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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: I tre moschettieri, vol. II - -Author: Alexandre Dumas - -Translator: Angiolo Orvieto - -Release Date: November 6, 2019 [EBook #60642] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. II *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - I TRE - MOSCHETTIERI - - - DI - - Alessandro Dumas - - - VERSIONE - DI ANGIOLO ORVIETO. - - VOL. II. - - - - Napoli, - GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE - Strada Trinità Maggiore nº 27 - 1853 - - - - - TIPOGRAFIA DI G. PALMA. - - - - -CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO XVI. - - -Il re tutto contento s'informò se il ministro era ancora al Louvre, gli -fu risposto che sua Eccellenza aspettava gli ordini di Sua Maestà nel -gabinetto di lavoro. - -Il re si portò subito da lui. - -— Prendete, duca, gli disse, voi avevate ragione, e sono io che aveva -il torto, tutto lo intrigo è politico, ed in questa lettera non si -tratta menomamente di amore. Al contrario, si parla molto di voi. - -Il ministro prese la lettera e la lesse con la più grande attenzione; -quindi, quando fu al termine, la rilesse una seconda volta. - -— Ebbene! Vostra Maestà, disse egli, vede fin dove giungono i miei -nemici. Voi siete minacciato da due guerre se non mi dimettete. Nel -vostro posto in verità, sire, io cederei a così potenti istanze, e -dal canto mio io mi ritirerei dagli affari riguardandolo come una vera -fortuna. - -— E che cosa dite voi dunque, duca? - -— Io dico, sire, che la mia salute si consuma in queste lotte eccessive -e in questi eterni lavori. Io dico che, secondo tutte le probabilità -io non potrò sostenere le fatiche dell'assedio della Rochelle, e che -vai meglio che nominiate a comandarlo o il sig. de Condè o il signor -Bassompierre, o finalmente qualche uomo valoroso che sia del suo -mestiere il dirigere una guerra, e non me, che sono uomo di penna e -di gabinetto, e che sono continuamente distolto dalle mie occupazioni -per applicarmi a cose per le quali non ho attitudine. Voi ne sarete -più felice nell'interno, sire, e non dubito che ne sarete più grande -all'estero. - -— Sig. duca, disse il re, io vi capisco. Siate tranquillo; tutti quelli -che sono nominati in questa lettera saranno puniti come meritano, e la -regina ancora. - -— Che dite mai, sire, il cielo mi guardi che la regina avesse -da provare il più piccolo dispiacere per cagione mia; ella mi ha -sempre creduto un suo nemico, sire, quantunque Vostra Maestà possa -far testimonianza che io ho sempre sostenuto calorosamente il suo -partito, anche contro voi. Oh se ella tradisse Vostra Maestà sul punto -dell'onore, allora sarebbe altra cosa, ed io sarei il primo a gridare: -«nessuna grazia, sire, nessuna grazia per la colpevole!» Fortunatamente -non vi è nulla, e Vostra Maestà ne ha acquistata una nuova pruova. - -— È vero, signor ministro, e voi, come sempre, avete ragion; la regina -però non merita meno tutta la mia collera. - -— Siete voi sire, che, siete incorso nella sua, e veramente quando ella -si lamentasse seriamente di Vostra Maestà, io la compatirei; Vostra -Maestà l'ha trattata con un rigore..! - -— È così che io tratterò sempre i miei nemici ed i vostri, duca, per -quanto sieno posti in alto, e qualunque sia il pericolo che io possa -incorrere a trattarli severamente! - -— La regina è mia nemica, ma non è la vostra, sire; al contrario, ella -è sposa affezionata, sottomessa e irreprensibile; lasciatemi adunque, -sire, intercedere per essa presso Vostra Maestà. - -— Che ella si umilii allora, e che per la prima ritorni a me. - -— Al contrario, sire, datele esempio; voi avete avuto il primo torto, -poichè siete stato voi che avete sospettato della regina. - -— Io ritornare pel primo? disse il re; giammai! - -— Sire ve ne supplico. - -— D'altronde; come potrò io ritornare pel primo? - -— Facendo una cosa che voi sapete esserle aggradevole. - -— E quale? - -— Date una festa di ballo; voi sapete in che modo la regina ami il -ballo; io vi garantisco che il suo mal umore cederà ad una simile -attenzione. - -— Ma, ministro, voi sapete che io non amo tutti questi piaceri mondani. - -— La regina ve ne sarò tanto più grata, perchè ella sa la vostra -antipatia a questi piaceri; d'altronde, questa sarà per lei una bella -occasione per adornarsi di quei superbi puntali di diamanti che voi le -regalaste nel giorno della sua festa, e di cui ella non ha ancora avuto -una occasione di metterseli. - -— Noi vedremo, duca, noi vedremo, disse il re, che nella sua gioia -di ritrovar la regina colpevole di un delitto di cui si curava -poco, e innocente di quello che temeva molto, era tutto disposto a -riaccomodarsi con essa: noi vedremo, ma sul mio onore! voi siete troppo -indulgente. - -— Sire, disse il duca, lasciate il rigore ai vostri ministri; -l'indulgenza è una virtù da re; usatene, e voi vedrete che ve ne -troverete contento. - -Dopo di che il ministro, sentendo l'orologio suonare le undici ore, -s'inchinò profondamente, domandando congedo al re per ritirarsi, e -supplicandolo di rappacificarsi con la regina. - -Anna, che in seguito della cattura di quella lettera, aspettava un -qualche rimprovero, fu molto meravigliata di vedere nell'indomani il -re, fare vicino a lei, dei tentativi di riaccomodamento. Il suo primo -movimento fu repulsivo, il suo orgoglio di donna e la sua dignità -di regina, erano stati così crudelmente offesi, che ella non poteva -riconciliarsi di primo tratto, ma vinta dai consigli delle sue dame, -assunse finalmente l'aspetto di cominciare a dimenticare. Il re -approfittò di questo primo momento di ritorno, per notificarle che egli -contava di dare in breve una festa di ballo. - -Una festa di ballo era una cosa tanto rara per la povera Anna, che a -quest'annunzio, come lo aveva pensato il ministro, l'ultima traccia -del suo risentimento disparve, se non dal suo cuore, almeno dal suo -viso. Ella domandò in qual giorno avrebbe avuto luogo, ma il re rispose -che su questo punto egli se la sarebbe intesa col ministro. Infatti, -ciascun giorno domandava al ministro in qual epoca avrebbe avuto luogo -questa festa, ed il ministro, sotto un qualunque pretesto, differiva di -stabilirla; in tal modo passarono dieci giorni. - -L'ottavo giorno dopo la scena che abbiamo raccontata, il ministro -ricevette una lettera col bollo di Londra, che conteneva soltanto -queste parole: - -«Io li ho, ma non posso lasciare Londra, attesochè sono senza danari; -inviatemi 500 doppie, e quattro o cinque giorni dopo averle ricevute, -io sarò a Parigi». - -Il giorno stesso in cui il ministro ricevette questa lettera, il re -gl'indirizzò la solita domanda. - -Richelieu contò sulle punte delle dita, a disse fra se stesso: - -— Ella giungerà, dice, quattro o cinque giorni dopo aver ricevuto il -denaro; mi abbisognano quattro o cinque giorni per mandarlo, quattro -o cinque giorni a lei per ritornare, il che fa dieci giorni; ora -aggiungiamo le eventualità dei venti contrarii, dei sinistri accidenti, -delle debolezze della donna, e fissiamo a dodici giorni. - -— Ebbene! signor duca, disse il re, avete voi calcolato abbastanza? - -— Sì, sire; oggi noi siamo ai venti di settembre, i consoli della città -danno una festa di ballo il tre di ottobre. Ciò converrà a meraviglia, -perchè così voi non avrete l'apparenza di fare una riconciliazione con -la regina. - -Quindi il ministro aggiunse. - -— A proposito, sire, non dimenticate di dire a Sua Maestà il giorno -innanzi la festa, che voi desiderate vedere come le si adattano i -puntali di diamanti. - - - - -CAPITOLO XVII. - -L'INTERNO DELLA FAMIGLIA BONACIEUX - - -Era la seconda volta che il ministro ritornava col re sull'argomento -dei puntali di diamanti. Luigi XIII fu dunque scosso da questa -insistenza, e pensò che questa raccomandazione nascondesse un qualche -mistero. - -Più di una volta il re era stato umiliato dal ministro, la di cui -polizia, senza esser giunta a quel grado di perfezione in cui è ora -la polizia moderna, era eccellente, ed era istruito più di lui stesso -di ciò che passavasi nella propria sua famiglia. Egli sperò adunque, -in una conversazione con Anna, di ricavare qualche schiarimento e di -ritornare in seguito presso Sua Eccellenza con un qualche segreto che -il ministro sapesse o non sapesse, cosa che nell'uno e nell'altro caso -lo rialzava infinitamente agli occhi del suo ministro. - -Egli andò dunque a ritrovare, la regina, e l'abbordò con nuove minacce -contro quelle che la circondavano. Anna abbassò la testa lasciò -scorrere il torrente senza rispondere, sperando che finalmente si -fermerebbe. Ma non era a questo a cui voleva giungere Luigi XIII; Luigi -XIII voleva una discussione, dalla quale scaturisse uno schiarimento -qualunque, convinto che il ministro nascondeva qualche segreto, e -lo minacciava di una di quelle terribili sorprese che tanto sapeva -far bene Sua Eccellenza. Giunse alla meta colla sua persistenza -nell'accusare. - -— Ma gridò Anna stanca di questi incerti attacchi, ma, sire, voi non -mi dite tutto ciò che avete nel cuore. Che ho dunque fatto? sentiamo -dunque, qual delitto ho commesso? È impossibile che Vostra Maestà -faccia tutto questo rumore per una lettera scritta a mio fratello. - -Il re attaccato a sua volta in un modo così diretto, non seppe -che rispondere. Egli pensò esser giunto il momento di fare quella -raccomandazione, che il ministro si era raccomandato che fosse fatta -soltanto la vigilia della festa. - -— Signora, disse egli con maestà, fra giorni vi sarà ballo nel palazzo -di città; io intendo che, per fare onore ai nostri bravi consoli, voi -vi presentiate in abito di cerimonia, e soprattutto che vi adorniate -di quei puntali di diamanti, che io vi regalai nel vostro giorno -onomastico. Ecco la mia risposta. - -La risposta era terribile. Anna credè che Luigi sapesse tutto, e che -il ministro, avesse ottenuto da lui questa lunga dissimulazione di -sette o otto giorni, che del resto era nel suo carattere. Ella divenne -eccessivamente pallida, appoggiò sopra una mensola la sua mano, di -una ammirabile bellezza, e che allora sembrava una mano di cera, e -guardando il re con occhi spaventati, non rispose una sillaba. - -— Voi intendete, signora? disse il re, che godeva di questo imbarazzo -in tutta la sua estensione, ma senza indovinarne la causa; voi -intendete? - -— Sì, sire, intendo, balbettò la regina» - -— Comparirete voi a questo ballo? - -— Sì. - -— Coi vostri puntali? - -— Sì. - -Il pallore della regina aumentò ancora, se era possibile; il re se ne -accorse, e ne godè con quella fredda crudeltà che formava una delle -parti cattive del suo carattere. - -— Allora tutto è convenuto, disse il re, ed ecco tutto ciò che aveva a -dirvi. - -— Ma in che giorno avrà luogo questo ballo? domandò Anna. - -Luigi XIII sentì per istinto che non doveva rispondere a questa -domanda, essendo stata fatta dalla regina con una voce quasi da -moribonda. - -— Prestissimo, signora, disse egli; ma io non mi ricordo precisamente -la data del giorno; io la domanderò al ministro. - -— È dunque il ministro che vi ha annunziata questa festa? gridò la -regina. - -— Sì signora, rispose il re maravigliato: ma perchè mi fate questa -domanda? - -— È lui che vi ha detto d'invitarmi a comparirvi con quei puntali? - -— Come sarebbe a dire, signora? - -— È lui, sire, è lui! - -— Ebbene! che importa che sia stato o lui od io? vi è forse un qualche -delitto in questo invito? - -— No, sire. - -— Voi verrete, allora? - -— Sì, sire. - -— Sta bene, disse il re ritirandosi, sta bene, io vi conto. - -La regina fece una riverenza, meno per etichetta, di quello che, perchè -le sue ginocchia le si piegarono sotto. - -Il re parve incantato. - -— Io sono perduta, mormorò la regina, perduta, poichè il ministro sa -tutto, e fu lui che spinse il re, che ancora non sa niente, ma che lo -saprà ben presto. Io sono perduta! mio Dio! mio Dio! mio Dio! - -Ella s'inginocchiò sopra un cuscino, e pregò colla testa nascosta fra -le sue braccia palpitanti. - -La sua posizione infatti era terribile. Buckingham era ritornato a -Londra, la signora de Chevreuse era a Tours. Più sorvegliata che mai, -la regina sentiva sordamente che una della sue damigelle la tradiva -senza saper dire quale. Laporte non poteva più lasciare il Louvre, ella -non aveva un'anima al mondo di cui fidarsi. - -Così, in presenza dell'infortunio che la minacciava, e del suo -abbandono in cui si ritrovava, ella scoppiò in singhiozzi. - -— Non posso dunque esser buona a niente per Vostra Maestà? disse ad un -tratto una voce piena di dolcezza e di pietà. - -La regina si voltò vivamente, poichè non v'era a sbagliarsi sulla -espressione di questa voce: era un'amica che parlava così. - -Infatti a una delle porte che mettevano all'appartamento della regina -apparve la bella sig. Bonacieux: ella era occupata ad accomodare le -biancherie nella guardaroba di un gabinetto, allorchè era entrato il -re; ella non aveva potuto sortire; ed aveva inteso tutto. - -La regina mandò un grido vedendosi sorpresa, poichè nel suo turbamento -non aveva riconosciuto sulle prime la giovane che le era stata data da -Laporte. - -— Oh! non temete niente, signora, disse la giovane giungendo le mani e -piangendo ella stessa per le angosce della regina; io sono qui anima -e corpo per Vostra Maestà, e per quanto io sia lontana da lei, e per -quanto sia inferiore la mia posizion, io credo di aver ritrovato il -modo di togliere di pena Vostra Maestà. - -— Voi! o cielo! voi! grido la regina, ma vediamo guardatemi in viso. Io -sono tradita da tutte le parti, posso io fidarmi di voi? - -— Oh! signora, gridò la giovane cadendo in ginocchio; oh! sull'anima -mia, io sono pronta a morire per Vostra Maestà! - -Questo grido era sortito dal più profondo del cuore, e come pel primo, -non v'era da ingannarsi. - -— Sì, continuò, la sig Bonacieux, sì, qui vi sono dei traditori, ma -sull'anima mia, io vi giuro che nessuno è più affezionata di me a -Vostra Maestà. Questi puntali che il re vi domanda, voi li avete dati -al duca di Buckingham, non è vero? questi puntali erano chiusi in un -piccolo bauletto di legno rosa che egli teneva sotto il suo braccio? -Non è così la cosa? mi sbaglio io forse? - -— Oh! mio Dio! mio Dio! mormorò la regina a cui i denti si sbattevano -per lo spavento. - -— Ebbene! questi puntali, continuò la sig. Bonacieux, bisogna riaverli. - -— Sì, senza dubbio, è necessario gridò la regina, ma, come fare, come -giungervi? - -— Bisogna inviare qualcuno al duca. - -— Ma chi?... chi?... di chi fidarmi? - -— Confidatevi in me, signora, concedetemi questa fortuna, o mia regina, -e io ritroverò il messaggiero. - -— Ma bisognerà scrivere! - -— Oh! sì. È indispensabile. Due parole della mano di Vostra Maestà e il -vostro sigillo particolare. - -— Ma queste due parole sono la mia condanna: il divorzio: l'esilio! - -— Sì, se esse cadessero in mani infami! ma io garantisco che queste due -parole saranno consegnate al suo indirizzo. - -— Oh! mio Dio! bisogna dunque che io affidi la mia vita, il mio onore, -la mia riputazione alle vostre mani! - -— Sì! sì, signora, è necessario, ed io salverò tutto! - -— Ma in che modo? ditemelo almeno? - -— Mio marito è stato rimesso in libertà, che sono due o tre giorni; -io non ho avuto ancora il tempo di rivederlo. Egli è un bravo -ed onest'uomo che non ha nè odio nè amore per nessuno. Egli farà -dunque tutto ciò che potrà, e rimetterà la lettera di Vostra Maestà -all'indirizzo che gli verrà indicato, senza neppur sapere che ella -viene da Vostra Maestà. - -La regina prese ambe le mani della giovane con uno slancio di passione, -la guardò come per leggere nel fondo del suo cuore, e non vedendo che -sincerità nei suoi belli occhi, l'abbracciò teneramente. - -— Fa così, gridò ella, e tu mi avrai salvata la vita, tu mi avrai -salvato l'onore. - -— Oh! non esagerate il servizio che ho la fortuna di rendervi; io non -ho niente da salvare a Vostra Maestà, che è soltanto la vittima di -perfidi complotti. - -— È vero, è vero, figlia mia, disse la regina, tu hai ragione. - -— Datemi adunque questa lettera, signora, il tempo stringe. - -La regina corse ad una piccola tavola sulla quale vi era carta, -calamaio e penne; ella scrisse due righe; sigillò la lettera col suo -sigillo, e la rimise nelle mani della signora Bonacieux. - -— Ed ora, disse la regina, dimentichiamo una cosa molto necessaria. - -— E quale? - -— Il denaro. - -La sig. Bonacieux sorrise. - -— Sì è, vero, disse ella, io confesserò a Vostra Maestà che mio -marito... - -— Tuo marito non ne ha, tu vuoi dire? - -— Non è così, egli ne ha, ma è molto avaro, questo è il suo difetto. -Però Vostra Maestà si tranquillizzi, noi troveremo il mezzo. - -— Il fatto è che io pure non ne ho, disse la regina (quelli -che leggeranno lo memorie della signora de Monteville non si -maraviglieranno di questa risposta), ma aspetta. - -Anna corse al suo scrigno. - -— Prendi, disse ella, eccoti un anello di un gran valore a quando mi si -assicura: questo mi fu dato da mio fratello re di Spagna, esso è mio e -posso disporne. Prendi questo anello e ricavane del denaro, e che tuo -marito parta. - -— Fra un'ora voi sarete obbedita. - -— Tu vedi l'indirizzo, aggiunse la regina, parlando così a bassa -voce che appena si poteva intendere quello che diceva: a Milord di -Buckingham, Londra. - -— La lettera sarò rimessa a lui stesso. - -— Generosa fanciulla! gridò la regina Anna. - -La sig. Bonacieux baciò le mani della regina, nascose il biglietto nel -suo busto, e disparve con la leggerezza di un uccello. - -Dieci minuti dopo ella era in casa sua. Come lo aveva detto alla -regina, non aveva più riveduto suo marito da dopo che era stato messo -in libertà, ella dunque ignorava il cambiamento che si era in lui -operato in rapporto al ministro, cambiamento operato dalla lusinga e -dal denaro di Sua Eccellenza, e che dopo era stato corroborato da due -o tre visite del conte de Rochefort, divenuto il migliore amico di -Bonacieux, al quale aveva fatto credere, senza molta pena, che nessun -reo sentimento avea cagionato il ratto di sua moglie, ma che era stata -semplicemente una precauzione politica. - -Ella ritrovò il sig. Bonacieux solo: il povero uomo rimetteva a grande -stento un poco d'ordine alla sua casa in cui aveva ritrovati quasi -tutti i mobili poco meno che tritolati, e tutti gli armadi poco meno -che vuoti, non essendo la giustizia una di quelle tre cose, che vengono -indicate dal re Salomone, che non lasciano dietro di se alcuna traccia -del loro passaggio. In quanto alla serva, ella si era data alla fuga -dopo l'arresto del suo padrone. Il terrore aveva invaso la povera -donna, al punto che ella non si era fermata dal correre da Parigi fino -in Borgogna suo paese natio. - -Il degno merciaio, subito dopo il ritorno in casa sua, aveva dato parte -a sua moglie del suo felice ritorno, e sua moglie gli aveva risposto -col rallegrarsene, e col dire che il primo momento che avesse avuto di -libertà, non avrebbe mancato ai suoi doveri e lo avrebbe consagrato per -intero a fargli una visita. - -Questo primo momento si era fatto aspettare cinque giorni, ciò che, -in ogni altra circostanza, sarebbe sembrato troppo lungo a mastro -Bonacieux; ma egli aveva, nella visita fatta al ministro; e nelle -visite che gli faceva Rochefort, ampio argomento di riflessione, -e, come ognun sa, il tempo passa presto quando si ha a che cosa -riflettere. - -Tanto più le riflessioni di Bonacieux erano tutte color di rosa. -Rochefort lo chiamava il suo amico, il suo caro Bonacieux, e non si -stava dal dirgli continuamente che il ministro faceva il più gran -calcolo di lui. Il merciaio si vedeva già sul sentiero degli onori e -della fortuna. - -Dal suo canto la sig. Bonacieux aveva riflettuto, ma, bisogna dirlo, a -tutt'altra cosa fuorchè all'ambizione; suo malgrado i propri pensieri -avevano avuto per motore costante il bello e bravo giovane che sembrava -tanto innamorato. Maritata a diciotto anni col sig. Bonacieux, avendo -sempre vissuto in mezzo agli amici di suo marito, poco suscettibili -d'inspirare un sentimento qualunque ad una giovane che sentiva il -cuore più elevato della sua posizione, la sig. Bonacieux era rimasta -insensibile alle seduzioni volgari; ma in quell'epoca particolarmente, -il titolo di gentiluomo aveva una grande influenza sulla borghesia, e -d'Artagnan era gentiluomo, di più portava l'uniforme dello guardie, -che dopo l'uniforme dei moschettieri era il più apprezzato dalle -donne. Egli era, noi lo ripetiamo, bello giovane e avventuroso, parlava -d'amore come uomo che sa amare ed ha sete di farsi amare, vi era assai -più di ciò che abbisognava per far girare una testa di ventitre anni, e -la sig. Bonacieux era precisamente in questa felice età della vita. - -I due sposi abbenchè non si fossero veduti da più di otto giorni, e che -per una settimana fossero accaduti grandi avvenimenti, si videro con -una certa preoccupazione; ciò nonostante il sig. Bonacieux manifestò -una gioia reale, e si avanzò incontro alla moglie a braccia aperte. - -La signora Bonacieux gli presentò la fronte a baciare. - -— Parliamo un poco, diss'ella. - -— Come? disse Bonacieux maravigliato. - -— Sì, senza dubbio, io ho una cosa della più alta importanza da -comunicarvi. - -— Decisamente, anch'io ho alcune serie interrogazioni da indirizzarvi. -Spiegatemi un poco il vostro rapimento, ve ne prego. - -— Non si tratta di ciò in questo momento, disse la sig. Bonacieux. - -— E di che cosa si tratta adunque? della mia prigionia? - -— Io la seppi il giorno stesso, e siccome voi non eravate colpevole di -alcun delitto, siccome non eravate complice d'alcun intrigo, siccome -in fine non sapevate niente, che avesse potuto compromettere nè voi -nè alcun altro, non ho dato a quest'avventura quell'importanza che -meritava. - -— Voi ne parlate con molta indifferenza, signora, riprese Bonacieux, -piccato del poco interesse che gli testimoniava sua moglie; sapete voi -che io sono stato sepolto un giorno e una notte in una segreta della -Bastiglia? - -— Un giorno e una notte si passano presto: lasciamo adunque la vostra -prigionia, e veniamo a ciò che mi conduce a voi. - -— Come? ciò che vi conduce a me, non è dunque il desiderio di vedere un -marito da cui siete stata divisa per otto giorni? domandò il merciaio -punto sul vivo. - -— Primieramente è questo, quindi un'altra cosa. - -— Parlate. - -— Una cosa del più alto interesse, dal quale dipende forse la nostra -futura fortuna. - -— La nostra fortuna ha molto cambiato di fisonomia, dopochè non vi ho -veduta, signora, e non mi farebbe meraviglia che qui a qualche mese mi -facesse invidiare da molti. - -— Sì, particolarmente se voi volete seguire le istruzioni che sono per -darvi. - -— A me? - -— Sì, a voi. Vi è una buona e santa azione da fare, signore, e nello -stesso tempo da guadagnare molto danaro. - -La signora Bonacieux, parlando di danaro a suo marito, lo prendeva pel -suo lato debole. - -Ma un uomo, fosse pure un merciaio, allora quando aveva discorso dieci -minuti con un duca de Richelieu, non era più lo stesso uomo. - -— Molto denaro da guadagnare, disse Bonacieux allungando le labbra. - -— Sì, molto. - -— Quanto, presso a poco? - -— Mille doppie, forse. - -— Ciò che avete a chiedermi, è dunque una cosa grave? - -— Sì. - -— Che cosa bisogna fare? - -— Voi partirete sull'istante; io vi consegnerò una carta di cui non vi -priverete sotto alcun pretesto, e che rimetterete in proprie mani. - -— E per dove, debbo partire? - -— Per Londra. - -— Io! per Londra! su via, voi scherzerete; io non ho affari a Londra. - -— Ma altri hanno bisogno che vi andiate. - -— E chi sono questi altri? Io vi avverto, che non faccio niente alla -cieca, e che io voglio sapere, non solo a che cosa mi espongono, ma -ancora per chi mi espongono. - -— Una persona illustre v'invia, una persona illustre vi aspetta; la -ricompensa sorpasserà i vostri desiderii: ecco tutto ciò che posso -promettere. - -— Altri intrighi!, sempre intrighi! io non me ne fido ora, ed il -ministro mi ha illuminato su ciò. - -— Il ministro! gridò la signora Bonacieux, avete veduto voi il ministro? - -— Egli mi ha fatto chiamare, rispose orgogliosamente il merciaio. - -— E voi vi siete arreso al suo invito? imprudente che siete! - -— Io debbo dirvi, che non ne aveva la scelta, tra il potermi arrendere -o non arrendere, poichè era tra due guardie. Egli è altresì vero che -allora non conosceva Sua Eccellenza, e se avessi potuto dispensarmi da -quella visita sarei stato molto contento. - -— Egli dunque vi ha maltrattato? vi ha fatto delle minacce. - -— Egli mi ha steso la mano, e mi ha chiamato suo amico; suo amico! -capite bene, signora? io sono l'amico del gran ministro. - -— Del gran ministro! - -— E avreste forse delle difficoltà su questo titolo, signora? - -— Io non ho niente da opporre, ma io vi dico che il favore di un -ministro, è un'effimera cosa, e che bisogna esser pazzo per attaccarsi -ad un ministro; vi sono dei poteri al disopra del suo, e che non sono -fondati sul capriccio di un uomo o sulla riuscita di un avvenimento: è -a questi poteri che bisogna attenersi. - -— Ne sono afflitto, signora, ma io non conosco altro potere che quello -del grand'uomo, che ho l'onore di servire. - -— Voi servite il ministro? - -— Sì, signora, e come suo servitore io non vi permetterò che vi -intrighiate in complotti contro la sicurezza dello stato, e che -serviate gl'intrighi di una donna che non è francese, e che ha il -cuore spagnuolo. Fortunatamente il gran ministro è là, il suo sguardo -vigilante sorveglia e penetra, fino nel fondo del cuore. - -Bonacieux ripeteva parola per parola una frase che aveva sentita dire -dal conte de Rochefort; ma la povera donna che aveva calcolato sopra -suo marito, e che, in questa speranza, aveva risposto di lui alla -regina, non fremè meno del pericolo nel quale abbisognava gettarsi, -che della impotenza nella quale si trovava. Ciò non ostante, conoscendo -la debolezza, e soprattutto l'avarizia di suo marito, ella disperò di -condurlo ai suoi fini. - -— Ah! voi siete ministeriale, signore, gridò ella; ah! voi servite il -partito di quelli che maltrattano vostra moglie, e che insultano alla -vostra regina? - -— Gl'interessi particolari non sono niente dirimpetto agl'interessi -generali. Io sono per quelli che salvano lo stato, disse con enfasi -Bonacieux. - -Questa era un'altra frase del conte de Rochefort che egli aveva -ritenuta a memoria, e che trovava l'occasione di situare. - -— E sapete voi che cosa è lo stato di cui voi parlate, disse la -signora Bonacieux, stringendosi nelle spalle. Contentatevi di essere -un borghese senza alcuna furberia, e voltatevi dalla parte che vi offre -maggiori vantaggi. - -— Eh! eh! disse Bonacieux, battendo sopra un sacchetto colla pancia -arrotondata che rese un suono argentino; che dite voi di questo, -signora predicatrice? - -— Da dove viene questo denaro? - -— Voi non lo indovinate? - -— Dal ministro? - -— Da lui, e dal mio amico, il conte de Rochefort. - -— Il conte di Rochefort! non fu lui che mi rapì. - -— Può darsi, signora. - -— E voi ricevete del danaro da quest'uomo? - -— Non mi avete voi detto, che questo rapimento era semplicemente -politico? - -— Sì; ma questo rapimento aveva per iscopo di farmi tradire la mia -padrona, di strapparmi, col mezzo delle torture; delle confessioni che -potevano compromettere l'onore, e fors'anche la vita della mia augusta -padrona. - -— Signora, riprese Bonacieux, la vostra augusta padrona è una perfida -Spagnuola, e ciò che fa il gran ministro è tutto ben fatto. - -— Signore, disse la giovane sposa, io sapeva che eravate un imbecille, -ma non sapeva che voi foste un infame. - -— Signora, disse Bonacieux che non aveva veduto mai in collera sua -moglie, che indietrava davanti all'ira coniugale; signora, che cosa -dite? - -— Io dico, che voi siete un miserabile! continuò la signora Bonacieux, -vedendo che ella riprendeva il sopravvento su suo marito. Ah! voi -v'intrigate di politica ministeriale ancora! Ah! voi vi vendete anima e -corpo al demonio pel denaro! - -— No, ma al ministro. - -— Che è la stessa cosa! gridò la giovane sposa; chi dice Richelieu, -dice Satanasso! - -— Tacete, signora, tacete, potreste essere intesa. - -— Sì, voi avete ragione, e io sarei vergognosa per voi della vostra -vigliaccheria! - -— Ma che cosa esigete voi dunque da me? vediamo. - -— Io ve l'ho detto: che partiate sull'istante, signore; che compiate -lealmente la commissione di cui mi degno di incaricarvi: e a questa -condizione io dimentico tutto, io perdono tutto; vi è di più (ella gli -stese la mano) io vi rendo la mia amicizia. - -Bonacieux era poltrone ed avaro, ma egli amava sua moglie; ne fu -intenerito. Un uomo di cinquant'anni non tiene lungamente la collera -con una moglie di ventitre. La sig. Bonacieux s'accorse che egli -esitava. - -— Andiamo, siete voi deciso? diss'ella. - -— Ma, mia cara amica, riflettete dunque un poco a ciò che esigete da -me; Londra è lontana da Parigi, molto lontana, e la commissione di cui -voi mi incaricate, non è forse priva di pericoli. - -— Che importa? voi li saprete evitare. - -— Sentite, signora Bonacieux, disse il merciaio, sentite, decisamente -io rifiuto: gl'intrighi mi fanno paura, io ho veduto la Bastiglia. -Byrron! la Bastiglia è spaventosa! al solo pensarvi mi viene la pelle -d'oca. Sono stato minacciato della tortura. Sapete voi che cosa è -la tortura? sono cunei di legno che vi vengono piantati fra le gambe -fino a che si spezzano le ossa? no, decisamente, io non andrò. Eh! per -bacco! e chè non vi andate voi stessa! poichè in verità io credo di -essermi fin qui sbagliato sul conto vostro: io credo che voi siate un -uomo, ed anche dei più arrabbiati! - -— E voi siete una donna, una miserabile donna, stupida e imbestialita. -Eh! voi avete paura, ebbene! se voi non partite sull'istante medesimo, -per ordine della regina, vi farò mettere in quella Bastiglia che voi -tanto temete. - -Bonacieux cadde in una profonda riflessione; pesò maturamente le due -collere nel suo cervello, quella del ministro e quella della regina; -quel del ministro la superò enormemente? - -— Fatemi arrestare per ordine della regina, disse egli; ed io porterò i -miei reclami a Sua Eccellenza. - -Sul momento, la sig. Bonacieux vide che ella aveva corso troppo, e fu -spaventata di essersi tanto avanzata. Ella contemplò un istante con -terrore quella figura stupida per una risoluzione invincibile, come -quella degli stolti che hanno paura. - -— Ebbene! sia! diss'ella. Forse in fin del conto avete ragione; un -uomo ne sa molto più di una donna in politica, e voi particolarmente, -sig. Bonacieux, che avete parlato col ministro. E frattanto è cosa ben -dura aggiunse ella, che mio marito, ch'è l'uomo sulla di cui affezione -io credeva di poter contare, mi tratti così aspramente: e non voglia -soddisfare ad un mio capriccio. - -— Egli è che i vostri capricci possono condurre molto avanti, riprese -Bonacieux trionfante, e io non me ne fido. - -— Io dunque vi rinunzierò, disse la giovane sospirando; sta bene, non -ne parliamo più. - -— Se almeno voi mi diceste qual cosa doveva io andare a fare a Londra, -riprese Bonacieux, che si ricordava un poco troppo tardi che Rochefort -gli aveva raccomandato di sorprendere i segreti di sua moglie. - -— È inutile che voi lo sappiate, disse la giovane sposa, ora che una -diffidenza instintiva la respingeva in addietro: si trattava di una -bagattella come ne desiderano le donne; di una compra sulla quale vi -era molto da guadagnare. - -Ma più la giovane sì difendeva, più al contrario Bonacieux pensò che -il segreto che ella si ricusava di confidargli era importante. Egli -risolse dunque di correre sull'istante dal conte di Rochefort e di -dirgli che la regina cercava di un messaggiero per mandarlo a Londra. - -— Perdono, se io vi lascio, cara la mia sig. Bonacieux, disse egli; -ma non sapendo che voi sareste venuta a vedermi, aveva preso un -appuntamento con uno dei miei amici. Io ritorno all'istante, e se voi -volete aspettarmi soltanto un mezzo minuto, subito che avrò finito con -questo amico, ritornerò a prendervi, e siccome comincia a far tardi, vi -ricondurrò al Louvre. - -— Grazie, signore, rispose la sig. Bonacieux; voi non siete abbastanza -bravo per essermi utile a qualche cosa, e io me ne ritornerò al Louvre -tutta sola. - -— Come vi piacerà, signora Bonacieux, riprese il merciaio. Vi rivedrò -io presto? - -— Senza dubbio; nella settimana prossima, lo spero, il mio servizio -mi lascerà qualche ora di libertà, ed io ne approfitterò per tornare -a mettere in ordine i nostri altari, che devono essere alcun poco -scomposti. - -— Sta bene; io vi aspetterò... voi non siete meco in collera? - -— Io! neppure per sogno. - -— Fra breve dunque ci rivedremo? - -— Fra breve. - -Bonacieux baciò la mano alla sua moglie, e si allontanò rapidamente. - -— Andiamo, disse la sig. Bonacieux allorquando suo marito ebbe chiusa -la porta di strada e che si trovò del tutto sola, non mancava altro -a quest'imbecille che di diventare ministeriale! ed io che aveva -garentito alla regina, io che aveva promesso alla mia povera padrona... -A mio Dio! mio Dio! ella mi prenderà per una di quelle miserabili -di cui formicola il palazzo, e che sono state messe vicino a lei per -spiarla! Ah! sig. Bonacieux io non vi ho mai amato molto: ma, ora è ben -peggio! io vi odio, e sulla mia parola, voi me la pagherete. - -Al momento in cui ella diceva queste parole, un colpo battuto -al soffitto le fece alzare la testa, e una voce che giunse a lei -attraverso il piancito le diceva: - -— Cara signora Bonacieux, apritemi la piccola porta del corridoio, e -discendo da voi. - - - - -CAPITOLO XVIII. - -L'AMANTE ED IL MARITO - - -— Ah! signora, disse d'Artagnan, entrando per la porta che gli venne -aperta dalla giovane, permettetemi di dirvelo, voi avete un gran tristo -marito. - -— Voi dunque avete inteso la nostra conversazione? domandò prestamente -la signora Bonacieux, guardando d'Artagnan con inquietudine. - -— Tutta intera. - -— Ma in che modo? mio Dio! - -— Per mezzo di un processo conosciuto da me, per mezzo del quale -intesi pure la conversazione animata che voi aveste con gli sbirri del -ministro. - -— E che cosa avete voi capito di ciò che noi dicevamo? - -— Mille cose; primieramente che vostro marito è uno stupido ed un -imbecille; fortunatamente, quindi, che voi siete imbarazzata, cosa di -cui sono molto contento, perchè ciò mi mette nell'occasione di offrirvi -i miei servigi, e Dio sa se io sono pronto a gettarmi nel fuoco per -voi; che la regina ha bisogno di un uomo coraggioso, intelligente e -affezionato che faccia per lei il viaggio di Londra. Io ho almeno due -delle tre qualità che vi abbisognano, ed eccomi qua. - -La signora Bonacieux non rispose, ma il suo cuore batteva di gioia, e -una segreta speranza brillò ai suoi occhi. - -— E qual guarentigia mi darete voi, domandò ella, se io acconsento a -darvi questa commissione? - -— Il mio amore per voi. Vediamo, dite, ordinate: che cosa bisogna fare. - -— Mio Dio! mio Dio! mormorò la giovane sposa, debbo io confidarvi un -simile segreto, signore? Voi siete quasi un fanciullo. - -— Andiamo, io vedo che vi abbisogna qualcuno che vi garantisca per me. - -— Io confesso che ciò mi tranquillizzerebbe assai. - -— Conoscete voi Athos? - -— No. - -— Porthos? - -— No. - -— Aramis? - -— No, chi sono questi signori? - -— Moschettieri del Re. Conoscete voi il sig. de Tréville loro capitano? - -— Oh! sì, quello lo conosco, non di persona ma per averne sentito -più volte a parlare dalla stessa regina, come di un valoroso e leale -gentiluomo. - -— Voi non temete che egli possa tradirvi pel ministro, non è vero? - -— Oh! no certamente. - -— Ebbene! rivelategli il vostro segreto e domandategli se per quanto -questo sia importante, prezioso, terribile, se voi potete confidarmelo. - -— Ma questo non è un mio segreto, ed io non posso rivelarlo in tal modo. - -— Voi però eravate per confidarlo al signor Bonacieux, disse d'Artagnan -con dispetto. - -— Sì, come si confida una lettera alla fenditura di un albero, all'ala -d'un colombo, al collare di un cane. - -— Eppure voi vedete che io vi amo. - -— Lo dite voi. - -— Io sono un galantuomo! - -— Lo credo. - -— Io sono coraggioso! - -— Oh! di questo ne sono sicura. - -— Allora mettetemi alla pruova. - -La signora Bonacieux guardò il giovane, ritenuta da un'ultima -esitazione. Ma vi era un tale ardore nei suoi occhi, una tale -persuasione nella sua voce che ella si sentì trascinata a fidarsi di -lui. D'altronde ella si trovava in una di quelle circostanze in cui -abbisogna rischiare tutto per tutto. La regina era egualmente perduta -per una troppo grande confidenza. Poi, confessiamolo, il sentimento -involontario che ella provava per questo giovane protettore la decise a -parlare. - -— Ascoltate, disse ella. Io mi arrendo alle vostre proteste. Ma vi -giuro, davanti a quell'Ente che mi ascolta, che se voi mi tradiste e -che i miei nemici mi perdonassero, io mi ucciderei accusandovi della -mia morte. - -— Ed io vi giuro sul mio onore, signora, disse d'Artagnan, che se io -sono preso nell'adempiere gli ordini che voi mi date, io morirò prima -di fare o dire niente che possa compromettere qualcuno. - -Allora la giovane sposa gli confidò il terribile segreto, il cui caso -glie ne aveva rivelata una parte, dirimpetto alla Samaritana. - -Questa fu la loro mutua dichiarazione di amore. - -D'Artagnan rispondeva di gioia e di orgoglio. Il segreto che possedeva, -la donna che egli amava, la confidenza e l'amore facevano di lui un -gigante. - -— Io parto, diss'egli, io parto sul momento. - -— Come! voi partite! gridò la signora Bonacieux; e il vostro capitano? - -— Sull'anima mia, voi mi avete fatto dimenticare tutto, cara Costanza; -sì, avete ragione, mi abbisogna un congedo. - -— Anche un ostacolo! mormorò la signora Bonacieux con dolore. - -— Oh! questo, gridò d'Artagnan dopo un momento di riflessione, io lo -supererò, siate tranquilla. - -— In che modo? - -— Anderò questa sera stessa a ritrovare il sig. de Tréville, che -incaricherò di chiedere per me questo favore al suo cognato, il sig. -des Essarts. - -— Ora un'altra cosa. - -— Che? domandò d'Artagnan, vedendo che la sig. Bonacieux esitava a -continuare. - -— Voi non avete forse denaro? - -— Forse è un di più, disse d'Artagnan, sorridendo. - -— Allora, riprese la sig. Bonacieux aprendo un armadio, e cavando -da quest'armadio il sacchetto che una mezz'ora prima suo marito -accarezzava tanto amorosamente, prendete questo sacchetto. - -— Quello del ministro! gridò, scoppiando dalle risa d'Artagnan, che, -come ognuno si ricorderà, mercè i quadrelli levati, non aveva perduto -una sillaba della conversazione fra il merciaio e sua moglie. - -— Quello del ministro, rispose la sig. Bonacieux; voi vedete che egli -si presenta con un aspetto molto rispettabile. - -— Per bacco! gridò d'Artagnan, sarà una cosa doppiamente divertente, il -salvare la regina col denaro di Sua Eccellenza. - -— Voi siete un amabile e grazioso giovane, disse la sig. Bonacieux. -Credete che Sua Maestà non sarà punto ingrata. - -— Oh! io sono già grandemente ricompensato, gridò d'Artagnan, io vi -amo, voi mi permettete di dirvelo; questa è già una felicità più grande -di quello che io osava sperare. - -— Silenzio! disse la sig. Bonacieux rabbrividendo. - -— Che? - -— Si parla nella strada. - -— Questa è la voce... - -— Di mio marito. Sì, sì la riconosco! - -D'Artagnan corse alla porta, e mise il catenaccio. - -— Egli non entrerà prima che io sia partito, disse egli, e quando sarò -partito, voi gli aprirete. - -— Ma io pure dovrei esser partita. E se io son qui, come potrò -giustificare la mancanza del danaro? - -— Voi avete ragione, bisogna sortire. - -— Sortire? in che modo? se noi sortiamo egli ci vedrà. Allora bisogna -salire nelle mie stanze. - -— Ah! gridò la sig. Bonacieux, voi mi dite ciò in un modo che mi fa -paura. - -La sig. Bonacieux pronunciò queste parole con una lacrima sugli occhi. -D'Artagnan vide questa lacrima, e commosso, intenerito, si gettò alle -sue ginocchia. - -— Nelle mie stanze, diss'egli, voi sarete sicura come in un tempio, io -ve ne do la mia parola di gentiluomo. - -— Partiamo, diss'ella, io mi fido a voi, amico mio. - -D'Artagnan ritirò con precauzione il catenaccio, e tutti e due, -leggieri come due ombre, sguizzarono dalla porta interna del -corridoio, salirono senza rumore la scala, ed entrarono nella camera di -d'Artagnan. - -Una volta in casa sua, il giovane per maggior sicurezza barricò la -porta, quindi si avvicinarono alla finestra, e, da una fenditura -dello sportello, videro il sig. Bonacieux che parlava con un uomo in -mantello. - -Alla vista dell'uomo in mantello, d'Artagnan fece uno sbalzo e, cavando -per metà la sua spada, si slanciò verso la porta. - -Era l'uomo di Méung. - -— Che volete fare? gridò la sig. Bonacieux, voi vi perderete. - -— Ma ho giurato di ammazzare quest'uomo, disse d'Artagnan. - -— La vostra vita è consacrata in questo momento, e non vi appartiene -più. In nome della regina, io vi proibisco di gettarvi in nessun -pericolo che sia estraneo al vostro viaggio. - -— E in nome vostro non mi ordinate niente? - -— In nome mio, disse la sig. Bonacieux con una viva emozione, in nome -mio io ve ne prego. Ma ascoltiamo, mi sembra che essi parlino di me. - -D'Artagnan si avvicinò alla finestra, ed accostò l'orecchio. - -Il sig. Bonacieux aveva riaperta la sua porta, e vedendo l'appartamento -vuoto, era ritornato all'uomo del mantello, che per un istante aveva -lasciato solo. - -— Ella è partita, diss'egli, ella sarà ritornata al Louvre. - -— Ne siete voi sicuro che ella non abbia dubitato sulle intenzioni -colle quali siete sortito? - -— No rispose Bonacieux con disinvoltura, è una donna troppo -superficiale. - -— Il cadetto delle guardie è in casa? - -— Io non lo credo; come voi vedete, le sue finestre sono chiuse, e non -si vede brillare nessun lume dalle fessure. - -— È lo stesso, bisogna assicurarsene. - -— In che modo. - -— Andando a bussare alla sua porta. - -— Lo domanderò al suo cameriere. - -— Andate. - -Bonacieux entrò in casa sua, passò per la stessa porta che aveva dato -passaggio ai due fuggitivi, salì al piano di d'Artagnan e bussò. - -Nessuno rispose. Porthos per fare maggior figura in quella sera aveva -preso ad imprestito Planchet. In quanto a d'Artagnan egli non aveva -certamente volontà di dare segni di esistenza. - -Al momento in cui le dita di Bonacieux risuonarono sulla porta, i due -giovani sentirono balzare i loro cuori. - -— Non vi e nessuno in casa, disse Bonacieux. - -— Non importa, entriamo pure nel vostro appartamento, noi saremo sempre -più sicuri che sul limitare di una porta. - -— Oh! mio Dio! mormorò la signora Bonacieux, noi non sentiremo più -niente. - -— Al contrario, disse d'Artagnan, noi sentiremo meglio. - -D'Artagnan alzò i tre o quattro quadrelli che facevano della sua camera -un altro orecchio di Dionigi, stese un tappeto per terra, si mise in -ginocchio e fece segno alla sig. Bonacieux di inchinarsi come faceva -lui verso l'apertura. - -— Siete voi sicuro che non vi sia alcuno? disse lo sconosciuto. - -— Io ve ne garantisco, disse Bonacieux. - -— E voi pensate che vostra moglie... - -— Sia ritornata al Louvre. - -— Senza parlare con alcun'altra persona che con voi? - -— Io ne sono sicuro. - -— Questo è un punto importante, capite voi? - -— In tal modo, la notizia che io ho portata è dunque di valore?... - -— Grandissimo, mio caro Bonacieux, io non ve lo nascondo. - -— Allora il ministro sarà contento di me? - -— Io non ne dubito. - -— Grand'uomo che è il ministro! - -— Siete voi sicuro che nella sua conversazione, vostra moglie non abbia -pronunziato alcun nome proprio? - -— Io non lo credo. - -— Non ha ella nominato nè la sig. de Chevreuse, nè il sig. de -Buckingham, nè la sig. de Vernel? - -— No, ella mi ha detto soltanto che voleva inviarmi a Londra per -servire agl'interessi di una illustre persona. - -— Ah! traditore! mormorò la sig. Bonacieux. - -— Silenzio! disse d'Artagnan prendendole una mano che ella gli -abbandonò senza pensarvi. - -— Non importa, continuò l'uomo del mantello, stato voi siete un gonzo -per non aver finto di accettare la commissione; voi avreste la lettera; -lo stato che viene minacciato, sarebbe salvo, e voi... - -— Ed io?. - -— Ebbene, voi, il ministro vi avrebbe dato le patenti di nobiltà. - -— Ve lo ha egli detto? - -— Sì, io so che voleva farvi questa sorpresa. - -— Siate tranquillo, riprese Bonacieux; mia moglie mi adora, e siamo -ancora in tempo. - -— Imbecille! mormorò la sig. Bonacieux. - -— Silenzio! disse d'Artagnan stringendole sempre più forte la mano. - -— In che modo siamo ancora in tempo? riprese lo uomo dal mantello. - -— Io ritorno al Louvre, domando la sig. Bonacieux, le dico che vi -ho riflettuto, riannodo l'affare, ottengo la lettera, e corro dal -ministro. - -— Ebbene, andate, presto; io ritornerò quanto prima per sapere il -resultato della vostra dimostrazione. - -Lo sconosciuto sortì. - -— Infame! disse la sig. Bonacieux, indirizzando anche questo epiteto a -suo marito. - -— Silenzio! ripetè d'Artagnan stringendo anche più forte la mano. - -Un urlo terribile interruppe allora le riflessioni dì d'Artagnan e -della sig. Bonacieux. Era suo marito che, essendosi accorto della -sparizione del suo sacchetto, gridava al ladro. - -— Oh! mio Dio! disse la sig. Bonacieux, egli metterà a soqquadro tutto -il quartiere. - -Bonacieux gridò per lungo tempo; ma siccome simili grida, atteso la -loro frequenza, non attiravano alcuno nella strada dei Fossoyeurs, e -che d'altronde la casa del merciaio era da qualche tempo in cattivo -nome, vedendo che nessuno veniva, sortì continuando a gridare, e -s'intese la sua voce che si allontanava nella sua direzione della -strada di Bacco. - -— E ora che egli è partito, tocca a voi di allontanarvi, disse la sig. -Bonacieux; coraggio, ma soprattutto, prudenza, e pensate che vi siete -dedicato tutto alla regina. - -— A lei e a voi! gridò d'Artagnan. Siate tranquilla, bella Costanza, -io ritornerò degno della sua riconoscenza; ma ritornerò pur degno del -vostro amore? - -La giovane sposa non rispose che col vivo rossore che colorò le sue -guance. Alcuni istanti dopo anche d'Artagnan sortì, avvolto anche egli -in un gran mantello che si ripiegava cavallerescamente sopra il fodero -di una lunga spada. - -La sig. Bonacieux lo seguì cogli occhi, e con quel lungo sguardo di -amore con cui la donna accompagna l'uomo che sente di amare; ma quando -ebbe voltato all'angolo della strada, ella cadde in ginocchio, e -giungendo le mani: - -— Ohi mio Dio! disse ella, proteggete la regina, e proteggete me pure. - - - - -CAPITOLO XIX. - -PIANO DI CAMPAGNA - - -D'Artagnan si portò direttamente dal sig. de Tréville. Egli aveva -riflettuto che in pochi minuti il ministro sarebbe avvertito da quel -dannato di quello sconosciuto, che sembrava essere il suo agente, e -pensava con ragione che non vi era un istante da perdere. - -Il cuore del giovinotto era ricolmo di gioia. Una avventura che -offriva ad un tempo gloria da acquistarsi e danaro da guadagnarsi, -si presentava a lui, e per primo incoraggiamento veniva accostato ad -una donna che egli adorava. Questa combinazione faceva dunque quasi -di primo colpo, per lui, più di quello che egli non avrebbe osato di -domandare alla provvidenza. - -Il signor de Tréville era nel suo salotto col suo ordinario corteggio -di gentiluomini. D'Artagnan che era conosciuto come un familiare della -casa, andò diritto al suo gabinetto, e lo fece prevenire che egli lo -aspettava per una cosa d'importanza. - -Erano appena scorsi cinque minuti, quando entrò il sig. de Tréville. -Al primo colpo d'occhio, e dalla gioia che si dipingeva sul suo viso, -il degno capitano comprese che accadeva effettivamente qualche cosa di -nuovo. - -Lungo la strada, d'Artagnan si era domandato a se stesso se si sarebbe -confidato al sig. de Tréville, o se gli poteva chiedere soltanto di -accordargli carta bianca per un affare secreto. Ma il sig. de Tréville -era sempre stato così buono con lui, era tanto affezionato al re e alla -regina; odiava così cordialmente il ministro che il giovane si risolse -dirgli tutto. - -— Voi mi avete fatto chiamare, mio giovane amico? disse il sig. de -Tréville. - -— Sì, signore, disse d'Artagnan, e voi mi perdonate, lo spero, di -avervi incomodato, quando voi saprete di qual cosa importante si -tratta. - -— Allora dite che io vi ascolto - -— Si tratta niente meno, disse d'Artagnan abbassando là voce, che -dell'onore, e forse della vita della regina. - -— Che cosa dite? domandò il sig. de Tréville girando lo sguardo -attorno per assicurarsi se erano veramente soli, riportandogli occhi -interrogatori su d'Artagnan. - -— Io dico, signore, che la combinazione mi ha reso padrone di un -secreto... - -— Che voi custodirete, lo spero, giovane, sulla vostra vita. - -— Ma io debbo confidarmi a voi, signore perchè voi solo potete aiutarmi -nella commissione che ho ricevuta da Sua Maestà. - -— Questo segreto è vostro? - -— No, signore, questo è segreto della regina. - -— Siete voi autorizzato da Sua Maestà di confidarmelo? - -— No, signore, poichè al contrario mi e stato raccomandato il più -profondo mistero. - -— E perchè dunque volevate tradirlo in faccia mia? - -— Perchè, io ve l'ho detto, senza di voi, io non posso niente, e temo -che mi ricusiate la grazia che io vengo a domandarvi, se non sapete con -quale scopo io ve la domando. - -— Conservate il vostro segreto, giovane, e ditemi ciò che desiderate. - -— Io desidero che otteniate, dal sig. des Essarts, un congedo di -quindici giorni. - -— Quando? - -— In questa stessa notte. - -— Voi lasciate Parigi? - -— Vado in missione. - -— Potete voi dirmi ove? - -— A Londra. - -— Vi è qualcuno che abbia interesse perchè non arriviate alla vostra -meta? - -— Il ministro, io credo, darebbe tutto al mondo per impedirmi di -riuscire. - -— E voi partite solo? - -— Io parto solo. - -— In questo caso, voi non arriverete a Rondy; sono io che ve lo dico, -fede di Tréville. - -— In che modo? - -— Vi si farà assassinare. - -— Allora sarò morto nel fare il mio dovere. - -— Ma la vostra missione non si adempirà. - -— È vero, disse d'Artagnan. - -— Credetemi, continuò de Tréville, nelle intraprese di questo genere, -bisogna andare in quattro per arrivarne uno. - -— Ah! voi avete ragione, signore, disse d'Artagnan; ma voi conoscete -Athos, Porthos ed Aramis, e voi sapete se io posso disporre di loro. - -— Senza confidar loro il segreto che io non ho voluto sapere? - -— Noi ci siamo giurati, una volta per sempre, confidenza cieca, e -attaccamento a tutta pruova. D'altronde voi, potete dir loro che avete -ogni confidenza in me, e non saranno più increduli di voi. - -— Io posso inviare a ciascuno di loro un congedo di quindici giorni, -ecco fatto: ad Athos, che soffre sempre della sua ferita, perchè vada -alle acque di Forges; a Porthos e ad Aramis, per seguire il loro amico -che non vogliono abbandonare in un così doloroso stato. L'invio dei -loro congedi sarà una pruova che io autorizzo il viaggio. - -— Grazie, signore, voi siete buono cento volte. - -— Andate dunque sul momento a cercarli, e che tutto si eseguisca in -questa notte. E primieramente, scrivetemi la vostra istanza pel signore -des Essarts, forse avete una spione alle vostre calcagne, e la vostra -visita, che in questo caso è già conosciuta dal ministro, sarà in tal -modo legittimata. - -D'Artagnan formulò questa domanda, ed il signor de Tréville, nel -riceverla fra le sue mani, lo assicurò che avanti le due ore dopo la -mezzanotte i quattro congedi sarebbero al rispettivo domicilio dei -viaggiatori. - -— Abbiate la bontà di mandare il mio all'alloggio d'Athos, disse -d'Artagnan. Io temerei, ritornando in casa mia, di fare qualche -sinistro incontro. - -— Siate tranquillo. Addio e buon viaggio. A proposito... disse il -signor de Tréville richiamandolo. - -D'Artagnan ritornò in addietro. - -— Avete voi del denaro? - -D'Artagnan fece risuonare il sacchetto che portava in saccoccia. - -— Abbastanza? domandò il sig. de Tréville. - -— Trecento doppie. - -— Basta! con queste si va in capo al mondo; andate dunque. - -D'Artagnan salutò il signor de Tréville che gli stese la mano, -d'Artagnan la strinse a lui con rispetto misto a riconoscenza. Da che -egli era giunto a Parigi, non aveva avuto che a lodarsi di quest'uomo -eccellente, che aveva sempre ritrovato degno, leale e grande. - -La sua prima visita fu per Aramis, egli non era più ritornato in sua -casa da quella famosa sera in cui aveva seguito la signora Bonacieux. -Vi era di più: rare volte aveva veduto il moschettiere, e ciascheduna -volta che lo aveva riveduto aveva creduto notare una profonda tristezza -impressa nel suo viso. - -Quella sera ancora, Aramis vegliava cupo ed astratto; d'Artagnan gli -fece alcune interrogazioni su questa malinconia prolungata; Aramis se -ne scusò con la difficile interpretazione di un passo di filosofia di -Demostene che era obbligato di scrivere in latino per la successiva -settimana, e ciò lo teneva molto preoccupato. - -Siccome i due amici parlavano già da qualche tempo, un servitore del -signor de Tréville entrò portando un plico sigillato. - -— Che cosa è questo? domandò Aramis. - -— Il congedo che il signore ha domandato, rispose il lacchè. - -— Io? io non ho mai domandato congedi. - -— Tacete e prendete, disse d'Artagnan; e voi, amico mio, eccovi una -mezza doppia per il vostro incomodo. Voi direte al signor de Tréville -che Aramis lo ringrazia sinceramente e di cuore. Andate. - -Il lacchè salutò fino a terra e partì. - -— Che significa questo? domandò Aramis. - -— Prendete tutto ciò che vi abbisogna per un viaggio di quindici -giorni, e seguitemi. - -— Ma in questo momento non posso lasciare Parigi senza sapere... - -— Che cosa sia avvenuto di lei? continuò d'Artagnan. - -— Chi? riprese Aramis. - -— La donna ch'era qui, la donna del fazzoletto ricamato. - -— Chi vi ha detto che qui v'era una donna? disse Aramis divenendo -pallido come la morte. - -— Io l'ho veduta. - -— E voi sapete chi ella è? - -— Almeno credo di dubitarne. - -— Ascoltate, disse Aramis, poichè voi sapete tante cose, sapreste dirmi -ove sia andata questa donna? - -— Io presumo ch'ella sia ritornata a Tours. - -— A Tours! Sì, è lei; voi la conoscete! Ma in che modo ritornata a -Tours senza dirmi niente! - -— Perchè ha avuto timore di essere arrestata. - -— E perchè non mi ha scritto? - -— Perchè ha temuto di compromettervi. - -— Sì, è per questo, d'Artagnan, voi mi rendete la vita. Mi credeva -ingannato, tradito; sarei stato tanto felice di poterla rivedere! Io -non poteva credere che ella avesse arrischiata la sua libertà per me, -eppure per quale altra causa sarebbe ella ritornata a Parigi? - -— Per la stessa causa che oggi ci fa partire per l'Inghilterra. - -— E qual è questa causa? domandò Aramis. - -— Un giorno voi la saprete, ma pel momento bisogna che io conservi la -stessa riserva che voi avete conservata per la _nipote del dottore_. - -Aramis sorrise, perchè si ricordò un certo racconto fatto una sera ai -suoi amici. - -— Ebbene! dunque, dappoichè ella ha lasciato Parigi, e che voi ne siete -sicuro, d'Artagnan, niuna cosa più mi trattiene, ed io sono pronto a -seguirvi. Voi diceste che noi andiamo...? - -— Da Athos, pel momento, e se voi volete venire, vi prego ancora -di sollecitare, poichè noi abbiamo già perduto abbastanza tempo. A -proposito, prevenite Bazin. - -— Bazin viene dunque con noi? domandò Aramis. - -— Forse: in ogni modo è bene ch'egli ci segua fino ad Athos. - -Aramis chiamò Bazin, e dopo avergli ordinato di venirlo a raggiungere -in casa di Athos, partiamo, diss'egli prendendo il suo mantello, la sua -spada e le sue pistole, e aprendo con molta galanteria alcuni tiratori -per vedere se mai vi avesse smarrito qualche doppia. Quindi quando -fu ben sicuro che questa ricerca era inutile, egli seguì d'Artagnan -chiedendo a se stesso come mai poteva accadere che il giovane cadetto -delle guardie sapesse tanto bene quanto lui chi era quella donna alla -quale egli aveva accordata ospitalità; e sapesse meglio di lui che ne -era avvenuto. - -Soltanto, nel sortire, egli pose una mano sulla spalla di d'Artagnan, e -fissandolo collo sguardo: - -— Voi non avete parlato con alcuno di questa donna? diss'egli. - -— Ad anima vivente. - -— Neppure ad Athos e a Porthos? - -— Non ho detto loro una parola. - -— Alla buon'ora. - -E tranquillizzato su questo punto importante, Aramis continuò la -sua strada con d'Artagnan, ed entrambi giunsero ben presto alla casa -d'Athos. - -Essi lo ritrovarono che con una mano teneva il suo congedo e coll'altra -una lettera del sig. de Tréville. - -— Sapreste voi spiegarmi che cosa significa questo congedo e questa -lettera che ho ricevuta in questo momento? E Athos lesse: - - «Mio caro Athos, acconsento volentieri, poichè la vostra salute - lo esige assolutamente, che voi vi riposiate per quindici giorni. - Andate a prendere le acque di Forges, o qualunque altra più - convenga, e ristabilitevi prontamente. - - «Vostro affezionatissimo. - - Tréville.» - -— Ebbene! questo congedo e questa lettera significano che bisogna -seguirmi, Athos. - -— Alle acque di Forges? - -— O in un qualche altro luogo. - -— Pel servizio del re? - -— Del re o della regina: non siamo noi servitori delle Loro Maestà? - -In questo momento entrò Porthos. - -— Per bacco! diss'egli, eccone una delle nuove; da quando in qua, nei -moschettieri, si accordano dei permessi ai soldati senza ch'essi li -domandino? - -— Da quando vi sono degli amici che li domandano per loro. - -— Ah! ah! disse Porthos, sembra che qui vi sia qualche cosa di nuovo? - -— Sì, noi partiamo, disse Aramis. - -— Per qual paese? domandò Porthos. - -— In fede mia, non so niente, disse Athos, domandatelo a d'Artagnan. - -— Per Londra, signori, disse d'Artagnan. - -— Per Londra! gridò Porthos; e che cosa andiamo noi a fare a Londra? - -— Ecco quello che io non posso dirvi, signori, e bisogna che abbiate -confidenza in me. - -— Ma per andare a Londra ci vuol del danaro, aggiunse Porthos, ed io -non ne ho. - -— Neppur io, disse Aramis. - -— Neppur io, disse Porthos. - -— Ne ho io, riprese d'Artagnan, cavando di saccoccia il suo tesoro, e -deponendolo sulla tavola. Prendiamone settantacinque per cadauno, ed -è quanto basta per andare a Londra e per ritornare. D'altronde siate -tranquilli, noi non vi giungeremo tutti a Londra. - -— E perchè? - -— Perchè secondo tutte le probabilità, vi sarà qualcuno di noi che -rimarrà per la strada. - -— È dunque una campagna che noi intraprendiamo? - -— È delle più pericolose, ve ne avverto! - -— Va bene! ma poichè noi corriamo il rischio di farci uccidere, disse -Porthos, vorrei almeno sapere per chi arrischiamo. - -— Tu non ne saprai di più, disse Athos. - -— Però, disse Aramis, io sono del parere di Porthos. - -— Il re ha forse l'abitudine di rendervi dei conti? No; egli vi dice -soltanto: «signori, si dovranno battere in Guascogna o nelle Fiandre; -vadano a battersi.» E voi andate. Perchè? Voi non ci pensate neppure a -domandarlo. - -— D'Artagnan ha ragione, disse Athos; ecco i tre congedi che ci vengono -mandati dal sig. de Tréville, ed ecco trecento doppie che ci vengono -non so da chi. Andiamo a farci ammazzare là dove ci dicono d'andare. La -vita valesse la pena di fare tante interrogazioni? D'Artagnan, io sono -pronto a seguirvi. - -— Ed io pure, disse Porthos. - -— Ed io pure, disse Aramis. Tanto più che non sono mal contento di -lasciare Parigi. Io ho bisogno di distrazione. - -— Ebbene! voi avrete delle distrazioni, signori, siate tranquilli! -disse d'Artagnan. - -— Ed ora, quando partiamo noi? disse Athos. - -— Subito, disse d'Artagnan, noi non abbiamo un minuto da perdere. - -— Olà! Grimaud, Planchet, Mousqueton, Bazin! gridarono i quattro -giovani chiamando i loro quattro lacchè! date il grasso agli stivali, e -conducete i cavalli all'alloggio. - -Infatti ciaschedun moschettiere lasciava al palazzo generale, come una -caserma, il suo cavallo e quello del suo lacchè. - -Planchet, Grimaud, Mousqueton, e Bazin partirono in tutta fretta. - -— Ora stabiliamo il piano di campagna, disse Porthos. Dove andremo noi -per il primo? - -— A Calais, disse d'Artagnan; è la linea più diretta per giungere a -Londra. - -— Ebbene disse Porthos, ecco il mio parere. - -— Parla! - -— Quattro uomini che viaggiano assieme sarebbero sospetti, d'Artagnan -darà a ciascun di noi le nostre istruzioni. Io partirò avanti per la -strada di Boulogne, per esplorare il cammino; Athos partirà due ore -dopo, per la strada d'Amiens; Aramis ci seguirà per quella di Noyon; in -quanto a d'Artagnan, egli partirà per quella strada che vorrà, cogli -abiti di Planchet, nel mentre che Planchet ci seguirà vestito alla -d'Artagnan con l'uniforme delle guardie. - -— Signori, disse Athos, il mio parere si è che non convenga in modo -alcuno l'immischiare i lacchè in simili affari. Un segreto può essere -tradito da dei gentiluomini, ma questo è un caso, nel mentre che è -sempre venduto dai lacchè. - -— Il piano di Porthos mi sembra impraticabile, disse d'Artagnan, -molto più che ignoro io stesso quali istruzioni potrei darvi. Io sono -portatore di una lettera, ecco tutto. Io non ho, e non posso fare tre -copie di questa lettera, mentre essa è sigillata; bisogna dunque, a -mio avviso, viaggiare in compagnia. Questa lettera è qui in questa -saccoccia, (e mostrò la saccoccia ove teneva la lettera). Se io resto -ucciso, uno di voi la prenderà, e continuerete la strada; se egli -rimane a sua volta ucciso, toccherà ad un altro l'incaricarsene, e così -di seguito, purchè un solo giunga: questo è tutto quanto abbisogna. - -— Bravo d'Artagnan! il tuo parere è anche il mio, disse Athos. -D'altronde bisogna essere conseguenti; io vado a prendere le acque, -voi mi accompagnerete; invece delle acque di Forges vado a passare le -acque di mare; io sono libero. Se vorranno arrestarci, io mostrerò -la lettera del sig. de Tréville, e voi mostrerete i vostri congedi; -se verremo attaccati, noi ci difenderemo; e se saremo giudicati, noi -sosterremo che non avevamo altre intenzioni che di tuffarci un certo -numero di volte nel mare; avrebbero troppo poco da fare nell'attaccare -quattro uomini isolati, nel mentre che quattro uomini riuniti formano -una truppa; noi armeremo i quattro lacchè di pistole e di moschetti; -se ci verrà inviata contro un'armata, noi daremo battaglia, ed il -sopravvivente, come lo ha detto d'Artagnan, porterà la lettera. - -— Ben detto! gridò Aramis; tu non parli spesso, Athos, ma quando parli -sei come un Demostene. Adotto il piano d'Athos; e tu Porthos?. - -— Io pure, disse Porthos, se piace a d'Artagnan che porta la lettera; è -naturalmente il capo dell'impresa; che egli decida, e noi eseguiremo. - -— Ebbene! disse d'Artagnan, io decido che noi adottiamo il piano -d'Athos, e che partiamo tra una mezz'ora. - -— Adottato! risposero in coro i tre moschettieri. - -E ciascuno allungò la mano verso il sacchetto, prese le 75 doppie e -fece i suoi preparativi per partire nell'ora convenuta. - - - - -CAPITOLO XX. - -VIAGGIO - - -A due ore dopo la mezzanotte i nostri quattro avventurieri sortirono -da Parigi per la barriera di S. Dionigi; fino a che fu notte, essi -rimasero muti; loro malgrado subivano l'influenza della oscurità e -dappertutto vedevano delle imboscate. - -Ai primi raggi del giorno le loro lingue si sciolsero; col sole -ritornò l'allegria; era come il giorno innanzi di una battaglia, gli -occhi ridevano ma il cuore batteva, e sentivano che la vita, che forse -stavano per lasciare, in fin dei conti, era qualche cosa di buono. - -Del resto, l'aspetto delle carovana era dei più formidabili: i cavalli -neri dei moschettieri, il loro portamento marziale, quell'abitudine -di squadrone che fa camminare regolarmente questi nobili compagni -del soldato, avrebbero tradito il più stretto incognito. I lacchè li -seguivano, armati fino ai denti. - -Tutto andò bene fino a Chantilly ove giunsero olle otto ore del -mattino. Bisognava far colezione. Discesero davanti un albergo che -si raccomandava con la sua grande insegna rappresentante S. Martino -nell'atto di dare la metà del suo mantello ad un povero. Ingiunsero ai -lacchè di non levare la sella ai cavalli e di tenersi pronti a partire -immediatamente. - -Entrarono nella sala comune e si misero a tavola. - -Un gentiluomo che giungeva allora dalla strada Dammartin era assiso a -quell'istessa tavola e faceva colezione. Egli intavolò la conversazione -sulla pioggia e sul bel tempo; i viaggiatori risposero; egli bevè alla -loro salute, i viaggiatori corrisposero alla sua gentilezza. - -Ma al momento in cui Mousqueton venne ad annunziare che i cavalli -erano pronti, e in cui si alzarono da tavola; lo straniero propose a -Porthos di bere alla salute del ministro. Porthos rispose che egli non -domandava di meglio, purchè lo straniero a sua volta avesse bevuto alla -salute del re. Lo straniero gridò che non conosceva altro re che il -ministro. Porthos lo chiamò ubriaco; lo straniero cavò la spada. - -— Voi avete fatto una sciocchezza, disse Athos; ma non importa, adesso -non bisogna dare addietro; uccidete quest'uomo e venite a raggiungerci -il più presto che potete. - -E tutti e tre rimontarono a cavallo e partirono a briglia sciolta, nel -mentre che Porthos prometteva al suo avversario di perforarlo con tutti -i colpi conosciuti nella scherma. - -— È uno! disse Athos, in capo a cinque minuti. - -— Ma perchè quest'uomo ha attaccato Porthos piuttosto che qualunque -altro di noi? domandò Aramis. - -— Perchè Porthos, parlando a più alta voce di noi, è stato preso pel -capo, disse d'Artagnan. - -— Io ho sempre detto che questo cadetto di Guascogna era pozzo di -saggezza, mormorò Athos. - -E i nostri viaggiatori continuavano la loro strada. - -A Beauvais si fermarono due ore, tanto per rinfrescare i cavalli, che -per aspettare Porthos. In capo a duo ore, siccome Porthos non giungeva, -e neppure nessuna notizia di lui, si rimisero in cammino. Ad una lega -da Beauvais, in un luogo ove la strada si ritrovava chiusa fra due -rialti, incontrarono otto o dieci uomini, che, approfittando della -strada che non era selciata, avevano l'aspetto di lavorare scavando dei -fori e praticando delle rotaie fangose. - -Aramis, temendo di infangare i suoi stivali in questa mota artificiale, -li apostrofò con rozzezza. Athos volle trattenerlo, ma era troppo -tardi. Gli operai si misero a beffeggiare i viaggiatori, e colla loro -insolenza fecero perdere la testa fin anche al freddo Athos, che spinse -il suo cavallo contro di loro. - -Allora ciascuno di questi uomini dette addietro fino ad un fosso -e vi prese un moschetto nascostovi; ne resultò che i nostri sette -viaggiatori furono alla lettera passati per le armi. Aramis ricevette -una palla sulla spalla e Mousqueton un'altra palla che penetrò nelle -parti carnose che sono sottoposte ai reni. Il solo Mousqueton però -cadde da cavallo, non già perchè fosse gravemente ferito, ma siccome -non poteva vedersi la sua ferita, credè senza dubbio di essere rimasto -ferito più pericolosamente di quello che lo era. - -— Questa è una imboscata, gridò d'Artagnan, non bruciamo una miccia e -andiamo. - -Aramis quantunque ferito, si afferrò alla criniera del suo cavallo che -lo trasportò con gli altri. Quello di Mousqueton li aveva raggiunti e -galoppava da solo al suo rango. - -— Questo ci servirà per un cavallo di cambio, disse Athos. - -— Avrei amato meglio avere un cappello di cambio, disse d'Artagnan; il -mio è stato portato via da una palla. È una fortuna, in fede mia, che -non vi tenessi la lettera dentro. - -— Ma essi uccideranno il povero Porthos quando passerà, disse Aramis. - -— Se Porthos fosse sulle sue gambe, a quest'ora ci avrebbe raggiunti, -disse Athos. Io sono persuaso che sul terreno l'ubbriaco avrà perduta -l'ubriachezza. - -E galopparono ancora due ore, quantunque i cavalli fossero così stanchi -che era a temersi che non si riducessero ben presto inetti al servizio. - -I viaggiatori avevano presa una strada traversa operando in questo modo -di non essere disturbati; ma giunti a Creve-Coeur, Aramis dichiarò che -non poteva andare più avanti. Infatti, era stato necessario tutto il -coraggio che egli nascondeva sotto i suoi modi gentili per giungere fin -là. Ad ogni istante egli impallidiva, ed erano obbligati di sostenerlo -sul suo cavallo; fu fatto discendere alla porta dell'osteria, gli si -lasciò Bazin, che del resto in una scaramuccia era più imbarazzante che -utile, e ripartirono nella speranza di andare a dormire ad Amiens. - -— Per bacco! disse Athos, quando si rimisero in via, siamo ridotti a -due padroni, e a Grimaud e Planchet, per bacco! io non sarò più il loro -buffone, e vi rispondo che non mi faranno aprire la bocca nè cavare la -spada fino a Calais. Io giuro... - -— Non giuriamo disse d'Artagnan, galoppiamo, se tutta volta i nostri -cavalli vi acconsentano. - -E i viaggiatori piantarono gli speroni nel ventre dei loro cavalli, -che, in tal modo stimolati vigorosamente, ritrovarono ancora delle -forze. Giunsero ad Amiens a mezzanotte, e discesero all'albergo del -Giglio d'Oro. - -L'oste aveva la ciera del più onesto uomo della terra; egli ricevette -i viaggiatori, tenendo con la mano il suo candeliere, e coll'altra il -suo berretto di cotone: voleva alloggiare i due viaggiatori ciascuno -in una camera separata, disgraziatamente queste due camere erano alle -due estremità opposte dell'albergo. D'Artagnan e Athos ricusarono; -l'oste rispose che non ne aveva altre degne delle Loro Signorie, ma i -viaggiatori dichiararono che avrebbero dormito in una camera comune, -ciascuno sopra un materasso che si sarebbe gettato per terra. L'oste -insistè, i viaggiatori tennero fermo, e bisognò fare a modo loro. - -Essi avevano disposti i loro letti e barricata la porta per di dentro, -quando fu battuto alla finestra del cortile; essi domandarono chi era, -e riconobbero la voce dei loro camerieri ed aprirono. - -Infatti, erano Planchet e Grimaud. - -— Grimaud basterà per far la guardia ai cavalli, disse Planchet, se -questi signori lo permettono, dormirò a traverso la porta, in questo -modo saranno sicuri che nessuno giungerà fino a loro. - -— E sopra che cosa dormirai tu? disse d'Artagnan. - -— Ecco il mio letto, rispose Planchet. - -E mostrò un fascio di paglia. - -— Vieni dunque, disse d'Artagnan, tu hai ragione; la figura dell'oste -non mi persuade, essa è troppo graziosa. - -— Neppure a me, disse Athos. - -Planchet montò per la finestra, s'installò a traverso la porta, nel -mentre che Grimaud andò a chiudersi nella scuderia, assicurando che -alle cinque del mattino egli e i cavalli sarebbero pronti. - -La notte fu passata assai tranquillamente, è vero che verso le due ore -dopo mezzanotte fu tentato di aprir la porta, ma siccome Planchet si -svegliò con un sussulto gridando: chi va là? fu risposto che si erano -sbagliati, e si allontanarono. - -Alle quattro della mattina s'intese un gran rumore nelle scuderie, -Grimaud aveva voluto svegliare i mozzi di stalla, e questi lo -bastonarono. Quando fu aperta la porta si vide il povero lacchè privo -di sensi, con una ferita in testa prodotta da un colpo di manico di -forca. - -Planchet discese nel cortile, volle insellare i cavalli, ma i cavalli -avevano le zampe attrappate per la stanchezza. Quello di Grimaud -soltanto, che il giorno innanzi aveva viaggiato per cinque o sei -ore senza cavaliere, avrebbe potuto continuare la strada, ma, per un -errore inconcepibile, il chirurgo veterinario, che era stato mandato -a chiamare, a quanto sembrava per salvar il cavallo dell'albergatore, -aveva cavato sangue a quello di Grimaud. - -Ciò cominciava a diventare allarmante: tutti questi accidenti -successivi potevano essere opera del caso, ma potevano eziandio essere -il frutto di un complotto. Athos e d'Artagnan sortirono, nel mentre che -Planchet andava ad informarsi nelle vicinanze se vi fossero stati tre -cavalli da vendere. Alla porta vi erano due cavalli insellati, freschi -e vigorosi. Quest'era quanto occorreva. Fu chiesto ove erano i padroni, -e risposero ch'essi avevano passata la notte nell'osteria, ed allora -stavano regolando i conti coll'albergatore. Athos discese per pagare la -spesa, nel mentre che d'Artagnan e Planchet stavano sulla porta della -strada; l'oste era in una camera bassa ed oscura, fu pregato Athos -d'entrarvi. - -Athos entrò senza alcuna diffidenza, e cavò due doppie per pagare. -L'oste era solo, assiso davanti al suo scrittoio, uno dei cassetti del -quale era per metà aperto. Prese il danaro che gli presentava Athos, -lo voltò e rivoltò fra le sue mani, e ad un tratto gridando che era oro -falso, dichiarò che avrebbe fatto arrestare lui e i suoi compagni come -falsi monetarii. - -— Birbo! disse Athos andandogli sopra, io ti taglierò le orecchie! - -Ma l'oste si chinò, cavò dal cassetto due pistole, e puntandole contro -Athos, chiamò soccorso. - -Nello stesso istante quattro uomini armati fino ai denti entrarono -dalle porte laterali e si gettarono sopra Athos. - -— Io sono preso! gridò Athos con tutta la forza dei suoi polmoni; al -largo d'Artagnan, sprona! - -E lasciò andare due colpi di pistola. - -D'Artagnan e Planchet non lo fecero ripetere due volte: essi staccarono -i due cavalli che aspettavano alla porta, vi saltarono sopra, vi -piantarono gli speroni nel ventre, e partirono alla gran carriera. - -— Sai tu cosa sia accaduto ad Athos? domandò d'Artagnan a Planchet -correndo. - -— Ah! signore, disse Planchet, ne ho veduti cader due ai suoi -due colpi, e mi è sembrato vedere a traverso l'invetriata ch'egli -battagliava con gli altri due. - -— Bravo Athos! mormorò d'Artagnan. E quando penso che bisogna -abbandonarlo!... Del resto forse aspettano noi a dieci passi di qui. -Avanti! Planchet, avanti! tu sei un bravo uomo. - -— Ve l'ho detto, signore, rispose Planchet, i Piccardi si conoscono -nell'usarli; d'altronde io sono qui nel mio paese, e ciò mi dà -eccitamento. - -Ed entrambi spronando a più potere, giunsero a Saint-Omer d'un sol -tratto. A Saint-Omer fecero prender fiato ai cavalli, tenendo le -briglie infilate alle braccia, per paura d'accidente, e mangiarono un -tozzo di pane colle mani, entrambi in piedi sulla strada, dopo di che -ripartirono. - -A cento passi dalle porle di Calais il cavallo di d'Artagnan stramazzò, -e non vi fu mezzo di farlo risorgere, il sangue gli sortiva dal naso e -dagli occhi; restava quello di Planchet, ma il suo si era impiantato, e -non v'era modo di farlo smuovere. - -Fortunatamente, come abbiamo detto, essi non erano che a cento passi -dalla città, essi lasciarono i due cavalli sulla strada maestra, e -corsero al porto. - -Planchet fece osservare al suo padrone un gentiluomo che sembrava -molto affaccendato. Aveva egli i suoi stivali coperti di polvere, e -s'informava se poteva passare sull'istante in Inghilterra. - -— Niente sarebbe più facile, rispose il padrone di un bastimento pronto -a mettere alla vela; ma questa mattina è giunto l'ordine di non lasciar -partire nessuno senza un permesso espresso del ministro. - -— Io ho questo permesso, disse il gentiluomo cavando di saccoccia il -foglio: eccolo. - -— Fategli fare il visto dal governatore del porto, disse il padrone, e -datemi la preferenza. - -— Dove posso ritrovare ora il governatore? - -— Alla sua campagna, a un quarto di lega dalla città: osservate, si -vede di qui ai piedi di quella piccola collina, quel tetto acuminato. - -— Benissimo! disse il gentiluomo. - -E, seguito dal suo lacchè, prese la via della casa di campagna del -governatore. - -D'Artagnan e Planchet seguirono il gentiluomo a cinquecento passi di -distanza. - -Una volta fuori di città, d'Artagnan affrettò il passo, e raggiunse il -gentiluomo mentre stava per internarsi in un bosco. - -— Signore, diss'egli, voi mi sembrate molto stimolato dalla fretta? - -— Non si può esserlo di più. - -— Io ne sono afflittissimo, perchè, essendo io pure affrettato, voleva -pregarvi di farmi un favore. - -— Quale? - -— Di lasciarmi passare pel primo. - -— Impossibile! disse il gentiluomo. Io ho fatto sessanta leghe in -quarantaquattro ore, e bisogna che domani prima del mezzogiorno io sia -a Londra. - -— Io pure ho fatta la stessa strada in quarant'ore, e bisogna che -domattina alle dieci io sia a Londra. - -— Ne sono disperato, signore, ma io sono arrivato pel primo, e non -passerò pel secondo. - -— Ne sono disperato, signore, ma io sono arrivato il secondo, e devo -passare pel primo. - -— Servizio del re! disse il gentiluomo. - -— Servizio di me stesso! disse d'Artagnan. - -— Ma questa che mi movete è una cattiva contesa, mi sembra. - -— Per bacco! e che cosa volete che sia? - -— Cosa desiderate? - -— Volete saperlo? - -— Certamente. - -— Ebbene! io voglio l'ordine che voi portate per potervi imbarcare, -atteso che io non l'ho, e me ne abbisogna uno. - -— Presumo che voi vogliate scherzare? - -— Io non ho scherzato mai. - -— Lasciatemi passare. - -— Voi non passerete. - -— Mio bravo giovane, io vi spaccherò la testa. Olà! Loubin, le mie -pistole. - -— Planchet, disse d'Artagnan, incaricati del servo, ch'io m'incarico -del padrone. - -Planchet fatto ardito dalla prima intrapresa, saltò sopra Loubin, e -siccome era forte e vigoroso, lo rovesciò coi reni contro terra, e gli -mise un ginocchio sul petto. - -— Fate il fatto vostro, signore, io ho fatto il mio. - -Vedendo questo, il gentiluomo cavò la spada e andò a fondo su -d'Artagnan; ma egli aveva un forte antagonista. - -In tre secondi d'Artagnan gli caricò tre colpi di spada, dicendo a -ciaschedun colpo: - -— Uno per Athos, uno per Porthos ed uno per Aramis. - -Al terzo colpo il gentiluomo cadde come un masso. - -D'Artagnan lo credè morto, o per lo meno svenuto, e si avvicinò a lui -per levargli l'ordine, ma al momento in cui stendeva il braccio per -fregarlo, il ferito, che non aveva lasciata la sua spada, gli portò un -colpo di punta nel petto dicendogli: - -— Ed uno per voi. - -— Ed uno per me! all'ultimo, il buono! gridò d'Artagnan furioso, -inchiodandolo in terra con un quarto colpo di spada nel ventre. - -Questa volta il gentiluomo chiuse gli occhi e si svenne. - -D'Artagnan frugò nella saccoccia ove aveva veduto mettere l'ordine pel -passaggio e lo prese. Esso era a nome del conte Wardes. - -Quindi gettando un ultimo sguardo sul bel giovane, che aveva appena -venticinque anni, e che lasciava là giacente, privo di sentimenti e -forse morto, mandò un sospiro su quello strano destino che conduce gli -uomini a distruggersi l'un l'altro per l'interesse di persone che loro -sono sconosciute, e che spesso non sanno nemmeno che esistono. - -Ma fu ben presto tolto da queste riflessioni da Loubin, che mandava -degli urli, e chiamava con tutte le sue forze soccorso. - -Planchet gli applicò la mano sulla gola, e la stringeva con tutta la -forza. - -— Signore, diss'egli, fino a che lo terrò stretto a questo modo, egli -non griderà, ne sono ben sicuro ma subito che lo lascerò ritornerà a -gridare. Io lo riconosco per un Normanno, e i Normanni sono ostinati. - -In fatti per quanto fosse stretto, Loubin cercava di filare la voce e -mandare un suono. - -— Aspetta! disse d'Artagnan, e prendendo il suo fazzoletto, glielo mise -intorno alla bocca. - -— Ora, disse Planchet, leghiamolo ad un albero. - -La cosa fu fatta coscienziosamente. Quindi fu tirato il conte de -Wardes vicino al suo domestico, e siccome la notte sopraggiungeva, ed -il ferito ed il legato erano a molti passi internati nel bosco, era -evidente che dovevano restar là fino all'indomani. - -— Ed ora, disse d'Artagnan, andiamo al governatore. - -— Ma voi siete ferito, mi sembra, disse Planchet. - -— Non è niente, occupiamoci del più interessante, quindi penseremo alla -mia ferita, che del resto, non mi sembra molto pericolosa. - -Ed entrambi s'incamminarono a gran passi verso la campagna del degno -funzionario. - -Fu annunziato il sig. conte de Wardes. - -D'Artagnan fu introdotto. - -— Avete voi l'ordine firmato dal ministro? disse il governatore. - -— Sì, signore, rispose d'Artagnan; eccolo. - -— Ah! Ah! egli è in regola, ben raccomandato, disse il governatore. - -— È semplicissimo, rispose d'Artagnan, io sono uno dei suoi più fedeli. - -— Sembra che sua Eccellenza voglia impedire a qualcuno di passare in -Inghilterra? - -— Sì, ad un certo d'Artagnan, un gentiluomo bearnese che è partito da -Parigi con tre de' suoi amici con l'intenzione di trasferirsi a Londra. - -— Lo conoscete voi personalmente? domandò il governatore. - -— Chi? - -— Questo d'Artagnan. - -— A meraviglia. - -— Datemi i suoi connotati. - -— Niente di più facile. - -E d'Artagnan uno per uno descrisse tutti i connotati del conte de -Wardes. - -— È egli accompagnato? domandò il governatore. - -— Sì, da un cameriere chiamato Loubin. - -— Si veglierà sopra essi, e se si giunge a metter loro le mani addosso, -Sua Eccellenza può restar tranquilla; essi saranno ricondotti a Parigi -sotto buona scorta. - -— E agendo così, signor governatore, disse d'Artagnan, voi diventerete -benemerito del ministro. - -— Lo rivedrete voi al vostro ritorno, signor conte? - -— Senza alcun dubbio. - -— Ditegli, vi prego, che io sono un suo vero servitore. - -— Io non mancherò. - -E contento di questa assicurazione, il governatore fece il visto al -lascia-passare, e lo rimise a d'Artagnan. - -D'Artagnan non perdè tempo in inutili complimenti, salutò il -governatore, lo ringraziò e partì. - -Una volta fuori, egli e Planchet presero la corsa, e, facendo un lungo -giro, evitarono il bosco e rientrarono per un'altra porta. - -Il bastimento era sempre pronto a partire; il padrone aspettava sul -porto. - -— Ebbene? diss'egli scorgendo d'Artagnan. - -— Ecco il mio lascia-passare col suo visto, disse questi. - -— E quell'altro gentiluomo? - -— Egli non partirà per oggi, disse d'Artagnan; ma siate tranquillo, io -pagherò il passaggio per noi due. - -— In questo caso, partiamo, disse il padrone. - -— Partiamo, ripetè d'Artagnan. - -Ed egli con Planchet saltò nella lancia; cinque minuti dopo essi erano -a bordo. - -Ed era tempo; non avevano fatto mezza lega in mare, che d'Artagnan vide -brillare une luce e intese una detonazione. - -Era il colpo del cannone che annunziava la chiusura del porto. - -Venne tempo di occuparsi della sua ferita, fortunatamente, come lo -aveva pensato d'Artagnan, non era affatto pericolosa; la punta della -spada aveva incontrata una costa e aveva strisciato lungo l'osso; di -più la camicia si era subito attaccata alla carne e appena aveva sparso -qualche goccia di sangue. - -D'Artagnan era spossato dalla fatica: gli fu steso una materassa sul -ponte, vi si gettò sopra e si addormì. - -L'indomani alla punta del giorno egli si ritrovò a tre o quattro leghe -soltanto dalle coste d'Inghilterra; la brezza era stata debole tutta la -notte e avevano potuto camminare. - -A due ore il bastimento gettava l'ancora nel porto di Douvres. - -A due ore e mezzo d'Artagnan metteva piede sul suolo d'Inghilterra, -gridando: - -— Finalmente eccomi qui! - -Ma questo non era il tutto, bisognava giungere a Londra. In Inghilterra -la posta era ben servita. D'Artagnan e Planchet presero ciascuno un -polledro; un postiglione corse davanti a loro; in quattro ore essi -giunsero alle porte della capitale. - -D'Artagnan non conosceva Londra; d'Artagnan non sapeva una parola -d'inglese, ma egli scrisse il nome di Buckingham sopra un pezzo di -carta e ciascuno gli sapeva indicare il palazzo del duca. - -Il duca era alla caccia a Windsor col re. - -D'Artagnan domandò il cameriere di confidenza del duca, che avendolo -accompagnato in tutti i suoi viaggi, parlava perfettamente il francese: -gli disse che giungeva da Parigi per affare in cui trattavasi della -vita o della morte, e che abbisognava che parlasse sull'istante col suo -padrone. - -La confidenza con la quale parlava d'Artagnan convinse Patrizio, che -questo era il nome di questo ministro. Egli fece insellare due cavalli -e s'incaricò di condurre la giovane guardia. In quanto a Planchet era -stato tolto dalla sua cavalcatura intirizzito come un giunco. Il povero -servitore era al termine delle sue forze; d'Artagnan sembrava di ferro. - -Si giunse al castello, e si chiesero le informazioni: il re e -Buckingham erano alla caccia del falcone nelle paludi poste a tre leghe -di là. - -In venti minuti furono al luogo indicato. Ben presto Patrizio intese la -voce del suo padrone che chiamava il suo falcone. - -— Chi debbo io annunziare a milord duca? domandò Patrizio. - -— Quel giovane che una sera gli mosse contesa sul Ponte Nuovo, in -faccia alla Samaritana. - -— Questa è una singolare raccomandazione! - -— Voi vedrete che ella vale quanto un'altra. - -Patrizio mise il suo cavallo al galoppo, raggiunse il duca, e gli -annunziò, nei termini che abbiamo detto, che un messaggiero lo -aspettava. Buckingham riconobbe d'Artagnan sull'istante, e dubitando -che accadesse qualche cosa in Francia, di cui gli si faceva pervenire -la notizia, egli non prese che il tempo di domandare ove era quello che -portava, e avendo riconosciuto da lontano l'uniforme delle guardie, -mise il suo cavallo al galoppo, e venne direttamente incontro a -d'Artagnan. Patrizio per discrezione si tenne in disparte. - -— Non è già accaduta nessuna disgrazia alla regina, gridò Buckingham, -esponendo tutto il suo pensiero, e tutto il suo amore in questa -interrogazione. - -— Io non lo credo; però credo che ella corra qualche gran pericolo, da -cui Vostra Grazia soltanto può toglierla. - -— Io? gridò Buckingham. E che! sarei io tanto felice per esserle buono -a qualche cosa? parlate! parlate! - -— Prendete questa lettera, disse d'Artagnan. - -— Questa lettera? e chi mi manda questa lettera? - -— Sua Maestà, a quanto credo. - -— Sua Maestà! disse Buckingham impallidendo in modo che d'Artagnan -temette che fosse per sentirsi male. - -E ruppe il sigillo. - -— E che cosa è questo strappo? disse egli mostrando a d'Artagnan un -punto in cui era forata a giorno. - -— Ah! ah! disse d'Artagnan, una sgraffiatura. - -— Giusto cielo! che leggo! gridò il duca. Patrizio resta qui, o -piuttosto raggiungi il re ovunque ei sia, e dì a Sua Maestà che io -lo supplico umilmente a scusarmi; ma che un affare della più alta -importanza mi chiama a Londra. Venite, signore, venite. - -Ed entrambi ripresero al galoppo la strada della capitale. - - - - -CAPITOLO XXI. - -LA CONTESSA DI WINTER - - -Lungo tutta la strada, il duca si fece mettere al corrente da -d'Artagnan, non di tutto ciò che era accaduto, ma di tutto ciò che -d'Artagnan sapeva. Ravvicinando tutto che sentiva sortire dalla bocca -del giovane colle sue rimembranze, potè farsi un'idea abbastanza esatta -di una posizione, sulla gravità della quale del resto la lettera della -regina, per quanto corta ed esplicita fosse, gli dava la misura. Ma -ciò che soprattutto io maravigliava, era che il ministro, interessato -grandemente che questo giovane non mettesse piede in Inghilterra, non -fosse giunto a fermarlo sulla via. Fu allora dietro la manifestazione -di questa meraviglia, che d'Artagnan gli raccontò le prese precauzioni, -e come, mercè la divozione, dei suoi tre amici, che aveva sparsi -insanguinati sulla strada, egli era giunto a esserne sortito con un -sol colpo di spada, che aveva trapassato il biglietto della regina, -e che aveva reso al sig. Wardes con una così terribile moneta. Mentre -ascoltava questo racconto fatto con la più grande semplicità, il duca -guardava di tratto in tratto il giovane con aria meravigliata, come -se non avesse potuto comprendere in che modo tanta prudenza, tanto -coraggio e tanta devozione potessero collegarsi con un viso che non -indicava ancora venti anni. - -I cavalli andavano come il vento, e in pochi minuti furono alle porte -di Londra. D'Artagnan aveva creduto che, entrando nella città, il duca -avrebbe rallentato la corsa del suo, ma non andò così; egli continuò -la strada di gran carriera, poco inquietandosi di rovesciare quelli -che incontrava nel suo passaggio. Infatti, traversando la città, -accaddero due o tre accidenti di questo genere, ma Buckingham non voltò -nemmeno la testa per guardare che cosa era accaduto a quelli che aveva -cacciati sottosopra. D'Artagnan lo seguiva in mezzo a certe grida che -rassomigliavano molto a maledizioni. - -Entrando nel cortile del palazzo, Buckingham saltò da cavallo, e senza -inquietarsi di ciò che poterà avvenire di lui, gli gettò le briglie sul -collo, e si slanciò sulla scalinata. D'Artagnan fece altrettanto con un -poco più d'esitanza per questi nobili animali, di cui egli aveva potuto -apprezzare il merito; ma egli ebbe la consolazione di vedere che tre -o quattro camerieri si slanciavano dalle cucine e dalle scuderie, e si -impadronivano tosto delle loro cavalcature. - -Il duca camminava così rapidamente, che d'Artagnan appena lo poteva -seguire. Egli traversò successivamente diversi saloni di una tale -eleganza, che i più gran signori di Francia non ne avevano neppure -un'idea, e giunse finalmente in una camera da dormire che era un -miracolo di buon gusto ad un tempo e di ricchezza. Nell'alcova di -questa camera, era una porta nascosta sotto la tappezzeria, che il duca -aprì con una piccola chiave d'oro, che egli portava al collo, sospesa -ad una catena dello stesso metallo. D'Artagnan per delicatezza era -rimasto indietro, al momento in cui Buckingham oltrepassava il limitare -di questa porta, egli si voltò, e vedendo l'esitazione del giovane: - -— Venite, gli disse, e se voi avrete la felicità di essere ammesso alla -presenza di Sua Maestà, le direte ciò che avete veduto. - -Incoraggiato da questo invito, d'Artagnan seguì il duca che chiuse la -porta dietro a lui. - -Allora tutti e due sì trovarono in un piccolo gabinetto tappezzato di -seta di Persia e broccato d'oro. Al disotto di un magnifico baldacchino -sormontato dalla corona reale e da piume bianche e rosse, stava -il ritratto di Anna regina di Francia, grande al naturale, e così -perfettamente rassomigliante, che d'Artagnan mandò un grido di sorpresa -nello scorgerlo; si sarebbe detto che la regina stava per parlare. - -Sotto il ritratto, e sopra un dado ricoperto con magnificenza, era il -bauletto che racchiudeva i puntali di diamanti. - -Il duca si avvicinò con quel rispetto e divozione, che avrebbe usata -per cosa santa, quindi aprì il bauletto. - -— Prendete, gli disse, cavando da quello un grosso nastro di fettuccia -blu tutta risplendente di diamanti, prendete ecco questi preziosi -puntali, coi quali aveva fatto giuramento di essere sepolto. La regina -me li aveva dati, me li prende, sia fatta la sua volontà in tutte le -cose. - -Quindi si mise a baciare gli uni dopo gli altri questi puntali da cui -stava per separarsi per sempre. Ad un tratto mandò un grido terribile. - -— Che avviene? domandò d'Artagnan con inquietudine, e che vi accadde, -milord? - -— Vi è che tutto è perduto! gridò Buckingham diventando pallido come un -cadavere; mancano due di questi puntali, non ve ne sono più che dieci. - -— Milord gli ha forse perduti, o crede che gli sieno stati rubati? - -— Mi sono stati rubati, riprese il duca, ed è il ministro che ha fatto -fare il colpo. Osservate, guardate la fettuccia che li sosteneva, che è -stata tagliata con le forbici. - -— Se milord potesse sospettare chi ha commesso il furto... forse la -persona gli ha ancora fra le mani. - -— Aspettate, aspettate! gridò il duca. La sola volta che io ho messo -questi puntali è stato ai ballo del re à Windsor, otto giorni or sono. -La contessa de Winter, con la quale era in collera, mi si è accostata -in questo ballo. Questo accomodamento è stato una vendetta di donna -gelosa. Da quel giorno io non l'ho più riveduta. Questa donna è una -agente del ministro. - -— Ve ne sono dunque in tutto il mondo? gridò d'Artagnan. - -— Oh! sì, sì, disse Buckingham stringendo i denti per la collera; sì, è -un terribile competitore. Ma frattanto, quando avrà luogo questo ballo? - -— Lunedì prossimo. - -— Lunedì prossimo! cinque giorni ancora? vi è più tempo di quello che -ci abbisogna. Patrizio! gridò il duca aprendo la porta di questa specie -di santuario, Patrizio! - -Il suo cameriere di confidenza comparve. - -— Il mio gioielliere e il mio segretario! - -Il cameriere sortì con una prontezza ed un silenzio che provavano -l'abitudine che egli aveva contratta di obbedire ciecamente e senza -replica. - -Ma quantunque fosse stato il gioielliere il primo chiamato, il primo a -comparire fu il segretario. - -Era naturale, egli abitava nel palazzo. Trovò Buckingham assiso davanti -una tavola nella sua camera da dormire, che scriveva alcuni ordini di -sua propria mano. - -— Sig. Jackson, gli disse, portatevi sul momento dal Lord-Cancelliere, -e ditegli che io lo incarico della pronta esecuzione di questi ordini. -Io desidero che sieno promulgati nell'istante medesimo. - -— Ma, mio signore, se il Lord-Cancelliere mi interroga sui motivi che -possono avere indotto Vostra Grazia ad una misura così straordinaria, -che cosa risponderò io? - -— Che tale è stata la mia volontà, e che io non rendo conto a nessuno -della mia volontà. - -— Dovrà esser questa la risposta da trasmettersi anche a Sua Maestà, -riprese sorridendo il segretario, se per caso Sua Maestà avesse la -curiosità di sapere perchè nessun vascello può più sortire dai porti -della Gran Brettagna? - -— Voi avete ragione, signore, riprese Buckingham, in questo caso egli -dirà al re che io ho deciso la guerra, e che questa misura è il primo -atto di ostilità contro la Francia. - -Il segretario s'inchinò e partì. - -— Per questo lato eccoci tranquilli, disse Buckingham voltandosi verso -d'Artagnan. Se i puntali non sono già partiti per la Francia essi non -vi arriveranno che dopo di voi. - -— In che modo? - -— In questo momento ho dato la proibizione a tutti i bastimenti che -si trovano nei porti di Sua maestà di partire senza un particolare -permesso, e neppure un solo avrà il coraggio di alzare l'ancora. - -D'Artagnan guardò con stupore quest'uomo che impiegava nel servizio -dei suoi amori tutto l'illimitato potere di cui era rivestito dalla -confidenza del re. Buckingham vide, dalla espressione della fisonomia -del giovane, ciò che passava nel di lui pensiero, e sorrise. - -— Si, disse egli, sì, è Anna la mia vera regina, per una di lei parola -io tradirei il mio paese, tradirei il mio re. Ella mi ha domandato di -non mandare ai protestanti della Rochelle i soccorsi che io aveva loro -promessi, ed io l'ho fatto. Io manco alla mia parola, ma non importa, -obbedisco al suo desiderio, ma sono stato pagato largamente della mia -obbedienza, alla quale devo il suo ritratto. - -D'Artagnan ammirò quel debole filo e qualche volta sconosciuto, dal -quale dipendono i destini di un popolo e la vita degli uomini. - -Egli era nel più profondo di queste riflessioni allorquando entrò il -gioielliere: questi era un Irlandese dei più abili nell'arte sua, e che -confessava egli stesso di guadagnare seimila lire all'anno col duca de -Buckingham. - -— Signor O'Reilly, gli disse il duca conducendolo nel gabinetto, -guardate questi puntali di diamanti, e dite quanto costano l'uno. - -L'orefice gettò un colpo d'occhio sul modo elegante con cui erano -legati, calcolò l'uno per l'altro il valore dei diamanti, e senza -alcuna esitazione: - -— Mille e cinquecento doppie l'uno, milord, rispose egli. - -— Quanti giorni ci vogliono per far due puntali come questi? vedete ne -mancano due. - -— Otto giorni, milord. - -— Io li pagherò tremila doppie l'uno, ma mi abbisognano