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-Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. II, by Alexandre Dumas
-
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-this ebook.
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-
-Title: I tre moschettieri, vol. II
-
-Author: Alexandre Dumas
-
-Translator: Angiolo Orvieto
-
-Release Date: November 6, 2019 [EBook #60642]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. II ***
-
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
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- I TRE
- MOSCHETTIERI
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-
- DI
-
- Alessandro Dumas
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- VERSIONE
- DI ANGIOLO ORVIETO.
-
- VOL. II.
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- Napoli,
- GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE
- Strada Trinità Maggiore nº 27
- 1853
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-
- TIPOGRAFIA DI G. PALMA.
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-
-CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO XVI.
-
-
-Il re tutto contento s'informò se il ministro era ancora al Louvre, gli
-fu risposto che sua Eccellenza aspettava gli ordini di Sua Maestà nel
-gabinetto di lavoro.
-
-Il re si portò subito da lui.
-
-— Prendete, duca, gli disse, voi avevate ragione, e sono io che aveva
-il torto, tutto lo intrigo è politico, ed in questa lettera non si
-tratta menomamente di amore. Al contrario, si parla molto di voi.
-
-Il ministro prese la lettera e la lesse con la più grande attenzione;
-quindi, quando fu al termine, la rilesse una seconda volta.
-
-— Ebbene! Vostra Maestà, disse egli, vede fin dove giungono i miei
-nemici. Voi siete minacciato da due guerre se non mi dimettete. Nel
-vostro posto in verità, sire, io cederei a così potenti istanze, e
-dal canto mio io mi ritirerei dagli affari riguardandolo come una vera
-fortuna.
-
-— E che cosa dite voi dunque, duca?
-
-— Io dico, sire, che la mia salute si consuma in queste lotte eccessive
-e in questi eterni lavori. Io dico che, secondo tutte le probabilità
-io non potrò sostenere le fatiche dell'assedio della Rochelle, e che
-vai meglio che nominiate a comandarlo o il sig. de Condè o il signor
-Bassompierre, o finalmente qualche uomo valoroso che sia del suo
-mestiere il dirigere una guerra, e non me, che sono uomo di penna e
-di gabinetto, e che sono continuamente distolto dalle mie occupazioni
-per applicarmi a cose per le quali non ho attitudine. Voi ne sarete
-più felice nell'interno, sire, e non dubito che ne sarete più grande
-all'estero.
-
-— Sig. duca, disse il re, io vi capisco. Siate tranquillo; tutti quelli
-che sono nominati in questa lettera saranno puniti come meritano, e la
-regina ancora.
-
-— Che dite mai, sire, il cielo mi guardi che la regina avesse
-da provare il più piccolo dispiacere per cagione mia; ella mi ha
-sempre creduto un suo nemico, sire, quantunque Vostra Maestà possa
-far testimonianza che io ho sempre sostenuto calorosamente il suo
-partito, anche contro voi. Oh se ella tradisse Vostra Maestà sul punto
-dell'onore, allora sarebbe altra cosa, ed io sarei il primo a gridare:
-«nessuna grazia, sire, nessuna grazia per la colpevole!» Fortunatamente
-non vi è nulla, e Vostra Maestà ne ha acquistata una nuova pruova.
-
-— È vero, signor ministro, e voi, come sempre, avete ragion; la regina
-però non merita meno tutta la mia collera.
-
-— Siete voi sire, che, siete incorso nella sua, e veramente quando ella
-si lamentasse seriamente di Vostra Maestà, io la compatirei; Vostra
-Maestà l'ha trattata con un rigore..!
-
-— È così che io tratterò sempre i miei nemici ed i vostri, duca, per
-quanto sieno posti in alto, e qualunque sia il pericolo che io possa
-incorrere a trattarli severamente!
-
-— La regina è mia nemica, ma non è la vostra, sire; al contrario, ella
-è sposa affezionata, sottomessa e irreprensibile; lasciatemi adunque,
-sire, intercedere per essa presso Vostra Maestà.
-
-— Che ella si umilii allora, e che per la prima ritorni a me.
-
-— Al contrario, sire, datele esempio; voi avete avuto il primo torto,
-poichè siete stato voi che avete sospettato della regina.
-
-— Io ritornare pel primo? disse il re; giammai!
-
-— Sire ve ne supplico.
-
-— D'altronde; come potrò io ritornare pel primo?
-
-— Facendo una cosa che voi sapete esserle aggradevole.
-
-— E quale?
-
-— Date una festa di ballo; voi sapete in che modo la regina ami il
-ballo; io vi garantisco che il suo mal umore cederà ad una simile
-attenzione.
-
-— Ma, ministro, voi sapete che io non amo tutti questi piaceri mondani.
-
-— La regina ve ne sarò tanto più grata, perchè ella sa la vostra
-antipatia a questi piaceri; d'altronde, questa sarà per lei una bella
-occasione per adornarsi di quei superbi puntali di diamanti che voi le
-regalaste nel giorno della sua festa, e di cui ella non ha ancora avuto
-una occasione di metterseli.
-
-— Noi vedremo, duca, noi vedremo, disse il re, che nella sua gioia
-di ritrovar la regina colpevole di un delitto di cui si curava
-poco, e innocente di quello che temeva molto, era tutto disposto a
-riaccomodarsi con essa: noi vedremo, ma sul mio onore! voi siete troppo
-indulgente.
-
-— Sire, disse il duca, lasciate il rigore ai vostri ministri;
-l'indulgenza è una virtù da re; usatene, e voi vedrete che ve ne
-troverete contento.
-
-Dopo di che il ministro, sentendo l'orologio suonare le undici ore,
-s'inchinò profondamente, domandando congedo al re per ritirarsi, e
-supplicandolo di rappacificarsi con la regina.
-
-Anna, che in seguito della cattura di quella lettera, aspettava un
-qualche rimprovero, fu molto meravigliata di vedere nell'indomani il
-re, fare vicino a lei, dei tentativi di riaccomodamento. Il suo primo
-movimento fu repulsivo, il suo orgoglio di donna e la sua dignità
-di regina, erano stati così crudelmente offesi, che ella non poteva
-riconciliarsi di primo tratto, ma vinta dai consigli delle sue dame,
-assunse finalmente l'aspetto di cominciare a dimenticare. Il re
-approfittò di questo primo momento di ritorno, per notificarle che egli
-contava di dare in breve una festa di ballo.
-
-Una festa di ballo era una cosa tanto rara per la povera Anna, che a
-quest'annunzio, come lo aveva pensato il ministro, l'ultima traccia
-del suo risentimento disparve, se non dal suo cuore, almeno dal suo
-viso. Ella domandò in qual giorno avrebbe avuto luogo, ma il re rispose
-che su questo punto egli se la sarebbe intesa col ministro. Infatti,
-ciascun giorno domandava al ministro in qual epoca avrebbe avuto luogo
-questa festa, ed il ministro, sotto un qualunque pretesto, differiva di
-stabilirla; in tal modo passarono dieci giorni.
-
-L'ottavo giorno dopo la scena che abbiamo raccontata, il ministro
-ricevette una lettera col bollo di Londra, che conteneva soltanto
-queste parole:
-
-«Io li ho, ma non posso lasciare Londra, attesochè sono senza danari;
-inviatemi 500 doppie, e quattro o cinque giorni dopo averle ricevute,
-io sarò a Parigi».
-
-Il giorno stesso in cui il ministro ricevette questa lettera, il re
-gl'indirizzò la solita domanda.
-
-Richelieu contò sulle punte delle dita, a disse fra se stesso:
-
-— Ella giungerà, dice, quattro o cinque giorni dopo aver ricevuto il
-denaro; mi abbisognano quattro o cinque giorni per mandarlo, quattro
-o cinque giorni a lei per ritornare, il che fa dieci giorni; ora
-aggiungiamo le eventualità dei venti contrarii, dei sinistri accidenti,
-delle debolezze della donna, e fissiamo a dodici giorni.
-
-— Ebbene! signor duca, disse il re, avete voi calcolato abbastanza?
-
-— Sì, sire; oggi noi siamo ai venti di settembre, i consoli della città
-danno una festa di ballo il tre di ottobre. Ciò converrà a meraviglia,
-perchè così voi non avrete l'apparenza di fare una riconciliazione con
-la regina.
-
-Quindi il ministro aggiunse.
-
-— A proposito, sire, non dimenticate di dire a Sua Maestà il giorno
-innanzi la festa, che voi desiderate vedere come le si adattano i
-puntali di diamanti.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVII.
-
-L'INTERNO DELLA FAMIGLIA BONACIEUX
-
-
-Era la seconda volta che il ministro ritornava col re sull'argomento
-dei puntali di diamanti. Luigi XIII fu dunque scosso da questa
-insistenza, e pensò che questa raccomandazione nascondesse un qualche
-mistero.
-
-Più di una volta il re era stato umiliato dal ministro, la di cui
-polizia, senza esser giunta a quel grado di perfezione in cui è ora
-la polizia moderna, era eccellente, ed era istruito più di lui stesso
-di ciò che passavasi nella propria sua famiglia. Egli sperò adunque,
-in una conversazione con Anna, di ricavare qualche schiarimento e di
-ritornare in seguito presso Sua Eccellenza con un qualche segreto che
-il ministro sapesse o non sapesse, cosa che nell'uno e nell'altro caso
-lo rialzava infinitamente agli occhi del suo ministro.
-
-Egli andò dunque a ritrovare, la regina, e l'abbordò con nuove minacce
-contro quelle che la circondavano. Anna abbassò la testa lasciò
-scorrere il torrente senza rispondere, sperando che finalmente si
-fermerebbe. Ma non era a questo a cui voleva giungere Luigi XIII; Luigi
-XIII voleva una discussione, dalla quale scaturisse uno schiarimento
-qualunque, convinto che il ministro nascondeva qualche segreto, e
-lo minacciava di una di quelle terribili sorprese che tanto sapeva
-far bene Sua Eccellenza. Giunse alla meta colla sua persistenza
-nell'accusare.
-
-— Ma gridò Anna stanca di questi incerti attacchi, ma, sire, voi non
-mi dite tutto ciò che avete nel cuore. Che ho dunque fatto? sentiamo
-dunque, qual delitto ho commesso? È impossibile che Vostra Maestà
-faccia tutto questo rumore per una lettera scritta a mio fratello.
-
-Il re attaccato a sua volta in un modo così diretto, non seppe
-che rispondere. Egli pensò esser giunto il momento di fare quella
-raccomandazione, che il ministro si era raccomandato che fosse fatta
-soltanto la vigilia della festa.
-
-— Signora, disse egli con maestà, fra giorni vi sarà ballo nel palazzo
-di città; io intendo che, per fare onore ai nostri bravi consoli, voi
-vi presentiate in abito di cerimonia, e soprattutto che vi adorniate
-di quei puntali di diamanti, che io vi regalai nel vostro giorno
-onomastico. Ecco la mia risposta.
-
-La risposta era terribile. Anna credè che Luigi sapesse tutto, e che
-il ministro, avesse ottenuto da lui questa lunga dissimulazione di
-sette o otto giorni, che del resto era nel suo carattere. Ella divenne
-eccessivamente pallida, appoggiò sopra una mensola la sua mano, di
-una ammirabile bellezza, e che allora sembrava una mano di cera, e
-guardando il re con occhi spaventati, non rispose una sillaba.
-
-— Voi intendete, signora? disse il re, che godeva di questo imbarazzo
-in tutta la sua estensione, ma senza indovinarne la causa; voi
-intendete?
-
-— Sì, sire, intendo, balbettò la regina»
-
-— Comparirete voi a questo ballo?
-
-— Sì.
-
-— Coi vostri puntali?
-
-— Sì.
-
-Il pallore della regina aumentò ancora, se era possibile; il re se ne
-accorse, e ne godè con quella fredda crudeltà che formava una delle
-parti cattive del suo carattere.
-
-— Allora tutto è convenuto, disse il re, ed ecco tutto ciò che aveva a
-dirvi.
-
-— Ma in che giorno avrà luogo questo ballo? domandò Anna.
-
-Luigi XIII sentì per istinto che non doveva rispondere a questa
-domanda, essendo stata fatta dalla regina con una voce quasi da
-moribonda.
-
-— Prestissimo, signora, disse egli; ma io non mi ricordo precisamente
-la data del giorno; io la domanderò al ministro.
-
-— È dunque il ministro che vi ha annunziata questa festa? gridò la
-regina.
-
-— Sì signora, rispose il re maravigliato: ma perchè mi fate questa
-domanda?
-
-— È lui che vi ha detto d'invitarmi a comparirvi con quei puntali?
-
-— Come sarebbe a dire, signora?
-
-— È lui, sire, è lui!
-
-— Ebbene! che importa che sia stato o lui od io? vi è forse un qualche
-delitto in questo invito?
-
-— No, sire.
-
-— Voi verrete, allora?
-
-— Sì, sire.
-
-— Sta bene, disse il re ritirandosi, sta bene, io vi conto.
-
-La regina fece una riverenza, meno per etichetta, di quello che, perchè
-le sue ginocchia le si piegarono sotto.
-
-Il re parve incantato.
-
-— Io sono perduta, mormorò la regina, perduta, poichè il ministro sa
-tutto, e fu lui che spinse il re, che ancora non sa niente, ma che lo
-saprà ben presto. Io sono perduta! mio Dio! mio Dio! mio Dio!
-
-Ella s'inginocchiò sopra un cuscino, e pregò colla testa nascosta fra
-le sue braccia palpitanti.
-
-La sua posizione infatti era terribile. Buckingham era ritornato a
-Londra, la signora de Chevreuse era a Tours. Più sorvegliata che mai,
-la regina sentiva sordamente che una della sue damigelle la tradiva
-senza saper dire quale. Laporte non poteva più lasciare il Louvre, ella
-non aveva un'anima al mondo di cui fidarsi.
-
-Così, in presenza dell'infortunio che la minacciava, e del suo
-abbandono in cui si ritrovava, ella scoppiò in singhiozzi.
-
-— Non posso dunque esser buona a niente per Vostra Maestà? disse ad un
-tratto una voce piena di dolcezza e di pietà.
-
-La regina si voltò vivamente, poichè non v'era a sbagliarsi sulla
-espressione di questa voce: era un'amica che parlava così.
-
-Infatti a una delle porte che mettevano all'appartamento della regina
-apparve la bella sig. Bonacieux: ella era occupata ad accomodare le
-biancherie nella guardaroba di un gabinetto, allorchè era entrato il
-re; ella non aveva potuto sortire; ed aveva inteso tutto.
-
-La regina mandò un grido vedendosi sorpresa, poichè nel suo turbamento
-non aveva riconosciuto sulle prime la giovane che le era stata data da
-Laporte.
-
-— Oh! non temete niente, signora, disse la giovane giungendo le mani e
-piangendo ella stessa per le angosce della regina; io sono qui anima
-e corpo per Vostra Maestà, e per quanto io sia lontana da lei, e per
-quanto sia inferiore la mia posizion, io credo di aver ritrovato il
-modo di togliere di pena Vostra Maestà.
-
-— Voi! o cielo! voi! grido la regina, ma vediamo guardatemi in viso. Io
-sono tradita da tutte le parti, posso io fidarmi di voi?
-
-— Oh! signora, gridò la giovane cadendo in ginocchio; oh! sull'anima
-mia, io sono pronta a morire per Vostra Maestà!
-
-Questo grido era sortito dal più profondo del cuore, e come pel primo,
-non v'era da ingannarsi.
-
-— Sì, continuò, la sig Bonacieux, sì, qui vi sono dei traditori, ma
-sull'anima mia, io vi giuro che nessuno è più affezionata di me a
-Vostra Maestà. Questi puntali che il re vi domanda, voi li avete dati
-al duca di Buckingham, non è vero? questi puntali erano chiusi in un
-piccolo bauletto di legno rosa che egli teneva sotto il suo braccio?
-Non è così la cosa? mi sbaglio io forse?
-
-— Oh! mio Dio! mio Dio! mormorò la regina a cui i denti si sbattevano
-per lo spavento.
-
-— Ebbene! questi puntali, continuò la sig. Bonacieux, bisogna riaverli.
-
-— Sì, senza dubbio, è necessario gridò la regina, ma, come fare, come
-giungervi?
-
-— Bisogna inviare qualcuno al duca.
-
-— Ma chi?... chi?... di chi fidarmi?
-
-— Confidatevi in me, signora, concedetemi questa fortuna, o mia regina,
-e io ritroverò il messaggiero.
-
-— Ma bisognerà scrivere!
-
-— Oh! sì. È indispensabile. Due parole della mano di Vostra Maestà e il
-vostro sigillo particolare.
-
-— Ma queste due parole sono la mia condanna: il divorzio: l'esilio!
-
-— Sì, se esse cadessero in mani infami! ma io garantisco che queste due
-parole saranno consegnate al suo indirizzo.
-
-— Oh! mio Dio! bisogna dunque che io affidi la mia vita, il mio onore,
-la mia riputazione alle vostre mani!
-
-— Sì! sì, signora, è necessario, ed io salverò tutto!
-
-— Ma in che modo? ditemelo almeno?
-
-— Mio marito è stato rimesso in libertà, che sono due o tre giorni;
-io non ho avuto ancora il tempo di rivederlo. Egli è un bravo
-ed onest'uomo che non ha nè odio nè amore per nessuno. Egli farà
-dunque tutto ciò che potrà, e rimetterà la lettera di Vostra Maestà
-all'indirizzo che gli verrà indicato, senza neppur sapere che ella
-viene da Vostra Maestà.
-
-La regina prese ambe le mani della giovane con uno slancio di passione,
-la guardò come per leggere nel fondo del suo cuore, e non vedendo che
-sincerità nei suoi belli occhi, l'abbracciò teneramente.
-
-— Fa così, gridò ella, e tu mi avrai salvata la vita, tu mi avrai
-salvato l'onore.
-
-— Oh! non esagerate il servizio che ho la fortuna di rendervi; io non
-ho niente da salvare a Vostra Maestà, che è soltanto la vittima di
-perfidi complotti.
-
-— È vero, è vero, figlia mia, disse la regina, tu hai ragione.
-
-— Datemi adunque questa lettera, signora, il tempo stringe.
-
-La regina corse ad una piccola tavola sulla quale vi era carta,
-calamaio e penne; ella scrisse due righe; sigillò la lettera col suo
-sigillo, e la rimise nelle mani della signora Bonacieux.
-
-— Ed ora, disse la regina, dimentichiamo una cosa molto necessaria.
-
-— E quale?
-
-— Il denaro.
-
-La sig. Bonacieux sorrise.
-
-— Sì è, vero, disse ella, io confesserò a Vostra Maestà che mio
-marito...
-
-— Tuo marito non ne ha, tu vuoi dire?
-
-— Non è così, egli ne ha, ma è molto avaro, questo è il suo difetto.
-Però Vostra Maestà si tranquillizzi, noi troveremo il mezzo.
-
-— Il fatto è che io pure non ne ho, disse la regina (quelli
-che leggeranno lo memorie della signora de Monteville non si
-maraviglieranno di questa risposta), ma aspetta.
-
-Anna corse al suo scrigno.
-
-— Prendi, disse ella, eccoti un anello di un gran valore a quando mi si
-assicura: questo mi fu dato da mio fratello re di Spagna, esso è mio e
-posso disporne. Prendi questo anello e ricavane del denaro, e che tuo
-marito parta.
-
-— Fra un'ora voi sarete obbedita.
-
-— Tu vedi l'indirizzo, aggiunse la regina, parlando così a bassa
-voce che appena si poteva intendere quello che diceva: a Milord di
-Buckingham, Londra.
-
-— La lettera sarò rimessa a lui stesso.
-
-— Generosa fanciulla! gridò la regina Anna.
-
-La sig. Bonacieux baciò le mani della regina, nascose il biglietto nel
-suo busto, e disparve con la leggerezza di un uccello.
-
-Dieci minuti dopo ella era in casa sua. Come lo aveva detto alla
-regina, non aveva più riveduto suo marito da dopo che era stato messo
-in libertà, ella dunque ignorava il cambiamento che si era in lui
-operato in rapporto al ministro, cambiamento operato dalla lusinga e
-dal denaro di Sua Eccellenza, e che dopo era stato corroborato da due
-o tre visite del conte de Rochefort, divenuto il migliore amico di
-Bonacieux, al quale aveva fatto credere, senza molta pena, che nessun
-reo sentimento avea cagionato il ratto di sua moglie, ma che era stata
-semplicemente una precauzione politica.
-
-Ella ritrovò il sig. Bonacieux solo: il povero uomo rimetteva a grande
-stento un poco d'ordine alla sua casa in cui aveva ritrovati quasi
-tutti i mobili poco meno che tritolati, e tutti gli armadi poco meno
-che vuoti, non essendo la giustizia una di quelle tre cose, che vengono
-indicate dal re Salomone, che non lasciano dietro di se alcuna traccia
-del loro passaggio. In quanto alla serva, ella si era data alla fuga
-dopo l'arresto del suo padrone. Il terrore aveva invaso la povera
-donna, al punto che ella non si era fermata dal correre da Parigi fino
-in Borgogna suo paese natio.
-
-Il degno merciaio, subito dopo il ritorno in casa sua, aveva dato parte
-a sua moglie del suo felice ritorno, e sua moglie gli aveva risposto
-col rallegrarsene, e col dire che il primo momento che avesse avuto di
-libertà, non avrebbe mancato ai suoi doveri e lo avrebbe consagrato per
-intero a fargli una visita.
-
-Questo primo momento si era fatto aspettare cinque giorni, ciò che,
-in ogni altra circostanza, sarebbe sembrato troppo lungo a mastro
-Bonacieux; ma egli aveva, nella visita fatta al ministro; e nelle
-visite che gli faceva Rochefort, ampio argomento di riflessione,
-e, come ognun sa, il tempo passa presto quando si ha a che cosa
-riflettere.
-
-Tanto più le riflessioni di Bonacieux erano tutte color di rosa.
-Rochefort lo chiamava il suo amico, il suo caro Bonacieux, e non si
-stava dal dirgli continuamente che il ministro faceva il più gran
-calcolo di lui. Il merciaio si vedeva già sul sentiero degli onori e
-della fortuna.
-
-Dal suo canto la sig. Bonacieux aveva riflettuto, ma, bisogna dirlo, a
-tutt'altra cosa fuorchè all'ambizione; suo malgrado i propri pensieri
-avevano avuto per motore costante il bello e bravo giovane che sembrava
-tanto innamorato. Maritata a diciotto anni col sig. Bonacieux, avendo
-sempre vissuto in mezzo agli amici di suo marito, poco suscettibili
-d'inspirare un sentimento qualunque ad una giovane che sentiva il
-cuore più elevato della sua posizione, la sig. Bonacieux era rimasta
-insensibile alle seduzioni volgari; ma in quell'epoca particolarmente,
-il titolo di gentiluomo aveva una grande influenza sulla borghesia, e
-d'Artagnan era gentiluomo, di più portava l'uniforme dello guardie,
-che dopo l'uniforme dei moschettieri era il più apprezzato dalle
-donne. Egli era, noi lo ripetiamo, bello giovane e avventuroso, parlava
-d'amore come uomo che sa amare ed ha sete di farsi amare, vi era assai
-più di ciò che abbisognava per far girare una testa di ventitre anni, e
-la sig. Bonacieux era precisamente in questa felice età della vita.
-
-I due sposi abbenchè non si fossero veduti da più di otto giorni, e che
-per una settimana fossero accaduti grandi avvenimenti, si videro con
-una certa preoccupazione; ciò nonostante il sig. Bonacieux manifestò
-una gioia reale, e si avanzò incontro alla moglie a braccia aperte.
-
-La signora Bonacieux gli presentò la fronte a baciare.
-
-— Parliamo un poco, diss'ella.
-
-— Come? disse Bonacieux maravigliato.
-
-— Sì, senza dubbio, io ho una cosa della più alta importanza da
-comunicarvi.
-
-— Decisamente, anch'io ho alcune serie interrogazioni da indirizzarvi.
-Spiegatemi un poco il vostro rapimento, ve ne prego.
-
-— Non si tratta di ciò in questo momento, disse la sig. Bonacieux.
-
-— E di che cosa si tratta adunque? della mia prigionia?
-
-— Io la seppi il giorno stesso, e siccome voi non eravate colpevole di
-alcun delitto, siccome non eravate complice d'alcun intrigo, siccome
-in fine non sapevate niente, che avesse potuto compromettere nè voi
-nè alcun altro, non ho dato a quest'avventura quell'importanza che
-meritava.
-
-— Voi ne parlate con molta indifferenza, signora, riprese Bonacieux,
-piccato del poco interesse che gli testimoniava sua moglie; sapete voi
-che io sono stato sepolto un giorno e una notte in una segreta della
-Bastiglia?
-
-— Un giorno e una notte si passano presto: lasciamo adunque la vostra
-prigionia, e veniamo a ciò che mi conduce a voi.
-
-— Come? ciò che vi conduce a me, non è dunque il desiderio di vedere un
-marito da cui siete stata divisa per otto giorni? domandò il merciaio
-punto sul vivo.
-
-— Primieramente è questo, quindi un'altra cosa.
-
-— Parlate.
-
-— Una cosa del più alto interesse, dal quale dipende forse la nostra
-futura fortuna.
-
-— La nostra fortuna ha molto cambiato di fisonomia, dopochè non vi ho
-veduta, signora, e non mi farebbe meraviglia che qui a qualche mese mi
-facesse invidiare da molti.
-
-— Sì, particolarmente se voi volete seguire le istruzioni che sono per
-darvi.
-
-— A me?
-
-— Sì, a voi. Vi è una buona e santa azione da fare, signore, e nello
-stesso tempo da guadagnare molto danaro.
-
-La signora Bonacieux, parlando di danaro a suo marito, lo prendeva pel
-suo lato debole.
-
-Ma un uomo, fosse pure un merciaio, allora quando aveva discorso dieci
-minuti con un duca de Richelieu, non era più lo stesso uomo.
-
-— Molto denaro da guadagnare, disse Bonacieux allungando le labbra.
-
-— Sì, molto.
-
-— Quanto, presso a poco?
-
-— Mille doppie, forse.
-
-— Ciò che avete a chiedermi, è dunque una cosa grave?
-
-— Sì.
-
-— Che cosa bisogna fare?
-
-— Voi partirete sull'istante; io vi consegnerò una carta di cui non vi
-priverete sotto alcun pretesto, e che rimetterete in proprie mani.
-
-— E per dove, debbo partire?
-
-— Per Londra.
-
-— Io! per Londra! su via, voi scherzerete; io non ho affari a Londra.
-
-— Ma altri hanno bisogno che vi andiate.
-
-— E chi sono questi altri? Io vi avverto, che non faccio niente alla
-cieca, e che io voglio sapere, non solo a che cosa mi espongono, ma
-ancora per chi mi espongono.
-
-— Una persona illustre v'invia, una persona illustre vi aspetta; la
-ricompensa sorpasserà i vostri desiderii: ecco tutto ciò che posso
-promettere.
-
-— Altri intrighi!, sempre intrighi! io non me ne fido ora, ed il
-ministro mi ha illuminato su ciò.
-
-— Il ministro! gridò la signora Bonacieux, avete veduto voi il ministro?
-
-— Egli mi ha fatto chiamare, rispose orgogliosamente il merciaio.
-
-— E voi vi siete arreso al suo invito? imprudente che siete!
-
-— Io debbo dirvi, che non ne aveva la scelta, tra il potermi arrendere
-o non arrendere, poichè era tra due guardie. Egli è altresì vero che
-allora non conosceva Sua Eccellenza, e se avessi potuto dispensarmi da
-quella visita sarei stato molto contento.
-
-— Egli dunque vi ha maltrattato? vi ha fatto delle minacce.
-
-— Egli mi ha steso la mano, e mi ha chiamato suo amico; suo amico!
-capite bene, signora? io sono l'amico del gran ministro.
-
-— Del gran ministro!
-
-— E avreste forse delle difficoltà su questo titolo, signora?
-
-— Io non ho niente da opporre, ma io vi dico che il favore di un
-ministro, è un'effimera cosa, e che bisogna esser pazzo per attaccarsi
-ad un ministro; vi sono dei poteri al disopra del suo, e che non sono
-fondati sul capriccio di un uomo o sulla riuscita di un avvenimento: è
-a questi poteri che bisogna attenersi.
-
-— Ne sono afflitto, signora, ma io non conosco altro potere che quello
-del grand'uomo, che ho l'onore di servire.
-
-— Voi servite il ministro?
-
-— Sì, signora, e come suo servitore io non vi permetterò che vi
-intrighiate in complotti contro la sicurezza dello stato, e che
-serviate gl'intrighi di una donna che non è francese, e che ha il
-cuore spagnuolo. Fortunatamente il gran ministro è là, il suo sguardo
-vigilante sorveglia e penetra, fino nel fondo del cuore.
-
-Bonacieux ripeteva parola per parola una frase che aveva sentita dire
-dal conte de Rochefort; ma la povera donna che aveva calcolato sopra
-suo marito, e che, in questa speranza, aveva risposto di lui alla
-regina, non fremè meno del pericolo nel quale abbisognava gettarsi,
-che della impotenza nella quale si trovava. Ciò non ostante, conoscendo
-la debolezza, e soprattutto l'avarizia di suo marito, ella disperò di
-condurlo ai suoi fini.
-
-— Ah! voi siete ministeriale, signore, gridò ella; ah! voi servite il
-partito di quelli che maltrattano vostra moglie, e che insultano alla
-vostra regina?
-
-— Gl'interessi particolari non sono niente dirimpetto agl'interessi
-generali. Io sono per quelli che salvano lo stato, disse con enfasi
-Bonacieux.
-
-Questa era un'altra frase del conte de Rochefort che egli aveva
-ritenuta a memoria, e che trovava l'occasione di situare.
-
-— E sapete voi che cosa è lo stato di cui voi parlate, disse la
-signora Bonacieux, stringendosi nelle spalle. Contentatevi di essere
-un borghese senza alcuna furberia, e voltatevi dalla parte che vi offre
-maggiori vantaggi.
-
-— Eh! eh! disse Bonacieux, battendo sopra un sacchetto colla pancia
-arrotondata che rese un suono argentino; che dite voi di questo,
-signora predicatrice?
-
-— Da dove viene questo denaro?
-
-— Voi non lo indovinate?
-
-— Dal ministro?
-
-— Da lui, e dal mio amico, il conte de Rochefort.
-
-— Il conte di Rochefort! non fu lui che mi rapì.
-
-— Può darsi, signora.
-
-— E voi ricevete del danaro da quest'uomo?
-
-— Non mi avete voi detto, che questo rapimento era semplicemente
-politico?
-
-— Sì; ma questo rapimento aveva per iscopo di farmi tradire la mia
-padrona, di strapparmi, col mezzo delle torture; delle confessioni che
-potevano compromettere l'onore, e fors'anche la vita della mia augusta
-padrona.
-
-— Signora, riprese Bonacieux, la vostra augusta padrona è una perfida
-Spagnuola, e ciò che fa il gran ministro è tutto ben fatto.
-
-— Signore, disse la giovane sposa, io sapeva che eravate un imbecille,
-ma non sapeva che voi foste un infame.
-
-— Signora, disse Bonacieux che non aveva veduto mai in collera sua
-moglie, che indietrava davanti all'ira coniugale; signora, che cosa
-dite?
-
-— Io dico, che voi siete un miserabile! continuò la signora Bonacieux,
-vedendo che ella riprendeva il sopravvento su suo marito. Ah! voi
-v'intrigate di politica ministeriale ancora! Ah! voi vi vendete anima e
-corpo al demonio pel denaro!
-
-— No, ma al ministro.
-
-— Che è la stessa cosa! gridò la giovane sposa; chi dice Richelieu,
-dice Satanasso!
-
-— Tacete, signora, tacete, potreste essere intesa.
-
-— Sì, voi avete ragione, e io sarei vergognosa per voi della vostra
-vigliaccheria!
-
-— Ma che cosa esigete voi dunque da me? vediamo.
-
-— Io ve l'ho detto: che partiate sull'istante, signore; che compiate
-lealmente la commissione di cui mi degno di incaricarvi: e a questa
-condizione io dimentico tutto, io perdono tutto; vi è di più (ella gli
-stese la mano) io vi rendo la mia amicizia.
-
-Bonacieux era poltrone ed avaro, ma egli amava sua moglie; ne fu
-intenerito. Un uomo di cinquant'anni non tiene lungamente la collera
-con una moglie di ventitre. La sig. Bonacieux s'accorse che egli
-esitava.
-
-— Andiamo, siete voi deciso? diss'ella.
-
-— Ma, mia cara amica, riflettete dunque un poco a ciò che esigete da
-me; Londra è lontana da Parigi, molto lontana, e la commissione di cui
-voi mi incaricate, non è forse priva di pericoli.
-
-— Che importa? voi li saprete evitare.
-
-— Sentite, signora Bonacieux, disse il merciaio, sentite, decisamente
-io rifiuto: gl'intrighi mi fanno paura, io ho veduto la Bastiglia.
-Byrron! la Bastiglia è spaventosa! al solo pensarvi mi viene la pelle
-d'oca. Sono stato minacciato della tortura. Sapete voi che cosa è
-la tortura? sono cunei di legno che vi vengono piantati fra le gambe
-fino a che si spezzano le ossa? no, decisamente, io non andrò. Eh! per
-bacco! e chè non vi andate voi stessa! poichè in verità io credo di
-essermi fin qui sbagliato sul conto vostro: io credo che voi siate un
-uomo, ed anche dei più arrabbiati!
-
-— E voi siete una donna, una miserabile donna, stupida e imbestialita.
-Eh! voi avete paura, ebbene! se voi non partite sull'istante medesimo,
-per ordine della regina, vi farò mettere in quella Bastiglia che voi
-tanto temete.
-
-Bonacieux cadde in una profonda riflessione; pesò maturamente le due
-collere nel suo cervello, quella del ministro e quella della regina;
-quel del ministro la superò enormemente?
-
-— Fatemi arrestare per ordine della regina, disse egli; ed io porterò i
-miei reclami a Sua Eccellenza.
-
-Sul momento, la sig. Bonacieux vide che ella aveva corso troppo, e fu
-spaventata di essersi tanto avanzata. Ella contemplò un istante con
-terrore quella figura stupida per una risoluzione invincibile, come
-quella degli stolti che hanno paura.
-
-— Ebbene! sia! diss'ella. Forse in fin del conto avete ragione; un
-uomo ne sa molto più di una donna in politica, e voi particolarmente,
-sig. Bonacieux, che avete parlato col ministro. E frattanto è cosa ben
-dura aggiunse ella, che mio marito, ch'è l'uomo sulla di cui affezione
-io credeva di poter contare, mi tratti così aspramente: e non voglia
-soddisfare ad un mio capriccio.
-
-— Egli è che i vostri capricci possono condurre molto avanti, riprese
-Bonacieux trionfante, e io non me ne fido.
-
-— Io dunque vi rinunzierò, disse la giovane sospirando; sta bene, non
-ne parliamo più.
-
-— Se almeno voi mi diceste qual cosa doveva io andare a fare a Londra,
-riprese Bonacieux, che si ricordava un poco troppo tardi che Rochefort
-gli aveva raccomandato di sorprendere i segreti di sua moglie.
-
-— È inutile che voi lo sappiate, disse la giovane sposa, ora che una
-diffidenza instintiva la respingeva in addietro: si trattava di una
-bagattella come ne desiderano le donne; di una compra sulla quale vi
-era molto da guadagnare.
-
-Ma più la giovane sì difendeva, più al contrario Bonacieux pensò che
-il segreto che ella si ricusava di confidargli era importante. Egli
-risolse dunque di correre sull'istante dal conte di Rochefort e di
-dirgli che la regina cercava di un messaggiero per mandarlo a Londra.
-
-— Perdono, se io vi lascio, cara la mia sig. Bonacieux, disse egli;
-ma non sapendo che voi sareste venuta a vedermi, aveva preso un
-appuntamento con uno dei miei amici. Io ritorno all'istante, e se voi
-volete aspettarmi soltanto un mezzo minuto, subito che avrò finito con
-questo amico, ritornerò a prendervi, e siccome comincia a far tardi, vi
-ricondurrò al Louvre.
-
-— Grazie, signore, rispose la sig. Bonacieux; voi non siete abbastanza
-bravo per essermi utile a qualche cosa, e io me ne ritornerò al Louvre
-tutta sola.
-
-— Come vi piacerà, signora Bonacieux, riprese il merciaio. Vi rivedrò
-io presto?
-
-— Senza dubbio; nella settimana prossima, lo spero, il mio servizio
-mi lascerà qualche ora di libertà, ed io ne approfitterò per tornare
-a mettere in ordine i nostri altari, che devono essere alcun poco
-scomposti.
-
-— Sta bene; io vi aspetterò... voi non siete meco in collera?
-
-— Io! neppure per sogno.
-
-— Fra breve dunque ci rivedremo?
-
-— Fra breve.
-
-Bonacieux baciò la mano alla sua moglie, e si allontanò rapidamente.
-
-— Andiamo, disse la sig. Bonacieux allorquando suo marito ebbe chiusa
-la porta di strada e che si trovò del tutto sola, non mancava altro
-a quest'imbecille che di diventare ministeriale! ed io che aveva
-garentito alla regina, io che aveva promesso alla mia povera padrona...
-A mio Dio! mio Dio! ella mi prenderà per una di quelle miserabili
-di cui formicola il palazzo, e che sono state messe vicino a lei per
-spiarla! Ah! sig. Bonacieux io non vi ho mai amato molto: ma, ora è ben
-peggio! io vi odio, e sulla mia parola, voi me la pagherete.
-
-Al momento in cui ella diceva queste parole, un colpo battuto
-al soffitto le fece alzare la testa, e una voce che giunse a lei
-attraverso il piancito le diceva:
-
-— Cara signora Bonacieux, apritemi la piccola porta del corridoio, e
-discendo da voi.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVIII.
-
-L'AMANTE ED IL MARITO
-
-
-— Ah! signora, disse d'Artagnan, entrando per la porta che gli venne
-aperta dalla giovane, permettetemi di dirvelo, voi avete un gran tristo
-marito.
-
-— Voi dunque avete inteso la nostra conversazione? domandò prestamente
-la signora Bonacieux, guardando d'Artagnan con inquietudine.
-
-— Tutta intera.
-
-— Ma in che modo? mio Dio!
-
-— Per mezzo di un processo conosciuto da me, per mezzo del quale
-intesi pure la conversazione animata che voi aveste con gli sbirri del
-ministro.
-
-— E che cosa avete voi capito di ciò che noi dicevamo?
-
-— Mille cose; primieramente che vostro marito è uno stupido ed un
-imbecille; fortunatamente, quindi, che voi siete imbarazzata, cosa di
-cui sono molto contento, perchè ciò mi mette nell'occasione di offrirvi
-i miei servigi, e Dio sa se io sono pronto a gettarmi nel fuoco per
-voi; che la regina ha bisogno di un uomo coraggioso, intelligente e
-affezionato che faccia per lei il viaggio di Londra. Io ho almeno due
-delle tre qualità che vi abbisognano, ed eccomi qua.
-
-La signora Bonacieux non rispose, ma il suo cuore batteva di gioia, e
-una segreta speranza brillò ai suoi occhi.
-
-— E qual guarentigia mi darete voi, domandò ella, se io acconsento a
-darvi questa commissione?
-
-— Il mio amore per voi. Vediamo, dite, ordinate: che cosa bisogna fare.
-
-— Mio Dio! mio Dio! mormorò la giovane sposa, debbo io confidarvi un
-simile segreto, signore? Voi siete quasi un fanciullo.
-
-— Andiamo, io vedo che vi abbisogna qualcuno che vi garantisca per me.
-
-— Io confesso che ciò mi tranquillizzerebbe assai.
-
-— Conoscete voi Athos?
-
-— No.
-
-— Porthos?
-
-— No.
-
-— Aramis?
-
-— No, chi sono questi signori?
-
-— Moschettieri del Re. Conoscete voi il sig. de Tréville loro capitano?
-
-— Oh! sì, quello lo conosco, non di persona ma per averne sentito
-più volte a parlare dalla stessa regina, come di un valoroso e leale
-gentiluomo.
-
-— Voi non temete che egli possa tradirvi pel ministro, non è vero?
-
-— Oh! no certamente.
-
-— Ebbene! rivelategli il vostro segreto e domandategli se per quanto
-questo sia importante, prezioso, terribile, se voi potete confidarmelo.
-
-— Ma questo non è un mio segreto, ed io non posso rivelarlo in tal modo.
-
-— Voi però eravate per confidarlo al signor Bonacieux, disse d'Artagnan
-con dispetto.
-
-— Sì, come si confida una lettera alla fenditura di un albero, all'ala
-d'un colombo, al collare di un cane.
-
-— Eppure voi vedete che io vi amo.
-
-— Lo dite voi.
-
-— Io sono un galantuomo!
-
-— Lo credo.
-
-— Io sono coraggioso!
-
-— Oh! di questo ne sono sicura.
-
-— Allora mettetemi alla pruova.
-
-La signora Bonacieux guardò il giovane, ritenuta da un'ultima
-esitazione. Ma vi era un tale ardore nei suoi occhi, una tale
-persuasione nella sua voce che ella si sentì trascinata a fidarsi di
-lui. D'altronde ella si trovava in una di quelle circostanze in cui
-abbisogna rischiare tutto per tutto. La regina era egualmente perduta
-per una troppo grande confidenza. Poi, confessiamolo, il sentimento
-involontario che ella provava per questo giovane protettore la decise a
-parlare.
-
-— Ascoltate, disse ella. Io mi arrendo alle vostre proteste. Ma vi
-giuro, davanti a quell'Ente che mi ascolta, che se voi mi tradiste e
-che i miei nemici mi perdonassero, io mi ucciderei accusandovi della
-mia morte.
-
-— Ed io vi giuro sul mio onore, signora, disse d'Artagnan, che se io
-sono preso nell'adempiere gli ordini che voi mi date, io morirò prima
-di fare o dire niente che possa compromettere qualcuno.
-
-Allora la giovane sposa gli confidò il terribile segreto, il cui caso
-glie ne aveva rivelata una parte, dirimpetto alla Samaritana.
-
-Questa fu la loro mutua dichiarazione di amore.
-
-D'Artagnan rispondeva di gioia e di orgoglio. Il segreto che possedeva,
-la donna che egli amava, la confidenza e l'amore facevano di lui un
-gigante.
-
-— Io parto, diss'egli, io parto sul momento.
-
-— Come! voi partite! gridò la signora Bonacieux; e il vostro capitano?
-
-— Sull'anima mia, voi mi avete fatto dimenticare tutto, cara Costanza;
-sì, avete ragione, mi abbisogna un congedo.
-
-— Anche un ostacolo! mormorò la signora Bonacieux con dolore.
-
-— Oh! questo, gridò d'Artagnan dopo un momento di riflessione, io lo
-supererò, siate tranquilla.
-
-— In che modo?
-
-— Anderò questa sera stessa a ritrovare il sig. de Tréville, che
-incaricherò di chiedere per me questo favore al suo cognato, il sig.
-des Essarts.
-
-— Ora un'altra cosa.
-
-— Che? domandò d'Artagnan, vedendo che la sig. Bonacieux esitava a
-continuare.
-
-— Voi non avete forse denaro?
-
-— Forse è un di più, disse d'Artagnan, sorridendo.
-
-— Allora, riprese la sig. Bonacieux aprendo un armadio, e cavando
-da quest'armadio il sacchetto che una mezz'ora prima suo marito
-accarezzava tanto amorosamente, prendete questo sacchetto.
-
-— Quello del ministro! gridò, scoppiando dalle risa d'Artagnan, che,
-come ognuno si ricorderà, mercè i quadrelli levati, non aveva perduto
-una sillaba della conversazione fra il merciaio e sua moglie.
-
-— Quello del ministro, rispose la sig. Bonacieux; voi vedete che egli
-si presenta con un aspetto molto rispettabile.
-
-— Per bacco! gridò d'Artagnan, sarà una cosa doppiamente divertente, il
-salvare la regina col denaro di Sua Eccellenza.
-
-— Voi siete un amabile e grazioso giovane, disse la sig. Bonacieux.
-Credete che Sua Maestà non sarà punto ingrata.
-
-— Oh! io sono già grandemente ricompensato, gridò d'Artagnan, io vi
-amo, voi mi permettete di dirvelo; questa è già una felicità più grande
-di quello che io osava sperare.
-
-— Silenzio! disse la sig. Bonacieux rabbrividendo.
-
-— Che?
-
-— Si parla nella strada.
-
-— Questa è la voce...
-
-— Di mio marito. Sì, sì la riconosco!
-
-D'Artagnan corse alla porta, e mise il catenaccio.
-
-— Egli non entrerà prima che io sia partito, disse egli, e quando sarò
-partito, voi gli aprirete.
-
-— Ma io pure dovrei esser partita. E se io son qui, come potrò
-giustificare la mancanza del danaro?
-
-— Voi avete ragione, bisogna sortire.
-
-— Sortire? in che modo? se noi sortiamo egli ci vedrà. Allora bisogna
-salire nelle mie stanze.
-
-— Ah! gridò la sig. Bonacieux, voi mi dite ciò in un modo che mi fa
-paura.
-
-La sig. Bonacieux pronunciò queste parole con una lacrima sugli occhi.
-D'Artagnan vide questa lacrima, e commosso, intenerito, si gettò alle
-sue ginocchia.
-
-— Nelle mie stanze, diss'egli, voi sarete sicura come in un tempio, io
-ve ne do la mia parola di gentiluomo.
-
-— Partiamo, diss'ella, io mi fido a voi, amico mio.
-
-D'Artagnan ritirò con precauzione il catenaccio, e tutti e due,
-leggieri come due ombre, sguizzarono dalla porta interna del
-corridoio, salirono senza rumore la scala, ed entrarono nella camera di
-d'Artagnan.
-
-Una volta in casa sua, il giovane per maggior sicurezza barricò la
-porta, quindi si avvicinarono alla finestra, e, da una fenditura
-dello sportello, videro il sig. Bonacieux che parlava con un uomo in
-mantello.
-
-Alla vista dell'uomo in mantello, d'Artagnan fece uno sbalzo e, cavando
-per metà la sua spada, si slanciò verso la porta.
-
-Era l'uomo di Méung.
-
-— Che volete fare? gridò la sig. Bonacieux, voi vi perderete.
-
-— Ma ho giurato di ammazzare quest'uomo, disse d'Artagnan.
-
-— La vostra vita è consacrata in questo momento, e non vi appartiene
-più. In nome della regina, io vi proibisco di gettarvi in nessun
-pericolo che sia estraneo al vostro viaggio.
-
-— E in nome vostro non mi ordinate niente?
-
-— In nome mio, disse la sig. Bonacieux con una viva emozione, in nome
-mio io ve ne prego. Ma ascoltiamo, mi sembra che essi parlino di me.
-
-D'Artagnan si avvicinò alla finestra, ed accostò l'orecchio.
-
-Il sig. Bonacieux aveva riaperta la sua porta, e vedendo l'appartamento
-vuoto, era ritornato all'uomo del mantello, che per un istante aveva
-lasciato solo.
-
-— Ella è partita, diss'egli, ella sarà ritornata al Louvre.
-
-— Ne siete voi sicuro che ella non abbia dubitato sulle intenzioni
-colle quali siete sortito?
-
-— No rispose Bonacieux con disinvoltura, è una donna troppo
-superficiale.
-
-— Il cadetto delle guardie è in casa?
-
-— Io non lo credo; come voi vedete, le sue finestre sono chiuse, e non
-si vede brillare nessun lume dalle fessure.
-
-— È lo stesso, bisogna assicurarsene.
-
-— In che modo.
-
-— Andando a bussare alla sua porta.
-
-— Lo domanderò al suo cameriere.
-
-— Andate.
-
-Bonacieux entrò in casa sua, passò per la stessa porta che aveva dato
-passaggio ai due fuggitivi, salì al piano di d'Artagnan e bussò.
-
-Nessuno rispose. Porthos per fare maggior figura in quella sera aveva
-preso ad imprestito Planchet. In quanto a d'Artagnan egli non aveva
-certamente volontà di dare segni di esistenza.
-
-Al momento in cui le dita di Bonacieux risuonarono sulla porta, i due
-giovani sentirono balzare i loro cuori.
-
-— Non vi e nessuno in casa, disse Bonacieux.
-
-— Non importa, entriamo pure nel vostro appartamento, noi saremo sempre
-più sicuri che sul limitare di una porta.
-
-— Oh! mio Dio! mormorò la signora Bonacieux, noi non sentiremo più
-niente.
-
-— Al contrario, disse d'Artagnan, noi sentiremo meglio.
-
-D'Artagnan alzò i tre o quattro quadrelli che facevano della sua camera
-un altro orecchio di Dionigi, stese un tappeto per terra, si mise in
-ginocchio e fece segno alla sig. Bonacieux di inchinarsi come faceva
-lui verso l'apertura.
-
-— Siete voi sicuro che non vi sia alcuno? disse lo sconosciuto.
-
-— Io ve ne garantisco, disse Bonacieux.
-
-— E voi pensate che vostra moglie...
-
-— Sia ritornata al Louvre.
-
-— Senza parlare con alcun'altra persona che con voi?
-
-— Io ne sono sicuro.
-
-— Questo è un punto importante, capite voi?
-
-— In tal modo, la notizia che io ho portata è dunque di valore?...
-
-— Grandissimo, mio caro Bonacieux, io non ve lo nascondo.
-
-— Allora il ministro sarà contento di me?
-
-— Io non ne dubito.
-
-— Grand'uomo che è il ministro!
-
-— Siete voi sicuro che nella sua conversazione, vostra moglie non abbia
-pronunziato alcun nome proprio?
-
-— Io non lo credo.
-
-— Non ha ella nominato nè la sig. de Chevreuse, nè il sig. de
-Buckingham, nè la sig. de Vernel?
-
-— No, ella mi ha detto soltanto che voleva inviarmi a Londra per
-servire agl'interessi di una illustre persona.
-
-— Ah! traditore! mormorò la sig. Bonacieux.
-
-— Silenzio! disse d'Artagnan prendendole una mano che ella gli
-abbandonò senza pensarvi.
-
-— Non importa, continuò l'uomo del mantello, stato voi siete un gonzo
-per non aver finto di accettare la commissione; voi avreste la lettera;
-lo stato che viene minacciato, sarebbe salvo, e voi...
-
-— Ed io?.
-
-— Ebbene, voi, il ministro vi avrebbe dato le patenti di nobiltà.
-
-— Ve lo ha egli detto?
-
-— Sì, io so che voleva farvi questa sorpresa.
-
-— Siate tranquillo, riprese Bonacieux; mia moglie mi adora, e siamo
-ancora in tempo.
-
-— Imbecille! mormorò la sig. Bonacieux.
-
-— Silenzio! disse d'Artagnan stringendole sempre più forte la mano.
-
-— In che modo siamo ancora in tempo? riprese lo uomo dal mantello.
