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II *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - I TRE - MOSCHETTIERI - - - DI - - Alessandro Dumas - - - VERSIONE - DI ANGIOLO ORVIETO. - - VOL. II. - - - - Napoli, - GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE - Strada Trinità Maggiore nº 27 - 1853 - - - - - TIPOGRAFIA DI G. PALMA. - - - - -CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO XVI. - - -Il re tutto contento s'informò se il ministro era ancora al Louvre, gli -fu risposto che sua Eccellenza aspettava gli ordini di Sua Maestà nel -gabinetto di lavoro. - -Il re si portò subito da lui. - -— Prendete, duca, gli disse, voi avevate ragione, e sono io che aveva -il torto, tutto lo intrigo è politico, ed in questa lettera non si -tratta menomamente di amore. Al contrario, si parla molto di voi. - -Il ministro prese la lettera e la lesse con la più grande attenzione; -quindi, quando fu al termine, la rilesse una seconda volta. - -— Ebbene! Vostra Maestà, disse egli, vede fin dove giungono i miei -nemici. Voi siete minacciato da due guerre se non mi dimettete. Nel -vostro posto in verità, sire, io cederei a così potenti istanze, e -dal canto mio io mi ritirerei dagli affari riguardandolo come una vera -fortuna. - -— E che cosa dite voi dunque, duca? - -— Io dico, sire, che la mia salute si consuma in queste lotte eccessive -e in questi eterni lavori. Io dico che, secondo tutte le probabilità -io non potrò sostenere le fatiche dell'assedio della Rochelle, e che -vai meglio che nominiate a comandarlo o il sig. de Condè o il signor -Bassompierre, o finalmente qualche uomo valoroso che sia del suo -mestiere il dirigere una guerra, e non me, che sono uomo di penna e -di gabinetto, e che sono continuamente distolto dalle mie occupazioni -per applicarmi a cose per le quali non ho attitudine. Voi ne sarete -più felice nell'interno, sire, e non dubito che ne sarete più grande -all'estero. - -— Sig. duca, disse il re, io vi capisco. Siate tranquillo; tutti quelli -che sono nominati in questa lettera saranno puniti come meritano, e la -regina ancora. - -— Che dite mai, sire, il cielo mi guardi che la regina avesse -da provare il più piccolo dispiacere per cagione mia; ella mi ha -sempre creduto un suo nemico, sire, quantunque Vostra Maestà possa -far testimonianza che io ho sempre sostenuto calorosamente il suo -partito, anche contro voi. Oh se ella tradisse Vostra Maestà sul punto -dell'onore, allora sarebbe altra cosa, ed io sarei il primo a gridare: -«nessuna grazia, sire, nessuna grazia per la colpevole!» Fortunatamente -non vi è nulla, e Vostra Maestà ne ha acquistata una nuova pruova. - -— È vero, signor ministro, e voi, come sempre, avete ragion; la regina -però non merita meno tutta la mia collera. - -— Siete voi sire, che, siete incorso nella sua, e veramente quando ella -si lamentasse seriamente di Vostra Maestà, io la compatirei; Vostra -Maestà l'ha trattata con un rigore..! - -— È così che io tratterò sempre i miei nemici ed i vostri, duca, per -quanto sieno posti in alto, e qualunque sia il pericolo che io possa -incorrere a trattarli severamente! - -— La regina è mia nemica, ma non è la vostra, sire; al contrario, ella -è sposa affezionata, sottomessa e irreprensibile; lasciatemi adunque, -sire, intercedere per essa presso Vostra Maestà. - -— Che ella si umilii allora, e che per la prima ritorni a me. - -— Al contrario, sire, datele esempio; voi avete avuto il primo torto, -poichè siete stato voi che avete sospettato della regina. - -— Io ritornare pel primo? disse il re; giammai! - -— Sire ve ne supplico. - -— D'altronde; come potrò io ritornare pel primo? - -— Facendo una cosa che voi sapete esserle aggradevole. - -— E quale? - -— Date una festa di ballo; voi sapete in che modo la regina ami il -ballo; io vi garantisco che il suo mal umore cederà ad una simile -attenzione. - -— Ma, ministro, voi sapete che io non amo tutti questi piaceri mondani. - -— La regina ve ne sarò tanto più grata, perchè ella sa la vostra -antipatia a questi piaceri; d'altronde, questa sarà per lei una bella -occasione per adornarsi di quei superbi puntali di diamanti che voi le -regalaste nel giorno della sua festa, e di cui ella non ha ancora avuto -una occasione di metterseli. - -— Noi vedremo, duca, noi vedremo, disse il re, che nella sua gioia -di ritrovar la regina colpevole di un delitto di cui si curava -poco, e innocente di quello che temeva molto, era tutto disposto a -riaccomodarsi con essa: noi vedremo, ma sul mio onore! voi siete troppo -indulgente. - -— Sire, disse il duca, lasciate il rigore ai vostri ministri; -l'indulgenza è una virtù da re; usatene, e voi vedrete che ve ne -troverete contento. - -Dopo di che il ministro, sentendo l'orologio suonare le undici ore, -s'inchinò profondamente, domandando congedo al re per ritirarsi, e -supplicandolo di rappacificarsi con la regina. - -Anna, che in seguito della cattura di quella lettera, aspettava un -qualche rimprovero, fu molto meravigliata di vedere nell'indomani il -re, fare vicino a lei, dei tentativi di riaccomodamento. Il suo primo -movimento fu repulsivo, il suo orgoglio di donna e la sua dignità -di regina, erano stati così crudelmente offesi, che ella non poteva -riconciliarsi di primo tratto, ma vinta dai consigli delle sue dame, -assunse finalmente l'aspetto di cominciare a dimenticare. Il re -approfittò di questo primo momento di ritorno, per notificarle che egli -contava di dare in breve una festa di ballo. - -Una festa di ballo era una cosa tanto rara per la povera Anna, che a -quest'annunzio, come lo aveva pensato il ministro, l'ultima traccia -del suo risentimento disparve, se non dal suo cuore, almeno dal suo -viso. Ella domandò in qual giorno avrebbe avuto luogo, ma il re rispose -che su questo punto egli se la sarebbe intesa col ministro. Infatti, -ciascun giorno domandava al ministro in qual epoca avrebbe avuto luogo -questa festa, ed il ministro, sotto un qualunque pretesto, differiva di -stabilirla; in tal modo passarono dieci giorni. - -L'ottavo giorno dopo la scena che abbiamo raccontata, il ministro -ricevette una lettera col bollo di Londra, che conteneva soltanto -queste parole: - -«Io li ho, ma non posso lasciare Londra, attesochè sono senza danari; -inviatemi 500 doppie, e quattro o cinque giorni dopo averle ricevute, -io sarò a Parigi». - -Il giorno stesso in cui il ministro ricevette questa lettera, il re -gl'indirizzò la solita domanda. - -Richelieu contò sulle punte delle dita, a disse fra se stesso: - -— Ella giungerà, dice, quattro o cinque giorni dopo aver ricevuto il -denaro; mi abbisognano quattro o cinque giorni per mandarlo, quattro -o cinque giorni a lei per ritornare, il che fa dieci giorni; ora -aggiungiamo le eventualità dei venti contrarii, dei sinistri accidenti, -delle debolezze della donna, e fissiamo a dodici giorni. - -— Ebbene! signor duca, disse il re, avete voi calcolato abbastanza? - -— Sì, sire; oggi noi siamo ai venti di settembre, i consoli della città -danno una festa di ballo il tre di ottobre. Ciò converrà a meraviglia, -perchè così voi non avrete l'apparenza di fare una riconciliazione con -la regina. - -Quindi il ministro aggiunse. - -— A proposito, sire, non dimenticate di dire a Sua Maestà il giorno -innanzi la festa, che voi desiderate vedere come le si adattano i -puntali di diamanti. - - - - -CAPITOLO XVII. - -L'INTERNO DELLA FAMIGLIA BONACIEUX - - -Era la seconda volta che il ministro ritornava col re sull'argomento -dei puntali di diamanti. Luigi XIII fu dunque scosso da questa -insistenza, e pensò che questa raccomandazione nascondesse un qualche -mistero. - -Più di una volta il re era stato umiliato dal ministro, la di cui -polizia, senza esser giunta a quel grado di perfezione in cui è ora -la polizia moderna, era eccellente, ed era istruito più di lui stesso -di ciò che passavasi nella propria sua famiglia. Egli sperò adunque, -in una conversazione con Anna, di ricavare qualche schiarimento e di -ritornare in seguito presso Sua Eccellenza con un qualche segreto che -il ministro sapesse o non sapesse, cosa che nell'uno e nell'altro caso -lo rialzava infinitamente agli occhi del suo ministro. - -Egli andò dunque a ritrovare, la regina, e l'abbordò con nuove minacce -contro quelle che la circondavano. Anna abbassò la testa lasciò -scorrere il torrente senza rispondere, sperando che finalmente si -fermerebbe. Ma non era a questo a cui voleva giungere Luigi XIII; Luigi -XIII voleva una discussione, dalla quale scaturisse uno schiarimento -qualunque, convinto che il ministro nascondeva qualche segreto, e -lo minacciava di una di quelle terribili sorprese che tanto sapeva -far bene Sua Eccellenza. Giunse alla meta colla sua persistenza -nell'accusare. - -— Ma gridò Anna stanca di questi incerti attacchi, ma, sire, voi non -mi dite tutto ciò che avete nel cuore. Che ho dunque fatto? sentiamo -dunque, qual delitto ho commesso? È impossibile che Vostra Maestà -faccia tutto questo rumore per una lettera scritta a mio fratello. - -Il re attaccato a sua volta in un modo così diretto, non seppe -che rispondere. Egli pensò esser giunto il momento di fare quella -raccomandazione, che il ministro si era raccomandato che fosse fatta -soltanto la vigilia della festa. - -— Signora, disse egli con maestà, fra giorni vi sarà ballo nel palazzo -di città; io intendo che, per fare onore ai nostri bravi consoli, voi -vi presentiate in abito di cerimonia, e soprattutto che vi adorniate -di quei puntali di diamanti, che io vi regalai nel vostro giorno -onomastico. Ecco la mia risposta. - -La risposta era terribile. Anna credè che Luigi sapesse tutto, e che -il ministro, avesse ottenuto da lui questa lunga dissimulazione di -sette o otto giorni, che del resto era nel suo carattere. Ella divenne -eccessivamente pallida, appoggiò sopra una mensola la sua mano, di -una ammirabile bellezza, e che allora sembrava una mano di cera, e -guardando il re con occhi spaventati, non rispose una sillaba. - -— Voi intendete, signora? disse il re, che godeva di questo imbarazzo -in tutta la sua estensione, ma senza indovinarne la causa; voi -intendete? - -— Sì, sire, intendo, balbettò la regina» - -— Comparirete voi a questo ballo? - -— Sì. - -— Coi vostri puntali? - -— Sì. - -Il pallore della regina aumentò ancora, se era possibile; il re se ne -accorse, e ne godè con quella fredda crudeltà che formava una delle -parti cattive del suo carattere. - -— Allora tutto è convenuto, disse il re, ed ecco tutto ciò che aveva a -dirvi. - -— Ma in che giorno avrà luogo questo ballo? domandò Anna. - -Luigi XIII sentì per istinto che non doveva rispondere a questa -domanda, essendo stata fatta dalla regina con una voce quasi da -moribonda. - -— Prestissimo, signora, disse egli; ma io non mi ricordo precisamente -la data del giorno; io la domanderò al ministro. - -— È dunque il ministro che vi ha annunziata questa festa? gridò la -regina. - -— Sì signora, rispose il re maravigliato: ma perchè mi fate questa -domanda? - -— È lui che vi ha detto d'invitarmi a comparirvi con quei puntali? - -— Come sarebbe a dire, signora? - -— È lui, sire, è lui! - -— Ebbene! che importa che sia stato o lui od io? vi è forse un qualche -delitto in questo invito? - -— No, sire. - -— Voi verrete, allora? - -— Sì, sire. - -— Sta bene, disse il re ritirandosi, sta bene, io vi conto. - -La regina fece una riverenza, meno per etichetta, di quello che, perchè -le sue ginocchia le si piegarono sotto. - -Il re parve incantato. - -— Io sono perduta, mormorò la regina, perduta, poichè il ministro sa -tutto, e fu lui che spinse il re, che ancora non sa niente, ma che lo -saprà ben presto. Io sono perduta! mio Dio! mio Dio! mio Dio! - -Ella s'inginocchiò sopra un cuscino, e pregò colla testa nascosta fra -le sue braccia palpitanti. - -La sua posizione infatti era terribile. Buckingham era ritornato a -Londra, la signora de Chevreuse era a Tours. Più sorvegliata che mai, -la regina sentiva sordamente che una della sue damigelle la tradiva -senza saper dire quale. Laporte non poteva più lasciare il Louvre, ella -non aveva un'anima al mondo di cui fidarsi. - -Così, in presenza dell'infortunio che la minacciava, e del suo -abbandono in cui si ritrovava, ella scoppiò in singhiozzi. - -— Non posso dunque esser buona a niente per Vostra Maestà? disse ad un -tratto una voce piena di dolcezza e di pietà. - -La regina si voltò vivamente, poichè non v'era a sbagliarsi sulla -espressione di questa voce: era un'amica che parlava così. - -Infatti a una delle porte che mettevano all'appartamento della regina -apparve la bella sig. Bonacieux: ella era occupata ad accomodare le -biancherie nella guardaroba di un gabinetto, allorchè era entrato il -re; ella non aveva potuto sortire; ed aveva inteso tutto. - -La regina mandò un grido vedendosi sorpresa, poichè nel suo turbamento -non aveva riconosciuto sulle prime la giovane che le era stata data da -Laporte. - -— Oh! non temete niente, signora, disse la giovane giungendo le mani e -piangendo ella stessa per le angosce della regina; io sono qui anima -e corpo per Vostra Maestà, e per quanto io sia lontana da lei, e per -quanto sia inferiore la mia posizion, io credo di aver ritrovato il -modo di togliere di pena Vostra Maestà. - -— Voi! o cielo! voi! grido la regina, ma vediamo guardatemi in viso. Io -sono tradita da tutte le parti, posso io fidarmi di voi? - -— Oh! signora, gridò la giovane cadendo in ginocchio; oh! sull'anima -mia, io sono pronta a morire per Vostra Maestà! - -Questo grido era sortito dal più profondo del cuore, e come pel primo, -non v'era da ingannarsi. - -— Sì, continuò, la sig Bonacieux, sì, qui vi sono dei traditori, ma -sull'anima mia, io vi giuro che nessuno è più affezionata di me a -Vostra Maestà. Questi puntali che il re vi domanda, voi li avete dati -al duca di Buckingham, non è vero? questi puntali erano chiusi in un -piccolo bauletto di legno rosa che egli teneva sotto il suo braccio? -Non è così la cosa? mi sbaglio io forse? - -— Oh! mio Dio! mio Dio! mormorò la regina a cui i denti si sbattevano -per lo spavento. - -— Ebbene! questi puntali, continuò la sig. Bonacieux, bisogna riaverli. - -— Sì, senza dubbio, è necessario gridò la regina, ma, come fare, come -giungervi? - -— Bisogna inviare qualcuno al duca. - -— Ma chi?... chi?... di chi fidarmi? - -— Confidatevi in me, signora, concedetemi questa fortuna, o mia regina, -e io ritroverò il messaggiero. - -— Ma bisognerà scrivere! - -— Oh! sì. È indispensabile. Due parole della mano di Vostra Maestà e il -vostro sigillo particolare. - -— Ma queste due parole sono la mia condanna: il divorzio: l'esilio! - -— Sì, se esse cadessero in mani infami! ma io garantisco che queste due -parole saranno consegnate al suo indirizzo. - -— Oh! mio Dio! bisogna dunque che io affidi la mia vita, il mio onore, -la mia riputazione alle vostre mani! - -— Sì! sì, signora, è necessario, ed io salverò tutto! - -— Ma in che modo? ditemelo almeno? - -— Mio marito è stato rimesso in libertà, che sono due o tre giorni; -io non ho avuto ancora il tempo di rivederlo. Egli è un bravo -ed onest'uomo che non ha nè odio nè amore per nessuno. Egli farà -dunque tutto ciò che potrà, e rimetterà la lettera di Vostra Maestà -all'indirizzo che gli verrà indicato, senza neppur sapere che ella -viene da Vostra Maestà. - -La regina prese ambe le mani della giovane con uno slancio di passione, -la guardò come per leggere nel fondo del suo cuore, e non vedendo che -sincerità nei suoi belli occhi, l'abbracciò teneramente. - -— Fa così, gridò ella, e tu mi avrai salvata la vita, tu mi avrai -salvato l'onore. - -— Oh! non esagerate il servizio che ho la fortuna di rendervi; io non -ho niente da salvare a Vostra Maestà, che è soltanto la vittima di -perfidi complotti. - -— È vero, è vero, figlia mia, disse la regina, tu hai ragione. - -— Datemi adunque questa lettera, signora, il tempo stringe. - -La regina corse ad una piccola tavola sulla quale vi era carta, -calamaio e penne; ella scrisse due righe; sigillò la lettera col suo -sigillo, e la rimise nelle mani della signora Bonacieux. - -— Ed ora, disse la regina, dimentichiamo una cosa molto necessaria. - -— E quale? - -— Il denaro. - -La sig. Bonacieux sorrise. - -— Sì è, vero, disse ella, io confesserò a Vostra Maestà che mio -marito... - -— Tuo marito non ne ha, tu vuoi dire? - -— Non è così, egli ne ha, ma è molto avaro, questo è il suo difetto. -Però Vostra Maestà si tranquillizzi, noi troveremo il mezzo. - -— Il fatto è che io pure non ne ho, disse la regina (quelli -che leggeranno lo memorie della signora de Monteville non si -maraviglieranno di questa risposta), ma aspetta. - -Anna corse al suo scrigno. - -— Prendi, disse ella, eccoti un anello di un gran valore a quando mi si -assicura: questo mi fu dato da mio fratello re di Spagna, esso è mio e -posso disporne. Prendi questo anello e ricavane del denaro, e che tuo -marito parta. - -— Fra un'ora voi sarete obbedita. - -— Tu vedi l'indirizzo, aggiunse la regina, parlando così a bassa -voce che appena si poteva intendere quello che diceva: a Milord di -Buckingham, Londra. - -— La lettera sarò rimessa a lui stesso. - -— Generosa fanciulla! gridò la regina Anna. - -La sig. Bonacieux baciò le mani della regina, nascose il biglietto nel -suo busto, e disparve con la leggerezza di un uccello. - -Dieci minuti dopo ella era in casa sua. Come lo aveva detto alla -regina, non aveva più riveduto suo marito da dopo che era stato messo -in libertà, ella dunque ignorava il cambiamento che si era in lui -operato in rapporto al ministro, cambiamento operato dalla lusinga e -dal denaro di Sua Eccellenza, e che dopo era stato corroborato da due -o tre visite del conte de Rochefort, divenuto il migliore amico di -Bonacieux, al quale aveva fatto credere, senza molta pena, che nessun -reo sentimento avea cagionato il ratto di sua moglie, ma che era stata -semplicemente una precauzione politica. - -Ella ritrovò il sig. Bonacieux solo: il povero uomo rimetteva a grande -stento un poco d'ordine alla sua casa in cui aveva ritrovati quasi -tutti i mobili poco meno che tritolati, e tutti gli armadi poco meno -che vuoti, non essendo la giustizia una di quelle tre cose, che vengono -indicate dal re Salomone, che non lasciano dietro di se alcuna traccia -del loro passaggio. In quanto alla serva, ella si era data alla fuga -dopo l'arresto del suo padrone. Il terrore aveva invaso la povera -donna, al punto che ella non si era fermata dal correre da Parigi fino -in Borgogna suo paese natio. - -Il degno merciaio, subito dopo il ritorno in casa sua, aveva dato parte -a sua moglie del suo felice ritorno, e sua moglie gli aveva risposto -col rallegrarsene, e col dire che il primo momento che avesse avuto di -libertà, non avrebbe mancato ai suoi doveri e lo avrebbe consagrato per -intero a fargli una visita. - -Questo primo momento si era fatto aspettare cinque giorni, ciò che, -in ogni altra circostanza, sarebbe sembrato troppo lungo a mastro -Bonacieux; ma egli aveva, nella visita fatta al ministro; e nelle -visite che gli faceva Rochefort, ampio argomento di riflessione, -e, come ognun sa, il tempo passa presto quando si ha a che cosa -riflettere. - -Tanto più le riflessioni di Bonacieux erano tutte color di rosa. -Rochefort lo chiamava il suo amico, il suo caro Bonacieux, e non si -stava dal dirgli continuamente che il ministro faceva il più gran -calcolo di lui. Il merciaio si vedeva già sul sentiero degli onori e -della fortuna. - -Dal suo canto la sig. Bonacieux aveva riflettuto, ma, bisogna dirlo, a -tutt'altra cosa fuorchè all'ambizione; suo malgrado i propri pensieri -avevano avuto per motore costante il bello e bravo giovane che sembrava -tanto innamorato. Maritata a diciotto anni col sig. Bonacieux, avendo -sempre vissuto in mezzo agli amici di suo marito, poco suscettibili -d'inspirare un sentimento qualunque ad una giovane che sentiva il -cuore più elevato della sua posizione, la sig. Bonacieux era rimasta -insensibile alle seduzioni volgari; ma in quell'epoca particolarmente, -il titolo di gentiluomo aveva una grande influenza sulla borghesia, e -d'Artagnan era gentiluomo, di più portava l'uniforme dello guardie, -che dopo l'uniforme dei moschettieri era il più apprezzato dalle -donne. Egli era, noi lo ripetiamo, bello giovane e avventuroso, parlava -d'amore come uomo che sa amare ed ha sete di farsi amare, vi era assai -più di ciò che abbisognava per far girare una testa di ventitre anni, e -la sig. Bonacieux era precisamente in questa felice età della vita. - -I due sposi abbenchè non si fossero veduti da più di otto giorni, e che -per una settimana fossero accaduti grandi avvenimenti, si videro con -una certa preoccupazione; ciò nonostante il sig. Bonacieux manifestò -una gioia reale, e si avanzò incontro alla moglie a braccia aperte. - -La signora Bonacieux gli presentò la fronte a baciare. - -— Parliamo un poco, diss'ella. - -— Come? disse Bonacieux maravigliato. - -— Sì, senza dubbio, io ho una cosa della più alta importanza da -comunicarvi. - -— Decisamente, anch'io ho alcune serie interrogazioni da indirizzarvi. -Spiegatemi un poco il vostro rapimento, ve ne prego. - -— Non si tratta di ciò in questo momento, disse la sig. Bonacieux. - -— E di che cosa si tratta adunque? della mia prigionia? - -— Io la seppi il giorno stesso, e siccome voi non eravate colpevole di -alcun delitto, siccome non eravate complice d'alcun intrigo, siccome -in fine non sapevate niente, che avesse potuto compromettere nè voi -nè alcun altro, non ho dato a quest'avventura quell'importanza che -meritava. - -— Voi ne parlate con molta indifferenza, signora, riprese Bonacieux, -piccato del poco interesse che gli testimoniava sua moglie; sapete voi -che io sono stato sepolto un giorno e una notte in una segreta della -Bastiglia? - -— Un giorno e una notte si passano presto: lasciamo adunque la vostra -prigionia, e veniamo a ciò che mi conduce a voi. - -— Come? ciò che vi conduce a me, non è dunque il desiderio di vedere un -marito da cui siete stata divisa per otto giorni? domandò il merciaio -punto sul vivo. - -— Primieramente è questo, quindi un'altra cosa. - -— Parlate. - -— Una cosa del più alto interesse, dal quale dipende forse la nostra -futura fortuna. - -— La nostra fortuna ha molto cambiato di fisonomia, dopochè non vi ho -veduta, signora, e non mi farebbe meraviglia che qui a qualche mese mi -facesse invidiare da molti. - -— Sì, particolarmente se voi volete seguire le istruzioni che sono per -darvi. - -— A me? - -— Sì, a voi. Vi è una buona e santa azione da fare, signore, e nello -stesso tempo da guadagnare molto danaro. - -La signora Bonacieux, parlando di danaro a suo marito, lo prendeva pel -suo lato debole. - -Ma un uomo, fosse pure un merciaio, allora quando aveva discorso dieci -minuti con un duca de Richelieu, non era più lo stesso uomo. - -— Molto denaro da guadagnare, disse Bonacieux allungando le labbra. - -— Sì, molto. - -— Quanto, presso a poco? - -— Mille doppie, forse. - -— Ciò che avete a chiedermi, è dunque una cosa grave? - -— Sì. - -— Che cosa bisogna fare? - -— Voi partirete sull'istante; io vi consegnerò una carta di cui non vi -priverete sotto alcun pretesto, e che rimetterete in proprie mani. - -— E per dove, debbo partire? - -— Per Londra. - -— Io! per Londra! su via, voi scherzerete; io non ho affari a Londra. - -— Ma altri hanno bisogno che vi andiate. - -— E chi sono questi altri? Io vi avverto, che non faccio niente alla -cieca, e che io voglio sapere, non solo a che cosa mi espongono, ma -ancora per chi mi espongono. - -— Una persona illustre v'invia, una persona illustre vi aspetta; la -ricompensa sorpasserà i vostri desiderii: ecco tutto ciò che posso -promettere. - -— Altri intrighi!, sempre intrighi! io non me ne fido ora, ed il -ministro mi ha illuminato su ciò. - -— Il ministro! gridò la signora Bonacieux, avete veduto voi il ministro? - -— Egli mi ha fatto chiamare, rispose orgogliosamente il merciaio. - -— E voi vi siete arreso al suo invito? imprudente che siete! - -— Io debbo dirvi, che non ne aveva la scelta, tra il potermi arrendere -o non arrendere, poichè era tra due guardie. Egli è altresì vero che -allora non conosceva Sua Eccellenza, e se avessi potuto dispensarmi da -quella visita sarei stato molto contento. - -— Egli dunque vi ha maltrattato? vi ha fatto delle minacce. - -— Egli mi ha steso la mano, e mi ha chiamato suo amico; suo amico! -capite bene, signora? io sono l'amico del gran ministro. - -— Del gran ministro! - -— E avreste forse delle difficoltà su questo titolo, signora? - -— Io non ho niente da opporre, ma io vi dico che il favore di un -ministro, è un'effimera cosa, e che bisogna esser pazzo per attaccarsi -ad un ministro; vi sono dei poteri al disopra del suo, e che non sono -fondati sul capriccio di un uomo o sulla riuscita di un avvenimento: è -a questi poteri che bisogna attenersi. - -— Ne sono afflitto, signora, ma io non conosco altro potere che quello -del grand'uomo, che ho l'onore di servire. - -— Voi servite il ministro? - -— Sì, signora, e come suo servitore io non vi permetterò che vi -intrighiate in complotti contro la sicurezza dello stato, e che -serviate gl'intrighi di una donna che non è francese, e che ha il -cuore spagnuolo. Fortunatamente il gran ministro è là, il suo sguardo -vigilante sorveglia e penetra, fino nel fondo del cuore. - -Bonacieux ripeteva parola per parola una frase che aveva sentita dire -dal conte de Rochefort; ma la povera donna che aveva calcolato sopra -suo marito, e che, in questa speranza, aveva risposto di lui alla -regina, non fremè meno del pericolo nel quale abbisognava gettarsi, -che della impotenza nella quale si trovava. Ciò non ostante, conoscendo -la debolezza, e soprattutto l'avarizia di suo marito, ella disperò di -condurlo ai suoi fini. - -— Ah! voi siete ministeriale, signore, gridò ella; ah! voi servite il -partito di quelli che maltrattano vostra moglie, e che insultano alla -vostra regina? - -— Gl'interessi particolari non sono niente dirimpetto agl'interessi -generali. Io sono per quelli che salvano lo stato, disse con enfasi -Bonacieux. - -Questa era un'altra frase del conte de Rochefort che egli aveva -ritenuta a memoria, e che trovava l'occasione di situare. - -— E sapete voi che cosa è lo stato di cui voi parlate, disse la -signora Bonacieux, stringendosi nelle spalle. Contentatevi di essere -un borghese senza alcuna furberia, e voltatevi dalla parte che vi offre -maggiori vantaggi. - -— Eh! eh! disse Bonacieux, battendo sopra un sacchetto colla pancia -arrotondata che rese un suono argentino; che dite voi di questo, -signora predicatrice? - -— Da dove viene questo denaro? - -— Voi non lo indovinate? - -— Dal ministro? - -— Da lui, e dal mio amico, il conte de Rochefort. - -— Il conte di Rochefort! non fu lui che mi rapì. - -— Può darsi, signora. - -— E voi ricevete del danaro da quest'uomo? - -— Non mi avete voi detto, che questo rapimento era semplicemente -politico? - -— Sì; ma questo rapimento aveva per iscopo di farmi tradire la mia -padrona, di strapparmi, col mezzo delle torture; delle confessioni che -potevano compromettere l'onore, e fors'anche la vita della mia augusta -padrona. - -— Signora, riprese Bonacieux, la vostra augusta padrona è una perfida -Spagnuola, e ciò che fa il gran ministro è tutto ben fatto. - -— Signore, disse la giovane sposa, io sapeva che eravate un imbecille, -ma non sapeva che voi foste un infame. - -— Signora, disse Bonacieux che non aveva veduto mai in collera sua -moglie, che indietrava davanti all'ira coniugale; signora, che cosa -dite? - -— Io dico, che voi siete un miserabile! continuò la signora Bonacieux, -vedendo che ella riprendeva il sopravvento su suo marito. Ah! voi -v'intrigate di politica ministeriale ancora! Ah! voi vi vendete anima e -corpo al demonio pel denaro! - -— No, ma al ministro. - -— Che è la stessa cosa! gridò la giovane sposa; chi dice Richelieu, -dice Satanasso! - -— Tacete, signora, tacete, potreste essere intesa. - -— Sì, voi avete ragione, e io sarei vergognosa per voi della vostra -vigliaccheria! - -— Ma che cosa esigete voi dunque da me? vediamo. - -— Io ve l'ho detto: che partiate sull'istante, signore; che compiate -lealmente la commissione di cui mi degno di incaricarvi: e a questa -condizione io dimentico tutto, io perdono tutto; vi è di più (ella gli -stese la mano) io vi rendo la mia amicizia. - -Bonacieux era poltrone ed avaro, ma egli amava sua moglie; ne fu -intenerito. Un uomo di cinquant'anni non tiene lungamente la collera -con una moglie di ventitre. La sig. Bonacieux s'accorse che egli -esitava. - -— Andiamo, siete voi deciso? diss'ella. - -— Ma, mia cara amica, riflettete dunque un poco a ciò che esigete da -me; Londra è lontana da Parigi, molto lontana, e la commissione di cui -voi mi incaricate, non è forse priva di pericoli. - -— Che importa? voi li saprete evitare. - -— Sentite, signora Bonacieux, disse il merciaio, sentite, decisamente -io rifiuto: gl'intrighi mi fanno paura, io ho veduto la Bastiglia. -Byrron! la Bastiglia è spaventosa! al solo pensarvi mi viene la pelle -d'oca. Sono stato minacciato della tortura. Sapete voi che cosa è -la tortura? sono cunei di legno che vi vengono piantati fra le gambe -fino a che si spezzano le ossa? no, decisamente, io non andrò. Eh! per -bacco! e chè non vi andate voi stessa! poichè in verità io credo di -essermi fin qui sbagliato sul conto vostro: io credo che voi siate un -uomo, ed anche dei più arrabbiati! - -— E voi siete una donna, una miserabile donna, stupida e imbestialita. -Eh! voi avete paura, ebbene! se voi non partite sull'istante medesimo, -per ordine della regina, vi farò mettere in quella Bastiglia che voi -tanto temete. - -Bonacieux cadde in una profonda riflessione; pesò maturamente le due -collere nel suo cervello, quella del ministro e quella della regina; -quel del ministro la superò enormemente? - -— Fatemi arrestare per ordine della regina, disse egli; ed io porterò i -miei reclami a Sua Eccellenza. - -Sul momento, la sig. Bonacieux vide che ella aveva corso troppo, e fu -spaventata di essersi tanto avanzata. Ella contemplò un istante con -terrore quella figura stupida per una risoluzione invincibile, come -quella degli stolti che hanno paura. - -— Ebbene! sia! diss'ella. Forse in fin del conto avete ragione; un -uomo ne sa molto più di una donna in politica, e voi particolarmente, -sig. Bonacieux, che avete parlato col ministro. E frattanto è cosa ben -dura aggiunse ella, che mio marito, ch'è l'uomo sulla di cui affezione -io credeva di poter contare, mi tratti così aspramente: e non voglia -soddisfare ad un mio capriccio. - -— Egli è che i vostri capricci possono condurre molto avanti, riprese -Bonacieux trionfante, e io non me ne fido. - -— Io dunque vi rinunzierò, disse la giovane sospirando; sta bene, non -ne parliamo più. - -— Se almeno voi mi diceste qual cosa doveva io andare a fare a Londra, -riprese Bonacieux, che si ricordava un poco troppo tardi che Rochefort -gli aveva raccomandato di sorprendere i segreti di sua moglie. - -— È inutile che voi lo sappiate, disse la giovane sposa, ora che una -diffidenza instintiva la respingeva in addietro: si trattava di una -bagattella come ne desiderano le donne; di una compra sulla quale vi -era molto da guadagnare. - -Ma più la giovane sì difendeva, più al contrario Bonacieux pensò che -il segreto che ella si ricusava di confidargli era importante. Egli -risolse dunque di correre sull'istante dal conte di Rochefort e di -dirgli che la regina cercava di un messaggiero per mandarlo a Londra. - -— Perdono, se io vi lascio, cara la mia sig. Bonacieux, disse egli; -ma non sapendo che voi sareste venuta a vedermi, aveva preso un -appuntamento con uno dei miei amici. Io ritorno all'istante, e se voi -volete aspettarmi soltanto un mezzo minuto, subito che avrò finito con -questo amico, ritornerò a prendervi, e siccome comincia a far tardi, vi -ricondurrò al Louvre. - -— Grazie, signore, rispose la sig. Bonacieux; voi non siete abbastanza -bravo per essermi utile a qualche cosa, e io me ne ritornerò al Louvre -tutta sola. - -— Come vi piacerà, signora Bonacieux, riprese il merciaio. Vi rivedrò -io presto? - -— Senza dubbio; nella settimana prossima, lo spero, il mio servizio -mi lascerà qualche ora di libertà, ed io ne approfitterò per tornare -a mettere in ordine i nostri altari, che devono essere alcun poco -scomposti. - -— Sta bene; io vi aspetterò... voi non siete meco in collera? - -— Io! neppure per sogno. - -— Fra breve dunque ci rivedremo? - -— Fra breve. - -Bonacieux baciò la mano alla sua moglie, e si allontanò rapidamente. - -— Andiamo, disse la sig. Bonacieux allorquando suo marito ebbe chiusa -la porta di strada e che si trovò del tutto sola, non mancava altro -a quest'imbecille che di diventare ministeriale! ed io che aveva -garentito alla regina, io che aveva promesso alla mia povera padrona... -A mio Dio! mio Dio! ella mi prenderà per una di quelle miserabili -di cui formicola il palazzo, e che sono state messe vicino a lei per -spiarla! Ah! sig. Bonacieux io non vi ho mai amato molto: ma, ora è ben -peggio! io vi odio, e sulla mia parola, voi me la pagherete. - -Al momento in cui ella diceva queste parole, un colpo battuto -al soffitto le fece alzare la testa, e una voce che giunse a lei -attraverso il piancito le diceva: - -— Cara signora Bonacieux, apritemi la piccola porta del corridoio, e -discendo da voi. - - - - -CAPITOLO XVIII. - -L'AMANTE ED IL MARITO - - -— Ah! signora, disse d'Artagnan, entrando per la porta che gli venne -aperta dalla giovane, permettetemi di dirvelo, voi avete un gran tristo -marito. - -— Voi dunque avete inteso la nostra conversazione? domandò prestamente -la signora Bonacieux, guardando d'Artagnan con inquietudine. - -— Tutta intera. - -— Ma in che modo? mio Dio! - -— Per mezzo di un processo conosciuto da me, per mezzo del quale -intesi pure la conversazione animata che voi aveste con gli sbirri del -ministro. - -— E che cosa avete voi capito di ciò che noi dicevamo? - -— Mille cose; primieramente che vostro marito è uno stupido ed un -imbecille; fortunatamente, quindi, che voi siete imbarazzata, cosa di -cui sono molto contento, perchè ciò mi mette nell'occasione di offrirvi -i miei servigi, e Dio sa se io sono pronto a gettarmi nel fuoco per -voi; che la regina ha bisogno di un uomo coraggioso, intelligente e -affezionato che faccia per lei il viaggio di Londra. Io ho almeno due -delle tre qualità che vi abbisognano, ed eccomi qua. - -La signora Bonacieux non rispose, ma il suo cuore batteva di gioia, e -una segreta speranza brillò ai suoi occhi. - -— E qual guarentigia mi darete voi, domandò ella, se io acconsento a -darvi questa commissione? - -— Il mio amore per voi. Vediamo, dite, ordinate: che cosa bisogna fare. - -— Mio Dio! mio Dio! mormorò la giovane sposa, debbo io confidarvi un -simile segreto, signore? Voi siete quasi un fanciullo. - -— Andiamo, io vedo che vi abbisogna qualcuno che vi garantisca per me. - -— Io confesso che ciò mi tranquillizzerebbe assai. - -— Conoscete voi Athos? - -— No. - -— Porthos? - -— No. - -— Aramis? - -— No, chi sono questi signori? - -— Moschettieri del Re. Conoscete voi il sig. de Tréville loro capitano? - -— Oh! sì, quello lo conosco, non di persona ma per averne sentito -più volte a parlare dalla stessa regina, come di un valoroso e leale -gentiluomo. - -— Voi non temete che egli possa tradirvi pel ministro, non è vero? - -— Oh! no certamente. - -— Ebbene! rivelategli il vostro segreto e domandategli se per quanto -questo sia importante, prezioso, terribile, se voi potete confidarmelo. - -— Ma questo non è un mio segreto, ed io non posso rivelarlo in tal modo. - -— Voi però eravate per confidarlo al signor Bonacieux, disse d'Artagnan -con dispetto. - -— Sì, come si confida una lettera alla fenditura di un albero, all'ala -d'un colombo, al collare di un cane. - -— Eppure voi vedete che io vi amo. - -— Lo dite voi. - -— Io sono un galantuomo! - -— Lo credo. - -— Io sono coraggioso! - -— Oh! di questo ne sono sicura. - -— Allora mettetemi alla pruova. - -La signora Bonacieux guardò il giovane, ritenuta da un'ultima -esitazione. Ma vi era un tale ardore nei suoi occhi, una tale -persuasione nella sua voce che ella si sentì trascinata a fidarsi di -lui. D'altronde ella si trovava in una di quelle circostanze in cui -abbisogna rischiare tutto per tutto. La regina era egualmente perduta -per una troppo grande confidenza. Poi, confessiamolo, il sentimento -involontario che ella provava per questo giovane protettore la decise a -parlare. - -— Ascoltate, disse ella. Io mi arrendo alle vostre proteste. Ma vi -giuro, davanti a quell'Ente che mi ascolta, che se voi mi tradiste e -che i miei nemici mi perdonassero, io mi ucciderei accusandovi della -mia morte. - -— Ed io vi giuro sul mio onore, signora, disse d'Artagnan, che se io -sono preso nell'adempiere gli ordini che voi mi date, io morirò prima -di fare o dire niente che possa compromettere qualcuno. - -Allora la giovane sposa gli confidò il terribile segreto, il cui caso -glie ne aveva rivelata una parte, dirimpetto alla Samaritana. - -Questa fu la loro mutua dichiarazione di amore. - -D'Artagnan rispondeva di gioia e di orgoglio. Il segreto che possedeva, -la donna che egli amava, la confidenza e l'amore facevano di lui un -gigante. - -— Io parto, diss'egli, io parto sul momento. - -— Come! voi partite! gridò la signora Bonacieux; e il vostro capitano? - -— Sull'anima mia, voi mi avete fatto dimenticare tutto, cara Costanza; -sì, avete ragione, mi abbisogna un congedo. - -— Anche un ostacolo! mormorò la signora Bonacieux con dolore. - -— Oh! questo, gridò d'Artagnan dopo un momento di riflessione, io lo -supererò, siate tranquilla. - -— In che modo? - -— Anderò questa sera stessa a ritrovare il sig. de Tréville, che -incaricherò di chiedere per me questo favore al suo cognato, il sig. -des Essarts. - -— Ora un'altra cosa. - -— Che? domandò d'Artagnan, vedendo che la sig. Bonacieux esitava a -continuare. - -— Voi non avete forse denaro? - -— Forse è un di più, disse d'Artagnan, sorridendo. - -— Allora, riprese la sig. Bonacieux aprendo un armadio, e cavando -da quest'armadio il sacchetto che una mezz'ora prima suo marito -accarezzava tanto amorosamente, prendete questo sacchetto. - -— Quello del ministro! gridò, scoppiando dalle risa d'Artagnan, che, -come ognuno si ricorderà, mercè i quadrelli levati, non aveva perduto -una sillaba della conversazione fra il merciaio e sua moglie. - -— Quello del ministro, rispose la sig. Bonacieux; voi vedete che egli -si presenta con un aspetto molto rispettabile. - -— Per bacco! gridò d'Artagnan, sarà una cosa doppiamente divertente, il -salvare la regina col denaro di Sua Eccellenza. - -— Voi siete un amabile e grazioso giovane, disse la sig. Bonacieux. -Credete che Sua Maestà non sarà punto ingrata. - -— Oh! io sono già grandemente ricompensato, gridò d'Artagnan, io vi -amo, voi mi permettete di dirvelo; questa è già una felicità più grande -di quello che io osava sperare. - -— Silenzio! disse la sig. Bonacieux rabbrividendo. - -— Che? - -— Si parla nella strada. - -— Questa è la voce... - -— Di mio marito. Sì, sì la riconosco! - -D'Artagnan corse alla porta, e mise il catenaccio. - -— Egli non entrerà prima che io sia partito, disse egli, e quando sarò -partito, voi gli aprirete. - -— Ma io pure dovrei esser partita. E se io son qui, come potrò -giustificare la mancanza del danaro? - -— Voi avete ragione, bisogna sortire. - -— Sortire? in che modo? se noi sortiamo egli ci vedrà. Allora bisogna -salire nelle mie stanze. - -— Ah! gridò la sig. Bonacieux, voi mi dite ciò in un modo che mi fa -paura. - -La sig. Bonacieux pronunciò queste parole con una lacrima sugli occhi. -D'Artagnan vide questa lacrima, e commosso, intenerito, si gettò alle -sue ginocchia. - -— Nelle mie stanze, diss'egli, voi sarete sicura come in un tempio, io -ve ne do la mia parola di gentiluomo. - -— Partiamo, diss'ella, io mi fido a voi, amico mio. - -D'Artagnan ritirò con precauzione il catenaccio, e tutti e due, -leggieri come due ombre, sguizzarono dalla porta interna del -corridoio, salirono senza rumore la scala, ed entrarono nella camera di -d'Artagnan. - -Una volta in casa sua, il giovane per maggior sicurezza barricò la -porta, quindi si avvicinarono alla finestra, e, da una fenditura -dello sportello, videro il sig. Bonacieux che parlava con un uomo in -mantello. - -Alla vista dell'uomo in mantello, d'Artagnan fece uno sbalzo e, cavando -per metà la sua spada, si slanciò verso la porta. - -Era l'uomo di Méung. - -— Che volete fare? gridò la sig. Bonacieux, voi vi perderete. - -— Ma ho giurato di ammazzare quest'uomo, disse d'Artagnan. - -— La vostra vita è consacrata in questo momento, e non vi appartiene -più. In nome della regina, io vi proibisco di gettarvi in nessun -pericolo che sia estraneo al vostro viaggio. - -— E in nome vostro non mi ordinate niente? - -— In nome mio, disse la sig. Bonacieux con una viva emozione, in nome -mio io ve ne prego. Ma ascoltiamo, mi sembra che essi parlino di me. - -D'Artagnan si avvicinò alla finestra, ed accostò l'orecchio. - -Il sig. Bonacieux aveva riaperta la sua porta, e vedendo l'appartamento -vuoto, era ritornato all'uomo del mantello, che per un istante aveva -lasciato solo. - -— Ella è partita, diss'egli, ella sarà ritornata al Louvre. - -— Ne siete voi sicuro che ella non abbia dubitato sulle intenzioni -colle quali siete sortito? - -— No rispose Bonacieux con disinvoltura, è una donna troppo -superficiale. - -— Il cadetto delle guardie è in casa? - -— Io non lo credo; come voi vedete, le sue finestre sono chiuse, e non -si vede brillare nessun lume dalle fessure. - -— È lo stesso, bisogna assicurarsene. - -— In che modo. - -— Andando a bussare alla sua porta. - -— Lo domanderò al suo cameriere. - -— Andate. - -Bonacieux entrò in casa sua, passò per la stessa porta che aveva dato -passaggio ai due fuggitivi, salì al piano di d'Artagnan e bussò. - -Nessuno rispose. Porthos per fare maggior figura in quella sera aveva -preso ad imprestito Planchet. In quanto a d'Artagnan egli non aveva -certamente volontà di dare segni di esistenza. - -Al momento in cui le dita di Bonacieux risuonarono sulla porta, i due -giovani sentirono balzare i loro cuori. - -— Non vi e nessuno in casa, disse Bonacieux. - -— Non importa, entriamo pure nel vostro appartamento, noi saremo sempre -più sicuri che sul limitare di una porta. - -— Oh! mio Dio! mormorò la signora Bonacieux, noi non sentiremo più -niente. - -— Al contrario, disse d'Artagnan, noi sentiremo meglio. - -D'Artagnan alzò i tre o quattro quadrelli che facevano della sua camera -un altro orecchio di Dionigi, stese un tappeto per terra, si mise in -ginocchio e fece segno alla sig. Bonacieux di inchinarsi come faceva -lui verso l'apertura. - -— Siete voi sicuro che non vi sia alcuno? disse lo sconosciuto. - -— Io ve ne garantisco, disse Bonacieux. - -— E voi pensate che vostra moglie... - -— Sia ritornata al Louvre. - -— Senza parlare con alcun'altra persona che con voi? - -— Io ne sono sicuro. - -— Questo è un punto importante, capite voi? - -— In tal modo, la notizia che io ho portata è dunque di valore?... - -— Grandissimo, mio caro Bonacieux, io non ve lo nascondo. - -— Allora il ministro sarà contento di me? - -— Io non ne dubito. - -— Grand'uomo che è il ministro! - -— Siete voi sicuro che nella sua conversazione, vostra moglie non abbia -pronunziato alcun nome proprio? - -— Io non lo credo. - -— Non ha ella nominato nè la sig. de Chevreuse, nè il sig. de -Buckingham, nè la sig. de Vernel? - -— No, ella mi ha detto soltanto che voleva inviarmi a Londra per -servire agl'interessi di una illustre persona. - -— Ah! traditore! mormorò la sig. Bonacieux. - -— Silenzio! disse d'Artagnan prendendole una mano che ella gli -abbandonò senza pensarvi. - -— Non importa, continuò l'uomo del mantello, stato voi siete un gonzo -per non aver finto di accettare la commissione; voi avreste la lettera; -lo stato che viene minacciato, sarebbe salvo, e voi... - -— Ed io?. - -— Ebbene, voi, il ministro vi avrebbe dato le patenti di nobiltà. - -— Ve lo ha egli detto? - -— Sì, io so che voleva farvi questa sorpresa. - -— Siate tranquillo, riprese Bonacieux; mia moglie mi adora, e siamo -ancora in tempo. - -— Imbecille! mormorò la sig. Bonacieux. - -— Silenzio! disse d'Artagnan stringendole sempre più forte la mano. - -— In che modo siamo ancora in tempo? riprese lo uomo dal mantello. - -— Io ritorno al Louvre, domando la sig. Bonacieux, le dico che vi -ho riflettuto, riannodo l'affare, ottengo la lettera, e corro dal -ministro. - -— Ebbene, andate, presto; io ritornerò quanto prima per sapere il -resultato della vostra dimostrazione. - -Lo sconosciuto