea, Aramis, disse Athos che aveva molta -deferenza pel giovane moschettiere. - -— Bisognerebbe avvertire la regina. - -— Ah! in fede mia, sì! dissero assieme Porthos e d'Artagnan, io credo -che noi tocchiamo il mezzo. - -— Prevenire la regina? disse Athos, ed in che modo? abbiamo noi forse -delle relazioni alla corte? possiamo noi inviare qualcuno a Parigi -senza che si sappia al campo? di qui a Parigi vi sono cento quaranta -leghe, la nostra lettera non sarà ad Angers che noi saremo tutti e -quattro in prigione. - -— In quanto al far rimettere con mezzo sicuro una lettera a Sua Maestà, -disse Aramis arrossendo, io me n'incarico; io conosco a Tours una -persona adattata... - -Aramis si fermò, vedendo sorridere Athos. - -— Ebbene! voi non approvate questo mezzo, Athos? disse d'Artagnan. - -— Io non lo rigetto del tutto, ma vorrei soltanto fare osservare ad -Aramis che egli non può lasciare il campo, che nessuno fuori che uno -di noi può dirsi veramente sicuro, che due ore dopo che il messaggiere -sarà partito, tutti i pellegrini, tutti gli alguazilis, tutte le -facce nere del ministro sapranno la vostra lettera a memoria, e sarete -arrestato voi e la vostra adattata persona. - -— Senza calcolare, disse Porthos, che la regina salverà il signore de -Buckingham, ma non penserà affatto a salvare noi. - -— Signori, disse d'Artagnan, l'obbiezione di Porthos è piena di buon -senso. - -— Ah! ah! che accadde nella città! disse Athos. - -— Battono la generale. - -I quattro amici ascoltarono, e il rumore del tamburo giunse -effettivamente sino a loro. - -— Vedrete che ora ci manderanno un reggimento intero, disse Athos. - -— Voi non farete conto di tener testa contro un reggimento intero? -disse Porthos. - -— E perchè no? disse il moschettiere; io mi sento in vena, e tenerei -forte davanti un'armata, se avessimo avuto soltanto la precauzione di -prendere una dozzina di bottiglie di più. - -— Sulla mia parola, il rumore del tamburo si avvicina, disse d'Artagnan. - -— Lasciatelo avvicinarsi, disse Athos; vi è un quarto d'ora di cammino -da qui alla città, e per conseguenza dalla città, a qui; è un tempo -maggiore di quello che ci abbisogna per stabilire il nostro piano; se -noi ce ne andiamo di qui non ritroveremo mai un luogo più convenevole. -Ascoltate, signori, ecco la vera idea che mi viene. - -— Allora, dite. - -— Permettete che io dia a Grimaud alcuni ordini indispensabili. - -Athos fece segno al suo cameriere di avvicinarsi. - -— Grimaud, disse Athos mostrando i morti che giacevano sul bastione, -voi prenderete questi signori, li metterete dritti contro il muro, -porrete loro i cappelli in testa e i fucili i mano. - -— Oh! grand'uomo, disse d'Artagnan, io ti capisco! - -— Voi capite? disse Porthos. - -— E tu capisci Grimaud? disse Athos. - -Grimaud fece segno con la testa di sì. - -— È tutto ciò che abbisogna, disse Athos. - -— Ritorniamo alla nostra idea. - -— Io però vorrei comprendere... disse Porthos. - -— È inutile. - -— Sì, sì, l'idea di Athos! dissero ad un tempo Aramis e d'Artagnan: - -— Questa milady, questa donna, questa creatura, questo demonio, ha un -cognato, per quanto mi avete detto, io credo? d'Artagnan. - -— Sì, ed anche lo conosco molto bene, e credo pure non abbia gran -simpatia per sua cognata. - -— Non c'è male, rispose Athos, ed egli la detesterà, cosa che varrà -ancor meglio. - -— In questo caso noi siamo serviti a seconda dei nostri desiderii. - -— Però, disse Porthos io vorrei capir bene che cosa fa Grimaud. - -— Silenzio, Porthos, disse Aramis. - -— Come si chiama questo cognato? - -— Lord da Winter. - -— Ove si trova presentemente? - -— È ritornato a Londra al primo rumore della guerra. - -— Ebbene ecco l'uomo che precisamente ci abbisogna, disse Athos. È lui -che ci conviene di prevenire; noi gli faremo sapere che sua sorella è -sul punto di fare assassinare qualcuno e lo pregheremo di non perderla -di vista. Vi è a Londra, spero, qualche stabilimento del genere delle -convertite o delle _madelonnette_; egli vi farà mettere sua cognata, e -noi saremo tranquilli. - -— Sì, disse d'Artagnan, fino a tanto che ella ne esca. - -— Ah! in fede mia, disse Athos, voi vorreste troppo, d'Artagnan; io -vi ho detto ciò che aveva, e vi prevengo che questo è il fondo del mio -sacco. - -— Ma io ritrovo che sarebbe meglio, disse Aramis, avvertire ad un tempo -lord de Winter e la regina. - -— Si, ma da chi faremo noi portare la lettera a Tours e a Londra? - -— Io rispondo di Bazin, disse Aramis. - -— Ed io di Planchet, disse d'Artagnan. - -— In fatti, disse Porthos, se noi non possiamo lasciare il campo, lo -possono però ben lasciare i nostri lacchè. - -— Senza dubbio, disse Aramis, e fin d'oggi scriveremo le lettere, -daremo loro il denaro necessario, e che partano. - -— Noi daremo loro del danaro? riprese Athos; voi dunque ne avete danaro? - -I quattro amici si guardarono in viso, una nube passò davanti alla loro -fronte che si era per un momento rischiarata. - -— In fede mia, sì, disse Athos; eccoli. Vedete i furbi che vengono -senza tamburi e senza trombette. Ah! ah! hai tu finito, Grimaud? - -Grimaud fece segno di sì, e mostrò una dozzina di morti che aveva posti -nell'attitudine le più grottesche, gli uni portavano l'arme gli altri -montavano il fucile, altri prendevano la mira, finalmente alcuni altri -erano colla sciabola alla mano. - -— Bravo? disse Athos; ecco ciò che fa onore alla tua immaginazione. - -— È lo stesso, disse Porthos, io vorrei però capir bene. - -— Andiamocene per prima cosa, disse d'Artagnan, tu capirai in seguito. - -— Un momento, signori, un momento, diamo il tempo a Grimaud di -sparecchiare. - -— Ah! disse Aramis ecco i punti neri e i punti rossi che ingrandiscono -molto visibilmente, ed io sono del parare di d'Artagnan; credo che non -avremo tempo da perdere se vogliamo ritornare al campo. - -— In fede mia, disse Athos, non ho più niente in contrario alla -ritirata; noi abbiamo scommesso per un'ora, e siamo rimasti un'ora e -mezzo; non vi è niente da dire; partiamo, signori partiamo. - -Grimaud aveva già presa la strada col paniere. - -I quattro amici uscirono dietro di lui, e fecero una diecina di passi. - -— Eh! gridò Athos, che diavolo facciamo noi, signori? - -— Hai tu dimenticato qualche cosa? domandò Aramis. - -— La bandiera, per bacco! non bisogna lasciare una bandiera nelle mani -del nemico, anche quando questa bandiera sia formata con una salvietta. - -E Athos si slanciò nel bastione, salì sulla piattaforme e portò via -la bandiera; soltanto siccome i Roccellesi erano giunti alla portata -del fucile, fecero un fuoco terribile sopra quest'uomo, che, come per -divertimento, andava ad esporsi ai loro colpi. - -Ma si sarebbe detto che Athos aveva un incantesimo nella sua persona: -le palle passarono fischiando intorno a lui, e neppure una lo toccò. - -Athos agitò la bandiera voltando il tergo alle genti della città, e -salutando quelli del campo. Da ambe le parti s'innalzarono numerose -grida, da una parte grida di collera, dall'altra grida d'entusiasmo. - -Una seconda scarica seguì la prima, e tre palle, traforandola, -formarono realmente della salvietta una vera bandiera. - -Si sentiva tutto il campo che gridava: discendete! discendete! - -Athos discese; i suoi camerati che lo aspettavano con ansietà, lo -videro comparire con gioia. - -— Andiamo, Athos, andiamo, disse d'Artagnan, allunghiamo il passo, -allunghiamo; ora che abbiamo ritrovato tutto fuor che il danaro, -sarebbe da stupidi il farsi ammazzare. - -Ma Athos continuò a camminare maestosamente, e i suoi compagni vedendo -inutile ogni osservazione, regolarono il loro passo sul suo. - -Grimaud e il suo paniere avevano preso l'avvantaggio, e si ritrovarono -entrambi fuori di pericolo. - -Un momento dopo s'intese il rumore di una scarica di moschetti -arrabbiata contro il bastione. - -— Che cosa è questa? domandò Porthos, e contro chi tirano essi? io non -sento fischiare le palle, non vedo nessuno. - -— Essi tirano sui nostri morti, rispose Athos. - -— Ma i nostri morti non risponderanno. - -— Precisamente, allora essi crederanno ad una imboscata, e -delibereranno; essi invieranno un parlamentario, e quando si -accorgeranno della burla, noi saremo fuori della portata delle -loro palle. Ecco perchè è inutile di arrischiare un'infiammazione -affrettando il passo. - -— Oh! adesso capisco disse Porthos maravigliato. - -— Siete ben fortunato disse Athos alzando le spalle. - -Dal canto loro i Francesi, vedendo i quattro amici ritornare al passo, -mandavano delle grida d'entusiasmo. - -Finalmente si fece sentire una nuova fucilata, e questa volta le palle -vennero a cadere sui sassi intorno ai quattro amici, e a fischiare -lugubramente alle loro orecchie. I Roccellesi si erano finalmente -impadroniti del bastione. - -— Ecco delle persone poco destre, disse Athos. Quanti ne abbiamo noi -uccisi? - -— Dodici, o quindici. - -— Quanti ne abbiamo schiacciati? - -— Otto o dieci. - -— E in cambio di tutto ciò, neppure una sgraffiatura? ma no! che avete -voi dunque nella mano, d'Artagnan? del sangue mi sembra? - -— Non è niente, disse d'Artagnan. - -— Una palla morta? - -— Neppure. - -— Ma che cosa è dunque? - -Noi lo abbiamo detto, Athos amava d'Artagnan come un suo figlio; questo -carattere cupo ed inflessibile, aveva qualche volta per il giovane -delle premure paterne. - -— Una escoriazione, riprese d'Artagnan: le mie dita sono state prese -tra il muro, ed il mio anello, allora la pelle si è aperta. - -— Ecco che cosa accade a portare dei diamanti, padron mio, disse -sdegnosamente Athos. - -— E che? gridò Porthos, esiste un diamante, e perchè diavolo allora -quando esiste un diamante, ci lamentiamo di non aver danari? - -— È giusto di fatto, disse Aramis. - -— Alla buon'ora, Porthos; questa volta ecco un'idea. - -— Senza dubbio, disse Porthos inghiottendo il complimento di Athos, -poichè vi è un diamante, vendiamolo. - -— Ma, disse d'Artagnan, questo è il diamante della regina. - -— Ragione di più, riprese Athos. La regina salverà il signor de -Buckingham, suo amante, non vi è niente di più giusto; la regina -salverà noi, suoi amici, non vi è niente di più morale. Vendiamo il -diamante. Che ne pensa il signore abbate? Io non chiedo il parere di -Porthos, poichè l'ha già dato. - -— Io penso, disse Aramis arrossendo, che il suo anello non venendogli -da una amica, e per conseguenza non essendo un pegno d'amore, -d'Artagnan può venderlo. - -— Mio caro, voi parlate come la filosofia in persona. Così il vostro -parere è?... - -— Di vendere il diamante, rispose Aramis. - -— Ebbene disse allegramente d'Artagnan, vendiamo il diamante; e non ne -parliamo più. - -La scarica continuava, ma gli amici erano fuori della portata, e i -Roccellesi non tiravano più che per sgravio di coscienza. - -— In fede mia, era tempo che venisse questa idea a Porthos; eccoci al -campo. Ora, signori, neppure una parola sopra tutto questo affare. Noi -siamo osservati, ci vengono incontro, noi saremo portati in trionfo. - -In fatti, come lo abbiamo detto, tutto il campo era in emozione. Più -di duemila persone avevano assistito, come ad uno spettacolo, alla -fortunata furfanteria dei quattro amici; furfanteria di cui si era ben -lungi dal sospettare il vero motivo. Non si sentivano che le grida di -viva le guardie! viva i moschettieri! Il sig. de Busigny era venuto pel -primo a stringere la mano ad Athos, e a riconoscere che aveva perduto. -Il dragone e lo svizzero lo avevano imitato, e tutti i camerati avevano -seguito il dragone e lo svizzero. Da ogni lato venivano ai quattro -amici felicitazioni, strette di mano, abbracci da non finirla più, risa -inestinguibili sul conto dei Roccellesi; finalmente un tumulto così -grande, che il ministro credè fosse nata una qualche sollevazione, ed -inviò Houdinière, suo capitano delle guardie per informarsi di ciò che -accadeva. - -La cosa fu raccontata al messaggiero con tutta l'effervescenza -dell'entusiasmo. - -— Ebbene? domandò il ministro vedendo il suo capitano di ritorno. - -— Ebbene! Mio-signore, disse questi, sono tre moschettieri ed una -guardia che hanno fatto una scommessa col sig. de Busigny di andare -a far colezione sul bastione di san Gervasio, e che mentre facevano -colezione, hanno ucciso non so dir quanti Roccellesi. - -— Vi siete voi informato del nome di questi tre moschettieri? - -— Si, Mio-signore. - -— Come si chiamano essi? - -— Sono i signori Athos, Porthos ed Aramis. - -— Sempre i miei tre bravi! mormorò il ministro. E la guardia? - -— Il sig. d'Artagnan. - -— Sempre il mio furbo giovane! decisamente bisogna che questi quattro -uomini vengano dalla mia parte. - -La sera stessa, il ministro parlò al signor de Tréville della -spedizione della mattina, che formava l'argomento di conversazione -di tutto il campo; il sig. de Tréville, che aveva sentito il racconto -dalla bocca stessa di quelli che ne erano stati gli eroi, la narrò a -Sua Eccellenza, con tutti i particolari senza dimenticare l'episodio -della salvietta. - -— Sta bene, sig. de Tréville, disse il ministro, fatemi avere questa -salvietta, vi prego; vi farò ricamar sopra tre gigli d'oro, e la darò -per guida alla vostra compagnia. - -— Eccellenza, disse il sig. de Tréville, vi sarà ingiustizia per le -guardie; il sig. d'Artagnan non è della mia compagnia ma di quella del -sig. des Essarts. - -— Ebbene prendetelo, disse il ministro, non è giusto che quattro bravi -militari che si amano tanto non sieno della stessa compagnia. - -La stessa sera, il sig. de Tréville annunziò questa buona notizia ai -tre moschettieri e a d'Artagnan, invitandoli per la mattina dopo a far -colezione da lui. - -D'Artagnan non capiva in se dalla gioia. Si sa che il sogno di tutta la -sua vita era di esser fatto moschettiere. - -I tre amici erano pure molto contenti. - -— In fede mia, disse d'Artagnan ad Athos, tu hai avuto una trionfante -idea, e, come dicesti, vi abbiamo acquistato gloria, ed abbiamo potuto -effettuare una delle conversazioni della più alta importanza. - -— Che possiamo ora riprendere che nessuno formi dei sospetti su noi, -poichè coll'aiuto di Dio oramai saremo presi per ministeriali. - -La stessa sera d'Artagnan andò a presentare i suoi omaggi al sig. des -Essarts, e a dargli parte dell'avanzamento che aveva ottenuto. - -Il sig. des Essarts, che amava molto d'Artagnan, gli fece allora le sue -offerte di servigi. Questo cambiamento di corpo esigeva delle spese -indispensabili nell'equipaggio. D'Artagnan rifiutò sulle prime, ma, -ritrovando poi buona l'occasione, lo pregò di far stimare il diamante -che gli rimise, e col quale desiderava fare del denaro. - -L'indomani, a otto ore del mattino il cameriere del sig. des Essarts, -entrò da d'Artagnan, e gli rimise un sacchetto d'oro contenente sette -mila lire. Era il prezzo del diamante della regina. - - - - -CAPITOLO XLVIII. - -AFFARE DI FAMIGLIA - - -Athos aveva ritrovata la parola: bisognava fare dell'affare Buckingham -un affare di famiglia. Un affare di famiglia non era sottoposto -all'investigazione del ministro. Un affare di famiglia non riguardava -nessuno. Era lecito di occuparsi davanti a tutti di un affare di -famiglia. - -Aramis aveva ritrovata l'idea: i lacchè. - -Porthos aveva ritrovato il mezzo: il diamante. - -D'Artagnan non aveva ritrovato niente, egli che era ordinariamente -il più inventore dei quattro, ma bisogna pur dire che il nome solo di -milady lo paralizzava. Ah! noi c'inganniamo, egli aveva ritrovato al -campo il compratore del suo diamante. - -La colezione presso il sig. de Tréville fu di una graziosa allegria. -D'Artagnan aveva già il suo economo. Siccome egli era presso a -poco della statura di Aramis, e Aramis largamente pagato, come si -rammenterà, dal libraio che aveva comprato il suo poema, aveva fatto -fare tutto in doppio, ed aveva ceduto al suo amico un equipaggio -compiuto. - -D'Artagnan sarebbe stato al colmo dei suoi voti se non avesse, nel suo -pensiero, veduto sempre Milady spuntare sull'orizzonte come una tetra -nube. - -Dopo la colezione fu convenuto che la sera si unirebbero nell'alloggio -di Athos, e che là sarebbe terminato l'affare. - -D'Artagnan passò tutta la giornata nel fare mostra del suo abito da -moschettiere in tutte le strade del campo. - -La sera nell'ora stabilita, i quattro amici si riunirono; non restava -più a decidersi che solo tre cose. - -Ciò che sarebbe stato scritto al fratello di milady. Ciò che sarebbe -stato scritto alla persona accorta di Tours; e quali sarebbero stati i -lacchè che avrebbero portate le lettere. - -Ciascuno offriva il suo. Athos vantava il silenzio di Grimaud, il -quale non parlava se non allorquando il suo padrone gli scuciva la -bocca. Porthos vantava la forza di Mousqueton, che era di una statura -da battersi a pugni con quattro di complessione ordinaria; Aramis -confidava nella destrezza di Bazin, e faceva un elogio pomposo del suo -candidato; finalmente d'Artagnan aveva fede intera nella bravura di -Planchet, ricordava in qual modo egli si era condotto nello spinoso -affare di Boulogne. - -Queste quattro virtù si disputarono lungamente il premio, e -occasionarono dei magnifici discorsi, che non riporteremo per timore -che fossero troppo lunghi. - -— Disgraziatamente, disse Athos, bisognerebbe che quello che si manderà -avesse riunite in se stesso queste quattro qualità. - -— Ma ove trovare un simile lacchè? - -— Impossibile, disse Athos, lo so bene; prendete dunque Grimaud. - -— Prendete Mousqueton. - -— Prendete Bazin. - -— Prendete Planchet, è franco, destro, sono già due qualità sopra -quattro. - -— Signori, disse Aramis, la cosa principale non è già di sapere quale -dei nostri lacchè sia il più discreto, il più forte, il più destro o il -più bravo; il principale si è di sapere quale è quello che ama di più -il danaro. - -— Ciò che dice Aramis è pieno di buon senso, riprese Athos; bisogna -speculare sopra i difetti delle persone, non sopra le loro virtù. -Moschettiere provvisorio, voi siete un gran moralista. - -— Senza dubbio, riprese Aramis, perchè noi abbiamo bisogno di essere -ben serviti non solo per la riuscita, ma ancora per non sbagliare, -poichè in caso di scacco, ne va della testa, non già dei lacchè.... - -— Più basso, Aramis, disse Athos. - -— È giusto: non per i lacchè, riprese Aramis, ma per il padrone, -ed anche per i padroni. I nostri lacchè ci sono essi abbastanza -affezionati per arrischiare la loro vita per noi? no. - -— In fede mia, disse d'Artagnan, io risponderei quasi di Planchet. - -— Ebbene! mio caro amico, aggiungete alla sua affezione naturale, una -buona somma che gli procuri qualche vantaggio, e allora, invece di -rispondere una volta, ne risponderete due. - -— Eh! buon Dio, voi sarete ingannati in egual modo, disse Athos, -che era ottimista quando si trattava di cose, e pessimista quando si -trattava di uomini; essi prometteranno tutto per aver del danaro, e -per la via la paura impedirà loro di agire. Una volta presi, saranno -torturati, e confesseranno. Che diavolo! non siamo già ragazzi! Per -andare in Inghilterra, Athos abbassò la voce, bisogna attraversare -tutta la Francia, seminata di spie e di creature del ministro; bisogna -ritrovare un passaggio per imbarcarsi; bisogna sapere l'inglese per -chiedere gl'indirizzi a Londra. Ritenete che io vedo la cosa ben -difficile. - -— Ma niente affatto, disse d'Artagnan a cui premeva moltissimo che la -cosa si effettuasse; io vedo al contrario tutto facile. Non fa d'uopo -di dire, per bacco! che se si scrive a lord Winter cose al disopra dei -nostri affari, degli orrori del ministro... - -— Più basso, disse Athos: - -— Degli intrighi, e dei segreti di stato, continuò d'Artagnan, -uniformandosi alla ricevuta raccomandazione, non fa mestieri di dire -che allora saremo tutti arruotati vivi; ma perdinci! non dimenticate, -come voi stesso lo avete detto, Athos, che noi gli scriviamo col -solo fine di mettere, fin dal suo arrivo a Londra, milady fuori della -possibilità di nuocerci. Io gli scriverò dunque presso a poco in questi -termini. - -— Sentiamo, disse Aramis prendendo in antecedenza un aspetto di critico. - -— «Signore e amico caro...» - -— Ah! sì, amico caro, ad un Inglese! interruppe Athos. Bene -incominciato! bravo d'Artagnan! basta questa sola parola per essere -squartato, invece di arruotato. - -— Ebbene, sia! io gli dirò dunque soltanto, «Signore.» - -— Voi potete ancora dire «milord» riprese Athos che stava molto -attaccato alle convenienze. - -— «Milord, vi ricordate voi del piccolo recinto delle capre presso il -Luxembourg?» - -— Buono! il Luxembourg adesso! si crederà che sia un'allusione alla -regina madre! ecco una cosa ingegnosa! disse Athos. - -— Ebbene, noi metteremo semplicemente, «Milord, vi ricordate voi di un -certo piccolo recinto ove vi fu salvata la vita?» - -— Mio caro d'Artagnan, disse Athos, voi non sarete mai che un -ben tristo redattore. «Ove vi fu salvata la vita!» Questo non è -conveniente, non si ricordano mai questi servigi ad un galantuomo. -Benefizio rimproverato è un'offesa fatta. - -— Ah! caro mio, disse d'Artagnan, voi siete insopportabile, e se è -necessario di scrivere sotto la vostra censura, in fede mia io vi -rinunzio. - -— E farete bene. Maneggiate il moschetto e la spada, mio caro, voi ve -ne cavate bene in questi due esercizi; ma lasciate la penna al nostro -abbate, ciò riguarda lui solo. - -— Sì, di fatti disse Porthos, lasciate la penna ad Aramis, che scrive -delle tesi in latino. - -— Ebbene, sia così, disse d'Artagnan; Aramis redigeteci adunque questa -nota, ma per l'amor di Dio, tenetevi conciso, altrimenti vi critico a -mia volta, ve ne prevengo. - -— Non chiedo di meglio, disse Aramis con quell'ingenua confidenza -che ogni poeta ha in se stesso, ma che io sia messo al corrente -di tutto. Ho inteso parlare di qua e di là, che questa cognata era -una scellerata, anzi ne ho acquistata una pruova ascoltando la sua -conversazione col ministro... - -— Più basso adunque, per bacco! disse Athos. - -— Ma, continuò Aramis, i particolari mi sfuggono. - -— A me pure, disse Porthos. - -D'Artagnan e Athos si guardarono qualche tempo in silenzio. -Finalmente, Athos, dopo essersi raccolto e divenendo più pallido ancora -dell'ordinario, fece un segno di adesione, e d'Artagnan comprese che -poteva parlare. - -— Ebbene, ecco ciò che si deve scrivere, riprese d'Artagnan: - - «Milord, vostra cognata è una scellerata che ha voluto farvi - uccidere per ereditare da voi; ma essa non poteva sposare vostro - fratello, essendo già maritata in Francia, ed essendo stata.» - -D'Artagnan si fermò, come se cercasse la parola, guardando Athos. - -— «Scacciata da suo marito» disse Athos. - -— «Perchè fu conosciuto essere essa bollata» continuò d'Artagnan. - -— Bah! gridò Porthos, impossibile! ella ha voluto fare uccidere suo -cognato. - -— Sì. - -— Ella era maritata? domandò Aramis. - -— Sì. - -— E suo marito si è accorto che aveva un giglio sulla spalla? gridò -Porthos. - -— Sì. - -Questi tre sì erano stati pronunciati da Athos, ciascuno con -un'intonazione più tetra. - -— E chi ha veduto questo giglio? domandò Aramis. - -— D'Artagnan ed io, o piuttosto, per osservare l'ordine di cronologia, -io e d'Artagnan, rispose Athos. - -— E il marito di quest'orribile creatura vive ancora? disse Aramis. - -— Egli vive ancora. - -— Ne siete voi sicuro? - -— Ne son sicuro. - -Vi fu un istante di freddo silenzio, durante il quale ciascuno sentì -l'impressione a seconda della sua natura. - -— Questa volta, riprese Athos interrompendo pel primo il silenzio, -d'Artagnan ci ha dato un eccellente programma, ed è questo che bisogna -scrivere prima di tutto. - -— Diavolo! voi avete ragione, Athos, riprese Aramis, e la redazione -è spinosa. Il cancelliere stesso sarebbe imbarazzato a redigere -un'epistola di questa forza, eppure il signor cancelliere redige molto -graziosamente un processo verbale. Non importa! tacete, io scrivo. - -Aramis prese la penna, riflettè alcuni momenti, si mise a scrivere -otto o dieci linee con un carattere grazioso, piccolo e da donna, -quindi, con voce dolce e lenta, come se ciascuna parola fosse stata -scrupolosamente pesata, lesse quanto segue: - - «Milord. - - «La persona che vi scrive queste linee ha avuto l'onore di - incrociare la sua spada colla vostra, in un piccolo recinto della - strada Inferno. Siccome avete voluto dopo, chiamarvi molte volte - l'amico di questa persona, essa deve in riconoscenza di questa - amicizia, darvi un buon avviso. Due volte siete stato in pericolo - di essere la vittima di una vicina parente, che voi credete vostra - ereditiera, perchè non sapete che prima di contrarre il matrimonio - in Inghilterra, ella era già maritata in Francia; ma la terza volta - che è questa voi potreste soccombere. La vostra parente è partita - dalla Rochelle per l'Inghilterra. Sorvegliatela fin dal suo arrivo, - poichè essa ha dei progetti grandi e terribili. Se desiderate - assolutamente sapere ciò di cui ella è stata capace, la sua vita - passata è impressa sopra la sua spalla sinistra.» - -— Ebbene, ecco ciò che si chiama meraviglioso, e voi avete una penna -da segretario di stato, mio caro Aramis. De Winter ora farà buona -guardia, se pure gli giunge l'avviso, e, cadendo ancora nelle mani di -Sua Eccellenza stessa, noi non potremo essere compromessi; ma, siccome -il lacchè che partirà potrebbe farci credere che è stato a Londra -e fermarsi a Chatellerault, non gli daremo che la metà della somma, -promettendogli l'altra metà in cambio della risposta. Avete voi il -diamante? continuò Athos. - -— Io ho ancora meglio di ciò, ho la somma, disse d'Artagnan. - -E gettò il sacchetto sulla tavola. Al suono dell'oro, Aramis alzò gli -occhi. Porthos rabbrividì; in quanto ad Athos, egli rimase impassibile. - -— Quando vi è in questo piccolo sacco? disse egli. - -— Sette mila lire in luigi da dodici franchi. - -— Sette mila lire! gridò Porthos; quel piccolo pezzo di diamante valeva -settemila lire! - -— Pare, disse Athos, poichè eccole qua; io non presumo che il vostro -amico d'Artagnan ve ne abbia aggiunte delle sue. - -— Ma, signori, con tuttociò, disse d'Artagnan, noi non pensiamo alla -regina; abbiamo un poco cura della salute del suo caro Buckingham -questo è il meno che le dobbiamo. - -— È giusto, disse Athos, ma questo riguarda Aramis. - -— Ebbene! rispose egli arrossendo, che debbo io fare? - -— Ma, riprese Athos, è semplicissimo, redigere una seconda lettera per -questa accorta persona che abita a Tours. - -Aramis riprese la penna, si mise a riflettere di nuovo, e scrisse le -seguenti linee, che sottomise subito all'approvazione dei suoi amici. - - «Mia cara cugina.» - -— Ah! ah! disse Athos, questa accorta persona è una vostra parente? - -— Mia cugina germana, disse Aramis. - -— Vada dunque per la cugina germana. - -Aramis continuò: - - «Mia cara cugina, Sua Eccellenza il ministro, che Dio conservi - per la felicità della Francia, e per la confusione dei nemici - del regno! è sul punto di finirla cogli eretici della Rochelle; - è probabile che il soccorso della flotta inglese non giungerà - neppure in vista della piazza; oserei quasi dire che sono certo - che il signore de Buckingham sarà nell'impossibilità di partire, - in conseguenza di qualche grande avvenimento. Sua Eccellenza è - il più illustre politico dei tempi passati, dei tempi presenti, e - probabilmente dei tempi futuri. Egli spegnerebbe il sole se il sole - lo incomodasse. Date queste felici novelle a vostra sorella, mia - cara cugina. Ho sognato che questo maledetto inglese era morto. Non - mi sovvengo bene se era morto di ferro o di veleno; solamente ciò - di cui sono sicuro, si è ch'egli era morto, e voi lo sapete, i miei - sogni non m'ingannano mai. Assicuratevi dunque di vedermi ritornare - ben presto.» - -— A meraviglia! gridò Athos, voi siete il re dei poeti, mio caro -Aramis voi scrivete come i migliori scrittori. Resta ora di mettere -l'indirizzo a questa lettera. - -— È facilissimo, disse Aramis - -Piegò galantemente la lettera, la riprese e scrisse: - - «A madamigella Michon, lavandaia a Tours.» - -I tre amici si guardarono ridendo. Essi erano stati presi. - -— Ora, disse Aramis, voi capirete, signori, che il solo Bazin può -portare questa lettera a Tours. Mia cugina non conosce che Bazin, e -non ha fiducia che in Bazin. Qualunque altro farebbe andare a vuoto -l'affare. D'altronde Bazin è ambizioso e sapiente. Egli spera di -divenire qualche cosa di grande quando io cambierò stato, ed egli lo -cambierà assieme con me. Voi capirete che un uomo che ha simile veste -non si lascerà prendere, o se sarà preso, subirà il martirio piuttosto -che parlare. - -— Benissimo, disse d'Artagnan, io concedo con tutto il cuore Bazin, -ma concedete a me pure Planchet. Milady l'ha fatto mettere un giorno -alla porta a furia di colpi di bastone. Ora, Planchet ha buona memoria, -e io vi garantisco, se può supporre possibile una vendetta, si farà -piuttosto arruotar vivo che rinunciarvi. Se i vostri affari di Tours -sono affari vostri, Aramis, quelli di Londra sono miei. Pretendo -adunque che sia scelto Planchet, il quale, d'altronde, è già stato a -Londra con me, e sa dire correttamente «_London, sir, if you please e -my master, lord d'Artagnan_». Con ciò siate tranquilli, egli farà la -sua strada andando e venendo. - -— In questo caso, disse Athos, bisogna che Planchet riceva settecento -lire per andare e settecento per ritornare, e Bazin trecento lire per -andare e trecento per ritornare; ciò ridurrà la somma a cinque mila -lire. Noi prenderemo mille lire per ciascheduno da impiegarsi come -meglio ci parrà, e lasceremo un fondo di mille lire, che custodirà -l'abbate, per i casi straordinarii o i bisogni comuni. Vi accomoda -così? - -— Mio caro Athos, disse Aramis, voi parlate come Nestore, che era, come -ognun sa, il più saggio della Grecia. - -— Ebbene, è combinato, riprese Athos: Planchet e Bazin partiranno. -A tutta perdita, non sono mal contento di conservare Grimaud; egli è -assuefatto alle mie maniere, ed io gli sono attaccato; la giornata di -ieri ha già dovuto spossarlo; questo viaggio lo perderebbe. - -Fu fatto venire Planchet, gli furono date le sue istruzioni, egli era -stato pervenuto da d'Artagnan, che da prima gli aveva annunziata la -gloria, quindi il denaro, per ultimo il pericolo. - -— Io porterò la lettera nel paramano del mio vestito, disse Planchet, e -se sarò preso io la inghiottirò. - -— Ma, allora tu non potrai fare la commissione disse d'Artagnan. - -— Voi questa sera, me ne darete una copia che domani mattina io saprò a -memoria. - -D'Artagnan guardò i suoi amici come per dir loro: - -— Ebbene che vi aveva io promesso? - -— Ora continuò egli, indirizzandosi a Planchet, tu hai otto giorni per -giungere fino a lord de Winter; tu hai altri otto giorni por ritornare -qui: questi sono sedici giorni. Se, il sedicesimo giorno della tua -partenza, tu non sei giunto qui alle otto della sera, non avrai il tuo -danaro, fossero ancora otto ore e cinque minuti. - -— Allora, signore, disse Planchet, compratemi un orologio. - -— Prendi questo, disse Athos dandogli il suo colla consueta generosità, -e sii un bravo giovane; pensa bene che se parli, se ciarli, se -millanti, tu fai tagliare il collo al tuo padrone, che ha una così -grande confidenza nella tua fedeltà, che ci ha garantiti di te. -Ma pensa altresì che, se per colpa tua accade qualche disgrazia a -d'Artagnan, io ti ritroverò da pertutto per aprirti il ventre. - -— Oh! signore! disse Planchet umiliato da questi sospetti, e -soprattutto spaventato dall'aria calma del moschettiere. - -— Ed io, disse Porthos girando i suoi grossi occhi, pensa che ti -scortico vivo. - -— Ah! signore! - -— Ed io, disse Aramis colla sua voce dolce e melodiosa, pensa che ti -brucio a fuoco lento come un selvaggio. - -— Ah! signore! - -E Planchet si mise a piangere; noi non oseremo dire se ciò fosse pel -terrore delle minacce che gli venivano fatte, o per tenerezza di vedere -quattro amici così strettamente uniti di intenzioni. - -D'Artagnan gli prese la mano. - -— Vedi tu, Planchet gli disse, questi signori ti dicono tuttociò, per -la tenerezza che mi portano, essi però nel fondo del loro cuore ti -amano. - -— Oh! signore, disse Planchet, o io riuscirò, o sarò tagliato in -quattro; e mi tagliassero in quarti, siate convinto che non vi sarà un -mezzo che mi farà parlare. - -Fu deciso che Planchet partirebbe l'indomani a otto ore dei mattino, -affinchè come egli aveva detto, potesse imparare a memoria nella -notte la lettera che portava. Egli guadagnò precisamente dodici ore -con questo accomodamento, poichè egli doveva essere di ritorno il -sedicesimo giorno a otto ore di sera. - -L'indomani al momento in cui si stava per montare a cavallo, d'Artagnan -che si sentiva nel fondo del suo cuore debole per il duca di Buckingham -prese Planchet a parte: - -— Ascolta, gli disse, quando tu avrai rimessa la lettera a lord de -Winter, e che egli l'avrà letta, gli dirai ancora: «vegliate sopra Sua -Grazia, lord Buckingham, poichè si vuole assassinarlo». Ma ciò è cosa -così grave, e così importante, che io non ho voluto neppure confidare -ai miei amici che io ti affidava questo segreto, e che per un posto da -capitano io non vorrei scrivertelo. - -— Siate tranquillo, signore, disse Planchet; voi vedrete se si può -contare sopra di me. E montato sopra un eccellente cavallo che egli -doveva lasciare a venti leghe, per prendere la posta, Planchet partì al -galoppo, col cuore un poco ristretto dalla trista promessa che gli era -stata fatta dai moschettieri, ma del resto colle migliori disposizioni. - -Bazin partì l'indomani mattina per Tours, ed ebbe otto giorni a -compiere la sua missione. I quattro amici, durante tutto il tempo di -queste due assenze, avevano come bene si può capire, gli occhi più che -mai in guardia, il naso al vento, e le orecchie in ascolto. Le loro -giornate si passavano a tentare di sorprendere ciò che si diceva, a -sorvegliare gli andamenti del ministro, e a fiutare tutti i corrieri -che giungevano. Più d'una volta un insormontabile tremito li colse, -quando furono chiamati per un servizio inatteso. Essi d'altronde -avevano pure da sorvegliare alla propria sicurezza: milady era un -fantasma che allorquando era comparso una volta a qualcuno, non lo -lasciava più dormire tranquillamente. - -La mattina dell'ottavo giorno, Bazin fresco come sempre, e sorridendo -secondo la sua abitudine, entrò nell'osteria nel Farfallone, mentre -i quattro amici erano sul punto di far colezione, dicendo, giusto il -convenuto: - -— Sig. Aramis, ecco la risposta di vostra cugina. - -I quattro amici si scambiarono una allegra occhiata: la metà -dell'affare era fatto: è vero che questa era la più corta e la più -facile. - -Aramis prese, arrossendo suo malgrado, la lettera che era di un -carattere grossolano e senza ortografia. - -— Buon Dio! gridò egli ridendo decisamente io sono disperato; giammai -questa povera Michon giungerà a scrivere come il sig. de Voiture. - -— Che cosa volere dire queste brave Migeon? domandò lo svizzero, che -era in vena di parlare con i quattro amici, quando giunse la lettera. - -— Oh! mio Dio! meno ancora di niente, disse Aramis, una piccola e -graziosa lavandaia, che amo molto, e alla quale ho chiesto alcune -biancherie lavorate di sua mano per modo di ricordo. - -— Se quella, disse lo svizzero, stare così gran dama come stare suo -carattere, voi dovete avere grande fortune, mio camerate! - -Aramis lesse la lettera, e lo passò ad Athos. - -— Osservate dunque quello che mi scrive, Athos, diss'egli. - -Athos gettò un colpo d'occhio sulla lettera, e per fare svanire tutti i -sospetti che avrebbero potuto nascere, lesse ad alta voce: - - «Cugino mio, mia sorella ed io indoviniamo benissimo i sogni, e ne - abbiamo una paura spaventosa; ma del vostro si potrà dire, almeno - io spero, che ogni sogno è una menzogna. Addio, portatevi bene, e - fate che di tempo in tempo sentiamo parlare di voi.» - - «ACLAÈ MICHON» - -— E di che sogno parla ella? domandò il dragone che si era avvicinato -durante la lettura. - -— Sì, di quale sogno? disse lo svizzero. - -— Perdinci! disse Aramis, la cosa è semplice, di un sogno che ho fatto -io, e che le ho raccontato nella mia lettera. - -— Ah! sì, per bacco essere tutto zimplice di ragontare sue sogne; ma io -non sognare mai. - -— Voi siete molto fortunato, disse Athos alzandosi, e vorrei pure dire -io altrettanto che voi! - -— Giammaie, riprese lo svizzero incantato che un uomo come Athos gli -avesse rivolta la parola. Giammaie, giammaie. - -D'Artagnan, vedendo che Athos si alzava, fece altrettanto, prese il suo -braccio e partì. - -Porthos e Aramis rimasero per tener testa agli scherzi del dragone e -dello svizzero. In quanto a Bazin se ne andò a dormire sopra un fascio -di paglia; e siccome egli aveva più immaginazione che lo svizzero, fece -dei sogni d'oro sul suo avvenire. - - - FINE DEL TERZO VOLUME. - - - - -INDICE DELLE MATERIE - -(VOL. III.) - - - _Continuazione del Capitolo XXXII._ 5 - CAP. XXXIII. _La padrona e la cameriera._ 10 - CAP. XXXIV. _Ove si tratta del modo di equipaggiarsi - di Aramis e di Porthos._ 20 - CAP. XXXV. _La notte tutti i gatti sono grigi._ 30 - CAP. XXXVI. _Il sogno di vendetta._ 40 - CAP. XXXVII. _Il segreto di Milady._ 48 - CAP. XXXVIII. _In che modo, senza incomodarsi, Athos - ritrovò il mezzo d'equipaggiarsi._ 55 - CAP. XXXIX. _Una dolce visione._ 66 - CAP. XL. _Una visione terribile._ 77 - CAP. XLI. _L'assedio della Rochelle._ 86 - CAP. XLII. _Il vino d'Anjou._ 101 - CAP. XLIII. _L'albergo del Colombaio Rosso._ 110 - CAP. XLIV. _Utilità delle gole da braciere._ 120 - CAP. XLV. _Scena coniugale._ 130 - CAP. XLVI. _Il bastione di san Gervasio._ 137 - CAP. XLVII. _Il consiglio dei Moschettieri._ 145 - CAP. XLVIII. _Affare di famiglia._ 166 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. III, by Alexandre Dumas - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. III *** - -***** This file should be named 60643-0.txt or 60643-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/6/4/60643/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. 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III, di Alexandre Dumas - </title> - <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" /> - <style type="text/css"> -body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} - -p {margin-top: 0em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify; text-indent: 1em;} -.blockquote {margin: 1em 5%;} -p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} -p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} -.indr2 {text-align: right; margin-right: 15%;} -.center {text-align: center; text-indent: 0;} - -div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} -div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} -div.titlepage p {text-align: inherit; text-indent: 0;} -div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} -div.verso p {text-align: inherit; text-indent: 0;} -div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} - -h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; -font-weight: normal; line-height: 1.5;} -h1 {font-size: 150%;} -h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} - -span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} - -hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} -hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} -hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} -@media handheld { -hr.silver {display: none;} -} - -.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} - -.pad4 {margin-top: 4em;} -.pad2 {margin-top: 2em;} -.pad1 {margin-top: 1em;} - -.small {font-size: 85%;} -.large {font-size: 115%;} -.x-large {font-size: 130%;} -.main-t {font-size: 200%;} -.smcap {font-variant: small-caps;} -.lowercase {text-transform: lowercase;} - -table {margin: auto; border-collapse: collapse;} -.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;} -.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} -.indice td.cap {text-align: left; vertical-align: top; white-space: nowrap;} -.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} - -.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; - margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} -.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} -.tnote p {padding: 0 1em;} -.covernote {visibility: hidden; display: none;} -@media handheld { - .covernote {visibility: visible; display: block;} -} - - </style> - </head> -<body> - - -<pre> - -Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. III, by Alexandre Dumas - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: I tre moschettieri, vol. III - -Author: Alexandre Dumas - -Translator: Angiolo Orvieto - -Release Date: November 6, 2019 [EBook #60643] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. III *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -I TRE<br /> -MOSCHETTIERI -<span class="smaller">VOL. III.</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -<span class="small">I TRE</span><br /> -MOSCHETTIERI -</p> - -<p class="pad2"> -<span class="small">DI</span><br /><br /> -<span class="x-large">Alessandro Dumas</span> -</p> - -<p class="pad2"> -VERSIONE<br /> -DI ANGIOLO ORVIETO. -</p> - -<p class="pad1 small"> -VOL. III. -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large">Napoli,</span><br /> -<span class="small">GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE<br /> -Strada Trinità Maggiore nº 27<br /> -1853</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -TIPOGRAFIA DI G. PALMA -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h2 id="cap32">CONTINUAZIONE -DEL -CAPITOLO XXXII.</h2> -</div> - -<p> -Dopo la minestra la serva portò un pollo allessato, -magnificenza che fece dilatare le palpebre dei convitati -in modo tale che sembravano avessero a schizzare -fuori delle orbite. -</p> - -<p> -— Si vede che amate la vostra famiglia, signora Coquenard, -disse il procuratore con un sorriso quasi tragico; -ecco, certamente, una galanteria che voi fate a -vostro cugino. -</p> - -<p> -Il povero pollo era magro, e rivestito con quelle -grosse pelli increspate che le ossa non giungono mai a -traforare ad onta dei loro sforzi; abbisognava che fosse -stato cercato lungamente prima di ritrovarlo nel pollaio, -ove si era ritirato per morire di vecchiaia. -</p> - -<p> -— Diavolo! pensò Porthos, questa è una cosa molto -trista; io rispetto la vecchiaia, ma ne faccio poco conto -nell'arrosto e nel lesso. -</p> - -<p> -E guardò in giro per vedere se la sua opinione era -divisa dagli altri; ma, tutto al contrario di lui, egli non -vide che occhi fiammeggianti che divoravano in antecedenza -questo pollo sublime, oggetto del suo disprezzo. -</p> - -<p> -La signora Coquenard tirò a se il piatto, staccò con -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -maestria le due grandi zampe nere che depose sul piatto -di suo marito, staccò il collo colla testa che mise a -parte per se stessa, levò un'ala per Porthos, e rimise -alla serva l'animale che poco prima aveva portato, che -se ne ritornò quasi intatto, e che era scomparso prima -che il moschettiere avesse avuto il tempo di esaminare -le variazioni di rincrescimento disegnatesi sui visi -degli scrivani, a seconda dei caratteri e dei temperamenti -di coloro che lo provavano. -</p> - -<p> -Dopo il pollo, fece la sua entrata un piatto di fave, -piatto enorme, nel quale alcune ossa di montone, che -a primo aspetto si sarebbero potuto credere accompagnate -dalla loro carne, facevano sembiante di farsi vedere. -</p> - -<p> -Ma gli scrivani non furono ingannati da questa soperchieria, -e le fisonomie lugubri divennero visi rassegnati. -</p> - -<p> -La signora Coquenard distribuì questo cibo ai giovani, -colla moderazione di una buona economa. -</p> - -<p> -Era venuto il giro dei vini. Il sig. Coquenard versò, -da una bottiglia dal collo molto stretto, il terzo di un -bicchiere a ciaschedun giovane, ne versò a se stesso -una porzione quasi eguale, e la bottiglia passò subito -dalla parte di Porthos e della signora Coquenard. -</p> - -<p> -I giovani riempirono d'acqua questo terzo di vino; -quindi, quando ebbero bevuta la metà del bicchiere, -lo riempivano nuovamente d'acqua, e sempre facevano -lo stesso, cosa che li portava, alla fine del pranzo, -a bere una bevanda che dal colore del rubino, era passata -a quello del topazio bruciato. -</p> - -<p> -Porthos mangiò timidamente la sua ala di pollo. Bevè -pure il suo mezzo bicchiere di questo vino molto economico, -che riconobbe per vino di Montreuil. Il sig. -Coquenard lo guardò inghiottire questo vino puro, e -sospirò. -</p> - -<p> -— Non mangiate di queste fave, cugino mio Porthos? -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -disse la signora Coquenard con quel tuono che vuol dire: -credete a me, non ne mangiate. -</p> - -<p> -— Grazie, cugina mia, diss'egli, io non ho più fame. -</p> - -<p> -Successe un momento di silenzio. Porthos non sapeva -in qual modo contenersi. Il procuratore ripetè più -volte: -</p> - -<p> -— Ah! signora Coquenard, io ve ne faccio i miei rallegramenti, -il vostro pranzo è un vero festino. -</p> - -<p> -Porthos credè di essere mistificato, e cominciò a -rialzare i suoi baffi, e ad aggrottare il sopracciglio; -ma lo sguardo della signora Coquenard lo consigliò alla -pazienza. -</p> - -<p> -In questo momento, in seguito ad uno sguardo del -procuratore, gli scrivani si alzarono lentamente da tavola, -piegarono anche più lentamente le loro salviette, -quindi salutarono e partirono. -</p> - -<p> -— Andate, giovanotti, andate a fare la digestione -lavorando, disse gravemente il procuratore. -</p> - -<p> -Gli scrivani partirono, la signora Coquenard si alzò, -e cavò da una credenza un pezzo di formaggio, dei dolci -di cotogno, ed un bodino ch'ella stessa aveva fatto -colle mandorle e col miele. -</p> - -<p> -Il signor Coquenard aggrottò il sopracciglio, poichè -vedeva troppe vivande. -</p> - -<p> -— Un festino, decisamente un festino! gridò egli agitandosi -sul suo seggio, un vero festino! <i>Epulae epularum</i>: -Lucullo che pranzo da Lucullo! -</p> - -<p> -Porthos guardò la bottiglia che era vicina a lui, e -sperò di pranzare col vino, pane e formaggio; ma il vino -mancò ben presto, la bottiglia era vuota: il signore -e la signora Coquenard fecero sembiante di non accorgersene. -</p> - -<p> -— Sta bene, disse a se stesso Porthos, eccomi avvisato -per un'altra volta. -</p> - -<p> -Passò la sua lingua sul piccolo cucchiaio di dolci, e -si agglutinò i denti nella pasta colante della signora -Coquenard. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -</p> - -<p> -— Ora, diss'egli, il sacrifizio è compiuto. -</p> - -<p> -Il signor Coquenard, dopo le delizie di un simile -pranzo, che egli chiamava un eccesso, provò il bisogno -di fare la sua sesta. Porthos sperava che la cosa avrebbe -avuto luogo nella stessa località, ma il procuratore -non volle intender niente; abbisognò ricondurlo nella -sua camera, e gridò tanto fino a che non fu rimesso -davanti il suo armadio, sulle imposte del quale, per -maggiore precauzione, appoggiò i suoi piedi. -</p> - -<p> -La procuratrice condusse Porthos nella camera vicina. -</p> - -<p> -— Voi potete venire a pranzo tre volte la settimana, -disse la sig. Coquenard. -</p> - -<p> -— Grazie, rispose Porthos, io non voglio abusare. -D'altronde bisogna che io pensi ad equipaggiarmi. -</p> - -<p> -— È vero, disse la procuratrice gemendo; vi è questo -disgraziato equipaggio: non è così? -</p> - -<p> -— Pur troppo sì! disse Porthos. -</p> - -<p> -— Ma di che cosa dunque si compone l'abbigliamento -del vostro corpo, sig. Porthos. -</p> - -<p> -— Oh! di molte cose, disse Porthos; i moschettieri, come -ben sapete, sono soldati di un corpo scelto, e loro -abbisognano degli oggetti che sono inutili alle altre -guardie ed agli svizzeri. -</p> - -<p> -— Ma pure dettagliatemi i vostri bisogni. -</p> - -<p> -— Ciò porterà... disse Porthos, che amava meglio -discutere il totale di quello che il dettaglio. -</p> - -<p> -La procuratrice aspettò fremendo. -</p> - -<p> -— A quanto? diss'ella; spero bene che ciò non oltrepasserà -le... -</p> - -<p> -E si fermò, la parola le venne meno. -</p> - -<p> -— Oh! no, disse Porthos, non oltrepasserà le due -mila e cinquecento lire. Credo anzi che colla economia -uno se ne possa cavare con due mila lire. -</p> - -<p> -— Buon Dio! due mila lire! gridò ella; questa è la -fortuna di una famiglia, e giammai mio marito acconsentirà -a prestare una tal somma! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -</p> - -<p> -Porthos fece una boccaccia delle più espressive; la -signora Coquenard lo capì. -</p> - -<p> -— Io domandava i dettagli, diss'ella, perchè avendo -molti parenti e dei clienti nel commercio, era quasi -sicura di ottenere gli oggetti ad un cento per cento al -disotto del prezzo che voi stesso potreste comprarli. -</p> - -<p> -— Ah! ah! fece Porthos, se non è che questo che volevate -darmi... -</p> - -<p> -— Sì, caro Porthos. Voi avete bisogno primieramente... -</p> - -<p> -— Di un cavallo. -</p> - -<p> -— Sì, un cavallo. Ebbene! io ho precisamente ciò -che vi conviene. -</p> - -<p> -— Ah! disse Porthos raggiante, ecco dunque che va -bene in quanto al mio cavallo; in seguito mi abbisogna -il cavallo del mio lacchè e la mia valigia. Perciò che -riguarda le mie armi, non fa d'uopo che ve ne occupiate, -io le ho. -</p> - -<p> -— Un cavallo per il vostro lacchè? riprese esitando -la signora procuratrice, ma questa è una cosa da gran -signore, amico mio. -</p> - -<p> -— E che! signora, disse con orgoglio Porthos, sono -io forse per caso un pezzente? -</p> - -<p> -— No. Io vi dicea soltanto che un bel muletto aveva -qualche volta un così bell'aspetto quanto un cavallo, -e che mi sembra che procurando un bel muletto per -il vostro Mousqueton... -</p> - -<p> -— Vada per il bel muletto, disse Porthos, voi avete -ragione, ho veduto dei grandissimi signori spagnuoli -che avevano tutto il loro seguito sui muli. Ma -allora voi capirete, signora Coquenard, che vi abbisogna -un mulo col pennacchio ed i sonagliuoli. -</p> - -<p> -— Siate tranquillo, rispose la procuratrice. -</p> - -<p> -— Resta ora la valigia, riprese Porthos. -</p> - -<p> -— Oh! che questo non v'inquieti, gridò la signora -Coquenard, mio marito ha cinque o sei valigie, voi sceglierete -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -la migliore; egli ne ha particolarmente una, -che prediligeva nei suoi viaggi, e che è grande da contenere -il mondo. -</p> - -<p> -— È dunque vuota la vostra valigia? domandò Porthos. -</p> - -<p> -— Sicuramente, ella è vuota, rispose la procuratrice. -</p> - -<p> -— Ah! ma la valigia di cui ho bisogno, disse Porthos, -è una valigia ben guarnita, mia cara. -</p> - -<p> -La signora Coquenard emise dei nuovi sospiri. Molière -non aveva ancora scritto la sua scena dell'avaro. -La signora Coquenard ha dunque la primazia sull'Arpagone. -</p> - -<p> -Del resto dell'equipaggio fu dibattuto successivamente -nello stesso modo, e il risultato della scena fu -che la procuratrice avrebbe domandato a suo marito -un imprestito di ottocento lire in contante, e somministrerebbe -il cavallo ed il mulo che avrebbe avuto lo -onore di portare alla gloria Porthos e Mousqueton. -</p> - -<p> -Stabilite queste condizioni, e stipulati gl'interessi, -come pure l'epoca del rimborso, Porthos prese congedo -dalla signora Coquenard, rientrò in casa sua con -molta fame, e di cattivissimo umore. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap33">CAPITOLO XXXIII. -<span class="smaller">LA PADRONA E LA CAMERIERA.</span></h2> -</div> - -<p> -Frattanto, come lo abbiamo detto, ad onta delle -grida della sua coscienza, ad onta dei saggi consigli di -Athos, e la tenera rimembranza della signora Bonacieux, -d'Artagnan divenne d'ora in ora più innamorato di -milady; per questo non mancò, tutti i giorni, di andare -a far una corte, alla quale l'avventuroso Guascone -si era convinto ch'ella non poteva a meno di presto o -tardi corrispondere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<p> -Una sera che egli giungeva a naso alzato, leggero -come un uomo che aspetta una pioggia d'oro, incontrò -la cameriera sulla porta di casa; ma questa volta -la bella Ketty non si contentò punto di sorridergli di -passaggio, lo prese dolcemente per la mano. -</p> - -<p> -— Buono! fece d'Artagnan, ella è incaricata di qualche -messaggio per me, per parte della sua padrona; -ella mi darà un qualche appuntamento, che non si ha -avuto il coraggio di darmi a voce. -</p> - -<p> -E guardò la bella giovinetta coll'aria la più trionfante -che avesse potuto assumere. -</p> - -<p> -— Vorrei dirvi due parole, signor cavaliere, balbettò -la cameriera. -</p> - -<p> -— Parla, figlia mia; parla, disse d'Artagnan, io ascolto. -</p> - -<p> -— Qui è impossibile; ciò che debbo dirvi è troppo -lungo, e soprattutto troppo segreto. -</p> - -<p> -— Ebbene! ma, come fare allora? -</p> - -<p> -— Se il signor cavaliere volesse seguirmi..., disse -timidamente Ketty. -</p> - -<p> -— Dove vorrai, mia bella fanciulla. -</p> - -<p> -— Allora venite. -</p> - -<p> -E Ketty, che non aveva lasciata la mano di d'Artagnan, -lo condusse per una piccola scala oscura e tortuosa, -e dopo avergli fatto salire una quindicina di scalini, -aprì una porta. -</p> - -<p> -— Entrate, sig. cavaliere, qui saremo soli, e potremo -parlare. -</p> - -<p> -— E di chi è adunque questa camera, mia bella fanciulla? -domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— È la mia, sig. cavaliere; essa comunica con quella -della mia padrona per mezzo di questa porta; ma -siate tranquillo, ella non potrà sentire ciò che noi diciamo, -poichè non va mai in letto che dopo la mezzanotte. -</p> - -<p> -D'Artagnan gettò un colpo d'occhio intorno a se: la -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -piccola camera era preziosa pel gusto e per la proprietà; -ma suo malgrado, i suoi occhi si fissarono su quella -porta che Ketty gli aveva detto che metteva nella -camera di milady. -</p> - -<p> -Ketty indovinò ciò che si passava nella mente del -giovane, e mandò un sospiro. -</p> - -<p> -— Voi dunque amate molto la mia padrona, sig. cavaliere? -diss'ella. -</p> - -<p> -— Io non so se l'amo davvero, ma quello che so si -è che ne sono pazzo. -</p> - -<p> -Ketty mandò un secondo sospiro. -</p> - -<p> -— Ohimè! signore, ciò è ben doloroso! -</p> - -<p> -— E che diavolo vedi tu dunque di così doloroso? -</p> - -<p> -— È, signore, che la mia padrona non vi ama punto. -</p> - -<p> -— Kem! fece d'Artagnan, ti avrebbe fors'ella incaricato -di dirmelo? -</p> - -<p> -— Oh! no, signore, ma sono io che per l'interesse -che vi porto ho preso la risoluzione di comunicarvelo. -</p> - -<p> -— Grazie, mia buona Ketty, ma soltanto dell'intenzione; -poichè la confidenza, tu ne converrai, non è -punto aggradevole. -</p> - -<p> -— Vale a dire che voi non credete a quello che vi -dico, non è vero? -</p> - -<p> -— Si ha sempre difficoltà a credere simili cose, mia -bella fanciulla, non fosse altro che per amor proprio. -</p> - -<p> -— Dunque voi non mi credete punto? -</p> - -<p> -— Ti confesso che fino a tanto che non ti degni di -darmi qualche prova di ciò che mi assicuri... -</p> - -<p> -— Che dite voi di questa? -</p> - -<p> -E Ketty cavò dal suo petto un piccolo biglietto senza -indirizzo. -</p> - -<p> -— Per me? disse d'Artagnan, impadronendosi prestamente -della lettera. -</p> - -<p> -E mercè un movimento rapido come il pensiero, -ruppe il sigillo ad onta di un grido di Ketty, che vedendo -ciò che stava per fare, o per meglio dire ciò che -faceva: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio, signor cavaliere, che avete voi fatto! -</p> - -<p> -— Ah! perdono! non bisogna che io conosca ciò che -mi è indirizzato. -</p> - -<p> -E lesse: -</p> - -<p> -«Voi non avete risposto al mio primo biglietto; siete -voi forse malato? o pure avreste voi già dimenticato -quali occhi mi faceste al ballo della signora de -Guise? ecco l'occasione, conte, non ve la lasciate -fuggire.» -</p> - -<p> -D'Artagnan impallidì, egli era ferito nel suo amor -proprio e si credè ferito anche nel suo amore. -</p> - -<p> -— Questo biglietto non è per me? gridò egli. -</p> - -<p> -— No, è per un altro, ecco quello che voi non mi avete -lasciato il tempo di dirvi. -</p> - -<p> -— Per un altro! il suo nome? gridò d'Artagnan furioso. -</p> - -<p> -— Il signor conte de Wardes. -</p> - -<p> -La rimembranza della scena di S. Germano si presentò -subito al pensiero del presuntuoso Guascone, e -confermò ciò che le aveva rivelato Ketty. -</p> - -<p> -— Povero sig. d'Artagnan! diss'ella con una voce -piena di compassione, stringendo di nuovo la mano -del giovane. -</p> - -<p> -— Tu mi compiangi, buona giovinetta? disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sì! e con tutto il cuore, poichè so che cosa vuol -dire amore. -</p> - -<p> -— Tu sai che cosa è l'amore? disse d'Artagnan guardandola -per la prima volta con una certa attenzione. -</p> - -<p> -— Ahimè! sì. -</p> - -<p> -— Ebbene! invece di compiangermi, farai molto meglio -ad aiutarmi per vendicarmi della tua padrona. -</p> - -<p> -— E qual sorta di vendetta vorreste voi prendervi? -</p> - -<p> -— Vorrei supplantare il mio rivale. -</p> - -<p> -— In questo io non vi aiuterò, sig. cavaliere, disse -vivamente Ketty. -</p> - -<p> -— E perchè? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -</p> - -<p> -— Per due ragioni. -</p> - -<p> -— E quali? -</p> - -<p> -— La prima, è perchè la mia padrona non vi amerà -mai. -</p> - -<p> -— Che ne sai tu? -</p> - -<p> -— Voi l'avete ferita nel più vivo del cuore. -</p> - -<p> -— E in che posso io averla ferita, io che dal momento -che la conosco, vivo ai suoi piedi come uno schiavo? -Parla, te ne prego. -</p> - -<p> -— Questo non lo confiderò che all'uomo che... saprà -leggere fino al fondo dell'anima mia. -</p> - -<p> -D'Artagnan guardò Ketty per la seconda volta. La -giovanetta era di una freschezza e di una bellezza che -molte duchesse l'avrebbero acquistata in cambio delle -loro corone. -</p> - -<p> -— Ketty, diss'egli, io leggerò fino al fondo dell'anima -tua: che ciò non ti trattenga, mia cara fanciulla; -ma parla. -</p> - -<p> -— Oh! no, gridò Ketty, voi non mi amate, voi me lo -avete detto or ora. -</p> - -<p> -— E ciò t'impedisce pure di farmi conoscere la seconda -ragione? -</p> - -<p> -— La seconda ragione, sig. cavaliere, riprese Ketty -incoraggiata dall'espressione degli occhi del giovane, è -che in amore, ciascuno pensa per se. -</p> - -<p> -Allora soltanto d'Artagnan si ricordò le occhiate languide -di Ketty, i suoi sorrisi e i suoi sospiri soffocati -ogni volta che la incontrava; ma assorto dal desiderio -di piacere alla gran dama, non aveva degnato la cameriera: -chi va alla caccia dell'aquila, non si occupa dei -rosignuoli. -</p> - -<p> -Ma questa volta il nostro Guascone vide con un sol -colpo d'occhio tutto il partito che v'era da ricavarsi -da questo amore, che Ketty aveva confessato con tanta -ingenuità. Intercettazione delle lettere dirette al -conte de Wardes, intelligenza nella piazza, entrata libera -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -in tutte le ore per la camera di Ketty, contigua -a quella della padrona. Il perfido come si vede, sagrificava -la povera giovanetta alla gran dama. -</p> - -<p> -Frattanto suonò mezzanotte, e s'intese quasi nel medesimo -punto il campanello della camera di milady. -</p> - -<p> -— Gran Dio! gridò Ketty, ecco la mia padrona che -mi chiama; partite, partite, presto. -</p> - -<p> -D'Artagnan si alzò, prese il cappello, come se avesse -volontà di obbedire, quindi aprendo prestamente -l'imposta di un grande armadio, invece di aprir quella -della porta, vi si cacciò dentro, in mezzo alle vesti ed ai -pettinatori di milady. -</p> - -<p> -— Che fate voi dunque? gridò Ketty. -</p> - -<p> -D'Artagnan che nell'entrare aveva presa la chiave, -si chiuse dentro al suo armadio senza rispondere. -</p> - -<p> -— Ebbene! gridò milady con voce acre, dormite voi -forse, che non sentite quando vi si chiama? -</p> - -<p> -E d'Artagnan intese che si aprì violentemente la -porta di comunicazione. -</p> - -<p> -— Eccomi! milady, eccomi! gridò Ketty slanciandosi -incontro alla sua padrona. -</p> - -<p> -Entrambe rientrarono nella camera della signora; e -siccome la porta di comunicazione rimase aperta, -d'Artagnan potè ancora sentire per qualche tempo la padrona -che sgridava la servente; quindi finalmente si -rappacificò, e la conversazione cadde su di lui, nel mentre -che Ketty accomodava la sua padrona. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse milady, questa sera non ho veduto -il nostro Guascone. -</p> - -<p> -— Come, signora, disse Ketty, non è venuto? sarebbe -egli volubile anche prima d'essere felice? -</p> - -<p> -— Oh! no: bisogna dire che ne sia stato impedito -dal sig. de Tréville o dal signor des Essarts. Io lo conosco -bene, io lo tengo in mio potere. -</p> - -<p> -— E che ne farà la signora? -</p> - -<p> -— Che cosa ne farò? sii tranquilla, Ketty: fra questo -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -uomo e me vi passa una cosa che egli ignora. Poco è -mancato ch'egli non mi abbia fatto perdere tutto il -mio credito presso il ministro. Oh! io mi vendicherò! -</p> - -<p> -— Io credeva che la signora lo amasse. -</p> - -<p> -— Io amarlo! lo detesto. Uno stupido che tien la vita -di lord Winter fra le sue mani, e non l'uccide! e -che mi fa perdere trecento mila lire di rendita! -</p> - -<p> -— È vero disse Ketty, vostro figlio è il solo erede -di suo zio, e fino alla sua maggiorità avreste potuto -godere le rendite delle sue ricchezze. -</p> - -<p> -D'Artagnan fremette fino alle midolla delle ossa nel -sentire questa soave creatura rimproverargli, con quella -voce stridula che durava tanta fatica a nascondere -nella conversazione, di non avere ucciso un uomo che -la ricolmava di tanti tratti d'amicizia. -</p> - -<p> -— Io già, continuò milady, mi sarei vendicata di lui, -se, non so il perchè, il ministro non mi avesse ordinato -d'avergli dei riguardi. -</p> - -<p> -— Oh! sì. Ma la signora non ha avuto riguardi per -quella povera donna che egli amava. -</p> - -<p> -— Oh! la merciaia della strada Fossoyeurs? non ha -già forse dimenticato ch'ella esisteva? la bella vendetta -in fede mia! -</p> - -<p> -Un freddo sudore colava sulla fronte di d'Artagnan, -questa donna era dunque un mostro! -</p> - -<p> -Si rimise ad ascoltare; ma disgraziatamente la toaletta -era finita. -</p> - -<p> -— Sta bene, disse milady, rientrate in camera, e cercate -domani di avere una risposta alla lettera che vi -ho consegnata. -</p> - -<p> -— Per il sig. de Wardes? disse Ketty. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, il sig. de Wardes. -</p> - -<p> -— Eccone uno, disse Ketty, che ha l'aspetto di essere -tutto al contrario di questo povero sig. d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sortite, madamigella, disse milady, io non amo -i comenti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -</p> - -<p> -D'Artagnan intese serrare la porta, quindi il rumore -di due chiavistelli che metteva milady, affine di -chiudersi nella sua camera. Dal canto suo, ma il più -dolcemente che potè, Ketty dette alla porta un giro -di chiave. Allora d'Artagnan spinse l'imposta dell'armadio. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! disse a bassa voce; che avete voi? -come siete pallido! -</p> - -<p> -— Abbominevole creatura! mormorò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Silenzio! silenzio! sortite, disse Ketty; non vi è -che un muro fra la mia camera e quella di milady: si -intende dall'una tutto ciò che si dice dall'altra. -</p> - -<p> -— Alla buon'ora; ma io non sortirò che allora quando -tu mi avrai detto che cosa è divenuto della sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -La povera giovanetta giurò a d'Artagnan che ella lo -ignorava compiutamente; la sua padrona non lasciava -penetrare se non che la metà dei suoi segreti. Soltanto -ella credeva di potere assicurare che non era morta. -</p> - -<p> -In quanto alla causa per la quale poco era mancato -che milady non perdesse tutto il suo credito presso il -ministro, Ketty non ne sapeva di più: ma, questa volta, -d'Artagnan ne sapeva più di lei. Siccome aveva scoperto -milady sopra un bastimento in consegna al momento -in cui egli stesso lasciava l'Inghilterra, dubitò -che quella volta si trattasse dell'affare dei puntali di -diamanti. -</p> - -<p> -Ciò che vi era di più chiaro in tutto questo è che il -vero odio, l'odio profondo, l'odio inveterato di milady, -gli veniva dal non aver ucciso suo cognato. -</p> - -<p> -D'Artagnan ritornò il giorno dopo presso milady. Ella -era di cattivissimo umore; d'Artagnan capì che quella -era la mancanza di risposta al biglietto del sig. de Wardes -che l'agghiacciava in tal modo. Entrò Ketty; ma -milady la ricevette con molta durezza. Un colpo d'occhio -che lanciò a d'Artagnan, voleva dire: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -</p> - -<p> -— Voi vedete che io soffro per voi. -</p> - -<p> -Però, verso la fine della serata, la bella lionessa si -ammansò, e ascoltò sorridendo le dolci parole di d'Artagnan; -ella giunse perfino a dargli la mano da baciare. -</p> - -<p> -D'Artagnan sortì, non sapendo più che pensare; ma -siccome egli era un Guascone al quale non si poteva così -facilmente far perdere la testa, aveva costruito nell'animo -suo un piccolo piano. -</p> - -<p> -Egli ritrovò Ketty alla porta, e come la sera innanzi, salì -nella sua camera per avere delle notizie. Ketty -era stata molto rimproverata; era stata accusata di negligenza. -Milady non capiva niente sul silenzio del conte -de Wardes, e le aveva ordinato di entrare in camera -sua alle nove del mattino per prendere i suoi ordini. -</p> - -<p> -D'Artagnan fece promettere a Ketty che l'indomani -mattina sarebbe andata da lui per dirgli di qual natura -erano questi ordini. La povera giovinetta promise tutto -ciò che volle d'Artagnan: ella era pazza. -</p> - -<p> -A undici ore, vide giungere Ketty. Ella teneva in -mano un nuovo biglietto di milady. Questa volta la povera -fanciulla non tentò nemmeno di contenderlo a d'Artagnan; -ella lo lasciò fare; non ardiva più di dare una -negativa al suo bel soldato. -</p> - -<p> -D'Artagnan aprì questo secondo biglietto che egualmente -non portava nè firma nè indirizzo, e lesse quanto -segue: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Ecco la terza volta che vi scrivo per dirvi che io -vi amo; guardatevi che non abbia a scrivervi una quarta -volta per dirvi che vi detesto.» -</p> -</div> - -<p> -D'Artagnan arrossì e impallidì più volte guardando -questo biglietto. -</p> - -<p> -— Oh! voi l'amate sempre! disse Ketty, che non aveva -mossi gli occhi un istante dal viso del giovane. -</p> - -<p> -— No, Ketty, tu t'inganni; io non l'amo più, ma voglio -vendicarmi del suo disprezzo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -</p> - -<p> -Ketty sospirò. -</p> - -<p> -D'Artagnan prese una penna, e scrisse. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Signora, fin qui io aveva dubitato che non fossero -diretti veramente a me i vostri due primi biglietti, -tanto io mi credeva indegno di un simile onore. -</p> - -<p> -«Ma oggi bisogna bene che io creda all'eccesso della -vostra bontà, poichè non solo la vostra lettera, ma -ancora la vostra cameriera mi affermano che ho la felicità -di essere amato da voi. -</p> - -<p> -«Verrò ad implorare il mio perdono questa sera a -undici ore. Ritardare di un giorno, sarebbe ora ai miei -occhi il farvi una nuova offesa. -</p> - -<p> -«<i>Colui che voi fate il più felice degli uomini</i>.» -</p> -</div> - -<p> -Questo biglietto non era precisamente falso; d'Artagnan -non lo firmò, ma era un'indelicatezza; era anzi, -sotto il punto di vista dei nostri attuali costumi, qualche -cosa che si accostava all'infamia; ma in quell'epoca -si avevano minori riguardi che non si hanno oggi. -D'altronde, d'Artagnan per la propria confessione di milady, -la sapeva colpevole di tradimento in affari più importanti, -e non aveva per lei che una stima molto leggiera. -Finalmente egli voleva vendicarsi della condotta -di lei verso la signora Bonacieux. -</p> - -<p> -Il piano di d'Artagnan era semplicissimo. Dalla camera -della servente egli giungerebbe a quella della padrona; -ivi avrebbe confuso la perfida, l'avrebbe minacciata -di comprometterla con pubblico scandalo, ed otterrebbe -da lei per mezzo del terrore tutte le informazioni -che desiderava sopra la sorte della sua Costanza. -Fors'anche la libertà della bella merciaia sarebbe stato -il risultato di questa visita. -</p> - -<p> -— Prendi, disse il giovane rimettendo a Ketty il biglietto -sigillato, consegna questa lettera a milady, essa -è la riposta del signor de Wardes. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -</p> - -<p> -La povera Ketty divenne pallida come la morte; ella -dubitava di ciò che poteva contenere il biglietto. -</p> - -<p> -— Ascolta, mia cara fanciulla, le disse d'Artagnan, tu -capisci che bisogna che tutto ciò finisca in un modo o -nell'altro; può scovrire che tu hai consegnato il primo -biglietto al mio lacchè in vece di consegnarlo al lacchè -del conte; che sono stato io che ho disuggellati gli altri -due che dovevano esserlo dal signor de Wardes. Allora -milady ti discaccerà, e tu la conosci; non è donna -da limitare a questo la sua vendetta. -</p> - -<p> -— Ahimè! disse Ketty, perchè mai mi sono io esposta -a tutto questo! -</p> - -<p> -— Per me, lo so bene, mia bella, disse il giovane; io -te ne sono riconoscente, te lo giuro. -</p> - -<p> -— Ma finalmente, che cosa contiene il vostro biglietto? -</p> - -<p> -— Milady te lo dirà. -</p> - -<p> -— Ah! voi non mi amate gridò Ketty, e io sono ben -disgraziata! -</p> - -<p> -Ketty pianse molto prima di decidersi a consegnare -questa lettera a milady; ma finalmente si decise, pel trasporto -che portava alla sua giovane guardia; era tutto -ciò che voleva d'Artagnan. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap34">CAPITOLO XXXIV. -<span class="smaller">OVE SI TRATTA DEL MODO DI EQUIPAGGIARSI DI ARAMIS -E DI PORTHOS</span></h2> -</div> - -<p> -Dopo che i quattro amici si erano messi ciascuno alla -caccia del modo di equipaggiarsi, non vi erano fra di -loro riunioni ad ore stabilite: pranzavano gli uni senza -gli altri, o piuttosto ove si ritrovavano; s'incontravano -dove potevano. Il servizio, dal canto suo prendeva pure -la sua parte di questo tempo così prezioso che scorreva -tanto rapidamente. Erano soltanto convenuti di -riunirsi una volta la settimana, verso un'ora, all'alloggio -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -di Athos, atteso che quest'ultimo, a norma del giuramento -che aveva fatto, non oltrepassava più la soglia -della sua porta. -</p> - -<p> -Il giorno stesso in cui Ketty venne a ritrovare d'Artagnan -in casa sua era il giorno della riunione. -</p> - -<p> -Appena che Ketty fu sortita, d'Artagnan si diresse -verso la strada Verou. -</p> - -<p> -Egli trovò Athos ed Aramis che filosofavano. Aramis -ritornava a prendere qualche inclinazione al ritiro -dal mondo. Athos, secondo le sue abitudini, non lo dissuadeva, -nè le incoraggiava. Athos era del sentimento -che si lasciasse a ciascuno il suo libero arbitrio. Egli -non dava mai consigli, quando non gli venivano -chiesti; ed anche allora bisognava chiederli due volte. -</p> - -<p> -— In generale, non si domanda consigli, diceva egli, -che per non saperli, o, se alcuno li segue, per avere -qualcuno a cui fare dei rimproveri per averli dati. -</p> - -<p> -Porthos giunse un istante dopo d'Artagnan. I quattro -amici si ritrovarono adunque in seduta completa. -</p> - -<p> -I quattro visi esprimevano quattro sentimenti diversi: -quello di Porthos la tranquillità, quello di d'Artagnan -la speranza, quello di Aramis l'inquietudine, quello -di Athos la non curanza. -</p> - -<p> -In capo ad un istante di conversazione, nel quale -Porthos lasciò travedere che una persona di alta condizione -aveva voluto incaricarsi di toglierlo da ogni imbarazzo, -entrò Mousqueton. -</p> - -<p> -Egli veniva a pregare Porthos di passare al suo alloggio, -ove, diceva egli con un'aria molto pietosa, la -sua presenza era urgente. -</p> - -<p> -— Sono forse i miei equipaggi? domandò Porthos. -</p> - -<p> -— Sì e no, rispose Mousqueton. -</p> - -<p> -— Ma in fine che vuoi tu dire? -</p> - -<p> -— Venite, signore. -</p> - -<p> -Porthos si alzò, salutò i suoi amici, e seguì Mousqueton. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -</p> - -<p> -Un istante dopo Bazin comparve sulla soglia della -porta. -</p> - -<p> -— Che volete voi da me, amico mio? disse Aramis -con quella dolcezza che si rimarcava sempre in lui, ogni -qualvolta le sue idee lo riconducevano allo spiritualismo. -</p> - -<p> -— Un uomo aspetta il signore a casa, rispose Bazin. -</p> - -<p> -— Un uomo! che uomo è? -</p> - -<p> -— Un mendicante. -</p> - -<p> -— Fategli l'elemosina, Bazin, e ditegli di pregare per -un povero peccatore. -</p> - -<p> -— Questo mendicante vuole ad ogni costo parlarvi, -e pretende che voi sarete ben contento di rivederlo. -</p> - -<p> -— Ha egli niente di particolare per me? -</p> - -<p> -— Mi ha detto: «se il signore Aramis esita di venire -a ritrovarmi, ditegli che io giungo da Tours». -</p> - -<p> -— Da Tours? vengo subito! gridò Aramis. Signori, vi -chiedo mille perdoni, ma senza dubbio quest'uomo mi -porta delle notizie che aspetto. E alzandosi tosto, si allontanò -correndo. -</p> - -<p> -Rimasero soltanto Athos e d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Io credo che costoro abbiano ritrovato il loro affare. -Che ne pensate voi d'Artagnan? disse Athos. -</p> - -<p> -— Io so che Porthos era sulla buona strada, disse -d'Artagnan, e in quanto ad Aramis, per dire il vero, -non ne sono mai stato seriamente inquieto. Ma voi, mio -caro Athos, voi che avete così generosamente distribuito -le doppie dell'Inglese, che erano un vostro bene -legittimo, come farete? -</p> - -<p> -— Io sono molto contento di avere ucciso quel mariuolo, -atteso che aveva avuta la pazza curiosità di voler -conoscere il mio vero nome; ma se avessi messo in -saccoccia le sue doppie, esse mi peserebbero come un -rimorso. -</p> - -<p> -— Andiamo dunque, mio caro Athos, voi avete veramente -delle delicatezze inconcepibili. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<p> -— Avanti, avanti! che cosa mi diceva dunque il signor -de Tréville, che mi fece l'onore ieri di una sua visita, -che voi frequentate questi Inglesi sospetti che sono -protetti dal ministro? -</p> - -<p> -— Vale a dire, che io rendo visita ad una Inglese, -quella di cui vi ho parlato. -</p> - -<p> -— Ah! sì, la dama bionda, sul proposito della quale -vi ho dato dei consigli che naturalmente vi sarete ben -guardato da seguire. -</p> - -<p> -— Io vi detti delle mie ragioni. Ho acquistata la certezza -che questa donna ha una gran parte nel rapimento -della signora Bonacieux. -</p> - -<p> -— Sì, e lo capisco: per ritrovare una donna, voi fate -la corte ad un'altra. Questa è la strada più lunga, ma -la più divertente. -</p> - -<p> -Noi lasceremo i due amici, che non avevano niente -di molto importante a dirsi, per seguire Aramis. -</p> - -<p> -A questa notizia, che l'uomo che gli voleva parlare -giungeva da Tours, noi abbiamo veduto con quale rapidità -il giovane aveva seguito, o piuttosto preceduto -Bazin: egli dunque non fece che un salto dalla strada -Férou alla strada Vaugirard. -</p> - -<p> -Entrando in casa ritrovò effettivamente un uomo di -piccola statura, con occhi intelligenti, ma coperto di -cenci. -</p> - -<p> -— Siete voi che domandate di me? disse il moschettiere. -</p> - -<p> -— Vale a dire che io domando il signor Aramis; siete -voi che vi chiamate così? -</p> - -<p> -— Io stesso. Avete voi qualche cosa da consegnarmi? -</p> - -<p> -— Sì, se voi mi mostrate un certo fazzoletto ricamato. -</p> - -<p> -— Eccolo, disse Aramis cavando una chiave che portava -sul petto, e aprendo una piccola cassettina d'ebano -intarsiata in avorio. Eccolo osservate. -</p> - -<p> -— Sta bene, disse il mendicante, mandate fuori il -vostro lacchè. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -</p> - -<p> -In fatti Bazin, curioso di sapere ciò che il mendicante -voleva dal suo padrone, aveva regolato il di lui passo -sul suo, ed era giunto quasi nello stesso momento. -Ma questa celerità non gli servì a gran cosa. Dietro -l'invito del mendicante, il suo padrone gli fece cenno -di ritirarsi, e fu obligato di obbedire. -</p> - -<p> -Partito Bazin, il mendicante gettò uno sguardo intorno -a se, per assicurarsi che non poteva essere nè veduto -nè inteso, e aprendo la sua veste di cenci, mal -chiusa da un cinto di cuoio, si mise a scucire la parte -più alta della sua casacca, di dove cavò una lettera. -</p> - -<p> -Aramis gettò un grido di gioia alla vista del sigillo, -baciò lo scritto, e con un rispetto di venerazione, aprì -il biglietto, che conteneva quanto segue: -</p> - -<p> -«Amico, la sorte vuole che noi siamo separati per -qualche tempo ancora; ma i bei giorni della gioventù -non sono perduti senza ritorno. Fate il vostro dovere -al campo, io faccio il mio da un altra parte. -</p> - -<p> -«Prendete ciò che il latore vi rimetterà; fate la campagna -da bello e buon gentiluomo, e pensate a me. -Addio, o piuttosto a rivederci.» -</p> - -<p> -Il mendicante scuciva sempre; egli cavò uno ad uno, -dai suoi sudici abiti, cento cinquanta dobloni di Spagna, -che mise in fila sulla tavola; quindi aprì la porta, -salutò, e partì, prima che il giovane, stupefatto, avesse -osato d'indirizzargli una parola. -</p> - -<p> -Aramis allora rilesse la lettera, e si accorse che questa -lettera, aveva un <i>post-scriptum</i>. -</p> - -<p> -«P. S. Voi potete fare buona accoglienza al latore, il -quale è conte e grande di Spagna.» -</p> - -<p> -— Sogni dorati! grido Aramis; oh! la bella vita! Sì, -noi siamo giovani! sì, noi avremo ancora dei giorni felici! -oh! a te amor mio, sangue mio, mia esistenza! tutto, -tutto, tutto, mia bella amica. -</p> - -<p> -E baciò la lettera con passione senza neppure guardare -l'oro che risplendeva sulla tavola. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -</p> - -<p> -Bazin grattò alla porta. Aramis non aveva più ragione -per tenerlo in distanza, e gli permise di entrare. -</p> - -<p> -Bazin restò stupefatto alla vista di quell'oro, e dimenticò -che doveva annunziare d'Artagnan, che, curioso -di sapere ciò che era accaduto del mendicante, veniva -da Aramis sortendo dalla casa di Athos. -</p> - -<p> -Ora, siccome d'Artagnan non si prendeva riguardi -con Aramis, vedendo che Bazin dimenticava di annunziarlo, -si avanzò da se stesso. -</p> - -<p> -— Ah diavolo! mio caro Aramis, disse d'Artagnan -se queste sono le prugne che vi si mandano da Tours, -voi ne farete i miei complimenti al giardiniere che le -raccoglie. -</p> - -<p> -— V'ingannate, mio caro, disse Aramis sempre prudente; -è il mio libraio che m'invia il prezzo di quel -poema in versi monosillabi che io aveva incominciato -laggiù. -</p> - -<p> -— Ah! davvero? disse d'Artagnan. Ebbene! il vostro -libraio è generoso, mio caro Aramis, ecco tutto ciò che -io posso dire. -</p> - -<p> -— Come, signore! gridò Bazin, un poema si vende così -caro? è incredibile! oh! signore, voi fate tutto ciò che -volete, voi potete divenire uguale al signor Voiture, e -al signor Benserade. Io amo anche questo. Un poeta è -quasi un abbate. Ah! signor Aramis, fatevi dunque poeta, -ve ne prego. -</p> - -<p> -— Bazin, amico mio, disse Aramis, io credo che voi -vi immischiate nella nostra conversazione. -</p> - -<p> -Bazin capì che aveva torto, abbassò la testa, e sortì. -</p> - -<p> -— Ah! disse d'Artagnan con un sorriso, voi vendete -le vostre produzioni a peso d'oro? siete ben fortunato, -amico mio! Ma osservate, voi perderete questa lettera -che vi sorte di saccoccia, e che senza dubbio è pure un -biglietto del libraio. -</p> - -<p> -Aramis arrossì fino nel bianco degli occhi, spinse in -dentro la lettera, e si abbottonò la casacca. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -— Mio caro d'Artagnan, diss'egli, se volete, possiamo -andare a ritrovare i nostri amici, e poichè io sono -ricco, ricominceremo da oggi a pranzare assieme, aspettando -che voi pure siate a vostra volta ricchi. -</p> - -<p> -— In fede mia, disse d'Artagnan, con molto piacere. -</p> - -<p> -— È un gran tempo che noi non abbiamo fatto un -buon pranzo, e siccome questa sera per conto mio ho da -azzardare una spedizione pericolosa, avrò piacere, ve ne -lo confesso, di farmi alzare un po' la testa con qualche -bottiglia di vecchio borgogna. -</p> - -<p> -— Vada per il borgogna, io pure non lo detesto, disse -Aramis, al quale la vista dell'oro aveva tolto le sue -idee di ritiro. -</p> - -<p> -E avendo messo due o tre dobloni in saccoccia, per -riparare ai bisogni del momento, ripose gli altri nella -cassetta d'ebano intarsiata d'avorio, ove era di già il -famoso fazzoletto che gli era servito di talismano. -</p> - -<p> -I due amici si portarono prima da Athos, che, fedele -al giuramento che aveva fatto di non sortire di casa, -s'incaricò di far preparare il pranzo in camera sua. -Siccome ei s'intendeva a meraviglia dei dettagli gastronomici, -d'Artagnan e Aramis non ebbero alcuna difficoltà -di abbandonargli una cura così importante. -</p> - -<p> -Essi si portavano all'alloggio di Porthos quando, all'angolo -della strada di Bacco, incontrarono Mousqueton, -che, con aria pietosa, cacciava innanzi a se un mulo -ed un cavallo. -</p> - -<p> -D'Artagnan mandò un grido di sorpresa, che non era -esente da un misto di gioia. -</p> - -<p> -— Ab! il mio cavallo giallo! gridò egli ad Aramis, -guardate questo cavallo. -</p> - -<p> -— Oh! che orribile ronzino! disse Aramis. -</p> - -<p> -— Ebbene! mio caro, riprese d'Artagnan, questo è -il cavallo sul quale sono venuto a Parigi. -</p> - -<p> -— Come, il signore conosce questo cavallo? disse -Mousqueton. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<p> -— Esso è di un colore originale, fece Aramis; è il solo -che io abbia veduto di questo pelame. -</p> - -<p> -— Lo credo bene! disse d'Artagnan; io l'ho venduto -per tre scudi, e bisogna ben dire che sia stato per il -pelame, poichè la carcassa non vale certamente diciotto -lire. Ma in che modo questo cavallo si trova nelle -tue mani, Mousqueton? -</p> - -<p> -— Ah! disse il cameriere, non me ne parlate, signore; -è uno spaventoso giro del marito della nostra duchessa. -</p> - -<p> -— In che modo, Mousqueton? -</p> - -<p> -— Sì, noi siamo veduti di molto buon occhio da una -donna di qualità, dalla duchessa de... Ma, perdono, il -mio padrone mi ha raccomandato di essere secreto. Ella -ci aveva obbligati ad accettare un piccolo ricordo, -un magnifico destriero di Spagna e un mulo d'Andalusia, -che erano maravigliosi a vedersi. Il marito ha saputo -la cosa: egli ha confiscato nel loro passaggio le -due magnifiche bestie che ci venivano inviate, e ha sostituito -loro questi orribili animali. -</p> - -<p> -— Che tu gli riconduci? disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Precisamente, riprese Mousqueton: noi non possiamo -accettare simili cavalcature in luogo di quelle -che ci erano state promesse. -</p> - -<p> -— No, per bacco! quantunque avrei veduto volentieri -Porthos sul mio cavallo giallo; ciò mi avrebbe dato -un'idea di quello che era io stesso, quando sono venuto -a Parigi. Ma noi non vogliamo trattenerti; va a fare -la commissione che ti ha data il tuo padrone; va, Mousqueton. -Porthos è sempre in casa? -</p> - -<p> -— Sì, signore, disse Mousqueton, ma di molto cattivo -umore; andate. -</p> - -<p> -E continuò il viaggio verso la strada dei Grandi-Agostiniani, -nel mentre che i due amici andarono a suonare -alla porta del disgraziato Porthos. Questi li aveva -veduti traversare il cortile, e non aveva volontà di -aprire. Essi suonarono adunque inutilmente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -</p> - -<p> -Frattanto Mousqueton continuava la sua strada, e, -traversando il Ponte Nuovo, sempre cacciando innanzi -a se le due carogne, giunse alla strada degli Orsi. Giunto -là, egli attaccò, secondo gli ordini ricevuti dal suo -padrone, il cavallo ed il mulo al martello della porta -del procuratore, quindi, senza inquietarsi sulla loro -sorte futura, se ne ritornò a trovare Porthos, e gli annunziò -che la sua commissione era eseguita. -</p> - -<p> -In capo ad un certo tempo, le due disgraziate bestie, -che non avevano mangiato fin dalla mattina, fecero -un tal rumore sollevando e lasciando ricadere il martello, -che il procuratore ordinò al suo salta-fossi di andare -ad informarsi nel vicinato a chi appartenevano -questo cavallo e questo mulo. -</p> - -<p> -La signora Coquenard riconobbe il suo presente, e -sulle prime non capiva la causa di questa restituzione; -ma ben presto le venne spiegata dalla vista di Porthos. -Il corruccio che scintillava dagli occhi del moschettiere, -ad onta degli sforzi che s'imponeva, spaventò la sensibile -amante. In fatti, Mousqueton non aveva nascosto -al suo padrone l'incontro fatto di d'Artagnan e di Aramis, -e che d'Artagnan nel cavallo giallo, aveva riconosciuto -il ronzino bearnese sul quale era venuto a Parigi, -e che aveva venduto per tre scudi. -</p> - -<p> -Porthos uscì dopo avere dato un appuntamento alla -procuratrice nel chiostro di S. Gloria. Il procuratore -vedendo che Porthos partiva, lo invitò a pranzo, invito -che il moschettiere rifiutò con un'aria piena di -maestà. -</p> - -<p> -La signora Coquenard si portò tutta tremante al -chiostro di S. Gloria, perchè indovinava i rimproveri -ch'ivi l'aspettavano; ma ella era affascinata dalle grandi -maniere di Porthos. -</p> - -<p> -Tutto ciò che un uomo ferito nell'amor proprio può -lasciar cadere d'imprecazione sulla testa d'una donna, -Porthos lo lasciò cadere sulla testa incurvata della procuratrice. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -— Ahimè! diss'ella, io aveva fatto tutto per lo meglio. -Uno dei nostri clienti è mercante di cavalli; egli doveva -una somma allo studio e si è mostrato recalcitrante; -io ho preso questo mulo e questo cavallo per quello -che ci doveva. Egli mi aveva promesso due cavalcature -reali. -</p> - -<p> -— Ebbene! s'egli vi doveva più di cinque scudi, il vostro -cozzone è un ladro. -</p> - -<p> -— Non è proibito di ricercare il buon mercato, sig. -Porthos, disse la procuratrice cercando di scusarsi. -</p> - -<p> -— No, signora, ma quelli che cercano il buon mercato -debbono permettere agli altri di cercare degli amici -più generosi. -</p> - -<p> -E Porthos, girando sopra i suoi talloni, fece un passo -per allontanarsi. -</p> - -<p> -— Sig. Porthos! gridò la procuratrice, io ho torto, lo -riconosco; non avrei dovuto mercanteggiare quando si -trattava di equipaggiare un cavaliere come voi. -</p> - -<p> -Porthos, senza rispondere, fece un passo di ritirata. -</p> - -<p> -La procuratrice credè vederlo in una nube risplendente, -tutto circondato da duchesse e da marchese che li -gettavano dei sacchi d'oro ai suoi piedi. -</p> - -<p> -— Fermatevi in nome del cielo, sig. Porthos! fermatevi -e parliamo. -</p> - -<p> -— Parlare con voi, mi porta disgrazia, disse Porthos. -</p> - -<p> -— Ma ditemi, che cosa domandate? -</p> - -<p> -— Niente, perchè torna lo stesso che chiedervi qualche -cosa. -</p> - -<p> -La procuratrice si attaccò al braccio di Porthos, e -nello slancio del suo dolore ella gridò: -</p> - -<p> -— Sig. Porthos, io non so niente di tutte queste cose. -So io che cosa sia un cavallo? So io che cosa sia un -arnese? -</p> - -<p> -— Allora bisognava riportarvene a me, che me ne intendo, -signora; ma voi avete voluto economizzare e per -ciò prestare ad usura. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -</p> - -<p> -— Questo è un torto che io saprò riparare, sig. Porthos! -sulla mia parola d'onore! -</p> - -<p> -— Ed in che modo signora? domandò il moschettiere. -</p> - -<p> -— Ascoltate. Questa sera il signor Coquenard va dal -sig. duca di Caulnes, che lo ha mandato a chiamare. È -un consulto che durerà almeno due ore. Venite, noi saremo -soli, e faremo i nostri conti. -</p> - -<p> -— Alla buon'ora. Ecco quello che si chiama parlare, -mia cara. -</p> - -<p> -— Mi perdonerete voi? -</p> - -<p> -— Vedremo, disse maestosamente Porthos. -</p> - -<p> -Ed entrambi si separarono ripetendo: a questa sera! -</p> - -<p> -— Diavolo! pensò Porthos nell'allontanarsi: mi pare -di ricordarmi dove sta lo scrigno del sig. Coquenard. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap35">CAPITOLO XXXV. -<span class="smaller">LA NOTTE TUTTI I GATTI SONO GRIGI</span></h2> -</div> - -<p> -Finalmente giunse quella sera aspettata con tanta -impazienza da Porthos e da d'Artagnan. -</p> - -<p> -D'Artagnan, come d'ordinario, si presentò da milady -verso le nove ore. Egli la ritrovò di un umore grazioso; -giammai egli era stato così ben ricevuto. Il nostro -Guascone vide dal primo colpo d'occhio che il preteso -biglietto del conte de Wardes era stato presentato da -Ketty alla sua padrona, e che questo biglietto produceva -il suo effetto. -</p> - -<p> -Ketty entrò per portare i sorbetti. La sua padrona -la trattò cortesemente, e le sorrise col suo più grazioso -sorriso. Ma la povera giovane era così trista per la -presenza di d'Artagnan vicino alla sua padrona, che non -s'accorse della benevolenza di milady. -</p> - -<p> -D'Artagnan guardava, l'una dopo l'altra, ed era costretto -a confessare che la natura si era sbagliata nel -formarle. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<p> -Alla gran dama aveva data un'anima venale e perfida, -alla cameriera aveva dato un cuore amoroso ed affezionato. -</p> - -<p> -A dieci ore, milady cominciò a comparire inquieta: -d'Artagnan indovinò benissimo che cosa voleva dire; ella -guardava l'orologio a pendolo, si alzava, ritornava a -mettersi a sedere, e sorridea a d'Artagnan in un modo -che voleva dire: -</p> - -<p> -— Voi certamente siete amabilissimo, ma voi sareste -altrettanto obbligante se ve ne andaste. -</p> - -<p> -D'Artagnan si alzò e prese il suo cappello; milady -gli dette la sua mano a baciare. Il giovane sentì stringersi -la sua mano e capì che questo era un sentimento, -non di civetteria, ma di gratitudine per la sua partenza. -</p> - -<p> -— Ella lo ama furiosamente! mormorò egli. -</p> - -<p> -Quindi partì. -</p> - -<p> -Questa volta Ketty non lo aspettava nè nell'anticamera, -nè nel corridoio, nè sulla gran porta. Bisognò -che d'Artagnan ritrovasse da se solo la sala e la piccola -camera. -</p> - -<p> -Ketty era assisa col viso nascosto nelle sue mani, e -piangeva. -</p> - -<p> -Ella intese entrare d'Artagnan, ma non alzò la testa. -Il giovane andò a lei e le prese le mani, allora ella -scoppiò in singhiozzi. -</p> - -<p> -Come lo aveva supposto d'Artagnan, milady nel ricevere -la lettera, che credeva fosse la risposta del conte -de Wardes, aveva, nel delirio della sua gioia, confessato -tutto a Ketty; quindi in ricompensa del modo -con cui quella volta aveva eseguita la sua commissione, -le aveva regalata una borsa. -</p> - -<p> -Ketty rientrando in camera sua, aveva gettata la -borsa in un angolo, ove era rimasta aperta, spargendo -tre o quattro monete d'oro sul tappeto. -</p> - -<p> -La povera giovane, alla voce di d'Artagnan, rialzò -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -finalmente la testa. D'Artagnan fu spaventato dallo -sconvolgimento del suo viso; ella congiunse le sue mani -con un'aria supplichevole, ma non osò di dire una -parola. -</p> - -<p> -Per quanto fosse poco sensibile il cuore di d'Artagnan, -si sentì intenerito da questo muto dolore; ma -egli stava troppo attaccato ai suoi progetti, e soprattutto -a questo, per non cambiar niente nel programma -che aveva stabilito in antecedenza; egli non lasciò -a Ketty alcuna speranza d'impedire la temeraria intrapresa -che aveva risoluta; soltanto la rappresentò a -lei per quello che realmente era, vale a dire come una -semplice vendetta contro la civetteria di milady, e come -l'unico mezzo che avesse avuto, dominandola colla -paura di uno scandalo, di ottenere da lei le informazioni -che desiderava sul conto della sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -Questo piano, del resto, diveniva tanto più facile ad -eseguirsi, in quanto che milady, per dei motivi che -ora non si possono spiegare, ma che sembravano avere -una grande importanza, aveva raccomandato a Ketty -di spegnere tutti i lumi nel suo appartamento, ed anche -quelli nella camera della confidente. -</p> - -<p> -In capo a pochi istanti s'intese milady che rientrava -nella sua camera. D'Artagnan si slanciò subito nel suo -armadio; appena vi si era chiuso, si sentì suonare il -campanello. -</p> - -<p> -Ketty entrò dalla sua padrona, e non lasciò la porta -aperta; ma il tramezzo delle due camere era così sottile, -che s'intendea presso a poco tutto quello che si -diceva dalle due donne. -</p> - -<p> -Milady sembrava ebbra di gioia; ella si faceva ripetere -da Ketty i più piccoli particolari della pretesa -conversazione, fra la sua confidente e de Wardes, in -che modo aveva ricevuto la lettera, come le aveva risposto, -quale era l'espressione del suo viso, s'egli sembrava -molto innamorato; e a tutte queste domande la -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -povera Ketty, costretta di far buona apparenza, rispondeva -con voce soffocata, di cui la padrona non rimarcava -neppure l'accento doloroso, tanto la felicità -è egoista. -</p> - -<p> -Finalmente, siccome si avvicinava l'ora della sua -conversazione col conte, milady fece di fatti spegnere -tutti i lumi del suo appartamento, e ordinò a Ketty di -rientrare nella sua camera, e d'introdurre de Wardes -tosto che si fosse presentato. -</p> - -<p> -L'aspettativa di Ketty non fu lunga. Appena d'Artagnan -ebbe veduto dal foro della serratura che tutto -l'appartamento era nelle tenebre, si slanciò dal suo -nascondiglio nello stesso istante in cui Ketty richiudeva -la porta di comunicazione. -</p> - -<p> -— Che cosa è questo rumore? domandò milady. -</p> - -<p> -— Sono io, disse d'Artagnan a mezza voce, sono io, -il conte de Wardes. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! mio Dio! mormorò Ketty, non ha -neppure potuto aspettare l'ora ch'egli stesso aveva -stabilita. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse milady con voce tremante, perchè -non entrate? Conte, conte, soggiunse, voi sapete io vi -aspetto. -</p> - -<p> -A questo appello, d'Artagnan allontanò dolcemente -Ketty, e si slanciò nella camera di milady. -</p> - -<p> -Se la rabbia ed il dolore devono turbare un'anima, -è quella dell'amante che riceve, sotto un nome che -non è il suo, delle proteste di amore che vengono indirizzate -al suo rivale. -</p> - -<p> -D'Artagnan era in una situazione dolorosa, che non -aveva preveduta; la gelosia gli mordeva il cuore, e -soffriva quasi tanto quanto la povera Ketty, che in -quello stesso momento piangeva nella camera vicina. -</p> - -<p> -— Sì, conte, diceva milady colla sua voce più dolce, -stringendo la di lui mano fra le sue; sì, io sono felice -dell'amore che i vostri sguardi e le vostre parole mi -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -hanno sempre espresso ogni qualvolta ci siamo incontrati. -Io pure, io vi amo. Oh! domani, domani, io voglio -da voi un qualche pegno che mi provi che pensate -a me; e perchè voi non abbiate a dimenticarvene, -prendete. -</p> - -<p> -Ed ella passò un anello dal suo dito in quello di -d'Artagnan -</p> - -<p> -Era un magnifico zaffiro circondato di brillanti. -</p> - -<p> -Il primo movimento di d'Artagnan fu quello di restituirlo: -milady soggiunse: -</p> - -<p> -— No, no, conservate, questo anello per amor mio; -d'altronde, nell'accettarlo voi mi rendete un servigio, -molto più grande di quello che potete immaginarvi, -aveva aggiunto con voce molto commossa. -</p> - -<p> -— Questa donna è piena di misteri, pensò d'Artagnan. -</p> - -<p> -In questo momento egli si sentì sul punto di tutto -scoprire. Aprì la bocca per dire a milady chi era, e -quale scopo di vendetta lo aveva guidato, ma ella riprese: -</p> - -<p> -— Povero angelo, che per poco non è rimasto ucciso -da quel mostro di Guascone! -</p> - -<p> -Il mostro, era lui. -</p> - -<p> -— Oh! continuò milady, le vostre ferite vi fanno ancora -soffrire? -</p> - -<p> -— Sì, molto, disse d'Artagnan, che non sapeva più -che cosa rispondere. -</p> - -<p> -— Siate tranquillo, mormorò milady con un tuono -di voce poco rassicurante per l'uditore, io vi vendicherò, -e crudelmente! -</p> - -<p> -— Peste! disse fra se d'Artagnan, il momento di -spiegarsi non è ancora venuto. -</p> - -<p> -Fu mestieri che passasse qualche tempo perchè -d'Artagnan potesse rimettersi dall'emozione provata in -questo dialogo: tutte le idee di vendette che aveva seco -portate, erano intieramente svanite. Questa donna -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -esercitava su lui un incredibile potere, egli l'odiava e -l'adorava ad un tempo; non aveva mai creduto che due -sentimenti così opposti potessero allignare nel medesimo -cuore, e nel riunirsi, formare uno strano amore, -in qualche modo diabolico. -</p> - -<p> -Durante tutto il loro colloquio non ritrovò la circostanza -favorevole da introdurre il discorso in modo da -poter raccogliere informazioni sulla disgraziata Bonacieux, -fors'anche allora vi pensava poco. Frattanto -suonò un'ora, e bisognava separarsi. D'Artagnan, al -momento di lasciare milady, non sentì più che un vivo -dispiacere di doversi allontanare, e nell'addio appassionato -che s'indirizzarono reciprocamente, fu convenuto -un nuovo appuntamento per la settimana vegnente. -</p> - -<p> -La povera Ketty sperava di poter indirizzare qualche -parola a d'Artagnan, quando passava per la sua -camera; ma milady lo condusse ella stessa nell'oscurità, -e non lo lasciò che sulle scale. -</p> - -<p> -L'indomani mattina d'Artagnan corse tosto da Athos. -Egli era ingolfato in un'avventura così strana, -che voleva domandare un consiglio. Gli raccontò tutto. -Athos aggrottò più volte le sopracciglia. -</p> - -<p> -— La vostra milady, gli disse, mi sembra una creatura -infame; ma voi non avete per questo meno torto -nell'ingannarla. Eccovi in un modo o nell'altro con un -nemico sul braccio. -</p> - -<p> -E mentre così parlava, Athos guardava con molta -attenzione il zaffiro circondato di diamanti che nel dito -di d'Artagnan aveva preso il posto del diamante della -regina, con ogni cura riposto in uno scrigno. -</p> - -<p> -— Voi guardate questo anello? disse il Guascone, -tutto glorioso di far risplendere agli occhi dei suoi amici -un così ricco regalo. -</p> - -<p> -— Sì, disse Athos, esso mi ricorda un gioiello di famiglia. -</p> - -<p> -— È bello, non è vero? disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -</p> - -<p> -— Magnifico! io non credeva che esistessero due zaffiri -di un'acqua così bella. L'avete voi dunque contrattato -col vostro diamante? -</p> - -<p> -— No, disse d'Artagnan, questo è un regalo della -mia bella Francese; poichè quantunque non le ne abbia -chiesto, sono convinto ch'ella è nata in Francia. -</p> - -<p> -— Questo anello vi è stato dato da milady? gridò -Athos con una voce in cui era facile scorgervi la più -grande emozione. -</p> - -<p> -— Da essa stessa; me lo ha regalato questa notte. -</p> - -<p> -— Mostratemi dunque questo anello, disse Athos. -</p> - -<p> -— Eccolo, rispose d'Artagnan levandolo dal suo dito. -</p> - -<p> -Athos lo esaminò e divenne pallidissimo. Lo provò -quindi all'anulare della sua mano sinistra, esso andava -a questo dito come se fosse stato fatto per lui. -</p> - -<p> -Una gradazione di collera e di vendetta passò sulla -fronte così ordinariamente calma del gentiluomo. -</p> - -<p> -— È impossibile che questo sia lo stesso diss'egli. -In che modo potrebbe questo anello ritrovarsi nelle -mani di milady Clarik? Eppure è ben difficile che fra -due gioielli vi sia una così grande rassomiglianza. -</p> - -<p> -— Conoscete voi questo anello? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Credeva di riconoscerlo? disse Athos, ma senza -dubbio mi sbaglio. -</p> - -<p> -E lo rese a d'Artagnan senza però cessare dal guardarlo. -</p> - -<p> -— Vi prego, diss'egli dopo un momento, d'Artagnan, -togliete questo anello dal vostro dito, voltate -la pietra alla parte interna della mano. Esso mi richiama -così crudeli rimembranze che non avrei la mia testa -per ragionare con voi. Non eravate venuto per richiedermi -un consiglio, non mi dicevate ch'eravate -imbarazzato su ciò che dovevate fare?.. Ma aspettate, -ritornate a darmi questo zaffiro, quello, di cui parlava -deve avere una delle sue faccette scagliata per cagion -di un certo accidente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -</p> - -<p> -D'Artagnan levò di nuovo l'anello dal dito, e lo rese -ad Athos. -</p> - -<p> -Athos fremette. -</p> - -<p> -— Guardate, disse egli, guardate! non è questa una -scagliatura? -</p> - -<p> -E mostrava a d'Artagnan il luogo ove si ricordava -che doveva esistere. -</p> - -<p> -— Ma da chi proviene questo zaffiro, Athos? -</p> - -<p> -— Da mia madre, che lo aveva dalla madre sua. Come -io diceva, questo è un vecchio gioiello che non doveva -mai uscire dalla mia famiglia. -</p> - -<p> -— E voi lo avete venduto? domandò con esitazione -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— No, rispose Athos con un singolar sorriso: io l'ho -regalato in un'ora d'amore, come è stato dato a voi. -</p> - -<p> -D'Artagnan rimase egli pure pensieroso. Gli sembrava -scorgere nella vita di milady degli abissi, le di -cui profondità erano oscure e terribili. -</p> - -<p> -Egli mise l'anello, non più in dito, ma in saccoccia. -</p> - -<p> -— Ascoltate, gli disse Athos prendendolo per la mano: -voi sapete se io vi amo; d'Artagnan, se avessi un -figlio non lo amerei più di voi; ebbene! credetemi, rinunciate -a questa donna; io non la conosco, ma una -specie d'interno presentimento mi dice che è una creatura -perduta, e che in essa vi è qualche cosa di fatale. -</p> - -<p> -— Avete ragione, disse d'Artagnan. Io me ne separerò. -Vi confesso che questa donna spaventa me pure. -</p> - -<p> -— Avrete voi questo coraggio? disse Athos. -</p> - -<p> -— Io lo avrò, rispose d'Artagnan, e sull'istante medesimo. -</p> - -<p> -— Ebbene, davvero, figlio mio; voi avete ragione, -disse il gentiluomo stringendo la mano al Guascone -con una affezione quasi paterna. E Dio voglia che questa -donna, che è appena entrata nella vostra esistenza, -non vi lasci una traccia funesta! -</p> - -<p> -E Athos salutò d'Artagnan con un movimento della -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -testa, come un uomo che vuol far comprendere che -non sarebbe dispiacente di rimaner solo coi suoi pensieri. -</p> - -<p> -Entrando in casa sua d'Artagnan ritrovò Ketty che -lo aspettava. Un mese di febbre non avrebbe fatto così -gran cambiamento nella povera giovane, quanto lo -aveva operato un'ora o due di gelosia e di dolore. -</p> - -<p> -Ella era mandata dalla sua padrona al conte de Wardes. -La sua padrona era folle d'amore, ebbra di gioia. -Ella voleva sapere dal conte se avesse potuto sollecitare -l'istante del convenuto appuntamento. -</p> - -<p> -E la povera Ketty pallida e tremante aspettava la -risposta di d'Artagnan. -</p> - -<p> -Athos aveva una grande influenza sul giovane. I consigli -del suo amico, uniti a' sentimenti del proprio cuore -e alla rimembranza della signora Bonacieux che -non l'abbandonava che raramente, l'avevano determinato, -ora che il suo orgoglio era salvato, a non più rivedere -milady. Per tutta risposta, prese una penna e -scrisse la seguente lettera come aveva fatto la prima -volta. -</p> - -<p> -«Non contate sopra di me, signora; dopo la mia -convalescenza, ho tante conversazioni di questo genere -da accordare, che mi è abbisognato mettere un -certo ordine. Quando verrà il vostro turno, avrò io -stesso l'onore di darvene avviso. Vi bacio la mano». -</p> - -<p> -Del zaffiro non fece parola; il Guascone voleva conservarlo -fino a nuovo ordine, come un'arma contro -milady. -</p> - -<p> -Del resto si avrebbe torto a giudicare delle azioni -di un'epoca messe a confronto colle azioni di un'altra -epoca. Ciò che in oggi si considererebbe come un'onta -ad un galantuomo, allora era una cosa del tutto semplice -e naturale. -</p> - -<p> -D'Artagnan consegnò la sua lettera a Ketty aperta, -la quale la lesse, la prima volta senza capirla, e poco -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -mancò che non divenisse pazza per la gioia quando la -rilesse. -</p> - -<p> -Ketty non poteva credere a questa felicità; d'Artagnan -fu obbligato di ripeterle a viva voce quelle assicurazioni -che teneva scritte. Qualunque avesse potuto -essere, col carattere impetuoso di milady, il pericolo -che correva la povera fanciulla nel rimettere quella -lettera alla sua padrona, non per questo ella non ritornò -meno alla piazza Reale con tutta la sveltezza delle -sue gambe. -</p> - -<p> -Il cuore della donna la più buona, è senza pietà pei -dolori della sua rivale. -</p> - -<p> -Milady aprì la lettera con non minor fretta di quella -che aveva avuta Ketty a portarla; ma dalle prime -parole ch'ella lesse, diventò livida; quindi contorse -rabbiosamente la carta, finalmente si voltò con un baleno -sugli occhi dal lato di Ketty. -</p> - -<p> -— Che cosa è questa lettera? diss'ella. -</p> - -<p> -— È la risposta a quella della signora, rispose Ketty -tutta tremante. -</p> - -<p> -— Impossibile! riprese milady, impossibile che un -gentiluomo scriva ad una donna una simile lettera! -</p> - -<p> -Poi ad un tratto gridò: -</p> - -<p> -— Mio Dio! saprebbe egli? -</p> - -<p> -E si arrestò fremendo. I denti le stridevano: divenne -color di cenere; volle fare un passo verso una finestra -per respirare un poco d'aria, ma non potè reggersi -sulle gambe, la forza le mancò, e cadde sopra un -sofà. -</p> - -<p> -Ketty credè che si sentisse male e si precipitò per -slacciarle il busto. Ma milady si rialzò prestamente; -</p> - -<p> -— Che volete voi? e perchè mi mettete la mano addosso? -</p> - -<p> -— Io credeva che la signora si sentisse male, e credeva -arrecarle soccorso, rispose la cameriera spaventata -dalla terribile espressione che aveva assunta la figura -della sua padrona. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -</p> - -<p> -— Io sentirmi male! io? mi prendete forse per qualche -donnicciuola? quando mi si insulta io mi vendico, -intendete voi? -</p> - -<p> -E colla mano fece un segno a Ketty perchè uscisse. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap36">CAPITOLO XXXVI. -<span class="smaller">IL SOGNO DI VENDETTA</span></h2> -</div> - -<p> -La sera; milady dette ordine che il sig. d'Artagnan -fosse introdotto tosto che veniva; ma egli non venne. -</p> - -<p> -Il giorno dopo Ketty ritornò di nuovo dal giovane e -gli raccontò tutto ciò che era accaduto il giorno innanzi: -d'Artagnan sorrise. Questa gelosa collera di -milady era la sua vendetta. -</p> - -<p> -La sera, milady fu più impaziente ancora della sera -innanzi. Rinnovò l'ordine relativo al Guascone; ma, -come la sera antecedente, ella aspettò invano. -</p> - -<p> -L'indomani, Ketty si presentò in casa di d'Artagnan, -non più allegra e snella come nei due giorni precedenti, -ma al contrario trista da morire. -</p> - -<p> -D'Artagnan chiese alla povera giovanetta ciò che -aveva; ma questa, per risposta, cavò una lettera di tasca -e gliela rimise. -</p> - -<p> -Questa lettera era dal carattere di milady; soltanto, -questa volta era realmente diretta al sig. d'Artagnan, -e non al conte de Wardes. -</p> - -<p> -Egli l'aprì e lesse ciò che segue: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Caro sig. d'Artagnan, è male l'essere negligenti -coi suoi amici, particolarmente nel momento in cui -si è sul punto di lasciarsi per lungo tempo. Mio cognato -ed io vi abbiamo inutilmente aspettato ieri e -ieri l'altro a sera. Sarà forse lo stesso questa sera? -</p> - -<p class="indr"> -«Vostra riconoscentissima<br /> -«<i>Lady de Winter</i>» -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -</p> - -<p> -— La cosa è semplicissima, disse d'Artagnan, io -mi aspettava questa lettera. Il mio credito s'innalza -coll'abbassarsi di quello del conte de Wardes. -</p> - -<p> -— Vi andrete voi? domandò Ketty. -</p> - -<p> -— Ascolta, mia cara fanciulla, disse il Guascone che -cercava di scusarsi ai suoi propri occhi nel mancare -alla promessa che aveva fatta ad Athos; capisci che -sarebbe cosa impolitica il non arrendersi ad un invito -così positivo. Milady, non vedendomi venire, non capirebbe -niente della interruzione delle mie visite, ella -potrebbe dubitare di qualche cosa, e chi può dire fino -a qual punto potrebbe giungere la sua vendetta? -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! disse Ketty, voi sapete rappresentare -le cose in modo che avete sempre ragione. Ma voi -ritornerete a farle la corte, e se questa volta giungerete -a piacerle sotto il vostro vero nome, e col vostro -vero viso, l'affare sarà molto peggio della prima volta! -</p> - -<p> -L'istinto faceva indovinare alla povera giovane una -parte di ciò che doveva accadere. -</p> - -<p> -D'Artagnan la rassicurò il meglio che potè, e le -promise di restare insensibile alle seduzioni di milady. -</p> - -<p> -Egli le fece rispondere che era riconoscente alla sua -bontà in modo da non potersi essere di più, e che si -sarebbe presentato a ricevere i suoi ordini: ma non azzardò -di scriverle per timore che, ad occhi così esercitati -come quelli di milady, non avesse da alterare -abbastanza il suo scritto. -</p> - -<p> -A nove ore in punto, d'Artagnan stava sulla piazza -Reale. Era evidente che i servitori che stanziavano nell'anticamera -erano stati prevenuti, perchè subito che -comparve, prima ancora ch'egli avesse domandato se -milady era visibile, uno di essi corse ad annunziarlo. -</p> - -<p> -— Fate entrare, disse milady con voce così certa ma -così penetrante, che d'Artagnan la intese stando in -anticamera. -</p> - -<p> -Fu introdotto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<p> -— Non vi sono per nessuno, disse milady, intendete -voi bene? per nessuno. -</p> - -<p> -Il lacchè sortì. -</p> - -<p> -D'Artagnan gettò uno sguardo curioso sopra milady: -ella era pallida e aveva gli occhi affaticati, sia dalla -veglia, sia dalle lagrime. Si era a bella posta diminuito -il numero dei lumi, e pure milady non potè nascondere -le tracce della febbre che da due giorni la divorava. -</p> - -<p> -D'Artagnan si avvicinò a lei colla consueta sua galanteria; -ella fece allora uno sforzo straordinario per -riceverlo, ma giammai fisonomia più sconvolta non -smentì maggiormente un sorriso amabile. -</p> - -<p> -Alle domande che d'Artagnan le fece sulla sua salute: -</p> - -<p> -— Cattiva, rispose ella; cattivissima. -</p> - -<p> -— Ma allora, disse d'Artagnan, io riesco indiscreto; -voi dunque avete bisogno senza dubbio di riposo, io -mi ritiro. -</p> - -<p> -— No, disse milady, al contrario, restate, sig. d'Artagnan; -la vostra amabile compagnia mi distrarrà. -</p> - -<p> -Ella non è mai stata così attraente, pensò d'Artagnan: -diffidiamone. -</p> - -<p> -Milady prese l'aspetto più affettuoso che potesse -prendere, e dette tutte le attrattive possibili al discorso. -Nello stesso tempo quella febbre che l'aveva un -istante abbandonata ritornava a rendere lo splendore -ai suoi occhi, il colorito alle sue guance, il carminio -alle sue labbra. D'Artagnan ritrovò la Circe che lo aveva -già avvolto nel suo incantesimo. Milady sorrideva, -e d'Artagnan sentiva che avrebbe data la sua vita -per quel sorriso. -</p> - -<p> -Vi fu perfino un momento in cui egli provò un pentimento -che si accostava al rimorso per tutto ciò che -le aveva fatto. -</p> - -<p> -A poco a poco milady divenne più comunicativa. -Ella domandava a d'Artagnan s'egli aveva un cuore, -un amore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<p> -— Ahimè! disse d'Artagnan con l'aria la più sentimentale, -potete voi esser crudele a segno da fare una -simile domanda, a me che, dal momento in cui vi ho -veduta, non sospiro, e non respiro più che per voi? -</p> - -<p> -Milady sorrise con uno strano sorriso. -</p> - -<p> -— In tal modo voi dunque mi amate? diss'ella. -</p> - -<p> -— Ho io bisogno di dirvelo? e non ve ne siete accorta? -</p> - -<p> -— Sia pure, ma voi sapete che i cuori più sono orgogliosi, -più sono difficili a prendersi. -</p> - -<p> -— Oh! le difficoltà non mi spaventano, disse d'Artagnan; -non vi sono che le impossibilità che mi atterriscono. -</p> - -<p> -— Niente è impossibile, disse milady, ad un vero -amore. -</p> - -<p> -— Niente, signora? -</p> - -<p> -— Niente, rispose milady. -</p> - -<p> -Diavolo! pensò fra se d'Artagnan, la nota è cambiata. -Diventerebbe ella forse innamorata di me, la capricciosa? -e sarebbe ella disposta a dare a me pure -qualche altro zaffiro simile a quello che mi ha regalato -per il conte de Wardes? -</p> - -<p> -— Vediamo: riprese milady, che fareste voi per provare -questo amore di cui parlate? -</p> - -<p> -— Tutto ciò che si esigesse da me. Che si ordini, e -io sono pronto. -</p> - -<p> -— A tutto? -</p> - -<p> -— A tutto! gridò d'Artagnan, il quale sapeva in antecedenza -che non arrischiava gran cosa impegnandosi -in tal modo. -</p> - -<p> -— Ebbene! parliamo un poco, disse milady avvicinando -la sua sedia alla sedia di d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Vi ascolto, signora, disse questi. -</p> - -<p> -Milady restò un istante pensierosa e come indecisa, -quindi sembrando prendere una risoluzione: -</p> - -<p> -— Io ho un nemico, diss'ella. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -</p> - -<p> -— Voi, signora! gridò d'Artagnan simulando sorpresa. -Sarà egli possibile, mio Dio, bella e buona come voi -siete! -</p> - -<p> -— Un nemico mortale. -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— Un nemico che mi ha insultata così crudelmente -che si è aperta fra lui e me una guerra a morte. Posso -io contare su di voi come ausiliario? -</p> - -<p> -D'Artagnan vide sul momento ove la vendicativa creatura -voleva venirne. -</p> - -<p> -— Voi lo potete, signora, diss'egli con enfasi. Il mio -braccio e la mia vita sono vostri, come il mio amore. -</p> - -<p> -— Allora, disse milady, poichè voi siete tanto generoso -quanto innamorato... -</p> - -<p> -Ella si fermò. -</p> - -<p> -— Ebbene? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ebbene, rispose milady dopo un momento di silenzio, -da questo istante cessate dal parlare d'impossibilità. -</p> - -<p> -— Non mi opprimete colla mia felicità! gridò d'Artagnan -precipitandosi ai suoi ginocchi, coprendo di baci -le mani ch'ella gli abbandonava. -</p> - -<p> -— Vendicami di questo infame di de Wardes, pensava -milady, e io saprò bene sbarazzarmi in seguito di te, -doppio imbecille, lama di spada vivente. -</p> - -<p> -— Sì, dimmi tu che mi ami dopo avermi così sfrontatamente -ingannato, ipocrita e pericolosa donna, pensava -dal canto suo d'Artagnan, e in seguito io riderò di -te con quello stesso che tu vuoi punire col mezzo della -mia mano. -</p> - -<p> -D'Artagnan rialzò la testa. -</p> - -<p> -— Io son pronto diss'egli. -</p> - -<p> -— Voi mi avete dunque capito, caro signor d'Artagnan, -disse milady. -</p> - -<p> -— Io indovinerei i vostri sguardi. -</p> - -<p> -— In tal modo dunque voi impiegherete per me il vostro -braccio, che si è già acquistato tanta fama? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -</p> - -<p> -— Sull'istante medesimo. -</p> - -<p> -— E, disse milady, come ricompenserò io mai un simile -servigio? -</p> - -<p> -— Il vostro amore è la sola ricompensa che io desidero, -disse d'Artagnan, la sola che sia degna di voi e -di me. -</p> - -<p> -— Interessato! diss'ella sorridendo. -</p> - -<p> -— Ah! gridò d'Artagnan, trasportato un istante dalla -passione che questa donna aveva l'abilità di accendere -nel suo cuore: ah! egli è che il vostro amore mi sembra -inverosimile, e che avendo timore di vederlo svanire -come un sogno, ho fretta di riceverne rassicurazione -positiva dalla vostra bocca. -</p> - -<p> -— Meritate voi dunque già una simile confessione? -</p> - -<p> -— Io sono ai vostri ordini, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Bene, sicuramente? fece milady con un ultimo -dubbio. -</p> - -<p> -— Nominatemi l'infame che ha potuto far piangere i -vostri begli occhi. -</p> - -<p> -— Chi vi ha detto che ho pianto? gridò ella. -</p> - -<p> -— Mi sembrava... -</p> - -<p> -— Le donne come me non piangono, riprese milady. -</p> - -<p> -— Tanto meglio! sentiamo, ditemi come si chiama. -</p> - -<p> -— Pensate che nel suo nome sta tutto il mio segreto. -</p> - -<p> -— Bisogna pure che io sappia il suo nome. -</p> - -<p> -— Sì, è necessario; vedete se io ho confidenza in voi! -</p> - -<p> -— Voi mi ricolmate di gioia. Come si chiama egli? -</p> - -<p> -— Voi lo conoscete. -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Non è già uno dei miei amici? riprese d'Artagnan -fingendo esitazione, per far credere meglio alla sua ignoranza. -</p> - -<p> -— Se fosse uno dei vostri amici, voi dunque esitereste, -gridò milady. -</p> - -<p> -E un lampo di minaccia passò davanti ai suoi occhi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<p> -— No, fosse ancora mio fratello! gridò d'Artagnan -come trasportato dall'entusiasmo. -</p> - -<p> -Il nostro Guascone s'innoltrava senza rischi perchè -sapeva dove andava. -</p> - -<p> -— Io amo il vostro entusiasmo, disse milady. -</p> - -<p> -— Ahimè! voi dunque non amate che questo in me? -disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Vi risponderò un'altra volta, disse ella prendendogli -la mano. -</p> - -<p> -E questa pressione fece rabbrividire d'Artagnan, -come se col tatto gli avesse comunicato la febbre di cui -ella avvampava. -</p> - -<p> -— Voi mi amerete un giorno? gridò egli. Oh! se ciò -fosse, sarebbe un perderne la ragione! -</p> - -<p> -D'Artagnan, infatti, era ebro di gioia, e nel suo delirio -quasi credeva alla tenerezza di milady, quasi credeva -al delitto di de Wardes. -</p> - -<p> -Se de Wardes si fosse ritrovato in quel momento sotto -il tiro della sua mano, egli l'avrebbe ucciso. -</p> - -<p> -Milady afferrò l'occasione. -</p> - -<p> -— Egli si chiama... diss'ella a sua volta. -</p> - -<p> -— De Wardes, lo so, interruppe d'Artagnan. -</p> - -<p> -— E come lo sapete, esclamò afferrandolo con ambe -le mani e tentando di leggere nei suoi occhi fino nel -fondo dell'anima sua. -</p> - -<p> -D'Artagnan sentì che si era lasciato trasportare troppo -oltre, e che aveva commesso uno sbaglio. -</p> - -<p> -— Dite, dite, ma dite adunque! ripeteva milady; come -lo sapete voi? -</p> - -<p> -— Come lo so! disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Lo so, perchè ieri de Wardes, in una sala ove era -io pure, ha mostrato un anello che disse avuto da voi. -</p> - -<p> -— Miserabile! gridò milady. -</p> - -<p> -L'epiteto, come si capirà bene, ritornò fino al fondo -del cuore di d'Artagnan. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -</p> - -<p> -— Ebbene? continuò ella! -</p> - -<p> -— Ebbene! io vi vendicherò di questo... miserabile! -riprese d'Artagnan dandosi l'attitudine di Don Iaphet -d'Armenia. -</p> - -<p> -— Grazie mio bravo amico, gridò milady. E quando -sarò io vendicata? -</p> - -<p> -— Domani, subito, quando voi volete. -</p> - -<p> -Milady stava per gridare, «sul momento!» ma ella riflettè -che una precipitazione sarebbe poco graziosa per -d'Artagnan. -</p> - -<p> -D'altronde, essa aveva mille precauzioni da prendere, -mille consigli da dare al suo difensore, perchè evitasse -le spiegazioni davanti ai testimoni. -</p> - -<p> -— Domani, riprese d'Artagnan, voi sarete vendicata, -o io sarò morto. -</p> - -<p> -— No, diss'ella, voi mi vendicherete, ma non morrete. -Io so qualche cosa. -</p> - -<p> -— Che sapete voi? -</p> - -<p> -— Mi sembra che nella vostra lotta con lui non abbiate -a lamentarvi della fortuna. -</p> - -<p> -— La fortuna è una cortigiana; favorevole ieri, ella -può tradire domani. -</p> - -<p> -— Che è quanto dire che voi ora esitate? -</p> - -<p> -— No, io non esito. Il cielo me ne guardi! ma... -</p> - -<p> -— Silenzio! interruppe essa, sento mio fratello; è inutile -che egli vi trovi qui. -</p> - -<p> -Ella suonò. Comparve Ketty. -</p> - -<p> -— Uscite da questa porta, disse a d'Artagnan spingendo -la molla che fece aprire una porta segreta, e ritornate -a undici ore, noi termineremo il nostro trattenimento. -Ketty v'introdurrà nella mia camera. -</p> - -<p> -La povera fanciulla credè di cadere all'indietro sentendo -queste parole. -</p> - -<p> -— Ebbene! che fate voi, signorina? restate là immobile -come una statua! Presto riconducete il cavaliere, -e questa sera, alle undici ore, avete inteso? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -</p> - -<p> -Sembra che i suoi appuntamenti sieno tutti a undici -ore, pensò d'Artagnan; sarà una specie di abitudine. -</p> - -<p> -Milady gli stese una mano che egli baciò teneramente. -</p> - -<p> -— Vediamo, pensò egli nel ritirarsi e rispondendo -appena ai rimproveri di Ketty, vediamo, non siamo stupidi; -decisamente questa donna è una grande scellerata. -Stiamo in guardia. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap37">CAPITOLO XXXVII. -<span class="smaller">IL SEGRETO DI MILADY</span></h2> -</div> - -<p> -D'Artagnan era uscito dal palazzo invece di salire -subito da Ketty per ivi aspettare l'ora dell'appuntamento -con milady, e ciò per due ragioni: la prima è che in -questo modo evitava i rimproveri, le incriminazioni -e le preghiere della giovinetta; la seconda è che egli -era contento di riflettere e di penetrare freddamente, -se era possibile, nel pensiero di questa donna. -</p> - -<p> -Ciò che gli parve più chiaro là dentro, si è, ch'egli -si esponeva ad amare milady come un pazzo, e ch'ella, -al contrario, non lo amava menomamente e non lo avrebbe -amato mai. Un istante dopo egli comprese che quello -che era meglio da farsi consisteva nel rientrare in casa -e scrivere a milady una lunga lettera, nella quale confessarle -che de Wardes e egli erano fino al momento lo -stesso personaggio, e che per conseguenza egli non poteva -impegnarsi, sotto pena di suicidio, ad uccidere de -Wardes di cui ella pretendeva aversi a dolere; ma nella -convinzione che essa lo detestasse, e che non lo riguardasse -che come un vile istrumento di vendetta, che -lo infrangerebbe dopo essersene servita, gli ritornò in -cuore il pensiero della propria vendetta. Egli voleva -governare questa donna che si pigliava giuoco di lui, -e che lo aveva ferito essa pure nel suo più puro e sincero -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -amore, rendendosi complice del rapimento della -sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -Fece cinque o sei volte il giro della piazza Reale, -agitato da tutti questi sentimenti contrarii, e rivoltandosi -ogni dieci passi per guardare la luce dell'appartamento -di milady che si scopriva a traverso le gelosie, -era evidente che questa volta milady aveva meno fretta -della prima a rientrare nella sua camera. -</p> - -<p> -Finalmente suonarono le undici ore. -</p> - -<p> -A questo suono, cessò ogni irrisoluzione nel cuore -di d'Artagnan. Si richiamò al pensiero tutti i particolari -della conversazione che aveva avuta con milady, e per -un di quei cambiamenti di risoluzione così frequenti in -simili casi, entrò col cuore palpitante, con la testa in -fuoco nel palazzo, e si precipitò nella camera di Ketty. -</p> - -<p> -La giovane, pallida come la morte, tremante in tutte -le sue membra, volle fermare d'Artagnan; ma milady, -coll'orecchio in ascolto aveva inteso il rumore fatto -nell'entrare, ed aprì la porta. -</p> - -<p> -— Venite, diss'ella. -</p> - -<p> -D'Artagnan non aveva più la sua ragione; egli credeva -di essere trascinato da qualcuno di quegli intrighi -fantastici che si formano in sogno. Quindi si avanzò -verso milady, cedendo a quella attrazione magnetica -che la calamita esercita sul ferro. -</p> - -<p> -La porta si richiuse dietro a loro. -</p> - -<p> -Ketty a sua volta si slanciò contro la porta. -</p> - -<p> -La gelosia, il furore, l'orgoglio offeso, tutte finalmente -le passioni che si disputano il cuore di una donna innamorata, -la spingevano, ad una rivelazione; ma essa -era perduta se confessava di aver tenuto mano ad un -simile intrigo, e per sopra più d'Artagnan era perduto -per essa. Quest'ultimo pensiero d'amore la consigliò -ancora a questo ultimo sacrificio. -</p> - -<p> -D'Artagnan, dal canto suo, si abbandonava per intero -alle ispirazioni della sua vanità. Non era più un rivale -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -che si amava in lui, era egli stesso che si faceva -sembiante di amare. Una voce segreta gli diceva bene, -nel fondo del cuore, ch'egli non era che un'arme, che si -accarezzava aspettando che desse la morte; ma l'orgoglio, -ma l'amor proprio, ma la follia, facevano tacere -questa voce, soffocavano questo mormorio. Poi il nostro -Guascone, con la dose di confidenza che noi gli conosciamo, -si paragonava a de Wardes e si domandava -perchè, in fin del conto, non sarebbe amato esso stesso -in se stesso. Mercè i prestigi de' suoi pensieri, milady -non era più per lui quella donna dalle fatali intenzioni -che lo aveva un istante spaventato, era una donna graziosa -che prometteva di provare ella stessa l'amore -che inspirava. -</p> - -<p> -Però, milady, che non aveva gli stessi motivi di d'Artagnan -per obliare, lo tolse ben presto dalla sua contemplazione, -e lo richiamò alla realtà della loro conversazione. Essa -gli domandò se le misure che dovevano -nell'indomani occasionare il di lui incontro con de -Wardes erano già state stabilite in antecedenza nel suo -spirito. -</p> - -<p> -Ma d'Artagnan, le di cui idee avevano preso un'altra -strada, dimenticò se stesso come uno sciocco, e rispose -galantemente che non era vicino a lei quando era -tutto interamente nella felicità di vederla e di sentirla, che -egli poteva occuparsi di duelli e di colpi di spada. -</p> - -<p> -Questa freddezza, per i soli interessi che la occupavano, -spaventò milady, le di cui interrogazioni divennero -più stringenti. -</p> - -<p> -Milady contenne la conversazione fra quei limiti che -anticipatamente aveva tracciati col suo spirito irresistibile, -e colla sua volontà di ferro. -</p> - -<p> -D'Artagnan allora si credè molto spiritoso consigliando -a milady di rinunziare, perdonando a de Wardes, ai -progetti furiosi che aveva formati. -</p> - -<p> -Ma alle prime parole che disse, il viso della signora -prese un'espressione sinistra. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<p> -— Avreste poi paura, caro signor d'Artagnan? gridò -ella con voce stridula e beffarda che risuonò stranamente -alle orecchie del giovane. -</p> - -<p> -— Voi non lo pensate, anima cara, rispose d'Artagnan; -ma finalmente se questo povero conte de Wardes fosse -meno colpevole di quello che voi pensate? -</p> - -<p> -— In ogni caso, disse gravemente milady, egli mi ha -ingannata, e dal momento che mi ha ingannata ha meritata -la morte. -</p> - -<p> -— Egli dunque morrà poichè voi lo comandate, disse -d'Artagnan con un tuono così risoluto, che parve a -milady l'espressione di una affezione a tutte pruove. -</p> - -<p> -Tosto essa gli sorrise di nuovo. -</p> - -<p> -— Sì, io son pronto a tutto, disse allora d'Artagnan -con una involontaria esaltazione; ma prima vorrei essere -certo di una cosa. -</p> - -<p> -— Di quale? domandò milady. -</p> - -<p> -— È che voi mi amate. -</p> - -<p> -— La vostra presenza qui ne è una pruova, mi sembra, -rispose ella fingendo di essere imbarazzata. -</p> - -<p> -— Sì, e per questo io sono ai vostri cenni in corpo -ed in anima. Disponete del mio braccio. -</p> - -<p> -— Grazie, mio bravo difensore; nello stesso modo che -io vi provo il mio amore ricevendovi qui, voi dal -canto vostro mi proverete il vostro, non è vero? -</p> - -<p> -— Certamente. Ma se voi mi amate come dite, riprese -d'Artagnan, non temete voi un poco per me? -</p> - -<p> -— Che posso io temere? -</p> - -<p> -— Ma in fine che io non sia ferito pericolosamente, -od anche ucciso? -</p> - -<p> -— Impossibile! disse milady. Voi siete un uomo valente -ed una fina spada! -</p> - -<p> -— Voi dunque non preferireste, rispose d'Artagnan, -un mezzo che vi vendicasse nello stesso modo, rendendo -inutile il duello. -</p> - -<p> -Milady guardò il giovane in silenzio; i suoi occhi chiari -avevano una espressione stranamente funesta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<p> -— Veramente diss'ella, io credo che ora voi di nuovo -esitate! -</p> - -<p> -— No, io non esito, ma è che quel povero conte de -Wardes mi fa veramente pena dal momento che non lo -amate più; mi sembra che un uomo debba essere tanto -crudelmente punito dalla perdita del vostro solo amore, -che non abbia bisogno di essere gastigato. -</p> - -<p> -— Chi vi dice che l'ho amato? disse milady. -</p> - -<p> -— Almeno posso io credere al presente senza troppa -fatuità che ne amate un altro? disse il giovane con tuono -galante, e ve lo ripeto io m'interesso al conte. -</p> - -<p> -— Voi, domandò milady. -</p> - -<p> -— Sì, io. -</p> - -<p> -— E perchè voi? -</p> - -<p> -— Perchè io solo so.... -</p> - -<p> -— Che cosa? -</p> - -<p> -— Ch'egli è ben lungi dall'essere, o piuttosto dall'essere -stato così colpevole verso di voi quando lo sembra. -</p> - -<p> -— In verità? disse milady con aria inquieta; spiegatevi, -perchè, veramente, non so che cosa vogliate dire. -</p> - -<p> -Ed ella guardava d'Artagnan con cert'occhi che s'infiammavano -a poco a poco di un fuoco sinistro. -</p> - -<p> -— Sì, io sono galantuomo, disse d'Artagnan deciso -a finirla, e poichè mi avete confessato il vostro amore, -e che io sono ben sicuro di possederlo, perchè lo possedo, -non è vero! -</p> - -<p> -— Interamente. Continuate. -</p> - -<p> -— Ebbene! io mi sento come trasformato; una confessione -mi pesa. -</p> - -<p> -— Una confessione? -</p> - -<p> -— Se avessi dubitato del vostro amore, non l'avrei -fatta; ma voi mi amate; non è vero che mi amate? -</p> - -<p> -— Senza dubbio. -</p> - -<p> -— Allora se per un eccesso d'amore io mi sia reso -colpevole verso di voi, mi perdonerete? -</p> - -<p> -— Può darsi. Ma questa confessione, disse ella impallidendo, -questa confessione? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<p> -— Voi avete dato appuntamento a de Wardes, giovedì -ultimo, in questa stessa camera, non è vero? -</p> - -<p> -— Io! no! non è vero! disse milady con un tuono di -voce così fermo, ed un viso così impassibile che, se d'Artagnan -non ne avesse avuta una perfetta certezza, ne -avrebbe dubitato egli pure. -</p> - -<p> -— Non mentite, mio bell'angelo disse d'Artagnan sforzandosi -di sorridere, ciò sarebbe inutile. -</p> - -<p> -— In che modo? parlate dunque! voi mi fate morire! -</p> - -<p> -— Oh! tranquillizzatevi; voi non siete colpevole verso -di me, ed io vi ho già perdonata. -</p> - -<p> -— Avanti, avanti! -</p> - -<p> -— De Wardes non può gloriarsi di niente. -</p> - -<p> -— Perchè? mi avete detto voi stesso che quell'anello... -</p> - -<p> -— Quell'anello, sono io che l'ho. Il de Wardes di giovedì, -e il d'Artagnan d'oggi sono la stessa persona. -</p> - -<p> -L'imprudente si aspettava una sorpresa mista di furore, -un piccolo uragano che si risolverebbe in lagrime; -ma egli s'ingannava stranamente, e non rimase lungamente -in orrore. -</p> - -<p> -Pallida e terribile milady si alzò, e respingendo d'Artagnan, -che era vicino a lei, con violento pugno nel petto, -ella volle slanciarsi lungi da lui. -</p> - -<p> -D'Artagnan la ritenne per la veste onde implorare il -suo perdono; ma ella con un movimento possente e risoluto -tentò di fuggire. Allora la veste si stracciò alla -vita; e sopra una delle belle spalle, che rimasero scoperte, -d'Artagnan con un fremito inesprimibile, riconobbe -il giglio, quel bollo indelebile che imprime la -mano infamante del carnefice. -</p> - -<p> -— Gran Dio! gridò egli lasciando la veste. -</p> - -<p> -E restò muto, immobile ed agghiacciato al suo posto. -</p> - -<p> -Ma milady si sentiva già denunziata dallo spavento -stesso di d'Artagnan. Senza dubbio egli aveva veduto -tutto; il giovane sapeva ora il suo secreto, secreto -terribile, che tutto il mondo ignorava, meno che lui! -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -essa si rivoltò, non più come una donna furiosa, ma come -una pantera ferita. -</p> - -<p> -— Ah! miserabile! diss'ella, tu mi hai vilmente tradita, -e di più possedi il mio segreto! tu dunque morrai. -</p> - -<p> -Ella corse ad un bauletto di margherite posto sopra -la sua toaletta, l'aprì con la mano febbrile tremante, -ne cavò un piccolo pugnale col manico d'oro e colla lama -acuta e sottile, e ritornò di uno sbalzo sopra d'Artagnan, -che era rimasto seduto. -</p> - -<p> -Quantunque il giovane, come si sa, fosse coraggioso, -rimase spaventato da quella figura alterata, da quelle -palpebre dilatate, da quelle guance pallide, e da quelle -labbra sanguinolenti; egli si alzò e rinculò come all'aspetto -di un serpente che si fosse scagliato contro -di lui, e per istinto, portando la sua mano molle di sudore -alla spada, la cavò dal fodero. -</p> - -<p> -Ma senza inquietarsi alla vista di questa, milady -continuò ad inoltrarsi verso di lui per colpirlo, e non -si fermò che quando ne sentì la punta acuta contro il -suo petto. -</p> - -<p> -Allora tentò di afferrare questa spada con le sue mani, -ma d'Artagnan l'allontanò sempre dalle sue prese, -e la presentava, senza ferirla, ora ai suoi occhi, ora al -suo petto, e continuò a rinculare cercando di fare la -sua ritirata per la porta che metteva nella camera di -Ketty. -</p> - -<p> -Milady, in questo mentre, si aggirava intorno a lui -con orribili trasporti, ruggendo in un modo formidabile. -</p> - -<p> -Ora, siccome la cosa finiva per rassomigliare ad un -duello, d'Artagnan si rimise a poco a poco. -</p> - -<p> -— Bene, bella donna, bene, diceva egli; ma dalla parte -del cielo! calmatevi, o pure io vi disegno un secondo -giglio sull'altra spalla. -</p> - -<p> -— Infame! infame! urlava milady. -</p> - -<p> -Ma d'Artagnan, cercando sempre la porta, si teneva -sulla difesa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -</p> - -<p> -Al rumore che essi facevano rovesciando i mobili, ella -per balzare su lui, ed egli per garantirsi dietro ai -mobili di lei, Ketty aprì la porta. D'Artagnan, che aveva -incessantemente manovrato per ravvicinarsi a questa -porta, non ne era più lontano che tre passi. Con un -solo slancio balzò dalla camera di milady in quella della -servente, e rapido come il lampo, richiuse la porta, contro -la quale egli si appoggiò con tutto il suo peso, nel -mentre che Ketty chiudeva la serratura. -</p> - -<p> -Allora milady cercò di rovesciare la parete che la -chiudeva nella sua camera, con forza molto al disopra -di quella di una donna, quindi, quando vide che era cosa -impossibile, crivellò la porta a colpi di pugnale, dei -quali qualcuno trapassò la spessezza del legno. -</p> - -<p> -Ciaschedun colpo era accompagnato da una imprecazione. -</p> - -<p> -— Presto, presto, Ketty disse d'Artagnan a mezza voce -quando la serratura fu chiusa, fammi sortire dal palazzo, -o se noi le lasciamo il tempo di fare il giro, ella -mi farà uccidere dai lacchè: sollecitiamo; capisci tu? si -tratta della vita, o della morte. -</p> - -<p> -Ketty non capiva che troppo. Ella lo trascinò per le -scale nell'oscurità. Era tempo. Milady aveva già suonato -e svegliato tutto il palazzo; il portiere tirò il cordone -alla voce di Ketty, nello stesso momento che milady -gridava dalla finestra. -</p> - -<p> -— Non aprite! -</p> - -<p> -Il giovine se ne fuggì, nel mentre che essa minacciava -ancora con un gesto impotente. Nel momento in cui -ella lo perdè di vista, cadde svenuta nella sua camera. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap38">CAPITOLO XXXVIII. -<span class="smaller">IN CHE MODO, SENZA INCOMODARSI, ATHOS RITROVÒ IL -MEZZO D'EQUIPAGGIARSI</span></h2> -</div> - -<p> -D'Artagnan era talmente fuori di sè, che, senza occuparsi -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -di ciò che sarebbe accaduto a Ketty, traversò -mezzo Parigi correndo, e non si fermò che davanti alla -porta di Athos. Lo sconvolgimento del suo spirito, il -terrore che lo spronava, il grido di alcune pattuglie che -gli correvano dietro, non fecero che precipitare ancor -più la sua corsa. -</p> - -<p> -Traversò il cortile, salì al secondo piano ove stava -Athos, e battè alla porta in modo da romperla. -</p> - -<p> -Grimaud venne ad aprirgli, cogli occhi sonnolenti; -d'Artagnan si slanciò con tanta forza nell'anticamera che -poco mancò che non stramazzasse. -</p> - -<p> -Malgrado il mutismo abituale di Grimaud, questa -volta gli ritornò la parola. Alla vista della spada che -d'Artagnan teneva ancora in mano, il povero servitore -s'immaginò di aver che fare con qualche assassino. -</p> - -<p> -— Soccorso! aiuto! soccorso! gridò egli. -</p> - -<p> -— Taci, disgraziato! disse il giovane. Io sono d'Artagnan, -non mi riconosci più? dov'è il tuo padrone! -</p> - -<p> -— Voi, sig. d'Artagnan, gridò Grimaud spaventato. -Impossibile! -</p> - -<p> -— Grimaud, disse Athos sortendo dal suo appartamento -in veste da camera, io credo che voi vi permettiate -di parlare! -</p> - -<p> -— Ah! signore, egli è che... -</p> - -<p> -— Silenzio. -</p> - -<p> -Grimaud allora si contentò di mostrare col dito d'Artagnan -al suo padrone. -</p> - -<p> -Athos, per quanto fosse flemmatico, scoppiò in una -risata nel vedere l'aria sconvolta del suo giovane camerata. -</p> - -<p> -— Non ridete, amico mio, gridò d'Artagnan, in nome -del cielo! non ridete, perchè sull'anima mia ve lo -dico, non vi è niente da ridere. -</p> - -<p> -Pronunciò queste parole con un'aria così solenne, e -con uno spavento così vero, che Athos lo prese subito -per le mani gridando: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<p> -— Sareste voi ferito, amico mio? voi siete molto -pallido. -</p> - -<p> -— No, ma mi è accaduto un terribile avvenimento. -Siete voi solo, Athos? -</p> - -<p> -— Per bacco! e chi volete che sia da me a quest'ora? -</p> - -<p> -— Bene, bene. -</p> - -<p> -E d'Artagnan si precipitò nella camera di Athos. -</p> - -<p> -— Eh! parlate, disse questi chiudendo la porta, e mettendo -il chiavaccio per non essere disturbato; è forse -morto il re? avete forse ucciso il ministro? voi siete -tutto sossopra: parlate, dite, perchè io moro d'impazienza. -</p> - -<p> -— Athos, rispose d'Artagnan, preparatevi a sentire -una storia incredibile, inudita! -</p> - -<p> -— Parlate dunque, disse Athos. -</p> - -<p> -— Ebbene! continuò d'Artagnan mettendosi vicino -all'orecchio di Athos e abbassando la voce, milady ha -il marchio di un giglio sopra una spalla. -</p> - -<p> -— Ah! gridò il moschettiere come se avesse ricevuta -una palla nel cuore. -</p> - -<p> -— Vediamo, disse d'Artagnan, siete voi sicuro che -l'altra sia veramente morta? -</p> - -<p> -— L'altra? disse Athos con una voce così sorda che -fu molto se d'Artagnan l'intese. -</p> - -<p> -— Sì, quella di cui mi avete parlato un giorno ad -Amiens. -</p> - -<p> -Athos mandò un gemito, e lasciò cadersi la testa -sulle mani. -</p> - -<p> -— Questa, continuò d'Artagnan, è una donna dai ventisei -ai vent'otto anni. -</p> - -<p> -— Bionda? disse Athos. -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Occhi blu-chiari, di una chiarezza straordinaria, -colle ciglia e lo sopracciglia nere? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -</p> - -<p> -— Grande, ben fatta? Le manca un dente vicino al -canino sinistro? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Il marchio del giglio è piccolo, di color rosso, e -come nascosto da uno strato di pasta che vi applica? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Però, voi dite che questa donna è inglese? -</p> - -<p> -— La chiamano milady, non per questo ella può essere -egualmente francese. Lord Winter non è che suo -cognato. -</p> - -<p> -— D'Artagnan voglio vederla! -</p> - -<p> -— Guardatevene, Athos, guardatevene: voi avete voluto -ucciderla, ella è donna da rendervi la pariglia, e in -modo da non fallare. -</p> - -<p> -— Essa non oserà dir niente, perchè sarebbe un denunziarsi -da se. -</p> - -<p> -— Ella è capace di tutto! l'avete voi mai veduta in -furore? -</p> - -<p> -— No, disse Athos. -</p> - -<p> -— Una tigre! una pantera! Ah! mio caro Athos, credo -bene di aver attirato su noi due una terribile vendetta. -</p> - -<p> -D'Artagnan allora raccontò tutto, la sua collera insensata -e le sue minacce di morte. -</p> - -<p> -— Avete ragione, e sulla mia parola, darei la mia vita -per un capello, disse Athos. Fortunatamente è dopo -domani che noi lasceremo Parigi, noi andremo, secondo -tutte le probabilità, alla Rochelle, e una volta -partiti... -</p> - -<p> -— Ella vi perseguiterà in capo al mondo, Athos, se -vi riconosce. Lasciate dunque che il suo odio si sfoghi -sopra di me soltanto. -</p> - -<p> -— Eh! mio caro, che m'importa se mi uccide? disse -Athos. Credereste voi per caso che io sia attaccato -alla vita? -</p> - -<p> -— Vi è un qualche terribile mistero sotto tutto questo, -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -Athos. Questa donna è una spia del ministro, ne -sono sicuro. -</p> - -<p> -— In questo caso state all'erta voi. Se il ministro non -vi ha in un gran conto, per l'affare di Londra vi ha in -un grande odio: ma siccome in fin dei conti non vi può -rimproverar niente apertamente, e che bisogna che l'odio -si soddisfaccia, particolarmente quando è odio di -un ministro; state in guardia! Se uscite, non uscite -mai solo; se mangiate, prendete le vostre precauzioni; -non vi fidate d'alcuno finalmente, e neppure della vostra -ombra! -</p> - -<p> -— Fortunatamente, disse d'Artagnan, che si tratta -di giungere soltanto fino a dopo domani sera senza incontri, -perchè una volta all'armata, spero bene, non -avremo a temere degli uomini. -</p> - -<p> -— Frattanto, disse Athos, io rinuncio ai miei progetti -di reclusione e verrò ovunque con voi; bisogna -che ritorniate alla strada Fossoyeurs. Io vi accompagno. -</p> - -<p> -— Sia, mio caro Athos; ma lasciatemi prima restituirvi -l'anello che ho ricevuto da questa donna. Questo -zaffiro è vostro. Non mi avete voi detto che questo -era un gioiello di famiglia? -</p> - -<p> -— Sì, mio nonno lo comprò per due mila scudi, per -quanto ho poi sentito ripetere da mio padre. Faceva -parte dei regali di nozze di mia madre; egli è magnifico. -Mia madre me lo regalò, ed io, pazzo che fui! piuttosto -che custodirlo come una santa reliquia, lo regalai -a quella miserabile. -</p> - -<p> -— Ebbene, riprendete questo anello che capisco vi -dee essere caro. -</p> - -<p> -— Io! riprendere questo anello dopo che è stato in -dito a quella infame? giammai! giammai! questo anello -è lordato, d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Allora, vendetelo o impegnatelo. Vi daranno almeno -un migliaio di scudi. Con questa somma voi potete -provveder bene ai vostri affari. Poi, al primo danaro -che vi giungerà, lo leverete di pegno, e lo riprenderete -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -purgato dalle sue antiche macchie, poichè sarà passato -per le mani degli usurai. -</p> - -<p> -Athos sorrise. -</p> - -<p> -— Voi siete un grazioso compagno, diss'egli, mio caro -d'Artagnan. Colla vostra continua ilarità, rialzate -dall'afflizione i poveri spiriti oppressi. Ebbene! sì, impegneremo -questo anello che mi appartiene, ma ad una -condizione. -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -— Che vi sieno cinquecento scudi per voi, e cinquecento -per me. -</p> - -<p> -— Vi pensate voi, Athos! Io non ho bisogno del quarto -di questa somma. Io che sono nelle guardie, e vendendo -la mia sella con i suoi annessi, ne ricavo quanto -mi occorre. Che mi abbisogna? un cavallo per Planchet, -ecco tutto. Poi, voi dimenticate che io pure ho un -anello. -</p> - -<p> -— Al quale mi sembra, che voi siate molto più attaccato -di quello che non sono io al mio; almeno ho creduto -accorgermene. -</p> - -<p> -— Sì, perchè in una circostanza estrema, non solo -può cavarci da qualche imbarazzo, ma ancora da qualche -gran pericolo. Non è un semplice diamante, ma è -ancora un talismano incantato. -</p> - -<p> -— Non vi capisco, ma credo però a quanto dite... Ritorniamo -dunque al mio anello, o piuttosto al nostro — voi -avrete la metà della somma che ci verrà data sopra -esso, o lo getto nella Senna; e dubito che come -Policrate, qualche pesce non sarà così compiacente per -riportarcelo. -</p> - -<p> -— Ebbene dunque, io accetto, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -In questo momento Grimaud entrò accompagnato da -Planchet; questi era inquieto pel suo padrone, e curioso -di sapere cosa gli fosse accaduto. -</p> - -<p> -Athos si vestì, e quando fu vicino a uscire, fece a -Grimaud il segno di un uomo che prende la mira. Questi -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -si mise tosto il suo moschetto sotto il braccio e si -dispose a seguire il suo padrone. -</p> - -<p> -D'Artagnan e Athos, seguiti dai loro lacchè, giunsero -senza alcun accidente nella strada Fossoyeurs. -</p> - -<p> -Il sig. Bonacieux era sulla porta, egli guardò d'Artagnan -con aria furbesca. -</p> - -<p> -— Eh! mio caro locatario, diss'egli, sollecitatevi. Voi -avete in casa una bella giovinetta che vi aspetta, e le -donne, voi sapete, amano poco di aspettare. -</p> - -<p> -— È Ketty! gridò d'Artagnan. -</p> - -<p> -E si slanciò nel corridoio. -</p> - -<p> -Effettivamente sul pianerottolo che metteva nel suo -appartamento, e raggruppata contro la porta, ritrovò -la povera fanciulla tutta tremante. Come lo vide: -</p> - -<p> -— Voi mi avete promessa la vostra protezione, avete -promesso di salvarmi dalla sua collera, diss'ella; ricordatevi -che siete stato voi che mi avete perduta. -</p> - -<p> -— Sì, Ketty, senza dubbio, disse d'Artagnan, sii tranquilla, -Ketty. Ma che cosa ti è accaduto dopo la mia -partenza? -</p> - -<p> -— Lo so io? disse Ketty. Alle grida ch'ella mandò, sono -accorsi i lacchè; ella era pazza per la collera. Tutto -ciò ch'esiste d'imprecazioni essa lo ha vomitato contro -di voi. Allora ho pensato che si ricorderebbe che -fu dalla mia camera che voi penetraste nella sua, e che -quindi mi avrebbe ritenuto per vostra complice. Ho -preso quel poco di danaro che avevo, quei pochi effetti -preziosi, e mi sono salvata. -</p> - -<p> -— Povera fanciulla! ma che debbo fare per te? io -parto dopo domani. -</p> - -<p> -— Tutto ciò che vorrete, sig. cavaliere, fatemi allontanare -da Parigi, fatemi allontanare dalla Francia. -</p> - -<p> -— Io non posso però condurti meco all'assedio della -Rochelle, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— No, ma voi potete collocarmi in provincia, presso -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -qualche dama di vostra conoscenza, nel vostro paese, -per esempio. -</p> - -<p> -— Ah! amica mia, nel mio paese le dame non tengono -cameriere. Ma aspetta, ho trovato quello che ti conviene. -Planchet! va subito a cercarmi Aramis, che egli -venga da me. Noi abbiamo una cosa di grande importanza -da dirgli. -</p> - -<p> -— Comprendo il tuo progetto; disse Athos, ma perchè -non ti rivolgi piuttosto da Porthos? mi sembra che -la sua marchesa... -</p> - -<p> -— La marchesa di Porthos piuttosto che tenere una -cameriera si farebbe vestire da un dei giovani di studio -di suo marito, disse d'Artagnan ridendo. D'altronde -Ketty non vorrà andare a stare in via degli Orsi; non -è vero, Ketty. -</p> - -<p> -— Io abiterò dove vorrete, disse Ketty, purchè io sia -bene nascosta e non si sappia ove sono. -</p> - -<p> -— Ora, che noi siamo per separarci, e per conseguenza che -non sei più gelosa di me... -</p> - -<p> -— Sig. cavaliere, da lontano e da vicino, io vi amerò -sempre lo stesso. -</p> - -<p> -— Oh! Diavolo! dove va ad annidare la costanza! mormorò -Athos. -</p> - -<p> -— Io pure, disse d'Artagnan, io pure ti amerò sempre! -sii tranquilla. Ma vediamo, rispondimi. Pongo molta -importanza alla domanda che ti faccio: avresti tu -mai inteso parlare di una giovane che fu rapita di notte -tempo? -</p> - -<p> -— Aspettate dunque... Ma... Oh! mio Dio! sig. cavaliere, -forse che amereste ancora questa donna? -</p> - -<p> -— No, è uno, dei miei amici che l'ama. A voi, è Athos, -quello là. -</p> - -<p> -— Io! gridò Athos, con un accento simile a quello di -un uomo che si accorge di essere per mettere il piede -sopra un serpente. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, tu; fece d'Artagnan stringendogli -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -la mano. Tu sai bene quanto interesse noi tutti prendiamo -a questa povera Bonacieux. D'altronde Ketty non -dirà niente. Non è vero Ketty? Tu comprendi, fanciulla -mia, continuò d'Artagnan, questa è la moglie di quell'orribile -di macacco che hai veduto sul limitare della -porta, entrando qui. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! gridò Ketty; voi mi ricordate la mia -paura, purchè non mi abbia riconosciuta! -</p> - -<p> -— Come riconosciuta? Tu dunque hai visto altre volte -quell'uomo! -</p> - -<p> -— È venuto due volte da milady. -</p> - -<p> -— È lui; e verso qual epoca? -</p> - -<p> -— Saranno circa quindici o diciotto giorni. -</p> - -<p> -— Precisamente. -</p> - -<p> -— E ieri sera è ritornato. -</p> - -<p> -— Ieri sera? -</p> - -<p> -— Sì, un momento prima che entraste voi stesso. -</p> - -<p> -— Mio caro Athos, noi siamo avviluppati da una masnada -di spioni! E tu credi ch'egli t'abbia riconosciuta, -Ketty? -</p> - -<p> -— Scorgendolo ho abbassata la mia cuffia, ma forse -era troppo tardi. -</p> - -<p> -— Discendete voi, Athos, di cui egli diffida meno di -me, e guardate se è sempre sulla porta. -</p> - -<p> -Athos discese e risalì subito. -</p> - -<p> -— È partito, diss'egli, e la casa è chiusa. -</p> - -<p> -— È andato a fare il suo rapporto, e a dire che tutti -i piccioni sono nel colombaio. -</p> - -<p> -— Ebbene, involiamoci, disse Athos, e non lasciamo -qui che Planchet per portarci le notizie. -</p> - -<p> -— Un momento! e Aramis che abbiamo mandato a -cercare? -</p> - -<p> -— È giusto, disse Athos, aspettiamo Aramis. -</p> - -<p> -In questo momento entrò Aramis. -</p> - -<p> -Gli fu esposto l'affare, e gli fu detto come era urgente, -che in mezzo a tutte le sue conoscenze di alto bordo, -ritrovasse un posto ove collocare Ketty. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -Aramis riflettè un momento, e disse arrossendo: -</p> - -<p> -— Ciò vi sarà realmente un servizio reso? diss'egli a -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ve ne sarò riconoscente per tutta la mia vita. -</p> - -<p> -— Ebbene! la signora di Bois Tracy mi ha domandato, -per una delle sue amiche che abitano in provincia, -io credo, una cameriera sicura, e se voi potete, mio caro -d'Artagnan, garantirmi... -</p> - -<p> -— Oh! signore, rispose Ketty, io sarò affezionata, -siatene certo, alla persona che mi darà il mezzo di lasciare -Parigi. -</p> - -<p> -— Allora, disse Aramis, ciò va pel suo meglio. -</p> - -<p> -Si mise ad un tavolino, e scrisse poche parole che -sigillò con un anello, e consegnò il biglietto a Ketty. -</p> - -<p> -— Ora, fanciulla mia, disse d'Artagnan, tu sai che qui -non fa più bel tempo per te che per noi. Così separiamoci. -Ci rivedremo in tempi migliori. -</p> - -<p> -— Ed in qualunque tempo noi ci ritroveremo in qualunque -luogo che sia, disse Ketty, voi mi troverete che -vi amerò come vi amo adesso. -</p> - -<p> -— Giuramento da giocatore, disse Athos nel tempo -che d'Artagnan andava ad accompagnare Ketty per le -scale. -</p> - -<p> -Un istante dopo i tre amici si separarono, fissando -l'appuntamento per le quattro presso di Athos, e lasciando -Planchet per guardare la casa. -</p> - -<p> -Aramis rientrò in casa, e Athos e d'Artagnan si occuparono -a collocare il zaffiro. -</p> - -<p> -Come lo aveva preveduto il Guascone, furono facilmente -ritrovate trecento doppie sull'anello; di più, l'Ebreo -annunziò loro che, se volevano venderlo, siccome -ne farebbe uno simile per un paio d'orecchini, offriva -fino a cinquecento doppie. -</p> - -<p> -Athos e Aramis, coll'attività di due soldati, e la sicurezza -di due conoscitori, impiegarono appena tre ore -a comprare il loro intero equipaggio. D'altronde Athos -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -era facile ad accomodarsi e gran signore fino all'estremità -delle unghie, ogni qualvolta una cosa conveniva, -pagava il prezzo domandato, senza neppure tentare di -togliere niente. D'Artagnan voleva tentare di fargli delle -osservazioni, ma Athos gli metteva la mano sulla -spalla sorridendo, e d'Artagnan capiva che era bene per -lui piccolo gentiluomo Guascone lo stare a mercanteggiare, -ma non per un uomo che aveva le maniere di un -principe. -</p> - -<p> -Il moschettiere trovò un superbo cavallo andaluso, -nero come l'ebano, colle narici di fuoco, colle gambe -fine ed eleganti, e che aveva appena sei anni. Egli lo -esaminò, lo ritrovò senza difetti. Gli domandarono mille -lire. Forse lo avrebbero potuto avere per meno, ma -nel tempo che d'Artagnan discuteva sul prezzo col mezzano, -Athos contava le cento doppie sulla tavola. -</p> - -<p> -Grimaud ebbe un cavallo piccardo, grosso e forte, e -costò trecento lire. -</p> - -<p> -Ora, comprata la sella di quest'ultimo cavallo e le -armi di Grimaud, non restava più un soldo delle cento -cinquanta doppie di Athos. D'Artagnan offerse al suo -amico di mordere una boccata della parte che gli era -venuta, e che gli avrebbe poi restituita più tardi la porzione -che gli avrebbe prestata. -</p> - -<p> -Ma Athos per risposta, si contentò di stringersi nelle -spalle. -</p> - -<p> -— Quanto ci dava l'Ebreo del zaffiro per lasciarlo in -assoluta sua proprietà? domandò egli. -</p> - -<p> -— Cinquecento doppie. -</p> - -<p> -— Vale a dire dugento doppie di più; cento doppie -per voi, cento doppie per me. Ma questa è una fortuna! -amico mio, ritorniamo dall'Ebreo. -</p> - -<p> -— Come! voi volete... -</p> - -<p> -— Questo anello precisamente mi ricorderebbe troppo -triste rimembranze; poi, noi non avremo mai trecento -doppie da restituirgli di modo che in questo contratto -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -noi perdiamo due mila lire. Andate a dirgli che -l'anello è suo, d'Artagnan, e ritornate colle dugento -doppie. -</p> - -<p> -— Riflettete, Athos. -</p> - -<p> -— Il danaro contante è caro pel tempo che corre, e -bisogna saper fare dei sacrifizi. Andate, d'Artagnan, andate, -Grimaud vi accompagnerà col suo moschetto. -</p> - -<p> -Una mezz'ora dopo, d'Artagnan ritornò con duemila -lire, e senza che gli fosse accaduto alcun accidente. -</p> - -<p> -Fu così che Athos ritrovò nell'interno della sua casa -delle risorse che non si aspettava. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap39">CAPITOLO XXXIX. -<span class="smaller">UNA DOLCE VISIONE</span></h2> -</div> - -<p> -All'ora convenuta, i quattro amici erano riuniti in -casa di Athos. La loro preoccupazione sugli equipaggi -era del tutto scomparsa, e ciascun viso non conservava -più che l'espressione delle proprie e segrete inquietudini; -poichè dietro ogni fortuna presente, sta nascosta -una disgrazia per l'avvenire. -</p> - -<p> -Ad un tratto entrò Planchet, portando due lettere -coll'indirizzo di d'Artagnan. -</p> - -<p> -L'una, era un piccolo biglietto gentilmente piegato -in lungo con un bel sigillo di cera verde, sul quale era -improntata una colomba che portava nel becco un ramo -d'olivo. -</p> - -<p> -L'altra, era un'epistola quadrata e risplendente delle -terribili armi del ministro. -</p> - -<p> -Alla vista della piccola lettera, il cuore di d'Artagnan -balzò, poichè credè di aver riconosciuto il carattere, -e quantunque non avesse veduto questo scritto -che una sola volta, gliene era restata la memoria nel fondo -del cuore. -</p> - -<p> -Prese dunque la piccola lettera, e la disigillò con -prestezza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -</p> - -<p> -Vi era scritto: -</p> - -<p> -«Passeggiate mercoledì prossimo dalle sei alle sette -ore pomeridiane sulla strada Chaillot, e guardate -con cura nelle carrozze che passeranno. Ma se avete -cara la vostra vita, e quella delle persone che vi amano, -non dite una parola, non fate un movimento che -possa far credere di aver riconosciuto quella che si -espone a tutto per vedervi un istante.» -</p> - -<p> -— Nessuna sottoscrizione. -</p> - -<p> -— Questo è un laccio che vi si tende disse Athos; non -vi andate d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Però mi sembra di riconoscere la scrittura. -</p> - -<p> -— Può essere imitata, riprese Athos; a sei o sette ore -di questi tempi, la strada Chaillot è del tutto deserta, -sarebbe lo stesso che andaste a passeggiare nella foresta -Bondy. -</p> - -<p> -— Ma se noi vi andiamo tutti? disse d'Artagnan. Che -diavolo! non ci divoreranno già tutti e quattro, e più -i quattro lacchè, gli otto cavalli, e le armi; ne avrebbero -una indigestione. -</p> - -<p> -— Poi, questa sarà un'occasione di far mostra dei nostri -equipaggi, disse Porthos. -</p> - -<p> -— Ma se è una donna che scrive, disse Aramis, e che -questa donna desideri di non essere veduta, pensate che -voi la compromettete, d'Artagnan; cosa che è mal fatta -per parte di un gentiluomo. -</p> - -<p> -— Noi restiamo indietro, disse Porthos, egli solo andrà -avanti. -</p> - -<p> -— Sì, ma un colpo di pistola è presto tirato da una -carrozza che va al galoppo. -</p> - -<p> -— Bah! disse d'Artagnan, non mi colpiranno. Noi raggiungeremo -allora la carrozza, ed estermineremo quelli -che vi si troveranno dentro. Saranno sempre tanti nemici -di meno. -</p> - -<p> -— Ha ragione disse Porthos, battaglia! d'altronde bisogna -provare le nostre armi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<p> -— Diamoci, in fede mia, questo piacere, disse colla -sua aria di non curanza Aramis. -</p> - -<p> -— Come vorrete, disse Athos. -</p> - -<p> -— Signori, sono quattr'ore e mezza e abbiamo appena -il tempo di prepararci per essere alle sei sulla strada -Chaillot. -</p> - -<p> -— Poi, se usciamo troppo tardi, disse Porthos, non -saremo veduti, cosa che sarebbe di un gran danno. Andiamo -dunque a prepararci, signori. -</p> - -<p> -— Ma voi dimenticate? questa seconda lettera, disse -Athos. Eppure mi sembra dal sigillo che meriti di essere -aperta. In quanto a me, vi dichiaro, mio caro d'Artagnan, -che me ne prendo maggior pensiero che di quel -piccolo ninnolo che vi siete così dolcemente posto sul -cuore. -</p> - -<p> -D'Artagnan arrossì. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse il giovane, vediamo che cosa vuole -da me sua Eccellenza. -</p> - -<p> -D'Artagnan disigillò la lettera, e lesse. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Il sig. d'Artagnan guardia del re, compagnia des -Essarts, è aspettato al palazzo del ministro questa -sera a ore otto.» -</p> - -<p class="indr"> -«<span class="smcap lowercase">LAHOUDINIÈRE</span><br /> -<i>Capitano delle guardie</i>» -</p> -</div> - -<p> -— Diavolo! disse Athos, ecco un appuntamento ben -molto più allarmante del primo. -</p> - -<p> -— Andrò al secondo sortendo dal primo, disse d'Artagnan; -uno è per le sette, l'altro è per le otto; vi sarà -tempo per tutti. -</p> - -<p> -— Hum! io non v'andrei, disse Aramis; un cavaliere -galante non può mancare ad un appuntamento dato da -una donna; ma un gentiluomo prudente può dispensarsi -dall'andare da Sua Eccellenza, particolarmente quando -ha qualche ragione di credere che non è per ricevervi -dei complimenti. -</p> - -<p> -— Io sono del parere di Aramis, disse Porthos. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<p> -— Signori, riprese d'Artagnan, ho già ricevuto dal -signor Cavois un simile invito di Sua Eccellenza, al quale -non feci attenzione, e il giorno dopo mi è accaduta -una gran disgrazia, la mia Costanza è scomparsa. Qualunque -sia la cosa che mi può accadere, io vi andrò. -</p> - -<p> -— Se questa è una risoluzione stabilita, fate, disse -Athos. -</p> - -<p> -— Ma la bastiglia? disse Aramis. -</p> - -<p> -— Bah! voi me ne caverete! disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, ripresero Aramis e Porthos con una -ammirabile serietà, come se fosse stata la cosa la più -semplice. -</p> - -<p> -— Senza dubbio noi vi caveremo di là; ma frattanto, -siccome dobbiamo partire dopo domani, fareste assai -meglio di non esporvi a questo pericolo. -</p> - -<p> -— Facciamo meglio, disse Athos, non lo lasciamo in -tutta la serata. Aspettiamolo ciascuno ad una porta del -palazzo, e ciascuno con tre moschettieri dietro a noi. -Se vediamo uscire qualche carrozza con gli sportelli -chiusi e vi è apparenza sospetta, vi piomberemo sopra. -È qualche tempo che non abbiamo avuto nulla a dividere -colle guardie del ministro, il sig. de Trèville ci -crede morti. -</p> - -<p> -— Decisamente Athos, disse Aramis, voi siete fatto -per essere un generale d'Armata: che dite del piano, -signori? -</p> - -<p> -— Ammirabile, ripresero tutti in coro. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse Porthos, io corro al quartiere, prevengo -i nostri camerati di tenersi pronti per le otto, il -luogo di riunione sarà sulla piazza del Palazzo del ministro; -in questo mentre voi fate insellare i cavalli dai -lacchè. -</p> - -<p> -— Io non ho cavallo, in fede mia, disse d'Artagnan, -andrò a farne insellare uno dal sig. de Trèville. -</p> - -<p> -— È inutile, disse Aramis, voi ne prenderete uno dei -miei. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -</p> - -<p> -— Quanti ne avete dunque? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Tre, rispose sorridendo Aramis. -</p> - -<p> -— Caro mio, disse Athos, voi siete certamente il -poeta meglio pagato di tutta la Francia e Navarra. -</p> - -<p> -— Ascoltate caro Aramis, voi non saprete che farvene -di tre cavalli, non è vero? anzi non capisco neppure -come ne abbiate comprati tre. -</p> - -<p> -— Io non ne ho comprati che due, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Il terzo vi è dunque caduto dal cielo? -</p> - -<p> -— No, il terzo mi è stato condotto questa mattina da -un domestico senza livrea, che non ha voluto dirmi a -cui apparteneva, che mi ha assicurato di aver ricevuto -l'ordine dal suo padrone... -</p> - -<p> -— O dalla sua padrona, interruppe d'Artagnan. -</p> - -<p> -— La cosa non cambia niente, disse Aramis arrossendo; -che mi ha assicurato che il suo padrone o la sua -padrona gli ha ordinato di mettere questo cavallo nella -mia scuderia, senza dirmi da qual parte veniva. -</p> - -<p> -— Non è che ai poeti che accadono tali avventure, -riprese gravemente Athos. -</p> - -<p> -— Ebbene! in questo caso, facciamo meglio, disse -d'Artagnan. Quale dei due cavalli monterete voi? -quello che avete comprato, o quello che vi è stato regalato. -</p> - -<p> -— Quello che mi è stato regalato, senza neppur -dirlo. Voi capirete, d'Artagnan, che io non posso fare -questa ingiuria al donatore sconosciuto; riprese Aramis. -</p> - -<p> -— O alla donatrice misteriosa, disse Athos. -</p> - -<p> -— Dunque quello che avete comprato vi addiviene -inutile? -</p> - -<p> -— Presso a poco. -</p> - -<p> -— L'avete scelto voi stesso? -</p> - -<p> -— Colla maggior diligenza. La sicurezza del cavaliere, -voi lo sapete dipende quasi sempre dal suo cavallo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -</p> - -<p> -— Ebbene! cedetelo a me pel prezzo che vi costa. -</p> - -<p> -— Era precisamente ciò che io voleva proporvi, mio -caro d'Artagnan, dandovi tutto il più tempo che vi -sarà necessario per rimborsarmi di questa bagattella. -</p> - -<p> -— E quanto vi costa? -</p> - -<p> -— Ottocento lire. -</p> - -<p> -— Ecco quaranta dobloni, mio caro amico, disse -d'Artagnan cavando la somma di saccoccia. Io so che -questa è la moneta colla quale vi vengono pagati i vostri -poemi. -</p> - -<p> -— Vi ritrovate dunque in fondi? disse Aramis. -</p> - -<p> -— Ricco! ricchissimo! mio caro. -</p> - -<p> -E d'Artagnan fece suonare nella sua saccoccia il resto -delle sue doppie. -</p> - -<p> -— Mandate la vostra sella alla caserma dei moschettieri, -e vi si condurrà qui il vostro cavallo coi nostri. -</p> - -<p> -— Benissimo; ma ben presto saranno le cinque, sollecitiamoci. -</p> - -<p> -Un quarto d'ora dopo, Porthos comparve alla estremità -della strada Férou, sopra un magnifico cavallo -spagnuolo. Mousqueton lo seguiva sopra un cavallo -d'Auvergne, piccolo, ma molto bello. Porthos risplendeva -di gioia e di orgoglio. -</p> - -<p> -Nello stesso tempo, Aramis comparve all'estremità -dell'altra strada, montato sopra un superbo cavallo -Inglese; Bazin lo seguiva sopra un cavallo di Rouan, -tenendo a mano un vigoroso meclemburghese; era la -cavalcatura di d'Artagnan. -</p> - -<p> -I due moschettieri s'incontrarono alla porta; Athos -e d'Artagnan li guardavano dalla finestra. -</p> - -<p> -— Diavolo! disse Aramis, voi avete un superbo cavallo, -mio caro! -</p> - -<p> -— Sì, rispose Porthos, è quello che doveva essermi -inviato sulle prime. Un cattivo scherzo del marito vi -aveva sostituito l'altro, ma il marito è stato in seguito -punito, ed io ho avuto ogni soddisfazione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -Grimaud comparve a sua volta tenendo a mano la -cavalcatura del suo padrone. D'Artagnan e Athos discesero, -si posero in sella vicino ai loro compagni, e -tutti e quattro si incamminarono verso il fiume, Athos -sul cavallo che doveva a sua moglie, Aramis sul cavallo -che doveva alla sua amica, Porthos sul cavallo che -doveva alla procuratrice, e d'Artagnan sul cavallo che -doveva alla sua buona fortuna; la migliore di tutte le -amiche. -</p> - -<p> -I lacchè li seguivano. -</p> - -<p> -Come lo aveva pensato Porthos, la cavalcata fece -un buon effetto, e se la sig. Coquenard si fosse ritrovata -sulla strada che percorreva Porthos, avrebbe potuto -vedere che aria signorile aveva egli sul suo bel -cavallo di Spagna, e non le sarebbe rincresciuta la sanguigna -fatta allo scrigno di suo marito. -</p> - -<p> -Vicino al Louvre i quattro amici incontrarono il signor -de Tréville che ritornava da San Germano; egli -li fermò per far loro i suoi complimenti sulla bellezza -delle loro cavalcature; cosa che in un istante fece -radunare intorno a loro parecchie centinaia d'oziosi. -</p> - -<p> -D'Artagnan approfittò della circostanza per parlare -al signor de Tréville della lettera col gran sigillo -rosso, e colle armi del duca di Richelieu. S'intende -bene che dell'altra lettera non disse una parola. -</p> - -<p> -Il sig. de Tréville approvò la risoluzione che aveva -presa, e lo assicurò, che se all'indomani non avesse -avute le sue notizie, avrebbe saputo ritrovarlo in qualunque -luogo si fosse stato. -</p> - -<p> -In questo momento l'orologio della Samaritana suonò -sei ore. I quattro amici si scusarono per un appuntamento, -e presero congedo dal sig. de Tréville. -</p> - -<p> -Un tratto di galoppo li condusse sulla strada Chaillot. -Il giorno cominciava ad abbassarsi; alcune carrozze -passavano, e ripassavano. D'Artagnan, portato -a qualche passo di distanza dai suoi amici, penetrava -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -col suo sguardo fino nel fondo di esse, ma non vi scopriva -alcuna persona di sua conoscenza. -</p> - -<p> -Finalmente dopo un quarto d'ora d'aspettazione, e -quando il crepuscolo cadeva del tutto, apparve una carrozza -che veniva di gran galoppo dalla strada <i>Sèvres</i>. -Un presentimento disse in antecedenza a d'Artagnan che -quella carrozza racchiudeva la persona che gli aveva -dato appuntamento. Il giovane si meravigliò seco stesso -per sentirsi il cuore battere così violentemente. Quasi -subito una testa uscì dal finestrino, con due dita sulla -bocca come per raccomandare il silenzio, e come per -inviare un bacio. D'Artagnan mandò un leggero grido -di gioia. Questa donna o piuttosto quest'apparizione, -perchè la carrozza era passata colla rapidità di una visione, -era la signora Bonacieux. -</p> - -<p> -Per un movimento involontario, e malgrado la fatta -raccomandazione, d'Artagnan lanciò il suo cavallo al -galoppo, e in pochi salti raggiunse la carrozza; ma il -cristallo di quella era ermeticamente chiuso, la visione -era scomparsa. -</p> - -<p> -D'Artagnan si ricordò la raccomandazione: «se vi è -cara la vostra vita e quella di coloro che vi amano, rimanete -immobile, come se non aveste veduto niente». -</p> - -<p> -Egli dunque si fermò, tremante, non per lui, ma -per quella povera donna, che evidentemente si era esposta -ad un gran pericolo nel dargli quell'appuntamento. -</p> - -<p> -La carrozza continuò la sua strada, e, camminando -sempre a tutta corsa, s'internò in Parigi, e disparve. -</p> - -<p> -D'Artagnan era rimasto interdetto allo stesso posto, -senza sapere a che pensare. Se era la sig. Bonacieux, -e se ella ritornava a Parigi, perchè quell'appuntamento -fuggitivo? perchè quel semplice ricambio di un'occhiata? -perchè quel cenno perduto? Se d'altronde non -era essa, cosa ancora possibile, perchè la poca luce che -rimaneva rendeva possibile uno sbaglio, se non era essa, -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -non poteva essere questo il principio di un colpo di mano -caricato contro di lui, coll'esca di quella donna per -la quale si conosceva il di lui amore? -</p> - -<p> -I tre compagni si ravvicinarono a lui, e tutti e tre -avevano perfettamente veduto una testa di donna comparire -alla portiera, ma nessuno di loro, eccetto Athos, -conosceva la sig. Bonacieux. Il parere di Athos si fu, -ch'era in realtà essa; ma meno preoccupato di d'Artagnan -per questo bel viso, aveva creduto di vedere una -seconda testa, quella di un uomo nel fondo della carrozza. -</p> - -<p> -— Se la cosa è così, disse d'Artagnan, essi la trasporteranno -senza fallo da una prigione in un'altra. Ma che -vogliono essi fare di questa povera creatura, e come -mai potrò raggiungerla? -</p> - -<p> -— Amico, disse Athos con gravità, ricordatevi che -i morti sono i soli che non siamo esposti ad incontrare -sulla terra. Voi ne sapete qualche cosa, quanto io, non -è vero? Ora, se la vostra amica non è morta, se è dessa -quella che noi abbiamo veduta, voi la troverete un -giorno o l'altro. E forse, mio Dio! aggiunse egli con -quell'accento misantropico che gli era così particolare, -forse più presto di quello che non vorreste. -</p> - -<p> -Suonarono le sette e mezzo, la carrozza era stata in -ritardo di una ventina di minuti dall'ora dell'appuntamento: -gli amici di d'Artagnan si ricordarono che aveva -una visita da fare, facendogli però in pari tempo osservare -che stava sempre a lui il disimpegnarsene. -</p> - -<p> -Ma d'Artagnan era ostinato ad un tempo e curioso. -Egli si era cacciato in testa che sarebbe andato dal ministro, -e che avrebbe saputo ciò che voleva da lui Sua -Eccellenza; niuna cosa avrebbe potuto farlo cambiare -di risoluzione. -</p> - -<p> -Giunsero per la strada Sant'Onorato, alla piazza del -ministro, ove ritrovarono i dodici moschettieri convocati, -che passeggiavano aspettando i loro camerati. Là -soltanto spiegarono loro di che cosa si trattava. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -</p> - -<p> -D'Artagnan era molto conosciuto dall'onorevole corpo -dei moschettieri del re, ove si sapeva che un giorno -avrebbe preso posto; e veniva considerato già in antecedenza -come un camerata. Ne risultò da questi antecedenti, -che ciascuno accettò di tutto cuore la missione -per la quale erano convocati. D'altronde, si trattava, -secondo ogni probabilità di giuocare un cattivo -colpo al ministro ed ai suoi agenti, e per simili spedizioni -questi degni gentiluomini erano sempre pronti. -</p> - -<p> -Athos li divise in tre brigate, prese il comando dell'una, -dette la seconda ad Aramis, la terza a Porthos, -quindi ciascuna andò a rimpiattarsi dirimpetto ad un -uscita. -</p> - -<p> -D'Artagnan dal canto suo entrò bravamente dalla -porta principale. -</p> - -<p> -Quantunque si sapesse vigorosamente sostenuto, il -giovane non era senza una qualche inquietudine nel salire -ad uno ad uno i gradini della scala. La sua condotta -con milady rassomigliava molto ad un tradimento, -e dubitava delle relazioni politiche che esistevano fra -questa donna ed il ministro; di più, de Wardes ch'egli -aveva così male acconciato, era dei fedeli di Sua Eccellenza, -e d'Artagnan sapeva che Sua Eccellenza se era -terribile coi suoi nemici, era molto incantato dei suoi -amici. -</p> - -<p> -— Se de Wardes ha raccontato tutto il nostro affare -al ministro, cosa che non è da dubitare, e s'egli mi ha -riconosciuto, cosa probabile, io debbo considerarmi -presso a poco come un uomo condannato, diceva d'Artagnan -scuotendo la testa. Ma perchè ha egli aspettato -fino ad oggi? È semplicissimo: milady avrà portate -le sue lagnanze contro di me con quell'ipocrita dolore -che la rende così interessante, e quest'ultimo delitto -avrà messo il colmo alla misura. Fortunatamente, aggiungeva -egli, i miei buoni amici sono laggiù, ed essi -non mi lasceranno portar via senza difendermi. Però -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -la compagnia dei moschettieri del sig. de Tréville non -può fare da se sola la guerra al ministro, che dispone -delle forze di tutta la Francia, e davanti al quale la regina -è senza potere, ed il re senza volontà. D'Artagnan, -amico mio, tu sei prudente, tu hai delle eccellenti qualità, -ma le donne ti perderanno! -</p> - -<p> -Era a quella trista conclusione quando entrò nell'anticamera. -Rimise la sua lettera all'usciere di servizio, -che lo fece passare nella sala d'intrattenimento, e che -s'innoltrò nell'interno del palazzo. -</p> - -<p> -In questa sala d'intrattenimento erano cinque o sei -guardie del ministro che, sapendo ch'era stato egli che -aveva ferito Jussac, lo guardavano sorridendo con un -singolare sorriso. -</p> - -<p> -Questo stesso sorriso parve a d'Artagnan di cattivo -augurio; solo, non essendo il nostro Guascone facile ad -intimorirsi, o piuttosto mercè quel grande orgoglio -che è proprio di tutte le persone del paese, non lasciava -vedere facilmente ciò che accadeva nell'interno del -suo animo, quando ciò che vi accadeva si rassomigliava -al timore. Egli si situò con fierezza davanti alle -guardie, con una mano sull'anca, ed in una attitudine -che non mancava di maestà. -</p> - -<p> -L'usciere rientrò e fece segno a d'Artagnan di seguirlo. -Sembrò al giovane che le guardie, vedendolo -allontanarsi, si urtassero fra di loro. -</p> - -<p> -Seguì un corridoio, traversò un gran salone, entrò -in una biblioteca, e si ritrovò in faccia ad un uomo, assiso -davanti ad uno scrittoio che scrivea. -</p> - -<p> -L'usciere l'introdusse e si ritirò, senza dire una parola; -d'Artagnan restò in piedi ed esaminò quest'uomo. -</p> - -<p> -Egli sulle prime credè di aver che fare con qualche -giudice che esaminasse il suo registro, ma si accorse -che quell'uomo scriveva, o piuttosto correggeva delle -linee disuguali in lunghezza, contando le sillabe colle -dita: vide che era dirimpetto ad un poeta. In capo a -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -pochi istanti, il poeta chiuse il suo manoscritto, sulla -coperta del quale era scritto: <span class="smcap lowercase">MIRAME</span>, <i>tragedia in cinque -atti</i>; e alzò la testa. -</p> - -<p> -D'Artagnan riconobbe il ministro. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap40">CAPITOLO XL. -<span class="smaller">UNA VISIONE TERRIBILE</span></h2> -</div> - -<p> -Richelieu appoggiò il gomito sopra il suo manoscritto, -la sua guancia sulla mano, e guardò un istante -d'Artagnan. Nessuno aveva l'occhio più profondamente -scrutatore di lui; ed il giovane si sentì scorrere questo -sguardo per le vene, come una febbre. -</p> - -<p> -Però si contenne bene: aveva il suo feltro in mano, -ed aspettò il comodo di Sua Eccellenza senza troppo -orgoglio, ma senza neppure troppa umiltà. -</p> - -<p> -— Signore, gli disse il ministro, siete voi un d'Artagnan -di Béarn? -</p> - -<p> -— Sì, Mio-signore. -</p> - -<p> -— Vi sono molti rami della famiglia d'Artagnan a -Turbes e nelle vicinanze; a quali di questi appartenete? -</p> - -<p> -— Io sono il figlio di quello che ha fatto le guerre -della religione col gran re Enrico, padre di Sua graziosa -Maestà. -</p> - -<p> -— Sta bene così. Siete voi che siete partito, sono -circa sette od otto mesi, dal vostro paese per venire -a cercar fortuna nella capitale? -</p> - -<p> -— Sì, Mio-signore. -</p> - -<p> -— Nel venir qui, siete passato per Méung, ove vi è -accaduto qualche cosa; non so troppo che, ma infine -qualche cosa. -</p> - -<p> -— Mio-signore, disse d'Artagnan, ecco ciò che mi è -accaduto... -</p> - -<p> -— Inutile, inutile, riprese il ministro con un sorriso -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -che indicava ch'egli conosceva quella storia tanto bene, -quanto colui che voleva raccontarla. Voi eravate -raccomandato al sig. de Tréville, non è vero? -</p> - -<p> -— Si, Mio-signore, ma precisamente in questo disgraziato -affare di Méung... -</p> - -<p> -— Fu perduta la lettera di raccomandazione, riprese -Sua Eccellenza; sì lo so. Ma il sig. de Tréville è un amabile -fisonomista, che conosce gli uomini a primo sguardo, -e vi ha posto nella compagnia di suo cognato, facendovi -sperare che un giorno o l'altro entrereste nei -moschettieri? -</p> - -<p> -— Mio-signore, siete perfettamente informato. -</p> - -<p> -— Da quel tempo vi sono accadute molte cose. Faceste -una passeggiata dietro i Carmelitani, che sarebbe -stato meglio vi foste ritrovato altrove; quindi avete fatto -coi vostri amici un viaggio alle acque di Forges, essi -si sono fermati per la via, ma voi avete continuata -la vostra strada. La cosa era semplicissima, voi avevate -degli affari a Londra. -</p> - -<p> -— Mio-signore, disse d'Artagnan, interdetto, andava... -</p> - -<p> -— Alla caccia nel parco di Windsor o altrove; ciò non -interessa ad alcuno. Io lo so, perchè il mio stato porta -di saper tutto. Al vostro ritorno siete stato ricevuto da -una augusta persona, e vedo con piacere che avete conservato -il ricordo ch'ella vi ha dato. -</p> - -<p> -D'Artagnan portò la mano sul diamante che aveva -avuto dalla regina, e ne voltò la pietra all'interno di -essa; ma era troppo tardi. -</p> - -<p> -— L'indomani di questo giorno riceveste la visita di -de Cavois, riprese il ministro; egli veniva a pregarvi -di passare al palazzo: questa visita non l'avete resa, e -avete avuto torto. -</p> - -<p> -— Mio-signore, io credeva di essere incorso nella disgrazia -di Vostra Eccellenza. -</p> - -<p> -— E perchè, signore? per aver eseguito gli ordini dei -vostri superiori con più coraggio e più intelligenza che -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -non avrebbe fatto un altro? Incorrere nella mia disgrazia, -quando voi meritate i miei elogi. Sono le persone -che non obbediscono quelle che io punisco, e non quelli -che come voi obbediscono... troppo bene... E la pruova, -ricordatevi la data del giorno in cui vi aveva fatto dire -di venirmi a vedere, e cercate nella vostra memoria ciò -che è accaduto la stessa sera. -</p> - -<p> -Fu la stessa sera in cui ebbe luogo il rapimento della -sig. Bonacieux. D'Artagnan fremette, ed egli si ricordò -che una mezz'ora prima, la povera donna era passata -vicino a lui, trasportata senza dubbio da quella stessa -potenza che l'aveva fatta scomparire. -</p> - -<p> -— Finalmente, continuò il ministro, siccome io non -sentiva parlare di voi da qualche tempo, ho voluto sapere -che cosa facevate. D'altronde voi mi dovete qualche -ringraziamento: avete rimarcato voi stesso con -quanti riguardi siete sempre stato trattato in tutte le -circostanze? -</p> - -<p> -D'Artagnan s'inchinò con rispetto. -</p> - -<p> -— Ciò, continuò il ministro, proveniva non solo da -un sentimento di equità naturale, ma ancora da un piano -che mi era formato a vostro riguardo. -</p> - -<p> -D'Artagnan era sempre più meravigliato. -</p> - -<p> -— Io voleva, riprese il ministro, esporvi questo piano -il giorno che riceveste il mio primo invito; ma voi -non siete venuto. Fortunatamente non si è perduto niente -per questo ritardo, e oggi voi lo sentirete. Sedetevi -là dirimpetto a me, signor d'Artagnan; voi siete abbastanza -buon gentiluomo per non dover restare in piedi. -</p> - -<p> -E il ministro indicò col dito una sedia al giovane, -che era così meravigliato di quanto accadeva, che per -obbedire aspettò un secondo segno del suo interlocutore. -</p> - -<p> -— Voi siete coraggioso, signor d'Artagnan, continuò -Sua Eccellenza; voi siete prudente, ciò che vale ancora -più. Io amo gli uomini di cuore e di testa, intendo -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -gli uomini di coraggio; ma per quanto giovine, e appena -entrato nel mondo voi avete dei possenti nemici. -Se non state in guardia, essi vi perderanno. -</p> - -<p> -— Ahimè! mio-signore, rispose il giovane, essi potranno -facilmente farlo senza dubbio, poichè sono forti e -bene appoggiati, nel mentre che io sono solo... -</p> - -<p> -— Sì, è vero, ma quantunque siete solo, voi avete -già fatto molto, e non dubito che farete ancora più... -Però voi avete, credo io bisogno di essere guidato nell'avventurosa -carriera che avete intrapresa, poichè, se -non m'inganno, voi siete venuto a Parigi colla ambiziosa -idea di far la vostra fortuna. -</p> - -<p> -— Io sono nell'età delle folli speranze, Mio-signore, -disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Non vi sono folli speranze che per gli stupidi, signore, -e voi siete un uomo di spirito. Vediamo che direste -voi di un grado di alfiere nelle mie guardie, e di -una compagnia dopo la campagna? -</p> - -<p> -— Ah! Mio-signore!... -</p> - -<p> -— Voi accetterete, non è vero? -</p> - -<p> -— Mio-signore... riprese d'Artagnan con aria imbarazzata. -</p> - -<p> -— Come, voi rifiutate? gridò il ministro con meraviglia. -</p> - -<p> -— Io sono nelle guardie di Sua Maestà, Mio-signore, -e non ho ragione di essere mal contento. -</p> - -<p> -— Ma mi sembra, disse Sua Eccellenza, che le mie -guardie sieno pure le guardie di Sua Maestà, e che quando -si serve in un corpo francese si serve il re. -</p> - -<p> -— Vostra Eccellenza ha compreso male le mie parole. -</p> - -<p> -— Voi volete un pretesto, non è vero? io lo capisco. -Ebbene! questo pretesto lo avete. L'avanzamento, la -campagna che si apre, l'occasione che vi offre, eccola -ostensibile a tutti: per voi il bisogno di protezioni sicure: -poichè è bene che voi sappiate, signor d'Artagnan, -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -che ho ricevute delle gravi accuse contro di voi. Voi -non consacrate esclusivamente i vostri giorni e le vostre -notti al servizio del re. -</p> - -<p> -D'Artagnan arrossì. -</p> - -<p> -— Del resto, continuò il ministro ponendo una mano -sopra un involto di carte, io ho là un registro intero -che non riguarda che voi. Io so che voi siete uomo -di risoluzione, e una volta che i vostri servigi venissero -ben diretti, invece di condurvi al male, potrebbero -esservi molto profittevoli. Allora riflettete, e decidetevi. -</p> - -<p> -— La vostra bontà mi confonde, Eccellenza; una tal -grandezza d'animo, mi fa piccolo come un verme della -terra; ma poichè mi permettete di parlare francamente... -</p> - -<p> -D'Artagnan si fermò. -</p> - -<p> -— Sì, parlate. -</p> - -<p> -— Ebbene, io dirò a Vostra Eccellenza che tutti i -miei amici sono fra i moschettieri e le guardie del re, -e che i miei nemici, per una inconcepibile fatalità, sono -presso Vostra Eccellenza. Io dunque sarei mal veduto -qui, e mal veduto là, se accettassi ciò che mi offre il -Mio-signore. -</p> - -<p> -— Avreste voi già l'orgogliosa idea, che io vi offra -ciò che volete, signore? disse il ministro con un sorriso -di sdegno. -</p> - -<p> -— Mio-signore! Vostra Eccellenza è cento volte buona -per me, e, al contrario, io penso di non avere fatto -ancora abbastanza per essere degno delle sue bontà. -L'assedio della Rochelle sta per aprirsi, io servirò sotto -gli occhi di Vostra Eccellenza, e se avrò la fortuna -di condurmi a quest'assedio in modo tale da meritare -di attirarmi i suoi sguardi, ebbene! allora avrò almeno -avanti di me qualche azione eroica o rumorosa per giustificare -la protezione di cui ella vorrà onorarmi. Ogni -cosa dev'esser fatta a suo tempo. Forse più tardi avrei -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -il diritto di darmi, ora avrei la sembianza di vendermi. -</p> - -<p> -— Vale a dire che voi rifiutate di servirmi, signore? -disse il ministro con un tuono di dispetto nel quale però -spiccava una certa stima. -</p> - -<p> -— Rimanete dunque libero, e conservate i vostri odii -e le vostre simpatie. -</p> - -<p> -— Mio-signore... -</p> - -<p> -— Bene, bene, disse il ministro, io non per questo -me la prenderò con voi, ma voi capirete, se ho abbastanza -da fare nel difendere i proprii amici, e nel ricompensarli, -non si è tenuto a niente coi propri nemici. -Io però voglio darvi un consiglio, mantenetevi sempre -bene in guardia, signor d'Artagnan, poichè dal momento -che io avrò ritirata la mia mano di sopra a voi, -non darei un obolo per la vostra vita. -</p> - -<p> -— Mi vi proverò, Mio-signore, rispose il Guascone -con un'umile sicurezza. -</p> - -<p> -— Pensateci più tardi, ed in un certo momento, se -vi