-
-— Io ritorno al Louvre, domando la sig. Bonacieux, le dico che vi
-ho riflettuto, riannodo l'affare, ottengo la lettera, e corro dal
-ministro.
-
-— Ebbene, andate, presto; io ritornerò quanto prima per sapere il
-resultato della vostra dimostrazione.
-
-Lo sconosciuto sortì.
-
-— Infame! disse la sig. Bonacieux, indirizzando anche questo epiteto a
-suo marito.
-
-— Silenzio! ripetè d'Artagnan stringendo anche più forte la mano.
-
-Un urlo terribile interruppe allora le riflessioni dì d'Artagnan e
-della sig. Bonacieux. Era suo marito che, essendosi accorto della
-sparizione del suo sacchetto, gridava al ladro.
-
-— Oh! mio Dio! disse la sig. Bonacieux, egli metterà a soqquadro tutto
-il quartiere.
-
-Bonacieux gridò per lungo tempo; ma siccome simili grida, atteso la
-loro frequenza, non attiravano alcuno nella strada dei Fossoyeurs, e
-che d'altronde la casa del merciaio era da qualche tempo in cattivo
-nome, vedendo che nessuno veniva, sortì continuando a gridare, e
-s'intese la sua voce che si allontanava nella sua direzione della
-strada di Bacco.
-
-— E ora che egli è partito, tocca a voi di allontanarvi, disse la sig.
-Bonacieux; coraggio, ma soprattutto, prudenza, e pensate che vi siete
-dedicato tutto alla regina.
-
-— A lei e a voi! gridò d'Artagnan. Siate tranquilla, bella Costanza,
-io ritornerò degno della sua riconoscenza; ma ritornerò pur degno del
-vostro amore?
-
-La giovane sposa non rispose che col vivo rossore che colorò le sue
-guance. Alcuni istanti dopo anche d'Artagnan sortì, avvolto anche egli
-in un gran mantello che si ripiegava cavallerescamente sopra il fodero
-di una lunga spada.
-
-La sig. Bonacieux lo seguì cogli occhi, e con quel lungo sguardo di
-amore con cui la donna accompagna l'uomo che sente di amare; ma quando
-ebbe voltato all'angolo della strada, ella cadde in ginocchio, e
-giungendo le mani:
-
-— Ohi mio Dio! disse ella, proteggete la regina, e proteggete me pure.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIX.
-
-PIANO DI CAMPAGNA
-
-
-D'Artagnan si portò direttamente dal sig. de Tréville. Egli aveva
-riflettuto che in pochi minuti il ministro sarebbe avvertito da quel
-dannato di quello sconosciuto, che sembrava essere il suo agente, e
-pensava con ragione che non vi era un istante da perdere.
-
-Il cuore del giovinotto era ricolmo di gioia. Una avventura che
-offriva ad un tempo gloria da acquistarsi e danaro da guadagnarsi,
-si presentava a lui, e per primo incoraggiamento veniva accostato ad
-una donna che egli adorava. Questa combinazione faceva dunque quasi
-di primo colpo, per lui, più di quello che egli non avrebbe osato di
-domandare alla provvidenza.
-
-Il signor de Tréville era nel suo salotto col suo ordinario corteggio
-di gentiluomini. D'Artagnan che era conosciuto come un familiare della
-casa, andò diritto al suo gabinetto, e lo fece prevenire che egli lo
-aspettava per una cosa d'importanza.
-
-Erano appena scorsi cinque minuti, quando entrò il sig. de Tréville.
-Al primo colpo d'occhio, e dalla gioia che si dipingeva sul suo viso,
-il degno capitano comprese che accadeva effettivamente qualche cosa di
-nuovo.
-
-Lungo la strada, d'Artagnan si era domandato a se stesso se si sarebbe
-confidato al sig. de Tréville, o se gli poteva chiedere soltanto di
-accordargli carta bianca per un affare secreto. Ma il sig. de Tréville
-era sempre stato così buono con lui, era tanto affezionato al re e alla
-regina; odiava così cordialmente il ministro che il giovane si risolse
-dirgli tutto.
-
-— Voi mi avete fatto chiamare, mio giovane amico? disse il sig. de
-Tréville.
-
-— Sì, signore, disse d'Artagnan, e voi mi perdonate, lo spero, di
-avervi incomodato, quando voi saprete di qual cosa importante si
-tratta.
-
-— Allora dite che io vi ascolto
-
-— Si tratta niente meno, disse d'Artagnan abbassando là voce, che
-dell'onore, e forse della vita della regina.
-
-— Che cosa dite? domandò il sig. de Tréville girando lo sguardo
-attorno per assicurarsi se erano veramente soli, riportandogli occhi
-interrogatori su d'Artagnan.
-
-— Io dico, signore, che la combinazione mi ha reso padrone di un
-secreto...
-
-— Che voi custodirete, lo spero, giovane, sulla vostra vita.
-
-— Ma io debbo confidarmi a voi, signore perchè voi solo potete aiutarmi
-nella commissione che ho ricevuta da Sua Maestà.
-
-— Questo segreto è vostro?
-
-— No, signore, questo è segreto della regina.
-
-— Siete voi autorizzato da Sua Maestà di confidarmelo?
-
-— No, signore, poichè al contrario mi e stato raccomandato il più
-profondo mistero.
-
-— E perchè dunque volevate tradirlo in faccia mia?
-
-— Perchè, io ve l'ho detto, senza di voi, io non posso niente, e temo
-che mi ricusiate la grazia che io vengo a domandarvi, se non sapete con
-quale scopo io ve la domando.
-
-— Conservate il vostro segreto, giovane, e ditemi ciò che desiderate.
-
-— Io desidero che otteniate, dal sig. des Essarts, un congedo di
-quindici giorni.
-
-— Quando?
-
-— In questa stessa notte.
-
-— Voi lasciate Parigi?
-
-— Vado in missione.
-
-— Potete voi dirmi ove?
-
-— A Londra.
-
-— Vi è qualcuno che abbia interesse perchè non arriviate alla vostra
-meta?
-
-— Il ministro, io credo, darebbe tutto al mondo per impedirmi di
-riuscire.
-
-— E voi partite solo?
-
-— Io parto solo.
-
-— In questo caso, voi non arriverete a Rondy; sono io che ve lo dico,
-fede di Tréville.
-
-— In che modo?
-
-— Vi si farà assassinare.
-
-— Allora sarò morto nel fare il mio dovere.
-
-— Ma la vostra missione non si adempirà.
-
-— È vero, disse d'Artagnan.
-
-— Credetemi, continuò de Tréville, nelle intraprese di questo genere,
-bisogna andare in quattro per arrivarne uno.
-
-— Ah! voi avete ragione, signore, disse d'Artagnan; ma voi conoscete
-Athos, Porthos ed Aramis, e voi sapete se io posso disporre di loro.
-
-— Senza confidar loro il segreto che io non ho voluto sapere?
-
-— Noi ci siamo giurati, una volta per sempre, confidenza cieca, e
-attaccamento a tutta pruova. D'altronde voi, potete dir loro che avete
-ogni confidenza in me, e non saranno più increduli di voi.
-
-— Io posso inviare a ciascuno di loro un congedo di quindici giorni,
-ecco fatto: ad Athos, che soffre sempre della sua ferita, perchè vada
-alle acque di Forges; a Porthos e ad Aramis, per seguire il loro amico
-che non vogliono abbandonare in un così doloroso stato. L'invio dei
-loro congedi sarà una pruova che io autorizzo il viaggio.
-
-— Grazie, signore, voi siete buono cento volte.
-
-— Andate dunque sul momento a cercarli, e che tutto si eseguisca in
-questa notte. E primieramente, scrivetemi la vostra istanza pel signore
-des Essarts, forse avete una spione alle vostre calcagne, e la vostra
-visita, che in questo caso è già conosciuta dal ministro, sarà in tal
-modo legittimata.
-
-D'Artagnan formulò questa domanda, ed il signor de Tréville, nel
-riceverla fra le sue mani, lo assicurò che avanti le due ore dopo la
-mezzanotte i quattro congedi sarebbero al rispettivo domicilio dei
-viaggiatori.
-
-— Abbiate la bontà di mandare il mio all'alloggio d'Athos, disse
-d'Artagnan. Io temerei, ritornando in casa mia, di fare qualche
-sinistro incontro.
-
-— Siate tranquillo. Addio e buon viaggio. A proposito... disse il
-signor de Tréville richiamandolo.
-
-D'Artagnan ritornò in addietro.
-
-— Avete voi del denaro?
-
-D'Artagnan fece risuonare il sacchetto che portava in saccoccia.
-
-— Abbastanza? domandò il sig. de Tréville.
-
-— Trecento doppie.
-
-— Basta! con queste si va in capo al mondo; andate dunque.
-
-D'Artagnan salutò il signor de Tréville che gli stese la mano,
-d'Artagnan la strinse a lui con rispetto misto a riconoscenza. Da che
-egli era giunto a Parigi, non aveva avuto che a lodarsi di quest'uomo
-eccellente, che aveva sempre ritrovato degno, leale e grande.
-
-La sua prima visita fu per Aramis, egli non era più ritornato in sua
-casa da quella famosa sera in cui aveva seguito la signora Bonacieux.
-Vi era di più: rare volte aveva veduto il moschettiere, e ciascheduna
-volta che lo aveva riveduto aveva creduto notare una profonda tristezza
-impressa nel suo viso.
-
-Quella sera ancora, Aramis vegliava cupo ed astratto; d'Artagnan gli
-fece alcune interrogazioni su questa malinconia prolungata; Aramis se
-ne scusò con la difficile interpretazione di un passo di filosofia di
-Demostene che era obbligato di scrivere in latino per la successiva
-settimana, e ciò lo teneva molto preoccupato.
-
-Siccome i due amici parlavano già da qualche tempo, un servitore del
-signor de Tréville entrò portando un plico sigillato.
-
-— Che cosa è questo? domandò Aramis.
-
-— Il congedo che il signore ha domandato, rispose il lacchè.
-
-— Io? io non ho mai domandato congedi.
-
-— Tacete e prendete, disse d'Artagnan; e voi, amico mio, eccovi una
-mezza doppia per il vostro incomodo. Voi direte al signor de Tréville
-che Aramis lo ringrazia sinceramente e di cuore. Andate.
-
-Il lacchè salutò fino a terra e partì.
-
-— Che significa questo? domandò Aramis.
-
-— Prendete tutto ciò che vi abbisogna per un viaggio di quindici
-giorni, e seguitemi.
-
-— Ma in questo momento non posso lasciare Parigi senza sapere...
-
-— Che cosa sia avvenuto di lei? continuò d'Artagnan.
-
-— Chi? riprese Aramis.
-
-— La donna ch'era qui, la donna del fazzoletto ricamato.
-
-— Chi vi ha detto che qui v'era una donna? disse Aramis divenendo
-pallido come la morte.
-
-— Io l'ho veduta.
-
-— E voi sapete chi ella è?
-
-— Almeno credo di dubitarne.
-
-— Ascoltate, disse Aramis, poichè voi sapete tante cose, sapreste dirmi
-ove sia andata questa donna?
-
-— Io presumo ch'ella sia ritornata a Tours.
-
-— A Tours! Sì, è lei; voi la conoscete! Ma in che modo ritornata a
-Tours senza dirmi niente!
-
-— Perchè ha avuto timore di essere arrestata.
-
-— E perchè non mi ha scritto?
-
-— Perchè ha temuto di compromettervi.
-
-— Sì, è per questo, d'Artagnan, voi mi rendete la vita. Mi credeva
-ingannato, tradito; sarei stato tanto felice di poterla rivedere! Io
-non poteva credere che ella avesse arrischiata la sua libertà per me,
-eppure per quale altra causa sarebbe ella ritornata a Parigi?
-
-— Per la stessa causa che oggi ci fa partire per l'Inghilterra.
-
-— E qual è questa causa? domandò Aramis.
-
-— Un giorno voi la saprete, ma pel momento bisogna che io conservi la
-stessa riserva che voi avete conservata per la _nipote del dottore_.
-
-Aramis sorrise, perchè si ricordò un certo racconto fatto una sera ai
-suoi amici.
-
-— Ebbene! dunque, dappoichè ella ha lasciato Parigi, e che voi ne siete
-sicuro, d'Artagnan, niuna cosa più mi trattiene, ed io sono pronto a
-seguirvi. Voi diceste che noi andiamo...?
-
-— Da Athos, pel momento, e se voi volete venire, vi prego ancora
-di sollecitare, poichè noi abbiamo già perduto abbastanza tempo. A
-proposito, prevenite Bazin.
-
-— Bazin viene dunque con noi? domandò Aramis.
-
-— Forse: in ogni modo è bene ch'egli ci segua fino ad Athos.
-
-Aramis chiamò Bazin, e dopo avergli ordinato di venirlo a raggiungere
-in casa di Athos, partiamo, diss'egli prendendo il suo mantello, la sua
-spada e le sue pistole, e aprendo con molta galanteria alcuni tiratori
-per vedere se mai vi avesse smarrito qualche doppia. Quindi quando
-fu ben sicuro che questa ricerca era inutile, egli seguì d'Artagnan
-chiedendo a se stesso come mai poteva accadere che il giovane cadetto
-delle guardie sapesse tanto bene quanto lui chi era quella donna alla
-quale egli aveva accordata ospitalità; e sapesse meglio di lui che ne
-era avvenuto.
-
-Soltanto, nel sortire, egli pose una mano sulla spalla di d'Artagnan, e
-fissandolo collo sguardo:
-
-— Voi non avete parlato con alcuno di questa donna? diss'egli.
-
-— Ad anima vivente.
-
-— Neppure ad Athos e a Porthos?
-
-— Non ho detto loro una parola.
-
-— Alla buon'ora.
-
-E tranquillizzato su questo punto importante, Aramis continuò la
-sua strada con d'Artagnan, ed entrambi giunsero ben presto alla casa
-d'Athos.
-
-Essi lo ritrovarono che con una mano teneva il suo congedo e coll'altra
-una lettera del sig. de Tréville.
-
-— Sapreste voi spiegarmi che cosa significa questo congedo e questa
-lettera che ho ricevuta in questo momento? E Athos lesse:
-
- «Mio caro Athos, acconsento volentieri, poichè la vostra salute
- lo esige assolutamente, che voi vi riposiate per quindici giorni.
- Andate a prendere le acque di Forges, o qualunque altra più
- convenga, e ristabilitevi prontamente.
-
- «Vostro affezionatissimo.
-
- Tréville.»
-
-— Ebbene! questo congedo e questa lettera significano che bisogna
-seguirmi, Athos.
-
-— Alle acque di Forges?
-
-— O in un qualche altro luogo.
-
-— Pel servizio del re?
-
-— Del re o della regina: non siamo noi servitori delle Loro Maestà?
-
-In questo momento entrò Porthos.
-
-— Per bacco! diss'egli, eccone una delle nuove; da quando in qua, nei
-moschettieri, si accordano dei permessi ai soldati senza ch'essi li
-domandino?
-
-— Da quando vi sono degli amici che li domandano per loro.
-
-— Ah! ah! disse Porthos, sembra che qui vi sia qualche cosa di nuovo?
-
-— Sì, noi partiamo, disse Aramis.
-
-— Per qual paese? domandò Porthos.
-
-— In fede mia, non so niente, disse Athos, domandatelo a d'Artagnan.
-
-— Per Londra, signori, disse d'Artagnan.
-
-— Per Londra! gridò Porthos; e che cosa andiamo noi a fare a Londra?
-
-— Ecco quello che io non posso dirvi, signori, e bisogna che abbiate
-confidenza in me.
-
-— Ma per andare a Londra ci vuol del danaro, aggiunse Porthos, ed io
-non ne ho.
-
-— Neppur io, disse Aramis.
-
-— Neppur io, disse Porthos.
-
-— Ne ho io, riprese d'Artagnan, cavando di saccoccia il suo tesoro, e
-deponendolo sulla tavola. Prendiamone settantacinque per cadauno, ed
-è quanto basta per andare a Londra e per ritornare. D'altronde siate
-tranquilli, noi non vi giungeremo tutti a Londra.
-
-— E perchè?
-
-— Perchè secondo tutte le probabilità, vi sarà qualcuno di noi che
-rimarrà per la strada.
-
-— È dunque una campagna che noi intraprendiamo?
-
-— È delle più pericolose, ve ne avverto!
-
-— Va bene! ma poichè noi corriamo il rischio di farci uccidere, disse
-Porthos, vorrei almeno sapere per chi arrischiamo.
-
-— Tu non ne saprai di più, disse Athos.
-
-— Però, disse Aramis, io sono del parere di Porthos.
-
-— Il re ha forse l'abitudine di rendervi dei conti? No; egli vi dice
-soltanto: «signori, si dovranno battere in Guascogna o nelle Fiandre;
-vadano a battersi.» E voi andate. Perchè? Voi non ci pensate neppure a
-domandarlo.
-
-— D'Artagnan ha ragione, disse Athos; ecco i tre congedi che ci vengono
-mandati dal sig. de Tréville, ed ecco trecento doppie che ci vengono
-non so da chi. Andiamo a farci ammazzare là dove ci dicono d'andare. La
-vita valesse la pena di fare tante interrogazioni? D'Artagnan, io sono
-pronto a seguirvi.
-
-— Ed io pure, disse Porthos.
-
-— Ed io pure, disse Aramis. Tanto più che non sono mal contento di
-lasciare Parigi. Io ho bisogno di distrazione.
-
-— Ebbene! voi avrete delle distrazioni, signori, siate tranquilli!
-disse d'Artagnan.
-
-— Ed ora, quando partiamo noi? disse Athos.
-
-— Subito, disse d'Artagnan, noi non abbiamo un minuto da perdere.
-
-— Olà! Grimaud, Planchet, Mousqueton, Bazin! gridarono i quattro
-giovani chiamando i loro quattro lacchè! date il grasso agli stivali, e
-conducete i cavalli all'alloggio.
-
-Infatti ciaschedun moschettiere lasciava al palazzo generale, come una
-caserma, il suo cavallo e quello del suo lacchè.
-
-Planchet, Grimaud, Mousqueton, e Bazin partirono in tutta fretta.
-
-— Ora stabiliamo il piano di campagna, disse Porthos. Dove andremo noi
-per il primo?
-
-— A Calais, disse d'Artagnan; è la linea più diretta per giungere a
-Londra.
-
-— Ebbene disse Porthos, ecco il mio parere.
-
-— Parla!
-
-— Quattro uomini che viaggiano assieme sarebbero sospetti, d'Artagnan
-darà a ciascun di noi le nostre istruzioni. Io partirò avanti per la
-strada di Boulogne, per esplorare il cammino; Athos partirà due ore
-dopo, per la strada d'Amiens; Aramis ci seguirà per quella di Noyon; in
-quanto a d'Artagnan, egli partirà per quella strada che vorrà, cogli
-abiti di Planchet, nel mentre che Planchet ci seguirà vestito alla
-d'Artagnan con l'uniforme delle guardie.
-
-— Signori, disse Athos, il mio parere si è che non convenga in modo
-alcuno l'immischiare i lacchè in simili affari. Un segreto può essere
-tradito da dei gentiluomini, ma questo è un caso, nel mentre che è
-sempre venduto dai lacchè.
-
-— Il piano di Porthos mi sembra impraticabile, disse d'Artagnan,
-molto più che ignoro io stesso quali istruzioni potrei darvi. Io sono
-portatore di una lettera, ecco tutto. Io non ho, e non posso fare tre
-copie di questa lettera, mentre essa è sigillata; bisogna dunque, a
-mio avviso, viaggiare in compagnia. Questa lettera è qui in questa
-saccoccia, (e mostrò la saccoccia ove teneva la lettera). Se io resto
-ucciso, uno di voi la prenderà, e continuerete la strada; se egli
-rimane a sua volta ucciso, toccherà ad un altro l'incaricarsene, e così
-di seguito, purchè un solo giunga: questo è tutto quanto abbisogna.
-
-— Bravo d'Artagnan! il tuo parere è anche il mio, disse Athos.
-D'altronde bisogna essere conseguenti; io vado a prendere le acque,
-voi mi accompagnerete; invece delle acque di Forges vado a passare le
-acque di mare; io sono libero. Se vorranno arrestarci, io mostrerò
-la lettera del sig. de Tréville, e voi mostrerete i vostri congedi;
-se verremo attaccati, noi ci difenderemo; e se saremo giudicati, noi
-sosterremo che non avevamo altre intenzioni che di tuffarci un certo
-numero di volte nel mare; avrebbero troppo poco da fare nell'attaccare
-quattro uomini isolati, nel mentre che quattro uomini riuniti formano
-una truppa; noi armeremo i quattro lacchè di pistole e di moschetti;
-se ci verrà inviata contro un'armata, noi daremo battaglia, ed il
-sopravvivente, come lo ha detto d'Artagnan, porterà la lettera.
-
-— Ben detto! gridò Aramis; tu non parli spesso, Athos, ma quando parli
-sei come un Demostene. Adotto il piano d'Athos; e tu Porthos?.
-
-— Io pure, disse Porthos, se piace a d'Artagnan che porta la lettera; è
-naturalmente il capo dell'impresa; che egli decida, e noi eseguiremo.
-
-— Ebbene! disse d'Artagnan, io decido che noi adottiamo il piano
-d'Athos, e che partiamo tra una mezz'ora.
-
-— Adottato! risposero in coro i tre moschettieri.
-
-E ciascuno allungò la mano verso il sacchetto, prese le 75 doppie e
-fece i suoi preparativi per partire nell'ora convenuta.
-
-
-
-
-CAPITOLO XX.
-
-VIAGGIO
-
-
-A due ore dopo la mezzanotte i nostri quattro avventurieri sortirono
-da Parigi per la barriera di S. Dionigi; fino a che fu notte, essi
-rimasero muti; loro malgrado subivano l'influenza della oscurità e
-dappertutto vedevano delle imboscate.
-
-Ai primi raggi del giorno le loro lingue si sciolsero; col sole
-ritornò l'allegria; era come il giorno innanzi di una battaglia, gli
-occhi ridevano ma il cuore batteva, e sentivano che la vita, che forse
-stavano per lasciare, in fin dei conti, era qualche cosa di buono.
-
-Del resto, l'aspetto delle carovana era dei più formidabili: i cavalli
-neri dei moschettieri, il loro portamento marziale, quell'abitudine
-di squadrone che fa camminare regolarmente questi nobili compagni
-del soldato, avrebbero tradito il più stretto incognito. I lacchè li
-seguivano, armati fino ai denti.
-
-Tutto andò bene fino a Chantilly ove giunsero olle otto ore del
-mattino. Bisognava far colezione. Discesero davanti un albergo che
-si raccomandava con la sua grande insegna rappresentante S. Martino
-nell'atto di dare la metà del suo mantello ad un povero. Ingiunsero ai
-lacchè di non levare la sella ai cavalli e di tenersi pronti a partire
-immediatamente.
-
-Entrarono nella sala comune e si misero a tavola.
-
-Un gentiluomo che giungeva allora dalla strada Dammartin era assiso a
-quell'istessa tavola e faceva colezione. Egli intavolò la conversazione
-sulla pioggia e sul bel tempo; i viaggiatori risposero; egli bevè alla
-loro salute, i viaggiatori corrisposero alla sua gentilezza.
-
-Ma al momento in cui Mousqueton venne ad annunziare che i cavalli
-erano pronti, e in cui si alzarono da tavola; lo straniero propose a
-Porthos di bere alla salute del ministro. Porthos rispose che egli non
-domandava di meglio, purchè lo straniero a sua volta avesse bevuto alla
-salute del re. Lo straniero gridò che non conosceva altro re che il
-ministro. Porthos lo chiamò ubriaco; lo straniero cavò la spada.
-
-— Voi avete fatto una sciocchezza, disse Athos; ma non importa, adesso
-non bisogna dare addietro; uccidete quest'uomo e venite a raggiungerci
-il più presto che potete.
-
-E tutti e tre rimontarono a cavallo e partirono a briglia sciolta, nel
-mentre che Porthos prometteva al suo avversario di perforarlo con tutti
-i colpi conosciuti nella scherma.
-
-— È uno! disse Athos, in capo a cinque minuti.
-
-— Ma perchè quest'uomo ha attaccato Porthos piuttosto che qualunque
-altro di noi? domandò Aramis.
-
-— Perchè Porthos, parlando a più alta voce di noi, è stato preso pel
-capo, disse d'Artagnan.
-
-— Io ho sempre detto che questo cadetto di Guascogna era pozzo di
-saggezza, mormorò Athos.
-
-E i nostri viaggiatori continuavano la loro strada.
-
-A Beauvais si fermarono due ore, tanto per rinfrescare i cavalli, che
-per aspettare Porthos. In capo a duo ore, siccome Porthos non giungeva,
-e neppure nessuna notizia di lui, si rimisero in cammino. Ad una lega
-da Beauvais, in un luogo ove la strada si ritrovava chiusa fra due
-rialti, incontrarono otto o dieci uomini, che, approfittando della
-strada che non era selciata, avevano l'aspetto di lavorare scavando dei
-fori e praticando delle rotaie fangose.
-
-Aramis, temendo di infangare i suoi stivali in questa mota artificiale,
-li apostrofò con rozzezza. Athos volle trattenerlo, ma era troppo
-tardi. Gli operai si misero a beffeggiare i viaggiatori, e colla loro
-insolenza fecero perdere la testa fin anche al freddo Athos, che spinse
-il suo cavallo contro di loro.
-
-Allora ciascuno di questi uomini dette addietro fino ad un fosso
-e vi prese un moschetto nascostovi; ne resultò che i nostri sette
-viaggiatori furono alla lettera passati per le armi. Aramis ricevette
-una palla sulla spalla e Mousqueton un'altra palla che penetrò nelle
-parti carnose che sono sottoposte ai reni. Il solo Mousqueton però
-cadde da cavallo, non già perchè fosse gravemente ferito, ma siccome
-non poteva vedersi la sua ferita, credè senza dubbio di essere rimasto
-ferito più pericolosamente di quello che lo era.
-
-— Questa è una imboscata, gridò d'Artagnan, non bruciamo una miccia e
-andiamo.
-
-Aramis quantunque ferito, si afferrò alla criniera del suo cavallo che
-lo trasportò con gli altri. Quello di Mousqueton li aveva raggiunti e
-galoppava da solo al suo rango.
-
-— Questo ci servirà per un cavallo di cambio, disse Athos.
-
-— Avrei amato meglio avere un cappello di cambio, disse d'Artagnan; il
-mio è stato portato via da una palla. È una fortuna, in fede mia, che
-non vi tenessi la lettera dentro.
-
-— Ma essi uccideranno il povero Porthos quando passerà, disse Aramis.
-
-— Se Porthos fosse sulle sue gambe, a quest'ora ci avrebbe raggiunti,
-disse Athos. Io sono persuaso che sul terreno l'ubbriaco avrà perduta
-l'ubriachezza.
-
-E galopparono ancora due ore, quantunque i cavalli fossero così stanchi
-che era a temersi che non si riducessero ben presto inetti al servizio.
-
-I viaggiatori avevano presa una strada traversa operando in questo modo
-di non essere disturbati; ma giunti a Creve-Coeur, Aramis dichiarò che
-non poteva andare più avanti. Infatti, era stato necessario tutto il
-coraggio che egli nascondeva sotto i suoi modi gentili per giungere fin
-là. Ad ogni istante egli impallidiva, ed erano obbligati di sostenerlo
-sul suo cavallo; fu fatto discendere alla porta dell'osteria, gli si
-lasciò Bazin, che del resto in una scaramuccia era più imbarazzante che
-utile, e ripartirono nella speranza di andare a dormire ad Amiens.
-
-— Per bacco! disse Athos, quando si rimisero in via, siamo ridotti a
-due padroni, e a Grimaud e Planchet, per bacco! io non sarò più il loro
-buffone, e vi rispondo che non mi faranno aprire la bocca nè cavare la
-spada fino a Calais. Io giuro...
-
-— Non giuriamo disse d'Artagnan, galoppiamo, se tutta volta i nostri
-cavalli vi acconsentano.
-
-E i viaggiatori piantarono gli speroni nel ventre dei loro cavalli,
-che, in tal modo stimolati vigorosamente, ritrovarono ancora delle
-forze. Giunsero ad Amiens a mezzanotte, e discesero all'albergo del
-Giglio d'Oro.
-
-L'oste aveva la ciera del più onesto uomo della terra; egli ricevette
-i viaggiatori, tenendo con la mano il suo candeliere, e coll'altra il
-suo berretto di cotone: voleva alloggiare i due viaggiatori ciascuno
-in una camera separata, disgraziatamente queste due camere erano alle
-due estremità opposte dell'albergo. D'Artagnan e Athos ricusarono;
-l'oste rispose che non ne aveva altre degne delle Loro Signorie, ma i
-viaggiatori dichiararono che avrebbero dormito in una camera comune,
-ciascuno sopra un materasso che si sarebbe gettato per terra. L'oste
-insistè, i viaggiatori tennero fermo, e bisognò fare a modo loro.
-
-Essi avevano disposti i loro letti e barricata la porta per di dentro,
-quando fu battuto alla finestra del cortile; essi domandarono chi era,
-e riconobbero la voce dei loro camerieri ed aprirono.
-
-Infatti, erano Planchet e Grimaud.
-
-— Grimaud basterà per far la guardia ai cavalli, disse Planchet, se
-questi signori lo permettono, dormirò a traverso la porta, in questo
-modo saranno sicuri che nessuno giungerà fino a loro.
-
-— E sopra che cosa dormirai tu? disse d'Artagnan.
-
-— Ecco il mio letto, rispose Planchet.
-
-E mostrò un fascio di paglia.
-
-— Vieni dunque, disse d'Artagnan, tu hai ragione; la figura dell'oste
-non mi persuade, essa è troppo graziosa.
-
-— Neppure a me, disse Athos.
-
-Planchet montò per la finestra, s'installò a traverso la porta, nel
-mentre che Grimaud andò a chiudersi nella scuderia, assicurando che
-alle cinque del mattino egli e i cavalli sarebbero pronti.
-
-La notte fu passata assai tranquillamente, è vero che verso le due ore
-dopo mezzanotte fu tentato di aprir la porta, ma siccome Planchet si
-svegliò con un sussulto gridando: chi va là? fu risposto che si erano
-sbagliati, e si allontanarono.
-
-Alle quattro della mattina s'intese un gran rumore nelle scuderie,
-Grimaud aveva voluto svegliare i mozzi di stalla, e questi lo
-bastonarono. Quando fu aperta la porta si vide il povero lacchè privo
-di sensi, con una ferita in testa prodotta da un colpo di manico di
-forca.
-
-Planchet discese nel cortile, volle insellare i cavalli, ma i cavalli
-avevano le zampe attrappate per la stanchezza. Quello di Grimaud
-soltanto, che il giorno innanzi aveva viaggiato per cinque o sei
-ore senza cavaliere, avrebbe potuto continuare la strada, ma, per un
-errore inconcepibile, il chirurgo veterinario, che era stato mandato
-a chiamare, a quanto sembrava per salvar il cavallo dell'albergatore,
-aveva cavato sangue a quello di Grimaud.
-
-Ciò cominciava a diventare allarmante: tutti questi accidenti
-successivi potevano essere opera del caso, ma potevano eziandio essere
-il frutto di un complotto. Athos e d'Artagnan sortirono, nel mentre che
-Planchet andava ad informarsi nelle vicinanze se vi fossero stati tre
-cavalli da vendere. Alla porta vi erano due cavalli insellati, freschi
-e vigorosi. Quest'era quanto occorreva. Fu chiesto ove erano i padroni,
-e risposero ch'essi avevano passata la notte nell'osteria, ed allora
-stavano regolando i conti coll'albergatore. Athos discese per pagare la
-spesa, nel mentre che d'Artagnan e Planchet stavano sulla porta della
-strada; l'oste era in una camera bassa ed oscura, fu pregato Athos
-d'entrarvi.
-
-Athos entrò senza alcuna diffidenza, e cavò due doppie per pagare.
-L'oste era solo, assiso davanti al suo scrittoio, uno dei cassetti del
-quale era per metà aperto. Prese il danaro che gli presentava Athos,
-lo voltò e rivoltò fra le sue mani, e ad un tratto gridando che era oro
-falso, dichiarò che avrebbe fatto arrestare lui e i suoi compagni come
-falsi monetarii.
-
-— Birbo! disse Athos andandogli sopra, io ti taglierò le orecchie!
-
-Ma l'oste si chinò, cavò dal cassetto due pistole, e puntandole contro
-Athos, chiamò soccorso.
-
-Nello stesso istante quattro uomini armati fino ai denti entrarono
-dalle porte laterali e si gettarono sopra Athos.
-
-— Io sono preso! gridò Athos con tutta la forza dei suoi polmoni; al
-largo d'Artagnan, sprona!
-
-E lasciò andare due colpi di pistola.
-
-D'Artagnan e Planchet non lo fecero ripetere due volte: essi staccarono
-i due cavalli che aspettavano alla porta, vi saltarono sopra, vi
-piantarono gli speroni nel ventre, e partirono alla gran carriera.
-
-— Sai tu cosa sia accaduto ad Athos? domandò d'Artagnan a Planchet
-correndo.
-
-— Ah! signore, disse Planchet, ne ho veduti cader due ai suoi
-due colpi, e mi è sembrato vedere a traverso l'invetriata ch'egli
-battagliava con gli altri due.
-
-— Bravo Athos! mormorò d'Artagnan. E quando penso che bisogna
-abbandonarlo!... Del resto forse aspettano noi a dieci passi di qui.
-Avanti! Planchet, avanti! tu sei un bravo uomo.
-
-— Ve l'ho detto, signore, rispose Planchet, i Piccardi si conoscono
-nell'usarli; d'altronde io sono qui nel mio paese, e ciò mi dà
-eccitamento.
-
-Ed entrambi spronando a più potere, giunsero a Saint-Omer d'un sol
-tratto. A Saint-Omer fecero prender fiato ai cavalli, tenendo le
-briglie infilate alle braccia, per paura d'accidente, e mangiarono un
-tozzo di pane colle mani, entrambi in piedi sulla strada, dopo di che
-ripartirono.
-
-A cento passi dalle porle di Calais il cavallo di d'Artagnan stramazzò,
-e non vi fu mezzo di farlo risorgere, il sangue gli sortiva dal naso e
-dagli occhi; restava quello di Planchet, ma il suo si era impiantato, e
-non v'era modo di farlo smuovere.
-
-Fortunatamente, come abbiamo detto, essi non erano che a cento passi
-dalla città, essi lasciarono i due cavalli sulla strada maestra, e
-corsero al porto.
-
-Planchet fece osservare al suo padrone un gentiluomo che sembrava
-molto affaccendato. Aveva egli i suoi stivali coperti di polvere, e
-s'informava se poteva passare sull'istante in Inghilterra.
-
-— Niente sarebbe più facile, rispose il padrone di un bastimento pronto
-a mettere alla vela; ma questa mattina è giunto l'ordine di non lasciar
-partire nessuno senza un permesso espresso del ministro.
-
-— Io ho questo permesso, disse il gentiluomo cavando di saccoccia il
-foglio: eccolo.
-
-— Fategli fare il visto dal governatore del porto, disse il padrone, e
-datemi la preferenza.
-
-— Dove posso ritrovare ora il governatore?
-
-— Alla sua campagna, a un quarto di lega dalla città: osservate, si
-vede di qui ai piedi di quella piccola collina, quel tetto acuminato.
-
-— Benissimo! disse il gentiluomo.
-
-E, seguito dal suo lacchè, prese la via della casa di campagna del
-governatore.
-
-D'Artagnan e Planchet seguirono il gentiluomo a cinquecento passi di
-distanza.
-
-Una volta fuori di città, d'Artagnan affrettò il passo, e raggiunse il
-gentiluomo mentre stava per internarsi in un bosco.
-
-— Signore, diss'egli, voi mi sembrate molto stimolato dalla fretta?
-
-— Non si può esserlo di più.
-
-— Io ne sono afflittissimo, perchè, essendo io pure affrettato, voleva
-pregarvi di farmi un favore.
-
-— Quale?
-
-— Di lasciarmi passare pel primo.
-
-— Impossibile! disse il gentiluomo. Io ho fatto sessanta leghe in
-quarantaquattro ore, e bisogna che domani prima del mezzogiorno io sia
-a Londra.
-
-— Io pure ho fatta la stessa strada in quarant'ore, e bisogna che
-domattina alle dieci io sia a Londra.
-
-— Ne sono disperato, signore, ma io sono arrivato pel primo, e non
-passerò pel secondo.
-
-— Ne sono disperato, signore, ma io sono arrivato il secondo, e devo
-passare pel primo.
-
-— Servizio del re! disse il gentiluomo.
-
-— Servizio di me stesso! disse d'Artagnan.
-
-— Ma questa che mi movete è una cattiva contesa, mi sembra.
-
-— Per bacco! e che cosa volete che sia?
-
-— Cosa desiderate?
-
-— Volete saperlo?
-
-— Certamente.
-
-— Ebbene! io voglio l'ordine che voi portate per potervi imbarcare,
-atteso che io non l'ho, e me ne abbisogna uno.
-
-— Presumo che voi vogliate scherzare?
-
-— Io non ho scherzato mai.
-
-— Lasciatemi passare.
-
-— Voi non passerete.
-
-— Mio bravo giovane, io vi spaccherò la testa. Olà! Loubin, le mie
-pistole.
-
-— Planchet, disse d'Artagnan, incaricati del servo, ch'io m'incarico
-del padrone.
-
-Planchet fatto ardito dalla prima intrapresa, saltò sopra Loubin, e
-siccome era forte e vigoroso, lo rovesciò coi reni contro terra, e gli
-mise un ginocchio sul petto.
-
-— Fate il fatto vostro, signore, io ho fatto il mio.
-
-Vedendo questo, il gentiluomo cavò la spada e andò a fondo su
-d'Artagnan; ma egli aveva un forte antagonista.
-
-In tre secondi d'Artagnan gli caricò tre colpi di spada, dicendo a
-ciaschedun colpo:
-
-— Uno per Athos, uno per Porthos ed uno per Aramis.
-
-Al terzo colpo il gentiluomo cadde come un masso.
-
-D'Artagnan lo credè morto, o per lo meno svenuto, e si avvicinò a lui
-per levargli l'ordine, ma al momento in cui stendeva il braccio per
-fregarlo, il ferito, che non aveva lasciata la sua spada, gli portò un
-colpo di punta nel petto dicendogli:
-
-— Ed uno per voi.
-
-— Ed uno per me! all'ultimo, il buono! gridò d'Artagnan furioso,
-inchiodandolo in terra con un quarto colpo di spada nel ventre.
-
-Questa volta il gentiluomo chiuse gli occhi e si svenne.
-
-D'Artagnan frugò nella saccoccia ove aveva veduto mettere l'ordine pel
-passaggio e lo prese. Esso era a nome del conte Wardes.
-
-Quindi gettando un ultimo sguardo sul bel giovane, che aveva appena
-venticinque anni, e che lasciava là giacente, privo di sentimenti e
-forse morto, mandò un sospiro su quello strano destino che conduce gli
-uomini a distruggersi l'un l'altro per l'interesse di persone che loro
-sono sconosciute, e che spesso non sanno nemmeno che esistono.
-
-Ma fu ben presto tolto da queste riflessioni da Loubin, che mandava
-degli urli, e chiamava con tutte le sue forze soccorso.
-
-Planchet gli applicò la mano sulla gola, e la stringeva con tutta la
-forza.
-
-— Signore, diss'egli, fino a che lo terrò stretto a questo modo, egli
-non griderà, ne sono ben sicuro ma subito che lo lascerò ritornerà a
-gridare. Io lo riconosco per un Normanno, e i Normanni sono ostinati.
-
-In fatti per quanto fosse stretto, Loubin cercava di filare la voce e
-mandare un suono.
-
-— Aspetta! disse d'Artagnan, e prendendo il suo fazzoletto, glielo mise
-intorno alla bocca.
-
-— Ora, disse Planchet, leghiamolo ad un albero.
-
-La cosa fu fatta coscienziosamente. Quindi fu tirato il conte de
-Wardes vicino al suo domestico, e siccome la notte sopraggiungeva, ed
-il ferito ed il legato erano a molti passi internati nel bosco, era
-evidente che dovevano restar là fino all'indomani.
-
-— Ed ora, disse d'Artagnan, andiamo al governatore.
-
-— Ma voi siete ferito, mi sembra, disse Planchet.
-
-— Non è niente, occupiamoci del più interessante, quindi penseremo alla
-mia ferita, che del resto, non mi sembra molto pericolosa.
-
-Ed entrambi s'incamminarono a gran passi verso la campagna del degno
-funzionario.
-
-Fu annunziato il sig. conte de Wardes.
-
-D'Artagnan fu introdotto.
-
-— Avete voi l'ordine firmato dal ministro? disse il governatore.
-
-— Sì, signore, rispose d'Artagnan; eccolo.
-
-— Ah! Ah! egli è in regola, ben raccomandato, disse il governatore.
-
-— È semplicissimo, rispose d'Artagnan, io sono uno dei suoi più fedeli.
-
-— Sembra che sua Eccellenza voglia impedire a qualcuno di passare in
-Inghilterra?
-
-— Sì, ad un certo d'Artagnan, un gentiluomo bearnese che è partito da
-Parigi con tre de' suoi amici con l'intenzione di trasferirsi a Londra.
-
-— Lo conoscete voi personalmente? domandò il governatore.
-
-— Chi?
-
-— Questo d'Artagnan.
-
-— A meraviglia.
-
-— Datemi i suoi connotati.
-
-— Niente di più facile.
-
-E d'Artagnan uno per uno descrisse tutti i connotati del conte de
-Wardes.
-
-— È egli accompagnato? domandò il governatore.
-
-— Sì, da un cameriere chiamato Loubin.
-
-— Si veglierà sopra essi, e se si giunge a metter loro le mani addosso,
-Sua Eccellenza può restar tranquilla; essi saranno ricondotti a Parigi
-sotto buona scorta.
-
-— E agendo così, signor governatore, disse d'Artagnan, voi diventerete
-benemerito del ministro.
-
-— Lo rivedrete voi al vostro ritorno, signor conte?
-
-— Senza alcun dubbio.
-
-— Ditegli, vi prego, che io sono un suo vero servitore.
-
-— Io non mancherò.
-
-E contento di questa assicurazione, il governatore fece il visto al
-lascia-passare, e lo rimise a d'Artagnan.
-
-D'Artagnan non perdè tempo in inutili complimenti, salutò il
-governatore, lo ringraziò e partì.
-
-Una volta fuori, egli e Planchet presero la corsa, e, facendo un lungo
-giro, evitarono il bosco e rientrarono per un'altra porta.
-
-Il bastimento era sempre pronto a partire; il padrone aspettava sul
-porto.
-
-— Ebbene? diss'egli scorgendo d'Artagnan.
-
-— Ecco il mio lascia-passare col suo visto, disse questi.
-
-— E quell'altro gentiluomo?
-
-— Egli non partirà per oggi, disse d'Artagnan; ma siate tranquillo, io
-pagherò il passaggio per noi due.
-
-— In questo caso, partiamo, disse il padrone.
-
-— Partiamo, ripetè d'Artagnan.
-
-Ed egli con Planchet saltò nella lancia; cinque minuti dopo essi erano
-a bordo.
-
-Ed era tempo; non avevano fatto mezza lega in mare, che d'Artagnan vide
-brillare une luce e intese una detonazione.
-
-Era il colpo del cannone che annunziava la chiusura del porto.
-
-Venne tempo di occuparsi della sua ferita, fortunatamente, come lo
-aveva pensato d'Artagnan, non era affatto pericolosa; la punta della
-spada aveva incontrata una costa e aveva strisciato lungo l'osso; di
-più la camicia si era subito attaccata alla carne e appena aveva sparso
-qualche goccia di sangue.
-
-D'Artagnan era spossato dalla fatica: gli fu steso una materassa sul
-ponte, vi si gettò sopra e si addormì.
-
-L'indomani alla punta del giorno egli si ritrovò a tre o quattro leghe
-soltanto dalle coste d'Inghilterra; la brezza era stata debole tutta la
-notte e avevano potuto camminare.
-
-A due ore il bastimento gettava l'ancora nel porto di Douvres.
-
-A due ore e mezzo d'Artagnan metteva piede sul suolo d'Inghilterra,
-gridando:
-
-— Finalmente eccomi qui!
-
-Ma questo non era il tutto, bisognava giungere a Londra. In Inghilterra
-la posta era ben servita. D'Artagnan e Planchet presero ciascuno un
-polledro; un postiglione corse davanti a loro; in quattro ore essi
-giunsero alle porte della capitale.
-
-D'Artagnan non conosceva Londra; d'Artagnan non sapeva una parola
-d'inglese, ma egli scrisse il nome di Buckingham sopra un pezzo di
-carta e ciascuno gli sapeva indicare il palazzo del duca.
-
-Il duca era alla caccia a Windsor col re.
-
-D'Artagnan domandò il cameriere di confidenza del duca, che avendolo
-accompagnato in tutti i suoi viaggi, parlava perfettamente il francese:
-gli disse che giungeva da Parigi per affare in cui trattavasi della
-vita o della morte, e che abbisognava che parlasse sull'istante col suo
-padrone.
-
-La confidenza con la quale parlava d'Artagnan convinse Patrizio, che
-questo era il nome di questo ministro. Egli fece insellare due cavalli
-e s'incaricò di condurre la giovane guardia. In quanto a Planchet era
-stato tolto dalla sua cavalcatura intirizzito come un giunco. Il povero
-servitore era al termine delle sue forze; d'Artagnan sembrava di ferro.
-
-Si giunse al castello, e si chiesero le informazioni: il re e
-Buckingham erano alla caccia del falcone nelle paludi poste a tre leghe
-di là.
-
-In venti minuti furono al luogo indicato. Ben presto Patrizio intese la
-voce del suo padrone che chiamava il suo falcone.
-
-— Chi debbo io annunziare a milord duca? domandò Patrizio.
-
-— Quel giovane che una sera gli mosse contesa sul Ponte Nuovo, in
-faccia alla Samaritana.
-
-— Questa è una singolare raccomandazione!
-
-— Voi vedrete che ella vale quanto un'altra.
-
-Patrizio mise il suo cavallo al galoppo, raggiunse il duca, e gli
-annunziò, nei termini che abbiamo detto, che un messaggiero lo
-aspettava. Buckingham riconobbe d'Artagnan sull'istante, e dubitando
-che accadesse qualche cosa in Francia, di cui gli si faceva pervenire
-la notizia, egli non prese che il tempo di domandare ove era quello che
-portava, e avendo riconosciuto da lontano l'uniforme delle guardie,
-mise il suo cavallo al galoppo, e venne direttamente incontro a
-d'Artagnan. Patrizio per discrezione si tenne in disparte.
-
-— Non è già accaduta nessuna disgrazia alla regina, gridò Buckingham,
-esponendo tutto il suo pensiero, e tutto il suo amore in questa
-interrogazione.
-
-— Io non lo credo; però credo che ella corra qualche gran pericolo, da
-cui Vostra Grazia soltanto può toglierla.
-
-— Io? gridò Buckingham. E che! sarei io tanto felice per esserle buono
-a qualche cosa? parlate! parlate!
-
-— Prendete questa lettera, disse d'Artagnan.
-
-— Questa lettera? e chi mi manda questa lettera?
-
-— Sua Maestà, a quanto credo.
-
-— Sua Maestà! disse Buckingham impallidendo in modo che d'Artagnan
-temette che fosse per sentirsi male.
-
-E ruppe il sigillo.
-
-— E che cosa è questo strappo? disse egli mostrando a d'Artagnan un
-punto in cui era forata a giorno.
-
-— Ah! ah! disse d'Artagnan, una sgraffiatura.
-
-— Giusto cielo! che leggo! gridò il duca. Patrizio resta qui, o
-piuttosto raggiungi il re ovunque ei sia, e dì a Sua Maestà che io
-lo supplico umilmente a scusarmi; ma che un affare della più alta
-importanza mi chiama a Londra. Venite, signore, venite.
-
-Ed entrambi ripresero al galoppo la strada della capitale.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXI.
-
-LA CONTESSA DI WINTER
-
-
-Lungo tutta la strada, il duca si fece mettere al corrente da
-d'Artagnan, non di tutto ciò che era accaduto, ma di tutto ciò che
-d'Artagnan sapeva. Ravvicinando tutto che sentiva sortire dalla bocca
-del giovane colle sue rimembranze, potè farsi un'idea abbastanza esatta
-di una posizione, sulla gravità della quale del resto la lettera della
-regina, per quanto corta ed esplicita fosse, gli dava la misura. Ma
-ciò che soprattutto io maravigliava, era che il ministro, interessato
-grandemente che questo giovane non mettesse piede in Inghilterra, non
-fosse giunto a fermarlo sulla via. Fu allora dietro la manifestazione
-di questa meraviglia, che d'Artagnan gli raccontò le prese precauzioni,
-e come, mercè la divozione, dei suoi tre amici, che aveva sparsi
-insanguinati sulla strada, egli era giunto a esserne sortito con un
-sol colpo di spada, che aveva trapassato il biglietto della regina,
-e che aveva reso al sig. Wardes con una così terribile moneta. Mentre
-ascoltava questo racconto fatto con la più grande semplicità, il duca
-guardava di tratto in tratto il giovane con aria meravigliata, come
-se non avesse potuto comprendere in che modo tanta prudenza, tanto
-coraggio e tanta devozione potessero collegarsi con un viso che non
-indicava ancora venti anni.
-
-I cavalli andavano come il vento, e in pochi minuti furono alle porte
-di Londra. D'Artagnan aveva creduto che, entrando nella città, il duca
-avrebbe rallentato la corsa del suo, ma non andò così; egli continuò
-la strada di gran carriera, poco inquietandosi di rovesciare quelli
-che incontrava nel suo passaggio. Infatti, traversando la città,
-accaddero due o tre accidenti di questo genere, ma Buckingham non voltò
-nemmeno la testa per guardare che cosa era accaduto a quelli che aveva
-cacciati sottosopra. D'Artagnan lo seguiva in mezzo a certe grida che
-rassomigliavano molto a maledizioni.
-
-Entrando nel cortile del palazzo, Buckingham saltò da cavallo, e senza
-inquietarsi di ciò che poterà avvenire di lui, gli gettò le briglie sul
-collo, e si slanciò sulla scalinata. D'Artagnan fece altrettanto con un
-poco più d'esitanza per questi nobili animali, di cui egli aveva potuto
-apprezzare il merito; ma egli ebbe la consolazione di vedere che tre
-o quattro camerieri si slanciavano dalle cucine e dalle scuderie, e si
-impadronivano tosto delle loro cavalcature.