sortì. - -— Infame! disse la sig. Bonacieux, indirizzando anche questo epiteto a -suo marito. - -— Silenzio! ripetè d'Artagnan stringendo anche più forte la mano. - -Un urlo terribile interruppe allora le riflessioni dì d'Artagnan e -della sig. Bonacieux. Era suo marito che, essendosi accorto della -sparizione del suo sacchetto, gridava al ladro. - -— Oh! mio Dio! disse la sig. Bonacieux, egli metterà a soqquadro tutto -il quartiere. - -Bonacieux gridò per lungo tempo; ma siccome simili grida, atteso la -loro frequenza, non attiravano alcuno nella strada dei Fossoyeurs, e -che d'altronde la casa del merciaio era da qualche tempo in cattivo -nome, vedendo che nessuno veniva, sortì continuando a gridare, e -s'intese la sua voce che si allontanava nella sua direzione della -strada di Bacco. - -— E ora che egli è partito, tocca a voi di allontanarvi, disse la sig. -Bonacieux; coraggio, ma soprattutto, prudenza, e pensate che vi siete -dedicato tutto alla regina. - -— A lei e a voi! gridò d'Artagnan. Siate tranquilla, bella Costanza, -io ritornerò degno della sua riconoscenza; ma ritornerò pur degno del -vostro amore? - -La giovane sposa non rispose che col vivo rossore che colorò le sue -guance. Alcuni istanti dopo anche d'Artagnan sortì, avvolto anche egli -in un gran mantello che si ripiegava cavallerescamente sopra il fodero -di una lunga spada. - -La sig. Bonacieux lo seguì cogli occhi, e con quel lungo sguardo di -amore con cui la donna accompagna l'uomo che sente di amare; ma quando -ebbe voltato all'angolo della strada, ella cadde in ginocchio, e -giungendo le mani: - -— Ohi mio Dio! disse ella, proteggete la regina, e proteggete me pure. - - - - -CAPITOLO XIX. - -PIANO DI CAMPAGNA - - -D'Artagnan si portò direttamente dal sig. de Tréville. Egli aveva -riflettuto che in pochi minuti il ministro sarebbe avvertito da quel -dannato di quello sconosciuto, che sembrava essere il suo agente, e -pensava con ragione che non vi era un istante da perdere. - -Il cuore del giovinotto era ricolmo di gioia. Una avventura che -offriva ad un tempo gloria da acquistarsi e danaro da guadagnarsi, -si presentava a lui, e per primo incoraggiamento veniva accostato ad -una donna che egli adorava. Questa combinazione faceva dunque quasi -di primo colpo, per lui, più di quello che egli non avrebbe osato di -domandare alla provvidenza. - -Il signor de Tréville era nel suo salotto col suo ordinario corteggio -di gentiluomini. D'Artagnan che era conosciuto come un familiare della -casa, andò diritto al suo gabinetto, e lo fece prevenire che egli lo -aspettava per una cosa d'importanza. - -Erano appena scorsi cinque minuti, quando entrò il sig. de Tréville. -Al primo colpo d'occhio, e dalla gioia che si dipingeva sul suo viso, -il degno capitano comprese che accadeva effettivamente qualche cosa di -nuovo. - -Lungo la strada, d'Artagnan si era domandato a se stesso se si sarebbe -confidato al sig. de Tréville, o se gli poteva chiedere soltanto di -accordargli carta bianca per un affare secreto. Ma il sig. de Tréville -era sempre stato così buono con lui, era tanto affezionato al re e alla -regina; odiava così cordialmente il ministro che il giovane si risolse -dirgli tutto. - -— Voi mi avete fatto chiamare, mio giovane amico? disse il sig. de -Tréville. - -— Sì, signore, disse d'Artagnan, e voi mi perdonate, lo spero, di -avervi incomodato, quando voi saprete di qual cosa importante si -tratta. - -— Allora dite che io vi ascolto - -— Si tratta niente meno, disse d'Artagnan abbassando là voce, che -dell'onore, e forse della vita della regina. - -— Che cosa dite? domandò il sig. de Tréville girando lo sguardo -attorno per assicurarsi se erano veramente soli, riportandogli occhi -interrogatori su d'Artagnan. - -— Io dico, signore, che la combinazione mi ha reso padrone di un -secreto... - -— Che voi custodirete, lo spero, giovane, sulla vostra vita. - -— Ma io debbo confidarmi a voi, signore perchè voi solo potete aiutarmi -nella commissione che ho ricevuta da Sua Maestà. - -— Questo segreto è vostro? - -— No, signore, questo è segreto della regina. - -— Siete voi autorizzato da Sua Maestà di confidarmelo? - -— No, signore, poichè al contrario mi e stato raccomandato il più -profondo mistero. - -— E perchè dunque volevate tradirlo in faccia mia? - -— Perchè, io ve l'ho detto, senza di voi, io non posso niente, e temo -che mi ricusiate la grazia che io vengo a domandarvi, se non sapete con -quale scopo io ve la domando. - -— Conservate il vostro segreto, giovane, e ditemi ciò che desiderate. - -— Io desidero che otteniate, dal sig. des Essarts, un congedo di -quindici giorni. - -— Quando? - -— In questa stessa notte. - -— Voi lasciate Parigi? - -— Vado in missione. - -— Potete voi dirmi ove? - -— A Londra. - -— Vi è qualcuno che abbia interesse perchè non arriviate alla vostra -meta? - -— Il ministro, io credo, darebbe tutto al mondo per impedirmi di -riuscire. - -— E voi partite solo? - -— Io parto solo. - -— In questo caso, voi non arriverete a Rondy; sono io che ve lo dico, -fede di Tréville. - -— In che modo? - -— Vi si farà assassinare. - -— Allora sarò morto nel fare il mio dovere. - -— Ma la vostra missione non si adempirà. - -— È vero, disse d'Artagnan. - -— Credetemi, continuò de Tréville, nelle intraprese di questo genere, -bisogna andare in quattro per arrivarne uno. - -— Ah! voi avete ragione, signore, disse d'Artagnan; ma voi conoscete -Athos, Porthos ed Aramis, e voi sapete se io posso disporre di loro. - -— Senza confidar loro il segreto che io non ho voluto sapere? - -— Noi ci siamo giurati, una volta per sempre, confidenza cieca, e -attaccamento a tutta pruova. D'altronde voi, potete dir loro che avete -ogni confidenza in me, e non saranno più increduli di voi. - -— Io posso inviare a ciascuno di loro un congedo di quindici giorni, -ecco fatto: ad Athos, che soffre sempre della sua ferita, perchè vada -alle acque di Forges; a Porthos e ad Aramis, per seguire il loro amico -che non vogliono abbandonare in un così doloroso stato. L'invio dei -loro congedi sarà una pruova che io autorizzo il viaggio. - -— Grazie, signore, voi siete buono cento volte. - -— Andate dunque sul momento a cercarli, e che tutto si eseguisca in -questa notte. E primieramente, scrivetemi la vostra istanza pel signore -des Essarts, forse avete una spione alle vostre calcagne, e la vostra -visita, che in questo caso è già conosciuta dal ministro, sarà in tal -modo legittimata. - -D'Artagnan formulò questa domanda, ed il signor de Tréville, nel -riceverla fra le sue mani, lo assicurò che avanti le due ore dopo la -mezzanotte i quattro congedi sarebbero al rispettivo domicilio dei -viaggiatori. - -— Abbiate la bontà di mandare il mio all'alloggio d'Athos, disse -d'Artagnan. Io temerei, ritornando in casa mia, di fare qualche -sinistro incontro. - -— Siate tranquillo. Addio e buon viaggio. A proposito... disse il -signor de Tréville richiamandolo. - -D'Artagnan ritornò in addietro. - -— Avete voi del denaro? - -D'Artagnan fece risuonare il sacchetto che portava in saccoccia. - -— Abbastanza? domandò il sig. de Tréville. - -— Trecento doppie. - -— Basta! con queste si va in capo al mondo; andate dunque. - -D'Artagnan salutò il signor de Tréville che gli stese la mano, -d'Artagnan la strinse a lui con rispetto misto a riconoscenza. Da che -egli era giunto a Parigi, non aveva avuto che a lodarsi di quest'uomo -eccellente, che aveva sempre ritrovato degno, leale e grande. - -La sua prima visita fu per Aramis, egli non era più ritornato in sua -casa da quella famosa sera in cui aveva seguito la signora Bonacieux. -Vi era di più: rare volte aveva veduto il moschettiere, e ciascheduna -volta che lo aveva riveduto aveva creduto notare una profonda tristezza -impressa nel suo viso. - -Quella sera ancora, Aramis vegliava cupo ed astratto; d'Artagnan gli -fece alcune interrogazioni su questa malinconia prolungata; Aramis se -ne scusò con la difficile interpretazione di un passo di filosofia di -Demostene che era obbligato di scrivere in latino per la successiva -settimana, e ciò lo teneva molto preoccupato. - -Siccome i due amici parlavano già da qualche tempo, un servitore del -signor de Tréville entrò portando un plico sigillato. - -— Che cosa è questo? domandò Aramis. - -— Il congedo che il signore ha domandato, rispose il lacchè. - -— Io? io non ho mai domandato congedi. - -— Tacete e prendete, disse d'Artagnan; e voi, amico mio, eccovi una -mezza doppia per il vostro incomodo. Voi direte al signor de Tréville -che Aramis lo ringrazia sinceramente e di cuore. Andate. - -Il lacchè salutò fino a terra e partì. - -— Che significa questo? domandò Aramis. - -— Prendete tutto ciò che vi abbisogna per un viaggio di quindici -giorni, e seguitemi. - -— Ma in questo momento non posso lasciare Parigi senza sapere... - -— Che cosa sia avvenuto di lei? continuò d'Artagnan. - -— Chi? riprese Aramis. - -— La donna ch'era qui, la donna del fazzoletto ricamato. - -— Chi vi ha detto che qui v'era una donna? disse Aramis divenendo -pallido come la morte. - -— Io l'ho veduta. - -— E voi sapete chi ella è? - -— Almeno credo di dubitarne. - -— Ascoltate, disse Aramis, poichè voi sapete tante cose, sapreste dirmi -ove sia andata questa donna? - -— Io presumo ch'ella sia ritornata a Tours. - -— A Tours! Sì, è lei; voi la conoscete! Ma in che modo ritornata a -Tours senza dirmi niente! - -— Perchè ha avuto timore di essere arrestata. - -— E perchè non mi ha scritto? - -— Perchè ha temuto di compromettervi. - -— Sì, è per questo, d'Artagnan, voi mi rendete la vita. Mi credeva -ingannato, tradito; sarei stato tanto felice di poterla rivedere! Io -non poteva credere che ella avesse arrischiata la sua libertà per me, -eppure per quale altra causa sarebbe ella ritornata a Parigi? - -— Per la stessa causa che oggi ci fa partire per l'Inghilterra. - -— E qual è questa causa? domandò Aramis. - -— Un giorno voi la saprete, ma pel momento bisogna che io conservi la -stessa riserva che voi avete conservata per la _nipote del dottore_. - -Aramis sorrise, perchè si ricordò un certo racconto fatto una sera ai -suoi amici. - -— Ebbene! dunque, dappoichè ella ha lasciato Parigi, e che voi ne siete -sicuro, d'Artagnan, niuna cosa più mi trattiene, ed io sono pronto a -seguirvi. Voi diceste che noi andiamo...? - -— Da Athos, pel momento, e se voi volete venire, vi prego ancora -di sollecitare, poichè noi abbiamo già perduto abbastanza tempo. A -proposito, prevenite Bazin. - -— Bazin viene dunque con noi? domandò Aramis. - -— Forse: in ogni modo è bene ch'egli ci segua fino ad Athos. - -Aramis chiamò Bazin, e dopo avergli ordinato di venirlo a raggiungere -in casa di Athos, partiamo, diss'egli prendendo il suo mantello, la sua -spada e le sue pistole, e aprendo con molta galanteria alcuni tiratori -per vedere se mai vi avesse smarrito qualche doppia. Quindi quando -fu ben sicuro che questa ricerca era inutile, egli seguì d'Artagnan -chiedendo a se stesso come mai poteva accadere che il giovane cadetto -delle guardie sapesse tanto bene quanto lui chi era quella donna alla -quale egli aveva accordata ospitalità; e sapesse meglio di lui che ne -era avvenuto. - -Soltanto, nel sortire, egli pose una mano sulla spalla di d'Artagnan, e -fissandolo collo sguardo: - -— Voi non avete parlato con alcuno di questa donna? diss'egli. - -— Ad anima vivente. - -— Neppure ad Athos e a Porthos? - -— Non ho detto loro una parola. - -— Alla buon'ora. - -E tranquillizzato su questo punto importante, Aramis continuò la -sua strada con d'Artagnan, ed entrambi giunsero ben presto alla casa -d'Athos. - -Essi lo ritrovarono che con una mano teneva il suo congedo e coll'altra -una lettera del sig. de Tréville. - -— Sapreste voi spiegarmi che cosa significa questo congedo e questa -lettera che ho ricevuta in questo momento? E Athos lesse: - - «Mio caro Athos, acconsento volentieri, poichè la vostra salute - lo esige assolutamente, che voi vi riposiate per quindici giorni. - Andate a prendere le acque di Forges, o qualunque altra più - convenga, e ristabilitevi prontamente. - - «Vostro affezionatissimo. - - Tréville.» - -— Ebbene! questo congedo e questa lettera significano che bisogna -seguirmi, Athos. - -— Alle acque di Forges? - -— O in un qualche altro luogo. - -— Pel servizio del re? - -— Del re o della regina: non siamo noi servitori delle Loro Maestà? - -In questo momento entrò Porthos. - -— Per bacco! diss'egli, eccone una delle nuove; da quando in qua, nei -moschettieri, si accordano dei permessi ai soldati senza ch'essi li -domandino? - -— Da quando vi sono degli amici che li domandano per loro. - -— Ah! ah! disse Porthos, sembra che qui vi sia qualche cosa di nuovo? - -— Sì, noi partiamo, disse Aramis. - -— Per qual paese? domandò Porthos. - -— In fede mia, non so niente, disse Athos, domandatelo a d'Artagnan. - -— Per Londra, signori, disse d'Artagnan. - -— Per Londra! gridò Porthos; e che cosa andiamo noi a fare a Londra? - -— Ecco quello che io non posso dirvi, signori, e bisogna che abbiate -confidenza in me. - -— Ma per andare a Londra ci vuol del danaro, aggiunse Porthos, ed io -non ne ho. - -— Neppur io, disse Aramis. - -— Neppur io, disse Porthos. - -— Ne ho io, riprese d'Artagnan, cavando di saccoccia il suo tesoro, e -deponendolo sulla tavola. Prendiamone settantacinque per cadauno, ed -è quanto basta per andare a Londra e per ritornare. D'altronde siate -tranquilli, noi non vi giungeremo tutti a Londra. - -— E perchè? - -— Perchè secondo tutte le probabilità, vi sarà qualcuno di noi che -rimarrà per la strada. - -— È dunque una campagna che noi intraprendiamo? - -— È delle più pericolose, ve ne avverto! - -— Va bene! ma poichè noi corriamo il rischio di farci uccidere, disse -Porthos, vorrei almeno sapere per chi arrischiamo. - -— Tu non ne saprai di più, disse Athos. - -— Però, disse Aramis, io sono del parere di Porthos. - -— Il re ha forse l'abitudine di rendervi dei conti? No; egli vi dice -soltanto: «signori, si dovranno battere in Guascogna o nelle Fiandre; -vadano a battersi.» E voi andate. Perchè? Voi non ci pensate neppure a -domandarlo. - -— D'Artagnan ha ragione, disse Athos; ecco i tre congedi che ci vengono -mandati dal sig. de Tréville, ed ecco trecento doppie che ci vengono -non so da chi. Andiamo a farci ammazzare là dove ci dicono d'andare. La -vita valesse la pena di fare tante interrogazioni? D'Artagnan, io sono -pronto a seguirvi. - -— Ed io pure, disse Porthos. - -— Ed io pure, disse Aramis. Tanto più che non sono mal contento di -lasciare Parigi. Io ho bisogno di distrazione. - -— Ebbene! voi avrete delle distrazioni, signori, siate tranquilli! -disse d'Artagnan. - -— Ed ora, quando partiamo noi? disse Athos. - -— Subito, disse d'Artagnan, noi non abbiamo un minuto da perdere. - -— Olà! Grimaud, Planchet, Mousqueton, Bazin! gridarono i quattro -giovani chiamando i loro quattro lacchè! date il grasso agli stivali, e -conducete i cavalli all'alloggio. - -Infatti ciaschedun moschettiere lasciava al palazzo generale, come una -caserma, il suo cavallo e quello del suo lacchè. - -Planchet, Grimaud, Mousqueton, e Bazin partirono in tutta fretta. - -— Ora stabiliamo il piano di campagna, disse Porthos. Dove andremo noi -per il primo? - -— A Calais, disse d'Artagnan; è la linea più diretta per giungere a -Londra. - -— Ebbene disse Porthos, ecco il mio parere. - -— Parla! - -— Quattro uomini che viaggiano assieme sarebbero sospetti, d'Artagnan -darà a ciascun di noi le nostre istruzioni. Io partirò avanti per la -strada di Boulogne, per esplorare il cammino; Athos partirà due ore -dopo, per la strada d'Amiens; Aramis ci seguirà per quella di Noyon; in -quanto a d'Artagnan, egli partirà per quella strada che vorrà, cogli -abiti di Planchet, nel mentre che Planchet ci seguirà vestito alla -d'Artagnan con l'uniforme delle guardie. - -— Signori, disse Athos, il mio parere si è che non convenga in modo -alcuno l'immischiare i lacchè in simili affari. Un segreto può essere -tradito da dei gentiluomini, ma questo è un caso, nel mentre che è -sempre venduto dai lacchè. - -— Il piano di Porthos mi sembra impraticabile, disse d'Artagnan, -molto più che ignoro io stesso quali istruzioni potrei darvi. Io sono -portatore di una lettera, ecco tutto. Io non ho, e non posso fare tre -copie di questa lettera, mentre essa è sigillata; bisogna dunque, a -mio avviso, viaggiare in compagnia. Questa lettera è qui in questa -saccoccia, (e mostrò la saccoccia ove teneva la lettera). Se io resto -ucciso, uno di voi la prenderà, e continuerete la strada; se egli -rimane a sua volta ucciso, toccherà ad un altro l'incaricarsene, e così -di seguito, purchè un solo giunga: questo è tutto quanto abbisogna. - -— Bravo d'Artagnan! il tuo parere è anche il mio, disse Athos. -D'altronde bisogna essere conseguenti; io vado a prendere le acque, -voi mi accompagnerete; invece delle acque di Forges vado a passare le -acque di mare; io sono libero. Se vorranno arrestarci, io mostrerò -la lettera del sig. de Tréville, e voi mostrerete i vostri congedi; -se verremo attaccati, noi ci difenderemo; e se saremo giudicati, noi -sosterremo che non avevamo altre intenzioni che di tuffarci un certo -numero di volte nel mare; avrebbero troppo poco da fare nell'attaccare -quattro uomini isolati, nel mentre che quattro uomini riuniti formano -una truppa; noi armeremo i quattro lacchè di pistole e di moschetti; -se ci verrà inviata contro un'armata, noi daremo battaglia, ed il -sopravvivente, come lo ha detto d'Artagnan, porterà la lettera. - -— Ben detto! gridò Aramis; tu non parli spesso, Athos, ma quando parli -sei come un Demostene. Adotto il piano d'Athos; e tu Porthos?. - -— Io pure, disse Porthos, se piace a d'Artagnan che porta la lettera; è -naturalmente il capo dell'impresa; che egli decida, e noi eseguiremo. - -— Ebbene! disse d'Artagnan, io decido che noi adottiamo il piano -d'Athos, e che partiamo tra una mezz'ora. - -— Adottato! risposero in coro i tre moschettieri. - -E ciascuno allungò la mano verso il sacchetto, prese le 75 doppie e -fece i suoi preparativi per partire nell'ora convenuta. - - - - -CAPITOLO XX. - -VIAGGIO - - -A due ore dopo la mezzanotte i nostri quattro avventurieri sortirono -da Parigi per la barriera di S. Dionigi; fino a che fu notte, essi -rimasero muti; loro malgrado subivano l'influenza della oscurità e -dappertutto vedevano delle imboscate. - -Ai primi raggi del giorno le loro lingue si sciolsero; col sole -ritornò l'allegria; era come il giorno innanzi di una battaglia, gli -occhi ridevano ma il cuore batteva, e sentivano che la vita, che forse -stavano per lasciare, in fin dei conti, era qualche cosa di buono. - -Del resto, l'aspetto delle carovana era dei più formidabili: i cavalli -neri dei moschettieri, il loro portamento marziale, quell'abitudine -di squadrone che fa camminare regolarmente questi nobili compagni -del soldato, avrebbero tradito il più stretto incognito. I lacchè li -seguivano, armati fino ai denti. - -Tutto andò bene fino a Chantilly ove giunsero olle otto ore del -mattino. Bisognava far colezione. Discesero davanti un albergo che -si raccomandava con la sua grande insegna rappresentante S. Martino -nell'atto di dare la metà del suo mantello ad un povero. Ingiunsero ai -lacchè di non levare la sella ai cavalli e di tenersi pronti a partire -immediatamente. - -Entrarono nella sala comune e si misero a tavola. - -Un gentiluomo che giungeva allora dalla strada Dammartin era assiso a -quell'istessa tavola e faceva colezione. Egli intavolò la conversazione -sulla pioggia e sul bel tempo; i viaggiatori risposero; egli bevè alla -loro salute, i viaggiatori corrisposero alla sua gentilezza. - -Ma al momento in cui Mousqueton venne ad annunziare che i cavalli -erano pronti, e in cui si alzarono da tavola; lo straniero propose a -Porthos di bere alla salute del ministro. Porthos rispose che egli non -domandava di meglio, purchè lo straniero a sua volta avesse bevuto alla -salute del re. Lo straniero gridò che non conosceva altro re che il -ministro. Porthos lo chiamò ubriaco; lo straniero cavò la spada. - -— Voi avete fatto una sciocchezza, disse Athos; ma non importa, adesso -non bisogna dare addietro; uccidete quest'uomo e venite a raggiungerci -il più presto che potete. - -E tutti e tre rimontarono a cavallo e partirono a briglia sciolta, nel -mentre che Porthos prometteva al suo avversario di perforarlo con tutti -i colpi conosciuti nella scherma. - -— È uno! disse Athos, in capo a cinque minuti. - -— Ma perchè quest'uomo ha attaccato Porthos piuttosto che qualunque -altro di noi? domandò Aramis. - -— Perchè Porthos, parlando a più alta voce di noi, è stato preso pel -capo, disse d'Artagnan. - -— Io ho sempre detto che questo cadetto di Guascogna era pozzo di -saggezza, mormorò Athos. - -E i nostri viaggiatori continuavano la loro strada. - -A Beauvais si fermarono due ore, tanto per rinfrescare i cavalli, che -per aspettare Porthos. In capo a duo ore, siccome Porthos non giungeva, -e neppure nessuna notizia di lui, si rimisero in cammino. Ad una lega -da Beauvais, in un luogo ove la strada si ritrovava chiusa fra due -rialti, incontrarono otto o dieci uomini, che, approfittando della -strada che non era selciata, avevano l'aspetto di lavorare scavando dei -fori e praticando delle rotaie fangose. - -Aramis, temendo di infangare i suoi stivali in questa mota artificiale, -li apostrofò con rozzezza. Athos volle trattenerlo, ma era troppo -tardi. Gli operai si misero a beffeggiare i viaggiatori, e colla loro -insolenza fecero perdere la testa fin anche al freddo Athos, che spinse -il suo cavallo contro di loro. - -Allora ciascuno di questi uomini dette addietro fino ad un fosso -e vi prese un moschetto nascostovi; ne resultò che i nostri sette -viaggiatori furono alla lettera passati per le armi. Aramis ricevette -una palla sulla spalla e Mousqueton un'altra palla che penetrò nelle -parti carnose che sono sottoposte ai reni. Il solo Mousqueton però -cadde da cavallo, non già perchè fosse gravemente ferito, ma siccome -non poteva vedersi la sua ferita, credè senza dubbio di essere rimasto -ferito più pericolosamente di quello che lo era. - -— Questa è una imboscata, gridò d'Artagnan, non bruciamo una miccia e -andiamo. - -Aramis quantunque ferito, si afferrò alla criniera del suo cavallo che -lo trasportò con gli altri. Quello di Mousqueton li aveva raggiunti e -galoppava da solo al suo rango. - -— Questo ci servirà per un cavallo di cambio, disse Athos. - -— Avrei amato meglio avere un cappello di cambio, disse d'Artagnan; il -mio è stato portato via da una palla. È una fortuna, in fede mia, che -non vi tenessi la lettera dentro. - -— Ma essi uccideranno il povero Porthos quando passerà, disse Aramis. - -— Se Porthos fosse sulle sue gambe, a quest'ora ci avrebbe raggiunti, -disse Athos. Io sono persuaso che sul terreno l'ubbriaco avrà perduta -l'ubriachezza. - -E galopparono ancora due ore, quantunque i cavalli fossero così stanchi -che era a temersi che non si riducessero ben presto inetti al servizio. - -I viaggiatori avevano presa una strada traversa operando in questo modo -di non essere disturbati; ma giunti a Creve-Coeur, Aramis dichiarò che -non poteva andare più avanti. Infatti, era stato necessario tutto il -coraggio che egli nascondeva sotto i suoi modi gentili per giungere fin -là. Ad ogni istante egli impallidiva, ed erano obbligati di sostenerlo -sul suo cavallo; fu fatto discendere alla porta dell'osteria, gli si -lasciò Bazin, che del resto in una scaramuccia era più imbarazzante che -utile, e ripartirono nella speranza di andare a dormire ad Amiens. - -— Per bacco! disse Athos, quando si rimisero in via, siamo ridotti a -due padroni, e a Grimaud e Planchet, per bacco! io non sarò più il loro -buffone, e vi rispondo che non mi faranno aprire la bocca nè cavare la -spada fino a Calais. Io giuro... - -— Non giuriamo disse d'Artagnan, galoppiamo, se tutta volta i nostri -cavalli vi acconsentano. - -E i viaggiatori piantarono gli speroni nel ventre dei loro cavalli, -che, in tal modo stimolati vigorosamente, ritrovarono ancora delle -forze. Giunsero ad Amiens a mezzanotte, e discesero all'albergo del -Giglio d'Oro. - -L'oste aveva la ciera del più onesto uomo della terra; egli ricevette -i viaggiatori, tenendo con la mano il suo candeliere, e coll'altra il -suo berretto di cotone: voleva alloggiare i due viaggiatori ciascuno -in una camera separata, disgraziatamente queste due camere erano alle -due estremità opposte dell'albergo. D'Artagnan e Athos ricusarono; -l'oste rispose che non ne aveva altre degne delle Loro Signorie, ma i -viaggiatori dichiararono che avrebbero dormito in una camera comune, -ciascuno sopra un materasso che si sarebbe gettato per terra. L'oste -insistè, i viaggiatori tennero fermo, e bisognò fare a modo loro. - -Essi avevano disposti i loro letti e barricata la porta per di dentro, -quando fu battuto alla finestra del cortile; essi domandarono chi era, -e riconobbero la voce dei loro camerieri ed aprirono. - -Infatti, erano Planchet e Grimaud. - -— Grimaud basterà per far la guardia ai cavalli, disse Planchet, se -questi signori lo permettono, dormirò a traverso la porta, in questo -modo saranno sicuri che nessuno giungerà fino a loro. - -— E sopra che cosa dormirai tu? disse d'Artagnan. - -— Ecco il mio letto, rispose Planchet. - -E mostrò un fascio di paglia. - -— Vieni dunque, disse d'Artagnan, tu hai ragione; la figura dell'oste -non mi persuade, essa è troppo graziosa. - -— Neppure a me, disse Athos. - -Planchet montò per la finestra, s'installò a traverso la porta, nel -mentre che Grimaud andò a chiudersi nella scuderia, assicurando che -alle cinque del mattino egli e i cavalli sarebbero pronti. - -La notte fu passata assai tranquillamente, è vero che verso le due ore -dopo mezzanotte fu tentato di aprir la porta, ma siccome Planchet si -svegliò con un sussulto gridando: chi va là? fu risposto che si erano -sbagliati, e si allontanarono. - -Alle quattro della mattina s'intese un gran rumore nelle scuderie, -Grimaud aveva voluto svegliare i mozzi di stalla, e questi lo -bastonarono. Quando fu aperta la porta si vide il povero lacchè privo -di sensi, con una ferita in testa prodotta da un colpo di manico di -forca. - -Planchet discese nel cortile, volle insellare i cavalli, ma i cavalli -avevano le zampe attrappate per la stanchezza. Quello di Grimaud -soltanto, che il giorno innanzi aveva viaggiato per cinque o sei -ore senza cavaliere, avrebbe potuto continuare la strada, ma, per un -errore inconcepibile, il chirurgo veterinario, che era stato mandato -a chiamare, a quanto sembrava per salvar il cavallo dell'albergatore, -aveva cavato sangue a quello di Grimaud. - -Ciò cominciava a diventare allarmante: tutti questi accidenti -successivi potevano essere opera del caso, ma potevano eziandio essere -il frutto di un complotto. Athos e d'Artagnan sortirono, nel mentre che -Planchet andava ad informarsi nelle vicinanze se vi fossero stati tre -cavalli da vendere. Alla porta vi erano due cavalli insellati, freschi -e vigorosi. Quest'era quanto occorreva. Fu chiesto ove erano i padroni, -e risposero ch'essi avevano passata la notte nell'osteria, ed allora -stavano regolando i conti coll'albergatore. Athos discese per pagare la -spesa, nel mentre che d'Artagnan e Planchet stavano sulla porta della -strada; l'oste era in una camera bassa ed oscura, fu pregato Athos -d'entrarvi. - -Athos entrò senza alcuna diffidenza, e cavò due doppie per pagare. -L'oste era solo, assiso davanti al suo scrittoio, uno dei cassetti del -quale era per metà aperto. Prese il danaro che gli presentava Athos, -lo voltò e rivoltò fra le sue mani, e ad un tratto gridando che era oro -falso, dichiarò che avrebbe fatto arrestare lui e i suoi compagni come -falsi monetarii. - -— Birbo! disse Athos andandogli sopra, io ti taglierò le orecchie! - -Ma l'oste si chinò, cavò dal cassetto due pistole, e puntandole contro -Athos, chiamò soccorso. - -Nello stesso istante quattro uomini armati fino ai denti entrarono -dalle porte laterali e si gettarono sopra Athos. - -— Io sono preso! gridò Athos con tutta la forza dei suoi polmoni; al -largo d'Artagnan, sprona! - -E lasciò andare due colpi di pistola. - -D'Artagnan e Planchet non lo fecero ripetere due volte: essi staccarono -i due cavalli che aspettavano alla porta, vi saltarono sopra, vi -piantarono gli speroni nel ventre, e partirono alla gran carriera. - -— Sai tu cosa sia accaduto ad Athos? domandò d'Artagnan a Planchet -correndo. - -— Ah! signore, disse Planchet, ne ho veduti cader due ai suoi -due colpi, e mi è sembrato vedere a traverso l'invetriata ch'egli -battagliava con gli altri due. - -— Bravo Athos! mormorò d'Artagnan. E quando penso che bisogna -abbandonarlo!... Del resto forse aspettano noi a dieci passi di qui. -Avanti! Planchet, avanti! tu sei un bravo uomo. - -— Ve l'ho detto, signore, rispose Planchet, i Piccardi si conoscono -nell'usarli; d'altronde io sono qui nel mio paese, e ciò mi dà -eccitamento. - -Ed entrambi spronando a più potere, giunsero a Saint-Omer d'un sol -tratto. A Saint-Omer fecero prender fiato ai cavalli, tenendo le -briglie infilate alle braccia, per paura d'accidente, e mangiarono un -tozzo di pane colle mani, entrambi in piedi sulla strada, dopo di che -ripartirono. - -A cento passi dalle porle di Calais il cavallo di d'Artagnan stramazzò, -e non vi fu mezzo di farlo risorgere, il sangue gli sortiva dal naso e -dagli occhi; restava quello di Planchet, ma il suo si era impiantato, e -non v'era modo di farlo smuovere. - -Fortunatamente, come abbiamo detto, essi non erano che a cento passi -dalla città, essi lasciarono i due cavalli sulla strada maestra, e -corsero al porto. - -Planchet fece osservare al suo padrone un gentiluomo che sembrava -molto affaccendato. Aveva egli i suoi stivali coperti di polvere, e -s'informava se poteva passare sull'istante in Inghilterra. - -— Niente sarebbe più facile, rispose il padrone di un bastimento pronto -a mettere alla vela; ma questa mattina è giunto l'ordine di non lasciar -partire nessuno senza un permesso espresso del ministro. - -— Io ho questo permesso, disse il gentiluomo cavando di saccoccia il -foglio: eccolo. - -— Fategli fare il visto dal governatore del porto, disse il padrone, e -datemi la preferenza. - -— Dove posso ritrovare ora il governatore? - -— Alla sua campagna, a un quarto di lega dalla città: osservate, si -vede di qui ai piedi di quella piccola collina, quel tetto acuminato. - -— Benissimo! disse il gentiluomo. - -E, seguito dal suo lacchè, prese la via della casa di campagna del -governatore. - -D'Artagnan e Planchet seguirono il gentiluomo a cinquecento passi di -distanza. - -Una volta fuori di città, d'Artagnan affrettò il passo, e raggiunse il -gentiluomo mentre stava per internarsi in un bosco. - -— Signore, diss'egli, voi mi sembrate molto stimolato dalla fretta? - -— Non si può esserlo di più. - -— Io ne sono afflittissimo, perchè, essendo io pure affrettato, voleva -pregarvi di farmi un favore. - -— Quale? - -— Di lasciarmi passare pel primo. - -— Impossibile! disse il gentiluomo. Io ho fatto sessanta leghe in -quarantaquattro ore, e bisogna che domani prima del mezzogiorno io sia -a Londra. - -— Io pure ho fatta la stessa strada in quarant'ore, e bisogna che -domattina alle dieci io sia a Londra. - -— Ne sono disperato, signore, ma io sono arrivato pel primo, e non -passerò pel secondo. - -— Ne sono disperato, signore, ma io sono arrivato il secondo, e devo -passare pel primo. - -— Servizio del re! disse il gentiluomo. - -— Servizio di me stesso! disse d'Artagnan. - -— Ma questa che mi movete è una cattiva contesa, mi sembra. - -— Per bacco! e che cosa volete che sia? - -— Cosa desiderate? - -— Volete saperlo? - -— Certamente. - -— Ebbene! io voglio l'ordine che voi portate per potervi imbarcare, -atteso che io non l'ho, e me ne abbisogna uno. - -— Presumo che voi vogliate scherzare? - -— Io non ho scherzato mai. - -— Lasciatemi passare. - -— Voi non passerete. - -— Mio bravo giovane, io vi spaccherò la testa. Olà! Loubin, le mie -pistole. - -— Planchet, disse d'Artagnan, incaricati del servo, ch'io m'incarico -del padrone. - -Planchet fatto ardito dalla prima intrapresa, saltò sopra Loubin, e -siccome era forte e vigoroso, lo rovesciò coi reni contro terra, e gli -mise un ginocchio sul petto. - -— Fate il fatto vostro, signore, io ho fatto il mio. - -Vedendo questo, il gentiluomo cavò la spada e andò a fondo su -d'Artagnan; ma egli aveva un forte antagonista. - -In tre secondi d'Artagnan gli caricò tre colpi di spada, dicendo a -ciaschedun colpo: - -— Uno per Athos, uno per Porthos ed uno per Aramis. - -Al terzo colpo il gentiluomo cadde come un masso. - -D'Artagnan lo credè morto, o per lo meno svenuto, e si avvicinò a lui -per levargli l'ordine, ma al momento in cui stendeva il braccio per -fregarlo, il ferito, che non aveva lasciata la sua spada, gli portò un -colpo di punta nel petto dicendogli: - -— Ed uno per voi. - -— Ed uno per me! all'ultimo, il buono! gridò d'Artagnan furioso, -inchiodandolo in terra con un quarto colpo di spada nel ventre. - -Questa volta il gentiluomo chiuse gli occhi e si svenne. - -D'Artagnan frugò nella saccoccia ove aveva veduto mettere l'ordine pel -passaggio e lo prese. Esso era a nome del conte Wardes. - -Quindi gettando un ultimo sguardo sul bel giovane, che aveva appena -venticinque anni, e che lasciava là giacente, privo di sentimenti e -forse morto, mandò un sospiro su quello strano destino che conduce gli -uomini a distruggersi l'un l'altro per l'interesse di persone che loro -sono sconosciute, e che spesso non sanno nemmeno che esistono. - -Ma fu ben presto tolto da queste riflessioni da Loubin, che mandava -degli urli, e chiamava con tutte le sue forze soccorso. - -Planchet gli applicò la mano sulla gola, e la stringeva con tutta la -forza. - -— Signore, diss'egli, fino a che lo terrò stretto a questo modo, egli -non griderà, ne sono ben sicuro ma subito che lo lascerò ritornerà a -gridare. Io lo riconosco per un Normanno, e i Normanni sono ostinati. - -In fatti per quanto fosse stretto, Loubin cercava di filare la voce e -mandare un suono. - -— Aspetta! disse d'Artagnan, e prendendo il suo fazzoletto, glielo mise -intorno alla bocca. - -— Ora, disse Planchet, leghiamolo ad un albero. - -La cosa fu fatta coscienziosamente. Quindi fu tirato il conte de -Wardes vicino al suo domestico, e siccome la notte sopraggiungeva, ed -il ferito ed il legato erano a molti passi internati nel bosco, era -evidente che dovevano restar là fino all'indomani. - -— Ed ora, disse d'Artagnan, andiamo al governatore. - -— Ma voi siete ferito, mi sembra, disse Planchet. - -— Non è niente, occupiamoci del più interessante, quindi penseremo alla -mia ferita, che del resto, non mi sembra molto pericolosa. - -Ed entrambi s'incamminarono a gran passi verso la campagna del degno -funzionario. - -Fu annunziato il sig. conte de Wardes. - -D'Artagnan fu introdotto. - -— Avete voi l'ordine firmato dal ministro? disse il governatore. - -— Sì, signore, rispose d'Artagnan; eccolo. - -— Ah! Ah! egli è in regola, ben raccomandato, disse il governatore. - -— È semplicissimo, rispose d'Artagnan, io sono uno dei suoi più fedeli. - -— Sembra che sua Eccellenza voglia impedire a qualcuno di passare in -Inghilterra? - -— Sì, ad un certo d'Artagnan, un gentiluomo bearnese che è partito da -Parigi con tre de' suoi amici con l'intenzione di trasferirsi a Londra. - -— Lo conoscete voi personalmente? domandò il governatore. - -— Chi? - -— Questo d'Artagnan. - -— A meraviglia. - -— Datemi i suoi connotati. - -— Niente di più facile. - -E d'Artagnan uno per uno descrisse tutti i connotati del conte de -Wardes. - -— È egli accompagnato? domandò il governatore. - -— Sì, da un cameriere chiamato Loubin. - -— Si veglierà sopra essi, e se si giunge a metter loro le mani addosso, -Sua Eccellenza può restar tranquilla; essi saranno ricondotti a Parigi -sotto buona scorta. - -— E agendo così, signor governatore, disse d'Artagnan, voi diventerete -benemerito del ministro. - -— Lo rivedrete voi al vostro ritorno, signor conte? - -— Senza alcun dubbio. - -— Ditegli, vi prego, che io sono un suo vero servitore. - -— Io non mancherò. - -E contento di questa assicurazione, il governatore fece il visto al -lascia-passare, e lo rimise a d'Artagnan. - -D'Artagnan non perdè tempo in inutili complimenti, salutò il -governatore, lo ringraziò e partì. - -Una volta fuori, egli e Planchet presero la corsa, e, facendo un lungo -giro, evitarono il bosco e rientrarono per un'altra porta. - -Il bastimento era sempre pronto a partire; il padrone aspettava sul -porto. - -— Ebbene? diss'egli scorgendo d'Artagnan. - -— Ecco il mio lascia-passare col suo visto, disse questi. - -— E quell'altro gentiluomo? - -— Egli non partirà per oggi, disse d'Artagnan; ma siate tranquillo, io -pagherò il passaggio per noi due. - -— In questo caso, partiamo, disse il padrone. - -— Partiamo, ripetè d'Artagnan. - -Ed egli con Planchet saltò nella lancia; cinque minuti dopo essi erano -a bordo. - -Ed era tempo; non avevano fatto mezza lega in mare, che d'Artagnan vide -brillare une luce e intese una detonazione. - -Era il colpo del cannone che annunziava la chiusura del porto. - -Venne tempo di occuparsi della sua ferita, fortunatamente, come lo -aveva pensato d'Artagnan, non era affatto pericolosa; la punta della -spada aveva incontrata una costa e aveva strisciato lungo l'osso; di -più la camicia si era subito attaccata alla carne e appena aveva sparso -qualche goccia di sangue. - -D'Artagnan era spossato dalla fatica: gli fu steso una materassa sul -ponte, vi si gettò sopra e si addormì. - -L'indomani alla punta del giorno egli si ritrovò a tre o quattro leghe -soltanto dalle coste d'Inghilterra; la brezza era stata debole tutta la -notte e avevano potuto camminare. - -A due ore il bastimento gettava l'ancora nel porto di Douvres. - -A due ore e mezzo d'Artagnan metteva piede sul suolo d'Inghilterra, -gridando: - -— Finalmente eccomi qui! - -Ma questo non era il tutto, bisognava giungere a Londra. In Inghilterra -la posta era ben servita. D'Artagnan e Planchet presero ciascuno un -polledro; un postiglione corse davanti a loro; in quattro ore essi -giunsero alle porte della capitale. - -D'Artagnan non conosceva Londra; d'Artagnan non sapeva una parola -d'inglese, ma egli scrisse il nome di Buckingham sopra un pezzo di -carta e ciascuno gli sapeva indicare il palazzo del duca. - -Il duca era alla caccia a Windsor col re. - -D'Artagnan domandò il cameriere di confidenza del duca, che avendolo -accompagnato in tutti i suoi viaggi, parlava perfettamente il francese: -gli disse che giungeva da Parigi per affare in cui trattavasi della -vita o della morte, e che abbisognava che parlasse sull'istante col suo -padrone. - -La confidenza con la quale parlava d'Artagnan convinse Patrizio, che -questo era il nome di questo ministro. Egli fece insellare due cavalli -e s'incaricò di condurre la giovane guardia. In quanto a Planchet era -stato tolto dalla sua cavalcatura intirizzito come un giunco. Il povero -servitore era al termine delle sue forze; d'Artagnan sembrava di ferro. - -Si giunse al castello, e si chiesero le informazioni: il re e -Buckingham erano alla caccia del falcone nelle paludi poste a tre leghe -di là. - -In venti minuti furono al luogo indicato. Ben presto Patrizio intese la -voce del suo padrone che chiamava il suo falcone. - -— Chi debbo io annunziare a milord duca? domandò Patrizio. - -— Quel giovane che una sera gli mosse contesa sul Ponte Nuovo, in -faccia alla Samaritana. - -— Questa è una singolare raccomandazione! - -— Voi vedrete che ella vale quanto un'altra. - -Patrizio mise il suo cavallo al galoppo, raggiunse il duca, e gli -annunziò, nei termini che abbiamo detto, che un messaggiero lo -aspettava. Buckingham riconobbe d'Artagnan sull'istante, e dubitando -che accadesse qualche cosa in Francia, di cui gli si faceva pervenire -la notizia, egli non prese che il tempo di domandare ove era quello che -portava, e avendo riconosciuto da lontano l'uniforme delle guardie, -mise il suo cavallo al galoppo, e venne direttamente incontro a -d'Artagnan. Patrizio per discrezione si tenne in disparte. - -— Non è già accaduta nessuna disgrazia alla regina, gridò Buckingham, -esponendo tutto il suo pensiero, e tutto il suo amore in questa -interrogazione. - -— Io non lo credo; però credo che ella corra qualche gran pericolo, da -cui Vostra Grazia soltanto può toglierla. - -— Io? gridò Buckingham. E che! sarei io tanto felice per esserle buono -a qualche cosa? parlate! parlate! - -— Prendete questa lettera, disse d'Artagnan. - -— Questa lettera? e chi mi manda questa lettera? - -— Sua Maestà, a quanto credo. - -— Sua Maestà! disse Buckingham impallidendo in modo che d'Artagnan -temette che fosse per sentirsi male. - -E ruppe il sigillo. - -— E che cosa è questo strappo? disse egli mostrando a d'Artagnan un -punto in cui era forata a giorno. - -— Ah! ah! disse d'Artagnan, una sgraffiatura. - -— Giusto cielo! che leggo! gridò il duca. Patrizio resta qui, o -piuttosto raggiungi il re ovunque ei sia, e dì a Sua Maestà che io -lo supplico umilmente a scusarmi; ma che un affare della più alta -importanza mi chiama a Londra. Venite, signore, venite. - -Ed entrambi ripresero al galoppo la strada della capitale. - - - - -CAPITOLO XXI. - -LA CONTESSA DI WINTER - - -Lungo tutta la strada, il duca si fece mettere al corrente da -d'Artagnan, non di tutto ciò che era accaduto, ma di tutto ciò che -d'Artagnan sapeva. Ravvicinando tutto che sentiva sortire dalla bocca -del giovane colle sue rimembranze, potè farsi un'idea abbastanza esatta -di una posizione, sulla gravità della quale del resto la lettera della -regina, per quanto corta ed esplicita fosse, gli dava la misura. Ma -ciò che soprattutto io maravigliava, era che il ministro, interessato -grandemente che questo giovane non mettesse piede in Inghilterra, non -fosse giunto a fermarlo sulla via. Fu allora dietro la manifestazione -di questa meraviglia, che d'Artagnan gli raccontò le prese precauzioni, -e come, mercè la divozione, dei suoi tre amici, che aveva sparsi -insanguinati sulla strada, egli era giunto a esserne sortito con un -sol colpo di spada, che aveva trapassato il biglietto della regina, -e che aveva reso al sig. Wardes con una così terribile moneta. Mentre -ascoltava questo racconto fatto con la più grande semplicità, il duca -guardava di tratto in tratto il giovane con aria meravigliata, come -se non avesse potuto comprendere in che modo tanta prudenza, tanto -coraggio e tanta devozione potessero collegarsi con un viso che non -indicava ancora venti anni. - -I cavalli andavano come il vento, e in pochi minuti furono alle porte -di Londra. D'Artagnan aveva creduto che, entrando nella città, il duca -avrebbe rallentato la corsa del suo, ma non andò così; egli continuò -la strada di gran carriera, poco inquietandosi di rovesciare quelli -che incontrava nel suo passaggio. Infatti, traversando la città, -accaddero due o tre accidenti di questo genere, ma Buckingham non voltò -nemmeno la testa per guardare che cosa era accaduto a quelli che aveva -cacciati sottosopra. D'Artagnan lo seguiva in mezzo a certe grida che -rassomigliavano molto a maledizioni. - -Entrando nel cortile del palazzo, Buckingham saltò da cavallo, e senza -inquietarsi di ciò che poterà avvenire di lui, gli gettò le briglie sul -collo, e si slanciò sulla scalinata. D'Artagnan fece altrettanto con un -poco più d'esitanza per questi nobili animali, di cui egli aveva potuto -apprezzare il merito; ma egli ebbe la consolazione di vedere che tre -o quattro camerieri si slanciavano dalle cucine e dalle scuderie, e si -impadronivano tosto delle loro cavalcature. - -Il duca camminava così rapidamente, che d'Artagnan appena lo poteva -seguire. Egli traversò successivamente diversi saloni di una tale -eleganza, che i più gran signori di Francia non ne avevano neppure -un'idea, e giunse finalmente in una camera da dormire che era un -miracolo di buon gusto ad un tempo e di ricchezza. Nell'alcova di -questa camera, era una porta nascosta sotto la tappezzeria, che il duca -aprì con una piccola chiave d'oro, che egli portava al collo, sospesa -ad una catena dello stesso metallo. D'Artagnan per delicatezza era -rimasto indietro, al momento in cui Buckingham oltrepassava il limitare -di questa porta, egli si voltò, e vedendo l'esitazione del giovane: - -— Venite, gli disse, e se voi avrete la felicità di essere ammesso alla -presenza di Sua Maestà, le direte ciò che avete veduto. - -Incoraggiato da questo invito, d'Artagnan seguì il duca che chiuse la -porta dietro a lui. - -Allora tutti e due sì trovarono in un piccolo gabinetto tappezzato di -seta di Persia e broccato