per dopo domani. - -— Milord li avrà. - -— Voi siete un uomo prezioso, sig. O'Reilly, ma questo non è tutto, -questi puntali non possono essere confidati ad alcuno, bisogna quindi -che sieno fatti nel mio palazzo. - -— Impossibile, milord, non vi sono che io che li possa fare in modo da -non accorgersi della differenza tra i nuovi ed i vecchi. - -— Così, mio caro sig. O'Reilly, voi siete mio prigioniero, e da -quest'ora, quando anche voleste sortire dal mio palazzo non lo potreste -più! adattatevi adunque. Nominatemi quelli fra i vostri garzoni di cui -avete bisogno, e ditemi gli utensili che vi devono portare. - -Il gioielliere conoscendo il duca, sapeva che era inutile ogni -osservazione, si adattò quindi fino da quel momento alla sua -situazione. - -— Mi sarà permesso di avvertire mia moglie? domandò egli. - -— Sì, e vi sarà anche permesso di vederla, mio caro sig. O'Reilly; la -vostra prigionia sarà dolce, e siccome ogni incomodo vuole un compenso, -così, ecco un buono di mille doppie, oltre il prezzo dei puntali, per -farvi dimenticare la noia che vi procuro. - -D'Artagnan non poteva rimettersi dalla sorpresa che gli cagionava -questo ministro, che rimescolava a piene mani uomini e milioni. - -In quanto all'orefice, scriveva a sua moglie inviandole il buono -di mille doppie, e incaricandola in contracambio d'inviargli il suo -miglior giovane di negozio e un assortimento di diamanti di cui le -indicava il peso ed il titolo, e una lista d'utensili che gli erano -necessari. - -Buckingham condusse l'orefice nella camera che gli venne destinata, e -che in capo ad una mezz'ora fu trasformata in un'officina. Mise quindi -una sentinella a ciascheduna porta, con proibizione di lasciare entrare -chi che siasi, ad eccezione del suo cameriere Patrizio. È superfluo -l'aggiungere ch'era assolutamente proibito all'orefice ed al suo -lavorante di sortire sotto alcun pretesto. - -Regolata questa bisogna, il duca ritornò a d'Artagnan. - -— Ora, mio giovane amico, gli disse, l'Inghilterra è vostra; che -volete, che desiderate? - -— Un letto, rispose d'Artagnan; ciò è pel momento, ve lo confesso, la -cosa di cui ho maggiore bisogno. - -Buckingham assegnò a d'Artagnan una camera attigua alla sua. Egli -voleva conservare il giovane presso di sè, non già perchè diffidasse di -lui, ma perchè desiderava aver qualcuno con cui parlare incessantemente -della regina. - -Un'ora dopo fu promulgato in Londra l'ordine di non lasciar sortire -dai porti nessun bastimento diretto per la Francia, e neppure il -_pacchebotto_ delle lettere. Agli occhi di tutti, questa era una -dichiarazione di guerra fra i due regni. - -Il giorno dopo, a undici ore, i due puntali di diamanti erano -compiuti ed imitati così esattamente, e così perfettamente uguali, che -Buckingham non potè distinguere i nuovi dai vecchi, e che vi sarebbero -rimasti ingannati anche i più esercitati in simili materie. - -Egli fece subito chiamare d'Artagnan. - -— Prendete, gli disse, ecco i puntali di diamanti che siete venuto a -domandarmi, e siate mio testimonio, che io ho fatto tutto quel che il -potere umano poteva fare. - -— Siate tranquillo, milord; io dirò quello che ho veduto; ma Vostra -Grazia mi consegua i puntali senza il bauletto? - -— Il bauletto vi sarebbe d'impiccio; d'altronde il bauletto mi è tanto -più prezioso in quanto che non mi rimane altro. Voi direte che l'ho -conservato. - -— Eseguirò la vostra commissione parola per parola. - -— Ed ora, rispose Buckingham guardando fissamente il giovane, in qual -modo mi appareggerò con voi? - -D'Artagnan arrossì fino al bianco degli occhi. Vide che il duca cercava -un mezzo di fargli accettare qualche cosa, e l'idea che il suo sangue -e quello dei suoi compagni gli venisse pagato dall'oro inglese, gli -ripugnava in un modo straordinario. - -— Intendiamoci bene, milord, riprese d'Artagnan, e pensiamo bene alle -cose avanti, affinchè poi non si abbia a dar luogo al disprezzo. Io -sono al servizio del re e della regina di Francia, e faccio parte -della compagnia delle guardie del conte des Essarts, che unitamente a -suo cognato, il conte de Tréville, sono in particolar modo attaccati -alle Loro Maestà. Tutto quello che ho fatto fu per la regina, e niente -affatto fu per Vostra Grazia. Vi è ancor più, ed è che forse non avrei -fatto niente di tutto questo se non si fosse trattato di rendermi -aggradito ad una tale, che è la mia dama, nello stesso modo che la -regina è la vostra. - -— Sì, disse il duca sorridendo, e credo ancora di conoscere chi è -questa tale, ella è... - -— Milord, io non l'ho nominata, interruppe con vivacità il giovane. - -— È giusto disse il duca. È dunque a questa persona, che io debbo -essere riconoscente del vostro interessamento? - -— Voi lo diceste, milord, poichè precisamente, in questo momento che -si tratta della guerra, vi confesso, che nella Vostra Grazia io non -vedo che un Inglese, e per conseguenza un nemico, che sarei ben molto -più contento d'incontrarvi sul campo di battaglia che nei corridoi del -Louvre, e nel parco di Windsor: ciò però, del rimanente, non m'impedirà -di eseguire a puntino la mia missione e di farmi ammazzare, se -abbisogna, per compierla; ma, lo ripeto a Vostra Grazia, senza ch'ella -abbia personalmente a ringraziarmi di ciò, più di quello che io faccio -per me in questo secondo incontro, che di ciò che già feci per lei nel -primo. - -— Noi diciamo: «fiero come uno Scozzese» mormorò Buckingham. - -— E noi diciamo: «fiero come un Guascone» rispose d'Artagnan. I -Guasconi sono gli Scozzesi della Francia. - -D'Artagnan salutò il duca e si dispose a partire. - -— Ebbene voi ve ne andate così e per dove? e come? - -— È vero. - -— Diamine! i Francesi non dubitano di niente? - -— Aveva dimenticato che l'Inghilterra è un'isola, e che voi ne siete il -re. - -— Andate al porto, domandate del brich il Juno, consegnate questa -lettera al capitano; egli vi condurrà in un piccolo porto, ove -certamente non siete aspettato, ed ordinariamente non approdano che -piccoli legni pescherecci. - -— E questo si chiama? - -— San Valerio; ma aspettate: giunto là, voi entrerete in un cattivo -albergo senza nome, e senza insegna, una vera bettola da marinari, voi -non potete sbagliare, non ve n'è che una. - -— Quindi? - -— Voi direte all'oste: _forward_. - -— Che vuol dire? - -— _In avanti_: è la parola d'ordine. Egli vi darà un cavallo insellato, -e v'indicherà la strada che dovete tenere. In tal modo voi ritroverete -quattro ricambi lungo la via. Se a ciascheduno d'essi volete lasciare -il vostro indirizzo di Parigi, i quattro cavalli vi seguiranno; voi ne -conoscete già due, e mi è sembrato che li abbiate saputi apprezzare -come amatore; sono quelli che montavamo: credete a me, gli altri non -sono a loro inferiori. Questi quattro cavalli sono bardati da campagna. -Per quanto siate fiero, non rifiuterete d'accettarne uno, e di fare -accettare gli altri tre ai vostri tre compagni; questi saranno per -farci la guerra. Il fine scusa i mezzi, come dite voi altri Francesi, -non è vero? - -— Si milord, io accetto, disse d'Artagnan, e se piace a Dio, noi faremo -buon uso del vostro regalo. - -— Ora, la vostra mano, giovinetto; ben presto noi torneremo ad -incontrarci sul campo di battaglia; ma frattanto, noi ci lasciamo buoni -amici, lo spero. - -— Sì, milord, ma colla speranza di divenir nemici ben presto. - -— Siate tranquillo, io ve lo prometto. - -— Io conto sulla vostra parola, milord. - -D'Artagnan salutò il duca, e si diresse prontamente verso il porto. - -Dirimpetto alla Torre di Londra egli ritrovò l'indicato bastimento -rimise la sua lettera al capitano che la fece vidimare dal governatore -del porto, e mise tosto alla vela. - -Cinquanta bastimenti erano di partenza e aspettavano. - -Nel passare vicino ad un di essi, d'Artagnan credè riconoscere la donna -di Méung, quella stessa che lo sconosciuto gentiluomo aveva chiamata -Milady, che egli, d'Artagnan, aveva ritrovata così bella, ma mercè la -corrente del fiume, e il buon vento che spirava, il suo naviglio andava -così presto che in capo a pochi istanti non fu più alle viste. - -Il giorno dopo, verso le nove del mattino fu approdato a S. Valerio. - -D'Artagnan si diresse sull'istante verso l'albergo indicato, e lo -riconobbe alle grida che ne sortivano: si parlava della guerra tra -l'Inghilterra e la Francia, come di una cosa vicina e indubitata, e i -marinari gaudenti facevano gozzoviglia. - -D'Artagnan trapassò la folla, si avanzò verso l'oste, e pronunciò la -parola _forward_. Sull'istante l'oste gli fece segno di seguirlo, sortì -con lui da una porta che dava nel cortile, lo condusse nella scuderia, -ove lo aspettava un cavallo già insellato, e gli domandò se aveva -bisogno di qualche altra cosa. - -— Ho bisogno di conoscere la strada che devo seguire, disse d'Artagnan. - -— Andate di qua a Blangy e da Blangy a Neufchatel. A Neufchatel entrate -nell'albergo dell'Orsa d'Oro, date la parola d'ordine all'oste e voi -troverete come qui un cavallo insellato. - -— Debbo io pagare qualche cosa? domandò d'Artagnan. - -— Tutto è pagato, disse l'oste, e largamente. Andate adunque e che Dio -vi accompagni. - -— Amen, rispose il giovane partendo al galoppo. - -Quattr'ore dopo era a Neufchatel. - -Egli seguì strettamente le istruzioni ricevute; a Neufchatel, come -a San Valerio, trovò un cavallo insellato che lo aspettava; volle -trasportare le pistole dalla sella che lasciava a quella su cui -montava, ma i fondi erano già provvisti di eguali pistole. - -— Il vostro indirizzo a Parigi? - -— Caserma delle guardie, compagnia des Essarts. - -— Bene, rispose questi. - -— Che strada devo prendere? domandò a sua volta d'Artagnan. - -— Quella di Rouen; ma voi lascerete la città sulla vostra destra. Voi -vi fermerete nel piccolo villaggio d'Econes, non vi è che un albergo, -lo Scudo di Francia. Non lo giudicate dall'apparenza; esso avrà nelle -sue scuderie un cavallo uguale a questo. - -— La stessa parola d'ordine? - -— Esattamente. - -— Addio, padrone. - -— Buon viaggio, mio gentiluomo. Avete voi bisogno di qualche cosa? - -D'Artagnan fece segno con la testa di no e riprese la sua strada -di tutta carriera. A Econes si ripetè la stessa scena: ritrovò un -oste egualmente gentile, un cavallo fresco e riposato, lasciò il -suo indirizzo come aveva fatto, e ripartì colla stessa velocità per -Pontoise. A Pontoise; cambiò per l'ultima volta di cavallo e a nove ore -entrò di galoppo nel cortile del palazzo del sig. de Tréville. - -Egli aveva fatto quasi sessanta leghe in dodici ore. - -Il signor de Tréville lo ricevette come se in quella mattina lo avesse -già veduto; soltanto nello stringergli la mano un poco più fortemente -dell'ordinario, gli annunziò che la compagnia del sig. des Essarts, era -di guardia al Louvre e che egli poteva andare al suo posto. - - - - -CAPITOLO XXII. - -IL BALLO DELLA MERLAISON - - -L'indomani non vi era altro discorso in tutta Parigi che del ballo che -i signori consoli della città davano al re e alla regina, e nel quale -le Loro Maestà dovevano danzare il famoso ballo della _merlaison_, che -era il ballo prediletto del re. - -Da otto giorni si facevano tutti i preparativi nel palazzo della città -per questa solenne serata. I falegnami della città avevano innalzato -dei palchetti sui quali dovevano rimanere le dame invitate; lo -speziale della città aveva somministrato dugento torce di cera bianca -per guernire le sale, cosa che per l'epoca era un lusso inaudito; -finalmente venti violini erano stati avvisati, e il prezzo che loro -veniva accordato era il doppio dell'ordinario, attesochè, dice il -rapporto, essi dovevano suonare tutta la notte. - -Alle dieci ore del mattino il sig. della Coste, portabandiera delle -guardie del re, seguito da due caporali e da diversi arcieri del corpo, -andò a chiedere al cancelliere della città, chiamato Clemente, tutte le -chiavi delle porte, delle camere, e degli uffizii della città; ciascuna -di esse portava un bigliettino che doveva servire a farla riconoscere, -e da quel momento il signor della Coste fu incaricato sulla guardia di -tutte le porte e di tutte le entrate. - -A undici ore venne a sua volta Hallier, capitano delle guardie -conducendo seco una cinquantina di arcieri, che ripartirono subito nel -palazzo della città ai posti che loro vennero indicati. - -A tre ore giunsero due compagnie delle guardie, l'una francese e -l'altra svizzera. La compagnia delle guardie francesi era composta, -metà di uomini del sig. Hallier, e metà di uomini del sig. des Essarts. - -A sei ore della sera, cominciarono a entrare gli invitati. A misura che -essi entravano, erano disposti nella gran sala sui palchetti preparati. - -A nove ore giunse la signora prima-presidente. Siccome essa era, dopo -la regina, la più ragguardevole della festa, fu ricevuta dai signori -della città e situata nel palco dirimpetto a quello che doveva occupare -la regina. - -A dieci ore, furono allestiti i trattamenti di confetture pel re -nella piccola sala di fianco alla chiesa di S. Giovanni, dirimpetto -alle stoviglie d'argento della città, che erano custodite da quattro -arcieri. - -Subito dopo, i signori consoli, vestiti dei loro abiti di drappo, e -preceduti dai dieci sergenti, ciascuno dei quali teneva in mano una -torcia, andarono incontro al re, che ritrovarono ai primi gradini, -ove il prevosto dei mercanti gli fece il suo complimento, dandogli il -benvenuto, complimento al quale Sua Maestà rispose scusandosi per esser -venuto così tardi, ma gettando tutta la colpa sul ministro, che lo -aveva trattenuto fino alle undici ore a parlare di affari di Stato. - -Sua Maestà, in abito di cerimonia, era accompagnato da Sua Altezza -Reale _Monsieur_[1], dal conte de Soissons, dal gran-priore, dal duca -de Longueville, dal duca d'Elbeuf, dal conte d'Arcourt, dal conte della -Roche Guyon, dal sig. de Liencourt, dal sig. de Baradas, dal conte de -Cremail e dal cavaliere de Souveray. - -Ciascuno rimarcò che il re aveva l'aspetto tristo e preoccupato. - -Un gabinetto era preparato pel re, un altro per _Monsieur_. In ciascuno -di questi gabinetti erano deposti gli abiti da maschera. Altrettanto -era stato fatto per la regina e per la signora presidente. I signori e -le dame del seguito delle Loro Maestà, dovevano mascherarsi due per due -in altrettante camere preparate a tale effetto. - -Prima di entrare nel gabinetto, il re si raccomandò di esser tosto -avvisato quando giungeva il ministro. - -Una mezz'ora dopo l'entrata del re, s'intesero nuove acclamazioni, -queste annunziavano l'arrivo della regina. I consoli rinnovarono -ciò che avevano già fatto, e, preceduti dai sergenti, si avanzarono -incontro alla loro illustre invitata. - -La regina entrò nella sala: si notò che, come il re, ella aveva -l'aspetto tristo e molto affaticato. - -Nel momento medesimo che ella entrava, il cortinaggio di una piccola -tribuna, che fino allora era rimasta chiusa, si aprì e si vide -comparire la testa pallida del ministro vestito da cavaliere spagnuolo. -I suoi occhi si fissarono su quelli della regina ed un sorriso di -terribile gioia passò sulle sue labbra: la regina non aveva i puntali -di diamanti. - -Ad un tratto il re comparve col ministro ad una delle porte della sala. -Il ministro gli parlava a bassa voce, ed il re era pallidissimo. - -Il re ruppe la folla, e, senza maschera, con i nastri del suo saio -appena allacciati, si avvicinò alla regina, e con voce alterata: - -— Signora, le disse, perchè dunque, in grazia, non portate voi i vostri -puntali di diamanti, quando sapete che avrei aggradito di vederveli? - -La regina girò lo sguardo intorno a se, e vide, dietro il re, il -ministro che sorrideva con un sorriso diabolico. - -— Sire, rispose la regina con voce alterata, perchè, in mezzo a così -gran folla, temeva non accadesse qualche infortunio. - -— E voi avete avuto torto! signora. Io vi ho fatto questo regalo perchè -ve ne abbigliaste. Io vi dico che voi avete avuto torto. - -E la sua voce era tremante per la collera; tutti guardavano ed -ascoltavano con meraviglia, non intendendo niente di ciò che accadeva. - -— Sire, disse la regina, io posso mandare a prenderli al Louvre, ove -sono, e così i desiderii di Vostra Maestà saranno esauditi. - -— Fatelo, signora, fatelo, ed al più presto; perchè fra un'ora -comincerà la danza. - -La regina salutò il re in segno di sommissione, e seguì le dame che -dovevano condurla al suo gabinetto. - -Dal canto suo il re rientrò nel proprio. - -Nella sala vi fu un momento d'imbarazzo e di confusione. - -Tutti poterono rimarcare ch'era accaduto qualche cosa fra il re e la -regina, entrambi avevano parlato così a bassa voce, e ciascuno per -rispetto si era allontanato di alcuni passi, per cui nessuno aveva -potuto sentire niente. I violini suonavano con tutta la loro forza, ma -non v'era alcuno che li ascoltasse. - -Il re sortì pel primo dal suo gabinetto vestito da cacciatore, e gli -altri signori erano vestiti come lui. Era l'abito che il re portava -meglio, e vestito così, egli sembrava veramente il primo gentiluomo del -suo regno. - -Il ministro si accostò al re, e gli consegnò una scatola. Il re l'aprì, -evi trovò due puntali di diamanti. - -— Che significa questo? domandò egli al ministro. - -— Niente, rispose questi; soltanto se la regina ha dei puntali, del -che ne dubito, contateli, sire, e se voi non ne ritrovate che dieci, -domandate a Sua Maestà chi mai può averle rubati i due puntali che sono -qui. - -Il re guardò il ministro come quando si vuole interrogare, ma egli non -ebbe il tempo d'indirizzare alcuna domanda, un grido di ammirazione -sortì da tutte le bocche. Se il re sembrava il primo gentiluomo del -suo regno, la regina era a colpo sicuro, la più bella donna di tutta la -Francia. - -E in vero chè il suo vestito da cacciatrice le stava a meraviglia; -aveva un cappello di feltro colle piume blu, una giubba di velluto -grigio-perla, riattaccata con delle grappe di diamanti ad una veste -di seta blu tutta broccata d'argento. Sulla sua spalla sinistra -risplendevano i puntali di diamanti, sostenuti da un nodo del colore -medesimo delle piume della giubba. - -Il re fremente di gioia ed il ministro di collera; però distanti -com'essi erano dalla regina non poterono contare i puntali; la regina -li aveva; ma ne aveva ella dieci o dodici? - -In questo momento i violini dettero il segnale della danza. Il re -s'innoltrò verso la signora presidente colla quale doveva danzare, e -Sua Altezza _Monsieur_ colla regina. Si situarono al loro posto, e la -danza incominciò. - -Il re faceva la figura dirimpetto alla regina, e ciascheduna volta che -le passava vicino, divorava con gli occhi i di lei puntali, di cui non -arrivava a conoscere il numero. Un sudore freddo copriva la fronte del -ministro. - -La danza durò un'ora; vi erano sedici rientrate. - -Finito il ballo, in mezzo agli applausi di tutta la sala, ciascuno -ricondusse la sua dama al suo posto; ma il re approfittò del privilegio -che aveva di lasciare la sue ove si ritrovava, per innoltrarsi -prestamente verso la regina. - -— Io vi ringrazio, signora, della compiacenza che avete mostrato ai -miei desiderii, ma credo che manchino due puntali, ed io ve li riporto. - -Nel dire queste parole egli stese alla regina idue puntali che gli -aveva dati il ministro. - -— Come! sire, gridò la regina fingendo la sorpresa, voi me ne regalate -ancora altri due! ma allora saranno quattordici. - -In fatti il re contò, e si ritrovarono effettivamente dodici puntali -sulla spalla della regina. - -Il re chiamò il ministro. - -— Ebbene! che significa questo, signor ministro? domandò il re con -tuono severo. - -— Ciò significa, sire, rispose il ministro, che non osava offrirli io -stesso, ed ho adottato questo mezzo. - -— Io ne sono tanto più riconoscente a Vostra Eccellenza, rispose Anna -con un sorriso che provava che non si lasciava ingannare da questa -ingegnosa galanteria, in quanto che sono certa che questi due puntali -vi costano così cari da se soli, quanto gli altri dodici hanno costato -a Sua Maestà. - -Quindi dopo aver salutato il re ed il ministro, la regina riprese la -via della sua camera, ove si era abbigliata, ed ove doveva svestirsi. - -L'attenzione con la quale abbiamo dovuto seguire gli illustri -personaggi introdotti in scena fino dal principio di questo capitolo, -ci ha distratti un momento da quello al quale la regina Anna doveva -l'inudito trionfo che aveva riportato sul ministro, e che confuso, -ignorato, perduto nella folla, appoggiato a una delle porte, aveva -osservata di là questa scena che non poteva esser compresa che da -quattro persone soltanto, vale a dire il re e la regina, Sua Eccellenza -e lui. - -La regina era rientrata appena nella sua camera, e d'Artagnan si -apparecchiava a ritirarsi, allora quando sentì toccarsi leggermente -sopra una spalla; egli si voltò e vide una giovane donna che gli -faceva segno di seguirla. Questa donna aveva il viso coperto da una -maschera di velluto nero, ma ad onta di questa precauzione che, del -resto, non era presa per lui ma bensì per gli altri, egli riconobbe nel -medesimo istante la sua guida ordinaria, la leggiadra e spiritosa sig. -Bonacieux. - -Il giorno innanzi si erano appena veduti un momento presso lo svizzero -Germano. D'Artagnan l'aveva fatta domandare. La fretta che aveva la -giovane sposa di portare alla regina l'eccellente notizia del felice -ritorno del suo messaggiero, fece sì, che i due amanti poterono -cambiarsi appena qualche parola. D'Artagnan seguì dunque la sig. -Bonacieux muto pel doppio sentimento, l'amore e la curiosità. Durante -tutto il tragitto, ed a misura che i corridoi divenivano più deserti, -d'Artagnan voleva fermare la giovane, prendersela, contemplarla, -non fosse stato che per un istante; ma svelta come un uccello ella -sguizzava sempre dalle sue mani, e quando egli voleva parlare, il suo -dito, ricondotto avanti alla sua bocca con un piccolo gesto imperativo -pieno di grazia, gli ricordava che egli era sotto l'impero di una -potenza alla quale doveva ciecamente obbedire, e che gli proibiva -perfino la più piccola lagnanza; finalmente, dopo un minuto e due giri -e rigiri, la sig. Bonacieux aprì una porta e introdusse il giovane in -un gabinetto del tutto oscuro. Là ella fece un nuovo segno di mutismo; -e aprendo una porta nascosta dalla tappezzeria, le di cui aperture -sparsero ad un tratto una viva luce, ella disparve. - -D'Artagnan dimorò un istante immobile dimandandosi ove egli era, ma ben -presto il raggio di luce che penetrava da questa camera, l'aria calda e -profumata, che giungeva fino a lui, la conversazione di due o tre donne -con un linguaggio rispettoso ad un tempo ed elegante; la parola di -Maestà ripetuta più volte, gli indicarono chiaramente, che egli era in -un gabinetto attiguo alla camera della regina. - -Il giovane si trattenne nella parte oscura e aspettò. - -La regina sembrava allegra e felice, cosa che faceva maravigliar -molto le persone che la circondavano, le quali avevano l'abitudine di -vederla quasi sempre pensierosa. La regina attribuì questi sentimenti -d'allegria alla bellezza della festa, al piacere che aveva provato -nella danza; e siccome non è permesso il contraddire una regina sia che -ella sorrida o che ella pianga, ciascuno felicitava i signori consoli -della città di Parigi, per la loro galanteria. - -Quantunque d'Artagnan non conoscesse la regina, egli distinse ben -presto la sua voce tra le altre voci, primieramente da un leggero -accento straniero, quindi da quel sentimento d'impero impresso -naturalmente in tutte le parole sovrane. Egli la sentiva allontanarsi -e avvicinarsi a questa porta traperta, e due o tre volte vide ancora -l'ombra di un corpo intercettare la luce. Finalmente; ad un tratto una -mano ed un braccio adorabili per le loro forme e bianchezza comparvero -a traverso la tappezzeria; d'Artagnan comprese quella era la sua -ricompensa: egli si gettò in ginocchio, prese questa mano e vi appoggiò -rispettosamente le sue labbra; quindi questa mano si ritirò lasciando -cadere nelle sue un oggetto, che egli riconobbe essere un anello; -subito dopo la porta si chiuse, e d'Artagnan si ritrovò nella più -perfetta oscurità. - -D'Artagnan mise l'anello al suo dito e aspettò di nuovo; era evidente -che tutto non era ancor finito. Dopo le ricompense al suo zelo, doveva -venire la ricompensa al suo amore. D'altronde, la danza era stata -eseguita, ma la serata era incominciata, la cena era per le tre ore, e -l'orologio di San Giovanni da qualche tempo aveva già stonato le due e -tre quarti. - -Infatti, a poco a poco il rumore delle voci diminuì nella camera -vicina; quindi s'intesero allontanarsi; poi la porta del gabinetto ove -era d'Artagnan, si riaprì e vi si slanciò la sig. Bonacieux. - -— Voi finalmente! gridò d'Artagnan. - -— Silenzio! disse la giovane sposa appoggiando la sua mano sulle labbra -del giovane; silenzio! e andatevene per dove siete venuto. - -— Ma dove e quando vi rivedrò io? gridò d'Artagnan. - -— Un biglietto, che voi ritroverete rientrando nella vostra camera, ve -lo dirà. Partite, partite! - -E a queste parole ella aprì la porta del corridoio e spinse d'Artagnan -fuori del gabinetto. - -D'Artagnan obbedì come un fanciullo, senza resistenza e senza obiezione -alcuna, cosa che provava essere egli realmente innamorato. - - - - -CAPITOLO XXIII. - -L'APPUNTAMENTO - - -D'Artagnan ritornò correndo al suo alloggio; e quantunque fossero -più delle tre ore del mattino, e dovesse traversare i più pericolosi -quartieri di Parigi, egli non fece alcun cattivo incontro. Si sa che vi -è un Dio per gli ubriachi e un altro per gli innamorati. - -Egli ritrovò la porta del suo corridoio socchiusa, salì la scala e -battè dolcemente, e in una maniera convenuta tra lui ed il suo lacchè. -Planchet, che egli aveva rimandato due ore prima dal palazzo di città, -raccomandandogli di aspettarlo, venne ad aprire la porta - -— Qualcuno ha portato una lettera per me? domandò prestamente -d'Artagnan. - -— Nessuno ha portato lettere, signore, rispose; ma ce n'è una che è -venuta da se sola. - -— Che vuoi tu dire, imbecille? - -— Io voglio dire, che rientrando, quantunque avessi la chiave del -vostro appartamento nella mia saccoccia, e che questa chiave non mi -avesse mai lasciato, ho trovato una lettera sul tappeto verde della -tavola, nella vostra camera da dormire. - -— E dov'è questa lettera? - -— L'ho lasciata dove era, signore. Non è naturale che le lettere -entrino in questo modo nelle case delle persone. Se la finestra fosse -stata aperta o soltanto socchiusa, io non dico, ma no, tutto era -ermeticamente chiuso. Signore, state in guardia, perchè qui sotto vi è -certamente qualche magia. - -In questo mentre il giovine si era slanciato nella camera e apriva la -lettera. Ella era della signora Bonacieux, ed era concepita in questi -termini: - -«Si ha dei vivi ringraziamenti da farvi e da trasmettervi: trovatevi -questa sera, verso le dieci ore, a Saint-Cloud, dirimpetto al -padiglione che s'innalza all'angolo della casa del sig. d'Estrées. «C. -B.» - -Leggendo questa lettera, d'Artagnan sentì il suo cuore dilatarsi e -restringersi con dolce spasimo che tortura ed accarezza il cuore degli -amanti. - -Era il primo biglietto che riceveva, era il primo appuntamento che gli -veniva accordato. Il suo cuore gonfio dall'ebbrezza della gioia, si -sentiva vicino a svenirsi sulla soglia di questo paradiso terrestre, -che si chiama amore. - -— Ebbene! signore, disse Planchet, che aveva veduto il padrone -arrossire e impallidire successivamente; ebbene! non ho io indovinato -giusto, e non è questo un qualche cattivo affare? - -— Tu ti sbagli, Planchet, rispose d'Artagnan e la pruova ne sia che, -eccoti uno scudo perchè tu beva alla mia salute. - -— Io ringrazio il signore dello scudo che mi regala, e gli prometto di -eseguire esattamente le sue istruzioni; ma non per questo è vero che le -lettere che entrano in tal modo nelle case chiuse... - -— Cadono dal cielo, amico mio, cadono dal cielo. - -— Allora, il signore è contento? domandò Planchet. - -— Mio caro Planchet, io sono il più felice degli uomini. - -— E posso io profittare della felicità del mio signore, per andarmene a -dormire? - -— Sì, va. - -— Che tutte le benedizioni del cielo cadano sul mio signore, ma non per -questo è men vero che quella lettera... - -E Planchet si ritirò scuotendo la testa con un dubbio che la liberalità -di d'Artagnan non era giunto a scancellare. - -Rimasto solo, d'Artagnan lesse e rilesse il suo biglietto, quindi baciò -e ribaciò venti volte quelle lettere tracciate dalla mano della bella -amica. Finalmente andò in letto, si addormì, e fece dei sogni di oro. - -A sette ore del mattino, si alzò e chiamò Planchet, che, al secondo -appello, aprì la porta, col viso ancora mal rassicurato dalle -inquietudini della sera innanzi. - -— Planchet, gli disse d'Artagnan, io sorto forse per tutta la giornata; -tu dunque sei libero fino alle sette della sera, ma a sette ore di sera -tienti pronto con i due cavalli. - -— Va bene! disse Planchet, sembra che noi dobbiamo andarci a fare -sbucare la pelle in più luoghi. - -— Tu prenderai il tuo moschetto e le tue pistole. - -— Ebbene, che diceva io? gridò Planchet. Io ne era sicuro; maledetta -quella lettera! - -— Tranquillizzati adunque, imbecille; si tratta semplicemente di una -partita di piacere. - -— Sì, come i viaggi di divertimento dei giorni scorsi, ove piovevano le -palle e dove si era spinti nelle trappole. - -— Del resto, se voi avete paura, sig. Planchet, riprese d'Artagnan, io -anderò senza di voi; amo meglio viaggiar solo, che avere un compagno -che trema. - -— Il signore mi dice un'ingiuria, disse Planchet; mi sembra però che mi -abbiate veduto alla prova. - -— Sì, ma io credeva che aveste consumato il vostro coraggio tutto in -una volta. - -— Il signore vedrà, nell'occasione, che me ne è rimasto ancora; -soltanto io prego il signore di non esserne troppo prodigo, se vuole -che me ne rimanga per un lungo tempo. - -— Credi tu di averne una certa dose da dispensare questa sera? - -— Lo spero. - -— Ebbene! io conto su di te. - -— All'ora indicata sarò pronto; io credeva però che il signore non -avesse che un solo cavallo alla scuderia delle guardie. - -— Può darsi che ancora in questo momento non ve ne sia che uno, ma -questa sera ve ne saranno quattro. - -— Sembra che il vostro viaggio sia stato un viaggio di rimonta. - -— Precisamente, disse d'Artagnan. - -E avendo fatto a Planchet un ultimo gesto di raccomandazione, sortì. - -Il sig. Bonacieux era sulla porta; l'intenzione di d'Artagnan era di -passare oltre senza parlare al degno merciaio, ma questi gli fece un -saluto così dolce e così benigno, che fu forza al suo locatario, non -solamente di renderglielo, ma di legare eziandio conversazione con lui. - -E d'altronde come mai non avere un poco di condiscendenza con un -marito la cui moglie vi ha dato un appuntamento per la sera stessa a -Saint-Cloud, dirimpetto al padiglione del sig. d'Estrées? D'Artagnan si -avvicinò coll'aria la più amabile che potesse assumere. - -La conversazione cadde naturalmente sulla carcerazione del povero -uomo. Il sig. Bonacieux che ignorava che d'Artagnan avesse intesa la -sua conversazione con l'incognito di Méung, raccontò al suo giovane -locatario le persecuzioni di quel mostro del sig. Lasseman, che non -cessò di qualificare, durante tutto il suo racconto, col titolo di boia -del ministro, e si estese lungamente sulla Bastiglia, i catenacci, le -toppe, gli spiragli, le inferriate e gli strumenti di tortura. - -D'Artagnan l'ascoltò con una compiacenza esemplare, quindi allorchè -ebbe finito: - -— E la signora Bonacieux, disse egli infine, sapete voi chi l'avesse -rapita? perchè non dimentico che fu in questa dispiacevole circostanza, -che io ebbi la fortuna di fare la vostra conoscenza. - -— Ah! fece Bonacieux, si sono bene astenuti dal dirmelo, e mia -moglie dal canto suo mi ha fatto i più solenni giuramenti di non -saper niente. Ma voi stesso, continuò Bonacieux col tuono della più -perfetta bonarietà, che cosa è accaduto di voi nei giorni passati? Io -non ho veduto nè voi, nè i vostri amici, e non raccoglieste certo sul -lastricato di Parigi, io credo, tutta la polvere che Planchet sbatteva -ieri da' vostri stivali. - -— Voi avete ragione, mio caro sig. Bonacieux, i miei amici ed io -abbiamo fatto un piccolo viaggio. - -— Siete andati lontani di qui? - -— Oli! mio Dio, no! a una quarantina di leghe soltanto, noi siamo stati -ad accompagnare il sig. Athos alle acque di Forges ove sono rimasti i -miei amici. - -— E voi siete ritornato, non è vero? riprese il sig. Bonacieux dando -alla sua fisonomia un'aria la più maligna. Un bel giovine come voi -siete, non ottiene dei lunghi congedi dalla sua amica e voi eravate -aspettato con impazienza a Parigi, non è vero? - -— In fede mia, disse ridendo il giovine, ve lo confesso, tanto più, -mio caro sig. Bonacieux, che io vedo non esservi niente di nascosto per -voi; sì, io era aspettato, e con molta impazienza, ve ne garantisco. - -Una nube leggiera passò sulla fronte del sig. Bonacieux, ma tanto -leggiera, che d'Artagnan non se ne accorse nemmeno. - -— E noi adesso riceveremo la ricompensa della nostra diligenza? -continuò il merciaio con una leggiera alterazione di voce, alterazione -che d'Artagnan non rimarcò, come aveva fatto della nube momentanea che -un istante prima, aveva intorbidata la figura del degno galantuomo. - -— Ah! dunque fate il buon profeta, disse ridendo d'Artagnan. - -— No, ciò che vi dico, riprese Bonacieux, è soltanto per sapere se voi -ritornate tardi. - -— E perchè questa interrogazione? mio caro ospite, domandò d'Artagnan; -contate forse di aspettarmi? - -— No, è perchè dopo il mio arresto e il rubamento che fu fatto -in mia casa, io mi spavento ogni volta che odo aprire una porta e -particolarmente di notte. Diamine! che volete, io non sono un uomo di -spada! - -— Ebbene! non vi spaventate adunque se io ritorno a un'ora o due dopo -la mezzanotte; non vi spaventate egualmente se non ritorno del tutto. - -Questa volta Bonacieux divenne così pallido, che d'Artagnan non potè -ammeno di non accorgersene, e gli domandò che cosa aveva. - -— Niente, rispose Bonacieux, niente, dopo le mie disgrazie, io vado -soggetto a delle debolezze che mi assalgono ad un tratto, ed in questo -momento ho avuto un brivido. Non fate attenzione a questo, voi che non -dovete occuparvi che di esser felice. - -— Allora io ho molte occupazioni, perchè lo sono. - -— Non ancora; aspettate adunque, voi avete detto, questa sera. - -— Ebbene! grazie a Dio, questa sera verrà! o forse voi l'aspettate -con tanta impazienza quanto me. Forse questa sera la sig. Bonacieux -visiterà il domicilio coniugale. - -— La sig. Bonacieux questa sera non è libera; rispose con gravità il -marito; ella si trattiene al Louvre pel suo servizio. - -— Tanto peggio per voi, mio caro ospite, tanto peggio; quando io sono -felice, vorrei che tutti lo fossero; ma sembra che non sia possibile. - -E il giovine si allontanò ridendo a più potere dello scherzo che lui -solo, si credeva, poteva comprendere. - -— Divertitevi bene, rispose Bonacieux con un accento sepolcrale. - -Ma d'Artagnan era già troppo lontano per sentirlo, e se lo avesse anche -sentito, era in tali disposizioni di spirito, che certamente non lo -avrebbe rimarcato. - -Egli si diresse verso l'abitazione del sig. de Tréville: la sua visita -del giorno innanzi era stata, si ricorderà, cortissima, e troppo poco -esplicativa. - -Trovò il sig. de Tréville in tutta la gioia della sua anima. Il re e -la regina erano stati graziosi verso di lui al ballo. È vero che il -ministro era stato perfettamente sgarbato. A un'ora dopo mezzanotte -il ministro si era ritirato sotto il pretesto di essere indisposto. -In quanto alle Loro Maestà, erano ritornate al Louvre alle sei ore del -mattino. - -— Ora, disse il sig. de Tréville, abbassando la voce, ed esaminando -con lo sguardo tutti gli angoli dell'appartamento, per vedere se essi -erano veramente soli, ora parliamo di voi, mio giovane amico; poichè è -evidente che il vostro felice ritorno ha parte in qualche modo nella -gioia del re, nel trionfo della regina e nella umiliazione del sig. -duca di Richelieu. Ora si tratta di sapervici mantenere. - -— E che ho io a temere, rispose d'Artagnan fino a tanto che avrò la -fortuna di godere il favore delle Loro Maestà? - -— Tutto, credete: il ministro non è uomo da dimenticare una -mistificazione, fino a tanto che non avrà regolati i suoi conti col -mistificatore, e il mistificatore mi ha la ciera di essere un certo -giovane di mia conoscenza. - -— Credete voi che il ministro sia tanto avanti quanto voi, e sappia che -io sono stato a Londra! - -— Diavolo! voi siete stato a Londra! è forse da Londra che voi portate -questo bel diamante che brilla al vostro dito? siate in guardia, mio -caro d'Artagnan, non è una buona cosa un regalo da un nemico, vi sono -certi versi latini... aspettate... - -— Sì, senza dubbio, rispose d'Artagnan che non aveva mai potuto -razzolare le prime regole dei rudimenti di questa lingua, e che, per -la sua ignoranza, aveva fatto disperare il suo precettore; sì senza -dubbio, ve ne deve essere uno. - -— Ve ne è uno certamente, disse il sig. de Tréville che aveva una -tinta di lettura, ed il sig. Beuzerade me lo citava l'altro giorno... -aspettate dunque. Ah! eccolo. - - _Timeo Danaos et dona ferentes._ - -che vuol dire: _temo i Greci anche quando portano doni_, ossia -diffidate del nemico che fa dei regali. - -— Questo diamante non viene da un nemico, signore, riprese d'Artagnan, -viene dalla regina. - -— Dalla regina! oh! oh! disse il sig. de Tréville. Effettivamente è un -vero anello reale che vale mille doppie come un soldo. E per mezzo di -chi vi ha la regina fatto consegnare questo regalo? - -— Me lo ha dato ella stessa. - -— E dove? - -— Nel gabinetto attiguo alla camera ove cambiò di toaletta. - -— Come? - -— Dandomi la sua mano a baciare. - -— Voi avete baciato la mano della regina? gridò il signor de Tréville -guardando d'Artagnan. - -— Sua Maestà mi ha fatto l'onore di accordarmi questa grazia. - -— E ciò in presenza di testimoni? imprudente! tre volte imprudente! - -— No, signore, rassicuratevi; nessuno ha veduto, riprese d'Artagnan. - -E raccontò al sig. de Tréville come erano andate le cose. - -— Oh! donne! gridò il vecchio soldato, io le conosco bene dalla loro -immaginazione romanzesca; tutto ciò che sa di misterioso, è loro caro. -Così avete veduto il braccio, e niente altro? voi potreste incontrare -la regina che non la riconoscereste! ella potrebbe incontrar voi e non -saprebbe chi voi siete. - -— No, ma mercè questo diamante... riprese il giovane. - -— Ascoltate, disse il sig. de Tréville, volete voi che io vi dia un -consiglio, un buon consiglio, un consiglio da amico? - -— Voi mi farete un onore, signore, disse d'Artagnan. - -— Ebbene! ebbene! andate dal primo gioielliere che trovate, e -vendetegli questo diamante per quello che vi darà; per quanto ebreo -possa essere, voi ne ritroverete sempre ottocento doppie. Le doppie -non hanno nome, giovinotto; e questo anello ne ha uno terribile, e che -potrebbe tradire quello che lo porta. - -— Io vendere questo anello? un anello che mi è stato dato dalla mia -sovrana? mai! disse d'Artagnan. - -— Allora voltate la pietra dal lato interno della mano, povero ragazzo, -perchè si sa che un cadetto di Guascogna non ritrova simili gioielli -nello scrigno di sua madre. - -— Voi dunque credete che io abbia qualche cosa da temere? domandò -d'Artagnan. - -— Vale a dire, giovane, che quegli che si addorme sopra ad una mina -colla miccia accesa, deve riguardarsi, al vostro confronto, più sicuro -di voi. - -— Diavolo! disse d'Artagnan che cominciava ad inquietarsi del tuono -di sicurezza con cui parlava il sig. de Tréville: Diavolo! e che cosa -dovrò dunque fare? - -— Prima di tutto star sempre in guardia. Il ministro ha la memoria -tenace e la mano lunga, siate sicuro che vi giuocherà qualche brutto -giuoco. - -— Ma quale? - -— Lo so io forse? non ha egli al suo servizio tutte le cabale del -demonio? il meno che vi possa accadere è di essere arrestato. - -— Come! si oserebbe arrestare un uomo al servizio di Sua Maestà? - -— Perdinci! non si sono presi pena per Athos; in ogni modo, giovane -pazzarello, credete ad un uomo che sta alla corte da trent'anni, non vi -addormite nella vostra sicurezza, o sarete perduto. Anzi al contrario, -e sono io che ve lo dico, temete un nemico dappertutto e in tutti. -Se vi si muove contesa evitatela, fosse ancora un fanciullo di dieci -anni che ve la muovesse; se veniste attaccato di notte o di giorno, -battetevi sempre in ritirata senza alcun disonore; se traversate un -ponte, esplorate prima l'assito per timore che una panca vi venga meno -sotto i piedi; se passate davanti ad una casa che si sta fabbricando, -guardate bene in aria per timore che non vi cada una pietra sulla -testa; se ritornate a casa tardi la sera, fatevi seguire dal vostro -lacchè, e che il vostro sia armato, semprechè possiate fidarvi dello -stesso lacchè; diffidate di tutti, del vostro amico, e della vostra -amica in particolare. - -D'Artagnan arrossì. - -— Della mia amica! ripetè malinconicamente, e perchè piuttosto di lei -che di un altro? - -— È perchè le amiche sono uno dei mezzi favoriti del ministro, e non -ve ne è uno che non sia più speditivo. Una donna vi vende per dieci -doppie, testimonio Dalila. - -D'Artagnan pensò all'appuntamento che gli aveva dato la signora -Bonacieux per quella sera; ma noi dobbiamo dire a lode del nostro eroe, -che la cattiva opinione che il sig. de Tréville aveva delle donne -in generale, non gli inspirò il menomo sospetto contro la sua bella -padrona di casa. - -— Ma a proposito, che cosa è avvenuto dei vostri tre compagni. - -— Io stava per chiedervi se voi ne avete avuto notizie. - -— Nessuna, signore. - -— Ebbene! io li ho lasciati sulla mia strada. Porthos a Chantilly, con -un duello sulle braccia; Aramis a Creve-Coeur, con una palla in una -spalla, e Athos ad Amiens con un accusa di monetario falso sul corpo. - -— Vedete, disse de Tréville; e come avete fatto a salvarvi. - -— Per un miracolo signore; io debbo dirlo, per un colpo di spada nel -petto, e rovesciando il signor conte de Wardes, nel bosco vicino alla -città di Calais, inchiodandolo come una farfalla ad un quadro. - -— Vedete voi ancora! Wardes, un agente del ministro, un cugino di -Rochefort; sentite, mio caro amico, mi viene un'idea. - -— Dite signore. - -— Nel vostro posto io farei una cosa. - -— E quale? - -— Mentre che Sua Eccellenza mi facesse cercare a Parigi senza -trombetta, riprenderei la strada di Piccardia, e me ne anderei a -cercare le notizie dei tre miei compagni. Che diavolo! meritano essi -bene questa piccola attenzione per parte vostra. - -— Il consiglio è buono, signore, e domani io partirò. - -— Domani! e perchè non questa sera? - -— Questa sera, signore, io son trattenuto a Parigi per un affare -indispensabile. - -— Ah! giovinotto! qualche amoretto. State in guardia, ve lo ripeto, -è la donna che ha perduto tutti quanti noi siamo, e che perderà tutti -quanti noi saremo. Credetemi, partite questa sera. - -— Impossibile, signore. - -— Avete voi impegnata la vostra parola? - -— Sì, signore. - -— Allora è un'altra cosa; ma promettetemi, se non siete ucciso questa -notte, che partirete dommattina. - -— Ve lo prometto. - -— Avete voi bisogno di denaro? - -— Ho ancora cinquanta doppie. Ciò è quanto mi abbisogna, io credo. - -— Ma i vostri compagni? - -— Credo che non ne debbano esser privi; noi partimmo da Parigi, -ciascuno con settantacinque doppie in saccoccia. - -— Vi rivedrò prima della vostra partenza? - -— No, che io creda, ammenochè non vi sia qualche novità. - -— Andiamo, buon viaggio. - -— Grazie, signore. - -E d'Artagnan prese congedo dal signor de Tréville, commosso più che mai -della sua sollecitudine tutta paterna per i suoi moschettieri. - -Passò successivamente nelle case di Athos, Porthos ed Aramis, ma -nessuno di essi era ritornato; i loro lacchè erano assenti, e non si -aveva notizia alcuna di essi. - -Egli si sarebbe volentieri informato di loro presso le loro amiche, ma -non conosceva nè quella di Porthos nè quella di Aramis; in quanto ad -Athos non ne aveva. - -Passando davanti alla caserma delle guardie, dette un colpo d'occhio -alla scuderia: dei quattro superbi cavalli, tre erano già venuti. -Planchet tutto abbagliato, stava per mettersi a strigliare il terzo, -avendo già finito i due primi. - -— Ah! signore; disse Planchet, scorgendo d'Artagnan, quanto sono -contento di vedervi. - -— E perchè, Planchet? domandò il giovane. - -— Avreste voi confidenza nel sig. Bonacieux nostro ospite? - -— Io! niente affatto. - -— Oh! quanto fate bene, signore! - -— Ma perchè mi fai questa domanda? - -— Perchè! mentre discorrevate con lui, io lo osservava senza -ascoltarvi, signore; la sua figura ha cambiato due o tre volte di -colore. - -— Bah! - -— Signore, non avete rimarcato questo! preoccupato come eravate di -quella lettera che avevate ricevuta non avete rimarcato ciò; ma io, al -contrario, che stava all'erta pel modo strano con cui è entrata questa -lettera in casa, non ho perduto un movimento della sua fisonomia. - -— E tu l'hai trovata... - -— Traditora, signore. - -— Davvero? - -— Di più, tosto che il signore lo ebbe lasciato, e che passò l'angolo -della strada, il sig. Bonacieux ha chiusa la sua porta e si è messo a -correre per la strada opposta. - -— Infatti, tu hai ragione, Planchet, tutto questo mi sembra un poco -strano, e sta tranquillo, noi non gli pagheremo il nostro affitto se -non ci ha spiegato categoricamente l'affare. - -— Il signore celia, ma il signore vedrà. - -— Che vuoi tu, Planchet! ciò che deve accadere, sta scritto. - -— Il signore dunque non rinunzia alla sua passeggiata di questa sera? - -— Tutto il contrario, Planchet! con quanto più io l'avrò contro il sig. -Bonacieux, tanto più andrò all'appuntamento che mi ha assegnato quella -lettera che tanto ti agita. - -— Allora poi, se questa è la risoluzione del signore... - -— Innamovibile, amico mio; così adunque a sette ore tienti pronto qui -al palazzo, io verrò a prenderti. - -Planchet, vedendo che non vi era più alcuna speranza di fare rinunciare -al suo padrone il progetto, mandò un profondo sospiro e si mise a -strigliare il terzo cavallo. - -In quanto a d'Artagnan, siccome in fondo era un giovine pieno di -prudenza, invece di rientrare in casa sua, se ne andò a pranzare da -quel prete guascone, che, nel momento di ristrettezza dei quattro -amici, aveva loro data una colezione di cioccolata. - - - - -CAPITOLO XXIV. - -IL PADIGLIONE - - -A nove ore d'Artagnan era alla caserma delle guardie; egli trovò -Planchet, sotto le armi. Il quarto cavallo era giunto. - -Planchet era armato col suo moschetto e con una pistola. - -D'Artagnan aveva la sua spada, e mise alla sua cintura un paio di -pistole; quindi entrambi inforcarono un cavallo e partirono senza far -rumore. Era una notte oscura, e nessuno li vide sortire. Planchet si -mise dietro al suo padrone e camminava alla distanza di dieci passi. - -D'Artagnan traversò il fiume, sortì dalla porta della conferenza, e -seguì il grazioso sentiero, molto più bello allora che in oggi, e che -conduce a Saint-Cloud. - -Fino a tanto che furono in città, Planchet conservò rispettosamente la -distanza che si era imposta, ma quando il sentiero cominciò a divenir -più deserto e più oscuro, egli si avvicinò dolcemente, tanto bene, che -allorquando entrarono nel bosco di Boulogne, si ritrovò naturalmente -a camminare di fianco al suo padrone. Di fatto noi non dobbiamo -dissimulare che l'oscillazione dei grandi alberi e il riflesso della -luna sui tigli, gli cagionavano una viva inquietudine. D'Artagnan si -accorse che accadeva qualche cosa di straordinaria nel suo lacchè. - -— Ebbene! sig. Planchet, gli domandò, che cosa abbiamo di nuovo? - -— Non ritrovate voi, signore, che i boschi sono come le chiese? - -— Perchè, Planchet? - -— Perchè in questi non si osa parlare ad alta voce come in quelle. - -— E perchè non osi tu parlare ad alta voce, Planchet? perchè hai paura. - -— Paura di esser inteso? sì, signore. - -— Di essere inteso! ma pure la nostra conversazione è morale, mio caro -Planchet, e nessuno potrebbe ritrovarvi che dire. - -— Ah! signore, riprese Planchet ritornando alla sua idea primitiva, il -sig. Bonacieux ha pur qualche cosa di sinistro nel suo sopracciglio, e -di disgustoso nel movimento delle sue labbra! - -— Che diavolo ti fa pensare a Bonacieux? - -— Signore, si pensa a ciò che si può, e non a ciò che si vuole. - -— Perchè tu sei un poltrone, Planchet. - -— Signore, non confondiamo la prudenza con la poltroneria; la prudenza -è una virtù. - -— Tu sei virtuoso, non è vero, Planchet? - -— Signore, non è la canna di un moschetto quella che traluce laggiù, se -noi abbassassimo la testa?... - -— In verità, mormorò d'Artagnan, a cui ritornavano in mente le -raccomandazioni del sig. de Tréville; in verità questo animale finirà -col farmi paura. - -E mise il suo cavallo al trotto. - -Planchet seguì il movimento del suo padrone, come se fosse stata -esattamente la sua ombra, e si ritrovò a trottare vicino a lui. - -— Dovremo noi camminare così tutta la notte, signore? domandò egli. - -— No, Planchet tu sei arrivato. - -— Come! io sono arrivato, e voi, signore? - -— Io vado ancora qualche passo più avanti. - -— E il signore mi lascia qui solo? - -— Tu hai paura, Planchet? - -— No, ma io faccio osservare soltanto al signore, che la notte sarà -molto fredda, che la freschezza porta dei reumatismi, e che un lacchè -reumatizzato è un tristo servitore, particolarmente per un padrone -attivo come il signore. - -— Ebbene se tu hai freddo, Planchet, entrerai in una di quelle bettole -che vedi laggiù, e mi aspetterai dommattina alle sei davanti alla -porta. - -— Signore, io ho bevuto e mangiato rispettosamente lo scudo che mi -avete regalato questa mattina, dimodochè non mi resta neppur un soldo -traditore nel caso che avessi freddo. - -— Ecco una mezza doppia. Addio, a domani. - -D'Artagnan discese dal suo cavallo, infilò le redini nel braccio di -Planchet, e si allontanò rapidamente avviluppandosi nel suo mantello. - -— Mio Dio! che freddo che ho! gridò Planchet, tostochè ebbe perduto di -vista il suo padrone. - -E, ansioso come egli era per riscaldarsi, si affrettò di battere alla -porta di una casa adorna di tutti gli attributi di una bettola. - -Frattanto d'Artagnan, che si era gettato in un piccolo sentiero di -traverso, aveva continuata la sua strada ed era giunto a Saint-Cloud, -ma invece di seguire la strada maestra, voltò dietro al castello, -entrò in una specie di viottolo molto appartato, e si trovò ben presto -dirimpetto al padiglione indicato. Esso era posto in un luogo del tutto -deserto. Un gran muro all'angolo del quale era questo padiglione, si -innalzava di fianco a questo viottolo e dall'altra una siepe difendeva -dai passeggieri un piccolo giardino nel fondo del quale si innalzava -una trista capanna. - -Egli era giunto al luogo dell'appuntamento e siccome non gli era stato -detto di annunziare la sua presenza con alcun segnale, egli aspettò. - -Nessun rumore si fece intendere, si sarebbe detto che erano a cento -leghe dalla capitale: d'Artagnan si appoggiò alla siepe, dopo aver dato -un colpo d'occhio dietro a se. Al di là di questa siepe, di questo -giardino e di questa capanna, una folta nebbia avviluppava l'immenso -spazio su cui dorme Parigi; immensità vuota, rumoreggiante, ove -brillavano alcuni punti luminosi, stelle funeree di questo inferno. - -Ma per d'Artagnan tutti gli aspetti rivestivano una forma felice; -tutte le idee avevano un sorriso; tutte le tenebre diafane, l'ora -dell'appuntamento stava per suonare. - -Infatti, in capo a qualche istante, il martello di Saint-Cloud lasciò -cadere lentamente dieci colpi sulla larga campana. - -Vi era qualche cosa di lugubre in questa voce di bronzo, che si -lamentava in tal modo nel mezzo della notte. - -Ma ciascuno di quei colpi che componevano l'ora aspettata, vibrava -armoniosamente sul cuore del giovane. - -I suoi occhi erano fissi sul piccolo padiglione posto all'angolo del -muro, di cui tutte le finestre erano chiuse da persiane, eccettuatane -una sola al primo piano. - -A traverso di questa finestra risplendeva una dolce luce che -inargentava il fogliame tremolante di due o tre tigli, che si -innalzavano formando un gruppo al di fuori del palco. Evidentemente -dietro questa piccola finestra, così graziosamente illuminata, la bella -sig. Bonacieux l'aspettava. Un ultimo sentimento di pudore soltanto la -tratteneva ancora, ma ora che erano suonate le dieci, la finestra stava -per aprirsi, e d'Artagnan riceveva finalmente dalle mani dell'amore il -premio della sua affezione. - -Lusingato da questa dolce idea, d'Artagnan dal canto suo aspettò -una mezz'ora senza alcuna impazienza, cogli occhi fissi sopra questo -soggiorno, di cui dall'alto della finestra, d'Artagnan scuopriva una -parte del soffitto coi bassi rilievi dorati, che facevano fede della -eleganza del rimanente dell'appartamento. - -L'orologio di Saint-Cloud suonò dieci ore e mezzo. - -Questa volta, senza che d'Artagnan capisse il perchè, un brivido gli -percorse le vene. Fors'anche il freddo cominciava ad investirlo, e -prendeva per una impressione morale una sensazione del tutto fisica. - -Gli venne quindi l'idea di aver letto male, e che l'appuntamento fosse -per le undici ore soltanto. - -Si avvicinò alla finestra, si pose ad un raggio di luce, cavò -di saccoccia la lettera e la rilesse; egli non si era sbagliato, -l'appuntamento era per le dieci ore. - -Andò a riprendere il suo posto, cominciando ad essere molto inquieto -per quel silenzio, e per quella solitudine. - -Suonarono le undici ore. - -D'Artagnan cominciò a temere che veramente fosse accaduto qualche cosa -alla sig. Bonacieux. - -Battè tre colpi con le sue mani, segnale ordinario di tutti -gl'innamorati, ma nessuno gli rispose, neppure l'eco. - -Allora pensò con un certo dispetto che, forse la giovane sposa si fosse -addormentata nell'aspettarlo. - -Si avvicinò al muro e tentò di arrampicarvisi; ma il muro era di -recente intonacato, e d'Artagnan tentò inutilmente le sue unghie. - -In questo momento contemplò gli alberi di cui le foglie continuavano -ad esser inargentate dalla luce della finestra, e siccome uno di essi -sporgeva sul viottolo pensò che per mezzo di questo albero, il suo -sguardo avrebbe potuto penetrare nel padiglione. - -L'albero era facile. D'altronde d'Artagnan aveva appena 20 anni, e -per conseguenza si ricordava ancora del suo mestiere di scolaro. In un -istante fu tra i rami, e attraverso i vetri trasparenti, il suo sguardo -penetrò nell'interno del padiglione. - -Cosa strana e che fece fremere d'Artagnan dalla pianta dei piedi -alla radice dei capelli; questa cara luce, questa tranquilla lampada -illuminava una scena di spaventevole disordine, uno dei cristalli -della finestra era rotto, la porta della camera era stata sfondata, -e mezzo fracassata pendeva dai gangheri; una tavola che doveva essere -stata apparecchiata per una deliziosa cena, era rovesciata a terra; le -bottiglie in pezzi, le frutta schiacciate erano sparse pel pavimento. -In questa camera tutto provava che vi era accaduta una lotta violenta -e disperata; d'Artagnan credè pure di scorgere, in mezzo a quella -confusione, dei lembi di veste, e qualche macchia di sangue nella tenda -e nella tovaglia. - -Si affrettò di tornare a discendere nella strada, con un orribile -battito di cuore; volle vedere se avesse ritrovato altre tracce di -violenza. - -La piccola luce soave brillava sempre nella calma della notte. Allora -d'Artagnan si accorse, cosa che non aveva prima rimarcato, poichè -nessuna cosa lo spingeva a fare questo esame, che il suolo qua e là -pestato e affondato, presentava delle tracce di piedi d'uomini e di -cavalli, inoltre le ruote di una carrozza che sembrava venire dalla -direzione di Parigi, avevano solcato nella terra molle una profonda -rotaia che non oltrepassava il padiglione, e che voltava invece -nuovamente verso Parigi. - -Finalmente d'Artagnan, continuando le sue ricerche, ritrovò vicino al -muro un guanto stracciato di donna; e questo guanto, nei luoghi ove -non aveva toccato il suolo fangoso, presentava tutti i caratteri di un -guanto novissimo. Era uno di quei guanti profumati che gli innamorati -desiderano di togliere da una bella mano. - -A misura che d'Artagnan continuava le sue investigazioni, un sudore -più abbondante e più agghiacciato stillava dalla sua fronte; il suo -cuore era stretto da una orribile angoscia, la sua respirazione era -anelante; e pure, andava dicendo a se stesso per tranquillizzarsi, -che questo padiglione forse non aveva niente di comune colla signora -Bonacieux, e che la giovane sposa gli aveva dato appuntamento davanti -e non dentro a questo padiglione; che forse era stata trattenuta a -Parigi dal suo servizio, o dalla gelosia di suo marito. Ma tutti questi -ragionamenti erano battuti in trincea, erano distrutti, rovesciati da -quel sentimento d'intimo dolore che s'impadronisce di tutto il nostro -essere, e ci guida per mezzo di tutto ciò che è destinato in noi a -farci capire, che una gran disgrazia gravita su di noi. - -Allora d'Artagnan divenne quasi insensato, corse sulla strada maestra, -ritornò per quella via d'onde era venuto s'innoltrò fino alla barca, e -interrogò il passatore. - -Verso le sette ore di sera, il passatore aveva fatto traversare il -fiume ad una donna, avvolta in un mantello nero, che sembrava avesse -tutto l'interesse di non farsi conoscere; ma precisamente a cagione -di tutte le precauzioni che prendeva, il passatore vi aveva fatta una -maggiore attenzione, e si era accorto che essa era giovane e bella. - -Quantunque allora, come in oggi, vi fosse una quantità di donne belle -e giovani che andavano a Saint Cloud, e che avevano interesse di -non essere riconosciute, pure d'Artagnan non dubitò un momento che -non fosse stata la signora Bonacieux quella che il passatore aveva -rimarcata. - -D'Artagnan approfittò della lanterna del passatore per rileggere anche -una volta il biglietto della signora Bonacieux e assicurarsi che non -si era sbagliato, che l'appuntamento era realmente per le dieci ore a -Saint-Cloud e non altrove, davanti al padiglione del sig. Estrées e non -in altra strada. - -Tutto concorreva a provare a d'Artagnan che i di lui presentimenti non -lo ingannavano; e che era accaduta qualche gran disgrazia. - -Riprese correndo la via del castello; gli sembrava che nella sua -assenza potesse essere accaduto qualche cosa di nuovo, e che là lo -aspettassero nuove informazioni. - -Il viottolo era sempre deserto, e la stessa luce calma e dolce si -spandeva dalla finestra. - -Pensò allora d'Artagnan che quella cieca e muta capanna poteva parlare. - -La porta del recinto era chiusa, ma egli saltò per di sopra alla siepe, -e, ad onta dei latrati di un grosso cane alla catena, si avvicinò alla -capanna. - -Al primo colpo che battè, nessuno rispose. Lo stesso silenzio di morte -regnava nella capanna come nel padiglione; però, siccome questa capanna -era l'ultima risorsa, egli si ostinò. - -Ben presto gli sembrò sentire nell'interno un leggero rumore, rumore di -timore, e che sembrava esso stesso tremare per paura di essere inteso. - -Allora d'Artagnan cessò dal battere, e pregò con un accento -d'inquietudine e di promesse, di spavento e di lusinghe, in modo che -la sua voce era atta a tranquillizzare il più pauroso. Finalmente, si -aprì un vecchio sportello tarlato, o piuttosto si socchiuse, e richiuse -subito dopo che il debole raggio di una lampada ebbe percosso sulla -bandoliera, sulla guardia della spada e sulla incassatura delle pistole -di d'Artagnan. Però, per quanto fu rapido il movimento, d'Artagnan ebbe -il tempo di travedere la testa di un vecchio. - -— In nome del cielo! diss'egli, ascoltatemi; aspettava qualcuno che -non viene; io muoio d'inquietudine. Sarebbe accaduta qualche disgrazia -nelle vicinanze? Parlate. - -La finestra si aprì lentamente, e comparve di nuovo la stessa figura, -solamente essa era più pallida ancora della prima volta. - -D'Artagnan raccontò ingenuamente la sua storia fuorchè i nomi; gli -disse come aveva un appuntamento con una giovanotta davanti a quel -padiglione, e come, non vedendola venire, era salito sopra un tiglio, e -al chiarore della lampada aveva veduto il disordine della camera. - -Il vecchio lo ascoltò attentamente facendo segni che approvava il -tutto; quindi allorquando d'Artagnan ebbe finito, egli alzò la testa -con un aspetto che non annunziava niente di buono. - -— Che volete dire? gridò d'Artagnan, in nome del cielo! sentiamo, -spiegatevi. - -— Oh! signore, disse il vecchio, non mi domandate niente: poichè se io -vi dicessi quello che ho veduto, certamente non mi accadrebbe nulla di -buono. - -— Voi dunque avete veduto qualche cosa, in nome del cielo! continuò -egli gettandogli una mezza doppia, dite, dite ciò che avete veduto, cd -io vi do la mia parola da gentiluomo, che nessuna delle vostre parole -escirà dal mio cuore. - -Il vecchio lesse sul viso di d'Artagnan tanta franchezza e tanto -dolore, che gli fece cenno d'ascoltare; e disse a bassa voce: - -— Erano circa nove ore, aveva inteso qualche rumore sulla strada e -desiderava sapere ciò che poteva essere, allorchè nell'avvicinarmi -alla mia porta, m'accorsi che v'era chi cercava d'entrare. Siccome -son povero, e non ho paura di essere derubato, andai ad aprire, e vidi -tre uomini a poca distanza. Fra l'ombra vidi una carrozza con cavalli -attaccati e cavalli tenuti a mano. Questi cavalli tenuti a mano erano -evidentemente quelli dei tre uomini ch'erano vestiti da cavalieri. - -« — Miei buoni signori, gridai, che cosa domandate? - -« — Tu devi avere una scala, mi disse quegli che sembrava il capo della -scorta. - -« — Sì, signore, quella con cui raccolgo le mie frutta. - -« — Daccela, e rientra; ecco uno scudo per l'incomodo che ti -procuriamo. Ricordati però soltanto, che se dici una parola di quello -che or'ora vedrai, o sentirai (poichè sono persuaso che per quante -minacce ti possiamo fare, tu vorrai vedere e ascoltare) tu sei perduto. - -«A queste parole mi gettò uno scudo, che io raccolsi, ed egli prese la -mia scala. - -«Effettivamente dopo aver chiusa la porta della siepe dietro loro, feci -sembiante di ritornare in casa, ma ne risortii subito dalla porta di -dietro, mi strisciai fra l'oscurità, e giunsi fino a quel gruppo di -cerri in mezzo del quale potei veder tutto senza esser veduto. - -«I tre uomini fecero sortire un piccolo personaggio grosso, corto, -coi capelli grigi, vestito meschinamente di un colore scuro che salì -con precauzione per la scala guardò nascostamente nell'interno della -camera, discese a passo di lupo, e mormorò a bassa voce: - -«È lei! - -«Tosto quello che mi aveva parlato s'avvicinò alla porta del -padiglione, l'aprì con una chiave che aveva in saccoccia, richiuse la -porta e disparve. Nello stesso tempo gli altri due uomini salirono per -la scala. Il piccolo vecchio rimaneva presso la carrozza, un cocchiere -tratteneva i cavalli della carrozza, un lacchè custodiva quelli da -sella. - -«Ad un tratto altissime grida si fecero sentire nel padiglione, una -donna accorse alla finestra e l'aprì come per precipitarvisi. Ma -subito che vide i due uomini, ella si gettò indietro: i due uomini si -slanciarono dopo di lei nella camera. - -Allora io non vidi più niente, ma intesi il rumore dei mobili che si -rompevano. La donna gridava e chiamava soccorso. Ma ben presto queste -grida furono soffocate. Gli uomini si riavvicinarono alla finestra, -trasportando la donna fra le loro braccia; due discesero dalla scala -e la riportarono in carrozza, in cui dopo lei entrò il vecchio. Quello -che era rimasto nel padiglione richiuse l'invetriata un istante, dopo -sortì dalla porta, e andò ad assicurarsi che la donna era realmente -in carrozza; i suoi due compagni lo aspettavano di già a cavallo, egli -pure saltò sul suo; il lacchè prese il suo posto al lato del cocchiere; -la carrozza partì al gran galoppo scortata dai tre cavalieri, e -tutto fu finito. Da quel momento non ho più veduto, non ho più inteso -niente.» - -D'Artagnan oppresso da una così terribile notizia, restò immobile -e muto nel mentre che tutti i demonii della collera e della gelosia -urlavano nel suo cuore. - -— Ma, mio gentiluomo, riprese il vecchio, sul quale questa muta -disperazione produceva certo maggiore effetto che non avrebbero fatto -le grida e le lagrime; su via, non vi desolate; essi non ve l'hanno -uccisa; ecco l'essenziale. - -— Sapete voi, presso a poco, disse d'Artagnan, che uomo è quello che ha -condotta questa infame spedizione? - -— Io non lo conosco. - -— Ma poichè gli avete parlato, lo avete potuto vedere. - -— Ah! sono i suoi connotati quelli che mi chiedete? - -— Sì. - -— Un uomo grande, secco, bruno, baffi neri, occhio nero, e l'aspetto da -gentiluomo. - -— È lui! gridò d'Artagnan; sempre lui! sempre lui! è il mio demonio, a -quanto pare. E l'altro? - -— Quale? - -— Il piccolo. - -— Oh! quello non è un signore; ve ne garantisco; d'altronde egli -non portava la spada, e gli altri lo trattavano senza alcuna -considerazione. - -— Qualche lacchè, mormorò d'Artagnan. Ah! povera donna! chi sa che cosa -ne hanno fatto! - -— Voi mi avete promesso il secreto, disse il vecchio. - -— E vi rinnovo la mia promessa; siate tranquillo, io sono un -gentiluomo. Un gentiluomo non ha che la sua parola, ed io vi do la mia. - -D'Artagnan, coll'animo spossato, riprese il cammino della barca. A -momenti egli non poteva credere che fosse la signora Bonacieux, e -sperava di rivederla all'indomani al Louvre; a momenti credeva che -avesse avuto un intrigo con qualcun altro, e che un geloso l'avesse -fatta sorprendere e rapire. Egli fluttuava, si desolava, si disperava. - -— Oh! se avessi qui i miei amici! gridava egli, almeno avrei qualche -speranza di ritrovarla; ma chi sa che cosa è avvenuto di loro stessi. - -Era circa mezzanotte; trattavasi di Planchet. D'Artagnan si fece aprire -successivamente tutte le bettole nelle quali scoprì un poco di luce; in -nessuna di esse ritrovò Planchet. - -Alla sesta, cominciò a riflettere che la domanda era un poco azzardosa. -D'Artagnan aveva dato appuntamento al suo lacchè per le sei della -mattina, ed in qualunque luogo egli si fosse ritirato, era nel suo -diritto. - -D'altronde venne al giovane questa idea, che restando nelle vicinanze -del luogo ov'era accaduto l'avvenimento, otterrebbe forse qualche -schiarimento su questo misterioso affare. Alla sesta bettola, come -si disse, d'Artagnan dunque si fermò, chiese una bottiglia di vino -di prima qualità, si appoggiò al gomito nell'angolo il più oscuro; -e si decise di aspettare così il giorno; questa volta pure la sua -speranza fu delusa, e quantunque ascoltasse ad orecchie tese, non -sentì, in mezzo alle imprecazioni, ai lazzi ed alle ingiurie che si -andavano scambiando fra di loro gli operai, i lacchè e i birocciai -che componevano l'onorevole società di cui egli faceva parte, niente -che potesse metterlo sulle tracce della povera donna rapita. Gli fu di -necessità, dopo dì avere bevuta la sua bottiglia, tanto per ingannare -il tempo, come per non risvegliare sospetti, di cercare in un angolo la -posizione più possibilmente soddisfacente, e addormirsi o bene o male. -D'Artagnan, si sa che aveva vent'anni, e a questa età il sonno ha dei -diritti imprescrittibili che reclama imperiosamente, anche nei cuori i -più disperati. - -D'Artagnan si risvegliò verso le sei ore del mattino, con quel -mal'essere che d'ordinario accompagna la punta del giorno, dopo una -cattiva notte. La sua toaletta non era lunga da farsi; si tastò per -assicurarsi che non avevano approfittato del suo sonno per rubarlo, -ed avendo ritrovato il suo diamante al suo dito, la borsa nella sua -tasca, e le sue pistole alla cintura, si alzò; pagò la sua bottiglia, -e sortì per vedere se sarebbe stato più fortunato nella ricerca del -suo lacchè la mattina, di quello che la notte. In fatti, la prima cosa -che scoperse, a traverso la nebbia umida e grigiastra, fu l'onesto -Planchet, che con i due cavalli alla mano, lo aspettava davanti una -piccola bettola oscura, innanzi la quale d'Artagnan era passato, senza -neppure sospettare della esistenza di lui. - - - - -CAPITOLO XXV. - -PORTHOS - - -Invece di rientrare direttamente in casa sua, d'Artagnan mise piede -a terra alla porta del sig. de Tréville e montò rapidamente la scala. -Questa volta egli era deciso di raccontargli tutto quanto era accaduto. -Senza fallo gli avrebbe dati dei buoni consigli in tutto questo affare, -poi, siccome il sig. de Tréville vedeva quasi tutti i giorni la regina, -potrebbe ottenere da Sua Maestà qualche informazione sulla povera -donna, alla quale forse facevano scontare il suo attaccamento per la -sua padrona. - -Il sig. de Tréville ascoltò il racconto del giovane con una gravità che -provava che egli vedeva in tutta questa avventura tutt'altra cosa che -un intrigo amoroso, quindi, quando d'Artagnan ebbe finito: - -— Hum! diss'egli, tutto ciò odora di Sua Eccellenza una lega distante. - -— Ma che fare? disse d'Artagnan. - -— Niente, assolutamente niente, a quest'ora, se non che lasciare -Parigi, come l'ho detto, ed il più presto possibile. Io vedrò la -regina, le racconterò i particolari della sparizione di questa povera -donna, ch'ella senza dubbio ignora. Questi particolari la guideranno -certamente, dal canto suo, e al vostro ritorno, forse avrò qualche -buona notizia da darvi. Restatevene sicuro su me. - -D'Artagnan sapeva che quantunque Guascone, il sig. de Tréville non -aveva l'abitudine di promettere, e che, quando per caso prometteva, -manteneva più di quello che aveva promesso. Egli dunque lo salutò, -pieno di riconoscenza pel passato e per l'avvenire, ed il degno -capitano che, dal canto suo, provava un vivo interesse per questo -giovine così bravo e così risoluto, gli strinse affettuosamente la -mano, e gli augurò un buon viaggio. - -Deciso di mettere in pratica i consigli del sig. de Tréville, -d'Artagnan s'incamminò verso la strada dei Fossoyeurs, affine di -vegliare ai preparativi del suo viaggio. Avvicinandosi al n. 11, -riconobbe il sig. Bonacieux in abito da mattina, in piedi sul limitare -della sua porta. Tutto ciò che gli aveva detto il giorno innanzi -Planchet sul carattere sinistro del ospite, ritornò allora al pensiero -di d'Artagnan, che lo guardò più attentamente che aveva fatto fino -allora. Infatti, oltre quel pallore giallastro e malaticcio, che indica -l'infiltrazione della bile nel sangue, e che d'altronde poteva essere -solamente accidentale, d'Artagnan rimarcò qualche cosa di perfida -ribalderia nell'attitudine delle rughe del suo viso. Un birbante non -ride nello stesso modo che un galantuomo, un ipocrita non piange nello -stesso modo che un uomo di buona fede. Ogni falsità è una maschera, e -per quanto questa maschera sia ben fatta, si giunge sempre, con un poco -d'attenzione, a distinguerla da un vero viso. - -Sembrò adunque a d'Artagnan che il signor Bonacieux portasse una -maschera, e che di più questa maschera fosse delle più disaggradevoli a -vedersi. - -Egli stava adunque, vinto dalla sua riputazione per questo uomo, per -passare davanti a lui senza parlargli, quando come aveva fatto il -giorno innanzi, il sig. Bonacieux lo interpellò. - -— Ebbene, giovinotto, gli disse, mi sembra che noi facciamo delle -grasse nottate? sette ore del mattino, peste! Sembra che voi rivoltiate -tutte le abitudini comuni, mentre rientrate all'ora che gli altri -sortono. - -— Non vi si potrà fare lo stesso rimprovero, mastro Bonacieux, disse -il giovine, che voi siete il modello delle persone regolate. È vero -che quando si possiede una giovane e bella sposa non si ha bisogno di -correr dietro alla fortuna: è la fortuna che viene a trovare, non è -vero sig. Bonacieux? - -Bonacieux divenne pallido come un cadavere, facendo uno sconcio sorriso. - -— Ah! ah! disse Bonacieux, voi siete uno scherzoso compagno. Ma dove -diavolo siete stato a correre questa notte, mio giovane padrone? sembra -che non faccia buono nelle strade traverse. - -D'Artagnan abbassò i suoi occhi verso gli stivali tutti ricoperti di -fango; ma con lo stesso movimento portò i suoi sguardi sulle scarpe -e sulle calze del merciaio: si sarebbe detto che le avesse immerse -nello stesso fango, gli uni e le altre erano macchiate di lordure -assolutamente eguali. - -Allora un'idea subitanea traversò lo spirito di d'Artagnan. Quel -piccolo uomo grosso, corto, grigiastro, quella specie di lacchè, -vestito con abito scuro, trattato senza riguardi dagli uomini d'arme -che componevano la scorta, era lo stesso Bonacieux. Il marito aveva -presieduto al rapimento di sua moglie. - -Venne allora a d'Artagnan una volontà terribile di saltare alla gola -del merciaio, e di strangolarlo; ma noi lo abbiamo detto, egli era un -giovane molto prudente, e perciò si contenne. Però la rivoluzione che -si era fatta nel suo viso, era stata così visibile, che Bonacieux ne -fu spaventato, e tentò di dare addietro un passo; ma egli trovavasi -precisamente davanti al battente della porta, che era chiusa, e -l'ostacolo materiale che incontrò lo sforzò di trattenersi allo stesso -posto. - -— Ma, voi che scherzate, mio bravo uomo, disse d'Artagnan, mi sembra, -che se i miei stivali hanno bisogno della spugna, le vostre calze e le -vostre scarpe abbiano bisogno della spazzola. Forse che, dal vostro -canto, voi pure avete avuto bisogno di correre la campagna, mastro -Bonacieux? Ah! diavolo! non sarebbe perdonabile ad un uomo della vostra -età, e che, di più, ha una bella moglie come la vostra. - -— Oh! mio Dio, no, disse Bonacieux, ma ieri sono stato a Saint-Mandè -per prendere delle informazioni sopra di una serva, di cui non posso -assolutamente fare a meno, e siccome le strade erano cattive, mi sono -imbrattato con questo fango, che non ho ancora avuto il tempo di fare -scomparire. - -Il luogo che indicava Bonacieux, come quello che era stato la meta -della sua corsa, fu una nuova prova in appoggio dei sospetti che -aveva concepiti d'Artagnan. Bonacieux aveva detto Saint-Mandè, perchè -Saint-Mandè è il punto assolutamente opposto a Saint-Cloud. - -Questa probabilità gli fu una prima consolazione. Se Bonacieux sapeva -ove era sua moglie, si potrebbe sempre, impiegando mezzi estremi, -costringere il merciaio a schiudere i denti ed a lasciare sfuggire -il segreto. Si trattava soltanto di cambiare questa probabilità in -certezza. - -— Perdono, mio caro Bonacieux, se io tratto con voi senza complimenti, -ma niente mi altera tanto, quanto il non aver dormito; io ho una sete -rabbiosa; permettetemi adunque di prendere un bicchier d'acqua in casa -vostra; voi lo sapete, ciò non si nega ad un vicino. - -E senza aspettare il permesso del suo ospite, d'Artagnan entrò -prestamente in casa, e gettò un rapido colpo d'occhio sul letto. Il -letto non era stato guastato. Bonacieux non era andato a riposare. -Era dunque soltanto un'ora o due che era entrato; aveva accompagnato -sua moglie fino al luogo ove era stata condotta, o per lo meno fino al -primo cambio di cavalli. - -— Grazie, mastro Bonacieux, disse d'Artagnan vuotando il suo bicchiere, -ecco tutto ciò che io voleva da voi; ora rientro nelle mie camere, vado -a farmi spazzolare gli stivali da Planchet, e quando avrà finito, ve lo -manderò, se volete, per spazzolare le vostre scarpe. - -Egli lasciò il merciaio sbalordito da questo singolare addio, e si -domandò, se erasi infilzato da se stesso. - -Sull'alto della scala, trovò Planchet tutto spaventato. - -— Ah! signore, gridò il lacchè, subito che scorse il suo padrone, -eccone un'altra, e mi rincresceva che tardaste a rientrare! - -— Che c'è dunque? domandò d'Artagnan. - -— Oh! io ve la lascio indovinare in cento, ve la lascio in mille a -indovinare la visita che ho ricevuto nella vostra assenza. - -— E quando? - -— Sarà una mezz'ora, mentre voi eravate dal sig. de Tréville. - -— E chi è venuto adunque? sentiamo, parlate. - -— Il sig. de Cavois. - -— Il sig. de Cavois. - -— In persona. - -— Il capitano delle guardie di Sua Eccellenza? - -— Lui stesso. - -— Egli veniva ad arrestarmi! - -— Io ne ho dubitato, signore, e ciò malgrado la sua aria lusinghiera. - -— Aveva l'aria lusinghiera, dici tu? - -— Vale a dire, egli era tutto miele signore. - -— Davvero? - -— Egli veniva, a quando disse, per parte di sua Eccellenza, che vi vuol -molto bene, per pregarvi di seguirlo al Palazzo Reale. - -— E tu gli hai risposto? - -— Che la cosa era impossibile, attesochè voi eravate fuori di casa, -come poteva verificare. - -— Allora che cosa ha detto? - -— Che voi non manchiate nella giornata di passare da lui; quindi -ha soggiunto a bassa voce: «Dì al tuo padrone che Sua Eccellenza è -disposto benissimo in di lui favore, che la sua fortuna forse dipende -da questa visita.» - -— Il laccio è teso con poca furberia per parte del ministro, riprese -sorridendo il giovane. - -— Io pure ho veduto il laccio, ed ho risposto, che voi ne sareste -disperato al vostro ritorno. - -« — E dove è andato? chiese il signor de Cavois. - -« — A Troyes nella Champagne, ho risposto. - -« — E quando è partito? - -« — Ieri sera. - -— Planchet, amico mio, interruppe d'Artagnan tu sei veramente un uomo -prezioso. - -— Voi capirete, signore, io ho pensato che sareste sempre in tempo di -smentirmi, se voi desiderate vedere il sig. de Cavois, dicendo che non -eravate partito; in questo caso sarei io che avrei detta la bugia, e -siccome io non sono un gentiluomo, così posso mentire. - -— Assicurati, Planchet, tu conserverai la tua riputazione di uomo -veridico; fra un quarto d'ora noi partiremo. - -— Questo era il consiglio che voleva dare al signore; senza esser -troppo curioso, posso io sapere dove andremo? - -— Perdinci! dalla parte opposta a quella verso la quale tu hai detto -che io sono andato. D'altronde, non hai tu pure gran fretta di avere -notizie di Grimaud, di Mousqueton e di Bazin, come ho io di sapere ciò -che sia avvenuto di Athos, Porthos e Aramis? - -— Sì, certamente, signore, ed io partirò quando vorrete: l'aria di -provincia sarà migliore per noi, a quanto credo, in questo momento, di -quello che l'aria di Parigi. Così dunque - -— Così dunque, fa il nostro fagotto, Planchet, e partiamo; io me ne -vado avanti colle mani in saccoccia, perchè nessuno dubiti di niente, -tu mi raggiungerai alla caserma delle guardie. A proposito Planchet io -credo che tu abbia ragione sul conto del nostro padrone di casa, e che -egli sia decisamente una terribile canaglia. - -— Ah! credetemi, signore, quando vi dico qualche cosa, io sono -fisonomista: andiamo! - -D'Artagnan discese pel primo nel modo che era stato convenuto; -quindi, per non avere niente a rimproverarsi, si diresse una seconda -volta verso l'abitazione dei suoi tre amici: non si era ricevuta -alcuna notizia di loro; soltanto era giunta per Aramis una lettera -tutta profumata con una soprascritta di un carattere molto elegante. -D'Artagnan se ne incaricò. Dieci minuti dopo, Planchet lo raggiunse -nelle scuderie della caserma delle guardie. D'Artagnan per non perder -tempo, aveva già da se stesso insellato il suo cavallo. - -— Sta bene, disse egli a Planchet, quando questi ebbe allacciata la -valigia; ora in sella gli altri tre cavalli e partiamo. - -— Credete voi che anderemo più presto con due cavalli per ciascuno? -domandò Planchet con la sua aria furbesca. - -— No, signor cattivo scherzatore, rispose d'Artagnan, ma coi nostri -quattro cavalli potremo riconoscere i nostri tre amici, se tutta volta -li troveremo vivi. - -— Cosa che sarà una gran combinazione, rispose Planchet; ma finalmente -non bisogna disperare della misericordia di Dio. - -— Amen, disse d'Artagnan saltando sul suo cavallo. - -Ed entrambi sortirono dalla caserma delle guardie, allontanandosi -ciascuno da una parte opposta della strada; l'uno dovea sortire da -Parigi per la barriera della Villette, e l'altro dalla barriera -Montemartre, per ricongiungersi al di la di S. Dionigi: manovra -strategica, che, essendo stata eseguita con una eguale puntualità, -fu coronata dai più felici resultati. D'Artagnan e Planchet entrarono -dunque assieme a Perrefitte. - -Planchet era più coraggioso, bisogna dirlo, il giorno che la notte. - -Però la sua prudenza naturale non lo abbandonava un solo istante, egli -non aveva dimenticato tutti gli incidenti del primo viaggio, e riteneva -per nemici tutti quelli che incontrava sulla strada. Ne risultava che -egli aveva continuamente il cappello alla mano, cosa che gli procurava -delle severe riprensioni per parte di d'Artagnan, il quale temeva che, -mercè quest'eccesso di gentilezza, non fosse stimato il servitore di un -uomo da poco. - -Però, sia che effettivamente quelli che passavano, fossero tocchi -dall'urbanità di Planchet, sia che questa volta non fosse stato -appostato nessuno sulla strada, i nostri due viaggiatori giunsero -a Chantilly senza alcun accidente, e discesero all'albergo del gran -San Martino, quello stesso nel quale si erano fermati nel loro primo -viaggio. - -L'oste vedendo un giovane seguito da un lacchè con due cavalli a mano, -si avanzò rispettosamente sulla porta dell'albergo. Ora siccome aveva -già fatto undici leghe, d'Artagnan giudicò a proposito di fermarsi, -fosse o non fosse Porthos nell'albergo. Quindi fors'anche non era -prudente informarsi di primo tratto su ciò che era avvenuto del -moschettiere. Ne risultò da queste riflessioni, che d'Artagnan senza -domandare notizie di chicchessia, discese; raccomandò i suoi cavalli al -suo lacchè; entrò in una piccola camera destinata a ricever quelli che -desideravano restar soli, e domandò all'oste una bottiglia del miglior -vino, ed una colezione la più buona che fosse possibile, domanda, che -corroborò ancora la buona opinione che l'albergatore aveva fatta del -giovane viaggiatore a prima vista. - -In tal guisa, d'Artagnan, fu servito con una celerità miracolosa. Il -reggimento delle guardie si reclutava fra i primi gentiluomini del -regno, e d'Artagnan, seguìto da un lacchè e viaggiando con quattro -cavalli magnifici, non poteva, ad onta della semplicità del suo -uniforme, fare a meno di ridestare sensazione. L'oste volle servirlo -da se; vedendo la qual cosa, d'Artagnan fece portare due bicchieri, e -intavolò la seguente conversazione: - -— In fede mia, mio caro albergatore, disse d'Artagnan riempiendo i -due bicchieri, io vi ho domandato del vostro miglior vino, e se voi mi -avete ingannato, sarete punito dal vostro stesso peccato, attesocchè, -siccome io detesto di bere solo, voi dovrete bere con me. Prendete -dunque questo bicchiere, e beviamo. Alla salute di chi beveremo noi, -senza ferire alcuna suscettibilità? Beviamo alla prosperità del vostro -stabilimento. - -— Vostra signoria mi fa onore, disse l'oste, ed io la ringrazio -sinceramente del suo buon augurio. - -— Ma non v'ingannate, disse d'Artagnan vi è forse più egoismo di -quello che non credete nel mio brindisi; non sono che gli stabilimenti -che prosperano quelli in cui si è ricevuti bene, negli stabilimenti -che pericolano, tutto va allo sbaraglio, e il viaggiatore è vittima -degli imbarazzi del suo albergatore; ora, io che viaggio molto, e -particolarmente su questa strada, vorrei vedere tutti gli albergatori -far fortuna. - -— Infatti, disse l'oste, non mi sembra che questa sia la prima volta -che ho l'onore di vedere il signore. - -— Bah! io sono passato almeno dieci volte, almeno tre o quattro mi sono -fermato qui da voi. Anzi io vi era ancora circa dodici giorni sono, e -serviva di guida a dei miei amici, a dei moschettieri, a tal segno che -un di essi ha avuta una disputa con uno straniero, con uno sconosciuto -che gli ha mosso non so qual contesa. - -— Ah! sì è vero! disse l'oste, e me lo ricordo perfettamente. Non è il -signor Porthos quello di cui vuol parlarmi Vostra signoria? - -— Questo è precisamente il nome del mio compagno di viaggio. Mio Dio! -mio caro oste, ditemi, gli accadde forse qualche disgrazia? - -— Ma Vostra Signoria dovè aver rimarcato che egli non ha potuto -continuare il viaggio. - -— Infatti, ci aveva promesso di raggiungerci, e noi non lo abbiamo più -veduto. - -— Ci ha fatto l'onore di restar qui. - -— Come vi ha fatto l'onore di restar qui? - -— Sì, signore, in questo albergo; anzi noi siamo inquieti. - -— E di che? - -— Di certe spese che ha fatte. - -— Ebbene! ma le spese che ha fatte le pagherà. - -— Ah! signore, voi mi mettete davvero del balsamo nel sangue. Noi -abbiamo fatto delle grandissime e forti anticipazioni, ed anche questa -mattina il chirurgo ci dichiarava che se il signor Porthos non lo -pagava, si sarebbe rivoltato contro di me, attesochè sono stato io che -l'ho mandato a chiamare. - -— Ma Porthos è dunque ferito? - -— Non saprei dirvelo, signore. - -— Come, non sapreste dirmelo? voi però dovreste esser informato meglio -di qualunque altro. - -— Sì, ma nel nostro stato noi non diciamo tutto quello che sappiamo, -signore, soprattutto quando siamo stati avvisati che le nostre orecchie -risponderanno della nostra lingua. - -— Ebbene! posso io vedere Porthos? - -— Certamente, signore. Salite la scala, montate al primo piano, battete -al n. 1, e avvisatelo soltanto che siete voi. - -— Come, che lo prevengo che sono io? - -— Sì, perchè vi potrebbe accadere qualche disgrazia. - -— E che disgrazia volete che mi accada? - -— Il signor Porthos potrebbe prendervi per qualcuno della casa, e, in -un movimento di collera, trapassarvi il corpo colla spada, o bruciarvi -le cervella. - -— Che cosa dunque gli avete fatto? - -— Noi abbiamo chiesto del danaro. - -— Ah! diavolo! capisco che questa è una domanda che Porthos, riceve -sempre male quando non ha fondi, ma io so che deve averne. - -— Questo è quanto abbiamo pensato noi pure, signore: e siccome -l'albergo è ben regolato, e noi facciamo i nostri conti una volta la -settimana, in capo ad otto giorni gli abbiamo presentato il suo conto, -ma parve che scegliessimo un cattivo momento, poichè alla prima parola -che abbiamo pronunciata sulla cosa, ci ha inviati a tutti i diavoli; è -però vero che il giorno innanzi aveva giuocato. - -— Come, egli aveva giuocato il giorno innanzi? e con chi? - -— Oh! mio Dio! chi lo sa? con un signore ch'era qui di passaggio, e al -quale aveva fatto proporre una partita. - -— E così, il disgraziato avrò certamente perduto tutto. - -— Perfino il suo cavallo, signore; perchè quando il forestiere è stato -per partire, ci siamo accorti che il suo lacchè insellava il cavallo -del sig. Porthos. Allora gli abbiamo fatto rispondere che eravamo -facchini a dubitare della parola di un gentiluomo, che avendo egli -detto che quel cavallo era suo, bisognava bene che fosse suo. - -— Io lo riconosco bene da ciò, mormorò d'Artagnan. - -— Allora, continuò l'oste, gli feci dire che dal momento che sembravamo -destinati a non intenderci sull'argomento dei pagamenti, sperava che -avrebbe almeno avuto la bontà di accordare l'onore della sua pratica al -mio confratello, il padrone dell'Aquila d'Oro; ma il signor Porthos mi -rispose che il mio albergo essendo il migliore, desiderava restarvi. -Questa risposta era troppo lusinghiera perchè io insistessi sulla -sua partenza. Mi limitai dunque a pregarlo di lasciarmi libera la -sua camera, che è la migliore del mio albergo, e che si contentasse -di un piccolo e bel gabinetto al terzo piano. Ma a questo il signor -Porthos rispose che siccome egli aspettava da un momento all'altro la -sua amica, che era una delle più grandi dame della Corte, io doveva -capire che la camera che mi faceva l'onore di abitare presso di me, era -ancora al di sotto del mediocre per una simile signora. Però mentre -riconosceva la verità di quanto egli diceva, io mi credei in dovere -d'insistere; ma, senza neppure darsi la pena d'entrare in discussioni -meco, prese una pistola, la mise sul suo tavolino da notte, e -dichiarò che alla prima parola che io gli avessi detto di uno sgombero -qualunque, all'interno o all'esterno, egli brucerebbe le cervella di -quello che fosse così imprudente per mischiarsi in una cosa che non -riguardava che lui solo. Così, da quel tempo, signore, nessuno ha messo -più piede nella sua camera fuori del suo domestico. - -— Mousqueton è dunque qui? - -— Sì, signore, cinque giorni dopo la sua partenza egli è ritornato -di molto cattivo umore per parte sua; sembrava che egli pure avesse -sofferto dei dispiaceri nel suo viaggio. Disgraziatamente esso si regge -più in piedi del suo padrone; ciò che fa pel suo padrone, costui mette -tutto sottosopra, attesochè, siccome pensa che gli potrebbe venir -negato quanto domanda, prende da per se tutto ciò di cui ha bisogno -senza domandarlo. - -— Il fatto è, rispose d'Artagnan, che ho sempre rimarcato in Mousqueton -un'affezione ed una intelligenza straordinaria. - -— Ciò è possibile, signore; ma supponete che mi accada soltanto quattro -volte all'anno di abbattermi in una simile affezione e intelligenza, ed -io sono un uomo rovinato! - -— No, perchè Porthos vi pagherà. - -— Hum! fece l'oste con un tuono di dubbio. - -— Egli è il favorito di una grandissima dama, che non lo lascerà -nell'imbarazzo per una miseria come quella che vi deve. - -— Se io osassi di dire ciò che ne penso su questo argomento... - -— E che cosa ne pensate voi? - -— Io dirò di più, ciò che ne so. - -— Ciò che voi sapete? - -— È anzi ciò di cui sono sicuro. - -— E di che cosa siete sicuro, vediamo? - -— Direi che conosco questa gran dama. - -— Voi? - -— Sì, io. - -— E come la conoscete voi? - -— Oh! signore, se credessi di potermi fidare della vostra discretezza. - -— Parlate, e, fede di gentiluomo, non avrete a pentirvi della vostra -confidenza. - -— Ebbene, signore, voi capirete, l'inquietudine fa fare molte cose. - -— E che cosa avete fatto? - -— Oh! niente d'altronde che non stia nei diritti di un creditore. - -— Ma in fine. - -— Il signor Porthos ci ha rimesso un biglietto per questa duchessa, -raccomandandoci di gettarlo alla posta. Il suo domestico non era ancor -giunto. Siccome egli non poteva lasciare la sua camera, bisognava bene -che ci incaricasse delle sue commissioni. - -— In seguito? - -— Invece di mettere la lettera alla posta, cosa che non è mai sicura, -abbiamo approfittato dell'occasione di uno dei nostri servitori che -andava a Parigi, e gli abbiamo raccomandato di rimetterla nelle proprie -mani della duchessa. Questo era un adempiere le intenzioni del signor -Porthos, che ci aveva tanto raccomandato caldamente questa lettera, non -è vero? - -— All'incirca. - -— Ebbene! signore sapete voi che cosa è questa gran dama? - -— No, ne ho inteso parlare da Porthos, e niente altro. - -— Sapete voi che cosa è questa pretesa duchessa? - -— Ve lo ripeto, io non la conosco. - -— È una vecchia procuratrice del Chàtelet, signore, chiamata la signora -Coquenard, la quale ha almeno cinquant'anni, o si dà ancora delle -pretese di gelosia. Ciò mi è sembrato tanto singolare, una duchessa che -abita nella strada degli Orsi! - -— E come sapete questo? - -— Perchè ella è montata io una gran collera ricevendo la lettera, -dicendo che il signor Porthos era molto volubile, e che era certamente -per un qualche affare di donna che aveva ricevuto questo colpo di -spada. - -— Ma dunque, egli è stato ferito. - -— Oh! mio Dio! io l'ho detto! - -— Voi avete detto che Porthos ha ricevuto un colpo di spada. - -— Si, ma egli mi aveva fortemente proibito di dirlo! - -— E perchè? - -— Diamine! signore, perchè si era vantato di perforare quello -straniero con cui lo avevate lasciato in disputa, e questo straniero -all'incontro, ad onta di tutte le sue rodomontate, l'ha steso sul -suolo. Ora siccome il signor Porthos è un uomo molto glorioso, eccetto -verso la sua duchessa, che aveva creduto di interessarla facendole il -racconto della sua avventura, non vuol confessare ad alcuno di aver -ricevuto un colpo di spada. - -— Per tal modo, è dunque un colpo dì spada che lo trattiene in letto? - -— È un colpo da maestro ancora, ve lo assicuro. Bisogna dire che il -vostro amico abbia l'anima invecchiata in corpo. - -— Voi dunque eravate presente. - -— Signore, io li aveva seguiti per curiosità, di modo che ho veduto il -combattimento senza che i combattenti abbiano veduto me. - -— E come è andata dunque? - -— Oh! l'affare non è stato lungo, ve lo garantisco. Si sono messi -in guardia, lo straniero ha fatto una finta ed è andato a fondo, e -tutto ciò con tale rapidità, che quando il signor Porthos è corso -alla parata, aveva già tre pollici di ferro nel petto. Egli è caduto -indietro. Lo straniero gli ha messo la punta della spada alla gola, ed -il signor Porthos, vedendosi alla discrezione del suo avversario, si è -confessato vinto. Dietro a ciò lo straniero gli ha chiesto il suo nome, -e sentendo che si chiamava Porthos e non d'Artagnan, gli ha offerto -il suo braccio, lo ha ricondotto all'albergo, è montato a cavallo ed è -scomparso. - -— Così, era il signor d'Artagnan che voleva questo straniero? - -— Sembra di sì. - -— E sapete voi che cosa ne sia avvenuto? - -— No, io non l'aveva mai veduto prima di quel momento, e non lo abbiamo -riveduto dipoi. - -— Benissimo, io so quanto voleva sapere. Ora voi dite che la camera di -Porthos è al primo piano, numero 1? - -— Sì, signore, la più bella dell'albergo; una camera che avrei già -avuto l'occasione d'affittare dieci volte. - -— Bah! tranquillizzatevi, disse d'Artagnan ridendo; Porthos vi pagherà -col danaro della duchessa Coquenard. - -— Oh! signore, procuratrice o duchessa, se ella rallentasse i cordoni -della sua borsa, non sarebbe niente: ma ella ha positivamente risposto -ch'era stanca delle esigenze e delle infedeltà del sig. Porthos, e che -non avrebbe mandato un soldo. - -— E avete voi data questa risposta al vostro ospite? - -— Oh! signore, noi ce ne siamo ben guardati; egli avrebbe veduto in -qual modo abbiamo adempito la sua commissione. - -— Tanto che egli aspetta sempre il danaro? - -— Oh! mio Dio! sì. Jeri pure ha scritto; ma questa volta fu il suo -domestico che mise la lettera di lui alla posta. - -— E voi dite, che la signora è vecchia e brutta? - -— Cinquant'anni almeno, signore, e niente affatto bella, a quanto -assicura Pataud. - -— In questo caso siate tranquilli, che si lascerà intenerire; -d'altronde Porthos non dovrà darvi gran cosa. - -— Come non dovrà darmi gran cosa! una ventina di doppie almeno, senza -contare il medico. Oh! egli non si priva di niente, sì vede che è -abituato a viver bene. - -— Ebbene! se la sua amica lo abbandona, egli ritroverà degli amici, io -ve ne garantisco. Così, mio caro albergatore, continuate ad avere per -lui tutti i riguardi che esige il suo stato. - -— Il signore mi ha promesso di non dire una parola sulla ferita? - -— Questa è cosa convenuta, avete, la mia parola. - -— Oh! egli mi ucciderebbe certamente! - -— Non abbiate paura, egli non è tanto diavolo quanto sembra. - -E dicendo queste parole, d'Artagnan salì la scala, lasciando il suo -oste un poco più tranquillizzato sul conto delle due cose alle quali -sembrava essere molto attaccato: il suo credito e la sua vita. - -In capo alla scala sulla porta la più apparente del corridoio, era -dipinto coll'inchiostro nero un gigantesco n. 1; d'Artagnan battè un -colpo, e sull'invito d'innoltrarsi che gli venne dall'interno, entrò. - -Porthos era a letto, e giuocava una partita ai dadi con Mousqueton, -onde esercitare la mano nel mentre che uno spiedo carico di pernici -girava davanti al