-
-Il duca camminava così rapidamente, che d'Artagnan appena lo poteva
-seguire. Egli traversò successivamente diversi saloni di una tale
-eleganza, che i più gran signori di Francia non ne avevano neppure
-un'idea, e giunse finalmente in una camera da dormire che era un
-miracolo di buon gusto ad un tempo e di ricchezza. Nell'alcova di
-questa camera, era una porta nascosta sotto la tappezzeria, che il duca
-aprì con una piccola chiave d'oro, che egli portava al collo, sospesa
-ad una catena dello stesso metallo. D'Artagnan per delicatezza era
-rimasto indietro, al momento in cui Buckingham oltrepassava il limitare
-di questa porta, egli si voltò, e vedendo l'esitazione del giovane:
-
-— Venite, gli disse, e se voi avrete la felicità di essere ammesso alla
-presenza di Sua Maestà, le direte ciò che avete veduto.
-
-Incoraggiato da questo invito, d'Artagnan seguì il duca che chiuse la
-porta dietro a lui.
-
-Allora tutti e due sì trovarono in un piccolo gabinetto tappezzato di
-seta di Persia e broccato d'oro. Al disotto di un magnifico baldacchino
-sormontato dalla corona reale e da piume bianche e rosse, stava
-il ritratto di Anna regina di Francia, grande al naturale, e così
-perfettamente rassomigliante, che d'Artagnan mandò un grido di sorpresa
-nello scorgerlo; si sarebbe detto che la regina stava per parlare.
-
-Sotto il ritratto, e sopra un dado ricoperto con magnificenza, era il
-bauletto che racchiudeva i puntali di diamanti.
-
-Il duca si avvicinò con quel rispetto e divozione, che avrebbe usata
-per cosa santa, quindi aprì il bauletto.
-
-— Prendete, gli disse, cavando da quello un grosso nastro di fettuccia
-blu tutta risplendente di diamanti, prendete ecco questi preziosi
-puntali, coi quali aveva fatto giuramento di essere sepolto. La regina
-me li aveva dati, me li prende, sia fatta la sua volontà in tutte le
-cose.
-
-Quindi si mise a baciare gli uni dopo gli altri questi puntali da cui
-stava per separarsi per sempre. Ad un tratto mandò un grido terribile.
-
-— Che avviene? domandò d'Artagnan con inquietudine, e che vi accadde,
-milord?
-
-— Vi è che tutto è perduto! gridò Buckingham diventando pallido come un
-cadavere; mancano due di questi puntali, non ve ne sono più che dieci.
-
-— Milord gli ha forse perduti, o crede che gli sieno stati rubati?
-
-— Mi sono stati rubati, riprese il duca, ed è il ministro che ha fatto
-fare il colpo. Osservate, guardate la fettuccia che li sosteneva, che è
-stata tagliata con le forbici.
-
-— Se milord potesse sospettare chi ha commesso il furto... forse la
-persona gli ha ancora fra le mani.
-
-— Aspettate, aspettate! gridò il duca. La sola volta che io ho messo
-questi puntali è stato ai ballo del re à Windsor, otto giorni or sono.
-La contessa de Winter, con la quale era in collera, mi si è accostata
-in questo ballo. Questo accomodamento è stato una vendetta di donna
-gelosa. Da quel giorno io non l'ho più riveduta. Questa donna è una
-agente del ministro.
-
-— Ve ne sono dunque in tutto il mondo? gridò d'Artagnan.
-
-— Oh! sì, sì, disse Buckingham stringendo i denti per la collera; sì, è
-un terribile competitore. Ma frattanto, quando avrà luogo questo ballo?
-
-— Lunedì prossimo.
-
-— Lunedì prossimo! cinque giorni ancora? vi è più tempo di quello che
-ci abbisogna. Patrizio! gridò il duca aprendo la porta di questa specie
-di santuario, Patrizio!
-
-Il suo cameriere di confidenza comparve.
-
-— Il mio gioielliere e il mio segretario!
-
-Il cameriere sortì con una prontezza ed un silenzio che provavano
-l'abitudine che egli aveva contratta di obbedire ciecamente e senza
-replica.
-
-Ma quantunque fosse stato il gioielliere il primo chiamato, il primo a
-comparire fu il segretario.
-
-Era naturale, egli abitava nel palazzo. Trovò Buckingham assiso davanti
-una tavola nella sua camera da dormire, che scriveva alcuni ordini di
-sua propria mano.
-
-— Sig. Jackson, gli disse, portatevi sul momento dal Lord-Cancelliere,
-e ditegli che io lo incarico della pronta esecuzione di questi ordini.
-Io desidero che sieno promulgati nell'istante medesimo.
-
-— Ma, mio signore, se il Lord-Cancelliere mi interroga sui motivi che
-possono avere indotto Vostra Grazia ad una misura così straordinaria,
-che cosa risponderò io?
-
-— Che tale è stata la mia volontà, e che io non rendo conto a nessuno
-della mia volontà.
-
-— Dovrà esser questa la risposta da trasmettersi anche a Sua Maestà,
-riprese sorridendo il segretario, se per caso Sua Maestà avesse la
-curiosità di sapere perchè nessun vascello può più sortire dai porti
-della Gran Brettagna?
-
-— Voi avete ragione, signore, riprese Buckingham, in questo caso egli
-dirà al re che io ho deciso la guerra, e che questa misura è il primo
-atto di ostilità contro la Francia.
-
-Il segretario s'inchinò e partì.
-
-— Per questo lato eccoci tranquilli, disse Buckingham voltandosi verso
-d'Artagnan. Se i puntali non sono già partiti per la Francia essi non
-vi arriveranno che dopo di voi.
-
-— In che modo?
-
-— In questo momento ho dato la proibizione a tutti i bastimenti che
-si trovano nei porti di Sua maestà di partire senza un particolare
-permesso, e neppure un solo avrà il coraggio di alzare l'ancora.
-
-D'Artagnan guardò con stupore quest'uomo che impiegava nel servizio
-dei suoi amori tutto l'illimitato potere di cui era rivestito dalla
-confidenza del re. Buckingham vide, dalla espressione della fisonomia
-del giovane, ciò che passava nel di lui pensiero, e sorrise.
-
-— Si, disse egli, sì, è Anna la mia vera regina, per una di lei parola
-io tradirei il mio paese, tradirei il mio re. Ella mi ha domandato di
-non mandare ai protestanti della Rochelle i soccorsi che io aveva loro
-promessi, ed io l'ho fatto. Io manco alla mia parola, ma non importa,
-obbedisco al suo desiderio, ma sono stato pagato largamente della mia
-obbedienza, alla quale devo il suo ritratto.
-
-D'Artagnan ammirò quel debole filo e qualche volta sconosciuto, dal
-quale dipendono i destini di un popolo e la vita degli uomini.
-
-Egli era nel più profondo di queste riflessioni allorquando entrò il
-gioielliere: questi era un Irlandese dei più abili nell'arte sua, e che
-confessava egli stesso di guadagnare seimila lire all'anno col duca de
-Buckingham.
-
-— Signor O'Reilly, gli disse il duca conducendolo nel gabinetto,
-guardate questi puntali di diamanti, e dite quanto costano l'uno.
-
-L'orefice gettò un colpo d'occhio sul modo elegante con cui erano
-legati, calcolò l'uno per l'altro il valore dei diamanti, e senza
-alcuna esitazione:
-
-— Mille e cinquecento doppie l'uno, milord, rispose egli.
-
-— Quanti giorni ci vogliono per far due puntali come questi? vedete ne
-mancano due.
-
-— Otto giorni, milord.
-
-— Io li pagherò tremila doppie l'uno, ma mi abbisognano per dopo domani.
-
-— Milord li avrà.
-
-— Voi siete un uomo prezioso, sig. O'Reilly, ma questo non è tutto,
-questi puntali non possono essere confidati ad alcuno, bisogna quindi
-che sieno fatti nel mio palazzo.
-
-— Impossibile, milord, non vi sono che io che li possa fare in modo da
-non accorgersi della differenza tra i nuovi ed i vecchi.
-
-— Così, mio caro sig. O'Reilly, voi siete mio prigioniero, e da
-quest'ora, quando anche voleste sortire dal mio palazzo non lo potreste
-più! adattatevi adunque. Nominatemi quelli fra i vostri garzoni di cui
-avete bisogno, e ditemi gli utensili che vi devono portare.
-
-Il gioielliere conoscendo il duca, sapeva che era inutile ogni
-osservazione, si adattò quindi fino da quel momento alla sua
-situazione.
-
-— Mi sarà permesso di avvertire mia moglie? domandò egli.
-
-— Sì, e vi sarà anche permesso di vederla, mio caro sig. O'Reilly; la
-vostra prigionia sarà dolce, e siccome ogni incomodo vuole un compenso,
-così, ecco un buono di mille doppie, oltre il prezzo dei puntali, per
-farvi dimenticare la noia che vi procuro.
-
-D'Artagnan non poteva rimettersi dalla sorpresa che gli cagionava
-questo ministro, che rimescolava a piene mani uomini e milioni.
-
-In quanto all'orefice, scriveva a sua moglie inviandole il buono
-di mille doppie, e incaricandola in contracambio d'inviargli il suo
-miglior giovane di negozio e un assortimento di diamanti di cui le
-indicava il peso ed il titolo, e una lista d'utensili che gli erano
-necessari.
-
-Buckingham condusse l'orefice nella camera che gli venne destinata, e
-che in capo ad una mezz'ora fu trasformata in un'officina. Mise quindi
-una sentinella a ciascheduna porta, con proibizione di lasciare entrare
-chi che siasi, ad eccezione del suo cameriere Patrizio. È superfluo
-l'aggiungere ch'era assolutamente proibito all'orefice ed al suo
-lavorante di sortire sotto alcun pretesto.
-
-Regolata questa bisogna, il duca ritornò a d'Artagnan.
-
-— Ora, mio giovane amico, gli disse, l'Inghilterra è vostra; che
-volete, che desiderate?
-
-— Un letto, rispose d'Artagnan; ciò è pel momento, ve lo confesso, la
-cosa di cui ho maggiore bisogno.
-
-Buckingham assegnò a d'Artagnan una camera attigua alla sua. Egli
-voleva conservare il giovane presso di sè, non già perchè diffidasse di
-lui, ma perchè desiderava aver qualcuno con cui parlare incessantemente
-della regina.
-
-Un'ora dopo fu promulgato in Londra l'ordine di non lasciar sortire
-dai porti nessun bastimento diretto per la Francia, e neppure il
-_pacchebotto_ delle lettere. Agli occhi di tutti, questa era una
-dichiarazione di guerra fra i due regni.
-
-Il giorno dopo, a undici ore, i due puntali di diamanti erano
-compiuti ed imitati così esattamente, e così perfettamente uguali, che
-Buckingham non potè distinguere i nuovi dai vecchi, e che vi sarebbero
-rimasti ingannati anche i più esercitati in simili materie.
-
-Egli fece subito chiamare d'Artagnan.
-
-— Prendete, gli disse, ecco i puntali di diamanti che siete venuto a
-domandarmi, e siate mio testimonio, che io ho fatto tutto quel che il
-potere umano poteva fare.
-
-— Siate tranquillo, milord; io dirò quello che ho veduto; ma Vostra
-Grazia mi consegua i puntali senza il bauletto?
-
-— Il bauletto vi sarebbe d'impiccio; d'altronde il bauletto mi è tanto
-più prezioso in quanto che non mi rimane altro. Voi direte che l'ho
-conservato.
-
-— Eseguirò la vostra commissione parola per parola.
-
-— Ed ora, rispose Buckingham guardando fissamente il giovane, in qual
-modo mi appareggerò con voi?
-
-D'Artagnan arrossì fino al bianco degli occhi. Vide che il duca cercava
-un mezzo di fargli accettare qualche cosa, e l'idea che il suo sangue
-e quello dei suoi compagni gli venisse pagato dall'oro inglese, gli
-ripugnava in un modo straordinario.
-
-— Intendiamoci bene, milord, riprese d'Artagnan, e pensiamo bene alle
-cose avanti, affinchè poi non si abbia a dar luogo al disprezzo. Io
-sono al servizio del re e della regina di Francia, e faccio parte
-della compagnia delle guardie del conte des Essarts, che unitamente a
-suo cognato, il conte de Tréville, sono in particolar modo attaccati
-alle Loro Maestà. Tutto quello che ho fatto fu per la regina, e niente
-affatto fu per Vostra Grazia. Vi è ancor più, ed è che forse non avrei
-fatto niente di tutto questo se non si fosse trattato di rendermi
-aggradito ad una tale, che è la mia dama, nello stesso modo che la
-regina è la vostra.
-
-— Sì, disse il duca sorridendo, e credo ancora di conoscere chi è
-questa tale, ella è...
-
-— Milord, io non l'ho nominata, interruppe con vivacità il giovane.
-
-— È giusto disse il duca. È dunque a questa persona, che io debbo
-essere riconoscente del vostro interessamento?
-
-— Voi lo diceste, milord, poichè precisamente, in questo momento che
-si tratta della guerra, vi confesso, che nella Vostra Grazia io non
-vedo che un Inglese, e per conseguenza un nemico, che sarei ben molto
-più contento d'incontrarvi sul campo di battaglia che nei corridoi del
-Louvre, e nel parco di Windsor: ciò però, del rimanente, non m'impedirà
-di eseguire a puntino la mia missione e di farmi ammazzare, se
-abbisogna, per compierla; ma, lo ripeto a Vostra Grazia, senza ch'ella
-abbia personalmente a ringraziarmi di ciò, più di quello che io faccio
-per me in questo secondo incontro, che di ciò che già feci per lei nel
-primo.
-
-— Noi diciamo: «fiero come uno Scozzese» mormorò Buckingham.
-
-— E noi diciamo: «fiero come un Guascone» rispose d'Artagnan. I
-Guasconi sono gli Scozzesi della Francia.
-
-D'Artagnan salutò il duca e si dispose a partire.
-
-— Ebbene voi ve ne andate così e per dove? e come?
-
-— È vero.
-
-— Diamine! i Francesi non dubitano di niente?
-
-— Aveva dimenticato che l'Inghilterra è un'isola, e che voi ne siete il
-re.
-
-— Andate al porto, domandate del brich il Juno, consegnate questa
-lettera al capitano; egli vi condurrà in un piccolo porto, ove
-certamente non siete aspettato, ed ordinariamente non approdano che
-piccoli legni pescherecci.
-
-— E questo si chiama?
-
-— San Valerio; ma aspettate: giunto là, voi entrerete in un cattivo
-albergo senza nome, e senza insegna, una vera bettola da marinari, voi
-non potete sbagliare, non ve n'è che una.
-
-— Quindi?
-
-— Voi direte all'oste: _forward_.
-
-— Che vuol dire?
-
-— _In avanti_: è la parola d'ordine. Egli vi darà un cavallo insellato,
-e v'indicherà la strada che dovete tenere. In tal modo voi ritroverete
-quattro ricambi lungo la via. Se a ciascheduno d'essi volete lasciare
-il vostro indirizzo di Parigi, i quattro cavalli vi seguiranno; voi ne
-conoscete già due, e mi è sembrato che li abbiate saputi apprezzare
-come amatore; sono quelli che montavamo: credete a me, gli altri non
-sono a loro inferiori. Questi quattro cavalli sono bardati da campagna.
-Per quanto siate fiero, non rifiuterete d'accettarne uno, e di fare
-accettare gli altri tre ai vostri tre compagni; questi saranno per
-farci la guerra. Il fine scusa i mezzi, come dite voi altri Francesi,
-non è vero?
-
-— Si milord, io accetto, disse d'Artagnan, e se piace a Dio, noi faremo
-buon uso del vostro regalo.
-
-— Ora, la vostra mano, giovinetto; ben presto noi torneremo ad
-incontrarci sul campo di battaglia; ma frattanto, noi ci lasciamo buoni
-amici, lo spero.
-
-— Sì, milord, ma colla speranza di divenir nemici ben presto.
-
-— Siate tranquillo, io ve lo prometto.
-
-— Io conto sulla vostra parola, milord.
-
-D'Artagnan salutò il duca, e si diresse prontamente verso il porto.
-
-Dirimpetto alla Torre di Londra egli ritrovò l'indicato bastimento
-rimise la sua lettera al capitano che la fece vidimare dal governatore
-del porto, e mise tosto alla vela.
-
-Cinquanta bastimenti erano di partenza e aspettavano.
-
-Nel passare vicino ad un di essi, d'Artagnan credè riconoscere la donna
-di Méung, quella stessa che lo sconosciuto gentiluomo aveva chiamata
-Milady, che egli, d'Artagnan, aveva ritrovata così bella, ma mercè la
-corrente del fiume, e il buon vento che spirava, il suo naviglio andava
-così presto che in capo a pochi istanti non fu più alle viste.
-
-Il giorno dopo, verso le nove del mattino fu approdato a S. Valerio.
-
-D'Artagnan si diresse sull'istante verso l'albergo indicato, e lo
-riconobbe alle grida che ne sortivano: si parlava della guerra tra
-l'Inghilterra e la Francia, come di una cosa vicina e indubitata, e i
-marinari gaudenti facevano gozzoviglia.
-
-D'Artagnan trapassò la folla, si avanzò verso l'oste, e pronunciò la
-parola _forward_. Sull'istante l'oste gli fece segno di seguirlo, sortì
-con lui da una porta che dava nel cortile, lo condusse nella scuderia,
-ove lo aspettava un cavallo già insellato, e gli domandò se aveva
-bisogno di qualche altra cosa.
-
-— Ho bisogno di conoscere la strada che devo seguire, disse d'Artagnan.
-
-— Andate di qua a Blangy e da Blangy a Neufchatel. A Neufchatel entrate
-nell'albergo dell'Orsa d'Oro, date la parola d'ordine all'oste e voi
-troverete come qui un cavallo insellato.
-
-— Debbo io pagare qualche cosa? domandò d'Artagnan.
-
-— Tutto è pagato, disse l'oste, e largamente. Andate adunque e che Dio
-vi accompagni.
-
-— Amen, rispose il giovane partendo al galoppo.
-
-Quattr'ore dopo era a Neufchatel.
-
-Egli seguì strettamente le istruzioni ricevute; a Neufchatel, come
-a San Valerio, trovò un cavallo insellato che lo aspettava; volle
-trasportare le pistole dalla sella che lasciava a quella su cui
-montava, ma i fondi erano già provvisti di eguali pistole.
-
-— Il vostro indirizzo a Parigi?
-
-— Caserma delle guardie, compagnia des Essarts.
-
-— Bene, rispose questi.
-
-— Che strada devo prendere? domandò a sua volta d'Artagnan.
-
-— Quella di Rouen; ma voi lascerete la città sulla vostra destra. Voi
-vi fermerete nel piccolo villaggio d'Econes, non vi è che un albergo,
-lo Scudo di Francia. Non lo giudicate dall'apparenza; esso avrà nelle
-sue scuderie un cavallo uguale a questo.
-
-— La stessa parola d'ordine?
-
-— Esattamente.
-
-— Addio, padrone.
-
-— Buon viaggio, mio gentiluomo. Avete voi bisogno di qualche cosa?
-
-D'Artagnan fece segno con la testa di no e riprese la sua strada
-di tutta carriera. A Econes si ripetè la stessa scena: ritrovò un
-oste egualmente gentile, un cavallo fresco e riposato, lasciò il
-suo indirizzo come aveva fatto, e ripartì colla stessa velocità per
-Pontoise. A Pontoise; cambiò per l'ultima volta di cavallo e a nove ore
-entrò di galoppo nel cortile del palazzo del sig. de Tréville.
-
-Egli aveva fatto quasi sessanta leghe in dodici ore.
-
-Il signor de Tréville lo ricevette come se in quella mattina lo avesse
-già veduto; soltanto nello stringergli la mano un poco più fortemente
-dell'ordinario, gli annunziò che la compagnia del sig. des Essarts, era
-di guardia al Louvre e che egli poteva andare al suo posto.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXII.
-
-IL BALLO DELLA MERLAISON
-
-
-L'indomani non vi era altro discorso in tutta Parigi che del ballo che
-i signori consoli della città davano al re e alla regina, e nel quale
-le Loro Maestà dovevano danzare il famoso ballo della _merlaison_, che
-era il ballo prediletto del re.
-
-Da otto giorni si facevano tutti i preparativi nel palazzo della città
-per questa solenne serata. I falegnami della città avevano innalzato
-dei palchetti sui quali dovevano rimanere le dame invitate; lo
-speziale della città aveva somministrato dugento torce di cera bianca
-per guernire le sale, cosa che per l'epoca era un lusso inaudito;
-finalmente venti violini erano stati avvisati, e il prezzo che loro
-veniva accordato era il doppio dell'ordinario, attesochè, dice il
-rapporto, essi dovevano suonare tutta la notte.
-
-Alle dieci ore del mattino il sig. della Coste, portabandiera delle
-guardie del re, seguito da due caporali e da diversi arcieri del corpo,
-andò a chiedere al cancelliere della città, chiamato Clemente, tutte le
-chiavi delle porte, delle camere, e degli uffizii della città; ciascuna
-di esse portava un bigliettino che doveva servire a farla riconoscere,
-e da quel momento il signor della Coste fu incaricato sulla guardia di
-tutte le porte e di tutte le entrate.
-
-A undici ore venne a sua volta Hallier, capitano delle guardie
-conducendo seco una cinquantina di arcieri, che ripartirono subito nel
-palazzo della città ai posti che loro vennero indicati.
-
-A tre ore giunsero due compagnie delle guardie, l'una francese e
-l'altra svizzera. La compagnia delle guardie francesi era composta,
-metà di uomini del sig. Hallier, e metà di uomini del sig. des Essarts.
-
-A sei ore della sera, cominciarono a entrare gli invitati. A misura che
-essi entravano, erano disposti nella gran sala sui palchetti preparati.
-
-A nove ore giunse la signora prima-presidente. Siccome essa era, dopo
-la regina, la più ragguardevole della festa, fu ricevuta dai signori
-della città e situata nel palco dirimpetto a quello che doveva occupare
-la regina.
-
-A dieci ore, furono allestiti i trattamenti di confetture pel re
-nella piccola sala di fianco alla chiesa di S. Giovanni, dirimpetto
-alle stoviglie d'argento della città, che erano custodite da quattro
-arcieri.
-
-Subito dopo, i signori consoli, vestiti dei loro abiti di drappo, e
-preceduti dai dieci sergenti, ciascuno dei quali teneva in mano una
-torcia, andarono incontro al re, che ritrovarono ai primi gradini,
-ove il prevosto dei mercanti gli fece il suo complimento, dandogli il
-benvenuto, complimento al quale Sua Maestà rispose scusandosi per esser
-venuto così tardi, ma gettando tutta la colpa sul ministro, che lo
-aveva trattenuto fino alle undici ore a parlare di affari di Stato.
-
-Sua Maestà, in abito di cerimonia, era accompagnato da Sua Altezza
-Reale _Monsieur_[1], dal conte de Soissons, dal gran-priore, dal duca
-de Longueville, dal duca d'Elbeuf, dal conte d'Arcourt, dal conte della
-Roche Guyon, dal sig. de Liencourt, dal sig. de Baradas, dal conte de
-Cremail e dal cavaliere de Souveray.
-
-Ciascuno rimarcò che il re aveva l'aspetto tristo e preoccupato.
-
-Un gabinetto era preparato pel re, un altro per _Monsieur_. In ciascuno
-di questi gabinetti erano deposti gli abiti da maschera. Altrettanto
-era stato fatto per la regina e per la signora presidente. I signori e
-le dame del seguito delle Loro Maestà, dovevano mascherarsi due per due
-in altrettante camere preparate a tale effetto.
-
-Prima di entrare nel gabinetto, il re si raccomandò di esser tosto
-avvisato quando giungeva il ministro.
-
-Una mezz'ora dopo l'entrata del re, s'intesero nuove acclamazioni,
-queste annunziavano l'arrivo della regina. I consoli rinnovarono
-ciò che avevano già fatto, e, preceduti dai sergenti, si avanzarono
-incontro alla loro illustre invitata.
-
-La regina entrò nella sala: si notò che, come il re, ella aveva
-l'aspetto tristo e molto affaticato.
-
-Nel momento medesimo che ella entrava, il cortinaggio di una piccola
-tribuna, che fino allora era rimasta chiusa, si aprì e si vide
-comparire la testa pallida del ministro vestito da cavaliere spagnuolo.
-I suoi occhi si fissarono su quelli della regina ed un sorriso di
-terribile gioia passò sulle sue labbra: la regina non aveva i puntali
-di diamanti.
-
-Ad un tratto il re comparve col ministro ad una delle porte della sala.
-Il ministro gli parlava a bassa voce, ed il re era pallidissimo.
-
-Il re ruppe la folla, e, senza maschera, con i nastri del suo saio
-appena allacciati, si avvicinò alla regina, e con voce alterata:
-
-— Signora, le disse, perchè dunque, in grazia, non portate voi i vostri
-puntali di diamanti, quando sapete che avrei aggradito di vederveli?
-
-La regina girò lo sguardo intorno a se, e vide, dietro il re, il
-ministro che sorrideva con un sorriso diabolico.
-
-— Sire, rispose la regina con voce alterata, perchè, in mezzo a così
-gran folla, temeva non accadesse qualche infortunio.
-
-— E voi avete avuto torto! signora. Io vi ho fatto questo regalo perchè
-ve ne abbigliaste. Io vi dico che voi avete avuto torto.
-
-E la sua voce era tremante per la collera; tutti guardavano ed
-ascoltavano con meraviglia, non intendendo niente di ciò che accadeva.
-
-— Sire, disse la regina, io posso mandare a prenderli al Louvre, ove
-sono, e così i desiderii di Vostra Maestà saranno esauditi.
-
-— Fatelo, signora, fatelo, ed al più presto; perchè fra un'ora
-comincerà la danza.
-
-La regina salutò il re in segno di sommissione, e seguì le dame che
-dovevano condurla al suo gabinetto.
-
-Dal canto suo il re rientrò nel proprio.
-
-Nella sala vi fu un momento d'imbarazzo e di confusione.
-
-Tutti poterono rimarcare ch'era accaduto qualche cosa fra il re e la
-regina, entrambi avevano parlato così a bassa voce, e ciascuno per
-rispetto si era allontanato di alcuni passi, per cui nessuno aveva
-potuto sentire niente. I violini suonavano con tutta la loro forza, ma
-non v'era alcuno che li ascoltasse.
-
-Il re sortì pel primo dal suo gabinetto vestito da cacciatore, e gli
-altri signori erano vestiti come lui. Era l'abito che il re portava
-meglio, e vestito così, egli sembrava veramente il primo gentiluomo del
-suo regno.
-
-Il ministro si accostò al re, e gli consegnò una scatola. Il re l'aprì,
-evi trovò due puntali di diamanti.
-
-— Che significa questo? domandò egli al ministro.
-
-— Niente, rispose questi; soltanto se la regina ha dei puntali, del
-che ne dubito, contateli, sire, e se voi non ne ritrovate che dieci,
-domandate a Sua Maestà chi mai può averle rubati i due puntali che sono
-qui.
-
-Il re guardò il ministro come quando si vuole interrogare, ma egli non
-ebbe il tempo d'indirizzare alcuna domanda, un grido di ammirazione
-sortì da tutte le bocche. Se il re sembrava il primo gentiluomo del
-suo regno, la regina era a colpo sicuro, la più bella donna di tutta la
-Francia.
-
-E in vero chè il suo vestito da cacciatrice le stava a meraviglia;
-aveva un cappello di feltro colle piume blu, una giubba di velluto
-grigio-perla, riattaccata con delle grappe di diamanti ad una veste
-di seta blu tutta broccata d'argento. Sulla sua spalla sinistra
-risplendevano i puntali di diamanti, sostenuti da un nodo del colore
-medesimo delle piume della giubba.
-
-Il re fremente di gioia ed il ministro di collera; però distanti
-com'essi erano dalla regina non poterono contare i puntali; la regina
-li aveva; ma ne aveva ella dieci o dodici?
-
-In questo momento i violini dettero il segnale della danza. Il re
-s'innoltrò verso la signora presidente colla quale doveva danzare, e
-Sua Altezza _Monsieur_ colla regina. Si situarono al loro posto, e la
-danza incominciò.
-
-Il re faceva la figura dirimpetto alla regina, e ciascheduna volta che
-le passava vicino, divorava con gli occhi i di lei puntali, di cui non
-arrivava a conoscere il numero. Un sudore freddo copriva la fronte del
-ministro.
-
-La danza durò un'ora; vi erano sedici rientrate.
-
-Finito il ballo, in mezzo agli applausi di tutta la sala, ciascuno
-ricondusse la sua dama al suo posto; ma il re approfittò del privilegio
-che aveva di lasciare la sue ove si ritrovava, per innoltrarsi
-prestamente verso la regina.
-
-— Io vi ringrazio, signora, della compiacenza che avete mostrato ai
-miei desiderii, ma credo che manchino due puntali, ed io ve li riporto.
-
-Nel dire queste parole egli stese alla regina idue puntali che gli
-aveva dati il ministro.
-
-— Come! sire, gridò la regina fingendo la sorpresa, voi me ne regalate
-ancora altri due! ma allora saranno quattordici.
-
-In fatti il re contò, e si ritrovarono effettivamente dodici puntali
-sulla spalla della regina.
-
-Il re chiamò il ministro.
-
-— Ebbene! che significa questo, signor ministro? domandò il re con
-tuono severo.
-
-— Ciò significa, sire, rispose il ministro, che non osava offrirli io
-stesso, ed ho adottato questo mezzo.
-
-— Io ne sono tanto più riconoscente a Vostra Eccellenza, rispose Anna
-con un sorriso che provava che non si lasciava ingannare da questa
-ingegnosa galanteria, in quanto che sono certa che questi due puntali
-vi costano così cari da se soli, quanto gli altri dodici hanno costato
-a Sua Maestà.
-
-Quindi dopo aver salutato il re ed il ministro, la regina riprese la
-via della sua camera, ove si era abbigliata, ed ove doveva svestirsi.
-
-L'attenzione con la quale abbiamo dovuto seguire gli illustri
-personaggi introdotti in scena fino dal principio di questo capitolo,
-ci ha distratti un momento da quello al quale la regina Anna doveva
-l'inudito trionfo che aveva riportato sul ministro, e che confuso,
-ignorato, perduto nella folla, appoggiato a una delle porte, aveva
-osservata di là questa scena che non poteva esser compresa che da
-quattro persone soltanto, vale a dire il re e la regina, Sua Eccellenza
-e lui.
-
-La regina era rientrata appena nella sua camera, e d'Artagnan si
-apparecchiava a ritirarsi, allora quando sentì toccarsi leggermente
-sopra una spalla; egli si voltò e vide una giovane donna che gli
-faceva segno di seguirla. Questa donna aveva il viso coperto da una
-maschera di velluto nero, ma ad onta di questa precauzione che, del
-resto, non era presa per lui ma bensì per gli altri, egli riconobbe nel
-medesimo istante la sua guida ordinaria, la leggiadra e spiritosa sig.
-Bonacieux.
-
-Il giorno innanzi si erano appena veduti un momento presso lo svizzero
-Germano. D'Artagnan l'aveva fatta domandare. La fretta che aveva la
-giovane sposa di portare alla regina l'eccellente notizia del felice
-ritorno del suo messaggiero, fece sì, che i due amanti poterono
-cambiarsi appena qualche parola. D'Artagnan seguì dunque la sig.
-Bonacieux muto pel doppio sentimento, l'amore e la curiosità. Durante
-tutto il tragitto, ed a misura che i corridoi divenivano più deserti,
-d'Artagnan voleva fermare la giovane, prendersela, contemplarla,
-non fosse stato che per un istante; ma svelta come un uccello ella
-sguizzava sempre dalle sue mani, e quando egli voleva parlare, il suo
-dito, ricondotto avanti alla sua bocca con un piccolo gesto imperativo
-pieno di grazia, gli ricordava che egli era sotto l'impero di una
-potenza alla quale doveva ciecamente obbedire, e che gli proibiva
-perfino la più piccola lagnanza; finalmente, dopo un minuto e due giri
-e rigiri, la sig. Bonacieux aprì una porta e introdusse il giovane in
-un gabinetto del tutto oscuro. Là ella fece un nuovo segno di mutismo;
-e aprendo una porta nascosta dalla tappezzeria, le di cui aperture
-sparsero ad un tratto una viva luce, ella disparve.
-
-D'Artagnan dimorò un istante immobile dimandandosi ove egli era, ma ben
-presto il raggio di luce che penetrava da questa camera, l'aria calda e
-profumata, che giungeva fino a lui, la conversazione di due o tre donne
-con un linguaggio rispettoso ad un tempo ed elegante; la parola di
-Maestà ripetuta più volte, gli indicarono chiaramente, che egli era in
-un gabinetto attiguo alla camera della regina.
-
-Il giovane si trattenne nella parte oscura e aspettò.
-
-La regina sembrava allegra e felice, cosa che faceva maravigliar
-molto le persone che la circondavano, le quali avevano l'abitudine di
-vederla quasi sempre pensierosa. La regina attribuì questi sentimenti
-d'allegria alla bellezza della festa, al piacere che aveva provato
-nella danza; e siccome non è permesso il contraddire una regina sia che
-ella sorrida o che ella pianga, ciascuno felicitava i signori consoli
-della città di Parigi, per la loro galanteria.
-
-Quantunque d'Artagnan non conoscesse la regina, egli distinse ben
-presto la sua voce tra le altre voci, primieramente da un leggero
-accento straniero, quindi da quel sentimento d'impero impresso
-naturalmente in tutte le parole sovrane. Egli la sentiva allontanarsi
-e avvicinarsi a questa porta traperta, e due o tre volte vide ancora
-l'ombra di un corpo intercettare la luce. Finalmente; ad un tratto una
-mano ed un braccio adorabili per le loro forme e bianchezza comparvero
-a traverso la tappezzeria; d'Artagnan comprese quella era la sua
-ricompensa: egli si gettò in ginocchio, prese questa mano e vi appoggiò
-rispettosamente le sue labbra; quindi questa mano si ritirò lasciando
-cadere nelle sue un oggetto, che egli riconobbe essere un anello;
-subito dopo la porta si chiuse, e d'Artagnan si ritrovò nella più
-perfetta oscurità.
-
-D'Artagnan mise l'anello al suo dito e aspettò di nuovo; era evidente
-che tutto non era ancor finito. Dopo le ricompense al suo zelo, doveva
-venire la ricompensa al suo amore. D'altronde, la danza era stata
-eseguita, ma la serata era incominciata, la cena era per le tre ore, e
-l'orologio di San Giovanni da qualche tempo aveva già stonato le due e
-tre quarti.
-
-Infatti, a poco a poco il rumore delle voci diminuì nella camera
-vicina; quindi s'intesero allontanarsi; poi la porta del gabinetto ove
-era d'Artagnan, si riaprì e vi si slanciò la sig. Bonacieux.
-
-— Voi finalmente! gridò d'Artagnan.
-
-— Silenzio! disse la giovane sposa appoggiando la sua mano sulle labbra
-del giovane; silenzio! e andatevene per dove siete venuto.
-
-— Ma dove e quando vi rivedrò io? gridò d'Artagnan.
-
-— Un biglietto, che voi ritroverete rientrando nella vostra camera, ve
-lo dirà. Partite, partite!
-
-E a queste parole ella aprì la porta del corridoio e spinse d'Artagnan
-fuori del gabinetto.
-
-D'Artagnan obbedì come un fanciullo, senza resistenza e senza obiezione
-alcuna, cosa che provava essere egli realmente innamorato.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXIII.
-
-L'APPUNTAMENTO
-
-
-D'Artagnan ritornò correndo al suo alloggio; e quantunque fossero
-più delle tre ore del mattino, e dovesse traversare i più pericolosi
-quartieri di Parigi, egli non fece alcun cattivo incontro. Si sa che vi
-è un Dio per gli ubriachi e un altro per gli innamorati.
-
-Egli ritrovò la porta del suo corridoio socchiusa, salì la scala e
-battè dolcemente, e in una maniera convenuta tra lui ed il suo lacchè.
-Planchet, che egli aveva rimandato due ore prima dal palazzo di città,
-raccomandandogli di aspettarlo, venne ad aprire la porta
-
-— Qualcuno ha portato una lettera per me? domandò prestamente
-d'Artagnan.
-
-— Nessuno ha portato lettere, signore, rispose; ma ce n'è una che è
-venuta da se sola.
-
-— Che vuoi tu dire, imbecille?
-
-— Io voglio dire, che rientrando, quantunque avessi la chiave del
-vostro appartamento nella mia saccoccia, e che questa chiave non mi
-avesse mai lasciato, ho trovato una lettera sul tappeto verde della
-tavola, nella vostra camera da dormire.
-
-— E dov'è questa lettera?
-
-— L'ho lasciata dove era, signore. Non è naturale che le lettere
-entrino in questo modo nelle case delle persone. Se la finestra fosse
-stata aperta o soltanto socchiusa, io non dico, ma no, tutto era
-ermeticamente chiuso. Signore, state in guardia, perchè qui sotto vi è
-certamente qualche magia.
-
-In questo mentre il giovine si era slanciato nella camera e apriva la
-lettera. Ella era della signora Bonacieux, ed era concepita in questi
-termini:
-
-«Si ha dei vivi ringraziamenti da farvi e da trasmettervi: trovatevi
-questa sera, verso le dieci ore, a Saint-Cloud, dirimpetto al
-padiglione che s'innalza all'angolo della casa del sig. d'Estrées. «C.
-B.»
-
-Leggendo questa lettera, d'Artagnan sentì il suo cuore dilatarsi e
-restringersi con dolce spasimo che tortura ed accarezza il cuore degli
-amanti.
-
-Era il primo biglietto che riceveva, era il primo appuntamento che gli
-veniva accordato. Il suo cuore gonfio dall'ebbrezza della gioia, si
-sentiva vicino a svenirsi sulla soglia di questo paradiso terrestre,
-che si chiama amore.
-
-— Ebbene! signore, disse Planchet, che aveva veduto il padrone
-arrossire e impallidire successivamente; ebbene! non ho io indovinato
-giusto, e non è questo un qualche cattivo affare?
-
-— Tu ti sbagli, Planchet, rispose d'Artagnan e la pruova ne sia che,
-eccoti uno scudo perchè tu beva alla mia salute.
-
-— Io ringrazio il signore dello scudo che mi regala, e gli prometto di
-eseguire esattamente le sue istruzioni; ma non per questo è vero che le
-lettere che entrano in tal modo nelle case chiuse...
-
-— Cadono dal cielo, amico mio, cadono dal cielo.
-
-— Allora, il signore è contento? domandò Planchet.
-
-— Mio caro Planchet, io sono il più felice degli uomini.
-
-— E posso io profittare della felicità del mio signore, per andarmene a
-dormire?
-
-— Sì, va.
-
-— Che tutte le benedizioni del cielo cadano sul mio signore, ma non per
-questo è men vero che quella lettera...
-
-E Planchet si ritirò scuotendo la testa con un dubbio che la liberalità
-di d'Artagnan non era giunto a scancellare.
-
-Rimasto solo, d'Artagnan lesse e rilesse il suo biglietto, quindi baciò
-e ribaciò venti volte quelle lettere tracciate dalla mano della bella
-amica. Finalmente andò in letto, si addormì, e fece dei sogni di oro.
-
-A sette ore del mattino, si alzò e chiamò Planchet, che, al secondo
-appello, aprì la porta, col viso ancora mal rassicurato dalle
-inquietudini della sera innanzi.
-
-— Planchet, gli disse d'Artagnan, io sorto forse per tutta la giornata;
-tu dunque sei libero fino alle sette della sera, ma a sette ore di sera
-tienti pronto con i due cavalli.
-
-— Va bene! disse Planchet, sembra che noi dobbiamo andarci a fare
-sbucare la pelle in più luoghi.
-
-— Tu prenderai il tuo moschetto e le tue pistole.
-
-— Ebbene, che diceva io? gridò Planchet. Io ne era sicuro; maledetta
-quella lettera!
-
-— Tranquillizzati adunque, imbecille; si tratta semplicemente di una
-partita di piacere.
-
-— Sì, come i viaggi di divertimento dei giorni scorsi, ove piovevano le
-palle e dove si era spinti nelle trappole.
-
-— Del resto, se voi avete paura, sig. Planchet, riprese d'Artagnan, io
-anderò senza di voi; amo meglio viaggiar solo, che avere un compagno
-che trema.
-
-— Il signore mi dice un'ingiuria, disse Planchet; mi sembra però che mi
-abbiate veduto alla prova.
-
-— Sì, ma io credeva che aveste consumato il vostro coraggio tutto in
-una volta.
-
-— Il signore vedrà, nell'occasione, che me ne è rimasto ancora;
-soltanto io prego il signore di non esserne troppo prodigo, se vuole
-che me ne rimanga per un lungo tempo.
-
-— Credi tu di averne una certa dose da dispensare questa sera?
-
-— Lo spero.
-
-— Ebbene! io conto su di te.
-
-— All'ora indicata sarò pronto; io credeva però che il signore non
-avesse che un solo cavallo alla scuderia delle guardie.
-
-— Può darsi che ancora in questo momento non ve ne sia che uno, ma
-questa sera ve ne saranno quattro.
-
-— Sembra che il vostro viaggio sia stato un viaggio di rimonta.
-
-— Precisamente, disse d'Artagnan.
-
-E avendo fatto a Planchet un ultimo gesto di raccomandazione, sortì.
-
-Il sig. Bonacieux era sulla porta; l'intenzione di d'Artagnan era di
-passare oltre senza parlare al degno merciaio, ma questi gli fece un
-saluto così dolce e così benigno, che fu forza al suo locatario, non
-solamente di renderglielo, ma di legare eziandio conversazione con lui.
-
-E d'altronde come mai non avere un poco di condiscendenza con un
-marito la cui moglie vi ha dato un appuntamento per la sera stessa a
-Saint-Cloud, dirimpetto al padiglione del sig. d'Estrées? D'Artagnan si
-avvicinò coll'aria la più amabile che potesse assumere.
-
-La conversazione cadde naturalmente sulla carcerazione del povero
-uomo. Il sig. Bonacieux che ignorava che d'Artagnan avesse intesa la
-sua conversazione con l'incognito di Méung, raccontò al suo giovane
-locatario le persecuzioni di quel mostro del sig. Lasseman, che non
-cessò di qualificare, durante tutto il suo racconto, col titolo di boia
-del ministro, e si estese lungamente sulla Bastiglia, i catenacci, le
-toppe, gli spiragli, le inferriate e gli strumenti di tortura.
-
-D'Artagnan l'ascoltò con una compiacenza esemplare, quindi allorchè
-ebbe finito:
-
-— E la signora Bonacieux, disse egli infine, sapete voi chi l'avesse
-rapita? perchè non dimentico che fu in questa dispiacevole circostanza,
-che io ebbi la fortuna di fare la vostra conoscenza.
-
-— Ah! fece Bonacieux, si sono bene astenuti dal dirmelo, e mia
-moglie dal canto suo mi ha fatto i più solenni giuramenti di non
-saper niente. Ma voi stesso, continuò Bonacieux col tuono della più
-perfetta bonarietà, che cosa è accaduto di voi nei giorni passati? Io
-non ho veduto nè voi, nè i vostri amici, e non raccoglieste certo sul
-lastricato di Parigi, io credo, tutta la polvere che Planchet sbatteva
-ieri da' vostri stivali.
-
-— Voi avete ragione, mio caro sig. Bonacieux, i miei amici ed io
-abbiamo fatto un piccolo viaggio.
-
-— Siete andati lontani di qui?
-
-— Oli! mio Dio, no! a una quarantina di leghe soltanto, noi siamo stati
-ad accompagnare il sig. Athos alle acque di Forges ove sono rimasti i
-miei amici.
-
-— E voi siete ritornato, non è vero? riprese il sig. Bonacieux dando
-alla sua fisonomia un'aria la più maligna. Un bel giovine come voi
-siete, non ottiene dei lunghi congedi dalla sua amica e voi eravate
-aspettato con impazienza a Parigi, non è vero?
-
-— In fede mia, disse ridendo il giovine, ve lo confesso, tanto più,
-mio caro sig. Bonacieux, che io vedo non esservi niente di nascosto per
-voi; sì, io era aspettato, e con molta impazienza, ve ne garantisco.
-
-Una nube leggiera passò sulla fronte del sig. Bonacieux, ma tanto
-leggiera, che d'Artagnan non se ne accorse nemmeno.
-
-— E noi adesso riceveremo la ricompensa della nostra diligenza?
-continuò il merciaio con una leggiera alterazione di voce, alterazione
-che d'Artagnan non rimarcò, come aveva fatto della nube momentanea che
-un istante prima, aveva intorbidata la figura del degno galantuomo.
-
-— Ah! dunque fate il buon profeta, disse ridendo d'Artagnan.
-
-— No, ciò che vi dico, riprese Bonacieux, è soltanto per sapere se voi
-ritornate tardi.
-
-— E perchè questa interrogazione? mio caro ospite, domandò d'Artagnan;
-contate forse di aspettarmi?
-
-— No, è perchè dopo il mio arresto e il rubamento che fu fatto
-in mia casa, io mi spavento ogni volta che odo aprire una porta e
-particolarmente di notte. Diamine! che volete, io non sono un uomo di
-spada!
-
-— Ebbene! non vi spaventate adunque se io ritorno a un'ora o due dopo
-la mezzanotte; non vi spaventate egualmente se non ritorno del tutto.
-
-Questa volta Bonacieux divenne così pallido, che d'Artagnan non potè
-ammeno di non accorgersene, e gli domandò che cosa aveva.
-
-— Niente, rispose Bonacieux, niente, dopo le mie disgrazie, io vado
-soggetto a delle debolezze che mi assalgono ad un tratto, ed in questo
-momento ho avuto un brivido. Non fate attenzione a questo, voi che non
-dovete occuparvi che di esser felice.
-
-— Allora io ho molte occupazioni, perchè lo sono.
-
-— Non ancora; aspettate adunque, voi avete detto, questa sera.
-
-— Ebbene! grazie a Dio, questa sera verrà! o forse voi l'aspettate
-con tanta impazienza quanto me. Forse questa sera la sig. Bonacieux
-visiterà il domicilio coniugale.
-
-— La sig. Bonacieux questa sera non è libera; rispose con gravità il
-marito; ella si trattiene al Louvre pel suo servizio.
-
-— Tanto peggio per voi, mio caro ospite, tanto peggio; quando io sono
-felice, vorrei che tutti lo fossero; ma sembra che non sia possibile.
-
-E il giovine si allontanò ridendo a più potere dello scherzo che lui
-solo, si credeva, poteva comprendere.
-
-— Divertitevi bene, rispose Bonacieux con un accento sepolcrale.
-
-Ma d'Artagnan era già troppo lontano per sentirlo, e se lo avesse anche
-sentito, era in tali disposizioni di spirito, che certamente non lo
-avrebbe rimarcato.
-
-Egli si diresse verso l'abitazione del sig. de Tréville: la sua visita
-del giorno innanzi era stata, si ricorderà, cortissima, e troppo poco
-esplicativa.
-
-Trovò il sig. de Tréville in tutta la gioia della sua anima. Il re e
-la regina erano stati graziosi verso di lui al ballo. È vero che il
-ministro era stato perfettamente sgarbato. A un'ora dopo mezzanotte
-il ministro si era ritirato sotto il pretesto di essere indisposto.
-In quanto alle Loro Maestà, erano ritornate al Louvre alle sei ore del
-mattino.
-
-— Ora, disse il sig. de Tréville, abbassando la voce, ed esaminando
-con lo sguardo tutti gli angoli dell'appartamento, per vedere se essi
-erano veramente soli, ora parliamo di voi, mio giovane amico; poichè è
-evidente che il vostro felice ritorno ha parte in qualche modo nella
-gioia del re, nel trionfo della regina e nella umiliazione del sig.
-duca di Richelieu. Ora si tratta di sapervici mantenere.
-
-— E che ho io a temere, rispose d'Artagnan fino a tanto che avrò la
-fortuna di godere il favore delle Loro Maestà?
-
-— Tutto, credete: il ministro non è uomo da dimenticare una
-mistificazione, fino a tanto che non avrà regolati i suoi conti col
-mistificatore, e il mistificatore mi ha la ciera di essere un certo
-giovane di mia conoscenza.
-
-— Credete voi che il ministro sia tanto avanti quanto voi, e sappia che
-io sono stato a Londra!
-
-— Diavolo! voi siete stato a Londra! è forse da Londra che voi portate
-questo bel diamante che brilla al vostro dito? siate in guardia, mio
-caro d'Artagnan, non è una buona cosa un regalo da un nemico, vi sono
-certi versi latini... aspettate...
-
-— Sì, senza dubbio, rispose d'Artagnan che non aveva mai potuto
-razzolare le prime regole dei rudimenti di questa lingua, e che, per
-la sua ignoranza, aveva fatto disperare il suo precettore; sì senza
-dubbio, ve ne deve essere uno.
-
-— Ve ne è uno certamente, disse il sig. de Tréville che aveva una
-tinta di lettura, ed il sig. Beuzerade me lo citava l'altro giorno...
-aspettate dunque. Ah! eccolo.
-
- _Timeo Danaos et dona ferentes._
-
-che vuol dire: _temo i Greci anche quando portano doni_, ossia
-diffidate del nemico che fa dei regali.
-
-— Questo diamante non viene da un nemico, signore, riprese d'Artagnan,
-viene dalla regina.
-
-— Dalla regina! oh! oh! disse il sig. de Tréville. Effettivamente è un
-vero anello reale che vale mille doppie come un soldo. E per mezzo di
-chi vi ha la regina fatto consegnare questo regalo?
-
-— Me lo ha dato ella stessa.
-
-— E dove?
-
-— Nel gabinetto attiguo alla camera ove cambiò di toaletta.
-
-— Come?
-
-— Dandomi la sua mano a baciare.
-
-— Voi avete baciato la mano della regina? gridò il signor de Tréville
-guardando d'Artagnan.
-
-— Sua Maestà mi ha fatto l'onore di accordarmi questa grazia.
-
-— E ciò in presenza di testimoni? imprudente! tre volte imprudente!
-
-— No, signore, rassicuratevi; nessuno ha veduto, riprese d'Artagnan.
-
-E raccontò al sig. de Tréville come erano andate le cose.
-
-— Oh! donne! gridò il vecchio soldato, io le conosco bene dalla loro
-immaginazione romanzesca; tutto ciò che sa di misterioso, è loro caro.
-Così avete veduto il braccio, e niente altro? voi potreste incontrare
-la regina che non la riconoscereste! ella potrebbe incontrar voi e non
-saprebbe chi voi siete.
-
-— No, ma mercè questo diamante... riprese il giovane.
-
-— Ascoltate, disse il sig. de Tréville, volete voi che io vi dia un
-consiglio, un buon consiglio, un consiglio da amico?
-
-— Voi mi farete un onore, signore, disse d'Artagnan.
-
-— Ebbene! ebbene! andate dal primo gioielliere che trovate, e
-vendetegli questo diamante per quello che vi darà; per quanto ebreo
-possa essere, voi ne ritroverete sempre ottocento doppie. Le doppie
-non hanno nome, giovinotto; e questo anello ne ha uno terribile, e che
-potrebbe tradire quello che lo porta.