d'oro. Al disotto di un magnifico baldacchino -sormontato dalla corona reale e da piume bianche e rosse, stava -il ritratto di Anna regina di Francia, grande al naturale, e così -perfettamente rassomigliante, che d'Artagnan mandò un grido di sorpresa -nello scorgerlo; si sarebbe detto che la regina stava per parlare. - -Sotto il ritratto, e sopra un dado ricoperto con magnificenza, era il -bauletto che racchiudeva i puntali di diamanti. - -Il duca si avvicinò con quel rispetto e divozione, che avrebbe usata -per cosa santa, quindi aprì il bauletto. - -— Prendete, gli disse, cavando da quello un grosso nastro di fettuccia -blu tutta risplendente di diamanti, prendete ecco questi preziosi -puntali, coi quali aveva fatto giuramento di essere sepolto. La regina -me li aveva dati, me li prende, sia fatta la sua volontà in tutte le -cose. - -Quindi si mise a baciare gli uni dopo gli altri questi puntali da cui -stava per separarsi per sempre. Ad un tratto mandò un grido terribile. - -— Che avviene? domandò d'Artagnan con inquietudine, e che vi accadde, -milord? - -— Vi è che tutto è perduto! gridò Buckingham diventando pallido come un -cadavere; mancano due di questi puntali, non ve ne sono più che dieci. - -— Milord gli ha forse perduti, o crede che gli sieno stati rubati? - -— Mi sono stati rubati, riprese il duca, ed è il ministro che ha fatto -fare il colpo. Osservate, guardate la fettuccia che li sosteneva, che è -stata tagliata con le forbici. - -— Se milord potesse sospettare chi ha commesso il furto... forse la -persona gli ha ancora fra le mani. - -— Aspettate, aspettate! gridò il duca. La sola volta che io ho messo -questi puntali è stato ai ballo del re à Windsor, otto giorni or sono. -La contessa de Winter, con la quale era in collera, mi si è accostata -in questo ballo. Questo accomodamento è stato una vendetta di donna -gelosa. Da quel giorno io non l'ho più riveduta. Questa donna è una -agente del ministro. - -— Ve ne sono dunque in tutto il mondo? gridò d'Artagnan. - -— Oh! sì, sì, disse Buckingham stringendo i denti per la collera; sì, è -un terribile competitore. Ma frattanto, quando avrà luogo questo ballo? - -— Lunedì prossimo. - -— Lunedì prossimo! cinque giorni ancora? vi è più tempo di quello che -ci abbisogna. Patrizio! gridò il duca aprendo la porta di questa specie -di santuario, Patrizio! - -Il suo cameriere di confidenza comparve. - -— Il mio gioielliere e il mio segretario! - -Il cameriere sortì con una prontezza ed un silenzio che provavano -l'abitudine che egli aveva contratta di obbedire ciecamente e senza -replica. - -Ma quantunque fosse stato il gioielliere il primo chiamato, il primo a -comparire fu il segretario. - -Era naturale, egli abitava nel palazzo. Trovò Buckingham assiso davanti -una tavola nella sua camera da dormire, che scriveva alcuni ordini di -sua propria mano. - -— Sig. Jackson, gli disse, portatevi sul momento dal Lord-Cancelliere, -e ditegli che io lo incarico della pronta esecuzione di questi ordini. -Io desidero che sieno promulgati nell'istante medesimo. - -— Ma, mio signore, se il Lord-Cancelliere mi interroga sui motivi che -possono avere indotto Vostra Grazia ad una misura così straordinaria, -che cosa risponderò io? - -— Che tale è stata la mia volontà, e che io non rendo conto a nessuno -della mia volontà. - -— Dovrà esser questa la risposta da trasmettersi anche a Sua Maestà, -riprese sorridendo il segretario, se per caso Sua Maestà avesse la -curiosità di sapere perchè nessun vascello può più sortire dai porti -della Gran Brettagna? - -— Voi avete ragione, signore, riprese Buckingham, in questo caso egli -dirà al re che io ho deciso la guerra, e che questa misura è il primo -atto di ostilità contro la Francia. - -Il segretario s'inchinò e partì. - -— Per questo lato eccoci tranquilli, disse Buckingham voltandosi verso -d'Artagnan. Se i puntali non sono già partiti per la Francia essi non -vi arriveranno che dopo di voi. - -— In che modo? - -— In questo momento ho dato la proibizione a tutti i bastimenti che -si trovano nei porti di Sua maestà di partire senza un particolare -permesso, e neppure un solo avrà il coraggio di alzare l'ancora. - -D'Artagnan guardò con stupore quest'uomo che impiegava nel servizio -dei suoi amori tutto l'illimitato potere di cui era rivestito dalla -confidenza del re. Buckingham vide, dalla espressione della fisonomia -del giovane, ciò che passava nel di lui pensiero, e sorrise. - -— Si, disse egli, sì, è Anna la mia vera regina, per una di lei parola -io tradirei il mio paese, tradirei il mio re. Ella mi ha domandato di -non mandare ai protestanti della Rochelle i soccorsi che io aveva loro -promessi, ed io l'ho fatto. Io manco alla mia parola, ma non importa, -obbedisco al suo desiderio, ma sono stato pagato largamente della mia -obbedienza, alla quale devo il suo ritratto. - -D'Artagnan ammirò quel debole filo e qualche volta sconosciuto, dal -quale dipendono i destini di un popolo e la vita degli uomini. - -Egli era nel più profondo di queste riflessioni allorquando entrò il -gioielliere: questi era un Irlandese dei più abili nell'arte sua, e che -confessava egli stesso di guadagnare seimila lire all'anno col duca de -Buckingham. - -— Signor O'Reilly, gli disse il duca conducendolo nel gabinetto, -guardate questi puntali di diamanti, e dite quanto costano l'uno. - -L'orefice gettò un colpo d'occhio sul modo elegante con cui erano -legati, calcolò l'uno per l'altro il valore dei diamanti, e senza -alcuna esitazione: - -— Mille e cinquecento doppie l'uno, milord, rispose egli. - -— Quanti giorni ci vogliono per far due puntali come questi? vedete ne -mancano due. - -— Otto giorni, milord. - -— Io li pagherò tremila doppie l'uno, ma mi abbisognano per dopo domani. - -— Milord li avrà. - -— Voi siete un uomo prezioso, sig. O'Reilly, ma questo non è tutto, -questi puntali non possono essere confidati ad alcuno, bisogna quindi -che sieno fatti nel mio palazzo. - -— Impossibile, milord, non vi sono che io che li possa fare in modo da -non accorgersi della differenza tra i nuovi ed i vecchi. - -— Così, mio caro sig. O'Reilly, voi siete mio prigioniero, e da -quest'ora, quando anche voleste sortire dal mio palazzo non lo potreste -più! adattatevi adunque. Nominatemi quelli fra i vostri garzoni di cui -avete bisogno, e ditemi gli utensili che vi devono portare. - -Il gioielliere conoscendo il duca, sapeva che era inutile ogni -osservazione, si adattò quindi fino da quel momento alla sua -situazione. - -— Mi sarà permesso di avvertire mia moglie? domandò egli. - -— Sì, e vi sarà anche permesso di vederla, mio caro sig. O'Reilly; la -vostra prigionia sarà dolce, e siccome ogni incomodo vuole un compenso, -così, ecco un buono di mille doppie, oltre il prezzo dei puntali, per -farvi dimenticare la noia che vi procuro. - -D'Artagnan non poteva rimettersi dalla sorpresa che gli cagionava -questo ministro, che rimescolava a piene mani uomini e milioni. - -In quanto all'orefice, scriveva a sua moglie inviandole il buono -di mille doppie, e incaricandola in contracambio d'inviargli il suo -miglior giovane di negozio e un assortimento di diamanti di cui le -indicava il peso ed il titolo, e una lista d'utensili che gli erano -necessari. - -Buckingham condusse l'orefice nella camera che gli venne destinata, e -che in capo ad una mezz'ora fu trasformata in un'officina. Mise quindi -una sentinella a ciascheduna porta, con proibizione di lasciare entrare -chi che siasi, ad eccezione del suo cameriere Patrizio. È superfluo -l'aggiungere ch'era assolutamente proibito all'orefice ed al suo -lavorante di sortire sotto alcun pretesto. - -Regolata questa bisogna, il duca ritornò a d'Artagnan. - -— Ora, mio giovane amico, gli disse, l'Inghilterra è vostra; che -volete, che desiderate? - -— Un letto, rispose d'Artagnan; ciò è pel momento, ve lo confesso, la -cosa di cui ho maggiore bisogno. - -Buckingham assegnò a d'Artagnan una camera attigua alla sua. Egli -voleva conservare il giovane presso di sè, non già perchè diffidasse di -lui, ma perchè desiderava aver qualcuno con cui parlare incessantemente -della regina. - -Un'ora dopo fu promulgato in Londra l'ordine di non lasciar sortire -dai porti nessun bastimento diretto per la Francia, e neppure il -_pacchebotto_ delle lettere. Agli occhi di tutti, questa era una -dichiarazione di guerra fra i due regni. - -Il giorno dopo, a undici ore, i due puntali di diamanti erano -compiuti ed imitati così esattamente, e così perfettamente uguali, che -Buckingham non potè distinguere i nuovi dai vecchi, e che vi sarebbero -rimasti ingannati anche i più esercitati in simili materie. - -Egli fece subito chiamare d'Artagnan. - -— Prendete, gli disse, ecco i puntali di diamanti che siete venuto a -domandarmi, e siate mio testimonio, che io ho fatto tutto quel che il -potere umano poteva fare. - -— Siate tranquillo, milord; io dirò quello che ho veduto; ma Vostra -Grazia mi consegua i puntali senza il bauletto? - -— Il bauletto vi sarebbe d'impiccio; d'altronde il bauletto mi è tanto -più prezioso in quanto che non mi rimane altro. Voi direte che l'ho -conservato. - -— Eseguirò la vostra commissione parola per parola. - -— Ed ora, rispose Buckingham guardando fissamente il giovane, in qual -modo mi appareggerò con voi? - -D'Artagnan arrossì fino al bianco degli occhi. Vide che il duca cercava -un mezzo di fargli accettare qualche cosa, e l'idea che il suo sangue -e quello dei suoi compagni gli venisse pagato dall'oro inglese, gli -ripugnava in un modo straordinario. - -— Intendiamoci bene, milord, riprese d'Artagnan, e pensiamo bene alle -cose avanti, affinchè poi non si abbia a dar luogo al disprezzo. Io -sono al servizio del re e della regina di Francia, e faccio parte -della compagnia delle guardie del conte des Essarts, che unitamente a -suo cognato, il conte de Tréville, sono in particolar modo attaccati -alle Loro Maestà. Tutto quello che ho fatto fu per la regina, e niente -affatto fu per Vostra Grazia. Vi è ancor più, ed è che forse non avrei -fatto niente di tutto questo se non si fosse trattato di rendermi -aggradito ad una tale, che è la mia dama, nello stesso modo che la -regina è la vostra. - -— Sì, disse il duca sorridendo, e credo ancora di conoscere chi è -questa tale, ella è... - -— Milord, io non l'ho nominata, interruppe con vivacità il giovane. - -— È giusto disse il duca. È dunque a questa persona, che io debbo -essere riconoscente del vostro interessamento? - -— Voi lo diceste, milord, poichè precisamente, in questo momento che -si tratta della guerra, vi confesso, che nella Vostra Grazia io non -vedo che un Inglese, e per conseguenza un nemico, che sarei ben molto -più contento d'incontrarvi sul campo di battaglia che nei corridoi del -Louvre, e nel parco di Windsor: ciò però, del rimanente, non m'impedirà -di eseguire a puntino la mia missione e di farmi ammazzare, se -abbisogna, per compierla; ma, lo ripeto a Vostra Grazia, senza ch'ella -abbia personalmente a ringraziarmi di ciò, più di quello che io faccio -per me in questo secondo incontro, che di ciò che già feci per lei nel -primo. - -— Noi diciamo: «fiero come uno Scozzese» mormorò Buckingham. - -— E noi diciamo: «fiero come un Guascone» rispose d'Artagnan. I -Guasconi sono gli Scozzesi della Francia. - -D'Artagnan salutò il duca e si dispose a partire. - -— Ebbene voi ve ne andate così e per dove? e come? - -— È vero. - -— Diamine! i Francesi non dubitano di niente? - -— Aveva dimenticato che l'Inghilterra è un'isola, e che voi ne siete il -re. - -— Andate al porto, domandate del brich il Juno, consegnate questa -lettera al capitano; egli vi condurrà in un piccolo porto, ove -certamente non siete aspettato, ed ordinariamente non approdano che -piccoli legni pescherecci. - -— E questo si chiama? - -— San Valerio; ma aspettate: giunto là, voi entrerete in un cattivo -albergo senza nome, e senza insegna, una vera bettola da marinari, voi -non potete sbagliare, non ve n'è che una. - -— Quindi? - -— Voi direte all'oste: _forward_. - -— Che vuol dire? - -— _In avanti_: è la parola d'ordine. Egli vi darà un cavallo insellato, -e v'indicherà la strada che dovete tenere. In tal modo voi ritroverete -quattro ricambi lungo la via. Se a ciascheduno d'essi volete lasciare -il vostro indirizzo di Parigi, i quattro cavalli vi seguiranno; voi ne -conoscete già due, e mi è sembrato che li abbiate saputi apprezzare -come amatore; sono quelli che montavamo: credete a me, gli altri non -sono a loro inferiori. Questi quattro cavalli sono bardati da campagna. -Per quanto siate fiero, non rifiuterete d'accettarne uno, e di fare -accettare gli altri tre ai vostri tre compagni; questi saranno per -farci la guerra. Il fine scusa i mezzi, come dite voi altri Francesi, -non è vero? - -— Si milord, io accetto, disse d'Artagnan, e se piace a Dio, noi faremo -buon uso del vostro regalo. - -— Ora, la vostra mano, giovinetto; ben presto noi torneremo ad -incontrarci sul campo di battaglia; ma frattanto, noi ci lasciamo buoni -amici, lo spero. - -— Sì, milord, ma colla speranza di divenir nemici ben presto. - -— Siate tranquillo, io ve lo prometto. - -— Io conto sulla vostra parola, milord. - -D'Artagnan salutò il duca, e si diresse prontamente verso il porto. - -Dirimpetto alla Torre di Londra egli ritrovò l'indicato bastimento -rimise la sua lettera al capitano che la fece vidimare dal governatore -del porto, e mise tosto alla vela. - -Cinquanta bastimenti erano di partenza e aspettavano. - -Nel passare vicino ad un di essi, d'Artagnan credè riconoscere la donna -di Méung, quella stessa che lo sconosciuto gentiluomo aveva chiamata -Milady, che egli, d'Artagnan, aveva ritrovata così bella, ma mercè la -corrente del fiume, e il buon vento che spirava, il suo naviglio andava -così presto che in capo a pochi istanti non fu più alle viste. - -Il giorno dopo, verso le nove del mattino fu approdato a S. Valerio. - -D'Artagnan si diresse sull'istante verso l'albergo indicato, e lo -riconobbe alle grida che ne sortivano: si parlava della guerra tra -l'Inghilterra e la Francia, come di una cosa vicina e indubitata, e i -marinari gaudenti facevano gozzoviglia. - -D'Artagnan trapassò la folla, si avanzò verso l'oste, e pronunciò la -parola _forward_. Sull'istante l'oste gli fece segno di seguirlo, sortì -con lui da una porta che dava nel cortile, lo condusse nella scuderia, -ove lo aspettava un cavallo già insellato, e gli domandò se aveva -bisogno di qualche altra cosa. - -— Ho bisogno di conoscere la strada che devo seguire, disse d'Artagnan. - -— Andate di qua a Blangy e da Blangy a Neufchatel. A Neufchatel entrate -nell'albergo dell'Orsa d'Oro, date la parola d'ordine all'oste e voi -troverete come qui un cavallo insellato. - -— Debbo io pagare qualche cosa? domandò d'Artagnan. - -— Tutto è pagato, disse l'oste, e largamente. Andate adunque e che Dio -vi accompagni. - -— Amen, rispose il giovane partendo al galoppo. - -Quattr'ore dopo era a Neufchatel. - -Egli seguì strettamente le istruzioni ricevute; a Neufchatel, come -a San Valerio, trovò un cavallo insellato che lo aspettava; volle -trasportare le pistole dalla sella che lasciava a quella su cui -montava, ma i fondi erano già provvisti di eguali pistole. - -— Il vostro indirizzo a Parigi? - -— Caserma delle guardie, compagnia des Essarts. - -— Bene, rispose questi. - -— Che strada devo prendere? domandò a sua volta d'Artagnan. - -— Quella di Rouen; ma voi lascerete la città sulla vostra destra. Voi -vi fermerete nel piccolo villaggio d'Econes, non vi è che un albergo, -lo Scudo di Francia. Non lo giudicate dall'apparenza; esso avrà nelle -sue scuderie un cavallo uguale a questo. - -— La stessa parola d'ordine? - -— Esattamente. - -— Addio, padrone. - -— Buon viaggio, mio gentiluomo. Avete voi bisogno di qualche cosa? - -D'Artagnan fece segno con la testa di no e riprese la sua strada -di tutta carriera. A Econes si ripetè la stessa scena: ritrovò un -oste egualmente gentile, un cavallo fresco e riposato, lasciò il -suo indirizzo come aveva fatto, e ripartì colla stessa velocità per -Pontoise. A Pontoise; cambiò per l'ultima volta di cavallo e a nove ore -entrò di galoppo nel cortile del palazzo del sig. de Tréville. - -Egli aveva fatto quasi sessanta leghe in dodici ore. - -Il signor de Tréville lo ricevette come se in quella mattina lo avesse -già veduto; soltanto nello stringergli la mano un poco più fortemente -dell'ordinario, gli annunziò che la compagnia del sig. des Essarts, era -di guardia al Louvre e che egli poteva andare al suo posto. - - - - -CAPITOLO XXII. - -IL BALLO DELLA MERLAISON - - -L'indomani non vi era altro discorso in tutta Parigi che del ballo che -i signori consoli della città davano al re e alla regina, e nel quale -le Loro Maestà dovevano danzare il famoso ballo della _merlaison_, che -era il ballo prediletto del re. - -Da otto giorni si facevano tutti i preparativi nel palazzo della città -per questa solenne serata. I falegnami della città avevano innalzato -dei palchetti sui quali dovevano rimanere le dame invitate; lo -speziale della città aveva somministrato dugento torce di cera bianca -per guernire le sale, cosa che per l'epoca era un lusso inaudito; -finalmente venti violini erano stati avvisati, e il prezzo che loro -veniva accordato era il doppio dell'ordinario, attesochè, dice il -rapporto, essi dovevano suonare tutta la notte. - -Alle dieci ore del mattino il sig. della Coste, portabandiera delle -guardie del re, seguito da due caporali e da diversi arcieri del corpo, -andò a chiedere al cancelliere della città, chiamato Clemente, tutte le -chiavi delle porte, delle camere, e degli uffizii della città; ciascuna -di esse portava un bigliettino che doveva servire a farla riconoscere, -e da quel momento il signor della Coste fu incaricato sulla guardia di -tutte le porte e di tutte le entrate. - -A undici ore venne a sua volta Hallier, capitano delle guardie -conducendo seco una cinquantina di arcieri, che ripartirono subito nel -palazzo della città ai posti che loro vennero indicati. - -A tre ore giunsero due compagnie delle guardie, l'una francese e -l'altra svizzera. La compagnia delle guardie francesi era composta, -metà di uomini del sig. Hallier, e metà di uomini del sig. des Essarts. - -A sei ore della sera, cominciarono a entrare gli invitati. A misura che -essi entravano, erano disposti nella gran sala sui palchetti preparati. - -A nove ore giunse la signora prima-presidente. Siccome essa era, dopo -la regina, la più ragguardevole della festa, fu ricevuta dai signori -della città e situata nel palco dirimpetto a quello che doveva occupare -la regina. - -A dieci ore, furono allestiti i trattamenti di confetture pel re -nella piccola sala di fianco alla chiesa di S. Giovanni, dirimpetto -alle stoviglie d'argento della città, che erano custodite da quattro -arcieri. - -Subito dopo, i signori consoli, vestiti dei loro abiti di drappo, e -preceduti dai dieci sergenti, ciascuno dei quali teneva in mano una -torcia, andarono incontro al re, che ritrovarono ai primi gradini, -ove il prevosto dei mercanti gli fece il suo complimento, dandogli il -benvenuto, complimento al quale Sua Maestà rispose scusandosi per esser -venuto così tardi, ma gettando tutta la colpa sul ministro, che lo -aveva trattenuto fino alle undici ore a parlare di affari di Stato. - -Sua Maestà, in abito di cerimonia, era accompagnato da Sua Altezza -Reale _Monsieur_[1], dal conte de Soissons, dal gran-priore, dal duca -de Longueville, dal duca d'Elbeuf, dal conte d'Arcourt, dal conte della -Roche Guyon, dal sig. de Liencourt, dal sig. de Baradas, dal conte de -Cremail e dal cavaliere de Souveray. - -Ciascuno rimarcò che il re aveva l'aspetto tristo e preoccupato. - -Un gabinetto era preparato pel re, un altro per _Monsieur_. In ciascuno -di questi gabinetti erano deposti gli abiti da maschera. Altrettanto -era stato fatto per la regina e per la signora presidente. I signori e -le dame del seguito delle Loro Maestà, dovevano mascherarsi due per due -in altrettante camere preparate a tale effetto. - -Prima di entrare nel gabinetto, il re si raccomandò di esser tosto -avvisato quando giungeva il ministro. - -Una mezz'ora dopo l'entrata del re, s'intesero nuove acclamazioni, -queste annunziavano l'arrivo della regina. I consoli rinnovarono -ciò che avevano già fatto, e, preceduti dai sergenti, si avanzarono -incontro alla loro illustre invitata. - -La regina entrò nella sala: si notò che, come il re, ella aveva -l'aspetto tristo e molto affaticato. - -Nel momento medesimo che ella entrava, il cortinaggio di una piccola -tribuna, che fino allora era rimasta chiusa, si aprì e si vide -comparire la testa pallida del ministro vestito da cavaliere spagnuolo. -I suoi occhi si fissarono su quelli della regina ed un sorriso di -terribile gioia passò sulle sue labbra: la regina non aveva i puntali -di diamanti. - -Ad un tratto il re comparve col ministro ad una delle porte della sala. -Il ministro gli parlava a bassa voce, ed il re era pallidissimo. - -Il re ruppe la folla, e, senza maschera, con i nastri del suo saio -appena allacciati, si avvicinò alla regina, e con voce alterata: - -— Signora, le disse, perchè dunque, in grazia, non portate voi i vostri -puntali di diamanti, quando sapete che avrei aggradito di vederveli? - -La regina girò lo sguardo intorno a se, e vide, dietro il re, il -ministro che sorrideva con un sorriso diabolico. - -— Sire, rispose la regina con voce alterata, perchè, in mezzo a così -gran folla, temeva non accadesse qualche infortunio. - -— E voi avete avuto torto! signora. Io vi ho fatto questo regalo perchè -ve ne abbigliaste. Io vi dico che voi avete avuto torto. - -E la sua voce era tremante per la collera; tutti guardavano ed -ascoltavano con meraviglia, non intendendo niente di ciò che accadeva. - -— Sire, disse la regina, io posso mandare a prenderli al Louvre, ove -sono, e così i desiderii di Vostra Maestà saranno esauditi. - -— Fatelo, signora, fatelo, ed al più presto; perchè fra un'ora -comincerà la danza. - -La regina salutò il re in segno di sommissione, e seguì le dame che -dovevano condurla al suo gabinetto. - -Dal canto suo il re rientrò nel proprio. - -Nella sala vi fu un momento d'imbarazzo e di confusione. - -Tutti poterono rimarcare ch'era accaduto qualche cosa fra il re e la -regina, entrambi avevano parlato così a bassa voce, e ciascuno per -rispetto si era allontanato di alcuni passi, per cui nessuno aveva -potuto sentire niente. I violini suonavano con tutta la loro forza, ma -non v'era alcuno che li ascoltasse. - -Il re sortì pel primo dal suo gabinetto vestito da cacciatore, e gli -altri signori erano vestiti come lui. Era l'abito che il re portava -meglio, e vestito così, egli sembrava veramente il primo gentiluomo del -suo regno. - -Il ministro si accostò al re, e gli consegnò una scatola. Il re l'aprì, -evi trovò due puntali di diamanti. - -— Che significa questo? domandò egli al ministro. - -— Niente, rispose questi; soltanto se la regina ha dei puntali, del -che ne dubito, contateli, sire, e se voi non ne ritrovate che dieci, -domandate a Sua Maestà chi mai può averle rubati i due puntali che sono -qui. - -Il re guardò il ministro come quando si vuole interrogare, ma egli non -ebbe il tempo d'indirizzare alcuna domanda, un grido di ammirazione -sortì da tutte le bocche. Se il re sembrava il primo gentiluomo del -suo regno, la regina era a colpo sicuro, la più bella donna di tutta la -Francia. - -E in vero chè il suo vestito da cacciatrice le stava a meraviglia; -aveva un cappello di feltro colle piume blu, una giubba di velluto -grigio-perla, riattaccata con delle grappe di diamanti ad una veste -di seta blu tutta broccata d'argento. Sulla sua spalla sinistra -risplendevano i puntali di diamanti, sostenuti da un nodo del colore -medesimo delle piume della giubba. - -Il re fremente di gioia ed il ministro di collera; però distanti -com'essi erano dalla regina non poterono contare i puntali; la regina -li aveva; ma ne aveva ella dieci o dodici? - -In questo momento i violini dettero il segnale della danza. Il re -s'innoltrò verso la signora presidente colla quale doveva danzare, e -Sua Altezza _Monsieur_ colla regina. Si situarono al loro posto, e la -danza incominciò. - -Il re faceva la figura dirimpetto alla regina, e ciascheduna volta che -le passava vicino, divorava con gli occhi i di lei puntali, di cui non -arrivava a conoscere il numero. Un sudore freddo copriva la fronte del -ministro. - -La danza durò un'ora; vi erano sedici rientrate. - -Finito il ballo, in mezzo agli applausi di tutta la sala, ciascuno -ricondusse la sua dama al suo posto; ma il re approfittò del privilegio -che aveva di lasciare la sue ove si ritrovava, per innoltrarsi -prestamente verso la regina. - -— Io vi ringrazio, signora, della compiacenza che avete mostrato ai -miei desiderii, ma credo che manchino due puntali, ed io ve li riporto. - -Nel dire queste parole egli stese alla regina idue puntali che gli -aveva dati il ministro. - -— Come! sire, gridò la regina fingendo la sorpresa, voi me ne regalate -ancora altri due! ma allora saranno quattordici. - -In fatti il re contò, e si ritrovarono effettivamente dodici puntali -sulla spalla della regina. - -Il re chiamò il ministro. - -— Ebbene! che significa questo, signor ministro? domandò il re con -tuono severo. - -— Ciò significa, sire, rispose il ministro, che non osava offrirli io -stesso, ed ho adottato questo mezzo. - -— Io ne sono tanto più riconoscente a Vostra Eccellenza, rispose Anna -con un sorriso che provava che non si lasciava ingannare da questa -ingegnosa galanteria, in quanto che sono certa che questi due puntali -vi costano così cari da se soli, quanto gli altri dodici hanno costato -a Sua Maestà. - -Quindi dopo aver salutato il re ed il ministro, la regina riprese la -via della sua camera, ove si era abbigliata, ed ove doveva svestirsi. - -L'attenzione con la quale abbiamo dovuto seguire gli illustri -personaggi introdotti in scena fino dal principio di questo capitolo, -ci ha distratti un momento da quello al quale la regina Anna doveva -l'inudito trionfo che aveva riportato sul ministro, e che confuso, -ignorato, perduto nella folla, appoggiato a una delle porte, aveva -osservata di là questa scena che non poteva esser compresa che da -quattro persone soltanto, vale a dire il re e la regina, Sua Eccellenza -e lui. - -La regina era rientrata appena nella sua camera, e d'Artagnan si -apparecchiava a ritirarsi, allora quando sentì toccarsi leggermente -sopra una spalla; egli si voltò e vide una giovane donna che gli -faceva segno di seguirla. Questa donna aveva il viso coperto da una -maschera di velluto nero, ma ad onta di questa precauzione che, del -resto, non era presa per lui ma bensì per gli altri, egli riconobbe nel -medesimo istante la sua guida ordinaria, la leggiadra e spiritosa sig. -Bonacieux. - -Il giorno innanzi si erano appena veduti un momento presso lo svizzero -Germano. D'Artagnan l'aveva fatta domandare. La fretta che aveva la -giovane sposa di portare alla regina l'eccellente notizia del felice -ritorno del suo messaggiero, fece sì, che i due amanti poterono -cambiarsi appena qualche parola. D'Artagnan seguì dunque la sig. -Bonacieux muto pel doppio sentimento, l'amore e la curiosità. Durante -tutto il tragitto, ed a misura che i corridoi divenivano più deserti, -d'Artagnan voleva fermare la giovane, prendersela, contemplarla, -non fosse stato che per un istante; ma svelta come un uccello ella -sguizzava sempre dalle sue mani, e quando egli voleva parlare, il suo -dito, ricondotto avanti alla sua bocca con un piccolo gesto imperativo -pieno di grazia, gli ricordava che egli era sotto l'impero di una -potenza alla quale doveva ciecamente obbedire, e che gli proibiva -perfino la più piccola lagnanza; finalmente, dopo un minuto e due giri -e rigiri, la sig. Bonacieux aprì una porta e introdusse il giovane in -un gabinetto del tutto oscuro. Là ella fece un nuovo segno di mutismo; -e aprendo una porta nascosta dalla tappezzeria, le di cui aperture -sparsero ad un tratto una viva luce, ella disparve. - -D'Artagnan dimorò un istante immobile dimandandosi ove egli era, ma ben -presto il raggio di luce che penetrava da questa camera, l'aria calda e -profumata, che giungeva fino a lui, la conversazione di due o tre donne -con un linguaggio rispettoso ad un tempo ed elegante; la parola di -Maestà ripetuta più volte, gli indicarono chiaramente, che egli era in -un gabinetto attiguo alla camera della regina. - -Il giovane si trattenne nella parte oscura e aspettò. - -La regina sembrava allegra e felice, cosa che faceva maravigliar -molto le persone che la circondavano, le quali avevano l'abitudine di -vederla quasi sempre pensierosa. La regina attribuì questi sentimenti -d'allegria alla bellezza della festa, al piacere che aveva provato -nella danza; e siccome non è permesso il contraddire una regina sia che -ella sorrida o che ella pianga, ciascuno felicitava i signori consoli -della città di Parigi, per la loro galanteria. - -Quantunque d'Artagnan non conoscesse la regina, egli distinse ben -presto la sua voce tra le altre voci, primieramente da un leggero -accento straniero, quindi da quel sentimento d'impero impresso -naturalmente in tutte le parole sovrane. Egli la sentiva allontanarsi -e avvicinarsi a questa porta traperta, e due o tre volte vide ancora -l'ombra di un corpo intercettare la luce. Finalmente; ad un tratto una -mano ed un braccio adorabili per le loro forme e bianchezza comparvero -a traverso la tappezzeria; d'Artagnan comprese quella era la sua -ricompensa: egli si gettò in ginocchio, prese questa mano e vi appoggiò -rispettosamente le sue labbra; quindi questa mano si ritirò lasciando -cadere nelle sue un oggetto, che egli riconobbe essere un anello; -subito dopo la porta si chiuse, e d'Artagnan si ritrovò nella più -perfetta oscurità. - -D'Artagnan mise l'anello al suo dito e aspettò di nuovo; era evidente -che tutto non era ancor finito. Dopo le ricompense al suo zelo, doveva -venire la ricompensa al suo amore. D'altronde, la danza era stata -eseguita, ma la serata era incominciata, la cena era per le tre ore, e -l'orologio di San Giovanni da qualche tempo aveva già stonato le due e -tre quarti. - -Infatti, a poco a poco il rumore delle voci diminuì nella camera -vicina; quindi s'intesero allontanarsi; poi la porta del gabinetto ove -era d'Artagnan, si riaprì e vi si slanciò la sig. Bonacieux. - -— Voi finalmente! gridò d'Artagnan. - -— Silenzio! disse la giovane sposa appoggiando la sua mano sulle labbra -del giovane; silenzio! e andatevene per dove siete venuto. - -— Ma dove e quando vi rivedrò io? gridò d'Artagnan. - -— Un biglietto, che voi ritroverete rientrando nella vostra camera, ve -lo dirà. Partite, partite! - -E a queste parole ella aprì la porta del corridoio e spinse d'Artagnan -fuori del gabinetto. - -D'Artagnan obbedì come un fanciullo, senza resistenza e senza obiezione -alcuna, cosa che provava essere egli realmente innamorato. - - - - -CAPITOLO XXIII. - -L'APPUNTAMENTO - - -D'Artagnan ritornò correndo al suo alloggio; e quantunque fossero -più delle tre ore del mattino, e dovesse traversare i più pericolosi -quartieri di Parigi, egli non fece alcun cattivo incontro. Si sa che vi -è un Dio per gli ubriachi e un altro per gli innamorati. - -Egli ritrovò la porta del suo corridoio socchiusa, salì la scala e -battè dolcemente, e in una maniera convenuta tra lui ed il suo lacchè. -Planchet, che egli aveva rimandato due ore prima dal palazzo di città, -raccomandandogli di aspettarlo, venne ad aprire la porta - -— Qualcuno ha portato una lettera per me? domandò prestamente -d'Artagnan. - -— Nessuno ha portato lettere, signore, rispose; ma ce n'è una che è -venuta da se sola. - -— Che vuoi tu dire, imbecille? - -— Io voglio dire, che rientrando, quantunque avessi la chiave del -vostro appartamento nella mia saccoccia, e che questa chiave non mi -avesse mai lasciato, ho trovato una lettera sul tappeto verde della -tavola, nella vostra camera da dormire. - -— E dov'è questa lettera? - -— L'ho lasciata dove era, signore. Non è naturale che le lettere -entrino in questo modo nelle case delle persone. Se la finestra fosse -stata aperta o soltanto socchiusa, io non dico, ma no, tutto era -ermeticamente chiuso. Signore, state in guardia, perchè qui sotto vi è -certamente qualche magia. - -In questo mentre il giovine si era slanciato nella camera e apriva la -lettera. Ella era della signora Bonacieux, ed era concepita in questi -termini: - -«Si ha dei vivi ringraziamenti da farvi e da trasmettervi: trovatevi -questa sera, verso le dieci ore, a Saint-Cloud, dirimpetto al -padiglione che s'innalza all'angolo della casa del sig. d'Estrées. «C. -B.» - -Leggendo questa lettera, d'Artagnan sentì il suo cuore dilatarsi e -restringersi con dolce spasimo che tortura ed accarezza il cuore degli -amanti. - -Era il primo biglietto che riceveva, era il primo appuntamento che gli -veniva accordato. Il suo cuore gonfio dall'ebbrezza della gioia, si -sentiva vicino a svenirsi sulla soglia di questo paradiso terrestre, -che si chiama amore. - -— Ebbene! signore, disse Planchet, che aveva veduto il padrone -arrossire e impallidire successivamente; ebbene! non ho io indovinato -giusto, e non è questo un qualche cattivo affare? - -— Tu ti sbagli, Planchet, rispose d'Artagnan e la pruova ne sia che, -eccoti uno scudo perchè tu beva alla mia salute. - -— Io ringrazio il signore dello scudo che mi regala, e gli prometto di -eseguire esattamente le sue istruzioni; ma non per questo è vero che le -lettere che entrano in tal modo nelle case chiuse... - -— Cadono dal cielo, amico mio, cadono dal cielo. - -— Allora, il signore è contento? domandò Planchet. - -— Mio caro Planchet, io sono il più felice degli uomini. - -— E posso io profittare della felicità del mio signore, per andarmene a -dormire? - -— Sì, va. - -— Che tutte le benedizioni del cielo cadano sul mio signore, ma non per -questo è men vero che quella lettera... - -E Planchet si ritirò scuotendo la testa con un dubbio che la liberalità -di d'Artagnan non era giunto a scancellare. - -Rimasto solo, d'Artagnan lesse e rilesse il suo biglietto, quindi baciò -e ribaciò venti volte quelle lettere tracciate dalla mano della bella -amica. Finalmente andò in letto, si addormì, e fece dei sogni di oro. - -A sette ore del mattino, si alzò e chiamò Planchet, che, al secondo -appello, aprì la porta, col viso ancora mal rassicurato dalle -inquietudini della sera innanzi. - -— Planchet, gli disse d'Artagnan, io sorto forse per tutta la giornata; -tu dunque sei libero fino alle sette della sera, ma a sette ore di sera -tienti pronto con i due cavalli. - -— Va bene! disse Planchet, sembra che noi dobbiamo andarci a fare -sbucare la pelle in più luoghi. - -— Tu prenderai il tuo moschetto e le tue pistole. - -— Ebbene, che diceva io? gridò Planchet. Io ne era sicuro; maledetta -quella lettera! - -— Tranquillizzati adunque, imbecille; si tratta semplicemente di una -partita di piacere. - -— Sì, come i viaggi di divertimento dei giorni scorsi, ove piovevano le -palle e dove si era spinti nelle trappole. - -— Del resto, se voi avete paura, sig. Planchet, riprese d'Artagnan, io -anderò senza di voi; amo meglio viaggiar solo, che avere un compagno -che trema. - -— Il signore mi dice un'ingiuria, disse Planchet; mi sembra però che mi -abbiate veduto alla prova. - -— Sì, ma io credeva che aveste consumato il vostro coraggio tutto in -una volta. - -— Il signore vedrà, nell'occasione, che me ne è rimasto ancora; -soltanto io prego il signore di non esserne troppo prodigo, se vuole -che me ne rimanga per un lungo tempo. - -— Credi tu di averne una certa dose da dispensare questa sera? - -— Lo spero. - -— Ebbene! io conto su di te. - -— All'ora indicata sarò pronto; io credeva però che il signore non -avesse che un solo cavallo alla scuderia delle guardie. - -— Può darsi che ancora in questo momento non ve ne sia che uno, ma -questa sera ve ne saranno quattro. - -— Sembra che il vostro viaggio sia stato un viaggio di rimonta. - -— Precisamente, disse d'Artagnan. - -E avendo fatto a Planchet un ultimo gesto di raccomandazione, sortì. - -Il sig. Bonacieux era sulla porta; l'intenzione di d'Artagnan era di -passare oltre senza parlare al degno merciaio, ma questi gli fece un -saluto così dolce e così benigno, che fu forza al suo locatario, non -solamente di renderglielo, ma di legare eziandio conversazione con lui. - -E d'altronde come mai non avere un poco di condiscendenza con un -marito la cui moglie vi ha dato un appuntamento per la sera stessa a -Saint-Cloud, dirimpetto al padiglione del sig. d'Estrées? D'Artagnan si -avvicinò coll'aria la più amabile che potesse assumere. - -La conversazione cadde naturalmente sulla carcerazione del povero -uomo. Il sig. Bonacieux che ignorava che d'Artagnan avesse intesa la -sua conversazione con l'incognito di Méung, raccontò al suo giovane -locatario le persecuzioni di quel mostro del sig. Lasseman, che non -cessò di qualificare, durante tutto il suo racconto, col titolo di boia -del ministro, e si estese lungamente sulla Bastiglia, i catenacci, le -toppe, gli spiragli, le inferriate e gli strumenti di tortura. - -D'Artagnan l'ascoltò con una compiacenza esemplare, quindi allorchè -ebbe finito: - -— E la signora Bonacieux, disse egli infine, sapete voi chi l'avesse -rapita? perchè non dimentico che fu in questa dispiacevole circostanza, -che io ebbi la fortuna di fare la vostra conoscenza. - -— Ah! fece Bonacieux, si sono bene astenuti dal dirmelo, e mia -moglie dal canto suo mi ha fatto i più solenni giuramenti di non -saper niente. Ma voi stesso, continuò Bonacieux col tuono della più -perfetta bonarietà, che cosa è accaduto di voi nei giorni passati? Io -non ho veduto nè voi, nè i vostri amici, e non raccoglieste certo sul -lastricato di Parigi, io credo, tutta la polvere che Planchet sbatteva -ieri da' vostri stivali. - -— Voi avete ragione, mio caro sig. Bonacieux, i miei amici ed io -abbiamo fatto un piccolo viaggio. - -— Siete andati lontani di qui? - -— Oli! mio Dio, no! a una quarantina di leghe soltanto, noi siamo stati -ad accompagnare il sig. Athos alle acque di Forges ove sono rimasti i -miei amici. - -— E voi siete ritornato, non è vero? riprese il sig. Bonacieux dando -alla sua fisonomia un'aria la più maligna. Un bel giovine come voi -siete, non ottiene dei lunghi congedi dalla sua amica e voi eravate -aspettato con impazienza a Parigi, non è vero? - -— In fede mia, disse ridendo il giovine, ve lo confesso, tanto più, -mio caro sig. Bonacieux, che io vedo non esservi niente di nascosto per -voi; sì, io era aspettato, e con molta impazienza, ve ne garantisco. - -Una nube leggiera passò sulla fronte del sig. Bonacieux, ma tanto -leggiera, che d'Artagnan non se ne accorse nemmeno. - -— E noi adesso riceveremo la ricompensa della nostra diligenza? -continuò il merciaio con una leggiera alterazione di voce, alterazione -che d'Artagnan non rimarcò, come aveva fatto della nube momentanea che -un istante prima, aveva intorbidata la figura del degno galantuomo. - -— Ah! dunque fate il buon profeta, disse ridendo d'Artagnan. - -— No, ciò che vi dico, riprese Bonacieux, è soltanto per sapere se voi -ritornate tardi. - -— E perchè questa interrogazione? mio caro ospite, domandò d'Artagnan; -contate forse di aspettarmi? - -— No, è perchè dopo il mio arresto e il rubamento che fu fatto -in mia casa, io mi spavento ogni volta che odo aprire una porta e -particolarmente di notte. Diamine! che volete, io non sono un uomo di -spada! - -— Ebbene! non vi spaventate adunque se io ritorno a un'ora o due dopo -la mezzanotte; non vi spaventate egualmente se non ritorno del tutto. - -Questa volta Bonacieux divenne così pallido, che d'Artagnan non potè -ammeno di non accorgersene, e gli domandò che cosa aveva. - -— Niente, rispose Bonacieux, niente, dopo le mie disgrazie, io vado -soggetto a delle debolezze che mi assalgono ad un tratto, ed in questo -momento ho avuto un brivido. Non fate attenzione a questo, voi che non -dovete occuparvi che di esser felice. - -— Allora io ho molte occupazioni, perchè lo sono. - -— Non ancora; aspettate adunque, voi avete detto, questa sera. - -— Ebbene! grazie a Dio, questa sera verrà! o forse voi l'aspettate -con tanta impazienza quanto me. Forse questa sera la sig. Bonacieux -visiterà il domicilio coniugale. - -— La sig. Bonacieux questa sera non è libera; rispose con gravità il -marito; ella si trattiene al Louvre pel suo servizio. - -— Tanto peggio per voi, mio caro ospite, tanto peggio; quando io sono -felice, vorrei che tutti lo fossero; ma sembra che non sia possibile. - -E il giovine si allontanò ridendo a più potere dello scherzo che lui -solo, si credeva, poteva comprendere. - -— Divertitevi bene, rispose Bonacieux con un accento sepolcrale. - -Ma d'Artagnan era già troppo lontano per sentirlo, e se lo avesse anche -sentito, era in tali disposizioni di spirito, che certamente non lo -avrebbe rimarcato. - -Egli si diresse verso l'abitazione del sig. de Tréville: la sua visita -del giorno innanzi era stata, si ricorderà, cortissima, e troppo poco -esplicativa. - -Trovò il sig. de Tréville in tutta la gioia della sua anima. Il re e -la regina erano stati graziosi verso di lui al ballo. È vero che il -ministro era stato perfettamente sgarbato. A un'ora dopo mezzanotte -il ministro si era ritirato sotto il pretesto di essere indisposto. -In quanto alle Loro Maestà, erano ritornate al Louvre alle sei ore del -mattino. - -— Ora, disse il sig. de Tréville, abbassando la voce, ed esaminando -con lo sguardo tutti gli angoli dell'appartamento, per vedere se essi -erano veramente soli, ora parliamo di voi, mio giovane amico; poichè è -evidente che il vostro felice ritorno ha parte in qualche modo nella -gioia del re, nel trionfo della regina e nella umiliazione del sig. -duca di Richelieu. Ora si tratta di sapervici mantenere. - -— E che ho io a temere, rispose d'Artagnan fino a tanto che avrò la -fortuna di godere il favore delle Loro Maestà? - -— Tutto, credete: il ministro non è uomo da dimenticare una -mistificazione, fino a tanto che non avrà regolati i suoi conti col -mistificatore, e il mistificatore mi ha la ciera di essere un certo -giovane di mia conoscenza. - -— Credete voi che il ministro sia tanto avanti quanto voi, e sappia che -io sono stato a Londra! - -— Diavolo! voi siete stato a Londra! è forse da Londra che voi portate -questo bel diamante che brilla al vostro dito? siate in guardia, mio -caro d'Artagnan, non è una buona cosa un regalo da un nemico, vi sono -certi versi latini... aspettate... - -— Sì, senza dubbio, rispose d'Artagnan che non aveva mai potuto -razzolare le prime regole dei rudimenti di questa lingua, e che, per -la sua ignoranza, aveva fatto disperare il suo precettore; sì senza -dubbio, ve ne deve essere uno. - -— Ve ne è uno certamente, disse il sig. de Tréville che aveva una -tinta di lettura, ed il sig. Beuzerade me lo citava l'altro giorno... -aspettate dunque. Ah! eccolo. - - _Timeo Danaos et dona ferentes._ - -che vuol dire: _temo i Greci anche quando portano doni_, ossia -diffidate del nemico che fa dei regali. - -— Questo diamante non viene da un nemico, signore, riprese d'Artagnan, -viene dalla regina. - -— Dalla regina! oh! oh! disse il sig. de Tréville. Effettivamente è un -vero anello reale che vale mille doppie come un soldo. E per mezzo di -chi vi ha la regina fatto consegnare questo regalo? - -— Me lo ha dato ella stessa. - -— E dove? - -— Nel gabinetto attiguo alla camera ove cambiò di toaletta. - -— Come? - -— Dandomi la sua mano a baciare. - -— Voi avete baciato la mano della regina? gridò il signor de Tréville -guardando d'Artagnan. - -— Sua Maestà mi ha fatto l'onore di accordarmi questa grazia. - -— E ciò in presenza di testimoni? imprudente! tre volte imprudente! - -— No, signore, rassicuratevi; nessuno ha veduto, riprese d'Artagnan. - -E raccontò al sig. de Tréville come erano andate le cose. - -— Oh! donne! gridò il vecchio soldato, io le conosco bene dalla loro -immaginazione romanzesca; tutto ciò che sa di misterioso, è loro caro. -Così avete veduto il braccio, e niente altro? voi potreste incontrare -la regina che non la riconoscereste! ella potrebbe incontrar voi e non -saprebbe chi voi siete. - -— No, ma mercè questo diamante... riprese il giovane. - -— Ascoltate, disse il sig. de Tréville, volete voi che io vi dia un -consiglio, un buon consiglio, un consiglio da amico? - -— Voi mi farete un onore, signore, disse d'Artagnan. - -— Ebbene! ebbene! andate dal primo gioielliere che trovate, e -vendetegli questo diamante per quello che vi darà; per quanto ebreo -possa essere, voi ne ritroverete sempre ottocento doppie. Le doppie -non hanno