fuoco, e a ciascun angolo di questo cammino, su -due treppiedi, due cassarole da cui esalava un odore di fricassea -di conigli e di pesce alla marinara che consolava l'odorato. Inoltre -l'alto di un _secreter_, e il marmo di una _consolle_ erano ricoperti -di bottiglie vuote. - -Alla vista del suo amico, Porthos gettò un grido di gioia, e -Mousqueton, alzandosi rispettosamente, gli cedè il posto, e andò a -dare un colpo d'occhio alle due casserole di cui sembrava avere la -particolare ispezione. - -— Ah! perdinci! siete voi, disse Porthos a d'Artagnan con una certa -inquietudine, saprete forse ciò che mi è accaduto? - -— No. - -— L'oste non vi ha detto niente? - -— Io ho chiesto la vostra camera, e vi sono salito direttamente. - -Porthos sembrò respirare più liberamente. - -— E che cosa dunque vi è accaduto, mio caro Porthos? continuò -d'Artagnan. - -— Mi è accaduto, che andando a fondo sul mio avversario, al quale aveva -già allungato tre buoni colpi di spada, e col quale voleva finirla con -un quarto, il mio piede si portò sopra una pietra, e mi sono stravolto -un ginocchio! - -— Davvero! - -— Sul mio onore. Fortunatamente per il marrano, perchè io non lo avrei -lasciato altro che morto sul terreno, ve lo garantisco. - -— E che cosa ne è avvenuto? - -— Oh! non so niente; egli ne ha avuto abbastanza, ed è partito senza -domandarmi il suo resto; ma a voi, mio caro d'Artagnan, che cosa vi è -accaduto? - -— Dimodochè, continuò d'Artagnan, è questa stravoltura, mio caro -Porthos che vi trattiene in letto? - -— Ah! mio Dio! sì ecco tutto; del resto, fra qualche giorno io sarò in -piedi. - -— Ma, perchè non vi siete fatto trasportare a Parigi? voi qui dovete -annoiarvi crudelmente! - -— Era la mia intenzione, mio caro amico, bisogna che vi dica una cosa. - -— Quale? - -— È, che siccome io mi annoiava crudelmente, così come voi dite, -e che aveva in saccoccia le settantacinque doppie che mi avevate -distribuite, per distrarmi, ho fatto salire da me un gentiluomo che era -di passaggio, e al quale ho proposto di fare una partita ai dadi. Egli -ha accettato; e, in fede mia, le mie settantacinque doppie sono passate -dalla mia saccoccia nella sua, senza contare il mio cavallo, che egli -ha portato via per giunta del contratto. Ma voi, mio caro d'Artagnan? - -— Che volete, mio caro Porthos, non si può essere privilegiati in tutti -i modi, disse d'Artagnan; voi sapete, il proverbio «disgraziato al -giuoco, fortunato in amore» voi siete troppo felice in amore, perchè il -giuoco non si vendichi; ma che importano a voi i rovesci della fortuna? -non avete voi, furbo fortunato che siete, non avete voi la vostra -duchessa che non potrà fare a meno di venire in vostro soccorso? - -— Ebbene? vedete mio caro d'Artagnan, come mi opprimono le disgrazie, -rispose Porthos coll'aria la più disinvolta; io le ho scritto -d'inviarmi una cinquantina di luigi, di cui aveva assolutamente -bisogno, vista la posizione in cui mi trovava... - -— Ebbene? - -— Ebbene! bisogna che ella sia nei suoi feudi, poichè non mi ha -risposto! - -— Davvero? - -— No. Anzi ieri le ho rinviato una seconda lettera più pressante -ancora della prima!.. Ma eccovi, mio carissimo, parliamo di voi. Io -cominciava, ve lo confesso, ad essere in una certa inquietudine sul -conto vostro. - -— Ma il vostro albergatore si conduce bene con voi, a quanto sembra, -mio caro Porthos, disse d'Artagnan, mostrando al malato le casserole, -il secreter ed il comodino pieni di bottiglie vuote. - -— Così, rispose Porthos, sono già tre o quattro giorni che -l'impertinente mi ha mostrato il suo conto, e che io misi alla porta il -suo conto e lui; dimodochè io sono qui a guisa di vincitore, in forma -di conquistatore. Per cui, voi lo vedete, temendo sempre di essere -forzato nella posizione, mi sono armato fino ai denti. - -— Però, disse ridendo d'Artagnan mi sembra che di tempo in tempo voi -facciate delle sortite. - -E gli mostrava col dito le bottiglie e le casserole. - -— Non sono io, disgraziatamente, disse Porthos. Questa miserabile -stravoltura mi obbliga al letto; ma Mousqueton batte la campagna e -mi riporta i viveri. Mousqueton, amico mio, continuò Porthos, voi -vedete che giungono dei rinforzi; ci abbisognerà un supplemento alle -vettovaglie. - -— Mousqueton, disse d'Artagnan, bisognerà che voi mi facciate un -servizio. - -— Quale? signore. - -— Quello di dare la vostra ricetta a Planchet: io pure potrei trovarmi -assediato, e non sarei malcontento che egli mi facesse godere degli -stessi vantaggi di cui voi gratificate il vostro padrone. - -— Eh! mio Dio, signore, disse Mousqueton con aria modesta, non vi è -niente di più facile. Si tratta soltanto di esser destro, ecco tutto. -Io sono stato allevato alla campagna, e mio padre, nei momenti perduti, -era un poco cacciatore di contrabbando. - -— E il resto del tempo che cosa faceva? - -— Signore, egli praticava un'industria che io ho sempre trovata -avvantaggiosa. - -— E quale? - -— Siccome allora eravamo al tempo delle guerre dei cattolici contro -gli ugonotti, e che vedeva i cattolici esterminare gli ugonotti, e gli -ugonotti esterminare i cattolici, il tutto in nome della religione, -egli si era formata una credenza mista, cosa che gli permetteva di -essere ora cattolico, ora protestante. Frattanto, egli passeggiava -abitualmente colla sua carabina sulla spalla, dietro le siepi che -orlano le strade, e quando vedeva venire un cattolico solo, la -religione protestante la vinceva subito nel suo spirito, egli abbassava -la sua carabina nella direzione del viaggiatore; quindi, allorquando -egli era poco distante da lui, intavolava un dialogo che ordinariamente -finiva coll'abbandono che il viaggiatore faceva della sua borsa per -salvare la sua vita. Va senza dirlo, che allorquando vedeva venire un -ugonotto, si sentiva prendere da un zelo cattolico così ardente, che -non capiva come un quarto d'ora prima egli avesse potuto avere dei -dubbi sulla nostra religione. Poichè io, signori, sono cattolico; mio -padre, fedele ai suoi principii, aveva fatto mio fratello maggiore -ugonotto. - -— E come ha finito questo degno galantuomo? domandò d'Artagnan. - -— Oh! nel modo il più disgraziato, signore; un giorno egli si è -ritrovato preso in una strada stretta fra un ugonotto e un cattolico, -coi quali aveva avuto che fare, e che lo riconobbero tosto: dimodochè -essi si riunirono contro di lui e lo impiccarono ad un albero; quindi -vennero a vantarsi di quest'azione che avevano fatta nell'osteria del -primo villaggio, ove mio fratello ed io stavamo a bere. - -— E che faceste voi? disse d'Artagnan. - -— Noi li lasciammo dire, riprese Mousqueton, poi, siccome quando -sortirono dall'osteria presero ciascuno una strada opposta, mio -fratello si rimboscò sulla strada che dovea percorrere il cattolico, -ed io su quella del protestante. Due ore dopo tutto era finito, noi -avevamo loro fatto a ciascuno il loro affare, ammirando in ciò la -providenza di nostro padre, che aveva presa la precauzione di farci -allevare in religione diversa. - -— Infatti, come voi dite, Mousqueton, vostro padre mi sembra essere -stato un birbo molto intelligente. E voi dite dunque che nei suoi -momenti perduti egli andava alla caccia di contrabbando. - -— Sì, signore, fu lui che m'insegnò ad annodare un colletto, e a -situare una linea di fondo. Ne risulta che, allorquando io ho veduto -che il nostro impertinente oste ci nudriva con delle grossolane -vivande, buone soltanto per dei carrettieri, e che non si confacevano -a degli stomachi deboli come i nostri, mi sono rimesso un poco al mio -antico mestiere. Passeggiando così per divertimento nei boschi, ho tesi -dei colletti nei passaggi, e, mentre mi sono sdraiato sulle rive di -un lago, ho gettato le lenze nell'acqua. Dimodochè ora, grazie a Dio, -non manchiamo, come il signore se ne può assicurare, di pernici, di -conigli, di carpii, d'anguille e di tutti gli alimenti leggieri e sani, -convenienti a dei stomachi malati. - -— Ma il vino? gli disse d'Artagnan; chi fornisce il vino? è forse il -vostro albergatore? - -— Cioè, sì e no. - -— In che modo, sì e no? - -— Lo fornisce è vero; ma egli non sa di avere questo onore. - -— Spiegatevi, Mousqueton, la vostra conversazione è piena di cose -istruttive. - -— Ecco signore, ii caso ha fatto che io incontrassi nelle mie -peregrinazioni uno Spagnuolo che aveva veduti molti paesi, e fra gli -altri il nuovo mondo. - -— Che cosa ci ha che fare il nuovo mondo con le bottiglie che sono su -questo segreter e su questo comodino? - -— Pazienza, signore, ciascheduna cosa verrà a suo tempo. - -— È giusto, Mousqueton, io sono del vostro avviso, e ascolto. - -— Questo Spagnuolo avea al suo servizio un lacchè, che lo aveva -accompagnato in un suo viaggio al Messico. Questo lacchè era mio -compatriota, dimodochè noi legammo amicizia tanto più rapidamente in -quantochè vi era molta analogia fra i nostri caratteri. Noi amavamo -entrambi particolarmente la caccia, dimodochè egli mi raccontava in -che maniera nelle pianure di Pampas, gli indigeni del paese davano la -caccia alle tigri ed ai torretti con dei semplici nodi scorsoi, che -gettavano al collo di questi terribili animali. Sulle prime, io non -voleva credere che si potesse giungere a questo grado di destrezza, di -gettare a venti o trenta passi l'estremità di una corda ove si vuole, -ma dopo la pruova, bisognò ben riconoscere la verità del racconto. -Il mio amico situava una bottiglia a trenta passi, e a ciaschedun -colpo egli prendeva il collo nel nodo scorsoio. Io mi abbandonai a -questo esercizio, e siccome la natura mi ha dotato di certe facoltà, -oggi io getto il laccio tanto bene quanto un uomo del mondo nuovo. -Ebbene! capite voi ora? il nostro albergatore ha una cantina molto ben -guernita, ma non ne lascia mai la chiave; questa cantina ha soltanto -uno spiraglio, ora, da questo spiraglio, io getto il laccio, e siccome -so adesso dov'è l'angolo buono, vi do la caccia. Ecco, signore, in che -modo il nuovo mondo si trova in rapporto con le bottiglie che sono su -questo marmo e sul secreter. Ora, volete voi gustare il nostro vino? e -senza prevenzione, ci direte ciò che ne pensate. - -— Grazie, amico mio, grazie; disgraziatamente ho fatto colezione in -questo momento. - -— Ebbene! disse Porthos, prepara la tavola, Mousqueton, e mentre noi -faremo colezione, d'Artagnan ci racconterà ciò che gli è accaduto nei -dieci giorni da che ci siamo lasciati. - -— Volentieri disse d'Artagnan. - -Nel mentre che Porthos e Mousqueton facevano colezione da -convalescenti, con quella cordialità che riavvicina gli uomini nelle -disgrazie, d'Artagnan raccontò in che modo Aramis ferito era stato -obbligato di fermarsi a Creve-Coeur, come aveva lasciato Athos battersi -in Amiens, fra le mani di quattro uomini che lo accusarono essere un -falso monetario, ed in che modo, egli stesso, era stato obbligato -di passare sul ventre del conte de Wardes per giungere fino in -Inghilterra. - -Ma là si fermò la confidenza di d'Artagnan; egli annunziò soltanto -che al suo ritorno dalla Gran Brettagna aveva condotto seco quattro -magnifici cavalli, dei quali uno era per lui, e un altro per ciascuno -dei suoi compagni; quindi terminò annunziando a Porthos che quello che -gli era destinato era già insellato nella scuderia dell'albergatore. - -In questo momento entrò Planchet: egli avvisava il suo padrone che i -cavalli erano sufficientemente riposati, e che sarebbe stato possibile -di andare a dormire a Clermont. - -Siccome d'Artagnan era quasi rassicurato su Porthos, e che gli premeva -di avere le notizie degli altri due amici, stese la mano al malato, -e lo prevenne che andava a mettersi in viaggio per continuare le sue -ricerche. Del resto, siccome contava di ritornare per la stessa strada, -se, fra sette o otto giorni, Porthos era sempre all'albergo del Gran S. -Martino, lo riprenderebbe passando. - -Porthos rispose che secondo tutte le probabilità, la sua stravoltura -non gli avrebbe permesso di alzarsi prima di quell'epoca. D'altronde -gli abbisognava di restare a Chantilly, per aspettare aria risposta -dalla sua duchessa. - -D'Artagnan gli augurò questa risposta pronta e buona, e dopo aver -raccomandato di nuovo Porthos a Mousqueton, e pagata la sua spesa -all'oste, si rimise in viaggio con Planchet, di già sbarazzato di uno -dei suoi cavalli a mano. - - - - -CAPITOLO XXVI. - -LA TESI D'ARAMIS - - -D'Artagnan non aveva detto niente a Porthos, nè della ferita, nè della -procuratrice di lui; il nostro Bearnese era un giovane saggio: per -quanto fosse giovane, in conseguenza aveva fatto sembiante di credere -a tutto ciò che gli aveva raccontato il glorioso moschettiere, convinto -che non vi poteva essere amicizia che reggesse ad un segreto scoperto, -particolarmente quando questo segreto interessa l'orgoglio, poichè si -ha sempre una certa superiorità morale su quelli di cui si conosce la -vita; e d'Artagnan, nei suoi progetti d'intrighi futuri, deciso come -egli era di farsi dei tre suoi compagni altrettanti istrumenti della -sua fortuna, d'Artagnan non era dispiacente di raccogliere nelle sue -mani le fila invisibili coll'aiuto delle quali contava di guidarli. - -Frattanto, lungo tutta la strada una profonda tristezza gli stringeva -il cuore; egli pensava a quella bella e giovane signora Bonacieux -che doveva dargli il premio dal suo attaccamento. Ma affrettiamoci -di dirlo, questa tristezza meno veniva nel giovane dal dispiacere -della sua felicità perduta, che dal timore che provava che potesse -accadere qualche disgrazia a questa povera donna. Per lui non vi era -dubbio, ella era vittima di una vendetta del ministro, e, come si -sa, le vendette di Sua Eccellenza erano terribili. In che modo egli -aveva ritrovato mercè davanti agli occhi del ministro, era quello che -ignorava egli stesso, e senza dubbio quello che gli avrebbe rivelato -il sig. de Cavois, se il capitano delle guardie lo avesse ritrovato in -casa. - -Niente fa tanto correre il tempo ed abbrevia la strada, quanto un -pensiero che assorbe in se stesso tutte le facoltà dell'organizzazione -di quello che pensa. L'esistenza esterna rassomiglia allora ad un sonno -di cui questo pensiero è il sogno; per mezzo della sua influenza, il -tempo non ha più misura, lo spazio non ha più distanza: si parte da un -luogo e si arriva in un altro, ecco tutto. Dell'intervallo percorso non -rimane nulla nella nostra memoria, se non che una vaga nebbia, nella -quale si presentano mille immagini confuse di alberi, di montagne e -di paesaggi. Fu in preda ad una simile allucinazione che d'Artagnan -percorse, col passo che volle prendere il suo cavallo, le sei od otto -leghe che dividono Chantilly da Creve-Coeur, senza che, giungendo -in questo villaggio, si ricordasse di alcuna delle cose che aveva -incontrate sulla sua strada. - -La memoria gli ritornò soltanto nel giunger là; egli scosse la testa, -riconobbe la bettola ove aveva lasciato Aramis, e mettendo il suo -cavallo al trotto si fermò davanti alla porta. - -Questa volta non fu un oste, ma un'ostessa che lo ricevette. D'Artagnan -era fisonomista; egli circondò con un colpo d'occhio la grossa figura -gioiosa della padrona del luogo, sì che egli giudicò che non aveva -bisogno di dissimulare con essa, e che non vi era niente da temere per -parte di questa contenta fisonomia. - -— Mia buona signora, le domandò d'Artagnan, potreste voi dirmi ciocchè -sia avvenuto di uno dei miei amici che fummo costretti di lasciar qui, -sarà una dozzina di giorni? - -— Un bel giovane di ventitre a ventiquattro anni, dolce, amabile, ben -fatto? - -— È lui. - -— Di più, ferito in una spalla? - -— Precisamente. - -— Ebbene! signore, egli è sempre qui. - -— Ah! perdinci! mia cara signora, disse d'Artagnan mettendo piede a -terra e gettando le redini del suo cavallo sulle braccia di Planchet, -voi mi rendete la vita; dove è questo caro Aramis, che io lo abbracci? -poichè, lo confesso, ho fretta di rivederlo! - -— Perdono, signore; ma io dubito che egli non possa ricevervi in questo -momento. - -— E perchè? è forse con una donna? - -— Dio buono! che cosa dite mai? il povero giovane! no, signore, egli -non è con una donna. - -— E con chi è adunque? - -— Col curato di Montdidier, e col direttore del collegio d'Amiens. - -— Mio Dio! gridò d'Artagnan, il povero giovane sta dunque male? - -— No, signore, al contrario; ma in seguito alla sua malattia, si è -ravveduto ed ha deciso di lasciare il mondo. - -— È giusto, disse d'Artagnan, aveva dimenticato che egli non è -moschettiere che provvisoriamente. - -— Il signore insiste sempre per rivederlo? - -— Più che mai. - -— Ebbene! il signore, non ha che a montare la scala a destra nel -cortile, salire al secondo piano e portarsi al N. 5. - -D'Artagnan si slanciò nella direzione indicata, trovò una di quelle -scale esterne, come in oggi ne abbiamo qualcuna nei cortili delle -vecchie osterie; ma non si giungeva così facilmente vicino al futuro -abbate. L'entrata della camera d'Aramis era sorvegliata, nè più nè -meno dei giardini d'Armida; Bazin faceva sentinella nel corridoio, -e gli barricò il passaggio con tanta maggiore intrepidezza, ove dopo -molti anni di pruova, Bazin si vedeva alfine vicino, a giungere a quel -resultato che aveva sempre desiderato. - -Infatti, il sogno del povero Bazin era sempre stato quello di un -uomo lontano dagli affari mondani, e aspettava con impazienza il -momento incessantemente traveduto nell'avvenire, ove Aramis getterebbe -finalmente la casacca fra le ortiche per assumere un abito più sodo. -La rinnovata promessa fatta ciascun giorno dal giovane, che in questo -momento non poteva venir meno, lo aveva soltanto ritenuto al servizio -di un moschettiere, servizio nel quale, diceva egli, non poteva fare a -meno di dannarsi l'anima sua. - -Bazin era dunque al colmo della sua gioia. Secondo tutte le -probabilità, questa volta il suo padrone non si disdirebbe. La riunione -del dolor fisico al dolor morale, avevano prodotto l'effetto da sì -lungo tempo desiderato: Aramis soffriva ad un tempo nel corpo e nello -spirito, aveva finalmente fermati sulla morale i suoi occhi e i suoi -pensieri, e aveva considerato come un doppio avviso del cielo il doppio -accidente che gli era accaduto, vale a dire la sparizione istantanea -della sua amica, e la sua ferita sulla spalla. - -Si capirà facilmente che niente poteva, nella disposizione in cui -si trovava, essere più disaggradevole a Bazin, quanto l'arrivo di -d'Artagnan, il quale poteva gettare il suo padrone nei vortici delle -idee mondane in cui era stato per sì lungo tempo trascinato. Risolse -adunque di difendere coraggiosamente la porta; e siccome, tradito -dalla padrona dell'albergo, egli non poteva dire che Aramis era -assente, tentò di provare al nuovo arrivato, che sarebbe il colmo -dell'indiscretezza il disturbare il suo padrone nella morale conferenza -che aveva intavolata fin dalla mattina, e che, al dire di Bazin, non -poteva esser terminata prima di sera. - -Ma d'Artagnan non tenne alcun conto dell'eloquente discorso di mastro -Bazin: e siccome non si curava di ingolfarsi in una polemica col -cameriere del suo amico, lo allontanò semplicemente con una mano, e -coll'altra girò la maniglia della porta al N. 5. - -La porta s'apri, e d'Artagnan entrò nella camera. - -Aramis, in soprabito nero, colla testa accomodata con una specie di -berretto rotondo, era assiso davanti ad una tavola oblunga, coperta -da un fascio d'enormi libri in foglio: alla sua destra era assiso il -direttore del collegio, alla sua sinistra il curato di Montdidier; le -tende erano per metà abbassate, e non lasciavano penetrare che una luce -misteriosa. Tutti gli oggetti mondani che potevano colpire l'occhio, -quando si entra nella camera di un giovane, e soprattutto quando questo -giovane è moschettiere, erano scomparsi come per incanto; e per paura, -senza dubbio, che la loro vista non riconducesse il padrone alle -idee militari, Bazin aveva fatto man bassa sulla spada, le pistole, -il cappello a piume, i galloni e i merletti di ogni genere e di ogni -specie. - -Al rumore che fece d'Artagnan aprendo la porta, Aramis alzò la testa -e riconobbe il suo amico; ma, a grande meraviglia del giovane, la sua -vista non parve produrre una grande impressione sul moschettiere, tanto -il suo spirito era in quel momento lontano dalle cose guerresche. - -— Buon giorno, caro d'Artagnan, disse Aramis; credete che io sono ben -contento di rivedervi. - -— Ed io pure, disse d'Artagnan, quantunque non ben sicuro che sia ad -Aramis cui parlo. - -— A lui stesso, amico a lui stesso. Ma che cosa ve ne può far -dubitare...? - -— Aveva paura di essermi sbagliato di camera, e a prima vista ho -creduto di essere entrato nella camera di qualche ecclesiastico; -quindi mi ha preso un alto spavento, trovandovi in compagnia di questi -signori, quello cioè che foste gravemente malato. - -I due uomini vestiti di nero lanciarono sopra d'Artagnan, di cui -capirono le intenzioni, uno sguardo quasi minaccioso, ma d'Artagnan non -se ne inquietò. - -— V'incomodo forse caro Aramis? continuò d'Artagnan; mentre, a -quanto mi pare, io sono portato a credere che voi facciate la vostra -confessione. - -Aramis arrossì impercettibilmente. - -— Voi incomodarmi? oh! al contrario, amico caro, ve lo assicuro; ed in -pruova di ciò ch'io dico, permettetemi di rallegrarmi con voi, poichè -vi vedo sano e salvo. - -— Ah! ritorna finalmente, pensò d'Artagnan; non vi è male! - -— Perchè il signore, che è un mio amico, ha sfuggito un gran periglio, -continuò Aramis, mostrando colla mano d'Artagnan ai due seduti. - -— Lodate Iddio, signore, risposero, questi inchinandosi all'unisono. - -— Non ho mancato di farlo, rispose il giovane restituendo loro il -saluto. - -— Voi giungete a proposito, d'Artagnan, disse Aramis: e voi, prendendo -parte alla discussione, vorrete rischiararla coi vostri lumi. Il -sig. direttore del collegio d'Amiens, il sig. curato di Montdidier -ed io eravamo occupati ad argomentare sopra certe questioni di -filosofia morale, il di cui interesse ci occupa da molte ore. Io sarò -contentissimo se avrò un vostro parere. - -— Il parere di un uomo di spada è privo di autorità, rispose -d'Artagnan, che cominciava ad inquietarsi del giro che prendevano -le cose, e voi potete attenervi, credetemi, alla scienza di questi -signori. - -I due uomini neri salutarono a loro volta. - -— Al contrario, rispose Aramis, il vostro avviso sarà prezioso; ecco -di che si tratta. Il sig. direttore vorrebbe che sostenessi la mia tesi -filosoficamente, mentre io bramerei meglio esporla oratoriamente. - -— La vostra tesi! voi dunque fate una tesi? - -— Senza dubbio, rispose il direttore, per l'esame di accettazione una -tesi è di tutto rigore. - -— L'accettazione! gridò d'Artagnan che non capiva niente, e dove dunque -vi volete fare accettare? - -— Al posto vacante di professore del collegio d'Amiens. Ora, continuò -Aramis prendendo sul suo seggio la stessa posizione che se fosse -stato sopra una cattedra, esaminando con compiacienza la sua bella -mano bianca e paffuta, come una mano di donna, ch'egli teneva quasi -sempre in aria per farne discendere il sangue; ora, come vi ho detto, -il signor direttore vorrebbe che la mia tesi fosse una serie di -sillogismi, mentre che io bramerei che fosse oratoria. L'argomento, -sebbene non nuovo, si può trattare magnificamente in ambi i modi, -eccolo: _Non dantur effectus sine causa._ - -D'Artagnan, di cui noi conosciamo l'erudizione, non inarcò meno le -sopracciglie di quello che aveva fatto alla sentenza del capitano -Tréville, sul proposito del regalo che si credeva che d'Artagnan avesse -ricevuto da Buckingham. - -— Che è quanto dire, riprese Aramis per dargli una maggior facilità -d'intendere, che non si dà effetto senza causa. - -— Argomento ammirabile, fecondo delle più utili deduzioni e -conseguenze! gridò il direttore. - -— Ammirabile e filosofico, ripetè l'altro, ch'era circa della forza di -d'Artagnan nell'intendere il latino, e aveva per massima di ripetere -sempre come un eco le parole del direttore per non impegnarsi in -discussioni. - -In quanto a d'Artagnan, egli rimase perfettamente indifferente -all'entusiamo dei due uomini in abito nero. - -— Oh! ammirabile! _prorsus admirabile!_ continuò Aramis, e che esige -la conoscenza di tutte le diverse sette filosofiche per prevenire e -abbatterne tutte le false teorie, e che non si estende dalla prima -causa, _causa causarum_, fino all'ultimo effetto. Io mi troverei però -più comodo, _facilius natas_, trattandole in un discorso accademico -oratorio, di quello che con una serie di scolastiche argomentazioni -sillogistiche. Poichè l'arte oratoria somministra fonti per le quali -l'avversario viene dolcemente condotto alla persuasiva, anche negli -argomenti filosofici, _ratione et convinctione_. - -— No rispose il direttore, il sillogismo circonda, allaccia, incatena -l'avversario in modo che non possa più fuggire da nessuna parte, e sia -costretto a cedere alla forza dell'argomentazione _velis, nolis_. - -Aramis gettò un colpo d'occhio dalla parte di d'Artagnan e s'accorse -che andava sbadigliando. - -— Parliamo in francese, sig. direttore, il sig. d'Artagnan gusterà -meglio le nostre parole, disse Aramis. - -— Sì, io sono stanco... dal viaggio, disse d'Artagnan, e tutto questo -latino mi sfugge. - -— Siamo d'accordo, disse il direttore, un poco sconcertato nel mentre -che il curato, messo in più comoda via, voltava verso d'Artagnan uno -sguardo pieno di riconoscenza. Ebbene veniamo ad una decisione. - -— Ebbene! sig. direttore, io tratterò la questione secondo il vostro -aggradimento: _Argumentum omnidenudatum ornamento._ - -— Ora sta bene, e la vostra docilità mi è di felice augurio. Venghiamo -ora alla seconda tesi. Voi sapete che, per entrare professore nel -nostro colleggio, fa d'uopo rinunciare ad ogni relazione mondana, e -sebbene non sia il nostro istituto una corporazione che leghi con voti, -pure bisogna fare il sacrifizio del mondo, farlo _animo alacre_... - -— Ecco appunto l'argomento che ho prescelto, e di cui sono già molto -innoltrato nel lavoro; io voglio sostenere e provare che si può -lasciare il mondo, e farne un sacrifizio meritorio, ancorchè dispiaccia -lasciarlo. - -— Disgraziato! gridò il direttore, aver dispiacere di lasciare il -mondo, è lo stesso che aver dispiacere di lasciare il demonio. - -— Questa è pure la mia opinione, disse il curato. - -— Ma di grazia... riprese Aramis. - -— _Desideras diabolum?_ disse il direttore. - -— Avete rincrescimento a lasciare il diavolo? Ah! mio giovane amico, -riprese il curato gemendo, non vi rincresca pel diavolo, sono io che ve -ne supplico. - -D'Artagnan piegava all'idiotismo; gli sembrava di essere in una casa di -pazzi, e di esser vicino a divenir pazzo come quelli che vedeva. - -Era però obbligato a tacersi per non sentirsi gettare in viso una -sentenza latina che non avrebbe intesa. - -— Ma ascoltatemi dunque, riprese Aramis con una gentilezza, dalla quale -cominciava a trasparire l'impazienza. Io non dico che mi dispiace -di lasciare il diavolo; no, io non pronuncierò mai questa frase: -ma convenite che vi è poco merito a lasciare una cosa di cui si è -compiutamente disgustati. Ho ragione d'Artagnan? - -— Io lo credo bene, perdinci! gridò questi. - -— Ecco dunque il mio modo d'argomentare ed il mio punto di partenza; -è un sillogismo: il mondo non manca di attrattive, ma il volgere le -spalle alle attrattive è un sacrificio: dunque io faccio un sacrificio. - -— È vero, dissero gli antagonisti. - -— Nella vostra argomentazione però, riprese il direttore guardatevi -bene dai gusti profani, _severus sit sermo tuus_. - -— Sì, che il discorso sia chiaro, disse il curato... - -— Altrimenti, si affrettò d'interrompere il direttore vedendo il suo -compagno andar giù di strada, la vostra dissertazione piacerà soltanto -alle signore, ed ecco tutto; essa avrà lo incontro di una dissertazione -del sig. Patru. - -— Piacesse a Dio! gridò con entusiasmo Aramis. - -— Lo vedete! gridò il direttore battendo il pugno sulla tavola, il -mondo parla ancora in voi ad alta voce, _altissima voce_. Voi amate -ancora il mondo... - -— Tranquillizzatevi, signor direttore, io rispondo di me. - -— Presunzione mondana! - -— Io conosco me stesso; la mia risoluzione è irrevocabile. - -— E voi vi ostinate a voler continuare questa tesi? - -— Io mi sento chiamato a trattar questa e non altra, io la terminerò -quest'oggi e domani, spero, sarete soddisfatto delle correzioni che vi -avrò fatte, dietro i vostri consigli. - -— Lavorate lentamente, disse il curato, noi vi lasciamo in ottime -disposizioni. - -— Sì, il terreno è ben seminato, voglia il cielo che non abbiamo a dire -_aves comederunt illum._ - -— Addio, mio figlio, disse il curato, a domani. - -— A domani, giovine temerario, disse il direttore; voi promettete di -divenire un luminare del nostro collegio; voglia il cielo che la luce -non sia quella di un fuoco divoratore. - -I due uomini neri salutarono e partirono. - -Aramis li accompagnò fino in fondo alla scala, e rimondò tosto presso -di d'Artagnan. - -D'Artagnan, la cui pazienza era arrivata al suo estremo, quando -vide rientrare l'amico fece una profonda inspirazione ed espirazione -per dilatarsi il petto, che fino a quel momento gli sembrava averlo -oppresso da un pesante macigno. - -Rimasti soli i due amici, da prima conservarono un silenzio -imbarazzante; pure abbisognava che uno dei due rompesse il silenzio pel -primo, e siccome d'Artagnan sembrava deciso di lasciare questo onore al -suo amico: - -— Voi lo vedete, disse Aramis, io sono ritornato alle mie idee -fondamentali: questi piani di ritiro dalle armi, per tornarmi a -dedicare agli studi serii, sono già stabiliti da lungo tempo, e voi me -ne avete udito a parlare più volte; non è vero amico mio? - -— Senza dubbio; ma vi confesso che ho sempre creduto che voi scherzaste. - -— Con simil sorta di cose? oh! d'Artagnan! - -— Diamine! non scherziamo noi colla morte? - -— E si ha torto, d'Artagnan, poichè la morte è la porta che ci conduce -alla salvezza o alla perdizione. - -— Siamo d'accordo. Ma se vi piace, non filosofichiamo: voi ne dovete -avere abbastanza per quest'oggi: in quanto a me ho per fino dimenticato -quel poco di latino che non ho mai saputo; poichè, ve lo confesso, -non ho mangiato niente da questa mattina a dieci ore, ed ho una fame -diabolica. - -— Noi pranzeremo or ora, caro amico; soltanto, dovete ricordarvi che -oggi è venerdì; ora, non essendo io più militare, non posso nè mangiare -nè veder mangiar carne; se volete contentarvi del mio pranzo, esso si -compone di tetragoni cotti e di frutta. - -— Che cosa intendete voi per tetragoni? domandò d'Artagnan con -inquietudine. - -— Intendo spinaci, riprese Aramis; ma per voi vi aggiungerò delle uova, -e questa è già una grave infrazione alla regola; a tutto rigore le uova -sono il prodotto della carne, poichè si cangiano in polli. - -— Questo festino non sarà molto succolento, ma non importa; per restare -in vostra compagnia, lo subirò. - -— Io vi sono riconoscente del sacrifizio, disse Aramis; ma se non -profitta al vostro corpo, profitterà certamente alla vostra anima. - -— Pare dunque deciso che vogliate entrare in qualche corporazione -religiosa. - -— Io non entro in alcuna corporazione religiosa, rientro in collegio -diretto da persone morali e religiose, vi rientro di mia volontà, e di -mia volontà mi attengo ai principii della vita morale e religiosa. - -— Che diranno mai i vostri amici? che dirà il sig. de Tréville? Vi -prevengo che essi vi riterranno per un disertore. - -— Voi sapete che io assunsi la casacca da moschettiere per violenza, e -che era moschettiere provvisoriamente. - -— Io non so niente. - -— Come voi non sapete in qual modo lasciai il collegio? - -— Affatto. - -— Ecco la mia storia: «Io era in colleggio dall'età dì nove anni -ed aveva ventun'anno; mancavano tre giorni e la mia carriera era -irrevocabilmente decisa. - -«Un giorno che io mi portava, siccome alcune volte accadeva, in una -casa in cui era ricevuto con molta distinzione, un ufficiale, che per -quanto mi sembrava, mi vedeva con occhio geloso leggere la Bibbia -alla padrona di casa, entrò ad un tratto senza essere annunziato. -Precisamente quella volta io aveva tradotto il capitolo di Giuditta e -terminava di comunicarne la spiegazione alla signora che mi usava ogni -specie di riguardi, e in quel momento prestava tutta la sua attenzione -col più profondo silenzio alle mie parole, le quali, per la novità dei -miei versi che ascoltava, dovevano risvegliare in lei molto interesse. -Pare che questo trattenimento non andasse molto a genio all'ufficiale: -egli non disse niente, io lo confesso, ma quando uscii, uscì dietro di -me e mi raggiunse. - -« — Signore, disse egli, voi siete amante delle bastonate? - -« — Io non posso dirlo, signore, risposi, non avendo mai osato nessuno -di darmene. - -« — Ebbene, ascoltatemi, signore; se voi ritornate nella casa ove vi ho -incontrato adesso, l'oserò io. - -«Credo che ebbi paura; divenni molto pallido, sentii le mie gambe -piegarsi sotto, cercai una risposta che non trovai, e mi tacqui. - -«L'ufficiale aspettava questa risposta, e vedendo che essa tardava si -mise a ridere, mi voltò le spalle, e rientrò in casa. - -«Io rientrai nel mio collegio. - -«Io son un buon gentiluomo ed ho il sangue vivo, come avete potuto -rimarcarlo, mio caro d'Artagnan. L'insulto era terribile, e quantunque -rimanesse sconosciuto al mondo, lo sentii vivere ed agitarsi nel fondo -del mio cuore. Dichiarai ai miei superiori che non mi sentiva ancora -abbastanza preparato per decidermi sulla scelta del mio stato, e dietro -una mia domanda si differì la decisione ad un anno. - -«Andai a cercare il miglior maestro di spada che fosse in Parigi. -Combinai con lui per prendere una lezione di scherma ogni giorno, -ed ogni giorno, per un anno, presi questa lezione. Quindi il giorno -anniversario di quello in cui era stato insultato, attaccai la mia -consueta veste ad un chiodo, mi misi in abito completo da cavaliere, -e mi portai ad un ballo che dava una dama mia amica, ove sapeva che -doveva trovarvisi il mio uomo. Era nella strada dei Franchi-Borghesi -vicino alla Force. - -«Infatti, il mio ufficiale vi era; io mi avvicinai a lui, e siccome -cantava un lagno d'amore, guardando teneramente una donna, lo -interruppi a bel mezzo della seconda strofa. - -« — Signore, gli dissi, vi dispiace sempre che io ritorni in certa casa -della strada Pagana, e mi darete voi sempre dei colpi di canna se mi -prende la fantasia di disobbedirvi? - -«L'ufficiale mi guardò con meraviglia, quindi mi disse: - -« — Che cosa volete voi da me, signore? io non vi conosco. - -« — Io sono, risposi, colui che legge la Bibbia e che traduce in versi -il capitolo di Giuditta. - -« — Ah! ah! me ne ricordo, disse l'ufficiale sorridendo, e che volete -da me? - -« — Vorrei che aveste la compiacenza di venire a fare un giro di -passeggiata meco. - -« — Dommattina, se non vi rincresce, e ciò sarà col mio più gran -piacere. - -« — Non già dommattina se vi aggrada, ma sul momento. - -« — Se lo esigete assolutamente... - -« — Sì, lo esigo. - -« — Allora usciamo; signore, disse l'ufficiale; quindi voltandosi alle -signore della società: non vi disturbate; vi chiedo soltanto il tempo -di uccidere questo giovane, e ritorno subito a terminare la mia seconda -strofa. - -«Noi sortimmo. - -«Lo condussi in via Pagana, nel luogo precisamente ove un anno avanti e -nella stessa ora egli mi aveva fatto il complimento che vi ho riferito. -Faceva un superbo chiaro di luna. Mettemmo mano alla spada, e al primo -colpo io lo uccisi freddo. - -— Diavolo! disse d'Artagnan. - -— Ora, continuò Aramis, siccome le signore non videro più ritornare il -cantore, che fu trovato in via Pagana con un gran colpo di spada che -gli attraversava il petto, si pensò che era stato io che lo aveva in -tal modo accomodato, e la cosa produsse uno scandalo. Io dunque fui -per qualche tempo costretto di rinunciare alla mia carriera che voleva -intraprendere. Athos, di cui feci la conoscenza in quell'epoca, e -Porthos che mi aveva, oltre le mie lezioni di scherma, imparato qualche -botta vigorosa, mi decisero a domandare una casacca di moschettiere. Il -re che aveva molto amato mio padre, rimasto ucciso all'assedio d'Arras, -mi accordò questa casacca. Voi capirete adunque che oggi è venuto il -momento per me di riprendere il mio pristino stato, dopo la vita che ho -condotta non entrerò negli ordini, ma condurrò una vita analoga, e sarò -fatto professore di filosofia morale in qualche colleggio. - -— E perchè oggi e non ieri, e perchè oggi e non domani? che cosa dunque -vi è accaduta oggi che vi consigli una simile idea? - -— Questa ferita, mio caro d'Artagnan, mi è stato un avviso del cielo. - -— Questa ferita! bah! ella è quasi guarita, ed io sono sicuro che oggi -non è quella la causa che vi fa soffrire di più. - -— E quale è dunque? domandò Aramis arrossendo. - -— Voi ne avete una nel cuore, Aramis, una più viva e più sanguinosa, -una ferita fatta da una donna. - -L'occhio d'Aramis sfavillò suo malgrado. - -— Ah! disse egli, dissimulando la sua emozione sotto una finta -negligenza, non mi parlate di queste cose. Io pensare a queste cose! io -avere dei dispiaceri per amore! _vanitas vanitatum!_ Avrei io forse, -a vostro parere, dato di volta al cervello? e perchè? per qualche -crestaia, per qualche figlia di un dottore, alla quale avrei fatta la -corte in una guernigione? bah! - -— Perdono mio caro Aramis, io credeva che voi portaste le vostre mire -più in alto. - -— Più in alto? e chi sono io per avere tanta ambizione? un povero -moschettiere, molto gonzo e molto oscuro, che odia il suo servizio, e -si trova grandemente spostato nel bel mondo. - -— Aramis! Aramis! gridò d'Artagnan guardando il suo viso con aria di -dubbio. - -— Polvere, continuò Aramis, io rientro nella polvere. La vita è piena -di umiliazioni e di dolori, continuò egli imbruttendosi, tutti i fili -che riattaccano la felicità si rompono volta per volta nella mano -dell'uomo, particolarmente il filo dell'oro. Oh! mio caro d'Artagnan, -riprese Aramis dando una leggera tinta d'amarezza, credetemi, -nascondete bene le vostre piaghe, quando ne avrete: il silenzio è -l'ultima delle gioie dei disgraziati; guardatevi di mettere chicchessia -sulla traccia dei vostri dolori; i curiosi succhiano le nostre lagrime, -come le mosche succhiano il sangue del daino ferito. - -— Ah! mio caro Aramis, disse d'Artagnan mandando un profondo sospiro, -quella che voi dite è la mia storia. - -— In che modo? - -— Sì, una donna che io amava, che io adorava, mi è stata rapita dalla -forza. Io non so ove ella sia, ove l'abbiano condotta, ella forse è -prigioniera, ella forse è morta. - -— Ma voi avete almeno la consolazione di dire che ella non vi ha -abbandonato volontariamente: che se voi non avete le sue notizie, è -perchè le è stata tolta ogni comunicazione con voi, nel mentre che.... - -— Nel mentre che? - -— Niente rispose Aramis, niente. - -— Così voi rinunziate per sempre al mondo; è un partito preso, una -risoluzione stabilita. - -— Per sempre. Voi oggi siete mio amico, domani non sarete più per me -che un'ombra, anzi non esisterete più. In quanto al mondo egli per me è -un sepolcro, niente altro. - -— Diavolo! è ben tristo ciò che voi dite. - -— Che volete! è la mia vocazione che mi rapisce, è dessa che mi -trasporta. - -D'Artagnan sorrise e non rispose. Aramis continuò: - -— Eppure mentre appartengo ancora a questa terra, avrei desiderato -parlare di voi e dei nostri amici. - -— Ed io, disse d'Artagnan, avrei voluto parlarvi di voi stesso, ma vi -vedo così staccato da tutto: con gli amori avete fatto fine, gli amici -sono ombre, il mondo è un sepolcro. - -— Eh! voi lo vedete da voi stesso, disse Aramis con un sospiro. - -— Non ne parliamo dunque più, disse d'Artagnan, e bruciamo questa -lettera, che, senza dubbio, vi annunzierebbe qualche nuova infedeltà -della vostra crestaia, o della figlia del vostro dottore. - -— Qual lettera? gridò vivamente Aramis. - -— Una lettera che era stata diretta a casa vostra nella vostra assenza, -e che mi fu consegnata per rimettervela. - -— Ma di chi è questa lettera? - -— Ah! di qualche cameriera, di qualche crestaia in disperazione: forse -della cameriera della sig. de Chevreuse, che sarà stata obbligata di -ritornare a Tours colla sua padrona, e che per farsi sentimentale, avrà -presa una carta profumata e avrà sigillata la sua lettera con la corona -della duchessa. - -— Che dite voi dunque? - -— Osservate... l'avrei io perduta!... disse d'improvviso il giovane; -fingendo di cercare. Fortunatamente che il mondo è un sepolcro, che gli -uomini, e per conseguenza anche le donne, sono ombre, che l'amore è un -sentimento cui avete dato fine. - -— Ah! d'Artagnan! gridò Aramis, tu mi fai morire. - -— Eccola finalmente, disse d'Artagnan. - -E cavò la lettera di saccoccia. - -Aramis fece uno sbalzo, afferrò la lettera, la lesse o per dir meglio -la divorò, il suo viso divenne raggiante. - -— Sembra che la cameriera abbia un bello stile, disse con non curanza -il messaggero. - -— Grazie, d'Artagnan, grazie, gridò Aramis quasi in delirio. Ella -è stata sforzata di ritornare a Tours; ella non mi è infedele, ella -mi ama sempre. Vieni amico, vieni che io ti abbracci: la felicità mi -soffoca! - -E i due amici si misero a ballare intorno all'ammasso dei venerabili -autori di filosofia di cui era coperta la tavola, calpestando -bravamente i fogli della tesi, che erano caduti sul pavimento. In -questo momento entrò Bazin cogli spinaci e la frittata. - -— Fuggi disgraziato! gridò Aramis gettandogli in viso il suo berretto, -ritorna donde ne vieni, riporta questi orribili legumi, e questa -spaventosa frittata! Domanda una lepre picchettata, un cappone grasso, -un pasticcio e quattro bottiglie di vecchia borgogna. - -Bazin che guardava il suo padrone senza capir niente di questo -cambiamento, lasciò malinconicamente scivolare la frittata sugli -spinaci, e gli spinaci sul pavimento. - -— Ecco il momento di consacrare la vostra esistenza al re di Francia, -disse d'Artagnan, se avete interesse di fargli una gentilezza: _non -inutile desiderium in oblatione._ - -— Andate al diavolo col vostro latino! mio caro d'Artagnan, beviamo, -perdinci! beviamo, e raccontatemi ciò che si fa laggiù. - - - - -CAPITOLO XXVII. - -LA MOGLIE DI ATHOS - - -— Ora mi resta a sapere le notizie d'Athos, disse d'Artagnan dopo che -ebbe messo Aramis al corrente di quanto era accaduto nella capitale -dalla loro partenza, e dopo che un eccellente pranzo ebbe fatto -dimenticare all'uno la sua tesi, all'altro la stanchezza. - -— Credete voi dunque che gli sia accaduta qualche disgrazia? domandò -Aramis. Athos è così freddo, così bravo, maneggia tanto bene la spada. - -— Sì, senza dubbio: e nessuno conosce meglio di me il coraggio e -l'astuzia di Athos; ma io desiderava piuttosto sentire intorno a lui -il rumore delle spade e delle lance, che dei bastoni. Dubito che Athos -non sia stato strigliato dalla canaglia di servitorame. I servitori -sono gente che batte forte e non finisce presto. Ecco perchè, ve lo -confesso, vorrei ripartire il più presto possibile. - -— Vorrei potervi accompagnare, ma sono ancora molto debole... e voi -quando partirete? - -— Domani alla punta del giorno, riposatevi in questa notte il meglio -che vi sarà permesso, e domani, se lo potrete, partiremo assieme. - -— Addio dunque a domani, poichè per quanto siate di ferro, dovete aver -bisogno di riposo. - -La mattina dipoi, quando d'Artagnan ritornò in camera di Aramis, lo -ritrovò che stava guardando fuori della finestra. - -— Che cosa guardate? domandò d'Artagnan. - -— In fede mia, ammiro questi tre magnifici cavalli che lo stalliere -tiene per le redini. È un piacere da principe il viaggiare con simili -cavalcature. - -— Ebbene, mio caro Aramis, voi proverete questo piacere, perchè uno di -quei tre cavalli è vostro. - -— Ah! ah! e quale? - -— Quello dei tre che voi vorrete, io non ho preferenza. - -— E la ricca gualdrappa che lo ricopre è pur mia? - -— Senza dubbio. - -— Ma voi volete ridere, d'Artagnan? - -— Io non rido più dal momento che voi non parlate più latino. - -— Sono per me quei fondi, le pistole dorate, la gualdrappa di velluto, -quella sella colle borchie d'argento? - -— Per voi stesso come quel cavallo che scalpita è per me, e quell'altro -che fa salti, è per Athos. - -— Per bacco! questi sono tre superbi animali. - -— Sono contentissimo che sieno di vostro gusto. - -— È dunque il re che vi ha fatto questo regalo? - -— Per cosa certa non è stato il ministro; ma non v'inquietate sulla -provvenienza, e pensate soltanto che uno dei tre è vostro. - -— Io prendo quello che è là. - -— A meraviglia! - -— Viva Dio! gridò Aramis, ecco ciò che mi fa passare il resto del mio -dolore; vi monterei sopra con trenta palle in corpo. Ah! sull'anima -mia, le belle redini, le belle staffe! Olà! Bazin, venite qui, e -sull'istante. - -Bazin comparve tetro e melanconico sul limitare della porta. - -— Forbite la mia spada, raddrizzate il mio cappello, spazzolate il mio -mantello, e caricate le mie pistole! disse Aramis. - -— Quest'ultima raccomandazione è inutile interruppe d'Artagnan, nei -fondini della sella vi è già un paio di pistole cariche. - -Bazin sospirò. - -— Andiamo, maestro Bazin, tranquillizzatevi disse d'Artagnan, in tutti -gli stati si può guadagnare l'eterna salvezza. - -Così dicendo i due amici discesero le scale seguiti dai lacchè. - -— Tienmi la staffa, Bazin disse Aramis. - -E si slanciò in sella colla sua grazia e la sua leggerezza ordinaria; -ma, dopo qualche volata e qualche corvettata del nobile animale, il suo -cavaliere risentì dei dolori talmente insopportabili, che impallidì -e vacillò. D'Artagnan che aveva preveduto quest'accidente, non lo -aveva perduto di vista un momento, per cui si slanciò verso di lui, lo -ritenne fra le sue braccia, e lo ricondusse nella sua camera. - -— Sta bene, mio caro Aramis; curatevi, diss'egli, io anderò solo a -ricercare Athos. - -— Voi siete un uomo di bronzo, gli disse Aramis. - -— No, io ho fortuna; ecco tutto; ma come vivrete voi aspettandomi? Non -più cattedra, non più colleggio, non più tesi! - -Aramis sorrise. - -— Farò invece dei versi. - -— Sì, dei versi profumati coll'odore del biglietto della cameriera -della duchessa di Chevreuse. Insegnate dunque la prosodia a Bazin, ciò -lo consolerà; quanto al cavallo, montatelo un poco tutti i giorni, e -ciò vi farà riprendere l'abitudine alle manovre. - -— Ah! in quanto a questo siate tranquillo, disse Aramis, voi mi -ritroverete pronto a seguirvi. - -Si dissero addio, e dieci minuti dopo, avendo prima raccomandato il -suo amico a Bazin e all'ostessa, d'Artagnan trottava nella direzione -d'Amiens. - -Come, mai andare in traccia di Athos, e poi come ritrovarlo? - -La posizione, nella quale l'aveva lasciato d'Artagnan, era critica, -e forse aveva ancora potuto soccombere. Quest'idea oscurò la fronte -di d'Artagnan e gli fece formulare sotto voce qualche giuramento di -vendetta. Dei suoi amici, Athos era il più attempato, e in apparenza -sembrava quello che meno si accostasse ai suoi gusti ed alle sue -simpatie. Però egli portava a questo gentiluomo una preferenza -notevole. L'aria nobile ed il portamento distinto di Athos, i suoi -lampi di grandezza che brillavano di tratto in tratto fra l'ombre -entro cui si riteneva volontariamente racchiuso, quella inalterabile -uguaglianza d'umore che ne formava il più comodo compagno della terra, -quell'allegrezza forzata e mordente, la sua bravura che si sarebbe -detta cieca se non fosse stata il risultato del più gran sangue -freddo: tante qualità si attiravano più che la stima e l'amicizia di -d'Artagnan, la sua ammirazione. - -In fatti, considerato ancor vicino al sig. de Tréville l'elegante -e nobile cortigiano, Athos, nei giorni del suo buon umore, poteva -sostenere con vantaggio il confronto; egli era di mezzana statura, ma -questa era così regolare e ben proporzionata, che più di una volta, -nelle sue lotte con Porthos, aveva fatto piegare il gigante, la di -cui forza fisica era divenuta proverbiale fra i moschettieri. La sua -testa con gli occhi scrutatori, col naso aquilino, mento ben disegnato -come quello di Bruto, aveva un carattere indefinibile di grazia e -grandezza; le sue mani, di cui non prendeva mai alcuna cura, facevano -la disperazione di Aramis che coltivava le sue con una grande quantità -di pasta di mandorle e olio profumato; il suono della sua voce era ad -un tempo penetrante e melodioso, e poi ciò che vi era d'indefinibile -in Athos, che sempre si faceva oscuro e piccolo, era quella delicata -conoscenza del mondo e degli usi della più elevata società, quelle -abitudini di buona famiglia, che spiccavano anche senza volerlo nelle -sue più piccole azioni. - -Se si trattava di un pranzo, Athos l'ordinava meglio di qualunque -altro, situando ciascun convitato al suo posto a seconda del rango in -cui era stato trasmesso dai suoi antenati o che si era procacciato da -se stesso. Se si trattava di scienza araldica, Athos conosceva tutte -le famiglie nobili del regno, le loro genealogie, le loro alleanze, i -loro stemmi e l'origine dei loro stemmi; l'etichetta non aveva minuzie -che gli fossero estranee; sapeva quali erano i diritti dei grandi -proprietarii e della nobiltà, conosceva a fondo le leggi e le regole -della caccia, e un giorno parlando su questo argomento, aveva fatto -meravigliare il re Luigi XIII, che pure passava per maestro; come tutti -i gentiluomini di quell'epoca, montava a cavallo, e maneggiava le armi -con tutta la perfezione: vi è di più, la sua educazione era stata -così poco negletta, anche sotto il rapporto degli studi scolastici, -tanto raramente coltivati dai gentiluomini di quell'epoca, ch'egli -sorrideva ai testi latini che stillava Aramis, e che Porthos faceva -mostra di capire. Anzi, due o tre volte, con gran meraviglia dei suoi -amici, che Aramis inciampò in qualche errore di rudimenti, egli rimise -il verbo al suo tempo, o il nome al suo caso. Inoltre, la sua probità -era inattaccabile; in quel secolo ove gli uomini d'arme transigevano -tanto facilmente colla loro religione e la loro coscienza, e i poveri -col settimo comandamento di Dio. Athos dunque era un uomo molto -straordinario. - -E ciò non ostante si vedeva questa natura così distinta, questa -creatura così bella, questa essenza così fina, piegare insensibilmente -verso la vita materiale, come i vecchi piegano generalmente verso -l'imbecillità fisica e morale. Athos, nelle sue ore d'ozio, e queste -erano frequenti, spegneva affatto tutta la sua parte luminosa, e -spariva come in una profonda notte la parte brillante. Allora svaniva -il semideo e restava appena un uomo, colla testa bassa, l'occhio -truce, la parola pesante e penosa; Athos guardava per lunghe ore sia -la bottiglia, sia il bicchiere, sia Grimaud, che abituato ad obbedirlo -a segni, leggeva nello sguardo senza forza del suo padrone fino il più -piccolo desiderio, che tosto soddisfaceva. Se la riunione dei quattro -amici aveva luogo in uno di questi momenti, una parola, cavata con uno -sforzo violento, era tutto il contigente che Athos pagava al dialogo -della conversazione: in una voce Athos da se solo poteva come quattro, -e ciò senza che li producesse altra alterazione, che un aggrottamento -di ciglia più rimarcato, ed una tristezza più profonda. - -D'Artagnan, di cui conosciamo lo spirito investigatore e penetrante, -non aveva, qualunque si fosse l'interesse a soddisfare la sua -curiosità su questo argomento, non aveva ancora potuto assegnare -alcuna causa di questo marasmo, nè notarne le ricorrenze. Athos non -ricercava mai lettere. Athos non faceva mai cosa alcuna che non fosse -nota ai suoi tre amici; non si poteva dire che fosse il vino che gli -procurava questa tristezza, perchè, al contrario, egli beveva soltanto -per abbattere questa tristezza, quantunque questo rimedio, come -abbiamo detto, non faceva che aumentarla. Non si poteva attribuire -al giuoco questo eccesso d'umor nero, che al contrario di Porthos, -che accompagnava ogni cambiamento di fortuna, o coi canti o colle -imprecazioni, Athos rimaneva impassibile tanto quando vinceva, che -come quando perdeva. Fu veduto una volta nel circolo dei moschettieri -vincere una sera tremila doppie, quindi riperderle, e dietro esse -perdere quanto aveva, perfino il suo cavallo e la sua bandoliera -ricamata in oro dei giorni di parata, per riguadagnare tutto al più -dugento luigi, senza che il suo sopracciglio nero si fosse alzato o -abbassato di una mezza linea, senza che le sue mani avessero perduta la -loro bianchezza d'avorio, senza che la sua faccia si fosse adombrata, -senza che la conversazione, che in quella sera era gaia ed aggradevole, -cessasse un istante di esserlo. - -Non era neppure, come presso i nostri vicini, gl'inglesi, un influenza -atmosferica che rendeva tetro il suo viso, poichè in generale -questa tristezza aumentava nei più bei giorni dell'anno. Giugno e -Luglio erano i due mesi terribili per Athos. Pel presente, egli non -aveva dispiaceri, si stringeva nelle spalle quando gli si parlava -dell'avvenire; il suo segreto era dunque nel passato, come era stato -detto vagamente a d'Artagnan. - -Questa tinta misteriosa sparsa sopra tutta la di lui persona, rendeva -ancora più interessante quell'uomo cui giammai nè gli occhi nè la -bocca, avevano rivelato niente nell'ubriachezza la più compiuta, -qualunque fosse stata la rivoltagli interrogazione. - -— Ebbene! pensava d'Artagnan, il povero Athos è morto a quest'ora, -è morto per mia cagione, poichè sono stato io che l'ho trascinato -in quest'affare, di cui egli ignorava l'origine, di cui ignora il -resultato, di cui non avrà a ricavarne alcun profitto. - -— Senza contare, signore, soggiunse Planchet, che noi gli dobbiamo -probabilmente la vita. Vi ricordate come gridava: «al largo d'Artagnan! -io sono preso.» E dopo avere scaricate le sue pistole, che rumore -orribile che faceva colla sua spada! si sarebbe detto che erano venti -uomini, o piuttosto venti diavoli arrabbiati! - -E queste parole raddoppiavan l'ardore di d'Artagnan, che eccitava il -suo cavallo che, non avendo bisogno di essere eccitato, trasportava il -suo padrone al galoppo. - -Verso le undici del mattino si scoperse Amiens; a undici ore e mezzo -erano alla porta del maledetto albergo. - -D'Artagnan aveva spesso meditato contro il perfido oste una vendetta: -egli entrò dunque nell'osteria col suo cappello di feltro sugli occhi, -la mano sinistra sul pomo della spada, e facendo fischiare il frustino -colla diritta. - -— Mi riconoscete voi? disse all'oste che si avanzò per salutarlo. - -— Io non ho questo onore, mio signore, rispose questi con gli occhi -ancora abbagliati dal brillante equipaggio con cui si era presentato -d'Artagnan. - -— Ah! voi non mi riconoscete? - -— No, signore. - -— Ebbene! con due sole parole vi restituirò la memoria. Che cosa avete -fatto di quel gentiluomo al quale aveste l'audacia, sono ora circa -quindici giorni, d'intentare un'accusa di monetario falso? - -L'oste impallidì, perchè d'Artagnan aveva presa l'attitudine la più -minacciosa, e Planchet si modellava sul suo padrone. - -— Ah! mio signore, non me ne parlate, gridò l'oste col tuono il più -lagrimevole della sua voce. Ah! mio signore, come ho pagato questo -fallo! Ah! disgraziato che sono! - -— Io vi domando che cosa è avvenuto di questo gentiluomo. - -— Degnatevi di ascoltarmi, mio signore; e siate clemente; sedete per -grazia! - -D'Artagnan, muto per la collera e l'inquietudine, si assise minaccioso -come un giudice. Planchet si appoggiò con orgoglio alla spalliera del -seggio di lui. - -— Ecco la storia, mio signore, riprese l'oste tremando, poichè ora vi -conosco: foste voi che partiste quando ebbi quel disgraziato affare con -questo gentiluomo di cui mi parlate? - -— Sì, sono io per cui non dovete aspettarvi grazia se non dite per -intero la verità. - -— Ascoltatemi, e la saprete per intero. - -— Ascolto. - -— Io era stato avvisato dall'autorità che un famoso falsario di monete -giungerebbe al mio albergo con diversi suoi compagni, tutti travestiti -coll'uniforme delle guardie dei moschettieri. I vostri cavalli, i -vostri lacchè, voi stessi, tutto mi era stato descritto. - -— Avanti, avanti: disse d'Artagnan che capì subito da dove venivano -queste così esatte informazioni. - -— Io presi dunque, dietro gli ordini della autorità che mi inviò un -rinforzo di sei uomini, tutte quelle misure che credei urgenti per -assicurarmi del preteso falsario di monete. - -— Avanti! disse d'Artagnan, a cui la parola di falsario corrucciava -orribilmente le orecchie. - -— Perdonatemi, mio signore, di essere costretto a dire tali cose, ma -queste sono precisamente quelle che formano la mia scusa. L'autorità -mi aveva fatto paura; bisogna che un albergatore usi dei riguardi -all'autorità. - -— Ma, anche una volta, questo gentiluomo dov'è, che cosa n'è avvenuto? -è morto o vivo? - -— Pazienza, mio signore, ci veniamo. Accadde dunque ciò che voi -sapete, e la vostra precipitosa partenza, disse l'oste con una certa -finezza che non sfuggì a d'Artagnan, sembrava autorizzare quanto si -fece. Questo gentiluomo vostro amico, si difese da disperato. Il suo -cameriere che, per una disgrazia imprevista aveva avuto briga colle -genti dell'autorità travestiti da mozzi di stalla... - -— Ah! miserabili! gridò d'Artagnan, voi eravate tutti di accordo, io -non so chi mi tenga dal non esterminarvi tutti! - -— Ahimè! mio signore, noi non eravamo d'accordo, e voi lo vedrete. Il -vostro signor amico, perdonatemi se non lo chiamo coll'onorevole nome -che porta, perchè non lo sappiamo, il vostro signor amico, dopo aver -messo due uomini fuori di combattimento colla scarica simultanea delle -sue due pistole, si battè in ritirata difendendosi colla spada, con cui -stroppiò ancora un braccio ad un altro dei miei uomini con un colpo di -piatto da stordire. - -— Ma boia! la finirai tu una volta? gli disse d'Artagnan; Athos! che -avvenne di Athos? - -— Battendosi in ritirata, come vi diceva, mio signore, trovò dietro a -se la scala di cantina, e siccome la porta era aperta, vi si precipitò; -una volta in cantina, tirò a sè la chiave, e si barricò per di dentro. -Siccome eravamo sicuri di ritrovarlo là, fu lasciato libero. - -— Sì, disse d'Artagnan, a loro non premeva d'ucciderlo bastava solo -imprigionarlo. - -— Giusto Dio? imprigionarlo signore? egli s'imprigionò da se stesso, -ve lo giuro. Prima di tutto aveva fatti dei brutti affari; un uomo era -rimasto morto sul colpo, e altri due erano feriti gravemente. Il morto -e i due feriti furono portati via dai loro camerati, e non ho mai più -inteso parlare nè degli uni, nè degli altri. Io stesso quando ripresi -i miei sensi andai a ritrovare il sig. governatore, al quale raccontai -quanto mi era accaduto, e al quale chiesi ciò che doveva fare del -prigioniere. Ma il sig. governatore aveva l'aspetto di essere caduto -dalle nubi; egli mi disse che ignorava affatto ciò che voleva dirgli: -che gli ordini che mi erano giunti non emanavano da lui, e che se -avessi avuto la disgrazia di dire a chi che siasi ch'egli entrava per -qualche cosa in quest'avventura, mi avrebbe fatto impiccare. Sembrava -che mi fossi sbagliato, signore, che io avessi arrestato uno per -l'altro, e che quegli che doveva essere arrestato si fosse salvato. - -— Ma Athos? gridò d'Artagnan, a cui si raddoppiavano le forze per -l'abbandono stesso in cui sembrava che le autorità avessero lasciato -questo affare: ma di Athos che ne avvenne? - -— Siccome aveva fretta di riparare ai miei torti col prigioniero, -riprese l'albergatore, m'incamminai verso la cantina per rimetterlo in -libertà. Ah! signore! egli non era più un uomo! era un diavolo! Alla -proposizione di libertà, dichiarò che quello era un laccio che gli -veniva teso, e che prima di uscire intendeva di imporre le condizioni. -Io gli dissi umilmente, poichè non mi dissimulava la cattiva posizione -in cui mi era messo portando le mani sopra un moschettiere di Sua -Maestà, gli dissi ch'era pronto a sottomettermi alle sue condizioni. - -— Prima di tutto, voglio che mi sia reso il mio lacchè armato di tutto -punto. - -— Ci affrettammo d'obbedire a quest'ordine, signore, noi eravamo -disposti a fare tutto ciò che voleva il vostro amico. Il signor -Grimaud, questi ha detto il suo nome quantunque non parli molto, il -signor Grimaud fu dunque disceso in cantina, ferito com'era: allora -il suo padrone, dopo di averlo ricevuto, tornò a berricare la porta, -ordinandoci di restare nella nostra bottega. - -— Ma finalmente, gridò d'Artagnan, dov'è? dov'è Athos? - -— In cantina, signore. - -— Come disgraziato, voi da quel giorno lo ritenete ancora in cantina? - -— Bontà divina! no, signore. Noi ritenerlo in cantina! Voi dunque non -sapete ciò che ha fatto in cantina? Ah! signore! se voi poteste cavarlo -di là, vi sarei riconoscente e vi adorerei come il mio protettore. - -— Allora egli è là? Io lo ritroverò là? - -— Senza dubbio, signore, egli si è ostinato a rimaner là. Tutti i -giorni dallo spiraglio gli si passa del pane colla estremità di un -forcale e della carne, quando ne domanda. Ma ahimè! non è di pane -e carne ch'egli faccia il maggior consumo. Una volta ho tentato di -discendere con due dei miei servitori, ma egli andò in furore. Ho -inteso che montava le sue pistole, ed il suo moschetto che veniva -montato dal suo lacchè. Quindi, allorchè gli abbiamo chiesto quali -erano le sue intenzioni, ci ha risposto, che fra lui ed il suo -servitore avevano quaranta colpi da poter tirare, e ch'essi li -tirerebbero fino all'ultimo, piuttosto che permettere che un solo di -noi mettesse piede in cantina. Allora, signore, sono stato a lamentarmi -dal governatore, che mi ha risposto che io non aveva che quello chè -mi meritava, e che ciò mi avrebbe insegnato a insultare gli onorevoli -personaggi che venivano a ripararsi nel mio albergo. - -— Di modo che da quel tempo?... riprese d'Artagnan non potendo a meno -di ridere della pietosa figura del suo oste. - -— Di modo che da quel tempo, signore, continuò questi, noi meniamo -la vita più trista che si possa vedere; poichè, signore, bisogna che -voi sappiate che tutte le nostre provviste sono in cantina; là vi è -il nostro vino nei vasi, la birra, l'olio e le spezie, il lardo ed -i salami; e siccome ci è proibito di discendervi, siamo costretti di -negare il mangiare e bere ai forestieri che ci giungono, di modo che -tutto il credito della nostra osteria si rovina. Anche una settimana, -col vostro amico in cantina, e noi siamo perduti. - -— E questa sarebbe giustizia, birbo! Non si vedeva al nostro aspetto -che non potevano essere falsi monetarii? dite. - -— Sì, signore, sì, voi avete ragione, signore; ma sentite, sentite, -egli in questo momento va in collera. - -— Senza dubbio, qualcuno gli avrà dato noia, disse d'Artagnan. - -— Bisogna bene che qualcuno lo vada a disturbare, ci sono giunti due -viaggiatori inglesi. - -— Ebbene? - -— Ebbene! gli Inglesi amano il vino buono, come voi sapete, e questi -hanno chiesto del meglio. Mia moglie allora avrà chiesto al sig. Athos -il permesso d'entrare per soddisfare a questi signori, ed egli lo -avrà ricusato come d'ordinario. Ah! bontà divina! ecco che il rumore -raddoppia. - -D'Artagnan in fatti sentì un gran rumore uscire dalla cantina; egli -si alzò, e preceduto dall'oste che si contorceva le mani, e seguito -da Planchet, che teneva montato il suo moschetto, si avvicinò al luogo -della scena. - -I due gentiluomini erano esasperati, essi avevano fatto una lunga corsa -e morivano di fame e di sete. - -— Ma questa è una tirannia gridarono essi in buonissimo francese, -quantunque coll'accento straniero: che questo mastro pazzo non voglia -lasciare a questa buona gente l'uso del loro vino! A noi! sfondiamo la -porta e se egli è troppo arrabbiato, ebbene, lo uccideremo. - -— Colle buone, signori, disse d'Artagnan cavando dalla sua cinta un -paio di pistole, voi non ucciderete nessuno, se vi aggrada. - -— Bene, bene! diceva dietro di se la voce calma di Athos, lasciateli un -poco entrare questi mangiatori di ragazzi, e noi la vedremo. - -Per quanto sembrassero essere coraggiosi, i due gentiluomini inglesi si -guardarono esitando; si sarebbe detto che in quella cantina vi era una -di quelle belve affamate, giganteschi eroi delle leggende popolari, e -di cui nessuno sforza impunemente l'entrata della caverna. - -Vi fu un momento di silenzio: ma finalmente i due Inglesi ebbero -vergogna d'indietreggiare, ed il più coraggioso dei due discese i -quattro o cinque scalini di cui si componeva la scala, e dette sulla -porta un calcio da spaccare un muro. - -— Planchet, disse d Artagnan, io m'incarico di quello che è in basso. -Ah? signori, voi volete battaglia? Ebbene! vi si darà! - -— Mio Dio! gridò Athos, mi sembra di sentire la voce di d'Artagnan. - -— Realmente, disse d'Artagnan alzando la voce, sono io amico mio. - -— Ah! buono, disse Athos, noi allora lavoreremo ben bene questi -sfondatori di porte! - -I gentiluomini avevano messo mano alla spada, ma si trovavano in quel -momento fra due fuochi. Esitarono anche un istante, ma come la prima -volta, la vinse l'orgoglio, ed un secondo calcio fece scrosciare la -porta in tutta la sua altezza. - -— Tienti in disparte, gridò Athos, tienti in disparte d'Artagnan, che -io faccio fuoco. - -— Signori! gridò d'Artagnan, che non veniva mai abbandonato dalla -riflessione. Signori, rifletteteci! Pazienza, Athos! voi v'impegnate -in un cattivo affare, e volete farvi crivellare dalle palle. Ecco il -mio servo ed io che vi lasceremo andare tre colpi di fuoco; altrettanto -vi giungerà dalla cantina; poi noi abbiamo ancora le nostre spade, con -cui, vi assicuro, il mio amico ed io giuochiamo passabilmente. Lasciate -a me la cura di trattare le cose mie e le vostre; fra momenti voi -avrete da bere, ne impegno la mia parola. - -— Se ve ne resta, mormorò con una voce rauca Athos. - -L'oste senti un sudor freddo scorrergli lungo il dorso. - -— In che modo? se te ne resta, disse d'Artagnan; siate dunque -tranquilli; in due non si avranno bevuta tutta la cantina. Signori -rimettete le vostre spade nel fodero. - -— Ebbene! rimettete voi pure le vostre pistole alla cintola. - -— Volentieri. - -E d'Artagnan dette l'esempio, quindi voltandosi verso Planchet, gli -fece segno di smontare il suo moschetto. - -Gli Inglesi, convinti, rimisero, brontolando, le loro spade nel fodero. -Fu loro raccontato l'imprigionamento di Athos, e siccome erano buoni -gentiluomini, dettero torto all'oste: - -— Ora, signori, disse d'Artagnan, rimontate nella vostra camera, e fra -dieci minuti, ve lo garentisco, vi sarà portato quanto desiderate. - -Gl'Inglesi salutarono e sortirono. - -— Adesso che sono solo, mio caro Athos, disse d'Artagnan, apritemi la -porta, ve ne prego. - -— Sull'istante, disse Athos. - -Allora s'intese un gran rumore di legni ammassati, di puntelli gementi; -erano la controscarpa e i bastioni di Athos; che l'assediato demoliva -da se stesso. - -Un istante dopo la porta si aprì, e si vide comparire la pallida testa -di Athos, che con un rapidissimo colpo d'occhio, esplorò le vicinanze. - -D'Artagnan si gettò al di lui collo, e l'abbracciò teneramente; volle -quindi condurlo fuori di questo umido soggiorno; allora soltanto si -accorse che Athos traballava. - -— Siete voi ferito? gli disse. - -— Io? niente affatto, io sono ubriaco fracido, ecco tutto, e nessuno -ha mai fatto meglio di me per ottenere questo scopo. Viva Dio! mio caro -oste, bisogna dire che per mia parte ne abbia bevuto per lo meno cento -cinquanta bottiglie. - -— Misericordia! gridò l'oste se il lacchè ha bevuto soltanto la metà -del suo padrone, io sono rovinato. - -— Grimaud è un lacchè di buona famiglia, che non si sarebbe mai -azzardato di fare lo stesso ordinario del suo padrone! Egli ha bevuto -soltanto il suo fiasco, credo solo che si sia scordato di rimettere la -chiavetta alla botte. Sentite quella cola. - -D'Artagnan scoppiò in una risata, che cambiò il freddo brivido -dell'oste in febbre calda. - -Nello stesso momento comparve a sua volta Grimaud, dietro al suo -padrone, col moschetto sulla spalla, la testa ondeggiante, come i -satiri ubriachi dei dipinti di Rubens. Egli era asperso davanti e di -dietro da un liquido grasso, che l'oste riconobbe per il suo migliore -olio d'oliva. - -Il corteggio traversò la gran sala, e andò ad installarsi nella miglior -camera dell'albergo, che d'Artagnan occupò d'autorità. - -In questo mentre l'oste e sua moglie si precipitarono, coi lumi in mano -in cantina, che loro era stata per sì lungo tempo interdetta, ed ove -gli aspettava un terribile spettacolo. - -Al di là delle fortificazioni, nelle quali Athos aveva fatto breccia -per uscire, e che si componevano di legnami, di fascine, di assi, e di -vasellami vuoti, disposti con tutto l'ordine strategico, si vedevano -qua e là, nuotanti in un mare di olio e di vino, gli ossami di tutti -i prosciutti mangiati, nel mentre che un ammasso di bottiglie rotte -riempiva tutto l'angolo sinistro della cantina, e che un tinello, la -di cui chiavetta era rimasta aperta, perdeva le ultime gocce del suo -sangue. - -Sopra cinquanta salami appesi al soffitto, ne restavano appena dieci. - -Allora gli urli dell'oste e dell'ostessa rintronarono sotto le volte -della cantina; d'Artagnan stesso ne fu commosso. Athos non voltò -neppure la testa. - -Ma al dolore succedè la rabbia. L'oste s'armò di uno spiedo, e nella -sua disperazione, si slanciò nella camera ove si erano ritirati i due -amici. - -— Del vino! disse Athos scoprendo l'oste. - -— Del vino! gridò l'oste stupefatto, del vino! ma voi me ne avete di -già bevuto per cento doppie; ma io sono un uomo rovinato, perduto, -annientato. - -— Bah! disse Athos, noi siamo sempre rimasti colla sete. - -— Se vi foste contentati di bere, pazienza; ma voi avete rotto tutte le -bottiglie. - -— Voi mi avete spinto sopra un terreno sdrucciolevole; è colpa vostra. - -— Tutto il mio olio perduto! - -— L'olio è un balsamo sommo per le ferite, e bisognava bene che questo -povero Grimaud si medicasse le ferite che gli avete fatte. - -— Tutti i miei salami morsicati! - -— Vi è una quantità enorme di sorci in questa cantina. - -— Voi mi pagherete tutto! gridò l'oste esasperato. - -— Ah! triplo birbante! disse Athos alzandosi. - -Ma ricadde sul momento. Con questo tentativo aveva esauste tutte le sue -forze. - -D'Artagnan venne in suo soccorso alzando la sua spada. - -L'oste indietreggiò di un passo, e si strusse in lagrime: - -— Questo v'insegnerà, disse d'Artagnan, a trattare in un modo più -cortese gli ospiti che Dio vi manda. - -— Dio? dite il diavolo! - -— Mio caro amico, disse d'Artagnan, se voi ci rompete ancora un altro -poco le orecchie, noi ci anderemo a rinchiudere tutti e quattro in -cantina, e vedremo se il guasto è veramente così grande come voi dite. - -— Ebbene! sì, signori, io ho torto, disse l'oste, lo confesso, ma ogni -peccato merita misericordia. Voi siete signori, ed io sono un povero -albergatore; voi avrete pietà di me. - -— Ah! se tu parli in questo modo, disse Athos, tu mi trafiggi il cuore, -e le lagrime scorreranno dai miei occhi, come scorreva il vino dai tuoi -vasi. Non siamo poi tanto diavoli quanto sembra. Sentiamo, vieni qui, e -parliamo. - -L'oste si avvicinò con inquietudine. - -— Vieni ti dico, e non aver paura. Al momento che io ti pagava, ho -messo la mia borsa sulla tavola. - -— Sì, signore. - -— Questa borsa conteneva sessanta doppie; ove sono andate? - -— Le ho deposto al tribunale, signore; mi era stato detto ch'era moneta -falsa. - -— Ebbene fatti rendere la mia borsa, e tienti le sessanta doppie. - -— Ma il signore sa bene che il tribunale non lascia mai quel che -tiene; se fosse moneta falsa vi sarebbe ancora qualche speranza, ma -disgraziatamente sono monete buone. - -— Accomoda questo affare, amico, mio, ciò non mi riguarda, tanto più -che non mi è rimasta una lira. - -— Vediamo, disse d'Artagnan, il cavallo di Athos dov'è? - -— Nella scuderia. - -— Quanto vale? - -— Tutto al più cinquanta doppie. - -— Ne vale ottanta. Prendilo, e che tutto sia finito. - -— Come! tu vendi il mio cavallo? tu vendi il mio Bajazet? E su che cosa -farò io la vicina campagna? su Grimaud? - -— Io te ne ho condotto un altro, disse d'Artagnan. - -— Un altro? - -— Sì e magnifico! gridò l'oste. - -— Allora, se ve n'è un altro più bello e più giovane, prenditi il -vecchio, e portaci da bere! - -— Di quale? domandò l'oste del tutto rasserenato. - -— Di quello che sta nel fondo; ve ne restano ancora venticinque -bottiglie, tutte le altre sono state rotte nella mia caduta. Portane -sei. - -— Ma quest'uomo è un fulmine, disse l'oste tra se; se resta soltanto -qui altri quindici giorni, e che paghi ciò che beve, io riordino i miei -affari. - -— E non dimenticare, continuò d'Artagnan, di portarne quattro bottiglie -dello stesso ai due Inglesi. - -— Ora, disse Athos, mentre aspettiamo che ci portino del vino, -raccontami d'Artagnan ciò che è accaduto degli altri; sentiamo. - -D'Artagnan gli raccontò in che modo aveva ritrovato Porthos nel suo -letto con una stravoltura, e Aramis ad una tavola con due filosofi. -Mentre terminava, l'oste rientrò colle chieste bottiglie, e con un -prosciutto che fortunatamente per lui era rimasto fuori di cantina. - -— Sta bene, disse Athos riempiendo il suo bicchiere e quello di -d'Artagnan, ciò è in quanto a Porthos ed Aramis; ma voi, amico mio, che -cosa vi è accaduto personalmente? - -— Ahimè! disse d'Artagnan, ciò che io ho si è, che sono il più -disgraziato di noi tutti! - -— Tu, disgraziato, d'Artagnan? disse Athos; sentiamo, da che nasce il -tuo infortunio? dillo a me. - -— Più tardi, rispose d'Artagnan. - -— Più tardi, e perchè più tardi? perchè tu credi che io sia ubriaco, -d'Artagnan? ritieni bene questo: che io non ho mai le mie idee così ben -chiare, che quando ho bevuto: parla adunque, io sono tutto orecchie. - -D'Artagnan raccontò la sua avventura colla signora Bonacieux, Athos -l'ascoltò senza battere palpebra, quindi, quando ebbe finito. - -— Tutte queste sono miserie, disse Athos, miserie! - -Era la parola favorita di Athos. - -— Voi dite sempre miserie, mio caro Athos, disse d'Artagnan, ciò sta -molto male sulle vostre labbra, a voi che non avete mai amato. - -L'occhio tetro d'Athos s'infiammò di un tratto; ma non fu che un lampo, -ritornò tetro e vagante come prima. - -— È vero, diss'egli tranquillamente, io non ho mai amato. - -— Voi vedete bene, allora cuore di pietra, disse d'Artagnan, che avete -torto di essere così duro con noi altri cuori teneri. - -— Cuori teneri, cuori squarciati, disse Athos. - -— Che volete voi dire? - -— Io dico che l'amore è come una lotteria, in cui chi vince, guadagna -la morte! Voi siete ben fortunato per aver perduto, credetemi, mio -caro d'Artagnan. E se io ho un consiglio da darvi, è quello di perdere -sempre. - -— Ella però aveva l'aspetto d'amarmi tanto! - -— Ne aveva l'aspetto. - -— Oh! essa mi amava. - -— Fanciullo! non vi è alcuno che non abbia creduto, come credete voi, -che la sua amica non lo amasse, e non vi è uomo che non sia stato -tradito dalla sua amica. - -— Eccetto voi, Athos, che non ne avete mai avute. - -— È vero, disse Athos dopo un momento di silenzio, io non ne ho mai -avute. Beviamo! - -— Ma allora, filosofo che siete, disse d'Artagnan, istruitemi, -sostenetemi, io ho bisogno d'imparare e di essere consolato. - -— Consolato! e di che? - -— Della mia disgrazia. - -— La vostra disgrazia mi fa ridere, disse Athos stringendosi nelle -spalle; io desidererei sapere se è una storia d'amore che voi volete -che vi racconti. - -— Accaduta a voi? - -— A me o ad un mio vicino che importa? - -— Dite, Athos, dite. - -— Beviamo noi faremo meglio. - -— Bevete e raccontate. - -— In fatti si può fare, disse Athos vuotando e riempiendo subito il suo -bicchiere; queste due cose vanno perfettamente d'accordo. - -— Io ascolto, disse d'Artagnan. - -Athos si raccolse, ed a misura che si raccoglieva, d'Artagnan lo vedeva -impallidire: era giunto a quel periodo d'ubriachezza, in cui gli -ordinarii bevitori cadono e dormono. Egli, sognava altamente, senza -dormire. Questo sonnambulismo dell'ubriachezza aveva qualche cosa di -spaventoso. - -— Voi dunque lo volete assolutamente? domandò egli. - -— Io ve ne prego, rispose d'Artagnan. - -— Che sia dunque fatto ciò che voi desiderate. Uno dei miei amici... -uno dei miei amici, intendete bene? non io, disse Athos interrompendosi -con un profondo sospiro; uno dei conti della mia provincia, vale a -dire di Berry, nobile come un Dandolo, come un Mont-morency, divenne -innamorato a venticinque anni di una giovinetta di sedici, bella come -gli amori. A traverso l'ingenuità dell'età sua, traspariva un sospiro -ardente, uno spirito, non di donna, ma di poeta; ella non piaceva, -ma inebriava. Essa viveva in un piccolo borgo, presso il suo fratello -che si dimostrava in apparenza onesta persona. Entrambi erano venuti -in quel paese dall'estero. Essi venivano, non si sapeva di dove, ma -vedendo lei così bella, e suo fratello così pietoso, non si pensava di -chieder loro d'onde venivano. Del resto si diceva che fossero di buona -estrazione. Il mio amico, che era il signore del paese, avrebbe potuto -sedurla, o prenderla con la forza a suo piacere; egli era il padrone: -chi sarebbe venuto in soccorso di due stranieri, di due sconosciuti? -disgraziatamente egli era un uomo onesto, e la sposò. Pazzo! stupito! -imbecille! - -— Ma perchè, dal momento che l'amava, domandò d'Artagnan. - -— Aspettate dunque, disse Athos. Egli la condusse al suo castello, e ne -formò la prima dama della provincia. E bisogna renderle giustizia, ella -sosteneva perfettamente il suo rango. - -— Ebbene? domandò d'Artagnan. - -— Ebbene! un giorno ch'ella era alla caccia con suo marito, continuò -Athos parlando molto in fretta e a bassa voce, cadde da cavallo e -si svenne; il conte si slanciò in suo soccorso, e siccome ella si -soffocava nei suoi abiti, li tagliò col suo pugnale, e le scuoprì le -spalle. Indovinate ciò ch'ella aveva sopra d'una spalla, d'Artagnan? -disse Athos con un grande scoppio di risa. - -— Posso io saperlo? domandò d'Artagnan. - -— Un giglio, disse Athos. Ella era bollata. - -E Athos vuotò di un sol fiato il bicchiere che teneva in mano. - -— Che orrore! gridò d'Artagnan, che cosa mi dite mai! - -— La verità, mio caro. L'angiolo era un demonio; la povera giovinetta -era una ladra. - -— E che cosa fece il conte? - -— Il conte era un gran signore, nelle sue terre egli aveva il diritto -di alta e bassa giustizia, terminò di stracciare gli abiti della -contessa, le legò dietro al dorso le mani, e la impiccò ad un albero. - -— Cielo! Athos un omicidio! gridò d'Artagnan. - -— Sì, un omicidio, niente di più, disse Athos pallido come la morte. -Ma, mi si lascia mancare di vino, a quanto sembra. - -E afferrò il collo dell'ultima delle bottiglie che rimaneva piena, -l'avvicinò alla sua bocca e la vuotò in un fiato come avrebbe fatto di -un bicchiere ordinario. - -Lasciò quindi cadersi la testa sulle mani; d'Artagnan rimase davanti a -lui compreso di spavento. - -— Ciò mi ha guarito dalle donne belle, poetiche ed amorose, disse Athos -rialzando la testa, senza pensare a proseguire l'apologia del conte. Il -cielo vi conceda altrettanto! Beviamo! - -— Così dunque ella morì? balbettò d'Artagnan. - -— Per bacco! disse Athos. Ma stendetemi dunque il vostro bicchiere. Del -prosciutto! gridò egli non possiamo più bere! - -— Ma suo fratello?.. aggiunse timidamente d'Artagnan. - -— Suo fratello? - -— Sì, quel suo fratello così buono! - -— Ah! io me n'informai per impiccare anche lui, ma egli era stato -previdente, aveva lasciata la casa il giorno innanzi. - -— E si è saputo niente che cosa era questo miserabile? - -— Era il primo amante ed il complice della bella, un degno galantuomo -che aveva finto d'essere prete per maritare la sua amica, e assicurarle -un avvenire. Egli sarà stato squartato, io spero. - -— Oh! mio Dio! disse d'Artagnan affatto stordito per questa orribile -avventura. - -— Mangiate dunque di questo prosciutto, d'Artagnan; esso è squisito, -disse Athos tagliandone una fetta che mise sul piatto del giovane. -Che disgrazia che nella cantina non ve n'erano che quattro di questa -qualità! avrei bevuto cinquanta bottiglie di più. - -D'Artagnan non poteva sopportare questa conversazione, che lo avrebbe -reso pazzo; lasciò cadere la sua testa fra le mani, e finse di -addormentarsi. - -— I giovani non sanno più bere, disse Athos guardandolo con occhio -pietoso; eppure questi è uno dei migliori. - - - - -CAPITOLO XXVIII. - -IL RITORNO - - -D'Artagnan era rimasto stordito della terribile confidenza di -Athos. Molte cose però gli rimanevano molto oscure in questa mezza -rivelazione. Primieramente era stata fatta da un uomo del tutto -ubriaco, ad un uomo che lo era per metà. Ciò nonostante, malgrado -l'incertezza che i vapori di due o tre bottiglie di Borgogna fanno -salire alla testa, d'Artagnan nel rialzarsi il giorno dopo aveva ancora -impresso nella mente parola per parola tutto il discorso di Athos, -nell'ordine con cui erano cadute dalla bocca di lui e penetrate erano -nelle sue orecchie. Ogni suo dubbio non faceva che fargli nascere -maggiore smania di giungere alla certezza, e si portò nella camera del -suo amico colla ferma intenzione di riattaccare la conversazione della -sera innanzi; ma ritrovò Athos nel pieno godimento di tutti i suoi -sentimenti, vale a dire ritornato l'uomo più furbo e più impenetrabile -di tutti gli uomini. - -Del resto, il moschettiere dopo avere scambiato con lui un sorriso, ed -una stretta di mano, andò egli stesso all'avvantaggio del suo pensiero. - -— Io era ben ubriaco ieri sera, mio caro d'Artagnan, disse egli. Ma ne -sono accorto questa mattina dalla mia lingua ch'era grossa, e dal mio -polso che era ancora molto agitato; ci scommetto che ho sciorinato un -migliaio di stravaganze. - -E dicendo queste parole guardò il suo amico con uno sguardo così fisso, -che lo mise in imbarazzo. - -— Ma no, replicò d'Artagnan, se bene mi ricordo, voi non avete detto -niente che sia fuori dell'ordinario. - -— Ah! voi mi fate meravigliare; mi pareva di avervi raccontato una -storia delle più lamentevoli. - -E guardava il giovane come se avesse voluto leggere nel fondo -dell'anima sua. - -— In fede mia, rispose d'Artagnan, pare che fossi più ubriaco ancora di -voi, poichè non mi ricordo di niente. - -Athos non rimase pago di queste parole, e riprese: - -— Voi non siete tale da non aver rimarcato, mio caro amico, che -ciascuno ha il suo genere di ubriachezza, trista o gaia. Io ho -l'ubriachezza trista, e quando sono ubriaco ho la mania di raccontare -delle lugubri favole, di cui mi empiè il cervello la mia stupida -allevatrice. È il mio difetto, difetto capitale, ne convengo; ma se si -eccettua questo, io sono un bravo bevitore. - -Athos diceva questo in un modo così naturale, che d'Artagnan fu -sconcertato della sua convinzione. - -— Ah! è dunque ciò infatti, riprese il giovane tentando di riafferrare -la verità, è dunque ciò di cui mi risovvengo, come del resto uno si -risovviene di un sogno, che noi ne abbiamo parlato d'impiccati. - -— Ah! vedete bene, disse Athos impallidendo, ma pure cercato di ridere; -io ne era sicuro; gli impiccati sono il mio incubo. - -— Sì, sì, riprese d'Artagnan, ecco che pensandoci bene mi ritorna la -memoria; si trattava.... aspettate dunque, si trattava di una donna. - -— Vedete, disse Athos diventando quasi livido; è la mia grande storia -della donna bionda, e quando racconto quella, è segno che sono ubriaco -morto. - -— Si, è d'essa, disse d'Artagnan, la storia della bionda, grande e -bella, dagli occhi azzurri. - -— Sì, ed impiccata. - -— Da suo marito, ch'era un signore di vostra conoscenza, continuò -d'Artagnan guardando fissamente Athos. - -— Ebbene! guardate un poco come si può facilmente compromettere -un uomo, quando uno non sa più quello che si dica, riprese Athos -stringendosi nelle spalle, come se lo avesse preso pietà di se stesso. -Decisamente non voglio più ubriacarmi, d'Artagnan; è una troppo cattiva -abitudine. - -D'Artagnan rimase silenzioso; allora cambiando ad un tratto la -conversazione. - -— A proposito, disse Athos, io vi ringrazio del cavallo che mi avete -condotto. - -— È di vostro gusto? - -— Sì, ma non è un cavallo di fatica. - -— V'ingannate, io con lui ho fatto dieci leghe in meno di un'ora e -mezzo, e dopo sembrava che non avesse fatto che il giro della piazza di -S. Sulpizio. - -— Con ciò, voi mi date un forte dispiacere. - -— Un forte dispiacere? - -— Sì, perchè me ne sono disfatto. - -— In che modo? - -— Ecco il fatto, questa mattina mi sono svegliato a sei ore, voi -dormivate come un tasso, e io non sapeva che fare; era ancora tutto -instupidito dalla nostra crapula di ieri a sera: sono disceso nella -sala grande ed ho veduto uno dei nostri Inglesi che mercanteggiava -un cavallo, essendogli morto ieri il suo per uno sbocco di sangue. -Mi avvicinai a lui, e siccome vedeva che offriva cento luigi per un -ronzino bruciato; «perdinci, gli dissi, mio gentiluomo, io pure ho un -cavallo da vendere». - -— «Ed anche bellissimo, diss'egli, l'ho veduto ieri, il servo del -vostro amico lo teneva a mano. - -« — Ritrovate voi ch'egli valga cento doppie? - -« — Sì, e volete voi darmelo per questo prezzo? - -« — No, ma io me lo giuoco. - -« — A che? - -« — Ai dadi. - -— Detto, fatto, e ho perduto il cavallo. Ah! ma io ho riguadagnato la -gualdrappa e le redini. - -D'Artagnan fece una fisonomia spiacevole. - -— Vi dispiace forse? disse Athos. - -— Sì, ve lo confesso, replicò d'Artagnan, questo cavallo doveva -servire a farci riconoscere in un giorno di battaglia, era un pegno, un -ricordo. Athos, voi avete avuto torto. - -— Eh! amico mio, mettetevi al mio posto, riprese il moschettiere; io mi -annoiava a morte; e poi, parola d'onore, io non amo i cavalli inglesi. -Vediamo, se non si tratta che di essere riconosciuti da qualcuno, -la sella e le briglie basteranno, sono abbastanza rimarchevoli. In -quanto al cavallo noi ritroveremo qualche scusa per giustificare la -sua sparizione. Che diavolo, un cavallo è mortale, mettiamo che al mio -fosse venuto la morva o il cimurro. - -D'Artagnan continuava ad essere corrucciato. - -— Ciò mi fa dispiacere, continuò Athos, che sembriate essere tanto -attaccato a questi animali, perchè io non sono ancora alla fine della -mia storia. - -— Che avete voi dunque fatto ancora? - -— Dopo aver perduto il mio cavallo, nove contro dieci (vedete il -colpo!) mi venne l'idea di giuocare il vostro: - -— Sì, ma spero bene che vi sarete fermato alla sola idea. - -— No, io l'ho messa in esecuzione sull'istante. - -— Ah! per esempio! gridò d'Artagnan inquieto. - -— Giuocai, e perdei. - -— Il mio cavallo? - -— Il vostro cavallo, sette contr'otto; per colpa di un punto... Voi -conoscete il proverbio?... - -— Athos, io vi giuro che voi non avete il vostro buon senso. - -— Mio caro, era ieri, quando vi raccontava quelle pazze storie, che -bisognava dirmi così, e non questa mattina. Io dunque l'ho perduto con -tutta la sella ed i finimenti possibili. - -— Ma questo è orribile! - -— Aspettate dunque, non siamo ancora alla fine; io sarei un eccellente -giuocatore se non mi ostinassi, ma io mi vado ostinando; è come quando -bevo. Io dunque mi ostinai a giuocare. - -— Ma che cosa potevate voi giuocare, sè non vi restava più nulla? - -— Sia pure, sia pure, ma restava a voi questo diamante che brilla al -vostro dito, e che ieri aveva rimarcato. - -— Questo diamante! gridò d'Artagnan portando vivamente la mano sul suo -anello. - -— E siccome io sono conoscitore, avendone avuto qualcuno per conto mio, -l'ho stimato mille doppie. - -— Spero bene, disse d'Artagnan mezzo morto dallo spavento, che non -avrete menomamente fatta menzione del mio anello? - -— Al contrario, amico caro; voi capirete, questo diamante diventava -la nostra sola risorsa, con esso io poteva riguadagnare le nostre -gualdrappe e i nostri cavalli, ed anche del danaro pel viaggio. - -— Athos! voi mi fate fremere! gridò d'Artagnan. - -— Parlai dunque del vostro diamante al mio tenitore, che lo aveva -egli pure rimarcato. Che diavolo! mio caro, voi portate al vostro -dito una stella del cielo, e non volete che vi si faccia attenzione? -impossibile! - -— Terminate, mio caro, terminate, disse d'Artagnan, poichè in parola, -col vostro sangue freddo mi fate morire. - -— Noi dividemmo dunque il vostro diamante in dieci parti di cento -doppie l'una. - -— Ah! voi volete ridere, o provarmi, disse d'Artagnan, che cominciava -ad essere preso pei capelli dalla collera, come Minerva prendeva -Achille nella Iliade. - -— No, io non ischerzo, per bacco! avrei voluto vedervici! Erano -quindici giorni che non aveva veduto faccia umana, e che stava là ad -imbestialirmi ricreandomi colle bottiglie. - -— Questa non è una ragione per giuocare il mio diamante! rispose -d'Artagnan, stringendo il suo pugno con un fremito nervoso. - -— Ascoltate dunque la fine. Dieci parti di cento doppie l'una e dieci -colpi senza rivincita. In tredici colpi, ho perduto tutto. Il numero -tredici mi è sempre stato fatale; fu il tredici luglio che... - -— _Ventrebleu!