-
-— Io vendere questo anello? un anello che mi è stato dato dalla mia
-sovrana? mai! disse d'Artagnan.
-
-— Allora voltate la pietra dal lato interno della mano, povero ragazzo,
-perchè si sa che un cadetto di Guascogna non ritrova simili gioielli
-nello scrigno di sua madre.
-
-— Voi dunque credete che io abbia qualche cosa da temere? domandò
-d'Artagnan.
-
-— Vale a dire, giovane, che quegli che si addorme sopra ad una mina
-colla miccia accesa, deve riguardarsi, al vostro confronto, più sicuro
-di voi.
-
-— Diavolo! disse d'Artagnan che cominciava ad inquietarsi del tuono
-di sicurezza con cui parlava il sig. de Tréville: Diavolo! e che cosa
-dovrò dunque fare?
-
-— Prima di tutto star sempre in guardia. Il ministro ha la memoria
-tenace e la mano lunga, siate sicuro che vi giuocherà qualche brutto
-giuoco.
-
-— Ma quale?
-
-— Lo so io forse? non ha egli al suo servizio tutte le cabale del
-demonio? il meno che vi possa accadere è di essere arrestato.
-
-— Come! si oserebbe arrestare un uomo al servizio di Sua Maestà?
-
-— Perdinci! non si sono presi pena per Athos; in ogni modo, giovane
-pazzarello, credete ad un uomo che sta alla corte da trent'anni, non vi
-addormite nella vostra sicurezza, o sarete perduto. Anzi al contrario,
-e sono io che ve lo dico, temete un nemico dappertutto e in tutti.
-Se vi si muove contesa evitatela, fosse ancora un fanciullo di dieci
-anni che ve la muovesse; se veniste attaccato di notte o di giorno,
-battetevi sempre in ritirata senza alcun disonore; se traversate un
-ponte, esplorate prima l'assito per timore che una panca vi venga meno
-sotto i piedi; se passate davanti ad una casa che si sta fabbricando,
-guardate bene in aria per timore che non vi cada una pietra sulla
-testa; se ritornate a casa tardi la sera, fatevi seguire dal vostro
-lacchè, e che il vostro sia armato, semprechè possiate fidarvi dello
-stesso lacchè; diffidate di tutti, del vostro amico, e della vostra
-amica in particolare.
-
-D'Artagnan arrossì.
-
-— Della mia amica! ripetè malinconicamente, e perchè piuttosto di lei
-che di un altro?
-
-— È perchè le amiche sono uno dei mezzi favoriti del ministro, e non
-ve ne è uno che non sia più speditivo. Una donna vi vende per dieci
-doppie, testimonio Dalila.
-
-D'Artagnan pensò all'appuntamento che gli aveva dato la signora
-Bonacieux per quella sera; ma noi dobbiamo dire a lode del nostro eroe,
-che la cattiva opinione che il sig. de Tréville aveva delle donne
-in generale, non gli inspirò il menomo sospetto contro la sua bella
-padrona di casa.
-
-— Ma a proposito, che cosa è avvenuto dei vostri tre compagni.
-
-— Io stava per chiedervi se voi ne avete avuto notizie.
-
-— Nessuna, signore.
-
-— Ebbene! io li ho lasciati sulla mia strada. Porthos a Chantilly, con
-un duello sulle braccia; Aramis a Creve-Coeur, con una palla in una
-spalla, e Athos ad Amiens con un accusa di monetario falso sul corpo.
-
-— Vedete, disse de Tréville; e come avete fatto a salvarvi.
-
-— Per un miracolo signore; io debbo dirlo, per un colpo di spada nel
-petto, e rovesciando il signor conte de Wardes, nel bosco vicino alla
-città di Calais, inchiodandolo come una farfalla ad un quadro.
-
-— Vedete voi ancora! Wardes, un agente del ministro, un cugino di
-Rochefort; sentite, mio caro amico, mi viene un'idea.
-
-— Dite signore.
-
-— Nel vostro posto io farei una cosa.
-
-— E quale?
-
-— Mentre che Sua Eccellenza mi facesse cercare a Parigi senza
-trombetta, riprenderei la strada di Piccardia, e me ne anderei a
-cercare le notizie dei tre miei compagni. Che diavolo! meritano essi
-bene questa piccola attenzione per parte vostra.
-
-— Il consiglio è buono, signore, e domani io partirò.
-
-— Domani! e perchè non questa sera?
-
-— Questa sera, signore, io son trattenuto a Parigi per un affare
-indispensabile.
-
-— Ah! giovinotto! qualche amoretto. State in guardia, ve lo ripeto,
-è la donna che ha perduto tutti quanti noi siamo, e che perderà tutti
-quanti noi saremo. Credetemi, partite questa sera.
-
-— Impossibile, signore.
-
-— Avete voi impegnata la vostra parola?
-
-— Sì, signore.
-
-— Allora è un'altra cosa; ma promettetemi, se non siete ucciso questa
-notte, che partirete dommattina.
-
-— Ve lo prometto.
-
-— Avete voi bisogno di denaro?
-
-— Ho ancora cinquanta doppie. Ciò è quanto mi abbisogna, io credo.
-
-— Ma i vostri compagni?
-
-— Credo che non ne debbano esser privi; noi partimmo da Parigi,
-ciascuno con settantacinque doppie in saccoccia.
-
-— Vi rivedrò prima della vostra partenza?
-
-— No, che io creda, ammenochè non vi sia qualche novità.
-
-— Andiamo, buon viaggio.
-
-— Grazie, signore.
-
-E d'Artagnan prese congedo dal signor de Tréville, commosso più che mai
-della sua sollecitudine tutta paterna per i suoi moschettieri.
-
-Passò successivamente nelle case di Athos, Porthos ed Aramis, ma
-nessuno di essi era ritornato; i loro lacchè erano assenti, e non si
-aveva notizia alcuna di essi.
-
-Egli si sarebbe volentieri informato di loro presso le loro amiche, ma
-non conosceva nè quella di Porthos nè quella di Aramis; in quanto ad
-Athos non ne aveva.
-
-Passando davanti alla caserma delle guardie, dette un colpo d'occhio
-alla scuderia: dei quattro superbi cavalli, tre erano già venuti.
-Planchet tutto abbagliato, stava per mettersi a strigliare il terzo,
-avendo già finito i due primi.
-
-— Ah! signore; disse Planchet, scorgendo d'Artagnan, quanto sono
-contento di vedervi.
-
-— E perchè, Planchet? domandò il giovane.
-
-— Avreste voi confidenza nel sig. Bonacieux nostro ospite?
-
-— Io! niente affatto.
-
-— Oh! quanto fate bene, signore!
-
-— Ma perchè mi fai questa domanda?
-
-— Perchè! mentre discorrevate con lui, io lo osservava senza
-ascoltarvi, signore; la sua figura ha cambiato due o tre volte di
-colore.
-
-— Bah!
-
-— Signore, non avete rimarcato questo! preoccupato come eravate di
-quella lettera che avevate ricevuta non avete rimarcato ciò; ma io, al
-contrario, che stava all'erta pel modo strano con cui è entrata questa
-lettera in casa, non ho perduto un movimento della sua fisonomia.
-
-— E tu l'hai trovata...
-
-— Traditora, signore.
-
-— Davvero?
-
-— Di più, tosto che il signore lo ebbe lasciato, e che passò l'angolo
-della strada, il sig. Bonacieux ha chiusa la sua porta e si è messo a
-correre per la strada opposta.
-
-— Infatti, tu hai ragione, Planchet, tutto questo mi sembra un poco
-strano, e sta tranquillo, noi non gli pagheremo il nostro affitto se
-non ci ha spiegato categoricamente l'affare.
-
-— Il signore celia, ma il signore vedrà.
-
-— Che vuoi tu, Planchet! ciò che deve accadere, sta scritto.
-
-— Il signore dunque non rinunzia alla sua passeggiata di questa sera?
-
-— Tutto il contrario, Planchet! con quanto più io l'avrò contro il sig.
-Bonacieux, tanto più andrò all'appuntamento che mi ha assegnato quella
-lettera che tanto ti agita.
-
-— Allora poi, se questa è la risoluzione del signore...
-
-— Innamovibile, amico mio; così adunque a sette ore tienti pronto qui
-al palazzo, io verrò a prenderti.
-
-Planchet, vedendo che non vi era più alcuna speranza di fare rinunciare
-al suo padrone il progetto, mandò un profondo sospiro e si mise a
-strigliare il terzo cavallo.
-
-In quanto a d'Artagnan, siccome in fondo era un giovine pieno di
-prudenza, invece di rientrare in casa sua, se ne andò a pranzare da
-quel prete guascone, che, nel momento di ristrettezza dei quattro
-amici, aveva loro data una colezione di cioccolata.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXIV.
-
-IL PADIGLIONE
-
-
-A nove ore d'Artagnan era alla caserma delle guardie; egli trovò
-Planchet, sotto le armi. Il quarto cavallo era giunto.
-
-Planchet era armato col suo moschetto e con una pistola.
-
-D'Artagnan aveva la sua spada, e mise alla sua cintura un paio di
-pistole; quindi entrambi inforcarono un cavallo e partirono senza far
-rumore. Era una notte oscura, e nessuno li vide sortire. Planchet si
-mise dietro al suo padrone e camminava alla distanza di dieci passi.
-
-D'Artagnan traversò il fiume, sortì dalla porta della conferenza, e
-seguì il grazioso sentiero, molto più bello allora che in oggi, e che
-conduce a Saint-Cloud.
-
-Fino a tanto che furono in città, Planchet conservò rispettosamente la
-distanza che si era imposta, ma quando il sentiero cominciò a divenir
-più deserto e più oscuro, egli si avvicinò dolcemente, tanto bene, che
-allorquando entrarono nel bosco di Boulogne, si ritrovò naturalmente
-a camminare di fianco al suo padrone. Di fatto noi non dobbiamo
-dissimulare che l'oscillazione dei grandi alberi e il riflesso della
-luna sui tigli, gli cagionavano una viva inquietudine. D'Artagnan si
-accorse che accadeva qualche cosa di straordinaria nel suo lacchè.
-
-— Ebbene! sig. Planchet, gli domandò, che cosa abbiamo di nuovo?
-
-— Non ritrovate voi, signore, che i boschi sono come le chiese?
-
-— Perchè, Planchet?
-
-— Perchè in questi non si osa parlare ad alta voce come in quelle.
-
-— E perchè non osi tu parlare ad alta voce, Planchet? perchè hai paura.
-
-— Paura di esser inteso? sì, signore.
-
-— Di essere inteso! ma pure la nostra conversazione è morale, mio caro
-Planchet, e nessuno potrebbe ritrovarvi che dire.
-
-— Ah! signore, riprese Planchet ritornando alla sua idea primitiva, il
-sig. Bonacieux ha pur qualche cosa di sinistro nel suo sopracciglio, e
-di disgustoso nel movimento delle sue labbra!
-
-— Che diavolo ti fa pensare a Bonacieux?
-
-— Signore, si pensa a ciò che si può, e non a ciò che si vuole.
-
-— Perchè tu sei un poltrone, Planchet.
-
-— Signore, non confondiamo la prudenza con la poltroneria; la prudenza
-è una virtù.
-
-— Tu sei virtuoso, non è vero, Planchet?
-
-— Signore, non è la canna di un moschetto quella che traluce laggiù, se
-noi abbassassimo la testa?...
-
-— In verità, mormorò d'Artagnan, a cui ritornavano in mente le
-raccomandazioni del sig. de Tréville; in verità questo animale finirà
-col farmi paura.
-
-E mise il suo cavallo al trotto.
-
-Planchet seguì il movimento del suo padrone, come se fosse stata
-esattamente la sua ombra, e si ritrovò a trottare vicino a lui.
-
-— Dovremo noi camminare così tutta la notte, signore? domandò egli.
-
-— No, Planchet tu sei arrivato.
-
-— Come! io sono arrivato, e voi, signore?
-
-— Io vado ancora qualche passo più avanti.
-
-— E il signore mi lascia qui solo?
-
-— Tu hai paura, Planchet?
-
-— No, ma io faccio osservare soltanto al signore, che la notte sarà
-molto fredda, che la freschezza porta dei reumatismi, e che un lacchè
-reumatizzato è un tristo servitore, particolarmente per un padrone
-attivo come il signore.
-
-— Ebbene se tu hai freddo, Planchet, entrerai in una di quelle bettole
-che vedi laggiù, e mi aspetterai dommattina alle sei davanti alla
-porta.
-
-— Signore, io ho bevuto e mangiato rispettosamente lo scudo che mi
-avete regalato questa mattina, dimodochè non mi resta neppur un soldo
-traditore nel caso che avessi freddo.
-
-— Ecco una mezza doppia. Addio, a domani.
-
-D'Artagnan discese dal suo cavallo, infilò le redini nel braccio di
-Planchet, e si allontanò rapidamente avviluppandosi nel suo mantello.
-
-— Mio Dio! che freddo che ho! gridò Planchet, tostochè ebbe perduto di
-vista il suo padrone.
-
-E, ansioso come egli era per riscaldarsi, si affrettò di battere alla
-porta di una casa adorna di tutti gli attributi di una bettola.
-
-Frattanto d'Artagnan, che si era gettato in un piccolo sentiero di
-traverso, aveva continuata la sua strada ed era giunto a Saint-Cloud,
-ma invece di seguire la strada maestra, voltò dietro al castello,
-entrò in una specie di viottolo molto appartato, e si trovò ben presto
-dirimpetto al padiglione indicato. Esso era posto in un luogo del tutto
-deserto. Un gran muro all'angolo del quale era questo padiglione, si
-innalzava di fianco a questo viottolo e dall'altra una siepe difendeva
-dai passeggieri un piccolo giardino nel fondo del quale si innalzava
-una trista capanna.
-
-Egli era giunto al luogo dell'appuntamento e siccome non gli era stato
-detto di annunziare la sua presenza con alcun segnale, egli aspettò.
-
-Nessun rumore si fece intendere, si sarebbe detto che erano a cento
-leghe dalla capitale: d'Artagnan si appoggiò alla siepe, dopo aver dato
-un colpo d'occhio dietro a se. Al di là di questa siepe, di questo
-giardino e di questa capanna, una folta nebbia avviluppava l'immenso
-spazio su cui dorme Parigi; immensità vuota, rumoreggiante, ove
-brillavano alcuni punti luminosi, stelle funeree di questo inferno.
-
-Ma per d'Artagnan tutti gli aspetti rivestivano una forma felice;
-tutte le idee avevano un sorriso; tutte le tenebre diafane, l'ora
-dell'appuntamento stava per suonare.
-
-Infatti, in capo a qualche istante, il martello di Saint-Cloud lasciò
-cadere lentamente dieci colpi sulla larga campana.
-
-Vi era qualche cosa di lugubre in questa voce di bronzo, che si
-lamentava in tal modo nel mezzo della notte.
-
-Ma ciascuno di quei colpi che componevano l'ora aspettata, vibrava
-armoniosamente sul cuore del giovane.
-
-I suoi occhi erano fissi sul piccolo padiglione posto all'angolo del
-muro, di cui tutte le finestre erano chiuse da persiane, eccettuatane
-una sola al primo piano.
-
-A traverso di questa finestra risplendeva una dolce luce che
-inargentava il fogliame tremolante di due o tre tigli, che si
-innalzavano formando un gruppo al di fuori del palco. Evidentemente
-dietro questa piccola finestra, così graziosamente illuminata, la bella
-sig. Bonacieux l'aspettava. Un ultimo sentimento di pudore soltanto la
-tratteneva ancora, ma ora che erano suonate le dieci, la finestra stava
-per aprirsi, e d'Artagnan riceveva finalmente dalle mani dell'amore il
-premio della sua affezione.
-
-Lusingato da questa dolce idea, d'Artagnan dal canto suo aspettò
-una mezz'ora senza alcuna impazienza, cogli occhi fissi sopra questo
-soggiorno, di cui dall'alto della finestra, d'Artagnan scuopriva una
-parte del soffitto coi bassi rilievi dorati, che facevano fede della
-eleganza del rimanente dell'appartamento.
-
-L'orologio di Saint-Cloud suonò dieci ore e mezzo.
-
-Questa volta, senza che d'Artagnan capisse il perchè, un brivido gli
-percorse le vene. Fors'anche il freddo cominciava ad investirlo, e
-prendeva per una impressione morale una sensazione del tutto fisica.
-
-Gli venne quindi l'idea di aver letto male, e che l'appuntamento fosse
-per le undici ore soltanto.
-
-Si avvicinò alla finestra, si pose ad un raggio di luce, cavò
-di saccoccia la lettera e la rilesse; egli non si era sbagliato,
-l'appuntamento era per le dieci ore.
-
-Andò a riprendere il suo posto, cominciando ad essere molto inquieto
-per quel silenzio, e per quella solitudine.
-
-Suonarono le undici ore.
-
-D'Artagnan cominciò a temere che veramente fosse accaduto qualche cosa
-alla sig. Bonacieux.
-
-Battè tre colpi con le sue mani, segnale ordinario di tutti
-gl'innamorati, ma nessuno gli rispose, neppure l'eco.
-
-Allora pensò con un certo dispetto che, forse la giovane sposa si fosse
-addormentata nell'aspettarlo.
-
-Si avvicinò al muro e tentò di arrampicarvisi; ma il muro era di
-recente intonacato, e d'Artagnan tentò inutilmente le sue unghie.
-
-In questo momento contemplò gli alberi di cui le foglie continuavano
-ad esser inargentate dalla luce della finestra, e siccome uno di essi
-sporgeva sul viottolo pensò che per mezzo di questo albero, il suo
-sguardo avrebbe potuto penetrare nel padiglione.
-
-L'albero era facile. D'altronde d'Artagnan aveva appena 20 anni, e
-per conseguenza si ricordava ancora del suo mestiere di scolaro. In un
-istante fu tra i rami, e attraverso i vetri trasparenti, il suo sguardo
-penetrò nell'interno del padiglione.
-
-Cosa strana e che fece fremere d'Artagnan dalla pianta dei piedi
-alla radice dei capelli; questa cara luce, questa tranquilla lampada
-illuminava una scena di spaventevole disordine, uno dei cristalli
-della finestra era rotto, la porta della camera era stata sfondata,
-e mezzo fracassata pendeva dai gangheri; una tavola che doveva essere
-stata apparecchiata per una deliziosa cena, era rovesciata a terra; le
-bottiglie in pezzi, le frutta schiacciate erano sparse pel pavimento.
-In questa camera tutto provava che vi era accaduta una lotta violenta
-e disperata; d'Artagnan credè pure di scorgere, in mezzo a quella
-confusione, dei lembi di veste, e qualche macchia di sangue nella tenda
-e nella tovaglia.
-
-Si affrettò di tornare a discendere nella strada, con un orribile
-battito di cuore; volle vedere se avesse ritrovato altre tracce di
-violenza.
-
-La piccola luce soave brillava sempre nella calma della notte. Allora
-d'Artagnan si accorse, cosa che non aveva prima rimarcato, poichè
-nessuna cosa lo spingeva a fare questo esame, che il suolo qua e là
-pestato e affondato, presentava delle tracce di piedi d'uomini e di
-cavalli, inoltre le ruote di una carrozza che sembrava venire dalla
-direzione di Parigi, avevano solcato nella terra molle una profonda
-rotaia che non oltrepassava il padiglione, e che voltava invece
-nuovamente verso Parigi.
-
-Finalmente d'Artagnan, continuando le sue ricerche, ritrovò vicino al
-muro un guanto stracciato di donna; e questo guanto, nei luoghi ove
-non aveva toccato il suolo fangoso, presentava tutti i caratteri di un
-guanto novissimo. Era uno di quei guanti profumati che gli innamorati
-desiderano di togliere da una bella mano.
-
-A misura che d'Artagnan continuava le sue investigazioni, un sudore
-più abbondante e più agghiacciato stillava dalla sua fronte; il suo
-cuore era stretto da una orribile angoscia, la sua respirazione era
-anelante; e pure, andava dicendo a se stesso per tranquillizzarsi,
-che questo padiglione forse non aveva niente di comune colla signora
-Bonacieux, e che la giovane sposa gli aveva dato appuntamento davanti
-e non dentro a questo padiglione; che forse era stata trattenuta a
-Parigi dal suo servizio, o dalla gelosia di suo marito. Ma tutti questi
-ragionamenti erano battuti in trincea, erano distrutti, rovesciati da
-quel sentimento d'intimo dolore che s'impadronisce di tutto il nostro
-essere, e ci guida per mezzo di tutto ciò che è destinato in noi a
-farci capire, che una gran disgrazia gravita su di noi.
-
-Allora d'Artagnan divenne quasi insensato, corse sulla strada maestra,
-ritornò per quella via d'onde era venuto s'innoltrò fino alla barca, e
-interrogò il passatore.
-
-Verso le sette ore di sera, il passatore aveva fatto traversare il
-fiume ad una donna, avvolta in un mantello nero, che sembrava avesse
-tutto l'interesse di non farsi conoscere; ma precisamente a cagione
-di tutte le precauzioni che prendeva, il passatore vi aveva fatta una
-maggiore attenzione, e si era accorto che essa era giovane e bella.
-
-Quantunque allora, come in oggi, vi fosse una quantità di donne belle
-e giovani che andavano a Saint Cloud, e che avevano interesse di
-non essere riconosciute, pure d'Artagnan non dubitò un momento che
-non fosse stata la signora Bonacieux quella che il passatore aveva
-rimarcata.
-
-D'Artagnan approfittò della lanterna del passatore per rileggere anche
-una volta il biglietto della signora Bonacieux e assicurarsi che non
-si era sbagliato, che l'appuntamento era realmente per le dieci ore a
-Saint-Cloud e non altrove, davanti al padiglione del sig. Estrées e non
-in altra strada.
-
-Tutto concorreva a provare a d'Artagnan che i di lui presentimenti non
-lo ingannavano; e che era accaduta qualche gran disgrazia.
-
-Riprese correndo la via del castello; gli sembrava che nella sua
-assenza potesse essere accaduto qualche cosa di nuovo, e che là lo
-aspettassero nuove informazioni.
-
-Il viottolo era sempre deserto, e la stessa luce calma e dolce si
-spandeva dalla finestra.
-
-Pensò allora d'Artagnan che quella cieca e muta capanna poteva parlare.
-
-La porta del recinto era chiusa, ma egli saltò per di sopra alla siepe,
-e, ad onta dei latrati di un grosso cane alla catena, si avvicinò alla
-capanna.
-
-Al primo colpo che battè, nessuno rispose. Lo stesso silenzio di morte
-regnava nella capanna come nel padiglione; però, siccome questa capanna
-era l'ultima risorsa, egli si ostinò.
-
-Ben presto gli sembrò sentire nell'interno un leggero rumore, rumore di
-timore, e che sembrava esso stesso tremare per paura di essere inteso.
-
-Allora d'Artagnan cessò dal battere, e pregò con un accento
-d'inquietudine e di promesse, di spavento e di lusinghe, in modo che
-la sua voce era atta a tranquillizzare il più pauroso. Finalmente, si
-aprì un vecchio sportello tarlato, o piuttosto si socchiuse, e richiuse
-subito dopo che il debole raggio di una lampada ebbe percosso sulla
-bandoliera, sulla guardia della spada e sulla incassatura delle pistole
-di d'Artagnan. Però, per quanto fu rapido il movimento, d'Artagnan ebbe
-il tempo di travedere la testa di un vecchio.
-
-— In nome del cielo! diss'egli, ascoltatemi; aspettava qualcuno che
-non viene; io muoio d'inquietudine. Sarebbe accaduta qualche disgrazia
-nelle vicinanze? Parlate.
-
-La finestra si aprì lentamente, e comparve di nuovo la stessa figura,
-solamente essa era più pallida ancora della prima volta.
-
-D'Artagnan raccontò ingenuamente la sua storia fuorchè i nomi; gli
-disse come aveva un appuntamento con una giovanotta davanti a quel
-padiglione, e come, non vedendola venire, era salito sopra un tiglio, e
-al chiarore della lampada aveva veduto il disordine della camera.
-
-Il vecchio lo ascoltò attentamente facendo segni che approvava il
-tutto; quindi allorquando d'Artagnan ebbe finito, egli alzò la testa
-con un aspetto che non annunziava niente di buono.
-
-— Che volete dire? gridò d'Artagnan, in nome del cielo! sentiamo,
-spiegatevi.
-
-— Oh! signore, disse il vecchio, non mi domandate niente: poichè se io
-vi dicessi quello che ho veduto, certamente non mi accadrebbe nulla di
-buono.
-
-— Voi dunque avete veduto qualche cosa, in nome del cielo! continuò
-egli gettandogli una mezza doppia, dite, dite ciò che avete veduto, cd
-io vi do la mia parola da gentiluomo, che nessuna delle vostre parole
-escirà dal mio cuore.
-
-Il vecchio lesse sul viso di d'Artagnan tanta franchezza e tanto
-dolore, che gli fece cenno d'ascoltare; e disse a bassa voce:
-
-— Erano circa nove ore, aveva inteso qualche rumore sulla strada e
-desiderava sapere ciò che poteva essere, allorchè nell'avvicinarmi
-alla mia porta, m'accorsi che v'era chi cercava d'entrare. Siccome
-son povero, e non ho paura di essere derubato, andai ad aprire, e vidi
-tre uomini a poca distanza. Fra l'ombra vidi una carrozza con cavalli
-attaccati e cavalli tenuti a mano. Questi cavalli tenuti a mano erano
-evidentemente quelli dei tre uomini ch'erano vestiti da cavalieri.
-
-« — Miei buoni signori, gridai, che cosa domandate?
-
-« — Tu devi avere una scala, mi disse quegli che sembrava il capo della
-scorta.
-
-« — Sì, signore, quella con cui raccolgo le mie frutta.
-
-« — Daccela, e rientra; ecco uno scudo per l'incomodo che ti
-procuriamo. Ricordati però soltanto, che se dici una parola di quello
-che or'ora vedrai, o sentirai (poichè sono persuaso che per quante
-minacce ti possiamo fare, tu vorrai vedere e ascoltare) tu sei perduto.
-
-«A queste parole mi gettò uno scudo, che io raccolsi, ed egli prese la
-mia scala.
-
-«Effettivamente dopo aver chiusa la porta della siepe dietro loro, feci
-sembiante di ritornare in casa, ma ne risortii subito dalla porta di
-dietro, mi strisciai fra l'oscurità, e giunsi fino a quel gruppo di
-cerri in mezzo del quale potei veder tutto senza esser veduto.
-
-«I tre uomini fecero sortire un piccolo personaggio grosso, corto,
-coi capelli grigi, vestito meschinamente di un colore scuro che salì
-con precauzione per la scala guardò nascostamente nell'interno della
-camera, discese a passo di lupo, e mormorò a bassa voce:
-
-«È lei!
-
-«Tosto quello che mi aveva parlato s'avvicinò alla porta del
-padiglione, l'aprì con una chiave che aveva in saccoccia, richiuse la
-porta e disparve. Nello stesso tempo gli altri due uomini salirono per
-la scala. Il piccolo vecchio rimaneva presso la carrozza, un cocchiere
-tratteneva i cavalli della carrozza, un lacchè custodiva quelli da
-sella.
-
-«Ad un tratto altissime grida si fecero sentire nel padiglione, una
-donna accorse alla finestra e l'aprì come per precipitarvisi. Ma
-subito che vide i due uomini, ella si gettò indietro: i due uomini si
-slanciarono dopo di lei nella camera.
-
-Allora io non vidi più niente, ma intesi il rumore dei mobili che si
-rompevano. La donna gridava e chiamava soccorso. Ma ben presto queste
-grida furono soffocate. Gli uomini si riavvicinarono alla finestra,
-trasportando la donna fra le loro braccia; due discesero dalla scala
-e la riportarono in carrozza, in cui dopo lei entrò il vecchio. Quello
-che era rimasto nel padiglione richiuse l'invetriata un istante, dopo
-sortì dalla porta, e andò ad assicurarsi che la donna era realmente
-in carrozza; i suoi due compagni lo aspettavano di già a cavallo, egli
-pure saltò sul suo; il lacchè prese il suo posto al lato del cocchiere;
-la carrozza partì al gran galoppo scortata dai tre cavalieri, e
-tutto fu finito. Da quel momento non ho più veduto, non ho più inteso
-niente.»
-
-D'Artagnan oppresso da una così terribile notizia, restò immobile
-e muto nel mentre che tutti i demonii della collera e della gelosia
-urlavano nel suo cuore.
-
-— Ma, mio gentiluomo, riprese il vecchio, sul quale questa muta
-disperazione produceva certo maggiore effetto che non avrebbero fatto
-le grida e le lagrime; su via, non vi desolate; essi non ve l'hanno
-uccisa; ecco l'essenziale.
-
-— Sapete voi, presso a poco, disse d'Artagnan, che uomo è quello che ha
-condotta questa infame spedizione?
-
-— Io non lo conosco.
-
-— Ma poichè gli avete parlato, lo avete potuto vedere.
-
-— Ah! sono i suoi connotati quelli che mi chiedete?
-
-— Sì.
-
-— Un uomo grande, secco, bruno, baffi neri, occhio nero, e l'aspetto da
-gentiluomo.
-
-— È lui! gridò d'Artagnan; sempre lui! sempre lui! è il mio demonio, a
-quanto pare. E l'altro?
-
-— Quale?
-
-— Il piccolo.
-
-— Oh! quello non è un signore; ve ne garantisco; d'altronde egli
-non portava la spada, e gli altri lo trattavano senza alcuna
-considerazione.
-
-— Qualche lacchè, mormorò d'Artagnan. Ah! povera donna! chi sa che cosa
-ne hanno fatto!
-
-— Voi mi avete promesso il secreto, disse il vecchio.
-
-— E vi rinnovo la mia promessa; siate tranquillo, io sono un
-gentiluomo. Un gentiluomo non ha che la sua parola, ed io vi do la mia.
-
-D'Artagnan, coll'animo spossato, riprese il cammino della barca. A
-momenti egli non poteva credere che fosse la signora Bonacieux, e
-sperava di rivederla all'indomani al Louvre; a momenti credeva che
-avesse avuto un intrigo con qualcun altro, e che un geloso l'avesse
-fatta sorprendere e rapire. Egli fluttuava, si desolava, si disperava.
-
-— Oh! se avessi qui i miei amici! gridava egli, almeno avrei qualche
-speranza di ritrovarla; ma chi sa che cosa è avvenuto di loro stessi.
-
-Era circa mezzanotte; trattavasi di Planchet. D'Artagnan si fece aprire
-successivamente tutte le bettole nelle quali scoprì un poco di luce; in
-nessuna di esse ritrovò Planchet.
-
-Alla sesta, cominciò a riflettere che la domanda era un poco azzardosa.
-D'Artagnan aveva dato appuntamento al suo lacchè per le sei della
-mattina, ed in qualunque luogo egli si fosse ritirato, era nel suo
-diritto.
-
-D'altronde venne al giovane questa idea, che restando nelle vicinanze
-del luogo ov'era accaduto l'avvenimento, otterrebbe forse qualche
-schiarimento su questo misterioso affare. Alla sesta bettola, come
-si disse, d'Artagnan dunque si fermò, chiese una bottiglia di vino
-di prima qualità, si appoggiò al gomito nell'angolo il più oscuro;
-e si decise di aspettare così il giorno; questa volta pure la sua
-speranza fu delusa, e quantunque ascoltasse ad orecchie tese, non
-sentì, in mezzo alle imprecazioni, ai lazzi ed alle ingiurie che si
-andavano scambiando fra di loro gli operai, i lacchè e i birocciai
-che componevano l'onorevole società di cui egli faceva parte, niente
-che potesse metterlo sulle tracce della povera donna rapita. Gli fu di
-necessità, dopo dì avere bevuta la sua bottiglia, tanto per ingannare
-il tempo, come per non risvegliare sospetti, di cercare in un angolo la
-posizione più possibilmente soddisfacente, e addormirsi o bene o male.
-D'Artagnan, si sa che aveva vent'anni, e a questa età il sonno ha dei
-diritti imprescrittibili che reclama imperiosamente, anche nei cuori i
-più disperati.
-
-D'Artagnan si risvegliò verso le sei ore del mattino, con quel
-mal'essere che d'ordinario accompagna la punta del giorno, dopo una
-cattiva notte. La sua toaletta non era lunga da farsi; si tastò per
-assicurarsi che non avevano approfittato del suo sonno per rubarlo,
-ed avendo ritrovato il suo diamante al suo dito, la borsa nella sua
-tasca, e le sue pistole alla cintura, si alzò; pagò la sua bottiglia,
-e sortì per vedere se sarebbe stato più fortunato nella ricerca del
-suo lacchè la mattina, di quello che la notte. In fatti, la prima cosa
-che scoperse, a traverso la nebbia umida e grigiastra, fu l'onesto
-Planchet, che con i due cavalli alla mano, lo aspettava davanti una
-piccola bettola oscura, innanzi la quale d'Artagnan era passato, senza
-neppure sospettare della esistenza di lui.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXV.
-
-PORTHOS
-
-
-Invece di rientrare direttamente in casa sua, d'Artagnan mise piede
-a terra alla porta del sig. de Tréville e montò rapidamente la scala.
-Questa volta egli era deciso di raccontargli tutto quanto era accaduto.
-Senza fallo gli avrebbe dati dei buoni consigli in tutto questo affare,
-poi, siccome il sig. de Tréville vedeva quasi tutti i giorni la regina,
-potrebbe ottenere da Sua Maestà qualche informazione sulla povera
-donna, alla quale forse facevano scontare il suo attaccamento per la
-sua padrona.
-
-Il sig. de Tréville ascoltò il racconto del giovane con una gravità che
-provava che egli vedeva in tutta questa avventura tutt'altra cosa che
-un intrigo amoroso, quindi, quando d'Artagnan ebbe finito:
-
-— Hum! diss'egli, tutto ciò odora di Sua Eccellenza una lega distante.
-
-— Ma che fare? disse d'Artagnan.
-
-— Niente, assolutamente niente, a quest'ora, se non che lasciare
-Parigi, come l'ho detto, ed il più presto possibile. Io vedrò la
-regina, le racconterò i particolari della sparizione di questa povera
-donna, ch'ella senza dubbio ignora. Questi particolari la guideranno
-certamente, dal canto suo, e al vostro ritorno, forse avrò qualche
-buona notizia da darvi. Restatevene sicuro su me.
-
-D'Artagnan sapeva che quantunque Guascone, il sig. de Tréville non
-aveva l'abitudine di promettere, e che, quando per caso prometteva,
-manteneva più di quello che aveva promesso. Egli dunque lo salutò,
-pieno di riconoscenza pel passato e per l'avvenire, ed il degno
-capitano che, dal canto suo, provava un vivo interesse per questo
-giovine così bravo e così risoluto, gli strinse affettuosamente la
-mano, e gli augurò un buon viaggio.
-
-Deciso di mettere in pratica i consigli del sig. de Tréville,
-d'Artagnan s'incamminò verso la strada dei Fossoyeurs, affine di
-vegliare ai preparativi del suo viaggio. Avvicinandosi al n. 11,
-riconobbe il sig. Bonacieux in abito da mattina, in piedi sul limitare
-della sua porta. Tutto ciò che gli aveva detto il giorno innanzi
-Planchet sul carattere sinistro del ospite, ritornò allora al pensiero
-di d'Artagnan, che lo guardò più attentamente che aveva fatto fino
-allora. Infatti, oltre quel pallore giallastro e malaticcio, che indica
-l'infiltrazione della bile nel sangue, e che d'altronde poteva essere
-solamente accidentale, d'Artagnan rimarcò qualche cosa di perfida
-ribalderia nell'attitudine delle rughe del suo viso. Un birbante non
-ride nello stesso modo che un galantuomo, un ipocrita non piange nello
-stesso modo che un uomo di buona fede. Ogni falsità è una maschera, e
-per quanto questa maschera sia ben fatta, si giunge sempre, con un poco
-d'attenzione, a distinguerla da un vero viso.
-
-Sembrò adunque a d'Artagnan che il signor Bonacieux portasse una
-maschera, e che di più questa maschera fosse delle più disaggradevoli a
-vedersi.
-
-Egli stava adunque, vinto dalla sua riputazione per questo uomo, per
-passare davanti a lui senza parlargli, quando come aveva fatto il
-giorno innanzi, il sig. Bonacieux lo interpellò.
-
-— Ebbene, giovinotto, gli disse, mi sembra che noi facciamo delle
-grasse nottate? sette ore del mattino, peste! Sembra che voi rivoltiate
-tutte le abitudini comuni, mentre rientrate all'ora che gli altri
-sortono.
-
-— Non vi si potrà fare lo stesso rimprovero, mastro Bonacieux, disse
-il giovine, che voi siete il modello delle persone regolate. È vero
-che quando si possiede una giovane e bella sposa non si ha bisogno di
-correr dietro alla fortuna: è la fortuna che viene a trovare, non è
-vero sig. Bonacieux?
-
-Bonacieux divenne pallido come un cadavere, facendo uno sconcio sorriso.
-
-— Ah! ah! disse Bonacieux, voi siete uno scherzoso compagno. Ma dove
-diavolo siete stato a correre questa notte, mio giovane padrone? sembra
-che non faccia buono nelle strade traverse.
-
-D'Artagnan abbassò i suoi occhi verso gli stivali tutti ricoperti di
-fango; ma con lo stesso movimento portò i suoi sguardi sulle scarpe
-e sulle calze del merciaio: si sarebbe detto che le avesse immerse
-nello stesso fango, gli uni e le altre erano macchiate di lordure
-assolutamente eguali.
-
-Allora un'idea subitanea traversò lo spirito di d'Artagnan. Quel
-piccolo uomo grosso, corto, grigiastro, quella specie di lacchè,
-vestito con abito scuro, trattato senza riguardi dagli uomini d'arme
-che componevano la scorta, era lo stesso Bonacieux. Il marito aveva
-presieduto al rapimento di sua moglie.
-
-Venne allora a d'Artagnan una volontà terribile di saltare alla gola
-del merciaio, e di strangolarlo; ma noi lo abbiamo detto, egli era un
-giovane molto prudente, e perciò si contenne. Però la rivoluzione che
-si era fatta nel suo viso, era stata così visibile, che Bonacieux ne
-fu spaventato, e tentò di dare addietro un passo; ma egli trovavasi
-precisamente davanti al battente della porta, che era chiusa, e
-l'ostacolo materiale che incontrò lo sforzò di trattenersi allo stesso
-posto.
-
-— Ma, voi che scherzate, mio bravo uomo, disse d'Artagnan, mi sembra,
-che se i miei stivali hanno bisogno della spugna, le vostre calze e le
-vostre scarpe abbiano bisogno della spazzola. Forse che, dal vostro
-canto, voi pure avete avuto bisogno di correre la campagna, mastro
-Bonacieux? Ah! diavolo! non sarebbe perdonabile ad un uomo della vostra
-età, e che, di più, ha una bella moglie come la vostra.
-
-— Oh! mio Dio, no, disse Bonacieux, ma ieri sono stato a Saint-Mandè
-per prendere delle informazioni sopra di una serva, di cui non posso
-assolutamente fare a meno, e siccome le strade erano cattive, mi sono
-imbrattato con questo fango, che non ho ancora avuto il tempo di fare
-scomparire.
-
-Il luogo che indicava Bonacieux, come quello che era stato la meta
-della sua corsa, fu una nuova prova in appoggio dei sospetti che
-aveva concepiti d'Artagnan. Bonacieux aveva detto Saint-Mandè, perchè
-Saint-Mandè è il punto assolutamente opposto a Saint-Cloud.
-
-Questa probabilità gli fu una prima consolazione. Se Bonacieux sapeva
-ove era sua moglie, si potrebbe sempre, impiegando mezzi estremi,
-costringere il merciaio a schiudere i denti ed a lasciare sfuggire
-il segreto. Si trattava soltanto di cambiare questa probabilità in
-certezza.
-
-— Perdono, mio caro Bonacieux, se io tratto con voi senza complimenti,
-ma niente mi altera tanto, quanto il non aver dormito; io ho una sete
-rabbiosa; permettetemi adunque di prendere un bicchier d'acqua in casa
-vostra; voi lo sapete, ciò non si nega ad un vicino.
-
-E senza aspettare il permesso del suo ospite, d'Artagnan entrò
-prestamente in casa, e gettò un rapido colpo d'occhio sul letto. Il
-letto non era stato guastato. Bonacieux non era andato a riposare.
-Era dunque soltanto un'ora o due che era entrato; aveva accompagnato
-sua moglie fino al luogo ove era stata condotta, o per lo meno fino al
-primo cambio di cavalli.
-
-— Grazie, mastro Bonacieux, disse d'Artagnan vuotando il suo bicchiere,
-ecco tutto ciò che io voleva da voi; ora rientro nelle mie camere, vado
-a farmi spazzolare gli stivali da Planchet, e quando avrà finito, ve lo
-manderò, se volete, per spazzolare le vostre scarpe.
-
-Egli lasciò il merciaio sbalordito da questo singolare addio, e si
-domandò, se erasi infilzato da se stesso.
-
-Sull'alto della scala, trovò Planchet tutto spaventato.
-
-— Ah! signore, gridò il lacchè, subito che scorse il suo padrone,
-eccone un'altra, e mi rincresceva che tardaste a rientrare!
-
-— Che c'è dunque? domandò d'Artagnan.
-
-— Oh! io ve la lascio indovinare in cento, ve la lascio in mille a
-indovinare la visita che ho ricevuto nella vostra assenza.
-
-— E quando?
-
-— Sarà una mezz'ora, mentre voi eravate dal sig. de Tréville.
-
-— E chi è venuto adunque? sentiamo, parlate.
-
-— Il sig. de Cavois.
-
-— Il sig. de Cavois.
-
-— In persona.
-
-— Il capitano delle guardie di Sua Eccellenza?
-
-— Lui stesso.
-
-— Egli veniva ad arrestarmi!
-
-— Io ne ho dubitato, signore, e ciò malgrado la sua aria lusinghiera.
-
-— Aveva l'aria lusinghiera, dici tu?
-
-— Vale a dire, egli era tutto miele signore.
-
-— Davvero?
-
-— Egli veniva, a quando disse, per parte di sua Eccellenza, che vi vuol
-molto bene, per pregarvi di seguirlo al Palazzo Reale.
-
-— E tu gli hai risposto?
-
-— Che la cosa era impossibile, attesochè voi eravate fuori di casa,
-come poteva verificare.
-
-— Allora che cosa ha detto?
-
-— Che voi non manchiate nella giornata di passare da lui; quindi
-ha soggiunto a bassa voce: «Dì al tuo padrone che Sua Eccellenza è
-disposto benissimo in di lui favore, che la sua fortuna forse dipende
-da questa visita.»
-
-— Il laccio è teso con poca furberia per parte del ministro, riprese
-sorridendo il giovane.
-
-— Io pure ho veduto il laccio, ed ho risposto, che voi ne sareste
-disperato al vostro ritorno.
-
-« — E dove è andato? chiese il signor de Cavois.
-
-« — A Troyes nella Champagne, ho risposto.
-
-« — E quando è partito?
-
-« — Ieri sera.
-
-— Planchet, amico mio, interruppe d'Artagnan tu sei veramente un uomo
-prezioso.
-
-— Voi capirete, signore, io ho pensato che sareste sempre in tempo di
-smentirmi, se voi desiderate vedere il sig. de Cavois, dicendo che non
-eravate partito; in questo caso sarei io che avrei detta la bugia, e
-siccome io non sono un gentiluomo, così posso mentire.
-
-— Assicurati, Planchet, tu conserverai la tua riputazione di uomo
-veridico; fra un quarto d'ora noi partiremo.
-
-— Questo era il consiglio che voleva dare al signore; senza esser
-troppo curioso, posso io sapere dove andremo?
-
-— Perdinci! dalla parte opposta a quella verso la quale tu hai detto
-che io sono andato. D'altronde, non hai tu pure gran fretta di avere
-notizie di Grimaud, di Mousqueton e di Bazin, come ho io di sapere ciò
-che sia avvenuto di Athos, Porthos e Aramis?
-
-— Sì, certamente, signore, ed io partirò quando vorrete: l'aria di
-provincia sarà migliore per noi, a quanto credo, in questo momento, di
-quello che l'aria di Parigi. Così dunque
-
-— Così dunque, fa il nostro fagotto, Planchet, e partiamo; io me ne
-vado avanti colle mani in saccoccia, perchè nessuno dubiti di niente,
-tu mi raggiungerai alla caserma delle guardie. A proposito Planchet io
-credo che tu abbia ragione sul conto del nostro padrone di casa, e che
-egli sia decisamente una terribile canaglia.
-
-— Ah! credetemi, signore, quando vi dico qualche cosa, io sono
-fisonomista: andiamo!
-
-D'Artagnan discese pel primo nel modo che era stato convenuto;
-quindi, per non avere niente a rimproverarsi, si diresse una seconda
-volta verso l'abitazione dei suoi tre amici: non si era ricevuta
-alcuna notizia di loro; soltanto era giunta per Aramis una lettera
-tutta profumata con una soprascritta di un carattere molto elegante.
-D'Artagnan se ne incaricò. Dieci minuti dopo, Planchet lo raggiunse
-nelle scuderie della caserma delle guardie. D'Artagnan per non perder
-tempo, aveva già da se stesso insellato il suo cavallo.
-
-— Sta bene, disse egli a Planchet, quando questi ebbe allacciata la
-valigia; ora in sella gli altri tre cavalli e partiamo.
-
-— Credete voi che anderemo più presto con due cavalli per ciascuno?
-domandò Planchet con la sua aria furbesca.
-
-— No, signor cattivo scherzatore, rispose d'Artagnan, ma coi nostri
-quattro cavalli potremo riconoscere i nostri tre amici, se tutta volta
-li troveremo vivi.
-
-— Cosa che sarà una gran combinazione, rispose Planchet; ma finalmente
-non bisogna disperare della misericordia di Dio.
-
-— Amen, disse d'Artagnan saltando sul suo cavallo.
-
-Ed entrambi sortirono dalla caserma delle guardie, allontanandosi
-ciascuno da una parte opposta della strada; l'uno dovea sortire da
-Parigi per la barriera della Villette, e l'altro dalla barriera
-Montemartre, per ricongiungersi al di la di S. Dionigi: manovra
-strategica, che, essendo stata eseguita con una eguale puntualità,
-fu coronata dai più felici resultati. D'Artagnan e Planchet entrarono
-dunque assieme a Perrefitte.
-
-Planchet era più coraggioso, bisogna dirlo, il giorno che la notte.
-
-Però la sua prudenza naturale non lo abbandonava un solo istante, egli
-non aveva dimenticato tutti gli incidenti del primo viaggio, e riteneva
-per nemici tutti quelli che incontrava sulla strada. Ne risultava che
-egli aveva continuamente il cappello alla mano, cosa che gli procurava
-delle severe riprensioni per parte di d'Artagnan, il quale temeva che,
-mercè quest'eccesso di gentilezza, non fosse stimato il servitore di un
-uomo da poco.
-
-Però, sia che effettivamente quelli che passavano, fossero tocchi
-dall'urbanità di Planchet, sia che questa volta non fosse stato
-appostato nessuno sulla strada, i nostri due viaggiatori giunsero
-a Chantilly senza alcun accidente, e discesero all'albergo del gran
-San Martino, quello stesso nel quale si erano fermati nel loro primo
-viaggio.
-
-L'oste vedendo un giovane seguito da un lacchè con due cavalli a mano,
-si avanzò rispettosamente sulla porta dell'albergo. Ora siccome aveva
-già fatto undici leghe, d'Artagnan giudicò a proposito di fermarsi,
-fosse o non fosse Porthos nell'albergo. Quindi fors'anche non era
-prudente informarsi di primo tratto su ciò che era avvenuto del
-moschettiere. Ne risultò da queste riflessioni, che d'Artagnan senza
-domandare notizie di chicchessia, discese; raccomandò i suoi cavalli al
-suo lacchè; entrò in una piccola camera destinata a ricever quelli che
-desideravano restar soli, e domandò all'oste una bottiglia del miglior
-vino, ed una colezione la più buona che fosse possibile, domanda, che
-corroborò ancora la buona opinione che l'albergatore aveva fatta del
-giovane viaggiatore a prima vista.
-
-In tal guisa, d'Artagnan, fu servito con una celerità miracolosa. Il
-reggimento delle guardie si reclutava fra i primi gentiluomini del
-regno, e d'Artagnan, seguìto da un lacchè e viaggiando con quattro
-cavalli magnifici, non poteva, ad onta della semplicità del suo
-uniforme, fare a meno di ridestare sensazione. L'oste volle servirlo
-da se; vedendo la qual cosa, d'Artagnan fece portare due bicchieri, e
-intavolò la seguente conversazione:
-
-— In fede mia, mio caro albergatore, disse d'Artagnan riempiendo i
-due bicchieri, io vi ho domandato del vostro miglior vino, e se voi mi
-avete ingannato, sarete punito dal vostro stesso peccato, attesocchè,
-siccome io detesto di bere solo, voi dovrete bere con me. Prendete
-dunque questo bicchiere, e beviamo. Alla salute di chi beveremo noi,
-senza ferire alcuna suscettibilità? Beviamo alla prosperità del vostro
-stabilimento.
-
-— Vostra signoria mi fa onore, disse l'oste, ed io la ringrazio
-sinceramente del suo buon augurio.
-
-— Ma non v'ingannate, disse d'Artagnan vi è forse più egoismo di
-quello che non credete nel mio brindisi; non sono che gli stabilimenti
-che prosperano quelli in cui si è ricevuti bene, negli stabilimenti
-che pericolano, tutto va allo sbaraglio, e il viaggiatore è vittima
-degli imbarazzi del suo albergatore; ora, io che viaggio molto, e
-particolarmente su questa strada, vorrei vedere tutti gli albergatori
-far fortuna.
-
-— Infatti, disse l'oste, non mi sembra che questa sia la prima volta
-che ho l'onore di vedere il signore.
-
-— Bah! io sono passato almeno dieci volte, almeno tre o quattro mi sono
-fermato qui da voi. Anzi io vi era ancora circa dodici giorni sono, e
-serviva di guida a dei miei amici, a dei moschettieri, a tal segno che
-un di essi ha avuta una disputa con uno straniero, con uno sconosciuto
-che gli ha mosso non so qual contesa.
-
-— Ah! sì è vero! disse l'oste, e me lo ricordo perfettamente. Non è il
-signor Porthos quello di cui vuol parlarmi Vostra signoria?
-
-— Questo è precisamente il nome del mio compagno di viaggio. Mio Dio!
-mio caro oste, ditemi, gli accadde forse qualche disgrazia?
-
-— Ma Vostra Signoria dovè aver rimarcato che egli non ha potuto
-continuare il viaggio.