nome, giovinotto; e questo anello ne ha uno terribile, e che -potrebbe tradire quello che lo porta. - -— Io vendere questo anello? un anello che mi è stato dato dalla mia -sovrana? mai! disse d'Artagnan. - -— Allora voltate la pietra dal lato interno della mano, povero ragazzo, -perchè si sa che un cadetto di Guascogna non ritrova simili gioielli -nello scrigno di sua madre. - -— Voi dunque credete che io abbia qualche cosa da temere? domandò -d'Artagnan. - -— Vale a dire, giovane, che quegli che si addorme sopra ad una mina -colla miccia accesa, deve riguardarsi, al vostro confronto, più sicuro -di voi. - -— Diavolo! disse d'Artagnan che cominciava ad inquietarsi del tuono -di sicurezza con cui parlava il sig. de Tréville: Diavolo! e che cosa -dovrò dunque fare? - -— Prima di tutto star sempre in guardia. Il ministro ha la memoria -tenace e la mano lunga, siate sicuro che vi giuocherà qualche brutto -giuoco. - -— Ma quale? - -— Lo so io forse? non ha egli al suo servizio tutte le cabale del -demonio? il meno che vi possa accadere è di essere arrestato. - -— Come! si oserebbe arrestare un uomo al servizio di Sua Maestà? - -— Perdinci! non si sono presi pena per Athos; in ogni modo, giovane -pazzarello, credete ad un uomo che sta alla corte da trent'anni, non vi -addormite nella vostra sicurezza, o sarete perduto. Anzi al contrario, -e sono io che ve lo dico, temete un nemico dappertutto e in tutti. -Se vi si muove contesa evitatela, fosse ancora un fanciullo di dieci -anni che ve la muovesse; se veniste attaccato di notte o di giorno, -battetevi sempre in ritirata senza alcun disonore; se traversate un -ponte, esplorate prima l'assito per timore che una panca vi venga meno -sotto i piedi; se passate davanti ad una casa che si sta fabbricando, -guardate bene in aria per timore che non vi cada una pietra sulla -testa; se ritornate a casa tardi la sera, fatevi seguire dal vostro -lacchè, e che il vostro sia armato, semprechè possiate fidarvi dello -stesso lacchè; diffidate di tutti, del vostro amico, e della vostra -amica in particolare. - -D'Artagnan arrossì. - -— Della mia amica! ripetè malinconicamente, e perchè piuttosto di lei -che di un altro? - -— È perchè le amiche sono uno dei mezzi favoriti del ministro, e non -ve ne è uno che non sia più speditivo. Una donna vi vende per dieci -doppie, testimonio Dalila. - -D'Artagnan pensò all'appuntamento che gli aveva dato la signora -Bonacieux per quella sera; ma noi dobbiamo dire a lode del nostro eroe, -che la cattiva opinione che il sig. de Tréville aveva delle donne -in generale, non gli inspirò il menomo sospetto contro la sua bella -padrona di casa. - -— Ma a proposito, che cosa è avvenuto dei vostri tre compagni. - -— Io stava per chiedervi se voi ne avete avuto notizie. - -— Nessuna, signore. - -— Ebbene! io li ho lasciati sulla mia strada. Porthos a Chantilly, con -un duello sulle braccia; Aramis a Creve-Coeur, con una palla in una -spalla, e Athos ad Amiens con un accusa di monetario falso sul corpo. - -— Vedete, disse de Tréville; e come avete fatto a salvarvi. - -— Per un miracolo signore; io debbo dirlo, per un colpo di spada nel -petto, e rovesciando il signor conte de Wardes, nel bosco vicino alla -città di Calais, inchiodandolo come una farfalla ad un quadro. - -— Vedete voi ancora! Wardes, un agente del ministro, un cugino di -Rochefort; sentite, mio caro amico, mi viene un'idea. - -— Dite signore. - -— Nel vostro posto io farei una cosa. - -— E quale? - -— Mentre che Sua Eccellenza mi facesse cercare a Parigi senza -trombetta, riprenderei la strada di Piccardia, e me ne anderei a -cercare le notizie dei tre miei compagni. Che diavolo! meritano essi -bene questa piccola attenzione per parte vostra. - -— Il consiglio è buono, signore, e domani io partirò. - -— Domani! e perchè non questa sera? - -— Questa sera, signore, io son trattenuto a Parigi per un affare -indispensabile. - -— Ah! giovinotto! qualche amoretto. State in guardia, ve lo ripeto, -è la donna che ha perduto tutti quanti noi siamo, e che perderà tutti -quanti noi saremo. Credetemi, partite questa sera. - -— Impossibile, signore. - -— Avete voi impegnata la vostra parola? - -— Sì, signore. - -— Allora è un'altra cosa; ma promettetemi, se non siete ucciso questa -notte, che partirete dommattina. - -— Ve lo prometto. - -— Avete voi bisogno di denaro? - -— Ho ancora cinquanta doppie. Ciò è quanto mi abbisogna, io credo. - -— Ma i vostri compagni? - -— Credo che non ne debbano esser privi; noi partimmo da Parigi, -ciascuno con settantacinque doppie in saccoccia. - -— Vi rivedrò prima della vostra partenza? - -— No, che io creda, ammenochè non vi sia qualche novità. - -— Andiamo, buon viaggio. - -— Grazie, signore. - -E d'Artagnan prese congedo dal signor de Tréville, commosso più che mai -della sua sollecitudine tutta paterna per i suoi moschettieri. - -Passò successivamente nelle case di Athos, Porthos ed Aramis, ma -nessuno di essi era ritornato; i loro lacchè erano assenti, e non si -aveva notizia alcuna di essi. - -Egli si sarebbe volentieri informato di loro presso le loro amiche, ma -non conosceva nè quella di Porthos nè quella di Aramis; in quanto ad -Athos non ne aveva. - -Passando davanti alla caserma delle guardie, dette un colpo d'occhio -alla scuderia: dei quattro superbi cavalli, tre erano già venuti. -Planchet tutto abbagliato, stava per mettersi a strigliare il terzo, -avendo già finito i due primi. - -— Ah! signore; disse Planchet, scorgendo d'Artagnan, quanto sono -contento di vedervi. - -— E perchè, Planchet? domandò il giovane. - -— Avreste voi confidenza nel sig. Bonacieux nostro ospite? - -— Io! niente affatto. - -— Oh! quanto fate bene, signore! - -— Ma perchè mi fai questa domanda? - -— Perchè! mentre discorrevate con lui, io lo osservava senza -ascoltarvi, signore; la sua figura ha cambiato due o tre volte di -colore. - -— Bah! - -— Signore, non avete rimarcato questo! preoccupato come eravate di -quella lettera che avevate ricevuta non avete rimarcato ciò; ma io, al -contrario, che stava all'erta pel modo strano con cui è entrata questa -lettera in casa, non ho perduto un movimento della sua fisonomia. - -— E tu l'hai trovata... - -— Traditora, signore. - -— Davvero? - -— Di più, tosto che il signore lo ebbe lasciato, e che passò l'angolo -della strada, il sig. Bonacieux ha chiusa la sua porta e si è messo a -correre per la strada opposta. - -— Infatti, tu hai ragione, Planchet, tutto questo mi sembra un poco -strano, e sta tranquillo, noi non gli pagheremo il nostro affitto se -non ci ha spiegato categoricamente l'affare. - -— Il signore celia, ma il signore vedrà. - -— Che vuoi tu, Planchet! ciò che deve accadere, sta scritto. - -— Il signore dunque non rinunzia alla sua passeggiata di questa sera? - -— Tutto il contrario, Planchet! con quanto più io l'avrò contro il sig. -Bonacieux, tanto più andrò all'appuntamento che mi ha assegnato quella -lettera che tanto ti agita. - -— Allora poi, se questa è la risoluzione del signore... - -— Innamovibile, amico mio; così adunque a sette ore tienti pronto qui -al palazzo, io verrò a prenderti. - -Planchet, vedendo che non vi era più alcuna speranza di fare rinunciare -al suo padrone il progetto, mandò un profondo sospiro e si mise a -strigliare il terzo cavallo. - -In quanto a d'Artagnan, siccome in fondo era un giovine pieno di -prudenza, invece di rientrare in casa sua, se ne andò a pranzare da -quel prete guascone, che, nel momento di ristrettezza dei quattro -amici, aveva loro data una colezione di cioccolata. - - - - -CAPITOLO XXIV. - -IL PADIGLIONE - - -A nove ore d'Artagnan era alla caserma delle guardie; egli trovò -Planchet, sotto le armi. Il quarto cavallo era giunto. - -Planchet era armato col suo moschetto e con una pistola. - -D'Artagnan aveva la sua spada, e mise alla sua cintura un paio di -pistole; quindi entrambi inforcarono un cavallo e partirono senza far -rumore. Era una notte oscura, e nessuno li vide sortire. Planchet si -mise dietro al suo padrone e camminava alla distanza di dieci passi. - -D'Artagnan traversò il fiume, sortì dalla porta della conferenza, e -seguì il grazioso sentiero, molto più bello allora che in oggi, e che -conduce a Saint-Cloud. - -Fino a tanto che furono in città, Planchet conservò rispettosamente la -distanza che si era imposta, ma quando il sentiero cominciò a divenir -più deserto e più oscuro, egli si avvicinò dolcemente, tanto bene, che -allorquando entrarono nel bosco di Boulogne, si ritrovò naturalmente -a camminare di fianco al suo padrone. Di fatto noi non dobbiamo -dissimulare che l'oscillazione dei grandi alberi e il riflesso della -luna sui tigli, gli cagionavano una viva inquietudine. D'Artagnan si -accorse che accadeva qualche cosa di straordinaria nel suo lacchè. - -— Ebbene! sig. Planchet, gli domandò, che cosa abbiamo di nuovo? - -— Non ritrovate voi, signore, che i boschi sono come le chiese? - -— Perchè, Planchet? - -— Perchè in questi non si osa parlare ad alta voce come in quelle. - -— E perchè non osi tu parlare ad alta voce, Planchet? perchè hai paura. - -— Paura di esser inteso? sì, signore. - -— Di essere inteso! ma pure la nostra conversazione è morale, mio caro -Planchet, e nessuno potrebbe ritrovarvi che dire. - -— Ah! signore, riprese Planchet ritornando alla sua idea primitiva, il -sig. Bonacieux ha pur qualche cosa di sinistro nel suo sopracciglio, e -di disgustoso nel movimento delle sue labbra! - -— Che diavolo ti fa pensare a Bonacieux? - -— Signore, si pensa a ciò che si può, e non a ciò che si vuole. - -— Perchè tu sei un poltrone, Planchet. - -— Signore, non confondiamo la prudenza con la poltroneria; la prudenza -è una virtù. - -— Tu sei virtuoso, non è vero, Planchet? - -— Signore, non è la canna di un moschetto quella che traluce laggiù, se -noi abbassassimo la testa?... - -— In verità, mormorò d'Artagnan, a cui ritornavano in mente le -raccomandazioni del sig. de Tréville; in verità questo animale finirà -col farmi paura. - -E mise il suo cavallo al trotto. - -Planchet seguì il movimento del suo padrone, come se fosse stata -esattamente la sua ombra, e si ritrovò a trottare vicino a lui. - -— Dovremo noi camminare così tutta la notte, signore? domandò egli. - -— No, Planchet tu sei arrivato. - -— Come! io sono arrivato, e voi, signore? - -— Io vado ancora qualche passo più avanti. - -— E il signore mi lascia qui solo? - -— Tu hai paura, Planchet? - -— No, ma io faccio osservare soltanto al signore, che la notte sarà -molto fredda, che la freschezza porta dei reumatismi, e che un lacchè -reumatizzato è un tristo servitore, particolarmente per un padrone -attivo come il signore. - -— Ebbene se tu hai freddo, Planchet, entrerai in una di quelle bettole -che vedi laggiù, e mi aspetterai dommattina alle sei davanti alla -porta. - -— Signore, io ho bevuto e mangiato rispettosamente lo scudo che mi -avete regalato questa mattina, dimodochè non mi resta neppur un soldo -traditore nel caso che avessi freddo. - -— Ecco una mezza doppia. Addio, a domani. - -D'Artagnan discese dal suo cavallo, infilò le redini nel braccio di -Planchet, e si allontanò rapidamente avviluppandosi nel suo mantello. - -— Mio Dio! che freddo che ho! gridò Planchet, tostochè ebbe perduto di -vista il suo padrone. - -E, ansioso come egli era per riscaldarsi, si affrettò di battere alla -porta di una casa adorna di tutti gli attributi di una bettola. - -Frattanto d'Artagnan, che si era gettato in un piccolo sentiero di -traverso, aveva continuata la sua strada ed era giunto a Saint-Cloud, -ma invece di seguire la strada maestra, voltò dietro al castello, -entrò in una specie di viottolo molto appartato, e si trovò ben presto -dirimpetto al padiglione indicato. Esso era posto in un luogo del tutto -deserto. Un gran muro all'angolo del quale era questo padiglione, si -innalzava di fianco a questo viottolo e dall'altra una siepe difendeva -dai passeggieri un piccolo giardino nel fondo del quale si innalzava -una trista capanna. - -Egli era giunto al luogo dell'appuntamento e siccome non gli era stato -detto di annunziare la sua presenza con alcun segnale, egli aspettò. - -Nessun rumore si fece intendere, si sarebbe detto che erano a cento -leghe dalla capitale: d'Artagnan si appoggiò alla siepe, dopo aver dato -un colpo d'occhio dietro a se. Al di là di questa siepe, di questo -giardino e di questa capanna, una folta nebbia avviluppava l'immenso -spazio su cui dorme Parigi; immensità vuota, rumoreggiante, ove -brillavano alcuni punti luminosi, stelle funeree di questo inferno. - -Ma per d'Artagnan tutti gli aspetti rivestivano una forma felice; -tutte le idee avevano un sorriso; tutte le tenebre diafane, l'ora -dell'appuntamento stava per suonare. - -Infatti, in capo a qualche istante, il martello di Saint-Cloud lasciò -cadere lentamente dieci colpi sulla larga campana. - -Vi era qualche cosa di lugubre in questa voce di bronzo, che si -lamentava in tal modo nel mezzo della notte. - -Ma ciascuno di quei colpi che componevano l'ora aspettata, vibrava -armoniosamente sul cuore del giovane. - -I suoi occhi erano fissi sul piccolo padiglione posto all'angolo del -muro, di cui tutte le finestre erano chiuse da persiane, eccettuatane -una sola al primo piano. - -A traverso di questa finestra risplendeva una dolce luce che -inargentava il fogliame tremolante di due o tre tigli, che si -innalzavano formando un gruppo al di fuori del palco. Evidentemente -dietro questa piccola finestra, così graziosamente illuminata, la bella -sig. Bonacieux l'aspettava. Un ultimo sentimento di pudore soltanto la -tratteneva ancora, ma ora che erano suonate le dieci, la finestra stava -per aprirsi, e d'Artagnan riceveva finalmente dalle mani dell'amore il -premio della sua affezione. - -Lusingato da questa dolce idea, d'Artagnan dal canto suo aspettò -una mezz'ora senza alcuna impazienza, cogli occhi fissi sopra questo -soggiorno, di cui dall'alto della finestra, d'Artagnan scuopriva una -parte del soffitto coi bassi rilievi dorati, che facevano fede della -eleganza del rimanente dell'appartamento. - -L'orologio di Saint-Cloud suonò dieci ore e mezzo. - -Questa volta, senza che d'Artagnan capisse il perchè, un brivido gli -percorse le vene. Fors'anche il freddo cominciava ad investirlo, e -prendeva per una impressione morale una sensazione del tutto fisica. - -Gli venne quindi l'idea di aver letto male, e che l'appuntamento fosse -per le undici ore soltanto. - -Si avvicinò alla finestra, si pose ad un raggio di luce, cavò -di saccoccia la lettera e la rilesse; egli non si era sbagliato, -l'appuntamento era per le dieci ore. - -Andò a riprendere il suo posto, cominciando ad essere molto inquieto -per quel silenzio, e per quella solitudine. - -Suonarono le undici ore. - -D'Artagnan cominciò a temere che veramente fosse accaduto qualche cosa -alla sig. Bonacieux. - -Battè tre colpi con le sue mani, segnale ordinario di tutti -gl'innamorati, ma nessuno gli rispose, neppure l'eco. - -Allora pensò con un certo dispetto che, forse la giovane sposa si fosse -addormentata nell'aspettarlo. - -Si avvicinò al muro e tentò di arrampicarvisi; ma il muro era di -recente intonacato, e d'Artagnan tentò inutilmente le sue unghie. - -In questo momento contemplò gli alberi di cui le foglie continuavano -ad esser inargentate dalla luce della finestra, e siccome uno di essi -sporgeva sul viottolo pensò che per mezzo di questo albero, il suo -sguardo avrebbe potuto penetrare nel padiglione. - -L'albero era facile. D'altronde d'Artagnan aveva appena 20 anni, e -per conseguenza si ricordava ancora del suo mestiere di scolaro. In un -istante fu tra i rami, e attraverso i vetri trasparenti, il suo sguardo -penetrò nell'interno del padiglione. - -Cosa strana e che fece fremere d'Artagnan dalla pianta dei piedi -alla radice dei capelli; questa cara luce, questa tranquilla lampada -illuminava una scena di spaventevole disordine, uno dei cristalli -della finestra era rotto, la porta della camera era stata sfondata, -e mezzo fracassata pendeva dai gangheri; una tavola che doveva essere -stata apparecchiata per una deliziosa cena, era rovesciata a terra; le -bottiglie in pezzi, le frutta schiacciate erano sparse pel pavimento. -In questa camera tutto provava che vi era accaduta una lotta violenta -e disperata; d'Artagnan credè pure di scorgere, in mezzo a quella -confusione, dei lembi di veste, e qualche macchia di sangue nella tenda -e nella tovaglia. - -Si affrettò di tornare a discendere nella strada, con un orribile -battito di cuore; volle vedere se avesse ritrovato altre tracce di -violenza. - -La piccola luce soave brillava sempre nella calma della notte. Allora -d'Artagnan si accorse, cosa che non aveva prima rimarcato, poichè -nessuna cosa lo spingeva a fare questo esame, che il suolo qua e là -pestato e affondato, presentava delle tracce di piedi d'uomini e di -cavalli, inoltre le ruote di una carrozza che sembrava venire dalla -direzione di Parigi, avevano solcato nella terra molle una profonda -rotaia che non oltrepassava il padiglione, e che voltava invece -nuovamente verso Parigi. - -Finalmente d'Artagnan, continuando le sue ricerche, ritrovò vicino al -muro un guanto stracciato di donna; e questo guanto, nei luoghi ove -non aveva toccato il suolo fangoso, presentava tutti i caratteri di un -guanto novissimo. Era uno di quei guanti profumati che gli innamorati -desiderano di togliere da una bella mano. - -A misura che d'Artagnan continuava le sue investigazioni, un sudore -più abbondante e più agghiacciato stillava dalla sua fronte; il suo -cuore era stretto da una orribile angoscia, la sua respirazione era -anelante; e pure, andava dicendo a se stesso per tranquillizzarsi, -che questo padiglione forse non aveva niente di comune colla signora -Bonacieux, e che la giovane sposa gli aveva dato appuntamento davanti -e non dentro a questo padiglione; che forse era stata trattenuta a -Parigi dal suo servizio, o dalla gelosia di suo marito. Ma tutti questi -ragionamenti erano battuti in trincea, erano distrutti, rovesciati da -quel sentimento d'intimo dolore che s'impadronisce di tutto il nostro -essere, e ci guida per mezzo di tutto ciò che è destinato in noi a -farci capire, che una gran disgrazia gravita su di noi. - -Allora d'Artagnan divenne quasi insensato, corse sulla strada maestra, -ritornò per quella via d'onde era venuto s'innoltrò fino alla barca, e -interrogò il passatore. - -Verso le sette ore di sera, il passatore aveva fatto traversare il -fiume ad una donna, avvolta in un mantello nero, che sembrava avesse -tutto l'interesse di non farsi conoscere; ma precisamente a cagione -di tutte le precauzioni che prendeva, il passatore vi aveva fatta una -maggiore attenzione, e si era accorto che essa era giovane e bella. - -Quantunque allora, come in oggi, vi fosse una quantità di donne belle -e giovani che andavano a Saint Cloud, e che avevano interesse di -non essere riconosciute, pure d'Artagnan non dubitò un momento che -non fosse stata la signora Bonacieux quella che il passatore aveva -rimarcata. - -D'Artagnan approfittò della lanterna del passatore per rileggere anche -una volta il biglietto della signora Bonacieux e assicurarsi che non -si era sbagliato, che l'appuntamento era realmente per le dieci ore a -Saint-Cloud e non altrove, davanti al padiglione del sig. Estrées e non -in altra strada. - -Tutto concorreva a provare a d'Artagnan che i di lui presentimenti non -lo ingannavano; e che era accaduta qualche gran disgrazia. - -Riprese correndo la via del castello; gli sembrava che nella sua -assenza potesse essere accaduto qualche cosa di nuovo, e che là lo -aspettassero nuove informazioni. - -Il viottolo era sempre deserto, e la stessa luce calma e dolce si -spandeva dalla finestra. - -Pensò allora d'Artagnan che quella cieca e muta capanna poteva parlare. - -La porta del recinto era chiusa, ma egli saltò per di sopra alla siepe, -e, ad onta dei latrati di un grosso cane alla catena, si avvicinò alla -capanna. - -Al primo colpo che battè, nessuno rispose. Lo stesso silenzio di morte -regnava nella capanna come nel padiglione; però, siccome questa capanna -era l'ultima risorsa, egli si ostinò. - -Ben presto gli sembrò sentire nell'interno un leggero rumore, rumore di -timore, e che sembrava esso stesso tremare per paura di essere inteso. - -Allora d'Artagnan cessò dal battere, e pregò con un accento -d'inquietudine e di promesse, di spavento e di lusinghe, in modo che -la sua voce era atta a tranquillizzare il più pauroso. Finalmente, si -aprì un vecchio sportello tarlato, o piuttosto si socchiuse, e richiuse -subito dopo che il debole raggio di una lampada ebbe percosso sulla -bandoliera, sulla guardia della spada e sulla incassatura delle pistole -di d'Artagnan. Però, per quanto fu rapido il movimento, d'Artagnan ebbe -il tempo di travedere la testa di un vecchio. - -— In nome del cielo! diss'egli, ascoltatemi; aspettava qualcuno che -non viene; io muoio d'inquietudine. Sarebbe accaduta qualche disgrazia -nelle vicinanze? Parlate. - -La finestra si aprì lentamente, e comparve di nuovo la stessa figura, -solamente essa era più pallida ancora della prima volta. - -D'Artagnan raccontò ingenuamente la sua storia fuorchè i nomi; gli -disse come aveva un appuntamento con una giovanotta davanti a quel -padiglione, e come, non vedendola venire, era salito sopra un tiglio, e -al chiarore della lampada aveva veduto il disordine della camera. - -Il vecchio lo ascoltò attentamente facendo segni che approvava il -tutto; quindi allorquando d'Artagnan ebbe finito, egli alzò la testa -con un aspetto che non annunziava niente di buono. - -— Che volete dire? gridò d'Artagnan, in nome del cielo! sentiamo, -spiegatevi. - -— Oh! signore, disse il vecchio, non mi domandate niente: poichè se io -vi dicessi quello che ho veduto, certamente non mi accadrebbe nulla di -buono. - -— Voi dunque avete veduto qualche cosa, in nome del cielo! continuò -egli gettandogli una mezza doppia, dite, dite ciò che avete veduto, cd -io vi do la mia parola da gentiluomo, che nessuna delle vostre parole -escirà dal mio cuore. - -Il vecchio lesse sul viso di d'Artagnan tanta franchezza e tanto -dolore, che gli fece cenno d'ascoltare; e disse a bassa voce: - -— Erano circa nove ore, aveva inteso qualche rumore sulla strada e -desiderava sapere ciò che poteva essere, allorchè nell'avvicinarmi -alla mia porta, m'accorsi che v'era chi cercava d'entrare. Siccome -son povero, e non ho paura di essere derubato, andai ad aprire, e vidi -tre uomini a poca distanza. Fra l'ombra vidi una carrozza con cavalli -attaccati e cavalli tenuti a mano. Questi cavalli tenuti a mano erano -evidentemente quelli dei tre uomini ch'erano vestiti da cavalieri. - -« — Miei buoni signori, gridai, che cosa domandate? - -« — Tu devi avere una scala, mi disse quegli che sembrava il capo della -scorta. - -« — Sì, signore, quella con cui raccolgo le mie frutta. - -« — Daccela, e rientra; ecco uno scudo per l'incomodo che ti -procuriamo. Ricordati però soltanto, che se dici una parola di quello -che or'ora vedrai, o sentirai (poichè sono persuaso che per quante -minacce ti possiamo fare, tu vorrai vedere e ascoltare) tu sei perduto. - -«A queste parole mi gettò uno scudo, che io raccolsi, ed egli prese la -mia scala. - -«Effettivamente dopo aver chiusa la porta della siepe dietro loro, feci -sembiante di ritornare in casa, ma ne risortii subito dalla porta di -dietro, mi strisciai fra l'oscurità, e giunsi fino a quel gruppo di -cerri in mezzo del quale potei veder tutto senza esser veduto. - -«I tre uomini fecero sortire un piccolo personaggio grosso, corto, -coi capelli grigi, vestito meschinamente di un colore scuro che salì -con precauzione per la scala guardò nascostamente nell'interno della -camera, discese a passo di lupo, e mormorò a bassa voce: - -«È lei! - -«Tosto quello che mi aveva parlato s'avvicinò alla porta del -padiglione, l'aprì con una chiave che aveva in saccoccia, richiuse la -porta e disparve. Nello stesso tempo gli altri due uomini salirono per -la scala. Il piccolo vecchio rimaneva presso la carrozza, un cocchiere -tratteneva i cavalli della carrozza, un lacchè custodiva quelli da -sella. - -«Ad un tratto altissime grida si fecero sentire nel padiglione, una -donna accorse alla finestra e l'aprì come per precipitarvisi. Ma -subito che vide i due uomini, ella si gettò indietro: i due uomini si -slanciarono dopo di lei nella camera. - -Allora io non vidi più niente, ma intesi il rumore dei mobili che si -rompevano. La donna gridava e chiamava soccorso. Ma ben presto queste -grida furono soffocate. Gli uomini si riavvicinarono alla finestra, -trasportando la donna fra le loro braccia; due discesero dalla scala -e la riportarono in carrozza, in cui dopo lei entrò il vecchio. Quello -che era rimasto nel padiglione richiuse l'invetriata un istante, dopo -sortì dalla porta, e andò ad assicurarsi che la donna era realmente -in carrozza; i suoi due compagni lo aspettavano di già a cavallo, egli -pure saltò sul suo; il lacchè prese il suo posto al lato del cocchiere; -la carrozza partì al gran galoppo scortata dai tre cavalieri, e -tutto fu finito. Da quel momento non ho più veduto, non ho più inteso -niente.» - -D'Artagnan oppresso da una così terribile notizia, restò immobile -e muto nel mentre che tutti i demonii della collera e della gelosia -urlavano nel suo cuore. - -— Ma, mio gentiluomo, riprese il vecchio, sul quale questa muta -disperazione produceva certo maggiore effetto che non avrebbero fatto -le grida e le lagrime; su via, non vi desolate; essi non ve l'hanno -uccisa; ecco l'essenziale. - -— Sapete voi, presso a poco, disse d'Artagnan, che uomo è quello che ha -condotta questa infame spedizione? - -— Io non lo conosco. - -— Ma poichè gli avete parlato, lo avete potuto vedere. - -— Ah! sono i suoi connotati quelli che mi chiedete? - -— Sì. - -— Un uomo grande, secco, bruno, baffi neri, occhio nero, e l'aspetto da -gentiluomo. - -— È lui! gridò d'Artagnan; sempre lui! sempre lui! è il mio demonio, a -quanto pare. E l'altro? - -— Quale? - -— Il piccolo. - -— Oh! quello non è un signore; ve ne garantisco; d'altronde egli -non portava la spada, e gli altri lo trattavano senza alcuna -considerazione. - -— Qualche lacchè, mormorò d'Artagnan. Ah! povera donna! chi sa che cosa -ne hanno fatto! - -— Voi mi avete promesso il secreto, disse il vecchio. - -— E vi rinnovo la mia promessa; siate tranquillo, io sono un -gentiluomo. Un gentiluomo non ha che la sua parola, ed io vi do la mia. - -D'Artagnan, coll'animo spossato, riprese il cammino della barca. A -momenti egli non poteva credere che fosse la signora Bonacieux, e -sperava di rivederla all'indomani al Louvre; a momenti credeva che -avesse avuto un intrigo con qualcun altro, e che un geloso l'avesse -fatta sorprendere e rapire. Egli fluttuava, si desolava, si disperava. - -— Oh! se avessi qui i miei amici! gridava egli, almeno avrei qualche -speranza di ritrovarla; ma chi sa che cosa è avvenuto di loro stessi. - -Era circa mezzanotte; trattavasi di Planchet. D'Artagnan si fece aprire -successivamente tutte le bettole nelle quali scoprì un poco di luce; in -nessuna di esse ritrovò Planchet. - -Alla sesta, cominciò a riflettere che la domanda era un poco azzardosa. -D'Artagnan aveva dato appuntamento al suo lacchè per le sei della -mattina, ed in qualunque luogo egli si fosse ritirato, era nel suo -diritto. - -D'altronde venne al giovane questa idea, che restando nelle vicinanze -del luogo ov'era accaduto l'avvenimento, otterrebbe forse qualche -schiarimento su questo misterioso affare. Alla sesta bettola, come -si disse, d'Artagnan dunque si fermò, chiese una bottiglia di vino -di prima qualità, si appoggiò al gomito nell'angolo il più oscuro; -e si decise di aspettare così il giorno; questa volta pure la sua -speranza fu delusa, e quantunque ascoltasse ad orecchie tese, non -sentì, in mezzo alle imprecazioni, ai lazzi ed alle ingiurie che si -andavano scambiando fra di loro gli operai, i lacchè e i birocciai -che componevano l'onorevole società di cui egli faceva parte, niente -che potesse metterlo sulle tracce della povera donna rapita. Gli fu di -necessità, dopo dì avere bevuta la sua bottiglia, tanto per ingannare -il tempo, come per non risvegliare sospetti, di cercare in un angolo la -posizione più possibilmente soddisfacente, e addormirsi o bene o male. -D'Artagnan, si sa che aveva vent'anni, e a questa età il sonno ha dei -diritti imprescrittibili che reclama imperiosamente, anche nei cuori i -più disperati. - -D'Artagnan si risvegliò verso le sei ore del mattino, con quel -mal'essere che d'ordinario accompagna la punta del giorno, dopo una -cattiva notte. La sua toaletta non era lunga da farsi; si tastò per -assicurarsi che non avevano approfittato del suo sonno per rubarlo, -ed avendo ritrovato il suo diamante al suo dito, la borsa nella sua -tasca, e le sue pistole alla cintura, si alzò; pagò la sua bottiglia, -e sortì per vedere se sarebbe stato più fortunato nella ricerca del -suo lacchè la mattina, di quello che la notte. In fatti, la prima cosa -che scoperse, a traverso la nebbia umida e grigiastra, fu l'onesto -Planchet, che con i due cavalli alla mano, lo aspettava davanti una -piccola bettola oscura, innanzi la quale d'Artagnan era passato, senza -neppure sospettare della esistenza di lui. - - - - -CAPITOLO XXV. - -PORTHOS - - -Invece di rientrare direttamente in casa sua, d'Artagnan mise piede -a terra alla porta del sig. de Tréville e montò rapidamente la scala. -Questa volta egli era deciso di raccontargli tutto quanto era accaduto. -Senza fallo gli avrebbe dati dei buoni consigli in tutto questo affare, -poi, siccome il sig. de Tréville vedeva quasi tutti i giorni la regina, -potrebbe ottenere da Sua Maestà qualche informazione sulla povera -donna, alla quale forse facevano scontare il suo attaccamento per la -sua padrona. - -Il sig. de Tréville ascoltò il racconto del giovane con una gravità che -provava che egli vedeva in tutta questa avventura tutt'altra cosa che -un intrigo amoroso, quindi, quando d'Artagnan ebbe finito: - -— Hum! diss'egli, tutto ciò odora di Sua Eccellenza una lega distante. - -— Ma che fare? disse d'Artagnan. - -— Niente, assolutamente niente, a quest'ora, se non che lasciare -Parigi, come l'ho detto, ed il più presto possibile. Io vedrò la -regina, le racconterò i particolari della sparizione di questa povera -donna, ch'ella senza dubbio ignora. Questi particolari la guideranno -certamente, dal canto suo, e al vostro ritorno, forse avrò qualche -buona notizia da darvi. Restatevene sicuro su me. - -D'Artagnan sapeva che quantunque Guascone, il sig. de Tréville non -aveva l'abitudine di promettere, e che, quando per caso prometteva, -manteneva più di quello che aveva promesso. Egli dunque lo salutò, -pieno di riconoscenza pel passato e per l'avvenire, ed il degno -capitano che, dal canto suo, provava un vivo interesse per questo -giovine così bravo e così risoluto, gli strinse affettuosamente la -mano, e gli augurò un buon viaggio. - -Deciso di mettere in pratica i consigli del sig. de Tréville, -d'Artagnan s'incamminò verso la strada dei Fossoyeurs, affine di -vegliare ai preparativi del suo viaggio. Avvicinandosi al n. 11, -riconobbe il sig. Bonacieux in abito da mattina, in piedi sul limitare -della sua porta. Tutto ciò che gli aveva detto il giorno innanzi -Planchet sul carattere sinistro del ospite, ritornò allora al pensiero -di d'Artagnan, che lo guardò più attentamente che aveva fatto fino -allora. Infatti, oltre quel pallore giallastro e malaticcio, che indica -l'infiltrazione della bile nel sangue, e che d'altronde poteva essere -solamente accidentale, d'Artagnan rimarcò qualche cosa di perfida -ribalderia nell'attitudine delle rughe del suo viso. Un birbante non -ride nello stesso modo che un galantuomo, un ipocrita non piange nello -stesso modo che un uomo di buona fede. Ogni falsità è una maschera, e -per quanto questa maschera sia ben fatta, si giunge sempre, con un poco -d'attenzione, a distinguerla da un vero viso. - -Sembrò adunque a d'Artagnan che il signor Bonacieux portasse una -maschera, e che di più questa maschera fosse delle più disaggradevoli a -vedersi. - -Egli stava adunque, vinto dalla sua riputazione per questo uomo, per -passare davanti a lui senza parlargli, quando come aveva fatto il -giorno innanzi, il sig. Bonacieux lo interpellò. - -— Ebbene, giovinotto, gli disse, mi sembra che noi facciamo delle -grasse nottate? sette ore del mattino, peste! Sembra che voi rivoltiate -tutte le abitudini comuni, mentre rientrate all'ora che gli altri -sortono. - -— Non vi si potrà fare lo stesso rimprovero, mastro Bonacieux, disse -il giovine, che voi siete il modello delle persone regolate. È vero -che quando si possiede una giovane e bella sposa non si ha bisogno di -correr dietro alla fortuna: è la fortuna che viene a trovare, non è -vero sig. Bonacieux? - -Bonacieux divenne pallido come un cadavere, facendo uno sconcio sorriso. - -— Ah! ah! disse Bonacieux, voi siete uno scherzoso compagno. Ma dove -diavolo siete stato a correre questa notte, mio giovane padrone? sembra -che non faccia buono nelle strade traverse. - -D'Artagnan abbassò i suoi occhi verso gli stivali tutti ricoperti di -fango; ma con lo stesso movimento portò i suoi sguardi sulle scarpe -e sulle calze del merciaio: si sarebbe detto che le avesse immerse -nello stesso fango, gli uni e le altre erano macchiate di lordure -assolutamente eguali. - -Allora un'idea subitanea traversò lo spirito di d'Artagnan. Quel -piccolo uomo grosso, corto, grigiastro, quella specie di lacchè, -vestito con abito scuro, trattato senza riguardi dagli uomini d'arme -che componevano la scorta, era lo stesso Bonacieux. Il marito aveva -presieduto al rapimento di sua moglie. - -Venne allora a d'Artagnan una volontà terribile di saltare alla gola -del merciaio, e di strangolarlo; ma noi lo abbiamo detto, egli era un -giovane molto prudente, e perciò si contenne. Però la rivoluzione che -si era fatta nel suo viso, era stata così visibile, che Bonacieux ne -fu spaventato, e tentò di dare addietro un passo; ma egli trovavasi -precisamente davanti al battente della porta, che era chiusa, e -l'ostacolo materiale che incontrò lo sforzò di trattenersi allo stesso -posto. - -— Ma, voi che scherzate, mio bravo uomo, disse d'Artagnan, mi sembra, -che se i miei stivali hanno bisogno della spugna, le vostre calze e le -vostre scarpe abbiano bisogno della spazzola. Forse che, dal vostro -canto, voi pure avete avuto bisogno di correre la campagna, mastro -Bonacieux? Ah! diavolo! non sarebbe perdonabile ad un uomo della vostra -età, e che, di più, ha una bella moglie come la vostra. - -— Oh! mio Dio, no, disse Bonacieux, ma ieri sono stato a Saint-Mandè -per prendere delle informazioni sopra di una serva, di cui non posso -assolutamente fare a meno, e siccome le strade erano cattive, mi sono -imbrattato con questo fango, che non ho ancora avuto il tempo di fare -scomparire. - -Il luogo che indicava Bonacieux, come quello che era stato la meta -della sua corsa, fu una nuova prova in appoggio dei sospetti che -aveva concepiti d'Artagnan. Bonacieux aveva detto Saint-Mandè, perchè -Saint-Mandè è il punto assolutamente opposto a Saint-Cloud. - -Questa probabilità gli fu una prima consolazione. Se Bonacieux sapeva -ove era sua moglie, si potrebbe sempre, impiegando mezzi estremi, -costringere il merciaio a schiudere i denti ed a lasciare sfuggire -il segreto. Si trattava soltanto di cambiare questa probabilità in -certezza. - -— Perdono, mio caro Bonacieux, se io tratto con voi senza complimenti, -ma niente mi altera tanto, quanto il non aver dormito; io ho una sete -rabbiosa; permettetemi adunque di prendere un bicchier d'acqua in casa -vostra; voi lo sapete, ciò non si nega ad un vicino. - -E senza aspettare il permesso del suo ospite, d'Artagnan entrò -prestamente in casa, e gettò un rapido colpo d'occhio sul letto. Il -letto non era stato guastato. Bonacieux non era andato a riposare. -Era dunque soltanto un'ora o due che era entrato; aveva accompagnato -sua moglie fino al luogo ove era stata condotta, o per lo meno fino al -primo cambio di cavalli. - -— Grazie, mastro Bonacieux, disse d'Artagnan vuotando il suo bicchiere, -ecco tutto ciò che io voleva da voi; ora rientro nelle mie camere, vado -a farmi spazzolare gli stivali da Planchet, e quando avrà finito, ve lo -manderò, se volete, per spazzolare le vostre scarpe. - -Egli lasciò il merciaio sbalordito da questo singolare addio, e si -domandò, se erasi infilzato da se stesso. - -Sull'alto della scala, trovò Planchet tutto spaventato. - -— Ah! signore, gridò il lacchè, subito che scorse il suo padrone, -eccone un'altra, e mi rincresceva che tardaste a rientrare! - -— Che c'è dunque? domandò d'Artagnan. - -— Oh! io ve la lascio indovinare in cento, ve la lascio in mille a -indovinare la visita che ho ricevuto nella vostra assenza. - -— E quando? - -— Sarà una mezz'ora, mentre voi eravate dal sig. de Tréville. - -— E chi è venuto adunque? sentiamo, parlate. - -— Il sig. de Cavois. - -— Il sig. de Cavois. - -— In persona. - -— Il capitano delle guardie di Sua Eccellenza? - -— Lui stesso. - -— Egli veniva ad arrestarmi! - -— Io ne ho dubitato, signore, e ciò malgrado la sua aria lusinghiera. - -— Aveva l'aria lusinghiera, dici tu? - -— Vale a dire, egli era tutto miele signore. - -— Davvero? - -— Egli veniva, a quando disse, per parte di sua Eccellenza, che vi vuol -molto bene, per pregarvi di seguirlo al Palazzo Reale. - -— E tu gli hai risposto? - -— Che la cosa era impossibile, attesochè voi eravate fuori di casa, -come poteva verificare. - -— Allora che cosa ha detto? - -— Che voi non manchiate nella giornata di passare da lui; quindi -ha soggiunto a bassa voce: «Dì al tuo padrone che Sua Eccellenza è -disposto benissimo in di lui favore, che la sua fortuna forse dipende -da questa visita.» - -— Il laccio è teso con poca furberia per parte del ministro, riprese -sorridendo il giovane. - -— Io pure ho veduto il laccio, ed ho risposto, che voi ne sareste -disperato al vostro ritorno. - -« — E dove è andato? chiese il signor de Cavois. - -« — A Troyes nella Champagne, ho risposto. - -« — E quando è partito? - -« — Ieri sera. - -— Planchet, amico mio, interruppe d'Artagnan tu sei veramente un uomo -prezioso. - -— Voi capirete, signore, io ho pensato che sareste sempre in tempo di -smentirmi, se voi desiderate vedere il sig. de Cavois, dicendo che non -eravate partito; in questo caso sarei io che avrei detta la bugia, e -siccome io non sono un gentiluomo, così posso mentire. - -— Assicurati, Planchet, tu conserverai la tua riputazione di uomo -veridico; fra un quarto d'ora noi partiremo. - -— Questo era il consiglio che voleva dare al signore; senza esser -troppo curioso, posso io sapere dove andremo? - -— Perdinci! dalla parte opposta a quella verso la quale tu hai detto -che io sono andato. D'altronde, non hai tu pure gran fretta di avere -notizie di Grimaud, di Mousqueton e di Bazin, come ho io di sapere ciò -che sia avvenuto di Athos, Porthos e Aramis? - -— Sì, certamente, signore, ed io partirò quando vorrete: l'aria di -provincia sarà migliore per noi, a quanto credo, in questo momento, di -quello che l'aria di Parigi. Così dunque - -— Così dunque, fa il nostro fagotto, Planchet, e partiamo; io me ne -vado avanti colle mani in saccoccia, perchè nessuno dubiti di niente, -tu mi raggiungerai alla caserma delle guardie. A proposito Planchet io -credo che tu abbia ragione sul conto del nostro padrone di casa, e che -egli sia decisamente una terribile canaglia. - -— Ah! credetemi, signore, quando vi dico qualche cosa, io sono -fisonomista: andiamo! - -D'Artagnan discese pel primo nel modo che era stato convenuto; -quindi, per non avere niente a rimproverarsi, si diresse una seconda -volta verso l'abitazione dei suoi tre amici: non si era ricevuta -alcuna notizia di loro; soltanto era giunta per Aramis una lettera -tutta profumata con una soprascritta di un carattere molto elegante. -D'Artagnan se ne incaricò. Dieci minuti dopo, Planchet lo raggiunse -nelle scuderie della caserma delle guardie. D'Artagnan per non perder -tempo, aveva già da se stesso insellato il suo cavallo. - -— Sta bene, disse egli a Planchet, quando questi ebbe allacciata la -valigia; ora in sella gli altri tre cavalli e partiamo. - -— Credete voi che anderemo più presto con due cavalli per ciascuno? -domandò Planchet con la sua aria furbesca. - -— No, signor cattivo scherzatore, rispose d'Artagnan, ma coi nostri -quattro cavalli potremo riconoscere i nostri tre amici, se tutta volta -li troveremo vivi. - -— Cosa che sarà una gran combinazione, rispose Planchet; ma finalmente -non bisogna disperare della misericordia di Dio. - -— Amen, disse d'Artagnan saltando sul suo cavallo. - -Ed entrambi sortirono dalla caserma delle guardie, allontanandosi -ciascuno da una parte opposta della strada; l'uno dovea sortire da -Parigi per la barriera della Villette, e l'altro dalla barriera -Montemartre, per ricongiungersi al di la di S. Dionigi: manovra -strategica, che, essendo stata eseguita con una eguale puntualità, -fu coronata dai più felici resultati. D'Artagnan e Planchet entrarono -dunque assieme a Perrefitte. - -Planchet era più coraggioso, bisogna dirlo, il giorno che la notte. - -Però la sua prudenza naturale non lo abbandonava un solo istante, egli -non aveva dimenticato tutti gli incidenti del primo viaggio, e riteneva -per nemici tutti quelli che incontrava sulla strada. Ne risultava che -egli aveva continuamente il cappello alla mano, cosa che gli procurava -delle severe riprensioni per parte di d'Artagnan, il quale temeva che, -mercè quest'eccesso di gentilezza, non fosse stimato il servitore di un -uomo da poco. - -Però, sia che effettivamente quelli che passavano, fossero tocchi -dall'urbanità di Planchet, sia che questa volta non fosse stato -appostato nessuno sulla strada, i nostri due viaggiatori giunsero -a Chantilly senza alcun accidente, e discesero all'albergo del gran -San Martino, quello stesso nel quale si erano fermati nel loro primo -viaggio. - -L'oste vedendo un giovane seguito da un lacchè con due cavalli a mano, -si avanzò rispettosamente sulla porta dell'albergo. Ora siccome aveva -già fatto undici leghe, d'Artagnan giudicò a proposito di fermarsi, -fosse o non fosse Porthos nell'albergo. Quindi fors'anche non era -prudente informarsi di primo tratto su ciò che era avvenuto del -moschettiere. Ne risultò da queste riflessioni, che d'Artagnan senza -domandare notizie di chicchessia, discese; raccomandò i suoi cavalli al -suo lacchè; entrò in una piccola camera destinata a ricever quelli che -desideravano restar soli, e domandò all'oste una bottiglia del miglior -vino, ed una colezione la più buona che fosse possibile, domanda, che -corroborò ancora la buona opinione che l'albergatore aveva fatta del -giovane viaggiatore a prima vista. - -In tal guisa, d'Artagnan, fu servito con una celerità miracolosa. Il -reggimento delle guardie si reclutava fra i primi gentiluomini del -regno, e d'Artagnan, seguìto da un lacchè e viaggiando con quattro -cavalli magnifici, non poteva, ad onta della semplicità del suo -uniforme, fare a meno di ridestare sensazione. L'oste volle servirlo -da se; vedendo la qual cosa, d'Artagnan fece portare due bicchieri, e -intavolò la seguente conversazione: - -— In fede mia, mio caro albergatore, disse d'Artagnan riempiendo i -due bicchieri, io vi ho domandato del vostro miglior vino, e se voi mi -avete ingannato, sarete punito dal vostro stesso peccato, attesocchè, -siccome io detesto di bere solo, voi dovrete bere con me. Prendete -dunque questo bicchiere, e beviamo. Alla salute di chi beveremo noi, -senza ferire alcuna suscettibilità? Beviamo alla prosperità del vostro -stabilimento. - -— Vostra signoria mi fa onore, disse l'oste, ed io la ringrazio -sinceramente del suo buon augurio. - -— Ma non v'ingannate, disse d'Artagnan vi è forse più egoismo di -quello che non credete nel mio brindisi; non sono che gli stabilimenti -che prosperano quelli in cui si è ricevuti bene, negli stabilimenti -che pericolano, tutto va allo sbaraglio, e il viaggiatore è vittima -degli imbarazzi del suo albergatore; ora, io che viaggio molto, e -particolarmente su questa strada, vorrei vedere tutti gli albergatori -far fortuna. - -— Infatti, disse l'oste, non mi sembra che questa sia la prima volta -che ho l'onore di vedere il signore. - -— Bah! io sono passato almeno dieci volte, almeno tre o quattro mi sono -fermato qui da voi. Anzi io vi era ancora circa dodici giorni sono, e -serviva di guida a dei miei amici, a dei moschettieri, a tal segno che -un di essi ha avuta una disputa con uno straniero, con uno sconosciuto -che gli ha mosso non so qual contesa. - -— Ah! sì