accadono disgrazie, disse Richelieu con una certa -espressione, che sono stato io che sono venuto a cercarvi, -e che ho fatto ciò che ho potuto per salvarvi da -queste disgrazie. -</p> - -<p> -— Qualunque cosa mi accada, disse d'Artagnan, mettendo -la sua mano sul petto e inchinandosi, avrò un'eterna -riconoscenza a Vostra Eccellenza di quanto fa per -me in questo momento. -</p> - -<p> -— Ebbene! come voi dunque lo avete detto, signor -d'Artagnan, noi ci rivedremo dopo la campagna; io vi -seguirò collo sguardo, perchè io pure sarò laggiù, continuò -il ministro mostrando col dito a d'Artagnan una -magnifica armatura ch'egli doveva indossare, e al nostro -ritorno, faremo i conti. -</p> - -<p> -— Ah! Mio-signore! gridò d'Artagnan, risparmiate il -peso della vostra disgrazia, restate neutro se vedete -che agisco da galantuomo. -</p> - -<p> -— Giovinotto, disse Richelieu, se io posso dirvi anche -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -una volta ciò che vi ho detto oggi, vi prometto di -dirvelo. -</p> - -<p> -Quest'ultima parola di Richelieu esprimeva un dubbio -terribile, essa costernò d'Artagnan più che non lo -avrebbe fatto una minaccia, poichè era un avvertimento. -Il ministro cercava adunque di preservarlo da qualche -disgrazia che lo minacciava? egli aprì la bocca per -rispondere, ma un gesto della mano del ministro lo -congedò. -</p> - -<p> -D'Artagnan uscì, ma alla porta il cuore fu presso a -mancargli, e poco mancò che non rientrasse. Però la -figura grave e severa di Athos gli comparve. Se faceva -il patto che dal ministro gli veniva proposto, Athos -non gli stenderebbe più la mano, Athos lo rinegherebbe. -</p> - -<p> -Fu questo timore che lo trattenne, tanto è possente -l'influenza di un carattere veramente grande sopra -tutto ciò che lo circonda. -</p> - -<p> -D'Artagnan discese per la medesima scala per cui era -salito; egli trovò davanti alla porta Athos e i quattro -moschettieri che aspettavano il suo ritorno, e che cominciavano -ad inquietarsi. Con una parola d'Artagnan -li rassicurò, e Planchet corse a prevenire gli altri posti -che era inutile il montare una più lunga guardia, attesochè -il suo padrone era uscito sano e salvo dal palazzo -del ministro. -</p> - -<p> -Rimasti in casa di Athos, Aramis e Porthos s'informarono -delle cause di questo strano appuntamento; ma -d'Artagnan si contentò dir loro che il signor di Richelieu -l'aveva fatto venire per proporgli di entrare nelle -sue guardie col grado d'alfiere, e che egli aveva rifiutato. -</p> - -<p> -— E voi avete avuto ragione! gridarono ad una sola -voce Porthos ed Aramis. -</p> - -<p> -Athos cadde in una profonda distrazione, e non disse -niente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -</p> - -<p> -Ma quando fu rimasto solo con d'Artagnan: -</p> - -<p> -— Voi avete fatto ciò che dovevate fare, gli disse; ma -forse avete avuto torto a fare così. -</p> - -<p> -D'Artagnan mandò un sospiro, poichè questa voce -corrispondeva ad una voce segreta dell'anima sua, che -gli diceva che grandi sventure lo aspettavano. -</p> - -<p> -L'indomani passò tutta la giornata in preparativi per -la partenza. -</p> - -<p> -D'Artagnan andò a fare i suoi addii col signor de Tréville. -In quell'ora si credeva ancora che la separazione -delle guardie e dei moschettieri, sarebbe stata momentanea, -il re in quel giorno aveva seduto al Parlamento, -e doveva partire l'indomani. Il signor de Tréville si contentò -dunque di chiedere a d'Artagnan se aveva bisogno -di lui; ma d'Artagnan rispose con una certa fierezza -che egli aveva tutto ciò che gli abbisognava. -</p> - -<p> -La notte riunì tutti i camerati della compagnia delle -guardie del signor des Essarts, e della compagnia dei -moschettieri del signor de Tréville, che avevano fatto -amicizia assieme. Si lasciarono per rivedersi quando -piacerebbe a Dio, e se a Dio piaceva. La notte fu dunque -delle più rumorose, come bene si può credere, poichè -in simili casi non si può combattere l'estrema preoccupazione -che con l'estrema non curanza. -</p> - -<p> -Il giorno di poi, al primo suono delle trombette, gli -amici si separarono; i moschettieri corsero al palazzo -del signor de Tréville, e le guardie a quello del signor -des Essarts, ciascuno dei capitani condusse tosto la sua -compagnia al Louvre ove il re passò la rivista. -</p> - -<p> -Il re era tristo, e sembrava malato, cosa che gli toglieva -il suo altero portamento. In fatti il giorno innanzi -era stato colto dalla febbre, durante il Parlamento -e nel mentre che amministrava la giustizia. Ciò non ostante -non era meno deciso a partire pel campo nella -stessa sera; ad onta delle osservazioni che gli venivano -fatte, aveva voluto passare la rivista operando con questo -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -primo colpo di vigore di vincere la malattia che già -incominciava ad impadronirsi di lui. -</p> - -<p> -Terminata la rivista, le guardie sole si misero in moto, -i moschettieri non doveano partire che col re, cosa -che permise a Porthos di andare a fare col suo superbo -equipaggio un giro nella strada degli Orsi. -</p> - -<p> -La procuratrice lo vide passare sul suo bel cavallo, -e coll'uniforme nuovo; ella amava troppo Porthos per -lasciarlo partire così, e però gli fece segno di discendere, -di venire da lei. Porthos era magnifico: i suoi -sproni risuonavano, la sua corazza brillava, la sua spada -gli batteva seriamente sulle gambe. Questa volta -gli scrivani non avevano alcuna volontà di ridere, tanto -Porthos aveva l'aspetto di essere un tagliatore di -orecchie. -</p> - -<p> -Il moschettiere fu introdotto presso il signor Coquenard, -il di cui piccolo occhio grigio brillò di collera vedendo -il suo preteso cugino tutto fiammeggiante; una -cosa sola però lo consolava interamente, e si era che da -tutti si diceva che questa campagna sarebbe stata seria: -egli sperava con tutta dolcezza nel fondo del suo -cuore, che Porthos sarebbe stato ucciso. -</p> - -<p> -Porthos presentò i suoi complimenti al signor e alla -signora Coquenard; ella non poteva trattenere le lagrime, -ma non si fece alcun cattivo pensiero sul suo dolore, -si sapeva da tutti ch'ella era attaccatissima a tutti i -suoi parenti, pei quali aveva sempre avuto delle dispute -assai crudeli con suo marito. -</p> - -<p> -Fino a che la procuratrice potè seguire con gli occhi -il suo bel cugino, ella agitò un fazzoletto sporgendosi -dalla finestra in modo da far credere che voleva precipitarvisi. -Porthos ricevette tutti questi segni di tenerezza -come uomo avvezzo a tali dimostrazioni. Soltanto -nel voltare l'angolo della strada, sollevò il suo cappello, -e lo agitò per l'aria in segno di addio. -</p> - -<p> -Dal canto suo, Aramis scriveva una lunga lettera. A -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -chi? nessuno ne sapeva niente. Nella camera vicina, Ketty, -che doveva partire la stessa sera per Tours, aspettava -questa lettera misteriosa. -</p> - -<p> -Athos beveva a gran sorsi gli ultimi residui del suo -vino di Spagna. -</p> - -<p> -In questo mentre, d'Artagnan sfilava con la sua compagnia. -Giungendo nel sobborgo S. Antonio, si voltò -per guardare allegramente la Bastiglia alla quale era -sfuggito fino allora. Siccome egli guardava soltanto la -Bastiglia così non vide punto milady che, cavalcando un -cavallo colore isabella, lo designava col dito a due uomini -di molto cattivo aspetto, che si accostarono alle file -per riconoscerlo. Dietro un'interrogazione che essi -fecero con lo sguardo, milady rispose con un segno che -era veramente lui. Quindi, certa che non poteva più -accadere sbaglio sulla persona, punse il suo cavallo, e -disparve. -</p> - -<p> -I due uomini seguirono allora la compagnia, e alla -uscita del sobborgo S. Antonio, montarono sopra due -cavalli già preparati, che erano tenuti a mano da due -servitori senza livrea. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap41">CAPITOLO XLI. -<span class="smaller">L'ASSEDIO DELLA ROCHELLE</span></h2> -</div> - -<p> -L'assedio della Rochelle fu uno dei più grandi avvenimenti -del regno di Luigi XIII. -</p> - -<p> -Le viste politiche del ministro, allora quando intraprese -quest'assedio, erano considerevoli. Delle città -importanti, date da Enrico IV agli ugonotti come piazze -di sicurezza, non restava più che la Rochelle. Il ministro -voleva distruggere quest'ultimo baluardo del calvinismo. -</p> - -<p> -La Rochelle, che aveva presa una nuova importanza -per la rovina delle altre città calviniste, era d'altronde -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -l'ultima porta aperta agl'Inglesi nel regno di Francia, -e chiudendola all'Inghilterra, nostra eterna nemica, il -ministro compiva l'opera di Giovanna d'Arco, e del duca -di Guise. -</p> - -<p> -Così Bassompierre, che era ad un tempo protestante -per convinzione, e cattolico come commendatore -dell'ordine di Santo Spirito, Bassompierre che era germano -di nascita, e francese di cuore, Bassompierre finalmente -che aveva un comando particolare all'assedio -della Rochelle, diceva, nel caricare alla testa di molti -altri signori protestanti come lui: -</p> - -<p> -— Voi vedrete, signori, che noi saremo abbastanza -bestie per perdere la Rochelle. -</p> - -<p> -E Bassompierre aveva ragione. La cannonata dell'isola -Re gli presagiva le dragonate dei Cévennes; la presa -dalla Rochelle era il prefazio dell'editto di Nantes. -</p> - -<p> -Ma, al lato di queste viste generali del ministro livellatore -e simplificatore, e che appartengono alla storia, -il cronicista è obbligato di raccontare le piccole viste -dell'uomo innamorato e del rivale geloso. -</p> - -<p> -Richelieu, come ognun sa, era stato innamorato della -regina; questo amore aveva presso di lui un semplice -scopo politico? o era naturalmente una di quelle profonde -passioni come ne inspirò Anna in quelli che la -circondavano? Ciò non sapremo dire; ma, in ogni caso, -si è visto dallo sviluppo anteriore di questa storia che -Buckingham l'aveva vinta su lui, e che in due o tre circostanze, -e particolarmente in quella de' puntali, egli -lo aveva, mercè la devozione dei tre moschettieri, ed il -coraggio di d'Artagnan, egli lo aveva crudelmente mistificato. -</p> - -<p> -Si trattava dunque per Richelieu non solo di sbarazzare -la Francia da un nemico, ma di vendicarsi di un -rivale. Del resto la vendetta doveva essere grande e -rumorosa, e degna in tutto di un uomo che tiene nella -sua mano per spada di combattimento tutte le forze dì -un gran regno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -</p> - -<p> -Richelieu sapeva che combattendo l'Inghilterra, egli -combatteva Buckingham, e che trionfando dell'Inghilterra, -trionfava di Buckingham; finalmente che nell'umiliare -l'Inghilterra agli occhi d'Europa, umiliava Buckingham -agli occhi della regina. -</p> - -<p> -Dal canto suo Buckingham, mentre metteva avanti -l'onore dell'Inghilterra, era mosso da sentimenti assolutamente -uguali a quelli del ministro. Buckingham pure -teneva dietro ad una vendetta particolare. Buckingham -non era potuto entrare sotto nessun pretesto ambasciatore -in Francia, egli voleva entrarvi come conquistatore. -</p> - -<p> -Ne risulta che il vero giuoco di questa partita che -giuocavano questi due possenti regni pel capriccio di -due uomini innamorati, era un semplice sguardo della -regina Anna. -</p> - -<p> -Il primo vantaggio era stato pel duca di Buckingham; -giunto improvvisamente a vista dell'isola Re con -novanta vascelli, e circa ventimila uomini aveva sorpreso -il conte de Toiras, che comandava pel re nell'isola, -e, dopo un combattimento sanguinoso, aveva operato -il suo sbarco. -</p> - -<p> -Il conte de Toiras, si ritirò nella cittadella S. Martino -colla guarnigione, e gettò un centinaio di uomini -in un piccolo forte che si chiamava il forte della Prée. -</p> - -<p> -Questo avvenimento aveva sollecitato le risoluzioni -del ministro; e mentre si aspettava che il re in persona -andasse a prendere il comando dell'assedio della Rochelle, -com'era stato risoluto, aveva fatto partire Monsieur -per dirigere le prime operazioni, e aveva inviato -verso il teatro della guerra tutte le truppe di cui poteva -disporre. -</p> - -<p> -Era in un di questi distaccamenti di avanguardia di -cui faceva parte il nostro amico d'Artagnan. -</p> - -<p> -Il re, come si disse, doveva seguirlo subito dopo amministrata -la giustizia; terminate le sedute di giustizia -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -il 28 di giugno, egli era stato preso dalla febbre, ciò -non ostante aveva voluto partire; ma peggiorando lo -stato di sua salute, aveva dovuto fermarsi a Villeroy. -</p> - -<p> -Ora, dove si fermava il re, si fermavano i moschettieri, -e ne resultava che d'Artagnan, ch'era puramente -e semplicemente nelle guardie, si ritrovava separato, -momentaneamente almeno dai suoi buoni amici Athos, -Porthos ed Aramis. Questa separazione, che per lui non -era che una contrarietà, sarebbe certamente divenuta -una seria inquietudine, se avesse potuto indovinare da -quali sconosciuti pericoli era circondato. -</p> - -<p> -Arrivò però senza avventure fino al campo, stabilito -davanti alla Rochelle. -</p> - -<p> -Tutto era sempre nello stesso stato: il duca di Buckingham -ed i suoi Inglesi, padroni sempre dell'isola -Re, continuavano ad assediare, ma senza risultato, la -cittadella di San Martino e il forte della Prée, e le ostilità -colla Rochelle erano cominciate da due o tre -giorni a cagione di un forte che il duca di Angoulème -aveva fatto costruire in vicinanza della città. -</p> - -<p> -Le guardie, sotto il comando del signor des Essarts, -avevano il loro quartiere ai Minimi. -</p> - -<p> -Ma noi lo sappiamo, d'Artagnan, preoccupato dall'ambizione -d'entrare nei moschettieri, aveva raramente -fatto amicizia coi suoi camerati; egli si ritrovava -dunque isolato e abbandonato alle proprie riflessioni. -</p> - -<p> -Le sue riflessioni non erano ridenti. Da un anno che -egli era giunto a Parigi, erasi intricato in affari pubblici, -ed i suoi affari particolari non avevano progredito -molto nè come amore, nè come fortuna. -</p> - -<p> -In amore, la sola donna che egli aveva veramente -amata, era stata la signora Bonacieux, la quale era -scomparsa, senza ch'egli avesse potuto scoprire che -cosa era di lei avvenuto. -</p> - -<p> -In fortuna, egli, meschino, si era fatto un nemico -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -nel ministro, vale a dire in un uomo davanti al quale -tremavano tutti i più grandi del regno, cominciando -dal re. -</p> - -<p> -Quest'uomo poteva schiacciarlo, eppure non lo aveva -fatto. Per uno spirito così perspicace, quale era -quello di d'Artagnan, questa indulgenza era un raggio -di luce per mezzo del quale egli vedeva nell'avvenire. -</p> - -<p> -Quindi si era fatto ancora un altro nemico, meno a -temersi, credeva egli; ma che però sentiva per istinto -che non era da disprezzarsi: questo nemico era milady. -</p> - -<p> -In compenso di tutto questo, egli aveva la protezione -e la benevolenza della regina; pel tempo che correva, -era una causa di più di persecuzione, e la sua -protezione, si sa, proteggeva molto male; ne faceva -testimonianza Calais e la signora Bonacieux. -</p> - -<p> -Ciò che aveva guadagnato di più chiaro in tutto questo, -era il diamante di cinque o seimila lire che egli -portava in dito, e questo diamante ancora, supponendo -che d'Artagnan, nei suoi progetti d'ambizione, avesse -voluto conservarlo per servirsene un giorno come -un segnale per farsi riconoscere dalla regina, non -aveva, mentre aspettava, perchè non poteva disfarsene, -maggior valore di un sassolino che si calpesta coi -piedi. -</p> - -<p> -Noi diciamo di un sassolino che si calpesta, perchè -d'Artagnan faceva queste riflessioni passeggiando solitariamente -sopra un bel sentiero che conduceva dal -campo ad un villaggio vicino: ora, queste riflessioni -lo avevano portato più lontano di quello ch'egli avrebbe -voluto, e il giorno cominciava ad abbassarsi; quando -ad un ultimo raggio del sole cadente, gli parve di -veder brillare dietro una siepe la canna di un moschetto. -</p> - -<p> -D'Artagnan aveva l'occhio vivo e lo spirito pronto: -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -egli capì che il moschetto non era venuto là da sè solo, -e che colui che lo portava non doveva essersi nascosto -dietro una siepe con intenzioni amichevoli. Risolse -dunque di riguadagnare il largo, allorchè, dall'altra -parte della strada, dietro una roccia, scoperse -l'estremità di un secondo moschetto. -</p> - -<p> -Questa era evidentemente una imboscata. -</p> - -<p> -Il giovane gettò un'occhiata sul primo moschetto, -vide con una certa inquietudine che si abbassava verso -la sua direzione. Ma tosto che vide l'orifizio della -canna immobile, si gettò a pancia a terra. Nello stesso -tempo il colpo partì, ed egli intese il fischio di una -palla che passava al di sopra della sua testa. -</p> - -<p> -Non v'era tempo da perdere; d'Artagnan si alzò in -piedi, e nello stesso momento la palla dell'altro moschetto -fece saltare de' sassolini nella stessa direzione, -sul sentiero ove si era gettato colla faccia per terra. -</p> - -<p> -D'Artagnan non era uno di quegli uomini inutilmente -coraggiosi, che cercano una morte ridicola, -perchè si dica di essi che non hanno rinculato di un -passo; d'altronde qui non si trattava più di coraggio, -d'Artagnan era caduto in una insidia. -</p> - -<p> -— Se vi è un terzo colpo; disse a se stesso, io sono -un uomo morto. -</p> - -<p> -E tosto fuggì a tutte gambe nella direzione del campo, -colla prestezza delle genti del suo Paese, così rinomate -per la loro agilità. Ma per quanto fosse stata -grande l'agilità della sua corsa, il primo che aveva tirato, -aveva pure avuto il tempo di ricaricare il suo -moschetto, e gli tirò un colpo così aggiustato questa -volta, che la palla traversò il suo cappello, e se lo vide -volare a dieci passi di distanza. -</p> - -<p> -Siccome d'Artagnan non aveva altro cappello, raccolse -il suo mentre correva, giunse ansante e pallido -al suo alloggio, si assise senza dir niente ad alcuno, e -riflettè. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -Questo avvenimento poteva avere tre cause. -</p> - -<p> -La prima, e la più naturale, poteva essere una imboscata -di quei della Rochelle, che non si sarebbero ritrovati -malcontenti di uccidere una guardia di Sua -Maestà, per avere un nemico di meno, e perchè questo -nemico poteva avere una borsa ben piena nella sua saccoccia. -</p> - -<p> -D'Artagnan prese il suo cappello, esaminò il foro della -palla e scosse la testa. La palla non era del calibro -che portavano i moschetti, era una palla d'archibugio; -l'aggiustatezza del colpo gli avevo già dato un'idea che -era stata tratta con un arme particolare; non era dunque -una imboscata militare, perchè la palla non era di -calibro. -</p> - -<p> -Poteva però essere un ricordo del ministro. Ci risovverremo -che al momento in cui, mercè il benefico raggio -del sole, aveva scoperto la canna del fucile, egli si -maravigliava della longanimità di Sua Eccellenza a suo -riguardo. -</p> - -<p> -Ma d'Artagnan scosse la testa con aria di dubbio. Per -le persone che non aveva che a stendere la mano per -colpire, il ministro ricorreva raramente a simili mezzi. -</p> - -<p> -Poteva essere una vendetta di milady. -</p> - -<p> -Questa congettura era la più ragionevole. -</p> - -<p> -Egli cercò, ma inutilmente, di ricordarsi i lineamenti -o il vestito degli assassini: ma si era allontanato da -loro con tanta rapidità, che non aveva avuto il comodo -di rimarcar niente. -</p> - -<p> -— Ah! poveri amici miei, mormorò d'Artagnan, dove -siete mai? Oh! quanto mi è dannosa la vostra lontananza! -</p> - -<p> -D'Artagnan passò una cattivissima notte; tre o quattro -volte si risvegliò con uno sbalzo figurandosi che un -uomo si avvicinasse al suo letto per pugnalarlo. Però -il giorno comparve senza che l'oscurità avesse portato -alcun accidente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -Ma d'Artagnan pensò bene che quello che veniva differito -non veniva annullato. -</p> - -<p> -Egli rimase tutta la giornata nel suo alloggio, scusandosi -seco stesso che non usciva perchè il tempo era -cattivo. -</p> - -<p> -Il giorno dopo a nove ore fu battuto al campo. Il duca -di Orleans visitava i posti. Le guardie corsero alle -armi, d'Artagnan prese il suo posto in mezzo ai suoi -camerati. -</p> - -<p> -Monsieur passò sulla linea di battaglia, quindi gli uffiziali -superiori si avvicinarono a lui per fargli la loro -corte. Il sig. des Essarts, capitano delle guardie, si avvicinò. -</p> - -<p> -Dopo un istante parve a d'Artagnan che il sig. des -Essarts gli facesse segno d'andare a lui: egli aspettò un -nuovo gesto del suo superiore, temendo di sbagliarsi, -ed essendosi rinnovato questo gesto, lasciò il suo rango -e si avanzò per ricevere l'ordine. -</p> - -<p> -— Monsieur vuol chiedere degli uomini di buona volontà -per una missione pericolosa, ma che farà onore -a quelli che la compiranno, e vi ho fatto segno affinchè -vi teneste pronto. -</p> - -<p> -— Grazie, mio capitano, rispose d'Artagnan, che non -chiedeva di meglio che distinguersi sotto gli occhi del -luogotenente generale. -</p> - -<p> -Infatti, i Rochellesi avevano fatto nella notte una sortita -e avevano ripreso un bastione, di cui l'armata realista -si era impadronito due giorni prima. Si trattava -di spingere un picchetto perduto per fare la ricognizione -se l'armata aveva conservato quel bastione. -</p> - -<p> -Dopo pochi istanti, Monsieur alzò la voce e disse: -</p> - -<p> -— Mi abbisognerebbe per questa missione tre o quattro -volontarii condotti da un uomo sicuro. -</p> - -<p> -— Quando all'uomo sicuro, io l'ho per le mani, disse -il sig. des Essarts mostrando d'Artagnan, e in quanto ai -quattro o cinque volontarii, Monsieur non ha che a dire -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -le sue intenzioni, e gli uomini non gli mancheranno. -</p> - -<p> -— Quattro uomini di buona volontà per venirsi a fare -uccidere con me! disse d'Artagnan alzando la testa. -</p> - -<p> -Due dei suoi camerati delle guardie si slanciarono -tosto, ed essendosi uniti a questi due altri soldati, -ritrovò che il numero domandato era sufficiente. D'Artagnan -rifiutò dunque tutti gli altri non volendo far torto -a quelli che avevano la priorità. -</p> - -<p> -Si ignorava se dopo la presa del bastione, i Rochellesi -lo avevano evacuato, o se lo avevano lasciato con -la guarnigione; bisognava dunque esaminare il luogo -indicato molto da vicino per verificare la cosa. -</p> - -<p> -D'Artagnan partì coi suoi quattro compagni, e seguì -la linea della trincea; le due guardie camminavano -alla stessa fila di lui, e i soldati andavano per di dietro. -</p> - -<p> -Essi giunsero in tal modo coprendosi coi terrapieni -fino ad un centinaio di passi dal bastione, là d'Artagnan -nel rivoltarsi si accorse che i due soldati erano -scomparsi. -</p> - -<p> -Egli credè che, avendo avuto paura, fossero rimasti -in addietro, e continuò ad avanzare. -</p> - -<p> -Alla voltata della contro-scarpa essi si trovarono lontani -circa sessanta passi dal bastione. -</p> - -<p> -Non si vedeva alcuno, e il bastione sembrava assolutamente -deserto. -</p> - -<p> -I tre giovani perduti deliberavano se dovessero andar -più avanti, allorchè una cinta di fumo circondò il -gigante di pietra, ed una grandine di palle venne a fischiare -intorno a d'Artagnan ed ai suoi. -</p> - -<p> -Essi sapevano già ciò che volevano sapere, il bastione -era difeso, una più lunga fermata in quella direzione -pericolosa sarebbe dunque stata una inutile imprudenza. -D'Artagnan e le due guardie voltarono le spalle, -e cominciarono una ritirata che rassomigliava a -una fuga. -</p> - -<p> -Giungendo all'angolo della trincea, che stava per servire -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -loro di muro, una delle guardie cadde, una palla -gli aveva traversato il petto, l'altro che era sano e salvo -continuò la sua corsa verso il campo. -</p> - -<p> -D'Artagnan non volle abbandonare in tal modo il suo -compagno, si inchinò per rialzarlo ed aiutarlo a raggiungere -la linea, ma in questo momento s'intesero due -colpi di fucile: una palla spaccò la testa alla guardia -ferita, l'altra venne a cadere sullo scoglio dopo essere -passata a due pollici da d'Artagnan. -</p> - -<p> -Il giovane si rivoltò prestamente, perchè questo -attacco non poteva più venire dal bastione, che era nascosto -dall'angolo della trincea. L'idea dei due soldati -che lo avevano abbandonato gli ritornò al pensiero, e -gli ricordò i suoi assassini di due sere prima: egli risolvè -dunque di voler questa volta sapere con chi aveva -a fare, e cadde sul suo camerata come se fosse stato -morto. -</p> - -<p> -Vide subito due teste rialzarsi al di sopra di un muro -abbandonato che era a trenta passi di là, erano quelle -dei nostri due soldati. D'Artagnan non si era ingannato, -questi uomini non lo avevano seguito per altro -che per assassinarlo, sperando che la morte del giovane -fosse messa nel conto del nemico. -</p> - -<p> -Soltanto, siccome egli poteva essere appena ferito, -e denunciare il delitto, essi si avvicinavano per terminarlo. -Fortunatamente, ingannati dall'astuzia di d'Artagnan, -non si curarono di ricaricare le armi. Allora -quando furono a dieci passi da lui, d'Artagnan, che nel -cadere aveva avuta cura di non abbandonare la spada, -si rialzò ad un tratto, e con uno sbalzo si ritrovò vicino -a loro. -</p> - -<p> -Gli assassini compresero che se essi fuggivano dalla -parte del campo senza avere ucciso quell'uomo, sarebbero -stati da lui denunciati, così la prima idea fu quella -di disertare e di passare nelle file nemiche. Uno di -essi prese il suo fucile per la canna, e se ne servì come -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -una mazza, vibrò un colpo terribile a d'Artagnan, che -egli evitò slontanandosi; ma con questo movimento egli -lasciò libero il passo al bandito, che tosto si slanciò -verso il bastione. Siccome i Rochellesi, che li guardavano, -ignoravano con quali intenzioni quest'uomo veniva -a loro, fecero fuoco su lui, ed egli cadde colpito da -una palla che gli fracassò la spalla. -</p> - -<p> -In questo mentre, d'Artagnan si gettò sul secondo -soldato attaccandolo colla sua spada. La lotta non fu -lunga, questo miserabile per difendersi non aveva che -il suo archibugio scarico, la spada della guardia strisciò -contro la canna dell'arme divenuta inutile, e andò -a traversare la coscia dell'assassino che cadde. D'Artagnan -gli mise subito la punta del suo ferro alla gola. -</p> - -<p> -— Oh! non mi uccidete gridò il bandito. Grazia! grazia, -mio ufficiale! e io vi dirò tutto. -</p> - -<p> -— Il tuo segreto vale egli la pena che ti conservi in -vita? domandò il giovane. -</p> - -<p> -— Sì, se voi stimate che l'esistenza sia qualche cosa -quando non si ha che ventidue anni come voi, e che si -può giungere a tutto, essendo così bello e coraggioso -come voi siete. -</p> - -<p> -— Miserabile! disse d'Artagnan; vediamo, parla presto. -Chi ti ha incaricato di assassinarmi? -</p> - -<p> -— Una donna che io non conosco, ma che si fa chiamare -milady. -</p> - -<p> -— Ma se tu non conosci questa donna, come sai tu il -suo nome? -</p> - -<p> -— Il mio camerata la conosceva, e la chiamava così; -fu con lui che ella trattò l'affare e non con me. Egli anzi -ha in saccoccia una lettera di questa persona che deve -avere per voi una grande importanza, per quanto -gli ho inteso dire. -</p> - -<p> -— Ma come ti trovi tu in mezzo a questo assassinio? -</p> - -<p> -— Egli mi ha proposto di fare il colpo noi due, ed io -ho accettato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<p> -— E quanto vi ha ella dato per questa bella spedizione? -</p> - -<p> -— Cento luigi. -</p> - -<p> -— Ebbene! alla buon'ora, disse il giovine ridendo, -ella stima che io valga qualche cosa. Cento luigi sono -una somma per due miserabili come voi siete. Così io -comprendo perchè tu hai accettato, e ti faccio grazia -ad una condizione. -</p> - -<p> -— Quale? domandò il soldato inquieto, vedendo che -tutto non era ancora finito. -</p> - -<p> -— Che tu vada a cercare la lettera che il tuo camerata -ha in saccoccia. -</p> - -<p> -— Ma, gridò il bandito, questo è un altro modo di -uccidermi. Come volete voi che io vada a cercare questa -lettera sotto il fuoco del bastione? -</p> - -<p> -— Bisogna pertanto che tu decida di andare a ritrovarla, -o io ti uccido colle mie proprie mani. -</p> - -<p> -— Grazie, signore, pietà! in nome di quella giovane -dama, che voi amate, che voi forse credete morta, ma -che non lo è! gridò il bandito mettendosi in ginocchio, -e appoggiandosi sulla sua mano, poichè col sangue cominciava -già a perdere le sue forze. -</p> - -<p> -— E come sai tu che vi è una donna che io amo, e che -credo morta? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Da quella lettera che il mio camerata ha in saccoccia. -</p> - -<p> -— Tu vedi bene allora che abbisogna necessariamente -che io abbia questa lettera, disse d'Artagnan. Così -non più ritardo, non più esitazione, o qualunque sia -la mia ripugnanza ad imbrattare per una seconda volta -la mia spada nel sangue di un miserabile come te, -ti giuro, sulla fede di onesto uomo... a queste parole -d'Artagnan fece un gesto così minaccioso che il ferito -si rialzò. -</p> - -<p> -— Fermate! gridò egli riprendendo forza e coraggio -dal terrore, vi anderò... vi anderò... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -</p> - -<p> -D'Artagnan prese l'archibugio del soldato, lo fece -passare davanti a lui, e lo spinse pungendolo con la -spada. Era una cosa spaventosa il vedere questo disgraziato -lasciando sul sentiero che percorreva una lunga -traccia di sangue, pallido per la sua vicina morte, -tentando di strascinarsi senza essere veduto fino al -corpo del suo complice, che giaceva venti passi di là -lontano. -</p> - -<p> -Il terrore era dipinto talmente sul suo viso, coperto -di un freddo sudore, che d'Artagnan ne ebbe pietà e -guardandolo con disprezzo: -</p> - -<p> -— Ebbene! gli disse, io ti mostrerò la differenza che -passa fra un uomo di coraggio e un vile come sei tu! -resta; anderò io! e con un passo agile, coll'occhio in -guardia, osservando i movimenti del nemico, approfittandosi -di tutte le inuguaglianze del terreno, d'Artagnan -giunse fino al secondo soldato. -</p> - -<p> -Vi erano due mezzi di giungere al suo scopo; frugarlo -sul luogo e trasportarlo; facendosi uno scudo del -suo corpo, e frugarlo entro la trincea. -</p> - -<p> -D'Artagnan preferì il secondo mezzo, e caricò l'assassino -sulle sue spalle nello stesso tempo che il nemico -faceva fuoco. -</p> - -<p> -Una piccola scossa, un ultimo grido, un fremito di -agonia provarono a d'Artagnan che, colui che aveva assunto -l'impegno di essere il suo assassino, diveniva in -quel momento il suo scudo per salvargli la vita. -</p> - -<p> -D'Artagnan raggiunse la trincea; e gettò il cadavere -vicino al ferito, che era pallido quanto il morto. -</p> - -<p> -Egli cominciò subito l'inventario: un portafoglio di -cuoio, una borsa nella quale si ritrovava evidentemente -una parte della somma che il bandito aveva ricevuta, -un bussolo, due dadi formavano l'eredità del morto. -</p> - -<p> -Lasciò il bussolo e i dadi ove erano caduti, al ferito -la borsa, e aprì avidamente il portafoglio. -</p> - -<p> -In mezzo ad alcune carte di nessuna importanza, ritrovò -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -la seguente lettera; essa era quella che era stata -cercata col rischio della sua vita: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Poichè avete perduta la traccia di quella donna -che ora è in salvo in quel convento, ove voi non avreste -mai dovuto lasciarla giungere, cercate di non fallire -l'uomo, altrimenti, voi sapete che io ho la mano -lunga, e che voi paghereste caro i cento luigi che vi -ho dati». -</p> -</div> - -<p> -Nessuna sottoscrizione. Ciò non ostante era evidente -che quella lettera veniva da milady. In conseguenza -egli la conservò come un pezzo di convinzione, e ritrovandosi -in sicurezza dietro l'angolo della trincea, si mise -ad interrogare il ferito. -</p> - -<p> -Questi confessò che era stato incaricato, col suo camerata, -quello stesso che era stato ucciso, di rapire -una giovane donna che doveva uscire da Parigi per la -barriera della Villetta, ma che essendosi fermati a bere -in una bettola, avevano fallito il colpo di dieci minuti. -</p> - -<p> -— Ma che avreste voi fatto di questa donna, domandò -d'Artagnan con angoscia. -</p> - -<p> -— Noi dovevamo portarla in un palazzo della piazza -Reale, disse il ferito. -</p> - -<p> -— Sì, sì, mormorò d'Artagnan, è d'essa: nella casa -stessa di milady. Allora, pensò il giovane qual sete tremenda -di vendetta spingeva questa donna a perderlo -unitamente a quelli che lo amavano, e quanto essa ne -sapeva sugli affari di corte, poichè aveva tutto scoperto. -Senza dubbio ella aveva queste informazioni dal ministro. -Ma per compenso, egli capì pure con un sentimento -di gioia reale, che la regina era giunta a scoprire -la prigione in cui la povera signora Bonacieux espiava -la sua devozione, e ch'essa l'aveva tolta da questa -prigione. Allora gli fu spiegata la lettera che aveva ricevuta -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -dalla giovane sposa, e il suo passaggio sulla -strada Chaillot, passaggio simile ad una apparizione. -</p> - -<p> -Da quel momento, come Athos lo aveva predetto, riconobbe -la possibilità di ritrovare la signora Bonacieux, -ed un convento non era allora impenetrabile. -</p> - -<p> -Questa idea compì di mettere la calma nel suo cuore. -Egli si rivoltò verso il ferito, che seguiva con ansietà -tutti i cambiamenti di diversa espressione del suo -viso, e gli stese le braccia: -</p> - -<p> -— Andiamo diss'egli, io non voglio abbandonarti così; -appoggiati al mio braccio, e ritorniamo al campo. -</p> - -<p> -— Sì, disse il ferito, che credeva appena a tanta magnanimità; -ma non è già per farmi impiccare? -</p> - -<p> -— Tu hai la mia parola, diss'egli, e per la seconda -volta io ti regalo la vita. -</p> - -<p> -Il ferito si lasciò cadere in ginocchio e baciò di nuovo -il piede del suo salvatore, ma d'Artagnan che non -aveva alcun motivo per rimanere così vicino al nemico, -accorciò egli stesso le testimonianze di questa investigazione. -</p> - -<p> -La guardia che era ritornata fin dalla prima scarica -dei Rochellesi, aveva annunziata la morte dei suoi quattro -compagni. Furono perciò molto meravigliati, e molto -allegri nei reggimenti, quando si vide ricomparire -il giovane sano e salvo. -</p> - -<p> -D'Artagnan spiegò il colpo di spada del suo compagno -adducendo una sortita che immaginò. Egli raccontò -la morte dell'altro soldato e i perigli che essi avevano -corsi. Questo racconto fu per lui l'occasione di un -vero trionfo. In tutta la giornata l'armata non parlò -d'altro che di questa spedizione, e Monsieur gli fece -fare i suoi ringraziamenti. -</p> - -<p> -Del resto, siccome ogni bella azione porta seco la -sua ricompensa, la bella azione di d'Artagnan ebbe per -risultato di rendergli la tranquillità che aveva perduta. -In fatti il giovane credeva di potere stare tranquillo, -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -poichè dei due nemici, uno era rimasto ucciso, l'altro -affezionato ai suoi interessi. -</p> - -<p> -Questa tranquillità provava una cosa, ed è, che d'Artagnan -non conosceva ancora milady. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap42">CAPITOLO XLII. -<span class="smaller">IL VINO D'ANJOU</span></h2> -</div> - -<p> -Dopo le notizie quasi disperate sul conto della salute -del re, cominciò a spargersi nel campo la notizia della -sua convalescenza, e siccome egli aveva molta fretta -di giungere in persona all'assedio, si diceva che tosto -avesse potuto rimontare a cavallo, si sarebbe messo in -viaggio. -</p> - -<p> -In questo tempo, Monsieur, che sapeva che da un -momento all'altro sarebbe stato surrogato nel comando, -sia dal duca d'Angoulème, sia da Bassompierre, o -da Schömberg, che si disputavano il comando supremo, -faceva poche cose, perdeva le sue giornate in tentativi, -senza arrischiare qualche grande intrapresa per -scacciare gl'Inglesi dall'isola Re, ove assediavano la -cittadella di S. Martino, e il forte della Prée, nel mentre -che dal canto loro i Francesi assediavano la Rochelle. -</p> - -<p> -D'Artagnan, lo abbiamo detto, era ritornato più -tranquillo come accade sempre dopo un pericolo passato, -e quando il pericolo sembra svanito. Non gli rimaneva -che una sola inquietudine, ed era quella di non -ricevere alcuna notizia dei suoi amici. -</p> - -<p> -Ma un bel mattino gli venne tutto spiegato mediante -questa lettera datata da Villeroy. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Sig. d'Artagnan. -</p> - -<p> -«I signori Athos, Porthos ed Aramis, dopo aver -fatta una buona partita in casa mia, e dopo essersi -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -ben ben rallegrati, hanno cagionato così gran fracasso, -che il preposto del castello, uomo rigidissimo, -li ha messi in consegna per alcuni giorni. Eseguisco -gli ordini che essi mi hanno dati inviandovi -dodici bottiglie del mio vino d'Anjou, di cui mi hanno -fatto grande elogio; essi vogliono che beviate alla -loro salute col loro vino favorito. -</p> - -<p> -«Io l'ho fatto; e sono, signore, con un gran rispetto, -vostro umilissimo, ed obbedientissimo servitore. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap lowercase indr2">GODEAU.</span><br /> -<i>Albergatore dei signori tre moschettieri.</i>» -</p> -</div> - -<p> -— Alla buon'ora! gridò d'Artagnan, essi pensano a -me nei loro piaceri come io pensava a loro nella mia -gioia. Certamente, io beverò alla loro salute, e di tutto -cuore, e non beverò solo. -</p> - -<p> -D'Artagnan corse in traccia di due guardie, colle -quali aveva più amicizia delle altre, per invitarle a venire -a bere con lui il delizioso piccolo vino d'Anjou, -che gli era giunto da Villeroy. -</p> - -<p> -Una di queste guardie era invitata per la stessa sera, -e l'altra pel giorno dopo; la riunione fu dunque -fissata pel posdomani. -</p> - -<p> -D'Artagnan mandò le sue dodici bottiglie di vino -alla vivandieria delle guardie raccomandandole che -fossero custodite con ogni cura. Quindi, il giorno della -solennità, mentre il pranzo era fissato per l'ora del -mezzogiorno, d'Artagnan mandò fin dalle nove Planchet -per preparare ogni cosa. -</p> - -<p> -Planchet, inorgoglito per essere stato elevato alla -dignità di maestro di casa, pensò a compiere le sue -funzioni da uomo intelligente. A questo effetto, chiamò -in aiuto il cameriere di uno dei convitati del suo -padrone, chiamato Fourreau, e di più anche Brisemont, -quel falso soldato che aveva voluto uccidere il -nostro eroe, e che, non appartenendo a nessun corpo, -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -era entrato al servizio di d'Artagnan, o piuttosto a -quello di Planchet, dappoichè d'Artagnan gli aveva -salvata la vita. -</p> - -<p> -Giunta l'ora del festino, i due convitati arrivarono, -presero posto, e i cibi furono distribuiti sulla tavola; -Planchet serviva, colla salvietta sul braccio; Fourreau -stappava le bottiglie, e Brisemont, il convalescente, -travasava nelle caraffe di vetro il vino che sembrava -aver fatto deposizione per causa delle scosse del viaggio. -Di questo vino, la prima bottiglia era un poco -torbida verso la fine, Brisemont versò questo fondo in -un bicchiere, e d'Artagnan gli permise di beverlo, il -povero diavolo non aveva ancora molta forza. -</p> - -<p> -I convitati, dopo aver mangiato la minestra, stavano -per mettere alle labbra il primo bicchiere, allorquando -il cannone rintronò dal forte Luigi e dal forte -Nuovo. -</p> - -<p> -Tosto le guardie, credendo che si trattasse di qualche -attaccamento imprevisto, sia degli assediati, sia -degli Inglesi, saltarono alle loro armi, d'Artagnan fece -come loro, e tutti e tre uscirono correndo per portarsi -al proprio posto. -</p> - -<p> -Ma appena fuori della bettola si trovarono disingannati -sulla causa di questo gran rumore. Le grida di -viva il re, viva il ministro! risuonavano da tutte le -parti, e i tamburi battevano in tutte le direzioni. -</p> - -<p> -In fatti, il re, nella sua impazienza, aveva fatto raddoppiare -le tappe, e giungeva nello stesso istante con -tutto il suo seguito, ed un rinforzo di diecimila uomini -di truppe. Dei suoi moschettieri, parte lo precedevano, -parte lo seguivano. D'Artagnan, posto in fila colla -sua compagnia, salutò con un gesto espressivo i -suoi amici, ed il sig. de Tréville che lo riconobbe subito. -</p> - -<p> -Compiuta la cerimonia del ricevimento, i quattro -amici furono ben presto riuniti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -</p> - -<p> -— Perdinci! gridò d'Artagnan, non è possibile di -giungere in miglior punto, e le vivande non avranno -avuto ancora il tempo di raffreddarsi. Non è vero, signori? -aggiunse il giovane voltandosi verso le due -guardie, che egli presentò ai suoi amici. -</p> - -<p> -— Ah! ah! sembra che voi banchettaste, disse Porthos. -</p> - -<p> -— Spero, disse Aramis, che non vi saranno donne al -vostro pranzo? -</p> - -<p> -— Vi è del vino bevibile nella vostra bicocca? domandò -Porthos. -</p> - -<p> -— Per bacco! vi è il vostro, amico caro, rispose d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Il nostro vino? fece Athos meravigliato. -</p> - -<p> -— Sì, quello che mi mandaste. -</p> - -<p> -— Noi vi abbiamo mandato del vino? -</p> - -<p> -— Ma voi lo sapete bene di quel piccolo vino delle -coste di Anjou. -</p> - -<p> -— Sì, so bene di qual vino volete parlare... -</p> - -<p> -— Il vino che preferivate... -</p> - -<p> -— Senza dubbio, quando io non ho ne champagne, nè -Chambertin. -</p> - -<p> -— Ebbene! in mancanza di champagne e di Chambertin, -vi contenterete di quello. -</p> - -<p> -— Noi abbiamo dunque fatto venire dei vino d'Anjou, -golosi che siamo? Porthos. -</p> - -<p> -— Ma no, è il vino che mi fu spedito per parte vostra. -</p> - -<p> -— Per parte nostra? fecero i moschettieri. -</p> - -<p> -— Siete stato voi, Aramis, riprese Athos, che avete -mandato del vino? -</p> - -<p> -— No; e voi, Porthos? -</p> - -<p> -— No; e voi, Athos? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Se non siete stati voi, disse d'Artagnan, è stato il -vostro albergatore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -</p> - -<p> -— Il nostro albergatore? -</p> - -<p> -— Eh! sì, il vostro albergatore, Godeau, albergatore -dei moschettieri. -</p> - -<p> -— In fede mia, venga di dove vuol venire, non importa! -disse Porthos, gustiamolo, e se è buono, beviamolo. -</p> - -<p> -— No, disse Athos, non beviamo il vino che ha una -sorgente sconosciuta. -</p> - -<p> -— Avete ragione, Athos, disse d'Artagnan. Nessuno -di voi ha incaricato l'oste Godeau d'inviarmi del vino? -</p> - -<p> -— No: e frattanto vi è stato mandato per parte nostra? -</p> - -<p> -— Ecco la lettera, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -E presentò il biglietto ai suoi camerati. -</p> - -<p> -— Questo è il suo carattere, disse Athos. Io lo conosco; -sono stato io che prima di partire, ho accomodato -i conti della comunità. -</p> - -<p> -— La lettera è falsa, disse Porthos, noi non siamo -mai stati consegnati. -</p> - -<p> -— D'Artagnan, disse Aramis con tuono di rimprovero, -come mai avete potuto credere che avessimo fatto -del susurro? -</p> - -<p> -D'Artagnan impallidì, e un tremito convulso scosse -tutte le sue membra. -</p> - -<p> -— Tu mi spaventi, disse Athos, che non parlava che -nelle grandi occasioni che cosa è dunque accaduto? -</p> - -<p> -— Corriamo, corriamo, amici miei! gridò d'Artagnan, -un orribile sospetto mi agita lo spirito: sarebbe questa -ancora un'altra vendetta di quella donna? -</p> - -<p> -Fu Athos che impallidì a sua volta. -</p> - -<p> -D'Artagnan si slanciò verso la bettola; i tre moschettieri -e le due guardie lo seguirono. -</p> - -<p> -Il primo oggetto che colpì la vista di d'Artagnan, entrando -nella sala da pranzo, fu Brisemont steso per -terra e rotolandosi in mezzo ad atroci convulsioni. -</p> - -<p> -Planchet e Fourreau, pallidi come cadaveri, cercavano -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -di prestargli soccorso; ma era evidente che ogni soccorso -era inutile: tutti i tratti del viso del moribondo -erano increspati dall'agonia. -</p> - -<p> -— Ah! gridò egli scorgendo d'Artagnan: ah! è orribile! -voi fate sembiante di farmi grazia per poi avvelenarmi! -</p> - -<p> -— Io! gridò d'Artagnan, io, disgraziato! che dici tu -dunque? -</p> - -<p> -— Io dico che siete stato voi che mi avete dato questo -vino, io dico che siete stato voi che mi avete dato -da bere, io dico che siete voi che vi vendicate di me, -io dico che questa è una cosa orribile!. -</p> - -<p> -— Non credete niente Brisement, disse d'Artagnan; -non credete niente: ve lo giuro. -</p> - -<p> -— Oh! ma vi è un Dio!; Dio vi punirà! mio Dio, ch'egli -soffra un giorno quanto soffro io. -</p> - -<p> -— Sul mio onore, gridò d'Artagnan precipitandosi -verso il moribondo, vi giuro che non sapeva che questo -vino fosse avvelenato, e che io stesso era sul punto -di berlo come voi. -</p> - -<p> -— Non lo credo, disse il soldato. -</p> - -<p> -E spirò in un aumento di tortura. -</p> - -<p> -— È orribile! mormorò Athos, nel mentre che Porthos, -rompeva le bottiglie, e che Aramis dava gli ordini, un -po' tardi, perchè si andasse a cercare un confessore. -</p> - -<p> -— Oh! amici miei, disse d'Artagnan, voi mi avete anche -una volta salvata la vita, e non solo a me, ma ancora -a questi compagni. Signori, continuò egli dirigendosi alle -guardie, vi domando il silenzio sopra questa avventura: -grandi personaggi potrebbero aver parte in tutto -ciò che avete veduto, e il male di tutto ciò ricadrebbe -su noi. -</p> - -<p> -— Ah! signore, balbettò Planchet più morto che vivo; -ah! signore, io l'ho fuggita bella! -</p> - -<p> -— In che modo, furbo! gridò d'Artagnan, tu stavi -per bere il mio vino? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -</p> - -<p> -— Alla salute del re, signore; ero per bere un povero -bicchiere, se Fourreau non mi avesse detto che mi -chiamavano. -</p> - -<p> -— Ahimè! disse Fourreau, i di cui denti si sbattevano -pel terrore, io voleva allontanarlo per berlo tutto -da solo. -</p> - -<p> -— Signori, disse d'Artagnan indirizzandosi alle guardie, -voi capirete che un simile festino non potrebbe -essere che molto tristo dopo ciò che è accaduto; così -accettate tutte le mie scuse, rimettiamo la partita a -un altro giorno, ve ne prego. -</p> - -<p> -Le due guardie accettarono cortesemente le scuse di -d'Artagnan ed accorgendosi che i quattro amici desideravano -di restar soli, si ritirarono. -</p> - -<p> -Allorchè la guardia ed i tre moschettieri furono senza -testimoni, si guardarono con un'aria che voleva dire: -che ciascuno comprendeva la gravità della situazione. -</p> - -<p> -— Primieramente, disse Athos, sortiamo da questa -camera; un morto è sempre una cattiva compagnia. -</p> - -<p> -— Planchet, disse d'Artagnan, vi raccomando di vegliare -sul cadavere di questo povero diavolo; che sia -sepolto in cimiterio. Aveva commesso un delitto è vero, -ma se ne era anche pentito. -</p> - -<p> -E i quattro amici uscirono dalla camera lasciando -Planchet e Fourreau incaricati di rendere gli onori -mortuarii a Brisemont. -</p> - -<p> -L'oste dette loro un'altra camera, nella quale furono -loro servite delle uova da bere, e dell'acqua che Athos -andò a prendere da se stesso alla fontana. In poche parole -Athos, Porthos e Aramis furono messi al corrente -della situazione. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse d'Artagnan ad Athos, voi lo vedete, -amico caro, questa è una guerra a morte. -</p> - -<p> -Athos scosse la testa. -</p> - -<p> -— Sì, sì, diss'egli, lo vedo bene! ma credete voi che -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -sia essa? -</p> - -<p> -— Ne sono sicuro. -</p> - -<p> -— Però, io vi confesso che ho ancora qualche dubbio. -</p> - -<p> -— Ma quel giglio sulla spalla? -</p> - -<p> -— Sarà una Inglese che avrà commesso qualche delitto -in Francia, e che quindi sarà stata infamata in -conseguenza del suo delitto. -</p> - -<p> -— Athos, è vostra moglie, ve lo dico io, rispose d'Artagnan; -non vi ricordate voi dunque come tutti i connotati -si rassomigliano. -</p> - -<p> -— Io però avrei creduto che l'altra fosse in realtà -morta, perchè l'avevo bene impiccata. -</p> - -<p> -Fu d'Artagnan che questa volta scosse la testa. -</p> - -<p> -— Ma finalmente che cosa è quello che dovremo fare? -disse il giovine. -</p> - -<p> -— Il fatto è che non si può restar così con una spada -continuamente sospesa al di sopra della testa, disse -Athos, e che bisogna uscire da questa situazione. -</p> - -<p> -— Ma in che modo. -</p> - -<p> -— Ascoltate; cercate di raggiungerla e di avere una -spiegazione con lei. Ditele: la pace, o la guerra! sulla -mia parola da gentiluomo di non dire giammai cosa alcuna, -nè fare cosa alcuna contra di voi. Dal canto vostro, -giuramento solenne di restar neutra a mio riguardo; -altrimenti, io andrò a ritrovare il cancelliere, -andrò a ritrovare il re, andrò a ritrovare il boia; metterò -sossopra la corte contro di voi, io vi denunzierò -come infame: vi farò mettere sotto processo, e se voi -sarete assoluta, ebbene io vi ucciderò, fede da gentiluomo, -all'angolo di qualche strada, come ucciderei un -cane arrabbiato. -</p> - -<p> -— Mi piace assai questo piano, disse d'Artagnan; ma -come potrò metterlo ad esecuzione! -</p> - -<p> -— Il tempo porta seco l'occasione; l'occasione è la -martingala dell'uomo: più s'impegna, e più si vince, -quando si sa aspettare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<p> -— Sì, ma aspettare circondato da assassini e da avvelenatori... -</p> - -<p> -— Bah! disse Athos, Dio ci ha conservati fin qui, Dio -ci conserverà pure per l'avvenire. -</p> - -<p> -— Sì, noi... poi altronde siamo uomini, e alla fine, -è del nostro stato l'arrischiare la nostra vita; ma, ma -essa... soggiunse egli a mezza voce. -</p> - -<p> -— Chi è quest'essa? domandò Athos. -</p> - -<p> -— Costanza. -</p> - -<p> -— La signora Bonacieux? ah sì, è giusto, disse Athos. -Povero amico! dimenticava che siete innamorato. -</p> - -<p> -— Ebbene! ma, disse Aramis, non avete voi veduto -dalla lettera stessa, che fu ritrovata sul miserabile che -è stato ucciso, che ella era in convento? nei conventi si -sta benissimo, e tosto che l'assedio della Rochelle sarà -terminato, vi prometto per conto mio... -</p> - -<p> -— Buono, disse Athos. Sì, mio caro, Aramis, noi sappiamo -che i vostri voti tendono al ritiro. -</p> - -<p> -— Io non sono moschettiere che provvisoriamente, -disse umilmente Aramis. -</p> - -<p> -— Sembra che sia molto tempo che non abbiate ricevuto -notizia della vostra amica, disse a bassa voce -Athos; ma non fate attenzione, noi conosciamo questo. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse Porthos, mi sembra che vi potrebbe -essere un mezzo semplice. -</p> - -<p> -— E quale? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ella è in un convento, voi dite? riprese Porthos. -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Ebbene, tosto terminato l'assedio, noi la rapiremo -da questo convento. -</p> - -<p> -— Sì, ma bisogna prima sapere in quale convento -ella sia. -</p> - -<p> -— È giusto disse Porthos. -</p> - -<p> -— Ma, ora che vi penso, disse Athos, non pretendete -voi, caro d'Artagnan, che sia stata la regina che abbia -fatta la scelta del convento? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<p> -— Sì, io lo credo almeno. -</p> - -<p> -— Ebbene, ma Porthos ci aiuterà in questo. -</p> - -<p> -— In che modo? se vi aggrada. -</p> - -<p> -— Per mezzo della vostra principessa, della vostra -duchessa, della vostra marchesa; ella deve avere le -braccia lunghe. -</p> - -<p> -— Zitto! disse Porthos mettendo un dito sulle sue -labbra, io la credo un poco ministeriale, per conseguenza -non deve sapere nulla da noi. -</p> - -<p> -— Allora, disse Aramis, io m'incarico di averne notizia. -</p> - -<p> -— Voi, Aramis! gridarono i tre amici; ed in che -modo? -</p> - -<p> -— Per mezzo dell'elemosiniere della regina, col quale -sono in stretta amicizia, disse Aramis arrossendo. -</p> - -<p> -E dopo questa assicurazione, i quattro amici, che -avevano terminato il loro modesto vitto, si separarono -con promessa di rivedersi nella stessa sera. D'Artagnan -ritornò ai Minimi, e i tre moschettieri raggiunsero -il quartiere del re, ove essi dovevano far preparare -il loro alloggio. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap43">CAPITOLO XLIII. -<span class="smaller">L'ALBERGO DEL COLOMBAIO ROSSO</span></h2> -</div> - -<p> -Appena giunto al campo, il re, che aveva tanta fretta -di ritrovarsi in faccia del nemico, e che divideva l'odio -del ministro contro Buckingham, volle fare tutte le disposizioni -dapprima per scacciare gl'inglesi dall'isola -Re, in seguito per stringere l'assedio della Rochelle; ma, -suo malgrado, fu ritardato a cagione delle dissenzioni -che scoppiarono fra il signor Bassompierre e Schömberg -contro il duca d'Angoulème. -</p> - -<p> -I signori Bassompierre e Schömberg erano marescialli -di Francia, e reclamavano il loro diritto di comandare -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -l'armata sotto gli ordini del re; ma il ministro che -sapeva essere Bassompierre ugonotto nel fondo del suo -cuore, e che stringeva debolmente gl'inglesi e Rochellesi, -suoi fratelli in religione, spingeva al contrario il -duca di Angoulème, che il re a sua istigazione aveva -nominato luogotenente generale. Ne risultò, sotto pena -di vedere i signori Bassompierre e Schömberg disertare -l'armata, di dover loro affidare a ciascuno un -comando speciale. -</p> - -<p> -Bassompierre prese i suoi quartieri al nord della città -da Lalen fino a Dompierre; il duca di Angoulème -prese i suoi all'est, da Dompierre fino a Périgny. -</p> - -<p> -Il sig. Schömberg, al mezzogiorno, da Périgny fino -ad Angoulin. -</p> - -<p> -Il quartiere di Monsieur era Dompierre. -</p> - -<p> -Il quartiere del re era un poco ad Estré, un poco -alla Jarre. -</p> - -<p> -Finalmente l'alloggio del ministro era sulle dighe, o -piuttosto sul ponte della Pierre, in una piccola casa -senza alcun trinceramento. -</p> - -<p> -In questo modo Monsieur sorvegliava Bassompierre, -il re il duca d'Angoulème, il ministro il signor de -Schömberg. -</p> - -<p> -Stabilita questa organizzazione, fu subito la prima -cura quella di scacciare gl'Inglesi dall'isola. -</p> - -<p> -La circostanza era favorevole. Gl'Inglesi che prima -di ogni altra cosa hanno bisogno di buoni viveri per -essere buoni soldati, non mangiando più che carni salate -e cattivo biscotto, avevano molti malati nel loro -campo; di più, il mare, molto pericoloso in quell'epoca -dell'anno lungo tutte le coste di ponente, metteva -tutti i giorni qualche piccolo bastimento a secco, e la -spiaggia, dalla punta d'Aiguillon fino alla trincea, era -letteralmente, a ciascuna marea, ricoperta di pini, di -alberi e di feluche rotte; ne risultava che, quand'anche -i soldati del re si fermassero nel loro campo, era evidente -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -che un giorno o l'altro Buckingham, che non restava -nell'isola Re se non per ostinazione, sarebbe obbligato -di levare l'assedio. -</p> - -<p> -Ma siccome il signor di Toiras fece dire che tutto si -preparava nel campo nemico per un nuovo assalto, il -re giudicò che era tempo di finirla, e dette gli ordini -necessari per un affare decisivo. -</p> - -<p> -Non essendo nostra intenzione di fare il giornale dell'assedio, -ma al contrario di non riportare che quegli -avvenimenti che sono strettamente collegati colla storia -che raccontiamo, ci contenteremo di dire in due -parole che l'intrapresa riuscì con gran contento del re, -con gloria del sig. duca ministro. Gl'Inglesi respinti -piede per piede, battuti da tutte le parti, sommersi al -passaggio dell'isola, furono obbligati di rimbarcarsi, -lasciando sul campo di battaglia due mila uomini, fra -i quali cinque colonnelli tre tenenti-colonnelli, dugento -cinquanta capitani, e venti gentiluomini di qualità con -due pezzi di cannone, e sessanta bandiere, che furono -portate a Parigi da Claudio di San Simone, e sospese -con gran pompa alla volta della chiesa di Nostra-Donna. -</p> - -<p> -Fu cantato il <i>Te Deum</i>, al campo, e di là si propagò -per tutta la Francia. Il ministro restò dunque padrone -di continuare l'assedio, senza dovere momentaneamente -almeno aver nulla a temere per parte degli -Inglesi. -</p> - -<p> -Un inviato del duca di Buckingham, nominato Montaigu, -era stato preso, e si era avuta la pruova di una -lega fra l'Impero la Spagna l'Inghilterra e la Lorena. -</p> - -<p> -Questa era la lega contro la Francia. -</p> - -<p> -Di più, negli appartamenti di Buckingham, che era -stato costretto di abbandonare così precipitosamente, -si erano ritrovate delle carte, nelle quali si confermava -questa lega, a quanto pure ci assicura il ministro -nelle sue memorie che compromettevano fortemente -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -la signora de Chevreuse, e per conseguenza la regina. -</p> - -<p> -Però era sul ministro che pesava tutta la responsabilità, -perchè non si può essere ministro senza essere -responsabile. Per cui tutte le risorse del suo vasto genio -erano tese notte e giorno, e occupate ad ascoltare -il menomo rumore che si elevasse in uno dei più gran -regni d'Europa. -</p> - -<p> -Il ministro conosceva l'attività, e soprattutto l'odio -di Buckingham; se la lega che minacciava la Francia -trionfava, tutta la sua influenza era perduta, la politica -spagnuola e alemanna aveva i suoi rappresentanti -nel gabinetto del Louvre, dove non aveva ancora partigiani. -Richelieu, il ministro francese, il ministro nazionale -per eccellenza, era perduto; il re, che, mentre -lo obbediva come un fanciullo, l'odiava, come un fanciullo -odia il suo maestro, l'abbandonava alle vendette -riunite di Monsieur e della regina. -</p> - -<p> -Egli era perduto, e con lui forse tutta la Francia; bisognava -dunque riparare questo colpo. -</p> - -<p> -Fu per questo che si videro i corrieri divenuti ad -ogni istante più numerosi, succedersi notte e giorno -a questa piccola casa del ponte della Pierre, ove il ministro -aveva stabilita la sua residenza. -</p> - -<p> -Erano persone di ogni specie e carattere, di ogni -abito e costume; donne alquanto imbarazzate nel loro -vestito da paggio, le di cui larghe pieghe del gonnellino, -non giungevano a nascondere interamente le forme -arrotondate; finalmente paesani colle mani annerite -ma le gambe sottili, e che facevano sentire l'uomo -di qualità da una lega di distanza. -</p> - -<p> -Quindi altre visite meno ancora aggradevoli, poichè -due o tre volte corse la voce che il ministro era sul -punto di essere assassinato. -</p> - -<p> -È vero che i nemici di Sua Eccellenza dicevano che -era egli stesso che faceva spargere questa voce, e che -metteva in campagna gli assassini mal destri per avere, -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -all occorrenza, il diritto di rappresaglia; ma non bisogna -credere nè a quello che dicono i ministri, nè a -quello che dicono i loro nemici. -</p> - -<p> -Ciò del resto non toglieva al ministro, cosa che i suoi -più accaniti detrattori non hanno mai contestato, il coraggio -personale di fare delle corse notturne, ora per -comunicare al duca di Angoulème degli ordini importanti, -ora per andare a prendere dei concerti col re, -ora per conferire con qualche messaggiero che non voleva -che fosse veduto nella sua abitazione. -</p> - -<p> -Dal canto loro, i moschettieri che non avevano gran -cosa da fare all'assedio, non erano tenuti con regolamenti -severi, e menavano una gioconda vita. Ciò era -loro tanto più facile, particolarmente ai nostri tre compagni -perchè erano amici del sig. de Tréville; essi ottenevano -facilmente da lui di potere rientrare tardi, e -di restare fuori anche dopo la chiusura del campo con -dei permessi particolari. -</p> - -<p> -Ora una sera che d'Artagnan era di guardia alla trincea, -e che non aveva potuto accompagnarli, Athos, -Porthos ed Aramis, montati sopra i loro cavalli di battaglia, -avviluppati nei loro mantelli da guerra, con una -mano sulla incassatura delle loro pistole, ritornavano -tutti e tre da una bettola, che Athos aveva scoperta -due giorni prima, posta sulla strada della Jarre e che -si chiamava il <i>Colombaio rosso</i>. Essi seguivano il cammino -che conduceva al campo, tenendosi sulle difese, -come abbiamo detto per timore di qualche imboscata, -allorchè, a un quarto di lega circa dal villagio di Boisnau, -credettero sentire il passo di una cavalcata che -veniva verso di loro. Tosto si fermarono tutti e tre, -stretti l'uno all'altro; e aspettarono, stando sul mezzo -della strada. Un istante dopo, precisamente in cui la -luna usciva da una nube, videro comparire da una voltata -della strada due cavalieri, che a loro volta si fermarono, -sembrando deliberare se dovevano o no continuare -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -la strada, o ritornare addietro. Questa esitazione -dette qualche sospetto ai tre amici, e Athos facendo -un passo in avanti, gridò colla sua voce ferma: -</p> - -<p> -— Chi vive? -</p> - -<p> -— Chi vive a voi stessi? domandò uno dei due cavalieri. -</p> - -<p> -— Questo non è rispondere! disse Athos. Chi vive? -rispondete o scarichiamo. -</p> - -<p> -— Guardate a ciò che fate, disse allora una voce vibrante -che sembrava avere l'abitudine di comandare. -</p> - -<p> -— Sarà un qualche ufficiale superiore che fa la sua -ronda notturna, disse Athos, rivoltandosi verso i suoi -amici che volete voi fare, signori? -</p> - -<p> -— Chi siete voi? disse la stessa voce collo stesso tuono -di comando: rispondete, o vi potreste ritrovar male -per la vostra disobbedienza. -</p> - -<p> -— Moschettieri del re! disse Athos, sempre più convinto -che quegli che l'interrogava in tal modo ne aveva -il diritto. -</p> - -<p> -— Di qual compagnia? -</p> - -<p> -— Compagnia de Tréville. -</p> - -<p> -— Avanzatevi all'ordine, e venite a rendermi conto -di ciò che fate qui a quest'ora. -</p> - -<p> -I tre compagni si avanzarono coll'orecchia un poco -bassa, poichè tutti e tre erano allora convinti di aver -che fare con uno più di loro. Fu però lasciato ad Athos -di portare la parola. -</p> - -<p> -Uno dei due cavalieri, quello che aveva parlato il -secondo, era dieci passi più avanti del suo compagno; -Athos fece segno a Porthos ed Aramis di rimanere essi -pure in addietro; e si avanzò solo. -</p> - -<p> -— Perdono mio ufficiale, disse Athos ma noi non sapevamo -con chi avevamo che fare, e voi potete vedere -che facevamo buona guardia. -</p> - -<p> -— Il vostro nome? disse l'ufficiale che si copriva una -parte del viso col mantello. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -</p> - -<p> -— Prima il vostro, signore, disse Athos che cominciava -a disgustarsi contro questa inquisizione, datemi -prima, vi prego, la pruova che voi avete il diritto d'interrogarmi. -</p> - -<p> -— Il vostro nome? riprese una seconda volta il cavaliere, -lasciando cadere il suo mantello in modo da far -apparire tutto il suo viso scoperto. -</p> - -<p> -— Il signor ministro! gridò il moschettiere stupefatto. -</p> - -<p> -— Il vostro nome? riprese per la terza volta Sua Eccellenza. -</p> - -<p> -— Athos! disse il moschettiere. -</p> - -<p> -Il ministro fece un segno allo scudiere, che si avvicinò. -</p> - -<p> -— Questi tre moschettieri ci seguiranno, diss'egli a -bassa voce, io non voglio che si sappia che sono uscito -dal campo; e ordinando che ci seguano, noi siamo -sicuri ch'essi non lo diranno a nessuno. -</p> - -<p> -— Noi siamo gentiluomini, Eccellenza, disse Athos; -domandateci dunque la nostra parola; e non abbiate alcuna -inquietudine. Grazie a Dio, noi sappiamo custodire -un segreto. -</p> - -<p> -Il ministro fissò i suoi occhi penetranti sopra questo -ardito interlocutore. -</p> - -<p> -— Voi avete l'orecchio fino, signor Athos, disse il -ministro, ma ora ascoltatemi: non è per diffidenza che -io vi prego di seguirmi; i vostri due compagni saranno -i signori Porthos ed Aramis? -</p> - -<p> -— Sì, Eccellenza, disse Athos, nel mentre che i due -moschettieri rimasti in addietro s'innoltravano col cappello -in mano. -</p> - -<p> -— Io vi conosco, signori, disse il ministro, vi conosco; -io so che non siete del tutto fra i miei amici, e -ne sono dispiacente; ma so d'altronde che siete coraggiosi -e leali gentiluomini e che si può fidarsi di voi Signor -Athos, fatemi dunque l'onore di accompagnarmi, -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -voi e i vostri due amici, ed allora avrò una scorta da -fare invidia a Sua Maestà, se lo incontriamo. -</p> - -<p> -I tre moschettieri s'inchinarono fino sul collo del loro -cavallo. -</p> - -<p> -— Ebbene! sul mio onore, disse Athos, Vostra Eccellenza -ha ragione di condurci seco: noi abbiamo incontrato -sulla strada dei visi orribili, ed anzi nella osteria -del Colombaio rosso abbiamo avuto una contesa con -quattro di questi brutti visi. -</p> - -<p> -— Una contesa! e perchè, signori? disse il ministro, -io non amo le liti, voi lo sapete. -</p> - -<p> -— È precisamente per questo che ho avuto l'onore -di prevenire Vostra Eccellenza di ciò che è accaduto, -poichè potrebbe saperlo da qualcun altro, e dietro un -rapporto crederci in mancanza. -</p> - -<p> -— E quale è stato il risultato di questa lite? domandò -il ministro aggrottando il sopracciglio. -</p> - -<p> -— Il mio amico Aramis, che qui vedete, ha ricevuto -un piccolo colpo di spada nel braccio, cosa che non -gli impedirà, come Vostra Eccellenza può vederlo, di -montare all'assalto, se Vostra Eccellenza ordina la scalata. -</p> - -<p> -— Ma voi non siete uomo da lasciar dare un colpo -così, disse il ministro. Sentiamo, siate franco, signore, -voi pure ne avete reso qualcuno: confessatevi; voi sapete -che io ho il diritto di dare l'assoluzione. -</p> - -<p> -— Io, Mio-signore, non ho neppure messo mano alla -spada, ma ho preso pel corpo quello con cui avevo a -che fare, e l'ho gettato dalla finestra; sembra che cadendo, -continuò, Athos con qualche esitazione, egli si -sia rotta la coscia. -</p> - -<p> -— Ah! ah! fece il ministro, e voi signor Porthos? -</p> - -<p> -— Io, Eccellenza, sapendo che il duello è proibito, -ho afferrato una panca, e ho dato un colpo a uno di questi -briganti, e credo di avergli rotta una spalla. -</p> - -<p> -— Bene! disse il ministro, e voi signor Aramis? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -</p> - -<p> -— Io, Eccellenza, siccome sono di naturale dolcissimo, -e che d'altronde, cosa che forse non sa Vostra Eccellenza, -sono sul punto di ritirarmi dal mondo, io voleva -dividere i miei camerati, quando uno di questi -miserabili mi ha dato a tradimento un colpo che mi ha -traversato il braccio; allora mi è mancata la pazienza, -ho cavato io pure lo spada, e siccome egli ritornava -alla carica, credo aver sentito che gettandosi sopra di -me, se l'abbia fatta attraversare pel corpo; so solo che -è caduto, e mi è sembrato che lo portassero via coi suoi -due compagni. -</p> - -<p> -— Diavolo! signori, disse il ministro, tre uomini fuori -di combattimento per una quistione da bettola! voi -non vi andate colla mano morta; e a proposito da che -è nata questa querela? -</p> - -<p> -— Questi miserabili erano ubriachi, disse Athos, e -sapendo che vi era una donna, giunta poco prima nell'osteria, -essi volevano forzare la sua porta. -</p> - -<p> -— E questa donna era giovane e bella? domandò il -ministro con una certa inquietudine. -</p> - -<p> -— Noi non l'abbiamo veduta, Eccellenza, disse Athos. -</p> - -<p> -— Voi non l'avete veduta? benissimo, va benissimo! -riprese vivamente il ministro; avete fatto bene a difendere -l'onore di una donna, e siccome è all'albergo del -Colombaio rosso ove io pure vado, saprò se mi avete -detta la verità. -</p> - -<p> -— Mio-signore, disse con fierezza Athos, noi, siamo -gentiluomini, e per salvare la nostra testa non diremmo -una bugia. -</p> - -<p> -— Io pure non dubito sulla verità di ciò che dite, signor -Athos; non ne dubito un solo istante. Ma aggiunse -egli per cambiare la conversazione, questa donna -era dunque sola? -</p> - -<p> -— Questa dama aveva un cavaliere chiuso nella sua -camera, rispose Athos; ma siccome questo cavaliere, ad -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -onta del rumore, non si è fatto vedere, è a presumere -che questo sia un vile. -</p> - -<p> -— Non giudicare da temerario, dice l'Evangelo, replicò -il ministro. -</p> - -<p> -Aramis s'inchinò. -</p> - -<p> -— Ed ora, signori, sta bene, continuò Sua Eccellenza, -io so quando ne volevo sapere; seguitemi. -</p> - -<p> -I tre moschettieri passarono dietro al ministro che -si avviluppò di nuovo il viso nel suo mantello, e rimise -il suo cavallo in moto prendendo otto o dieci passi -di vantaggio sulle persone che componevano la sua -scorta. -</p> - -<p> -Si giunse ben presto al silenzioso e solitario albergo. -Senza dubbio l'oste sapeva quale illustre personaggio -stava per alloggiare e per conseguenza avea mandato -via tutti gli importuni. -</p> - -<p> -Dieci passi prima di arrivare alla porta, il ministro -fece un segno al suo scudiere, ed ai tre moschettieri -di fare alto; un cavallo già insellato era attaccato ad -una inferriata, il ministro battè tre volte, ed in un modo -particolare. -</p> - -<p> -Un uomo avvolto in un mantello uscì subito, e cambiò -alcune parole rapidamente col ministro, dopo di che -rimontò a cavallo, e partì nella direzione di Surgère, -che era pure quella di Parigi. -</p> - -<p> -— Avanti, signori, disse il ministro. Voi mi avete -detta la verità, miei gentiluomini, diss'egli indirizzandosi -ai tre moschettieri, e non dipenderà da me, che -il nostro incontro di questa sera non debba riuscirvi -vantaggioso. Frattanto, seguitemi. -</p> - -<p> -Il ministro pose i piedi a terra, e i tre moschettieri -fecero altrettanto; il ministro gettò le redini del suo -cavallo nelle mani del suo scudiere, i tre moschettieri -attaccarono le redini dei loro ad una inferriata. -</p> - -<p> -L'oste stava sulla soglia della porta, per lui il ministro -altro non era che un ufficiale che veniva a far -visita ad una signora. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -</p> - -<p> -— Avete voi qualche camera al pian terreno ove -questi signori possono aspettarmi stando vicini ad un -buon fuoco? disse il ministro. -</p> - -<p> -L'oste aprì una porta di una sala, nella quale precisamente -era stato surrogato un eccellente e grande -cammino ad un cattivo braciere. -</p> - -<p> -— Ho questa, disse egli. -</p> - -<p> -— Sta bene, rispose il ministro. Entrate, signori, e -compiacetevi aspettarmi; io non starò più di una mezza -ora. -</p> - -<p> -E nel mentre che i tre moschettieri entravano nella -camera al pian terreno, il ministro, senza domandare -più ampie informazioni, montò la scala come un uomo -che non ha bisogno che gli venga indicata la strada. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap44">CAPITOLO XLIV. -<span class="smaller">UTILITÀ DELLE GOLE DA BRACIERE</span></h2> -</div> - -<p> -Egli è evidente che, senza dubitarsene, e mossi soltanto -dal loro carattere cavalleresco e avventuriero, i -nostri tre amici avevano reso qualche servizio ad una -persona che il ministro onorava della sua particolare -protezione. -</p> - -<p> -Ora chi era questa persona? fu la domanda che per -prima si fecero fra di loro i tre moschettieri; quindi -vedendo che alcune delle risposte che poteva fare la -loro intelligenza non era soddisfacente, Porthos chiamò -l'oste e si fece portare dei dadi. -</p> - -<p> -Egli ed Aramis si assisero ad una tavola, e si misero -a giuocare, Athos passeggiava riflettendo. -</p> - -<p> -Mentre rifletteva e passeggiava, Athos passava e ripassava -davanti la gola del braciere rotto per metà e -la di cui estremità metteva nella camera superiore, e -ciascheduna volta che passava e ripassava, sentiva un -rumore di parole che finirono col fissare la di lui attenzione. -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -Quindi si avvicinò e distinse alcune parole che -gli parvero senza dubbio di meritare un tale interesse, -che gli fecero far segno ai suoi due compagni di tacere, -restando egli stesso incurvato coll'orecchio teso -all'altezza dell'orifizio inferiore. -</p> - -<p> -— Ascoltate, milady, diceva il ministro, l'affare è -importante. Sedetevi, e parliamo. -</p> - -<p> -— Milady! mormorò Athos. -</p> - -<p> -— Io ascolto Vostra Eccellenza con la più grande attenzione, -rispose una voce di donna che fece fremere -il moschettiere. -</p> - -<p> -— Un piccolo bastimento con equipaggio inglese, il -di cui capitano sta a' miei ordini, vi aspetta all'imboccatura -della Charente, al forte della Punta; egli metterà -alla vela domani mattina. -</p> - -<p> -— Bisogna dunque che io vada questa notte. -</p> - -<p> -— Sull'istante medesimo; vale a dire dopo che avrete -ricevuto le mie istruzioni. Due uomini che, uscendo, -ritroverete alla porta, vi serviranno di scorta; voi -mi lascerete uscire pel primo; quindi una mezz'ora dopo -di me uscirete voi pure. -</p> - -<p> -— Sì, Mio-signore. Ora, ritorniamo alla missione di -cui volete incaricarmi, e siccome io metto molto interesse -per continuare a meritarmi la confidenza di Vostra -Eccellenza, degnatevi di espormela in termini -chiari e precisi, affinchè io non abbia a commettere -alcun errore. -</p> - -<p> -Vi fu un istante di profondo silenzio fra i due interlocutori; -era evidente che il ministro pesava in antecedenza -i termini coi quali stava per esprimersi, e che -milady raccoglieva tutte le sue facoltà intellettuali -per comprendere le cose che stava per dirle, e per imprimersele -nella sua memoria quando sarebbero dette. -</p> - -<p> -Athos approfittò di questo momento per dire ai suoi -due compagni di chiudere la porta per di dentro, e -per far loro segno che venissero ad ascoltare insieme -con lui. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -</p> - -<p> -I due moschettieri, che amavano i loro comodi, portarono -una sedia per ciascuno di loro due, ed una terza -per Athos. Tutti e tre si assisero con le loro teste -avvicinate, e le orecchie in ascolto. -</p> - -<p> -— Voi partirete per Londra, riprese il ministro. Giunta -colà, andrete a ritrovare Buckingham. -</p> - -<p> -— Io farò osservare a Vostra Eccellenza, disse milady, -che dopo l'affare dei puntali di diamanti, pei quali -il duca ha sempre avuto dei sospetti su me, Sua Grazia -non ha più alcuna confidenza in me. -</p> - -<p> -— Ma questa volta, disse il ministro, non si tratta -più di accattivarsi la sua confidenza, ma di presentarsi -francamente e lealmente come negoziatrice. -</p> - -<p> -— Francamente e lealmente? ripetè milady con un -indicibile accento di doppiezza. -</p> - -<p> -— Sì, francamente e lealmente, riprese il duca con -lo stesso tuono; tutto questo affare deve essere trattato -allo scoperto. -</p> - -<p> -— Io seguirò alla lettera le istruzioni di Vostra Eccellenza, -e aspetto che me le partecipi. -</p> - -<p> -— Voi anderete a ritrovare Buckingham per parte -mia, e gli direte che io so tutti i preparativi ch'egli fa, -ma che non me ne prendo punto alcun pensiero, attesochè -al primo movimento che egli arrischierà, io perderò -la regina. -</p> - -<p> -— Crederà egli che Vostra Eccellenza è al caso di -mantenere la minaccia che ora fa? -</p> - -<p> -— Sì, poichè ho delle pruove. -</p> - -<p> -— Bisogna che io possa presentare queste pruove e -la loro importanza. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, e gli direte: primo che io pubblico -il rapporto di Bois-Robert e del marchese Beatru, -sulla conversazione che il duca ha avuto in casa della -signora contestabile con la regina, la sera in cui la signora -contestabile ha dato una gran festa mascherata: -gli direte, affinchè non dubiti più, che egli vi venne -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -col costume di gran Mogol, che doveva portare il cavaliere -de Guise, e che ha comprato da quest'ultimo -mediante la somma di tremila doppie. -</p> - -<p> -— Bene, Mio-signore. -</p> - -<p> -— Tutti i particolari della sua entrata al Louvre, e -della sua uscita, durante la notte in cui si è introdotto -nel palazzo, sotto le vesti di un dicitore di buona -avventura italiano mi sono noti; gli direte, perchè non -abbia ancora a dubitare della autenticità delle mie informazioni, -ch'egli aveva sotto il suo mantello una gran -veste bianca disseminata di lagrime nere, di teste di -morte, e di ossa incrociate, poichè nel caso di una sorpresa -doveva farsi credere il fantasma della donna bianca, -che, come ciascuno sa, ritorna a comparire al Louvre, -ogni qualvolta sta per accadere un grande avvenimento. -</p> - -<p> -— È tutto qui, Mio-signore. -</p> - -<p> -— Ditegli che so ancora tutte le circostanze della -avventura d'Amiens; che farò fare un piccolo romanzo -spiritosamente composto, con un piano del giardino, e -i ritratti dei principali attori di questa scena notturna. -</p> - -<p> -— Gli dirò anche questo. -</p> - -<p> -— Ditegli ancora che io tengo prigioniero Montaigu, -che Montaigu è alla Bastiglia, che è vero che non gli -fu ritrovata indosso alcuna lettera, ma che la tortura -può fargli dire tutto ciò che sa, ed ancora ciò che non sa. -</p> - -<p> -— A meraviglia! -</p> - -<p> -— Finalmente, aggiungete che Sua Grazia, nella fretta -precipitata che ha impiegata nel lasciare l'isola Re, -dimenticò nel suo alloggio alcune lettere della signora -de Chevreuse, che compromettono particolarmente la -regina, in quanto che esse provano che Sua Maestà non -solo può amare i nemici del re, ma ancora che ella cospira -con quelli della Francia. Avete voi ben ritenuto -tutto ciò che ho detto? -</p> - -<p> -— Vostra Eccellenza ne giudichi da se stessa: il ballo -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -mascherato della signora contestabile, la notte del -Louvre, la serata d'Amiens, l'arresto di Montaigu, la -lettera della signora de Chevreuse. -</p> - -<p> -— Sta bene, disse il ministro, sta bene; voi avete una -felice memoria, milady. -</p> - -<p> -— Ma, riprese quella a cui il ministro aveva diretto -questo complimento, se malgrado tutte queste ragioni -il duca non si arrendesse, e continuasse a minacciare -la Francia? -</p> - -<p> -— Il duca è innamorato come un pazzo, o piuttosto -come uno stupido, riprese Richelieu con una profonda -amarezza. Come gli antichi paladini, egli non ha intrapresa -questa guerra che per ottenere uno sguardo dalla -sua bella. Se egli sa che questa guerra può costare -l'onore, e fors'anche la libertà della donna dei suoi pensieri, -come egli dice, vi garantisco che vi penserà due -volte. -</p> - -<p> -— Eppure, disse milady con una persistenza che provava -che voleva veder chiaro fino al termine della missione -di cui era incaricata, eppure s'egli persiste? -</p> - -<p> -— Se egli persiste?... disse il ministro, ciò non è probabile. -</p> - -<p> -— Ciò è però possibile, disse milady. -</p> - -<p> -— S'egli persiste... -</p> - -<p> -Sua Eccellenza fece una pausa, e riprese: -</p> - -<p> -— S'egli persiste, ebbene! io spererò in uno di quelli -avvenimenti che cambiano la faccia degli stati. -</p> - -<p> -— Se Vostra Eccellenza volesse citarmi nella storia -qualcuno di questi avvenimenti, disse milady, forse dividerei -la sua confidenza nell'avvenire. -</p> - -<p> -— Ebbene sentite, per esempio, disse Richelieu, quando -nel 1610, per una causa presso a poco simile a quella -che fa muovere il duca, il re Enrico IV, di gloriosa -memoria, stava per invadere ad un tempo la Fiandra e -l'Italia per colpire l'Austria da due parti, ebbene! non -è accaduto un avvenimento che salvò l'Austria? perchè -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -il re di Francia non potrebbe avere una circostanza -uguale a quella che ebbe l'imperatore? -</p> - -<p> -— Vostra Eccellenza vuol parlare del colpo di coltello -della strada Feronniere. -</p> - -<p> -— Precisamente, disse il ministro. -</p> - -<p> -— Vostra Eccellenza non teme che il supplizio di Ravaillac -spaventi coloro che per un momento avessero -avuto il pensiero d'imitarlo. -</p> - -<p> -— Vi è in tutti i paesi, particolarmente se questi paesi -sono divisi di religione, dei fanatici che non domanderebbero -di meglio che di divenire martiri. Ed ecco: -precisamente in questo momento mi ritorna il pensiero -che i puritani sono furiosi contro il duca di Buckingham, -e che i loro predicatori lo indicarono come l'anticristo. -</p> - -<p> -— Ebbene? disse milady. -</p> - -<p> -— Ebbene? continuò il ministro con un'aria indifferente, -non si tratterebbe per il momento, per esempio, -che di trovare una donna bella, giovane, accorta, che -avesse a vendicare se stessa sul duca. Una tal donna può -ritrovarsi. Il duca, è un uomo di buone fortune, e se -ha seminati molti amori, colle sue promesse di eterna -costanza, ha pure seminati molti odii colle sue eterne -infedeltà. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, disse freddamente milady, una tal -donna si può ritrovare. -</p> - -<p> -— Ebbene! una donna che mettesse il coltello di Giacomo -Clement, o di Ravaillac nelle mani di un fanatico, -salverebbe la Francia. -</p> - -<p> -— Sì, ma ella sarebbe la complice di un assassino. -</p> - -<p> -— Sono mai stati conosciuti i complici di Ravaillac, -o di Giacomo Clement? -</p> - -<p> -— No, perchè forse essi erano posti troppo in alto -onde si osasse di andarli a cercare là ove erano. Non -si brucerebbe il palazzo di giustizia per tutti, Mio-signore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -</p> - -<p> -— Voi dunque credete che l'incendio del palazzo di -giustizia abbia avuto tutt'altra causa di quella di un -semplice caso fortuito? domandò Richelieu nel modo -che avrebbe fatto un'interrogazione senza alcuna importanza. -</p> - -<p> -— Io, Mio-signore, rispose milady, io non credo niente. -Io cito un fatto, e nulla più. Solamente, dico che -se mi chiamassi madamigella Montpensier, o la regina -Maria de Medici, prenderei minori precauzioni di quelle -che non prendo, chiamandomi semplicemente lady -de Winter. -</p> - -<p> -— È giusto, disse Richelieu. Che vorreste voi dunque? -</p> - -<p> -— Io vorrei un ordine che ratificasse in antecedenza -tutto ciò che vorrei fare per il maggior bene della -Francia. -</p> - -<p> -— Ma bisognerebbe prima ritrovare la donna che ho -detto, che avesse a vendicarsi del duca. -</p> - -<p> -— Essa è ritrovata, disse milady. -</p> - -<p> -— Quindi bisognerebbe ritrovare quel miserabile fanatico -che servisse di strumento alla giustizia di Dio. -</p> - -<p> -— Si ritroverà. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse il duca, allora sarà tempo di reclamare -l'ordine che ora domandate. -</p> - -<p> -— Vostra Eccellenza ha ragione, riprese milady, e -sono io che ho torto di vedere nella missione di cui vengo -onorata, tutt'altra cosa, che ciò che vi è realmente; -vale a dire, di annunziare a Sua Grazia, per parte di -Vostra Eccellenza, che voi conoscete i diversi traversamenti -per mezzo dei quali egli è giunto ad avvicinarsi -alla regina durante la festa data dalla signora contestabile, -che voi avete le pruove del colloquio accordato -al Louvre dalla regina a certo astrologo italiano, -che non è altra cosa che il duca di Buckingham; che -voi avete comandato un piccolo romanzo dei più spiritosi -sull'avventura d'Amiens col piano del giardino in -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -cui è accaduto questa avventura, e il ritratto degli attori -che vi figurarono; che Montaigu è alla Bastiglia, e -che la tortura può fargli dire tutte le cose di cui si ricorda, -ed anche quelle di cui non si ricorda; finalmente -che voi possedete certa lettera della signora de Chevreuse, -ritrovata nell'alloggio di Sua Grazia, che compromette -grandemente non solo quella che l'ha scritta -ma ancora quella a nome della quale è stata scritta. -Quindi, se egli persiste, malgrado tuttociò, siccome la -mia missione si limita a quanto ho detto, io non avrò -più che a pregar Dio di fare un miracolo per salvare la -Francia. È questo tutto ciò, signore, io non avrò altra -cosa da fare? -</p> - -<p> -— Sta bene, rispose seccamente il ministro. -</p> - -<p> -— Ed ora, disse milady senza sembrare di rimarcare -il cambiamento di tuono del duca e del suo sguardo, -ora ho ricevuto le mie istruzioni da Vostra Eccellenza, -a proposito dei suoi nemici; Mio-signore, mi permetta -di dirgli due parole sopra i miei. -</p> - -<p> -— Voi dunque avete dei nemici? domandò Richelieu. -</p> - -<p> -— Sì, Mio-signore, dei nemici contro i quali dovete -prestarmi un appoggio, poichè io me gli sono fatti servendo -Vostra Eccellenza. -</p> - -<p> -— E quali? replicò il duca. -</p> - -<p> -— Primieramente, una piccola intrigante che si -chiama Bonacieux. -</p> - -<p> -— Ella è nella prigione di Montes. -</p> - -<p> -— Vale a dire che vi era, riprese milady, ma la regina -ha sorpreso un ordine del re col quale l'ha fatta -trasportare in un convento. -</p> - -<p> -— In un convento? disse Richelieu. -</p> - -<p> -— Sì, in un convento. -</p> - -<p> -— In quale. -</p> - -<p> -— Non lo so; il secreto è ben custodito. -</p> - -<p> -— Io l'avrò. -</p> - -<p> -— E vostra Eccellenza mi dirà in qual convento è -questa donna? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -</p> - -<p> -— Io non vedo che vi possa essere alcun inconveniente, -disse il ministro. -</p> - -<p> -— Bene. Ora ho un altro nemico molto più da temere -per me di questa piccola signora Bonacieux. -</p> - -<p> -— E quale? -</p> - -<p> -— Il suo amante. -</p> - -<p> -— Come si chiama? -</p> - -<p> -— Oh! Vostra Eccellenza lo conosce bene, gridò milady -trasportata dalla collera, è il nostro cattivo genio -di tutti e due; è quegli che nell'incontro delle -guardie di Vostra Eccellenza ha deciso la vittoria in -favore dei moschettieri del re; è quegli che ha dato -quattro colpi di spada a de Wardes, vostro emissario, -e che ha fatto andare a vuoto l'affare dei puntali; è -quegli finalmente che, sapendo che sono stata io che -gli ho involato la signora Bonacieux, ha giurato la mia -morte. -</p> - -<p> -— Ah! ah! disse il ministro, so di chi volete parlare. -</p> - -<p> -— Io voglio parlare di quel miserabile di d'Artagnan. -</p> - -<p> -— È un ardito compagnone, disse il ministro. -</p> - -<p> -— È precisamente per questo, che essendo un ardito -compagnone, è tanto più da temersi. -</p> - -<p> -— Bisognerebbe, disse il duca, avere una pruova -delle sue intelligenze con Buckingham. -</p> - -<p> -— Una pruova? gridò milady, io ne avrò dieci. -</p> - -<p> -— Ebbene! allora è la cosa più semplice del mondo: -datemi questa pruova, ed io ve lo mando alla Bastiglia. -</p> - -<p> -— Bene, Mio-signore, ma in seguito? -</p> - -<p> -— Quando si è alla Bastiglia, non vi è più in seguito, -disse il ministro con voce sorda. Ah! per bacco! -continuò egli, se mi fosse così facile di sbarazzarmi -del mio nemico come mi è facile di sbarazzarmi del vostro, -e se fosse contro simili persone che voi mi domandate -l'impunità... -</p> - -<p> -— Mio-signore, riprese milady, testa per testa, esistenza -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -per esistenza, uomo per uomo: datemi quello, io -vi do l'altro. -</p> - -<p> -— Io non so quello che voi volete dire, e non voglio -neppure saperlo; ma ho il desiderio di rendermi a voi -gradito, e non vedo alcuno inconveniente a darvi ciò -che mi domandate in riguardo ad una creatura così -infima, tanto più come voi mi dite, se questo piccolo -d'Artagnan è un libertino, un duellista, un traditore. -</p> - -<p> -— Un infame! Mio-signore, un infame. -</p> - -<p> -— Dunque della carta, una penna, e dell'inchiostro, -disse il ministro. -</p> - -<p> -— Ecco tutto, Mio-signore. -</p> - -<p> -— Bene. -</p> - -<p> -Fu fatto un momento di silenzio, il quale provava -che il ministro era occupato a cercare i termini nei -quali doveva essere scritto il biglietto, ed anche a scriverlo. -Athos, che non aveva perduto una parola della -conversazione, prese i suoi due compagni, ciascuno -per la mano, e li condusse all'altra estremità della camera. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse Porthos, che vuoi tu, e perchè non -ci lasci ascoltare la fine di questa conversazione? -</p> - -<p> -— Zitto! disse Athos parlando a bassa voce, noi abbiamo -inteso quanto è necessario che intendiamo; -d'altronde, io non v'impedisco di ascoltare il resto, -ma bisogna che io esca. -</p> - -<p> -— Bisogna che tu esca? disse Porthos; ma se il ministro -chiederà di te, che cosa risponderemo noi? -</p> - -<p> -— Non aspetterete che egli vi domandi di me; voi -gli direte pei primi che sono andato a perlustrare, -poichè certe parole del nostro oste mi han dato luogo -a pensare che il cammino non era sicuro; d'altronde ne -dirò due parole allo scudiere del ministro; il resto concerne -me solo non ve ne inquietate. -</p> - -<p> -— Siate prudente, Athos, disse Aramis. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -</p> - -<p> -— Siate tranquillo, rispose Athos, voi lo sapete, io -sono di sangue freddo. -</p> - -<p> -Porthos e Aramis andarono a prendere il loro posto -vicino alla canna nel braciere. -</p> - -<p> -In quanto ad Athos, egli uscì senza alcun mistero -dalla porta, andò a staccare il suo cavallo attaccato -con quello dei suoi amici ad una inferriata del pian -terreno, convinse in quattro parole lo scudiero della -necessità di una avanguardia pel ritorno, visitò con affettazione -le sue pistole, si mise la spada fra i denti, -e seguì a corpo morto la strada che conduceva al -campo. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap45">CAPITOLO XLV. -<span class="smaller">SCENA CONIUGALE</span></h2> -</div> - -<p> -Come lo aveva preveduto Athos, il ministro non tardò -a discendere; egli aprì la porta della camera ove -erano entrati i moschettieri e ritrovò Porthos che faceva -una partita accanita con Aramis. Con un rapido -colpo d'occhio frugò tutti gli angoli della sala, e vide -che gli mancava uno dei suoi uomini. -</p> - -<p> -— Che cosa è divenuto del signor Athos? domandò -egli. -</p> - -<p> -— Mio-signore, rispose Porthos, è andato in perlustrazione, -atteso alcune parole dell'oste che gli hanno -fatto credere non essere molto sicura la strada. -</p> - -<p> -— E voi, che cosa avete fatto signor Porthos? -</p> - -<p> -— Ho vinto cinque doppie ad Aramis. -</p> - -<p> -— Ora potete ritornare con me? -</p> - -<p> -— Noi siamo agli ordini di Vostra Eccellenza. -</p> - -<p> -— A cavallo adunque, signori, perchè si fa tardi. -</p> - -<p> -Lo scudiero era alla porta e teneva per le redini il -cavallo del ministro. Un poco più lontano, un gruppo -di due uomini e di tre cavalli si vedeva fra l'ombre; -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -questi due uomini erano quelli che dovevano condurre -milady al porto della Punta, e vegliare al suo imbarco. -</p> - -<p> -Lo scudiero confermò al ministro ciò che i due moschettieri -gli avevano già detto in proposito di Athos. -Il ministro fece un gesto di approvazione, e si rimise -in cammino, circondandosi nel ritorno delle medesime -precauzioni che aveva prese nell'andata. -</p> - -<p> -Lasciamo seguirgli la sua strada del campo, protetto -dallo scudiero e da' due moschettieri, e ritorniamo -ad Athos. -</p> - -<p> -Per un centinaio di passi era andato della stessa andatura; -ma una volta fuori della portata della vista, -avea lanciato il suo cavallo a destra, aveva fatto una -voltata, ed era ritornato a una ventina di passi entro -il bosco a stare sulle vedette del passaggio della piccola -compagnia; quindi avendo riconosciuto il cappello -dei suoi compagni, e la frangia dorata del mantello di -Sua Eccellenza, aspettò che i cavalieri avessero fatta -la voltata all'angolo della strada, e avendoli perduti -di vista, ritornò di gran galoppo all'albergo, che gli -fu aperto senza difficoltà. -</p> - -<p> -L'oste lo riconobbe. -</p> - -<p> -— Il mio uffiziale, disse Athos, ha dimenticato di -fare alla dama del primo piano una raccomandazione -importante, e mi ha inviato per riparare la sua dimenticanza. -</p> - -<p> -— Salite, disse l'oste, ella è ancora nella sua camera. -</p> - -<p> -Athos approfittò del permesso, salì la scala col passo -il più leggiero, giunse al piano, e, a traverso la -porta socchiusa, vide milady che si metteva il cappello. -</p> - -<p> -Egli entrò nella camera, e chiuse la porta dietro -a se. -</p> - -<p> -Athos rimase in piedi davanti alla porta, avvolto nel -suo mantello, e col feltro calcato sopra gli occhi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -</p> - -<p> -Nel vedere questa figura muta ed immobile come -una statua, milady ebbe paura. -</p> - -<p> -— Chi siete voi, e che cosa volete? gridò ella. -</p> - -<p> -— Andiamo, è realmente lei, mormorò Athos. -</p> - -<p> -E lasciando cadere il suo mantello, e rialzando il -suo cappello, si avanzò verso milady. -</p> - -<p> -— Mi riconoscete voi, signora? disse egli. -</p> - -<p> -Milady fece un passo in avanti, quindi indietro come -se avesse veduto un serpente. -</p> - -<p> -— Andiamo, disse Athos, sta bene io vedo che voi -mi riconoscete. -</p> - -<p> -— Il conte della Fére! mormorò milady impallidendo, -e rinculando fino a che il muro le impedì di andare -più oltre. -</p> - -<p> -— Sì, sì, milady, rispose Athos, il conte della Fére -in persona, che ritorna espressamente dall'altro mondo -per avere il piacere di vedervi. Sediamo dunque, e -parliamo, come dice il ministro. -</p> - -<p> -Milady, dominata da un terrore inesprimibile, si assise -senza profferire una sola parola. -</p> - -<p> -— Voi siete un demonio inviato sulla terra, disse -Athos; la vostra possanza è grande, io lo so, ma voi -sapete pure che, coll'aiuto di Dio, gli uomini hanno -vinto spesso i demonii anche i più terribili. Voi vi siete -già abbattuta sul mio sentiero, ed io credeva di -avervi atterrata, signora, ma o io mi sono ingannato, -o l'inferno vi ha risuscitata. -</p> - -<p> -Milady, a queste parole che le ricordavano delle rimembranze -orribili, abbassò la testa mandando un -sordo gemito. -</p> - -<p> -— Sì, l'inferno vi ha risuscitata, riprese Athos, l'inferno -vi ha fatta ricca, l'inferno vi ha dato un altro -nome, l'inferno vi ha quasi rifatto anche un altro -viso: ma non vi ha cancellato nè le lordure della vostra -anima, nè il marchio infame del vostro corpo. -</p> - -<p> -Milady si alzò come mossa da una molla, e i suoi occhi -lanciarono dei baleni. Athos rimase seduto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -</p> - -<p> -— Voi mi credevate morto, non è vero? io pure vi -credeva morta, e questo nome di Athos aveva nascosto -il conte della Fére, come il nome di Milady de -Winter ha nascosto quello di Anna de Breuil? non era -così che voi vi chiamavate quando ci siamo maritati? -la nostra posizione è veramente strana, proseguì Athos -ridendo; noi non abbiamo vissuto fino al presente -se non perchè l'uno e l'altro ci credevamo morti, e -perchè una rimembranza dà minor pena che una creatura, -quantunque qualche volta nelle rimembranze vi -sieno delle cose divoranti. -</p> - -<p> -— Ma finalmente, disse Milady con sorda voce, chi -vi conduce a me, e che cosa volete? -</p> - -<p> -— Io voglio dirvi che rimanendo invisibile ai vostri -occhi, non vi ho perduta di vista. -</p> - -<p> -— Voi sapete ciò che ho fatto? -</p> - -<p> -— Io posso raccontarvi giorno per giorno, le vostre -azioni, dalla vostra entrata al servizio del ministro fino -a questa sera. -</p> - -<p> -Un sorriso d'incredulità sfiorò le pallide labbra di -milady. -</p> - -<p> -— Ascoltate. Siete voi che avete tagliati i due puntali -di diamanti sulla spalla del duca di Buckingham; -siete voi che avete fatta rapire la signora Bonacieux; -siete voi che, innamorata di de Wardes credendo di -ricever lui, avete aperta la vostra porta a d'Artagnan; -siete voi che, credendo che de Wardes vi avesse tradita, -volevate farlo uccidere dal suo rivale; siete voi -che, allorquando questo rivale ha scoperto il vostro -infame secreto, avete voluto farlo assassinare da due -omicidi che avete inviati a perseguitarlo; siete voi, -che sapendo che le loro palle avevano mancato il colpo, -avete inviato del vino avvelenato con una falsa -lettera, per far credere alla vostra vittima che questo -vino veniva dai suoi amici; siete voi finalmente che -venite qui, in questa camera, seduta sopra questa sedia, -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -ove io siedo, a prendere col ministro, duca de -Richelieu, l'impegno di fare assassinare il signor d'Artagnan. -</p> - -<p> -Milady era livida. -</p> - -<p> -— Voi dunque siete Satanasso? diss'ella. -</p> - -<p> -— Può darsi, disse Athos, ma in ogni caso ascoltate -bene quanto io sono per dirvi: assassinate, o fate assassinare -il duca di Buckingham, poco m'importa; io -non lo conosco, e d'altronde egli è nemico della Francia; -ma non toccate un sol capello a d'Artagnan, che -è un amico fedele che io amo e difendo, o vi giuro -sulla testa di mio padre, il delitto che avreste tentato -di commettere o che avreste commesso sarà l'ultimo. -</p> - -<p> -— Il signor d'Artagnan mi ha offesa crudelmente, -disse milady con sorda voce; il signor d'Artagnan -dunque morrà. -</p> - -<p> -— In verità è egli possibile di potere offendere voi, -signora, disse Athos ridendo; egli vi ha offesa, e -morrà? -</p> - -<p> -— Egli morrà! riprese milady, prima lei, e poi lui. -</p> - -<p> -Athos fu preso da una vertigine: la vista di quella -creatura, che non aveva niente di comune con le altre -donne, gli richiamava delle orribili rimembranze, pensò -che un giorno in cui si trovava in una situazione -meno pericolosa di questa, egli aveva voluto sacrificarla -al suo onore; il suo desiderio di ucciderla gli ritornò -ardente, e lo investì una specie di febbre; si -alzò egli pure, si levò dalla cintola una pistola, e la -montò. -</p> - -<p> -Milady pallida come un cadavere voleva gridare, -ma la sua lingua intirizzita non potè proferire che un -suono rauco, che non aveva niente di comune con la -parola umana, e che sembrava il ruggito di una bestia -feroce; appoggiata, contro la tappezzeria ella sembrava, -dai capelli sparsi, l'immagine spaventosa del terrore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -</p> - -<p> -Athos alzò lentamente la sua pistola, stese il braccio -in modo che l'arma toccasse quasi la fronte di milady, -quindi con voce tanto più terribile, in quanto -che essa aveva la calma di una inflessibile risoluzione: -</p> - -<p> -— Signora, diss'egli, voi mi consegnerete sull'istante -medesimo il foglio che vi ha firmato il ministro, oppure, -sull'anima mia, vi faccio saltare le cervella. -</p> - -<p> -Con un altro uomo, milady avrebbe potuto conservare -qualche dubbio, ma ella conosceva Athos. Ciò -non ostante rimase immobile. -</p> - -<p> -— Voi avete ancora un altro minuto secondo per decidervi, -le disse. -</p> - -<p> -Milady vide dalla contrazione del viso che il colpo -stava per partire; allora portò la mano prestamente -al suo seno, ne cavò un foglio e lo stese ad Athos. -</p> - -<p> -— Prendete diss'ella, e siate maledetto. -</p> - -<p> -Athos prese il foglio, rimise la sua pistola alla cintola, -si avvicinò alla lampada per assicurarsi che veramente -fosse quello, lo spiegò e lo lesse: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«È per ordine mio, e per il bene dello stato che il -portatore del presente ha fatto quello che ha fatto. -</p> - -<p> -«3 Agosto 1628. -</p> - -<p class="indr"> -«<i>Richelieu.</i>» -</p> -</div> - -<p> -— E ora, disse Athos riprendendo il suo mantello, e -rimettendo il suo feltro sulla testa ora che ti ho strappato -i denti, mordi se lo puoi! -</p> - -<p> -E uscì dalla camera senza neppur guardare dietro -a se. -</p> - -<p> -— Alla porta dell'albergo trovò i due uomini, e il cavallo -che tenevano a mano. -</p> - -<p> -— Signori, diss'egli, l'ordine di Sua Eccellenza, voi -lo sapete, è di condurre questa donna, senza perdere -tempo, al forte della Punta, e di non lasciarla che quando -si è imbarcata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -</p> - -<p> -Siccome queste parole si accordavano effettivamente -con gli ordini ricevuti, essi inchinarono la testa in -segno di assenso. In quanto ad Athos, egli si mise leggermente -in sella, e partì al galoppo. Soltanto, invece -di seguire la strada, egli prese la traversa dei campi -pungendo vigorosamente il suo cavallo, fermandosi di -tratto in tratto per ascoltare. -</p> - -<p> -In una di queste fermate, egli intese sulla strada il -rumore di molti cavalli. Non dubitò più che quello fosse -il ministro colla sua scorta. Fece una nuova corsa in -avanti, pulì il suo cavallo coll'erba e le foglie d'alberi, -e venne a situarsi in mezzo alla strada a circa duecento -passi dal campo. -</p> - -<p> -— Chi vive? gridò egli di lontano quando scoperse i -cavalieri. -</p> - -<p> -— È il nostro bravo moschettiere io credo, disse il -ministro. -</p> - -<p> -— Sì, Mio-signore, rispose Athos, sono io in persona. -</p> - -<p> -— Signor Athos, disse Richelieu, ricevete tutti i -miei ringraziamenti per la buona guardia che voi ci -avete fatta. Signori: eccoci arrivati; prendete la porta -a sinistra; la parola d'ordine è <i>il re e l'isola re</i>. -</p> - -<p> -Dicendo queste parole, il ministro salutò colla testa -i tre amici e voltò a dritta, seguito dal suo scudiere -perchè in quella notte, egli stesso dormiva al campo. -</p> - -<p> -— Ebbene, dissero assieme Porthos ed Aramis, quando -il ministro fu fuori delle loro voci; ebbene! gli ha -firmato il foglio che ella domandava. -</p> - -<p> -— Lo so, disse tranquillamente Athos, poichè eccolo -qua. -</p> - -<p> -E i tre amici non dissero più una sola parola finchè -non giunsero al loro quartiere, eccetto che per dare la -parola d'ordine alle sentinelle. -</p> - -<p> -Solamente fu inviato Mousqueton a dire a Planchet, -che tosto che il suo padrone fosse ritornato dalla trincea, -era pregato di portarsi sul momento all'alloggio -dei moschettieri. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -</p> - -<p> -Da un'altra parte come lo aveva preveduto Athos, -milady, ritrovando alla porta gli uomini che l'aspettavano, non -fece alcuna difficoltà a seguirli; ella avrebbe -avuto per un momento la volontà di farsi riaccompagnare -davanti al ministro e di raccontargli tutto, -ma una rivelazione per parte sua avrebbe occasionata -una rivelazione, per parte d'Athos, ella direbbe bene -che Athos l'aveva impiccata ma Athos direbbe ch'ella -era bollata; pensò adunque che valeva ancor meglio -conservare il silenzio, partire col segreto, compiere -colla sua abilità ordinaria la difficile missione di cui -era stata incaricata; quindi terminata ogni cosa con la -soddisfazione del ministro, venire da lui a reclamare la -sua vendetta. -</p> - -<p> -In conseguenza dopo aver viaggiato tutta la notte, -a sette ore del mattino ella giungeva al forte della Punta, -a otto ore era imbarcata, e a nove ore il bastimento -alzava l'ancora, e faceva vela per Inghilterra. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap46">CAPITOLO XLVI. -<span class="smaller">IL BASTIONE DI SAN GERVASIO</span></h2> -</div> - -<p> -Giungendo presso i suoi tre amici, d'Artagnan li ritrovò -riuniti nella stessa camera. Athos rifletteva, Porthos -si arricciava i baffi, Aramis leggeva delle orazioni -sopra un grazioso libretto legato in velluto blu. -</p> - -<p> -— Perdinci! diss'egli, signori, spero che quanto avete -a dirmi, ne valga la pena altrimenti non vi perdonerei -di avermi fatto smantellare un bastione da per me solo. -Ah! perchè mai non eravate voi là, signori! la vi faceva -un gran caldo. -</p> - -<p> -— Noi eravamo da un'altra parte, dove certamente -non faceva neppure un gran freddo, rispose Porthos -tutto occupato a far prendere a' suoi baffi una piega -sua particolare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -</p> - -<p> -— Oh! oh! fece d'Artagnan, comprendendo il leggero -aggrottamento di sopracciglio del moschettiere, sembra -che qui vi sia del movimento. -</p> - -<p> -— Aramis, disse Athos, voi siete stato a fare colezione -ieri l'altro all'albergo del Farfallone, io credo? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Come vi si sta? -</p> - -<p> -— Io vi ho mangiato molto male pel canto mio; però -non è da giudicarne da ciò, ieri l'altro era giorno di magro -e non vi era che di grasso. -</p> - -<p> -— Come! disse Athos, in un porto di mare essi non -hanno pesce? -</p> - -<p> -— Essi dicono, riprese Aramis rimettendosi alla sua -pietosa lettura, che la diga, che ha fatto costruire il -ministro, lo scaccia in alto mare. -</p> - -<p> -— Ma non è questo che io voleva domandarvi, Aramis, -riprese Athos, io vi chiedo se voi siete stato in -libertà, e se è venuto nessuno a disturbarvi... -</p> - -<p> -— Mi sembra che noi non abbiamo avuto molti importuni. -Sì, davvero perciò che voi volete dire, Athos, -noi staremo abbastanza bene al Farfallone. -</p> - -<p> -— Andiamo dunque, al Farfallone, disse Athos, poichè -qui i muri sono come i fogli di carta. -</p> - -<p> -D'Artagnan che era abituato al modo di fare del suo -amico, e che riconosceva subito da una parola, da un -segno che le circostanze erano gravi, prese il braccio -di Athos, e uscì senza dirgli una parola. Porthos li seguì -parlando con Aramis. -</p> - -<p> -Per la strada fu incontrato Grimaud; Athos gli fece -segno di seguirlo. Grimaud, secondo la sua abitudine, -obbedì in silenzio; il povero servitore aveva quasi disimparato -del tutto a parlare. -</p> - -<p> -Giunsero all'osteria del Farfallone. Erano le sette -ore del mattino, il giorno cominciava a comparire; i -quattro amici ordinarono la colezione, entrarono in -una sala ove, al dire dell'oste, essi non dovevano essere -disturbati. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<p> -Disgraziatamente l'ora era scelta male per un conciliabolo. -Era stata battuta la diana da poco tempo, -ciascuno si scuoteva dal sonno della notte, e per scacciare -l'aria umida del mattino venivano a bere la <i>goccia</i> -nell'osteria, dragoni, svizzeri, guardie, moschettieri, -cavalleggieri, e si succedevano con una rapidità -che doveva far benissimo gli affari dell'oste, ma che -soddisfaceva molto poco le viste dei quattro amici; per -cui essi corrispondevano molto male ai saluti, ai brindisi -ed ai lazzi dei loro compagni. -</p> - -<p> -— Andiamo, disse Athos, siamo per cominciare qualche -buona lite, e in questo momento non ne abbiamo -bisogno. D'Artagnan, raccontateci come avete passata -la vostra notte, e noi dopo vi racconteremo la nostra. -</p> - -<p> -— In fatti, disse un cavalleggiero che si sfondolava -tenendo alla mano un bicchiere d'acquavite, che gustava -lentamente, in fatti voi eravate di trincea, signore -guardie, e mi sembra che abbiate avuto maglia da -spartire coi signori Rochellesi. -</p> - -<p> -D'Artagnan guardò Athos per sapere se doveva rispondere -a questo intruso che si mischiava nella conversazione. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse Athos, non senti il signor Busigny, -che ti ha fatto l'onore d'indirizzarti la parola? racconta -ciò che è accaduto questa notte, poichè questi signori -desiderano saperlo. -</p> - -<p> -— Non avete voi <i>prese une pastione?</i> domandò uno -svizzero che beveva del rum in un bicchiere da birra. -</p> - -<p> -— Sì, signore, rispose d'Artagnan inchinandosi, noi -abbiamo avuto quest'onore; abbiamo anzi, come avrete -potuto sentirlo, introdotto sotto un angolo un barile -di polvere, che col suo scoppio, ha fatto una bellissima -breccia, senza contare che, il bastione non essendo -stato fatto ieri, tutto il restante è stato maltrattato. -</p> - -<p> -— E che bastione è! domandò un dragone che portava -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -infilata nella sua sciabola un'oca e che veniva a -farla cucinare. -</p> - -<p> -— Il bastione san Gervasio, rispose d'Artagnan, dietro -il quale i Roccellesi molestavano i nostri lavori. -</p> - -<p> -— E l'affare è stato caldo? -</p> - -<p> -— Sì, noi vi abbiamo perduti cinque uomini, i Roccellesi -otto o dieci. -</p> - -<p> -— <i>Balzembleu!</i> fece lo svizzero, che, ad onta della -ammirabile collezione di giuramenti che ha la lingua -alemanna, aveva presa l'abitudine di giurare in francese. -</p> - -<p> -— Ma è probabile, disse il cavalleggero che essi questa -mattina inviino dei pionieri per poter rimettere il -bastione nel suo primitivo stato. -</p> - -<p> -— Sì, è probabile, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Signori, disse Athos, propongo una scommessa. -</p> - -<p> -— Ah! sì, <i>une scommesse</i>, disse lo svizzero. -</p> - -<p> -— E quale domandò il cavalleggero. -</p> - -<p> -— Aspettate, disse il dragone, deponendo la sua sciabola -come uno spiedo sui due grandi capifuochi di ferro -che sostenevano le legna che ardevano nel camminetto, -v'entro anch'io. Oste del malanno, presto una -leccarda, che non abbia a perdere una goccia del grasso -di questo stimabile volatile. -</p> - -<p> -— <i>Egli avere ragione</i>, disse lo svizzero <i>la grassa -d'oca sta bona per gonfiture</i>. -</p> - -<p> -— Là, disse il dragone. Ora, sentiamo la scommessa. -Noi siamo qui, signor Athos. -</p> - -<p> -— Sì, la scommessa disse il cavalleggero. -</p> - -<p> -— Ebbene! signor de Busigny, io scommetto con voi, -che coi miei tre compagni, i signori Porthos, Aramis -d'Artagnan ed io, anderemo a fare colezione sul bastione -di san Gervasio, e che ci tratterremo là un'ora coll'orologio -alla mano, che che possa operare il nemico -per farci sloggiare. -</p> - -<p> -Porthos e Aramis si guardarono; essi cominciavano -a capire. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -</p> - -<p> -— Ma disse d'Artagnan accostandosi all'orecchio di -Athos, tu vuoi farci ammazzare senza misericordia. -</p> - -<p> -— Noi siamo molto più ammazzati se non andiamo, -rispose Athos. -</p> - -<p> -— Ah! in fede mia, signori, disse Porthos gettandosi -indietro sulla sua sedia, e arricciandosi i baffi, ecco -una bella scommessa, io spero. -</p> - -<p> -— Così io l'accetto, disse il signor de Busigny. Ora -si tratta di fissare in che deve consistere la scommessa. -</p> - -<p> -— Ma voi siete quattro, signori, disse Athos, noi -siamo quattro; un pranzo a discrezione per otto; vi -conviene? -</p> - -<p> -— A meraviglia, riprese il signor de Busigny. -</p> - -<p> -— Ci sto, disse il dragone. -</p> - -<p> -— Perfettamente, disse lo svizzero. -</p> - -<p> -Il quarto uditore che in tutta quella scena avea -rappresentato la parte del muto, fece un segno colla -testa in prova che accettava la proposizione. -</p> - -<p> -— La colezione di questi signori è pronta, disse -l'oste. -</p> - -<p> -— Ebbene! portatela, disse Athos. -</p> - -<p> -L'oste obbedì; Athos chiamò Grimaud, gli mostrò -una gran cesta che giaceva in un angolo, e gli fece un -gesto per avvolgere nelle salviette le vivande portate. -</p> - -<p> -Grimaud capì sull'istante che si trattava di far colezione -sull'erba, prese il cestone, covrì le vivande, -vi unì le bottiglie, e si mise il tutto sotto il braccio. -</p> - -<p> -— Ma dove andate a mangiare la colezione? disse -l'oste. -</p> - -<p> -— Che v'importa, disse Athos, purchè siate pagato? -</p> - -<p> -E gli gettò maestosamente due doppie sulla favola. -</p> - -<p> -— È necessario darvi il resto, mio ufficiale? disse -l'oste. -</p> - -<p> -— No; aggiungete soltanto due bottiglie di <i>champagne</i>, -e la differenza sarà per le salviette. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -</p> - -<p> -L'oste non faceva un così buono affare come avea -creduto sulle prime, ma si rifece mettendo ai quattro -convitati due bottiglie di vino d'Anjou, invece di due -bottiglie di vino di <i>champagne</i>. -</p> - -<p> -— Signor de Busigny, disse Athos, volete regolare -il vostro orologio col mio, o mi permettete di regolare -il mio col vostro. -</p> - -<p> -— A meraviglia, signore, disse il cavalleggiero cavando -dalla sua saccoccia un bellissimo orologio circondato -di diamanti; sette ore e mezzo diss'egli. -</p> - -<p> -— Sette ore e trentacinque minuti, disse Athos; noi -sapremo che il mio va avanti di cinque minuti, signore. -</p> - -<p> -E, salutando gli assistenti stupefatti, i quattro giovani -presero la strada del bastione san Gervasio, seguiti -da Grimaud che portava il cesto senza sapere dove -andavano, ma nella obbedienza passiva in cui era -stato abituato, non pensava nemmeno a domandare. -Fino a che i quattro amici furono nel recinto del campo, -non dissero una parola; d'altronde erano seguiti -dai curiosi, che conoscendo la scommessa fatta, volevano -sapere come sarebbe finita; ma una volta che -ebbero passata la linea di circonvallazione, e che si -trovarono all'aria libera, d'Artagnan che ignorava affatto -quello di cui si trattava, credè fosse giunto il -tempo di poter domandare una spiegazione. -</p> - -<p> -— Ed ora, mio caro Athos, diss'egli, abbiate l'amicizia -di spiegarmi dove andiamo. -</p> - -<p> -— Voi lo vedete bene, disse Athos, noi andiamo sul -bastione. -</p> - -<p> -— Ma che andiamo a farvi? -</p> - -<p> -— Voi lo sapete bene andiamo a farvi colezione. -</p> - -<p> -— Ma perchè non abbiamo fatto colazione al Farfallone? -</p> - -<p> -— Perchè abbiamo delle cose molto importanti da -dirci, ed era impossibile di poter parlare cinque minuti -in quell'albergo con tutti quegli importuni, che -vanno, che vengono, che salutano, che parlano. Qui -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -almeno, continuò Athos mostrando il bastione, non -verranno a disturbarci. -</p> - -<p> -— Mi sembra, disse d'Artagnan con quella prudenza -che si collegava tanto bene e tanto naturalmente in -lui col suo eccessivo coraggio, mi sembra che avremmo -potuto ritrovare qualche luogo appartato sulla riva -dal mare. -</p> - -<p> -— Ove ci avrebbero veduti a conferire tutti e quattro -assieme, dimodochè in capo ad un quarto d'ora, -il ministro sarebbe stato pervenuto dalle sue spie che -noi tenevamo consiglio. -</p> - -<p> -— Sì, disse Aramis, Athos ha ragione: <i>animadvertentur -in desertis</i>. -</p> - -<p> -— Un deserto non ci sarebbe stato male, disse Porthos, -ma il difficile era di ritrovarlo. -</p> - -<p> -— Non vi è deserto ove un uccello non possa passare -al di sopra della testa, o un pesce non possa saltare -al di sopra dell'acqua, o un coniglio non possa partire -dalla sua tana, e io credo che l'uccello, il pesce, -il coniglio diventerebbe una spia del ministro. Val dunque -meglio continuare la nostra intrapresa, in faccia -alla quale d'altronde noi non possiamo più addietrare -senza vergogna; noi abbiamo fatta scommessa, una -scommessa, che non poteva essere preveduta, in cui -io sfido chiunque a ritrovare la vera causa. Noi forse -saremo attaccati, ma fors'anche no. Se non lo saremo, -avremo tutto il tempo di parlare, e nessuno ci ascolterà; -perchè io rispondo che le mura di questo bastione -non hanno orecchie; se lo saremo, noi parleremo -dei nostri affari nello stesso modo, e di più, mentre -ci difenderemo, ci copriremo di gloria, vedete bene -che tutto è benefizio. -</p> - -<p> -— Sì, disse d'Artagnan; ma noi saremo ancora indubitabilmente -colti da una palla. -</p> - -<p> -— Eh! mio caro! disse Athos, voi sapete bene che -le palle che sono più a temersi non sono sempre quelle -che sortono dai moschetti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -</p> - -<p> -— Ma mi sembra che per simile spedizione, disse -Porthos, avremmo dovuto prendere i nostri moschetti. -</p> - -<p> -— Voi siete un ignorante, amico Porthos; perchè -dovevamo noi incaricarci di un peso inutile. -</p> - -<p> -— Io non trovo in faccia al nemico che sia peso inutile -il portare un moschetto di calibro con una dozzina -di cartucce, e la sua fiasca da polvere. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse Athos, non avete voi inteso ciò che -ha detto d'Artagnan? -</p> - -<p> -— Che cosa ha detto d'Artagnan? -</p> - -<p> -— D'Artagnan ha detto che all'attacco di questa -notte sono rimasti uccisi quattro o cinque francesi, e -quasi il doppio di altrettanto di Roccellesi. -</p> - -<p> -— Ebbene? -</p> - -<p> -— Non si è avuto il tempo di spogliarli, non è vero? -Attesochè in quel momento vi era qualche cosa di più -premuroso da fare. -</p> - -<p> -— Ebbene? -</p> - -<p> -— Ebbene! noi ritroveremo i loro moschetti, e le loro -cartucce, le loro fiasche della polvere, e invece di -quattro moschetti, e di dodici palle, avremo una quindicina -di fucili, e un centinaio di colpi da tirare. -</p> - -<p> -— Oh! Athos disse Aramis, tu sei veramente un -grande uomo! -</p> - -<p> -Porthos chinò la testa in segno di adesione. -</p> - -<p> -D'Artagnan solo non sembrava compiutamente convinto. -</p> - -<p> -Senza dubbio Grimaud divideva i dubbi del giovinotto, -poichè, vedendo che si continuava a camminare -verso il bastione, cosa di cui egli aveva dubitato fino -allora, tirò il suo padrone per un lembo dell'abito. -</p> - -<p> -— Dove andiamo noi? domandò egli con un gesto. -</p> - -<p> -Athos gli mostrò il bastione. -</p> - -<p> -— Ma, disse sempre nello stesso dialetto il delizioso -Grimaud, noi vi lasceremo la pelle. -</p> - -<p> -Athos levò gli occhi e il dito verso il cielo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -</p> - -<p> -Grimaud depose il suo paniere per terra, e si assise -scuotendo la testa. -</p> - -<p> -Athos levò dal suo cinto una pistola, guardò se vi -era polvere nello scodellino, la montò, e avvicinò la -canna all'orecchio di Grimaud. -</p> - -<p> -Grimaud si ritrovò in piedi come mosso da una -susta. -</p> - -<p> -Athos allora gli fece un cenno di prendere il paniere, -e d'incamminarsi davanti a tutti. Grimaud obbedì. -</p> - -<p> -Tuttociò che vi aveva guadagnato il povero servitore -in questa pantomima di un istante, fu di passare -dalla retroguardia alla avanguardia. -</p> - -<p> -Giunti sul bastione, i quattro amici si rivoltarono. -</p> - -<p> -Più di trecento soldati di tutte le armi erano radunati -alla porta del campo; e in un gruppo separato si -poteva distinguere il signor de Busigny, il dragone, -lo svizzero ed il quarto che non aveva parlato. -</p> - -<p> -Athos si tolse il cappello, lo mise sulla punta della -spada, e lo agitò per l'aria. -</p> - -<p> -Tutti gli spettatori gli resero il saluto, accompagnando -questa gentilezza da un evviva che giunse fino -a loro. -</p> - -<p> -Dopo di che, tutti e quattro disparvero nell'interno -dei bastione, ove li aveva già preceduti Grimaud. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap47">CAPITOLO XLVII. -<span class="smaller">IL CONSIGLIO DEI MOSCHETTIERI</span></h2> -</div> - -<p> -Come lo aveva preveduto Athos, il bastione non era -occupato che da una dozzina di morti, parte Francesi -e parte Roccellesi. -</p> - -<p> -— Signori, disse Athos, che aveva preso il comando -della spedizione, nel mentre che Grimaud metterà in -tavola, cominciamo dal raccogliere i fucili e le cartucce. -Noi potremo d'altronde parlare anche seguendo -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -questo lavoro. Questi signori, soggiunse mostrando -i morti, non ci ascoltano certamente. -</p> - -<p> -— Ma noi potremo sempre gettarli nel fosso, disse -Porthos, dopo esserci assicurati però che non hanno -niente nelle loro saccocce. -</p> - -<p> -— Sì, riprese Athos; ma questa è una faccenda per -Grimaud. -</p> - -<p> -— Ebbene, allora, disse d'Artagnan, che Grimaud li -frughi e li getti per di sopra al muro. -</p> - -<p> -— Guardiamocene bene disse Athos, essi possono -servirci. -</p> - -<p> -— Questi morti possono servirci? disse Porthos; e -che diventi tu pazzo, amico caro! -</p> - -<p> -— Non fate dei giudizi temerarii rispose Athos. Quanti -fucili abbiamo, signori? -</p> - -<p> -— Dodici rispose Aramis. -</p> - -<p> -— Quanti colpi da tirare? -</p> - -<p> -— Un centinaio. -</p> - -<p> -— Sono quanti ce ne può abbisognare; carichiamo -le armi. -</p> - -<p> -I quattro moschettieri si misero all'opera. Quando -essi terminavano di caricare l'ultimo fucile, Grimaud -fece segno che la colezione era all'ordine. -</p> - -<p> -Athos rispose sempre col gesto, che andava bene, -e indicò a Grimaud una specie di casotto, ove questi -capì che dovea tenersi in sentinella. Soltanto, per addolcire -la noia di questa fazione, Athos gli permise di -portar seco un pane, due costolette ed una bottiglia -di vino. -</p> - -<p> -— Ed ora, a tavola! disse Athos. -</p> - -<p> -I quattro amici sederono per terra, colle gambe incrociate -come i turchi, o come i sartori. -</p> - -<p> -— A noi! adesso, disse d'Artagnan, ora che non avete -più timore di essere inteso, spero che mi metterete -a parte del vostro secreto. -</p> - -<p> -— Io spero di procurarvi del divertimento, e della -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -gloria ad un tempo, signori, disse Athos. Io vi ho fatto -fare una amena passeggiata; ecco una colezione delle -più succose, e cinquecento persone laggiù, come -voi potete vederlo a traverso i mortai, che ci prendono -per pazzi, o per eroi, due classi d'imbecilli che si -rassomigliano abbastanza. -</p> - -<p> -— Ma questo secreto? disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Il secreto, disse Athos, si è che ieri sera ho veduto -milady. -</p> - -<p> -D'Artagnan stava per mettere il suo bicchiere alla -bocca, ma a questo nome di milady la mano gli tremò -così forte, che fu obbligato di deporlo, per non spargerne -il contenuto. -</p> - -<p> -— Tu hai veduto tua mo... -</p> - -<p> -— Taci dunque! interruppe Athos; voi dimenticate, -mio caro, che questi signori non sono tanto iniziati come -voi nei secreti dei miei affari privati. Io ho veduto -milady. -</p> - -<p> -— E dove? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— A due leghe circa di qui, all'albergo del Colombaio -rosso. -</p> - -<p> -— In questo caso io sono perduto, riprese d'Artagnan. -</p> - -<p> -— No, non del tutto ancora, disse Athos; perchè a -quest'ora ella deve aver lasciate le coste della Francia. -</p> - -<p> -D'Artagnan respirò. -</p> - -<p> -— Ma in fin del conto, domandò Porthos chi è dunque -questa milady? -</p> - -<p> -— Una donna graziosa, disse Athos gustando un bicchiere -di vino spumoso. Canaglia di un oste gridò egli, -che ci ha dato del vino d'Anjou per del vino di <i>Champagne</i>, -e che crede che noi ci lasceremo canzonare! Sì, -continuò egli, una donna graziosa, alla quale il nostro -d'Artagnan ha fatto non so qual dispetto, di cui volendosene -vendicare, sarà un mese, ha voluto farlo uccidere -a colpi di moschetto, saranno otto giorni ha tentato -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -di avvelenarlo, e ieri sera ha domandato la sua testa -al ministro. -</p> - -<p> -— Come! ha domandato la mia testa al ministro? gridò -d'Artagnan pallido pel terrore. -</p> - -<p> -— È così, disse Porthos; è vero come che la luce risplende, -la ho inteso colle mie proprie orecchie. -</p> - -<p> -— Allora, disse d'Artagnan lasciando cadere le sue -braccia con scoraggiamento, è inutile di lottare più -lungamente; tanto vale che io mi bruci le cervella, e che -tutto si finisca così. -</p> - -<p> -— Questa è l'ultima bestialità che si possa fare, disse -Athos, atteso che è la sola alla quale non vi sia alcun -rimedio. -</p> - -<p> -— Ma io non la vincerò mai, disse d'Artagnan, con -simili nemici. Primieramente il mio sconosciuto di -Méung; in seguito de Wardes al quale ho dato quattro -colpi di spada; poi milady della quale ho sorpreso -il secreto; finalmente il ministro al quale ho fatto andare -a vuoto la vendetta. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse Athos, tutto questo non forma che -quattro, e noi siamo quattro uno contro uno, perdinci!... -ah! se noi crediamo ai segni che ci fa Grimaud, -dobbiamo aver a che fare con un numero ben maggiore -di persone. Che cosa c'è Grimaud? in considerazione -della circostanza, io vi permetto di parlare, amico mio; -ma siate laconico, ve ne prego. Che cosa c'è? -</p> - -<p> -— Una truppa. -</p> - -<p> -— Quante persone? -</p> - -<p> -— Circa una ventina d'uomini. -</p> - -<p> -— Che uomini sono? -</p> - -<p> -— Sedici pionieri, e quattro soldati. -</p> - -<p> -— A quanti passi sono? -</p> - -<p> -— A cinquecento passi. -</p> - -<p> -— Buono, noi abbiamo ancora il tempo di terminare -questo volatile, e di bere un bicchiere di vino. Alla -tua salute, d'Artagnan! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -</p> - -<p> -— Alla tua salute! ripeterono Porthos ed Aramis. -</p> - -<p> -— Ebbene dunque, alla mia salute! quantunque non -creda che i vostri augurii possano servirmi a gran cosa. -</p> - -<p> -— Bah! disse Athos, Dio è grande, come dicono i seguaci -di Maometto, e l'avvenire sta nelle sue mani. -</p> - -<p> -Quindi, avendo bevuto il contenuto del suo bicchiere, che -depose in seguito vicino a lui, Athos si alzò con -non curanza, prese il primo fucile che gli si presentò, -e si avvicinò ad una feritoia. -</p> - -<p> -Porthos, Aramis e d'Artagnan fecero altrettanto. In -quanto a Grimaud egli ricevette l'ordine di situarsi -dietro ai quattro amici per ricaricare le armi. -</p> - -<p> -In capo a pochi istanti si vide ricomparire la truppa, -ella seguiva una specie di strada coperta, di trincea -che stabiliva una comunicazione fra il bastione e -la città. -</p> - -<p> -— Per bacco! valeva ben la pena d'incomodarci per -una ventina di monelli armati di piccozze, di falci e di -pali! Grimaud non avrebbe avuto bisogno che di far loro -un segno perchè se ne andassero, e io sono convinto -che essi ci avrebbero lasciati tranquilli. -</p> - -<p> -— Io ne dubito, disse d'Artagnan perchè essi si avanzano -molto risolutamente a questa parte. -</p> - -<p> -Coi lavoratori non vi erano che quattro soldati e un -brigadiere che fussero armati di fucile. -</p> - -<p> -— Egli è che non ci hanno veduti, disse Athos. -</p> - -<p> -— In fede mia, disse Aramis, confesso che ho ripugnanza -a far fuoco sopra questi poveri diavoli di borghesi. -</p> - -<p> -— Cattivo abbate, disse Porthos, che ha pietà degli -eretici. -</p> - -<p> -— In verità, disse Athos, Aramis ha ragione, e io vado -a prevenirli. -</p> - -<p> -— Che diavolo fate voi dunque? disse d'Artagnan, -voi andate a farvi fucilare, mio caro. -</p> - -<p> -Ma Athos non tenne alcun conto dell'avviso, salì sulla -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -breccia col suo fucile in una mano, e il cappello nell'altra. -</p> - -<p> -— Signori diss'egli indirizzandosi ai soldati ed agli -operai, che maravigliati di questa apparizione, si fermarono -a cinquanta passi dal bastione, e salutandoli -cortesemente: -</p> - -<p> -— Signori, noi siamo, io ed alcuni miei amici, nella -volontà di far colezione su questo bastione. Ora, voi -sapete che niuna cosa è tanto disaggradevole quanto -di essere disturbati nel tempo che si fa colezione; vi -preghiamo adunque, se avete assolutamente delle faccende -qui, di aspettare che avessimo finito il nostro -pasto, o di ritornare più tardi, a meno che non vi -venga la salutare idea di lasciare il partito della ribellione, -e di venire a bere con noi alla salute del re -di Francia. -</p> - -<p> -— Guardati, Athos, disse d'Artagnan; non vedi tu -che ti prendono di mira? -</p> - -<p> -— Sia pure, sia pure, disse Athos; ma questi sono -borghesi che tirano molto male, e che avranno tutti i -riguardi per non colpirmi. -</p> - -<p> -Infatti nel medesimo istante partirono quattro colpi -di fucile, e le palle vennero ad appiattarsi intorno -ad Athos, ma senza che una sola lo toccasse. -</p> - -<p> -Quattro colpi di fucili gli risposero quasi nello stesso -tempo; ma essi erano meglio diretti di quelli degli -aggressori: tre soldati caddero morti irrigiditi, e uno -dei lavoratori fu ferito. -</p> - -<p> -— Grimaud, un altro moschetto, disse Athos sempre -sulla breccia. -</p> - -<p> -Grimaud obbedì subito. Dal canto loro i tre amici -avevano cambiati i fucili, una seconda scarica seguì la -prima; il brigadiere e due pionieri caddero morti, il restante -della truppa prese la fuga. -</p> - -<p> -— Andiamo, signori, una sortita, disse Athos -</p> - -<p> -E i quattro amici si slanciarono fuori del forte e giunsero -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -fino al campo di battaglia, riunirono i quattro moschetti -dei soldati, la mezza picca del brigadiere, e convinti -che i fuggitivi non si fermerebbero prima di entrare -in città ripresero la via del bastione, portando -seco i trofei della loro vittoria. -</p> - -<p> -— Ricaricate le armi, Grimaud, disse Athos, e noi, -signori, riprendiamo la nostra colezione, e continuiamo -la nostra conversazione. A che punto eravamo noi? -</p> - -<p> -— Io me lo ricordo, disse d'Artagnan, tu dicevi che -dopo aver domandato la mia testa al ministro, milady -aveva lasciato le coste di Francia. E dove va ella? aggiunse -d'Artagnan che si preoccupava moltissimo dell'itinerario -che doveva seguire milady. -</p> - -<p> -— Ella va in Inghilterra, rispose Athos. -</p> - -<p> -— E con quale scopo? -</p> - -<p> -— Nello scopo di assassinare o di fare assassinare -Buckingham. -</p> - -<p> -D'Artagnan mandò una esclamazione di sorpresa e -d'indignazione. -</p> - -<p> -— Ma questa è un'infamia! gridò egli. -</p> - -<p> -— In quanto a ciò, disse Athos, io vi prego a credere -che me ne inquieto molto poco. Ora che voi avete -finito Grimaud, continuò Athos, prendete la mezza -picca del nostro brigadiere, attaccateci una salvietta, -e piantatela là sull'alto del bastione; che questi ribelli -di Roccellesi vedano ch'essi hanno che fare con bravi -e leali soldati del re. -</p> - -<p> -Grimaud obbedì senza rispondere, un istante dopo -la bandiera bianca ventilava al di sopra della testa dei -quattro amici. Un grido di gioia, e un turbine d'applausi -salutarono questa apparizione. La metà del campo -era alle barriere. -</p> - -<p> -— Come, tu t'inquieti poco, riprese d'Artagnan, che -si uccida o che si faccia uccidere Buckingham? ma il -duca è nostro amico. -</p> - -<p> -— Il duca è inglese, il duca combatte contro di noi, -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -che ella faccia del duca tutto ciò che vuole, io me ne -inquieto poco quanto di questa bottiglia vuota. -</p> - -<p> -E Athos mandò quindici passi da lui una bottiglia -di cui aveva versato nel suo bicchiere fin l'ultima -goccia. -</p> - -<p> -— Un momento, disse d'Artagnan; io non abbandono -in tal modo Buckingham, egli ci aveva regalati bellissimi -cavalli. -</p> - -<p> -— E soprattutto bellissime selle, disse Porthos che, -in quello stesso momento, portava al suo mantello un -gallone della sua. -</p> - -<p> -— Quindi, disse Aramis, Dio vuole la conversione, e -non la morte del peccatore. -</p> - -<p> -— <i>Amen</i>, disse Athos, e noi ritorneremo su questo -argomento più tardi, se vi fa piacere. Ma ciò che in -questo momento più mi occupava, e sono sicuro che -tu lo capirai, d'Artagnan, era di riprendere a questa -donna una specie di firma in bianco che aveva scroccata -al ministro, per mezzo della quale ella doveva -impunemente sbarazzarsi di te, e forse anche di noi. -</p> - -<p> -— Ma è dunque un demonio questa creatura? disse -Porthos stendendo il suo piatto ad Aramis che scalcava -un pollo. -</p> - -<p> -— E questo biglietto colla firma in bianco, disse d'Artagnan, -è rimasto nelle sue mani. -</p> - -<p> -— È passato nelle mie; non ti dirò già che ciò sia accaduto -senza pena, perchè allora mentirei. -</p> - -<p> -— Mio caro Athos, disse d'Artagnan, io non conto -più le volte che vi devo la vita. -</p> - -<p> -— Allora fu dunque per ritornare da lei che tu ci lasciasti? -domandò Aramis. -</p> - -<p> -— Precisamente. -</p> - -<p> -— E tu hai questo biglietto del ministro? disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Eccolo, disse Athos. -</p> - -<p> -E cavò il prezioso foglio dalla saccoccia della casacca. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<p> -D'Artagnan lo spiegò con una mano di cui non tentava -nemmeno di dissimulare il tremito, e lesse a sua -volta: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«È per ordine mio, e per il bene dello stato, che -il portatore del presente ha fatto quello che ha fatto. -</p> - -<p> -«3 Agosto 1628. -</p> - -<p class="indr"> -«<i>Richelieu</i>.» -</p> -</div> - -<p> -— In fatti, disse Aramis, questa è un'assoluzione in -tutte le regole. -</p> - -<p> -— Bisogna stracciare questo biglietto, disse d'Artagnan, -che sembrava leggervi la propria sentenza di -morte. -</p> - -<p> -— Al contrario, disse Athos, bisogna conservarlo gelosamente; -io non darei questo biglietto quando anche -mi si ricoprisse d'oro. -</p> - -<p> -— E che farà ella adesso? domandò il giovane. -</p> - -<p> -— Ma, disse negligentemente Athos, essa probabilmente -scriverà al ministro, che un dannato moschettiere, -nominato Athos, le ha strappato per forza il suo -salva-condotto, e gli darà nella stessa lettera il consiglio -di sbarazzarsi nello stesso tempo di lui e dei suoi -due amici Porthos ed Aramis. Il ministro si ricorderà -allora che questi sono quegli stessi uomini che gli attraversano -sempre il sentiero, allora, un bel mattino, -egli farà arrestare d'Artagnan, e perchè non si annoi -a restar solo, ci manderà a tenergli compagnia alla Bastiglia. -</p> - -<p> -— Ma che! disse Porthos, mi sembra che tu dica dei -tristi scherzi, mio caro. -</p> - -<p> -— Io non scherzo, disse Athos. -</p> - -<p> -— Sai tu, disse Porthos, che a storcere il collo a questa -dannata milady, sarebbe un peccato meno grande -che a storcerlo a questi poveri diavoli di ugonotti, che -non hanno mai commesso altro delitto che quello di -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -cantare in francese ciò che noi cantiamo in latino? -</p> - -<p> -— Che ne dice l'abbate? domandò tranquillamente -Athos. -</p> - -<p> -— Io dico che sono del parere di Porthos, rispose -Aramis. -</p> - -<p> -— Ed io dunque? disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Fortunatamente che essa è lontana, disse Porthos, -perchè vi confesso francamente che qui m'incomoderebbe. -</p> - -<p> -— Essa m'incomoda tanto in Inghilterra quanto in -Francia, disse Athos. -</p> - -<p> -— A me incomoda dappertutto, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ma poichè tu l'hai avuta fra le mani, perchè non l'hai -annegata, strangolata, impiccata? non vi sono che i -morti che non ritornano più. -</p> - -<p> -— Voi credete, sig. Porthos? rispose il moschettiere -con un cupo sorriso che d'Artagnan solo potè comprendere. -</p> - -<p> -— Signori, mi è venuta un'idea. -</p> - -<p> -— Sentiamo, dissero i tre moschettieri. -</p> - -<p> -— Alle armi! gridò Grimaud. -</p> - -<p> -I giovani si alzarono vivamente, e corsero ai loro -fucili. -</p> - -<p> -Questa volta una piccola truppa si avanzava, composta -di venti o venticinque uomini; ma non era più -composta di operai, erano puramente soldati della -guernigione. -</p> - -<p> -— Se noi ritornassimo al campo? disse Porthos, mi -sembra che la partita non sia uguale. -</p> - -<p> -— Impossibile per tre ragioni, rispose Athos: la prima -è, che non abbiamo ancora finito di far colezione; -la seconda è, che abbiamo a dirci ancora alcune cose -d'importanza; la terza è, che mancava ancora dieci minuti -all'ora della libertà. -</p> - -<p> -— Vediamo, disse Aramis; bisogna almeno stabilire -un piano di battaglia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -</p> - -<p> -— È cosa semplicissima, disse Athos; tosto che lo -inimico è a portata del nostro moschetto, noi faremo -fuoco, se continua di farsi avanti, faremo nuovamente -fuoco, fino a tanto che avremo dei fucili carichi; se -quel che rimane della truppa vuol tentare un assalto, -noi lasceremo allora gli assedianti discendere nella fossa -e loro lasceremo cadere sulla testa questo gran masso -di muro, che non si regge che per uno straordinario -sforzo di equilibrio. -</p> - -<p> -— Bravo disse Porthos; precisamente, Athos, tu eri -nato per essere generale, e il ministro, che si crede -un grand'uomo di guerra, è ben poca cosa al tuo confronto. -</p> - -<p> -— Signori, disse Athos, non prendiamo oggetti doppii, -vi prego: pigliate la mira bene; ciascuno sopra un -uomo. -</p> - -<p> -— Ho già la mira sul mio, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ed io sul mio, disse Porthos. -</p> - -<p> -— Ed io pure idem, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Allora fuoco! esclamò Athos. -</p> - -<p> -I quattro colpi partirono, e non fecero che una detonazione, -quattro uomini caddero morti. -</p> - -<p> -Tosto il tamburo battè, e la piccola truppa avanzò -al passo di carica. -</p> - -<p> -Allora i colpi di fucile si succederono senza ordine, -ma sempre inviati colla stessa aggiustatezza, però, -come avessero conosciuto la debolezza numerica dei -nemici, i Roccellesi continuarono ad inoltrarsi al passo -di corsa. -</p> - -<p> -Con altri tre colpi di fucile due uomini caddero; ciò -non ostante la marcia di quelli che erano rimasti in -piedi non si rallentò. -</p> - -<p> -Giunti ai piedi del bastione, i nemici erano ancora -dodici o quindici; un'ottima scarica li accolse, ma non -li arrestò punto; essi saltarono nel fosso, e si affrettarono -a scalare la breccia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<p> -— Andiamo, amici miei, disse Athos, finiamola con -un colpo, alla muraglia! -</p> - -<p> -E i quattro amici, secondati in ciò da Grimaud, si -misero a spingere colle canne delle carabine ritrovate -un enorme masso di muro, che s'inclinava come se il -vento lo spingesse, e, staccandosi dalla sua base, cadde -con un rumore orribile nel fosso; quindi s'intese un -gran grido, una nube di polvere salì verso il cielo, e -tutto fu terminato. -</p> - -<p> -— Li avremmo noi schiacciati dal primo all'ultimo? -disse Athos. -</p> - -<p> -— In fede mia mi sembra di sì, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— No, disse Porthos, eccone là due o tre che si salvano -a gambe. -</p> - -<p> -In fatti, tre o quattro di questi disgraziati coperti -di fango e di sangue, fuggivano sul sentiero coperto -e rientravano in città; questo era quanto rimaneva della -piccola truppa. -</p> - -<p> -Athos guardò il suo orologio. -</p> - -<p> -— Signori, diss'egli, è compiuta un'ora che noi siamo -qui, e adesso la partita è guadagnata, ma bisogna -essere bei giuocatori; d'altronde d'Artagnan ci aveva -detto di avere un'idea. -</p> - -<p> -E il moschettiere col suo sangue freddo abituale andò -a sedersi davanti a' residui della colezione. -</p> - -<p> -— Voi volete conoscere il mio piano? disse d'Artagnan -ai suoi tre campioni, allorchè, a cagione dell'allarme -che era stato dato, e che aveva un sì funesto scioglimento -per la piccola truppa roccellese, essi ebbero -ripreso il loro posto davanti ai residui della colezione. -</p> - -<p> -— Sì, replicò Athos, voi dicevate avere un'idea. -</p> - -<p> -— Ah! son deciso, gridò d'Artagnan; io passerò in -Inghilterra una seconda volta, andrò a ringraziare il -signor de Buckingham, e lo avvertirò dell'insidia tramata -contro la sua vita. -</p> - -<p> -— Voi non farete questo, d'Artagnan, disse freddamente -Athos. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -</p> - -<p> -— E perchè? non l'ho io già fatto altra volta? -</p> - -<p> -— Sì, ma in quell'epoca il signor de Buckingham era -alleato e non nemico; ciò che voi volete fare sarebbe -giustamente dichiarato tradimento. -</p> - -<p> -D'Artagnan capì la forza del ragionamento, e si -tacque. -</p> - -<p> -— Ma disse Porthos, mi sembra di avere io pure un -idea. -</p> - -<p> -— Silenzio per l'idea del signor Porthos, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Domanderò un congedo al sig. de Tréville, sotto -un pretesto qualunque che voi troverete, io non sono -molto forte sul ritrovare dei pretesti. Milady non mi -conosce, mi avvicinerò a lei senza che mi tema, e quando -troverò la mia bella, la strangolerò. -</p> - -<p> -— Eh! disse Athos, sarei lontanissimo dall'adottare -l'idea di Porthos. -</p> - -<p> -— Vergogna! disse Aramis, uccidere una donna, no! -sentite, io ho la vera idea. -</p> - -<p> -— Sentiamo la vostra idea, Aramis, disse Athos che -aveva molta deferenza pel giovane moschettiere. -</p> - -<p> -— Bisognerebbe avvertire la regina. -</p> - -<p> -— Ah! in fede mia, sì! dissero assieme Porthos e d'Artagnan, -io credo che noi tocchiamo il mezzo. -</p> - -<p> -— Prevenire la regina? disse Athos, ed in che modo? -abbiamo noi forse delle relazioni alla corte? possiamo -noi inviare qualcuno a Parigi senza che si sappia al -campo? di qui a Parigi vi sono cento quaranta leghe, -la nostra lettera non sarà ad Angers che noi saremo -tutti e quattro in prigione. -</p> - -<p> -— In quanto al far rimettere con mezzo sicuro una -lettera a Sua Maestà, disse Aramis arrossendo, io me -n'incarico; io conosco a Tours una persona adattata... -</p> - -<p> -Aramis si fermò, vedendo sorridere Athos. -</p> - -<p> -— Ebbene! voi non approvate questo mezzo, Athos? -disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -</p> - -<p> -— Io non lo rigetto del tutto, ma vorrei soltanto fare -osservare ad Aramis che egli non può lasciare il campo, -che nessuno fuori che uno di noi può dirsi veramente -sicuro, che due ore dopo che il messaggiere sarà -partito, tutti i pellegrini, tutti gli alguazilis, tutte -le facce nere del ministro sapranno la vostra lettera a -memoria, e sarete arrestato voi e la vostra adattata -persona. -</p> - -<p> -— Senza calcolare, disse Porthos, che la regina salverà -il signore de Buckingham, ma non penserà affatto -a salvare noi. -</p> - -<p> -— Signori, disse d'Artagnan, l'obbiezione di Porthos -è piena di buon senso. -</p> - -<p> -— Ah! ah! che accadde nella città! disse Athos. -</p> - -<p> -— Battono la generale. -</p> - -<p> -I quattro amici ascoltarono, e il rumore del tamburo -giunse effettivamente sino a loro. -</p> - -<p> -— Vedrete che ora ci manderanno un reggimento intero, -disse Athos. -</p> - -<p> -— Voi non farete conto di tener testa contro un reggimento -intero? disse Porthos. -</p> - -<p> -— E perchè no? disse il moschettiere; io mi sento -in vena, e tenerei forte davanti un'armata, se avessimo -avuto soltanto la precauzione di prendere una dozzina -di bottiglie di più. -</p> - -<p> -— Sulla mia parola, il rumore del tamburo si avvicina, -disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Lasciatelo avvicinarsi, disse Athos; vi è un quarto -d'ora di cammino da qui alla città, e per conseguenza -dalla città, a qui; è un tempo maggiore di quello -che ci abbisogna per stabilire il nostro piano; se noi -ce ne andiamo di qui non ritroveremo mai un luogo -più convenevole. Ascoltate, signori, ecco la vera idea -che mi viene. -</p> - -<p> -— Allora, dite. -</p> - -<p> -— Permettete che io dia a Grimaud alcuni ordini indispensabili. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<p> -Athos fece segno al suo cameriere di avvicinarsi. -</p> - -<p> -— Grimaud, disse Athos mostrando i morti che giacevano -sul bastione, voi prenderete questi signori, li -metterete dritti contro il muro, porrete loro i cappelli -in testa e i fucili i mano. -</p> - -<p> -— Oh! grand'uomo, disse d'Artagnan, io ti capisco! -</p> - -<p> -— Voi capite? disse Porthos. -</p> - -<p> -— E tu capisci Grimaud? disse Athos. -</p> - -<p> -Grimaud fece segno con la testa di sì. -</p> - -<p> -— È tutto ciò che abbisogna, disse Athos. -</p> - -<p> -— Ritorniamo alla nostra idea. -</p> - -<p> -— Io però vorrei comprendere... disse Porthos. -</p> - -<p> -— È inutile. -</p> - -<p> -— Sì, sì, l'idea di Athos! dissero ad un tempo Aramis -e d'Artagnan: -</p> - -<p> -— Questa milady, questa donna, questa creatura, -questo demonio, ha un cognato, per quanto mi avete -detto, io credo? d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sì, ed anche lo conosco molto bene, e credo pure -non abbia gran simpatia per sua cognata. -</p> - -<p> -— Non c'è male, rispose Athos, ed egli la detesterà, -cosa che varrà ancor meglio. -</p> - -<p> -— In questo caso noi siamo serviti a seconda dei nostri -desiderii. -</p> - -<p> -— Però, disse Porthos io vorrei capir bene che cosa -fa Grimaud. -</p> - -<p> -— Silenzio, Porthos, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Come si chiama questo cognato? -</p> - -<p> -— Lord da Winter. -</p> - -<p> -— Ove si trova presentemente? -</p> - -<p> -— È ritornato a Londra al primo rumore della -guerra. -</p> - -<p> -— Ebbene ecco l'uomo che precisamente ci abbisogna, -disse Athos. È lui che ci conviene di prevenire; -noi gli faremo sapere che sua sorella è sul punto di -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -fare assassinare qualcuno e lo pregheremo di non perderla -di vista. Vi è a Londra, spero, qualche stabilimento -del genere delle convertite o delle <i>madelonnette</i>; -egli vi farà mettere sua cognata, e noi saremo -tranquilli. -</p> - -<p> -— Sì, disse d'Artagnan, fino a tanto che ella ne esca. -</p> - -<p> -— Ah! in fede mia, disse Athos, voi vorreste troppo, -d'Artagnan; io vi ho detto ciò che aveva, e vi prevengo -che questo è il fondo del mio sacco. -</p> - -<p> -— Ma io ritrovo che sarebbe meglio, disse Aramis, -avvertire ad un tempo lord de Winter e la regina. -</p> - -<p> -— Si, ma da chi faremo noi portare la lettera a -Tours e a Londra? -</p> - -<p> -— Io rispondo di Bazin, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Ed io di Planchet, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— In fatti, disse Porthos, se noi non possiamo lasciare -il campo, lo possono però ben lasciare i nostri -lacchè. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, disse Aramis, e fin d'oggi scriveremo -le lettere, daremo loro il denaro necessario, e -che partano. -</p> - -<p> -— Noi daremo loro del danaro? riprese Athos; voi -dunque ne avete danaro? -</p> - -<p> -I quattro amici si guardarono in viso, una nube passò -davanti alla loro fronte che si era per un momento -rischiarata. -</p> - -<p> -— In fede mia, sì, disse Athos; eccoli. Vedete i furbi -che vengono senza tamburi e senza trombette. Ah! -ah! hai tu finito, Grimaud? -</p> - -<p> -Grimaud fece segno di sì, e mostrò una dozzina di -morti che aveva posti nell'attitudine le più grottesche, -gli uni portavano l'arme gli altri montavano il fucile, -altri prendevano la mira, finalmente alcuni altri erano -colla sciabola alla mano. -</p> - -<p> -— Bravo? disse Athos; ecco ciò che fa onore alla tua -immaginazione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -</p> - -<p> -— È lo stesso, disse Porthos, io vorrei però capir -bene. -</p> - -<p> -— Andiamocene per prima cosa, disse d'Artagnan, -tu capirai in seguito. -</p> - -<p> -— Un momento, signori, un momento, diamo il tempo -a Grimaud di sparecchiare. -</p> - -<p> -— Ah! disse Aramis ecco i punti neri e i punti rossi -che ingrandiscono molto visibilmente, ed io sono del -parare di d'Artagnan; credo che non avremo tempo -da perdere se vogliamo ritornare al campo. -</p> - -<p> -— In fede mia, disse Athos, non ho più niente in -contrario alla ritirata; noi abbiamo scommesso per un'ora, -e siamo rimasti un'ora e mezzo; non vi è niente -da dire; partiamo, signori partiamo. -</p> - -<p> -Grimaud aveva già presa la strada col paniere. -</p> - -<p> -I quattro amici uscirono dietro di lui, e fecero una -diecina di passi. -</p> - -<p> -— Eh! gridò Athos, che diavolo facciamo noi, signori? -</p> - -<p> -— Hai tu dimenticato qualche cosa? domandò Aramis. -</p> - -<p> -— La bandiera, per bacco! non bisogna lasciare una -bandiera nelle mani del nemico, anche quando questa -bandiera sia formata con una salvietta. -</p> - -<p> -E Athos si slanciò nel bastione, salì sulla piattaforme -e portò via la bandiera; soltanto siccome i Roccellesi -erano giunti alla portata del fucile, fecero un fuoco -terribile sopra quest'uomo, che, come per divertimento, -andava ad esporsi ai loro colpi. -</p> - -<p> -Ma si sarebbe detto che Athos aveva un incantesimo -nella sua persona: le palle passarono fischiando intorno -a lui, e neppure una lo toccò. -</p> - -<p> -Athos agitò la bandiera voltando il tergo alle genti -della città, e salutando quelli del campo. Da ambe le -parti s'innalzarono numerose grida, da una parte grida -di collera, dall'altra grida d'entusiasmo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -</p> - -<p> -Una seconda scarica seguì la prima, e tre palle, -traforandola, formarono realmente della salvietta una -vera bandiera. -</p> - -<p> -Si sentiva tutto il campo che gridava: discendete! -discendete! -</p> - -<p> -Athos discese; i suoi camerati che lo aspettavano -con ansietà, lo videro comparire con gioia. -</p> - -<p> -— Andiamo, Athos, andiamo, disse d'Artagnan, allunghiamo -il passo, allunghiamo; ora che abbiamo ritrovato -tutto fuor che il danaro, sarebbe da stupidi il -farsi ammazzare. -</p> - -<p> -Ma Athos continuò a camminare maestosamente, e -i suoi compagni vedendo inutile ogni osservazione, -regolarono il loro passo sul suo. -</p> - -<p> -Grimaud e il suo paniere avevano preso l'avvantaggio, -e si ritrovarono entrambi fuori di pericolo. -</p> - -<p> -Un momento dopo s'intese il rumore di una scarica -di moschetti arrabbiata contro il bastione. -</p> - -<p> -— Che cosa è questa? domandò Porthos, e contro -chi tirano essi? io non sento fischiare le palle, non vedo -nessuno. -</p> - -<p> -— Essi tirano sui nostri morti, rispose Athos. -</p> - -<p> -— Ma i nostri morti non risponderanno. -</p> - -<p> -— Precisamente, allora essi crederanno ad una imboscata, -e delibereranno; essi invieranno un parlamentario, -e quando si accorgeranno della burla, noi saremo -fuori della portata delle loro palle. Ecco perchè -è inutile di arrischiare un'infiammazione affrettando -il passo. -</p> - -<p> -— Oh! adesso capisco disse Porthos maravigliato. -</p> - -<p> -— Siete ben fortunato disse Athos alzando le spalle. -</p> - -<p> -Dal canto loro i Francesi, vedendo i quattro amici -ritornare al passo, mandavano delle grida d'entusiasmo. -</p> - -<p> -Finalmente si fece sentire una nuova fucilata, e questa -volta le palle vennero a cadere sui sassi intorno ai -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -quattro amici, e a fischiare lugubramente alle loro -orecchie. I Roccellesi si erano finalmente impadroniti -del bastione. -</p> - -<p> -— Ecco delle persone poco destre, disse Athos. -Quanti ne abbiamo noi uccisi? -</p> - -<p> -— Dodici, o quindici. -</p> - -<p> -— Quanti ne abbiamo schiacciati? -</p> - -<p> -— Otto o dieci. -</p> - -<p> -— E in cambio di tutto ciò, neppure una sgraffiatura? -ma no! che avete voi dunque nella mano, d'Artagnan? -del sangue mi sembra? -</p> - -<p> -— Non è niente, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Una palla morta? -</p> - -<p> -— Neppure. -</p> - -<p> -— Ma che cosa è dunque? -</p> - -<p> -Noi lo abbiamo detto, Athos amava d'Artagnan come -un suo figlio; questo carattere cupo ed inflessibile, -aveva qualche volta per il giovane delle premure -paterne. -</p> - -<p> -— Una escoriazione, riprese d'Artagnan: le mie dita -sono state prese tra il muro, ed il mio anello, allora -la pelle si è aperta. -</p> - -<p> -— Ecco che cosa accade a portare dei diamanti, padron -mio, disse sdegnosamente Athos. -</p> - -<p> -— E che? gridò Porthos, esiste un diamante, e perchè -diavolo allora quando esiste un diamante, ci lamentiamo -di non aver danari? -</p> - -<p> -— È giusto di fatto, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Alla buon'ora, Porthos; questa volta ecco un'idea. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, disse Porthos inghiottendo il complimento -di Athos, poichè vi è un diamante, vendiamolo. -</p> - -<p> -— Ma, disse d'Artagnan, questo è il diamante della -regina. -</p> - -<p> -— Ragione di più, riprese Athos. La regina salverà -il signor de Buckingham, suo amante, non vi è niente -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -di più giusto; la regina salverà noi, suoi amici, non vi -è niente di più morale. Vendiamo il diamante. Che ne -pensa il signore abbate? Io non chiedo il parere di -Porthos, poichè l'ha già dato. -</p> - -<p> -— Io penso, disse Aramis arrossendo, che il suo -anello non venendogli da una amica, e per conseguenza -non essendo un pegno d'amore, d'Artagnan può -venderlo. -</p> - -<p> -— Mio caro, voi parlate come la filosofia in persona. -Così il vostro parere è?... -</p> - -<p> -— Di vendere il diamante, rispose Aramis. -</p> - -<p> -— Ebbene disse allegramente d'Artagnan, vendiamo -il diamante; e non ne parliamo più. -</p> - -<p> -La scarica continuava, ma gli amici erano fuori della -portata, e i Roccellesi non tiravano più che per -sgravio di coscienza. -</p> - -<p> -— In fede mia, era tempo che venisse questa idea -a Porthos; eccoci al campo. Ora, signori, neppure una -parola sopra tutto questo affare. Noi siamo osservati, -ci vengono incontro, noi saremo portati in trionfo. -</p> - -<p> -In fatti, come lo abbiamo detto, tutto il campo era -in emozione. Più di duemila persone avevano assistito, -come ad uno spettacolo, alla fortunata furfanteria dei -quattro amici; furfanteria di cui si era ben lungi dal -sospettare il vero motivo. Non si sentivano che le grida -di viva le guardie! viva i moschettieri! Il sig. de -Busigny era venuto pel primo a stringere la mano ad -Athos, e a riconoscere che aveva perduto. Il dragone -e lo svizzero lo avevano imitato, e tutti i camerati avevano -seguito il dragone e lo svizzero. Da ogni lato venivano -ai quattro amici felicitazioni, strette di mano, -abbracci da non finirla più, risa inestinguibili sul conto -dei Roccellesi; finalmente un tumulto così grande, -che il ministro credè fosse nata una qualche sollevazione, -ed inviò Houdinière, suo capitano delle guardie -per informarsi di ciò che accadeva. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -</p> - -<p> -La cosa fu raccontata al messaggiero con tutta l'effervescenza -dell'entusiasmo. -</p> - -<p> -— Ebbene? domandò il ministro vedendo il suo capitano -di ritorno. -</p> - -<p> -— Ebbene! Mio-signore, disse questi, sono tre moschettieri -ed una guardia che hanno fatto una scommessa -col sig. de Busigny di andare a far colezione sul -bastione di san Gervasio, e che mentre facevano colezione, -hanno ucciso non so dir quanti Roccellesi. -</p> - -<p> -— Vi siete voi informato del nome di questi tre moschettieri? -</p> - -<p> -— Si, Mio-signore. -</p> - -<p> -— Come si chiamano essi? -</p> - -<p> -— Sono i signori Athos, Porthos ed Aramis. -</p> - -<p> -— Sempre i miei tre bravi! mormorò il ministro. E -la guardia? -</p> - -<p> -— Il sig. d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sempre il mio furbo giovane! decisamente bisogna -che questi quattro uomini vengano dalla mia parte. -</p> - -<p> -La sera stessa, il ministro parlò al signor de Tréville -della spedizione della mattina, che formava l'argomento -di conversazione di tutto il campo; il sig. de -Tréville, che aveva sentito il racconto dalla bocca stessa -di quelli che ne erano stati gli eroi, la narrò a Sua -Eccellenza, con tutti i particolari senza dimenticare -l'episodio della salvietta. -</p> - -<p> -— Sta bene, sig. de Tréville, disse il ministro, fatemi -avere questa salvietta, vi prego; vi farò ricamar sopra -tre gigli d'oro, e la darò per guida alla vostra -compagnia. -</p> - -<p> -— Eccellenza, disse il sig. de Tréville, vi sarà ingiustizia -per le guardie; il sig. d'Artagnan non è della -mia compagnia ma di quella del sig. des Essarts. -</p> - -<p> -— Ebbene prendetelo, disse il ministro, non è giusto -che quattro bravi militari che si amano tanto non -sieno della stessa compagnia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -</p> - -<p> -La stessa sera, il sig. de Tréville annunziò questa -buona notizia ai tre moschettieri e a d'Artagnan, invitandoli -per la mattina dopo a far colezione da lui. -</p> - -<p> -D'Artagnan non capiva in se dalla gioia. Si sa che -il sogno di tutta la sua vita era di esser fatto moschettiere. -</p> - -<p> -I tre amici erano pure molto contenti. -</p> - -<p> -— In fede mia, disse d'Artagnan ad Athos, tu hai -avuto una trionfante idea, e, come dicesti, vi abbiamo -acquistato gloria, ed abbiamo potuto effettuare una -delle conversazioni della più alta importanza. -</p> - -<p> -— Che possiamo ora riprendere che nessuno formi -dei sospetti su noi, poichè coll'aiuto di Dio oramai saremo -presi per ministeriali. -</p> - -<p> -La stessa sera d'Artagnan andò a presentare i suoi -omaggi al sig. des Essarts, e a dargli parte dell'avanzamento -che aveva ottenuto. -</p> - -<p> -Il sig. des Essarts, che amava molto d'Artagnan, -gli fece allora le sue offerte di servigi. Questo cambiamento -di corpo esigeva delle spese indispensabili -nell'equipaggio. D'Artagnan rifiutò sulle prime, ma, -ritrovando poi buona l'occasione, lo pregò di far stimare -il diamante che gli rimise, e col quale desiderava -fare del denaro. -</p> - -<p> -L'indomani, a otto ore del mattino il cameriere del -sig. des Essarts, entrò da d'Artagnan, e gli rimise un -sacchetto d'oro contenente sette mila lire. Era il prezzo -del diamante della regina. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap48">CAPITOLO XLVIII. -<span class="smaller">AFFARE DI FAMIGLIA</span></h2> -</div> - -<p> -Athos aveva ritrovata la parola: bisognava fare dell'affare -Buckingham un affare di famiglia. Un affare di -famiglia non era sottoposto all'investigazione del ministro. -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -Un affare di famiglia non riguardava nessuno. -Era lecito di occuparsi davanti a tutti di un affare di -famiglia. -</p> - -<p> -Aramis aveva ritrovata l'idea: i lacchè. -</p> - -<p> -Porthos aveva ritrovato il mezzo: il diamante. -</p> - -<p> -D'Artagnan non aveva ritrovato niente, egli che era -ordinariamente il più inventore dei quattro, ma bisogna -pur dire che il nome solo di milady lo paralizzava. -Ah! noi c'inganniamo, egli aveva ritrovato al campo -il compratore del suo diamante. -</p> - -<p> -La colezione presso il sig. de Tréville fu di una graziosa -allegria. D'Artagnan aveva già il suo economo. -Siccome egli era presso a poco della statura di Aramis, -e Aramis largamente pagato, come si rammenterà, -dal libraio che aveva comprato il suo poema, aveva -fatto fare tutto in doppio, ed aveva ceduto al suo -amico un equipaggio compiuto. -</p> - -<p> -D'Artagnan sarebbe stato al colmo dei suoi voti se -non avesse, nel suo pensiero, veduto sempre Milady -spuntare sull'orizzonte come una tetra nube. -</p> - -<p> -Dopo la colezione fu convenuto che la sera si unirebbero -nell'alloggio di Athos, e che là sarebbe terminato -l'affare. -</p> - -<p> -D'Artagnan passò tutta la giornata nel fare mostra -del suo abito da moschettiere in tutte le strade del -campo. -</p> - -<p> -La sera nell'ora stabilita, i quattro amici si riunirono; -non restava più a decidersi che solo tre cose. -</p> - -<p> -Ciò che sarebbe stato scritto al fratello di milady. -Ciò che sarebbe stato scritto alla persona accorta di -Tours; e quali sarebbero stati i lacchè che avrebbero -portate le lettere. -</p> - -<p> -Ciascuno offriva il suo. Athos vantava il silenzio di -Grimaud, il quale non parlava se non allorquando il -suo padrone gli scuciva la bocca. Porthos vantava la -forza di Mousqueton, che era di una statura da battersi -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -a pugni con quattro di complessione ordinaria; Aramis -confidava nella destrezza di Bazin, e faceva un -elogio pomposo del suo candidato; finalmente d'Artagnan -aveva fede intera nella bravura di Planchet, ricordava -in qual modo egli si era condotto nello spinoso -affare di Boulogne. -</p> - -<p> -Queste quattro virtù si disputarono lungamente il -premio, e occasionarono dei magnifici discorsi, che non -riporteremo per timore che fossero troppo lunghi. -</p> - -<p> -— Disgraziatamente, disse Athos, bisognerebbe che -quello che si manderà avesse riunite in se stesso queste -quattro qualità. -</p> - -<p> -— Ma ove trovare un simile lacchè? -</p> - -<p> -— Impossibile, disse Athos, lo so bene; prendete -dunque Grimaud. -</p> - -<p> -— Prendete Mousqueton. -</p> - -<p> -— Prendete Bazin. -</p> - -<p> -— Prendete Planchet, è franco, destro, sono già due -qualità sopra quattro. -</p> - -<p> -— Signori, disse Aramis, la cosa principale non è -già di sapere quale dei nostri lacchè sia il più discreto, -il più forte, il più destro o il più bravo; il principale -si è di sapere quale è quello che ama di più il -danaro. -</p> - -<p> -— Ciò che dice Aramis è pieno di buon senso, riprese -Athos; bisogna speculare sopra i difetti delle -persone, non sopra le loro virtù. Moschettiere provvisorio, -voi siete un gran moralista. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, riprese Aramis, perchè noi abbiamo -bisogno di essere ben serviti non solo per la riuscita, -ma ancora per non sbagliare, poichè in caso di -scacco, ne va della testa, non già dei lacchè.... -</p> - -<p> -— Più basso, Aramis, disse Athos. -</p> - -<p> -— È giusto: non per i lacchè, riprese Aramis, ma -per il padrone, ed anche per i padroni. I nostri lacchè -ci sono essi abbastanza affezionati per arrischiare la -loro vita per noi? no. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -</p> - -<p> -— In fede mia, disse d'Artagnan, io risponderei -quasi di Planchet. -</p> - -<p> -— Ebbene! mio caro amico, aggiungete alla sua affezione -naturale, una buona somma che gli procuri -qualche vantaggio, e allora, invece di rispondere una -volta, ne risponderete due. -</p> - -<p> -— Eh! buon Dio, voi sarete ingannati in egual modo, -disse Athos, che era ottimista quando si trattava -di cose, e pessimista quando si trattava di uomini; -essi prometteranno tutto per aver del danaro, e per -la via la paura impedirà loro di agire. Una volta presi, -saranno torturati, e confesseranno. Che diavolo! -non siamo già ragazzi! Per andare in Inghilterra, Athos -abbassò la voce, bisogna attraversare tutta la -Francia, seminata di spie e di creature del ministro; -bisogna ritrovare un passaggio per imbarcarsi; bisogna -sapere l'inglese per chiedere gl'indirizzi a Londra. -Ritenete che io vedo la cosa ben difficile. -</p> - -<p> -— Ma niente affatto, disse d'Artagnan a cui premeva -moltissimo che la cosa si effettuasse; io vedo al -contrario tutto facile. Non fa d'uopo di dire, per bacco! -che se si scrive a lord Winter cose al disopra dei -nostri affari, degli orrori del ministro... -</p> - -<p> -— Più basso, disse Athos: -</p> - -<p> -— Degli intrighi, e dei segreti di stato, continuò -d'Artagnan, uniformandosi alla ricevuta raccomandazione, -non fa mestieri di dire che allora saremo tutti -arruotati vivi; ma perdinci! non dimenticate, come -voi stesso lo avete detto, Athos, che noi gli scriviamo -col solo fine di mettere, fin dal suo arrivo a Londra, -milady fuori della possibilità di nuocerci. Io gli scriverò -dunque presso a poco in questi termini. -</p> - -<p> -— Sentiamo, disse Aramis prendendo in antecedenza -un aspetto di critico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -</p> - -<p> -— «Signore e amico caro...» -</p> - -<p> -— Ah! sì, amico caro, ad un Inglese! interruppe -Athos. Bene incominciato! bravo d'Artagnan! basta -questa sola parola per essere squartato, invece di arruotato. -</p> - -<p> -— Ebbene, sia! io gli dirò dunque soltanto, «Signore.» -</p> - -<p> -— Voi potete ancora dire «milord» riprese Athos -che stava molto attaccato alle convenienze. -</p> - -<p> -— «Milord, vi ricordate voi del piccolo recinto delle -capre presso il Luxembourg?» -</p> - -<p> -— Buono! il Luxembourg adesso! si crederà che sia -un'allusione alla regina madre! ecco una cosa ingegnosa! -disse Athos. -</p> - -<p> -— Ebbene, noi metteremo semplicemente, «Milord, -vi ricordate voi di un certo piccolo recinto ove vi fu -salvata la vita?» -</p> - -<p> -— Mio caro d'Artagnan, disse Athos, voi non sarete -mai che un ben tristo redattore. «Ove vi fu salvata -la vita!» Questo non è conveniente, non si ricordano -mai questi servigi ad un galantuomo. Benefizio rimproverato -è un'offesa fatta. -</p> - -<p> -— Ah! caro mio, disse d'Artagnan, voi siete insopportabile, -e se è necessario di scrivere sotto la vostra -censura, in fede mia io vi rinunzio. -</p> - -<p> -— E farete bene. Maneggiate il moschetto e la spada, -mio caro, voi ve ne cavate bene in questi due esercizi; -ma lasciate la penna al nostro abbate, ciò riguarda -lui solo. -</p> - -<p> -— Sì, di fatti disse Porthos, lasciate la penna ad Aramis, -che scrive delle tesi in latino. -</p> - -<p> -— Ebbene, sia così, disse d'Artagnan; Aramis redigeteci -adunque questa nota, ma per l'amor di Dio, -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -tenetevi conciso, altrimenti vi critico a mia volta, ve -ne prevengo. -</p> - -<p> -— Non chiedo di meglio, disse Aramis con quell'ingenua -confidenza che ogni poeta ha in se stesso, ma -che io sia messo al corrente di tutto. Ho inteso parlare -di qua e di là, che questa cognata era una scellerata, -anzi ne ho acquistata una pruova ascoltando la -sua conversazione col ministro... -</p> - -<p> -— Più basso adunque, per bacco! disse Athos. -</p> - -<p> -— Ma, continuò Aramis, i particolari mi sfuggono. -</p> - -<p> -— A me pure, disse Porthos. -</p> - -<p> -D'Artagnan e Athos si guardarono qualche tempo -in silenzio. Finalmente, Athos, dopo essersi raccolto -e divenendo più pallido ancora dell'ordinario, fece -un segno di adesione, e d'Artagnan comprese che poteva -parlare. -</p> - -<p> -— Ebbene, ecco ciò che si deve scrivere, riprese -d'Artagnan: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Milord, vostra cognata è una scellerata che ha voluto -farvi uccidere per ereditare da voi; ma essa non -poteva sposare vostro fratello, essendo già maritata -in Francia, ed essendo stata.» -</p> -</div> - -<p> -D'Artagnan si fermò, come se cercasse la parola, -guardando Athos. -</p> - -<p> -— «Scacciata da suo marito» disse Athos. -</p> - -<p> -— «Perchè fu conosciuto essere essa bollata» continuò -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Bah! gridò Porthos, impossibile! ella ha voluto -fare uccidere suo cognato. -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Ella era maritata? domandò Aramis. -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— E suo marito si è accorto che aveva un giglio sulla -spalla? gridò Porthos. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -Questi tre sì erano stati pronunciati da Athos, ciascuno -con un'intonazione più tetra. -</p> - -<p> -— E chi ha veduto questo giglio? domandò Aramis. -</p> - -<p> -— D'Artagnan ed io, o piuttosto, per osservare l'ordine -di cronologia, io e d'Artagnan, rispose Athos. -</p> - -<p> -— E il marito di quest'orribile creatura vive ancora? -disse Aramis. -</p> - -<p> -— Egli vive ancora. -</p> - -<p> -— Ne siete voi sicuro? -</p> - -<p> -— Ne son sicuro. -</p> - -<p> -Vi fu un istante di freddo silenzio, durante il quale -ciascuno sentì l'impressione a seconda della sua natura. -</p> - -<p> -— Questa volta, riprese Athos interrompendo pel -primo il silenzio, d'Artagnan ci ha dato un eccellente -programma, ed è questo che bisogna scrivere prima -di tutto. -</p> - -<p> -— Diavolo! voi avete ragione, Athos, riprese Aramis, -e la redazione è spinosa. Il cancelliere stesso sarebbe -imbarazzato a redigere un'epistola di questa forza, -eppure il signor cancelliere redige molto graziosamente -un processo verbale. Non importa! tacete, io -scrivo. -</p> - -<p> -Aramis prese la penna, riflettè alcuni momenti, si -mise a scrivere otto o dieci linee con un carattere grazioso, piccolo -e da donna, quindi, con voce dolce e lenta, -come se ciascuna parola fosse stata scrupolosamente -pesata, lesse quanto segue: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indl"> -«Milord. -</p> - -<p> -«La persona che vi scrive queste linee ha avuto l'onore -di incrociare la sua spada colla vostra, in un -piccolo recinto della strada Inferno. Siccome avete -voluto dopo, chiamarvi molte volte l'amico di questa -persona, essa deve in riconoscenza di questa -amicizia, darvi un buon avviso. Due volte siete -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -stato in pericolo di essere la vittima di una vicina -parente, che voi credete vostra ereditiera, perchè -non sapete che prima di contrarre il matrimonio in -Inghilterra, ella era già maritata in Francia; ma la -terza volta che è questa voi potreste soccombere. La -vostra parente è partita dalla Rochelle per l'Inghilterra. -Sorvegliatela fin dal suo arrivo, poichè essa ha -dei progetti grandi e terribili. Se desiderate assolutamente -sapere ciò di cui ella è stata capace, la sua -vita passata è impressa sopra la sua spalla sinistra.» -</p> -</div> - -<p> -— Ebbene, ecco ciò che si chiama meraviglioso, e -voi avete una penna da segretario di stato, mio caro -Aramis. De Winter ora farà buona guardia, se pure gli -giunge l'avviso, e, cadendo ancora nelle mani di Sua Eccellenza -stessa, noi non potremo essere compromessi; -ma, siccome il lacchè che partirà potrebbe farci credere -che è stato a Londra e fermarsi a Chatellerault, non -gli daremo che la metà della somma, promettendogli -l'altra metà in cambio della risposta. Avete voi il diamante? -continuò Athos. -</p> - -<p> -— Io ho ancora meglio di ciò, ho la somma, disse -d'Artagnan. -</p> - -<p> -E gettò il sacchetto sulla tavola. Al suono dell'oro, -Aramis alzò gli occhi. Porthos rabbrividì; in quanto -ad Athos, egli rimase impassibile. -</p> - -<p> -— Quando vi è in questo piccolo sacco? disse egli. -</p> - -<p> -— Sette mila lire in luigi da dodici franchi. -</p> - -<p> -— Sette mila lire! gridò Porthos; quel piccolo pezzo -di diamante valeva settemila lire! -</p> - -<p> -— Pare, disse Athos, poichè eccole qua; io non presumo -che il vostro amico d'Artagnan ve ne abbia aggiunte -delle sue. -</p> - -<p> -— Ma, signori, con tuttociò, disse d'Artagnan, noi -non pensiamo alla regina; abbiamo un poco cura della -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -salute del suo caro Buckingham questo è il meno che -le dobbiamo. -</p> - -<p> -— È giusto, disse Athos, ma questo riguarda Aramis. -</p> - -<p> -— Ebbene! rispose egli arrossendo, che debbo io -fare? -</p> - -<p> -— Ma, riprese Athos, è semplicissimo, redigere una -seconda lettera per questa accorta persona che abita -a Tours. -</p> - -<p> -Aramis riprese la penna, si mise a riflettere di nuovo, -e scrisse le seguenti linee, che sottomise subito all'approvazione -dei suoi amici. -</p> - -<p class="indl"> -«Mia cara cugina.» -</p> - -<p> -— Ah! ah! disse Athos, questa accorta persona è una -vostra parente? -</p> - -<p> -— Mia cugina germana, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Vada dunque per la cugina germana. -</p> - -<p> -Aramis continuò: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Mia cara cugina, Sua Eccellenza il ministro, che -Dio conservi per la felicità della Francia, e per la -confusione dei nemici del regno! è sul punto di finirla -cogli eretici della Rochelle; è probabile che il soccorso -della flotta inglese non giungerà neppure in vista -della piazza; oserei quasi dire che sono certo che -il signore de Buckingham sarà nell'impossibilità di -partire, in conseguenza di qualche grande avvenimento. -Sua Eccellenza è il più illustre politico dei -tempi passati, dei tempi presenti, e probabilmente -dei tempi futuri. Egli spegnerebbe il sole se il sole -lo incomodasse. Date queste felici novelle a vostra -sorella, mia cara cugina. Ho sognato che questo maledetto -inglese era morto. Non mi sovvengo bene -se era morto di ferro o di veleno; solamente ciò di -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -cui sono sicuro, si è ch'egli era morto, e voi lo sapete, -i miei sogni non m'ingannano mai. Assicuratevi -dunque di vedermi ritornare ben presto.» -</p> -</div> - -<p> -— A meraviglia! gridò Athos, voi siete il re dei poeti, -mio caro Aramis voi scrivete come i migliori scrittori. -Resta ora di mettere l'indirizzo a questa lettera. -</p> - -<p> -— È facilissimo, disse Aramis -</p> - -<p> -Piegò galantemente la lettera, la riprese e scrisse: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«A madamigella Michon, lavandaia a Tours.» -</p> -</div> - -<p> -I tre amici si guardarono ridendo. Essi erano stati -presi. -</p> - -<p> -— Ora, disse Aramis, voi capirete, signori, che il solo -Bazin può portare questa lettera a Tours. Mia cugina -non conosce che Bazin, e non ha fiducia che in Bazin. -Qualunque altro farebbe andare a vuoto l'affare. -D'altronde Bazin è ambizioso e sapiente. Egli spera di -divenire qualche cosa di grande quando io cambierò -stato, ed egli lo cambierà assieme con me. Voi capirete -che un uomo che ha simile veste non si lascerà prendere, -o se sarà preso, subirà il martirio piuttosto che -parlare. -</p> - -<p> -— Benissimo, disse d'Artagnan, io concedo con tutto -il cuore Bazin, ma concedete a me pure Planchet. -Milady l'ha fatto mettere un giorno alla porta a furia di -colpi di bastone. Ora, Planchet ha buona memoria, e -io vi garantisco, se può supporre possibile una vendetta, -si farà piuttosto arruotar vivo che rinunciarvi. Se -i vostri affari di Tours sono affari vostri, Aramis, quelli -di Londra sono miei. Pretendo adunque che sia scelto -Planchet, il quale, d'altronde, è già stato a Londra -con me, e sa dire correttamente «<i>London, sir, if -you please e my master, lord d'Artagnan</i>». Con ciò siate -tranquilli, egli farà la sua strada andando e venendo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p> -— In questo caso, disse Athos, bisogna che Planchet -riceva settecento lire per andare e settecento per ritornare, -e Bazin trecento lire per andare e trecento -per ritornare; ciò ridurrà la somma a cinque mila lire. -Noi prenderemo mille lire per ciascheduno da impiegarsi -come meglio ci parrà, e lasceremo un fondo di -mille lire, che custodirà l'abbate, per i casi straordinarii -o i bisogni comuni. Vi accomoda così? -</p> - -<p> -— Mio caro Athos, disse Aramis, voi parlate come -Nestore, che era, come ognun sa, il più saggio della -Grecia. -</p> - -<p> -— Ebbene, è combinato, riprese Athos: Planchet e -Bazin partiranno. A tutta perdita, non sono mal -contento di conservare Grimaud; egli è assuefatto alle -mie maniere, ed io gli sono attaccato; la giornata -di ieri ha già dovuto spossarlo; questo viaggio lo perderebbe. -</p> - -<p> -Fu fatto venire Planchet, gli furono date le sue istruzioni, -egli era stato pervenuto da d'Artagnan, che da -prima gli aveva annunziata la gloria, quindi il denaro, -per ultimo il pericolo. -</p> - -<p> -— Io porterò la lettera nel paramano del mio vestito, -disse Planchet, e se sarò preso io la inghiottirò. -</p> - -<p> -— Ma, allora tu non potrai fare la commissione disse -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Voi questa sera, me ne darete una copia che domani -mattina io saprò a memoria. -</p> - -<p> -D'Artagnan guardò i suoi amici come per dir loro: -</p> - -<p> -— Ebbene che vi aveva io promesso? -</p> - -<p> -— Ora continuò egli, indirizzandosi a Planchet, tu -hai otto giorni per giungere fino a lord de Winter; tu -hai altri otto giorni por ritornare qui: questi sono sedici -giorni. Se, il sedicesimo giorno della tua partenza, -tu non sei giunto qui alle otto della sera, non avrai -il tuo danaro, fossero ancora otto ore e cinque minuti. -</p> - -<p> -— Allora, signore, disse Planchet, compratemi un -orologio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -</p> - -<p> -— Prendi questo, disse Athos dandogli il suo colla -consueta generosità, e sii un bravo giovane; pensa bene -che se parli, se ciarli, se millanti, tu fai tagliare il -collo al tuo padrone, che ha una così grande confidenza -nella tua fedeltà, che ci ha garantiti di te. Ma pensa -altresì che, se per colpa tua accade qualche disgrazia -a d'Artagnan, io ti ritroverò da pertutto per aprirti -il ventre. -</p> - -<p> -— Oh! signore! disse Planchet umiliato da questi sospetti, -e soprattutto spaventato dall'aria calma del moschettiere. -</p> - -<p> -— Ed io, disse Porthos girando i suoi grossi occhi, -pensa che ti scortico vivo. -</p> - -<p> -— Ah! signore! -</p> - -<p> -— Ed io, disse Aramis colla sua voce dolce e melodiosa, -pensa che ti brucio a fuoco lento come un selvaggio. -</p> - -<p> -— Ah! signore! -</p> - -<p> -E Planchet si mise a piangere; noi non oseremo dire -se ciò fosse pel terrore delle minacce che gli venivano -fatte, o per tenerezza di vedere quattro amici così -strettamente uniti di intenzioni. -</p> - -<p> -D'Artagnan gli prese la mano. -</p> - -<p> -— Vedi tu, Planchet gli disse, questi signori ti dicono -tuttociò, per la tenerezza che mi portano, essi -però nel fondo del loro cuore ti amano. -</p> - -<p> -— Oh! signore, disse Planchet, o io riuscirò, o sarò -tagliato in quattro; e mi tagliassero in quarti, siate -convinto che non vi sarà un mezzo che mi farà parlare. -</p> - -<p> -Fu deciso che Planchet partirebbe l'indomani a -otto ore dei mattino, affinchè come egli aveva detto, -potesse imparare a memoria nella notte la lettera che -portava. Egli guadagnò precisamente dodici ore con -questo accomodamento, poichè egli doveva essere di -ritorno il sedicesimo giorno a otto ore di sera. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -</p> - -<p> -L'indomani al momento in cui si stava per montare -a cavallo, d'Artagnan che si sentiva nel fondo -del suo cuore debole per il duca di Buckingham prese -Planchet a parte: -</p> - -<p> -— Ascolta, gli disse, quando tu avrai rimessa la lettera -a lord de Winter, e che egli l'avrà letta, gli dirai -ancora: «vegliate sopra Sua Grazia, lord Buckingham, -poichè si vuole assassinarlo». Ma ciò è cosa così -grave, e così importante, che io non ho voluto neppure -confidare ai miei amici che io ti affidava questo -segreto, e che per un posto da capitano io non vorrei -scrivertelo. -</p> - -<p> -— Siate tranquillo, signore, disse Planchet; voi vedrete -se si può contare sopra di me. E montato sopra -un eccellente cavallo che egli doveva lasciare a venti -leghe, per prendere la posta, Planchet partì al galoppo, -col cuore un poco ristretto dalla trista promessa -che gli era stata fatta dai moschettieri, ma del resto -colle migliori disposizioni. -</p> - -<p> -Bazin partì l'indomani mattina per Tours, ed ebbe -otto giorni a compiere la sua missione. I quattro amici, -durante tutto il tempo di queste due assenze, avevano -come bene si può capire, gli occhi più che mai -in guardia, il naso al vento, e le orecchie in ascolto. -Le loro giornate si passavano a tentare di sorprendere -ciò che si diceva, a sorvegliare gli andamenti del -ministro, e a fiutare tutti i corrieri che giungevano. -Più d'una volta un insormontabile tremito li colse, -quando furono chiamati per un servizio inatteso. Essi -d'altronde avevano pure da sorvegliare alla propria -sicurezza: milady era un fantasma che allorquando era -comparso una volta a qualcuno, non lo lasciava più -dormire tranquillamente. -</p> - -<p> -La mattina dell'ottavo giorno, Bazin fresco come -sempre, e sorridendo secondo la sua abitudine, entrò -nell'osteria nel Farfallone, mentre i quattro amici erano -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -sul punto di far colezione, dicendo, giusto il convenuto: -</p> - -<p> -— Sig. Aramis, ecco la risposta di vostra cugina. -</p> - -<p> -I quattro amici si scambiarono una allegra occhiata: -la metà dell'affare era fatto: è vero che questa era -la più corta e la più facile. -</p> - -<p> -Aramis prese, arrossendo suo malgrado, la lettera -che era di un carattere grossolano e senza ortografia. -</p> - -<p> -— Buon Dio! gridò egli ridendo decisamente io sono -disperato; giammai questa povera Michon giungerà -a scrivere come il sig. de Voiture. -</p> - -<p> -— Che cosa volere dire queste brave Migeon? domandò -lo svizzero, che era in vena di parlare con i -quattro amici, quando giunse la lettera. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! meno ancora di niente, disse Aramis, -una piccola e graziosa lavandaia, che amo molto, -e alla quale ho chiesto alcune biancherie lavorate di -sua mano per modo di ricordo. -</p> - -<p> -— Se quella, disse lo svizzero, stare così gran dama -come stare suo carattere, voi dovete avere grande -fortune, mio camerate! -</p> - -<p> -Aramis lesse la lettera, e lo passò ad Athos. -</p> - -<p> -— Osservate dunque quello che mi scrive, Athos, -diss'egli. -</p> - -<p> -Athos gettò un colpo d'occhio sulla lettera, e per -fare svanire tutti i sospetti che avrebbero potuto nascere, -lesse ad alta voce: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Cugino mio, mia sorella ed io indoviniamo benissimo -i sogni, e ne abbiamo una paura spaventosa; -ma del vostro si potrà dire, almeno io spero, che -ogni sogno è una menzogna. Addio, portatevi bene, -e fate che di tempo in tempo sentiamo parlare -di voi.» -</p> - -<p class="indr"> -«<span class="smcap">Aclaè Michon</span>» -</p> -</div> - -<p> -— E di che sogno parla ella? domandò il dragone -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -che si era avvicinato durante la lettura. -</p> - -<p> -— Sì, di quale sogno? disse lo svizzero. -</p> - -<p> -— Perdinci! disse Aramis, la cosa è semplice, di un -sogno che ho fatto io, e che le ho raccontato nella mia -lettera. -</p> - -<p> -— Ah! sì, per bacco essere tutto zimplice di ragontare -sue sogne; ma io non sognare mai. -</p> - -<p> -— Voi siete molto fortunato, disse Athos alzandosi, -e vorrei pure dire io altrettanto che voi! -</p> - -<p> -— Giammaie, riprese lo svizzero incantato che un -uomo come Athos gli avesse rivolta la parola. Giammaie, -giammaie. -</p> - -<p> -D'Artagnan, vedendo che Athos si alzava, fece altrettanto, -prese il suo braccio e partì. -</p> - -<p> -Porthos e Aramis rimasero per tener testa agli scherzi -del dragone e dello svizzero. In quanto a Bazin se -ne andò a dormire sopra un fascio di paglia; e siccome -egli aveva più immaginazione che lo svizzero, fece -dei sogni d'oro sul suo avvenire. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL TERZO VOLUME. -</p> - -<div class="somm"> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a> -<span class="smaller">DELLE MATERIE</span></h2> - -<p class="center"> -(<span class="smcap">Vol. III.</span>) -</p> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td> </td> <td><i>Continuazione del Capitolo XXXII.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap32">5</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXXIII.</td> <td><i>La padrona e la cameriera.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap33">10</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXXIV.</td> <td><i>Ove si tratta del modo di equipaggiarsi di Aramis e di Porthos.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap34">20</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXXV.</td> <td><i>La notte tutti i gatti sono grigi.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap35">30</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXXVI.</td> <td><i>Il sogno di vendetta.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap36">40</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXXVII.</td> <td><i>Il segreto di Milady.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap37">48</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXXVIII.</td> <td><i>In che modo, senza incomodarsi, Athos ritrovò il mezzo d'equipaggiarsi.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap38">55</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXXIX.</td> <td><i>Una dolce visione.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap39">66</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XL.</td> <td><i>Una visione terribile.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap40">77</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XLI.</td> <td><i>L'assedio della Rochelle.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap41">86</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XLII.</td> <td><i>Il vino d'Anjou.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap42">101</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XLIII.</td> <td><i>L'albergo del Colombaio Rosso.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap43">110</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XLIV.</td> <td><i>Utilità delle gole da braciere.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap44">120</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XLV.</td> <td><i>Scena coniugale.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap45">130</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XLVI.</td> <td><i>Il bastione di san Gervasio.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap46">137</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XLVII.</td> <td><i>Il consiglio dei Moschettieri.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap47">145</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XLVIII.</td> <td><i>Affare di famiglia.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap48">166</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. III, by Alexandre Dumas - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. III *** - -***** This file should be named 60643-h.htm or 60643-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/6/4/60643/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. 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