-
-— Infatti, ci aveva promesso di raggiungerci, e noi non lo abbiamo più
-veduto.
-
-— Ci ha fatto l'onore di restar qui.
-
-— Come vi ha fatto l'onore di restar qui?
-
-— Sì, signore, in questo albergo; anzi noi siamo inquieti.
-
-— E di che?
-
-— Di certe spese che ha fatte.
-
-— Ebbene! ma le spese che ha fatte le pagherà.
-
-— Ah! signore, voi mi mettete davvero del balsamo nel sangue. Noi
-abbiamo fatto delle grandissime e forti anticipazioni, ed anche questa
-mattina il chirurgo ci dichiarava che se il signor Porthos non lo
-pagava, si sarebbe rivoltato contro di me, attesochè sono stato io che
-l'ho mandato a chiamare.
-
-— Ma Porthos è dunque ferito?
-
-— Non saprei dirvelo, signore.
-
-— Come, non sapreste dirmelo? voi però dovreste esser informato meglio
-di qualunque altro.
-
-— Sì, ma nel nostro stato noi non diciamo tutto quello che sappiamo,
-signore, soprattutto quando siamo stati avvisati che le nostre orecchie
-risponderanno della nostra lingua.
-
-— Ebbene! posso io vedere Porthos?
-
-— Certamente, signore. Salite la scala, montate al primo piano, battete
-al n. 1, e avvisatelo soltanto che siete voi.
-
-— Come, che lo prevengo che sono io?
-
-— Sì, perchè vi potrebbe accadere qualche disgrazia.
-
-— E che disgrazia volete che mi accada?
-
-— Il signor Porthos potrebbe prendervi per qualcuno della casa, e, in
-un movimento di collera, trapassarvi il corpo colla spada, o bruciarvi
-le cervella.
-
-— Che cosa dunque gli avete fatto?
-
-— Noi abbiamo chiesto del danaro.
-
-— Ah! diavolo! capisco che questa è una domanda che Porthos, riceve
-sempre male quando non ha fondi, ma io so che deve averne.
-
-— Questo è quanto abbiamo pensato noi pure, signore: e siccome
-l'albergo è ben regolato, e noi facciamo i nostri conti una volta la
-settimana, in capo ad otto giorni gli abbiamo presentato il suo conto,
-ma parve che scegliessimo un cattivo momento, poichè alla prima parola
-che abbiamo pronunciata sulla cosa, ci ha inviati a tutti i diavoli; è
-però vero che il giorno innanzi aveva giuocato.
-
-— Come, egli aveva giuocato il giorno innanzi? e con chi?
-
-— Oh! mio Dio! chi lo sa? con un signore ch'era qui di passaggio, e al
-quale aveva fatto proporre una partita.
-
-— E così, il disgraziato avrò certamente perduto tutto.
-
-— Perfino il suo cavallo, signore; perchè quando il forestiere è stato
-per partire, ci siamo accorti che il suo lacchè insellava il cavallo
-del sig. Porthos. Allora gli abbiamo fatto rispondere che eravamo
-facchini a dubitare della parola di un gentiluomo, che avendo egli
-detto che quel cavallo era suo, bisognava bene che fosse suo.
-
-— Io lo riconosco bene da ciò, mormorò d'Artagnan.
-
-— Allora, continuò l'oste, gli feci dire che dal momento che sembravamo
-destinati a non intenderci sull'argomento dei pagamenti, sperava che
-avrebbe almeno avuto la bontà di accordare l'onore della sua pratica al
-mio confratello, il padrone dell'Aquila d'Oro; ma il signor Porthos mi
-rispose che il mio albergo essendo il migliore, desiderava restarvi.
-Questa risposta era troppo lusinghiera perchè io insistessi sulla
-sua partenza. Mi limitai dunque a pregarlo di lasciarmi libera la
-sua camera, che è la migliore del mio albergo, e che si contentasse
-di un piccolo e bel gabinetto al terzo piano. Ma a questo il signor
-Porthos rispose che siccome egli aspettava da un momento all'altro la
-sua amica, che era una delle più grandi dame della Corte, io doveva
-capire che la camera che mi faceva l'onore di abitare presso di me, era
-ancora al di sotto del mediocre per una simile signora. Però mentre
-riconosceva la verità di quanto egli diceva, io mi credei in dovere
-d'insistere; ma, senza neppure darsi la pena d'entrare in discussioni
-meco, prese una pistola, la mise sul suo tavolino da notte, e
-dichiarò che alla prima parola che io gli avessi detto di uno sgombero
-qualunque, all'interno o all'esterno, egli brucerebbe le cervella di
-quello che fosse così imprudente per mischiarsi in una cosa che non
-riguardava che lui solo. Così, da quel tempo, signore, nessuno ha messo
-più piede nella sua camera fuori del suo domestico.
-
-— Mousqueton è dunque qui?
-
-— Sì, signore, cinque giorni dopo la sua partenza egli è ritornato
-di molto cattivo umore per parte sua; sembrava che egli pure avesse
-sofferto dei dispiaceri nel suo viaggio. Disgraziatamente esso si regge
-più in piedi del suo padrone; ciò che fa pel suo padrone, costui mette
-tutto sottosopra, attesochè, siccome pensa che gli potrebbe venir
-negato quanto domanda, prende da per se tutto ciò di cui ha bisogno
-senza domandarlo.
-
-— Il fatto è, rispose d'Artagnan, che ho sempre rimarcato in Mousqueton
-un'affezione ed una intelligenza straordinaria.
-
-— Ciò è possibile, signore; ma supponete che mi accada soltanto quattro
-volte all'anno di abbattermi in una simile affezione e intelligenza, ed
-io sono un uomo rovinato!
-
-— No, perchè Porthos vi pagherà.
-
-— Hum! fece l'oste con un tuono di dubbio.
-
-— Egli è il favorito di una grandissima dama, che non lo lascerà
-nell'imbarazzo per una miseria come quella che vi deve.
-
-— Se io osassi di dire ciò che ne penso su questo argomento...
-
-— E che cosa ne pensate voi?
-
-— Io dirò di più, ciò che ne so.
-
-— Ciò che voi sapete?
-
-— È anzi ciò di cui sono sicuro.
-
-— E di che cosa siete sicuro, vediamo?
-
-— Direi che conosco questa gran dama.
-
-— Voi?
-
-— Sì, io.
-
-— E come la conoscete voi?
-
-— Oh! signore, se credessi di potermi fidare della vostra discretezza.
-
-— Parlate, e, fede di gentiluomo, non avrete a pentirvi della vostra
-confidenza.
-
-— Ebbene, signore, voi capirete, l'inquietudine fa fare molte cose.
-
-— E che cosa avete fatto?
-
-— Oh! niente d'altronde che non stia nei diritti di un creditore.
-
-— Ma in fine.
-
-— Il signor Porthos ci ha rimesso un biglietto per questa duchessa,
-raccomandandoci di gettarlo alla posta. Il suo domestico non era ancor
-giunto. Siccome egli non poteva lasciare la sua camera, bisognava bene
-che ci incaricasse delle sue commissioni.
-
-— In seguito?
-
-— Invece di mettere la lettera alla posta, cosa che non è mai sicura,
-abbiamo approfittato dell'occasione di uno dei nostri servitori che
-andava a Parigi, e gli abbiamo raccomandato di rimetterla nelle proprie
-mani della duchessa. Questo era un adempiere le intenzioni del signor
-Porthos, che ci aveva tanto raccomandato caldamente questa lettera, non
-è vero?
-
-— All'incirca.
-
-— Ebbene! signore sapete voi che cosa è questa gran dama?
-
-— No, ne ho inteso parlare da Porthos, e niente altro.
-
-— Sapete voi che cosa è questa pretesa duchessa?
-
-— Ve lo ripeto, io non la conosco.
-
-— È una vecchia procuratrice del Chàtelet, signore, chiamata la signora
-Coquenard, la quale ha almeno cinquant'anni, o si dà ancora delle
-pretese di gelosia. Ciò mi è sembrato tanto singolare, una duchessa che
-abita nella strada degli Orsi!
-
-— E come sapete questo?
-
-— Perchè ella è montata io una gran collera ricevendo la lettera,
-dicendo che il signor Porthos era molto volubile, e che era certamente
-per un qualche affare di donna che aveva ricevuto questo colpo di
-spada.
-
-— Ma dunque, egli è stato ferito.
-
-— Oh! mio Dio! io l'ho detto!
-
-— Voi avete detto che Porthos ha ricevuto un colpo di spada.
-
-— Si, ma egli mi aveva fortemente proibito di dirlo!
-
-— E perchè?
-
-— Diamine! signore, perchè si era vantato di perforare quello
-straniero con cui lo avevate lasciato in disputa, e questo straniero
-all'incontro, ad onta di tutte le sue rodomontate, l'ha steso sul
-suolo. Ora siccome il signor Porthos è un uomo molto glorioso, eccetto
-verso la sua duchessa, che aveva creduto di interessarla facendole il
-racconto della sua avventura, non vuol confessare ad alcuno di aver
-ricevuto un colpo di spada.
-
-— Per tal modo, è dunque un colpo dì spada che lo trattiene in letto?
-
-— È un colpo da maestro ancora, ve lo assicuro. Bisogna dire che il
-vostro amico abbia l'anima invecchiata in corpo.
-
-— Voi dunque eravate presente.
-
-— Signore, io li aveva seguiti per curiosità, di modo che ho veduto il
-combattimento senza che i combattenti abbiano veduto me.
-
-— E come è andata dunque?
-
-— Oh! l'affare non è stato lungo, ve lo garantisco. Si sono messi
-in guardia, lo straniero ha fatto una finta ed è andato a fondo, e
-tutto ciò con tale rapidità, che quando il signor Porthos è corso
-alla parata, aveva già tre pollici di ferro nel petto. Egli è caduto
-indietro. Lo straniero gli ha messo la punta della spada alla gola, ed
-il signor Porthos, vedendosi alla discrezione del suo avversario, si è
-confessato vinto. Dietro a ciò lo straniero gli ha chiesto il suo nome,
-e sentendo che si chiamava Porthos e non d'Artagnan, gli ha offerto
-il suo braccio, lo ha ricondotto all'albergo, è montato a cavallo ed è
-scomparso.
-
-— Così, era il signor d'Artagnan che voleva questo straniero?
-
-— Sembra di sì.
-
-— E sapete voi che cosa ne sia avvenuto?
-
-— No, io non l'aveva mai veduto prima di quel momento, e non lo abbiamo
-riveduto dipoi.
-
-— Benissimo, io so quanto voleva sapere. Ora voi dite che la camera di
-Porthos è al primo piano, numero 1?
-
-— Sì, signore, la più bella dell'albergo; una camera che avrei già
-avuto l'occasione d'affittare dieci volte.
-
-— Bah! tranquillizzatevi, disse d'Artagnan ridendo; Porthos vi pagherà
-col danaro della duchessa Coquenard.
-
-— Oh! signore, procuratrice o duchessa, se ella rallentasse i cordoni
-della sua borsa, non sarebbe niente: ma ella ha positivamente risposto
-ch'era stanca delle esigenze e delle infedeltà del sig. Porthos, e che
-non avrebbe mandato un soldo.
-
-— E avete voi data questa risposta al vostro ospite?
-
-— Oh! signore, noi ce ne siamo ben guardati; egli avrebbe veduto in
-qual modo abbiamo adempito la sua commissione.
-
-— Tanto che egli aspetta sempre il danaro?
-
-— Oh! mio Dio! sì. Jeri pure ha scritto; ma questa volta fu il suo
-domestico che mise la lettera di lui alla posta.
-
-— E voi dite, che la signora è vecchia e brutta?
-
-— Cinquant'anni almeno, signore, e niente affatto bella, a quanto
-assicura Pataud.
-
-— In questo caso siate tranquilli, che si lascerà intenerire;
-d'altronde Porthos non dovrà darvi gran cosa.
-
-— Come non dovrà darmi gran cosa! una ventina di doppie almeno, senza
-contare il medico. Oh! egli non si priva di niente, sì vede che è
-abituato a viver bene.
-
-— Ebbene! se la sua amica lo abbandona, egli ritroverà degli amici, io
-ve ne garantisco. Così, mio caro albergatore, continuate ad avere per
-lui tutti i riguardi che esige il suo stato.
-
-— Il signore mi ha promesso di non dire una parola sulla ferita?
-
-— Questa è cosa convenuta, avete, la mia parola.
-
-— Oh! egli mi ucciderebbe certamente!
-
-— Non abbiate paura, egli non è tanto diavolo quanto sembra.
-
-E dicendo queste parole, d'Artagnan salì la scala, lasciando il suo
-oste un poco più tranquillizzato sul conto delle due cose alle quali
-sembrava essere molto attaccato: il suo credito e la sua vita.
-
-In capo alla scala sulla porta la più apparente del corridoio, era
-dipinto coll'inchiostro nero un gigantesco n. 1; d'Artagnan battè un
-colpo, e sull'invito d'innoltrarsi che gli venne dall'interno, entrò.
-
-Porthos era a letto, e giuocava una partita ai dadi con Mousqueton,
-onde esercitare la mano nel mentre che uno spiedo carico di pernici
-girava davanti al fuoco, e a ciascun angolo di questo cammino, su
-due treppiedi, due cassarole da cui esalava un odore di fricassea
-di conigli e di pesce alla marinara che consolava l'odorato. Inoltre
-l'alto di un _secreter_, e il marmo di una _consolle_ erano ricoperti
-di bottiglie vuote.
-
-Alla vista del suo amico, Porthos gettò un grido di gioia, e
-Mousqueton, alzandosi rispettosamente, gli cedè il posto, e andò a
-dare un colpo d'occhio alle due casserole di cui sembrava avere la
-particolare ispezione.
-
-— Ah! perdinci! siete voi, disse Porthos a d'Artagnan con una certa
-inquietudine, saprete forse ciò che mi è accaduto?
-
-— No.
-
-— L'oste non vi ha detto niente?
-
-— Io ho chiesto la vostra camera, e vi sono salito direttamente.
-
-Porthos sembrò respirare più liberamente.
-
-— E che cosa dunque vi è accaduto, mio caro Porthos? continuò
-d'Artagnan.
-
-— Mi è accaduto, che andando a fondo sul mio avversario, al quale aveva
-già allungato tre buoni colpi di spada, e col quale voleva finirla con
-un quarto, il mio piede si portò sopra una pietra, e mi sono stravolto
-un ginocchio!
-
-— Davvero!
-
-— Sul mio onore. Fortunatamente per il marrano, perchè io non lo avrei
-lasciato altro che morto sul terreno, ve lo garantisco.
-
-— E che cosa ne è avvenuto?
-
-— Oh! non so niente; egli ne ha avuto abbastanza, ed è partito senza
-domandarmi il suo resto; ma a voi, mio caro d'Artagnan, che cosa vi è
-accaduto?
-
-— Dimodochè, continuò d'Artagnan, è questa stravoltura, mio caro
-Porthos che vi trattiene in letto?
-
-— Ah! mio Dio! sì ecco tutto; del resto, fra qualche giorno io sarò in
-piedi.
-
-— Ma, perchè non vi siete fatto trasportare a Parigi? voi qui dovete
-annoiarvi crudelmente!
-
-— Era la mia intenzione, mio caro amico, bisogna che vi dica una cosa.
-
-— Quale?
-
-— È, che siccome io mi annoiava crudelmente, così come voi dite,
-e che aveva in saccoccia le settantacinque doppie che mi avevate
-distribuite, per distrarmi, ho fatto salire da me un gentiluomo che era
-di passaggio, e al quale ho proposto di fare una partita ai dadi. Egli
-ha accettato; e, in fede mia, le mie settantacinque doppie sono passate
-dalla mia saccoccia nella sua, senza contare il mio cavallo, che egli
-ha portato via per giunta del contratto. Ma voi, mio caro d'Artagnan?
-
-— Che volete, mio caro Porthos, non si può essere privilegiati in tutti
-i modi, disse d'Artagnan; voi sapete, il proverbio «disgraziato al
-giuoco, fortunato in amore» voi siete troppo felice in amore, perchè il
-giuoco non si vendichi; ma che importano a voi i rovesci della fortuna?
-non avete voi, furbo fortunato che siete, non avete voi la vostra
-duchessa che non potrà fare a meno di venire in vostro soccorso?
-
-— Ebbene? vedete mio caro d'Artagnan, come mi opprimono le disgrazie,
-rispose Porthos coll'aria la più disinvolta; io le ho scritto
-d'inviarmi una cinquantina di luigi, di cui aveva assolutamente
-bisogno, vista la posizione in cui mi trovava...
-
-— Ebbene?
-
-— Ebbene! bisogna che ella sia nei suoi feudi, poichè non mi ha
-risposto!
-
-— Davvero?
-
-— No. Anzi ieri le ho rinviato una seconda lettera più pressante
-ancora della prima!.. Ma eccovi, mio carissimo, parliamo di voi. Io
-cominciava, ve lo confesso, ad essere in una certa inquietudine sul
-conto vostro.
-
-— Ma il vostro albergatore si conduce bene con voi, a quanto sembra,
-mio caro Porthos, disse d'Artagnan, mostrando al malato le casserole,
-il secreter ed il comodino pieni di bottiglie vuote.
-
-— Così, rispose Porthos, sono già tre o quattro giorni che
-l'impertinente mi ha mostrato il suo conto, e che io misi alla porta il
-suo conto e lui; dimodochè io sono qui a guisa di vincitore, in forma
-di conquistatore. Per cui, voi lo vedete, temendo sempre di essere
-forzato nella posizione, mi sono armato fino ai denti.
-
-— Però, disse ridendo d'Artagnan mi sembra che di tempo in tempo voi
-facciate delle sortite.
-
-E gli mostrava col dito le bottiglie e le casserole.
-
-— Non sono io, disgraziatamente, disse Porthos. Questa miserabile
-stravoltura mi obbliga al letto; ma Mousqueton batte la campagna e
-mi riporta i viveri. Mousqueton, amico mio, continuò Porthos, voi
-vedete che giungono dei rinforzi; ci abbisognerà un supplemento alle
-vettovaglie.
-
-— Mousqueton, disse d'Artagnan, bisognerà che voi mi facciate un
-servizio.
-
-— Quale? signore.
-
-— Quello di dare la vostra ricetta a Planchet: io pure potrei trovarmi
-assediato, e non sarei malcontento che egli mi facesse godere degli
-stessi vantaggi di cui voi gratificate il vostro padrone.
-
-— Eh! mio Dio, signore, disse Mousqueton con aria modesta, non vi è
-niente di più facile. Si tratta soltanto di esser destro, ecco tutto.
-Io sono stato allevato alla campagna, e mio padre, nei momenti perduti,
-era un poco cacciatore di contrabbando.
-
-— E il resto del tempo che cosa faceva?
-
-— Signore, egli praticava un'industria che io ho sempre trovata
-avvantaggiosa.
-
-— E quale?
-
-— Siccome allora eravamo al tempo delle guerre dei cattolici contro
-gli ugonotti, e che vedeva i cattolici esterminare gli ugonotti, e gli
-ugonotti esterminare i cattolici, il tutto in nome della religione,
-egli si era formata una credenza mista, cosa che gli permetteva di
-essere ora cattolico, ora protestante. Frattanto, egli passeggiava
-abitualmente colla sua carabina sulla spalla, dietro le siepi che
-orlano le strade, e quando vedeva venire un cattolico solo, la
-religione protestante la vinceva subito nel suo spirito, egli abbassava
-la sua carabina nella direzione del viaggiatore; quindi, allorquando
-egli era poco distante da lui, intavolava un dialogo che ordinariamente
-finiva coll'abbandono che il viaggiatore faceva della sua borsa per
-salvare la sua vita. Va senza dirlo, che allorquando vedeva venire un
-ugonotto, si sentiva prendere da un zelo cattolico così ardente, che
-non capiva come un quarto d'ora prima egli avesse potuto avere dei
-dubbi sulla nostra religione. Poichè io, signori, sono cattolico; mio
-padre, fedele ai suoi principii, aveva fatto mio fratello maggiore
-ugonotto.
-
-— E come ha finito questo degno galantuomo? domandò d'Artagnan.
-
-— Oh! nel modo il più disgraziato, signore; un giorno egli si è
-ritrovato preso in una strada stretta fra un ugonotto e un cattolico,
-coi quali aveva avuto che fare, e che lo riconobbero tosto: dimodochè
-essi si riunirono contro di lui e lo impiccarono ad un albero; quindi
-vennero a vantarsi di quest'azione che avevano fatta nell'osteria del
-primo villaggio, ove mio fratello ed io stavamo a bere.
-
-— E che faceste voi? disse d'Artagnan.
-
-— Noi li lasciammo dire, riprese Mousqueton, poi, siccome quando
-sortirono dall'osteria presero ciascuno una strada opposta, mio
-fratello si rimboscò sulla strada che dovea percorrere il cattolico,
-ed io su quella del protestante. Due ore dopo tutto era finito, noi
-avevamo loro fatto a ciascuno il loro affare, ammirando in ciò la
-providenza di nostro padre, che aveva presa la precauzione di farci
-allevare in religione diversa.
-
-— Infatti, come voi dite, Mousqueton, vostro padre mi sembra essere
-stato un birbo molto intelligente. E voi dite dunque che nei suoi
-momenti perduti egli andava alla caccia di contrabbando.
-
-— Sì, signore, fu lui che m'insegnò ad annodare un colletto, e a
-situare una linea di fondo. Ne risulta che, allorquando io ho veduto
-che il nostro impertinente oste ci nudriva con delle grossolane
-vivande, buone soltanto per dei carrettieri, e che non si confacevano
-a degli stomachi deboli come i nostri, mi sono rimesso un poco al mio
-antico mestiere. Passeggiando così per divertimento nei boschi, ho tesi
-dei colletti nei passaggi, e, mentre mi sono sdraiato sulle rive di
-un lago, ho gettato le lenze nell'acqua. Dimodochè ora, grazie a Dio,
-non manchiamo, come il signore se ne può assicurare, di pernici, di
-conigli, di carpii, d'anguille e di tutti gli alimenti leggieri e sani,
-convenienti a dei stomachi malati.
-
-— Ma il vino? gli disse d'Artagnan; chi fornisce il vino? è forse il
-vostro albergatore?
-
-— Cioè, sì e no.
-
-— In che modo, sì e no?
-
-— Lo fornisce è vero; ma egli non sa di avere questo onore.
-
-— Spiegatevi, Mousqueton, la vostra conversazione è piena di cose
-istruttive.
-
-— Ecco signore, ii caso ha fatto che io incontrassi nelle mie
-peregrinazioni uno Spagnuolo che aveva veduti molti paesi, e fra gli
-altri il nuovo mondo.
-
-— Che cosa ci ha che fare il nuovo mondo con le bottiglie che sono su
-questo segreter e su questo comodino?
-
-— Pazienza, signore, ciascheduna cosa verrà a suo tempo.
-
-— È giusto, Mousqueton, io sono del vostro avviso, e ascolto.
-
-— Questo Spagnuolo avea al suo servizio un lacchè, che lo aveva
-accompagnato in un suo viaggio al Messico. Questo lacchè era mio
-compatriota, dimodochè noi legammo amicizia tanto più rapidamente in
-quantochè vi era molta analogia fra i nostri caratteri. Noi amavamo
-entrambi particolarmente la caccia, dimodochè egli mi raccontava in
-che maniera nelle pianure di Pampas, gli indigeni del paese davano la
-caccia alle tigri ed ai torretti con dei semplici nodi scorsoi, che
-gettavano al collo di questi terribili animali. Sulle prime, io non
-voleva credere che si potesse giungere a questo grado di destrezza, di
-gettare a venti o trenta passi l'estremità di una corda ove si vuole,
-ma dopo la pruova, bisognò ben riconoscere la verità del racconto.
-Il mio amico situava una bottiglia a trenta passi, e a ciaschedun
-colpo egli prendeva il collo nel nodo scorsoio. Io mi abbandonai a
-questo esercizio, e siccome la natura mi ha dotato di certe facoltà,
-oggi io getto il laccio tanto bene quanto un uomo del mondo nuovo.
-Ebbene! capite voi ora? il nostro albergatore ha una cantina molto ben
-guernita, ma non ne lascia mai la chiave; questa cantina ha soltanto
-uno spiraglio, ora, da questo spiraglio, io getto il laccio, e siccome
-so adesso dov'è l'angolo buono, vi do la caccia. Ecco, signore, in che
-modo il nuovo mondo si trova in rapporto con le bottiglie che sono su
-questo marmo e sul secreter. Ora, volete voi gustare il nostro vino? e
-senza prevenzione, ci direte ciò che ne pensate.
-
-— Grazie, amico mio, grazie; disgraziatamente ho fatto colezione in
-questo momento.
-
-— Ebbene! disse Porthos, prepara la tavola, Mousqueton, e mentre noi
-faremo colezione, d'Artagnan ci racconterà ciò che gli è accaduto nei
-dieci giorni da che ci siamo lasciati.
-
-— Volentieri disse d'Artagnan.
-
-Nel mentre che Porthos e Mousqueton facevano colezione da
-convalescenti, con quella cordialità che riavvicina gli uomini nelle
-disgrazie, d'Artagnan raccontò in che modo Aramis ferito era stato
-obbligato di fermarsi a Creve-Coeur, come aveva lasciato Athos battersi
-in Amiens, fra le mani di quattro uomini che lo accusarono essere un
-falso monetario, ed in che modo, egli stesso, era stato obbligato
-di passare sul ventre del conte de Wardes per giungere fino in
-Inghilterra.
-
-Ma là si fermò la confidenza di d'Artagnan; egli annunziò soltanto
-che al suo ritorno dalla Gran Brettagna aveva condotto seco quattro
-magnifici cavalli, dei quali uno era per lui, e un altro per ciascuno
-dei suoi compagni; quindi terminò annunziando a Porthos che quello che
-gli era destinato era già insellato nella scuderia dell'albergatore.
-
-In questo momento entrò Planchet: egli avvisava il suo padrone che i
-cavalli erano sufficientemente riposati, e che sarebbe stato possibile
-di andare a dormire a Clermont.
-
-Siccome d'Artagnan era quasi rassicurato su Porthos, e che gli premeva
-di avere le notizie degli altri due amici, stese la mano al malato,
-e lo prevenne che andava a mettersi in viaggio per continuare le sue
-ricerche. Del resto, siccome contava di ritornare per la stessa strada,
-se, fra sette o otto giorni, Porthos era sempre all'albergo del Gran S.
-Martino, lo riprenderebbe passando.
-
-Porthos rispose che secondo tutte le probabilità, la sua stravoltura
-non gli avrebbe permesso di alzarsi prima di quell'epoca. D'altronde
-gli abbisognava di restare a Chantilly, per aspettare aria risposta
-dalla sua duchessa.
-
-D'Artagnan gli augurò questa risposta pronta e buona, e dopo aver
-raccomandato di nuovo Porthos a Mousqueton, e pagata la sua spesa
-all'oste, si rimise in viaggio con Planchet, di già sbarazzato di uno
-dei suoi cavalli a mano.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXVI.
-
-LA TESI D'ARAMIS
-
-
-D'Artagnan non aveva detto niente a Porthos, nè della ferita, nè della
-procuratrice di lui; il nostro Bearnese era un giovane saggio: per
-quanto fosse giovane, in conseguenza aveva fatto sembiante di credere
-a tutto ciò che gli aveva raccontato il glorioso moschettiere, convinto
-che non vi poteva essere amicizia che reggesse ad un segreto scoperto,
-particolarmente quando questo segreto interessa l'orgoglio, poichè si
-ha sempre una certa superiorità morale su quelli di cui si conosce la
-vita; e d'Artagnan, nei suoi progetti d'intrighi futuri, deciso come
-egli era di farsi dei tre suoi compagni altrettanti istrumenti della
-sua fortuna, d'Artagnan non era dispiacente di raccogliere nelle sue
-mani le fila invisibili coll'aiuto delle quali contava di guidarli.
-
-Frattanto, lungo tutta la strada una profonda tristezza gli stringeva
-il cuore; egli pensava a quella bella e giovane signora Bonacieux
-che doveva dargli il premio dal suo attaccamento. Ma affrettiamoci
-di dirlo, questa tristezza meno veniva nel giovane dal dispiacere
-della sua felicità perduta, che dal timore che provava che potesse
-accadere qualche disgrazia a questa povera donna. Per lui non vi era
-dubbio, ella era vittima di una vendetta del ministro, e, come si
-sa, le vendette di Sua Eccellenza erano terribili. In che modo egli
-aveva ritrovato mercè davanti agli occhi del ministro, era quello che
-ignorava egli stesso, e senza dubbio quello che gli avrebbe rivelato
-il sig. de Cavois, se il capitano delle guardie lo avesse ritrovato in
-casa.
-
-Niente fa tanto correre il tempo ed abbrevia la strada, quanto un
-pensiero che assorbe in se stesso tutte le facoltà dell'organizzazione
-di quello che pensa. L'esistenza esterna rassomiglia allora ad un sonno
-di cui questo pensiero è il sogno; per mezzo della sua influenza, il
-tempo non ha più misura, lo spazio non ha più distanza: si parte da un
-luogo e si arriva in un altro, ecco tutto. Dell'intervallo percorso non
-rimane nulla nella nostra memoria, se non che una vaga nebbia, nella
-quale si presentano mille immagini confuse di alberi, di montagne e
-di paesaggi. Fu in preda ad una simile allucinazione che d'Artagnan
-percorse, col passo che volle prendere il suo cavallo, le sei od otto
-leghe che dividono Chantilly da Creve-Coeur, senza che, giungendo
-in questo villaggio, si ricordasse di alcuna delle cose che aveva
-incontrate sulla sua strada.
-
-La memoria gli ritornò soltanto nel giunger là; egli scosse la testa,
-riconobbe la bettola ove aveva lasciato Aramis, e mettendo il suo
-cavallo al trotto si fermò davanti alla porta.
-
-Questa volta non fu un oste, ma un'ostessa che lo ricevette. D'Artagnan
-era fisonomista; egli circondò con un colpo d'occhio la grossa figura
-gioiosa della padrona del luogo, sì che egli giudicò che non aveva
-bisogno di dissimulare con essa, e che non vi era niente da temere per
-parte di questa contenta fisonomia.
-
-— Mia buona signora, le domandò d'Artagnan, potreste voi dirmi ciocchè
-sia avvenuto di uno dei miei amici che fummo costretti di lasciar qui,
-sarà una dozzina di giorni?
-
-— Un bel giovane di ventitre a ventiquattro anni, dolce, amabile, ben
-fatto?
-
-— È lui.
-
-— Di più, ferito in una spalla?
-
-— Precisamente.
-
-— Ebbene! signore, egli è sempre qui.
-
-— Ah! perdinci! mia cara signora, disse d'Artagnan mettendo piede a
-terra e gettando le redini del suo cavallo sulle braccia di Planchet,
-voi mi rendete la vita; dove è questo caro Aramis, che io lo abbracci?
-poichè, lo confesso, ho fretta di rivederlo!
-
-— Perdono, signore; ma io dubito che egli non possa ricevervi in questo
-momento.
-
-— E perchè? è forse con una donna?
-
-— Dio buono! che cosa dite mai? il povero giovane! no, signore, egli
-non è con una donna.
-
-— E con chi è adunque?
-
-— Col curato di Montdidier, e col direttore del collegio d'Amiens.
-
-— Mio Dio! gridò d'Artagnan, il povero giovane sta dunque male?
-
-— No, signore, al contrario; ma in seguito alla sua malattia, si è
-ravveduto ed ha deciso di lasciare il mondo.
-
-— È giusto, disse d'Artagnan, aveva dimenticato che egli non è
-moschettiere che provvisoriamente.
-
-— Il signore insiste sempre per rivederlo?
-
-— Più che mai.
-
-— Ebbene! il signore, non ha che a montare la scala a destra nel
-cortile, salire al secondo piano e portarsi al N. 5.
-
-D'Artagnan si slanciò nella direzione indicata, trovò una di quelle
-scale esterne, come in oggi ne abbiamo qualcuna nei cortili delle
-vecchie osterie; ma non si giungeva così facilmente vicino al futuro
-abbate. L'entrata della camera d'Aramis era sorvegliata, nè più nè
-meno dei giardini d'Armida; Bazin faceva sentinella nel corridoio,
-e gli barricò il passaggio con tanta maggiore intrepidezza, ove dopo
-molti anni di pruova, Bazin si vedeva alfine vicino, a giungere a quel
-resultato che aveva sempre desiderato.
-
-Infatti, il sogno del povero Bazin era sempre stato quello di un
-uomo lontano dagli affari mondani, e aspettava con impazienza il
-momento incessantemente traveduto nell'avvenire, ove Aramis getterebbe
-finalmente la casacca fra le ortiche per assumere un abito più sodo.
-La rinnovata promessa fatta ciascun giorno dal giovane, che in questo
-momento non poteva venir meno, lo aveva soltanto ritenuto al servizio
-di un moschettiere, servizio nel quale, diceva egli, non poteva fare a
-meno di dannarsi l'anima sua.
-
-Bazin era dunque al colmo della sua gioia. Secondo tutte le
-probabilità, questa volta il suo padrone non si disdirebbe. La riunione
-del dolor fisico al dolor morale, avevano prodotto l'effetto da sì
-lungo tempo desiderato: Aramis soffriva ad un tempo nel corpo e nello
-spirito, aveva finalmente fermati sulla morale i suoi occhi e i suoi
-pensieri, e aveva considerato come un doppio avviso del cielo il doppio
-accidente che gli era accaduto, vale a dire la sparizione istantanea
-della sua amica, e la sua ferita sulla spalla.
-
-Si capirà facilmente che niente poteva, nella disposizione in cui
-si trovava, essere più disaggradevole a Bazin, quanto l'arrivo di
-d'Artagnan, il quale poteva gettare il suo padrone nei vortici delle
-idee mondane in cui era stato per sì lungo tempo trascinato. Risolse
-adunque di difendere coraggiosamente la porta; e siccome, tradito
-dalla padrona dell'albergo, egli non poteva dire che Aramis era
-assente, tentò di provare al nuovo arrivato, che sarebbe il colmo
-dell'indiscretezza il disturbare il suo padrone nella morale conferenza
-che aveva intavolata fin dalla mattina, e che, al dire di Bazin, non
-poteva esser terminata prima di sera.
-
-Ma d'Artagnan non tenne alcun conto dell'eloquente discorso di mastro
-Bazin: e siccome non si curava di ingolfarsi in una polemica col
-cameriere del suo amico, lo allontanò semplicemente con una mano, e
-coll'altra girò la maniglia della porta al N. 5.
-
-La porta s'apri, e d'Artagnan entrò nella camera.
-
-Aramis, in soprabito nero, colla testa accomodata con una specie di
-berretto rotondo, era assiso davanti ad una tavola oblunga, coperta
-da un fascio d'enormi libri in foglio: alla sua destra era assiso il
-direttore del collegio, alla sua sinistra il curato di Montdidier; le
-tende erano per metà abbassate, e non lasciavano penetrare che una luce
-misteriosa. Tutti gli oggetti mondani che potevano colpire l'occhio,
-quando si entra nella camera di un giovane, e soprattutto quando questo
-giovane è moschettiere, erano scomparsi come per incanto; e per paura,
-senza dubbio, che la loro vista non riconducesse il padrone alle
-idee militari, Bazin aveva fatto man bassa sulla spada, le pistole,
-il cappello a piume, i galloni e i merletti di ogni genere e di ogni
-specie.
-
-Al rumore che fece d'Artagnan aprendo la porta, Aramis alzò la testa
-e riconobbe il suo amico; ma, a grande meraviglia del giovane, la sua
-vista non parve produrre una grande impressione sul moschettiere, tanto
-il suo spirito era in quel momento lontano dalle cose guerresche.
-
-— Buon giorno, caro d'Artagnan, disse Aramis; credete che io sono ben
-contento di rivedervi.
-
-— Ed io pure, disse d'Artagnan, quantunque non ben sicuro che sia ad
-Aramis cui parlo.
-
-— A lui stesso, amico a lui stesso. Ma che cosa ve ne può far
-dubitare...?
-
-— Aveva paura di essermi sbagliato di camera, e a prima vista ho
-creduto di essere entrato nella camera di qualche ecclesiastico;
-quindi mi ha preso un alto spavento, trovandovi in compagnia di questi
-signori, quello cioè che foste gravemente malato.
-
-I due uomini vestiti di nero lanciarono sopra d'Artagnan, di cui
-capirono le intenzioni, uno sguardo quasi minaccioso, ma d'Artagnan non
-se ne inquietò.
-
-— V'incomodo forse caro Aramis? continuò d'Artagnan; mentre, a
-quanto mi pare, io sono portato a credere che voi facciate la vostra
-confessione.
-
-Aramis arrossì impercettibilmente.
-
-— Voi incomodarmi? oh! al contrario, amico caro, ve lo assicuro; ed in
-pruova di ciò ch'io dico, permettetemi di rallegrarmi con voi, poichè
-vi vedo sano e salvo.
-
-— Ah! ritorna finalmente, pensò d'Artagnan; non vi è male!
-
-— Perchè il signore, che è un mio amico, ha sfuggito un gran periglio,
-continuò Aramis, mostrando colla mano d'Artagnan ai due seduti.
-
-— Lodate Iddio, signore, risposero, questi inchinandosi all'unisono.
-
-— Non ho mancato di farlo, rispose il giovane restituendo loro il
-saluto.
-
-— Voi giungete a proposito, d'Artagnan, disse Aramis: e voi, prendendo
-parte alla discussione, vorrete rischiararla coi vostri lumi. Il
-sig. direttore del collegio d'Amiens, il sig. curato di Montdidier
-ed io eravamo occupati ad argomentare sopra certe questioni di
-filosofia morale, il di cui interesse ci occupa da molte ore. Io sarò
-contentissimo se avrò un vostro parere.
-
-— Il parere di un uomo di spada è privo di autorità, rispose
-d'Artagnan, che cominciava ad inquietarsi del giro che prendevano
-le cose, e voi potete attenervi, credetemi, alla scienza di questi
-signori.
-
-I due uomini neri salutarono a loro volta.
-
-— Al contrario, rispose Aramis, il vostro avviso sarà prezioso; ecco
-di che si tratta. Il sig. direttore vorrebbe che sostenessi la mia tesi
-filosoficamente, mentre io bramerei meglio esporla oratoriamente.
-
-— La vostra tesi! voi dunque fate una tesi?
-
-— Senza dubbio, rispose il direttore, per l'esame di accettazione una
-tesi è di tutto rigore.
-
-— L'accettazione! gridò d'Artagnan che non capiva niente, e dove dunque
-vi volete fare accettare?
-
-— Al posto vacante di professore del collegio d'Amiens. Ora, continuò
-Aramis prendendo sul suo seggio la stessa posizione che se fosse
-stato sopra una cattedra, esaminando con compiacienza la sua bella
-mano bianca e paffuta, come una mano di donna, ch'egli teneva quasi
-sempre in aria per farne discendere il sangue; ora, come vi ho detto,
-il signor direttore vorrebbe che la mia tesi fosse una serie di
-sillogismi, mentre che io bramerei che fosse oratoria. L'argomento,
-sebbene non nuovo, si può trattare magnificamente in ambi i modi,
-eccolo: _Non dantur effectus sine causa._
-
-D'Artagnan, di cui noi conosciamo l'erudizione, non inarcò meno le
-sopracciglie di quello che aveva fatto alla sentenza del capitano
-Tréville, sul proposito del regalo che si credeva che d'Artagnan avesse
-ricevuto da Buckingham.
-
-— Che è quanto dire, riprese Aramis per dargli una maggior facilità
-d'intendere, che non si dà effetto senza causa.
-
-— Argomento ammirabile, fecondo delle più utili deduzioni e
-conseguenze! gridò il direttore.
-
-— Ammirabile e filosofico, ripetè l'altro, ch'era circa della forza di
-d'Artagnan nell'intendere il latino, e aveva per massima di ripetere
-sempre come un eco le parole del direttore per non impegnarsi in
-discussioni.
-
-In quanto a d'Artagnan, egli rimase perfettamente indifferente
-all'entusiamo dei due uomini in abito nero.
-
-— Oh! ammirabile! _prorsus admirabile!_ continuò Aramis, e che esige
-la conoscenza di tutte le diverse sette filosofiche per prevenire e
-abbatterne tutte le false teorie, e che non si estende dalla prima
-causa, _causa causarum_, fino all'ultimo effetto. Io mi troverei però
-più comodo, _facilius natas_, trattandole in un discorso accademico
-oratorio, di quello che con una serie di scolastiche argomentazioni
-sillogistiche. Poichè l'arte oratoria somministra fonti per le quali
-l'avversario viene dolcemente condotto alla persuasiva, anche negli
-argomenti filosofici, _ratione et convinctione_.
-
-— No rispose il direttore, il sillogismo circonda, allaccia, incatena
-l'avversario in modo che non possa più fuggire da nessuna parte, e sia
-costretto a cedere alla forza dell'argomentazione _velis, nolis_.
-
-Aramis gettò un colpo d'occhio dalla parte di d'Artagnan e s'accorse
-che andava sbadigliando.
-
-— Parliamo in francese, sig. direttore, il sig. d'Artagnan gusterà
-meglio le nostre parole, disse Aramis.
-
-— Sì, io sono stanco... dal viaggio, disse d'Artagnan, e tutto questo
-latino mi sfugge.
-
-— Siamo d'accordo, disse il direttore, un poco sconcertato nel mentre
-che il curato, messo in più comoda via, voltava verso d'Artagnan uno
-sguardo pieno di riconoscenza. Ebbene veniamo ad una decisione.
-
-— Ebbene! sig. direttore, io tratterò la questione secondo il vostro
-aggradimento: _Argumentum omnidenudatum ornamento._
-
-— Ora sta bene, e la vostra docilità mi è di felice augurio. Venghiamo
-ora alla seconda tesi. Voi sapete che, per entrare professore nel
-nostro colleggio, fa d'uopo rinunciare ad ogni relazione mondana, e
-sebbene non sia il nostro istituto una corporazione che leghi con voti,
-pure bisogna fare il sacrifizio del mondo, farlo _animo alacre_...
-
-— Ecco appunto l'argomento che ho prescelto, e di cui sono già molto
-innoltrato nel lavoro; io voglio sostenere e provare che si può
-lasciare il mondo, e farne un sacrifizio meritorio, ancorchè dispiaccia
-lasciarlo.
-
-— Disgraziato! gridò il direttore, aver dispiacere di lasciare il
-mondo, è lo stesso che aver dispiacere di lasciare il demonio.
-
-— Questa è pure la mia opinione, disse il curato.
-
-— Ma di grazia... riprese Aramis.
-
-— _Desideras diabolum?_ disse il direttore.
-
-— Avete rincrescimento a lasciare il diavolo? Ah! mio giovane amico,
-riprese il curato gemendo, non vi rincresca pel diavolo, sono io che ve
-ne supplico.
-
-D'Artagnan piegava all'idiotismo; gli sembrava di essere in una casa di
-pazzi, e di esser vicino a divenir pazzo come quelli che vedeva.
-
-Era però obbligato a tacersi per non sentirsi gettare in viso una
-sentenza latina che non avrebbe intesa.
-
-— Ma ascoltatemi dunque, riprese Aramis con una gentilezza, dalla quale
-cominciava a trasparire l'impazienza. Io non dico che mi dispiace
-di lasciare il diavolo; no, io non pronuncierò mai questa frase:
-ma convenite che vi è poco merito a lasciare una cosa di cui si è
-compiutamente disgustati. Ho ragione d'Artagnan?
-
-— Io lo credo bene, perdinci! gridò questi.
-
-— Ecco dunque il mio modo d'argomentare ed il mio punto di partenza;
-è un sillogismo: il mondo non manca di attrattive, ma il volgere le
-spalle alle attrattive è un sacrificio: dunque io faccio un sacrificio.
-
-— È vero, dissero gli antagonisti.
-
-— Nella vostra argomentazione però, riprese il direttore guardatevi
-bene dai gusti profani, _severus sit sermo tuus_.
-
-— Sì, che il discorso sia chiaro, disse il curato...
-
-— Altrimenti, si affrettò d'interrompere il direttore vedendo il suo
-compagno andar giù di strada, la vostra dissertazione piacerà soltanto
-alle signore, ed ecco tutto; essa avrà lo incontro di una dissertazione
-del sig. Patru.
-
-— Piacesse a Dio! gridò con entusiasmo Aramis.
-
-— Lo vedete! gridò il direttore battendo il pugno sulla tavola, il
-mondo parla ancora in voi ad alta voce, _altissima voce_. Voi amate
-ancora il mondo...
-
-— Tranquillizzatevi, signor direttore, io rispondo di me.
-
-— Presunzione mondana!
-
-— Io conosco me stesso; la mia risoluzione è irrevocabile.
-
-— E voi vi ostinate a voler continuare questa tesi?
-
-— Io mi sento chiamato a trattar questa e non altra, io la terminerò
-quest'oggi e domani, spero, sarete soddisfatto delle correzioni che vi
-avrò fatte, dietro i vostri consigli.
-
-— Lavorate lentamente, disse il curato, noi vi lasciamo in ottime
-disposizioni.
-
-— Sì, il terreno è ben seminato, voglia il cielo che non abbiamo a dire
-_aves comederunt illum._
-
-— Addio, mio figlio, disse il curato, a domani.
-
-— A domani, giovine temerario, disse il direttore; voi promettete di
-divenire un luminare del nostro collegio; voglia il cielo che la luce
-non sia quella di un fuoco divoratore.
-
-I due uomini neri salutarono e partirono.
-
-Aramis li accompagnò fino in fondo alla scala, e rimondò tosto presso
-di d'Artagnan.
-
-D'Artagnan, la cui pazienza era arrivata al suo estremo, quando
-vide rientrare l'amico fece una profonda inspirazione ed espirazione
-per dilatarsi il petto, che fino a quel momento gli sembrava averlo
-oppresso da un pesante macigno.
-
-Rimasti soli i due amici, da prima conservarono un silenzio
-imbarazzante; pure abbisognava che uno dei due rompesse il silenzio pel
-primo, e siccome d'Artagnan sembrava deciso di lasciare questo onore al
-suo amico:
-
-— Voi lo vedete, disse Aramis, io sono ritornato alle mie idee
-fondamentali: questi piani di ritiro dalle armi, per tornarmi a
-dedicare agli studi serii, sono già stabiliti da lungo tempo, e voi me
-ne avete udito a parlare più volte; non è vero amico mio?
-
-— Senza dubbio; ma vi confesso che ho sempre creduto che voi scherzaste.
-
-— Con simil sorta di cose? oh! d'Artagnan!
-
-— Diamine! non scherziamo noi colla morte?
-
-— E si ha torto, d'Artagnan, poichè la morte è la porta che ci conduce
-alla salvezza o alla perdizione.
-
-— Siamo d'accordo. Ma se vi piace, non filosofichiamo: voi ne dovete
-avere abbastanza per quest'oggi: in quanto a me ho per fino dimenticato
-quel poco di latino che non ho mai saputo; poichè, ve lo confesso,
-non ho mangiato niente da questa mattina a dieci ore, ed ho una fame
-diabolica.
-
-— Noi pranzeremo or ora, caro amico; soltanto, dovete ricordarvi che
-oggi è venerdì; ora, non essendo io più militare, non posso nè mangiare
-nè veder mangiar carne; se volete contentarvi del mio pranzo, esso si
-compone di tetragoni cotti e di frutta.
-
-— Che cosa intendete voi per tetragoni? domandò d'Artagnan con
-inquietudine.
-
-— Intendo spinaci, riprese Aramis; ma per voi vi aggiungerò delle uova,
-e questa è già una grave infrazione alla regola; a tutto rigore le uova
-sono il prodotto della carne, poichè si cangiano in polli.
-
-— Questo festino non sarà molto succolento, ma non importa; per restare
-in vostra compagnia, lo subirò.
-
-— Io vi sono riconoscente del sacrifizio, disse Aramis; ma se non
-profitta al vostro corpo, profitterà certamente alla vostra anima.
-
-— Pare dunque deciso che vogliate entrare in qualche corporazione
-religiosa.
-
-— Io non entro in alcuna corporazione religiosa, rientro in collegio
-diretto da persone morali e religiose, vi rientro di mia volontà, e di
-mia volontà mi attengo ai principii della vita morale e religiosa.
-
-— Che diranno mai i vostri amici? che dirà il sig. de Tréville? Vi
-prevengo che essi vi riterranno per un disertore.
-
-— Voi sapete che io assunsi la casacca da moschettiere per violenza, e
-che era moschettiere provvisoriamente.
-
-— Io non so niente.
-
-— Come voi non sapete in qual modo lasciai il collegio?
-
-— Affatto.
-
-— Ecco la mia storia: «Io era in colleggio dall'età dì nove anni
-ed aveva ventun'anno; mancavano tre giorni e la mia carriera era
-irrevocabilmente decisa.
-
-«Un giorno che io mi portava, siccome alcune volte accadeva, in una
-casa in cui era ricevuto con molta distinzione, un ufficiale, che per
-quanto mi sembrava, mi vedeva con occhio geloso leggere la Bibbia
-alla padrona di casa, entrò ad un tratto senza essere annunziato.
-Precisamente quella volta io aveva tradotto il capitolo di Giuditta e
-terminava di comunicarne la spiegazione alla signora che mi usava ogni
-specie di riguardi, e in quel momento prestava tutta la sua attenzione
-col più profondo silenzio alle mie parole, le quali, per la novità dei
-miei versi che ascoltava, dovevano risvegliare in lei molto interesse.
-Pare che questo trattenimento non andasse molto a genio all'ufficiale:
-egli non disse niente, io lo confesso, ma quando uscii, uscì dietro di
-me e mi raggiunse.
-
-« — Signore, disse egli, voi siete amante delle bastonate?
-
-« — Io non posso dirlo, signore, risposi, non avendo mai osato nessuno
-di darmene.
-
-« — Ebbene, ascoltatemi, signore; se voi ritornate nella casa ove vi ho
-incontrato adesso, l'oserò io.
-
-«Credo che ebbi paura; divenni molto pallido, sentii le mie gambe
-piegarsi sotto, cercai una risposta che non trovai, e mi tacqui.
-
-«L'ufficiale aspettava questa risposta, e vedendo che essa tardava si
-mise a ridere, mi voltò le spalle, e rientrò in casa.
-
-«Io rientrai nel mio collegio.
-
-«Io son un buon gentiluomo ed ho il sangue vivo, come avete potuto
-rimarcarlo, mio caro d'Artagnan. L'insulto era terribile, e quantunque
-rimanesse sconosciuto al mondo, lo sentii vivere ed agitarsi nel fondo
-del mio cuore. Dichiarai ai miei superiori che non mi sentiva ancora
-abbastanza preparato per decidermi sulla scelta del mio stato, e dietro
-una mia domanda si differì la decisione ad un anno.
-
-«Andai a cercare il miglior maestro di spada che fosse in Parigi.