è vero! disse l'oste, e me lo ricordo perfettamente. Non è il -signor Porthos quello di cui vuol parlarmi Vostra signoria? - -— Questo è precisamente il nome del mio compagno di viaggio. Mio Dio! -mio caro oste, ditemi, gli accadde forse qualche disgrazia? - -— Ma Vostra Signoria dovè aver rimarcato che egli non ha potuto -continuare il viaggio. - -— Infatti, ci aveva promesso di raggiungerci, e noi non lo abbiamo più -veduto. - -— Ci ha fatto l'onore di restar qui. - -— Come vi ha fatto l'onore di restar qui? - -— Sì, signore, in questo albergo; anzi noi siamo inquieti. - -— E di che? - -— Di certe spese che ha fatte. - -— Ebbene! ma le spese che ha fatte le pagherà. - -— Ah! signore, voi mi mettete davvero del balsamo nel sangue. Noi -abbiamo fatto delle grandissime e forti anticipazioni, ed anche questa -mattina il chirurgo ci dichiarava che se il signor Porthos non lo -pagava, si sarebbe rivoltato contro di me, attesochè sono stato io che -l'ho mandato a chiamare. - -— Ma Porthos è dunque ferito? - -— Non saprei dirvelo, signore. - -— Come, non sapreste dirmelo? voi però dovreste esser informato meglio -di qualunque altro. - -— Sì, ma nel nostro stato noi non diciamo tutto quello che sappiamo, -signore, soprattutto quando siamo stati avvisati che le nostre orecchie -risponderanno della nostra lingua. - -— Ebbene! posso io vedere Porthos? - -— Certamente, signore. Salite la scala, montate al primo piano, battete -al n. 1, e avvisatelo soltanto che siete voi. - -— Come, che lo prevengo che sono io? - -— Sì, perchè vi potrebbe accadere qualche disgrazia. - -— E che disgrazia volete che mi accada? - -— Il signor Porthos potrebbe prendervi per qualcuno della casa, e, in -un movimento di collera, trapassarvi il corpo colla spada, o bruciarvi -le cervella. - -— Che cosa dunque gli avete fatto? - -— Noi abbiamo chiesto del danaro. - -— Ah! diavolo! capisco che questa è una domanda che Porthos, riceve -sempre male quando non ha fondi, ma io so che deve averne. - -— Questo è quanto abbiamo pensato noi pure, signore: e siccome -l'albergo è ben regolato, e noi facciamo i nostri conti una volta la -settimana, in capo ad otto giorni gli abbiamo presentato il suo conto, -ma parve che scegliessimo un cattivo momento, poichè alla prima parola -che abbiamo pronunciata sulla cosa, ci ha inviati a tutti i diavoli; è -però vero che il giorno innanzi aveva giuocato. - -— Come, egli aveva giuocato il giorno innanzi? e con chi? - -— Oh! mio Dio! chi lo sa? con un signore ch'era qui di passaggio, e al -quale aveva fatto proporre una partita. - -— E così, il disgraziato avrò certamente perduto tutto. - -— Perfino il suo cavallo, signore; perchè quando il forestiere è stato -per partire, ci siamo accorti che il suo lacchè insellava il cavallo -del sig. Porthos. Allora gli abbiamo fatto rispondere che eravamo -facchini a dubitare della parola di un gentiluomo, che avendo egli -detto che quel cavallo era suo, bisognava bene che fosse suo. - -— Io lo riconosco bene da ciò, mormorò d'Artagnan. - -— Allora, continuò l'oste, gli feci dire che dal momento che sembravamo -destinati a non intenderci sull'argomento dei pagamenti, sperava che -avrebbe almeno avuto la bontà di accordare l'onore della sua pratica al -mio confratello, il padrone dell'Aquila d'Oro; ma il signor Porthos mi -rispose che il mio albergo essendo il migliore, desiderava restarvi. -Questa risposta era troppo lusinghiera perchè io insistessi sulla -sua partenza. Mi limitai dunque a pregarlo di lasciarmi libera la -sua camera, che è la migliore del mio albergo, e che si contentasse -di un piccolo e bel gabinetto al terzo piano. Ma a questo il signor -Porthos rispose che siccome egli aspettava da un momento all'altro la -sua amica, che era una delle più grandi dame della Corte, io doveva -capire che la camera che mi faceva l'onore di abitare presso di me, era -ancora al di sotto del mediocre per una simile signora. Però mentre -riconosceva la verità di quanto egli diceva, io mi credei in dovere -d'insistere; ma, senza neppure darsi la pena d'entrare in discussioni -meco, prese una pistola, la mise sul suo tavolino da notte, e -dichiarò che alla prima parola che io gli avessi detto di uno sgombero -qualunque, all'interno o all'esterno, egli brucerebbe le cervella di -quello che fosse così imprudente per mischiarsi in una cosa che non -riguardava che lui solo. Così, da quel tempo, signore, nessuno ha messo -più piede nella sua camera fuori del suo domestico. - -— Mousqueton è dunque qui? - -— Sì, signore, cinque giorni dopo la sua partenza egli è ritornato -di molto cattivo umore per parte sua; sembrava che egli pure avesse -sofferto dei dispiaceri nel suo viaggio. Disgraziatamente esso si regge -più in piedi del suo padrone; ciò che fa pel suo padrone, costui mette -tutto sottosopra, attesochè, siccome pensa che gli potrebbe venir -negato quanto domanda, prende da per se tutto ciò di cui ha bisogno -senza domandarlo. - -— Il fatto è, rispose d'Artagnan, che ho sempre rimarcato in Mousqueton -un'affezione ed una intelligenza straordinaria. - -— Ciò è possibile, signore; ma supponete che mi accada soltanto quattro -volte all'anno di abbattermi in una simile affezione e intelligenza, ed -io sono un uomo rovinato! - -— No, perchè Porthos vi pagherà. - -— Hum! fece l'oste con un tuono di dubbio. - -— Egli è il favorito di una grandissima dama, che non lo lascerà -nell'imbarazzo per una miseria come quella che vi deve. - -— Se io osassi di dire ciò che ne penso su questo argomento... - -— E che cosa ne pensate voi? - -— Io dirò di più, ciò che ne so. - -— Ciò che voi sapete? - -— È anzi ciò di cui sono sicuro. - -— E di che cosa siete sicuro, vediamo? - -— Direi che conosco questa gran dama. - -— Voi? - -— Sì, io. - -— E come la conoscete voi? - -— Oh! signore, se credessi di potermi fidare della vostra discretezza. - -— Parlate, e, fede di gentiluomo, non avrete a pentirvi della vostra -confidenza. - -— Ebbene, signore, voi capirete, l'inquietudine fa fare molte cose. - -— E che cosa avete fatto? - -— Oh! niente d'altronde che non stia nei diritti di un creditore. - -— Ma in fine. - -— Il signor Porthos ci ha rimesso un biglietto per questa duchessa, -raccomandandoci di gettarlo alla posta. Il suo domestico non era ancor -giunto. Siccome egli non poteva lasciare la sua camera, bisognava bene -che ci incaricasse delle sue commissioni. - -— In seguito? - -— Invece di mettere la lettera alla posta, cosa che non è mai sicura, -abbiamo approfittato dell'occasione di uno dei nostri servitori che -andava a Parigi, e gli abbiamo raccomandato di rimetterla nelle proprie -mani della duchessa. Questo era un adempiere le intenzioni del signor -Porthos, che ci aveva tanto raccomandato caldamente questa lettera, non -è vero? - -— All'incirca. - -— Ebbene! signore sapete voi che cosa è questa gran dama? - -— No, ne ho inteso parlare da Porthos, e niente altro. - -— Sapete voi che cosa è questa pretesa duchessa? - -— Ve lo ripeto, io non la conosco. - -— È una vecchia procuratrice del Chàtelet, signore, chiamata la signora -Coquenard, la quale ha almeno cinquant'anni, o si dà ancora delle -pretese di gelosia. Ciò mi è sembrato tanto singolare, una duchessa che -abita nella strada degli Orsi! - -— E come sapete questo? - -— Perchè ella è montata io una gran collera ricevendo la lettera, -dicendo che il signor Porthos era molto volubile, e che era certamente -per un qualche affare di donna che aveva ricevuto questo colpo di -spada. - -— Ma dunque, egli è stato ferito. - -— Oh! mio Dio! io l'ho detto! - -— Voi avete detto che Porthos ha ricevuto un colpo di spada. - -— Si, ma egli mi aveva fortemente proibito di dirlo! - -— E perchè? - -— Diamine! signore, perchè si era vantato di perforare quello -straniero con cui lo avevate lasciato in disputa, e questo straniero -all'incontro, ad onta di tutte le sue rodomontate, l'ha steso sul -suolo. Ora siccome il signor Porthos è un uomo molto glorioso, eccetto -verso la sua duchessa, che aveva creduto di interessarla facendole il -racconto della sua avventura, non vuol confessare ad alcuno di aver -ricevuto un colpo di spada. - -— Per tal modo, è dunque un colpo dì spada che lo trattiene in letto? - -— È un colpo da maestro ancora, ve lo assicuro. Bisogna dire che il -vostro amico abbia l'anima invecchiata in corpo. - -— Voi dunque eravate presente. - -— Signore, io li aveva seguiti per curiosità, di modo che ho veduto il -combattimento senza che i combattenti abbiano veduto me. - -— E come è andata dunque? - -— Oh! l'affare non è stato lungo, ve lo garantisco. Si sono messi -in guardia, lo straniero ha fatto una finta ed è andato a fondo, e -tutto ciò con tale rapidità, che quando il signor Porthos è corso -alla parata, aveva già tre pollici di ferro nel petto. Egli è caduto -indietro. Lo straniero gli ha messo la punta della spada alla gola, ed -il signor Porthos, vedendosi alla discrezione del suo avversario, si è -confessato vinto. Dietro a ciò lo straniero gli ha chiesto il suo nome, -e sentendo che si chiamava Porthos e non d'Artagnan, gli ha offerto -il suo braccio, lo ha ricondotto all'albergo, è montato a cavallo ed è -scomparso. - -— Così, era il signor d'Artagnan che voleva questo straniero? - -— Sembra di sì. - -— E sapete voi che cosa ne sia avvenuto? - -— No, io non l'aveva mai veduto prima di quel momento, e non lo abbiamo -riveduto dipoi. - -— Benissimo, io so quanto voleva sapere. Ora voi dite che la camera di -Porthos è al primo piano, numero 1? - -— Sì, signore, la più bella dell'albergo; una camera che avrei già -avuto l'occasione d'affittare dieci volte. - -— Bah! tranquillizzatevi, disse d'Artagnan ridendo; Porthos vi pagherà -col danaro della duchessa Coquenard. - -— Oh! signore, procuratrice o duchessa, se ella rallentasse i cordoni -della sua borsa, non sarebbe niente: ma ella ha positivamente risposto -ch'era stanca delle esigenze e delle infedeltà del sig. Porthos, e che -non avrebbe mandato un soldo. - -— E avete voi data questa risposta al vostro ospite? - -— Oh! signore, noi ce ne siamo ben guardati; egli avrebbe veduto in -qual modo abbiamo adempito la sua commissione. - -— Tanto che egli aspetta sempre il danaro? - -— Oh! mio Dio! sì. Jeri pure ha scritto; ma questa volta fu il suo -domestico che mise la lettera di lui alla posta. - -— E voi dite, che la signora è vecchia e brutta? - -— Cinquant'anni almeno, signore, e niente affatto bella, a quanto -assicura Pataud. - -— In questo caso siate tranquilli, che si lascerà intenerire; -d'altronde Porthos non dovrà darvi gran cosa. - -— Come non dovrà darmi gran cosa! una ventina di doppie almeno, senza -contare il medico. Oh! egli non si priva di niente, sì vede che è -abituato a viver bene. - -— Ebbene! se la sua amica lo abbandona, egli ritroverà degli amici, io -ve ne garantisco. Così, mio caro albergatore, continuate ad avere per -lui tutti i riguardi che esige il suo stato. - -— Il signore mi ha promesso di non dire una parola sulla ferita? - -— Questa è cosa convenuta, avete, la mia parola. - -— Oh! egli mi ucciderebbe certamente! - -— Non abbiate paura, egli non è tanto diavolo quanto sembra. - -E dicendo queste parole, d'Artagnan salì la scala, lasciando il suo -oste un poco più tranquillizzato sul conto delle due cose alle quali -sembrava essere molto attaccato: il suo credito e la sua vita. - -In capo alla scala sulla porta la più apparente del corridoio, era -dipinto coll'inchiostro nero un gigantesco n. 1; d'Artagnan battè un -colpo, e sull'invito d'innoltrarsi che gli venne dall'interno, entrò. - -Porthos era a letto, e giuocava una partita ai dadi con Mousqueton, -onde esercitare la mano nel mentre che uno spiedo carico di pernici -girava davanti al fuoco, e a ciascun angolo di questo cammino, su -due treppiedi, due cassarole da cui esalava un odore di fricassea -di conigli e di pesce alla marinara che consolava l'odorato. Inoltre -l'alto di un _secreter_, e il marmo di una _consolle_ erano ricoperti -di bottiglie vuote. - -Alla vista del suo amico, Porthos gettò un grido di gioia, e -Mousqueton, alzandosi rispettosamente, gli cedè il posto, e andò a -dare un colpo d'occhio alle due casserole di cui sembrava avere la -particolare ispezione. - -— Ah! perdinci! siete voi, disse Porthos a d'Artagnan con una certa -inquietudine, saprete forse ciò che mi è accaduto? - -— No. - -— L'oste non vi ha detto niente? - -— Io ho chiesto la vostra camera, e vi sono salito direttamente. - -Porthos sembrò respirare più liberamente. - -— E che cosa dunque vi è accaduto, mio caro Porthos? continuò -d'Artagnan. - -— Mi è accaduto, che andando a fondo sul mio avversario, al quale aveva -già allungato tre buoni colpi di spada, e col quale voleva finirla con -un quarto, il mio piede si portò sopra una pietra, e mi sono stravolto -un ginocchio! - -— Davvero! - -— Sul mio onore. Fortunatamente per il marrano, perchè io non lo avrei -lasciato altro che morto sul terreno, ve lo garantisco. - -— E che cosa ne è avvenuto? - -— Oh! non so niente; egli ne ha avuto abbastanza, ed è partito senza -domandarmi il suo resto; ma a voi, mio caro d'Artagnan, che cosa vi è -accaduto? - -— Dimodochè, continuò d'Artagnan, è questa stravoltura, mio caro -Porthos che vi trattiene in letto? - -— Ah! mio Dio! sì ecco tutto; del resto, fra qualche giorno io sarò in -piedi. - -— Ma, perchè non vi siete fatto trasportare a Parigi? voi qui dovete -annoiarvi crudelmente! - -— Era la mia intenzione, mio caro amico, bisogna che vi dica una cosa. - -— Quale? - -— È, che siccome io mi annoiava crudelmente, così come voi dite, -e che aveva in saccoccia le settantacinque doppie che mi avevate -distribuite, per distrarmi, ho fatto salire da me un gentiluomo che era -di passaggio, e al quale ho proposto di fare una partita ai dadi. Egli -ha accettato; e, in fede mia, le mie settantacinque doppie sono passate -dalla mia saccoccia nella sua, senza contare il mio cavallo, che egli -ha portato via per giunta del contratto. Ma voi, mio caro d'Artagnan? - -— Che volete, mio caro Porthos, non si può essere privilegiati in tutti -i modi, disse d'Artagnan; voi sapete, il proverbio «disgraziato al -giuoco, fortunato in amore» voi siete troppo felice in amore, perchè il -giuoco non si vendichi; ma che importano a voi i rovesci della fortuna? -non avete voi, furbo fortunato che siete, non avete voi la vostra -duchessa che non potrà fare a meno di venire in vostro soccorso? - -— Ebbene? vedete mio caro d'Artagnan, come mi opprimono le disgrazie, -rispose Porthos coll'aria la più disinvolta; io le ho scritto -d'inviarmi una cinquantina di luigi, di cui aveva assolutamente -bisogno, vista la posizione in cui mi trovava... - -— Ebbene? - -— Ebbene! bisogna che ella sia nei suoi feudi, poichè non mi ha -risposto! - -— Davvero? - -— No. Anzi ieri le ho rinviato una seconda lettera più pressante -ancora della prima!.. Ma eccovi, mio carissimo, parliamo di voi. Io -cominciava, ve lo confesso, ad essere in una certa inquietudine sul -conto vostro. - -— Ma il vostro albergatore si conduce bene con voi, a quanto sembra, -mio caro Porthos, disse d'Artagnan, mostrando al malato le casserole, -il secreter ed il comodino pieni di bottiglie vuote. - -— Così, rispose Porthos, sono già tre o quattro giorni che -l'impertinente mi ha mostrato il suo conto, e che io misi alla porta il -suo conto e lui; dimodochè io sono qui a guisa di vincitore, in forma -di conquistatore. Per cui, voi lo vedete, temendo sempre di essere -forzato nella posizione, mi sono armato fino ai denti. - -— Però, disse ridendo d'Artagnan mi sembra che di tempo in tempo voi -facciate delle sortite. - -E gli mostrava col dito le bottiglie e le casserole. - -— Non sono io, disgraziatamente, disse Porthos. Questa miserabile -stravoltura mi obbliga al letto; ma Mousqueton batte la campagna e -mi riporta i viveri. Mousqueton, amico mio, continuò Porthos, voi -vedete che giungono dei rinforzi; ci abbisognerà un supplemento alle -vettovaglie. - -— Mousqueton, disse d'Artagnan, bisognerà che voi mi facciate un -servizio. - -— Quale? signore. - -— Quello di dare la vostra ricetta a Planchet: io pure potrei trovarmi -assediato, e non sarei malcontento che egli mi facesse godere degli -stessi vantaggi di cui voi gratificate il vostro padrone. - -— Eh! mio Dio, signore, disse Mousqueton con aria modesta, non vi è -niente di più facile. Si tratta soltanto di esser destro, ecco tutto. -Io sono stato allevato alla campagna, e mio padre, nei momenti perduti, -era un poco cacciatore di contrabbando. - -— E il resto del tempo che cosa faceva? - -— Signore, egli praticava un'industria che io ho sempre trovata -avvantaggiosa. - -— E quale? - -— Siccome allora eravamo al tempo delle guerre dei cattolici contro -gli ugonotti, e che vedeva i cattolici esterminare gli ugonotti, e gli -ugonotti esterminare i cattolici, il tutto in nome della religione, -egli si era formata una credenza mista, cosa che gli permetteva di -essere ora cattolico, ora protestante. Frattanto, egli passeggiava -abitualmente colla sua carabina sulla spalla, dietro le siepi che -orlano le strade, e quando vedeva venire un cattolico solo, la -religione protestante la vinceva subito nel suo spirito, egli abbassava -la sua carabina nella direzione del viaggiatore; quindi, allorquando -egli era poco distante da lui, intavolava un dialogo che ordinariamente -finiva coll'abbandono che il viaggiatore faceva della sua borsa per -salvare la sua vita. Va senza dirlo, che allorquando vedeva venire un -ugonotto, si sentiva prendere da un zelo cattolico così ardente, che -non capiva come un quarto d'ora prima egli avesse potuto avere dei -dubbi sulla nostra religione. Poichè io, signori, sono cattolico; mio -padre, fedele ai suoi principii, aveva fatto mio fratello maggiore -ugonotto. - -— E come ha finito questo degno galantuomo? domandò d'Artagnan. - -— Oh! nel modo il più disgraziato, signore; un giorno egli si è -ritrovato preso in una strada stretta fra un ugonotto e un cattolico, -coi quali aveva avuto che fare, e che lo riconobbero tosto: dimodochè -essi si riunirono contro di lui e lo impiccarono ad un albero; quindi -vennero a vantarsi di quest'azione che avevano fatta nell'osteria del -primo villaggio, ove mio fratello ed io stavamo a bere. - -— E che faceste voi? disse d'Artagnan. - -— Noi li lasciammo dire, riprese Mousqueton, poi, siccome quando -sortirono dall'osteria presero ciascuno una strada opposta, mio -fratello si rimboscò sulla strada che dovea percorrere il cattolico, -ed io su quella del protestante. Due ore dopo tutto era finito, noi -avevamo loro fatto a ciascuno il loro affare, ammirando in ciò la -providenza di nostro padre, che aveva presa la precauzione di farci -allevare in religione diversa. - -— Infatti, come voi dite, Mousqueton, vostro padre mi sembra essere -stato un birbo molto intelligente. E voi dite dunque che nei suoi -momenti perduti egli andava alla caccia di contrabbando. - -— Sì, signore, fu lui che m'insegnò ad annodare un colletto, e a -situare una linea di fondo. Ne risulta che, allorquando io ho veduto -che il nostro impertinente oste ci nudriva con delle grossolane -vivande, buone soltanto per dei carrettieri, e che non si confacevano -a degli stomachi deboli come i nostri, mi sono rimesso un poco al mio -antico mestiere. Passeggiando così per divertimento nei boschi, ho tesi -dei colletti nei passaggi, e, mentre mi sono sdraiato sulle rive di -un lago, ho gettato le lenze nell'acqua. Dimodochè ora, grazie a Dio, -non manchiamo, come il signore se ne può assicurare, di pernici, di -conigli, di carpii, d'anguille e di tutti gli alimenti leggieri e sani, -convenienti a dei stomachi malati. - -— Ma il vino? gli disse d'Artagnan; chi fornisce il vino? è forse il -vostro albergatore? - -— Cioè, sì e no. - -— In che modo, sì e no? - -— Lo fornisce è vero; ma egli non sa di avere questo onore. - -— Spiegatevi, Mousqueton, la vostra conversazione è piena di cose -istruttive. - -— Ecco signore, ii caso ha fatto che io incontrassi nelle mie -peregrinazioni uno Spagnuolo che aveva veduti molti paesi, e fra gli -altri il nuovo mondo. - -— Che cosa ci ha che fare il nuovo mondo con le bottiglie che sono su -questo segreter e su questo comodino? - -— Pazienza, signore, ciascheduna cosa verrà a suo tempo. - -— È giusto, Mousqueton, io sono del vostro avviso, e ascolto. - -— Questo Spagnuolo avea al suo servizio un lacchè, che lo aveva -accompagnato in un suo viaggio al Messico. Questo lacchè era mio -compatriota, dimodochè noi legammo amicizia tanto più rapidamente in -quantochè vi era molta analogia fra i nostri caratteri. Noi amavamo -entrambi particolarmente la caccia, dimodochè egli mi raccontava in -che maniera nelle pianure di Pampas, gli indigeni del paese davano la -caccia alle tigri ed ai torretti con dei semplici nodi scorsoi, che -gettavano al collo di questi terribili animali. Sulle prime, io non -voleva credere che si potesse giungere a questo grado di destrezza, di -gettare a venti o trenta passi l'estremità di una corda ove si vuole, -ma dopo la pruova, bisognò ben riconoscere la verità del racconto. -Il mio amico situava una bottiglia a trenta passi, e a ciaschedun -colpo egli prendeva il collo nel nodo scorsoio. Io mi abbandonai a -questo esercizio, e siccome la natura mi ha dotato di certe facoltà, -oggi io getto il laccio tanto bene quanto un uomo del mondo nuovo. -Ebbene! capite voi ora? il nostro albergatore ha una cantina molto ben -guernita, ma non ne lascia mai la chiave; questa cantina ha soltanto -uno spiraglio, ora, da questo spiraglio, io getto il laccio, e siccome -so adesso dov'è l'angolo buono, vi do la caccia. Ecco, signore, in che -modo il nuovo mondo si trova in rapporto con le bottiglie che sono su -questo marmo e sul secreter. Ora, volete voi gustare il nostro vino? e -senza prevenzione, ci direte ciò che ne pensate. - -— Grazie, amico mio, grazie; disgraziatamente ho fatto colezione in -questo momento. - -— Ebbene! disse Porthos, prepara la tavola, Mousqueton, e mentre noi -faremo colezione, d'Artagnan ci racconterà ciò che gli è accaduto nei -dieci giorni da che ci siamo lasciati. - -— Volentieri disse d'Artagnan. - -Nel mentre che Porthos e Mousqueton facevano colezione da -convalescenti, con quella cordialità che riavvicina gli uomini nelle -disgrazie, d'Artagnan raccontò in che modo Aramis ferito era stato -obbligato di fermarsi a Creve-Coeur, come aveva lasciato Athos battersi -in Amiens, fra le mani di quattro uomini che lo accusarono essere un -falso monetario, ed in che modo, egli stesso, era stato obbligato -di passare sul ventre del conte de Wardes per giungere fino in -Inghilterra. - -Ma là si fermò la confidenza di d'Artagnan; egli annunziò soltanto -che al suo ritorno dalla Gran Brettagna aveva condotto seco quattro -magnifici cavalli, dei quali uno era per lui, e un altro per ciascuno -dei suoi compagni; quindi terminò annunziando a Porthos che quello che -gli era destinato era già insellato nella scuderia dell'albergatore. - -In questo momento entrò Planchet: egli avvisava il suo padrone che i -cavalli erano sufficientemente riposati, e che sarebbe stato possibile -di andare a dormire a Clermont. - -Siccome d'Artagnan era quasi rassicurato su Porthos, e che gli premeva -di avere le notizie degli altri due amici, stese la mano al malato, -e lo prevenne che andava a mettersi in viaggio per continuare le sue -ricerche. Del resto, siccome contava di ritornare per la stessa strada, -se, fra sette o otto giorni, Porthos era sempre all'albergo del Gran S. -Martino, lo riprenderebbe passando. - -Porthos rispose che secondo tutte le probabilità, la sua stravoltura -non gli avrebbe permesso di alzarsi prima di quell'epoca. D'altronde -gli abbisognava di restare a Chantilly, per aspettare aria risposta -dalla sua duchessa. - -D'Artagnan gli augurò questa risposta pronta e buona, e dopo aver -raccomandato di nuovo Porthos a Mousqueton, e pagata la sua spesa -all'oste, si rimise in viaggio con Planchet, di già sbarazzato di uno -dei suoi cavalli a mano. - - - - -CAPITOLO XXVI. - -LA TESI D'ARAMIS - - -D'Artagnan non aveva detto niente a Porthos, nè della ferita, nè della -procuratrice di lui; il nostro Bearnese era un giovane saggio: per -quanto fosse giovane, in conseguenza aveva fatto sembiante di credere -a tutto ciò che gli aveva raccontato il glorioso moschettiere, convinto -che non vi poteva essere amicizia che reggesse ad un segreto scoperto, -particolarmente quando questo segreto interessa l'orgoglio, poichè si -ha sempre una certa superiorità morale su quelli di cui si conosce la -vita; e d'Artagnan, nei suoi progetti d'intrighi futuri, deciso come -egli era di farsi dei tre suoi compagni altrettanti istrumenti della -sua fortuna, d'Artagnan non era dispiacente di raccogliere nelle sue -mani le fila invisibili coll'aiuto delle quali contava di guidarli. - -Frattanto, lungo tutta la strada una profonda tristezza gli stringeva -il cuore; egli pensava a quella bella e giovane signora Bonacieux -che doveva dargli il premio dal suo attaccamento. Ma affrettiamoci -di dirlo, questa tristezza meno veniva nel giovane dal dispiacere -della sua felicità perduta, che dal timore che provava che potesse -accadere qualche disgrazia a questa povera donna. Per lui non vi era -dubbio, ella era vittima di una vendetta del ministro, e, come si -sa, le vendette di Sua Eccellenza erano terribili. In che modo egli -aveva ritrovato mercè davanti agli occhi del ministro, era quello che -ignorava egli stesso, e senza dubbio quello che gli avrebbe rivelato -il sig. de Cavois, se il capitano delle guardie lo avesse ritrovato in -casa. - -Niente fa tanto correre il tempo ed abbrevia la strada, quanto un -pensiero che assorbe in se stesso tutte le facoltà dell'organizzazione -di quello che pensa. L'esistenza esterna rassomiglia allora ad un sonno -di cui questo pensiero è il sogno; per mezzo della sua influenza, il -tempo non ha più misura, lo spazio non ha più distanza: si parte da un -luogo e si arriva in un altro, ecco tutto. Dell'intervallo percorso non -rimane nulla nella nostra memoria, se non che una vaga nebbia, nella -quale si presentano mille immagini confuse di alberi, di montagne e -di paesaggi. Fu in preda ad una simile allucinazione che d'Artagnan -percorse, col passo che volle prendere il suo cavallo, le sei od otto -leghe che dividono Chantilly da Creve-Coeur, senza che, giungendo -in questo villaggio, si ricordasse di alcuna delle cose che aveva -incontrate sulla sua strada. - -La memoria gli ritornò soltanto nel giunger là; egli scosse la testa, -riconobbe la bettola ove aveva lasciato Aramis, e mettendo il suo -cavallo al trotto si fermò davanti alla porta. - -Questa volta non fu un oste, ma un'ostessa che lo ricevette. D'Artagnan -era fisonomista; egli circondò con un colpo d'occhio la grossa figura -gioiosa della padrona del luogo, sì che egli giudicò che non aveva -bisogno di dissimulare con essa, e che non vi era niente da temere per -parte di questa contenta fisonomia. - -— Mia buona signora, le domandò d'Artagnan, potreste voi dirmi ciocchè -sia avvenuto di uno dei miei amici che fummo costretti di lasciar qui, -sarà una dozzina di giorni? - -— Un bel giovane di ventitre a ventiquattro anni, dolce, amabile, ben -fatto? - -— È lui. - -— Di più, ferito in una spalla? - -— Precisamente. - -— Ebbene! signore, egli è sempre qui. - -— Ah! perdinci! mia cara signora, disse d'Artagnan mettendo piede a -terra e gettando le redini del suo cavallo sulle braccia di Planchet, -voi mi rendete la vita; dove è questo caro Aramis, che io lo abbracci? -poichè, lo confesso, ho fretta di rivederlo! - -— Perdono, signore; ma io dubito che egli non possa ricevervi in questo -momento. - -— E perchè? è forse con una donna? - -— Dio buono! che cosa dite mai? il povero giovane! no, signore, egli -non è con una donna. - -— E con chi è adunque? - -— Col curato di Montdidier, e col direttore del collegio d'Amiens. - -— Mio Dio! gridò d'Artagnan, il povero giovane sta dunque male? - -— No, signore, al contrario; ma in seguito alla sua malattia, si è -ravveduto ed ha deciso di lasciare il mondo. - -— È giusto, disse d'Artagnan, aveva dimenticato che egli non è -moschettiere che provvisoriamente. - -— Il signore insiste sempre per rivederlo? - -— Più che mai. - -— Ebbene! il signore, non ha che a montare la scala a destra nel -cortile, salire al secondo piano e portarsi al N. 5. - -D'Artagnan si slanciò nella direzione indicata, trovò una di quelle -scale esterne, come in oggi ne abbiamo qualcuna nei cortili delle -vecchie osterie; ma non si giungeva così facilmente vicino al futuro -abbate. L'entrata della camera d'Aramis era sorvegliata, nè più nè -meno dei giardini d'Armida; Bazin faceva sentinella nel corridoio, -e gli barricò il passaggio con tanta maggiore intrepidezza, ove dopo -molti anni di pruova, Bazin si vedeva alfine vicino, a giungere a quel -resultato che aveva sempre desiderato. - -Infatti, il sogno del povero Bazin era sempre stato quello di un -uomo lontano dagli affari mondani, e aspettava con impazienza il -momento incessantemente traveduto nell'avvenire, ove Aramis getterebbe -finalmente la casacca fra le ortiche per assumere un abito più sodo. -La rinnovata promessa fatta ciascun giorno dal giovane, che in questo -momento non poteva venir meno, lo aveva soltanto ritenuto al servizio -di un moschettiere, servizio nel quale, diceva egli, non poteva fare a -meno di dannarsi l'anima sua. - -Bazin era dunque al colmo della sua gioia. Secondo tutte le -probabilità, questa volta il suo padrone non si disdirebbe. La riunione -del dolor fisico al dolor morale, avevano prodotto l'effetto da sì -lungo tempo desiderato: Aramis soffriva ad un tempo nel corpo e nello -spirito, aveva finalmente fermati sulla morale i suoi occhi e i suoi -pensieri, e aveva considerato come un doppio avviso del cielo il doppio -accidente che gli era accaduto, vale a dire la sparizione istantanea -della sua amica, e la sua ferita sulla spalla. - -Si capirà facilmente che niente poteva, nella disposizione in cui -si trovava, essere più disaggradevole a Bazin, quanto l'arrivo di -d'Artagnan, il quale poteva gettare il suo padrone nei vortici delle -idee mondane in cui era stato per sì lungo tempo trascinato. Risolse -adunque di difendere coraggiosamente la porta; e siccome, tradito -dalla padrona dell'albergo, egli non poteva dire che Aramis era -assente, tentò di provare al nuovo arrivato, che sarebbe il colmo -dell'indiscretezza il disturbare il suo padrone nella morale conferenza -che aveva intavolata fin dalla mattina, e che, al dire di Bazin, non -poteva esser terminata prima di sera. - -Ma d'Artagnan non tenne alcun conto dell'eloquente discorso di mastro -Bazin: e siccome non si curava di ingolfarsi in una polemica col -cameriere del suo amico, lo allontanò semplicemente con una mano, e -coll'altra girò la maniglia della porta al N. 5. - -La porta s'apri, e d'Artagnan entrò nella camera. - -Aramis, in soprabito nero, colla testa accomodata con una specie di -berretto rotondo, era assiso davanti ad una tavola oblunga, coperta -da un fascio d'enormi libri in foglio: alla sua destra era assiso il -direttore del collegio, alla sua sinistra il curato di Montdidier; le -tende erano per metà abbassate, e non lasciavano penetrare che una luce -misteriosa. Tutti gli oggetti mondani che potevano colpire l'occhio, -quando si entra nella camera di un giovane, e soprattutto quando questo -giovane è moschettiere, erano scomparsi come per incanto; e per paura, -senza dubbio, che la loro vista non riconducesse il padrone alle -idee militari, Bazin aveva fatto man bassa sulla spada, le pistole, -il cappello a piume, i galloni e i merletti di ogni genere e di ogni -specie. - -Al rumore che fece d'Artagnan aprendo la porta, Aramis alzò la testa -e riconobbe il suo amico; ma, a grande meraviglia del giovane, la sua -vista non parve produrre una grande impressione sul moschettiere, tanto -il suo spirito era in quel momento lontano dalle cose guerresche. - -— Buon giorno, caro d'Artagnan, disse Aramis; credete che io sono ben -contento di rivedervi. - -— Ed io pure, disse d'Artagnan, quantunque non ben sicuro che sia ad -Aramis cui parlo. - -— A lui stesso, amico a lui stesso. Ma che cosa ve ne può far -dubitare...? - -— Aveva paura di essermi sbagliato di camera, e a prima vista ho -creduto di essere entrato nella camera di qualche ecclesiastico; -quindi mi ha preso un alto spavento, trovandovi in compagnia di questi -signori, quello cioè che foste gravemente malato. - -I due uomini vestiti di nero lanciarono sopra d'Artagnan, di cui -capirono le intenzioni, uno sguardo quasi minaccioso, ma d'Artagnan non -se ne inquietò. - -— V'incomodo forse caro Aramis? continuò d'Artagnan; mentre, a -quanto mi pare, io sono portato a credere che voi facciate la vostra -confessione. - -Aramis arrossì impercettibilmente. - -— Voi incomodarmi? oh! al contrario, amico caro, ve lo assicuro; ed in -pruova di ciò ch'io dico, permettetemi di rallegrarmi con voi, poichè -vi vedo sano e salvo. - -— Ah! ritorna finalmente, pensò d'Artagnan; non vi è male! - -— Perchè il signore, che è un mio amico, ha sfuggito un gran periglio, -continuò Aramis, mostrando colla mano d'Artagnan ai due seduti. - -— Lodate Iddio, signore, risposero, questi inchinandosi all'unisono. - -— Non ho mancato di farlo, rispose il giovane restituendo loro il -saluto. - -— Voi giungete a proposito, d'Artagnan, disse Aramis: e voi, prendendo -parte alla discussione, vorrete rischiararla coi vostri lumi. Il -sig. direttore del collegio d'Amiens, il sig. curato di Montdidier -ed io eravamo occupati ad argomentare sopra certe questioni di -filosofia morale, il di cui interesse ci occupa da molte ore. Io sarò -contentissimo se avrò un vostro parere. - -— Il parere di un uomo di spada è privo di autorità, rispose -d'Artagnan, che cominciava ad inquietarsi del giro che prendevano -le cose, e voi potete attenervi, credetemi, alla scienza di questi -signori. - -I due uomini neri salutarono a loro volta. - -— Al contrario, rispose Aramis, il vostro avviso sarà prezioso; ecco -di che si tratta. Il sig. direttore vorrebbe che sostenessi la mia tesi -filosoficamente, mentre io bramerei meglio esporla oratoriamente. - -— La vostra tesi! voi dunque fate una tesi? - -— Senza dubbio, rispose il direttore, per l'esame di accettazione una -tesi è di tutto rigore. - -— L'accettazione! gridò d'Artagnan che non capiva niente, e dove dunque -vi volete fare accettare? - -— Al posto vacante di professore del collegio d'Amiens. Ora, continuò -Aramis prendendo sul suo seggio la stessa posizione che se fosse -stato sopra una cattedra, esaminando con compiacienza la sua bella -mano bianca e paffuta, come una mano di donna, ch'egli teneva quasi -sempre in aria per farne discendere il sangue; ora, come vi ho detto, -il signor direttore vorrebbe che la mia tesi fosse una serie di -sillogismi, mentre che io bramerei che fosse oratoria. L'argomento, -sebbene non nuovo, si può trattare magnificamente in ambi i modi, -eccolo: _Non dantur effectus sine causa._ - -D'Artagnan, di cui noi conosciamo l'erudizione, non inarcò meno le -sopracciglie di quello che aveva fatto alla sentenza del capitano -Tréville, sul proposito del regalo che si credeva che d'Artagnan avesse -ricevuto da Buckingham. - -— Che è quanto dire, riprese Aramis per dargli una maggior facilità -d'intendere, che non si dà effetto senza causa. - -— Argomento ammirabile, fecondo delle più utili deduzioni e -conseguenze! gridò il direttore. - -— Ammirabile e filosofico, ripetè l'altro, ch'era circa della forza di -d'Artagnan nell'intendere il latino, e aveva per massima di ripetere -sempre come un eco le parole del direttore per non impegnarsi in -discussioni. - -In quanto a d'Artagnan, egli rimase perfettamente indifferente -all'entusiamo dei due uomini in abito nero. - -— Oh! ammirabile! _prorsus admirabile!_ continuò Aramis, e che esige -la conoscenza di tutte le diverse sette filosofiche per prevenire e -abbatterne tutte le false teorie, e che non si estende dalla prima -causa, _causa causarum_, fino all'ultimo effetto. Io mi troverei però -più comodo, _facilius natas_, trattandole in un discorso accademico -oratorio, di quello che con una serie di scolastiche argomentazioni -sillogistiche. Poichè l'arte oratoria somministra fonti per le quali -l'avversario viene dolcemente condotto alla persuasiva, anche negli -argomenti filosofici, _ratione et convinctione_. - -— No rispose il direttore, il sillogismo circonda, allaccia, incatena -l'avversario in modo che non possa più fuggire da nessuna parte, e sia -costretto a cedere alla forza dell'argomentazione _velis, nolis_. - -Aramis gettò un colpo d'occhio dalla parte di d'Artagnan e s'accorse -che andava sbadigliando. - -— Parliamo in francese, sig. direttore, il sig. d'Artagnan gusterà -meglio le nostre parole, disse Aramis. - -— Sì, io sono stanco... dal viaggio, disse d'Artagnan, e tutto questo -latino mi sfugge. - -— Siamo d'accordo, disse il direttore, un poco sconcertato nel mentre -che il curato, messo in più comoda via, voltava verso d'Artagnan uno -sguardo pieno di riconoscenza. Ebbene veniamo ad una decisione. - -— Ebbene! sig. direttore, io tratterò la questione secondo il vostro -aggradimento: _Argumentum omnidenudatum ornamento._ - -— Ora sta bene, e la vostra docilità mi è di felice augurio. Venghiamo -ora alla seconda tesi. Voi sapete che, per entrare professore nel -nostro colleggio, fa d'uopo rinunciare ad ogni relazione mondana, e -sebbene non sia il nostro istituto una corporazione che leghi con voti, -pure bisogna fare il sacrifizio del mondo, farlo _animo alacre_... - -— Ecco appunto l'argomento che ho prescelto, e di cui sono già molto -innoltrato nel lavoro; io voglio sostenere e provare che si può -lasciare il mondo, e farne un sacrifizio meritorio, ancorchè dispiaccia -lasciarlo. - -— Disgraziato! gridò il direttore, aver dispiacere di lasciare il -mondo, è lo stesso che aver dispiacere di lasciare il demonio. - -— Questa è pure la mia opinione, disse il curato. - -— Ma di grazia... riprese Aramis. - -— _Desideras diabolum?_ disse il direttore. - -— Avete rincrescimento a lasciare il diavolo? Ah! mio giovane amico, -riprese il curato gemendo, non vi rincresca pel diavolo, sono io che ve -ne supplico. - -D'Artagnan piegava all'idiotismo; gli sembrava di essere in una casa di -pazzi, e di esser vicino a divenir pazzo come quelli che vedeva. - -Era però obbligato a tacersi per non sentirsi gettare in viso una -sentenza latina che non avrebbe intesa. - -— Ma ascoltatemi dunque, riprese Aramis con una gentilezza, dalla quale -cominciava a trasparire l'impazienza. Io non dico che mi dispiace -di lasciare il diavolo; no, io non pronuncierò mai questa frase: -ma convenite che vi è poco merito a lasciare una cosa di cui si è -compiutamente disgustati. Ho ragione d'Artagnan? - -— Io lo credo bene, perdinci! gridò questi. - -— Ecco dunque il mio modo d'argomentare ed il mio punto di partenza; -è un sillogismo: il mondo non manca di attrattive, ma il volgere le -spalle alle attrattive è un sacrificio: dunque io faccio un sacrificio. - -— È vero, dissero gli antagonisti. - -— Nella vostra argomentazione però, riprese il direttore guardatevi -bene dai gusti profani, _severus sit sermo tuus_. - -— Sì, che il discorso sia chiaro, disse il curato... - -— Altrimenti, si affrettò d'interrompere il direttore vedendo il suo -compagno andar giù di strada, la vostra dissertazione piacerà soltanto -alle signore, ed ecco tutto; essa avrà lo incontro di una dissertazione -del sig. Patru. - -— Piacesse a Dio! gridò con entusiasmo Aramis. - -— Lo vedete! gridò il direttore battendo il pugno sulla tavola, il -mondo parla ancora in voi ad alta voce, _altissima voce_. Voi amate -ancora il mondo... - -— Tranquillizzatevi, signor direttore, io rispondo di me. - -— Presunzione mondana! - -— Io conosco me stesso; la mia risoluzione è irrevocabile. - -— E voi vi ostinate a voler continuare questa tesi? - -— Io mi sento chiamato a trattar questa e non altra, io la terminerò -quest'oggi e domani, spero, sarete soddisfatto delle correzioni che vi -avrò fatte, dietro i vostri consigli. - -— Lavorate lentamente, disse il curato, noi vi lasciamo in ottime -disposizioni. - -— Sì, il terreno è ben seminato, voglia il cielo che non abbiamo a dire -_aves comederunt illum._ - -— Addio, mio figlio, disse il curato, a domani. - -— A domani, giovine temerario, disse il direttore; voi promettete di -divenire un luminare del nostro collegio; voglia il cielo che la luce -non sia quella di un fuoco divoratore. - -I due uomini neri salutarono e partirono. - -Aramis li accompagnò fino in fondo alla scala, e rimondò tosto presso -di d'Artagnan. - -D'Artagnan, la cui pazienza era arrivata al suo estremo, quando -vide rientrare l'amico fece una profonda inspirazione ed espirazione -per dilatarsi il petto, che fino a quel momento gli sembrava averlo -oppresso da un pesante macigno. - -Rimasti soli i due amici, da prima conservarono un silenzio -imbarazzante; pure abbisognava che uno dei due rompesse il silenzio pel -primo, e siccome d'Artagnan sembrava deciso di lasciare questo onore al -suo amico: - -— Voi lo vedete, disse Aramis, io sono ritornato alle mie idee -fondamentali: questi piani di ritiro dalle armi, per tornarmi a -dedicare agli studi serii, sono già stabiliti da lungo tempo, e voi me -ne avete udito a parlare più volte; non è vero amico mio? - -— Senza dubbio; ma vi confesso che ho sempre creduto che voi scherzaste. - -— Con simil sorta di cose? oh! d'Artagnan! - -— Diamine! non scherziamo noi colla morte? - -— E si ha torto, d'Artagnan, poichè la morte è la porta che ci conduce -alla salvezza o alla perdizione. - -— Siamo d'accordo. Ma se vi piace, non filosofichiamo: voi ne dovete -avere abbastanza per quest'oggi: in quanto a me ho per fino dimenticato -quel poco di latino che non ho mai saputo; poichè, ve lo confesso, -non ho mangiato niente da questa mattina a dieci ore, ed ho una fame -diabolica. - -— Noi pranzeremo or ora, caro amico; soltanto, dovete ricordarvi che -oggi è venerdì; ora, non essendo io più militare, non posso nè mangiare -nè veder mangiar carne; se volete contentarvi del mio pranzo, esso si -compone di tetragoni cotti e di frutta. - -— Che cosa intendete voi per tetragoni? domandò d'Artagnan con -inquietudine. - -— Intendo spinaci, riprese Aramis; ma per voi vi aggiungerò delle uova, -e questa è già una grave infrazione alla regola; a tutto rigore le uova -sono il prodotto della carne, poichè si cangiano in polli. - -— Questo festino non sarà molto succolento, ma non importa; per restare -in vostra compagnia, lo subirò. - -— Io vi sono riconoscente del sacrifizio, disse Aramis; ma se non -profitta al vostro corpo, profitterà certamente alla vostra anima. - -— Pare dunque deciso che vogliate entrare in qualche corporazione -religiosa. - -— Io non entro in alcuna corporazione religiosa, rientro in collegio -diretto da persone morali e religiose, vi rientro di mia volontà, e di -mia volontà mi attengo ai principii della vita morale e religiosa. - -— Che diranno mai i vostri amici? che dirà il sig. de Tréville? Vi -prevengo che essi vi riterranno per un disertore. - -— Voi sapete che io assunsi la casacca da moschettiere per violenza, e -che era moschettiere provvisoriamente. - -— Io non so niente. - -— Come voi non sapete in qual modo lasciai il collegio? - -— Affatto. - -— Ecco la mia storia: «Io era in colleggio dall'età dì nove anni -ed aveva ventun'anno; mancavano tre giorni e la mia carriera era -irrevocabilmente decisa. - -«Un giorno che io mi portava, siccome alcune volte accadeva, in una -casa in cui era ricevuto con molta distinzione, un ufficiale, che per -quanto mi sembrava, mi vedeva con occhio geloso leggere la Bibbia -alla padrona di casa, entrò ad un tratto senza essere annunziato. -Precisamente quella volta io aveva tradotto il capitolo di Giuditta e -terminava di comunicarne la spiegazione alla signora che mi usava ogni -specie di riguardi, e in quel momento prestava tutta la sua attenzione -col più profondo silenzio alle mie parole, le quali, per la novità dei -miei versi che ascoltava, dovevano risvegliare in lei molto interesse. -Pare che questo trattenimento non andasse molto a genio all'ufficiale: -egli non disse niente, io lo confesso, ma quando uscii, uscì dietro di -me e mi raggiunse. - -« — Signore, disse egli, voi siete amante delle bastonate? - -« — Io non posso dirlo, signore, risposi, non avendo mai osato nessuno -di darmene. - -« — Ebbene, ascoltatemi, signore; se voi ritornate nella casa ove vi ho -incontrato adesso, l'oserò io. - -«Credo che ebbi paura; divenni molto pallido, sentii le mie gambe -piegarsi sotto, cercai una risposta che non trovai, e mi tacqui. - -«L'ufficiale aspettava questa risposta, e vedendo che essa tardava si -mise a ridere, mi voltò le spalle, e rientrò in casa. - -«Io rientrai nel mio collegio. - -«Io son un buon gentiluomo ed ho il sangue vivo, come avete potuto -rimarcarlo, mio caro d'Artagnan. L'insulto era terribile, e quantunque -rimanesse sconosciuto al mondo, lo sentii vivere ed agitarsi nel fondo -del mio cuore. Dichiarai ai miei superiori che non mi sentiva ancora -abbastanza preparato per decidermi sulla scelta del mio stato, e dietro -una mia domanda si differì la decisione ad un anno. - -«Andai a cercare il miglior maestro di spada che fosse in Parigi. -Combinai con lui per prendere una lezione di scherma ogni giorno, -ed ogni giorno, per un anno, presi questa lezione. Quindi il giorno -anniversario di quello in cui era stato insultato, attaccai la mia -consueta veste ad un chiodo, mi misi in abito completo da cavaliere, -e mi portai ad un ballo che dava una dama mia amica, ove sapeva che -doveva trovarvisi il mio uomo. Era nella strada dei Franchi-Borghesi -vicino alla Force. - -«Infatti, il mio ufficiale vi era; io mi avvicinai a lui, e siccome -cantava un lagno d'amore, guardando teneramente una donna, lo -interruppi a bel mezzo della seconda strofa. - -« — Signore, gli dissi, vi dispiace sempre che io ritorni in certa casa -della strada Pagana, e mi darete voi sempre dei colpi di canna se mi -prende la fantasia di disobbedirvi? - -«L'ufficiale mi guardò con meraviglia, quindi mi disse: - -« — Che cosa volete voi da me, signore? io non vi conosco. - -« — Io sono, risposi, colui che legge la Bibbia e che traduce in versi -il capitolo di Giuditta. - -« — Ah! ah! me ne ricordo, disse l'ufficiale sorridendo, e che volete -da me? - -« — Vorrei che aveste la compiacenza di venire a fare un giro di -passeggiata meco. - -« — Dommattina, se non vi rincresce, e ciò sarà col mio più gran -piacere. - -« — Non già dommattina se vi aggrada, ma sul momento. - -« — Se lo esigete assolutamente... - -« — Sì, lo esigo. - -« — Allora usciamo; signore, disse l'ufficiale; quindi voltandosi alle -signore della società: non vi disturbate; vi chiedo soltanto il tempo -di uccidere questo giovane, e ritorno subito a terminare la mia seconda -strofa. - -«Noi sortimmo. - -«Lo condussi in via Pagana, nel luogo precisamente ove un anno avanti e -nella stessa ora egli mi aveva fatto il complimento che vi ho riferito. -Faceva un superbo chiaro di luna. Mettemmo mano alla spada, e al primo -colpo io lo uccisi freddo. - -— Diavolo! disse d'Artagnan. - -— Ora, continuò Aramis, siccome le signore non videro più ritornare il -cantore, che fu trovato in via Pagana con un gran colpo di spada che -gli attraversava il petto, si pensò che era stato io che lo aveva in -tal modo accomodato, e la cosa produsse uno scandalo. Io dunque fui -per qualche tempo costretto di rinunciare alla mia carriera che voleva -intraprendere. Athos, di cui feci la conoscenza in quell'epoca, e -Porthos che mi aveva, oltre le mie lezioni di scherma, imparato qualche -botta vigorosa, mi decisero a domandare una casacca di moschettiere. Il -re che aveva molto amato mio padre, rimasto ucciso all'assedio d'Arras, -mi accordò questa casacca. Voi capirete adunque che oggi è venuto il -momento per me di riprendere il mio pristino stato, dopo la vita che ho -condotta non entrerò negli ordini, ma condurrò una vita analoga, e sarò -fatto professore di filosofia morale in qualche colleggio. - -— E perchè oggi e non ieri, e perchè oggi e non domani? che cosa dunque -vi è accaduta oggi che vi consigli una simile idea? - -— Questa ferita, mio caro d'Artagnan, mi è stato un avviso del cielo. - -— Questa ferita! bah! ella è quasi guarita, ed io sono sicuro che oggi -non è quella la causa che vi fa soffrire di più. - -— E quale è dunque? domandò Aramis arrossendo. - -— Voi ne avete una nel cuore, Aramis, una più viva e più sanguinosa, -una ferita fatta da una donna. - -L'occhio d'Aramis sfavillò suo malgrado. - -— Ah! disse egli, dissimulando la sua emozione sotto una finta -negligenza, non mi parlate di queste cose. Io pensare a queste cose! io -avere dei dispiaceri per amore! _vanitas vanitatum!