_ gridò d'Artagnan alzandosi da tavola; la storia di -quella mattina gli faceva dimenticare quella della sera innanzi. - -— Pazienza, disse Athos. Io aveva il mio piano. L'Inglese era un -originale. Io lo aveva veduto di buon mattino parlare con Grimaud, e -Grimaud mi aveva avvertito che gli aveva fatte delle proposizioni per -entrare al suo servizio. Io gli giuocai Grimaud, il silenzioso Grimaud -diviso in dieci parti. - -— Ah! per bacco! disse d'Artagnan scoppiando dalle risa. - -— Grimaud stesso, intendete voi? e colle dieci parti di Grimaud, che -tutte assieme non valgono un ducatone, riguadagnai il diamante. Ditemi -ora che la persistenza non è una virtù? - -— In fede mia, questa è bellissima! gridò d'Artagnan consolato, e -tenendosi le coste dal ridere. - -— Voi capirete che, sentendomi in vena, mi rimisi subito a giuocare sul -diamante. - -— Ah? diavolo? disse d'Artagnan imbruttito di nuovo. - -— Ho riguadagnato i finimenti del vostro cavallo, poi il vostro -cavallo, poi i finimenti del mio, poi il mio cavallo, quindi ho -riperduto. In poche parole: ho riguadagnati i finimenti del mio cavallo -e del vostro. Ecco a che punto sta la cosa. È stato un colpo superbo, -per cui mi sono fermato là. - -D'Artagnan respirò come se gli fosse stata tolta l'osteria di sopra al -petto. - -— Infine, il diamante mi resta, si, o no? diss'egli timidamente. - -— Intatto, mio caro amico, e di più gli arnesi del vostro bel cavallo e -del mio. - -— Ma che faremo noi degli arnesi senza cavalli? - -— Io ho un'idea sovr'essi. - -— Athos, voi mi fate fremere. - -— Ascoltate, voi non avete giuocato da lungo tempo d'Artagnan? - -— E non ho neppure volontà di giuocare. - -— Non giuriamo di niente. Voi non avete giuocato da lungo tempo, diceva -io. Voi dunque dovete avere la mano buona. - -— Ebbene! e poi? - -— Ebbene! l'Inglese ed il suo compagno sono ancora là, ho rimarcato che -ad essi dispiace molto non avere gli arnesi. - -— Voi sembrate esser molto affezionato al cavallo. Al vostro posto io -giocherei gli arnesi contro il vostro cavallo. - -— Ma egli non vorrà giuocarlo per un solo arnese? - -— Giuocateli tutti e due, perdinci! io non sono un egoista come voi. - -— Voi fareste così? disse d'Artagnan indeciso, tanto la confidenza di -Athos lo andava guadagnando senza che se ne accorgesse. - -— Parola d'onore, nel vostro caso farei così, e in un sol colpo. - -— Il mal è che, avendo perduto i cavalli, mi premeva enormemente di -conservare almeno gli arnesi. - -— Allora, giuocate il vostro diamante. - -— Oh! quest'è un altro affare, giammai, giammai. - -— Diavolo! disse Athos, voi non volete arrischiare niente! io vi -proporrei di giuocare Planchet, ma siccome questo giuoco è già stato -fatto, l'Inglese forse non vorrà rifarlo più. - -— Decisamente, mio caro Athos, amo meglio di non arrischiar niente, -disse d'Artagnan. - -— Mi dispiace, disse freddamente Athos. Quegli Inglesi sono imbottiti -di doppie. Eh! mio Dio tentate un colpo: un colpo è presto fatto. - -— E se perdo? - -— Se perdete, cederete gli arnesi. - -— Vada per un colpo, disse d'Artagnan. - -Athos si mise in cerca dell'Inglese; lo ritrovò in scuderia, ove -esaminava gli arnesi con occhio cupido; l'occasione era buona. Furono -fatte le condizioni, i due finimenti completi contro un cavallo, o -cento doppie. L'Inglese calcolò presto; i due finimenti valevano bene -trecento doppie. Si misero a tavolino. - -D'Artagnan gettò i dadi tremando, e ne sortì il numero tre; il suo -pallore spaventò Athos che si contentò di dire: - -— Ecco un colpo tristo, compagno; voi, signore, avrete i cavalli bene -insellati e imbrigliati. - -L'Inglese trionfante non si dette neppure la pena di scuotere i dadi, -li gettò sulla tavola senza guardarli, tanto era sicuro della vittoria. -D'Artagnan si era voltato per nascondere il suo cattivo umore. - -— Guarda, guarda, guarda? disse Athos colla sua voce tranquilla, questo -colpo di dadi è straordinario, e non l'ho veduto che quattro volte in -vita mia: due assi! - -L'Inglese guardò, preso da meraviglia: d'Artagnan divenne rosso del -piacere. - -— Sì, continuò Athos, quattro volte soltanto; una volta presso il sig. -Crépuy, un'altra volta in campagna nel mio castello di... quando avevo -un castello; la terza volta dal sig. de Tréville, che ci sorprese -tutti; finalmente la quarta in una cena. - -— Il signore riprende il suo cavallo? disse l'Inglese. - -— Certamente! disse d'Artagnan. - -— Allora non mi dà rivincita? - -— Le nostre condizioni dicono senza rivincita; ve ne ricordate voi? - -— È vero. Il vostro cavallo sarà restituito al vostro lacchè, signore. - -— Un momento, signore, disse Athos; vi chiedo il permesso di dire una -parola al mio amico. - -— Dite pure. - -Athos tirò in disparte d'Artagnan. - -— Ebbene, gli disse d'Artagnan che volete ancora da me, tentatore? tu -vuoi ch'io giuochi, non è vero? - -— No, io voglio che voi riflettiate. - -— A che? - -— Voi riprendete il vostro cavallo? - -— Senza dubbio. - -— Avete torto, io prenderei le cento doppie: voi sapete che avete -giuocato i finimenti contro il cavallo o cento doppie, a vostra scelta. - -— Sì. - -— Io prenderei le cento doppie. - -— Ed io prendo il cavallo. - -— Voi avete torto, vi dico e vi ripeto. Che faremo noi di un cavallo in -due? io non posso montare in groppa. Noi avremo l'aspetto di due figli -d'Aimone che hanno perduti i loro fratelli; voi non vorrete umiliarmi -cavalcando vicino a me sopra quel magnifico cavallo. Io, senza esitare -un solo istante, prenderei le cento doppie; noi abbiamo bisogno di -danaro per ritornare a Parigi. - -— Io ho molto affetto per questo cavallo, Athos. - -— E voi avete torto, amico mio; un cavallo può prendere una sfiancata, -può mangiare ad una rastelliera ove ha mangiato un cavallo incimurrito, -ed ecco un cavallo, o piuttosto cento doppie perdute; poi bisogna -che il padrone nutrisca il cavallo, mentre al contrario cento doppie -nutriscono il padrone. - -— Ma in che modo ritorneremo noi? - -— Perdinci! sopra i cavalli dei nostri lacchè. Si conoscerà sempre dal -nostro aspetto che siamo persone di condizione. - -— La bella figura che ci faremo sopra dei ronzini, nel mentre che -Aramis e Porthos, cavalcheranno i loro destrieri! - -— Aramis! Porthos! gridò Athos, e si mise a ridere. - -— Che? domandò d'Artagnan che non capiva niente della ilarità del suo -amico. - -— Niente, niente. Continuate, disse Athos. - -— Così il vostro consiglio?.. - -— È di prendere le cento doppie, d'Artagnan; colle cento doppie noi -possiamo far festa fino alla fine del mese; noi abbiamo sofferte molte -fatiche, e sarà bene che ci riposiamo un poco. - -— Riposarmi? Oh! no, Athos. Subito che sarò a Parigi, mi metterò in -traccia di quella povera donna. - -— Ebbene! credete voi che il vostro cavallo vi sarà più utile in questo -che i buoni luigi d'oro? prendete le cento doppie, amico mio, prendete -le cento doppie. - -D'Artagnan non aveva bisogno che di una ragione per arrendersi; questa -gli parve eccellente. D'altronde, resistendo più lungamente temeva di -comparire un egoista agli occhi di Athos. Accettò, dunque, e scelse le -cento doppie che l'Inglese gli contò una sull'altra nel momento. - -Quindi non si pensò più che a partire. La pace fermata -coll'albergatore, oltre il vecchio cavallo di Athos, costò sei doppie. -D'Artagnan e Athos presero i cavalli di Planchet e Grimaud; i due -camerieri si misero in istrada a piedi, portando sulle loro teste gli -arredi del cavalli perduti. - -Per quanto fossero mal montati, i due amici presero ben presto un gran -vantaggio sopra i loro lacchè e giunsero a Creve-Coeur. Di lontano -scopersero Aramis malinconicamente appoggiato alla sua finestra -guardando come _mia sorella Anna_ la polvere dell'orizzonte. - -— Olà! Eh! Aramis! che diavolo fate dunque là? gridarono i due amici. - -— Ah! siete voi, d'Artagnan? siete voi, Athos? disse il giovane. Io -pensava con quale rapidità se ne vanno i beni di questo mondo, il -cavallo inglese, che si allontanava, e che scomparì fra un nembo di -polvere, mi era un vivo simbolo della fragilità delle cose umane. La -vita stessa può risolversi in tre parole: _erat, est, fuit._ - -— In fondo, che cosa volete dire?... domandò d'Artagnan che cominciava -a dubitare della verità. - -— Ciò vuol dire che ho fatto una convenzione da imbecille. Sessanta -luigi un cavallo che, dal modo con cui trotta, può fare cinque leghe -l'ora. - -D'Artagnan e Athos scoppiarono dalle risa. - -— Mio caro d'Artagnan, disse Aramis, non lo abbiate troppo a male, -ve ne prego; necessità non ha leggi. D'altronde, io sono il primo ad -essere punito, poichè questo infame stoccatore mi ha rubato almeno -cinquanta luigi. Ah! voi siete bravi economi, voi altri; voi venite sui -cavalli dei vostri lacchè, e vi fate condurre a mano i vostri cavalli -di lusso, dolcemente e a piccole giornate. - -Nel medesimo istante, un furgone, che da qualche momento era spuntato -sulla strada di Amiens, si fermò, e si videro uscire da questo -Planchet, e Grimaud, colle loro selle sulla testa. Il furgone ritornava -vuoto a Parigi, e i due lacchè si erano impegnati, mediante il loro -trasporto, a mantenere il vetturale lungo tutto il viaggio. - -— Che significa ciò, disse Aramis vedendo ciò che accadeva. Nient'altro -che le selle? - -— Capite voi ora? disse Athos. - -— Amici, miei, ciò è esattamente quello che è accaduto a me. Io ho -conservato gli arnesi per istinto. Olà! Bazin, portate i finimenti -nuovi vicino a quelli di questi signori. - -— E che avete voi fatto dei vostri dottori? domandò d'Artagnan. - -— Caro mio, li ho invitati a pranzo l'indomani, disse Aramis; qui vi -è del vino squisito; ciò sia detto passando; io li ho ubriacati alla -meglio, allora il curato mi ha proibito di lasciare la casacca, ed il -direttore mi ha pregato di farlo ricevere fra i moschettieri. - -— Senza tesi, gridò d'Artagnan, senza tesi! io domando la soppressione -delle tesi! - -— Da quel momento, continuò Aramis, io vivo aggradevolmente. Ho -cominciato un poema in versi di una sillaba, ciò è molto difficile, -ma il merito in tutte le cose sta nella difficoltà. La materia ne -è galante; io vi leggerò il primo canto; è composto di quattrocento -versi, e dura un minuto. - -— In fede mia, mio caro Aramis, disse d'Artagnan, che gustava i versi -quasi quanto il latino, aggiungete al merito della difficoltà quello -della brevità, e sarete sicuro che il vostro poema avrà almeno due -meriti. - -— Quindi, continuò Aramis, egli respira tutte passioni oneste, voi -vedrete. Ma veniamo a noi! amici miei, noi dunque ritorneremo a Parigi? -bravo, io sono all'ordine! noi andremo a ritrovare il buon Porthos? -tanto meglio! voi non credete che sembra mancarmi qualche cosa, -mancandomi quel furbo. Io amo di vederlo contento di se stesso, e ciò -mi accomoda con me medesimo. Non sarà certamente lui che avrà venduto -il suo cavallo, fosse pure contro un regno! vorrei già vederlo sulla -sua bestia e sulla sua sella. Egli avrà, ne son sicuro, l'aria del gran -Mogol. - -Fu fatta una fermata di un'ora per far riposare i cavalli; Aramis saltò -il suo conto, pose Bazin nel furgone coi suoi camerati, e si misero in -viaggio per andare a raggiungere Porthos. - -Lo ritrovarono presso a poco guarito, e per conseguenza meno pallido -di quello che lo aveva veduto d'Artagnan nella sua visita, e assiso -davanti ad una tavola, ove quantunque fosse solo, vi figurava un pranzo -per quattro persone. Questo pranzo si componeva di vivande preparate -con galanteria, di vini scelti e di frutta superbe. - -— Ah! per bacco! diss'egli alzandosi, voi giungete a meraviglia, -signori: io era precisamente alla minestra, e voi pranzerete meco. - -— Oh! oh! fece d'Artagnan, non sarà stato Mousqueton che avrà preso -al laccio queste bottiglie, poi ecco una fricassea picchettata e un -filetto di bove. - -— Io mi rifaccio, disse Porthos, io mi rifaccio. Niente indebolisce più -che queste diavole di stravolture. Avete mai avuto delle stravolture, -Athos? - -— Giammai; soltanto, mi ricordo che, nel nostro grande affare della -strada Fèrou, ricevetti un colpo di spada che, in capo a quindici o -diciotto giorni, mi produsse esattamente lo stesso effetto. - -— Ma questo pranzo non sarà stato per voi solo, mio caro Porthos, disse -Aramis. - -— No, disse Porthos, aspettava alcuni gentiluomini del vicinato, -e mi si è fatto sapere momenti sono che non sarebbero venuti; voi -li rimpiazzerete, ed io non avrò perduto niente nel cambio. Olà! -Mousqueton, porta delle sedie! e che sieno raddoppiate le bottiglie! - -— Sapete voi ciò che mangiamo qui? disse Athos in capo a dieci minuti. - -— Perdinci! io qui mangio del vitello picchettato coi cardi, e la -midolla. - -— Io! de' filetti d'agnello, disse Porthos. - -— Io! del petto di volatile, disse Aramis. - -— Voi vi sbagliate tutti, signori, rispose gravemente Athos; voi -mangiate del cavallo. - -— Su via! disse d'Artagnan. - -— Del cavallo! fece Aramis con una boccaccia di disgusto. - -Porthos solo non rispose parola. - -— Sì, del cavallo; non è vero, Porthos, che noi mangiamo del cavallo, e -forse bello chè insellato? - -— No, signore, io mi sono conservato i finimenti, disse Porthos. - -— In fede mia, disse Aramis, noi ci somigliamo tutti l'un l'altro, si -direbbe che ci siamo passata parola. - -— Che volete! disse Porthos, questo cavallo faceva vergogna ai miei -visitatori, e io non no voluto umiliarli. - -— Quindi, la vostra duchessa è sempre alle acque, non è vero? riprese -d'Artagnan. - -— Sempre, rispose Porthos. Ora, in fede mia, il governatore della -provincia, uno dei gentiluomini che io oggi aspettava a pranzo, mi è -sembrato desiderarlo molto, e l'ho a lui regalato. - -— Regalato! gridò d'Artagnan. - -— Oh! mio Dio, sì, regalato; questa è la parola, disse Porthos; poichè -costava certamente cento cinquanta luigi, e il ladro non ha voluto -pagarmene che ottanta. - -— Senza la sella, disse Aramis. - -— Sì, senza la sella. - -— Voi rimarcherete, signori, disse Athos, che Porthos è quello che ha -fatto il miglior mercato di tutti noi. - -Allora successe uno scoppio di risa, dalle quali il povero Porthos -rimase sorpreso; ma subito gli fu spiegata la ragione di questa -ilarità, che divise ben presto rumorosamente, secondo il suo costume. - -— Di modo che noi siamo tutti in fondi? disse d'Artagnan. - -— Ma non per conto mio, disse Athos. Io ho ritrovato il vin di Spagna -di Aramis così buono, che ne ho fatto caricare una sessantina di -bottiglie nel furgone dei lacchè, per cui mi trovo un poco smonetato. - -— Ed io; disse Aramis, immaginatevi che aveva regalato fino all'ultimo -mio saldo al curato di Montdidier, e ai collegiali d'Amiens, e aveva -preso inoltre un impegno che mi è toccato di mantenere. - -— Ed io, disse Porthos, credete voi che la mia stravoltura non mi sia -costata niente? senza contare la ferita di Mousqueton, per la quale -sono stato obbligato di far venire il chirurgo due volte il giorno. - -— Andiamo andiamo, disse Athos ricambiando un sorriso con d'Artagnan -e Aramis, io vedo che vi siete condotto molto galantemente col vostro -povero servitore. Ciò è prova di essere un buon padrone - -— Alle corte, continuò Porthos, pagate le spese, mi resterà appena una -trentina di scudi. - -— E a me una diecina di doppie, disse Aramis. - -— Sembra, disse Athos, che noi siamo i Cresi della società. Quanto vi -resta sulle vostre cento doppie, d'Artagnan? - -— Sulle mie cento doppie? primieramente, io ne ho date a voi cinquanta. - -— Voi credete? - -— Per bacco! - -— Ah! sì è vero, me ne ricordo. - -— Quindi ne ho pagate sei all'oste. - -— Che animale è quest'oste! Perchè gli avete dato sei doppie? - -— Siete stato voi che mi avete detto di dargliele. - -— È vero, io sono troppo buono. Alle corte, che cosa rimane? - -— Venticinque doppie, disse d'Artagnan. - -— Ed io disse Athos cavando alcune piccole monete di saccoccia, ecco -qua. - -— Voi niente? - -— In fede mia, è così poca cosa che non val la pena di metterlo in -massa. - -— Ora, calcoliamo bene quanto possediamo: Porthos? - -— Trenta scudi. - -— Aramis? - -— Dieci doppie. - -— E voi d'Artagnan? - -— Venticinque. - -— In tutto che cosa fa? disse Athos - -— Quattrocento settantacinque lire disse d'Artagnan, che faceva i conti -come un Archimede. - -— Giunti a Parigi, noi ne avremo ancora quattrocento, disse Porthos; -senza calcolare gli arnesi dei cavalli venduti. - -— Ma i nostri cavalli del reggimento, disse Aramis. - -— Ebbene! dei quattro cavalli dei nostri lacchè noi ne faremo due da -padroni, che tireremo a sorte; colle quattrocento lire, se ne farà un -mezzo per uno dei smontati, quindi daremo gli avanzi delle nostre borse -a d'Artagnan, che ha una buona mano, e che andrà a giuocarli al primo -ridotto che si trova. Ecco fatto! - -— Pranziamo dunque, disse Porthos; poichè la seconda portata si -raffredda. - -E i quattro amici, oramai più tranquilli sul loro avvenire, fecero -onore al pranzo, di cui furono abbandonati gli avanzi ai signori -Mousqueton, Bazin, Planchet e Grimaud. - -Giungendo a Parigi, d'Artagnan ritrovò una lettera del signor des -Essarts che lo preveniva, che era ferma risoluzione di Sua Maestà -di aprire la campagna il primo di maggio, e che dovesse preparare -incontanente i suoi equipaggi. - -Corse subito da' suoi camerati, che aveva lasciati da una mezz'ora, e -che ritrovò molto tristi, o per meglio dire preoccupati. Essi tenevano -consiglio presso Athos, cosa che indicava sempre una circostanza di -qualche entità. - -Infatti, essi avevano ricevuto, ciascuno al loro domicilio, una lettera -simile dal signor de Tréville. - -I quattro filosofi si guardarono pieni di meraviglia; il signor de -Tréville non scherzava sotto il rapporto della disciplina militare. - -— E quanto stimate voi che costino questi equipaggi? disse d'Artagnan. - -— Oh! non vi è niente che dire; riprese Aramis, noi abbiamo fatto -i conti con una lesina di Spartani, ci abbisogna almeno mille e -cinquecento lire per ciascheduno. - -— Quattro volte mille e cinquecento, fanno sei mila lire, disse Athos. - -— A me sembra, disse d'Artagnan che, mille lire per ciascuno dovrebbero -bastare. È vero che io non parlo da lesinante, ma da procuratore... - -Questa parola di procuratore risvegliò Porthos. - -— Guarda! ho un'idea, diss'egli. - -— Questo è già qualche cosa; io ne ho neppur l'ombra, disse freddamente -Athos; ma in quanto a d'Artagnan, signori, egli è pazzo. Mille lire! io -dichiaro che, pel mio solo equipaggio, non mi bastano due mila lire. - -— Quattro volte due fa otto, disse allora Aramis; dunque sono ottomila -lire che ci abbisognano pel nostro equipaggio, sul quale è però vero -che non si devono calcolare le selle. - -— Più, disse Porthos, aspettando, per mettere questo pensiero in mezzo -pieno di avvenire, che d'Artagnan, che andava a ringraziare il signor -de Tréville, avesse chiusa la porta, più, disse, il bel diamante che -brilla sul dito del nostro amico. Che diavolo, d'Artagnan è troppo buon -camerata per lasciare i suoi fratelli negli imbarazzi, quando porta al -suo dito medio di che riscattare un re! - - - - -CAPITOLO XXIX. - -LA CACCIA PER EQUIPAGGIARSI - - -Il più preoccupato dei quattro amici era certamente d'Artagnan, -quantunque d'Artagnan nella sua qualità di guardia, fosse più facile ad -equipaggiarsi di quella che i moschettieri, che erano tutti signori; -ma il nostro cadetto di Guascogna era, come si è potuto vedere, di un -carattere previdente e quasi avaro, e con ciò (spiegate i contrarii) -glorioso quasi al punto da superare Porthos. A questa preoccupazione -della sua varietà, d'Artagnan congiungeva in questo momento -un'inquietudine non meno egoista. Per quante informazioni avesse potuto -prendere sopra la signora Bonacieux, non era giunto a saperne novella -alcuna: il signor de Tréville ne aveva parlato alla regina; la regina -ignorava ciò che fosse accaduto alla giovane merciaia, e aveva promesso -di farne delle ricerche. Ma questa promessa era ben vaga, e non -tranquillizzava punto d'Artagnan. - -Athos non sortiva di camera, egli aveva risoluto di non arrischiare una -mossa di gambe per equipaggiarsi. - -— Ci rimangono quindici giorni, diceva egli ai suoi amici. Ebbene! se -in capo a questi quindici giorni io non avrò ritrovato niente, o per -meglio dire, se in capo a quindici giorni non è venuto a ritrovarmi -niente, essendo troppo buono cattolico per spaccarmi la testa con un -colpo di pistola, andrò a muover lite a quattro guardie del ministro, o -ad otto Inglesi, e mi batterò fino a che ne ritrovi uno che mi uccida, -cosa che nella quantità non può a meno di accadermi. Allora si dirà che -io sono morto pel servizio, senza aver bisogno di equipaggiarmi. - -Porthos continuava a passeggiare colle mani dietro il dorso, scuotendo -la testa di alto in basso, dicendo: - -— Io seguirò la mia idea. - -Aramis, pensieroso e mal pettinato, non diceva niente. - -Si può conoscere da questi disastrosi particolari che nella comunità vi -regnava la desolazione. - -I lacchè, per parte loro, come i cavalli d'Ippolito, divenivano la -trista pena dei loro padroni. Mousqueton faceva delle provvigioni -di croste; Bazin, che era sempre stato molto devoto, non lasciava -più le chiese; Planchet guardava le mosche a volare, e Grimaud, che -la tristezza generale non poteva risolverlo a rompere il silenzio -impostogli dal suo padrone, mandava dei sospiri da intenerire le -pietre. I tre amici, poichè, come abbiamo detto, Athos aveva giurato -di non fare un passo per equipaggiarsi, i tre amici sortivano di -buon mattino, e rientravano molto tardi. Essi andavano errando per le -strade, guardando sui lastricati per vedere se qualcuno nel passare -avesse perduto la borsa. Si sarebbe detto ch'essi cercavano le pedate -di qualcuno, tanto erano attenti in ogni luogo ove andavano. Quando -s'incontravano, si davano degli sguardi desolati che volevano dire: hai -tu ritrovato qualche cosa? - -Però siccome Porthos aveva ritrovata la sua prima idea, e siccome -l'aveva seguita con persistenza, fu il primo ad agire. Questo degno -Porthos era un uomo di esecuzione. D'Artagnan lo scoperse un giorno che -s'incamminava verso la chiesa di S. Leo, e lo seguì instintivamente; -egli entrò nel luogo santo dopo essersi rialzati i baffi, e allungato -il pizzo, cosa che annunziava sempre in lui l'intenzione di una -conquista. Siccome d'Artagnan prendeva tutte le precauzioni per non -farsi scorgere, Porthos credè di non essere stato veduto. D'Artagnan -entrò dietro di lui. Porthos andò ad appoggiarsi ad una pila; -d'Artagnan sempre inosservato si appoggiò all'altra. - -Precisamente vi era la predica, cosa che faceva che la chiesa fosse -molto popolata. Porthos profittò della circostanza per adocchiare -le donne: mercè la buona cura di Mousqueton, l'esterno era ben lungi -d'annunziare la miseria dell'interno; il suo cappello di feltro era un -poco spelato, la sua piuma era un poco tarlata, i suoi galloni erano un -poco oscurati, i suoi merletti erano un poco spiegati, ma nella mezza -luce, tutte queste bagattelle scomparivano, e Porthos era sempre il bel -Porthos. - -D'Artagnan rimarcò, sul banco il più vicino alla pila a cui Porthos -si era appoggiato, una specie di bellezza matura, un poco gialla, un -poco secca, ma diritta e altera sotto la sua cuffia nera. Gli occhi di -Porthos si abbassavano furtivamente sopra questa dama, quindi a guisa -di farfalla andavano vagando luogo tutta la navata. - -Dal canto suo, la donna, che di tempo in tempo arrossiva, lanciava, -colla rapidità del lampo, un colpo d'occhio sul volubile Porthos, e -tosto gli occhi di Porthos giravano col maggior furore. Era chiaro che -quello era un maneggio che colpiva al vivo la donna della nera cuffia, -poichè si andava mordendo le labbra fino a far sangue, si grattava la -punta del naso, e si dimenava disperatamente sulla sua sedia. - -Porthos vedendo ciò, rialzò di nuovo i suoi baffi, allungò una seconda -volta il suo pizzo, e ai mise a far dei segni ad una bella dama che -stava vicino al coro, e che non solo era una bella dama, ma anche una -gran dama senza dubbio, poichè aveva dietro a se un moro che le aveva -portato il cuscino sul quale stava inginocchiata, ed una cameriera, che -teneva una borsa con sopra un'arme ricamata, entro cui stava il libro -nel quale leggeva le sue preghiere. - -La dama della cuffia nera seguì lo sguardo di Porthos in tutti i suoi -giri, e riconobbe che si fermava sulla dama dal cuscino di velluto, dal -moro e dalla cameriera. - -In questo mentre Porthos giuocava a giuoco chiuso: erano gli occhi che -andavano socchiudendosi, le dita che si posavano sulle labbra, che si -atteggiavano a piccoli sorrisi che realmente assassinavano la bella -disprezzata. - -Così ella pronunziò ad alta voce, battendosi il petto come dicesse _mea -culpa_, un hum! talmente vigoroso, che tutti, anche la dama dal cuscino -rosso, si voltarono dalla sua parte. Porthos tenne fermo, egli aveva -ben capito, ma finse di non avere inteso. - -La dama del cuscino rosso fece un grande effetto, poichè era molto -bella; un grande effetto sulla dama della cuffia nera, che vide -in quella una rivale veramente da temersi: un grande effetto sopra -Porthos, che la ritrovò molto più giovane e più bella della dama della -cuffia nera; un grande effetto sopra d'Artagnan, che riconobbe in -essa la dama di Méung, di Calais e di Douvres, che il suo persecutore, -l'uomo della cicatrice, aveva salutata col suo nome di milady. - -D'Artagnan, senza perdere di vista la dama dal cuscino rosso, continuò -a seguire il maneggio di Porthos, che molto lo divertiva, credè -indovinare che la dama della cuffia nera era la procuratrice della -strada degli Orsi, tanto più che la chiesa di S. Leo non era molto -lontana dalla detta strada. - -Egli indovinò allora per induzione che Porthos cercava di prendere la -rivincita sulla sconfitta di Chantilly, allorchè la procuratrice si era -mostrata così recalcitrante sul conto della sua corsa. - -Ma in mezzo a tutto questo, d'Artagnan rimarcò eziandio che neppure una -signora corrispondeva alle galanterie di Porthos. Non erano che chimere -ed illusioni; ma per un vero amore, per una vera gelosia vi sono forse -altre realità che le illusioni e le chimere? - -La predica finì: la procuratrice si avanzò verso la pila; Porthos -vi andò avanti, e invece di un dito v'immerse tutta la mano. La -procuratrice sorrise, credendo che Porthos facesse le spese per lei; -ma ella fu prontamente e crudelmente disingannata; quand'ella non fu -più che a tre passi da lui, egli si rivoltò fissando inamovibilmente -gli occhi sulla dama dal cuscino rosso, che si era alzata, e che si -avvicinava, seguita dal suo moro e dalla sua cameriera. - -Allorquando la dama dal cuscino rosso fu vicino a Porthos, egli cavò -la sua mano tutta grondante di acqua benedetta e la offrì alla gran -dama, la bella devota toccò colla sua mano affilata la grossa mano di -Porthos, fece sorridendo il segno di croce, e sortì dalla Chiesa. - -Questo fu troppo per la procuratrice: ella non dubitò più che questa -dama e Porthos fossero in galante intelligenza. Se ella fosse stata una -gran dama, si sarebbe svenuta; ma siccome non era che una procuratrice, -si contentò di dire al moschettiere, con un furore concentrato: - -— Ebbene! signor Porthos, voi non mi offrite neppur l'acqua benedetta? - -Al suono di questa voce Porthos fece un movimento di sussulto, che -farebbe un uomo che si svegliasse dopo un sonno di cento anni. - -— Ma.. signora!... siete veramente voi! come sta vostro marito, quel -caro sig. Coquenard? È sempre così ladro come era? E dove aveva io -dunque gli occhi che non vi ho neppur veduta durante le due ore che è -durata la predica? - -— Io era due passi da voi, signore, rispose la procuratrice, ma voi -non mi avete veduta, perchè non avevate gli occhi che per la dama, alla -quale avete offerta l'acqua benedetta. - -Porthos finse di essere imbarazzato. - -— Ah! diss'egli, voi avete rimarcato... - -— Bisognava esser ciechi per non vederlo. - -— Oh! disse negligentemente Porthos, è una duchessa mia amica, colla -quale ho gran difficoltà ad incontrarmi, a causa della gelosia di -suo marito, e che mi aveva fatto prevenire che sarebbe venuta oggi, -nient'altro che per vedermi, in fondo a questo quartiere perduto. - -— Sig. Porthos, avreste voi la bontà d'offrirmi il vostro braccio per -cinque minuti, avrei da parlarvi volentieri. - -— Come dunque! disse Porthos facendo a se stesso l'occhietto come un -giuocatore che ride per l'inganno che sta per fare. - -In questo mentre passava d'Artagnan che seguiva milady: egli gettò -uno sguardo dalla parte di Porthos, e vide questo colpo d'occhio -trionfante. - -— Eh! eh! diss'egli a se stesso ragionando nel senso della strana -morale, troppo corriva in quell'epoca, ecco uno che potrà essere -equipaggiato nel tempo voluto. - -Porthos cedendo alla pressione del braccio della procuratrice come una -barca cede al timone, giunse al chiostro di Santa Gloria, passaggio -poco frequentato, e chiuso da una sbarra alle due estremità. Nel giorno -non vi si vedevano che mendicanti a mangiare, e ragazzacci a giuocare. - -— Ah! sig. Porthos! gridò la procuratrice, quando si fu assicurata che -non poteva essere veduta da nessuno estraneo alla popolazione abituale -della località: ah! signor Porthos, voi siete un gran vincitore, a -quanto pare! - -— Io, signora? disse Porthos pavoneggiandosi, e perchè ciò? - -— E i segni di poco fa, e l'acqua benedetta? Ma è una principessa, per -lo meno, questa dama col suo moro e la sua cameriera! - -— Ma, voi v'ingannate, mio Dio! non è che bonariamente una duchessa. - -— E il lacchè l'aspettava alla porta! è quella carrozza col cocchiere -in gran livrea che l'attendeva dal suo seggio? - -Porthos non aveva veduto nè lacchè, nè carrozza, nè cocchiere, ma la -sig. Coquenard col suo sguardo geloso aveva veduto tutto. - -Porthos fu dolente di non aver creata di primo colpo principessa la -dama dal cuscino rosso. - -— Mio Dio! in che modo gli uomini dimenticano presto! gridò la -procuratrice levando gli occhi al cielo. - -— Ma voi capirete, con un fisico come quello che mi ha dato la natura, -non mi possono mancare avventure galanti. - -— Ah voi siete l'uomo prediletto delle belle, signor Porthos, -riprese con un sospiro la procuratrice, e come tutti gli altri uomini -dimenticate presto una per l'altra! - -— Meno presto però che le donne, mi sembra, rispose Porthos. Poichè -finalmente io, signora, io posso dire che sono stato la vostra vittima, -allorchè, ferito, moribondo, mi sono veduto abbandonare dai chirurgi. -Io, il rampollo di una illustre famiglia, che mi era affidato alla -vostra amicizia, poco è mancato che prima non moriva per le mie ferite, -e in seguito per la fame in una cattiva osteria di Chantilly; e tutto -ciò senza che voi vi degnaste di rispondere neppure una sola volta alle -ardenti lettere che vi ho scritte. - -— Ma, sig. Porthos... mormorò la procuratrice, che giudicandosi dalla -condotta delle grandi dame di quell'epoca, sentiva di aver torto. - -— Io che aveva sagrificato per voi la contessa de Pannaflor! - -— Lo so bene. - -— La baronessa de... - -— Sig. Porthos, non mi opprimete. - -— La contessa de... - -— Sig. Porthos siate generoso! - -— Avete ragione, signora, e non finirò. - -— Ma è mio marito che non vuole intendere di prestare. - -— Signora Coquenard, disse Porthos, ricordatevi la prima lettera che mi -avete scritta, e che io conservo scolpita nella mia memoria. - -La procuratrice mandò un gemito. - -— Ma è pure perchè la somma che domandavate in prestito era un poco -troppo forte. - -— Signora Coquenard, io vi dava la preferenza. Non avrei avuto che a -scrivere alla duchessa de... Io non voglio dire il suo nome, perchè -non so che cosa vuol dire compromettere una donna; ma ciò che io so, -è che non avrei avuto che a scriverle perchè me ne mandasse mille e -cinquecento. - -La procuratrice versò una lagrima. - -— Sig. Porthos, diss'ella, io vi giuro che voi mi avete grandemente -punita, e che, se in avvenire vi avreste a ritrovare in simili -circostanze, non avreste che a rivolgervi a me. - -— Finiamo dunque, disse Porthos come stomacato, non parliamo più di -danaro, se vi piace, è una cosa umiliante per me. - -— Così, voi dunque non mi amate più? disse lentamente e tristamente la -procuratrice. - -Porthos conservò un maestoso silenzio. - -— È così che voi mi rispondete? Ahimè! capisco tutto. - -— Pensate all'offesa che mi avete fatta, signora, essa è rimasta qui, -disse Porthos posandosi la mano sul cuore e comprimendovela fortemente. - -— Io la riparerò, vediamo, mio caro Porthos! - -— D'altronde che cosa vi domandava io? rispose Porthos con una stretta -di spalle pieno di bonomìa, un imprestito, nient'altro. Sopra tutto -io non sono un uomo irragionevole. Io so che non siete ricca, signora -Coquenard, e che vostro marito è costretto e succhiare il sangue dei -poveri suoi clienti per ricavarne qualche scudo. Oh! se voi foste -contessa, marchesa o duchessa, allora sarebbe un altro affare, e -sareste imperdonabile. - -La procuratrice fu punta. - -— Sappiate, sig. Porthos, diss'ella, che il mio scrigno, quantunque sia -lo scrigno della moglie di un procuratore, è forse meglio guernito di -quello di certe principesse rovinate. - -— Allora voi mi avete fatto una doppia offesa, disse Porthos -sciogliendosi dal braccio della procuratrice; poichè se siete ricca, il -vostro rifiuto non ha più scusa. - -— Quando dico ricca, riprese la procuratrice che si accorse di essersi -lasciata trasportare troppo lontano, non bisogna prendere la parola al -piede della lettera. Io non sono precisamente ricca, ma ho tutti i miei -comodi. - -— Sentite, signora, disse Porthos, non parliamo più di tutto ciò, ve ne -prego. Voi mi avete mal conosciuto; ogni simpatia è spenta fra noi. - -— Ingrato che siete! - -— Ah! vi consiglio di lamentarvi! disse Porthos. - -— Andate dunque dalla vostra bella duchessa, io non vi trattengo più. - -— Eh! non è poi così afflitta, quanto io credeva! - -— Andiamo, signor Porthos, anche una volta; e sarà l'ultima: mi amate -voi ancora? - -— Ahimè! signora, disse Porthos col tuono il più malinconico che -potesse assumere, quando noi siamo per entrare in campagna, ove tutti i -miei presentimenti mi dicono che sarò ucciso... - -— Oh! non dite di simili cose! gridò la procuratrice dando in -singhiozzi. - -— E pure qualche cosa me lo dice, continuò Porthos con una sempre -maggiore malinconia. - -— Dite piuttosto che avete un nuovo amore. - -— No, vi parlo franco. Nessuno nuovo oggetto mi ha ancora toccato, ed -anzi io sento qui, in fondo al cuore, qualche cosa che mi parla per -voi. Ma, fra quindici giorni, come sapete, o forse non sapete ancora, -si apre questa fatal campagna: io dunque sarò in questi orribilmente -preoccupato per equipaggiarmi. Quindi, farò un viaggio presso la mia -famiglia nel fondo della Bretagna, per realizzare la somma necessaria -alla mia partenza. - -Porthos rimarcò un'ultima lotta fra l'amore e l'avarizia. - -— E siccome, continuò egli, la duchessa che avete veduta in chiesa ha -le sue terre vicine alle mie, così noi faremo il viaggio assieme. I -viaggi, voi lo sapete, sembrano sempre meno lunghi quando si fanno in -due. - -— Voi dunque non avete amici a Parigi, signor Porthos? disse la -procuratrice. - -— Io ho creduto di averne, disse Porthos riprendendo la sua aria -malinconica, ma ho veduto bene che mi sono ingannato. - -— Voi ne avete, signor Porthos, voi ne avete, riprese la procuratrice -in un trasporto che sorprese essa stessa, ritornate domani a casa mia. -Voi siete il figlio di mia zia, per conseguenza mio cugino; voi venite -da Nayon in Piccardia; voi avete molti processi a Parigi, e non avete -il procuratore. Vi ricorderete tutte queste cose? - -— Perfettamente, signora. - -— Venite all'ora del pranzo. - -— Molto bene. - -— E tenete fermo davanti a mio marito che è furbo, malgrado i suoi -sessantasei anni. - -— Sessantasei anni! peste! la bella età! riprese Porthos. - -— La grande età vorrete dire, sig. Porthos; così il povero e caro uomo -può lasciarmi vedova da un momento all'altro, continuò la dama gettando -uno sguardo significativo a Porthos. Fortunatamente che per contratto -di matrimonio noi ci siamo fatti donazione reciproca di tutto. - -— Di tutto? disse Porthos. - -— Di tutto. - -— Voi siete una donna di precauzioni, io lo vedo, mia cara signora -Coquenard, disse Porthos stringendo teneramente la mano alla -procuratrice. - -— Noi dunque siamo riconciliati, caro signor Porthos. - -— Per tutta la vita, replicò Porthos collo stesso tuono. - -— A rivederci adunque, mio traditore. - -— A rivederci, adunque mia smemorata. - -— A domani, angelo mio! - -— A domani, fiamma della mia vita. - - - - -CAPITOLO XXX. - -MILADY - - -D'Artagnan aveva seguito milady senza essere scoperto da lei; egli -la vide salire nella sua carrozza e la intese dare al suo cocchiere -l'ordine di andare a S. Germano. - -Era inutile il tentar di seguire a piedi una carrozza trasportata al -trotto di due vigorosi cavalli. D'Artagnan ritornò adunque nella strada -Fèrou. - -Nella strada di Seine incontrò Planchet che era fermo davanti la -bottega di un pasticciere, e che sembrava in estasi alla vista di una -_brioche_ della forma la più appetitosa. - -Egli dette subito a Planchet l'ordine di andare alle scuderie del sig. -de Tréville, e di insellare due cavalli, uno per lui, d'Artagnan, -l'altro per se, Planchet, e di raggiungerlo presso Athos; il sig. -de Tréville, una volta per sempre aveva messo le sue scuderie a -disposizione di d'Artagnan. - -Planchet s'incamminò verso la strada del Colombaio, e d'Artagnan verso -la strada Férou. Athos era in casa, vuotando tristamente una delle -bottiglie di quei fumoso vin di Spagna che aveva riportato dal suo -viaggio in Piccardia. Fece segno a Grimaud di portare un bicchiere per -d'Artagnan, e Grimaud obbedì, silenzioso come d'ordinario. - -D'Artagnan raccontò allora ad Athos quanto era accaduto in chiesa fra -Porthos e la procuratrice, e come il loro camerata era in quell'ora giù -sulla via per essere probabilmente equipaggiato. - -— In quanto a me, a tutto questo racconto, sono ben tranquillo, non -saranno già le donne che faranno le spese del mio equipaggio. - -— Eppure, bello, gentile, gran signore come voi siete, mio caro Athos, -non vi sarebbero nè principesse, nè regine al sicuro dei vostri dardi -amorosi. - -In questo momento, Planchet presentò modestamente la testa fra la porta -socchiusa, e annunciò al suo padrone che i cavalli erano abbasso. - -— Quali cavalli? domandò Athos. - -— Due cavalli che il sig. de Tréville mi presta per la passeggiata, e -coi quali voglio andare a fare un giro a S. Germano. - -— E che cosa andate a fare a S. Germano? domandò Athos. - -Allora d'Artagnan gli raccontò l'incontro che aveva fatto in chiesa, e -in che modo aveva ritrovato quella donna che, col signore dal mantello -nero e dalla cicatrice sulla tempia, era la eterna sua preoccupazione. - -— Vale a dire che voi siete innamorato di quella, come lo eravate della -signora Bonacieux, disse Athos alzando sdegnosamente le spalle, come se -avesse avuto pietà dell'umana debolezza. - -— Io! niente affatto, gridò d'Artagnan. Io sono soltanto curioso di -rischiarare il mistero al quale ella si attacca: non so il perchè, ma -mi figuro che questa donna, per quanto sconosciuta mi sia, e per quanto -io sia sconosciuto a lei, ha avuto un'azione sulla mia vita. - -— Di fatto, voi avete ragione, disse Athos, io sono del vostro parere, -ma non conosco una donna che valga la pena di essere cercata quando si -è perduta. La signora Bonacieux è perduta, tanto peggio per lei, che -ella si ritrovi. - -— No, Athos, v'ingannate, disse d'Artagnan; io amo la mia povera -Costanza sempre più che mai, e se sapessi il luogo ov'ella è, fosse -ancora in capo al mondo, partirei per prenderla dalle mani dei suoi -nemici; ma io l'ignoro, tutte le mie ricerche sono state inutili. Che -volete! bisogna bene distrarsi. - -— Distraetevi presso milady, mio caro d'Artagnan; io ve lo auguro di -tutto cuore, se ciò può divertirvi. - -— Ascoltate Athos, disse d'Artagnan, invece di restar chiuso qui come -se foste agli arresti, montate a cavallo e venite meco a passeggiare a -S. Germano. - -— Mio caro, disse Athos, io monto i mei cavalli quando ne ho, -altrimenti, vado a piedi. - -— Ebbene io, disse d'Artagnan sorridendo della misantropia di Athos, -che in un altro l'avrebbe certamente ferito; io sono meno orgoglioso di -voi, io monto quello che trovo; così a rivederci, mio caro Athos. - -— A rivederci, disse il moschettiere facendo segno a Grimaud di -stappare la bottiglia che avea portata. - -D'Artagnan e Planchet si misero in sella, e presero la strada di S. -Germano. - -Lungo tutta la strada ritornò allo spirito del giovane tutto quanto -gli aveva detto Athos. Quantunque d'Artagnan non fosse di un carattere -molto sentimentale, la bella merciaia aveva fatta una reale impressione -sul suo cuore: com'egli lo diceva, era pronto di andare in capo al -mondo per cercarla. Ma il mondo ha molti capi, benchè si dica che è -rotondo, per cui non sapeva da qual parte voltare. - -Frattanto, egli era smanioso di sapere chi fosse milady. Milady aveva -parlato all'uomo dal mantello nero, dunque ella lo conosceva. Ora, -nello spirito di d'Artagnan, era certamente l'uomo dal mantello nero -che aveva rapita la Signora Bonacieux una seconda volta, come l'aveva -già rapita una prima. D'Artagnan non mentiva che per metà, e ciò è ben -mentir poco, quando diceva, che mettendosi alla ricerca di milady egli -si metteva nello stesso tempo alla ricerca di Costanza. - -Pensando in tal modo, e dando di tratto in tratto dei tocchi collo -sprone al suo cavallo, d'Artagnan aveva fatta la strada, ed era giunto -a S. Germano. Egli era passato davanti al padiglione in cui dieci anni -dopo doveva nascere Luigi XIV, e traversava una strada molto deserta, -guardando a diritta e a sinistra per vedere se ritrovava qualche -traccia della sua bella Inglese, allorchè al pian terreno di una bella -casa che, secondo l'uso del tempo, non aveva alcuna finestra sulla -strada, vide comparire una figura di sua conoscenza. Questa figura -passeggiava sopra una specie di terrazzo guernito di fiori. Planchet la -riconobbe pel primo. - -— Eh! signore, diss'egli indirizzandosi a d'Artagnan, non rammentate -voi più quel viso che abbaia alle cornacchie? - -— No, disse d'Artagnan, eppure son certo che non è la prima volta che -lo vedo. - -— Lo credo, per bacco! disse Planchet: è quel povero Lubin, il lacchè -del conte de Wardes, quello che avete così bene accomodato un mese fa, -a Calais, sulla strada che conduce alla campagna del governatore. - -— Ah! si, disse d'Artagnan, ora lo riconosco. Credi tu che egli -riconosca te pure? - -— In fede mia, signore, egli era talmente malmenato, che dubito che -abbia conservata alcuna idea molto chiara di me. - -— Ebbene! va dunque a discorrere con quel servo, disse d'Artagnan, e -nella conversazione informati se il suo padrone è morto. - -Planchet discese da cavallo, camminò diritto diritto a Lubin, che, -infatti, non lo riconobbe, e i due lacchè si misero a discorrere nella -maggiore intelligenza del mondo, nel mentre che d'Artagnan spingeva i -due cavalli in un viottolo, e facendo il giro dietro una casa, se ne -ritornava ad assistere alla conferenza nascosto da una siepe. - -In capo ad un istante di osservazione dietro la siepe, intese il rumore -di una carrozza, e vide la carrozza di milady fermarsi d'avanti a lui. -Non vi era ad ingannarsi, milady vi era dentro. D'Artagnan si nascose -dietro il collo del suo cavallo, affine di poter veder tutto senza -esser veduto. - -Milady cavò la sua graziosa testa bionda dalla portiera, e dette degli -ordini alla sua cameriera. - -Quest'ultima, bella giovinetta di ventidue anni, svelta e vivace, -vera cameriera di confidenza di una gran signora, saltò abbasso dal -montatoio sul quale stava seduta, secondo l'uso del tempo, e si diresse -verso il terrazzo su cui d'Artagnan aveva scoperto Lubin. - -D'Artagnan segui la confidente con gli occhi e la vide incamminarsi al -terrazzo. Ma per caso, un ordine dall'interno aveva chiamato Lubin, di -modo che Planchet era rimasto solo guardando da tutte le parti per qual -via era scomparso d'Artagnan. - -La cameriera si avvicinò a Planchet, ch'ella prese per Lubin, e -stendendogli un piccolo biglietto: - -— Per il vostro padrone, diss'ella. - -— Per il mio padrone? riprese Planchet meravigliato. - -— Sì, e di molta premura. Prendete, fate presto. - -Dopo di che se ne fuggì verso la carrozza di già rivoltata dalla parte -donde era venuta, si slanciò sul montatoio, e la carrozza ripartì. -Planchet girò e rigirò il biglietto, quindi avvezzo all'obbedienza -passiva, saltò in basso dal terrazzo, infilò dalla parte del viottolo, -e incontrò dopo venti passi d'Artagnan che, avendo veduto tutto, gli -veniva incontro. - -— Per voi, signore, gli disse Planchet presentandogli il biglietto. - -— Per me? disse d'Artagnan, sei tu ben sicuro? - -— Perdinci! se ne son sicuro: la cameriera ha detto: «per il vostro -padrone» io non ho altro padrone che voi, così... - -D'Artagnan aprì la lettera, e lesse queste parole: - -«Una persona che s'interessa per voi più di quello che ella può dire -vorrebbe sapere in qual giorno sarete in istato di passeggiare nella -foresta: domani al palazzo del campo del Drappo d'Oro un lacchè nero e -rosso aspetterà la vostra risposta». - -— Oh! oh! disse a se stesso d'Artagnan, ecco un'avventura un poco viva. -Sembra che milady ed io siamo in pena sulla vita della stessa persona. -Ebbene! Planchet, come sta questo buon signore de Wardes? egli dunque -non è morto? - -— No, signore, sta tanto bene quanto si può stare con quattro colpi -di spada nel corpo, poichè voi, senza farvene un rimprovero, avete -allungato quattro colpi a questo caro gentiluomo; egli è ancora molto -debole, avendo perduto quasi tutto il suo sangue. Come vi aveva detto, -signore, Lubin non mi ha riconosciuto, e mi ha raccontato dal principio -alla fine la nostra avventura. - -— Benissimo, Planchet, tu sei il re dei lacchè; ora rimonta a cavallo, -e raggiungiamo la carrozza. - -Non vi volle molto; in cinque minuti si scoperse la carrozza fermata -all'estremità della strada: un cavaliere riccamente vestito stava allo -sportello. - -La conversazione fra milady e il cavaliere era talmente animata, che -d'Artagnan si fermò dall'altra parte della carrozza senza che nessuno, -fuori della cameriera, s'accorgesse della sua presenza. - -La conversazione si faceva in inglese, lingua che d'Artagnan non -capiva; ma all'accento, il giovane credè indovinare che la bella -Inglese era molto in collera; essa terminò con un gesto che non lasciò -più alcun dubbio sulla natura di questa conversazione: fu un colpo di -ventaglio applicato con tanta forza, che il piccolo arnese femminino -andò in mille pezzi. - -Il cavaliere scoppiò in una risata che parve esasperare milady. - -D'Artagnan pensò che quello era il momento d'intervenire; si avvicinò -all'altra portiera, e levandosi rispettosamente il cappello: - -— Signora, diss'egli, mi permettete voi di offrirvi i miei servigi? -mi sembra che questo cavaliere vi abbia fatto andare in collera! Dite -una parola, signora, ed io m'incarico di punirlo della sua mancanza di -cortesia. - -Alle prime parole, milady si era voltata guardando il giovane con -meraviglia; e quando ebbe finito: - -— Signore, diss'ella in ottimo francese, sarebbe con grandissimo -piacere che io mi metterei sotto la vostra protezione, se la persona -che mi ha mosso questione non fosse mio fratello. - -— Oh! scusatemi allora, disse d'Artagnan, voi capirete che io lo -ignorava, signora. - -— Di che cosa dunque si immischia questo stornello? gridò abbassandosi -all'altezza della portiera, il cavaliere che milady aveva designato -come suo parente, e perchè non continua egli la sua strada? - -— Siete voi uno stornello, disse d'Artagnan, abbassandosi a sua volta -sul collo del cavallo, e rispondendo dalla sua parte della portiera. Io -non continuo la mia strada, perchè mi piace di fermarmi qui. - -Il cavaliere indirizzò qualche parola in inglese a sua sorella. - -— Io vi parlo francese, disse d'Artagnan, fatemi dunque il piacere, vi -prego, di rispondermi nella stessa lingua. Voi siete il fratello della -signora, sia, ma voi non siete mio fratello, fortunatamente. - -Si sarebbe potuto credere che milady, timorosa come sono ordinariamente -tutte le donne, si fosse interposta a questo principio di provocazione, -affine d'impedire che la questione andasse più avanti; ma, tutto al -contrario, ella si gettò in fondo alla carrozza, e gridò freddamente al -cocchiere: - -— Andate al palazzo. - -La giovane cameriera gettò uno sguardo di inquietudine sopra -d'Artagnan, la di cui buona fisonomia sembrava aver prodotto in essa il -suo effetto. - -La carrozza partì, e lasciò i due cavalieri in faccia l'uno dell'altro. -Nessun ostacolo materiale li separava più. - -Il cavaliere fece un movimento per seguire la carrozza; ma d'Artagnan, -la di cui collera di già bollente si era ancora aumentata, riconoscendo -in lui l'Inglese che in Amiens gli aveva vinto il suo cavallo, e poco -non avea mancato vincesse ad Athos il suo diamante, gli saltò alla -briglia, e lo fermò. - -— Eh! signore, diss'egli, voi mi sembrate anche più stornello dì me, -poichè mi fate l'effetto di dimenticare che si è intavolata fra noi una -piccola questione. - -— Ah! ah! disse l'Inglese, siete voi, mio padrone! con voi bisogna -dunque sempre giuocare un giuoco o un altro? - -— Sì, e ciò mi ricorda che ho da prendermi una rivincita. Noi vedremo, -mio caro signore, se voi maneggiate tanto destramente la spada quanto -il bussolo dei dadi. - -— Vedete bene che io non ho spada, disse l'Inglese; volete voi fare il -bravo contro un uomo disarmato. - -— Spero bene che ne avrete una a casa vostra, disse d'Artagnan, in ogni -caso, io ne ho due, e se voi volete, ve ne cederò una. - -— È inutile, disse l'Inglese, io sono sufficientemente munito di questa -sorta di utensili. - -— Ebbene! mio degno gentiluomo, riprese d'Artagnan, scegliete la più -lunga, e venite a mostrarmela questa sera. - -— Ove, se vi piace? - -— Dietro il Luxembourg; questo è un grazioso quartiere per le -passeggiate del genere che vi propongo. - -— Sta bene; io vi sarò. - -— La vostra ora? - -— Sei ore. - -— A proposito, voi avete pure probabilmente uno o due amici? - -— Io ne ho tre, che saranno molto onorati di giuocare la stessa partita -che giuocherò io. - -— Tre, a meraviglia! come si combina bene, disse d'Artagnan, è -precisamente il mio conto. - -— Ora chi siete voi? domandò l'Inglese. - -— Io sono il signor d'Artagnan, gentiluomo guascone, servo nelle -guardie e sono nella compagnia del sig. des Essarts. E voi? - -— Io sono lord de Winter, barone de Scheffield. - -— Ebbene! io sono vostro servitore, signor barone, disse d'Artagnan, -quantunque abbiate dei nomi molto difficili a ricordarsi. - -E pungendo il suo cavallo, si mise al galoppo, e riprese la strada di -Parigi. - -Come aveva l'abitudine di fare in simili occasioni, d'Artagnan discese -direttamente alla casa di Athos. - -Trovò Athos steso sopra un gran sofà, ove aspettava, come lo aveva -detto, che il suo equipaggio fosse venuto a ritrovarlo. - -Egli raccontò ad Athos quanto gli era accaduto, meno la lettera al -signor de Wardes. - -Athos fu consolato allorquando seppe che doveva battersi contro un -Inglese. Noi abbiamo detto che questo era il suo trasporto. - -Fu mandato a cercare sull'istante medesimo Porthos ed Aramis per mezzo -dei lacchè, e furono messi al corrente della situazione. - -Porthos cavò fuori la sua spada dal fodero; e si mise a squadronare -il muro rinculando di tempo in tempo, e facendo delle pieghe come un -ballerino. Aramis che lavorava sempre nel suo poema, si chiuse nel -gabinetto di Athos, e pregò di non essere disturbato fino al momento di -sguainare la spada. - -Athos con un segno domandò a Grimaud un'altra bottiglia. - -Fra se stesso d'Artagnan combinò un piccolo piano di cui vedremo -in seguito l'esecuzione, e che gli prometteva una qualche graziosa -avventura, come si poteva vedere dai sorrisi, che di tempo in tempo -passavano sul suo viso, di cui rischiaravano il sogno. - - - - -CAPITOLO XXXI. - -INGLESI E FRANCESI - - -Venuta l'ora, si portarono coi quattro lacchè dietro al Luxembourg, -in un recinto abbandonato alle capre. Athos regalò una moneta al -capraio perchè si allontanasse. I lacchè furono incaricati di fare la -sentinella. - -Ben presto una truppa silenziosa si avvicinò allo stesso recinto, -vi penetrò e raggiunse i moschettieri; quindi, secondo gli usi -d'oltremare, ebbero luogo le presentazioni. - -Gl'Inglesi erano tutte persone della più alta società; i nomi bizzarri -dei tre amici furono dunque per essi un soggetto, non solo di sorpresa, -ma ancora d'inquietudine. - -— Con tutto ciò, disse lord de Winter, quando i tre amici si furono -nominati, noi non ci battiamo con tali nomi di pastori. - -— Così, come voi lo supporrete bene, milord, questi sono nomi falsi, -disse Athos. - -— Cosa che non ci dà che un desiderio maggiore di conoscere i veri -nomi, rispose l'Inglese. - -— Voi però avete giuocato contro di noi senza conoscerli, disse Athos, -a tal segno che ci avete vinti i nostri due cavalli. - -— È vero; ma noi allora non arrischiavamo il nostro sangue. Si giuoca -con tutti, non si combatte che coi suoi uguali. - -— È giusto, disse Athos. - -E prese in disparte quello dei quattro Inglesi col quale doveva -battersi, e gli disse il suo nome a bassa voce; dal canto loro Porthos -e Aramis fecero altrettanto - -— Ciò vi basta, disse Athos al suo avversario, e mi ritrovate voi -abbastanza nobile per farmi la grazia di incrociare la vostra spada -meco? - -— Sì, signore, disse l'Inglese inchinandosi. - -— Ebbene, volete ora che io vi dica una cosa? riprese freddamente Athos. - -— E quale? domandò l'Inglese. - -— È che voi avreste fatto meglio a non esigere da me che mi facessi -conoscere. - -— Perchè? - -— Perchè mi si crede morto, ed ho delle ragioni per desiderare che non -si sappia che io sono vivo, e che quindi sarò obbligato di uccidervi -perchè il mio segreto non si divulghi sul momento. - -L'Inglese guardò Athos credendo che scherzasse, ma Athos non scherzava -affatto. - -— Signori, disse Athos indirizzandosi ai suoi compagni e ai suoi -avversarii, siamo noi all'ordine? - -— Sì, risposero tutti ad una voce Inglesi e Francesi. - -— Allora, in guardia! disse Athos. - -E tosto otto spade brillarono ai raggi del sol cadente, e il -combattimento cominciò con un accanimento ben naturale a persone due -volte nemiche. - -Athos difendeva con tanta calma e metodo, come se fosse stato in una -sala di scherma. - -Porthos, corretto senza dubbio dalla sua troppo grande confidenza -per opera della avventura di Chantilly, giuocava un giuoco pieno di -destrezza e prudenza. - -Aramis, che aveva il terzo canto del suo poema da terminare, si -sbrigava come un uomo che abbia molta fretta. - -Athos pel primo uccise il suo avversario. Non gli aveva portato che un -colpo, ma come lo aveva prevenuto, questo colpo era stato mortale, la -spada gli traversò il cuore. - -Porthos, pel secondo, stese il suo sull'erba; gli aveva traversata la -coscia. Allora, siccome l'Inglese gli aveva resa la spada, Porthos lo -prese fra le sue braccia, e lo portò nella sua carrozza. - -Aramis spinse il suo avversario così vigorosamente, che dopo averlo -fatto rompere soltanto una cinquantina di passi, finì col metterlo -fuori di combattimento. - -In quanto a d'Artagnan, egli aveva fatto semplicemente e puramente un -giuoco difensivo, quindi, quando vide il suo avversario bene stanco, -gli dette una vigorosa fianconata, e gli fece balzare la spada dalle -mani. Il barone vedendosi disarmato fece due o tre passi addietro, ma -in questo movimento il suo piede scivolò, e cadde rovescione. - -D'Artagnan fu sopra di lui e puntandogli la spada alla gola: - -— Io potrei uccidervi, signore, diss'egli all'Inglese, e voi siete -realmente nelle mie mani: ma io vi regalo la vita per amore di vostra -sorella. - -D'Artagnan era al colmo della sua gioia; aveva realizzato il piano -stabilito in antecedenza; ed il cui pensiero aveva fatto apparire sul -suo viso quei sorrisi di cui abbiamo tenuto parola. - -L'Inglese, incantato di avere a che fare con un gentiluomo tanto facile -a ricomporsi, strinse d'Artagnan fra le sue braccia, fece mille carezze -ai tre moschettieri, e siccome l'avversario di Porthos era già stato -messo in carrozza, e l'avversario di Aramis se l'era data a gambe, non -si pensò più che al morto. - -Siccome Porthos e Aramis si accinsero a spogliarlo, nella speranza che -la sua ferita non fosse mortale, sfuggì dal cinto una grossa borsa. -D'Artagnan la raccolse e la stese a lord Winter. - -— E che diavolo volete voi ch'io mi faccia di questa? disse l'Inglese. - -— La restituirete alla sua famiglia, disse d'Artagnan. - -— La sua famiglia si cura ben poco di questa miseria! essa eredita -quindici mila luigi di rendita. Ritenete questa borsa pei vostri -lacchè. - -In questo mentre Athos si era avvicinato a d'Artagnan. - -— Sì, diss'egli, diamo questa borsa, non ai nostri lacchè, mai ai -lacchè inglesi. - -— Così, dicendo, Athos prese la borsa e la gettò nelle mani del -cocchiere. - -— Per voi e pei vostri compagni, gridò egli. - -Questa grandezza di modi, in un uomo interamente sprovvisto, colpì -lo stesso Porthos, e questa generosità francese, ripetuta poscia da -Winter, fece ovunque grande incontro, eccetto che nei signori Grimaud, -Planchet, Mousqueton e Bazin. - -— Ed ora, mio giovane amico, poichè mi permetterete, lo spero, di -chiamarvi così, disse lord Winter; fino da questa sera se volete, vi -presenterò a mia sorella milady Clarick, poichè voglio ch'essa pure -vi accetti nella sua buona grazia, e siccome ella non è del tutto mal -veduta in corte, così, un giorno, una sua parola potrà non esservi -inutile. - -D'Artagnan arrossì dal piacere, e chinò la testa in segno di -assentimento. - -Lord Winter, nel lasciare d'Artagnan, gli dette l'indirizzo di sua -sorella; essa abitava nella piazza Reale, che allora era il quartiere -di moda, al n. 6. D'altronde egli si esibiva di andarlo a prendere per, -presentarlo. D Artagnan gli dette appuntamento per le otto in casa di -Athos. - -Questa presentazione in casa di milady occupava molto là testa del -nostro Guascone. Si ricordava in quale strana maniera questa donna -era stata mischiata fino allora nel suo destino. Secondo la sua -convinzione, essa doveva essere una creatura del ministro, e ciò non -ostante si sentiva invincibilmente trascinato verso di lei da uno -di quei sentimenti dì cui nessuno può rendersi ragione. Il suo solo -timore era quello che milady non riconoscesse in lui l'uomo di Méung -e di Douvres. Allora ella saprebbe ch'egli era fra gli amici del sig. -de Tréville, e che per conseguenza apparteneva in corpo ed anima al -re, cosa che allora gli farebbe perdere una parte dei suoi vantaggi, -poichè conosciuto da milady come egli la conosceva, ella giuocherebbe -con lui a giuoco uguale. In quanto a questo principio di intrigo fra -lei ed il conte de Wardes, il nostro presuntuoso non se ne occupava che -mediocremente, quantunque il marchese fosse giovane, bello, ricco, e -molto avanti nei favori del ministro. Non è per niente che si ha venti -anni, e soprattutto che si è nati a Tarbes. - -D'Artagnan cominciò dall'andare in casa sua a fare una sfolgorante -toaletta; quindi ritornò da Athos, e secondo la sua abitudine, gli -raccontò tutto. Athos ascoltò i suoi progetti, quindi scosse la testa, -e gli raccomandò la prudenza, con una specie d'amarezza. - -— Come mai! voi avete perduta or ora una donna che dicevate buona, -graziosa, perfetta, ed eccovi già a correre dietro un'altra? - -D'Artagnan senti la verità di queste parole. - -— Io amo la signora Bonacieux col cuore, nel mentre che amo milady -colla testa; e facendomi condurre da lei, io cerco di rischiararmi -sulla parte ch'ella rappresenta alla corte. — La parte che rappresenta, -perdinci! non è difficile a indovinarsi, dopo tutto quello che avete -detto. Ella è un qualche emissario del ministro, una donna che vi -tenderà un laccio ove voi lascerete bonariamente la vostra testa. - -— Diavolo! mio caro Athos, voi vedete le cose molto nere a quanto -sembra. - -— Caro mio, io diffido delle donne; che volete? io sono pagato per -questo, e particolarmente delle donne bionde. Milady è bionda; non me -lo avete detto? - -— Ella ha i capelli del più bel biondo che si possa vedere. - -— Ah! mio povero d'Artagnan! fece Athos. - -— Ascoltate: io voglio illuminarmi, quindi come saprò ciò che desidero, -mi allontanerò. - -— Illuminatevi! disse flemmaticamente Athos. - -Lord Winter giunse all'ora indicata, ma Athos, avvisato in tempo, passò -nell'altra camera. - -Trovò dunque solo d'Artagnan, e siccome erano vicino le otto, condusse -subito via il giovane. - -Milady de Winter ricevette graziosamente d'Artagnan. Il suo palazzo -era di una sontuosità rimarchevole, e quantunque la maggior parte degli -Inglesi, scacciati dalla guerra, lasciassero la Francia o fossero sul -punto di lasciarla, milady aveva fatto di recente nuove spese nei suoi -appartamenti, cosa che provava che la misura generale che allontanava -gli Inglesi non la risguardava. - -— Voi vedete, disse lord de Winter presentando d'Artagnan a sua -sorella, un giovane gentiluomo che ha tenuto la mia vita fra le sue -mani, e che non ha voluto usare dei suoi vantaggi, quantunque noi -fossimo doppiamente nemici, poichè sono io che l'ho insultato, ed io -son Inglese. Ricevetelo dunque, signora, se avete qualche amicizia per -me. - -Milady aggrottò leggermente le sopracciglia; una nube appena visibile -passò sulla sua fronte, e apparve sulle sue labbra un sorriso talmente -strano, che il giovane, che aveva seguito ogni di lei moto, ne provò -come un fremito. - -Il fratello non vide niente, si era voltato per giuocare colla scimmia -prediletta di milady, che lo aveva tirato pel suo vestito. - -— Siate il ben venuto, signore, disse milady con una voce, la cui -singolare dolcezza faceva contrasto coi segni di cattivo umore che -aveva rimarcati d'Artagnan, poichè oggi avete acquistati dei diritti -eterni alla mia riconoscenza. - -L'Inglese allora ritornò a voltarsi, e raccontò il combattimento senza -nascondere nessuna circostanza. Milady l'ascoltò colla più grande -attenzione; ciò non ostante si vedeva facilmente qualunque si fossero -gli sforzi per nascondere le sue impressioni, che questo racconto non -le riusciva aggradito: il sangue le salì alla testa, ed il suo piccolo -piede si agitava sotto la sua veste. - -Lord de Winter non si accorse di niente, quindi, quando ebbe finito, -si avvicinò ad una tavola su cui era preparata in una sottocoppa una -bottiglia di vino di Spagna, e empì due bicchieri e con un segno invitò -d'Artagnan a bere. - -D'Artagnan sapeva che sarebbe stato un disgustarsi l'Inglese -rifiutandosi di bere con lui. Si avvicinò adunque alla tavola, e prese -il secondo bicchiere. Egli non aveva perduto di vista milady, e dallo -specchio si accorse del cangiamento che si era operato sul suo viso. -Ora ch'ella non credeva di essere più guardata, un sentimento che -rassomigliava molto alla ferocia animò la sua fisonomia. Ella mordeva -il suo fazzoletto coi denti. - -Quella graziosa e piccola cameriera, che d'Artagnan aveva già -rimarcata, disse in inglese alcune parole a lord Winter, che domandò -subito a d'Artagnan il permesso di ritirarsi, scusandosi sulla urgenza -dell'affare che lo richiamava altrove, e pregando sua sorella di -ottenere il suo perdono. - -D'Artagnan cambiò una stretta di mano con lord de Winter, e ritornò -presso milady. Il viso di questa donna, con una mobilità sorprendente, -aveva ripreso un'espressione graziosa; soltanto, alcune piccole -macchiette rosse, disseminate sul suo fazzoletto, indicavano che ella -si era morsicate le labbra fino a farle mandar sangue. - -Le sue labbra erano magnifiche, si sarebbe detto che fossero state di -corallo. - -La conversazione prese una piega allegra. Sembrava che milady si fosse -rimessa del tutto. Ella raccontò che lord de Winter non era che suo -cognato e non suo fratello; ella aveva sposato un cadetto di famiglia -che l'aveva lasciata vedova con un fanciullo. Questo fanciullo era -il solo ed unico erede di lord Winter, se il barone de Winter non -si ammogliava. Tutto ciò lasciava vedere a d'Artagnan un velo che -avviluppava qualche cosa; ma egli non distingueva nulla sotto questo -velo. - -Del rimanente, in capo ad una mezz'ora di conversazione, d'Artagnan si -era convinto che milady era sua compatriota; ella parlava il francese -con una purezza ed eleganza che non lasciavano alcun dubbio sotto -questo rapporto. - -D'Artagnan si estese in argomenti galanti, e in proteste di divozione. -A tutte le leggerezze che sfuggivano al nostro Guascone, milady -sorrideva con benevolenza. Finalmente giunse l'ora di ritirarsi: -d'Artagnan prese congedo da milady e uscì dalla sala che era il più -felice degli uomini. - -Sulla scala incontrò la cameriera, la quale lo sfiorò dolcemente -passandogli vicino, e arrossendo fino nel bianco degli occhi, gli -domandò perdono di averlo toccato, e con una voce così dolce, che il -perdono gli fu accordato nello stesso momento. - -D'Artagnan ritornò il giorno dopo, e fu ricevuto anche meglio della -sera innanzi. Lord de Winter non vi era, e questa volta fu milady che -gli fece tutti gli onori della serata. Ella parve prendere un grande -interesse a lui, gli domandò di dove era, quali erano i suoi amici, e -se qualche volta aveva pensato di mettersi al servizio del ministro. - -D'Artagnan, che come si sa, era un giovane molto prudente, per non -avere che vent'anni, si risovvenne allora dei sospetti che aveva sopra -milady. Le fece un grande elogio di Sua Eccellenza, e gli disse che non -avrebbe mancato di entrare nelle guardie del ministro invece di entrare -nelle guardie del re, se avesse prima conosciuto il signor de Cavois, -per esempio, di quello che avesse conosciuto il sig. de Tréville. - -Milady cambiò la conversazione senza affettazione alcuna, e domandò a -d'Artagnan nel modo il più indifferente del mondo, se era mai stato in -Inghilterra. - -D'Artagnan rispose che vi era stato spedito dal sig. de Tréville, per -trattare una rimonta di cavalli, e che anzi ne aveva condotti quattro -come campioni. - -Milady, nel corso della conversazione si morse due o tre volte le -labbra; ella aveva a che fare con un giovane che giocava a giuoco -chiuso. - -Nella stessa ora della sera innanzi, d'Artagnan si ritirò. - -Nel corridoio incontrò pure la bella Ketty, questo era il nome della -cameriera di confidenza. Questa lo guardò con una espressione di -misteriosa benevolenza. Ma d'Artagnan, era talmente occupato della -padrona, che non rimarcò assolutamente ciò che proveniva dalla -cameriera. - -D'Artagnan ritornò da milady il giorno dopo e l'altro successivo, e -ciascuna volta milady gli fece un'accoglienza più graziosa. - -Ciascheduna sera, sia nell'anticamera, sia sulla scala, sia nel -corridoio, egli incontrava sempre la bella cameriera. Ma, come lo -abbiamo detto, d'Artagnan non faceva alcuna attenzione a questa -persistenza strana della povera Ketty. - - - - -CAPITOLO XXXII. - -UN PRANZO DAL PROCURATORE - - -Frattanto il duello, nel quale Porthos aveva rappresentato una parte -così brillante, non gli fece dimenticare il pranzo al quale era stato -invitato dalla moglie del procuratore. L'indomani, verso un'ora, si -fece dare l'ultimo colpo di spazzola da Mousqueton, e s'incamminò verso -la strada degli Orsi. - -Il suo cuore batteva, ma non era, come quello di d'Artagnan, per un -giovane ed impaziente amore. No, un interesse più materiale lo guidava; -egli finalmente andava a sorpassare la misteriosa soglia, a salire -quella sconosciuta scala che avevano salito uno ad uno i vecchi scudi -di mastro Coquenard, egli andava a vedere in realtà un certo scrigno, -di cui venti volte aveva veduto l'immagine ne' suoi sogni: scrigno di -forma lunga e profonda, ripieno di catenacci e serrature, ed ammurato -al suolo; scrigno di cui aveva così di sovente inteso parlare, e che le -mani del procuratore avrebbero aperto ai suoi sguardi ammiratori. - -E poi egli, l'uomo errante sulla terra, l'uomo senza fortuna, l'uomo -senza famiglia, egli, il soldato abituato agli alberghi, alle osterie, -alle taverne, alle bettole; egli, il goloso, obbligato la maggior parte -del tempo di attenersi ai bocconi d'incontro, egli stava per gustare un -pranzo di famiglia, per assaporare un interno di famiglia con tutti i -suoi comodi. - -Venire in qualità di cugino a sedersi tutti i giorni ad una buona -tavola, dietro la fronte gialla e rugosa del vecchio procuratore, -spennare qualche poco i giovani scrivani, insegnando loro il giuoco -della bassetta, del passadieci e del faraone, nelle loro più fine -pratiche, e guadagnando come onorario della lezione, che loro dava -in un'ora, le loro economie di un mese, ciò era nei costumi di -quell'epoca, e sorrideva enormemente a Porthos. - -Il moschettiere si dipingeva bene di qua e di là i cattivi argomenti -che correvano allora sul proposito dei procuratori, la lesina, la lima, -i giorni di digiuno; ma siccome, dopo tutto, salvi alcuni eccessi -di economia ch'egli aveva ritrovati intempestivi, aveva veduto la -procuratrice molto liberale, ben inteso per una procuratrice, sperò -ritrovare una casa montata nel modo il più lusinghiero. - -Tuttavolta, quando il moschettiere fu alla porta, concepì qualche -dubbio: primieramente non era fatta per impegnare le persone; sporca, -puzzolente e nera, la scala male illuminata da delle finestre colle -sbarre, a traverso le quali filtrava la luce grigia di un cortile -vicino. Al primo piano ritrovò una porta bassa e ferrata con enormi -chiodi, come la porta principale del gran Castelletto. - -Porthos vi battè col dito; un grande scrivano pallido e nascosto sotto -una foresta di capelli vergini, venne ad aprire, e salutò coll'aria di -un uomo obbligato a rispettare nell'altro l'alta statura, che indicava -la forza, l'abito militare, che indicava lo stato, il viso colorito, -che indicava l'abitudine di viver bene. - -Un altro scrivano più piccolo dietro al primo, un alto scrivano più -grande dietro al secondo, un saltafossi di dodici anni dietro al terzo. - -In tutto tre scrivani e mezzo, cosa che, per quei tempi, annunziava uno -studio dei più accreditati. - -Quantunque il moschettiere, non dovesse giungere che ad un'ora, fin dal -mezzogiorno la procuratrice teneva l'occhio alle vedette, e calcolava -sul cuore, e fors'anche sullo stomaco del suo adoratore, per fargli -anticipare il momento convenuto. - -La signora Coquenard giunse dunque alla porta dell'appartamento quasi -nello stesso momento in cui il suo convitato giungeva dalla porta -della scala, la degna signora tolse Porthos da un grande imbarazzo: gli -scrivani avevano l'occhio curioso, ed egli non sapendo troppo che dire -a quest'organo ascendente e discendente, si teneva muto. - -— È mio cugino! gridò la procuratrice; entrate dunque, entrate dunque, -sig. Porthos. - -Il nome di Porthos fece un tale effetto sui giovani di studio, che si -misero tutti a ridere: ma Porthos si voltò, e tutti i visi rientrarono -nella loro prima gravità. - -Si giunse nel gabinetto del procuratore, dopo avere traversato -l'anticamera ove stavano gli scrivani, e dopo avere traversato lo -studio, ov'essi avrebbero dovuto essere. Quest'ultima era una specie -di sala nera ammobigliata di scartafacci. Sortendo dallo studio, si -lasciava la cucina a destra, e si entrava a sinistra nella sala di -conversazione. - -Tutte queste camere fra di loro obbligate non ispiravano alcuna buona -idea a Porthos. Le parole doveano essere sentite da lungi per tutte -queste porte aperte; quindi, nel passare, aveva dato un colpo d'occhio -rapido ed investigatore nella cucina, e confessava a se stesso, a -vergogna della sua procuratrice ed a proprio suo gran dispiacere che -non vi aveva veduto quel fuoco, quell'anima, quel movimento che, -all'istante di un buon pranzo, regnano ordinariamente in questo -santuario della ghiottoneria. - -Il procuratore era stato senza dubbio prevenuto di questa visita, -poichè non manifestò alcuna sorpresa alla vista di Porthos, che -si avanzò fino a lui con un'aria molto disinvolta, e lo salutò -cortesemente. - -— Noi siamo cugini, a quanto sembra, sig. Porthos? disse il procuratore -sollevandosi colla forza delle sue braccia dal seggiolone di canna. - -Il vecchio, avvolto in una gran veste nera ove si perdeva il suo corpo -sottile, era risoluto e secco; i suoi piccoli occhi grigi brillavano -come lucciole, e sembravano, colla sua bocca smorfiosa, la sola parte -del suo viso in cui fosse rimasta vita. Disgraziatamente le gambe -incominciavano a ricusare il servizio a tutta questa macchina ossea. -Da cinque o sei mesi, che aveva cominciato a farsi sentire questo -indebolimento, il degno procuratore era divenuto presso a poco lo -schiavo di sua moglie. - -Il cugino fu accettato con rassegnazione: ecco tutto. Il signore -Coquenard, se avesse avuta la forza delle sue gambe, avrebbe declinata -tutta la parentela col signor Porthos. - -— Sì, signore, noi siamo cugini, disse senza sconcertarsi Porthos, -che d'altronde non avea mai contato di essere ricevuto dal marito con -entusiasmo. - -— Dal lato di donna, credo io? disse maliziosamente il procuratore. - -Porthos non capì questo scherzo, e la prese per una ingenuità, di cui -rise fortemente sotto i suoi baffi: la signora Coquenard, che sapeva -essere il procuratore ingenuo, una varietà molto rara nella sua specie, -sorrise un poco, ma arrossì molto. - -Il signor Coquenard aveva, dall'arrivo di Porthos, gettati i suoi -occhi con inquietudine sopra un grande armadio posto dirimpetto al -suo scrittoio di quercia. Porthos capì che questo armadio, quantunque -non corrispondesse alla forma che aveva veduta nei suoi sogni, doveva -essere il fortunato scrigno, e si rallegrò ehe la realtà avesse sei -piedi di più in altezza di quello che aveva in sogno. - -Il signor Coquenard non spinse più oltre le sue investigazioni -genealogiche; ma, riconducendo il suo sguardo inquieto dall'armadio -sopra Porthos, si contentò di dire: - -— Il nostro signor cugino, prima della sua partenza per la campagna, -vorrà bene farci la grazia di venire a pranzo con noi, non è vero, -signora Coquenard? - -Questa volta Porthos ricevette il colpo nel mezzo dello stomaco, e lo -sentì; sembrava che, dal canto suo, la signora Coquenard non fosse meno -insensibile, poichè ella soggiunse: - -— Mio cugino non ritornerà, se egli vede che noi lo trattiamo male; ma -nel caso contrario, egli ha troppo poco tempo da passare a Parigi, e -per conseguenza da vederci, perchè noi non dobbiamo domandargli quasi -tutti gl'istanti di cui può disporre fino alla sua partenza. - -— Oh! le mie gambe, le mie povere gambe! mormorò il signor Coquenard. - -E si sforzò di sorridere. - -Questo soccorso, che era giunto a Porthos nel momento in cui era stato -attaccato nelle sue speranze gastronomiche, inspirò al moschettiere -molta riconoscenza per la sua procuratrice. - -Ben presto suonò l'ora del pranzo. Si passò nella sala della tavola, -sala grande e nera, che era situata dirimpetto alla cucina. - -Gli scrivani, che, a quanto sembrava, avevano inteso nella casa dei -profumi insoliti, erano di un'esattezza militare, e stavano colle loro -sedie alla mano, pronti ad assidersi a tavola. Si vedevano già agitare -le mascelle con disposizioni spaventose. - -— Per bacco! pensò Porthos, gettando uno sguardo sui tre affamati, -poichè il salta-fossi non era, come si può bene immaginare, ammesso -agli onori della tavola magistrale, per bacco! nel posto di mio cugino, -non conserverei simili ghiottoni. Si direbbe che sono naufragati, che -non hanno mangiato da sei settimane. - -Il signor Coquenard entrò spinto sul suo seggio a rotelle dalla signora -Coquenard, alla quale Porthos, a sua volta, venne in soccorso per -trascinare suo marito fin contro la tavola. Appena entrato egli agitò -il naso e le mascelle come avevano fatto i suoi scrivani. - -— Oh! oh! ecco un pranzo che invita! - -— Che diavolo sente egli dunque di straordinario in questo pranzo? -disse Porthos all'aspetto di un brodo pallido abbondante; ma -perfettamente cieco, e sul quale nuotavano alcune rare croste come le -isole nell'Arcipelago. - -La signora Coquenard sorrise, e dietro un di lei cenno, tutti si -assisero con premura. - -Il signor Coquenard fu il primo ad essere servito, quindi Porthos, -in seguito la signora Coquenard empì la sua scodella, e distribuì le -croste senza brodo agli impazienti scrivani. - -In questo momento la porta della sala da pranzo si aprì da se stessa -cigolando, e Porthos, a traverso i battenti socchiusi, scoperse il -salta-fossi, che non potendo prender parte al festino, mangiava il suo -pane al doppio odore della cucina, e della sala da pranzo. - - - FINE DEL SECONDO VOLUME. - - - - -INDICE DELLE MATERIE - -(VOL. II.) - - - _Continuazione del Capitolo XVI._ 5 - CAP. XVII. _L'interno della famiglia Bonacieux._ 9 - CAP. XVIII. _L'amante ed il marito._ 25 - CAP. XIX. _Piano di campagna._ 33 - CAP. XX. _Viaggio._ 44 - CAP. XXI. _La contessa di Winter._ 57 - CAP. XXII. _Il ballo della Merlaison._ 69 - CAP. XXIII. _L'appuntamento._ 77 - CAP. XXIV. _Il Padiglione._ 90 - CAP. XXV. _Porthos._ 103 - CAP. XXVI. _La tesi d'Aramis._ 126 - CAP. XXVII. _La moglie di Athos._ 143 - CAP. XXVIII. _Il ritorno._ 165 - CAP. XXIX. _La caccia per equipaggiarsi._ 182 - CAP. XXX. _Milady._ 193 - CAP. XXXI. _Inglesi e francesi._ 202 - CAP. XXXII. _Un pranzo dal procuratore._ 211 - - - - -NOTE: - - -[1] _Monsieur_ era il termine con cui si contraddistingueva il fratello -del re. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. II, by Alexandre Dumas - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. II *** - -***** This file should be named 60642-0.txt or 60642-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/6/4/60642/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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II, di Alexandre Dumas - </title> - <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" /> - <style type="text/css"> -body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} - -p {margin-top: 0em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify; text-indent: 1em;} -.blockquote {margin: 1em 5%;} -p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} -.center {text-align: center; text-indent: 0;} - -div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} -div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} -div.titlepage p {text-align: inherit; text-indent: 0;} -div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} -div.verso p {text-align: inherit; text-indent: 0;} -div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} - -h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; -font-weight: normal; line-height: 1.5;} -h1 {font-size: 150%;} -h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} - -span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} - -hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} -hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} -hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} -@media handheld { -hr.silver {display: none;} -} - -a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} -div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} -.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} -div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} -div.footnote>:first-child {margin-top: 1em; text-indent: 0em;} -div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} - -.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} - -.pad4 {margin-top: 4em;} -.pad2 {margin-top: 2em;} -.pad1 {margin-top: 1em;} - -.small {font-size: 85%;} -.large {font-size: 115%;} -.x-large {font-size: 130%;} -.main-t {font-size: 200%;} -.smcap {font-variant: small-caps;} - -table {margin: auto; border-collapse: collapse;} -.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;} -.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} -.indice td.cap {text-align: left; vertical-align: top; white-space: nowrap;} -.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} - -.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; - margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} -.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} -.tnote p {padding: 0 1em;} -.covernote {visibility: hidden; display: none;} -@media handheld { - .covernote {visibility: visible; display: block;} -} - -.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 0.5em 10%;} -.poem p {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} - - </style> - </head> -<body> - - -<pre> - -Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. II, by Alexandre Dumas - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: I tre moschettieri, vol. II - -Author: Alexandre Dumas - -Translator: Angiolo Orvieto - -Release Date: November 6, 2019 [EBook #60642] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. II *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -I TRE<br /> -MOSCHETTIERI -<span class="smaller">VOL. II.</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -<span class="small">I TRE</span><br /> -MOSCHETTIERI -</p> - -<p class="pad2"> -<span class="small">DI</span><br /><br /> -<span class="x-large">Alessandro Dumas</span> -</p> - -<p class="pad2"> -VERSIONE<br /> -DI ANGIOLO ORVIETO. -</p> - -<p class="pad1 small"> -VOL. II. -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large">Napoli,</span><br /> -<span class="small">GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE<br /> -Strada Trinità Maggiore nº 27<br /> -1853</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -TIPOGRAFIA DI G. PALMA -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h2 id="cap16">CONTINUAZIONE -DEL -CAPITOLO XVI.</h2> -</div> - -<p> -Il re tutto contento s'informò se il ministro era ancora -al Louvre, gli fu risposto che sua Eccellenza aspettava -gli ordini di Sua Maestà nel gabinetto di lavoro. -</p> - -<p> -Il re si portò subito da lui. -</p> - -<p> -— Prendete, duca, gli disse, voi avevate ragione, e -sono io che aveva il torto, tutto lo intrigo è politico, -ed in questa lettera non si tratta menomamente di amore. -Al contrario, si parla molto di voi. -</p> - -<p> -Il ministro prese la lettera e la lesse con la più grande -attenzione; quindi, quando fu al termine, la rilesse -una seconda volta. -</p> - -<p> -— Ebbene! Vostra Maestà, disse egli, vede fin dove -giungono i miei nemici. Voi siete minacciato da due -guerre se non mi dimettete. Nel vostro posto in verità, -sire, io cederei a così potenti istanze, e dal canto -mio io mi ritirerei dagli affari riguardandolo come -una vera fortuna. -</p> - -<p> -— E che cosa dite voi dunque, duca? -</p> - -<p> -— Io dico, sire, che la mia salute si consuma in queste -lotte eccessive e in questi eterni lavori. Io dico che, -secondo tutte le probabilità io non potrò sostenere le -fatiche dell'assedio della Rochelle, e che vai meglio che -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -nominiate a comandarlo o il sig. de Condè o il signor -Bassompierre, o finalmente qualche uomo valoroso che -sia del suo mestiere il dirigere una guerra, e non me, -che sono uomo di penna e di gabinetto, e che sono continuamente -distolto dalle mie occupazioni per applicarmi -a cose per le quali non ho attitudine. Voi ne sarete -più felice nell'interno, sire, e non dubito che ne -sarete più grande all'estero. -</p> - -<p> -— Sig. duca, disse il re, io vi capisco. Siate tranquillo; -tutti quelli che sono nominati in questa lettera saranno -puniti come meritano, e la regina ancora. -</p> - -<p> -— Che dite mai, sire, il cielo mi guardi che la regina -avesse da provare il più piccolo dispiacere per cagione -mia; ella mi ha sempre creduto un suo nemico, -sire, quantunque Vostra Maestà possa far testimonianza -che io ho sempre sostenuto calorosamente il suo partito, -anche contro voi. Oh se ella tradisse Vostra Maestà -sul punto dell'onore, allora sarebbe altra cosa, ed -io sarei il primo a gridare: «nessuna grazia, sire, nessuna -grazia per la colpevole!» Fortunatamente non vi -è nulla, e Vostra Maestà ne ha acquistata una nuova -pruova. -</p> - -<p> -— È vero, signor ministro, e voi, come sempre, avete -ragion; la regina però non merita meno tutta la mia -collera. -</p> - -<p> -— Siete voi sire, che, siete incorso nella sua, e veramente -quando ella si lamentasse seriamente di Vostra -Maestà, io la compatirei; Vostra Maestà l'ha trattata -con un rigore..! -</p> - -<p> -— È così che io tratterò sempre i miei nemici ed i -vostri, duca, per quanto sieno posti in alto, e qualunque -sia il pericolo che io possa incorrere a trattarli severamente! -</p> - -<p> -— La regina è mia nemica, ma non è la vostra, sire; -al contrario, ella è sposa affezionata, sottomessa e irreprensibile; -lasciatemi adunque, sire, intercedere per -essa presso Vostra Maestà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -</p> - -<p> -— Che ella si umilii allora, e che per la prima ritorni -a me. -</p> - -<p> -— Al contrario, sire, datele esempio; voi avete avuto -il primo torto, poichè siete stato voi che avete sospettato -della regina. -</p> - -<p> -— Io ritornare pel primo? disse il re; giammai! -</p> - -<p> -— Sire ve ne supplico. -</p> - -<p> -— D'altronde; come potrò io ritornare pel primo? -</p> - -<p> -— Facendo una cosa che voi sapete esserle aggradevole. -</p> - -<p> -— E quale? -</p> - -<p> -— Date una festa di ballo; voi sapete in che modo la -regina ami il ballo; io vi garantisco che il suo mal umore -cederà ad una simile attenzione. -</p> - -<p> -— Ma, ministro, voi sapete che io non amo tutti -questi piaceri mondani. -</p> - -<p> -— La regina ve ne sarò tanto più grata, perchè ella -sa la vostra antipatia a questi piaceri; d'altronde, questa -sarà per lei una bella occasione per adornarsi di -quei superbi puntali di diamanti che voi le regalaste -nel giorno della sua festa, e di cui ella non ha ancora -avuto una occasione di metterseli. -</p> - -<p> -— Noi vedremo, duca, noi vedremo, disse il re, che -nella sua gioia di ritrovar la regina colpevole di un delitto -di cui si curava poco, e innocente di quello che -temeva molto, era tutto disposto a riaccomodarsi con -essa: noi vedremo, ma sul mio onore! voi siete troppo -indulgente. -</p> - -<p> -— Sire, disse il duca, lasciate il rigore ai vostri ministri; -l'indulgenza è una virtù da re; usatene, e voi vedrete -che ve ne troverete contento. -</p> - -<p> -Dopo di che il ministro, sentendo l'orologio suonare -le undici ore, s'inchinò profondamente, domandando -congedo al re per ritirarsi, e supplicandolo di rappacificarsi -con la regina. -</p> - -<p> -Anna, che in seguito della cattura di quella lettera, -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -aspettava un qualche rimprovero, fu molto meravigliata -di vedere nell'indomani il re, fare vicino a lei, dei -tentativi di riaccomodamento. Il suo primo movimento -fu repulsivo, il suo orgoglio di donna e la sua dignità -di regina, erano stati così crudelmente offesi, che ella -non poteva riconciliarsi di primo tratto, ma vinta dai -consigli delle sue dame, assunse finalmente l'aspetto -di cominciare a dimenticare. Il re approfittò di questo -primo momento di ritorno, per notificarle che egli contava -di dare in breve una festa di ballo. -</p> - -<p> -Una festa di ballo era una cosa tanto rara per la -povera Anna, che a quest'annunzio, come lo aveva -pensato il ministro, l'ultima traccia del suo risentimento -disparve, se non dal suo cuore, almeno dal suo viso. -Ella domandò in qual giorno avrebbe avuto luogo, -ma il re rispose che su questo punto egli se la sarebbe -intesa col ministro. Infatti, ciascun giorno domandava -al ministro in qual epoca avrebbe avuto luogo -questa festa, ed il ministro, sotto un qualunque pretesto, -differiva di stabilirla; in tal modo passarono dieci -giorni. -</p> - -<p> -L'ottavo giorno dopo la scena che abbiamo raccontata, -il ministro ricevette una lettera col bollo di Londra, -che conteneva soltanto queste parole: -</p> - -<p> -«Io li ho, ma non posso lasciare Londra, attesochè -sono senza danari; inviatemi 500 doppie, e quattro -o cinque giorni dopo averle ricevute, io sarò a Parigi». -</p> - -<p> -Il giorno stesso in cui il ministro ricevette questa -lettera, il re gl'indirizzò la solita domanda. -</p> - -<p> -Richelieu contò sulle punte delle dita, a disse fra -se stesso: -</p> - -<p> -— Ella giungerà, dice, quattro o cinque giorni dopo -aver ricevuto il denaro; mi abbisognano quattro o -cinque giorni per mandarlo, quattro o cinque giorni a -lei per ritornare, il che fa dieci giorni; ora aggiungiamo -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -le eventualità dei venti contrarii, dei sinistri accidenti, -delle debolezze della donna, e fissiamo a dodici -giorni. -</p> - -<p> -— Ebbene! signor duca, disse il re, avete voi calcolato -abbastanza? -</p> - -<p> -— Sì, sire; oggi noi siamo ai venti di settembre, i -consoli della città danno una festa di ballo il tre di ottobre. -Ciò converrà a meraviglia, perchè così voi non -avrete l'apparenza di fare una riconciliazione con la -regina. -</p> - -<p> -Quindi il ministro aggiunse. -</p> - -<p> -— A proposito, sire, non dimenticate di dire a Sua -Maestà il giorno innanzi la festa, che voi desiderate -vedere come le si adattano i puntali di diamanti. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII. -<span class="smaller">L'INTERNO DELLA FAMIGLIA BONACIEUX</span></h2> -</div> - -<p> -Era la seconda volta che il ministro ritornava col re -sull'argomento dei puntali di diamanti. Luigi XIII fu -dunque scosso da questa insistenza, e pensò che questa -raccomandazione nascondesse un qualche mistero. -</p> - -<p> -Più di una volta il re era stato umiliato dal ministro, -la di cui polizia, senza esser giunta a quel grado di perfezione -in cui è ora la polizia moderna, era eccellente, -ed era istruito più di lui stesso di ciò che passavasi -nella propria sua famiglia. Egli sperò adunque, in una -conversazione con Anna, di ricavare qualche schiarimento -e di ritornare in seguito presso Sua Eccellenza -con un qualche segreto che il ministro sapesse o non sapesse, -cosa che nell'uno e nell'altro caso lo rialzava infinitamente -agli occhi del suo ministro. -</p> - -<p> -Egli andò dunque a ritrovare, la regina, e l'abbordò -con nuove minacce contro quelle che la circondavano. -Anna abbassò la testa lasciò scorrere il torrente senza -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -rispondere, sperando che finalmente si fermerebbe. Ma -non era a questo a cui voleva giungere Luigi XIII; Luigi -XIII voleva una discussione, dalla quale scaturisse -uno schiarimento qualunque, convinto che il ministro -nascondeva qualche segreto, e lo minacciava di una di -quelle terribili sorprese che tanto sapeva far bene Sua -Eccellenza. Giunse alla meta colla sua persistenza nell'accusare. -</p> - -<p> -— Ma gridò Anna stanca di questi incerti attacchi, -ma, sire, voi non mi dite tutto ciò che avete nel cuore. -Che ho dunque fatto? sentiamo dunque, qual delitto -ho commesso? È impossibile che Vostra Maestà faccia -tutto questo rumore per una lettera scritta a mio -fratello. -</p> - -<p> -Il re attaccato a sua volta in un modo così diretto, -non seppe che rispondere. Egli pensò esser giunto il -momento di fare quella raccomandazione, che il ministro -si era raccomandato che fosse fatta soltanto la vigilia -della festa. -</p> - -<p> -— Signora, disse egli con maestà, fra giorni vi sarà -ballo nel palazzo di città; io intendo che, per fare onore -ai nostri bravi consoli, voi vi presentiate in abito -di cerimonia, e soprattutto che vi adorniate di quei -puntali di diamanti, che io vi regalai nel vostro giorno -onomastico. Ecco la mia risposta. -</p> - -<p> -La risposta era terribile. Anna credè che Luigi sapesse -tutto, e che il ministro, avesse ottenuto da lui -questa lunga dissimulazione di sette o otto giorni, che -del resto era nel suo carattere. Ella divenne eccessivamente -pallida, appoggiò sopra una mensola la sua -mano, di una ammirabile bellezza, e che allora sembrava -una mano di cera, e guardando il re con occhi spaventati, -non rispose una sillaba. -</p> - -<p> -— Voi intendete, signora? disse il re, che godeva di -questo imbarazzo in tutta la sua estensione, ma senza -indovinarne la causa; voi intendete? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<p> -— Sì, sire, intendo, balbettò la regina» -</p> - -<p> -— Comparirete voi a questo ballo? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Coi vostri puntali? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -Il pallore della regina aumentò ancora, se era possibile; -il re se ne accorse, e ne godè con quella fredda -crudeltà che formava una delle parti cattive del suo -carattere. -</p> - -<p> -— Allora tutto è convenuto, disse il re, ed ecco tutto -ciò che aveva a dirvi. -</p> - -<p> -— Ma in che giorno avrà luogo questo ballo? domandò -Anna. -</p> - -<p> -Luigi XIII sentì per istinto che non doveva rispondere -a questa domanda, essendo stata fatta dalla regina -con una voce quasi da moribonda. -</p> - -<p> -— Prestissimo, signora, disse egli; ma io non mi ricordo -precisamente la data del giorno; io la domanderò -al ministro. -</p> - -<p> -— È dunque il ministro che vi ha annunziata questa -festa? gridò la regina. -</p> - -<p> -— Sì signora, rispose il re maravigliato: ma perchè -mi fate questa domanda? -</p> - -<p> -— È lui che vi ha detto d'invitarmi a comparirvi -con quei puntali? -</p> - -<p> -— Come sarebbe a dire, signora? -</p> - -<p> -— È lui, sire, è lui! -</p> - -<p> -— Ebbene! che importa che sia stato o lui od io? vi -è forse un qualche delitto in questo invito? -</p> - -<p> -— No, sire. -</p> - -<p> -— Voi verrete, allora? -</p> - -<p> -— Sì, sire. -</p> - -<p> -— Sta bene, disse il re ritirandosi, sta bene, io vi -conto. -</p> - -<p> -La regina fece una riverenza, meno per etichetta, -di quello che, perchè le sue ginocchia le si piegarono -sotto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -</p> - -<p> -Il re parve incantato. -</p> - -<p> -— Io sono perduta, mormorò la regina, perduta, poichè -il ministro sa tutto, e fu lui che spinse il re, che -ancora non sa niente, ma che lo saprà ben presto. Io -sono perduta! mio Dio! mio Dio! mio Dio! -</p> - -<p> -Ella s'inginocchiò sopra un cuscino, e pregò colla -testa nascosta fra le sue braccia palpitanti. -</p> - -<p> -La sua posizione infatti era terribile. Buckingham -era ritornato a Londra, la signora de Chevreuse era a -Tours. Più sorvegliata che mai, la regina sentiva sordamente -che una della sue damigelle la tradiva senza -saper dire quale. Laporte non poteva più lasciare -il Louvre, ella non aveva un'anima al mondo di cui -fidarsi. -</p> - -<p> -Così, in presenza dell'infortunio che la minacciava, -e del suo abbandono in cui si ritrovava, ella scoppiò in -singhiozzi. -</p> - -<p> -— Non posso dunque esser buona a niente per Vostra -Maestà? disse ad un tratto una voce piena di dolcezza -e di pietà. -</p> - -<p> -La regina si voltò vivamente, poichè non v'era a -sbagliarsi sulla espressione di questa voce: era un'amica -che parlava così. -</p> - -<p> -Infatti a una delle porte che mettevano all'appartamento -della regina apparve la bella sig. Bonacieux: -ella era occupata ad accomodare le biancherie nella -guardaroba di un gabinetto, allorchè era entrato il re; -ella non aveva potuto sortire; ed aveva inteso tutto. -</p> - -<p> -La regina mandò un grido vedendosi sorpresa, poichè -nel suo turbamento non aveva riconosciuto sulle -prime la giovane che le era stata data da Laporte. -</p> - -<p> -— Oh! non temete niente, signora, disse la giovane -giungendo le mani e piangendo ella stessa per le angosce -della regina; io sono qui anima e corpo per Vostra -Maestà, e per quanto io sia lontana da lei, e per quanto -sia inferiore la mia posizion, io credo di aver ritrovato -il modo di togliere di pena Vostra Maestà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -— Voi! o cielo! voi! grido la regina, ma vediamo -guardatemi in viso. Io sono tradita da tutte le parti, -posso io fidarmi di voi? -</p> - -<p> -— Oh! signora, gridò la giovane cadendo in ginocchio; -oh! sull'anima mia, io sono pronta a morire per -Vostra Maestà! -</p> - -<p> -Questo grido era sortito dal più profondo del -cuore, e come pel primo, non v'era da ingannarsi. -</p> - -<p> -— Sì, continuò, la sig Bonacieux, sì, qui vi sono -dei traditori, ma sull'anima mia, io vi giuro che nessuno -è più affezionata di me a Vostra Maestà. Questi -puntali che il re vi domanda, voi li avete dati al duca -di Buckingham, non è vero? questi puntali erano chiusi -in un piccolo bauletto di legno rosa che egli teneva -sotto il suo braccio? Non è così la cosa? mi sbaglio io -forse? -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! mio Dio! mormorò la regina a cui -i denti si sbattevano per lo spavento. -</p> - -<p> -— Ebbene! questi puntali, continuò la sig. Bonacieux, -bisogna riaverli. -</p> - -<p> -— Sì, senza dubbio, è necessario gridò la regina, ma, -come fare, come giungervi? -</p> - -<p> -— Bisogna inviare qualcuno al duca. -</p> - -<p> -— Ma chi?... chi?... di chi fidarmi? -</p> - -<p> -— Confidatevi in me, signora, concedetemi questa -fortuna, o mia regina, e io ritroverò il messaggiero. -</p> - -<p> -— Ma bisognerà scrivere! -</p> - -<p> -— Oh! sì. È indispensabile. Due parole della mano -di Vostra Maestà e il vostro sigillo particolare. -</p> - -<p> -— Ma queste due parole sono la mia condanna: il -divorzio: l'esilio! -</p> - -<p> -— Sì, se esse cadessero in mani infami! ma io garantisco -che queste due parole saranno consegnate al suo -indirizzo. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! bisogna dunque che io affidi la mia -vita, il mio onore, la mia riputazione alle vostre mani! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -</p> - -<p> -— Sì! sì, signora, è necessario, ed io salverò tutto! -</p> - -<p> -— Ma in che modo? ditemelo almeno? -</p> - -<p> -— Mio marito è stato rimesso in libertà, che sono -due o tre giorni; io non ho avuto ancora il tempo di -rivederlo. Egli è un bravo ed onest'uomo che non ha nè -odio nè amore per nessuno. Egli farà dunque tutto ciò -che potrà, e rimetterà la lettera di Vostra Maestà all'indirizzo -che gli verrà indicato, senza neppur sapere -che ella viene da Vostra Maestà. -</p> - -<p> -La regina prese ambe le mani della giovane con uno -slancio di passione, la guardò come per leggere nel -fondo del suo cuore, e non vedendo che sincerità nei -suoi belli occhi, l'abbracciò teneramente. -</p> - -<p> -— Fa così, gridò ella, e tu mi avrai salvata la vita, -tu mi avrai salvato l'onore. -</p> - -<p> -— Oh! non esagerate il servizio che ho la fortuna di -rendervi; io non ho niente da salvare a Vostra Maestà, -che è soltanto la vittima di perfidi complotti. -</p> - -<p> -— È vero, è vero, figlia mia, disse la regina, tu hai -ragione. -</p> - -<p> -— Datemi adunque questa lettera, signora, il tempo -stringe. -</p> - -<p> -La regina corse ad una piccola tavola sulla quale vi -era carta, calamaio e penne; ella scrisse due righe; sigillò -la lettera col suo sigillo, e la rimise nelle mani -della signora Bonacieux. -</p> - -<p> -— Ed ora, disse la regina, dimentichiamo una cosa -molto necessaria. -</p> - -<p> -— E quale? -</p> - -<p> -— Il denaro. -</p> - -<p> -La sig. Bonacieux sorrise. -</p> - -<p> -— Sì è, vero, disse ella, io confesserò a Vostra Maestà -che mio marito... -</p> - -<p> -— Tuo marito non ne ha, tu vuoi dire? -</p> - -<p> -— Non è così, egli ne ha, ma è molto avaro, questo -è il suo difetto. Però Vostra Maestà si tranquillizzi, -noi troveremo il mezzo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -</p> - -<p> -— Il fatto è che io pure non ne ho, disse la regina -(quelli che leggeranno lo memorie della signora de -Monteville non si maraviglieranno di questa risposta), -ma aspetta. -</p> - -<p> -Anna corse al suo scrigno. -</p> - -<p> -— Prendi, disse ella, eccoti un anello di un gran valore -a quando mi si assicura: questo mi fu dato da mio -fratello re di Spagna, esso è mio e posso disporne. -Prendi questo anello e ricavane del denaro, e che tuo -marito parta. -</p> - -<p> -— Fra un'ora voi sarete obbedita. -</p> - -<p> -— Tu vedi l'indirizzo, aggiunse la regina, parlando -così a bassa voce che appena si poteva intendere quello -che diceva: a Milord di Buckingham, Londra. -</p> - -<p> -— La lettera sarò rimessa a lui stesso. -</p> - -<p> -— Generosa fanciulla! gridò la regina Anna. -</p> - -<p> -La sig. Bonacieux baciò le mani della regina, nascose -il biglietto nel suo busto, e disparve con la leggerezza -di un uccello. -</p> - -<p> -Dieci minuti dopo ella era in casa sua. Come lo aveva -detto alla regina, non aveva più riveduto suo marito -da dopo che era stato messo in libertà, ella dunque -ignorava il cambiamento che si era in lui operato in -rapporto al ministro, cambiamento operato dalla lusinga -e dal denaro di Sua Eccellenza, e che dopo era stato -corroborato da due o tre visite del conte de Rochefort, -divenuto il migliore amico di Bonacieux, al quale -aveva fatto credere, senza molta pena, che nessun -reo sentimento avea cagionato il ratto di sua moglie, -ma che era stata semplicemente una precauzione politica. -</p> - -<p> -Ella ritrovò il sig. Bonacieux solo: il povero uomo -rimetteva a grande stento un poco d'ordine alla sua casa -in cui aveva ritrovati quasi tutti i mobili poco meno -che tritolati, e tutti gli armadi poco meno che vuoti, -non essendo la giustizia una di quelle tre cose, che vengono -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -indicate dal re Salomone, che non lasciano dietro -di se alcuna traccia del loro passaggio. In quanto alla -serva, ella si era data alla fuga dopo l'arresto del suo -padrone. Il terrore aveva invaso la povera donna, al -punto che ella non si era fermata dal correre da Parigi -fino in Borgogna suo paese natio. -</p> - -<p> -Il degno merciaio, subito dopo il ritorno in casa sua, -aveva dato parte a sua moglie del suo felice ritorno, e -sua moglie gli aveva risposto col rallegrarsene, e col -dire che il primo momento che avesse avuto di libertà, -non avrebbe mancato ai suoi doveri e lo avrebbe consagrato -per intero a fargli una visita. -</p> - -<p> -Questo primo momento si era fatto aspettare cinque -giorni, ciò che, in ogni altra circostanza, sarebbe sembrato -troppo lungo a mastro Bonacieux; ma egli aveva, -nella visita fatta al ministro; e nelle visite che gli -faceva Rochefort, ampio argomento di riflessione, e, -come ognun sa, il tempo passa presto quando si ha a -che cosa riflettere. -</p> - -<p> -Tanto più le riflessioni di Bonacieux erano tutte color -di rosa. Rochefort lo chiamava il suo amico, il suo -caro Bonacieux, e non si stava dal dirgli continuamente -che il ministro faceva il più gran calcolo di lui. Il -merciaio si vedeva già sul sentiero degli onori e della -fortuna. -</p> - -<p> -Dal suo canto la sig. Bonacieux aveva riflettuto, ma, -bisogna dirlo, a tutt'altra cosa fuorchè all'ambizione; -suo malgrado i propri pensieri avevano avuto per motore -costante il bello e bravo giovane che sembrava -tanto innamorato. Maritata a diciotto anni col sig. Bonacieux, -avendo sempre vissuto in mezzo agli amici di -suo marito, poco suscettibili d'inspirare un sentimento -qualunque ad una giovane che sentiva il cuore più -elevato della sua posizione, la sig. Bonacieux era rimasta -insensibile alle seduzioni volgari; ma in quell'epoca -particolarmente, il titolo di gentiluomo aveva una -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -grande influenza sulla borghesia, e d'Artagnan era gentiluomo, -di più portava l'uniforme dello guardie, -che dopo l'uniforme dei moschettieri era il più apprezzato -dalle donne. Egli era, noi lo ripetiamo, bello giovane -e avventuroso, parlava d'amore come uomo che -sa amare ed ha sete di farsi amare, vi era assai più di -ciò che abbisognava per far girare una testa di ventitre -anni, e la sig. Bonacieux era precisamente in questa -felice età della vita. -</p> - -<p> -I due sposi abbenchè non si fossero veduti da più -di otto giorni, e che per una settimana fossero accaduti -grandi avvenimenti, si videro con una certa preoccupazione; -ciò nonostante il sig. Bonacieux manifestò -una gioia reale, e si avanzò incontro alla moglie a braccia -aperte. -</p> - -<p> -La signora Bonacieux gli presentò la fronte a baciare. -</p> - -<p> -— Parliamo un poco, diss'ella. -</p> - -<p> -— Come? disse Bonacieux maravigliato. -</p> - -<p> -— Sì, senza dubbio, io ho una cosa della più alta -importanza da comunicarvi. -</p> - -<p> -— Decisamente, anch'io ho alcune serie interrogazioni -da indirizzarvi. Spiegatemi un poco il vostro rapimento, -ve ne prego. -</p> - -<p> -— Non si tratta di ciò in questo momento, disse la -sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -— E di che cosa si tratta adunque? della mia prigionia? -</p> - -<p> -— Io la seppi il giorno stesso, e siccome voi non eravate -colpevole di alcun delitto, siccome non eravate -complice d'alcun intrigo, siccome in fine non sapevate -niente, che avesse potuto compromettere nè voi nè alcun -altro, non ho dato a quest'avventura quell'importanza -che meritava. -</p> - -<p> -— Voi ne parlate con molta indifferenza, signora, riprese -Bonacieux, piccato del poco interesse che gli testimoniava -sua moglie; sapete voi che io sono stato sepolto -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -un giorno e una notte in una segreta della Bastiglia? -</p> - -<p> -— Un giorno e una notte si passano presto: lasciamo -adunque la vostra prigionia, e veniamo a ciò che mi -conduce a voi. -</p> - -<p> -— Come? ciò che vi conduce a me, non è dunque il -desiderio di vedere un marito da cui siete stata divisa -per otto giorni? domandò il merciaio punto sul vivo. -</p> - -<p> -— Primieramente è questo, quindi un'altra cosa. -</p> - -<p> -— Parlate. -</p> - -<p> -— Una cosa del più alto interesse, dal quale dipende -forse la nostra futura fortuna. -</p> - -<p> -— La nostra fortuna ha molto cambiato di fisonomia, -dopochè non vi ho veduta, signora, e non mi farebbe -meraviglia che qui a qualche mese mi facesse invidiare -da molti. -</p> - -<p> -— Sì, particolarmente se voi volete seguire le istruzioni -che sono per darvi. -</p> - -<p> -— A me? -</p> - -<p> -— Sì, a voi. Vi è una buona e santa azione da fare, -signore, e nello stesso tempo da guadagnare molto danaro. -</p> - -<p> -La signora Bonacieux, parlando di danaro a suo marito, -lo prendeva pel suo lato debole. -</p> - -<p> -Ma un uomo, fosse pure un merciaio, allora quando -aveva discorso dieci minuti con un duca de Richelieu, -non era più lo stesso uomo. -</p> - -<p> -— Molto denaro da guadagnare, disse Bonacieux allungando -le labbra. -</p> - -<p> -— Sì, molto. -</p> - -<p> -— Quanto, presso a poco? -</p> - -<p> -— Mille doppie, forse. -</p> - -<p> -— Ciò che avete a chiedermi, è dunque una cosa grave? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Che cosa bisogna fare? -</p> - -<p> -— Voi partirete sull'istante; io vi consegnerò una -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -carta di cui non vi priverete sotto alcun pretesto, e -che rimetterete in proprie mani. -</p> - -<p> -— E per dove, debbo partire? -</p> - -<p> -— Per Londra. -</p> - -<p> -— Io! per Londra! su via, voi scherzerete; io non ho -affari a Londra. -</p> - -<p> -— Ma altri hanno bisogno che vi andiate. -</p> - -<p> -— E chi sono questi altri? Io vi avverto, che non -faccio niente alla cieca, e che io voglio sapere, non solo -a che cosa mi espongono, ma ancora per chi mi espongono. -</p> - -<p> -— Una persona illustre v'invia, una persona illustre -vi aspetta; la ricompensa sorpasserà i vostri desiderii: -ecco tutto ciò che posso promettere. -</p> - -<p> -— Altri intrighi!, sempre intrighi! io non me ne fido -ora, ed il ministro mi ha illuminato su ciò. -</p> - -<p> -— Il ministro! gridò la signora Bonacieux, avete veduto -voi il ministro? -</p> - -<p> -— Egli mi ha fatto chiamare, rispose orgogliosamente -il merciaio. -</p> - -<p> -— E voi vi siete arreso al suo invito? imprudente -che siete! -</p> - -<p> -— Io debbo dirvi, che non ne aveva la scelta, tra il -potermi arrendere o non arrendere, poichè era tra due -guardie. Egli è altresì vero che allora non conosceva -Sua Eccellenza, e se avessi potuto dispensarmi da quella -visita sarei stato molto contento. -</p> - -<p> -— Egli dunque vi ha maltrattato? vi ha fatto delle -minacce. -</p> - -<p> -— Egli mi ha steso la mano, e mi ha chiamato suo -amico; suo amico! capite bene, signora? io sono l'amico -del gran ministro. -</p> - -<p> -— Del gran ministro! -</p> - -<p> -— E avreste forse delle difficoltà su questo titolo, -signora? -</p> - -<p> -— Io non ho niente da opporre, ma io vi dico che -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -il favore di un ministro, è un'effimera cosa, e che bisogna -esser pazzo per attaccarsi ad un ministro; vi sono -dei poteri al disopra del suo, e che non sono fondati -sul capriccio di un uomo o sulla riuscita di un avvenimento: -è a questi poteri che bisogna attenersi. -</p> - -<p> -— Ne sono afflitto, signora, ma io non conosco altro -potere che quello del grand'uomo, che ho l'onore di -servire. -</p> - -<p> -— Voi servite il ministro? -</p> - -<p> -— Sì, signora, e come suo servitore io non vi permetterò -che vi intrighiate in complotti contro la sicurezza -dello stato, e che serviate gl'intrighi di una donna -che non è francese, e che ha il cuore spagnuolo. -Fortunatamente il gran ministro è là, il suo sguardo -vigilante sorveglia e penetra, fino nel fondo del cuore. -</p> - -<p> -Bonacieux ripeteva parola per parola una frase che -aveva sentita dire dal conte de Rochefort; ma la povera -donna che aveva calcolato sopra suo marito, e che, -in questa speranza, aveva risposto di lui alla regina, -non fremè meno del pericolo nel quale abbisognava -gettarsi, che della impotenza nella quale si trovava. Ciò -non ostante, conoscendo la debolezza, e soprattutto -l'avarizia di suo marito, ella disperò di condurlo ai suoi -fini. -</p> - -<p> -— Ah! voi siete ministeriale, signore, gridò ella; ah! -voi servite il partito di quelli che maltrattano vostra -moglie, e che insultano alla vostra regina? -</p> - -<p> -— Gl'interessi particolari non sono niente dirimpetto -agl'interessi generali. Io sono per quelli che salvano -lo stato, disse con enfasi Bonacieux. -</p> - -<p> -Questa era un'altra frase del conte de Rochefort che -egli aveva ritenuta a memoria, e che trovava l'occasione -di situare. -</p> - -<p> -— E sapete voi che cosa è lo stato di cui voi parlate, -disse la signora Bonacieux, stringendosi nelle spalle. -Contentatevi di essere un borghese senza alcuna furberia, -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -e voltatevi dalla parte che vi offre maggiori vantaggi. -</p> - -<p> -— Eh! eh! disse Bonacieux, battendo sopra un sacchetto -colla pancia arrotondata che rese un suono argentino; -che dite voi di questo, signora predicatrice? -</p> - -<p> -— Da dove viene questo denaro? -</p> - -<p> -— Voi non lo indovinate? -</p> - -<p> -— Dal ministro? -</p> - -<p> -— Da lui, e dal mio amico, il conte de Rochefort. -</p> - -<p> -— Il conte di Rochefort! non fu lui che mi rapì. -</p> - -<p> -— Può darsi, signora. -</p> - -<p> -— E voi ricevete del danaro da quest'uomo? -</p> - -<p> -— Non mi avete voi detto, che questo rapimento era -semplicemente politico? -</p> - -<p> -— Sì; ma questo rapimento aveva per iscopo di farmi -tradire la mia padrona, di strapparmi, col mezzo -delle torture; delle confessioni che potevano compromettere -l'onore, e fors'anche la vita della mia augusta -padrona. -</p> - -<p> -— Signora, riprese Bonacieux, la vostra augusta padrona -è una perfida Spagnuola, e ciò che fa il gran ministro -è tutto ben fatto. -</p> - -<p> -— Signore, disse la giovane sposa, io sapeva che -eravate un imbecille, ma non sapeva che voi foste un -infame. -</p> - -<p> -— Signora, disse Bonacieux che non aveva veduto -mai in collera sua moglie, che indietrava davanti all'ira -coniugale; signora, che cosa dite? -</p> - -<p> -— Io dico, che voi siete un miserabile! continuò la -signora Bonacieux, vedendo che ella riprendeva il sopravvento -su suo marito. Ah! voi v'intrigate di politica -ministeriale ancora! Ah! voi vi vendete anima e corpo -al demonio pel denaro! -</p> - -<p> -— No, ma al ministro. -</p> - -<p> -— Che è la stessa cosa! gridò la giovane sposa; chi -dice Richelieu, dice Satanasso! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -</p> - -<p> -— Tacete, signora, tacete, potreste essere intesa. -</p> - -<p> -— Sì, voi avete ragione, e io sarei vergognosa per -voi della vostra vigliaccheria! -</p> - -<p> -— Ma che cosa esigete voi dunque da me? vediamo. -</p> - -<p> -— Io ve l'ho detto: che partiate sull'istante, signore; -che compiate lealmente la commissione di cui mi degno -di incaricarvi: e a questa condizione io dimentico -tutto, io perdono tutto; vi è di più (ella gli stese la -mano) io vi rendo la mia amicizia. -</p> - -<p> -Bonacieux era poltrone ed avaro, ma egli amava sua -moglie; ne fu intenerito. Un uomo di cinquant'anni non -tiene lungamente la collera con una moglie di ventitre. -La sig. Bonacieux s'accorse che egli esitava. -</p> - -<p> -— Andiamo, siete voi deciso? diss'ella. -</p> - -<p> -— Ma, mia cara amica, riflettete dunque un poco a -ciò che esigete da me; Londra è lontana da Parigi, molto -lontana, e la commissione di cui voi mi incaricate, -non è forse priva di pericoli. -</p> - -<p> -— Che importa? voi li saprete evitare. -</p> - -<p> -— Sentite, signora Bonacieux, disse il merciaio, sentite, -decisamente io rifiuto: gl'intrighi mi fanno paura, -io ho veduto la Bastiglia. Byrron! la Bastiglia è spaventosa! -al solo pensarvi mi viene la pelle d'oca. Sono stato -minacciato della tortura. Sapete voi che cosa è la -tortura? sono cunei di legno che vi vengono piantati -fra le gambe fino a che si spezzano le ossa? no, decisamente, -io non andrò. Eh! per bacco! e chè non vi andate -voi stessa! poichè in verità io credo di essermi fin -qui sbagliato sul conto vostro: io credo che voi siate -un uomo, ed anche dei più arrabbiati! -</p> - -<p> -— E voi siete una donna, una miserabile donna, stupida -e imbestialita. Eh! voi avete paura, ebbene! se -voi non partite sull'istante medesimo, per ordine della -regina, vi farò mettere in quella Bastiglia che voi tanto -temete. -</p> - -<p> -Bonacieux cadde in una profonda riflessione; pesò -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -maturamente le due collere nel suo cervello, quella -del ministro e quella della regina; quel del ministro la -superò enormemente? -</p> - -<p> -— Fatemi arrestare per ordine della regina, disse -egli; ed io porterò i miei reclami a Sua Eccellenza. -</p> - -<p> -Sul momento, la sig. Bonacieux vide che ella aveva -corso troppo, e fu spaventata di essersi tanto avanzata. -Ella contemplò un istante con terrore quella figura -stupida per una risoluzione invincibile, come quella -degli stolti che hanno paura. -</p> - -<p> -— Ebbene! sia! diss'ella. Forse in fin del conto avete -ragione; un uomo ne sa molto più di una donna in -politica, e voi particolarmente, sig. Bonacieux, che -avete parlato col ministro. E frattanto è cosa ben dura -aggiunse ella, che mio marito, ch'è l'uomo sulla di -cui affezione io credeva di poter contare, mi tratti così -aspramente: e non voglia soddisfare ad un mio capriccio. -</p> - -<p> -— Egli è che i vostri capricci possono condurre molto -avanti, riprese Bonacieux trionfante, e io non me -ne fido. -</p> - -<p> -— Io dunque vi rinunzierò, disse la giovane sospirando; -sta bene, non ne parliamo più. -</p> - -<p> -— Se almeno voi mi diceste qual cosa doveva io andare -a fare a Londra, riprese Bonacieux, che si ricordava -un poco troppo tardi che Rochefort gli aveva raccomandato -di sorprendere i segreti di sua moglie. -</p> - -<p> -— È inutile che voi lo sappiate, disse la giovane sposa, -ora che una diffidenza instintiva la respingeva in -addietro: si trattava di una bagattella come ne desiderano -le donne; di una compra sulla quale vi era molto -da guadagnare. -</p> - -<p> -Ma più la giovane sì difendeva, più al contrario Bonacieux -pensò che il segreto che ella si ricusava di -confidargli era importante. Egli risolse dunque di correre -sull'istante dal conte di Rochefort e di dirgli che -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -la regina cercava di un messaggiero per mandarlo a -Londra. -</p> - -<p> -— Perdono, se io vi lascio, cara la mia sig. Bonacieux, -disse egli; ma non sapendo che voi sareste venuta -a vedermi, aveva preso un appuntamento con uno -dei miei amici. Io ritorno all'istante, e se voi volete -aspettarmi soltanto un mezzo minuto, subito che avrò -finito con questo amico, ritornerò a prendervi, e siccome -comincia a far tardi, vi ricondurrò al Louvre. -</p> - -<p> -— Grazie, signore, rispose la sig. Bonacieux; voi -non siete abbastanza bravo per essermi utile a qualche -cosa, e io me ne ritornerò al Louvre tutta sola. -</p> - -<p> -— Come vi piacerà, signora Bonacieux, riprese il -merciaio. Vi rivedrò io presto? -</p> - -<p> -— Senza dubbio; nella settimana prossima, lo spero, -il mio servizio mi lascerà qualche ora di libertà, ed io -ne approfitterò per tornare a mettere in ordine i nostri -altari, che devono essere alcun poco scomposti. -</p> - -<p> -— Sta bene; io vi aspetterò... voi non siete meco in -collera? -</p> - -<p> -— Io! neppure per sogno. -</p> - -<p> -— Fra breve dunque ci rivedremo? -</p> - -<p> -— Fra breve. -</p> - -<p> -Bonacieux baciò la mano alla sua moglie, e si allontanò -rapidamente. -</p> - -<p> -— Andiamo, disse la sig. Bonacieux allorquando suo -marito ebbe chiusa la porta di strada e che si trovò -del tutto sola, non mancava altro a quest'imbecille che -di diventare ministeriale! ed io che aveva garentito -alla regina, io che aveva promesso alla mia povera padrona... -A mio Dio! mio Dio! ella mi prenderà per una -di quelle miserabili di cui formicola il palazzo, e che -sono state messe vicino a lei per spiarla! Ah! sig. Bonacieux -io non vi ho mai amato molto: ma, ora è ben -peggio! io vi odio, e sulla mia parola, voi me la pagherete. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -</p> - -<p> -Al momento in cui ella diceva queste parole, un colpo -battuto al soffitto le fece alzare la testa, e una voce -che giunse a lei attraverso il piancito le diceva: -</p> - -<p> -— Cara signora Bonacieux, apritemi la piccola porta -del corridoio, e discendo da voi. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap18">CAPITOLO XVIII. -<span class="smaller">L'AMANTE ED IL MARITO</span></h2> -</div> - -<p> -— Ah! signora, disse d'Artagnan, entrando per la -porta che gli venne aperta dalla giovane, permettetemi -di dirvelo, voi avete un gran tristo marito. -</p> - -<p> -— Voi dunque avete inteso la nostra conversazione? -domandò prestamente la signora Bonacieux, guardando -d'Artagnan con inquietudine. -</p> - -<p> -— Tutta intera. -</p> - -<p> -— Ma in che modo? mio Dio! -</p> - -<p> -— Per mezzo di un processo conosciuto da me, per -mezzo del quale intesi pure la conversazione animata -che voi aveste con gli sbirri del ministro. -</p> - -<p> -— E che cosa avete voi capito di ciò che noi dicevamo? -</p> - -<p> -— Mille cose; primieramente che vostro marito è -uno stupido ed un imbecille; fortunatamente, quindi, -che voi siete imbarazzata, cosa di cui sono molto contento, -perchè ciò mi mette nell'occasione di offrirvi i -miei servigi, e Dio sa se io sono pronto a gettarmi nel -fuoco per voi; che la regina ha bisogno di un uomo -coraggioso, intelligente e affezionato che faccia per lei -il viaggio di Londra. Io ho almeno due delle tre qualità -che vi abbisognano, ed eccomi qua. -</p> - -<p> -La signora Bonacieux non rispose, ma il suo cuore -batteva di gioia, e una segreta speranza brillò ai suoi -occhi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -— E qual guarentigia mi darete voi, domandò ella, -se io acconsento a darvi questa commissione? -</p> - -<p> -— Il mio amore per voi. Vediamo, dite, ordinate: -che cosa bisogna fare. -</p> - -<p> -— Mio Dio! mio Dio! mormorò la giovane sposa, debbo -io confidarvi un simile segreto, signore? Voi siete -quasi un fanciullo. -</p> - -<p> -— Andiamo, io vedo che vi abbisogna qualcuno che -vi garantisca per me. -</p> - -<p> -— Io confesso che ciò mi tranquillizzerebbe assai. -</p> - -<p> -— Conoscete voi Athos? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Porthos? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Aramis? -</p> - -<p> -— No, chi sono questi signori? -</p> - -<p> -— Moschettieri del Re. Conoscete voi il sig. de Tréville -loro capitano? -</p> - -<p> -— Oh! sì, quello lo conosco, non di persona ma per -averne sentito più volte a parlare dalla stessa regina, -come di un valoroso e leale gentiluomo. -</p> - -<p> -— Voi non temete che egli possa tradirvi pel ministro, -non è vero? -</p> - -<p> -— Oh! no certamente. -</p> - -<p> -— Ebbene! rivelategli il vostro segreto e domandategli -se per quanto questo sia importante, prezioso, -terribile, se voi potete confidarmelo. -</p> - -<p> -— Ma questo non è un mio segreto, ed io non posso -rivelarlo in tal modo. -</p> - -<p> -— Voi però eravate per confidarlo al signor Bonacieux, -disse d'Artagnan con dispetto. -</p> - -<p> -— Sì, come si confida una lettera alla fenditura di -un albero, all'ala d'un colombo, al collare di un cane. -</p> - -<p> -— Eppure voi vedete che io vi amo. -</p> - -<p> -— Lo dite voi. -</p> - -<p> -— Io sono un galantuomo! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<p> -— Lo credo. -</p> - -<p> -— Io sono coraggioso! -</p> - -<p> -— Oh! di questo ne sono sicura. -</p> - -<p> -— Allora mettetemi alla pruova. -</p> - -<p> -La signora Bonacieux guardò il giovane, ritenuta -da un'ultima esitazione. Ma vi era un tale ardore nei -suoi occhi, una tale persuasione nella sua voce che ella -si sentì trascinata a fidarsi di lui. D'altronde ella si trovava -in una di quelle circostanze in cui abbisogna rischiare -tutto per tutto. La regina era egualmente perduta -per una troppo grande confidenza. Poi, confessiamolo, -il sentimento involontario che ella provava per -questo giovane protettore la decise a parlare. -</p> - -<p> -— Ascoltate, disse ella. Io mi arrendo alle vostre -proteste. Ma vi giuro, davanti a quell'Ente che mi ascolta, -che se voi mi tradiste e che i miei nemici mi -perdonassero, io mi ucciderei accusandovi della mia -morte. -</p> - -<p> -— Ed io vi giuro sul mio onore, signora, disse d'Artagnan, -che se io sono preso nell'adempiere gli ordini -che voi mi date, io morirò prima di fare o dire niente -che possa compromettere qualcuno. -</p> - -<p> -Allora la giovane sposa gli confidò il terribile segreto, -il cui caso glie ne aveva rivelata una parte, dirimpetto -alla Samaritana. -</p> - -<p> -Questa fu la loro mutua dichiarazione di amore. -</p> - -<p> -D'Artagnan rispondeva di gioia e di orgoglio. Il segreto -che possedeva, la donna che egli amava, la confidenza -e l'amore facevano di lui un gigante. -</p> - -<p> -— Io parto, diss'egli, io parto sul momento. -</p> - -<p> -— Come! voi partite! gridò la signora Bonacieux; e -il vostro capitano? -</p> - -<p> -— Sull'anima mia, voi mi avete fatto dimenticare -tutto, cara Costanza; sì, avete ragione, mi abbisogna -un congedo. -</p> - -<p> -— Anche un ostacolo! mormorò la signora Bonacieux -con dolore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -</p> - -<p> -— Oh! questo, gridò d'Artagnan dopo un momento di -riflessione, io lo supererò, siate tranquilla. -</p> - -<p> -— In che modo? -</p> - -<p> -— Anderò questa sera stessa a ritrovare il sig. de -Tréville, che incaricherò di chiedere per me questo favore -al suo cognato, il sig. des Essarts. -</p> - -<p> -— Ora un'altra cosa. -</p> - -<p> -— Che? domandò d'Artagnan, vedendo che la sig. -Bonacieux esitava a continuare. -</p> - -<p> -— Voi non avete forse denaro? -</p> - -<p> -— Forse è un di più, disse d'Artagnan, sorridendo. -</p> - -<p> -— Allora, riprese la sig. Bonacieux aprendo un armadio, -e cavando da quest'armadio il sacchetto che -una mezz'ora prima suo marito accarezzava tanto amorosamente, -prendete questo sacchetto. -</p> - -<p> -— Quello del ministro! gridò, scoppiando dalle risa -d'Artagnan, che, come ognuno si ricorderà, mercè i -quadrelli levati, non aveva perduto una sillaba della -conversazione fra il merciaio e sua moglie. -</p> - -<p> -— Quello del ministro, rispose la sig. Bonacieux; voi -vedete che egli si presenta con un aspetto molto rispettabile. -</p> - -<p> -— Per bacco! gridò d'Artagnan, sarà una cosa doppiamente -divertente, il salvare la regina col denaro di -Sua Eccellenza. -</p> - -<p> -— Voi siete un amabile e grazioso giovane, disse la -sig. Bonacieux. Credete che Sua Maestà non sarà punto -ingrata. -</p> - -<p> -— Oh! io sono già grandemente ricompensato, gridò -d'Artagnan, io vi amo, voi mi permettete di dirvelo; -questa è già una felicità più grande di quello che io -osava sperare. -</p> - -<p> -— Silenzio! disse la sig. Bonacieux rabbrividendo. -</p> - -<p> -— Che? -</p> - -<p> -— Si parla nella strada. -</p> - -<p> -— Questa è la voce... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -— Di mio marito. Sì, sì la riconosco! -</p> - -<p> -D'Artagnan corse alla porta, e mise il catenaccio. -</p> - -<p> -— Egli non entrerà prima che io sia partito, disse -egli, e quando sarò partito, voi gli aprirete. -</p> - -<p> -— Ma io pure dovrei esser partita. E se io son qui, -come potrò giustificare la mancanza del danaro? -</p> - -<p> -— Voi avete ragione, bisogna sortire. -</p> - -<p> -— Sortire? in che modo? se noi sortiamo egli ci vedrà. -Allora bisogna salire nelle mie stanze. -</p> - -<p> -— Ah! gridò la sig. Bonacieux, voi mi dite ciò in un -modo che mi fa paura. -</p> - -<p> -La sig. Bonacieux pronunciò queste parole con -una lacrima sugli occhi. D'Artagnan vide questa lacrima, -e commosso, intenerito, si gettò alle sue ginocchia. -</p> - -<p> -— Nelle mie stanze, diss'egli, voi sarete sicura come -in un tempio, io ve ne do la mia parola di gentiluomo. -</p> - -<p> -— Partiamo, diss'ella, io mi fido a voi, amico mio. -</p> - -<p> -D'Artagnan ritirò con precauzione il catenaccio, e -tutti e due, leggieri come due ombre, sguizzarono dalla -porta interna del corridoio, salirono senza rumore -la scala, ed entrarono nella camera di d'Artagnan. -</p> - -<p> -Una volta in casa sua, il giovane per maggior sicurezza -barricò la porta, quindi si avvicinarono alla finestra, -e, da una fenditura dello sportello, videro il sig. -Bonacieux che parlava con un uomo in mantello. -</p> - -<p> -Alla vista dell'uomo in mantello, d'Artagnan fece -uno sbalzo e, cavando per metà la sua spada, si slanciò -verso la porta. -</p> - -<p> -Era l'uomo di Méung. -</p> - -<p> -— Che volete fare? gridò la sig. Bonacieux, voi vi -perderete. -</p> - -<p> -— Ma ho giurato di ammazzare quest'uomo, disse -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— La vostra vita è consacrata in questo momento, -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -e non vi appartiene più. In nome della regina, io vi -proibisco di gettarvi in nessun pericolo che sia estraneo -al vostro viaggio. -</p> - -<p> -— E in nome vostro non mi ordinate niente? -</p> - -<p> -— In nome mio, disse la sig. Bonacieux con una viva -emozione, in nome mio io ve ne prego. Ma ascoltiamo, -mi sembra che essi parlino di me. -</p> - -<p> -D'Artagnan si avvicinò alla finestra, ed accostò l'orecchio. -</p> - -<p> -Il sig. Bonacieux aveva riaperta la sua porta, e vedendo -l'appartamento vuoto, era ritornato all'uomo -del mantello, che per un istante aveva lasciato solo. -</p> - -<p> -— Ella è partita, diss'egli, ella sarà ritornata al -Louvre. -</p> - -<p> -— Ne siete voi sicuro che ella non abbia dubitato -sulle intenzioni colle quali siete sortito? -</p> - -<p> -— No rispose Bonacieux con disinvoltura, è una -donna troppo superficiale. -</p> - -<p> -— Il cadetto delle guardie è in casa? -</p> - -<p> -— Io non lo credo; come voi vedete, le sue finestre -sono chiuse, e non si vede brillare nessun lume dalle -fessure. -</p> - -<p> -— È lo stesso, bisogna assicurarsene. -</p> - -<p> -— In che modo. -</p> - -<p> -— Andando a bussare alla sua porta. -</p> - -<p> -— Lo domanderò al suo cameriere. -</p> - -<p> -— Andate. -</p> - -<p> -Bonacieux entrò in casa sua, passò per la stessa porta -che aveva dato passaggio ai due fuggitivi, salì al -piano di d'Artagnan e bussò. -</p> - -<p> -Nessuno rispose. Porthos per fare maggior figura -in quella sera aveva preso ad imprestito Planchet. In -quanto a d'Artagnan egli non aveva certamente volontà -di dare segni di esistenza. -</p> - -<p> -Al momento in cui le dita di Bonacieux risuonarono -sulla porta, i due giovani sentirono balzare i loro -cuori. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<p> -— Non vi e nessuno in casa, disse Bonacieux. -</p> - -<p> -— Non importa, entriamo pure nel vostro appartamento, -noi saremo sempre più sicuri che sul limitare -di una porta. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! mormorò la signora Bonacieux, noi -non sentiremo più niente. -</p> - -<p> -— Al contrario, disse d'Artagnan, noi sentiremo -meglio. -</p> - -<p> -D'Artagnan alzò i tre o quattro quadrelli che facevano -della sua camera un altro orecchio di Dionigi, -stese un tappeto per terra, si mise in ginocchio e fece -segno alla sig. Bonacieux di inchinarsi come faceva lui -verso l'apertura. -</p> - -<p> -— Siete voi sicuro che non vi sia alcuno? disse lo -sconosciuto. -</p> - -<p> -— Io ve ne garantisco, disse Bonacieux. -</p> - -<p> -— E voi pensate che vostra moglie... -</p> - -<p> -— Sia ritornata al Louvre. -</p> - -<p> -— Senza parlare con alcun'altra persona che con voi? -</p> - -<p> -— Io ne sono sicuro. -</p> - -<p> -— Questo è un punto importante, capite voi? -</p> - -<p> -— In tal modo, la notizia che io ho portata è dunque -di valore?... -</p> - -<p> -— Grandissimo, mio caro Bonacieux, io non ve lo -nascondo. -</p> - -<p> -— Allora il ministro sarà contento di me? -</p> - -<p> -— Io non ne dubito. -</p> - -<p> -— Grand'uomo che è il ministro! -</p> - -<p> -— Siete voi sicuro che nella sua conversazione, vostra -moglie non abbia pronunziato alcun nome proprio? -</p> - -<p> -— Io non lo credo. -</p> - -<p> -— Non ha ella nominato nè la sig. de Chevreuse, nè -il sig. de Buckingham, nè la sig. de Vernel? -</p> - -<p> -— No, ella mi ha detto soltanto che voleva inviarmi -a Londra per servire agl'interessi di una illustre persona. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<p> -— Ah! traditore! mormorò la sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -— Silenzio! disse d'Artagnan prendendole una mano -che ella gli abbandonò senza pensarvi. -</p> - -<p> -— Non importa, continuò l'uomo del mantello, stato -voi siete un gonzo per non aver finto di accettare -la commissione; voi avreste la lettera; lo stato che viene -minacciato, sarebbe salvo, e voi... -</p> - -<p> -— Ed io?. -</p> - -<p> -— Ebbene, voi, il ministro vi avrebbe dato le patenti -di nobiltà. -</p> - -<p> -— Ve lo ha egli detto? -</p> - -<p> -— Sì, io so che voleva farvi questa sorpresa. -</p> - -<p> -— Siate tranquillo, riprese Bonacieux; mia moglie -mi adora, e siamo ancora in tempo. -</p> - -<p> -— Imbecille! mormorò la sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -— Silenzio! disse d'Artagnan stringendole sempre -più forte la mano. -</p> - -<p> -— In che modo siamo ancora in tempo? riprese lo -uomo dal mantello. -</p> - -<p> -— Io ritorno al Louvre, domando la sig. Bonacieux, -le dico che vi ho riflettuto, riannodo l'affare, ottengo -la lettera, e corro dal ministro. -</p> - -<p> -— Ebbene, andate, presto; io ritornerò quanto prima -per sapere il resultato della vostra dimostrazione. -</p> - -<p> -Lo sconosciuto sortì. -</p> - -<p> -— Infame! disse la sig. Bonacieux, indirizzando anche -questo epiteto a suo marito. -</p> - -<p> -— Silenzio! ripetè d'Artagnan stringendo anche più -forte la mano. -</p> - -<p> -Un urlo terribile interruppe allora le riflessioni dì -d'Artagnan e della sig. Bonacieux. Era suo marito che, -essendosi accorto della sparizione del suo sacchetto, -gridava al ladro. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! disse la sig. Bonacieux, egli metterà -a soqquadro tutto il quartiere. -</p> - -<p> -Bonacieux gridò per lungo tempo; ma siccome simili -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -grida, atteso la loro frequenza, non attiravano alcuno -nella strada dei Fossoyeurs, e che d'altronde la -casa del merciaio era da qualche tempo in cattivo nome, -vedendo che nessuno veniva, sortì continuando a -gridare, e s'intese la sua voce che si allontanava nella -sua direzione della strada di Bacco. -</p> - -<p> -— E ora che egli è partito, tocca a voi di allontanarvi, -disse la sig. Bonacieux; coraggio, ma soprattutto, -prudenza, e pensate che vi siete dedicato tutto alla regina. -</p> - -<p> -— A lei e a voi! gridò d'Artagnan. Siate tranquilla, -bella Costanza, io ritornerò degno della sua riconoscenza; -ma ritornerò pur degno del vostro amore? -</p> - -<p> -La giovane sposa non rispose che col vivo rossore -che colorò le sue guance. Alcuni istanti dopo anche -d'Artagnan sortì, avvolto anche egli in un gran mantello -che si ripiegava cavallerescamente sopra il fodero -di una lunga spada. -</p> - -<p> -La sig. Bonacieux lo seguì cogli occhi, e con quel -lungo sguardo di amore con cui la donna accompagna -l'uomo che sente di amare; ma quando ebbe voltato -all'angolo della strada, ella cadde in ginocchio, e giungendo -le mani: -</p> - -<p> -— Ohi mio Dio! disse ella, proteggete la regina, e -proteggete me pure. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap19">CAPITOLO XIX. -<span class="smaller">PIANO DI CAMPAGNA</span></h2> -</div> - -<p> -D'Artagnan si portò direttamente dal sig. de Tréville. -Egli aveva riflettuto che in pochi minuti il ministro -sarebbe avvertito da quel dannato di quello sconosciuto, -che sembrava essere il suo agente, e pensava -con ragione che non vi era un istante da perdere. -</p> - -<p> -Il cuore del giovinotto era ricolmo di gioia. Una avventura -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -che offriva ad un tempo gloria da acquistarsi -e danaro da guadagnarsi, si presentava a lui, e per primo -incoraggiamento veniva accostato ad una donna che -egli adorava. Questa combinazione faceva dunque quasi -di primo colpo, per lui, più di quello che egli non -avrebbe osato di domandare alla provvidenza. -</p> - -<p> -Il signor de Tréville era nel suo salotto col suo ordinario -corteggio di gentiluomini. D'Artagnan che era -conosciuto come un familiare della casa, andò diritto -al suo gabinetto, e lo fece prevenire che egli lo aspettava -per una cosa d'importanza. -</p> - -<p> -Erano appena scorsi cinque minuti, quando entrò -il sig. de Tréville. Al primo colpo d'occhio, e dalla gioia -che si dipingeva sul suo viso, il degno capitano comprese -che accadeva effettivamente qualche cosa di nuovo. -</p> - -<p> -Lungo la strada, d'Artagnan si era domandato a -se stesso se si sarebbe confidato al sig. de Tréville, o -se gli poteva chiedere soltanto di accordargli carta -bianca per un affare secreto. Ma il sig. de Tréville era -sempre stato così buono con lui, era tanto affezionato -al re e alla regina; odiava così cordialmente il ministro -che il giovane si risolse dirgli tutto. -</p> - -<p> -— Voi mi avete fatto chiamare, mio giovane amico? -disse il sig. de Tréville. -</p> - -<p> -— Sì, signore, disse d'Artagnan, e voi mi perdonate, -lo spero, di avervi incomodato, quando voi saprete -di qual cosa importante si tratta. -</p> - -<p> -— Allora dite che io vi ascolto -</p> - -<p> -— Si tratta niente meno, disse d'Artagnan abbassando -là voce, che dell'onore, e forse della vita della regina. -</p> - -<p> -— Che cosa dite? domandò il sig. de Tréville girando -lo sguardo attorno per assicurarsi se erano veramente -soli, riportandogli occhi interrogatori su d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Io dico, signore, che la combinazione mi ha reso -padrone di un secreto... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<p> -— Che voi custodirete, lo spero, giovane, sulla vostra -vita. -</p> - -<p> -— Ma io debbo confidarmi a voi, signore perchè voi -solo potete aiutarmi nella commissione che ho ricevuta -da Sua Maestà. -</p> - -<p> -— Questo segreto è vostro? -</p> - -<p> -— No, signore, questo è segreto della regina. -</p> - -<p> -— Siete voi autorizzato da Sua Maestà di confidarmelo? -</p> - -<p> -— No, signore, poichè al contrario mi e stato raccomandato -il più profondo mistero. -</p> - -<p> -— E perchè dunque volevate tradirlo in faccia mia? -</p> - -<p> -— Perchè, io ve l'ho detto, senza di voi, io non posso -niente, e temo che mi ricusiate la grazia che io -vengo a domandarvi, se non sapete con quale scopo -io ve la domando. -</p> - -<p> -— Conservate il vostro segreto, giovane, e ditemi ciò -che desiderate. -</p> - -<p> -— Io desidero che otteniate, dal sig. des Essarts, un -congedo di quindici giorni. -</p> - -<p> -— Quando? -</p> - -<p> -— In questa stessa notte. -</p> - -<p> -— Voi lasciate Parigi? -</p> - -<p> -— Vado in missione. -</p> - -<p> -— Potete voi dirmi ove? -</p> - -<p> -— A Londra. -</p> - -<p> -— Vi è qualcuno che abbia interesse perchè non arriviate -alla vostra meta? -</p> - -<p> -— Il ministro, io credo, darebbe tutto al mondo per -impedirmi di riuscire. -</p> - -<p> -— E voi partite solo? -</p> - -<p> -— Io parto solo. -</p> - -<p> -— In questo caso, voi non arriverete a Rondy; sono -io che ve lo dico, fede di Tréville. -</p> - -<p> -— In che modo? -</p> - -<p> -— Vi si farà assassinare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -</p> - -<p> -— Allora sarò morto nel fare il mio dovere. -</p> - -<p> -— Ma la vostra missione non si adempirà. -</p> - -<p> -— È vero, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Credetemi, continuò de Tréville, nelle intraprese -di questo genere, bisogna andare in quattro per arrivarne -uno. -</p> - -<p> -— Ah! voi avete ragione, signore, disse d'Artagnan; -ma voi conoscete Athos, Porthos ed Aramis, e voi sapete -se io posso disporre di loro. -</p> - -<p> -— Senza confidar loro il segreto che io non ho voluto -sapere? -</p> - -<p> -— Noi ci siamo giurati, una volta per sempre, confidenza -cieca, e attaccamento a tutta pruova. D'altronde -voi, potete dir loro che avete ogni confidenza in me, -e non saranno più increduli di voi. -</p> - -<p> -— Io posso inviare a ciascuno di loro un congedo di -quindici giorni, ecco fatto: ad Athos, che soffre sempre -della sua ferita, perchè vada alle acque di Forges; -a Porthos e ad Aramis, per seguire il loro amico che -non vogliono abbandonare in un così doloroso stato. -L'invio dei loro congedi sarà una pruova che io autorizzo -il viaggio. -</p> - -<p> -— Grazie, signore, voi siete buono cento volte. -</p> - -<p> -— Andate dunque sul momento a cercarli, e che tutto -si eseguisca in questa notte. E primieramente, scrivetemi -la vostra istanza pel signore des Essarts, forse -avete una spione alle vostre calcagne, e la vostra visita, -che in questo caso è già conosciuta dal ministro, -sarà in tal modo legittimata. -</p> - -<p> -D'Artagnan formulò questa domanda, ed il signor de -Tréville, nel riceverla fra le sue mani, lo assicurò che -avanti le due ore dopo la mezzanotte i quattro congedi -sarebbero al rispettivo domicilio dei viaggiatori. -</p> - -<p> -— Abbiate la bontà di mandare il mio all'alloggio -d'Athos, disse d'Artagnan. Io temerei, ritornando in -casa mia, di fare qualche sinistro incontro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -</p> - -<p> -— Siate tranquillo. Addio e buon viaggio. A proposito... -disse il signor de Tréville richiamandolo. -</p> - -<p> -D'Artagnan ritornò in addietro. -</p> - -<p> -— Avete voi del denaro? -</p> - -<p> -D'Artagnan fece risuonare il sacchetto che portava -in saccoccia. -</p> - -<p> -— Abbastanza? domandò il sig. de Tréville. -</p> - -<p> -— Trecento doppie. -</p> - -<p> -— Basta! con queste si va in capo al mondo; andate -dunque. -</p> - -<p> -D'Artagnan salutò il signor de Tréville che gli stese -la mano, d'Artagnan la strinse a lui con rispetto misto -a riconoscenza. Da che egli era giunto a Parigi, non -aveva avuto che a lodarsi di quest'uomo eccellente, che -aveva sempre ritrovato degno, leale e grande. -</p> - -<p> -La sua prima visita fu per Aramis, egli non era più -ritornato in sua casa da quella famosa sera in cui aveva -seguito la signora Bonacieux. Vi era di più: rare -volte aveva veduto il moschettiere, e ciascheduna volta -che lo aveva riveduto aveva creduto notare una profonda -tristezza impressa nel suo viso. -</p> - -<p> -Quella sera ancora, Aramis vegliava cupo ed astratto; -d'Artagnan gli fece alcune interrogazioni su questa -malinconia prolungata; Aramis se ne scusò con la difficile -interpretazione di un passo di filosofia di Demostene -che era obbligato di scrivere in latino per la successiva -settimana, e ciò lo teneva molto preoccupato. -</p> - -<p> -Siccome i due amici parlavano già da qualche tempo, -un servitore del signor de Tréville entrò portando -un plico sigillato. -</p> - -<p> -— Che cosa è questo? domandò Aramis. -</p> - -<p> -— Il congedo che il signore ha domandato, rispose -il lacchè. -</p> - -<p> -— Io? io non ho mai domandato congedi. -</p> - -<p> -— Tacete e prendete, disse d'Artagnan; e voi, amico -mio, eccovi una mezza doppia per il vostro incomodo. -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -Voi direte al signor de Tréville che Aramis lo ringrazia -sinceramente e di cuore. Andate. -</p> - -<p> -Il lacchè salutò fino a terra e partì. -</p> - -<p> -— Che significa questo? domandò Aramis. -</p> - -<p> -— Prendete tutto ciò che vi abbisogna per un viaggio -di quindici giorni, e seguitemi. -</p> - -<p> -— Ma in questo momento non posso lasciare Parigi -senza sapere... -</p> - -<p> -— Che cosa sia avvenuto di lei? continuò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Chi? riprese Aramis. -</p> - -<p> -— La donna ch'era qui, la donna del fazzoletto ricamato. -</p> - -<p> -— Chi vi ha detto che qui v'era una donna? disse Aramis -divenendo pallido come la morte. -</p> - -<p> -— Io l'ho veduta. -</p> - -<p> -— E voi sapete chi ella è? -</p> - -<p> -— Almeno credo di dubitarne. -</p> - -<p> -— Ascoltate, disse Aramis, poichè voi sapete tante -cose, sapreste dirmi ove sia andata questa donna? -</p> - -<p> -— Io presumo ch'ella sia ritornata a Tours. -</p> - -<p> -— A Tours! Sì, è lei; voi la conoscete! Ma in che modo -ritornata a Tours senza dirmi niente! -</p> - -<p> -— Perchè ha avuto timore di essere arrestata. -</p> - -<p> -— E perchè non mi ha scritto? -</p> - -<p> -— Perchè ha temuto di compromettervi. -</p> - -<p> -— Sì, è per questo, d'Artagnan, voi mi rendete la -vita. Mi credeva ingannato, tradito; sarei stato tanto -felice di poterla rivedere! Io non poteva credere che -ella avesse arrischiata la sua libertà per me, eppure -per quale altra causa sarebbe ella ritornata a Parigi? -</p> - -<p> -— Per la stessa causa che oggi ci fa partire per l'Inghilterra. -</p> - -<p> -— E qual è questa causa? domandò Aramis. -</p> - -<p> -— Un giorno voi la saprete, ma pel momento bisogna -che io conservi la stessa riserva che voi avete conservata -per la <i>nipote del dottore</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -</p> - -<p> -Aramis sorrise, perchè si ricordò un certo racconto -fatto una sera ai suoi amici. -</p> - -<p> -— Ebbene! dunque, dappoichè ella ha lasciato Parigi, -e che voi ne siete sicuro, d'Artagnan, niuna cosa -più mi trattiene, ed io sono pronto a seguirvi. Voi diceste -che noi andiamo...? -</p> - -<p> -— Da Athos, pel momento, e se voi volete venire, -vi prego ancora di sollecitare, poichè noi abbiamo già -perduto abbastanza tempo. A proposito, prevenite Bazin. -</p> - -<p> -— Bazin viene dunque con noi? domandò Aramis. -</p> - -<p> -— Forse: in ogni modo è bene ch'egli ci segua fino ad -Athos. -</p> - -<p> -Aramis chiamò Bazin, e dopo avergli ordinato di venirlo -a raggiungere in casa di Athos, partiamo, diss'egli -prendendo il suo mantello, la sua spada e le sue pistole, -e aprendo con molta galanteria alcuni tiratori per -vedere se mai vi avesse smarrito qualche doppia. Quindi -quando fu ben sicuro che questa ricerca era inutile, -egli seguì d'Artagnan chiedendo a se stesso come mai -poteva accadere che il giovane cadetto delle guardie -sapesse tanto bene quanto lui chi era quella donna alla -quale egli aveva accordata ospitalità; e sapesse meglio -di lui che ne era avvenuto. -</p> - -<p> -Soltanto, nel sortire, egli pose una mano sulla spalla -di d'Artagnan, e fissandolo collo sguardo: -</p> - -<p> -— Voi non avete parlato con alcuno di questa donna? -diss'egli. -</p> - -<p> -— Ad anima vivente. -</p> - -<p> -— Neppure ad Athos e a Porthos? -</p> - -<p> -— Non ho detto loro una parola. -</p> - -<p> -— Alla buon'ora. -</p> - -<p> -E tranquillizzato su questo punto importante, Aramis -continuò la sua strada con d'Artagnan, ed entrambi -giunsero ben presto alla casa d'Athos. -</p> - -<p> -Essi lo ritrovarono che con una mano teneva il suo -congedo e coll'altra una lettera del sig. de Tréville. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -</p> - -<p> -— Sapreste voi spiegarmi che cosa significa questo -congedo e questa lettera che ho ricevuta in questo momento? -E Athos lesse: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Mio caro Athos, acconsento volentieri, poichè la -vostra salute lo esige assolutamente, che voi vi riposiate -per quindici giorni. Andate a prendere le acque -di Forges, o qualunque altra più convenga, e ristabilitevi -prontamente. -</p> - -<p> -«Vostro affezionatissimo. -</p> - -<p class="indr"> -Tréville.» -</p> -</div> - -<p> -— Ebbene! questo congedo e questa lettera significano -che bisogna seguirmi, Athos. -</p> - -<p> -— Alle acque di Forges? -</p> - -<p> -— O in un qualche altro luogo. -</p> - -<p> -— Pel servizio del re? -</p> - -<p> -— Del re o della regina: non siamo noi servitori delle -Loro Maestà? -</p> - -<p> -In questo momento entrò Porthos. -</p> - -<p> -— Per bacco! diss'egli, eccone una delle nuove; da -quando in qua, nei moschettieri, si accordano dei permessi -ai soldati senza ch'essi li domandino? -</p> - -<p> -— Da quando vi sono degli amici che li domandano -per loro. -</p> - -<p> -— Ah! ah! disse Porthos, sembra che qui vi sia qualche -cosa di nuovo? -</p> - -<p> -— Sì, noi partiamo, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Per qual paese? domandò Porthos. -</p> - -<p> -— In fede mia, non so niente, disse Athos, domandatelo -a d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Per Londra, signori, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Per Londra! gridò Porthos; e che cosa andiamo -noi a fare a Londra? -</p> - -<p> -— Ecco quello che io non posso dirvi, signori, e bisogna -che abbiate confidenza in me. -</p> - -<p> -— Ma per andare a Londra ci vuol del danaro, aggiunse -Porthos, ed io non ne ho. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -</p> - -<p> -— Neppur io, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Neppur io, disse Porthos. -</p> - -<p> -— Ne ho io, riprese d'Artagnan, cavando di saccoccia -il suo tesoro, e deponendolo sulla tavola. Prendiamone -settantacinque per cadauno, ed è quanto basta -per andare a Londra e per ritornare. D'altronde siate -tranquilli, noi non vi giungeremo tutti a Londra. -</p> - -<p> -— E perchè? -</p> - -<p> -— Perchè secondo tutte le probabilità, vi sarà qualcuno -di noi che rimarrà per la strada. -</p> - -<p> -— È dunque una campagna che noi intraprendiamo? -</p> - -<p> -— È delle più pericolose, ve ne avverto! -</p> - -<p> -— Va bene! ma poichè noi corriamo il rischio di farci -uccidere, disse Porthos, vorrei almeno sapere per -chi arrischiamo. -</p> - -<p> -— Tu non ne saprai di più, disse Athos. -</p> - -<p> -— Però, disse Aramis, io sono del parere di Porthos. -</p> - -<p> -— Il re ha forse l'abitudine di rendervi dei conti? No; -egli vi dice soltanto: «signori, si dovranno battere in -Guascogna o nelle Fiandre; vadano a battersi.» E voi -andate. Perchè? Voi non ci pensate neppure a domandarlo. -</p> - -<p> -— D'Artagnan ha ragione, disse Athos; ecco i tre -congedi che ci vengono mandati dal sig. de Tréville, -ed ecco trecento doppie che ci vengono non so da chi. -Andiamo a farci ammazzare là dove ci dicono d'andare. -La vita valesse la pena di fare tante interrogazioni? -D'Artagnan, io sono pronto a seguirvi. -</p> - -<p> -— Ed io pure, disse Porthos. -</p> - -<p> -— Ed io pure, disse Aramis. Tanto più che non sono -mal contento di lasciare Parigi. Io ho bisogno di -distrazione. -</p> - -<p> -— Ebbene! voi avrete delle distrazioni, signori, siate -tranquilli! disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ed ora, quando partiamo noi? disse Athos. -</p> - -<p> -— Subito, disse d'Artagnan, noi non abbiamo un minuto -da perdere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<p> -— Olà! Grimaud, Planchet, Mousqueton, Bazin! gridarono -i quattro giovani chiamando i loro quattro lacchè! -date il grasso agli stivali, e conducete i cavalli all'alloggio. -</p> - -<p> -Infatti ciaschedun moschettiere lasciava al palazzo -generale, come una caserma, il suo cavallo e quello del -suo lacchè. -</p> - -<p> -Planchet, Grimaud, Mousqueton, e Bazin partirono -in tutta fretta. -</p> - -<p> -— Ora stabiliamo il piano di campagna, disse Porthos. -Dove andremo noi per il primo? -</p> - -<p> -— A Calais, disse d'Artagnan; è la linea più diretta -per giungere a Londra. -</p> - -<p> -— Ebbene disse Porthos, ecco il mio parere. -</p> - -<p> -— Parla! -</p> - -<p> -— Quattro uomini che viaggiano assieme sarebbero -sospetti, d'Artagnan darà a ciascun di noi le nostre -istruzioni. Io partirò avanti per la strada di Boulogne, -per esplorare il cammino; Athos partirà due ore dopo, -per la strada d'Amiens; Aramis ci seguirà per quella -di Noyon; in quanto a d'Artagnan, egli partirà per -quella strada che vorrà, cogli abiti di Planchet, nel -mentre che Planchet ci seguirà vestito alla d'Artagnan -con l'uniforme delle guardie. -</p> - -<p> -— Signori, disse Athos, il mio parere si è che non -convenga in modo alcuno l'immischiare i lacchè in simili -affari. Un segreto può essere tradito da dei gentiluomini, -ma questo è un caso, nel mentre che è sempre -venduto dai lacchè. -</p> - -<p> -— Il piano di Porthos mi sembra impraticabile, disse -d'Artagnan, molto più che ignoro io stesso quali -istruzioni potrei darvi. Io sono portatore di una lettera, -ecco tutto. Io non ho, e non posso fare tre copie di -questa lettera, mentre essa è sigillata; bisogna dunque, a -mio avviso, viaggiare in compagnia. Questa lettera -è qui in questa saccoccia, (e mostrò la saccoccia -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -ove teneva la lettera). Se io resto ucciso, uno di voi -la prenderà, e continuerete la strada; se egli rimane a -sua volta ucciso, toccherà ad un altro l'incaricarsene, -e così di seguito, purchè un solo giunga: questo è tutto -quanto abbisogna. -</p> - -<p> -— Bravo d'Artagnan! il tuo parere è anche il mio, -disse Athos. D'altronde bisogna essere conseguenti; io -vado a prendere le acque, voi mi accompagnerete; invece -delle acque di Forges vado a passare le acque di -mare; io sono libero. Se vorranno arrestarci, io mostrerò -la lettera del sig. de Tréville, e voi mostrerete i vostri -congedi; se verremo attaccati, noi ci difenderemo; -e se saremo giudicati, noi sosterremo che non avevamo -altre intenzioni che di tuffarci un certo numero di volte -nel mare; avrebbero troppo poco da fare nell'attaccare -quattro uomini isolati, nel mentre che quattro uomini -riuniti formano una truppa; noi armeremo i quattro -lacchè di pistole e di moschetti; se ci verrà inviata -contro un'armata, noi daremo battaglia, ed il sopravvivente, -come lo ha detto d'Artagnan, porterà la lettera. -</p> - -<p> -— Ben detto! gridò Aramis; tu non parli spesso, Athos, -ma quando parli sei come un Demostene. Adotto -il piano d'Athos; e tu Porthos?. -</p> - -<p> -— Io pure, disse Porthos, se piace a d'Artagnan che -porta la lettera; è naturalmente il capo dell'impresa; -che egli decida, e noi eseguiremo. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse d'Artagnan, io decido che noi adottiamo -il piano d'Athos, e che partiamo tra una mezz'ora. -</p> - -<p> -— Adottato! risposero in coro i tre moschettieri. -</p> - -<p> -E ciascuno allungò la mano verso il sacchetto, prese -le 75 doppie e fece i suoi preparativi per partire nell'ora -convenuta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap20">CAPITOLO XX. -<span class="smaller">VIAGGIO</span></h2> -</div> - -<p> -A due ore dopo la mezzanotte i nostri quattro avventurieri -sortirono da Parigi per la barriera di S. Dionigi; -fino a che fu notte, essi rimasero muti; loro malgrado -subivano l'influenza della oscurità e dappertutto -vedevano delle imboscate. -</p> - -<p> -Ai primi raggi del giorno le loro lingue si sciolsero; -col sole ritornò l'allegria; era come il giorno innanzi -di una battaglia, gli occhi ridevano ma il cuore batteva, -e sentivano che la vita, che forse stavano per lasciare, -in fin dei conti, era qualche cosa di buono. -</p> - -<p> -Del resto, l'aspetto delle carovana era dei più formidabili: -i cavalli neri dei moschettieri, il loro portamento -marziale, quell'abitudine di squadrone che fa -camminare regolarmente questi nobili compagni del -soldato, avrebbero tradito il più stretto incognito. I -lacchè li seguivano, armati fino ai denti. -</p> - -<p> -Tutto andò bene fino a Chantilly ove giunsero olle otto -ore del mattino. Bisognava far colezione. Discesero -davanti un albergo che si raccomandava con la sua grande -insegna rappresentante S. Martino nell'atto di dare -la metà del suo mantello ad un povero. Ingiunsero ai -lacchè di non levare la sella ai cavalli e di tenersi pronti -a partire immediatamente. -</p> - -<p> -Entrarono nella sala comune e si misero a tavola. -</p> - -<p> -Un gentiluomo che giungeva allora dalla strada Dammartin -era assiso a quell'istessa tavola e faceva colezione. -Egli intavolò la conversazione sulla pioggia e -sul bel tempo; i viaggiatori risposero; egli bevè alla -loro salute, i viaggiatori corrisposero alla sua gentilezza. -</p> - -<p> -Ma al momento in cui Mousqueton venne ad annunziare -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -che i cavalli erano pronti, e in cui si alzarono da -tavola; lo straniero propose a Porthos di bere alla salute -del ministro. Porthos rispose che egli non domandava -di meglio, purchè lo straniero a sua volta avesse -bevuto alla salute del re. Lo straniero gridò che non -conosceva altro re che il ministro. Porthos lo chiamò -ubriaco; lo straniero cavò la spada. -</p> - -<p> -— Voi avete fatto una sciocchezza, disse Athos; ma -non importa, adesso non bisogna dare addietro; uccidete -quest'uomo e venite a raggiungerci il più presto -che potete. -</p> - -<p> -E tutti e tre rimontarono a cavallo e partirono a -briglia sciolta, nel mentre che Porthos prometteva al -suo avversario di perforarlo con tutti i colpi conosciuti -nella scherma. -</p> - -<p> -— È uno! disse Athos, in capo a cinque minuti. -</p> - -<p> -— Ma perchè quest'uomo ha attaccato Porthos piuttosto -che qualunque altro di noi? domandò Aramis. -</p> - -<p> -— Perchè Porthos, parlando a più alta voce di noi, è -stato preso pel capo, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Io ho sempre detto che questo cadetto di Guascogna -era pozzo di saggezza, mormorò Athos. -</p> - -<p> -E i nostri viaggiatori continuavano la loro strada. -</p> - -<p> -A Beauvais si fermarono due ore, tanto per rinfrescare -i cavalli, che per aspettare Porthos. In capo a -duo ore, siccome Porthos non giungeva, e neppure nessuna -notizia di lui, si rimisero in cammino. Ad una lega -da Beauvais, in un luogo ove la strada si ritrovava -chiusa fra due rialti, incontrarono otto o dieci uomini, -che, approfittando della strada che non era selciata, avevano -l'aspetto di lavorare scavando dei fori e praticando -delle rotaie fangose. -</p> - -<p> -Aramis, temendo di infangare i suoi stivali in questa -mota artificiale, li apostrofò con rozzezza. Athos -volle trattenerlo, ma era troppo tardi. Gli operai si misero -a beffeggiare i viaggiatori, e colla loro insolenza -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -fecero perdere la testa fin anche al freddo Athos, -che spinse il suo cavallo contro di loro. -</p> - -<p> -Allora ciascuno di questi uomini dette addietro fino -ad un fosso e vi prese un moschetto nascostovi; ne resultò -che i nostri sette viaggiatori furono alla lettera -passati per le armi. Aramis ricevette una palla sulla -spalla e Mousqueton un'altra palla che penetrò nelle -parti carnose che sono sottoposte ai reni. Il solo Mousqueton -però cadde da cavallo, non già perchè fosse -gravemente ferito, ma siccome non poteva vedersi la -sua ferita, credè senza dubbio di essere rimasto ferito -più pericolosamente di quello che lo era. -</p> - -<p> -— Questa è una imboscata, gridò d'Artagnan, non -bruciamo una miccia e andiamo. -</p> - -<p> -Aramis quantunque ferito, si afferrò alla criniera del -suo cavallo che lo trasportò con gli altri. Quello di -Mousqueton li aveva raggiunti e galoppava da solo al -suo rango. -</p> - -<p> -— Questo ci servirà per un cavallo di cambio, disse -Athos. -</p> - -<p> -— Avrei amato meglio avere un cappello di cambio, -disse d'Artagnan; il mio è stato portato via da una palla. -È una fortuna, in fede mia, che non vi tenessi la -lettera dentro. -</p> - -<p> -— Ma essi uccideranno il povero Porthos quando -passerà, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Se Porthos fosse sulle sue gambe, a quest'ora ci -avrebbe raggiunti, disse Athos. Io sono persuaso che -sul terreno l'ubbriaco avrà perduta l'ubriachezza. -</p> - -<p> -E galopparono ancora due ore, quantunque i cavalli -fossero così stanchi che era a temersi che non si riducessero -ben presto inetti al servizio. -</p> - -<p> -I viaggiatori avevano presa una strada traversa operando -in questo modo di non essere disturbati; ma giunti -a Creve-Coeur, Aramis dichiarò che non poteva andare -più avanti. Infatti, era stato necessario tutto -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -il coraggio che egli nascondeva sotto i suoi modi gentili -per giungere fin là. Ad ogni istante egli impallidiva, -ed erano obbligati di sostenerlo sul suo cavallo; fu -fatto discendere alla porta dell'osteria, gli si lasciò Bazin, -che del resto in una scaramuccia era più imbarazzante -che utile, e ripartirono nella speranza di andare -a dormire ad Amiens. -</p> - -<p> -— Per bacco! disse Athos, quando si rimisero in via, -siamo ridotti a due padroni, e a Grimaud e Planchet, -per bacco! io non sarò più il loro buffone, e vi rispondo -che non mi faranno aprire la bocca nè cavare la spada -fino a Calais. Io giuro... -</p> - -<p> -— Non giuriamo disse d'Artagnan, galoppiamo, se -tutta volta i nostri cavalli vi acconsentano. -</p> - -<p> -E i viaggiatori piantarono gli speroni nel ventre dei -loro cavalli, che, in tal modo stimolati vigorosamente, -ritrovarono ancora delle forze. Giunsero ad Amiens a -mezzanotte, e discesero all'albergo del Giglio d'Oro. -</p> - -<p> -L'oste aveva la ciera del più onesto uomo della terra; -egli ricevette i viaggiatori, tenendo con la mano il -suo candeliere, e coll'altra il suo berretto di cotone: -voleva alloggiare i due viaggiatori ciascuno in una camera -separata, disgraziatamente queste due camere -erano alle due estremità opposte dell'albergo. D'Artagnan -e Athos ricusarono; l'oste rispose che non ne aveva -altre degne delle Loro Signorie, ma i viaggiatori dichiararono -che avrebbero dormito in una camera comune, -ciascuno sopra un materasso che si sarebbe gettato -per terra. L'oste insistè, i viaggiatori tennero fermo, -e bisognò fare a modo loro. -</p> - -<p> -Essi avevano disposti i loro letti e barricata la porta -per di dentro, quando fu battuto alla finestra del cortile; -essi domandarono chi era, e riconobbero la voce -dei loro camerieri ed aprirono. -</p> - -<p> -Infatti, erano Planchet e Grimaud. -</p> - -<p> -— Grimaud basterà per far la guardia ai cavalli, disse -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -Planchet, se questi signori lo permettono, dormirò -a traverso la porta, in questo modo saranno sicuri che -nessuno giungerà fino a loro. -</p> - -<p> -— E sopra che cosa dormirai tu? disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ecco il mio letto, rispose Planchet. -</p> - -<p> -E mostrò un fascio di paglia. -</p> - -<p> -— Vieni dunque, disse d'Artagnan, tu hai ragione; la -figura dell'oste non mi persuade, essa è troppo graziosa. -</p> - -<p> -— Neppure a me, disse Athos. -</p> - -<p> -Planchet montò per la finestra, s'installò a traverso -la porta, nel mentre che Grimaud andò a chiudersi nella -scuderia, assicurando che alle cinque del mattino -egli e i cavalli sarebbero pronti. -</p> - -<p> -La notte fu passata assai tranquillamente, è vero che -verso le due ore dopo mezzanotte fu tentato di aprir -la porta, ma siccome Planchet si svegliò con un sussulto -gridando: chi va là? fu risposto che si erano sbagliati, -e si allontanarono. -</p> - -<p> -Alle quattro della mattina s'intese un gran rumore -nelle scuderie, Grimaud aveva voluto svegliare i -mozzi di stalla, e questi lo bastonarono. Quando fu -aperta la porta si vide il povero lacchè privo di sensi, -con una ferita in testa prodotta da un colpo di manico -di forca. -</p> - -<p> -Planchet discese nel cortile, volle insellare i cavalli, -ma i cavalli avevano le zampe attrappate per la stanchezza. -Quello di Grimaud soltanto, che il giorno innanzi -aveva viaggiato per cinque o sei ore senza cavaliere, -avrebbe potuto continuare la strada, ma, per un errore -inconcepibile, il chirurgo veterinario, che era stato -mandato a chiamare, a quanto sembrava per salvar il -cavallo dell'albergatore, aveva cavato sangue a quello -di Grimaud. -</p> - -<p> -Ciò cominciava a diventare allarmante: tutti questi -accidenti successivi potevano essere opera del caso, ma -potevano eziandio essere il frutto di un complotto. -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -Athos e d'Artagnan sortirono, nel mentre che Planchet -andava ad informarsi nelle vicinanze se vi fossero stati -tre cavalli da vendere. Alla porta vi erano due cavalli -insellati, freschi e vigorosi. Quest'era quanto occorreva. -Fu chiesto ove erano i padroni, e risposero ch'essi -avevano passata la notte nell'osteria, ed allora stavano -regolando i conti coll'albergatore. Athos discese per pagare -la spesa, nel mentre che d'Artagnan e Planchet -stavano sulla porta della strada; l'oste era in una camera -bassa ed oscura, fu pregato Athos d'entrarvi. -</p> - -<p> -Athos entrò senza alcuna diffidenza, e cavò due doppie -per pagare. L'oste era solo, assiso davanti al suo -scrittoio, uno dei cassetti del quale era per metà aperto. -Prese il danaro che gli presentava Athos, lo voltò -e rivoltò fra le sue mani, e ad un tratto gridando che -era oro falso, dichiarò che avrebbe fatto arrestare lui -e i suoi compagni come falsi monetarii. -</p> - -<p> -— Birbo! disse Athos andandogli sopra, io ti taglierò -le orecchie! -</p> - -<p> -Ma l'oste si chinò, cavò dal cassetto due pistole, e -puntandole contro Athos, chiamò soccorso. -</p> - -<p> -Nello stesso istante quattro uomini armati fino ai -denti entrarono dalle porte laterali e si gettarono sopra -Athos. -</p> - -<p> -— Io sono preso! gridò Athos con tutta la forza dei -suoi polmoni; al largo d'Artagnan, sprona! -</p> - -<p> -E lasciò andare due colpi di pistola. -</p> - -<p> -D'Artagnan e Planchet non lo fecero ripetere due volte: -essi staccarono i due cavalli che aspettavano alla -porta, vi saltarono sopra, vi piantarono gli speroni nel -ventre, e partirono alla gran carriera. -</p> - -<p> -— Sai tu cosa sia accaduto ad Athos? domandò d'Artagnan -a Planchet correndo. -</p> - -<p> -— Ah! signore, disse Planchet, ne ho veduti cader -due ai suoi due colpi, e mi è sembrato vedere a traverso -l'invetriata ch'egli battagliava con gli altri due. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -</p> - -<p> -— Bravo Athos! mormorò d'Artagnan. E quando penso -che bisogna abbandonarlo!... Del resto forse aspettano -noi a dieci passi di qui. Avanti! Planchet, avanti! -tu sei un bravo uomo. -</p> - -<p> -— Ve l'ho detto, signore, rispose Planchet, i Piccardi -si conoscono nell'usarli; d'altronde io sono qui nel -mio paese, e ciò mi dà eccitamento. -</p> - -<p> -Ed entrambi spronando a più potere, giunsero a -Saint-Omer d'un sol tratto. A Saint-Omer fecero prender -fiato ai cavalli, tenendo le briglie infilate alle braccia, -per paura d'accidente, e mangiarono un tozzo di -pane colle mani, entrambi in piedi sulla strada, dopo -di che ripartirono. -</p> - -<p> -A cento passi dalle porle di Calais il cavallo di d'Artagnan -stramazzò, e non vi fu mezzo di farlo risorgere, -il sangue gli sortiva dal naso e dagli occhi; restava -quello di Planchet, ma il suo si era impiantato, e -non v'era modo di farlo smuovere. -</p> - -<p> -Fortunatamente, come abbiamo detto, essi non erano -che a cento passi dalla città, essi lasciarono i due -cavalli sulla strada maestra, e corsero al porto. -</p> - -<p> -Planchet fece osservare al suo padrone un gentiluomo -che sembrava molto affaccendato. Aveva egli i suoi -stivali coperti di polvere, e s'informava se poteva passare -sull'istante in Inghilterra. -</p> - -<p> -— Niente sarebbe più facile, rispose il padrone di -un bastimento pronto a mettere alla vela; ma questa -mattina è giunto l'ordine di non lasciar partire nessuno -senza un permesso espresso del ministro. -</p> - -<p> -— Io ho questo permesso, disse il gentiluomo cavando -di saccoccia il foglio: eccolo. -</p> - -<p> -— Fategli fare il visto dal governatore del porto, disse -il padrone, e datemi la preferenza. -</p> - -<p> -— Dove posso ritrovare ora il governatore? -</p> - -<p> -— Alla sua campagna, a un quarto di lega dalla città: -osservate, si vede di qui ai piedi di quella piccola -collina, quel tetto acuminato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<p> -— Benissimo! disse il gentiluomo. -</p> - -<p> -E, seguito dal suo lacchè, prese la via della casa di -campagna del governatore. -</p> - -<p> -D'Artagnan e Planchet seguirono il gentiluomo a cinquecento -passi di distanza. -</p> - -<p> -Una volta fuori di città, d'Artagnan affrettò il passo, -e raggiunse il gentiluomo mentre stava per internarsi -in un bosco. -</p> - -<p> -— Signore, diss'egli, voi mi sembrate molto stimolato -dalla fretta? -</p> - -<p> -— Non si può esserlo di più. -</p> - -<p> -— Io ne sono afflittissimo, perchè, essendo io pure -affrettato, voleva pregarvi di farmi un favore. -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -— Di lasciarmi passare pel primo. -</p> - -<p> -— Impossibile! disse il gentiluomo. Io ho fatto sessanta -leghe in quarantaquattro ore, e bisogna che domani -prima del mezzogiorno io sia a Londra. -</p> - -<p> -— Io pure ho fatta la stessa strada in quarant'ore, e -bisogna che domattina alle dieci io sia a Londra. -</p> - -<p> -— Ne sono disperato, signore, ma io sono arrivato -pel primo, e non passerò pel secondo. -</p> - -<p> -— Ne sono disperato, signore, ma io sono arrivato -il secondo, e devo passare pel primo. -</p> - -<p> -— Servizio del re! disse il gentiluomo. -</p> - -<p> -— Servizio di me stesso! disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ma questa che mi movete è una cattiva contesa, -mi sembra. -</p> - -<p> -— Per bacco! e che cosa volete che sia? -</p> - -<p> -— Cosa desiderate? -</p> - -<p> -— Volete saperlo? -</p> - -<p> -— Certamente. -</p> - -<p> -— Ebbene! io voglio l'ordine che voi portate per potervi -imbarcare, atteso che io non l'ho, e me ne abbisogna -uno. -</p> - -<p> -— Presumo che voi vogliate scherzare? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<p> -— Io non ho scherzato mai. -</p> - -<p> -— Lasciatemi passare. -</p> - -<p> -— Voi non passerete. -</p> - -<p> -— Mio bravo giovane, io vi spaccherò la testa. Olà! -Loubin, le mie pistole. -</p> - -<p> -— Planchet, disse d'Artagnan, incaricati del servo, -ch'io m'incarico del padrone. -</p> - -<p> -Planchet fatto ardito dalla prima intrapresa, saltò -sopra Loubin, e siccome era forte e vigoroso, lo rovesciò -coi reni contro terra, e gli mise un ginocchio sul -petto. -</p> - -<p> -— Fate il fatto vostro, signore, io ho fatto il mio. -</p> - -<p> -Vedendo questo, il gentiluomo cavò la spada e andò -a fondo su d'Artagnan; ma egli aveva un forte antagonista. -</p> - -<p> -In tre secondi d'Artagnan gli caricò tre colpi di spada, -dicendo a ciaschedun colpo: -</p> - -<p> -— Uno per Athos, uno per Porthos ed uno per Aramis. -</p> - -<p> -Al terzo colpo il gentiluomo cadde come un masso. -</p> - -<p> -D'Artagnan lo credè morto, o per lo meno svenuto, -e si avvicinò a lui per levargli l'ordine, ma al momento -in cui stendeva il braccio per fregarlo, il ferito, che -non aveva lasciata la sua spada, gli portò un colpo di -punta nel petto dicendogli: -</p> - -<p> -— Ed uno per voi. -</p> - -<p> -— Ed uno per me! all'ultimo, il buono! gridò d'Artagnan -furioso, inchiodandolo in terra con un quarto colpo -di spada nel ventre. -</p> - -<p> -Questa volta il gentiluomo chiuse gli occhi e si svenne. -</p> - -<p> -D'Artagnan frugò nella saccoccia ove aveva veduto -mettere l'ordine pel passaggio e lo prese. Esso era a -nome del conte Wardes. -</p> - -<p> -Quindi gettando un ultimo sguardo sul bel giovane, -che aveva appena venticinque anni, e che lasciava là -giacente, privo di sentimenti e forse morto, mandò un -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -sospiro su quello strano destino che conduce gli uomini -a distruggersi l'un l'altro per l'interesse di persone -che loro sono sconosciute, e che spesso non sanno nemmeno -che esistono. -</p> - -<p> -Ma fu ben presto tolto da queste riflessioni da Loubin, -che mandava degli urli, e chiamava con tutte le -sue forze soccorso. -</p> - -<p> -Planchet gli applicò la mano sulla gola, e la stringeva -con tutta la forza. -</p> - -<p> -— Signore, diss'egli, fino a che lo terrò stretto a questo -modo, egli non griderà, ne sono ben sicuro ma subito -che lo lascerò ritornerà a gridare. Io lo riconosco -per un Normanno, e i Normanni sono ostinati. -</p> - -<p> -In fatti per quanto fosse stretto, Loubin cercava di -filare la voce e mandare un suono. -</p> - -<p> -— Aspetta! disse d'Artagnan, e prendendo il suo fazzoletto, -glielo mise intorno alla bocca. -</p> - -<p> -— Ora, disse Planchet, leghiamolo ad un albero. -</p> - -<p> -La cosa fu fatta coscienziosamente. Quindi fu tirato -il conte de Wardes vicino al suo domestico, e siccome -la notte sopraggiungeva, ed il ferito ed il legato erano -a molti passi internati nel bosco, era evidente che dovevano -restar là fino all'indomani. -</p> - -<p> -— Ed ora, disse d'Artagnan, andiamo al governatore. -</p> - -<p> -— Ma voi siete ferito, mi sembra, disse Planchet. -</p> - -<p> -— Non è niente, occupiamoci del più interessante, -quindi penseremo alla mia ferita, che del resto, non -mi sembra molto pericolosa. -</p> - -<p> -Ed entrambi s'incamminarono a gran passi verso la -campagna del degno funzionario. -</p> - -<p> -Fu annunziato il sig. conte de Wardes. -</p> - -<p> -D'Artagnan fu introdotto. -</p> - -<p> -— Avete voi l'ordine firmato dal ministro? disse il -governatore. -</p> - -<p> -— Sì, signore, rispose d'Artagnan; eccolo. -</p> - -<p> -— Ah! Ah! egli è in regola, ben raccomandato, disse -il governatore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<p> -— È semplicissimo, rispose d'Artagnan, io sono uno -dei suoi più fedeli. -</p> - -<p> -— Sembra che sua Eccellenza voglia impedire a qualcuno -di passare in Inghilterra? -</p> - -<p> -— Sì, ad un certo d'Artagnan, un gentiluomo bearnese -che è partito da Parigi con tre de' suoi amici con -l'intenzione di trasferirsi a Londra. -</p> - -<p> -— Lo conoscete voi personalmente? domandò il governatore. -</p> - -<p> -— Chi? -</p> - -<p> -— Questo d'Artagnan. -</p> - -<p> -— A meraviglia. -</p> - -<p> -— Datemi i suoi connotati. -</p> - -<p> -— Niente di più facile. -</p> - -<p> -E d'Artagnan uno per uno descrisse tutti i connotati -del conte de Wardes. -</p> - -<p> -— È egli accompagnato? domandò il governatore. -</p> - -<p> -— Sì, da un cameriere chiamato Loubin. -</p> - -<p> -— Si veglierà sopra essi, e se si giunge a metter loro -le mani addosso, Sua Eccellenza può restar tranquilla; essi -saranno ricondotti a Parigi sotto buona scorta. -</p> - -<p> -— E agendo così, signor governatore, disse d'Artagnan, -voi diventerete benemerito del ministro. -</p> - -<p> -— Lo rivedrete voi al vostro ritorno, signor conte? -</p> - -<p> -— Senza alcun dubbio. -</p> - -<p> -— Ditegli, vi prego, che io sono un suo vero servitore. -</p> - -<p> -— Io non mancherò. -</p> - -<p> -E contento di questa assicurazione, il governatore -fece il visto al lascia-passare, e lo rimise a d'Artagnan. -</p> - -<p> -D'Artagnan non perdè tempo in inutili complimenti, -salutò il governatore, lo ringraziò e partì. -</p> - -<p> -Una volta fuori, egli e Planchet presero la corsa, e, -facendo un lungo giro, evitarono il bosco e rientrarono -per un'altra porta. -</p> - -<p> -Il bastimento era sempre pronto a partire; il padrone -aspettava sul porto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -</p> - -<p> -— Ebbene? diss'egli scorgendo d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ecco il mio lascia-passare col suo visto, disse -questi. -</p> - -<p> -— E quell'altro gentiluomo? -</p> - -<p> -— Egli non partirà per oggi, disse d'Artagnan; ma -siate tranquillo, io pagherò il passaggio per noi due. -</p> - -<p> -— In questo caso, partiamo, disse il padrone. -</p> - -<p> -— Partiamo, ripetè d'Artagnan. -</p> - -<p> -Ed egli con Planchet saltò nella lancia; cinque minuti -dopo essi erano a bordo. -</p> - -<p> -Ed era tempo; non avevano fatto mezza lega in mare, -che d'Artagnan vide brillare une luce e intese una detonazione. -</p> - -<p> -Era il colpo del cannone che annunziava la chiusura -del porto. -</p> - -<p> -Venne tempo di occuparsi della sua ferita, fortunatamente, -come lo aveva pensato d'Artagnan, non era -affatto pericolosa; la punta della spada aveva incontrata -una costa e aveva strisciato lungo l'osso; di più la -camicia si era subito attaccata alla carne e appena aveva -sparso qualche goccia di sangue. -</p> - -<p> -D'Artagnan era spossato dalla fatica: gli fu steso una -materassa sul ponte, vi si gettò sopra e si addormì. -</p> - -<p> -L'indomani alla punta del giorno egli si ritrovò a -tre o quattro leghe soltanto dalle coste d'Inghilterra; -la brezza era stata debole tutta la notte e avevano potuto -camminare. -</p> - -<p> -A due ore il bastimento gettava l'ancora nel porto -di Douvres. -</p> - -<p> -A due ore e mezzo d'Artagnan metteva piede sul suolo -d'Inghilterra, gridando: -</p> - -<p> -— Finalmente eccomi qui! -</p> - -<p> -Ma questo non era il tutto, bisognava giungere a -Londra. In Inghilterra la posta era ben servita. D'Artagnan -e Planchet presero ciascuno un polledro; un postiglione -corse davanti a loro; in quattro ore essi giunsero -alle porte della capitale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -</p> - -<p> -D'Artagnan non conosceva Londra; d'Artagnan non -sapeva una parola d'inglese, ma egli scrisse il nome di -Buckingham sopra un pezzo di carta e ciascuno gli sapeva -indicare il palazzo del duca. -</p> - -<p> -Il duca era alla caccia a Windsor col re. -</p> - -<p> -D'Artagnan domandò il cameriere di confidenza del -duca, che avendolo accompagnato in tutti i suoi viaggi, -parlava perfettamente il francese: gli disse che giungeva -da Parigi per affare in cui trattavasi della vita o -della morte, e che abbisognava che parlasse sull'istante -col suo padrone. -</p> - -<p> -La confidenza con la quale parlava d'Artagnan convinse -Patrizio, che questo era il nome di questo ministro. -Egli fece insellare due cavalli e s'incaricò di condurre -la giovane guardia. In quanto a Planchet era stato -tolto dalla sua cavalcatura intirizzito come un giunco. -Il povero servitore era al termine delle sue forze; -d'Artagnan sembrava di ferro. -</p> - -<p> -Si giunse al castello, e si chiesero le informazioni: il -re e Buckingham erano alla caccia del falcone nelle -paludi poste a tre leghe di là. -</p> - -<p> -In venti minuti furono al luogo indicato. Ben presto -Patrizio intese la voce del suo padrone che chiamava -il suo falcone. -</p> - -<p> -— Chi debbo io annunziare a milord duca? domandò -Patrizio. -</p> - -<p> -— Quel giovane che una sera gli mosse contesa sul -Ponte Nuovo, in faccia alla Samaritana. -</p> - -<p> -— Questa è una singolare raccomandazione! -</p> - -<p> -— Voi vedrete che ella vale quanto un'altra. -</p> - -<p> -Patrizio mise il suo cavallo al galoppo, raggiunse il -duca, e gli annunziò, nei termini che abbiamo detto, -che un messaggiero lo aspettava. Buckingham riconobbe -d'Artagnan sull'istante, e dubitando che accadesse -qualche cosa in Francia, di cui gli si faceva pervenire -la notizia, egli non prese che il tempo di domandare -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -ove era quello che portava, e avendo riconosciuto da -lontano l'uniforme delle guardie, mise il suo cavallo al -galoppo, e venne direttamente incontro a d'Artagnan. -Patrizio per discrezione si tenne in disparte. -</p> - -<p> -— Non è già accaduta nessuna disgrazia alla regina, -gridò Buckingham, esponendo tutto il suo pensiero, e -tutto il suo amore in questa interrogazione. -</p> - -<p> -— Io non lo credo; però credo che ella corra qualche -gran pericolo, da cui Vostra Grazia soltanto può toglierla. -</p> - -<p> -— Io? gridò Buckingham. E che! sarei io tanto felice -per esserle buono a qualche cosa? parlate! parlate! -</p> - -<p> -— Prendete questa lettera, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Questa lettera? e chi mi manda questa lettera? -</p> - -<p> -— Sua Maestà, a quanto credo. -</p> - -<p> -— Sua Maestà! disse Buckingham impallidendo in -modo che d'Artagnan temette che fosse per sentirsi -male. -</p> - -<p> -E ruppe il sigillo. -</p> - -<p> -— E che cosa è questo strappo? disse egli mostrando -a d'Artagnan un punto in cui era forata a giorno. -</p> - -<p> -— Ah! ah! disse d'Artagnan, una sgraffiatura. -</p> - -<p> -— Giusto cielo! che leggo! gridò il duca. Patrizio resta -qui, o piuttosto raggiungi il re ovunque ei sia, e -dì a Sua Maestà che io lo supplico umilmente a scusarmi; -ma che un affare della più alta importanza mi chiama -a Londra. Venite, signore, venite. -</p> - -<p> -Ed entrambi ripresero al galoppo la strada della capitale. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap21">CAPITOLO XXI. -<span class="smaller">LA CONTESSA DI WINTER</span></h2> -</div> - -<p> -Lungo tutta la strada, il duca si fece mettere al corrente -da d'Artagnan, non di tutto ciò che era accaduto, -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -ma di tutto ciò che d'Artagnan sapeva. Ravvicinando -tutto che sentiva sortire dalla bocca del giovane colle -sue rimembranze, potè farsi un'idea abbastanza esatta -di una posizione, sulla gravità della quale del resto -la lettera della regina, per quanto corta ed esplicita -fosse, gli dava la misura. Ma ciò che soprattutto io maravigliava, -era che il ministro, interessato grandemente -che questo giovane non mettesse piede in Inghilterra, -non fosse giunto a fermarlo sulla via. Fu allora dietro -la manifestazione di questa meraviglia, che d'Artagnan -gli raccontò le prese precauzioni, e come, mercè -la divozione, dei suoi tre amici, che aveva sparsi insanguinati -sulla strada, egli era giunto a esserne sortito -con un sol colpo di spada, che aveva trapassato il biglietto -della regina, e che aveva reso al sig. Wardes con -una così terribile moneta. Mentre ascoltava questo racconto -fatto con la più grande semplicità, il duca guardava -di tratto in tratto il giovane con aria meravigliata, -come se non avesse potuto comprendere in che modo -tanta prudenza, tanto coraggio e tanta devozione -potessero collegarsi con un viso che non indicava ancora -venti anni. -</p> - -<p> -I cavalli andavano come il vento, e in pochi minuti -furono alle porte di Londra. D'Artagnan aveva creduto -che, entrando nella città, il duca avrebbe rallentato -la corsa del suo, ma non andò così; egli continuò la strada -di gran carriera, poco inquietandosi di rovesciare -quelli che incontrava nel suo passaggio. Infatti, traversando -la città, accaddero due o tre accidenti di questo -genere, ma Buckingham non voltò nemmeno la testa -per guardare che cosa era accaduto a quelli che aveva -cacciati sottosopra. D'Artagnan lo seguiva in mezzo a -certe grida che rassomigliavano molto a maledizioni. -</p> - -<p> -Entrando nel cortile del palazzo, Buckingham saltò -da cavallo, e senza inquietarsi di ciò che poterà avvenire -di lui, gli gettò le briglie sul collo, e si slanciò sulla -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -scalinata. D'Artagnan fece altrettanto con un poco più -d'esitanza per questi nobili animali, di cui egli aveva -potuto apprezzare il merito; ma egli ebbe la consolazione -di vedere che tre o quattro camerieri si slanciavano -dalle cucine e dalle scuderie, e si impadronivano -tosto delle loro cavalcature. -</p> - -<p> -Il duca camminava così rapidamente, che d'Artagnan -appena lo poteva seguire. Egli traversò successivamente -diversi saloni di una tale eleganza, che i più gran -signori di Francia non ne avevano neppure un'idea, e -giunse finalmente in una camera da dormire che era un -miracolo di buon gusto ad un tempo e di ricchezza. -Nell'alcova di questa camera, era una porta nascosta -sotto la tappezzeria, che il duca aprì con una piccola -chiave d'oro, che egli portava al collo, sospesa ad una -catena dello stesso metallo. D'Artagnan per delicatezza -era rimasto indietro, al momento in cui Buckingham -oltrepassava il limitare di questa porta, egli si voltò, -e vedendo l'esitazione del giovane: -</p> - -<p> -— Venite, gli disse, e se voi avrete la felicità di essere -ammesso alla presenza di Sua Maestà, le direte -ciò che avete veduto. -</p> - -<p> -Incoraggiato da questo invito, d'Artagnan seguì il -duca che chiuse la porta dietro a lui. -</p> - -<p> -Allora tutti e due sì trovarono in un piccolo gabinetto -tappezzato di seta di Persia e broccato d'oro. Al disotto -di un magnifico baldacchino sormontato dalla corona -reale e da piume bianche e rosse, stava il ritratto -di Anna regina di Francia, grande al naturale, e così -perfettamente rassomigliante, che d'Artagnan mandò -un grido di sorpresa nello scorgerlo; si sarebbe detto -che la regina stava per parlare. -</p> - -<p> -Sotto il ritratto, e sopra un dado ricoperto con magnificenza, -era il bauletto che racchiudeva i puntali di -diamanti. -</p> - -<p> -Il duca si avvicinò con quel rispetto e divozione, che -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -avrebbe usata per cosa santa, quindi aprì il bauletto. -</p> - -<p> -— Prendete, gli disse, cavando da quello un grosso -nastro di fettuccia blu tutta risplendente di diamanti, -prendete ecco questi preziosi puntali, coi quali aveva -fatto giuramento di essere sepolto. La regina me li aveva -dati, me li prende, sia fatta la sua volontà in tutte -le cose. -</p> - -<p> -Quindi si mise a baciare gli uni dopo gli altri questi -puntali da cui stava per separarsi per sempre. Ad un -tratto mandò un grido terribile. -</p> - -<p> -— Che avviene? domandò d'Artagnan con inquietudine, -e che vi accadde, milord? -</p> - -<p> -— Vi è che tutto è perduto! gridò Buckingham diventando -pallido come un cadavere; mancano due di questi -puntali, non ve ne sono più che dieci. -</p> - -<p> -— Milord gli ha forse perduti, o crede che gli sieno -stati rubati? -</p> - -<p> -— Mi sono stati rubati, riprese il duca, ed è il ministro -che ha fatto fare il colpo. Osservate, guardate la -fettuccia che li sosteneva, che è stata tagliata con le -forbici. -</p> - -<p> -— Se milord potesse sospettare chi ha commesso il -furto... forse la persona gli ha ancora fra le mani. -</p> - -<p> -— Aspettate, aspettate! gridò il duca. La sola volta -che io ho messo questi puntali è stato ai ballo del re à -Windsor, otto giorni or sono. La contessa de Winter, -con la quale era in collera, mi si è accostata in questo -ballo. Questo accomodamento è stato una vendetta di -donna gelosa. Da quel giorno io non l'ho più riveduta. -Questa donna è una agente del ministro. -</p> - -<p> -— Ve ne sono dunque in tutto il mondo? gridò -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Oh! sì, sì, disse Buckingham stringendo i denti -per la collera; sì, è un terribile competitore. Ma frattanto, -quando avrà luogo questo ballo? -</p> - -<p> -— Lunedì prossimo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<p> -— Lunedì prossimo! cinque giorni ancora? vi è più -tempo di quello che ci abbisogna. Patrizio! gridò il duca -aprendo la porta di questa specie di santuario, Patrizio! -</p> - -<p> -Il suo cameriere di confidenza comparve. -</p> - -<p> -— Il mio gioielliere e il mio segretario! -</p> - -<p> -Il cameriere sortì con una prontezza ed un silenzio -che provavano l'abitudine che egli aveva contratta di -obbedire ciecamente e senza replica. -</p> - -<p> -Ma quantunque fosse stato il gioielliere il primo chiamato, -il primo a comparire fu il segretario. -</p> - -<p> -Era naturale, egli abitava nel palazzo. Trovò Buckingham -assiso davanti una tavola nella sua camera da dormire, -che scriveva alcuni ordini di sua propria mano. -</p> - -<p> -— Sig. Jackson, gli disse, portatevi sul momento dal -Lord-Cancelliere, e ditegli che io lo incarico della pronta -esecuzione di questi ordini. Io desidero che sieno -promulgati nell'istante medesimo. -</p> - -<p> -— Ma, mio signore, se il Lord-Cancelliere mi interroga -sui motivi che possono avere indotto Vostra Grazia -ad una misura così straordinaria, che cosa risponderò -io? -</p> - -<p> -— Che tale è stata la mia volontà, e che io non rendo -conto a nessuno della mia volontà. -</p> - -<p> -— Dovrà esser questa la risposta da trasmettersi anche -a Sua Maestà, riprese sorridendo il segretario, se -per caso Sua Maestà avesse la curiosità di sapere perchè -nessun vascello può più sortire dai porti della Gran -Brettagna? -</p> - -<p> -— Voi avete ragione, signore, riprese Buckingham, -in questo caso egli dirà al re che io ho deciso la guerra, -e che questa misura è il primo atto di ostilità contro -la Francia. -</p> - -<p> -Il segretario s'inchinò e partì. -</p> - -<p> -— Per questo lato eccoci tranquilli, disse Buckingham -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -voltandosi verso d'Artagnan. Se i puntali non sono già -partiti per la Francia essi non vi arriveranno che dopo -di voi. -</p> - -<p> -— In che modo? -</p> - -<p> -— In questo momento ho dato la proibizione a tutti -i bastimenti che si trovano nei porti di Sua maestà di -partire senza un particolare permesso, e neppure un -solo avrà il coraggio di alzare l'ancora. -</p> - -<p> -D'Artagnan guardò con stupore quest'uomo che impiegava -nel servizio dei suoi amori tutto l'illimitato potere -di cui era rivestito dalla confidenza del re. Buckingham -vide, dalla espressione della fisonomia del giovane, -ciò che passava nel di lui pensiero, e sorrise. -</p> - -<p> -— Si, disse egli, sì, è Anna la mia vera regina, per -una di lei parola io tradirei il mio paese, tradirei il mio -re. Ella mi ha domandato di non mandare ai protestanti -della Rochelle i soccorsi che io aveva loro promessi, -ed io l'ho fatto. Io manco alla mia parola, ma non importa, -obbedisco al suo desiderio, ma sono stato pagato -largamente della mia obbedienza, alla quale devo il -suo ritratto. -</p> - -<p> -D'Artagnan ammirò quel debole filo e qualche volta -sconosciuto, dal quale dipendono i destini di un popolo -e la vita degli uomini. -</p> - -<p> -Egli era nel più profondo di queste riflessioni allorquando -entrò il gioielliere: questi era un Irlandese dei -più abili nell'arte sua, e che confessava egli stesso di -guadagnare seimila lire all'anno col duca de Buckingham. -</p> - -<p> -— Signor O'Reilly, gli disse il duca conducendolo nel -gabinetto, guardate questi puntali di diamanti, e dite -quanto costano l'uno. -</p> - -<p> -L'orefice gettò un colpo d'occhio sul modo elegante -con cui erano legati, calcolò l'uno per l'altro il valore -dei diamanti, e senza alcuna esitazione: -</p> - -<p> -— Mille e cinquecento doppie l'uno, milord, rispose -egli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p> -— Quanti giorni ci vogliono per far due puntali come -questi? vedete ne mancano due. -</p> - -<p> -— Otto giorni, milord. -</p> - -<p> -— Io li pagherò tremila doppie l'uno, ma mi abbisognano -per dopo domani. -</p> - -<p> -— Milord li avrà. -</p> - -<p> -— Voi siete un uomo prezioso, sig. O'Reilly, ma questo -non è tutto, questi puntali non possono essere confidati -ad alcuno, bisogna quindi che sieno fatti nel mio -palazzo. -</p> - -<p> -— Impossibile, milord, non vi sono che io che li possa -fare in modo da non accorgersi della differenza tra -i nuovi ed i vecchi. -</p> - -<p> -— Così, mio caro sig. O'Reilly, voi siete mio prigioniero, -e da quest'ora, quando anche voleste sortire dal -mio palazzo non lo potreste più! adattatevi adunque. -Nominatemi quelli fra i vostri garzoni di cui avete bisogno, -e ditemi gli utensili che vi devono portare. -</p> - -<p> -Il gioielliere conoscendo il duca, sapeva che era inutile -ogni osservazione, si adattò quindi fino da quel -momento alla sua situazione. -</p> - -<p> -— Mi sarà permesso di avvertire mia moglie? domandò -egli. -</p> - -<p> -— Sì, e vi sarà anche permesso di vederla, mio caro -sig. O'Reilly; la vostra prigionia sarà dolce, e siccome -ogni incomodo vuole un compenso, così, ecco un -buono di mille doppie, oltre il prezzo dei puntali, per -farvi dimenticare la noia che vi procuro. -</p> - -<p> -D'Artagnan non poteva rimettersi dalla sorpresa che -gli cagionava questo ministro, che rimescolava a piene -mani uomini e milioni. -</p> - -<p> -In quanto all'orefice, scriveva a sua moglie inviandole -il buono di mille doppie, e incaricandola in contracambio -d'inviargli il suo miglior giovane di negozio -e un assortimento di diamanti di cui le indicava il -peso ed il titolo, e una lista d'utensili che gli erano necessari. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -Buckingham condusse l'orefice nella camera che gli -venne destinata, e che in capo ad una mezz'ora fu trasformata -in un'officina. Mise quindi una sentinella a ciascheduna -porta, con proibizione di lasciare entrare chi -che siasi, ad eccezione del suo cameriere Patrizio. È superfluo -l'aggiungere ch'era assolutamente proibito all'orefice -ed al suo lavorante di sortire sotto alcun pretesto. -</p> - -<p> -Regolata questa bisogna, il duca ritornò a d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ora, mio giovane amico, gli disse, l'Inghilterra è -vostra; che volete, che desiderate? -</p> - -<p> -— Un letto, rispose d'Artagnan; ciò è pel momento, -ve lo confesso, la cosa di cui ho maggiore bisogno. -</p> - -<p> -Buckingham assegnò a d'Artagnan una camera attigua -alla sua. Egli voleva conservare il giovane presso -di sè, non già perchè diffidasse di lui, ma perchè desiderava -aver qualcuno con cui parlare incessantemente -della regina. -</p> - -<p> -Un'ora dopo fu promulgato in Londra l'ordine di non -lasciar sortire dai porti nessun bastimento diretto per -la Francia, e neppure il <i>pacchebotto</i> delle lettere. Agli -occhi di tutti, questa era una dichiarazione di guerra -fra i due regni. -</p> - -<p> -Il giorno dopo, a undici ore, i due puntali di diamanti -erano compiuti ed imitati così esattamente, e così -perfettamente uguali, che Buckingham non potè distinguere -i nuovi dai vecchi, e che vi sarebbero rimasti ingannati -anche i più esercitati in simili materie. -</p> - -<p> -Egli fece subito chiamare d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Prendete, gli disse, ecco i puntali di diamanti che -siete venuto a domandarmi, e siate mio testimonio, -che io ho fatto tutto quel che il potere umano poteva -fare. -</p> - -<p> -— Siate tranquillo, milord; io dirò quello che ho veduto; -ma Vostra Grazia mi consegua i puntali senza il -bauletto? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -</p> - -<p> -— Il bauletto vi sarebbe d'impiccio; d'altronde il bauletto -mi è tanto più prezioso in quanto che non mi rimane -altro. Voi direte che l'ho conservato. -</p> - -<p> -— Eseguirò la vostra commissione parola per parola. -</p> - -<p> -— Ed ora, rispose Buckingham guardando fissamente -il giovane, in qual modo mi appareggerò con voi? -</p> - -<p> -D'Artagnan arrossì fino al bianco degli occhi. Vide -che il duca cercava un mezzo di fargli accettare qualche -cosa, e l'idea che il suo sangue e quello dei suoi -compagni gli venisse pagato dall'oro inglese, gli ripugnava -in un modo straordinario. -</p> - -<p> -— Intendiamoci bene, milord, riprese d'Artagnan, e -pensiamo bene alle cose avanti, affinchè poi non si abbia -a dar luogo al disprezzo. Io sono al servizio del re -e della regina di Francia, e faccio parte della compagnia -delle guardie del conte des Essarts, che unitamente a -suo cognato, il conte de Tréville, sono in particolar modo -attaccati alle Loro Maestà. Tutto quello che ho fatto -fu per la regina, e niente affatto fu per Vostra Grazia. -Vi è ancor più, ed è che forse non avrei fatto niente -di tutto questo se non si fosse trattato di rendermi -aggradito ad una tale, che è la mia dama, nello stesso -modo che la regina è la vostra. -</p> - -<p> -— Sì, disse il duca sorridendo, e credo ancora di conoscere -chi è questa tale, ella è... -</p> - -<p> -— Milord, io non l'ho nominata, interruppe con vivacità -il giovane. -</p> - -<p> -— È giusto disse il duca. È dunque a questa persona, -che io debbo essere riconoscente del vostro interessamento? -</p> - -<p> -— Voi lo diceste, milord, poichè precisamente, in questo -momento che si tratta della guerra, vi confesso, che -nella Vostra Grazia io non vedo che un Inglese, e per -conseguenza un nemico, che sarei ben molto più contento -d'incontrarvi sul campo di battaglia che nei corridoi -del Louvre, e nel parco di Windsor: ciò però, del -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -rimanente, non m'impedirà di eseguire a puntino la mia -missione e di farmi ammazzare, se abbisogna, per compierla; -ma, lo ripeto a Vostra Grazia, senza ch'ella abbia -personalmente a ringraziarmi di ciò, più di quello -che io faccio per me in questo secondo incontro, che -di ciò che già feci per lei nel primo. -</p> - -<p> -— Noi diciamo: «fiero come uno Scozzese» mormorò -Buckingham. -</p> - -<p> -— E noi diciamo: «fiero come un Guascone» rispose -d'Artagnan. I Guasconi sono gli Scozzesi della -Francia. -</p> - -<p> -D'Artagnan salutò il duca e si dispose a partire. -</p> - -<p> -— Ebbene voi ve ne andate così e per dove? e come? -</p> - -<p> -— È vero. -</p> - -<p> -— Diamine! i Francesi non dubitano di niente? -</p> - -<p> -— Aveva dimenticato che l'Inghilterra è un'isola, e -che voi ne siete il re. -</p> - -<p> -— Andate al porto, domandate del brich il Juno, -consegnate questa lettera al capitano; egli vi condurrà -in un piccolo porto, ove certamente non siete aspettato, -ed ordinariamente non approdano che piccoli legni -pescherecci. -</p> - -<p> -— E questo si chiama? -</p> - -<p> -— San Valerio; ma aspettate: giunto là, voi entrerete -in un cattivo albergo senza nome, e senza insegna, -una vera bettola da marinari, voi non potete sbagliare, -non ve n'è che una. -</p> - -<p> -— Quindi? -</p> - -<p> -— Voi direte all'oste: <i>forward</i>. -</p> - -<p> -— Che vuol dire? -</p> - -<p> -— <i>In avanti</i>: è la parola d'ordine. Egli vi darà un cavallo -insellato, e v'indicherà la strada che dovete tenere. -In tal modo voi ritroverete quattro ricambi lungo -la via. Se a ciascheduno d'essi volete lasciare il vostro -indirizzo di Parigi, i quattro cavalli vi seguiranno; voi -ne conoscete già due, e mi è sembrato che li abbiate -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -saputi apprezzare come amatore; sono quelli che montavamo: -credete a me, gli altri non sono a loro inferiori. Questi -quattro cavalli sono bardati da campagna. Per -quanto siate fiero, non rifiuterete d'accettarne uno, e -di fare accettare gli altri tre ai vostri tre compagni; -questi saranno per farci la guerra. Il fine scusa i mezzi, -come dite voi altri Francesi, non è vero? -</p> - -<p> -— Si milord, io accetto, disse d'Artagnan, e se piace -a Dio, noi faremo buon uso del vostro regalo. -</p> - -<p> -— Ora, la vostra mano, giovinetto; ben presto noi -torneremo ad incontrarci sul campo di battaglia; ma -frattanto, noi ci lasciamo buoni amici, lo spero. -</p> - -<p> -— Sì, milord, ma colla speranza di divenir nemici -ben presto. -</p> - -<p> -— Siate tranquillo, io ve lo prometto. -</p> - -<p> -— Io conto sulla vostra parola, milord. -</p> - -<p> -D'Artagnan salutò il duca, e si diresse prontamente -verso il porto. -</p> - -<p> -Dirimpetto alla Torre di Londra egli ritrovò l'indicato -bastimento rimise la sua lettera al capitano che la -fece vidimare dal governatore del porto, e mise tosto -alla vela. -</p> - -<p> -Cinquanta bastimenti erano di partenza e aspettavano. -</p> - -<p> -Nel passare vicino ad un di essi, d'Artagnan credè -riconoscere la donna di Méung, quella stessa che lo sconosciuto -gentiluomo aveva chiamata Milady, che egli, -d'Artagnan, aveva ritrovata così bella, ma mercè la -corrente del fiume, e il buon vento che spirava, il suo -naviglio andava così presto che in capo a pochi istanti -non fu più alle viste. -</p> - -<p> -Il giorno dopo, verso le nove del mattino fu approdato -a S. Valerio. -</p> - -<p> -D'Artagnan si diresse sull'istante verso l'albergo -indicato, e lo riconobbe alle grida che ne sortivano: -si parlava della guerra tra l'Inghilterra e la Francia, -come di una cosa vicina e indubitata, e i marinari gaudenti -facevano gozzoviglia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<p> -D'Artagnan trapassò la folla, si avanzò verso l'oste, -e pronunciò la parola <i>forward</i>. Sull'istante l'oste gli fece -segno di seguirlo, sortì con lui da una porta che dava -nel cortile, lo condusse nella scuderia, ove lo aspettava -un cavallo già insellato, e gli domandò se aveva -bisogno di qualche altra cosa. -</p> - -<p> -— Ho bisogno di conoscere la strada che devo seguire, -disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Andate di qua a Blangy e da Blangy a Neufchatel. -A Neufchatel entrate nell'albergo dell'Orsa d'Oro, date -la parola d'ordine all'oste e voi troverete come qui un -cavallo insellato. -</p> - -<p> -— Debbo io pagare qualche cosa? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Tutto è pagato, disse l'oste, e largamente. Andate -adunque e che Dio vi accompagni. -</p> - -<p> -— Amen, rispose il giovane partendo al galoppo. -</p> - -<p> -Quattr'ore dopo era a Neufchatel. -</p> - -<p> -Egli seguì strettamente le istruzioni ricevute; a Neufchatel, -come a San Valerio, trovò un cavallo insellato -che lo aspettava; volle trasportare le pistole dalla sella -che lasciava a quella su cui montava, ma i fondi erano -già provvisti di eguali pistole. -</p> - -<p> -— Il vostro indirizzo a Parigi? -</p> - -<p> -— Caserma delle guardie, compagnia des Essarts. -</p> - -<p> -— Bene, rispose questi. -</p> - -<p> -— Che strada devo prendere? domandò a sua volta -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Quella di Rouen; ma voi lascerete la città sulla -vostra destra. Voi vi fermerete nel piccolo villaggio -d'Econes, non vi è che un albergo, lo Scudo di Francia. -Non lo giudicate dall'apparenza; esso avrà nelle sue -scuderie un cavallo uguale a questo. -</p> - -<p> -— La stessa parola d'ordine? -</p> - -<p> -— Esattamente. -</p> - -<p> -— Addio, padrone. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<p> -— Buon viaggio, mio gentiluomo. Avete voi bisogno -di qualche cosa? -</p> - -<p> -D'Artagnan fece segno con la testa di no e riprese la -sua strada di tutta carriera. A Econes si ripetè la stessa -scena: ritrovò un oste egualmente gentile, un cavallo -fresco e riposato, lasciò il suo indirizzo come aveva -fatto, e ripartì colla stessa velocità per Pontoise. A -Pontoise; cambiò per l'ultima volta di cavallo e a nove -ore entrò di galoppo nel cortile del palazzo del sig. de -Tréville. -</p> - -<p> -Egli aveva fatto quasi sessanta leghe in dodici ore. -</p> - -<p> -Il signor de Tréville lo ricevette come se in quella -mattina lo avesse già veduto; soltanto nello stringergli -la mano un poco più fortemente dell'ordinario, gli annunziò -che la compagnia del sig. des Essarts, era di -guardia al Louvre e che egli poteva andare al suo posto. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap22">CAPITOLO XXII. -<span class="smaller">IL BALLO DELLA MERLAISON</span></h2> -</div> - -<p> -L'indomani non vi era altro discorso in tutta Parigi -che del ballo che i signori consoli della città davano al -re e alla regina, e nel quale le Loro Maestà dovevano -danzare il famoso ballo della <i>merlaison</i>, che era il ballo -prediletto del re. -</p> - -<p> -Da otto giorni si facevano tutti i preparativi nel palazzo -della città per questa solenne serata. I falegnami -della città avevano innalzato dei palchetti sui quali dovevano -rimanere le dame invitate; lo speziale della città -aveva somministrato dugento torce di cera bianca -per guernire le sale, cosa che per l'epoca era un lusso -inaudito; finalmente venti violini erano stati avvisati, -e il prezzo che loro veniva accordato era il doppio dell'ordinario, -attesochè, dice il rapporto, essi dovevano -suonare tutta la notte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -</p> - -<p> -Alle dieci ore del mattino il sig. della Coste, portabandiera -delle guardie del re, seguito da due caporali -e da diversi arcieri del corpo, andò a chiedere al cancelliere -della città, chiamato Clemente, tutte le chiavi -delle porte, delle camere, e degli uffizii della città; -ciascuna di esse portava un bigliettino che doveva servire -a farla riconoscere, e da quel momento il signor -della Coste fu incaricato sulla guardia di tutte le porte -e di tutte le entrate. -</p> - -<p> -A undici ore venne a sua volta Hallier, capitano delle -guardie conducendo seco una cinquantina di arcieri, -che ripartirono subito nel palazzo della città ai posti -che loro vennero indicati. -</p> - -<p> -A tre ore giunsero due compagnie delle guardie, l'una -francese e l'altra svizzera. La compagnia delle guardie -francesi era composta, metà di uomini del sig. Hallier, -e metà di uomini del sig. des Essarts. -</p> - -<p> -A sei ore della sera, cominciarono a entrare gli invitati. -A misura che essi entravano, erano disposti nella -gran sala sui palchetti preparati. -</p> - -<p> -A nove ore giunse la signora prima-presidente. Siccome -essa era, dopo la regina, la più ragguardevole -della festa, fu ricevuta dai signori della città e situata -nel palco dirimpetto a quello che doveva occupare la -regina. -</p> - -<p> -A dieci ore, furono allestiti i trattamenti di confetture -pel re nella piccola sala di fianco alla chiesa di S. -Giovanni, dirimpetto alle stoviglie d'argento della città, -che erano custodite da quattro arcieri. -</p> - -<p> -Subito dopo, i signori consoli, vestiti dei loro abiti -di drappo, e preceduti dai dieci sergenti, ciascuno dei -quali teneva in mano una torcia, andarono incontro al -re, che ritrovarono ai primi gradini, ove il prevosto -dei mercanti gli fece il suo complimento, dandogli il -benvenuto, complimento al quale Sua Maestà rispose -scusandosi per esser venuto così tardi, ma gettando tutta -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -la colpa sul ministro, che lo aveva trattenuto fino alle -undici ore a parlare di affari di Stato. -</p> - -<p> -Sua Maestà, in abito di cerimonia, era accompagnato -da Sua Altezza Reale <i>Monsieur</i><a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, dal conte de Soissons, -dal gran-priore, dal duca de Longueville, dal duca -d'Elbeuf, dal conte d'Arcourt, dal conte della Roche -Guyon, dal sig. de Liencourt, dal sig. de Baradas, dal -conte de Cremail e dal cavaliere de Souveray. -</p> - -<p> -Ciascuno rimarcò che il re aveva l'aspetto tristo e -preoccupato. -</p> - -<p> -Un gabinetto era preparato pel re, un altro per -<i>Monsieur</i>. In ciascuno di questi gabinetti erano deposti -gli abiti da maschera. Altrettanto era stato fatto -per la regina e per la signora presidente. I signori e -le dame del seguito delle Loro Maestà, dovevano mascherarsi -due per due in altrettante camere preparate -a tale effetto. -</p> - -<p> -Prima di entrare nel gabinetto, il re si raccomandò -di esser tosto avvisato quando giungeva il ministro. -</p> - -<p> -Una mezz'ora dopo l'entrata del re, s'intesero nuove -acclamazioni, queste annunziavano l'arrivo della regina. -I consoli rinnovarono ciò che avevano già fatto, e, -preceduti dai sergenti, si avanzarono incontro alla loro -illustre invitata. -</p> - -<p> -La regina entrò nella sala: si notò che, come il re, -ella aveva l'aspetto tristo e molto affaticato. -</p> - -<p> -Nel momento medesimo che ella entrava, il cortinaggio -di una piccola tribuna, che fino allora era rimasta -chiusa, si aprì e si vide comparire la testa pallida del -ministro vestito da cavaliere spagnuolo. I suoi occhi si -fissarono su quelli della regina ed un sorriso di terribile -gioia passò sulle sue labbra: la regina non aveva i -puntali di diamanti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -Ad un tratto il re comparve col ministro ad una delle -porte della sala. Il ministro gli parlava a bassa voce, -ed il re era pallidissimo. -</p> - -<p> -Il re ruppe la folla, e, senza maschera, con i nastri -del suo saio appena allacciati, si avvicinò alla regina, -e con voce alterata: -</p> - -<p> -— Signora, le disse, perchè dunque, in grazia, non -portate voi i vostri puntali di diamanti, quando sapete -che avrei aggradito di vederveli? -</p> - -<p> -La regina girò lo sguardo intorno a se, e vide, dietro -il re, il ministro che sorrideva con un sorriso diabolico. -</p> - -<p> -— Sire, rispose la regina con voce alterata, perchè, -in mezzo a così gran folla, temeva non accadesse qualche -infortunio. -</p> - -<p> -— E voi avete avuto torto! signora. Io vi ho fatto questo -regalo perchè ve ne abbigliaste. Io vi dico che voi -avete avuto torto. -</p> - -<p> -E la sua voce era tremante per la collera; tutti guardavano -ed ascoltavano con meraviglia, non intendendo -niente di ciò che accadeva. -</p> - -<p> -— Sire, disse la regina, io posso mandare a prenderli -al Louvre, ove sono, e così i desiderii di Vostra Maestà -saranno esauditi. -</p> - -<p> -— Fatelo, signora, fatelo, ed al più presto; perchè fra -un'ora comincerà la danza. -</p> - -<p> -La regina salutò il re in segno di sommissione, e seguì -le dame che dovevano condurla al suo gabinetto. -</p> - -<p> -Dal canto suo il re rientrò nel proprio. -</p> - -<p> -Nella sala vi fu un momento d'imbarazzo e di confusione. -</p> - -<p> -Tutti poterono rimarcare ch'era accaduto qualche -cosa fra il re e la regina, entrambi avevano parlato così -a bassa voce, e ciascuno per rispetto si era allontanato -di alcuni passi, per cui nessuno aveva potuto sentire -niente. I violini suonavano con tutta la loro forza, -ma non v'era alcuno che li ascoltasse. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -</p> - -<p> -Il re sortì pel primo dal suo gabinetto vestito da cacciatore, -e gli altri signori erano vestiti come lui. Era -l'abito che il re portava meglio, e vestito così, egli sembrava -veramente il primo gentiluomo del suo regno. -</p> - -<p> -Il ministro si accostò al re, e gli consegnò una scatola. Il -re l'aprì, evi trovò due puntali di diamanti. -</p> - -<p> -— Che significa questo? domandò egli al ministro. -</p> - -<p> -— Niente, rispose questi; soltanto se la regina ha dei -puntali, del che ne dubito, contateli, sire, e se voi non ne -ritrovate che dieci, domandate a Sua Maestà chi mai -può averle rubati i due puntali che sono qui. -</p> - -<p> -Il re guardò il ministro come quando si vuole interrogare, -ma egli non ebbe il tempo d'indirizzare alcuna -domanda, un grido di ammirazione sortì da tutte le bocche. -Se il re sembrava il primo gentiluomo del suo regno, la -regina era a colpo sicuro, la più bella donna di -tutta la Francia. -</p> - -<p> -E in vero chè il suo vestito da cacciatrice le stava a -meraviglia; aveva un cappello di feltro colle piume blu, -una giubba di velluto grigio-perla, riattaccata con delle -grappe di diamanti ad una veste di seta blu tutta broccata -d'argento. Sulla sua spalla sinistra risplendevano i -puntali di diamanti, sostenuti da un nodo del colore medesimo -delle piume della giubba. -</p> - -<p> -Il re fremente di gioia ed il ministro di collera; però -distanti com'essi erano dalla regina non poterono contare -i puntali; la regina li aveva; ma ne aveva ella dieci -o dodici? -</p> - -<p> -In questo momento i violini dettero il segnale della -danza. Il re s'innoltrò verso la signora presidente colla -quale doveva danzare, e Sua Altezza <i>Monsieur</i> colla -regina. Si situarono al loro posto, e la danza incominciò. -</p> - -<p> -Il re faceva la figura dirimpetto alla regina, e ciascheduna -volta che le passava vicino, divorava con gli -occhi i di lei puntali, di cui non arrivava a conoscere -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -il numero. Un sudore freddo copriva la fronte del ministro. -</p> - -<p> -La danza durò un'ora; vi erano sedici rientrate. -</p> - -<p> -Finito il ballo, in mezzo agli applausi di tutta la sala, -ciascuno ricondusse la sua dama al suo posto; ma -il re approfittò del privilegio che aveva di lasciare la -sue ove si ritrovava, per innoltrarsi prestamente verso -la regina. -</p> - -<p> -— Io vi ringrazio, signora, della compiacenza che -avete mostrato ai miei desiderii, ma credo che manchino -due puntali, ed io ve li riporto. -</p> - -<p> -Nel dire queste parole egli stese alla regina idue -puntali che gli aveva dati il ministro. -</p> - -<p> -— Come! sire, gridò la regina fingendo la sorpresa, -voi me ne regalate ancora altri due! ma allora saranno -quattordici. -</p> - -<p> -In fatti il re contò, e si ritrovarono effettivamente -dodici puntali sulla spalla della regina. -</p> - -<p> -Il re chiamò il ministro. -</p> - -<p> -— Ebbene! che significa questo, signor ministro? domandò -il re con tuono severo. -</p> - -<p> -— Ciò significa, sire, rispose il ministro, che non osava -offrirli io stesso, ed ho adottato questo mezzo. -</p> - -<p> -— Io ne sono tanto più riconoscente a Vostra Eccellenza, -rispose Anna con un sorriso che provava che non -si lasciava ingannare da questa ingegnosa galanteria, -in quanto che sono certa che questi due puntali vi costano -così cari da se soli, quanto gli altri dodici hanno -costato a Sua Maestà. -</p> - -<p> -Quindi dopo aver salutato il re ed il ministro, la regina -riprese la via della sua camera, ove si era abbigliata, -ed ove doveva svestirsi. -</p> - -<p> -L'attenzione con la quale abbiamo dovuto seguire gli -illustri personaggi introdotti in scena fino dal principio -di questo capitolo, ci ha distratti un momento da -quello al quale la regina Anna doveva l'inudito trionfo -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -che aveva riportato sul ministro, e che confuso, ignorato, -perduto nella folla, appoggiato a una delle porte, -aveva osservata di là questa scena che non poteva esser -compresa che da quattro persone soltanto, vale a -dire il re e la regina, Sua Eccellenza e lui. -</p> - -<p> -La regina era rientrata appena nella sua camera, e -d'Artagnan si apparecchiava a ritirarsi, allora quando -sentì toccarsi leggermente sopra una spalla; egli si voltò -e vide una giovane donna che gli faceva segno di seguirla. -Questa donna aveva il viso coperto da una maschera -di velluto nero, ma ad onta di questa precauzione -che, del resto, non era presa per lui ma bensì per gli -altri, egli riconobbe nel medesimo istante la sua guida -ordinaria, la leggiadra e spiritosa sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -Il giorno innanzi si erano appena veduti un momento -presso lo svizzero Germano. D'Artagnan l'aveva fatta -domandare. La fretta che aveva la giovane sposa di portare -alla regina l'eccellente notizia del felice ritorno del -suo messaggiero, fece sì, che i due amanti poterono -cambiarsi appena qualche parola. D'Artagnan seguì dunque -la sig. Bonacieux muto pel doppio sentimento, l'amore -e la curiosità. Durante tutto il tragitto, ed a misura -che i corridoi divenivano più deserti, d'Artagnan -voleva fermare la giovane, prendersela, contemplarla, -non fosse stato che per un istante; ma svelta come un -uccello ella sguizzava sempre dalle sue mani, e quando -egli voleva parlare, il suo dito, ricondotto avanti -alla sua bocca con un piccolo gesto imperativo pieno -di grazia, gli ricordava che egli era sotto l'impero di -una potenza alla quale doveva ciecamente obbedire, e -che gli proibiva perfino la più piccola lagnanza; finalmente, -dopo un minuto e due giri e rigiri, la sig. Bonacieux -aprì una porta e introdusse il giovane in un -gabinetto del tutto oscuro. Là ella fece un nuovo segno -di mutismo; e aprendo una porta nascosta dalla tappezzeria, -le di cui aperture sparsero ad un tratto una -viva luce, ella disparve. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -</p> - -<p> -D'Artagnan dimorò un istante immobile dimandandosi -ove egli era, ma ben presto il raggio di luce che penetrava -da questa camera, l'aria calda e profumata, che -giungeva fino a lui, la conversazione di due o tre donne -con un linguaggio rispettoso ad un tempo ed elegante; -la parola di Maestà ripetuta più volte, gli indicarono -chiaramente, che egli era in un gabinetto attiguo -alla camera della regina. -</p> - -<p> -Il giovane si trattenne nella parte oscura e aspettò. -</p> - -<p> -La regina sembrava allegra e felice, cosa che faceva -maravigliar molto le persone che la circondavano, le -quali avevano l'abitudine di vederla quasi sempre pensierosa. -La regina attribuì questi sentimenti d'allegria -alla bellezza della festa, al piacere che aveva provato -nella danza; e siccome non è permesso il contraddire -una regina sia che ella sorrida o che ella pianga, ciascuno -felicitava i signori consoli della città di Parigi, per -la loro galanteria. -</p> - -<p> -Quantunque d'Artagnan non conoscesse la regina, -egli distinse ben presto la sua voce tra le altre voci, -primieramente da un leggero accento straniero, quindi -da quel sentimento d'impero impresso naturalmente -in tutte le parole sovrane. Egli la sentiva allontanarsi -e avvicinarsi a questa porta traperta, e due o tre volte -vide ancora l'ombra di un corpo intercettare la luce. -Finalmente; ad un tratto una mano ed un braccio adorabili -per le loro forme e bianchezza comparvero a traverso -la tappezzeria; d'Artagnan comprese quella era -la sua ricompensa: egli si gettò in ginocchio, prese questa -mano e vi appoggiò rispettosamente le sue labbra; -quindi questa mano si ritirò lasciando cadere nelle sue -un oggetto, che egli riconobbe essere un anello; subito -dopo la porta si chiuse, e d'Artagnan si ritrovò nella -più perfetta oscurità. -</p> - -<p> -D'Artagnan mise l'anello al suo dito e aspettò di nuovo; -era evidente che tutto non era ancor finito. Dopo -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -le ricompense al suo zelo, doveva venire la ricompensa -al suo amore. D'altronde, la danza era stata eseguita, -ma la serata era incominciata, la cena era per le -tre ore, e l'orologio di San Giovanni da qualche tempo -aveva già stonato le due e tre quarti. -</p> - -<p> -Infatti, a poco a poco il rumore delle voci diminuì -nella camera vicina; quindi s'intesero allontanarsi; poi -la porta del gabinetto ove era d'Artagnan, si riaprì e -vi si slanciò la sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -— Voi finalmente! gridò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Silenzio! disse la giovane sposa appoggiando la -sua mano sulle labbra del giovane; silenzio! e andatevene -per dove siete venuto. -</p> - -<p> -— Ma dove e quando vi rivedrò io? gridò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Un biglietto, che voi ritroverete rientrando nella -vostra camera, ve lo dirà. Partite, partite! -</p> - -<p> -E a queste parole ella aprì la porta del corridoio e -spinse d'Artagnan fuori del gabinetto. -</p> - -<p> -D'Artagnan obbedì come un fanciullo, senza resistenza -e senza obiezione alcuna, cosa che provava essere -egli realmente innamorato. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap23">CAPITOLO XXIII. -<span class="smaller">L'APPUNTAMENTO</span></h2> -</div> - -<p> -D'Artagnan ritornò correndo al suo alloggio; e quantunque -fossero più delle tre ore del mattino, e dovesse -traversare i più pericolosi quartieri di Parigi, egli -non fece alcun cattivo incontro. Si sa che vi è un Dio -per gli ubriachi e un altro per gli innamorati. -</p> - -<p> -Egli ritrovò la porta del suo corridoio socchiusa, -salì la scala e battè dolcemente, e in una maniera convenuta -tra lui ed il suo lacchè. Planchet, che egli aveva -rimandato due ore prima dal palazzo di città, raccomandandogli -di aspettarlo, venne ad aprire la porta -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -</p> - -<p> -— Qualcuno ha portato una lettera per me? domandò -prestamente d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Nessuno ha portato lettere, signore, rispose; ma ce -n'è una che è venuta da se sola. -</p> - -<p> -— Che vuoi tu dire, imbecille? -</p> - -<p> -— Io voglio dire, che rientrando, quantunque avessi -la chiave del vostro appartamento nella mia saccoccia, -e che questa chiave non mi avesse mai lasciato, ho -trovato una lettera sul tappeto verde della tavola, nella -vostra camera da dormire. -</p> - -<p> -— E dov'è questa lettera? -</p> - -<p> -— L'ho lasciata dove era, signore. Non è naturale -che le lettere entrino in questo modo nelle case delle -persone. Se la finestra fosse stata aperta o soltanto socchiusa, -io non dico, ma no, tutto era ermeticamente chiuso. -Signore, state in guardia, perchè qui sotto vi è certamente -qualche magia. -</p> - -<p> -In questo mentre il giovine si era slanciato nella camera -e apriva la lettera. Ella era della signora Bonacieux, -ed era concepita in questi termini: -</p> - -<p> -«Si ha dei vivi ringraziamenti da farvi e da trasmettervi: -trovatevi questa sera, verso le dieci ore, a Saint-Cloud, -dirimpetto al padiglione che s'innalza all'angolo -della casa del sig. d'Estrées. «C. B.» -</p> - -<p> -Leggendo questa lettera, d'Artagnan sentì il suo cuore -dilatarsi e restringersi con dolce spasimo che tortura -ed accarezza il cuore degli amanti. -</p> - -<p> -Era il primo biglietto che riceveva, era il primo appuntamento -che gli veniva accordato. Il suo cuore gonfio -dall'ebbrezza della gioia, si sentiva vicino a svenirsi -sulla soglia di questo paradiso terrestre, che si chiama -amore. -</p> - -<p> -— Ebbene! signore, disse Planchet, che aveva veduto -il padrone arrossire e impallidire successivamente; ebbene! -non ho io indovinato giusto, e non è questo un -qualche cattivo affare? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -</p> - -<p> -— Tu ti sbagli, Planchet, rispose d'Artagnan e la -pruova ne sia che, eccoti uno scudo perchè tu beva alla -mia salute. -</p> - -<p> -— Io ringrazio il signore dello scudo che mi regala, -e gli prometto di eseguire esattamente le sue istruzioni; -ma non per questo è vero che le lettere che entrano -in tal modo nelle case chiuse... -</p> - -<p> -— Cadono dal cielo, amico mio, cadono dal cielo. -</p> - -<p> -— Allora, il signore è contento? domandò Planchet. -</p> - -<p> -— Mio caro Planchet, io sono il più felice degli uomini. -</p> - -<p> -— E posso io profittare della felicità del mio signore, -per andarmene a dormire? -</p> - -<p> -— Sì, va. -</p> - -<p> -— Che tutte le benedizioni del cielo cadano sul mio -signore, ma non per questo è men vero che quella lettera... -</p> - -<p> -E Planchet si ritirò scuotendo la testa con un dubbio -che la liberalità di d'Artagnan non era giunto a -scancellare. -</p> - -<p> -Rimasto solo, d'Artagnan lesse e rilesse il suo biglietto, -quindi baciò e ribaciò venti volte quelle lettere tracciate -dalla mano della bella amica. Finalmente andò in -letto, si addormì, e fece dei sogni di oro. -</p> - -<p> -A sette ore del mattino, si alzò e chiamò Planchet, -che, al secondo appello, aprì la porta, col viso ancora -mal rassicurato dalle inquietudini della sera innanzi. -</p> - -<p> -— Planchet, gli disse d'Artagnan, io sorto forse per -tutta la giornata; tu dunque sei libero fino alle sette -della sera, ma a sette ore di sera tienti pronto con i -due cavalli. -</p> - -<p> -— Va bene! disse Planchet, sembra che noi dobbiamo -andarci a fare sbucare la pelle in più luoghi. -</p> - -<p> -— Tu prenderai il tuo moschetto e le tue pistole. -</p> - -<p> -— Ebbene, che diceva io? gridò Planchet. Io ne era -sicuro; maledetta quella lettera! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -</p> - -<p> -— Tranquillizzati adunque, imbecille; si tratta semplicemente -di una partita di piacere. -</p> - -<p> -— Sì, come i viaggi di divertimento dei giorni scorsi, -ove piovevano le palle e dove si era spinti nelle -trappole. -</p> - -<p> -— Del resto, se voi avete paura, sig. Planchet, riprese -d'Artagnan, io anderò senza di voi; amo meglio -viaggiar solo, che avere un compagno che trema. -</p> - -<p> -— Il signore mi dice un'ingiuria, disse Planchet; mi -sembra però che mi abbiate veduto alla prova. -</p> - -<p> -— Sì, ma io credeva che aveste consumato il vostro -coraggio tutto in una volta. -</p> - -<p> -— Il signore vedrà, nell'occasione, che me ne è rimasto -ancora; soltanto io prego il signore di non esserne -troppo prodigo, se vuole che me ne rimanga per -un lungo tempo. -</p> - -<p> -— Credi tu di averne una certa dose da dispensare -questa sera? -</p> - -<p> -— Lo spero. -</p> - -<p> -— Ebbene! io conto su di te. -</p> - -<p> -— All'ora indicata sarò pronto; io credeva però che -il signore non avesse che un solo cavallo alla scuderia -delle guardie. -</p> - -<p> -— Può darsi che ancora in questo momento non ve -ne sia che uno, ma questa sera ve ne saranno quattro. -</p> - -<p> -— Sembra che il vostro viaggio sia stato un viaggio -di rimonta. -</p> - -<p> -— Precisamente, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -E avendo fatto a Planchet un ultimo gesto di raccomandazione, -sortì. -</p> - -<p> -Il sig. Bonacieux era sulla porta; l'intenzione di -d'Artagnan era di passare oltre senza parlare al degno -merciaio, ma questi gli fece un saluto così dolce e così -benigno, che fu forza al suo locatario, non solamente -di renderglielo, ma di legare eziandio conversazione -con lui. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -</p> - -<p> -E d'altronde come mai non avere un poco di condiscendenza -con un marito la cui moglie vi ha dato un -appuntamento per la sera stessa a Saint-Cloud, dirimpetto -al padiglione del sig. d'Estrées? D'Artagnan si -avvicinò coll'aria la più amabile che potesse assumere. -</p> - -<p> -La conversazione cadde naturalmente sulla carcerazione -del povero uomo. Il sig. Bonacieux che ignorava -che d'Artagnan avesse intesa la sua conversazione con -l'incognito di Méung, raccontò al suo giovane locatario -le persecuzioni di quel mostro del sig. Lasseman, che -non cessò di qualificare, durante tutto il suo racconto, -col titolo di boia del ministro, e si estese lungamente -sulla Bastiglia, i catenacci, le toppe, gli spiragli, le inferriate -e gli strumenti di tortura. -</p> - -<p> -D'Artagnan l'ascoltò con una compiacenza esemplare, -quindi allorchè ebbe finito: -</p> - -<p> -— E la signora Bonacieux, disse egli infine, sapete -voi chi l'avesse rapita? perchè non dimentico che fu in -questa dispiacevole circostanza, che io ebbi la fortuna -di fare la vostra conoscenza. -</p> - -<p> -— Ah! fece Bonacieux, si sono bene astenuti dal dirmelo, -e mia moglie dal canto suo mi ha fatto i più solenni -giuramenti di non saper niente. Ma voi stesso, continuò -Bonacieux col tuono della più perfetta bonarietà, -che cosa è accaduto di voi nei giorni passati? Io non ho -veduto nè voi, nè i vostri amici, e non raccoglieste -certo sul lastricato di Parigi, io credo, tutta la polvere -che Planchet sbatteva ieri da' vostri stivali. -</p> - -<p> -— Voi avete ragione, mio caro sig. Bonacieux, i miei -amici ed io abbiamo fatto un piccolo viaggio. -</p> - -<p> -— Siete andati lontani di qui? -</p> - -<p> -— Oli! mio Dio, no! a una quarantina di leghe soltanto, noi -siamo stati ad accompagnare il sig. Athos alle -acque di Forges ove sono rimasti i miei amici. -</p> - -<p> -— E voi siete ritornato, non è vero? riprese il sig. -Bonacieux dando alla sua fisonomia un'aria la più maligna. -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -Un bel giovine come voi siete, non ottiene dei -lunghi congedi dalla sua amica e voi eravate aspettato -con impazienza a Parigi, non è vero? -</p> - -<p> -— In fede mia, disse ridendo il giovine, ve lo confesso, -tanto più, mio caro sig. Bonacieux, che io vedo non -esservi niente di nascosto per voi; sì, io era aspettato, -e con molta impazienza, ve ne garantisco. -</p> - -<p> -Una nube leggiera passò sulla fronte del sig. Bonacieux, -ma tanto leggiera, che d'Artagnan non se ne accorse -nemmeno. -</p> - -<p> -— E noi adesso riceveremo la ricompensa della nostra -diligenza? continuò il merciaio con una leggiera alterazione -di voce, alterazione che d'Artagnan non rimarcò, -come aveva fatto della nube momentanea che un istante -prima, aveva intorbidata la figura del degno galantuomo. -</p> - -<p> -— Ah! dunque fate il buon profeta, disse ridendo -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— No, ciò che vi dico, riprese Bonacieux, è soltanto -per sapere se voi ritornate tardi. -</p> - -<p> -— E perchè questa interrogazione? mio caro ospite, -domandò d'Artagnan; contate forse di aspettarmi? -</p> - -<p> -— No, è perchè dopo il mio arresto e il rubamento -che fu fatto in mia casa, io mi spavento ogni volta che -odo aprire una porta e particolarmente di notte. Diamine! -che volete, io non sono un uomo di spada! -</p> - -<p> -— Ebbene! non vi spaventate adunque se io ritorno -a un'ora o due dopo la mezzanotte; non vi spaventate -egualmente se non ritorno del tutto. -</p> - -<p> -Questa volta Bonacieux divenne così pallido, che -d'Artagnan non potè ammeno di non accorgersene, e gli -domandò che cosa aveva. -</p> - -<p> -— Niente, rispose Bonacieux, niente, dopo le mie disgrazie, -io vado soggetto a delle debolezze che mi assalgono -ad un tratto, ed in questo momento ho avuto -un brivido. Non fate attenzione a questo, voi che non -dovete occuparvi che di esser felice. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<p> -— Allora io ho molte occupazioni, perchè lo sono. -</p> - -<p> -— Non ancora; aspettate adunque, voi avete detto, -questa sera. -</p> - -<p> -— Ebbene! grazie a Dio, questa sera verrà! o forse voi -l'aspettate con tanta impazienza quanto me. Forse -questa sera la sig. Bonacieux visiterà il domicilio coniugale. -</p> - -<p> -— La sig. Bonacieux questa sera non è libera; rispose -con gravità il marito; ella si trattiene al Louvre pel -suo servizio. -</p> - -<p> -— Tanto peggio per voi, mio caro ospite, tanto peggio; -quando io sono felice, vorrei che tutti lo fossero; -ma sembra che non sia possibile. -</p> - -<p> -E il giovine si allontanò ridendo a più potere dello -scherzo che lui solo, si credeva, poteva comprendere. -</p> - -<p> -— Divertitevi bene, rispose Bonacieux con un accento -sepolcrale. -</p> - -<p> -Ma d'Artagnan era già troppo lontano per sentirlo, -e se lo avesse anche sentito, era in tali disposizioni di -spirito, che certamente non lo avrebbe rimarcato. -</p> - -<p> -Egli si diresse verso l'abitazione del sig. de Tréville: -la sua visita del giorno innanzi era stata, si ricorderà, -cortissima, e troppo poco esplicativa. -</p> - -<p> -Trovò il sig. de Tréville in tutta la gioia della sua -anima. Il re e la regina erano stati graziosi verso di lui -al ballo. È vero che il ministro era stato perfettamente -sgarbato. A un'ora dopo mezzanotte il ministro si -era ritirato sotto il pretesto di essere indisposto. In -quanto alle Loro Maestà, erano ritornate al Louvre alle -sei ore del mattino. -</p> - -<p> -— Ora, disse il sig. de Tréville, abbassando la voce, -ed esaminando con lo sguardo tutti gli angoli dell'appartamento, -per vedere se essi erano veramente soli, -ora parliamo di voi, mio giovane amico; poichè è evidente -che il vostro felice ritorno ha parte in qualche -modo nella gioia del re, nel trionfo della regina e nella -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -umiliazione del sig. duca di Richelieu. Ora si tratta di -sapervici mantenere. -</p> - -<p> -— E che ho io a temere, rispose d'Artagnan fino a -tanto che avrò la fortuna di godere il favore delle Loro -Maestà? -</p> - -<p> -— Tutto, credete: il ministro non è uomo da dimenticare -una mistificazione, fino a tanto che non avrà regolati -i suoi conti col mistificatore, e il mistificatore -mi ha la ciera di essere un certo giovane di mia conoscenza. -</p> - -<p> -— Credete voi che il ministro sia tanto avanti quanto -voi, e sappia che io sono stato a Londra! -</p> - -<p> -— Diavolo! voi siete stato a Londra! è forse da Londra -che voi portate questo bel diamante che brilla al -vostro dito? siate in guardia, mio caro d'Artagnan, non -è una buona cosa un regalo da un nemico, vi sono certi -versi latini... aspettate... -</p> - -<p> -— Sì, senza dubbio, rispose d'Artagnan che non aveva -mai potuto razzolare le prime regole dei rudimenti -di questa lingua, e che, per la sua ignoranza, aveva fatto -disperare il suo precettore; sì senza dubbio, ve ne -deve essere uno. -</p> - -<p> -— Ve ne è uno certamente, disse il sig. de Tréville -che aveva una tinta di lettura, ed il sig. Beuzerade me -lo citava l'altro giorno... aspettate dunque. Ah! eccolo. -</p> - -<div class="poem"> -<p> -<i>Timeo Danaos et dona ferentes.</i> -</p> -</div> - -<p> -che vuol dire: <i>temo i Greci anche quando portano doni</i>, -ossia diffidate del nemico che fa dei regali. -</p> - -<p> -— Questo diamante non viene da un nemico, signore, -riprese d'Artagnan, viene dalla regina. -</p> - -<p> -— Dalla regina! oh! oh! disse il sig. de Tréville. Effettivamente -è un vero anello reale che vale mille doppie -come un soldo. E per mezzo di chi vi ha la regina -fatto consegnare questo regalo? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -</p> - -<p> -— Me lo ha dato ella stessa. -</p> - -<p> -— E dove? -</p> - -<p> -— Nel gabinetto attiguo alla camera ove cambiò di -toaletta. -</p> - -<p> -— Come? -</p> - -<p> -— Dandomi la sua mano a baciare. -</p> - -<p> -— Voi avete baciato la mano della regina? gridò il -signor de Tréville guardando d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sua Maestà mi ha fatto l'onore di accordarmi questa -grazia. -</p> - -<p> -— E ciò in presenza di testimoni? imprudente! tre -volte imprudente! -</p> - -<p> -— No, signore, rassicuratevi; nessuno ha veduto, riprese -d'Artagnan. -</p> - -<p> -E raccontò al sig. de Tréville come erano andate le -cose. -</p> - -<p> -— Oh! donne! gridò il vecchio soldato, io le conosco -bene dalla loro immaginazione romanzesca; tutto ciò -che sa di misterioso, è loro caro. Così avete veduto il -braccio, e niente altro? voi potreste incontrare la regina -che non la riconoscereste! ella potrebbe incontrar -voi e non saprebbe chi voi siete. -</p> - -<p> -— No, ma mercè questo diamante... riprese il giovane. -</p> - -<p> -— Ascoltate, disse il sig. de Tréville, volete voi che -io vi dia un consiglio, un buon consiglio, un consiglio -da amico? -</p> - -<p> -— Voi mi farete un onore, signore, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ebbene! ebbene! andate dal primo gioielliere che -trovate, e vendetegli questo diamante per quello che -vi darà; per quanto ebreo possa essere, voi ne ritroverete -sempre ottocento doppie. Le doppie non hanno -nome, giovinotto; e questo anello ne ha uno terribile, -e che potrebbe tradire quello che lo porta. -</p> - -<p> -— Io vendere questo anello? un anello che mi è stato -dato dalla mia sovrana? mai! disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -</p> - -<p> -— Allora voltate la pietra dal lato interno della mano, -povero ragazzo, perchè si sa che un cadetto di Guascogna -non ritrova simili gioielli nello scrigno di sua -madre. -</p> - -<p> -— Voi dunque credete che io abbia qualche cosa da -temere? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Vale a dire, giovane, che quegli che si addorme -sopra ad una mina colla miccia accesa, deve riguardarsi, -al vostro confronto, più sicuro di voi. -</p> - -<p> -— Diavolo! disse d'Artagnan che cominciava ad inquietarsi -del tuono di sicurezza con cui parlava il sig. -de Tréville: Diavolo! e che cosa dovrò dunque fare? -</p> - -<p> -— Prima di tutto star sempre in guardia. Il ministro -ha la memoria tenace e la mano lunga, siate sicuro che -vi giuocherà qualche brutto giuoco. -</p> - -<p> -— Ma quale? -</p> - -<p> -— Lo so io forse? non ha egli al suo servizio tutte le -cabale del demonio? il meno che vi possa accadere è -di essere arrestato. -</p> - -<p> -— Come! si oserebbe arrestare un uomo al servizio -di Sua Maestà? -</p> - -<p> -— Perdinci! non si sono presi pena per Athos; in ogni -modo, giovane pazzarello, credete ad un uomo che sta -alla corte da trent'anni, non vi addormite nella vostra -sicurezza, o sarete perduto. Anzi al contrario, e sono -io che ve lo dico, temete un nemico dappertutto e in -tutti. Se vi si muove contesa evitatela, fosse ancora un -fanciullo di dieci anni che ve la muovesse; se veniste -attaccato di notte o di giorno, battetevi sempre in ritirata -senza alcun disonore; se traversate un ponte, esplorate -prima l'assito per timore che una panca vi venga -meno sotto i piedi; se passate davanti ad una casa che -si sta fabbricando, guardate bene in aria per timore che -non vi cada una pietra sulla testa; se ritornate a casa -tardi la sera, fatevi seguire dal vostro lacchè, e che il -vostro sia armato, semprechè possiate fidarvi dello stesso -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -lacchè; diffidate di tutti, del vostro amico, e della -vostra amica in particolare. -</p> - -<p> -D'Artagnan arrossì. -</p> - -<p> -— Della mia amica! ripetè malinconicamente, e perchè -piuttosto di lei che di un altro? -</p> - -<p> -— È perchè le amiche sono uno dei mezzi favoriti -del ministro, e non ve ne è uno che non sia più speditivo. -Una donna vi vende per dieci doppie, testimonio -Dalila. -</p> - -<p> -D'Artagnan pensò all'appuntamento che gli aveva dato -la signora Bonacieux per quella sera; ma noi dobbiamo -dire a lode del nostro eroe, che la cattiva opinione -che il sig. de Tréville aveva delle donne in generale, -non gli inspirò il menomo sospetto contro la sua -bella padrona di casa. -</p> - -<p> -— Ma a proposito, che cosa è avvenuto dei vostri tre -compagni. -</p> - -<p> -— Io stava per chiedervi se voi ne avete avuto notizie. -</p> - -<p> -— Nessuna, signore. -</p> - -<p> -— Ebbene! io li ho lasciati sulla mia strada. Porthos -a Chantilly, con un duello sulle braccia; Aramis a Creve-Coeur, -con una palla in una spalla, e Athos ad Amiens -con un accusa di monetario falso sul corpo. -</p> - -<p> -— Vedete, disse de Tréville; e come avete fatto a -salvarvi. -</p> - -<p> -— Per un miracolo signore; io debbo dirlo, per un -colpo di spada nel petto, e rovesciando il signor conte -de Wardes, nel bosco vicino alla città di Calais, inchiodandolo -come una farfalla ad un quadro. -</p> - -<p> -— Vedete voi ancora! Wardes, un agente del ministro, -un cugino di Rochefort; sentite, mio caro amico, -mi viene un'idea. -</p> - -<p> -— Dite signore. -</p> - -<p> -— Nel vostro posto io farei una cosa. -</p> - -<p> -— E quale? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -</p> - -<p> -— Mentre che Sua Eccellenza mi facesse cercare a -Parigi senza trombetta, riprenderei la strada di Piccardia, -e me ne anderei a cercare le notizie dei tre miei -compagni. Che diavolo! meritano essi bene questa piccola -attenzione per parte vostra. -</p> - -<p> -— Il consiglio è buono, signore, e domani io partirò. -</p> - -<p> -— Domani! e perchè non questa sera? -</p> - -<p> -— Questa sera, signore, io son trattenuto a Parigi -per un affare indispensabile. -</p> - -<p> -— Ah! giovinotto! qualche amoretto. State in guardia, -ve lo ripeto, è la donna che ha perduto tutti quanti -noi siamo, e che perderà tutti quanti noi saremo. -Credetemi, partite questa sera. -</p> - -<p> -— Impossibile, signore. -</p> - -<p> -— Avete voi impegnata la vostra parola? -</p> - -<p> -— Sì, signore. -</p> - -<p> -— Allora è un'altra cosa; ma promettetemi, se non -siete ucciso questa notte, che partirete dommattina. -</p> - -<p> -— Ve lo prometto. -</p> - -<p> -— Avete voi bisogno di denaro? -</p> - -<p> -— Ho ancora cinquanta doppie. Ciò è quanto mi abbisogna, -io credo. -</p> - -<p> -— Ma i vostri compagni? -</p> - -<p> -— Credo che non ne debbano esser privi; noi partimmo -da Parigi, ciascuno con settantacinque doppie in -saccoccia. -</p> - -<p> -— Vi rivedrò prima della vostra partenza? -</p> - -<p> -— No, che io creda, ammenochè non vi sia qualche -novità. -</p> - -<p> -— Andiamo, buon viaggio. -</p> - -<p> -— Grazie, signore. -</p> - -<p> -E d'Artagnan prese congedo dal signor de Tréville, -commosso più che mai della sua sollecitudine tutta paterna -per i suoi moschettieri. -</p> - -<p> -Passò successivamente nelle case di Athos, Porthos -ed Aramis, ma nessuno di essi era ritornato; i loro lacchè -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -erano assenti, e non si aveva notizia alcuna di essi. -</p> - -<p> -Egli si sarebbe volentieri informato di loro presso le -loro amiche, ma non conosceva nè quella di Porthos -nè quella di Aramis; in quanto ad Athos non ne aveva. -</p> - -<p> -Passando davanti alla caserma delle guardie, dette -un colpo d'occhio alla scuderia: dei quattro superbi -cavalli, tre erano già venuti. Planchet tutto abbagliato, -stava per mettersi a strigliare il terzo, avendo già -finito i due primi. -</p> - -<p> -— Ah! signore; disse Planchet, scorgendo d'Artagnan, -quanto sono contento di vedervi. -</p> - -<p> -— E perchè, Planchet? domandò il giovane. -</p> - -<p> -— Avreste voi confidenza nel sig. Bonacieux nostro -ospite? -</p> - -<p> -— Io! niente affatto. -</p> - -<p> -— Oh! quanto fate bene, signore! -</p> - -<p> -— Ma perchè mi fai questa domanda? -</p> - -<p> -— Perchè! mentre discorrevate con lui, io lo osservava -senza ascoltarvi, signore; la sua figura ha cambiato -due o tre volte di colore. -</p> - -<p> -— Bah! -</p> - -<p> -— Signore, non avete rimarcato questo! preoccupato -come eravate di quella lettera che avevate ricevuta -non avete rimarcato ciò; ma io, al contrario, che stava -all'erta pel modo strano con cui è entrata questa -lettera in casa, non ho perduto un movimento della sua -fisonomia. -</p> - -<p> -— E tu l'hai trovata... -</p> - -<p> -— Traditora, signore. -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— Di più, tosto che il signore lo ebbe lasciato, e che -passò l'angolo della strada, il sig. Bonacieux ha chiusa -la sua porta e si è messo a correre per la strada opposta. -</p> - -<p> -— Infatti, tu hai ragione, Planchet, tutto questo mi -sembra un poco strano, e sta tranquillo, noi non gli pagheremo -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -il nostro affitto se non ci ha spiegato categoricamente -l'affare. -</p> - -<p> -— Il signore celia, ma il signore vedrà. -</p> - -<p> -— Che vuoi tu, Planchet! ciò che deve accadere, sta -scritto. -</p> - -<p> -— Il signore dunque non rinunzia alla sua passeggiata -di questa sera? -</p> - -<p> -— Tutto il contrario, Planchet! con quanto più io -l'avrò contro il sig. Bonacieux, tanto più andrò all'appuntamento -che mi ha assegnato quella lettera che -tanto ti agita. -</p> - -<p> -— Allora poi, se questa è la risoluzione del signore... -</p> - -<p> -— Innamovibile, amico mio; così adunque a sette ore -tienti pronto qui al palazzo, io verrò a prenderti. -</p> - -<p> -Planchet, vedendo che non vi era più alcuna speranza -di fare rinunciare al suo padrone il progetto, mandò -un profondo sospiro e si mise a strigliare il terzo -cavallo. -</p> - -<p> -In quanto a d'Artagnan, siccome in fondo era un giovine -pieno di prudenza, invece di rientrare in casa sua, -se ne andò a pranzare da quel prete guascone, che, nel -momento di ristrettezza dei quattro amici, aveva loro -data una colezione di cioccolata. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap24">CAPITOLO XXIV. -<span class="smaller">IL PADIGLIONE</span></h2> -</div> - -<p> -A nove ore d'Artagnan era alla caserma delle guardie; -egli trovò Planchet, sotto le armi. Il quarto cavallo -era giunto. -</p> - -<p> -Planchet era armato col suo moschetto e con una -pistola. -</p> - -<p> -D'Artagnan aveva la sua spada, e mise alla sua cintura -un paio di pistole; quindi entrambi inforcarono -un cavallo e partirono senza far rumore. Era una notte -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -oscura, e nessuno li vide sortire. Planchet si mise dietro -al suo padrone e camminava alla distanza di dieci -passi. -</p> - -<p> -D'Artagnan traversò il fiume, sortì dalla porta della -conferenza, e seguì il grazioso sentiero, molto più bello -allora che in oggi, e che conduce a Saint-Cloud. -</p> - -<p> -Fino a tanto che furono in città, Planchet conservò -rispettosamente la distanza che si era imposta, ma -quando il sentiero cominciò a divenir più deserto e più -oscuro, egli si avvicinò dolcemente, tanto bene, che allorquando -entrarono nel bosco di Boulogne, si ritrovò -naturalmente a camminare di fianco al suo padrone. Di -fatto noi non dobbiamo dissimulare che l'oscillazione -dei grandi alberi e il riflesso della luna sui tigli, gli cagionavano -una viva inquietudine. D'Artagnan si accorse -che accadeva qualche cosa di straordinaria nel suo -lacchè. -</p> - -<p> -— Ebbene! sig. Planchet, gli domandò, che cosa abbiamo -di nuovo? -</p> - -<p> -— Non ritrovate voi, signore, che i boschi sono come -le chiese? -</p> - -<p> -— Perchè, Planchet? -</p> - -<p> -— Perchè in questi non si osa parlare ad alta voce -come in quelle. -</p> - -<p> -— E perchè non osi tu parlare ad alta voce, Planchet? -perchè hai paura. -</p> - -<p> -— Paura di esser inteso? sì, signore. -</p> - -<p> -— Di essere inteso! ma pure la nostra conversazione -è morale, mio caro Planchet, e nessuno potrebbe ritrovarvi -che dire. -</p> - -<p> -— Ah! signore, riprese Planchet ritornando alla sua -idea primitiva, il sig. Bonacieux ha pur qualche cosa -di sinistro nel suo sopracciglio, e di disgustoso nel movimento -delle sue labbra! -</p> - -<p> -— Che diavolo ti fa pensare a Bonacieux? -</p> - -<p> -— Signore, si pensa a ciò che si può, e non a ciò che -si vuole. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -— Perchè tu sei un poltrone, Planchet. -</p> - -<p> -— Signore, non confondiamo la prudenza con la poltroneria; -la prudenza è una virtù. -</p> - -<p> -— Tu sei virtuoso, non è vero, Planchet? -</p> - -<p> -— Signore, non è la canna di un moschetto quella che -traluce laggiù, se noi abbassassimo la testa?... -</p> - -<p> -— In verità, mormorò d'Artagnan, a cui ritornavano -in mente le raccomandazioni del sig. de Tréville; in verità -questo animale finirà col farmi paura. -</p> - -<p> -E mise il suo cavallo al trotto. -</p> - -<p> -Planchet seguì il movimento del suo padrone, come -se fosse stata esattamente la sua ombra, e si ritrovò a -trottare vicino a lui. -</p> - -<p> -— Dovremo noi camminare così tutta la notte, signore? -domandò egli. -</p> - -<p> -— No, Planchet tu sei arrivato. -</p> - -<p> -— Come! io sono arrivato, e voi, signore? -</p> - -<p> -— Io vado ancora qualche passo più avanti. -</p> - -<p> -— E il signore mi lascia qui solo? -</p> - -<p> -— Tu hai paura, Planchet? -</p> - -<p> -— No, ma io faccio osservare soltanto al signore, che -la notte sarà molto fredda, che la freschezza porta dei -reumatismi, e che un lacchè reumatizzato è un tristo -servitore, particolarmente per un padrone attivo come -il signore. -</p> - -<p> -— Ebbene se tu hai freddo, Planchet, entrerai in una -di quelle bettole che vedi laggiù, e mi aspetterai dommattina -alle sei davanti alla porta. -</p> - -<p> -— Signore, io ho bevuto e mangiato rispettosamente -lo scudo che mi avete regalato questa mattina, dimodochè -non mi resta neppur un soldo traditore nel -caso che avessi freddo. -</p> - -<p> -— Ecco una mezza doppia. Addio, a domani. -</p> - -<p> -D'Artagnan discese dal suo cavallo, infilò le redini -nel braccio di Planchet, e si allontanò rapidamente -avviluppandosi nel suo mantello. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -— Mio Dio! che freddo che ho! gridò Planchet, tostochè -ebbe perduto di vista il suo padrone. -</p> - -<p> -E, ansioso come egli era per riscaldarsi, si affrettò -di battere alla porta di una casa adorna di tutti gli attributi -di una bettola. -</p> - -<p> -Frattanto d'Artagnan, che si era gettato in un piccolo -sentiero di traverso, aveva continuata la sua strada -ed era giunto a Saint-Cloud, ma invece di seguire -la strada maestra, voltò dietro al castello, entrò in una -specie di viottolo molto appartato, e si trovò ben presto -dirimpetto al padiglione indicato. Esso era posto -in un luogo del tutto deserto. Un gran muro all'angolo -del quale era questo padiglione, si innalzava di fianco -a questo viottolo e dall'altra una siepe difendeva dai -passeggieri un piccolo giardino nel fondo del quale si -innalzava una trista capanna. -</p> - -<p> -Egli era giunto al luogo dell'appuntamento e siccome -non gli era stato detto di annunziare la sua presenza -con alcun segnale, egli aspettò. -</p> - -<p> -Nessun rumore si fece intendere, si sarebbe detto che -erano a cento leghe dalla capitale: d'Artagnan si appoggiò -alla siepe, dopo aver dato un colpo d'occhio dietro -a se. Al di là di questa siepe, di questo giardino e di -questa capanna, una folta nebbia avviluppava l'immenso -spazio su cui dorme Parigi; immensità vuota, rumoreggiante, -ove brillavano alcuni punti luminosi, stelle -funeree di questo inferno. -</p> - -<p> -Ma per d'Artagnan tutti gli aspetti rivestivano una -forma felice; tutte le idee avevano un sorriso; tutte le -tenebre diafane, l'ora dell'appuntamento stava per suonare. -</p> - -<p> -Infatti, in capo a qualche istante, il martello di Saint-Cloud -lasciò cadere lentamente dieci colpi sulla larga -campana. -</p> - -<p> -Vi era qualche cosa di lugubre in questa voce di -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -bronzo, che si lamentava in tal modo nel mezzo della -notte. -</p> - -<p> -Ma ciascuno di quei colpi che componevano l'ora -aspettata, vibrava armoniosamente sul cuore del giovane. -</p> - -<p> -I suoi occhi erano fissi sul piccolo padiglione posto -all'angolo del muro, di cui tutte le finestre erano chiuse -da persiane, eccettuatane una sola al primo piano. -</p> - -<p> -A traverso di questa finestra risplendeva una dolce -luce che inargentava il fogliame tremolante di due o -tre tigli, che si innalzavano formando un gruppo al di -fuori del palco. Evidentemente dietro questa piccola -finestra, così graziosamente illuminata, la bella sig. -Bonacieux l'aspettava. Un ultimo sentimento di pudore -soltanto la tratteneva ancora, ma ora che erano suonate -le dieci, la finestra stava per aprirsi, e d'Artagnan -riceveva finalmente dalle mani dell'amore il premio -della sua affezione. -</p> - -<p> -Lusingato da questa dolce idea, d'Artagnan dal canto -suo aspettò una mezz'ora senza alcuna impazienza, -cogli occhi fissi sopra questo soggiorno, di cui dall'alto -della finestra, d'Artagnan scuopriva una parte del -soffitto coi bassi rilievi dorati, che facevano fede della -eleganza del rimanente dell'appartamento. -</p> - -<p> -L'orologio di Saint-Cloud suonò dieci ore e mezzo. -</p> - -<p> -Questa volta, senza che d'Artagnan capisse il perchè, -un brivido gli percorse le vene. Fors'anche il freddo -cominciava ad investirlo, e prendeva per una impressione -morale una sensazione del tutto fisica. -</p> - -<p> -Gli venne quindi l'idea di aver letto male, e che l'appuntamento -fosse per le undici ore soltanto. -</p> - -<p> -Si avvicinò alla finestra, si pose ad un raggio di luce, -cavò di saccoccia la lettera e la rilesse; egli non si -era sbagliato, l'appuntamento era per le dieci ore. -</p> - -<p> -Andò a riprendere il suo posto, cominciando ad essere -molto inquieto per quel silenzio, e per quella solitudine. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -</p> - -<p> -Suonarono le undici ore. -</p> - -<p> -D'Artagnan cominciò a temere che veramente fosse -accaduto qualche cosa alla sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -Battè tre colpi con le sue mani, segnale ordinario -di tutti gl'innamorati, ma nessuno gli rispose, neppure -l'eco. -</p> - -<p> -Allora pensò con un certo dispetto che, forse la giovane -sposa si fosse addormentata nell'aspettarlo. -</p> - -<p> -Si avvicinò al muro e tentò di arrampicarvisi; ma il -muro era di recente intonacato, e d'Artagnan tentò inutilmente -le sue unghie. -</p> - -<p> -In questo momento contemplò gli alberi di cui le -foglie continuavano ad esser inargentate dalla luce della -finestra, e siccome uno di essi sporgeva sul viottolo -pensò che per mezzo di questo albero, il suo sguardo -avrebbe potuto penetrare nel padiglione. -</p> - -<p> -L'albero era facile. D'altronde d'Artagnan aveva appena -20 anni, e per conseguenza si ricordava ancora del -suo mestiere di scolaro. In un istante fu tra i rami, e -attraverso i vetri trasparenti, il suo sguardo penetrò -nell'interno del padiglione. -</p> - -<p> -Cosa strana e che fece fremere d'Artagnan dalla pianta -dei piedi alla radice dei capelli; questa cara luce, -questa tranquilla lampada illuminava una scena di spaventevole -disordine, uno dei cristalli della finestra era -rotto, la porta della camera era stata sfondata, e mezzo -fracassata pendeva dai gangheri; una tavola che doveva -essere stata apparecchiata per una deliziosa cena, -era rovesciata a terra; le bottiglie in pezzi, le frutta -schiacciate erano sparse pel pavimento. In questa camera -tutto provava che vi era accaduta una lotta violenta -e disperata; d'Artagnan credè pure di scorgere, -in mezzo a quella confusione, dei lembi di veste, e qualche -macchia di sangue nella tenda e nella tovaglia. -</p> - -<p> -Si affrettò di tornare a discendere nella strada, con -un orribile battito di cuore; volle vedere se avesse ritrovato -altre tracce di violenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -</p> - -<p> -La piccola luce soave brillava sempre nella calma -della notte. Allora d'Artagnan si accorse, cosa che non -aveva prima rimarcato, poichè nessuna cosa lo spingeva -a fare questo esame, che il suolo qua e là pestato e -affondato, presentava delle tracce di piedi d'uomini e -di cavalli, inoltre le ruote di una carrozza che sembrava -venire dalla direzione di Parigi, avevano solcato nella -terra molle una profonda rotaia che non oltrepassava -il padiglione, e che voltava invece nuovamente verso -Parigi. -</p> - -<p> -Finalmente d'Artagnan, continuando le sue ricerche, -ritrovò vicino al muro un guanto stracciato di donna; -e questo guanto, nei luoghi ove non aveva toccato il -suolo fangoso, presentava tutti i caratteri di un guanto -novissimo. Era uno di quei guanti profumati che gli innamorati -desiderano di togliere da una bella mano. -</p> - -<p> -A misura che d'Artagnan continuava le sue investigazioni, -un sudore più abbondante e più agghiacciato stillava -dalla sua fronte; il suo cuore era stretto da una orribile -angoscia, la sua respirazione era anelante; e pure, -andava dicendo a se stesso per tranquillizzarsi, che -questo padiglione forse non aveva niente di comune colla -signora Bonacieux, e che la giovane sposa gli aveva -dato appuntamento davanti e non dentro a questo padiglione; che -forse era stata trattenuta a Parigi dal suo -servizio, o dalla gelosia di suo marito. Ma tutti questi -ragionamenti erano battuti in trincea, erano distrutti, -rovesciati da quel sentimento d'intimo dolore che s'impadronisce -di tutto il nostro essere, e ci guida per mezzo -di tutto ciò che è destinato in noi a farci capire, che -una gran disgrazia gravita su di noi. -</p> - -<p> -Allora d'Artagnan divenne quasi insensato, corse sulla -strada maestra, ritornò per quella via d'onde era venuto -s'innoltrò fino alla barca, e interrogò il passatore. -</p> - -<p> -Verso le sette ore di sera, il passatore aveva fatto -traversare il fiume ad una donna, avvolta in un mantello -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -nero, che sembrava avesse tutto l'interesse di non -farsi conoscere; ma precisamente a cagione di tutte le -precauzioni che prendeva, il passatore vi aveva fatta -una maggiore attenzione, e si era accorto che essa era -giovane e bella. -</p> - -<p> -Quantunque allora, come in oggi, vi fosse una quantità -di donne belle e giovani che andavano a Saint Cloud, -e che avevano interesse di non essere riconosciute, pure -d'Artagnan non dubitò un momento che non fosse -stata la signora Bonacieux quella che il passatore aveva -rimarcata. -</p> - -<p> -D'Artagnan approfittò della lanterna del passatore per -rileggere anche una volta il biglietto della signora Bonacieux -e assicurarsi che non si era sbagliato, che l'appuntamento -era realmente per le dieci ore a Saint-Cloud -e non altrove, davanti al padiglione del sig. Estrées e -non in altra strada. -</p> - -<p> -Tutto concorreva a provare a d'Artagnan che i di -lui presentimenti non lo ingannavano; e che era accaduta -qualche gran disgrazia. -</p> - -<p> -Riprese correndo la via del castello; gli sembrava che -nella sua assenza potesse essere accaduto qualche cosa -di nuovo, e che là lo aspettassero nuove informazioni. -</p> - -<p> -Il viottolo era sempre deserto, e la stessa luce calma -e dolce si spandeva dalla finestra. -</p> - -<p> -Pensò allora d'Artagnan che quella cieca e muta capanna -poteva parlare. -</p> - -<p> -La porta del recinto era chiusa, ma egli saltò per di -sopra alla siepe, e, ad onta dei latrati di un grosso cane -alla catena, si avvicinò alla capanna. -</p> - -<p> -Al primo colpo che battè, nessuno rispose. Lo stesso -silenzio di morte regnava nella capanna come nel padiglione; -però, siccome questa capanna era l'ultima risorsa, -egli si ostinò. -</p> - -<p> -Ben presto gli sembrò sentire nell'interno un leggero -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -rumore, rumore di timore, e che sembrava esso -stesso tremare per paura di essere inteso. -</p> - -<p> -Allora d'Artagnan cessò dal battere, e pregò con un -accento d'inquietudine e di promesse, di spavento e di -lusinghe, in modo che la sua voce era atta a tranquillizzare -il più pauroso. Finalmente, si aprì un vecchio -sportello tarlato, o piuttosto si socchiuse, e richiuse -subito dopo che il debole raggio di una lampada ebbe -percosso sulla bandoliera, sulla guardia della spada e -sulla incassatura delle pistole di d'Artagnan. Però, per -quanto fu rapido il movimento, d'Artagnan ebbe il tempo -di travedere la testa di un vecchio. -</p> - -<p> -— In nome del cielo! diss'egli, ascoltatemi; aspettava -qualcuno che non viene; io muoio d'inquietudine. -Sarebbe accaduta qualche disgrazia nelle vicinanze? -Parlate. -</p> - -<p> -La finestra si aprì lentamente, e comparve di nuovo -la stessa figura, solamente essa era più pallida ancora -della prima volta. -</p> - -<p> -D'Artagnan raccontò ingenuamente la sua storia fuorchè -i nomi; gli disse come aveva un appuntamento con -una giovanotta davanti a quel padiglione, e come, non -vedendola venire, era salito sopra un tiglio, e al chiarore -della lampada aveva veduto il disordine della camera. -</p> - -<p> -Il vecchio lo ascoltò attentamente facendo segni che -approvava il tutto; quindi allorquando d'Artagnan ebbe -finito, egli alzò la testa con un aspetto che non annunziava -niente di buono. -</p> - -<p> -— Che volete dire? gridò d'Artagnan, in nome del -cielo! sentiamo, spiegatevi. -</p> - -<p> -— Oh! signore, disse il vecchio, non mi domandate -niente: poichè se io vi dicessi quello che ho veduto, -certamente non mi accadrebbe nulla di buono. -</p> - -<p> -— Voi dunque avete veduto qualche cosa, in nome -del cielo! continuò egli gettandogli una mezza doppia, -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -dite, dite ciò che avete veduto, cd io vi do la mia parola -da gentiluomo, che nessuna delle vostre parole -escirà dal mio cuore. -</p> - -<p> -Il vecchio lesse sul viso di d'Artagnan tanta franchezza -e tanto dolore, che gli fece cenno d'ascoltare; e disse -a bassa voce: -</p> - -<p> -— Erano circa nove ore, aveva inteso qualche rumore -sulla strada e desiderava sapere ciò che poteva essere, -allorchè nell'avvicinarmi alla mia porta, m'accorsi -che v'era chi cercava d'entrare. Siccome son povero, e -non ho paura di essere derubato, andai ad aprire, e vidi -tre uomini a poca distanza. Fra l'ombra vidi una carrozza -con cavalli attaccati e cavalli tenuti a mano. Questi -cavalli tenuti a mano erano evidentemente quelli -dei tre uomini ch'erano vestiti da cavalieri. -</p> - -<p> -« — Miei buoni signori, gridai, che cosa domandate? -</p> - -<p> -« — Tu devi avere una scala, mi disse quegli che sembrava -il capo della scorta. -</p> - -<p> -« — Sì, signore, quella con cui raccolgo le mie frutta. -</p> - -<p> -« — Daccela, e rientra; ecco uno scudo per l'incomodo -che ti procuriamo. Ricordati però soltanto, che se -dici una parola di quello che or'ora vedrai, o sentirai -(poichè sono persuaso che per quante minacce ti possiamo -fare, tu vorrai vedere e ascoltare) tu sei perduto. -</p> - -<p> -«A queste parole mi gettò uno scudo, che io raccolsi, -ed egli prese la mia scala. -</p> - -<p> -«Effettivamente dopo aver chiusa la porta della siepe -dietro loro, feci sembiante di ritornare in casa, ma -ne risortii subito dalla porta di dietro, mi strisciai fra -l'oscurità, e giunsi fino a quel gruppo di cerri in mezzo -del quale potei veder tutto senza esser veduto. -</p> - -<p> -«I tre uomini fecero sortire un piccolo personaggio -grosso, corto, coi capelli grigi, vestito meschinamente -di un colore scuro che salì con precauzione per la scala -guardò nascostamente nell'interno della camera, discese -a passo di lupo, e mormorò a bassa voce: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -</p> - -<p> -«È lei! -</p> - -<p> -«Tosto quello che mi aveva parlato s'avvicinò alla -porta del padiglione, l'aprì con una chiave che aveva -in saccoccia, richiuse la porta e disparve. Nello stesso -tempo gli altri due uomini salirono per la scala. Il piccolo -vecchio rimaneva presso la carrozza, un cocchiere -tratteneva i cavalli della carrozza, un lacchè custodiva -quelli da sella. -</p> - -<p> -«Ad un tratto altissime grida si fecero sentire nel padiglione, -una donna accorse alla finestra e l'aprì come -per precipitarvisi. Ma subito che vide i due uomini, -ella si gettò indietro: i due uomini si slanciarono dopo -di lei nella camera. -</p> - -<p> -Allora io non vidi più niente, ma intesi il rumore -dei mobili che si rompevano. La donna gridava e chiamava -soccorso. Ma ben presto queste grida furono soffocate. -Gli uomini si riavvicinarono alla finestra, trasportando -la donna fra le loro braccia; due discesero -dalla scala e la riportarono in carrozza, in cui dopo lei -entrò il vecchio. Quello che era rimasto nel padiglione -richiuse l'invetriata un istante, dopo sortì dalla porta, -e andò ad assicurarsi che la donna era realmente in carrozza; -i suoi due compagni lo aspettavano di già a cavallo, -egli pure saltò sul suo; il lacchè prese il suo posto -al lato del cocchiere; la carrozza partì al gran galoppo -scortata dai tre cavalieri, e tutto fu finito. Da -quel momento non ho più veduto, non ho più inteso -niente.» -</p> - -<p> -D'Artagnan oppresso da una così terribile notizia, restò -immobile e muto nel mentre che tutti i demonii della -collera e della gelosia urlavano nel suo cuore. -</p> - -<p> -— Ma, mio gentiluomo, riprese il vecchio, sul quale -questa muta disperazione produceva certo maggiore effetto -che non avrebbero fatto le grida e le lagrime; su -via, non vi desolate; essi non ve l'hanno uccisa; ecco l'essenziale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -</p> - -<p> -— Sapete voi, presso a poco, disse d'Artagnan, che -uomo è quello che ha condotta questa infame spedizione? -</p> - -<p> -— Io non lo conosco. -</p> - -<p> -— Ma poichè gli avete parlato, lo avete potuto vedere. -</p> - -<p> -— Ah! sono i suoi connotati quelli che mi chiedete? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Un uomo grande, secco, bruno, baffi neri, occhio -nero, e l'aspetto da gentiluomo. -</p> - -<p> -— È lui! gridò d'Artagnan; sempre lui! sempre lui! è -il mio demonio, a quanto pare. E l'altro? -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -— Il piccolo. -</p> - -<p> -— Oh! quello non è un signore; ve ne garantisco; -d'altronde egli non portava la spada, e gli altri lo trattavano -senza alcuna considerazione. -</p> - -<p> -— Qualche lacchè, mormorò d'Artagnan. Ah! povera -donna! chi sa che cosa ne hanno fatto! -</p> - -<p> -— Voi mi avete promesso il secreto, disse il vecchio. -</p> - -<p> -— E vi rinnovo la mia promessa; siate tranquillo, io -sono un gentiluomo. Un gentiluomo non ha che la sua -parola, ed io vi do la mia. -</p> - -<p> -D'Artagnan, coll'animo spossato, riprese il cammino -della barca. A momenti egli non poteva credere che fosse -la signora Bonacieux, e sperava di rivederla all'indomani -al Louvre; a momenti credeva che avesse avuto -un intrigo con qualcun altro, e che un geloso l'avesse -fatta sorprendere e rapire. Egli fluttuava, si desolava, -si disperava. -</p> - -<p> -— Oh! se avessi qui i miei amici! gridava egli, almeno -avrei qualche speranza di ritrovarla; ma chi sa che -cosa è avvenuto di loro stessi. -</p> - -<p> -Era circa mezzanotte; trattavasi di Planchet. D'Artagnan -si fece aprire successivamente tutte le bettole nelle -quali scoprì un poco di luce; in nessuna di esse ritrovò -Planchet. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -</p> - -<p> -Alla sesta, cominciò a riflettere che la domanda era -un poco azzardosa. D'Artagnan aveva dato appuntamento -al suo lacchè per le sei della mattina, ed in qualunque -luogo egli si fosse ritirato, era nel suo diritto. -</p> - -<p> -D'altronde venne al giovane questa idea, che restando -nelle vicinanze del luogo ov'era accaduto l'avvenimento, -otterrebbe forse qualche schiarimento su questo -misterioso affare. Alla sesta bettola, come si disse, -d'Artagnan dunque si fermò, chiese una bottiglia di vino -di prima qualità, si appoggiò al gomito nell'angolo -il più oscuro; e si decise di aspettare così il giorno; -questa volta pure la sua speranza fu delusa, e quantunque -ascoltasse ad orecchie tese, non sentì, in mezzo alle -imprecazioni, ai lazzi ed alle ingiurie che si andavano -scambiando fra di loro gli operai, i lacchè e i birocciai -che componevano l'onorevole società di cui egli -faceva parte, niente che potesse metterlo sulle tracce -della povera donna rapita. Gli fu di necessità, dopo dì -avere bevuta la sua bottiglia, tanto per ingannare il -tempo, come per non risvegliare sospetti, di cercare in -un angolo la posizione più possibilmente soddisfacente, -e addormirsi o bene o male. D'Artagnan, si sa che aveva -vent'anni, e a questa età il sonno ha dei diritti imprescrittibili -che reclama imperiosamente, anche nei -cuori i più disperati. -</p> - -<p> -D'Artagnan si risvegliò verso le sei ore del mattino, -con quel mal'essere che d'ordinario accompagna la punta -del giorno, dopo una cattiva notte. La sua toaletta -non era lunga da farsi; si tastò per assicurarsi che non -avevano approfittato del suo sonno per rubarlo, ed avendo -ritrovato il suo diamante al suo dito, la borsa nella -sua tasca, e le sue pistole alla cintura, si alzò; pagò la -sua bottiglia, e sortì per vedere se sarebbe stato più -fortunato nella ricerca del suo lacchè la mattina, di -quello che la notte. In fatti, la prima cosa che scoperse, -a traverso la nebbia umida e grigiastra, fu l'onesto -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -Planchet, che con i due cavalli alla mano, lo aspettava -davanti una piccola bettola oscura, innanzi la quale -d'Artagnan era passato, senza neppure sospettare della -esistenza di lui. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap25">CAPITOLO XXV. -<span class="smaller">PORTHOS</span></h2> -</div> - -<p> -Invece di rientrare direttamente in casa sua, d'Artagnan -mise piede a terra alla porta del sig. de Tréville -e montò rapidamente la scala. Questa volta egli era deciso -di raccontargli tutto quanto era accaduto. Senza -fallo gli avrebbe dati dei buoni consigli in tutto questo -affare, poi, siccome il sig. de Tréville vedeva quasi -tutti i giorni la regina, potrebbe ottenere da Sua -Maestà qualche informazione sulla povera donna, alla -quale forse facevano scontare il suo attaccamento per -la sua padrona. -</p> - -<p> -Il sig. de Tréville ascoltò il racconto del giovane con -una gravità che provava che egli vedeva in tutta questa -avventura tutt'altra cosa che un intrigo amoroso, -quindi, quando d'Artagnan ebbe finito: -</p> - -<p> -— Hum! diss'egli, tutto ciò odora di Sua Eccellenza -una lega distante. -</p> - -<p> -— Ma che fare? disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Niente, assolutamente niente, a quest'ora, se non che -lasciare Parigi, come l'ho detto, ed il più presto possibile. -Io vedrò la regina, le racconterò i particolari della -sparizione di questa povera donna, ch'ella senza dubbio -ignora. Questi particolari la guideranno certamente, dal -canto suo, e al vostro ritorno, forse avrò qualche buona -notizia da darvi. Restatevene sicuro su me. -</p> - -<p> -D'Artagnan sapeva che quantunque Guascone, il sig. -de Tréville non aveva l'abitudine di promettere, e che, -quando per caso prometteva, manteneva più di quello -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -che aveva promesso. Egli dunque lo salutò, pieno di -riconoscenza pel passato e per l'avvenire, ed il degno -capitano che, dal canto suo, provava un vivo interesse -per questo giovine così bravo e così risoluto, gli -strinse affettuosamente la mano, e gli augurò un buon -viaggio. -</p> - -<p> -Deciso di mettere in pratica i consigli del sig. de -Tréville, d'Artagnan s'incamminò verso la strada dei -Fossoyeurs, affine di vegliare ai preparativi del suo viaggio. -Avvicinandosi al n. 11, riconobbe il sig. Bonacieux -in abito da mattina, in piedi sul limitare della sua porta. -Tutto ciò che gli aveva detto il giorno innanzi Planchet -sul carattere sinistro del ospite, ritornò allora al pensiero -di d'Artagnan, che lo guardò più attentamente -che aveva fatto fino allora. Infatti, oltre quel pallore -giallastro e malaticcio, che indica l'infiltrazione della -bile nel sangue, e che d'altronde poteva essere solamente -accidentale, d'Artagnan rimarcò qualche cosa di perfida -ribalderia nell'attitudine delle rughe del suo viso. -Un birbante non ride nello stesso modo che un galantuomo, -un ipocrita non piange nello stesso modo che -un uomo di buona fede. Ogni falsità è una maschera, -e per quanto questa maschera sia ben fatta, si giunge -sempre, con un poco d'attenzione, a distinguerla da un -vero viso. -</p> - -<p> -Sembrò adunque a d'Artagnan che il signor Bonacieux -portasse una maschera, e che di più questa maschera -fosse delle più disaggradevoli a vedersi. -</p> - -<p> -Egli stava adunque, vinto dalla sua riputazione per -questo uomo, per passare davanti a lui senza parlargli, -quando come aveva fatto il giorno innanzi, il sig. Bonacieux -lo interpellò. -</p> - -<p> -— Ebbene, giovinotto, gli disse, mi sembra che noi -facciamo delle grasse nottate? sette ore del mattino, peste! -Sembra che voi rivoltiate tutte le abitudini comuni, -mentre rientrate all'ora che gli altri sortono. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -</p> - -<p> -— Non vi si potrà fare lo stesso rimprovero, mastro -Bonacieux, disse il giovine, che voi siete il modello -delle persone regolate. È vero che quando si possiede -una giovane e bella sposa non si ha bisogno di correr -dietro alla fortuna: è la fortuna che viene a trovare, non -è vero sig. Bonacieux? -</p> - -<p> -Bonacieux divenne pallido come un cadavere, facendo -uno sconcio sorriso. -</p> - -<p> -— Ah! ah! disse Bonacieux, voi siete uno scherzoso -compagno. Ma dove diavolo siete stato a correre questa -notte, mio giovane padrone? sembra che non faccia -buono nelle strade traverse. -</p> - -<p> -D'Artagnan abbassò i suoi occhi verso gli stivali tutti -ricoperti di fango; ma con lo stesso movimento portò -i suoi sguardi sulle scarpe e sulle calze del merciaio: -si sarebbe detto che le avesse immerse nello stesso fango, -gli uni e le altre erano macchiate di lordure assolutamente -eguali. -</p> - -<p> -Allora un'idea subitanea traversò lo spirito di d'Artagnan. -Quel piccolo uomo grosso, corto, grigiastro, quella -specie di lacchè, vestito con abito scuro, trattato senza -riguardi dagli uomini d'arme che componevano la -scorta, era lo stesso Bonacieux. Il marito aveva presieduto -al rapimento di sua moglie. -</p> - -<p> -Venne allora a d'Artagnan una volontà terribile di -saltare alla gola del merciaio, e di strangolarlo; ma noi -lo abbiamo detto, egli era un giovane molto prudente, -e perciò si contenne. Però la rivoluzione che si era fatta -nel suo viso, era stata così visibile, che Bonacieux ne -fu spaventato, e tentò di dare addietro un passo; ma -egli trovavasi precisamente davanti al battente della -porta, che era chiusa, e l'ostacolo materiale che incontrò -lo sforzò di trattenersi allo stesso posto. -</p> - -<p> -— Ma, voi che scherzate, mio bravo uomo, disse -d'Artagnan, mi sembra, che se i miei stivali hanno bisogno -della spugna, le vostre calze e le vostre scarpe abbiano -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -bisogno della spazzola. Forse che, dal vostro canto, -voi pure avete avuto bisogno di correre la campagna, -mastro Bonacieux? Ah! diavolo! non sarebbe perdonabile -ad un uomo della vostra età, e che, di più, ha -una bella moglie come la vostra. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio, no, disse Bonacieux, ma ieri sono stato -a Saint-Mandè per prendere delle informazioni sopra -di una serva, di cui non posso assolutamente fare a meno, -e siccome le strade erano cattive, mi sono imbrattato -con questo fango, che non ho ancora avuto il tempo -di fare scomparire. -</p> - -<p> -Il luogo che indicava Bonacieux, come quello che era -stato la meta della sua corsa, fu una nuova prova in -appoggio dei sospetti che aveva concepiti d'Artagnan. -Bonacieux aveva detto Saint-Mandè, perchè Saint-Mandè -è il punto assolutamente opposto a Saint-Cloud. -</p> - -<p> -Questa probabilità gli fu una prima consolazione. Se -Bonacieux sapeva ove era sua moglie, si potrebbe sempre, -impiegando mezzi estremi, costringere il merciaio -a schiudere i denti ed a lasciare sfuggire il segreto. -Si trattava soltanto di cambiare questa probabilità in -certezza. -</p> - -<p> -— Perdono, mio caro Bonacieux, se io tratto con voi -senza complimenti, ma niente mi altera tanto, quanto -il non aver dormito; io ho una sete rabbiosa; permettetemi -adunque di prendere un bicchier d'acqua in casa -vostra; voi lo sapete, ciò non si nega ad un vicino. -</p> - -<p> -E senza aspettare il permesso del suo ospite, d'Artagnan -entrò prestamente in casa, e gettò un rapido colpo -d'occhio sul letto. Il letto non era stato guastato. -Bonacieux non era andato a riposare. Era dunque soltanto -un'ora o due che era entrato; aveva accompagnato -sua moglie fino al luogo ove era stata condotta, o -per lo meno fino al primo cambio di cavalli. -</p> - -<p> -— Grazie, mastro Bonacieux, disse d'Artagnan vuotando -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -il suo bicchiere, ecco tutto ciò che io voleva da -voi; ora rientro nelle mie camere, vado a farmi spazzolare -gli stivali da Planchet, e quando avrà finito, ve -lo manderò, se volete, per spazzolare le vostre scarpe. -</p> - -<p> -Egli lasciò il merciaio sbalordito da questo singolare -addio, e si domandò, se erasi infilzato da se stesso. -</p> - -<p> -Sull'alto della scala, trovò Planchet tutto spaventato. -</p> - -<p> -— Ah! signore, gridò il lacchè, subito che scorse il -suo padrone, eccone un'altra, e mi rincresceva che tardaste -a rientrare! -</p> - -<p> -— Che c'è dunque? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Oh! io ve la lascio indovinare in cento, ve la lascio -in mille a indovinare la visita che ho ricevuto nella vostra -assenza. -</p> - -<p> -— E quando? -</p> - -<p> -— Sarà una mezz'ora, mentre voi eravate dal sig. de -Tréville. -</p> - -<p> -— E chi è venuto adunque? sentiamo, parlate. -</p> - -<p> -— Il sig. de Cavois. -</p> - -<p> -— Il sig. de Cavois. -</p> - -<p> -— In persona. -</p> - -<p> -— Il capitano delle guardie di Sua Eccellenza? -</p> - -<p> -— Lui stesso. -</p> - -<p> -— Egli veniva ad arrestarmi! -</p> - -<p> -— Io ne ho dubitato, signore, e ciò malgrado la sua -aria lusinghiera. -</p> - -<p> -— Aveva l'aria lusinghiera, dici tu? -</p> - -<p> -— Vale a dire, egli era tutto miele signore. -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— Egli veniva, a quando disse, per parte di sua Eccellenza, -che vi vuol molto bene, per pregarvi di seguirlo -al Palazzo Reale. -</p> - -<p> -— E tu gli hai risposto? -</p> - -<p> -— Che la cosa era impossibile, attesochè voi eravate -fuori di casa, come poteva verificare. -</p> - -<p> -— Allora che cosa ha detto? -</p> - -<p> -— Che voi non manchiate nella giornata di passare -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -da lui; quindi ha soggiunto a bassa voce: «Dì al tuo -padrone che Sua Eccellenza è disposto benissimo in di -lui favore, che la sua fortuna forse dipende da questa -visita.» -</p> - -<p> -— Il laccio è teso con poca furberia per parte del ministro, -riprese sorridendo il giovane. -</p> - -<p> -— Io pure ho veduto il laccio, ed ho risposto, che voi -ne sareste disperato al vostro ritorno. -</p> - -<p> -« — E dove è andato? chiese il signor de Cavois. -</p> - -<p> -« — A Troyes nella Champagne, ho risposto. -</p> - -<p> -« — E quando è partito? -</p> - -<p> -« — Ieri sera. -</p> - -<p> -— Planchet, amico mio, interruppe d'Artagnan tu sei -veramente un uomo prezioso. -</p> - -<p> -— Voi capirete, signore, io ho pensato che sareste -sempre in tempo di smentirmi, se voi desiderate vedere -il sig. de Cavois, dicendo che non eravate partito; -in questo caso sarei io che avrei detta la bugia, e siccome -io non sono un gentiluomo, così posso mentire. -</p> - -<p> -— Assicurati, Planchet, tu conserverai la tua riputazione -di uomo veridico; fra un quarto d'ora noi partiremo. -</p> - -<p> -— Questo era il consiglio che voleva dare al signore; -senza esser troppo curioso, posso io sapere dove andremo? -</p> - -<p> -— Perdinci! dalla parte opposta a quella verso la quale -tu hai detto che io sono andato. D'altronde, non hai -tu pure gran fretta di avere notizie di Grimaud, di -Mousqueton e di Bazin, come ho io di sapere ciò che -sia avvenuto di Athos, Porthos e Aramis? -</p> - -<p> -— Sì, certamente, signore, ed io partirò quando vorrete: -l'aria di provincia sarà migliore per noi, a quanto -credo, in questo momento, di quello che l'aria di -Parigi. Così dunque -</p> - -<p> -— Così dunque, fa il nostro fagotto, Planchet, e partiamo; -io me ne vado avanti colle mani in saccoccia, -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -perchè nessuno dubiti di niente, tu mi raggiungerai -alla caserma delle guardie. A proposito Planchet io credo -che tu abbia ragione sul conto del nostro padrone -di casa, e che egli sia decisamente una terribile canaglia. -</p> - -<p> -— Ah! credetemi, signore, quando vi dico qualche cosa, -io sono fisonomista: andiamo! -</p> - -<p> -D'Artagnan discese pel primo nel modo che era stato -convenuto; quindi, per non avere niente a rimproverarsi, -si diresse una seconda volta verso l'abitazione -dei suoi tre amici: non si era ricevuta alcuna notizia di -loro; soltanto era giunta per Aramis una lettera tutta -profumata con una soprascritta di un carattere molto -elegante. D'Artagnan se ne incaricò. Dieci minuti dopo, -Planchet lo raggiunse nelle scuderie della caserma delle -guardie. D'Artagnan per non perder tempo, aveva già -da se stesso insellato il suo cavallo. -</p> - -<p> -— Sta bene, disse egli a Planchet, quando questi ebbe -allacciata la valigia; ora in sella gli altri tre cavalli -e partiamo. -</p> - -<p> -— Credete voi che anderemo più presto con due cavalli -per ciascuno? domandò Planchet con la sua aria -furbesca. -</p> - -<p> -— No, signor cattivo scherzatore, rispose d'Artagnan, -ma coi nostri quattro cavalli potremo riconoscere i nostri -tre amici, se tutta volta li troveremo vivi. -</p> - -<p> -— Cosa che sarà una gran combinazione, rispose Planchet; -ma finalmente non bisogna disperare della misericordia -di Dio. -</p> - -<p> -— Amen, disse d'Artagnan saltando sul suo cavallo. -</p> - -<p> -Ed entrambi sortirono dalla caserma delle guardie, -allontanandosi ciascuno da una parte opposta della strada; l'uno -dovea sortire da Parigi per la barriera della -Villette, e l'altro dalla barriera Montemartre, per ricongiungersi -al di la di S. Dionigi: manovra strategica, -che, essendo stata eseguita con una eguale puntualità, -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -fu coronata dai più felici resultati. D'Artagnan e Planchet -entrarono dunque assieme a Perrefitte. -</p> - -<p> -Planchet era più coraggioso, bisogna dirlo, il giorno -che la notte. -</p> - -<p> -Però la sua prudenza naturale non lo abbandonava -un solo istante, egli non aveva dimenticato tutti gli -incidenti del primo viaggio, e riteneva per nemici tutti -quelli che incontrava sulla strada. Ne risultava che egli -aveva continuamente il cappello alla mano, cosa che -gli procurava delle severe riprensioni per parte di d'Artagnan, -il quale temeva che, mercè quest'eccesso di gentilezza, -non fosse stimato il servitore di un uomo da -poco. -</p> - -<p> -Però, sia che effettivamente quelli che passavano, -fossero tocchi dall'urbanità di Planchet, sia che questa -volta non fosse stato appostato nessuno sulla strada, i -nostri due viaggiatori giunsero a Chantilly senza alcun -accidente, e discesero all'albergo del gran San Martino, -quello stesso nel quale si erano fermati nel loro primo -viaggio. -</p> - -<p> -L'oste vedendo un giovane seguito da un lacchè con -due cavalli a mano, si avanzò rispettosamente sulla porta -dell'albergo. Ora siccome aveva già fatto undici leghe, -d'Artagnan giudicò a proposito di fermarsi, fosse -o non fosse Porthos nell'albergo. Quindi fors'anche non -era prudente informarsi di primo tratto su ciò che era -avvenuto del moschettiere. Ne risultò da queste riflessioni, -che d'Artagnan senza domandare notizie di chicchessia, -discese; raccomandò i suoi cavalli al suo lacchè; -entrò in una piccola camera destinata a ricever quelli -che desideravano restar soli, e domandò all'oste una -bottiglia del miglior vino, ed una colezione la più buona -che fosse possibile, domanda, che corroborò ancora -la buona opinione che l'albergatore aveva fatta del giovane -viaggiatore a prima vista. -</p> - -<p> -In tal guisa, d'Artagnan, fu servito con una celerità -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -miracolosa. Il reggimento delle guardie si reclutava fra -i primi gentiluomini del regno, e d'Artagnan, seguìto -da un lacchè e viaggiando con quattro cavalli magnifici, -non poteva, ad onta della semplicità del suo uniforme, fare -a meno di ridestare sensazione. L'oste volle -servirlo da se; vedendo la qual cosa, d'Artagnan fece -portare due bicchieri, e intavolò la seguente conversazione: -</p> - -<p> -— In fede mia, mio caro albergatore, disse d'Artagnan -riempiendo i due bicchieri, io vi ho domandato -del vostro miglior vino, e se voi mi avete ingannato, sarete -punito dal vostro stesso peccato, attesocchè, siccome -io detesto di bere solo, voi dovrete bere con me. -Prendete dunque questo bicchiere, e beviamo. Alla salute -di chi beveremo noi, senza ferire alcuna suscettibilità? -Beviamo alla prosperità del vostro stabilimento. -</p> - -<p> -— Vostra signoria mi fa onore, disse l'oste, ed io la -ringrazio sinceramente del suo buon augurio. -</p> - -<p> -— Ma non v'ingannate, disse d'Artagnan vi è forse -più egoismo di quello che non credete nel mio brindisi; -non sono che gli stabilimenti che prosperano quelli -in cui si è ricevuti bene, negli stabilimenti che pericolano, -tutto va allo sbaraglio, e il viaggiatore è vittima -degli imbarazzi del suo albergatore; ora, io che viaggio -molto, e particolarmente su questa strada, vorrei -vedere tutti gli albergatori far fortuna. -</p> - -<p> -— Infatti, disse l'oste, non mi sembra che questa sia -la prima volta che ho l'onore di vedere il signore. -</p> - -<p> -— Bah! io sono passato almeno dieci volte, almeno -tre o quattro mi sono fermato qui da voi. Anzi io vi -era ancora circa dodici giorni sono, e serviva di guida -a dei miei amici, a dei moschettieri, a tal segno che -un di essi ha avuta una disputa con uno straniero, con -uno sconosciuto che gli ha mosso non so qual contesa. -</p> - -<p> -— Ah! sì è vero! disse l'oste, e me lo ricordo perfettamente. -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -Non è il signor Porthos quello di cui vuol parlarmi -Vostra signoria? -</p> - -<p> -— Questo è precisamente il nome del mio compagno -di viaggio. Mio Dio! mio caro oste, ditemi, gli accadde -forse qualche disgrazia? -</p> - -<p> -— Ma Vostra Signoria dovè aver rimarcato che egli -non ha potuto continuare il viaggio. -</p> - -<p> -— Infatti, ci aveva promesso di raggiungerci, e noi -non lo abbiamo più veduto. -</p> - -<p> -— Ci ha fatto l'onore di restar qui. -</p> - -<p> -— Come vi ha fatto l'onore di restar qui? -</p> - -<p> -— Sì, signore, in questo albergo; anzi noi siamo inquieti. -</p> - -<p> -— E di che? -</p> - -<p> -— Di certe spese che ha fatte. -</p> - -<p> -— Ebbene! ma le spese che ha fatte le pagherà. -</p> - -<p> -— Ah! signore, voi mi mettete davvero del balsamo -nel sangue. Noi abbiamo fatto delle grandissime e forti -anticipazioni, ed anche questa mattina il chirurgo ci -dichiarava che se il signor Porthos non lo pagava, si -sarebbe rivoltato contro di me, attesochè sono stato io -che l'ho mandato a chiamare. -</p> - -<p> -— Ma Porthos è dunque ferito? -</p> - -<p> -— Non saprei dirvelo, signore. -</p> - -<p> -— Come, non sapreste dirmelo? voi però dovreste -esser informato meglio di qualunque altro. -</p> - -<p> -— Sì, ma nel nostro stato noi non diciamo tutto quello -che sappiamo, signore, soprattutto quando siamo -stati avvisati che le nostre orecchie risponderanno -della nostra lingua. -</p> - -<p> -— Ebbene! posso io vedere Porthos? -</p> - -<p> -— Certamente, signore. Salite la scala, montate al -primo piano, battete al n. 1, e avvisatelo soltanto che -siete voi. -</p> - -<p> -— Come, che lo prevengo che sono io? -</p> - -<p> -— Sì, perchè vi potrebbe accadere qualche disgrazia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -</p> - -<p> -— E che disgrazia volete che mi accada? -</p> - -<p> -— Il signor Porthos potrebbe prendervi per qualcuno -della casa, e, in un movimento di collera, trapassarvi -il corpo colla spada, o bruciarvi le cervella. -</p> - -<p> -— Che cosa dunque gli avete fatto? -</p> - -<p> -— Noi abbiamo chiesto del danaro. -</p> - -<p> -— Ah! diavolo! capisco che questa è una domanda -che Porthos, riceve sempre male quando non ha fondi, -ma io so che deve averne. -</p> - -<p> -— Questo è quanto abbiamo pensato noi pure, signore: -e siccome l'albergo è ben regolato, e noi facciamo -i nostri conti una volta la settimana, in capo ad otto -giorni gli abbiamo presentato il suo conto, ma parve -che scegliessimo un cattivo momento, poichè alla prima -parola che abbiamo pronunciata sulla cosa, ci ha -inviati a tutti i diavoli; è però vero che il giorno innanzi -aveva giuocato. -</p> - -<p> -— Come, egli aveva giuocato il giorno innanzi? e con -chi? -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! chi lo sa? con un signore ch'era qui -di passaggio, e al quale aveva fatto proporre una partita. -</p> - -<p> -— E così, il disgraziato avrò certamente perduto -tutto. -</p> - -<p> -— Perfino il suo cavallo, signore; perchè quando il -forestiere è stato per partire, ci siamo accorti che il -suo lacchè insellava il cavallo del sig. Porthos. Allora -gli abbiamo fatto rispondere che eravamo facchini a -dubitare della parola di un gentiluomo, che avendo -egli detto che quel cavallo era suo, bisognava bene che -fosse suo. -</p> - -<p> -— Io lo riconosco bene da ciò, mormorò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Allora, continuò l'oste, gli feci dire che dal momento -che sembravamo destinati a non intenderci sull'argomento -dei pagamenti, sperava che avrebbe almeno -avuto la bontà di accordare l'onore della sua pratica al -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -mio confratello, il padrone dell'Aquila d'Oro; ma il signor -Porthos mi rispose che il mio albergo essendo il -migliore, desiderava restarvi. Questa risposta era troppo -lusinghiera perchè io insistessi sulla sua partenza. -Mi limitai dunque a pregarlo di lasciarmi libera la sua -camera, che è la migliore del mio albergo, e che si contentasse -di un piccolo e bel gabinetto al terzo piano. Ma -a questo il signor Porthos rispose che siccome egli -aspettava da un momento all'altro la sua amica, che era -una delle più grandi dame della Corte, io doveva capire -che la camera che mi faceva l'onore di abitare presso -di me, era ancora al di sotto del mediocre per una -simile signora. Però mentre riconosceva la verità di -quanto egli diceva, io mi credei in dovere d'insistere; -ma, senza neppure darsi la pena d'entrare in discussioni -meco, prese una pistola, la mise sul suo tavolino da -notte, e dichiarò che alla prima parola che io gli avessi -detto di uno sgombero qualunque, all'interno o all'esterno, -egli brucerebbe le cervella di quello che fosse -così imprudente per mischiarsi in una cosa che non riguardava -che lui solo. Così, da quel tempo, signore, -nessuno ha messo più piede nella sua camera fuori del -suo domestico. -</p> - -<p> -— Mousqueton è dunque qui? -</p> - -<p> -— Sì, signore, cinque giorni dopo la sua partenza -egli è ritornato di molto cattivo umore per parte sua; -sembrava che egli pure avesse sofferto dei dispiaceri -nel suo viaggio. Disgraziatamente esso si regge più in -piedi del suo padrone; ciò che fa pel suo padrone, costui -mette tutto sottosopra, attesochè, siccome pensa -che gli potrebbe venir negato quanto domanda, prende -da per se tutto ciò di cui ha bisogno senza domandarlo. -</p> - -<p> -— Il fatto è, rispose d'Artagnan, che ho sempre rimarcato -in Mousqueton un'affezione ed una intelligenza -straordinaria. -</p> - -<p> -— Ciò è possibile, signore; ma supponete che mi accada -soltanto quattro volte all'anno di abbattermi in -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -una simile affezione e intelligenza, ed io sono un uomo -rovinato! -</p> - -<p> -— No, perchè Porthos vi pagherà. -</p> - -<p> -— Hum! fece l'oste con un tuono di dubbio. -</p> - -<p> -— Egli è il favorito di una grandissima dama, che -non lo lascerà nell'imbarazzo per una miseria come -quella che vi deve. -</p> - -<p> -— Se io osassi di dire ciò che ne penso su questo argomento... -</p> - -<p> -— E che cosa ne pensate voi? -</p> - -<p> -— Io dirò di più, ciò che ne so. -</p> - -<p> -— Ciò che voi sapete? -</p> - -<p> -— È anzi ciò di cui sono sicuro. -</p> - -<p> -— E di che cosa siete sicuro, vediamo? -</p> - -<p> -— Direi che conosco questa gran dama. -</p> - -<p> -— Voi? -</p> - -<p> -— Sì, io. -</p> - -<p> -— E come la conoscete voi? -</p> - -<p> -— Oh! signore, se credessi di potermi fidare della -vostra discretezza. -</p> - -<p> -— Parlate, e, fede di gentiluomo, non avrete a pentirvi -della vostra confidenza. -</p> - -<p> -— Ebbene, signore, voi capirete, l'inquietudine fa fare -molte cose. -</p> - -<p> -— E che cosa avete fatto? -</p> - -<p> -— Oh! niente d'altronde che non stia nei diritti di -un creditore. -</p> - -<p> -— Ma in fine. -</p> - -<p> -— Il signor Porthos ci ha rimesso un biglietto per -questa duchessa, raccomandandoci di gettarlo alla posta. -Il suo domestico non era ancor giunto. Siccome -egli non poteva lasciare la sua camera, bisognava bene -che ci incaricasse delle sue commissioni. -</p> - -<p> -— In seguito? -</p> - -<p> -— Invece di mettere la lettera alla posta, cosa che non -è mai sicura, abbiamo approfittato dell'occasione di uno -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -dei nostri servitori che andava a Parigi, e gli abbiamo -raccomandato di rimetterla nelle proprie mani della duchessa. -Questo era un adempiere le intenzioni del signor -Porthos, che ci aveva tanto raccomandato caldamente -questa lettera, non è vero? -</p> - -<p> -— All'incirca. -</p> - -<p> -— Ebbene! signore sapete voi che cosa è questa gran -dama? -</p> - -<p> -— No, ne ho inteso parlare da Porthos, e niente -altro. -</p> - -<p> -— Sapete voi che cosa è questa pretesa duchessa? -</p> - -<p> -— Ve lo ripeto, io non la conosco. -</p> - -<p> -— È una vecchia procuratrice del Chàtelet, signore, -chiamata la signora Coquenard, la quale ha almeno cinquant'anni, -o si dà ancora delle pretese di gelosia. Ciò -mi è sembrato tanto singolare, una duchessa che abita -nella strada degli Orsi! -</p> - -<p> -— E come sapete questo? -</p> - -<p> -— Perchè ella è montata io una gran collera ricevendo -la lettera, dicendo che il signor Porthos era molto -volubile, e che era certamente per un qualche affare di -donna che aveva ricevuto questo colpo di spada. -</p> - -<p> -— Ma dunque, egli è stato ferito. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! io l'ho detto! -</p> - -<p> -— Voi avete detto che Porthos ha ricevuto un colpo -di spada. -</p> - -<p> -— Si, ma egli mi aveva fortemente proibito di dirlo! -</p> - -<p> -— E perchè? -</p> - -<p> -— Diamine! signore, perchè si era vantato di perforare -quello straniero con cui lo avevate lasciato in disputa, -e questo straniero all'incontro, ad onta di tutte -le sue rodomontate, l'ha steso sul suolo. Ora siccome il -signor Porthos è un uomo molto glorioso, eccetto -verso la sua duchessa, che aveva creduto di interessarla -facendole il racconto della sua avventura, non vuol -confessare ad alcuno di aver ricevuto un colpo di -spada. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -</p> - -<p> -— Per tal modo, è dunque un colpo dì spada che lo -trattiene in letto? -</p> - -<p> -— È un colpo da maestro ancora, ve lo assicuro. Bisogna -dire che il vostro amico abbia l'anima invecchiata -in corpo. -</p> - -<p> -— Voi dunque eravate presente. -</p> - -<p> -— Signore, io li aveva seguiti per curiosità, di modo -che ho veduto il combattimento senza che i combattenti -abbiano veduto me. -</p> - -<p> -— E come è andata dunque? -</p> - -<p> -— Oh! l'affare non è stato lungo, ve lo garantisco. Si -sono messi in guardia, lo straniero ha fatto una finta -ed è andato a fondo, e tutto ciò con tale rapidità, che -quando il signor Porthos è corso alla parata, aveva già -tre pollici di ferro nel petto. Egli è caduto indietro. Lo -straniero gli ha messo la punta della spada alla gola, -ed il signor Porthos, vedendosi alla discrezione del suo -avversario, si è confessato vinto. Dietro a ciò lo straniero -gli ha chiesto il suo nome, e sentendo che si chiamava -Porthos e non d'Artagnan, gli ha offerto il suo -braccio, lo ha ricondotto all'albergo, è montato a cavallo -ed è scomparso. -</p> - -<p> -— Così, era il signor d'Artagnan che voleva questo -straniero? -</p> - -<p> -— Sembra di sì. -</p> - -<p> -— E sapete voi che cosa ne sia avvenuto? -</p> - -<p> -— No, io non l'aveva mai veduto prima di quel momento, -e non lo abbiamo riveduto dipoi. -</p> - -<p> -— Benissimo, io so quanto voleva sapere. Ora voi -dite che la camera di Porthos è al primo piano, numero -1? -</p> - -<p> -— Sì, signore, la più bella dell'albergo; una camera -che avrei già avuto l'occasione d'affittare dieci volte. -</p> - -<p> -— Bah! tranquillizzatevi, disse d'Artagnan ridendo; -Porthos vi pagherà col danaro della duchessa Coquenard. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -</p> - -<p> -— Oh! signore, procuratrice o duchessa, se ella rallentasse -i cordoni della sua borsa, non sarebbe niente: -ma ella ha positivamente risposto ch'era stanca delle -esigenze e delle infedeltà del sig. Porthos, e che non -avrebbe mandato un soldo. -</p> - -<p> -— E avete voi data questa risposta al vostro ospite? -</p> - -<p> -— Oh! signore, noi ce ne siamo ben guardati; egli -avrebbe veduto in qual modo abbiamo adempito la sua -commissione. -</p> - -<p> -— Tanto che egli aspetta sempre il danaro? -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! sì. Jeri pure ha scritto; ma questa -volta fu il suo domestico che mise la lettera di lui alla -posta. -</p> - -<p> -— E voi dite, che la signora è vecchia e brutta? -</p> - -<p> -— Cinquant'anni almeno, signore, e niente affatto -bella, a quanto assicura Pataud. -</p> - -<p> -— In questo caso siate tranquilli, che si lascerà intenerire; -d'altronde Porthos non dovrà darvi gran cosa. -</p> - -<p> -— Come non dovrà darmi gran cosa! una ventina di -doppie almeno, senza contare il medico. Oh! egli non -si priva di niente, sì vede che è abituato a viver bene. -</p> - -<p> -— Ebbene! se la sua amica lo abbandona, egli ritroverà -degli amici, io ve ne garantisco. Così, mio caro -albergatore, continuate ad avere per lui tutti i riguardi -che esige il suo stato. -</p> - -<p> -— Il signore mi ha promesso di non dire una parola -sulla ferita? -</p> - -<p> -— Questa è cosa convenuta, avete, la mia parola. -</p> - -<p> -— Oh! egli mi ucciderebbe certamente! -</p> - -<p> -— Non abbiate paura, egli non è tanto diavolo quanto -sembra. -</p> - -<p> -E dicendo queste parole, d'Artagnan salì la scala, lasciando -il suo oste un poco più tranquillizzato sul conto -delle due cose alle quali sembrava essere molto attaccato: -il suo credito e la sua vita. -</p> - -<p> -In capo alla scala sulla porta la più apparente del corridoio, -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -era dipinto coll'inchiostro nero un gigantesco -n. 1; d'Artagnan battè un colpo, e sull'invito d'innoltrarsi -che gli venne dall'interno, entrò. -</p> - -<p> -Porthos era a letto, e giuocava una partita ai dadi -con Mousqueton, onde esercitare la mano nel mentre -che uno spiedo carico di pernici girava davanti al fuoco, e -a ciascun angolo di questo cammino, su due treppiedi, -due cassarole da cui esalava un odore di fricassea -di conigli e di pesce alla marinara che consolava -l'odorato. Inoltre l'alto di un <i>secreter</i>, e il marmo di una -<i>consolle</i> erano ricoperti di bottiglie vuote. -</p> - -<p> -Alla vista del suo amico, Porthos gettò un grido di -gioia, e Mousqueton, alzandosi rispettosamente, gli cedè -il posto, e andò a dare un colpo d'occhio alle due casserole -di cui sembrava avere la particolare ispezione. -</p> - -<p> -— Ah! perdinci! siete voi, disse Porthos a d'Artagnan -con una certa inquietudine, saprete forse ciò che mi è -accaduto? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— L'oste non vi ha detto niente? -</p> - -<p> -— Io ho chiesto la vostra camera, e vi sono salito direttamente. -</p> - -<p> -Porthos sembrò respirare più liberamente. -</p> - -<p> -— E che cosa dunque vi è accaduto, mio caro Porthos? -continuò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Mi è accaduto, che andando a fondo sul mio avversario, -al quale aveva già allungato tre buoni colpi -di spada, e col quale voleva finirla con un quarto, il -mio piede si portò sopra una pietra, e mi sono stravolto -un ginocchio! -</p> - -<p> -— Davvero! -</p> - -<p> -— Sul mio onore. Fortunatamente per il marrano, -perchè io non lo avrei lasciato altro che morto sul terreno, -ve lo garantisco. -</p> - -<p> -— E che cosa ne è avvenuto? -</p> - -<p> -— Oh! non so niente; egli ne ha avuto abbastanza, ed -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -è partito senza domandarmi il suo resto; ma a voi, mio -caro d'Artagnan, che cosa vi è accaduto? -</p> - -<p> -— Dimodochè, continuò d'Artagnan, è questa stravoltura, -mio caro Porthos che vi trattiene in letto? -</p> - -<p> -— Ah! mio Dio! sì ecco tutto; del resto, fra qualche -giorno io sarò in piedi. -</p> - -<p> -— Ma, perchè non vi siete fatto trasportare a Parigi? -voi qui dovete annoiarvi crudelmente! -</p> - -<p> -— Era la mia intenzione, mio caro amico, bisogna -che vi dica una cosa. -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -— È, che siccome io mi annoiava crudelmente, così -come voi dite, e che aveva in saccoccia le settantacinque -doppie che mi avevate distribuite, per distrarmi, -ho fatto salire da me un gentiluomo che era di passaggio, -e al quale ho proposto di fare una partita ai dadi. -Egli ha accettato; e, in fede mia, le mie settantacinque -doppie sono passate dalla mia saccoccia nella sua, -senza contare il mio cavallo, che egli ha portato via -per giunta del contratto. Ma voi, mio caro d'Artagnan? -</p> - -<p> -— Che volete, mio caro Porthos, non si può essere -privilegiati in tutti i modi, disse d'Artagnan; voi sapete, -il proverbio «disgraziato al giuoco, fortunato in -amore» voi siete troppo felice in amore, perchè il giuoco -non si vendichi; ma che importano a voi i rovesci -della fortuna? non avete voi, furbo fortunato che siete, -non avete voi la vostra duchessa che non potrà fare a -meno di venire in vostro soccorso? -</p> - -<p> -— Ebbene? vedete mio caro d'Artagnan, come mi -opprimono le disgrazie, rispose Porthos coll'aria la più -disinvolta; io le ho scritto d'inviarmi una cinquantina -di luigi, di cui aveva assolutamente bisogno, vista la -posizione in cui mi trovava... -</p> - -<p> -— Ebbene? -</p> - -<p> -— Ebbene! bisogna che ella sia nei suoi feudi, poichè -non mi ha risposto! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— No. Anzi ieri le ho rinviato una seconda lettera -più pressante ancora della prima!.. Ma eccovi, mio carissimo, -parliamo di voi. Io cominciava, ve lo confesso, -ad essere in una certa inquietudine sul conto vostro. -</p> - -<p> -— Ma il vostro albergatore si conduce bene con voi, -a quanto sembra, mio caro Porthos, disse d'Artagnan, -mostrando al malato le casserole, il secreter ed il comodino -pieni di bottiglie vuote. -</p> - -<p> -— Così, rispose Porthos, sono già tre o quattro giorni -che l'impertinente mi ha mostrato il suo conto, e -che io misi alla porta il suo conto e lui; dimodochè io -sono qui a guisa di vincitore, in forma di conquistatore. -Per cui, voi lo vedete, temendo sempre di essere -forzato nella posizione, mi sono armato fino ai denti. -</p> - -<p> -— Però, disse ridendo d'Artagnan mi sembra che di -tempo in tempo voi facciate delle sortite. -</p> - -<p> -E gli mostrava col dito le bottiglie e le casserole. -</p> - -<p> -— Non sono io, disgraziatamente, disse Porthos. Questa -miserabile stravoltura mi obbliga al letto; ma Mousqueton -batte la campagna e mi riporta i viveri. Mousqueton, -amico mio, continuò Porthos, voi vedete che -giungono dei rinforzi; ci abbisognerà un supplemento -alle vettovaglie. -</p> - -<p> -— Mousqueton, disse d'Artagnan, bisognerà che voi -mi facciate un servizio. -</p> - -<p> -— Quale? signore. -</p> - -<p> -— Quello di dare la vostra ricetta a Planchet: io pure -potrei trovarmi assediato, e non sarei malcontento -che egli mi facesse godere degli stessi vantaggi di cui -voi gratificate il vostro padrone. -</p> - -<p> -— Eh! mio Dio, signore, disse Mousqueton con aria -modesta, non vi è niente di più facile. Si tratta soltanto -di esser destro, ecco tutto. Io sono stato allevato -alla campagna, e mio padre, nei momenti perduti, era -un poco cacciatore di contrabbando. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -</p> - -<p> -— E il resto del tempo che cosa faceva? -</p> - -<p> -— Signore, egli praticava un'industria che io ho sempre -trovata avvantaggiosa. -</p> - -<p> -— E quale? -</p> - -<p> -— Siccome allora eravamo al tempo delle guerre dei -cattolici contro gli ugonotti, e che vedeva i cattolici -esterminare gli ugonotti, e gli ugonotti esterminare i -cattolici, il tutto in nome della religione, egli si era -formata una credenza mista, cosa che gli permetteva -di essere ora cattolico, ora protestante. Frattanto, egli -passeggiava abitualmente colla sua carabina sulla spalla, dietro -le siepi che orlano le strade, e quando vedeva -venire un cattolico solo, la religione protestante la -vinceva subito nel suo spirito, egli abbassava la sua -carabina nella direzione del viaggiatore; quindi, allorquando -egli era poco distante da lui, intavolava un dialogo -che ordinariamente finiva coll'abbandono che il -viaggiatore faceva della sua borsa per salvare la sua vita. -Va senza dirlo, che allorquando vedeva venire un -ugonotto, si sentiva prendere da un zelo cattolico così -ardente, che non capiva come un quarto d'ora prima -egli avesse potuto avere dei dubbi sulla nostra religione. -Poichè io, signori, sono cattolico; mio padre, fedele -ai suoi principii, aveva fatto mio fratello maggiore -ugonotto. -</p> - -<p> -— E come ha finito questo degno galantuomo? domandò -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Oh! nel modo il più disgraziato, signore; un giorno -egli si è ritrovato preso in una strada stretta fra un -ugonotto e un cattolico, coi quali aveva avuto che fare, -e che lo riconobbero tosto: dimodochè essi si riunirono -contro di lui e lo impiccarono ad un albero; quindi vennero -a vantarsi di quest'azione che avevano fatta nell'osteria -del primo villaggio, ove mio fratello ed io stavamo -a bere. -</p> - -<p> -— E che faceste voi? disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -</p> - -<p> -— Noi li lasciammo dire, riprese Mousqueton, poi, siccome -quando sortirono dall'osteria presero ciascuno una -strada opposta, mio fratello si rimboscò sulla strada che -dovea percorrere il cattolico, ed io su quella del protestante. -Due ore dopo tutto era finito, noi avevamo loro -fatto a ciascuno il loro affare, ammirando in ciò la -providenza di nostro padre, che aveva presa la precauzione -di farci allevare in religione diversa. -</p> - -<p> -— Infatti, come voi dite, Mousqueton, vostro padre -mi sembra essere stato un birbo molto intelligente. E -voi dite dunque che nei suoi momenti perduti egli andava -alla caccia di contrabbando. -</p> - -<p> -— Sì, signore, fu lui che m'insegnò ad annodare un colletto, -e a situare una linea di fondo. Ne risulta che, allorquando -io ho veduto che il nostro impertinente oste ci -nudriva con delle grossolane vivande, buone soltanto -per dei carrettieri, e che non si confacevano a degli stomachi -deboli come i nostri, mi sono rimesso un poco al -mio antico mestiere. Passeggiando così per divertimento -nei boschi, ho tesi dei colletti nei passaggi, e, mentre -mi sono sdraiato sulle rive di un lago, ho gettato le -lenze nell'acqua. Dimodochè ora, grazie a Dio, non manchiamo, -come il signore se ne può assicurare, di pernici, -di conigli, di carpii, d'anguille e di tutti gli alimenti leggieri -e sani, convenienti a dei stomachi malati. -</p> - -<p> -— Ma il vino? gli disse d'Artagnan; chi fornisce il vino? -è forse il vostro albergatore? -</p> - -<p> -— Cioè, sì e no. -</p> - -<p> -— In che modo, sì e no? -</p> - -<p> -— Lo fornisce è vero; ma egli non sa di avere questo -onore. -</p> - -<p> -— Spiegatevi, Mousqueton, la vostra conversazione -è piena di cose istruttive. -</p> - -<p> -— Ecco signore, ii caso ha fatto che io incontrassi -nelle mie peregrinazioni uno Spagnuolo che aveva veduti -molti paesi, e fra gli altri il nuovo mondo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -</p> - -<p> -— Che cosa ci ha che fare il nuovo mondo con le -bottiglie che sono su questo segreter e su questo comodino? -</p> - -<p> -— Pazienza, signore, ciascheduna cosa verrà a suo -tempo. -</p> - -<p> -— È giusto, Mousqueton, io sono del vostro avviso, -e ascolto. -</p> - -<p> -— Questo Spagnuolo avea al suo servizio un lacchè, -che lo aveva accompagnato in un suo viaggio al Messico. -Questo lacchè era mio compatriota, dimodochè noi -legammo amicizia tanto più rapidamente in quantochè -vi era molta analogia fra i nostri caratteri. Noi amavamo -entrambi particolarmente la caccia, dimodochè egli -mi raccontava in che maniera nelle pianure di Pampas, -gli indigeni del paese davano la caccia alle tigri ed -ai torretti con dei semplici nodi scorsoi, che gettavano -al collo di questi terribili animali. Sulle prime, -io non voleva credere che si potesse giungere a -questo grado di destrezza, di gettare a venti o trenta -passi l'estremità di una corda ove si vuole, ma dopo la -pruova, bisognò ben riconoscere la verità del racconto. -Il mio amico situava una bottiglia a trenta passi, e -a ciaschedun colpo egli prendeva il collo nel nodo scorsoio. -Io mi abbandonai a questo esercizio, e siccome la -natura mi ha dotato di certe facoltà, oggi io getto il -laccio tanto bene quanto un uomo del mondo nuovo. -Ebbene! capite voi ora? il nostro albergatore ha una -cantina molto ben guernita, ma non ne lascia mai la -chiave; questa cantina ha soltanto uno spiraglio, ora, da -questo spiraglio, io getto il laccio, e siccome so adesso -dov'è l'angolo buono, vi do la caccia. Ecco, signore, in -che modo il nuovo mondo si trova in rapporto con le -bottiglie che sono su questo marmo e sul secreter. -Ora, volete voi gustare il nostro vino? e senza prevenzione, -ci direte ciò che ne pensate. -</p> - -<p> -— Grazie, amico mio, grazie; disgraziatamente ho -fatto colezione in questo momento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<p> -— Ebbene! disse Porthos, prepara la tavola, Mousqueton, -e mentre noi faremo colezione, d'Artagnan ci racconterà -ciò che gli è accaduto nei dieci giorni da che -ci siamo lasciati. -</p> - -<p> -— Volentieri disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -Nel mentre che Porthos e Mousqueton facevano colezione -da convalescenti, con quella cordialità che riavvicina -gli uomini nelle disgrazie, d'Artagnan raccontò -in che modo Aramis ferito era stato obbligato di fermarsi -a Creve-Coeur, come aveva lasciato Athos battersi -in Amiens, fra le mani di quattro uomini che lo -accusarono essere un falso monetario, ed in che modo, -egli stesso, era stato obbligato di passare sul ventre del -conte de Wardes per giungere fino in Inghilterra. -</p> - -<p> -Ma là si fermò la confidenza di d'Artagnan; egli annunziò -soltanto che al suo ritorno dalla Gran Brettagna -aveva condotto seco quattro magnifici cavalli, dei quali -uno era per lui, e un altro per ciascuno dei suoi compagni; -quindi terminò annunziando a Porthos che quello -che gli era destinato era già insellato nella scuderia -dell'albergatore. -</p> - -<p> -In questo momento entrò Planchet: egli avvisava il -suo padrone che i cavalli erano sufficientemente riposati, -e che sarebbe stato possibile di andare a dormire a -Clermont. -</p> - -<p> -Siccome d'Artagnan era quasi rassicurato su Porthos, -e che gli premeva di avere le notizie degli altri due -amici, stese la mano al malato, e lo prevenne che andava -a mettersi in viaggio per continuare le sue ricerche. -Del resto, siccome contava di ritornare per la stessa -strada, se, fra sette o otto giorni, Porthos era sempre -all'albergo del Gran S. Martino, lo riprenderebbe -passando. -</p> - -<p> -Porthos rispose che secondo tutte le probabilità, -la sua stravoltura non gli avrebbe permesso di alzarsi -prima di quell'epoca. D'altronde gli abbisognava di restare -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -a Chantilly, per aspettare aria risposta dalla sua -duchessa. -</p> - -<p> -D'Artagnan gli augurò questa risposta pronta e buona, -e dopo aver raccomandato di nuovo Porthos a Mousqueton, -e pagata la sua spesa all'oste, si rimise in viaggio -con Planchet, di già sbarazzato di uno dei suoi cavalli -a mano. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap26">CAPITOLO XXVI. -<span class="smaller">LA TESI D'ARAMIS</span></h2> -</div> - -<p> -D'Artagnan non aveva detto niente a Porthos, nè -della ferita, nè della procuratrice di lui; il nostro Bearnese -era un giovane saggio: per quanto fosse giovane, in -conseguenza aveva fatto sembiante di credere -a tutto ciò che gli aveva raccontato il glorioso moschettiere, -convinto che non vi poteva essere amicizia che -reggesse ad un segreto scoperto, particolarmente quando -questo segreto interessa l'orgoglio, poichè si ha -sempre una certa superiorità morale su quelli di cui si -conosce la vita; e d'Artagnan, nei suoi progetti d'intrighi -futuri, deciso come egli era di farsi dei tre suoi -compagni altrettanti istrumenti della sua fortuna, d'Artagnan -non era dispiacente di raccogliere nelle sue -mani le fila invisibili coll'aiuto delle quali contava di -guidarli. -</p> - -<p> -Frattanto, lungo tutta la strada una profonda tristezza -gli stringeva il cuore; egli pensava a quella bella e -giovane signora Bonacieux che doveva dargli il premio -dal suo attaccamento. Ma affrettiamoci di dirlo, questa -tristezza meno veniva nel giovane dal dispiacere della -sua felicità perduta, che dal timore che provava che -potesse accadere qualche disgrazia a questa povera donna. -Per lui non vi era dubbio, ella era vittima di una -vendetta del ministro, e, come si sa, le vendette di Sua -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -Eccellenza erano terribili. In che modo egli aveva ritrovato -mercè davanti agli occhi del ministro, era quello -che ignorava egli stesso, e senza dubbio quello che -gli avrebbe rivelato il sig. de Cavois, se il capitano delle -guardie lo avesse ritrovato in casa. -</p> - -<p> -Niente fa tanto correre il tempo ed abbrevia la strada, -quanto un pensiero che assorbe in se stesso tutte le -facoltà dell'organizzazione di quello che pensa. L'esistenza -esterna rassomiglia allora ad un sonno di cui -questo pensiero è il sogno; per mezzo della sua influenza, -il tempo non ha più misura, lo spazio non ha più -distanza: si parte da un luogo e si arriva in un altro, -ecco tutto. Dell'intervallo percorso non rimane nulla -nella nostra memoria, se non che una vaga nebbia, nella -quale si presentano mille immagini confuse di alberi, -di montagne e di paesaggi. Fu in preda ad una simile -allucinazione che d'Artagnan percorse, col passo -che volle prendere il suo cavallo, le sei od otto leghe -che dividono Chantilly da Creve-Coeur, senza che, giungendo -in questo villaggio, si ricordasse di alcuna delle -cose che aveva incontrate sulla sua strada. -</p> - -<p> -La memoria gli ritornò soltanto nel giunger là; egli -scosse la testa, riconobbe la bettola ove aveva lasciato -Aramis, e mettendo il suo cavallo al trotto si fermò davanti -alla porta. -</p> - -<p> -Questa volta non fu un oste, ma un'ostessa che lo ricevette. -D'Artagnan era fisonomista; egli circondò con -un colpo d'occhio la grossa figura gioiosa della padrona -del luogo, sì che egli giudicò che non aveva bisogno -di dissimulare con essa, e che non vi era niente da -temere per parte di questa contenta fisonomia. -</p> - -<p> -— Mia buona signora, le domandò d'Artagnan, potreste -voi dirmi ciocchè sia avvenuto di uno dei miei -amici che fummo costretti di lasciar qui, sarà una dozzina -di giorni? -</p> - -<p> -— Un bel giovane di ventitre a ventiquattro anni, -dolce, amabile, ben fatto? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -</p> - -<p> -— È lui. -</p> - -<p> -— Di più, ferito in una spalla? -</p> - -<p> -— Precisamente. -</p> - -<p> -— Ebbene! signore, egli è sempre qui. -</p> - -<p> -— Ah! perdinci! mia cara signora, disse d'Artagnan -mettendo piede a terra e gettando le redini del suo cavallo -sulle braccia di Planchet, voi mi rendete la vita; -dove è questo caro Aramis, che io lo abbracci? poichè, -lo confesso, ho fretta di rivederlo! -</p> - -<p> -— Perdono, signore; ma io dubito che egli non possa -ricevervi in questo momento. -</p> - -<p> -— E perchè? è forse con una donna? -</p> - -<p> -— Dio buono! che cosa dite mai? il povero giovane! -no, signore, egli non è con una donna. -</p> - -<p> -— E con chi è adunque? -</p> - -<p> -— Col curato di Montdidier, e col direttore del collegio -d'Amiens. -</p> - -<p> -— Mio Dio! gridò d'Artagnan, il povero giovane sta -dunque male? -</p> - -<p> -— No, signore, al contrario; ma in seguito alla sua -malattia, si è ravveduto ed ha deciso di lasciare il mondo. -</p> - -<p> -— È giusto, disse d'Artagnan, aveva dimenticato che -egli non è moschettiere che provvisoriamente. -</p> - -<p> -— Il signore insiste sempre per rivederlo? -</p> - -<p> -— Più che mai. -</p> - -<p> -— Ebbene! il signore, non ha che a montare la scala -a destra nel cortile, salire al secondo piano e portarsi -al N. 5. -</p> - -<p> -D'Artagnan si slanciò nella direzione indicata, trovò -una di quelle scale esterne, come in oggi ne abbiamo -qualcuna nei cortili delle vecchie osterie; ma non si -giungeva così facilmente vicino al futuro abbate. L'entrata -della camera d'Aramis era sorvegliata, nè più nè -meno dei giardini d'Armida; Bazin faceva sentinella nel -corridoio, e gli barricò il passaggio con tanta maggiore -intrepidezza, ove dopo molti anni di pruova, Bazin si -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -vedeva alfine vicino, a giungere a quel resultato che -aveva sempre desiderato. -</p> - -<p> -Infatti, il sogno del povero Bazin era sempre stato -quello di un uomo lontano dagli affari mondani, e aspettava -con impazienza il momento incessantemente traveduto -nell'avvenire, ove Aramis getterebbe finalmente -la casacca fra le ortiche per assumere un abito più sodo. -La rinnovata promessa fatta ciascun giorno dal giovane, -che in questo momento non poteva venir meno, -lo aveva soltanto ritenuto al servizio di un moschettiere, -servizio nel quale, diceva egli, non poteva fare a -meno di dannarsi l'anima sua. -</p> - -<p> -Bazin era dunque al colmo della sua gioia. Secondo -tutte le probabilità, questa volta il suo padrone non si -disdirebbe. La riunione del dolor fisico al dolor morale, -avevano prodotto l'effetto da sì lungo tempo desiderato: -Aramis soffriva ad un tempo nel corpo e nello spirito, -aveva finalmente fermati sulla morale i suoi occhi -e i suoi pensieri, e aveva considerato come un doppio -avviso del cielo il doppio accidente che gli era accaduto, -vale a dire la sparizione istantanea della sua amica, e la -sua ferita sulla spalla. -</p> - -<p> -Si capirà facilmente che niente poteva, nella disposizione -in cui si trovava, essere più disaggradevole a -Bazin, quanto l'arrivo di d'Artagnan, il quale poteva -gettare il suo padrone nei vortici delle idee mondane -in cui era stato per sì lungo tempo trascinato. Risolse -adunque di difendere coraggiosamente la porta; e siccome, -tradito dalla padrona dell'albergo, egli non poteva -dire che Aramis era assente, tentò di provare al -nuovo arrivato, che sarebbe il colmo dell'indiscretezza -il disturbare il suo padrone nella morale conferenza che -aveva intavolata fin dalla mattina, e che, al dire di Bazin, non -poteva esser terminata prima di sera. -</p> - -<p> -Ma d'Artagnan non tenne alcun conto dell'eloquente -discorso di mastro Bazin: e siccome non si curava di -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -ingolfarsi in una polemica col cameriere del suo amico, -lo allontanò semplicemente con una mano, e coll'altra -girò la maniglia della porta al N. 5. -</p> - -<p> -La porta s'apri, e d'Artagnan entrò nella camera. -</p> - -<p> -Aramis, in soprabito nero, colla testa accomodata -con una specie di berretto rotondo, era assiso davanti -ad una tavola oblunga, coperta da un fascio d'enormi -libri in foglio: alla sua destra era assiso il direttore del -collegio, alla sua sinistra il curato di Montdidier; le tende -erano per metà abbassate, e non lasciavano penetrare -che una luce misteriosa. Tutti gli oggetti mondani -che potevano colpire l'occhio, quando si entra nella camera -di un giovane, e soprattutto quando questo giovane -è moschettiere, erano scomparsi come per incanto; -e per paura, senza dubbio, che la loro vista non riconducesse -il padrone alle idee militari, Bazin aveva fatto -man bassa sulla spada, le pistole, il cappello a piume, -i galloni e i merletti di ogni genere e di ogni specie. -</p> - -<p> -Al rumore che fece d'Artagnan aprendo la porta, Aramis -alzò la testa e riconobbe il suo amico; ma, a grande -meraviglia del giovane, la sua vista non parve produrre -una grande impressione sul moschettiere, tanto -il suo spirito era in quel momento lontano dalle cose -guerresche. -</p> - -<p> -— Buon giorno, caro d'Artagnan, disse Aramis; credete -che io sono ben contento di rivedervi. -</p> - -<p> -— Ed io pure, disse d'Artagnan, quantunque non ben -sicuro che sia ad Aramis cui parlo. -</p> - -<p> -— A lui stesso, amico a lui stesso. Ma che cosa ve ne -può far dubitare...? -</p> - -<p> -— Aveva paura di essermi sbagliato di camera, e a -prima vista ho creduto di essere entrato nella camera -di qualche ecclesiastico; quindi mi ha preso un alto spavento, -trovandovi in compagnia di questi signori, quello -cioè che foste gravemente malato. -</p> - -<p> -I due uomini vestiti di nero lanciarono sopra d'Artagnan, -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -di cui capirono le intenzioni, uno sguardo quasi -minaccioso, ma d'Artagnan non se ne inquietò. -</p> - -<p> -— V'incomodo forse caro Aramis? continuò d'Artagnan; -mentre, a quanto mi pare, io sono portato a credere -che voi facciate la vostra confessione. -</p> - -<p> -Aramis arrossì impercettibilmente. -</p> - -<p> -— Voi incomodarmi? oh! al contrario, amico caro, ve -lo assicuro; ed in pruova di ciò ch'io dico, permettetemi -di rallegrarmi con voi, poichè vi vedo sano e salvo. -</p> - -<p> -— Ah! ritorna finalmente, pensò d'Artagnan; non vi -è male! -</p> - -<p> -— Perchè il signore, che è un mio amico, ha sfuggito -un gran periglio, continuò Aramis, mostrando colla -mano d'Artagnan ai due seduti. -</p> - -<p> -— Lodate Iddio, signore, risposero, questi inchinandosi -all'unisono. -</p> - -<p> -— Non ho mancato di farlo, rispose il giovane restituendo -loro il saluto. -</p> - -<p> -— Voi giungete a proposito, d'Artagnan, disse Aramis: -e voi, prendendo parte alla discussione, vorrete rischiararla -coi vostri lumi. Il sig. direttore del collegio -d'Amiens, il sig. curato di Montdidier ed io eravamo -occupati ad argomentare sopra certe questioni di filosofia -morale, il di cui interesse ci occupa da molte ore. -Io sarò contentissimo se avrò un vostro parere. -</p> - -<p> -— Il parere di un uomo di spada è privo di autorità, -rispose d'Artagnan, che cominciava ad inquietarsi del -giro che prendevano le cose, e voi potete attenervi, credetemi, -alla scienza di questi signori. -</p> - -<p> -I due uomini neri salutarono a loro volta. -</p> - -<p> -— Al contrario, rispose Aramis, il vostro avviso sarà -prezioso; ecco di che si tratta. Il sig. direttore vorrebbe -che sostenessi la mia tesi filosoficamente, mentre -io bramerei meglio esporla oratoriamente. -</p> - -<p> -— La vostra tesi! voi dunque fate una tesi? -</p> - -<p> -— Senza dubbio, rispose il direttore, per l'esame di -accettazione una tesi è di tutto rigore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -</p> - -<p> -— L'accettazione! gridò d'Artagnan che non capiva -niente, e dove dunque vi volete fare accettare? -</p> - -<p> -— Al posto vacante di professore del collegio d'Amiens. -Ora, continuò Aramis prendendo sul suo seggio -la stessa posizione che se fosse stato sopra una cattedra, -esaminando con compiacienza la sua bella mano -bianca e paffuta, come una mano di donna, ch'egli teneva -quasi sempre in aria per farne discendere il sangue; -ora, come vi ho detto, il signor direttore vorrebbe -che la mia tesi fosse una serie di sillogismi, mentre -che io bramerei che fosse oratoria. L'argomento, sebbene -non nuovo, si può trattare magnificamente in ambi -i modi, eccolo: <i>Non dantur effectus sine causa.</i> -</p> - -<p> -D'Artagnan, di cui noi conosciamo l'erudizione, non -inarcò meno le sopracciglie di quello che aveva fatto -alla sentenza del capitano Tréville, sul proposito del regalo -che si credeva che d'Artagnan avesse ricevuto da -Buckingham. -</p> - -<p> -— Che è quanto dire, riprese Aramis per dargli una -maggior facilità d'intendere, che non si dà effetto senza -causa. -</p> - -<p> -— Argomento ammirabile, fecondo delle più utili deduzioni -e conseguenze! gridò il direttore. -</p> - -<p> -— Ammirabile e filosofico, ripetè l'altro, ch'era circa -della forza di d'Artagnan nell'intendere il latino, e aveva -per massima di ripetere sempre come un eco le parole -del direttore per non impegnarsi in discussioni. -</p> - -<p> -In quanto a d'Artagnan, egli rimase perfettamente -indifferente all'entusiamo dei due uomini in abito nero. -</p> - -<p> -— Oh! ammirabile! <i>prorsus admirabile!</i> continuò Aramis, -e che esige la conoscenza di tutte le diverse sette -filosofiche per prevenire e abbatterne tutte le false teorie, -e che non si estende dalla prima causa, <i>causa causarum</i>, fino -all'ultimo effetto. Io mi troverei però più comodo, -<i>facilius natas</i>, trattandole in un discorso accademico -oratorio, di quello che con una serie di scolastiche -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -argomentazioni sillogistiche. Poichè l'arte oratoria -somministra fonti per le quali l'avversario viene -dolcemente condotto alla persuasiva, anche negli argomenti -filosofici, <i>ratione et convinctione</i>. -</p> - -<p> -— No rispose il direttore, il sillogismo circonda, allaccia, -incatena l'avversario in modo che non possa più -fuggire da nessuna parte, e sia costretto a cedere alla -forza dell'argomentazione <i>velis, nolis</i>. -</p> - -<p> -Aramis gettò un colpo d'occhio dalla parte di d'Artagnan -e s'accorse che andava sbadigliando. -</p> - -<p> -— Parliamo in francese, sig. direttore, il sig. d'Artagnan -gusterà meglio le nostre parole, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Sì, io sono stanco... dal viaggio, disse d'Artagnan, -e tutto questo latino mi sfugge. -</p> - -<p> -— Siamo d'accordo, disse il direttore, un poco sconcertato -nel mentre che il curato, messo in più comoda -via, voltava verso d'Artagnan uno sguardo pieno di riconoscenza. -Ebbene veniamo ad una decisione. -</p> - -<p> -— Ebbene! sig. direttore, io tratterò la questione -secondo il vostro aggradimento: <i>Argumentum omnidenudatum -ornamento.</i> -</p> - -<p> -— Ora sta bene, e la vostra docilità mi è di felice augurio. -Venghiamo ora alla seconda tesi. Voi sapete che, -per entrare professore nel nostro colleggio, fa d'uopo -rinunciare ad ogni relazione mondana, e sebbene non -sia il nostro istituto una corporazione che leghi con -voti, pure bisogna fare il sacrifizio del mondo, farlo -<i>animo alacre</i>... -</p> - -<p> -— Ecco appunto l'argomento che ho prescelto, e di -cui sono già molto innoltrato nel lavoro; io voglio sostenere -e provare che si può lasciare il mondo, e farne -un sacrifizio meritorio, ancorchè dispiaccia lasciarlo. -</p> - -<p> -— Disgraziato! gridò il direttore, aver dispiacere di -lasciare il mondo, è lo stesso che aver dispiacere di -lasciare il demonio. -</p> - -<p> -— Questa è pure la mia opinione, disse il curato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<p> -— Ma di grazia... riprese Aramis. -</p> - -<p> -— <i>Desideras diabolum?</i> disse il direttore. -</p> - -<p> -— Avete rincrescimento a lasciare il diavolo? Ah! mio -giovane amico, riprese il curato gemendo, non vi rincresca -pel diavolo, sono io che ve ne supplico. -</p> - -<p> -D'Artagnan piegava all'idiotismo; gli sembrava di essere -in una casa di pazzi, e di esser vicino a divenir -pazzo come quelli che vedeva. -</p> - -<p> -Era però obbligato a tacersi per non sentirsi gettare -in viso una sentenza latina che non avrebbe intesa. -</p> - -<p> -— Ma ascoltatemi dunque, riprese Aramis con una -gentilezza, dalla quale cominciava a trasparire l'impazienza. -Io non dico che mi dispiace di lasciare il diavolo; -no, io non pronuncierò mai questa frase: ma convenite -che vi è poco merito a lasciare una cosa di cui si -è compiutamente disgustati. Ho ragione d'Artagnan? -</p> - -<p> -— Io lo credo bene, perdinci! gridò questi. -</p> - -<p> -— Ecco dunque il mio modo d'argomentare ed il mio -punto di partenza; è un sillogismo: il mondo non manca -di attrattive, ma il volgere le spalle alle attrattive -è un sacrificio: dunque io faccio un sacrificio. -</p> - -<p> -— È vero, dissero gli antagonisti. -</p> - -<p> -— Nella vostra argomentazione però, riprese il direttore -guardatevi bene dai gusti profani, <i>severus sit -sermo tuus</i>. -</p> - -<p> -— Sì, che il discorso sia chiaro, disse il curato... -</p> - -<p> -— Altrimenti, si affrettò d'interrompere il direttore -vedendo il suo compagno andar giù di strada, la vostra -dissertazione piacerà soltanto alle signore, ed ecco tutto; -essa avrà lo incontro di una dissertazione del sig. -Patru. -</p> - -<p> -— Piacesse a Dio! gridò con entusiasmo Aramis. -</p> - -<p> -— Lo vedete! gridò il direttore battendo il pugno -sulla tavola, il mondo parla ancora in voi ad alta voce, -<i>altissima voce</i>. Voi amate ancora il mondo... -</p> - -<p> -— Tranquillizzatevi, signor direttore, io rispondo -di me. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -</p> - -<p> -— Presunzione mondana! -</p> - -<p> -— Io conosco me stesso; la mia risoluzione è irrevocabile. -</p> - -<p> -— E voi vi ostinate a voler continuare questa tesi? -</p> - -<p> -— Io mi sento chiamato a trattar questa e non altra, -io la terminerò quest'oggi e domani, spero, sarete soddisfatto -delle correzioni che vi avrò fatte, dietro i vostri -consigli. -</p> - -<p> -— Lavorate lentamente, disse il curato, noi vi lasciamo -in ottime disposizioni. -</p> - -<p> -— Sì, il terreno è ben seminato, voglia il cielo che -non abbiamo a dire <i>aves comederunt illum.</i> -</p> - -<p> -— Addio, mio figlio, disse il curato, a domani. -</p> - -<p> -— A domani, giovine temerario, disse il direttore; voi -promettete di divenire un luminare del nostro collegio; -voglia il cielo che la luce non sia quella di un fuoco -divoratore. -</p> - -<p> -I due uomini neri salutarono e partirono. -</p> - -<p> -Aramis li accompagnò fino in fondo alla scala, e rimondò -tosto presso di d'Artagnan. -</p> - -<p> -D'Artagnan, la cui pazienza era arrivata al suo estremo, -quando vide rientrare l'amico fece una profonda -inspirazione ed espirazione per dilatarsi il petto, che -fino a quel momento gli sembrava averlo oppresso da -un pesante macigno. -</p> - -<p> -Rimasti soli i due amici, da prima conservarono un -silenzio imbarazzante; pure abbisognava che uno dei -due rompesse il silenzio pel primo, e siccome d'Artagnan -sembrava deciso di lasciare questo onore al suo -amico: -</p> - -<p> -— Voi lo vedete, disse Aramis, io sono ritornato alle -mie idee fondamentali: questi piani di ritiro dalle armi, -per tornarmi a dedicare agli studi serii, sono già -stabiliti da lungo tempo, e voi me ne avete udito a parlare -più volte; non è vero amico mio? -</p> - -<p> -— Senza dubbio; ma vi confesso che ho sempre creduto -che voi scherzaste. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -</p> - -<p> -— Con simil sorta di cose? oh! d'Artagnan! -</p> - -<p> -— Diamine! non scherziamo noi colla morte? -</p> - -<p> -— E si ha torto, d'Artagnan, poichè la morte è la -porta che ci conduce alla salvezza o alla perdizione. -</p> - -<p> -— Siamo d'accordo. Ma se vi piace, non filosofichiamo: -voi ne dovete avere abbastanza per quest'oggi: in -quanto a me ho per fino dimenticato quel poco di latino -che non ho mai saputo; poichè, ve lo confesso, non -ho mangiato niente da questa mattina a dieci ore, ed ho -una fame diabolica. -</p> - -<p> -— Noi pranzeremo or ora, caro amico; soltanto, dovete -ricordarvi che oggi è venerdì; ora, non essendo io -più militare, non posso nè mangiare nè veder mangiar -carne; se volete contentarvi del mio pranzo, esso si compone -di tetragoni cotti e di frutta. -</p> - -<p> -— Che cosa intendete voi per tetragoni? domandò -d'Artagnan con inquietudine. -</p> - -<p> -— Intendo spinaci, riprese Aramis; ma per voi vi aggiungerò -delle uova, e questa è già una grave infrazione -alla regola; a tutto rigore le uova sono il prodotto -della carne, poichè si cangiano in polli. -</p> - -<p> -— Questo festino non sarà molto succolento, ma non -importa; per restare in vostra compagnia, lo subirò. -</p> - -<p> -— Io vi sono riconoscente del sacrifizio, disse Aramis; -ma se non profitta al vostro corpo, profitterà certamente -alla vostra anima. -</p> - -<p> -— Pare dunque deciso che vogliate entrare in qualche -corporazione religiosa. -</p> - -<p> -— Io non entro in alcuna corporazione religiosa, rientro -in collegio diretto da persone morali e religiose, vi -rientro di mia volontà, e di mia volontà mi attengo ai -principii della vita morale e religiosa. -</p> - -<p> -— Che diranno mai i vostri amici? che dirà il sig. de -Tréville? Vi prevengo che essi vi riterranno per un disertore. -</p> - -<p> -— Voi sapete che io assunsi la casacca da moschettiere -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -per violenza, e che era moschettiere provvisoriamente. -</p> - -<p> -— Io non so niente. -</p> - -<p> -— Come voi non sapete in qual modo lasciai il collegio? -</p> - -<p> -— Affatto. -</p> - -<p> -— Ecco la mia storia: «Io era in colleggio dall'età dì -nove anni ed aveva ventun'anno; mancavano tre giorni -e la mia carriera era irrevocabilmente decisa. -</p> - -<p> -«Un giorno che io mi portava, siccome alcune volte -accadeva, in una casa in cui era ricevuto con molta -distinzione, un ufficiale, che per quanto mi sembrava, -mi vedeva con occhio geloso leggere la Bibbia alla padrona -di casa, entrò ad un tratto senza essere annunziato. -Precisamente quella volta io aveva tradotto il capitolo -di Giuditta e terminava di comunicarne la spiegazione -alla signora che mi usava ogni specie di riguardi, -e in quel momento prestava tutta la sua attenzione -col più profondo silenzio alle mie parole, le quali, per -la novità dei miei versi che ascoltava, dovevano risvegliare -in lei molto interesse. Pare che questo trattenimento -non andasse molto a genio all'ufficiale: egli non -disse niente, io lo confesso, ma quando uscii, uscì dietro -di me e mi raggiunse. -</p> - -<p> -« — Signore, disse egli, voi siete amante delle bastonate? -</p> - -<p> -« — Io non posso dirlo, signore, risposi, non avendo -mai osato nessuno di darmene. -</p> - -<p> -« — Ebbene, ascoltatemi, signore; se voi ritornate -nella casa ove vi ho incontrato adesso, l'oserò io. -</p> - -<p> -«Credo che ebbi paura; divenni molto pallido, sentii -le mie gambe piegarsi sotto, cercai una risposta che -non trovai, e mi tacqui. -</p> - -<p> -«L'ufficiale aspettava questa risposta, e vedendo -che essa tardava si mise a ridere, mi voltò le spalle, e -rientrò in casa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -</p> - -<p> -«Io rientrai nel mio collegio. -</p> - -<p> -«Io son un buon gentiluomo ed ho il sangue vivo, come -avete potuto rimarcarlo, mio caro d'Artagnan. L'insulto -era terribile, e quantunque rimanesse sconosciuto -al mondo, lo sentii vivere ed agitarsi nel fondo del mio -cuore. Dichiarai ai miei superiori che non mi sentiva -ancora abbastanza preparato per decidermi sulla scelta -del mio stato, e dietro una mia domanda si differì la decisione -ad un anno. -</p> - -<p> -«Andai a cercare il miglior maestro di spada che -fosse in Parigi. Combinai con lui per prendere una lezione -di scherma ogni giorno, ed ogni giorno, per un anno, -presi questa lezione. Quindi il giorno anniversario -di quello in cui era stato insultato, attaccai la mia consueta -veste ad un chiodo, mi misi in abito completo -da cavaliere, e mi portai ad un ballo che dava una dama -mia amica, ove sapeva che doveva trovarvisi il mio -uomo. Era nella strada dei Franchi-Borghesi vicino alla -Force. -</p> - -<p> -«Infatti, il mio ufficiale vi era; io mi avvicinai a lui, -e siccome cantava un lagno d'amore, guardando teneramente -una donna, lo interruppi a bel mezzo della seconda -strofa. -</p> - -<p> -« — Signore, gli dissi, vi dispiace sempre che io ritorni -in certa casa della strada Pagana, e mi darete voi -sempre dei colpi di canna se mi prende la fantasia di -disobbedirvi? -</p> - -<p> -«L'ufficiale mi guardò con meraviglia, quindi mi -disse: -</p> - -<p> -« — Che cosa volete voi da me, signore? io non vi -conosco. -</p> - -<p> -« — Io sono, risposi, colui che legge la Bibbia e che -traduce in versi il capitolo di Giuditta. -</p> - -<p> -« — Ah! ah! me ne ricordo, disse l'ufficiale sorridendo, -e che volete da me? -</p> - -<p> -« — Vorrei che aveste la compiacenza di venire a fare -un giro di passeggiata meco. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<p> -« — Dommattina, se non vi rincresce, e ciò sarà col -mio più gran piacere. -</p> - -<p> -« — Non già dommattina se vi aggrada, ma sul momento. -</p> - -<p> -« — Se lo esigete assolutamente... -</p> - -<p> -« — Sì, lo esigo. -</p> - -<p> -« — Allora usciamo; signore, disse l'ufficiale; quindi -voltandosi alle signore della società: non vi disturbate; -vi chiedo soltanto il tempo di uccidere questo giovane, e -ritorno subito a terminare la mia seconda strofa. -</p> - -<p> -«Noi sortimmo. -</p> - -<p> -«Lo condussi in via Pagana, nel luogo precisamente -ove un anno avanti e nella stessa ora egli mi aveva -fatto il complimento che vi ho riferito. Faceva un superbo -chiaro di luna. Mettemmo mano alla spada, e al -primo colpo io lo uccisi freddo. -</p> - -<p> -— Diavolo! disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ora, continuò Aramis, siccome le signore non videro -più ritornare il cantore, che fu trovato in via -Pagana con un gran colpo di spada che gli attraversava -il petto, si pensò che era stato io che lo aveva in -tal modo accomodato, e la cosa produsse uno scandalo. -Io dunque fui per qualche tempo costretto di rinunciare -alla mia carriera che voleva intraprendere. Athos, -di cui feci la conoscenza in quell'epoca, e Porthos che -mi aveva, oltre le mie lezioni di scherma, imparato -qualche botta vigorosa, mi decisero a domandare una -casacca di moschettiere. Il re che aveva molto amato -mio padre, rimasto ucciso all'assedio d'Arras, mi -accordò questa casacca. Voi capirete adunque che oggi -è venuto il momento per me di riprendere il mio pristino -stato, dopo la vita che ho condotta non entrerò -negli ordini, ma condurrò una vita analoga, e sarò fatto -professore di filosofia morale in qualche colleggio. -</p> - -<p> -— E perchè oggi e non ieri, e perchè oggi e non domani? -che cosa dunque vi è accaduta oggi che vi consigli -una simile idea? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -</p> - -<p> -— Questa ferita, mio caro d'Artagnan, mi è stato un -avviso del cielo. -</p> - -<p> -— Questa ferita! bah! ella è quasi guarita, ed io sono -sicuro che oggi non è quella la causa che vi fa soffrire -di più. -</p> - -<p> -— E quale è dunque? domandò Aramis arrossendo. -</p> - -<p> -— Voi ne avete una nel cuore, Aramis, una più viva -e più sanguinosa, una ferita fatta da una donna. -</p> - -<p> -L'occhio d'Aramis sfavillò suo malgrado. -</p> - -<p> -— Ah! disse egli, dissimulando la sua emozione sotto -una finta negligenza, non mi parlate di queste cose. -Io pensare a queste cose! io avere dei dispiaceri per -amore! <i>vanitas vanitatum!</i> Avrei io forse, a vostro parere, -dato di volta al cervello? e perchè? per qualche -crestaia, per qualche figlia di un dottore, alla quale avrei -fatta la corte in una guernigione? bah! -</p> - -<p> -— Perdono mio caro Aramis, io credeva che voi portaste -le vostre mire più in alto. -</p> - -<p> -— Più in alto? e chi sono io per avere tanta ambizione? -un povero moschettiere, molto gonzo e molto oscuro, -che odia il suo servizio, e si trova grandemente -spostato nel bel mondo. -</p> - -<p> -— Aramis! Aramis! gridò d'Artagnan guardando il -suo viso con aria di dubbio. -</p> - -<p> -— Polvere, continuò Aramis, io rientro nella polvere. -La vita è piena di umiliazioni e di dolori, continuò egli -imbruttendosi, tutti i fili che riattaccano la felicità si -rompono volta per volta nella mano dell'uomo, particolarmente -il filo dell'oro. Oh! mio caro d'Artagnan, -riprese Aramis dando una leggera tinta d'amarezza, -credetemi, nascondete bene le vostre piaghe, quando -ne avrete: il silenzio è l'ultima delle gioie dei disgraziati; -guardatevi di mettere chicchessia sulla traccia -dei vostri dolori; i curiosi succhiano le nostre lagrime, -come le mosche succhiano il sangue del daino ferito. -</p> - -<p> -— Ah! mio caro Aramis, disse d'Artagnan mandando -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -un profondo sospiro, quella che voi dite è la mia storia. -</p> - -<p> -— In che modo? -</p> - -<p> -— Sì, una donna che io amava, che io adorava, mi è -stata rapita dalla forza. Io non so ove ella sia, ove -l'abbiano condotta, ella forse è prigioniera, ella forse -è morta. -</p> - -<p> -— Ma voi avete almeno la consolazione di dire che -ella non vi ha abbandonato volontariamente: che se voi -non avete le sue notizie, è perchè le è stata tolta ogni -comunicazione con voi, nel mentre che.... -</p> - -<p> -— Nel mentre che? -</p> - -<p> -— Niente rispose Aramis, niente. -</p> - -<p> -— Così voi rinunziate per sempre al mondo; è un partito -preso, una risoluzione stabilita. -</p> - -<p> -— Per sempre. Voi oggi siete mio amico, domani non -sarete più per me che un'ombra, anzi non esisterete più. -In quanto al mondo egli per me è un sepolcro, niente -altro. -</p> - -<p> -— Diavolo! è ben tristo ciò che voi dite. -</p> - -<p> -— Che volete! è la mia vocazione che mi rapisce, è -dessa che mi trasporta. -</p> - -<p> -D'Artagnan sorrise e non rispose. Aramis continuò: -</p> - -<p> -— Eppure mentre appartengo ancora a questa terra, -avrei desiderato parlare di voi e dei nostri amici. -</p> - -<p> -— Ed io, disse d'Artagnan, avrei voluto parlarvi di -voi stesso, ma vi vedo così staccato da tutto: con gli -amori avete fatto fine, gli amici sono ombre, il mondo -è un sepolcro. -</p> - -<p> -— Eh! voi lo vedete da voi stesso, disse Aramis con -un sospiro. -</p> - -<p> -— Non ne parliamo dunque più, disse d'Artagnan, e -bruciamo questa lettera, che, senza dubbio, vi annunzierebbe -qualche nuova infedeltà della vostra crestaia, -o della figlia del vostro dottore. -</p> - -<p> -— Qual lettera? gridò vivamente Aramis. -</p> - -<p> -— Una lettera che era stata diretta a casa vostra nella -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -vostra assenza, e che mi fu consegnata per rimettervela. -</p> - -<p> -— Ma di chi è questa lettera? -</p> - -<p> -— Ah! di qualche cameriera, di qualche crestaia in -disperazione: forse della cameriera della sig. de Chevreuse, -che sarà stata obbligata di ritornare a Tours -colla sua padrona, e che per farsi sentimentale, avrà -presa una carta profumata e avrà sigillata la sua lettera -con la corona della duchessa. -</p> - -<p> -— Che dite voi dunque? -</p> - -<p> -— Osservate... l'avrei io perduta!... disse d'improvviso -il giovane; fingendo di cercare. Fortunatamente -che il mondo è un sepolcro, che gli uomini, e per conseguenza -anche le donne, sono ombre, che l'amore è un -sentimento cui avete dato fine. -</p> - -<p> -— Ah! d'Artagnan! gridò Aramis, tu mi fai morire. -</p> - -<p> -— Eccola finalmente, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -E cavò la lettera di saccoccia. -</p> - -<p> -Aramis fece uno sbalzo, afferrò la lettera, la lesse o -per dir meglio la divorò, il suo viso divenne raggiante. -</p> - -<p> -— Sembra che la cameriera abbia un bello stile, disse -con non curanza il messaggero. -</p> - -<p> -— Grazie, d'Artagnan, grazie, gridò Aramis quasi -in delirio. Ella è stata sforzata di ritornare a Tours; ella -non mi è infedele, ella mi ama sempre. Vieni amico, -vieni che io ti abbracci: la felicità mi soffoca! -</p> - -<p> -E i due amici si misero a ballare intorno all'ammasso -dei venerabili autori di filosofia di cui era coperta -la tavola, calpestando bravamente i fogli della tesi, che -erano caduti sul pavimento. In questo momento entrò -Bazin cogli spinaci e la frittata. -</p> - -<p> -— Fuggi disgraziato! gridò Aramis gettandogli in -viso il suo berretto, ritorna donde ne vieni, riporta -questi orribili legumi, e questa spaventosa frittata! -Domanda una lepre picchettata, un cappone grasso, un -pasticcio e quattro bottiglie di vecchia borgogna. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -</p> - -<p> -Bazin che guardava il suo padrone senza capir niente -di questo cambiamento, lasciò malinconicamente -scivolare la frittata sugli spinaci, e gli spinaci sul pavimento. -</p> - -<p> -— Ecco il momento di consacrare la vostra esistenza -al re di Francia, disse d'Artagnan, se avete interesse -di fargli una gentilezza: <i>non inutile desiderium in -oblatione.</i> -</p> - -<p> -— Andate al diavolo col vostro latino! mio caro -d'Artagnan, beviamo, perdinci! beviamo, e raccontatemi -ciò che si fa laggiù. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap27">CAPITOLO XXVII. -<span class="smaller">LA MOGLIE DI ATHOS</span></h2> -</div> - -<p> -— Ora mi resta a sapere le notizie d'Athos, disse -d'Artagnan dopo che ebbe messo Aramis al corrente -di quanto era accaduto nella capitale dalla loro partenza, -e dopo che un eccellente pranzo ebbe fatto dimenticare -all'uno la sua tesi, all'altro la stanchezza. -</p> - -<p> -— Credete voi dunque che gli sia accaduta qualche -disgrazia? domandò Aramis. Athos è così freddo, così -bravo, maneggia tanto bene la spada. -</p> - -<p> -— Sì, senza dubbio: e nessuno conosce meglio di me -il coraggio e l'astuzia di Athos; ma io desiderava piuttosto -sentire intorno a lui il rumore delle spade e delle -lance, che dei bastoni. Dubito che Athos non sia stato -strigliato dalla canaglia di servitorame. I servitori -sono gente che batte forte e non finisce presto. -Ecco perchè, ve lo confesso, vorrei ripartire il più presto -possibile. -</p> - -<p> -— Vorrei potervi accompagnare, ma sono ancora molto -debole... e voi quando partirete? -</p> - -<p> -— Domani alla punta del giorno, riposatevi in questa -notte il meglio che vi sarà permesso, e domani, se lo -potrete, partiremo assieme. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -</p> - -<p> -— Addio dunque a domani, poichè per quanto siate -di ferro, dovete aver bisogno di riposo. -</p> - -<p> -La mattina dipoi, quando d'Artagnan ritornò in camera -di Aramis, lo ritrovò che stava guardando fuori della -finestra. -</p> - -<p> -— Che cosa guardate? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— In fede mia, ammiro questi tre magnifici cavalli -che lo stalliere tiene per le redini. È un piacere da -principe il viaggiare con simili cavalcature. -</p> - -<p> -— Ebbene, mio caro Aramis, voi proverete questo -piacere, perchè uno di quei tre cavalli è vostro. -</p> - -<p> -— Ah! ah! e quale? -</p> - -<p> -— Quello dei tre che voi vorrete, io non ho preferenza. -</p> - -<p> -— E la ricca gualdrappa che lo ricopre è pur mia? -</p> - -<p> -— Senza dubbio. -</p> - -<p> -— Ma voi volete ridere, d'Artagnan? -</p> - -<p> -— Io non rido più dal momento che voi non parlate -più latino. -</p> - -<p> -— Sono per me quei fondi, le pistole dorate, la gualdrappa -di velluto, quella sella colle borchie d'argento? -</p> - -<p> -— Per voi stesso come quel cavallo che scalpita è per -me, e quell'altro che fa salti, è per Athos. -</p> - -<p> -— Per bacco! questi sono tre superbi animali. -</p> - -<p> -— Sono contentissimo che sieno di vostro gusto. -</p> - -<p> -— È dunque il re che vi ha fatto questo regalo? -</p> - -<p> -— Per cosa certa non è stato il ministro; ma non v'inquietate -sulla provvenienza, e pensate soltanto che uno -dei tre è vostro. -</p> - -<p> -— Io prendo quello che è là. -</p> - -<p> -— A meraviglia! -</p> - -<p> -— Viva Dio! gridò Aramis, ecco ciò che mi fa passare -il resto del mio dolore; vi monterei sopra con -trenta palle in corpo. Ah! sull'anima mia, le belle redini, -le belle staffe! Olà! Bazin, venite qui, e sull'istante. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -</p> - -<p> -Bazin comparve tetro e melanconico sul limitare della -porta. -</p> - -<p> -— Forbite la mia spada, raddrizzate il mio cappello, -spazzolate il mio mantello, e caricate le mie pistole! -disse Aramis. -</p> - -<p> -— Quest'ultima raccomandazione è inutile interruppe -d'Artagnan, nei fondini della sella vi è già un paio -di pistole cariche. -</p> - -<p> -Bazin sospirò. -</p> - -<p> -— Andiamo, maestro Bazin, tranquillizzatevi disse -d'Artagnan, in tutti gli stati si può guadagnare l'eterna -salvezza. -</p> - -<p> -Così dicendo i due amici discesero le scale seguiti -dai lacchè. -</p> - -<p> -— Tienmi la staffa, Bazin disse Aramis. -</p> - -<p> -E si slanciò in sella colla sua grazia e la sua leggerezza -ordinaria; ma, dopo qualche volata e qualche -corvettata del nobile animale, il suo cavaliere risentì -dei dolori talmente insopportabili, che impallidì e vacillò. -D'Artagnan che aveva preveduto quest'accidente, -non lo aveva perduto di vista un momento, per cui si -slanciò verso di lui, lo ritenne fra le sue braccia, e lo -ricondusse nella sua camera. -</p> - -<p> -— Sta bene, mio caro Aramis; curatevi, diss'egli, io -anderò solo a ricercare Athos. -</p> - -<p> -— Voi siete un uomo di bronzo, gli disse Aramis. -</p> - -<p> -— No, io ho fortuna; ecco tutto; ma come vivrete -voi aspettandomi? Non più cattedra, non più colleggio, -non più tesi! -</p> - -<p> -Aramis sorrise. -</p> - -<p> -— Farò invece dei versi. -</p> - -<p> -— Sì, dei versi profumati coll'odore del biglietto -della cameriera della duchessa di Chevreuse. Insegnate -dunque la prosodia a Bazin, ciò lo consolerà; quanto -al cavallo, montatelo un poco tutti i giorni, e ciò vi -farà riprendere l'abitudine alle manovre. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -</p> - -<p> -— Ah! in quanto a questo siate tranquillo, disse Aramis, -voi mi ritroverete pronto a seguirvi. -</p> - -<p> -Si dissero addio, e dieci minuti dopo, avendo prima -raccomandato il suo amico a Bazin e all'ostessa, d'Artagnan -trottava nella direzione d'Amiens. -</p> - -<p> -Come, mai andare in traccia di Athos, e poi come -ritrovarlo? -</p> - -<p> -La posizione, nella quale l'aveva lasciato d'Artagnan, -era critica, e forse aveva ancora potuto soccombere. -Quest'idea oscurò la fronte di d'Artagnan e gli fece -formulare sotto voce qualche giuramento di vendetta. -Dei suoi amici, Athos era il più attempato, e in apparenza -sembrava quello che meno si accostasse ai suoi -gusti ed alle sue simpatie. Però egli portava a questo -gentiluomo una preferenza notevole. L'aria nobile ed -il portamento distinto di Athos, i suoi lampi di grandezza -che brillavano di tratto in tratto fra l'ombre entro -cui si riteneva volontariamente racchiuso, quella -inalterabile uguaglianza d'umore che ne formava il più -comodo compagno della terra, quell'allegrezza forzata -e mordente, la sua bravura che si sarebbe detta cieca -se non fosse stata il risultato del più gran sangue freddo: -tante qualità si attiravano più che la stima e l'amicizia -di d'Artagnan, la sua ammirazione. -</p> - -<p> -In fatti, considerato ancor vicino al sig. de Tréville -l'elegante e nobile cortigiano, Athos, nei giorni del -suo buon umore, poteva sostenere con vantaggio il confronto; -egli era di mezzana statura, ma questa era così -regolare e ben proporzionata, che più di una volta, -nelle sue lotte con Porthos, aveva fatto piegare il gigante, -la di cui forza fisica era divenuta proverbiale fra -i moschettieri. La sua testa con gli occhi scrutatori, col -naso aquilino, mento ben disegnato come quello di Bruto, -aveva un carattere indefinibile di grazia e grandezza; -le sue mani, di cui non prendeva mai alcuna cura, -facevano la disperazione di Aramis che coltivava le sue -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -con una grande quantità di pasta di mandorle e olio -profumato; il suono della sua voce era ad un tempo -penetrante e melodioso, e poi ciò che vi era d'indefinibile -in Athos, che sempre si faceva oscuro e piccolo, -era quella delicata conoscenza del mondo e degli usi -della più elevata società, quelle abitudini di buona famiglia, -che spiccavano anche senza volerlo nelle sue -più piccole azioni. -</p> - -<p> -Se si trattava di un pranzo, Athos l'ordinava meglio -di qualunque altro, situando ciascun convitato al suo -posto a seconda del rango in cui era stato trasmesso -dai suoi antenati o che si era procacciato da se stesso. -Se si trattava di scienza araldica, Athos conosceva tutte -le famiglie nobili del regno, le loro genealogie, le -loro alleanze, i loro stemmi e l'origine dei loro stemmi; -l'etichetta non aveva minuzie che gli fossero estranee; -sapeva quali erano i diritti dei grandi proprietarii -e della nobiltà, conosceva a fondo le leggi e le regole -della caccia, e un giorno parlando su questo argomento, -aveva fatto meravigliare il re Luigi XIII, che pure -passava per maestro; come tutti i gentiluomini di quell'epoca, -montava a cavallo, e maneggiava le armi con -tutta la perfezione: vi è di più, la sua educazione era -stata così poco negletta, anche sotto il rapporto degli -studi scolastici, tanto raramente coltivati dai gentiluomini -di quell'epoca, ch'egli sorrideva ai testi latini che -stillava Aramis, e che Porthos faceva mostra di capire. -Anzi, due o tre volte, con gran meraviglia dei suoi amici, che -Aramis inciampò in qualche errore di rudimenti, -egli rimise il verbo al suo tempo, o il nome al suo -caso. Inoltre, la sua probità era inattaccabile; in quel -secolo ove gli uomini d'arme transigevano tanto facilmente -colla loro religione e la loro coscienza, e i poveri -col settimo comandamento di Dio. Athos dunque era -un uomo molto straordinario. -</p> - -<p> -E ciò non ostante si vedeva questa natura così distinta, -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -questa creatura così bella, questa essenza così fina, -piegare insensibilmente verso la vita materiale, come i -vecchi piegano generalmente verso l'imbecillità fisica e -morale. Athos, nelle sue ore d'ozio, e queste erano frequenti, -spegneva affatto tutta la sua parte luminosa, e -spariva come in una profonda notte la parte brillante. -Allora svaniva il semideo e restava appena un uomo, -colla testa bassa, l'occhio truce, la parola pesante e -penosa; Athos guardava per lunghe ore sia la bottiglia, -sia il bicchiere, sia Grimaud, che abituato ad obbedirlo -a segni, leggeva nello sguardo senza forza del suo padrone -fino il più piccolo desiderio, che tosto soddisfaceva. -Se la riunione dei quattro amici aveva luogo in uno -di questi momenti, una parola, cavata con uno sforzo -violento, era tutto il contigente che Athos pagava al -dialogo della conversazione: in una voce Athos da se -solo poteva come quattro, e ciò senza che li producesse -altra alterazione, che un aggrottamento di ciglia -più rimarcato, ed una tristezza più profonda. -</p> - -<p> -D'Artagnan, di cui conosciamo lo spirito investigatore -e penetrante, non aveva, qualunque si fosse l'interesse -a soddisfare la sua curiosità su questo argomento, -non aveva ancora potuto assegnare alcuna causa di questo -marasmo, nè notarne le ricorrenze. Athos non ricercava -mai lettere. Athos non faceva mai cosa alcuna -che non fosse nota ai suoi tre amici; non si poteva dire -che fosse il vino che gli procurava questa tristezza, -perchè, al contrario, egli beveva soltanto per abbattere -questa tristezza, quantunque questo rimedio, come -abbiamo detto, non faceva che aumentarla. Non si poteva -attribuire al giuoco questo eccesso d'umor nero, -che al contrario di Porthos, che accompagnava ogni -cambiamento di fortuna, o coi canti o colle imprecazioni, -Athos rimaneva impassibile tanto quando vinceva, -che come quando perdeva. Fu veduto una volta nel circolo -dei moschettieri vincere una sera tremila doppie, -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -quindi riperderle, e dietro esse perdere quanto aveva, -perfino il suo cavallo e la sua bandoliera ricamata in -oro dei giorni di parata, per riguadagnare tutto al più -dugento luigi, senza che il suo sopracciglio nero si fosse -alzato o abbassato di una mezza linea, senza che le -sue mani avessero perduta la loro bianchezza d'avorio, -senza che la sua faccia si fosse adombrata, senza che la -conversazione, che in quella sera era gaia ed aggradevole, -cessasse un istante di esserlo. -</p> - -<p> -Non era neppure, come presso i nostri vicini, gl'inglesi, -un influenza atmosferica che rendeva tetro il suo -viso, poichè in generale questa tristezza aumentava nei -più bei giorni dell'anno. Giugno e Luglio erano i due -mesi terribili per Athos. Pel presente, egli non aveva -dispiaceri, si stringeva nelle spalle quando gli si parlava -dell'avvenire; il suo segreto era dunque nel passato, -come era stato detto vagamente a d'Artagnan. -</p> - -<p> -Questa tinta misteriosa sparsa sopra tutta la di lui -persona, rendeva ancora più interessante quell'uomo -cui giammai nè gli occhi nè la bocca, avevano rivelato -niente nell'ubriachezza la più compiuta, qualunque -fosse stata la rivoltagli interrogazione. -</p> - -<p> -— Ebbene! pensava d'Artagnan, il povero Athos è -morto a quest'ora, è morto per mia cagione, poichè sono -stato io che l'ho trascinato in quest'affare, di cui -egli ignorava l'origine, di cui ignora il resultato, di cui -non avrà a ricavarne alcun profitto. -</p> - -<p> -— Senza contare, signore, soggiunse Planchet, che -noi gli dobbiamo probabilmente la vita. Vi ricordate -come gridava: «al largo d'Artagnan! io sono preso.» -E dopo avere scaricate le sue pistole, che rumore orribile -che faceva colla sua spada! si sarebbe detto che -erano venti uomini, o piuttosto venti diavoli arrabbiati! -</p> - -<p> -E queste parole raddoppiavan l'ardore di d'Artagnan, -che eccitava il suo cavallo che, non avendo bisogno -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -di essere eccitato, trasportava il suo padrone al -galoppo. -</p> - -<p> -Verso le undici del mattino si scoperse Amiens; a -undici ore e mezzo erano alla porta del maledetto albergo. -</p> - -<p> -D'Artagnan aveva spesso meditato contro il perfido -oste una vendetta: egli entrò dunque nell'osteria col -suo cappello di feltro sugli occhi, la mano sinistra sul -pomo della spada, e facendo fischiare il frustino colla -diritta. -</p> - -<p> -— Mi riconoscete voi? disse all'oste che si avanzò per -salutarlo. -</p> - -<p> -— Io non ho questo onore, mio signore, rispose questi -con gli occhi ancora abbagliati dal brillante equipaggio -con cui si era presentato d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ah! voi non mi riconoscete? -</p> - -<p> -— No, signore. -</p> - -<p> -— Ebbene! con due sole parole vi restituirò la memoria. -Che cosa avete fatto di quel gentiluomo al quale -aveste l'audacia, sono ora circa quindici giorni, d'intentare -un'accusa di monetario falso? -</p> - -<p> -L'oste impallidì, perchè d'Artagnan aveva presa l'attitudine -la più minacciosa, e Planchet si modellava sul -suo padrone. -</p> - -<p> -— Ah! mio signore, non me ne parlate, gridò l'oste -col tuono il più lagrimevole della sua voce. Ah! mio -signore, come ho pagato questo fallo! Ah! disgraziato -che sono! -</p> - -<p> -— Io vi domando che cosa è avvenuto di questo gentiluomo. -</p> - -<p> -— Degnatevi di ascoltarmi, mio signore; e siate clemente; -sedete per grazia! -</p> - -<p> -D'Artagnan, muto per la collera e l'inquietudine, si -assise minaccioso come un giudice. Planchet si appoggiò -con orgoglio alla spalliera del seggio di lui. -</p> - -<p> -— Ecco la storia, mio signore, riprese l'oste tremando, -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -poichè ora vi conosco: foste voi che partiste quando -ebbi quel disgraziato affare con questo gentiluomo -di cui mi parlate? -</p> - -<p> -— Sì, sono io per cui non dovete aspettarvi grazia -se non dite per intero la verità. -</p> - -<p> -— Ascoltatemi, e la saprete per intero. -</p> - -<p> -— Ascolto. -</p> - -<p> -— Io era stato avvisato dall'autorità che un famoso -falsario di monete giungerebbe al mio albergo con diversi -suoi compagni, tutti travestiti coll'uniforme delle -guardie dei moschettieri. I vostri cavalli, i vostri lacchè, -voi stessi, tutto mi era stato descritto. -</p> - -<p> -— Avanti, avanti: disse d'Artagnan che capì subito -da dove venivano queste così esatte informazioni. -</p> - -<p> -— Io presi dunque, dietro gli ordini della autorità -che mi inviò un rinforzo di sei uomini, tutte quelle misure -che credei urgenti per assicurarmi del preteso falsario -di monete. -</p> - -<p> -— Avanti! disse d'Artagnan, a cui la parola di falsario -corrucciava orribilmente le orecchie. -</p> - -<p> -— Perdonatemi, mio signore, di essere costretto a -dire tali cose, ma queste sono precisamente quelle che -formano la mia scusa. L'autorità mi aveva fatto paura; -bisogna che un albergatore usi dei riguardi all'autorità. -</p> - -<p> -— Ma, anche una volta, questo gentiluomo dov'è, che -cosa n'è avvenuto? è morto o vivo? -</p> - -<p> -— Pazienza, mio signore, ci veniamo. Accadde dunque -ciò che voi sapete, e la vostra precipitosa partenza, -disse l'oste con una certa finezza che non sfuggì a -d'Artagnan, sembrava autorizzare quanto si fece. Questo -gentiluomo vostro amico, si difese da disperato. Il -suo cameriere che, per una disgrazia imprevista aveva -avuto briga colle genti dell'autorità travestiti da mozzi -di stalla... -</p> - -<p> -— Ah! miserabili! gridò d'Artagnan, voi eravate tutti -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -di accordo, io non so chi mi tenga dal non esterminarvi -tutti! -</p> - -<p> -— Ahimè! mio signore, noi non eravamo d'accordo, -e voi lo vedrete. Il vostro signor amico, perdonatemi -se non lo chiamo coll'onorevole nome che porta, perchè -non lo sappiamo, il vostro signor amico, dopo aver -messo due uomini fuori di combattimento colla scarica -simultanea delle sue due pistole, si battè in ritirata -difendendosi colla spada, con cui stroppiò ancora un -braccio ad un altro dei miei uomini con un colpo di -piatto da stordire. -</p> - -<p> -— Ma boia! la finirai tu una volta? gli disse d'Artagnan; -Athos! che avvenne di Athos? -</p> - -<p> -— Battendosi in ritirata, come vi diceva, mio signore, -trovò dietro a se la scala di cantina, e siccome la -porta era aperta, vi si precipitò; una volta in cantina, -tirò a sè la chiave, e si barricò per di dentro. Siccome -eravamo sicuri di ritrovarlo là, fu lasciato libero. -</p> - -<p> -— Sì, disse d'Artagnan, a loro non premeva d'ucciderlo -bastava solo imprigionarlo. -</p> - -<p> -— Giusto Dio? imprigionarlo signore? egli s'imprigionò -da se stesso, ve lo giuro. Prima di tutto aveva -fatti dei brutti affari; un uomo era rimasto morto sul -colpo, e altri due erano feriti gravemente. Il morto e -i due feriti furono portati via dai loro camerati, e non -ho mai più inteso parlare nè degli uni, nè degli altri. -Io stesso quando ripresi i miei sensi andai a ritrovare -il sig. governatore, al quale raccontai quanto mi era -accaduto, e al quale chiesi ciò che doveva fare del prigioniere. -Ma il sig. governatore aveva l'aspetto di essere -caduto dalle nubi; egli mi disse che ignorava affatto -ciò che voleva dirgli: che gli ordini che mi erano -giunti non emanavano da lui, e che se avessi avuto la -disgrazia di dire a chi che siasi ch'egli entrava per qualche -cosa in quest'avventura, mi avrebbe fatto impiccare. -Sembrava che mi fossi sbagliato, signore, che io -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -avessi arrestato uno per l'altro, e che quegli che doveva -essere arrestato si fosse salvato. -</p> - -<p> -— Ma Athos? gridò d'Artagnan, a cui si raddoppiavano -le forze per l'abbandono stesso in cui sembrava che -le autorità avessero lasciato questo affare: ma di Athos -che ne avvenne? -</p> - -<p> -— Siccome aveva fretta di riparare ai miei torti col -prigioniero, riprese l'albergatore, m'incamminai verso -la cantina per rimetterlo in libertà. Ah! signore! egli -non era più un uomo! era un diavolo! Alla proposizione -di libertà, dichiarò che quello era un laccio che gli -veniva teso, e che prima di uscire intendeva di imporre -le condizioni. Io gli dissi umilmente, poichè non mi dissimulava -la cattiva posizione in cui mi era messo portando -le mani sopra un moschettiere di Sua Maestà, gli -dissi ch'era pronto a sottomettermi alle sue condizioni. -</p> - -<p> -— Prima di tutto, voglio che mi sia reso il mio lacchè -armato di tutto punto. -</p> - -<p> -— Ci affrettammo d'obbedire a quest'ordine, signore, -noi eravamo disposti a fare tutto ciò che voleva il vostro -amico. Il signor Grimaud, questi ha detto il suo -nome quantunque non parli molto, il signor Grimaud -fu dunque disceso in cantina, ferito com'era: allora il -suo padrone, dopo di averlo ricevuto, tornò a berricare -la porta, ordinandoci di restare nella nostra bottega. -</p> - -<p> -— Ma finalmente, gridò d'Artagnan, dov'è? dov'è -Athos? -</p> - -<p> -— In cantina, signore. -</p> - -<p> -— Come disgraziato, voi da quel giorno lo ritenete -ancora in cantina? -</p> - -<p> -— Bontà divina! no, signore. Noi ritenerlo in cantina! -Voi dunque non sapete ciò che ha fatto in cantina? -Ah! signore! se voi poteste cavarlo di là, vi sarei riconoscente -e vi adorerei come il mio protettore. -</p> - -<p> -— Allora egli è là? Io lo ritroverò là? -</p> - -<p> -— Senza dubbio, signore, egli si è ostinato a rimaner -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -là. Tutti i giorni dallo spiraglio gli si passa del pane -colla estremità di un forcale e della carne, quando -ne domanda. Ma ahimè! non è di pane e carne ch'egli -faccia il maggior consumo. Una volta ho tentato di discendere -con due dei miei servitori, ma egli andò in -furore. Ho inteso che montava le sue pistole, ed il suo -moschetto che veniva montato dal suo lacchè. Quindi, -allorchè gli abbiamo chiesto quali erano le sue intenzioni, -ci ha risposto, che fra lui ed il suo servitore avevano -quaranta colpi da poter tirare, e ch'essi li tirerebbero -fino all'ultimo, piuttosto che permettere che un -solo di noi mettesse piede in cantina. Allora, signore, -sono stato a lamentarmi dal governatore, che mi ha -risposto che io non aveva che quello chè mi meritava, -e che ciò mi avrebbe insegnato a insultare gli onorevoli -personaggi che venivano a ripararsi nel mio albergo. -</p> - -<p> -— Di modo che da quel tempo?... riprese d'Artagnan -non potendo a meno di ridere della pietosa figura del -suo oste. -</p> - -<p> -— Di modo che da quel tempo, signore, continuò -questi, noi meniamo la vita più trista che si possa vedere; -poichè, signore, bisogna che voi sappiate che tutte -le nostre provviste sono in cantina; là vi è il nostro -vino nei vasi, la birra, l'olio e le spezie, il lardo ed i salami; -e siccome ci è proibito di discendervi, siamo costretti -di negare il mangiare e bere ai forestieri che ci -giungono, di modo che tutto il credito della nostra osteria -si rovina. Anche una settimana, col vostro amico in -cantina, e noi siamo perduti. -</p> - -<p> -— E questa sarebbe giustizia, birbo! Non si vedeva -al nostro aspetto che non potevano essere falsi monetarii? -dite. -</p> - -<p> -— Sì, signore, sì, voi avete ragione, signore; ma sentite, -sentite, egli in questo momento va in collera. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, qualcuno gli avrà dato noia, disse -d'Artagnan. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -</p> - -<p> -— Bisogna bene che qualcuno lo vada a disturbare, -ci sono giunti due viaggiatori inglesi. -</p> - -<p> -— Ebbene? -</p> - -<p> -— Ebbene! gli Inglesi amano il vino buono, come voi -sapete, e questi hanno chiesto del meglio. Mia moglie -allora avrà chiesto al sig. Athos il permesso d'entrare -per soddisfare a questi signori, ed egli lo avrà ricusato -come d'ordinario. Ah! bontà divina! ecco che il rumore -raddoppia. -</p> - -<p> -D'Artagnan in fatti sentì un gran rumore uscire -dalla cantina; egli si alzò, e preceduto dall'oste che si -contorceva le mani, e seguito da Planchet, che teneva -montato il suo moschetto, si avvicinò al luogo della -scena. -</p> - -<p> -I due gentiluomini erano esasperati, essi avevano fatto -una lunga corsa e morivano di fame e di sete. -</p> - -<p> -— Ma questa è una tirannia gridarono essi in buonissimo -francese, quantunque coll'accento straniero: che -questo mastro pazzo non voglia lasciare a questa buona -gente l'uso del loro vino! A noi! sfondiamo la porta -e se egli è troppo arrabbiato, ebbene, lo uccideremo. -</p> - -<p> -— Colle buone, signori, disse d'Artagnan cavando -dalla sua cinta un paio di pistole, voi non ucciderete -nessuno, se vi aggrada. -</p> - -<p> -— Bene, bene! diceva dietro di se la voce calma di -Athos, lasciateli un poco entrare questi mangiatori di -ragazzi, e noi la vedremo. -</p> - -<p> -Per quanto sembrassero essere coraggiosi, i due gentiluomini -inglesi si guardarono esitando; si sarebbe detto -che in quella cantina vi era una di quelle belve affamate, -giganteschi eroi delle leggende popolari, e di -cui nessuno sforza impunemente l'entrata della caverna. -</p> - -<p> -Vi fu un momento di silenzio: ma finalmente i due -Inglesi ebbero vergogna d'indietreggiare, ed il più coraggioso -dei due discese i quattro o cinque scalini di -cui si componeva la scala, e dette sulla porta un calcio -da spaccare un muro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<p> -— Planchet, disse d Artagnan, io m'incarico di quello -che è in basso. Ah? signori, voi volete battaglia? -Ebbene! vi si darà! -</p> - -<p> -— Mio Dio! gridò Athos, mi sembra di sentire la voce -di d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Realmente, disse d'Artagnan alzando la voce, sono -io amico mio. -</p> - -<p> -— Ah! buono, disse Athos, noi allora lavoreremo ben -bene questi sfondatori di porte! -</p> - -<p> -I gentiluomini avevano messo mano alla spada, ma -si trovavano in quel momento fra due fuochi. Esitarono -anche un istante, ma come la prima volta, la vinse -l'orgoglio, ed un secondo calcio fece scrosciare la porta -in tutta la sua altezza. -</p> - -<p> -— Tienti in disparte, gridò Athos, tienti in disparte -d'Artagnan, che io faccio fuoco. -</p> - -<p> -— Signori! gridò d'Artagnan, che non veniva mai -abbandonato dalla riflessione. Signori, rifletteteci! Pazienza, -Athos! voi v'impegnate in un cattivo affare, e -volete farvi crivellare dalle palle. Ecco il mio servo ed -io che vi lasceremo andare tre colpi di fuoco; altrettanto -vi giungerà dalla cantina; poi noi abbiamo ancora le -nostre spade, con cui, vi assicuro, il mio amico ed io -giuochiamo passabilmente. Lasciate a me la cura di -trattare le cose mie e le vostre; fra momenti voi avrete -da bere, ne impegno la mia parola. -</p> - -<p> -— Se ve ne resta, mormorò con una voce rauca Athos. -</p> - -<p> -L'oste senti un sudor freddo scorrergli lungo il dorso. -</p> - -<p> -— In che modo? se te ne resta, disse d'Artagnan; -siate dunque tranquilli; in due non si avranno bevuta -tutta la cantina. Signori rimettete le vostre spade nel -fodero. -</p> - -<p> -— Ebbene! rimettete voi pure le vostre pistole alla -cintola. -</p> - -<p> -— Volentieri. -</p> - -<p> -E d'Artagnan dette l'esempio, quindi voltandosi verso -Planchet, gli fece segno di smontare il suo moschetto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -</p> - -<p> -Gli Inglesi, convinti, rimisero, brontolando, le loro -spade nel fodero. Fu loro raccontato l'imprigionamento -di Athos, e siccome erano buoni gentiluomini, dettero -torto all'oste: -</p> - -<p> -— Ora, signori, disse d'Artagnan, rimontate nella vostra -camera, e fra dieci minuti, ve lo garentisco, vi sarà -portato quanto desiderate. -</p> - -<p> -Gl'Inglesi salutarono e sortirono. -</p> - -<p> -— Adesso che sono solo, mio caro Athos, disse d'Artagnan, -apritemi la porta, ve ne prego. -</p> - -<p> -— Sull'istante, disse Athos. -</p> - -<p> -Allora s'intese un gran rumore di legni ammassati, -di puntelli gementi; erano la controscarpa e i bastioni -di Athos; che l'assediato demoliva da se stesso. -</p> - -<p> -Un istante dopo la porta si aprì, e si vide comparire -la pallida testa di Athos, che con un rapidissimo colpo -d'occhio, esplorò le vicinanze. -</p> - -<p> -D'Artagnan si gettò al di lui collo, e l'abbracciò teneramente; -volle quindi condurlo fuori di questo umido -soggiorno; allora soltanto si accorse che Athos traballava. -</p> - -<p> -— Siete voi ferito? gli disse. -</p> - -<p> -— Io? niente affatto, io sono ubriaco fracido, ecco tutto, -e nessuno ha mai fatto meglio di me per ottenere -questo scopo. Viva Dio! mio caro oste, bisogna dire che -per mia parte ne abbia bevuto per lo meno cento cinquanta -bottiglie. -</p> - -<p> -— Misericordia! gridò l'oste se il lacchè ha bevuto -soltanto la metà del suo padrone, io sono rovinato. -</p> - -<p> -— Grimaud è un lacchè di buona famiglia, che non -si sarebbe mai azzardato di fare lo stesso ordinario del -suo padrone! Egli ha bevuto soltanto il suo fiasco, credo -solo che si sia scordato di rimettere la chiavetta alla -botte. Sentite quella cola. -</p> - -<p> -D'Artagnan scoppiò in una risata, che cambiò il freddo -brivido dell'oste in febbre calda. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -</p> - -<p> -Nello stesso momento comparve a sua volta Grimaud, -dietro al suo padrone, col moschetto sulla spalla, -la testa ondeggiante, come i satiri ubriachi dei dipinti -di Rubens. Egli era asperso davanti e di dietro -da un liquido grasso, che l'oste riconobbe per il suo migliore -olio d'oliva. -</p> - -<p> -Il corteggio traversò la gran sala, e andò ad installarsi -nella miglior camera dell'albergo, che d'Artagnan -occupò d'autorità. -</p> - -<p> -In questo mentre l'oste e sua moglie si precipitarono, -coi lumi in mano in cantina, che loro era stata per -sì lungo tempo interdetta, ed ove gli aspettava un terribile -spettacolo. -</p> - -<p> -Al di là delle fortificazioni, nelle quali Athos aveva -fatto breccia per uscire, e che si componevano di legnami, -di fascine, di assi, e di vasellami vuoti, disposti con -tutto l'ordine strategico, si vedevano qua e là, nuotanti -in un mare di olio e di vino, gli ossami di tutti i prosciutti -mangiati, nel mentre che un ammasso di bottiglie -rotte riempiva tutto l'angolo sinistro della cantina, -e che un tinello, la di cui chiavetta era rimasta aperta, -perdeva le ultime gocce del suo sangue. -</p> - -<p> -Sopra cinquanta salami appesi al soffitto, ne restavano -appena dieci. -</p> - -<p> -Allora gli urli dell'oste e dell'ostessa rintronarono -sotto le volte della cantina; d'Artagnan stesso ne fu -commosso. Athos non voltò neppure la testa. -</p> - -<p> -Ma al dolore succedè la rabbia. L'oste s'armò di uno -spiedo, e nella sua disperazione, si slanciò nella camera -ove si erano ritirati i due amici. -</p> - -<p> -— Del vino! disse Athos scoprendo l'oste. -</p> - -<p> -— Del vino! gridò l'oste stupefatto, del vino! ma voi -me ne avete di già bevuto per cento doppie; ma io sono -un uomo rovinato, perduto, annientato. -</p> - -<p> -— Bah! disse Athos, noi siamo sempre rimasti colla -sete. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<p> -— Se vi foste contentati di bere, pazienza; ma voi -avete rotto tutte le bottiglie. -</p> - -<p> -— Voi mi avete spinto sopra un terreno sdrucciolevole; -è colpa vostra. -</p> - -<p> -— Tutto il mio olio perduto! -</p> - -<p> -— L'olio è un balsamo sommo per le ferite, e bisognava -bene che questo povero Grimaud si medicasse -le ferite che gli avete fatte. -</p> - -<p> -— Tutti i miei salami morsicati! -</p> - -<p> -— Vi è una quantità enorme di sorci in questa cantina. -</p> - -<p> -— Voi mi pagherete tutto! gridò l'oste esasperato. -</p> - -<p> -— Ah! triplo birbante! disse Athos alzandosi. -</p> - -<p> -Ma ricadde sul momento. Con questo tentativo aveva -esauste tutte le sue forze. -</p> - -<p> -D'Artagnan venne in suo soccorso alzando la sua -spada. -</p> - -<p> -L'oste indietreggiò di un passo, e si strusse in lagrime: -</p> - -<p> -— Questo v'insegnerà, disse d'Artagnan, a trattare -in un modo più cortese gli ospiti che Dio vi manda. -</p> - -<p> -— Dio? dite il diavolo! -</p> - -<p> -— Mio caro amico, disse d'Artagnan, se voi ci rompete -ancora un altro poco le orecchie, noi ci anderemo -a rinchiudere tutti e quattro in cantina, e vedremo se -il guasto è veramente così grande come voi dite. -</p> - -<p> -— Ebbene! sì, signori, io ho torto, disse l'oste, lo -confesso, ma ogni peccato merita misericordia. Voi siete -signori, ed io sono un povero albergatore; voi avrete -pietà di me. -</p> - -<p> -— Ah! se tu parli in questo modo, disse Athos, tu -mi trafiggi il cuore, e le lagrime scorreranno dai miei -occhi, come scorreva il vino dai tuoi vasi. Non siamo -poi tanto diavoli quanto sembra. Sentiamo, vieni qui, -e parliamo. -</p> - -<p> -L'oste si avvicinò con inquietudine. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -</p> - -<p> -— Vieni ti dico, e non aver paura. Al momento che -io ti pagava, ho messo la mia borsa sulla tavola. -</p> - -<p> -— Sì, signore. -</p> - -<p> -— Questa borsa conteneva sessanta doppie; ove sono -andate? -</p> - -<p> -— Le ho deposto al tribunale, signore; mi era stato -detto ch'era moneta falsa. -</p> - -<p> -— Ebbene fatti rendere la mia borsa, e tienti le sessanta -doppie. -</p> - -<p> -— Ma il signore sa bene che il tribunale non lascia -mai quel che tiene; se fosse moneta falsa vi sarebbe -ancora qualche speranza, ma disgraziatamente sono -monete buone. -</p> - -<p> -— Accomoda questo affare, amico, mio, ciò non mi -riguarda, tanto più che non mi è rimasta una lira. -</p> - -<p> -— Vediamo, disse d'Artagnan, il cavallo di Athos -dov'è? -</p> - -<p> -— Nella scuderia. -</p> - -<p> -— Quanto vale? -</p> - -<p> -— Tutto al più cinquanta doppie. -</p> - -<p> -— Ne vale ottanta. Prendilo, e che tutto sia finito. -</p> - -<p> -— Come! tu vendi il mio cavallo? tu vendi il mio -Bajazet? E su che cosa farò io la vicina campagna? su -Grimaud? -</p> - -<p> -— Io te ne ho condotto un altro, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Un altro? -</p> - -<p> -— Sì e magnifico! gridò l'oste. -</p> - -<p> -— Allora, se ve n'è un altro più bello e più giovane, -prenditi il vecchio, e portaci da bere! -</p> - -<p> -— Di quale? domandò l'oste del tutto rasserenato. -</p> - -<p> -— Di quello che sta nel fondo; ve ne restano ancora -venticinque bottiglie, tutte le altre sono state rotte -nella mia caduta. Portane sei. -</p> - -<p> -— Ma quest'uomo è un fulmine, disse l'oste tra se; -se resta soltanto qui altri quindici giorni, e che paghi -ciò che beve, io riordino i miei affari. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -</p> - -<p> -— E non dimenticare, continuò d'Artagnan, di portarne -quattro bottiglie dello stesso ai due Inglesi. -</p> - -<p> -— Ora, disse Athos, mentre aspettiamo che ci portino -del vino, raccontami d'Artagnan ciò che è accaduto -degli altri; sentiamo. -</p> - -<p> -D'Artagnan gli raccontò in che modo aveva ritrovato -Porthos nel suo letto con una stravoltura, e Aramis -ad una tavola con due filosofi. Mentre terminava, -l'oste rientrò colle chieste bottiglie, e con un prosciutto -che fortunatamente per lui era rimasto fuori di cantina. -</p> - -<p> -— Sta bene, disse Athos riempiendo il suo bicchiere -e quello di d'Artagnan, ciò è in quanto a Porthos ed -Aramis; ma voi, amico mio, che cosa vi è accaduto personalmente? -</p> - -<p> -— Ahimè! disse d'Artagnan, ciò che io ho si è, che -sono il più disgraziato di noi tutti! -</p> - -<p> -— Tu, disgraziato, d'Artagnan? disse Athos; sentiamo, -da che nasce il tuo infortunio? dillo a me. -</p> - -<p> -— Più tardi, rispose d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Più tardi, e perchè più tardi? perchè tu credi che -io sia ubriaco, d'Artagnan? ritieni bene questo: che io -non ho mai le mie idee così ben chiare, che quando -ho bevuto: parla adunque, io sono tutto orecchie. -</p> - -<p> -D'Artagnan raccontò la sua avventura colla signora -Bonacieux, Athos l'ascoltò senza battere palpebra, quindi, -quando ebbe finito. -</p> - -<p> -— Tutte queste sono miserie, disse Athos, miserie! -</p> - -<p> -Era la parola favorita di Athos. -</p> - -<p> -— Voi dite sempre miserie, mio caro Athos, disse -d'Artagnan, ciò sta molto male sulle vostre labbra, a -voi che non avete mai amato. -</p> - -<p> -L'occhio tetro d'Athos s'infiammò di un tratto; ma -non fu che un lampo, ritornò tetro e vagante come -prima. -</p> - -<p> -— È vero, diss'egli tranquillamente, io non ho mai -amato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -</p> - -<p> -— Voi vedete bene, allora cuore di pietra, disse d'Artagnan, -che avete torto di essere così duro con noi altri -cuori teneri. -</p> - -<p> -— Cuori teneri, cuori squarciati, disse Athos. -</p> - -<p> -— Che volete voi dire? -</p> - -<p> -— Io dico che l'amore è come una lotteria, in cui chi -vince, guadagna la morte! Voi siete ben fortunato per -aver perduto, credetemi, mio caro d'Artagnan. E se io -ho un consiglio da darvi, è quello di perdere sempre. -</p> - -<p> -— Ella però aveva l'aspetto d'amarmi tanto! -</p> - -<p> -— Ne aveva l'aspetto. -</p> - -<p> -— Oh! essa mi amava. -</p> - -<p> -— Fanciullo! non vi è alcuno che non abbia creduto, -come credete voi, che la sua amica non lo amasse, e -non vi è uomo che non sia stato tradito dalla sua amica. -</p> - -<p> -— Eccetto voi, Athos, che non ne avete mai avute. -</p> - -<p> -— È vero, disse Athos dopo un momento di silenzio, -io non ne ho mai avute. Beviamo! -</p> - -<p> -— Ma allora, filosofo che siete, disse d'Artagnan, istruitemi, -sostenetemi, io ho bisogno d'imparare e di essere -consolato. -</p> - -<p> -— Consolato! e di che? -</p> - -<p> -— Della mia disgrazia. -</p> - -<p> -— La vostra disgrazia mi fa ridere, disse Athos stringendosi -nelle spalle; io desidererei sapere se è una storia -d'amore che voi volete che vi racconti. -</p> - -<p> -— Accaduta a voi? -</p> - -<p> -— A me o ad un mio vicino che importa? -</p> - -<p> -— Dite, Athos, dite. -</p> - -<p> -— Beviamo noi faremo meglio. -</p> - -<p> -— Bevete e raccontate. -</p> - -<p> -— In fatti si può fare, disse Athos vuotando e riempiendo -subito il suo bicchiere; queste due cose vanno -perfettamente d'accordo. -</p> - -<p> -— Io ascolto, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -Athos si raccolse, ed a misura che si raccoglieva, -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -d'Artagnan lo vedeva impallidire: era giunto a quel periodo -d'ubriachezza, in cui gli ordinarii bevitori cadono -e dormono. Egli, sognava altamente, senza dormire. -Questo sonnambulismo dell'ubriachezza aveva qualche -cosa di spaventoso. -</p> - -<p> -— Voi dunque lo volete assolutamente? domandò egli. -</p> - -<p> -— Io ve ne prego, rispose d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Che sia dunque fatto ciò che voi desiderate. Uno -dei miei amici... uno dei miei amici, intendete bene? -non io, disse Athos interrompendosi con un profondo -sospiro; uno dei conti della mia provincia, vale a dire -di Berry, nobile come un Dandolo, come un Mont-morency, -divenne innamorato a venticinque anni di una -giovinetta di sedici, bella come gli amori. A traverso -l'ingenuità dell'età sua, traspariva un sospiro ardente, -uno spirito, non di donna, ma di poeta; ella non piaceva, -ma inebriava. Essa viveva in un piccolo borgo, presso -il suo fratello che si dimostrava in apparenza onesta -persona. Entrambi erano venuti in quel paese dall'estero. -Essi venivano, non si sapeva di dove, ma vedendo -lei così bella, e suo fratello così pietoso, non si -pensava di chieder loro d'onde venivano. Del resto si diceva -che fossero di buona estrazione. Il mio amico, che -era il signore del paese, avrebbe potuto sedurla, o prenderla -con la forza a suo piacere; egli era il padrone: chi -sarebbe venuto in soccorso di due stranieri, di due sconosciuti? -disgraziatamente egli era un uomo onesto, e la -sposò. Pazzo! stupito! imbecille! -</p> - -<p> -— Ma perchè, dal momento che l'amava, domandò -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Aspettate dunque, disse Athos. Egli la condusse -al suo castello, e ne formò la prima dama della provincia. -E bisogna renderle giustizia, ella sosteneva perfettamente -il suo rango. -</p> - -<p> -— Ebbene? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ebbene! un giorno ch'ella era alla caccia con suo -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -marito, continuò Athos parlando molto in fretta e a -bassa voce, cadde da cavallo e si svenne; il conte si slanciò -in suo soccorso, e siccome ella si soffocava nei suoi -abiti, li tagliò col suo pugnale, e le scuoprì le spalle. -Indovinate ciò ch'ella aveva sopra d'una spalla, d'Artagnan? disse -Athos con un grande scoppio di risa. -</p> - -<p> -— Posso io saperlo? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Un giglio, disse Athos. Ella era bollata. -</p> - -<p> -E Athos vuotò di un sol fiato il bicchiere che teneva -in mano. -</p> - -<p> -— Che orrore! gridò d'Artagnan, che cosa mi dite -mai! -</p> - -<p> -— La verità, mio caro. L'angiolo era un demonio; la -povera giovinetta era una ladra. -</p> - -<p> -— E che cosa fece il conte? -</p> - -<p> -— Il conte era un gran signore, nelle sue terre egli -aveva il diritto di alta e bassa giustizia, terminò di -stracciare gli abiti della contessa, le legò dietro al dorso -le mani, e la impiccò ad un albero. -</p> - -<p> -— Cielo! Athos un omicidio! gridò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sì, un omicidio, niente di più, disse Athos pallido -come la morte. Ma, mi si lascia mancare di vino, a -quanto sembra. -</p> - -<p> -E afferrò il collo dell'ultima delle bottiglie che rimaneva -piena, l'avvicinò alla sua bocca e la vuotò in un -fiato come avrebbe fatto di un bicchiere ordinario. -</p> - -<p> -Lasciò quindi cadersi la testa sulle mani; d'Artagnan -rimase davanti a lui compreso di spavento. -</p> - -<p> -— Ciò mi ha guarito dalle donne belle, poetiche ed -amorose, disse Athos rialzando la testa, senza pensare -a proseguire l'apologia del conte. Il cielo vi conceda -altrettanto! Beviamo! -</p> - -<p> -— Così dunque ella morì? balbettò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Per bacco! disse Athos. Ma stendetemi dunque il -vostro bicchiere. Del prosciutto! gridò egli non possiamo -più bere! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -</p> - -<p> -— Ma suo fratello?.. aggiunse timidamente d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Suo fratello? -</p> - -<p> -— Sì, quel suo fratello così buono! -</p> - -<p> -— Ah! io me n'informai per impiccare anche lui, ma -egli era stato previdente, aveva lasciata la casa il giorno -innanzi. -</p> - -<p> -— E si è saputo niente che cosa era questo miserabile? -</p> - -<p> -— Era il primo amante ed il complice della bella, un -degno galantuomo che aveva finto d'essere prete per -maritare la sua amica, e assicurarle un avvenire. Egli -sarà stato squartato, io spero. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio! disse d'Artagnan affatto stordito per -questa orribile avventura. -</p> - -<p> -— Mangiate dunque di questo prosciutto, d'Artagnan; -esso è squisito, disse Athos tagliandone una fetta -che mise sul piatto del giovane. Che disgrazia che -nella cantina non ve n'erano che quattro di questa qualità! -avrei bevuto cinquanta bottiglie di più. -</p> - -<p> -D'Artagnan non poteva sopportare questa conversazione, -che lo avrebbe reso pazzo; lasciò cadere la sua -testa fra le mani, e finse di addormentarsi. -</p> - -<p> -— I giovani non sanno più bere, disse Athos guardandolo -con occhio pietoso; eppure questi è uno dei -migliori. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap28">CAPITOLO XXVIII. -<span class="smaller">IL RITORNO</span></h2> -</div> - -<p> -D'Artagnan era rimasto stordito della terribile confidenza -di Athos. Molte cose però gli rimanevano molto -oscure in questa mezza rivelazione. Primieramente era -stata fatta da un uomo del tutto ubriaco, ad un uomo -che lo era per metà. Ciò nonostante, malgrado l'incertezza -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -che i vapori di due o tre bottiglie di Borgogna -fanno salire alla testa, d'Artagnan nel rialzarsi il giorno -dopo aveva ancora impresso nella mente parola per -parola tutto il discorso di Athos, nell'ordine con cui -erano cadute dalla bocca di lui e penetrate erano nelle -sue orecchie. Ogni suo dubbio non faceva che fargli nascere -maggiore smania di giungere alla certezza, e si -portò nella camera del suo amico colla ferma intenzione -di riattaccare la conversazione della sera innanzi; ma -ritrovò Athos nel pieno godimento di tutti i suoi sentimenti, -vale a dire ritornato l'uomo più furbo e più impenetrabile -di tutti gli uomini. -</p> - -<p> -Del resto, il moschettiere dopo avere scambiato con -lui un sorriso, ed una stretta di mano, andò egli stesso -all'avvantaggio del suo pensiero. -</p> - -<p> -— Io era ben ubriaco ieri sera, mio caro d'Artagnan, -disse egli. Ma ne sono accorto questa mattina dalla mia -lingua ch'era grossa, e dal mio polso che era ancora -molto agitato; ci scommetto che ho sciorinato un migliaio -di stravaganze. -</p> - -<p> -E dicendo queste parole guardò il suo amico con uno -sguardo così fisso, che lo mise in imbarazzo. -</p> - -<p> -— Ma no, replicò d'Artagnan, se bene mi ricordo, -voi non avete detto niente che sia fuori dell'ordinario. -</p> - -<p> -— Ah! voi mi fate meravigliare; mi pareva di avervi -raccontato una storia delle più lamentevoli. -</p> - -<p> -E guardava il giovane come se avesse voluto leggere -nel fondo dell'anima sua. -</p> - -<p> -— In fede mia, rispose d'Artagnan, pare che fossi -più ubriaco ancora di voi, poichè non mi ricordo di -niente. -</p> - -<p> -Athos non rimase pago di queste parole, e riprese: -</p> - -<p> -— Voi non siete tale da non aver rimarcato, mio caro -amico, che ciascuno ha il suo genere di ubriachezza, -trista o gaia. Io ho l'ubriachezza trista, e quando -sono ubriaco ho la mania di raccontare delle lugubri -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -favole, di cui mi empiè il cervello la mia stupida allevatrice. -È il mio difetto, difetto capitale, ne convengo; -ma se si eccettua questo, io sono un bravo bevitore. -</p> - -<p> -Athos diceva questo in un modo così naturale, che -d'Artagnan fu sconcertato della sua convinzione. -</p> - -<p> -— Ah! è dunque ciò infatti, riprese il giovane tentando -di riafferrare la verità, è dunque ciò di cui mi -risovvengo, come del resto uno si risovviene di un sogno, -che noi ne abbiamo parlato d'impiccati. -</p> - -<p> -— Ah! vedete bene, disse Athos impallidendo, ma -pure cercato di ridere; io ne era sicuro; gli impiccati -sono il mio incubo. -</p> - -<p> -— Sì, sì, riprese d'Artagnan, ecco che pensandoci -bene mi ritorna la memoria; si trattava.... aspettate -dunque, si trattava di una donna. -</p> - -<p> -— Vedete, disse Athos diventando quasi livido; è la -mia grande storia della donna bionda, e quando racconto -quella, è segno che sono ubriaco morto. -</p> - -<p> -— Si, è d'essa, disse d'Artagnan, la storia della bionda, -grande e bella, dagli occhi azzurri. -</p> - -<p> -— Sì, ed impiccata. -</p> - -<p> -— Da suo marito, ch'era un signore di vostra conoscenza, -continuò d'Artagnan guardando fissamente Athos. -</p> - -<p> -— Ebbene! guardate un poco come si può facilmente -compromettere un uomo, quando uno non sa più quello -che si dica, riprese Athos stringendosi nelle spalle, -come se lo avesse preso pietà di se stesso. Decisamente -non voglio più ubriacarmi, d'Artagnan; è una troppo -cattiva abitudine. -</p> - -<p> -D'Artagnan rimase silenzioso; allora cambiando ad -un tratto la conversazione. -</p> - -<p> -— A proposito, disse Athos, io vi ringrazio del cavallo -che mi avete condotto. -</p> - -<p> -— È di vostro gusto? -</p> - -<p> -— Sì, ma non è un cavallo di fatica. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -</p> - -<p> -— V'ingannate, io con lui ho fatto dieci leghe in meno -di un'ora e mezzo, e dopo sembrava che non avesse -fatto che il giro della piazza di S. Sulpizio. -</p> - -<p> -— Con ciò, voi mi date un forte dispiacere. -</p> - -<p> -— Un forte dispiacere? -</p> - -<p> -— Sì, perchè me ne sono disfatto. -</p> - -<p> -— In che modo? -</p> - -<p> -— Ecco il fatto, questa mattina mi sono svegliato a -sei ore, voi dormivate come un tasso, e io non sapeva -che fare; era ancora tutto instupidito dalla nostra crapula -di ieri a sera: sono disceso nella sala grande ed ho -veduto uno dei nostri Inglesi che mercanteggiava un -cavallo, essendogli morto ieri il suo per uno sbocco di -sangue. Mi avvicinai a lui, e siccome vedeva che offriva -cento luigi per un ronzino bruciato; «perdinci, gli -dissi, mio gentiluomo, io pure ho un cavallo da vendere». -</p> - -<p> -— «Ed anche bellissimo, diss'egli, l'ho veduto ieri, -il servo del vostro amico lo teneva a mano. -</p> - -<p> -« — Ritrovate voi ch'egli valga cento doppie? -</p> - -<p> -« — Sì, e volete voi darmelo per questo prezzo? -</p> - -<p> -« — No, ma io me lo giuoco. -</p> - -<p> -« — A che? -</p> - -<p> -« — Ai dadi. -</p> - -<p> -— Detto, fatto, e ho perduto il cavallo. Ah! ma io ho -riguadagnato la gualdrappa e le redini. -</p> - -<p> -D'Artagnan fece una fisonomia spiacevole. -</p> - -<p> -— Vi dispiace forse? disse Athos. -</p> - -<p> -— Sì, ve lo confesso, replicò d'Artagnan, questo cavallo -doveva servire a farci riconoscere in un giorno -di battaglia, era un pegno, un ricordo. Athos, voi avete -avuto torto. -</p> - -<p> -— Eh! amico mio, mettetevi al mio posto, riprese -il moschettiere; io mi annoiava a morte; e poi, parola -d'onore, io non amo i cavalli inglesi. Vediamo, se non -si tratta che di essere riconosciuti da qualcuno, la sella -e le briglie basteranno, sono abbastanza rimarchevoli. -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -In quanto al cavallo noi ritroveremo qualche scusa -per giustificare la sua sparizione. Che diavolo, un -cavallo è mortale, mettiamo che al mio fosse venuto la -morva o il cimurro. -</p> - -<p> -D'Artagnan continuava ad essere corrucciato. -</p> - -<p> -— Ciò mi fa dispiacere, continuò Athos, che sembriate -essere tanto attaccato a questi animali, perchè io -non sono ancora alla fine della mia storia. -</p> - -<p> -— Che avete voi dunque fatto ancora? -</p> - -<p> -— Dopo aver perduto il mio cavallo, nove contro dieci -(vedete il colpo!) mi venne l'idea di giuocare il vostro: -</p> - -<p> -— Sì, ma spero bene che vi sarete fermato alla sola -idea. -</p> - -<p> -— No, io l'ho messa in esecuzione sull'istante. -</p> - -<p> -— Ah! per esempio! gridò d'Artagnan inquieto. -</p> - -<p> -— Giuocai, e perdei. -</p> - -<p> -— Il mio cavallo? -</p> - -<p> -— Il vostro cavallo, sette contr'otto; per colpa di -un punto... Voi conoscete il proverbio?... -</p> - -<p> -— Athos, io vi giuro che voi non avete il vostro buon -senso. -</p> - -<p> -— Mio caro, era ieri, quando vi raccontava quelle -pazze storie, che bisognava dirmi così, e non questa -mattina. Io dunque l'ho perduto con tutta la sella ed -i finimenti possibili. -</p> - -<p> -— Ma questo è orribile! -</p> - -<p> -— Aspettate dunque, non siamo ancora alla fine; io -sarei un eccellente giuocatore se non mi ostinassi, ma -io mi vado ostinando; è come quando bevo. Io dunque -mi ostinai a giuocare. -</p> - -<p> -— Ma che cosa potevate voi giuocare, sè non vi restava -più nulla? -</p> - -<p> -— Sia pure, sia pure, ma restava a voi questo diamante -che brilla al vostro dito, e che ieri aveva rimarcato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -</p> - -<p> -— Questo diamante! gridò d'Artagnan portando vivamente -la mano sul suo anello. -</p> - -<p> -— E siccome io sono conoscitore, avendone avuto -qualcuno per conto mio, l'ho stimato mille doppie. -</p> - -<p> -— Spero bene, disse d'Artagnan mezzo morto dallo -spavento, che non avrete menomamente fatta menzione -del mio anello? -</p> - -<p> -— Al contrario, amico caro; voi capirete, questo diamante -diventava la nostra sola risorsa, con esso io poteva -riguadagnare le nostre gualdrappe e i nostri cavalli, -ed anche del danaro pel viaggio. -</p> - -<p> -— Athos! voi mi fate fremere! gridò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Parlai dunque del vostro diamante al mio tenitore, -che lo aveva egli pure rimarcato. Che diavolo! mio -caro, voi portate al vostro dito una stella del cielo, e -non volete che vi si faccia attenzione? impossibile! -</p> - -<p> -— Terminate, mio caro, terminate, disse d'Artagnan, -poichè in parola, col vostro sangue freddo mi -fate morire. -</p> - -<p> -— Noi dividemmo dunque il vostro diamante in dieci -parti di cento doppie l'una. -</p> - -<p> -— Ah! voi volete ridere, o provarmi, disse d'Artagnan, -che cominciava ad essere preso pei capelli dalla -collera, come Minerva prendeva Achille nella Iliade. -</p> - -<p> -— No, io non ischerzo, per bacco! avrei voluto vedervici! -Erano quindici giorni che non aveva veduto -faccia umana, e che stava là ad imbestialirmi ricreandomi -colle bottiglie. -</p> - -<p> -— Questa non è una ragione per giuocare il mio diamante! -rispose d'Artagnan, stringendo il suo pugno -con un fremito nervoso. -</p> - -<p> -— Ascoltate dunque la fine. Dieci parti di cento doppie -l'una e dieci colpi senza rivincita. In tredici colpi, -ho perduto tutto. Il numero tredici mi è sempre stato -fatale; fu il tredici luglio che... -</p> - -<p> -— <i>Ventrebleu!</i> gridò d'Artagnan alzandosi da tavola; -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -la storia di quella mattina gli faceva dimenticare quella -della sera innanzi. -</p> - -<p> -— Pazienza, disse Athos. Io aveva il mio piano. L'Inglese -era un originale. Io lo aveva veduto di buon -mattino parlare con Grimaud, e Grimaud mi aveva avvertito -che gli aveva fatte delle proposizioni per entrare -al suo servizio. Io gli giuocai Grimaud, il silenzioso -Grimaud diviso in dieci parti. -</p> - -<p> -— Ah! per bacco! disse d'Artagnan scoppiando dalle -risa. -</p> - -<p> -— Grimaud stesso, intendete voi? e colle dieci parti -di Grimaud, che tutte assieme non valgono un ducatone, -riguadagnai il diamante. Ditemi ora che la persistenza -non è una virtù? -</p> - -<p> -— In fede mia, questa è bellissima! gridò d'Artagnan -consolato, e tenendosi le coste dal ridere. -</p> - -<p> -— Voi capirete che, sentendomi in vena, mi rimisi -subito a giuocare sul diamante. -</p> - -<p> -— Ah? diavolo? disse d'Artagnan imbruttito di nuovo. -</p> - -<p> -— Ho riguadagnato i finimenti del vostro cavallo, -poi il vostro cavallo, poi i finimenti del mio, poi il mio -cavallo, quindi ho riperduto. In poche parole: ho riguadagnati -i finimenti del mio cavallo e del vostro. -Ecco a che punto sta la cosa. È stato un colpo superbo, -per cui mi sono fermato là. -</p> - -<p> -D'Artagnan respirò come se gli fosse stata tolta l'osteria -di sopra al petto. -</p> - -<p> -— Infine, il diamante mi resta, si, o no? diss'egli timidamente. -</p> - -<p> -— Intatto, mio caro amico, e di più gli arnesi del -vostro bel cavallo e del mio. -</p> - -<p> -— Ma che faremo noi degli arnesi senza cavalli? -</p> - -<p> -— Io ho un'idea sovr'essi. -</p> - -<p> -— Athos, voi mi fate fremere. -</p> - -<p> -— Ascoltate, voi non avete giuocato da lungo tempo -d'Artagnan? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -</p> - -<p> -— E non ho neppure volontà di giuocare. -</p> - -<p> -— Non giuriamo di niente. Voi non avete giuocato -da lungo tempo, diceva io. Voi dunque dovete avere -la mano buona. -</p> - -<p> -— Ebbene! e poi? -</p> - -<p> -— Ebbene! l'Inglese ed il suo compagno sono ancora -là, ho rimarcato che ad essi dispiace molto non avere -gli arnesi. -</p> - -<p> -— Voi sembrate esser molto affezionato al cavallo. -Al vostro posto io giocherei gli arnesi contro il vostro -cavallo. -</p> - -<p> -— Ma egli non vorrà giuocarlo per un solo arnese? -</p> - -<p> -— Giuocateli tutti e due, perdinci! io non sono un -egoista come voi. -</p> - -<p> -— Voi fareste così? disse d'Artagnan indeciso, tanto -la confidenza di Athos lo andava guadagnando senza -che se ne accorgesse. -</p> - -<p> -— Parola d'onore, nel vostro caso farei così, e in -un sol colpo. -</p> - -<p> -— Il mal è che, avendo perduto i cavalli, mi premeva -enormemente di conservare almeno gli arnesi. -</p> - -<p> -— Allora, giuocate il vostro diamante. -</p> - -<p> -— Oh! quest'è un altro affare, giammai, giammai. -</p> - -<p> -— Diavolo! disse Athos, voi non volete arrischiare -niente! io vi proporrei di giuocare Planchet, ma siccome -questo giuoco è già stato fatto, l'Inglese forse non -vorrà rifarlo più. -</p> - -<p> -— Decisamente, mio caro Athos, amo meglio di non -arrischiar niente, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Mi dispiace, disse freddamente Athos. Quegli Inglesi -sono imbottiti di doppie. Eh! mio Dio tentate un -colpo: un colpo è presto fatto. -</p> - -<p> -— E se perdo? -</p> - -<p> -— Se perdete, cederete gli arnesi. -</p> - -<p> -— Vada per un colpo, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -Athos si mise in cerca dell'Inglese; lo ritrovò in scuderia, -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -ove esaminava gli arnesi con occhio cupido; l'occasione -era buona. Furono fatte le condizioni, i due finimenti -completi contro un cavallo, o cento doppie. -L'Inglese calcolò presto; i due finimenti valevano bene -trecento doppie. Si misero a tavolino. -</p> - -<p> -D'Artagnan gettò i dadi tremando, e ne sortì il numero -tre; il suo pallore spaventò Athos che si contentò -di dire: -</p> - -<p> -— Ecco un colpo tristo, compagno; voi, signore, avrete -i cavalli bene insellati e imbrigliati. -</p> - -<p> -L'Inglese trionfante non si dette neppure la pena di -scuotere i dadi, li gettò sulla tavola senza guardarli, -tanto era sicuro della vittoria. D'Artagnan si era voltato -per nascondere il suo cattivo umore. -</p> - -<p> -— Guarda, guarda, guarda? disse Athos colla sua -voce tranquilla, questo colpo di dadi è straordinario, -e non l'ho veduto che quattro volte in vita mia: due -assi! -</p> - -<p> -L'Inglese guardò, preso da meraviglia: d'Artagnan -divenne rosso del piacere. -</p> - -<p> -— Sì, continuò Athos, quattro volte soltanto; una -volta presso il sig. Crépuy, un'altra volta in campagna -nel mio castello di... quando avevo un castello; la terza -volta dal sig. de Tréville, che ci sorprese tutti; finalmente -la quarta in una cena. -</p> - -<p> -— Il signore riprende il suo cavallo? disse l'Inglese. -</p> - -<p> -— Certamente! disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Allora non mi dà rivincita? -</p> - -<p> -— Le nostre condizioni dicono senza rivincita; ve ne -ricordate voi? -</p> - -<p> -— È vero. Il vostro cavallo sarà restituito al vostro -lacchè, signore. -</p> - -<p> -— Un momento, signore, disse Athos; vi chiedo il -permesso di dire una parola al mio amico. -</p> - -<p> -— Dite pure. -</p> - -<p> -Athos tirò in disparte d'Artagnan. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -</p> - -<p> -— Ebbene, gli disse d'Artagnan che volete ancora -da me, tentatore? tu vuoi ch'io giuochi, non è vero? -</p> - -<p> -— No, io voglio che voi riflettiate. -</p> - -<p> -— A che? -</p> - -<p> -— Voi riprendete il vostro cavallo? -</p> - -<p> -— Senza dubbio. -</p> - -<p> -— Avete torto, io prenderei le cento doppie: voi sapete -che avete giuocato i finimenti contro il cavallo o -cento doppie, a vostra scelta. -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Io prenderei le cento doppie. -</p> - -<p> -— Ed io prendo il cavallo. -</p> - -<p> -— Voi avete torto, vi dico e vi ripeto. Che faremo -noi di un cavallo in due? io non posso montare in groppa. -Noi avremo l'aspetto di due figli d'Aimone che -hanno perduti i loro fratelli; voi non vorrete umiliarmi -cavalcando vicino a me sopra quel magnifico cavallo. -Io, senza esitare un solo istante, prenderei le cento -doppie; noi abbiamo bisogno di danaro per ritornare -a Parigi. -</p> - -<p> -— Io ho molto affetto per questo cavallo, Athos. -</p> - -<p> -— E voi avete torto, amico mio; un cavallo può -prendere una sfiancata, può mangiare ad una rastelliera -ove ha mangiato un cavallo incimurrito, ed ecco -un cavallo, o piuttosto cento doppie perdute; poi bisogna -che il padrone nutrisca il cavallo, mentre al contrario -cento doppie nutriscono il padrone. -</p> - -<p> -— Ma in che modo ritorneremo noi? -</p> - -<p> -— Perdinci! sopra i cavalli dei nostri lacchè. Si conoscerà -sempre dal nostro aspetto che siamo persone -di condizione. -</p> - -<p> -— La bella figura che ci faremo sopra dei ronzini, -nel mentre che Aramis e Porthos, cavalcheranno i loro -destrieri! -</p> - -<p> -— Aramis! Porthos! gridò Athos, e si mise a ridere. -</p> - -<p> -— Che? domandò d'Artagnan che non capiva niente -della ilarità del suo amico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -</p> - -<p> -— Niente, niente. Continuate, disse Athos. -</p> - -<p> -— Così il vostro consiglio?.. -</p> - -<p> -— È di prendere le cento doppie, d'Artagnan; colle -cento doppie noi possiamo far festa fino alla fine del -mese; noi abbiamo sofferte molte fatiche, e sarà bene -che ci riposiamo un poco. -</p> - -<p> -— Riposarmi? Oh! no, Athos. Subito che sarò a Parigi, -mi metterò in traccia di quella povera donna. -</p> - -<p> -— Ebbene! credete voi che il vostro cavallo vi sarà -più utile in questo che i buoni luigi d'oro? prendete -le cento doppie, amico mio, prendete le cento doppie. -</p> - -<p> -D'Artagnan non aveva bisogno che di una ragione -per arrendersi; questa gli parve eccellente. D'altronde, -resistendo più lungamente temeva di comparire un egoista -agli occhi di Athos. Accettò, dunque, e scelse -le cento doppie che l'Inglese gli contò una sull'altra -nel momento. -</p> - -<p> -Quindi non si pensò più che a partire. La pace fermata -coll'albergatore, oltre il vecchio cavallo di Athos, -costò sei doppie. D'Artagnan e Athos presero i -cavalli di Planchet e Grimaud; i due camerieri si misero -in istrada a piedi, portando sulle loro teste gli -arredi del cavalli perduti. -</p> - -<p> -Per quanto fossero mal montati, i due amici presero -ben presto un gran vantaggio sopra i loro lacchè e -giunsero a Creve-Coeur. Di lontano scopersero Aramis -malinconicamente appoggiato alla sua finestra -guardando come <i>mia sorella Anna</i> la polvere dell'orizzonte. -</p> - -<p> -— Olà! Eh! Aramis! che diavolo fate dunque là? gridarono -i due amici. -</p> - -<p> -— Ah! siete voi, d'Artagnan? siete voi, Athos? disse -il giovane. Io pensava con quale rapidità se ne vanno -i beni di questo mondo, il cavallo inglese, che si -allontanava, e che scomparì fra un nembo di polvere, -mi era un vivo simbolo della fragilità delle cose umane. -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -La vita stessa può risolversi in tre parole: <i>erat, -est, fuit.</i> -</p> - -<p> -— In fondo, che cosa volete dire?... domandò d'Artagnan -che cominciava a dubitare della verità. -</p> - -<p> -— Ciò vuol dire che ho fatto una convenzione da -imbecille. Sessanta luigi un cavallo che, dal modo con -cui trotta, può fare cinque leghe l'ora. -</p> - -<p> -D'Artagnan e Athos scoppiarono dalle risa. -</p> - -<p> -— Mio caro d'Artagnan, disse Aramis, non lo abbiate -troppo a male, ve ne prego; necessità non ha -leggi. D'altronde, io sono il primo ad essere punito, -poichè questo infame stoccatore mi ha rubato almeno -cinquanta luigi. Ah! voi siete bravi economi, voi altri; -voi venite sui cavalli dei vostri lacchè, e vi fate -condurre a mano i vostri cavalli di lusso, dolcemente -e a piccole giornate. -</p> - -<p> -Nel medesimo istante, un furgone, che da qualche -momento era spuntato sulla strada di Amiens, si fermò, -e si videro uscire da questo Planchet, e Grimaud, -colle loro selle sulla testa. Il furgone ritornava vuoto -a Parigi, e i due lacchè si erano impegnati, mediante -il loro trasporto, a mantenere il vetturale lungo tutto -il viaggio. -</p> - -<p> -— Che significa ciò, disse Aramis vedendo ciò che -accadeva. Nient'altro che le selle? -</p> - -<p> -— Capite voi ora? disse Athos. -</p> - -<p> -— Amici, miei, ciò è esattamente quello che è accaduto -a me. Io ho conservato gli arnesi per istinto. Olà! -Bazin, portate i finimenti nuovi vicino a quelli di questi -signori. -</p> - -<p> -— E che avete voi fatto dei vostri dottori? domandò -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Caro mio, li ho invitati a pranzo l'indomani, disse -Aramis; qui vi è del vino squisito; ciò sia detto passando; -io li ho ubriacati alla meglio, allora il curato -mi ha proibito di lasciare la casacca, ed il direttore -mi ha pregato di farlo ricevere fra i moschettieri. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -</p> - -<p> -— Senza tesi, gridò d'Artagnan, senza tesi! io domando -la soppressione delle tesi! -</p> - -<p> -— Da quel momento, continuò Aramis, io vivo aggradevolmente. -Ho cominciato un poema in versi di -una sillaba, ciò è molto difficile, ma il merito in tutte -le cose sta nella difficoltà. La materia ne è galante; io -vi leggerò il primo canto; è composto di quattrocento -versi, e dura un minuto. -</p> - -<p> -— In fede mia, mio caro Aramis, disse d'Artagnan, -che gustava i versi quasi quanto il latino, aggiungete -al merito della difficoltà quello della brevità, e sarete -sicuro che il vostro poema avrà almeno due meriti. -</p> - -<p> -— Quindi, continuò Aramis, egli respira tutte passioni -oneste, voi vedrete. Ma veniamo a noi! amici -miei, noi dunque ritorneremo a Parigi? bravo, io sono -all'ordine! noi andremo a ritrovare il buon Porthos? -tanto meglio! voi non credete che sembra mancarmi -qualche cosa, mancandomi quel furbo. Io amo di vederlo -contento di se stesso, e ciò mi accomoda con me -medesimo. Non sarà certamente lui che avrà venduto -il suo cavallo, fosse pure contro un regno! vorrei già -vederlo sulla sua bestia e sulla sua sella. Egli avrà, ne -son sicuro, l'aria del gran Mogol. -</p> - -<p> -Fu fatta una fermata di un'ora per far riposare i cavalli; -Aramis saltò il suo conto, pose Bazin nel furgone -coi suoi camerati, e si misero in viaggio per andare -a raggiungere Porthos. -</p> - -<p> -Lo ritrovarono presso a poco guarito, e per conseguenza -meno pallido di quello che lo aveva veduto -d'Artagnan nella sua visita, e assiso davanti ad una tavola, -ove quantunque fosse solo, vi figurava un pranzo -per quattro persone. Questo pranzo si componeva -di vivande preparate con galanteria, di vini scelti e di -frutta superbe. -</p> - -<p> -— Ah! per bacco! diss'egli alzandosi, voi giungete -a meraviglia, signori: io era precisamente alla minestra, -e voi pranzerete meco. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -</p> - -<p> -— Oh! oh! fece d'Artagnan, non sarà stato Mousqueton -che avrà preso al laccio queste bottiglie, poi ecco -una fricassea picchettata e un filetto di bove. -</p> - -<p> -— Io mi rifaccio, disse Porthos, io mi rifaccio. Niente -indebolisce più che queste diavole di stravolture. Avete -mai avuto delle stravolture, Athos? -</p> - -<p> -— Giammai; soltanto, mi ricordo che, nel nostro -grande affare della strada Fèrou, ricevetti un colpo di -spada che, in capo a quindici o diciotto giorni, mi produsse -esattamente lo stesso effetto. -</p> - -<p> -— Ma questo pranzo non sarà stato per voi solo, mio -caro Porthos, disse Aramis. -</p> - -<p> -— No, disse Porthos, aspettava alcuni gentiluomini -del vicinato, e mi si è fatto sapere momenti sono che -non sarebbero venuti; voi li rimpiazzerete, ed io non -avrò perduto niente nel cambio. Olà! Mousqueton, -porta delle sedie! e che sieno raddoppiate le bottiglie! -</p> - -<p> -— Sapete voi ciò che mangiamo qui? disse Athos in -capo a dieci minuti. -</p> - -<p> -— Perdinci! io qui mangio del vitello picchettato coi -cardi, e la midolla. -</p> - -<p> -— Io! de' filetti d'agnello, disse Porthos. -</p> - -<p> -— Io! del petto di volatile, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Voi vi sbagliate tutti, signori, rispose gravemente -Athos; voi mangiate del cavallo. -</p> - -<p> -— Su via! disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Del cavallo! fece Aramis con una boccaccia di -disgusto. -</p> - -<p> -Porthos solo non rispose parola. -</p> - -<p> -— Sì, del cavallo; non è vero, Porthos, che noi mangiamo -del cavallo, e forse bello chè insellato? -</p> - -<p> -— No, signore, io mi sono conservato i finimenti, -disse Porthos. -</p> - -<p> -— In fede mia, disse Aramis, noi ci somigliamo tutti -l'un l'altro, si direbbe che ci siamo passata parola. -</p> - -<p> -— Che volete! disse Porthos, questo cavallo faceva -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -vergogna ai miei visitatori, e io non no voluto umiliarli. -</p> - -<p> -— Quindi, la vostra duchessa è sempre alle acque, -non è vero? riprese d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sempre, rispose Porthos. Ora, in fede mia, il governatore -della provincia, uno dei gentiluomini che io -oggi aspettava a pranzo, mi è sembrato desiderarlo -molto, e l'ho a lui regalato. -</p> - -<p> -— Regalato! gridò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio, sì, regalato; questa è la parola, disse -Porthos; poichè costava certamente cento cinquanta -luigi, e il ladro non ha voluto pagarmene che ottanta. -</p> - -<p> -— Senza la sella, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Sì, senza la sella. -</p> - -<p> -— Voi rimarcherete, signori, disse Athos, che Porthos -è quello che ha fatto il miglior mercato di tutti -noi. -</p> - -<p> -Allora successe uno scoppio di risa, dalle quali il -povero Porthos rimase sorpreso; ma subito gli fu spiegata -la ragione di questa ilarità, che divise ben presto -rumorosamente, secondo il suo costume. -</p> - -<p> -— Di modo che noi siamo tutti in fondi? disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ma non per conto mio, disse Athos. Io ho ritrovato -il vin di Spagna di Aramis così buono, che ne ho -fatto caricare una sessantina di bottiglie nel furgone -dei lacchè, per cui mi trovo un poco smonetato. -</p> - -<p> -— Ed io; disse Aramis, immaginatevi che aveva regalato -fino all'ultimo mio saldo al curato di Montdidier, -e ai collegiali d'Amiens, e aveva preso inoltre un -impegno che mi è toccato di mantenere. -</p> - -<p> -— Ed io, disse Porthos, credete voi che la mia stravoltura -non mi sia costata niente? senza contare la ferita -di Mousqueton, per la quale sono stato obbligato -di far venire il chirurgo due volte il giorno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -</p> - -<p> -— Andiamo andiamo, disse Athos ricambiando un -sorriso con d'Artagnan e Aramis, io vedo che vi siete -condotto molto galantemente col vostro povero servitore. -Ciò è prova di essere un buon padrone -</p> - -<p> -— Alle corte, continuò Porthos, pagate le spese, mi -resterà appena una trentina di scudi. -</p> - -<p> -— E a me una diecina di doppie, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Sembra, disse Athos, che noi siamo i Cresi della -società. Quanto vi resta sulle vostre cento doppie, -d'Artagnan? -</p> - -<p> -— Sulle mie cento doppie? primieramente, io ne ho -date a voi cinquanta. -</p> - -<p> -— Voi credete? -</p> - -<p> -— Per bacco! -</p> - -<p> -— Ah! sì è vero, me ne ricordo. -</p> - -<p> -— Quindi ne ho pagate sei all'oste. -</p> - -<p> -— Che animale è quest'oste! Perchè gli avete dato sei -doppie? -</p> - -<p> -— Siete stato voi che mi avete detto di dargliele. -</p> - -<p> -— È vero, io sono troppo buono. Alle corte, che cosa -rimane? -</p> - -<p> -— Venticinque doppie, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ed io disse Athos cavando alcune piccole monete -di saccoccia, ecco qua. -</p> - -<p> -— Voi niente? -</p> - -<p> -— In fede mia, è così poca cosa che non val la pena -di metterlo in massa. -</p> - -<p> -— Ora, calcoliamo bene quanto possediamo: Porthos? -</p> - -<p> -— Trenta scudi. -</p> - -<p> -— Aramis? -</p> - -<p> -— Dieci doppie. -</p> - -<p> -— E voi d'Artagnan? -</p> - -<p> -— Venticinque. -</p> - -<p> -— In tutto che cosa fa? disse Athos -</p> - -<p> -— Quattrocento settantacinque lire disse d'Artagnan, -che faceva i conti come un Archimede. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -</p> - -<p> -— Giunti a Parigi, noi ne avremo ancora quattrocento, -disse Porthos; senza calcolare gli arnesi dei cavalli -venduti. -</p> - -<p> -— Ma i nostri cavalli del reggimento, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Ebbene! dei quattro cavalli dei nostri lacchè noi -ne faremo due da padroni, che tireremo a sorte; colle -quattrocento lire, se ne farà un mezzo per uno dei smontati, -quindi daremo gli avanzi delle nostre borse a -d'Artagnan, che ha una buona mano, e che andrà a giuocarli -al primo ridotto che si trova. Ecco fatto! -</p> - -<p> -— Pranziamo dunque, disse Porthos; poichè la seconda -portata si raffredda. -</p> - -<p> -E i quattro amici, oramai più tranquilli sul loro avvenire, -fecero onore al pranzo, di cui furono abbandonati -gli avanzi ai signori Mousqueton, Bazin, Planchet -e Grimaud. -</p> - -<p> -Giungendo a Parigi, d'Artagnan ritrovò una lettera -del signor des Essarts che lo preveniva, che era ferma -risoluzione di Sua Maestà di aprire la campagna il primo -di maggio, e che dovesse preparare incontanente i -suoi equipaggi. -</p> - -<p> -Corse subito da' suoi camerati, che aveva lasciati da -una mezz'ora, e che ritrovò molto tristi, o per meglio -dire preoccupati. Essi tenevano consiglio presso Athos, -cosa che indicava sempre una circostanza di qualche -entità. -</p> - -<p> -Infatti, essi avevano ricevuto, ciascuno al loro domicilio, -una lettera simile dal signor de Tréville. -</p> - -<p> -I quattro filosofi si guardarono pieni di meraviglia; -il signor de Tréville non scherzava sotto il rapporto -della disciplina militare. -</p> - -<p> -— E quanto stimate voi che costino questi equipaggi? -disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Oh! non vi è niente che dire; riprese Aramis, noi -abbiamo fatto i conti con una lesina di Spartani, ci abbisogna -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -almeno mille e cinquecento lire per ciascheduno. -</p> - -<p> -— Quattro volte mille e cinquecento, fanno sei mila -lire, disse Athos. -</p> - -<p> -— A me sembra, disse d'Artagnan che, mille lire per -ciascuno dovrebbero bastare. È vero che io non parlo -da lesinante, ma da procuratore... -</p> - -<p> -Questa parola di procuratore risvegliò Porthos. -</p> - -<p> -— Guarda! ho un'idea, diss'egli. -</p> - -<p> -— Questo è già qualche cosa; io ne ho neppur l'ombra, -disse freddamente Athos; ma in quanto a d'Artagnan, -signori, egli è pazzo. Mille lire! io dichiaro che, -pel mio solo equipaggio, non mi bastano due mila lire. -</p> - -<p> -— Quattro volte due fa otto, disse allora Aramis; -dunque sono ottomila lire che ci abbisognano pel nostro -equipaggio, sul quale è però vero che non si devono -calcolare le selle. -</p> - -<p> -— Più, disse Porthos, aspettando, per mettere questo -pensiero in mezzo pieno di avvenire, che d'Artagnan, -che andava a ringraziare il signor de Tréville, avesse -chiusa la porta, più, disse, il bel diamante che -brilla sul dito del nostro amico. Che diavolo, d'Artagnan -è troppo buon camerata per lasciare i suoi fratelli -negli imbarazzi, quando porta al suo dito medio di -che riscattare un re! -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap29">CAPITOLO XXIX. -<span class="smaller">LA CACCIA PER EQUIPAGGIARSI</span></h2> -</div> - -<p> -Il più preoccupato dei quattro amici era certamente -d'Artagnan, quantunque d'Artagnan nella sua qualità -di guardia, fosse più facile ad equipaggiarsi di quella -che i moschettieri, che erano tutti signori; ma il nostro -cadetto di Guascogna era, come si è potuto vedere, di -un carattere previdente e quasi avaro, e con ciò (spiegate -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -i contrarii) glorioso quasi al punto da superare -Porthos. A questa preoccupazione della sua varietà, -d'Artagnan congiungeva in questo momento un'inquietudine -non meno egoista. Per quante informazioni avesse -potuto prendere sopra la signora Bonacieux, non era -giunto a saperne novella alcuna: il signor de Tréville -ne aveva parlato alla regina; la regina ignorava ciò che -fosse accaduto alla giovane merciaia, e aveva promesso -di farne delle ricerche. Ma questa promessa era ben vaga, -e non tranquillizzava punto d'Artagnan. -</p> - -<p> -Athos non sortiva di camera, egli aveva risoluto di -non arrischiare una mossa di gambe per equipaggiarsi. -</p> - -<p> -— Ci rimangono quindici giorni, diceva egli ai suoi -amici. Ebbene! se in capo a questi quindici giorni io -non avrò ritrovato niente, o per meglio dire, se in capo -a quindici giorni non è venuto a ritrovarmi niente, -essendo troppo buono cattolico per spaccarmi la testa -con un colpo di pistola, andrò a muover lite a quattro -guardie del ministro, o ad otto Inglesi, e mi batterò fino -a che ne ritrovi uno che mi uccida, cosa che nella quantità -non può a meno di accadermi. Allora si dirà che io -sono morto pel servizio, senza aver bisogno di equipaggiarmi. -</p> - -<p> -Porthos continuava a passeggiare colle mani dietro -il dorso, scuotendo la testa di alto in basso, dicendo: -</p> - -<p> -— Io seguirò la mia idea. -</p> - -<p> -Aramis, pensieroso e mal pettinato, non diceva niente. -</p> - -<p> -Si può conoscere da questi disastrosi particolari che -nella comunità vi regnava la desolazione. -</p> - -<p> -I lacchè, per parte loro, come i cavalli d'Ippolito, -divenivano la trista pena dei loro padroni. Mousqueton -faceva delle provvigioni di croste; Bazin, che era -sempre stato molto devoto, non lasciava più le chiese; -Planchet guardava le mosche a volare, e Grimaud, che -la tristezza generale non poteva risolverlo a rompere -il silenzio impostogli dal suo padrone, mandava dei sospiri -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -da intenerire le pietre. I tre amici, poichè, come -abbiamo detto, Athos aveva giurato di non fare un passo -per equipaggiarsi, i tre amici sortivano di buon mattino, -e rientravano molto tardi. Essi andavano errando -per le strade, guardando sui lastricati per vedere se -qualcuno nel passare avesse perduto la borsa. Si sarebbe -detto ch'essi cercavano le pedate di qualcuno, tanto -erano attenti in ogni luogo ove andavano. Quando s'incontravano, -si davano degli sguardi desolati che volevano -dire: hai tu ritrovato qualche cosa? -</p> - -<p> -Però siccome Porthos aveva ritrovata la sua prima -idea, e siccome l'aveva seguita con persistenza, fu il -primo ad agire. Questo degno Porthos era un uomo di -esecuzione. D'Artagnan lo scoperse un giorno che s'incamminava -verso la chiesa di S. Leo, e lo seguì instintivamente; egli -entrò nel luogo santo dopo essersi rialzati -i baffi, e allungato il pizzo, cosa che annunziava -sempre in lui l'intenzione di una conquista. Siccome -d'Artagnan prendeva tutte le precauzioni per non farsi -scorgere, Porthos credè di non essere stato veduto. -D'Artagnan entrò dietro di lui. Porthos andò ad appoggiarsi -ad una pila; d'Artagnan sempre inosservato si -appoggiò all'altra. -</p> - -<p> -Precisamente vi era la predica, cosa che faceva che -la chiesa fosse molto popolata. Porthos profittò della -circostanza per adocchiare le donne: mercè la buona -cura di Mousqueton, l'esterno era ben lungi d'annunziare -la miseria dell'interno; il suo cappello di feltro -era un poco spelato, la sua piuma era un poco tarlata, -i suoi galloni erano un poco oscurati, i suoi merletti -erano un poco spiegati, ma nella mezza luce, tutte -queste bagattelle scomparivano, e Porthos era sempre -il bel Porthos. -</p> - -<p> -D'Artagnan rimarcò, sul banco il più vicino alla pila -a cui Porthos si era appoggiato, una specie di bellezza -matura, un poco gialla, un poco secca, ma diritta -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -e altera sotto la sua cuffia nera. Gli occhi di Porthos si -abbassavano furtivamente sopra questa dama, quindi -a guisa di farfalla andavano vagando luogo tutta la -navata. -</p> - -<p> -Dal canto suo, la donna, che di tempo in tempo arrossiva, -lanciava, colla rapidità del lampo, un colpo -d'occhio sul volubile Porthos, e tosto gli occhi di Porthos -giravano col maggior furore. Era chiaro che quello -era un maneggio che colpiva al vivo la donna della -nera cuffia, poichè si andava mordendo le labbra fino -a far sangue, si grattava la punta del naso, e si dimenava -disperatamente sulla sua sedia. -</p> - -<p> -Porthos vedendo ciò, rialzò di nuovo i suoi baffi, allungò -una seconda volta il suo pizzo, e ai mise a far dei -segni ad una bella dama che stava vicino al coro, e che -non solo era una bella dama, ma anche una gran dama -senza dubbio, poichè aveva dietro a se un moro che le -aveva portato il cuscino sul quale stava inginocchiata, -ed una cameriera, che teneva una borsa con sopra un'arme -ricamata, entro cui stava il libro nel quale leggeva -le sue preghiere. -</p> - -<p> -La dama della cuffia nera seguì lo sguardo di Porthos -in tutti i suoi giri, e riconobbe che si fermava sulla -dama dal cuscino di velluto, dal moro e dalla cameriera. -</p> - -<p> -In questo mentre Porthos giuocava a giuoco chiuso: -erano gli occhi che andavano socchiudendosi, le dita -che si posavano sulle labbra, che si atteggiavano a piccoli -sorrisi che realmente assassinavano la bella disprezzata. -</p> - -<p> -Così ella pronunziò ad alta voce, battendosi il petto -come dicesse <i>mea culpa</i>, un hum! talmente vigoroso, -che tutti, anche la dama dal cuscino rosso, si voltarono -dalla sua parte. Porthos tenne fermo, egli aveva ben -capito, ma finse di non avere inteso. -</p> - -<p> -La dama del cuscino rosso fece un grande effetto, poichè -era molto bella; un grande effetto sulla dama della -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -cuffia nera, che vide in quella una rivale veramente da -temersi: un grande effetto sopra Porthos, che la ritrovò -molto più giovane e più bella della dama della cuffia -nera; un grande effetto sopra d'Artagnan, che riconobbe -in essa la dama di Méung, di Calais e di Douvres, che -il suo persecutore, l'uomo della cicatrice, aveva -salutata col suo nome di milady. -</p> - -<p> -D'Artagnan, senza perdere di vista la dama dal cuscino -rosso, continuò a seguire il maneggio di Porthos, -che molto lo divertiva, credè indovinare che la dama -della cuffia nera era la procuratrice della strada degli -Orsi, tanto più che la chiesa di S. Leo non era molto -lontana dalla detta strada. -</p> - -<p> -Egli indovinò allora per induzione che Porthos cercava -di prendere la rivincita sulla sconfitta di Chantilly, -allorchè la procuratrice si era mostrata così recalcitrante -sul conto della sua corsa. -</p> - -<p> -Ma in mezzo a tutto questo, d'Artagnan rimarcò -eziandio che neppure una signora corrispondeva alle galanterie -di Porthos. Non erano che chimere ed illusioni; -ma per un vero amore, per una vera gelosia vi sono -forse altre realità che le illusioni e le chimere? -</p> - -<p> -La predica finì: la procuratrice si avanzò verso la -pila; Porthos vi andò avanti, e invece di un dito v'immerse -tutta la mano. La procuratrice sorrise, credendo -che Porthos facesse le spese per lei; ma ella fu prontamente e -crudelmente disingannata; quand'ella non fu -più che a tre passi da lui, egli si rivoltò fissando inamovibilmente -gli occhi sulla dama dal cuscino rosso, che -si era alzata, e che si avvicinava, seguita dal suo moro -e dalla sua cameriera. -</p> - -<p> -Allorquando la dama dal cuscino rosso fu vicino a -Porthos, egli cavò la sua mano tutta grondante di acqua -benedetta e la offrì alla gran dama, la bella devota -toccò colla sua mano affilata la grossa mano di -Porthos, fece sorridendo il segno di croce, e sortì dalla -Chiesa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -</p> - -<p> -Questo fu troppo per la procuratrice: ella non dubitò -più che questa dama e Porthos fossero in galante -intelligenza. Se ella fosse stata una gran dama, si sarebbe -svenuta; ma siccome non era che una procuratrice, -si contentò di dire al moschettiere, con un furore -concentrato: -</p> - -<p> -— Ebbene! signor Porthos, voi non mi offrite neppur -l'acqua benedetta? -</p> - -<p> -Al suono di questa voce Porthos fece un movimento -di sussulto, che farebbe un uomo che si svegliasse dopo -un sonno di cento anni. -</p> - -<p> -— Ma.. signora!... siete veramente voi! come sta vostro -marito, quel caro sig. Coquenard? È sempre così -ladro come era? E dove aveva io dunque gli occhi che -non vi ho neppur veduta durante le due ore che è durata -la predica? -</p> - -<p> -— Io era due passi da voi, signore, rispose la procuratrice, -ma voi non mi avete veduta, perchè non avevate -gli occhi che per la dama, alla quale avete offerta -l'acqua benedetta. -</p> - -<p> -Porthos finse di essere imbarazzato. -</p> - -<p> -— Ah! diss'egli, voi avete rimarcato... -</p> - -<p> -— Bisognava esser ciechi per non vederlo. -</p> - -<p> -— Oh! disse negligentemente Porthos, è una duchessa -mia amica, colla quale ho gran difficoltà ad incontrarmi, -a causa della gelosia di suo marito, e che mi -aveva fatto prevenire che sarebbe venuta oggi, nient'altro -che per vedermi, in fondo a questo quartiere -perduto. -</p> - -<p> -— Sig. Porthos, avreste voi la bontà d'offrirmi il vostro -braccio per cinque minuti, avrei da parlarvi volentieri. -</p> - -<p> -— Come dunque! disse Porthos facendo a se stesso -l'occhietto come un giuocatore che ride per l'inganno -che sta per fare. -</p> - -<p> -In questo mentre passava d'Artagnan che seguiva -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -milady: egli gettò uno sguardo dalla parte di Porthos, -e vide questo colpo d'occhio trionfante. -</p> - -<p> -— Eh! eh! diss'egli a se stesso ragionando nel senso -della strana morale, troppo corriva in quell'epoca, -ecco uno che potrà essere equipaggiato nel tempo voluto. -</p> - -<p> -Porthos cedendo alla pressione del braccio della procuratrice -come una barca cede al timone, giunse al -chiostro di Santa Gloria, passaggio poco frequentato, -e chiuso da una sbarra alle due estremità. Nel giorno -non vi si vedevano che mendicanti a mangiare, e ragazzacci -a giuocare. -</p> - -<p> -— Ah! sig. Porthos! gridò la procuratrice, quando si -fu assicurata che non poteva essere veduta da nessuno -estraneo alla popolazione abituale della località: ah! -signor Porthos, voi siete un gran vincitore, a quanto -pare! -</p> - -<p> -— Io, signora? disse Porthos pavoneggiandosi, e perchè -ciò? -</p> - -<p> -— E i segni di poco fa, e l'acqua benedetta? Ma è una -principessa, per lo meno, questa dama col suo moro e -la sua cameriera! -</p> - -<p> -— Ma, voi v'ingannate, mio Dio! non è che bonariamente -una duchessa. -</p> - -<p> -— E il lacchè l'aspettava alla porta! è quella carrozza -col cocchiere in gran livrea che l'attendeva dal suo -seggio? -</p> - -<p> -Porthos non aveva veduto nè lacchè, nè carrozza, -nè cocchiere, ma la sig. Coquenard col suo sguardo geloso -aveva veduto tutto. -</p> - -<p> -Porthos fu dolente di non aver creata di primo colpo -principessa la dama dal cuscino rosso. -</p> - -<p> -— Mio Dio! in che modo gli uomini dimenticano presto! -gridò la procuratrice levando gli occhi al cielo. -</p> - -<p> -— Ma voi capirete, con un fisico come quello che mi -ha dato la natura, non mi possono mancare avventure -galanti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<p> -— Ah voi siete l'uomo prediletto delle belle, signor -Porthos, riprese con un sospiro la procuratrice, e come -tutti gli altri uomini dimenticate presto una per -l'altra! -</p> - -<p> -— Meno presto però che le donne, mi sembra, rispose -Porthos. Poichè finalmente io, signora, io posso -dire che sono stato la vostra vittima, allorchè, ferito, -moribondo, mi sono veduto abbandonare dai chirurgi. -Io, il rampollo di una illustre famiglia, che mi era affidato -alla vostra amicizia, poco è mancato che prima -non moriva per le mie ferite, e in seguito per la fame -in una cattiva osteria di Chantilly; e tutto ciò senza -che voi vi degnaste di rispondere neppure una sola volta -alle ardenti lettere che vi ho scritte. -</p> - -<p> -— Ma, sig. Porthos... mormorò la procuratrice, che -giudicandosi dalla condotta delle grandi dame di quell'epoca, -sentiva di aver torto. -</p> - -<p> -— Io che aveva sagrificato per voi la contessa de -Pannaflor! -</p> - -<p> -— Lo so bene. -</p> - -<p> -— La baronessa de... -</p> - -<p> -— Sig. Porthos, non mi opprimete. -</p> - -<p> -— La contessa de... -</p> - -<p> -— Sig. Porthos siate generoso! -</p> - -<p> -— Avete ragione, signora, e non finirò. -</p> - -<p> -— Ma è mio marito che non vuole intendere di prestare. -</p> - -<p> -— Signora Coquenard, disse Porthos, ricordatevi la -prima lettera che mi avete scritta, e che io conservo -scolpita nella mia memoria. -</p> - -<p> -La procuratrice mandò un gemito. -</p> - -<p> -— Ma è pure perchè la somma che domandavate in -prestito era un poco troppo forte. -</p> - -<p> -— Signora Coquenard, io vi dava la preferenza. Non -avrei avuto che a scrivere alla duchessa de... Io non voglio -dire il suo nome, perchè non so che cosa vuol dire -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -compromettere una donna; ma ciò che io so, è che -non avrei avuto che a scriverle perchè me ne mandasse -mille e cinquecento. -</p> - -<p> -La procuratrice versò una lagrima. -</p> - -<p> -— Sig. Porthos, diss'ella, io vi giuro che voi mi avete -grandemente punita, e che, se in avvenire vi avreste -a ritrovare in simili circostanze, non avreste che -a rivolgervi a me. -</p> - -<p> -— Finiamo dunque, disse Porthos come stomacato, -non parliamo più di danaro, se vi piace, è una cosa umiliante -per me. -</p> - -<p> -— Così, voi dunque non mi amate più? disse lentamente -e tristamente la procuratrice. -</p> - -<p> -Porthos conservò un maestoso silenzio. -</p> - -<p> -— È così che voi mi rispondete? Ahimè! capisco -tutto. -</p> - -<p> -— Pensate all'offesa che mi avete fatta, signora, essa -è rimasta qui, disse Porthos posandosi la mano sul -cuore e comprimendovela fortemente. -</p> - -<p> -— Io la riparerò, vediamo, mio caro Porthos! -</p> - -<p> -— D'altronde che cosa vi domandava io? rispose -Porthos con una stretta di spalle pieno di bonomìa, un -imprestito, nient'altro. Sopra tutto io non sono un uomo -irragionevole. Io so che non siete ricca, signora -Coquenard, e che vostro marito è costretto e succhiare -il sangue dei poveri suoi clienti per ricavarne qualche -scudo. Oh! se voi foste contessa, marchesa o duchessa, -allora sarebbe un altro affare, e sareste imperdonabile. -</p> - -<p> -La procuratrice fu punta. -</p> - -<p> -— Sappiate, sig. Porthos, diss'ella, che il mio scrigno, -quantunque sia lo scrigno della moglie di un procuratore, -è forse meglio guernito di quello di certe -principesse rovinate. -</p> - -<p> -— Allora voi mi avete fatto una doppia offesa, disse -Porthos sciogliendosi dal braccio della procuratrice; -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -poichè se siete ricca, il vostro rifiuto non ha più scusa. -</p> - -<p> -— Quando dico ricca, riprese la procuratrice che si -accorse di essersi lasciata trasportare troppo lontano, -non bisogna prendere la parola al piede della lettera. -Io non sono precisamente ricca, ma ho tutti i miei comodi. -</p> - -<p> -— Sentite, signora, disse Porthos, non parliamo più -di tutto ciò, ve ne prego. Voi mi avete mal conosciuto; -ogni simpatia è spenta fra noi. -</p> - -<p> -— Ingrato che siete! -</p> - -<p> -— Ah! vi consiglio di lamentarvi! disse Porthos. -</p> - -<p> -— Andate dunque dalla vostra bella duchessa, io non -vi trattengo più. -</p> - -<p> -— Eh! non è poi così afflitta, quanto io credeva! -</p> - -<p> -— Andiamo, signor Porthos, anche una volta; e sarà -l'ultima: mi amate voi ancora? -</p> - -<p> -— Ahimè! signora, disse Porthos col tuono il più -malinconico che potesse assumere, quando noi siamo -per entrare in campagna, ove tutti i miei presentimenti -mi dicono che sarò ucciso... -</p> - -<p> -— Oh! non dite di simili cose! gridò la procuratrice -dando in singhiozzi. -</p> - -<p> -— E pure qualche cosa me lo dice, continuò Porthos -con una sempre maggiore malinconia. -</p> - -<p> -— Dite piuttosto che avete un nuovo amore. -</p> - -<p> -— No, vi parlo franco. Nessuno nuovo oggetto mi ha -ancora toccato, ed anzi io sento qui, in fondo al cuore, -qualche cosa che mi parla per voi. Ma, fra quindici -giorni, come sapete, o forse non sapete ancora, si -apre questa fatal campagna: io dunque sarò in questi -orribilmente preoccupato per equipaggiarmi. Quindi, -farò un viaggio presso la mia famiglia nel fondo della -Bretagna, per realizzare la somma necessaria alla mia -partenza. -</p> - -<p> -Porthos rimarcò un'ultima lotta fra l'amore e l'avarizia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -</p> - -<p> -— E siccome, continuò egli, la duchessa che avete -veduta in chiesa ha le sue terre vicine alle mie, così -noi faremo il viaggio assieme. I viaggi, voi lo sapete, -sembrano sempre meno lunghi quando si fanno in due. -</p> - -<p> -— Voi dunque non avete amici a Parigi, signor Porthos? -disse la procuratrice. -</p> - -<p> -— Io ho creduto di averne, disse Porthos riprendendo -la sua aria malinconica, ma ho veduto bene che mi -sono ingannato. -</p> - -<p> -— Voi ne avete, signor Porthos, voi ne avete, riprese -la procuratrice in un trasporto che sorprese essa -stessa, ritornate domani a casa mia. Voi siete il figlio -di mia zia, per conseguenza mio cugino; voi venite da -Nayon in Piccardia; voi avete molti processi a Parigi, -e non avete il procuratore. Vi ricorderete tutte queste -cose? -</p> - -<p> -— Perfettamente, signora. -</p> - -<p> -— Venite all'ora del pranzo. -</p> - -<p> -— Molto bene. -</p> - -<p> -— E tenete fermo davanti a mio marito che è furbo, -malgrado i suoi sessantasei anni. -</p> - -<p> -— Sessantasei anni! peste! la bella età! riprese Porthos. -</p> - -<p> -— La grande età vorrete dire, sig. Porthos; così il -povero e caro uomo può lasciarmi vedova da un momento -all'altro, continuò la dama gettando uno sguardo -significativo a Porthos. Fortunatamente che per contratto -di matrimonio noi ci siamo fatti donazione reciproca -di tutto. -</p> - -<p> -— Di tutto? disse Porthos. -</p> - -<p> -— Di tutto. -</p> - -<p> -— Voi siete una donna di precauzioni, io lo vedo, -mia cara signora Coquenard, disse Porthos stringendo -teneramente la mano alla procuratrice. -</p> - -<p> -— Noi dunque siamo riconciliati, caro signor Porthos. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -</p> - -<p> -— Per tutta la vita, replicò Porthos collo stesso -tuono. -</p> - -<p> -— A rivederci adunque, mio traditore. -</p> - -<p> -— A rivederci, adunque mia smemorata. -</p> - -<p> -— A domani, angelo mio! -</p> - -<p> -— A domani, fiamma della mia vita. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap30">CAPITOLO XXX. -<span class="smaller">MILADY</span></h2> -</div> - -<p> -D'Artagnan aveva seguito milady senza essere scoperto -da lei; egli la vide salire nella sua carrozza e la -intese dare al suo cocchiere l'ordine di andare a S. -Germano. -</p> - -<p> -Era inutile il tentar di seguire a piedi una carrozza -trasportata al trotto di due vigorosi cavalli. D'Artagnan -ritornò adunque nella strada Fèrou. -</p> - -<p> -Nella strada di Seine incontrò Planchet che era fermo -davanti la bottega di un pasticciere, e che sembrava -in estasi alla vista di una <i>brioche</i> della forma la più -appetitosa. -</p> - -<p> -Egli dette subito a Planchet l'ordine di andare alle -scuderie del sig. de Tréville, e di insellare due cavalli, -uno per lui, d'Artagnan, l'altro per se, Planchet, -e di raggiungerlo presso Athos; il sig. de Tréville, una -volta per sempre aveva messo le sue scuderie a disposizione -di d'Artagnan. -</p> - -<p> -Planchet s'incamminò verso la strada del Colombaio, -e d'Artagnan verso la strada Férou. Athos era in casa, -vuotando tristamente una delle bottiglie di quei -fumoso vin di Spagna che aveva riportato dal suo viaggio -in Piccardia. Fece segno a Grimaud di portare un -bicchiere per d'Artagnan, e Grimaud obbedì, silenzioso -come d'ordinario. -</p> - -<p> -D'Artagnan raccontò allora ad Athos quanto era accaduto -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -in chiesa fra Porthos e la procuratrice, e come -il loro camerata era in quell'ora giù sulla via per essere -probabilmente equipaggiato. -</p> - -<p> -— In quanto a me, a tutto questo racconto, sono -ben tranquillo, non saranno già le donne che faranno -le spese del mio equipaggio. -</p> - -<p> -— Eppure, bello, gentile, gran signore come voi -siete, mio caro Athos, non vi sarebbero nè principesse, -nè regine al sicuro dei vostri dardi amorosi. -</p> - -<p> -In questo momento, Planchet presentò modestamente -la testa fra la porta socchiusa, e annunciò al suo padrone -che i cavalli erano abbasso. -</p> - -<p> -— Quali cavalli? domandò Athos. -</p> - -<p> -— Due cavalli che il sig. de Tréville mi presta per -la passeggiata, e coi quali voglio andare a fare un giro -a S. Germano. -</p> - -<p> -— E che cosa andate a fare a S. Germano? domandò -Athos. -</p> - -<p> -Allora d'Artagnan gli raccontò l'incontro che aveva -fatto in chiesa, e in che modo aveva ritrovato quella -donna che, col signore dal mantello nero e dalla cicatrice -sulla tempia, era la eterna sua preoccupazione. -</p> - -<p> -— Vale a dire che voi siete innamorato di quella, -come lo eravate della signora Bonacieux, disse Athos -alzando sdegnosamente le spalle, come se avesse avuto -pietà dell'umana debolezza. -</p> - -<p> -— Io! niente affatto, gridò d'Artagnan. Io sono soltanto -curioso di rischiarare il mistero al quale ella si -attacca: non so il perchè, ma mi figuro che questa donna, -per quanto sconosciuta mi sia, e per quanto io sia -sconosciuto a lei, ha avuto un'azione sulla mia vita. -</p> - -<p> -— Di fatto, voi avete ragione, disse Athos, io sono -del vostro parere, ma non conosco una donna che valga -la pena di essere cercata quando si è perduta. La -signora Bonacieux è perduta, tanto peggio per lei, che -ella si ritrovi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -</p> - -<p> -— No, Athos, v'ingannate, disse d'Artagnan; io -amo la mia povera Costanza sempre più che mai, e se -sapessi il luogo ov'ella è, fosse ancora in capo al mondo, -partirei per prenderla dalle mani dei suoi nemici; -ma io l'ignoro, tutte le mie ricerche sono state inutili. -Che volete! bisogna bene distrarsi. -</p> - -<p> -— Distraetevi presso milady, mio caro d'Artagnan; -io ve lo auguro di tutto cuore, se ciò può divertirvi. -</p> - -<p> -— Ascoltate Athos, disse d'Artagnan, invece di restar -chiuso qui come se foste agli arresti, montate a -cavallo e venite meco a passeggiare a S. Germano. -</p> - -<p> -— Mio caro, disse Athos, io monto i mei cavalli -quando ne ho, altrimenti, vado a piedi. -</p> - -<p> -— Ebbene io, disse d'Artagnan sorridendo della misantropia -di Athos, che in un altro l'avrebbe certamente -ferito; io sono meno orgoglioso di voi, io monto -quello che trovo; così a rivederci, mio caro Athos. -</p> - -<p> -— A rivederci, disse il moschettiere facendo segno -a Grimaud di stappare la bottiglia che avea portata. -</p> - -<p> -D'Artagnan e Planchet si misero in sella, e presero -la strada di S. Germano. -</p> - -<p> -Lungo tutta la strada ritornò allo spirito del giovane -tutto quanto gli aveva detto Athos. Quantunque d'Artagnan -non fosse di un carattere molto sentimentale, -la bella merciaia aveva fatta una reale impressione -sul suo cuore: com'egli lo diceva, era pronto di andare -in capo al mondo per cercarla. Ma il mondo ha molti -capi, benchè si dica che è rotondo, per cui non sapeva -da qual parte voltare. -</p> - -<p> -Frattanto, egli era smanioso di sapere chi fosse milady. -Milady aveva parlato all'uomo dal mantello nero, -dunque ella lo conosceva. Ora, nello spirito di d'Artagnan, -era certamente l'uomo dal mantello nero che -aveva rapita la Signora Bonacieux una seconda volta, -come l'aveva già rapita una prima. D'Artagnan non -mentiva che per metà, e ciò è ben mentir poco, quando -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -diceva, che mettendosi alla ricerca di milady egli si -metteva nello stesso tempo alla ricerca di Costanza. -</p> - -<p> -Pensando in tal modo, e dando di tratto in tratto dei -tocchi collo sprone al suo cavallo, d'Artagnan aveva -fatta la strada, ed era giunto a S. Germano. Egli era -passato davanti al padiglione in cui dieci anni dopo -doveva nascere Luigi XIV, e traversava una strada molto -deserta, guardando a diritta e a sinistra per vedere -se ritrovava qualche traccia della sua bella Inglese, -allorchè al pian terreno di una bella casa che, secondo -l'uso del tempo, non aveva alcuna finestra sulla strada, -vide comparire una figura di sua conoscenza. Questa -figura passeggiava sopra una specie di terrazzo -guernito di fiori. Planchet la riconobbe pel primo. -</p> - -<p> -— Eh! signore, diss'egli indirizzandosi a d'Artagnan, -non rammentate voi più quel viso che abbaia -alle cornacchie? -</p> - -<p> -— No, disse d'Artagnan, eppure son certo che non -è la prima volta che lo vedo. -</p> - -<p> -— Lo credo, per bacco! disse Planchet: è quel povero -Lubin, il lacchè del conte de Wardes, quello che -avete così bene accomodato un mese fa, a Calais, sulla -strada che conduce alla campagna del governatore. -</p> - -<p> -— Ah! si, disse d'Artagnan, ora lo riconosco. Credi -tu che egli riconosca te pure? -</p> - -<p> -— In fede mia, signore, egli era talmente malmenato, -che dubito che abbia conservata alcuna idea molto -chiara di me. -</p> - -<p> -— Ebbene! va dunque a discorrere con quel servo, -disse d'Artagnan, e nella conversazione informati se -il suo padrone è morto. -</p> - -<p> -Planchet discese da cavallo, camminò diritto diritto -a Lubin, che, infatti, non lo riconobbe, e i due lacchè -si misero a discorrere nella maggiore intelligenza del -mondo, nel mentre che d'Artagnan spingeva i due cavalli -in un viottolo, e facendo il giro dietro una casa, -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -se ne ritornava ad assistere alla conferenza nascosto -da una siepe. -</p> - -<p> -In capo ad un istante di osservazione dietro la siepe, -intese il rumore di una carrozza, e vide la carrozza -di milady fermarsi d'avanti a lui. Non vi era ad ingannarsi, -milady vi era dentro. D'Artagnan si nascose -dietro il collo del suo cavallo, affine di poter veder -tutto senza esser veduto. -</p> - -<p> -Milady cavò la sua graziosa testa bionda dalla portiera, -e dette degli ordini alla sua cameriera. -</p> - -<p> -Quest'ultima, bella giovinetta di ventidue anni, -svelta e vivace, vera cameriera di confidenza di una -gran signora, saltò abbasso dal montatoio sul quale -stava seduta, secondo l'uso del tempo, e si diresse verso -il terrazzo su cui d'Artagnan aveva scoperto Lubin. -</p> - -<p> -D'Artagnan segui la confidente con gli occhi e la vide -incamminarsi al terrazzo. Ma per caso, un ordine -dall'interno aveva chiamato Lubin, di modo che Planchet -era rimasto solo guardando da tutte le parti per -qual via era scomparso d'Artagnan. -</p> - -<p> -La cameriera si avvicinò a Planchet, ch'ella prese -per Lubin, e stendendogli un piccolo biglietto: -</p> - -<p> -— Per il vostro padrone, diss'ella. -</p> - -<p> -— Per il mio padrone? riprese Planchet meravigliato. -</p> - -<p> -— Sì, e di molta premura. Prendete, fate presto. -</p> - -<p> -Dopo di che se ne fuggì verso la carrozza di già rivoltata -dalla parte donde era venuta, si slanciò sul montatoio, -e la carrozza ripartì. Planchet girò e rigirò il -biglietto, quindi avvezzo all'obbedienza passiva, saltò -in basso dal terrazzo, infilò dalla parte del viottolo, e -incontrò dopo venti passi d'Artagnan che, avendo veduto -tutto, gli veniva incontro. -</p> - -<p> -— Per voi, signore, gli disse Planchet presentandogli -il biglietto. -</p> - -<p> -— Per me? disse d'Artagnan, sei tu ben sicuro? -</p> - -<p> -— Perdinci! se ne son sicuro: la cameriera ha detto: -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -«per il vostro padrone» io non ho altro padrone che -voi, così... -</p> - -<p> -D'Artagnan aprì la lettera, e lesse queste parole: -</p> - -<p> -«Una persona che s'interessa per voi più di quello -che ella può dire vorrebbe sapere in qual giorno -sarete in istato di passeggiare nella foresta: domani -al palazzo del campo del Drappo d'Oro un lacchè nero -e rosso aspetterà la vostra risposta». -</p> - -<p> -— Oh! oh! disse a se stesso d'Artagnan, ecco un'avventura -un poco viva. Sembra che milady ed io siamo -in pena sulla vita della stessa persona. Ebbene! Planchet, -come sta questo buon signore de Wardes? egli -dunque non è morto? -</p> - -<p> -— No, signore, sta tanto bene quanto si può stare -con quattro colpi di spada nel corpo, poichè voi, senza -farvene un rimprovero, avete allungato quattro colpi -a questo caro gentiluomo; egli è ancora molto debole, -avendo perduto quasi tutto il suo sangue. Come -vi aveva detto, signore, Lubin non mi ha riconosciuto, -e mi ha raccontato dal principio alla fine la nostra avventura. -</p> - -<p> -— Benissimo, Planchet, tu sei il re dei lacchè; ora -rimonta a cavallo, e raggiungiamo la carrozza. -</p> - -<p> -Non vi volle molto; in cinque minuti si scoperse la -carrozza fermata all'estremità della strada: un cavaliere -riccamente vestito stava allo sportello. -</p> - -<p> -La conversazione fra milady e il cavaliere era talmente -animata, che d'Artagnan si fermò dall'altra -parte della carrozza senza che nessuno, fuori della -cameriera, s'accorgesse della sua presenza. -</p> - -<p> -La conversazione si faceva in inglese, lingua che -d'Artagnan non capiva; ma all'accento, il giovane credè -indovinare che la bella Inglese era molto in collera; -essa terminò con un gesto che non lasciò più alcun dubbio -sulla natura di questa conversazione: fu un colpo -di ventaglio applicato con tanta forza, che il piccolo -arnese femminino andò in mille pezzi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -</p> - -<p> -Il cavaliere scoppiò in una risata che parve esasperare -milady. -</p> - -<p> -D'Artagnan pensò che quello era il momento d'intervenire; -si avvicinò all'altra portiera, e levandosi -rispettosamente il cappello: -</p> - -<p> -— Signora, diss'egli, mi permettete voi di offrirvi i -miei servigi? mi sembra che questo cavaliere vi abbia -fatto andare in collera! Dite una parola, signora, ed io -m'incarico di punirlo della sua mancanza di cortesia. -</p> - -<p> -Alle prime parole, milady si era voltata guardando -il giovane con meraviglia; e quando ebbe finito: -</p> - -<p> -— Signore, diss'ella in ottimo francese, sarebbe con -grandissimo piacere che io mi metterei sotto la vostra -protezione, se la persona che mi ha mosso questione -non fosse mio fratello. -</p> - -<p> -— Oh! scusatemi allora, disse d'Artagnan, voi capirete -che io lo ignorava, signora. -</p> - -<p> -— Di che cosa dunque si immischia questo stornello? -gridò abbassandosi all'altezza della portiera, il cavaliere -che milady aveva designato come suo parente, e -perchè non continua egli la sua strada? -</p> - -<p> -— Siete voi uno stornello, disse d'Artagnan, abbassandosi -a sua volta sul collo del cavallo, e rispondendo -dalla sua parte della portiera. Io non continuo la mia -strada, perchè mi piace di fermarmi qui. -</p> - -<p> -Il cavaliere indirizzò qualche parola in inglese a sua -sorella. -</p> - -<p> -— Io vi parlo francese, disse d'Artagnan, fatemi -dunque il piacere, vi prego, di rispondermi nella stessa -lingua. Voi siete il fratello della signora, sia, ma -voi non siete mio fratello, fortunatamente. -</p> - -<p> -Si sarebbe potuto credere che milady, timorosa come -sono ordinariamente tutte le donne, si fosse interposta -a questo principio di provocazione, affine d'impedire -che la questione andasse più avanti; ma, tutto al contrario, -ella si gettò in fondo alla carrozza, e gridò freddamente -al cocchiere: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -</p> - -<p> -— Andate al palazzo. -</p> - -<p> -La giovane cameriera gettò uno sguardo di inquietudine -sopra d'Artagnan, la di cui buona fisonomia -sembrava aver prodotto in essa il suo effetto. -</p> - -<p> -La carrozza partì, e lasciò i due cavalieri in faccia -l'uno dell'altro. Nessun ostacolo materiale li separava -più. -</p> - -<p> -Il cavaliere fece un movimento per seguire la carrozza; -ma d'Artagnan, la di cui collera di già bollente -si era ancora aumentata, riconoscendo in lui l'Inglese -che in Amiens gli aveva vinto il suo cavallo, e poco -non avea mancato vincesse ad Athos il suo diamante, -gli saltò alla briglia, e lo fermò. -</p> - -<p> -— Eh! signore, diss'egli, voi mi sembrate anche più -stornello dì me, poichè mi fate l'effetto di dimenticare -che si è intavolata fra noi una piccola questione. -</p> - -<p> -— Ah! ah! disse l'Inglese, siete voi, mio padrone! -con voi bisogna dunque sempre giuocare un giuoco o -un altro? -</p> - -<p> -— Sì, e ciò mi ricorda che ho da prendermi una rivincita. -Noi vedremo, mio caro signore, se voi maneggiate -tanto destramente la spada quanto il bussolo dei -dadi. -</p> - -<p> -— Vedete bene che io non ho spada, disse l'Inglese; -volete voi fare il bravo contro un uomo disarmato. -</p> - -<p> -— Spero bene che ne avrete una a casa vostra, disse -d'Artagnan, in ogni caso, io ne ho due, e se voi volete, -ve ne cederò una. -</p> - -<p> -— È inutile, disse l'Inglese, io sono sufficientemente -munito di questa sorta di utensili. -</p> - -<p> -— Ebbene! mio degno gentiluomo, riprese d'Artagnan, -scegliete la più lunga, e venite a mostrarmela -questa sera. -</p> - -<p> -— Ove, se vi piace? -</p> - -<p> -— Dietro il Luxembourg; questo è un grazioso quartiere -per le passeggiate del genere che vi propongo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -</p> - -<p> -— Sta bene; io vi sarò. -</p> - -<p> -— La vostra ora? -</p> - -<p> -— Sei ore. -</p> - -<p> -— A proposito, voi avete pure probabilmente uno o -due amici? -</p> - -<p> -— Io ne ho tre, che saranno molto onorati di giuocare -la stessa partita che giuocherò io. -</p> - -<p> -— Tre, a meraviglia! come si combina bene, disse -d'Artagnan, è precisamente il mio conto. -</p> - -<p> -— Ora chi siete voi? domandò l'Inglese. -</p> - -<p> -— Io sono il signor d'Artagnan, gentiluomo guascone, -servo nelle guardie e sono nella compagnia del sig. -des Essarts. E voi? -</p> - -<p> -— Io sono lord de Winter, barone de Scheffield. -</p> - -<p> -— Ebbene! io sono vostro servitore, signor barone, -disse d'Artagnan, quantunque abbiate dei nomi molto -difficili a ricordarsi. -</p> - -<p> -E pungendo il suo cavallo, si mise al galoppo, e riprese -la strada di Parigi. -</p> - -<p> -Come aveva l'abitudine di fare in simili occasioni, -d'Artagnan discese direttamente alla casa di Athos. -</p> - -<p> -Trovò Athos steso sopra un gran sofà, ove aspettava, -come lo aveva detto, che il suo equipaggio fosse -venuto a ritrovarlo. -</p> - -<p> -Egli raccontò ad Athos quanto gli era accaduto, meno -la lettera al signor de Wardes. -</p> - -<p> -Athos fu consolato allorquando seppe che doveva -battersi contro un Inglese. Noi abbiamo detto che questo -era il suo trasporto. -</p> - -<p> -Fu mandato a cercare sull'istante medesimo Porthos -ed Aramis per mezzo dei lacchè, e furono messi -al corrente della situazione. -</p> - -<p> -Porthos cavò fuori la sua spada dal fodero; e si mise -a squadronare il muro rinculando di tempo in tempo, -e facendo delle pieghe come un ballerino. Aramis -che lavorava sempre nel suo poema, si chiuse nel gabinetto -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -di Athos, e pregò di non essere disturbato fino -al momento di sguainare la spada. -</p> - -<p> -Athos con un segno domandò a Grimaud un'altra -bottiglia. -</p> - -<p> -Fra se stesso d'Artagnan combinò un piccolo piano -di cui vedremo in seguito l'esecuzione, e che gli prometteva -una qualche graziosa avventura, come si poteva -vedere dai sorrisi, che di tempo in tempo passavano -sul suo viso, di cui rischiaravano il sogno. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap31">CAPITOLO XXXI. -<span class="smaller">INGLESI E FRANCESI</span></h2> -</div> - -<p> -Venuta l'ora, si portarono coi quattro lacchè dietro -al Luxembourg, in un recinto abbandonato alle capre. -Athos regalò una moneta al capraio perchè si allontanasse. -I lacchè furono incaricati di fare la sentinella. -</p> - -<p> -Ben presto una truppa silenziosa si avvicinò allo stesso -recinto, vi penetrò e raggiunse i moschettieri; quindi, -secondo gli usi d'oltremare, ebbero luogo le presentazioni. -</p> - -<p> -Gl'Inglesi erano tutte persone della più alta società; -i nomi bizzarri dei tre amici furono dunque per essi -un soggetto, non solo di sorpresa, ma ancora d'inquietudine. -</p> - -<p> -— Con tutto ciò, disse lord de Winter, quando i tre -amici si furono nominati, noi non ci battiamo con tali -nomi di pastori. -</p> - -<p> -— Così, come voi lo supporrete bene, milord, questi -sono nomi falsi, disse Athos. -</p> - -<p> -— Cosa che non ci dà che un desiderio maggiore di -conoscere i veri nomi, rispose l'Inglese. -</p> - -<p> -— Voi però avete giuocato contro di noi senza conoscerli, -disse Athos, a tal segno che ci avete vinti i nostri -due cavalli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -</p> - -<p> -— È vero; ma noi allora non arrischiavamo il nostro -sangue. Si giuoca con tutti, non si combatte che coi -suoi uguali. -</p> - -<p> -— È giusto, disse Athos. -</p> - -<p> -E prese in disparte quello dei quattro Inglesi col -quale doveva battersi, e gli disse il suo nome a bassa -voce; dal canto loro Porthos e Aramis fecero altrettanto -</p> - -<p> -— Ciò vi basta, disse Athos al suo avversario, e mi -ritrovate voi abbastanza nobile per farmi la grazia di -incrociare la vostra spada meco? -</p> - -<p> -— Sì, signore, disse l'Inglese inchinandosi. -</p> - -<p> -— Ebbene, volete ora che io vi dica una cosa? riprese -freddamente Athos. -</p> - -<p> -— E quale? domandò l'Inglese. -</p> - -<p> -— È che voi avreste fatto meglio a non esigere da -me che mi facessi conoscere. -</p> - -<p> -— Perchè? -</p> - -<p> -— Perchè mi si crede morto, ed ho delle ragioni per -desiderare che non si sappia che io sono vivo, e che -quindi sarò obbligato di uccidervi perchè il mio segreto -non si divulghi sul momento. -</p> - -<p> -L'Inglese guardò Athos credendo che scherzasse, -ma Athos non scherzava affatto. -</p> - -<p> -— Signori, disse Athos indirizzandosi ai suoi compagni -e ai suoi avversarii, siamo noi all'ordine? -</p> - -<p> -— Sì, risposero tutti ad una voce Inglesi e Francesi. -</p> - -<p> -— Allora, in guardia! disse Athos. -</p> - -<p> -E tosto otto spade brillarono ai raggi del sol cadente, -e il combattimento cominciò con un accanimento -ben naturale a persone due volte nemiche. -</p> - -<p> -Athos difendeva con tanta calma e metodo, come se -fosse stato in una sala di scherma. -</p> - -<p> -Porthos, corretto senza dubbio dalla sua troppo -grande confidenza per opera della avventura di Chantilly, -giuocava un giuoco pieno di destrezza e prudenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -</p> - -<p> -Aramis, che aveva il terzo canto del suo poema da -terminare, si sbrigava come un uomo che abbia molta -fretta. -</p> - -<p> -Athos pel primo uccise il suo avversario. Non gli -aveva portato che un colpo, ma come lo aveva prevenuto, -questo colpo era stato mortale, la spada gli traversò -il cuore. -</p> - -<p> -Porthos, pel secondo, stese il suo sull'erba; gli aveva -traversata la coscia. Allora, siccome l'Inglese gli -aveva resa la spada, Porthos lo prese fra le sue braccia, -e lo portò nella sua carrozza. -</p> - -<p> -Aramis spinse il suo avversario così vigorosamente, -che dopo averlo fatto rompere soltanto una cinquantina -di passi, finì col metterlo fuori di combattimento. -</p> - -<p> -In quanto a d'Artagnan, egli aveva fatto semplicemente -e puramente un giuoco difensivo, quindi, quando -vide il suo avversario bene stanco, gli dette una -vigorosa fianconata, e gli fece balzare la spada dalle -mani. Il barone vedendosi disarmato fece due o tre -passi addietro, ma in questo movimento il suo piede -scivolò, e cadde rovescione. -</p> - -<p> -D'Artagnan fu sopra di lui e puntandogli la spada -alla gola: -</p> - -<p> -— Io potrei uccidervi, signore, diss'egli all'Inglese, -e voi siete realmente nelle mie mani: ma io vi regalo -la vita per amore di vostra sorella. -</p> - -<p> -D'Artagnan era al colmo della sua gioia; aveva realizzato -il piano stabilito in antecedenza; ed il cui pensiero -aveva fatto apparire sul suo viso quei sorrisi di -cui abbiamo tenuto parola. -</p> - -<p> -L'Inglese, incantato di avere a che fare con un gentiluomo -tanto facile a ricomporsi, strinse d'Artagnan -fra le sue braccia, fece mille carezze ai tre moschettieri, -e siccome l'avversario di Porthos era già stato -messo in carrozza, e l'avversario di Aramis se l'era -data a gambe, non si pensò più che al morto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -</p> - -<p> -Siccome Porthos e Aramis si accinsero a spogliarlo, -nella speranza che la sua ferita non fosse mortale, sfuggì -dal cinto una grossa borsa. D'Artagnan la raccolse -e la stese a lord Winter. -</p> - -<p> -— E che diavolo volete voi ch'io mi faccia di questa? -disse l'Inglese. -</p> - -<p> -— La restituirete alla sua famiglia, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— La sua famiglia si cura ben poco di questa miseria! -essa eredita quindici mila luigi di rendita. Ritenete -questa borsa pei vostri lacchè. -</p> - -<p> -In questo mentre Athos si era avvicinato a d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sì, diss'egli, diamo questa borsa, non ai nostri -lacchè, mai ai lacchè inglesi. -</p> - -<p> -— Così, dicendo, Athos prese la borsa e la gettò -nelle mani del cocchiere. -</p> - -<p> -— Per voi e pei vostri compagni, gridò egli. -</p> - -<p> -Questa grandezza di modi, in un uomo interamente -sprovvisto, colpì lo stesso Porthos, e questa generosità -francese, ripetuta poscia da Winter, fece ovunque -grande incontro, eccetto che nei signori Grimaud, Planchet, -Mousqueton e Bazin. -</p> - -<p> -— Ed ora, mio giovane amico, poichè mi permetterete, -lo spero, di chiamarvi così, disse lord Winter; -fino da questa sera se volete, vi presenterò a mia sorella -milady Clarick, poichè voglio ch'essa pure vi accetti -nella sua buona grazia, e siccome ella non è del -tutto mal veduta in corte, così, un giorno, una sua -parola potrà non esservi inutile. -</p> - -<p> -D'Artagnan arrossì dal piacere, e chinò la testa in -segno di assentimento. -</p> - -<p> -Lord Winter, nel lasciare d'Artagnan, gli dette l'indirizzo -di sua sorella; essa abitava nella piazza Reale, -che allora era il quartiere di moda, al n. 6. D'altronde -egli si esibiva di andarlo a prendere per, presentarlo. -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -D Artagnan gli dette appuntamento per le otto in -casa di Athos. -</p> - -<p> -Questa presentazione in casa di milady occupava -molto là testa del nostro Guascone. Si ricordava in quale -strana maniera questa donna era stata mischiata fino -allora nel suo destino. Secondo la sua convinzione, -essa doveva essere una creatura del ministro, e ciò non -ostante si sentiva invincibilmente trascinato verso di -lei da uno di quei sentimenti dì cui nessuno può rendersi -ragione. Il suo solo timore era quello che milady -non riconoscesse in lui l'uomo di Méung e di Douvres. -Allora ella saprebbe ch'egli era fra gli amici del -sig. de Tréville, e che per conseguenza apparteneva in -corpo ed anima al re, cosa che allora gli farebbe perdere -una parte dei suoi vantaggi, poichè conosciuto -da milady come egli la conosceva, ella giuocherebbe -con lui a giuoco uguale. In quanto a questo principio -di intrigo fra lei ed il conte de Wardes, il nostro presuntuoso -non se ne occupava che mediocremente, quantunque -il marchese fosse giovane, bello, ricco, e molto -avanti nei favori del ministro. Non è per niente che -si ha venti anni, e soprattutto che si è nati a Tarbes. -</p> - -<p> -D'Artagnan cominciò dall'andare in casa sua a fare -una sfolgorante toaletta; quindi ritornò da Athos, e -secondo la sua abitudine, gli raccontò tutto. Athos ascoltò -i suoi progetti, quindi scosse la testa, e gli raccomandò -la prudenza, con una specie d'amarezza. -</p> - -<p> -— Come mai! voi avete perduta or ora una donna -che dicevate buona, graziosa, perfetta, ed eccovi già -a correre dietro un'altra? -</p> - -<p> -D'Artagnan senti la verità di queste parole. -</p> - -<p> -— Io amo la signora Bonacieux col cuore, nel mentre -che amo milady colla testa; e facendomi condurre -da lei, io cerco di rischiararmi sulla parte ch'ella rappresenta -alla corte. -— La parte che rappresenta, perdinci! non è difficile -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -a indovinarsi, dopo tutto quello che avete detto. Ella -è un qualche emissario del ministro, una donna che vi -tenderà un laccio ove voi lascerete bonariamente la -vostra testa. -</p> - -<p> -— Diavolo! mio caro Athos, voi vedete le cose molto -nere a quanto sembra. -</p> - -<p> -— Caro mio, io diffido delle donne; che volete? io -sono pagato per questo, e particolarmente delle donne -bionde. Milady è bionda; non me lo avete detto? -</p> - -<p> -— Ella ha i capelli del più bel biondo che si possa -vedere. -</p> - -<p> -— Ah! mio povero d'Artagnan! fece Athos. -</p> - -<p> -— Ascoltate: io voglio illuminarmi, quindi come saprò -ciò che desidero, mi allontanerò. -</p> - -<p> -— Illuminatevi! disse flemmaticamente Athos. -</p> - -<p> -Lord Winter giunse all'ora indicata, ma Athos, avvisato -in tempo, passò nell'altra camera. -</p> - -<p> -Trovò dunque solo d'Artagnan, e siccome erano vicino -le otto, condusse subito via il giovane. -</p> - -<p> -Milady de Winter ricevette graziosamente d'Artagnan. -Il suo palazzo era di una sontuosità rimarchevole, -e quantunque la maggior parte degli Inglesi, scacciati -dalla guerra, lasciassero la Francia o fossero sul -punto di lasciarla, milady aveva fatto di recente nuove -spese nei suoi appartamenti, cosa che provava che -la misura generale che allontanava gli Inglesi non la -risguardava. -</p> - -<p> -— Voi vedete, disse lord de Winter presentando d'Artagnan -a sua sorella, un giovane gentiluomo che ha -tenuto la mia vita fra le sue mani, e che non ha voluto -usare dei suoi vantaggi, quantunque noi fossimo -doppiamente nemici, poichè sono io che l'ho insultato, -ed io son Inglese. Ricevetelo dunque, signora, se -avete qualche amicizia per me. -</p> - -<p> -Milady aggrottò leggermente le sopracciglia; una -nube appena visibile passò sulla sua fronte, e apparve -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -sulle sue labbra un sorriso talmente strano, che il giovane, -che aveva seguito ogni di lei moto, ne provò come -un fremito. -</p> - -<p> -Il fratello non vide niente, si era voltato per giuocare -colla scimmia prediletta di milady, che lo aveva -tirato pel suo vestito. -</p> - -<p> -— Siate il ben venuto, signore, disse milady con una -voce, la cui singolare dolcezza faceva contrasto coi segni -di cattivo umore che aveva rimarcati d'Artagnan, -poichè oggi avete acquistati dei diritti eterni alla mia -riconoscenza. -</p> - -<p> -L'Inglese allora ritornò a voltarsi, e raccontò il combattimento -senza nascondere nessuna circostanza. Milady l'ascoltò -colla più grande attenzione; ciò non ostante -si vedeva facilmente qualunque si fossero gli sforzi -per nascondere le sue impressioni, che questo racconto -non le riusciva aggradito: il sangue le salì alla testa, -ed il suo piccolo piede si agitava sotto la sua veste. -</p> - -<p> -Lord de Winter non si accorse di niente, quindi, -quando ebbe finito, si avvicinò ad una tavola su cui era -preparata in una sottocoppa una bottiglia di vino di -Spagna, e empì due bicchieri e con un segno invitò -d'Artagnan a bere. -</p> - -<p> -D'Artagnan sapeva che sarebbe stato un disgustarsi -l'Inglese rifiutandosi di bere con lui. Si avvicinò adunque -alla tavola, e prese il secondo bicchiere. Egli non -aveva perduto di vista milady, e dallo specchio si accorse -del cangiamento che si era operato sul suo viso. -Ora ch'ella non credeva di essere più guardata, un sentimento -che rassomigliava molto alla ferocia animò la -sua fisonomia. Ella mordeva il suo fazzoletto coi denti. -</p> - -<p> -Quella graziosa e piccola cameriera, che d'Artagnan -aveva già rimarcata, disse in inglese alcune parole a -lord Winter, che domandò subito a d'Artagnan il permesso -di ritirarsi, scusandosi sulla urgenza dell'affare -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -che lo richiamava altrove, e pregando sua sorella di -ottenere il suo perdono. -</p> - -<p> -D'Artagnan cambiò una stretta di mano con lord de -Winter, e ritornò presso milady. Il viso di questa donna, -con una mobilità sorprendente, aveva ripreso un'espressione -graziosa; soltanto, alcune piccole macchiette -rosse, disseminate sul suo fazzoletto, indicavano che -ella si era morsicate le labbra fino a farle mandar sangue. -</p> - -<p> -Le sue labbra erano magnifiche, si sarebbe detto che -fossero state di corallo. -</p> - -<p> -La conversazione prese una piega allegra. Sembrava -che milady si fosse rimessa del tutto. Ella raccontò che -lord de Winter non era che suo cognato e non suo fratello; -ella aveva sposato un cadetto di famiglia che l'aveva -lasciata vedova con un fanciullo. Questo fanciullo -era il solo ed unico erede di lord Winter, se il barone -de Winter non si ammogliava. Tutto ciò lasciava vedere -a d'Artagnan un velo che avviluppava qualche cosa; -ma egli non distingueva nulla sotto questo velo. -</p> - -<p> -Del rimanente, in capo ad una mezz'ora di conversazione, -d'Artagnan si era convinto che milady era sua -compatriota; ella parlava il francese con una purezza -ed eleganza che non lasciavano alcun dubbio sotto questo -rapporto. -</p> - -<p> -D'Artagnan si estese in argomenti galanti, e in proteste -di divozione. A tutte le leggerezze che sfuggivano -al nostro Guascone, milady sorrideva con benevolenza. -Finalmente giunse l'ora di ritirarsi: d'Artagnan -prese congedo da milady e uscì dalla sala che era il più -felice degli uomini. -</p> - -<p> -Sulla scala incontrò la cameriera, la quale lo sfiorò -dolcemente passandogli vicino, e arrossendo fino nel -bianco degli occhi, gli domandò perdono di averlo toccato, -e con una voce così dolce, che il perdono gli fu -accordato nello stesso momento. -</p> - -<p> -D'Artagnan ritornò il giorno dopo, e fu ricevuto anche -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -meglio della sera innanzi. Lord de Winter non vi -era, e questa volta fu milady che gli fece tutti gli onori -della serata. Ella parve prendere un grande interesse -a lui, gli domandò di dove era, quali erano i suoi -amici, e se qualche volta aveva pensato di mettersi al -servizio del ministro. -</p> - -<p> -D'Artagnan, che come si sa, era un giovane molto -prudente, per non avere che vent'anni, si risovvenne -allora dei sospetti che aveva sopra milady. Le fece un -grande elogio di Sua Eccellenza, e gli disse che non -avrebbe mancato di entrare nelle guardie del ministro -invece di entrare nelle guardie del re, se avesse prima -conosciuto il signor de Cavois, per esempio, di quello -che avesse conosciuto il sig. de Tréville. -</p> - -<p> -Milady cambiò la conversazione senza affettazione alcuna, -e domandò a d'Artagnan nel modo il più indifferente -del mondo, se era mai stato in Inghilterra. -</p> - -<p> -D'Artagnan rispose che vi era stato spedito dal sig. -de Tréville, per trattare una rimonta di cavalli, e che -anzi ne aveva condotti quattro come campioni. -</p> - -<p> -Milady, nel corso della conversazione si morse due -o tre volte le labbra; ella aveva a che fare con un giovane -che giocava a giuoco chiuso. -</p> - -<p> -Nella stessa ora della sera innanzi, d'Artagnan si ritirò. -</p> - -<p> -Nel corridoio incontrò pure la bella Ketty, questo era -il nome della cameriera di confidenza. Questa lo guardò -con una espressione di misteriosa benevolenza. Ma -d'Artagnan, era talmente occupato della padrona, che -non rimarcò assolutamente ciò che proveniva dalla cameriera. -</p> - -<p> -D'Artagnan ritornò da milady il giorno dopo e l'altro -successivo, e ciascuna volta milady gli fece un'accoglienza -più graziosa. -</p> - -<p> -Ciascheduna sera, sia nell'anticamera, sia sulla scala, -sia nel corridoio, egli incontrava sempre la bella cameriera. -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -Ma, come lo abbiamo detto, d'Artagnan non faceva alcuna -attenzione a questa persistenza strana della povera -Ketty. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap32">CAPITOLO XXXII. -<span class="smaller">UN PRANZO DAL PROCURATORE</span></h2> -</div> - -<p> -Frattanto il duello, nel quale Porthos aveva rappresentato -una parte così brillante, non gli fece dimenticare -il pranzo al quale era stato invitato dalla moglie -del procuratore. L'indomani, verso un'ora, si fece dare -l'ultimo colpo di spazzola da Mousqueton, e s'incamminò -verso la strada degli Orsi. -</p> - -<p> -Il suo cuore batteva, ma non era, come quello di -d'Artagnan, per un giovane ed impaziente amore. No, un -interesse più materiale lo guidava; egli finalmente andava -a sorpassare la misteriosa soglia, a salire quella -sconosciuta scala che avevano salito uno ad uno i vecchi -scudi di mastro Coquenard, egli andava a vedere in realtà -un certo scrigno, di cui venti volte aveva veduto l'immagine -ne' suoi sogni: scrigno di forma lunga e profonda, -ripieno di catenacci e serrature, ed ammurato al -suolo; scrigno di cui aveva così di sovente inteso parlare, -e che le mani del procuratore avrebbero aperto ai -suoi sguardi ammiratori. -</p> - -<p> -E poi egli, l'uomo errante sulla terra, l'uomo senza -fortuna, l'uomo senza famiglia, egli, il soldato abituato -agli alberghi, alle osterie, alle taverne, alle bettole; -egli, il goloso, obbligato la maggior parte del tempo -di attenersi ai bocconi d'incontro, egli stava per gustare -un pranzo di famiglia, per assaporare un interno -di famiglia con tutti i suoi comodi. -</p> - -<p> -Venire in qualità di cugino a sedersi tutti i giorni -ad una buona tavola, dietro la fronte gialla e rugosa del -vecchio procuratore, spennare qualche poco i giovani -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -scrivani, insegnando loro il giuoco della bassetta, del -passadieci e del faraone, nelle loro più fine pratiche, e -guadagnando come onorario della lezione, che loro dava -in un'ora, le loro economie di un mese, ciò era nei -costumi di quell'epoca, e sorrideva enormemente a -Porthos. -</p> - -<p> -Il moschettiere si dipingeva bene di qua e di là i cattivi -argomenti che correvano allora sul proposito dei -procuratori, la lesina, la lima, i giorni di digiuno; ma -siccome, dopo tutto, salvi alcuni eccessi di economia -ch'egli aveva ritrovati intempestivi, aveva veduto la -procuratrice molto liberale, ben inteso per una procuratrice, -sperò ritrovare una casa montata nel modo il -più lusinghiero. -</p> - -<p> -Tuttavolta, quando il moschettiere fu alla porta, -concepì qualche dubbio: primieramente non era fatta -per impegnare le persone; sporca, puzzolente e nera, la -scala male illuminata da delle finestre colle sbarre, a -traverso le quali filtrava la luce grigia di un cortile vicino. -Al primo piano ritrovò una porta bassa e ferrata -con enormi chiodi, come la porta principale del gran -Castelletto. -</p> - -<p> -Porthos vi battè col dito; un grande scrivano pallido -e nascosto sotto una foresta di capelli vergini, venne -ad aprire, e salutò coll'aria di un uomo obbligato a rispettare -nell'altro l'alta statura, che indicava la forza, -l'abito militare, che indicava lo stato, il viso colorito, -che indicava l'abitudine di viver bene. -</p> - -<p> -Un altro scrivano più piccolo dietro al primo, un alto -scrivano più grande dietro al secondo, un saltafossi -di dodici anni dietro al terzo. -</p> - -<p> -In tutto tre scrivani e mezzo, cosa che, per quei -tempi, annunziava uno studio dei più accreditati. -</p> - -<p> -Quantunque il moschettiere, non dovesse giungere -che ad un'ora, fin dal mezzogiorno la procuratrice teneva -l'occhio alle vedette, e calcolava sul cuore, e fors'anche -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -sullo stomaco del suo adoratore, per fargli anticipare -il momento convenuto. -</p> - -<p> -La signora Coquenard giunse dunque alla porta dell'appartamento -quasi nello stesso momento in cui il suo -convitato giungeva dalla porta della scala, la degna -signora tolse Porthos da un grande imbarazzo: gli scrivani -avevano l'occhio curioso, ed egli non sapendo troppo -che dire a quest'organo ascendente e discendente, si -teneva muto. -</p> - -<p> -— È mio cugino! gridò la procuratrice; entrate dunque, -entrate dunque, sig. Porthos. -</p> - -<p> -Il nome di Porthos fece un tale effetto sui giovani di -studio, che si misero tutti a ridere: ma Porthos si voltò, -e tutti i visi rientrarono nella loro prima gravità. -</p> - -<p> -Si giunse nel gabinetto del procuratore, dopo avere -traversato l'anticamera ove stavano gli scrivani, e dopo -avere traversato lo studio, ov'essi avrebbero dovuto -essere. Quest'ultima era una specie di sala nera ammobigliata -di scartafacci. Sortendo dallo studio, si lasciava -la cucina a destra, e si entrava a sinistra nella sala -di conversazione. -</p> - -<p> -Tutte queste camere fra di loro obbligate non ispiravano -alcuna buona idea a Porthos. Le parole doveano -essere sentite da lungi per tutte queste porte aperte; -quindi, nel passare, aveva dato un colpo d'occhio rapido -ed investigatore nella cucina, e confessava a se stesso, -a vergogna della sua procuratrice ed a proprio suo -gran dispiacere che non vi aveva veduto quel fuoco, -quell'anima, quel movimento che, all'istante di un buon -pranzo, regnano ordinariamente in questo santuario -della ghiottoneria. -</p> - -<p> -Il procuratore era stato senza dubbio prevenuto di -questa visita, poichè non manifestò alcuna sorpresa alla -vista di Porthos, che si avanzò fino a lui con un'aria -molto disinvolta, e lo salutò cortesemente. -</p> - -<p> -— Noi siamo cugini, a quanto sembra, sig. Porthos? -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -disse il procuratore sollevandosi colla forza delle sue -braccia dal seggiolone di canna. -</p> - -<p> -Il vecchio, avvolto in una gran veste nera ove si perdeva -il suo corpo sottile, era risoluto e secco; i suoi -piccoli occhi grigi brillavano come lucciole, e sembravano, -colla sua bocca smorfiosa, la sola parte del suo -viso in cui fosse rimasta vita. Disgraziatamente le gambe -incominciavano a ricusare il servizio a tutta questa -macchina ossea. Da cinque o sei mesi, che aveva cominciato -a farsi sentire questo indebolimento, il degno -procuratore era divenuto presso a poco lo schiavo -di sua moglie. -</p> - -<p> -Il cugino fu accettato con rassegnazione: ecco tutto. -Il signore Coquenard, se avesse avuta la forza delle -sue gambe, avrebbe declinata tutta la parentela col signor -Porthos. -</p> - -<p> -— Sì, signore, noi siamo cugini, disse senza sconcertarsi -Porthos, che d'altronde non avea mai contato di -essere ricevuto dal marito con entusiasmo. -</p> - -<p> -— Dal lato di donna, credo io? disse maliziosamente -il procuratore. -</p> - -<p> -Porthos non capì questo scherzo, e la prese per una -ingenuità, di cui rise fortemente sotto i suoi baffi: la -signora Coquenard, che sapeva essere il procuratore -ingenuo, una varietà molto rara nella sua specie, sorrise -un poco, ma arrossì molto. -</p> - -<p> -Il signor Coquenard aveva, dall'arrivo di Porthos, -gettati i suoi occhi con inquietudine sopra un grande -armadio posto dirimpetto al suo scrittoio di quercia. -Porthos capì che questo armadio, quantunque non corrispondesse -alla forma che aveva veduta nei suoi sogni, -doveva essere il fortunato scrigno, e si rallegrò -ehe la realtà avesse sei piedi di più in altezza di quello -che aveva in sogno. -</p> - -<p> -Il signor Coquenard non spinse più oltre le sue investigazioni -genealogiche; ma, riconducendo il suo -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -sguardo inquieto dall'armadio sopra Porthos, si contentò -di dire: -</p> - -<p> -— Il nostro signor cugino, prima della sua partenza -per la campagna, vorrà bene farci la grazia di venire -a pranzo con noi, non è vero, signora Coquenard? -</p> - -<p> -Questa volta Porthos ricevette il colpo nel mezzo -dello stomaco, e lo sentì; sembrava che, dal canto suo, -la signora Coquenard non fosse meno insensibile, poichè -ella soggiunse: -</p> - -<p> -— Mio cugino non ritornerà, se egli vede che noi lo -trattiamo male; ma nel caso contrario, egli ha troppo -poco tempo da passare a Parigi, e per conseguenza da -vederci, perchè noi non dobbiamo domandargli quasi -tutti gl'istanti di cui può disporre fino alla sua partenza. -</p> - -<p> -— Oh! le mie gambe, le mie povere gambe! mormorò -il signor Coquenard. -</p> - -<p> -E si sforzò di sorridere. -</p> - -<p> -Questo soccorso, che era giunto a Porthos nel momento -in cui era stato attaccato nelle sue speranze gastronomiche, -inspirò al moschettiere molta riconoscenza -per la sua procuratrice. -</p> - -<p> -Ben presto suonò l'ora del pranzo. Si passò nella sala -della tavola, sala grande e nera, che era situata dirimpetto -alla cucina. -</p> - -<p> -Gli scrivani, che, a quanto sembrava, avevano inteso -nella casa dei profumi insoliti, erano di un'esattezza -militare, e stavano colle loro sedie alla mano, -pronti ad assidersi a tavola. Si vedevano già agitare -le mascelle con disposizioni spaventose. -</p> - -<p> -— Per bacco! pensò Porthos, gettando uno sguardo -sui tre affamati, poichè il salta-fossi non era, come si -può bene immaginare, ammesso agli onori della tavola -magistrale, per bacco! nel posto di mio cugino, non -conserverei simili ghiottoni. Si direbbe che sono naufragati, -che non hanno mangiato da sei settimane. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -</p> - -<p> -Il signor Coquenard entrò spinto sul suo seggio a -rotelle dalla signora Coquenard, alla quale Porthos, -a sua volta, venne in soccorso per trascinare suo marito -fin contro la tavola. Appena entrato egli agitò il -naso e le mascelle come avevano fatto i suoi scrivani. -</p> - -<p> -— Oh! oh! ecco un pranzo che invita! -</p> - -<p> -— Che diavolo sente egli dunque di straordinario in -questo pranzo? disse Porthos all'aspetto di un brodo -pallido abbondante; ma perfettamente cieco, e sul quale -nuotavano alcune rare croste come le isole nell'Arcipelago. -</p> - -<p> -La signora Coquenard sorrise, e dietro un di lei cenno, -tutti si assisero con premura. -</p> - -<p> -Il signor Coquenard fu il primo ad essere servito, -quindi Porthos, in seguito la signora Coquenard empì -la sua scodella, e distribuì le croste senza brodo agli -impazienti scrivani. -</p> - -<p> -In questo momento la porta della sala da pranzo si -aprì da se stessa cigolando, e Porthos, a traverso i battenti -socchiusi, scoperse il salta-fossi, che non potendo -prender parte al festino, mangiava il suo pane al doppio -odore della cucina, e della sala da pranzo. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL SECONDO VOLUME. -</p> - -<div class="somm"> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a> -<span class="smaller">DELLE MATERIE</span></h2> - -<p class="center"> -(<span class="smcap">Vol. II.</span>) -</p> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td> </td> <td><i>Continuazione del Capitolo XVI.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap16">5</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XVII.</td> <td><i>L'interno della famiglia Bonacieux.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap17">9</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XVIII.</td> <td><i>L'amante ed il marito.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap18">25</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XIX.</td> <td><i>Piano di campagna.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap19">33</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XX.</td> <td><i>Viaggio.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap20">44</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXI.</td> <td><i>La contessa di Winter.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap21">57</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXII.</td> <td><i>Il ballo della Merlaison.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap22">69</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXIII.</td> <td><i>L'appuntamento.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap23">77</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXIV.</td> <td><i>Il Padiglione.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap24">90</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXV.</td> <td><i>Porthos.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap25">103</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXVI.</td> <td><i>La tesi d'Aramis.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap26">126</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXVII.</td> <td><i>La moglie di Athos.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap27">143</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXVIII.</td> <td><i>Il ritorno.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap28">165</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXIX.</td> <td><i>La caccia per equipaggiarsi.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap29">182</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXX.</td> <td><i>Milady.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap30">193</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXXI.</td> <td><i>Inglesi e francesi.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap31">202</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XXXII.</td> <td><i>Un pranzo dal procuratore.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap32">211</a></td> - </tr> -</table> - -<hr /> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span><i>Monsieur</i> era il termine con cui si contraddistingueva il -fratello del re.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. II, by Alexandre Dumas - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. II *** - -***** This file should be named 60642-h.htm or 60642-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/6/4/60642/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. 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Information about the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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