-Combinai con lui per prendere una lezione di scherma ogni giorno,
-ed ogni giorno, per un anno, presi questa lezione. Quindi il giorno
-anniversario di quello in cui era stato insultato, attaccai la mia
-consueta veste ad un chiodo, mi misi in abito completo da cavaliere,
-e mi portai ad un ballo che dava una dama mia amica, ove sapeva che
-doveva trovarvisi il mio uomo. Era nella strada dei Franchi-Borghesi
-vicino alla Force.
-
-«Infatti, il mio ufficiale vi era; io mi avvicinai a lui, e siccome
-cantava un lagno d'amore, guardando teneramente una donna, lo
-interruppi a bel mezzo della seconda strofa.
-
-« — Signore, gli dissi, vi dispiace sempre che io ritorni in certa casa
-della strada Pagana, e mi darete voi sempre dei colpi di canna se mi
-prende la fantasia di disobbedirvi?
-
-«L'ufficiale mi guardò con meraviglia, quindi mi disse:
-
-« — Che cosa volete voi da me, signore? io non vi conosco.
-
-« — Io sono, risposi, colui che legge la Bibbia e che traduce in versi
-il capitolo di Giuditta.
-
-« — Ah! ah! me ne ricordo, disse l'ufficiale sorridendo, e che volete
-da me?
-
-« — Vorrei che aveste la compiacenza di venire a fare un giro di
-passeggiata meco.
-
-« — Dommattina, se non vi rincresce, e ciò sarà col mio più gran
-piacere.
-
-« — Non già dommattina se vi aggrada, ma sul momento.
-
-« — Se lo esigete assolutamente...
-
-« — Sì, lo esigo.
-
-« — Allora usciamo; signore, disse l'ufficiale; quindi voltandosi alle
-signore della società: non vi disturbate; vi chiedo soltanto il tempo
-di uccidere questo giovane, e ritorno subito a terminare la mia seconda
-strofa.
-
-«Noi sortimmo.
-
-«Lo condussi in via Pagana, nel luogo precisamente ove un anno avanti e
-nella stessa ora egli mi aveva fatto il complimento che vi ho riferito.
-Faceva un superbo chiaro di luna. Mettemmo mano alla spada, e al primo
-colpo io lo uccisi freddo.
-
-— Diavolo! disse d'Artagnan.
-
-— Ora, continuò Aramis, siccome le signore non videro più ritornare il
-cantore, che fu trovato in via Pagana con un gran colpo di spada che
-gli attraversava il petto, si pensò che era stato io che lo aveva in
-tal modo accomodato, e la cosa produsse uno scandalo. Io dunque fui
-per qualche tempo costretto di rinunciare alla mia carriera che voleva
-intraprendere. Athos, di cui feci la conoscenza in quell'epoca, e
-Porthos che mi aveva, oltre le mie lezioni di scherma, imparato qualche
-botta vigorosa, mi decisero a domandare una casacca di moschettiere. Il
-re che aveva molto amato mio padre, rimasto ucciso all'assedio d'Arras,
-mi accordò questa casacca. Voi capirete adunque che oggi è venuto il
-momento per me di riprendere il mio pristino stato, dopo la vita che ho
-condotta non entrerò negli ordini, ma condurrò una vita analoga, e sarò
-fatto professore di filosofia morale in qualche colleggio.
-
-— E perchè oggi e non ieri, e perchè oggi e non domani? che cosa dunque
-vi è accaduta oggi che vi consigli una simile idea?
-
-— Questa ferita, mio caro d'Artagnan, mi è stato un avviso del cielo.
-
-— Questa ferita! bah! ella è quasi guarita, ed io sono sicuro che oggi
-non è quella la causa che vi fa soffrire di più.
-
-— E quale è dunque? domandò Aramis arrossendo.
-
-— Voi ne avete una nel cuore, Aramis, una più viva e più sanguinosa,
-una ferita fatta da una donna.
-
-L'occhio d'Aramis sfavillò suo malgrado.
-
-— Ah! disse egli, dissimulando la sua emozione sotto una finta
-negligenza, non mi parlate di queste cose. Io pensare a queste cose! io
-avere dei dispiaceri per amore! _vanitas vanitatum!_ Avrei io forse,
-a vostro parere, dato di volta al cervello? e perchè? per qualche
-crestaia, per qualche figlia di un dottore, alla quale avrei fatta la
-corte in una guernigione? bah!
-
-— Perdono mio caro Aramis, io credeva che voi portaste le vostre mire
-più in alto.
-
-— Più in alto? e chi sono io per avere tanta ambizione? un povero
-moschettiere, molto gonzo e molto oscuro, che odia il suo servizio, e
-si trova grandemente spostato nel bel mondo.
-
-— Aramis! Aramis! gridò d'Artagnan guardando il suo viso con aria di
-dubbio.
-
-— Polvere, continuò Aramis, io rientro nella polvere. La vita è piena
-di umiliazioni e di dolori, continuò egli imbruttendosi, tutti i fili
-che riattaccano la felicità si rompono volta per volta nella mano
-dell'uomo, particolarmente il filo dell'oro. Oh! mio caro d'Artagnan,
-riprese Aramis dando una leggera tinta d'amarezza, credetemi,
-nascondete bene le vostre piaghe, quando ne avrete: il silenzio è
-l'ultima delle gioie dei disgraziati; guardatevi di mettere chicchessia
-sulla traccia dei vostri dolori; i curiosi succhiano le nostre lagrime,
-come le mosche succhiano il sangue del daino ferito.
-
-— Ah! mio caro Aramis, disse d'Artagnan mandando un profondo sospiro,
-quella che voi dite è la mia storia.
-
-— In che modo?
-
-— Sì, una donna che io amava, che io adorava, mi è stata rapita dalla
-forza. Io non so ove ella sia, ove l'abbiano condotta, ella forse è
-prigioniera, ella forse è morta.
-
-— Ma voi avete almeno la consolazione di dire che ella non vi ha
-abbandonato volontariamente: che se voi non avete le sue notizie, è
-perchè le è stata tolta ogni comunicazione con voi, nel mentre che....
-
-— Nel mentre che?
-
-— Niente rispose Aramis, niente.
-
-— Così voi rinunziate per sempre al mondo; è un partito preso, una
-risoluzione stabilita.
-
-— Per sempre. Voi oggi siete mio amico, domani non sarete più per me
-che un'ombra, anzi non esisterete più. In quanto al mondo egli per me è
-un sepolcro, niente altro.
-
-— Diavolo! è ben tristo ciò che voi dite.
-
-— Che volete! è la mia vocazione che mi rapisce, è dessa che mi
-trasporta.
-
-D'Artagnan sorrise e non rispose. Aramis continuò:
-
-— Eppure mentre appartengo ancora a questa terra, avrei desiderato
-parlare di voi e dei nostri amici.
-
-— Ed io, disse d'Artagnan, avrei voluto parlarvi di voi stesso, ma vi
-vedo così staccato da tutto: con gli amori avete fatto fine, gli amici
-sono ombre, il mondo è un sepolcro.
-
-— Eh! voi lo vedete da voi stesso, disse Aramis con un sospiro.
-
-— Non ne parliamo dunque più, disse d'Artagnan, e bruciamo questa
-lettera, che, senza dubbio, vi annunzierebbe qualche nuova infedeltà
-della vostra crestaia, o della figlia del vostro dottore.
-
-— Qual lettera? gridò vivamente Aramis.
-
-— Una lettera che era stata diretta a casa vostra nella vostra assenza,
-e che mi fu consegnata per rimettervela.
-
-— Ma di chi è questa lettera?
-
-— Ah! di qualche cameriera, di qualche crestaia in disperazione: forse
-della cameriera della sig. de Chevreuse, che sarà stata obbligata di
-ritornare a Tours colla sua padrona, e che per farsi sentimentale, avrà
-presa una carta profumata e avrà sigillata la sua lettera con la corona
-della duchessa.
-
-— Che dite voi dunque?
-
-— Osservate... l'avrei io perduta!... disse d'improvviso il giovane;
-fingendo di cercare. Fortunatamente che il mondo è un sepolcro, che gli
-uomini, e per conseguenza anche le donne, sono ombre, che l'amore è un
-sentimento cui avete dato fine.
-
-— Ah! d'Artagnan! gridò Aramis, tu mi fai morire.
-
-— Eccola finalmente, disse d'Artagnan.
-
-E cavò la lettera di saccoccia.
-
-Aramis fece uno sbalzo, afferrò la lettera, la lesse o per dir meglio
-la divorò, il suo viso divenne raggiante.
-
-— Sembra che la cameriera abbia un bello stile, disse con non curanza
-il messaggero.
-
-— Grazie, d'Artagnan, grazie, gridò Aramis quasi in delirio. Ella
-è stata sforzata di ritornare a Tours; ella non mi è infedele, ella
-mi ama sempre. Vieni amico, vieni che io ti abbracci: la felicità mi
-soffoca!
-
-E i due amici si misero a ballare intorno all'ammasso dei venerabili
-autori di filosofia di cui era coperta la tavola, calpestando
-bravamente i fogli della tesi, che erano caduti sul pavimento. In
-questo momento entrò Bazin cogli spinaci e la frittata.
-
-— Fuggi disgraziato! gridò Aramis gettandogli in viso il suo berretto,
-ritorna donde ne vieni, riporta questi orribili legumi, e questa
-spaventosa frittata! Domanda una lepre picchettata, un cappone grasso,
-un pasticcio e quattro bottiglie di vecchia borgogna.
-
-Bazin che guardava il suo padrone senza capir niente di questo
-cambiamento, lasciò malinconicamente scivolare la frittata sugli
-spinaci, e gli spinaci sul pavimento.
-
-— Ecco il momento di consacrare la vostra esistenza al re di Francia,
-disse d'Artagnan, se avete interesse di fargli una gentilezza: _non
-inutile desiderium in oblatione._
-
-— Andate al diavolo col vostro latino! mio caro d'Artagnan, beviamo,
-perdinci! beviamo, e raccontatemi ciò che si fa laggiù.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXVII.
-
-LA MOGLIE DI ATHOS
-
-
-— Ora mi resta a sapere le notizie d'Athos, disse d'Artagnan dopo che
-ebbe messo Aramis al corrente di quanto era accaduto nella capitale
-dalla loro partenza, e dopo che un eccellente pranzo ebbe fatto
-dimenticare all'uno la sua tesi, all'altro la stanchezza.
-
-— Credete voi dunque che gli sia accaduta qualche disgrazia? domandò
-Aramis. Athos è così freddo, così bravo, maneggia tanto bene la spada.
-
-— Sì, senza dubbio: e nessuno conosce meglio di me il coraggio e
-l'astuzia di Athos; ma io desiderava piuttosto sentire intorno a lui
-il rumore delle spade e delle lance, che dei bastoni. Dubito che Athos
-non sia stato strigliato dalla canaglia di servitorame. I servitori
-sono gente che batte forte e non finisce presto. Ecco perchè, ve lo
-confesso, vorrei ripartire il più presto possibile.
-
-— Vorrei potervi accompagnare, ma sono ancora molto debole... e voi
-quando partirete?
-
-— Domani alla punta del giorno, riposatevi in questa notte il meglio
-che vi sarà permesso, e domani, se lo potrete, partiremo assieme.
-
-— Addio dunque a domani, poichè per quanto siate di ferro, dovete aver
-bisogno di riposo.
-
-La mattina dipoi, quando d'Artagnan ritornò in camera di Aramis, lo
-ritrovò che stava guardando fuori della finestra.
-
-— Che cosa guardate? domandò d'Artagnan.
-
-— In fede mia, ammiro questi tre magnifici cavalli che lo stalliere
-tiene per le redini. È un piacere da principe il viaggiare con simili
-cavalcature.
-
-— Ebbene, mio caro Aramis, voi proverete questo piacere, perchè uno di
-quei tre cavalli è vostro.
-
-— Ah! ah! e quale?
-
-— Quello dei tre che voi vorrete, io non ho preferenza.
-
-— E la ricca gualdrappa che lo ricopre è pur mia?
-
-— Senza dubbio.
-
-— Ma voi volete ridere, d'Artagnan?
-
-— Io non rido più dal momento che voi non parlate più latino.
-
-— Sono per me quei fondi, le pistole dorate, la gualdrappa di velluto,
-quella sella colle borchie d'argento?
-
-— Per voi stesso come quel cavallo che scalpita è per me, e quell'altro
-che fa salti, è per Athos.
-
-— Per bacco! questi sono tre superbi animali.
-
-— Sono contentissimo che sieno di vostro gusto.
-
-— È dunque il re che vi ha fatto questo regalo?
-
-— Per cosa certa non è stato il ministro; ma non v'inquietate sulla
-provvenienza, e pensate soltanto che uno dei tre è vostro.
-
-— Io prendo quello che è là.
-
-— A meraviglia!
-
-— Viva Dio! gridò Aramis, ecco ciò che mi fa passare il resto del mio
-dolore; vi monterei sopra con trenta palle in corpo. Ah! sull'anima
-mia, le belle redini, le belle staffe! Olà! Bazin, venite qui, e
-sull'istante.
-
-Bazin comparve tetro e melanconico sul limitare della porta.
-
-— Forbite la mia spada, raddrizzate il mio cappello, spazzolate il mio
-mantello, e caricate le mie pistole! disse Aramis.
-
-— Quest'ultima raccomandazione è inutile interruppe d'Artagnan, nei
-fondini della sella vi è già un paio di pistole cariche.
-
-Bazin sospirò.
-
-— Andiamo, maestro Bazin, tranquillizzatevi disse d'Artagnan, in tutti
-gli stati si può guadagnare l'eterna salvezza.
-
-Così dicendo i due amici discesero le scale seguiti dai lacchè.
-
-— Tienmi la staffa, Bazin disse Aramis.
-
-E si slanciò in sella colla sua grazia e la sua leggerezza ordinaria;
-ma, dopo qualche volata e qualche corvettata del nobile animale, il suo
-cavaliere risentì dei dolori talmente insopportabili, che impallidì
-e vacillò. D'Artagnan che aveva preveduto quest'accidente, non lo
-aveva perduto di vista un momento, per cui si slanciò verso di lui, lo
-ritenne fra le sue braccia, e lo ricondusse nella sua camera.
-
-— Sta bene, mio caro Aramis; curatevi, diss'egli, io anderò solo a
-ricercare Athos.
-
-— Voi siete un uomo di bronzo, gli disse Aramis.
-
-— No, io ho fortuna; ecco tutto; ma come vivrete voi aspettandomi? Non
-più cattedra, non più colleggio, non più tesi!
-
-Aramis sorrise.
-
-— Farò invece dei versi.
-
-— Sì, dei versi profumati coll'odore del biglietto della cameriera
-della duchessa di Chevreuse. Insegnate dunque la prosodia a Bazin, ciò
-lo consolerà; quanto al cavallo, montatelo un poco tutti i giorni, e
-ciò vi farà riprendere l'abitudine alle manovre.
-
-— Ah! in quanto a questo siate tranquillo, disse Aramis, voi mi
-ritroverete pronto a seguirvi.
-
-Si dissero addio, e dieci minuti dopo, avendo prima raccomandato il
-suo amico a Bazin e all'ostessa, d'Artagnan trottava nella direzione
-d'Amiens.
-
-Come, mai andare in traccia di Athos, e poi come ritrovarlo?
-
-La posizione, nella quale l'aveva lasciato d'Artagnan, era critica,
-e forse aveva ancora potuto soccombere. Quest'idea oscurò la fronte
-di d'Artagnan e gli fece formulare sotto voce qualche giuramento di
-vendetta. Dei suoi amici, Athos era il più attempato, e in apparenza
-sembrava quello che meno si accostasse ai suoi gusti ed alle sue
-simpatie. Però egli portava a questo gentiluomo una preferenza
-notevole. L'aria nobile ed il portamento distinto di Athos, i suoi
-lampi di grandezza che brillavano di tratto in tratto fra l'ombre
-entro cui si riteneva volontariamente racchiuso, quella inalterabile
-uguaglianza d'umore che ne formava il più comodo compagno della terra,
-quell'allegrezza forzata e mordente, la sua bravura che si sarebbe
-detta cieca se non fosse stata il risultato del più gran sangue
-freddo: tante qualità si attiravano più che la stima e l'amicizia di
-d'Artagnan, la sua ammirazione.
-
-In fatti, considerato ancor vicino al sig. de Tréville l'elegante
-e nobile cortigiano, Athos, nei giorni del suo buon umore, poteva
-sostenere con vantaggio il confronto; egli era di mezzana statura, ma
-questa era così regolare e ben proporzionata, che più di una volta,
-nelle sue lotte con Porthos, aveva fatto piegare il gigante, la di
-cui forza fisica era divenuta proverbiale fra i moschettieri. La sua
-testa con gli occhi scrutatori, col naso aquilino, mento ben disegnato
-come quello di Bruto, aveva un carattere indefinibile di grazia e
-grandezza; le sue mani, di cui non prendeva mai alcuna cura, facevano
-la disperazione di Aramis che coltivava le sue con una grande quantità
-di pasta di mandorle e olio profumato; il suono della sua voce era ad
-un tempo penetrante e melodioso, e poi ciò che vi era d'indefinibile
-in Athos, che sempre si faceva oscuro e piccolo, era quella delicata
-conoscenza del mondo e degli usi della più elevata società, quelle
-abitudini di buona famiglia, che spiccavano anche senza volerlo nelle
-sue più piccole azioni.
-
-Se si trattava di un pranzo, Athos l'ordinava meglio di qualunque
-altro, situando ciascun convitato al suo posto a seconda del rango in
-cui era stato trasmesso dai suoi antenati o che si era procacciato da
-se stesso. Se si trattava di scienza araldica, Athos conosceva tutte
-le famiglie nobili del regno, le loro genealogie, le loro alleanze, i
-loro stemmi e l'origine dei loro stemmi; l'etichetta non aveva minuzie
-che gli fossero estranee; sapeva quali erano i diritti dei grandi
-proprietarii e della nobiltà, conosceva a fondo le leggi e le regole
-della caccia, e un giorno parlando su questo argomento, aveva fatto
-meravigliare il re Luigi XIII, che pure passava per maestro; come tutti
-i gentiluomini di quell'epoca, montava a cavallo, e maneggiava le armi
-con tutta la perfezione: vi è di più, la sua educazione era stata
-così poco negletta, anche sotto il rapporto degli studi scolastici,
-tanto raramente coltivati dai gentiluomini di quell'epoca, ch'egli
-sorrideva ai testi latini che stillava Aramis, e che Porthos faceva
-mostra di capire. Anzi, due o tre volte, con gran meraviglia dei suoi
-amici, che Aramis inciampò in qualche errore di rudimenti, egli rimise
-il verbo al suo tempo, o il nome al suo caso. Inoltre, la sua probità
-era inattaccabile; in quel secolo ove gli uomini d'arme transigevano
-tanto facilmente colla loro religione e la loro coscienza, e i poveri
-col settimo comandamento di Dio. Athos dunque era un uomo molto
-straordinario.
-
-E ciò non ostante si vedeva questa natura così distinta, questa
-creatura così bella, questa essenza così fina, piegare insensibilmente
-verso la vita materiale, come i vecchi piegano generalmente verso
-l'imbecillità fisica e morale. Athos, nelle sue ore d'ozio, e queste
-erano frequenti, spegneva affatto tutta la sua parte luminosa, e
-spariva come in una profonda notte la parte brillante. Allora svaniva
-il semideo e restava appena un uomo, colla testa bassa, l'occhio
-truce, la parola pesante e penosa; Athos guardava per lunghe ore sia
-la bottiglia, sia il bicchiere, sia Grimaud, che abituato ad obbedirlo
-a segni, leggeva nello sguardo senza forza del suo padrone fino il più
-piccolo desiderio, che tosto soddisfaceva. Se la riunione dei quattro
-amici aveva luogo in uno di questi momenti, una parola, cavata con uno
-sforzo violento, era tutto il contigente che Athos pagava al dialogo
-della conversazione: in una voce Athos da se solo poteva come quattro,
-e ciò senza che li producesse altra alterazione, che un aggrottamento
-di ciglia più rimarcato, ed una tristezza più profonda.
-
-D'Artagnan, di cui conosciamo lo spirito investigatore e penetrante,
-non aveva, qualunque si fosse l'interesse a soddisfare la sua
-curiosità su questo argomento, non aveva ancora potuto assegnare
-alcuna causa di questo marasmo, nè notarne le ricorrenze. Athos non
-ricercava mai lettere. Athos non faceva mai cosa alcuna che non fosse
-nota ai suoi tre amici; non si poteva dire che fosse il vino che gli
-procurava questa tristezza, perchè, al contrario, egli beveva soltanto
-per abbattere questa tristezza, quantunque questo rimedio, come
-abbiamo detto, non faceva che aumentarla. Non si poteva attribuire
-al giuoco questo eccesso d'umor nero, che al contrario di Porthos,
-che accompagnava ogni cambiamento di fortuna, o coi canti o colle
-imprecazioni, Athos rimaneva impassibile tanto quando vinceva, che
-come quando perdeva. Fu veduto una volta nel circolo dei moschettieri
-vincere una sera tremila doppie, quindi riperderle, e dietro esse
-perdere quanto aveva, perfino il suo cavallo e la sua bandoliera
-ricamata in oro dei giorni di parata, per riguadagnare tutto al più
-dugento luigi, senza che il suo sopracciglio nero si fosse alzato o
-abbassato di una mezza linea, senza che le sue mani avessero perduta la
-loro bianchezza d'avorio, senza che la sua faccia si fosse adombrata,
-senza che la conversazione, che in quella sera era gaia ed aggradevole,
-cessasse un istante di esserlo.
-
-Non era neppure, come presso i nostri vicini, gl'inglesi, un influenza
-atmosferica che rendeva tetro il suo viso, poichè in generale
-questa tristezza aumentava nei più bei giorni dell'anno. Giugno e
-Luglio erano i due mesi terribili per Athos. Pel presente, egli non
-aveva dispiaceri, si stringeva nelle spalle quando gli si parlava
-dell'avvenire; il suo segreto era dunque nel passato, come era stato
-detto vagamente a d'Artagnan.
-
-Questa tinta misteriosa sparsa sopra tutta la di lui persona, rendeva
-ancora più interessante quell'uomo cui giammai nè gli occhi nè la
-bocca, avevano rivelato niente nell'ubriachezza la più compiuta,
-qualunque fosse stata la rivoltagli interrogazione.
-
-— Ebbene! pensava d'Artagnan, il povero Athos è morto a quest'ora,
-è morto per mia cagione, poichè sono stato io che l'ho trascinato
-in quest'affare, di cui egli ignorava l'origine, di cui ignora il
-resultato, di cui non avrà a ricavarne alcun profitto.
-
-— Senza contare, signore, soggiunse Planchet, che noi gli dobbiamo
-probabilmente la vita. Vi ricordate come gridava: «al largo d'Artagnan!
-io sono preso.» E dopo avere scaricate le sue pistole, che rumore
-orribile che faceva colla sua spada! si sarebbe detto che erano venti
-uomini, o piuttosto venti diavoli arrabbiati!
-
-E queste parole raddoppiavan l'ardore di d'Artagnan, che eccitava il
-suo cavallo che, non avendo bisogno di essere eccitato, trasportava il
-suo padrone al galoppo.
-
-Verso le undici del mattino si scoperse Amiens; a undici ore e mezzo
-erano alla porta del maledetto albergo.
-
-D'Artagnan aveva spesso meditato contro il perfido oste una vendetta:
-egli entrò dunque nell'osteria col suo cappello di feltro sugli occhi,
-la mano sinistra sul pomo della spada, e facendo fischiare il frustino
-colla diritta.
-
-— Mi riconoscete voi? disse all'oste che si avanzò per salutarlo.
-
-— Io non ho questo onore, mio signore, rispose questi con gli occhi
-ancora abbagliati dal brillante equipaggio con cui si era presentato
-d'Artagnan.
-
-— Ah! voi non mi riconoscete?
-
-— No, signore.
-
-— Ebbene! con due sole parole vi restituirò la memoria. Che cosa avete
-fatto di quel gentiluomo al quale aveste l'audacia, sono ora circa
-quindici giorni, d'intentare un'accusa di monetario falso?
-
-L'oste impallidì, perchè d'Artagnan aveva presa l'attitudine la più
-minacciosa, e Planchet si modellava sul suo padrone.
-
-— Ah! mio signore, non me ne parlate, gridò l'oste col tuono il più
-lagrimevole della sua voce. Ah! mio signore, come ho pagato questo
-fallo! Ah! disgraziato che sono!
-
-— Io vi domando che cosa è avvenuto di questo gentiluomo.
-
-— Degnatevi di ascoltarmi, mio signore; e siate clemente; sedete per
-grazia!
-
-D'Artagnan, muto per la collera e l'inquietudine, si assise minaccioso
-come un giudice. Planchet si appoggiò con orgoglio alla spalliera del
-seggio di lui.
-
-— Ecco la storia, mio signore, riprese l'oste tremando, poichè ora vi
-conosco: foste voi che partiste quando ebbi quel disgraziato affare con
-questo gentiluomo di cui mi parlate?
-
-— Sì, sono io per cui non dovete aspettarvi grazia se non dite per
-intero la verità.
-
-— Ascoltatemi, e la saprete per intero.
-
-— Ascolto.
-
-— Io era stato avvisato dall'autorità che un famoso falsario di monete
-giungerebbe al mio albergo con diversi suoi compagni, tutti travestiti
-coll'uniforme delle guardie dei moschettieri. I vostri cavalli, i
-vostri lacchè, voi stessi, tutto mi era stato descritto.
-
-— Avanti, avanti: disse d'Artagnan che capì subito da dove venivano
-queste così esatte informazioni.
-
-— Io presi dunque, dietro gli ordini della autorità che mi inviò un
-rinforzo di sei uomini, tutte quelle misure che credei urgenti per
-assicurarmi del preteso falsario di monete.
-
-— Avanti! disse d'Artagnan, a cui la parola di falsario corrucciava
-orribilmente le orecchie.
-
-— Perdonatemi, mio signore, di essere costretto a dire tali cose, ma
-queste sono precisamente quelle che formano la mia scusa. L'autorità
-mi aveva fatto paura; bisogna che un albergatore usi dei riguardi
-all'autorità.
-
-— Ma, anche una volta, questo gentiluomo dov'è, che cosa n'è avvenuto?
-è morto o vivo?
-
-— Pazienza, mio signore, ci veniamo. Accadde dunque ciò che voi
-sapete, e la vostra precipitosa partenza, disse l'oste con una certa
-finezza che non sfuggì a d'Artagnan, sembrava autorizzare quanto si
-fece. Questo gentiluomo vostro amico, si difese da disperato. Il suo
-cameriere che, per una disgrazia imprevista aveva avuto briga colle
-genti dell'autorità travestiti da mozzi di stalla...
-
-— Ah! miserabili! gridò d'Artagnan, voi eravate tutti di accordo, io
-non so chi mi tenga dal non esterminarvi tutti!
-
-— Ahimè! mio signore, noi non eravamo d'accordo, e voi lo vedrete. Il
-vostro signor amico, perdonatemi se non lo chiamo coll'onorevole nome
-che porta, perchè non lo sappiamo, il vostro signor amico, dopo aver
-messo due uomini fuori di combattimento colla scarica simultanea delle
-sue due pistole, si battè in ritirata difendendosi colla spada, con cui
-stroppiò ancora un braccio ad un altro dei miei uomini con un colpo di
-piatto da stordire.
-
-— Ma boia! la finirai tu una volta? gli disse d'Artagnan; Athos! che
-avvenne di Athos?
-
-— Battendosi in ritirata, come vi diceva, mio signore, trovò dietro a
-se la scala di cantina, e siccome la porta era aperta, vi si precipitò;
-una volta in cantina, tirò a sè la chiave, e si barricò per di dentro.
-Siccome eravamo sicuri di ritrovarlo là, fu lasciato libero.
-
-— Sì, disse d'Artagnan, a loro non premeva d'ucciderlo bastava solo
-imprigionarlo.
-
-— Giusto Dio? imprigionarlo signore? egli s'imprigionò da se stesso,
-ve lo giuro. Prima di tutto aveva fatti dei brutti affari; un uomo era
-rimasto morto sul colpo, e altri due erano feriti gravemente. Il morto
-e i due feriti furono portati via dai loro camerati, e non ho mai più
-inteso parlare nè degli uni, nè degli altri. Io stesso quando ripresi
-i miei sensi andai a ritrovare il sig. governatore, al quale raccontai
-quanto mi era accaduto, e al quale chiesi ciò che doveva fare del
-prigioniere. Ma il sig. governatore aveva l'aspetto di essere caduto
-dalle nubi; egli mi disse che ignorava affatto ciò che voleva dirgli:
-che gli ordini che mi erano giunti non emanavano da lui, e che se
-avessi avuto la disgrazia di dire a chi che siasi ch'egli entrava per
-qualche cosa in quest'avventura, mi avrebbe fatto impiccare. Sembrava
-che mi fossi sbagliato, signore, che io avessi arrestato uno per
-l'altro, e che quegli che doveva essere arrestato si fosse salvato.
-
-— Ma Athos? gridò d'Artagnan, a cui si raddoppiavano le forze per
-l'abbandono stesso in cui sembrava che le autorità avessero lasciato
-questo affare: ma di Athos che ne avvenne?
-
-— Siccome aveva fretta di riparare ai miei torti col prigioniero,
-riprese l'albergatore, m'incamminai verso la cantina per rimetterlo in
-libertà. Ah! signore! egli non era più un uomo! era un diavolo! Alla
-proposizione di libertà, dichiarò che quello era un laccio che gli
-veniva teso, e che prima di uscire intendeva di imporre le condizioni.
-Io gli dissi umilmente, poichè non mi dissimulava la cattiva posizione
-in cui mi era messo portando le mani sopra un moschettiere di Sua
-Maestà, gli dissi ch'era pronto a sottomettermi alle sue condizioni.
-
-— Prima di tutto, voglio che mi sia reso il mio lacchè armato di tutto
-punto.
-
-— Ci affrettammo d'obbedire a quest'ordine, signore, noi eravamo
-disposti a fare tutto ciò che voleva il vostro amico. Il signor
-Grimaud, questi ha detto il suo nome quantunque non parli molto, il
-signor Grimaud fu dunque disceso in cantina, ferito com'era: allora
-il suo padrone, dopo di averlo ricevuto, tornò a berricare la porta,
-ordinandoci di restare nella nostra bottega.
-
-— Ma finalmente, gridò d'Artagnan, dov'è? dov'è Athos?
-
-— In cantina, signore.
-
-— Come disgraziato, voi da quel giorno lo ritenete ancora in cantina?
-
-— Bontà divina! no, signore. Noi ritenerlo in cantina! Voi dunque non
-sapete ciò che ha fatto in cantina? Ah! signore! se voi poteste cavarlo
-di là, vi sarei riconoscente e vi adorerei come il mio protettore.
-
-— Allora egli è là? Io lo ritroverò là?
-
-— Senza dubbio, signore, egli si è ostinato a rimaner là. Tutti i
-giorni dallo spiraglio gli si passa del pane colla estremità di un
-forcale e della carne, quando ne domanda. Ma ahimè! non è di pane
-e carne ch'egli faccia il maggior consumo. Una volta ho tentato di
-discendere con due dei miei servitori, ma egli andò in furore. Ho
-inteso che montava le sue pistole, ed il suo moschetto che veniva
-montato dal suo lacchè. Quindi, allorchè gli abbiamo chiesto quali
-erano le sue intenzioni, ci ha risposto, che fra lui ed il suo
-servitore avevano quaranta colpi da poter tirare, e ch'essi li
-tirerebbero fino all'ultimo, piuttosto che permettere che un solo di
-noi mettesse piede in cantina. Allora, signore, sono stato a lamentarmi
-dal governatore, che mi ha risposto che io non aveva che quello chè
-mi meritava, e che ciò mi avrebbe insegnato a insultare gli onorevoli
-personaggi che venivano a ripararsi nel mio albergo.
-
-— Di modo che da quel tempo?... riprese d'Artagnan non potendo a meno
-di ridere della pietosa figura del suo oste.
-
-— Di modo che da quel tempo, signore, continuò questi, noi meniamo
-la vita più trista che si possa vedere; poichè, signore, bisogna che
-voi sappiate che tutte le nostre provviste sono in cantina; là vi è
-il nostro vino nei vasi, la birra, l'olio e le spezie, il lardo ed
-i salami; e siccome ci è proibito di discendervi, siamo costretti di
-negare il mangiare e bere ai forestieri che ci giungono, di modo che
-tutto il credito della nostra osteria si rovina. Anche una settimana,
-col vostro amico in cantina, e noi siamo perduti.
-
-— E questa sarebbe giustizia, birbo! Non si vedeva al nostro aspetto
-che non potevano essere falsi monetarii? dite.
-
-— Sì, signore, sì, voi avete ragione, signore; ma sentite, sentite,
-egli in questo momento va in collera.
-
-— Senza dubbio, qualcuno gli avrà dato noia, disse d'Artagnan.
-
-— Bisogna bene che qualcuno lo vada a disturbare, ci sono giunti due
-viaggiatori inglesi.
-
-— Ebbene?
-
-— Ebbene! gli Inglesi amano il vino buono, come voi sapete, e questi
-hanno chiesto del meglio. Mia moglie allora avrà chiesto al sig. Athos
-il permesso d'entrare per soddisfare a questi signori, ed egli lo
-avrà ricusato come d'ordinario. Ah! bontà divina! ecco che il rumore
-raddoppia.
-
-D'Artagnan in fatti sentì un gran rumore uscire dalla cantina; egli
-si alzò, e preceduto dall'oste che si contorceva le mani, e seguito
-da Planchet, che teneva montato il suo moschetto, si avvicinò al luogo
-della scena.
-
-I due gentiluomini erano esasperati, essi avevano fatto una lunga corsa
-e morivano di fame e di sete.
-
-— Ma questa è una tirannia gridarono essi in buonissimo francese,
-quantunque coll'accento straniero: che questo mastro pazzo non voglia
-lasciare a questa buona gente l'uso del loro vino! A noi! sfondiamo la
-porta e se egli è troppo arrabbiato, ebbene, lo uccideremo.
-
-— Colle buone, signori, disse d'Artagnan cavando dalla sua cinta un
-paio di pistole, voi non ucciderete nessuno, se vi aggrada.
-
-— Bene, bene! diceva dietro di se la voce calma di Athos, lasciateli un
-poco entrare questi mangiatori di ragazzi, e noi la vedremo.
-
-Per quanto sembrassero essere coraggiosi, i due gentiluomini inglesi si
-guardarono esitando; si sarebbe detto che in quella cantina vi era una
-di quelle belve affamate, giganteschi eroi delle leggende popolari, e
-di cui nessuno sforza impunemente l'entrata della caverna.
-
-Vi fu un momento di silenzio: ma finalmente i due Inglesi ebbero
-vergogna d'indietreggiare, ed il più coraggioso dei due discese i
-quattro o cinque scalini di cui si componeva la scala, e dette sulla
-porta un calcio da spaccare un muro.
-
-— Planchet, disse d Artagnan, io m'incarico di quello che è in basso.
-Ah? signori, voi volete battaglia? Ebbene! vi si darà!
-
-— Mio Dio! gridò Athos, mi sembra di sentire la voce di d'Artagnan.
-
-— Realmente, disse d'Artagnan alzando la voce, sono io amico mio.
-
-— Ah! buono, disse Athos, noi allora lavoreremo ben bene questi
-sfondatori di porte!
-
-I gentiluomini avevano messo mano alla spada, ma si trovavano in quel
-momento fra due fuochi. Esitarono anche un istante, ma come la prima
-volta, la vinse l'orgoglio, ed un secondo calcio fece scrosciare la
-porta in tutta la sua altezza.
-
-— Tienti in disparte, gridò Athos, tienti in disparte d'Artagnan, che
-io faccio fuoco.
-
-— Signori! gridò d'Artagnan, che non veniva mai abbandonato dalla
-riflessione. Signori, rifletteteci! Pazienza, Athos! voi v'impegnate
-in un cattivo affare, e volete farvi crivellare dalle palle. Ecco il
-mio servo ed io che vi lasceremo andare tre colpi di fuoco; altrettanto
-vi giungerà dalla cantina; poi noi abbiamo ancora le nostre spade, con
-cui, vi assicuro, il mio amico ed io giuochiamo passabilmente. Lasciate
-a me la cura di trattare le cose mie e le vostre; fra momenti voi
-avrete da bere, ne impegno la mia parola.
-
-— Se ve ne resta, mormorò con una voce rauca Athos.
-
-L'oste senti un sudor freddo scorrergli lungo il dorso.
-
-— In che modo? se te ne resta, disse d'Artagnan; siate dunque
-tranquilli; in due non si avranno bevuta tutta la cantina. Signori
-rimettete le vostre spade nel fodero.
-
-— Ebbene! rimettete voi pure le vostre pistole alla cintola.
-
-— Volentieri.
-
-E d'Artagnan dette l'esempio, quindi voltandosi verso Planchet, gli
-fece segno di smontare il suo moschetto.
-
-Gli Inglesi, convinti, rimisero, brontolando, le loro spade nel fodero.
-Fu loro raccontato l'imprigionamento di Athos, e siccome erano buoni
-gentiluomini, dettero torto all'oste:
-
-— Ora, signori, disse d'Artagnan, rimontate nella vostra camera, e fra
-dieci minuti, ve lo garentisco, vi sarà portato quanto desiderate.
-
-Gl'Inglesi salutarono e sortirono.
-
-— Adesso che sono solo, mio caro Athos, disse d'Artagnan, apritemi la
-porta, ve ne prego.
-
-— Sull'istante, disse Athos.
-
-Allora s'intese un gran rumore di legni ammassati, di puntelli gementi;
-erano la controscarpa e i bastioni di Athos; che l'assediato demoliva
-da se stesso.
-
-Un istante dopo la porta si aprì, e si vide comparire la pallida testa
-di Athos, che con un rapidissimo colpo d'occhio, esplorò le vicinanze.
-
-D'Artagnan si gettò al di lui collo, e l'abbracciò teneramente; volle
-quindi condurlo fuori di questo umido soggiorno; allora soltanto si
-accorse che Athos traballava.
-
-— Siete voi ferito? gli disse.
-
-— Io? niente affatto, io sono ubriaco fracido, ecco tutto, e nessuno
-ha mai fatto meglio di me per ottenere questo scopo. Viva Dio! mio caro
-oste, bisogna dire che per mia parte ne abbia bevuto per lo meno cento
-cinquanta bottiglie.
-
-— Misericordia! gridò l'oste se il lacchè ha bevuto soltanto la metà
-del suo padrone, io sono rovinato.
-
-— Grimaud è un lacchè di buona famiglia, che non si sarebbe mai
-azzardato di fare lo stesso ordinario del suo padrone! Egli ha bevuto
-soltanto il suo fiasco, credo solo che si sia scordato di rimettere la
-chiavetta alla botte. Sentite quella cola.
-
-D'Artagnan scoppiò in una risata, che cambiò il freddo brivido
-dell'oste in febbre calda.
-
-Nello stesso momento comparve a sua volta Grimaud, dietro al suo
-padrone, col moschetto sulla spalla, la testa ondeggiante, come i
-satiri ubriachi dei dipinti di Rubens. Egli era asperso davanti e di
-dietro da un liquido grasso, che l'oste riconobbe per il suo migliore
-olio d'oliva.
-
-Il corteggio traversò la gran sala, e andò ad installarsi nella miglior
-camera dell'albergo, che d'Artagnan occupò d'autorità.
-
-In questo mentre l'oste e sua moglie si precipitarono, coi lumi in mano
-in cantina, che loro era stata per sì lungo tempo interdetta, ed ove
-gli aspettava un terribile spettacolo.
-
-Al di là delle fortificazioni, nelle quali Athos aveva fatto breccia
-per uscire, e che si componevano di legnami, di fascine, di assi, e di
-vasellami vuoti, disposti con tutto l'ordine strategico, si vedevano
-qua e là, nuotanti in un mare di olio e di vino, gli ossami di tutti
-i prosciutti mangiati, nel mentre che un ammasso di bottiglie rotte
-riempiva tutto l'angolo sinistro della cantina, e che un tinello, la
-di cui chiavetta era rimasta aperta, perdeva le ultime gocce del suo
-sangue.
-
-Sopra cinquanta salami appesi al soffitto, ne restavano appena dieci.
-
-Allora gli urli dell'oste e dell'ostessa rintronarono sotto le volte
-della cantina; d'Artagnan stesso ne fu commosso. Athos non voltò
-neppure la testa.
-
-Ma al dolore succedè la rabbia. L'oste s'armò di uno spiedo, e nella
-sua disperazione, si slanciò nella camera ove si erano ritirati i due
-amici.
-
-— Del vino! disse Athos scoprendo l'oste.
-
-— Del vino! gridò l'oste stupefatto, del vino! ma voi me ne avete di
-già bevuto per cento doppie; ma io sono un uomo rovinato, perduto,
-annientato.
-
-— Bah! disse Athos, noi siamo sempre rimasti colla sete.
-
-— Se vi foste contentati di bere, pazienza; ma voi avete rotto tutte le
-bottiglie.
-
-— Voi mi avete spinto sopra un terreno sdrucciolevole; è colpa vostra.
-
-— Tutto il mio olio perduto!
-
-— L'olio è un balsamo sommo per le ferite, e bisognava bene che questo
-povero Grimaud si medicasse le ferite che gli avete fatte.
-
-— Tutti i miei salami morsicati!
-
-— Vi è una quantità enorme di sorci in questa cantina.
-
-— Voi mi pagherete tutto! gridò l'oste esasperato.
-
-— Ah! triplo birbante! disse Athos alzandosi.
-
-Ma ricadde sul momento. Con questo tentativo aveva esauste tutte le sue
-forze.
-
-D'Artagnan venne in suo soccorso alzando la sua spada.
-
-L'oste indietreggiò di un passo, e si strusse in lagrime:
-
-— Questo v'insegnerà, disse d'Artagnan, a trattare in un modo più
-cortese gli ospiti che Dio vi manda.
-
-— Dio? dite il diavolo!
-
-— Mio caro amico, disse d'Artagnan, se voi ci rompete ancora un altro
-poco le orecchie, noi ci anderemo a rinchiudere tutti e quattro in
-cantina, e vedremo se il guasto è veramente così grande come voi dite.
-
-— Ebbene! sì, signori, io ho torto, disse l'oste, lo confesso, ma ogni
-peccato merita misericordia. Voi siete signori, ed io sono un povero
-albergatore; voi avrete pietà di me.
-
-— Ah! se tu parli in questo modo, disse Athos, tu mi trafiggi il cuore,
-e le lagrime scorreranno dai miei occhi, come scorreva il vino dai tuoi
-vasi. Non siamo poi tanto diavoli quanto sembra. Sentiamo, vieni qui, e
-parliamo.
-
-L'oste si avvicinò con inquietudine.
-
-— Vieni ti dico, e non aver paura. Al momento che io ti pagava, ho
-messo la mia borsa sulla tavola.
-
-— Sì, signore.
-
-— Questa borsa conteneva sessanta doppie; ove sono andate?
-
-— Le ho deposto al tribunale, signore; mi era stato detto ch'era moneta
-falsa.
-
-— Ebbene fatti rendere la mia borsa, e tienti le sessanta doppie.
-
-— Ma il signore sa bene che il tribunale non lascia mai quel che
-tiene; se fosse moneta falsa vi sarebbe ancora qualche speranza, ma
-disgraziatamente sono monete buone.
-
-— Accomoda questo affare, amico, mio, ciò non mi riguarda, tanto più
-che non mi è rimasta una lira.
-
-— Vediamo, disse d'Artagnan, il cavallo di Athos dov'è?
-
-— Nella scuderia.
-
-— Quanto vale?
-
-— Tutto al più cinquanta doppie.
-
-— Ne vale ottanta. Prendilo, e che tutto sia finito.
-
-— Come! tu vendi il mio cavallo? tu vendi il mio Bajazet? E su che cosa
-farò io la vicina campagna? su Grimaud?
-
-— Io te ne ho condotto un altro, disse d'Artagnan.
-
-— Un altro?
-
-— Sì e magnifico! gridò l'oste.
-
-— Allora, se ve n'è un altro più bello e più giovane, prenditi il
-vecchio, e portaci da bere!
-
-— Di quale? domandò l'oste del tutto rasserenato.
-
-— Di quello che sta nel fondo; ve ne restano ancora venticinque
-bottiglie, tutte le altre sono state rotte nella mia caduta. Portane
-sei.
-
-— Ma quest'uomo è un fulmine, disse l'oste tra se; se resta soltanto
-qui altri quindici giorni, e che paghi ciò che beve, io riordino i miei
-affari.
-
-— E non dimenticare, continuò d'Artagnan, di portarne quattro bottiglie
-dello stesso ai due Inglesi.
-
-— Ora, disse Athos, mentre aspettiamo che ci portino del vino,
-raccontami d'Artagnan ciò che è accaduto degli altri; sentiamo.
-
-D'Artagnan gli raccontò in che modo aveva ritrovato Porthos nel suo
-letto con una stravoltura, e Aramis ad una tavola con due filosofi.
-Mentre terminava, l'oste rientrò colle chieste bottiglie, e con un
-prosciutto che fortunatamente per lui era rimasto fuori di cantina.
-
-— Sta bene, disse Athos riempiendo il suo bicchiere e quello di
-d'Artagnan, ciò è in quanto a Porthos ed Aramis; ma voi, amico mio, che
-cosa vi è accaduto personalmente?
-
-— Ahimè! disse d'Artagnan, ciò che io ho si è, che sono il più
-disgraziato di noi tutti!
-
-— Tu, disgraziato, d'Artagnan? disse Athos; sentiamo, da che nasce il
-tuo infortunio? dillo a me.
-
-— Più tardi, rispose d'Artagnan.
-
-— Più tardi, e perchè più tardi? perchè tu credi che io sia ubriaco,
-d'Artagnan? ritieni bene questo: che io non ho mai le mie idee così ben
-chiare, che quando ho bevuto: parla adunque, io sono tutto orecchie.
-
-D'Artagnan raccontò la sua avventura colla signora Bonacieux, Athos
-l'ascoltò senza battere palpebra, quindi, quando ebbe finito.
-
-— Tutte queste sono miserie, disse Athos, miserie!
-
-Era la parola favorita di Athos.
-
-— Voi dite sempre miserie, mio caro Athos, disse d'Artagnan, ciò sta
-molto male sulle vostre labbra, a voi che non avete mai amato.
-
-L'occhio tetro d'Athos s'infiammò di un tratto; ma non fu che un lampo,
-ritornò tetro e vagante come prima.
-
-— È vero, diss'egli tranquillamente, io non ho mai amato.
-
-— Voi vedete bene, allora cuore di pietra, disse d'Artagnan, che avete
-torto di essere così duro con noi altri cuori teneri.
-
-— Cuori teneri, cuori squarciati, disse Athos.
-
-— Che volete voi dire?
-
-— Io dico che l'amore è come una lotteria, in cui chi vince, guadagna
-la morte! Voi siete ben fortunato per aver perduto, credetemi, mio
-caro d'Artagnan. E se io ho un consiglio da darvi, è quello di perdere
-sempre.
-
-— Ella però aveva l'aspetto d'amarmi tanto!
-
-— Ne aveva l'aspetto.
-
-— Oh! essa mi amava.
-
-— Fanciullo! non vi è alcuno che non abbia creduto, come credete voi,
-che la sua amica non lo amasse, e non vi è uomo che non sia stato
-tradito dalla sua amica.
-
-— Eccetto voi, Athos, che non ne avete mai avute.
-
-— È vero, disse Athos dopo un momento di silenzio, io non ne ho mai
-avute. Beviamo!
-
-— Ma allora, filosofo che siete, disse d'Artagnan, istruitemi,
-sostenetemi, io ho bisogno d'imparare e di essere consolato.
-
-— Consolato! e di che?
-
-— Della mia disgrazia.
-
-— La vostra disgrazia mi fa ridere, disse Athos stringendosi nelle
-spalle; io desidererei sapere se è una storia d'amore che voi volete
-che vi racconti.
-
-— Accaduta a voi?
-
-— A me o ad un mio vicino che importa?
-
-— Dite, Athos, dite.
-
-— Beviamo noi faremo meglio.
-
-— Bevete e raccontate.
-
-— In fatti si può fare, disse Athos vuotando e riempiendo subito il suo
-bicchiere; queste due cose vanno perfettamente d'accordo.
-
-— Io ascolto, disse d'Artagnan.
-
-Athos si raccolse, ed a misura che si raccoglieva, d'Artagnan lo vedeva
-impallidire: era giunto a quel periodo d'ubriachezza, in cui gli
-ordinarii bevitori cadono e dormono. Egli, sognava altamente, senza
-dormire. Questo sonnambulismo dell'ubriachezza aveva qualche cosa di
-spaventoso.
-
-— Voi dunque lo volete assolutamente? domandò egli.
-
-— Io ve ne prego, rispose d'Artagnan.
-
-— Che sia dunque fatto ciò che voi desiderate. Uno dei miei amici...
-uno dei miei amici, intendete bene? non io, disse Athos interrompendosi
-con un profondo sospiro; uno dei conti della mia provincia, vale a
-dire di Berry, nobile come un Dandolo, come un Mont-morency, divenne
-innamorato a venticinque anni di una giovinetta di sedici, bella come
-gli amori. A traverso l'ingenuità dell'età sua, traspariva un sospiro
-ardente, uno spirito, non di donna, ma di poeta; ella non piaceva,
-ma inebriava. Essa viveva in un piccolo borgo, presso il suo fratello
-che si dimostrava in apparenza onesta persona. Entrambi erano venuti
-in quel paese dall'estero. Essi venivano, non si sapeva di dove, ma
-vedendo lei così bella, e suo fratello così pietoso, non si pensava di
-chieder loro d'onde venivano. Del resto si diceva che fossero di buona
-estrazione. Il mio amico, che era il signore del paese, avrebbe potuto
-sedurla, o prenderla con la forza a suo piacere; egli era il padrone:
-chi sarebbe venuto in soccorso di due stranieri, di due sconosciuti?
-disgraziatamente egli era un uomo onesto, e la sposò. Pazzo! stupito!
-imbecille!
-
-— Ma perchè, dal momento che l'amava, domandò d'Artagnan.
-
-— Aspettate dunque, disse Athos. Egli la condusse al suo castello, e ne
-formò la prima dama della provincia. E bisogna renderle giustizia, ella
-sosteneva perfettamente il suo rango.
-
-— Ebbene? domandò d'Artagnan.
-
-— Ebbene! un giorno ch'ella era alla caccia con suo marito, continuò
-Athos parlando molto in fretta e a bassa voce, cadde da cavallo e
-si svenne; il conte si slanciò in suo soccorso, e siccome ella si
-soffocava nei suoi abiti, li tagliò col suo pugnale, e le scuoprì le
-spalle. Indovinate ciò ch'ella aveva sopra d'una spalla, d'Artagnan?