_ Avrei io forse, -a vostro parere, dato di volta al cervello? e perchè? per qualche -crestaia, per qualche figlia di un dottore, alla quale avrei fatta la -corte in una guernigione? bah! - -— Perdono mio caro Aramis, io credeva che voi portaste le vostre mire -più in alto. - -— Più in alto? e chi sono io per avere tanta ambizione? un povero -moschettiere, molto gonzo e molto oscuro, che odia il suo servizio, e -si trova grandemente spostato nel bel mondo. - -— Aramis! Aramis! gridò d'Artagnan guardando il suo viso con aria di -dubbio. - -— Polvere, continuò Aramis, io rientro nella polvere. La vita è piena -di umiliazioni e di dolori, continuò egli imbruttendosi, tutti i fili -che riattaccano la felicità si rompono volta per volta nella mano -dell'uomo, particolarmente il filo dell'oro. Oh! mio caro d'Artagnan, -riprese Aramis dando una leggera tinta d'amarezza, credetemi, -nascondete bene le vostre piaghe, quando ne avrete: il silenzio è -l'ultima delle gioie dei disgraziati; guardatevi di mettere chicchessia -sulla traccia dei vostri dolori; i curiosi succhiano le nostre lagrime, -come le mosche succhiano il sangue del daino ferito. - -— Ah! mio caro Aramis, disse d'Artagnan mandando un profondo sospiro, -quella che voi dite è la mia storia. - -— In che modo? - -— Sì, una donna che io amava, che io adorava, mi è stata rapita dalla -forza. Io non so ove ella sia, ove l'abbiano condotta, ella forse è -prigioniera, ella forse è morta. - -— Ma voi avete almeno la consolazione di dire che ella non vi ha -abbandonato volontariamente: che se voi non avete le sue notizie, è -perchè le è stata tolta ogni comunicazione con voi, nel mentre che.... - -— Nel mentre che? - -— Niente rispose Aramis, niente. - -— Così voi rinunziate per sempre al mondo; è un partito preso, una -risoluzione stabilita. - -— Per sempre. Voi oggi siete mio amico, domani non sarete più per me -che un'ombra, anzi non esisterete più. In quanto al mondo egli per me è -un sepolcro, niente altro. - -— Diavolo! è ben tristo ciò che voi dite. - -— Che volete! è la mia vocazione che mi rapisce, è dessa che mi -trasporta. - -D'Artagnan sorrise e non rispose. Aramis continuò: - -— Eppure mentre appartengo ancora a questa terra, avrei desiderato -parlare di voi e dei nostri amici. - -— Ed io, disse d'Artagnan, avrei voluto parlarvi di voi stesso, ma vi -vedo così staccato da tutto: con gli amori avete fatto fine, gli amici -sono ombre, il mondo è un sepolcro. - -— Eh! voi lo vedete da voi stesso, disse Aramis con un sospiro. - -— Non ne parliamo dunque più, disse d'Artagnan, e bruciamo questa -lettera, che, senza dubbio, vi annunzierebbe qualche nuova infedeltà -della vostra crestaia, o della figlia del vostro dottore. - -— Qual lettera? gridò vivamente Aramis. - -— Una lettera che era stata diretta a casa vostra nella vostra assenza, -e che mi fu consegnata per rimettervela. - -— Ma di chi è questa lettera? - -— Ah! di qualche cameriera, di qualche crestaia in disperazione: forse -della cameriera della sig. de Chevreuse, che sarà stata obbligata di -ritornare a Tours colla sua padrona, e che per farsi sentimentale, avrà -presa una carta profumata e avrà sigillata la sua lettera con la corona -della duchessa. - -— Che dite voi dunque? - -— Osservate... l'avrei io perduta!... disse d'improvviso il giovane; -fingendo di cercare. Fortunatamente che il mondo è un sepolcro, che gli -uomini, e per conseguenza anche le donne, sono ombre, che l'amore è un -sentimento cui avete dato fine. - -— Ah! d'Artagnan! gridò Aramis, tu mi fai morire. - -— Eccola finalmente, disse d'Artagnan. - -E cavò la lettera di saccoccia. - -Aramis fece uno sbalzo, afferrò la lettera, la lesse o per dir meglio -la divorò, il suo viso divenne raggiante. - -— Sembra che la cameriera abbia un bello stile, disse con non curanza -il messaggero. - -— Grazie, d'Artagnan, grazie, gridò Aramis quasi in delirio. Ella -è stata sforzata di ritornare a Tours; ella non mi è infedele, ella -mi ama sempre. Vieni amico, vieni che io ti abbracci: la felicità mi -soffoca! - -E i due amici si misero a ballare intorno all'ammasso dei venerabili -autori di filosofia di cui era coperta la tavola, calpestando -bravamente i fogli della tesi, che erano caduti sul pavimento. In -questo momento entrò Bazin cogli spinaci e la frittata. - -— Fuggi disgraziato! gridò Aramis gettandogli in viso il suo berretto, -ritorna donde ne vieni, riporta questi orribili legumi, e questa -spaventosa frittata! Domanda una lepre picchettata, un cappone grasso, -un pasticcio e quattro bottiglie di vecchia borgogna. - -Bazin che guardava il suo padrone senza capir niente di questo -cambiamento, lasciò malinconicamente scivolare la frittata sugli -spinaci, e gli spinaci sul pavimento. - -— Ecco il momento di consacrare la vostra esistenza al re di Francia, -disse d'Artagnan, se avete interesse di fargli una gentilezza: _non -inutile desiderium in oblatione._ - -— Andate al diavolo col vostro latino! mio caro d'Artagnan, beviamo, -perdinci! beviamo, e raccontatemi ciò che si fa laggiù. - - - - -CAPITOLO XXVII. - -LA MOGLIE DI ATHOS - - -— Ora mi resta a sapere le notizie d'Athos, disse d'Artagnan dopo che -ebbe messo Aramis al corrente di quanto era accaduto nella capitale -dalla loro partenza, e dopo che un eccellente pranzo ebbe fatto -dimenticare all'uno la sua tesi, all'altro la stanchezza. - -— Credete voi dunque che gli sia accaduta qualche disgrazia? domandò -Aramis. Athos è così freddo, così bravo, maneggia tanto bene la spada. - -— Sì, senza dubbio: e nessuno conosce meglio di me il coraggio e -l'astuzia di Athos; ma io desiderava piuttosto sentire intorno a lui -il rumore delle spade e delle lance, che dei bastoni. Dubito che Athos -non sia stato strigliato dalla canaglia di servitorame. I servitori -sono gente che batte forte e non finisce presto. Ecco perchè, ve lo -confesso, vorrei ripartire il più presto possibile. - -— Vorrei potervi accompagnare, ma sono ancora molto debole... e voi -quando partirete? - -— Domani alla punta del giorno, riposatevi in questa notte il meglio -che vi sarà permesso, e domani, se lo potrete, partiremo assieme. - -— Addio dunque a domani, poichè per quanto siate di ferro, dovete aver -bisogno di riposo. - -La mattina dipoi, quando d'Artagnan ritornò in camera di Aramis, lo -ritrovò che stava guardando fuori della finestra. - -— Che cosa guardate? domandò d'Artagnan. - -— In fede mia, ammiro questi tre magnifici cavalli che lo stalliere -tiene per le redini. È un piacere da principe il viaggiare con simili -cavalcature. - -— Ebbene, mio caro Aramis, voi proverete questo piacere, perchè uno di -quei tre cavalli è vostro. - -— Ah! ah! e quale? - -— Quello dei tre che voi vorrete, io non ho preferenza. - -— E la ricca gualdrappa che lo ricopre è pur mia? - -— Senza dubbio. - -— Ma voi volete ridere, d'Artagnan? - -— Io non rido più dal momento che voi non parlate più latino. - -— Sono per me quei fondi, le pistole dorate, la gualdrappa di velluto, -quella sella colle borchie d'argento? - -— Per voi stesso come quel cavallo che scalpita è per me, e quell'altro -che fa salti, è per Athos. - -— Per bacco! questi sono tre superbi animali. - -— Sono contentissimo che sieno di vostro gusto. - -— È dunque il re che vi ha fatto questo regalo? - -— Per cosa certa non è stato il ministro; ma non v'inquietate sulla -provvenienza, e pensate soltanto che uno dei tre è vostro. - -— Io prendo quello che è là. - -— A meraviglia! - -— Viva Dio! gridò Aramis, ecco ciò che mi fa passare il resto del mio -dolore; vi monterei sopra con trenta palle in corpo. Ah! sull'anima -mia, le belle redini, le belle staffe! Olà! Bazin, venite qui, e -sull'istante. - -Bazin comparve tetro e melanconico sul limitare della porta. - -— Forbite la mia spada, raddrizzate il mio cappello, spazzolate il mio -mantello, e caricate le mie pistole! disse Aramis. - -— Quest'ultima raccomandazione è inutile interruppe d'Artagnan, nei -fondini della sella vi è già un paio di pistole cariche. - -Bazin sospirò. - -— Andiamo, maestro Bazin, tranquillizzatevi disse d'Artagnan, in tutti -gli stati si può guadagnare l'eterna salvezza. - -Così dicendo i due amici discesero le scale seguiti dai lacchè. - -— Tienmi la staffa, Bazin disse Aramis. - -E si slanciò in sella colla sua grazia e la sua leggerezza ordinaria; -ma, dopo qualche volata e qualche corvettata del nobile animale, il suo -cavaliere risentì dei dolori talmente insopportabili, che impallidì -e vacillò. D'Artagnan che aveva preveduto quest'accidente, non lo -aveva perduto di vista un momento, per cui si slanciò verso di lui, lo -ritenne fra le sue braccia, e lo ricondusse nella sua camera. - -— Sta bene, mio caro Aramis; curatevi, diss'egli, io anderò solo a -ricercare Athos. - -— Voi siete un uomo di bronzo, gli disse Aramis. - -— No, io ho fortuna; ecco tutto; ma come vivrete voi aspettandomi? Non -più cattedra, non più colleggio, non più tesi! - -Aramis sorrise. - -— Farò invece dei versi. - -— Sì, dei versi profumati coll'odore del biglietto della cameriera -della duchessa di Chevreuse. Insegnate dunque la prosodia a Bazin, ciò -lo consolerà; quanto al cavallo, montatelo un poco tutti i giorni, e -ciò vi farà riprendere l'abitudine alle manovre. - -— Ah! in quanto a questo siate tranquillo, disse Aramis, voi mi -ritroverete pronto a seguirvi. - -Si dissero addio, e dieci minuti dopo, avendo prima raccomandato il -suo amico a Bazin e all'ostessa, d'Artagnan trottava nella direzione -d'Amiens. - -Come, mai andare in traccia di Athos, e poi come ritrovarlo? - -La posizione, nella quale l'aveva lasciato d'Artagnan, era critica, -e forse aveva ancora potuto soccombere. Quest'idea oscurò la fronte -di d'Artagnan e gli fece formulare sotto voce qualche giuramento di -vendetta. Dei suoi amici, Athos era il più attempato, e in apparenza -sembrava quello che meno si accostasse ai suoi gusti ed alle sue -simpatie. Però egli portava a questo gentiluomo una preferenza -notevole. L'aria nobile ed il portamento distinto di Athos, i suoi -lampi di grandezza che brillavano di tratto in tratto fra l'ombre -entro cui si riteneva volontariamente racchiuso, quella inalterabile -uguaglianza d'umore che ne formava il più comodo compagno della terra, -quell'allegrezza forzata e mordente, la sua bravura che si sarebbe -detta cieca se non fosse stata il risultato del più gran sangue -freddo: tante qualità si attiravano più che la stima e l'amicizia di -d'Artagnan, la sua ammirazione. - -In fatti, considerato ancor vicino al sig. de Tréville l'elegante -e nobile cortigiano, Athos, nei giorni del suo buon umore, poteva -sostenere con vantaggio il confronto; egli era di mezzana statura, ma -questa era così regolare e ben proporzionata, che più di una volta, -nelle sue lotte con Porthos, aveva fatto piegare il gigante, la di -cui forza fisica era divenuta proverbiale fra i moschettieri. La sua -testa con gli occhi scrutatori, col naso aquilino, mento ben disegnato -come quello di Bruto, aveva un carattere indefinibile di grazia e -grandezza; le sue mani, di cui non prendeva mai alcuna cura, facevano -la disperazione di Aramis che coltivava le sue con una grande quantità -di pasta di mandorle e olio profumato; il suono della sua voce era ad -un tempo penetrante e melodioso, e poi ciò che vi era d'indefinibile -in Athos, che sempre si faceva oscuro e piccolo, era quella delicata -conoscenza del mondo e degli usi della più elevata società, quelle -abitudini di buona famiglia, che spiccavano anche senza volerlo nelle -sue più piccole azioni. - -Se si trattava di un pranzo, Athos l'ordinava meglio di qualunque -altro, situando ciascun convitato al suo posto a seconda del rango in -cui era stato trasmesso dai suoi antenati o che si era procacciato da -se stesso. Se si trattava di scienza araldica, Athos conosceva tutte -le famiglie nobili del regno, le loro genealogie, le loro alleanze, i -loro stemmi e l'origine dei loro stemmi; l'etichetta non aveva minuzie -che gli fossero estranee; sapeva quali erano i diritti dei grandi -proprietarii e della nobiltà, conosceva a fondo le leggi e le regole -della caccia, e un giorno parlando su questo argomento, aveva fatto -meravigliare il re Luigi XIII, che pure passava per maestro; come tutti -i gentiluomini di quell'epoca, montava a cavallo, e maneggiava le armi -con tutta la perfezione: vi è di più, la sua educazione era stata -così poco negletta, anche sotto il rapporto degli studi scolastici, -tanto raramente coltivati dai gentiluomini di quell'epoca, ch'egli -sorrideva ai testi latini che stillava Aramis, e che Porthos faceva -mostra di capire. Anzi, due o tre volte, con gran meraviglia dei suoi -amici, che Aramis inciampò in qualche errore di rudimenti, egli rimise -il verbo al suo tempo, o il nome al suo caso. Inoltre, la sua probità -era inattaccabile; in quel secolo ove gli uomini d'arme transigevano -tanto facilmente colla loro religione e la loro coscienza, e i poveri -col settimo comandamento di Dio. Athos dunque era un uomo molto -straordinario. - -E ciò non ostante si vedeva questa natura così distinta, questa -creatura così bella, questa essenza così fina, piegare insensibilmente -verso la vita materiale, come i vecchi piegano generalmente verso -l'imbecillità fisica e morale. Athos, nelle sue ore d'ozio, e queste -erano frequenti, spegneva affatto tutta la sua parte luminosa, e -spariva come in una profonda notte la parte brillante. Allora svaniva -il semideo e restava appena un uomo, colla testa bassa, l'occhio -truce, la parola pesante e penosa; Athos guardava per lunghe ore sia -la bottiglia, sia il bicchiere, sia Grimaud, che abituato ad obbedirlo -a segni, leggeva nello sguardo senza forza del suo padrone fino il più -piccolo desiderio, che tosto soddisfaceva. Se la riunione dei quattro -amici aveva luogo in uno di questi momenti, una parola, cavata con uno -sforzo violento, era tutto il contigente che Athos pagava al dialogo -della conversazione: in una voce Athos da se solo poteva come quattro, -e ciò senza che li producesse altra alterazione, che un aggrottamento -di ciglia più rimarcato, ed una tristezza più profonda. - -D'Artagnan, di cui conosciamo lo spirito investigatore e penetrante, -non aveva, qualunque si fosse l'interesse a soddisfare la sua -curiosità su questo argomento, non aveva ancora potuto assegnare -alcuna causa di questo marasmo, nè notarne le ricorrenze. Athos non -ricercava mai lettere. Athos non faceva mai cosa alcuna che non fosse -nota ai suoi tre amici; non si poteva dire che fosse il vino che gli -procurava questa tristezza, perchè, al contrario, egli beveva soltanto -per abbattere questa tristezza, quantunque questo rimedio, come -abbiamo detto, non faceva che aumentarla. Non si poteva attribuire -al giuoco questo eccesso d'umor nero, che al contrario di Porthos, -che accompagnava ogni cambiamento di fortuna, o coi canti o colle -imprecazioni, Athos rimaneva impassibile tanto quando vinceva, che -come quando perdeva. Fu veduto una volta nel circolo dei moschettieri -vincere una sera tremila doppie, quindi riperderle, e dietro esse -perdere quanto aveva, perfino il suo cavallo e la sua bandoliera -ricamata in oro dei giorni di parata, per riguadagnare tutto al più -dugento luigi, senza che il suo sopracciglio nero si fosse alzato o -abbassato di una mezza linea, senza che le sue mani avessero perduta la -loro bianchezza d'avorio, senza che la sua faccia si fosse adombrata, -senza che la conversazione, che in quella sera era gaia ed aggradevole, -cessasse un istante di esserlo. - -Non era neppure, come presso i nostri vicini, gl'inglesi, un influenza -atmosferica che rendeva tetro il suo viso, poichè in generale -questa tristezza aumentava nei più bei giorni dell'anno. Giugno e -Luglio erano i due mesi terribili per Athos. Pel presente, egli non -aveva dispiaceri, si stringeva nelle spalle quando gli si parlava -dell'avvenire; il suo segreto era dunque nel passato, come era stato -detto vagamente a d'Artagnan. - -Questa tinta misteriosa sparsa sopra tutta la di lui persona, rendeva -ancora più interessante quell'uomo cui giammai nè gli occhi nè la -bocca, avevano rivelato niente nell'ubriachezza la più compiuta, -qualunque fosse stata la rivoltagli interrogazione. - -— Ebbene! pensava d'Artagnan, il povero Athos è morto a quest'ora, -è morto per mia cagione, poichè sono stato io che l'ho trascinato -in quest'affare, di cui egli ignorava l'origine, di cui ignora il -resultato, di cui non avrà a ricavarne alcun profitto. - -— Senza contare, signore, soggiunse Planchet, che noi gli dobbiamo -probabilmente la vita. Vi ricordate come gridava: «al largo d'Artagnan! -io sono preso.» E dopo avere scaricate le sue pistole, che rumore -orribile che faceva colla sua spada! si sarebbe detto che erano venti -uomini, o piuttosto venti diavoli arrabbiati! - -E queste parole raddoppiavan l'ardore di d'Artagnan, che eccitava il -suo cavallo che, non avendo bisogno di essere eccitato, trasportava il -suo padrone al galoppo. - -Verso le undici del mattino si scoperse Amiens; a undici ore e mezzo -erano alla porta del maledetto albergo. - -D'Artagnan aveva spesso meditato contro il perfido oste una vendetta: -egli entrò dunque nell'osteria col suo cappello di feltro sugli occhi, -la mano sinistra sul pomo della spada, e facendo fischiare il frustino -colla diritta. - -— Mi riconoscete voi? disse all'oste che si avanzò per salutarlo. - -— Io non ho questo onore, mio signore, rispose questi con gli occhi -ancora abbagliati dal brillante equipaggio con cui si era presentato -d'Artagnan. - -— Ah! voi non mi riconoscete? - -— No, signore. - -— Ebbene! con due sole parole vi restituirò la memoria. Che cosa avete -fatto di quel gentiluomo al quale aveste l'audacia, sono ora circa -quindici giorni, d'intentare un'accusa di monetario falso? - -L'oste impallidì, perchè d'Artagnan aveva presa l'attitudine la più -minacciosa, e Planchet si modellava sul suo padrone. - -— Ah! mio signore, non me ne parlate, gridò l'oste col tuono il più -lagrimevole della sua voce. Ah! mio signore, come ho pagato questo -fallo! Ah! disgraziato che sono! - -— Io vi domando che cosa è avvenuto di questo gentiluomo. - -— Degnatevi di ascoltarmi, mio signore; e siate clemente; sedete per -grazia! - -D'Artagnan, muto per la collera e l'inquietudine, si assise minaccioso -come un giudice. Planchet si appoggiò con orgoglio alla spalliera del -seggio di lui. - -— Ecco la storia, mio signore, riprese l'oste tremando, poichè ora vi -conosco: foste voi che partiste quando ebbi quel disgraziato affare con -questo gentiluomo di cui mi parlate? - -— Sì, sono io per cui non dovete aspettarvi grazia se non dite per -intero la verità. - -— Ascoltatemi, e la saprete per intero. - -— Ascolto. - -— Io era stato avvisato dall'autorità che un famoso falsario di monete -giungerebbe al mio albergo con diversi suoi compagni, tutti travestiti -coll'uniforme delle guardie dei moschettieri. I vostri cavalli, i -vostri lacchè, voi stessi, tutto mi era stato descritto. - -— Avanti, avanti: disse d'Artagnan che capì subito da dove venivano -queste così esatte informazioni. - -— Io presi dunque, dietro gli ordini della autorità che mi inviò un -rinforzo di sei uomini, tutte quelle misure che credei urgenti per -assicurarmi del preteso falsario di monete. - -— Avanti! disse d'Artagnan, a cui la parola di falsario corrucciava -orribilmente le orecchie. - -— Perdonatemi, mio signore, di essere costretto a dire tali cose, ma -queste sono precisamente quelle che formano la mia scusa. L'autorità -mi aveva fatto paura; bisogna che un albergatore usi dei riguardi -all'autorità. - -— Ma, anche una volta, questo gentiluomo dov'è, che cosa n'è avvenuto? -è morto o vivo? - -— Pazienza, mio signore, ci veniamo. Accadde dunque ciò che voi -sapete, e la vostra precipitosa partenza, disse l'oste con una certa -finezza che non sfuggì a d'Artagnan, sembrava autorizzare quanto si -fece. Questo gentiluomo vostro amico, si difese da disperato. Il suo -cameriere che, per una disgrazia imprevista aveva avuto briga colle -genti dell'autorità travestiti da mozzi di stalla... - -— Ah! miserabili! gridò d'Artagnan, voi eravate tutti di accordo, io -non so chi mi tenga dal non esterminarvi tutti! - -— Ahimè! mio signore, noi non eravamo d'accordo, e voi lo vedrete. Il -vostro signor amico, perdonatemi se non lo chiamo coll'onorevole nome -che porta, perchè non lo sappiamo, il vostro signor amico, dopo aver -messo due uomini fuori di combattimento colla scarica simultanea delle -sue due pistole, si battè in ritirata difendendosi colla spada, con cui -stroppiò ancora un braccio ad un altro dei miei uomini con un colpo di -piatto da stordire. - -— Ma boia! la finirai tu una volta? gli disse d'Artagnan; Athos! che -avvenne di Athos? - -— Battendosi in ritirata, come vi diceva, mio signore, trovò dietro a -se la scala di cantina, e siccome la porta era aperta, vi si precipitò; -una volta in cantina, tirò a sè la chiave, e si barricò per di dentro. -Siccome eravamo sicuri di ritrovarlo là, fu lasciato libero. - -— Sì, disse d'Artagnan, a loro non premeva d'ucciderlo bastava solo -imprigionarlo. - -— Giusto Dio? imprigionarlo signore? egli s'imprigionò da se stesso, -ve lo giuro. Prima di tutto aveva fatti dei brutti affari; un uomo era -rimasto morto sul colpo, e altri due erano feriti gravemente. Il morto -e i due feriti furono portati via dai loro camerati, e non ho mai più -inteso parlare nè degli uni, nè degli altri. Io stesso quando ripresi -i miei sensi andai a ritrovare il sig. governatore, al quale raccontai -quanto mi era accaduto, e al quale chiesi ciò che doveva fare del -prigioniere. Ma il sig. governatore aveva l'aspetto di essere caduto -dalle nubi; egli mi disse che ignorava affatto ciò che voleva dirgli: -che gli ordini che mi erano giunti non emanavano da lui, e che se -avessi avuto la disgrazia di dire a chi che siasi ch'egli entrava per -qualche cosa in quest'avventura, mi avrebbe fatto impiccare. Sembrava -che mi fossi sbagliato, signore, che io avessi arrestato uno per -l'altro, e che quegli che doveva essere arrestato si fosse salvato. - -— Ma Athos? gridò d'Artagnan, a cui si raddoppiavano le forze per -l'abbandono stesso in cui sembrava che le autorità avessero lasciato -questo affare: ma di Athos che ne avvenne? - -— Siccome aveva fretta di riparare ai miei torti col prigioniero, -riprese l'albergatore, m'incamminai verso la cantina per rimetterlo in -libertà. Ah! signore! egli non era più un uomo! era un diavolo! Alla -proposizione di libertà, dichiarò che quello era un laccio che gli -veniva teso, e che prima di uscire intendeva di imporre le condizioni. -Io gli dissi umilmente, poichè non mi dissimulava la cattiva posizione -in cui mi era messo portando le mani sopra un moschettiere di Sua -Maestà, gli dissi ch'era pronto a sottomettermi alle sue condizioni. - -— Prima di tutto, voglio che mi sia reso il mio lacchè armato di tutto -punto. - -— Ci affrettammo d'obbedire a quest'ordine, signore, noi eravamo -disposti a fare tutto ciò che voleva il vostro amico. Il signor -Grimaud, questi ha detto il suo nome quantunque non parli molto, il -signor Grimaud fu dunque disceso in cantina, ferito com'era: allora -il suo padrone, dopo di averlo ricevuto, tornò a berricare la porta, -ordinandoci di restare nella nostra bottega. - -— Ma finalmente, gridò d'Artagnan, dov'è? dov'è Athos? - -— In cantina, signore. - -— Come disgraziato, voi da quel giorno lo ritenete ancora in cantina? - -— Bontà divina! no, signore. Noi ritenerlo in cantina! Voi dunque non -sapete ciò che ha fatto in cantina? Ah! signore! se voi poteste cavarlo -di là, vi sarei riconoscente e vi adorerei come il mio protettore. - -— Allora egli è là? Io lo ritroverò là? - -— Senza dubbio, signore, egli si è ostinato a rimaner là. Tutti i -giorni dallo spiraglio gli si passa del pane colla estremità di un -forcale e della carne, quando ne domanda. Ma ahimè! non è di pane -e carne ch'egli faccia il maggior consumo. Una volta ho tentato di -discendere con due dei miei servitori, ma egli andò in furore. Ho -inteso che montava le sue pistole, ed il suo moschetto che veniva -montato dal suo lacchè. Quindi, allorchè gli abbiamo chiesto quali -erano le sue intenzioni, ci ha risposto, che fra lui ed il suo -servitore avevano quaranta colpi da poter tirare, e ch'essi li -tirerebbero fino all'ultimo, piuttosto che permettere che un solo di -noi mettesse piede in cantina. Allora, signore, sono stato a lamentarmi -dal governatore, che mi ha risposto che io non aveva che quello chè -mi meritava, e che ciò mi avrebbe insegnato a insultare gli onorevoli -personaggi che venivano a ripararsi nel mio albergo. - -— Di modo che da quel tempo?... riprese d'Artagnan non potendo a meno -di ridere della pietosa figura del suo oste. - -— Di modo che da quel tempo, signore, continuò questi, noi meniamo -la vita più trista che si possa vedere; poichè, signore, bisogna che -voi sappiate che tutte le nostre provviste sono in cantina; là vi è -il nostro vino nei vasi, la birra, l'olio e le spezie, il lardo ed -i salami; e siccome ci è proibito di discendervi, siamo costretti di -negare il mangiare e bere ai forestieri che ci giungono, di modo che -tutto il credito della nostra osteria si rovina. Anche una settimana, -col vostro amico in cantina, e noi siamo perduti. - -— E questa sarebbe giustizia, birbo! Non si vedeva al nostro aspetto -che non potevano essere falsi monetarii? dite. - -— Sì, signore, sì, voi avete ragione, signore; ma sentite, sentite, -egli in questo momento va in collera. - -— Senza dubbio, qualcuno gli avrà dato noia, disse d'Artagnan. - -— Bisogna bene che qualcuno lo vada a disturbare, ci sono giunti due -viaggiatori inglesi. - -— Ebbene? - -— Ebbene! gli Inglesi amano il vino buono, come voi sapete, e questi -hanno chiesto del meglio. Mia moglie allora avrà chiesto al sig. Athos -il permesso d'entrare per soddisfare a questi signori, ed egli lo -avrà ricusato come d'ordinario. Ah! bontà divina! ecco che il rumore -raddoppia. - -D'Artagnan in fatti sentì un gran rumore uscire dalla cantina; egli -si alzò, e preceduto dall'oste che si contorceva le mani, e seguito -da Planchet, che teneva montato il suo moschetto, si avvicinò al luogo -della scena. - -I due gentiluomini erano esasperati, essi avevano fatto una lunga corsa -e morivano di fame e di sete. - -— Ma questa è una tirannia gridarono essi in buonissimo francese, -quantunque coll'accento straniero: che questo mastro pazzo non voglia -lasciare a questa buona gente l'uso del loro vino! A noi! sfondiamo la -porta e se egli è troppo arrabbiato, ebbene, lo uccideremo. - -— Colle buone, signori, disse d'Artagnan cavando dalla sua cinta un -paio di pistole, voi non ucciderete nessuno, se vi aggrada. - -— Bene, bene! diceva dietro di se la voce calma di Athos, lasciateli un -poco entrare questi mangiatori di ragazzi, e noi la vedremo. - -Per quanto sembrassero essere coraggiosi, i due gentiluomini inglesi si -guardarono esitando; si sarebbe detto che in quella cantina vi era una -di quelle belve affamate, giganteschi eroi delle leggende popolari, e -di cui nessuno sforza impunemente l'entrata della caverna. - -Vi fu un momento di silenzio: ma finalmente i due Inglesi ebbero -vergogna d'indietreggiare, ed il più coraggioso dei due discese i -quattro o cinque scalini di cui si componeva la scala, e dette sulla -porta un calcio da spaccare un muro. - -— Planchet, disse d Artagnan, io m'incarico di quello che è in basso. -Ah? signori, voi volete battaglia? Ebbene! vi si darà! - -— Mio Dio! gridò Athos, mi sembra di sentire la voce di d'Artagnan. - -— Realmente, disse d'Artagnan alzando la voce, sono io amico mio. - -— Ah! buono, disse Athos, noi allora lavoreremo ben bene questi -sfondatori di porte! - -I gentiluomini avevano messo mano alla spada, ma si trovavano in quel -momento fra due fuochi. Esitarono anche un istante, ma come la prima -volta, la vinse l'orgoglio, ed un secondo calcio fece scrosciare la -porta in tutta la sua altezza. - -— Tienti in disparte, gridò Athos, tienti in disparte d'Artagnan, che -io faccio fuoco. - -— Signori! gridò d'Artagnan, che non veniva mai abbandonato dalla -riflessione. Signori, rifletteteci! Pazienza, Athos! voi v'impegnate -in un cattivo affare, e volete farvi crivellare dalle palle. Ecco il -mio servo ed io che vi lasceremo andare tre colpi di fuoco; altrettanto -vi giungerà dalla cantina; poi noi abbiamo ancora le nostre spade, con -cui, vi assicuro, il mio amico ed io giuochiamo passabilmente. Lasciate -a me la cura di trattare le cose mie e le vostre; fra momenti voi -avrete da bere, ne impegno la mia parola. - -— Se ve ne resta, mormorò con una voce rauca Athos. - -L'oste senti un sudor freddo scorrergli lungo il dorso. - -— In che modo? se te ne resta, disse d'Artagnan; siate dunque -tranquilli; in due non si avranno bevuta tutta la cantina. Signori -rimettete le vostre spade nel fodero. - -— Ebbene! rimettete voi pure le vostre pistole alla cintola. - -— Volentieri. - -E d'Artagnan dette l'esempio, quindi voltandosi verso Planchet, gli -fece segno di smontare il suo moschetto. - -Gli Inglesi, convinti, rimisero, brontolando, le loro spade nel fodero. -Fu loro raccontato l'imprigionamento di Athos, e siccome erano buoni -gentiluomini, dettero torto all'oste: - -— Ora, signori, disse d'Artagnan, rimontate nella vostra camera, e fra -dieci minuti, ve lo garentisco, vi sarà portato quanto desiderate. - -Gl'Inglesi salutarono e sortirono. - -— Adesso che sono solo, mio caro Athos, disse d'Artagnan, apritemi la -porta, ve ne prego. - -— Sull'istante, disse Athos. - -Allora s'intese un gran rumore di legni ammassati, di puntelli gementi; -erano la controscarpa e i bastioni di Athos; che l'assediato demoliva -da se stesso. - -Un istante dopo la porta si aprì, e si vide comparire la pallida testa -di Athos, che con un rapidissimo colpo d'occhio, esplorò le vicinanze. - -D'Artagnan si gettò al di lui collo, e l'abbracciò teneramente; volle -quindi condurlo fuori di questo umido soggiorno; allora soltanto si -accorse che Athos traballava. - -— Siete voi ferito? gli disse. - -— Io? niente affatto, io sono ubriaco fracido, ecco tutto, e nessuno -ha mai fatto meglio di me per ottenere questo scopo. Viva Dio! mio caro -oste, bisogna dire che per mia parte ne abbia bevuto per lo meno cento -cinquanta bottiglie. - -— Misericordia! gridò l'oste se il lacchè ha bevuto soltanto la metà -del suo padrone, io sono rovinato. - -— Grimaud è un lacchè di buona famiglia, che non si sarebbe mai -azzardato di fare lo stesso ordinario del suo padrone! Egli ha bevuto -soltanto il suo fiasco, credo solo che si sia scordato di rimettere la -chiavetta alla botte. Sentite quella cola. - -D'Artagnan scoppiò in una risata, che cambiò il freddo brivido -dell'oste in febbre calda. - -Nello stesso momento comparve a sua volta Grimaud, dietro al suo -padrone, col moschetto sulla spalla, la testa ondeggiante, come i -satiri ubriachi dei dipinti di Rubens. Egli era asperso davanti e di -dietro da un liquido grasso, che l'oste riconobbe per il suo migliore -olio d'oliva. - -Il corteggio traversò la gran sala, e andò ad installarsi nella miglior -camera dell'albergo, che d'Artagnan occupò d'autorità. - -In questo mentre l'oste e sua moglie si precipitarono, coi lumi in mano -in cantina, che loro era stata per sì lungo tempo interdetta, ed ove -gli aspettava un terribile spettacolo. - -Al di là delle fortificazioni, nelle quali Athos aveva fatto breccia -per uscire, e che si componevano di legnami, di fascine, di assi, e di -vasellami vuoti, disposti con tutto l'ordine strategico, si vedevano -qua e là, nuotanti in un mare di olio e di vino, gli ossami di tutti -i prosciutti mangiati, nel mentre che un ammasso di bottiglie rotte -riempiva tutto l'angolo sinistro della cantina, e che un tinello, la -di cui chiavetta era rimasta aperta, perdeva le ultime gocce del suo -sangue. - -Sopra cinquanta salami appesi al soffitto, ne restavano appena dieci. - -Allora gli urli dell'oste e dell'ostessa rintronarono sotto le volte -della cantina; d'Artagnan stesso ne fu commosso. Athos non voltò -neppure la testa. - -Ma al dolore succedè la rabbia. L'oste s'armò di uno spiedo, e nella -sua disperazione, si slanciò nella camera ove si erano ritirati i due -amici. - -— Del vino! disse Athos scoprendo l'oste. - -— Del vino! gridò l'oste stupefatto, del vino! ma voi me ne avete di -già bevuto per cento doppie; ma io sono un uomo rovinato, perduto, -annientato. - -— Bah! disse Athos, noi siamo sempre rimasti colla sete. - -— Se vi foste contentati di bere, pazienza; ma voi avete rotto tutte le -bottiglie. - -— Voi mi avete spinto sopra un terreno sdrucciolevole; è colpa vostra. - -— Tutto il mio olio perduto! - -— L'olio è un balsamo sommo per le ferite, e bisognava bene che questo -povero Grimaud si medicasse le ferite che gli avete fatte. - -— Tutti i miei salami morsicati! - -— Vi è una quantità enorme di sorci in questa cantina. - -— Voi mi pagherete tutto! gridò l'oste esasperato. - -— Ah! triplo birbante! disse Athos alzandosi. - -Ma ricadde sul momento. Con questo tentativo aveva esauste tutte le sue -forze. - -D'Artagnan venne in suo soccorso alzando la sua spada. - -L'oste indietreggiò di un passo, e si strusse in lagrime: - -— Questo v'insegnerà, disse d'Artagnan, a trattare in un modo più -cortese gli ospiti che Dio vi manda. - -— Dio? dite il diavolo! - -— Mio caro amico, disse d'Artagnan, se voi ci rompete ancora un altro -poco le orecchie, noi ci anderemo a rinchiudere tutti e quattro in -cantina, e vedremo se il guasto è veramente così grande come voi dite. - -— Ebbene! sì, signori, io ho torto, disse l'oste, lo confesso, ma ogni -peccato merita misericordia. Voi siete signori, ed io sono un povero -albergatore; voi avrete pietà di me. - -— Ah! se tu parli in questo modo, disse Athos, tu mi trafiggi il cuore, -e le lagrime scorreranno dai miei occhi, come scorreva il vino dai tuoi -vasi. Non siamo poi tanto diavoli quanto sembra. Sentiamo, vieni qui, e -parliamo. - -L'oste si avvicinò con inquietudine. - -— Vieni ti dico, e non aver paura. Al momento che io ti pagava, ho -messo la mia borsa sulla tavola. - -— Sì, signore. - -— Questa borsa conteneva sessanta doppie; ove sono andate? - -— Le ho deposto al tribunale, signore; mi era stato detto ch'era moneta -falsa. - -— Ebbene fatti rendere la mia borsa, e tienti le sessanta doppie. - -— Ma il signore sa bene che il tribunale non lascia mai quel che -tiene; se fosse moneta falsa vi sarebbe ancora qualche speranza, ma -disgraziatamente sono monete buone. - -— Accomoda questo affare, amico, mio, ciò non mi riguarda, tanto più -che non mi è rimasta una lira. - -— Vediamo, disse d'Artagnan, il cavallo di Athos dov'è? - -— Nella scuderia. - -— Quanto vale? - -— Tutto al più cinquanta doppie. - -— Ne vale ottanta. Prendilo, e che tutto sia finito. - -— Come! tu vendi il mio cavallo? tu vendi il mio Bajazet? E su che cosa -farò io la vicina campagna? su Grimaud? - -— Io te ne ho condotto un altro, disse d'Artagnan. - -— Un altro? - -— Sì e magnifico! gridò l'oste. - -— Allora, se ve n'è un altro più bello e più giovane, prenditi il -vecchio, e portaci da bere! - -— Di quale? domandò l'oste del tutto rasserenato. - -— Di quello che sta nel fondo; ve ne restano ancora venticinque -bottiglie, tutte le altre sono state rotte nella mia caduta. Portane -sei. - -— Ma quest'uomo è un fulmine, disse l'oste tra se; se resta soltanto -qui altri quindici giorni, e che paghi ciò che beve, io riordino i miei -affari. - -— E non dimenticare, continuò d'Artagnan, di portarne quattro bottiglie -dello stesso ai due Inglesi. - -— Ora, disse Athos, mentre aspettiamo che ci portino del vino, -raccontami d'Artagnan ciò che è accaduto degli altri; sentiamo. - -D'Artagnan gli raccontò in che modo aveva ritrovato Porthos nel suo -letto con una stravoltura, e Aramis ad una tavola con due filosofi. -Mentre terminava, l'oste rientrò colle chieste bottiglie, e con un -prosciutto che fortunatamente per lui era rimasto fuori di cantina. - -— Sta bene, disse Athos riempiendo il suo bicchiere e quello di -d'Artagnan, ciò è in quanto a Porthos ed Aramis; ma voi, amico mio, che -cosa vi è accaduto personalmente? - -— Ahimè! disse d'Artagnan, ciò che io ho si è, che sono il più -disgraziato di noi tutti! - -— Tu, disgraziato, d'Artagnan? disse Athos; sentiamo, da che nasce il -tuo infortunio? dillo a me. - -— Più tardi, rispose d'Artagnan. - -— Più tardi, e perchè più tardi? perchè tu credi che io sia ubriaco, -d'Artagnan? ritieni bene questo: che io non ho mai le mie idee così ben -chiare, che quando ho bevuto: parla adunque, io sono tutto orecchie. - -D'Artagnan raccontò la sua avventura colla signora Bonacieux, Athos -l'ascoltò senza battere palpebra, quindi, quando ebbe finito. - -— Tutte queste sono miserie, disse Athos, miserie! - -Era la parola favorita di Athos. - -— Voi dite sempre miserie, mio caro Athos, disse d'Artagnan, ciò sta -molto male sulle vostre labbra, a voi che non avete mai amato. - -L'occhio tetro d'Athos s'infiammò di un tratto; ma non fu che un lampo, -ritornò tetro e vagante come prima. - -— È vero, diss'egli tranquillamente, io non ho mai amato. - -— Voi vedete bene, allora cuore di pietra, disse d'Artagnan, che avete -torto di essere così duro con noi altri cuori teneri. - -— Cuori teneri, cuori squarciati, disse Athos. - -— Che volete voi dire? - -— Io dico che l'amore è come una lotteria, in cui chi vince, guadagna -la morte! Voi siete ben fortunato per aver perduto, credetemi, mio -caro d'Artagnan. E se io ho un consiglio da darvi, è quello di perdere -sempre. - -— Ella però aveva l'aspetto d'amarmi tanto! - -— Ne aveva l'aspetto. - -— Oh! essa mi amava. - -— Fanciullo! non vi è alcuno che non abbia creduto, come credete voi, -che la sua amica non lo amasse, e non vi è uomo che non sia stato -tradito dalla sua amica. - -— Eccetto voi, Athos, che non ne avete mai avute. - -— È vero, disse Athos dopo un momento di silenzio, io non ne ho mai -avute. Beviamo! - -— Ma allora, filosofo che siete, disse d'Artagnan, istruitemi, -sostenetemi, io ho bisogno d'imparare e di essere consolato. - -— Consolato! e di che? - -— Della mia disgrazia. - -— La vostra disgrazia mi fa ridere, disse Athos stringendosi nelle -spalle; io desidererei sapere se è una storia d'amore che voi volete -che vi racconti. - -— Accaduta a voi? - -— A me o ad un mio vicino che importa? - -— Dite, Athos, dite. - -— Beviamo noi faremo meglio. - -— Bevete e raccontate. - -— In fatti si può fare, disse Athos vuotando e riempiendo subito il suo -bicchiere; queste due cose vanno perfettamente d'accordo. - -— Io ascolto, disse d'Artagnan. - -Athos si raccolse, ed a misura che si raccoglieva, d'Artagnan lo vedeva -impallidire: era giunto a quel periodo d'ubriachezza, in cui gli -ordinarii bevitori cadono e dormono. Egli, sognava altamente, senza -dormire. Questo sonnambulismo dell'ubriachezza aveva qualche cosa di -spaventoso. - -— Voi dunque lo volete assolutamente? domandò egli. - -— Io ve ne prego, rispose d'Artagnan. - -— Che sia dunque fatto ciò che voi desiderate. Uno dei miei amici... -uno dei miei amici, intendete bene? non io, disse Athos interrompendosi -con un profondo sospiro; uno dei conti della mia provincia, vale a -dire di Berry, nobile come un Dandolo, come un Mont-morency, divenne -innamorato a venticinque anni di una giovinetta di sedici, bella come -gli amori. A traverso l'ingenuità dell'età sua, traspariva un sospiro -ardente, uno spirito, non di donna, ma di poeta; ella non piaceva, -ma inebriava. Essa viveva in un piccolo borgo, presso il suo fratello -che si dimostrava in apparenza onesta persona. Entrambi erano venuti -in quel paese dall'estero. Essi venivano, non si sapeva di dove, ma -vedendo lei così bella, e suo fratello così pietoso, non si pensava di -chieder loro d'onde venivano. Del resto si diceva che fossero di buona -estrazione. Il mio amico, che era il signore del paese, avrebbe potuto -sedurla, o prenderla con la forza a suo piacere; egli era il padrone: -chi sarebbe venuto in soccorso di due stranieri, di due sconosciuti? -disgraziatamente egli era un uomo onesto, e la sposò. Pazzo! stupito! -imbecille! - -— Ma perchè, dal momento che l'amava, domandò d'Artagnan. - -— Aspettate dunque, disse Athos. Egli la condusse al suo castello, e ne -formò la prima dama della provincia. E bisogna renderle giustizia, ella -sosteneva perfettamente il suo rango. - -— Ebbene? domandò d'Artagnan. - -— Ebbene! un giorno ch'ella era alla caccia con suo marito, continuò -Athos parlando molto