-disse Athos con un grande scoppio di risa.
-
-— Posso io saperlo? domandò d'Artagnan.
-
-— Un giglio, disse Athos. Ella era bollata.
-
-E Athos vuotò di un sol fiato il bicchiere che teneva in mano.
-
-— Che orrore! gridò d'Artagnan, che cosa mi dite mai!
-
-— La verità, mio caro. L'angiolo era un demonio; la povera giovinetta
-era una ladra.
-
-— E che cosa fece il conte?
-
-— Il conte era un gran signore, nelle sue terre egli aveva il diritto
-di alta e bassa giustizia, terminò di stracciare gli abiti della
-contessa, le legò dietro al dorso le mani, e la impiccò ad un albero.
-
-— Cielo! Athos un omicidio! gridò d'Artagnan.
-
-— Sì, un omicidio, niente di più, disse Athos pallido come la morte.
-Ma, mi si lascia mancare di vino, a quanto sembra.
-
-E afferrò il collo dell'ultima delle bottiglie che rimaneva piena,
-l'avvicinò alla sua bocca e la vuotò in un fiato come avrebbe fatto di
-un bicchiere ordinario.
-
-Lasciò quindi cadersi la testa sulle mani; d'Artagnan rimase davanti a
-lui compreso di spavento.
-
-— Ciò mi ha guarito dalle donne belle, poetiche ed amorose, disse Athos
-rialzando la testa, senza pensare a proseguire l'apologia del conte. Il
-cielo vi conceda altrettanto! Beviamo!
-
-— Così dunque ella morì? balbettò d'Artagnan.
-
-— Per bacco! disse Athos. Ma stendetemi dunque il vostro bicchiere. Del
-prosciutto! gridò egli non possiamo più bere!
-
-— Ma suo fratello?.. aggiunse timidamente d'Artagnan.
-
-— Suo fratello?
-
-— Sì, quel suo fratello così buono!
-
-— Ah! io me n'informai per impiccare anche lui, ma egli era stato
-previdente, aveva lasciata la casa il giorno innanzi.
-
-— E si è saputo niente che cosa era questo miserabile?
-
-— Era il primo amante ed il complice della bella, un degno galantuomo
-che aveva finto d'essere prete per maritare la sua amica, e assicurarle
-un avvenire. Egli sarà stato squartato, io spero.
-
-— Oh! mio Dio! disse d'Artagnan affatto stordito per questa orribile
-avventura.
-
-— Mangiate dunque di questo prosciutto, d'Artagnan; esso è squisito,
-disse Athos tagliandone una fetta che mise sul piatto del giovane.
-Che disgrazia che nella cantina non ve n'erano che quattro di questa
-qualità! avrei bevuto cinquanta bottiglie di più.
-
-D'Artagnan non poteva sopportare questa conversazione, che lo avrebbe
-reso pazzo; lasciò cadere la sua testa fra le mani, e finse di
-addormentarsi.
-
-— I giovani non sanno più bere, disse Athos guardandolo con occhio
-pietoso; eppure questi è uno dei migliori.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXVIII.
-
-IL RITORNO
-
-
-D'Artagnan era rimasto stordito della terribile confidenza di
-Athos. Molte cose però gli rimanevano molto oscure in questa mezza
-rivelazione. Primieramente era stata fatta da un uomo del tutto
-ubriaco, ad un uomo che lo era per metà. Ciò nonostante, malgrado
-l'incertezza che i vapori di due o tre bottiglie di Borgogna fanno
-salire alla testa, d'Artagnan nel rialzarsi il giorno dopo aveva ancora
-impresso nella mente parola per parola tutto il discorso di Athos,
-nell'ordine con cui erano cadute dalla bocca di lui e penetrate erano
-nelle sue orecchie. Ogni suo dubbio non faceva che fargli nascere
-maggiore smania di giungere alla certezza, e si portò nella camera del
-suo amico colla ferma intenzione di riattaccare la conversazione della
-sera innanzi; ma ritrovò Athos nel pieno godimento di tutti i suoi
-sentimenti, vale a dire ritornato l'uomo più furbo e più impenetrabile
-di tutti gli uomini.
-
-Del resto, il moschettiere dopo avere scambiato con lui un sorriso, ed
-una stretta di mano, andò egli stesso all'avvantaggio del suo pensiero.
-
-— Io era ben ubriaco ieri sera, mio caro d'Artagnan, disse egli. Ma ne
-sono accorto questa mattina dalla mia lingua ch'era grossa, e dal mio
-polso che era ancora molto agitato; ci scommetto che ho sciorinato un
-migliaio di stravaganze.
-
-E dicendo queste parole guardò il suo amico con uno sguardo così fisso,
-che lo mise in imbarazzo.
-
-— Ma no, replicò d'Artagnan, se bene mi ricordo, voi non avete detto
-niente che sia fuori dell'ordinario.
-
-— Ah! voi mi fate meravigliare; mi pareva di avervi raccontato una
-storia delle più lamentevoli.
-
-E guardava il giovane come se avesse voluto leggere nel fondo
-dell'anima sua.
-
-— In fede mia, rispose d'Artagnan, pare che fossi più ubriaco ancora di
-voi, poichè non mi ricordo di niente.
-
-Athos non rimase pago di queste parole, e riprese:
-
-— Voi non siete tale da non aver rimarcato, mio caro amico, che
-ciascuno ha il suo genere di ubriachezza, trista o gaia. Io ho
-l'ubriachezza trista, e quando sono ubriaco ho la mania di raccontare
-delle lugubri favole, di cui mi empiè il cervello la mia stupida
-allevatrice. È il mio difetto, difetto capitale, ne convengo; ma se si
-eccettua questo, io sono un bravo bevitore.
-
-Athos diceva questo in un modo così naturale, che d'Artagnan fu
-sconcertato della sua convinzione.
-
-— Ah! è dunque ciò infatti, riprese il giovane tentando di riafferrare
-la verità, è dunque ciò di cui mi risovvengo, come del resto uno si
-risovviene di un sogno, che noi ne abbiamo parlato d'impiccati.
-
-— Ah! vedete bene, disse Athos impallidendo, ma pure cercato di ridere;
-io ne era sicuro; gli impiccati sono il mio incubo.
-
-— Sì, sì, riprese d'Artagnan, ecco che pensandoci bene mi ritorna la
-memoria; si trattava.... aspettate dunque, si trattava di una donna.
-
-— Vedete, disse Athos diventando quasi livido; è la mia grande storia
-della donna bionda, e quando racconto quella, è segno che sono ubriaco
-morto.
-
-— Si, è d'essa, disse d'Artagnan, la storia della bionda, grande e
-bella, dagli occhi azzurri.
-
-— Sì, ed impiccata.
-
-— Da suo marito, ch'era un signore di vostra conoscenza, continuò
-d'Artagnan guardando fissamente Athos.
-
-— Ebbene! guardate un poco come si può facilmente compromettere
-un uomo, quando uno non sa più quello che si dica, riprese Athos
-stringendosi nelle spalle, come se lo avesse preso pietà di se stesso.
-Decisamente non voglio più ubriacarmi, d'Artagnan; è una troppo cattiva
-abitudine.
-
-D'Artagnan rimase silenzioso; allora cambiando ad un tratto la
-conversazione.
-
-— A proposito, disse Athos, io vi ringrazio del cavallo che mi avete
-condotto.
-
-— È di vostro gusto?
-
-— Sì, ma non è un cavallo di fatica.
-
-— V'ingannate, io con lui ho fatto dieci leghe in meno di un'ora e
-mezzo, e dopo sembrava che non avesse fatto che il giro della piazza di
-S. Sulpizio.
-
-— Con ciò, voi mi date un forte dispiacere.
-
-— Un forte dispiacere?
-
-— Sì, perchè me ne sono disfatto.
-
-— In che modo?
-
-— Ecco il fatto, questa mattina mi sono svegliato a sei ore, voi
-dormivate come un tasso, e io non sapeva che fare; era ancora tutto
-instupidito dalla nostra crapula di ieri a sera: sono disceso nella
-sala grande ed ho veduto uno dei nostri Inglesi che mercanteggiava
-un cavallo, essendogli morto ieri il suo per uno sbocco di sangue.
-Mi avvicinai a lui, e siccome vedeva che offriva cento luigi per un
-ronzino bruciato; «perdinci, gli dissi, mio gentiluomo, io pure ho un
-cavallo da vendere».
-
-— «Ed anche bellissimo, diss'egli, l'ho veduto ieri, il servo del
-vostro amico lo teneva a mano.
-
-« — Ritrovate voi ch'egli valga cento doppie?
-
-« — Sì, e volete voi darmelo per questo prezzo?
-
-« — No, ma io me lo giuoco.
-
-« — A che?
-
-« — Ai dadi.
-
-— Detto, fatto, e ho perduto il cavallo. Ah! ma io ho riguadagnato la
-gualdrappa e le redini.
-
-D'Artagnan fece una fisonomia spiacevole.
-
-— Vi dispiace forse? disse Athos.
-
-— Sì, ve lo confesso, replicò d'Artagnan, questo cavallo doveva
-servire a farci riconoscere in un giorno di battaglia, era un pegno, un
-ricordo. Athos, voi avete avuto torto.
-
-— Eh! amico mio, mettetevi al mio posto, riprese il moschettiere; io mi
-annoiava a morte; e poi, parola d'onore, io non amo i cavalli inglesi.
-Vediamo, se non si tratta che di essere riconosciuti da qualcuno,
-la sella e le briglie basteranno, sono abbastanza rimarchevoli. In
-quanto al cavallo noi ritroveremo qualche scusa per giustificare la
-sua sparizione. Che diavolo, un cavallo è mortale, mettiamo che al mio
-fosse venuto la morva o il cimurro.
-
-D'Artagnan continuava ad essere corrucciato.
-
-— Ciò mi fa dispiacere, continuò Athos, che sembriate essere tanto
-attaccato a questi animali, perchè io non sono ancora alla fine della
-mia storia.
-
-— Che avete voi dunque fatto ancora?
-
-— Dopo aver perduto il mio cavallo, nove contro dieci (vedete il
-colpo!) mi venne l'idea di giuocare il vostro:
-
-— Sì, ma spero bene che vi sarete fermato alla sola idea.
-
-— No, io l'ho messa in esecuzione sull'istante.
-
-— Ah! per esempio! gridò d'Artagnan inquieto.
-
-— Giuocai, e perdei.
-
-— Il mio cavallo?
-
-— Il vostro cavallo, sette contr'otto; per colpa di un punto... Voi
-conoscete il proverbio?...
-
-— Athos, io vi giuro che voi non avete il vostro buon senso.
-
-— Mio caro, era ieri, quando vi raccontava quelle pazze storie, che
-bisognava dirmi così, e non questa mattina. Io dunque l'ho perduto con
-tutta la sella ed i finimenti possibili.
-
-— Ma questo è orribile!
-
-— Aspettate dunque, non siamo ancora alla fine; io sarei un eccellente
-giuocatore se non mi ostinassi, ma io mi vado ostinando; è come quando
-bevo. Io dunque mi ostinai a giuocare.
-
-— Ma che cosa potevate voi giuocare, sè non vi restava più nulla?
-
-— Sia pure, sia pure, ma restava a voi questo diamante che brilla al
-vostro dito, e che ieri aveva rimarcato.
-
-— Questo diamante! gridò d'Artagnan portando vivamente la mano sul suo
-anello.
-
-— E siccome io sono conoscitore, avendone avuto qualcuno per conto mio,
-l'ho stimato mille doppie.
-
-— Spero bene, disse d'Artagnan mezzo morto dallo spavento, che non
-avrete menomamente fatta menzione del mio anello?
-
-— Al contrario, amico caro; voi capirete, questo diamante diventava
-la nostra sola risorsa, con esso io poteva riguadagnare le nostre
-gualdrappe e i nostri cavalli, ed anche del danaro pel viaggio.
-
-— Athos! voi mi fate fremere! gridò d'Artagnan.
-
-— Parlai dunque del vostro diamante al mio tenitore, che lo aveva
-egli pure rimarcato. Che diavolo! mio caro, voi portate al vostro
-dito una stella del cielo, e non volete che vi si faccia attenzione?
-impossibile!
-
-— Terminate, mio caro, terminate, disse d'Artagnan, poichè in parola,
-col vostro sangue freddo mi fate morire.
-
-— Noi dividemmo dunque il vostro diamante in dieci parti di cento
-doppie l'una.
-
-— Ah! voi volete ridere, o provarmi, disse d'Artagnan, che cominciava
-ad essere preso pei capelli dalla collera, come Minerva prendeva
-Achille nella Iliade.
-
-— No, io non ischerzo, per bacco! avrei voluto vedervici! Erano
-quindici giorni che non aveva veduto faccia umana, e che stava là ad
-imbestialirmi ricreandomi colle bottiglie.
-
-— Questa non è una ragione per giuocare il mio diamante! rispose
-d'Artagnan, stringendo il suo pugno con un fremito nervoso.
-
-— Ascoltate dunque la fine. Dieci parti di cento doppie l'una e dieci
-colpi senza rivincita. In tredici colpi, ho perduto tutto. Il numero
-tredici mi è sempre stato fatale; fu il tredici luglio che...
-
-— _Ventrebleu!_ gridò d'Artagnan alzandosi da tavola; la storia di
-quella mattina gli faceva dimenticare quella della sera innanzi.
-
-— Pazienza, disse Athos. Io aveva il mio piano. L'Inglese era un
-originale. Io lo aveva veduto di buon mattino parlare con Grimaud, e
-Grimaud mi aveva avvertito che gli aveva fatte delle proposizioni per
-entrare al suo servizio. Io gli giuocai Grimaud, il silenzioso Grimaud
-diviso in dieci parti.
-
-— Ah! per bacco! disse d'Artagnan scoppiando dalle risa.
-
-— Grimaud stesso, intendete voi? e colle dieci parti di Grimaud, che
-tutte assieme non valgono un ducatone, riguadagnai il diamante. Ditemi
-ora che la persistenza non è una virtù?
-
-— In fede mia, questa è bellissima! gridò d'Artagnan consolato, e
-tenendosi le coste dal ridere.
-
-— Voi capirete che, sentendomi in vena, mi rimisi subito a giuocare sul
-diamante.
-
-— Ah? diavolo? disse d'Artagnan imbruttito di nuovo.
-
-— Ho riguadagnato i finimenti del vostro cavallo, poi il vostro
-cavallo, poi i finimenti del mio, poi il mio cavallo, quindi ho
-riperduto. In poche parole: ho riguadagnati i finimenti del mio cavallo
-e del vostro. Ecco a che punto sta la cosa. È stato un colpo superbo,
-per cui mi sono fermato là.
-
-D'Artagnan respirò come se gli fosse stata tolta l'osteria di sopra al
-petto.
-
-— Infine, il diamante mi resta, si, o no? diss'egli timidamente.
-
-— Intatto, mio caro amico, e di più gli arnesi del vostro bel cavallo e
-del mio.
-
-— Ma che faremo noi degli arnesi senza cavalli?
-
-— Io ho un'idea sovr'essi.
-
-— Athos, voi mi fate fremere.
-
-— Ascoltate, voi non avete giuocato da lungo tempo d'Artagnan?
-
-— E non ho neppure volontà di giuocare.
-
-— Non giuriamo di niente. Voi non avete giuocato da lungo tempo, diceva
-io. Voi dunque dovete avere la mano buona.
-
-— Ebbene! e poi?
-
-— Ebbene! l'Inglese ed il suo compagno sono ancora là, ho rimarcato che
-ad essi dispiace molto non avere gli arnesi.
-
-— Voi sembrate esser molto affezionato al cavallo. Al vostro posto io
-giocherei gli arnesi contro il vostro cavallo.
-
-— Ma egli non vorrà giuocarlo per un solo arnese?
-
-— Giuocateli tutti e due, perdinci! io non sono un egoista come voi.
-
-— Voi fareste così? disse d'Artagnan indeciso, tanto la confidenza di
-Athos lo andava guadagnando senza che se ne accorgesse.
-
-— Parola d'onore, nel vostro caso farei così, e in un sol colpo.
-
-— Il mal è che, avendo perduto i cavalli, mi premeva enormemente di
-conservare almeno gli arnesi.
-
-— Allora, giuocate il vostro diamante.
-
-— Oh! quest'è un altro affare, giammai, giammai.
-
-— Diavolo! disse Athos, voi non volete arrischiare niente! io vi
-proporrei di giuocare Planchet, ma siccome questo giuoco è già stato
-fatto, l'Inglese forse non vorrà rifarlo più.
-
-— Decisamente, mio caro Athos, amo meglio di non arrischiar niente,
-disse d'Artagnan.
-
-— Mi dispiace, disse freddamente Athos. Quegli Inglesi sono imbottiti
-di doppie. Eh! mio Dio tentate un colpo: un colpo è presto fatto.
-
-— E se perdo?
-
-— Se perdete, cederete gli arnesi.
-
-— Vada per un colpo, disse d'Artagnan.
-
-Athos si mise in cerca dell'Inglese; lo ritrovò in scuderia, ove
-esaminava gli arnesi con occhio cupido; l'occasione era buona. Furono
-fatte le condizioni, i due finimenti completi contro un cavallo, o
-cento doppie. L'Inglese calcolò presto; i due finimenti valevano bene
-trecento doppie. Si misero a tavolino.
-
-D'Artagnan gettò i dadi tremando, e ne sortì il numero tre; il suo
-pallore spaventò Athos che si contentò di dire:
-
-— Ecco un colpo tristo, compagno; voi, signore, avrete i cavalli bene
-insellati e imbrigliati.
-
-L'Inglese trionfante non si dette neppure la pena di scuotere i dadi,
-li gettò sulla tavola senza guardarli, tanto era sicuro della vittoria.
-D'Artagnan si era voltato per nascondere il suo cattivo umore.
-
-— Guarda, guarda, guarda? disse Athos colla sua voce tranquilla, questo
-colpo di dadi è straordinario, e non l'ho veduto che quattro volte in
-vita mia: due assi!
-
-L'Inglese guardò, preso da meraviglia: d'Artagnan divenne rosso del
-piacere.
-
-— Sì, continuò Athos, quattro volte soltanto; una volta presso il sig.
-Crépuy, un'altra volta in campagna nel mio castello di... quando avevo
-un castello; la terza volta dal sig. de Tréville, che ci sorprese
-tutti; finalmente la quarta in una cena.
-
-— Il signore riprende il suo cavallo? disse l'Inglese.
-
-— Certamente! disse d'Artagnan.
-
-— Allora non mi dà rivincita?
-
-— Le nostre condizioni dicono senza rivincita; ve ne ricordate voi?
-
-— È vero. Il vostro cavallo sarà restituito al vostro lacchè, signore.
-
-— Un momento, signore, disse Athos; vi chiedo il permesso di dire una
-parola al mio amico.
-
-— Dite pure.
-
-Athos tirò in disparte d'Artagnan.
-
-— Ebbene, gli disse d'Artagnan che volete ancora da me, tentatore? tu
-vuoi ch'io giuochi, non è vero?
-
-— No, io voglio che voi riflettiate.
-
-— A che?
-
-— Voi riprendete il vostro cavallo?
-
-— Senza dubbio.
-
-— Avete torto, io prenderei le cento doppie: voi sapete che avete
-giuocato i finimenti contro il cavallo o cento doppie, a vostra scelta.
-
-— Sì.
-
-— Io prenderei le cento doppie.
-
-— Ed io prendo il cavallo.
-
-— Voi avete torto, vi dico e vi ripeto. Che faremo noi di un cavallo in
-due? io non posso montare in groppa. Noi avremo l'aspetto di due figli
-d'Aimone che hanno perduti i loro fratelli; voi non vorrete umiliarmi
-cavalcando vicino a me sopra quel magnifico cavallo. Io, senza esitare
-un solo istante, prenderei le cento doppie; noi abbiamo bisogno di
-danaro per ritornare a Parigi.
-
-— Io ho molto affetto per questo cavallo, Athos.
-
-— E voi avete torto, amico mio; un cavallo può prendere una sfiancata,
-può mangiare ad una rastelliera ove ha mangiato un cavallo incimurrito,
-ed ecco un cavallo, o piuttosto cento doppie perdute; poi bisogna
-che il padrone nutrisca il cavallo, mentre al contrario cento doppie
-nutriscono il padrone.
-
-— Ma in che modo ritorneremo noi?
-
-— Perdinci! sopra i cavalli dei nostri lacchè. Si conoscerà sempre dal
-nostro aspetto che siamo persone di condizione.
-
-— La bella figura che ci faremo sopra dei ronzini, nel mentre che
-Aramis e Porthos, cavalcheranno i loro destrieri!
-
-— Aramis! Porthos! gridò Athos, e si mise a ridere.
-
-— Che? domandò d'Artagnan che non capiva niente della ilarità del suo
-amico.
-
-— Niente, niente. Continuate, disse Athos.
-
-— Così il vostro consiglio?..
-
-— È di prendere le cento doppie, d'Artagnan; colle cento doppie noi
-possiamo far festa fino alla fine del mese; noi abbiamo sofferte molte
-fatiche, e sarà bene che ci riposiamo un poco.
-
-— Riposarmi? Oh! no, Athos. Subito che sarò a Parigi, mi metterò in
-traccia di quella povera donna.
-
-— Ebbene! credete voi che il vostro cavallo vi sarà più utile in questo
-che i buoni luigi d'oro? prendete le cento doppie, amico mio, prendete
-le cento doppie.
-
-D'Artagnan non aveva bisogno che di una ragione per arrendersi; questa
-gli parve eccellente. D'altronde, resistendo più lungamente temeva di
-comparire un egoista agli occhi di Athos. Accettò, dunque, e scelse le
-cento doppie che l'Inglese gli contò una sull'altra nel momento.
-
-Quindi non si pensò più che a partire. La pace fermata
-coll'albergatore, oltre il vecchio cavallo di Athos, costò sei doppie.
-D'Artagnan e Athos presero i cavalli di Planchet e Grimaud; i due
-camerieri si misero in istrada a piedi, portando sulle loro teste gli
-arredi del cavalli perduti.
-
-Per quanto fossero mal montati, i due amici presero ben presto un gran
-vantaggio sopra i loro lacchè e giunsero a Creve-Coeur. Di lontano
-scopersero Aramis malinconicamente appoggiato alla sua finestra
-guardando come _mia sorella Anna_ la polvere dell'orizzonte.
-
-— Olà! Eh! Aramis! che diavolo fate dunque là? gridarono i due amici.
-
-— Ah! siete voi, d'Artagnan? siete voi, Athos? disse il giovane. Io
-pensava con quale rapidità se ne vanno i beni di questo mondo, il
-cavallo inglese, che si allontanava, e che scomparì fra un nembo di
-polvere, mi era un vivo simbolo della fragilità delle cose umane. La
-vita stessa può risolversi in tre parole: _erat, est, fuit._
-
-— In fondo, che cosa volete dire?... domandò d'Artagnan che cominciava
-a dubitare della verità.
-
-— Ciò vuol dire che ho fatto una convenzione da imbecille. Sessanta
-luigi un cavallo che, dal modo con cui trotta, può fare cinque leghe
-l'ora.
-
-D'Artagnan e Athos scoppiarono dalle risa.
-
-— Mio caro d'Artagnan, disse Aramis, non lo abbiate troppo a male,
-ve ne prego; necessità non ha leggi. D'altronde, io sono il primo ad
-essere punito, poichè questo infame stoccatore mi ha rubato almeno
-cinquanta luigi. Ah! voi siete bravi economi, voi altri; voi venite sui
-cavalli dei vostri lacchè, e vi fate condurre a mano i vostri cavalli
-di lusso, dolcemente e a piccole giornate.
-
-Nel medesimo istante, un furgone, che da qualche momento era spuntato
-sulla strada di Amiens, si fermò, e si videro uscire da questo
-Planchet, e Grimaud, colle loro selle sulla testa. Il furgone ritornava
-vuoto a Parigi, e i due lacchè si erano impegnati, mediante il loro
-trasporto, a mantenere il vetturale lungo tutto il viaggio.
-
-— Che significa ciò, disse Aramis vedendo ciò che accadeva. Nient'altro
-che le selle?
-
-— Capite voi ora? disse Athos.
-
-— Amici, miei, ciò è esattamente quello che è accaduto a me. Io ho
-conservato gli arnesi per istinto. Olà! Bazin, portate i finimenti
-nuovi vicino a quelli di questi signori.
-
-— E che avete voi fatto dei vostri dottori? domandò d'Artagnan.
-
-— Caro mio, li ho invitati a pranzo l'indomani, disse Aramis; qui vi
-è del vino squisito; ciò sia detto passando; io li ho ubriacati alla
-meglio, allora il curato mi ha proibito di lasciare la casacca, ed il
-direttore mi ha pregato di farlo ricevere fra i moschettieri.
-
-— Senza tesi, gridò d'Artagnan, senza tesi! io domando la soppressione
-delle tesi!
-
-— Da quel momento, continuò Aramis, io vivo aggradevolmente. Ho
-cominciato un poema in versi di una sillaba, ciò è molto difficile,
-ma il merito in tutte le cose sta nella difficoltà. La materia ne
-è galante; io vi leggerò il primo canto; è composto di quattrocento
-versi, e dura un minuto.
-
-— In fede mia, mio caro Aramis, disse d'Artagnan, che gustava i versi
-quasi quanto il latino, aggiungete al merito della difficoltà quello
-della brevità, e sarete sicuro che il vostro poema avrà almeno due
-meriti.
-
-— Quindi, continuò Aramis, egli respira tutte passioni oneste, voi
-vedrete. Ma veniamo a noi! amici miei, noi dunque ritorneremo a Parigi?
-bravo, io sono all'ordine! noi andremo a ritrovare il buon Porthos?
-tanto meglio! voi non credete che sembra mancarmi qualche cosa,
-mancandomi quel furbo. Io amo di vederlo contento di se stesso, e ciò
-mi accomoda con me medesimo. Non sarà certamente lui che avrà venduto
-il suo cavallo, fosse pure contro un regno! vorrei già vederlo sulla
-sua bestia e sulla sua sella. Egli avrà, ne son sicuro, l'aria del gran
-Mogol.
-
-Fu fatta una fermata di un'ora per far riposare i cavalli; Aramis saltò
-il suo conto, pose Bazin nel furgone coi suoi camerati, e si misero in
-viaggio per andare a raggiungere Porthos.
-
-Lo ritrovarono presso a poco guarito, e per conseguenza meno pallido
-di quello che lo aveva veduto d'Artagnan nella sua visita, e assiso
-davanti ad una tavola, ove quantunque fosse solo, vi figurava un pranzo
-per quattro persone. Questo pranzo si componeva di vivande preparate
-con galanteria, di vini scelti e di frutta superbe.
-
-— Ah! per bacco! diss'egli alzandosi, voi giungete a meraviglia,
-signori: io era precisamente alla minestra, e voi pranzerete meco.
-
-— Oh! oh! fece d'Artagnan, non sarà stato Mousqueton che avrà preso
-al laccio queste bottiglie, poi ecco una fricassea picchettata e un
-filetto di bove.
-
-— Io mi rifaccio, disse Porthos, io mi rifaccio. Niente indebolisce più
-che queste diavole di stravolture. Avete mai avuto delle stravolture,
-Athos?
-
-— Giammai; soltanto, mi ricordo che, nel nostro grande affare della
-strada Fèrou, ricevetti un colpo di spada che, in capo a quindici o
-diciotto giorni, mi produsse esattamente lo stesso effetto.
-
-— Ma questo pranzo non sarà stato per voi solo, mio caro Porthos, disse
-Aramis.
-
-— No, disse Porthos, aspettava alcuni gentiluomini del vicinato,
-e mi si è fatto sapere momenti sono che non sarebbero venuti; voi
-li rimpiazzerete, ed io non avrò perduto niente nel cambio. Olà!
-Mousqueton, porta delle sedie! e che sieno raddoppiate le bottiglie!
-
-— Sapete voi ciò che mangiamo qui? disse Athos in capo a dieci minuti.
-
-— Perdinci! io qui mangio del vitello picchettato coi cardi, e la
-midolla.
-
-— Io! de' filetti d'agnello, disse Porthos.
-
-— Io! del petto di volatile, disse Aramis.
-
-— Voi vi sbagliate tutti, signori, rispose gravemente Athos; voi
-mangiate del cavallo.
-
-— Su via! disse d'Artagnan.
-
-— Del cavallo! fece Aramis con una boccaccia di disgusto.
-
-Porthos solo non rispose parola.
-
-— Sì, del cavallo; non è vero, Porthos, che noi mangiamo del cavallo, e
-forse bello chè insellato?
-
-— No, signore, io mi sono conservato i finimenti, disse Porthos.
-
-— In fede mia, disse Aramis, noi ci somigliamo tutti l'un l'altro, si
-direbbe che ci siamo passata parola.
-
-— Che volete! disse Porthos, questo cavallo faceva vergogna ai miei
-visitatori, e io non no voluto umiliarli.
-
-— Quindi, la vostra duchessa è sempre alle acque, non è vero? riprese
-d'Artagnan.
-
-— Sempre, rispose Porthos. Ora, in fede mia, il governatore della
-provincia, uno dei gentiluomini che io oggi aspettava a pranzo, mi è
-sembrato desiderarlo molto, e l'ho a lui regalato.
-
-— Regalato! gridò d'Artagnan.
-
-— Oh! mio Dio, sì, regalato; questa è la parola, disse Porthos; poichè
-costava certamente cento cinquanta luigi, e il ladro non ha voluto
-pagarmene che ottanta.
-
-— Senza la sella, disse Aramis.
-
-— Sì, senza la sella.
-
-— Voi rimarcherete, signori, disse Athos, che Porthos è quello che ha
-fatto il miglior mercato di tutti noi.
-
-Allora successe uno scoppio di risa, dalle quali il povero Porthos
-rimase sorpreso; ma subito gli fu spiegata la ragione di questa
-ilarità, che divise ben presto rumorosamente, secondo il suo costume.
-
-— Di modo che noi siamo tutti in fondi? disse d'Artagnan.
-
-— Ma non per conto mio, disse Athos. Io ho ritrovato il vin di Spagna
-di Aramis così buono, che ne ho fatto caricare una sessantina di
-bottiglie nel furgone dei lacchè, per cui mi trovo un poco smonetato.
-
-— Ed io; disse Aramis, immaginatevi che aveva regalato fino all'ultimo
-mio saldo al curato di Montdidier, e ai collegiali d'Amiens, e aveva
-preso inoltre un impegno che mi è toccato di mantenere.
-
-— Ed io, disse Porthos, credete voi che la mia stravoltura non mi sia
-costata niente? senza contare la ferita di Mousqueton, per la quale
-sono stato obbligato di far venire il chirurgo due volte il giorno.
-
-— Andiamo andiamo, disse Athos ricambiando un sorriso con d'Artagnan
-e Aramis, io vedo che vi siete condotto molto galantemente col vostro
-povero servitore. Ciò è prova di essere un buon padrone
-
-— Alle corte, continuò Porthos, pagate le spese, mi resterà appena una
-trentina di scudi.
-
-— E a me una diecina di doppie, disse Aramis.
-
-— Sembra, disse Athos, che noi siamo i Cresi della società. Quanto vi
-resta sulle vostre cento doppie, d'Artagnan?
-
-— Sulle mie cento doppie? primieramente, io ne ho date a voi cinquanta.
-
-— Voi credete?
-
-— Per bacco!
-
-— Ah! sì è vero, me ne ricordo.
-
-— Quindi ne ho pagate sei all'oste.
-
-— Che animale è quest'oste! Perchè gli avete dato sei doppie?
-
-— Siete stato voi che mi avete detto di dargliele.
-
-— È vero, io sono troppo buono. Alle corte, che cosa rimane?
-
-— Venticinque doppie, disse d'Artagnan.
-
-— Ed io disse Athos cavando alcune piccole monete di saccoccia, ecco
-qua.
-
-— Voi niente?
-
-— In fede mia, è così poca cosa che non val la pena di metterlo in
-massa.
-
-— Ora, calcoliamo bene quanto possediamo: Porthos?
-
-— Trenta scudi.
-
-— Aramis?
-
-— Dieci doppie.
-
-— E voi d'Artagnan?
-
-— Venticinque.
-
-— In tutto che cosa fa? disse Athos
-
-— Quattrocento settantacinque lire disse d'Artagnan, che faceva i conti
-come un Archimede.
-
-— Giunti a Parigi, noi ne avremo ancora quattrocento, disse Porthos;
-senza calcolare gli arnesi dei cavalli venduti.
-
-— Ma i nostri cavalli del reggimento, disse Aramis.
-
-— Ebbene! dei quattro cavalli dei nostri lacchè noi ne faremo due da
-padroni, che tireremo a sorte; colle quattrocento lire, se ne farà un
-mezzo per uno dei smontati, quindi daremo gli avanzi delle nostre borse
-a d'Artagnan, che ha una buona mano, e che andrà a giuocarli al primo
-ridotto che si trova. Ecco fatto!
-
-— Pranziamo dunque, disse Porthos; poichè la seconda portata si
-raffredda.
-
-E i quattro amici, oramai più tranquilli sul loro avvenire, fecero
-onore al pranzo, di cui furono abbandonati gli avanzi ai signori
-Mousqueton, Bazin, Planchet e Grimaud.
-
-Giungendo a Parigi, d'Artagnan ritrovò una lettera del signor des
-Essarts che lo preveniva, che era ferma risoluzione di Sua Maestà
-di aprire la campagna il primo di maggio, e che dovesse preparare
-incontanente i suoi equipaggi.
-
-Corse subito da' suoi camerati, che aveva lasciati da una mezz'ora, e
-che ritrovò molto tristi, o per meglio dire preoccupati. Essi tenevano
-consiglio presso Athos, cosa che indicava sempre una circostanza di
-qualche entità.
-
-Infatti, essi avevano ricevuto, ciascuno al loro domicilio, una lettera
-simile dal signor de Tréville.
-
-I quattro filosofi si guardarono pieni di meraviglia; il signor de
-Tréville non scherzava sotto il rapporto della disciplina militare.
-
-— E quanto stimate voi che costino questi equipaggi? disse d'Artagnan.
-
-— Oh! non vi è niente che dire; riprese Aramis, noi abbiamo fatto
-i conti con una lesina di Spartani, ci abbisogna almeno mille e
-cinquecento lire per ciascheduno.
-
-— Quattro volte mille e cinquecento, fanno sei mila lire, disse Athos.
-
-— A me sembra, disse d'Artagnan che, mille lire per ciascuno dovrebbero
-bastare. È vero che io non parlo da lesinante, ma da procuratore...
-
-Questa parola di procuratore risvegliò Porthos.
-
-— Guarda! ho un'idea, diss'egli.
-
-— Questo è già qualche cosa; io ne ho neppur l'ombra, disse freddamente
-Athos; ma in quanto a d'Artagnan, signori, egli è pazzo. Mille lire! io
-dichiaro che, pel mio solo equipaggio, non mi bastano due mila lire.
-
-— Quattro volte due fa otto, disse allora Aramis; dunque sono ottomila
-lire che ci abbisognano pel nostro equipaggio, sul quale è però vero
-che non si devono calcolare le selle.
-
-— Più, disse Porthos, aspettando, per mettere questo pensiero in mezzo
-pieno di avvenire, che d'Artagnan, che andava a ringraziare il signor
-de Tréville, avesse chiusa la porta, più, disse, il bel diamante che
-brilla sul dito del nostro amico. Che diavolo, d'Artagnan è troppo buon
-camerata per lasciare i suoi fratelli negli imbarazzi, quando porta al
-suo dito medio di che riscattare un re!
-
-
-
-
-CAPITOLO XXIX.
-
-LA CACCIA PER EQUIPAGGIARSI
-
-
-Il più preoccupato dei quattro amici era certamente d'Artagnan,
-quantunque d'Artagnan nella sua qualità di guardia, fosse più facile ad
-equipaggiarsi di quella che i moschettieri, che erano tutti signori;
-ma il nostro cadetto di Guascogna era, come si è potuto vedere, di un
-carattere previdente e quasi avaro, e con ciò (spiegate i contrarii)
-glorioso quasi al punto da superare Porthos. A questa preoccupazione
-della sua varietà, d'Artagnan congiungeva in questo momento
-un'inquietudine non meno egoista. Per quante informazioni avesse potuto
-prendere sopra la signora Bonacieux, non era giunto a saperne novella
-alcuna: il signor de Tréville ne aveva parlato alla regina; la regina
-ignorava ciò che fosse accaduto alla giovane merciaia, e aveva promesso
-di farne delle ricerche. Ma questa promessa era ben vaga, e non
-tranquillizzava punto d'Artagnan.
-
-Athos non sortiva di camera, egli aveva risoluto di non arrischiare una
-mossa di gambe per equipaggiarsi.
-
-— Ci rimangono quindici giorni, diceva egli ai suoi amici. Ebbene! se
-in capo a questi quindici giorni io non avrò ritrovato niente, o per
-meglio dire, se in capo a quindici giorni non è venuto a ritrovarmi
-niente, essendo troppo buono cattolico per spaccarmi la testa con un
-colpo di pistola, andrò a muover lite a quattro guardie del ministro, o
-ad otto Inglesi, e mi batterò fino a che ne ritrovi uno che mi uccida,
-cosa che nella quantità non può a meno di accadermi. Allora si dirà che
-io sono morto pel servizio, senza aver bisogno di equipaggiarmi.
-
-Porthos continuava a passeggiare colle mani dietro il dorso, scuotendo
-la testa di alto in basso, dicendo:
-
-— Io seguirò la mia idea.
-
-Aramis, pensieroso e mal pettinato, non diceva niente.
-
-Si può conoscere da questi disastrosi particolari che nella comunità vi
-regnava la desolazione.
-
-I lacchè, per parte loro, come i cavalli d'Ippolito, divenivano la
-trista pena dei loro padroni. Mousqueton faceva delle provvigioni
-di croste; Bazin, che era sempre stato molto devoto, non lasciava
-più le chiese; Planchet guardava le mosche a volare, e Grimaud, che
-la tristezza generale non poteva risolverlo a rompere il silenzio
-impostogli dal suo padrone, mandava dei sospiri da intenerire le
-pietre. I tre amici, poichè, come abbiamo detto, Athos aveva giurato
-di non fare un passo per equipaggiarsi, i tre amici sortivano di
-buon mattino, e rientravano molto tardi. Essi andavano errando per le
-strade, guardando sui lastricati per vedere se qualcuno nel passare
-avesse perduto la borsa. Si sarebbe detto ch'essi cercavano le pedate
-di qualcuno, tanto erano attenti in ogni luogo ove andavano. Quando
-s'incontravano, si davano degli sguardi desolati che volevano dire: hai
-tu ritrovato qualche cosa?
-
-Però siccome Porthos aveva ritrovata la sua prima idea, e siccome
-l'aveva seguita con persistenza, fu il primo ad agire. Questo degno
-Porthos era un uomo di esecuzione. D'Artagnan lo scoperse un giorno che
-s'incamminava verso la chiesa di S. Leo, e lo seguì instintivamente;
-egli entrò nel luogo santo dopo essersi rialzati i baffi, e allungato
-il pizzo, cosa che annunziava sempre in lui l'intenzione di una
-conquista. Siccome d'Artagnan prendeva tutte le precauzioni per non
-farsi scorgere, Porthos credè di non essere stato veduto. D'Artagnan
-entrò dietro di lui. Porthos andò ad appoggiarsi ad una pila;
-d'Artagnan sempre inosservato si appoggiò all'altra.
-
-Precisamente vi era la predica, cosa che faceva che la chiesa fosse
-molto popolata. Porthos profittò della circostanza per adocchiare
-le donne: mercè la buona cura di Mousqueton, l'esterno era ben lungi
-d'annunziare la miseria dell'interno; il suo cappello di feltro era un
-poco spelato, la sua piuma era un poco tarlata, i suoi galloni erano un
-poco oscurati, i suoi merletti erano un poco spiegati, ma nella mezza
-luce, tutte queste bagattelle scomparivano, e Porthos era sempre il bel
-Porthos.
-
-D'Artagnan rimarcò, sul banco il più vicino alla pila a cui Porthos
-si era appoggiato, una specie di bellezza matura, un poco gialla, un
-poco secca, ma diritta e altera sotto la sua cuffia nera. Gli occhi di
-Porthos si abbassavano furtivamente sopra questa dama, quindi a guisa
-di farfalla andavano vagando luogo tutta la navata.
-
-Dal canto suo, la donna, che di tempo in tempo arrossiva, lanciava,
-colla rapidità del lampo, un colpo d'occhio sul volubile Porthos, e
-tosto gli occhi di Porthos giravano col maggior furore. Era chiaro che
-quello era un maneggio che colpiva al vivo la donna della nera cuffia,
-poichè si andava mordendo le labbra fino a far sangue, si grattava la
-punta del naso, e si dimenava disperatamente sulla sua sedia.
-
-Porthos vedendo ciò, rialzò di nuovo i suoi baffi, allungò una seconda
-volta il suo pizzo, e ai mise a far dei segni ad una bella dama che
-stava vicino al coro, e che non solo era una bella dama, ma anche una
-gran dama senza dubbio, poichè aveva dietro a se un moro che le aveva
-portato il cuscino sul quale stava inginocchiata, ed una cameriera, che
-teneva una borsa con sopra un'arme ricamata, entro cui stava il libro
-nel quale leggeva le sue preghiere.
-
-La dama della cuffia nera seguì lo sguardo di Porthos in tutti i suoi
-giri, e riconobbe che si fermava sulla dama dal cuscino di velluto, dal
-moro e dalla cameriera.
-
-In questo mentre Porthos giuocava a giuoco chiuso: erano gli occhi che
-andavano socchiudendosi, le dita che si posavano sulle labbra, che si
-atteggiavano a piccoli sorrisi che realmente assassinavano la bella
-disprezzata.
-
-Così ella pronunziò ad alta voce, battendosi il petto come dicesse _mea
-culpa_, un hum! talmente vigoroso, che tutti, anche la dama dal cuscino
-rosso, si voltarono dalla sua parte. Porthos tenne fermo, egli aveva
-ben capito, ma finse di non avere inteso.
-
-La dama del cuscino rosso fece un grande effetto, poichè era molto
-bella; un grande effetto sulla dama della cuffia nera, che vide
-in quella una rivale veramente da temersi: un grande effetto sopra
-Porthos, che la ritrovò molto più giovane e più bella della dama della
-cuffia nera; un grande effetto sopra d'Artagnan, che riconobbe in
-essa la dama di Méung, di Calais e di Douvres, che il suo persecutore,
-l'uomo della cicatrice, aveva salutata col suo nome di milady.
-
-D'Artagnan, senza perdere di vista la dama dal cuscino rosso, continuò
-a seguire il maneggio di Porthos, che molto lo divertiva, credè
-indovinare che la dama della cuffia nera era la procuratrice della
-strada degli Orsi, tanto più che la chiesa di S. Leo non era molto
-lontana dalla detta strada.
-
-Egli indovinò allora per induzione che Porthos cercava di prendere la
-rivincita sulla sconfitta di Chantilly, allorchè la procuratrice si era
-mostrata così recalcitrante sul conto della sua corsa.
-
-Ma in mezzo a tutto questo, d'Artagnan rimarcò eziandio che neppure una
-signora corrispondeva alle galanterie di Porthos. Non erano che chimere
-ed illusioni; ma per un vero amore, per una vera gelosia vi sono forse
-altre realità che le illusioni e le chimere?
-
-La predica finì: la procuratrice si avanzò verso la pila; Porthos
-vi andò avanti, e invece di un dito v'immerse tutta la mano. La
-procuratrice sorrise, credendo che Porthos facesse le spese per lei;
-ma ella fu prontamente e crudelmente disingannata; quand'ella non fu
-più che a tre passi da lui, egli si rivoltò fissando inamovibilmente
-gli occhi sulla dama dal cuscino rosso, che si era alzata, e che si
-avvicinava, seguita dal suo moro e dalla sua cameriera.
-
-Allorquando la dama dal cuscino rosso fu vicino a Porthos, egli cavò
-la sua mano tutta grondante di acqua benedetta e la offrì alla gran
-dama, la bella devota toccò colla sua mano affilata la grossa mano di
-Porthos, fece sorridendo il segno di croce, e sortì dalla Chiesa.
-
-Questo fu troppo per la procuratrice: ella non dubitò più che questa
-dama e Porthos fossero in galante intelligenza. Se ella fosse stata una
-gran dama, si sarebbe svenuta; ma siccome non era che una procuratrice,
-si contentò di dire al moschettiere, con un furore concentrato:
-
-— Ebbene! signor Porthos, voi non mi offrite neppur l'acqua benedetta?
-
-Al suono di questa voce Porthos fece un movimento di sussulto, che
-farebbe un uomo che si svegliasse dopo un sonno di cento anni.
-
-— Ma.. signora!... siete veramente voi! come sta vostro marito, quel
-caro sig. Coquenard? È sempre così ladro come era? E dove aveva io
-dunque gli occhi che non vi ho neppur veduta durante le due ore che è
-durata la predica?
-
-— Io era due passi da voi, signore, rispose la procuratrice, ma voi
-non mi avete veduta, perchè non avevate gli occhi che per la dama, alla
-quale avete offerta l'acqua benedetta.
-
-Porthos finse di essere imbarazzato.
-
-— Ah! diss'egli, voi avete rimarcato...
-
-— Bisognava esser ciechi per non vederlo.
-
-— Oh! disse negligentemente Porthos, è una duchessa mia amica, colla
-quale ho gran difficoltà ad incontrarmi, a causa della gelosia di
-suo marito, e che mi aveva fatto prevenire che sarebbe venuta oggi,
-nient'altro che per vedermi, in fondo a questo quartiere perduto.
-
-— Sig. Porthos, avreste voi la bontà d'offrirmi il vostro braccio per
-cinque minuti, avrei da parlarvi volentieri.
-
-— Come dunque! disse Porthos facendo a se stesso l'occhietto come un
-giuocatore che ride per l'inganno che sta per fare.
-
-In questo mentre passava d'Artagnan che seguiva milady: egli gettò
-uno sguardo dalla parte di Porthos, e vide questo colpo d'occhio
-trionfante.
-
-— Eh! eh! diss'egli a se stesso ragionando nel senso della strana
-morale, troppo corriva in quell'epoca, ecco uno che potrà essere
-equipaggiato nel tempo voluto.
-
-Porthos cedendo alla pressione del braccio della procuratrice come una
-barca cede al timone, giunse al chiostro di Santa Gloria, passaggio
-poco frequentato, e chiuso da una sbarra alle due estremità. Nel giorno
-non vi si vedevano che mendicanti a mangiare, e ragazzacci a giuocare.
-
-— Ah! sig. Porthos! gridò la procuratrice, quando si fu assicurata che
-non poteva essere veduta da nessuno estraneo alla popolazione abituale
-della località: ah! signor Porthos, voi siete un gran vincitore, a
-quanto pare!
-
-— Io, signora? disse Porthos pavoneggiandosi, e perchè ciò?
-
-— E i segni di poco fa, e l'acqua benedetta? Ma è una principessa, per
-lo meno, questa dama col suo moro e la sua cameriera!
-
-— Ma, voi v'ingannate, mio Dio! non è che bonariamente una duchessa.
-
-— E il lacchè l'aspettava alla porta! è quella carrozza col cocchiere
-in gran livrea che l'attendeva dal suo seggio?
-
-Porthos non aveva veduto nè lacchè, nè carrozza, nè cocchiere, ma la
-sig. Coquenard col suo sguardo geloso aveva veduto tutto.
-
-Porthos fu dolente di non aver creata di primo colpo principessa la
-dama dal cuscino rosso.
-
-— Mio Dio! in che modo gli uomini dimenticano presto! gridò la
-procuratrice levando gli occhi al cielo.
-
-— Ma voi capirete, con un fisico come quello che mi ha dato la natura,
-non mi possono mancare avventure galanti.
-
-— Ah voi siete l'uomo prediletto delle belle, signor Porthos,
-riprese con un sospiro la procuratrice, e come tutti gli altri uomini
-dimenticate presto una per l'altra!
-
-— Meno presto però che le donne, mi sembra, rispose Porthos. Poichè
-finalmente io, signora, io posso dire che sono stato la vostra vittima,
-allorchè, ferito, moribondo, mi sono veduto abbandonare dai chirurgi.
-Io, il rampollo di una illustre famiglia, che mi era affidato alla
-vostra amicizia, poco è mancato che prima non moriva per le mie ferite,
-e in seguito per la fame in una cattiva osteria di Chantilly; e tutto
-ciò senza che voi vi degnaste di rispondere neppure una sola volta alle
-ardenti lettere che vi ho scritte.
-
-— Ma, sig. Porthos... mormorò la procuratrice, che giudicandosi dalla
-condotta delle grandi dame di quell'epoca, sentiva di aver torto.
-
-— Io che aveva sagrificato per voi la contessa de Pannaflor!
-
-— Lo so bene.
-
-— La baronessa de...
-
-— Sig. Porthos, non mi opprimete.
-
-— La contessa de...
-
-— Sig. Porthos siate generoso!
-
-— Avete ragione, signora, e non finirò.
-
-— Ma è mio marito che non vuole intendere di prestare.
-
-— Signora Coquenard, disse Porthos, ricordatevi la prima lettera che mi
-avete scritta, e che io conservo scolpita nella mia memoria.
-
-La procuratrice mandò un gemito.
-
-— Ma è pure perchè la somma che domandavate in prestito era un poco
-troppo forte.
-
-— Signora Coquenard, io vi dava la preferenza. Non avrei avuto che a
-scrivere alla duchessa de... Io non voglio dire il suo nome, perchè
-non so che cosa vuol dire compromettere una donna; ma ciò che io so,
-è che non avrei avuto che a scriverle perchè me ne mandasse mille e
-cinquecento.
-
-La procuratrice versò una lagrima.
-
-— Sig. Porthos, diss'ella, io vi giuro che voi mi avete grandemente
-punita, e che, se in avvenire vi avreste a ritrovare in simili
-circostanze, non avreste che a rivolgervi a me.
-
-— Finiamo dunque, disse Porthos come stomacato, non parliamo più di
-danaro, se vi piace, è una cosa umiliante per me.
-
-— Così, voi dunque non mi amate più? disse lentamente e tristamente la
-procuratrice.
-
-Porthos conservò un maestoso silenzio.
-
-— È così che voi mi rispondete? Ahimè! capisco tutto.
-
-— Pensate all'offesa che mi avete fatta, signora, essa è rimasta qui,
-disse Porthos posandosi la mano sul cuore e comprimendovela fortemente.
-
-— Io la riparerò, vediamo, mio caro Porthos!
-
-— D'altronde che cosa vi domandava io? rispose Porthos con una stretta
-di spalle pieno di bonomìa, un imprestito, nient'altro. Sopra tutto
-io non sono un uomo irragionevole. Io so che non siete ricca, signora
-Coquenard, e che vostro marito è costretto e succhiare il sangue dei
-poveri suoi clienti per ricavarne qualche scudo. Oh! se voi foste
-contessa, marchesa o duchessa, allora sarebbe un altro affare, e
-sareste imperdonabile.
-
-La procuratrice fu punta.
-
-— Sappiate, sig. Porthos, diss'ella, che il mio scrigno, quantunque sia
-lo scrigno della moglie di un procuratore, è forse meglio guernito di
-quello di certe principesse rovinate.
-
-— Allora voi mi avete fatto una doppia offesa, disse Porthos
-sciogliendosi dal braccio della procuratrice; poichè se siete ricca, il
-vostro rifiuto non ha più scusa.
-
-— Quando dico ricca, riprese la procuratrice che si accorse di essersi
-lasciata trasportare troppo lontano, non bisogna prendere la parola al
-piede della lettera. Io non sono precisamente ricca, ma ho tutti i miei
-comodi.
-
-— Sentite, signora, disse Porthos, non parliamo più di tutto ciò, ve ne
-prego. Voi mi avete mal conosciuto; ogni simpatia è spenta fra noi.
-
-— Ingrato che siete!
-
-— Ah! vi consiglio di lamentarvi! disse Porthos.
-
-— Andate dunque dalla vostra bella duchessa, io non vi trattengo più.
-
-— Eh! non è poi così afflitta, quanto io credeva!
-
-— Andiamo, signor Porthos, anche una volta; e sarà l'ultima: mi amate
-voi ancora?
-
-— Ahimè! signora, disse Porthos col tuono il più malinconico che
-potesse assumere, quando noi siamo per entrare in campagna, ove tutti i
-miei presentimenti mi dicono che sarò ucciso...
-
-— Oh! non dite di simili cose! gridò la procuratrice dando in
-singhiozzi.
-
-— E pure qualche cosa me lo dice, continuò Porthos con una sempre
-maggiore malinconia.
-
-— Dite piuttosto che avete un nuovo amore.
-
-— No, vi parlo franco. Nessuno nuovo oggetto mi ha ancora toccato, ed
-anzi io sento qui, in fondo al cuore, qualche cosa che mi parla per
-voi. Ma, fra quindici giorni, come sapete, o forse non sapete ancora,
-si apre questa fatal campagna: io dunque sarò in questi orribilmente
-preoccupato per equipaggiarmi. Quindi, farò un viaggio presso la mia
-famiglia nel fondo della Bretagna, per realizzare la somma necessaria
-alla mia partenza.
-
-Porthos rimarcò un'ultima lotta fra l'amore e l'avarizia.
-
-— E siccome, continuò egli, la duchessa che avete veduta in chiesa ha
-le sue terre vicine alle mie, così noi faremo il viaggio assieme. I
-viaggi, voi lo sapete, sembrano sempre meno lunghi quando si fanno in
-due.
-
-— Voi dunque non avete amici a Parigi, signor Porthos? disse la
-procuratrice.
-
-— Io ho creduto di averne, disse Porthos riprendendo la sua aria
-malinconica, ma ho veduto bene che mi sono ingannato.
-
-— Voi ne avete, signor Porthos, voi ne avete, riprese la procuratrice
-in un trasporto che sorprese essa stessa, ritornate domani a casa mia.
-Voi siete il figlio di mia zia, per conseguenza mio cugino; voi venite
-da Nayon in Piccardia; voi avete molti processi a Parigi, e non avete
-il procuratore. Vi ricorderete tutte queste cose?
-
-— Perfettamente, signora.
-
-— Venite all'ora del pranzo.
-
-— Molto bene.
-
-— E tenete fermo davanti a mio marito che è furbo, malgrado i suoi
-sessantasei anni.
-
-— Sessantasei anni! peste! la bella età! riprese Porthos.
-
-— La grande età vorrete dire, sig. Porthos; così il povero e caro uomo
-può lasciarmi vedova da un momento all'altro, continuò la dama gettando
-uno sguardo significativo a Porthos. Fortunatamente che per contratto
-di matrimonio noi ci siamo fatti donazione reciproca di tutto.
-
-— Di tutto? disse Porthos.
-
-— Di tutto.
-
-— Voi siete una donna di precauzioni, io lo vedo, mia cara signora
-Coquenard, disse Porthos stringendo teneramente la mano alla
-procuratrice.
-
-— Noi dunque siamo riconciliati, caro signor Porthos.
-
-— Per tutta la vita, replicò Porthos collo stesso tuono.
-
-— A rivederci adunque, mio traditore.
-
-— A rivederci, adunque mia smemorata.
-
-— A domani, angelo mio!
-
-— A domani, fiamma della mia vita.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXX.
-
-MILADY
-
-
-D'Artagnan aveva seguito milady senza essere scoperto da lei; egli
-la vide salire nella sua carrozza e la intese dare al suo cocchiere
-l'ordine di andare a S. Germano.
-
-Era inutile il tentar di seguire a piedi una carrozza trasportata al
-trotto di due vigorosi cavalli. D'Artagnan ritornò adunque nella strada
-Fèrou.
-
-Nella strada di Seine incontrò Planchet che era fermo davanti la
-bottega di un pasticciere, e che sembrava in estasi alla vista di una
-_brioche_ della forma la più appetitosa.
-
-Egli dette subito a Planchet l'ordine di andare alle scuderie del sig.
-de Tréville, e di insellare due cavalli, uno per lui, d'Artagnan,
-l'altro per se, Planchet, e di raggiungerlo presso Athos; il sig.
-de Tréville, una volta per sempre aveva messo le sue scuderie a
-disposizione di d'Artagnan.
-
-Planchet s'incamminò verso la strada del Colombaio, e d'Artagnan verso
-la strada Férou. Athos era in casa, vuotando tristamente una delle
-bottiglie di quei fumoso vin di Spagna che aveva riportato dal suo
-viaggio in Piccardia. Fece segno a Grimaud di portare un bicchiere per
-d'Artagnan, e Grimaud obbedì, silenzioso come d'ordinario.
-
-D'Artagnan raccontò allora ad Athos quanto era accaduto in chiesa fra
-Porthos e la procuratrice, e come il loro camerata era in quell'ora giù
-sulla via per essere probabilmente equipaggiato.
-
-— In quanto a me, a tutto questo racconto, sono ben tranquillo, non
-saranno già le donne che faranno le spese del mio equipaggio.
-
-— Eppure, bello, gentile, gran signore come voi siete, mio caro Athos,
-non vi sarebbero nè principesse, nè regine al sicuro dei vostri dardi
-amorosi.
-
-In questo momento, Planchet presentò modestamente la testa fra la porta
-socchiusa, e annunciò al suo padrone che i cavalli erano abbasso.
-
-— Quali cavalli? domandò Athos.
-
-— Due cavalli che il sig. de Tréville mi presta per la passeggiata, e
-coi quali voglio andare a fare un giro a S. Germano.
-
-— E che cosa andate a fare a S. Germano? domandò Athos.
-
-Allora d'Artagnan gli raccontò l'incontro che aveva fatto in chiesa, e
-in che modo aveva ritrovato quella donna che, col signore dal mantello
-nero e dalla cicatrice sulla tempia, era la eterna sua preoccupazione.
-
-— Vale a dire che voi siete innamorato di quella, come lo eravate della
-signora Bonacieux, disse Athos alzando sdegnosamente le spalle, come se
-avesse avuto pietà dell'umana debolezza.
-
-— Io! niente affatto, gridò d'Artagnan. Io sono soltanto curioso di
-rischiarare il mistero al quale ella si attacca: non so il perchè, ma
-mi figuro che questa donna, per quanto sconosciuta mi sia, e per quanto
-io sia sconosciuto a lei, ha avuto un'azione sulla mia vita.
-
-— Di fatto, voi avete ragione, disse Athos, io sono del vostro parere,
-ma non conosco una donna che valga la pena di essere cercata quando si
-è perduta. La signora Bonacieux è perduta, tanto peggio per lei, che
-ella si ritrovi.
-
-— No, Athos, v'ingannate, disse d'Artagnan; io amo la mia povera
-Costanza sempre più che mai, e se sapessi il luogo ov'ella è, fosse
-ancora in capo al mondo, partirei per prenderla dalle mani dei suoi
-nemici; ma io l'ignoro, tutte le mie ricerche sono state inutili. Che
-volete! bisogna bene distrarsi.
-
-— Distraetevi presso milady, mio caro d'Artagnan; io ve lo auguro di
-tutto cuore, se ciò può divertirvi.
-
-— Ascoltate Athos, disse d'Artagnan, invece di restar chiuso qui come
-se foste agli arresti, montate a cavallo e venite meco a passeggiare a
-S. Germano.
-
-— Mio caro, disse Athos, io monto i mei cavalli quando ne ho,
-altrimenti, vado a piedi.
-
-— Ebbene io, disse d'Artagnan sorridendo della misantropia di Athos,
-che in un altro l'avrebbe certamente ferito; io sono meno orgoglioso di
-voi, io monto quello che trovo; così a rivederci, mio caro Athos.
-
-— A rivederci, disse il moschettiere facendo segno a Grimaud di
-stappare la bottiglia che avea portata.
-
-D'Artagnan e Planchet si misero in sella, e presero la strada di S.
-Germano.
-
-Lungo tutta la strada ritornò allo spirito del giovane tutto quanto
-gli aveva detto Athos. Quantunque d'Artagnan non fosse di un carattere
-molto sentimentale, la bella merciaia aveva fatta una reale impressione
-sul suo cuore: com'egli lo diceva, era pronto di andare in capo al
-mondo per cercarla. Ma il mondo ha molti capi, benchè si dica che è
-rotondo, per cui non sapeva da qual parte voltare.
-
-Frattanto, egli era smanioso di sapere chi fosse milady. Milady aveva
-parlato all'uomo dal mantello nero, dunque ella lo conosceva. Ora,
-nello spirito di d'Artagnan, era certamente l'uomo dal mantello nero
-che aveva rapita la Signora Bonacieux una seconda volta, come l'aveva
-già rapita una prima. D'Artagnan non mentiva che per metà, e ciò è ben
-mentir poco, quando diceva, che mettendosi alla ricerca di milady egli
-si metteva nello stesso tempo alla ricerca di Costanza.
-
-Pensando in tal modo, e dando di tratto in tratto dei tocchi collo
-sprone al suo cavallo, d'Artagnan aveva fatta la strada, ed era giunto
-a S. Germano. Egli era passato davanti al padiglione in cui dieci anni
-dopo doveva nascere Luigi XIV, e traversava una strada molto deserta,
-guardando a diritta e a sinistra per vedere se ritrovava qualche
-traccia della sua bella Inglese, allorchè al pian terreno di una bella
-casa che, secondo l'uso del tempo, non aveva alcuna finestra sulla
-strada, vide comparire una figura di sua conoscenza. Questa figura
-passeggiava sopra una specie di terrazzo guernito di fiori. Planchet la
-riconobbe pel primo.
-
-— Eh! signore, diss'egli indirizzandosi a d'Artagnan, non rammentate
-voi più quel viso che abbaia alle cornacchie?
-
-— No, disse d'Artagnan, eppure son certo che non è la prima volta che
-lo vedo.
-
-— Lo credo, per bacco! disse Planchet: è quel povero Lubin, il lacchè
-del conte de Wardes, quello che avete così bene accomodato un mese fa,
-a Calais, sulla strada che conduce alla campagna del governatore.
-
-— Ah! si, disse d'Artagnan, ora lo riconosco. Credi tu che egli
-riconosca te pure?
-
-— In fede mia, signore, egli era talmente malmenato, che dubito che
-abbia conservata alcuna idea molto chiara di me.
-
-— Ebbene! va dunque a discorrere con quel servo, disse d'Artagnan, e
-nella conversazione informati se il suo padrone è morto.
-
-Planchet discese da cavallo, camminò diritto diritto a Lubin, che,
-infatti, non lo riconobbe, e i due lacchè si misero a discorrere nella
-maggiore intelligenza del mondo, nel mentre che d'Artagnan spingeva i
-due cavalli in un viottolo, e facendo il giro dietro una casa, se ne
-ritornava ad assistere alla conferenza nascosto da una siepe.
-
-In capo ad un istante di osservazione dietro la siepe, intese il rumore
-di una carrozza, e vide la carrozza di milady fermarsi d'avanti a lui.
-Non vi era ad ingannarsi, milady vi era dentro. D'Artagnan si nascose
-dietro il collo del suo cavallo, affine di poter veder tutto senza
-esser veduto.
-
-Milady cavò la sua graziosa testa bionda dalla portiera, e dette degli
-ordini alla sua cameriera.
-
-Quest'ultima, bella giovinetta di ventidue anni, svelta e vivace,
-vera cameriera di confidenza di una gran signora, saltò abbasso dal
-montatoio sul quale stava seduta, secondo l'uso del tempo, e si diresse
-verso il terrazzo su cui d'Artagnan aveva scoperto Lubin.
-
-D'Artagnan segui la confidente con gli occhi e la vide incamminarsi al
-terrazzo. Ma per caso, un ordine dall'interno aveva chiamato Lubin, di
-modo che Planchet era rimasto solo guardando da tutte le parti per qual
-via era scomparso d'Artagnan.
-
-La cameriera si avvicinò a Planchet, ch'ella prese per Lubin, e
-stendendogli un piccolo biglietto:
-
-— Per il vostro padrone, diss'ella.
-
-— Per il mio padrone? riprese Planchet meravigliato.
-
-— Sì, e di molta premura. Prendete, fate presto.
-
-Dopo di che se ne fuggì verso la carrozza di già rivoltata dalla parte
-donde era venuta, si slanciò sul montatoio, e la carrozza ripartì.
-Planchet girò e rigirò il biglietto, quindi avvezzo all'obbedienza
-passiva, saltò in basso dal terrazzo, infilò dalla parte del viottolo,
-e incontrò dopo venti passi d'Artagnan che, avendo veduto tutto, gli
-veniva incontro.
-
-— Per voi, signore, gli disse Planchet presentandogli il biglietto.
-
-— Per me? disse d'Artagnan, sei tu ben sicuro?
-
-— Perdinci! se ne son sicuro: la cameriera ha detto: «per il vostro
-padrone» io non ho altro padrone che voi, così...
-
-D'Artagnan aprì la lettera, e lesse queste parole:
-
-«Una persona che s'interessa per voi più di quello che ella può dire
-vorrebbe sapere in qual giorno sarete in istato di passeggiare nella
-foresta: domani al palazzo del campo del Drappo d'Oro un lacchè nero e
-rosso aspetterà la vostra risposta».
-
-— Oh! oh! disse a se stesso d'Artagnan, ecco un'avventura un poco viva.
-Sembra che milady ed io siamo in pena sulla vita della stessa persona.
-Ebbene! Planchet, come sta questo buon signore de Wardes? egli dunque
-non è morto?
-
-— No, signore, sta tanto bene quanto si può stare con quattro colpi
-di spada nel corpo, poichè voi, senza farvene un rimprovero, avete
-allungato quattro colpi a questo caro gentiluomo; egli è ancora molto
-debole, avendo perduto quasi tutto il suo sangue. Come vi aveva detto,
-signore, Lubin non mi ha riconosciuto, e mi ha raccontato dal principio
-alla fine la nostra avventura.
-
-— Benissimo, Planchet, tu sei il re dei lacchè; ora rimonta a cavallo,
-e raggiungiamo la carrozza.
-
-Non vi volle molto; in cinque minuti si scoperse la carrozza fermata
-all'estremità della strada: un cavaliere riccamente vestito stava allo
-sportello.
-
-La conversazione fra milady e il cavaliere era talmente animata, che
-d'Artagnan si fermò dall'altra parte della carrozza senza che nessuno,
-fuori della cameriera, s'accorgesse della sua presenza.
-
-La conversazione si faceva in inglese, lingua che d'Artagnan non
-capiva; ma all'accento, il giovane credè indovinare che la bella
-Inglese era molto in collera; essa terminò con un gesto che non lasciò
-più alcun dubbio sulla natura di questa conversazione: fu un colpo di
-ventaglio applicato con tanta forza, che il piccolo arnese femminino
-andò in mille pezzi.
-
-Il cavaliere scoppiò in una risata che parve esasperare milady.
-
-D'Artagnan pensò che quello era il momento d'intervenire; si avvicinò
-all'altra portiera, e levandosi rispettosamente il cappello:
-
-— Signora, diss'egli, mi permettete voi di offrirvi i miei servigi?
-mi sembra che questo cavaliere vi abbia fatto andare in collera! Dite
-una parola, signora, ed io m'incarico di punirlo della sua mancanza di
-cortesia.
-
-Alle prime parole, milady si era voltata guardando il giovane con
-meraviglia; e quando ebbe finito:
-
-— Signore, diss'ella in ottimo francese, sarebbe con grandissimo
-piacere che io mi metterei sotto la vostra protezione, se la persona
-che mi ha mosso questione non fosse mio fratello.
-
-— Oh! scusatemi allora, disse d'Artagnan, voi capirete che io lo
-ignorava, signora.
-
-— Di che cosa dunque si immischia questo stornello? gridò abbassandosi
-all'altezza della portiera, il cavaliere che milady aveva designato
-come suo parente, e perchè non continua egli la sua strada?
-
-— Siete voi uno stornello, disse d'Artagnan, abbassandosi a sua volta
-sul collo del cavallo, e rispondendo dalla sua parte della portiera. Io
-non continuo la mia strada, perchè mi piace di fermarmi qui.
-
-Il cavaliere indirizzò qualche parola in inglese a sua sorella.
-
-— Io vi parlo francese, disse d'Artagnan, fatemi dunque il piacere, vi
-prego, di rispondermi nella stessa lingua. Voi siete il fratello della
-signora, sia, ma voi non siete mio fratello, fortunatamente.
-
-Si sarebbe potuto credere che milady, timorosa come sono ordinariamente
-tutte le donne, si fosse interposta a questo principio di provocazione,
-affine d'impedire che la questione andasse più avanti; ma, tutto al
-contrario, ella si gettò in fondo alla carrozza, e gridò freddamente al
-cocchiere:
-
-— Andate al palazzo.
-
-La giovane cameriera gettò uno sguardo di inquietudine sopra
-d'Artagnan, la di cui buona fisonomia sembrava aver prodotto in essa il
-suo effetto.
-
-La carrozza partì, e lasciò i due cavalieri in faccia l'uno dell'altro.
-Nessun ostacolo materiale li separava più.
-
-Il cavaliere fece un movimento per seguire la carrozza; ma d'Artagnan,
-la di cui collera di già bollente si era ancora aumentata, riconoscendo
-in lui l'Inglese che in Amiens gli aveva vinto il suo cavallo, e poco
-non avea mancato vincesse ad Athos il suo diamante, gli saltò alla
-briglia, e lo fermò.
-
-— Eh! signore, diss'egli, voi mi sembrate anche più stornello dì me,
-poichè mi fate l'effetto di dimenticare che si è intavolata fra noi una
-piccola questione.
-
-— Ah! ah! disse l'Inglese, siete voi, mio padrone! con voi bisogna
-dunque sempre giuocare un giuoco o un altro?
-
-— Sì, e ciò mi ricorda che ho da prendermi una rivincita. Noi vedremo,
-mio caro signore, se voi maneggiate tanto destramente la spada quanto
-il bussolo dei dadi.
-
-— Vedete bene che io non ho spada, disse l'Inglese; volete voi fare il
-bravo contro un uomo disarmato.
-
-— Spero bene che ne avrete una a casa vostra, disse d'Artagnan, in ogni
-caso, io ne ho due, e se voi volete, ve ne cederò una.
-
-— È inutile, disse l'Inglese, io sono sufficientemente munito di questa
-sorta di utensili.
-
-— Ebbene! mio degno gentiluomo, riprese d'Artagnan, scegliete la più
-lunga, e venite a mostrarmela questa sera.
-
-— Ove, se vi piace?
-
-— Dietro il Luxembourg; questo è un grazioso quartiere per le
-passeggiate del genere che vi propongo.
-
-— Sta bene; io vi sarò.
-
-— La vostra ora?
-
-— Sei ore.
-
-— A proposito, voi avete pure probabilmente uno o due amici?
-
-— Io ne ho tre, che saranno molto onorati di giuocare la stessa partita
-che giuocherò io.
-
-— Tre, a meraviglia! come si combina bene, disse d'Artagnan, è
-precisamente il mio conto.
-
-— Ora chi siete voi? domandò l'Inglese.
-
-— Io sono il signor d'Artagnan, gentiluomo guascone, servo nelle
-guardie e sono nella compagnia del sig. des Essarts. E voi?
-
-— Io sono lord de Winter, barone de Scheffield.
-
-— Ebbene! io sono vostro servitore, signor barone, disse d'Artagnan,
-quantunque abbiate dei nomi molto difficili a ricordarsi.
-
-E pungendo il suo cavallo, si mise al galoppo, e riprese la strada di
-Parigi.
-
-Come aveva l'abitudine di fare in simili occasioni, d'Artagnan discese
-direttamente alla casa di Athos.
-
-Trovò Athos steso sopra un gran sofà, ove aspettava, come lo aveva
-detto, che il suo equipaggio fosse venuto a ritrovarlo.
-
-Egli raccontò ad Athos quanto gli era accaduto, meno la lettera al
-signor de Wardes.
-
-Athos fu consolato allorquando seppe che doveva battersi contro un
-Inglese. Noi abbiamo detto che questo era il suo trasporto.
-
-Fu mandato a cercare sull'istante medesimo Porthos ed Aramis per mezzo
-dei lacchè, e furono messi al corrente della situazione.
-
-Porthos cavò fuori la sua spada dal fodero; e si mise a squadronare
-il muro rinculando di tempo in tempo, e facendo delle pieghe come un
-ballerino. Aramis che lavorava sempre nel suo poema, si chiuse nel
-gabinetto di Athos, e pregò di non essere disturbato fino al momento di
-sguainare la spada.
-
-Athos con un segno domandò a Grimaud un'altra bottiglia.
-
-Fra se stesso d'Artagnan combinò un piccolo piano di cui vedremo
-in seguito l'esecuzione, e che gli prometteva una qualche graziosa
-avventura, come si poteva vedere dai sorrisi, che di tempo in tempo
-passavano sul suo viso, di cui rischiaravano il sogno.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXI.
-
-INGLESI E FRANCESI
-
-
-Venuta l'ora, si portarono coi quattro lacchè dietro al Luxembourg,
-in un recinto abbandonato alle capre. Athos regalò una moneta al
-capraio perchè si allontanasse. I lacchè furono incaricati di fare la
-sentinella.
-
-Ben presto una truppa silenziosa si avvicinò allo stesso recinto,
-vi penetrò e raggiunse i moschettieri; quindi, secondo gli usi
-d'oltremare, ebbero luogo le presentazioni.
-
-Gl'Inglesi erano tutte persone della più alta società; i nomi bizzarri
-dei tre amici furono dunque per essi un soggetto, non solo di sorpresa,
-ma ancora d'inquietudine.
-
-— Con tutto ciò, disse lord de Winter, quando i tre amici si furono
-nominati, noi non ci battiamo con tali nomi di pastori.
-
-— Così, come voi lo supporrete bene, milord, questi sono nomi falsi,
-disse Athos.
-
-— Cosa che non ci dà che un desiderio maggiore di conoscere i veri
-nomi, rispose l'Inglese.
-
-— Voi però avete giuocato contro di noi senza conoscerli, disse Athos,
-a tal segno che ci avete vinti i nostri due cavalli.
-
-— È vero; ma noi allora non arrischiavamo il nostro sangue. Si giuoca
-con tutti, non si combatte che coi suoi uguali.
-
-— È giusto, disse Athos.
-
-E prese in disparte quello dei quattro Inglesi col quale doveva
-battersi, e gli disse il suo nome a bassa voce; dal canto loro Porthos
-e Aramis fecero altrettanto
-
-— Ciò vi basta, disse Athos al suo avversario, e mi ritrovate voi
-abbastanza nobile per farmi la grazia di incrociare la vostra spada
-meco?
-
-— Sì, signore, disse l'Inglese inchinandosi.
-
-— Ebbene, volete ora che io vi dica una cosa? riprese freddamente Athos.
-
-— E quale? domandò l'Inglese.
-
-— È che voi avreste fatto meglio a non esigere da me che mi facessi
-conoscere.
-
-— Perchè?
-
-— Perchè mi si crede morto, ed ho delle ragioni per desiderare che non
-si sappia che io sono vivo, e che quindi sarò obbligato di uccidervi
-perchè il mio segreto non si divulghi sul momento.
-
-L'Inglese guardò Athos credendo che scherzasse, ma Athos non scherzava
-affatto.
-
-— Signori, disse Athos indirizzandosi ai suoi compagni e ai suoi
-avversarii, siamo noi all'ordine?
-
-— Sì, risposero tutti ad una voce Inglesi e Francesi.
-
-— Allora, in guardia! disse Athos.
-
-E tosto otto spade brillarono ai raggi del sol cadente, e il
-combattimento cominciò con un accanimento ben naturale a persone due
-volte nemiche.
-
-Athos difendeva con tanta calma e metodo, come se fosse stato in una
-sala di scherma.
-
-Porthos, corretto senza dubbio dalla sua troppo grande confidenza
-per opera della avventura di Chantilly, giuocava un giuoco pieno di
-destrezza e prudenza.
-
-Aramis, che aveva il terzo canto del suo poema da terminare, si
-sbrigava come un uomo che abbia molta fretta.
-
-Athos pel primo uccise il suo avversario. Non gli aveva portato che un
-colpo, ma come lo aveva prevenuto, questo colpo era stato mortale, la
-spada gli traversò il cuore.
-
-Porthos, pel secondo, stese il suo sull'erba; gli aveva traversata la
-coscia. Allora, siccome l'Inglese gli aveva resa la spada, Porthos lo
-prese fra le sue braccia, e lo portò nella sua carrozza.
-
-Aramis spinse il suo avversario così vigorosamente, che dopo averlo
-fatto rompere soltanto una cinquantina di passi, finì col metterlo
-fuori di combattimento.
-
-In quanto a d'Artagnan, egli aveva fatto semplicemente e puramente un
-giuoco difensivo, quindi, quando vide il suo avversario bene stanco,
-gli dette una vigorosa fianconata, e gli fece balzare la spada dalle
-mani. Il barone vedendosi disarmato fece due o tre passi addietro, ma
-in questo movimento il suo piede scivolò, e cadde rovescione.
-
-D'Artagnan fu sopra di lui e puntandogli la spada alla gola:
-
-— Io potrei uccidervi, signore, diss'egli all'Inglese, e voi siete
-realmente nelle mie mani: ma io vi regalo la vita per amore di vostra
-sorella.
-
-D'Artagnan era al colmo della sua gioia; aveva realizzato il piano
-stabilito in antecedenza; ed il cui pensiero aveva fatto apparire sul
-suo viso quei sorrisi di cui abbiamo tenuto parola.
-
-L'Inglese, incantato di avere a che fare con un gentiluomo tanto facile
-a ricomporsi, strinse d'Artagnan fra le sue braccia, fece mille carezze
-ai tre moschettieri, e siccome l'avversario di Porthos era già stato
-messo in carrozza, e l'avversario di Aramis se l'era data a gambe, non
-si pensò più che al morto.
-
-Siccome Porthos e Aramis si accinsero a spogliarlo, nella speranza che
-la sua ferita non fosse mortale, sfuggì dal cinto una grossa borsa.
-D'Artagnan la raccolse e la stese a lord Winter.
-
-— E che diavolo volete voi ch'io mi faccia di questa? disse l'Inglese.
-
-— La restituirete alla sua famiglia, disse d'Artagnan.
-
-— La sua famiglia si cura ben poco di questa miseria! essa eredita
-quindici mila luigi di rendita. Ritenete questa borsa pei vostri
-lacchè.
-
-In questo mentre Athos si era avvicinato a d'Artagnan.
-
-— Sì, diss'egli, diamo questa borsa, non ai nostri lacchè, mai ai
-lacchè inglesi.
-
-— Così, dicendo, Athos prese la borsa e la gettò nelle mani del
-cocchiere.
-
-— Per voi e pei vostri compagni, gridò egli.
-
-Questa grandezza di modi, in un uomo interamente sprovvisto, colpì
-lo stesso Porthos, e questa generosità francese, ripetuta poscia da
-Winter, fece ovunque grande incontro, eccetto che nei signori Grimaud,
-Planchet, Mousqueton e Bazin.
-
-— Ed ora, mio giovane amico, poichè mi permetterete, lo spero, di
-chiamarvi così, disse lord Winter; fino da questa sera se volete, vi
-presenterò a mia sorella milady Clarick, poichè voglio ch'essa pure
-vi accetti nella sua buona grazia, e siccome ella non è del tutto mal
-veduta in corte, così, un giorno, una sua parola potrà non esservi
-inutile.
-
-D'Artagnan arrossì dal piacere, e chinò la testa in segno di
-assentimento.
-
-Lord Winter, nel lasciare d'Artagnan, gli dette l'indirizzo di sua
-sorella; essa abitava nella piazza Reale, che allora era il quartiere
-di moda, al n. 6. D'altronde egli si esibiva di andarlo a prendere per,
-presentarlo. D Artagnan gli dette appuntamento per le otto in casa di
-Athos.
-
-Questa presentazione in casa di milady occupava molto là testa del
-nostro Guascone. Si ricordava in quale strana maniera questa donna
-era stata mischiata fino allora nel suo destino. Secondo la sua
-convinzione, essa doveva essere una creatura del ministro, e ciò non
-ostante si sentiva invincibilmente trascinato verso di lei da uno
-di quei sentimenti dì cui nessuno può rendersi ragione. Il suo solo
-timore era quello che milady non riconoscesse in lui l'uomo di Méung
-e di Douvres. Allora ella saprebbe ch'egli era fra gli amici del sig.
-de Tréville, e che per conseguenza apparteneva in corpo ed anima al
-re, cosa che allora gli farebbe perdere una parte dei suoi vantaggi,
-poichè conosciuto da milady come egli la conosceva, ella giuocherebbe
-con lui a giuoco uguale. In quanto a questo principio di intrigo fra
-lei ed il conte de Wardes, il nostro presuntuoso non se ne occupava che
-mediocremente, quantunque il marchese fosse giovane, bello, ricco, e
-molto avanti nei favori del ministro. Non è per niente che si ha venti
-anni, e soprattutto che si è nati a Tarbes.
-
-D'Artagnan cominciò dall'andare in casa sua a fare una sfolgorante
-toaletta; quindi ritornò da Athos, e secondo la sua abitudine, gli
-raccontò tutto. Athos ascoltò i suoi progetti, quindi scosse la testa,
-e gli raccomandò la prudenza, con una specie d'amarezza.
-
-— Come mai! voi avete perduta or ora una donna che dicevate buona,
-graziosa, perfetta, ed eccovi già a correre dietro un'altra?
-
-D'Artagnan senti la verità di queste parole.
-
-— Io amo la signora Bonacieux col cuore, nel mentre che amo milady
-colla testa; e facendomi condurre da lei, io cerco di rischiararmi
-sulla parte ch'ella rappresenta alla corte. — La parte che rappresenta,
-perdinci! non è difficile a indovinarsi, dopo tutto quello che avete
-detto. Ella è un qualche emissario del ministro, una donna che vi
-tenderà un laccio ove voi lascerete bonariamente la vostra testa.
-
-— Diavolo! mio caro Athos, voi vedete le cose molto nere a quanto
-sembra.
-
-— Caro mio, io diffido delle donne; che volete? io sono pagato per
-questo, e particolarmente delle donne bionde. Milady è bionda; non me
-lo avete detto?
-
-— Ella ha i capelli del più bel biondo che si possa vedere.
-
-— Ah! mio povero d'Artagnan! fece Athos.
-
-— Ascoltate: io voglio illuminarmi, quindi come saprò ciò che desidero,
-mi allontanerò.
-
-— Illuminatevi! disse flemmaticamente Athos.
-
-Lord Winter giunse all'ora indicata, ma Athos, avvisato in tempo, passò
-nell'altra camera.
-
-Trovò dunque solo d'Artagnan, e siccome erano vicino le otto, condusse
-subito via il giovane.
-
-Milady de Winter ricevette graziosamente d'Artagnan. Il suo palazzo
-era di una sontuosità rimarchevole, e quantunque la maggior parte degli
-Inglesi, scacciati dalla guerra, lasciassero la Francia o fossero sul
-punto di lasciarla, milady aveva fatto di recente nuove spese nei suoi
-appartamenti, cosa che provava che la misura generale che allontanava
-gli Inglesi non la risguardava.
-
-— Voi vedete, disse lord de Winter presentando d'Artagnan a sua
-sorella, un giovane gentiluomo che ha tenuto la mia vita fra le sue
-mani, e che non ha voluto usare dei suoi vantaggi, quantunque noi
-fossimo doppiamente nemici, poichè sono io che l'ho insultato, ed io
-son Inglese. Ricevetelo dunque, signora, se avete qualche amicizia per
-me.
-
-Milady aggrottò leggermente le sopracciglia; una nube appena visibile
-passò sulla sua fronte, e apparve sulle sue labbra un sorriso talmente
-strano, che il giovane, che aveva seguito ogni di lei moto, ne provò
-come un fremito.
-
-Il fratello non vide niente, si era voltato per giuocare colla scimmia
-prediletta di milady, che lo aveva tirato pel suo vestito.
-
-— Siate il ben venuto, signore, disse milady con una voce, la cui
-singolare dolcezza faceva contrasto coi segni di cattivo umore che
-aveva rimarcati d'Artagnan, poichè oggi avete acquistati dei diritti
-eterni alla mia riconoscenza.
-
-L'Inglese allora ritornò a voltarsi, e raccontò il combattimento senza
-nascondere nessuna circostanza. Milady l'ascoltò colla più grande
-attenzione; ciò non ostante si vedeva facilmente qualunque si fossero
-gli sforzi per nascondere le sue impressioni, che questo racconto non
-le riusciva aggradito: il sangue le salì alla testa, ed il suo piccolo
-piede si agitava sotto la sua veste.
-
-Lord de Winter non si accorse di niente, quindi, quando ebbe finito,
-si avvicinò ad una tavola su cui era preparata in una sottocoppa una
-bottiglia di vino di Spagna, e empì due bicchieri e con un segno invitò
-d'Artagnan a bere.
-
-D'Artagnan sapeva che sarebbe stato un disgustarsi l'Inglese
-rifiutandosi di bere con lui. Si avvicinò adunque alla tavola, e prese
-il secondo bicchiere. Egli non aveva perduto di vista milady, e dallo
-specchio si accorse del cangiamento che si era operato sul suo viso.
-Ora ch'ella non credeva di essere più guardata, un sentimento che
-rassomigliava molto alla ferocia animò la sua fisonomia. Ella mordeva
-il suo fazzoletto coi denti.
-
-Quella graziosa e piccola cameriera, che d'Artagnan aveva già
-rimarcata, disse in inglese alcune parole a lord Winter, che domandò
-subito a d'Artagnan il permesso di ritirarsi, scusandosi sulla urgenza
-dell'affare che lo richiamava altrove, e pregando sua sorella di
-ottenere il suo perdono.
-
-D'Artagnan cambiò una stretta di mano con lord de Winter, e ritornò
-presso milady. Il viso di questa donna, con una mobilità sorprendente,
-aveva ripreso un'espressione graziosa; soltanto, alcune piccole
-macchiette rosse, disseminate sul suo fazzoletto, indicavano che ella
-si era morsicate le labbra fino a farle mandar sangue.
-
-Le sue labbra erano magnifiche, si sarebbe detto che fossero state di
-corallo.
-
-La conversazione prese una piega allegra. Sembrava che milady si fosse
-rimessa del tutto. Ella raccontò che lord de Winter non era che suo
-cognato e non suo fratello; ella aveva sposato un cadetto di famiglia
-che l'aveva lasciata vedova con un fanciullo. Questo fanciullo era
-il solo ed unico erede di lord Winter, se il barone de Winter non
-si ammogliava. Tutto ciò lasciava vedere a d'Artagnan un velo che
-avviluppava qualche cosa; ma egli non distingueva nulla sotto questo
-velo.
-
-Del rimanente, in capo ad una mezz'ora di conversazione, d'Artagnan si
-era convinto che milady era sua compatriota; ella parlava il francese
-con una purezza ed eleganza che non lasciavano alcun dubbio sotto
-questo rapporto.
-
-D'Artagnan si estese in argomenti galanti, e in proteste di divozione.
-A tutte le leggerezze che sfuggivano al nostro Guascone, milady
-sorrideva con benevolenza. Finalmente giunse l'ora di ritirarsi:
-d'Artagnan prese congedo da milady e uscì dalla sala che era il più
-felice degli uomini.
-
-Sulla scala incontrò la cameriera, la quale lo sfiorò dolcemente
-passandogli vicino, e arrossendo fino nel bianco degli occhi, gli
-domandò perdono di averlo toccato, e con una voce così dolce, che il
-perdono gli fu accordato nello stesso momento.
-
-D'Artagnan ritornò il giorno dopo, e fu ricevuto anche meglio della
-sera innanzi. Lord de Winter non vi era, e questa volta fu milady che
-gli fece tutti gli onori della serata. Ella parve prendere un grande
-interesse a lui, gli domandò di dove era, quali erano i suoi amici, e
-se qualche volta aveva pensato di mettersi al servizio del ministro.
-
-D'Artagnan, che come si sa, era un giovane molto prudente, per non
-avere che vent'anni, si risovvenne allora dei sospetti che aveva sopra
-milady. Le fece un grande elogio di Sua Eccellenza, e gli disse che non
-avrebbe mancato di entrare nelle guardie del ministro invece di entrare
-nelle guardie del re, se avesse prima conosciuto il signor de Cavois,
-per esempio, di quello che avesse conosciuto il sig. de Tréville.
-
-Milady cambiò la conversazione senza affettazione alcuna, e domandò a
-d'Artagnan nel modo il più indifferente del mondo, se era mai stato in
-Inghilterra.
-
-D'Artagnan rispose che vi era stato spedito dal sig. de Tréville, per
-trattare una rimonta di cavalli, e che anzi ne aveva condotti quattro
-come campioni.
-
-Milady, nel corso della conversazione si morse due o tre volte le
-labbra; ella aveva a che fare con un giovane che giocava a giuoco
-chiuso.
-
-Nella stessa ora della sera innanzi, d'Artagnan si ritirò.
-
-Nel corridoio incontrò pure la bella Ketty, questo era il nome della
-cameriera di confidenza. Questa lo guardò con una espressione di
-misteriosa benevolenza. Ma d'Artagnan, era talmente occupato della
-padrona, che non rimarcò assolutamente ciò che proveniva dalla
-cameriera.
-
-D'Artagnan ritornò da milady il giorno dopo e l'altro successivo, e
-ciascuna volta milady gli fece un'accoglienza più graziosa.
-
-Ciascheduna sera, sia nell'anticamera, sia sulla scala, sia nel
-corridoio, egli incontrava sempre la bella cameriera. Ma, come lo
-abbiamo detto, d'Artagnan non faceva alcuna attenzione a questa
-persistenza strana della povera Ketty.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXII.
-
-UN PRANZO DAL PROCURATORE
-
-
-Frattanto il duello, nel quale Porthos aveva rappresentato una parte
-così brillante, non gli fece dimenticare il pranzo al quale era stato
-invitato dalla moglie del procuratore. L'indomani, verso un'ora, si
-fece dare l'ultimo colpo di spazzola da Mousqueton, e s'incamminò verso
-la strada degli Orsi.
-
-Il suo cuore batteva, ma non era, come quello di d'Artagnan, per un
-giovane ed impaziente amore. No, un interesse più materiale lo guidava;
-egli finalmente andava a sorpassare la misteriosa soglia, a salire
-quella sconosciuta scala che avevano salito uno ad uno i vecchi scudi
-di mastro Coquenard, egli andava a vedere in realtà un certo scrigno,
-di cui venti volte aveva veduto l'immagine ne' suoi sogni: scrigno di
-forma lunga e profonda, ripieno di catenacci e serrature, ed ammurato
-al suolo; scrigno di cui aveva così di sovente inteso parlare, e che le
-mani del procuratore avrebbero aperto ai suoi sguardi ammiratori.
-
-E poi egli, l'uomo errante sulla terra, l'uomo senza fortuna, l'uomo
-senza famiglia, egli, il soldato abituato agli alberghi, alle osterie,
-alle taverne, alle bettole; egli, il goloso, obbligato la maggior parte
-del tempo di attenersi ai bocconi d'incontro, egli stava per gustare un
-pranzo di famiglia, per assaporare un interno di famiglia con tutti i
-suoi comodi.
-
-Venire in qualità di cugino a sedersi tutti i giorni ad una buona
-tavola, dietro la fronte gialla e rugosa del vecchio procuratore,
-spennare qualche poco i giovani scrivani, insegnando loro il giuoco
-della bassetta, del passadieci e del faraone, nelle loro più fine
-pratiche, e guadagnando come onorario della lezione, che loro dava
-in un'ora, le loro economie di un mese, ciò era nei costumi di
-quell'epoca, e sorrideva enormemente a Porthos.
-
-Il moschettiere si dipingeva bene di qua e di là i cattivi argomenti
-che correvano allora sul proposito dei procuratori, la lesina, la lima,
-i giorni di digiuno; ma siccome, dopo tutto, salvi alcuni eccessi
-di economia ch'egli aveva ritrovati intempestivi, aveva veduto la
-procuratrice molto liberale, ben inteso per una procuratrice, sperò
-ritrovare una casa montata nel modo il più lusinghiero.
-
-Tuttavolta, quando il moschettiere fu alla porta, concepì qualche
-dubbio: primieramente non era fatta per impegnare le persone; sporca,
-puzzolente e nera, la scala male illuminata da delle finestre colle
-sbarre, a traverso le quali filtrava la luce grigia di un cortile
-vicino. Al primo piano ritrovò una porta bassa e ferrata con enormi
-chiodi, come la porta principale del gran Castelletto.
-
-Porthos vi battè col dito; un grande scrivano pallido e nascosto sotto
-una foresta di capelli vergini, venne ad aprire, e salutò coll'aria di
-un uomo obbligato a rispettare nell'altro l'alta statura, che indicava
-la forza, l'abito militare, che indicava lo stato, il viso colorito,
-che indicava l'abitudine di viver bene.
-
-Un altro scrivano più piccolo dietro al primo, un alto scrivano più
-grande dietro al secondo, un saltafossi di dodici anni dietro al terzo.
-
-In tutto tre scrivani e mezzo, cosa che, per quei tempi, annunziava uno
-studio dei più accreditati.
-
-Quantunque il moschettiere, non dovesse giungere che ad un'ora, fin dal
-mezzogiorno la procuratrice teneva l'occhio alle vedette, e calcolava
-sul cuore, e fors'anche sullo stomaco del suo adoratore, per fargli
-anticipare il momento convenuto.
-
-La signora Coquenard giunse dunque alla porta dell'appartamento quasi
-nello stesso momento in cui il suo convitato giungeva dalla porta
-della scala, la degna signora tolse Porthos da un grande imbarazzo: gli
-scrivani avevano l'occhio curioso, ed egli non sapendo troppo che dire
-a quest'organo ascendente e discendente, si teneva muto.
-
-— È mio cugino! gridò la procuratrice; entrate dunque, entrate dunque,
-sig. Porthos.
-
-Il nome di Porthos fece un tale effetto sui giovani di studio, che si
-misero tutti a ridere: ma Porthos si voltò, e tutti i visi rientrarono
-nella loro prima gravità.
-
-Si giunse nel gabinetto del procuratore, dopo avere traversato
-l'anticamera ove stavano gli scrivani, e dopo avere traversato lo
-studio, ov'essi avrebbero dovuto essere. Quest'ultima era una specie
-di sala nera ammobigliata di scartafacci. Sortendo dallo studio, si
-lasciava la cucina a destra, e si entrava a sinistra nella sala di
-conversazione.
-
-Tutte queste camere fra di loro obbligate non ispiravano alcuna buona
-idea a Porthos. Le parole doveano essere sentite da lungi per tutte
-queste porte aperte; quindi, nel passare, aveva dato un colpo d'occhio
-rapido ed investigatore nella cucina, e confessava a se stesso, a
-vergogna della sua procuratrice ed a proprio suo gran dispiacere che
-non vi aveva veduto quel fuoco, quell'anima, quel movimento che,
-all'istante di un buon pranzo, regnano ordinariamente in questo
-santuario della ghiottoneria.
-
-Il procuratore era stato senza dubbio prevenuto di questa visita,
-poichè non manifestò alcuna sorpresa alla vista di Porthos, che
-si avanzò fino a lui con un'aria molto disinvolta, e lo salutò
-cortesemente.
-
-— Noi siamo cugini, a quanto sembra, sig. Porthos? disse il procuratore
-sollevandosi colla forza delle sue braccia dal seggiolone di canna.
-
-Il vecchio, avvolto in una gran veste nera ove si perdeva il suo corpo
-sottile, era risoluto e secco; i suoi piccoli occhi grigi brillavano
-come lucciole, e sembravano, colla sua bocca smorfiosa, la sola parte
-del suo viso in cui fosse rimasta vita. Disgraziatamente le gambe
-incominciavano a ricusare il servizio a tutta questa macchina ossea.
-Da cinque o sei mesi, che aveva cominciato a farsi sentire questo
-indebolimento, il degno procuratore era divenuto presso a poco lo
-schiavo di sua moglie.
-
-Il cugino fu accettato con rassegnazione: ecco tutto. Il signore
-Coquenard, se avesse avuta la forza delle sue gambe, avrebbe declinata
-tutta la parentela col signor Porthos.
-
-— Sì, signore, noi siamo cugini, disse senza sconcertarsi Porthos,
-che d'altronde non avea mai contato di essere ricevuto dal marito con
-entusiasmo.
-
-— Dal lato di donna, credo io? disse maliziosamente il procuratore.
-
-Porthos non capì questo scherzo, e la prese per una ingenuità, di cui
-rise fortemente sotto i suoi baffi: la signora Coquenard, che sapeva
-essere il procuratore ingenuo, una varietà molto rara nella sua specie,
-sorrise un poco, ma arrossì molto.
-
-Il signor Coquenard aveva, dall'arrivo di Porthos, gettati i suoi
-occhi con inquietudine sopra un grande armadio posto dirimpetto al
-suo scrittoio di quercia. Porthos capì che questo armadio, quantunque
-non corrispondesse alla forma che aveva veduta nei suoi sogni, doveva
-essere il fortunato scrigno, e si rallegrò ehe la realtà avesse sei
-piedi di più in altezza di quello che aveva in sogno.
-
-Il signor Coquenard non spinse più oltre le sue investigazioni
-genealogiche; ma, riconducendo il suo sguardo inquieto dall'armadio
-sopra Porthos, si contentò di dire:
-
-— Il nostro signor cugino, prima della sua partenza per la campagna,
-vorrà bene farci la grazia di venire a pranzo con noi, non è vero,
-signora Coquenard?
-
-Questa volta Porthos ricevette il colpo nel mezzo dello stomaco, e lo
-sentì; sembrava che, dal canto suo, la signora Coquenard non fosse meno
-insensibile, poichè ella soggiunse:
-
-— Mio cugino non ritornerà, se egli vede che noi lo trattiamo male; ma
-nel caso contrario, egli ha troppo poco tempo da passare a Parigi, e
-per conseguenza da vederci, perchè noi non dobbiamo domandargli quasi
-tutti gl'istanti di cui può disporre fino alla sua partenza.
-
-— Oh! le mie gambe, le mie povere gambe! mormorò il signor Coquenard.
-
-E si sforzò di sorridere.
-
-Questo soccorso, che era giunto a Porthos nel momento in cui era stato
-attaccato nelle sue speranze gastronomiche, inspirò al moschettiere
-molta riconoscenza per la sua procuratrice.
-
-Ben presto suonò l'ora del pranzo. Si passò nella sala della tavola,
-sala grande e nera, che era situata dirimpetto alla cucina.
-
-Gli scrivani, che, a quanto sembrava, avevano inteso nella casa dei
-profumi insoliti, erano di un'esattezza militare, e stavano colle loro
-sedie alla mano, pronti ad assidersi a tavola. Si vedevano già agitare
-le mascelle con disposizioni spaventose.
-
-— Per bacco! pensò Porthos, gettando uno sguardo sui tre affamati,
-poichè il salta-fossi non era, come si può bene immaginare, ammesso
-agli onori della tavola magistrale, per bacco! nel posto di mio cugino,
-non conserverei simili ghiottoni. Si direbbe che sono naufragati, che
-non hanno mangiato da sei settimane.
-
-Il signor Coquenard entrò spinto sul suo seggio a rotelle dalla signora
-Coquenard, alla quale Porthos, a sua volta, venne in soccorso per
-trascinare suo marito fin contro la tavola. Appena entrato egli agitò
-il naso e le mascelle come avevano fatto i suoi scrivani.
-
-— Oh! oh! ecco un pranzo che invita!
-
-— Che diavolo sente egli dunque di straordinario in questo pranzo?
-disse Porthos all'aspetto di un brodo pallido abbondante; ma
-perfettamente cieco, e sul quale nuotavano alcune rare croste come le
-isole nell'Arcipelago.
-
-La signora Coquenard sorrise, e dietro un di lei cenno, tutti si
-assisero con premura.
-
-Il signor Coquenard fu il primo ad essere servito, quindi Porthos,
-in seguito la signora Coquenard empì la sua scodella, e distribuì le
-croste senza brodo agli impazienti scrivani.
-
-In questo momento la porta della sala da pranzo si aprì da se stessa
-cigolando, e Porthos, a traverso i battenti socchiusi, scoperse il
-salta-fossi, che non potendo prender parte al festino, mangiava il suo
-pane al doppio odore della cucina, e della sala da pranzo.
-
-
- FINE DEL SECONDO VOLUME.
-
-
-
-
-INDICE DELLE MATERIE
-
-(VOL. II.)
-
-
- _Continuazione del Capitolo XVI._ 5
- CAP. XVII. _L'interno della famiglia Bonacieux._ 9
- CAP. XVIII. _L'amante ed il marito._ 25
- CAP. XIX. _Piano di campagna._ 33
- CAP. XX. _Viaggio._ 44
- CAP. XXI. _La contessa di Winter._ 57
- CAP. XXII. _Il ballo della Merlaison._ 69
- CAP. XXIII. _L'appuntamento._ 77
- CAP. XXIV. _Il Padiglione._ 90
- CAP. XXV. _Porthos._ 103
- CAP. XXVI. _La tesi d'Aramis._ 126
- CAP. XXVII. _La moglie di Athos._ 143
- CAP. XXVIII. _Il ritorno._ 165
- CAP. XXIX. _La caccia per equipaggiarsi._ 182
- CAP. XXX. _Milady._ 193
- CAP. XXXI. _Inglesi e francesi._ 202
- CAP. XXXII. _Un pranzo dal procuratore._ 211
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] _Monsieur_ era il termine con cui si contraddistingueva il fratello
-del re.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. II, by Alexandre Dumas
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. II ***
-
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