in fretta e a bassa voce, cadde da cavallo e -si svenne; il conte si slanciò in suo soccorso, e siccome ella si -soffocava nei suoi abiti, li tagliò col suo pugnale, e le scuoprì le -spalle. Indovinate ciò ch'ella aveva sopra d'una spalla, d'Artagnan? -disse Athos con un grande scoppio di risa. - -— Posso io saperlo? domandò d'Artagnan. - -— Un giglio, disse Athos. Ella era bollata. - -E Athos vuotò di un sol fiato il bicchiere che teneva in mano. - -— Che orrore! gridò d'Artagnan, che cosa mi dite mai! - -— La verità, mio caro. L'angiolo era un demonio; la povera giovinetta -era una ladra. - -— E che cosa fece il conte? - -— Il conte era un gran signore, nelle sue terre egli aveva il diritto -di alta e bassa giustizia, terminò di stracciare gli abiti della -contessa, le legò dietro al dorso le mani, e la impiccò ad un albero. - -— Cielo! Athos un omicidio! gridò d'Artagnan. - -— Sì, un omicidio, niente di più, disse Athos pallido come la morte. -Ma, mi si lascia mancare di vino, a quanto sembra. - -E afferrò il collo dell'ultima delle bottiglie che rimaneva piena, -l'avvicinò alla sua bocca e la vuotò in un fiato come avrebbe fatto di -un bicchiere ordinario. - -Lasciò quindi cadersi la testa sulle mani; d'Artagnan rimase davanti a -lui compreso di spavento. - -— Ciò mi ha guarito dalle donne belle, poetiche ed amorose, disse Athos -rialzando la testa, senza pensare a proseguire l'apologia del conte. Il -cielo vi conceda altrettanto! Beviamo! - -— Così dunque ella morì? balbettò d'Artagnan. - -— Per bacco! disse Athos. Ma stendetemi dunque il vostro bicchiere. Del -prosciutto! gridò egli non possiamo più bere! - -— Ma suo fratello?.. aggiunse timidamente d'Artagnan. - -— Suo fratello? - -— Sì, quel suo fratello così buono! - -— Ah! io me n'informai per impiccare anche lui, ma egli era stato -previdente, aveva lasciata la casa il giorno innanzi. - -— E si è saputo niente che cosa era questo miserabile? - -— Era il primo amante ed il complice della bella, un degno galantuomo -che aveva finto d'essere prete per maritare la sua amica, e assicurarle -un avvenire. Egli sarà stato squartato, io spero. - -— Oh! mio Dio! disse d'Artagnan affatto stordito per questa orribile -avventura. - -— Mangiate dunque di questo prosciutto, d'Artagnan; esso è squisito, -disse Athos tagliandone una fetta che mise sul piatto del giovane. -Che disgrazia che nella cantina non ve n'erano che quattro di questa -qualità! avrei bevuto cinquanta bottiglie di più. - -D'Artagnan non poteva sopportare questa conversazione, che lo avrebbe -reso pazzo; lasciò cadere la sua testa fra le mani, e finse di -addormentarsi. - -— I giovani non sanno più bere, disse Athos guardandolo con occhio -pietoso; eppure questi è uno dei migliori. - - - - -CAPITOLO XXVIII. - -IL RITORNO - - -D'Artagnan era rimasto stordito della terribile confidenza di -Athos. Molte cose però gli rimanevano molto oscure in questa mezza -rivelazione. Primieramente era stata fatta da un uomo del tutto -ubriaco, ad un uomo che lo era per metà. Ciò nonostante, malgrado -l'incertezza che i vapori di due o tre bottiglie di Borgogna fanno -salire alla testa, d'Artagnan nel rialzarsi il giorno dopo aveva ancora -impresso nella mente parola per parola tutto il discorso di Athos, -nell'ordine con cui erano cadute dalla bocca di lui e penetrate erano -nelle sue orecchie. Ogni suo dubbio non faceva che fargli nascere -maggiore smania di giungere alla certezza, e si portò nella camera del -suo amico colla ferma intenzione di riattaccare la conversazione della -sera innanzi; ma ritrovò Athos nel pieno godimento di tutti i suoi -sentimenti, vale a dire ritornato l'uomo più furbo e più impenetrabile -di tutti gli uomini. - -Del resto, il moschettiere dopo avere scambiato con lui un sorriso, ed -una stretta di mano, andò egli stesso all'avvantaggio del suo pensiero. - -— Io era ben ubriaco ieri sera, mio caro d'Artagnan, disse egli. Ma ne -sono accorto questa mattina dalla mia lingua ch'era grossa, e dal mio -polso che era ancora molto agitato; ci scommetto che ho sciorinato un -migliaio di stravaganze. - -E dicendo queste parole guardò il suo amico con uno sguardo così fisso, -che lo mise in imbarazzo. - -— Ma no, replicò d'Artagnan, se bene mi ricordo, voi non avete detto -niente che sia fuori dell'ordinario. - -— Ah! voi mi fate meravigliare; mi pareva di avervi raccontato una -storia delle più lamentevoli. - -E guardava il giovane come se avesse voluto leggere nel fondo -dell'anima sua. - -— In fede mia, rispose d'Artagnan, pare che fossi più ubriaco ancora di -voi, poichè non mi ricordo di niente. - -Athos non rimase pago di queste parole, e riprese: - -— Voi non siete tale da non aver rimarcato, mio caro amico, che -ciascuno ha il suo genere di ubriachezza, trista o gaia. Io ho -l'ubriachezza trista, e quando sono ubriaco ho la mania di raccontare -delle lugubri favole, di cui mi empiè il cervello la mia stupida -allevatrice. È il mio difetto, difetto capitale, ne convengo; ma se si -eccettua questo, io sono un bravo bevitore. - -Athos diceva questo in un modo così naturale, che d'Artagnan fu -sconcertato della sua convinzione. - -— Ah! è dunque ciò infatti, riprese il giovane tentando di riafferrare -la verità, è dunque ciò di cui mi risovvengo, come del resto uno si -risovviene di un sogno, che noi ne abbiamo parlato d'impiccati. - -— Ah! vedete bene, disse Athos impallidendo, ma pure cercato di ridere; -io ne era sicuro; gli impiccati sono il mio incubo. - -— Sì, sì, riprese d'Artagnan, ecco che pensandoci bene mi ritorna la -memoria; si trattava.... aspettate dunque, si trattava di una donna. - -— Vedete, disse Athos diventando quasi livido; è la mia grande storia -della donna bionda, e quando racconto quella, è segno che sono ubriaco -morto. - -— Si, è d'essa, disse d'Artagnan, la storia della bionda, grande e -bella, dagli occhi azzurri. - -— Sì, ed impiccata. - -— Da suo marito, ch'era un signore di vostra conoscenza, continuò -d'Artagnan guardando fissamente Athos. - -— Ebbene! guardate un poco come si può facilmente compromettere -un uomo, quando uno non sa più quello che si dica, riprese Athos -stringendosi nelle spalle, come se lo avesse preso pietà di se stesso. -Decisamente non voglio più ubriacarmi, d'Artagnan; è una troppo cattiva -abitudine. - -D'Artagnan rimase silenzioso; allora cambiando ad un tratto la -conversazione. - -— A proposito, disse Athos, io vi ringrazio del cavallo che mi avete -condotto. - -— È di vostro gusto? - -— Sì, ma non è un cavallo di fatica. - -— V'ingannate, io con lui ho fatto dieci leghe in meno di un'ora e -mezzo, e dopo sembrava che non avesse fatto che il giro della piazza di -S. Sulpizio. - -— Con ciò, voi mi date un forte dispiacere. - -— Un forte dispiacere? - -— Sì, perchè me ne sono disfatto. - -— In che modo? - -— Ecco il fatto, questa mattina mi sono svegliato a sei ore, voi -dormivate come un tasso, e io non sapeva che fare; era ancora tutto -instupidito dalla nostra crapula di ieri a sera: sono disceso nella -sala grande ed ho veduto uno dei nostri Inglesi che mercanteggiava -un cavallo, essendogli morto ieri il suo per uno sbocco di sangue. -Mi avvicinai a lui, e siccome vedeva che offriva cento luigi per un -ronzino bruciato; «perdinci, gli dissi, mio gentiluomo, io pure ho un -cavallo da vendere». - -— «Ed anche bellissimo, diss'egli, l'ho veduto ieri, il servo del -vostro amico lo teneva a mano. - -« — Ritrovate voi ch'egli valga cento doppie? - -« — Sì, e volete voi darmelo per questo prezzo? - -« — No, ma io me lo giuoco. - -« — A che? - -« — Ai dadi. - -— Detto, fatto, e ho perduto il cavallo. Ah! ma io ho riguadagnato la -gualdrappa e le redini. - -D'Artagnan fece una fisonomia spiacevole. - -— Vi dispiace forse? disse Athos. - -— Sì, ve lo confesso, replicò d'Artagnan, questo cavallo doveva -servire a farci riconoscere in un giorno di battaglia, era un pegno, un -ricordo. Athos, voi avete avuto torto. - -— Eh! amico mio, mettetevi al mio posto, riprese il moschettiere; io mi -annoiava a morte; e poi, parola d'onore, io non amo i cavalli inglesi. -Vediamo, se non si tratta che di essere riconosciuti da qualcuno, -la sella e le briglie basteranno, sono abbastanza rimarchevoli. In -quanto al cavallo noi ritroveremo qualche scusa per giustificare la -sua sparizione. Che diavolo, un cavallo è mortale, mettiamo che al mio -fosse venuto la morva o il cimurro. - -D'Artagnan continuava ad essere corrucciato. - -— Ciò mi fa dispiacere, continuò Athos, che sembriate essere tanto -attaccato a questi animali, perchè io non sono ancora alla fine della -mia storia. - -— Che avete voi dunque fatto ancora? - -— Dopo aver perduto il mio cavallo, nove contro dieci (vedete il -colpo!) mi venne l'idea di giuocare il vostro: - -— Sì, ma spero bene che vi sarete fermato alla sola idea. - -— No, io l'ho messa in esecuzione sull'istante. - -— Ah! per esempio! gridò d'Artagnan inquieto. - -— Giuocai, e perdei. - -— Il mio cavallo? - -— Il vostro cavallo, sette contr'otto; per colpa di un punto... Voi -conoscete il proverbio?... - -— Athos, io vi giuro che voi non avete il vostro buon senso. - -— Mio caro, era ieri, quando vi raccontava quelle pazze storie, che -bisognava dirmi così, e non questa mattina. Io dunque l'ho perduto con -tutta la sella ed i finimenti possibili. - -— Ma questo è orribile! - -— Aspettate dunque, non siamo ancora alla fine; io sarei un eccellente -giuocatore se non mi ostinassi, ma io mi vado ostinando; è come quando -bevo. Io dunque mi ostinai a giuocare. - -— Ma che cosa potevate voi giuocare, sè non vi restava più nulla? - -— Sia pure, sia pure, ma restava a voi questo diamante che brilla al -vostro dito, e che ieri aveva rimarcato. - -— Questo diamante! gridò d'Artagnan portando vivamente la mano sul suo -anello. - -— E siccome io sono conoscitore, avendone avuto qualcuno per conto mio, -l'ho stimato mille doppie. - -— Spero bene, disse d'Artagnan mezzo morto dallo spavento, che non -avrete menomamente fatta menzione del mio anello? - -— Al contrario, amico caro; voi capirete, questo diamante diventava -la nostra sola risorsa, con esso io poteva riguadagnare le nostre -gualdrappe e i nostri cavalli, ed anche del danaro pel viaggio. - -— Athos! voi mi fate fremere! gridò d'Artagnan. - -— Parlai dunque del vostro diamante al mio tenitore, che lo aveva -egli pure rimarcato. Che diavolo! mio caro, voi portate al vostro -dito una stella del cielo, e non volete che vi si faccia attenzione? -impossibile! - -— Terminate, mio caro, terminate, disse d'Artagnan, poichè in parola, -col vostro sangue freddo mi fate morire. - -— Noi dividemmo dunque il vostro diamante in dieci parti di cento -doppie l'una. - -— Ah! voi volete ridere, o provarmi, disse d'Artagnan, che cominciava -ad essere preso pei capelli dalla collera, come Minerva prendeva -Achille nella Iliade. - -— No, io non ischerzo, per bacco! avrei voluto vedervici! Erano -quindici giorni che non aveva veduto faccia umana, e che stava là ad -imbestialirmi ricreandomi colle bottiglie. - -— Questa non è una ragione per giuocare il mio diamante! rispose -d'Artagnan, stringendo il suo pugno con un fremito nervoso. - -— Ascoltate dunque la fine. Dieci parti di cento doppie l'una e dieci -colpi senza rivincita. In tredici colpi, ho perduto tutto. Il numero -tredici mi è sempre stato fatale; fu il tredici luglio che... - -— _Ventrebleu!_ gridò d'Artagnan alzandosi da tavola; la storia di -quella mattina gli faceva dimenticare quella della sera innanzi. - -— Pazienza, disse Athos. Io aveva il mio piano. L'Inglese era un -originale. Io lo aveva veduto di buon mattino parlare con Grimaud, e -Grimaud mi aveva avvertito che gli aveva fatte delle proposizioni per -entrare al suo servizio. Io gli giuocai Grimaud, il silenzioso Grimaud -diviso in dieci parti. - -— Ah! per bacco! disse d'Artagnan scoppiando dalle risa. - -— Grimaud stesso, intendete voi? e colle dieci parti di Grimaud, che -tutte assieme non valgono un ducatone, riguadagnai il diamante. Ditemi -ora che la persistenza non è una virtù? - -— In fede mia, questa è bellissima! gridò d'Artagnan consolato, e -tenendosi le coste dal ridere. - -— Voi capirete che, sentendomi in vena, mi rimisi subito a giuocare sul -diamante. - -— Ah? diavolo? disse d'Artagnan imbruttito di nuovo. - -— Ho riguadagnato i finimenti del vostro cavallo, poi il vostro -cavallo, poi i finimenti del mio, poi il mio cavallo, quindi ho -riperduto. In poche parole: ho riguadagnati i finimenti del mio cavallo -e del vostro. Ecco a che punto sta la cosa. È stato un colpo superbo, -per cui mi sono fermato là. - -D'Artagnan respirò come se gli fosse stata tolta l'osteria di sopra al -petto. - -— Infine, il diamante mi resta, si, o no? diss'egli timidamente. - -— Intatto, mio caro amico, e di più gli arnesi del vostro bel cavallo e -del mio. - -— Ma che faremo noi degli arnesi senza cavalli? - -— Io ho un'idea sovr'essi. - -— Athos, voi mi fate fremere. - -— Ascoltate, voi non avete giuocato da lungo tempo d'Artagnan? - -— E non ho neppure volontà di giuocare. - -— Non giuriamo di niente. Voi non avete giuocato da lungo tempo, diceva -io. Voi dunque dovete avere la mano buona. - -— Ebbene! e poi? - -— Ebbene! l'Inglese ed il suo compagno sono ancora là, ho rimarcato che -ad essi dispiace molto non avere gli arnesi. - -— Voi sembrate esser molto affezionato al cavallo. Al vostro posto io -giocherei gli arnesi contro il vostro cavallo. - -— Ma egli non vorrà giuocarlo per un solo arnese? - -— Giuocateli tutti e due, perdinci! io non sono un egoista come voi. - -— Voi fareste così? disse d'Artagnan indeciso, tanto la confidenza di -Athos lo andava guadagnando senza che se ne accorgesse. - -— Parola d'onore, nel vostro caso farei così, e in un sol colpo. - -— Il mal è che, avendo perduto i cavalli, mi premeva enormemente di -conservare almeno gli arnesi. - -— Allora, giuocate il vostro diamante. - -— Oh! quest'è un altro affare, giammai, giammai. - -— Diavolo! disse Athos, voi non volete arrischiare niente! io vi -proporrei di giuocare Planchet, ma siccome questo giuoco è già stato -fatto, l'Inglese forse non vorrà rifarlo più. - -— Decisamente, mio caro Athos, amo meglio di non arrischiar niente, -disse d'Artagnan. - -— Mi dispiace, disse freddamente Athos. Quegli Inglesi sono imbottiti -di doppie. Eh! mio Dio tentate un colpo: un colpo è presto fatto. - -— E se perdo? - -— Se perdete, cederete gli arnesi. - -— Vada per un colpo, disse d'Artagnan. - -Athos si mise in cerca dell'Inglese; lo ritrovò in scuderia, ove -esaminava gli arnesi con occhio cupido; l'occasione era buona. Furono -fatte le condizioni, i due finimenti completi contro un cavallo, o -cento doppie. L'Inglese calcolò presto; i due finimenti valevano bene -trecento doppie. Si misero a tavolino. - -D'Artagnan gettò i dadi tremando, e ne sortì il numero tre; il suo -pallore spaventò Athos che si contentò di dire: - -— Ecco un colpo tristo, compagno; voi, signore, avrete i cavalli bene -insellati e imbrigliati. - -L'Inglese trionfante non si dette neppure la pena di scuotere i dadi, -li gettò sulla tavola senza guardarli, tanto era sicuro della vittoria. -D'Artagnan si era voltato per nascondere il suo cattivo umore. - -— Guarda, guarda, guarda? disse Athos colla sua voce tranquilla, questo -colpo di dadi è straordinario, e non l'ho veduto che quattro volte in -vita mia: due assi! - -L'Inglese guardò, preso da meraviglia: d'Artagnan divenne rosso del -piacere. - -— Sì, continuò Athos, quattro volte soltanto; una volta presso il sig. -Crépuy, un'altra volta in campagna nel mio castello di... quando avevo -un castello; la terza volta dal sig. de Tréville, che ci sorprese -tutti; finalmente la quarta in una cena. - -— Il signore riprende il suo cavallo? disse l'Inglese. - -— Certamente! disse d'Artagnan. - -— Allora non mi dà rivincita? - -— Le nostre condizioni dicono senza rivincita; ve ne ricordate voi? - -— È vero. Il vostro cavallo sarà restituito al vostro lacchè, signore. - -— Un momento, signore, disse Athos; vi chiedo il permesso di dire una -parola al mio amico. - -— Dite pure. - -Athos tirò in disparte d'Artagnan. - -— Ebbene, gli disse d'Artagnan che volete ancora da me, tentatore? tu -vuoi ch'io giuochi, non è vero? - -— No, io voglio che voi riflettiate. - -— A che? - -— Voi riprendete il vostro cavallo? - -— Senza dubbio. - -— Avete torto, io prenderei le cento doppie: voi sapete che avete -giuocato i finimenti contro il cavallo o cento doppie, a vostra scelta. - -— Sì. - -— Io prenderei le cento doppie. - -— Ed io prendo il cavallo. - -— Voi avete torto, vi dico e vi ripeto. Che faremo noi di un cavallo in -due? io non posso montare in groppa. Noi avremo l'aspetto di due figli -d'Aimone che hanno perduti i loro fratelli; voi non vorrete umiliarmi -cavalcando vicino a me sopra quel magnifico cavallo. Io, senza esitare -un solo istante, prenderei le cento doppie; noi abbiamo bisogno di -danaro per ritornare a Parigi. - -— Io ho molto affetto per questo cavallo, Athos. - -— E voi avete torto, amico mio; un cavallo può prendere una sfiancata, -può mangiare ad una rastelliera ove ha mangiato un cavallo incimurrito, -ed ecco un cavallo, o piuttosto cento doppie perdute; poi bisogna -che il padrone nutrisca il cavallo, mentre al contrario cento doppie -nutriscono il padrone. - -— Ma in che modo ritorneremo noi? - -— Perdinci! sopra i cavalli dei nostri lacchè. Si conoscerà sempre dal -nostro aspetto che siamo persone di condizione. - -— La bella figura che ci faremo sopra dei ronzini, nel mentre che -Aramis e Porthos, cavalcheranno i loro destrieri! - -— Aramis! Porthos! gridò Athos, e si mise a ridere. - -— Che? domandò d'Artagnan che non capiva niente della ilarità del suo -amico. - -— Niente, niente. Continuate, disse Athos. - -— Così il vostro consiglio?.. - -— È di prendere le cento doppie, d'Artagnan; colle cento doppie noi -possiamo far festa fino alla fine del mese; noi abbiamo sofferte molte -fatiche, e sarà bene che ci riposiamo un poco. - -— Riposarmi? Oh! no, Athos. Subito che sarò a Parigi, mi metterò in -traccia di quella povera donna. - -— Ebbene! credete voi che il vostro cavallo vi sarà più utile in questo -che i buoni luigi d'oro? prendete le cento doppie, amico mio, prendete -le cento doppie. - -D'Artagnan non aveva bisogno che di una ragione per arrendersi; questa -gli parve eccellente. D'altronde, resistendo più lungamente temeva di -comparire un egoista agli occhi di Athos. Accettò, dunque, e scelse le -cento doppie che l'Inglese gli contò una sull'altra nel momento. - -Quindi non si pensò più che a partire. La pace fermata -coll'albergatore, oltre il vecchio cavallo di Athos, costò sei doppie. -D'Artagnan e Athos presero i cavalli di Planchet e Grimaud; i due -camerieri si misero in istrada a piedi, portando sulle loro teste gli -arredi del cavalli perduti. - -Per quanto fossero mal montati, i due amici presero ben presto un gran -vantaggio sopra i loro lacchè e giunsero a Creve-Coeur. Di lontano -scopersero Aramis malinconicamente appoggiato alla sua finestra -guardando come _mia sorella Anna_ la polvere dell'orizzonte. - -— Olà! Eh! Aramis! che diavolo fate dunque là? gridarono i due amici. - -— Ah! siete voi, d'Artagnan? siete voi, Athos? disse il giovane. Io -pensava con quale rapidità se ne vanno i beni di questo mondo, il -cavallo inglese, che si allontanava, e che scomparì fra un nembo di -polvere, mi era un vivo simbolo della fragilità delle cose umane. La -vita stessa può risolversi in tre parole: _erat, est, fuit._ - -— In fondo, che cosa volete dire?... domandò d'Artagnan che cominciava -a dubitare della verità. - -— Ciò vuol dire che ho fatto una convenzione da imbecille. Sessanta -luigi un cavallo che, dal modo con cui trotta, può fare cinque leghe -l'ora. - -D'Artagnan e Athos scoppiarono dalle risa. - -— Mio caro d'Artagnan, disse Aramis, non lo abbiate troppo a male, -ve ne prego; necessità non ha leggi. D'altronde, io sono il primo ad -essere punito, poichè questo infame stoccatore mi ha rubato almeno -cinquanta luigi. Ah! voi siete bravi economi, voi altri; voi venite sui -cavalli dei vostri lacchè, e vi fate condurre a mano i vostri cavalli -di lusso, dolcemente e a piccole giornate. - -Nel medesimo istante, un furgone, che da qualche momento era spuntato -sulla strada di Amiens, si fermò, e si videro uscire da questo -Planchet, e Grimaud, colle loro selle sulla testa. Il furgone ritornava -vuoto a Parigi, e i due lacchè si erano impegnati, mediante il loro -trasporto, a mantenere il vetturale lungo tutto il viaggio. - -— Che significa ciò, disse Aramis vedendo ciò che accadeva. Nient'altro -che le selle? - -— Capite voi ora? disse Athos. - -— Amici, miei, ciò è esattamente quello che è accaduto a me. Io ho -conservato gli arnesi per istinto. Olà! Bazin, portate i finimenti -nuovi vicino a quelli di questi signori. - -— E che avete voi fatto dei vostri dottori? domandò d'Artagnan. - -— Caro mio, li ho invitati a pranzo l'indomani, disse Aramis; qui vi -è del vino squisito; ciò sia detto passando; io li ho ubriacati alla -meglio, allora il curato mi ha proibito di lasciare la casacca, ed il -direttore mi ha pregato di farlo ricevere fra i moschettieri. - -— Senza tesi, gridò d'Artagnan, senza tesi! io domando la soppressione -delle tesi! - -— Da quel momento, continuò Aramis, io vivo aggradevolmente. Ho -cominciato un poema in versi di una sillaba, ciò è molto difficile, -ma il merito in tutte le cose sta nella difficoltà. La materia ne -è galante; io vi leggerò il primo canto; è composto di quattrocento -versi, e dura un minuto. - -— In fede mia, mio caro Aramis, disse d'Artagnan, che gustava i versi -quasi quanto il latino, aggiungete al merito della difficoltà quello -della brevità, e sarete sicuro che il vostro poema avrà almeno due -meriti. - -— Quindi, continuò Aramis, egli respira tutte passioni oneste, voi -vedrete. Ma veniamo a noi! amici miei, noi dunque ritorneremo a Parigi? -bravo, io sono all'ordine! noi andremo a ritrovare il buon Porthos? -tanto meglio! voi non credete che sembra mancarmi qualche cosa, -mancandomi quel furbo. Io amo di vederlo contento di se stesso, e ciò -mi accomoda con me medesimo. Non sarà certamente lui che avrà venduto -il suo cavallo, fosse pure contro un regno! vorrei già vederlo sulla -sua bestia e sulla sua sella. Egli avrà, ne son sicuro, l'aria del gran -Mogol. - -Fu fatta una fermata di un'ora per far riposare i cavalli; Aramis saltò -il suo conto, pose Bazin nel furgone coi suoi camerati, e si misero in -viaggio per andare a raggiungere Porthos. - -Lo ritrovarono presso a poco guarito, e per conseguenza meno pallido -di quello che lo aveva veduto d'Artagnan nella sua visita, e assiso -davanti ad una tavola, ove quantunque fosse solo, vi figurava un pranzo -per quattro persone. Questo pranzo si componeva di vivande preparate -con galanteria, di vini scelti e di frutta superbe. - -— Ah! per bacco! diss'egli alzandosi, voi giungete a meraviglia, -signori: io era precisamente alla minestra, e voi pranzerete meco. - -— Oh! oh! fece d'Artagnan, non sarà stato Mousqueton che avrà preso -al laccio queste bottiglie, poi ecco una fricassea picchettata e un -filetto di bove. - -— Io mi rifaccio, disse Porthos, io mi rifaccio. Niente indebolisce più -che queste diavole di stravolture. Avete mai avuto delle stravolture, -Athos? - -— Giammai; soltanto, mi ricordo che, nel nostro grande affare della -strada Fèrou, ricevetti un colpo di spada che, in capo a quindici o -diciotto giorni, mi produsse esattamente lo stesso effetto. - -— Ma questo pranzo non sarà stato per voi solo, mio caro Porthos, disse -Aramis. - -— No, disse Porthos, aspettava alcuni gentiluomini del vicinato, -e mi si è fatto sapere momenti sono che non sarebbero venuti; voi -li rimpiazzerete, ed io non avrò perduto niente nel cambio. Olà! -Mousqueton, porta delle sedie! e che sieno raddoppiate le bottiglie! - -— Sapete voi ciò che mangiamo qui? disse Athos in capo a dieci minuti. - -— Perdinci! io qui mangio del vitello picchettato coi cardi, e la -midolla. - -— Io! de' filetti d'agnello, disse Porthos. - -— Io! del petto di volatile, disse Aramis. - -— Voi vi sbagliate tutti, signori, rispose gravemente Athos; voi -mangiate del cavallo. - -— Su via! disse d'Artagnan. - -— Del cavallo! fece Aramis con una boccaccia di disgusto. - -Porthos solo non rispose parola. - -— Sì, del cavallo; non è vero, Porthos, che noi mangiamo del cavallo, e -forse bello chè insellato? - -— No, signore, io mi sono conservato i finimenti, disse Porthos. - -— In fede mia, disse Aramis, noi ci somigliamo tutti l'un l'altro, si -direbbe che ci siamo passata parola. - -— Che volete! disse Porthos, questo cavallo faceva vergogna ai miei -visitatori, e io non no voluto umiliarli. - -— Quindi, la vostra duchessa è sempre alle acque, non è vero? riprese -d'Artagnan. - -— Sempre, rispose Porthos. Ora, in fede mia, il governatore della -provincia, uno dei gentiluomini che io oggi aspettava a pranzo, mi è -sembrato desiderarlo molto, e l'ho a lui regalato. - -— Regalato! gridò d'Artagnan. - -— Oh! mio Dio, sì, regalato; questa è la parola, disse Porthos; poichè -costava certamente cento cinquanta luigi, e il ladro non ha voluto -pagarmene che ottanta. - -— Senza la sella, disse Aramis. - -— Sì, senza la sella. - -— Voi rimarcherete, signori, disse Athos, che Porthos è quello che ha -fatto il miglior mercato di tutti noi. - -Allora successe uno scoppio di risa, dalle quali il povero Porthos -rimase sorpreso; ma subito gli fu spiegata la ragione di questa -ilarità, che divise ben presto rumorosamente, secondo il suo costume. - -— Di modo che noi siamo tutti in fondi? disse d'Artagnan. - -— Ma non per conto mio, disse Athos. Io ho ritrovato il vin di Spagna -di Aramis così buono, che ne ho fatto caricare una sessantina di -bottiglie nel furgone dei lacchè, per cui mi trovo un poco smonetato. - -— Ed io; disse Aramis, immaginatevi che aveva regalato fino all'ultimo -mio saldo al curato di Montdidier, e ai collegiali d'Amiens, e aveva -preso inoltre un impegno che mi è toccato di mantenere. - -— Ed io, disse Porthos, credete voi che la mia stravoltura non mi sia -costata niente? senza contare la ferita di Mousqueton, per la quale -sono stato obbligato di far venire il chirurgo due volte il giorno. - -— Andiamo andiamo, disse Athos ricambiando un sorriso con d'Artagnan -e Aramis, io vedo che vi siete condotto molto galantemente col vostro -povero servitore. Ciò è prova di essere un buon padrone - -— Alle corte, continuò Porthos, pagate le spese, mi resterà appena una -trentina di scudi. - -— E a me una diecina di doppie, disse Aramis. - -— Sembra, disse Athos, che noi siamo i Cresi della società. Quanto vi -resta sulle vostre cento doppie, d'Artagnan? - -— Sulle mie cento doppie? primieramente, io ne ho date a voi cinquanta. - -— Voi credete? - -— Per bacco! - -— Ah! sì è vero, me ne ricordo. - -— Quindi ne ho pagate sei all'oste. - -— Che animale è quest'oste! Perchè gli avete dato sei doppie? - -— Siete stato voi che mi avete detto di dargliele. - -— È vero, io sono troppo buono. Alle corte, che cosa rimane? - -— Venticinque doppie, disse d'Artagnan. - -— Ed io disse Athos cavando alcune piccole monete di saccoccia, ecco -qua. - -— Voi niente? - -— In fede mia, è così poca cosa che non val la pena di metterlo in -massa. - -— Ora, calcoliamo bene quanto possediamo: Porthos? - -— Trenta scudi. - -— Aramis? - -— Dieci doppie. - -— E voi d'Artagnan? - -— Venticinque. - -— In tutto che cosa fa? disse Athos - -— Quattrocento settantacinque lire disse d'Artagnan, che faceva i conti -come un Archimede. - -— Giunti a Parigi, noi ne avremo ancora quattrocento, disse Porthos; -senza calcolare gli arnesi dei cavalli venduti. - -— Ma i nostri cavalli del reggimento, disse Aramis. - -— Ebbene! dei quattro cavalli dei nostri lacchè noi ne faremo due da -padroni, che tireremo a sorte; colle quattrocento lire, se ne farà un -mezzo per uno dei smontati, quindi daremo gli avanzi delle nostre borse -a d'Artagnan, che ha una buona mano, e che andrà a giuocarli al primo -ridotto che si trova. Ecco fatto! - -— Pranziamo dunque, disse Porthos; poichè la seconda portata si -raffredda. - -E i quattro amici, oramai più tranquilli sul loro avvenire, fecero -onore al pranzo, di cui furono abbandonati gli avanzi ai signori -Mousqueton, Bazin, Planchet e Grimaud. - -Giungendo a Parigi, d'Artagnan ritrovò una lettera del signor des -Essarts che lo preveniva, che era ferma risoluzione di Sua Maestà -di aprire la campagna il primo di maggio, e che dovesse preparare -incontanente i suoi equipaggi. - -Corse subito da' suoi camerati, che aveva lasciati da una mezz'ora, e -che ritrovò molto tristi, o per meglio dire preoccupati. Essi tenevano -consiglio presso Athos, cosa che indicava sempre una circostanza di -qualche entità. - -Infatti, essi avevano ricevuto, ciascuno al loro domicilio, una lettera -simile dal signor de Tréville. - -I quattro filosofi si guardarono pieni di meraviglia; il signor de -Tréville non scherzava sotto il rapporto della disciplina militare. - -— E quanto stimate voi che costino questi equipaggi? disse d'Artagnan. - -— Oh! non vi è niente che dire; riprese Aramis, noi abbiamo fatto -i conti con una lesina di Spartani, ci abbisogna almeno mille e -cinquecento lire per ciascheduno. - -— Quattro volte mille e cinquecento, fanno sei mila lire, disse Athos. - -— A me sembra, disse d'Artagnan che, mille lire per ciascuno dovrebbero -bastare. È vero che io non parlo da lesinante, ma da procuratore... - -Questa parola di procuratore risvegliò Porthos. - -— Guarda! ho un'idea, diss'egli. - -— Questo è già qualche cosa; io ne ho neppur l'ombra, disse freddamente -Athos; ma in quanto a d'Artagnan, signori, egli è pazzo. Mille lire! io -dichiaro che, pel mio solo equipaggio, non mi bastano due mila lire. - -— Quattro volte due fa otto, disse allora Aramis; dunque sono ottomila -lire che ci abbisognano pel nostro equipaggio, sul quale è però vero -che non si devono calcolare le selle. - -— Più, disse Porthos, aspettando, per mettere questo pensiero in mezzo -pieno di avvenire, che d'Artagnan, che andava a ringraziare il signor -de Tréville, avesse chiusa la porta, più, disse, il bel diamante che -brilla sul dito del nostro amico. Che diavolo, d'Artagnan è troppo buon -camerata per lasciare i suoi fratelli negli imbarazzi, quando porta al -suo dito medio di che riscattare un re! - - - - -CAPITOLO XXIX. - -LA CACCIA PER EQUIPAGGIARSI - - -Il più preoccupato dei quattro amici era certamente d'Artagnan, -quantunque d'Artagnan nella sua qualità di guardia, fosse più facile ad -equipaggiarsi di quella che i moschettieri, che erano tutti signori; -ma il nostro cadetto di Guascogna era, come si è potuto vedere, di un -carattere previdente e quasi avaro, e con ciò (spiegate i contrarii) -glorioso quasi al punto da superare Porthos. A questa preoccupazione -della sua varietà, d'Artagnan congiungeva in questo momento -un'inquietudine non meno egoista. Per quante informazioni avesse potuto -prendere sopra la signora Bonacieux, non era giunto a saperne novella -alcuna: il signor de Tréville ne aveva parlato alla regina; la regina -ignorava ciò che fosse accaduto alla giovane merciaia, e aveva promesso -di farne delle ricerche. Ma questa promessa era ben vaga, e non -tranquillizzava punto d'Artagnan. - -Athos non sortiva di camera, egli aveva risoluto di non arrischiare una -mossa di gambe per equipaggiarsi. - -— Ci rimangono quindici giorni, diceva egli ai suoi amici. Ebbene! se -in capo a questi quindici giorni io non avrò ritrovato niente, o per -meglio dire, se in capo a quindici giorni non è venuto a ritrovarmi -niente, essendo troppo buono cattolico per spaccarmi la testa con un -colpo di pistola, andrò a muover lite a quattro guardie del ministro, o -ad otto Inglesi, e mi batterò fino a che ne ritrovi uno che mi uccida, -cosa che nella quantità non può a meno di accadermi. Allora si dirà che -io sono morto pel servizio, senza aver bisogno di equipaggiarmi. - -Porthos continuava a passeggiare colle mani dietro il dorso, scuotendo -la testa di alto in basso, dicendo: - -— Io seguirò la mia idea. - -Aramis, pensieroso e mal pettinato, non diceva niente. - -Si può conoscere da questi disastrosi particolari che nella comunità vi -regnava la desolazione. - -I lacchè, per parte loro, come i cavalli d'Ippolito, divenivano la -trista pena dei loro padroni. Mousqueton faceva delle provvigioni -di croste; Bazin, che era sempre stato molto devoto, non lasciava -più le chiese; Planchet guardava le mosche a volare, e Grimaud, che -la tristezza generale non poteva risolverlo a rompere il silenzio -impostogli dal suo padrone, mandava dei sospiri da intenerire le -pietre. I tre amici, poichè, come abbiamo detto, Athos aveva giurato -di non fare un passo per equipaggiarsi, i tre amici sortivano di -buon mattino, e rientravano molto tardi. Essi andavano errando per le -strade, guardando sui lastricati per vedere se qualcuno nel passare -avesse perduto la borsa. Si sarebbe detto ch'essi cercavano le pedate -di qualcuno, tanto erano attenti in ogni luogo ove andavano. Quando -s'incontravano, si davano degli sguardi desolati che volevano dire: hai -tu ritrovato qualche cosa? - -Però siccome Porthos aveva ritrovata la sua prima idea, e siccome -l'aveva seguita con persistenza, fu il primo ad agire. Questo degno -Porthos era un uomo di esecuzione. D'Artagnan lo scoperse un giorno che -s'incamminava verso la chiesa di S. Leo, e lo seguì instintivamente; -egli entrò nel luogo santo dopo essersi rialzati i baffi, e allungato -il pizzo, cosa che annunziava sempre in lui l'intenzione di una -conquista. Siccome d'Artagnan prendeva tutte le precauzioni per non -farsi scorgere, Porthos credè di non essere stato veduto. D'Artagnan -entrò dietro di lui. Porthos andò ad appoggiarsi ad una pila; -d'Artagnan sempre inosservato si appoggiò all'altra. - -Precisamente vi era la predica, cosa che faceva che la chiesa fosse -molto popolata. Porthos profittò della circostanza per adocchiare -le donne: mercè la buona cura di Mousqueton, l'esterno era ben lungi -d'annunziare la miseria dell'interno; il suo cappello di feltro era un -poco spelato, la sua piuma era un poco tarlata, i suoi galloni erano un -poco oscurati, i suoi merletti erano un poco spiegati, ma nella mezza -luce, tutte queste bagattelle scomparivano, e Porthos era sempre il bel -Porthos. - -D'Artagnan rimarcò, sul banco il più vicino alla pila a cui Porthos -si era appoggiato, una specie di bellezza matura, un poco gialla, un -poco secca, ma diritta e altera sotto la sua cuffia nera. Gli occhi di -Porthos si abbassavano furtivamente sopra questa dama, quindi a guisa -di farfalla andavano vagando luogo tutta la navata. - -Dal canto suo, la donna, che di tempo in tempo arrossiva, lanciava, -colla rapidità del lampo, un colpo d'occhio sul volubile Porthos, e -tosto gli occhi di Porthos giravano col maggior furore. Era chiaro che -quello era un maneggio che colpiva al vivo la donna della nera cuffia, -poichè si andava mordendo le labbra fino a far sangue, si grattava la -punta del naso, e si dimenava disperatamente sulla sua sedia. - -Porthos vedendo ciò, rialzò di nuovo i suoi baffi, allungò una seconda -volta il suo pizzo, e ai mise a far dei segni ad una bella dama che -stava vicino al coro, e che non solo era una bella dama, ma anche una -gran dama senza dubbio, poichè aveva dietro a se un moro che le aveva -portato il cuscino sul quale stava inginocchiata, ed una cameriera, che -teneva una borsa con sopra un'arme ricamata, entro cui stava il libro -nel quale leggeva le sue preghiere. - -La dama della cuffia nera seguì lo sguardo di Porthos in tutti i suoi -giri, e riconobbe che si fermava sulla dama dal cuscino di velluto, dal -moro e dalla cameriera. - -In questo mentre Porthos giuocava a giuoco chiuso: erano gli occhi che -andavano socchiudendosi, le dita che si posavano sulle labbra, che si -atteggiavano a piccoli sorrisi che realmente assassinavano la bella -disprezzata. - -Così ella pronunziò ad alta voce, battendosi il petto come dicesse _mea -culpa_, un hum! talmente vigoroso, che tutti, anche la dama dal cuscino -rosso, si voltarono dalla sua parte. Porthos tenne fermo, egli aveva -ben capito, ma finse di non avere inteso. - -La dama del cuscino rosso fece un grande effetto, poichè era molto -bella; un grande effetto sulla dama della cuffia nera, che vide -in quella una rivale veramente da temersi: un grande effetto sopra -Porthos, che la ritrovò molto più giovane e più bella della dama della -cuffia nera; un grande effetto sopra d'Artagnan, che riconobbe in -essa la dama di Méung, di Calais e di Douvres, che il suo persecutore, -l'uomo della cicatrice, aveva salutata col suo nome di milady. - -D'Artagnan, senza perdere di vista la dama dal cuscino rosso, continuò -a seguire il maneggio di Porthos, che molto lo divertiva, credè -indovinare che la dama della cuffia nera era la procuratrice della -strada degli Orsi, tanto più che la chiesa di S. Leo non era molto -lontana dalla detta strada. - -Egli indovinò allora per induzione che Porthos cercava di prendere la -rivincita sulla sconfitta di Chantilly, allorchè la procuratrice si era -mostrata così recalcitrante sul conto della sua corsa. - -Ma in mezzo a tutto questo, d'Artagnan rimarcò eziandio che neppure una -signora corrispondeva alle galanterie di Porthos. Non erano che chimere -ed illusioni; ma per un vero amore, per una vera gelosia vi sono forse -altre realità che le illusioni e le chimere? - -La predica finì: la procuratrice si avanzò verso la pila; Porthos -vi andò avanti, e invece di un dito v'immerse tutta la mano. La -procuratrice sorrise, credendo che Porthos facesse le spese per lei; -ma ella fu prontamente e crudelmente disingannata; quand'ella non fu -più che a tre passi da lui, egli si rivoltò fissando inamovibilmente -gli occhi sulla dama dal cuscino rosso, che si era alzata, e che si -avvicinava, seguita dal suo moro e dalla sua cameriera. - -Allorquando la dama dal cuscino rosso fu vicino a Porthos, egli cavò -la sua mano tutta grondante di acqua benedetta e la offrì alla gran -dama, la bella devota toccò colla sua mano affilata la grossa mano di -Porthos, fece sorridendo il segno di croce, e sortì dalla Chiesa. - -Questo fu troppo per la procuratrice: ella non dubitò più che questa -dama e Porthos fossero in galante intelligenza. Se ella fosse stata una -gran dama, si sarebbe svenuta; ma siccome non era che una procuratrice, -si contentò di dire al moschettiere, con un furore concentrato: - -— Ebbene! signor Porthos, voi non mi offrite neppur l'acqua benedetta? - -Al suono di questa voce Porthos fece un movimento di sussulto, che -farebbe un uomo che si svegliasse dopo un sonno di cento anni. - -— Ma.. signora!... siete veramente voi! come sta vostro marito, quel -caro sig. Coquenard? È sempre così ladro come era? E dove aveva io -dunque gli occhi che non vi ho neppur veduta durante le due ore che è -durata la predica? - -— Io era due passi da voi, signore, rispose la procuratrice, ma voi -non mi avete veduta, perchè non avevate gli occhi che per la dama, alla -quale avete offerta l'acqua benedetta. - -Porthos finse di essere imbarazzato. - -— Ah! diss'egli, voi avete rimarcato... - -— Bisognava esser ciechi per non vederlo. - -— Oh! disse negligentemente Porthos, è una duchessa mia amica, colla -quale ho gran difficoltà ad incontrarmi, a causa della gelosia di -suo marito, e che mi aveva fatto prevenire che sarebbe venuta oggi, -nient'altro che per vedermi, in fondo a questo quartiere perduto. - -— Sig. Porthos, avreste voi la bontà d'offrirmi il vostro braccio per -cinque minuti, avrei da parlarvi volentieri. - -— Come dunque! disse Porthos facendo a se stesso l'occhietto come un -giuocatore che ride per l'inganno che sta per fare. - -In questo mentre passava d'Artagnan che seguiva milady: egli gettò -uno sguardo dalla parte di Porthos, e vide questo colpo d'occhio -trionfante. - -— Eh! eh! diss'egli a se stesso ragionando nel senso della strana -morale, troppo corriva in quell'epoca, ecco uno che potrà essere -equipaggiato nel tempo voluto. - -Porthos cedendo alla pressione del braccio della procuratrice come una -barca cede al timone, giunse al chiostro di Santa Gloria, passaggio -poco frequentato, e chiuso da una sbarra alle due estremità. Nel giorno -non vi si vedevano che mendicanti a mangiare, e ragazzacci a giuocare. - -— Ah! sig. Porthos! gridò la procuratrice, quando si fu assicurata che -non poteva essere veduta da nessuno estraneo alla popolazione abituale -della località: ah! signor Porthos, voi siete un gran vincitore, a -quanto pare! - -— Io, signora? disse Porthos pavoneggiandosi, e perchè ciò? - -— E i segni di poco fa, e l'acqua benedetta? Ma è una principessa, per -lo meno, questa dama col suo moro e la sua cameriera! - -— Ma, voi v'ingannate, mio Dio! non è che bonariamente una duchessa. - -— E il lacchè l'aspettava alla porta! è quella carrozza col cocchiere -in gran livrea che l'attendeva dal suo seggio? - -Porthos non aveva veduto nè lacchè, nè carrozza, nè cocchiere, ma la -sig. Coquenard col suo sguardo geloso aveva veduto tutto. - -Porthos fu dolente di non aver creata di primo colpo principessa la -dama dal cuscino rosso. - -— Mio Dio! in che modo gli uomini dimenticano presto! gridò la -procuratrice levando gli occhi al cielo. - -— Ma voi capirete, con un fisico come quello che mi ha dato la natura, -non mi possono mancare avventure galanti. - -— Ah voi siete l'uomo prediletto delle belle, signor Porthos, -riprese con un sospiro la procuratrice, e come tutti gli altri uomini -dimenticate presto una per l'altra! - -— Meno presto però che le donne, mi sembra, rispose Porthos. Poichè -finalmente io, signora, io posso dire che sono stato la vostra vittima, -allorchè, ferito, moribondo, mi sono veduto abbandonare dai chirurgi. -Io, il rampollo di una illustre famiglia, che mi era affidato alla -vostra amicizia, poco è mancato che prima non moriva per le mie ferite, -e in seguito per la fame in una cattiva osteria di Chantilly; e tutto -ciò senza che voi vi degnaste di rispondere neppure una sola volta alle -ardenti lettere che vi ho scritte. - -— Ma, sig. Porthos... mormorò la procuratrice, che giudicandosi dalla -condotta delle grandi dame di quell'epoca, sentiva di aver torto. - -— Io che aveva sagrificato per voi la contessa de Pannaflor! - -— Lo so bene. - -— La baronessa de... - -— Sig. Porthos, non mi opprimete. - -— La contessa de... - -— Sig. Porthos siate generoso! - -— Avete ragione, signora, e non finirò. - -— Ma è mio marito che non vuole intendere di prestare. - -— Signora Coquenard, disse Porthos, ricordatevi la prima lettera che mi -avete scritta, e che io conservo scolpita nella mia memoria. - -La procuratrice mandò un gemito. - -— Ma è pure perchè la somma che domandavate in prestito era un poco -troppo forte. - -— Signora Coquenard, io vi dava la preferenza. Non avrei avuto che a -scrivere alla duchessa de... Io non voglio dire il suo nome, perchè -non so che cosa vuol dire compromettere una donna; ma ciò che io so, -è che non avrei avuto che a scriverle perchè me ne mandasse mille e -cinquecento. - -La procuratrice versò una lagrima. - -— Sig. Porthos, diss'ella, io vi giuro che voi mi avete grandemente -punita, e che, se in avvenire vi avreste a ritrovare in simili -circostanze, non avreste che a rivolgervi a me. - -— Finiamo dunque, disse Porthos come stomacato, non parliamo più di -danaro, se vi piace, è una cosa umiliante per me. - -— Così, voi dunque non mi amate più? disse lentamente e tristamente la -procuratrice. - -Porthos conservò un maestoso silenzio. - -— È così che voi mi rispondete? Ahimè! capisco tutto. - -— Pensate all'offesa che mi avete fatta, signora, essa è rimasta qui, -disse Porthos posandosi la mano sul cuore e comprimendovela fortemente. - -— Io la riparerò, vediamo, mio caro Porthos! - -— D'altronde che cosa vi domandava io? rispose Porthos con una stretta -di spalle pieno di bonomìa, un imprestito, nient'altro. Sopra tutto -io non sono un uomo irragionevole. Io so che non siete ricca, signora -Coquenard, e che vostro marito è costretto e succhiare il sangue dei -poveri suoi clienti per ricavarne qualche scudo. Oh! se voi foste -contessa, marchesa o duchessa, allora sarebbe un altro affare, e -sareste imperdonabile. - -La procuratrice fu punta. - -— Sappiate, sig. Porthos, diss'ella, che il mio scrigno, quantunque sia -lo scrigno della moglie di un procuratore, è forse meglio guernito di -quello di certe principesse rovinate. - -— Allora voi mi avete fatto una doppia offesa, disse Porthos -sciogliendosi dal braccio della procuratrice; poichè se siete ricca, il -vostro rifiuto non ha più scusa. - -— Quando dico ricca, riprese la procuratrice che si accorse di essersi -lasciata trasportare troppo lontano, non bisogna prendere la parola al -piede della lettera. Io non sono precisamente ricca, ma ho tutti i miei -comodi. - -— Sentite, signora, disse Porthos, non parliamo più di tutto ciò, ve ne -prego. Voi mi avete mal conosciuto; ogni simpatia è spenta fra noi. - -— Ingrato che siete! - -— Ah! vi consiglio di lamentarvi! disse Porthos. - -— Andate dunque dalla vostra bella duchessa, io non vi trattengo più. - -— Eh! non è poi così afflitta, quanto io credeva! - -— Andiamo, signor Porthos, anche una volta; e sarà l'ultima: mi amate -voi ancora? - -— Ahimè! signora, disse Porthos col tuono il più malinconico che -potesse assumere, quando noi siamo per entrare in campagna, ove tutti i -miei presentimenti mi dicono che sarò ucciso... - -— Oh! non dite di simili cose! gridò la procuratrice dando in -singhiozzi. - -— E pure qualche cosa me lo dice, continuò Porthos con una sempre -maggiore malinconia. - -— Dite piuttosto che avete un nuovo amore. - -— No, vi parlo franco. Nessuno nuovo oggetto mi ha ancora toccato, ed -anzi io sento qui, in fondo al cuore, qualche cosa che mi parla per -voi. Ma, fra quindici giorni, come sapete, o forse non sapete ancora, -si apre questa fatal campagna: io dunque sarò in questi orribilmente -preoccupato per equipaggiarmi. Quindi, farò un viaggio presso la mia -famiglia nel fondo della Bretagna, per realizzare la somma necessaria -alla mia partenza. - -Porthos rimarcò un'ultima lotta fra l'amore e l'avarizia. - -— E siccome, continuò egli, la duchessa che avete veduta in chiesa ha -le sue terre vicine alle mie, così noi faremo il viaggio assieme. I -viaggi, voi lo sapete, sembrano sempre meno lunghi quando si fanno in -due. - -— Voi dunque non avete amici a Parigi, signor Porthos? disse la -procuratrice. - -— Io ho creduto di averne, disse Porthos riprendendo la sua aria -malinconica, ma ho veduto bene che mi sono ingannato. - -— Voi ne avete, signor Porthos, voi ne avete, riprese la procuratrice -in un trasporto che sorprese essa stessa, ritornate domani a casa mia. -Voi siete il figlio di mia zia, per conseguenza mio cugino; voi venite -da Nayon in Piccardia; voi avete molti processi a Parigi, e non avete -il procuratore. Vi ricorderete tutte queste cose? - -— Perfettamente, signora. - -— Venite all'ora del pranzo. - -— Molto bene. - -— E tenete fermo davanti a mio marito che è furbo, malgrado i suoi -sessantasei anni. - -— Sessantasei anni! peste! la bella età! riprese Porthos. - -— La grande età vorrete dire, sig. Porthos; così il povero e caro uomo -può lasciarmi vedova da un momento all'altro, continuò la dama gettando -uno sguardo significativo a Porthos. Fortunatamente che per contratto -di matrimonio noi ci siamo fatti donazione reciproca di tutto. - -— Di tutto? disse Porthos. - -— Di tutto. - -— Voi siete una donna di precauzioni, io lo vedo, mia cara signora -Coquenard, disse Porthos stringendo teneramente la mano alla -procuratrice. - -— Noi dunque siamo riconciliati, caro signor Porthos. - -— Per tutta la vita, replicò Porthos collo stesso tuono. - -— A rivederci adunque, mio traditore. - -— A rivederci, adunque mia smemorata. - -— A domani, angelo mio! - -— A domani, fiamma della mia vita. - - - - -CAPITOLO XXX. - -MILADY - - -D'Artagnan aveva seguito milady senza essere scoperto da lei; egli -la vide salire nella sua carrozza e la intese dare al suo cocchiere -l'ordine di andare a S. Germano. - -Era inutile il tentar di seguire a piedi una carrozza trasportata al -trotto di due vigorosi cavalli. D'Artagnan ritornò adunque nella strada -Fèrou. - -Nella strada di Seine incontrò Planchet che era fermo davanti la -bottega di un pasticciere, e che sembrava in estasi alla vista di una -_brioche_ della forma la più appetitosa. - -Egli dette subito a Planchet l'ordine di andare alle scuderie del sig. -de Tréville, e di insellare due cavalli, uno per lui, d'Artagnan, -l'altro per se, Planchet, e di raggiungerlo presso Athos; il sig. -de Tréville, una volta per sempre aveva messo le sue scuderie a -disposizione di d'Artagnan. - -Planchet s'incamminò verso la strada del Colombaio, e d'Artagnan verso -la strada Férou. Athos era in casa, vuotando tristamente una delle -bottiglie di quei fumoso vin di Spagna che aveva riportato dal suo -viaggio in Piccardia. Fece segno a Grimaud di portare un bicchiere per -d'Artagnan, e Grimaud obbedì, silenzioso come d'ordinario. - -D'Artagnan raccontò allora ad Athos quanto era accaduto in chiesa fra -Porthos e la procuratrice, e come il loro camerata era in quell'ora giù -sulla via per essere probabilmente equipaggiato. - -— In quanto a me, a tutto questo racconto, sono ben tranquillo, non -saranno già le donne che faranno le spese del mio equipaggio. - -— Eppure, bello, gentile, gran signore come voi siete, mio caro Athos, -non vi sarebbero nè principesse, nè regine al sicuro dei vostri dardi -amorosi. - -In questo momento, Planchet presentò modestamente la testa fra la porta -socchiusa, e annunciò al suo padrone che i cavalli erano abbasso. - -— Quali cavalli? domandò Athos. - -— Due cavalli che il sig. de Tréville mi presta per la passeggiata, e -coi quali voglio andare a fare un giro a S. Germano. - -— E che cosa andate a fare a S. Germano? domandò Athos. - -Allora d'Artagnan gli raccontò l'incontro che aveva fatto in chiesa, e -in che modo aveva ritrovato quella donna che, col signore dal mantello -nero e dalla cicatrice sulla tempia, era la eterna sua preoccupazione. - -— Vale a dire che voi siete innamorato di quella, come lo eravate della -signora Bonacieux, disse Athos alzando sdegnosamente le spalle, come se -avesse avuto pietà dell'umana debolezza. - -— Io! niente affatto, gridò d'Artagnan. Io sono soltanto curioso di -rischiarare il mistero al quale ella si attacca: non so il perchè, ma -mi figuro che questa donna, per quanto sconosciuta mi sia, e per quanto -io sia sconosciuto a lei, ha avuto un'azione sulla mia vita. - -— Di fatto, voi avete ragione, disse Athos, io sono del vostro parere, -ma non conosco una donna che valga la pena di essere cercata quando si -è perduta. La signora Bonacieux è perduta, tanto peggio per lei, che -ella si ritrovi. - -— No, Athos, v'ingannate, disse d'Artagnan; io amo la mia povera -Costanza sempre più che mai, e se sapessi il luogo ov'ella è, fosse -ancora in capo al mondo, partirei per prenderla dalle mani dei suoi -nemici; ma io l'ignoro, tutte le mie ricerche sono state inutili. Che -volete! bisogna bene distrarsi. - -— Distraetevi presso milady, mio caro d'Artagnan; io ve lo auguro di -tutto cuore, se ciò può divertirvi. - -— Ascoltate Athos, disse d'Artagnan, invece di restar chiuso qui come -se foste agli arresti, montate a cavallo e venite meco a passeggiare a -S. Germano. - -— Mio caro, disse Athos, io monto i mei cavalli quando ne ho, -altrimenti, vado a piedi. - -— Ebbene io, disse d'Artagnan sorridendo della misantropia di Athos, -che in un altro l'avrebbe certamente ferito; io sono meno orgoglioso di -voi, io monto quello che trovo; così a rivederci, mio caro Athos. - -— A rivederci, disse il moschettiere facendo segno a Grimaud di -stappare la bottiglia che avea portata. - -D'Artagnan e Planchet si misero in sella, e presero la strada di S. -Germano. - -Lungo tutta la strada ritornò allo spirito del giovane tutto quanto -gli aveva detto Athos. Quantunque d'Artagnan non fosse di un carattere -molto sentimentale, la bella merciaia aveva fatta una reale impressione -sul suo cuore: com'egli lo diceva, era pronto di andare in capo al -mondo per cercarla. Ma il mondo ha molti capi, benchè si dica che è -rotondo, per cui non sapeva da qual parte voltare. - -Frattanto, egli era smanioso di sapere chi fosse milady. Milady aveva -parlato all'uomo dal mantello nero, dunque ella lo conosceva. Ora, -nello spirito di d'Artagnan, era certamente l'uomo dal mantello nero -che aveva rapita la Signora Bonacieux una seconda volta, come l'aveva -già rapita una prima. D'Artagnan non mentiva che per metà, e ciò è ben -mentir poco, quando diceva, che mettendosi alla ricerca di milady egli -si metteva nello stesso tempo alla ricerca di Costanza. - -Pensando in tal modo, e dando di tratto in tratto dei tocchi collo -sprone al suo cavallo, d'Artagnan aveva fatta la strada, ed era giunto -a S. Germano. Egli era passato davanti al padiglione in cui dieci anni -dopo doveva nascere Luigi XIV, e traversava una strada molto deserta, -guardando a diritta e a sinistra per vedere se ritrovava qualche -traccia della sua bella Inglese, allorchè al pian terreno di una bella -casa che, secondo l'uso del tempo, non aveva alcuna finestra sulla -strada, vide comparire una figura di sua conoscenza. Questa figura -passeggiava sopra una specie di terrazzo guernito di fiori. Planchet la -riconobbe pel primo. - -— Eh! signore, diss'egli indirizzandosi a d'Artagnan, non rammentate -voi più quel viso che abbaia alle cornacchie? - -— No, disse d'Artagnan, eppure son certo che non è la prima volta che -lo vedo. - -— Lo credo, per bacco! disse Planchet: è quel povero Lubin, il lacchè -del conte de Wardes, quello che avete così bene accomodato un mese fa, -a Calais, sulla strada che conduce alla campagna del governatore. - -— Ah! si, disse d'Artagnan, ora lo riconosco. Credi tu che egli -riconosca te pure? - -— In fede mia, signore, egli era talmente malmenato, che dubito che -abbia conservata alcuna idea molto chiara di me. - -— Ebbene! va dunque a discorrere con quel servo, disse d'Artagnan, e -nella conversazione informati se il suo padrone è morto. - -Planchet discese da cavallo, camminò diritto diritto a Lubin, che, -infatti, non lo riconobbe, e i due lacchè si misero a discorrere nella -maggiore intelligenza del mondo, nel mentre che d'Artagnan spingeva i -due cavalli in un viottolo, e facendo il giro dietro una casa, se ne -ritornava ad assistere alla conferenza nascosto da una siepe. - -In capo ad un istante di osservazione dietro la siepe, intese il rumore -di una carrozza, e vide la carrozza di milady fermarsi d'avanti a lui. -Non vi era ad ingannarsi, milady vi era dentro. D'Artagnan si nascose -dietro il collo del suo cavallo, affine di poter veder tutto senza -esser veduto. - -Milady cavò la sua graziosa testa bionda dalla portiera, e dette degli -ordini alla sua cameriera. - -Quest'ultima, bella giovinetta di ventidue anni, svelta e vivace, -vera cameriera di confidenza di una gran signora, saltò abbasso dal -montatoio sul quale stava seduta, secondo l'uso del tempo, e si diresse -verso il terrazzo su cui d'Artagnan aveva scoperto Lubin. - -D'Artagnan segui la confidente con gli occhi e la vide incamminarsi al -terrazzo. Ma per caso, un ordine dall'interno aveva chiamato Lubin, di -modo che Planchet era rimasto solo guardando da tutte le parti per qual -via era scomparso d'Artagnan. - -La cameriera si avvicinò a Planchet, ch'ella prese per Lubin, e -stendendogli un piccolo biglietto: - -— Per il vostro padrone, diss'ella. - -— Per il mio padrone? riprese Planchet meravigliato. - -— Sì, e di molta premura. Prendete, fate presto. - -Dopo di che se ne fuggì verso la carrozza di già rivoltata dalla parte -donde era venuta, si slanciò sul montatoio, e la carrozza ripartì. -Planchet girò e rigirò il biglietto, quindi avvezzo all'obbedienza -passiva, saltò in basso dal terrazzo, infilò dalla parte del viottolo, -e incontrò dopo venti passi d'Artagnan che, avendo veduto tutto, gli -veniva incontro. - -— Per voi, signore, gli disse Planchet presentandogli il biglietto. - -— Per me? disse d'Artagnan, sei tu ben sicuro? - -— Perdinci! se ne son sicuro: la cameriera ha detto: «per il vostro -padrone» io non ho altro padrone che voi, così... - -D'Artagnan aprì la lettera, e lesse queste parole: - -«Una persona che s'interessa per voi più di quello che ella può dire -vorrebbe sapere in qual giorno sarete in istato di passeggiare nella -foresta: domani al palazzo del campo del Drappo d'Oro un lacchè nero e -rosso aspetterà la vostra risposta». - -— Oh! oh! disse a se stesso d'Artagnan, ecco un'avventura un poco viva. -Sembra che milady ed io siamo in pena sulla vita della stessa persona. -Ebbene! Planchet, come sta questo buon signore de Wardes? egli dunque -non è morto? - -— No, signore, sta tanto bene quanto si può stare con quattro colpi -di spada nel corpo, poichè voi, senza farvene un rimprovero, avete -allungato quattro colpi a questo caro gentiluomo; egli è ancora molto -debole, avendo perduto quasi tutto il suo sangue. Come vi aveva detto, -signore, Lubin non mi ha riconosciuto, e mi ha raccontato dal principio -alla fine la nostra avventura. - -— Benissimo, Planchet, tu sei il re dei lacchè; ora rimonta a cavallo, -e raggiungiamo la carrozza. - -Non vi volle molto; in cinque minuti si scoperse la carrozza fermata -all'estremità della strada: un cavaliere riccamente vestito stava allo -sportello. - -La conversazione fra milady e il cavaliere era talmente animata, che -d'Artagnan si fermò dall'altra parte della carrozza senza che nessuno, -fuori della cameriera, s'accorgesse della sua presenza. - -La conversazione si faceva in inglese, lingua che d'Artagnan non -capiva; ma all'accento, il giovane credè indovinare che la bella -Inglese era molto in collera; essa terminò con un gesto che non lasciò -più alcun dubbio sulla natura di questa conversazione: fu un colpo di -ventaglio applicato con tanta forza, che il piccolo arnese femminino -andò in mille pezzi. - -Il cavaliere scoppiò in una risata che parve esasperare milady. - -D'Artagnan pensò che quello era il momento d'intervenire; si avvicinò -all'altra portiera, e levandosi rispettosamente il cappello: - -— Signora, diss'egli, mi permettete voi di offrirvi i miei servigi? -mi sembra che questo cavaliere vi abbia fatto andare in collera! Dite -una parola, signora, ed io m'incarico di punirlo della sua mancanza di -cortesia. - -Alle prime parole, milady si era voltata guardando il giovane con -meraviglia; e quando ebbe finito: - -— Signore, diss'ella in ottimo francese, sarebbe con grandissimo -piacere che io mi metterei sotto la vostra protezione, se la persona -che mi ha mosso questione non fosse mio fratello. - -— Oh! scusatemi allora, disse d'Artagnan, voi capirete che io lo -ignorava, signora. - -— Di che cosa dunque si immischia questo stornello? gridò abbassandosi -all'altezza della portiera, il cavaliere che milady aveva designato -come suo parente, e perchè non continua egli la sua strada? - -— Siete voi uno stornello, disse d'Artagnan, abbassandosi a sua volta -sul collo del cavallo, e rispondendo dalla sua parte della portiera. Io -non continuo la mia strada, perchè mi piace di fermarmi qui. - -Il cavaliere indirizzò qualche parola in inglese a sua sorella. - -— Io vi parlo francese, disse d'Artagnan, fatemi dunque il piacere, vi -prego, di rispondermi nella stessa lingua. Voi siete il fratello della -signora, sia, ma voi non siete mio fratello, fortunatamente. - -Si sarebbe potuto credere che milady, timorosa come sono ordinariamente -tutte le donne, si fosse interposta a questo principio di provocazione, -affine d'impedire che la questione andasse più avanti; ma, tutto al -contrario, ella si gettò in fondo alla carrozza, e gridò freddamente al -cocchiere: - -— Andate al palazzo. - -La giovane cameriera gettò uno sguardo di inquietudine sopra -d'Artagnan, la di cui buona fisonomia sembrava aver prodotto in essa il -suo effetto. - -La carrozza partì, e lasciò i due cavalieri in faccia l'uno dell'altro. -Nessun ostacolo materiale li separava più. - -Il cavaliere fece un movimento per seguire la carrozza; ma d'Artagnan, -la di cui collera di già bollente si era ancora aumentata, riconoscendo -in lui l'Inglese che in Amiens gli aveva vinto il suo cavallo, e poco -non avea mancato vincesse ad Athos il suo diamante, gli saltò alla -briglia, e lo fermò. - -— Eh! signore, diss'egli, voi mi sembrate anche più stornello dì me, -poichè mi fate l'effetto di dimenticare che si è intavolata fra noi una -piccola questione. - -— Ah! ah! disse l'Inglese, siete voi, mio padrone! con voi bisogna -dunque sempre giuocare un giuoco o un altro? - -— Sì, e ciò mi ricorda che ho da prendermi una rivincita. Noi vedremo, -mio caro signore, se voi maneggiate tanto destramente la spada quanto -il bussolo dei dadi. - -— Vedete bene che io non ho spada, disse l'Inglese; volete voi fare il -bravo contro un uomo disarmato. - -— Spero bene che ne avrete una a casa vostra, disse d'Artagnan, in ogni -caso, io ne ho due, e se voi volete, ve ne cederò una. - -— È inutile, disse l'Inglese, io sono sufficientemente munito di questa -sorta di utensili. - -— Ebbene! mio degno gentiluomo, riprese d'Artagnan, scegliete la più -lunga, e venite a mostrarmela questa sera. - -— Ove, se vi piace? - -— Dietro il Luxembourg; questo è un grazioso quartiere per le -passeggiate del genere che vi propongo. - -— Sta bene; io vi sarò. - -— La vostra ora? - -— Sei ore. - -— A proposito, voi avete pure probabilmente uno o due amici? - -— Io ne ho tre, che saranno molto onorati di giuocare la stessa partita -che giuocherò io. - -— Tre, a meraviglia! come si combina bene, disse d'Artagnan, è -precisamente il mio conto. - -— Ora chi siete voi? domandò l'Inglese. - -— Io sono il signor d'Artagnan, gentiluomo guascone, servo nelle -guardie e sono nella compagnia del sig. des Essarts. E voi? - -— Io sono lord de Winter, barone de Scheffield. - -— Ebbene! io sono vostro servitore, signor barone, disse d'Artagnan, -quantunque abbiate dei nomi molto difficili a ricordarsi. - -E pungendo il suo cavallo, si mise al galoppo, e riprese la strada di -Parigi. - -Come aveva l'abitudine di fare in simili occasioni, d'Artagnan discese -direttamente alla casa di Athos. - -Trovò Athos steso sopra un gran sofà, ove aspettava, come lo aveva -detto, che il suo equipaggio fosse venuto a ritrovarlo. - -Egli raccontò ad Athos quanto gli era accaduto, meno la lettera al -signor de Wardes. - -Athos fu consolato allorquando seppe che doveva battersi contro un -Inglese. Noi abbiamo detto che questo era il suo trasporto. - -Fu mandato a cercare sull'istante medesimo Porthos ed Aramis per mezzo -dei lacchè, e furono messi al corrente della situazione. - -Porthos cavò fuori la sua spada dal fodero; e si mise a squadronare -il muro rinculando di tempo in tempo, e facendo delle pieghe come un -ballerino. Aramis che lavorava sempre nel suo poema, si chiuse nel -gabinetto di Athos, e pregò di non essere disturbato fino al momento di -sguainare la spada. - -Athos con un segno domandò a Grimaud un'altra bottiglia. - -Fra se stesso d'Artagnan combinò un piccolo piano di cui vedremo -in seguito l'esecuzione, e che gli prometteva una qualche graziosa -avventura, come si poteva vedere dai sorrisi, che di tempo in tempo -passavano sul suo viso, di cui rischiaravano il sogno. - - - - -CAPITOLO XXXI. - -INGLESI E FRANCESI - - -Venuta l'ora, si portarono coi quattro lacchè dietro al Luxembourg, -in un recinto abbandonato alle capre. Athos regalò una moneta al -capraio perchè si allontanasse. I lacchè furono incaricati di fare la -sentinella. - -Ben presto una truppa silenziosa si avvicinò allo stesso recinto, -vi penetrò e raggiunse i moschettieri; quindi, secondo gli usi -d'oltremare, ebbero luogo le presentazioni. - -Gl'Inglesi erano tutte persone della più alta società; i nomi bizzarri -dei tre amici furono dunque per essi un soggetto, non solo di sorpresa, -ma ancora d'inquietudine. - -— Con tutto ciò, disse lord de Winter, quando i tre amici si furono -nominati, noi non ci battiamo con tali nomi di pastori. - -— Così, come voi lo supporrete bene, milord, questi sono nomi falsi, -disse Athos. - -— Cosa che non ci dà che un desiderio maggiore di conoscere i veri -nomi, rispose l'Inglese. - -— Voi però avete giuocato contro di noi senza conoscerli, disse Athos, -a tal segno che ci avete vinti i nostri due cavalli. - -— È vero; ma noi allora non arrischiavamo il nostro sangue. Si giuoca -con tutti, non si combatte che coi suoi uguali. - -— È giusto, disse Athos. - -E prese in disparte quello dei quattro Inglesi col quale doveva -battersi, e gli disse il suo nome a bassa voce; dal canto loro Porthos -e Aramis fecero altrettanto - -— Ciò vi basta, disse Athos al suo avversario, e mi ritrovate voi -abbastanza nobile per farmi la grazia di incrociare la vostra spada -meco? - -— Sì, signore, disse l'Inglese inchinandosi. - -— Ebbene, volete ora che io vi dica una cosa? riprese freddamente Athos. - -— E quale? domandò l'Inglese. - -— È che voi avreste fatto meglio a non esigere da me che mi facessi -conoscere. - -— Perchè? - -— Perchè mi si crede morto, ed ho delle ragioni per desiderare che non -si sappia che io sono vivo, e che quindi sarò obbligato di uccidervi -perchè il mio segreto non si divulghi sul momento. - -L'Inglese guardò Athos credendo che scherzasse, ma Athos non scherzava -affatto. - -— Signori, disse Athos indirizzandosi ai suoi compagni e ai suoi -avversarii, siamo noi all'ordine? - -— Sì, risposero tutti ad una voce Inglesi e Francesi. - -— Allora, in guardia! disse Athos. - -E tosto otto spade brillarono ai raggi del sol cadente, e il -combattimento cominciò con un accanimento ben naturale a persone due -volte nemiche. - -Athos difendeva con tanta calma e metodo, come se fosse stato in una -sala di scherma. - -Porthos, corretto senza dubbio dalla sua troppo grande confidenza -per opera della avventura di Chantilly, giuocava un giuoco pieno di -destrezza e prudenza. - -Aramis, che aveva il terzo canto del suo poema da terminare, si -sbrigava come un uomo che abbia molta fretta. - -Athos pel primo uccise il suo avversario. Non gli aveva portato che un -colpo, ma come lo aveva prevenuto, questo colpo era stato mortale, la -spada gli traversò il cuore. - -Porthos, pel secondo, stese il suo sull'erba; gli aveva traversata la -coscia. Allora, siccome l'Inglese gli aveva resa la spada, Porthos lo -prese fra le sue braccia, e lo portò nella sua carrozza. - -Aramis spinse il suo avversario così vigorosamente, che dopo averlo -fatto rompere soltanto una cinquantina di passi, finì col metterlo -fuori di combattimento. - -In quanto a d'Artagnan, egli aveva fatto semplicemente e puramente un -giuoco difensivo, quindi, quando vide il suo avversario bene stanco, -gli dette una vigorosa fianconata, e gli fece balzare la spada dalle -mani. Il barone vedendosi disarmato fece due o tre passi addietro, ma -in questo movimento il suo piede scivolò, e cadde rovescione. - -D'Artagnan fu sopra di lui e puntandogli la spada alla gola: - -— Io potrei uccidervi, signore, diss'egli all'Inglese, e voi siete -realmente nelle mie mani: ma io vi regalo la vita per amore di vostra -sorella. - -D'Artagnan era al colmo della sua gioia; aveva realizzato il piano -stabilito in antecedenza; ed il cui pensiero aveva fatto apparire sul -suo viso quei sorrisi di cui abbiamo tenuto parola. - -L'Inglese, incantato di avere a che fare con un gentiluomo tanto facile -a ricomporsi, strinse d'Artagnan fra le sue braccia, fece mille carezze -ai tre moschettieri, e siccome l'avversario di Porthos era già stato -messo in carrozza, e l'avversario di Aramis se l'era data a gambe, non -si pensò più che al morto. - -Siccome Porthos e Aramis si accinsero a spogliarlo, nella speranza che -la sua ferita non fosse mortale, sfuggì dal cinto una grossa borsa. -D'Artagnan la raccolse e la stese a lord Winter. - -— E che diavolo volete voi ch'io mi faccia di questa? disse l'Inglese. - -— La restituirete alla sua famiglia, disse d'Artagnan. - -— La sua famiglia si cura ben poco di questa miseria! essa eredita -quindici mila luigi di rendita. Ritenete questa borsa pei vostri -lacchè. - -In questo mentre Athos si era avvicinato a d'Artagnan. - -— Sì, diss'egli, diamo questa borsa, non ai nostri lacchè, mai ai -lacchè inglesi. - -— Così, dicendo, Athos prese la borsa e la gettò nelle mani del -cocchiere. - -— Per voi e pei vostri compagni, gridò egli. - -Questa grandezza di modi, in un uomo interamente sprovvisto, colpì -lo stesso Porthos, e questa generosità francese, ripetuta poscia da -Winter, fece ovunque grande incontro, eccetto che nei signori Grimaud, -Planchet, Mousqueton e Bazin. - -— Ed ora, mio giovane amico, poichè mi permetterete, lo spero, di -chiamarvi così, disse lord Winter; fino da questa sera se volete, vi -presenterò a mia sorella milady Clarick, poichè voglio ch'essa pure -vi accetti nella sua buona grazia, e siccome ella non è del tutto mal -veduta in corte, così, un giorno, una sua parola potrà non esservi -inutile. - -D'Artagnan arrossì dal piacere, e chinò la testa in segno di -assentimento. - -Lord Winter, nel lasciare d'Artagnan, gli dette l'indirizzo di sua -sorella; essa abitava nella piazza Reale, che allora era il quartiere -di moda, al n. 6. D'altronde egli si esibiva di andarlo a prendere per, -presentarlo. D Artagnan gli dette appuntamento per le otto in casa di -Athos. - -Questa presentazione in casa di milady occupava molto là testa del -nostro Guascone. Si ricordava in quale strana maniera questa donna -era stata mischiata fino allora nel suo destino. Secondo la sua -convinzione, essa doveva essere una creatura del ministro, e ciò non -ostante si sentiva invincibilmente trascinato verso di lei da uno -di quei sentimenti dì cui nessuno può rendersi ragione. Il suo solo -timore era quello che milady non riconoscesse in lui l'uomo di Méung -e di Douvres. Allora ella saprebbe ch'egli era fra gli amici del sig. -de Tréville, e che per conseguenza apparteneva in corpo ed anima al -re, cosa che allora gli farebbe perdere una parte dei suoi vantaggi, -poichè conosciuto da milady come egli la conosceva, ella giuocherebbe -con lui a giuoco uguale. In quanto a questo principio di intrigo fra -lei ed il conte de Wardes, il nostro presuntuoso non se ne occupava che -mediocremente, quantunque il marchese fosse giovane, bello, ricco, e -molto avanti nei favori del ministro. Non è per niente che si ha venti -anni, e soprattutto che si è nati a Tarbes. - -D'Artagnan cominciò dall'andare in casa sua a fare una sfolgorante -toaletta; quindi ritornò da Athos, e secondo la sua abitudine, gli -raccontò tutto. Athos ascoltò i suoi progetti, quindi scosse la testa, -e gli raccomandò la prudenza, con una specie d'amarezza. - -— Come mai! voi avete perduta or ora una donna che dicevate buona, -graziosa, perfetta, ed eccovi già a correre dietro un'altra? - -D'Artagnan senti la verità di queste parole. - -— Io amo la signora Bonacieux col cuore, nel mentre che amo milady -colla testa; e facendomi condurre da lei, io cerco di rischiararmi -sulla parte ch'ella rappresenta alla corte. — La parte che rappresenta, -perdinci! non è difficile a indovinarsi, dopo tutto quello che avete -detto. Ella è un qualche emissario del ministro, una donna che vi -tenderà un laccio ove voi lascerete bonariamente la vostra testa. - -— Diavolo! mio caro Athos, voi vedete le cose molto nere a quanto -sembra. - -— Caro mio, io diffido delle donne; che volete? io sono pagato per -questo, e particolarmente delle donne bionde. Milady è bionda; non me -lo avete detto? - -— Ella ha i capelli del più bel biondo che si possa vedere. - -— Ah! mio povero d'Artagnan! fece Athos. - -— Ascoltate: io voglio illuminarmi, quindi come saprò ciò che desidero, -mi allontanerò. - -— Illuminatevi! disse flemmaticamente Athos. - -Lord Winter giunse all'ora indicata, ma Athos, avvisato in tempo, passò -nell'altra camera. - -Trovò dunque solo d'Artagnan, e siccome erano vicino le otto, condusse -subito via il giovane. - -Milady de Winter ricevette graziosamente d'Artagnan. Il suo palazzo -era di una sontuosità rimarchevole, e quantunque la maggior parte degli -Inglesi, scacciati dalla guerra, lasciassero la Francia o fossero sul -punto di lasciarla, milady aveva fatto di recente nuove spese nei suoi -appartamenti, cosa che provava che la misura generale che allontanava -gli Inglesi non la risguardava. - -— Voi vedete, disse lord de Winter presentando d'Artagnan a sua -sorella, un giovane gentiluomo che ha tenuto la mia vita fra le sue -mani, e che non ha voluto usare dei suoi vantaggi, quantunque noi -fossimo doppiamente nemici, poichè sono io che l'ho insultato, ed io -son Inglese. Ricevetelo dunque, signora, se avete qualche amicizia per -me. - -Milady aggrottò leggermente le sopracciglia; una nube appena visibile -passò sulla sua fronte, e apparve sulle sue labbra un sorriso talmente -strano, che il giovane, che aveva seguito ogni di lei moto, ne provò -come un fremito. - -Il fratello non vide niente, si era voltato per giuocare colla scimmia -prediletta di milady, che lo aveva tirato pel suo vestito. - -— Siate il ben venuto, signore, disse milady con una voce, la cui -singolare dolcezza faceva contrasto coi segni di cattivo umore che -aveva rimarcati d'Artagnan, poichè oggi avete acquistati dei diritti -eterni alla mia riconoscenza. - -L'Inglese allora ritornò a voltarsi, e raccontò il combattimento senza -nascondere nessuna circostanza. Milady l'ascoltò colla più grande -attenzione; ciò non ostante si vedeva facilmente qualunque si fossero -gli sforzi per nascondere le sue impressioni, che questo racconto non -le riusciva aggradito: il sangue le salì alla testa, ed il suo piccolo -piede si agitava sotto la sua veste. - -Lord de Winter non si accorse di niente, quindi, quando ebbe finito, -si avvicinò ad una tavola su cui era preparata in una sottocoppa una -bottiglia di vino di Spagna, e empì due bicchieri e con un segno invitò -d'Artagnan a bere. - -D'Artagnan sapeva che sarebbe stato un disgustarsi l'Inglese -rifiutandosi di bere con lui. Si avvicinò adunque alla tavola, e prese -il secondo bicchiere. Egli non aveva perduto di vista milady, e dallo -specchio si accorse del cangiamento che si era operato sul suo viso. -Ora ch'ella non credeva di essere più guardata, un sentimento che -rassomigliava molto alla ferocia animò la sua fisonomia. Ella mordeva -il suo fazzoletto coi denti. - -Quella graziosa e piccola cameriera, che d'Artagnan aveva già -rimarcata, disse in inglese alcune parole a lord Winter, che domandò -subito a d'Artagnan il permesso di ritirarsi, scusandosi sulla urgenza -dell'affare che lo richiamava altrove, e pregando sua sorella di -ottenere il suo perdono. - -D'Artagnan cambiò una stretta di mano con lord de Winter, e ritornò -presso milady. Il viso di questa donna, con una mobilità sorprendente, -aveva ripreso un'espressione graziosa; soltanto, alcune piccole -macchiette rosse, disseminate sul suo fazzoletto, indicavano che ella -si era morsicate le labbra fino a farle mandar sangue. - -Le sue labbra erano magnifiche, si sarebbe detto che fossero state di -corallo. - -La conversazione prese una piega allegra. Sembrava che milady si fosse -rimessa del tutto. Ella raccontò che lord de Winter non era che suo -cognato e non suo fratello; ella aveva sposato un cadetto di famiglia -che l'aveva lasciata vedova con un fanciullo. Questo fanciullo era -il solo ed unico erede di lord Winter, se il barone de Winter non -si ammogliava. Tutto ciò lasciava vedere a d'Artagnan un velo che -avviluppava qualche cosa; ma egli non distingueva nulla sotto questo -velo. - -Del rimanente, in capo ad una mezz'ora di conversazione, d'Artagnan si -era convinto che milady era sua compatriota; ella parlava il francese -con una purezza ed eleganza che non lasciavano alcun dubbio sotto -questo rapporto. - -D'Artagnan si estese in argomenti galanti, e in proteste di divozione. -A tutte le leggerezze che sfuggivano al nostro Guascone, milady -sorrideva con benevolenza. Finalmente giunse l'ora di ritirarsi: -d'Artagnan prese congedo da milady e uscì dalla sala che era il più -felice degli uomini. - -Sulla scala incontrò la cameriera, la quale lo sfiorò dolcemente -passandogli vicino, e arrossendo fino nel bianco degli occhi, gli -domandò perdono di averlo toccato, e con una voce così dolce, che il -perdono gli fu accordato nello stesso momento. - -D'Artagnan ritornò il giorno dopo, e fu ricevuto anche meglio della -sera innanzi. Lord de Winter non vi era, e questa volta fu milady che -gli fece tutti gli onori della serata. Ella parve prendere un grande -interesse a lui, gli domandò di dove era, quali erano i suoi amici, e -se qualche volta aveva pensato di mettersi al servizio del ministro. - -D'Artagnan, che come si sa, era un giovane molto prudente, per non -avere che vent'anni, si risovvenne allora dei sospetti che aveva sopra -milady. Le fece un grande elogio di Sua Eccellenza, e gli disse che non -avrebbe mancato di entrare nelle guardie del ministro invece di entrare -nelle guardie del re, se avesse prima conosciuto il signor de Cavois, -per esempio, di quello che avesse conosciuto il sig. de Tréville. - -Milady cambiò la conversazione senza affettazione alcuna, e domandò a -d'Artagnan nel modo il più indifferente del mondo, se era mai stato in -Inghilterra. - -D'Artagnan rispose che vi era stato spedito dal sig. de Tréville, per -trattare una rimonta di cavalli, e che anzi ne aveva condotti quattro -come campioni. - -Milady, nel corso della conversazione si morse due o tre volte le -labbra; ella aveva a che fare con un giovane che giocava a giuoco -chiuso. - -Nella stessa ora della sera innanzi, d'Artagnan si ritirò. - -Nel corridoio incontrò pure la bella Ketty, questo era il nome della -cameriera di confidenza. Questa lo guardò con una espressione di -misteriosa benevolenza. Ma d'Artagnan, era talmente occupato della -padrona, che non rimarcò assolutamente ciò che proveniva dalla -cameriera. - -D'Artagnan ritornò da milady il giorno dopo e l'altro successivo, e -ciascuna volta milady gli fece un'accoglienza più graziosa. - -Ciascheduna sera, sia nell'anticamera, sia sulla scala, sia nel -corridoio, egli incontrava sempre la bella cameriera. Ma, come lo -abbiamo detto, d'Artagnan non faceva alcuna attenzione a questa -persistenza strana della povera Ketty. - - - - -CAPITOLO XXXII. - -UN PRANZO DAL PROCURATORE - - -Frattanto il duello, nel quale Porthos aveva rappresentato una parte -così brillante, non gli fece dimenticare il pranzo al quale era stato -invitato dalla moglie del procuratore. L'indomani, verso un'ora, si -fece dare l'ultimo colpo di spazzola da Mousqueton, e s'incamminò verso -la strada degli Orsi. - -Il suo cuore batteva, ma non era, come quello di d'Artagnan, per un -giovane ed impaziente amore. No, un interesse più materiale lo guidava; -egli finalmente andava a sorpassare la misteriosa soglia, a salire -quella sconosciuta scala che avevano salito uno ad uno i vecchi scudi -di mastro Coquenard, egli andava a vedere in realtà un certo scrigno, -di cui venti volte aveva veduto l'immagine ne' suoi sogni: scrigno di -forma lunga e profonda, ripieno di catenacci e serrature, ed ammurato -al suolo; scrigno di cui aveva così di sovente inteso parlare, e che le -mani del procuratore avrebbero aperto ai suoi sguardi ammiratori. - -E poi egli, l'uomo errante sulla terra, l'uomo senza fortuna, l'uomo -senza famiglia, egli, il soldato abituato agli alberghi, alle osterie, -alle taverne, alle bettole; egli, il goloso, obbligato la maggior parte -del tempo di attenersi ai bocconi d'incontro, egli stava per gustare un -pranzo di famiglia, per assaporare un interno di famiglia con tutti i -suoi comodi. - -Venire in qualità di cugino a sedersi tutti i giorni ad una buona -tavola, dietro la fronte gialla e rugosa del vecchio procuratore, -spennare qualche poco i giovani scrivani, insegnando loro il giuoco -della bassetta, del passadieci e del faraone, nelle loro più fine -pratiche, e guadagnando come onorario della lezione, che loro dava -in un'ora, le loro economie di un mese, ciò era nei costumi di -quell'epoca, e sorrideva enormemente a Porthos. - -Il moschettiere si dipingeva bene di qua e di là i cattivi argomenti -che correvano allora sul proposito dei procuratori, la lesina, la lima, -i giorni di digiuno; ma siccome, dopo tutto, salvi alcuni eccessi -di economia ch'egli aveva ritrovati intempestivi, aveva veduto la -procuratrice molto liberale, ben inteso per una procuratrice, sperò -ritrovare una casa montata nel modo il più lusinghiero. - -Tuttavolta, quando il moschettiere fu alla porta, concepì qualche -dubbio: primieramente non era fatta per impegnare le persone; sporca, -puzzolente e nera, la scala male illuminata da delle finestre colle -sbarre, a traverso le quali filtrava la luce grigia di un cortile -vicino. Al primo piano ritrovò una porta bassa e ferrata con enormi -chiodi, come la porta principale del gran Castelletto. - -Porthos vi battè col dito; un grande scrivano pallido e nascosto sotto -una foresta di capelli vergini, venne ad aprire, e salutò coll'aria di -un uomo obbligato a rispettare nell'altro l'alta statura, che indicava -la forza, l'abito militare, che indicava lo stato, il viso colorito, -che indicava l'abitudine di viver bene. - -Un altro scrivano più piccolo dietro al primo, un alto scrivano più -grande dietro al secondo, un saltafossi di dodici anni dietro al terzo. - -In tutto tre scrivani e mezzo, cosa che, per quei tempi, annunziava uno -studio dei più accreditati. - -Quantunque il moschettiere, non dovesse giungere che ad un'ora, fin dal -mezzogiorno la procuratrice teneva l'occhio alle vedette, e calcolava -sul cuore, e fors'anche sullo stomaco del suo adoratore, per fargli -anticipare il momento convenuto. - -La signora Coquenard giunse dunque alla porta dell'appartamento quasi -nello stesso momento in cui il suo convitato giungeva dalla porta -della scala, la degna signora tolse Porthos da un grande imbarazzo: gli -scrivani avevano l'occhio curioso, ed egli non sapendo troppo che dire -a quest'organo ascendente e discendente, si teneva muto. - -— È mio cugino! gridò la procuratrice; entrate dunque, entrate dunque, -sig. Porthos. - -Il nome di Porthos fece un tale effetto sui giovani di studio, che si -misero tutti a ridere: ma Porthos si voltò, e tutti i visi rientrarono -nella loro prima gravità. - -Si giunse nel gabinetto del procuratore, dopo avere traversato -l'anticamera ove stavano gli scrivani, e dopo avere traversato lo -studio, ov'essi avrebbero dovuto essere. Quest'ultima era una specie -di sala nera ammobigliata di scartafacci. Sortendo dallo studio, si -lasciava la cucina a destra, e si entrava a sinistra nella sala di -conversazione. - -Tutte queste camere fra di loro obbligate non ispiravano alcuna buona -idea a Porthos. Le parole doveano essere sentite da lungi per tutte -queste porte aperte; quindi, nel passare, aveva dato un colpo d'occhio -rapido ed investigatore nella cucina, e confessava a se stesso, a -vergogna della sua procuratrice ed a proprio suo gran dispiacere che -non vi aveva veduto quel fuoco, quell'anima, quel movimento che, -all'istante di un buon pranzo, regnano ordinariamente in questo -santuario della ghiottoneria. - -Il procuratore era stato senza dubbio prevenuto di questa visita, -poichè non manifestò alcuna sorpresa alla vista di Porthos, che -si avanzò fino a lui con un'aria molto disinvolta, e lo salutò -cortesemente. - -— Noi siamo cugini, a quanto sembra, sig. Porthos? disse il procuratore -sollevandosi colla forza delle sue braccia dal seggiolone di canna. - -Il vecchio, avvolto in una gran veste nera ove si perdeva il suo corpo -sottile, era risoluto e secco; i suoi piccoli occhi grigi brillavano -come lucciole, e sembravano, colla sua bocca smorfiosa, la sola parte -del suo viso in cui fosse rimasta vita. Disgraziatamente le gambe -incominciavano a ricusare il servizio a tutta questa macchina ossea. -Da cinque o sei mesi, che aveva cominciato a farsi sentire questo -indebolimento, il degno procuratore era divenuto presso a poco lo -schiavo di sua moglie. - -Il cugino fu accettato con rassegnazione: ecco tutto. Il signore -Coquenard, se avesse avuta la forza delle sue gambe, avrebbe declinata -tutta la parentela col signor Porthos. - -— Sì, signore, noi siamo cugini, disse senza sconcertarsi Porthos, -che d'altronde non avea mai contato di essere ricevuto dal marito con -entusiasmo. - -— Dal lato di donna, credo io? disse maliziosamente il procuratore. - -Porthos non capì questo scherzo, e la prese per una ingenuità, di cui -rise fortemente sotto i suoi baffi: la signora Coquenard, che sapeva -essere il procuratore ingenuo, una varietà molto rara nella sua specie, -sorrise un poco, ma arrossì molto. - -Il signor Coquenard aveva, dall'arrivo di Porthos, gettati i suoi -occhi con inquietudine sopra un grande armadio posto dirimpetto al -suo scrittoio di quercia. Porthos capì che questo armadio, quantunque -non corrispondesse alla forma che aveva veduta nei suoi sogni, doveva -essere il fortunato scrigno, e si rallegrò ehe la realtà avesse sei -piedi di più in altezza di quello che aveva in sogno. - -Il signor Coquenard non spinse più oltre le sue investigazioni -genealogiche; ma, riconducendo il suo sguardo inquieto dall'armadio -sopra Porthos, si contentò di dire: - -— Il nostro signor cugino, prima della sua partenza per la campagna, -vorrà bene farci la grazia di venire a pranzo con noi, non è vero, -signora Coquenard? - -Questa volta Porthos ricevette il colpo nel mezzo dello stomaco, e lo -sentì; sembrava che, dal canto suo, la signora Coquenard non fosse meno -insensibile, poichè ella soggiunse: - -— Mio cugino non ritornerà, se egli vede che noi lo trattiamo male; ma -nel caso contrario, egli ha troppo poco tempo da passare a Parigi, e -per conseguenza da vederci, perchè noi non dobbiamo domandargli quasi -tutti gl'istanti di cui può disporre fino alla sua partenza. - -— Oh! le mie gambe, le mie povere gambe! mormorò il signor Coquenard. - -E si sforzò di sorridere. - -Questo soccorso, che era giunto a Porthos nel momento in cui era stato -attaccato nelle sue speranze gastronomiche, inspirò al moschettiere -molta riconoscenza per la sua procuratrice. - -Ben presto suonò l'ora del pranzo. Si passò nella sala della tavola, -sala grande e nera, che era situata dirimpetto alla cucina. - -Gli scrivani, che, a quanto sembrava, avevano inteso nella casa dei -profumi insoliti, erano di un'esattezza militare, e stavano colle loro -sedie alla mano, pronti ad assidersi a tavola. Si vedevano già agitare -le mascelle con disposizioni spaventose. - -— Per bacco! pensò Porthos, gettando uno sguardo sui tre affamati, -poichè il salta-fossi non era, come si può bene immaginare, ammesso -agli onori della tavola magistrale, per bacco! nel posto di mio cugino, -non conserverei simili ghiottoni. Si direbbe che sono naufragati, che -non hanno mangiato da sei settimane. - -Il signor Coquenard entrò spinto sul suo seggio a rotelle dalla signora -Coquenard, alla quale Porthos, a sua volta, venne in soccorso per -trascinare suo marito fin contro la tavola. Appena entrato egli agitò -il naso e le mascelle come avevano fatto i suoi scrivani. - -— Oh! oh! ecco un pranzo che invita! - -— Che diavolo sente egli dunque di straordinario in questo pranzo? -disse Porthos all'aspetto di un brodo pallido abbondante; ma -perfettamente cieco, e sul quale nuotavano alcune rare croste come le -isole nell'Arcipelago. - -La signora Coquenard sorrise, e dietro un di lei cenno, tutti si -assisero con premura. - -Il signor Coquenard fu il primo ad essere servito, quindi Porthos, -in seguito la signora Coquenard empì la sua scodella, e distribuì le -croste senza brodo agli impazienti scrivani. - -In questo momento la porta della sala da pranzo si aprì da se stessa -cigolando, e Porthos, a traverso i battenti socchiusi, scoperse il -salta-fossi, che non potendo prender parte al festino, mangiava il suo -pane al doppio odore della cucina, e della sala da pranzo. - - - FINE DEL SECONDO VOLUME. - - - - -INDICE DELLE MATERIE - -(VOL. II.) - - - _Continuazione del Capitolo XVI._ 5 - CAP. XVII. _L'interno della famiglia Bonacieux._ 9 - CAP. XVIII. _L'amante ed il marito._ 25 - CAP. XIX. _Piano di campagna._ 33 - CAP. XX. _Viaggio._ 44 - CAP. XXI. _La contessa di Winter._ 57 - CAP. XXII. _Il ballo della Merlaison._ 69 - CAP. XXIII. _L'appuntamento._ 77 - CAP. XXIV. _Il Padiglione._ 90 - CAP. XXV. _Porthos._ 103 - CAP. XXVI. _La tesi d'Aramis._ 126 - CAP. XXVII. _La moglie di Athos._ 143 - CAP. XXVIII. _Il ritorno._ 165 - CAP. XXIX. _La caccia per equipaggiarsi._ 182 - CAP. XXX. _Milady._ 193 - CAP. XXXI. _Inglesi e francesi._ 202 - CAP. XXXII. _Un pranzo dal procuratore._ 211 - - - - -NOTE: - - -[1] _Monsieur_ era il termine con cui si contraddistingueva il fratello -del re. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. II, by Alexandre Dumas - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. II *** - -***** This file should be named 60642-0.txt or 60642-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/6/4/60642/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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